Decision ID: b5690cad-210d-506d-938c-bf7c76eb03d6
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a L’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil originario di una
località sita nel Segretariato divisionale di Mutthur (Distretto di
Trincomalee, Provincia Orientale), ha depositato una domanda d’asilo in
Svizzera il 4 gennaio 2017. Nel corso degli anni egli avrebbe risieduto in
diversi luoghi, tutti localizzati nel Distretto di Trincomalee (cfr. atto A7).
A.b Sentito approfonditamente sui motivi alla base della domanda il 31
gennaio 2018, l’interessato ha asserito essere figlio di un esponente
politico tamil assassinato nel 2007. Nel corso del medesimo anno, il
richiedente l’asilo sarebbe stato a sua volta astretto ad unirsi al gruppo
separatista Tigri per la liberazione della patria Tamil (LTTE), i cui membri
avrebbero voluto ch’egli prendesse parte ad un addestramento militare.
Sarebbe però stato rilasciato senza conseguenze particolari grazie
all’intercessione di uno zio. Sennonché, nel 2016 alcuni esponenti del
Criminal Investigation Department (CID) si sarebbero presentati al suo
domicilio lasciando detto alla madre di comparire presso i loro uffici.
L’interessato si sarebbe quindi recato in loco accompagnato dal padre di
un amico, venendo sottoposto ad un interrogatorio nel corso del quale gli
sarebbero segnatamente state poste questioni sul periodo passato nelle
LTTE e richiesto di fornire le generalità dello zio che avrebbe contribuito
alla sua liberazione. Dipoi, il richiedente l’asilo si sarebbe avvicinato ad un
movimento politico, con ogni probabilità l’”Illankai Tamil Arasu Kachchi”
(ITAK), integrante la coalizione Tamil National Alliance (TNA), a cui nei
verbali è fatto riferimento in vari modi: Tamil Arsu Katchchi, TNA, ARDS.
Tale compagine gli avrebbe proposto di candidarsi per le locali elezioni.
Non è chiaro s’egli abbia o meno accettato. Ciò non di meno, nell’agosto
del 2016 il conoscente che già lo aveva seguito in occasione del
precedente interrogatorio, lo avrebbe convocato presso di lui. Giunto sul
posto, l’interessato si sarebbe trovato di fronte degli agenti del CID che gli
avrebbero a loro volta proposto di aderire ad un altro partito politico
minacciandolo di rappresaglie se non si fosse conformato a tale dettame.
Avrebbe così deciso di lasciare il Paese (cfr. atto A14).
A.c Nel corso della procedura di prima istanza, l’interessato ha versato agli
atti la sua carta d’identità in originale ed una copia tradotta in inglese del
certificato di nascita (cfr. atto A15).
B.
Con decisione del 31 gennaio 2019, notificata il 4 febbraio 2019 (cfr. atto
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A19), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la succitata
domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del richiedente asilo dalla
Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile
e possibile l’esecuzione di tale misura.
C.
Il 6 marzo 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato) l’interessato è insorto
contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via
principale, l’annullamento della decisione impugnata e la concessione
dell’asilo in Svizzera. In via subordinata di essere ammesso
provvisoriamente per causa di inammissibilità ed inesigibilità.
Contestualmente e con pretestate spese e ripetibili, di essere posto al
beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal
versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo.
D.
Il 7 marzo 2019 il Tribunale ha accusato ricezione del gravame.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Si rinuncia allo scambio scritti ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Secondo l’autorità di prima istanza durante la narrazione degli eventi il
ricorrente sarebbe incappato in contraddizioni a tal punto importanti da
inficiarne la credibilità. Esse riguarderebbero diversi aspetti del suo
racconto, e segnatamente il momento in cui avrebbero avuto luogo i primi
problemi con il CID, la concreta estensione del suo ruolo politico ed i
successivi interessamenti da parte delle autorità. Secondo la SEM,
l’insorgente nemmeno potrebbe avvalersi di fattori di rischio tali da fondare
un timore d’essere esposto a seri pregiudizi nel caso di un rientro in Patria.
4.2 Nel proprio gravame, il ricorrente censura la valutazione dell’autorità
inferiore. Dopo aver ripercorso i fatti alla base della sua domanda, egli
sottolinea innanzitutto come verosimiglianza e coerenza siano da valutarsi
da un punto di vista globale. Con riferimento alle incongruenze
contestategli dalla SEM, l’interessato precisa di aver dichiarato di essere
stato prescelto per rappresentare il partito pur non avendo alcun ruolo
ufficiale in esso. La presunta contraddizione sarebbe quindi da imputarsi
alla traduzione del termine “auserwählt” che potrebbe lasciar intendere sia
la sua elezione che il solo fatto d’essere stato selezionato. D’altro canto,
l’insorgente è dell’opinione che la versione da lui fornita in relazione agli
incontri con il CID risulti coerente, atteso che il primo contatto sarebbe
avvenuto nel marzo del 2016 ed il secondo nell’agosto dello stesso anno,
mentre che i restanti si sarebbero svolti in sua assenza, cosa che
giustificherebbe eventuali imprecisioni. I riferimenti a maggio ed ottobre
2016 sarebbero d’altro canto da contestualizzare rispetto alla data delle
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elezioni, le quali avrebbero dovuto tenersi in maggio salvo essere
posticipate ad ottobre. In assenza di divergenze, sarebbe pertanto errato
ritenere che il ricorrente abbia ricoperto un ruolo politico non definito. Anche
dopo aver rifiutato di candidarsi, il ricorrente avrebbe potuto cambiare idea.
Inoltre, le pressioni finalizzate a farlo iscrivere in un altro partito sarebbero
state finalizzate ad eradicare una tale possibilità. Oltre a ciò, il richiedente
asilo in passato avrebbe avuto un ruolo nelle LTTE. Ebbene, sarebbe
notorio che a causa delle brutalità con cui agirebbero le autorità srilankesi
nei confronti delle persone sospettate di voler riaccendere la causa
separatista tamil, i rischi di fermo e tortura risulterebbero evidenti.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le
persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri
pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad
un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno
fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri
rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità
fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È
pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda
le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
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motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da
prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur
nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista
oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
6.
6.1 In specie, il Tribunale constata come le allegazioni dell’insorgente
contengano effettivamente diversi indicatori di inverosimiglianza. In primo
luogo, questi ha inizialmente asserito che i primi problemi con il CID
sarebbero iniziati nel 2015, e meglio successivamente al suo ritorno al
villaggio (cfr. atto A7, D7.01). In seguito egli ha però escluso l’esistenza di
qualsivoglia vicissitudine con le autorità prima del marzo 2016 (cfr. atto
A14, D57). Tale palese incongruenza non può però essere ricondotta al
fatto che l’insorgente sarebbe stato presente unicamente in occasione dei
contatti avvenuti a marzo ed agosto 2016, posto che nella prima audizione
egli ha lasciato intendere che gli incontri antecedenti al 2015 e non al 2016
si sarebbero svolti in sua assenza (cfr. atto 7, pag. 7: “2015 als ich in mein
Dorf kam [...] vorher sind sie zu meiner Mutter gegangen”). D’altro canto,
e sempre nel contesto degli incontri con le forze di sicurezza, la versione
fornita non convince questo Tribunale su ulteriori aspetti. Nel corso del
primo rilevamento l’interessato ha infatti lasciato intendere di aver ricevuto
la visita di sconosciuti, che lo avrebbero minacciato allo stesso titolo dei
membri del CID in presenza della madre e della sorella (cfr. atto A7, D7.03).
Di tale evenienza non v’è però alcuna traccia nella successiva audizione
sui motivi d’asilo, che menziona al contrario un incontro al domicilio sempre
nell’agosto del 2016, salvo questa volta accennare alla presenza di alcuni
membri del partito a cui le autorità avrebbero voluto aderisse (cfr. atto A14,
D52).
6.2 Da rilevare poi, come anche le dichiarazioni riguardanti il preteso
impegno politico presentino aspetti inconciliabili. Inizialmente l’insorgente
ha infatti affermato di essere stato eletto, rispettivamente “prescelto”, dagli
abitanti del suo villaggio per rappresentarli allo Urban Council in seno al
partito ITAK (cfr. atto A7, D7.01). Nella successiva audizione egli ha però
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asserito che durante l’interrogatorio cui sarebbe stato sottoposto
nell’agosto 2016, avrebbe dichiarato di aver sì ricevuto una richiesta di
candidarsi per la coalizione TNA, ma di non aver accettato in quanto non
intenzionato ad impegnarsi politicamente (cfr. atto A14, D52). Più avanti e
senza riguardo alla circostanza degli interrogatori, l’insorgente, a fronte
della richiesta di indicare se avesse svolto attività politiche nel Paese
d’origine, ha dipoi affermato di aver contribuito unicamente
all’organizzazione di riunioni per il partito “Governo Tamil” in cui militava lo
zio, accompagnando di tanto in tanto i suoi dignitari (cfr. atto A14, D63). Ha
inoltre precisato di non aver ricoperto alcuna funzione pubblica limitandosi
sostanzialmente a compiti organizzativi (cfr. atto A14, D64 e D65). Ebbene,
di primo acchito le dichiarazioni dell’insorgente quanto al fatto di essere
stato eletto o meno paiono contradditorie. Tale circostanza era già stata
ritenuta meritevole di precisazioni dall’autorità di prima istanza, che sul
finire dell’audizione sui fatti, ha posto l’interessato dinanzi all’incongruenza.
Il richiedente l’asilo ha quindi tenuto a precisare di aver voluto dire che
sarebbe stato il padre ad essere stato eletto e non lui medesimo (cfr. atto
A14, D88). Ora, ciò nulla ha a che vedere con la giustificazione proposta
in sede ricorsuale e secondo la quale l’apparente diversità delle risposte
sarebbe da ricondurre alla duplice accezione in cui può essere inteso il
termine “auserwählt”. Resta poi il fatto che già solo la questione
dell’effettiva candidatura alle elezioni non è del tutto intellegibile. In sede
ricorsuale l’insorgente ha invero espressamente ribadito di non aver
accettato la richiesta di mettersi a disposizione presentatagli dalla TNA (cfr.
ricorso, pag. 3), cosa che corrisponde a ciò che avrebbe spiegato al CID
nel corso dell’interrogatorio precitato. Questa stessa precisazione, oltre
che comunque in contrasto con il contenuto del verbale relativo al
rilevamento delle generalità, non è pero congruente con quanto affermato
nell’ultima fase dell’audizione sui motivi, laddove l’interessato ha ribadito di
essersi iscritto come candidato (cfr. atto A14, D88).
Su tali presupposti, si può ritenere che l’autorità inferiore abbia a giusto
titolo rimesso in discussione la credibilità dell’intero complesso di
allegazioni dell’insorgente.
7.
Per il resto, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una
domanda d’asilo all’estero non sono elementi di rischio sufficienti per
comprovare un timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come
sentenza di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6, 8.5.5 et 9.2.4).
Inoltre, nonostante quanto censurato nel gravame, non si può partire
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dall’assunto che in specie esistano legami presunti o effettivi con le LTTE,
che dal punto di vista delle autorità srilankesi, possano essere interpretati
quale volontà di voler riaccendere il conflitto etnico nel paese (cfr. sentenza
E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del 3 ottobre 2017
consid. 4.3.1). Nemmeno sono recensibili in casu un impegno politico
particolare contro il regime durante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare
il movimento separatista tamil (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.2 e
8.5.4; sentenza E-350/2017 consid. 4.3.1) né si deduce dagli atti che
l’interessato sia stato iscritto in una lista di controllo ad uso delle autorità
(cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.3 e 8.5.2; cfr. anche: sentenza del
Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 4.3.1). In buona sostanza,
non appare che l’insorgente possa essere percepito come una minaccia
per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in merito anche: sentenza E-
350/2017 consid. 4.4). Certo, il fatto che egli sia di etnia tamil come pure la
durata del suo soggiorno in Svizzera ed il suo eventuale rimpatrio senza il
possesso di un passaporto non permettono di escludere ch’egli possa
attirare su di sé l’attenzione delle autorità al suo ritorno ed essere
interrogato (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5;
sentenze del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017
consid. 4.4 e 4.5 [in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6]). Ciò non permette
però di riconoscere il rischio di trattamenti rilevanti nel contesto dell’art. 3
LAsi.
Pertanto il ricorrente non può prevalersi di un timore fondato di
persecuzione futura in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità,
per dei motivi posteriori alla sua fuga (art. 54 LAsi). Questa valutazione è
tanto più giustificata dal fatto che il ricorrente ha lasciato lo Sri Lanka nel
settembre del 2016, ossia ben dopo la fine delle ostilità tra le LTTE e
l’esercito regolare (cfr. sentenza del Tribunale E-38/2019 del 22 ottobre
2020 consid. 5.2).
8.
In virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità
di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione
impugnata va confermata.
9.
9.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato
l’allontanamento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso
ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
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Pagina 9
9.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Atteso ch’egli
avrebbe la qualità di rifugiato, si applicherebbe il principio del non
respingimento. L’esecuzione dell’allontanamento andrebbe considerata
all’ora attuale non ammissibile né esigibile. Il rischio di esposizione a
trattamenti contrari ai sensi dell’art. 3 CEDU sarebbe d’altro canto
altissimo. La SEM non avrebbe del resto tenuto conto della crisi
istituzionale in essere nel Paese.
10.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
11.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia
ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
12.
12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto
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internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in
particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone,
peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero
possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza
deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10;
GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).
12.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva che il ricorrente non ha stabilito
di avere il profilo di una persona che possa interessare le autorità srilankesi
in modo particolare al suo ritorno, né l’esistenza di motivi seri ed avverati
di fondare un rischio reale di essere sottoposto ad un trattamento vietato
dalle disposizioni succitate nell’eventualità di un suo rimpatrio.
12.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile
l’esecuzione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato
ripetutamente la questione escludendo che si possa presumere che i tamil
che ritornano da un paese europeo siano minacciati da un trattamento
contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro Francia, del 19
settembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna, del 31 maggio
2011, n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n.
20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n. 54705/08). La
recente evoluzione congiunturale susseguente all’elezione alla presidenza
di Gotabaya Rajapaksa – nonostante possa di principio implicare una
possibile accentuazione della situazione di rischio per le persone che
possono avvalersi di un determinato profilo – non permette del resto di
ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di
persecuzioni. In tale contesto è invece necessario determinare se
sussistano legami personali con le elezioni presidenziali del 16 novembre
2019 o con le conseguenze delle stesse, evenienza, quest’ultima, che
manifestamente non ricorre nel caso in esame (cfr. sentenza del Tribunale
D-2274/2018 del 18 giugno 2020 consid. 6.1).
L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è pertanto in concreto
ammissibile.
13.
13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Entrano altresì in linea di conto i motivi personali, segnatamente
medici, che possono esporre a pericolo concreto il richiedente l’asilo (cfr.
DTAF 2014/26 consid. 7).
13.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”,
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di
rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
13.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una
situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga
l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr.
sentenza E-1866/2015). Ciò anche volendo considerare la recente
evoluzione congiunturale dettata dall’elezione alla presidenza di Gotabaya
Rajapaksa cui ha fatto seguito la diffusione di episodi di violenza e la
decretazione dello stato di emergenza (cfr. sentenza del Tribunale D-
2274/2018 del 18 giugno 2020 consid. 6.1). In tale contesto il Tribunale ha
altresì proceduto all’attualizzazione della giurisprudenza pubblicata nella
DTAF 2011/24 ed ha confermato che l’esecuzione dell’allontanamento
verso le provincie Settentrionale e Orientale ad eccezione della regione di
Vanni (per la regione di Vanni cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016
del 16 ottobre 2017) è ragionevolmente esigibile qualora i criteri individuali
di esigibilità siano dati (in particolare l’esistenza di una solida rete familiare
o sociale, così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di
prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari
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[sentenza E-1866/2015 consid. 13.3.3]; recentemente anche sentenza del
Tribunale D-883/2018 del 20 ottobre 2020 consid. 6.3.2).
13.4 Nel caso specifico, il ricorrente proviene dalla provincia Orientale e
meglio, dal Distretto di Trincomalee. Egli è giovane, istruito e dispone di
una certa esperienza lavorativa. Nel Paese d’origine può contare su una
solida rete famigliare che dispone anche dei necessari mezzi di
sussistenza.
In riscontro alla giurisprudenza citata, il ritorno in Sri Lanka dell’insorgente
è da considerarsi ragionevolmente esigibile.
14.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi
e DTAF 2008/34 consid. 12).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
15.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
16.
16.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito dell’istanza, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto (cfr. sentenza del Tribunale
D-4419/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 10).
16.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5
PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripeti-bili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire
dall’assunto che l’insorgente sia indigente e non essendo state le
conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito
sprovviste di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di accogliere la
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domanda di assistenza giudiziaria e non sono prelevate spese processuali
(art. 65 cpv. 1 PA).
17.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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