Decision ID: e7a38cd0-bd55-5b9b-b0a3-f4077b5df869
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Visto:
la domanda d’asilo che A._ ha depositato in Svizzera il 30 dicembre
2009 e la decisione dell’allora Ufficio federale della migrazione (UFM; ora
Segreteria di Stato della migrazione; SEM) del 29 giugno 2009, con cui
detta autorità non è entrata nel merito della stessa,
la seconda domanda d’asilo che l’interessato ha depositato in Svizzera il
14 dicembre 2015 e la decisione del 17 ottobre 2017 per mezzo della quale
la SEM la ha respinta pronunciando nel contempo il suo allontanamento
dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione siccome lecita, ammissibile e
possibile,
la sentenza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
D-6490/2017 del 27 dicembre 2017 che dichiarava inammissibile il ricorso
interposto avverso la decisione del 17 ottobre 2017 in quanto formalmente
carente e non regolarizzato entro il termine suppletorio,
lo scritto indirizzato da A._ alla SEM il 23 luglio 2020 e per il cui
tramite egli ha richiesto la rivalutazione della domanda d’asilo riportando
innanzitutto i punti salienti della sua esistenza ed adducendo dipoi nuove
circostanze riguardanti la congiuntura nel suo Paese d’origine (aumento
della tensione susseguente all’uccisione del generale Soleimani) e la sua
situazione personale (perdita della fede nell’Islam e consequenziali proble-
matiche con i famigliari),
l’ulteriore decisione della SEM del 2 settembre 2020 (notificata l’8 settem-
bre 2020; cfr. atto SEM elettronico 5/2) e con cui quell’autorità, dopo aver
qualificato le richiesta quale ulteriore domanda d’asilo (domanda multipla),
la ha respinta, fissando al richiedente un nuovo termine di partenza e ri-
scuotendo un emolumento di CHF 600.–,
il ricorso del 7 ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; rubricato 8
ottobre 2020) con il quale A._ ha richiesto l’annullamento di
quest’ultimo provvedimento e la concessione dell’asilo in Svizzera; in su-
bordine di essere ammesso provvisoriamente per causa d’inesigibilità ed
inammissibilità; contestualmente e con protestate spese e ripetibili, la con-
cessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
D-4974/2020
Pagina 3

Considerations:
e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1LAsi), alla forma e
al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che una richiesta per mezzo della quale vengono invocati dei fatti nuovi
propri a motivare la qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiu-
sura dell’ultima procedura d’asilo configura di principio una nuova do-
manda d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3; 2014/39 consid. 4; 2013/22
consid. 5.4 e 11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998
n. 1); che si tratta in particolare dei casi in cui vengono fatti valere dei motivi
soggettivi o oggettivi insorti dopo la fuga quali delle attività politiche in esi-
lio, la conversione ad una nuova religione o un mutamento nella situazione
politica nel paese d’origine con potenziale effetto sulle condizioni per rico-
noscere la qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.6; sentenza del
Tribunale GICRA 2006 n. 20 consid. 3.1, D-872/2020 consid. 4.2 e rif. ci-
tati); che la LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo,
sancendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal
passaggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento
devono essere motivate e presentate per scritto; che si tratta di una proce-
dura specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo
D-4974/2020
Pagina 4
e che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-
sid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3); che non v’è motivo per scostarsi da tali
principi anche allorquando il richiedente abbia già depositato più di una
domanda d’asilo in precedenza (cfr. D-872/2020 consid. 4.2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che nella querelata decisione l’autorità inferiore ha ritenuto che il peggiora-
mento della congiuntura securitaria nel Paese d’origine dell’insorgente sa-
rebbe riconducibile alla situazione generale ivi presente e non lascerebbe
trasparire alcuna intenzione di causargli pregiudizi per uno dei motivi enu-
merati all’art. 3 LAsi; che i dissensi con i famigliari susseguenti al maturato
distacco dalla fede musulmana non costituirebbero un nuovo motivo e non
D-4974/2020
Pagina 5
sarebbero determinanti in materia d’asilo in quanto già in precedenza l’in-
teressato avrebbe riferito circa l’esistenza un rapporto problematico pur riu-
scendo a cavarsela da solo,
che con ricorso l’insorgente precisa innanzitutto i termini del suo disinte-
ressamento al credo islamico, contestualizzandola per la prima volta ri-
spetto ad un suo avvicinamento al cristianesimo; ch’egli sottolinea quindi
come l’apostasia in Iraq sia vietata dalla legge e severamente punita; che
i suoi stessi famigliari, al corrente della conversione, non esiterebbero a
denunciarlo e/o ad attentare alla sua incolumità fisica senza timore di es-
sere perseguiti dalle autorità; che in definitiva, il ricorrente ritiene che la sua
vita sarebbe seriamente minacciata nell’eventualità di un rientro nel Paese
natale; che la decisione della SEM si baserebbe su di un accertamento
inesatto ed incompleto delle sue allegazioni,
che sul punto di questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e
della concessione dell’asilo, il solo aspetto contestato è pertanto il fatto di
sapere se il disinteressamento per la fede islamica e la pretesa conver-
sione al cristianesimo, da intendersi quale motivo soggettivo insorto dopo
la fuga (art. 54 LAsi), possa giustificare o meno un fondato timore di espo-
sizione a pregiudizi nel caso di un rientro in patria,
che a tale quesito va risposto negativamente,
che in primo luogo si constati come l’insorgente non abbia fornito alcun
mezzo di prova a sostegno della sua conversione né abbia sostanziato in
modo concludente il suo interessamento alla fede cristiana; ch’egli ha
omesso ogni riferimento diretto a tale questione con la sua richiesta del 23
luglio 2020 e lungo tutto il decorso della procedura di prima istanza, con-
clusasi con l’emanazione della decisione del 2 settembre 2020; che è solo
in sede ricorsuale e vedendosi respingere la terza domanda d’asilo ch’egli
ha introdotto la tematica, cosa che lascia forti dubbi già quanto all’autenti-
cità della conversione,
che per sovrabbondanza, si osservi come la situazione dei cristiani regione
autonoma del Kurdistan iracheno sia da considerarsi di principio sicura;
che in tutti e tre i cantoni curdi stanziano estese comunità cristiane e non
giungono segnalazioni di atti di violenza nei loro confronti da parte delle
autorità; che la legge irachena non rende punibile la conversione dall’islam
al cristianesimo; che sebbene gli ex-musulmani che si sono convertiti al
cristianesimo debbano confrontarsi con episodi di intolleranza e discrimi-
nazione, compresa la stigmatizzazione nell’ambiente famigliare, non vi
D-4974/2020
Pagina 6
sono ad ogni modo gli estremi per ammettere un rischio di esposizione a
persecuzioni rilevanti per l’asilo per tale motivo, tanto più che le autorità
delle province autonome risultano in linea di principio disposte e in grado
di proteggere tali categorie di persone (cfr. tra le tante sentenze del Tribu-
nale E-6126/2018 del 19 maggio 2020 consid. 7.3.2 con rif., D-830/2020
del 6 aprile 2020, D-6046/2018 del 9 maggio 2019 consid. 7.4,
E-5400/2017 del 9 ottobre 2017 consid. 5.3, E-6267/2016 del 2 novembre
2016 consid. 4),
che così, il ricorrente, al quale non possono in ogni caso essere ricondotte
attività di proselitismo, in quanto uomo giovane, sarà anche in grado di
evitare ogni possibile ostilità da parte della sua famiglia più stretta, rispetto
alla quale egli ha d’altro canto già asserito essersi emancipato (cfr. sen-
tenza E-6126/2018 consid. 7.3.3, decisione impugnata, pag. 4),
che non si riscontrano in specie altri motivi atti giustificare il riconoscimento
di un fondato timore di esposizione a pregiudizi rilevanti per l’asilo,
che per quanto concerne la questione del il riconoscimento della qualità di
rifugiato e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto
confermata,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione
dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile
(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
D-4974/2020
Pagina 7
che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-
spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44
LAsi),
che nella decisione impugnata, l’autorità di prima istanza ha ritenuto dati i
suesposti presupposti,
che nel proprio gravame, l’insorgente ritiene che anche tale conclusione
debba essere disattesa; che la situazione in Iraq non militerebbe in favore
di un suo rientro nella dignità e nella sicurezza, anche per via del peggio-
ramento della situazione nelle province del Kurdistan iracheno; che peral-
tro, non sarebbe stata considerata correttamente la situazione medica
dell’interessato, che si riserva di introdurre un certificato medico adeguato
in relazione alle terapie da seguire,
che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi
ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso l’Iraq,
che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del
principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito,
in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura
ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che il Tribunale ha d’altro canto già avuto modo di confermare che l’esecu-
zione dell’allontanamento verso la regione autonoma del Kurdistan ira-
cheno non risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza di rife-
rimento del Tribunale E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 consid. 6.3.2),
che l’ammissibilità è così data,
che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a seguito
di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica,
che il Tribunale considera che le provincie curde di Dohuk, di Erbil e di
Suleimaniya non siano preda di una situazione di violenza generalizzata e
che in tali luoghi non viga una situazione politica tesa al punto da rendere
inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. precitata sentenza E-
3737/2015 che ha attualizzato la prassi già stabilita dalla DTAF 2008/5),
D-4974/2020
Pagina 8
che tuttavia, in virtù della forte sollecitazione delle strutture della regione, i
fattori individuali vanno tenuti in debita considerazione (cfr. ibidem e tra le
tante le sentenze D-233/2017 del 9 marzo 2017 consid. 10.6, D-3994/2016
del 22 agosto 2017 consid. 6.3.3 e D-7841/2016 del 6 settembre 2017 con-
sid. 7.4),
che in ossequio a tale giurisprudenza, l’esecuzione dell’allontanamento è
pertanto di principio ragionevolmente esigibile per le persone di etnia curda
che provengono da questa regione o vi hanno vissuto per un lungo periodo,
disponendo nel contempo di una rete sociale in loco (famiglia, parentela o
amici) o di legami con i partiti dominanti (cfr. ibidem e tra le tante le sen-
tenze del Tribunale E-6836/2018 del 22 gennaio 2018 consid. 7.3),
che nonostante il presunto peggioramento della situazione di cui si prevale
l’insorgente, tale giurisprudenza è tutt’ora attuale (cfr. tra le tante la sen-
tenza del Tribunale D-7378/2018 del 24 settembre 2020 consid. 8.4.1),
che in concreto il ricorrente proviene da Dohuk; che egli è giovane e di-
spone di una formazione completa e di esperienza lavorativa (cfr. atto SEM
B3/11, pag. 3),
che l’insorgente, nonostante lo abbia prospettato, ad oggi non ha addotto
alcuna documentazione medica a sostegno dei presunti problemi di salute
peraltro segnalati solo nel gravame e non specificati in alcun modo, per il
che, si può partire dall’assunto che goda di buona salute (cfr. secondo il
senso le sentenze del Tribunale D-8014/2016 del 2 ottobre 2017 consid.
3.5, E-1117/2017 del 18 maggio 2017 consid. 5.2, E-2022/2015 del 28
aprile 2017 consid. 3.5),
che questi dispone altresì di un’ampia rete famigliare in patria (cfr. atto
SEM B3/11, pag. 3), seppur dichiari che la sua stessa famiglia lo rifiute-
rebbe da quando avrebbe smesso di credere e praticare la fede islamica,
che a tal riguardo si osservi come il senso della necessità quanto all’esi-
stenza di una rete sociale sia inteso a scongiurare che l’interessato venga
a trovarsi in una situazione di minaccia esistenziale a causa dell’impossi-
bilità a provvedere al proprio sostentamento, dal momento che in assenza
di integrazione sociale o economica risulta difficile ottenere un impiego o
possibilità di alloggio nella regione (cfr. sentenza del Tribunale D-
5952/2018 del 18 marzo 2020; DTAF 2008/5 consid. 7.5.8),
D-4974/2020
Pagina 9
che in questo stesso senso ed a prescindere dalla reale entità dei rapporti
con i famigliari più stretti, non v’è però da temere che in concreto l’insor-
gente finisca per trovarsi in una tale situazione, visto segnatamente ch’egli
risulta essere riuscito a provvedere autonomamente al suo sostentamento
in precedenza (cfr. atto SEM B17/16 pag. 3) e
che, per sua stessa ammissione, dispone di ulteriori parenti e ad amici
nell’Iraq del nord (cfr. atto SEM B17/16 pag. 6, 11),
che essendo dunque riuniti nel complesso i presupposti di cui alla succitata
giurisprudenza, si deve concludere quanto all’esigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento,
che non risultano impedimenti nemmeno sotto l’aspetto della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF
2008/34 consid. 12),
che, di conseguenza la querelata decisione va confermata anche per
quanto concerne la valutazione circa l’insussistenza di ostacoli all’esecu-
zione dell’allontanamento,
che la SEM non ha così violato il diritto federale né abusato del proprio
potere di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o
incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì,
per quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA),
che il ricorso va respinto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA) e la do-
manda di esenzione dal versamento dell’anticipo spese da considerarsi
priva di oggetto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
D-4974/2020
Pagina 10