Decision ID: a54e9bfe-d783-4e33-9974-8b343657fb67
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessata, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) dicem-
bre 2021 (cfr. atto SEM n. [{...}]-2/2).
B.
Da investigazioni dell’autorità inferiore nella banca dati europea “Eurodac”,
è risultato che la richiedente avesse già presentato una domanda d’asilo in
Grecia il (...), ottenendone la protezione internazionale in data (...) (cfr.
n. 9/1e 10/1).
C.
Il (...) dicembre 2021 si è tenuto con l’interessata il verbale del rilevamento
dei suoi dati personali (cfr. n. 12/9), allorché invece il (...) dicembre 2021
la medesima ha sostenuto un colloquio Dublino (cfr. n. 15/2), nell’ambito
del quale le è stata offerta la possibilità di esprimersi circa il suo stato di
salute ed in merito alla competenza della sua domanda d’asilo. In tale
sede, è stato presentato quale documento – annesso agli atti dalla SEM –
copia del suo certificato di battesimo (cfr. n. 18/-, mezzo di prova n. 1).
D.
Con scritto del 27 dicembre 2021, la SEM ha concesso all’interessata il di-
ritto di essere sentita in relazione all’intenzione di non entrare nel merito
della sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge
sull’asilo (LAsi, RS 142.31) e di pronunciare il suo allontanamento verso la
Grecia (cfr. n. 17/2). Sempre nella medesima data, l’autorità elvetica pre-
posta ha presentato alla sua omologa greca una richiesta di riammissione
della richiedente (cfr. n. 19/3 e 20/1) in applicazione della Direttiva
2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicem-
bre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri
al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L
348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva ritorno) e dell’Accordo bilaterale
di riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le persone a beneficio di
una protezione internazionale (Accordo tra il Consiglio federale svizzero e
il Governo della Repubblica ellenica concernente la riammissione di per-
sone in situazione irregolare del 28 agosto 2006 [RS 0.142.113.729]).
E.
Il 31 dicembre 2021 l’interessata ha presentato le sue osservazioni al di-
ritto di essere sentito concessole dalla SEM il 27 dicembre 2021 (cfr.
n. 23/4). La Grecia, sempre nella surriferita data, ha risposto positivamente
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alla domanda di riammissione della richiedente, indicando inoltre segnata-
mente – su richiesta svizzera (cfr. n. 19/3) – come alla stessa sia stato ac-
cordato lo statuto di rifugiato il (...) e che è titolare di un permesso di sog-
giorno valido dalla predetta data sino al (...) (cfr. n. 24/1).
F.
Con scritto del 14 gennaio 2022, l’interessata ha presentato delle osserva-
zioni a complemento della sua presa di posizione del 31 dicembre 2021,
allegando anche delle stampe di tre fotografie, che rappresenterebbero le
condizioni di vita nelle quali la richiedente si sarebbe ritrovata in seguito
all’ottenimento della protezione internazionale in Grecia (cfr. n. 26/4).
G.
Il 10 marzo 2022, la SEM ha presentato alla richiedente un progetto di de-
cisione negativo (cfr. n. 34/15) sul quale la stessa ha potuto presentare le
sue osservazioni l’11 marzo 2022 (cfr. n. 35/4).
H.
Per mezzo della decisione del 14 marzo 2022 – notificata il medesimo
giorno (cfr. n. 37/1) – l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’interessata in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, pro-
nunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera verso la Grecia e
l’esecuzione del precitato provvedimento.
I.
Con ricorso del 21 marzo 2022 (cfr. risultanze processuali), la ricorrente è
insorta dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
avverso la summenzionata decisione ed ha concluso all’annullamento
della stessa, alla restituzione degli atti di causa alla SEM per complemento
istruttorio, ordinando nel contempo alla medesima di ottenere delle garan-
zie individuali e concrete in rapporto all’accesso ad un alloggio ed all’assi-
stenza medica e sociale in Grecia. Contestualmente, ha pure presentato
un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo.
J.
Con scritto del 1° aprile 2022, l’insorgente ha inoltrato il foglio di trasmis-
sione di informazioni mediche (F2) del (...), inerente l’ultimo consulto psi-
chiatrico effettuato, riconfermandosi per il resto nelle conclusioni esposte
nel suo ricorso.
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K.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in
materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31–33 LTAF), il ricorso è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52
cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro
una decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 3.1; 2012/4 consid. 2.2, con rif. citati).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nel suo provvedimento, la SEM, dopo la ricostruzione dei fatti e della
procedura istruttoria, ha dapprima osservato come la ricorrente avrebbe
ottenuto lo statuto di rifugiato in Grecia, stato terzo designato quale sicuro
dal Consiglio federale svizzero, nonché che le autorità elleniche avrebbero
acconsentito alla sua riammissione. Il parere alla bozza di decisione nega-
tiva non conterrebbe poi fatti o mezzi di prova che giustificherebbero una
modifica dal punto di vista dell’autorità inferiore. Segnatamente, quanto da
lei vissuto in Grecia, sarebbe fondato unicamente sulle sue dichiarazioni
personali, e pertanto non sarebbe corretto basarsi su delle mere allegazioni
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di parte per determinare l’ammissibilità o meno di un suo allontanamento
verso la Grecia. Altresì, la SEM ha ritenuto che l’interessata non avrebbe
mai allegato di aver richiesto aiuto alle autorità greche per ottenere un al-
loggio, o di aver denunciato l’abuso sessuale che avrebbe subito su suolo
ellenico, o ancora di aver ricercato aiuto e supporto presso le medesime.
Solamente nel caso di un furto occorsole, si sarebbe recata a denunciare
lo stesso presso le autorità di polizia, che però non avrebbero preso in
considerazione, a parte la querela dell’amica C._ in rapporto al furto
del documento d’identità. Tuttavia, allorché la ricorrente con l’amica
D._ (cfr. dossier SEM N [...], di cui alla procedura ricorsuale al Tri-
bunale terminata con sentenza D-749/2022 del 24 febbraio 2022) sareb-
bero sfuggite ad un tentativo di aggressione sessuale, la polizia greca sa-
rebbe intervenuta sul posto. Pertanto un totale abbandono da parte delle
autorità greche, al contrario di quanto ritenuto nella presa di posizione al
progetto di decisione dall’insorgente, non sarebbe nei fatti dato. Non si rav-
viserebbero pertanto neppure gli estremi per ammettere che le autorità el-
leniche avrebbero violato la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di
discriminazione nei confronti della donna del 18 dicembre 1979 (RS 0.108;
di seguito: CEDAW), in particolare l’art. 2, o ancora l’art. 18 della Conven-
zione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza
nei confronti delle donne e la violenza domestica dell’11 maggio 2011
(RS 0.311.35; di seguito: Convenzione di Istanbul), come preteso dall’in-
sorgente nel suo parere. L’autorità inferiore ha pure ritenuto che, in rap-
porto al suo stato di salute, gli oneri derivanti dal principio inquisitorio, siano
stati adempiuti, con una diagnosi ed i trattamenti necessari acclarati e con-
solidati. Pertanto, la richiesta della rappresentante legale formulata nel pa-
rere dell’11 marzo 2022, circa lo stabilimento di un rapporto medico spe-
cialistico (cosiddetto F4), è stata respinta dalla SEM. Nemmeno circa l’as-
serita presenza di un parente della ricorrente nel E._, così come
affermato per la prima volta nelle osservazioni dell’11 marzo 2022 dall’in-
teressata, vi sarebbero indicazioni in merito all’identità di tale persona, il
grado di parentela ed il tipo di relazione che avrebbero, ma non si potrebbe
evincere che vi sia una relazione di dipendenza tra lei ed il suo parente
perché ella possa prevalersi dell’art. 8 CEDU (RS 0.101). L’autorità infe-
riore ha quindi concluso, che dagli atti di causa non sarebbero rilevabili
indizi sufficientemente sostanziati e circostanziati che facciano ritenere la
sussistenza di motivi umanitari tali da ritenere che un suo trasferimento in
Grecia costituirebbe un trattamento contrario all’art. 3 CEDU. Avendola per
il resto quest’ultimo Stato riconosciuta quale rifugiata, ella può rientrarvi
senza temere un respingimento in violazione del principio di non-respingi-
mento. Proseguendo, l’autorità di prima istanza, ha concluso che l’esecu-
zione del suo allontanamento sarebbe ammissibile, sia sotto il profilo
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dell’art. 3 CEDU che sotto quello inerente il suo stato di salute. Anche l’esi-
gibilità della misura sarebbe data nella fattispecie, in quanto né la situa-
zione politica vigente in Grecia, né altri motivi vi si opporrebbero. Segnata-
mente, rispetto all’asserita violenza sessuale subita da diversi individui in
Grecia, la stessa non sarebbe sorretta da alcun elemento di prova, ed inol-
tre non sussisterebbero indizi atti a sostenere che le autorità greche non le
offrirebbero la protezione adeguata contro delle aggressioni da parte di
terzi, se sollecitate, ciò che non risulta essere stato adempiuto dalla pre-
detta. L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe infine pos-
sibile sia sul piano tecnico che pratico, avendo in particolare le autorità
elleniche dato il loro accordo alla sua riammissione sul loro territorio.
4.2 Dal canto suo la ricorrente nel memoriale ricorsuale, dopo aver esposto
e precisato l’istoriato procedurale, nonché fornito sotto alcuni aspetti – in
particolare circa l’episodio di abuso sessuale di cui sarebbe stata vittima in
Grecia come pure in merito al parente che vivrebbe in Svizzera – ulteriori
informazioni al riguardo, lamenta delle lacune nell’istruttoria da parte della
SEM circa le condizioni di vita nella quale ella si sarebbe ritrovata su suolo
ellenico. Difatti, esponendo dapprima a sostegno dei suoi asserti la situa-
zione generale nella quale i richiedenti l’asilo ed in beneficiari di protezione
internazionale si troverebbero in Grecia – citando anche alcune fonti di or-
ganizzazioni non governative nazionali ed internazionali, la lettera del
1° giugno 2021 che diverse autorità nazionali avrebbero inoltrato alla Com-
missione europea, come pure alcune sentenze della Corte europea dei di-
ritti dell’uomo (di seguito: CEDU) e della Corte di giustizia dell’Unione eu-
ropea (di seguito: CGUE) – al contrario di quanto verrebbe affermato nella
decisione impugnata, il suo vissuto sull’(...) di F._ sarebbe perti-
nente per la definizione del caso di specie. Invero il quadro di abbandono
complessivo alla quale la ricorrente sarebbe stata esposta in Grecia, che
concorrerebbe pure a suo dire all’attuale sua condizione di particolare vul-
nerabilità, non sarebbe stata analizzata dalla SEM. Quest’ultima avrebbe
considerato soltanto il suo vissuto ad G._, omettendo invece di esa-
minare le sue condizioni di vita sull’(...) di F._, che sarebbero peg-
giorate dopo la concessione della protezione internazionale, in quanto pri-
vata della copertura dei suoi bisogni essenziali in materia di alimentazione,
alloggio ed igiene e ciò per più di (...). A mente della rappresentante legale
dell’insorgente, vista la situazione agli atti, il rischio di violazione dell’art. 3
CEDU apparirebbe serio, senza il completamento dell’istruttoria da parte
della SEM e l’ottenimento di garanzie specifiche ed individuali che la ricor-
rente avrà accesso ad un alloggio, all’assistenza sociale e medica su suolo
ellenico. Proseguendo nell’analisi, le autorità elleniche si sarebbero pure
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rese responsabili della violazione degli obblighi che la CEDAW, in partico-
lare al suo art. 12, come pure la Convenzione di Istanbul secondo l’art. 25,
prevedrebbero. Al contrario di quanto affermato dall’autorità inferiore nella
decisione impugnata, a dire dell’insorgente, quanto previsto nelle succitate
norme internazionali, non si esaurirebbe nell’intervento delle autorità in ma-
teria di repressione penale, bensì implicherebbe anche di fornire dei mec-
canismi di protezione e di supporto adeguati per prevenire altri episodi di
violenza ed assicurare l’accesso ad ulteriori servizi di sostegno in ambito
medico, psicologico e legale. In tale ambito, la ricorrente riferisce che non
avrebbe denunciato l’abuso sessuale subito nell’(...) alle autorità greche,
in quanto temeva, vista la sua situazione di donna straniera, di colore,
senza dimora fissa, di non essere creduta dalle stesse, in modo particolare
vista la posizione di potere legata all’incarico (...) che avrebbe svolto uno
dei suoi aggressori. Inoltre, circa l’intervento degli agenti di polizia che sa-
rebbero sopraggiunti dopo il tentativo di aggressione nel H._ ad
G._, la ricorrente afferma come gli stessi si sarebbero limitati a di-
chiarare che il luogo non era sicuro consigliandole di allontanarsi, senza
tuttavia fornirle delle misure concrete a tutela della sua incolumità fisica e
sessuale, o quantomeno fornirle i recapiti per raggiungere il necessario
supporto. In assenza di misure specifiche volte a prevenire la ripetizione di
tali episodi, in particolare tramite l’accesso ad un’abitazione sicura e pro-
tetta, la situazione dell’insorgente in Grecia sarebbe incompatibile con gli
standard di protezione contro violenze sessiste. Inoltre, in caso di rientro
su suolo ellenico, apparirebbe irrealistico che l’interessata possa accedere
alla necessaria continuità delle cure sia sul piano psichiatrico che su quello
psicoterapeutico, quest’ultimo che non sarebbe garantito dal sistema sani-
tario nazionale. A fronte di tali elementi, ella ritiene che un suo rinvio in
Grecia, si porrebbe in contrasto sia con l’art. 3 CEDU, che con gli art. 2 e
12 CEDAW nonché con l’art. 25 Convenzione di Istanbul. Da ultimo, l’in-
sorgente ritiene che la SEM sia scaduta in un accertamento incompleto del
suo stato valetudinario, violando quindi la massima inquisitoria. Invero, vi-
sta la necessità sia di visite psichiatriche che di sessioni di psicoterapia –
queste ultime che non sarebbero accessibili in Grecia – nonché delle fre-
quenti crisi d’ansia segnalate dalla rappresentanza legale in sede di parere,
la SEM avrebbe dovuto procedere all’allestimento di un rapporto medico
F4. Ciò anche in ragione sia del fatto che in relazione alla frequenza e alla
durata della terapia, come pure alla prognosi in caso di interruzione tera-
peutica, non vi sarebbero indicazioni agli atti di causa, sia in modo partico-
lare visto il peggioramento dello stato di salute della ricorrente, le cui cause
sarebbero state indagate soltanto parzialmente dai medici. Peraltro, rife-
rendosi alle Raccomandazioni dell’(...), ella ritiene come il percorso di de-
terminazione della sua diagnosi psichiatrica, sarebbe incompleto, dato che
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lei avrebbe avuto unicamente due visite psichiatriche al momento dell’ema-
nazione della decisione. Per le surriferite argomentazioni, la ricorrente ri-
tiene quindi che un suo allontanamento in Grecia, sia inammissibile e/o non
ragionevolmente esigibile.
5.
5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.2 Nel caso di specie, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente nel
suo atto ricorsuale, il Tribunale non ravvisa nella decisione impugnata al-
cun elemento giuridicamente rilevante che sarebbe stato tralasciato
dall’autorità inferiore rispetto al vissuto della ricorrente in Grecia. La SEM
ha difatti esposto in maniera chiara e completa sia nella parte dedicata ai
fatti del caso di specie, che nelle sue argomentazioni, le vicende allegate
dalla ricorrente in merito a come avrebbe vissuto su suolo ellenico, pren-
dendo in esame anche adeguatamente i mezzi di prova da lei offerti, pure
in rapporto alle condizioni di vita sull’(...) di F._, spiegando altresì
le ragioni per le quali queste ultime non potrebbero fungere da riferimento,
visto che il suo statuto di rifugiato le permette di muoversi liberamente su
tutto il territorio greco (cfr. p.to II, pag. 9 e p.to III, pag. 11 della decisione
avversata). Al contrario di quanto rilevato dall’insorgente nel suo gravame,
agli occhi del Tribunale la predetta autorità si è quindi espressa in maniera
sufficiente e chiara circa gli elementi che l’avrebbero fatta propendere per
l’inesistenza di un rischio serio e concreto di violazione dell’art. 3 CEDU nel
caso di un ritorno dell’insorgente in Grecia. La circostanza che la SEM ab-
bia ritenute le allegazioni della ricorrente in merito alle condizioni di vita
nelle quali si sarebbe trovata su suolo ellenico insufficienti per provare una
violazione dell’art. 3 CEDU, come peraltro concluso dalla stessa rappre-
sentante legale nelle sue argomentazioni ricorsuali (cfr. p.to 4.4, pag. 5 del
ricorso), non discende da un accertamento inesatto o incompleto della fat-
tispecie da parte dell’autorità inferiore, ma piuttosto dall’apprezzamento
adempiuto dall’autorità inferiore nel caso della ricorrente. Argomentazioni
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dell’insorgente rivolte verso il provvedimento impugnato che riguardano
quindi il merito, e che verranno pertanto trattate dappresso (cfr. infra con-
sid. 8.3). Anche dal profilo dello stato di salute dell’insorgente, il Tribunale
ritiene, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dalla predetta, che gli
atti di causa risultavano completi al momento dell’emanazione della deci-
sione avversata, rispetto alle questioni decisive che si pongono nell’ambito
di una decisione di non entrata nel merito, in riferimento all’ammissibilità
ed all’esigibilità della misura di allontanamento (cfr. anche infra con-
sid. 8.3.6.1). In tale contesto, l’autorità precitata ha difatti atteso ad ema-
nare la decisione avversata sino a quando l’interessata non ha effettuato
tutti gli esami medici indicati e necessari, e la documentazione medica ine-
rente gli stessi non sia stata prodotta agli atti (cfr. n. 14/3, 27/2, 28/2, 29/2,
30/2 e 31/2), premurandosi anche di richiedere in date diverse al (...) com-
petente l’aggiornamento dei consulti medici avuti e previsti per il futuro per
la ricorrente (cfr. n. 32/3 e 33/3). La documentazione medica agli atti, a
differenza di quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame riguardo al suo
stato di salute psichico (cfr. p.to 6.2, pag. 8 del ricorso), riporta informazioni
complete, con una diagnosi chiara e sufficientemente acclarata, come pure
i trattamenti predisposti (cfr. anche infra consid. 8.4.4). Nell’ultimo consulto
psichiatrico del (...) avvenuto prima dell’emanazione della decisione, la dia-
gnosi sopra descritta è difatti rimasta invariata, con un aggiustamento uni-
camente della terapia, ed anzi l’osservazione di una diminuzione dell’ansia
della ricorrente (cfr. n. 30/2). Del supposto peggioramento della situazione
valetudinaria della ricorrente, come asserito dalla rappresentante legale
nel suo parere dell’11 marzo 2022 e reiterato nel ricorso, che avrebbe sof-
ferto di due episodi di mancamenti e nel corso dell’ultimo si sarebbe ferita,
nonché al fatto che beneficerebbe presso il CFA di supporto nella gestione
delle crisi d’ansia, non se ne trova alcuna traccia agli atti. Pertanto, la SEM,
poteva partire dal presupposto, in assenza di ulteriore documentazione o
visite previste per la medesima – salvo quella psichiatrica di decorso del
(...) (nel frattempo l’F2 pertinente è stato assunto agli atti, cfr. n. 41/2) di
cui ha tenuto adeguatamente conto nella decisione avversata in un apprez-
zamento anticipato delle prove (cfr. al riguardo DTF 130 II 425 consid. 2.1
e rif. cit.) – che la situazione medica dell’insorgente fosse completa. Non
apparteneva difatti alla SEM, come neppure nell’ambito della presente pro-
cedura ricorsuale al Tribunale, in tali circostanze, determinarsi circa le giu-
ste diagnosi e gli eventuali ulteriori colloqui medici che sarebbero risultati
necessari, ma soltanto agli specialisti del settore rispettivamente all’infer-
meria del Centro federale dove si trova alloggiata la ricorrente. Avendo tut-
tavia in specie la stessa beneficiato dei controlli medici proposti, e vista la
diagnosi chiara e conclusiva posta dai medici specialisti, al contrario di
quanto postulato dalla ricorrente nel gravame, ulteriori accertamenti medici
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– in particolare lo stabilimento di un rapporto medico di dettaglio (F4) – non
erano pertanto necessari.
5.3 Visto tutto quanto sopra, le censure formali mosse dalla ricorrente con-
tro il provvedimento impugnato, risultano quindi infondate e vanno conse-
guentemente respinte. Un annullamento della decisione impugnata e la re-
stituzione degli atti di causa alla SEM per nuova istruttoria non trova quindi
alcun fondamento. La conclusione proposta in tal senso in sede ricorsuale,
va quindi respinta.
6.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
6.2 Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la
Grecia, come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Associa-
zione europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri
ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di
rispetto del principio di non-respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi).
6.3 Nella presente disamina, dal carteggio degli atti, risulta che alla ricor-
rente, il (...), è stato riconosciuto lo statuto di rifugiata in Grecia e che ella
vi dispone di un permesso di soggiorno valido dalla predetta data sino al
(...) (cfr. n. 9/1 e 24/1). Tali circostanze sono peraltro state confermate dalla
medesima insorgente nel corso del suo colloquio Dublino (cfr. n. 15/2). Al-
tresì, le autorità elleniche, il 31 dicembre 2021, hanno accettato la riammis-
sione della ricorrente sul proprio territorio (cfr. n. 24/1). I predetti elementi
non sono stati contestati dall’insorgente nel suo gravame, che non ha nep-
pure apportato alcun indizio atto a ritenere che la Grecia rischierebbe di
allontanarla verso il suo Paese d’origine disattendendo al principio di non-
respingimento.
6.4 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
essere incontestabilmente soddisfatte, ed è a giusto titolo che la SEM non
è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’insorgente.
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7.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il principio dell’unità della famiglia, sancito dall’art. 44 LAsi è di portata più
estesa rispetto all’art. 8 CEDU (cfr. sentenza del Tribunale D-6528/2014
del 10 marzo 2015 consid. 4.3).
Nella presente disamina vi è luogo di rinviare alle considerazioni esposte
di seguito (cfr. infra consid. 8.3.6.2), secondo le quali l’interessata non ha
reso verosimile che tra lei e l’asserito cugino (...) vivente in Svizzera vi
sarebbe una relazione stretta ed effettiva e di dipendenza tale da ritenere
che l’esecuzione del suo allontanamento risulterebbe inammissibile. Per-
tanto, posto che nessuna eccezione alla regola generale della pronuncia
dell’allontanamento sia adempiuta (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi e art. 32 dell’or-
dinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999
[OAsi 1, RS 142.311] in combinato disposto con l’art. 44 LAsi; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9), il Tribunale è tenuto a con-
fermare tale misura.
8.
8.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione (LStrI, RS 142.20). Giusta la precitata norma, l’esecuzione
dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissi-
bile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone
l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-
sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
8.3
8.3.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
non è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
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l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105).
8.3.2 Inoltre, ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, la ricorrente è rinviata
in uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale,
ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto del principio di
non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio
del divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura
(cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté
de droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi). Appartiene
quindi all’interessata sovvertire tale presunzione. A tal fine, ella deve pre-
sentare indizi che le autorità dello Stato in questione violino il diritto inter-
nazionale nel caso specifico, non le concedano la necessaria protezione o
la espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi in una situazione
di emergenza esistenziale nello Stato in questione a causa di circostanze
individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le tante le sen-
tenze del Tribunale E-4040/2021 del 7 ottobre 2021 consid. 9.3;
D-114/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 8.2).
8.3.3 Occorre innanzitutto determinare se, tenuto conto della situazione
generale in Grecia e delle circostanze proprie all’interessata, come soste-
nuto dalla medesima nel suo ricorso, vi siano delle serie ragioni per pen-
sare che ella sarebbe esposta ad un rischio reale di subire un trattamento
contrario all’art. 3 CEDU nel caso di un suo rinvio nel suddetto Paese.
8.3.4 Secondo la giurisprudenza della CorteEDU, l’art. 3 CEDU non sa-
rebbe da interpretare come obbligante gli Stati contraenti a garantire un
diritto all’alloggio ad ogni persona che rileva della sua giurisdizione, né a
fondare un dovere generale di fornire ai rifugiati un’assistenza finanziaria
perché questi ultimi possano mantenere un certo livello di vita. Inoltre, il
semplice rinvio di una persona verso un paese dove la sua situazione eco-
nomica sarebbe peggiore che quella nello Stato contraente che l’espelle,
non è sufficiente per raggiungere la soglia dei trattamenti proibiti dall’art. 3
CEDU, essendo che di principio le persone non cittadine che sono interes-
sate dall’obbligo di lasciare un paese non possono rivendicare il diritto di
restare sul territorio di uno Stato contraente, alfine di continuare a benefi-
ciare dell’assistenza e dei servizi medici, sociali o altri che sono loro forniti
da quest’ultimo Stato (cfr. sentenze del Tribunale E-1021/2022 del
17 marzo 2022 consid. 5.4 e E-5659/2021 del 31 gennaio 2022 consid. 4.4
con ulteriori rif. cit.). Sempre secondo la CorteEDU, uno Stato può impe-
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gnare la sua responsabilità dal profilo dell’art. 3 CEDU – ciò che rende-
rebbe l’esecuzione dell’allontanamento contrario a tale disposizione –
quando pone, con le sue azioni o omissioni, un richiedente l’asilo total-
mente dipendente dall’assistenza pubblica nell’impossibilità di godere in
pratica dei diritti che gli permetterebbero di provvedere ai suoi bisogni es-
senziali, allorché si troverebbe in una situazione di indigenza materiale
estrema incompatibile con la dignità umana (cfr. le sentenze della Cor-
teEDU, A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, 39350/13, §27 segg.;
Tarakhel contro Svizzera [Grande Camera] del 4 novembre 2014,
29217/12, §95 segg.; M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del
21 gennaio 2011, 30696/09, §250 segg. e §263). Al contrario, in assenza
di considerazioni umanitarie eccezionalmente imperiose, il fatto che nel
caso d’espulsione il richiedente andrebbe incontro ad una degradazione
importante delle sue condizioni di vita materiali e sociali non è di per sé
sufficiente per comportare una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. le sentenze
della CorteEDU, Mohammed Hussein precitata, §71; Sufi e Elmi contro Re-
gno Unito del 28 giugno 2011, 8319/07 e 11449/07, §281-292; N. contro
Regno Unito precitata, §42; cfr. anche nello stesso senso le sentenze del
Tribunale E-1021/2022 consid. 5.4, D-4432/2021 del 28 ottobre 2021 con-
sid. 8.3.2).
8.3.5 Nella sua giurisprudenza costante, il Tribunale parte dal presupposto
che la Grecia, in quanto Paese firmatario della CEDU, della Conv. tortura
e della Conv. rifugiati, in principio rispetti i suoi obblighi di diritto internazio-
nale (cfr. a tal proposito tra le altre le sentenze del Tribunale E-1021/2022
consid. 5.5 e D-570/2022 del 10 febbraio 2022 consid. 8.5). Nel caso di
persone che vi hanno ottenuto lo statuto di protezione internazionale, l’esi-
stenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, sotto il profilo
dell’ammissibilità della misura, non è ammessa che nei casi particolari nei
quali vi siano degli indizi concreti di un rischio di violazione di disposizioni
di diritto internazionale obbligatorie. Il Tribunale non ignora le informazioni
risultanti dai rapporti delle varie organizzazioni non governative, alle quali
la ricorrente si riferisce anche nel suo gravare, riguardo alla situazione at-
tuale dei richiedenti l’asilo e dei titolari di protezione internazionale in
Grecia, come neppure della giurisprudenza della CGUE e della lettera del
1° giugno 2021 inviata da alcuni Stati europei alla Commissione Europea
(riguardo quest’ultima questione si rinvia integralmente alle considerazioni
contenute nella sentenza del Tribunale D-4432/2021 del 28 ottobre 2021
consid. 8.3.5) citate nel ricorso dall’insorgente. Tuttavia, secondo la giuri-
sprudenza, non v’è luogo di concludere che i beneficiari di protezione in-
ternazionale si trovino in tale paese, in modo generale – quindi indipenden-
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temente dalla situazione di specie – totalmente dipendenti dall’aiuto pub-
blico, confrontati all’indifferenza delle autorità ed in una situazione di priva-
zione o di mancanza a tal punto grave che sarebbe incompatibile con la
dignità umana. Le problematiche conosciute e le lacune constatate nel si-
stema d’accoglienza e di assistenza greco, non hanno difatti un’ampiezza
tale che permetterebbero di dedurre che tale paese non avrebbe, per prin-
cipio, la volontà o la capacità di riconoscere ai beneficiari di una protezione
internazionale i diritti e le prerogative a loro afferenti, rispettivamente che
questi non potrebbero ottenerle per la via giudiziaria (cfr. in tal senso fra le
altre le sentenze del Tribunale E-1021/2022 consid. 5.5 e E-5659/2021
consid. 4.4.1 con ulteriori rif. cit.). Le argomentazioni contrarie sviluppate
nel gravame dall’insorgente, non sono atte a rimettere in discussione la
giurisprudenza testé citata.
8.3.6 Cionondimeno, tale constatazione non impedisce alla ricorrente di
stabilire che, nel suo caso particolare, l’esecuzione dell’allontanamento sa-
rebbe inammissibile. Tuttavia, appartiene a lei di apportarne la dimostra-
zione, fondandosi sulla sua situazione personale.
8.3.6.1 Secondo le sue allegazioni, l’insorgente avrebbe chiesto asilo
sull’(...) di F._ in data (...), dove avrebbe soggiornato fino nel (...)
in un campo per richiedenti l’asilo. Nei primi (...) circa avrebbe vissuto in
un container. In seguito avrebbe appreso di aver ottenuto la protezione in-
ternazionale, perdendo il diritto di ricevere l’assistenza finanziaria, e sa-
rebbe stata allontanata dal campo succitato. Avrebbe quindi vissuto in una
tenda provvisoria sempre sull’(...) di F._, che le autorità greche
avrebbero in seguito demolito con le ruspe. Ella in tale periodo non avrebbe
avuto accesso all’elettricità o al riscaldamento ed avrebbe vissuto le notti
con il terrore di essere aggredita sessualmente, in mancanza di sicurezza.
Il (...) si sarebbe quindi spostata ad G._, vivendo all’aperto, e tra-
scorrendo le sue giornate in giro per la città e le notti nel H._ fino al
(...). Ogni giorno si sarebbe recata presso uffici ed abitazioni in cerca di
lavoro, ma questo le sarebbe stato rifiutato. Per procacciarsi il cibo, si sa-
rebbe recata nelle chiese, ove avrebbe beneficiato dei pasti per i poveri. In
seguito, munita del suo “passaporto greco” avrebbe viaggiato fino in
I._, sul quale territorio avrebbe soggiornato sino al suo arrivo in
Svizzera avvenuto il (...) dicembre 2021 (cfr. n. 15/2, 23/4 e 26/4). Inoltre,
in sede di diritto di essere sentito (cfr. n. 23/4), ella ha narrato di un abuso
sessuale che avrebbe subito da parte di un uomo che ella avrebbe ritenuto
essere un (...) di una chiesa che frequentava in quel periodo, nonché da
parte di altri individui – in seguito ricondotti al “(...)” e ad un altro individuo
(cfr. n. 35/4). Altresì, nel H._, sarebbe sfuggita assieme ad
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Pagina 15
un’amica ad un tentativo di aggressione sessuale, dopo la quale sarebbero
intervenuti alcuni agenti di polizia, che avrebbero consigliato alle due ri-
chiedenti di allontanarsi dall’area, ritenuta insicura. Ciò posto, v’è luogo di
osservare, come rettamente già considerato dall’autorità inferiore nella de-
cisione avversata (cfr. p.to II, pag. 9), che la ricorrente non ha tuttavia di-
mostrato di aver esaurito tutte le possibilità di far valere i suoi diritti in Gre-
cia. Innanzitutto, come menzionato precedentemente, il Tribunale non
ignora che le condizioni per trovare un alloggio o un lavoro su suolo ellenico
siano difficili. Tuttavia, esistono in Grecia delle organizzazioni non gover-
native o benefiche, che possono per lo meno servire da intermediario per
le procedure amministrative. La ricorrente, non ha tuttavia mai addotto di
aver richiesto aiuto per ottenere segnatamente un alloggio, un lavoro, ed
altre prestazioni essenziali – salvo per il cibo allorché si trovava ad
G._ a delle chiese – alle autorità greche o a tali organismi per far
valere i suoi diritti; salvo riferire unicamente che le autorità non le avrebbero
offerto alcun sostegno od alloggio. Non appare tuttavia che gliene sareb-
bero mancate le possibilità, in quanto è lei stessa che ha narrato di essersi
recata giornalmente ad G._ in cerca di lavoro, nonché nelle chiese
per beneficiare dei pasti per i poveri. Si rammenta in tale contesto, che
quand’anche le misure di protezione di cui beneficiano i richiedenti l’asilo
non siano più applicabili all’interessata, dopo il riconoscimento dello statuto
di rifugiata, la Grecia resta comunque tenuta, rispetto al diritto europeo, di
adempiere ai suoi obblighi, che comportano principalmente l’accesso ad
un impiego, all’educazione, alla protezione sociale e alle cure mediche, e
di farne beneficiare alla ricorrente alle stesse condizioni che ai suoi resi-
denti; è pure tenuta ad assicurarle l’accesso ad un alloggio e alla libera
circolazione all’interno del territorio, a condizioni equivalenti a quelle accor-
date ai cittadini di Stati terzi residenti legalmente nel paese (cfr. cap. VII
della Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicem-
bre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi,
della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status
uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-
tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [ri-
fusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione]).
Appartiene in tal senso alla ricorrente di indirizzarsi verso le autorità greche
per far valere i suoi diritti e, in caso di necessità, di agire per le vie giudi-
ziarie disponibili (cfr. la sentenza del Tribunale D-570/2022 del 10 feb-
braio 2022 consid. 8.5 con ulteriore rif. cit.). Peraltro ella è giovane, di-
spone di alcune conoscenze della lingua inglese (cfr. n. 12/9, p.to 1.17.03,
pag. 4) e non soffre di problematiche di salute a tal punto gravi (cfr. infra
consid. 8.4.4), che le avrebbero impedito di richiedere o che le impedireb-
bero in futuro di indirizzarsi alle autorità greche per far valere i suoi diritti,
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Pagina 16
rispettivamente ottenere le prestazioni materiali presso le autorità statali
competenti, o in caso di necessità appellarsi all’aiuto delle organizzazioni
private nazionali ed internazionali presenti su suolo ellenico per ottenerle.
Non risulta neppure dall’incarto che ella soffrirebbe di problemi fisici o psi-
chici che le impedirebbero di esercitare un’attività lucrativa. Altresì, che la
richiedente non vivesse in uno stato di totale abbandono ed indigenza
come ella vuole far credere, risulta poi da ulteriori indizi. Difatti, dopo poco
più di (...) vissuti ad G._, sarebbe partita verso la I._, via
aerea, con il suo passaporto greco – quindi disponendo per lo meno dei
soldi del biglietto di viaggio – e quivi avrebbe soggiornato per diversi mesi,
senza depositare alcuna domanda d’asilo, sino al suo arrivo in Svizzera il
(...) dicembre 2021, ove soltanto con il suo parere – e poi reiterato nelle
sue allegazioni al ricorso – ha sollevato la presenza di un parente che be-
neficerebbe di un permesso di domicilio, che le sarebbe di supporto anche
in vista di una futura integrazione nel paese. Alla luce di quanto precede,
non appare quindi agli atti che l’insorgente, nel caso di un suo ritorno in
Grecia, sarà confrontata con una situazione di emergenza di carattere esi-
stenziale o a dei trattamenti proscritti dalle norme di diritto internazionale
già summenzionate.
A differenza poi di quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame, non si
ravvisano neppure gli estremi per ammettere che le autorità greche ab-
biano violato la CEDAW, in particolare gli art. 2 e 12 citati nel ricorso, come
pure l’art. 25 della Convenzione di Istanbul, peraltro convenzioni che la
Grecia ha pure ratificato. Difatti, concernente dapprima l’abuso sessuale di
cui ella sarebbe stata vittima durante il suo soggiorno sull’(...) di
F._, in mancanza di una denuncia o di una richiesta di aiuto in tal
senso alle preposte autorità greche o organismi di aiuto alle vittime presenti
sul territorio ellenico, come dichiarato dalla stessa insorgente nel suo ri-
corso, non si intravvede nel comportamento delle autorità greche alcuna
inadempienza. Analogamente, per quanto non si intenda mettere in que-
stione la verosimiglianza che il descritto deplorevole tentativo di violenze
nei confronti della ricorrente e di un’amica ad G._ sia avvenuto, tut-
tavia la prima non ha mai allegato di essersi rivolta agli agenti di polizia
greci intervenuti sul posto per denunciare qualsivoglia atto commesso nei
suoi confronti da parte di terzi. Dalle circostanze esposte dalla ricorrente,
non appare difatti come le autorità preposte non adempirebbero in gene-
rale, se adeguatamente sollecitate, ai loro obblighi di perseguimento pe-
nale e ad offrire l’aiuto necessario all’insorgente, anche nel caso ella si tro-
vasse nuovamente confrontata o esposta a delle minacce concrete, in caso
di bisogno. Nel caso d’inadempienze da parte degli organi preposti, appar-
terrà poi a lei adire le vie legali disponibili per far valere i suoi diritti. Peraltro,
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Pagina 17
non si ravvisa dalle sue allegazioni, in che modo in Grecia ella verrebbe
discriminata secondo il suo genere ai sensi dell’art. 2 CEDAW, non avendo
del resto sostanziato maggiormente le sue allegazioni ricorsuali in merito.
Inoltre, né dal ricorso né dagli atti di causa, risultano esserci degli elementi
per ritenere che lo stato di salute della ricorrente (cfr. anche infra con-
sid. 8.4.4), sufficientemente acclarato dall’autorità inferiore (cfr. anche su-
pra consid. 5.2), sia ostativo all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allonta-
namento dell’insorgente (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Regno
Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 di-
cembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 VI/7 con-
sid. 6.2 e DTAF 2011/9 consid. 7.1).
8.3.6.2 Da ultimo, la sola evenienza che in Svizzera vivrebbe un cugino
(...) dell’insorgente al beneficio di un permesso di domicilio, come allegato
per la prima volta nel ricorso dalla medesima (cfr. p.to 3, pag. 4 del ricorso)
– essendo che nel parere dell’11 marzo 2022, aveva soltanto sostenuto
trattarsi di un parente vivente nel E._, che le darebbe conforto e le
sarebbe di supporto in vista di una sua futura integrazione su suolo elvetico
(cfr. n. 35/4) e nulla più – non muta la predetta conclusione. Difatti l’interes-
sata, maggiorenne, non presenta delle patologie valetudinarie di una gra-
vità particolare (cfr. anche infra consid. 8.4.4), né agli atti, come neppure
con il ricorso, vi sono ravvisabili indizi concreti e sostanziati che indichino
inoltre che ella sarebbe particolarmente dipendente dal sostegno di tale
presunto parente vivente in Svizzera, oppure quest’ultimo nei confronti
dell’insorgente, tanto da dover ritenere che una non entrata nel merito della
domanda d’asilo della ricorrente ed un suo allontanamento in Grecia viole-
rebbero l’art. 8 CEDU (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 con giurisprudenza ivi
citata; sentenze del TF 2D_5/2015 del 27 gennaio 2015 consid. 3.2;
2C_1045/2014 del 26 giugno 2015 consid. 1.1.3 con riferimenti; per gli in-
dicatori di una relazione stretta ed effettiva cfr. DTF 135 I 143 consid. 3.1;
sentenza del TF 2C_1045/2014 consid. 1.1.2).
8.3.6.3 Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento dell’in-
sorgente in Grecia è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazio-
nale pubblico nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi).
8.4
8.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a seguito
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di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Altresì, ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allonta-
namento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale
presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende vero-
simile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale E-1985/2021 del
27 settembre 2021 consid. 7.2 con ulteriori riferimenti citati).
8.4.2 Nel caso di specie, tuttavia, l’insorgente non è riuscita a sovvertire la
presunzione sopracitata. Difatti, le difficili condizioni di esistenza nelle quali
si sarebbe trovata la ricorrente in Grecia, peraltro questione già trattata
sotto l’aspetto dell’ammissibilità, non sono in specie sufficienti per ritenere
inesigibile l’esecuzione del suo allontanamento. In particolare, nonostante
le varie critiche sollevate da alcune organizzazioni non governative al si-
stema d’accoglienza e di procedura greco, alcune anche citate nel ricorso,
va nuovamente rammentato che la Grecia è vincolata dalla direttiva quali-
ficazione. È quindi responsabilità dell’insorgente rivendicare i diritti che le
spettano direttamente presso le autorità di detto Paese. Quale rifugiata ri-
conosciuta ella ha infatti diritto ad essere trattata in modo equivalente ai
cittadini greci in relazione all’accesso alla giustizia, all’occupazione, all’as-
sistenza ed alla sicurezza sociale. Inoltre, essendo che ella dispone di un
permesso di soggiorno valido, in principio anche il mercato di lavoro greco
risulta esserle aperto (cfr. nello stesso senso anche la sentenza del Tribu-
nale D-570/2022 del 10 febbraio 2022 consid. 8.5). Anche se è noto che le
condizioni di vita in Grecia non sono facili a causa della situazione econo-
mica prevalente, non ci sono in specie indicazioni – visto anche quanto già
ritenuto sotto il profilo dell’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento – che l’interessata verrebbe esposta ad un’emergenza esistenziale
in caso di ritorno in Grecia. Tali criticità del sistema sociale ed economico
greci, non risultano difatti ostative, di per sé sole, a realizzare una messa
in pericolo concreta ai sensi della legge e della giurisprudenza (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 8.1–8.3; 2010/41 consid. 8.3.5; 2008/34 con-
sid. 11.2.2; 2007/10 consid. 5.1) e pertanto non risultano atte a costituire
un ostacolo insormontabile sotto il profilo dell’esigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale
E-1985/2021 consid. 7.4.2).
8.4.3 Da ultimo, concernente la situazione medica dell’interessata, si deve
dapprincipio rilevare che per quanto attiene le persone in trattamento me-
dico in Svizzera, in caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’al-
lontanamento diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere pri-
vate delle cure mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le
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cure di medicina generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esi-
stenza conforme alla dignità umana. Lo straniero non può tuttavia preva-
lersi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al sog-
giorno in Svizzera e un accesso generale alle misure mediche suscettibili
di ripristinare o mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che
l’infrastruttura ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine
o di destinazione non raggiungono lo standard elvetico. In tal senso, se le
cure necessarie possono essere assicurate nel paese d’origine o di desti-
nazione del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli
prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento sarà ragionevol-
mente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata
se, in ragione dell’assenza di trattamento adeguato, lo stato di salute
dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da condurlo in
maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pre-
giudizio serio, durevole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 8.3 e rel. rif.). Tuttavia, al contrario di quanto argo-
mentato nel gravame dall’insorgente, ciò non appare essere il caso di spe-
cie.
8.4.4 Dai documenti medici all’inserto, risulta infatti che la ricorrente ha
all’attivo al momento una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress
(ICD-10: F43.1), per la quale assume una terapia a base di Trittico 50 mg
e Temesta 1 mg in riserva per l’insonnia, nonché svolge dei consulti psi-
chiatrici e psicologici ogni circa due settimane (cfr. n. 27/2, 30/2, 41/2 e F2
del [...]). Ulteriori disturbi e patologie, non sono invece evincibili dalla do-
cumentazione medica agli atti, se non già completamente indagati e/o trat-
tati (cfr. n. 28/2 e 31/2). Al contrario di quanto allegato dall’insorgente nel
gravame (cfr. p.to 6.2, pag. 8), l’unico segno di peggioramento riferito dalla
medesima è evincibile soltanto nel F2 del (...), a seguito del rifiuto della
sua domanda d’asilo della SEM, dove sarebbe peggiorata la sua insonnia.
Tuttavia, né la diagnosi né la terapia hanno subito alcuna variazione, ma vi
è unicamente l’indicazione che la ricorrente verrà convocata per una riva-
lutazione della terapia farmacologica (cfr. n. 41/2). Tale quadro medico, con
persistenza dell’insonnia e l’umore orientato verso il polo negativo con pre-
senza di aspetti ansiosi, è stato ribadito nell’ultimo consulto psichiatrico di
decorso avuto dalla ricorrente il (...), dove sia la diagnosi che la terapia
sono pure rimaste invariate, fissando un appuntamento per una rivaluta-
zione della terapia farmacologica al (...) (cfr. F2 del [...] allegato allo scritto
della ricorrente del 1° aprile 2022). A tal proposito, si rammenta che un peg-
gioramento dello stato di salute dei richiedenti l’asilo dopo il ricevimento di
una decisione negativa d’asilo è sovente osservato, ma che tuttavia lo
stesso, secondo costante giurisprudenza del Tribunale, non costituisce di
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per sé un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento, essendo che sol-
tanto una messa in pericolo presentante delle forme concrete deve essere
presa in considerazione (cfr. a titolo d’esempio la sentenza del Tribunale
E-3701/2020 del 20 gennaio 2022 consid. 8.3.8). Ciò posto, pur non vo-
lendo in alcun modo minimizzare lo stato di salute dell’insorgente, a diffe-
renza di quanto rilevato nel suo ricorso, non appare che lo stesso sia su-
scettibile di porre concretamente e seriamente in pericolo la sua vita o la
sua salute a breve termine in caso di ritorno in Grecia, rispettivamente non
si rileva dagli atti che il suo stato di salute necessiti imperativamente di
trattamenti medici che non possano essere proseguiti che in Svizzera, se-
condo la giurisprudenza restrittiva applicabile in materia (cfr. DTAF 2011/50
consid. 8.3; 2009/2 consid. 9.3.2). Inoltre la Grecia, al contrario di quanto
lamentato nel gravame, dispone delle strutture mediche sufficienti anche
in ambito psichiatrico, che possono dispensare le cure ed i trattamenti ne-
cessari al suo stato di salute, essendo ancora rammentato che l’interessata
ha in principio accesso alle cure di salute alle stesse condizioni che i citta-
dini greci (art. 2 lett. b e g e art. 30 par. 1 della direttiva qualificazione; cfr.
anche le sentenze del Tribunale E-5659/2021 consid. 5.3 e E-323/2022 del
31 gennaio 2022).
8.4.5 Alle surriferite condizioni, l’esecuzione dell’allontanamento, risulta
pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in combinato di-
sposto con l’art. 44 LAsi).
8.4.6 Visto tutto quanto sopra considerato, sia in ambito di ammissibilità
che di esigibilità della misura di allontanamento, non era in specie neces-
sario, come proposto nel ricorso dall’insorgente, che la SEM richiedesse
alle autorità elleniche delle garanzie individuali e concrete circa l’accesso
ad un alloggio, all’assistenza medica e sociale, per poter pronunciare l’ese-
cuzione del suo allontanamento in Grecia.
8.5 In ultima analisi, nemmeno sono ravvisabili degli impedimenti sotto
l’aspetto della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2
LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi), ritenuto che le autorità greche hanno
dato il loro benestare alla riammissione della ricorrente, e che la pandemia
di coronavirus attuale, non conduce all’impossibilità della stessa (cfr. tra le
altre le sentenze del Tribunale E-5659/2021 consid. 6 e 7, D-4075/2020 del
24 agosto 2020 consid. 10 con ulteriore rif. cit.).
8.6 Ne discende che, anche in materia di allontanamento e relativa esecu-
zione, il gravame va disatteso e l’avversata decisione confermata.
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9.
In conclusione, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto.
10.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda volta
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, è divenuta senza oggetto.
11.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-
rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di
possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insor-
gente sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giu-
diziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA).
12.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-1337/2022
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