Decision ID: 6ff2b853-ca33-5dae-9692-04bb04eae0f6
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe 1962 e precedentemente attivo quale impiegato d’ufficio, è stato posto al beneficio di una rendita intera (grado d’invalidità del 72%) con effetto dal 1° dicembre 2000 (cfr. decisione 11 ottobre 2002; doc. AI 39-1).
Il grado d’invalidità è stato determinato partendo da un’incapacità lavorativa per motivi psichici del 50% e dopo il consueto raffronto dei redditi (cfr. rapporto 22 maggio 2002 del consulente in integrazione professionale; doc.AI 32).
1.2. Nell’ambito della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha disposto l’esecuzione di una perizia multidisciplinare a cura del Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM; doc. AI 71). Avendo i periti, con referto 14 ottobre 2005, valutato una capacità lavorativa dell’80% nell’attività finora svolta d’impiegato d’ufficio (doc. AI 71-17), mediante decisione 25 ottobre 2005 l’amministrazione ha soppresso la rendita (doc. AI 73).
La soppressione è stata confermata con decisione su opposizione del 18 gennaio 2006 (doc. AI 90).
1.3. Avverso la succitata decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha presentato ricorso al TCA e postulato il ripristino della rendita intera. In via subordinata egli ha chiesto di essere sottoposto ad una visita specialistica psichiatrica.
Contestando sia la valutazione psichiatrica del dr. _ che neurologica del dr. _, entrambe eseguite nell’ambito della perizia SAM, il ricorrente sostiene che le patologie di cui egli è affetto lo rendono inabile al lavoro nella misura del 100%.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, dopo aver sottoposto la documentazione medica prodotta con il ricorso al vaglio del proprio servizio medico (in seguito: SMR), ha chiesto la conferma della decisione impugnata e la conseguente reiezione del ricorso.
1.5. Con scritto 26 aprile 2006 il rappresentante dell’assicurato ha confermato il proprio ricorso, allegando un memoriale redatto personalmente dal ricorrente (V).
1.6. In data 22 gennaio 2007 il TCA ha chiesto al SAM di sottoporre al dr. _ le contestazioni sollevate dallo psichiatra curante dell’assicurato (VII).
La presa di posizione sia del dr. _ che del SAM è stata inviata dal TCA alle parti per osservazioni (X,XI, XII).
Solo l’Ufficio AI ha dato seguito a quanto sopra (XIII), mentre il ricorrente è rimasto silente.
Delle risultanze verrà detto nei considerandi di diritto.
considerato

Considerations:
in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la valutazione medico-teorica operata dal SAM, fatta propria dall’Ufficio AI, di ritenere l’assicurato abile all’80% nella sua professione d’impiegato d’ufficio, ciò che ha portato, in via di revisione, alla soppressione della rendita.
L’assicurato, contestando un miglioramento del suo stato di salute, critica sia la perizia psichiatrica del dr. _ che quella neurologica del dr. _.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art.
88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art.
88 a
cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
2.5. Nell’ambito della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare presso il SAM. Dal referto 14 ottobre 2005 (doc. Al 71) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr. _), reumatologica (dr. _) e neurologica (dr. _). Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente presso il citato centro di accertamento, essi hanno posto le seguenti diagnosi:
"(...)
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Sindrome depressiva ricorrente, attualmente in remissione, ICD-10 F33.4.
Disturbo di personalità di tipo narcisistico ICD-10 F60.8.
Cefalee croniche giornaliere con caratteristiche miste, in parte tensionali, in parte emicraniche.
5.2 Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Ipercoleesterolemia."
In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulle conseguenze sulla capacità d’integrazione, i periti hanno evidenziato quanto segue:
"
8. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
Le patologie che concorrono a ridurre la capacità lavorativa sono quella psichiatrica e quella neurologica. Entrambe prendono in considerazione la sindrome cefalica cronica, con caratteristiche miste, in parte tensionali ed in parte emicraniche.
La patologia psichiatrica evidenzia una sindrome depressiva ricorrente, attualmente in remissione, ed un disturbo di personalità di tipo narcisistico. L'A. non assume i farmaci regolarmente, con un tasso di flupentixolo inferiore ai limiti, a conferma di una sofferenza soggettiva non elevata, in assenza di una patologia psichiatrica maggiore.
Entrambe le patologie concorrono a ridurre la capacità lavorativa nella misura complessiva del 20%. Infatti non riteniamo che le due patologie debbano essere sommate, in quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo principale accusato dall'A. cioè la cefalea.
Dal punto di vista reumatologico l'A. non presenta patologia alcuna.
Pertanto l'A. deve essere ritenuto abile al lavoro nella misura del 80% nelle attività finora svolte ed in altre attività lavorative.
Stabilire a partire da quanto lo stato di salute dell'A. sia migliorato risulta alquanto difficile, poiché dagli atti e dall'anamnesi non risulta sia subentrato un miglioramento.
E' vero che le cefalee nel corso degli ultimi anni sono andate migliorando, ma sulla base dell'anamnesi e degli atti è difficile stabilire a partire da quando sia subentrato il miglioramento.
Se analizziamo l'assunzione dei medicamenti dell'A. nel corso degli ultimi anni, possiamo ritenere che almeno dal 2004 l'assunzione degli stessi (psicofarmaci ed antidolorifici) sia talmente esigua da non inficiare la capacità lavorativa nella misura superiore al 20%.
A nostro avviso, quindi, almeno da gennaio 2004 possiamo riconoscere un miglioramento clinico oggettivo.
9. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
Riteniamo che l'A. sia abile al lavoro nella misura del 80% in tutte le attività finora svolte, come impiegato d'ufficio ed attività analoghe. Lo stato di salute va considerato tale a partire dal gennaio 2004 in poi." (Doc. AI 71)
Tenuto conto della perizia multidisciplinare, con la decisione contestata l’Ufficio AI ha di conseguenza soppresso la rendita.
2.6.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, 1997, p. 230).
Va poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).
2.7 Il ricorrente contesta sia la perizia psichiatrica che quella neurologica eseguite nell’ambito della valutazione multidisciplinare del SAM.
2.7.1. Con rapporto 23 settembre 2005 il dr. _, medico capo del Servizio _ di _ (in seguito _), ha diagnosticato, quale affezione extra-somatica, una sindrome depressiva ricorrete attualmente in remissione (ICD-10-F33.4) e disturbo di personalità di tipo narcisistico (ICD-10 F60.8).
Egli ha poi proceduto alla seguente valutazione:
"
Siamo confrontati con un assicurato che presenta un disturbo di personalità con una
prevalente componente di tipo narcisistico e secondariamente alcuni aspetti persecutori e
borderline. Questo disturbo di personalità si è organizzato attorno ad un contesto familiare
in
cui ha investito la figura materna come una figura presente però che scarsamente ha dato a
lui segni d'approvazione, e allo stesso tempo con valenze autoritarie e persecutorie nei suoi
confronti. Per questo motivo per guadagnarsi l'affetto delle figure genitoriali ha dovuto agire
nel reale, piuttosto che riflettere e occuparsi della dimensione astratta del pensiero.
Dotato di una intelligenza media, egli è riuscito a superare gli aspetti formativi e lavorativi, fino all'inizio dell'età adulta. In seguito si è innescato un processo di tipo ipomaniacale di
investimento nell'ambito lavorativo con aspetti tipicamente compulsivi e narcisistici, con il tentativo di colmare il vuoto affettivo che si è venuto a creare a livello della sua struttura di
personalità.
Si constata anche un importante disinvestimento dei rapporti interpersonali, come espresso
alla
voce
stato psichico.
Da un punto di vista fenomenologico, quindi si tratta di un quadro che al momento attuale
non presenta le caratteristiche di una depressione e soprattutto prevalgono delle idee e delle ruminazioni del pensiero di tipo ossessivo che minacciano la sua economia psichica, in
quanto sono dei pensieri che riguardano la sua posizione inconscia di meritarsi l'affetto delle
figure genitoriali. Non si tratta quindi di una vera ideazione
persecutoria, ma
piuttosto di una
forma dì sofferenza narcisistica. In questo senso egli ha innescato un processo di regressione
dell'io parziale. Non si tratta di una regressione importante, in quanto le
funzioni cognitive
ed emotive sono tuttora pressoché intatte. Per questo motivo, da un punto di vista clinico
egli presenta una parziale incapacità lavorativa." (Doc. AI 78)
Dal punto di vista prettamanete psichiatrico, il succitato specialista ha valutato un’incapacità lavorativa del 20% per ogni attività esigibile.
La componente neurologica è stata esaminata dal dr. _. Nel suo rapporto 22 settembre 2005, il citato specialista in neurologia, dopo aver proceduto ad una dettagliata anamnesi ed alla valutazione specialistica, ha risposto come segue alle domande poste dal SAM:
"
1.
Diagnosi dal suo punto di vista specialistico.
Cefalee croniche giornaliere, con caratteristiche miste in parte tensionali, in parte emicraniche.
2.
Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta
dall'assicurato/a (precisare se possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul
lavoro).
Cefalee di questo tipo, soprattutto vista anche la loro intensità che si è riusciti a precisare dal
punto di vista anamnestico, limitano l'abilità lavorativa dell'A. in misura minore del 20%: è
verosimile che in occasione di cefalee più intense
l'A.
possa essere costretto ad interrompere
temporaneamente l'attività lavorativa, secondo quanto da lui riferito ciò potrebbe accadere al
massimo 5-6 giorni al mese ma probabilmente anche non per tutto il giorno ma solo per un
periodo di alcune ore, vista l'efficacia soddisfacente da parte dell'assunzione di medicamenti
(Triptani, Dihydergot), che permettono di abbreviare la durata della crisi di cefalea più intensa.
3.
Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio -lungo
termine.
Vedi anamnesi.
4. Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni
funzionali constatate?
Le cefalee più intense possono provocare una temporanea interruzione dell'attività lavorativa,
come già più sopra discusso questa non supera complessivamente il 20% mensile.
5. Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità lavorativa?
Eventualmente tentativi terapeutici profilattici delle cefalee tensionali rispettivamente
emicraniche: queste cure necessitano di tempi molto lunghi per poterne valutare l'efficacia.
6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione professionale presso quest'A.?
Descrivere le risorse di cui l'assicurato/a ancora dispone.
Sì, senza limitazioni significative dal punto di vista neurologico per quanto discusso più sopra.
7. Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di svolgere altre attività? Se sì, descrivere i limiti
funzionali e la capacità lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del
rendimento).
Sì, senza limitazioni significative (possibili come già discusso più sopra, brevi temporanei
interruzioni in occasioni di cefalee più intense)." (Doc. AI 71)
2.7.2. A sostegno delle critiche alla perizia psichiatrica, il ricorrente ha prodotto la seguente documentazione redatta dal suo psichiatra curante, dr. _:
- certificato medico 21 novembre 2005 in cui è stata attestata un’inabilità lavorativa al 100% dal 10 dicembre 1999 (doc. 80-5);
- referto 14 dicembre 2005, avente il seguente tenore:
"
VALUTAZIONE PSICOPATOLOGICA E STRUTTURALE
Marcati tratti di tipo antisociale, negligenza degli obblighi sociali, indifferenza e insensibilità per i sentimenti degli altri, tolleranza molto bassa per le
frustrazioni; marcata propensione ad incolpare gli altri o a offrire razionalizzazioni plausibili per I comportamenti che hanno portato li soggetto
ad entrare in conflitto con la società.
Strutturalmente costruito sulla necessità di affermazione narcisistica attraverso successi esterni non potendo
far
ricorso ad oggetti interni sicuri, validi; anzi, trovandosi confrontato con il vuoto interno.
Le problematiche psicotiche sono mascherate da meccanismi di tipo nevrotico: oblio, perdita dl concentrazione, conversioni somatiche.
In profondità ritroviamo i tratti tipici della schizofrenia con rigidità affettiva,
difficoltà nel rapporti interpersonali, distacco dalla realtà e ritiro su se stesso;
pregiudizi bizzarri, instabilità del pensiero e delle idee. Dal punto di vista psicodinamico assistiamo alla messa In atto di difese nevrotiche fragili, non trattabili, e protezione di una struttura psicotica
potenzialmente sempre vicino
allo
scompenso
EVOLUZIONE
Ultimamente il Signor RI 1 mostra una recrudescenza del ripiego su se
stesso, dell'isolamento, con una
grave
amplificazione anche dei disturbi
somatoformi.
CO
NSIDERAZIONI FINALI
In
conclusione della mia valutazione specialistica posso pertanto segnalare -
confortato dal dati clinici, anamnestici e documentari in mio possesso
-
che il
Signor RI 1 soffre in modo patente di uno stato depressivo particolarmente
Importante nel quadro di una psicosi cronica mascherata da difese nevrotiche e
personologiche caratteriali che però non preservano il peritando dal rischio di
un
possibile
scompenso sempre prossimo a realizzarsi e che lo impri
gionano in
un'angoscia paralizzante e invalidante.
Ritengo pertanto opportuno e corretto continuare a riconoscere al sig. RI 1
una INCAPACITA' LAVORATIVA completa e, pertanto, che egli possa continuare
a percepire una rendita intera di invalidità." (Doc. AI 87)
Con nota 28 dicembre 2005 il dr. _ del SMR ha preso posizione in merito ai due citati rapporti:
"
In fase di opposizione vengono presentati
- certificato dr. _ del 21.12.2005 attestante una IL del 100% dal 10.12.1999 (certificato in netto contrasto con la precedente perizia _ e l'attuale perizia _
)
- rapporto dr. _ del 14.12.2005: egli ritiene che l'assicurato soffra di uno stato depressivo particolarmente importante e di una psicosi mascherata con seguente incapacità lavorativa completa. Nella suo esposto il dr. _ interpreta i disturbi presentati dall'assicurato e interpretati dai 2 periti nell'ambito del disturbo di personalità narcisistico quale psicosi mascherata. Inoltre ritiene che l'assicurato presenti un quadro depressivo senza però fornire elementi chiari a favore di un disturbo depressivo. Qui sorprende che il dr. _ non ritenga doveroso trattare l'assicurato medicalmente in modo adeguato ben riscontrando, come da lui affermato, un quadro psichiatrico preoccupante. In ogni modo il dr. _ non fornisce elementi in favore di una modifica dello stato di salute rispetto al momento della perizia
SAM
bensì mette l'accento su una persistente IL del 100% dal 1999.
In conclusione la documentazione medica presentata in fase di opposizione non evidenzia una modifica dello stato di salute rispetto al momento della perizia
SAM.
Si tratta invece di una differente valutazione dello stesso danno alla salute." (Doc. AI 88)
Con il ricorso, l’assicurato ha trasmesso due atti del 23 novembre 2005 e del 13 febbraio 2006 stesi dal neurologo curante dr. _. Nel primo, all’attenzione dello psichiatra curante, il neurologo ha evidenziato:
"
VALUTAZIONE:
si tratta di cefalee croniche miste dove sicuramente è presente una componente vascolare di tipo emicranico anche qui cronicizzata ed una componente tensiva legata ad uno
stato depressivo, fobico.
Non ho messo in evidenza idee deliranti né segni evidenti della linea psicotica.
Il Paziente si dichiara incapace di intraprendere qualsiasi attività, prostrato dalle cefalee
quotidiane, che lo rendono insofferente a tutto.
Sicuramente la cronicizzazione delle cefalee, oltre al circolo vizioso con la componente psichica è dovuta anche all'abuso cronico di medicamenti antalgici, anti-infiammatori, probabilmente anche dei triptani e verosimilmente anche degli ergotaminici (Dihydergot).
Il primo passo da fare è ridurre drasticamente il consumo di questi medicamenti, gli ho lasciato
solamente Dafalgan 1 g in riserva per le crisi più forti.
Sospeso completamente il Dihydergot, come terapia preventiva anti-emicrania gli ho prescritto Topamax, iniziando da 25 mg alla sera, aumentando progressivamente nello spazio di un mese fino a 50 mg 2 volte al giorno, dosaggio raccomandato come terapia preventiva nell'emicrania.
Ricordo che il medicamento ha anche proprietà stabilizzatrici dell'umore.
In un secondo tempo si dovrà discutere con Lei eventualmente l'introduzione di un trattamento antidepressivo per esempio con Efexor a dosaggi alti come viene utilizzato nel trattamento dei dolori cronici.
Rivedrò tuttavia il Paziente fra circa un mese per valutare la situazione, se riesce ad attenersi alle prescrizioni.
In questi casi la compliance è essenziale." (Doc. E)
Con il secondo certificato, il dr. _ ha dichiarato quanto segue:
"
Su richiesta dei Paziente certifico di averlo avuto in cura dall'1.3.2002 fino al 18.6.2002 e
nuovamente dal 22.11.2005 per delle cefalee miste croniche apparse dopo un trauma cranio
cerebrale con commozione nel 1999 con sviluppo di una nevrosi d'incidente, sindrome
psicastenica.
Il Paziente è in cura psichiatrica per un importante stato depressivo. Le cefalee sono ribelli ad ogni tipo di trattamento provato.
Il Paziente non riesce a riprendere un'attività professionale in parte per la persistenza delle cefalee quotidiane, per la persistenza di una sindrome astenica, per mancanza di concentrazione e di
slancio vitale.
Dal mio punto di vista le cefalee sono inscindibili dal quadro psichiatrico e difficile l'approccio
terapeutico.
Trattamento recente: Inderal 2x40 mg al giorno, Efexor ER 2x75 mg al giorno, Dafalgan 1 g in riserva." (Doc. F)
Inoltre, sempre con il ricorso, il ricorrente ha prodotto il certificato 16 febbraio 2006 del dr. _:
"
Con il presente si certifica che il Signor RI 1, 1962, di _ è mio paziente ed è seguito, da anni oramai, presso il mio ambulatorio psichiatrico a _.
Il signor RI 1 per il suo grave stato psicopatologico è seguito in modo regolare ed interdisciplinare sia sul piano psichiatrico, che psicofarmacoterapeutico e psicoterapeutico nonché psicosociale.
In questi anni il Sig. RI 1 si e sottoposto a tutte le cure che gli sono state consigliate, purtroppo però senza beneficio se non quello di evitare allo stesso pericolose derive psicopatologiche e complicazioni cliniche. La situazione, per quanto riguarda il suo decorso clinico, è pertanto cronica.
Fra i trattamenti psicofarmacologici in atto anche, evidentemente, quello neurolettico, unitamente a quello ansiolitico , antidepressivo e sintomatico.
Unitamente a ciò il paziente segue le indicazioni dei colleghi somatisti e, in particolare, le prescrizioni del neurologo Dr. _ il quale, in un suo scritto del 13.02.06, segnala: "Cefalee ribelli ad ogni tipo di trattamento provato (...) Dal mio punto di vista le cefalee sono inscindibili dal quadro psichiatrico e difficile l'approccio terapeutico".
Unitamente a ciò il Sig. RI 1 si è avvalso anche di cure omeopatiche, instaurate parallelamente alle cure tradizionali." (Doc. D)
Con nota 16 marzo 2006 il dr. _ del SMR ha preso posizione in merito alla documentazione prodotta con il ricorso:
"
In fase di ricorso vengono presentati:
rapporto dr. _ del 16.2.2006: vengono in pratica riprese le indicazioni già fornite nel suo rapporto del 14.12.2005.
rapporto dr. _ dei 23.11.2005: da questo rapporto risulta assenza di idee deliranti o di tipo psicotico. Possibile abuso di analgesici. Assenza di trattamento antidepressivo attuale. Dal rapporto seguente del 2.2006 risulta che l'assicurato viene attualmente trattato con Efexor, antidepressivo, medicamento usato per il trattamento del dolore cronico, in questo caso la cefalea cronica.
Valutazione: sorprende il fatto che l'assicurato abbia ripreso un trattamento medico assiduo solo in pratica dopo la decisione dell'UAI di sospendere la rendita. Da, notare che t'assicurato non è stato a beneficio di trattamento antidepressivo fino dopo novembre 2005 quando un trattamento di questo tipo è stato consigliato dal neurologo allo scopo del trattamento della cefalea cronica, questo fatto conforta la valutazione
SAM
di una assenza di una sindrome depressiva come da loro costatato.
Da notare che il neurologo curante non può confermare la presenza di idee deliranti o di tipo psicotico come suggerito dal dr. _ nel suo rapporto del 21.12.2005.
In conclusione ritengo che non vi siano dati sufficienti di mettere in dubbio le conclusioni diagnostiche del
SAM.
La valutazione dei curanti di una incapacità lavorativa in pratica completa si basa principalmente sulle indicazioni soggettive dell'assicurato (sindrome astenica, mancanza di concentrazione e di slancio vitale)." (Doc. IIIbis)
2.8. Nel citato rapporto 14 dicembre 2005 il dr. _ ha formulato le seguenti osservazioni in merito alla perizia del dr. _:
"
PERIZIA DEL DR. _
Detto ciò, di seguito, commenterò ora la perizia psichiatrica del Dr. _ li quale, con la sua visione ed interpretazione di questo complesso caso clinico, ha orientato e determinato la decisione dell' Ufficio AI In particolare si contestano i seguenti punti:
1. La Valutazione riguardo la conformazione fisica del periziando appare inopportuna e superficiale; per certi versi anche inadeguata.
2. Il perito contraddice se stesso quando afferma (pag. 2, 6° par.) che "in nessun momento sono emersi segni emotivi e fenomenologici di sospettosità o diffidenza (...)".
3. Non corrisponde alla realtà oggettiva l'affermazione (pag. 2, 7
°
par.) secondo la quale "non sono presenti disturbi delle funzioni cognitive".
4. II perito - dopo aver riscontrato il distacco emotivo del periziando - banalizza per li seguito questo importante indizio clinico (pag. 2, 8
°
par.)
5. Lo stesso accade rispetto ai riscontri riportati a pag. 3, 1" par., quando - dopo aver messo in evidenza la presenza di elementi persecutori e ossessivo-coatti - banalizza poi in sede di valutazioni e conclusioni questi stessi dati clinici.
6. Stesso meccanismo elusivo si evidenzia a pag. 3, par. 4, 5, 6, laddove giustamente si mettono ancora in evidenza importanti dati clinici - disturbi persistenti di tipo narcisistico, persecutori e
borderline,
processi di tipo ipomaniacall e ossessivo-compulsivi che minacciano la stessa economia psichica del paziente - ma poi questi vengono elusi in sede di conclusione e giudizio valetudinario.
7. Ancora, lo stesso meccanismo, si ritrova a pag. 4, par. 1, quando si evidenzia la presenza di un processo di regressione dell'io, per poi subito dopo sminuirne l'importanza asserendo che le funzioni cognitive ed emotive sarebbero pressoché intatte. Con ciò negando - almeno parzialmente - quanto evidenziato dallo stesso perito nella prima parte del suo scritto.
8. Queste modalità argomentative nella perizia In oggetto, squalificano e compromettono pesantemente le conclusioni riportate a pag. 4." (Doc. AI 87)
Ai fini istruttori, questo TCA ha sottoposto la presa di posizione dello psichiatra curante al dr. _, per il tramite del SAM.
Con scritto 20 marzo 2007 il SAM, sulla scorta della presa di posizione del medesimo giorno da parte dello stesso specialista esterno, ha rimarcato:
"
Punto 1.
Il dr. _
fa notare come la valutazione del habitus, degli aspetti biologici e della cura della propria persona, formi parte di ogni completa esplorazione psichiatrica, in quanto può essere utile per dare informazioni a terzi sulla persona in questione e sul modo in cui questi si rapporta con il mondo esterno e con il contesto in cui vive.
Si tratta di un'osservazione rispettosa e fenomenologica, che dà una maggiore informazione sull'osservato.
Nel caso del signor RI 1, il nostro consulente ha ritenuto importante far emergere questo aspetto particolare della sua morfologia come un elemento ulteriore da confrontare con la condizione esistenziale e con la sua problematica psicologica complessiva.
Punto 2.
Il nostro consulente fa notare come, con la frase in questione, intenda esprimere il concetto dell'assenza di un'ideazione di sospettosità o diffidenza tipica di una personalità
paranoide.
Questo per far comprendere meglio il fatto che non siamo di fronte ad un disturbo tipico di questo tipo. Pertanto, non si tratta di una contraddizione.
La diagnosi è di personalità prevalentemente narcisistica, con aspetti persecutori e
borderline
secondari.
Punto 3.
Il nostro consulente ribadisce di non aver constatato, durante tutta l'osservazione durata 90 minuti, disturbi di tipo cognitivo, ribadendo quanto già descritto nel suo rapporto.
Anche durante la raccolta anamnestica e le visite presso il
SAM,
non abbiamo evidenziato alcun disturbo delle facoltà e delle funzioni cognitive da parte del signor _.
Punto 4.
Il nostro consulente fa notare come la constatazione di un "distacco emotivo" di per sé non abbia un valore, né qualitativo né quantitativo, a favore di una diagnosi specifica, se essa non è messa in relazione e riferita a quanto si vuole spiegare o supportare. Nella sua valutazione il dr. _
fa riferimento ad
un
distacco emotivo per evidenziare la modalità autoreferenziale (tipico dei disturbi narcisistici che presenta
l'A.)
nel suo modo di porsi nei confronti del suo mondo emotivo e nelle sue rappresentazioni verso gli "altri", il tutto vissuto come se accadesse attorno a se stesso, in modo molto egocentrico ed egocentrato, lasciando in secondo piano il rapporto con gli altri.
Punto 5.
Il nostro consulente, come complemento al punto 4., intende dire che, sebbene siano riscontrabili una modalità di pensiero, emerso in modo ossessivo, nel senso di ripetitivo e coatto, questo pensiero va interpretato nell'ambito di una sofferenza narcisistica, in quanto si tratta di pensieri prevalentemente indirizzati ad un altro "fantasmatico", nelle vesti di richiesta di affermazione, e non si tratta di pensieri prevalenti di tipo persecutori, pure presenti ma in misura minore.
Punti 6.7.8.
Il dr. _
fa notare come il fatto che abbia affermato che
l'A.
presenta un processo regressivo dell'apparato psichico (parziale), ed un'ideazione che minaccia la sua economia psichica, non vuol dire che, quantitativamente, questo stato sia di per sé grave.
L'affermazione del fatto che mantiene ancora intatte le funzioni cognitive ed emotive enfatizza e
supporta
questa descrizione e la valutazione conclusiva del nostro consulente." (Doc. IX)
2.9. Dopo
attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurato è affetto, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa dell’80% nella propria attività professionale.
2.9.1. La completa e dettagliata valutazione psichiatrica del dr. _ non presta il fianco a nessuna critica.
Innanzitutto nella presa di posizione 20 marzo 2007 egli ha esaustivamente confutato le critiche mosse dallo psichiatra curante (cfr. consid. 2.8).
Inoltre, se da una parte nella valutazione 14 dicembre 2005 il dr. _ riteneva che l’assicurato soffrisse di uno stato depressivo particolarmente importante, dall’altra, come evidenziato sia dal dr. _ (perizia pag. 3) che dal SMR (nota 28 dicembre 2005), egli non ha evidenziato elementi che permettono di concludere per tale gravità. Anzi, il dr. _ nella diagnosi ha valutato la sindrome depressiva in remissione. Quest’ultimo ha piuttosto evidenziato l’aspetto narcisistico, mettendo in secondo piano quelli persecutori e di borderline negando, unitamente al SAM, la presenza di disturbi delle facoltà e delle funzioni cognitive.
Anche nel rapporto 23 novembre 2005 il dr. _, seppur non essendo specialista in psichiatria, ha comunque rilevato di non aver rimarcato nel paziente idee deliranti né segni d’evidenza psicotica.
Del resto, la certificazione di un’incapacità lavorativa al 100% dal 1999 fatta dal dr. _ è in palese contrasto con le conclusioni della perizia 19 dicembre 2001 della dr.ssa _, la quale, nell’ambito della precedente procedura, aveva valutato un’inabilità al 50% raccomandando caldamente una ripresa lavorativa (doc. AI 26).
Va poi aggiunto che il SAM nella perizia (pag. 15) aveva evidenziato una “
compliance medicamentosa insufficiente
”, circostanza ribadita nella sua presa di posizione 20 marzo 2007
(“Come ben descritto nella perizia, il tasso medicamentoso flupentixolo è inferiore al range terapeutico....
”), ciò che non si concilia con la grave patologia depressiva asserita dal dr. _.
Infine, nelle annotazioni 16 marzo 2006 il SMR ha poi pertinentemente rilevato che il neurologo curante, solo dopo l’introduzione nel novembre 2005 del Topamax quale trattamento contro l’emicrania, aveva ipotizzato un trattamento antidepressivo (Exfor) per lenire i dolori cronici, ossia le cefalee, circostanza che depone per l’assenza di una sindrome depressiva invalidante (cfr. doc. IIIbis).
Pertanto, i succitati elementi portano a concludere che, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), l’assicurato non presenta una patologia psichiatrica maggiore di quella attestata dal dr. _.
2.9.2. Per quel che concerne invece l’aspetto neurologico, a mente del TCA, lo stesso è stato valutato in modo approfondito dal perito dr. _. Né vi sono elementi che permettono di ritenere un rilevante peggioramento.
Certo che nel certificato 13 febbraio 2006 il neurologo curante dr. _ ha fatto presente che le
“cefalee sono ribelli ad ogni tipo di trattamento”
, trattamento medicamentoso descritto nel precedente rapporto 23 novembre 2005.
Ora, a prescindere dal fatto che il ricorrente si è recato dal dr. _ nel novembre 2005 – quindi dopo l’emissione della decisione formale di soppressione della rendita datata 25 ottobre 2005 e dopo un intervallo di oltre tre anni [l’ultima cura, come scritto nel certificato 13 febbraio 2006 (doc. E), è stata eseguita dal 1° marzo al 18 giugno 2002] - dal punto di vista oggettivo non risultano tuttavia modifiche sostanziali rispetto alla perizia SAM. Sia il dr. _ che il dr. _ hanno infatti accertato cefalee croniche giornaliere. Tuttavia nella dettagliata e completa valutazione 23 settembre 2005 il perito neurologo ha evidenziato, sulla base dei dati anamenstici, l’incidenza delle cefalee sulla capacità lavorativa (cfr. risposta alla domanda no. 2).
Vero che nel certificato 13 febbraio 2006 (doc. E) il neurologo curante ha sostenuto che
“il paziente non riesce a riprendere un’attività professionale in parte per la persistenza della cefalee quotidiane, per la persistenza di una sindrome astenia, per mancanza di concentrazione e di slancio vitale”
(sottolineatura del redattore), ma è altrettanto vero che nella nota 16 marzo 2006 (doc. IIIbis) il dr. _ ha pertinentemente sottolineato che
“ la valutazione dei curanti di una incapacità lavorativa in pratica completa si basa principalmente sulle indicazioni soggettive dell’assicurato (sindrome astenica, mancanza di concentrazione e di slancio vitale)”.
2.9.3. In conclusione, rispecchiando la perizia del SAM, e in particolare i referti specialistici del dr. _ e dr. _, tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla stessa può essere fatto riferimento. Inoltre, non essendo l’interessato affetto da altre patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare la sua incapacità al guadagno sino all'emanazione del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeits- prinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere siccome dimostrato
secondo il summenzionato grado della verosimiglianza preponderante
che ragionevolmente l’assicurato può esercitare la sua precedente attività lucrativa nella misura del 20%. Non presentando (più) di conseguenza un’invalidità di grado pensionabile, rettamente l’Ufficio AI ha soppresso il diritto alla rendita.
Infine, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dal ricorrente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Visto quanto sopra, la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto
.