Decision ID: 4714f3c4-22b0-4458-b99d-6f9d1fa2b574
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A. Basandosi su una commissione rogatoria presentata nel gennaio 2020 dal Tri-
bunale distrettuale del Lussemburgo, che informava le autorità elvetiche della
possibile origine illecita dei valori patrimoniali depositati sulla relazione bancaria
n. 1 presso la banca B., a Ginevra, intestata ad A. valori che proverrebbero dal
traffico illecito di stupefacenti operato da un’organizzazione criminale che coin-
volgerebbe C. marito di A., il Ministero pubblico della Confederazione (in se-
guito: MPC), in data 4 novembre 2020, ha avviato una procedura di confisca
indipendente ai sensi degli art. 376 e segg. CPP, ordinando il sequestro della
relazione in questione.
Con decreto del 23 marzo 2022, l’autorità inquirente svizzera ha confiscato i
valori depositati sulla relazione n. 1 presso la banca B., atto nei confronti del
quale A., il 4 aprile 2022, ha formulato opposizione. Il 13 aprile 2022, il MPC ha
trasmesso alla Corte penale del Tribunale penale federale (in seguito: TPF) gli
atti per giudizio (v. act. 2, pag. 2).
B. Con ordinanza del 19 luglio 2022, la Corte penale del TPF ha ordinato la confi-
sca del saldo attivo della relazione di cui sopra (v. act. 2, pag. 31).
C. Con reclamo del 1° agosto 2022, A. è insorta contro la summenzionata deci-
sione di confisca dinanzi alla Corte dei reclami penali del TPF, postulandone
l'annullamento, con dissequestro della relazione bancaria (v. act. 1).
D. Con osservazioni del 9 agosto 2022, il MPC ha postulato la reiezione del gra-
vame, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 4). Con scritto dell’11 agosto
2022, la Corte penale del TPF ha comunicato di rimettersi al giudizio di questa
autorità giudicante (v. act. 5).
E. Con replica del 15 settembre 2022, trasmessa al MPC e alla Corte penale del
TPF (v. act. 12), la reclamante ha ribadito le sue conclusioni ricorsuali
(v. act. 11).
Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con-
siderandi di diritto.
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Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Benché il reclamo sia scritto in lingua tedesca, la presente decisione viene re-
datta nella lingua del decreto impugnato, ossia l'italiano. Viste del resto le co-
noscenze linguistiche del patrocinatore della ricorrente, il quale con il suo re-
clamo ha dimostrato di bene comprendere tutte le argomentazioni in fatto e in
diritto ivi addotte, non vi è infatti nessun motivo per scostarsi dalla giurispru-
denza costante in ambito di lingua della procedura di ricorso (v. decisioni del
Tribunale penale federale BB.2018.136+137 del 13 novembre 2018 consid. 1;
BB.2015.86 del 22 settembre 2015 consid. 2; BB.2015.81 del 26 gennaio 2016
consid. 1.6; v. anche per la procedura davanti al Tribunale federale art. 54 cpv. 1
LTF, nonché UEBERSAX, Commentario basilese, 3a ediz. 2018, n. 16 e segg. ad
art. 54 LTF).
1.2 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. b del Codice di diritto processuale penale sviz-
zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e dell'art. 37 cpv. 1 della legge federale
del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-
zione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale fe-
derale giudica i gravami contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti procedu-
rali della Corte penale; sono eccettuate le decisioni ordinatorie.
1.3 La Corte dei reclami penali esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissi-
bilità dei ricorsi che le sono sottoposti senza essere vincolata, in tale ambito,
dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP non-
ché TPF 2021 97 consid. 1.1 e rinvii).
1.4 Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali dispone di un libero potere
d’esame sui fatti e sul diritto (art. 393 cpv. 2 CPP). Mediante il reclamo si pos-
sono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere
di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento ine-
satto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
1.5 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno
un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della
stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). I reclami contro decisioni comunicate per scritto
od oralmente vanno presentati e motivati per scritto entro dieci giorni presso la
giurisdizione di reclamo (art. 396 cpv. 1 CPP). Interposto contro una decisione
di confisca di beni di pertinenza della reclamante, il gravame, tempestivo, è ri-
cevibile in ordine (v. sentenze del Tribunale penale federale BB.2015.77
dell’8 dicembre 2015 consid. 1.4; BB.2011.10-11 del 18 maggio 2011 con-
sid. 1.5 con rinvii).
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2. La reclamante contesta la confisca dei suoi valori patrimoniali, nella misura in
cui questi, contrariamente a quanto prevede l’art. 72 CP, non apparterrebbero
a C., marito dell’insorgente condannato per appartenenza ad un’organizzazione
criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. A suo dire, il potere di di-
sposizione del predetto sugli averi litigiosi, derivante dalla procura a suo favore
sul conto, non sarebbe sufficiente per operare la confisca sulla base della pre-
citata disposizione. C. avrebbe dovuto essere titolare del conto o perlomeno
avente diritto economico degli averi in questione, ciò che non sarebbe il caso.
Eventuali operazioni sul conto effettuate da C. non potrebbero condurre a una
conclusione diversa.
2.1 Va innanzitutto rilevato che, sulla base dei fatti constatati, la Corte penale del
TPF è giunta alla conclusione che in concreto si applica il diritto previgente,
decisione non contestata dalla reclamante (v. act. 2, pag. 6 e segg.) e dalla
quale non vi è nessun motivo di discostarsi sulla base dei principi del diritto
intertemporale.
2.2 Il vecchio art. 59 n. 3 CP (attuale art. 72 CP) prevede che il giudice ordina la
confisca di tutti i valori patrimoniali di cui un’organizzazione criminale ha facoltà
di disporre. I valori appartenenti a una persona che abbia partecipato o soste-
nuto un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP sono presunti sot-
toposti, fino a prova del contrario, alla facoltà di disporre dell’organizzazione.
Secondo tale disposizione, devono essere confiscati tutti i valori patrimoniali di
cui un'organizzazione criminale ha la facoltà di disporre, qualunque sia la loro
origine ed il loro precedente utilizzo; non importa, a tal proposito, che si tratti di
valori patrimoniali di origine lecita o illecita. Infatti, si tratta di colpire l'organizza-
zione criminale anche nell'ambito delle sue attività economiche legali (v. sen-
tenze del Tribunale federale 1B_79/2007 del 27 novembre 2007 consid. 4;
1S.16/2005 del 7 giugno 2005 consid. 2.2; SCHMID, in Schmid [ed.], Kommentar
Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. I, 2a ediz. 2007,
n. 129 ad art. 70-72 CP; SEELMANN/THOMMEN, in Ackermann [ed.], Kommentar
Kriminelles Vermögen, Kriminelle Organisationen, vol. I, 2018, n. 34, 49 e 50
ad art. 72 CP; BAUMANN, Commentario basilese, vol. I, 4a ediz. 2019, n. 1 ad
art. 72 CP).
2.2.1 La facoltà di disporre è da ricollegare alla nozione di disponibilità fattuale. La
disponibilità fattuale è definita come il potere effettivo esercitato su una cosa,
conformemente alle regole della vita in società; esso presuppone necessaria-
mente la possibilità e la volontà di possedere tale cosa. L'organizzazione crimi-
nale esercita la propria facoltà di disporre quando ha la disponibilità fattuale dei
beni in questione, potendone disporre in qualsiasi momento per raggiungere i
suoi obiettivi. La nozione equivale a quella dell'avente diritto economico giusta
l'art. 305bis CP, disposizione che punisce il riciclaggio di denaro. Il concetto eco-
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nomico della qualità di avente diritto, il quale include la facoltà effettiva di di-
sporre dei valori patrimoniali, è in effetti determinante (HIRSIG-VOUILLOZ, Com-
mentario romando, 2a ediz. 2021, n. 22 ad art. 72 CP; della stessa autrice, Le
nouveau droit suisse de la confiscation pénale et de la créance compensatrice
[art. 69 à 72 CP], AJP/PJA 2007, pag. 1376 e segg., 1394 e segg.;
SEELMANN/THOMMEN, op. cit., n. 46 ad art. 72 CP con rinvii).
2.2.2 La predetta forma di confisca di valori patrimoniali presuppone quindi che la
persona in questione abbia partecipato o apportato il proprio sostegno a un'or-
ganizzazione criminale secondo l'art. 260ter CP; il riferimento a quest'ultima di-
sposizione indica chiaramente che non è più richiesta la prova di un vincolo con
il reato anteriore, ma che la confisca implica comunque un comportamento an-
teriore punibile (Messaggio del Consiglio federale del 30 giugno 1993, FF 1993
III pag. 193 e segg., 227). Punto di partenza è l'idea che i valori patrimoniali che
sottostanno alla facoltà di disporre di un'organizzazione criminale sono, d’un
canto, con grande probabilità d'origine delittuosa e d'altro canto – fatto poten-
zialmente pericoloso – essi serviranno a commettere altri reati, vale a dire che
permettono all'organizzazione di proseguire l'attività criminale. A differenza
della confisca tradizionale, improntata esclusivamente sulla provenienza dei
beni da confiscare, la confisca qui in esame intende piuttosto esplicare un ef-
fetto preventivo, privando l'organizzazione criminale della base finanziaria
(FF 1993 III pag. 226; v. anche HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit., n. 21 ad art. 72 CP).
Come detto, se una persona, fisica o giuridica, è punibile in virtù dell'art. 260ter
CP, la facoltà di disporre dell'organizzazione criminale che fonda il diritto di con-
fiscare i suoi valori patrimoniali è presunta per legge. La persona interessata ha
però la possibilità di fornire la prova che invalidi tale presunzione. Se la persona
interessata è in grado di provare l'assenza del potere o della volontà di disporre
dell'organizzazione criminale, la presunzione cade.
2.2.3 Si rende colpevole del reato di partecipazione ad un’organizzazione criminale,
ai sensi del vecchio art. 260ter n. 1 cpv. 1 CP, chiunque partecipa a un'organiz-
zazione che tiene segreti la struttura e i suoi componenti e che ha lo scopo di
commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali. Com-
mette il reato nella forma del sostegno, giusta il vecchio art. 260ter n. 1 cpv. 2
CP, chiunque sostiene una tale organizzazione nella sua attività criminale. Ri-
servato l’art. 3 cpv. 2 CP, è punibile anche chi commette il reato all’estero, se
l’organizzazione esercita o intende esercitare l’attività criminale in tutto o in
parte in Svizzera (vecchio art. 260ter n. 3 CP).
2.2.4 L’infrazione si riferisce ad associazioni criminali che presentano un carattere
particolarmente pericoloso. La nozione d’organizzazione criminale è più restrit-
tiva rispetto a quella di associazione illecita giusta l’art. 275ter CP oppure di
banda, sia in ambito di furti o rapine (art. 139 n. 3 e 140 n. 3 CP) che di traffico
illecito di stupefacenti (art. 19 n. 2 lett. b LStup). Essa presuppone un gruppo
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strutturato di almeno tre persone, in genere però di più, concepito per durare
indipendentemente da una modifica della composizione dei suoi effettivi e ca-
ratterizzato dalla sottomissione a determinate regole, da una sistematica ripar-
tizione dei compiti, da un approccio professionale a tutti gli stadi della sua atti-
vità criminale e dall’opacità verso l’esterno. La mancanza di trasparenza verso
l’esterno si manifesta altresì mediante la segretezza delle strutture e degli effet-
tivi; non basta tuttavia la discrezione generalmente associata a qualsiasi com-
portamento delittuoso: occorre una dissimulazione qualificata e sistematica
(DTF 132 IV 132 consid. 4.1.1). L’organizzazione deve inoltre perseguire lo
scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali.
L’arricchimento con mezzi criminali presuppone la volontà dell’organizzazione
di ottenere vantaggi patrimoniali illegali mediante attività sussumibili sotto la no-
zione di crimine ai sensi dell’art. 10 cpv. 2 CP, come ad esempio crimini contro
il patrimonio o crimini giusta l’art. 19 n. 2 LStup (ATF 129 IV 271 consid. 2.3.1
pag. 274). Non è tuttavia necessario che l’attività dell’organizzazione si esauri-
sca nella commissione di crimini, a condizione che quest’ultimi costituiscano
perlomeno una parte essenziale dell’intera attività (sentenza del Tribunale fe-
derale 6P.166/2006 del 23 ottobre 2006 consid. 5.1; TPF 2008 80 con-
sid. 4.2.1). Riassumendo, un’organizzazione criminale è caratterizzata da quat-
tro elementi: il numero di partecipanti, la struttura organizzativa, la legge
dell’omertà e lo scopo criminale (CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol.
II, 3a ediz. 2010, n. 1 ad art. 260ter CP).
Secondo la giurisprudenza corrispondono in particolare alla nozione di organiz-
zazione criminale sia le associazioni di stampo mafioso che quelle finalizzate al
terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2; TPF 2008 80 consid. 4.2.1 pag. 82),
quest’ultime esplicitamente nominate in seguito alla recente riforma
dell’art. 260ter CP (FF 2018 5439; v. anche GARRÉ, Il reato di organizzazione
criminale nel diritto penale svizzero dalle origini ad oggi, in RtiD I-2022 pag. 425
e segg.). Anche un gruppo di trafficanti di droga dedito a smerciare importanti
quantitativi di stupefacenti può corrispondere a tale definizione (ATF 129 IV 271
consid. 2.3.1 e 2.3.2; sentenza 6S.463/1996 del 27 agosto 1996 consid. 4, pub-
blicato in SJ 1997 pag. 1 e segg. e riassunto in RStrS/BJP 2000 n. 799).
2.2.5 La variante della partecipazione ai sensi del vecchio art. 260ter n. 1 cpv. 1 CP si
applica a tutte le persone funzionalmente integrate nell’organizzazione e con-
cretamente attive nel perseguimento degli scopi criminali della stessa. Le atti-
vità concrete svolte per l’organizzazione non devono necessariamente inte-
grare in sé e per sé fattispecie penali, ma possono costituire operazioni di vario
tipo (ad esempio logistico, pianificatorio, organizzativo, finanziario ecc.), co-
munque strettamente legate alle finalità criminali dell’organizzazione (DTF 132
IV 132 consid. 4.1.3). La partecipazione può essere anche di natura informale
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e non presuppone l’esercizio di una funzione di quadro o comunque di partico-
lare rilievo all’interno dell’organizzazione (DTF 131 II 235 consid. 2.12.1; 128 II
355 consid. 2.3).
2.2.6 La variante del sostegno ai sensi del vecchio art. 260ter n. 1 cpv. 2 CP si applica
per contro nel caso di persone che, nonostante non facciano parte integrante
dell’organizzazione, dall’esterno apportano un consapevole contributo a soste-
gno delle attività criminali dell’organizzazione. Il reato di sostegno ad un’orga-
nizzazione criminale presuppone che gli atti o le omissioni imputate al reo pos-
sano essere considerati un sostegno all’attività criminale in quanto tale dell’or-
ganizzazione e non come un mero appoggio ad un membro di quest’ultima
(CORBOZ, op. cit., n. 8 ad art. 260ter CP e dottrina citata). Il sostegno si distingue
dalla partecipazione esclusivamente alla luce della posizione del reo per rap-
porto all’organizzazione: non è suo membro ma sostiene dall’esterno la sua
azione contribuendo alla realizzazione del suo scopo (TPF 2005 127 consid.
3.1; TRECHSEL/VEST, Schweizerisches Strafgesetzbuch. Praxiskommentar, 3a
ediz. 2018, n. 10 ad art. 260ter CP). Il sostegno ad un’organizzazione criminale
è qualificato come crimine nel Codice penale, in questo senso il legislatore lo
considera un’infrazione di particolare gravità. Il reato è commesso soltanto se
l’autore ha l’intenzione di fornire un fattivo contributo al perseguimento degli
scopi criminali dell’organizzazione (DTF 128 II 355 consid. 2.4 pag. 361). Il dolo
eventuale è sufficiente per adempiere la fattispecie soggettiva del reato: è dun-
que necessario che la persona sappia o perlomeno preveda e accetti la possi-
bilità che il suo contributo possa servire al perseguimento delle finalità criminali
dell’organizzazione (DTF 133 IV 58 consid. 5.3.1; 132 IV 132 consid. 4.1.4).
2.3 Nell’ordinanza impugnata, la Corte penale del TPF ha rilevato che “nella fatti-
specie, C., marito della qui opponente, è stato condannato dal Giudice
dell’udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Roma alla pena di venti
anni di reclusione per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di so-
stanze stupefacenti o psicotrope e altri reati (act. MPC 18.01 .0511), pena ri-
dotta dalla Corte di appello dì Roma a 18 anni di reclusione (act. MPC
18.01.0009.4b pag. 61 e seg.). Con sentenza del 5 dicembre 2011, la Corte di
cassazione ha respinto il ricorso interposto avverso la summenzionata pronun-
cia della Corte di appello, confermando in tal guisa, in via definitiva, la condanna
inflitta a C. per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefa-
centi o psicotrope e altri reati, e ciò dagli anni ‘90 al 2006 (act. MPC
18.01.0009.4c)” (act. 2, pag. 15). Dopo aver ricordato il principio del mutuo ri-
conoscimento delle sentenze valido nello Spazio Schengen, al quale la Sviz-
zera ha aderito, la medesima Corte è giunta alla conclusione che “alla luce di
quanto precede, non vi è ragione per questa Corte di scostarsi dalle considera-
zioni espresse dalle autorità italiane nelle sopraccitate sentenze, secondo cui è
stata accertata in via definitiva l’appartenenza di C. ad un’associazione di tipo
“criminale” ex art. 74 DPR n. 309/1990, essendo egli addirittura a capo della
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medesima” (act. 2, pag. 16). Dopodiché essa ha verificato, approfondendo il
contenuto della sentenza italiana, “se ricorra il requisito della doppia punibilità
tra l’art. 260ter CP ed i fatti alla base della condanna da parte delle autorità ita-
liane per il reato di partecipazione all’associazione finalizzata al traffico illecito
di sostanze stupefacenti o psicotrope giusta l’ari. 74 commi 1, 2 e 3 DPR
n. 309/1990 a carico di C.” (act. 2, pag. 16), giungendo alla conclusione che
“tutti gli elementi richiesti dal diritto svizzero per ritenere l’esistenza di un’orga-
nizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter vCP sono dati in concreto” (act. 2,
pag. 23). Quanto precede non è stato contestato dalla reclamante e non vi è
nessuna ragione di scostarsi dalle relative conclusioni della Corte penale né
sotto il profilo fattuale né sotto quello giuridico, per cui che C. abbia partecipato
a un’organizzazione criminale è un fatto assodato.
2.4 Per quanto riguarda la facoltà di disporre dell’organizzazione criminale dei valori
depositati sul conto dell’insorgente, la Corte penale del TPF ha rilevato che “nel
caso in esame, per ciò che concerne la relazione bancaria in essere presso la
banca B. essa è stata originariamente accesa presso la banca D. in Lussem-
burgo il 2 agosto 1996 (act. MPC 07.01.0242 e segg.). Al momento dell’apertura
del conto quale titolare, l’opponente A. ha concesso al neo marito C. una pro-
cura individuale sulla relazione in oggetto (act. MPC 07.01.0242). Il 6 agosto
1996, A. ha dichiarato di essere titolare ed avente diritto economico del conto
in questione (act. MPC 07.01.0244). In merito alla documentazione KYC (Know
Your Customer), le note interne della banca D., risalenti al 24 aprile 2002, indi-
cano che la cliente acquistava immobili all’asta per poi rivenderli; il centro della
sua attività sarebbe stato in Italia ma parte della medesima sarebbe stata anche
effettuata in Spagna (tramite il marito e procuratore: act. MPC 18.02.G_05
pag. 001535_00022). lI 28 marzo 2008 è stata allestita una nuova scheda KYC,
con la medesima descrizione; viene aggiunto l’importo di USD 400’000.– quale
somma approssimativa da investire ed è precisato che lo scopo dell’investi-
mento era di “generate current income” (act. MPC 18.02.G_05
pag. 001535_00019). Il 3 luglio 2019 viene allestita una terza scheda KYC: la
banca precisava che non vi era stata, fino a quel momento, alcuna transazione
sospetta che potesse lasciare presupporre riciclaggio di denaro (act. MPC
07.01.0248). Infine, l’ultima scheda KYC data dell’li luglio 2019: la banca sotto-
lineava che C. era un membro di alto livello della rete di narcotraffico italiana,
che era stato condannato per crimini legati agli stupefacenti, riciclaggio, asso-
ciazione criminale e omicidi legati alla mafia, che nei suoi confronti erano stati
emessi degli ordini di arresto in Spagna ed a Monaco e che era stato estradato
a Roma per scontare 15 anni di detenzione per traffico interno di stupefacenti:
in merito all’origine dei fondi, la banca riteneva, in base alle informazioni rac-
colte, che i beni derivavano dall’attività immobiliare di C. in Italia; osservava che
vi erano due dichiarazioni in merito all’avente diritto economico, una delle quali
sembra portare la firma di C., ciò che lascia ricondurre l’origine dei fondi all’at-
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tività criminale dì C. summenzionata (act. MPC 07.01.0249). La documenta-
zione del conto non è invece chiara in merito all’identità dell’avente diritto eco-
nomico. ll 6 agosto 1996 A. ha dichiarato di essere la titolare del conto e di
esserne l’avente diritto economico (act. MPC 07.01.0244). Nella documenta-
zione figura poi un secondo formulario, non datato e sottoscritto verosimilmente
da C., in cui dichiarava, in quanto titolare del conto, di essere l’avente diritto
economico degli averi (act. MPC 07.01.0253). Infine, dalle note allestite dai fun-
zionari di banca emerge che non vi era chiarezza in merito alla titolarità econo-
mica degli averi depositati sul conto: in effetti, con e-mail deIl’8 dicembre 2021,
la banca B. scrive al MPC che la documentazione di apertura del conto men-
zionava un solo titolare ed avente diritto economico degli averi, e meglio A., e
un procuratore, C.; nella documentazione relativa al conto figura tuttavia un ag-
giornamento del profilo cliente nel luglio 2019, secondo cui C. sarebbe avente
diritto economico della relazione bancaria e procuratore; vi sarebbe inoltre uno
scambio di e-mail tra funzionari di banca D. del gennaio 2019, nei quali si parla
dell’aggiunta di C. quale avente diritto economico. A supporto di tale aggiorna-
mento, nel dossier cartaceo vi è una “Beneficial Owner Declaration” non datata,
sottoscritta da C: sono crociate sia la casella di “titolare” che quella di “avente
diritto economico”. Il funzionario di banca B. ha osservato che queste ultime
dichiarazioni non sembrano coerenti con l’aggiornamento del profilo cliente,
tanto più che, se C. fosse titolare del conto, la sua indicazione quale procuratore
sarebbe inutile. Infine, in occasione della migrazione del conto, sono stati ripresi
i dati del profilo cliente aggiornati nel luglio 2019, in cui C. risultava avente diritto
economico e procuratore (v. scambi di e-mail sub act. MPC 07.01.0240 e
segg.)” (act. 2, pag. 26 e seg.). L’istanza precedente aggiunge poi che “va inol-
tre ritenuto che sul conto in questione sono state fatte delle operazioni a con-
tanti, alcune delle quali effettuate verosimilmente da C. Più precisamente, la
Corte rileva che la relazione intestata ad A. è stata alimentata a mezzo di tre
versamenti a contanti, fra il 13 agosto 1996 ed il 4 giugno 1998, per il controva-
lore di complessivi EUR 364’997.54 (LIT 308’900’000.– accreditati verosimil-
mente da A., LIT 180’000’000.– verosimilmente da C. e GBP 80’000.–. a firma
sconosciuta). Dal medesimo conto sono in seguito stati prelevati a contanti, tra
il 12 aprile 2002 ed il 5 dicembre 2007, complessivamente EUR 365’000.–
(EUR 25000.– a firma sconosciuta, EUR 70’000.– a firma verosimilmente di C.,
EUR 50’000.–, EUR 60’000.– e EUR 60’000.– a firma verosimilmente di A.)”
(act. 2, pag. 27).
Orbene, alla luce di quanto precede, la Corte penale ha tratto il convincimento
che i valori patrimoniali litigiosi sono stati per svariati anni nella facoltà di di-
sporre di C. e quindi dell’organizzazione criminale, nel periodo in cui il predetto
partecipava alla stessa, essendone persino il capo. Si tratta di una conclusione
che merita tutela. C. disponeva infatti di una procura individuale e aveva quindi
una chiara e costante disponibilità fattuale dei beni in questione. Questo è suf-
ficiente per applicare il vecchio art. 59 cpv. 3 CP, precisato che dalla scheda
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KYC (Know Your Customer) allestita dalla banca in data 11 luglio 2019 risulta
che i fondi sul conto derivavano dall’attività immobiliare di C. in Italia (v. atto 07-
01-0249 incarto MPC) ed è palese che la sua procura gli serviva a gestire diret-
tamente questi averi. Contrariamente a quanto sostenuto dalla reclamante, non
occorre nemmeno che C. fosse titolare o formale avente diritto economico del
conto, essendo sufficienti, secondo la dottrina, i poteri economici fattuali sui beni
(v. SCHMID, op. cit., n. 132 ad art. 70-72 CP; TSCHIGG, Die Einziehung von
Vermögenswerten krimineller Organisationen, 2003, pag. 42). In caso contrario,
basterebbe infatti intestare un bene a un “uomo di paglia”, che si dichiara sulla
formulistica bancaria avente diritto economico dello stesso, per aggirare la
norma, la quale, va ricordato, è destinata a colpire tutti i beni, poco importa se
di origine lecita o illecita, di cui l’organizzazione criminale può disporre, attra-
verso i suoi membri o sostenitori, beneficiari ad esempio di una procura, come
nel caso concreto, per garantire la propria esistenza e le proprie attività.
2.5 Per quanto riguarda infine la protezione fornita dall'art. 70 cpv. 2 CP – in sede
di replica la reclamante invoca, invero in maniera del tutto generica, una sua
buona fede (v. act. 11, pag. 8) –, questa Corte condivide le conclusioni a cui è
giunta l'autorità precedente, ossia che gli atti dell'incarto non permettono di af-
fermare che la reclamante abbia fornito una controprestazione per i valori giunti
sul suo conto provenienti dalle attività del marito. Nessun elemento è del resto
emerso atto a provare che la confisca impugnata rappresenti una misura ec-
cessivamente severa nei confronti della predetta. La disposizione in questione
non è dunque applicabile.
2.6 In definitiva, non essendovi ragione per questa Corte di scostarsi dalle conside-
razioni espresse dalle autorità italiane nelle sopraccitate sentenze, mediante le
quali è stata accertata l'appartenenza di C. a un'organizzazione criminale, e
appurato il potere di disposizione, attraverso il predetto, di un'organizzazione
criminale sui beni oggetto della decisione impugnata, si giustifica nella fattispe-
cie l'applicazione della presunzione di cui al vecchio art. 59 n. 3 CP, in sostanza
corrispondente all’attuale art. 72 CP.
3. Discende da quanto precede che la confisca dei valori patrimoniali depositati
sulla relazione n. 1 presso la banca B., Ginevra, intestata ad A. va confermata
ed il reclamo respinto.
4. Giusta l'art. 428 cpv. 1 prima frase CPP le parti sostengono le spese della pro-
cedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. La
tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
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indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 2'000.–.
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