Decision ID: fd0e514a-b323-5432-98f4-bb831ad40bbf
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a Il 26 ottobre 2006, la Cassa svizzera di compensazione (CSC) ha de-
ciso di erogare in favore di A._ (di seguito: interessato, opponente,
ricorrente o insorgente) – cittadino croato, nato il (...) – una rendita ordina-
ria di vecchiaia, nonché una rendita ordinaria per figli in favore della figlia
B._, nata il (...), a decorrere dal 1° febbraio 2006 (cfr. doc. 9).
A.b Con decisione dell’8 maggio 2012, la rendita per figli erogata in favore
di B._ è stata sostituita, dal mese successivo al compimento dei 18
anni, ossia a decorrere dal 1° aprile 2012, da una rendita per figlia in for-
mazione (doc. 16).
B.
B.a Il 5 marzo 2018, sulla base del certificato dell’Università di C._
(Croazia) del 25 ottobre 2017 (doc. 47 pag. 2), la CSC ha deciso di soppri-
mere, con effetto al 30 settembre 2016, la rendita per figlia in formazione
erogata a A._ in favore della figlia B._, essendo la stessa
iscritta all’Università per la quinta volta al 1° anno. L’autorità inferiore ha
constatato che B._, nel corso degli anni a partire dall’anno accade-
mico 2012/2013 fino all’anno accademico 2017/2018, ha più volte cam-
biato l’indirizzo scolastico iscrivendosi (sempre al 1° anno) in diverse fa-
coltà dell’Università di C._. L’amministrazione ha quindi ritenuto
che la stessa non ha seguito la sua formazione con l’impegno e lo zelo
necessario in modo da essere ultimata nei più brevi termini (doc. 49).
B.b Con opposizione del 22 marzo 2018, A._ e la moglie
D._, hanno fatto valere che il ritardo negli studi della loro figlia
B._ è dovuto ai problemi di salute della figlia medesima. All’opposi-
zione hanno allegato un certificato medico del 20 marzo 2018 della dott.ssa
E._, specialista in psichiatria, secondo la quale la figlia è in cura da
diversi anni per un disturbo della personalità emozionalmente instabile con
depressione associata. A causa di tali problemi avrebbe avuto difficoltà nel
proseguire gli studi universitari intrapresi. Il citato medico ha altresì indicato
che “Lo scorso anno è stato caratterizzato da un episodio depressivo di
lunga durata che le ha impedito persino di iscriversi all’anno accademico”.
I genitori hanno altresì allegato che, nell’anno in corso (segnatamente
l’anno accademico 2017/2018), la loro figlia ha sostenuto tutti gli esami
universitari previsti in tempo e con profitto (doc. 50).
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B.c Con decisione su opposizione del 13 giugno 2018, la CSC – richiamati
segnatamente i punti 3358 e 3359 delle Direttive sulle rendite (DR) dell’as-
sicurazione federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità – ha respinto
l’opposizione e confermato la soppressione della rendita ordinaria per figlia
in formazione a decorrere dal 30 settembre 2016. L’autorità inferiore ha
constatato che la figlia dell’interessato non ha dato prova di seguire un
piano di studi strutturato né di avere la diligenza necessaria alfine di potere
concludere gli studi nei termini usuali. In particolare, la CSC ha rilevato,
sulla base della documentazione di cui agli atti, che la figlia dell’opponente
dal 2012 ha più volte cambiato facoltà senza mai terminare la formazione
dimostrando l’assenza di assiduità, sistematicità e zelo nello studio univer-
sitario con la conseguenza del venir meno delle condizioni al diritto alla
rendita ordinaria per figlio in formazione di cui all’art. 22ter LAVS (RS
831.10). A titolo abbondanziale, l’amministrazione ha osservato che, conto
tenuto che la malattia di cui è affetta la figlia dell’interessato perdura già da
diversi anni e che durante questo periodo la rendita ordinaria per figlia in
formazione è stata versata, non può ora trovare applicazione l’art. 49ter cpv.
3 lett. c OAVS (RS 831.101) secondo cui la rendita può essere versata per
una durata massima di 12 mesi nel caso di un’interruzione degli studi a
causa di malattia (doc. 51).
C.
C.a Il 5 luglio 2018, A._ e la moglie D._, hanno interposto
ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF) contro la succi-
tata decisione su opposizione, mediante il quale hanno chiesto, sostanzial-
mente, di annullare il provvedimento impugnato e di ripristinare la rendita
per la figlia. Quest’ultima non avrebbe infatti né cambiato né interrotto i
propri studi a causa della sua incuria, ma a causa del suo stato di salute.
La soppressione della rendita sarebbe pertanto ingiusta e controprodu-
cente essendo lei ora in un buono stato di salute. Ciò le permetterebbe ora
di frequentare regolarmente i suoi studi e di superare gli esami. L’insor-
gente ha altresì fatto valere che la figlia non ha ancora compiuto 25 anni e
che ha pertanto diritto alla rendita per figli in formazione (doc. TAF 1).
C.b Nella risposta al ricorso del 19 settembre 2018, la CSC – richiamati
nuovamente i punti 3358 e 3359 delle Direttive sulle rendite (DR) dell’assi-
curazione federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità, nonché l’art.
22ter LAVS – ha rilevato che l’erogazione della rendita ordinaria per figli in
formazione è sottoposta a determinate condizioni dopo il raggiungimento
della maggiore età. Determinante per l’erogazione di detta rendita è un
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piano di studi strutturato ed il prosieguo della formazione con tutto l’impe-
gno obiettivamente esigibile affinché gli studi si concludano nei termini
usuali. Nel caso di specie, il ritardo della figlia dell’insorgente nella mancata
conclusione della formazione è dovuto al fatto che la medesima, dal 2012,
ha più volte cambiato facoltà senza mai terminare la formazione, ciò che
dimostra l’assenza di sistematicità e zelo nello studio universitario. L’am-
ministrazione ha inoltre rilevato che la malattia di cui è affetta la figlia del
ricorrente da diversi anni non ha portato a un’interruzione della formazione,
ma a continui cambiamenti di indirizzo formativo, ragione per cui non trova
applicazione l’art. 49ter cpv. 3 lett. c OAVS (disposizione secondo la quale
le interruzioni della formazione per motivi di salute darebbero diritto all’ero-
gazione della rendita per una durata massima di 12 mesi). In conclusione,
l’autorità inferiore ha chiesto di respingere il gravame, siccome manifesta-
mente infondato, e di confermare la decisione su opposizione impugnata
(doc. TAF 9).
C.c Con replica del 23 ottobre 2018, A._ e la moglie D._ si
sono riconfermati nelle allegazioni in fatto e in diritto di cui al ricorso. In
particolare, hanno osservato che l’autorità inferiore non ha debitamente te-
nuto conto della natura e della specificità della malattia della loro figlia.
Hanno altresì indicato che la figlia è iscritta quale studente regolare al se-
condo anno di sociologia e, al riguardo, hanno allegato il certificato d’iscri-
zione all’anno accademico 2018/2019. I genitori hanno altresì osservato di
aver dovuto attendere cinque mesi la decisione dell’autorità inferiore (doc.
TAF 11 e allegati).
C.d Nello scritto del 16 novembre 2018, la CSC ha indicato di rinunciare a
presentare una duplica rinviando alla propria presa di posizione di cui alla
risposta di causa del 19 settembre 2018, la quale è da intendersi come
integralmente confermata. L’autorità inferiore ha tuttavia precisato di avere
ricevuto l’opposizione proposta contro la decisione del 5 marzo 2018 in
data 26 marzo 2018 e di avere emanato la decisione su opposizione il 13
giugno 2018, ossia meno di tre mesi dopo il ricevimento dell’opposizione,

Considerations:
ciò che può essere considerato, secondo l’autorità inferiore, un termine ra-
gionevolmente contenuto. La CSC ha quindi ribadito la proposta di respin-
gimento del ricorso e di conferma della decisione su opposizione impu-
gnata (doc. TAF 13).
C.e Il 31 dicembre 2018, A._ e la moglie D._ hanno nuova-
mente fatto valere che la loro figlia non ha ancora compiuto 25 anni, che è
regolarmente iscritta al secondo anno dell’università e che pertanto adem-
pie le condizioni per l’erogazione della rendita per figlia in formazione.
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Hanno nuovamente contestato le conclusioni cui è giunta l’autorità inferiore
in quanto la figlia non ha potuto frequentare regolarmente un anno di studi
(2016-2017) per problemi di salute e non per disimpegno o inettitudine. I
genitori si sono altresì doluti dei tempi procedurali a loro dire troppo lunghi
essendo trascorsi più di cinque mesi da quando hanno inoltrato il certificato
dell’iscrizione all’università del 25 ottobre 2017 a quando la CSC ha
emesso la decisione su opposizione (doc. TAF 16).
C.f Con provvedimento dell’8 gennaio 2019, questo Tribunale ha tra-
smesso per conoscenza all’autorità inferiore una copia del menzionato
scritto del 31 dicembre 2018 (doc. TAF 17).
Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) esamina d'ufficio e con piena
cognizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF), rispettivamente l'am-
missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2
con rinvii).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione
con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 85bis cpv. 1 LAVS (RS 831.10), i ricorsi contro
le decisioni, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dalla Cassa svizzera di compensa-
zione (CSC).
1.3 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAVS, le disposizioni della LPGA sono
applicabili all'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti, sempre che
la LAVS non deroghi alla LPGA.
1.4 Giusta l’art. 59 LPGA, ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla
decisione o dalla decisione su opposizione e ha un interesse degno di pro-
tezione al suo annullamento o alla sua modifica.
1.4.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la rendita comple-
tiva per figli ai sensi dell’art. 35 cpv. 1 LAI spetta al genitore titolare della
rendita principale, anche se tale rendita serve al mantenimento dei figli
(DTF 134 V 15 consid. 2.3.3 e 2.3.4). Tuttavia, il Tribunale federale ha poi
precisato che la rendita per i figli è un diritto autonomo retto da condizioni
proprie e slegato dall'obbligo di mantenimento previsto dal diritto civile.
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Tale rendita può pertanto essere versata direttamente al figlio maggiorenne
se questi ne fa richiesta con la conseguenza che in siffatta costellazione è
data pure la legittimazione a ricorrere del figlio contro una decisione riguar-
dante appunto tale rendita completiva per figli (DTF 143 V 305 consid. 4 e
5). Questo Tribunale osserva che dagli atti di cui all’incarto dell’autorità in-
feriore non appare che la figlia B._ abbia fatto uso di tale facoltà e,
pertanto, la rendita per figli agli studi ha continuato ad essere versata
all’avente diritto alla rendita principale, ossia al padre A._, pure in
seguito al raggiungimento della maggiore età della figlia B._.
1.4.2 Pertanto, A._ è legittimato a ricorrere contro la decisione su
opposizione del 13 giugno 2018, senza necessità di una procura in suo
favore da parte della figlia maggiorenne, in quanto titolare del diritto alla
rendita completiva per figli (DTF 134 V 15).
1.4.3 Non appare per contro data la legittimazione a ricorrere di
D._, madre di B._. La stessa non è né titolare della rendita
principale né ha fatto valere di essere toccata personalmente (in modo au-
tonomo) dalla decisione impugnata (peraltro nel caso in esame l’oggetto
litigioso non riguarda una richiesta di versamento alla madre di B._
della rendita completiva per la figlia in formazione – nell’ambito della quale
la madre di B._ avrebbe la legittimazione ad agire [DTF 136 V 7
consid. 2.5] – ma “unicamente” il diritto alla rendita completiva per figli in
formazione). Peraltro, la figlia maggiorenne (B._) non essendo le-
gittimata a ricorrere – non avendo fatto uso della facoltà di chiedere il ver-
samento direttamente a lei della rendita completiva per figli – la procura da
lei firmata il 23 agosto 2018 non appare giustificare alcun potere di rappre-
sentanza in favore della madre (cfr. doc. TAF 5). Nel caso concreto, la que-
stione è comunque senza rilevanza per l’esito della presente lite.
1.5 Per il resto, il ricorso – interposto tempestivamente e rispettoso dei re-
quisiti previsti dalla legge (art. 60 LPGA nonché art. 52 PA) – è ammissibile.
2.
2.1 Il ricorrente è cittadino di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l'ALC (RS 0.142.112.681), entrato in vi-
gore il 1° giugno 2002.
2.2 L'allegato II è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione
1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua
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nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti appli-
cano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza so-
ciale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
2.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
Gli atti giuridici elencati nella sezione B dell'allegato II rappresentano di-
verse decisioni della Commissione amministrativa per il coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, mentre quelli esposti nella sezione C corri-
spondono a due raccomandazioni della stessa commissione.
2.4 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto diver-
samente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono delle
medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla legisla-
zione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale
Stato. Giusta l'art. 20 ALC, salvo disposizione contraria contenuta nell'alle-
gato II, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e gli Stati membri della Comunità
europea in materia di sicurezza sociale vengono sospesi a decorrere
dall'entrata in vigore del presente Accordo qualora il medesimo campo sia
disciplinato da quest'ultimo. Nella misura in cui l'Accordo, in particolare l'Al-
legato II che regola il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8
ALC), non prevede disposizioni contrarie, l'organizzazione della procedura,
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come pure l'esame delle condizioni di ottenimento di una rendita dell'assi-
curazione svizzera per la vecchiaia, sono regolate dal diritto interno sviz-
zero (DTF 130 V 253 consid. 2.4).
3.
L'oggetto litigioso della presente procedura ricorsuale è costituito dalla
questione di sapere se sono ancora adempite le condizioni per l'otteni-
mento di una rendita ordinaria per figlia in formazione anche dopo il 30
settembre 2016. Peraltro, la rendita completiva accordata all’insorgente
fino al 30 settembre 2016 è incontestata in questa sede né appare motivo
per un intervento d’ufficio di questo Tribunale su tale questione, la deci-
sione impugnata apparendo comunque sostenibile.
4.
4.1 Le persone cui spetta una rendita di vecchiaia hanno diritto ad una ren-
dita completiva per ogni figlio che, al loro decesso, avrebbe diritto ad una
rendita per orfano (art. 22ter cpv. 1 prima frase LAVS). Giusta l'art. 25 LAVS,
hanno diritto ad una rendita per orfani i figli ai quali è morto il padre o la
madre (cpv. 1 prima frase); il diritto alla rendita per orfani nasce il primo
giorno del mese successivo a quello della morte del padre o della madre e
si estingue quando l'orfano compie 18 anni o muore (cpv. 4); per figli ancora
in formazione, il diritto alla rendita dura fino al termine della stessa, ma al
più tardi fino a 25 anni compiuti (cpv. 5 prima frase).
4.2 Il Consiglio federale può stabilire che cosa si intende per formazione
(art. 25 cpv. 5 seconda frase LAVS). Fondandosi su tale delegazione di
competenza legislativa, il Consiglio federale ha adottato gli art. 49bis e 49ter
OAVS (RS 831.101; entrati in vigore il 1° gennaio 2011). I menzionati arti-
coli dell’OAVS hanno forza di legge, fondano quindi diritti ed obblighi dei
cittadini e vincolano gli amministrati, i tribunali e la stessa amministrazione.
I tribunali possono tuttavia esaminare se dette norme d’ordinanza rispettino
i limiti della delegazione legislativa e siano compatibili con la Costituzione
federale. Il Tribunale federale ha peraltro già più volte ritenuto che gli art.
49bis e 49ter OAVS rispettano la delegazione di cui all’art. 25 cpv. 5 LAVS e
la Costituzione federale (cfr., fra l’altro, DTF 141 V 473 consid. 8.3 e 8.4
con rinvii nonché la sentenza del TF 8C_745/2017 del 5 febbraio 2018 con-
sid. 4.2 e 4.3 con rinvii).
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Pagina 9
4.3
4.3.1 Giusta l'art. 49bis OAVS, un figlio è ritenuto in formazione se segue un
ciclo di formazione regolare e riconosciuto giuridicamente o perlomeno di
fatto e, sistematicamente e per la maggior parte del suo tempo, si prepara
a un diploma professionale o acquisisce una formazione generale che
funge da base per diverse professioni (cpv. 1); sono considerate forma-
zione anche soluzioni di occupazione transitorie quali i semestri di motiva-
zione e i pretirocini nonché i soggiorni alla pari e i soggiorni linguistici, a
condizione che comprendano una parte d'insegnamento scolastico (cpv.
2); un figlio non è considerato in formazione se consegue un reddito da
attività lucrativa mensile medio superiore all'importo massimo della rendita
di vecchiaia completa dell'AVS (cpv. 3).
4.3.2 Conformemente all’art. 49ter OAVS, la formazione si conclude con un
diploma professionale o scolastico (cpv. 1); la formazione è considerata
conclusa anche se è abbandonata o interrotta o se nasce il diritto a una
rendita invalidità (cpv. 2); non sono considerati interruzioni ai sensi del cpv.
2 i seguenti periodi, a condizione che la formazione sia proseguita imme-
diatamente dopo (cpv. 3): usuali periodi senza lezioni e vacanze per una
durata massima di quattro mesi (lett. a); il servizio militare o civile per una
durata massima di cinque mesi (lett. b); le interruzioni per motivi di salute
o per gravidanza per una durata massima di 12 mesi (lett. c).
4.3.3 Il Tribunale federale ha ritenuto che riguardo al concetto di forma-
zione e di interruzione si può rinviare alla prassi dei tribunali e delle autorità
amministrative nonché alle circolari/direttive dell'UFAS (DTF 138 V 286
consid. 4.2.2, sentenza del TF 8C_739/2014 del’11 agosto 2015 consid. 4).
Si possono altresì qualificare le Direttive sulle rendite (DR) dell’assicura-
zione federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità dell’UFAS quali or-
dinanza amministrativa, ossia quale atto mediante il quale l'autorità ammi-
nistrativa esplicita l'interpretazione che intende dare alla legge ai fini di
un'applicazione uniforme e rispettosa della parità di trattamento. Anche i
tribunali tengono conto delle ordinanze amministrative, nella misura in cui
riflettano il senso reale del testo di legge e propongano un'interpretazione
corretta e adeguata al caso specifico, e ciò sebbene esse non abbiano
forza di legge e non siano vincolanti per i giudici (DTF 136 V 295 consid.
5.7).
4.4 Secondo giurisprudenza, costituisce una "formazione" ogni attività che
ha per scopo di preparare in maniera sistematica a una futura attività lu-
crativa. Non è pertanto sufficiente seguire formalmente una formazione,
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Pagina 10
ma deve essere data prova della diligenza necessaria all'ottenimento del
diploma/della laurea (cfr. sentenza del TF 9C_674/2008 del 18 giugno 2009
consid. 2.2 con rinvii). Di per sé, il solo fatto che un ciclo di studi non sia
stato concluso nella durata regolare o che vi siano stati degli insuccessi
agli esami ancora non permette di ritenere che l'interessato non si sia suf-
ficientemente dedicato alla formazione. Possono però costituire degli indizi
di un insufficiente impegno, che vanno però valutati unitamente all'insieme
delle circostanze decisive del caso concreto (DTF 104 V 64 consid. 3). Il
Tribunale federale ha altresì già indicato che è ritenuto in formazione colui
che dedica la maggior parte del suo tempo all’obbiettivo della formazione,
ossia colui che dedica una parte preponderante del suo tempo alla forma-
zione. Questa condizione è adempita solo se l’impegno complessivamente
richiesto dalla formazione in termini di tempo (tirocinio in azienda, insegna-
mento scolastico, lezioni, corsi, preparazione e ripasso, preparazione agli
esami, studio individuale, redazione di un lavoro di diploma, studio a di-
stanza ecc.) è di almeno 20 ore alla settimana (cfr. DR punto 3359). Il
tempo effettivamente dedicato alla formazione può essere talvolta dedotto
solo in base a indizi e deve essere valutato secondo il criterio della verosi-
miglianza preponderante (DTF 140 V 314 consid. 4.3 e sentenza del TF
8C_834/2016 del 28 settembre 2017 consid. da 6.2.2 a 6.2.5, in particolare
consid. 6.2.3). Inoltre, è irrilevante se si tratta di una prima formazione, di
una formazione supplementare o di una seconda formazione (DR punto
3358 in fine) come pure è irrilevante se il figlio seguiva già una formazione
al compimento dei 18 anni o se ha iniziato una formazione solo più tardi
(DR punto 3356).
4.5 Per quanto attiene all’interruzione della formazione, il Tribunale fede-
rale ha stabilito che la dottrina e la giurisprudenza antecedente l’entrata in
vigore degli art. 49bis e 49ter OAVS (il 1° gennaio 2011) non sono più perti-
nenti nella misura in cui fanno riferimento a una situazione giuridica/legi-
slativa anteriore al 1° gennaio 2011 e con la quale non sono più in concor-
danza. La situazione giuridica si è così modificata e le relative deduzioni
(quali ad esempio quella relativa alla continuazione dell’erogazione della
prestazione nel caso di un’interruzione della formazione fino a un anno)
non sono più pertinenti (vale per tutte le specifiche prassi giurisprudenziali
ora in contraddizione con il nuovo diritto in vigore, in particolare di natura
temporale [DTF 141 V 473 consid. 6 e 7]). Inoltre – sempre nella DTF 141
V 473, in particolare consid. 8 – il Tribunale federale ha già concluso che
un cumulo dei motivi di interruzione dell'art. 49ter cpv. 3 OAVS non è possi-
bile, poiché non emerge né dal testo dell'ordinanza né dal commentario
dell'UFAS, il quale spiega come le interruzioni della formazione in cui sono
versati assegni familiari vadano limitate allo stretto necessario. Il principio
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Pagina 11
della non cumulabilità dei periodi di interruzione si inserisce in definitiva
nell'ampio margine di apprezzamento conferito al Consiglio federale e di
cui ha fatto uso negli art. 49bis e 49ter OAVS.
4.6 Infine, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, ribadita anche
dopo l’entrata in vigore degli attuali art. 49bis e 49ter OAVS, va fatta una
distinzione anche tra interruzione (ai sensi dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS) e
sospensione provvisoria della formazione (DTF 141 V 473 consid. 5, 138
V 286 consid. 2.2 con rinvii, 102 V 208 consid. 3).
5.
5.1 Dalla documentazione agli atti si evince che la figlia del ricorrente si è
iscritta al 1° anno della facoltà di chimica e tecnologia sia per all’anno ac-
cademico (a.a.) 2012/2013 (doc. 17), sia per all’a.a. 2013/2014 (doc. 24).
La stessa si è poi iscritta al 1° anno della facoltà di diritto sia per l’a.a.
2014/2015 (doc. 29 e doc. 33) che per l’a.a. 2015/2016 (doc. 36 e doc. 40).
Infine, la figlia dell’interessato si è iscritta al 1° anno della facoltà di socio-
logia per l’a.a. 2017/2018 (doc. 47). Con decisione su opposizione del 13
giugno 2018 (che ha fatto seguito all’opposizione del 22 marzo 2018 contro
la decisione della CSC del 5 marzo 2018 [doc. 49 e doc. 50]), la CSC ha
confermato la soppressione della rendita ordinaria per figlia in formazione
a decorrere dal 30 settembre 2016, segnatamente per mancanza di assi-
duità, sistematicità e zelo nello studio universitario (doc. 51).
5.1.1 Questo Tribunale osserva che la durata normale degli studi per otte-
nere la laurea nella facoltà di chimica e tecnologia (cfr. sito internet dell’uni-
versità di C._: https://nastava.ktf-split.hr/stu-
dij.php?lang=en&kod=PKT-ZO, consultato il 03.03.2020) rispettivamente
nella facoltà di diritto (cfr. https://www.pravst.unist.hr/studiji/preddiplomski-
i-diplomski/upravni-studij/, consultato il 03.03.2020), nonché nella facoltà
di sociologia (cfr. http://inet1.ffst.hr/_download/repository/Downloads/Un-
dergraduate_Study_Programme_2016-17.pdf, consultato il 03.03.2020), è
di tre anni.
5.1.2 A prescindere dalla questione di sapere se la figlia del ricorrente ab-
bia o meno superato degli esami nella facoltà di chimica e tecnologia ri-
spettivamente nella facoltà di diritto (indirizzi universitari scelti dalla figlia
del ricorrente prima della soppressione della rendita il 30 settembre 2016),
questo Tribunale osserva che la figlia medesima non è andata oltre il 1°
anno in entrambe le facoltà. Inoltre, – dopo un anno di pausa le cui cause
rispettivamente conseguenze verranno esaminate nel dettaglio di seguito
C-3962/2018
Pagina 12
– ha cambiato (per la terza volta) il percorso universitario. Questo Tribunale
non può che constatare che al momento della soppressione della rendita,
la figlia del ricorrente – dopo circa quattro anni – non ha concluso un ciclo
di studi, di una durata normale di tre anni, ma anzi ha più volte cambiato
indirizzo universitario (peraltro in ambiti del tutto diversi tra loro) senza mai
avere ottenuto dei risultati concreti atti a dimostrare l’intenzione di portare
a termine il percorso universitario intrapreso. Pertanto, questo Tribunale
non può che constatare un notevole e palese ritardo nel conseguimento
della laurea, ritardo che rettamente neppure è contestato.
5.2 Il ricorrente ha fatto valere che il ritardo negli studi della figlia è dovuto
a problemi di salute, segnatamente a problemi di natura psichiatrica, e non
a causa di disimpegno o di inettitudine. Al riguardo, l’insorgente ha tra-
smesso il certificato medico del 20 marzo 2018 della dott.ssa E._,
specialista in psichiatria, nel quale è attestato che segue la figlia dell’insor-
gente da diversi anni per un disturbo della personalità emozionalmente in-
stabile con depressione associata. Tale disturbo avrebbe compromesso
l’espletamento degli studi universitari intrapresi nonché impedito alla figlia
dell’insorgente di iscriversi all’università per un intero anno (cfr. doc. 50
pag. 3 e allegato al doc. TAF 1).
5.2.1 Questo Tribunale osserva che l’autorità inferiore – sopprimendo la
rendita per figlia in formazione dopo all’incirca quattro anni dall’inizio degli
studi universitari – ha dato prova di una certa comprensione ed indulgenza
nei confronti della figlia del ricorrente, nel senso che ha versato la rendita
completiva per figli in formazione fino al 30 settembre 2016 nonostante la
ripetizione, per due tipi di studi differenti, del primo anno e del successivo
abbandono dei rispettivi indirizzi di studio. Basti qui rilevare che la ricerca
– per tentativi – del proprio percorso formativo non può di regola giustificare
una presa a carico da parte dell’assicurazione sociale del versamento di
una rendita per figlia agli studi fino al conseguimento di un diploma/una
laurea, come se tale diploma/laurea – peraltro nell’ambito del terzo diverso
indirizzo di studi – potesse ancora essere conseguito nei tempi regolari e
non si dovesse/potesse più prendere in considerazione l’insieme del per-
corso formativo universitario. Peraltro, la succitata giurisprudenza – che ha
stabilito che il solo fatto che un ciclo di studi non sia stato concluso nella
durata regolare o che vi siano stati degli insuccessi agli esami non è di per
sé un elemento sufficiente per sopprimere la rendita, ma che la diligenza
deve essere valutata nel suo insieme – non consente una diversa conclu-
sione. In conclusione, è a giusto titolo che nella sua valutazione della fatti-
specie, l’autorità inferiore ha tenuto conto dell’insieme del percorso forma-
tivo universitario della figlia dell’insorgente.
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Pagina 13
5.2.2 Questo Tribunale constata che dagli atti di causa al loro stato attuale
emerge che la figlia del ricorrente ha cambiato l’indirizzo universitario per
ben tre volte, che il nuovo percorso formativo intrapreso è totalmente diffe-
rente dai primi due (da chimica e tecnologia a diritto e infine sociologia) e
che non è mai andata oltre al 1° anno seppure abbia ripetuto, in entrambe
le prime due facoltà, il programma del 1° anno. Peraltro, questo Tribunale
osserva che il ricorrente non ha mai informato l’autorità inferiore (nel corso
di questi quattro anni) dei problemi di salute della figlia, fermo restando che
il certificato medico del 20 marzo 2018 della dott.ssa E._ risulta es-
sere estremamente vago quanto all’inizio dell’affezione psichiatrica e al suo
andamento nel corso degli anni. L’autorità inferiore ha pertanto dato prova
di ampia comprensione versando al ricorrente per i due primi percorsi for-
mativi universitari, in modo ancora sostenibile conto tenuto dell’ampio po-
tere d’apprezzamento di cui dispone, una rendita completiva per forma-
zione fino al 30 settembre 2016, a prescindere dal fatto che tale versa-
mento non è comunque oggetto del presente litigio.
5.2.3 Per quanto concerne la questione secondo cui la figlia del ricorrente
non ha potuto iscriversi e quindi frequentare l’università nell’a.a. 2016/2017
a causa della sua patologia psichiatrica, questo Tribunale rileva che l’art.
49ter cpv. 3 lett. c OAVS regola la possibilità di una legittima interruzione
degli studi, per un massimo di 12 mesi, non interruttiva dell’erogazione
della rendita per figli agli studi, nel caso di malattia. Al riguardo, questo
Tribunale osserva che dagli atti di cui all’incarto dell’autorità inferiore non
emerge che il ricorrente abbia (né nel corso del 2016 né in precedenza)
comunicato alla CSC che la figlia non poteva proseguire gli studi a causa
della malattia. Agli atti figura soltanto il certificato medico del 20 marzo
2018 della dott.ssa E._, il quale, come già indicato, non è manife-
stamente sufficiente per determinare l’inizio della patologia psichiatrica, il
suo andamento nel corso degli anni né le conseguenze di quest’affezione
sul percorso formativo universitario della figlia medesima. Il menzionato
certificato appare infatti essere estremamente stringato, vago e poco pre-
ciso al riguardo. Tuttavia, e a prescindere da ciò, questo Tribunale rileva
che nella presente fattispecie non si sarebbe comunque potuto accordare
all’insorgente il versamento della rendita per orfani in formazione secondo
l’eccezione di cui all’art. 49ter cpv. 3 lett. c OAVS. Infatti, secondo giurispru-
denza, un’interruzione della formazione non implica la soppressione della
rendita per figli in formazione allorquando la persona interessata prosegue
immediatamente dopo l’interruzione la formazione precedentemente svolta
oppure prosegue gli studi con una formazione che costituisce il normale
seguito della formazione precedente (fermo restando il rispetto della durata
massima d’interruzione prevista all’art. 49ter cpv. 3 OAVS; cfr. DTF 102 V
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Pagina 14
208 consid. 3, nonché sentenze del TF 8C_834/2016 del 28 settembre
2017 consid. 6.2.5 e 9C_647/2014 del 15 gennaio 2015 consid. 5.3 in fine).
Nel caso in esame, la figlia del ricorrente non ha continuato la formazione
precedentemente iniziata (segnatamente presso la facoltà di diritto), ma ha
intrapreso un nuovo indirizzo di studi (sociologia). La figlia dell’insorgente
si è infatti iscritta al 1° anno della facoltà di sociologia per l’a.a. 2017/2018,
ossia ha iniziato una nuova formazione rispetto ai due precedenti indirizzi
formativi universitari intrapresi (chimica e tecnologia rispettivamente di-
ritto). Pertanto, non erano manifestamente adempiute (a prescindere dalla
questione di sapere quanto è durata l’interruzione degli studi) le condizioni
dettate dalla giurisprudenza per continuare ad erogare la rendita per figlia
in formazione in applicazione dell’art. 49ter cpv. 3 lett. c OAVS. Ne discende
che è dunque a giusto titolo che l’autorità inferiore ha soppresso il versa-
mento della rendita a favore del ricorrente a decorrere dal 30 settembre
2016. Su questo punto, il ricorso è infondato.
5.2.4 Il ricorrente ha altresì fatto valere che sua figlia ha intrapreso nell’a.a.
2017/2018 una nuova formazione – segnatamente in sociologia – e che ha
seguito tale nuova formazione universitaria con profitto. A tal fine ha tra-
smesso il certificato d’iscrizione al 2° anno per l’a.a. 2018/2019 (cfr. alle-
gato al doc. TAF 11). Non avendo la figlia ancora compiuto 25 anni,
avrebbe quindi diritto alla rendita completiva per figlia in formazione. Di
opinione totalmente differente è l’autorità inferiore, secondo la quale la fi-
glia dell’insorgente non sta seguendo un percorso formativo strutturato con
la necessaria diligenza e profitto.
5.2.4.1 Al riguardo questo Tribunale osserva che dagli atti di cui all’incarto
di causa emerge (soltanto) che la figlia del ricorrente si è iscritta alla facoltà
di sociologia al 1° anno per l’a.a. 2017/2018 e al 2° anno per l’a.a.
2018/2019. Per nota giurisprudenza, i soli certificati d’iscrizione e la fre-
quentazione dei corsi non sono sufficienti per ammettere l’esistenza di una
preparazione sistematica a una futura attività lavorativa (cfr. sentenza del
TF 9C_647/2014 del 15 gennaio 2015 consid. 5.3). In altre parole, i certifi-
cati d’iscrizione prodotti dal ricorrente non sono di per sé atti a dimostrare
che la figlia abbia seguito nel suo insieme un percorso formativo, tanto
meno strutturato, con il profitto, lo zelo e la diligenza necessari per portare
a termine gli studi nei termini usuali. Ora, nei cinque anni successivi alla
sua prima iscrizione universitaria alla facoltà di chimica e tecnologia, la fi-
glia del ricorrente non ha ottenuto alcun diploma universitario, pur avendo
già iniziato, dopo l’abbandono della prima, una seconda formazione uni-
versitaria in diritto (poi pure abbondonata), ed ha anzi deciso di comin-
ciarne una terza che, nella migliore delle ipotesi, si concluderebbe non nei
C-3962/2018
Pagina 15
tre anni complessivi previsti dal sistema formativo del suo Paese, ma in
complessivi otto anni, o più, di studi universitari. In siffatte circostanze, non
è seriamente ipotizzabile di ritenere che la figlia del ricorrente abbia seguito
nel suo complesso una formazione universitaria con il necessario zelo, di-
ligenza e profitto. Ammettere il contrario significherebbe svuotare di senso
le disposizioni di legge applicabili (e precedentemente evocate) e la rela-
tiva giurisprudenza in materia (pure precedentemente evocata) e avrebbe
come conseguenza di parificare studi universitari svolti con diligenza e pro-
fitto a semplici frequentazioni di corsi, con la mera speranza dell’otteni-
mento, prima o poi, di un diploma universitario. Non soccorre pertanto il
ricorrente neppure l’eventuale superamento del blocco di esami del primo
a.a. negli studi di sociologia, fermo restando che non ha comunque pro-
dotto un documento attestante tale circostanza e soprattutto le valutazioni
dei singoli esami che sarebbero stati superati. Per il resto, già si è detto
della genericità ed inconsistenza del certificato medico del 20 marzo 2018
della dott.ssa E._, che peraltro non dimostra in alcun modo, la ne-
cessità di un nuovo – e terzo – cambiamento dell’indirizzo di studi univer-
sitari. Benché una ripresa del versamento della rendita per figli in forma-
zione dopo che la stessa è stata soppressa è un’eventualità che non è stata
esclusa dalla giurisprudenza (cfr. DTF 102 V 208 consid. 4 in fine, sentenza
del TF 9C_647/2014 del 15 gennaio 2015 consid. 5.3, sentenza del TAF C-
3729/2013 del 3 luglio 2014), l’insorgente non ha comunque dimostrato
l’esistenza di motivi – né se ne ravvisano ad un esame d’ufficio degli atti di
causa – che possano giustificare una ripresa del versamento della rendita
completiva per figli a decorrere dall’a.a. 2017/2018 (e quindi una valuta-
zione diversa da quella dell’autorità inferiore), e ciò quand’anche non si
possa a priori escludere che la figlia dell’insorgente possa infine conseguire
il diploma universitario in sociologia nei tre anni di studi usuali, ma che
avrebbero richiesto nell’insieme più del doppio degli anni necessari usual-
mente previsti per l’ottenimento di un singolo diploma in una delle materie
universitarie scelte dalla medesima. In conclusione, bisogna convenire con
l’autorità inferiore che non è più possibile ritenere che la figlia del ricorrente
dall’a.a. 2017/2018 stia seguendo nel suo complesso una formazione uni-
versitaria, tanto meno strutturata, con zelo, diligenza e profitto.
6.
Infine, può ancora essere rilevata l’inconsistenza della censura ricorsuale
del ricorrente secondo la quale l’autorità inferiore avrebbe tardato a ren-
dere la decisione impugnata e sarebbe incorsa in una violazione del prin-
cipio della celerità.
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Pagina 16
6.1 Secondo l'art. 29 cpv. 1 Cost. in procedimenti dinanzi ad autorità giudi-
ziarie o amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di tratta-
mento, nonché ad essere giudicato entro un termine ragionevole. Il carat-
tere ragionevole della durata della procedura si valuta in funzione delle cir-
costanze concrete del caso; sono determinanti inoltre la natura della causa,
la portata e la difficoltà della causa, il modo con il quale è stata trattata
dall’autorità inferiore, l’interesse per l’assicurato così come il suo compor-
tamento e quello delle autorità interessate (sentenza del TF 9C_469/2011
del 18 giugno 2012 consid. 5.2; DTF 135 I 265 consid. 4.4; v. anche sen-
tenze del TAF C-1000/2018 del 28 febbraio 2018 e C-6375/2013 del 29
novembre 2013 consid. 2). A questo riguardo appartiene al ricorrente d’in-
traprendere certi passi per invitare l'autorità a procedere con diligenza, se-
gnatamente incitandola ad accelerare la procedura oppure presentando ri-
corso per ritardata giustizia. Se all'autorità non si può rimproverare qualche
tempo morto, quest'ultima non può invocare a giustificazione della lentezza
della procedura un'organizzazione carente o un sovraccarico strutturale
(DTF 130 I 312 consid. 5.1 e 5.2 con rinvii e sentenze del TF 9C_469/2011
del 18 giugno 2012 consid. 5.2 e 9C_441/2010 del 6 aprile 2011 consid.
2.2). Va altresì rilevato che nel diritto delle assicurazioni sociali la proce-
dura di prima istanza è retta dal principio della celerità, che costituisce un
principio generale del diritto delle assicurazioni sociali (DTF 110 V 54 con-
sid. 4b e sentenze del TF 9C_469/2011 del 18 giugno 2012 e 9C_441/2010
del 6 aprile 2011 consid. 2.3), principio che non può tuttavia prevalere sulla
necessità di un’istruttoria completa (DTF 129 V 441 consid. 1.2 e sentenze
del TAF C-1000/2018 del 28 febbraio 2018 e C-6375/2013 del 29 novem-
bre 2013 consid. 2).
6.2
6.2.1 Il ricorrente si è doluto del fatto che da quando ha inoltrato alla CSC
il certificato d’iscrizione al 1° anno alla facoltà di sociologia per l’a.a.
2017/2018 del 25 ottobre 2017 sono trascorsi più di cinque mesi fino all’ot-
tenimento della decisione su opposizione del 13 giugno 2018 (cfr. doc. TAF
11 e doc. TAF 16).
6.2.2 L’autorità inferiore ha indicato di avere ricevuto il 26 marzo 2018 l’op-
posizione alla decisione del 5 marzo 2018 e di avere emanato la decisione
su opposizione il 13 giugno 2018, ossia meno di tre mesi dopo aver rice-
vuto l’opposizione. Secondo l’autorità inferiore ciò può essere considerato
un termine ragionevolmente corretto (doc. TAF 13).
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Pagina 17
6.2.3 Al riguardo, questo Tribunale osserva che il certificato d’iscrizione del
25 ottobre 2017 è pervenuto alla CSC il 13 novembre 2017 (cfr. timbro
apposto dalla CSC medesima [doc. 47]). Con decisione del 5 marzo 2018,
l’autorità inferiore ha soppresso a decorrere dal 30 settembre 2016 la ren-
dita per figlia agli studi erogata in favore del ricorrente (doc. 49). Il 22 marzo
2018, il ricorrente ha presentato opposizione contro la menzionata deci-
sione del 5 marzo 2018 (doc. 50) – opposizione pervenuta alla CSC il 26
marzo 2018. Con decisione su opposizione del 13 giugno 2018, la CSC ha
respinto l’opposizione e confermato la decisione del 5 marzo 2018. Ora,
questo Tribunale osserva, da un lato, che dagli atti di cui all’incarto dell’au-
torità inferiore non risulta che il ricorrente abbia mai sollecitato l’evasione
della procedura, né fatto valere che i tempi procedurali fossero troppo lun-
ghi, né ha inoltrato presso questo Tribunale un ricorso per denegata/ritar-
data giustizia. Dall’altro lato, va rilevato che la procedura d’istruttoria nel
caso in esame è durata all’incirca otto mesi fino all’emanazione della deci-
sione su opposizione del 13 giugno 2018. Inoltre, la procedura d’opposi-
zione è durata meno di tre mesi dal momento del ricevimento dell’opposi-
zione del ricorrente. Non è dato sapere, al di là della mera affermazione
del ricorrente, per quale motivo le menzionate – relativamente brevi – du-
rate delle procedure (nel suo insieme e quella d’opposizione in particolare)
dovrebbero essere considerate siccome non ragionevoli. La censura di vio-
lazione del principio di celerità da parte dell’autorità inferiore, destituita di
ogni fondamento, va pertanto respinta, fermo restando che anche nella de-
negata ipotesi che fosse stata ammessa, non avrebbe comunque, e mani-
festamente, potuto avere come conseguenza il riconoscimento di una ren-
dita completiva per figlia in formazione contraria al diritto federale e alla
giurisprudenza in materia.
7.
Da quanto esposto, discende che il ricorso è respinto e la decisione su
opposizione impugnata è confermata.
8.
8.1 Non si prelevano spese processuali (art. 85bis cpv. 2 LAVS).
8.2 Al ricorrente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per
spese ripetibili della sede federale (art. 64 PA in combinazione con l'art. 7
cpv. 1 e 2 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF
{RS 173.320.2}] a contrario). Peraltro, le autorità federali, quand'anche vin-
centi, non hanno di principio diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7
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cpv. 3 TS-TAF), salvo eccezioni non ravvisabili nel caso concreto (v., fra
l'altro, DTF 127 V 205).
(dispositivo alla pagina seguente)
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