Decision ID: a58e0540-a6a3-501c-a35f-e60dea4f1f50
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Le interessate, cittadine iraniane di etnia persiana, hanno depositato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) agosto 2020.
B.
B.a A._ è stata sentita nel corso del rilevamento dei dati personali
avvenuto il 24 agosto 2020 (cfr. atto SEM [...]-16/10 [di seguito: verbale
1]). A tale colloquio hanno fatto seguito – conclusi gli accertamenti esperiti
dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) nell’ambito
della procedura Dublino – due audizioni indette rispettivamente il 9 novem-
bre 2020 ex art. 26 cpv. 3 LAsi (cfr. atto SEM 40/12 [di seguito: verbale 2])
e il 25 novembre 2020 ex art. 29 LAsi (cfr. atto SEM 50/15 [di seguito: ver-
bale 3]),
B.b In sostanza e per quanto è qui di rilievo, nel corso delle audizioni
A._ ha ricondotto il suo espatrio e quello della figlia, a persecuzioni
perpetrate per mano delle autorità iraniane. Ella ha segnatamente riferito
che, dopo essersi unita in matrimonio con tale C._ – funzionario dei
servizi segreti iraniani e in seguito anche padre di B._ avrebbe sco-
perto che, a suo tempo, costui avrebbe sottratto allo Stato un’ingente
somma di denaro destinata all’acquisto di materiale bellico. Ciò avrebbe
posto i coniugi nel collimatore delle autorità, le quali avrebbero da un lato
incominciato ad esercitare pressioni affinché A._ non potesse lavo-
rare, e dall’altro avrebbero avviato un’attività di sorveglianza nei loro con-
fronti. Essendo la situazione divenuta insopportabile, l’interessata avrebbe
divorziato dal marito, procedere che non sarebbe tuttavia stato sufficiente
a distogliere l’interesse che lo Stato iraniano nutriva nei confronti di madre
e figlia. In questo senso, secondo quanto affermato da A._, non
meglio precisati individui avrebbero iniziato a recarsi presso l’istituto scola-
stico frequentato da B._ con l’intenzione – dietro preteso di voler
effettuare una videochiamata con il padre (cfr. verbale 2, pag. 6, D30), nel
frattempo risposatosi con la segretaria e fuggito in Europa – di seque-
strarla. Malgrado la figlia abbia sempre scampato il pericolo, episodi del
genere si sarebbero susseguiti nel tempo, tanto da convincere la madre ad
iscriverla presso una scuola privata. A ciò si aggiunge il fatto che,
A._ stessa sarebbe stata vittima di continue pressioni, venendo ri-
petutamente pedinata da un’automobile. Così, ella avrebbe maturato l’idea
di fuggire dal Paese.
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Sennonché, confrontata con l’impossibilità di ottenere un passaporto per la
figlia – necessario all’espatrio – A._ avrebbe deciso di interpellare
il proprio pedinatore chiedendogli aiuto. Quest’ultimo, dopo aver usato vio-
lenza su di lei, avrebbe quindi procurato la documentazione necessaria,
permettendo di fatto l’espatrio delle interessate.
Benché stabilitesi in Turchia, la vigilanza esercitata dall’intelligence ira-
niana non sarebbe tuttavia cessata. Madre e figlia avrebbero quindi la-
sciato anche tale Paese e si sarebbero recate in Grecia, dove le due si
sarebbero per di più convertite al cristianesimo. Durante il soggiorno nella
Repubblica ellenica, A._ avrebbe però ricevuto sul cellulare un
messaggio di testo (SMS) il quale, una volta aperto, ne avrebbe attivato la
geolocalizzazione. Temendo quindi di essere rintracciate, le richiedenti
avrebbero raggiunto la Svizzera.
B.c Onde avvalorare la propria versione dei fatti, le interessate hanno ver-
sato agli atti dell’autorità inferiore una documentazione così composta:
– copia del libretto di famiglia (MdP 1);
– la traduzione in lingua turca delle rispettive carte d’identità (MdP 2
e 3);
– la traduzione in lingua turca del certificato di studio di B._
(MdP 4);
– copia del certificato di divorzio (MdP 5);
– copia del certificato di affidamento parentale (MdP 6);
– delle schermate estratte dal servizio di messaggistica istantanea
“Telegram” (MdP 7);
– copia del libretto di famiglia (MdP 8);
– copia del tesserino lavorativo di A._ (MdP 9);
– copia di una richiesta formulata da B._ all’attenzione del Mi-
nistero della giustizia in Iran (MdP 10);
– copia di uno scritto di un Tribunale iraniano all’attenzione delle auto-
rità olandesi (MdP 11);
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– copia di un timbro applicato su un passaporto (MdP 12);
– copia di un uno scritto del Ministero del lavoro e degli affari sociali in
Iran (MdP 13);
– copia di un documento del Ministero della giustizia iraniano atte-
stante il rilascio del passaporto a B._, con contestuale rico-
noscimento al diritto di lasciare il Paese legalmente (MdP 14);
– uno scritto redatto a mano (MdP 15).
C.
Con il progetto di decisione, la SEM ha prospettato il respingimento della
domanda d’asilo, la pronuncia dell’allontanamento delle interessate dalla
Svizzera e l’esecuzione dello stesso verso l’Iran siccome lecita, esigibile e
possibile.
D.
Il 3 dicembre 2020, le interessate, per il tramite del loro patrocinatore,
hanno inoltrato alla SEM un parere in merito al progetto di decisione nega-
tivo.
E.
In medesima data, l’autorità inferiore ha assunto agli atti l’atto medico F2
del 30 novembre 2020 concernente A._, il quale è andato ad ag-
giungersi ai numerosi atti medici sin lì già rubricati (cfr. atti SEM 22/2, 25/2,
31/2, 32/2, 36/2, 43/2, 46/2, 47/2 e 49/2).
F.
Con decisione del 4 dicembre 2020, notificata in medesima data (cfr. atto
SEM 49/1), la SEM ha confermato quanto precedentemente paventato re-
spingendo la domanda d’asilo e pronunciando nel contempo l’allontana-
mento delle richiedenti dalla Svizzera nonché l’esecuzione del provvedi-
mento stesso siccome lecita, esigibile e possibile.
G.
Il 23 dicembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 24 dicem-
bre 2020) le richiedenti sono insorte avverso la summenzionata decisione
con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-
bunale) chiedendo, in via principale, l’accoglimento del gravame, l’annulla-
mento della decisione e la concessione dell’asilo in Svizzera. Le medesime
hanno inoltre concluso alla restituzione degli atti all’autorità inferiore per un
nuovo esame delle allegazioni e per un complemento istruttorio nell’ambito
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di una procedura ampliata. In subordine, hanno domandato di essere am-
messe provvisoriamente. Da ultimo, esse hanno presentato una domanda
di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle
spese di giudizio e del relativo anticipo, il tutto con protesta di tasse e
spese.
A sostegno del gravame, le interessate hanno segnatamente prodotto gli
originali di mezzi di prova già versati agli atti in copia, oltre ad alcune scher-
mate estratte da “Telegram” e già acquisite agli atti dell’autorità inferiore.
H.
Con lo scritto del 15 marzo 2021 le insorgenti hanno trasmesso al Tribunale
documentazione aggiuntiva, composta dalle copie dei certificati di batte-
simo conseguiti dalle ricorrenti in Grecia, e dalla copia di uno scritto che
attesterebbe la frequentazione in Svizzera della Chiesa persiana cristiana
da parte delle interessate.
I.
Con decisione incidentale dell’8 giugno 2021, il Tribunale ha respinto la
domanda di assistenza giudiziaria formulata dalle insorgenti, invitandole a
versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese pro-
cessuali, entro il termine del 21 giugno 2021, con la comminatoria d’inam-
missibilità del ricorso nel caso d’inosservanza del predetto termine.
L’anticipo richiesto è stato corrisposto tempestivamente il 17 giugno 2021
(cfr. risultanze processuali).
J.
In data 18 giugno 2021, le ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale un me-
moriale integrativo per mezzo del quale – oltre a ribadire sostanzialmente
le argomentazioni già esposte nel corso del procedimento di prima istanza
– le ricorrenti lamentano delle condizioni di salute precarie, come atteste-
rebbe la documentazione medica ivi acclusa (cfr. certificati del 2 marzo
2021 concernente B._ e del 16 giugno 2021 relativo a A._),
e nel contempo attirano l’attenzione del Tribunale sul fatto che le dichiara-
zioni espresse da B._ comproverebbero la verosimiglianza dei mo-
tivi addotti a fondamento della domanda d’asilo.
K.
Per il tramite del loro patrocinatore, il 23 settembre 2021 le richiedenti
hanno chiesto al Tribunale chiarimenti in merito allo stato del procedimento.
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Pagina 6
L.
Il 1° ottobre 2021, le interessate hanno rimesso al Tribunale ulteriore do-
cumentazione medica, nella quale figurano tre certificati, rispettivamente
del 29 marzo 2021, del 2 giugno 2021 e del 27 agosto 2021, tutti concer-
nenti A._.
M.
Per mezzo di uno scritto del 15 dicembre 2021, le interessate hanno ver-
sato agli atti un referto del 10 dicembre 2021, ai sensi del quale A._
si sarebbe sottoposta ad una procedura medica perché afflitta da calcoli
renali.
N.
In ultimo, il 28 dicembre 2021 le ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale
un’aggiuntiva attestazione medica del 4 novembre 2021 circa una proce-
dura medica alla quale si sarebbe sottoposta A._ in ragione di cal-
coli renali, nonché il rapporto di uscita confezionato dai medici curanti in
relazione alla sua degenza ospedaliera intercorsa fra il 10 dicembre 2021
e il 12 dicembre 2021.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-
riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimate ad aggravarsi contro
di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 Ordi-
nanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus
[Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]), alla forma e al contenuto
dell'atto di ricorso (art. 52 PA cpv. 1) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
inverosimili ex art. 7 LAsi i motivi d’asilo allegati dalle ricorrenti. L’intero
narrato di A._ sarebbe difatti caratterizzato da punti privi di coe-
renza e da spiegazioni inconsistenti. In tal senso, risulterebbe insoddisfa-
cente sia la descrizione del ruolo assunto dall’ex-coniuge in seno ai servizi
segreti iraniani, che quella degli individui che avrebbero perseguitato le ri-
correnti. A ciò si aggiungerebbe il fatto che dagli atti all’inserto non emer-
gerebbero elementi concreti a sostegno dell’allegazione secondo la quale
le persone che pedinavano B._ fossero effettivamente funzionari
del Ministero delle Informazioni e della Sicurezza Nazionale (Vezarat-e Et-
tela’at Jomhuri-ye Eslami-ye Iran, VAJA [di seguito: Ettela’at]. D’altro canto,
tale asserzione riposerebbe esclusivamente su quanto riferito a A._
dalla preside dell’istituto scolastico, atteso che gli individui in parola non si
sarebbero mai identificati come funzionari statali né avrebbero agito di con-
seguenza. Invero, ha rilevato ancora la SEM, se quest’ultimi avessero real-
mente integrato Ettela’at e avessero effettivamente voluto sequestrare
B._ – come lascerebbero intendere le numerose visite alla scuola
– non si sarebbero lasciati fermare dall’opposizione interposta dalla pre-
side.
Il racconto di A._ sarebbe vieppiù contraddistinto da illogicità. In
primo luogo, le modalità con cui sarebbe stata approcciata dai servizi se-
greti – ovverosia pedinata da un’automobile che faceva segnali con i fari
abbaglianti – risulterebbe bizzarro. Parimenti, sorprenderebbe il fatto che
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la richiedente abbia minacciato il suo inseguitore di rivolgersi alle autorità
e, ancor più, che tale agire l’abbia effettivamente dissuaso dall’importu-
narla. D’altro canto, il fatto di non essere mai stata interrogata dalle autorità
sconfesserebbe il professato timore di essere stata posta nel mirino dalle
autorità.
Ad ogni modo, siffatte persecuzioni non troverebbero un filo logico nel con-
testo del narrato relativo all’ex marito. A._ avrebbe inizialmente so-
stenuto che le prevaricazioni fossero da ascrivere ai sospetti nutriti dalle
autorità in merito ad una sua complicità nell’appropriarsi del denaro, ciò
che – a mente della SEM – sarebbe incoerente, ritenuto che l’interessata
non sarebbe mai stata interrogata (cfr. supra). Oltretutto, l’interessata
avrebbe in seguito modificato la sua versione dei fatti, affermando che il
comportamento di Ettela’at sarebbe stato da ricondurre alla volontà di eser-
citare una pressione indiretta sull’ex-marito. Ebbene, quest’ultima versione
si ridurrebbe ad una mera supposizione, così come del resto la convinzione
che le autorità dubitassero della veridicità del divorzio fra A._ e l’ex-
marito, atteso che sia la fuga di quest’ultimo con la segretaria, che l’ufficia-
lizzazione della separazione fossero notori e facilmente riscontrabili. Co-
munque, le schermate delle conversazioni avvenute sull’applicazione “Te-
legram” renderebbero conto unicamente della situazione dell’ex coniuge,
senza nulla attestare delle minacce rivolte alle ricorrenti.
Da ultimo, l’autorità di prima istanza ha reputato incoerenti le dinamiche
che avrebbero permesso alle richiedenti di procurarsi i documenti neces-
sari all’espatrio. Innanzitutto, non risulterebbe credibile che le richiedenti si
siano rivolte proprio alla persona dalla quale sarebbero provenute le mi-
nacce. Al tempo stesso, mal si spiegherebbe perché tale figura, pur mossa
dall’intento di giungere al marito, abbia procurato i documenti necessari
all’espatrio. Infine, dagli atti all’inserto non sarebbero desumibili indizi con-
creti a comprova dell’asserzione secondo la quale le richiedenti sarebbero
state vittime di persecuzioni anche una volta lasciato l’Iran, né tantomeno
che queste siano avvenute per mano di Ettela’at.
Concludendo la sua disamina, l’autorità inferiore ha ritenuto irrilevanti in
materia d’asilo sia la violenza sessuale subita da A._, così come
pure la conversione al cristianismo da parte delle interessate.
4.2 Con il gravame, le insorgenti avversano la decisione impugnata su nu-
merosi aspetti.
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4.2.1 In primo luogo, le ricorrenti lamentano il mancato smistamento del
caso nella procedura ampliata. Pur ammettendo che i termini di cui
all’art. 26 cpv. 1 LAsi abbiano carattere ordinatorio, le medesime sottoli-
neano che l’audizione sui motivi d’asilo sostenuta da A._ sarebbe
stata indetta il 9 novembre 2020, ossia a 83 giorni di distanza dal deposito
della domanda d’asilo. Oltretutto, a quest’audizione – durante la quale la
richiedente si sarebbe espressa con un racconto spontaneo di sei pagine
– avrebbe fatto seguito una seconda audizione, ciò che per analogia della
sentenza del Tribunale D-759/2020 parrebbe già di per sé costituire un ac-
certamento supplementare giustificante il passaggio nella procedura am-
pliata. In definitiva, apparirebbe dunque manifesto che la SEM si sia sco-
stata dallo spirito e dalle disposizioni reggenti la procedura celere.
4.2.2 Nel prosieguo dell’impugnativa, le insorgenti avversano puntual-
mente la valutazione dell’autorità inferiore quo all’inverosimiglianza del rac-
conto esposto da A._. Innanzitutto, quest’ultima sarebbe venuta a
conoscenza delle attività del marito solamente dopo il divorzio, cosicché
non vi sarebbe modo di rimproverarle dichiarazioni vaghe o confuse al ri-
guardo. Le interessate confutano poi la pretesa illogicità del narrato; se-
condo il senso, a loro dire quanto riferito nel corso delle audizioni sarebbe
necessariamente legato alle vicende dell’ex-marito, ritenuto che
A._ non avrebbe dal canto suo esercitato attività di rilievo tali da
attirare l’attenzione dei servizi segreti iraniani.
In specie, neppure sarebbe dibattibile l’effettiva appartenenza ad Ettela’at
da parte di coloro che avrebbero perseguitato le richiedenti, posto che,
come affermato nel corso delle audizioni e ribadito nel parere del 3 dicem-
bre 2020, tali individui si sarebbero identificati per mezzo di un tesserino.
Le modalità con le quali essi avrebbero avvicinato le richiedenti non dareb-
bero poi adito a dubbi, atteso che l’intenzione sarebbe stata quella di ser-
virsi di B._ per effettuare una videochiamata con il padre e convin-
cerlo a restituire il maltolto. Oltretutto, aggiungono le interessate, un inter-
rogatorio di A._ sarebbe stato inutile dal momento che il misfatto
compiuto da C._ risaliva ad un periodo temporale precedente all’in-
treccio della loro relazione. Inoltre, benché il divorzio fra C._ e
A._ fosse divenuto ufficiale, i funzionari iraniani avevano motivo di
perseguitare le richiedenti, ritenuto che fosse il solo modo rimasto per eser-
citare pressioni su C._.
Secondo le interessate, nemmeno vi sarebbero illogicità nel fatto ch’esse
abbiano domandato aiuto ad uno dei loro pedinatori, considerato che
quest’ultimo avrebbe avuto un debole per A._. D’altro canto, dopo
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aver usato violenza su di lei, egli sarebbe riuscito a procurare il passaporto
a B._, ciò che comproverebbe il suo inserimento nei meccanismi
del regime e, quindi, la sua appartenenza all’intelligence iraniana.
Peraltro, agli occhi delle ricorrenti la valutazione della SEM apparirebbe
ampiamente riduttiva rispetto a quanto emerso dalle audizioni e dai mezzi
di prova prodotti, considerato altresì che esprimendosi in merito al parere
del 3 dicembre 2020 l’autorità inferiore non avrebbe valutato gli ulteriori
elementi problematici sollecitati nella presa di posizione, i quali sarebbero
rimasti senza riscontro.
In ultimo, le insorgenti ritengono che in ragione della loro conversione al
cristianesimo, aspetto che andrebbe esaminato quale motivo soggettivo in-
sorto dopo la fuga (54 LAsi), un ritorno in Iran le esporrebbe ad un pericolo
per la loro incolumità ex art. 3 LAsi.
5.
Preliminarmente, il Tribunale ritiene giudizioso pronunciarsi in merito alla
censura relativa al mancato smistamento del caso in rassegna nella pro-
cedura ampliata.
5.1 L’obiettivo principale del riassetto del settore posto in essere con l’en-
trata in vigore, il 1° marzo 2019, della modifica della LAsi del 25 settembre
2015, è quello di accelerare e di evadere in modo più efficiente le proce-
dure d’asilo (cfr. FF 2014 6917). Per quanto concerne i casi trattati mate-
rialmente in Svizzera, sono state previste due distinte tipologie: la proce-
dura celere e quella ampliata. La finalità della procedura celere è quella di
giungere ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro 140
giorni, compresa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art.
24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in
der Schweiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens?, in:
Zeitschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.).
La procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo soggior-
nano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per interporre
ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che quello per
la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi (20 giorni;
art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il legislatore,
quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha previsto che ogni
richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso alla consulenza e
alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi). Per rispettare il li-
mite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita in modo rigo-
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Pagina 11
roso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la cosiddetta fase pre-
paratoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i chiarimenti preliminari
necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta preparazione dell’audi-
zione sui motivi (FF 2014 6917, 6938). In concreto la SEM rileva le gene-
ralità del richiedente e di norma allestisce schede dattiloscopiche e foto-
grafie. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una perizia volta ad ac-
certare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di viaggio e d’identità,
nonché svolgere accertamenti specifici sulla provenienza e sull’identità del
richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì interrogare l’interessato sulla
sua identità, sull’itinerario seguito e, sommariamente, sui motivi che lo
hanno indotto a lasciare il suo paese (art. 26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto
si svolge anche l’accertamento medico ex art. 26a LAsi. La durata della
fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto di questo limite massimo, il
decorso effettivo dipende dalle esigenze del singolo caso; nei casi semplici
può anche essere di solo qualche giorno (FF 2014 6917, 6938).
5.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale
la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura
prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti giuri-
dicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la pre-
parazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono un
preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge l’audizione
sui motivi d’asilo (art. art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima risulta che
non è possibile pronunciare una decisione nel quadro della procedura ce-
lere, segnatamente perché sono necessari accertamenti supplementari, la
domanda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente attribuito ad un Can-
tone (art. 26d LAsi e art. 20c let. d OAsi 1). Il termine accertamenti supple-
mentari secondo le intenzioni del legislatore comprende le indagini che non
possono essere effettuate in breve tempo. Vi rientrano per esempio gli ac-
certamenti presso rappresentanze svizzere all’estero, la richiesta di ulte-
riori documenti probatori nel paese di provenienza o, eventualmente, una
nuova audizione (FF 2014 6917, 6997). Nel caso in cui non venga effet-
tuato un passaggio in ampliata, le decisioni emesse nella procedura celere
devono invece essere notificate entro 8 giorni lavorativi dalla conclusione
della fase preparatoria (art. 37 cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine ordina-
torio la cui inosservanza non pregiudica di principio e ad essa sola la vali-
dità della decisione di prima istanza ma che nemmeno può essere oltre-
passato a discrezione dell’autorità inferiore. Un superamento di qualche
giorno può essere considerato ammissibile in presenza di valide ragioni e
se è prevedibile che il provvedimento venga emesso durante il soggiorno
al CFA. Al contrario, se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da partire
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Pagina 12
dall’assunto che la decisione non potrà realisticamente essere presa entro
8 giorni lavorativi, occorrerà smistare il caso in procedura ampliata
(cfr. DTAF 2020 VI/5 consid. 8.6 e rif. citati).
5.3 Nella precitata sentenza di principio DTAF 2020 VI/5, questo Tribunale
ha precisato che la cernita del tipo di procedura incombe alla SEM in forza
ai criteri esposti sopra (consid. 7-8). Così, seppur non vi sia di principio
alcun diritto a che la domanda d’asilo venga trattata secondo un determi-
nato tipo di procedura, l’assenza di smistamento di un caso complesso
nella procedura ampliata può comportare una violazione del diritto ad un
ricorso effettivo di cui agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (in combinato disposto
con l’art. 3 CEDU) alla luce del breve temine di 7 giorni lavorativi per pre-
sentare un’impugnativa previsto nella procedura celere (consid. 9). In una
pari eventualità, se il Tribunale constata una violazione del diritto per via
dell’impossibilità ad impugnare compiutamente la decisione, si giustifica
l’annullamento della medesima e la retrocessione degli atti all’autorità infe-
riore per il trattamento in procedura ampliata. Questo perché l’obbiettivo di
accelerare il procedimento in un contesto equo e nel rispetto delle prero-
gative di uno stato di diritto posto dal legislatore può essere garantito solo
se l’autorità di prima istanza svolge con attenzione la cernita delle proce-
dure previste dalla legge (consid. 10).
5.4 Nel caso che ci occupa, la domanda d’asilo è stata depositata il 18
agosto 2020 mentre la decisione impugnata è stata emessa il 4 dicembre
2020, ovverosia a distanza di 108 giorni. In compenso, come giustamente
evidenziato dalle ricorrenti, il lasso di tempo previsto dal legislatore per lo
svolgimento della procedura celere, composto dai ventuno giorni di proce-
dura preliminare e dagli 8 giorni lavorativi per l’emissione della decisione,
è stato disatteso.
Nondimeno, il Tribunale ritiene doveroso rilevare che in casu siffatta fase
procedurale è stata parzialmente frenata dalle verifiche esperite dalla SEM
nell’ambito della procedura Dublino, dal versamento agli atti di numerosi
mezzi probatori posteriormente all’audizione del 9 novembre 2020, oltre-
ché dalle numerose visite mediche sostenute dalle interessate. A ciò si ag-
giunge il fatto che – come enucleato dappresso – da un punto di vista ma-
teriale la problematica in esame appare sufficientemente liquida per essere
evasa nel contesto di una procedura celere. Perdipiù, è d’uopo rammentare
che in forza all’art. 10 dell’Ordinanza Covid-19 asilo, il termine di ricorso
avverso le decisioni emesse nella procedura celere è stato provvisoria-
mente portato a 30 giorni (cfr. DTAF 2020 I/1 consid. 7) e risulta equiva-
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lente a quanto previsto nella procedura ampliata. Sicché, in concreto, il ri-
corrente non ha avuto a subire alcun pregiudizio né tantomeno un vulnus
del suo diritto ad un ricorso effettivo sancito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU.
In definitiva, alla luce delle considerazioni che precedono, la vertenza si
apparenta solo in parte alla giurisprudenza topica e alla sentenza richia-
mata con l’impugnativa, di modo che non si giustificano le medesime giu-
stificazioni.
La doglianza va così respinta.
6.
6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere
conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in
fine LAsi). La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita
all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi,
suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine.
6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
6.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
D-6503/2020
Pagina 14
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pure nutrendo degli eventuali
dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale
versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-
lativi riferimenti).
7.
In riscontro a quando precede, è tuttavia opinione del Tribunale che il rac-
conto addotto in merito alle traversie intercorse con Ettela’at, sia effettiva-
mente contraddistinto da diversi indicatori di inverosimiglianza.
7.1 In primo luogo, non si spiega come sia possibile che ai servizi segreti
iraniani − che eppure avrebbero nutrito un grande interesse nei confronti
delle richiedenti, come testimoniato dalle numerose visite a scuola e le an-
nose persecuzioni (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8) − sia stato impedito
di avvicinare B._. Difatti, indipendentemente dal fatto che il loro in-
tento fosse quello di sequestrarla o di obbligarla a fare una videochiamata
con il padre, appare del tutto illogico ch’essi abbiano dovuto desistere dai
loro intenti perché confrontati con la sola resistenza di una preside scola-
stica, ancorché avvalsasi del fatto ch’essi non fossero muniti di un ordine
scritto (cfr. verbale 2, pag. 7, D32). Sul punto, nulla muta l’asserita amicizia
fra la preside e A._, la quale non può ad essa solo giustificare il
successo della prima nel contrastare le intenzioni di autorità statali così
determinate.
7.2 Vieppiù, anche l’asserito comportamento delle autorità appare quanto-
meno singolare. Benché le richiedenti riferiscano di essere le uniche per-
sone sulle quali fosse possibile esercitare pressioni atte a far leva su
C._ (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7), i funzionari statali si sareb-
bero perlopiù limitati a pedinamenti e misure di sorveglianza. In tal senso,
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Pagina 15
è a ragione che l’autorità inferiore ha evidenziato le proprie perplessità
quanto al fatto che quest’ultimi non abbiano mai interrogato le richiedenti,
tanto più che per ammissione stessa di A._, ella sarebbe finanche
stata posta nel mirino delle autorità perché sospettata di complicità con il
marito (cfr. verbale 2, pag. 8, D32). Su tale presupposto, la giustificazione
eccepita con il gravame, ai sensi della quale “un interrogatorio sarebbe
stato del tutto inutile, dal momento che i fatti riguardanti il marito si erano
svolti prima che la richiedente conoscesse il signor C._” (cfr. me-
moriale ricorsuale, pag. 6), non può essere condivisa dallo scrivente. Di
conseguenza, l’indolenza delle autorità iraniane è da interpretare quale ul-
teriore indizio circa l’inverosimiglianza del racconto di A._.
7.3 Invero, alla luce delle considerazioni che precedono, anche la credibi-
lità del legame fra gli individui all’origine delle supposte persecuzioni e lo
Stato iraniano appare compromessa. Del resto, giova sottolineare che gli
autori delle persecuzioni non si sono mai presentati alle richiedenti come
membri dell’intelligence. Così, l’appartenenza ad Ettela’at risulta esclusiva-
mente riconducibile a quanto riferito dalla preside alle richiedenti – peraltro
testimonianza indiretta (cfr. verbale 2, pag. 7, D32) che si riduce ad una
dichiarazione di parte – e alle congetture di A._, la quale a preciso
quesito ha risposto “Queste sono le persone che vogliono ottenere agevo-
lazioni con lo Stato e stanno collaborando con lo Stato per trovare mio ma-
rito” (cfr. verbale 3, pag. 9, D60) e “Sicuramente sono i colleghi di mio ma-
rito, che per poter ottenere una posizione più alta nel luogo di lavoro,
stanno cercando mio marito e so che una persona che segue con un’auto
con la targa statale, dimostra che è una persona che ha autorità” (cfr. ver-
bale 3, pag. 9, D62).
7.4 Per sovrabbondanza, è giudizioso evidenziare che le versioni fattuali
presentate appaiono parzialmente difformi. Nell’esporre i motivi d’asilo,
A._ è infatti stata chiara quanto al fatto che l’ex-marito fosse ricer-
cato perché appropriatosi indebitamente di un’importante somma di denaro
affidatagli dallo Stato (cfr. verbale 2, pag. 5, D30). Con l’impugnativa e il
memoriale integrativo del 18 giugno 2021, viene invece suggerito – attin-
gendo presumibilmente ad alcune risposte formulate durante la seconda
audizione (cfr. verbale 3, pag. 12, D85) − ch’egli fosse ricercato anche per-
ché palesatosi quale oppositore al regime iraniano (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 7 e memoriale integrativo pag. 2), arrivando persino a ventilare,
in modo del tutto infondato, l’ipotesi che il denaro sottratto potesse servire
a finanziare attività sovversive (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8 lett. e; me-
moriale integrativo pag. 2, punto 2 lett. e).
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Pagina 16
7.5 Non da ultimo, i mezzi di prova versati agli atti dalle ricorrenti non per-
mettono una diversa valutazione rispetto a quanto enucleato sopra. In par-
ticolare, dalle schermate del gruppo Telegram emerge un’avversione nei
confronti di C._, senza che sia tuttavia possibile concludere all’esi-
stenza di una minaccia nei confronti delle interessate. Anzi, a ben vedere,
benché certamente non determinante in casu, il fatto che gli iscritti al ca-
nale rimproverino a C._ di essersi disinteressato della moglie e
della figlia, lascerebbe piuttosto intendere che questi fossero a conoscenza
dell’estraneità delle interessate alla faccenda.
Diversamente da quanto preteso con il memoriale del 18 giugno 2021, nep-
pure i certificati medici versati agli atti permettono una diversa valutazione,
nella misura in cui quanto riferito da B._ al personale sanitario non
giustifica né rimedia agli aspetti inverosimili analizzati nei considerandi che
precedono.
7.6 In sunto, ne discende che già solo alla luce degli indicatori d’inverosi-
miglianza enumerati, ed indipendentemente dalle ulteriori motivazioni enu-
cleate dalla SEM e confutate dalle insorgenti, le dichiarazioni di A._
non adempiono le condizioni di cui all’art. 7 LAsi.
Su tale punto, il ricorso non merita dunque tutela e la decisione impugnata
va confermata.
8.
Proseguendo nell’analisi, occorre ora determinare se è a ragione che l’au-
torità inferiore ha rilevato che né il preteso stupro, così come neppure la
conversione delle richiedenti al cristianesimo giustificassero in casu il rico-
noscimento dello statuto di rifugiato.
8.1 Ora, la violenza carnale della quale A._ si è professata vittima,
per quanto deplorevole, si relaziona ad un atto di criminalità comune rite-
nuto che l’interessata stessa l’ha legata all’ottenimento dei documenti ne-
cessari all’espatrio piuttosto che ad uno dei motivi esaustivamente elencati
all’art. 3 cpv. 1 LAsi. Ne consegue che, quandanche verosimile, essa risulta
in specie irrilevante in materia d’asilo.
8.2 Venendo poi alla conversione al cristianesimo, avvenuta in Grecia, v’è
da dirimere se questa sia, ad essa sola, atta a giustificare il riconoscimento
della qualità di rifugiato alle interessate, ad esclusione della concessione
dell’asilo (cfr. art. 54 LAsi).
D-6503/2020
Pagina 17
8.2.1 In Iran, l’apostasia dall’Islam è vietata. Il diritto islamico non riconosce
infatti la facoltà per un musulmano di abiurare la fede islamica. Vieppiù, il
Corano equipara tale agire ad un tradimento della comunità islamica, pu-
nendolo con la morte. Nondimeno, il diritto penale iraniano codificato non
conosce al momento l’apostasia quale fattispecie; il giudice non può quindi
condannare a morte un apostata ancorandosi al diritto penale codificato,
ma solamente alla sharia. Ad ogni modo, in assenza di proselitismo, la sola
apostasia non conduce di principio ad una persecuzione individuale da
parte dello Stato iraniano. Piuttosto, una prevaricazione da parte delle au-
torità entra in considerazione solo laddove la conversione è resa nota e
viene seguita di pari passo da attività che il regime percepisce come ostili
allo Stato (cfr. sentenze della CorteEDU A. contro Svizzera del 19 dicembre
2017, 60342/16, n. 26-31; F.G. contro Svezia del 23 marzo 2016, 43611/11;
DTAF 2009/28 consid. 7.3.4; sentenze del Tribunale D-5903/2018 del 17
aprile 2020 consid. 7.4 e D-6142/2019 del 20 giugno 2018 consid. 7.3.2,
con riferimenti ivi citati).
8.2.2 Si pone quindi la questione di sapere se le autorità iraniane sono ve-
nute a conoscenza della conversione delle richiedenti e se le loro, even-
tuali, attività siano intese come un attacco allo Stato.
Orbene, ciò non risulta essere il caso nella fattispecie concreta. Dalle ta-
vole processuali non si evincono elementi che permettano di ritenere che
le autorità iraniane abbiano appreso della conversione delle interessate al
cristianesimo. D’altra parte, le interessate non hanno mai sostenuto di aver
espletato azioni di proselitismo, avendo A._ stessa ammesso
“Cerco di mettere in pratica tutto quello che imparo dalla Bibbia, soprattutto
aiuto le persone quando sono nel bisogno. Di solito, tramite la Bibbia, cerco
di aiutare le persone e non posso dire che sto facendo Ia propaganda, ma
solo Ii guido con la Bibbia” (cfr. verbale 3, pag. 12, D83).
Su tali nitidi presupposti, l’argomentazione proposta con l’impugnativa, se-
condo cui “Affermare che ciò costituisca una pratica molto moderata e fi-
nanche estremamente limitata della sua fede cristiana costituisce un’inter-
pretazione del tutto opinabile” (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 10) risulta
pretestuosa.
8.2.3 Pertanto, nel caso in rassegna v’è da ammettere che la conversione
religiosa delle ricorrenti non abbia conferito loro un profilo che, in caso di
ritorno in Iran, potrebbe attirare l’attenzione delle autorità statali e tradursi
in un comportamento rilevante secondo i dettami dell’art. 3 LAsi.
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Pagina 18
8.3 Essendo irrilevanti ex art. 3 LAsi, è quindi a giusto titolo che la SEM ha
potuto esimersi dall’esaminare la verosimiglianza delle allegazioni di
A._ in merito all’asserito stupro e alla pretesa conversione religiosa.
9.
In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni delle ricorrenti non sod-
disfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi così come
neppure quelle di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi.
In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della
qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita dunque tutela e la
decisione impugnata va confermata.
10.
10.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l'allontana-
mento della richiedente, ha considerato l'esecuzione dello stesso ammis-
sibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
10.2 Nel gravame le insorgenti avversano anche tale assunto.
11.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS
142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4).
La pronuncia dell'allontanamento va dunque confermata.
12.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
D-6503/2020
Pagina 19
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-
colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF
2009/51 consid. 5.4).
13.
13.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
13.2 Nel caso in esame, visto che le insorgenti non sono riuscite a dimo-
strare l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposte a
tali pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento
non trova applicazione nella fattispecie ed il loro rinvio verso l'Iran è dunque
ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Conven-
zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS
0.142.30). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di considerare l'esi-
stenza di un rischio personale, concreto e serio per le ricorrenti di essere
esposte, nel loro Paese d'origine ad un trattamento proibito ai sensi
dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura.
13.3 Per il resto, la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di
persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una
violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi
ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come
una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno
Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk
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violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici
adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di
un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
13.4 Come lo si vedrà sub. infra consid. 14.4.3, lo stato valetudinario delle
insorgenti non risulta ostativo all’esecuzione dell’allontanamento da un
punto di vista dell’esigibilità. Su questi presupposti e per i motivi dappresso
esposti, nemmeno si può ritenere che il loro respingimento ponga problemi
rispetto alla citata e più restrittiva giurisprudenza convenzionale.
13.5 Ne consegue, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, che l'e-
secuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto
pubblico internazionale nonché della LAsi.
14.
14.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
14.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-
lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione
nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali
da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e
relativi riferimenti).
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Pagina 21
14.3 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in
caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento di-
viene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure me-
diche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina ge-
nerale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme alla
dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 4
LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un
accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o mante-
nere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura ospe-
daliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destinazione
non raggiungono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure necessarie
possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente, all’occor-
renza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, l’esecu-
zione dell’allontanamento sarà ragionevolmente esigibile. Invece non lo
sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di
possibilità di trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si de-
graderebbe così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla
messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-
vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 8.3 e relativi riferimenti).
14.4 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
le insorgenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile
dell'esecuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale
vigente attualmente in Iran, da un lato, e della loro situazione personale,
dall'altro.
14.4.1 Orbene, in Iran non vige attualmente una situazione di guerra,
guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della
popolazione nella totalità del territorio nazionale.
14.4.2 Quanto alla situazione personale delle ricorrenti, va evidenziato che
sono entrambi giovani. A._ dispone di una buona formazione e ha
edificato un’esperienza professionale variegata. Dal canto suo, B._
ha sempre seguito un percorso scolastico, venendo finanche iscritta ad un
istituto privato. Nel Paese di provenienza risiedono poi la madre, la sorella
e un fratello di A._, con i quali le richiedenti sarebbero in buoni rap-
porti. In particolare, A._ ha riferito di un’ottima relazione con la ma-
dre, la quale avrebbe persino accettato la sua conversione al cristianesimo
(cfr. verbale 3, pag. 12, D81), e di una buona relazione con la sorella, tanto
da affidarle un immobile di proprietà al momento dell’espatrio (cfr. verbale
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2, pag. 10, D35). Di conseguenza, non vi sono motivi per dubitare che le
due si rintegreranno senza particolari problemi nel Paese d'origine.
14.4.3 Infine, le interessate non hanno preteso di soffrire di gravi problemi
di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2009/2
consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1‒8.3).
Con l’attestato medico del 16 giugno 2021, sono stati diagnosticati a
A._ un disturbo dell’adattamento con sintomi ansiosi e depressivi
(F43.22) e un disturbo somatoforme non meglio specificato (F45.9). Per
siffatte patologie, all’interessata è stata prescritta una terapia medicamen-
tosa a base di Escitalopram 10mg, Relaxane e Redormin 500mg, mentre
per i sintomi somatici ingenerati dai succitati disturbi è stata disposta una
cura a base di Temesta 1mg, Iberogast Tinktur., Zoldoform 10mg, Ecofe-
nac Lipogel 1%, Paracetamolo 1000mg e Paspertin 10mg. Più recente-
mente (cfr. certificato medico-psichiatrico del 27 agosto 2021), alla richie-
dente in parola sono stati diagnosticati un disturbo post-traumatico da
stress (F43.1) e un episodio depressivo di media gravità (F32.1), per le
quali le è stata attribuita una terapia farmacologica a base di Escitalopram
10mg, Remeron, Relaxane, Redormin 250mg e Zoldorm 10mg. Infine, il 3
novembre 2021 e il 10 dicembre 2021 A._ si è sottoposta ad un’ure-
trocistoscopia poiché afflitta da calcoli renali. Nel referto redatto a seguito
di quest’ultimo intervento, i medici curanti hanno indicato quale procedere:
“Der Blasenkatheter kann ab dem ersten postoperativen Tag bei fehlenden
Infektzeichen entfernt werden. Der Pigtailkatheter soIIte in 5-7 Tagen in
unserer ambulanten Sprechstunde entfernt werden. Zudem ist eine sono-
grafische Kontrolle mit Besprechung der Steinanalyse und Metaphylaxe in
6 Wochen zu planen", mentre con il rapporto d’uscita confezionato a se-
guito della dimissione dal nosocomio, gli stessi hanno segnatamente rile-
vato che “Der peri- und postinterventioneIle Verlauf gestalteten sich prob-
lemlos” stabilendo altresì quale procedere: “Der Pigtailkatheter wird am
20.12.21 in unserer ambulanten Sprechstunde entfernt werden. Zudem ist
eine sonografische Kontrolle mit Besprechung der Steinanalyse und Meta-
phylaxe am Dienstag 01. Februar 2022 um 15:30 Uhr in der Sprechstunde
von Dr. Baumeister geplant".
Per quanto concerne B._, è stata invece formulata una diagnosi
provvisoria di disturbo post-traumatico da stress (F43.1), per la quale sono
previsti maggiori approfondimenti.
Ebbene, nel caso in esame non v’è motivo di ritenere che le problematiche
descritte non potranno eventualmente continuare ad essere trattate in Iran,
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Paese nel quale sono disponibili sufficienti strutture sanitarie, anche in am-
bito psichiatrico, così come la maggior parte dei farmaci (cfr. fra le tante,
sentenze del Tribunale E-3531/2019 del 21 settembre 2021 consid. 9.3.4,
con riferimenti ivi citati; D-119/2020 del 28 aprile 2021 consid. 11.6). Per
queste stesse ragioni, gli ulteriori disturbi fisici riscontrati dalle ricorrenti nel
corso del procedimento di prima istanza – come ad esempio le problema-
tiche odontoiatriche patite da A._ o la supposta carenza di ferro ri-
scontrata da B._ – non permettono diversa ponderazione.
14.5 Così, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allonta-
namento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
15.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-
bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2
LStrI). Difatti, usando della necessaria diligenza, le richiedenti potranno
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi
e DTAF 2008/34 consid. 12).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
16.
Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la de-
cisione dell'autorità inferiore va confermata.
17.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo spese
versato dalle insorgenti il 17 giugno 2021.
19.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
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una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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