Decision ID: 9f1d5205-5d67-53bc-990d-c46767514584
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Visto:
la domanda d'asilo che le interessate hanno presentato in Svizzera il 17
maggio 2018,
i verbali d'audizione di B._ e di A._ del 23 maggio 2018 e
del 15 ottobre 2018,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 5 novembre 2018, notificata il 13 novembre 2018 (cfr. tracciamento
dell’invio trasmesso dalla SEM il 19 dicembre 2018), con cui tale autorità
ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento
delle richiedenti dalla Svizzera salvo ritenerne inesigibile l’esecuzione, da
cui la contestuale ammissione provvisoria,
il ricorso del 7 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 10 dicembre 2018), con cui le ricorrenti hanno concluso
all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità
di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine al rinvio
degli atti alla SEM per una nuova decisione; altresì hanno presentato una
domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso
dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo,
la conferma di ricevimento del gravame indirizzata l’11 dicembre 2018 alle
ricorrenti dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
l’e-mail della SEM del 19 dicembre 2018, con cui ha trasmesso il
tracciamento dell’invio della propria decisione,
la decisione incidentale del Tribunale del 20 dicembre 2018, per mezzo
della quale ha invitato le ricorrenti a presentare l’originale e la traduzione
in una lingua ufficiale svizzera e illustrare le modalità di ottenimento dei
documenti trasmessi con il ricorso,
lo scritto delle ricorrenti del 17 aprile 2019, tramite cui hanno trasmesso
l’originale e la traduzione in italiano di una lettera del Tribunale di
E._ alla Gendarmeria e della relativa risposta e la copia della busta
con la quale sarebbero stati spediti dall’Afghanistan,
la decisione incidentale del Tribunale del 2 luglio 2019, per mezzo di cui ha
respinto la domanda di assistenza giudiziaria e ha invitato le ricorrenti a
versare un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali,
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la decisione incidentale del Tribunale del 16 luglio 2019, con cui ha
prorogato il termine per il versamento del suddetto anticipo,
il versamento da parte delle ricorrenti, il 18 luglio 2019, del suddetto
anticipo,
lo scritto delle ricorrenti dell’11 settembre 2019, tramite il quale hanno
trasmesso l’originale e la traduzione in italiano di una dichiarazione di
alcuni residenti di F._ e di tre lettere del Governatore del distretto di
E._ a G._, inoltre la copia della ricevuta d’invio e della busta
con cui sarebbero stati spediti dall’Afghanistan,
la risposta della SEM del 30 ottobre 2019 al ricorso e agli ulteriori scritti
delle ricorrenti, per mezzo della quale ha proposto il respingimento di
quest’ultimo,
la replica delle ricorrenti del 18 dicembre 2019, tramite cui hanno
trasmesso un documento in lingua straniera e la copia della busta con la
quale sarebbe stato spedito dall’Afghanistan,
lo scritto delle ricorrenti del 24 dicembre 2019, per mezzo di cui hanno
trasmesso la traduzione in italiano del suddetto documento,
la duplica della SEM del 21 gennaio 2020 alla replica e all’ulteriore scritto
delle ricorrenti, tramite la quale ha proposto il respingimento del ricorso,
lo scritto delle ricorrenti del 17 luglio 2020,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

Considerations:
e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle
Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi),
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che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato
costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che le ricorrenti sono toccate dalla decisione impugnata e vantano un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimate ad aggravarsi
contro di essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma
e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che nel 1996 A._, cittadina afghana, sarebbe espatriata in Iran a
causa dell’omicidio del padre su mandato di un uomo a cui questi avrebbe
rifiutato di darla in sposa; che attorno al 2011 suo fratello – nonché padre
di D._ – avrebbe a sua volta ucciso il figlio del mandante
dell’omicidio, ma sarebbe poi scomparso; che ella, B._ e
D._, anche quest'ultime cittadine afghane, avrebbero lasciato l’Iran
a causa delle discriminazioni nei loro confronti per accedere al mercato del
lavoro e alla scuola; che infine B._ teme violenze sessuali e un
matrimonio forzato in caso di ritorno in Afghanistan,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
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rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi
riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente
riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo)
d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una
persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che
sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti
dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori,
nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso,
sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di
future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione
ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni
più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57
consid. 2.5 e relativi riferimenti); che sul piano oggettivo, tale timore deve
essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un
futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai
sensi dell'art. 3 LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano
minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più
o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici
interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica
interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono
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essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in
particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o
falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone
consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le
allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al
contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli
eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera;
che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera
verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di
vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha considerato non
rilevanti in materia d’asilo i motivi addotti dalle ricorrenti; che infatti
l’omicidio del padre di A._ sarebbe avvenuto almeno 22 anni prima
e da allora ella non avrebbe più avuto alcun contatto con il mandante,
nemmeno dopo l’uccisione del figlio di quest’ultimo da parte del di lei
fratello; che inoltre le discriminazioni in Iran sarebbero incorse in un paese
terzo e non avrebbero una conseguenza nel Paese d’origine; che infine
B._ non sarebbe mai stata in Afghanistan né avrebbe mai avuto
problemi con le autorità o con terzi,
che con ricorso, le insorgenti avversano la valutazione della SEM,
asserendo che questo genere di faida famigliare non avrebbe tempo,
che con scritto dell’11 settembre 2019, le ricorrenti aggiungono che il 6
luglio precedente il fratello di A._ sarebbe stato sequestrato e da
allora non ne avrebbero più notizie,
che con risposta, la SEM sottolinea che le donne e i bambini sarebbero
abitualmente esclusi dall’essere obiettivi diretti del regolamento di conti
nelle faide famigliari,
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che con replica, le ricorrenti ribattono che vi sarebbero esempi di donne
uccise all’interno di faide famigliari e al riguardo producono un avviso di
ricerca emesso dall’Emirato Islamico dell’Afghanistan nei confronti di
A._,
che con duplica, la SEM mette in dubbio l’autenticità del suddetto
documento che, quindi, non avrebbe valore probatorio,
che con scritto del 17 luglio 2020, le ricorrenti precisano che il suddetto
documento sarebbe in buone condizioni, perché sarebbe stato affisso in
una bacheca appesa al muro interno di una moschea,
che la tesi ricorsuale non può essere seguita,
che i motivi d'asilo addotti dalle interessate sono in parte inverosimili e in
parte irrilevanti,
che nella fattispecie, in primo luogo va rilevato che è inverosimile che
A._ sia ricercata dall’Emirato Islamico dell’Afghanistan,
che infatti documenti quali l’avviso di ricerca emesso dall’Emirato Islamico
dell’Afghanistan nei confronti di A._ possono essere con facilità
ottenuti contro pagamento o fabbricati personalmente (cfr. Immigration and
Refugee Board of Canada, Afghanistan: information sur les lettres de nuit
[shab nameha, shabnamah, shabnameh], y compris sur leur apparence
(2010-2015), 10 febbraio 2015, < https://www.refworld.org/cgi-
bin/texis/vtx/rwmain?docid=54f029a94 > e riferimenti citati, consultato il 12
giugno 2020),
che non depone certo a favore dell’autenticità di tale documento il fatto che
le ricorrenti abbiano inizialmente dichiarato che sarebbe stato affisso nelle
strade (cfr. scritto del 18 dicembre 2019, pag. 1), salvo poi, quando la SEM
ha obiettato che non presenterebbe segni di affissione né dell’effetto degli
agenti atmosferici, cambiare repentinamente opinione e sostenere che
sarebbe stato esposto in una bacheca (cfr. scritto del 17 luglio 2020),
che sempre tale documento sarebbe stato inviato dall’Afghanistan da una
conoscente di A._, che però laggiù non ha parenti e non è in
contatto con nessuno (cfr. atto B30, D24 seg.),
che infine non s’intravvedono valide ragioni perché l’Emirato Islamico
dell’Afghanistan si sarebbe intromesso in una faida famigliare privata e
avrebbe preso posizione per il mandante dell’omicidio del padre di
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A._, ma soprattutto perché l’avrebbe fatto a distanza di 23 anni
dall’espatrio – e senza che vi sia mai stato un ritorno – di quest’ultima,
che di conseguenza il Tribunale conclude che il documento trasmesso con
la replica è falso,
che in secondo luogo, anche ammettendo che il fratello di A._ sia
effettivamente stato sequestrato, questa circostanza non porta a
concludere che ella abbia un fondato timore di esposizione a seri
pregiudizi,
che infatti, come rettamente sostenuto dalla SEM, nelle faide abitualmente
le donne non sono l’obiettivo di omicidi per vendetta (cfr. EASO, Country
Guidance: Afghanistan, giugno 2019, <
https://easo.europa.eu/sites/default/files/Country_Guidance_Afghanistan_
2019.pdf >, consultato il 12 giugno 2020, pag. 72),
che il fatto che nei media ci siano stati anche esempi di donne uccise, come
rilevano le ricorrenti nello scritto del 18 dicembre 2019, non rappresenta un
indizio concreto e sufficiente che faccia apparire, in un futuro prossimo e
secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3
LAsi,
che inoltre al momento della presentazione della domanda d’asilo erano
passati almeno 22 anni dalla morte del padre di A._, senza che
quest’ultima abbia più avuto nulla a che fare con il mandante dell’omicidio,
che infine, per quanto riguarda gli ulteriori motivi d’asilo, si rimanda alla
decisione impugnata, non essendo stata contestata su questi punti e da un
esame d’ufficio degli atti non emergendo che essa non sia sostenibile,
che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
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relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell'allontanamento,
che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto,
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo
spese versato il 18 luglio 2019,
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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