Decision ID: c60c6263-c3d9-4684-b40e-e4f770baec17
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a Il (...) luglio 2022, l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in
Svizzera. Dai riscontri dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”,
del 5 luglio 2022, è risultato che al richiedente erano state rilevate le im-
pronte dattiloscopiche in Italia il (...).
A.b Sulla base di tali elementi, in data 6 luglio 2022, l’autorità elvetica pre-
posta ha presentato all’omologa italiana, una richiesta di presa in carico
dell’interessato fondata sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.06.2013; di seguito: RD III).
A.c Il (...) luglio 2022, si è tenuto con il richiedente l’asilo un’audizione circa
il rilevamento dei suoi dati personali, mentre che il (...) luglio 2022 egli è
stato sentito nell’ambito del colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 RD III. In
quest’ultimo contesto, egli è stato segnatamente questionato circa il suo
stato di salute, nonché in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo
ritorno in Italia. Durante il medesimo, è stato pure rilevato come, all’arrivo
in Svizzera del richiedente egli fosse stato trovato in possesso di un docu-
mento della (...) della C._ relativo ad un decreto di respingimento,
che sarebbe rimasto agli atti.
A.d Tramite lo scritto del 22 luglio 2022, il ricorrente ha trasmesso alla
SEM la copia in fotografia della sua carta d’identità afghana.
A.e Con messaggio elettronico del 7 settembre 2022, l’autorità svizzera
competente, ha informato la corrispettiva italiana, che poiché l’Italia non
avrebbe risposto alla domanda di presa in carico entro i termini, la
Svizzera considerava che la precitata sia diventata competente per
l’esame della domanda d’asilo dell’interessato a partire dal 7 settem-
bre 2022.
B.
Per mezzo della decisione dell’8 settembre 2022, notificata il 12 settem-
bre 2022, la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non è
entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato ai sensi
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi,
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RS 142.31), ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia e l’esecuzione
del predetto provvedimento, nonché ha osservato che un eventuale ricorso
contro la decisione non ha effetto sospensivo.
C.
Con ricorso del 19 settembre 2022 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente
si è aggravato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM. Egli ha concluso
in limine alla sospensione dell’esecuzione della decisione in via supercau-
telare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, ha
postulato, in via principale, la restituzione degli atti alla SEM perché effettui
l’esame nazionale della domanda d’asilo; ed in via subordinata la restitu-
zione degli atti all’autorità inferiore perché proceda ad un completamento
dell’istruttoria. Contestualmente, l’insorgente ha formulato istanza di assi-
stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52
cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal
giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e
LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2
LAsi).
3.
Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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4.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2.;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1 Nel proprio ricorso, l’insorgente ritiene essenzialmente come l’autorità
inferiore, senza neppure citare nella decisione avversata il decreto di re-
spingimento emesso nei confronti dell’insorgente, avrebbe accertato in
modo incompleto ed inesatto i fatti giuridicamente rilevanti per la causa.
Invero, a mente sua, la SEM avrebbe dovuto dare la possibilità all’insor-
gente di essere sentito circa il medesimo decreto di respingimento, depo-
sitato agli atti, vista la sua rilevanza per la determinazione della compe-
tenza per l’esame della sua domanda d’asilo. Reputa inoltre che l’autorità
inferiore avrebbe dovuto informare le autorità italiane in merito all’esistenza
di tale documentazione, perché potessero avere effettivamente contezza
di tutti gli elementi determinanti per valutare la loro competenza, ciò che la
SEM avrebbe invece omesso di fare in violazione del suo obbligo di tra-
sparenza. Peraltro, l’autorità inferiore avrebbe pure dovuto interpellare le
autorità italiane circa la concessione o meno di un diritto di essere sentito
all’interessato prima dell’emissione del decreto di respingimento, verso un
Paese, come l’Afghanistan, dove per prassi svizzera per lo meno lo stesso
non è esigibile a causa della situazione generale che vige nel predetto
Stato, o in assenza, per quali ragioni tale diritto di essere sentito non sia
stato accordato.
5.2 Tali censure formali vanno analizzate in primo luogo, in quanto sono
suscettibili di comportare l’annullamento della decisione impugnata, indi-
pendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr.
DTF 144 I 11 consid. 5.3 e i riferimenti ivi citati, 138 I 232 consid. 5;
DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3,
2010/35 consid. 4.1.1 e riferimenti citati).
5.3 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo di
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fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve
procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire
le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a
riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere
di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice
non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi;
cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.4
5.4.1 In primo luogo il Tribunale osserva come, a differenza di quanto so-
stenuto dall’insorgente nel gravame, nella decisione avversata sia stata ci-
tata l’evenienza che il ricorrente ha consegnato un decreto di respingi-
mento rilasciato in data (...) dalla (...) della C._ (cfr. p.to I, pag. 2
della decisione impugnata). Frattanto, seppure sia vero che l’autorità nelle
sue motivazioni non ne abbia in seguito più fatto menzione nella decisione,
non significa che non ne abbia tenuto conto nella valutazione d’insieme
della causa. Il fatto solo che non abbia ritenuto tale documentazione rile-
vante per la determinazione dello Stato membro competente, come invece
a mente del ricorrente nel suo gravame sarebbe il caso, non risulta essere
lesivo dell’obbligo di motivazione posto in capo all’autorità inferiore. Peral-
tro, l’autorità inferiore ha espresso in modo limpido nel suo provvedimento,
le argomentazioni che l’hanno condotta alle conclusioni di ammettere la
competenza dell’Italia nella trattazione della domanda d’asilo dell’insor-
gente, anche ed in particolare prendendo in esame gli asserti riguardo ai
motivi che si opporrebbero ad un suo trasferimento nella vicina Penisola
espressi dal medesimo nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. p.to II, pag. 3
seg. della decisione impugnata). Dall’articolato memoriale ricorsuale pre-
sentato, si evince inoltre come il ricorrente abbia ampiamente compreso le
motivazioni che hanno guidato la SEM nel suo giudizio. Pertanto, non si
ravvisa in specie alcuna violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. per ul-
teriori sviluppi DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2;
DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del TF
2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2) da parte dell’autorità infe-
riore.
5.4.2 Non si può inoltre seguire la censura dell’insorgente, laddove intrav-
vede una violazione del suo diritto di essere sentito da parte della SEM,
nel non averlo interpellato specificamente riguardo al decreto di respingi-
mento emesso in Italia. Invero, si osserva in merito come egli abbia avuto
la possibilità di esprimersi nell’ambito del colloquio Dublino, dopo che la
persona incaricata del predetto gli aveva fatto notare di essere stato trovato
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in possesso di un decreto di respingimento italiano al momento del suo
arrivo in Svizzera (cfr. n. 16/2). Tuttavia, egli non ha in nessun modo ad-
dotto lo stesso quale motivo che si scontrerebbe con un suo ritorno in Italia,
né è stato sollevato dalla rappresentante legale presente in loco, anche
con quesiti mirati in proposito all’insorgente, salvo interrogarlo se fosse
presente un interprete al momento della notifica di tale decreto (cfr.
n. 16/2). Anche in tal senso, non si vede come l’autorità inferiore avrebbe
dovuto motivare oltre la sua decisione su tale punto, in mancanza di qual-
siasi allegazione contraria in rapporto all’emissione di tale decreto da parte
dell’insorgente, essendo che ha ritenuto, a ragione come si vedrà nei con-
siderandi successivi (cfr. infra consid. 7 segg.), data la competenza
dell’Italia.
5.4.3 Proseguendo, seppure si dia atto al ricorrente che effettivamente la
SEM avrebbe potuto comunicare alle autorità italiane che per l’insorgente
risultasse dagli atti che fosse stato emesso un decreto di respingimento,
tuttavia a differenza di quanto da egli sostenuto nel gravame si ritiene che
le predette avessero gli elementi sufficienti per esaminare la questione
della loro competenza quale Stato membro richiesto. Nella domanda di
presa in carico alle autorità italiane, vi erano difatti forniti i dati ed i riscontri
sia evinti dalle dichiarazioni dell’insorgente che dai riscontri dattiloscopici
della banca europea “Eurodac”, di cui nella richiesta ne era allegato
l’estratto (cfr. n. 9/7 e 10/1). Alle autorità italiane erano quindi state messe
sufficientemente e correttamente a disposizione le informazioni rilevanti
per la determinazione della loro competenza. Risultano poi in tale contesto
delle allegazioni meramente pretestuose, in quanto non supportate da al-
cun elemento di qualsivoglia sostanza, le asserzioni del ricorrente che non
vi fosse alcuna certezza che le autorità italiane potessero individuare un
decreto – si sottolinea da loro emesso – per la specificità della loro orga-
nizzazione amministrativa (cfr. p.to 41, pag. 7 del ricorso). Difatti, tale veri-
fica, come dimostrata anche dagli atti all’incarto (cfr. n. 5/1 e 6/1), è age-
volmente effettuabile nelle banche dati generali e di polizia di cui dispone
anche l’Italia. Da ultimo, non si può rimproverare all’autorità inferiore di non
aver richiesto ulteriori delucidazioni alle autorità italiane, circa la procedura
da loro intrapresa per l’emissione del decreto di respingimento, segnata-
mente se fosse stata data la possibilità al richiedente di essere sentito.
Difatti, come si vedrà anche in seguito (cfr. infra consid. 9.1), la SEM po-
teva partire dal presupposto che le autorità italiane abbiano rispettato i di-
ritti procedurali dell’insorgente, non avendo del resto quest’ultimo allegato,
né men che meno dimostrato, che le predette li abbiano misconosciuti.
Anzi, appare dalla lettura del decreto di respingimento, come egli sia stato
adeguatamente sentito ed informato al momento del suo fermo anche delle
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conseguenze di un soggiorno irregolare in Italia, ed è di sua volontà – come
peraltro confermato dal medesimo nel colloquio Dublino (cfr. n. 16/2) – che
non ha inteso avvalersi della protezione internazionale (cfr. n. 18/6). Nelle
precitate circostanze, non si imponeva quindi alla SEM alcun maggiore ac-
certamento in proposito.
5.5 Visto quanto sopra, l’autorità inferiore non ha violato né il suo obbligo
inquisitorio, avendo sufficientemente e correttamente stabilito i fatti giuridi-
camente rilevanti, né l’obbligo di motivare il provvedimento impugnato, né
ancora il diritto di essere sentito dell’insorgente. Le censure formali mosse
dal ricorrente alla decisione impugnata, nel senso sopra indicato – come
pure di conseguenza la conclusione esposta in via subordinata dal ricor-
rente – sono quindi recisamente respinte.
6.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e di allontanamento.
6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato
quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia
la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in
carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr.
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale
è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai
criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una procedura di presa
in carico (inglese: take charge) – come è il caso di specie – ogni criterio
per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato al
capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione
nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2 con rif. cit.). Altresì, la determinazione dello Stato membro com-
petente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il
richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7
par. 2 RD III).
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6.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un
richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come compe-
tente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle ca-
renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza
dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-
dante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-
ropea (GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro
che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-
tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro
Stato membro possa essere designato come competente.
6.5 Giusta l’art. 13 par. 1 RD III, quando è accertato, sulla base degli ele-
menti di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati
all’art. 22 par. 3 del presente regolamento, inclusi i dati di cui al regola-
mento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente, per via
terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera
di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per
l’esame della domanda di protezione. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1
lett. a RD III, lo Stato membro competente in forza del presente regola-
mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli
art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro
Stato membro.
7.
Tornando alla presente disamina, dagli atti risulta che l’insorgente è entrato
illegalmente in Italia, venendo fermato il (...) dalla polizia italiana in prossi-
mità della frontiera di C._, data nella quale gli sono pure state pre-
levate le impronte dattiloscopiche. In tale Paese egli avrebbe sostato sol-
tanto due o tre giorni, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 8/1, 16/2 e 18/6).
Il 6 luglio 2022 – quindi entro i termini fissati all’art. 21 par. 1 RD III – la
SEM ha così richiesto, a ragione, alle autorità italiane preposte la presa in
carico del richiedente fondata sull’art. 13 par. 1 RD III (cfr. n. 9/7), non es-
sendo realizzati in casu nessuno dei criteri di competenza previsti agli
art. 8-12 RD III. Non avendo queste ultime risposto entro il termine di due
mesi previsto dall’art. 22 par. 1 RD III, la stessa equivale ad un’accetta-
zione tacita della richiesta e comporta per l’Italia l’obbligo di prendere in
carico il ricorrente, compreso l’obbligo di prendere disposizioni appropriate
all’arrivo dello stesso (cfr. art. 22 par. 7 RD III). Di conseguenza, a giusto
titolo l’autorità inferiore ha ritenuto la competenza
dell’Italia di principio data.
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8.
8.1 Per quanto concerne poi l’accoglienza in Italia dei richiedenti l’asilo, il
Tribunale si è già espresso recentemente sulla questione, ritenendo come
malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza
sociale nel suddetto Paese siano in parte deficitarie, non vi siano fondati
motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-
schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE
(cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III; le sentenze di riferimento del Tribunale
D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e F-6330/2020 del 18 otto-
bre 2021 consid. 9; cfr. anche tra le altre la sentenza del Tribunale
D-2641/2022 del 5 luglio 2022 consid. 10). Peraltro, l’Italia è legata alla
CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-
bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951
sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che del relativo
Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a
tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei
richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-
manda secondo una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme
al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in que-
stione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-
voca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva proce-
dura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-
tezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).
In proposito, non essendovi nel ricorso delle argomentazioni circostanziate
che possano condurre il Tribunale ad una modifica delle conclusioni ivi
esposte, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia senz’altro integralmente
alla medesima giurisprudenza sopra esposta. Peraltro, la mera allegazione
generica da parte dell’insorgente che le condizioni dei campi d’accoglienza
in Italia non siano buone, non induce neppure ad una diversa valutazione
della fattispecie ed a capovolgere la presunzione legale di sicurezza sopra
riportata. In proposito occorre difatti osservare che egli ha sostato soltanto
per qualche giorno in Italia e tra l’altro, essendosi rifiutato di depositare una
domanda d’asilo, non avrebbe in alcun modo avuto accesso all’acco-
glienza (quindi anche all’alloggio) ed alla procedura a disposizione invece
in Italia dei richiedenti l’asilo.
8.2 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si
giustifica nel caso di specie.
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Pagina 10
9.
Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga
ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro può de-
cidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non
gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad
applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda
d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-
travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può inoltre
ammettere tale responsabilità per dei “motivi umanitari” ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno
svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8).
9.1 Nella presente disamina, va in primo luogo osservato come il ricorrente,
non avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia,
spetterà innanzitutto a lui, al momento del suo ritorno nel predetto Paese,
di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane com-
petenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà pure di bene-
ficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza
D-3135/2022 del 21 luglio 2022). L’insorgente non ha neppure apportato
indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione
rifiuterebbe di prenderlo in carico e di esaminare la sua domanda di prote-
zione internazionale, una volta che l’avrà depositata, o ancora che non ri-
spetterebbe il divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi
obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità
corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-
rebbe di essere respinto in un tale Paese. A questo proposito, circa le de-
cisioni delle autorità italiane che gli sono state notificate il (...) che decre-
tano il suo respingimento, intimandogli di lasciare il territorio italiano entro
sette giorni dalla notifica (cfr. n. 18/6) – di cui si prevale l’insorgente quale
motivo che pregiudicherebbe ad un suo allontanamento verso l’Italia, in
quanto quest’ultimo Stato potrebbe allontanarlo verso
l’Afghanistan, violando così il principio di respingimento, e la Svizzera po-
trebbe così incorrere in un respingimento indiretto proibito dal diritto inter-
nazionale (cfr. p.to 27 segg., pag. 5 segg. del ricorso) – si osserva quanto
segue. Tali decisioni, a differenza di quanto sostenuto dall’insorgente, non
risultano essere determinanti in specie, in quanto risulta espressamente
dalle medesime che esse sono state rese a seguito della circostanza che
l’interessato non ha voluto depositare una domanda di protezione interna-
zionale in tale Paese, ciò che tuttavia rimane senza alcuna incidenza sulla
competenza Dublino di detto Stato membro (cfr. nello stesso senso, in un
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caso analogo, la sentenza del Tribunale D-3450/2022 del 18 agosto 2022
pag. 6). Inoltre l’interessato, in merito, non ha apportato alcun elemento di
qualsivoglia sostanza atto a confutare le conclusioni succitate, in quanto le
sole circostanze del decreto di respingimento e conseguente ordine di la-
sciare il territorio italiano – peraltro misure legittime da parte dell’Italia, dato
che l’insorgente non ha potuto prevalersi di alcun diritto di soggiorno nel
predetto Paese né ha voluto depositarvi una domanda d’asilo, e quale
Stato di diritto può quindi adottare le relative misure d’allontanamento –
non sono di per sé probanti del mancato rispetto dell’Italia dei suoi impegni
ed obblighi internazionali. Fra l’altro il ricorrente non ha in alcun modo di-
mostrato né reso verosimile che le autorità italiane avrebbero miscono-
sciuto i suoi diritti procedurali nel corso dell’iter che ha condotto all’emana-
zione del decreto di respingimento (cfr. anche supra consid. 5.4.3), né ap-
porta alcun elemento serio e concreto atto a stabilire che le autorità italiane
non avrebbero tenuto conto del principio del divieto di respingimento nelle
loro decisioni d’allontanamento – ed in effetti non l’hanno rimpatriato in
Afghanistan, ma gli hanno soltanto intimato di lasciare il territorio italiano e
quello degli Stati membri Schengen – né che non lo farebbero in futuro. Se
tuttavia egli dovesse ritenere, una volta rientrato in Italia, che in quest’ul-
timo Paese i suoi diritti risultino in qualche modo lesi, apparterrà al ricor-
rente di rivolgersi alle autorità italiane preposte per far valere i medesimi
(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza; cfr. anche nello stesso senso la sen-
tenza del Tribunale D-1061/2021 del 18 marzo 2021 consid. 9.2). Per gli
ulteriori motivi esposti dall’insorgente durante il colloquio Dublino e che si
opporrebbero ad un suo allontanamento in Italia, si può senz’altro rinviare
alla decisione della SEM, che risulta essere sul punto chiara e corretta (cfr.
p.to II, pag. 3 seg. della decisione avversata), non essendo stato sollevato
alcun argomento contrario nel gravame.
9.2 Proseguendo nell’analisi, agli atti non figurano del resto elementi tali da
concludere che un suo trasferimento nello Stato in questione esporrebbe
l’insorgente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di su-
bire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
essendo qui ancora una volta rammentato come il ricorrente, dopo il depo-
sito della domanda d’asilo in Italia, avrà in particolare accesso alle presta-
zioni materiali previste dal sistema di accoglienza italiano (cfr. supra con-
sid. 8.1).
9.3 Da ultimo, né da un esame d’ufficio degli atti, né da alcuna allegazione
ricorsuale dell’insorgente, è desumibile che egli soffra attualmente di una
patologia di rilievo che risulti essere ostativa al suo trasferimento nel con-
testo di una procedura Dublino (cfr. sentenza della Corte EDU N. contro
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Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/06; Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1; sen-
tenza di riferimento D-4235/2021 succitata consid. 10.4.3.3).
9.4 Riassumendo, il ricorrente non ha fornito alcun indizio serio suscettibile
di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU,
all’art. 3 Conv. tortura, o ad altri disposti di diritto internazionale alla quale
la Svizzera è tenuta al loro rispetto, in caso di esecuzione del suo trasferi-
mento in Italia.
9.5 In siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere che
l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo po-
tere d’apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non risulta per-
tanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17
par. 1 RD III (clausola di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi
1.
9.6 Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte
della Svizzera, l’Italia è competente per l’esame della domanda d’asilo del
ricorrente ai sensi del RD III, ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio
alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 RD III.
10.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione
di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, con il
provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non ha violato il diritto fede-
rale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non ha accer-
tato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106
cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’auto-
rità confermata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente
alla restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risultano essere senza oggetto.
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12.
Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese processuali, è respinta. Le spese processuali
di CHF 750.–, che seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico
del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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