Decision ID: 3113a84f-315d-534d-8757-ee9cf8513ae5
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadina italiana, nata il (...) 1968, residente a (...), ha lavorato
in B._ come frontaliera in qualità di infermiera alle dipendenze di
una casa di riposo, da maggio a luglio del 2000 e di una clinica, da agosto
a dicembre del 2000, solvendo contributi all'assicurazione svizzera per la
vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (doc. 2 e 3 dell’incarto dell’Ufficio dell'as-
sicurazione per l'invalidità per gli assicurati residenti all’estero [in seguito
UAIE]). Ha interrotto l'attività lavorativa il 22 dicembre 2000 a seguito di un
incidente della circolazione stradale (doc. 1 e 8) ed ha cessato il lavoro il
31 dicembre 2000 a seguito delle sue dimissioni (doc. 14).
B.
Il 27 maggio 2002, l’interessata ha formulato all’Ufficio AI del Canton
B._ (in seguito UAI-B._) una richiesta volta all'ottenimento
di una rendita dell'assicurazione svizzera per l'invalidità (doc. 3). Nel corso
del 2007 è stata sottoposta a perizia specialistica pluridisciplinare presso il
Servizio Accertamento Medico dell’Ospedale Regionale di C._
(SAM) in ambito oftalmologico, reumatologico e psichiatrico (cfr. consid.
11.2).
C.
C.a Il 22 novembre 2008 l’interessata ha subito un nuovo infortunio, allor-
quando scivolando su di una macchia d’olio è rovinata a terra procurandosi
un trauma al fianco destro, alla spalla e al braccio destro, alle ginocchia e
pure al capo (cfr. la notifica all’UAI di cui al doc. 82 e doc. 19 dell’incarto
dell’assicuratore contro gli infortuni D._ [in seguito inc. LAINF]), per
cui il dr. E._, specialista in medicina generale, ha attestato una com-
pleta inabilità lavorativa (doc. 16 inc. LAINF).
C.b Con rapporto del 12 ottobre 2009 (allegato al doc. 123), il dr.
F._, specialista in chirurgia e medicina interna generale incaricato
dalla D._ (doc. 83, cfr. anche doc.15, 17, 19, 20 inc. LAINF) ha ri-

Considerations:
tenuto la situazione stabilizzata e considerato esigibile la ripresa dell’atti-
vità lavorativa come infermiera nella misura di almeno quattro ore giorna-
liere.
D.
D.a Con due decisioni dell'11 ottobre 2011 (doc. 141), l'Ufficio dell'assicu-
razione per l'invalidità per gli assicurati residenti all'estero (UAIE) ha quindi
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erogato in favore dell'interessata da un lato una mezza rendita dell'assicu-
razione svizzera per l'invalidità dal 1° dicembre 2001 al 31 agosto 2002, e
dall’altro una rendita intera dal 1° settembre 2002 al 31 marzo 2004. In
aggiunta a quanto riconosciuto con il progetto di decisione dell’11 marzo
2010 (doc. 104) ha inoltre riconosciuto, tramite una terza decisione, una
rendita intera dal 1° febbraio 2009 al 31 luglio 2009 (ossia tre mesi dopo il
miglioramento dello stato di salute – cfr. rapporto dr. F._ del 12 ot-
tobre 2009).
Contro tali provvedimenti, l'interessata è insorta dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo federale (TAF).
D.b Con sentenza del 25 luglio 2012, il TAF ha parzialmente accolto il ri-
corso interposto il 16 novembre 2011 dall'interessata, annullato la deci-
sione dell'11 ottobre 2011 dell'UAIE e rinviato gli atti di causa all'ammini-
strazione affinché la stessa procedesse, conformemente alle indicazioni di
cui alla presa di posizione del 5 aprile 2012 dell'UAI-B._, a un com-
plemento di istruttoria atto a definire l’evoluzione della capacità lavorativa
a decorrere da gennaio 2004 (v. considerando 11.1 e dispositivo n. 1 della
sentenza del Tribunale amministrativo federale C-6248/2011 del 25 luglio
2012 [doc. 155]).
E.
E.a Il 30 gennaio 2013, l'UAI-B._ ha comunicato alla ricorrente la
necessità di sottoporsi ad una perizia medica pluridisciplinare che preve-
deva degli accertamenti in medicina interna, neurologia, psichiatria e psi-
coterapia nonché reumatologia, da eseguirsi presso il SAM (doc. 164). A
seguito delle istanze dell’interessata del 31 gennaio e del 14 febbraio 2013,
con decisione incidentale del 26 febbraio 2013 l’autorità inferiore ha incluso
anche le valutazioni specialistiche in chirurgia della mano ed allergologia
(doc. 190).
E.b Con sentenza del 27 marzo 2013, non riscontrando la necessità di ese-
guire nell’ambito della perizia pluridisciplinare anche un’indagine oftalmo-
logica e ortopedico/traumatologica, il Tribunale amministrativo federale ha
respinto il ricorso dell’8 marzo 2013, in quanto manifestamente infondato e
confermato integralmente la decisione incidentale dell’UAIE del 26 febbraio
2013 (doc. 210).
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E.c Con sentenza del 18 giugno 2013 (9C_366/2013) il ricorso presentato
dall’interessata il 15 maggio 2013 è stato dichiarato inammissibile, non es-
sendo il giudizio impugnato deferibile dinnanzi al TF (doc. 214).
F.
F.a Nella perizia del SAM del 30 dicembre 2013 (doc. 228), di cui si espor-
ranno i particolari nei considerandi in diritto (cfr. consid. 13), i periti hanno
constatato, rispetto alla precedente perizia pluridisciplinare del 20 agosto
2007 (doc. 66), l’insorgere di un certo peggioramento a livello reumatolo-
gico e di chirurgia della mano a partire dal 22 novembre 2008, momento in
cui la ricorrente ha subito un nuovo infortunio (doc. 228 p. 38).
F.b Le conclusioni a cui sono giunti i periti del SAM sono state fatte proprie
dal dr. G._, specialista in medicina interna generale, nel rapporto
finale SMR del 7 gennaio 2014 (doc. 232).
G.
G.a Sulla scorta degli accertamenti medici e delle informazioni relative alla
situazione economica – raccolte presso il servizio di integrazione profes-
sionale (cfr. annotazione del 21 marzo 2014 – doc. 236) e tramite la ricor-
rente (cfr. scritto 30 aprile 2014 – doc. 238) – l’UAI ha emesso il progetto
di decisione del 20 maggio 2014 con il quale ha riconosciuto una mezza
rendita AI dal 1° dicembre 2001 al 31 agosto 2002, una rendita intera dal
1° settembre 2002 al 31 marzo 2004 e successivamente una rendita intera
dal 1° luglio 2004 al 31 dicembre 2004 e dal 1° febbraio 2009 al 31 maggio
2009. Ritenendo estinto a partire dal 1° giugno 2009 il diritto alla rendita,
alla luce del grado di invalidità del 20% (doc. 241).
L’amministrazione ha precisato che risultando l’interessata abile all’80%
(intesa come rendimento ridotto) nell’attività di infermiera indipendente è
“proprio in questa attività che ella può sfruttare al massimo la propria ca-
pacità di guadagno”. L’UAI ha quindi computato sia a titolo di reddito da
valido che da invalido la media dei redditi della classe salariale 12 dell’Ente
H._, adducendo che nell’attività indipendente è possibile decidere
“autonomamente la cifra delle proprie prestazioni, ma è altresì vero che si
deve fare attenzione alla concorrenza e quindi non si potranno pretendere
dei margini di guadagno notevolmente maggiori rispetto alle associazioni
pubbliche o ad altre infermiere indipendenti” (doc. 241, p. 3).
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G.b Contro tale provvedimento l’insorgente ha presentato il 25 giugno
2014 le proprie osservazioni (doc. 244), poi completate il 2 settembre 2014
(doc. 251), con le quali ha contestato le valutazioni peritali del SAM e del
dr. F._, nonché il mancato riconoscimento del diritto alla rendita nel
periodo compreso fra il 1° gennaio 2005 e il 31 gennaio 2009 e a decorrere
dal 1° giugno 2009 (doc. 244, p. 4).
G.c Chiamati a prendere posizione (doc. 254) nel rapporto del 27 novem-
bre 2014 (doc. 258) la dr.ssa I._, specialista in medicina interna e il
dr. L._, specialista in medicina generale, hanno raccolto il parere
dei differenti periti già interrogati in precedenza, che hanno sostanzial-
mente confermato la valutazione esposta nella perizia pluridisciplinare del
30 dicembre 2013 (doc. 231). È così stata confermata un’abilità lavorativa
del 40% nell’attività di infermiera dipendente in ospedali e cliniche, dell’80%
nell’attività di infermiera indipendente e del 100% in un’attività adeguata,
rispettosa dei limiti funzionali (doc. 258 p. 5).
H.
L’autorità inferiore ha dunque emesso le decisioni del 4 gennaio 2016, con
le quali ha interamente confermato il progetto di decisione del 20 maggio
2014 (doc. 264, 265).
I.
La ricorrente è quindi insorta dinnanzi al TAF, postulando con ricorso del
12 febbraio 2016 l’annullamento della suddetta decisione e il riconosci-
mento del diritto a una mezza rendita AI (in via principale) rispettivamente
di un quarto di rendita (in via subordinata) anche per il periodo compreso
fra il 1° gennaio 2005 e il 31 gennaio 2009 e a decorrere dal 1° giugno
2009. In via ulteriormente subordinata essa ha chiesto il rinvio degli atti
all’autorità inferiore al fine di predisporre nuovi accertamenti medici ed eco-
nomici volti a stabilire il diritto a beneficiare di una mezza rendita nei sum-
menzionati periodi (doc. TAF 1). Dei motivi si dirà se necessario nei consi-
derandi di diritto.
J.
Con risposta del 13 aprile 2016 (doc. TAF 6), l’UAIE ha chiesto la reiezione
del ricorso e la conferma della decisione impugnata, rinviando al preavviso
del 7 aprile 2016 dell’UAI-B._.
K.
Con replica del 15 settembre 2016 – giunta dopo quattro proroghe del ter-
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mine (doc. TAF 7, 10, 12, 14, 16) – l’interessata ha chiesto a questo Tribu-
nale di allestire un accertamento volto a determinare le mansioni di un’in-
fermiera indipendente nell’ambito delle cure a domicilio e il reddito conse-
guibile in suddetta attività, prima di entrare nel merito della vertenza, ri-
guardo alla quale ha riproposto le conclusioni già esposte nel memoriale di
ricorso (doc. TAF 19).
L.
Con decisione incidentale del 20 settembre 2016 (doc. TAF 22) è stata re-
spinta la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio e l’insor-
gente è stata invitata a versare un anticipo di fr. 800.-, corrispondente alla
presumibili spese processuali, saldato l’8 novembre 2016 (doc. TAF 26).
M.
Con la duplica del 18 ottobre 2016, fondata sulla presa di posizione del 12
ottobre 2016 dell’UAI-B._ (doc. TAF 24), l’UAIE si è riconfermata
nella propria posizione.
N.
Nelle osservazioni del 16 novembre 2016 la ricorrente ha modificato in
parte le proprie conclusioni chiedendo, tra l’altro, in via principale la retro-
cessione dell’incarto all’autorità inferiore, affinché, applicando il metodo
straordinario per la determinazione del grado di invalidità, le riconosca il
diritto a una mezza rendita di invalidità fra il 1° gennaio 2005 e il 31 gennaio
2009 e a decorrere dal 1° giugno 2009 (doc. TAF 28).
O.
Nel termine prorogato (doc. TAF 31), l’UAIE ha trasmesso la presa di posi-
zione del 14 dicembre 2016 (doc. TAF 32) che ha ribadito la conferma della
decisione impugnata e il rigetto del ricorso.
P.
Sono seguite le osservazioni del 16 gennaio 2017 (doc. TAF 35), nelle quali
sono state riportate le valutazioni esposte dal dr. M._, specialista in
neurologia, nel rapporto del 18 dicembre 2016 (di cui si dirà per esteso nei
considerandi in diritto).
Q.
Dopo aver raccolto il parere del SMR e dei periti del SAM che già si erano
espressi sulla fattispecie, l’UAI-B._ nelle osservazioni del 22 feb-
braio 2017, alle quali rimanda la presa di posizione del 28 febbraio 2017
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dell’UAIE (doc. TAF 39), ha ritenuto non sussistere elementi suscettibili di
definire diversamente il caso (allegati al doc. TAF 39).
R.
R.a L’insorgente ha chiesto ed ottenuto numerose proroghe del termine per
prendere posizione in merito alle valutazioni peritali del SAM (doc. TAF 42,
46, 53). Nella richiesta di proroga del 30 maggio 2017 essa ha inoltre tra-
smesso nuovi documenti medici di cui si dirà, se del caso, nei considerandi
in diritto (doc. TAF 50).
R.b Nel frattempo, con le osservazioni del 28 aprile 2017 la ricorrente ha
chiesto di procedere all’audizione dei testi da lei indicati ed ha reiterato la
richiesta di allestire una perizia giudiziaria consistente in una prova di la-
voro, volta a verificare la concreta esigibilità dell’attività di infermiera indi-
pendente. È stato inoltre trasmesso il referto del 30 marzo 2017 con cui il
dr. M._ ha preso posizione sulle recenti valutazioni del SAM (doc.
TAF 44).
R.c Con le osservazioni del 26 giugno 2017 (doc. TAF 56), poi completate
14 luglio 2017 (doc. TAF 59), l’interessata ha diffusamente contestato le
valutazioni peritali in reumatologia, chirurgia della mano, neurologia e al-
lergologia contenute nella perizia pluridisciplinare del 30 dicembre 2013
(doc. 231). Delle verbose argomentazioni addotte nei due memoriali e della
copiosa documentazione prodotta – in buona parte già agli atti – si dirà, se
del caso, nei considerandi in diritto.
S.
Con scritto del 4 settembre 2017 l’UAIE ha ribadito la propria posizione
(doc. TAF 61).
Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 31 LTAF, questo Tribunale giudica i ricorsi contro le de-
cisioni ai sensi dell'art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33
LTAF, riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF. In particolare, le decisioni
rese dall'UAIE concernenti l'assicurazione per l'invalidità possono essere
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impugnate davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF) conforme-
mente all'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20). Di conseguenza questo
Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso.
1.2 Secondo l'art. 3 lett. dbis PA, a cui rinvia l'art. 37 LTAF, la procedura in
materia di assicurazioni sociali non è disciplinata dalla PA, nella misura in
cui è applicabile la LPGA (RS 830.1). In conformità con l'art. 2 LPGA, le
disposizioni della presente legge sono applicabili alle assicurazioni sociali
disciplinate dalla legislazione federale, se e per quanto le singole leggi sulle
assicurazioni sociali lo prevedano. Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAI, le disposizioni
della LPGA sono applicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e
28-70), sempreché la LAI non deroghi alla LPGA.
1.3 In concreto, il ricorso è ammissibile nella misura in cui è stato presen-
tato tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge (art. 59
e 60 LPGA, nonché l'art. 52 cpv. 1 PA). L’anticipo delle spese processuali
è stato inoltre tempestivamente saldato (doc. TAF 4).
2.
2.1
2.1.1 Dal profilo temporale si applicano le disposizioni in vigore al momento
della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridica-
mente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid. 4.3 e
130 V 445 consid. 1.2 con rinvii, nonché 129 V 1 consid. 1.2). Se le dispo-
sizioni legali si sono modificate nel corso del periodo sottoposto ad esame
giudiziario, il diritto alle prestazioni si determina secondo le vecchie dispo-
sizioni per il periodo anteriore e secondo le nuove a partire della loro en-
trata in vigore (applicazione pro rata temporis; DTF 130 V 445).
2.1.2 Contestata in concreto è da un lato la mancata assegnazione di una
mezza, rispettivamente di un quarto di rendita intera di invalidità dopo il 31
maggio 2009, e dall’altro il mancato riconoscimento del diritto a una mezza
o a un quarto di rendita AI per il periodo compresi fra il 1° gennaio 2005 e
il 31 gennaio 2009. Ne discende che si applicano, da un lato, le norme
materiali in vigore fino al 31 dicembre 2007, per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre dall'altro lato, e per il periodo
successivo, le nuove norme della 5a revisione della LAI (cf. DTF 130 V 1
consid. 3.2 per quanto concerne le disposizioni formali della LPGA,
immediatamente applicabili con la loro entrata in vigore), ritenuto che per il
secondo periodo contestato il diritto alla rendita potrebbe sorgere dal 1°
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Pagina 9
giugno 2009. Entrano in linea di conto inoltre le successive modifiche, in
particolare la sesta revisione della LAI del 2012 ritenuto che la decisione è
stata emessa il 4 gennaio 2016.
2.2 Giova altresì rilevare che il potere cognitivo di questo Tribunale è deli-
mitato dalla data della decisione impugnata, in concreto il 4 gennaio 2016.
Il giudice delle assicurazioni sociali esamina infatti la decisione impugnata
sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
resa (DTF 136 V 24 consid. 4.3). Tiene tuttavia conto dei fatti verificatisi
posteriormente quando essi possono imporsi quali elementi d'accerta-
mento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF
129 V 1 consid. 1.2 e 121 V 362 consid. 1b), in altri termini se gli stessi
sono strettamente connessi all'oggetto litigioso e se sono suscettibili di in-
fluire sull'apprezzamento del giudice al momento in cui detta decisione liti-
giosa è stata resa (cfr. sentenze del TF 8C_278/2011 del 26 luglio 2011
consid. 5.5, nonché 9C_116/2010 del 20 aprile 2010 consid. 3.2.2; DTF
118 V 200 consid. 3a in fine).
3.
3.1 La ricorrente è cittadina di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l'ALC (RS 0.142.112.681), entrato in vi-
gore il 1° giugno 2002.
3.2 L'allegato II è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione
1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua
nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti
applicano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
3.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
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della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
3.4 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto
diversamente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono
delle medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla
legislazione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini
di tale Stato. Ciò premesso, nella misura in cui l'ALC e, in particolare, il suo
allegato II, non prevede disposizioni contrarie, l'organizzazione della
procedura, come pure l'esame delle condizioni di ottenimento di una
rendita d'invalidità svizzera, sono regolate dal diritto interno svizzero (DTF
130 V 253 consid. 2.4).
4.
4.1 Giusta l’art. 36 cpv. 1 LAI, nella versione del 1° gennaio 2001 – ossia
quella in vigore al momento della nascita del diritto alle prestazioni AI in
favore della ricorrente (art. 28 cpv. 1 LAI) – per avere diritto ad una rendita
dell'assicurazione invalidità svizzera, ogni richiedente deve adempiere cu-
mulativamente le seguenti condizioni:
- essere invalido ai sensi della legge svizzera; - aver versato contributi all'AVS/AI svizzera durante un anno intero
almeno.
4.2 Secondo l'art. 29 cpv. 1 LAVS, applicabile per rimando dell’art. 36 cpv.
2 LAI, possono pretendere una rendita ordinaria di vecchiaia tutti gli aventi
diritto ai quali possono essere computati almeno un anno intero di reddito,
di accrediti per compiti educativi o assistenziali.
Giusta l'art. 29sexies cpv. 1 LAVS, un accredito per compiti educativi è com-
putato agli assicurati per gli anni durante i quali essi esercitano un'autorità
parentale su uno o più fanciulli che non hanno ancora compiuto i sedici
anni. Gli accrediti per compiti educativi sono attribuiti a partire dall’anno
che segue la nascita del primo figlio e terminano al più tardi alla fine
dell’anno in cui l’ultimo figlio raggiunge i sedici anni; essi sono sempre at-
tribuiti per l’intero anno civile (art. 52f cpv. 1 OAVS).
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Pagina 11
4.3 Nel caso concreto, gli otto mesi di contributi paritetici pagati all’AVS di
cui può prevalersi la ricorrente (cfr. consid. A), non sarebbero di principio
sufficienti per soddisfare la condizione della durata minima di un anno di
contribuzione prevista dall’art. 36 cpv. 1 LAI.
Ad ogni modo, considerato che nell’anno di riferimento l’assicurata aveva
una figlia di età inferiore ai sedici anni e che in virtù dell’art. 29 cpv. 1 LAVS
la condizione della durata minima di un anno di contribuzione può essere
adempiuta computando anche gli accrediti per compiti educativi, occorre
riconoscere che all’insorgere dell’invalidità la condizione della durata mi-
nima di contribuzione era senz’altro adempiuta (cfr. anche doc. 78).
5.
5.1 In base all'art. 8 cpv. 1 LPGA è considerata invalidità l'incapacità al
guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
L'art. 4 cpv. 1 LAI precisa che l'invalidità può essere conseguente ad infer-
mità congenita, malattia o infortunio; il cpv. 2 della stessa norma stabilisce
che l'invalidità è considerata insorgere quando, per natura e gravità, motiva
il diritto alla singola prestazione.
5.2 L'art. 28 cpv. 1 LAI stabilisce che l'assicurato ha diritto ad una rendita
alle seguenti condizioni: a. la sua capacità di guadagno o la sua capacità
di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o
migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigi-
bili; b. ha avuto un'incapacità di lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di que-
sto anno è invalido almeno al 40%.
5.3 L'assicurato ha diritto ad una rendita intera se è invalido per almeno il
70%, a tre quarti di rendita se è invalido per almeno il 60%, ad una mezza
rendita se è invalido per almeno la metà e ad un quarto di rendita se è
invalido per almeno il 40% (art. 28 cpv. 2 LAI; si confronti anche art. 4 del
regolamento [CE] n. 883/04).
5.4 Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere
prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione
o campo d'attività (art. 6 LPGA). L'incapacità al guadagno è definita all'art.
7 cpv. 1 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di
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Pagina 12
guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione,
provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura
dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.
5.5 La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 LAI e 8 LPGA è un concetto di
carattere economico-giuridico e non medico (DTF 116 V 246 consid. 1b e
110 V 273; v. pure sentenze del TF 8C_636/2010 del 17 gennaio 2011 con-
sid. 3 e 9C_529/2008 del 18 maggio 2009).
5.6 La nozione di invalidità in ambito AI coincide con quella vigente in am-
bito LAINF e nell'assicurazione militare (art. 16 LPGA; DTF 127 V 129 con-
sid. 4d; 133 V 549 consid. 6). Se il danno alla salute è il medesimo, la
valutazione dell'invalidità in ambito AI, LAINF e assicurazione militare do-
vrebbe condurre al medesimo grado di invalidità (DTF 133 V 549 consid.
6; 126 V 288 consid. 2a con rinvii). Un assicuratore non è tuttavia vincolato
ad una decisione emessa da un altro ente per esempio nel caso in cui il
grado di invalidità risulta da un accordo intercorso tra le parti (DTF 127 V
129 consid. 4d; 126 V 288 consid. 2a) rispettivamente si fonda su un errore
di diritto (DTF 126 V 288 consid. 2a).
6.
6.1 Secondo l'art. 17 LPGA se il grado d'invalidità del beneficiario della ren-
dita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta. Il cpv. 2
della stessa norma prevede che ogni altra prestazione durevole accordata
in virtù di una disposizione formalmente passata in giudicato è, d'ufficio o
su richiesta, aumentata, diminuita o soppressa se le condizioni che l'hanno
giustificata hanno subito una notevole modificazione.
6.2 L'art. 88a cpv. 1 OAI prevede che se la capacità al guadagno dell'assi-
curato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la
grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità si
riduce, il cambiamento va considerato ai fini della riduzione o della sop-
pressione del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in con-
siderazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare. Detta norma si applica anche in caso
di assegnazione retroattiva di una rendita scalare (sentenze del TF
9C_837/2009 del 23 giugno 2010 consid. 2, 9C_443/2009 del 19 agosto
2009 consid. 5, I 727/02 del 21 luglio 2005 consid. 5 nonché I 297/03 del 3
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Pagina 13
maggio 2005 consid. 1 e relativi riferimenti; cfr. pure sentenza del TAF C-
1446/2011 del 27 giugno 2013 consid. 6.5 e relativi riferimenti).
7.
7.1 In caso d'assegnazione retroattiva di una rendita scalare la data di mo-
difica del diritto deve essere stabilita conformemente all'art. 88a OAI (RS
831.201; sentenze del TF 9C_837/2009 del 23 giugno 2010 consid. 2,
9C_443/2009 del 19 agosto 2009 consid. 5, I 727/02 del 21 luglio 2005
consid. 5 nonché I 297/03 del 3 maggio 2005 consid. 1 e relativi riferimenti;
cfr. pure sentenza del TAF C-1446/2011 del 27 giugno 2013 consid. 6.5 e
relativi riferimenti). Inoltre, il termine di attesa di tre mesi dell'art. 88a OAI
non può iniziare a decorrere prima della nascita del diritto ad una rendita
(cfr. sentenza del TF 9C_110/2014 del 13 giugno 2014).
7.2 Assegnando retroattivamente una rendita d'invalidità decrescente/cre-
scente e/o limitata nel tempo, l'autorità amministrativa disciplina un rap-
porto giuridico suscettibile, in caso di contestazione, di essere oggetto della
lite e dell'impugnativa. Qualora sia contestata solo la riduzione o la sop-
pressione delle prestazioni, il potere cognitivo del giudice non è limitato nel
senso che egli debba astenersi dallo statuire circa i periodi per i quali il
riconoscimento di prestazioni non è censurato (DTF 125 V 413 consid. 2.2
et 2.3 confermato in 131 V 164). Va ricordato che nel caso in cui la presta-
zione sia accordata con effetto retroattivo – ma limitata nel tempo, aumen-
tata oppure ridotta – esiste un'unica relazione giuridica. Ciò vale anche se
l'assegnazione della rendita d'invalidità graduata e/o limitata nel tempo è
stata comunicata mediante più decisioni (DTF 131 V 164 consid. 2.2 e 2.3).
8.
8.1 Alfine di poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in
caso di ricorso) deve disporre di documenti rassegnati dal medico o even-
tualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali atti-
vità l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quale sforzo si può ancora esigere da
un assicurato, tenuto conto della sua situazione personale (DTF 125 V 256
consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 404 consid. 2; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
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Pagina 14
8.2 Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indi-
cazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (sentenza del TF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 consid. 3).
8.3 In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie la giurispru-
denza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla
valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione
del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di
vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice
a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di afferma-
zioni contraddittorie nella perizia stessa oppure l'esistenza di altri rapporti
in grado di inficiarne la concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante
può disporre una superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori
complementi, dalle conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V
351 consid. 3b/aa pag. 353 con rinvii).
8.4 Quanto alla valenza probatoria di un rapporto medico, determinante,
secondo la giurisprudenza, è che i punti litigiosi importanti siano stati og-
getto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in
piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. De-
terminante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova
non è tanto né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esem-
pio, quale perizia o rapporto (DTF 134 V 231 consid. 5.1 pag. 232; 125 V
351 consid. 3a pag. 352; 122 V 157 consid. 1c pag. 160; HANS-JAKOB
MOSIMANN, Zum Stellenwert ärztlicher Beurteilungen, in: Aktuelles im So-
zialversicherungsrecht, 2001, pag. 266). Nella sentenza pubblicata in VSI
2001 pag. 106 segg. questa Corte ha però ritenuto conforme al principio
del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PC e art. 19 PA, art. 95 cpv.
2, art. 113 e 132 OG) definire delle direttive in relazione alla valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie.
8.5 Una valutazione medica completa, comprensibile e concludente che,
considerata a sé stante in occasione di un'unica (prima) valutazione del
diritto alla rendita, andrebbe ritenuta probante, non assurge a prova atten-
dibile in caso di revisione – o come in concreto di assegnazione retroattiva
di una rendita limitata nel tempo – se non attesta in modo sufficiente in che
modo rispettivamente in che misura ha avuto luogo un effettivo cambia-
mento nello stato di salute. Sono tuttavia riservati i casi evidenti (SVR 2012
IV n. 18 pag. 81 consid. 4.2). Dalla perizia deve quindi emergere chiara-
mente che i fatti con cui viene motivata la modifica sono nuovi o che i fatti
C-926/2016
Pagina 15
preesistenti si sono modificati sostanzialmente per quanto riguarda la loro
natura rispettivamente la loro entità. L'accertamento di una modifica dei
fatti è in particolare sufficientemente comprovata se i periti descrivono quali
aspetti concreti nell'evoluzione della malattia e nell'andamento dell'incapa-
cità lavorativa hanno condotto alla nuova valutazione diagnostica e alla
stima dell'entità dei disturbi. Le summenzionate esigenze devono trovare
riscontro nel tenore delle domande poste al perito (SVR 2012 IV n. 18 pag.
81 consid 4.3).
8.6 L'avviso dei medici curanti va considerato con la necessaria prudenza,
tendendo a pronunciarsi in favore del paziente a dipendenza del legame
particolare (DTF 125 V 351 consid. 3b e relativi riferimenti).
8.7 Non va infine dimenticato che se vi sono dei rapporti medici contraddit-
tori il giudice non può evadere la vertenza senza valutare l'intero materiale
e indicare i motivi per cui si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro
(sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 673/00 dell'8 ottobre
2002).
9.
9.1 Oggetti impugnati sono da un lato la decisione, mediante la quale è
stata accordata una mezza rendita d’invalidità dal 1° dicembre 2001 al 31
agosto 2002, una rendita intera dal 1° settembre 2002 al 31 aprile 2004 (si
confrontino le motivazioni a pag. 1184 del doc. 264) rispettivamente dal 1°
luglio al 31 dicembre 2004 e dall’altro la decisione con cui è stata asse-
gnata una rendita intera dal 1° febbraio al 31 maggio 2009 (doc. 264 pag.
1175 e 1186). La ricorrente contesta tuttavia soltanto la mancata assegna-
zione – in ragione del graduale miglioramento dello stato di salute interve-
nuto dal 2 settembre 2004 rispettivamente dal 22 febbraio 2009, che ha
indotto l’autorità inferiore a ritenere l’insorgente interamente abile al lavoro
in un’attività adeguata, rispettivamente abile sull’arco di un’intera giornata
ma con rendimento ridotto all’80% nell’attività di infermiera indipendente –
di rendita (mezza o 1⁄4) fra il 1° gennaio 2005 e il 31 gennaio 2009, nonché
dal 1° giugno 2009.
Concretamente la ricorrente censura in primo luogo la possibilità di mettere
a frutto la propria residua capacità lavorativa nell’attività di infermiera indi-
pendente nella misura dell’80% indicata dall’UAIE, dal momento che le li-
mitazioni riscontrate non le permetterebbero di adempiere né l’usuale man-
sionario di tale professione, né i requisiti posti per l’ottenimento dell’auto-
rizzazione all’esercizio di un’attività sanitaria in B._. Fondandosi sul
C-926/2016
Pagina 16
rapporto del 18 dicembre 2016 del dr. M._, essa ha messo in dubbio
la validità delle più recenti valutazioni del SAM, sostenendo che i periti in-
caricati non hanno svolto esami sufficientemente approfonditi in relazione
ai limiti funzionali – ad esempio mediante un test di simulazione professio-
nale – e agli impedimenti presentati dall’assicurata nello svolgere l’attività
di infermiera indipendente. In secondo luogo l’insorgente critica la valuta-
zione del discapito economico, contestando l’ipotetico reddito da invalida
ritenuto dall’amministrazione e chiedendo inoltre, in corso di causa, l’appli-
cazione del metodo straordinario per calcolare l’invalidità.
9.2 Dal canto suo l’amministrazione, ritiene gli accertamenti esperiti in sede
di istruttoria completi e conclusivi e ha confermato la bontà della
valutazione economica eseguita ritenendo esigibile l’attività di infermiera
indipendente.
10.
10.1 A fronte delle molteplici – e a tratti ridondanti e ripetitive – critiche
mosse dal rappresentante della ricorrente in merito agli accertamenti me-
dici raccolti dall’autorità inferiore (cfr. doc. TAF 1, 28, 35, 56, 59), occorre
in prima battuta esaminare se lo stato di salute dell’assicurata (e la sua
evoluzione) è stato correttamente indagato.
10.2 In seguito andrà valutata la capacità lavorativa residua e l’attività la-
vorativa in cui questa possa essere ragionevolmente messa a frutto, esa-
minando in particolare, alla luce della documentazione versata agli atti e
delle ripetute contestazioni dell’insorgente (cfr. doc. TAF 1, 19, 28, 35), se
l’attività di infermiera indipendente possa considerarsi esigibile o meno e
se del caso in che misura.
10.3 In ultimo occorrerà verificare la correttezza del grado di invalidità
sull’arco dell’intero periodo decorrente dall’infortunio del dicembre 2000
(pur essendo contestato soltanto il periodo dal 1° gennaio 2005).
11.
11.1 Per valutare il danno alla salute conseguente all’infortunio del 23 di-
cembre 2000, l’autorità inferiore aveva da un lato assunto agli atti gli ac-
certamenti clinici e strumentali risultanti dalla procedura LAINF, fra i quali i
rapporti del dr. F._ (del 21 giugno 2001 e del 17 gennaio 2002 [doc.
1 inc. LAINF], del 23 ottobre 2003 [doc. 4 inc. LAINF], del 3 febbraio 2004
[doc. 5 inc. LAINF], del 16 dicembre 2004 [doc. 8 inc. LAINF], del 5 luglio
2005 [doc. 10 inc. LAINF]), perito assicurativo della D._ e quelli del
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Pagina 17
dr. N._ (del 6 e del 25 maggio, del 6 luglio, del 6 agosto, del 27
settembre 2004 [doc. 7 inc. LAINF]), medico operante nell’ambito dell’in-
tervento al polso sinistro.
11.2 Tali atti medici sono stati sottoposti al SAM. Le valutazioni specialisti-
che nelle differenti discipline sono quindi confluite nel rapporto del 20 ago-
sto 2007 a cura della dr.ssa I._ e della dr.ssa O._, anch’essa
specialista in medicina interna (doc. 66).
11.2.1 Nell’ambito della valutazione globale, sono state quindi poste le se-
guente diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc. 66, p. 18):
- Dolori al polso sinistro e lungo il tendine dell’estensore del pollice, in:
o Status dopo artroscopia il 6 luglio 2004, con sinovialecto-
mia del compartimento ulnare;
o Ulteriore sinoviectomia a cielo aperto del compartimento
compartimento radiale, con asportazione della parte
centrale della capsula articolare.
- Gonalgia a livello del ginocchio destro, in:
o Status dopo artroscopia diagnostica e plastica a mosaico
con autotrapianto di cartilagine al condilo femorale mediale
il 13 giugno 2002 per esiti di condrite dissecante e stato
dopo meniscectomia parziale mediale il 20 settembre 2001.
- Gonalgia a livello del ginocchio sinistro su alterazioni degenerative del
corno posteriore del tratto intermedio del menisco mediale il 20 set-
tembre 2001.
Sono state inoltre elencate un certo numero di diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa (doc. 66, p.19).
11.2.2
11.2.2.1 Nel rapporto del 21 giugno 2007, la dr.ssa P._, specialista
in oftalmologia, aveva ritenuto che dal punto di vista strettamente oftalmo-
logico l’assicurata presentasse un’acuità visiva perfetta ed un campo visivo
nel limite della norma e che le problematiche di lieve miopia, astigmatismo
miopico bilaterale, lieve distruzione del corpo vitreo bilaterale non avessero
alcun influsso sull’abilità lavorativa dell’interessata.
11.2.2.2 Dal canto suo la dr.ssa Q._, specialista in psichiatria, nel
rapporto del 7 luglio 2007, pur ritenendo giustificata un’inabilità lavorativa
C-926/2016
Pagina 18
del 50% fino al 31 dicembre 2003, per motivi psichiatrici – in ragione del
presunto disturbo post-traumatico da stress – ha successivamente consi-
derato l’interessata in grado di svolgere al 100% tutte le attività teorica-
mente esigibili, precisando che le problematiche fisiche non assumevano i
connotati di un disturbo somatoforme da dolore permanente.
11.2.2.3 Nel rapporto 27 luglio 2007, infine, il dr. R._, specialista in
reumatologia, ha ritenuto sussistere una discrepanza fra i vari disturbi se-
gnalati dall’interessata – segnatamente al rachide cervicale e lombare, al
ginocchio sinistro e destro, al piede destro e al polso sinistro – ed i reperti
oggettivi sia clinici che radiologici versati agli atti. Nonostante ciò egli ha
comunque ritenuto sussistere delle limitazioni nella mobilità e nella carica-
bilità del polso sinistro, nonché delle limitazioni ad eseguire attività in posi-
zione eretta (per tempo prolungato) o accovacciata, in ragione delle pro-
blematiche alle ginocchia. Egli ha dunque attestato un’incapacità lavorativa
del 25% nella precedente attività, da intendere quale riduzione del rendi-
mento, pur considerando ancora interamente esigibile un’attività di infer-
miera con mansioni più leggere e nel rispetto dei limiti funzionali indicati
(ad es. infermiera della salute, addetta all’istruzione dei diabetici, o ancora
impiegata nel reparto di otorinolaringoiatria, di oftalmologia, nonché incari-
cata di lavori tecnici di laboratorio, ecc.). Allo stesso modo egli ha conside-
rato l’interessata interamente abile in attività sostitutive adeguate.
11.2.3 All’interessata è stata riconosciuta un'incapacità lavorativa in qual-
sivoglia attività nei seguenti periodi: dal 22 dicembre 2000 al 31 marzo
2001 al 100%; dal 1° aprile al 19 settembre 2001 al 50%; dal 20 settembre
al 20 ottobre 2001 al 100%; dal 21 ottobre 2001 al 12 giugno 2002 al 50%;
dal 13 giugno 2002 al 3 dicembre 2003 al 100%; dal 4 al 31 dicembre 2003
al 50% (doc. 66, p.24).
Pur essendo cessati i disturbi legati alla sindrome post-traumatica da
stress, alla luce delle ulteriori problematiche diagnosticate a partire dal 1°
gennaio 2004 (con la sola eccezione del periodo fra luglio e settembre
2004, in ragione dell’intervento al polso sinistro) la capacità lavorativa me-
dico-teorica dell’interessata nella precedente attività di infermiera dipen-
dente in ospedali e cliniche, è stata valutata in misura del 75%, intesa come
attività svolta sull’arco dell’intera giornata, ma con rendimento ridotto del
25% a causa delle pause prolungate (doc. 66, p.24). Un’attività rispettosa
dei limiti funzionali – consistenti in una limitazione di estensione e flessione
massimale e nell’eseguire movimenti ripetitivi o sotto carico del polso sini-
stro, nonché una limitazione per attività da eseguire prevalentemente in
piedi o accovacciata – è stata per contro ritenuta interamente esigibile (doc.
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66, p.25). Nessun impedimento è stato per contro riscontrato nell’attività di
casalinga (dc. 66, p. 24).
11.3 Dal rapporto finale del consulente di integrazione professionale del 24
settembre 2008 è quindi emerso che, a partire dal 1° gennaio 2004,
l’interessata presentava nella professione di infermiera di ospedale o di
cliniche un grado di invalidità del 25% (doc. 80; si confrontino i redditi delle
tabelle EOC).
12.
12.1 Nuovamente incaricato di esaminare il caso a seguito dell’evento in-
fortunistico del 22 novembre 2008 (doc. 82, 83), il dr. F._, nel rap-
porto del 12 ottobre 2009, ha riferito che sebbene il nuovo sinistro avesse
comportato un peggioramento transitorio dello stato di salute, al momento
della visita peritale del 29 aprile 2009, la situazione si era stabilizzata. Egli
ha pertanto ritenuto esigibile la ripresa dell’attività di infermiera, nella mi-
sura di quattro ore al giorno e nel rispetto dei limiti funzionali descritti.
12.2 Nell’ambito della procedura di ricorso pendente dinnanzi al TAF (inc.
n. C-6248/2011), palesandosi una contraddizione in punto alla valutazione
dell’abilità lavorativa esposta dal dr. F._ e quella indicata nella peri-
zia del SAM del 20 agosto 2007 – per altro neppure più attuale a fronte del
nuovo evento infortunistico – su indicazione del SMR (annotazione del 4
aprile 2012 - doc. 152) l’UAIE ha proposto il rinvio degli atti al fine di com-
pletare l’istruttoria mediante l’assunzione di una nuova perizia pluridiscipli-
nare nelle precedenti specializzazioni atta a definire in modo conclusivo
l’evoluzione della capacità lavorativa dal 2004. In ragione della problema-
tica del “ganglio al polso” evocata dal dr. F._, e del sospetto di ma-
stocitosi, sono state inoltre aggiunte una valutazione specialistica da parte
di un chirurgo della mano (doc. 168) e di un allergologo (doc. 180).
13.
13.1 L’amministrazione ha quindi assunto agli atti la perizia pluridisciplinare
del 30 dicembre 2013 allestita dalla dr.ssa I._ e dal dr. L._
del SAM comprensiva delle relative valutazioni specialistiche (doc. 231,
pp.24-25), dalle quali sono emerse le seguenti diagnosi con ripercussione
sulla capacità lavorativa:
- Sindrome panvertebrale con componente spondilogena cronica bila-
terale con/su:
o Alterazioni degenerative della cervicale;
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Pagina 20
o Alterazioni degenerative della lombare (discopatia L4-L5,
spondilartrosi);
o Disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale, mi-
nima scoliosi sinistroconvessa dorsale, iperlordosi lom-
bare);
o Tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti molli;
o Decondizionamento muscolare.
- Periartropatia omeroscapolare bilaterale calcificata a destra.
- Dolori cronici ai polsi bilateralmente con/su:
o Pregresso trauma contusivo a sinistra, con lesione del
TFCC (complesso triangolare fibrocarilagineo);
o Pregressa artroscopia diagnostica al polso sinistro (sino-
vialectomia del compartimento ulnare, a cielo aperto al
compartimento radiale, asportazione della parte centrale
della capsula articolare a sinistra il 6 luglio 2004);
o Ganglio tenosinoviale al primo comparto estensore a sini-
stra;
o Ganglio artrosinoviale a destra di possibile origine postin-
fortunistica.
- Poliartrosi minima delle dita.
- Gonartrosi sintomatica a destra con/su:
o Pregressa meniscectomia mediale parziale artroscopica il
20 settembre 2001;
o Pregressa plastica a mosaico, trapianto di cartilagine al
condio femoromediale il 13 giugno 2002.
- Gonartrosi a sinistra
Sono state inoltre elencate le diagnosi senza influsso sulla capacità lavo-
rativa (doc. 231, p. 25).
13.2
13.2.1 Nel rapporto del 25 settembre 2013, il dr. S._, specialista in
chirurgia della mano, passando in rassegna le distinte patologie ha segna-
lato che la situazione, per quanto concerne gli esiti del duplice intervento
chirurgico al polso sinistro, risulta essere stabilizzata dal 2011. Le limita-
zioni funzionali derivanti da tale problematica determinano, a mente del
perito, una riduzione del rendimento professionale nell’attività abituale di
C-926/2016
Pagina 21
infermiera, che a seconda del mansionario e della tipologia di attività, indi-
pendente o dipendente, si attesta ormai fra il 50 e l’80%. A tale conclusione
il dr. S._ è giunto sulla scorta del solo esame clinico, nonostante
egli stesso abbia consigliato l’esecuzione di un test di simulazione profes-
sionale volto a determinare gli esatti limiti funzionali dell’assicurata nell’at-
tività di infermiera indipendente. Alla luce delle sole problematiche riguar-
danti le mani, il perito ha infine ritenuto interamente esigibile l’esecuzione
di un’attività medio leggera che non implichi l’utilizzo di utensili vibranti,
nonché una riduzione del rendimento come casalinga del 20%.
Non sono invece state ritenute influenti sulla capacità lavorativa le proble-
matiche di ganglio tenosinoviale al polso sinistro e di ganglio artrosinoviale
al polso destro di possibile origine post-traumatica, ritenute stabilizzate pur
essendo ancora percorribile la via chirurgica, in via ambulatoriale e con
bassi rischi di complicanze, al fine di sanare tali disturbi e a impedirne la
cronicità.
13.2.2 Dal canto suo il dr. T._, specialista in psichiatria e psicotera-
pia, nel rapporto del 26 settembre 2013 ha riferito che pur essendo co-
sciente delle sue limitazioni, l’assicurata ha mostrato interesse a continuare
la propria attività d’infermiera, che da circa due anni ha ripreso a titolo in-
dipendente a Como, anche se in regime ridotto e svolgendo solo minima
parte del mansionario di tale professione. Egli ha poi indicato che dal profilo
strettamente psichiatrico, l’interessata non presenta alcuna limitazione fun-
zionale, né alcuna incapacità lavorativa.
13.2.3 Alla stessa conclusione è giunto pure il dr. U._, specialista
in dermatologia e malattie a trasmissione sessuale nella perizia allergolo-
gica del 14 ottobre 2013, ritenendo l’assicurata interamente abile sia nella
professione abituale che in professioni di sostituzione, nella misura in cui
non venga esposta ad agenti irritanti o allergizzanti, o ancora a sbalzi im-
provvisi di temperature.
13.2.4 Nel rapporto del 16 ottobre 2013, il dr. V._, specialista in neu-
rologia, ha descritto una situazione nella norma dal punto di vista dei nervi
cranici, come pure degli arti inferiori, riscontrando una capacità intatta di
deambulazione e di mantenimento della posizione eretta. In relazione alla
problematica di deficit sensitivo della mano sinistra lamentata dall’assicu-
rata, sulla scorta dei risultati dell’esame ENG del nervo mediano sensitivo
e motorio sinistro eseguito il 3 ottobre 2013, ha indicato essere tutto nella
norma, escludendo per altro una sindrome del tunnel carpale. Riassu-
mendo, egli ha ritenuto assenti dei segni oggettivi di patologia a carico del
C-926/2016
Pagina 22
sistema nervoso centrale o periferico, come pure di neuropatie periferiche
o radicolopatie in sede lombare o cervicale, ritenendo il deficit sensitivo
lamentato dall’assicurata piuttosto una problematica di ordine somato-
forme, sulla quale tuttavia si è astenuto dal pronunciarsi.
In conclusione, confermando quanto già riscontrato in occasione della pre-
cedente valutazione neurologica del 23 dicembre 2008 del dr. Z._
(allegato al doc. 123), il dr. V._ ha escluso la presenza di anomalie
allo stato neurologico.
13.2.5 Nel rapporto del 30 novembre 2013, il dr. Aa._, specialista in
reumatologia, ha confrontato i riscontri delle indagini strumentali condotte
nel mese di marzo 2013 alla colonna cervicale e lombare, alle spalle alle
ginocchia e alle mani, con le valutazioni in precedenza esposte nel rap-
porto del 3 luglio 2007 del dr. R._ e del 12 ottobre 2009 (doc. 66)
del dr. F._ (allegato al doc. 123). Come nel precedente referto reu-
matologico è stata evidenziata la discrepanza fra i disturbi lamentati dall’in-
teressata e i reperti oggettivi, sia clinici che radiologici. A mente del perito,
infatti, i sintomi e le limitazioni funzionali accusati dall’assicurata non tro-
vano una spiegazione completa nelle alterazioni strutturali evidenziate al
momento dell’esame clinico. Circostanza di cui, è stato precisato, occorre
tenere conto nella valutazione della capacità funzionale e di carico residua
che, a mente del perito, risulta essere comunque lievemente peggiorata a
seguito dell’infortunio del 22 novembre 2008.Il dr. Aa._ ha quindi
giudicato che a decorrere dal 22 febbraio 2009, ossia tre mesi dopo il
nuovo infortunio, l’insorgente possa essere considerata abile a svolgere un
attività idonea allo stato di salute durante un’intera giornata con rendimento
massimo. Nell’attività d’infermiera d’ospedale, per contro, a partire dallo
stesso momento la ricorrente è stata ritenuta inabile al 60%, intesa come
riduzione del rendimento nell’arco di una giornata lavorativa normale di 8-
9 ore. Ciò posto, il perito ha precisato che laddove l’interessata potesse
svolgere l’attività di infermiera in un ambito lavorativo pienamente rispet-
toso di tutti i limiti funzionali e di carico esposti, essa potrebbe risultare abile
al lavoro in misura completa.
In risposta alle domande complementari il dr. Aa._ ha chiarito che
l’attività abituale di infermiera d’ospedale o di clinica non è più esigibile
dall’assicurata e passando in rassegna le attività generalmente richieste a
un’infermiera dipendente e indipendente, ha escluso tutte le attività pesanti
contemplate dal mansionario
C-926/2016
Pagina 23
13.2.6 Nella valutazione globale del caso, i periti hanno confermato le
conclusioni illustrate nella perizia pluridisciplinare del 20 agosto 2007
riguardo alla capacità lavorativa dell’assicurata nell’attività abituale come
pure in un’attività sostitutiva, per quanto concerne il periodo precedente il
secondo infortunio del 22 novembre 2008. Successivamente a tale data,
essi hanno per contro riscontrato un peggioramento dello stato di salute a
livello reumatologico e di chirurgia della mano, a partire dal 22 novembre
2008 (doc. 231, p. 38). Detto peggioramento ha avuto un sensibile influsso
sulla capacità lavorativa dell’assicurata nella precedente attività di
infermiera di clinica o di ospedale, che a decorre dal 22 febbraio 2009 –
ossia tre mesi dopo il summenzionato sinistro – è risultata essere esigibile
unicamente nella misura del 40%, da intendere quale presenza nell’arco
dell’intera giornata, ma con rendimento ridotto. A partire dalla stessa data
è inoltre stata constatata una riduzione di 1/3 del rendimento nell’attività di
casalinga, nonché del 20% in attività di infermiera indipendente (comunque
esigibile per l’intera giornata). Per quanto riguarda le attività sostitutive
adatte allo stato di salute, come ad esempio l’attività di infermiera in un
contesto lavorativo che tenga in debito conto tutti i limiti funzionali e di
carico indicati nel referto peritale, l’interessata è stata per contro
considerata interamente abile al lavoro non essendoci controindicazioni
per dei provvedimenti di riformazione/riqualifica professionale.
13.3 Nel rapporto finale SMR del 7 gennaio 2014 (doc. 232), il dr.
G._, ha sostanzialmente fatto proprie le conclusioni peritali, segna-
lando fra le limitazioni funzionali l’impossibilità di svolgere lavori pesanti
(carico massimo senza limitazioni di 5kg) e lavori di precisione, indicando
che: “L’assicurata può di rado effettuare lavori al di sopra della testa,
spesso effettuare la rotazione del tronco, molto spesso assumere la posi-
zione seduta ed inclinata in avanti, spesso la posizione in piedi ed inclinata
in avanti, di rado assumere la posizione inginocchiata, di rado assumere la
posizione accovacciata, spesso effettuare la flessione delle ginocchia.
L’assicurata può assumere spesso la posizione seduta di lunga durata, tal-
volta la posizione in piedi di lunga durata. L’assicurata può molto spesso
camminare fino a 50 metri, spesso oltre i 50 metri, talvolta camminare per
lunghi tragitti come pure di rado camminare su terreno accidentato, può
talvolta salire le scale, mai su scale a pioli”.
14.
14.1 Le contestazioni mosse dal ricorrente avverso il progetto di decisione
del 20 maggio 2014, nonché il referto elettromiografico allestito il 26 feb-
braio 2014 dal dr. Bb._, specialista in neurologia (doc. 251), sono
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Pagina 24
state sottoposte ai periti del SAM, al fine di completare la perizia pluridisci-
plinare del 30 dicembre 2013 (doc. 231).
14.2
14.2.1 Dal punto di vista psichiatrico, il dr. T._ ha indicato che nulla
era cambiato rispetto alla precedente valutazione (rapporto del 15
settembre 2014 – doc. 258).
14.2.2 Dal punto di vista reumatologico, il dr. Aa._ ha riferito di non
riscontrare nella nuova documentazione elementi medici oggettivi suscet-
tibili di modificare la valutazione peritale. Egli ha inoltre preso posizione
sulle critiche mosse dal legale dell’insorgente, spiegando e ribadendo le
conclusioni a cui era in precedenza giunto riguardo alle diagnosi e alla ca-
pacità lavorativa residua (rapporto del 15 settembre 2014 – doc. 258).
14.2.3 Dal punto di vista chirurgico, il dr. S._ ha respinto nell’ordine
le critiche mosse dall’avv. Probst, indicando innanzitutto che la sindrome di
tunnel carpale riscontrata nell’assicurata, alla luce dei risultati emersi dal
bilancio neurologico del 26 febbraio 2014, debba essere classificata come
di grado lieve e senza influsso sull’abilità lavorativa. Egli ha inoltre difeso
la completezza della propria valutazione, segnalando che l’assenza dei
rapporti operatori del dr. N._ non ha alcun influsso sulla determina-
zione del danno alla salute e che i limiti funzionali sono stati oggettivamente
misurati. Infine il dr. S._ ha spiegato di essersi discostato dalla va-
lutazione del dr. F._, in quanto risalenti a quattro anni prima e non
esposte da uno specialista in chirurgia della mano (rapporto del 16 settem-
bre 2014 – doc. 258).
14.2.4 Dal punto di vista neurologico, il dr. V._ ha ritenuto il referto
ENG-EMG del dr. Bb._ incompleto e inadeguato a esprimersi
sull’eventuale presenza di una sofferenza neurogena cronica. Egli ha con-
testato l’insorgere di una radicolopatia lombare che oltre a non emergere
dall’esame clinico neppure risulta dalle indagini RMN eseguite, pur ammet-
tendo che dai valori descritti dal dr. Bb._ si possa riscontrare la pre-
senza di una sindrome del tunnel carpale molto lieve, che pur creando
qualche disturbo non pregiudica la capacità lavorativa. Il dr. V._ ha
infine respinto le critiche dell’avv. Probst, ritenendo sufficientemente accer-
tato dal punto di vista neurologico il caso dell’assicurata e riconfermandosi
per intero nelle conclusioni esposte nel precedente rapporto peritale (rap-
porto del 8 ottobre 2014 – doc. 258).
C-926/2016
Pagina 25
14.2.5 Dal punto di vista allergologico, il dr. U._ ha respinto a sua
volta le critiche del legale della ricorrente, ritenendo la valutazione peritale
fornita assolutamente completa e non necessitante di ulteriori aggiunte
(rapporto del 16 settembre 2014 – doc. 258). Come nel precedente rap-
porto egli ha indicato che una valutazione pneumologica avrebbe potuto
essere determinante per determinare l’effettiva presenza di un’iperreattività
bronchiale, sebbene tale esame avrebbe permesso unicamente di spie-
gare le varie reazioni cliniche della paziente, comunque già tenute in conto
nella valutazione della funzione polmonare (cfr. rapporto del 14 ottobre
2013). In risposta alle osservazioni della ricorrente (cfr. doc. 251), stanti le
quali essa avrebbe dovuto sottoporsi a un prelievo del midollo osseo il 9
settembre 2014 a (...) per verificare la presenza di un’eventuale mastoci-
tosi sistemica (esame di cui agli atti non figura alcun rapporto), il dr.
U._, si è riservato di esaminare ulteriormente tale esame, pur chia-
rendo che “anche in presenza di una eventuale elevazione delle cellule
mastocitarie a livello del midollo quello che fa testo è comunque l’eleva-
zione della triptasi perché è il marker biologico corrispondente con il quale
si possono fare delle correlazioni sull’attività della mastocitosi e sul suo
impatto clinico”.
14.3 Nella valutazione globale, esposta nel rapporto riassuntivo del 27 no-
vembre 2014 (doc. 258) e interamente ripresa dal SMR (doc. 259), la dr.ssa
I._ e il dr. L._, hanno confermato la valutazione del SAM del
30 dicembre 2013 (cfr. consid. 13.2.6).
15.
15.1 In sede di ricorso, l’assicurata ha prodotto il rapporto neurologico del
18 dicembre 2016 del dr. M._, che ha innanzitutto precisato di non
aver identificato affezioni strettamente neurologiche e di concordare per-
tanto con la valutazione del dr. V._ del 16 ottobre 2013. A seguito
dell’esame clinico egli ha riferito di non riscontrare discrepanze fra i disturbi
osservati e le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa riportate nella
perizia pluridisciplinare, ritenute corrette. Ha tuttavia messo in discussione
l’impatto funzionale di tali patologie, ritenendo la capacità lavorativa nell’at-
tività di infermiera indipendente compromessa in misura maggiore di
quanto valutato dal SAM.
La presa di posizione del dr. M._, si fonda sui risultati del test di
simulazione professionale, condotto in due fasi il 17 novembre e il 15 di-
cembre 2016 e volto a valutare le limitazioni funzionali dell’assicurata
nell’esecuzione delle attività tipiche di infermiera a domicilio. A tale scopo
C-926/2016
Pagina 26
alla ricorrente è stato chiesto di eseguire le principali mansioni individuate
fra i compiti incombenti a un’infermiera a domicilio, segnatamente: attività
con necessità di carico fisico in diverse posture e con uso degli arti supe-
riori (transfer dei pazienti, cura di pazienti a letto con necessità di effettuare
spostamento dei soggetti, vestizione pazienti, attuazione di interventi dia-
gnostici rispettivamente terapeutici), attività di tipo tecnico specialistico, at-
tività amministrative (uso del PC e della scrittura nella compilazione di do-
cumenti e delle cartelle cliniche), attività di comunicazione con il team, at-
tività di informazione a famigliari, attività di formazione a terzi e di proprio
aggiornamento.
L’osservazione ha così permesso al dr. M._ di descrivere le conse-
guenze oggettive (ossia: difficoltà nell’assumere e mantenere determinate
posture del corpo – a livello degli arti superiori, della schiena, degli arti in-
feriori, in posizione eretta e seduta – in situazioni il più possibile analoghe
a quelle realmente necessarie alla mobilitazione e alla cura dei pazienti,
come nell’esecuzione delle differenti attività infermieristiche; limitazione
nello svolgere attività medio-pesanti e pesanti) e soggettive (dolore) del
danno alla salute. Avendo individuato degli importanti limiti funzionali, il dr.
M._ ha pertanto ritenuto gli stessi non compatibili con l’attività d’in-
fermiera indipendente con cura dei pazienti a domicilio, professione la cui
esecuzione – ha sottolineato – esige la capacità di svolgere tutti i gruppi di
attività previsti dal mansionario.
In conclusione il medico ha quindi fatto proprie le valutazioni dei periti del
SAM riguardanti la capacità lavorativa nell’attività abituale di infermiera
d’ospedale o di clinica (40%), come pure quelle relative all’esigibilità di una
professione rispettosa dei limiti funzionali e di carico definiti nel rapporto
peritale del 30 dicembre 2013 (100%) e l’attività di casalinga (66 2/3%). Ha
espresso per contro un parere divergente in punto all’abilità lavorativa
come infermiera indipendente, non ritenendo possibile una ripresa lavora-
tiva all’80%, ma considerando adeguato riconoscere una residua capacità
lavorativa del 40%. Al riguardo il medico ha precisato che lo svolgimento
dell’attività su di una giornata intera di lavoro, ma con rendimento ridotto,
comprometterebbe un reinserimento lavorativo stabile nel tempo ed ha per-
tanto valutato l’interessata in grado di lavorare come infermiera indipen-
dente “nella misura del 40%, vale a dire con una presenza sul posto di
lavoro in misura del 60% e con rendimento ridotto di 1/3”.
15.2 Invitato ad esprimersi il dr. Aa._, nel rapporto del 10 febbraio
2017, ha riferito che la valutazione del dr. M._, dal punto di vista
C-926/2016
Pagina 27
strettamente reumatologico non ha fornito dati medici oggettivi nuovi, ra-
gione per cui egli si è interamente riconfermato nell’apprezzamento della
capacità lavorativa esposto nel rapporto del 30 settembre 2013 (allegato al
doc. TAF 39).
Analogamente si sono espressi la dr.ssa I._ e il dr. L._ nel
rapporto del 20 febbraio 2017 – ritenendo che il dr. M._ avesse
semplicemente fornito una valutazione differente dei limiti funzionali di ca-
rico e quindi della capacità lavorativa basandosi sulle stesse patologie già
note al momento della valutazione reumatologica da parte del dr.
Aa._ – nonché il dr. G._ nell’annotazione SMR del 21 feb-
braio 2017 (doc. TAF 39).
15.3 Nel rapporto del 30 marzo 2017 il dr. M._ ha, dal canto suo,
attirato l’attenzione sul fatto che la valutazione esposta in precedenza, era
a ben vedere fondata su elementi clinici nuovi, nella misura in cui in prece-
denza non era mai stato condotto un esame dettagliato dei limiti funzionali,
attraverso una prova pratica del lavoro con cui essa dovrebbe essere con-
frontata in caso di attuazione dei compiti di infermiera a domicilio (allegato
al doc. TAF 44).
Per tutta risposta il SMR nell’annotazione del 8 giugno 2017 ha ribadito che
dalle valutazioni del dr. M._ non emerge alcuna modifica dello stato
di salute (allegato al doc. TAF 54).
15.4 Pendente causa è stata infine prodotta dall’insorgente ulteriore docu-
mentazione a sostegno delle critiche mosse contro le valutazioni del dr.
U._, segnatamente il rapporto del 7 settembre 2011 del dr.
Cc._, il referto del 27 novembre 2013 steso dall’Istituto
Dd._, come pure il rapporto del 22 giugno 2015 del dr. Ee._
(allegati al doc. TAF 59).
Con annotazione SMR del 21 agosto 2017 il dr. G._ ha chiarito che
tali documenti non apportano alcun elemento clinico nuovo non preceden-
temente considerato dal SAM, rammentando per altro che la problematica
di iperreattività bronchiale è presente nel 17% della popolazione e non ha
carattere invalidante. Per tali motivi, egli ha confermato la bontà della va-
lutazione peritale del dr. U._.
C-926/2016
Pagina 28
16.
16.1 Visto quanto precede, può essere senz’altro confermata l’incapacità
lavorativa ritenuta dall’autorità inferiore fino al 31 dicembre 2003. Dalle va-
lutazioni univoche di periti e medici di parte, emerge infatti con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali, che vi è
stata un'incapacità lavorativa in qualsivoglia attività nei seguenti periodi:
dal 22 dicembre 2000 al 31 marzo 2001 al 100%; dal 1° aprile al 19 set-
tembre 2001 al 50%; dal 20 settembre al 20 ottobre 2001 al 100%; dal 21
ottobre 2001 al 12 giugno 2002 al 50%; dal 13 giugno 2002 al 3 dicembre
2003 al 100%; dal 4 al 31 dicembre 2003 al 50% (cfr., fra gli altri, il rapporto
del dr. F._ del 12 ottobre 2009 [doc. 4 inc. LAINF]; il rapporto peri-
tale pluridisciplinare del 20 agosto 2007 [doc. 66, p. 24] a cui rimanda – per
i summenzionati periodi – il rapporto del SAM del 30 dicembre 2013 [doc.
231, p. 38]; il rapporto SMR del 22 febbraio 2008 [doc. 68]).
16.2 Per quanto concerne il periodo decorrente dal 1° gennaio 2004 (pe-
riodo a partire dal quale il TAF aveva ritenuto necessaria una nuova valu-
tazione medica; sentenza C-6248/2011 del 25 luglio 2012) fino all’infortunio
del 22 novembre 2008, questo Tribunale non vede motivi per discostarsi
dalla decisione impugnata, ritenuto che non vi sono agli atti elementi che
permettono di dubitare della sua correttezza.
16.2.1 In occasione della prima perizia pluridisciplinare del 20 agosto 2007,
il SAM era infatti giunto alla conclusione che l’interessata presentava una
residua capacità nella professione di infermiera diplomata alle dipendenze
di un ospedale del 75%, inteso come impiego su di un’intera giornata con
rendimento ridotto in ragione dei limiti funzionali (cfr. doc. 66 p. 24). Seb-
bene tale valutazione fosse in contrasto con quanto indicato dal dr.
F._ nel rapporto del 12 ottobre 2009 (allegato al doc. 123), in occa-
sione della seconda perizia pluridisciplinare del 30 dicembre 2013, i periti
del SAM – preso atto dei rapporti del dr. N._ (doc. 7 inc. LAINF in
particolare quello del 27 settembre 2004), del dr. Z._ del 23 ottobre
2008, del dr. E._ del 14 dicembre 2010, nonché dei più recenti ac-
certamenti strumentali (allegati al doc. 123) – hanno confermato la possi-
bilità di una ripresa dell’attività abituale nella misura del 75% (doc. 231, p.
38). Tale situazione si è protratta fino al 22 novembre 2008 – ossia da
quando è intervenuto il peggioramento dello stato di salute – ed è stata
intervallata unicamente dal periodo di inabilità lavorativa totale fra il 6 luglio
e il 1° settembre 2004 (cfr. doc. 232, p. 3).
C-926/2016
Pagina 29
16.2.2 Vale la pena sottolineare che le attendibili e concludenti valutazioni
esposte dal SAM riguardo al summenzionato periodo non sono state
messe in discussione dal dr. M._, che nel rapporto del 18 dicembre
2016 (allegato al doc. TAF 35) si è concentrato piuttosto sull’effettiva esigi-
bilità della professione di infermiera indipendente a decorrere dal 22 feb-
braio 2009 (momento in cui SAM ed SMR hanno considerato terminata
l’inabilità lavorativa totale – cfr. doc. 232, p. 3). D’altro canto, essendosi
detto d’accordo con le diagnosi e l’evoluzione dello stato di salute attestato
nella perizia pluridisciplinare del 30 dicembre 2013, non si vede come il dr.
M._ avrebbe potuto giungere a conclusioni divergenti sulla base di
un test professionale svolto sul finire del 2016, dunque ad oltre dodici anni
di distanza dal periodo in parola e posteriormente all’ulteriore infortunio del
2008. Occorre pertanto concludere che su questo specifico punto il rap-
porto del 18 dicembre 2016 non apporta elementi suscettibili di valutare in
maniera differente la fattispecie.
16.3 Sulla base di tali valutazioni mediche l'UAIE ha dunque correttamente
riconosciuto all’interessata il diritto a una mezza rendita d’invalidità dal 1°
dicembre 2001 al 31 agosto 2002, ad una rendita intera dal 1° settembre
2002 al 31 marzo 2004.
Ora, che una rendita AI nella misura stabilita dall’autorità inferiore sia
dovuta all'insorgente perlomeno nei summenzionati periodi è senz’altro
comprovato, oltre che incontestato.
16.4 Per quanto riguarda invece il periodo dal 1° luglio 2004 al 31 dicembre
2004, in cui è pure stata assegnata una rendita intera, va rilevato che il
peggioramento dello stato di salute, riconducibile allo stesso evento che ha
giustificato le rendite precedenti, è intervenuto dal 6 luglio 2004 ed è per-
durato fino al 1 settembre 2004 (consid. 16.2.1 in fine). In simili condizioni
in applicazione dell’art. 29bis OAI, la nuova rendita decorrerebbe sei mesi
dopo la presentazione della domanda (art. 29 LAI, si confronti DTF 142 V
547 consid. 3.2 e sentenza del TF 9C_909/2017 del 3 maggio 2018 consid.
2). Poiché tuttavia nel caso di specie la procedura avviata il 27 maggio
2002 non era ancora conclusa, è quest’ultima data ad essere rilevante (si
confronti DTF 121 V 195 consid. 2 sulla durata illimitata della domanda,
DTF 140 V 2 e il consid. 17.2.1 della presente sentenza).
D’altro canto trattandosi di un peggioramento dello stato di salute e del
grado di invalidità esso va considerato, secondo l’art. 88a cpv. 2 OAI, non
appena è durato tre mesi senza interruzione notevole. Ciò che nel caso
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Pagina 30
concreto non è avvenuto, essendosi protratta la nuova incapacità per meno
di due mesi.
Alla luce di quanto precede, ne consegue che il diritto alla rendita non può
sorgere il 1° luglio 2004, ma neppure il 1° ottobre 2004 non essendo
l’incapacità lavorativa perdurata tre mesi.
In simili circostanze l’incarto andrebbe sottoposto al ricorrente, vista la
prospettata reformatio in peius, alfine di concedergli la possibilità di ritirare
il ricorso. Poiché tuttavia il ricorso viene parzialmente accolto per altri motivi
(si confronti consid. 18.4 e 20.6), tale procedere risulta superfluo.
17.
17.1 Per quanto concerne il periodo compreso fra il 22 novembre 2008
(data del secondo infortunio) e il 21 febbraio 2009, non vi sono indizi che
permettano a questo Tribunale di discostarsi dall’accertamento medico
considerato dall’amministrazione. I pareri medici sono infatti univoci nel ri-
tenere l’interessata completamente inabile al lavoro durante tale lasso di
tempo (cfr. il rapporto del dr. F._ del 12 ottobre 2009 [doc. 4 inc.
LAINF]; i certificati di novembre-dicembre 2008 e di gennaio 2009 (doc.
LAINF 14) e il rapporto del16 gennaio 2009 del dr. E._ (doc. LAINF
21); il rapporto del SAM del 30 dicembre 2013 [doc. 231, p. 38]; il rapporto
SMR del 22 febbraio 2008 [doc. 68]).
Accertato l’insorgere di un nuovo evento infortunistico che ha provocato un
peggioramento dello stato di salute, l’amministrazione ha quindi nuova-
mente attribuito alla ricorrente una rendita intera a decorrere dal 1° febbraio
2009 (in applicazione del calcolo della media retrospettiva – cifra marginale
2017 e seguenti della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità: doc. B
allegato al doc. TAF 1) fino al 31 maggio 2009 (ex art. 88a cpv. 1 OAI).
17.2
17.2.1 Giova innanzitutto precisare che l’ulteriore danno alla salute, insorto
a partire dall’evento infortunistico del 22 novembre 2008, ha un’origine del
tutto nuova rispetto a quello già presente sin dal 2001, non trattandosi, né
di una ricaduta né di una conseguenza tardiva (cfr. sentenza del TF
9C_294/2013 del 20 agosto 2013 consid. 4.1; 9C_697/2015 del 9 maggio
2016, consid. 3.2 e 5 e i riferimenti ivi menzionati). Non sono pertanto date
le condizioni dell’art. 29bis OAI, applicabile unicamente in caso di riattiva-
zione del danno alla salute che aveva inizialmente dato diritto alla rendita
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Pagina 31
(M. VALTERIO, Droit de l'assurance-vieillesse et survivants (AVS) et droit de
l'assurance-invalidité (AI), Ginevra, 2011, n° 2195, p. 593).
Pur trattandosi di un nuovo evento assicurato (notificato l’8 aprile 2009,
doc. 82) è stato fatto valere nell’ambito della prima domanda di prestazioni
(del 27 maggio 2002) sulla quale l’amministrazione non si era ancora
espressa (la prima decisione annullata dal TAF risale all’11 ottobre 2011 ed
è stata preceduta dal progetto dell’11 marzo 2010) e che pertanto aveva
ancora pieno effetto (si confronti in proposito DTF 121 V 195 consid. 2 se-
condo cui una domanda di rendita ha di principio durata illimitata nel tempo,
a contrario cfr. M. VALTERIO, op. cit., n° 2847, pp. 779-780). Ne consegue
che pur essendo applicabile il termine di carenza per l’insorgere del diritto
alla rendita (art. 28 cpv. 1 LAI), non torna applicabile, come implicitamente
ammesso dall’amministrazione, il termine semestrale per il versamento
della stessa (art. 29 cpv. 1 LAI; si confronti in proposito DTF 140 V 2, in cui
la procedura riguardante la prima domanda si era conclusa con decisione
passata in giudicato; anche sentenza 9C_261/2014 dell’8 ottobre 2014
consid. 5.2).
17.2.2 Nel caso concreto, in considerazione della preesistente incapacità
lavorativa del 25% come infermiera, attività ritenuta esigibile fino al 22 no-
vembre 2008 (cfr. consid. 16.2.1) e dell’incapacità al 100% instauratasi
dopo tale data, in applicazione della media retrospettiva (art. 28 cpv. 1 lett.
b LAI) l’anno di carenza è giunto al termine il 3 febbraio 2009 ([73 giorni x
100%] + [292 giorni x 25%] : 365 giorni = grado di incapacità al guadagno
medio del 40%). In virtù dell’art. 29 cpv. 3 LAI il diritto alla rendita è quindi
sorto il 1° febbraio 2009.
18.
18.1 Nel merito per quanto concerne il periodo successivo al 22 febbraio
2009, risulta accertato ed incontestato che il sinistro del 22 novembre 2008
ha determinato un peggioramento dello stato di salute, in maniera marcata
nel corso dei primi tre mesi e persistente in minor misura nel seguito. Per
tale ragione tutti i medici sono concordi nel ritenere l’interessata reintegra-
bile nell’attività abituale di infermiera d’ospedale o di clinica soltanto al
40%. Allo stesso modo tutti gli specialisti convengono – o quantomeno non
dissentono – sul fatto che l’assicurata possa essere reintegrata in misura
completa senza riduzione del rendimento in un’attività rispettosa dei limiti
funzionali (cfr. a tal proposito rapporto del SAM del 30 dicembre 2013 [doc.
231, p. 33, 38]; rapporto finale SMR del 7 gennaio 2014 [doc. 232, p. 3];
rapporto del dr. M._ del 18 dicembre 2016, p. 10-11 [doc. TAF 35]).
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Pagina 32
18.2 Ritenuto che – secondo l’UAIE – risultando l’interessata abile all’80%
(intesa come rendimento ridotto) nell’attività di infermiera indipendente
“proprio in questa attività può sfruttare al massimo la propria capacità di
guadagno”, va valutato se e in che misura la ricorrente possa essere con-
siderata abile in questa professione.
18.2.1 Secondo quanto indicato dal SAM e dal SMR, tale attività risulta
senz’altro esigibile nella misura dell’80%, intesa come presenza su di un’in-
tera giornata ma con rendimento ridotto (doc. 231 [p. 42], 232 [p. 3], 258
[p. 5]). Nei rapporti costituenti la perizia pluridisciplinare del 30 novembre
2013 vi sono tuttavia alcuni elementi che parrebbero contraddire tale con-
clusione:
- Nel rapporto del 30 novembre 2013 del dr. Aa._, si legge infatti
che, autonomamente, l’interessata non è in grado di svolgere le se-
guenti attività: aiutare i pazienti non autosufficienti nell’igiene perso-
nale; cambiare la biancheria dei letti; spostare il paziente dal letto alla
sedia a rotelle o alla barella e viceversa; mobilizzare il paziente per
compiere medicazioni, effettuare clisteri o estrazione di fecalomi; spin-
gere sedie a rotelle di pazienti particolarmente pesanti; spostare o mo-
bilizzare pazienti al loro domicilio non autosufficienti e pesanti. Essa
può inoltre di rado recarsi usando le scale ai piani alti (dal 4° piano) di
stabili sprovvisti di ascensore e solo talvolta compiere tragitti a piedi
con le borse dei prelievi o contenenti altro materiale medico, di peso
complessivo comunque non superiore ai limiti di carico menzionati
(fino all’altezza dei fianchi possibile sollevare pesi spesso fino a 5kg,
talvolta fino a 10kg, di rado oltre 10kg, mai oltre i 15kg; sopra l’altezza
del petto talvolta fino a 5kg, di rado oltre tale peso; di rado può maneg-
giare attrezzi molto pesanti come pure eseguire lavori sopra la testa).
A fronte di tali limitazioni, il dr. Aa._ ha ritenuto, di principio, la
professione abitualmente svolta dall’assicurata come infermiera
d’ospedale, non più esigibile.
- Nel rapporto del 25 settembre 2013, il dr. S._ non ha saputo, o
potuto stabilire quale fra l’attività dipendente e quella di infermiera in-
dipendente sia più pesante. In maniera piuttosto ambivalente egli ha
infatti indicato che, sebbene l’attività ospedaliera dell’infermiera sia in
genere sensibilmente più pesante di quella di un’infermiera a domicilio
– non potendo la prima scegliere i propri pazienti – è pur vero che nella
prima è possibile essere aiutati dai colleghi o essere attribuiti in un
reparto con degenti meno impegnativi (oftalmologia, dermatologia, chi-
rurgia della mano), mentre nell’attività liberale no. Oltre a ciò, il dr.
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Pagina 33
S._ ha ritenuto impossibile dettagliare sulla base del solo
esame clinico le attuali risorse della ricorrente, considerando a tale
scopo opportuno eseguire un test di simulazione professionale volto
ad accertare i reali limiti funzionali e a stabilire quali attività del man-
sionario di un infermiera essa sia in grado di svolgere.
18.2.2 Dal canto suo il dr. M._ ha ritenuto opportuno rivalutare l’im-
patto reale delle limitazioni funzionali dell’interessata, alla luce dei concreti
risultati emersi dall’osservazione pratica dello svolgimento delle attività ti-
piche di infermiera a domicilio. Il test empirico ha permesso al medico di
constatare delle limitazioni nella movimentazione dei pazienti, in partico-
lare nel mantenere una posizione adeguata al compito con anteflessione
del tronco fissa per più di uno-due minuti, adattandola alla situazione in
modo dinamico, ad esempio mediante una rotazione; delle limitazioni di
carico con entrambi gli arti superiori analoghe a quelle descritte nella peri-
zia SAM, benché da applicare anche ai movimenti di estensione delle brac-
cia, di gran lunga più frequenti nell’attività di infermiera (ad esempio per
spostare parti del corpo dei pazienti).
18.3
18.3.1 Ora, sebbene la valutazione esposta dal dr. M._ debba di
principio essere considerata con prudenza, trattandosi di un rapporto com-
missionato e prodotto dall’assicurata, questo Tribunale concorda sul fatto
che essa apporta degli elementi nuovi, senz’altro pertinenti per la determi-
nazione della fattispecie, in particolare per la sua completazione. Il test
professionale eseguito dal dr. M._ – la cui obbiettività e valenza non
è stata messa in dubbio né dal servizio medico dell’autorità inferiore, né dal
SAM – è un accertamento di cui oltretutto era stato palesato il bisogno dallo
stesso dr. S._, ma che l’autorità inferiore ha trascurato di assumere
in sede istruttoria. A ben vedere il rapporto del dr. M._, apporta quel
tassello ancora mancante per poter valutare in maniera corretta la fattispe-
cie, in assenza del quale l’istruttoria sarebbe stata incompleta. Non si tratta
pertanto di una valutazione diversa del caso, sulla base del medesimo sub-
strato fattuale.
Fatta questa debita premessa, questo Tribunale ritiene quindi la
valutazione esposta dal dr. M._ senz’altro completa, comprensibile
e concludente, oltre che suscettibile di mettere in dubbio la valutazione del
SAM in punto alla capacità lavorativa dell’interessata quale infermiera
indipendente.
C-926/2016
Pagina 34
18.3.2 Alla luce dei contradditori referti citati, risulta infatti che l’assicurata
non soltanto non è in grado di svolgere la maggior parte delle mansioni
richieste a un’infermiera d’ospedale, ma neppure lo è per quanto concerne
le più importanti mansioni di un’infermiera a domicilio o indipendente. Tale
circostanza è stata riconosciuta dal dr. Aa._, in risposta ai quesiti
complementari posti dalla ricorrente e confermata dal dr. M._, sulla
scorta del test professionale (cfr. consid. 15).
Oltretutto, per stessa ammissione del dr. S._, le due professioni,
sebbene per motivi differenti, risultano essere ugualmente pesanti, conto
tenuto dei limiti funzionali e di carico di cui l’interessata è portatrice. Nono-
stante tale analogia e nonostante il dr. Aa._ avesse considerato ine-
sigibile la ripresa dell’attività abituale d’infermiera d’ospedale, nell’attività di
infermiera indipendente l’interessata è stata considerata abile al 100%
(grado poi ridotto all’80%), partendo dal presupposto che in tale profes-
sione essa possa evitare quelle mansioni che le sono precluse dai limiti
funzionali e di carico. Ciò è probabilmente vero nell’ipotesi in cui vi sia la
possibilità di scegliere la clientela adatta, rispettivamente se per puro caso
la clientela necessità di sostegno in attività cosiddette leggere; tuttavia è
irrealista pensare che ciò possa verificarsi regolarmente e pertanto la ri-
dotta possibilità di scelta potrebbe rivelarsi un problema a livello econo-
mico.
Tale assunto, formulato sulla sola base dell’esame clinico da parte dei periti
del SAM, è stato sconfessato dal dr. M._, mediante un esame em-
pirico. Sulla scorta del test professionale, egli ha affermato che per poter
esercitare il lavoro di infermiera indipendente con cura dei pazienti a domi-
cilio, è necessaria la capacità di svolgere tutti i gruppi di attività da lui elen-
cati nel rapporto (cfr. consid. 15.1 – tale mansionario è l’unico che abbia un
valore nell’ambito del presente procedimento, dato che quello esposto dal
rappresentante della ricorrente a pag. 9 del memoriale di ricorso è privo di
fonte attendibile e deve pertanto essere considerato alla stregua di un’al-
legazione di parte). Avendo riscontrato che i principali limiti funzionali e di
carico dell’insorgente non sono compatibili, neppure in parte, con il man-
sionario di un’infermiera indipendente con cura dei pazienti a domicilio, egli
si è quindi detto in disaccordo con la valutazione del SAM.
18.4 Alla luce delle incongruenze evidenziate nei rapporti citati, in assenza
di un dettagliato rapporto da parte del consulente all’integrazione profes-
sionale – non figurando agli atti alcun accertamento economico prima della
decisione del 4 gennaio 2016, né tantomeno prima del progetto del 20
maggio 2014 – e tenuto conto delle contrastanti valutazioni del dr.
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Pagina 35
M._, non risulta pertanto dimostrato con il grado della verosimi-
glianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali che l’assicurata
possa intraprendere – nella misura indicata dal SAM – la professione di
infermiera indipendente.
Al contrario, per i motivi esposti sopra, pare provato il contrario e meglio
che l’esercizio di tale attività come quello di infermiera dipendente non è
esigibile nella misura indicata dal SAM. È pertanto più opportuno attenersi
alla valutazione del dr. M._ in punto alla capacità lavorativa residua
nella professione di infermiera indipendente.
Su questo specifico punto la decisione dell’autorità inferiore non merita tu-
tela.
18.5 In conclusione, sulla scorta della documentazione medica agli atti,
nonché delle considerazioni che precedono, questo Tribunale ritiene giu-
stificato riconoscere che a decorrere dal 22 febbraio 2009 la ricorrente, a
causa delle patologie da cui è affetta, presenta una residua capacità al la-
voro del 40% nella professione abituale di infermiera d’ospedale, come
pure nella professione di infermiera indipendente di cure a domicilio, ma
che in una professione sostitutiva, che tenga conto delle limitazioni funzio-
nali, essa potrebbe essere abile al 100% con rendimento pieno nell’arco di
un’intera giornata.
19.
Così stando le cose – avendo potuto valutare la residua capacità lavorativa
nell’attività di infermiera indipendente ed avendo, così facendo, parzial-
mente accolto la domanda della ricorrente – risulta quindi superfluo proce-
dere all’audizione testimoniale del dr. M._ e delle sig.re Ff._
e Gg._, come pure di procedere all’assunzione di una perizia giudi-
ziaria consistente in una prova concreta di lavoro come infermiera indipen-
dente addetta alle cure a domicilio.
In virtù del principio inquisitorio, infatti, il giudice deve segnatamente di-
sporre indagini supplementari in presenza di valide ragioni, quali censure
invocate dalle parti o degli indizi risultanti dagli atti (DTF 117 V 282 consid.
4a con riferimenti). Quando tuttavia l'istruttoria conduce l'amministrazione
o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla
convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata
predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modi-
ficare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assu-
C-926/2016
Pagina 36
mere ulteriori prove (U. KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der Sozial-
versicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117
no. 320; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469
consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid.
3c e riferimenti).
Ne consegue che non vi è necessità di assumere le prove di cui sopra, in
quanto non muterebbero l'esito della procedura, essendo i fatti rilevanti già
stati sufficientemente accertati dall'amministrazione tramite prove carta-
cee, oltretutto nel senso desiderato dalla ricorrente (cfr. consid. 18.3).
20.
Alla luce di quanto precede, occorre quindi esaminare la conformità del
tasso d’invalidità calcolato dall’autorità inferiore a partire dal 1° giugno
2009, momento in cui è cessato il diritto alla rendita in ragione del miglio-
ramento dello stato di salute, posto che per il periodo precedente la corret-
tezza del tasso di invalidità ritenuto dall’amministrazione è già stato accer-
tato (cfr. consid. 16 e 17).
20.1 L'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro
che l'assicurato conseguirebbe, dopo la manifestazione dell'invalidità e
dopo l'esecuzione d'eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa, ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
del mercato del lavoro, e il reddito che potrebbe conseguire se non fosse
diventato invalido (art. 16 LPGA, metodo ordinario).
20.2 Nei casi in cui stabilire l’ammontare dei redditi risulta particolarmente
difficile, la giurisprudenza ammette che la graduazione dell'invalidità av-
venga eccezionalmente secondo il metodo straordinario. Per quanto con-
cerne la fissazione del grado di incapacità al guadagno degli indipendenti,
la giurisprudenza federale, ha già stabilito che l'invalidità è fissata secondo
la riduzione del rendimento nella situazione concreta in cui viene svolta
l'attività e quindi considerando le ripercussioni economiche di questa ridu-
zione (cfr. DTF 128 V 29 consid. 1; M. VALTERIO, op. cit., n° 2183, p. 588).
In base a questo metodo dapprima si constata l'impedimento dovuto al ri-
conducibile al danno alla salute, poi si valutano gli effetti di tale impedi-
mento sull'incapacità di guadagno (metodo straordinario). Una determinata
limitazione della capacità produttiva funzionale può, quindi, non produrre
una perdita di guadagno della medesima entità (sentenza del TF
9C_580/2007 del 17 giugno 2008 consid. 4; DTF 128 V 29 consid. 1 men-
zionato e referenze ivi citate; 105 V 151;104 V 137 consid. 2c). Occorre
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ancora precisare che, nel caso in cui l'assicurato cessa l'attività indipen-
dente, si può rinunciare all'applicazione del metodo straordinario in quanto
il raffronto delle mansioni svolte prima e dopo la sopravvenienza del danno
alla salute non è più attuabile (RAMI 1995 p. 107, vedi anche sentenza del
TF I 499/02 del 17 giugno 2003 consid. 6).
20.3 In concreto l'interessata, prima dell’infortunio del 2000 desiderava in-
traprendere l’attività di infermiera indipendente e in tal senso si era mossa
dando la disdetta dal proprio posto di lavoro con effetto al 31 dicembre
2000. A causa del danno alla salute, essa non ha tuttavia mai avuto modo
– per sua stessa ammissione – di avviare la propria attività indipendente,
in tal senso non contando il tentativo a titolo terapeutico (cfr. doc TAF 1, p.
19) intrapreso a partire dal 2011 conseguendo redditi esigui a tal punto da
non permettere neppure il suo sostentamento (doc. TAF 19, p. 4). Occorre
pertanto considerare che la ricorrente non ha mai veramente lavorato come
infermiera indipendente, ragione per cui non si applica il metodo di valuta-
zione straordinario – richiesto dalla ricorrente in corso di causa (doc. TAF
28) – ma quello generale.
20.4
20.4.1 Secondo il metodo generale di comparazione dei redditi (art. 16
LPGA), per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona as-
sicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire
quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di ve-
rosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue
capacità professionali e delle circostanze personali. Tale reddito dev'es-
sere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà
sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno
alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto in
presenza di circostanze particolari ci si potrà scostare da questo valore e
ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1
pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti).
20.4.2 In concreto l’amministrazione ha stabilito il reddito annuale da valida
rimandando alle considerazioni economiche esposte in occasione della
prima decisione AI del 11 ottobre 2011 (doc. 141), dunque facendo, a giusto
titolo, riferimento alla media dei redditi della classe salariale 12 dell’Ente
H._. Come riferito dal consulente all’integrazione, tale valore è ap-
plicabile sia all’attività dipendente, che a quella indipendente (cfr. breve
nota interna del 21 marzo 2014 del consulente all’integrazione [doc. 236]).
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Pagina 38
Non è dunque rilevante il fatto che, anche in assenza del danno alla salute,
l’interessata avrebbe interrotto l’attività abituale per iniziare ad esercitare
come infermiera indipendente (cfr. consid. A.). Di principio, non vi è quindi
motivo di scostarsi dall’accertamento dei fatti proposto dall’autorità infe-
riore, sebbene occorra riferirsi ai valori del 2009, anno di riferimento per il
raffronto dei redditi.
20.4.3 Prendendo il valore mediano all’interno della classe salariale di rife-
rimento (doc. 239), si ricava un reddito ipotetico da valida per l’anno 2009
di fr. 77'519.-.
20.5
20.5.1 Per determinare il reddito da invalido, fa stato in primo luogo la si-
tuazione salariale concreta dell'assicurato, a condizione che, cumulativa-
mente, il rapporto di lavoro sia particolarmente stabile, egli sfrutti in ma-
niera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua, il reddito deri-
vante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale (DTF 126 V 75 consid. 3b/aa). Qualora difettino indicazioni
economiche effettive, possono essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche
salariali, come risultano dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (cfr.
sentenza del TF 9C_205/2011 consid. 7 e relativi riferimenti).
20.5.2 Nel caso di specie, per quanto concerne il reddito da invalida risulta
dunque criticabile la scelta dell’autorità inferiore di ritenere quello conse-
guibile dall’assicurata nell’attività di infermiera indipendente. In primo luogo
i redditi da attività dipendente e da attività indipendente non sono parago-
nabili tra loro, fondandosi su criteri diversi. Il secondo infatti dipende in mi-
sura maggiore dalla personalità, dal carattere e dall’iniziativa della persona
interessata, mentre il primo si basa su criteri più “obbiettivi”.
Non pare innanzitutto corretto esigere da un’assicurata che, fino all’insor-
gere del danno alla salute, aveva esercitato un’attività dipendente, di intra-
prendere un’attività indipendente, piuttosto che un’attività salariata sostitu-
tiva (sebbene meno retribuita). Ciò indipendentemente dal fatto che si tratti
di un’attività correlata alla formazione e all’esperienza pratica di cui l’inte-
ressata dispone, o che la stessa abbia manifestato il desiderio di dedicarsi
a tale professione. Pure irrilevante è il fatto che a partire dal 2011 essa
abbia tentato di avviare in Italia la propria attività di infermiera a domicilio.
Da un lato il provento effettivo di tale attività non può essere tenuto in conto,
essendo l’anno di riferimento per il raffronto dei redditi precedente tale at-
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Pagina 39
tività. Dall’altro, le entrate che ne risultano, attestate dalle dichiarazioni fi-
scali per gli anni 2011 e 2012 (allegate al doc. 238), non consentono di
ritenere verosimile che essa stesse mettendo interamente a frutto la pro-
pria residua capacità lavorativa e di guadagno.
Circostanza, questa, per altro confermata dagli accertamenti medici di cui
si è detto in questa sede, dai quali è emerso che l’interessata, nell’attività
di infermiera indipendente presenta una capacità lavorativa non superiore
al 40% (cfr. consid. 18.5). Il reddito che essa potrebbe pertanto conseguire
in Svizzera nella suddetta attività nel 2009 (previo ottenimento delle neces-
sarie autorizzazioni ad esercitare a carico dell’assicurazione obbligatoria
delle cure medico sanitarie) risulta essere notevolmente inferiore a quello
ritenuto dall’autorità inferiore, attestandosi a fr. 31'007.60 (= fr. 77'519.- x
40%).
20.5.3 In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, occorre pertanto valutare se
in un’attività sostitutiva rispettosa dei limiti funzionali, nella quale l’interes-
sata è stata considerata abile al 100%, essa sarebbe in grado di sfruttare
al meglio la sua capacità di guadagno. Fra tali attività erano state a suo
tempo indicate dal consulente all’integrazione, in una lista esemplificativa,
quella di assistente di farmacia, operaia generica, aiuto amministrativo,
commessa di vendita e cassiera non qualificata (cfr. doc. 80).
20.5.4 Riferendosi al reddito ottenibile in attività semplici e ripetitive
secondo la pertinente tabella edita dall’Ufficio federale di Statistica (ISS
2008 - TA1), indicizzando il salario che ne scaturisce, risulta che da invalida
l’assicurata avrebbe potuto conseguire nel 2009 un salario medio mensile
di fr. 4'202.45 (4'116.- [TA1 2008, settore totale, categoria 4, donne] +2.1%
nel 2009 [T39, donne]), che riportato su un orario usuale di 41.6 ore
settimanali (cfr. tabella 03.02.03.01.04.01 – Durée normale du travail dans
les entreprises selon la division économique [NOGA 2008], edita dall’Ufficio
federale di statistica, settore totale), corrisponderebbe a un salario mensile
di fr. 4'370.55 ed annuale di fr. 52'446.60.
20.5.5
20.5.5.1 Se e in quale misura, nel singolo caso, i salari fondati su dati sta-
tistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze perso-
nali e professionali concrete (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di oc-
cupazione), criteri che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente.
Il Tribunale federale ha precisato al riguardo che una deduzione globale
C-926/2016
Pagina 40
massima del 25% del salario statistico permette di tenere conto delle varie
particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. A seconda della loro
incidenza infatti, è possibile che la persona assicurata, anche in un mercato
del lavoro equilibrato, non sia in grado di realizzare un salario medio sfrut-
tando la capacità lavorativa residua (DTF 126 V 75 consid. 5b/aa in fine).
La deduzione non è automatica, ma deve essere valutata di caso in caso
e complessivamente, non separatamente, in maniera schematica, som-
mando i singoli fattori di deduzione, tenendo conto di tutte le circostanze
del singolo caso (sentenza del TF 9C_751/2011 del 30 aprile 2012 consid.
4.2.1 e DTF 126 V 75 consid. 5b/aa in fine).
Va aggiunto che è compito dell'amministrazione e, in caso di ricorso, del
giudice, motivare l'entità della deduzione, fermo restando che quest'ultimo
non può scostarsi dalla valutazione dell'amministrazione senza fondati mo-
tivi (DTF 126 V 75 consid. 5b/dd e 6; cfr. pure 129 V 472 che conferma
questi principi). Va infine rilevato che conformemente alla giurisprudenza
sopracitata (DTF 126 V 75) la deduzione del salario statistico da invalido
deve permettere di avvicinarsi il più possibile al salario che l'interessata
potrebbe effettivamente percepire da invalida: quindi è necessario proce-
dere a una nuova valutazione della riduzione del salario da invalida ogni
qualvolta che si procede ad un raffronto dei redditi.
20.5.5.2 In primo luogo alla luce delle circostanze del caso concreto, la
Corte adita ritiene giustificato apporre una riduzione del 10% per attività
leggere, per tenere conto del fatto che l’assicurata (che dispone anche di
un diploma come maestra d’asilo – cfr. doc. 3) ha principalmente lavorato,
quale infermiera diplomata, in un ambito richiedente compiti manuali pe-
santi e che a causa del danno alla salute è ormai in grado di svolgere sol-
tanto attività per lo più leggere (cfr. doc. 232, p. 4).
Contrariamente a quanto richiesto nel memoriale di ricorso (doc. TAF 1, p.
21), non risulta invece giustificata una deduzione per l’età, in quanto al mo-
mento della decisione impugnata l’interessata aveva soltanto 48 anni.
Occorre per contro tenere conto dei numerosi limiti funzionali, risultando
suscettibili di restringere sensibilmente lo spettro di attività ancora esigibili
dall’assicurata e che non riguardano unicamente l’impossibilità di svolgere
attività pesanti o medio pesanti (si confronti a tal proposito il consid. 13.3 e
il doc. 232 p. 4).
Non vanno infine considerati nel calcolo altri fattori di riduzione – come anni
di servizio, grado di occupazione, nazionalità e tipo di permesso di dimora
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Pagina 41
– posto che non ne sono date le condizioni; né infine la pretesa prolungata
lontananza dal mercato del lavoro, posto che dal 1° gennaio 2004 e fino
all’insorgere del secondo danno alla salute nel novembre 2008, dall’insor-
gente poteva essere pretesa una ripresa dell’attività lavorativa abituale
nella misura del 75% o in un’attività sostitutiva adeguata al 100%.
20.5.6 Visto quanto sopra, può essere quindi riconosciuta una riduzione
sociale massima del 15%, fondata su una valutazione globale della situa-
zione concreta. Così facendo, ne risulta un reddito da invalida di fr.
44'579.60 (= fr. 52'446.60 – 15%).
20.6 Dal confronto fra il reddito da valido di fr. 77'519.- (cfr. consid. 20.4.3)
e quello da invalido di fr. 44'579.60 risulta dunque un grado d'invalidità del
42.49% ([{77'519.- – 44'579.60 } : 77'519.-] x 100), che in virtù della con-
solidata giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 130 V 121, consid. 3.2
e 3.3) deve essere arrotondato a 42%.
20.7 In simili condizioni, alla luce del raffronto dei redditi operato da code-
sto Tribunale, la decisione impugnata va parzialmente riformata nel senso
che alla ricorrente è riconosciuto a decorrere dal 1° giugno 2009 il diritto a
un quarto di rendita sulla base di un grado di invalidità del 42%.
21.
Da quanto esposto, consegue che il ricorso deve essere parzialmente ac-
colto e la decisione riformata ai sensi dei considerandi che precedono.
L’incarto è pertanto trasmesso all’UAIE affinché determini l’ammontare
della rendita e proceda al versamento della stessa, arretrati compresi. Il
Tribunale rende inoltre attenta l’amministrazione all’art. 26 cpv. 2 LPGA re-
lativo agli interessi moratori sulle prestazioni scadute.
22.
22.1 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 800.-, sono
poste a carico della ricorrente solo in parte, per un importo di fr. 400 (art.
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento del 21 febbraio
2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]) e vengono parzialmente
compensate con l'anticipo spese di identico ammontare versato l’8 novem-
bre 2016 (doc. TAF 26). L’importo residuo di fr. 400 verrà restituito alla ri-
corrente al momento della crescita in giudicato della sentenza.
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Pagina 42
22.2 Alla ricorrente, spetta altresì un’indennità parziale per spese ripetibili
della sede federale per fr. 2'000, posta a carico dell’UAIE (art. 64 PA in
combinazione con l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF a contrario).
22.3 Peraltro, le autorità federali, quand'anche vincenti, non hanno di prin-
cipio diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF), salvo
ecce-zioni non ravvisabili nel caso concreto (v., fra l'altro, DTF 127 V 205).