Decision ID: 70ca7018-6e54-471e-a670-39b0f9cf841d
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A. Il 13 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Ca-
labria (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria,
completata successivamente, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei
confronti di B. e altri 19 imputati, tra i quali A., per titolo di associazione per
delinquere di stampo mafioso (art. 416 e 416-bis CP/I) ed altri reati collegati. In
sostanza, le persone in questione sono sospettate di essere coinvolte, a vario
titolo, nell’organizzazione criminale denominata “’ndrangheta”, precisato che le
indagini hanno interessato l’Italia, la Germania, la Svizzera, il Canada e l’Au-
stralia. I risultati dell’operazione denominata “Crimine” avrebbero consentito di
accertare l’attuale struttura dell’organizzazione nella sua dimensione locale, na-
zionale e transnazionale. Rogatorie con le autorità tedesche avrebbero per-
messo agli inquirenti italiani di evidenziare, grazie alla registrazione di conver-
sazioni telefoniche, l’esistenza anche in Svizzera di esponenti dell’associazione
criminale in questione, in particolare B.. Gli approfondimenti investigativi in Italia
e all’estero a carico di persone indagate in Italia avrebbero fatto emergere l’esi-
stenza di una “locale” della ‘ndrangheta a Frauenfeld. Gli elementi acquisiti in-
dicherebbero che in Svizzera, nella città di Frauenfeld e nelle zone limitrofe,
sarebbe attiva una struttura della ‘ndrangheta in cui risulterebbero inseriti diversi
personaggi di origine calabrese. Con la sua domanda di assistenza l’autorità
rogante ha formulato una serie di misure istruttorie, tra le quali la perquisizione
domiciliare e personale di svariate persone indagate (v. rubrica 1 incarto MPC).
B. Mediante decisione del 16 aprile 2013 il Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda
presentata dall’autorità italiana (v. rubrica 3 incarto MPC).
C. Il 25 agosto 2014 il MPC ha ordinato diverse perquisizioni domiciliari e perso-
nali, tra le quali quella presso il domicilio di A. (v. rubrica 8, 2a parte, incarto
MPC). A seguito di quest’ultima, in data 31 ottobre e 20 novembre 2014 nonché
5 marzo 2015 il MPC ha trasmesso all’autorità rogante due rapporti della Polizia
giudiziaria federale (in seguito: PGF) ed un supporto con tutta la documenta-
zione cartacea digitalizzata sequestrata (v. rubrica 4 incarto MPC).
D. Con decisione di chiusura del 2 giugno 2016 l’autorità d’esecuzione ha accolto
la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di dieci dischi
rigidi contenenti tutte le registrazioni ambientali effettuate nell’ambito di un pa-
rallelo procedimento penale elvetico aperto nel novembre del 2009 legato ai
- 3 -
fatti oggetto della rogatoria italiana, nonché di un rapporto della PGF del 30 gen-
naio 2014 inerente all’identificazione delle persone imputate, con svariati atti
autorizzativi delle intercettazioni ambientali (v. rubrica 4 incarto MPC).
E. Il 30 giugno 2016 A. ha impugnato sia la decisione del 2 giugno 2016 che quelle
del 31 ottobre 2014, 20 novembre 2014 e 5 marzo 2015 dinanzi alla Corte dei
reclami penali del Tribunale penale federale (v. act. 1), chiedendo quanto se-
gue:
Materielle Anträge
1. Der angefochtene Entscheid vom 2. Juni 2016 sowie die mitangefochtenen Entscheide vom 31. Oktober 2014, vom 20. November 2014 und vom 5. März 2015 seien vollumfänglich aufzuheben.
2. Das Rechtshilfegesuch der Procura della Repubblica presso Tribunale di  Calabria samt allen nachträge sei vollumfänglich abzuweisen.
3. Die Rechtshilfeersuchende sei zu verpflichten, sämtliche der bereits  Beweismittel in den Verfahren SV.09.0178 sowie RH.13.0046 umgehend an die Beschwerdegegnerin auszuhändigen.
4. Es sei der Rechtshilfersuchenden zu verbieten, die bereits ausgelieferten  bzw. entsprechende Kopien davon in jeden Verfahren zu verwenden.
Prozessuale Anträge
5. Es sei das Verfahren in deutscher Amtssprache zu führen.
6. Es seien die Verfahrensakten (RH.13.0046 – strittiges Rechtshilfeersuchen
und SV.09.0178 – pendentes Untersuchungsverfahren) von der  sowie die Verfahrensakten (B 241‘109 – pendentes ) vom Bundesamt für Justiz zu beziehen.
7. Es sei der Beschwerde die aufschiebende Wirkung gegen die Aktenherausga-
beverfügungen vom 31. Oktober 2014, vom 20. November 2014 und vom 5. März 2015 zu erteilen.
8. Dem Beschwerdeführer seien sämtliche Vernehmlassungen und übrigen
Schriftenwechsel aller Verfahrensbeteiligten unaufgefordert zuzustellen.
9. Es sei dem Beschwerdeführer mit separatem Entscheid die unentgeltliche Pro-
zessführung zu bewilligen und es sei auf die Einholung eines Kostenvorschusses zu verzichten.
10. Es sei dem Beschwerdeführer mit separatem Entscheid in der Person des
Unterzeichneten ein unentgeltlicher Rechtsbeistand zu bestellen.
11. Es seien die Verfahrenskosten der Beschwerdegegnerin aufzuerlegen und
diese sei zu verpflichten, dem Beschwerdeführer eine angemessene  zu bezahlen.
- 4 -
F. Con decisione del 15 luglio 2016 questa Corte ha respinto la domanda di assi-
stenza giudiziaria presentata dal ricorrente, confermando al contempo la lingua
italiana quale lingua della presente procedura (v. RP.2016.29 act. 4).
G. Il 3 agosto 2016 l’UFG ha comunicato di rinunciare ad inoltrare una risposta,
postulando la reiezione del gravame nella misura della sua ammissibilità (v.
act. 9). Nelle sue osservazioni del 4 agosto 2016 il MPC ha chiesto che il ricorso
venga respinto nella misura della sua ammissibilità (v. act. 10).
H. Con replica del 19 agosto 2016 il ricorrente si è riconfermato nelle sue conclu-
sioni ricorsuali (v. act. 11).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche la Convenzione
sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che
il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-
- 5 -
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del
20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP;
RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 140 IV
123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 con-
sid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale
anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48
n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto
dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3. La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Interna-
tionales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al prece-
dente considerando.
1.4. Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 2 giugno 2016,
il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Nella misura in cui le intercettazioni ambientali e telefoniche nonché i rapporti
di polizia oggetto della suddetta decisione concernono anche il ricorrente, la
legittimazione ricorsuale è data (v. art. 80h lett. b AIMP). Inammissibile è invece
il gravame avverso le trasmissioni di documentazione e oggetti intervenute il
31 ottobre 2014, il 20 novembre 2014 e il 5 marzo 2015. Il verbale relativo alla
perquisizione del domicilio del ricorrente avvenuta il 28 agosto 2014 menziona
in maniera chiara e inequivocabile il consenso all’esecuzione semplificata giu-
sta l’art. 80c AIMP rilasciato dalla moglie, persona presente durante la predetta
operazione nonché abilitata, in qualità di detentrice della documentazione e de-
gli oggetti sequestrati e poi trasmessi alle autorità italiane, a fornire il consenso
in questione (v. rubrica 8 incarto MPC).
2. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non è vincolata dalle
conclusioni delle parti (art. 25 cpv. 6 AIMP; DTF 119 Ib 64 consid. 3a). Essa
esamina liberamente se i presupposti per la concessione dell'assistenza sono
adempiuti e in quale misura questa debba esser prestata (v. DTF 123 II 134
consid. 1d; 118 Ib 269 consid. 2e), può esaminare aspetti non censurati nel
ricorso, senza tuttavia essere tenuta, come lo sarebbe un'autorità di vigilanza,
a verificare d'ufficio la conformità delle decisioni impugnate con l'insieme delle
norme applicabili (v. 123 II 134 consid. 1d; 119 Ib 56 consid. 1d; TPF 2011 97
consid. 5; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en ma-
tière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 522).
http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-134 http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-269 http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-134 http://links.weblaw.ch/DTF-119-IB-56
- 6 -
3. Il ricorrente contesta innanzitutto l’esposto fattuale presentato dal MPC nella
decisione impugnata, specialmente per quanto riguarda le accuse nei suoi con-
fronti di appartenenza ad un’organizzazione criminale. Se i fatti fossero stati
presentati correttamente, le condizioni per accogliere la rogatoria italiana non
sarebbero adempiute. In questo senso, vi sarebbe quindi una violazione del
diritto federale ed un'inesatta ed incompleta valutazione di fatti pertinenti.
3.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic
e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui
emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo
oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile pre-
cisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale pre-
sentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo
Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza
(DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117
Ib 64 consid. 5c). In questo ambito, non si può tuttavia pretendere dallo Stato
richiedente la presentazione di un esposto dei fatti totalmente esente da lacune
o contraddizioni, visto che lo scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire
punti oscuri relativi alle fattispecie oggetto d'indagine all'estero, fermo restando
che la verifica delle condizioni per la concessione dell'assistenza deve rimanere
possibile (v. DTF 117 Ib 64 consid. 5c, con giurisprudenza citata). Ciò non im-
plica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma
solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri
sospetti, per permettere allo Stato richiesto di distinguere la domanda da
un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II
97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della
colpevolezza è riservato al giudice straniero del merito, non a quello svizzero
dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5). L'autorità
non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori,
le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II
81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg.).
3.2 La rogatoria del 13 marzo 2013 ed i successivi complementi indicano con suffi-
ciente chiarezza il suo oggetto. Oltre a quanto già evidenziato (v. Fatti lett. A
supra), dal complemento rogatoriale del 16 maggio 2016 risulta che il ricorrente
è stato sottoposto in Italia alla misura cautelare della custodia in carcere per il
reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, unitamente ad altre
17 persone, in quanto sospettato di appartenere alla ‘ndrangheta operante sul
territorio nazionale ed estero. In particolare, egli è sospettato di essere compo-
nente della cosiddetta società minore, con la qualità di partecipe attivo alla lo-
cale di Frauenfeld, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati,
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F129-II-97%3Ait&number_of_ranks=0#page97 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F129-II-97%3Ait&number_of_ranks=0#page97 http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-111 http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64 http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64 http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-64 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F129-II-97%3Ait&number_of_ranks=0#page97 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F129-II-97%3Ait&number_of_ranks=0#page97 http://links.weblaw.ch/DTF-129-II-97 http://links.weblaw.ch/DTF-125-II-65 http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-367 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F113-IB-276%3Ait&number_of_ranks=0#page276 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.177%2F2005&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F113-IB-276%3Ait&number_of_ranks=0#page276 http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-576 http://links.weblaw.ch/1C_562/2011 http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81 http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81 http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-111
- 7 -
partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, ri-
conoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio. L’asso-
ciazione mafiosa in questione avrebbe disposto di armi e avrebbe finanziato le
attività economiche con il prezzo, il prodotto o il profitto dei reati compiuti. L’au-
torità rogante ha specificato di procedere anche ad indagini patrimoniali nell’am-
bito di un procedimento di prevenzione volto ad accertare se A. sia titolare di
beni (direttamente o indirettamente) di valore sproporzionato rispetto al reddito
dichiarato o all’attività economica svolta o se gli stessi siano il reimpiego o il
frutto di attività illecite (v. rubrica 1 incarto MPC). Inoltre, le registrazioni am-
bientali, oggetto della decisione impugnata, effettuate nell’ambito del procedi-
mento elvetico dimostrerebbero che gli imputati, tra cui il ricorrente, sarebbero
membri, in concorso con altre persone, di un’articolazione svizzera della ’ndran-
gheta, più precisamente della società della ‘ndrangheta di Frauenfeld facente
capo al locale C.. Il gruppo criminale sarebbe composto prevalentemente da
cittadini di nazionalità italiana, i quali avrebbero praticato formule e rituali tipici
della ‘ndrangheta, riunendosi in un locale pubblico presso il Comune di Wängi,
nel Canton Turgovia. Le discussioni che si sarebbero tenute all’interno del
gruppo avrebbero riguardato in particolare procedure di affiliazione, consuetu-
dine e norme di condotta criminali, forme di egemonia all’interno della struttura
criminale e la capacità del gruppo di commettere atti di natura criminale. L’as-
sociazione sarebbe organizzata mediante una suddivisione di cariche, ruoli e
compiti assegnati in base all’anzianità di affiliazione e alla pregressa militanza
nelle cosche italiane.
Quanto precede è di per sé sufficiente per motivare la necessità dell'autorità
rogante di approfondire la situazione e valutare la posizione del ricorrente. I
documenti e gli oggetti di cui l'autorità d'esecuzione ha ordinato la trasmissione
all'estero dovranno permettere di ulteriormente chiarire i fatti oggetto dell'inchie-
sta italiana. In questo senso, l'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria del
13 marzo 2013 e negli ulteriori complementi, riprodotto, unitamente agli ele-
menti raccolti nell’ambito delle indagini interne, nella decisione impugnata
adempie le esigenze legali richieste. Sotto questo profilo non vi è dunque stata
violazione del diritto, né vi sono elementi per ritenere che la valutazione dei fatti
pertinenti sia stata inesatta o incompleta.
4. Il ricorrente lamenta una violazione del principio della doppia punibilità in capo
all'ipotesi di appartenenza o sostegno ad un’organizzazione criminale. A suo
parere, l’art. 260ter CP non corrisponde all’art. 416-bis CP/italiano. Inoltre, i fatti
contestatigli in Italia, se commessi in Svizzera, non costituirebbero reato giusta
l’art. 260ter CP.
- 8 -
4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X
n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria
consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato
luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel
diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'as-
sistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un
esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza,
ma devono semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i
fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sareb-
bero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo
il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di
colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc
pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib
576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere
caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giu-
ridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188).
4.2 L’infrazione prevista all’art. 260ter CP si riferisce ad associazioni criminali che
presentano un carattere particolarmente pericoloso. La nozione d’organizza-
zione criminale è più restrittiva rispetto a quella di associazione illecita giusta
l’art. 275ter CP oppure di banda, sia in ambito di furti o rapine (art. 139 n. 3 e
140 n. 3 CP) che di traffico illecito di stupefacenti (art. 19 n. 2 lett. b LStup).
Essa presuppone un gruppo strutturato di almeno tre persone, in genere però
di più, concepito per durare indipendentemente da una modifica della composi-
zione dei suoi effettivi e caratterizzato dalla sottomissione a determinate regole,
da una sistematica ripartizione dei compiti, da un approccio professionale a tutti
gli stadi della sua attività criminale e dall’opacità verso l’esterno. La mancanza
di trasparenza verso l’esterno si manifesta altresì mediante la segretezza delle
strutture e degli effettivi; non basta tuttavia la discrezione generalmente asso-
ciata a qualsiasi comportamento delittuoso: occorre una dissimulazione qualifi-
cata e sistematica (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.1). L’organizzazione deve inoltre
perseguire lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con
mezzi criminali. L’arricchimento con mezzi criminali presuppone la volontà
dell’organizzazione di ottenere vantaggi patrimoniali illegali mediante attività
sussumibili sotto la nozione di crimine ai sensi dell’art. 10 cpv. 2 CP (risp. art. 9
cpv. 1 vCP), come ad esempio reati qualificati come crimini contro il patrimonio
o come crimini giusta l’art. 19 n. 2 LStup (DTF 129 IV 271 consid. 2.3.1
pag. 274). Non è tuttavia necessario che l’attività dell’organizzazione si esauri-
sca nella commissione di crimini, a condizione che quest’ultimi costituiscano
- 9 -
perlomeno una parte essenziale dell’intera attività (sentenza del Tribunale fe-
derale 6P.166/2006 del 23 ottobre 2006, consid. 5.1; TPF 2008 80 con-
sid. 4.2.1). Riassumendo un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP
è caratterizzata da quattro elementi: il numero di partecipanti, la struttura orga-
nizzativa, la legge dell’omertà e lo scopo criminale (BERNARD CORBOZ, Les in-
fractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, n. 1 ad art. 260ter CP). Secondo
giurisprudenza e dottrina corrispondono in particolare alla nozione di organiz-
zazione criminale sia le associazioni di stampo mafioso che quelle finalizzate al
terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2; TPF 2008 80 consid. 4.2.1 pag. 82;
HANS VEST, Delikte gegen den öffentlichen Frieden [Art. 258 – 263 StGB], Com-
mentario, Berna 2007, n. 15 ad art. 260ter CP). La Corte penale del Tribunale
penale federale ha già avuto modo di affermare che l’organizzazione denomi-
nata ‘ndrangheta calabrese corrisponde oggettivamente alla nozione di orga-
nizzazione criminale così come sviluppata dalla giurisprudenza e dalla dottrina
(v. TPF 2010 29 consid. 3.1).
4.3 Ora, visto quanto precede e ribadito come il ricorrente sia indagato in Italia per
il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e più precisamente
di appartenenza alla ‘ndrangheta calabrese (v. consid. 3.2 supra), la sussi-
stenza del requisito della doppia punibilità è pacifica. La censura in questo am-
bito va quindi respinta.
5. L’insorgente sostiene che l’assistenza debba essere rifiutata anche in applica-
zione del principio ne bis in idem. Inoltre, essendo il baricentro degli atti conte-
statigli in Svizzera, è in questo Paese ch’egli dovrebbe essere semmai giudi-
cato.
5.1 Secondo l’art. 54 CAS una persona che sia stata giudicata con sentenza defi-
nitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento
penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in caso
di condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di esecu-
zione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non
possa più essere eseguita. Inoltre, l’art. III paragrafo 1 Accordo italo-svizzero
prevede che l’assistenza giudiziaria è rifiutata se la domanda concerne fatti
sulla base dei quali la persona perseguita è stata definitivamente assolta nel
merito o condannata nello Stato richiesto per un reato corrispondente per
quanto riguarda l’essenziale, a condizione che la sanzione penale eventual-
mente pronunciata sia in corso di esecuzione o sia stata già eseguita. Giusta il
paragrafo 2 della medesima disposizione l’assistenza giudiziaria può tuttavia
essere concessa: se i fatti oggetto della sentenza siano stati commessi nel ter-
ritorio dello Stato richiedente in tutto o in parte, salvo che, in quest’ultimo caso,
gli stessi siano stati commessi in parte anche nel territorio dello Stato richiesto
- 10 -
(lett. a); se i fatti oggetto della sentenza costituiscono un reato contro la sicu-
rezza o contro altri interessi essenziali dello Stato richiedente (lett. b); se i fatti
oggetto della sentenza sono stati commessi da un pubblico ufficiale dello Stato
richiedente in violazione dei suoi doveri d’ufficio (lett. c). Il paragrafo 3 di tale
norma prevede che comunque il paragrafo 1 non si applica se: il procedimento
instaurato nello Stato richiedente non è diretto unicamente contro la persona
indicata al paragrafo 1 (lett. a); o l’esecuzione della richiesta è tale da discol-
parla (lett. b). Infine, conformemente all’art. 66 AIMP, l’assistenza può essere
negata se la persona perseguita dimora in Svizzera e quivi è già in corso un
procedimento penale per il fatto cui si riferisce la domanda (cpv. 1). L’assistenza
giudiziaria può essere tuttavia concessa qualora il procedimento all’estero non
sia diretto esclusivamente contro la persona perseguita che dimora in Svizzera
o qualora il disbrigo della domanda serva a sua discolpa (cpv. 2).
5.2 Nella fattispecie si rileva che, da una parte, né in Svizzera né in Italia vi è una
sentenza definitiva, condizione imprescindibile perché possa esservi una viola-
zione del principio ne bis in idem (v. anche PAUL-LUKAS GOOD, Die Schengen-
Assozierung der Schweiz, tesi di laurea, San Gallo 2010, pag. 93 e riferimenti),
dall’altra, non essendo il procedimento in Italia diretto esclusivamente contro il
ricorrente, nulla osta alla concessione dell’assistenza (v. anche sentenza del
Tribunale federale 1C_298/2014 del 12 giugno 2014, consid. 1.3), questo indi-
pendentemente dalla questione della giurisdizione svizzera sollevata dal ricor-
rente. Le censure in questo ambito vanno quindi anch’esse disattese.
6. Per quanto attiene alla pertinenza della documentazione e degli oggetti litigiosi
per le indagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informa-
zioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili
per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento
delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per
pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sosti-
tuirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II
81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata
solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120
Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del
21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda
appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far pro-
gredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). In base
alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale,
secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi
di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero
(DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a
e b).
- 11 -
In concreto, visto quanto già esposto in precedenza (v. Fatti lett. A e consid. 3.2
supra), le intercettazioni ambientali e i rapporti di polizia effettuati dall’autorità
inquirente elvetica, nonché gli oggetti e la documentazione rinvenuta al domici-
lio del ricorrente presentano senz'altro un'utilità potenziale per il procedimento
estero, essendoci una sufficiente relazione tra le misure d'assistenza richieste
e l'oggetto del procedimento penale italiano. Trattandosi di un’inchiesta ten-
dente ad accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale, quanto raccolto
dalle autorità elvetiche potrebbe permettere di ricostruire e approfondire i vari
legami tra le persone coinvolte e le funzioni assunte dai singoli indagati. Benché
atti procedurali e non mezzi di prova – il principio è che solo quest’ultimi vanno
normalmente trasmessi alle autorità estere (cfr. ZIMMERMANN, op. cit., pag. 309,
con giurisprudenza citata alla nota 606) –, le richieste di approvazione e di pro-
roga della videosorveglianza del Club D. di Wängi con le relative decisioni della
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale e del Giudice dei provve-
dimenti coercitivi sono anch’esse da trasmettere all’autorità rogante, dato che
tali documenti suffragano la legalità di tali misure (v. sentenza del Tribunale
federale 6B_125/2013 e 6B_140/2013 del 23 settembre 2013, consid. 2.1).
Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se da quanto tra-
smesso emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti
perseguiti in Italia e quanto consegnato. Alla luce della domanda rogatoriale e
dei relativi complementi, che ben specificano la fattispecie oggetto di indagine,
risulta che tutti i documenti e oggetti di cui sopra sono potenzialmente utile per
l’inchiesta estera, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della
proporzionalità.
7. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata ed il gravame
respinto.
8. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata a complessivi fr. 4’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese di
fr. 4'000.-- già versato.
- 12 -