Decision ID: 0e148bde-2c84-5600-8e4b-eb8ea7553930
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Il 9 luglio 2020, l’interessato, cittadino ivoriano, ha presentato una do-
manda d’asilo in Svizzera, indicando in particolare di essere nato il (...) (cfr.
atto [...]-3/2).
B.
Le successive indagini svolte dall’autorità inferiore, hanno permesso di ac-
certare che, secondo la banca dati «EURODAC», l’interessato aveva già
depositato due domande d’asilo pregresse in Grecia e in Slovenia, rispet-
tivamente il (...) e il (...) (cfr. atto [...]-9/2).
C.
Per il tramite di una richiesta d’informazioni ai sensi dell’art. 34 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), il
14 luglio 2020 la SEM ha invitato le autorità slovene e greche competenti,
a fornire fra le altre cose, i dati anagrafici dell’interessato con i quali è co-
nosciuto in Slovenia, oltre che a fornire ragguagli quanto ad eventuali do-
cumenti d’identità prodotti all’attenzione delle medesime autorità, nonché
e ad indicare quale fosse lo statuto del richiedente presso il predetto Paese
(cfr. atto [...]-14/4 e atto [...]-17/3).
D.
Essendo che il richiedente si è dichiarato minorenne nel corso di proce-
dura, il 17 luglio 2020, l’autorità inferiore ha svolto con il medesimo un’au-
dizione per richiedenti minorenni non accompagnati (RMNA). Nel corso
della stessa egli è stato segnatamente questionato in merito alla sua età
anagrafica ed al viaggio intrapreso sino al suo arrivo in Svizzera. Altresì,
gli è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla sua presunta
età, all’eventuale competenza della Slovenia ed ai motivi che si opporreb-
bero ad un suo ritorno nel predetto paese, così come riguardo al suo stato
di salute (cfr. atto [...]-23/11; di seguito: verbale). Durante l’audizione, la
SEM ha informato l’interessato che, sulla base delle sue allegazioni, egli
non avrebbe reso verosimile di essere minorenne, e che quindi per il pro-
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seguo della procedura d’asilo sarebbe stato considerato quale maggio-
renne, modificando la sua data di nascita con il 1° gennaio 2002 (cfr. ver-
bale, p.to 8.01, pag. 10).
E.
Il 20 luglio 2020 le autorità slovene hanno risposto (cfr. atto [...]-27/1) alla
domanda di informazioni formulata dalla SEM (cfr. supra consid. C) for-
nendo il nominativo con il quale il richiedente sarebbe conosciuto in Slove-
nia. Inoltre, hanno segnalato che il medesimo avrebbe postulato una richie-
sta di protezione internazionale in data 12 giugno 2020 salvo poi scompa-
rire a far tempo dall’8 luglio 2020, ragion per cui la sua età non sarebbe
stata determinata e il procedimento sarebbe stato nel frattempo chiuso.
Egli non sarebbe stato accompagnato da alcun famigliare né avrebbe pre-
sentato alcun documento d’identità.
F.
In data 23 luglio 2020, l’autorità inferiore ha richiesto alle corrispondenti
autorità slovene, la ripresa in carico del richiedente sulla base dell’art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-28/6).
Il 3 agosto 2020 la Slovenia ha provvisoriamente respinto la richiesta di
ripresa in carico, sostenendo che A._ si sarebbe legittimato in tale
Paese quale minorenne non accompagnato e, lasciando arbitrariamente il
territorio sloveno egli avrebbe ritirato la domanda d’asilo ivi depositata. Nel
contempo le medesime autorità si sono altresì riservate di riconsiderare la
loro presa di posizione una volta esaminati gli elementi in funzione dei quali
la SEM ha ritenuto la maggiore età del qui interessato.
G.
Con domanda di riesame ex 5 par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003
della Commissione delle comunità europee del 2 settembre 2003 recante
modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli
Stati membri da un cittadino di un paese terzo ([GU] L 222/3 del
05.09.2003; modificato parzialmente dal regolamento di esecuzione [UE]
n. 118/2014 della Commissione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del
08.02.2014]), inoltrata il 4 agosto 2020, SEM ha nuovamente sollecitato la
Slovenia affinché questa riprendesse in carico l’insorgente, avendo cura,
nel contempo, di esporre gli elementi ponderati per la determinazione della
maggiore età del ricorrente, oltre a trasmettere copia del verbale di audi-
zione RMNA.
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Il 17 agosto 2020, la Slovenia ha accettato la richiesta di ripresa in carico
in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto
[...]-39/1).
H.
Con decisione del 18 novembre 2020, notificata il 19 novembre 2020
(cfr. risultanze processuali), la SEM non è entrata nel merito della succitata
domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pro-
nunciando nel contempo il suo trasferimento dalla Svizzera verso la Slove-
nia, come pure incaricando il Cantone Ticino dell’esecuzione del trasferi-
mento medesimo. L’autorità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo
ad un eventuale ricorso contro la decisione.
I.
Il 24 novembre 2020 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 25
novembre 2020), l’interessato è insorto contro la decisione dell’autorità di
prima istanza, postulando, in limine la sospensione dell’esecuzione dell’al-
lontanamento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto sospensivo
al ricorso. A titolo principale egli ha demandato l’annullamento della quere-
lata decisione e la trasmissione degli atti alla SEM per la trattazione nazio-
nale della domanda d’asilo. In subordine, l’insorgente ha concluso alla re-
stituzione degli atti all’autorità inferiore per il completamento dell’istruttoria.
Contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assistenza
giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese di giusti-
zia e del relativo anticipo, con protestate tasse e spese.
J.
Per quanto attiene il profilo medico, A._ a beneficiato di numerosi
consulti medici, ivi compresi due consulti neuropsichiatrici d’urgenza cor-
redati da due ricoveri clinici perdurati dal (...) al (...) 2020 e dal (...) 2020
al (...) 2020 (cfr. atti [...]-20/3; [...]-44/2; [...]-45/2; [...]-47/2; [...]-48/2; [...]-
49/2; [...]-52/5; [...]-56/2).
K.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 PA.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 L’autorità inferiore nella sua decisione ha dapprima constatato che, pur
tenendo conto delle allegazioni del richiedente, la Slovenia sarebbe com-
petente per la trattazione della domanda d’asilo del richiedente. Dipoi, in
assenza di documenti d’identità e sulla base dell’apprezzamento delle di-
chiarazioni rilasciate dall’insorgente − ritenute contraddittorie, evasive e va-
ghe – l’autorità inferiore ha ritenuto che l’interessato non avrebbe reso ve-
rosimile la sua minore età. Di conseguenza, ha considerato l’interessato
quale persona maggiorenne e che quindi egli non potesse avvalersi delle
disposizioni del regolamento Dublino III concernenti i minorenni.
In seguito, la SEM ha considerato che in Slovenia – Stato che appliche-
rebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-
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dura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicem-
bre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi,
della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status
uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-
tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (ri-
fusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); la
direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione in-
ternazionale (di seguito: direttiva accoglienza); nonché la Convenzione del
28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e la
CEDU – non sussisterebbero carenze sistemiche nel sistema di acco-
glienza e di asilo dei richiedenti. Conseguentemente, in caso di trasferi-
mento verso il predetto Stato membro, si potrebbe partire dal presupposto
che i ricorrenti non sarebbero esposti a serie violazioni dei diritti dell’uomo
ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e art. 3 CEDU, che non verrebbero
a trovarsi in una situazione esistenziale difficile, o ancora che non verreb-
bero rinviati nel loro Paese d’origine o di provenienza senza che la loro
domanda d’asilo venga esaminata ed in violazione del principio di non-re-
spingimento.
Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-
zera.
Proseguendo nell’analisi, la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clau-
sola di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non
sarebbe giustificata nella fattispecie. In proposito, il quadro clinico di
A._ – acclarato e non bisognoso di ulteriori approfondimenti – non
permetterebbe diversa ponderazione. In tal senso, le problematiche medi-
che affliggenti l’interessato non sarebbero di una gravità tale da costituire
una violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui quest’ultimo fosse trasfe-
rito in Slovenia. Oltretutto, detto Paese disporrebbe di un’infrastruttura me-
dica sufficiente e – in virtù della direttiva accoglienza – sarebbe tenuto a
prestare cure mediche adeguate, ove fosse necessario, garantendo l’ac-
cesso alle cure di pronto soccorso e ai trattamenti essenziali per malattie e
disturbi psichici gravi. Del resto, in specie non sarebbero rilevabili elementi
atti ad indurre a pensare che la Slovenia priverebbe i ricorrenti delle cure
adeguate per il caso in cui ne avessero bisogno. Vieppiù, la SEM ha ag-
giunto che, essendo che soltanto la capacità al trasferimento sarebbe de-
cisiva per il seguito della procedura Dublino, quest’ultima sarà valutata in
modo definitivo poco prima del suo trasferimento, informando di conse-
guenza le autorità slovene sul suo stato di salute prima del suo rinvio. Da
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ultimo, non vi sarebbero altri motivi ostativi al trasferimento dell’interessato,
suscettibili di giustificare l’applicazione della clausola di sovranità per mo-
tivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in relazione con l’art. 17
par. 1 Regolamento Dublino III.
4.2 Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’insor-
gente avversa la valutazione dell’autorità inferiore.
4.2.1 Egli censura innanzitutto una violazione del diritto di essere sentito in
ragione del fatto che, pur facendone uso nella base della decisione avver-
sata, l’autorità inferiore avrebbe classificato il verbale del 17 luglio 2020
quale atto interno, con dicitura “B” (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, punto
4). Ne conseguirebbe che l’inaccessibilità a tale atto non permetterebbe al
patrocinatore del ricorrente di prendere posizione con maggiore analiticità
su quanto esposto nella decisione avversata.
Del resto, in occasione delle domande d’asilo presentate in Grecia, in Slo-
venia e in Svizzera, A._ avrebbe sempre coerentemente sostenuto
di essere nato nel (...). Quest’ultimo parrebbe poi confutare anche gli ac-
certamenti condotti dalla SEM, ai sensi dei quali nel 2018 egli avrebbe ri-
chiesto un visto all’Italia producendo un passaporto indicante di essere
nato nel (...). In tal senso, egli afferma che “Risulta peraltro come la richie-
sta di visto all’Italia pare avvenuta nel 2018: un passaporto eventualmente
rilasciato nel (...) dalla Costa d’Avorio non avrebbe comunque potuto es-
sere rilasciato (in quanto plausibilmente scaduto nel (...) avendo di regola
un passaporto ivoriano, secondo quanto noto alla rappresentanza legale,
una durata di cinque anni). Dall’estratto CS–Vis risulta che la richiesta di
visto all’Italia sia stata effettuata producendo un passaporto valido dal (...)
al (...), anche qui in chiaro contrasto con diversi altri elementi e allegazioni”
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5).
Ad ogni modo, data la natura della patologia sofferta, sarebbe indubbio che
la stessa abbia un forte impatto anche sulla capacità del ricorrente
nell’esprimere il proprio vissuto e nell’allegare i fatti rilevanti per la proce-
dura d’asilo.
4.2.2 Proseguendo nella propria analisi, l’interessato ritiene che un rinvio
in Slovenia violerebbe l’art. 3 CEDU. A suo dire, il sistema di accoglienza
ivi in essere sarebbe contraddistinto da molteplici lacune in particolare circa
la possibilità di depositare una domanda d’asilo, l’impossibilità di far capo
ad un’adeguata assistenza sanitaria e ad un alloggio appropriato. In parti-
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colare, tale Paese membro non disporrebbe di confacenti strutture medi-
che per il trattamento psichiatrico dei richiedenti l’asilo. D’altro canto, al di
là del supporto psichiatrico ivi offerto, in Slovenia i procedimenti d’asilo e il
sistema di accoglienza sarebbero gravati da carenze tali da giustificare una
violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui il ricorrente vi fosse trasferito.
Oltretutto, quandanche si considerasse il sistema di accoglienza sloveno
scevro di carenze sistemiche, vi sarebbe da applicare nel caso in rassegna,
la clausola di sovranità di cui all’art. 17 Regolamento Dublino III.
4.2.3 Oltremodo, il quadro clinico dell’interessato sarebbe particolarmente
grave, ciò che avrebbe giustificato una valutazione medica completa ed
esaustiva, richiesta già a suo tempo dal patrocinatore del ricorrente ed in-
vece assente nel caso concreto. L’autorità inferiore si limiterebbe in questo
senso, ad elencare asetticamente i documenti medici agli atti, mancando
tuttavia di esaminare concretamente la diagnosi medica con riguardo ai
possibili risvolti di un trasferimento di A._ in Slovenia ed in partico-
lare di un’assistenza sanitaria insufficiente. Pertanto, essendo necessario
– a mente di quest’ultimo – un rapporto medico di dettaglio, nel caso in
esame sarebbe ravvisabile un accertamento incompleto ed inesatto dei
fatti determinanti.
4.2.4 Da ultimo, essendo lo stato di salute del ricorrente particolarmente
cagionevole, si giustificherebbe in specie l’applicazione dell’art. 29a cpv. 3
OAsi 1. L’autorità inferiore non avrebbe peraltro effettuato un’analisi indivi-
dualizzata né spiegato in modo adattato al caso di specie le ragioni che
l’avrebbero indotta a ritenere l’insussistenza di motivi umanitari ai sensi
della norma di legge in parola. Al riguardo, la motivazione espressa nella
decisione impugnata sarebbe insufficiente dacché succinta e standardiz-
zata, risultando finanche assente, da cui discenderebbe una violazione del
suo diritto di essere sentito.
5.
Preliminarmente, appare necessario esaminare le censure formali solle-
vate dal ricorrente nel gravame, con le quali egli evoca da un lato l’accer-
tamento incompleto ed inesatto del suo stato di salute (art. 6 LAsi in rela-
zione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), dall’altro la violazione del
suo diritto di essere sentito (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost., RS 101],
e per la procedura amministrativa federale regolamentato agli art. 26 e seg.
PA) in ragione dell’asserita impossibilità nell’accedere al verbale concer-
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nente l’audizione RMNA, oltreché della carente motivazione – nella deci-
sione avversata – quanto all’applicazione della clausola di sovranità nel
suo caso specifico (art. 35 PA). In effetti, queste potrebbero essere atte a
condurre alla cassazione della decisione avversata (per la violazione del
principio inquisitorio si veda la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020
[prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1 con ulteriori riferi-
menti citati; e per la violazione del diritto di essere sentito cfr. DTF 129 I
323 consid. 3.2; DTF 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni
della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4
consid. 5; cfr. anche sull’argomento tra le tante le sentenze del Tribunale
D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del 20 giugno
2019 consid. 7.2 e 7.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).
5.1 Nella presente disamina, le censure formali non sono atte a condurre
alla cassazione della decisione avversata.
5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-
tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-
che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo
(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimi-
tato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti
(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-
waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in sede
ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il
caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che
questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti
(cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.
cit., n. 2.191; tra le tante sentenza del Tribunale D-1443/2016 del
22 febbraio 2017 consid. 4.2).
Orbene, per quanto attiene allo stato di salute del ricorrente, v’è innanzi-
tutto da evidenziare che nella decisione impugnata l’autorità di prima
istanza ha descritto in modo dettagliato tutti gli elementi e la documenta-
zione medica che ha preso in esame per giungere alla sua valutazione.
Nell’analisi proposta con il provvedimento impugnato, sono altresì specifi-
cati in modo pertinente gli elementi che utilizzati per giungere ad un giudizio
conclusivo riguardo allo stato di salute dell’insorgente. Come ritenuto dalla
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SEM, anche il Tribunale, sulla base degli atti di causa, ed a differenza di
quanto sostenuto nel gravame dal ricorrente, ritiene che la situazione di
salute dell’interessato risulti in casu chiara, con delle diagnosi acclarate e
delle terapie già impostate (cfr. infra consid. 12.3).
Alla luce degli elementi sopra evidenziati, alla SEM non può essere imputa-
to un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti rilevanti in merito allo
stato di salute dell’insorgente e non si ravvisa pertanto alcuna violazione
del principio inquisitorio. Sicché la censura ricorsuale va respinta. Per
quanto attiene invece quanto sollevato con il ricorso in merito alla possibile
violazione dell’art. 3 CEDU, a causa del suo stato di salute per il caso in
cui venisse attuato il trasferimento in Slovenia, tale censura verrà trattata
d’appresso (cfr. infra consid. 12).
5.3 Vieppiù, la motivazione articolata dalla SEM nel provvedimento impu-
gnato non appare carente allo scrivente Tribunale. Invero, ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – disposizione che concretizza in diritto interno
svizzero la clausola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Du-
blino III – se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito
della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-
zione di tale articolo, l’autorità inferiore dispone di un reale potere di ap-
prezzamento ed il Tribunale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1
lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone di un potere di
esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può infatti unica-
mente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di apprezzamento
in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso di tale
potere e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF
2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’in-
terpretazione della nozione di motivi umanitari e sia conforme ai principi
costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il principio della parità di
trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tribunale non può sosti-
tuire il suo libero apprezzamento a quello della SEM (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8).
Nel caso di specie, l’autorità inferiore ha tenuto conto nelle sue considera-
zioni dei fatti allegati dall’interessato suscettibili di costituire dei “motivi
umanitari” ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – in particolare lo stato di
salute dell’interessato – già nell’ambito della valutazione circa la conformità
del trasferimento ex art. 3 CEDU. Ne consegue che malgrado la formula-
zione generica delle norme legali che prevedono la clausola di sovranità,
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nonché del sintetico richiamo agli atti all’inserto e alle dichiarazioni rila-
sciate dal ricorrente, l’autorità inferiore si è chinata concretamente sulla
situazione della ricorrente anche per verificare l’applicazione o meno della
predetta clausola al caso specifico. Il fatto che l’autorità in parola sia non-
dimeno giunta ad una valutazione giuridica sulla vulnerabilità dell’insor-
gente differente rispetto a quanto sostenuto da quest’ultimo, ciò non è co-
stitutivo di una violazione dell’obbligo di motivazione (art. 35 PA).
5.4 Vista la doglianza in tal senso, v’è pure da respingere la tesi circa la
pretesa violazione del diritto di essere sentito derivante dall’iniziale man-
cato accesso al verbale di audizione del 17 luglio 2020. Invero, posto che
l’accesso agli atti non è garantito d’ufficio, tale censura appare pretestuosa
nella misura in cui l’insorgente non ne ha fatto esplicita richiesta in corso di
procedura (cfr. MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf
rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, 2000,
pag. 248).
6.
Chiariti tali aspetti, dal profilo materiale, occorre ora chiedersi se l’autorità
inferiore, che nella decisione del 18 novembre 2020 ha ritenuto data la
competenza della Slovenia e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferi-
mento dell’insorgente verso tale Paese, abbia rettamente omesso di en-
trare nel merito della domanda d’asilo presentata da quest’ultimo.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la
competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è
individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di
asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione,
espressa o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello
Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
7.
7.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3
LAsi) che nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per
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l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La va-
lutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata
dal richiedente nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel
merito. Allorquando la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti
all’autorità inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee all’età
del richiedente l’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 feb-
braio 2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 3.3).
7.2 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento
completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-
tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica
dell’art. 8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istrut-
torie necessarie non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti. Su
tali presupposti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta
a sopportare le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di
grado ridotto, dell’assenza di verosimiglianza. Per quanto concerne la mi-
nore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova al riguardo.
In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la valuta-
zione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’interessato
l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conse-
guenze, venendo conseguentemente considerato maggiorenne (cfr. sen-
tenza D-6598/2019 consid. 5.2 – 5.3 e rif. citati).
7.3 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo,
l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così
come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-
teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-
lum scolastico. Se necessario ordina una perizia medica volta alla determi-
nazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi;
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2). Una volta esperita l’istruttoria, la Segreteria
di Stato procede ad un apprezzamento globale degli elementi in ossequio
ai principi sopra citati (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.4 e rif. citati).
7.4 Nel caso in esame, come rettamente osservato dall’autorità inferiore,
l’insorgente ha fornito delle indicazioni biografiche e anagrafiche nel loro
complesso incoerenti e contraddittorie, che non possono trovare completa
giustificazione nello suo precario stato valetudinario. In questo senso, seb-
bene egli abbia inizialmente indicato nel foglio dei dati personali – compi-
lato al momento del deposito della sua domanda d’asilo – il (...) quale data
di nascita (cfr. atto [...]-3/2), il ricorrente medesimo ha in seguito riferito di
non essere a conoscenza dell’effettiva data anagrafica (cfr. verbale, pag.
D-5884/2020
Pagina 13
3, punto 1.06). Piuttosto, per sua stessa ammissione egli ha spiegato di
aver dichiarato alle autorità Slovene di essere nato il (...) al fine di benefi-
ciare di un trattamento più favorevole (cfr. verbale, pag. 6, punto 2.06). Del
resto, il richiedente ha spontaneamente riferito di essere stato in possesso
di due certificati di nascita, i quali indicavano rispettivamente gli anni (...) e
(...) quali anni di nascita (cfr. verbale, pag. 3, punto 1.06). Oltremodo, le
indagini svolte dalla SEM hanno permesso di accertare che secondo la
banca dati centrale sui visti “CS-VIS”, il (...) A._ ha fatto richiesta di
un visto alle autorità italiane in Gabon per mezzo di un passaporto ripor-
tante, quale data di nascita il (...) (cfr. atto [...]-10/1). Non da ultimo, va
altresì evidenziato che nell’ambito del corrente procedimento, egli non ha
apportato alcuna prova a sostegno della propria identità, esimendosi dal
consegnare i suoi documenti di viaggio e d’identificazione ai sensi dell’art.
1a lett. b e c OAsi 1.
Conseguentemente, già solo alla luce di quanto sopra esposto ed indipen-
dentemente dagli ulteriori indicatori d’inverosimiglianza rilevati dall’autorità
inferiore, il Tribunale non può che condividere le conclusioni di cui alla sin-
dacata decisione, ai sensi della quale il ricorrente non ha reso credibile di
essere minorenne al momento del suo arrivo in Svizzera.
Oltracciò, è d’uopo rimarcare che l’autorità di prima istanza ha proceduto
ad un esame completo e corretto dei fatti determinanti. Quest’ultima, du-
rante l’audizione RMNA, ha posto al ricorrente quesiti puntuali, in partico-
lare sul suo percorso di vita, la sua scolarizzazione e la sua ultima attività
lavorativa svolta, come pure sul suo viaggio di espatrio. Un diritto di essere
sentito specifico in merito all’età dichiarata gli è stato tra l’altro concesso,
durante il quale l’autorità inferiore gli ha esposto i suoi dubbi in merito alla
minore età allegata. Basandosi sulle informazioni raccolte ed a seguito di
una ponderazione globale degli elementi in suo possesso, l’autorità in pa-
rola ha ritenuto la maggiore età del ricorrente. Nella decisione impugnata,
l’analisi sul punto è peraltro dettagliata in modo pertinente. Su tali presup-
posti, è quindi a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha proceduto ad
ulteriori atti istruttori, segnatamente ad una perizia medica per accertare
l’età del ricorrente come invece preteso con scritto del 17 luglio 2020
(cfr. atto [...]-22/1) e nel gravame (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, punto
4).
7.5 in definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità inferiore ha ritenuto
maggiorenne il richiedente l’asilo.
D-5884/2020
Pagina 14
8.
8.1 Ciò detto, come visto (cfr. supra consid. 6.1 e 6.2), giusta l’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo
se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in
virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e
d’allontanamento. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esa-
mina la competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo se-
condo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo
esame è individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame della
domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accet-
tazione, espressa o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte
dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5).
8.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie
–, di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello
Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2 e 8.2.1).
8.3 In virtù dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
8.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in
ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
D-5884/2020
Pagina 15
9.
Nel caso in rassegna, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC»,
che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Grecia e in Slove-
nia, rispettivamente il (...) e il (...). Di conseguenza, il 23 luglio 2020 l’au-
torità inferiore ha presentato alle competenti autorità slovene, nei termini e
nelle forme dell’art. 23 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in
carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III.
Dopo l’iniziale rifiuto da parte delle autorità slovene – seguito dalla do-
manda di riesame formulata dalla Segreteria di Stato (cfr. supra consid. F
e G) – quest’ultime hanno espressamente accettato la ripresa in carico
dell’interessato (cfr. atto [...]-39/1).
Pertanto, la competenza della Slovenia per la trattazione della procedura
d’asilo e di allontanamento del richiedente, risulta di principio essere data.
10.
10.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statu-
to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo
aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo,
le disposizioni.
Di conseguenza, la Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
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Pagina 16
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]) (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale F-663/2020
del 18 febbraio 2020).
Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
10.2 Orbene, anche prendendo in considerazione le generiche argomen-
tazioni articolate nel gravame dal ricorrente, nulla permette di ritenere l’esi-
stenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme
comunitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all’inserto non è pos-
sibile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il tra-
sferimento in Slovenia esporrebbe effettivamente il ricorrente al rischio di
vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva
accoglienza.
Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i
quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il principio di non-
respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la sua
integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-
zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto a
recarsi in un Paese di tal genere.
10.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione
dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso
di specie.
11.
11.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata in diritto
interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. supra consid. 5.3).
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Pagina 17
11.2 Qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, le
autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
12.
12.1 Poste tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-
nienze esposte dal ricorrente siano atte a rendere il suo trasferimento verso
la Slovenia contrario all’art. 3 CEDU.
12.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13
dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
12.3 All’occorrenza, anche ammettendo che il sistema sanitario sloveno sia
contraddistinto da lacune quanto all’offerta di trattamenti psichiatrici, il qua-
dro clinico dell’interessato – a mente del Tribunale sufficientemente accla-
rato e non bisognoso di ulteriori approfondimenti – non appare a tal punto
compromesso da essere posto gravemente ed irrimediabilmente a rischio
con un trasferimento dell’interessato verso tale Paese.
Difatti, A._, affetto da schizofrenia paranoide (cfr. atto [...]-52/5), è
stato oggetto di due ricoveri clinici rispettivamente dal (...) al (...) (cfr. atti
[...]-44/2; [...]-45/2) e dal (...) al (...) (cfr. atto [...]-52/5). Egli è poi stato di-
messo da quest’ultima degenza in condizioni stabilizzate e da allora è stato
in grado di curare la propria patologia per mezzo di trattamenti ambulato-
riali e farmacologici. Sicché, il Tribunale ritiene che le problematiche psi-
chiatriche lamentate dal ricorrente non possono in casu iscriversi nella re-
strittiva giurisprudenza testé menzionata (cfr. in questo senso sentenza del
Tribunale D-7374/2016 del 6 febbraio 2017 consid. 6.3 con riferimenti ivi
citati). Allo stesso modo, la stipsi così come il disturbo all’orecchio sinistro
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Pagina 18
e l’ascesso al dente non giustificano diversa valutazione, poiché stabili e
non bisognose di un seguito medico di sorta (cfr. atti medici F2 del 14 luglio
2020, del 22 ottobre 2020, del 27 ottobre 2020, e del 13 novembre 2020).
12.4 In definitiva, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-
provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe
tale da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU, all'art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia. Pertanto,
non v’è un obbligo di applicare la clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17
par. 1 Regolamento Dublino III.
13.
Infine, come già sopra considerato (cfr. supra consid. 6.3), nel caso in di-
samina non sussistono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia
esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento in merito
all’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Per-
tanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17
par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III.
14.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, la Slovenia rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-
zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.
15.
Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è
entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
la Slovenia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che gli non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a
OAsi 1).
16.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
D-5884/2020
Pagina 19
17.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata.
18.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
19.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 18, la domanda ten-
dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-
mibili spese processuali, risulta senza oggetto.
20.
Da ultimo, v’è da rilevare che ai sensi dell’art. 111 lett. e LAsi, il ricorso
manifestamente infondato è deciso dal giudice unico, con l’approvazione
di un secondo giudice.
Orbene, a mente dello scrivente Tribunale, l’impugnativa oggetto del pre-
sente esame non si iscrive nel quadro giuridico di tale norma di legge. Di
conseguenza si necessita in casu di giudicare la questione nella composi-
zione ordinaria di 3 giudici. Nondimeno, tale procedere non rimedia al fatto
che le allegazioni ricorsuali fossero sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, per il che la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-
spensa dal pagamento delle spese processuali, va respinta (art. 65 cpv. 1
PA).
21.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
22.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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