Decision ID: d2e91ab7-5dfa-5220-9eec-32bfe5490733
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: approval

Facts:
in fatto:
A.
Nel mese di dicembre 2012 la società CO 1, che
g
e
sti
sce tra l'altro un'area di servizio ed erogazione di carburanti con annesso ristorante a _, ha assunto RE 1, quale cameriera/cassiera. Il contratto di lavoro, stipula
to oralmente, prevedeva un salario lordo di fr. 16.– l'ora. L'11 aprile 2013 la lavoratrice ha notificato la disdetta ordinaria del contratto di lavoro con effetto dal 31 maggio 2013, ha contestato una trattenuta di fr. 216.– operata sul salario del marzo prece
dente e ha indicato di restare a disposizione della datrice di la
voro fino al termine del rapporto di lavoro. Il 2 maggio 2013 la datrice di lavoro ha comunicato alla dipendente che non le a
vrebbe più fornito giorni di lavoro. Il 4 maggio 2013 quest'ultima ha ribadito che lo stipendio le era dovuto fino al 31 maggio 2013 e che sarebbe rimasta a disposizione fino al termine del contrat
to di lavoro. ll 2 giugno 2013 essa ha chiesto alla datrice di lavo
ro il versamento di complessivi fr. 2032.– (fr. 216.– quale restitu
zione della trattenuta sullo stipendio del mese di marzo, fr. 716.– quale stipendio residuo del mese di aprile e fr. 1110.– quale sti
pendio del mese di maggio). Visto il mancato pagamento, il 12 luglio 2013 RE 1 ha fatto notificare all'CO 1 il precetto esecutivo n. _ dell'Ufficio esecuzione e falli
menti di Locarno per ottenere il pagamento di fr. 2032.– più inte
ressi al 5% dal 5 giugno 2013 indicando quale causa dell'obbli
gazione “salario del mese di marzo, aprile e maggio”, cui l'escus
sa ha interposto opposizione.
B.
Ottenuta il 7 ottobre 2013 l'autorizzazione ad agire, il 2 gennaio 2014 RE 1
si è rivolta
al Giudice di pace del circolo di Gambarogno
per ottenere dal
l'CO 1, in via princi
pale,
i
l pagamento di complessivi fr. 2032.–
lordi
, oltre interessi al 5% dal 5 giugno 2013, così come il rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta al citato PE
o
, in via subordinata,
i
l pagamento di fr. 1328.–
lordi
oltre interessi e il rigetto in via de
finitiva dell'opposizione interposta al PE. Nelle sue osservazioni del 28 febbraio 2014 la convenuta ha proposto di respingere la petizione. All'udienza del 31 marzo 2014, indetta per la discus
sione, le parti hanno confermato le loro posizioni. Esperita l'i
struttoria
, esse hanno rinunciato al dibattimento finale, limitan
dosi a conclusioni scritte del 31 dicembre 2015 in cui hanno mantenuto i rispettivi punti di vista.
C.
Statuendo l'8 febbraio 2016 il Giudice di pace, in parziale acco
glimento della petizione, ha o
bbligato
la convenuta a versare all'attrice fr. 216.– oltre interessi al 5% dal 5 giugno 2
01
3 e
ha
rigettato per tale importo in via definitiva l'opposizione interposta al citato PE. Le spese processuali di fr. 300.– sono state poste a carico dello Stato
mentre le ripetibili sono state compensate
.
D.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 10 marzo 2016, chiedendone l'annullamento e la riforma nel senso di accogliere integralmente la petizione. Nelle sue osservazioni del 3 maggio 2016 l'CO 1 conclu
de
per
la
reiezione del reclamo.

Considerations:
Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC).
Nella fattispecie, la deci
sione impugnata è pervenuta al patrocinatore dell'attrice il 9 feb
braio 2016, sicché il reclamo, introdotto il 10 marzo 2016, è tem
pestivo.
2.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'er
rata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manife
stamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore. Per quanto concerne invece i fatti,
l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo mani
-
festamente errato. Quanto all'apprezzamento delle prove, esso è arbitrario solo quando l'autorità inferiore ha manifestamente di
satteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o ha omes
so, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, essa ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 140 III 266 consid. 2.3 con rinvii).
3.
Il Giudice di pace ha
accertato
che le parti a
veva
no pattuito ver
balmente un contratto di lavoro su chiamata “in particolare per il sabato e la domenica (l'attrice è studentessa ed in settimana è già impegnata) in sostituzione di un
a c
ollaboratrice occupata al 100% assente per maternità; il salario è [stato] concordato sulle ore effettive di lavoro”. A suo dire,
il contratto “verte su prestazioni di lavoro su chiamata secondo un calendario settimanale stabilito a dipendenza delle necessità della convenuta”.
Secondo il primo giudice non è stato previsto alcun servizio di picchetto e “di conseguenza, venendo a mancare questa premessa, la pretesa di salario [dell'attrice] basata su otto giornate per il mese di maggio e il residuo di aprile non ha fondamento e non può essere accolta”.
Quanto alla pretesa di fr. 2
1
6.–, per il Giudice di pa
ce la convenuta non poteva trattenere questo importo dallo sti
pendio della
lavoratrice
quale rimborso per le spese cagionate dal falso allarme avvenuto il 6 gennaio 2013, perché non ha di
mostrato che
ciò era dovuto a
causa di un comportamento negli
gente della
dipendente
.
In tali circostanze, il Giudice di pace ha
o
bbligato la convenuta
a versare all'attrice fr. 2
1
6.–.
4.
Per la reclamante
la decisione del Giudice di pace è il frutto di un accertamento manifestamente errato dei fatti e di un errore di diritto.
La reclamante critica, evidenziandone le incongruenze, le argomentazioni del Giudice di pace riguardo alla questione della durata del contratto
, rimproverando alla c
onvenuta
di
non a
vere provato
di averla assunta per sostituire
un'altra
dipe
n
dente in congedo maternità né che il contratto dovesse
terminare al rien
tro di quest'ultima
. Essa critica il
primo giudice per avere
aderito acriticamente alla tesi della convenuta,
rilevando che se egli
a
vesse esaminato le sue argomentazioni avrebbe stabilito che tra le parti vi era un contratto di lavoro di durata indeterminata a tempo parziale irregolare e
avrebbe
riconosciuto il suo diritto
allo stipendio fino al termine
del contratto.
5.
Litigiosa in questa sede è innanzitutto la qualifica del contratto concluso dalle parti.
Ora, p
er l'art. 319 cpv. 1 CO il contratto in
dividuale di lavoro è quello con il quale il lavoratore si obbliga a lavorare al servizio del datore di lavoro per un tempo determina
to o indeterminato e il datore di lavoro a pagare un salario stabili
to a tempo
o
a cottimo.
a)
I
rapporti di lavoro di durata indeterminata sono quelli la cui durata non è prestabilita e la cui cessazione – fatte salve la risoluzione immediata per gravi motivi e la risoluzione con
venzionale – è subordinata a disdetta, che può essere data da ciascuna delle parti (cfr. art. 335 cpv. 1 CO).
Per
l'art. 335
c
cpv. 1 CO, dopo il tempo di prova, il rapporto di lavoro di durata indeterminata può essere disdetto per la fine di un mese, nel primo anno di servizio con preavviso di un mese
(RtiD II-2014 n. 22c pag. 804 consid. 4b con riferimenti)
.
I rapporti di lavoro di durata determinata sono invece quelli che terminano automaticamente, senza disdetta (art. 334 cpv. 1 CO), la cui durata può essere prevista dalla legge (co
me per il contratto di tirocinio) o risultare dalla natura del con
tratto o essere convenuta tra le parti. Quando le parti subor
dinano la cessazione del rapporto di lavoro a un avvenimen
to futuro, la durata del contratto dev'essere determinabile og
gettivamente e l'avvenimento risolutivo non può dipendere dall'influsso di una sola parte. In effetti, ciò sarebbe contrario alla regola prevista dall'art. 335
a
cpv. 1 CO, secondo cui i termini di disdetta devono essere identici per le due parti. In tal caso, il contratto è considerato come un contratto di du
rata indeterminata (
RtiD II-2014 n. 22c pag. 804 consid. 4c). Per l'art. 334 cpv. 2 CO
un contratto che continua tacitame
nte dopo la scadenza della durata pattuita è presunto rinno
vato
per una durata indeterminata (sentenza del Tribunale federale 4P.222/2000 del 28 novembre 2000 consid. 2b/aa).
Nel caso in cui non sia accertata la fissazione di una scadenza, il contratto va qualificato di durata indeterminata e la sua cessazione è subordinata alla disdetta. Sussiste pertanto una presunzione sull'esistenza di un contratto di durata indeterminata e spetta alla parte che sostiene il contrario apportare la prova della fissazione di una scadenza (DTF 143 V 391 consid. 4.4 con riferimenti).
b)
L
'art. 319 cpv. 2 CO precisa che
quale
contratto individuale di lavoro è considerato anche
quello
con
cui
un lavoratore si obbliga a lavorare regolarmente al servizio del datore di la
voro per ore, mezze giornate o giornate (lavoro a tempo par
ziale).
Tale disposizione, quantunque si riferisca a
l solo con
tratto di lavoro a tempo parziale regolare, riguar
d
a anche il contratto di lavoro a tempo parziale
irregolare
(
Dunand
in: Dunand/Mahon, Commentaire du contrat de travail, Berna 2013, n. 47 ad art. 319 CO;
Aubert
, Le travail à temps par
tiel irrégulier, in: Mélanges Alexandre Berenstein, 1989, pag. 217 e seg.). Lavora in maniera regolare il lavoratore che for
nisce la propria attività secondo una durata stabile settima
nale, mensile o annuale sia che l'orario sia fisso sia variabile, mentre lavora in modo irregolare
il lavoratore che lavora secondo una durata variabile (per esempio: qualche ora di lavoro variabile di settimana in settimana
;
Dunand
, op. cit., n. 50 ad art. 319 CO
)
. Le disposizioni previste per i contratti di lavoro a tempo pieno si applicano anche ai contratti di lavoro a tempo parziale, fatte salve alcune convenzioni collettive in cui sono previste specifiche norme per il lavoro a tempo par
ziale (
Brunner
/Bühler/Wäber/Bruchez
, Commentaire du dro
i
t de travail, 3a edizione, pag. 407, n.1).
Per
contratto a tempo parziale irregolare si intende di regola un unico contratto, la cui durata fa nascere dei diritti in capo al lavoratore, tra cui il diritto al rispetto dei termini di disdetta (art. 335
c
CO;
Aubert
, Commentaire Romand, CO II, 2
a
edi
zione, ad. 319 n. 28)
.
Questa forma di contratto dev'essere distinta da una successione di contratti di lavoro successivi (lavoro ausiliario o occasionale),
in cui il lavoratore svolge ogni incarico nell'ambito di un contratto di lavoro di durata determinata
(DTF 139 V 457 consid. 7.2.2;
Aubert
, Le travail à temps partiel irrégulier, op. cit., pag. 218;
Dunand
, op. cit., n. 60 ad art. 319 CO)
.
Il lavoro a tempo parziale irregolare è indicato nel linguaggio corrente di
lavoro su chiamata
(Aubert
, Le travail à temps partiel irrégulier, op. cit., pag. 218).
U
n contratto di lavoro su chiamata
può essere
definito
un
contratto di lavoro a tempo parziale di durata indeterminata, nell'ambito del quale ven
gono fissati, sulla base di trattative tra le parti o unilateral
mente dal datore di lavoro, il termine e la durata delle singole prestazioni di lavoro (
Roncoroni
, Lavoro su chiamata e lavo
ro occasionale
i
n: Il Ticino e il diritto, Agno 1997). Il Tribunale federale distingue il contratto di lavoro
su chiamata
propria
mente detto (contratto di lavoro con obbligo di osservanza) da quello improprio (contratto di lavoro impropriamente detto o senza obbligo di osservanza). Nel primo,
l'orario, così come il numero di ore di lavoro, sono
fissati
unilateralmente
dal datore di lavoro
in funzione delle sue necessità; il lavoratore deve quindi tenersi a disposizione del suo datore di lavoro per potere rispondere alle sue chiamate e il tempo in cui egli è a disposizione (servizio di picchetto) è di regola retribuito, mentre nel
contratto di lavoro su chiamata improprio il lavora
tore ha diritto di rifiutare un incarico proposto dal datore di lavoro
(sentenza del Tribunale federale 8C_318/2014 del 21 maggio 2015 consid. 5.1 con riferimenti)
.
6.
Il giudice stabilisce liberamente la natura di una convenzione senza essere vincolato alla qualifica, eventualmente concorde, delle parti. La terminologia utilizzata non è dunque decisiva a tal fine (II CCA, sentenza inc. 12.2013.125 del 26 maggio 2014 consid. 7).
Confrontato con un litigio sull'interpretazione di un contratto, il giudice deve in primo luogo determinare la vera e concorde volontà dei contraenti, anziché attenersi unicamente alla denominazione o alle parole inesatte utilizzate, per errore o allo scopo di nascondere la vera natura del contratto (interpretazione soggettiva; art. 18 cpv. 1 CO). In assenza di accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o qualora emerga che una parte non ha compreso la volontà dell'altra, il giudice procede all'interpretazione delle dichiarazioni delle parti secondo il principio dell'affidamento (interpretazione oggettiva), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella situazione concreta (DTF 144 III 98 consid. 5.2.2 e 5.2.3). L'interpretazione soggettiva è questione di fatto, quella oggettiva di diritto (DTF 144 III 98 consid. 5.2.2 e 5.2.3). Anche la scelta tra i metodi d'interpretazione soggettivo e oggettivo attiene al diritto. La decisione spetta al giudice e dipende dall'esito dell'istruttoria. L'art. 18 cpv. 1 CO gli impone di dare la precedenza al metodo soggettivo, a condizione che vi siano elementi sufficienti per farlo (sentenza del Tribunale federale
4A_462/2015
del 12 gennaio 2016
consid. 3.2 con rinvio).
a
)
Premesso ciò, nella fattispecie l
e parti hanno concluso il con
tratto oralmente e dagli atti non risultano
né
accordi scritti successivi né che la datrice di lavoro abbia mai informato per iscritto la dipendente sui punti essenziali del contratto di lavo
ro così come previsto dall'art. 330
b
cpv. 1 CO (
Dunand
, op. cit., n. 9 ad art. 330b CO).
Ora,
secondo
la
convenuta l'attrice era stata assunta per sostituire personale assente, in particolare per gravidanza o malattia. A suo dire si trattava di un
la
voro su chiamata senza obbligo di osservanza e
di durata
determinat
a
, poiché
l'orario e il numero di ore di lavoro erano da lei
fissati mensilmente i
n funzione delle sue necessità
e il contratto doveva cessare al rientro al lavoro di
una dipendente
dal congedo maternità
.
Per
la
lavoratrice
, invece, si tratta
va di un contratto di lavoro a tempo parziale irregolare di du
rata indeterminata perché era stato pattuito che avrebbe dov
uto lavorare
otto
giorni
al mese
con turni di lavoro variabili (petizione del 2 gennaio 2014, pag. 2) e non è stata con
cordata alcuna scadenza contrattuale.
Dai c
onteggi salari e dalle tabelle dei turni
risulta che l'attrice ha lavorarato
nel mese di dicembre 2012 nove giorni (sabato 8, domenica 9, sabato 15, domenica 16, venerdì 21, martedì 25, sabato 29,
domenica 30 e lunedì 31) per un totale di
71.15 ore e perce
pito uno stipendio di fr. 1009.75 netti
(fr. 1138.40 lordi)
, n
e
l
mese di gennaio 2013
otto
giorni (mar
tedì 1°, sabato 5, do
menica 6, lunedì 7, sabato 12, domenica 13, sabato 26, do
menica 27) per un totale di 63.40 ore e per
-
cepito uno sti
pendio di fr. 899.80
netti
(fr. 1014.40 lordi)
, n
e
l
mese di feb
braio 2013
nove
giorni (lunedì 4, mar
tedì 5, sa
bato 9, dome
nica 10, lunedì 11, martedì 12, mercoledì 13, sabato 23, do
menica 24) per un totale di 74.05 ore e per
ce
pito uno stipen
dio di fr. 1050.
90
netti (fr. 1184.80 lordi)
, n
el mese di marzo 2013
sette
giorni (sabato 2,
do
menica 3, sa
bato 9, domenica 10, sabato 16, sabato 23 e domenica 24) per un totale di 56.75 ore
e
la datrice di lavoro
, avendole
trat
tenut
o
fr. 216.–
dallo stipendio
di fr. 805.40 netti (fr. 908.– lor
di)
,
le ha versato
fr. 589.40
. L
'11 aprile 2013 la lavoratrice ha notificato
la disdetta ordinaria del contratto di lavoro con effetto dal 31 maggio 2013. In quel me
se
essa ha poi lavorato
tre giorni (sabato 13, domenica 21 e domenica 28) per un to
tale di 24 ore e percepito uno stipendio di
fr.
340.65 netti (fr. 384.– lordi)
. Il
2 maggio 2013 la datrice di lavoro ha comuni
cato alla
dipendente
che non
le avrebbe più fornito giorni di lavoro.
Il 4 maggio 2013
quest'ultima
ha
ribadito che
lo stipen
dio le era dovuto fino al 31 maggio 2013 e che sareb
be rimasta a dispo
si
zione fino al termine del
contratto di lavoro.
Ora, _ M_, membro del consiglio d'amministrazione della convenuta, ha ricordato di avere assunto l'attrice
“
per
sostituire
una collega in maternità (_ V_), che quest'ultima
“
è tornata dal congedo e quindi la collaborazione [con l'attrice] era divenuta superflua”, che l'attrice “era stata informata che il periodo di assunzione era a termine (fino al rientro della signora V_)” e che _ V_ è rientrata al lavoro il 1° marzo (interrogatorio formale del 28 settembre 2015). _
V_ ha dichiarato di non sapere se fosse stata l'attrice a sostituirla durante la maternità
(deposizione del 28 settembre 2015), mentre _ J_ ha dichiarato che l'attrice era stata “assunta al posto della collega V_ per un periodo di tre mesi per maternità” (deposizione del 28 settembre 2015).
Visto quanto precede, è possibile che l'attrice, a quel momento studentessa universitaria, fosse stata assunta a tempo parziale solo per sostituire del personale assente, ma tutto si ignora sulla durata e sul numero delle ore che la dipendente avrebbe dovuto lavorare. Non è quindi possibile stabilire quale fosse al momento della conclusione del loro contratto la reale e concorde volontà delle parti.
b)
In realtà, dagli atti risulta che, contrariamente a quanto affermato dalla convenuta, l'attrice non ha cessato la sua attività con il rientro di _ V_ ma ha lavorato anche d
opo che il 2 marzo 2012
quando quest'ultima h
a ripreso il lavoro (cfr. tabella dei turni allegata alle osser
vazioni del 28 febbraio 2014).
Per di più, dopo avere ricevuto dalla lavoratrice la lettera di disdetta dell'
11 aprile 2013 con effetto al 31 maggio 2013 la datrice di lavoro non ha reagito. Né questa ha partitamente contestato l'allegazione dell'attrice secondo cui
“
ai primo di maggio _ M_ mi ha contattato telefonicamente dicendomi di essere completamente esonerata dal prestare l'attività lavorativa
”
(petizione pag. 4). E, infine, nemmeno ha reagito alla lettera del 4 maggio 2013 in cui l'attrice, dopo aver preso atto della conversazione telefonica con _ M_ le comunicava di rimanere a disposizione fino alla fine del mese.
c)
Ora, sulla base di questi elementi, si deve oggettivamente ritenere che tra le parti non sia stato pattuito un contratto di durata determinata. Non potendosi accertare la fissazione di una scadenza, il contratto va qualificato di durata indeterminata. La sua cessazione è pertanto subordinata a una disdetta, ciò che in concreto la lavoratrice ha inoltrato. Si aggiunga che
quand'anche
le parti avessero
inizialmente
pattuito una durata determinata, fis
sat
a al rientro di _
V_
, il rapporto di lavoro è
continuato,
ragione per cui in virtù del
la presunzione posta dall'art. 334 cpv. 2 CO il contratto si sa
rebbe rinnovato per una durata indeterminata.
d)
Relativamente al numero di ore lavorative è pacifico che la reclamante lavorava a tempo parziale. Dai conteggi di salari e dalle tabelle dei turni risulta tuttavia che la dipendente non ha lavorato sempre otto giorni al mese, ma in maniera irregolare, secondo una durata mensile variabile stabilita dalla datrice di lavoro comunicatale a inizio mese per il mese successivo (petizione del 2 gennaio 2014, pag. 2). Essa non ha mai rifiutato di lavorare nei giorni fissati dalla datrice di lavoro e nessun elemento agli atti induce a ritenere che secondo gli accordi presi potesse scegliere liberamente se lavorare oppure no. Pertanto, fino a quando la datrice di lavoro non le comunicava i turni di lavoro mensili, la lavoratrice non sapeva quando avrebbe dovuto lavorare. Essa non poteva quindi disporre liberamente del suo tempo e in particolare non avrebbe potuto trovarsi un secondo lavoro non sapendo in quali giorni del mese non avrebbe dovuto lavorare per la controparte. Ne discende che dovendo la lavoratrice tenersi a disposizione dalla datrice di lavoro, il contratto tra le parti era un contratto su chiamata propriamente detto.
7.
Quanto alla retribuzione dovuta per il periodo di disdetta, così come
qualsiasi
altra modalità, anche in caso di contratto di lavoro su chiamata il lavoratore ha diritto a salario fino alla termine del periodo di disdetta. In tal caso il salario è calcolato sulla base alla media delle retribuzioni percepite durante un determinato periodo (
Dunand
, op. cit., n.
57
ad art. 319 CO
;
Wyler/Heinzer/Panchaud
, Droit du travail, 3
a
edizione, pag. 271, n. 7.1.6).
a)
Nel caso in esame, essendo la lavoratrice nel primo anno di servizio, il termine di preavviso contrattuale era di un mese (art. 335
c
cpv. 1 CO). La disdetta ordinaria è stata da lei notificata l'11 aprile 2013 e dunque il rapporto di lavoro è stato disdetto per la fine del mese di maggio successivo. Ne segue che essa aveva diritto a percepire il salario fino a questa data.
b)
Relativamente al mese di aprile 2013 dagli atti risulta che l'attrice ha lavorato tre giorni, ciò che è indubbiamente un tempo inferiore rispetto ai giorni dei quattro mesi precedenti (nove giorni, otto giorni, nove giorni e sette giorni). Non risulta, tuttavia, che quando i turni di lavoro le sono stati comunicati dalla datrice di lavoro, la lavoratrice se ne sia lamentata e abbia chiesto alla datrice di lavoro di fornirle un maggiore numero di ore. Né l'attrice ha dimostrato di avere diritto a un numero di ore maggiore. In siffatte circostanze, la lavoratrice ha accettato i turni propostile e non può pretendere in buona fede per il mese di aprile 2013 un salario maggiore rispetto a quello percepito.
c)
Per quel che riguarda invece il mese di maggio 2013, la situazione è diversa. In effetti, la datrice di lavoro non solo non ha fornito alla lavoratrice un solo giorno di lavoro, ma il 2 maggio 2013 l'ha espressamente
esonerata dal prestare l'attività lavorativa, quantunque la dipendente fosse a disposizione. Se non che, come si è visto, quest
'
ultima ha diritto al salario anche durante il periodo di disdetta, il quale va calcolato
in base alla media delle retribuzioni ottenute durante i mesi precedenti di lavoro. Ne discende che la reclamante ha diritto a un salario di fr. 926.– lordi arrotondati ([
fr. 1
138
.
40 +
fr.
1014.40 +
fr.
1184.80 +
fr.
908
.
– +
fr. 384.–
] : 5 = fr. 925.92), corrispondenti a fr. 821.35 netti, ai quali vanno aggiunti fr. 216.– già riconosciuti dal primo giudice. Ciò posto il reclamo merita parziale accoglimento e soccorrendo le premesse dell'art. 327 cpv. 3 lett. b CPC, questa Camera può statuire essa medesima sulla lite.
8.
La procedura per le azioni derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in caso di malafede o di temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). Relativamente alle ripetibili, il grado di vittoria è sostanzialmente identico a quello della soccombenza, ciò che giustifica una loro compensazione
. L'esito del giudizio impugnato non incide sul dispositivo delle ripetibili di prima sede, che rimane invariato.