Decision ID: 23eecb74-0ca3-5e23-95ab-e5a49b9688a0
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto
in fatto
A.
Nell'ambito delle pratiche di liquidazione dell'eredità giacente fu _, deceduto il 12 settembre 1997, _ ha provveduto in data 31 ottobre 1997 ad insinuare a nome dell'omonimo gruppo una pretesa creditoria di complessivi fr. 100'873.15, risultante da un lato da un credito della _ di fr. 124'483.15 e della ditta _ di fr. 6'390.- e dall'altro da un debito di quest'ultimo indicato in fr. 30'000.- (doc. A).
Il 26 maggio 1998 l'amministrazione pro tempore della successione ha emesso a carico della ditta _ un'ulteriore fattura di fr. 68'890.05 (doc. E-F).
B.
Il 9 novembre 1998, con avvisi ex art. 249 cpv. 3 LEF (doc. H e 4), l'amministrazione speciale dell'eredità giacente ha comunicato a _ e _ che le loro insinuazioni non erano state ammesse in graduatoria come da loro richiesto: a favore di _ è stato annotato un credito di fr. 123'516.-, mentre a carico di _ è stato iscritto un debito di fr. 68'890.05 da compensarsi parzialmente con l'importo di fr. 6'390.- da lui vantato.
C.
Con la petizione in rassegna, cui l'eredità giacente fu _ si è opposta, _, la ditta _ e _ hanno chiesto che la graduatoria fosse modificata nel senso che il credito di fr. 68'890.05 iscritto a carico di _ fosse cancellato e che a favore del gruppo _ rispettivamente di _ fosse iscritto un credito di fr. 61'983.10 (= fr. 124'483.15 + fr. 6'390.- ./. fr. 68'890.05).
A sostegno delle loro richieste gli attori asseverano come da lungo tempo le parti in causa, da un lato le ditte facenti parte del gruppo _ (_ e _) e dall'altro _, si fossero accordate di compensare le loro rispettive posizioni creditorie, criterio che essi pretendono di applicare anche con riferimento agli importi qui in discussione.
D.
Il Pretore ha integralmente respinto la petizione.
Il giudice di prime cure, dopo aver premesso che la richiesta di cancellazione del credito vantato nei confronti di _ era irricevibile siccome contraria allo scopo ed alle finalità dell'azione di contestazione della graduatoria, ha esposto in dettaglio i motivi che comunque imponevano la reiezione della petizione: a suo avviso, la tesi attorea secondo cui in concreto si doveva far astrazione dall'indipendenza delle due ditte _ e _ alfine di considerare il gruppo _ come una sorta di entità giuridica a sé stante con diritto di compensare le sue partite di crediti nei confronti dell'eredità giacente era contraria alla legge; infondata, sulla base delle risultanze di causa, era pure la tesi secondo cui la compensazione si fosse già prodotta prima del decesso del de cuius; infine nemmeno vi era motivo per aumentare a fr. 124'483.15 il credito a favore di _, quella parte non avendo assolutamente allegato, ancor prima che provato, le ragioni a sostegno della sua pretesa.
E.
Con l'appello gli attori, in riforma del querelato giudizio, chiedono nuovamente di modificare la graduatoria nel senso che il credito di fr. 68'890.05 vantato nei confronti di _ sia depennato e che la sua insinuazione per complessivi fr. 61'983.10 sia ammessa in graduatoria a favore del gruppo _, di _ o della _.
Essi ribadiscono in sostanza la legittimità della compensazione nelle modalità da loro indicate, rilevando in particolare come la stessa si fosse già prodotta prima del decesso del de cuius.
F.
Delle osservazioni con cui la convenuta si oppone al gravame si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerations:
considerando
in diritto
1.
Preliminarmente, questa Camera provvede a rettificare d’ufficio la denominazione della parte attrice “ditta _” in “_": è in effetti chiaro che la qualità di parte spetta a quest’ultimo e non alla ditta individuale di cui egli è il titolare (
Ottaviani
, Le parti nel processo civile ticinese, Zurigo 1989, p. 14;
Walder-Bohner
, Zivilprozessrecht, 3. ed., Zurigo 1983, § 8 N. 6;
ZR
1959 N. 77;
IICCA
17 febbraio 1998 in re V. SA/M. e A.M. AG, 17 aprile 1998 in re V./R. SA). L’errore nell’indicazione della parte non ha conseguenze di carattere processuale -né la parte appellata lo pretende- ed in particolare non è motivo di nullità della procedura per carenza di legittimazione attiva (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, m. 3 ad art. 165;
IICCA
21 luglio 1993 in re I. SA/S., 23 febbraio 1994 in re W. e B./B., 9 gennaio 1998 in re C.S./G.), in quanto da un lato l’errore era facilmente rilevabile e dall’altro non ha comunque impedito alle vere parti -ed in special modo alla convenuta- di prendere posizione sulla petizione (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 6 ad art. 165;
IICCA
11 luglio 1995 in re B. e B./G. e llcc.); tanto più che la giurisprudenza è chiaramente indirizzata verso soluzioni che evitino i formalismi eccessivi, quando vi è la possibilità di correggere i vizi che inficiano gli atti processuali già compiuti (
IICCA
11 luglio 1995 in re B. e B./G. e llcc., 23 agosto 1996 in re C./G.).
Tale modifica impone di fatto la riduzione da 3 a 2 delle parti attrici, la doppia presenza dell'attore _, accanto alla _, rivestendo un chiaro carattere pleonastico.
2.
In ordine, si impongono in questa sede due considerazioni.
2.1
Innanzitutto si osserva che con l'appello gli attori si sono in pratica limitati a riprodurre testualmente, o quasi, il loro allegato conclusionale, ignorando con ciò di prendere posizione sulla decisione del Pretore. Ci si potrebbe pertanto legittimamente chiedere se il gravame, che omette una puntuale critica del giudizio di primo grado, non debba eventualmente essere dichiarato irricevibile (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 21 e 22 ad art. 309;
IICCA
10 marzo 1997 in re G. S.p.a./D. SA, 14 maggio 1997 in re G. & C./C.; sulla particolare problematica della ricevibilità dell’appello che ripropone le conclusioni, cfr. pure
IICCA
24 febbraio 1995 in re R. SA/K.).
La questione può tuttavia rimanere indecisa, atteso che l’appello deve comunque essere respinto nel merito.
2.2
Con le osservazioni all'appello la convenuta solleva qualche dubbio sulla legittimità della procedura adottata dal Pretore, il quale pur in presenza di un litisconsorzio facoltativo improprio non avrebbe proceduto alla disgiunzione delle cause: essa rimprovera in sostanza al primo giudice di aver adottato, in violazione dell’art. 101 CPC, un modo di procedura diverso da quello stabilito dalla legge.
La doglianza è manifestamente fuori luogo.
La giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che gli atti in urto con l’art. 101 CPC non sono nulli, ma tutt’al più annullabili, nel caso in cui la violazione della forma arrechi alla parte che se ne prevale un pregiudizio che si possa riparare solo con l’annullamento dell’atto (art. 143 cpv. 1 CPC;
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 1 ad art. 101;
IICCA
4 maggio 1994 in re G./I. SA, 26 maggio 1997 in re B./S., 26 maggio 1997 in re B./A.).
Nel caso di specie va innanzitutto rilevato che l’appellata in questa sede si è limitata a dirsi perplessa riguardo alla legittimità della procedura adottata, ma comunque non ha ritenuto di inoltrare un appello adesivo chiedente l'annullamento della sentenza pretorile per questo motivo (art. 146 CPC). A prescindere da ciò, essa in ogni caso non ha indicato quale fosse il pregiudizio che le sarebbe derivato dal modo di procedere adottato dal Pretore, pregiudizio per altro inesistente, cosicché in definitiva non vi sarebbe comunque motivo per ammettere l’eccezione di annullabilità dell’atto.
Ad ogni buon conto, avendo le parti esplicitamente autorizzato il Pretore ad agire in tal modo -come risulta dal verbale d’udienza 29 gennaio 1999- la convenuta appare francamente malvenuta a sollevare in questa sede quell’eventuale irregolarità (
Rep
. 1936 p. 424;
IICCA
26 marzo 1999 in re S./T.) che, del resto, non appare tale poiché gli attori, per le loro argomentazioni, si sono presentati come soci di una società semplice (cfr. anche consid. 5) e quindi necessariamente ed obbligatoriamente, dovevano agire quali litsconsorti (
Cocchi/Trezzini
, op. cit. m. 8 ad art. 41).
3.
Nel merito, va osservato che la contestazione della graduatoria è possibile in via di ricorso fondato sull’art. 17 LEF per violazione di prescrizioni procedurali, o con un’azione basata sull’art. 250 LEF quando ne sia contestato il contenuto di diritto materiale.
Scopo di quest’ultima azione può essere quello di accertare se un credito debba o meno essere considerato nella liquidazione del fallito, se sia corretto l’importo insinuato o il rango attribuito alla pretesa, oppure ancora se il credito sia o meno garantito da un diritto di pegno (
DTF
114 III 110 e segg.;
Rep.
1997 p. 208 con rif.;
Amonn
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 5. ed., Berna 1993, p. 369 e 370;
Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., Losanna 1993, p. 338 e segg.).
L’onere della prova grava le parti nella maniera prevista dall’art. 8 CC (
IICCA
15 dicembre 1995 in re E. SA/C.); la parte che si prevale della compensazione -in casu la parte attrice- è tuttavia tenuta a provare le circostanze giustificanti tale modalità di estinzione delle obbilgazioni (
IICCA
7 marzo 1994 in re C & Co/S., 27 maggio 1994 in re M./F., 24 febbraio 1995 in re B. SA/I., 25 gennaio 1996 in re M./F., 10 novembre 1997 in re G./S.;
ICCTF
20 luglio 1998 in re G./S.).
4.
L'appellante ripropone in questa sede la tesi secondo cui al momento del decesso del de cuius la compensazione litigiosa sarebbe ormai già intervenuta. La censura, oltre che irricevibile siccome sollevata per la prima volta in sede conclusionale (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 24 e 25 ad art. 78), è infondata.
L'istruttoria di causa ha invero permesso di accertare che la compensazione -eventualmente attuata in combinazione con le norme relative al contratto a favore di terzi (art. 112 CO)- era effettivamente pratica comune, rispettivamente come tale sistema di pagamento veniva applicato come regola corrente tra le ditte del gruppo _ e la ditta _ (teste _). Diversamente da quanto ritenuto dagli appellanti, ciò non significa tuttavia ancora -né tanto meno prova- che tale pratica, pacifica nel principio, si perfezionasse automaticamente senza necessità di un ulteriore intervento o accordo tra le parti, come se tra loro vigesse un rapporto di conto corrente: dagli atti di causa si evince piuttosto il contrario, cioè che i singoli accordi di compensazione venivano conclusi saltuariamente nel corso di speciali riunioni tra le parti (teste _ e _) oppure previo accordo telefonico o addirittura scritto da parte di _ (cfr. doc. G); gli estratti conto presentati dagli attori al momento dell'insinuazione dei loro crediti (doc. B) escludevano a loro volta l'esistenza di un rapporto di conto corrente, non prevedendo la modifica automatica dei rispettivi saldi.
Ad ogni buon conto nulla permette di ritenere che l'asserita compensazione sia comunque avvenuta prima del decesso del de cuius, e ciò già per il semplice fatto che a quel momento la fattura di fr. 68'890.05 (doc. E) non era ancora stata emessa: se la stessa fosse già avvenuta, ovviamente l'insinuazione (doc. A) e gli estratti conto presentati dagli attori in quella sede (doc. B-D) ne avrebbero tenuto conto (cfr. in tal senso il teste _).
5.
Per il resto gli attori non contestano il giudizio di prime cure -che rimane dunque assodato (
ICCA
25 giugno 1984 in re O./O.;
IICCA
24 settembre 1996 in re M/a. e F., 18 novembre 1996 in re M. S.p.a./A. e lc., 9 gennaio 1997 in re F. S.p.a./N. Est., 16 gennaio 1997 in re M./T. Ltd., 17 febbraio 1998 in re V. SA/M. e lc.)- secondo cui in concreto non sarebbe possibile ammettere la compensazione dei crediti qui in discussione ex art. 213 LEF.
A giudizio di questa Camera, tuttavia, un ulteriore argomento e meglio la circostanza che non si è in presenza di due persone debitrici l'una verso l'altra di somme di denaro (reciprocità, art. 120 CO) permette di suffragare tale conclusione.
Con riferimento ai crediti insinuati dal gruppo _, possono essere fatte le seguenti ipotesi: qualora si volesse ammettere che il gruppo _, formato da _ e _ (di cui _ è amministratore nonché detentore dell'intero pacchetto azionario, cfr. teste _), era stato a suo tempo incaricato da _ di svolgere determinati lavori che le due ditte si sarebbero poi ridistribuiti tra loro e dunque ci si trovasse in presenza di una società semplice (
Peter/Birchler
, Les groupes de sociétés sont des sociétés simples, in
RSDA
1998 p. 113 e segg.;
IICCA
3 giugno 1996 in re E. SA e T./P. SA) -eventualità evocata dal teste _, il quale tuttavia non ha precisato se ciò fosse avvenuto occasionalmente o costituisse la regola, rispettivamente se le pretese poste qui in compensazione dagli attori si lasciassero effettivamente ricondurre a quegli incarichi- se ne dovrebbe concludere che le pretese competerebbero ad entrambe le ditte congiuntamente (
Gauch/Schluep/Schmid/Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht - Allgemeiner Teil, Vol. II, 7. ed., Zurigo 1998, n. 3787); nell'ipotesi opposta, esse andrebbero ripartite -come indicato dagli amministratori dell'eredità giacente- fr. 6'390.- a favore di _ e fr. 123'516.- (non sono state portate prove attestanti un credito maggiore, segnatamente di fr. 124'483.15) a favore di _. Quanto alla pretesa di fr. 68'890.05, vantata dall'eredità giacente convenuta, si osserva che nulla agli atti permette di concludere che l'opera in questione sia stata commissionata a _ e dalla società semplice riconducibile al gruppo _; al contrario essa si riferisce alla copertura del tetto di una proprietà di _ (cfr. doc. E), per cui è ovviamente da porre a carico di quest'ultimo.
Da qui la correttezza della decisione dall'amministrazione della successione e con ciò l'impossibilità, in assenza del requisito della reciprocità, di compensare i crediti così come richiesto in petizione e nell'appello: non è in effetti possibile compensare il credito vantato nei confronti di _ con un altro credito detenuto dalla società semplice "_" (che in effetti non ha personalità giuridica) rispettivamente con un credito che _ e _ in quanto soci di quella società semplice detengono congiuntamente nei confronti della controparte (art. 544 cpv. 1 CO;
Aepli
, Zürcher Kommentar, N. 39 ad art. 120 CO;
Peter
, Basler Kommentar, 2. ed., N. 5 ad art. 120 CO); neppure è possibile compensare il credito nei confronti di _ con quello eventualmente vantato da _; né infine è possibile (e ciò già per il fatto che tale domanda è proceduralmente irricevibile siccome non sufficientemente sostanziata e comunque formulata per la prima volta in sede conclusionale, cfr.
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 28 ad art. 78) compensare il credito nei confronti di _, asserendo che il credito vantato singolarmente da _ e da _ andasse in realtà imputato solo alla persona fisica _ in applicazione del principio del "Durchgriff", la cui applicazione è stata in concreto negata dal Pretore con argomentazione del tutto pertinente, cui si può qui rinviare.
6.
Ne discende la reiezione del gravame, in quanto ricevibile.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).