Decision ID: 2312685f-d1fd-53e1-8718-232b0c748c70
Year: 2014
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: approval

Facts:
Visto:
la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato una prima volta in
Svizzera in data 24 dicembre 2009;
la decisione del 15 gennaio 2014 dell'UFM di stralcio dai ruoli della do-
manda d'asilo a seguito del ritorno dell'interessata in Italia;
la domanda d'asilo che la medesima, insieme al figlio, ha presentato in
Svizzera in data 29 luglio 2012,
la decisione incidentale dell'UFM dell'8 agosto 2012 che ha ripreso la
procedura di asilo;
i verbali d'audizione del 7 luglio 2012 (di seguito: verbale 1) e del
26 maggio 2014 (di seguito: verbale 2);
la decisione dell'UFM del 4 luglio 2014, notificata agli interessati al più
presto il medesimo giorno, tramite la quale l'Ufficio non è entrato nel meri-
to della domanda di asilo dei medesimi ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a
LAsi (RS 142.31) pronunciando il contestuale allontanamento dalla Sviz-
zera verso l'Italia, nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo;
il ricorso del 10 luglio 2014 (timbro del plico raccomandato:
11 luglio 2014), pervenuto al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale) dapprima via fax in data 11 luglio 2014 ed in seguito in origi-
nale il 14 luglio 2014, mediante il quale gli insorgenti hanno chiesto in via
principale l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento
della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo, in via sussidiaria, la
concessione dell'ammissione provvisoria per inammissibilità, inesigibilità
e impossibilità dell'esecuzione dell'allontanamento; nonché hanno pre-
sentato una domanda di gratuito patrocinio;
i seguenti mezzi di prova annessi al gravame:
– busta contenente sedici fotografie come prova della detenzione degli
insorgenti nel centro di accoglienza (all. 1)
– copia di un certificato medico datato (...) di un medico di C._ in
cui viene certificato che la ricorrente soffre di crisi di tachicardia e non
può essere sottoposta a stress eccessivi (all. 2)
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– risultati di una ricerca effettuata in data 10 luglio 2014 nel motore di ri-
cerca Google (www.google.it) con la menzione "campo nomadi (...)"
(all. 3)
– attestazione di ottenimento di un aiuto finanziario da parte dell'Hospice
général, Institution genevoise d'action sociale (all. 4)
– copie degli atti del dossier dell'UFM in libera consultazione
– copie dei documenti N degli insorgenti
l'incarto originale dell'UFM pervenuto a codesto Tribunale in data
14 luglio 2014;
la decisione incidentale del 18 luglio 2014 con la quale il Tribunale ha
esentato i ricorrenti dal versamento di un anticipo a copertura delle pre-
sunte spese processuali, riservandosi di decidere sull'assistenza giudizia-
ria e sul gratuito patrocinio in prosieguo di procedura ed ha al contempo
invitato l'UFM a presentare una risposta al ricorso entro un termine fissato
il 4 agosto 2014;
la risposta al ricorso del 31 luglio 2014, trasmessa per conoscenza ai ri-
correnti in data 5 settembre 2014, con la quale l'UFM ha confermato la
decisione impugnata considerando che in sede di ricorso non sarebbero
stati addotti elementi o mezzi di prova atti a modificare il suo apprezza-
mento, infatti circa le fotografie prodotte in sede ricorsuale nulla permette-
rebbe di stabilire un legame tra queste e la ricorrente;
lo scritto dell'8 settembre 2014, con procura allegata, tramite il quale l'av-
vocato Sandro Vecchio comunica al Tribunale di essere il rappresentante
degli insorgenti nella procedura pendente davanti al Tribunale e richiede
una copia dell'integralità del dossier;
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei conside-
randi che seguono;

Considerations:
e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a‒c e art. 52 PA;
che, in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in
cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda di asilo
(art. 31a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esamina-
re se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito del-
la domanda di asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3);
che, nell'ambito di un ricorso contro una decisione di non entrata nel meri-
to in materia di asilo, l'oggetto suscettibile di essere impugnato non può
essere esteso alla questione della concessione dell'asilo che presuppone
un esame materiale della domanda stessa (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5);
che, di conseguenza, le conclusioni tendenti al riconoscimento della qua-
lità di rifugiato e alla concessione dell'asilo sono inammissibili;
che, nei citati limiti, occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;
che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua del-
la decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il proce-
dimento può svolgersi in tale lingua;
che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in francese,
mentre il ricorso è stato inoltrato in lingua italiana; che, pertanto, la pre-
sente sentenza è redatta in italiano;
che i ricorsi manifestamente fondati, ai sensi dei motivi che seguono, so-
no decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, preliminarmente, visto l'esito della procedura, che per i motivi che
seguono portano alla cassazione della decisione dell'UFM del
4 luglio 2014 ed alla pronuncia di una nuova decisione, per una questione
di economia processuale non viene dato seguito alla richiesta del patroci-
natore di trasmettergli l'integralità del dossier, avendo egli la possibilità di
richiedere in seguito la visione degli atti all'autorità inferiore;
che, nell'ambito delle audizioni, l'interessata ha richiamato i motivi d'asilo
già presentati nel corso della prima procedura; che ha asserito che lei ed
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il figlio sarebbero cittadini italiani di etnia rom e di essere espatriati a se-
guito delle discriminazioni subite in Patria a causa della loro appartenen-
za etnica (cfr. verbale 1, pagg. 8 e 9; verbale 2, Q57, pagg. 8 e 9); che, in
particolare, nel 2012 avrebbero dovuto lasciare contro la loro volontà il lo-
ro domicilio per trasferirsi in un centro di accoglienza riservato all'etnia
rom, poiché il comune di C._ avrebbe deciso di demolire la loro
abitazione in quanto illegale (cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, Q57, Q63-
65, pagg. 8 e 9); che la demolizione della loro abitazione sarebbe illegale
e motivata da idee razziste; che, invero, unicamente le abitazioni dei rom
presenti nel campo sarebbero state abbattute; che quelle degli italiani in-
vece non sarebbero state neppure toccate (cfr. verbale 1, pag. 8; verba-
le 2, Q69, pag. 9); che nel centro di accoglienza in cui avrebbero vissuto
dopo la demolizione della loro abitazione si sarebbero sentiti in detenzio-
ne (cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, Q73, pag. 10); che non c'era libertà e
sarebbero stati video-sorvegliati 24h/24 (cfr. ibidem); che, inoltre, l'insor-
gente avrebbe subito delle minacce da parte di un poliziotto (cfr. verba-
le 2, Q84, pag. 11); che, infine, a causa della sua etnia, l'insorgente non
sarebbe riuscita a trovare lavoro (cfr. verbale 1, pag, 9; verbale 2, Q59,
Q77-78, pagg. 9 e 10);
che a sostegno della loro domanda d'asilo i richiedenti hanno depositato
numerosi documenti e fotografie;
che, nella querelata decisione del 4 luglio 2014, l'UFM ha anzitutto rileva-
to che l'Italia rientrerebbe nel novero degli Stati sicuri ai sensi dell'art. 6a
cpv. 2 lett. b LAsi; che, secondariamente, ha osservato che circa le di-
scriminazioni allegate, la ricorrente, quando riempiva le condizioni,
avrebbe beneficiato delle prestazioni sociali e amministrative offerte ai cit-
tadini italiani; che, invero, avrebbe beneficiato della scolarità gratuita,
avrebbe potuto ottenere un passaporto per se stessa ed il figlio, nonché
avrebbe ricevuto diverse prestazioni sociali come per esempio l'accesso
alle cure gratuite ed avrebbe anche ricevuto un assegno di maternità per
la nascita del figlio; che tali prestazioni sarebbero, per di più, state ottenu-
te dopo che la ricorrente sarebbe stata intervistata alla televisione e dopo
le differenti procedure intentate contro lo Stato italiano per la discrimina-
zione risentita; che, per ciò che concerne le diverse procedure intentate
contro le autorità e che si sarebbero concluse con delle decisioni di archi-
viazione, non ci sarebbero elementi per provare che questo modus ope-
randi delle autorità giudiziarie italiane violerebbe delle disposizioni penali
in vigore; che, in effetti, non apparterrebbe alla Svizzera di rimettere in
questione la sovranità dell'Italia e giudicare le condizioni di ricevibilità di
una procedura di competenza di questo Stato; che, di conseguenza,
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l'UFM ha concluso che non sussisterebbero elementi per invalidare la
presunzione di assenza di persecuzioni e dunque, in applicazione
dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, l'autorità inferiore non è entrata nel merito
della domanda d'asilo dei richiedenti;
che nel ricorso, l'insorgente ha ribadito di essere stata vittima di persecu-
zioni a causa della sua etnia; che la polizia municipale avrebbe cancellato
il suo domicilio; che i mezzi di prova prodotti dimostrerebbero che il go-
verno italiano non riconoscerebbe la cittadinanza dei rom; che il centro in
cui sarebbe dovuta andare nel 2012 dopo le autorità le avrebbero abbat-
tuto la casa, sarebbe stato come una vera e propria detenzione, come lo
dimostrerebbero le foto prodotte in sede d'audizione sui motivi d'asilo;
che nel centro d'accoglienza invero non avrebbe potuto uscire come
avrebbe voluto, ma avrebbe dovuto rispettare degli orari; che circa l'ab-
battimento della sua casa le autorità avrebbero abbattuto unicamente le
abitazioni dei rom e non quelle degli italiani; che, inoltre, non avrebbe ot-
tenuto un sussidio a cui avrebbe avuto diritto da parte dell'assistenza so-
ciale; che a causa di questo sarebbe stata costretta a prostituirsi; che
avrebbe subito delle percosse e violenza sessuale da parte di un carabi-
niere corrotto soltanto perché avrebbe minacciato di denunciarlo per gli
abusi che commetteva nel campo in cui avrebbe abitato; che un cugino
ed un nipote della ricorrente sarebbero stati uccisi; che ella, pertanto,
avrebbe paura per se stessa e per suo figlio; che il motivo per cui le sue
denunce sarebbero sempre state archiviate senza motivazioni sarebbe il
fatto di essere zingara; che in tal senso i ricorrenti richiedono un appro-
fondimento di tutti i documenti deposti e la rivalutazione della domanda
d'asilo;
che, preliminarmente, il ricorso, giusta l'art. 55 cpv. 1 PA, ha effetto so-
spensivo; che nella fattispecie di conseguenza, la conclusione ricorsuale
tendente alla restituzione dell'effetto sospensivo nella presente procedura
è priva di oggetto;
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito
della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo
sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato
precedentemente; che si tratta di paesi nei quali il Consiglio federale ritie-
ne vi sia un effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi
dell'art. 5 cpv. 1 LAsi, nonché dell'art. 3 CEDU e delle disposizioni equiva-
lenti (cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2);
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che per definizione uno Stato terzo non può essere lo Stato di origine del
richiedente; che, nella fattispecie, l'Italia non è uno Stato terzo in cui gli
insorgenti avevano soggiornato precedentemente, bensì è il loro Stato
d'origine, essendo essi di nazionalità italiana;
che, inoltre all'occorrenza, il fatto che il Consiglio federale abbia inserito
l'Italia nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b
LAsi, nei quali esiste una presunzione del principio di «non-refoulement»
(art. 5 cpv. 1 LAsi) non è rilevante poiché i ricorrenti adducono di essere
vittima di una persecuzione statale; che, di conseguenza, il fatto che l'Ita-
lia rispetti il principio di «non-refoulement» è irrilevante vista la loro nazio-
nalità italiana;
che, per giunta, a livello ricorsuale l'insorgente allega di aver subito una
violenza sessuale da parte di un carabiniere corrotto; che in questo sen-
so, allo scrivente Tribunale appare opportuno che ella sia nuovamente
ascoltata al riguardo;
che, pertanto, è a torto che l'UFM non è entrato nel merito della domanda
d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi;
che, in limine, l'UFM, nella nuova decisione, non mancherà di analizzare
accuratamente tutti i mezzi di prova depositati dai ricorrenti a sostegno
della loro domanda d'asilo;
che visto tutto quanto sopra, il ricorso, per quanto ammissibile, è accolto,
la decisione del 4 luglio 2014 è annullata e gli atti sono trasmessi all'UFM
per una valutazione nel merito;
che visto l'esito della procedura non si prelevano spese processuali
(art. 63 cpv. 1 PA); che pertanto la domanda di assistenza giudiziaria
(art. 65 cpv. 1 PA) nonché la domanda di accordo del gratuito patrocinio
(cfr. art. 110a LAsi) sono divenute prive di oggetto;
che ai ricorrenti, patrocinati in questa sede unicamente a partire dal
4 settembre 2014, non viene assegnata alcuna indennità di spese ripetibi-
li (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 del regolamento sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
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lett. d cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF,
RS 173.110]).
(dispositivo alla pagina seguente)
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