Decision ID: d3029a66-4a4f-5f0b-a9d8-c7eac7d3c8e1
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadino italiano nato il ... a Napoli si è trasferito con i genitori
a ... (VA) dove ha frequentato le scuole dell'obbligo. Dal 21 giugno 2002
a fine 2003 egli, a beneficio di un permesso di dimora (permesso B), ha
lavorato in qualità di pizzaiolo dapprima in Svizzera tedesca e dal 1° ago-
sto 2003 a Lugano. Dopo avere lavorato presso ristoranti gestiti dal padre
in Italia, dal 1° maggio 2006 l'interessato ha ottenuto un permesso per
confinanti (permesso G) ed esercitato l'attività di cuoco/pizzaiolo presso
diversi locali pubblici del luganese fino all'aprile 2007 per poi rimanere di-
soccupato. Nell'agosto 2008 A._ ottiene nuovamente un permesso
di dimora e si trasferisce a ... presso l'allora compagna, salvo poi rientra-
re almeno dal 1° novembre 2009 a vivere in Italia, pur continuando a la-
vorare in modo discontinuo presso diversi ristoranti in Ticino. Con deci-
sione del 20 settembre 2011, confermata su ricorso dal Consiglio di Stato
del Cantone Ticino il 13 marzo 2012, l'Ufficio della migrazione di Bellinzo-
na ha respinto la domanda dell'8 ottobre 2010 dell'interessato tendente al
rilascio di un permesso di dimora.
B.
A._ ha interessato a tre riprese le autorità giudiziarie svizzere ed
italiane:
– con sentenza del 31 gennaio 2008, il Tribunale di Varese l'ha
condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, sospesi
condizionalmente, oltre al pagamento di una multa di EURO 400.-,
per furto continuato (a due riprese) e per guida di veicolo senza aver
conseguito la patente (pure continuata), reati commessi nell'agosto
2007;
– con sentenza del 18 maggio 2010 della Corte delle assise correzionali
di Lugano è stato condannato per rapina alla pena di 12 mesi di
detenzione;
– con sentenza del 13 ottobre 2011 della Corte delle assise criminali di
Lugano è stato condannato per infrazione aggravata alla legge
federale del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope
(LStup, RS 812.121) alla pena di 2 anni e 4 mesi di detenzione.
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C.
Interrogato il 13 marzo 2012 dalla Polizia cantonale ticinese, all'interessa-
to è stata concessa la possibilità di formulare osservazioni in merito all'e-
ventuale emanazione nei suoi confronti di un provvedimento amministra-
tivo quale il divieto d'entrata. Egli ha affermato che in Ticino vivono la sua
fidanzata ed il padre, manifestando nel contempo la sua intenzione di a-
prire un ristorante a Lugano.
D.
In data 7 giugno 2012, l'Ufficio federale della migrazione (in seguito:
UFM) ha pronunciato nei confronti di A._ un divieto d'entrata vali-
do fino al 6 giugno 2027, notificato "brevi manu" all'interessato presso il
Penitenziario Cantonale "La Stampa" due giorni più tardi. A fondamento
della propria decisione l'autorità federale ha ritenuto che il comportamen-
to dell'interessato, condannato sia in Svizzera che in Italia, costituisce
una minaccia reale ed attuale per l'ordine e la sicurezza pubblici ai sensi
dell'art. 67 cpv. 2 lett. a della Legge federale del 16 dicembre 2005 sugli
stranieri (LStr, RS 142.20). L'autorità federale ha poi sottolineato come
durante il suo soggiorno sul territorio della Confederazione A._
abbia dimostrato un'instabilità professionale e contratto vari debiti privati,
sottolineando infine che egli non può prevalersi dell'art. 8 della Conven-
zione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101).
E.
Il 5 luglio 2012, A._ ha interposto ricorso avverso la suddetta deci-
sione postulando, in via principale l'annullamento del divieto d'entrata e in
via subordinata la riduzione del periodo di validità dello stesso a un mas-
simo di tre anni, ovvero fino al 6 giugno 2015. A sostegno del proprio gra-
vame egli ha dapprima affermato di avere vissuto tra il 2002 e il 2010 in
Svizzera, paese in cui vive la sua fidanzata B._, con la quale in-
trattiene dal dicembre 2010 una stabile e duratura relazione sentimentale,
sottolineando di essere intenzionato a sposarsi, andare a vivere in Italia e
costruire una famiglia. Egli ha poi evidenziato di avere compreso la gravi-
tà degli errori commessi, sottolineando la sua decisione di sospendere i
legami con il fratello che di fatto lo ha portato a delinquere a due riprese e
la volontà di condurre in futuro una vita responsabile e rispettosa della le-
galità. L'interessato ha infine sostenuto che la sua situazione debitoria in
Svizzera è da ridimensionare e non risulta comunque essere di una gravi-
tà tale da venire considerata quale elemento determinante per un aggra-
vio del provvedimento amministrativo. Tenuto conto di queste circostanze,
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il ricorrente ritiene in conclusione che il divieto d'entrata della durata di 15
anni pronunciato nei suoi confronti violi il principio della proporzionalità.
F.
Chiamata ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso del
16 agosto 2012, l'autorità di prime cure ha chiesto di dichiarare il ricorso
infondato in tutte le sue conclusioni e di confermare la decisione impu-
gnata. L'UFM ha in sostanza sottolineato come le pesanti condanne subi-
te dal ricorrente per rapina e infrazione aggravata alla LStup commesse
sia in Svizzera che in Italia sull'arco di alcuni anni dimostrino la notevole
intensità dell'interessato a delinquere e quindi un rischio di recidiva, di
modo che una sua eventuale entrata sul territorio elvetico costituirebbe
una grave e reale minaccia per l'ordine pubblico. L'autorità federale ha
poi rilevato che, alla luce dei reati commessi da A._, in particolare
nell'ambito degli stupefacenti che minacciano l'integrità fisica e psichica
delle persone e come tali violano un interesse fondamentale della socie-
tà, l'interesse pubblico all'allontanamento dal territorio elvetico del ricor-
rente è preponderante rispetto a quello suo privato a farvi rientro, preci-
sando che l'emanazione di un provvedimento della durata di 15 anni è
giustificato dalle circostanze.
G.
Con replica del 21 settembre 2012, A._ ha per l'essenziale ribadito
quanto esposto nel suo ricorso del 5 luglio precedente.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica dell'11
ottobre 2012, l'UFM ha osservato che l'interessato non ha allegato nes-
sun elemento o mezzo di prova nuovo tale da modificarne l'apprezzamen-
to della fattispecie.
Con scritto del 16 novembre successivo, il ricorrente ha rinunciato a for-
mulare osservazioni avverso la succitata duplica.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge federale del 17
giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),
giusta l'art. 31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura am-
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ministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33
LTAF.
1.2 In particolare le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera re-
se dall'UFM – il quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale
come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi
al TAF che nella presente fattispecie giudica quale autorità di grado infe-
riore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11
par. 1 e 3 dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizze-
ra, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra,
sulla libera circolazione delle persone [ALC, RS 0.142.112.681]).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4 A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr.
art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-
derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e DTAF 2011/43
consid. 6.1).
3.
3.1 Il divieto d'entrata in Svizzera è disciplinato all'art. 67 LStr. A partire
dal 12 dicembre 2008 sono entrati in vigore gli accordi inerenti alla nor-
mativa Schengen. In seguito allo sviluppo dell'acquis di Schengen, con
effetto a decorrere dal 1° gennaio 2011, la predetta disposizione è stata
modificata (cfr. nei dettagli RU 2010 5925 e FF 2009 7737).
3.2 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, l’UFM vieta l’entrata in Svizze-
ra, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontanamento è
eseguito immediatamente in virtù dell’articolo 64d capoverso 2 lettere a–c
(cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine im-
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partitogli (cpv. 1 lett. b). L’UFM può inoltre vietare l’entrata in Svizzera allo
straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubbli-
ci in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese
d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista
di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pronun-
ciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato per
una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave pericolo per
l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità cui
compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinun-
ciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo definitiva-
mente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
3.3 Con riferimento alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici (art. 67
cpv. 2 let. a LStr), occorre osservare che essi costituiscono il concetto so-
vraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia. Il primo ter-
mine comprende l'insieme delle nozioni di ordine, la cui osservanza, dal
punto di vista sociale ed etico, costituisce una condizione indispensabile
della coabitazione ordinata delle persone; il termine di "sicurezza pubbli-
ca" significa invece l'inviolabilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni
giuridici individuali (vita, salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle isti-
tuzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici
segnatamente se sono commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizio-
ni di legge o di decisioni delle autorità nonché in caso di mancato adem-
pimento di doveri di diritto pubblico o privato (Messaggio del Consiglio fe-
derale relativo alla Legge federale sugli stranieri, FF 2002 3424).
3.4 L'Ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'atti-
vità lucrativa (OASA, RS 142.201), in particolare l'art. 80 cpv. 1 OASA,
sancisce che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso
di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità
(lett. a), in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto
pubblico o privato (lett. b) o se la persona interessata approva o incorag-
gia pubblicamente un crimine contro la pace, un crimine di guerra, un
crimine contro l'umanità o un atto terroristico oppure fomenta l'odio contro
parti della popolazione (lett. c). Vi è esposizione della sicurezza e dell'or-
dine pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in
Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità ad una
violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In
tal senso dovrà quindi essere emessa una prognosi negativa a meno che
i motivi che hanno condotto l'interessato ad agire violando la sicurezza e
l'ordine pubblici, non sussistano più (cfr. MARC SPESCHA / HANSPETER
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THÜR / ANDREAS ZÜND / PETER BOLZLI, Migrationsrecht, Zurigo 2009, art.
67 LStr, cifra 2).
4.
In concreto il ricorrente è di nazionalità italiana, di conseguenza nella va-
lutazione della presente causa è necessario tenere conto delle disposi-
zioni dell'ALC. La LStr è dunque applicabile alla presente fattispecie solo
nella misura in cui l'ALC non contiene disposizioni derogatorie o se la
presente legge prevede disposizioni più favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr).
4.1 Giusta l'art. 1 § 1 Allegato I ALC (in relazione con l'art. 3 ALC), i citta-
dini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa semplice pre-
sentazione di una carta d'identità o di un passaporto validi e non può es-
sere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo analogo, salvo per i
membri della famiglia che non possiedono la cittadinanza di una delle
parti contraenti. Ne deriva che il provvedimento in esame, limitativo di una
prerogativa stabilita dall'Accordo può essere fondato solo su motivi di or-
dine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi dell'art. 5 § 1
Allegato I ALC. Queste nozioni devono essere definite ed interpretate alla
luce della direttiva 64/221/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1964 per il
coordinamento dei provvedimenti speciali riguardanti il trasferimento e il
soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi di ordine pubblico, di pub-
blica sicurezza e di sanità pubblica (GU L 56 del 4 aprile 1964, pagg. 850
a 857) e della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità eu-
ropee (CGCE) anteriore alla firma dell'ALC (art. 5 § 2 allegato I ALC in re-
lazione con l'art. 16 § 2 ALC; DTF 136 II 5 consid. 4.1., DTF 131 II 352
consid. 3.1., DTF 130 II 1 consid. 3.6.1.).
4.2 Conformemente alla giurisprudenza della CGCE, le limitazioni al prin-
cipio della libera circolazione delle persone devono essere interpretate in
maniera restrittiva. Ne consegue che possono essere adottati provvedi-
menti per la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza unica-
mente nel caso in cui si deve ammettere che l'interessato costituisca per
lo Stato d'accoglienza una minaccia potenziale, effettiva e di gravità tale
da incidere su un interesse fondamentale della società (cfr. DTF 136 II 5
consid. 4.2., DTF 131 II 352 consid. 3.2., DTF 130 II 176 consid. 3.4.1.;
cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 2C_664/2009 del 25 febbra-
io 2010 consid. 4.1 nonché le sentenze della CGCE ivi citate).
4.3 In particolare i reati di droga sono considerati gravi e tali da ledere
l'ordine pubblico nonché la sicurezza della società e giustificano pertanto
l'intervento rigoroso e deciso da parte delle autorità competenti. La prote-
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zione della collettività di fronte allo sviluppo del traffico di droga costitui-
sce indubbiamente un interesse pubblico preponderante che giustifica
l'emissione di una misura di allontanamento nei confronti di chi si è reso
punibile di gravi infrazioni contro la legislazione sugli stupefacenti. Tali atti
criminosi costituiscono in effetti un reale pericolo per la salute e la vita di
numerose persone (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C_313/2010 del
28 luglio 2010 consid. 5.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
C-8304/2007 del 2 settembre 2009 consid. 9.2 e giurisprudenza ivi cita-
ta). Gli individui coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti devono dun-
que attendersi l'adozione di misure di allontanamento o di divieto d'entra-
ta nei loro confronti, dettate dalla legittima necessità di proteggere la col-
lettività. Tale severità è pure condivisa dalla Corte europea dei diritti
dell'uomo (DTF 129 II 215 consid. 7.3., DTF 125 II 521 consid. 4a/aa.). A
questo titolo giova rilevare come secondo la giurisprudenza della CGCE,
il semplice consumo di stupefacenti è già tale da costituire un pericolo per
la società, proprio a giustificare, in un'ottica di preservazione della salute
e dell'ordine pubblici, delle misure speciali nei confronti degli stranieri che
violano la legislazione nazionale sugli stupefacenti (cfr. sentenze della
Corte di giustizia del 10 febbraio 2000, Nazli, C-340/97, in Raccolta di
giurisprudenza 2000, pag. I-00957, punti 57 e 58, Calfa, C-348/96, in
Raccolta di giurisprudenza 1999, p. I-0011, punto 22, cfr. inoltre l'allegato
alla direttiva 64/221/CEE, let. b, ch. 1).
5.
5.1 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono inol-
tre essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento perso-
nale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 3 par. 1
della direttiva 64/221/CEE). Ciò esclude delle valutazioni sommarie fon-
date unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola esi-
stenza di condanne penali non può automaticamente giustificare l'adozio-
ne di tali provvedimenti (art. 3 par. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale
condanna sarà quindi determinante unicamente se dalle circostanze che
l'hanno determinata emerge un comportamento personale costituente
una minaccia attuale per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid.
3.4.1. e sentenza del Tribunale federale 2C_378/2007 del 14 gennaio
2008). Le autorità nazionali devono procedere ad un apprezzamento
specifico, effettuato sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia
dell'ordine pubblico, i quali non coincidono necessariamente con gli ap-
prezzamenti all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime
possono essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in
cui si sono verificate lascino trasparire l'esistenza di una minaccia attuale
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per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia
per l'ordine e la sicurezza pubblici (DTF 131 II 352 consid. 3.2., DTF 130
II 176 consid. 3.4.1., cfr. anche la sentenza del Tribunale federale
2C_664/2009 precitata consid. 4.1 e le sentenze della CGCE ivi citate).
5.2 L'adozione di un provvedimento d'ordine pubblico non deve essere
subordinata alla condizione di stabilita certezza che la persona toccata da
una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni penali. Altret-
tanto sproporzionato sarebbe esigere che il rischio di recidiva sia nullo
per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. Tenuto conto dell'impor-
tanza che riveste il principio della libera circolazione delle persone questo
rischio non deve essere ammesso troppo facilmente. È necessario pro-
cedere ad un apprezzamento che consideri le circostanze della fattispe-
cie e, in particolare, la natura e l'importanza del bene giuridico minaccia-
to, così come la gravità della violazione che potrebbe essere arrecata; più
la potenziale infrazione rischia di compromettere un interesse della collet-
tività particolarmente importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto
alla plausibilità di un'eventuale recidiva (cfr. DTF 136 II 5 consid. 4.2.,
DTF 130 II 493 consid. 3.3. e riferimenti ivi citati).
Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame deve
essere effettuato tenendo presente le garanzie derivanti dalla CEDU così
come il principio della proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3.; DTF
130 II 176 consid. 3.4.2. e giurisprudenza ivi citata). Detto principio esige
che le misure adottate dallo Stato siano idonee a raggiungere lo scopo
desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scelgano quelle meno
pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve sussistere un
rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito e i mezzi utilizzati (DTF 131 I
91 consid. 3.3.).
6.
6.1 Nella fattispecie, dagli atti di causa emerge che A._ ha risiedu-
to in Svizzera in maniera discontinua dal 2002. Durante tale lasso di tem-
po egli è stato condannato a due riprese dalle autorità giudiziarie elveti-
che, e meglio:
– con sentenza della Corte delle assise correzionali di Lugano del 18
maggio 2010 è stato condannato per rapina alla pena di 12 mesi di
detenzione;
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– con sentenza della Corte delle assise criminali di Lugano del 13
ottobre 2011 è stato condannato per infrazione aggravata alla LStup
alla pena di 2 anni e 4 mesi di detenzione.
Inoltre, in data 31 gennaio 2008 il Tribunale di Varese ha condannato il ri-
corrente alla pena di un anno e sei mesi di reclusione sospesi condizio-
nalmente, oltre al pagamento di una multa di EURO 400.-, per furto conti-
nuato (a due riprese) e per guida di veicolo a motore senza avere conse-
guito la patente (pure continuato), reati commessi nell'agosto 2007.
6.2 In particolare, nella succitata sentenza della Corte delle assise crimi-
nali, i giudici penali hanno ritenuto che A._ ha "in occasione di 4
viaggi effettuati tra il 5.3.2011 e il 13.5.2011 trasportato complessivi 400
grammi di eroina", "in 3 occasioni nel periodo 17.3.2011-18.5.2011, ac-
quistato complessivi 324,73 grammi di eroina" nonché "nel periodo otto-
bre 2010/maggio 2011, alienato 10,4 grammi di eroina", per un totale
quindi di 735,13 grammi di stupefacente (cfr. sentenza penale, pag. 16).
La Corte ha formulato una prognosi assolutamente negativa, ragione per
cui la pena non è stata posta al beneficio della sospensione condizionale.
6.3 Visto quanto precede, il presente Tribunale considera che le infrazioni
commesse dal ricorrente sono oggettivamente gravi – anche nell'ottica
dell'ALC – tenuto conto in particolare dei beni giuridici toccati, segnata-
mente la salute pubblica e l'integrità fisica con le violazioni alla LStup.
7.
7.1 Occorre poi esaminare se il comportamento tenuto da A._ co-
stituisce una minaccia a tutt'oggi attuale. Nel suo gravame l'interessato
ha tra le altre cose affermato di avere compreso la gravità degli errori
commessi, sottolineando la sua decisione di sospendere i legami con il
fratello che di fatto lo ha portato a delinquere e la sua volontà di condurre
in futuro una vita responsabile e rispettosa della legalità.
7.2 Ora, le allegazioni del ricorrente non permettono di concludere che il
rischio di recidiva sia diminuito in modo determinante. Come rilevato dalla
Corte delle assise correzionali di Lugano nella sentenza del 18 maggio
2010 "Grave, sempre dal profilo soggettivo, come egli abbia delinquito in
modo così deliberato a poco tempo (poco più di un anno) dalla condanna
alla pena di 1 anno e 6 mesi (sospesi) inflittagli in Italia e questo nono-
stante in quell'occasione avesse sofferto di circa ben 8 mesi di privazione
della libertà, sia in carcere che agli arresti domiciliari. Si tratta quindi di
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Pagina 11
una ricaduta molto pesante che avviene a pochissima distanza dalla pre-
cedente incarcerazione e dalla relativa condanna, il che aggrava la colpa
dell'autore e getta pesanti ombre sulla prognosi futura" (sentenza penale
consid. 11, pag. 17). Tali preoccupazioni hanno trovato riscontro poco
tempo dopo, come sottolineato dalla Corte delle assise criminali di Luga-
no nella sua sentenza del 13 ottobre 2011 "Dal profilo soggettivo la Corte
ha giudicato molto grave l'assenza di scrupoli dimostrata da A._,
che perfettamente consapevole dei suoi precedenti penali, si è messo a
trafficare eroina scegliendo senza alcuna remora di delinquere in modo
grave e ripetuto mentre stava scontando la condanna alla pena di 12 me-
si inflittagli il 18.05.2010 per l'ultimo reato che in ordine di tempo aveva
commesso. Il 26.10.2010 comincia ad espiare con il braccialetto elettroni-
co la (recente) condanna subita per la rapina e non trova di meglio da fa-
re, da lì a poco, che mettersi a trafficare eroina". "... Grave è ancora che
A._ non solo non tiene conto dei suoi trascorsi giudiziari ma che
neppure la privazione della libertà (subita nell'ambito del procedimento
per rapina e ancor prima in quello italiano per furti....) ha per lui valenza
educativa. Quella commessa dall'imputato è una ricaduta molto pesante
commessa poco tempo dopo l'incarcerazione subita e la relativa condan-
na e soprattutto mentre stava espiando la pena di 12 mesi inflittagli, ciò
che aggrava in modo importante la sua colpa e getta una luce funesta
sulla prognosi futura" (sentenza penale, consid. 11 pag. 12).
7.3 Anche nella decisione del 27 marzo 2012 il Giudice dei provvedimenti
coercitivi ha concluso per il collocamento del ricorrente in Sezione chiusa
rilevando che, visto l'ingiunzione di lasciare il territorio e la lunga durata
della pena, egli potrebbe facilmente riparare all'estero alfine di sottrarsi
all'espiazione presentando pertanto un concreto rischio di fuga e che il
grave reato per il quale è stato condannato il 13 ottobre 2011 è stato
commesso mentre stava espiando la condanna di 12 mesi mediante
braccialetto elettronico ciò che depone per una prognosi negativa circa il
rischio di recidiva.
7.4 In conclusione, dal 2007 sino al 18 maggio 2011 (momento del suo
arresto) il ricorrente non ha in pratica mai smesso di delinquere, infran-
gendo sia l'ordinamento giuridico italiano che quello svizzero. Ne discen-
de che A._ costituisce tuttora una minaccia effettiva, attuale e suf-
ficientemente grave per la società tale da legittimare l'emanazione del di-
vieto d'entrata quale provvedimento per ragione di ordine e sicurezza
pubblici ai sensi dell'art. 5 par. 1 Allegato I ALC.
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Pagina 12
Inoltre non è contestato che il ricorrente, alla luce delle condanne subite,
possa essere l'oggetto di un divieto d'entrata previsto all'art. 67 LStr. Il di-
ritto interno non gli è comunque più favorevole dell'Accordo (cfr.
sentenza del Tribunale amministrativo federale C-4982/2010 consid. 6.4,
del 18 maggio 2012).
8.
8.1 Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio,
resta ora da stabilire se la durata della misura di allontanamento adottata
dall'UFM, prevista per un periodo di 15 anni, rispetta il principio della pro-
porzionalità.
8.2 A tale proposito occorre esaminare se la durata del provvedimento
amministrativo è stata fissata nel rispetto dell'esercizio del potere d'ap-
prezzamento, prestando particolare attenzione al principio della propor-
zionalità. Sotto questo aspetto è necessario procedere ad una corretta
ponderazione degli interessi in causa: quello pubblico della Svizzera al
mantenimento del divieto d'entrata sul proprio territorio per 15 anni e
quello privato del ricorrente a potervi entrare. Rilevanti sono le particolari-
tà del comportamento illecito, la situazione personale della persona inte-
ressata e la rilevanza del bene giuridico minacciato o violato (cfr. ULRICH
HÄFELI/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht,
6a ed. integralmente rielaborata, Zurigo/San Gallo 2010, cifra 613 segg.).
In particolare è necessario che il provvedimento appaia essenziale ed i-
doneo a raggiungere lo scopo perseguito dalla misura amministrativa e
che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito e la restri-
zione alla libertà personale che ne consegue (DFT 136 IV 97 consid.
5.2.2., DTF 135 I 176 consid. 8.1., DTF 133 I 110 consid. 7.1. e giurispru-
denza ivi citata). Di principio l'interesse pubblico al mantenimento di prov-
vedimenti amministrativi nel contesto della polizia degli stranieri è da con-
siderarsi elevato.
8.3 Quanto agli interessi privati del ricorrente, egli ha affermato di intrat-
tenere stretti legami con la Svizzera, paese in cui ha vissuto e lavorato
dal 2002 al 2010 e in cui vive la sua fidanzata B._, con la quale in-
trattiene dal dicembre 2010 una stabile e duratura relazione sentimentale.
L'interessato si prevale quindi implicitamente dell'art. 8 CEDU.
8.3.1 Dagli atti di causa emerge che A._ ha risieduto sul territorio
della Confederazione in maniera discontinua. Egli è stato posto a benefi-
cio di un permesso di dimora e ha lavorato in Svizzera dal giugno 2002 a
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fine 2003, trasferendosi poi in Italia. Dal 1° maggio 2006 l'interessato ha
ottenuto un permesso per confinanti, lavorando presso diversi locali pub-
blici del luganese fino all'aprile 2007 per poi rimanere disoccupato.
Nell'agosto 2008 A._ ha ottenuto nuovamente un permesso di di-
mora, salvo poi rientrare almeno dal 1° novembre 2009 a vivere nella vi-
cina Penisola, continuando comunque a lavorare ad intermittenza presso
diversi ristoranti in Ticino. Dal febbraio 2011, l'interessato si è trasferito
nuovamente in Ticino, presentando l'8 ottobre successivo una domanda
tendente al rilascio di un permesso di dimora, richiesta respinta su ricorso
dal Consiglio di Stato in data 13 marzo 2012. Ne discende che
A._, oggi ventottenne, ha vissuto per soli circa 3 anni in Svizzera,
conservando pertanto i più forti legami con l'Italia, suo paese natale e
centro dei suoi interessi ed affetti. A titolo abbondanziale, si sottolinea poi
come durante il suo soggiorno in Svizzera l'interessato abbia dato prova
di instabilità lavorativa con frequenti cambiamenti di datore di lavoro e fi-
nanziaria (situazione debitoria).
8.3.2 Circa la relazione con la fidanzata B._ residente in Ticino va
esaminata la possibile applicazione dell'art. 8 CEDU. Questa disposizione
tutela la vita privata e familiare delle persone. Essa non garantisce tutta-
via il diritto ad entrare in un determinato Stato (cfr. in questo senso se-
gnatamente DTF 126 II 377 consid. 2b/cc; 125 II 633 consid. 3; ALAIN
WURZBURGER, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de
police des étrangers, Rivista di diritto amministrativo e di diritto tributario,
RDAT 1 1997 pag. 282). Quanto all'art. 13 cpv. 1 della Costituzione fede-
rale del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), che garantisce il diritto alla vita
privata e familiare, la protezione accordata corrisponde sostanzialmente a
quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF 137 I 167 consid. 7). Affinché uno stra-
niero possa prevalersi di tale disposizione, deve intrattenere una relazio-
ne stretta, effettiva ed intatta con una persona della sua famiglia a benefi-
cio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Questo diritto non ha pe-
rò valenza assoluta; ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 CEDU un'ingerenza delle
autorità rimane possibile (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e 2.). Protetti
dalle suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi,
nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione. Ec-
cezionalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori e
figli maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro
(DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende sia
le situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un dirit-
to di presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizza-
zione di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni che non
hanno alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente detto (cfr.
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MARTIN BERTSCHI/THOMAS GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch auf-
grund der Garantie des Privats- und Familienlebens, in: Zentralblatt für
Staats- und Verwaltungsrecht/Gemeindeverwaltung, ZBl 2003, pag. 241).
La protezione della vita familiare si estende dunque a diversi aspetti della
stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli
stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza o alla
protezione contro una misura di allontanamento, ma può anche implicare
la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello Stato
membro (PHILIP GRANT, La protezione della vita familiare e della vita pri-
vata nel diritto degli stranieri, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, pag. 293 e
321). Secondo una costante giurisprudenza, la protezione consacrata
dalla disposizione convenzionale si limita tuttavia alla famiglia in senso
stretto, ovvero ai coniugi e ai figli minorenni, sempreché una relazione ef-
fettiva ed intatta esista (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C_110/2009
del 7 aprile 2009 consid. 2.3 e giurisprudenza ivi citata). Escluse delle cir-
costanze particolari, i fidanzati o i concubini non sono abilitati ad invocare
l'art. 8 CEDU (cfr. sentenza del Tribunale federale del 4 ottobre 2010
2C_225/2010 consid. 2.2). Lo straniero fidanzato con una persona a be-
neficio di un diritto di presenza in Svizzera non può, di principio, preten-
dere di ottenere un'autorizzazione di soggiorno, a meno che la coppia
non intrattenga da lungo tempo delle relazioni strette ed effettivamente
vissute e che esistano degli indizi concreti di un matrimonio seriamente
voluto ed imminente, come per esempio le pubblicazioni matrimoniali
com'era necessario fino alla modifica del 26 giugno 1998 del Codice civile
svizzero (sentenze 2C_733/2008 del 12 marzo 2009 consid. 5.1;
2C_90/2007 del 27 agosto 2007 consid. 4.1; 2C_225/2010 del 4 ottobre
2010). Una coabitazione di un anno e mezzo non è sufficiente per fonda-
re tale diritto (sentenze 2C_300/2008 del 17 giugno 2008 consid. 4.2;
2C_225/2010 del 4 ottobre 2010).
Nella fattispecie, A._ intrattiene una relazione sentimentale con la
fidanzata B._ dal dicembre 2010 ed entrambi hanno manifestato
l'intenzione di convolare a nozze. Il loro legame esisteva quindi da circa
un anno e mezzo al momento dell'introduzione del ricorso in oggetto. Dal-
le emergenze istruttorie risulta inoltre che l'interessato è incarcerato dal
18 maggio 2011 e sta a tutt'oggi scontando la sua pena presso il Peniten-
ziario cantonale. Alla luce di quanto esposto, risulta manifesta l'assenza
di una relazione stretta ed effettivamente vissuta ai sensi della succitata
giurisprudenza; A._ non può dunque prevalersi dell'art. 8 CEDU
per quanto riguarda la sua compagna, la quale non può essere conside-
rata un famigliare in senso stretto. Al momento della scarcerazione nulla
impedisce infine a B._ di stabilirsi con il ricorrente in Italia nella fa-
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scia di confine in cui quest'ultimo ha vissuto gran parte della sua vita, ciò
che le permetterebbe di mantenere i suoi legami famigliari, personali e la-
vorativi in Ticino, secondo peraltro quelle che sono le intenzioni della
coppia come indicato dall'interessato in sede ricorsuale e di replica.
8.4. Ad ogni modo, anche qualora il ricorrente avesse potuto prevalersi
dell'art. 8 CEDU, la protezione del diritto al rispetto della vita privata e fa-
miliare conferita della norma convenzionale in oggetto non è assoluta. In-
fatti, conformemente all'art. 8 cpv. 2 CEDU, può esservi ingerenza della
pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto quando è prevista dalla legge
e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è ne-
cessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere eco-
nomico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute, del-
la morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui. A questo titolo, in-
combe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in
presenza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato all'allontana-
mento dello straniero e, dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere
le sue relazioni familiari (cfr. DTF 134 II 10 consid. 4.1 e 4.2 e la giuri-
sprudenza ivi citata concernente un permesso di soggiorno in Svizzera).
Vista la natura e la gravità delle infrazioni di cui A._ si è reso pro-
tagonista in Svizzera, l'interesse pubblico ad un suo allontanamento dal
territorio elvetico prevale manifestamente sul suo interesse privato a farvi
ritorno. La misura emanata nei suoi confronti è pertanto giustificata ai
sensi dell'art. 8 cpv. 2 CEDU.
La decisione impugnata non viola dunque l'art. 8 CEDU e il ricorrente non
può fondare alcun diritto sulla base di tale disposizione.
9.
In conclusione, il ricorrente si è reso protagonista di crimini particolarmen-
te pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblici. In particolare le violazioni
alla LStup riguardano beni giuridici estremamente sensibili, quali la salute
e l'integrità fisica. La ponderazione degli interessi in presenza conduce il
Tribunale a considerare che l'interesse pubblico al mantenimento della
misura di allontanamento nei confronti di A._ prevale sul quello di
quest'ultimo a potersi recare in Svizzera senza particolari controlli e che il
divieto d'entrata della durata di 15 anni è proporzionato allo scopo di pro-
tezione dell'ordine e della sicurezza pubblici ricercati con questa misura.
10.
Ne discende che l'UFM con decisione del 7 giugno 2012 non ha né viola-
to il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autori-
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tà di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giu-
ridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA).
Per questi motivi il ricorso va respinto.
11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del regolamen-
to del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF; RS 173.320.2]).