Decision ID: 960ec430-c66d-4223-a03e-ea3f4c904739
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A. Il 23 gennaio 2007, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza
ha presentato alla Svizzera, più precisamente al Ministero pubblico della Re-
pubblica e Cantone Ticino (in seguito: MP-TI), una domanda di assistenza
giudiziaria nell’ambito di un procedimento a carico di E., F. e G. per trasferi-
mento fraudolento di valori (art. 12-quinquies della Legge del 7 agosto 1992,
n. 356) e, per quanto concerne il solo E., usura (ai sensi dell'art. 644 CP ita-
liano). In sostanza, quest’ultimo, pregiudicato per reati di contrabbando e u-
sura, è sospettato di essere titolare di un ingente patrimonio, verosimilmente
provento della sua attività criminosa, collocato in Italia e in Svizzera al fine di
eludere la misura di prevenzione patrimoniale della confisca. Con la sua do-
manda, l’autorità rogante ha postulato l’ottenimento di informazioni riguar-
danti alcune transazioni sospette intervenute presso la banca H. (ora banca
I. SA) in Svizzera, l’acquisizione della relativa documentazione bancaria
nonché della documentazione bancaria concernente la società B. Corp.,
l’audizione in qualità di testimoni di alcuni funzionari del suddetto istituto
bancario, l’ottenimento di dati riguardanti il mandato fiduciario conferito alle
società del gruppo J. nonché all’operato svolto da queste ed infine
l’audizione di K., referente presso il gruppo anzidetto (act. 1.3).
B. Dopo aver sollecitato e ottenuto complementi di informazione da parte
dell’autorità richiedente (act. 1.4), il MP-TI è entrato in materia sulla doman-
da rogatoriale mediante decisione del 5 giugno 2007, ordinando in tale sede
la perquisizione con sequestro, presso la banca H. e presso le fiduciarie di
cui sopra, della documentazione relativa a E. e alla società B.Corp., come
pure l’interrogatorio in qualità di testimone di K. (act. 1.5).
C. Mediante scritto del 7 giugno 2007, l’autorità italiana ha richiesto, ad integra-
zione della suddetta rogatoria, il sequestro dei beni e valori riconducibili a E.,
direttamente, per interposizione fiduciaria o tramite qualsivoglia altro rappor-
to (act. 1.4, complementi del 7 e 14 giugno 2007).
D. Con decisione del 15 giugno 2007, il MP-TI è entrato in materia anche su
quest’ultima domanda ordinando il sequestro presso la banca H. e presso la
fiduciaria L. SA (divenuta successivamente T. SA) delle relazioni di cui E. è
titolare, contitolare, procuratore e/o beneficiario economico (incarto MP-TI,
n. 19). Tramite decisione del 24 marzo 2009, l’autorità di esecuzione ha con-
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statato come la decisione di sequestro degli importi eccedenti circa 3 milioni
di Euro non apparisse tuttavia proporzionata, ritenuto come gli importi relativi
ai reati di usura per i quali è tuttora in corso un procedimento penale non su-
perino questo ammontare (incarto MP-TI, n. 54). La suddetta autorità ha per-
tanto pronunciato, tenendo conto dell’eventuale diritto al risarcimento delle
parti civili nel procedimento penale avviato in Italia, il mantenimento sotto
sequestro delle relazioni identificate presso la suddetta fiduciaria limitata-
mente ad un importo di 4.5 milioni di Euro, ordinando pertanto il dissequestro
degli importi eccedenti tale somma. In data 28 luglio 2009, in considerazione
dell’esiguo saldo ancora presente, il MP-TI ha inoltre proceduto al disseque-
stro della relazione 1 intestata alla società B. Corp. presso la banca H. (dos-
sier MP-TI, n. 58). Il 14 ottobre 2010, accogliendo la richiesta di dissequestro
parziale presentata da E., l’autorità di esecuzione ha in aggiunta pronunciato
il dissequestro delle relazioni esistenti presso la fiduciaria L. SA limitatamen-
te all’eccedenza di 3 milioni di Euro (dossier MP-TI, n. 63).
E. Con decisione di chiusura dell’11 gennaio 2012 (act. 1.2), l’autorità di esecu-
zione ha accolto la rogatoria ordinando la trasmissione all’autorità rogante
dei documenti e mezzi di prova acquisiti presso la fiduciaria summenzionata
relativi alle società C. Ltd, A. Ltd, D. Ltd, B. Corp., M. Ltd, N. Found. e E.
medesimo, della documentazione bancaria riguardante il conto di B. Corp.
presso la banca H., del verbale di interrogatorio di K. del 6 giugno 2007 e
degli estratti patrimoniali forniti dall’istituto bancario e dalla fiduciaria anzidetti
datati 8 e 14 novembre 2011. Veniva inoltre pronunciato il mantenimento dei
sequestri ordinati in fase di esecuzione – ossia il sequestro dei conti delle
società A. Ltd e D. Ltd presso la banca O. a Lugano e del conto della società
C. Ltd aperto presso la banca I. SA a Nassau ma il di cui sequestro è stato
ordinato tramite la fiduciaria – fino a decisione definitiva dell’autorità richie-
dente in merito a tali valori.
F. Il 9 febbraio 2012, A. Ltd, B .Corp., C. Ltd e D. Ltd hanno interposto ricorso
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale chiedendo
l'annullamento della predetta decisione (act. 1).
Nelle loro osservazioni, l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) e il
MP-TI hanno concluso alla reiezione dei gravami nella misura della loro am-
missibilità (act. 6 e 7). Con memoriali di replica del 15 marzo 2012, trasmessi
per informazione al MP-TI e all’UFG, le ricorrenti si sono riconfermate nelle
conclusioni espresse in sede ricorsuale (act. 9).
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Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione
delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e 19 cpv. 1
del regolamento del 31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale pe-
nale federale (ROTPF, RS 173.713.161; nuovo testo giusta il n. I dell'ordi-
nanza del 23 agosto 2011, in vigore dal 1° gennaio 2012, RU 2011 4495) la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudizia-
ria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che
completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo
italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e
segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14
giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, con-
clusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre
1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53).
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosid-
detto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza in-
ternazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), uni-
tamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP,
art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore
vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale
(v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto
salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II
595 consid. 7c).
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1.3 Le ricorrenti impugnano, con gravami distinti ma invocando argomenti iden-
tici, la stessa decisione. Per motivi di economia processuale, si giustifica
pertanto di procedere alla congiunzione delle cause RR.2012.16-19 e di
pronunciarsi con un unico giudizio (v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenze
del Tribunale federale 6S.709+710/2000 del 26 maggio 2003, consid. 1;
1A.60-62/2000 del 22 giugno 2000, consid. 1a; ALFRED KÖLZ/ISABELLE
HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., Zurigo 1998, n. 155 pag. 54 e seg.).
1.4 I ricorsi sono stati tempestivamente interposti contro una decisione di chiu-
sura dell’autorità cantonale di esecuzione. I requisiti di ammissibilità di cui
agli art. 80e cpv. 1 così come 80k in relazione con l’art. 25 AIMP, sono per-
ciò pacificamente dati.
La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione a ri-
correre dell'insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima dispo-
sizione, oltre all’UFG (art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque
è toccato personalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudi-
ziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifi-
ca della stessa (art. 80h lett. b AIMP; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per
quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento penale
all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di leg-
ge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP.
Per essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misu-
ra di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un lega-
me sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 123 II 161 con-
sid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una richiesta d’informazioni su
un conto bancario è considerato personalmente e direttamente toccato il ti-
tolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5 e 118 Ib
547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari questa qualità
spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP). In via giuri-
sprudenziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere com-
pete alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perqui-
sizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211
consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 con-
sid. 1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo
in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto economico di
un conto bancario, non possono impugnare tali provvedimenti (DTF 137 IV
134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii). Per lo stesso motivo, nel
caso di documenti in possesso di terzi, soltanto questi ultimi in quanto loro
possessori possono contestare il sequestro degli stessi, anche se i docu-
menti in questione concernono un’altra persona contro la quale è pendente
un procedimento penale estero (DTF 123 II 161 consid. 1d; 116 Ib 106
consid. 2a; TPF 2007 79 consid. 1.6). Secondo la giurisprudenza, questo
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vale parimenti nel caso di documentazione bancaria detenuta da un avvo-
cato o da una fiduciaria in ragione di un mandato (sentenza del Tribunale
federale 1A.293/2004 del 18 marzo 2005, consid. 2.3; sentenza del Tribu-
nale penale federale RR.2007.101 del 12 luglio 2007, consid. 2.1). La per-
sona perseguita all'estero non può invece ricorrere contro misure che toc-
cano terzi (DTF 116 Ib 106 consid. 2a/aa; 110 Ib 387 consid. 3b). Questo
diritto è infatti riconosciuto all’indagato all’estero solo quando egli è toccato
in maniera diretta dalla misura d’assistenza, per esempio laddove viene di-
rettamente sottoposto ad un interrogatorio o ad una perquisizione rogato-
riali. Inoltre, la legittimazione a impugnare la trasmissione di verbali d'inter-
rogatorio spetta, di massima, unicamente al teste sottoposto direttamente
alla misura coercitiva e solo nella misura in cui è chiamato a fornire infor-
mazioni che lo concernono personalmente o che si prevale del suo diritto di
non testimoniare (DTF 126 II 258 consid. 2d/bb; 122 II 130 consid. 2b;
121 II 459; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale
en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 308, pag. 350 e n. 310, pag. 355
e seg.). Un terzo, per contro, non è legittimato a contestare la consegna di
un verbale d'audizione allo Stato richiedente neppure quando le afferma-
zioni contenutevi lo tocchino personalmente. È ammessa un'eccezione a
questa prassi solo per il titolare del conto oggetto della domanda di assi-
stenza e solo in quanto le informazioni contenute nel verbale possano es-
sere equiparate a una trasmissione di documenti concernenti la relazione e
il titolare sarebbe stato, in tal caso, legittimato a impugnarne la trasmissio-
ne (DTF 124 II 180 consid. 2; sentenza 1A.282/2005 del 30 aprile 2007,
consid. 2.3.1; sentenza 1A.141/1998 del 9 febbraio 1999 consid. 2a, ap-
parsa in: Rep 1999 pag. 123).
1.5 La decisione impugnata accorda, in particolare, la trasmissione dei docu-
menti sequestrati presso la fiduciaria precitata ovvero della documentazio-
ne d’apertura del mandato di gestione delle ricorrenti e la documentazione
bancaria relativa ai conti a loro appartenenti (act. 1.1). Per quanto concerne
la prima categoria di documenti, la legittimazione ricorsuale delle ricorrenti
difetta giacché essa appartiene unicamente alla fiduciaria nella sua qualità
di terzo possessore della documentazione. Circa la documentazione ban-
caria, invece, va ritenuto come essa contenga precise informazioni su flussi
finanziari concernenti conti bancari intestati personalmente alle ricorrenti,
per cui queste ultime risultano legittimate a ricorrere (v. TPF 2007 79 con-
sid. 1.6 e sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.45 del 4 giugno
2007, consid. 1.6.2). La stessa conclusione si impone per quanto riguarda
la lettera datata 14 novembre 2011 dell’anzidetta fiduciaria e gli allegati e-
stratti patrimoniali. È ugualmente data la legittimazione ricorsuale della so-
cietà B. Corp. quo alla documentazione bancaria, sequestrata presso la
banca H. a Lugano, relativa ai conti di cui è titolare. Le ricorrenti non sono
invece legittimate ad agire riguardo alla trasmissione dei documenti con-
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cernenti le società M. Ltd, N. Found. e E. medesimo poiché tale documen-
tazione concerne conti di cui esse non sono intestatarie. Circa la trasmis-
sione del verbale di interrogatorio di K. datato 6 giugno 2007, va considera-
to come le informazioni che esso contiene non possono essere equiparate
a una trasmissione di documenti bancari (v. sentenza del Tribunale federa-
le 1A.282/2005 del 30 aprile 2007, consid. 2.3.1); la suddetta testimone dà
infatti unicamente ragguagli concernenti il mandato di gestione conferito da
E. alla fiduciaria e le istruzioni fornite da quest’ultimo in tale ambito. Non
sussiste quindi legittimazione delle ricorrenti a questo riguardo. Non è al-
tresì necessario esaminare la legittimazione delle ricorrenti quo al verbale
d’audizione del 20 novembre 2011 poiché lo stesso non è oggetto di tra-
smissione sulla base della decisione di chiusura in narrativa.
Per quanto attiene alla decisione di mantenimento del sequestro, la legitti-
mazione delle ricorrenti, limitatamente ai conti di cui esse sono titolari, è
pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 131 II 169 con-
sid. 2.2.1; 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
1.6 L'entrata nel merito va quindi circoscritta nei termini esposti al precedente
considerando.
2. Le ricorrenti si dolgono di una presunta violazione del principio della doppia
punibilità di cui all’art. 64 AIMP, precisando che non sussisterebbe traspo-
sizione nell’ordinamento svizzero dell’infrazione di trasferimento fraudolen-
to di valori di cui all’art. 12-quinquies della Legge del 7 agosto 1992, n. 356
ritenuto che una simile condotta non ricadrebbe nella fattispecie di riciclag-
gio ai sensi dell’art. 305 bis
CP come invece sostenuto dall’autorità richiesta
(act. 1 p. 6). Il suddetto principio non potrebbe altresì ritenersi rispettato per
il solo fatto che nella domanda di assistenza giudiziaria sia stato citato il re-
ato di usura ex art. 644 CP italiano. Di fatto, tale reato sarebbe relativo ad
importi di poche decine di migliaia di Euro, in netta contrapposizione con le
ingenti somme di denaro presenti in Svizzera. Non sussisterebbe pertanto
alcun nesso tra tale asserita infrazione e l’eventuale trasferimento di patri-
moni tramite le ricorrenti (act. 1 p. 7). Inoltre, l’autorità richiesta ammette-
rebbe lei stessa, nella censurata decisione, che la domanda di assistenza
in esame verterebbe principalmente sul reato di trasferimento fraudolento
di valori e non sul reato di usura (act. 1 p. 7).
2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente
l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG
e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settem-
bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967
- 8 -
p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta
che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa
solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile se-
condo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso
all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'auto-
rità non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi
gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rileva-
ti (DTF 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve
procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella do-
manda di assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un
esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la
dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero,
ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza
tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da que-
sto previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib
89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono
forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla me-
desima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc).
2.2 Nella fattispecie, i procedimenti italiani all'origine della domanda di assi-
stenza giudiziaria concernono i reati di trasferimento fraudolento di valori,
ex art. 12-quinquies della Legge del 7 agosto 1992, n. 356, e di usura, ex
art. 644 CP italiano. La rogatoria indirizzata dalle autorità italiane verte ad
acclarare la provenienza del denaro utilizzato da E., mediante i suoi pre-
stanome, al fine di stabilire con certezza se tali somme costituiscano il pro-
vento di una sua precedente attività criminosa; questo in vista di un'eventu-
ale confisca (act. 1.3).
Secondo l'autorità d'esecuzione, i fatti contenuti nella rogatoria e nei suoi
complementi sarebbero sussumibili, nel sistema giudiziario elvetico, al rea-
to di riciclaggio di denaro (art. 305 bis
CP). Giusta l'art. 305 bis
CP, chiunque
compie un atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritro-
vamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere
che provengono da un crimine, è punito con una pena detentiva sino a tre
anni o con una pena pecuniaria (cpv. 1). Nei casi gravi, la pena è una pena
detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria (cpv. 2). Vi è un caso
grave segnatamente se l’autore: agisce come membro di
un’organizzazione criminale (lett. a); agisce come membro di una banda
costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio (let. b); realizza
una grossa cifra d’affari o un guadagno considerevole facendo mestiere del
riciclaggio (let. c). L’autore è punibile anche se l’atto principale è stato
commesso all’estero, purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato
compiuto (cpv. 3). La giurisprudenza ha qualificato come atti di riciclaggio il
passaggio dei fondi di provenienza criminale via molteplici conti (DTF 120
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IV 323), il trasferimento degli averi da un paese all'altro (DTF 127 IV 24) o
ancora l'occultamento del legame esistente tra il criminale e i valori via il
versamento degli stessi a un prestanome o ad una società paravento
(CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Berna 2010, 3a ediz., vol. II, n° 25
ad art. 305 bis
CP e riferimento ivi citato).
2.3 Nel suo esposto dei fatti e sulla base degli atti istruttori svolti, l'autorità ro-
gante ha messo in evidenza come E. sarebbe socio occulto e gestore di
fatto di molteplici società operanti prevalentemente nel settore immobiliare
(act. 1.3). Lo stesso avrebbe realizzato un articolato sistema di reimpiego
del patrimonio di sospetta illecita provenienza attraverso soggetti presta-
nome, titolari di vari conti correnti su cui fare transitare le risorse ed una
complessa rete di società a questi intestate, ciò al fine di eludere le disposi-
zioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale. E. avrebbe
perciò proceduto a molteplici operazioni sospette onde occultare la titolarità
dei beni a lui in realtà appartenenti (act. 1.3 complemento del 27 novembre
2007). Nel ruolo di prestanome si sarebbero particolarmente contraddistin-
te, in base alle risultanze dell'attività d'indagine, le figure di F. e G. Tramite
intercettazioni telefoniche, le autorità inquirenti avrebbero inoltre potuto ap-
purare che E. custodisce (almeno) parte del suo patrimonio in Svizzera
presso le società fiduciarie e di gestione del gruppo J. (act. 1.3). Dalle in-
chieste è inoltre affiorata l'esistenza di un bonifico del valore di 1 milione di
Euro a partire da un conto in essere presso la banca H. (ora banca I. SA) di
cui è titolare B.Corp., a favore di una delle società italiane riconducibili a E.
e oggetto dei sospetti di reato di trasferimento fraudolento (act. 1.3). Per
quanto attiene alla provenienza criminale del patrimonio di E., l'autorità ro-
gante ritiene che lo stesso abbia origine da una serie di atti di usura, atteso
che il medesimo, da un lato, non risulta avere svolto attività lavorativa o
professionale e, dall'altro, è già stato sottoposto alla misura di prevenzione
patrimoniale con decreto del Tribunale di Milano del 9 ottobre 1998
(act. 1.3, incarto MP-TI, n. 1). Le autorità d'inchiesta italiane hanno peraltro
evidenziato molteplici episodi di usura imputabili al medesimo (act. 1.4,
complemento del 27 novembre 2007), tra i quali un'operazione occorsa tra
fine 2004 e inizio 2005 riguardante un prestito di 2 milioni di Euro a tali P. e
Q., per il quale gli stessi hanno dovuto restituire un importo di complessivi 3
milioni di Euro. Onde attingere alle disponibilità necessarie a tale transazio-
ne, E. avrebbe utilizzato il suo patrimonio in Svizzera via l'intermediario del-
la fiduciaria anzidetta (act. 1.3 complemento del 19 settembre 2007).
A prescindere da quest'ultimo episodio, non sussiste dubbio che i suddetti
elementi, a mente della giurisprudenza di cui al considerando 2.2, possano
essere costitutivi, secondo il diritto elvetico, di riciclaggio di denaro ai sensi
dell'art. 305 bis
CP, in particolare data la qualifica giuridica del reato a monte,
l'usura, il quale costituisce un crimine in ossequio agli art. 157 e 10 CP. Sif-
- 10 -
fatta conclusione conferma altresì la giurisprudenza già resa da questa
Corte (sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio
2011, consid. 3.2). Va peraltro disattesa la censura proposta dalle ricorrenti
secondo la quale non sarebbe data tale trasposizione posto come E. non
sia perseguito in Italia per la suddetta infrazione di riciclaggio – e ciò allor-
ché il diritto italiano reprime esplicitamente il precitato reato tramite altra di-
sposizione che quella relativa al trasferimento fraudolento di valori
(v. art. 648-bis CP italiano). Infatti, l'analisi alla quale deve procedere l'auto-
rità rogata si limita all'esame, sulla base del proprio diritto, dei fatti esposti
nella rogatoria, senza riguardo alla qualifica giuridica data agli stessi dalle
autorità estere. Non è pertanto rilevante che le autorità roganti perseguano
l'imputato per trasferimento fraudolento di valori anziché per quello di rici-
claggio di denaro.
Dato che in materia di "altra assistenza", diversamente dal campo dell'e-
stradizione, affinché sia perfezionato il requisito della doppia punibilità è
sufficiente che l'esposto dei fatti dell'autorità rogante corrisponda almeno
ad un'infrazione secondo il diritto svizzero, l'analisi di altre norme, ed in
concreto quella in relazione al reato di usura, risulta in concreto superflua
(v. sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007,
consid. 2.3.2 e rinvii, pubblicata in SJ 2007 pag. 576 e segg.; v. anche sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2007.110 del 16 novembre 2007,
consid. 2.2.2). È d'uopo tuttavia sottolineare, a titolo abbondanziale, come
la condizione della doppia punibilità appaia ugualmente realizzata per il
reato di usura (previsto nel sistema giuridico elvetico all'art. 157 CP), il qua-
le, contrariamente a quanto esposto nella decisione di chiusura (act. 1.2,
p. 8), non appare secondario nell'ambito della domanda rogatoriale, tenuto
conto delle richieste formulate dalle autorità italiane nel loro complemento
del 19 settembre 2007 (act. 1.4). Va ancora rilevato che, diversamente da
quanto sostengono le ricorrenti, i sospetti che gravano su E. quo i presunti
atti di usura di cui si sarebbe reso colpevole non concernono unicamente
importi di poche decine di migliaia di Euro ma, come detto, riguardano ana-
logamente un'operazione di 3 milioni di Euro intervenuta a cavallo tra il
2004 e il 2005.
Alla luce di quanto precede, sotto il profilo della doppia punibilità, l'agire
dell'autorità d'esecuzione non presta fianco a critiche.
3. Le insorgenti lamentano inoltre un'insufficiente motivazione della domanda
di assistenza, la stessa essendo lacunosa quanto all'esposto dei compor-
- 11 -
tamenti elusivi posti in essere da E. e dagli altri imputati in violazione della
disposizione italiana di trasferimento fraudolento di valori.
3.1 Le ricorrenti dimenticano a questo proposito che, oltre alle indicazioni qui
sopra riportate (consid. 2.3), nel complemento trasmesso dalle autorità ro-
ganti il 24 novembre 2007, le stesse forniscono accurati dettagli riguardo a
puntuali episodi presumibilmente costitutivi del suddetto reato, indicando
peraltro le date e le persone implicate in questo contesto (act. 1.4). La do-
manda rogatoriale ha inoltre procurato informazioni dettagliate quanto al
coinvolgimento di conti svizzeri, riconducibili a E., nel presunto sistema di
occultamento instaurato dallo stesso, facendo preciso riferimento ad un'o-
perazione del 26 ottobre 2006 svolta a partire dai conti di B. Corp. presso la
banca H. (act. 1.3). Le autorità italiane hanno d'altra parte comunicato par-
ticolari in merito all'attività criminosa di E. (act. 1.4, complemento del 24
novembre 2007), suscettibili di indicare come il medesimo parrebbe fare del
crimine il proprio mezzo di sostentamento. Non va comunque dimenticato
che, in caso di sospetto di riciclaggio, l'autorità richiedente non deve ne-
cessariamente provare la commissione di atti di riciclaggio o dell'infrazione
a monte; semplici elementi che concretizzano il sospetto sono sufficienti
sotto il profilo della doppia punibilità (sentenza del Tribunale penale federa-
le RR.2008.8 del 23 luglio 2008, consid. 2.2.2, con rinvii). La Svizzera deve
così poter accordare la propria collaborazione allorquando il sospetto di ri-
ciclaggio è unicamente fondato sull'esistenza di transazioni sospette in
quanto tali (DTF 129 II 97 consid. 3.2). Ciò è segnatamente il caso quando
ci si trova in presenza di transazioni sprovviste di giustificazione apparente,
d'utilizzo di numerose società dislocate in più Paesi o di prevenuti silenti
per quanto attiene all'origine dei fondi (sentenza del Tribunale penale fede-
rale RR.2008.69-72 del 14 agosto 2008, consid. 3.3, con rinvii). In presenza
di simili transazioni l'importanza stesse delle somme in gioco rappresenta
un ulteriore elemento di sospetto. Tale interpretazione corrisponde alla no-
zione di assistenza giudiziaria più ampia possibile menzionata agli art. 1
CEAG, 7 n. 1 e 8 Convenzione sul riciclaggio (sentenza del Tribunale pena-
le federale RR.2008.16 del 23 luglio 2008, consid. 2.2.2 e giurisprudenza
citata) e sottesa adesso anche alla conclusione dell'Accordo tra la Confe-
derazione Svizzera, l'Unione Europea e la Comunità Europea riguardante
l'associazione della Svizzera all'attivazione, all'applicazione e allo sviluppo
dell'acquis di Schengen (AAS; RS 0.362.31, già 0.360.268.1). I comple-
menti rogatoriali forniscono nondimeno indizi e informazioni concrete quan-
to al legame esistente tra i conti svizzeri gestiti dalla fiduciaria T. SA, ricon-
ducibili a E., e l'operazione di presunta usura per un importo totale di 3 mi-
lioni di Euro di cui sopra (act. 1.4, complemento del 19 settembre 2007). In
conclusione, dalla rogatoria del 23 gennaio 2007 e dai successivi comple-
menti risultano con sufficiente chiarezza i fatti illeciti rimproverati agli inda-
gati all'estero.
- 12 -
Ne consegue altresì che la successiva censura delle insorgenti relativa alla
violazione del diritto di essere sentito, causa la pretesa genericità della
commissione rogatoria e l'impossibilità conseguente di produrre una difesa
adeguata, non merita ulteriore disamina.
4. Le ricorrenti ritengono che non sussista alcuna connessione tra i reati pro-
spettati e il denaro presente in Svizzera. Esse avanzano in aggiunta che
sarebbe nella fattispecie disatteso il principio della proporzionalità e dell'uti-
lità potenziale della documentazione acquisita ritenuto come risulterebbe
ampiamente comprovato che il patrimonio di pertinenza di E. provenga da
fonte lecita, ossia dal pagamento di un risarcimento di danno da parte
dell'istituto bancario R. avvenuto negli anni '80.
4.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti.
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib
251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del
21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la do-
manda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee
a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 con-
sid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddet-
ta utilità potenziale, motivo per cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è e-
sclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il
procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II
367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b).
4.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione di cui l'autorità
rogata ha disposto la trasmissione è senz'altro data. In effetti, risulta da
quanto sopra esposto che le relazioni bancarie in Svizzera riconducibili a E.
possono essere rapportate sia alle operazioni di presunto trasferimento
fraudolento di valori (act. 1.3), sia al più volte citato episodio di usura (v. a
questo proposito il verbale di interrogatorio di S. del 27 giugno 2007,
act. 1.4, complemento del 19 settembre 2007). Inoltre, quando le autorità
estere chiedono informazioni su conti bancari allo scopo di ricostruire il
flusso di fondi di sospetta origine criminale, la natura stessa di dette inchie-
ste rende verosimile la necessità di acquisire l'integralità della documenta-
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zione bancaria, in modo tale da chiarire con sufficiente ampiezza diacroni-
ca l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti. La trasmissione
dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali doman-
de complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid.
2.4). Si tratta di una maniera di procedere atta del resto anche ad eviden-
ziare l'eventuale estraneità ai fatti delle ricorrenti (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007,
consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settem-
bre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). Queste ultime
insistono sulla pretesa origine lecita degli importi depositati sui conti litigiosi,
adducendo argomentazioni che attengono tuttavia al merito dei procedi-
menti pendenti in Italia e che sfuggono pertanto all'esame del giudice sviz-
zero dell'assistenza.
5. Per quanto attiene al sequestro dei valori, va in primo luogo sottolineato
che le insorgenti non sollevano alcuna censura specifica a questo riguardo,
non sostanziando esse peraltro nessun pregiudizio economico cagionato
dal sequestro. Conviene perciò rinviare, in sostanza, a quanto esposto nei
considerandi precedenti. Per inciso, è d'uopo rilevare che l'autorità che en-
tra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria internazionale e, in
esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che tale
provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente disproporzionato per rapporto a
quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). Ora, visto quanto esposto
sopra, è senz'altro possibile affermare che esistono elementi sufficienti per
confermare il sequestro contestato. Toccherà poi all'autorità estera esami-
nare il contenuto della documentazione di cui è stata ordinata la trasmis-
sione e accertare l'eventuale provenienza illecita dei fondi sequestrati. Do-
vessero i valori in questione essere effettivamente il risultato d'infrazioni
penali, essi potrebbero fare l'oggetto di una decisione di confisca nello Sta-
to richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché
DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). Il sequestro di tali
fondi deve essere mantenuto sino alla notifica di una decisione definitiva ed
esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia co-
municato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a
cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11
e seg. CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi
(DTF 126 II 462 consid. 5e). Inoltre, il sequestro attualmente in vigore ap-
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pare proporzionato poiché limitato ad un importo di 3 milioni di Euro, som-
ma corrispondente all'operazione di usura che avrebbe coinvolto i conti in
Svizzera riconducibili a E. Ne consegue che il sequestro va confermato.
6. Discende da quanto precede che i ricorsi vanno respinti nella misura della
loro ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 del-
la legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA;
RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è
calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili
e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162).
Per quanto concerne la ricorrente B. Corp. e tenuto conto del fatto che la
stessa insorge unicamente avverso la trasmissione di documenti, si applica
l'art. 8 cpv. 3 lett. a RSPPF e la tassa di giustizia va fissata a CHF 4'000.--.
Per quanto riguarda invece le altre ricorrenti, la forchetta per il calcolo
dell'emolumento è più ampia trattandosi di cause con un interesse finanzia-
rio (v. art. 8 cpv. 3 lett. b RSPPF), motivo per cui, considerato l'ammontare
dei valori patrimoniali sequestrati, la tassa di giustizia è posta in ragione di
CHF 7'000.-- a carico di A. Ltd, di CHF 6'000.-- a carico di C. Ltd e di
CHF 5'000.-- a carico di D. Ltd. Le tasse di giustizia sono coperte dagli an-
ticipi già versati e l'eccedente degli stessi sarà restituito alle ricorrenti dalla
cassa del Tribunale.
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