Decision ID: 69f988a9-f44b-516b-a305-ef92ac582942
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
I. Antefatti
A.
A.a L’interessato, asserito cittadino iracheno di etnia curda, originario di
B._ (facente parte della regione del Kurdistan iracheno, detta anche
Regione Autonoma del Kurdistan [di seguito: ARK]), ma con ultimo domici-
lio prima dell’espatrio nella città di C._ (Iraq), ha presentato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) ottobre 2013 (cfr. atti A1/2, A6/10 [di se-
guito: verbale 1], p.to 1.07 segg., pag. 2 seg. e p.to 2.01 seg., pag. 4;
A18/12 [di seguito: verbale 2], D16 segg., pag. 3).
A.b Interrogato in merito ai suoi motivi d’asilo nel corso delle audizioni che
si sono tenute il (...) ottobre 2013 (cfr. atto A6/10) rispettivamente il
(...) marzo 2014 (cfr. atto A18/12), per quanto qui di rilievo, l’interessato ha
asserito di essere espatriato illegalmente dal suo Paese d’origine a fine
(...) del 2013 o inizio (...) 2013 verso la D._. Nel corso della prima
audizione, egli ha narrato di essere partito dall’Iraq a causa delle minacce
che avrebbe ricevuto più volte telefonicamente nel mese di (...) 2013, da
persone sconosciute, le quali gli avrebbero ingiunto di versare una tassa a
causa della sua attività (...), altrimenti lo avrebbero ucciso. Verso la fine
dello stesso mese, gli sarebbe inoltre stata recapitata, presso il (...) di (...)
che egli possedeva a C._ e ove lavorava, una lettera minatoria,
dove nuovamente veniva esortato a pagare, pena la vita. A seguito di tali
eventi, ad inizio (...) 2013 egli avrebbe venduto l’attività e sarebbe in se-
guito espatriato (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4 e p.to 7.01 segg., pag. 7
seg.). Mentre durante la seconda audizione, il richiedente ha ricondotto le
predette minacce a dei terroristi, che gli avrebbero intimato di abbandonare
il servizio militare, presso il quale in realtà egli lavorava quale ufficiale nei
(...) militari iracheni (l’“[...]”) svolgendo funzioni di (...). Egli, a seguito del
ricevimento della lettera minatoria presso il (...) di (...) a lui intestato, ove
dall’(...) del (...) fino al suo espatrio, vi avrebbe lavorato ogni quindici giorni
– dedicando invece gli altri quindici giorni mensili al militare – avrebbe di-
sertato dal servizio militare, non presentandosi più a seguito dell’ultimo
giorno di congedo dal militare. In caso di rientro in Iraq egli temerebbe le
ripercussioni dei terroristi nei suoi confronti, nonché di venire arrestato a
causa della sua diserzione (cfr. verbale 2, D4 segg., pag. 2 segg.). L’inte-
ressato ha altresì asserito che i genitori e la sorella si sarebbero trasferiti
provvisoriamente da circa due mesi presso uno zio (...) a B._, in
quanto vi sarebbero molte problematiche a C._ e temerebbero di
essere presi di mira (cfr. verbale 2, D65 segg., pag. 7). Tuttavia, dopo il suo
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espatrio ai suoi famigliari non sarebbe accaduto nulla a C._, come
pure lui non avrebbe avuto notizie di essere stato ricercato dalle autorità
militari (cfr. verbale 2, D77 segg., pag. 8).
A.c Con decisione del 4 aprile 2014 l’allora Ufficio federale della migra-
zione (UFM, ora Segreteria di Stato della migrazione, di seguito: SEM), non
ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua
domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera
e l’esecuzione del medesimo provvedimento, siccome ammissibile, esigi-
bile e possibile verso B._, da ove la sua stretta famiglia sarebbe
originaria e vi vivrebbe (cfr. atto A19/8).
A.d Lo scrivente Tribunale, con sentenza D-2157/2014 del 10 luglio 2015
(cfr. risultanze processuali contenute nella procedura di cui ai ruoli
D-2157/2014), ha dapprima respinto il ricorso del ricorrente del
22 aprile 2014 depositato avverso la precitata decisione, in punto alla que-
stione della qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo, ritenendo spe-
cialmente le dichiarazioni dell’insorgente circa le minacce ricevute e l’alle-
gata diserzione inverosimili. Il Tribunale ha tuttavia accolto il ricorso limita-
tamente all’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. punti 4 e 5
della decisione impugnata), con rinvio degli atti di causa all’autorità resi-
stente (cfr. consid. 8 e 9).
A.e A seguito della precitata sentenza del Tribunale, la SEM ha svolto con
il richiedente un verbale d’audizione complementare in data
(...) febbraio 2016, per approfondire l’aspetto del rinvio con il medesimo
(cfr. atto A32/11; di seguito: verbale 3). Nel corso dello stesso, l’interessato
ha soprattutto dichiarato come i suoi genitori e la sorella si sarebbero tra-
sferiti presso lo zio (...) a B._, verso l’(...) del 2014, ove si sareb-
bero registrati quali profughi. Egli ha altresì riferito di non avere mai riscon-
trato alcuna problematica con le autorità curde, come né lui né i suoi fami-
gliari stretti avrebbero mai svolto delle attività politiche. Riguardo alla sua
situazione con le autorità militari irachene, egli ha sostenuto di non sapere
quali siano le conseguenze per un disertore, anche se dopo (...) giorni dalla
fine del congedo un militare verrebbe dichiarato disertore e sicuramente,
dopo un certo periodo, verrebbe emessa una condanna in contumacia. Tut-
tavia, nel suo caso, non conoscerebbe cosa sia successo. Se egli rien-
trasse ad B._ – il cui ultimo suo soggiorno di un paio di giorni risa-
lirebbe al (...) del 2013, per rendere visita a dei parenti – egli teme che le
autorità curde possano dare seguito ad una condanna e consegnarlo alle
autorità irachene del governo di E._. Invero, tutti i decreti, leggi o
condanne emesse da quest’ultimo, verrebbero diramate nell’intero Iraq,
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comprensivo anche del Kurdistan iracheno, ed a causa degli accordi stipu-
lati tra le due parti, le autorità del predetto potrebbero dare seguito agli
stessi arrestandolo.
A.f
A.f.a Per il tramite della decisione del 7 marzo 2016, la SEM, dopo aver
osservato che i motivi d’asilo del ricorrente – le minacce ricevute come pure
la diserzione dal militare – erano già stati ritenuti inverosimili nella deci-
sione del 4 aprile 2014, su quest’ultimo punto poi confermata dalla sen-
tenza del Tribunale del 10 luglio 2015 e quindi passata in giudicato; ha con-
cluso all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente
verso la provincia di B._, sia dal profilo securitario che da quello
personale. Inoltre, la stessa misura sarebbe anche ammissibile e possibile
(cfr. atto A33/7).
A.f.b Lo scrivente Tribunale, per mezzo della sentenza D-2135/2016 del
9 novembre 2017, ha respinto il ricorso del 7 aprile 2016 dell’interessato
presentato avverso il succitato provvedimento, relativo unicamente la que-
stione dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. consid. 4).
II. Seconda domanda d’asilo dell’11 gennaio 2018
B.
B.a L’11 gennaio 2018 l’interessato ha presentato dinanzi all’autorità infe-
riore, una richiesta intitolata “Domanda di riesame Con richiesta di effetto
sospensivo” (cfr. atto B3/6), chiedendo nel merito l’annullamento delle de-
cisioni della SEM rispettivamente del 4 aprile 2014 e del 7 marzo 2016 e la
ripresa della procedura d’asilo in Svizzera. Nella medesima, l’istante ha in
particolare osservato di aver reso verosimili i suoi motivi d’asilo, fornendo
delle prove del suo espatrio mentre era ancora in servizio militare attivo.
Ha peraltro allegato che la polizia militare irachena, ai primi di (...) del 2017,
si sarebbe recata presso l’abitazione dello zio ad B._, per verificare
se l’istante vi si trovasse, essendo ad essa conosciuta la presenza in loco
dei genitori.
B.b Con decisione del 22 gennaio 2018, l’autorità di prime cure, qualifi-
cando la predetta richiesta quale nuova domanda d’asilo ai sensi
dell’art. 111c LAsi (domanda multipla), l’ha respinta, pronunciando pure il
passaggio in giudicato e l’esecutività delle decisioni del 4 aprile 2014 e del
7 marzo 2016.
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B.c Il Tribunale, con sentenza D-1262/2018 del 10 aprile 2019, ha respinto
il ricorso interposto contro la succitata decisione dall’insorgente il
1° marzo 2018. Nella precitata, la scrivente autorità ha in particolare con-
siderato che l’asserita ricerca del ricorrente presso lo zio a B._,
fosse una mera affermazione di parte prodotta ai fini di causa, non corro-
borata dal benché minimo elemento di consistenza (cfr. consid. 7). Inoltre,
pur considerando che il mandato d’arresto del (...) – riprodotto dapprima in
causa dall’insorgente in copia ed in seguito in originale (originale che nel
frattempo gli è stato restituito su sua richiesta dalla SEM, cfr. copia dello
scritto del 22 ottobre 2020 della SEM nella procedura di cui ai ruoli
D-4850/2020) – fosse antecedente alla prima sentenza del Tribunale
D-2157/2014 del 10 luglio 2015, la quale confermava l’inverosimiglianza
dei suoi motivi d’asilo e che pertanto tale punto in questione fosse cresciuto
in giudicato, avendo semmai dovuto l’insorgente prevalersi di tale mezzo
di prova in un’istanza di revisione avverso la sentenza precitata del Tribu-
nale, tuttavia quest’ultimo è entrato nel merito dello stesso mezzo di prova,
onde fugare ogni dubbio (cfr. consid. 8.1). Circa tale documento, ha osser-
vato dapprima che non risulterebbe chiaro come l’interessato fosse potuto
entrare in possesso di tale documento, essendo stato emesso per i posti
di blocco e per i quartieri generali delle forze di sicurezza e della polizia,
elemento che già minerebbe la sua autenticità. Vi sarebbe peraltro da chie-
dersi se lo stesso risulti tutt’ora attuale, essendo trascorsi più di (...) anni
dalla sua emissione. A tal proposito, diverse fonti riporterebbero di amnistie
intervenute a seguito di svariate diserzioni da parte di soldati (cfr. con-
sid. 8.1). Il Tribunale è tuttavia giunto alla conclusione che, quand’anche si
dovesse partire dal presupposto che l’insorgente sia stato effettivamente
ricercato per essere arrestato a causa della sua diserzione, non vi sareb-
bero degli indizi sufficienti nel suo caso per ritenere che le condizioni ecce-
zionali dell’art. 3 cpv. 3 LAsi siano adempiute. Invero, d’un canto l’interes-
sato si sarebbe arruolato volontariamente presso l’esercito iracheno e d’al-
tro canto non avrebbe esposto alcun problema in relazione alla sua etnia o
di altro tipo (cfr. consid. 8.2). Il ricorrente non avrebbe del resto neppure
reso verosimile di essere esposto ad una sanzione disproporzionata in ra-
gione della sua etnia curda. Dal documento prodotto e succitato, si evince-
rebbe difatti soltanto come egli debba essere fermato, ma non che egli sia
già stato condannato ed a quale pena. Altresì, l’asserita diserzione del ri-
corrente, sarebbe da ricondurre alle minacce rivoltegli da terzi e non al ser-
vizio militare stesso. Infine, il Tribunale ha osservato come, né il ricorrente
né i suoi famigliari, siano mai stati politicamente attivi o abbiano avuto qual-
sivoglia problematica con le autorità irachene. Per il che, anche da tale
punto di vista, non risulterebbero motivi per ritenere che la pena eventuale
che dovrebbe incorrere il ricorrente per diserzione possa essere aggravata
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per uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi (cfr. consid. 8.2.2). Alla luce di tali
elementi, la diserzione non parrebbe pertanto rilevante ai sensi dell’asilo
(cfr. consid. 8.2.3). In conclusione, sul punto della qualità di rifugiato e della
concessione dell’asilo, il Tribunale ha confermato la decisione impugnata
e di convesso respinto il ricorso del ricorrente (cfr. consid. 8.3). Uguale
sorte è toccata alla pronuncia dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. con-
sid. 9) come pure circa l’esecuzione del suo allontanamento – sia dal pro-
filo della situazione generale presente nell’ARK che dal profilo personale
del ricorrente – avendo la precitata autorità ritenuto la stessa ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile (cfr. consid. 10 e 11).
III. Terza domanda d’asilo del 27 gennaio 2020
C.
Con scritto del 27 gennaio 2020 intitolato “Nuova domanda di asilo” (cfr.
atto SEM n. [...]-2/7), il richiedente ha sostenuto esserci dei fatti nuovi e
rilevanti inerenti i suoi motivi d’asilo. In proposito ha segnatamente riferito
come, inaspettatamente, in data (...) gennaio 2020, avrebbe appreso
dall’avvocato della sua famiglia in Iraq, via (...), di un’importante novità.
Invero lo stesso legale avrebbe rinvenuto presso il (...) una sentenza di
condanna nei suoi confronti emessa nel (...), nonché la dichiarazione di
passaggio in giudicato della medesima sentenza nel (...).
D.
La SEM, con decisione del 6 febbraio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-5/6), non
è entrata nel merito della succitata domanda del richiedente, ritenendo non
sussistesse la sua competenza funzionale. A mente dell’autorità decidente,
i fatti ed i mezzi di prova allegati dal ricorrente con la richiesta, sarebbero
antecedenti alle sentenze pronunciate dal Tribunale, nonché inerenti la
questione dell’asilo punto già cresciuto in giudicato, e pertanto andrebbero
trattati nell’ambito di un’eventuale istanza di revisione da presentare a
quest’ultimo. L’autorità inferiore, nel provvedimento, ha peraltro nuova-
mente statuito che le sue decisioni del 4 aprile 2014 e del 7 marzo 2016,
sono passate in giudicato e sono esecutive.
E.
L’interessato si è aggravato contro la succitata decisione della SEM con
ricorso del 14 febbraio 2020 al Tribunale, pronunciandosi sia contro il fatto
che l’autorità resistente non fosse entrata nel merito della sua domanda
d’asilo, sia presentando a titolo subordinato un’istanza di revisione della
sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019, concludendo nel
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merito di entrambe al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla con-
cessione dell’asilo in Svizzera ed a titolo subordinato alla concessione
dell’ammissione provvisoria, per inammissibilità ed inesigibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento.
F.
Il Tribunale ha trattato il predetto ricorso, scindendolo in due procedure se-
parate di cui ai ruoli D-948/2020 e D-872/2020 che, per chiarezza d’espo-
sizione, si citeranno nella presente pure distintamente.
F.a Per quanto attiene l’istanza di revisione, il Tribunale, con sentenza
D-948/2020 del 1° luglio 2020, ha pronunciato l’inammissibilità della citata
istanza (cfr. risultanze processuali).
F.b Concernente invece il ricorso contro la non entrata nel merito per in-
competenza funzionale da parte della SEM, il Tribunale ha aperto una pro-
cedura di cui ai ruoli D-872/2020.
Per mezzo dello scritto del 7 settembre 2020 (rubricato quale “ricorso”), il
ricorrente ha prodotto in causa gli originali dei due documenti iracheni, già
prodotti in copia con il gravame del 14 febbraio 2020. In merito agli stessi,
l’insorgente ha allegato le difficoltà sia tecniche che legate alla pandemia
da Coronavirus (detto anche Covid-19) per riuscire a farli arrivare in Sviz-
zera dall’Iraq. Invero, gli stessi sarebbero stati consegnati dall’avvocato di
famiglia che li avrebbe reperiti, al cugino (...) del ricorrente F._
Quest’ultimo sarebbe riuscito a farli uscire dall’Iraq tramite una persona di
fiducia che si recava in G._, ove, grazie ad una seconda persona
di fiducia, sarebbero in seguito stati inviati all’interessato in Svizzera per
invio assicurato, che li avrebbe ricevuti l’(...) luglio 2020 (come da copia
della busta d’invio prodotta agli atti, cfr. risultanze processuali). Per sup-
portare l’autenticità dei documenti, il ricorrente ha allegato allo scritto an-
che un rapporto di accertamento tecnico del (...) redatto da H._. A
mente dell’interessato, dal medesimo rapporto si evincerebbe come i mezzi
di prova siano autentici e sottoscritti e timbrati in originale. Peraltro, la firma
sarebbe stata apposta in colore verde, a significare che è stata sottoscritta
dalla persona che avrebbe la responsabilità di comminare la condanna. Nei
tribunali militari iracheni si tratterebbe di un individuo d’alto rango. Inoltre, i
timbri apposti nei documenti, sarebbero quelli normalmente in uso presso
gli uffici citati nei medesimi atti.
Con sentenza D-872/2020 del 23 settembre 2020, il Tribunale ha respinto,
nella misura della sua ricevibilità, il ricorso relativo alla decisione di non
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entrata nel merito della SEM del 6 febbraio 2020. Ha in particolare statuito
che a giusta ragione la SEM avrebbe ritenuto la sua incompetenza funzio-
nale, in quanto la domanda del 27 gennaio 2020 si fondava essenzial-
mente sui due mezzi di prova prodotti in copia, che rappresentavano degli
pseudo nova, che sarebbero dovuti essere sottoposti al Tribunale nell’am-
bito di un’istanza di revisione. Invero, d’un canto gli stessi sarebbero ante-
cedenti la sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019 – dove
si era valutato i motivi d’asilo a cui farebbero riferimento i due documenti
stessi prodotti, ovvero la presunta diserzione e le sue conseguenze – e
d’altro canto sarebbero però stati ritrovati soltanto successivamente
all’emissione della medesima sentenza, il (...) gennaio 2020 (cfr. con-
sid. 6.1). La tesi del ricorrente circa l’elemento di particolare novità dell’ag-
gravio della pena, elemento che era già stato discusso nella succitata sen-
tenza del 10 aprile 2019 dal Tribunale, non comporterebbe una valutazione
differente (cfr. consid. 6.2). Allo stesso modo, la censura ricorsuale che la
domanda del 27 gennaio 2020 non sia stata trasmessa d’ufficio al Tribu-
nale in applicazione dell’art. 8 cpv. 1 PA non risulterebbe rilevante per l’eva-
sione del gravame, in quanto non avrebbe comportato alcun pregiudizio
per il ricorrente, essendo la stessa segnatamente giunta al Tribunale nel
rispetto del termine di 90 giorni dalla scoperta del motivo di revisione pre-
scritto dall’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF (applicabile su rinvio dell’art. 45 LTAF;
cfr. consid. 6.3). Lo scritto del 7 settembre 2020 del ricorrente (intitolato da
lui quale “ricorso”) con la documentazione allegata in originale gli sono stati
pertanto restituiti, perché egli avesse la possibilità, impregiudicata ogni
questione relativa alla valutazione delle condizioni per farlo, di avvalersene
nell’ambito di un’istanza di revisione al Tribunale entro i termini legali (cfr.
consid. 8.1).
IV. Istanza di revisione del 1° ottobre 2020
G.
A seguito della sentenza precitata, con plico raccomandato del 1° otto-
bre 2020 (cfr. risultanze processuali), intitolato “istanza di revisione verso
la sentenza D-1262/2018 del 10 aprile 2019”, l’istante ha concluso: in via
preliminare alla concessione dell’effetto sospensivo, quindi che egli possa
attendere in Svizzera l’esito della procedura; in via principale l’accogli-
mento dell’istanza e che la sentenza del Tribunale D-1262/2018 sia revi-
sionata, con la conseguenza che all’istante venga riconosciuta la qualità di
rifugiato e concesso l’asilo in Svizzera. In subordine, ha postulato la con-
cessione dell’ammissione provvisoria su suolo elvetico, per inammissibilità
ed inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Ha altresì formulato
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domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta
di spese e ripetibili.
Con il suo gravame, l’istante ha prodotto i due mezzi di prova in originale
relativi la sentenza emessa nei suoi confronti, ovvero secondo le traduzioni
allegate: l’estratto di una sentenza emessa in contumacia/Mandato di cat-
tura del (...), (...), datata (...) (di seguito: doc. 1); e la dichiarazione di pas-
saggio in giudicato della sentenza del (...), (...), (...), datata (...) (di seguito:
doc. 2), già presentati nelle more della pregressa procedura D-872/2020,
ma senza aver dato luogo ad alcun esame in quanto irricevibili in tale con-
testo (cfr. supra lett. F.b); come pure il rapporto di accertamento tecnico del
(...) redatto da H._ (di seguito: doc. 3). In sunto, e per quanto qui di
rilievo, l’istante ritiene dapprima come tali mezzi di prova riguarderebbero
degli elementi nuovi, o comunque non noti al momento della decisione su
ricorso, che dovrebbero condurre a riconoscergli la qualità di rifugiato, esi-
stendo in casu dei timori fondati di subire delle persecuzioni se egli venisse
rinviato in Iraq. In merito alla sentenza ed alla dichiarazione prodotti in ori-
ginale, egli ha dipoi ripercorso come ne sarebbe venuto in possesso. Ha
pure narrato nuovamente, la sua formazione ed attività lavorativa in seno
all’esercito militare, come pure i fatti che lo avrebbero condotto all’espatrio.
Ha per il resto ripreso gli argomenti sostenuti e presentati già con il ricorso
del 14 febbraio 2020, circa la sproporzionalità ed iniquità della pena com-
minatagli con la sentenza del (...), la quale sarebbe tutt’ora pendente; la
ricerca seguente alla dichiarazione di passaggio in giudicato della sen-
tenza delle autorità presso lo zio ad B._ nel (...) del 2017 e l’ordine
di cattura ed il mandato d’arresto spiccati nei suoi confronti nel (...). I do-
cumenti da lui prodotti con l’istanza, confermerebbero d’un canto i suoi as-
serti circa il fatto che egli appartenesse al (...) e che fosse in servizio attivo
al momento della sua partenza dal Paese d’origine, altrimenti non sarebbe
stato condannato. D’altro canto, presenterebbero due elementi di novità: il
primo l’entità della pena comminatagli, che risulterebbe sproporzionata; ed
il secondo la dichiarazione di passaggio in giudicato della sentenza, che
proverebbe che il reato non possa più essere amnistiato, ovvero la pena
dovrebbe essere scontata. Inoltre le autorità curde dell’ARK avrebbero
tutto l’interesse a consegnarlo alle autorità militari irachene, in quanto egli
avrebbe proceduto all’(...) allorché esercitava le sue funzioni per l’esercito,
nonché suo padre non avrebbe mai preso posizione in seno alla causa
curda. Il genitore potrebbe al momento rimanere ad B._, soltanto a
causa del suo stato di salute compromesso e della sua età, altrimenti sa-
rebbe già stato obbligato a rientrare a C._. Del resto, gli sarebbe
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pure pregiudizievole la sua lunga e nota collaborazione con le forze ame-
ricane, che ultimamente avrebbero ricevuto la richiesta di abbandonare il
suolo iracheno. Alla luce di tali circostanze, a mente dell’istante, le sue al-
legazioni che l’avrebbero condotto all’espatrio, andrebbero pertanto rite-
nute come verosimili ed i timori palesati nel corso della procedura ordinaria,
sarebbero reali, concreti ed attuali. Circa l’inammissibilità dell’esecuzione
del suo allontanamento, egli ha essenzialmente sostenuto come, nel caso
di un suo rientro, vi sarebbe il rischio concreto di essere sottoposto a dei
trattamenti inumani e degradanti, allorché egli venisse arrestato e recluso.
Invero, il codice penale militare e di procedura iracheni, sarebbero applica-
bili nell’intero Iraq, province del Nord del paese comprese. Se si ripresen-
tasse ad B._, egli verrebbe pertanto arrestato e consegnato dalle
autorità curde alle autorità militari irachene o, in alternativa, le prime pro-
cederebbero direttamente con l’esecuzione della pena. Ha per di più riba-
dito la situazione di condizioni disumane ed insalubri che vigerebbe nelle
carceri irachene in modo generale, oltreché vi sarebbero ivi reclusi diversi
componenti di (...) che egli avrebbe contribuito (...) in passato, e quindi
che potrebbero ucciderlo senza temere alcuna punizione di sorta. In merito
all’inesigibilità della misura d’allontanamento, l’istante ha osservato come
la situazione di sicurezza del Kurdistan iracheno starebbe nuovamente de-
teriorandosi, con il nuovo avvento del sedicente “Stato Islamico” (IS) come
pure a causa degli ultimi eventi successi. Inoltre, l’istante non potrebbe es-
sere accolto a B._, in quanto sarebbe altamente improbabile che
egli possa ottenere un’autorizzazione di soggiorno. Ha infine fatto valere
alcune informazioni da lui ritenute riservate, che ha chiesto di omettere da
ogni eventuale pubblicazione della sentenza, circa l’(...) del (...) nei con-
fronti di individui (...).
H.
In data 2 ottobre 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecu-
zione dell’allontanamento dell’istante in via supercautelare (cfr. risultanze
processuali).
I.
Con scritto del 22 ottobre 2020 (cfr. risultanze processuali), l’istante ha pro-
dotto una pennetta USB, contenente un video in lingua straniera. Secondo
gli asserti dell’interessato, l’intervista ivi contenuta dell’emittente televisiva
irachena “(...)”, al (...), sostanzierebbe ancor più i timori da lui espressi in
precedenza, riguardo al suo arresto da parte delle autorità dell’ARK in caso
di un suo rimpatrio.
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J.
Il ricorrente, con missiva dell’11 novembre 2020, ha ulteriormente prodotto
in allegato un rapporto di accertamento tecnico del (...) effettuato da
H._ sul documento inerente il mandato di arresto del (...) già pro-
dotto in causa (cfr. supra lett. B.c). Delle allegazioni contenute nello scritto
come pure dell’allegato, si dirà, per quanto rilevante, dappresso.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto
la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
1.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista
la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della
legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il
giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37
LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle do-
mande di revisione interposte contro le proprie sentenze (cfr.
DTAF 2007/21 consid. 2.1 e 5.1).
1.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per analo-
gia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo federale. Inol-
tre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il miglioramento e il
completamento della domanda di revisione è applicabile l’art. 67 cpv. 3 PA,
che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che dispone che la do-
manda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, la sua tempesti-
vità e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del ricorso.
1.4 Per i motivi dappresso, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti ai
sensi dell’art. 127 LTF.
2.
2.1 La domanda di revisione costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile
di essere esercitato nei confronti di una sentenza del Tribunale cresciuta in
giudicato. Se l’istanza interposta viene accolta, la crescita in giudicato della
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sentenza impugnata sarà annullata e la fattispecie dovrà nuovamente es-
sere giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di
revisione, solo se uno dei motivi di revisione enunciati agli art. 121–123
LTF è invocato. In altri termini, l’istante deve prevalersi di uno dei motivi
legali o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al contrario,
la questione di sapere se un motivo di revisione esista effettivamente non
attiene all’esame della ricevibilità dell’istanza ma al merito (cfr. sentenze
del Tribunale federale 2F.24/2019 dell’11 novembre 2019 consid. 3,
2F.4/2014 del 20 marzo 2014 consid. 2.1). In maniera del tutto generale, la
revisione, in quanto rimedio di diritto straordinario soggetto ad essere eser-
citato solo a severe condizioni, non consente di ridiscutere liberamente la
sentenza di cui è chiesta la revisione. La procedura di revisione non per-
mette difatti di sollevare censure che sarebbero dovute essere formulate
nella precedente procedura o riproporre critiche sulle quali il Tribunale si è
già pronunciato (cfr. sentenze del Tribunale federale 1F.19/2018 del 9 ago-
sto 2018 consid. 1.3, 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 1.2). La revi-
sione non è inoltre data per correggere presunti errori giuridici, per benefi-
ciare di una nuova interpretazione o prassi né tantomeno per ottenere un
nuovo apprezzamento di fatti già noti al momento dell’emissione della sen-
tenza di cui viene richiesta la revisione (cfr. DTF 96 I 279 consid. 3
pag. 280; sentenze del Tribunale federale 1F.27/2018 del 29 ottobre 2018
consid. 1, 2F.20/2012 del 25 settembre 2012 consid. 2.1; ELISABETH
ESCHER, in: Niggli/Uebersax/Wiprächtiger/Kneubühler [ed.], Basler Kom-
mentar, Bundesgerichtsgesetz, 3a ed. 2018, n. 7, pag. 1887 seg. ad
art. 123).
2.2 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47, 134 IV 48 consid. 1.2
pag. 50 con riferimenti ivi citati). La possibilità di revisione si limita così ai
cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai mezzi di prova anteriori alla
sentenza, ma insorti in seguito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2
con ulteriori riferimenti ivi citati, 5.2.3; 2013/22 consid. 3-13; sentenza del
Tribunale federale 8C.562/2019 del 16 giugno 2020 consid. 3.2 e 3.3). Lo
scopo della revisione non è difatti in alcun caso quello di adattare la deci-
sione all’evoluzione delle circostanze, ma soltanto ai fatti esistenti allorché
è stata emanata (cfr. YVEZ DONZALLAZ, Loi sur le Tribunal fédéral, Com-
D-4850/2020
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mentaire, Berna 2008, n. 4700, pag. 1693 ad art. 123). La domanda di re-
visione deve inoltre rispettare i termini di presentazione di cui all’art. 124
LTF.
2.3 A questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che
si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano
ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al
ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità di riferisce quindi alla
scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; cfr. anche la DTF 143 III
272 consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per am-
mettere un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale
D-4419/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 3.3). Inoltre i fatti devono essere
rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla base della
sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione di un ap-
prezzamento giuridico corretto (cfr. DTF 143 V 105 consid. 2.3 pag. 107
seg.; sentenza del Tribunale federale 1F.35/2018 del 9 novembre 2018
consid. 3).
2.4 Attinente i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già esistere al
momento della pronuncia della sentenza emessa nella procedura ordina-
ria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto essere introdotti
in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale fe-
derale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22 consid. 13). Al
contrario, dei mezzi di prova posteriori alla sentenza del Tribunale della
quale si chiede la revisione, anche se riconducibili a dei fatti anteriori, non
possono essere costitutivi di una domanda di revisione (cfr. art. 123 cpv. 2
lett. a LTF e DTAF 2013/22 consid. 13.1). Inoltre, i mezzi di prova devono
servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la revisione oppure fatti
già noti e allegati nel procedimento precedente, che tuttavia non avevano
potuto essere provati, a discapito del richiedente (cfr. DTF 143 V 105 con-
sid. 2.3 pag. 108, 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi di prova
sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente
deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale pro-
cedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 1F.23/2018, 1F.25/2018 del
29 gennaio 2019 consid. 3; DTAF 2013/31 consid. 2.1, cfr. anche la sen-
tenza del Tribunale D-4419/2020 consid. 3.4). Una prova è considerata
concludente quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse
stato a conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale
federale 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 3.2 con ulteriori riferimenti
ivi citati).
D-4850/2020
Pagina 14
2.5 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di
avvalersi di eventuali e cosiddetti veri nova. Allorquando infatti il richiedente
miri ad una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi
fatti o di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di se-
conda istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo
all’istituto del riesame, rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il
Tribunale si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3;
2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; sentenza del Tribunale D-4419/2020
consid. 3.5 con ulteriori riferimenti ivi citati; cfr. anche art. 111b LAsi).
3.
3.1 Nel caso in parola, alla luce delle considerazioni presentate nell’istanza
e dei documenti allegati alla stessa, il Tribunale considera come i soli ele-
menti che possano costituire un motivo di revisione ai sensi dell’art. 123
cpv. 2 lett. a LTF, siano i fatti nuovi proposti in relazione ai due documenti
presentati in originale dall’istante (cfr. doc. 1 e doc. 2), in quanto risultano
precedenti all’emanazione della sentenza D-1262/2018 del 10 aprile 2019.
Invero in quest’ultima sentenza, il Tribunale, si è da ultimo nuovamente
chinato materialmente sui motivi d’asilo dell’istante, e meglio circa l’asse-
rita diserzione da parte del ricorrente (cfr. consid. 8), come pure sull’ese-
cuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. consid. 11).
3.2 Al contrario, l’asserito peggioramento della situazione di sicurezza del
Kurdistan iracheno, anche dovuto ai recenti avvenimenti politici ed interni
legati a tale Paese, ed all’aumento della violenza, costituiscono dei fatti
successivi alla sentenza succitata, e risultano pertanto irricevibili per via di
revisione (cfr. supra consid. 2.2 – 2.3). Ad uguale conclusione si giunge per
l’asserito ostacolo all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento
dell’istante, dovuto alle difficoltà in cui egli incorrerebbe nel ritornare ad
B._, vista la situazione contingentale, in quanto attinenti ad una pre-
sunta modifica della situazione posteriore alla sentenza del 10 aprile 2019,
ove il Tribunale aveva da ultimo analizzato la situazione vigente nell’ARK
sotto l’aspetto dell’esigibilità della misura di allontanamento (cfr. con-
sid. 11.1.1 e consid. 11.1.2). Non possono neppure essere ammessi quali
fatti costitutivi di revisione, le allegazioni dell’interessato circa diversi sog-
getti che attualmente il (...) starebbe (...), in quanto rappresentanti palese-
mente degli elementi che sarebbero apparsi successivamente all’emana-
zione della succitata sentenza del Tribunale.
3.3 Per quanto poi attiene il video della rete televisiva irachena prodotta
con lo scritto del 22 ottobre 2020, come pure le asserzioni ivi contenute,
non è dato a sapere con certezza quando tali evenienze sarebbero venute
D-4850/2020
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a conoscenza dell’istante, e pertanto se i medesimi argomenti rispettino il
termine di 90 giorni dalla loro scoperta ex art. 124 lett. d LTF (cfr. supra
consid. 2.2). Neppure è dato a sapere la data esatta di quando tale intervi-
sta sarebbe stata emessa, e quindi se la stessa sia anteriore o posteriore
alla sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019 e possa per-
tanto essere trattata o meno in una procedura di revisione della medesima
(cfr. supra consid. 2.4). Ciò posto, per quanto non verrà considerato dap-
presso (cfr. infra consid. 4), le allegazioni proposte con lo scritto del 22 ot-
tobre 2020 ed il mezzo di prova ad esso annesso, non verranno analizzate
oltre, in quanto ritenute inammissibili.
4.
4.1 Ora, prima di valutare se, con riferimento al motivo di revisione delimi-
tato ai sensi di quanto precede (cfr. supra consid. 3), le condizioni per am-
mettere l’istanza siano adempiute, è opportuno precisare quanto segue.
4.2 Dal profilo processuale, i due documenti presentati con l’istanza di re-
visione in originale (cfr. doc. 1 e doc. 2), come pure buona parte delle ar-
gomentazioni ivi contenute e connesse agli stessi, a differenza di quanto
sostenuto dall’istante nel gravame, non avrebbero come reale oggetto im-
pugnato la sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019, bensì
piuttosto la sentenza del Tribunale D-948/2020 del 1° luglio 2020, ove tali
documenti erano già stati presentati in copia, come pure le circostanze evi-
denziate nella presente istanza. Essendo che la sentenza D-948/2020
summenzionata è una sentenza processuale, ovvero in casu ove il Tribu-
nale non è entrato nel merito di una domanda di revisione dell’istante a
causa del mancato pagamento dell’anticipo spese richiesto, e quindi le al-
legazioni presentate con l’istanza del 1° ottobre 2020 ed i due mezzi di
prova succitati, sarebbero dovuti essere presentati unicamente in riferi-
mento alla stessa, e non al contrario alla sentenza di merito soggiacente
(cfr. Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 8 consid. 3). Nell’istanza di revisione,
non vi è però alcun accenno effettivo alla predetta sentenza D-948/2020,
in punto alle argomentazioni presentate. Tuttavia, l’istante già con lo scritto
del 7 settembre 2020 nella procedura D-872/2020 come pure nella
D-948/2020 aveva presentato le motivazioni per le quali egli non avrebbe
potuto produrre tale documentazione in originale entro il termine impartito-
gli dal Tribunale, nonché egli ha effettivamente prodotto, entro il termine di
90 giorni dal suo ricevimento – avvenuto secondo le asserzioni dell’istante
e la documentazione agli atti l’(...) luglio 2020 (cfr. supra lett. F.b) – i docu-
menti con la domanda di revisione di cui all’attuale procedura. Tale proce-
dere gli era stato tra l’altro indicato nella sentenza D-872/2020 dallo stesso
D-4850/2020
Pagina 16
Tribunale. Orbene, a fronte di tali elementi, onde evitare ogni pregiudizio
giuridico all’istante e per buona pace di quest’ultimo, la scrivente autorità,
intende dappresso entrare nel merito di tali argomentazioni e documenti.
4.3
4.3.1 In ordine ai due documenti presentati in originale con l’istanza, si de-
nota dapprima come l’agire dell’istante sia contrario al suo obbligo di colla-
borare e di diligenza, in quanto egli si sarebbe interessato di reperire delle
sentenze emesse nei suoi confronti, soltanto nel corso del 2019 e succes-
sivamente alla sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019 (cfr.
scritto del 9 marzo 2020 dell’istante, pag. 1-2, contenuto nella procedura
D-948/2020). In quest’ultima gli s’indicava proprio la mancanza d’elementi
che provassero la rilevanza della sua diserzione – peraltro ritenuta invero-
simile già nella sentenza del Tribunale pregressa D-2157/2014 del 10 lu-
glio 2015 –. Il fatto che tali mezzi di prova siano apparsi soltanto a distanza
di più di quattro anni dalla sentenza D-2157/2014 ove si respingevano i
suoi motivi d’asilo, come pure a seguito della precitata sentenza
D-1262/2018, mancando altresì nell’istanza – come pure nella documen-
tazione agli atti – ogni argomentazione che possa scusare tale agire pale-
semente tardivo, sono degli elementi che instillano dei seri dubbi circa la
credibilità dell’istante. Invero, la scoperta di tali mezzi di prova, è il frutto di
ricerche che quest’ultimo avrebbe potuto e dovuto intraprendere già nella
procedura ordinaria (cfr. in tal senso anche la sentenza del Tribunale fede-
rale 1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2 con ulteriori riferimenti
citati). Tuttavia, anche ritenuta una presentazione tardiva dei mezzi di
prova di cui ai doc. 1 e doc. 2, occorre comunque, in conformità con la giu-
risprudenza dell’allora Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo,
in seguito pure confermata dal Tribunale, esaminare la questione appu-
rando se nella fattispecie vi sia un rischio avverato di persecuzione o di
trattamenti disumani ostativi all’esecuzione dell’allontanamento
dell’istante. Invero è possibile, sia in materia di revisione che di riesame,
rimettere in causa una sentenza (o decisione nel caso di riesame) entrata
in forza di cosa giudicata, malgrado l’invocazione tardiva di nuovi elementi,
se questi ultimi rilevano manifestamente da un rischio fondato di persecu-
zione o di trattamento inumano che facciano apparire l’esecuzione dell’al-
lontanamento come contrario al diritto internazionale dal profilo dell’ammis-
sibilità della misura (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4 in fine; GICRA 1995 n. 9
consid. 7; cfr. anche sentenza del Tribunale D-3608/2019 del 14 settem-
bre 2019). Persecuzione e trattamenti disumani che sono stati sollevati
nell’istanza di revisione del 1° ottobre 2020 quali argomenti ostativi all’ese-
cuzione dell’allontanamento dell’istante.
D-4850/2020
Pagina 17
4.3.2 In tale ottica il Tribunale, onde poter esaminare se il timore dell’istante
di essere arrestato a causa della sua presunta diserzione e condanna rice-
vuta per la medesima, ed in tale contesto di subire dei trattamenti proscritti
dal diritto internazionale sia fondato, verificherà dapprima se i documenti
presentati dallo stesso con l’istanza (cfr. doc. 1 e doc. 2) siano autentici,
anche rispetto alle allegazioni da lui presentate a sostegno dei medesimi.
4.3.2.1 Risulta in primo luogo opportuno precisare quanto segue. Per
quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio dell’art. 44
LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile
(cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento
di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria
(art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). L’esecuzione non è ammissibile se la
prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-
nale pubblico della Svizzera. Secondo prassi costante del Tribunale, circa
l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento vale la stessa valuta-
zione della prova consacrata al riconoscimento della qualità di rifugiato,
ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esi-
stenza di un ostacolo all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e
riferimento ivi citato).
4.3.2.2 Nelle allegazioni presentate con l’istanza, e ritrovabili anche par-
zialmente nel doc. 1, sono innanzitutto ravvisabili degli elementi che risul-
tano contraddittori con quanto sostenuto dall’interessato in precedenza nel
corso della procedura ordinaria. Invero, nell’istanza di revisione egli ha so-
stenuto che il suo congedo dal militare sarebbe terminato il (...), che il (...)
– data del reato che appare anche nella sentenza del (...) (cfr. doc. 1) –
sarebbe stato diramato un ordine di ricerca ed il (...) sarebbe stato spiccato
un mandato di cattura nei suoi confronti. Tali evenienze risultano però in
antitesi palese con i suoi precedenti asserti, ovvero che egli sarebbe espa-
triato soltanto a fine (...) 2013 o inizio (...) 2013 (cfr. verbale 1, p.to 5.01,
pag. 6 e p.to 7.02, pag. 8; verbale 2, D11, pag. 3), avendo lavorato quale
militare sino al (...), ed ottenendo in seguito un congedo di 15 giorni, ove
si sarebbe recato dapprima a casa sua e poi espatriato (cfr. verbale 2, D10,
pag. 3). Queste ultime circostanze, risultano pure discrepanti con quanto
affermato dall’istante poco dopo nella stessa audizione, ovvero che il suo
ultimo giorno di servizio militare sarebbe stato il (...), avendo in seguito
preso 20 giorni di congedo, terminante il (...) (cfr. verbale 2, D57 segg.,
pag. 6 seg.). Inoltre l’ordine ed il mandato d’arresto succitato, sono stati
ritenuti dal Tribunale, già con sentenza D-2135/2016 (cfr. consid. 8.1), dei
D-4850/2020
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documenti poco attendibili dal profilo dell’autenticità. Pertanto, le argomen-
tazioni presentate con l’istanza a supporto degli stessi, nonché concer-
nente il mandato d’arresto quanto contenuto nello scritto di complemento
al ricorso dell’11 novembre 2020, risultano essere inammissibili per via di
revisione, poiché con le medesime l’interessato tenta di ottenere un nuovo
apprezzamento di fatti già noti ed esaminati al momento della sentenza di
cui viene richiesta la revisione, o di completare quanto avrebbe già dovuto
essere allegato in tale evenienza, ciò che quest’ultimo rimedio di diritto non
ha quale scopo (cfr. supra consid. 2.1 e 2.4). Tale conclusione non viene
scalfita neppure per quanto attiene il mandato di arresto del (...), dalla pro-
duzione del rapporto di accertamento tecnico effettuato sullo stesso. Difatti,
le conclusioni presenti nel medesimo, ovvero circa l’originalità del docu-
mento, non sono atte a rimettere in nessun caso in discussione le argo-
mentazioni esposte circa l’autenticità del medesimo nella sentenza D-
1262/2018, alla quale per il resto si rinvia. Altresì, la sentenza emessa in
contumacia nei suoi confronti sarebbe stata presa il (...) (cfr. doc. 1 pro-
dotto), e le autorità irachene erano a conoscenza – o potevano venire a
conoscenza facilmente – dell’ubicazione dei suoi stretti parenti ad
B._, essendosi regolarmente ivi annunciati quali profughi all’inizio
del loro soggiorno (cfr. verbale 3, D22 segg., pag. 4). Inoltre, appare con-
trario alla logica dell’agire che l’istante, il quale ha asserito di temere di
subire delle persecuzioni rilevanti a causa della sua diserzione, dopo il suo
espatrio – e tra l’audizione sulle generalità e quella sui suoi motivi d’asilo –
sia riuscito a procurarsi il suo certificato di nazionalità, che secondo i suoi
asserti aveva depositato presso la sua unità militare (cfr. verbale 2, D4
seg., pag. 2). Tale elemento di contatto con le autorità militari, in un periodo
successivo alla commissione dei reati imputatigli secondo il doc. 1 presen-
tato e le sue asserzioni in merito, risulta in modo lampante contrario ad un
timore fondato di subire delle persecuzioni rilevanti da parte delle autorità
del suo Paese d’origine a causa della sua diserzione, come pure fa seria-
mente dubitare dell’autenticità dei documenti presentati con l’istanza.
4.3.2.3 A tali elementi incoerenti, poco plausibili ed illogici, si aggiungono
in relazione ai due documenti presentati (sub doc. 1 e doc. 2), sia dal profilo
formale che contenutistico, degli indizi che fanno seriamente dubitare
dell’autenticità dei medesimi e di tutto il racconto reso in merito dall’istante.
Invero, pur non mettendo in dubbio l’originalità degli stessi documenti, in
quanto come riportato nel rapporto di accertamento tecnico del (...) pro-
dotto con l’istanza (cfr. sub doc. 3), sia le iscrizioni manoscritte in blu, che
le firme e le iscrizioni manoscritte in verde, come pure i timbri rossi apposti
sui medesimi, siano stati tracciati o realizzati direttamente sui due docu-
menti in originale, vi sono però diversi elementi che ne fanno dubitare della
D-4850/2020
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loro genuinità. In primo luogo appare quantomeno curioso che i due stam-
pati, malgrado i diversi anni che li separino tra loro – essendo l’uno stato
emesso il (...) e l’altro il (...) – nonché gli anni trascorsi sino ad oggi, ap-
paiano non presentare alcuna differenza di sorta dal profilo della consi-
stenza della carta e della qualità dello stampato, come neppure alcun se-
gno evidente del tempo trascorso. In secondo luogo, è pure singolare che
la medesima persona, a distanza di quasi (...) anni, abbia apposto con una
penna di tipo a feltro con inchiostro verde, la sua firma e la data della
stessa, una volta con il titolo di (...) (l’estratto della sentenza del [...]) ed
un’altra volta invece con il titolo di (...) (nel documento del [...] del [...]) –
anche se quest’ultima evenienza potrebbe pure essere ascrivibile al fatto
che la medesima persona avrebbe ricevuto un aumento di grado nella ge-
rarchia militare con il trascorrere del tempo. In merito al fatto però che tali
iscrizioni siano state apposte, per di più entrambe le volte, in colore verde,
non può essere seguita l’asserzione dell’istante contenuta nel suo scritto
del 7 settembre 2020, ovvero che sarebbe stata sottoscritta in tale colore
in quanto avrebbe firmato la persona responsabile di comminare la con-
danna (cfr. pag. 3 dello scritto precitato), poiché quest’ultimo assunto non
è verificabile tramite alcuna fonte certa. Inoltre, nell’estratto della sentenza
del (...), in testa al documento, non appare alcuna dicitura riferibile al nome
dell’autorità che l’avrebbe emessa, ma soltanto nei punti descrittivi al di
sotto del titolo della stessa, ciò che perlomeno risulta essere insolito in un
documento giudiziale ufficiale. Il numero citato del procedimento nei due
documenti, risulta peraltro differente. Invero, il numero della sentenza porta
il n. (...), nel procedimento n. (...) (cfr. traduzione del doc. 1), allorché in-
vece nel documento del (...), sebbene ci si riferisca al medesimo numero
di procedimento, ovvero il n. (...), la sigla successiva, ovvero (...) (cfr. tra-
duzione del doc. 2) non risulta combaciare con alcun numero riportato nel
primo documento e meno che meno con il numero della sentenza di cui
sopra.
Si denota peraltro come, probabilmente a causa di un refuso, circa la data
di partenza per l’esecuzione della pena, è stato citato nel documento
l’art. 234 del codice di procedura penale che però non riguarda in alcun
modo il caso di specie. Oltracciò, nel caso dell’istante, la notifica della sen-
tenza non v’è effettivamente mai stata, ciò che parrebbe essere contrario
all’art. 243 del codice precitato. Il fatto poi che la sentenza sia passata in
giudicato soltanto il (...), quindi a più di (...) anni e (...) mesi di distanza
dalla pronuncia della sentenza del (...), secondo il doc. 2, appare quanto-
meno un elemento opinabile ed anomalo, in quanto non rispetta in alcun
modo i termini disposti dall’art. 243 lett. a per l’entrata in giudicato della
sentenza, ovvero al più tardi sei mesi dopo la pronuncia nel caso di un
D-4850/2020
Pagina 20
crimine. Non da ultimo, e come già evidenziato nella sentenza del Tribunale
D-1262/2018, nel periodo in cui l’istante ha asserito di aver disertato, sono
avvenute diverse amnistie (cfr. Austrian Centre for Country of Origin & Asy-
lum Research and Documentation [ACCORD], Anfragebeantwortung zum
Irak: Strafmaß im Fall einer Desertion von Militärangehörigen [insbeson-
dere 2015 und 2016]; Unterschiede zwischen KampferInnen und Mitarbei-
terInnen der Verwaltung/Versorgung, Urteilsausfertigung ohne Nennung
des Delikts [a-1140], 06.12.2019, < https://www.ecoi.net/en/docu-
ment/2023187.html >, consultato da ultimo il 3 novembre 2020; European
Asylum Support Office [EASO], Informationsbericht über das Herkunf-
tsland, Irak: Gezielte Gewalt gegen Individuen, marzo 2019, <
https://www.ecoi.net/en/file/local/2019413/2019_03_EASO _COI_Re-
port_Iraq_Targeting_of_Individuals _DE.pdf >, pag. 75 segg., consultato il
3 novembre 2020; Landinfo/Lifos, Iraq: Rule of Law in the Security and Le-
gal system, 08.05.2014, < https://landinfo.no/asset/2872/1/2872_1.pdf >,
consultato il 2 novembre 2020). Un’amnistia, sarebbe proprio avvenuta nel
periodo in cui l’istante asserisce di aver disertato (ovvero nell’[...] del [...]),
che avrebbe dapprima avuto una scadenza sino al (...), ma che sarebbe in
seguito divenuta indefinita, secondo una delle fonti consultate (cfr. Lan-
dinfo/Lifos, ibidem, pag. [...]).
Anche per quanto concerne la pena detentiva di undici anni comminatagli,
sono da rilevare degli elementi anomali. La stessa, secondo il doc. 1, sa-
rebbe fondata sull’art. 33 par. 2, sull’art. 35 par. 2 del codice penale militare
iracheno, nonché sull’art. 79 del codice di procedura penale iracheno.
Il disposto art. 33 par. 2 del codice penale militare n. 19 dell’anno 2007,
prevede secondo le fonti consultate e le traduzioni ivi riportate che chiun-
que, senza alcuna motivazione giuridica, durante una sospensione della
smobilitazione in tempo di pace si assenta dalla sua unità o il suo sito ope-
rativo, oppure sorpassa il suo congedo di più di 15 giorni per i bassi ranghi
e di 10 giorni per gli ufficiali, verrà condannato sino ad una pena privativa
di libertà di quattro anni (liberamente tradotto dall’inglese: “First, Whosoe-
ver, is absent without proper legal justification from his unit or place of duty
or exceeds the duration of his leave at time of peace for more than [15]
fifteen days for lower ranks and (10) ten days for officers, shall be puni-
shable with imprisonement not exceeding (3) three years; Second:
Whosoever, fails to attend or exceeds the provisions of section (First)
above during termination of demobilization at time of peace, is punishable
with imprisonment not exceeding [4] four years; [...]”, cfr. Republic of Iraq,
Military Penal Code, 10.2007, consultato in: < https://ihl-databa-
ses.icrc.org/applic/ihl/ihl-nat.nsf/implementingLaws.xsp?documentId=9C6
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0EDC34C397A53C1257C080040F111&action=openDocument&xp_coun-
trySelected=IQ&xp_topicSelected=GVAL-992BUA&from=state → C:/
Users/U80846869/Downloads/Iraq%20-%20Military%20Penal%20Code <
%20[in%20English]%20(5) .pdf >, consultato il 2 novembre 2020).
Dal canto suo, l’art. 35 par. 2 del codice penale militare dispone che chiun-
que, durante degli scontri, passa dalla parte del nemico o diserta da un
luogo sotto assedio, è punibile con l’imprigionamento da due a sette anni
(secondo la libera traduzione inglese: “[...] Second: Whosoever escapes
to take enemy side during confirmations or during escape from a site under
siege, is punishable with imprisonment of 2-7 years, [...]”, consultato in:
Republic of Iraq, Military Penal Code, 10.2007, ibidem, consultato il 2 no-
vembre 2020; cfr. anche la versione in tedesco degli articoli disponibili in:
Austrian Centre for Country of Origin and Asylum Research and Documen-
tation (ACCORD), Anfragebeantwortung zum Irak: Folgen einer Desertion
von der irakischen Armee [a-9672], 03.06.2016, consultabile in:
https://www.ecoi.net/de/dokument/1013360.html, consultato il 2 novem-
bre 2020).
Da ultimo, l’art. 79 del codice di procedura penale statuisce in merito al
procedere del magistrato incaricato dell’investigazione, per quanto attiene
le ricerche dell’imputato presso il suo domicilio o in altri luoghi o presso
altre persone o documenti dove vi siano indicazioni della sua presenza (cfr.
secondo la traduzione della norma in inglese: “The [judicial] investigator or
crime scene officer may search the person arrested in cases in which the
arrest is permitted by law. In the event of the deliberate commission of a
felony or misdemeanor which has been witnessed, he may inspect the
house of the accused, or any place in his possession, or seize persons,
papers or items which inform the investigation if there is a strong indication
of their presence”, cfr. Irak, Criminal Procedure Code 23 of 1971 [As
Amended to 14 March 2010], 14.03.2010, consultato in:
https://www.gjpi.org/wp-content/uploads/gjpi-cpc-1971-v2-eng.doc, con-
sultato il 2 novembre 2020).
Ora, alla luce di tali norme, se d’un canto l’art. 33 par. 2 del codice penale
militare, risulta essere conforme con le allegazioni dell’istante, che ha so-
stenuto di aver disertato e che dopo (...) giorni d’assenza indebita avrebbe
riscontrato le conseguenze del caso (cfr. verbale 3, D48 seg., pag. 6), tut-
tavia l’art. 35 par. 2 dello stesso codice, parrebbe essere completamente
in antitesi con il primo disposto citato. Invero, se l’art. 33 par. 2 del codice
penale militare prevede la sanzione di un comportamento in periodo di
pace, lo stesso non si può dire invece di quanto previsto all’art. 35 par. 2
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del medesimo, in quanto sanziona una condotta in tempi di ostilità, circo-
stanza di cui l’istante non ha mai riferito, essendo stato poco prima l’asse-
rita diserzione in congedo. Per un medesimo atto, di diserzione in un dato
momento temporale, può pertanto essere difficilmente credibile un cumulo
di reati così dissimili in una sentenza autentica, per di più con le loro pene
massimali previste per giungere ad una pena detentiva di undici anni com-
plessivi.
4.3.3 In considerazione di quanto precede, ai predetti mezzi di prova non
può essere riconosciuto alcun valore probatorio, così come all’insieme
delle allegazioni dell’istante relativamente a queste ultime. Pertanto, a
fronte di tale valutazione complessiva, il Tribunale giunge alla conclusione
che gli stessi non siano atti a fondare alcun rischio verosimile e concreto
per l’istante di essere esposto, in caso di un suo rientro in Iraq, ad un trat-
tamento proscritto dal diritto internazionale, ed in particolare contrario
all’art. 3 CEDU.
5.
Di conseguenza, i mezzi di prova inoltrati con l’istanza del 1° ottobre 2020
e le allegazioni ai medesimi connesse, non giustificano una revisione della
sentenza del Tribunale D-1262/2018 del 10 aprile 2019. Per il che, nella
misura della sua ricevibilità, la domanda di revisione deve essere respinta.
6.
6.1 Giusta l’art. 10 cpv. 4 LAsi, la SEM o l’istanza di ricorso possono confi-
scare o mettere al sicuro, a destinazione dell’avente diritto, documenti falsi
o falsificati nonché documenti autentici che sono stati utilizzati abusiva-
mente. Scopo della confisca è quello di impedire un’ulteriore utilizzazione
abusiva dei documenti. La confisca può riguardare segnatamente: sen-
tenze, ordini d’arresto, atti d’accusa, documenti di viaggio e documenti
d’identità inoltrati dai richiedenti l’asilo a riprova della persecuzione o di un
timore fondato di persecuzione (cfr. Messaggio relativo alla revisione totale
della legge sull’asilo nonché alla modificazione della legge federale con-
cernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 4 dicembre 1995, FF
1996 II 1).
6.2 Nella presente fattispecie, i due documenti prodotti dal ricorrente in
sede di revisione si sono rivelati dei falsi (cfr. supra consid. 4). In conside-
razione di ciò, onde evitarne un’ulteriore utilizzazione abusiva da parte
dell’istante, se ne giustifica la confisca.
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7.
Riguardo le altre allegazioni sollevate nell’istanza (cfr. supra consid. 3.2), il
Tribunale rinuncia alla trasmissione alla SEM della domanda dell’istante,
per la trattazione residuale di tali motivi (cfr. anche DTAF 2013/22 con-
sid. 3-13).
8.
Con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate con deci-
sione incidentale del 2 ottobre 2020 sono revocate.
9.
Avendo il Tribunale statuito nel merito dell’istanza di revisione, la domanda
tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle pre-
sumibili spese processuali, risulta senza oggetto.
10.
Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico dell’istante (cfr. art. 37 LTAF in
combinato disposto con l’art. 63 cpv. 1 e 5 PA e 68 cpv. 2 PA, nonché art. 3
lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi
al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni dell’istanza al
momento dell’inoltro sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo
partire dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere
la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
(dispositivo alla pagina seguente)
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