Decision ID: e7617eb9-d988-51e5-a71d-0a784438fca8
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, dichiaratosi cittadino srilankese di etnia tamil, ha presentato
una domanda d’asilo in Svizzera il (...) agosto 2021 (cfr. atto della Segre-
teria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{...}]-2/2).
B.
Il (...) agosto 2021 il richiedente ha sostenuto un’audizione inerente il rile-
vamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 12/10; di seguito: verbale
1). In data (...) settembre 2021 si è tenuto con il medesimo un colloquio
Dublino (cfr. atto SEM n. 15/2); rispettivamente l’(...) ottobre 2021 l’interes-
sato è stato sentito riguardo i suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. 19/13; di
seguito: verbale 2).
Nel corso delle summenzionate audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e
per quanto qui di rilievo, di essere originario del distretto di B._ (ubi-
cato nella Provincia del (...) dello Sri Lanka; cfr. verbale 1, p.to 2.01 seg.,
pag. 4; verbale 2, D65, pag. 10). Il mattino del (...), allorché egli si sarebbe
recato al mercato come solito poiché ivi (...), lo avrebbero fermato delle
persone che si trovavano in un “Van”. Esse lo avrebbero dapprima questio-
nato circa dove stesse andando, e poi fatto salire sul veicolo, lo avrebbero
bendato, picchiato, e condotto in una casa e successivamente rilasciato lo
stesso giorno. Tali persone, durante il rapimento, non gli avrebbero rivolto
nessuna parola ulteriore, anche su sua richiesta del perché si comportas-
sero in quel modo con lui, ma avrebbero continuato unicamente a malme-
narlo, fratturandogli anche il (...). Nel pomeriggio del medesimo giorno,
dopo essere stato liberato, egli si sarebbe poi recato all’ospedale per farsi
medicare, rimanendo in seguito per (...) a casa, senza svolgere attività la-
vorativa. Il (...) avrebbe tuttavia ripreso il suo lavoro di (...). Il (...), sarebbe
nuovamente stato rapito da un gruppo di persone, che lo avrebbero fatto
salire sul loro veicolo accusandolo di averli denunciati alla polizia per (...),
ciò che egli avrebbe negato. Tali persone gli avrebbero sottratto una (...) e
l’(...), come pure (...) che aveva con sé. In tale occasione l’interessato sa-
rebbe stato bendato, minacciato, picchiato e torturato alle parti intime, non-
ché condotto in una casa. Lo avrebbero rilasciato soltanto nel pomeriggio,
dopo che egli avrebbe promesso loro di consegnare (...) o (...) (...) (...)
giorni dopo, con la minaccia che lo avrebbero accoltellato o comunque non
lasciato in vita se non avesse portato loro i soldi richiesti. Per tale rapi-
mento, l’(...), si sarebbe recato in polizia, presentando denuncia. Succes-
sivamente, per timore di essere trovato ed ucciso da tali persone, si sa-
rebbe rifugiato presso degli amici a C._, B._, fino all’espatrio
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intervenuto il (...). In caso di rientro nel suo Paese d’origine, egli teme per
la sua vita, a causa delle minacce che avrebbe ricevuto. L’interessato non
ha presentato alcuna documentazione a supporto delle sue allegazioni.
C.
Il 18 ottobre 2021 il richiedente asilo, per il tramite della sua rappresentante
legale, ha presentato il parere (cfr. atto SEM n. 23/5) al progetto di deci-
sione della SEM del 14 ottobre 2021 (cfr. atto SEM n. 22/9).
D.
Con decisione del 19 ottobre 2021, notificata il medesimo giorno (cfr. atto
SEM n. 26/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richie-
dente, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il
suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura, sic-
come ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
E.
Per mezzo del plico raccomandato del 18 novembre 2021 (cfr. risultanze
processuali), l’interessato è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la summenzionata de-
cisione, concludendo all’annullamento della decisione impugnata ed alla
restituzione degli atti di causa alla SEM per il completamento dell’istruzione
ed un nuovo esame delle allegazioni con il passaggio alla procedura am-
pliata. Contestualmente il ricorrente ha presentato istanza di assistenza
giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-
suali e del relativo anticipo.
F.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
2.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza
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sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del
1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del Tri-
bunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [prevista per la pub-
blicazione quale DTAF]) contro una decisione in materia d’asilo della SEM
(art. 6 e 105 LAsi, art. 31–33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile
sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre per-
tanto entrare nel merito del ricorso.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
5.
5.1 Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore dopo aver citato alcune os-
servazioni per la valutazione di racconti basati sull’esperienza piuttosto che
su quelli inventati – richiamandosi anche alla cosiddetta “psicologica della
testimonianza” – riferendosi a varie fonti, ha ritenuto entrambi i rapimenti
allegati dall’insorgente come inverosimili. Invero, in merito l’insorgente
avrebbe rilasciato delle dichiarazioni vaghe, prive di dettagli e poco sostan-
ziate. Riguardo al primo evento che gli sarebbe occorso il (...), il richiedente
avrebbe riportato anche delle asserzioni incoerenti riguardo a quando sa-
rebbe stato picchiato, nonché non avrebbe più nominato spontaneamente
il fatto che il gruppo di persone che lo avrebbe rapito gli avrebbe occasio-
nato la rottura del (...), dopo il suo racconto spontaneo, allorché gli sarebbe
stata offerta in modo reiterato la possibilità di esporre una narrazione det-
tagliata riguardo all’accaduto. Anche rispetto al secondo rapimento, che
sarebbe avvenuto il (...), avrebbe rilasciato delle allegazioni discrepanti
circa come si sarebbero svolti i fatti, in particolare di ciò che gli sarebbe
accaduto all’interno del van. Non contenendo quindi quei criteri di qualità
che farebbero propendere per la verosimiglianza del suo esposto, mal-
grado le sue capacità individuali, la SEM ha inoltre osservato come le sue
dichiarazioni non sarebbero neppure pertinenti dal profilo dell’asilo. Altresì,
ritenuto come le asserzioni circa i due rapimenti siano inverosimili, ad
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uguale conclusione si giungerebbe di convesso per la denuncia ed il fatto
che egli avrebbe vissuto nascosto fino all’espatrio. L’autorità inferiore ha,
in un passo successivo, ritenuto come posto che le dichiarazioni dell’insor-
gente non soddisferebbero le condizioni di credibilità di cui all’art. 7 LAsi,
possa esimersi dall’esaminare se i fatti addotti siano rilevanti in materia
d’asilo. Proseguendo nell’analisi, nel provvedimento sindacato vengono
espresse delle osservazioni in rapporto al parere al progetto di decisione
della SEM, ritenendo che le stesse non contengano elementi che giustifi-
cherebbero una modifica della valutazione formulata in precedenza. In par-
ticolare l’autorità pregressa ha ribadito come, a prescindere dal tipo di va-
lutazione e dalla “gravità” degli episodi che una persona avrebbe vissuto,
le asserzioni dell’interessato sarebbero senza dubbio di sorta inconsistenti,
vaghe e superficiali. Malgrado gli sarebbe stata offerta nel corso dell’audi-
zione più volte la possibilità di esporre in dettaglio quanto vissuto, egli non
avrebbe mai aggiunto alcun particolare che facesse propendere per la ve-
rosimiglianza di quanto da lui narrato. Altresì, riguardo all’annotazione della
sua rappresentante legale di aver interrotto l’insorgente in due occasioni
nel corso dell’audizione federale, la SEM ha rammentato come abbia la
facoltà di interrompere il richiedente l’asilo allorché quest’ultimo si distac-
cherebbe dall’argomento trattato, ciò che sarebbe avvenuto in specie. Con-
cernente poi l’affermazione della rappresentante legale che l’autorità infe-
riore non avrebbe messo in dubbio le torture alle parti intime da lui subite
nel corso dei rapimenti, si dedurrebbe chiaramente dall’argomentazione
presentata nella decisione, come avendo ritenuto l’autorità inferiore inve-
rosimili i detti rapimenti, anche le torture subite siano conseguentemente
da ritenersi non credibili. Circa infine l’evenienza presentata dalla rappre-
sentante legale che la polizia non avrebbe potuto fornirgli la protezione
adeguata nel suo Paese d’origine contro le violenze subite, l’autorità sin-
dacata ha ritenuto superflua ed inutile un’analisi riguardo alla volontà di
protezione della polizia srilankese, come postulato dall’insorgente, ai fini
della valutazione della verosimiglianza delle sue asserzioni. Dalle sue di-
chiarazioni non sarebbe difatti emerso alcun elemento o indizio che possa
condurre la SEM a credere che le autorità srilankesi non lo avrebbero aiu-
tato o protetto da qualsiasi problematica egli possa riscontrare in patria.
5.2 Dal canto suo, nel gravame, l’insorgente, dopo aver ripercorso alcuni
fatti esposti nel corso di procedura di prima istanza, critica la valutazione
della verosimiglianza che avrebbe proposto la SEM nella decisione avver-
sata, che sarebbe irrispettosa dei principi invece sanciti dalla giurispru-
denza del Tribunale. Invero, riferendosi alla giurisprudenza ed alle fonti ri-
chiamate nella decisione avversata riguardo alle conoscenze ed ai metodi
della “psicologia della testimonianza”, il ricorrente denota come gli stessi
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sarebbero attinenti ai procedimenti penali e pertanto sostanzialmente inap-
plicabili alla procedura d’asilo secondo i principi giurisprudenziali sanciti dal
Tribunale. A tal proposito, rimarca in particolare come vi sarebbe una so-
stanziale differenza di contenuti, senso ed obiettivo, tra il termine “interro-
gatorio” e l’espressione “audizione sui motivi d’asilo”. Successivamente, il
ricorrente censura le conclusioni a cui è giunta la SEM nel provvedimento
avversato in merito alle allegazioni dei due rapimenti da lui rilasciate. In-
vero, al contrario di quanto ritenuto nella decisione impugnata, egli avrebbe
esposto il primo episodio in modo dettagliato, non soltanto illustrando
quanto accaduto nella vettura, ma aggiungendo anche numerosi dettagli
circa l’aggressione subita nell’abitazione. Emergerebbe poi chiaramente
dalle sue dichiarazioni, come egli sarebbe stato picchiato sia nel van che
una volta giunto nella casa, come peraltro sarebbe stato evidenziato nella
decisione medesima. Il ricorrente rileva inoltre come il rivivere tali dolorosi
avvenimenti gli provocherebbe angoscia ed agitazione, ciò che avrebbe
forse influito sulla qualità del racconto esposto in audizione. Anche riguardo
alla circostanza del (...) fratturato, egli non sarebbe stato contraddittorio,
né lo avrebbe negato in corso di audizione, ma interrogato in merito,
avrebbe confermato tale evenienza. Per di più, nel racconto spontaneo,
avrebbe descritto l’episodio della frattura dell’(...) con dovizia di particolari,
come pure le conseguenze che ciò gli avrebbe comportato sulla sua attività
lavorativa. La rappresentante del ricorrente ribadisce inoltre come la fun-
zionaria incaricata nel corso dell’audizione lo avrebbe interrotto in due oc-
casioni riguardo l’esposizione del primo rapimento, anche se le predette
interruzioni non sarebbero state supportate da un reale discostamento
dell’interessato dall’argomento trattato, ciò che avrebbe paradossalmente
contribuito al raggiungimento della vaghezza delle allegazioni dell’insor-
gente denotata dalla SEM nella decisione avversata. In merito poi alle di-
chiarazioni rese rispetto al secondo rapimento, l’interessato sottolinea dap-
prima come sarebbe stato picchiato, spogliato, derubato, come pure tortu-
rato alle parti intime e gli avrebbero richiesto dei soldi già nel van. Poiché
la descrizione di tali avvenimenti sarebbe risultata al ricorrente particolar-
mente gravosa, sarebbe verosimile che le emozioni abbiano influito sul suo
racconto portandolo ad inevitabili incongruenze. Peraltro, analizzando nel
complesso le sue allegazioni, esse apparirebbero al contrario di quanto
rimarcato dall’autorità inferiore nel provvedimento impugnato, sufficiente-
mente concrete, prive di contraddizioni e plausibili. In un passo successivo,
il ricorrente ritiene come la SEM non avrebbe correttamente esaminato il
rischio di violazione degli art. 3 CEDU (RS 0.101), art. 3 della Convenzione
conto la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, di seguito: Conv. tortura) e art. 33 della
Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di
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seguito: Conv. rifugiati), se il ricorrente dovesse rientrare in Sri Lanka. In-
vero egli rischierebbe al suo rientro di essere ingiustamente arrestato e
torturato per la sua attività (...), oltreché per essere espatriato ed aver do-
mandato asilo all’estero. Al riguardo la SEM avrebbe pure omesso di ana-
lizzare le implicazioni dell’attuale contesto politico sul suo profilo di rischio,
come pure se lo Stato d’origine possiederebbe sia la capacità che la vo-
lontà di offrire protezione all’interessato. Alla luce di tali elementi, l’insor-
gente ritiene come le sue dichiarazioni siano da giudicare verosimili e
chiede che gli atti vengano restituiti alla SEM per un nuovo esame delle
sue allegazioni dal profilo dell’art. 3 LAsi, segnatamente rispetto alla capa-
cità ed alla volontà di protezione delle autorità srilankesi, nel distretto di
B._ ed in relazione ai rapimenti, violenze e tentata estorsione di cui
sarebbe stato vittima il ricorrente. Ciò sarebbe peraltro da trattare nell’am-
bito di una procedura ampliata, essendo la procedura celere inadeguata
per la valutazione di un caso quale quello in oggetto.
6.
Risulta d’uopo evidenziare come, nella presente disamina, il ricorrente, per
mezzo della propria rappresentante legale, si sia limitato a presentare delle
conclusioni meramente cassatorie riguardo all’accertamento incompleto ed
inesatto dei fatti pertinenti da parte dell’autorità inferiore, senza tuttavia
proporre alcuna conclusione relativa al riconoscimento della qualità di rifu-
giato e/o alla concessione dell’asilo. Tuttavia il gravame è articolato in pre-
ponderanza su delle argomentazioni in rapporto alla verosimiglianza ed
alla rilevanza dei motivi d’asilo dell’insorgente (cfr. p.ti 12 e 13, pag. 6 segg.
del ricorso), e pertanto quest’ultimo dimostra con tali considerazioni di non
voler rinunciare di fatto totalmente agli aspetti materiali d’asilo. Pertanto il
Tribunale esaminerà nei considerandi successivi anche la verosimiglianza
e la rilevanza dei motivi d’asilo allegati dall’insorgente (cfr. infra consid. 8-
10).
7.
7.1 Occorre dapprima denotare come le censure formali sollevate dal ricor-
rente circa l’incompletezza dell’istruzione adempiuta dalla SEM, in partico-
lare rispetto all’analisi delle sue allegazioni dal profilo dell’art. 3 LAsi e della
capacità e volontà di protezione delle autorità srilankesi nel suo caso spe-
cifico, nonché dell’inadeguatezza della trattazione del presente caso nella
procedura celere invece che in quella ampliata, vanno trattate d’ingresso,
in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione avversata.
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Pagina 8
7.2
7.2.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-
bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una
violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica
retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale
resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-
luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
7.2.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008,
n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di
applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/
BABEY in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG,
2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la deci-
sione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presumono
veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di inda-
gini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29
ad art. 12 PA). Onde circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio
nel corso del procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione
delle risultanze probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1;
DTAF 2008/24 consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circo-
stanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una
propria convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del
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Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 con-
sid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).
7.2.3 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango fondamen-
tale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confe-
derazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), comprende il diritto
per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti
rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi
esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla
decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; art. 26 e
seg. PA).
7.2.4 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità
di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere
ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventual-
mente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso,
se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr.
DTF 139 V 496 consid. 5.1; 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale
D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del 20 mag-
gio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-
ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr.
DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessa-
rio che menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua
decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata
impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 con-
sid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1;
sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 con-
sid. 3.4.2).
7.3
7.3.1 Nella presente disamina, innanzitutto il Tribunale rileva che nel corso
dell’audizione federale, il ricorrente ha potuto essere sentito diffusamente
sui suoi motivi d’asilo e né nel suo parere, né men che meno nel suo gra-
vame, il ricorrente ha presentato ulteriori elementi che già non fossero pre-
senti nella prima. A tal proposito, la tesi evidenziata nel ricorso che l’inte-
ressato sarebbe stato interrotto inopportunamente due volte da parte
dell’auditrice, ciò che avrebbe contribuito a rendere le sue risposte incom-
plete, non può essere in alcun modo seguita. Invero, appare limpidamente
dai quesiti reiterati postigli dalla funzionaria incaricata della SEM rispetto a
quanto sarebbe successo nel corso del primo rapimento (cfr. verbale 2,
D11 e D12, pag. 5), che allorché egli è stato interrotto, lui stava esulando
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dal quesito posto dall’interrogante, essendo che stava proseguendo rac-
contando di quando avrebbe incontrato “un signore”, ovvero a conclusione
del rapimento e di quanto veniva chiesto. Non può quindi essere accolta la
censura in tal senso in merito all’agire della SEM. Egli ha peraltro avuto
l’occasione, anche successivamente, di raccontare in modo dettagliato gli
accadimenti che sarebbero occorsi durante tale primo rapimento (cfr. ver-
bale 2, D13 segg., pag. 5 segg.), e quindi di presentare degli eventuali ele-
menti aggiuntivi al suo narrato. Per quanto poi a ragione la rappresentante
legale dell’insorgente sottolinei come la valutazione della verosimiglianza
delle allegazioni vada effettuata nell’ambito di quanto disposto dall’art. 7
LAsi, e non invece sull’approccio basato sulla psicologia della testimo-
nianza, valido in ambito penale ma non in materia d’asilo, appare in ma-
niera chiara dall’argomentazione presentata dalla SEM – a prescindere
quindi dai riferimenti giurisprudenziali alla predetta teoria (cfr. p.to II/pag. 4
della decisione impugnata) – che la sua valutazione delle allegazioni
dell’insorgente si sia basata rettamente sul disposto di cui all’art. 7 LAsi ed
i criteri applicabili in materia. Ciò che invero traspare dal gravame rispetto
alla valutazione adempiuta dall’autorità inferiore, è che il ricorrente contesti
in realtà l’apprezzamento giuridico della situazione effettuato dall’istanza
inferiore, ciò che però non risulta essere una questione formale da trattare
preliminarmente, bensì attiene al merito della questione, e verrà quindi
esposta dappresso (cfr. infra consid. 8). Per quanto poi concerne il fatto
che la SEM avrebbe dovuto valutare la capacità e la volontà di protezione
delle autorità srilankesi nel caso specifico, avendo l’autorità inferiore rite-
nuto a ragione, come si vedrà nei considerandi seguenti, inverosimili e non
pertinenti gli eventi che avrebbero condotto l’insorgente all’espatrio (cfr. in-
fra consid. 8-10), un tale esame non risultava essere in alcun modo neces-
sario.
7.3.2
7.3.2.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente lamenta l’evenienza che la
SEM avrebbe omesso, a torto, nella valutazione esposta nella decisione
avversata di analizzare il profilo di rischio dell’insorgente in caso di rientro
in Sri Lanka. Appare invero nella querelata decisione, che l’autorità infe-
riore, dopo averli valutati come inverosimili ha ritenuto di potersi esimere
dall’esaminare se i fatti addotti fossero rilevanti in materia d’asilo. Il Tribu-
nale, pur osservando come rilevanza e verosimiglianza sono condizioni cu-
mulative per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione
dell’asilo, e che quindi se i motivi addotti non danno titolo ad ottenere la
protezione internazionale richiesta, non vi sarebbe necessità alcuna, ai fini
dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro rilevanza in ma-
teria d’asilo. Tuttavia, per quanto concerne la situazione di richiedenti l’asilo
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Pagina 11
srilankesi, secondo la sentenza di riferimento E-1866/2015 del 15 lu-
glio 2016 (cfr. consid. 6, 8 e 9), anche nel caso in cui i motivi d’asilo siano
ritenuti inverosimili, occorre esaminare se il ricorrente possa vedersi rico-
noscere la qualità di rifugiato, per dei motivi insorti dopo la fuga. Nella
stessa sentenza di riferimento testé referenziata, il Tribunale ha analizzato
la problematica del rischio, per i richiedenti tamil che rientrano in Sri Lanka,
di essere l’oggetto di controlli accresciuti da parte delle autorità, se non
persino di seri pregiudizi, sulla base di sospetti di legami con l’opposizione
e segnatamente con il movimento delle LTTE, del quale le autorità temono
sempre una rinascita. In tale sentenza il Tribunale ha esposto determinati
fattori di rischio detti “forti”, i quali sono di per sé soli suscettibili di fondare
un timore di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo – l’iscri-
zione nella “Stop List” (cfr. consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2); l’esistenza di le-
gami presunti o avverati con le LTTE, attuali o passati, per quanto la per-
sona sia sospettata, dal punto di vista delle autorità srilankesi, di voler riav-
viare il conflitto etnico nel Paese (cfr. consid. 8.4.1 e 8.5.3); nonché un im-
pegno politico particolare in esilio contro il regime srilankese (cfr. con-
sid. 8.4.2 e 8.5.4). Il Tribunale ha anche descritto dei fattori di rischio co-
siddetti “deboli”, ovvero quelli che non sono sufficienti presi singolarmente
ed a sé stanti, per fondare un timore di persecuzione rilevante ai sensi
dell’asilo. Rientrano in quest’ultima categoria: il ritorno in Sri Lanka senza
alcun documento d’identità valido ed il rinvio forzato o il rimpatrio per l’in-
termediazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (cfr. ibi-
dem, consid. 8.4.4); nonché la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo del
richiedente asilo (cfr. ibidem, consid. 8.4.5). Tuttavia questi ultimi, combi-
nati con dei fattori di rischio forti, sono di natura da aumentare il pericolo
incorso dal richiedente asilo di essere interrogato e controllato al suo ri-
torno in Sri Lanka. Inoltre, secondo il caso di specie, i fattori di rischio deboli
possono essere pure tra loro combinati ed avverarsi determinanti per far
ritenere un timore fondato di persecuzione (cfr. sentenza E-1866/2015 suc-
citata consid. 8.5.5). Tali fattori di rischio devono quindi essere apprezzati
in rapporto con tutti gli elementi del dossier, per determinare se siano o
meno di natura a conferire un profilo di rischio all’interessato (cfr. sentenza
del Tribunale E-807/2018 del 24 gennaio 2020 consid. 6.1.1). In tali fatti-
specie, occorrerà esaminare in particolare se i fattori di rischio concreti,
invocati e resi verosimili, siano suscettibili di fondare un timore di persecu-
zione in caso di ritorno. Tale esame si baserà su dei motivi posteriori alla
fuga, ma tenendo conto di fattori di rischio che esistevano già prima della
partenza.
7.3.3 Ora, dalla decisione avversata, non appare che un esame degli even-
tuali fattori di rischio presenti all’incarto sia stato adempiuto dall’autorità
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Pagina 12
inferiore nella presente fattispecie, in rispetto alla giurisprudenza del Tribu-
nale succitata, che per quanto non pertinenti per la concessione dell’asilo,
potrebbero entrare in linea di conto per valutare se il ricorrente sia esposto
ad un pericolo nel caso di ritorno nel Paese d’origine. Tuttavia, nell’argo-
mentazione della SEM, si rileva come la stessa abbia perlomeno ritenuto
come le problematiche occorse in patria all’insorgente non soltanto fossero
inverosimili, ma neppure pertinenti (cfr. p.to II, pag. 6 ab initio). Tale moti-
vazione, anche se non appare iscriversi per la sua brevità e laconicità nei
criteri testé citati della giurisprudenza del Tribunale, e quindi in tal senso,
si ravvisi da parte dell’autorità inferiore una lacuna nella motivazione della
decisione impugnata – e quindi di convesso pure una violazione del diritto
di essere sentito della parte – e non risponderebbe neppure alle esigenze
dell’obbligo di accertare i fatti rilevanti in modo completo da parte dell’au-
torità inferiore. Tuttavia, tale carenza di motivazione della decisione impu-
gnata non conduce, in casu, alla cassazione della medesima da parte del
Tribunale. Invero, d’un canto l’insorgente ha potuto impugnare, con piena
conoscenza di causa la decisione avversata e d’altro canto, per quanto
attiene la rilevanza degli asserti dell’insorgente, il Tribunale dispone di
pieno potere di apprezzamento in materia. Altresì, per i motivi che si ve-
dranno dappresso, tali elementi non risultano essere determinanti nel caso
di specie (cfr. infra consid. 11). Si ritiene pertanto che, anche venisse con-
statata una violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente, a causa
di una motivazione lacunosa della decisione della SEM, la stessa sarebbe
stata sanata in questa sede. Ne consegue che il Tribunale, anche per mo-
tivi di economia procedurale, ritiene di non dover annullare il provvedi-
mento impugnato unicamente per il fatto che la SEM, senza peraltro alcuna
indicazione né nelle asserzioni dell’insorgente contenute nel verbale d’au-
dizione sui motivi d’asilo né nel gravame di un profilo di rischio particolare
(cfr. infra consid. 11), abbia omesso di effettuare una valutazione completa
sotto tale profilo nella decisione impugnata. Gli ulteriori aspetti sollevati nel
ricorso dall’insorgente, ovvero il fatto che egli tema di essere arrestato e
torturato al momento del suo rientro in Sri Lanka, come pure del contesto
politico srilankese, risultano essere stati valutati nell’ambito dell’ammissibi-
lità e dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento nella decisione av-
versata (cfr p.to III/1 e p.to III/2, pag. 8 della decisione impugnata). Peraltro,
a differenza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, egli non ha
mai dichiarato nel corso delle sue audizioni né con il parere che, per le sue
attività (...), egli tema di essere arrestato e torturato da parte delle autorità
srilankesi al momento del suo rientro in patria, avendo ricondotto le sue
problematiche unicamente a terze persone e per lo più asserito di non aver
mai riscontrato problematiche né con la polizia, né con i militari o con terze
persone (cfr. verbale 2, D58 seg., pag. 10), ed affermato pure di aver potuto
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presentare una denuncia dopo il secondo rapimento (cfr. verbale 2, D9,
pag. 4), ciò che risulta in antitesi con quanto allegato invece nel gravame
dall’insorgente (cfr. p.to 9, pag. 4 e p.to 14, pag. 12 del ricorso). Neppure
ha citato delle problematiche riferibili al contesto politico previgente in Sri
Lanka, che sarebbero atte a sostanziare un suo profilo di rischio partico-
lare, né nelle sue allegazioni, come neppure ne ha apportato di concrete
nel suo gravame (cfr. anche su tale aspetto infra consid. 11). Non si vede
quindi come la SEM avrebbe dovuto esaminare e valutare degli elementi
che non risultavano in alcun modo dalle asserzioni dell’insorgente. Da ul-
timo, vista la conclusione d’inverosimiglianza dei motivi addotti dall’insor-
gente a fondamento del suo espatrio a cui è giunta l’autorità inferiore, il
fatto che la SEM abbia valutato l’esecuzione dell’allontanamento del me-
desimo come ammissibile ed esigibile, a differenza di quanto sostenuto dal
ricorrente nel gravame, non deriva da una valutazione della SEM fondata
su fatti erronei (cfr. p.to 14, pag. 12 del ricorso), bensì su un diverso ap-
prezzamento degli asserti dell’insorgente che attiene al merito della que-
stione e non ad un aspetto formale, e come tale verrà trattato dappresso
(cfr. infra consid. 13 segg.).
7.3.4 Alla luce di quanto sopra, non risulta che la SEM, con la decisione
impugnata, sia venuta meno al suo obbligo di stabilire in maniera corretta
e completa i fatti giuridicamente rilevanti, a parte quanto sopra rilevato an-
che in merito alla lacuna nella motivazione della decisione avversata (cfr.
supra consid. 7.3.3). In tal senso, neppure si può seguire l’argomentazione
del ricorrente inerente il fatto che la sua domanda d’asilo sarebbe dovuta
essere trattata in procedura ampliata (circa la questione dello smistamento
tra procedura celere [art. 26c LAsi] e procedura ampliata [art. 26d LAsi], si
rinvia per maggiori dettagli alla sentenza di principio del Tribunale
E-6713/2019 del 9 giugno 2020, pubblicata parzialmente nella
DTAF 2020 VI/5 consid. 7-10) piuttosto che in quella celere, in quanto al
momento dell’emissione della decisione avversata, l’autorità inferiore di-
sponeva di tutti gli elementi giuridicamente rilevanti per esprimersi in merito
alla presente causa. Le censure, sono quindi in tal senso da respingere ed
il provvedimento impugnato viene invece confermato.
8.
8.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che,
nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a
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Pagina 14
causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-
nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato
timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano se-
gnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della
libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insop-
portabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
8.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti
allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili
e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili
di molteplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di
una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non
possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì ne-
cessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare,
quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati
(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in
maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-
cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra
scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-
zione. Non è in ogni caso indispensabile che le allegazioni del richiedente
l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’au-
torità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune afferma-
zioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in
preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti,
ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare,
da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella
fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
8.3 In specie il Tribunale constata come, anche volendo considerare le giu-
stificazioni addotte nell’ambito della presente procedura ricorsuale, le alle-
gazioni dell’insorgente lascino effettivamente sorgere legittimi dubbi
quanto alla credibilità dei due eventi narrati che lo avrebbero condotto
all’espatrio, in quanto caratterizzate da riferimenti incoerenti, generici e
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Pagina 15
poco persuasivi proprio sui presunti contatti avuti con dei gruppi di persone
alla base del timore del ricorrente di subire persecuzioni.
8.3.1 Innanzitutto, incoerente appare la descrizione della dinamica del
primo rapimento che sarebbe occorso il (...). Invero dall’esposto libero, si
evince che questi sarebbe stato picchiato e che gli avrebbero bendato gli
occhi soltanto allorché lo avrebbero portato “in un luogo” (cfr. verbale 2,
D6, pag. 3), dinamica che è in seguito stata pure ribadita (cfr. verbale 2,
D11 seg., pag. 5); salvo poi, senza alcuna spiegazione, ricondurre invece
le percosse ed il bendaggio sugli occhi, già all’interno del van, dopo che lo
avrebbero fatto salire sullo stesso (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 5). Tali
versioni rese, su dei punti chiave del suo racconto, risultano essere forte-
mente incoerenti, ed in alcun modo spiegabili con quanto affermato dall’in-
sorgente nel gravame, dove ha unicamente ribadito di essere stato pic-
chiato sia all’interno del van che della casa, senza tuttavia apportare alcun
elemento concreto atto ad appianare la divergenza di tali suoi asserti. An-
che l’evenienza della frattura del (...), risulta essere poco credibile, proprio
poiché, come a ragione denotato dall’autorità inferiore nella decisione im-
pugnata, se in un primo momento egli ha citato nel suo racconto spontaneo
tale circostanza ed il fatto che in seguito avrebbe dovuto farsi medicare
come pure che sarebbe rimasto a casa per (...) prima di riprendere a lavo-
rare; successivamente egli non ne ha più fatto alcuna menzione, allorché
gli è stata offerta più volte la possibilità di raccontare nel dettaglio come si
sarebbero svolti i fatti (cfr. verbale 2, D11 segg., pag. 5 seg.). Soltanto di
seguito, ma su preciso quesito della funzionaria incaricata della SEM, egli
ha confermato tale evenienza, con una risposta lapidaria (cfr. verbale 2,
D26, pag. 6: “Sì, si è rotto mentre mi picchiavano”) senza tuttavia dare al-
cuna spiegazione del perché non avesse più addotto tale circostanza. An-
che con il gravame, il ricorrente ribadisce quanto precede, attardandosi sui
particolari che lui avrebbe reso nel racconto spontaneo, senza però di fatto
neanche in tale contesto offrire una spiegazione dell’incoerenza del suo
narrato su tale evenienza di una certa importanza, e pertanto non arrivando
a delucidarla in modo credibile. Appare inoltre poco plausibile che d’un
canto egli abbia potuto vedere che la casa dove si sarebbe trovato era
vicino a dei (...), anzi addirittura riferendo che assomigliava un po’ al suo
(...) (cfr. verbale 2, D24, pag. 6); e d’altro canto invece asserendo che non
avrebbe visto né i volti dei suoi rapitori, né ha descritto ulteriori dettagli
riguardo ai medesimi, lasciando intendere fosse bendato (cfr. verbale 2, D6
seg., pag. 2; D11 segg., pag. 6).
Anche la dinamica descritta del secondo rapimento, che si sarebbe invece
svolto il (...), non risulta essere maggiormente coerente nella narrazione
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Pagina 16
del primo evento. Ciò in quanto dapprima egli ha ricondotto il bendaggio
agli occhi, come pure le torture subite e la richiesta di denaro, soltanto a
dopo che sarebbe giunto in “una vecchia casa” (cfr. verbale 2, D6, pag. 3
seg.); mentre che in un secondo momento dell’audizione, senza alcuna
spiegazione plausibile, ha reso una versione non combaciante affermando
invece che già all’interno del veicolo gli avrebbero bendato subito gli occhi,
gli avrebbero chiesto il denaro e cominciato a torturarlo (cfr. verbale 2, D28
segg., pag. 7), senza tuttavia neppure accennare – anzi negando fosse
successo altro rispetto a quanto descritto (cfr. verbale 2, D34, pag. 7) – alle
torture che avrebbe subito all’interno della casa (cfr. verbale 2, D32 segg.,
pag. 7) come invece precedentemente descritto. Sorprendentemente però,
dopo che la funzionaria interrogante l’ha questionato circa la suddetta di-
screpanza, egli ha reso una terza versione di tale circostanza, asserendo
che sarebbe stato torturato sia nel veicolo che nella casa, ma senza fornire
alcuna spiegazione intelligibile circa la contraddizione (cfr. verbale 2, D35
segg., pag. 7 seg.). Anche con il gravame il ricorrente non ha offerto nes-
sun ulteriore elemento per chiarire la stessa, limitandosi unicamente a ri-
badire che le torture alle parti intime le avrebbe subite sia nella vettura che
nella vecchia abitazione. Pur volendo considerare con il massimo zelo il
fatto che per il ricorrente rivivere tali episodi potesse risultare difficile e non
privo di emozioni, visto anche il tempo trascorso dagli eventi e l’importanza
di tali circostanze rispetto ai motivi di fuga, era non di meno lecito attendersi
dall’insorgente una coerenza generale nell’esposizione dei medesimi. Per
di più, dal verbale d’audizione non traspare alcuna particolare emozione o
difficoltà nel raccontare tali circostanze, che il ricorrente avrebbe palesato.
Appare inoltre quanto mai singolare e contraddittoria l’evenienza secondo
la quale il ricorrente, interrogato circa il suo ultimo giorno di lavoro, ha in
primo luogo asserito non ricordarsene esattamente (cfr. verbale 2, D44,
pag. 8), per poi affermare che dopo (...) non avrebbe più lavorato (cfr. ver-
bale 2, D45, pag. 8); salvo poi in secondo luogo, e soltanto dopo che l’in-
terrogante ha esplicitato quanto da lui addotto, asserire invece che dopo la
denuncia in polizia avvenuta l’(...), non avrebbe più lavorato (cfr. verbale
2, D46 segg., pag. 8 seg.). Invero, stupisce la circostanza che, malgrado il
ricorrente abbia riferito senza problemi della data della denuncia (cfr. ver-
bale 2, D41, pag. 8), se effettivamente non avesse più lavorato dopo la
stessa, non abbia fornito già nelle sue prime dichiarazioni in merito una
data esatta di quando avrebbe compiuto la sua ultima giornata lavorativa
(cfr. verbale 2, D44 segg., pag. 8), anzi dichiarando un periodo non com-
baciante (cfr. verbale 2, D45, pag. 8).
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Pagina 17
8.3.2 Proseguendo nell’analisi, pur riconoscendo che l’insorgente abbia ri-
ferito di determinati elementi, segnatamente della data in cui gli stessi epi-
sodi si sarebbero svolti, il tempo di prigionia che egli avrebbe subito, o an-
cora che gli avrebbero fratturato il (...) durante il primo rapimento e sottratto
la (...), l’(...) e le (...) che egli aveva in tasca nel secondo episodio; tuttavia
la descrizione complessiva degli interi avvenimenti, non contengono un
certo numero di indicatori che diano l’impressione di un vissuto personale
di tali circostanze così come da lui narrate. Invero, nonostante le precise
richieste di delucidazioni quo a quanto sarebbe successo dal momento in
cui lo avrebbero fatto salire sul veicolo sino a quando lo avrebbero rila-
sciato sia durante il primo rapimento che nel secondo, il ricorrente ha so-
stanzialmente e brevemente ripreso alcuni elementi già narrati nel corso
del racconto spontaneo, senza tuttavia aggiungere maggiori dettagli allo
stesso (cfr. verbale 2, D11 segg., pag. 5 segg.), anzi addirittura contraddi-
cendosi e non riportando più alcuni particolari in precedenza narrati (cfr.
supra consid. 8.3.1). Nel racconto nulla è specificato ad esempio di come
si sarebbe ritrovato sul van e di una descrizione delle persone che lo avreb-
bero rapito, salvo per il primo episodio asserire che il veicolo si sarebbe
fermato, delle persone lo avrebbero questionato su dove stesse andando,
e gli avrebbero detto di salire rispettivamente fatto salire (cfr. verbale 2, D6,
pag. 2; D11 segg., pag. 5); e nel secondo evento, che un gruppo di persone
giunto a bordo di un veicolo lo avrebbe fatto salire (cfr. verbale 2, D6,
pag. 3; D27, pag. 6), che si trattava di un gruppo che (...), ma che tali “(...)
persone” sarebbero state tutte con il volto coperto, e che il veicolo sarebbe
stato (...) (cfr. verbale 2, D9, pag. 4). Neppure ulteriori dettagli sono stati
dati dall’insorgente circa le percosse che avrebbe subito in entrambe le
circostanze, asserendo soltanto di essere stato picchiato, o ancora ri-
guardo al posto in cui sarebbe stato trattenuto, descrivendo unicamente
trattarsi in entrambe le evenienze di una casa (cfr. verbale 2, D11 e D12,
pag. 5; D20, pag. 6; D24 seg., pag. 6; D32 seg., pag. 7); o vecchia casa
(cfr. verbale 2, D6, pag. 3) – per il secondo episodio si sarebbe trovata
vicino ad un (...) (cfr. verbale 2, D24, pag. 6) – dettagli propinati che ap-
paiono essere del tutto stereotipati e per nulla convincenti di un’esperienza
realmente vissuta. Stupisce inoltre come, seppure egli avrebbe ricevuto
delle minacce, anche di morte, da parte degli individui nel secondo rapi-
mento se non avesse ottemperato al pagamento della somma richiesta di
lì a (...) giorni (cfr. verbale 2, D27 seg., pag. 6), non ha mai riferito il luogo
o il modo in cui avrebbe dovuto consegnare il denaro, neppure allorché
avrebbe depositato la denuncia in polizia (cfr. verbale 2, D9, pag. 4), man-
canza di un aspetto che appare particolarmente importante per i motivi
d’asilo dell’insorgente, in quanto è a seguito di tale tentata estorsione che
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Pagina 18
egli avrebbe deciso di darsi alla fuga e che temerebbe delle ripercussioni
nel caso di un suo rientro in Sri Lanka (cfr. verbale 2, D77, pag. 11).
8.3.3 Visto quanto precede, l’insieme delle dichiarazioni dell’insorgente
che lo avrebbero condotto all’espatrio, non risultano essere verosimili ai
sensi dell’art. 7 LAsi.
9.
A titolo meramente abbondanziale, e per buona pace del ricorrente, anche
si ritenessero le allegazioni dell’insorgente verosimili, neppure dal profilo
della rilevanza (art. 3 LAsi) i suoi asserti appaiono essere pertinenti ai sensi
dell’asilo. Per quanto concerne il primo rapimento, essendo che il ricorrente
non appare dalle sue dichiarazioni aver subito alcuna ripercussione di
sorta, ed anzi avrebbe ripreso a lavorare indisturbato per circa (...) anni
dopo il medesimo, il nesso di causalità materiale tra il medesimo evento ed
il timore di essere perseguitato in patria e l’espatrio conseguente, difetta,
in quanto quest’ultimo non risulta essere stato ingenerato da tale avveni-
mento (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 129 e, a ti-
tolo esemplificativo, la sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicem-
bre 2017 consid. 8.4.1). Anche dopo il secondo rapimento, malgrado il ri-
corrente abbia asserito di essersi nascosto presso degli amici, fino al suo
espatrio, avvenuto a distanza di ben (...) dallo stesso, egli non risulta es-
sere mai stato ricercato dall’asserito gruppo criminale che lo avrebbe rapito
e minacciato di ripercussioni se non avesse loro consegnato il denaro ri-
chiesto, neppure dopo il suo espatrio. Pertanto, il timore per il ricorrente –
almeno dal profilo oggettivo – di essere esposto a dei seri pregiudizi in un
futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, già al momento del suo
espatrio non appariva più in alcun modo essere attuale e concreto, es-
sendo rammentato in tale contesto come degli indizi che indicano minacce
di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno
lontano, non risultano sufficienti ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2010/57 con-
sid. 2.5 con rinvii). Non da ultimo, appare inoltre che i motivi addotti dall’in-
sorgente non siano riconducibili ad uno dei motivi elencati esaustivamente
all’art. 3 LAsi, ma derivanti secondo i suoi asserti da problematiche di con-
correnza sul lavoro (cfr. verbale 2, D9, pag. 4; D22, pag. 6), risultando per-
tanto irrilevanti in materia d’asilo. Per di più, trattandosi di un rischio di
esposizione ad atti pregiudizievoli emananti da terzi e non da entità statali,
occorrerebbe ancora, perché il gravame meriti accoglimento, che il ricor-
rente non sia in misura di ottenere un’appropriata protezione in patria (cfr.
DTAF 2008/4 e DTAF 2011/51), ciò che il ricorrente non ha dimostrato in
alcun modo con i suoi asserti ricorsuali, anzi dalle affermazioni da lui rese
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Pagina 19
in corso d’audizione, risulta come le autorità srilankesi, nell’unica eve-
nienza in cui egli si è rivolto alla polizia, abbiano dimostrato la loro volontà
di proteggerlo e di poter offrire l’aiuto richiesto (cfr. verbale 2, D9, pag. 4).
10.
Alla luce di tutto quanto precede, sia del profilo della verosimiglianza (art. 7
LAsi) che della rilevanza (art. 3 LAsi), il ricorso in materia di concessione
dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va in merito a tali punti
in questione confermata.
11.
11.1 L’insorgente non può neppure vedersi riconoscere la qualità di rifu-
giato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei motivi insorti dopo
la fuga. Difatti, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri
Lanka, il ricorrente non risulta aver mai interessato la giustizia srilankese
ed ha dichiarato di non avere mai avuto problematiche con le autorità del
suo paese d’origine (cfr. verbale 2, D58, pag. 10), ciò che esclude che egli
possa essere stato registrato nella “Stop List” dalle autorità srilankesi (cfr.
sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.3 e con-
sid. 8.5.2). Egli non appare nemmeno essere una persona suscettibile di
essere considerata dalle autorità srilankesi come dotata di una volontà e di
una capacità di ravvivare il conflitto etnico in Sri Lanka (cfr. sentenze del
Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; E-350/2017 del 3 otto-
bre 2018 consid. 4.3), non avendo in particolare narrato di attività politiche
da lui svolte o di una sua appartenenza alle LTTE. In buona sostanza, non
appare che l’insorgente possa essere percepito come una minaccia per
l’unità e la coesione nazionale (cfr. anche in merito la sentenza del Tribu-
nale E-350/2017 consid. 4.4). Le sole evenienze di essere di etnia tamil, di
aver lasciato il suo paese d’origine, come pure di aver introdotto una do-
manda d’asilo all’estero, la durata del suo soggiorno all’estero, nonché la
sua provenienza dalla Provincia (...) e la sua età anagrafica (cfr. sentenza
E-1866/2015 consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leg-
geri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i
sospetti delle autorità srilankesi (cfr. anche a tal proposito fra le tante la
sentenza del Tribunale E-2941/2019 del 3 novembre 2021 consid. 6.4).
Tali fattori confermano tutt’al più che egli possa essere interrogato dalle
predette al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di
rappresaglie da parte delle stesse (cfr. la sentenza E-1866/2015 precitata
consid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale
E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubbli-
cata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esemplificativo le
sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2, D-4791/2020 del
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Pagina 20
19 ottobre 2020 consid. 7.1). Ciò non permette quindi di riconoscere, in
casu, il rischio di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi in caso di
ritorno in patria dell’insorgente. Anche la circostanza allegata da quest’ul-
timo di avere dei segni sulla schiena che attesterebbero delle percosse che
lui avrebbe ricevuto (cfr. verbale 2, D77, pag. 11 e atto SEM n. 23/5,
pag. 4), peraltro evenienza mai concretizzata dal ricorrente non avendo se-
gnatamente mai presentato della documentazione medica a supporto, non
è di per sé sola, né in una valutazione globale con gli elementi sopra citati,
atta a mutare la conclusione testé esposta. Non sono infine ravvisabili ul-
teriori elementi all’incarto, o apportati con il gravame, che rendano verosi-
mile che l’insorgente possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a
causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e
che egli debba pertanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in ma-
teria d’asilo (cfr. anche in tal senso la sentenza del Tribunale E-6312/2019
del 5 agosto 2021 consid. 5.2.2).
11.2 Riassumendo, ne discende che il ricorrente non può pertanto preva-
lersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo avvenire e
secondo un’elevata probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga. Per-
tanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è da
confermare il giudizio negativo esposto nella decisione impugnata.
12.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44
LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-
tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
13.
13.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (RS 142.20, LStrI), giusta il quale l’ese-
cuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM
dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
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13.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-
coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per le meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-
colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento in cui si sta-
tuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
14.
Nel provvedimento querelato, la SEM ha ritenuto in sunto l’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile – non essendo in
particolare ravvisabili né dalle dichiarazioni né dagli atti degli indizi che fac-
ciano ritenere come un rientro nel suo Paese d’origine potrebbe esporlo ad
un’elevata probabilità di subire una pena o un trattamento vietati dalle di-
sposizioni di diritto internazionale referenziate – ragionevolmente esigibile
sia dal profilo della situazione del Paese d’origine che personale, come
pure possibile.
Nella propria impugnativa, secondo il senso, il ricorrente contesta anche
tale valutazione dal profilo dell’ammissibilità e dell’esigibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento. In primo luogo ritiene come proprio perché egli
sarebbe entrato nel mirino di bande criminali, temerebbe per la sua vita ed
incolumità in caso di un suo rientro in Sri Lanka. Inoltre, sarebbe proprio
l’attività nel (...) che gli avrebbe causato i problemi che lo avrebbero spinto
a lasciare il suo Paese d’origine. Egli sarebbe pertanto sprovvisto della sua
attività lavorativa, e non saprebbe neppure al momento chi si stia occu-
pando del suo (...).
15.
15.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce
nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto
internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in par-
ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. L’applicazione di tali disposi-
zioni presuppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per rite-
nere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà
allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni
la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr.
DTAF 2008/34 consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commis-
sione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e
GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).
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15.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva come il ricorrente non è riuscito
a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere espo-
sto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni inve-
rosimili ed irrilevanti. Pertanto, l’art. 5 cpv. 1 LAsi, non trova applicazione
nella sua fattispecie. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono
ravvisabili né agli atti né men che meno apportati con il gravame degli ele-
menti che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che
l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vie-
tati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, o ancora dall’art. 33 Conv.
rifugiati. In particolare, egli non ha stabilito di avere un profilo di una per-
sona che possa concretamente interessare le autorità srilankesi, né a for-
tiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto
in patria, ad un trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della
Corte EDU [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008,
37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti).
15.3 Per il resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile l’esecu-
zione dell’allontanamento dell’insorgente. La stessa CorteEDU ha affron-
tato ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa
presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati
da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. sentenze della CorteEDU,
R.J. contro Francia, del 19 settembre 2013, 10466/11; E.G. contro Gran
Bretagna, del 31 maggio 2011, 41178/08; T.N. contro Danimarca, del
20 gennaio 2011, 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011,
54705/08). Inoltre, la recente evoluzione congiunturale susseguente
all’elezione alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa – al quale il ricorrente
fa pure riferimento nel suo ricorso (cfr. p.to 13, pag. 11) – non permette di
ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di patire
atti pregiudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giu-
gno 2020 consid. 6.1). Altresì, né dal gravame, né dagli atti, risultano ele-
menti per ritenere che lo stato valetudinario del ricorrente, sufficientemente
acclarato in sede di prima istanza, risulti ostativo all’ammissibilità dell’ese-
cuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. sentenze della CorteEDU
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche
DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2 e DTAF 2011/9 consid. 7.1).
15.4 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri
Lanka, sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi.
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16.
16.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-
gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo
straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-
zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-
dica.
16.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la
violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qua-
lità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono
da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa
vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento com-
porterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero
più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con
ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabil-
mente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una
degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla
morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordi-
naria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi,
di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concre-
tizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la
decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umani-
tari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione
nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr.
DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
16.3 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una si-
tuazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’in-
sieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza
di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 13.1). In particolare, l’ese-
cuzione dell’allontanamento risulta ragionevolmente esigibile in tutta la pro-
vincia (...) – dal quale il ricorrente proviene essendo originario di
B._ – ad eccezione della regione di D._ (per quest’ultima
regione cfr. la sentenza di riferimento del Tribunale D-3619/2016 del 16 ot-
tobre 2017, in particolare consid. 9.5), qualora i criteri individuali di esigibi-
lità siano dati, ovvero segnatamente: l’esistenza di una solida rete familiare
o sociale, così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di prospet-
tive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari (cfr. sentenza
E-1866/2015 consid. 13.3.3). Inoltre, malgrado gli avvicendamenti politici e
sociali intervenuti più recentemente in Sri Lanka, anche rispetto al quesito
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inerente l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in partico-
lare di etnia tamil, l’analisi già effettuata dal Tribunale nella sua sentenza
di riferimento E-1866/2015 succitata, risulta essere tutt’ora attuale, e ciò
anche successivamente alle elezioni parlamentari del 5 agosto 2020 (cfr.
tra le altre la sentenza del Tribunale D-5610/2017 del 25 novembre 2021
consid. 9.3.1 con ulteriori riferimenti citati).
16.4 All’occorrenza, non sono ravvisabili all’incarto neppure dei motivi indi-
viduali che renderebbero inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento
dell’insorgente. In primo luogo, dal profilo dello stato di salute dell’insor-
gente, il medesimo nel corso dell’audizione federale ha allegato di soffrire
unicamente di un po’ di mal di testa poiché non avrebbe dormito bene, ma
ha negato di soffrire di problemi di salute particolari (cfr. verbale 2, D4 seg.,
pag. 2). Non si ritrovano più quindi nelle sue affermazioni quanto dichiarato
dal medesimo nel corso del colloquio Dublino, ovvero che soffrirebbe di
vene varicose che gli causerebbero dolenze alla gamba destra da un anno,
come pure, sempre da un anno, di allergie alimentari che gli occasionereb-
bero dei rigonfiamenti alla gamba sinistra (cfr. atto SEM n. 15/2). Tali ultime
problematiche di salute, si possono quindi ritenere guarite, o comunque
anche non lo fossero non rappresenterebbero un ostacolo per l’allontana-
mento dell’insorgente, in quanto non lo esporrebbero ad una degradazione
rapida del suo stato di salute al punto da condurlo in maniera certa alla
messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-
vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 8.3 e relativi riferimenti). Ciò in quanto egli stesso ha riferito di aver
ricevuto le necessarie cure in Sri Lanka in passato, e non v’è alcun indizio
che faccia presagire che non ne riceverebbe anche in futuro, in caso di
bisogno. Per il resto, si può senz’altro rinviare alle considerazioni contenute
nella decisione avversata (cfr. p.to III/2, pag. 8 seg. della decisione impu-
gnata), che risultano essere da questo profilo sufficientemente complete e
corrette (cfr. anche supra consid. 7.3.3). Invero, le sole evenienze che il
ricorrente non beneficerebbe più della sua attività lucrativa né saprebbe chi
si occuperebbe del suo (...), come allegato nel ricorso, non sono di per sé
degli elementi che rendano inesigibile il suo allontanamento, in quanto egli
non dimostra né rende per lo meno verosimile che per questi motivi egli si
ritroverebbe al suo ritorno in Sri Lanka in una situazione di minaccia esi-
stenziale, potendo segnatamente beneficiare di una rete famigliare e so-
ciale, sulla quale far capo, in caso di necessità, nel contesto di un reinseri-
mento. Si rammenta inoltre in tale ambito come le autorità di asilo possano
esigere al momento dell’esecuzione dell’allontanamento un certo sforzo da
parte di persone la quale età e stato di salute permetta loro, in caso di
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rientro, di sormontare le difficoltà iniziali per trovarsi un alloggio ed un la-
voro che assicuri loro un minimo vitale (cfr. in particolare DTAF 2010/41
consid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2140/2018 del 18 agosto 2021
consid. 12.5). Per il resto, avendo già ritenuto inverosimili ed irrilevanti i
motivi d’asilo dell’insorgente, non si entrerà ulteriormente in merito a
quanto sollevato nel gravame sotto tale aspetto.
16.5 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente,
risulta pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi).
17.
In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il pro-
filo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricor-
rente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento
indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il resto, l’at-
tuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta all’epidemia da corona-
virus (detto anche Covid-19), non risulta ostativa all’esecuzione dell’allon-
tanamento (cfr. a titolo d’esempio le sentenze del Tribunale
D-5610/2017 consid. 9.4 e D-4495/2019 del 17 novembre 2021 con-
sid. 12.2).
18.
Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento è quindi da rite-
nere come ammissibile, esigibile e possibile. In specie, la pronuncia di
un’ammissione provvisoria non entra pertanto in considerazione (cfr.
art. 83 cpv. 1–4 LStrI).
19.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
20.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
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21.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia,
non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-
lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente
sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria
nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65
cpv. 1 PA).
22.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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