Decision ID: 759f4417-527b-52cf-88cc-2fb47b80da5a
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a Il (...) dicembre 2015, l’interessato, ha presentato una domanda
d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1/2).
A.b Sentito l’(...) dicembre 2015 nel corso di un’audizione sui dati perso-
nali (cfr. atto A7/12), nonché rispettivamente il (...) settembre 2016 (cfr. atto
A18/22), il (...) ottobre 2016 (cfr. atti A21/3 e A22/27) ed il (...) agosto 2017
(cfr. atto A24/14) sui suoi motivi d’asilo, il richiedente, asserito cittadino ira-
niano, di etnia curda, originario di B._, nell’C._ (Iran), ha di-
chiarato di essere espatriato dall’Iran a causa di alcune problematiche che
avrebbe riscontrato durante il servizio militare nell’ottobre del 2015. In me-
rito alle stesse, egli ha segnatamente riferito che durante un’ispezione, una
squadra investigativa militare, avrebbe rinvenuto delle fotografie che ritrae-
vano l’interessato in assetti e contesti marziali, nonché un portafoglio con
apposta un’effige di una bandiera del D._ ed un deodorante di
marca E._. A causa di tali oggetti, egli sarebbe in seguito stato mal-
trattato e perquisito dai medesimi investigatori militari, nonché invitato a
sottoscrivere un verbale di confisca degli oggetti predetti. Infine, sarebbe
stato arrestato e trasferito in una cella militare provvisoria, situata in loco.
Il (...) 2015, ovvero dopo quattro notti trascorse nel precitato luogo deten-
tivo, egli sarebbe riuscito ad evadere grazie all’aiuto prestatogli da un altro
militare di etnia (...), che avrebbe conosciuto durante la prima notte di pri-
gionia, ed all’intercessione di un’altra persona. Il richiedente si sarebbe
dapprima recato ad F._ da una parente ed in seguito sarebbe espa-
triato verso la G._, illegalmente, l’(...) 2015.
A.c Per il tramite della decisione del 27 agosto 2018, la Segreteria di Stato
della migrazione (di seguito: SEM), ha negato la qualità di rifugiato all’inte-
ressato, ha respinto la sua domanda d’asilo, nonché pronunciato il suo al-
lontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione del predetto provvedimento.
Nella sua decisione, l’autorità sopra nominata, ha in particolare dapprima
rilevato come le dichiarazioni circa gli avvenimenti che il richiedente
avrebbe vissuto durante il servizio militare – l’arresto, l’evasione dal car-
cere e la diserzione – e che lo avrebbero condotto all’espatrio per la loro
contraddittorietà, genericità ed illogicità, non fossero verosimili ai sensi
dell’art. 7 della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). In
seguito la SEM ha ritenuto che né la situazione presente nel suo Paese
d’origine, né degli ostacoli personali, si opponessero all’ammissibilità, esi-
gibilità e possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato.
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A.d Con sentenza D-5545/2018 del 24 gennaio 2020, il Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), ha respinto il ricorso presentato il
28 settembre 2018.
Il Tribunale ha segnatamente ritenuto le allegazioni del ricorrente, nel loro
complesso, come inattendibili, sia concernente il presunto fermo che la
consequenziale diserzione (cfr. consid. 5). Alla luce di tali considerazioni,
ha inoltre concluso che il solo fatto che l’insorgente sia stato incorporato
nell’esercito per espletare il servizio militare non costituisce un pregiudizio
pertinente in materia d’asilo. Ad uguale assunto è giunto pure concernente
l’eventualità di una sanzione per renitenza e diserzione, in condizioni nor-

Considerations:
mali (cfr. consid. 6). Il Tribunale ha infine considerato che l’esecuzione
dell’allontanamento del ricorrente fosse ammissibile, ragionevolmente esi-
gibile – sia tenuto conto del contesto vigente in Iran che della situazione
personale dell’insorgente – nonché possibile.
A.e Il 4 febbraio 2020, la SEM ha fissato all’interessato un nuovo termine
di partenza, al (...), per lasciare la Svizzera (cfr. atto A37/3).
B.
B.a Con atto del 1° aprile 2020, A._, ha chiesto alla SEM la ricon-
siderazione della sua decisione del 27 agosto 2018, postulando in via cau-
telare la sospensione della decisione di allontanamento dalla Svizzera ed
in via principale che la sua “domanda di riesame” fosse accolta, con con-
sequenziale annullamento della decisione dell’autorità inferiore del 27 ago-
sto 2018 e la ripresa della procedura d’asilo in Svizzera, con la sospen-
sione della decisione d’allontanamento dalla Svizzera.
L’interessato, nella sua scrittura, ha segnatamente sollevato un deteriora-
mento del rispetto dei diritti umani in Iran, di cui l’autorità inferiore non
avrebbe tenuto adeguatamente conto nella sua decisione, in particolare
delle minoranze e della dissidenza. A supporto di tali sue allegazioni, ha
prodotto un estratto del rapporto del 2019 di H._ relativo l’Iran
(pag. 23-26; dal titolo: “[...]”, che il Tribunale ha anche consultato per la
presente disamina agli indirizzi internet seguenti: < [...] > e < [...] >, en-
trambi consultati da ultimo il 29 settembre 2020, ove il rapporto risulta pub-
blicato il (...) febbraio 2020; di seguito: doc. 8), il rapporto dell’(...), (...)
([...]), del (...) agosto 2019 (di seguito: doc. 7), nonché un ulteriore rap-
porto di H._, intitolato: “(...)”, pubblicato il (...) giugno 2019. Egli, a
fronte della situazione nel suo Paese d’origine, in quanto disertore, evaso
dal carcere ed espatriato all’estero, oltreché di origine curda, rischierebbe
di subire delle ritorsioni da parte delle autorità iraniane nel caso di un suo
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ritorno in patria. Il richiedente ha inoltre fatto valere il timore che i suoi fa-
migliari proverebbero di essere vittime di rappresaglie da parte del regime
iraniano, e per questo i contatti con i medesimi sarebbero molto infrequenti.
Infine si è prevalso della situazione di emergenza sanitaria dovuta alla pan-
demia del Coronavirus (denominato anche “Covid-19”) presente in Iran e
della mala gestione della stessa, anche dal profilo della divulgazione delle
informazioni, da parte del governo iraniano, per ritenere come inesigibile il
suo ritorno in Iran, a causa di un rischio per la sua incolumità.
B.b Con scritto del 9 aprile 2020 al Tribunale, l’autorità inferiore ha tra-
smesso al predetto la domanda del 1° aprile 2020 dell’interessato, in
quanto, a parte per il motivo relativo all’emergenza sanitaria dovuta al
Coronavirus, le restanti argomentazioni sarebbero costitutive di motivi di
revisione, e quindi esulerebbero dalla competenza funzionale della SEM.
B.c Per mezzo della sentenza D-1973/2020 del 4 maggio 2020, il Tribu-
nale qualificando dapprima la domanda del 1° aprile 2020 quale domanda
di revisione della sentenza del Tribunale D-5545/2018 del
24 gennaio 2020 (cfr. consid. 3), ha respinto, nella misura della sua ricevi-
bilità, la predetta domanda in quanto istanza di revisione. Ha per il resto,
ritrasmesso la domanda del 1° aprile 2020 alla SEM perché procedesse
secondo i consid. 4.3 e 5 della medesima sentenza.
Il Tribunale ha in particolare considerato come le asserzioni dell’interessato
in relazione al timore generico che nutrirebbero i suoi famigliari di subire
delle repressioni da parte delle autorità, come pure circa degli eventi che
avrebbero riguardato un fratello dell’insorgente, fossero intempestivi ai
sensi dell’art. 124 lett. d LTF. Anche volendo ammetterne la predetta tem-
pestività, il Tribunale ha comunque ritenuto tardivi tali argomenti, non en-
trando nel merito degli stessi (cfr. consid. 4.1). Ad uguale conclusione è
giunto il Tribunale per le allegazioni e mezzi di prova presentati a sostegno
della situazione previgente in Iran. In tale contesto ha inoltre segnalato
come tale situazione, anche dal profilo dei diritti dell’uomo e delle mino-
ranze, fosse già nota al Tribunale al momento della presa di decisione di
cui alla sentenza resa il 24 gennaio 2020, nonché che i mezzi di prova pre-
sentati dall’istante non avrebbero comunque d’acchito mutato l’apprezza-
mento del Tribunale circa il rifiuto della concessione dell’asilo e l’ammissi-
bilità e l’esigibilità della misura d’esecuzione dell’allontanamento. Inoltre,
egli si sarebbe prevalso, per motivare delle eventuali future rappresaglie
da parte delle autorità iraniane, di elementi quali la fuga dal carcere e la
diserzione, che sarebbero già stati ritenuti inverosimili dal Tribunale nella
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procedura ordinaria di cui alla sentenza del 24 gennaio 2020. Prose-
guendo nell’analisi, il Tribunale ha ritenuto come, in relazione alla sua ori-
gine curda ed al fatto di essere espatriato, l’istante non avrebbe spiegato
come i documenti prodotti con la domanda del 1° aprile 2020 lo concerne-
rebbero direttamente ed implicherebbero un cambiamento rilevante nella
sua situazione personale rispetto a quanto già statuito nella sentenza del
Tribunale D-5545/2018 (cfr. consid. 4.2). Infine il Tribunale ha ritenuto la
SEM competente funzionalmente circa il rapporto di H._ del
(...) febbraio 2020 prodotto in causa dall’interessato, in quanto mezzo di
prova posteriore alla sentenza D-5545/2018 del 24 gennaio 2020, nonché
per le dichiarazioni dell’istante inerenti la situazione pandemica dovuta al
Covid-19. Pertanto, ha ritrasmesso all’autorità inferiore la domanda perché
trattasse le predette argomentazioni, impregiudicate le questioni di ricevi-
bilità o di merito in quanto domanda di riesame rispettivamente domanda
multipla (cfr. consid. 4.3 e 5).
C.
Con decisione del 10 luglio 2020, notificata il 13 luglio 2020 (cfr. risultanze
processuali: avviso di ricevimento; atto SEM n. [...]-6/1) la SEM si è per-
tanto investita delle succitate argomentazioni e mezzo di prova presentati
dall’interessato con la richiesta del 1° aprile 2020, qualificandola in tal
senso quale domanda di riesame, respingendola. Ha inoltre pronunciato
che la decisione del 27 agosto 2018 è passata in giudicato ed è esecutiva,
ha esonerato il richiedente dal versamento di un emolumento, ha revocato
la sospensione dell’allontanamento ed ha tolto l’effetto sospensivo al ri-
corso. Nella sua decisione, l’autorità di prime cure, ha ritenuto in sostanza
come il rapporto di H._ del (...) febbraio 2020, fosse stato presen-
tato tardivamente, ma comunque darebbe atto di una situazione generale
che non concernerebbe però direttamente il richiedente. Per il che, il pre-
detto documento non sarebbe suscettibile di modificare l’apprezzamento
espresso dalla SEM circa l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi
dell’espatrio dell’interessato come pure relativo all’ammissibilità ed all’esi-
gibilità del suo allontanamento. Per quanto attinente invece la situazione
sanitaria in Iran dovuta al Coronavirus, a mente della SEM – esimendosi
dapprima dal pronunciarsi sulla gestione della crisi sanitaria da parte delle
autorità iraniane come pure sulla reale portata della malattia da Coronavi-
rus in Iran – non vi sarebbero degli elementi che indichino che egli possa
essere esposto ad un pericolo concreto in Iran, vista la sua giovane età ed
il suo buono stato di salute. Tuttavia, anche se tale fosse l’evenienza, la
situazione legata alla pandemia di Covid-19, non sarebbe ostativa all’ese-
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cuzione dell’allontanamento dell’interessato, in quanto di carattere tempo-
raneo, e quindi, di convesso, non comportandone la pronuncia dell’ammis-
sione provvisoria.
D.
Il 12 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente si è aggravato
con ricorso in tedesco al Tribunale, postulando a titolo precauzionale la
concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché che la decisione
d’allontanamento e d’esecuzione della predetta misura siano procrastinati.
A titolo principale ha chiesto l’annullamento della decisione della SEM del
10 luglio 2020, l’annullamento dei punti relativi all’allontanamento ed
all’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato e la conseguente con-
cessione dell’ammissione provvisoria allo stesso, il tutto con protesta di
ripetibili e senza costi e spese a carico dell’interessato.
Nel suo atto ricorsuale, l’insorgente ha dapprima riferito che la situazione
attuale e generale in Iran sarebbe a tal punto critica, che il suo rinvio risul-
terebbe essere inammissibile ed inesigibile, sia per motivi sanitari dovuti
all’emergenza pandemica del Coronavirus, che per ostacoli personali. In-
vero, dal profilo dell’inesigibilità del suo allontanamento, in primo luogo, il
legislatore iraniano avrebbe recentemente approvato una nuova norma-
tiva, che prevedrebbe di poter punire con la pena capitale, una persona
che infetterebbe qualcun altro con il Coronavirus, ciò allorché tale persona
non porta la maschera o non prenda le misure necessarie. Tuttavia, le ma-
schere in Iran sarebbero difficilmente reperibili, e pertanto la situazione ge-
nerale in tale Paese sarebbe da ritenere come critica ed un rinvio del ri-
chiedente asilo come inesigibile. Inoltre il governo iraniano avrebbe delle
enormi difficoltà nella gestione della pandemia in Iran, uno dei Paesi più
seriamente interessati dalla propagazione del Covid-19, e le informazioni
riguardo alla stessa sarebbero molto superficiali, onde tacere il vero nu-
mero di infezioni e decessi dovuti al virus. A causa della mancanza di mi-
sure statali necessarie e della carenza di strumenti medici, ciò comporte-
rebbe per il ricorrente un concreto pericolo in caso di un suo ritorno in pa-
tria, in quanto con una verosimiglianza preponderante egli sarebbe infet-
tato dal virus, ed in tale contesto sarebbe impossibile per lui di ottenere le
necessarie cure mediche. In secondo luogo, essendo che il richiedente
asilo è fuggito dall’Iran ed ha introdotto una domanda d’asilo in Svizzera,
difficilmente avrà delle possibilità di potersi reintegrare in patria, essendo
che di regola, una persona che ha presentato all’estero una domanda
d’asilo, non reperirebbe alcun luogo di studio o di lavoro in Iran. Egli si
sarebbe peraltro molto ben integrato in Svizzera. Inoltre, non apparireb-
bero neppure del tutto ipotetiche delle ulteriori ritorsioni che il ricorrente
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potrebbe subire dalle autorità del suo Paese d’origine, al momento del suo
ritorno in Iran, ove egli verrà chiamato dalle medesime a spiegare i motivi
della sua assenza dallo stesso. Dal profilo dell’inammissibilità, l’insorgente
ha osservato come il suo rinvio nel Paese d’origine violerebbe gli art. 3 e
6 CEDU (RS 0.101). Invero, sotto l’aspetto dell’art. 3 CEDU, egli a causa
della sua fuga durante l’espletamento del servizio militare, potrebbe real-
mente e plausibilmente subire tortura o trattamenti inumani. In merito alla
sua situazione, i famigliari presenti in Iran, non gli darebbero per timore
alcuna informazione. Inoltre, sarebbe notorio che chiunque partecipi in Iran
a delle dimostrazioni, sarebbe passibile di repressioni da parte delle auto-
rità. Il rinvio del ricorrente sarebbe contrario anche all’art. 6 CEDU, a causa
della situazione dei diritti dell’uomo presente in Iran, che sarebbe stata in
particolare denunciata da H._ nel rapporto del 2019 prodotto in
causa. In tale contesto, sarebbe più che verosimile, che al ritorno del ricor-
rente in Iran, verrà avviata contro di lui una procedura che violerà l’art. 6
CEDU. Questo in quanto il richiedente verrà invitato dalle autorità poiché
fuggito dall’Iran e visto la presentazione di una domanda in Svizzera. In
realtà, sia la famiglia del ricorrente che quest’ultimo, sarebbero già stati
contattati dalle autorità iraniane perché egli spieghi la sua situazione. A
fronte di tali evenienze, la decisione della SEM sarebbe lacunosa su diversi
aspetti, non avendo considerato adeguatamente né la situazione sanitaria
vigente in Iran, né la nuova legislazione a causa della quale l’interessato
sarebbe in pericolo, né del contesto reintegrativo nello Stato d’origine e del
fatto che il richiedente si sia integrato con successo in Svizzera. In partico-
lare, il richiedente censura la conclusione dell’autorità inferiore circa la sua
giovane età ed il suo stato di salute, in quanto tali elementi non lo proteg-
gerebbero da un’infezione da Coronavirus come ormai risaputo. Infine, la
pandemia non sarebbe di durata provvisoria come ritenuto dalla SEM nella
decisione avversata, poiché sino a metà del 2021 non ci sarà alcun vac-
cino, e quindi la situazione di necessità dal profilo sanitario durerà più di
dodici mesi.
A sostegno delle sue allegazioni, il ricorrente ha presentato con il gravame:
copia di diversi articoli tratti da svariati portali internet in lingua straniera,
tradotti liberamente in tedesco, datati dal (...) luglio 2020 al (...) luglio 2020
(cfr. sub doc. B al ricorso; di seguito: doc. 1); copia di un attestato di lavoro
del (...) dell’(...) del I._ (cfr. sub doc. C al ricorso; di seguito: doc. 2);
copia di un articolo online di (...), intitolato “(...)” del (...) agosto 2020 (cfr.
sub doc. D al ricorso; di seguito: doc. 3); due ulteriori copie di articoli della
(...) del (...) agosto 2020 in lingua inglese, relativi i numeri di infezioni e di
morti per Covid-19 in Iran (cfr. sub doc. E e doc. F; di seguito: doc. 4 e
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doc. 5); copia di un articolo online di (...), intitolato “(...)” del (...) ago-
sto 2020 (cfr. sub doc. G; di seguito: doc. 6). Ha inoltre nuovamente intro-
dotto copia del rapporto dell’(...), (...) ([...]), (...), del (...), intitolato “(...)”,
pubblicato il (...) agosto 2019 (cfr. sub doc. H; già supra doc. 7), nonché
pure copia dell’estratto del rapporto di H._ del 2019 inerente l’Iran
e pubblicato il (...) febbraio 2020 (cfr. sub doc. I, già supra doc. 8), docu-
menti già presentati con la domanda del 1° aprile 2020 (cfr. supra lett. B.a).
E.
E.a Il Tribunale, con decisione incidentale del 14 agosto 2020, ha accolto
la domanda volta alla restituzione dell’effetto sospensivo presentata dal ri-
corrente, concedendo pertanto lo stesso al ricorso, e pronunciando che il
richiedente possa attendere l’esito della presente procedura in Svizzera,
nonché che il procedimento si svolga in italiano. Ha inoltre invitato il ricor-
rente a versare, entro il 31 agosto 2020, un anticipo di CHF 1'500.– a co-
pertura delle presumibili spese processuali.
E.b L’anticipo richiesto è stato versato tempestivamente dal ricorrente in
data 21 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), ciò che il ricorrente ha
pure attestato con sua missiva del 27 agosto 2020.
F.
Con atto del 2 ottobre 2020 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente ha pro-
posto delle osservazioni completive al suo ricorso del 12 agosto 2020, ri-
badendo essenzialmente le allegazioni e conclusioni già esposte nel pre-
detto, circa l’inammissibilità e l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento, nonché chiedendo a titolo preliminare che i fatti ed i mezzi di prova
nuovi presentati con il medesimo complemento siano ammessi.
A supporto delle sue asserzioni, egli ha presentato quale nuova documen-
tazione: copia dell’articolo online della (...) del (...) agosto 2020 intitolato:
“(...)” (cfr. sub doc. M; di seguito: doc. 9); copia dell’articolo online di (...)
del (...) settembre 2020, dal titolo: “(...)” (cfr. sub doc. N; di seguito:
doc. 10); copia dell’articolo online di (...) del
(...) settembre 2020, con il titolo: “(...)” (cfr. sub doc. O, di seguito: doc. 11);
copia dell’articolo di H._ del (...) settembre 2020, intitolato: “(...)”
(cfr. sub doc. P, di seguito: doc. 12); copia del rapporto di H._ del
(...) settembre 2020, in lingua inglese e dal titolo: “(...)” (cfr. sub doc. Q e
doc. R, di seguito: doc. 13).
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G.
Il 28 ottobre 2020 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 29 otto-
bre 2020), l’insorgente ha inoltrato al Tribunale un ulteriore complemento
al ricorso del 12 agosto 2020. Con il medesimo egli ritiene in sostanza che
dal primo complemento al gravame proposto il 2 ottobre 2020, la situazione
iraniana dal profilo della situazione sanitaria dovuta alla pandemia da Co-
ronavirus, si sia ulteriormente aggravata, tanto da essere stato posto
dall’(...) come uno Stato con rischio elevato di contagio per Covid-19. Ha
quindi ribadito l’inesigibilità della misura d’allontanamento per il ricorrente,
riconfermandosi per il resto nelle sue precedenti asserzioni e conclusioni.
A supporto delle sue allegazioni, ha prodotto quali nuovi documenti: copia
delle Ordinanze sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-
19) nel settore del traffico internazionale viaggiatori (RS 818.101.27; cfr.
sub doc. S e T, di seguito: doc. 14); e copia di un articolo pubblicato in “(...)”
del (...) ottobre 2020, intitolato: “(...)” (cfr. sub doc. U; di seguito: doc. 15).
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.
Diritto:
1.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. LA SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
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Pagina 10
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
4.1 Nel caso presente, occorre in limine esaminare se l’autorità intimata ha
considerato a ragione o a torto lo scritto del 1° aprile 2020 del ricorrente
come una domanda di riesame ai sensi dell’art. 111b LAsi in relazione con
gli art. 66-68 PA (disposti applicati per analogia).
4.2
4.2.1 La domanda di riesame, è una richiesta indirizzata ad un’autorità am-
ministrativa in vista della riconsiderazione di una decisione entrata in forza
di cosa giudicata. Tale rimedio, pur non essendo previsto espressamente
dalla PA, è noto da tempo a giurisprudenza e dottrina, che l’hanno dedotto
dall’art. 66 PA – il quale prevede il diritto di domandare la revisione delle
decisioni – e dagli art. 8 e 29 cpv. 2 della Cost. (cfr. DTAF 2010/27
consid. 2.1, URSINA BEERLI-BONORAND, Die ausserordentlichen Rechtsmit-
tel in der Verwaltungsrechtspflege des Bundes und der Kantone, 1985,
pag. 173). La domanda di riesame è altresì regolamentata dalla legisla-
zione in materia d’asilo a partire dalla modifica della LAsi del
14 dicembre 2012, in vigore dal 1° febbraio 2014 (cfr. art. 111b LAsi). Se-
condo la giurisprudenza, un’autorità non è tenuta a trattare una tale richie-
sta se non nelle due situazioni seguenti: quando la stessa costituisce una
“domanda di riconsiderazione qualificata”, ossia una domanda per il cui
tramite l’interessato si avvale di motivi di revisione previsti all’art. 66 PA
senza che sia precedentemente stata emanata una decisione di merito di
seconda istanza oppure quando costituisce una “domanda di adatta-
mento”, vale a dire nel caso in cui l’interessato si prevale di un cambia-
mento notevole delle circostanze (di fatto o di diritto) dal momento della
pronuncia della decisione materiale finale (inizialmente corretta) di prima o
seconda istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 con ulteriori riferimenti,
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Pagina 11
2010/27 consid. 2.1 e 2.1.1). Occorre a tal proposito rammentare che dif-
ferentemente dalla “domanda di riconsiderazione qualificata” in materia
d’asilo la “domanda di adattamento” può vertere unicamente su aspetti re-
lativi all’esecuzione dell’allontanamento dal momento che eventuali fatti
nuovi e determinanti per il riconoscimento dello statuto di rifugiato giustifi-
cherebbero il deposito di una domanda multipla (cfr. DTAF 2013/22
consid. 11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione sviz-
zera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 1). Tuttavia, una do-
manda di riesame può essere fondata anche su un nuovo mezzo di prova
posteriore ad una sentenza materiale di seconda istanza ma che riguardi
fatti anteriori, posto che una tale costellazione risulterebbe irricevibile per
via di revisione dinanzi al Tribunale (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.5, 11.4.7
e 12.3, AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum
Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, n. 18
ad art. 66 PA).
4.2.2 Secondo la giurisprudenza e la dottrina in materia di revisione (appli-
cabile anche in materia di riesame), i fatti e le prove nuovi ai sensi
dell’art. 66 PA, non possono comportare la revisione (o in casu il riesame)
che se sono importanti e decisivi, ovvero i fatti devono essere di natura tale
da modificare la fattispecie alla base della decisione contestata e da con-
durre ad un giudizio diverso in funzione di un apprezzamento giuridico cor-
retto; ed i mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti nuovi che
giustificano il riesame oppure fatti già noti e allegati nel procedimento pre-
cedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati, a discapito del
richiedente. Una prova è considerata concludente quando bisogna ammet-
tere che essa avrebbe condotto il giudice a statuire in modo diverso se egli
ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale (cfr.
DTF 144 V 245, 127 V 353 consid. 5b, 118 II 199 consid. 5; DTAF 2014/39
consid. 4.5 con riferimenti citati; cfr. anche KARIN SHERRER REBER, Praxi-
skommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, ad art. 66 PA,
n. 26, pag. 1357 e riferimenti citati; PIERRE FERRARI, in: Commentaire de la
LTF, 2a ed. 2014, pag. 1421 seg. e riferimenti citati). Inoltre, da una do-
manda di riesame risultano esclusi i mezzi di prova che avrebbero potuto
essere presentati nell’ambito di una procedura ordinaria di ricorso avverso
la decisione da riesaminare (cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1; GICRA 2003
n. 17 consid. 2b). Una domanda di riesame non può infatti servire a rimet-
tere continuamente in discussione le decisioni amministrative cresciute in
giudicato e ad eludere le disposizioni legali sui termini di ricorso (cfr.
DTF 136 II 177 consid. 2.1 con riferimenti ivi citati). Occorrerà quindi esclu-
dere il riesame di una decisione di prima istanza entrata in forza di cosa
giudicata, allorché tende ad ottenere un nuovo apprezzamento di fatti già
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Pagina 12
conosciuti in procedura ordinaria o quando il richiedente lo sollecita fon-
dandosi su dei fatti o dei mezzi di prova che avrebbero potuto e dovuto
essere invocati nella procedura ordinaria (art. 66 cpv. 3 PA).
4.2.3 La domanda di riesame, debitamente motivata deve essere indiriz-
zata per scritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di rie-
same (art. 111b cpv. 1 LAsi).
4.3
4.3.1 Ritornando alla presente disamina, preliminarmente il Tribunale os-
serva che nel suo ricorso così come nel complemento del 2 ottobre 2020,
l’insorgente si prevale, tra l’altro, dell’art. 6 CEDU quale argomento per ri-
tenere l’inammissibilità del suo rinvio verso il suo Paese d’origine. Tuttavia,
tale disposizione non trova alcuna applicazione nel quadro di una decisione
che porta sull’esame dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto tale
questione non concerne né un diritto di carattere civile né di un’accusa pe-
nale che gli venga rivolta (cfr. sentenza del Tribunale federale 2D.41/2010
del 15 dicembre 2010 consid. 4.4.2).
4.3.2 Ciò posto, nella sua domanda del 1° aprile 2020 – come pure nel suo
ricorso del 12 agosto 2020 e nei complementi rispettivamente del 2 otto-
bre 2020 e del 28 ottobre 2020 – l’interessato si è prevalso di un cambia-
mento della situazione vigente in Iran, sia dal profilo sanitario che dal profilo
della sicurezza e del rispetto dei diritti dell’uomo. Con la stessa domanda
– e nuovamente pure con il ricorso del 12 agosto 2020 –, il ricorrente ha
prodotto in particolare un estratto del rapporto del 2019 di H._
(pag. 23–26) pubblicato il (...) febbraio 2020, quindi successivamente alla
sentenza del 24 gennaio 2020 del Tribunale.
Le predette evenienze tendono quindi ad ottenere un nuovo apprezza-
mento circa l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, in particolare
sotto il profilo dell’ammissibilità e dell’esigibilità della misura, che sono qua-
lificative di una domanda di adattamento. È quindi a giusta ragione che la
SEM ha esaminato la richiesta del 1° aprile 2020 dal profilo dell’art. 111b
LAsi.
4.4 Appartiene a colui che deposita una domanda di riesame di dimostrare
che le condizioni per l’entrata in materia della sua richiesta sono adem-
piute, in particolare che la stessa è stata depositata nel termine prescritto.
Ora, nel caso di specie, il ricorrente non ha minimamente motivato la sua
domanda in tal senso. Si è però prevalso nella stessa di un estratto di un
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Pagina 13
rapporto di H._ pubblicato il (...) febbraio 2020. Essendo che la do-
manda di riesame è stata presentata soltanto il 1° aprile 2020, tale mezzo
di prova sarebbe da ritenere tardivo come a ragione pure osservato dalla
SEM nella decisione avversata. Tuttavia, essendo che le argomentazioni
principali della domanda di riconsiderazione, portano su un peggioramento
dal profilo securitario, dei diritti dell’uomo e sanitario del Paese d’origine,
sarà su tali aspetti che il Tribunale esaminerà dappresso la richiesta in
primo luogo. La questione a sapere se la domanda di riesame è, sotto tali
aspetti, depositata tempestivamente nel termine di trenta giorni dalla sco-
perta del motivo di riesame, è delicata, trattandosi di una situazione in evo-
luzione. Tuttavia, tale questione può rimanere in specie aperta, essendo
che in ogni caso la SEM è entrata nel merito della richiesta.
4.5
4.5.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’ese-
cuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI). In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM di-
spone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
4.5.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza
di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2 e relativo riferimento).
4.5.3 Riguardo all’evoluzione della situazione in Iran, le allegazioni del ri-
corrente presentate sia nel quadro della sua domanda del 1° aprile 2020,
che con il suo ricorso ed il successivo complemento al medesimo, non con-
vincono il Tribunale. Invero sia i mezzi di prova presentati sub doc. 7 e
doc. 8, doc. 12 e doc. 13 – di cui il doc. 7 ha già fatto l’esame del Tribunale
nella sua sentenza D-1973/2020 del 4 maggio 2020 (cfr. consid. 4.2) e per-
tanto non si entrerà ulteriormente nel merito dello stesso mezzo di prova –
che le sue asserzioni a supporto, non risultano essere importanti e decisive
da comportare una modifica dell’apprezzamento del Tribunale rispetto
all’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente. La situazione politica e
securitaria descritta nel mezzo di prova di cui al doc. 8, in particolare di
repressioni da parte delle autorità delle minoranze, degli oppositori e dissi-
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Pagina 14
denti politici, come pure della restrizione e/o negazione di alcuni diritti fon-
damentali in alcune circostanze e di un equo processo, era già nota al Tri-
bunale al momento della presa di decisione di cui alla sentenza
D-5545/2018 del 24 gennaio 2020, ove ha ritenuto che l’esecuzione dell’al-
lontanamento fosse ammissibile ed esigibile. Lo stesso esame permane
tutt’ora attuale. Invero, la vigente situazione generale in Iran, non può es-
sere definita come in preda ad una guerra, guerra civile o violenza genera-
lizzata, anche se l’ordinamento statale può essere descritto come totalitario
e la situazione generale può risultare sotto diversi aspetti problematica.
Anche considerando tali elementi, nonché la situazione generale dei diritti
dell’uomo in Iran, l’esecuzione dell’allontanamento nel predetto Paese
risulta, secondo costante giurisprudenza, essere tutt’ora ammissibile ed
esigibile (cfr. le sentenze del Tribunale E-4382/2020 del 22 settembre 2020
consid. 9.5.1 con ulteriori riferimenti citati, D-6908/2019 del
18 settembre 2020 consid. 8.4, E-4302/2020 del 18 settembre 2020
consid. 8.3 e 8.4.1).
Per quanto poi attiene il fatto che egli potrebbe subire degli atti repressivi
da parte delle autorità, segnatamente della tortura e dei trattamenti inumani
come pure l’apertura di una procedura, a causa della sua fuga di prigione
durante il servizio militare nonché della sua partenza all’estero per il motivo
precitato, le stesse evenienze sono già state ritenute inverosimili ed irrile-
vanti nella procedura ordinaria di cui alla sentenza del Tribunale del
24 gennaio 2020 (cfr. consid. 5 e consid. 6). Con tali allegazioni il ricorrente
intende in realtà ottenere un nuovo apprezzamento di fatti noti e già esa-
minati nel corso della procedura ordinaria, ciò che risulta essere escluso in
materia di riesame (cfr. supra consid. 4.2.2). Inoltre, l’argomento che egli
subirebbe delle repressioni in caso di ritorno in Iran da parte delle autorità
iraniane anche per il fatto di aver presentato una domanda d’asilo in Sviz-
zera, oltreché essere una motivazione tardiva addotta unicamente in fase
ricorsuale, che poteva e doveva essere presentata nel corso della proce-
dura ordinaria, non è inoltre supportata da alcun elemento concreto e fon-
dato circa tale timore del ricorrente. Invero, egli ha unicamente sostenuto
di essere stato contattato dalle autorità iraniane come pure i suoi famigliari,
per spiegare la sua situazione, senza però aggiungere alcun elemento
maggiormente dettagliato e sostanziato in merito a tali evenienze, peraltro
senza neppure spiegare quando e con quali modalità egli ed i suoi parenti
sarebbero stati interrogati in merito dalle autorità del suo Paese d’origine.
Le stesse risultano essere pertanto delle mere allegazioni di parte, non
supportate da alcun elemento di qualsivoglia consistenza. Non si com-
prende inoltre l’asserzione del tutto generica inerente la repressione delle
autorità iraniane nei confronti di dimostranti nel Paese d’origine contenuta
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Pagina 15
nel gravame (cfr. p.to 30, pag. 8 del ricorso) e reiterata in seguito pure con
il complemento al ricorso del 2 ottobre 2020 (cfr. p.to 9 seg., pag. 4), in
quanto il ricorrente non ha mai allegato nel corso di procedura di aver preso
parte a delle manifestazioni in patria, avendo per il resto sostenuto di non
essere mai stato attivo politicamente o religiosamente nello stesso (cfr. atto
A7/12, p.to 7.02, pag. 7). Questo tenuto conto anche del fatto che, a diffe-
renza di quanto allegato nel complemento al ricorso (cfr. p.to 10, pag. 4),
l’evenienza che egli fosse stato incarcerato in quanto sospettato di aver
lavorato contro il regime iraniano, è già stata ritenuta inverosimile nella pro-
cedura ordinaria come già sopra considerato. Inoltre, per buona pace del
ricorrente, anche se non sono contenute delle argomentazioni in tal senso
né nella sua domanda del 1° aprile 2020 né nel suo gravame, il fatto che
egli in passato – e comunque prima delle proteste del novembre 2019 –
abbia allegato di aver preso parte ad alcune manifestazioni organizzate dal
partito (...) nel corso del (...) su suolo elvetico (cfr. ricorso del 28 settem-
bre 2018, pag. 7 seg.), non risulta modificare tale conclusione. Invero egli
non ha addotto alcun elemento nuovo e determinante che lo faccia ritenere
avere un ruolo od un profilo particolare, o di essersi esposto in modo ac-
cresciuto durante il corso di attività politiche che lo distingua da altri parte-
cipanti a tali azioni, e che le stesse andrebbero al di là dell’opposizione di
massa, tale da poter essere identificato e di interesse per le autorità ira-
niane, in quanto rappresentante una minaccia concreta e seria per il regime
iraniano. Per il doc. 7 vale per il resto quanto già sopra osservato, e non si
entrerà pertanto nel merito dello stesso.
4.5.4 Proseguendo nell’analisi, il ricorrente si prevale della situazione cri-
tica generale in Iran dal profilo sanitario, dovuta all’emergenza della pan-
demia da Coronavirus, producendo anche diversa documentazione a sup-
porto (cfr. doc. 1; da doc. 3 a doc. 6 e da doc. 9 a doc. 11; doc. 14 e
doc. 15), ritenendo che in tale contesto l’esecuzione del suo allontana-
mento sia inammissibile ed inesigibile. Il Tribunale, in merito osserva come
in primo luogo il fatto che l’emergenza mondiale dovuta al propagarsi del
Covid-19, abbia comportato o stia tutt’ora comportando delle difficoltà nella
gestione della stessa da parte delle autorità iraniane, anche dal profilo
dell’accesso alle cure per gli abitanti o per l’eventuale reperimento di ma-
teriale sanitario come le maschere di protezione anche da parte della po-
polazione, non significa tuttavia che la sua situazione personale non sod-
disfi più le condizioni per l’esecuzione del suo allontanamento secondo la
giurisprudenza in materia. Invero, al di là di mere supposizioni ed ipotesi
sul fatto che egli, se rinviato, contrarrebbe con verosimiglianza preponde-
rante il virus, ed in tale contesto non beneficerebbe delle cure necessarie
ed adeguate in patria, come pure che egli rischierebbe la pena capitale nel
D-4034/2020
Pagina 16
caso in cui trasmettesse il Covid-19, vista la legislazione in essere, il ricor-
rente non ha presentato alcun elemento concreto e fondato per supportare
tali suoi timori. Questo in quanto egli non ha provato o reso verosimile, al
di là di generiche allegazioni e di mezzi di prova di uguale portata, l’esi-
stenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale
rischio di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a
dei trattamenti contrari a delle normative internazionali, in particolare
all’art. 3 CEDU e all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene
o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv.
tortura, RS 0.105; cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti), né
che il suo stato di salute – del quale non ha presentato alcun mutamento
rispetto alla sentenza del Tribunale del 24 gennaio 2020 – possa subire un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento comportante delle intense sof-
ferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza
della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2). Visto il suo buono
stato di salute e la sua giovane età, appare inoltre che, anche con il propa-
garsi dell’epidemia da Coronavirus nel suo Stato d’origine – come peraltro
è il caso anche nel resto del Mondo, non esclusa la Svizzera – egli non si
ritroverebbe in una situazione di minaccia esistenziale per motivi sanitari ai
sensi della giurisprudenza previgente (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e re-
lativi riferimenti), che farebbe ritenere come inesigibile il suo rinvio nel
Paese d’origine. In tal senso, egli non presenta un profilo di rischio partico-
lare relativo alla salute, che lo esporrebbe eventualmente ad un rischio ac-
cresciuto di un’evoluzione cronica e negativa della malattia da Coronavirus
nel caso in cui contraesse il virus predetto, che potrebbe nell’eventualità
rendere inesigibile l’esecuzione del suo allontanamento. Peraltro, l’Ordi-
nanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus nel settore del traf-
fico internazionale viaggiatori del 2 luglio 2020, citata e prodotta dal ricor-
rente con stato al 12 ottobre 2020 con il suo complemento del 28 otto-
bre 2020 (cfr. doc. 14), proprio per la situazione pandemica in Svizzera
dell’ultimo periodo, con un aumento importante delle infezioni da coronavi-
rus, è stata modificata il 28 ottobre 2020. Nell’allegato alla stessa (che è
stato modificato con entrata in vigore il 29 ottobre 2020), non figura più
l’Iran quale Stato con rischio elevato di contagio, ciò che prova semmai che
la situazione iraniana sul piano pandemico, rispetto a quella Svizzera, ri-
sulta essere attualmente più contenuta. In secondo luogo, come denotato
rettamente dalla SEM nel provvedimento impugnato, anche nella denegata
ipotesi in cui si ritenesse verosimile che il ricorrente si troverebbe esposto
ad un pericolo concreto dovuto alla pandemia da Covid-19, nel caso di un
suo ritorno nel Paese d’origine, la situazione attuale legata alla propaga-
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Pagina 17
zione del Coronavirus nel Mondo, non giustifica di per sé, visto il suo ca-
rattere temporaneo – che non è rimesso in discussione dagli asserti del
ricorrente presenti nel gravame – di addivenire ad altre conclusioni rispetto
a quelle che precedono. Ciò, in quanto la stessa esecuzione, se potrà es-
sere momentaneamente ritardata a causa della situazione sanitaria dovuta
all’emergenza da Covid-19, potrà tuttavia intervenire in tempi appropriati.
Invero la stessa, all’ora attuale, non dovrebbe prolungarsi su una durata
che giustificherebbe che l’interessato sia posto al beneficio dell’ammis-
sione provvisoria. Tuttavia, nel caso contrario, una proroga del termine di
partenza potrà essere sollecitata dalla SEM, autorità che risulta compe-
tente per prolungare lo stesso se la situazione straordinaria legata al Co-
ronavirus lo esigesse (cfr. art. 9 cpv. 3 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel
settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza
Covid-19 asilo, RS 142.318]; cfr. anche a titolo esemplificato e nello stesso
senso le sentenze del Tribunale D-570/2020 del 14 settembre 2020 con-
sid. 9.6, E-1482/2020 del 14 aprile 2020, D-968/2020 del 31 marzo 2020).
4.5.5 Quanto alle supposte difficoltà d’integrazione che il ricorrente affron-
terebbe in caso di rinvio nel suo Paese d’origine, siccome egli avrebbe pre-
sentato una domanda d’asilo all’estero, oltreché essere un’argomenta-
zione tardiva, poiché introdotta soltanto con il ricorso del 12 agosto 2020
(cfr. p.to 15, pag. 4), che poteva e doveva già essere presentata nel corso
della procedura ordinaria, non è supportata dal benché minimo elemento
concreto e fondato. Inoltre, si ricorda che le difficoltà socio-economiche che
costituiscono l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penu-
ria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono suffi-
cienti, in sé, a concretizzare un pericolo concreto ai sensi della giurispru-
denza, che renderebbero inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr.
DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). La situazione perso-
nale del ricorrente non presenta alcun elemento nuovo e rilevante da poter
far mutare l’apprezzamento del Tribunale rispetto a quanto già concluso
nella sentenza D-5545/2018 del 24 gennaio 2020 (cfr. consid. 11.2), es-
sendo per il resto osservato che egli dispone di una buona formazione sco-
lastica e di una solida esperienza lavorativa nella (...) in patria (cfr. atto
A22/27, D28 segg., pag. 4 seg.), nonché di una rete familiare – in partico-
lare la madre, una sorella, (...) fratelli, ed una zia (...), quest’ultima che lo
avrebbe già ospitato ed aiutato in passato (cfr. atto A22/27, D76 segg.,
pag. 10 segg.) tutti in Iran – (cfr. atti A7/12, p.to 3.01, pag. 5; atto A22/27,
D45 segg., pag. 6 seg.; atto A24/14, D49 segg., pag. 7 seg.), con alcuni
dei quali risulta essere tutt’ora in contatto. Tale rete sociale e risorse per-
sonali risultano essere sufficienti per permettere al ricorrente di sopperire,
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Pagina 18
se del caso, alle sue necessità essenziali, nonché per aiutarlo a reintegrarsi
nel Paese d’origine.
4.5.6 Infine, in relazione agli sforzi d’integrazione forniti dall’interessato in
Svizzera ed al mezzo di prova prodotto in tale contesto (cfr. sub doc. 2), gli
stessi non risultano essere determinanti nella presente procedura. Invero,
il grado d’integrazione in Svizzera non costituisce un criterio giustificante
la pronuncia dell’ammissione provvisoria ai sensi dell’art. 83 LStrI, in parti-
colare del suo cpv. 4 (cfr. DTAF 2009/52 consid. 10.3). L’esame di un even-
tuale grave caso di rigore in ragione di un’integrazione importante dell’in-
teressato, ai fini del rilascio di un’autorizzazione di soggiorno di diritto degli
stranieri, esula difatti dall’esame delle condizioni poste dall’art. 83 cpv. 2 a
cpv. 4 LStrI, in quanto, in conformità con l’art. 14 cpv. 2 LAsi, la facoltà di
rilasciare una tale autorizzazione di soggiorno appartiene alle autorità can-
tonali competenti, con riserva dell’approvazione della SEM (cfr.
DTAF 2010/8 consid. 9.6, 2009/52 consid. 10.3; cfr. anche nello stesso
senso le sentenze del Tribunale D-5682/2019 del 23 giugno 2020
consid. 6, D-843/2020 del 31 marzo 2020).
5.
Alla luce di tutto quanto sopra, il ricorrente non ha dimostrato l’esistenza di
un’evoluzione delle circostanze tale che l’esecuzione del suo allontana-
mento sia da ritenere inammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI o non
ragionevolmente esigibile ex art. 83 cpv. 4 LStrI e della giurisprudenza ap-
plicabile in materia. Pertanto, il ricorso, nella misura della sua ricevibilità,
deve essere respinto per quanto attiene le conclusioni tendenti all’annulla-
mento della decisione della SEM del 10 luglio 2020 che respinge la do-
manda di riesame del ricorrente (cfr. cifra 1 del dispositivo della decisione
del 10 luglio 2020), come pure all’annullamento della pronuncia del suo al-
lontanamento e dell’esecuzione del suo allontanamento con la conse-
guente concessione dell’ammissione provvisoria.
6.
Ne discende che, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto nella misura della
sua ricevibilità e la decisione impugnata confermata.
7.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le misure supercautelari
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pronunciate dal medesimo con decisione incidentale del 14 agosto 2020
(cfr. p.to 1 del dispositivo) sono revocate.
8.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1’500.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e prelevate sull’anticipo spese
di medesimo importo versato il 21 agosto 2020. Non vengono assegnate
indennità ripetibili (art. 7 segg. TS-TAF).
9.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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