Decision ID: 5e9ac5ca-d429-583a-8a03-e8c2cf2e3c43
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Il (...) dicembre 2016 l’interessato, di nazionalità eritrea ed etnia tigrina,
con ultimo domicilio a B._, Zoba C._, Subzoba D._,
ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1/2 e verbale
d’audizione sulle generalità dell’11 gennaio 2017 [di seguito: verbale 1],
p.to 1.07 segg., pag. 2 seg.; p.to 2.01 seg., pag. 5; p.to 5.05 seg., pag. 8),
dopo essere giunto su suolo elvetico nell’ambito di una procedura di ricol-
locazione (cfr. verbale 1, p.to 2.06, pag. 6 e p.to 5.04, pag. 8).
B.
Il richiedente è stato sentito dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM) l’(...) gennaio 2017 nel corso dell’audizione sulle generalità
(cfr. verbale 1), rispettivamente il (...) luglio 2018 (cfr. atto A12/15, di se-
guito: verbale 2) ed il (...) agosto 2018 (cfr. atto A15/15; di seguito: verbale
3), in particolare in merito ai sui motivi d’asilo.
Durante le predette, l’interessato ha in sostanza dichiarato di essere stato
imprigionato nell’ambito del servizio militare una prima volta dal (...) sino
al (...), in quanto lo avrebbero incolpato di voler lasciare illegalmente il suo
Paese d’origine. Dopo la sua scarcerazione, le autorità eritree gli avrebbero
concesso tre mesi di riposo a causa delle sue condizioni di salute, a seguito
dei quali egli non sarebbe più tornato in servizio. In seguito, mentre egli
stava eseguendo dei lavori, l’unità militare detta “(...)”, lo avrebbe catturato
nel corso di una retata, dalla quale egli sarebbe tuttavia riuscito a sfuggire
durante il tragitto. L’interessato ha inoltre affermato di essere nuovamente
entrato in contatto con le autorità eritree a causa dell’accusa mossa nei
suoi confronti di avere una relazione con una donna sposata, per la quale
avrebbe scontato un periodo di carcere dal (...) sino al (...). In seguito al
suo rilascio, egli sarebbe fuggito a E._, in quanto d’un canto i fami-
gliari della ragazza con la quale avrebbe avuto la relazione sentimentale
non l’avrebbero lasciato in pace, minacciandolo. D’altro canto, le unità mi-
litari “(...)” – poi corretta in “(...)” – ed “(...)”, lo avrebbero ricercato in quanto
assentatosi dalla (...). Nel corso dell’audizione del (...) agosto 2018, ha
aggiunto che, a seguito dei rilasci dal carcere rispettivamente nel (...) e nel
(...) – durante il quale avrebbe subito dei pestaggi ed altre vessazioni per-
ché rilasciasse delle dichiarazioni –, egli non sarebbe dovuto rientrare su-
bito presso la sua unità, ricevendo un congedo a causa delle sue condizioni
di salute, tuttavia non ricevendo un esonero dal servizio militare per questo
motivo (cfr. verbale 3, D12 segg., pag. 3 segg.). A E._ egli ha asse-
rito che avrebbe lavorato nel settore delle (...) ed in un’occasione, poiché
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avrebbe lavorato illegalmente, sarebbe stato nuovamente imprigionato
dalle autorità. L’interessato ha inoltre addotto che, nel (...) del 2014, egli
sarebbe stato ricercato dai soldati, i quali lo avrebbero arrestato presso il
suo domicilio ed imprigionato nel carcere di F._ per quattro setti-
mane – rispettivamente una o due settimane – dopo le quali si sarebbe
dato alla fuga assieme ad altri prigionieri, ritornando al suo domicilio sino
all’espatrio.
A supporto delle sue asserzioni, l’interessato ha presentato: una ricevuta
n. (...) a nome di A._, per l’importo di (...) (cfr. atto A10, cfr. anche
verbale 2, D7 segg., pag. 3); una lettera di servizio per G._, in lin-
gua inglese, nella quale si attesta che il predetto ha lavorato quale (...)
nell’impresa “(...)” dal (...) al (...) (cfr. atto A10 e verbale 2, D19 segg.,
pag. 4); il certificato originale di battesimo del figlio (cfr. atto A11; cfr. anche
verbale 2, D22, pag. 4); la pagella scolastica originale del figlio per l’anno
accademico (...) (cfr. atto A11 e verbale 2, D27, pag. 4); il certificato di vac-
cinazioni del figlio (cfr. atto A11 e verbale 2, D27, pag. 4); ed il suo certifi-
cato di matrimonio datato (...) (cfr. atto A11 e verbale 2, D27, pag. 4).
C.
Con decisione del 19 novembre 2018, notificata il 30 novembre 2018 (cfr.
atto A32/2), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente
ed ha respinto la succitata domanda d’asilo. L’autorità inferiore ha altresì
pronunciato l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e l’esecuzione
dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigi-
bile e possibile.
D.
Il 28 dicembre 2018 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente ha interposto
ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-
nale), contro la summenzionata decisione della SEM. Il ricorrente ha po-
stulato, a titolo principale, l’annullamento della decisione impugnata e la
concessione dell’asilo in Svizzera ed a titolo subordinato, la concessione
dell’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento. Altresì ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, secondo
il senso, di esonero dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo.
E.
Con decisione incidentale del 28 gennaio 2020, il Tribunale ha autorizzato
il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura
d’asilo, ed ha respinto la sua domanda di assistenza giudiziaria, invitandolo
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nel contempo a versare, entro il 12 febbraio 2020, un anticipo di CHF 750.–
a copertura delle presumibili spese processuali, con comminatoria d’inam-
missibilità del ricorso in caso d’inosservanza. Il ricorrente ha provveduto al
versamento tempestivo dell’anticipo richiesto in data 10 febbraio 2020 (cfr.
risultanze processuali).
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1-4 e cpv. 7) sono rimasti invariati
dalla LStr alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denomina-
zione.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
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Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-
gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro
razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-
ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione
a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
4.3 A tenore dell’art. 7 cpv.1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare,
o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
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5.
5.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto al-
cune delle dichiarazioni rese dal ricorrente durante le audizioni come inve-
rosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha ana-
lizzato le altre dichiarazioni dell’interessato, dal profilo della pertinenza.
Essa ha in primo luogo negato la sussistenza di un timore fondato del ri-
chiedente nei confronti delle autorità eritree per aver prestato servizio mili-
tare dal (...) al (...) e non essere più rientrato alla sua unità. In secondo
luogo ha ritenuto che l’unico timore che l’interessato avrebbe nutrito nei
confronti delle autorità, sarebbe stato quello di venire scoperto in quanto
lavoratore non autorizzato. A mente dell’autorità inferiore, tale comporta-
mento sarebbe spiegabile in quanto il richiedente sarebbe stato esonerato
dal servizio militare per i suoi problemi di salute. Infine, neppure l’espatrio
illegale, in assenza di ulteriori elementi che lo renderebbero come persona
invisa agli occhi delle autorità, non sarebbe, di per sé solo, atto a giustifi-
care la presenza di un timore fondato di essere sottoposto in futuro a delle
misure persecutorie ex art. 3 LAsi.
5.2 L’insorgente, nel proprio ricorso, dopo aver ripreso alcuni fatti, avversa
le considerazioni e le conclusioni contenute nella decisione dell’autorità re-
sistente. Per quanto attiene le contraddizioni invocate dalla SEM nella de-
cisione impugnata, le stesse sarebbero già state contestate nella sua au-
dizione complementare ed egli avrebbe spiegato dettagliatamente i fatti e
l’insussistenza delle incoerenze rilevate dall’autorità inferiore. Il ricorrente
non condivide neppure l’analisi svolta da quest’ultima sotto il profilo del ti-
more di persecuzione futura, in quanto gli elementi oggettivi e soggettivi a
favore dell’esistenza di un rischio di essere esposto a persecuzioni in caso
di un suo ritorno nel Paese d’origine, sarebbero adempiuti, essendo egli
ricercato dalla sua unità militare, avendo di fatto disertato ed essendo già
stato incarcerato per questo motivo prima dell’espatrio.
6.
6.1 Nella presente disamina, come rettamente ritenuto dall’autorità infe-
riore nel provvedimento impugnato, alcune delle dichiarazioni decisive rese
dal ricorrente in corso di procedura, non adempiono le condizioni di vero-
simiglianza di cui all’art. 7 LAsi, per i motivi esposti dappresso.
6.2 Anzitutto, la retata di cui egli sarebbe stato vittima da parte dell’unità
(...), per le diverse incoerenze presenti nelle allegazioni esposte nelle di-
verse audizioni, non risulta plausibile. A titolo d’esempio, egli ha dapprima
situato temporalmente tale evento successivamente al rilascio di prigione
del (...) (cfr. verbale 2, D54, pag. 7), mentre che nell’audizione successiva,
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lo stesso episodio sarebbe avvenuto nel (...) (cfr. verbale 3, D71, pag. 10).
Il fatto addotto dal ricorrente a suo favore per spiegare tale incongruenza,
ovvero che egli avrebbe potuto confondersi, in quanto gli sarebbero suc-
cesse diverse evenienze, non risulta convincente. Invero, tale evento, sa-
rebbe stato l’unico a lui occorso dalle ricerche delle altre due compagnie
rispetto alla propria (cfr. verbale 3, D13 segg., pag. 3 seg.), quindi risulta
una circostanza troppo significativa del suo trascorso, per poter ammettere
una differenza temporale di tale entità. Ulteriori dissonanze nel racconto
della presunta retata da parte dell’interessato, sono riscontrabili sia nel
luogo ove egli sarebbe stato catturato sia l’attività lavorativa che avrebbe
esercitato in tale frangente, nonché nella descrizione di alcuni elementi
della stessa retata, come rettamente ritenuto dalla SEM nella decisione
avversata, alla quale si rinvia per il resto (cfr. p.to II/1, pag. 5). Inoltre anche
il luogo dove si sarebbe rifugiato il ricorrente a seguito della presunta retata
e l’attività lavorativa che avrebbe esercitato, non risultano collimare nelle
diverse dichiarazioni rilasciate. Se dapprima egli ha infatti riferito che dopo
il (...) del (...), si sarebbe occupato dell’orto familiare (cfr. verbale 2, D51,
pag. 6); in seguito ha invece narrato che sarebbe andato a E._ a
lavorare nel settore della (...) successivamente alla retata (cfr. verbale 2,
D54, pag. 7); o ancora che si sarebbe rifugiato a H._ dove si na-
scondeva e non riparava mai dentro casa sua per dormire (cfr. verbale 2,
D70, pag. 9; verbale 3, D67, pag. 9), oltreché al momento delle retata
avrebbe lavorato in un orto, facendo dei lavori di (...) ([...]) (cfr. verbale 2,
D70, pag. 9), rispettivamente avrebbe lavorato in un fiume (cfr. verbale 3,
D67, pag. 9). Tra l’altro, v’è infine da rilevare, che nella prima audizione, la
sua fuga a E._, era stata messa in relazione con il fatto che i fami-
gliari della donna con la quale avrebbe avuto una relazione proibita lo
avrebbero infastidito a seguito del suo rilascio di prigione nel (...) del (...)
(cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 8 seg.), mentre che nella successiva
audizione l’insorgente riconduce la stessa circostanza a dopo la retata (cfr.
verbale 2, D54, pag. 7), per poi nuovamente rettificare le stesse asserzioni
riferendo essersi recato dopo il suo rilascio di prigione dapprima a
B._ e poi a E._ dal (...) del (...) sino al (...) (cfr. verbale 2,
D58, pag. 7). Durante la terza audizione, il ricorrente ha fornito una terza
versione, allegando di aver vissuto a E._ dal mese (...) del (...) sino
al mese (...) del (...) (cfr. verbale 3, D33, pag. 5), per poi invece affermare
di essersi recato direttamente a E._ dal mese (...) del (...), in
quanto lì si trovava la sua famiglia (cfr. verbale 3, D66, pag. 9). Le spiega-
zioni del ricorrente circa tali dissonanze addotte nelle audizioni come pure
nel gravame, non conducono il Tribunale a diversa conclusione, in quanto
le dichiarazioni rilasciate dall’interessato durante i verbali d’audizione in tal
senso, risultano essere univoche ed inconciliabili.
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6.3 Anche in merito ai supposti arresto, incarcerazione e fuga che sareb-
bero occorsi al ricorrente nel 2014, e che lo avrebbero determinato da ul-
timo all’espatrio dal suo Paese d’origine, le allegazioni dell’insorgente risul-
tano ricche di incoerenze. A titolo esemplificativo risultano discrepanti sia
le sue asserzioni in merito alla durata dell’incarcerazione a F._ –
nella prima audizione ha dichiarato essere stata di quattro settimane (cfr.
verbale 1, p.to 7.02, pag. 10), mentre che in quella successiva, si sarebbe
trattato di due settimane, rispettivamente di una settimana (cfr. verbale 2,
D87, pag. 11; D93, pag. 11) – sia in merito a quali persone della sua unità
lo avrebbero catturato, asserendo dapprima trattarsi genericamente di sol-
dati appartenenti alla stessa (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10), mentre in-
vece successivamente riferisce che una persona della famiglia con la quale
avrebbe avuto la relazione illegale sarebbe venuta a cercarlo a E._
(cfr. verbale 2, D16 segg., pag. 3 seg.); o ancora che il capo della (...) sta-
zione di polizia, di nome I._, che sarebbe lo (...) della ragazza con
la quale avrebbe avuto una relazione, sarebbe venuto a cercarlo con altre
due persone appartenenti alla sua unità nella (...) (cfr. verbale 3, D36,
pag. 6). Non meno incoerenti risultano essere alcune allegazioni dell’insor-
gente riguardo all’evasione dalla prigione, in particolare in merito al luogo
di detenzione, ai prigionieri ed alla dinamica della fuga dal carcere, per le
quali si può senz’altro rinviare alle circostanziate motivazioni contenute
nella decisione avversata (cfr. p.to II/1, pag. 4). Le spiegazioni addotte nelle
audizioni e genericamente nel gravame dall’insorgente, non modificano la
conclusione del Tribunale circa l’inverosimiglianza di tali eventi, in quanto
non risulta credibile che le affermazioni contenute nei verbali d’audizione,
che gli sono tra l’altro stati ritradotti e sottoscritti dal ricorrente, risultino da
incomprensioni, confusioni o perché gli sarebbero riaffiorati maggiori ri-
cordi, o ancora derivanti dalla pressione esercitata con le domande a lui
poste dall’interrogante.
A ragione infine la SEM rileva che le dichiarazioni inerenti il fatto che un
membro della famiglia della ragazza con la quale avrebbe avuto una rela-
zione, come pure le ricerche effettuate dalle unità (...) (o [...]) e (...) per
riportarlo alla sua unità, risultino inverosimili, in quanto le sue dichiarazioni
in merito sarebbero costellate da diverse incoerenze ed imprecisioni. In
relazione agli stessi, si rinvia integralmente a quanto compiutamente e cor-
rettamente già motivato nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 4 segg.
della decisione impugnata), essendo che il ricorrente non apporta con il
gravame alcuna argomentazione che possa mutare tale apprezzamento.
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6.4 Proseguendo nell’analisi, il Tribunale condivide pure la conclusione
dell’autorità inferiore circa la mancanza di un timore fondato di persecu-
zione da parte del ricorrente nell’ambito del servizio di leva, sia prima della
sua fuga, sia futuro, nel caso egli dovesse rientrare nel suo Paese d’ori-
gine. In specie, come già sopra rilevato, le evenienze occorse al ricorrente
successivamente al suo rilascio di prigione del (...) non risultano verosimili.
L’ultima circostanza prima dell’espatrio nella quale l’insorgente sarebbe ve-
nuto a contatto con le autorità eritree, risulta quindi essere quella a causa
della sua relazione con una ragazza già maritata, conclusasi con il suo
regolare rilascio da parte delle autorità il (...) (cfr. verbale 2, D98 segg.,
pag. 12; verbale 3, D27 segg., pag. 5). A causa di ciò egli, come già sopra
rilevato, non avrebbe subito ulteriori conseguenze, e sarebbe potuto rien-
trare al suo domicilio, ad occuparsi della sua salute e della sua famiglia,
lavorando nell’orto familiare e nel settore delle (...) e sposandosi nel (...)
(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 9; verbale 2, D51, pag. 6; D54 segg., pag. 7;
D72 segg., pag. 9; D80, pag. 10 e D98 seg., pag. 12; verbale 3, D30 segg.,
pag. 5 seg. e D65 seg., pag. 9). La sua incarcerazione e successiva scar-
cerazione, avvenuta nel (...), oltreché non avere alcun nesso con il servizio
militare, risulta inoltre essere un episodio circoscritto e conclusosi ben (...)
anni prima l’espatrio dal paese d’origine del ricorrente, quindi il timore
dell’insorgente di essere perseguitato per la sua supposta diserzione dal
servizio militare, non risulta né attuale né concreto (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Il nesso di causalità temporale
difetterebbe a maggior ragione per l’incarcerazione che egli avrebbe subito
dal (...) al (...), in quanto intervenuta ben (...) anni prima l’espatrio dell’in-
sorgente. In merito a tale evenienza, seppure egli sarebbe stato condan-
nato per tentativo di espatrio illegale dal Paese d’origine nell’ambito del
servizio militare (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10), tuttavia a seguito del
suo rilascio di prigione, avrebbe ricevuto un congedo di tre mesi, per ragioni
di salute, dalla sua unità, e di fatto non sarebbe più rientrato presso la
stessa, non subendo alcuna conseguenza effettiva – viste le inverosimi-
glianze già rilevate – e potendosi dedicare alla sua salute ed alla sua fami-
glia, nonché a varie attività lavorative (cfr. verbale 2, D64 segg., pag. 8 seg.
e D100 seg., pag. 12; verbale 3, D26, pag. 4 seg. e D47 seg., pag. 7), sino
all’arresto intervenuto nel (...), che però non coincideva con motivazioni di
stampo militare, come già sopra evidenziato. In più, proprio dal comporta-
mento tenuto dall’insorgente a seguito della sua scarcerazione, come pure
per il fatto che le autorità, nonostante egli sarebbe stato a loro disposizione
per due volte sia dopo il rilascio del (...), che a quello intervenuto nel (...)
del (...) – nonché in un’altra circostanza relativa all’esercizio illegale della
professione nell’ambito delle (...), dove il ricorrente sarebbe stato arrestato
– non sarebbe mai stato ricondotto presso la sua unità militare, e non lo
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Pagina 10
avrebbero ricercato per questo motivo, difetta pure in casu sia l’elemento
oggettivo che quello soggettivo per ritenere un timore fondato del ricorrente
di subire delle persecuzioni pertinenti ai sensi dell’asilo da parte delle au-
torità del suo Paese, nel caso in cui egli rientrasse nel medesimo, sia a
fronte delle incarcerazioni pregresse, sia in merito all’espletamento del ser-
vizio militare (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; DTAF 2010/57 consid. 2.5 e
relativi riferimenti). V’è quindi luogo di partire dall’assunto che il ricorrente
non possa avvalersi di alcun timore fondato di subire dei pregiudizi rilevanti
nell’ambito della sua presunta diserzione al servizio militare, essendo che
il suo espatrio dall’Eritrea non è riconducibile a delle circostanze inerenti lo
stesso, e che molto probabilmente egli sia stato esonerato dal medesimo.
6.5 Pure non relazionabili ai moventi previsti dall’art. 3 LAsi sono le pre-
sunte minacce e le problematiche che il ricorrente avrebbe avuto da parte
dei famigliari della ragazza con la quale avrebbe intrattenuto una relazione
– vista anche l’inverosimiglianza pregressa dell’unico episodio di una certa
rilevanza che avrebbe coinvolto anche un famigliare della ragazza
(cfr. supra consid. 6.3) – essendo le stesse ingenerate dalla vicenda che
egli avrebbe intessuto con la parente, nonché dalla loro mancata accetta-
zione del verdetto del tribunale nei suoi confronti, ossia a dei fattori inop-
pugnabilmente estranei alla protezione convenzionale.
6.6 Tale asserzione vale mutatis mutandis anche per quanto attiene le ge-
neriche motivazioni assurte dal ricorrente in merito alla mancanza di de-
mocrazia, di libertà, di regole e di leggi presente nel suo paese d’origine,
in quanto non ascrivibili alla razza, religione, nazionalità, appartenenza ad
un determinato gruppo sociale o alle opinioni politiche del ricorrente come
previste dall’art. 3 cpv. 1 LAsi.
6.7 Da ultimo, vista la mancanza in casu di circostanze supplementari che
lascino presupporre che l’insorgente sia malvisto dalle autorità eritree –
segnatamente vista l’inverosimiglianza e l’irrilevanza degli eventi citati a
margine – l’asserito espatrio illegale non risulta, a sé stante, pertinente ed
atto a giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato all’interessato
(cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata
quale sentenza di riferimento] consid. 5.1).
6.8 In virtù di tutto quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha quindi a
giusto titolo omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere
l’asilo al ricorrente.
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7.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-
tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento del ricorrente.
8.
8.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.2 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha ritenuto che l’esecu-
zione dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe ammissibile, ragionevol-
mente esigibile e possibile. Dal canto suo, nel gravame, il ricorrente af-
ferma che in caso di un suo rientro in Eritrea, egli rischierebbe di essere
esposto a dei trattamenti inumani e degradanti, viste anche le condizioni
che egli avrebbe subito nelle incarcerazioni pregresse. L’esecuzione
dell’allontanamento sarebbe pertanto, a mente sua, non ragionevolmente
esigibile.
8.3
8.3.1 Anzitutto l’insorgente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi
del principio del divieto di respingimento, e l’ammissibilità del rinvio del ri-
corrente verso l’Eritrea sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi
pacifico. Per di più, per gli stessi motivi e non essendo ravvisabili agli atti
altri elementi che possano far ritenere, con una probabilità preponderante,
che l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento
vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, il timore generico dello
stesso di poter subire in Eritrea un trattamento proibito, non permette di far
giungere il Tribunale ad una diversa valutazione della fattispecie rispetto a
quella espressa nella decisione impugnata (cfr. anche in merito la sentenza
della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008,
37201/06, §§125 e 129 e relativi riferimenti).
8.3.2 Anche nell’evenienza in cui il ricorrente dovesse nuovamente essere
arruolato nel servizio nazionale eritreo – stante il fatto che egli molto pro-
babilmente risulta beneficiario di un esonero dallo stesso – la stessa non
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risulta ostativa all’esecuzione del suo allontanamento, nel caso di un rien-
tro volontario in Eritrea (cfr. per il resto la sentenza di riferimento
E-5022/2017 del 10 luglio 2018 pubblicata parzialmente nella DTAF 2018
VI/4 consid. 6.1 e segnatamente consid. 6.1.5.2). Tale conclusione, e
quanto già sopra evidenziato (cfr. consid. 6.7) vale anche mutatis mutandis
per l’uscita illegale dell’insorgente.
8.3.3 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso
l’Eritrea sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi.
8.4
8.4.1 In Eritrea non si può concludere che viga attualmente una situazione
di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme
della popolazione nella totalità del territorio nazionale che permetta, a priori
ed indipendentemente dalle circostanze del caso di specie, di presumere,
a proposito di tutti i richiedenti provenienti da tale paese, l’esistenza di un
pericolo concreto ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. DTAF 2018 VI/4
consid. 6.2; sentenza del Tribunale D-2311/2016 del 17 agosto 2017
[pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 17).
8.4.2 Neppure la situazione personale dell’interessato risulta d’impedi-
mento all’esecuzione dell’allontanamento. Egli invero è giovane e dispone
di una certa istruzione, nonché può avvalersi di solide conoscenze sia nel
settore (...) che in quello (...). In patria, l’insorgente può vantare di una
buona rete famigliare, in particolare della moglie – che lavorerebbe come
(...) a J._ (cfr. verbale 2, D40, pag. 5) – del figlio, dei genitori e di
diversi fratelli e sorelle (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 6; verbale 2, D23
segg., pag. 4 seg.), con la quale intrattiene tutt’ora buone relazioni (cfr. ver-
bale 2, D30 seg., pag. 5), che potranno sostenerlo in caso di bisogno, per
sopperire alle sue necessità essenziali. Inoltre i suoi genitori disporrebbero
di (...), sui quali l’insorgente avrebbe anche in passato lavorato. Dalla do-
cumentazione medica agli atti (cfr. atti A17/3, A18/2 e A20/4) non si evince
inoltre la necessità per lo stesso di dover rimanere in Svizzera, poiché al-
trimenti il suo stato di salute si degraderebbe a tal punto da metterne in
pericolo concretamente la sua vita o il suo stato di salute e che giustifiche-
rebbe la sua ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3;
DTAF 2009/2 consid. 9.3.2). Alla luce di tali elementi, e non essendo ravvi-
sabili agli atti altre particolari circostanze, il ricorrente non rischia, nel caso
di un suo rientro nel paese d’origine, di essere esposto ad una minaccia
esistenziale (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2). Il ri-
schio di arruolamento nel servizio nazionale, non risulta dipoi influire su
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questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale
evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia esi-
stenziale (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2.3). Dal canto suo, l’obbligo di
adempiere il servizio militare non costituisce neppure un motivo d’inesigi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2
e segnatamente consid. 6.2.5).
8.4.3 Il rientro dell’interessato nel suo paese d’origine è pertanto da consi-
derarsi pure ragionevolmente esigibile.
8.5 In ultima analisi, malgrado un rinvio coatto in Eritrea di un richiedente
la cui domanda d’asilo è stata respinta non sia al momento possibile, tut-
tavia, per prassi costante del Tribunale, la possibilità di un ritorno volontario
esclude la concessione dell’ammissione provvisoria per impossibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI (cfr.
DTAF 2018 VI/4 consid. 6.3). Spetta infatti all’insorgente richiedere alla
competente rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari
al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). Ne discende
quindi che l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, risulta essere
anche possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI).
8.6 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento,
il gravame va disatteso e la querelata decisione dell’autorità inferiore con-
fermata.
9.
Visto tutto quanto sopra, la SEM con la decisione impugnata, non ha violato
il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso è respinto.
10.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese versato il 10 febbraio 2020.
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11.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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