Decision ID: 02147da2-1c18-4cfc-96e8-26603381e8a6
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) feb-
braio 2022 (cfr. atto SEM n. [{...}]-2/2).
B.
Da investigazioni dell’autorità inferiore nella banca dati europea “Eurodac”,
è risultato che al richiedente fossero state rilevate le impronte dattiloscopi-
che in Spagna il (...) dicembre 2021 (cfr. n. 7/1 e 8/1). Sulla scorta di tale
riscontro, la SEM ha quindi presentato, all’autorità spagnola competente,
una richiesta di presa in carico dell’interessato sulla base dell’art. 13 par. 1
del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III),
in data 3 marzo 2022 (cfr. n. 10/7, 11/1 e 12/1).
C.
Il (...) marzo 2022 si è tenuto con l’interessato il verbale del rilevamento
dei suoi dati personali (cfr. n. 14/10), ove in particolare egli ha riferito di
avere due fratelli minori che vivrebbero in Svizzera, B._ (incarto N
...) e C._ (incarto N [...]), anche se non saprebbe dove (cfr.
n. 14/10, p.to 1.16.04 e 3.01, pag. 4). Con scritto dell’8 marzo 2022, il ri-
chiedente ha trasmesso alla SEM, chiedendo l’integrazione di tali informa-
zioni, delle foto dei permessi F dei due predetti fratelli (cfr. n. 16/3). Il giorno
successivo, il medesimo ha invece sostenuto un colloquio Dublino (cfr.
n. 17/2), nell’ambito del quale gli è stata offerta la possibilità di esprimersi
circa il suo stato di salute e rispetto alla competenza della trattazione della
sua domanda d’asilo.
D.
Il (...) marzo 2022, la Spagna ha risposto affermativamente alla domanda
di presa in carico dell’insorgente, fondandosi pure sull’art. 13 par. 1 Rego-
lamento Dublino III (cfr. n. 20/2).
E.
Per mezzo della decisione del 20 aprile 2022, notificata il giorno succes-
sivo (cfr. n. 26/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo
dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo
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(LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato l’allontanamento (recte: trasferi-
mento) dell’interessato verso la Spagna, altresì statuendo che un even-
tuale ricorso contro la decisione non ha effetto sospensivo.
F.
Con ricorso del 27 aprile 2022 (cfr. risultanze processuali, data dell’invio: il
28 aprile 2022), l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) avverso la succitata decisione ed ha con-
cluso preliminarmente alla sospensione dell’esecuzione della decisione in
via supercautelare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso; a
titolo principale ha invece chiesto l’annullamento della decisione impugnata
e la restituzione degli atti di causa alla SEM perché effettui l’esame nazio-
nale della domanda d’asilo del ricorrente. In via subordinata l’insorgente ha
postulato la restituzione degli atti all’autorità inferiore perché proceda al
completamento dell’istruttoria. Contestualmente, il ricorrente ha pure pre-
sentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali e del relativo anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in
materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il ricorso è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre si osserva come il Tri-
bunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito
di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di una tale
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decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1; 2012/4 consid. 2.2 con rif. ci-
tati).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal
giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice
(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale ri-
nuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la
competenza della Spagna per la trattazione della sua procedura d’asilo –
in quanto né la presenza di due membri della sua famiglia in Svizzera né il
suo desiderio di rimanere su suolo elvetico non ne confuterebbero la com-
petenza – ha escluso che in tale Stato sussistano carenze sistemiche ai
sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, o ancora un rischio di trat-
tamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio del divieto di
respingimento. Proseguendo nella propria analisi, l’autorità inferiore ha
escluso l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione della clausola
discrezionale di cui all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III o ancora di
una relazione protetta dall’art. 8 CEDU. In particolare, non risulterebbe da-
gli atti al suo incarto, alcun elemento medico oggettivo indicante che la sua
presenza in Svizzera sia indispensabile per offrire assistenza al fratello
B._, il quale peraltro potrebbe contare sulla presenza su suolo el-
vetico dell’altro fratello C._, con il quale risiederebbe nel medesimo
centro come si evincerebbe dai loro permessi di soggiorno da lui presentati.
Inoltre, non sussisterebbero dei motivi che giustificherebbero l’applicazione
dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III né dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordi-
nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi
1, RS 142.311). In merito a queste due ultime disposizioni, la SEM ha se-
gnatamente ritenuto come la sua situazione medica risulti chiara ed accla-
rata e che non rappresenterebbe un ostacolo al suo trasferimento in Spa-
gna, laddove potrà presentare una domanda d’asilo per poter beneficiare
di una presa a carico in base al diritto comunitario.
4.2 Nel proprio gravame, il ricorrente in primo luogo fa presente una viola-
zione del suo diritto di essere sentito, in quanto la SEM non gli avrebbe
dato la possibilità di esprimersi sui permessi da lui presentati né sul legame
che avrebbe con il fratello B._ e la natura dei problemi di salute
mentale di quest’ultimo. Inoltre, sulla scorta di alcuni elementi che apporta
con il ricorso – ovvero che la SEM avrebbe potuto esaminare gli incarti a
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propria disposizione e riguardanti i fratelli del ricorrente per accertarsi della
situazione attuale dei medesimi, come pure che questi ultimi non si trove-
rebbero più nel medesimo alloggio cantonale e che il fratello C._
starebbe riscontrando varie difficoltà nell’assistenza di B._ – egli
ravviserebbe la necessità per lui di rimanere vicino al fratello B._ in
applicazione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Non considerando
le informazioni già in proprio possesso relative alle procedure dei suoi due
fratelli, come anche di acquisirne per decidere sulla competenza della Sviz-
zera per la procedura d’asilo e dell’esclusione dell’applicabilità della clau-
sola di sovranità, la SEM avrebbe violato la massima inquisitoria, l’obbligo
di motivazione nonché il diritto di essere sentito dell’insorgente su elementi
essenziali riguardo al suo convincimento nella fattispecie.
5.
5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA
ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.2 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2
Cost. comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’in-
carto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione,
di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze
nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 con-
sid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). La portata della facoltà di esprimersi non
può essere determinata in maniera generale ma dev’essere definita sulla
base degli interessi concretamente in gioco. Il concetto a monte è che alla
parte in causa debba essere concessa la facoltà di mettere in evidenza il
suo punto di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e
relativi riferimenti; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale
D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 consid. 6.2). L’obbligo di motivazione
è inoltre corollario fondamentale del diritto di essere sentito. Detta prero-
gativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone interes-
sate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da rendere
possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il
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suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2). Ciò
non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per
adempiere a queste esigenze è necessario che essa menzioni, almeno
brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da con-
sentire agli interessati di apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 con-
sid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1,
2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del
31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
5.3 Nel caso in parola, si rimarca innanzitutto come il ricorrente ha avuto la
possibilità di esprimersi riguardo alla presenza in Svizzera dei suoi due fra-
telli B._ e C._ sia nel verbale di rilevamento dei dati perso-
nali che durante il colloquio Dublino, e ciò senza che la rappresentante
legale – presente in quest’ultimo contesto – abbia formulato dei quesiti o
osservazioni in merito, se riteneva che l’aspetto della relazione fra i fratelli
non fosse stata sufficientemente delucidata o esposta (cfr. n. 17/2), in ac-
cordo con l’obbligo di collaborare della parte (cfr. supra consid. 5.1). Peral-
tro è il ricorrente stesso che ha prodotto i permessi di soggiorno dei fratelli,
senza tuttavia, anche in tale occasione, offrire ulteriori spiegazioni in merito
(cfr. n. 16/3). Inoltre, anche con il ricorso, malgrado ne avesse avuto la
possibilità, l’insorgente non ha presentato degli indizi concreti che siano atti
a provare l’indispensabilità della sua presenza in Svizzera – così come da
egli addotto nel gravame – per il fratello B._ (cfr. anche infra con-
sid. 8). Alla luce quindi di tali elementi, agli occhi del Tribunale, non si rav-
visa alcuna violazione del diritto di essere sentito del ricorrente. Altresì, il
fatto che la SEM, sulla base della documentazione all’incarto, abbia rite-
nuto di disporre di sufficienti elementi per potersi pronunciare sulla fattispe-
cie, senza in particolare riportare considerazioni riguardanti gli incarti dei
fratelli dell’insorgente, discende dal suo libero apprezzamento e non da un
accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti per de-
cidere della causa. Argomentazioni dell’insorgente rivolte verso il provve-
dimento avversato che riguardano quindi il merito, e che verranno pertanto
trattate di seguito (cfr. infra consid. 8). Non si può seguire il ricorrente nep-
pure laddove lamenta in modo generico che l’autorità inferiore non avrebbe
rispettato il suo obbligo di motivare sufficientemente la decisione. Ciò in
quanto la SEM ha spiegato in modo chiaro e circostanziato nel provvedi-
mento sindacato, le ragioni per le quali ha ritenuto di non dover entrare nel
merito della domanda d’asilo dell’insorgente, in particolare perché non si
applicherebbero al suo caso le clausole discrezionali ex art. 16 par. 1 e 17
par. 1 Regolamento Dublino III, o ancora l’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. p.to
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II, pag. 2 e segg. della decisione impugnata). Pertanto, anche in rapporto
alla giurisprudenza succitata, una violazione dell’obbligo di motivare da
parte dell’autorità inferiore non è ravvisabile in specie.
5.4 Ne discende quindi che le censure formali mosse dal ricorrente nel
senso testé esposto nei confronti del provvedimento impugnato, risultano
quindi infondate e vanno conseguentemente respinte. Un annullamento
della decisione impugnata e la restituzione degli atti di causa alla SEM per
completamento istruttorio non trova quindi alcun fondamento. La conclu-
sione formulata a titolo subordinato in tal senso nel ricorso, va quindi re-
spinta.
6.
6.1 Ciò posto, ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra
nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di
uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecu-
zione della procedura di asilo e di allontanamento. La SEM, prima di appli-
care la precitata disposizione, esamina la competenza relativa al tratta-
mento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento
Dublino III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico
del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2).
6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge), anche detta di ammis-
sione – come è il caso di specie – ogni criterio per la determinazione dello
Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se,
nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III,
quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella
fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La determinazione dello
Stato membro competente avviene sulla base della situazione esistente al
momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione inter-
nazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2 e 8.2.1).
6.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
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come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.
6.4 Altresì, ai sensi dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, quando è
accertato sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di
cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 del succitato regolamento,
inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha
varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza
da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in
questione è competente per l’esame della domanda di protezione interna-
zionale. Detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversa-
mento clandestino della frontiera. Secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Regola-
mento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del presente rego-
lamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste
agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un
altro Stato membro.
6.5 Nel caso in rassegna, un confronto dell’unità centrale del sistema eu-
ropeo “Eurodac” ha permesso di appurare che l’insorgente è stato interpel-
lato e gli sono state rilevate le impronte dattiloscopiche in Spagna il (...) di-
cembre 2021 (cfr. atti n. 7/1 e 8/1). Il ricorrente ha dapprima confermato
tale riscontro (cfr. n. 14/10, p.to 5.02, pag. 5), per poi invece riferire che
sarebbe entrato in Spagna nel febbraio 2022 venendo poi subito in
Svizzera (cfr. n. 17/2). Tuttavia, queste ultime allegazioni si scontrano d’un
canto con i riscontri inequivocabili succitati, come pure con le stesse as-
serzioni rese in un primo tempo dal medesimo insorgente, e pertanto non
soltanto risultano essere poco credibili, ma appaiono comunque ininfluenti
per la determinazione dello Stato membro competente. Il (...) marzo 2022
la SEM ha presentato alle autorità spagnole preposte, nei termini fissati
all’art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, una richiesta di ammissione fon-
data sull’art. 13 par. 1 del predetto Regolamento (cfr. n. 10/7). La Spagna
ha accettato la propria competenza nella trattazione della domanda in que-
stione, entro il termine disposto all’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III,
con risposta del (...) marzo 2022 (cfr. n. 20/2). In tale contesto, risulta pe-
raltro inconferente il desiderio dell’insorgente di rimanere in Svizzera (cfr.
n. 17/2), in quanto d’un canto il meccanismo del Regolamento Dublino III
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non offre il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la do-
manda debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e d’altro
canto, tenuto conto della maggiore età del ricorrente, la presenza in
Svizzera dei fratelli, non è atta a rimetterla in discussione (cfr. art. 2 lett. g
Regolamento Dublino III). Di conseguenza, la competenza della Spagna
risulta di principio essere data.
7.
7.1 La Spagna è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU (RS 0.101),
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. Pertanto, il rispetto
della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione
della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una pro-
tezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte
dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del
riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di
seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza
dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).
7.2 La presunzione summenzionata non è tuttavia assoluta e può essere
confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-
ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
7.3 Nel contesto spagnolo, anche secondo giurisprudenza costante, ciò
non è tuttavia manifestamente il caso (cfr. tra le altre le sentenze del Tribu-
nale E-1691/2022 del 12 aprile 2022 consid. 4.2, D-455/2022 del 14 feb-
braio 2022 consid. 11), conclusione che non viene neppure contestata dal
ricorrente nel gravame. L’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III pertanto non si giustifica.
8.
8.1 Resta ora da esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di
applicare le clausole discrezionali di cui agli art. 16 e 17 par. 1 Regola-
mento Dublino III nonché all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.
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8.2 Quest’ultima disposizione, che concretizza in diritto interno svizzero la
clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III), prevede che
se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della
domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro stato
sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr.
DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, qualora il trasferimento del ri-
chiedente nel Paese di destinazione contravvenga all’art. 4 CartaUE,
all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’autorità inferiore è invece obbli-
gata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della do-
manda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
8.3 Nel caso in esame, dapprima si rileva come il ricorrente non ha dimo-
strato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico
e a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione
in violazione della direttiva procedura. Egli neppure ha apportato indizi seri
e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti
il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi
obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità
corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-
rebbe di essere respinto in un tale Paese. Oltracciò, il ricorrente non ha
fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la
sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della
CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del
trasferimento in Spagna.
8.4 Inoltre l’insorgente, da un esame d’ufficio degli atti di causa, non appare
soffrire di problematiche mediche tali da risultare ostative al suo trasferi-
mento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. n. 9/2, 21/8, 22/2, 23/3 e
28/2) e rientranti nelle casistiche di cui alla giurisprudenza topica della
CorteEDU e del Tribunale in materia (cfr. sentenze della CorteEDU N. con-
tro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio
del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1).
Ciò che tra l’altro l’insorgente non solleva nel suo gravame, e sul quale
punto si può quindi senz’altro rinviare alla decisione avversata, la quale
risulta essere sufficientemente chiara, motivata ed esplicita in proposito
(cfr. p.to II, pag. 4 segg. della decisione SEM).
8.5
8.5.1 Tra le norme imperative che possono condurre all’applicazione delle
clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-
sid. 5). Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare protetto
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dalla disposizione precitata, lo straniero non soltanto deve provare la pre-
senza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua fami-
glia, ma pure che quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o
duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi
citata), nonché che all’interessato non è possibile, rispettivamente non sa-
rebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare altrove
(cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti).
Se la persona a beneficio di un diritto di presenza assicurato in Svizzera
può lasciare questo paese senza difficoltà e con la persona che richiede
un permesso di soggiorno in Svizzera, l’art. 8 CEDU non è in principio vio-
lato. Al contrario, se la partenza del membro che può restare in Svizzera
non è possibile senza difficoltà è necessario procedere ad una pondera-
zione degli interessi prevista dall’art. 8 par. 2 CEDU (cfr. DTF 140 I 145
consid. 3.1 e relativi riferimenti; DTAF 2011/48 consid 6.3.1; cfr. anche la
sentenza del Tribunale D-4561/2016 del 20 novembre 2019 consid. 11.3.1
con ulteriori riferimenti citati). Secondo la giurisprudenza, le relazioni fami-
gliari protette dall’art. 8 par. 1 CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e
tra genitori e figli minori che coabitano. In una tale evenienza una relazione
stretta ed effettiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 con-
sid. 6.1). Non di meno, le relazioni tra maggiorenni (in particolare genitori
e figli) possono essere eccezionalmente considerate quando tra i famigliari
esiste un particolare rapporto di dipendenza, come in caso di necessità di
prodigare cure speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenza
del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo 2022 consid. 10.4 con ulteriori rif.
cit.). A medesima soluzione si giunge anche considerando l’altra clausola
discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Dalla for-
mulazione di quest’ultima norma si evince peraltro che la situazione di di-
pendenza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che
richiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una
presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione
permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire (cfr.
DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Pertanto, la mera necessità di un
sostegno emotivo o addirittura psicologico non è tale da stabilire un rap-
porto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5; sentenza del Tri-
bunale D-546/2022 consid. 10.4).
8.5.2 Nella presente disamina, anche dalla consultazione degli incarti dei
fratelli dell’insorgente – come da questi proposto nel ricorso – il Tribunale
ritiene che a ragione la SEM ha concluso che il ricorrente non ha presen-
tato alcuna prova concreta né alcun mezzo di prova atto a dimostrare che
il suo trasferimento pregiudichi un’assistenza quotidiana indispensabile al
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fratello B._, con il quale peraltro non appare neppure essere in con-
tatto (cfr. n. 28/2), e ciò a prescindere dalla questione del diritto di presenza
garantito o duraturo in Svizzera. Dalla documentazione medica agli atti, a
parte la preoccupazione espressa per il fratello B._ affetto da di-
sturbi psichici, non è difatti fatta alcuna menzione dell’eventuale necessità
per il predetto fratello della presenza del ricorrente, per poter disporre di un
sostegno continuativo. Le sole evenienze che il ricorrente avrebbe appreso
che i due fratelli non si troverebbero più nel medesimo alloggio cantonale,
come pure che il fratello C._ avrebbe riscontrato delle difficoltà
nell’assistenza del fratello B._, non sono in alcun senso atte a cir-
costanziare ed a provare che quest’ultimo sia dipendente dall’assistenza
del ricorrente e che questi sia in grado di fornire effettivamente l’assistenza
alla persona interessata, così come disposto dall’art. 16 par. 1 Regola-
mento Dublino III. Per di più, non risulta dagli atti di causa, che il fratello
B._ abbia espresso un siffatto desiderio per iscritto, ulteriore condi-
zione posta per l’applicazione della clausola discrezionale di cui alla norma
precitata.
8.5.3 Ne discende che non si ravvisa pertanto un obbligo di applicare la
clausola di sovranità giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, come
neppure le condizioni previste dall’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III
risultano adempiute.
8.5.4 Visto quanto sopra, non appaiono nemmeno esserci elementi agli atti
che permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitra-
ria il potere di apprezzamento di cui dispone nell’applicazione dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi).
A tali circostanze il Tribunale non può pertanto sostituire il suo apprezza-
mento a quello dell’autorità inferiore. Non vi è quindi motivo di applicare la
clausola discrezionale ai sensi della disposizione precitata in relazione
all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
9.
Riassumendo, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, la Spagna è competente dell’esame della domanda
di asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuto a
prenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29
Regolamento Dublino III.
10.
È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
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pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna conformemente all’art. 44
LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di soggiorno
in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). Il ricorso deve quindi essere respinto
e la decisione della SEM confermata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso sia la domanda di misure
supercautelari che la richiesta tendente alla concessione dell’effetto so-
spensivo al ricorso, risultano senza oggetto.
12.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto.
13.
In seguito, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA).
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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