Decision ID: e0105d63-1121-4a5f-97bf-9cd8435f21bf
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._ (la ricorrente), nata il ... 1948, è una cittadina italiana che è
stata sposata con un suo connazionale dal ... al ..., anno in cui ha
divorziato.
B.
Il ... 2011, la ricorrente si è unita in matrimonio con il cittadino svizzero,
d’origine italiana, B._, residente in Ticino.
Il 22 maggio 2013, la ricorrente ha ottenuto un permesso di dimora “B”
UE/AELS di durata quinquennale.
C.
Il ... 2018, il marito della ricorrente è deceduto.
D.
Il 23 maggio 2019, alla ricorrente è stato accordato un permesso di
domicilio “C” UE/AELS, valido fino al 24 marzo 2023.
E.
Il 13 settembre 2019, rappresentata dal suo legale, la ricorrente ha inoltrato
una domanda di naturalizzazione agevolata alla Segreteria di Stato della
migrazione (SEM).
F.
Il 18 maggio 2020, riferendosi al Messaggio del Consiglio federale del 4
marzo 2011, relativo alla revisione totale della legge federale sulla
cittadinanza (Messaggio LCit, Foglio federale/FF 2011 pagg. 2567 – 2612),
la SEM ha informato la ricorrente che “[...] l’autorità non può entrare nel
merito di una domanda di naturalizzazione agevolata ai sensi dell’art. 21
LCit se il coniuge svizzero è deceduto prima della presentazione della
domanda di naturalizzazione”. La SEM ha quindi invitato la ricorrente a
comunicarle se volesse mantenere o ritirare la sua domanda di
naturalizzazione agevolata entro due mesi dal ricevimento dell’informativa.
Il 29 maggio 2020, la ricorrente ha richiesto alla SEM di emettere una
decisione formale impugnabile.
G.
Il 3 luglio 2020, la SEM ha deciso di non entrare nel merito della domanda
di naturalizzazione agevolata della ricorrente.
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In sostanza, attenendosi al Messaggio LCit e al proprio “Manuale sulla
cittadinanza” (www.sem.admin.ch, alla rubrica “Pubblicazioni e servizi”), la
SEM si limita a constatare che il marito della ricorrente è deceduto il ...
2018, e che la medesima ha depositato la sua domanda di naturalizzazione
agevolata il 13 settembre 2019, ossia dopo il decesso, concludendo che
“le condizioni per la naturalizzazione agevolata non sono adempiute”.
H.
Il 23 luglio 2020, per il tramite del suo legale, la ricorrente ha adito il
Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo che la decisione della
SEM sia annullata, ed ha inoltrato nel contempo i documenti A a D.
In compendio, la ricorrente considera come “incontestato” il fatto che suo
marito sia deceduto prima dell’inoltro della domanda di naturalizzazione
agevolata, ma sostiene che ciò “è privo di qualsiasi rilevanza” (ricorso, §
4). In modo particolare argomenta che, secondo la legge sulla cittadinanza
anteriore alla LCit, “vi era naturalizzazione diretta mediante il matrimonio
[...]”, aggiungendo che la LCit “né fa dipendere l’ottenimento della
cittadinanza agevolata dal fatto che il coniuge che la agevola sia ancora o
non sia più in vita [...], né ha alcun valore giuridico il richiamo della SEM al
suo stesso manuale sulla cittadinanza [...], inventandosi presunti requisiti
aggiuntivi a quelli della legge [...]” (ricorso, § 4). Inoltre, qualificando la
decisione come “arbitraria e senza fondamento”, invoca una violazione del
“principio della buona fede e dell’affidamento su cui ogni persona deve
poter contare quando si affida ad un chiaro ed inconfutabile esaustivo testo
di legge quale l’art. 21 LCit”, come pure del “principio della parità di
trattamento poiché discrimina una persona anziana e vedova [...] da una
persona [...] non (ancora) vedova o che lo potrebbe diventare a breve”
(ricorso, § 4). La ricorrente aggiunge, per terminare, che “nel marzo 2018,
momento a partire dal quale aveva il requisito dei 5 anni di soggiorno in
Svizzera per potere inoltrare la domanda di naturalizzazione agevolata [...],
ha preferito occuparsi amorevolmente del proprio marito malato e poi
deceduto sei mesi dopo, anziché affrettarsi a richiedere la cittadinanza
svizzera agevolata” (ricorso, § 5).
I.
Il 13 agosto 2020, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha
invitato la ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali di fr. 1'200.–, ciò che è avvenuto puntualmente.
J.
Il 31 agosto 2020, la ricorrente ha fatto pervenire a questo Tribunale i
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Pagina 4
documenti E a L. In particolare sostiene che “già sua nonna paterna [...],
era cittadina svizzera, attinente di ... [...], il tutto ad ulteriore conferma del
pieno fondamento della sua domanda di naturalizzazione agevolata e del
ricorso”, e ciò sulla base del doc. E, ossia un certificato della Municipalità
di ... del ... 1903, in cui è riferito che la signora ... (nonna paterna), nata
..., “ha sempre tenuto il suo domicilio in ...”, e che si è recata “in ... per
raggiungere il proprio marito”, dove si è “iscritta al n. 54 del registro dei
nazionali di questo R. consolato” il ... 1903. In relazione a suo padre,
cittadino italiano nato a Varese il ... 1909, la ricorrente ha prodotto la “Carta
di riconoscimento e nazionalità” rilasciata, il ... 1945, dal Consolato
generale d’Italia a Lugano in nome del Ministero degli affari esteri del
Regno d’Italia (doc. H).
K.
Il 16 settembre 2020, come richiestole da questo Tribunale, la SEM ha
risposto al ricorso, affermando, in sostanza, che il Messaggio LCit esprime
la volontà del legislatore, che l’ordinanza sulla cittadinanza esige che
l’unione coniugale sussista anche al momento della naturalizzazione, e che
il “Manuale sulla cittadinanza” è stato redatto a partire dal Messaggio LCit
e dalla corrispondente legislazione.
L.
Il 12 gennaio 2021, su invito di questo Tribunale, la ricorrente ha replicato,
contestando essenzialmente l’interpretazione della LCit da parte della
SEM, e sottolinea che “già sua nonna paterna (mamma di suo padre ...,
vedi certificato di famiglia 20.08.2019 agli atti) signora ... nata ..., coniugata
..., nata nel 1880, era cittadina svizzera, attinente di ...”, chiedendo che la
SEM si esprima in proposito.
M.
Il 21 aprile 2021, nel termine impartitole da questo Tribunale, la SEM ha
inoltrato la sua duplica. Riguardo ai documenti trasmessi dalla ricorrente il
31 agosto 2020, essa asserisce che “sono privi di rilevanza per quanto
concerne la procedura di naturalizzazione”, poiché “in primo luogo, la SEM
non era a conoscenza delle informazioni [contenute nei detti documenti].
In secondo luogo, [...] l’interessata ha trasmesso una domanda di
naturalizzazione agevolata [...], che si fonda essenzialmente sul legame
tra un coniuge svizzero ed un coniuge straniero e non su eventuali legami
di filiazione (legami che dovranno essere comprovati per il tramite di
giustificativi in una eventuale nuova domanda di naturalizzazione)”. Per
finire, la SEM sostiene di aver interpretato la LCit sia dal punto vista
letterale che teleologico.
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Pagina 5
N.
Il 2 novembre 2021, facendo uso della facoltà concessale da questo
Tribunale, la ricorrente ha presentato delle ultime osservazioni, ribadendo
fondamentalmente che la sua nonna paterna era cittadina svizzera e che
dai documenti esibiti il 31 agosto 2020 “risulta origine svizzera, cittadinanza
ticinese e attinenza di ... della [sua] famiglia”.
O.
Il 17 gennaio 2022, questo Tribunale ha trasmesso alla SEM, per
conoscenza, le ultime osservazioni della ricorrente.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro
le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità
menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF. La
procedura di ricorso è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e la non entrata
nel merito della domanda di naturalizzazione agevolata, emanata il 3 luglio
2020, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una
decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 lett. c PA, dimodoché questo Tribunale
è competente a giudicare il presente ricorso in quanto autorità di grado
inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv. 1 LTAF in combinato disposto con
l’art. 83 lett. b a contrario della legge sul Tribunale federale del 17 giugno
2005 [LTF, RS 173.110]; cfr. anche la sentenza del Tribunale federale
1C_82/2018 del 31 maggio 2018 consid. 1).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
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decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese
processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4
PA).
In concreto, la ricorrente, destinataria della decisione impugnata, ha
presentato il suo gravame tempestivamente e nel rispetto dei requisiti
previsti dalla legge, versando inoltre l'anticipo di fr. 1’200.–, relativo alle
presunte spese processuali, nel termine prefissatole. Ne discende che il
ricorso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.
2.
2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha
un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).
2.2 Questo Tribunale accerta d'ufficio i fatti, con l'ausilio, dove necessario,
dei mezzi di prova previsti dalla legge, ossia documenti, informazioni delle
parti, informazioni o testimonianze di terzi, sopralluoghi e perizie (art. 12
PA: massima inquisitoria), le parti dovendo comunque cooperare in diversi
modi (artt. 13 cpv. 1, 49 e 52 cpv. 1 PA). Esso procede spontaneamente a
constatazioni fattuali complementari rispetto a quanto risulta dagli atti
solamente se indicato, e ammette le prove offerte dalle parti se paiono
idonee a chiarire i fatti, apprezzandole liberamente (artt. 19 e 33 cpv. 1 PA
in combinato disposto con gli artt. 37 e 40 della legge federale del 4
dicembre 1947 di procedura civile [PC, SR 273]).
2.3 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni
delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del
litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in
melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art.
62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in:
Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz
über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62
PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi
del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto
o iura novit curia).
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Pagina 7
3.
Il presente litigio verte sulla decisione della SEM, del 3 luglio 2020, di non
entrata nel merito della domanda di naturalizzazione agevolata presentata
dalla ricorrente (decisione d’inammissibilità).
4.
Si pone innanzitutto la questione del diritto applicabile ratione temporis alla
fattispecie.
Il 1° gennaio 2018, con l’entrata in vigore della nuova legge federale sulla
cittadinanza svizzera del 20 giugno 2014 (LCit, RS 141.0), e della relativa
ordinanza del 17 giugno 2016 (OCit, RS 141.01), la vecchia legge federale
sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera del 29 settembre 1952
(vLCit), senza ordinanza, è stata abrogata (art. 49 LCit e cifra 1 del relativo
allegato; RU 2016 2561). Secondo le disposizioni transitorie della LCit
(irretroattività), l’acquisizione e la perdita della cittadinanza svizzera sono
rette dal diritto vigente nel momento in cui è avvenuto il fatto determinante
(art. 50 cpv. 1 LCit). Le domande presentate prima dell’entrata in vigore
della LCit sono trattate secondo le disposizioni del diritto anteriore fino alla
decisione relativa alla domanda (art. 50 cpv. 2 LCit).
In concreto, considerato che la ricorrente ha depositato la sua domanda di
naturalizzazione agevolata il 13 settembre 2019 (cfr. consid. E), ossia dopo
il 1° gennaio 2018, è la LCit con l’OCit che si applica.
5.
In virtù dell’art. 21 cpv. 1 LCit, un cittadino straniero può, dopo aver sposato
un cittadino svizzero, presentare una domanda di naturalizzazione
agevolata se (a) vive da tre anni in unione coniugale con il coniuge, e (b)
ha vincoli stretti con la Svizzera.
5.1 Come precisato dalla giurisprudenza emanata ai tempi della vLCit, la
nozione di comunione coniugale sancita dall’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit
presuppone non soltanto l'esistenza formale di un matrimonio, ossia di
un'unione coniugale secondo l'art. 159 cpv. 1 del Codice civile (CC, RS
2010), ma implica pure una comunità di fatto tra i coniugi, rispettivamente
una comunione di vita effettiva, fondata sulla volontà reciproca di
mantenere questa unione (cfr. DTF 135 II 161 consid. 2 con i riferimenti
giurisprudenziali, nonché le sentenze del Tribunale federale 1C_82/2018,
sopraccitata, consid. 4.1, 1C_362/2017 del 12 ottobre 2017 consid. 2.2.1 e
1C_336/2013 del 28 maggio 2013 consid. 2.1). In questo senso, la
comunione coniugale presuppone l'esistenza, al momento del deposito
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della domanda di naturalizzazione agevolata e durante tutta la
conseguente procedura fino alla pronuncia della decisione, di una volontà
matrimoniale intatta e orientata verso il futuro (“wenn der gemeinsame
Wille zu einer stabilen ehelichen Gemeinschaft intakt ist”; “ein auf die
Zukunft gerichteter Ehewille”), in altri termini la ferma intenzione dei coniugi
di mantenere la comunione coniugale al di là della decisione di
naturalizzazione agevolata; una separazione sopraggiunta poco dopo
l'ottenimento della naturalizzazione costituisce un indizio dell'assenza di
questa volontà al momento dell'ottenimento della cittadinanza svizzera (cfr.
DTF 135 II 161 consid. 2 e le sentenze del Tribunale federale 1C_588/2017
del 30 novembre 2017 consid. 5.1 e 1C_362/2017, sopraccitata, consid.
2.2.1, come pure DTAF 2010/16 consid. 4.4).
5.2 Dal canto suo, nel Messaggio LCit, il Consiglio federale aveva in
particolare puntualizzato che “[...] delle domande di naturalizzazione
agevolata in base all’art. 21 [LCit] non si può tenere conto qualora il
coniuge svizzero sia deceduto antecedentemente alla presentazione della
domanda stessa. Qualora il coniuge svizzero muoia mentre la procedura
di naturalizzazione è in corso, è possibile trattare la domanda qualora non
sussistano fondati dubbi sul fatto che prima del decesso del coniuge
svizzero i coniugi vivessero in unione coniugale effettiva e stabile [...]”
(Messaggio LCit, FF pag. 2598).
5.3 Adottando l’art. 10 OCit, in applicazione dell’art. 48 LCit (esecuzione),
il Consiglio federale ha codificato quanto precisato dalla giurisprudenza
sotto la vLCit, ossia che l’unione coniugale presuppone che il matrimonio
sussista formalmente, che i coniugi vivano in unione coniugale effettiva e
che l’intenzione di entrambi i coniugi di vivere in unione coniugale stabile
sia intatta (cpv. 1), che l’esigenza della coabitazione non è applicabile se
si invocano importanti motivi giustificanti il mantenimento di due domicili
separati e l’unione coniugale continua a sussistere (cpv. 2), e che l’unione
coniugale deve sussistere sia al momento della domanda sia al momento
della naturalizzazione (cpv. 3).
5.4 La legge è da interpretare in primo luogo procedendo dalla sua lettera
(interpretazione letterale). Tuttavia, se il testo non è perfettamente chiaro,
se più interpretazioni del medesimo sono possibili, deve essere ricercata
la vera portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi
d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito,
nonché i valori su cui essa prende fondamento (interpretazione
teleologica). Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto
(interpretazione sistematica; cfr. DTF 135 II 78 consid. 2.2, 135 V 153
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consid. 4.1, 131 II 249 consid. 4.1, 134 I 184 consid. 5.1 e 134 II 249 consid.
2.3). I lavori preparatori, segnatamente laddove una disposizione non è
chiara oppure si presta a diverse interpretazioni, costituiscono un mezzo
valido per determinarne il senso ed evitare così di incorrere in
interpretazioni erronee (interpretazione storica). Soprattutto nel caso di
disposizioni recenti, la volontà storica dell'autore della norma non può
essere ignorata se ha trovato espressione nel testo oggetto
d'interpretazione (cfr. DTF 134 V 170 consid. 4.1 con riferimenti). Occorre
prendere la decisione materialmente corretta nel contesto normativo,
orientandosi verso un risultato soddisfacente sotto il profilo della ratio legis.
Così, il Tribunale federale non privilegia un criterio d'interpretazione in
particolare; per afferrare il senso di una disposizione preferisce,
pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (cfr. DTF 135 III
483 consid. 5.1). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza a
quella che meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il
contrario non risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il
Tribunale federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle
leggi (formali) federali (art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore
federale non propone soluzioni contrarie alla Costituzione (cfr. DTF 137 V
273 consid. 4.2, 131 II 562 consid. 3.5, 131 II 710 consid. 4.1 e 130 II 65
consid. 4.2).
6.
In concreto è assodato e non contestato che, quando la ricorrente ha
depositato la sua domanda di naturalizzazione, il 13 settembre 2019, suo
marito era già deceduto da più di un anno (cfr. consid. C, E e H). Partendo
da questo fatto, la SEM ha considerato che, in difetto del presupposto
dell’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit (art. 10 OCit) relativo all’esistenza dell’unione
coniugale per poter chiedere la naturalizzazione agevolata, la domanda
della ricorrente era tardiva, per cui non l’ha esaminata, pronunciando
invece una decisione di non entrata nel merito, ossia d’inammissibilità.
6.1 La ricorrente rimprovera alla SEM di non aver interpretato in modo
corretto l’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit, nella misura in cui essa avrebbe aggiunto
una condizione, ossia l’essere in vita del coniuge svizzero al momento del
deposito della domanda di naturalizzazione agevolata, che non sarebbe
contemplata dalla detta norma (cfr. consid. H).
Ora, procedendo ad un’interpretazione letterale della norma in questione,
si deve constatare che il senso reso palese dalle parole utilizzate è quello
dell’esistenza attuale dell’unione coniugale, sia formalmente (matrimonio)
che sul piano effettivo (cfr. consid. 5.1 e 5.3), al momento del deposito della
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domanda. Questo si evince in modo chiaro dall’impiego del verbo “vivere”
alla forma presente (“vive da tre anni in unione coniugale”), e non alla forma
passata “ha vissuto” oppure “viveva”. Questo implica, per forza di cose,
che entrambi i coniugi siano ancora in vita quando il coniuge straniero
depone la sua domanda di naturalizzazione (cfr. consid. 5.2). Tenuto conto
che la personalità comincia con la vita individua fuori dall’alvo materno e
finisce con la morte (cfr. art. 31 cpv. 1 CC), non si può che constatare,
seguendo la SEM, che, al momento del deposito della domanda di
naturalizzazione agevolata, l’unione coniugale della ricorrente con il suo
marito svizzero non sussisteva più ex lege. Peraltro, sotto questo profilo,
poco importa che la cessazione dell’unione coniugale non sia il risultato
della loro volontà e/o del loro comportamento reciproci (adulterio, violenza
coniugale, ...), come è solitamente il caso delle coppie ancora sposate al
momento del deposito della domanda di naturalizzazione agevolata, ma
abbia una causa involontaria, ossia il decesso per malattia del congiunto
svizzero.
Anche un’interpretazione teleologica induce a concludere in questo senso.
In effetti, lo scopo della norma è quello di permettere al coniuge straniero
di ottenere, in modo agevolato rispetto alla procedura di naturalizzazione
ordinaria, la cittadinanza svizzera grazie al vincolo matrimoniale con il suo
consorte svizzero. Ma se l’unione coniugale non esiste più per legge al
momento del deposito della domanda di naturalizzazione, per esempio a
causa della morte del consorte svizzero o della crescita in giudicato della
sentenza di divorzio, la stessa domanda è inammissibile e, in quanto tale,
non è suscettibile di dare inizio al procedimento amministrativo che può
condurre all’ottenimento della cittadinanza svizzera. Sotto questo aspetto,
il fatto che la ricorrente abbia preferito occuparsi di suo marito malato dal
marzo al settembre 2018, anziché richiedere la naturalizzazione agevolata
(cfr. consid. H), non è, sebbene ciò sia umanamente comprensibile ed
encomiabile, rilevante per l’accertamento della condizione dell’esistenza
dell’unione coniugale formulata all’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit (art. 10 OCit).
6.2 Di conseguenza, difettando il presupposto dell’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit
(art. 10 OCit) inerente all’esistenza dell’unione coniugale (condizione
formale), è a ragion veduta che la SEM non ha esaminato nel merito la
domanda di naturalizzazione, pronunciando invece una decisione
d’inammissibilità (motivo: tardività della domanda).
7.
È doveroso ancora fare una puntualizzazione sulla motivazione del ricorso,
e ciò in relazione al fatto, più volto messo in rilievo dalla ricorrente, che la
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sua nonna paterna era di nazionalità svizzera quando è nata (cfr. consid.
J, L e N). In proposito, preso atto dei forti indizi a sostegno di questa
affermazione, va sottolineato che la ricorrente non precisa chiaramente il
suo ragionamento, limitandosi ad asserire “il tutto ad ulteriore conferma del
pieno fondamento della sua domanda di naturalizzazione e del ricorso” (cfr.
consid. J).
Ora, se la ricorrente vuole dire che avrebbe acquisito per legge la
cittadinanza svizzera dalla sua nonna paterna, non si capisce quale sia il
senso della sua domanda di naturalizzazione agevolata, imperniata sul
vincolo matrimoniale, e, di riflesso, del presente ricorso. In questa maniera
la questione che sembra sollevare la ricorrente, relativa all’acquisizione
della cittadinanza svizzera per filiazione (art. 1 LCit), esula dall’oggetto del
litigio che è circoscritto al rifiuto della SEM di entrare nel merito della
domanda di naturalizzazione agevolata.
Se la ricorrente sottintende che la cittadinanza svizzera di sua nonna
paterna debba essere considerata come un elemento che giocherebbe a
suo favore nell’ottica della sua naturalizzazione agevolata, si deve ribadire
che l’art. 21 cpv. 1 lett. a LCit (art. 10 OCit) pone, come presupposto
affinché una domanda di naturalizzazione agevolata venga esaminata nel
merito, che la persona richiedente sia viva e formi un’unione coniugale,
formale ed effettiva, con il suo consorte svizzero. Pertanto, gli argomenti
della ricorrente relativi alle presunte implicazioni, non comprovate, della
cittadinanza svizzera di sua nonna paterna si rivelano senza pertinenza
per l’esito della presente procedura.
Su questa scia, anche l’invocazione, in modo stringato e solo in parte
intelligibile, dei principi della buona fede e dell’affidamento nonché della
parità di trattamento, non giova alla tesi generale della ricorrente che il
decesso del coniuge svizzero prima dell’inoltro della domanda di
naturalizzazione agevolata sarebbe “privo di qualsiasi rilevanza” (cfr.
consid. H).
8.
In conclusione, rifiutando di entrare nel merito della domanda di
naturalizzazione agevolata della ricorrente (decisione d’inammissibilità), la
SEM non ha infranto il diritto applicabile (art. 49 PA). Stando così le cose,
in accordo con le considerazioni sopraesposte, il ricorso deve essere
respinto, e la decisione impugnata confermata.
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Pagina 12
9.
Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali
di fr. 1’200.– sono poste a carico della ricorrente e prelevate sull’anticipo,
dello stesso importo, da lei già versato.
Per la medesima ragione alla ricorrente non sono assegnate indennità per
spese ripetibili (artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi ancora
che la SEM, in quanto autorità federale, non ha diritto a un'indennità a titolo
di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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