Decision ID: 72d05369-839f-5ff8-909d-90a82de46684
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, cittadino afghano, ha depositato una domanda d’asilo in
Svizzera il (...) febbraio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della mi-
grazione [di seguito: SEM] n. [...]-1/2).
B.
Dalle investigazioni intraprese dall’autorità inferiore, segnatamente dai ri-
scontri dattiloscopici nella banca dati «EURODAC», è risultato che il
richiedente aveva presentato una domanda d’asilo a B._, in Grecia,
il (...) e che il (...), il medesimo Stato, gli aveva concesso protezione (cfr.
atti SEM n. [...]-7/1 e n. [...]-11/1).
C.
Il (...) febbraio 2020, l’interessato è stato sentito segnatamente in merito
alle sue generalità, alle sue relazioni ed al viaggio intrapreso dall’Afghani-
stan (cfr. atto SEM n. [...]-10/9; di seguito: verbale 1).
D.
Nel corso del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del regolamento UE
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), tenutosi il
(...) febbraio 2020, malgrado l’interessato abbia confermato di aver chiesto
asilo in Grecia a (...) del (...), ha tuttavia riferito di aver ottenuto una rispo-
sta negativa circa la sua domanda d’asilo e che avrebbe ricorso contro la
stessa, non avendo ricevuto alcuna risposta in merito all’esito della proce-
dura ricorsuale (cfr. atto SEM n. [...]-14/2; di seguito: verbale 2). Ha per il
resto negato di aver ottenuto protezione internazionale da parte della Gre-
cia. Questionato in merito al suo stato di salute, egli ha riferito di soffrire di
depressione, di dimenticare tutto e di avere delle problematiche renali. Egli
sarebbe stato seguito da uno psichiatra in Grecia a partire dal (...), ma
dopo il raggiungimento della maggiore età, avrebbe cessato di ricevere le
cure necessarie. In tale contesto, la rappresentante legale dell’interessato
ha versato agli atti un documento datato (...) in greco, relativo alla proce-
dura d’asilo in Grecia del richiedente (cfr. atto SEM n. [...]-16/1); la docu-
mentazione medica datata rispettivamente (...) (in lingua greca) con tradu-
zione in inglese del (...), (...) e (...) (entrambi i certificati medici in lingua
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greca) (cfr. atto SEM n. [...]-17/5); varie attestazioni e dichiarazioni inerenti
i corsi seguiti dall’interessato in Grecia e le lettere di raccomandazione di
organizzazioni (C._, D._ e E._) per le quali il richie-
dente avrebbe prestato attività lavorative su base volontaria (cfr. atto SEM
n. [...]-18/6), nonché copia della sua taskara (cfr. atto SEM n. [...]-19/2). In
merito al diritto di essere sentito circa un eventuale allontanamento verso
la Grecia, la SEM lo ha informato che tale diritto sarebbe stato concesso
per iscritto. Ciò che è effettivamente avvenuto con scritto del (...) feb-
braio 2020 dell’autorità inferiore, dove è stato comunicato all’interessato
che, a fronte dei riscontri EURODAC, la medesima autorità aveva inten-
zione di non entrare nel merito della domanda d’asilo dell’interessato ai
sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) ed
alla pronuncia di un allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM n. [...]-
20/1).
E.
Nel frattempo, in data (...), le autorità svizzere preposte, hanno presentato
alle competenti autorità elleniche, una richiesta di riammissione dell’inte-
ressato, in applicazione dell’Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il
Governo della Repubblica ellenica concernente la riammissione di persone
in situazione irregolare del 28 agosto 2006 (RS 0.142.113.729), la Direttiva
n. 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16.12.2008 re-
cante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio
di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del
24.12.2008; di seguito: direttiva rimpatrio) e dell’Accordo europeo sul tra-
sferimento della responsabilità relativa ai rifugiati del 16 ottobre 1980
(RS 0.142.305) (cfr. atti SEM n. [...]-21/2 e n. [...]-22/2).
F.
Il (...) marzo 2020, per il tramite della sua rappresentante legale, il richie-
dente asilo ha inoltrato le proprie osservazioni al diritto di essere sentito
concessogli dalla SEM il (...) febbraio 2020, ed ha richiesto alla SEM di
trattare la sua domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-27/6).
G.
Il (...), le autorità elleniche hanno risposto positivamente alla richiesta di
riammissione formulata dalla Svizzera, in quanto il richiedente avrebbe ot-
tenuto la protezione sussidiaria il (...) e di un permesso di soggiorno valido
dal (...) sino al (...) (cfr. atti SEM n. [...]-31/1 e n. [...]-32/1).
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H.
Con atto del 28 aprile 2020, l’interessato ha inoltrato alla SEM delle osser-
vazioni complementari al diritto di essere sentito del (...) marzo 2020 (cfr.
atto SEM n. [...]-37/21). In tale contesto, ha aggiornato la documentazione
inerente il suo stato di salute, producendo l’F2 del (...) (cfr. atto SEM n. [...]-
38/3).
I.
Con scritto del 4 giugno 2020, l’interessato ha inoltrato il suo parere circa
il progetto di decisione della SEM reso il (...) maggio 2020 (cfr. atti SEM
n. [...]-45/17 e n. [...]-47/5). Al parere, è stato allegato il documento F2 del
(...), relativo un aggiornamento dello stato psichiatrico e psicologico del
richiedente.
J.
Con decisione del 4 giugno 2020, l’autorità inferiore non è entrata nel me-
rito della domanda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a
LAsi ed ha pronunciato l’allontanamento del medesimo, nonché l’esecu-
zione del predetto provvedimento, verso la Grecia.
La SEM ha anzitutto osservato, che il Consiglio federale avrebbe designato
la Grecia quale Stato terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. A
differenza di quanto sostenuto nel colloquio Dublino e nella risposta al di-
ritto di essere sentito dall’interessato, di fatto, la Grecia gli avrebbe con-
cesso lo statuto di protezione sussidiaria il (...), nonché un permesso di
soggiorno valido dal (...) sino al (...). In tal senso sussisterebbero degli
elementi indicativi dell’adempimento dei criteri per un’ammissione provvi-
soria del richiedente ai sensi dell’art. 83 della legge federale sugli stranieri
e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20). Tuttavia per
un’eventuale domanda di riconsiderazione della sua domanda d’asilo, sa-
rebbe competente la Grecia e non la Svizzera, ed inoltre egli potrebbe rien-
trare nel predetto Stato senza temere un allontanamento in violazione del
principio di non-respingimento, e non avrebbe pertanto un interesse degno
di protezione ai sensi dell’art. 25 cpv. 2 PA. Proseguendo nell’analisi, il pa-
rere dell’interessato del 4 giugno 2020 non conterrebbe fattispecie o mezzi
di prova che giustificherebbero una modifica dal punto di vista della SEM
della sua valutazione. In particolare, riguardo al sollevato accertamento in-
completo dei fatti medici rilevanti, le sue diagnosi e terapia sarebbero
chiare e pertanto un ulteriore accertamento medico non risulterebbe ne-
cessario in specie. Inoltre, qualora insorgessero degli adattamenti della
sua terapia, le autorità elleniche verrebbero tempestivamente informate
prima del suo rinvio. In seguito la SEM ha osservato che il suo rinvio verso
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la Grecia sarebbe ammissibile, dato che avendo egli ottenuto lo statuto di
protezione sussidiaria, non sussisterebbe alcun timore che egli subisca
una detenzione o un respingimento nel Paese d’origine. Non vi sarebbero
inoltre motivi né dal profilo della situazione politica greca, né ostacoli per-
sonali ostativi all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento del richie-
dente verso la Grecia. Difatti, tenuto conto delle allegazioni dell’interessato
e della documentazione da lui prodotta a supporto delle sue asserzioni,
non emergerebbero degli elementi concreti suscettibili di mettere la sua
vita in pericolo in caso di un suo ritorno nel succitato Stato. Invero, le con-
dizioni di vita difficili in Grecia esposte dall’interessato non sarebbero un
motivo d’inesigibilità del suo rinvio, in quanto questo Paese è vincolato
dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi
o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno
status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare
della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-
sciuta (rifusione) (GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifica).
La stessa, in particolare, garantirebbe ai beneficiari di protezione interna-
zionale l’accesso al sistema di formazione professionale per gli adulti ed ai
servizi di consulenza forniti dagli uffici di collocamento nonché li autorizze-
rebbe ad esercitare un’attività indipendente ed autonoma, come pure il di-
ritto ad un’assistenza sociale con le stesse condizioni d’accesso che i cit-
tadini di uno Stato membro, ed il diritto all’accesso ad un alloggio ed agli
strumenti d’integrazione. Poiché le autorità elleniche gli avrebbero ricono-
sciuto la protezione sussidiaria, sarebbe loro competenza fornire all’inte-
ressato il sostegno necessario, ed a quest’ultimo far valere i suoi diritti e
richiedere l’aiuto alle prime. Su tale punto, la SEM ha aggiunto che il livello
di vita in Grecia, malgrado possa essere effettivamente inferiore in rapporto
con altri Stati europei, tuttavia gli standard minimi del diritto internazionale,
in particolare per quanto predisposto dall’art. 3 CEDU, sarebbero rispettati.
Le difficoltà di accesso al mercato del lavoro, non rappresenterebbero nep-
pure un motivo d’inesigibilità dell’esecuzione del rinvio verso la Grecia, in
quanto la situazione economica difficile vigente in tale Stato, riguarderebbe
l’insieme della popolazione. Inoltre la Grecia disporrebbe di un’infrastrut-
tura sanitaria sufficiente in grado di curare tutte le affezioni, siano esse fi-
siche o psichiche, alla quale egli avrebbe accesso quale beneficiario della
protezione sussidiaria ed ai sensi in particolare dell’art. 30 direttiva quali-
fica. Sarebbe pertanto obbligo delle autorità greche di assicurargli una
presa in carico medica – come sarebbe stato il caso dell’insorgente vista
la documentazione medica greca da lui presentata – nonché responsabilità
dell’interessato di far valere i suoi diritti presso le medesime. Per il resto, le
sue allegazioni in relazione al fatto di non aver ricevuto in Grecia alcun
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sostegno da parte delle autorità per poter accedere alle cure medico-psi-
chiatriche di cui egli necessitava, non sarebbero sufficientemente circo-
stanziate per confutare il rispetto della direttiva qualifica da parte della Gre-
cia. Tenuto conto di tali elementi, le sue condizioni di salute non risultereb-
bero essere di una gravità tale da costituire una violazione dell’art. 3 CEDU
in caso di un suo allontanamento verso la Grecia o ostative al suo trasferi-
mento in applicazione di tale disposizione. Infine, né il Coronavirus – es-
sendo di durata temporanea e non mettendo pertanto in discussione la
presunzione secondo la quale l’assistenza sanitaria in Grecia sia sostan-
zialmente garantita – né le attuali restrizioni di viaggio dovute alla pande-
mia, non rappresenterebbero degli ostacoli all’ammissibilità o all’esigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento del richiedente. Infine, il suo allonta-
namento sarebbe possibile sia dal profilo tecnico che pratico.
K.
Con ricorso del 15 giugno 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è
insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale, contro la summenzio-
nata decisione della SEM ed ha concluso in via principale all’annullamento
della decisione impugnata ed alla restituzione degli atti di causa alla SEM
per complemento istruttorio; ed in via subordinata ha postulato la conces-
sione dell’ammissione provvisoria in Svizzera. Egli ha altresì richiesto la
concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali e dal relativo anticipo, con protestate
tasse e spese.
In primo luogo, in merito alle condizioni generali di accesso alle misure di
accoglienza in Grecia dei beneficiari di protezione internazionale – in par-
ticolare per quanto attinente l’assenza di un alloggio a mente del ricorrente
– egli ritiene che la SEM abbia effettuato un accertamento inesatto ed in-
completo dei fatti rilevanti, ed abbia violato gli art. 3 CEDU e 83 cpv. 3 LStrI.
In particolare, il procedere della SEM sarebbe lesivo del principio inquisi-
torio, nonché dell’obbligo di motivare in maniera circostanziata la decisione
rispetto al cambiamento che sarebbe intervenuto per i titolari di protezione
internazionale in relazione al nuovo art. 114 par. 1 dell’International Protec-
tion Act (IPA) così come emendato dall’art. 111 della Legge greca
4674/2020. Dapprima la SEM, nella sussunzione compiuta nella sua deci-
sione, presupporrebbe sia il rispetto da parte della Grecia della direttiva
qualifica che dell’art. 3 CEDU, in quanto vincolata a strumenti di diritto co-
munitario ed internazionale e quindi che le autorità elleniche garantiscano
i diritti connessi ad uno statuto di protezione internazionale. Tuttavia, a
fronte della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ci-
tata nel gravame dal ricorrente (sentenze Jawo c. Bundesrepublik
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Deutschland C-163/17 del 19 marzo 2019, Bundesrepublik Deutschland c.
Hamed e Omar, cause riunite C-540/17 e C-541/2017 del
13 novembre 2019, Haqbin c. Belgio, sentenza C-233/18 del
12 novembre 2019), come pure delle sue allegazioni esposte in corso di
procedura e della documentazione da lui depositata, si evincerebbe che
pure i beneficiari di protezione internazionale in Grecia sarebbero privati
dell’accesso ad un alloggio. Si troverebbero pertanto esposti ad analoghe
e degradanti condizioni di vita come quelle che vivrebbero i richiedenti
asilo. In particolare, il richiedente sarebbe stato personalmente espulso
nella prima metà del (...) dall’alloggio che occupava, ritrovandosi a dover
vivere all’aperto, privo di qualsiasi alloggio, accesso ai servizi igienici,
all’assistenza sociale e sanitaria ed esposto alla precarietà della condi-
zione di senzatetto. Tali circostanze degradanti e disumane non sorpren-
derebbero e sarebbero note alla SEM, avendo la medesima sospeso i tra-
sferimenti di richiedenti l’asilo verso tale Stato membro. La decisione av-
versata, ometterebbe inoltre di considerare o apprezzare, la portata della
modifica legislativa in merito all’accesso all’alloggio intervenuta in Grecia.
In considerazione di tale situazione, l’insorgente non potrebbe pertanto
avere accesso né ai programmi quali ESTIA o HELIOS su territorio ellenico,
né ad una struttura dedicata all’alloggio di persone senza fissa dimora ad
F._. Sarebbero inoltre da considerare gli ostacoli amministrativi e
burocratici per l’ottenimento dell’assistenza sociale e d’accesso al mercato
del lavoro. Pertanto, egli si ritroverebbe a vivere quale senzatetto ad
F._ nel caso di un suo rinvio in Grecia, in condizioni di affollamento
e di insalubrità, senza accesso al riscaldamento ed ai servizi sanitari, come
pure esposto ai pericoli connessi a tale situazione, in condizioni di vita de-
gradanti e/o disumane, incompatibili con l’art. 3 CEDU.
In merito a tale contesto, il ricorrente ha prodotto con il gravame: il docu-
mento di G._ intitolato “(...)” del (...) ed in inglese; e la presa di
posizione quale parte terza intervenente di G._/H._ nella
causa aperta dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU)
“(...)” del (...) (in lingua inglese).
Per quanto concerne la situazione di salute del richiedente, l’autorità infe-
riore avrebbe pure proceduto ad un accertamento incompleto dei fatti de-
terminanti in specie. Invero, visti segnatamente i vari traumi vissuti dall’in-
teressato sia in Afghanistan che in Grecia, nonché la sua necessità già in
Afghanistan, come pure su suolo ellenico ed elvetico, di cure psichiatriche,
che non avrebbe però più ricevuto in Grecia dopo il raggiungimento della
maggiore età; non sarebbero stati riuniti dalla SEM tutti gli elementi neces-
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sitanti per una valutazione medica esaustiva dello stato di salute del richie-
dente. La documentazione medica agli atti, non indagherebbe inoltre quali
possano essere le conseguenze di un’interruzione terapeutica nel caso di
specie, visto il particolare profilo del ricorrente. Pertanto, ed a fronte anche
del peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato durante il suo
soggiorno in Svizzera e del fatto che egli possa non avere accesso alle
cure mediche necessarie in Grecia, la SEM avrebbe dovuto richiedere a
titolo prudenziale una perizia medica completa.
A titolo sussidiario, il richiedente sostiene che, se si ritenesse che la SEM
abbia stabilito in modo corretto i fatti determinanti per la causa, le circo-
stanze sopra esposte, ed in particolare l’estrema sua vulnerabilità, dovreb-
bero condurre al riconoscimento dell’ammissione provvisoria, in quanto un
suo rinvio in Grecia risulterebbe inesigibile.
L.
Con scritto del 17 giugno 2020 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente ha
inviato al Tribunale un nuovo referto medico datato (...).
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
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Pagina 9
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì, si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4
consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi
il Tribunale può rinunciare allo scambio di scritti, come è il caso nella pre-
sente disamina.
4.
L’insorgente, nel suo atto ricorsuale, si prevale a titolo principale di un ac-
certamento incompleto ed inesatto dei fatti da parte della SEM sia inerenti
il suo stato di salute che relativi alla situazione dei beneficiari di protezione
internazionale in Grecia, ove in più avrebbe pure violato il principio inquisi-
torio nonché il suo obbligo di motivare in modo puntuale la sua decisione
in particolare non tenendo conto del cambiamento delle circostanze per i
beneficiari di cui sopra, a fronte del nuovo assetto legale per l’alloggio degli
stessi su suolo greco. Tali censure formali vanno trattate preliminarmente,
dal momento che potrebbero condurre alla cassazione della decisione im-
pugnata.
4.1 Nella presente disamina, le censure formali non sono atte a condurre
alla cassazione della decisione avversata (per la violazione del principio
inquisitorio si veda la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista
per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1 con ulteriori riferimenti citati;
e per la violazione del diritto di essere sentito cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2; DTF 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4
consid. 5; cfr. anche sull’argomento tra le tante le sentenze del Tribunale
D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del
20 giugno 2019 consid. 7.2 e 7.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).
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4.2 Invero, a differenza delle allegazioni del ricorrente inerenti un accerta-
mento inesatto ed incompleto del suo stato di salute da parte dell’autorità
inferiore, v’è innanzitutto da rimarcare che nella decisione impugnata la
SEM ha descritto in modo dettagliato tutti gli elementi e la documentazione
medica che ha preso in esame per giungere alla sua valutazione. Nella
decisione avversata, l’autorità inferiore ha altresì dettagliato la sua analisi
in modo pertinente, nonché spiegato in particolare gli elementi che avrebbe
utilizzato per giungere ad un giudizio conclusivo riguardo allo stato di salute
dell’insorgente. Come ritenuto dalla SEM, anche il Tribunale, sulla base
degli atti di causa, ed a differenza di quanto sostenuto nel gravame dal
ricorrente, ritiene che la situazione di salute dell’interessato risulti nella fat-
tispecie chiara, con delle diagnosi acclarate e delle terapie già impostate.
Invero, dalla copiosa documentazione medica agli atti, risulta che lo stesso
soffra di uno stato da colica renale (...), di nefrolitiasi asintomatica (calcolo
caliceale del gruppo inferiore del rene (...), spot perecogeno di circa 3 mm
al gruppo medio del rene (...) suggestivo per microlitiasi e lieve pielectasia
a (...); cfr. atti SEM n. 35/1 e n. 36/2), nonché di una sindrome da stress
post-traumatico (ICD 10: F 43.1). Quest’ultima seppure persistente, sino al
(...) ha avuto un’evoluzione positiva, stabilizzandosi, ed il medico psichia-
tra curante ha ritenuto vi fosse un buon compenso psicopatologico, senza
acuzie in atto, mantenendo una terapia a base di Sertralina 50mg e di Va-
lium 5mg (oltreché in riserva ulteriori 5mg in caso di insonnia; cfr. in parti-
colare atti SEM n. 41/3 e n. 47/5), sospendendo per il resto il trattamento
con Olanzapina, essendo che con la diminuzione del dosaggio di tale me-
dicamento, l’interessato non avrebbe più presentato insonnia (cfr. atto SEM
n. 41/3). Il ricorrente per tale patologia, ha seguito dei regolari controlli psi-
chiatrici e consulti psicologici, sino al (...), ove con accordo del paziente, e
visto il suo quadro stabile e buono dal profilo psicopatologico, il medico
curante ha stabilito che lo stesso avrebbe continuato a beneficiare di con-
sulti psicologici, mentre che per quanto concerne colloqui psichiatrici, egli
rimaneva disponibile nel caso l’interessato “lo ritenesse necessario o nel
caso volesse modificare la terapia farmacologica in atto” (cfr. atto SEM
n. 47/5). Soltanto dopo l’emanazione della decisione negativa da parte
della SEM e dopo l’interposizione del ricorso, il quadro clinico del ricorrente
dal profilo psichiatrico parrebbe essersi nuovamente aggravato, presen-
tando tuttavia la medesima diagnosi e rimanendo invariata la terapia (col-
loqui di sostegno psicologico e prescrizione farmacologica). Invero, nel cer-
tificato medico del (...) – prodotto a seguito del ricorso con scritto del
17 giugno 2020 dall’interessato – viene riportato che il disturbo post-trau-
matico da stress (PTSD) che il ricorrente presenta, sarebbe la conse-
guenza del suo vissuto e degli avvenimenti che sarebbero occorsi in Gre-
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Pagina 11
cia. Tale diagnosi, avrebbe dato luogo alla presenza di flashback, impor-
tante ansia generalizzata, immagini intrusive e sintomatologia depressiva
con pensieri anticonservativi (senza ideazione al momento del consulto
medico). Il medico curante psichiatra e la psicologa dell’interessato, osser-
vano inoltre nello stesso rapporto, l’importanza per l’interessato “di avere
più tempo per approfondire, prima di un potenziale rinvio verso la Grecia,
la capacità di fronteggiare la riesposizione al medesimo contesto, i rischi di
una riattivazione del trauma e del peggioramento dello stato psichico e di
salute del paziente”, rimarcando inoltre la necessità per il ricorrente di una
presa in carico psichiatrica e psicoterapeutica a lungo termine “per permet-
tere un andamento clinico in miglioramento”. Pur considerando con atten-
zione la situazione di salute dell’interessato, come pure non volendo in
questa sede sminuirne la portata, anche a fronte dell’ultimo referto medico
prodotto dall’insorgente con lo scritto del 17 giugno 2020, il Tribunale ri-
tiene che la stessa sia limpida, con delle diagnosi chiare ed invariate e delle
terapie già impostate. Anche se il richiedente svolge tutt’ora dei consulti
psicologici ed anche per il futuro viene segnalata dai medici curanti anche
la necessità di una presa in carico psichiatrica e psicoterapeutica a lungo
termine, tali evenienze non sono atte a mutare l’apprezzamento del Tribu-
nale, in quanto risultano essere dei controlli o colloqui di continuità o in
vista di mantenere un andamento clinico dell’interessato in miglioramento.
In tal senso, un ulteriore accertamento medico proposto anche con il gra-
vame dal ricorrente, non risulta essere in specie necessario.
Alla luce degli elementi sopra evidenziati, alla SEM non può essere impu-
tato né un accertamento incompleto né inesatto dei fatti rilevanti in merito
allo stato di salute del ricorrente e non si ravvisa pertanto alcuna violazione
del principio inquisitorio da parte dell’autorità inferiore. La censura ricor-
suale va pertanto in tal senso respinta. Per quanto attiene invece quanto
sollevato dal ricorrente in merito alla possibile violazione dell’art. 3 CEDU,
a causa del suo stato di salute, nel caso di un suo ritorno in Grecia, tale
censura verrà trattata d’appresso, riguardando l’ammissibilità e l’esigibilità
della misura di allontanamento (cfr. infra consid. 9.3–9.5 e consid. 10.1).
4.3 Per il resto, non si individua nel provvedimento impugnato alcun accer-
tamento incompleto ed inesatto dei fatti determinanti da parte della SEM in
relazione con la situazione dei beneficiari di protezione internazionale in
Grecia, ed una conseguente violazione del principio inquisitorio; come nep-
pure una carente motivazione della decisione in merito a tale punto in que-
stione. Invero, nel caso di specie l’autorità di prime cure ha tenuto conto
ampiamente nelle sue considerazioni dei fatti allegati dall’interessato e
della documentazione da egli prodotta in merito (cfr. decisione impugnata
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p.to II, pag. 5 seg. e p.to III, pag. 6 segg.). L’autorità inferiore, nella deci-
sione avversata, si è inoltre chinata concretamente sulla situazione del ri-
corrente e su quanto da egli allegato in merito ai suoi trascorsi in Grecia.
Se tuttavia la SEM – conoscendo ed avendo pure motivato in tal senso la
decisione avversata in ordine alla vigente situazione in Grecia – è giunta
ad una valutazione giuridica differente sulla possibilità per il ricorrente di
fare ritorno su suolo ellenico rispetto a quest’ultimo, ciò non è costitutivo di
una violazione dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità inferiore
(art. 35 PA), derivante dal diritto di essere sentito, ma della sua latitudine
in merito all’apprezzamento dei fatti determinanti. In modo particolare,
l’evenienza per la SEM di non aver motivato la sua decisione tenendo
conto del cambiamento legislativo recentemente avvenuto in Grecia dal
profilo dell’alloggio per i beneficiari di protezione internazionale, ciò che
viene censurato dal ricorrente nel memoriale ricorsuale (cfr. p.to 18 del ri-
corso), non è lesiva dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità infe-
riore (quale ulteriore corollario del diritto di essere sentito del ricorrente). In
tal senso, l’insorgente misconosce la portata di tale obbligo da parte
dell’autorità, in quanto quest’ultima non è tenuta a pronunciarsi in modo
esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; potendosi infatti
occupare delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla
decisione. In altri termini, è necessario che l’autorità menzioni le proprie
riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essenziali, ossia che si confronti
con le circostanze fattuali da giudicare in concreto (cfr. DTF 136 I 184
consid. 2.2.1, DTF 136 I 229, DTF 129 I 232 consid. 3.2; GICRA 2006 n°4
consid. 5, GICRA 2004 n°38), ciò che in specie è stato ampiamente adem-
piuto dalla SEM.
Le censure ricorsuali riferite all’accertamento incompleto e/o inesatto dei
fatti rilevanti per la causa da parte dell’autorità inferiore, come pure una
violazione dell’obbligo di motivazione della decisione da parte della SEM
derivante dal diritto di essere sentito della parte in causa (art. 35 PA), vanno
pertanto in tal senso respinte. Per quanto concerne invece più specifica-
mente la possibile violazione dell’art. 3 CEDU da parte della Svizzera, in
caso di un rinvio del ricorrente in Grecia, a causa della situazione fattuale
e legislativa in vigore in tale Stato, tale censura verrà trattata pure nei con-
siderandi seguenti, riguardando l’ammissibilità e l’esigibilità della misura di
allontanamento (cfr. infra consid. 9.2, 9.3, 9.5 e consid. 10.1).
5.
5.1
Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
D-3078/2020
Pagina 13
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125). Il Consiglio federale
ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Grecia, come anche altri
Paesi dell’Unione europea (UE) e dall’Associazione europea di libero
scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi dell’art. 6a cpv. 2
lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto del principio di
“non-refoulement” (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente, il (...) è stata ricono-
sciuta la protezione sussidiaria in Grecia e che egli è stato posto al benefi-
cio di un permesso di soggiorno valido dal (...) sino al (...) (cfr. atti SEM
n. 7/1e n. 31/1). Altresì, le autorità elleniche, in data (...), hanno dichiarato
di accettare la riammissione dell’interessato sul proprio territorio (cfr. atto
SEM n. 31/1). Sulla base delle precitate considerazioni, non può essere
dato seguito all’asserita mancata conoscenza da parte dell’interessato di
avere ottenuto la protezione internazionale in Grecia. Invero, sulla base
delle risultanze processuali e delle evidenze sopra citate, la stessa è stata
incontestabilmente ottenuta, e le dichiarazioni e la documentazione pro-
dotta dal richiedente durante il corso della procedura, non sono atte a scal-
fire tale dato di fatto. Egli non ha inoltre né allegato né è stato in misura di
fornire elementi concreti atti a ritenere che la Grecia rischierebbe di allon-
tanarlo verso l’Afghanistan disattendendo il principio di non respingimento.
5.3 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo.
6.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
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Pagina 14
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento.
7.
L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44
LAsi, dall’art. 83 LStrI. Giusta suddetta norma, l’esecuzione dell’allontana-
mento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli osta-
coli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
9.
9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte ribadito che la sola possibilità di
subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o
di violenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per
ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato pro-
vare o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di rite-
nere che egli correrà un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel
Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli
(cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto del principio di non respin-
gimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto
della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura (cfr. FANNY
MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des
migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
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Pagina 15
Appartiene quindi all’interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine, egli
deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione violino il
diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la necessaria
protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi in
una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a causa
di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le
tante: sentenze del Tribunale D-2404/2020 del 18 maggio 2020
consid. 8.1; D-561/2020 del 18 febbraio 2020 consid. 8.1 e D-6742/2019
del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
9.2 Passando ora alla situazione generale della Grecia, il Tribunale ha già
a più riprese ritenuto che per quanto riguarda l’ammissione dell’esecuzione
dell’allontanamento verso la Grecia vengono riconosciuti degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento unicamente a condizioni molto severe.
Si può infatti partire dal presupposto che essendo la Grecia firmataria della
CEDU, della Conv. tortura e della Convenzione sullo statuto dei rifugiati
(RS 0.142.30, di seguito: Conv. rifugiati), in principio rispetta i suoi obblighi
di diritto internazionale (cfr. la sentenza del Tribunale D-559/2020 del
13 febbraio 2020 consid. 8.2, pubblicata come sentenza di riferimento). Il
Tribunale non ignora le informazioni risultanti dai rapporti di numerose or-
ganizzazioni ai quali il ricorrente si riferisce sia nel gravame che preceden-
temente e che ha prodotto in corso di procedura, per quanto concerne la
situazione di accoglimento dei richiedenti l’asilo, così come dei rifugiati e
più specificatamente dei beneficiari di protezione sussidiaria in Grecia. In-
vero, dalle informazioni a disposizione di questo Tribunale, risulta che i be-
neficiari della protezione sussidiaria, così come i rifugiati, corrono un rischio
di vivere in condizioni precarie, a seconda dei casi, comparabili alle situa-
zioni dei richiedenti. Tuttavia, nonostante il rischio di vivere in condizioni
precarie, non risulta da fonti affidabili e concordi che la Grecia abbia adot-
tato una pratica di discriminazione sistematica – rispetto ai suoi cittadini –
verso i beneficiari dello statuto di rifugiato o della protezione sussidiaria,
nell’accesso all’occupazione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanita-
ria, all’istruzione o all’alloggio (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
D-559/2020 consid. 8.2). Altresì, i beneficiari di protezione possono pure
contare sulle garanzie derivanti dalla direttiva qualifica. Gli obblighi della
Grecia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di prote-
zione costituiscono la non discriminazione nell’accesso all’occupazione,
all’istruzione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’accesso
all’alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto della
protezione internazionale] della direttiva qualifica).
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Pagina 16
Il Tribunale, in una recente sentenza, ha inoltre specificato che malgrado
la cessazione delle prestazioni di assistenza finanziaria nonché in materia
d’alloggio introdotte con la riforma legislativa dell’11 marzo 2020, non vi
sono sufficienti motivi per ritenere che la Grecia violerà in futuro i suoi ob-
blighi di diritto internazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-2160/2020 del
6 maggio 2020 consid. 7.2; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del
Tribunale D-2404/2020 del 18 maggio 2020 consid. 8.2).
Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, l’interessato potrà
adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la CorteEDU (art. 34 CEDU).
9.3 Nel caso in esame, l’insorgente è stato riconosciuto beneficiario di pro-
tezione sussidiaria dalla Grecia in data (...), di conseguenza egli può rivol-
gersi alle competenti autorità greche per far valere i diritti che gli spettano.
Invero, per quanto concerne l’asserito stato di deprivazione di mezzi di sus-
sistenza – in particolare per procacciarsi il cibo necessario – come pure di
un alloggio e di cure mediche necessarie al suo stato di salute dopo il rag-
giungimento della maggiore età da parte delle autorità greche fatto valere
dal ricorrente, le stesse allegazioni non sono state sufficientemente detta-
gliate e circostanziate, tanto da dover ritenere che anche in caso di un suo
rinvio, egli si troverebbe a dover fronteggiare (nuovamente) tali asserite
circostanze. Dapprima non risulta che l’insorgente si sia rivolto alle autorità
elleniche ed abbia adito le vie legali al fine di far valere i propri diritti oppure
un’eventuale violazione degli stessi, malgrado fosse e sia compito suo ri-
volgersi alle predette per eventuali omissioni e/o presunte violazioni. Inol-
tre, per quanto attiene la mancanza di un alloggio e di sufficienti mezzi per
procacciarsi a volte il vitto, egli ha affermato di aver vissuto a partire dalla
sua maggiore età, all’aperto ad F._, nel I._ o nei suoi din-
torni, e di aver dovuto ricorrere all’aiuto di uomini sconosciuti che in cambio
di sue prestazioni sessuali, gli avrebbero offerto cibo o promesse di lavoro,
questo malgrado lavorasse a titolo volontario presso delle organizzazioni
non governative o si rivolgesse a mense per poveri. Tuttavia, non è riuscito
a fornire alcuna data precisa in merito a quando egli avrebbe lasciato l’ap-
partamento gestito dall’J._, riferendo unicamente essersi trattato
del periodo successivo al raggiungimento della maggiore età (cfr. atto SEM
n. 27/6). Come pure risulta quanto meno singolare che egli lavorasse an-
che dopo tale periodo per delle organizzazioni non governative, segnata-
mente quale (...), (...) e di (...), o come (...) (in alcuni casi anche dietro
compenso, cfr. atto SEM n. [...]-27/6, pag. 2), o seguendo quale studente
un corso di (...) a partire dal (...) del (...) (cfr. atto SEM n. [...]-18/6), ma
non abbia neppure allegato di essersi rivolto alle stesse organizzazioni per
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Pagina 17
ottenere il supporto materiale necessario a procacciarsi il minimo vitale (ali-
mentazione ed alloggio).
Per quanto poi concerne le sue condizioni medico-psichiatriche ed il man-
cato accesso alle stesse in Grecia dopo il raggiungimento della maggiore
età da parte dell’insorgente come da lui sollevato, anche in tale contesto
ha reso delle allegazioni vaghe e poco dettagliate. Invero, benché il richie-
dente abbia affermato che non avrebbe più ricevuto le cure a lui necessarie
dopo il raggiungimento della maggiore età da parte delle autorità greche,
tuttavia non risulta neppure in tale frangente che egli si sia rivolto alle
stesse od abbia adito le vie legali alfine di far valere i propri diritti circa
l’accesso alle cure mediche. Risulta invece dagli atti di causa, e diversa-
mente da quanto da egli sostenuto, che anche dopo il raggiungimento della
maggiore età, egli sia stato visitato da un medico, anche dal profilo psichia-
trico (cfr. certificato medico ellenico del [...], atto SEM n. 17/5), ed abbia
potuto, seppure occasionalmente come da egli asserito, procurarsi dei far-
maci, tramite una ricetta medica scaduta ed il compenso ottenuto per la
sua collaborazione quale (...) per E._ (cfr. atto SEM n. 27/6,
pag. 2).
9.4 Infine, non risulta neppure che alla luce anche di quanto già sopra rile-
vato (cfr. consid. 4.2), le condizioni di salute del ricorrente, siano di una
gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della
giurisprudenza della CorteEDU (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro
Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e re-
lativi riferimenti; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§§180-193). Segnatamente, d’un canto le sue patologie, seppure non se
ne voglia in nessun modo in tale sede sminuirne la portata, non risultano
essere ad uno stadio a tal punto avanzato o terminale da far apparire la
morte quale prospettiva prossima in caso di trasferimento. D’altro canto,
non risultano esserci neppure dei seri motivi di considerare che egli sarà
confrontato con un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggio-
ramento delle sue condizioni di salute. Invero, e malgrado vi siano effetti-
vamente dei problemi dovuti alla crisi economica, la quale causa una man-
canza di risorse e di mediatori culturali nel sistema sanitario, si può partire
dal presupposto che la Grecia disponga di infrastrutture mediche sufficienti
e che dunque in tale Paese l’insorgente potrà ottenere i trattamenti medici
e le terapie a lui necessari (cfr. sentenza del Tribunale D-1189/2020 del
17 marzo 2020 consid. 8.5.3.2 con ulteriore riferimento ivi citato). Tale as-
serto è sostenuto maggiormente dalle evenienze mediche greche all’in-
carto, le quali sono dimostrative del fatto che il ricorrente ha avuto accesso
più volte ad un medico, ed ha ricevuto le cure ed i trattamenti del caso.
D-3078/2020
Pagina 18
9.5 In conclusione, il Tribunale ritiene quindi che, pur tenendo conto della
situazione particolare dell’interessato – in particolare delle difficili condi-
zioni di vita in Grecia e delle problematiche di salute di cui egli è affetto –
gli elementi presenti agli atti non lasciano presagire dei motivi umanitari
estremamente convincenti contro il trasferimento tali da ritenere che lo
stesso costituirebbe un trattamento contrario all’art. 3 CEDU o all’art. 4
CartaUE – anche rispetto alla giurisprudenza della Corte di Giustizia citata
nel memoriale ricorsuale dal ricorrente – o che lo stesso sia confrontato
con una situazione di emergenza di carattere esistenziale. Pertanto, l’ese-
cuzione dell’allontanamento in Grecia dell’interessato è ammissibile ai
sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi
(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
10.
10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
D-559/2020 consid. 9).
Nel caso in disamina, l’insorgente non è però riuscito in tale intento. Le
difficili condizioni di esistenza così come le sue problematiche valetudina-
rie, peraltro questioni già trattate sotto l’aspetto dell’ammissibilità, non sono
in specie sufficienti per ritenere inesigibile l’esecuzione dell’allontana-
mento. Segnatamente, nella misura in cui il ricorrente fa riferimento alle
precarie condizioni di vita dei migranti in Grecia, ed in particolare ai bene-
ficiari dello statuto di protezione internazionale, questo Tribunale ha anche
recentemente ribadito nella sua sentenza di riferimento D-559/2020 (cfr.
consid. 9.1), che il sistema di assistenza sociale greco presenta delle criti-
cità non soltanto per i richiedenti asilo, ma bensì anche per le persone be-
neficiarie di protezione (cfr. sentenze della Corte EDU, Saidoun contro
Grecia, 40083/07 e Fawsie contro Grecia, 40080/07, entrambe del
28 ottobre 2010). Le irregolarità nell’accesso ad alloggi a basso costo o al
mercato del lavoro nel contesto della crisi economica in corso, le limitate
prestazioni assistenziali fornite dallo Stato o la discriminazione contro i cit-
tadini greci nell’accesso ai servizi di sostegno statale, anche nel settore
dell’assistenza sanitaria, sono citati anche nei rapporti H._ e
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Pagina 19
G._ ripresi nel ricorso ed allegati allo stesso. Nonostante queste
critiche, va notato che la Grecia è vincolata dalla direttiva qualifica. È quindi
responsabilità dell’insorgente rivendicare i diritti che gli spettano diretta-
mente presso le autorità greche (cfr. anche supra consid. 9.2, 9.3 e 9.5).
Anche se le condizioni di vita in Grecia non sono facili a causa della situa-
zione economica prevalente, non ci sono indicazioni che l’interessato ver-
rebbe esposto ad un’emergenza esistenziale in caso di ritorno in Grecia.
Tali criticità del sistema sociale ed economico greci, non risultano difatti
ostative, di per sé sole, all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.
Per quanto poi attiene i problemi di salute, gli stessi risultano rilevanti in
ambito di esigibilità, solo se le cure, reputate essenziali per un’esistenza
conforme alla dignità umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell’allon-
tanamento (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2;
GICRA 2003 n. 24 consid. 5b). Ciò non risulta essere il caso di specie (cfr.
supra consid. 9.3–9.5).
10.2 In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-
zione con l’art. 44 LAsi), ritenuto che le autorità elleniche hanno dato il loro
benestare alla riammissione del ricorrente. Inoltre, a causa della pandemia
di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale maggiore dif-
ficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio,
lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una po-
sticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-
duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso a titolo esempli-
ficativo la sentenza D-2160/2020 del 6 maggio 2020 consid. 9).
11.
Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
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Pagina 20
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e considerato che, sulla base delle circostanze del caso
di specie si può concludere allo stato d’indigenza dell’insorgente senza ul-
teriori accertamenti, v’è luogo di accogliere l’istanza di assistenza giudizia-
ria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65
cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abbon-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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