Decision ID: bb73dcb8-796d-4e1f-b455-6dbdb0334ee5
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia hazara originario di un villaggio
sito nella provincia di Daikundi, ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-
zera il 26 settembre 2021.
A.b Sentito dapprima quale minore non accompagnato ed in seguito in
un’audizione sui motivi d’asilo, egli ha dichiarato di essere stato reclutato
dai Talebani, già presenti nella regione. In questo contesto, il richiedente
l’asilo sarebbe dapprima stato costretto a leggere il corano ed in seguito
addestrato all’uso delle armi, venendo frequentemente punito. Il padre, che
si sarebbe offerto di combattere al suo posto, avrebbe subito l’amputazione
di tre dita della mano. Al richiedente asilo sarebbe dipoi stato chiesto di
installare alcuni ordigni sull’arteria principale che collegava Daikundi a Ka-
bul. Non volendosi macchiare di tali atti, egli si sarebbe rifugiato in altri
villaggi lavorando come agricoltore, mansione che gli avrebbe permesso di
risparmiare averi sufficienti per espatriare, ancora bambino (cfr. atti SEM
18/12 e 28/18)
B.
Il 24 novembre 2021 la rappresentante legale ha trasmesso alla Segreteria
di Stato della migrazione (di seguito: SEM), nei termini legali prescritti, il
parere (cfr. atto SEM 30/4) in merito alla bozza di decisione negativa del
23 novembre 2021 (cfr. atto SEM 29/8).
C.
Con decisione del 25 novembre 2021, notificata il medesimo giorno (cfr.
atto A33/1), l’autorità inferiore ha respinto la domanda d’asilo dell’interes-
sato, pronunciando contestualmente il suo allontanamento. La SEM ha tut-
tavia ritenuto inesigibile l’esecuzione dello stesso, da cui la contestuale
ammissione provvisoria in Svizzera.
D.
Il 17 dicembre 2021 (timbro postale) il richiedente è insorto contro detta
decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-
guito: il Tribunale) postulandone l’annullamento, il riconoscimento dello sta-
tuto di rifugiato e la concessione dell’asilo; in subordine la restituzione degli
atti all’autorità di prima istanza per nuovo esame delle allegazioni. Ha al-
tresì presentato, con protestate spese e ripetibili, una richiesta volta ad es-
sere esentato dal versamento dell’anticipo a copertura delle presunte
spese processuali.
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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui
provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus; RS 142.318;
DTAF 2020 I/1), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA)
sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento e non avendo egli censurato la pronuncia dell’allonta-
namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente
la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della conces-
sione dell’asilo (DTF 142 I 155 consid. 4.4.2; MOOR/POLTIER, Droit admini-
stratif, vol. II, 3e éd., 2011, pp. 291-292).
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
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nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). In materia d’asilo può inoltre rinun-
ciare ad ordinare uno scambio scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi).
4.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita,
dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile. Chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi).
5.
5.1. Nella querelata decisione, l’autorità inferiore non ha ritenuto attendibili
le dichiarazioni rilasciate dall’insorgente rimettendole in discussione nel
loro insieme. Quest’ultimo si sarebbe contraddetto nei punti salienti dei suoi
motivi d’asilo descrivendo il suo vissuto in modo fortemente stereotipato,
poco circostanziato e inconsistente. Nel prosieguo della sua analisi, la SEM
ha nondimeno esaminato se la sola appartenenza del ricorrente all’etnia
hazara, aspetto, quest’ultimo, non sindacato nel provvedimento impu-
gnato, fosse tale da giustificare l’esistenza di un timore di essere sottoposto
ad una persecuzione. A questo soggetto, l’autorità di prima istanza ha rile-
vato che dalla presa di potere de facto da parte dei talebani a metà agosto
2021, l’Afghanistan si troverebbe in una fase di transizione, di modo che,
ad oggi, non sarebbe del tutto prevedibile il posizionamento del nuovo go-
verno rispetto ai diversi gruppi etnici componenti la popolazione afghana.
La SEM ha segnalato la presenza di indicazioni secondo cui i Talebani sta-
rebbero prendendo di mira profili specifici ma ha pure sottolineato l’esi-
stenza di evidenze quo a posizioni più moderate rispetto al loro primo go-
verno. Detta autorità ha così giudicato di non disporre di indicazioni suffi-
cienti che permettano di stabilire se l’insorgente appartenga ad un gruppo
di persone perseguitate dai talebani a causa della loro razza, religione, na-
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zionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politi-
che. Una cosiddetta persecuzione collettiva, ha proseguito l’autorità di
prima istanza, richiederebbe che i talebani intendano infliggere pregiudizi
mirati e gravi a tutti i membri della collettività e che questi pregiudizi siano
di una certa intensità. Ha quindi concluso che non vi sarebbe alcun motivo
fondato di ritenere che l’insorgente rischi di essere esposto, con grande
probabilità e in un prossimo futuro, a delle misure rilevanti in materia d’asilo
nell’eventualità di un suo ritorno in Afghanistan.
5.2. Nel proprio gravame, il ricorrente censura, tra le varie cose, il ragiona-
mento che ha condotto l’autorità di prima istanza a negare la rilevanza in
materia d’asilo della sua appartenenza etnica. In primo luogo, osserva la
patrocinatrice, la SEM avrebbe citato alcuni articoli riguardanti la situazione
delle donne, ossia un aspetto che nulla avrebbe a che vedere con il fatto
che l’insorgente sia un hazara. La protezione giuridica ravvisa dipoi come
da numerose fonti internazionali risulterebbe evidente che dall’instaura-
zione dell’Emirato islamico, le persecuzioni nei confronti del gruppo in que-
stione sarebbero riprese con più forza, con l’aggravante che le stesse sa-
rebbero ormai perpetrate direttamente da un attore statale.
6.
6.1. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio (cfr. 6 LAsi in relazione
con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; DTAF 2015/1 consid. 4.2). Ciò
sottintende che l’autorità competente deve provvedere d’ufficio all’accerta-
mento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA; DTAF
2019 I/6 consid. 5.1). L’accertamento dei fatti è incompleto allorquando
tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per la decisione
non sono stati presi in considerazione. Esso risulta inesatto se l’autorità
omette di amministrare le prova di un fatto rilevante, apprezza in maniera
erronea il risultato dell’amministrazione di un mezzo di prova o fonda la
decisione su fatti non conformi all’incarto (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2;
sentenze del Tribunale A-671/2015 del 3 agosto 2020 consid. 2.1 e D-
1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5.2; KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öf-
fentliches Verfahrensrecht, 2a ed. 2015, n. marg 1585). Significativo è il
substrato fattuale per le condizioni di applicazione della norma giuridica
(cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2;
ISABELLE HÄNER, in: Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltung-
sverfahren, 2008, n. 34). In concreto, l’autorità deve procurarsi la docu-
mentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giu-
ridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF
2012/21 consid. 5). L’istruzione d’ufficio (“Amtsermittlung”) è da ritenersi
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conclusa nel momento in cui i fatti giuridicamente rilevanti sono stati chiariti
o quando, in modo non arbitrario, si può partire dall’assunto che ulteriori
chiarimenti non porteranno a conoscenze aggiuntive sulla questione (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5).
6.2. Il principio inquisitorio non dispensa in ogni caso le parti dal dovere di
collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione non sia in
grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA; DTAF 2019 I/6 consid.
5.1). Se la parte rifiuta di dare il proprio contributo al chiarimento della fat-
tispecie per ciò che ci si può ragionevolmente attendere da essa, l’autorità
può tenerne conto a suo sfavore nell’apprezzamento delle prove e, in de-
terminate circostanze, può esimersi dall’indagare ulteriormente (cfr. per
maggiori sviluppi DTF 130 II 482 consid. 3.2; DTAF 2015/1 consid. 4.2 e
seg.; sentenza del Tribunale federale 2°.669/2005 del 10 maggio 2006 con-
sid. 3.5.2; anche KIENER/RÜTSCHE/KUHN, op. cit., n. marg 710 e seg.). Qua-
lora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento com-
pleto dei fatti giuridicamente rilevanti occorre fare riferimento alle regole
sulla ripartizione dell’onere della prova (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1-5.3).
6.3. Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze
nell’istruzione del caso, gli atti vanno di principio retrocessi all’autorità di
prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e com-
pleto accertamento dei fatti. Ciò nondimeno, il Tribunale amministrativo fe-
derale resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una
tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.2 e rif. citati; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191).
7.
Ora, il Tribunale ravvisa come nel caso in narrativa sia stata la stessa au-
torità di prima istanza ad aver implicitamente ammesso di non disporre di
sufficienti elementi per esprimersi in piena cognizione sull’integralità degli
aspetti giuridicamente rilevanti. Infatti, con riferimento all’esistenza di un
rischio di persecuzione derivante dall’appartenenza etnica, il ragionamento
dell’autorità inferiore non pare basarsi su di un substrato fattuale esaustivo
e conferente. È incontestabile che ottenere informazioni aggiornate circa il
trattamento delle minoranze da parte dell’apparato statale recentemente
insediatosi nel Paese risulti difficoltoso. Non di meno, nel caso de quo, la
SEM ha fatto riferimento a fonti riguardanti i diritti delle donne e perciò non
direttamente pertinenti con la situazione degli hazara. Non ha raccolto al-
cuna prova supplementare né ha altrimenti recensito informazioni di terze
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parti riguardanti la minoranza etnica in parola. Su questi presupposti, è ine-
quivocabile che la conclusione secondo cui non sussisterebbe un rischio
di subire atti pregiudizievoli, non risulti fondata su di un accertamento dei
fatti esaustivo. Del resto, su tale punto di questione nemmeno si può impu-
tare una violazione dell’obbligo di collaborare all’insorgente, atteso che si
trattava di valutare la situazione generale per una determinata categoria di
persone, questione indipendente dalla verosimiglianza delle allegazioni ri-
lasciate in corso di procedura. Non vi erano d’altro canto gli estremi per
fare riferimento alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova, peraltro
nemmeno ventilato dall’autorità di prima istanza, atteso che l’“Amtser-
mittlung” non poteva dirsi conclusa.
8.
8.1. Stante l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o ecce-
zionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore. Nono-
stante il disposto dia preminenza alle decisioni di natura riformatoria, va
constatato come nell’ambito di una procedura ricorsuale si tratti piuttosto
di esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’autorità inferiore
e, se del caso, di confermarla o di completarla, senza che vi sia la necessità
di ricostruire in integralmente quanto determinante per la decisione (cfr.
DTAF 2019 I/9 consid. 2.3). Così, un rinvio si giustifica segnatamente nel
caso in cui altri elementi fattuali devono essere constatati e la procedura di
amministrazione delle prove risulta essere troppo gravosa. In una simile
evenienza si intende salvaguardare il principio della doppia istanza di giu-
dizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente contestare questi punti, i quali,
per definizione, saranno nuovi, ciò che sarebbe escluso se il Tribunale do-
vesse statuire (cfr. Giurisprudenza delle autorità amministrative della Con-
federazione [GAAC] 68.156 consid. 3bb con rinvii). Anche se il Tribunale è
competente per procedere a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare ulterior-
mente la fattispecie, è inoltre preferibile che sia l’autorità inferiore, più pros-
sima alla materia, a pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è peraltro indispen-
sabile allorquando appare che la fattispecie determinante sia stata manife-
stamente constatata in maniera inesatta o incompleta e che conseguente-
mente, si configuri una grave violazione dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi,
una decisione di natura riformatoria di principio non entra più in linea di
conto (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesve-
rwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n.marg. 2.191, n.marg 3.197 segg.).
8.2. Su queste premesse, il ricorso è accolto, la decisione del 25 novembre
2021 è annullata e gli atti di causa sono da rinviare all’autorità inferiore per
il completamento dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione.
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8.3. Qualora la SEM intenda confermare la propria posizione, essa è ri-
chiesta ad avvalorare le proprie argomentazioni sulla base di riscontri og-
gettivi ed attuali. Dopo aver fatto tutto quanto in sua disposizione per chia-
rire i fatti giuridicamente rilevanti, si esprimerà in piena cognizione di causa
sulla situazione della minoranza hazara. A questo titolo, si confronterà in
modo approfondito con le fonti citate nel gravame e si procurerà ogni do-
cumentazione accessibile e utile per la trattazione del caso. Ad ogni fine
utile, si rilevi ancora che, seppur non vi sia di principio alcun diritto a che la
domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo di procedura,
l’assenza di smistamento di un caso complesso nella procedura ampliata
può comportare una violazione del diritto ad un ricorso effettivo (cfr. sen-
tenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pubbli-
cazione come DTAF] consid. 7-9).
9.
Visto l’esito della procedura, il Tribunale può esimersi dall’esaminare le
ulteriori censure. La domanda di assistenza giudiziaria è priva d’oggetto,
non si prelevano spese processuali (art. 63 cpv. 1 seg. PA) e non si
assegnano indennità ripetibili (art. 111ater LAsi).
10.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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