Decision ID: 42181c9e-7e76-5616-9327-581db867c153
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Gli interessati, tutti di cittadinanza turca ed etnia curda, hanno presentato
le loro domande d’asilo in Svizzera il (...) ottobre 2019 (cfr. atti dell’istanza
inferiore [di seguito: atti SEM] dal n. [...]-1/2 al n. [...]-7/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
«EURODAC» i richiedenti asilo avevano già depositato una domanda
d’asilo pregressa in Croazia il (...) (cfr. atti SEM dal n. [...]-17/2 al n. [...]-
20/1).
C.
C.a Il (...) novembre 2019 A._ e B._ sono stati sentiti nel
corso del verbale di rilevamento dei dati personali (cfr. atti SEM n. [...]-
31/10 e n. [...]-32/10), rispettivamente in data (...) novembre 2019 si è
svolto con i predetti il colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
C.b Gli interessati, nel corso della prima audizione, hanno sostanzialmente
affermato di essere partiti con i figli dal loro paese d’origine il (...), via aerea
e legalmente, con i loro passaporti, sino in F._. Dopo una notte tra-
scorsa in quest’ultimo paese, avrebbero proseguito con differenti trafficanti
attraversando diversi paesi europei, sino a giungere in Svizzera il (...) ot-
tobre 2019. Il loro viaggio dalla G._ sarebbe durato poco più di un
mese.
C.c Nell’ambito del colloquio Dublino, il richiedente asilo ha in particolare
aggiunto che, dopo aver lasciato la F._, avrebbero soggiornato in
Croazia undici giorni, dove gli avrebbero preso le impronte. In tale ultimo
Paese avrebbe inoltre chiesto asilo assieme alla sua famiglia il (...), in
quanto sarebbe stato costretto a farlo per evitare di essere incarcerato o
rinviato in G._, nonché per far curare la figlia C._ in ospe-
dale, dato che non stava bene. Inoltre, ha dichiarato che, nell’ambito della
loro domanda d’asilo non sarebbero stati sentiti, poiché avrebbero prose-
guito il viaggio, visto che la loro meta sarebbe stata la Svizzera. Sentito in
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merito all’eventuale competenza della Croazia nella trattazione della sua
domanda d’asilo, egli ha asserito non voler rientrare in quest’ultimo Stato,
in quanto lui e la sua famiglia avrebbero subito dei maltrattamenti da parte
delle autorità croate, riferendo essere stato costretto a farsi rilevare le im-
pronte ed a dormire per terra in una cella. Si opporrebbe inoltre ad un ri-
torno in Croazia, in quanto nel predetto Paese, la figlia sarebbe stata visi-
tata in ospedale soltanto una volta e non avrebbe ricevuto altre medicine,
oltreché il figlio, nonostante stesse male, non avrebbe ricevuto cibo a suf-
ficienza. Infine, interrogato in merito al suo stato di salute, egli ha riferito di
stare bene.
C.d Dal canto suo, B._, nel corso del colloquio Dublino, sentita nel
merito dell’eventuale competenza della Croazia, ha in sostanza affermato
che a lei ed al marito avrebbero preso le impronte unicamente in Croazia,
come pure soltanto nel predetto Paese, avrebbe presentato una domanda
d’asilo assieme alla famiglia il (...). Questo in quanto sarebbe stata co-
stretta, onde evitare l’incarcerazione od il rinvio in G._ e per far cu-
rare la figlia C._ in ospedale, poiché non si sentiva bene. Essi
avrebbero proseguito il loro viaggio appena avrebbero potuto, e pertanto
non sarebbero stati ascoltati dalle autorità croate. Ella si opporrebbe ad un
suo rinvio in Croazia, in quanto i suoi figli sarebbero malati ed in Croazia
non avrebbero ricevuto i medicamenti di cui necessitavano. Le autorità di
polizia croate, avrebbero inoltre maltrattato il marito, picchiandolo, e li
avrebbero fatti dormire per terra in una cella dopo il fermo. Inoltre, i suoi
figli non avrebbero ricevuto cibo a sufficienza. Per quanto attiene i problemi
di salute, ella dichiara di soffrire di asma, già in trattamento nel suo paese
d’origine, che curerebbe all’occorrenza con un ventolino. Per quanto con-
cerne i figli: E._ starebbe bene di salute, mentre che i figli
C._ e D._ soffrirebbero di problematiche ai reni, già cono-
sciute in G._ (per le quali ha consegnato della documentazione me-
dica [...], assunta agli atti dalla SEM). I medesimi sarebbero stati visitati in
Svizzera ed i medici sospetterebbero che siano affetti da sindrome di
Barterr, oltreché dovranno effettuare ulteriori accertamenti medici.
Oltre alla documentazione medica (...) inerente i figli C._ ed
D._ (cfr. atto SEM n. [...]-53/4), la richiedente ha consegnato le loro
carte d’identità turche originali (cfr. atti SEM n. [...]-48/2 e n. [...]-51/3).
D.
Il (...) novembre 2019, la SEM ha presentato alle competenti autorità
croate, una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti, fondata sull’art. 18
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par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. [...]-55/5, n. [...]-56/1,
n. [...]-57/6, n. [...]-58/6, n. [...]-59/1 e n. [...]-60/6).
E.
Con scritto del 26 novembre 2019 – come già il 7 novembre 2019 (cfr. atti
SEM n. [...]-41/12 e n. [...]-42/8) – il rappresentante legale degli interessati
ha trasmesso della documentazione medica inerente lo stato di salute di
B._ e dei bambini C._ e D._ (cfr. atti SEM n. [...]-
64/4).
F.
In data (...), la Croazia ha trasmesso il suo accordo di ripresa in carico dei
richiedenti, in ottemperanza all’art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III (cfr.
atti SEM n. [...]-71/2 e n. [...]-72/2).
G.
G.a Per il tramite di uno scritto datato (...) dicembre 2019, l’autorità infe-
riore ha chiesto al dottore specialista che ha in cura C._ e
D._ di stilare per entrambi un rapporto medico esaustivo, compren-
sivo della diagnosi, del decorso, del trattamento medico seguito o even-
tualmente necessario in futuro per i medesimi (cfr. atti SEM n. [...]-73/2 e
n. [...]-74/2).
G.b Con rapporti medici del 17 dicembre 2019, con allegata la documen-
tazione medica inerente gli stessi, è stato dato seguito dal medico specia-
lista in pediatria H._, alla richiesta della SEM (cfr. atti SEM n. [...]-
76/10 e n. [...]-77/12).
Per quanto attiene C._, nel rapporto medico si pone la diagnosi di
tubulopatia renale (si tratterebbe di una rara sindrome renale [Bartter/
Gitelman]), che necessita di un trattamento a vita di sostituzione orale di
potassio, nonché di regolari controlli della funzione renale e degli elettroliti.
Sulla base dei rapporti prodotti, il medico, ha inoltre osservato come in
anamnesi, già in G._ era nota una sindrome problematica renale,
con perdite renali di potassio e magnesio per la bambina. Lo status gene-
rale di quest’ultima sarebbe nella norma, eccetto che per un ritardo di cre-
scita staturo-ponderale (nell’ambito della malattia nota). La prognosi futura
senza il trattamento indicato, sarebbe infausta, mentre che con il tratta-
mento sarebbe buona (cfr. atto SEM n. [...]-77/12).
Anche per quanto concerne D._, la diagnosi ed il trattamento in
corso e da seguire, come pure per quanto attiene la prognosi senza e con
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il trattamento prescritto, risultano coincidere con quelli riscontrati e prescritti
per la sorella. Lo status generale del bambino, sarebbe nella norma, ma
anche per lui si evincerebbe un ritardo nella crescita staturo-ponderale
(nell’ambito della malattia nota). Inoltre la sindrome renale con perdite re-
nali di potassio e di magnesio, sarebbe stata posta già in G._ diversi
mesi prima (cfr. atti SEM n. [...]-76/10).
H.
H.a Per il tramite dello scritto del (...) dicembre 2019, la SEM ha concesso
agli interessati la possibilità di essere sentiti in merito ai rapporti medici
redatti per i bambini dal H._ (cfr. atto SEM n. [...]-78/2).
H.b Questi ultimi hanno risposto a quanto richiesto dall’autorità inferiore,
prendendo posizione il (...) gennaio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-90/4). Dopo
aver ricordato alcuni elementi emersi dai rapporti medici del (...), come
pure in sede di colloquio Dublino, essi hanno concluso alla necessità, do-
vuta alla situazione di peculiare vulnerabilità dei bambini e del nucleo fami-
gliare, data la presenza di bambini in tenera età, di un esame accurato
della sussistenza di motivi umanitari e dell’applicazione dell’art. 17 par. 1
lett. b Regolamento Dublino III al loro caso. Per quanto attiene la situazione
della figlia C._, hanno allegato allo stesso scritto un ulteriore rap-
porto medico del (...), dove si è posta una diagnosi di sospetta tricofizia
parietale sinistra sul cuoio capelluto, con prescrizione di una crema due
volte al giorno. Infine hanno proposto alla SEM di procedere ad un ulteriore
accertamento riguardante le allegazioni dei richiedenti in merito ai maltrat-
tamenti subiti da parte delle autorità croate, che risulterebbero plausibili
alla luce della sentenza del Tribunale
E-5430/2019 del 5 novembre 2019.
I.
Con certificati medici rispettivamente dell’(...) e del (...), il rappresentante
legale dei richiedenti, su richiesta della SEM (cfr. atto SEM n. [...]-92/2), ha
aggiornato la situazione medica inerente la bambina C._ (cfr. atto
SEM n. [...]-94/2) ed il fratellino E._ (cfr. atti SEM n. [...]-93/2 e
n. [...]-96/2).
J.
Con decisione del 20 gennaio 2020, notificata il 22 gennaio 2020 (cfr. atto
SEM n. [...]-100/1), la SEM non è entrata nel merito delle succitate do-
mande d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronun-
ciando nel contempo il loro allontanamento (recte: trasferimento) dalla
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Svizzera verso la Croazia, come pure incaricando il I._ dell’esecu-
zione della decisione di trasferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad un
eventuale ricorso contro la decisione.
K.
Il 29 gennaio 2020 (cfr. risultanze processuali), gli insorgenti hanno inol-
trato il loro ricorso avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale am-
ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in limine la so-
spensione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e la
concessione dell’effetto sospensivo al gravame; in via principale l’annulla-
mento della decisione avversata e la restituzione degli atti alla SEM per
l’esame nazionale della domanda d’asilo degli interessati; ed in via subor-
dinata, che gli atti di causa siano restituiti alla SEM per completamento
dell’istruttoria. Contestualmente, i ricorrenti hanno proposto istanza di con-
cessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo. Al ricorso, quale ul-
teriore mezzo di prova, i ricorrenti hanno allegato copia del rapporto medico
del (...), inerente una consultazione medica di C._ per dolori al lato
destro del torace (di seguito: doc. 1).
L.
In data 30 gennaio 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’ese-
cuzione dell’allontanamento in via supercautelare (cfr. risultanze proces-
suali).
M.
M.a Con decisione incidentale del 12 febbraio 2020, il Tribunale ha con-
cesso ai ricorrenti un termine scadente il 19 febbraio 2020, per produrre la
documentazione medica relativa alle visite mediche del (...) inerenti lo stato
di salute di C._ e D._.
M.b Con scritto del 19 febbraio 2020, gli insorgenti hanno risposto alla suc-
citata richiesta del Tribunale, allegando i due F2 datati (...) ed i rispettivi
due certificati medici del (...) dell’J._ (K._), inerente le visite
effettuate il (...) da C._ e D._. Negli stessi, viene in partico-
lare mutata la diagnosi sino allora posta per i due bambini quale sindrome
di Bartter, in sindrome di Gitelman, con una buona prognosi per la funzione
renale nel lungo termine. Per entrambi i bambini è stata inoltre posta la
diagnosi di (...), mentre che unicamente per C._ pure di una (...). Il
medico specialista si è espresso anche sul procedere, riferendo che
avrebbe senso che egli rivedesse entrambi i fratelli tra tre mesi, così da
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poter informare sulla corretta diagnosi della sindrome di Gitelman, che ha
una prognosi migliore rispetto alla sindrome di Bartter.
N.
Con scritto datato 24 febbraio 2020, gli insorgenti hanno trasmesso al Tri-
bunale in allegato diversa ulteriore documentazione medica inerente la vi-
sita medica effettuata il (...) dal piccolo E._, per una diagnosi di
infezione virale degli organi aerei superiori ed inferiori; nonché i due F2 del
(...) con i relativi certificati medici del (...) inerenti le visite mediche del (...)
rispettivamente del (...) per C._ e D._ presso l’J._
(K._). In merito, il medico specialista L._, ha in particolare
rilevato, per quanto attiene il procedere, che se i bambini si trovassero an-
cora presso il Centro federale nell’(...) del (...), allora si dovranno preve-
dere dei nuovi controlli dei bambini (prelievi del sangue e delle urine), come
pure del più piccolo E._.
O.
Per il tramite dello scritto datato 2 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali;
data d’entrata: 3 marzo 2020), il rappresentante degli insorgenti, ha tra-
messo un ulteriore F2 del (...) relativo ad una visita medica di E._.
P.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52
PA.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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3.
3.1 L’autorità inferiore, nella sua decisione, non è entrata nel merito delle
domande d’asilo degli interessati, ritenendo d’un canto la Croazia compe-
tente per l’esame della domanda d’asilo dei richiedenti, e d’altro canto non
ritenendo sussistere né motivi che giustificherebbero l’applicazione della
clausola di sovranità né l’esistenza di motivi umanitari.
In merito alla competenza della Croazia, la SEM ha in particolare osservato
come il fatto che le autorità croate, secondo le loro dichiarazioni, li abbiano
o meno obbligati a registrare le loro impronte, non influenzerebbe in alcun
modo la determinazione dello Stato membro competente nell’ambito del
Regolamento Dublino III. Inoltre, il fatto che essi abbiano dichiarato che in
realtà il deposito della domanda d’asilo sia stato effettuato da un lato per
evitare un possibile allontanamento verso la G._ e dall’altro lato per
far curare la loro figlia, dimostrerebbe al contrario che essi non siano stati
costretti a richiedere asilo in tale Paese, ma la stessa sarebbe stata dettata
da una loro scelta personale. Anche il fatto che essi avrebbero optato quale
meta iniziale per la Svizzera, risulterebbe ininfluente sulla determinazione
dello Stato membro competente per la trattazione della loro procedura
d’asilo e d’allontanamento.
Proseguendo nell’analisi, l’autorità di prime cure ha rilevato come, sulla
base delle recenti informazioni a sua disposizione, non sussisterebbero ca-
renze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza
dei richiedenti l’asilo in Croazia, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE) e dell’art. 3 CEDU. In tal senso,
in caso di trasferimento verso la Croazia, si potrebbe partire dal presuppo-
sto che essi non si troverebbero in una situazione esistenziale difficile, che
non sarebbero trasferiti nel loro Paese d’origine o di provenienza, senza
che la loro domanda d’asilo sia esaminata – avendo accesso in Croazia ad
una procedura corretta ed ove l’accesso ai mezzi di ricorso efficaci sarebbe
garantito – ed in violazione del principio di non-respingimento. Non esiste-
rebbero inoltre motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino, per
i quali le loro domande d’asilo sarebbero da esaminare in Svizzera.
Circa la non applicazione in casu della clausola di sovranità ai sensi
dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, la SEM ha rilevato che, sulla
base ed in considerazione di tutti gli atti medici rilevanti, non vi sarebbero
altre malattie particolari inerenti gli interessati, oltreché quelle già riscon-
trate, citate nella decisione avversata ed in trattamento. Inoltre, l’assistenza
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avrebbe confermato che non sarebbero previsti ulteriori appuntamenti me-
dici se non quelli di continuità in merito alle terapie già impostate, in quanto
la loro situazione clinica sarebbe chiara. La Croazia, a mente dell’autorità
inferiore, disporrebbe di un’adeguata infrastruttura medica ed avrebbe l’ob-
bligo previsto dalle disposizioni applicabili in materia di fornire le cure me-
diche necessarie, i cui costi sarebbero a carico dello Stato croato. Non vi
sarebbero indicazioni che lo Stato membro competente non rispetterebbe
tali obblighi o che si rifiuterebbe di fornire loro le cure mediche. Qualsiasi
trattamento medico necessario, potrebbe quindi essere richiesto anche in
Croazia. Circa la situazione medica, per il seguito della procedura Dublino,
sarebbe determinante soltanto la possibilità di viaggiare, la quale valuta-
zione verrà effettuata soltanto poco prima del trasferimento. Inoltre, la SEM
sottolinea come, malgrado le problematiche ai reni dei figli, i genitori degli
stessi sarebbero in buona salute, e quindi potrebbero occuparsi e soste-
nere i figli nel percorso terapeutico che proseguiranno in Croazia. Altresì, i
problemi medici rilevati, non risulterebbero di una gravità tale da costituire
una violazione dell’art. 3 CEDU nel caso di un loro trasferimento verso la
Croazia. Pertanto, non esisterebbe alcun obbligo di applicazione della
clausola di sovranità. Anche per quanto attiene l’allegazione che i figli non
avrebbero ricevuto l’assistenza medica di cui necessitavano in Croazia, ol-
treché non aver fornito alcun elemento o prova a sostegno della stessa,
dagli atti si desumerebbe al contrario come le autorità croate avrebbero
dimostrato la loro volontà di prendersi cura di loro dal punto di vista medico
e che non li avrebbero privati delle cure necessarie, come da essi invece
dichiarato.
Infine non sussisterebbero dei motivi umanitari che giustificherebbero l’ap-
plicazione della clausola di sovranità ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordi-
nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) in
relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. In primo luogo, l’as-
serita insufficiente consegna di cibo da parte delle autorità croate per i figli,
non sarebbe supportata da alcun elemento probatorio, ed inoltre lo stato di
malnutrizione dei figli C._ ed D._ sarebbe dovuto d’un canto
al difficile viaggio intrapreso per giungere in Svizzera, e d’altro canto per la
patologia di cui sono affetti. Dalle indagini svolte dall’Ambasciata svizzera
in Croazia sarebbe emerso in proposito che i rimpatri vulnerabili Dublino,
come i minori, i disabili o le famiglie, riceverebbero un sostegno speciale
da parte delle autorità concernente l’alloggio, l’assistenza, la formazione e
l’integrazione. Altresì, la Croazia avrebbe creato un centro speciale di ac-
coglienza per gruppi vulnerabili di circa 100 posti letto, con il sostegno di
varie organizzazioni non governative. I richiedenti, non avrebbero offerto
alcun elemento concreto che lo Stato membro competente li priverebbe
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definitivamente delle condizioni minime di vita a cui avrebbero diritto se-
condo le disposizioni applicabili in materia, e nel caso di un’eventuale vio-
lazione in futuro, essi potranno rivolgersi alle autorità preposte per rivendi-
care i loro diritti. Per quanto riguarda gli asseriti maltrattamenti subiti da
parte delle autorità di polizia croate, oltreché non suffragati da alcun ele-
mento di prova a sostegno degli stessi, anche se fossero avvenuti, essi
costituirebbero un abuso di potere da parte di singoli poliziotti e quindi sa-
rebbero assimilabili a persecuzioni da parte di terzi. Le stesse sarebbero
quindi potute essere denunciate alle autorità di polizia, che in Croazia,
Stato di diritto, sono funzionati. Non vi sarebbero infine indizi indicanti che
le autorità croate non offrirebbero loro, anche in futuro, una protezione ade-
guata contro le minacce o aggressioni da parte di terzi.
3.2 Gli insorgenti, nel loro memoriale ricorsuale, dopo aver esposto ed am-
pliato la fattispecie, avversano la valutazione dell’autorità resistente, rite-
nendo che la medesima, nella decisione impugnata, non avrebbe svolto un
accertamento completo ed esatto dei fatti giuridicamente rilevanti, come
pure effettuato una valutazione degli stessi non conforme al diritto federale
ed internazionale.
In particolare, essi precisano di essere rimasti per soli dodici giorni in Croa-
zia ove avrebbero riscontrato diverse problematiche. Dopo aver cammi-
nato per quattro giorni in un bosco, la figlia C._, affetta da una ma-
lattia rara, sarebbe svenuta, e sarebbe in seguito stata portata in spalla dal
padre sino al fermo della polizia croata. Avrebbero chiesto aiuto per le con-
dizioni della figlia, mostrando alla polizia i certificati medici in loro possesso,
ma per tutta risposta essi sarebbero stati trattenuti una notte in una cella e
costretti a dormire sul pavimento ed in seguito non avrebbero avuto ac-
cesso ad un’assistenza materiale e medica adeguata alla situazione dei
figli (cfr. p.to 7, pag. 5 del ricorso).
Di seguito, essi ricordano i problemi medici di cui sono in particolare affetti
A._ ed i figli C._ ed D._. In merito alla situazione me-
dica di C._ ed D._, l’istruzione non risulterebbe ancora com-
pletamente delucidata come invece concluso nella decisione avversata. In-
vero, per entrambi sarebbero previste delle visite mediche presso
l’J._ (fissate entrambe per il [...]), che non potrebbero essere ricon-
dotte a semplici visite di continuità, essendo che il controllo per C._
relativo alla problematica d’incontinenza, sarebbe anche a scopi valutativi,
mentre che la visita prevista per D._ riguarda i valori di potassio.
Inoltre, dalla documentazione medica agli atti, risulterebbe la raccomanda-
zione per entrambi, di una consultazione dietistico-nutrizionistica (cfr. p.ti
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8-9, pag. 5-8 del ricorso). Proseguendo, dopo aver ricordato, citando alcuni
estratti tratti da un sito online dell’M._ ([...]), le sindromi di
Barterr/Gitelman, con in particolare la loro descrizione, gli effetti, la diffu-
sione di tali malattie, come pure il trattamento necessario, di cui sarebbero
affetti i due bambini C._ ed D._ senza tuttavia alcuna cer-
tezza su quale delle due forme sarebbero effettivamente affetti, concludono
ritenendo che è comunque considerata una malattia renale grave con esito
infausto senza il trattamento necessario. Per tale patologia, con un quadro
di notevole complessità con numerose possibili complicazioni cliniche, vi
sarebbe inoltre l’esigenza della disponibilità e dell’accessibilità immediate
alle necessarie cure mediche. Invero, se da un lato per entrambi risulte-
rebbe essenziale la sostituzione orale del potassio, dall’altro si evidenzie-
rebbero chiare necessità sia di controlli ed esami regolari, che l’adozione
continua del trattamento, indispensabile fra l’altro a vita. Il trattamento do-
vrebbe inoltre essere associato, verosimilmente, a precise prescrizioni
nella dieta. Infine, la malattia starebbe incidendo negativamente sullo svi-
luppo dei bambini, affetti da malnutrizione e da deficit nella crescita. Per-
tanto, condizione indispensabile per evitare un esito infausto della patolo-
gia, risulterebbe essere un trattamento, con tutte le misure d’accompagna-
mento appropriate, costante nel tempo e senza interruzioni (cfr. p.to 10,
pag. 8-12 del ricorso). Proseguendo nell’analisi gli interessati hanno rile-
vato come le eventuali difficoltà di accesso alle cure mediche in Croazia,
rispetto alla malattia rara di cui soffrirebbero i bambini ed a quanto già con-
statato riguardo al trattamento ed alle complicanze possibili, al contrario di
quanto concluso nella decisione avversata, andrebbero valutate per le loro
potenziali conseguenze sulla salute dei bambini, che rischierebbero non
solo di rendere irragionevole l’esecuzione dell’allontanamento, ma di porlo
pure in contrasto con l’art. 3 CEDU. In tal senso, la visita medica effettuata
il (...) in Croazia, al di fuori del contesto dell’asilo, non sarebbe indicativa
dell’effettiva accessibilità dei ricorrenti, all’interno della procedura d’asilo,
della presa in carico specialistica per le malattie rare di cui soffrono due dei
bambini. In tal senso, sulla base del recente rapporto della “(...)” e di alcune
sentenze del Tribunale, si sarebbero riconosciute delle problematiche di
accesso alle cure mediche in Croazia.
Quanto alle allegazioni di maltrattamenti subiti da parte delle autorità di
polizia croate, non vi sarebbero ragioni di dubitare della verosimiglianza
delle stesse, in quanto le violenze di polizia ai danni di richiedenti l’asilo in
Croazia risulterebbero una realtà, in diversi casi accertata. La sottovaluta-
zione della loro gravità nella decisione della SEM non sarebbe pertanto
condivisibile. In merito, si sarebbe inoltre espresso il Tribunale con sen-
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tenza E-3078/2019 del 12 luglio 2019, in relazione alla valutazione del ri-
schio, in casi individuali, che il comportamento delle autorità di polizia
croate, possa, a certe condizioni, implicare un rischio di violazione ex art. 3
CEDU.
In conclusione, gli interessati ritengono che, oltre ad un accertamento in-
completo dei fatti determinanti, andrebbe valutato pure il rischio di una
riammissione in Croazia dal profilo dell’art. 3 CEDU e la necessità di rinun-
ciare al trasferimento per motivi umanitari ex art. 17 Regolamento Dublino
III. Segnatamente, essi ritengono che l’autorità inferiore avrebbe dovuto
informare le autorità croate rispetto alle condizioni di vulnerabilità del nu-
cleo familiare e acquisire le informazioni in merito all’adeguatezza di una
presa in carico efficace e senza interruzioni di trattamento per due dei bam-
bini.
4.
4.1 Nei ricorsi avverso una decisione di non entrata nel merito, nella quale
la SEM rifiuta per tale motivo l’esame della domanda d’asilo (art. 31a
cpv. 1-3 LAsi), la competenza decisionale dell’autorità di ricorso è essen-
zialmente limitata al quesito a sapere se l’autorità inferiore non è entrata a
ragione, o a torto, nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 3.1; DTAF 2012/4 consid. 2.2 con riferimenti ivi citati).
4.2 In tal senso, nella presente disamina, occorre determinare se la SEM
poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che
prevede che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il
richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di
un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allonta-
namento.
4.3 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
4.4 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione
internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-
duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-
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cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-
nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-
cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-
mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-
terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-
tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda
di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III;
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso
di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso
di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello Stato membro competente secondo il capo III Regolamento Du-
blino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati).
4.5 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
4.6 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
5.
Nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», che gli interessati hanno depositato una domanda d’asilo in Croazia
il (...) (cfr. atti SEM da n. [...]-17/2 a n. [...]-20/1). Di conseguenza, il
(...) novembre 2019, l’autorità inferiore ha presentato alle competenti au-
torità croate, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III,
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una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regola-
mento Dublino III (cfr. atti SEM n. [...]-55/5, n. [...]-56/1, n. [...]-58/6 e
n. [...]-59/1). Le autorità croate, hanno accettato espressamente la ripresa
in carico degli interessati il (...) (cfr. atti SEM n. [...]-71/2 e n. [...]-72/2). In
tale contesto, la competenza della Croazia per la trattazione della proce-
dura d’asilo e di allontanamento dei predetti, risulta di principio essere data.
Le circostanze allegate dagli interessati nel corso della procedura istrutto-
ria dinnanzi all’autorità inferiore e reiterate parzialmente nel loro gravame
che essi sarebbero stati costretti a rilasciare le loro impronte, a depositare
una domanda d’asilo in Croazia, nonché circa la loro volontà di giungere in
Svizzera, non comportano una differente valutazione della fattispecie ri-
guardo alla competenza del predetto Stato membro. Invero, il Regola-
mento Dublino III, come ricordato rettamente anche dalla SEM nella deci-
sione avversata, non offre il diritto al richiedente l’asilo, di scegliere auto-
nomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr.
DTAF 2010/45 consid. 8.3).
6.
Con le loro censure ricorsuali, i ricorrenti chiedono l’applicazione
dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, rispettivamente dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1. Pertanto, nel proseguo, occorre esaminare se, alla luce
dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, vi siano fondati motivi di ritenere
che sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condi-
zioni di accoglienza dei richiedenti in Croazia, che implichino il rischio di un
trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, e quindi se,
ai sensi dell’art. 17 par. 1 primo periodo Regolamento Dublino III, decidere
che la SEM avrebbe dovuto esaminare direttamente la domanda di prote-
zione internazionale.
7.
7.1 Per quanto riguarda le condizioni di accoglienza in Croazia, occorre
innanzitutto rammentare che tale Stato membro è legato alla Carta dei di-
ritti fondamentali dell’Unione europea del 18 dicembre 2000 (CartaUE) e fa
parte della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tor-
tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura,
RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltreché del relativo Protocollo aggiuntivo del
31 gennaio 1967 (RS.142.301), e ne applica le disposizioni. Di conse-
guenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il di-
ritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale europeo, è
presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura], direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]). L’esistenza di carenze sistemiche in Croazia è pe-
raltro esclusa da giurisprudenza costante (cfr. tra le altre sentenze del Tri-
bunale D-405/2020 del 28 gennaio 2020 consid. 6.1 con ulteriori riferimenti
citati; D-10/2020 del 9 gennaio 2020).
7.2 Su tali presupposti, bisogna partire dall’assunto che il rispetto della si-
curezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della
propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-
zione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello Stato in
questione sia presunto (cfr. precitate direttiva accoglienza e procedura).
7.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e
7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni siste-
matiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri
di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09).
7.4 Ora, nel caso di specie, per quanto attiene l’evenienza che i richiedenti
siano o meno stati obbligati a depositare una domanda d’asilo in Croazia,
si rinvia a quanto già sopra considerato (cfr. consid. 5). Secondo le infor-
mazioni a disposizione del Tribunale, le autorità croate, come esposto nella
decisione avversata, hanno un riguardo particolare per quanto attiene l’al-
loggio e l’assistenza di gruppi vulnerabili (incluse le famiglie). A tale scopo,
esse sono aiutate da organizzazioni non governative (cfr. anche in tal
senso: sentenza del Tribunale F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 con-
sid. 6.4). I ricorrenti a tal proposito hanno sostenuto che una volta giunti in
Croazia, sarebbero stati costretti dalle autorità di polizia presenti al mo-
mento del loro fermo, a dormire per una notte, sul pavimento di una cella,
che le predette non avrebbero disposto una presa in carico medica ade-
guata alla situazione valetudinaria dei bambini, avrebbero picchiato il ri-
chiedente asilo, nonché che i bambini non avrebbero ricevuto sufficiente
cibo. In primo luogo, vi è da rilevare come, anche se tali eventi risultassero
essere verosimili, tuttavia l’alta soglia per ammettere delle carenze siste-
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miche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richie-
denti ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, non risulta essere
raggiunto. In secondo luogo, circa i presunti maltrattamenti subiti da parte
delle autorità di polizia, le dichiarazioni dei ricorrenti risultano essere delle
generiche affermazioni, non supportate da alcun elemento concreto a sup-
porto delle stesse, e pertanto risultano delle semplici allegazioni di parte
che non confutano la presunzione succitata. Anche la sentenza del Tribu-
nale E-3078/2019 del 12 luglio 2019 citata a supporto dei maltrattamenti
che avrebbero subito da parte delle autorità di polizia, nonché il rapporto di
(...), non risultano elementi atti a confutare la medesima. Invero d’un canto,
nella sentenza del Tribunale citata, è stata affrontata la cosiddetta “proble-
matica push back” di persone che entrano illegalmente in Croazia e ven-
gono fermate e rinviate indietro alla frontiera con la Bosnia-Erzegovina. A
questi push backs possono però essere interessati soltanto richiedenti
asilo, ai quali viene negato il deposito di una domanda d’asilo in Croazia
oppure l’accesso ad una procedura d’asilo equa. Nella fattispecie, i richie-
denti l’asilo non rientrano in una delle precedenti categorie menzionate, e
pertanto non possono prevalersi con successo dell’applicazione di tale giu-
risprudenza. Invero essi hanno potuto presentare la loro domanda d’asilo
in Croazia, ciò che è stato pure confermato dalle autorità croate. In tal
senso, non vi sono elementi agli atti per ritenere come ai richiedenti possa
essere anche in futuro negato dalle autorità croate, l’esame della loro do-
manda d’asilo, posto anche che con il loro proseguimento del viaggio dopo
pochi giorni su suolo croato, possa essere interpretato come un ritiro della
loro domanda d’asilo nel predetto Stato membro.
Altresì, le mere allegazioni di parte degli interessati, circa la mancata presa
in carico adeguata dei bambini, nonché il carente nutrimento che questi
ultimi avrebbero ricevuto, non essendo supportate da alcun indizio ogget-
tivo, serio e concreto, non risultano essere sufficienti per dimostrare che il
loro trasferimento in tale Stato membro farebbe loro effettivamente correre
il rischio che i loro bisogni esistenziali minimi non siano soddisfatti come
previsto dalla direttiva accoglienza, e ciò, in modo durevole e senza pro-
spettiva di miglioramento, al punto che occorrerebbe rinunciare a tale tra-
sferimento, o ancora che essi non potrebbero beneficiare dell’aiuto del
quale avrebbero bisogno per far valere i loro diritti. Fra l’altro, come retta-
mente sottolineato dalla SEM nella decisione impugnata, vi sono invece
nella fattispecie degli elementi concreti a favore del fatto che le autorità
croate si siano interessate alle condizioni di salute, ove segnalate, dagli
interessati. Invero, già prima del loro deposito della domanda d’asilo, ov-
vero il (...), la loro figlia C._ è stata ricoverata sino al (...) presso
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l’N._ a O._, per dei dolori alla pancia ed al bacino, con l’ef-
fettuazione degli esami e delle analisi del caso, nonché la prescrizione
della terapia e del trattamento per il continuo delle cure (cfr. atto SEM
n. [...]-67/9). Non si rilevano pertanto degli elementi a favore delle censure
sollevate nel ricorso in tal senso dagli insorgenti. Altresì, per quanto attiene
la mancanza di cibo per i figli, visto che le stesse allegazioni non sono state
suffragate da alcun elemento di prova o rese perlomeno verosimili, si rinvia
in merito a quanto compiutamente già indicato nella sentenza avversata
dalla SEM, per evitare inutili ripetizioni.
7.5 Infine, dagli atti processuali, non sono rilevabili dei motivi per i quali sia
da ritenere che la Croazia non rispetterebbe nel loro caso il principio di non-
respingimento e pertanto di rinviarli in un Paese dove la loro vita, la loro
integrità fisica o la loro libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-
zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbero di essere costretti a
recarsi in un Paese di tal genere.
7.6 Conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento
Dublino III è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente.
8.
8.1 Nel proseguo del loro gravame, i ricorrenti ritengono che il loro stato di
salute, in particolare quello relativo ai loro due figli minori C._ ed
D._, si opporrebbe ad un loro trasferimento in Croazia. In tal senso,
essi contesterebbero che gli accertamenti, dal profilo medico, siano stati
effettuati dall’autorità inferiore in modo completo e che la situazione vale-
tudinaria degli stessi sia stata completamente acclarata. Inoltre, viste le
condizioni di particolare vulnerabilità del nucleo familiare, con due bambini
gravemente malati, andrebbe completata l’istruzione dell’autorità inferiore
nel senso di acquisire informazioni circa l’adeguatezza di una presa a ca-
rico efficace e senza interruzioni dei ricorrenti, in particolare dal profilo me-
dico in Croazia. Questo prima di potersi esprimere se una loro riammis-
sione nel predetto Stato si ponga in contrasto con l’art. 3 CEDU o se vi sia
la necessità di rinunciare ad un loro trasferimento ai sensi dell’art. 17 Re-
golamento Dublino III.
8.2 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete.
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Pagina 18
8.3 Al contrario, quando il trasferimento del richiedente nel Paese di desti-
nazione contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv.
tortura, l’autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di so-
vranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1). Al riguardo, la CorteEDU ha precisato che il respingimento
forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di co-
stituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interes-
sato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1). A tal proposito, la CorteEDU ha successivamente precisato in
una sua sentenza, che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche
sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in as-
senza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà con-
frontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggiora-
mento delle condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una
significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU
Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
8.4 Tale costellazione non è tuttavia equiparabile alla presente fattispecie,
per i motivi che verranno esposti dappresso.
8.4.1 Per quanto concerne A._, egli nel corso del colloquio Dublino,
ha dichiarato di stare bene di salute (cfr. atto SEM n. [...]-49/2).
8.4.2 Attinente lo stato di salute del piccolo E._ – a parte uno stato
di raffreddamento, dovuto probabilmente alla crescita dei denti, completa-
mente risolto nel frattempo (cfr. atti SEM n. [...]-93/2 e n. [...]-96/2), nonché
la somministrazione di vaccini (cfr. atto SEM n. [...]-96/2) – lo stesso sa-
rebbe buono (cfr. atti SEM n. [...]-47/3 e n. [...]-96/2). Le diagnosi recenti
di infezione virale delle vie aeree superiori ed inferiori (cfr. F2 del [...]), non-
ché di infezione virale delle vie aeree superiori con otite accompagnatoria
(cfr. F2 del [...]), come pure il fatto che il medico specialista L._ si
sia espresso per un controllo esteso anche a E._ nel mese di (...),
nel caso in cui la famiglia P._ dovesse risiedere nel Centro federale
di Q._ (cfr. rapporti medici del [...]), non sono atti a modificare tale
apprezzamento.
8.4.3 Circa lo stato di salute di B._, si rileva che, come da lei stessa
allegato nel corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. [...]-51/3), ella già
da bambina soffrirebbe di asma, in cura anche nel suo Paese d’origine, per
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Pagina 19
la quale la dose della terapia in suo uso sarebbe stata ridotta a seguito
della rivalutazione del suo stato di salute (cfr. atto SEM n. [...]-64/4).
8.4.4 I ricorrenti citati sopra, sulla base della documentazione agli atti, non
possono pertanto provare che essi non siano in grado di viaggiare o che
un loro trasferimento in Croazia comporterebbe un pericolo grave per il loro
stato di salute, in violazione dell’art. 3 CEDU e della giurisprudenza restrit-
tiva in materia succitata.
8.4.5 Per quanto attiene invece C._ e D._, dagli atti proces-
suali più recenti risulta che gli stessi sono entrambi affetti da una tubulopa-
tia renale, ovvero da una rara sindrome renale, in precedenza diagnosti-
cata quale sindrome di Bartter, e più recentemente invece mutata nella dia-
gnosi meno grave di sindrome di Gitelman , necessitante in particolare
dell’assunzione di potassio, che avrebbe una prognosi migliore rispetto a
quella della sindrome di Bartter, in precedenza posta (cfr. rapporti medici
del [...] rispettivamente del [...]). La sindrome problematica renale sarebbe
già stata diagnostica e trattata in G._, per quanto attiene C._
più di due anni fa (oltreché pure la diagnosi di ritardo di crescita e malnu-
trizione), mentre per quanto attiene D._ più di 7 mesi prima. Tale
diagnosi, avrebbe comportato in entrambi gli effetti di un ritardo di crescita
della statura e ponderale. Per il resto il loro stato generale sarebbe buono.
Nei referti medici del (...) rispettivamente del (...) per D._ (cfr. atti
SEM n. [...]-76/10) e dell’(...) per C._ (cfr. atto SEM n. [...]-77/12),
si consigliava inoltre una visita dietistica/nutrizionistica per lo stato di mal-
nutrizione con crescita ai percentili inferiori. Inoltre, per quanto concerne
C._, ella è stata visitata dal medico curante in data (...) per un so-
spetto di tricofizia del cuoio capelluto sul lato sinistro, per la quale è stata
prescritta “Imazol Creme” due volte al giorno, oltreché per un’ (...), per il
quale il medico curante l’ha inviata ad effettuare un controllo di decorso ed
una valutazione dell’(...) al reparto di (...) del K._ di R._ (cfr.
atto n. [...]-94/2). Anche il fratello D._, nel medesimo certificato me-
dico precitato, è stato inviato per un controllo dei valori del potassio allo
stesso ospedale. Queste ultime visite all’J._ di R._, sono
state effettuate il (...), rispettivamente il (...) ed il (...), delle quali i ricorrenti
hanno prodotto su richiesta del Tribunale i relativi rapporti medici. Al ri-
corso, gli interessati hanno inoltre allegato un ulteriore certificato medico
del (...) inerente la figlia C._, per l’insorgere di verosimili fitte al
fianco con dolori al torace al lato destro, senza elementi per una causa
polmonare e senza provvedimenti attuali per il proseguo.
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Pagina 20
Pur considerando con la dovuta attenzione il precario stato di salute dei
due interessati, dalla documentazione medica prodotta non si evince la ne-
cessità per gli stessi di rimanere in Svizzera, poiché altrimenti il loro stato
di salute si degraderebbe a tal punto da metterne in pericolo concreta-
mente la loro vita o il loro stato di salute. In tal senso, agli occhi del Tribu-
nale, i trattamenti necessari per la cura della patologia renale di cui sono
affetti, per quanto rara e necessitante di controlli regolari, nonché dell’as-
sunzione di medicamenti e di potassio, possono essere proseguiti in Croa-
zia, che dispone in tal senso di un’infrastruttura medica sufficiente, anche
per la patologia di cui soffrono i due richiedenti, alla quale essi – per il tra-
mite dei loro genitori, che li accompagneranno e potranno essere in tal
senso anche di supporto – potranno richiedere i trattamenti e le cure ne-
cessarie (cfr. in tal senso anche sentenza del Tribunale F-5933/2019 con-
sid. 7.4). A supporto di tale tesi, vi sono all’incarto i certificati medici croati
ove risulta che C._ era già stata presa in cura durante il breve sog-
giorno in Croazia, presso il reparto pediatrico dell’N._ a O._.
Non vi è dunque alcun motivo di dubitare circa il fatto che le terapie pre-
scritte in Svizzera, possano essere proseguite in Croazia. Dagli atti all’in-
carto non è tra l’altro desumibile che il loro trasferimento verso la Croazia
rischi di esporli a dei trattamenti contrari alle obbligazioni internazionali sot-
toscritte dalla Svizzera ed incompatibili con la giurisprudenza precitata (cfr.
in tal senso anche sentenze del Tribunale D-2804/2019 del 12 giugno 2019
consid. 8.5, E-2428/2019 del 24 maggio 2019 e F-2209/2019 del 16 mag-
gio 2019). Invero, a differenza di quanto sostenuto dai ricorrenti, per quanto
la circostanza particolare di salute dei due bambini possa essere ascritta
ad una situazione di vulnerabilità, a differenza delle sentenze del Tribunale
citate nel loro gravame, la loro situazione di salute risulta essere stata suf-
ficientemente acclarata da parte dell’autorità inferiore, che ha svolto in casu
un esame approfondito ed individualizzato di tutti gli interessati, motivando
di conseguenza la decisione avversata. Inoltre il Tribunale ha considerato
con attenzione, come richiesto dai ricorrenti, pure i referti medici relativi alle
visite mediche a cui si sono sottoposti C._ e D._ successi-
vamente all’emissione della decisione avversata, ove si rileva in particolare
nuovamente che la diagnosi inizialmente posta di sindrome di Bartter è
mutata in quella meno grave di sindrome di Gitelman, con una terapia d’as-
sunzione di potassio invariata e l’aggiunta di una terapia orale di durata
“(...)”. Il fatto che sia stato previsto dal medico specialista un controllo del
sangue e delle urine di entrambi i bambini nell’(...) del (...), nel caso in cui
essi si trovino ancora nel Centro federale di Q._, perché possa dare
ulteriori informazioni in merito alla corretta diagnosi posta, non muta la con-
clusione succitata. Tali visite mediche future dei bambini, sono invero equi-
parabili a dei normali controlli di decorso, nel contesto della sindrome nota
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Pagina 21
di cui sono affetti, e non risultano pertanto ostative al trasferimento degli
interessati in Croazia.
8.5 In ogni caso, va rammentato che lo Stato di destinazione, in quanto
firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti
ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le
prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di
gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro
tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienze particolari, comprese, se
necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2
direttiva accoglienza). Incomberà inoltre alle autorità svizzere trasmettere
alle autorità croate, anticipatamente ed in modo appropriato, le informa-
zioni che permettano una presa in carico medica degli interessati, ade-
guata e conforme alla patologia di cui sono affetti. In tal senso, non vi è
motivo di dubitare che l’autorità preposta comunichi allo Stato in questione
la situazione medica degli insorgenti (cfr. art. 31 e 32 Regolamento Dublino
III), come d’altronde già rilevato anche dall’autorità inferiore nella decisione
impugnata. In tal senso, e per quanto già sopra rilevato, la censura di vio-
lazione del principio inquisitorio dell’autorità di prime cure e l’accertamento
incompleto dei fatti sollevata nel gravame dagli interessati, riguardo l’as-
sunzione di ulteriori informazioni da parte della SEM presso le autorità
croate circa la presa in carico adeguata ed effettiva dei ricorrenti, in parti-
colare dal profilo medico, da parte di queste ultime, non può essere se-
guita. Ad ogni modo se, dopo il loro ritorno in Croazia, gli interessati doves-
sero essere costretti dalle circostanze a condurre un’esistenza non con-
forme alla dignità umana, o se dovessero ritenere che tale Paese viola i
suoi obblighi di assistenza nei loro confronti, così come la precitata diret-
tiva, o in ogni altro modo violi i loro diritti fondamentali, apparterrà ai mede-
simi sollevare l’eventuale violazione dei loro diritti, utilizzando le adeguate
vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 diret-
tiva accoglienza).
8.6 Conseguentemente, in assenza di un rischio di violazione degli obblighi
internazionali della Svizzera e di elementi che permettano di ritenere che
l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-
prezzamento, l’applicazione della clausola di sovranità non si impone nella
presente fattispecie.
9.
9.1 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giusti-
ficano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
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Pagina 22
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore
dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito
dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-
braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha eserci-
tato il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se
l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri
oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione
sia sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi
umanitari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere
sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzio-
nalità – il Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello
della SEM (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8).
9.2 Nella presente disamina, dagli atti di causa non appaiono elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento o violato il principio della parità di trattamento.
Invero l’autorità di prime cure ha tenuto conto dei fatti allegati dagli interes-
sati suscettibili di costituire dei “motivi umanitari” ai sensi dell’art. 29a cpv. 3
OAsi 1. Inoltre ha stabilito in maniera completa ed esatta i fatti pertinenti e
non ha commesso né eccesso né abuso del suo potere di apprezzamento
negando l’esistenza di motivi umanitari ai sensi della disposizione precitata
in relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
10.
10.1 È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che i medesimi non possiedono un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1).
10.2 In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI
(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio
di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr.
DTAF 2015/18 consid. 5.2 con relativi riferimenti).
11.
Visto quanto precede, il ricorso è respinto e la decisione della SEM che
rifiuta l’entrata nel merito delle domande d’asilo e pronuncia il trasferimento
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degli interessati dalla Svizzera verso la Croazia confermata, previa revoca
delle misure cautelari pronunciate dal Tribunale il 30 gennaio 2020.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo è divenuta senza oggetto.
13.
Altresì, per lo stesso motivo citato al consid. 12, la domanda tendente
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risulta pure senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-
ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire
dal presupposto che gli insorgenti siano indigenti, v’è luogo di accogliere la
domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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