Decision ID: 8d418eac-be96-46cf-b348-2b33b27594c4
Year: 2009
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A. A._ è stato arrestato il 23 agosto 2004 all’aeroporto di X._ nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione a organizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). Posto immediatamente in  preventiva, con decisione del 25 agosto 2004, il giudice istruttore , ritenuta la sussistenza dei pericoli di collusione e di fuga, ne ha  l’arresto. In seguito, l’inchiesta è stata estesa anche ai titoli di falsità in documenti (art. 251 CP), aggressione (art. 134 CP) e coazione (art. 181 CP).
B. Con lettera del 1° ottobre 2004 al Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), A._ ha chiesto di poter essere messo in libertà provvisoria, ritenendo non dati nella fattispecie i presupposti dell’art. 44 PP. Egli ha pure postulato una sospensione delle indagini relativamente alle imputazioni di infrazione qualificata alla legge federale sugli stupefacenti e di partecipazione ad organizzazione criminale.
C. Il MPC, con decisione del 6 ottobre 2004, ha respinto la domanda di . L’autorità inquirente ritiene infatti che, vista la gravità dei reati contestati, l’atteggiamento dell’imputato, gli stretti legami familiari esistenti con l’estero e gli atti d’inchiesta ancora da eseguire, sia il pericolo di  che quello di fuga risultano manifesti.
D. Dissentendo da questa decisione, il 13 ottobre 2004 A._ è insorto con un reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, censurando l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza nonché del pericolo di collusione e di quello di fuga. Egli contesta inoltre la competenza del MPC nel procedimento penale in oggetto.
E. Con osservazioni del 21 ottobre 2004, il MPC postula la reiezione del  nella misura della sua ammissibilità. Riconfermando integralmente il contenuto della sua decisione del 6 ottobre 2004, l’autorità inquirente  che vi sono in concreto gravi indizi di colpevolezza relativamente a
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tutti i reati imputati al reclamante; numerosi elementi dell’inchiesta  inoltre l’esistenza e l’attualità sia del pericolo di collusione che di quello di fuga. Ricorda pure che diversi atti d’indagine sono tuttora in corso al fine di permettere l’avanzamento dell’inchiesta e di accertare la verità processuale. Per tutte queste ragioni, il MPC chiede di respingere la  di scarcerazione dell’indagato.
F. Nella sua replica del 2 novembre 2004, il reclamante contesta le  di cui sopra e ribadisce, in sostanza, le argomentazioni esposte in  di reclamo.
Non sono state chieste ulteriori osservazioni al MPC.

Considerations:
Diritto:
1. 1.1 Analogamente alla Camera d’accusa del Tribunale federale, dissolta il 31
marzo 2004, la Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio esperito senza essere vincolata, in tale ambito, dalla  dell’atto o dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 consid. 1, pag. 190 e giurisprudenza citata).
1.2 Gli atti e le omissioni del procuratore generale possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali secondo le prescrizioni procedurali degli articoli 214 a 219 PP (art. 105bis PP e 28 cpv. 1 lett. a LTPF). Il  deve essere presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza dell’atto od omissione in questione (art. 217 PP). La decisione che rifiuta la messa in libertà, datata 6 ottobre 2004, è pervenuta al patrocinatore del reclamante l’8 ottobre; il reclamo,  il 13 ottobre 2004, è dunque tempestivo. La legittimazione a ricorrere dell’indagato è pacifica.
2. La decisione impugnata è stata redatta in lingua italiana. L’art. 37 cpv. 3 della legge federale sull’organizzazione giudiziaria del 16 dicembre 1943 (OG; RS 173.110) prevede che « la sentenza è redatta in una lingua , di regola in quella della decisione impugnata. Se le parti parlano un’altra lingua ufficiale, la sentenza può essere redatta in questa lingua ». Questa
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disposizione permette, all’evidenza, una certa flessibilità nell’utilizzo delle lingue nazionali da parte delle autorità federali. Il MPC è organizzato in modo tale da poter utilizzare indifferentemente le lingue nazionali; di , al fine di garantire un’unitarietà della procedura dall’inizio alla fine, gli atti procedurali adottati sono tutti redatti nella medesima lingua. Inoltre,  la sentenza del Tribunale federale 1A.235/2003 (consid. 1) dell’8 gennaio 2004, da un avvocato che esercita la sua attività in Svizzera ci si può attendere la conoscenza, almeno passiva, delle lingue nazionali. In concreto, il patrocinatore del reclamante ha dimostrato con l’inoltro di  ben articolati e pertinenti di essere sufficientemente cognito della  italiana per assicurare la difesa del suo cliente; non vi sono pertanto ragioni per derogare alla regola prevista dall’art. 37 cpv. 3 prima frase OG.
3. Il reclamante contesta preliminarmente la competenza del MPC nella  procedura, reputando che non vi sarebbe la prova che i reati di cui è accusato siano stati compiuti prevalentemente all’estero oppure in più . Questa censura non può essere condivisa. Secondo l’art. 340bis cpv. 1 lett. a e b CP, la competenza della giurisdizione federale è data per  le infrazioni previste e punite dagli art. 260ter e 305bis CP  gli atti punibili sono stati commessi prevalentemente all’estero  in più cantoni, senza che vi sia un riferimento prevalente in uno di . Dallo stato attuale dell’inchiesta, determinante per risolvere eventuali problemi di competenza (v. DTF 130 IV 68 consid. 2.1), risulta che i reati di cui l’indagato è sospettato (traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro,  in documenti, coazione e aggressione), unitamente ad altri autori, si  in contesto di sostegno e/o partecipazione ad un’organizzazione criminale che opera a livello internazionale (Italia, Svizzera, investimenti in Spagna); anche l’attività espletata sul territorio svizzero non è facilmente  in un determinato cantone (Zurigo, Ticino, Argovia), per cui la  federale ai sensi dei disposti legali sopra citati deve essere . Dal momento che la presente causa non è manifestamente un “caso semplice” ai sensi dell’art. 18bis cpv. 1 PP, il MPC non può nemmeno  la propria competenza ad un cantone.
4. Nel merito, il reclamante lamenta l’assenza di gravi indizi di colpevolezza atti a giustificare il mantenimento della detenzione preventiva. Egli sostiene che il MPC non è stato in grado di sostanziare con documentazione  nessuna delle ipotesi di reato ascrittegli, per cui, visto anche il lasso di tempo intercorso dall’apertura dell’inchiesta, non vi sarebbero più le con-
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dizioni per mantenerlo in carcere. Di avviso diametralmente opposto è  il MPC, secondo cui gli atti sinora raccolti dimostrerebbero invece il coinvolgimento attivo del reclamante in tutte le attività delittuose dell’organizzazione sotto inchiesta.
4.1 Il reclamante ribadisce la sua estraneità all’accusa di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP, sostenendo di aver agito nell’ambito della  B._ e C._ (ora fallite) seguendo le istruzioni dei loro , ed in particolare di D._. Pur ammettendo che le operazioni svolte per conto di queste società erano per certi versi peculiari e talvolta rischiose, egli esclude categoricamente la sua partecipazione ad un forma sistematica di riciclaggio di denaro per conto di organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Ora, le pur (per ora) frammentarie indicazioni emerse dall’inchiesta  di confutare le tesi del reclamante; se in effetti l’indagato non figurava quale membro dirigente delle predette società, risulta invece che egli  un ruolo molto attivo - e in larga parte autonomo - all’interno delle stesse e che fosse in pratica il loro rappresentante verso l’esterno,  verso gli istituti bancari con i quali dette società collaboravano: in più occasioni i testimoni ascoltati (perlopiù consulenti bancari che gestivano i conti su cui perveniva il denaro dei clienti di B._ e C._) hanno riferito di aver trattato le questioni finanziare legate a tale o tal altro  direttamente con A._ e che le istruzioni relative alla gestione dei capitali depositati giungevano prevalentemente - se non esclusivamente - da quest’ultimo (v. interrogatorio E._, act. 3.42, pag. 5, F._, act 3.43, pag. 6, G._, act. 3.40, pag. 12-13). Significativa è poi la  del teste G._, laddove egli afferma che il reclamante aveva senz’altro una visione chiara della struttura societaria B._ / C._ ed era informato di tutti i flussi di denaro effettuati per conto di queste  (v. act. 3.40, pag. 22 in alto e 23 in basso). Tali deposizioni, oltre che sostanziare il ruolo centrale di A._ nella gestione degli affari correnti delle menzionate società, contraddicono in modo evidente l’asserzione  secondo la quale egli avrebbe sempre agito, da semplice  subordinato, eseguendo gli ordini impartiti da D._, all’insaputa  reale portata delle transazioni effettuate dalle società per le quali . Per quanto attiene specificatamente al sospetto relativo al reato di , significative sono invece le esternazioni del co-indagato H._, che ha collaborato in seno alla B._ SA unitamente al reclamante  gestione dei clienti e dei relativi capitali investiti; queste fanno infatti stato di operazioni finanziarie tutt’altro che chiare e lasciano trasparire che valori di spettanza dei clienti delle società B._ e C._ per alcuni milioni di franchi sono poi finiti, attraverso tutta una serie di complesse transazioni
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(perlopiù in denaro contante), su relazioni bancarie riconducibili a I._ o a sue società (cfr. stralci degli interrogatori 6 e 10 ottobre 2004 di H._, act. 3.31 e 3.32, nonché lo schema riassuntivo del MPC relativo ad alcune transazioni bancarie allegato allo stralcio dell’interrogatorio 14.9.2004 di H._, act. 3.47). In simili evenienze, tenuto conto dello stadio preliminare dell’inchiesta nonché della sua complessità (le autorità inquirenti stanno tuttora eseguendo degli accertamenti sulla lunga  di transazioni finanziarie compiute per conto della B._ e dalla C._), si può ragionevolmente ritenere per data l’esistenza in concreto di sufficienti indizi di reato riguardanti il titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP.
4.2 Il reclamante contesta pure decisamente l’imputazione di partecipazione e/o sostegno ad organizzazione criminale. A torto. Dagli atti sinora esperiti emerge infatti con sufficiente evidenza che A._ ha intrattenuto strette relazioni - che travalicano palesemente quelle di una semplice e  amicizia - con alcuni dei principali esponenti dell’organizzazione sotto inchiesta, tra i quali L._ e M._, durante la sua attività presso la B._ e la C._. Subito dopo l’arresto di questi ultimi, il reclamante si è sollecitamente attivato per assicurare loro dei difensori di fiducia e  dei congrui anticipi; M._ ha peraltro a lungo beneficiato di servizi da parte del reclamante anche in precedenza, sottoforma, ad esempio, di pagamento di quote leasing di un autoveicolo (per il tramite della B._ SA) oppure di viaggi in aereo all’estero (v. estratti di interrogatorio M._ del 2 e 17.9.2004, act. 3.34, 3.35). Malgrado le evidenti  dell’indagato, vi sono inoltre agli atti chiare indicazioni di intensi contatti telefonici e personali, in Calabria e altrove, con altri esponenti di spicco dell’organizzazione quali N._ (da lui già conosciuto in un carcere  alcuni anni or sono) e O._, pure indagati nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Catanzaro sull’attività della  “cosca di Y._” (v. verbali di interrogatorio del reclamante del 23 agosto, 17 e 20 settembre, act. 3.3, 3.25 e 3.36, con gli allegati dei  telefonici, come pure gli act. 3.19 e 3.20 riguardanti l’inchiesta in ). Va a questo proposito segnalato che l’atteggiamento del reclamante in sede di interrogatorio, sinora improntato a grande reticenza, se  non può deporre a suo sfavore avendo da tempo dottrina e  riconosciuto il diritto al silenzio di un imputato (DTF 121 II 257 consid. 4a; HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ediz., Basilea 2002, § 68 n° 13, pag. 303), non giova certo ad un avanzamento celere dell’inchiesta ed al chiarimento della sua posizione processuale. Quanto precedentemente esposto porta comunque a ritenere come  assodata la presenza di gravi indizi di colpevolezza a carico
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dell’indagato anche per quanto riguarda l’accusa di partecipazione e/o  ad organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP.
4.3 Più sfumato è il giudizio relativo alle altre imputazioni contestate al , ossia quella di infrazione qualificata alla LStup giusta il suo art. 19 n. 1 e 2 e quella di aggressione e coazione secondo gli art. 134 e 181 CP.
L’autorità inquirente fa invero stato di numerosi indizi in tal senso, raccolti soprattutto in base a dichiarazioni di testimoni o di altri co-imputati. Da una parte, il coinvolgimento nel traffico di stupefacenti di altri co-imputati della presente inchiesta - conosciuti e frequentati dal qui reclamante - quali M._ e L._ appare assodato (v. ad esempio, la sentenza di  Tribunale BK_H 119/04 del 23 settembre 2004); d’altra parte, vi è più di un motivo per credere che A._ sia il mandante della “spedizione ” ai danni di tale P._, aggredito e picchiato a scopo di  sul lungolago di Z._ il 15 maggio 2003. Tuttavia, perlomeno allo stadio attuale delle indagini, tali indizi rimangono ancora piuttosto labili  alla persona del reclamante, e in ogni caso mancano della gravità  dalla formulazione dell’art. 44 PP. La mancanza di gravi e pertinenti  di colpevolezza relativamente a queste imputazioni non modifica però l’essenza del giudizio complessivo, che vede il reclamante, come  nei precedenti considerandi, fortemente sospettato di partecipazione e/o sostegno ad organizzazione criminale nonché di attività finalizzate al  di denaro (per tacere dei reati fallimentari legati al collasso delle società B._ e C._, oggetto di un’inchiesta cantonale a V._); questi elementi bastano largamente per soddisfare l’adempimento del primo requisito dell’art. 44 PP, in attesa di ulteriori  istruttori relativi alle altre imputazioni. La situazione in merito all’esistenza di gravi indizi di colpevolezza giustificanti la detenzione (o la sua proroga) va d’altronde apprezzata in modo diverso a seconda se l’inchiesta riguardi un solo indagato a cui vengono imputati fatti  semplici e circoscritti nel tempo oppure se, - come nella fattispecie - l’indagato fa parte di un’organizzazione criminale che ha agito a livello  per parecchi anni e sul cui conto gravano accuse di vario tipo.
5. Il reclamante sostiene di non avere nessun motivo di fuggire, il centro dei suoi interessi affettivi ed economici essendo in Svizzera. Ad ogni modo, il pericolo di fuga non sarebbe né concreto né supportato da fatti precisi e potrebbe essere scongiurato con provvedimenti meno restrittivi della  preventiva.
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La censura non ha tuttavia pregio. I reati contestati al reclamante sono  gravi, e se questi dovessero essere confermati, la pena  essere molto pesante, tenuto anche conto dei suoi precedenti . Di nazionalità italiana, egli è separato da tempo dalla prima moglie, e  prima del suo arresto con la sua attuale compagna di origine ; nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto, ha inoltre dichiarato che i suoi parenti più stretti abitano tutti in Italia (Campania e Calabria), ove si reca spesso per visite e vacanze (v. verbale di interrogatorio del 23  2004, act. 3.2). Il centro dei suoi interessi economici si situa  all’estero, nel campo dell’intermediazione finanziaria e della ristorazione in Spagna e in quello immobiliare in Sardegna; per questa ragione effettua spesso viaggi all’estero. A comprova dell’importanza di queste attività, vi è la circostanza che egli è stato arrestato il 23 agosto 2004 all’aeroporto di X._ al ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi in Spagna. Questo  di circostanze, unitamente alla prospettiva di dover scontare un  pena detentiva in seguito al procedimento in corso, permette di  che in concreto il pericolo di fuga verso un paese estero paventato dalle autorità inquirenti è non solo possibile ma addirittura probabile. Nemmeno l’adozione di misure sostitutive meno coercitive permetterebbe di eliminare il rischio di fuga appena descritto. Il mantenimento in detenzione del  risulta quindi giustificato già per il solo pericolo di fuga.
6. Né può essere negata la sussistenza, a questo stadio del procedimento, di un residuo pericolo di collusione e/o di compromissione delle prove, non essendo escluso che il reclamante, se rilasciato, possa fare indebite  sui testimoni chiamati a deporre sul suo operato nell’ambito delle  B._ e C._ (ad esempio, i consulenti bancari che gestivano i conti su cui perveniva il denaro dei clienti delle citate società). Su questo punto, l’inchiesta, anche per la sua intrinseca complessità, è infatti ben  dall’essere terminata. Come rilevato dal MPC, inoltre, due dei principali protagonisti del dissesto finanziario di queste società, co-indagati nella  causa per i medesimi titoli ascritti al reclamante, ossia D._ e I._, sono tuttora in libertà all’estero. Nei confronti di questi ricercati il rischio di collusione è evidente e può essere scongiurato solo con la  detenzione del reclamante.
7. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto.  al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese e le indennità in relazione al procedimento giudiziario sono stabilite dagli art.
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146-161 OG, per quanto la legge non disponga altrimenti. Le spese  sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG) e ammontano, nella fattispecie, a fr. 1’500.--.
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