Decision ID: 2e73e4e5-943a-49c9-a89a-775be9686e7c
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadina irachena di etnia turkmena proveniente da (...)
(Kirkuk), è giunta in Svizzera il 7 agosto del 2018 con la figlia minore
C._ depositando, in medesima data, una domanda d’asilo.
B.
Sentita approfonditamente in due distinte occasioni sui suoi motivi d’asilo,
la richiedente asilo ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di
essersi trasferita presso il marito ad Erbil nel 2003 salvo seguirlo in modo
itinerante anche in altri luoghi a causa del suo lavoro nella polizia irachena.
Sembra per via dell’attività nell’antiterrorismo, a partire dal 2014
quest’ultimo avrebbe iniziato a ricevere delle minacce telefoniche che
avrebbero riguardato anche la persona della richiedente l’asilo. Così,
l’interessata, sempre nel 2014, si sarebbe recata in Germania con il
coniuge e la figlia B._ onde presentare una domanda d’asilo, poi a
suo dire respinta dalle autorità tedesche. Dopo il rientro ad Erbil,
l’interessata avrebbe dato alla luce la seconda figlia C._ e si
sarebbe laureata. Non di meno, a causa delle persistenti minacce, la
famiglia avrebbe deciso di trasferirsi nel villaggio di Altun Kupri. Ciò
nonostante, le intimidazioni non si sarebbero fermate. Dopo il ritrovamento
di alcune lettere di minaccia nel giardino di casa, il marito avrebbe così
denunciato i fatti presso le autorità ed i tre si sarebbero trasferiti presso la
sorella della richiedente l’asilo. Gli autori delle intimidazioni sarebbero dipoi
stati identificati e tradotti in giustizia. L’interessata avrebbe non di meno
temuto che visto il loro mancato arresto, queste persone potessero reagire
in modo ancor più veemente. Ciò avrebbe condotto la famiglia a lasciare
nuovamente il Paese nell’autunno del 2017 recandosi in Grecia. Durante il
soggiorno in detto Paese il marito della richiedente avrebbe iniziato a
soffrire di disturbi e mostrato comportamenti violenti nei confronti
dell’interessata. Temendo che potesse fare del male alle bambine,
l’interessata si sarebbe rifugiata presso un’amica ed in seguito avrebbe
lasciato il Paese ellenico con la figlia minore (cfr. atti SEM 20/16 e 28/14).
C.
Con decisione del 3 dicembre 2018, notificata al più presto il giorno
seguente, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la
succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento della richiedente
l’asilo e delle figlie dalla Svizzera, salvo ammetterle provvisoriamente per
causa d’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.
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D.
In data il 2 gennaio 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato), la
patrocinatrice dell’interessata ha espresso la sua volontà di presentare
ricorso avverso la precitata decisione chiedendo nel contempo che gli
venisse concesso un termine per completare il gravame una volta ottenuto
l’accesso agli atti dall’autorità di prima istanza.
E.
Il 3 gennaio 2019 l’insorgente ha trasmesso al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) un ulteriore memoriale chiedendo
l’annullamento della decisione della SEM del 2 dicembre 2018 e la
restituzione degli atti alla SEM per ulteriori misure istruttorie; in subordine
una nuova decisione in materia d’asilo; contestualmente la concessione
dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
F.
Con decisione incidentale del 16 gennaio 2019, il Tribunale ha concesso
un ulteriore termine suppletorio per la regolarizzazione del gravame.
G.
Il 29 gennaio 2019 la ricorrente ha così inoltrato un allegato aggiuntivo ed
alcuni mezzi di prova.
H.
L’8 marzo 2019 il Tribunale ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria
e di gratuito patrocinio a condizione che venisse presentata un’attestazione
di indigenza, poi tempestivamente inoltrata.
I.
Il 4 aprile 2019 il Tribunale ha così richiesto l’autorità di prima istanza a
presentare una risposta al ricorso ed all’allegato successivo.
J.
Il 19 aprile 2019 la SEM ha quindi inoltrato la propria risposta al ricorso.
K.
Il 27 giugno 2019 la ricorrente, facendo uso della facoltà concessale dal
tribunale, ha presentato la propria replica.
L.
Il 15 ottobre 2019 l’insorgente ha dato alla luce D._, il quale è a sua
volta stato incluso nello statuto della madre divenendo parte alla presente
procedura ricorsuale.
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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un
interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di
essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il ricorso è stato inoltrato in tedesco allorché la decisione impugnata è stata
redatta in italiano. Non essendovi ragioni per scostarsi dalla regola sancita
all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37
LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impugnata.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
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Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
Essendo stati la ricorrente ed i figli posti al beneficio dell’ammissione
provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento e non
avendo essa censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio
in questa sede risulta essere esclusivamente la mancata concessione
dell’asilo ed il non riconoscimento della qualità di rifugiato.
5.
5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili in
quanto contradditorie, inconsistenti e poco dettagliate le allegazioni
dell’insorgente quo alle minacce ricevute a causa dell’attività del marito. Ha
altresì giudicato scarne le informazioni rese quo alla stessa attività
professionale di quest’ultimo. Per quanto concerne poi i timori inerenti alla
separazione con il coniuge, essi difetterebbero di rilevanza in materia
d’asilo in quanto non sarebbero riconducibili ad un pericolo imminente.
Nulla indicherebbe dipoi che gli episodi di violenza intercorsi in Grecia a
causa delle problematiche psichiche di quest’ultimo possano ripetersi.
L’autorità resistente si è riconfermata in detto apprezzamento anche
dinanzi al Tribunale.
5.2 Nel corso della procedura ricorsuale la patrocinatrice della ricorrente
puntualizza innanzitutto che la precedente domanda d’asilo non sarebbe
stata respinta dalle autorità tedesche, ma bensì che la sua assistita
avrebbe fatto volontariamente ritorno in Iraq dopo essere rimasta incinta.
Negli allegati viene dipoi rimessa in discussione la valutazione della SEM
circa l’inverosimiglianza delle allegazioni di A._ e addotte diverse
giustificazioni a sostegno delle presunte contraddizioni recensite da detta
autorità. La questione a sapere se sia o meno possibile vivere in sicurezza
in Iraq senza subire persecuzioni da parte dei gruppi terroristici
permarrebbe di incerto riscontro. In seguito, vengono tematizzati i
maltrattamenti ad opera del marito. Viene fatto presente che la ricorrente
sarebbe stata ricoverata a causa delle percosse. Ella avrebbe temuto per
la sua vita e per quella della figlia, fuggendo in Svizzera dalla Grecia. Nella
valutazione della qualità di rifugiato occorrerebbe tenere conto dei motivi
di fuga specifici della condizione femminile. In questo contesto la SEM
avrebbe sviluppato una prassi di genere comparabile a quella prevista per
l’appartenenza ad un gruppo sociale specifico che però non sarebbe stata
debitamente presa in considerazione nel caso di specie dall’autorità
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inferiore, la quale si sarebbe limitata a concludere che i maltrattamenti non
sarebbero stati sufficientemente intensi. Oltre alla violenza domestica si
dovrebbe rilevare che tramite la sua fuga l’insorgente si sarebbe posta in
una situazione pericolosa, atteso che il quadro giuridico discriminatorio e
le consuetudini permetterebbero al coniuge di rapirla. Con la fuga ella
avrebbe cercato una nuova opportunità di vita per lei e la figlia. Sarebbe
certa di finire vittima di un delitto d’onore laddove il marito riuscisse a
rintracciarla. A sostegno delle sue argomentazioni l’insorgente produce
segnatamente uno scritto di terze persone che a suo dire attesterebbe
inequivocabilmente le violenze fisiche e psichiche intercorse; una foto del
marito in uniforme; una copia del certificato di matrimonio ed un certificato
rilasciato in Grecia da Medici Senza Frontiere.
6.
6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 in fine LAsi). Le condizioni per ammettere la qualità di rifugiato siano
da esaminare con il solo riferimento al Paese d’origine del richiedente asilo
senza riguardo per paesi terzi (UNHCR, Guide des procédure et critères à
appliquer pour déterminer le statut des réfugiés au regard de la Convention
de 1951 et du protocole 1967 relatifs au statut des réfugiés, 2011, pag. 20,
n. 90; sentenza del Tribunale D-2054/2018 del 4 luglio 2018).
6.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente
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dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad
una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono
maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che
è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore
(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto
per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul
piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e
sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta
probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono
sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche
che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57
consid. 2.5 e relativi riferimenti).
6.4 Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di
minacce attuali e concrete. L’attualità e la concretezza delle minacce
implica altresì la persistenza di un legame di causalità materiale entro
queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene interrotto
allorquando al momento della pronuncia della decisione nel paese
d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle circostanze
tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un rischio concreto di
ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e
riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni imperiose che
permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bisogno di
protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1).
6.5 Perché vi sia luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione
riflessa si necessita che i famigliari di una persona perseguitata siano
esposti a delle rappresaglie, siano esse tese all’ottenimento di
informazioni, espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con
l’obbiettivo di imporre una cessazione delle attività svolte dalla persona
presa di mira (cfr. per le condizioni DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza
del Tribunale D-2265/2017 del 2 luglio 2019 consid. 10.2).
7.
Nel caso de quo, la ricorrente, ammessa provvisoriamente in Svizzera, non
può avvalersi di un fondato timore di persecuzioni nell’eventualità di un
ipotetico rientro in patria. In primo luogo, le minacce di cui sarebbe stata
vittima in Iraq vanno ricondotte all’attività che svolgeva a quel tempo il
coniuge. Ad oggi, quest’ultimo non è però più attivo nelle milizie
antiterrorismo e nemmeno si trova in patria. Così, viene a cadere il motivo
per il quale degli atti pregiudizievoli possano intervenire in futuro, non
essendo più presente l’obbiettivo primario dei persecutori. Inoltre, la
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situazione nella regione di origine, per quanto presenti tutt’ora delle criticità,
è mutata a far data dagli episodi in questione, dal momento che le
organizzazioni terroristiche quali lo Stato Islamico non controllano più
porzioni significative di territorio. Nel complesso ed a prescindere dalla
verosimiglianza delle allegazioni al soggetto, non si può ritenere che il
rischio di subire persecuzioni per tale motivo permanga attuale. La
situazione non differisce nemmeno volendo considerare i pregressi
maltrattamenti perpetrati dal coniuge. In primo luogo, pur non volendo
sminuire l’entità di tali avvenimenti, va constatato come gli stessi non si
siano prodotti nel Paese d’origine dell’interessata, di modo che, essi non
rientrano in un contesto di pertinenza per il riconoscimento dello statuto di
rifugiato. Inoltre, nel caso de quo nemmeno si può concludere che vi siano
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un’alta probabilità, l’avvento di pregiudizi mirati nei suoi confronti
da parte del coniuge o di altre problematiche rilevanti riconducibili alla
situazione femminile. Infatti, anche laddove si volesse considerare un
ipotetico rimpatrio in Iraq, vi sarebbe innanzitutto da osservare come il
marito non risieda più in tale Paese. In sede di audizione la ricorrente ha
peraltro espressamente escluso di avere problemi con la propria famiglia o
con quella del congiunto. Non solo, ma ella ha pure precisato di essere in
buoni rapporti con i parenti di quest’ultimo e che essi si sarebbero aspettati
una loro separazione in quanto al corrente di quanto accaduto in Grecia
(cfr. atto A20, pag. 5-6). Su questi presupposti, nemmeno la condizione
femminile nella regione di provenienza pone problemi in concreto (cfr. al
riguardo la sentenza del Tribunale E-4962/2019 del 2 dicembre 2019
consid. 5).
8.
In virtù di quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha a giusto titolo
omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere asilo alla
ricorrente ed ai figli. Il ricorso non merita dunque tutela e la decisione
impugnata, che non viola il diritto federale né è costitutiva di un abuso del
potere d’apprezzamento o di un accertamento inesatto o incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti, va confermata.
9.
9.1 Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21
febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciononostante, avendo il
Tribunale, con decisione incidentale dll’8 marzo 2019, accolto l’istanza di
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assistenza giudiziaria giusta l’art. 65 cpv. 1 PA, non sono riscosse le spese
processuali.
9.2 Con la medesima decisione incidentale il Tribunale ha altresì accolto la
richiesta di concessione del gratuito patrocinio fondata sul vart. 110a cpv. 1
LAsi e nominato la lic. iur. Nesrin Ulu quale patrocinatrice d’ufficio. Per
prassi del Tribunale, nei casi in cui il patrocinio non è assicurato da un
avvocato, la tariffa oraria oscilla tra i CHF 100.– e i CHF 150.– (art. 12 ed
art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il Tribunale ritiene pertanto adeguato, in assenza di
una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e necessario svolto dalla
rappresentante dei ricorrenti (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il versamento di
un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 550.– (disborsi e indennità
supplementare in rapporto all’IVA compresi).
10.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbandona-
to in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ricorso
in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-
fra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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