Decision ID: 364a2344-9d75-4ac3-95ed-da57f4da2f2d
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_002
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
I. Ritenuto in fatto:
1. A._ nacque nel 1963, è cittadino italiano, coniugato, padre di un figlio
maggiorenne e risiede in Italia. Ha lavorato maggiormente in Svizzera
come frontaliere dal 1981 in qualità di installatore e manutentore di impianti
sanitari e di riscaldamento presso diversi datori di lavoro. Dal 2003 in poi
era impiegato presso la ditta B._ SA a C._, con un impiego
stagionale tra aprile e dicembre. Con questo era assicurato contro postumi
d'infortunio presso l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli
infortuni (INSAI, sigla tedesca più diffusa SUVA). D'inverno si annunciava
come disoccupato in Italia. Accanto al lavoro gestisce una piccola impresa
agricola con 50 pecore, occupandosi fra l'altro della fienagione, usando
anche un mezzo agricolo (cfr. act. C.46).
2. In data 25 aprile 2017 inoltrò la prima richiesta di prestazioni AI dopo
persistente inabilità lavorativa completa a partire dal 16 settembre 2016. Il
4 settembre 2017 riprese l'attività abituale in misura del 50% e dal mese
di novembre 2017 in misura completa.
3. Con notifica d'infortunio LAINF del 15 giugno 2018 (act. C.1) A._ fece
valere di aver sofferto un infortunio il 10 giugno 2018 nel suo luogo di
domicilio in Italia facendo dei lavori agricoli risp. di giardinaggio. Il trattore
su cui si sarebbe trovato si sarebbe ribaltato sul lato e lo avrebbe
schiacciato. Una descrizione più precisa dell'accaduto manca invece nella
notifica d'infortunio. A._ fu ricoverato all'Ospedale generale di zona
D._ lo stesso 10 giugno 2018 (act. C.2) e vi rimase fino al 24 giugno
2018 (act. C.12).
Nel corso del tempo – dalla dimissione dall'ospedale a giugno 2018 fino
alla fine di dicembre 2019 – si susseguirono numerose attestazioni
mediche di inidoneità al lavoro, tutte al 100% (act. C.40, C.44, C.47, C.58,
C.64, C.66, C.67, C.72, C.84, C.98, C.121 e C.126).
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4. Secondo il referto di visita specialistica del 17 giugno 2018 (act. C.17)
presso il Dr. med. E._, medico specialista in chirurgia vascolare,
sarebbe stato fatto un eco-color Doppler venoso agli arti inferiori, dal quale
sarebbe risultata una trombosi venosa profonda (TVP) femorale
superficiale distale all'arteria poplitea e a quella tronco tibio-peroneale e
gemellare laterale di destra.
5. Il 21 giugno 2018 l'INSAI compilò il modulo E123 (act. C.4), dichiarando di
non eseguire più rimborsi diretti delle spese di cura in Italia da quel
momento (act. C.5). Con decisione del 25 giugno 2018 l'INSAI precisò di
regolare direttamente le spese derivanti dalle cure mediche eseguite in
Svizzera. Inoltre corrispose un'indennità giornaliera di CHF 180.85 a
favore di A._ al più presto dal 13 giugno 2018 in poi (act. C.7).
6. Dal referto di dimissione del 24 giugno 2018 (act. C.15) risulta che il
medico di reparto dell'Ospedale generale di zona D._ diagnosticò un
trauma chiuso toracico sinistro con fratture costali multiple, bifocali, ed
emopneumotorace. Fu precisato che non vi sarebbero lesioni di altri
organi, che in base a due tomografie computerizzate (TC o TAC) di
controllo dopo 4 e 10 giorni l'evoluzione clinica sarebbe favorevole e che
il paziente avrebbe attualmente un buon recupero della funzione
polmonare e il dolore sarebbe controllabile.
7. Secondo il referto medico del 2 agosto 2018 (act C.23) del Dr. med.
F._, medico specialista in ortopedia e traumatologia oltre che in
medicina dello sport, A._ avrebbe riferito anche un trauma alla spalla
sinistra e gonalgia sinistra. Vi sarebbe una netta limitazione della funzione
della spalla sinistra e meniscopatia mediale a sinistra, in trattamento
anche per trombosi venosa profonda sviluppata a luglio. Consiglierebbe
una risonanza magnetica (RM o RMN) della spalla sinistra in merito alla
lesione traumatica sovraspinosa e del ginocchio sinistro in merito alla
lesione del menisco mediale (MM).
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8. Il 2 e 30 luglio 2018 nonché il 27 e 30 agosto 2018 furono eseguite delle
radiografie (RX) del torace, del ginocchio sinistro e della spalla sinistra,
oltre a delle risonanze magnetiche (RM) anch'esse del ginocchio sinistro
e della spalla sinistra (act. C.26 = act. B.4, C.27, C.28 e C.42). Nell'ambito
della radiografia del ginocchio sinistro fu costatata fra l'altro una modesta
sclerosi dei piatti tibiali e una modesta entesopatia calcifica intersezionale
prossimale rotulea. Nell'ambito della radiografia della spalla sinistra si
costatò un'artrosi acromion-claveare, grossolane calcificazioni in
corrispondenza dell'articolazione scapolo-omerale e una minuta
calcificazione in prossimità del trochite omerale. La radiografia del torace
mostrò esiti di multiple fratture costali a sinistra. Non sarebbe invece più
osservabile l'enfisema sottocutaneo a sinistra, non vi sarebbero falde di
pneumotorace, né versamenti pleurici, né franchi addensamenti
parenchimali a focolaio. Vi sarebbe però una spondilosi al passaggio
dorso-lombare.
9. In occasione di un colloquio con l'INSAI del 20 novembre 2018 (act. C.46)
al luogo di residenza dell'assicurato, A._ dichiarò di aver sofferto
anche una frattura del torace destro. Inoltre riferì di dolori subentrati più
tardi alla spalla sinistra e al ginocchio sinistro. La spalla sinistra sarebbe
limitata nell'elevazione e dolente, il che sarebbe stato costatabile
correttamente dopo aver ridotto gli antidolorifici. Sostenne pure di aver
sofferto una contusione al ginocchio sinistro, il quale dorrebbe alle volte.
Tuttavia non sarebbe stato in cure per questo. In merito alla dinamica
dell'incidente spiegò che il tutto sarebbe accaduto mentre egli stava
salendo una rampa ripida con il veicolo agricolo nell'ambito della
fienagione. Il veicolo a tre ruote si sarebbe ribaltato e lui sarebbe rimasto
incastrato all'altezza del torace sul lato sinistro o dal manubrio o dal roll-
bar.
10. Il 26 novembre 2018 il medico dell'INSAI appoggiò l'intento
dell'assicurazione di eseguire una valutazione della capacità di lavoro da
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parte di un esperto ZAFAS, la quale fu ordinata lo stesso giorno (act. C.49
segg.).
11. Con referto del 3 gennaio 2019 del Dr. med. G._, medico specialista
in chirurgia, la Clinica H._ di C._ informò l'INSAI sull'esito della
valutazione ZAFAS dopo aver esaminato A._ in data 14 dicembre
2018 (act. C.62 = act. B.5). Detto medico diagnosticò un trauma da
compressione toracico sinistro con fratture costali multiple IV-IX ed
emopneumotorace da ricondurre all'infortunio non professionale del
10 giugno 2018, dolori persistenti alla spalla sinistra con lesioni
degenerative, inizi di dolori al ginocchio sinistro con lesioni degenerative
della giunta del tendine quadricipite, e sviluppo di una trombosi venosa
profonda femorale destra dal 9 luglio 2018 sotto anticoagulanti. Come
diagnosi secondaria costatò un'ernia discale C6/7 con occasionali
parestesie nel braccio destro.
Nell'ambito degli accertamenti precedenti non sarebbero state rilevate
lesioni ossee, bensì unicamente dei cambiamenti dovuti alla
degenerazione. Nella zona della spalla sarebbero state rilevate lesioni
degenerative della cuffia dei rotatori e artrosi acromion-claveare, mentre
nella zona del ginocchio sinistro si sarebbe costatato alterazioni
degenerative all'inserzione del tendine del quadricipite e al polo superiore
della rotula. Ultimamente i dolori al ginocchio sinistro sarebbero
praticamente scomparsi. A causa dell'immobilizzazione e dell'assenza di
profilassi contro la trombosi alla dimissione dall'ospedale si sarebbe creata
una trombosi venosa profonda alla gamba destra attualmente in cura.
A._ lamenterebbe ancora dolori nella regione dell'emitorace a
sinistra, benché non vi sarebbero più crepitazioni, e alla spalla sinistra,
nonché fastidio alla gamba destra con alterazioni post-trombotiche.
Nell'ambito dell'esame la respirazione sarebbe stata libera, la spalla
sinistra con marcata e dolorosa limitazione dell'escursione di movimento,
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dolenzia pressoria nell'area articolare e segni clinici di sindrome da
impingement. Andrebbero menzionate inoltre una borsite sub-acromiale e
la cuffia dei dotatori presenterebbe lesioni più piccole e più vecchie e forse
una piccola lesione legata a un trauma sul sottoscapolare. Il
pneumotorace sarebbe sparito. Al momento non vi sarebbero reperti
patologici sul ginocchio sinistro. Ci sarebbe una certa dolenzia pressoria
sul polo superiore della rotula ma l'articolazione del ginocchio sarebbe
libera di muoversi. La circonferenza della parte inferiore della gamba
destra sarebbe chiaramente più grande di quella sinistra.
Secondo l'apprezzamento del Dr. med. G._, il grave trauma toracico
con fratture costali di serie e lo sviluppo di un emopneumotorace
spiegherebbero i disturbi toracici residui. Il problema persistente alla spalla
sinistra sarebbe certamente in gran parte preesistente, come dimostrato
anche dalla documentazione di imaging con lesioni degenerative. Il trauma
da impatto avrebbe causato un possibile peggioramento dei risultati ma
non avrebbe certo fatto tendenza. Anche il dolore al ginocchio sinistro
sarebbe certamente stato di natura prevalentemente degenerativa. La
trombosi avrebbe certamente influito negativamente sul processo di
guarigione e, se si fosse sviluppata un'embolia, avrebbe potuto portare a
un peggioramento dei risultati polmonari.
A suo dire occorrerebbe ora procedere a un'accurata valutazione
pneumologica, con test di funzionalità polmonare e valutazione della
capacità polmonare, e d'altra parte anche a una valutazione delle
aderenze e delle conglutinazioni, in particolare con la questione dei
possibili residui dovuti all'esposizione accertata all'amianto nei primi anni
80, in base a quanto avrebbe riferito A._ (fra l'altro lavoro nell'ambito
del quale si segava a pezzi tubi di amianto senza maschere o altre misure
di protezione). Infine secondo il Dr. med. G._ l'incapacità lavorativa
in merito al trauma toracico sarebbe giustificata. Secondo lui i dolori alla
spalla non sarebbero stati causati dall'infortunio, soprattutto perché dal
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punto di vista radiologico e della risonanza magnetica vi sarebbero chiare
lesioni degenerative e non vi sarebbero alterazioni post-traumatiche
definite. Il ritorno al lavoro nell'attività abituale sarebbe realistico a partire
da aprile 2019. A._ stesso avrebbe dichiarato di voler riprendere il
lavoro al più presto possibile.
12. Il medico dell'assicurazione condivise pienamente tali apprezzamenti con
risposta alle domande dell'INSAI del 4 gennaio 2019 (act. C.63).
13. Il 5 aprile 2019 l'INSAI contattò A._ telefonicamente (act. C.69).
Quest'ultimo fece valere di soffrire tuttora di dolori al torace e alla spalla.
Inoltre la trombosi alla gamba gli poserebbe ancora problemi. Andrebbe in
fisioterapia da sua sorella. Dichiarò di non poter riassumere il lavoro dopo
Pasqua, poiché sarebbe ancora troppo limitato. Dopo un'ora avrebbe
dolori e dovrebbe riposarsi 2-3 ore, dimodoché così non potrebbe lavorare.
14. Nel seguito con scritto dell'11 aprile 2019 l'INSAI chiese un nuovo
apprezzamento della capacità lavorativa ZAFAS da parte dello stesso
Dr. med. G._ (act. C.70). Dopo aver esaminato A._ in data
31 maggio 2019 il medico trasmise all'INSAI il suo referto dell'11 giugno
(act. C.82 = act. B.6). Diagnosticò dolore toracico residuo in stato dopo
trauma da compressione toracica con fratture costali di serie a sinistra IV-
IX ed emopneumotorace, sindrome dolorosa della spalla sinistra indotta
dall'esercizio fisico con perdita di forza, sindrome post-trombotica della
gamba destra dopo trombosi venosa profonda, attualmente sottoposta a
indagini ematologiche, e aumento dei disturbi nella zona del rachide
cervicale con nota ernia discale C6/C7, presente dal 2016.
Nel frattempo sarebbero disponibili i risultati degli accertamenti
pneumologici in merito all'esposizione all'amianto. Non sarebbero state
rilevabili delle conseguenze di tale esposizione.
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Per quanto riguarderebbe l'incidente vi sarebbero diversi motivi per cui non
sarebbe stato possibile riprendere l'attività abituale. Il dolore alla spalla
sinistra dipendente dal carico e la riduzione della forza sarebbero credibili.
Nel lavoro fisicamente impegnativo di un installatore di impianti di
riscaldamento, spesso in posizione accovacciata, i disturbi nell'area
dell'emitorace sinistro potrebbero pure essere fastidiosi. La sindrome post-
trombotica non influirebbe invece sulla ripresa del lavoro. Per contro il
problema di dolore alla colonna vertebrale cervicale si svilupperebbe
ormai come problema principale, con protrusioni discali dimostrabili a
diversi livelli, che, tuttavia, sarebbero da considerarsi preesistenti e
indipendenti dall'incidente. A._ non potrebbe più svolgere il suo
lavoro di installatore di impianti di riscaldamento in queste circostanze e
dichiarerebbe che i disturbi alla colonna vertebrale cervicale sarebbero il
motivo principale. Riferirebbe di dolori nella regione del rachide cervicale
e del collo con parziale irradiazione al braccio destro. Tuttavia andrebbe
detto anche che la condizione sarebbe nota dal 2016 e secondo il Dr. med.
G._ non sarebbe causalmente legata all'infortunio. Comunque a
mente del medico A._ potrebbe certamente essere reinserito in
un'attività leggera, ad esempio come magazziniere con un impiego a
tempo parziale di almeno il 50%. Rispetto alla visita del 14 dicembre 2018,
l'atteggiamento e l'opinione di A._ sarebbero cambiati e, secondo il
medico, A._ avrebbe deciso per sé stesso di non poter più partecipare
al processo lavorativo. Nel suo caso sarebbe probabilmente molto difficile
distinguere le conseguenze effettive dell'incidente dal problema al rachide
cervicale che ora sarebbe in primo piano. Secondo l'apprezzamento del
Dr. med. G._ sarebbe sensato esaminare nuovamente A._ in
modo preciso e corretto in condizioni di degenza. Il centro di riabilitazione
dell'INSAI di Bellikon sarebbe un buon punto di riferimento.
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15. Con sostegno dell'Istituto Nazionale Assistenza Sociale (INAS)
Frontalierato Svizzera-Grigioni, in data 6 giugno 2019 A._ inoltrò una
nuova richiesta di prestazioni AI (act. C.75 segg.).
16. Il medico dell'assicurazione Dr. med. I._, medico specialista in
chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore, dichiarò
all'INSAI su domanda del 26 giugno 2019 (act. C.85) che a suo avviso i
dolori alla colonna cervicale non sarebbero da ricondurre all'infortunio del
10 giugno 2018, bensì costituirebbero un'affezione preesistente dal 2016.
Difatti l'evento incidentale non avrebbe compromesso la colonna
cervicale. Una limitazione della capacità lavorativa dovuta al trauma di
compressione toracico sarebbe invece tuttora data. Vi sarebbero disturbi
residui in funzione della posizione e del carico nella regione del torace,
oltre a un problema con le vene.
17. L'INSAI annunciò A._ per un esame specialistico in pneumologia e
angiologia presso l'Ospedale J._ e l'Ospedale K._.
Nel suo referto angiologico del 5 agosto 2019 (act. C.95) il Dr. med.
L._, medico specialista in medicina interna generale, cardiologia e
angiologia, costatò che le vene sarebbero di nuovo canalizzate
normalmente. Non vi sarebbe più alcuna differenza sostanziale di
circonferenza fra la parte inferiore della gamba sinistra e quella destra. Le
alterazioni cutanee sarebbero evidenti su entrambe le gambe; a suo dire
non sarebbero però post-trombotiche ma piuttosto dovute d'un canto al
notevole sovrappeso e d'altro canto eventualmente anche al trattamento
con anticoagulanti.
Con referto del 28 agosto 2019 il Dr. med. M._, medico specialista in
radiologia, si espresse in merito a una possibile asbestosi, negandola
(act. C.103).
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Il referto pneumologico intervenne il 3 settembre 2019 (act. C.105 =
act. B.7) da parte del Dr. med. N._, medico specialista in medicina
interna generale e in pneumologia. Dopo esame del 27 agosto 2019
quest'ultimo medico ritenne che da varie misurazioni della funzione
polmonare, ad eccezione del picco di flusso espiratorio (peak expiratory
flow, PEF), sarebbero risultati dei valori del tutto nella norma. L'analisi dei
gas nel sangue arterioso avrebbe inoltre rivelato una lieve insufficienza
respiratoria parziale. Il valore ristretto del PEF lo interpreterebbe come una
limitazione legata al dolore durante le manovre di respirazione forzata. I
dolori al torace nella zona delle costole inferiori durante il movimento e lo
sforzo sarebbe un residuo del trauma da compressione del torace.
Presumerebbe che si tratti di dolori cronici o cronicizzati e che ci sia una
limitazione funzionale permanente nel contesto dei dolori. In questo caso
potrebbero essere utili misure riabilitative o fisioterapiche. La lieve
insufficienza respiratoria parziale potrebbe avere varie cause. Oltre a un
mismatch ventilazione-perfusione nel contesto dell'obesità (altezza
190 cm, peso 146 kg, BMI 40.4 kg/m2) sarebbe teoricamente possibile una
causa cardiaca o un'ipertensione polmonare nel contesto di un'ipotizzabile
embolia polmonare (con trombosi venosa della gamba dimostrata). Oltre
ai problemi menzionati anche l'obesità potrebbe contribuire alla dispnea
da sforzo mMRC 2 descritta da A._.
18. Nel frattempo in data 20 agosto 2019 l'INPS (Istituto Nazionale Previdenza
Sociale) italiano espresse il suo giudizio definitivo sull'accertamento
dell'invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità. A
A._ venne riconosciuta un'invalidità del 46% dal 3 giugno 2019 in poi
(act. D.12). Ciò in base a una diagnosi di esiti di trauma toracico con
fratture costali multiple a sinistra e sindrome restrittiva obesità con
sospetta osas meniscopatia a sinistra ed esiti di lesione sovraspinosa alla
spalla sinistra, discopatia cervicale ed esiti di trombosi venosa profonda
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gemellare (codice DM 5/2/92 6014), costatando una riduzione permanente
della capacità lavorativa dal 34% al 73%.
19. In base ai due referti specialistici in angiologia e pneumologia, il medico
assicurativo Dr. med. I._ rilasciò la sua valutazione medica il
25 settembre 2019 (act. C.108 = act. B.8). A suo dire, solo i disturbi residui
nella regione toracica e le condizioni dopo la trombosi venosa sul lato
destro sarebbero da ricondurre all'infortunio. Per quanto riguarda il
problema toracico si potrebbe escludere una disfunzione polmonare
dovuta all'incidente. Le fratture costali sarebbero completamente
consolidate, eventuali disturbi residui dovrebbero essere attribuiti alla
cicatrizzazione post-traumatica della parete toracica. L'esame medico
specialistico avrebbe mostrato in merito alle vene che la trombosi sarebbe
guarita senza conseguenze. Andrebbe notato che dal punto di vista della
causa dell'infortunio un anno e un quarto dall'incidente si potrebbe esigere
una capacità lavorativa piena nell'attività abituale. Tuttavia i fattori di
malattia verosimilmente non consentirebbero la riabilitazione
nell'occupazione abituale.
Il medico giudicò inoltre che tutti i disturbi del rachide cervicale sarebbero
di natura degenerativa. Dagli accertamenti nell'ambito della spalla sinistra
non sarebbero emersi indizi di lesioni strutturali nell'area della spalla da
ricondurre all'incidente. Anche in questa zona vi sarebbero invece delle
alterazioni degenerative che dovrebbero essere valutate come
preesistenti. Pertanto con probabilità preponderante i disturbi alla spalla
sinistra non sarebbero stati causati dall'infortunio.
20. Con decisione dell'11 ottobre 2019 (act. C.114 = act. B.3) l'INSAI chiuse il
caso e sospese l'erogazione delle prestazioni assicurative finora versate
(indennità giornaliere e spese di cura) con effetto dal 31 ottobre 2019,
ritenendo che l'ulteriore incapacità al lavoro e le cure mediche non
andrebbero quindi più a carico dell'assicurazione infortuni, bensì
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dell'assicurazione malattia. Secondo la valutazione del medico di
circondario, a 18 mesi dall'infortunio si potrebbe ragionevolmente esigere
una capacità lavorativa completa nella professione svolta prima
dell'infortunio. I disturbi attualmente ancora presenti alla colonna cervicale
e alla spalla sinistra non sarebbero più in relazione con l'infortunio.
21. In data 14 novembre 2019 A._ fece sollevare opposizione tramite
l'INAS (act. C.123 = act. B.2), facendo valere essenzialmente che le sue
condizioni di salute non gli permetterebbero una ripresa dell'attività
lavorativa e che i postumi dell'incidente sarebbero tali da valutarne l'entità
ai fini della corresponsione da parte dell'INSAI delle prestazioni di invalidità
(indennità per menomazione dell'integrità e rendita di invalidità).
L'evento del 10 giugno 2018 sarebbe da intendersi come infortunio grave.
Le parti colpite direttamente al momento dell'incidente sarebbero la
schiena, la spalla sinistra, il ginocchio sinistro e il torace. Prima
dell'incidente, egli non avrebbe sofferto di alcuna limitazione. Lo sviluppo
degenerativo sarebbe stato accelerato dall'infortunio. L'obbligo dell'INSAI
di pagare le prestazioni cesserebbe soltanto se il danno alla salute
sarebbe dovuto solo ed esclusivamente a fattori estranei all'infortunio.
Per quanto riguarderebbe il torace sarebbe vero che le costole si
sarebbero saldate, però la parte sinistra risulterebbe notevolmente
compressa, il cui volume sarebbe ridotto almeno del 30%. Questa
condizione con le almeno 14 fratture anche scomposte causerebbe dei
dolori frequenti e difficoltà respiratoria, costringendolo spesso al riposo
assoluto e alla terapia antidolorifica. Non si potrebbe comunque parlare di
ritorno allo status quo ante.
Il Dr. med. G._ avrebbe classificato i disturbi al torace come credibili
e affermato che A._ dovrebbe convivere con le conseguenze del
trauma toracico. Alla spalla, oltre ai fattori degenerativi sarebbero presenti
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anche lesioni da trauma. A causa del trauma i disturbi preesistenti alla
spalla sarebbero peggiorati. Non sarebbe possibile reintegrare A._
nella sua occupazione abituale. La capacità lavorativa in attività adatta
leggera sarebbe del 50%. Il medico avrebbe inoltre dichiarato che sarebbe
difficile distinguere le conseguenze effettive dell'incidente sulla colonna
vertebrale dai disturbi preesistenti. Avrebbe costatato pure che le ernie
cervicali C6 e C7 sarebbero già state presenti e curate nel 216 [recte:
2016] e 2017, ma le altre due ernie trovate in C4/C5 e C5/C6 sarebbero
apparse a seguito dell'incidente.
Il Dr. med. N._ avrebbe diagnosticato un'insufficienza respiratoria
parziale. Il test di camminata veloce sarebbe stato effettuato due volte, la
seconda volta dopo somministrazione di un broncodilatatore. Il
pneumologo avrebbe inoltre raccomandato l'esecuzione di una tomografia
computerizzata. Ambedue i medici avrebbero suggerito di far sottoporre
A._ a ulteriori accertamenti, ma lui non sarebbe mai stato informato
su queste possibilità. La relazione del Dr. med. I._ sarebbe inoltre
lacunosa.
La menomazione fisica al torace sarebbe permanente e causerebbe forti
dolori, con i quali sarebbe difficile convivere. Anche gli altri disturbi
lamentati sarebbero stati causati dall'infortunio del 10 giugno 2018.
22. Il 13 gennaio 2020 l'Ufficio AI (procedura parallela di invalidità) incaricò il
Dr. med. O._, medico specialista in medicina interna generale e
reumatologia, di allestire una perizia monodisciplinare reumatologia
(act. C.134).
23. In data 16 gennaio 2020 (act. C.135) l'avvocato Fabrizio Keller, nel
frattempo incaricato da A._, si rivolse all'INSAI, chiedendo di chiarire
se l'INSAI ritenga che non sia dovuta più alcuna prestazione, inclusa
anche un'eventuale rendita di invalidità e un'eventuale indennità per
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menomazione dell'integrità, oppure se la decisione impugnata
riguarderebbe unicamente l'indennità giornaliera e le spese di cura.
L'INSAI rispose il 27 gennaio 2020 (act. C.139) che la decisione si
riferirebbe all'integrità delle prestazioni previste dalla LAINF.
24. La Divisione giuridica dell'INSAI pose delle domande al Centro di
competenza per medicina assicurativa dell'INSAI. Per quest'ultimo rispose
il Dr. med. P._, medico specialista in chirurgia, il 6 febbraio 2020
(act. C.143 = act. B.12), ritenendo che le uniche evidenti conseguenze
post-traumatiche, come le fratture alle costole e la trombosi venosa,
sarebbero guarite praticamente senza conseguenze e non dovrebbero
limitare in modo significativo la capacità lavorativa di A._ nella
professione che svolgeva prima dell'infortunio. Dai referti specialistici non
troverebbero lesioni strutturali di grande rilevanza che possano impedire
di riprendere la regolare attività professionale che svolgeva prima
dell'infortunio. Sarebbe opportuno ottenere ulteriori referti riguardanti la
mobilità dell'articolazione alla spalla e un'ulteriore artro risonanza
magnetica dell'omonima spalla, per valutarne anche le prospettive di
guarigione. Dal loro punto di vista sarebbe immensamente importante che
A._, a 56 anni di età, riprendesse al più presto possibile un'attività
lavorativa. Momentaneamente sembrerebbe che i disturbi si limitino alla
spalla sinistra e che sembrerebbero di entità lieve da conseguirne una
pronta guarigione. Solo dopo che sarebbero stati effettuati gli accertamenti
mancanti, loro potrebbero esprimersi definitivamente in merito.
25. In un documento apparentemente inoltrato da A._ (act. C.151), il
Dr. med. Q._ del Centro Medico Diagnostico e di Riabilitazione di
R._ (Italia) indicò quale motivo dell'esame una sospetta spalla
congelata in esiti traumatici e ritenne che vi sarebbero modeste alterazioni
di significato degenerativo al tendine del sovraspinato in assenza di
focalità a eventuali lesioni a carattere attuale e minime alterazioni di
significato distrofico cistico al trochite omerale, ma non vi sarebbero altre
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alterazioni di rilievo né segni di versamento articolare né altre alterazioni
focali o diffuse alle strutture ossee, con regolari rapporti articolari.
26. Con progetto di decisione del 3 aprile 2020 (act. C.156) l'Ufficio AI
comunicò a A._ di prevedere di decidere che egli abbia diritto a una
rendita intera d'invalidità dal 1° dicembre 2019 al 31 gennaio 2020.
Parallelamente gli comunicò che egli non avrebbe diritto a provvedimenti
professionali e che tale richiesta sarebbe respinta. A._ fece sollevare
opposizione tramite l'avv. Fabrizio Keller (vedi l'act. B.9).
27. Con ritardo dovuto alla pandemia del SARS-CoV-2, il 16 giugno 2020 si
svolse la visita medica presso il medico di circondario, il Dr. med. S._,
specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato
locomotore (act. C.164). Motivo della visita furono l'eventuale procedere
terapeutico e la valutazione dello stato attuale della spalla sinistra e delle
conseguenze infortunistiche, oltre alla valutazione dell'abilità lavorativa ed
eventuale diritto all'indennità per menomazione dell'integrità.
Per quanto concernerebbe le strette conseguenze infortunistiche e la pluri-
frattura dell'emitorace sinistro si noterebbe una situazione stabile da più di
un anno senza un oggettivabile problema respiratorio. Le conseguenze
dell'infortunio e le valutazioni nel decorso avrebbero mostrato una
situazione guarita e priva di problemi. Quanto al problema delle costole
dell'emitorace sinistro potrebbe riconfermare la valutazione del Dr. med.
I._ del 25 settembre 2019, siccome già l'anno precedente (2019) si
avrebbe notato una completa consolidazione delle fratture senza evidente
instabilità con un respiro normale.
Pure in merito ai problemi della spalla sinistra potrebbe confermare la
valutazione del Dr. med. I._ del 25 settembre 2019, dove i problemi
della colonna cervicale sarebbero di origine degenerativa e non
infortunistica. L'infortunio non avrebbe portato a un cambiamento del
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processo degenerativo. Quanto ai problemi alla spalla sinistra vi sarebbe
stato un miglioramento nel decorso ma sarebbe ancora presente una
limitazione sopra l'orizzontale. Le risonanze magnetiche dell'agosto 2018
e del 30 ottobre 2019 non avrebbero mostrato nessun danno di origine
infortunistico e nessun cambiamento strutturale a parte i segni
degenerativi con un impingement sub-acromiale cronico con conseguenti
tendinopatie che non sarebbero state influenzate dall'infortunio.
L'eventuale conseguenza infortunistica di un'acutizzazione del processo
degenerativo alla spalla sinistra sarebbe guarita in modo sicuro, dopo due
anni, e alla visita odierna potrebbe escludere in modo chiaro una spalla
congelata. Gli esami non avrebbero mostrato nessuna lesione di origine
infortunistica strutturale della spalla sinistra. Si potrebbe esprimere una
chiara estinzione del nesso causale per i dolori alla spalla sinistra e alla
colonna cervicale riguardando l'infortunio del 10 giugno 2018.
Confermerebbe anche la piena abilità lavorativa con una limitazione nel
piegarsi in avanti che in gran parte sarebbe disturbato a causa del volume
della pancia che già da seduto non riuscirebbe a piegarsi verso il piede. In
piedi sarebbe riuscito ad arrivare fino a 37 cm fra mano e suolo. Per quanto
concernerebbe l'indennità per menomazione dell'integrità in presenza
delle fratture guarite non vi sarebbe diritto a tale beneficio.
28. Su concrete domande dell'avv. Fabrizio Keller del 30 giugno 2020
(act. C.165), il Dr. med. S._ precisò le sue conclusioni in data
10 agosto 2020 (act. C.168).
29. L'INSAI emanò la decisione su opposizione il 12 agosto 2020 (act. C.169
= act. B.1), respingendo l'opposizione e togliendo l'effetto sospensivo a un
eventuale ricorso al tribunale cantonale delle assicurazioni.
30. Avverso questa decisione A._ ha presentato ricorso al Tribunale
amministrativo del Cantone dei Grigioni in data 11 settembre 2020, senza
- 17 -
essere rappresentato in questa sede (act. A.1). Chiede l'annullamento
della decisione impugnata con rinvio degli atti all'INSAI perché abbia a
emanare una decisione di rendita d'invalidità perlomeno del 50% e una
decisione di indennità per menomazione dell'integrità almeno del 15%.
Fa valere che al momento dell'incidente del 10 giugno 2018 avrebbe usato
il braccio sinistro, impiegando una forza sovraumana, al fine di impedire
che il mezzo agricolo di una tonnellata che lo aveva investito,
schiacciandolo violentemente con la schiena a terra e la testa piegata, lo
colpisse in testa. Per questo le parti direttamente colpite sarebbero la
schiena, la spalla sinistra, il torace e il ginocchio sinistro. Sarebbe
inconfutabile che lo schiacciamento avrebbe provocato lesioni irreversibili
e dolori cronici invalidanti ancora ben evidenti ad oggi.
Come fatto valere nell'opposizione ma non considerato dall'INSAI, il torace
con le almeno 14 fratture, anche scomposte, non potrebbe più ritornare
come prima dell'infortunio. Benché le fratture si sarebbero saldate, la parte
sinistra risulterebbe notevolmente compressa con un volume ridotto
almeno del 30%. Inoltre i dolori moltiplicati per il numero di fratture e per
l'area compromessa sarebbero cronici. Si tratterebbe di una
menomazione irreversibile e permanente.
L'INSAI avrebbe disatteso i suggerimenti proposti dai medici, fra cui quelli
dei Dr.es med. G._, N._, I._ e O._. Tutti avrebbero
ritenuto che sussisterebbero ancora delle conseguenze dell'infortunio
oppure che lui non sarebbe idoneo a svolgere il suo lavoro a tempo pieno.
Avrebbe già riscontrato la limitazione al braccio sinistro già quando era in
ospedale, ma i medici avrebbero concentrato la loro attenzione sul
problema al polmone perforato e sul torace. La prima risonanza magnetica
del 30 agosto 2018 avrebbe rivelato la presenza di tumefazioni sia di
origine traumatica sia presunte degenerative. Il medico curante Dr. med.
- 18 -
T._ che l'avrebbe visitato il 22 ottobre 2019 e l'8 novembre 2019 gli
avrebbe confermato la diagnosi di capsulite adesiva "frozen shoulder"
della spalla sinistra causata dal trauma da schiacciamento subito
nell'infortunio (cfr. l'act. C.122). La decisione impugnata conterrebbe dati
confusi o addirittura mancanti e non risponderebbe alle domande sollevate
nell'opposizione. La patologia degenerativa non avrebbe sicuramente
avuto un'evoluzione così improvvisa nella manifestazione di sintomi
dolorosi e lmitazioni funzionali senza l'infortunio. Sarebbe stato proprio
l'evento traumatico a determinare un significativo peggioramento. Il
riscontro del Dr. med. S._ sarebbe contrastato da quanto rilevato
dagli altri medici.
Nella decisione impugnata inoltre non troverebbe menzione neanche la
trombosi venosa profonda, benché il ricorrente sarebbe in cura da oltre
due anni presso il Dr. med. E._ per questo problema (vedi gli allegati
act. B.10 e B.11).
Vi si aggiungerebbe ancora che dopo l'incidente sarebbero state accertate
altre due ernie cervicali C4/C5 e C5/C6 che sarebbero plausibilmente
comparse in conseguenza della posizione assunta dal ricorrente nel
momento in cui sarebbe stato sbattuto violentemente a terra con la testa
piegata e schiacciato dal peso del mezzo agricolo. L'INSAI avrebbe
omesso di fare accertamenti anche in merito a questo problema,
nonostante sia stato segnalato.
Infine dopo l'infortunio il ricorrente avrebbe riscontrato difficoltà
respiratorie e dolori nella respirazione sia da fermo sia in movimento
associati ai dolori costali e toracici. Il Dr. med. N._ avrebbe suggerito
di prendere in considerazione una tomografia computerizzata a basso
dosaggio per chiarire la situazione.
- 19 -
Insomma la situazione sarebbe molto complessa e non potrebbe essere
archiviata tenendo conto del contenuto della decisione su opposizione per
le numerose contraddizioni esposte. Sarebbe insostenibile l'affermazione
dei Dr.es med. I._ e S._ che lui potrebbe esercitare la sua
professione di manutentore e installatore di impianti sanitari al 100%
31. Con risposta al ricorso del 9 ottobre 2020 (act. A.2) l'INSAI ha proposto la
reiezione integrale del ricorso.
Asserisce che i disturbi alla colonna cervicale e alla spalla sinistra non
sarebbero più in relazione di causalità con l'infortunio. Per quanto
riguarderebbe le lesioni riportate al torace, il ricorrente sarebbe in grado di
riprendere a svolgere la propria attività originaria in misura completa. Il
fatto che il ricorrente sia stato vittima di un infortunio non significherebbe
che l'INSAI debba versare le prestazioni vita natural durante. Anche i dolori
riferiti non giustificherebbero un'incapacità di lavoro e/o il riconoscimento
di un'indennità per menomazione all'integrità.
In procedura di opposizione l'incarto sarebbe stato sottoposto al Centro di
competenza della Divisione medicina assicurativa. Il Dr. med. P._
avrebbe rilevato che le conseguenze dell'infortunio, cioè la frattura delle
costole e la trombosi venosa profonda, sarebbero guarite praticamente
senza conseguenze e non dovrebbero limitare in modo significativo la
capacità lavorativa del ricorrente nell'attività che svolgeva prima
dell'infortunio. Al fine di fugare le incertezze, l'INSAI avrebbe seguito il
consiglio del Dr. med. P._ e avrebbe versato agli atti il referto e le
lastre della risonanza magnetica esperita il 30 ottobre 2019, la quale
avrebbe messo in luce unicamente delle modeste alterazioni di significato
degenerativo del sovraspinato. Il ricorrente sarebbe poi stato esaminato
dal Dr. med. S._, altro medico di circondario, in data 16 giugno 2020,
il quale avrebbe confermato le conclusioni del Dr. med. I._.
- 20 -
In merito al rachide cervicale, in occasione della visita del 31 maggio 2019
il Dr. med. G._ avrebbe spiegato al ricorrente che i disturbi non
avrebbero nulla a che fare con l'infortunio ma sarebbero di natura
morbosa. L'affermazione del ricorrente che l'infortunio avrebbe causato le
ernie C4-C5 e C5-C7 non sarebbero corroborate da alcun elemento. Dalla
perizia del Dr. med. O._, allestita su incarico dell'AI, risulterebbe che
il ricorrente presenterebbe una sindrome cervico-spondilogena cronica
bilaterale, prevalentemente a destra su alterazioni degenerative
plurisegmentali nel rachide cervicale (protrusione discale C4-C5 e C6-C7).
Non vi sarebbe nessun accenno in merito a un'eventuale eziologia
traumatica, fermo restando che la risonanza magnetica del 24 ottobre
2016 avrebbe messo in luce dei dischi intersomatici disidratati, bulging
discale C4-C5 e un'ernia discale C6-C7, per cui il ricorrente non potrebbe
pretendere che prima dell'infortunio non presentava alcuna alterazione a
livello C5-C6, fermo restando che il principio post hoc ergo propter hoc
non permetterebbe di riconoscere il nesso di causalità naturale secondo il
criterio della probabilità preponderante e pertanto non potrebbe essere
considerato quale mezzo di prova.
Per quanto riguarderebbe la spalla sinistra, il Dr. med. O._ avrebbe
diagnosticato una periatropatia omero-scapolare con deficit funzionale in
artrosi acromion-claveare; anche in tal caso non riterrebbe che si tratti di
alterazioni post-infortunistiche.
Preso atto del ricorso, in data 7 ottobre 2020 si sarebbe espresso
nuovamente il Dr. med. S._, confermando le sue valutazioni del
16 giugno 2020. Sussisterebbe un'ernia cervicale degenerativa e la spalla
non presenterebbe danni da ricondurre all'infortunio. Oggettivamente la
radiografia del 27 agosto 2019 mostrerebbe un torace assolutamente
normale senza segni di riduzione del volume.
- 21 -
In merito alla funzionalità polmonare e al torace anche il Dr. med. N._
avrebbe ritenuto in data 3 settembre 2019 che la funzionalità polmonare
sarebbe normale, ad eccezione del picco di flusso espiratorio.
Sussisterebbe una lieve insufficienza respiratoria parziale che potrebbe
avere varie cause (l'obesità, una causa cardiaca, ipertensione polmonare
nel contesto di un'ipotizzabile embolia polmonare). Dalla perizia del
Dr. med. O._ risulterebbe peraltro che prima dell'infortunio il
ricorrente sarebbe stato esaminato da uno specialista in pneumologia in
quanto accusava un dolore intenso quando era costretto ad alzare dei pesi
superiori ai 5 kg e quando doveva compiere movimenti di flessione e
rotazione della spalla.
La trombosi sarebbe risolta, come risulterebbe dal referto del Dr. med.
L._ del 5 agosto 2019. Nel suo rapporto, prodotto con il ricorso, il
Dr. med. E._, d'un lato, si limiterebbe a evocare la possibilità che la
patologia da lui riscontrata sia da ricondurre all'infortunio e, d'altro lato,
non avrebbe mai preteso che vi sia un'inabilità lavorativa.
Alla luce dei rapporti specialistici in angiologia e pneumologia non
sussisterebbe nessun motivo per mettere in dubbio le conclusioni dei
Dr.es med. I._, P._ e S._, i quali avrebbero riconosciuto il
ricorrente abile al lavoro al 100% nella sua attività originaria. La capacità
di lavoro attestata il 31 maggio 2019 dal Dr. med. G._ di almeno il
50% in attività leggere terrebbe conto dell'insieme delle patologie
presentate dal ricorrente, fermo restando che il ricorrente stesso avrebbe
riferito al medico che il motivo principale per il quale la ripresa del lavoro
abituale non entrerebbe più in considerazione sarebbe da ricondurre al
rachide cervicale e cioè un danno alla salute che, così come pure le
alterazioni alla spalla sinistra, non concernerebbe l'infortunio e con questo
l'INSAI. Sulla base delle risposte del ricorrente lo stesso Dr. med. G._
avrebbe rilevato che il ricorrente avrebbe deciso di uscire dal processo
lavorativo.
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L'INSAI non dovrebbe tenere conto di dolori fatti valere che non potrebbero
essere messi in relazione con le lesioni subite. A tal proposito il Dr. med.
O._ avrebbe rilevato che il ricorrente sarebbe stato in grado di
spogliarsi e rivestirsi in maniera autonoma, mantenendosi in parte su una
gamba sola, sia sulla destra sia sulla sinistra, piegando liberamente le
anche e le ginocchia e in parte anteflettendo il tronco. Il ricorrente avrebbe
riposto i vestiti in parte sul gancio situato sopra la sua testa alzando
simmetricamente le braccia, anche quando si sarebbe sfilato la maglia.
Durante l'anamnesi il ricorrente sarebbe rimasto seduto tranquillamente
senza ricercare posizioni antalgiche e sarebbe passato dalla posizione
seduta a quella in piedi e viceversa senza problemi. Non vi sarebbe stata
nessuna zoppia alla deambulazione. Vi sarebbe invece una discrepanza
tra l'intensità dei dolori recepiti come invalidanti e il fabbisogno analgesico
incostante di riserva al quale ricorrerebbe il ricorrente.
32. Con esaustiva replica del 3 novembre 2020 (act. A.3) il ricorrente ha
confermato le sue richieste. Critica varie affermazioni contenute nei referti
medici e le conclusioni tratte dall'INSAI. Inoltre versa agli atti vari
documenti concernenti la fisioterapia, alcune fatture e risultati di analisi,
praticamente tutti antecedenti la decisione impugnata.
33. L'INSAI ha presentato la sua duplica il 13 novembre 2021 (act. A.4), nella
quale conferma quanto scritto e richiesto in precedenza e fa valere che
nella sua lunga replica il ricorrente si sarebbe limitato a riprendere i fatti e
contestare le conclusioni dei Dr.es med. I._ e S._, senza fornire
alcun nuovo elemento di giudizio.
34. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
- 23 -

Considerations:
II. Considerando in diritto:
1. Ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione contro gli
infortuni del 20 maro 1981 (LAINF; RS 832.20) in unione con l'art. 56 cpv. 1
e con l'art. 58 cpv. 2 della Legge federale sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) contro le
decisioni su opposizione delle assicurazioni contro gli infortuni l'assicurato
domiciliato all'estero può interporre ricorso al tribunale delle assicurazioni
del cantone in cui il suo ultimo datore di lavoro aveva domicilio.
Nell'occorrenza il ricorrente è domiciliato a U._ in Italia e ha lavorato
da ultimo, appena prima dell'infortunio, presso una dita con sede a
C._ nel Cantone dei Grigioni. La competenza per materia è anch'essa
data in base all'art. 57 LPGA in unione con l'art. 49 cpv. 2 lett. a della
Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 (LGA;
CSC 370.100). Questa Corte è dunque competente per trattare la pratica
in giudizio.
In quanto destinatario formale e materiale della decisione su opposizione,
il ricorrente è particolarmente toccato dalla decisione impugnata, ha un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa
ed è quindi legittimato a presentare ricorso (art. 59 LPGA). Sul ricorso
tempestivo e presentato nella dovuta forma può perciò essere entrato nel
merito (artt. 60 e 61 lett. b LPGA).
2. Controverso è se il resistente ha chiuso il caso d'infortunio del ricorrente a
giusto titolo, sospendendo il versamento delle indennità giornaliere dal
31 ottobre 2019 in poi e negando il diritto a una rendita d'invalidità LAINF
nonché a un'indennità per menomazione dell'integrità. Va esaminato
innanzitutto se i problemi di salute ancora lamentati dal ricorrente siano da
ricondurre all'infortunio del 10 giugno 2018 e se questi siano invalidanti o
costituiscano una menomazione all'integrità del ricorrente.
- 24 -
3. Dapprima vanno ricordati i principi delle varie prestazioni assicurative della
LAINF.
3.1. Giusta l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge,
le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d'infortuni professionali,
d'infortuni non professionali e di malattie professionali. L'assicurazione
effettua le prestazioni anche per fratture e altre lesioni corporali, sempre
che non siano dovute prevalentemente all'usura o a una malattia (cpv. 2).
Effettua le prestazioni pure per lesioni causate alla persona infortunata
durante la cura medica (cpv. 3).
3.2. Secondo l'art. 10 cpv. 1 LAINF una persona assicurata ha diritto alla cura
appropriata dei postumi d'infortunio. Devono dunque esserle pagate o
indennizzate le spese per prestazioni sanitarie createsi in tal senso. Tale
diritto non comprende però tutti gli atti medici possibili e immaginabili,
bensì unicamente i trattamenti necessari, grazie all'impiego di mezzi
adeguati, per ristabilire la salute. Ai sensi dell'art. 54 LAINF le misure
sanitarie devono essere limitate a quanto richiede lo scopo del
trattamento. La persona assicurata ha diritto al pagamento delle spese di
cura previste dalla legge solo fino al momento in cui è preventivabile un
notevole miglioramento dello stato di salute. Quando una misura riesce
con probabilità preponderante soltanto ad attenuare per un periodo
limitato i disturbi causati da un danno alla salute stazionario, non sussiste
alcun diritto alla continuazione del trattamento. In altre parole il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione del trattamento non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute della persona
assicurata. Nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla
continuazione del trattamento se da questo non è dato sperare in un
miglioramento sensibile dello stato di salute.
3.3. Secondo l'art. 16 cpv. 1 LAINF ha diritto all'indennità giornaliera la persona
assicurata totalmente o parzialmente incapace al lavoro ai sensi dell'art. 6
- 25 -
LPGA in seguito a infortunio. Il diritto si estingue con il ripristino della piena
capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte della
persona assicurata (cpv. 2).
3.4. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte
dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità
naturale fra l'evento e le sue conseguenze che nel caso delle indennità
giornaliere si riassumono nel danno alla salute da cui deriva l'incapacità al
lavoro. Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa
ammettere che senza l'evento infortunistico il danno alla salute non si
sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo.
Non occorre invece che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del
danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad
altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o
psichica della persona assicurata, vale a dire che l'evento appaia come
una condizione sine qua non del danno. È questione di fatto lo stabilire se
tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità
naturale. Su detta questione l'assicurazione e il tribunale si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante. Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia possibile, ma
non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato deve essere negato (DTF 129 V 177 consid. 3.1).
Secondo la giurisprudenza il nesso di causalità deve però essere anche
adeguato. Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato
effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della
vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si
è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato
dall'evento in questione (DTF 129 V 177 consid. 3.2).
3.5. Il diritto alla cura medica e alle indennità giornaliere cessa con la nascita
del diritto alla rendita (art. 19 cpv. 1 ultimo periodo LAINF). I due titoli di
diritto sono dunque alternativi e si escludono a vicenda.
- 26 -
3.6. Ha diritto a una rendita d'invalidità chi rimane invalido ai sensi dell'art. 8
LPGA almeno al 10% in seguito a infortunio se l'infortunio si è verificato
prima del raggiungimento dell'età ordinaria di pensionamento (art. 18
cpv. 1 LAINF). Nasce qualora dalla continuazione della cura medica non
sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute della persona
assicurata e siano conclusi eventuali provvedimenti d'integrazione dell'AI
(art. 19 cpv. 1 primo periodo LAINF).
3.7. Infine la persona assicurata ha diritto a un'equa indennità se, in seguito
all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità
fisica, mentale o psichica (art. 24 cpv. 1 LAINF). L'indennità è determinata
simultaneamente alla rendita d'invalidità o al termine della cura medica se
la persona assicurata non ha diritto a una rendita (cpv. 2).
4. Vanno rammentati ancora i principi del diritto probatorio.
4.1. Sia la procedura amministrativa sia quella dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni sono governate dal principio inquisitorio. Secondo
questo principio, l'amministrazione e il tribunale devono garantire d'ufficio
l'accertamento corretto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr.
art. 43 cpv. 1 e art. 61 lett. c LPGA). L'assicuratore sociale quale organo
di decisione e, in caso di ricorso, il tribunale possono accettare un fatto
come provato soltanto se sono convinti della sua esistenza. Nel diritto delle
assicurazioni sociali, a meno che la legge non preveda altrimenti, il
tribunale deve prendere la sua decisione secondo il grado di prova della
probabilità preponderante. La semplice possibilità di una certa circostanza
non soddisfa i requisiti della prova. Piuttosto, il tribunale deve seguire il
resoconto dei fatti che considera il più probabile tra tutti i possibili corsi
degli eventi. Il principio inquisitorio esclude necessariamente l'onere della
prova nel senso di onere di produrre prove, poiché spetta al tribunale delle
assicurazioni sociali adito (o all'organo amministrativo chiamato a
decidere) raccogliere le prove. Nel procedimento di assicurazione sociale
- 27 -
generalmente le parti hanno l'onere della prova solo nella misura in cui in
assenza di prove la decisione va a svantaggio della parte che voleva trarre
dei diritti dai fatti non provati. Tuttavia, questa regola ha effetto soltanto se
nell'ambito del principio inquisitorio si dimostra impossibile, sulla base di
una valutazione delle prove, stabilire fatti che abbiano almeno la
probabilità di corrispondere alla realtà (sentenza del Tribunale federale
8C_17/2017 del 4 aprile 2017 consid. 2.2 con rinvio alla DTF 138 V 218
consid. 6).
4.2. Il dovere inquisitorio dura fino a quando non vi è sufficiente chiarezza sui
fatti necessari per la valutazione della pretesa. Il principio inquisitorio è
strettamente legato al principio della libera valutazione delle prove a livello
amministrativo e giudiziario. Se, con una valutazione delle prove completa,
accurata, obiettiva e orientata sul contenuto, gli accertamenti da effettuare
d'ufficio nell'ambito del principio inquisitorio portano l'assicuratore sociale
o il tribunale alla convinzione che un certo fatto è da considerarsi
prevalentemente probabile e che ulteriori misure di prova non potrebbero
più modificare questo risultato stabilito, la rinuncia all'assunzione di
ulteriori prove non costituisce una violazione del diritto di essere sentiti
(valutazione anticipata delle prove). Tuttavia, se permangono dubbi
significativi sulla completezza e/o sulla correttezza delle costatazioni di
fatto finora effettuate, devono essere effettuati ulteriori accertamenti, nella
misura in cui dalle ulteriori misure di prova ci si possono ancora attendere
nuovi risultati essenziali (cfr. per il tutto le sentenze del Tribunale federale
8C_831/2019 del 13 febbraio 2020 consid. 3.2.1 e 8C_281/2018 del
25 giugno 2018 consid. 3.2.1). Se l'assicuratore sociale rispettivamente
l'amministrazione non ottempera al suo dovere inquisitorio o lo fa solo
parzialmente, la causa può essere rinviata per ulteriori accertamenti e
susseguente nuovo giudizio (cfr. la DTF 132 V 368 consid. 5).
4.3. Per poter valutare lo stato di salute e con questo la questione di quali
prestazioni lavorative possano ancora essere pretese dalla persona
- 28 -
assicurata, l'amministrazione rispettivamente il tribunale adito in caso di
ricorso dipendono da documenti che devono essere allestiti e forniti da
medici o eventualmente da altri specialisti, il cui compito consiste nel
valutare lo stato di salute e di prendere posizione in merito alla misura in
cui e in riferimento a quale attività l'assicurato sia incapace al lavoro. In
altre parole sono chiamati a fornire referti, in base a esami medici
professionali e tenendo conto dei lamenti soggettivi, e fare una diagnosi
basata su questo. In tal modo il perito medico svolge il suo compito
originale, per il quale l'amministrazione e il tribunale adito non sono
competenti.
4.4. Il diritto federale non prescrive come debbano essere valutate le singole
prove. Il principio del libero apprezzamento delle prove si applica a tutte le
procedure di ricorso amministrativo e giudiziario. Secondo questo principio
gli assicuratori sociali e i tribunali delle assicurazioni sociali devono
valutare le prove liberamente, cioè senza essere vincolati da regole formali
di prova, così come in modo completo e doveroso. Per la procedura di
ricorso ciò significa che il tribunale deve esaminare obiettivamente tutte le
prove, indipendentemente da chi le ha fornite, e poi decidere se i
documenti disponibili permettono una valutazione affidabile della pretesa
giuridica in questione. In particolare, in caso di rapporti medici contrastanti
non può decidere il caso senza valutare le prove nel loro insieme e indicare
i motivi per cui si basa su una tesi medica piuttosto che sull'altra (DTF 143
V 124 consid. 2.2.2 e DTF 125 V 351 consid. 3a). Quanto alla valenza
probatoria di un rapporto medico, secondo la giurisprudenza è
determinante che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti i disturbi lamentati dall'assicurato, che sia stato stilato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico e della situazione medica sia chiara e che le conclusioni
dell'esperto siano ben motivate. Di conseguenza in linea di principio per
- 29 -
stabilire se un rapporto medico abbia valore di prova o meno non è
decisivo né l'origine né la sua denominazione, ad esempio quale perizia o
rapporto (DTF 134 V 231 consid. 5.1, DTF 125 V 351 consid. 3a). La
giurisprudenza ha ciononostante ritenuto compatibile con il principio del
libero apprezzamento delle prove stabilire alcune direttive per la
valutazione delle prove in relazione a determinate forme di attestazioni
mediche (DTF 125 V 351 consid. 3b, DTF 118 V 286 consid. 1b, DTF 112
V 30 consid. 1a con rinvii).
4.5. Alle perizie ottenute nell'ambito della procedura amministrativa di medici
specialisti esterni che rilasciano i propri rapporti in base a indagini e
osservazioni approfondite e dopo aver preso visione di tutta la
documentazione medica e che nella descrizione dei loro referti giungono
a risultati concludenti va riconosciuto pieno valore probatorio nella
valutazione delle prove, a meno che non sussistano indizi concreti a
mettere in causa la loro attendibilità (DTF 137 V 210 consid. 1.3.4,
DTF 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti e le perizie dei medici
impiegati dall'assicurazione hanno un valore probatorio comparabile, a
condizione che appaiano conclusivi, comprensibilmente motivati e privi di
contraddizioni e che non vi siano indizi atti a mettere in causa la loro
attendibilità (vedi la DTF 137 V 210 consid. 1.2.1, sentenza del Tribunale
federale 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.1 seg.). Il semplice fatto
che il medico interpellato sia impiegato dall'assicuratore sociale non
permette di per sé di concludere a una mancanza di obiettività o a una
parzialità. Piuttosto sono richieste circostanze speciali che fanno apparire
oggettivamente giustificata la sfiducia nell'imparzialità della valutazione.
Vista la notevole importanza delle perizie mediche nel diritto delle
assicurazioni sociali, occorre però applicare uno standard rigoroso
all'imparzialità del perito (cfr. per il tutto le DTF 125 V 351 consid. 3b/ee,
DTF 122 V 157 consid. 1c). In caso di dubbi, anche minimi, sull'affidabilità
e la conclusività delle costatazioni mediche interne dell'assicuratore,
- 30 -
devono essere fatti ulteriori accertamenti (DTF 139 V 225 consid. 5.2,
DTF 135 V 465 consid. 4.3.2 e 4.4; sentenze del Tribunale federale
9C_415/2017 del 21 settembre 2017 consid. 3.2, 8C_452/2016 del
27 settembre 2016 consid. 4.2.2 seg. e 8C_245/2011 del 25 agosto 2011
consid. 5.3).
Per quanto attiene ai rapporti dei medici curanti il tribunale può e deve
tenere conto del fatto che, per esperienza, nel dubbio essi tendono talvolta
a testimoniare a favore dei loro pazienti, vista la loro posizione di fiducia
istauratasi contrattualmente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, DTF 125 V 351
consid. 3b/cc). In particolare, la diversa natura del mandato di cura della
persona (specialista) terapeutica da un lato e del mandato di valutazione
peritale commissionato d'ufficio dall'altro (cfr. la DTF 124 I 170 consid. 4)
non basta, per sé stessa, per mettere in discussione una perizia
amministrativa o giudiziaria e per dare adito a ulteriori accertamenti, se i
medici curanti giungono a opinioni differenti da quelle dei periti. Sono fatti
salvi i casi in cui si impone una valutazione diversa dalla perizia (ufficiale)
perché i rapporti dei medici curanti menzionano degli aspetti importanti
che non sono puramente frutto di un'interpretazione soggettiva e che sono
rimasti non riconosciuti o non apprezzati nella perizia (sentenze del
Tribunale federale 8C_317/2019 del 30 settembre 2019 consid. 2.3,
8C_379/2019 del 21 agosto 2019 consid. 2.2 e 8C_835/2018 del 23 aprile
2019 consid. 3).
4.6. In termini fattuali e temporali, nella procedura di ricorso per il tribunale
adito è determinante lo stato di salute come si è concretizzato al momento
dell'emanazione della decisione impugnata (vedi fra tante la sentenza del
Tribunale federale 8C_136/2017 del 7 agosto 2017 consid. 3; cfr. UELI
KIESER, op. cit., n. 109 ad art. 61 LPGA). Nel caso qui in giudizio vanno
dunque considerate le circostanze sussistenti il 12 agosto 2020.
- 31 -
5. Nel seguito deve essere esaminato se il resistente ha giustamente chiuso
il caso d'infortunio e quindi sospeso le prestazioni di breve durata, cioè il
pagamento di spese di cura e di indennità giornaliere a partire dal
31 ottobre 2019. In caso non dovesse sussistere il diritto alle spese di cura
e all'indennità giornaliera, in un secondo passo va giudicato l'eventuale
diritto a una rendita d'invalidità e a un'indennità per menomazione
dell'integrità.
6. Una chiusura del caso con conseguente sospensione delle prestazioni di
breve durata è possibile qualora dalla continuazione della cura medica non
sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato e
siano conclusi eventuali provvedimenti d'integrazione dell'AI (cfr. art. 19
cpv. 1 primo periodo LAINF; DTF 134 V 109 consid. 4.1). Il presupposto
del "sensibile miglioramento" si definisce nella misura del prevedibile
incremento o ripristino della capacità lavorativa compromessa
dall'infortunio. Il prevedibile miglioramento dalla continuazione della cura
medica deve essere significativo, da qui il termine "sensibile" (cfr. DTF 134
V 109 consid. 4.3). La questione del sensibile miglioramento deve essere
giudicata prospettivamente al momento della sospensione delle
prestazioni. Questa valutazione si fonda sulle informazioni mediche a
proposito delle opzioni terapeutiche e del decorso della patologia,
generalmente riassunte nel concetto di prognosi (cfr. la sentenza del
Tribunale federale 8C_277/2012 del 12 ottobre 2012 consid. 2.2.2). La
conclusione del caso presuppone unicamente che da ulteriori cure
mediche non ci si debba più aspettare un sensibile miglioramento dello
stato di salute; non è invece richiesto che un trattamento medico non sia
più necessario (cfr. le sentenze del Tribunale federale 8C_590/2008 del
3 dicembre 2008 consid. 4.2 e 8C_432/2009 del 2 novembre 2009
consid. 3.2).
6.1. Nel caso qui in giudizio è incontestato che l'incidente con il mezzo agricolo
del 10 giugno 2018 costituisca un infortunio non professionale ai sensi
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dell'art. 8 LAINF. Sono inoltre conclusi, per quanto si possa costatare dagli
atti, i provvedimenti d'integrazione dell'AI. Pacifico è inoltre che il ricorrente
dichiari di soffrire ancora di vari danni alla salute. Controverso è d'una
parte quali di questi danni alla salute siano da ricondurre causalmente
all'infortunio, e d'altra parte pure quali di essi siano guariti rispettivamente
se a quel proposito ci si debba ancora aspettare un sensibile
miglioramento ai sensi della giurisprudenza. Ciò va giudicato
esclusivamente sotto l'ottica del diritto dell'assicurazione contro gli
infortuni (e non ad esempio anche dell'assicurazione malattia; cfr. l'art. 3
cpv. 1 LPGA che definisce la malattia come qualsiasi danno alla salute
fisica, mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e
che richieda un esame o una cura medica oppure provochi un'incapacità
al lavoro).
6.2. Mentre le parti sono d'accordo nel ritenere postumi d'infortunio i problemi
al torace, solo il ricorrente afferma che anche i disturbi lamentati al rachide
cervicale e alla spalla sinistra sarebbero da ricondurre direttamente
all'infortunio. A tal proposito si nota innanzitutto come la descrizione
dell'incidente stesso è cambiata sensibilmente. Nelle prime deposizioni e
descrizioni ai medici, il ricorrente non aveva mai menzionato la spalla o
comunque di non sapere se fosse stato colpito al petto dal manubrio o dal
roll-bar. Nel ricorso invece sostiene d'un tratto di aver usato il braccio
sinistro per respingere il mezzo e di essere rimasto incastrato con la testa
piegata. Da queste circostanze non provate tenta di dedurre che i problemi
alla spalla e al rachide cervicale sarebbero nati proprio da detto incidente,
il che non è stato corroborato dai tanti medici che lo hanno visitato. I
documenti da lui inoltrati con la replica, ad esempio, non fanno neanche
riferimento ai referti specialistici agli atti, né tantomeno fanno la distinzione
qui di particolare rilievo fra disturbi infortunistici e limitazioni dovuti a
malattia. Con le varie valutazioni mediche agli atti, però, è stata fatta luce
sulle varie problematiche descritte dal ricorrente. I rapporti medici si
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fondano su esami completi, considerano i diversi disturbi lamentati dal
ricorrente perlomeno nel loro ambito specialistico, sono stati stilati in piena
conoscenza dell'incarto con approfondite anamnesi e la descrizione del
contesto medico e della situazione medica è chiara e le conclusioni degli
esperti sono ben motivate. Non si trovano difatti contraddizioni di
importanza. Conviene ciononostante entrare nei dettagli dei lamenti che
concernono primariamente tre parti del corpo: il rachide cervicale, la spalla
sinistra e il torace.
6.3. In merito al rachide cervicale, innanzitutto, si rileva che soltanto perché
l'ernia fra alcune vertebre cervicali si è apparentemente manifestata solo
dopo l'evento infortunistico, ciò non significa per forza che essa sia stata
causata dallo stesso, o meglio, che vi sia un nesso di causalità naturale e
adeguato. Dalle numerose valutazioni mediche non si desumono indizi
concreti a sostegno di una tale causalità. Manca perciò in ogni caso la
probabilità preponderante richiesta dal consueto grado di prova. Anche le
dichiarazioni del ricorrente stesso non sono in grado di sollevare alcun
dubbio al riguardo, nemmeno mediante le conferme dei medici curanti. Si
ritiene difatti che soltanto dei medici curanti del ricorrente hanno ipotizzato
una riconducibilità possibile dell'ernia all'infortunio del 10 giugno 2018.
Questi medici, però, non si sono espressi nello stesso dettaglio e con la
stessa vista generale sullo stato di salute del ricorrente, e in particolare
non hanno minimamente tenuto conto degli apprezzamenti contrari nei
vari referti medici agli atti. Questi ultimi sono invece chiari e concordanti
sul fatto che i problemi al rachide cervicale sono da ritenersi preesistenti e
comunque estranei all'incidente e inoltre che l'infortunio non ha portato a
un cambiamento del processo degenerativo già in corso (vedi fra tanti
l'act. C.82 del Dr. med. G._, secondo cui i disturbi non sarebbero
legati causalmente all'infortunio, confermato così dal Dr. med. I._ in
act. C.85 e C.108, a loro volta espressamente confermati dal Dr. med.
S._ in act. C.164 che lo ha ribadito nuovamente pure in sede di
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ricorso). Anche il Dr. med. O._, medico incaricato dall'AI di allestire
una perizia monodisciplinare in reumatologia, nella sua esaustiva e
dettagliata perizia ha diagnosticato una sindrome cervico-spondilogena
cronica bilaterale, prevalentemente a destra e lombo-spondilogena
cronica intermittente, in alterazioni degenerative plurisegmentali del
rachide cervicale da protrusione discale endocanalare bilaterale, con
disturbi statici della colonna vertebrale (ipercifosi della dorsale alta con
protrazione del capo, appiattimento della colonna dorsale intermedia,
caudale e della colonna lombare con minima scoliosi sinistro-convessa
dorsale, destro-convessa lombare), senza nemmeno accennare
minimamente una possibile causa traumatica. Per questa Corte non vi
sono dunque elementi sufficienti per concludere che vi potrebbe essere la
causalità richiesta fra l'infortunio e i problemi riferiti dal ricorrente. L'INSAI
poteva quindi ritenere i disturbi estranei all'infortunio e così dichiarare non
adempiuti i presupposti per assumersene le eventuali ulteriori spese di
cure, laddove queste ultime si dovessero ancora rivelare utili e necessarie.
6.4. Per quanto attiene alla spalla sinistra, fin dall'inizio i disturbi sono stati
descritti come degenerativi, compresa l'artrosi acromion-claveare, e non
come conseguenza dell'incidente. I medici italiani che hanno eseguito le
prime radiografie e risonanze magnetiche della spalla sinistra in agosto
2018 hanno difatti costatato un'artrosi acromion-claveare, grossolane
calcificazioni in corrispondenza dell'articolazione scapolo-omerale e una
minuta calcificazione in prossimità del trochite omerale. Il Dr. med.
G._ ha concluso pure lui a delle chiare lesioni degenerative della
cuffia dei rotatori e un'artrosi acromion-claveare, ritenendo che il problema
persistente alla spalla era certamente in gran parte preesistente, che il
trauma da impatto ha causato un possibile peggioramento dei risultati ma
che non ha certo fatto tendenza, e che non vi sono alterazioni post-
traumatiche definite. Il Dr. med. I._ ha sostenuto tali conclusioni,
considerando che non sono emersi indizi di lesioni strutturali da ricondurre
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all'incidente, per cui i disturbi con probabilità preponderante non sono
causati dall'infortunio. Ciononostante, dopo l'opposizione, su proposta e a
causa della valutazione critica del Dr. med. P._, l'INSAI ha fatto
effettuare ulteriori chiarimenti dal Dr. med. S._. Quest'ultimo ha
esaminato il ricorrente il 16 giugno 2020 e ha escluso disturbi alla spalla
legati all'incidente. Anche se l'infortunio dovesse aver acutizzato il
processo degenerativo già in corso, a suo dire l'eventuale conseguenza è
guarita in modo sicuro dopo due anni dall'accaduto. In altre parole l'effetto
acutizzante è certamente venuto meno, visto il tempo trascorso. Si può
inoltre escludere in modo chiaro una spalla congelata, sempre secondo il
Dr. med. S._, del resto soltanto ipotizzata da un solo medico curante
senza alcuna motivazione concreta. Anche in questo punto le dichiarazioni
del ricorrente non sono in grado di sollevare alcun dubbio al riguardo,
nemmeno in base ai rapporti medici da lui trasmessi, trattandosi peraltro
pure qui di medici curanti e di referti nei quali i medici non hanno tenuto
conto dell'intera anamnesi medica. La Corte condivide perciò con
convinzione le conclusioni dell'INSAI di non ritenere questi disturbi legati
con nesso di causalità adeguato con l'infortunio e di rifiutare di
assumersene eventuali altre spese.
6.5. Infine quanto alla problematica del torace, ossia la guarigione delle fratture
delle costole e le difficoltà respiratorie reclamate, i medici si sono
dimostrati pure qui unanimi nel considerare le fratture guarite e la
funzionalità polmonare principalmente normale. Lo conferma in particolare
il pneumologo, Dr. med. N._, consultato che ha esaminato
personalmente il ricorrente il 27 agosto 2019. È pur vero che egli ha
rilevato una lieve insufficienza respiratoria parziale. Come descritto sopra
e fatto valere a ragione dall'INSAI, però, va detto anche che dalle varie
misurazioni della funzione polmonare, ad eccezione del picco di flusso
espiratorio, sono risultati dei valori del tutto nella norma. A mente del
pneumologo, il PEF va ricondotto a una limitazione legata al dolore
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durante le manovre di respirazione forzata e la lieve insufficienza
respiratoria parziale può avere varie cause fra cui innanzitutto l'obesità del
ricorrente. Le considerazioni dell'INSAI e le conclusioni tratte dai rapporti
medici sono comunque coerenti e convincenti. Conviene sottolineare che
dalla perizia del Dr. med. O._ si desume che, a quanto pare, il
ricorrente soffriva di disturbi al torace già prima dell'infortunio (vedi le
pagg. 3 segg. della perizia). Inoltre il perito ha costatato che il ricorrente
era in grado fra l'altro di stare seduto e in piedi senza ricercare posizioni
antalgiche, di alzarsi prontamente da posizione seduta a posizione eretta,
di camminare senza zoppicare, di vestirsi e svestirsi autonomamente e
senza disagio, di sollevare simmetricamente le braccia fino sopra le spalle
e di mantenersi su una gamba sola, sia destra sia sinistra, per togliersi gli
indumenti, piegando liberamente le anche e le ginocchia e in parte
anteflettendo il tronco. Considerati tutti questi elementi, mal si comprende
perché non dovrebbe essere sostenibile ritenere che con probabilità
preponderante i disturbi non sono causati precipuamente dall'infortunio.
6.6. Da quanto precede si desume dunque che l'INSAI ha agito in conformità
alla legge nella misura in cui ha sospeso il pagamento di ulteriori spese di
cura. La stessa cosa vale anche per le indennità giornaliere. Difatti per tutti
e tre i problemi menzionati i referti medici agli atti concordano nel ritenere
che i disturbi non abbiano nessun nesso causale con l'infortunio, il che
esclude di prenderli in considerazione anche nell'ambito del diritto
all'indennità giornaliera.
7. Visto che l'INSAI ha chiuso a giusto titolo il caso, sospendendo le
prestazioni di breve durata (spese di cura e indennità giornaliere), va
esaminato ora anche se ha giustamente negato pure il diritto a una rendita
di invalidità e l'indennità per menomazione dell'integrità.
7.1. Si ricorda a tal proposito innanzitutto che l'invalidità è una nozione
economica e non medica. Per la valutazione dell'invalidità non è
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determinante la pura stima medico-teorica della capacità lavorativa del
medico, bensì la limitazione dovuta all'infortunio delle possibilità di
guadagno sull'intero mercato del lavoro equilibrato da considerare per la
persona assicurata (prassi costante dalla DTF 110 V 273 consid. 4,
confermata ad esempio con sentenza del Tribunale federale 8C_229/2020
del 10 agosto 2020 consid. 3). Le valutazioni mediche costituiscono una
base importante per giudicare la questione delle attività lavorative ancora
esigibili dalla persona assicurata (DTF 132 V 93 consid. 4; DTF 115 V 133
consid. 2). Secondo la prassi, la valutazione medica della misura in cui la
capacità lavorativa della persona assicurata sia limitata dalle conseguenze
dell'infortunio è di maggior importanza, in particolare per quanto riguarda
il lavoro che si può ancora ragionevolmente esigere.
Per il diritto all'indennità per menomazione dell'integrità giusta l'art. 24
LAINF, poi, occorre che la persona assicurata accusi una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica, mentale o psichica. Esempi
classici sono la perdita di estremità o ad esempio della vista o dell'udito.
A prescindere di tutto ciò, però, va ribadito che anche il diritto alla rendita
presuppone necessariamente un nesso causale naturale e adeguato con
l'evento infortunistico.
7.2. Il ricorrente critica che la (mancata) attribuzione della rendita sarebbe stata
valutata in modo superficiale da parte dell'INSAI e chiede una rendita di
almeno il 15%. Pretende inoltre che gli venga riconosciuta un'indennità per
menomazione dell'indennità. Quale motivazione adduce che la capacità
toracica risulterebbe ridotta di almeno il 30%, che lui dovrebbe convivere
con dolori permanenti, costali e toracici, con relative difficoltà respiratorie,
che nonostante le terapie la capsulite adesiva ("frozen shoulder") non
sarebbe risolta e rimarrebbe una limitazione nel movimento, che la
trombosi venosa profonda avrebbe compromesso la funzionalità di alcune
vene e avrebbe causato la necessità di indossare calze elastiche e a
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sottoporsi a regolari specifici controlli periodici e che le due ernie cervicali
sarebbero plausibilmente comparse in conseguenza della posizione
assunta nel momento in cui sarebbe stato sbattuto violentemente a terra
con la testa piegata e schiacciato dal peso del mezzo, l'INSAI non avendo
mai approfondito il problema.
7.3. Anche a tal proposito si deve notare che il ricorrente non è stato in grado
di dimostrare perché non sarebbe sostenibile, sotto l'ottica di una
probabilità preponderante, ritenere interrotto il nesso di causalità fra
l'infortunio e lo stato di salute del resto soltanto asseritamente invalidante.
In merito ai disturbi discussi in dettaglio sopra questa Corte è giunta alla
stessa conclusione come l'INSAI, ossia che essi non sono da ricondurre
all'incidente del 10 giugno 2018. Come spiegato, nella misura in cui il
ricorrente soffre ancora di varie patologie, egli dovrà rivolgersi ad altre
assicurazioni sociali. Ne segue però anche che la stessa cosa deve valere
per un'eventuale rendita d'invalidità e un'eventuale indennità per
menomazione dell'integrità. Fatto sta che gli accertamenti eseguiti
dall'INSAI sono complessivi ed esaustivi, ricoprono tutti i disturbi lamentati
dal ricorrente in sede di opposizione e hanno condotto a una conclusione
chiara che non ci si può più attendere un notevole miglioramento dello
stato di salute e che dunque lo stato finale è stato raggiunto. Se in tali
circostanze non permangono condizioni invalidanti da ricondurre
causalmente all'infortunio, l'assicurazione contro gli infortuni non può
essere obbligata a erogare altre prestazioni.