Decision ID: b2751d80-208c-4976-a6fe-35555545752f
Year: 2015
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli ha presentato, in
data 2 dicembre 2014, una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale
in materia penale nell'ambito di un procedimento avviato a carico di A. ed al-
tri per le ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato e di riciclaggio
(v. act. 5.3, pag. 2). Gli accertamenti contabili effettuati dalle autorità italiane
avrebbero rilevato un'indubbia commistione di interessi tra le società B. Spa,
Novara, amministrata da A., e C. Spa, Messina, società mista pubblico-
privata la cui maggioranza delle quote è detenuta da comuni, dunque da enti
pubblici, mentre la restante parte appartiene a società in cui spesso A. rive-
ste il ruolo di amministratore e rappresentante del CdA o di consigliere. In
particolare è emerso un conferimento di EUR 2'604'765 da C. Spa – dunque
di soldi pubblici versati dai comuni – a B. Spa, a titolo di prestazione risarci-
toria relativa al mancato rispetto dei rapporti contrattuali in essere tra le parti.
A mente dell'autorità rogante proprio il ruolo di A. in seno alle due società ci-
tate e l'elevata opacità finanziaria a monte dei trasferimenti renderebbero ve-
rosimile l'esistenza di possibili comportamenti penalmente rilevanti. Lo Stato
estero ipotizza inoltre delle irregolarità nella procedura di conferimento di at-
tivi a favore di D. (una partecipata di B. Spa), la quale avrebbe fatto capo ad
un prestito obbligazionario emesso da B. Spa e sottoscritto parzialmente da
E. SA, Lugano, nonché ad un apporto in capitale erogato dalla stessa B.
Spa. L'autorità estera ritiene quindi necessario individuare i soggetti che
hanno sottoscritto la restante parte del prestito obbligazionario e acclarare la
provenienza del denaro con il quale è stata finanziata D. L'importanza di ve-
rificare eventuali ipotesi di riciclaggio è avvalorata, a mente delle autorità
estere, anche dalla segnalazione spontanea del Ministero pubblico della
Confederazione (di seguito: MPC) dell'11 agosto 2014, mediante la quale
venivano comunicate alle autorità italiane alcune situazioni di carattere fi-
nanziario concernenti movimentazioni su conti correnti intestati ad A. Sareb-
be dunque ipotizzabile un perseguimento a carico di quest'ultimo per rici-
claggio, ritenuta l'esistenza di rapporti finanziari accesi e mantenuti in Sviz-
zera, in un periodo compatibile con le maggiori operazioni finanziarie svolte
in seno ad B. Spa ed alla sua partecipata africana D. (v. act. 5.3 pag. 2 e
segg.).
B. Mediante la domanda precitata, l'autorità italiana ha segnatamente chiesto
l'acquisizione della documentazione bancaria e finanziaria nonché informa-
zioni in relazione alle società C. Spa e B. Spa. In particolare, l'autorità estera
ha postulato l'acquisizione degli estratti conto dal 1° gennaio 2007 in poi e
degli specimen di firma relativi alle persone fisiche sottoposte ad indagine,
tra cui A., ed alle persone giuridiche coinvolte, tra cui appunto C. Spa e B.
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Spa. Per ragioni di urgenza, l'autorità estera ha richiesto di acquisire infor-
mazioni e riscontri, dal 1° gennaio 2007, sui rapporti finanziari ed economici
posti in essere presso la banca F., nonché presso tutti gli istituti di credito
aventi sede legale o filiali ubicate in Svizzera che potrebbero emergere dalle
perquisizioni, presso i quali i soggetti indagati hanno o hanno avuto rapporti,
al fine di ricostruire i flussi finanziari e le movimentazioni (act. 5.3 pag. 8 e
seg.).
C. Il 4 dicembre 2014 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha delegato
l'esecuzione della predetta commissione rogatoria al MPC (v. act. 1.1
pag. 4).
D. Con decisione di entrata nel merito di data 16 dicembre 2014, il MPC ha dato
seguito alla richiesta, acquisendo presso la banca F. la documentazione
bancaria relativa alla relazione n. 1 intestata ad A. Dall'esame di tali docu-
menti è emersa un’entrata di fr. 565’204.05 (valuta originaria USD) in data
23 gennaio 2008 in provenienza da una relazione accesa presso la banca G.
(v. act. 1.1 pag. 4).
E. Con decisione di entrata in materia del 5 febbraio 2015, il MPC ha quindi
ordinato alla banca G. la trasmissione della documentazione attinente al con-
to che ha accreditato la relazione n. 1 presso la banca F., imponendo alla
banca il divieto di comunicare (act. 5.1), divieto poi revocato il 15 aprile 2015
(v. act. 1.1 pag. 4).
F. A seguito dell'analisi della documentazione bancaria ricevuta, il MPC ha
identificato la relazione in questione nel conto n. 2 intestato al ricorrente.
G. In data 21 aprile 2015 il MPC ha emanato la propria decisione di chiusura
ordinando la trasmissione all'autorità rogante dei documenti relativi al conto
n. 2 sito presso la banca G. (v. act. 1.1).
H. Con ricorso del 22 maggio 2015, A. è insorto contro la summenzionata deci-
sione di chiusura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale
federale. Egli ha concluso, in sostanza, all'annullamento della decisione im-
pugnata con conseguente non trasmissione della documentazione bancaria
relativa alla relazione n. 2 (act. 1).
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I. Con risposta del 10 giugno 2015, il MPC ha chiesto a questa Corte di re-
spingere il ricorso nella misura della sua ammissibilità (act. 5).
L. Con osservazioni del 18 giugno 2015, l'UFG ha a sua volta proposto la reie-
zione del gravame (act. 6).
M. Con replica del 13 luglio 2015, trasmessa per conoscenza al MPC ed
all'UFG, il ricorrente si è confermato nelle proprie argomentazioni (act. 9).
N. Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei
successivi considerandi in diritto.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e
19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione del Tribuna-
le penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giu-
dica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana
e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea
di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore
il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-
pea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; te-
sto non pubblicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e
estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic;
RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto
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in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando
il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio
(cosiddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza
internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unita-
mente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I
n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-
sid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il
principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto
internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 con-
sid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il
ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Il
ricorrente è titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata
ed è di conseguenza legittimato a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP nonché
DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3;
TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2.
2.1 L'insorgente lamenta innanzitutto una violazione del suo diritto di essere senti-
to. Egli sostiene di non aver potuto partecipare alla procedura in questione,
essendo il divieto di comunicare venuto meno solo il 15 aprile 2015, pochi
giorni prima della decisione di chiusura emessa il 21 aprile 2015 (act. 1 pag. 4,
act. 1.1. pag. 4).
2.2 Il diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. contempla la facoltà
per l'interessato, tra l'altro, di prendere conoscenza del fascicolo processuale,
di esprimersi sugli elementi pertinenti prima che una decisione relativa alla
sua situazione giuridica sia resa, di presentare prove pertinenti, di ottenere
che sia dato seguito alle sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'as-
sunzione delle prove essenziali o, perlomeno, di esprimersi sul loro risultato
allorquando ciò può avere un influsso sulla decisione che verrà resa (DTF 124
II 132 consid. 2b e riferimenti citati).
2.3 Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al
detentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si oppor-
rebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare
alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di
chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti ordina-
re in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, delegando-
ne tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 consid. 4c/aa
pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). Questo
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compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in assenza di un even-
tuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c AIMP), prima di emanare
una decisione di chiusura, deve impartire alle persone toccate giusta l'art. 80h
lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per addurre riguardo ad ogni singolo
documento gli argomenti che secondo loro si opporrebbero alla consegna.
Questo affinché esse possano esercitare in maniera concreta ed effettiva il lo-
ro diritto di essere sentite (v. art. 30 cpv. 1 della legge federale sulla procedura
amministrativa [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), se-
condo modalità di collaborazione comunque rispettose del principio della buo-
na fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; PATRICK L. KRAUSKOPF/KATRIN EMMENEGGER, in:
B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxiskommentar VwVG, Zuri-
go/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cernita deve aver luogo anche
qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4;
126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 4c/aa;
ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pé-
nale, 4a ediz., Berna 2014, n. 484, 724-725; PASCAL DE PREUX, L'entraide in-
ternationale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment d'argent, in
SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34).
2.4 Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretizzato
nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA ri-
chiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di natura
formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; MICHELE
ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Ver-
waltungsverfahren des modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, pag.
449 con rinvii). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte
dell’autorità d’esecuzione non comporta comunque automaticamente
l’accoglimento del gravame e l’annullamento della decisione impugnata. Se-
condo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito
può essere sanata, se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in
merito davanti ad una autorità di ricorso, la quale, come nella fattispecie la
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, dispone del medesimo
potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (v. DTF 124 II 132 con-
sid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 1C_526/2008 del
28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF
2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Anche in presenza di una
violazione grave del diritto di essere sentito, il Tribunale federale ha già ritenu-
to ammissibile prescindere da un rinvio all'autorità inferiore allorquando questo
costituirebbe una mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedu-
ra, incompatibile con l'interesse della parte interessata ad un'evasione celere
della sua causa (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2). La ripa-
razione del vizio deve tuttavia, segnatamente in presenza di violazioni partico-
larmente gravi, rimanere l'eccezione, non fosse altro perché la concessione
successiva del diritto di essere sentito costituisce sovente solo un surrogato
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imperfetto dell'omessa audizione preventiva. La possibilità della sanatoria, che
tiene conto della necessità di un'esecuzione celere della domanda rogatoriale
giusta l'art. 17a AIMP e dell'economia procedurale, non deve inoltre essere in-
terpretata dall'autorità d'esecuzione come un invito a violare i diritti processuali
della persona toccata (sentenza del Tribunale federale 1C_560/2011 del
20 dicembre 2011, consid. 2.2). Una riparazione entra in linea di considera-
zione solo se la persona interessata non abbia a subire pregiudizio dalla con-
cessione successiva del diritto di essere sentito, rispettivamente dalla sanato-
ria (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3). In nessun caso, comunque, può essere
ammesso che l'autorità pervenga attraverso una violazione del diritto di essere
sentito ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto procedendo in modo cor-
retto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1).
2.5 Nella fattispecie, la revoca del divieto di informare relativamente alle misure di
assistenza è stato comunicato all'istituto bancario presso cui era sita la rela-
zione intestata al ricorrente il 15 aprile 2015; la decisione di chiusura contesta-
ta fa data del 21 aprile 2015, ossia 6 giorni dopo. Occorre in proposito ricorda-
re che l'autorità d'esecuzione non notifica le proprie decisioni all'estero
(v. art. 80m AIMP; art. 9 OAIMP; sentenza del Tribunale federale 1A.221/2002
del 25 novembre 2002, consid. 2.6) ma si ritiene sufficiente che la decisione
venga intimata all'istituto di credito presso cui era sita la relazione bancaria
(v. DTF 136 IV 16 consid. 2.2); in particolare, in presenza di una convenzione
di "fermo-banca", la decisione è considerata notificata al cliente a partire dal
momento in cui la decisione viene depositata nell'incarto "fermo-banca"
(DTF 124 II 124 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 1C_345/2009 del
10 settembre 2009, consid. 3.4; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2011.3 del 21 marzo 2011, consid. 3.2). In simili evenienze, incombe per-
ciò all'istituto bancario di rendere attento il cliente alla misura di assistenza
non appena ne è venuto a conoscenza, rispettivamente non appena è venuto
meno il divieto di informazione giusta l'art. 80b cpv. 2 lett. a AIMP.
Nel caso concreto, va dunque considerato che il ricorrente sia stato posto a
conoscenza delle misure di assistenza al momento in cui Banca G. ha ricevuto
comunicazione della revoca del divieto di informazione, ossia mercoledì
15 aprile 2015. Ciò nondimeno va rilevato che l'autorità di esecuzione ha
emanato la propria decisione di chiusura martedì 21 aprile, 6 giorni dopo la re-
voca in questione, lasciando di fatto al ricorrente soltanto pochi giorni lavorativi
per decidere come agire, rispettivamente per contattare il proprio legale e rac-
cogliere le necessarie informazioni per decidere. A queste concrete condizioni
non si può affermare che il ricorrente sia stato effettivamente messo in condi-
zione per partecipare alla fase di esecuzione della rogatoria e all'esame degli
atti giusta l'art. 80b cpv. 1 AIMP. In simili casi, l'autorità d'esecuzione avrebbe
dovuto, nel rispetto del principio della buona fede processuale (v. RENÉ
WIEDERKEHR, Fairness als Verfassungsgrundsatz, Berna 2006, pag. 19 e
http://links.weblaw.ch/DTF-124-II-124
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segg.), lasciar decorrere un lasso di tempo adeguato alle circostanze (v. sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2014.243 del 2 dicembre 2014, con-
sid. 3.2 non pubblicato in TPF 2014 140; più ampiamente ALBERTINI, op. cit.,
pag. 341 e seg.), prima di emanare la decisione di chiusura, così da permette-
re al ricorrente di annunciarsi tempestivamente per esaminare la documenta-
zione bancaria in oggetto e di esprimersi sul relativo invio all'autorità rogante,
garantendo così un effettivo esercizio dei suoi diritti processuali. È infatti di-
nanzi all'autorità d'esecuzione che si deve procedere ad un'accurata cernita
della documentazione da trasmettere, in dialettica con le parti coinvolte: in ca-
so contrario verrebbe di fatto elusa una fase esplicitamente prevista nella filie-
ra procedurale definita dalla AIMP e si obbligherebbero le parti ad adire siste-
maticamente l'autorità di ricorso per esercitare i propri diritti, sconvolgendo al-
tresì la chiara separazione tra sezione 2 (Disbrigo della domanda; art. 78 e
segg.) e sezione 3 (Ricorso; art. 80e e segg.) di questa parte della legge. Per
tacere del fatto che è soltanto a queste condizioni che avrebbe senso dare la
possibilità agli aventi diritto di acconsentire ad un'eventuale esecuzione sem-
plificata ex art. 80c AIMP. Nel caso concreto, in virtù della sopraccitata giuri-
sprudenza (v. consid. 2.4) vi sono comunque ancora margini per ammettere
nella presente sede una sanatoria della violazione del diritto di essere sentito,
visto che non vi sono elementi per ritenere che l'autorità di esecuzione adotti
questo modo di procedere in maniera sistematica. La sanatoria dinanzi ad
un'istanza di ricorso dotata di pieno potere cognitivo costituisce infatti una via
percorribile, soprattutto per ragioni di economia processuale e celerità della
procedura, a condizione di non venire interpretata come una facoltà concessa
all'autorità inferiore di poter violare o ignorare tale diritto, demandandone si-
stematicamente la sua riparazione all'autorità di ricorso (DTF 127 V 431 con-
sid. 3d/aa; 126 V 130 consid. 2b; 126 II 111 consid. 6b/aa e riferimenti citati;
126 I 68 consid. 2; v. in questo senso sentenza del Tribunale federale
1C_127/2012 del 29 febbraio 2012, consid. 2.2 e rinvii; ZIMMERMANN, op. cit.,
n. 472). Dato che non vi sono elementi per ritenere adempiuta quest'ultima
ipotesi, l'accertata violazione del diritto di essere sentito è qui sanata. Come
da giurisprudenza di questo Tribunale si terrà in dovuta considerazione questo
fatto in ambito di spese (v. TPF 2008 172 consid. 6 e 7).
3. Per quanto attiene il merito della decisione impugnata, il ricorrente sostiene
che i mezzi di prova litigiosi non denoterebbero alcuna utilità potenziale per
l'autorità rogante e che, conseguentemente, in caso di trasmissione degli
stessi, si delineerebbe una violazione del principio della proporzionalità. A suo
dire, il MPC avrebbe inoltre ecceduto senza ragione apparente la richiesta
formata dallo Stato richiedente.
3.1 Il principio secondo il quale l'autorità rogata non deve agire "ultra petita", de-
sumibile da quello della proporzionalità, vieta all'autorità richiesta di andare ol-
tre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente (cosiddetto "Übermass-
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=fr&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=%22droit+d%27%EAtre+entendu%22+%22nature+formelle%22+%22r%E9parer%22&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F127-V-431%3Afr&number_of_ranks=0#page431 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=fr&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=%22droit+d%27%EAtre+entendu%22+%22nature+formelle%22+%22r%E9parer%22&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F126-V-130%3Afr&number_of_ranks=0#page130 http://links.weblaw.ch/1C_127/2012
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verbot"; DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4; 115 Ib 373 consid. 7).
La giurisprudenza ha però sostanzialmente attenuato la portata di questo
principio, ritenendo che l'autorità richiesta può interpretare in maniera estensi-
va la domanda qualora sia accertato che, su questa base, tutte le condizioni
per concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evita-
re in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare
(DTF 136 IV 83 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-
rale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007, consid. 2.3).
3.2 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le
indagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni
richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per
il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento
delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per
pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sosti-
tuirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II
81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata
solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF
120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del
21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda
appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far pro-
gredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre,
da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti
bancari nell'ambito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessita-
no di regola di tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare
giuridico ed economico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti,
per sapere a quali persone o entità giuridiche possano essere ricollegati
(DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid.
3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007,
consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del
1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto
v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid.
3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera docu-
mentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari
(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-
rale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una manie-
ra di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle
persone interessate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale fede-
rale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 lu-
glio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2;
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005,
consid. 4.1). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosid-
detta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclu-
sa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il proce-
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dimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 con-
sid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing
expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed in-
determinata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano
pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 con-
sid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di procedere non è consentito in am-
bito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità che
di quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto
che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113
Ib 257 consid. 5c).
3.3 Nella fattispecie, l'autorità rogante ha ritenuto necessario acquisire la docu-
mentazione bancaria e finanziaria relativa, segnatamente, ad A., in particolare
gli estratti conto completi a far data dal 1° gennaio 2007, come pure gli speci-
men di firma (act. 5.3, pag. 7 e segg.). Essa ha a tal proposito indicato nella
rogatoria l'esistenza di rapporti finanziari ed economici posti in essere presso
la banca F., richiedendo comunque l'acquisizione di "informazioni e riscontri
quanto più precisi e tempestivi su tutti i rapporti finanziari ed economici posti in
essere, presso la banca F. di Locarno, oggetto di segnalazione nella nota
dell'11.08.2014 e presso tutte le filiali della banca F., presso la sede svizzera
della banca H., nonché presso tutti gli istituti di credito aventi sede legale o fi-
liali ubicate all'interno della Confederazione Elvetica che potrebbero emergere
dalle perquisizioni, presso i quali i soggetti indagati hanno o hanno avuto rap-
porti, al fine di ricostruire i flussi finanziari e le movimentazioni di denaro pre-
sumibilmente derivanti da attività illecite o comunque da condotte delittuose
rientranti nelle ipotesi di riciclaggio secondo l'art. 648-bis c.p. Nel caso in
esame si ritiene utile acquisire la documentazione a far data dall'01.01.2007 in
quanto i fatti che potrebbero rappresentare delle ipotetiche condotte di rici-
claggio, risalirebbero alle prime intermediazioni poste in essere [...]" (act. 5.3,
pag. 9).
In concreto, dall'acquisizione della documentazione bancaria riconducibile ad
A. presso la banca F., è emerso un bonifico di fr. 565'204.05 effettuato il
23 gennaio 2008 e proveniente da una relazione accesa presso la banca G.
Con decisione del 5 febbraio 2015, il MPC ha dunque ordinato alla banca G.
la trasmissione della documentazione d'apertura completa, degli estratti conto
e deposito, degli avvisi d'accredito o d'addebito, dei mandati di bonifico, degli
assegni, dei giustificativi del traffico dei pagamenti automatico, della corri-
spondenza e dei memorandum riferibili alla relazione che ha accreditato il
conto n. 1 presso la banca F. di A. in data 23 gennaio 2008, in particolare del-
la documentazione relativa ai movimenti bancari avvenuti dal 1° ottobre 2007
in poi (act. 5.1 pag. 5). Dando seguito a tale ordine, la banca G. ha poi tra-
smesso al MPC la documentazione relativa al conto n. 2 acceso da A. il 10 ot-
tobre 2005 ed estinto il 15 settembre 2008; dalla medesima, l'autorità rogata
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F126-II-258%3Ait&number_of_ranks=0#page258 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F122-II-367%3Ait&number_of_ranks=0#page367 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F121-II-241%3Ait&number_of_ranks=0#page241
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ha trovato conferma dell'addebito, il 23 gennaio 2008, della somma di
fr. 565'204.05 in favore della relazione n. 1, rilevando pure che l'avere in conto
era stato in buona parte alimentato tramite l'accredito di titoli dalla banca I.
nell'ottobre 2005. Il MPC ha dunque ritenuto la documentazione necessaria
giusta l'art. 63 AIMP e ne ha disposto la trasmissione all'autorità rogante (act.
1.1 pag. 5, 5.1 pag. 5).
In proposito, a torto il ricorrente sostiene che il MPC abbia agito ultra petita
decidendo di inviare documentazione di una banca che non sia la banca F. In
effetti, l'autorità rogante aveva debitamente illustrato la fattispecie e le proprie
richieste nella commissione rogatoria del 2 dicembre 2014, specificando di
necessitare la trasmissione di informazioni e riscontri reperibili non solo presso
la banca F., bensì anche "presso tutti gli istituti di credito aventi sede legale o
filiali ubicate all'interno della Confederazione Elvetica che potrebbero emerge-
re dalle perquisizioni, presso i quali i soggetti indagati hanno o hanno avuto
rapporti" (act. 5.3, pag. 9). Alla luce di ciò, risulta evidente che la decisone del
MPC di ordinare alla banca G. la trasmissione della documentazione inerente
il conto n. 2 ricade precisamente nell'ambito delle richieste dell'autorità rogan-
te. Per quanto attiene al periodo temporale, che l'autorità estera indicava "a far
data dall'01.01.2007" (act. 5.3, pag. 9), la trasmissione degli estratti conto e
degli altri documenti dall'apertura della relazione si giustifica in particolare es-
sendo l'alimentazione di detto conto avvenuta specialmente nel 2005, infor-
mazioni che, conformemente alla giurisprudenza succitata, si iscrivono nell'ot-
tica di un'interpretazione estensiva della domanda, ritenuto anche che, nel ca-
so concreto, le condizioni per concedere l'assistenza sono adempiute. Tanto
più che la connessione tra quanto trasmesso ed i fatti per i quali procedono le
autorità italiane è innegabile. Si tratta, infatti, di documentazione bancaria ri-
conducibile al ricorrente, il quale è al centro delle indagini delle autorità estere
e come tale è menzionato nella commissione rogatoria, nonché di documen-
tazione relativa ad un conto che ha alimentato le relazione n. 1 sita presso la
banca F. Dunque informazioni che, in tutta evidenza, possono essere di aiuto
per l'autorità estera nelle indagini per i reati oggetto d'indagine, in particolare
per ricostruire le diverse attività svolte da A. e dalle persone giuridiche ad egli
riconducibili. A tale proposito, occorre ricordare che il principio dell'utilità po-
tenziale assume un ruolo cruciale nell'applicazione del principio della propor-
zionalità nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coope-
razione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di
prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta ancora l'esistenza.
Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati
dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'e-
secuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli
elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di
chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi perseguiti nello Stato ro-
gante (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 otto-
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bre 2010, consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010, consid. 4.1;
ZIMMERMANN, op. cit., n. 722).
3.4 Quanto precede permette di confermare la sufficiente relazione tra le misure
d'assistenza approvate e l'oggetto del procedimento penale estero. Non è per-
tanto ravvisabile alcuna violazione del principio di proporzionalità né di quello
dell'utilità potenziale.
Il gravame deve pertanto essere integralmente respinto.
4. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato
l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73
cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del
31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della
procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fatti-
specie, ritenuta la violazione del diritto di essere sentito (v. supra consid. 2.5),
a fr. 3'000.--; considerato l'anticipo delle spese già versato pari a fr. 5'000.--, la
cassa del Tribunale penale federale restituirà al ricorrente un importo di
fr. 2'000.--.
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