Decision ID: 580b4482-0774-510b-b988-2122d0b3e366
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law
Law Sub-area: 
Label: approval

Facts:
ritenuto,
in fatto
1.1. In data 25 agosto 1997, _ - amministratore della _ e, perciò, assicurato contro gli infortuni presso La _ - è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale avvenuto sull'autostrada _, all'altezza del Comune di _.
A causa del succitato sinistro, l'assicurato ha riportato - stando al certificato del 18 settembre 1997 dell'Ospedale regionale di _ (cfr. doc. _) - una contusione toracica a sinistra.
La _ ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Nel prosieguo, l'assicurato ha sviluppato dei seri disturbi psichici, per i quali _ è entrato in cura dal dottor _, spec. FMH in psichiatra e psicoterapia.
Con certificato del 26 gennaio 1998, il summenzionato psichiatra ha diagnosticato una sindrome post-traumatica da stress (ICD 10: F43.1) ed ha attestato una incapacità lavorativa del 50% a partire dal 20 ottobre 1997.
A causa dell'esacerbazione delle turbe psichiche, l'assicurato ha necessitato, in due occasioni, di cure stazionarie: la prima volta - dal 30 marzo al 22 maggio 1998 - presso la Clinica _, la seconda volta - dal 21 ottobre al 18 dicembre 1998 - presso la Clinica _.
Nel corso dei mesi di febbraio e marzo 1999, _ è stato periziato, per conto dell'assicuratore LAINF, dal dottor _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha diagnosticato una sindrome post-traumatica da stress e un lieve disturbo di personalità misto.
La sindrome post-traumatica da stress è stata ritenuta essere una naturale conseguenza dell'infortunio assicurato.
1.3. In data 19 luglio 2000, il dottor _ - dopo numerosi solleciti - ha comunicato, fra l'altro, a _ che l'ultima consultazione aveva avuto luogo l'11 ottobre 1999 e che, da allora, il suo paziente è impossibilitato a fare rientro dall'estero.
1.4. Con decisione formale del 30 agosto 2000, l'assicuratore infortuni - venuto a conoscenza che _, nel corso dell'ottobre 1999, era stato arrestato in _ e, in seguito, estradato presso il carcere preventivo di _ - ha sospeso il versamento delle prestazioni assicurative a far tempo dal 1° dicembre 1999 (doc. _).
A seguito delle opposizioni interposte dall'avv. _ per conto dell'assicurato, rispettivamente, dalla Cassa malati _, La _, in data 16 ottobre 2000, ha sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.5. Con tempestivo ricorso del 15 gennaio 2001, _, sempre patrocinato dall'avv. _, ha chiesto che l'assicuratore convenuto venga condannato a riprendere il versamento delle prestazioni di legge dal momento in cui le stesse sono state sospese (cfr. I, p. 6 - inc. 35.2001.3).
Questi, in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della propria pretesa ricorsuale:
"
Capacità di lavoro e indennità giornaliere
... È
contestata la decisione impugnata laddove sostiene che il sig. _
, in ragione della sua condizione di detenuto,
non subisce alcuna incapacità lavorativa, e che quindi la sospensione delle prestazioni in suo favore è del tutto giustificata.
(...).
... In primo luogo, già dal punto di vista teorico, è
totalmente inveritiera l'idea
secondo la quale una
persona incarcerata perde automaticamente la sua capacità di lavoro e di guadagno.
(...).
... Questo punto di vista si trova in stridente
contrapposizione
con le
idee
di
rieducazione sociale
e di
riqualificazione professionale
; concetti centrali della politica carceraria del nostro paese.
Infatti,
l'art. 37 cpv. 1 CPS
sancisce l'obbligo per ogni detenuto di svolgere un'attività lavorativa conforme alle sue attitudini e alla propria situazione personale, e questo nel quadro di un'azione educativa tendente a favorirne il reinserimento al momento del ritorno in libertà.
(...).
... In secondo luogo
è totalmente insostenibile e giuridicamente errata la soluzione adottata dalla _.
In effetti,
l'applicazione analogica della soluzione della sospensione delle prestazioni assicurative ritenuta
dal TFA (DTF 113 V 273 e DTF 114 V 143) nel quadro dell'
assicurazione invalidità al presente caso è sbagliata ed arbitraria.
(...).
... Innanzitutto
manca completamente una base legale
a sostegno della decisione della _: né la LAINF, né la relativa ordinanza d'applicazione prevedono una simile norma, al contrario di quanto previsto dall'_.
Manca pure una fondamento giurisprudenziale
, che comunque sarebbe insufficiente in mancanza di base legale.
(...).
... Il TFA medesimo, nella giurisprudenza richiamata da controparte (DTF 113 V 279) esclude un'applicazione analogica della soluzione della sospensione nel quadro di altre assicurazioni.
Il TFA afferma infatti: "
quant au point de savoir ce qu'il en est des
rentes d'invalidité allouées par d'autres institutions d'assurance sociale (assurance-accidents obligatoire
et institutions de prévoyance professionnelle), qui ont une
pratique différente
de celle de l'assurance-invalidité (
le service de la rente étant en principe maintenu durant la détention
), il n'a pas à être examiné ici. On relèvera seulement
qu'une solution identique ne s'impose pas
, a priori, dans tous les régimes concernés, car
il faut aussi tenir compte des particularités de chaque branche d'assurance
, comme par exemple de leurs modalités de financement. Ainsi, on ne saurait oublier que
l'assurance-invalidité fait largement appel au principe de la solidarité
".
(...).
...
L'assicurazione infortuni
è un'assicurazione a base contrattuale e protegge unicamente gli interessi dei lavoratori occupati in Svizzera (art. 1 LAINF). Essa
è fondata sulla conclusione di un contratto di assicurazione tra il lavoratore ed il suo assicuratore privato.
Ne consegue che l'
eventuale sospensione dell'allocazione di prestazioni in caso di detenzione sarebbe possibile unicamente se ciò fosse espressamente previsto dal contratto.
L'aspetto di socialità e di solidarietà è decisamente meno marcato rispetto a quanto succede nel quadro dell'assicurazione invalidità
, assicuratore che protegge tutte le persone fisiche domiciliate in Svizzera, nonché i non domiciliati che vi esercitano un'attività lucrativa (art. 1 LAI e art. 1-2 LAVS). Anche le modalità di finanziamento sono diverse (art. 77 LAI/art. 90 LAINF).
Risulta quindi chiaro che un'interruzione nell'allocazione di prestazioni, fondata unicamente su un ragionamento per analogia, in assenza di base legale e di una base contrattuale, è giuridicamente sbagliata e rappresenta una violazione delle norme contrattuali.
(...).
... Sulla base di quanto sopra esposto,
ne consegue chiaramente che il sig. _ nella sua condizione di detenuto mantiene la propria capacità lavorativa e che quindi egli deve poter beneficiare delle rendite per invalidità allocate dall'assicurazione infortuni _, e questo indipendentemente dalle soluzioni ritenute dalla giurisprudenza nel quadro di altre assicurazioni sociali.
(...).
Trattamento medico
...
Si contesta che il trattamento a cui è sottoposto il sig _
nel carcere in cui egli è detenuto
sia non appropriato e non economico
ai sensi dell'art. 10 LAINF.
Si ricorda che esistono dei regolamenti e delle convenzioni internazionali relative all'assistenza medica.
(...).
... Inoltre, per quanto concerne l'adeguatezza del trattamento medico a cui è sottoposto il sig. _ nella struttura carceraria in cui è detenuto, si ricorda che i responsabili della _ hanno totale accesso alla documentazione relativa alle terapie a cui è sottoposto il loro assicurato.
(...).
... Quanto all'economicità dei trattamenti in causa si ricorda come l'art. 17 OAINF prevede un rimborso delle spese sostenute all'estero fino al doppio del costo del medesimo trattamento in Svizzera."
(I -
inc. 35.2001.3)
1.6. Avverso la decisione del 16 ottobre 2000 de La _ si è pure aggravata, con tempestivo atto di ricorso del 17 gennaio 2001, la Cassa malati _, la quale ha chiesto che l'assicuratore LAINF prenda a proprio carico le fatture 30 maggio e 14 agosto 2000 emesse dall'_, afferenti a medicamenti prescritti dal dottor _ a partire dal febbraio 2000 (cfr. I, p. 2 - inc. inc. 35.2001.4).
Essa ha segnatamente osservato quanto segue:
"
(...).
... Senza voler entrare nel merito della capacità di lavoro e dell'indennità giornaliera, capitoli che esulano dalle competenze della ricorrente e che sono già stati ampiamente illustrati dal legale del Signor _, la _ non contesta per nulla, pur precisandone la portata nel prosieguo del presente ricorso, il contenuto dell'art. 112 cpv. 1 OAMal. Essa rende ciononostante attento il lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni e la convenuta sul contenuto degli art. 32, 42 cpv. 4 e 5, 56, 57 cpv. 4 e 5 LAMal.
Secondo questi articoli, l'efficacia, l'adeguatezza e il carattere economico del trattamento devono essere dimostrati e riesaminati periodicamente. A questo fine, l'assicuratore può esigere dal fornitore di prestazioni una diagnosi precisa o delle informazioni supplementari di carattere medico. Nel caso in cui queste informazioni dovessero avere un contenuto confidenziale, la comunicazione deve venire instaurata tra l'assicuratore e il fornitore di prestazioni per il tramite del medico di fiducia del primo.
... È quello che ha cercato di fare la _ una volta ricevuta la decisione emanata dalla _ in data 30 agosto 2000, accompagnata dalle due fatture _ (annesso 3 e 4) con l'invito a volerle regolare.
Constatato che il medico curante, Dr. _, non aveva più avuto contatti con l'assicurato dall'11 ottobre 1999 (annesso 6), la ricorrente, per poter giustificare il trattamento sulla base degli articoli poc'anzi citati e valutare un'eventuale presa a carico, invitava il primo a voler fornire tutti i ragguagli utili in merito. Malgrado una lettera raccomandata datata 11 settembre 2000 (annesso 7), un primo sollecito telefonico avvenuto alla fine dello stesso mese ad opera del Servizio giuridico ed un secondo, qualche tempo dopo, effettuato direttamente dal medico di fiducia, la _ non può che constatare che, ancor'oggi, nessuna risposta, tale da poter decretare una presa a carico del trattamento ai sensi della LAMal, è giunta da parte del Dr. _.
... Di fronte a tale mutismo, al mistero di medicamenti prescritti senza visitare il paziente, medicamenti ritirati a _ e trasportati (da chi? Come?) fino in _, dove il signor _ è detenuto presso un carcere preventivo (ma in un carcere preventivo non c'è un medico di servizio? Non è il sistema carcerario tedesco che deve prendersi a carico il fabbisogno in medicamenti dei suoi detenuti?), la _ decideva di scrivere al medico del carcere preventivo in cui l'assicurato è detenuto (annesso 8), nella speranza di sapere almeno se questi medicamenti gli erano effettivamente fatti pervenire.
Come purtroppo già constatato con il medico curante, Dr. _, anche questo tentativo non ha portato ad alcun successo, essendo la lettera restata senza risposta.
... Già sulla base di quanto esposto sotto i punti 12 a 14, e di fronte a questa violazione di principi elementari che reggono la LAMal, quali la possibilità di verificare l'adeguatezza di un trattamento, la sua riesamina periodica e il dialogo tra assicuratore e fornitore di prestazioni, la ricorrente si trova nell'impossibilità di poter, nel rispetto del sistema instaurato dalla LAMal, assumere la presa a carico, seppur provvisoria, delle spese di cura oggetto delle due fatture _ (annesso 3 e 4).
... Ora, per rivenire all'art. 112 cpv. 1 OAMal, è vero che questo prevede, in caso di dubbio tra malattie ed infortunio, il dovere per l'assicuratore-malattie di anticipare le prestazioni assicurate. La _ intende nondimeno sollevare un dubbio sull'applicazione che è stata fatta da parte della convenuta di questo articolo.
La ricorrente parte dall'idea che l'art. 112 cpv. 1 OAMal trovi piena applicazione allorquando, al momento dell'annuncio del caso, l'assicuratore LAINF non disponga ancora di tutti gli elementi che gli permettano di levare ogni incertezza sulla definizione da dare all'evento: malattia o infortunio. In questa ipotesi, e conformemente all'articolo citato, esso può richiedere che l'assicuratore malattie anticipi, a piena tutela della ripetizione, la presa a carico dei trattamenti che si impongono nell'attesa.
... Nella fattispecie, la _ ha avuto modo di seguire questo caso fin dalla sua origine, vale a dire l'incidente della circolazione in cui è rimasto vittima il signor _ in data 25 agosto 1997. Non essendoci dubbi da suffragare, essa ha sempre assunto a suo carico i trattamenti medici dovuti ai postumi dell'infortunio e organizzato le indagini mediche necessarie per valutare l'evolversi della situazione. Oggi, trincerandosi dietro una non meglio precisata "impossibilità" di sottoporre l'assicurato ad ulteriori esami medici (ma la convenuta non dovrebbe gioire della totale libertà di consultare la documentazione relativa ai trattamenti cui è sottoposto il signor _, suo assicurato?), e come se questi mesi di carcere preventivo avessero avuto un'influenza positiva sul già minato stato psichico e di salute del Signor _ (!), la _ si appoggia candidamente sull'art. 112 cpv. 1 OAMal per rifiutare di esprimersi in modo definitivo quanto al suo obbligo di prestare.
La _ è disposta a prendere a suo carico il trattamento di una malattia per un suo assicurato solo quando lo
status quo ante
all'infortunio è stato nuovamente raggiunto. La prova deve essere naturalmente fornita da colui che avanza delle pretese, l'assicuratore LAINF
in casu
, conformemente al principio elementare di diritto contenuto all'art. 8 CC. Fin tanto che il dubbio tra malattia e conseguenze di un incidente permane, e fino a quando questo dubbio non sarà fugato tramite mezzi di prova convincenti, la ricorrente è dell'idea che il caso venga continuato ad essere preso a carico da colei che se ne è occupata fin dall'inizio, e cioè la _."
(cfr. I - inc. inc. 35.2001.4)
1.7. La _, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione di entrambi i gravami, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III - inc. 35.2001.3 e V - inc. 35.2001.4).
1.8. In data 30 gennaio 2001, _ ha formulato le proprie osservazioni a proposito dell'allegato ricorsuale introdotto dalla Cassa malati _ (cfr. IV - inc. 35.2001.4).
1.9. In replica, l'assicuratore malattie ricorrente ha preso posizione in merito al contenuto dello scritto 30 gennaio 2001 di _, rispettivamente, della risposta di causa de La _.
Esso ha inoltre versato agli atti una prescrizione, datata 12 settembre 2000, del dottor _, spec. FMH in malattie della pelle (cfr. VII - inc. 35.2001.4 e allegati).
1.10. In corso di causa, la _ ha trasmesso al TCA lo scritto 21 marzo 2001 della dott.ssa _, medico presso il carcere di _ (cfr. IX + allegato - inc. 35.2001.4), nonché l'estratto di un articolo pubblicato sul "_" di giovedì _ (cfr. XI + allegato - inc. 35.2001.4).

Considerations:
in diritto
2.1. In concreto, litigiosa è la sospensione, da parte dell'assicuratore LAINF convenuto, del diritto, da un lato, alle indennità giornaliere e, dall'altro, alle prestazioni di cura medica, in ragione dell'incarcerazione dell'assicurato.
Onde favorire una migliore comprensione,
il TCA tratterà in momenti distinti i due aspetti della vertenza.
2.2.
Indennità giornaliere
2.2.1. Secondo l'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità giornaliera.
Conformemente alla costante giurisprudenza, la nozione di incapacità di lavoro è identica in tutti i campi dell'assicurazione sociale: viene considerata incapace di lavorare una persona che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria attività o lo è soltanto in misura ridotta oppure, ancora, soltanto con il rischio di aggravare il suo stato di salute (DTF 111 V 239 consid. 1b; A. Maurer, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, vol. I, pag. 286ss.; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 91).
La questione a sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei fatti forniti dal medico.
Determinante ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720, p. 106 consid. 2, U 27 p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 pag. 79 consid. 2).
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato (cfr. art. 16 cpv. 2 LAINF).
2.2.2.
In casu
, _, al momento in cui è stato incarcerato, dunque nell'ottobre del 1999, si trovava ancora al beneficio di indennità giornaliere ex art. 16 cpv. 1 LAINF, versategli da La _ per indennizzare la perdita di guadagno derivante dall'incapacità lavorativa causata dai postumi dell'evento traumatico dell'agosto 1997.
Dalle tavole processuali emerge che l'assicuratore infortuni, non appena avuta notizia dell'incarcerazione dell'assicurato, ha immediatamente provveduto a sospendere il diritto alle indennità giornaliere a decorrere dal 1° dicembre 1999 (cfr. doc. _), e ciò essenzialmente sulla base della giurisprudenza federale elaborata in materia di assicurazione per l'invalidità.
In effetti, nella DTF 113 V 273 seg. (= ZAK 1988, p. 252 consid. 2b), la nostra Alta Corte ha modificato la propria giurisprudenza, stabilendo che in caso di detenzione (o di altra forma di privazione della libertà personale disposta dall'autorità penale), il diritto alla rendita AI non può più essere soppresso in applicazione dell'art. 41 LAI, ma deve essere
sospeso
.
Queste le ragioni che hanno spinto il TFA a modificare la propria prassi e, soprattutto, a legittimare la sospensione del diritto alla rendita AI:
"
b) Pour autant, cela ne signifie pas que le versement de la rente doive être maintenu durant l'exécution d'une peine ou d'une mesure. Sur ce point, il n'y a pas de motif de remettre en discussion une pratique profondément ancrée dans le droit de l'assurance-invalidité. Au demeurant, cette pratique trouve une justification dans le fait qu'un détenu, qui est entretenu par la collectivité publique, ne saurait retirer un avantage économique en raison de l'exécution de sa peine (cf. ATFA 1948 p. 78 consid. 4). A ce propos, il ne faut pas perdre de vue que le détenu non invalide perd aussi ‐ en règle générale ‐ son salaire ou ‐ s'il est indépendant ‐ ses gains professionnels.
C'est donc bien plutôt le fondement juridique de la décision
litigieuse qui est ici en cause et qui doit être recherché en dehors
de l'art. 41 LAI. Pour guider cette démarche, l'on peut s'inspirer
de normes du droit international de la sécurité sociale qui
prévoient, dans certaines éventualités, la possibilité de suspendre
(et non de supprimer) le droit à des prestations d'assurance. Ainsi,
aux termes de l'art. 32 ch. 1 let. b de la Convention OIT n° 128
concernant les prestations d'invalidité, de vieillesse et de survivants
du 29 juin 1967, en vigueur pour la Suisse depuis le 13 septembre
1978 (RO 1978 1493), les prestations auxquelles une personne
protégée aurait droit en application de l'une quelconque des
parties II à IV peuvent être suspendues, dans une mesure qui peut
être prescrite, «aussi longtemps que l'intéressé est entretenu sur des
fonds publics ou aux frais d'une institution ou d'un service de
sécurité sociale». Dans les cas et dans les limites qui sont prescrits,
une partie des prestations qui auraient été normalement allouées
doit être servie aux personnes à la charge de l'intéressé (art. 32 ch. 2
de ladite convention). Une réglementation semblable figure à
l'art. 68 let. b du Code européen de sécurité sociale (CESS) du
16 avril 1964, en vigueur pour notre pays depuis le 17 septembre
1978 (RO 1978 1518). Or, l'internement dans un établissement pénitentiaire est précisément l'une des hypothèses qui entrent dans les prévisions envisagées par ces deux normes (VILLARS, Le Code européen de sécurité sociale et le Protocole additionnel, p. 17).
Certes, les normes en question se contentent pour l'essentiel de fixer les lignes directrices dont doit s'inspirer la législation des Etats contractants et, par conséquent, elles s'adressent en premier lieu non aux autorités administratives ou indiciaires, mais au législateur national (à propos de l'applicabilité directe des traités internationaux: ATF 112 la 184 consid. 2a et les références citées; voir également, au sujet de l'art. 32 ch. 1 let. e de la Convention OIT n° 128 et de l'art. 68 let. f CESS: ATF 111 V 20 1). Elles sont néanmoins susceptibles de jouer un rôle dans l'interprétation du droit interne, car le juge pourra, dans certaines circonstances, s'inspirer des solutions qu'elles préconisent (BERENSTEIN, La Suisse et le développement international de la sécurité sociale, in SZS 198 1, p. 184: cf. aussi ATF 111 la 344 consid. 3a, relatif à la portée d'une résolution du Comité des ministres du Conseil de l'Europe, et ATF 103 la 524, concernant la Convention OIT n. 100 et la Charte sociale européenne).
Au surplus, il n'est pas sans intérêt de rappeler que, dans la seule loi où il a expressément réglé la question, le législateur fédéral s'est également prononcé de la suspension du droit aux prestations, à l'art. 43 LAM dont la teneur est la suivante: «Le paiement de l'indemnité de chômage ou de la rente peut être suspendu lorsque l'assuré purge une peine privative de liberté ou a été renvoyé par le juge dans une maison d'internement ou d'éducation au travail. Quand il a des parents qui auraient droit à des prestations de l'assurance lors de son décès, l'indemnité de chômage ou la rente doit leur être versée pendant la durée de la peine ou de l'internement, en tout ou partie, lorsqu'ils tomberaient dans le besoin à défaut de cette prestation» (sur l'application de cette disposition, voir: SCHATZ, Kommentar zur Eidgenössischen Militärversicherung, p. 214‐215; Fiche juridique suisse, n` 881, p. 2).
c) Il en résulte que la détention (ou toute autre forme de privation de liberté ordonnée par une autorité pénale, y compris le séjour dans une maison d'éducation au travail) constitue désormais un motif de suspension - et non plus de révision - du droit à la rente d'invalidité versée par l'assurance-invalidité.
En outre, comme le droit à la rente subsiste en tant que tel, il faut en déduire, logiquement, que l'entrée en détention n'entraîne plus, comme par le passé, une perte du droit aux rentes complémentaires, le service de celles-ci devant au contraire être maintenu. Cette solution répond assurément mieux au but de protection sociale de la loi; d'une certaine manière, elle permet de tenir compte du principe selon Iequel les personnes à la charge de l'intéressé ne doivent pas elles-mêmes subir toutes les conséquences économiques qu'entraîne la privation de liberté (art. 32 ch. 2 de la Convention OIT n° 128; art. 68 let. b, deuxième phrase, CESS; art. 43, deuxième phrase, LAM), principe dont il y a lieu de considérer qu'il exprime une opinion généralement admise en ce domaine et correspond aux conceptions juridiques actuelles."
Il TFA, sempre nella medesima pronunzia, ha, infine, lasciato insoluta la questione a sapere quale sorte riservare alle rendite d'invalidità erogate da altre istituzioni d'assicurazione sociale (assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e istituzioni di previdenza professionale)
, precisando, nondimeno, che un'identica soluzione non s'impone in tutti i regimi interessati, a fronte delle peculiarità di ogni singolo ramo assicurativo:
"
Quant au point de savoir ce qu'il en est des rentes d'invalidité allouées par d'autres institutions d'assurance sociale (assurance-accidents obligatoire et institutions de prévoyance professionnelle), qui ont une pratique différente de celle de l'assurance-invalidité (le service de la rente étant en principe maintenu durant la détention), il n'a pas à être examiné ici. On relèvera seulement qu'une solution identique ne s'impose pas, a priori, dans tous les régimes concernés, car il faut aussi tenir compte des particularités de chaque branche d'assurance, comme par exemple de leurs modalités de financement. Ainsi, on ne saurait oublier que l'assurance-invalidité fait largement appel au principe de la solidarité."
(DTF succitata)
2.2.3. Con il proprio gravame, _ ha definito "sbagliata ed arbitraria" l'applicazione analogica della suevocata giurisprudenza all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, la quale presenta delle caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto all'assicurazione per l'invalidità.
Egli contesta inoltre - con riferimento al disposto dell'art. 37 cpv. 1 CPS - la tesi secondo cui una persona incarcerata perderebbe automaticamente la sua capacità di lavoro e di guadagno (cfr. I - inc. 35.2001.3).
L'opinione espressa dal ricorrente è avversata da La _, a mente della quale:
"
(...).
Quando un prevenuto perde la sua libertà, automaticamente perde il diritto di percepire, provvisoriamente, un salario (se lavorava), l'indennità di disoccupazione (se disoccupato), l'invalidità (se invalido) (cfr. DTF 114 V 144 e 113 V 278). Secondo il Tribunale federale la sospensione è giustificata dal fatto che una persona incarcerata perde in ogni modo la sua capacità di lavoro e di guadagno. Per analogia lo stesso principio, oltre che all'AI ed alla disoccupazione può essere applicato alle prestazioni in caso d'infortunio. Il ragionamento fatto da La _ è rispettoso di tutti i fondamentali principi di diritto e in particolare di quello della parità di trattamento: non si vede come una persona incarcerata, ma lavoratrice, disoccupata o invalida, debba perdere il diritto all'indennità ed una al beneficio di una prestazione infortuni no! Non si vede perché un detenuto, poco importa se in stato di detenzione preventiva o meno, mantenuto dalla collettività, possa trarre un vantaggio economico dalla sua detenzione!
L'assicurazione infortuni, è un'assicurazione contrattuale obbligatoria e come tale con un aspetto sociale e solidale importante."
(III - inc. 35.2001.3).
Lo scrivente TCA ha già avuto modo di affrontare la problematica qui in discussione in una sentenza del 31 gennaio 2001 nella causa X., pubblicata in RDAT II-2001, p. 368seg..
Quella fattispecie riguardava un assicurato, vittima di un incidente della circolazione stradale, al beneficio di una rendita d'invalidità versatagli dall'AI nonché di una rendita d'invalidità complementare ex art. 20 cpv. 2 LAINF, servitagli dall'assicuratore contro gli infortuni. A seguito della sua incarcerazione, l'assicurazione invalidità ha proceduto a sospendere il diritto alla rendita. Con il proprio gravame, X. pretendeva che l'assicuratore infortuni gli versasse, a far tempo dalla data di sospensione della rendita AI e sino a quella della sua scarcerazione, in via principale, una rendita d'invalidità pari al 90% del guadagno assicurato e, in via subordinata, una rendita corrispondente all'80% del guadagno assicurato.
Con il succitato giudizio, il TCA ha respinto il ricorso dell'assicurato.
Esso si è inoltre chiesto - lasciando finalmente aperta la questione, ritenuto che una
reformatio in pejus
dell'impugnata decisione comunque non si giustificava - se fosse o meno lecito applicare per analogia all'assicurazione contro gli infortuni, i suevocati principi sviluppati dal TFA in materia di assicurazione per l'invalidità:
"
A mente del TCA, la posizione difesa dall'I. è corretta.
Infatti, posto come la giurisprudenza federale ritenga legittimo, durante l'esecuzione di una pena o di una misura, sospendere il pagamento della rendita d'invalidità erogata dall'AI, allo scopo di evitare che l'assicurato, già di per sé a carico della collettività pubblica, possa ritrarre un vantaggio economico - e, a questo preciso proposito, il TFA ha pertinentemente ricordato che anche il detenuto non invalido perde, di regola, il proprio salario oppure, se esercita attività indipendente, i propri guadagni professionali (cfr. DTF 113 V 277, consid. 2b) - qualora il mancato incasso della rendita riconosciuta dall'assicurazione invalidità, sospesa durante l'incarcerazione, fosse "colmato" grazie alla corresponsione di quella LAINF, l'obiettivo perseguito dalla sospensione del diritto alla suddetta prestazione AI verrebbe completamente vanificato.
Ci si potrebbe chiedere se il discorso in realtà non debba andare oltre.
Con riferimento alla riserva espressa dal TFA (DTF succitata, in fine), non si vede per quali motivi - motivi che, del resto, neppure l'insorgente è riuscito ad evidenziare - bisognerebbe adottare soluzioni diverse nei regimi AI e LAINF, trattandosi di assicurati costretti a scontare una pena detentiva. In particolare, non si può ignorare che il finanziamento nell'assicurazione contro gli infortuni, pur fondandosi su delle modalità differenti rispetto all'assicurazione per l'invalidità,
contempla,
anch'esso, delle componenti di solidarietà.
A norma dell'art. 90 cpv. 2 LAINF, al finanziamento delle rendite d'invalidità e per i superstiti, torna applicabile il cosiddetto sistema di ripartizione dei capitali di copertura: i premi sono stabiliti in modo da coprire tutte le prestazioni dovute nell'avvenire, tenuto conto degli infortuni sopravvenuti nel corso dell'esercizio considerato. Essi devono così permettere di versare le prestazioni a corto termine e di costituire dei capitali che serviranno successivamente a pagare le rendite (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit, p. 250s.). La rendita servita all'assicurato invalido viene finanziata, in ultima analisi, grazie ai premi pagati dagli assicurati ancora attivi: si crea, quindi, una solidarietà fra assicurati invalidi ed assicurati attivi.
Va ancora osservato che, nell'ambito dell'assicurazione militare, il legislatore federale ha, all'art. 13 cpv. 1 della legge del 19 giugno 1992 (LAM), riproposto la soluzione della
sospensione
del pagamento dell'indennità giornaliera e della rendita d'invalidità, qualora l'assicurato debba scontare una pena detentiva o sia sottoposto a una misura prevista agli articoli 42-22 o 100bis del Codice penale svizzero.
L'obiettivo qui perseguito dal legislatore è, ovviamente, sempre il medesimo:
"
Mit der Sistierung der Leistungen soll verhindert werden, dass der invalide Strafgefangene gegenüber dem nichtinvaliden Gefangenen, welcher in der Regel ebenfalls sein Erwerbseinkommen verliert, einen wirtschaftlichen Vorteil aus dem Strafvollzug erlangt ..."
(cfr. J. Maeschi, Kommentar zum Bundesgesetz über die Militärversicherung (MVG) vom 19. Juni 1992, Berna 2000, p. 131, n. 2 ad art. 13).
Secondo la dottrina, questa disposizione costituisce l'espressione di un principio generale del diritto, che ha pure valenza nel diritto internazionale delle assicurazioni sociali (cfr. art. 32 cfr. 1 lett. b della Convenzione OIL n. 128 del 29 giugno 1967, in vigore per la Svizzera il 13 settembre 1978 e art. 68 lett. b CESS del 16 aprile 1964, in vigore per la Svizzera il 17 settembre 1978) (cfr. J. Maeschi, op. cit., p. 131 n. 6 ad art. 13).
Infine e soprattutto la legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), adottata dal Parlamento il 6 ottobre 2000 e non ancora entrata in vigore, prevede del resto esplicitamente all'art. 21 cpv. 5 che:
"
Se l'assicurato subisce una pena o una misura, durante questo periodo il versamento di prestazioni pecuniarie con carattere di indennità per perdita di guadagno può essere parzialmente o totalmente sospeso; fanno eccezione quelle per i congiunti ai sensi del capoverso 3.
"
Gli altri cpv. dell'art. 21 LPGA hanno il seguente tenore:
"
Se l'assicurato ha provocato o aggravato l'evento assicurato intenzionalmente o commettendo intenzionalmente un crimine o un delitto, le sue prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte oppure, in casi particolarmente gravi, rifiutate
.
Le prestazioni dovute ai congiunti o ai superstiti dell'assicurato sono ridotte o rifiutate solo se essi hanno provocato l'evento assicurato intenzionalmente o commettendo intenzionalmente un crimine o un delitto.
Sempre che assicurazioni sociali con carattere di indennità per perdita di guadagno non prevedano prestazioni pecuniarie per congiunti, può essere ridotta al massimo la metà delle prestazioni pecuniarie di cui al capoverso 1. Per l'altra metà è fatta salva la riduzione di cui al capoverso 2.
Le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte o rifiutate se l'assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d'integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti d'integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute.
"
In relazione con l'adozione della LPGA pure la LAINF è stata modificata, in particolare attraverso l'introduzione della seguente norma:
"
Titolo primo: Applicabilità della LPGA
Art. 1
Le disposizioni della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga alla LPGA.
Esse non sono applicabili ai seguenti settori:
a. diritto sanitario e tariffe (art. 53-57);
b. iscrizione nel registro di assicuratori contro gli infortuni (art. 68);
c. procedura concernente contestazioni pecuniarie tra assicuratori (art. 78a).
"
Volendo applicare questa interpretazione che appare la più corretta si dovrebbe concludere che, per tutta la durata della detenzione, quindi già a far tempo dal 1° novembre 1997, anche il diritto alla rendita d'invalidità servita dall'assicuratore LAINF convenuto andrebbe sospeso, di modo che l'impugnata decisione 1° marzo 1999 dovrebbe per principio venire modificata a detrimento dell'assicurato.
Tale questione può tuttavia rimanere indecisa visto che comunque, nel caso concreto, la reformatio in peius non si giustifica, alla luce delle considerazioni che seguono."
(RDAT II-2001, p. 369-372)
Tutto ben considerato, questa Corte è dell'avviso che nulla si opponga a che le considerazioni diffusamente sviluppate nella STCA del 31 gennaio 2001, trovino applicazione anche nel caso concreto.
Vero è che
,
nel caso di specie, vi è in gioco la sospensione del diritto alle indennità giornaliere mentre che, nel caso dell'assicurato X., si trattava della sospensione del diritto alla rendita d'invalidità. Tuttavia, la differenza si appalesa come irrilevante, nella misura in cui i due tipi di prestazione pecuniaria perseguono, in ultima analisi, il medesimo scopo, ossia la compensazione della perdita di guadagno causata da un danno alla salute (cfr., del resto, il tenore dell'art. 21 cpv. 5 LPGA: "... il versamento di prestazioni pecuniarie con carattere di indennità per perdita di guadagno ...").
Va ancora precisato, per quel che concerne il finanziamento delle prestazioni di corta durata (fra le quali figura appunto l'indennità giornaliera), che l'art. 90 cpv. 1 LAINF prevede l'applicazione del cosiddetto sistema di ripartizione delle spese - sistema secondo cui i premi di un esercizio contabile sono fissati in modo da coprire le prestazioni versate durante questo stesso periodo (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 250) - mentre che le rendite d'invalidità sono finanziate attraverso il sistema di ripartizione dei capitali di copertura (cfr. art. 90 cpv. 2 LAINF). Al di là delle differenti modalità di finanziamento previste a seconda del genere di prestazione versata, esse presentano, in ogni caso, una componente di solidarietà: le indennità giornaliere corrisposte ad un assicurato inabile al lavoro vengono finanziate anche grazie ai premi pagati dagli assicurati ancora attivi.
2.2.4. Nella già menzionata DTF 113 V 273ss., la nostra Corte federale ha esplicitamente precisato che coloro che si trovano a carico dell'interessato non devono subire tutte le conseguenze derivanti dalla privazione della libert
à. A questo riguardo, il TFA ha ricordato che esso è l'espressione di, citiamo: "... une opinion généralement admise en ce domaine et correspond aux conceptions juridiques actuelles" (cfr. DTF succitata, consid. 2c).
Tale principio é, del resto, stato ripreso all'art. 13 cpv. 2 LAM, ai termini del quale se i congiunti dell'assicurato avessero diritto, alla sua morte, a una rendita dell'assicurazione, l'indennità giornaliera o la rendita d'invalidità deve essere loro versata, interamente o in parte, durante il periodo della pena detentiva, ove, senza questa prestazione, si trovassero nel bisogno.
Il legislatore federale ha voluto, in questo modo, tener conto della circostanza che le prestazioni non servono soltanto al sostentamento
dell'assicurato stesso, ma pure a quello dei suoi congiunti.
La corresponsione delle prestazioni ai congiunti presuppone che essi, senza queste prestazioni, cadrebbero nell'indigenza (cfr. J. Maeschi, op. cit., p. 134 n. 19-23 ad art. 13).
Quindi, se, da un lato, è di principio dato il diritto di sospendere il versamento delle prestazioni pecuniarie per il periodo in cui l'assicurato è privato della propria libertà personale, dall'altro, questo provvedimento non deve fare cadere i congiunti in una situazione d'indigenza (cfr. RDAT II-2001, p. 372-374).
2.2.5. Nel caso di specie, La _ non si è neppure posta la questione a sapere se le indennità giornaliere sospese fossero o meno necessarie al sostentamento dei congiunti di _ (cfr. doc. _).
Ora, le informazioni al riguardo che possono essere estrapolate dalla documentazione presente all'inserto non permettono a questa Corte di procedere direttamente alla suddetta verifica.
Pertanto, nella misura in cui è stata decisa la sospensione del diritto alle indennità giornaliere a contare dal 1° dicembre 1999, la decisione su opposizione impugnata va annullata e la causa retrocessa a La _, affinché proceda ad un complemento istruttorio conformemente a quanto indicato al considerando 2.2.4..
2.3.
Cura medica
2.3.1. Giusta l'art. 10 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio, cura i cui elementi costitutivi sono, in seguito, precisati alle lett. a) a e) dello stesso capoverso.
Nondimeno, l'assicuratore LAINF è tenuto a corrispondere prestazioni a titolo di spese di cura soltanto qualora ci si possa attendere un sensibile miglioramento dello stato di salute dell’assicurato (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71ss.; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 274; Th. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1994, p. 186 n. 10, secondo il quale ciò significa che - in assenza di concrete probabilità d’ottenere un miglioramento - la cura medica é esclusa).
D'altro canto, l'art. 54 LAINF istituisce il principio dell'economicità del trattamento - previsto pure dall'art. 56 cpv. 1 LAMal (cfr. art. 23 LAMI) - e stabilisce che chi pratica per l'assicurazione contro gli infortuni deve limitarsi a quanto richiede lo scopo del trattamento quando procede a una cura, prescrive e fornisce medicamenti, ordina o effettua trattamenti o analisi.
La cura medica deve, dunque, essere adeguata ed economica, ciò che implica una ricerca d'adeguatezza fra il trattamento eseguito e lo scopo perseguito, secondo gli insegnamenti della scienza e dell'esperienza, così come una scelta oculata fra i mezzi diagnostici e terapeutici a disposizione.
Conformemente alla giurisprudenza federale, l'assicurato non può esigere illimitatamente che si faccia ricorso a tutti i mezzi possibili ed immaginabili per eliminare i postumi del danno alla salute. Al contrario, l'obbligo contributivo dell'assicuratore contro gli infortuni è vincolato al precetto della proporzionalità (cfr. STFA del 16 dicembre 1982 nella causa J. Z., il cui estratto è pubblicato in Estr. INSAI 1985 n. 5, p. 9, citata da
A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 240)
.
2.3.2. Con l'impugnata decisione su opposizione, La _ si è rifiutata di prendere a proprio carico il costo dei medicamenti prescritti dal dottor _ all'assicurato (per lo più degli psicofarmaci) a contare dal mese di febbraio del 2000 (cfr. doc. _ - inc. 35.2001.4).
Secondo l'assicuratore LAINF convenuto, il fatto che _ si trovava incarcerato in _, non permetteva una verifica dell'adeguatezza e dell'economicità del trattamento prescritto, di modo che, in virtù dell'art. 112 OAMal, sarebbe spettato all'assicuratore malattie anticipare le proprie prestazioni:
"
(...).
A parte i medicamenti prescritti in caso di affezioni intestinali (chiaramente non di competenza dell'assicuratore LAINF), lo stato d'incarcerazione attuale non permette dunque a La _ di determinare l'adeguatezza e l'economicità di tali trattamenti, per esempio per mezzo di una perizia medica. La documentazione permette infatti di constatare come l'assicurato soffre di un importante stato preesistente all'infortunio e i medicamenti prescritti trovano origine ben prima l'evento accidentale in causa, ma questa questione farà l'oggetto di un esame più approfondito non appena l'assicurato potrà essere sottoposto a perizia medica. Com'è inoltre possibile che un medico-curante, spec. in medicina interna, prescriva dei medicamenti al proprio assicurato, medicamenti per lo più in relazione alla problematica psichica, senza visita medica, dunque per così dire "a distanza"?
(...).
Nel caso in esame ci troviamo di fatto in questa situazione: La _ è impossibilitata, per il momento e fintanto che l'assicurato potrà essere sottoposto ad ulteriori esami medici, ad esprimersi in modo definitivo quanto al suo obbligo di prestare. Spetta alla cassa malati stessa decidere se il suo obbligo di prestare è dato nella presente situazione, pure ricordando il contenuto dell'art. 112 OAMal sopracitato."
(doc. _, p. 4)
_ si è essenzialmente limitato a sostenere che il trattamento applicatogli in carcere sarebbe stato appropriato ed economico ai sensi dell'art. 10 LAINF e che, in tutti i casi, l'assicuratore LAINF avrebbe avuto facile accesso alla relativa documentazione presso l'istituto di pena (cfr. I - inc. 35.2001.3).
La Cassa malati _ ha respinto, da parte sua, l'invito di anticipare le prestazioni assicurative in forza dell'art. 112 cpv. 1 OAMal, siccome farebbero difetto "... i giustificativi tali da poter legittimare le fatture 12 settembre, 14 giugno e 21 agosto 2000 ..." (cfr. VII - inc. 35.2001.4).
In corso di causa, la Cassa ricorrente ha prodotto lo scritto 21 marzo 2001 della dott.ssa _, medico presso il carcere di _, dal quale emerge, fra l'altro, che i costi dei trattamenti a cui sono sottoposti i detenuti vanno a carico dell'istituto carcerario e che durante la sua detenzione_ ha effettivamente ricevuto dei farmaci pagati direttamente dallo stesso istituto.
Sulla succitata lettera figura una nota manoscritta del direttore del carcere, da cui si evince che i medicamenti prescritti in Svizzera sono stati consegnati all'assicurato dalla moglie (cfr. IX bis).
Ora, tenuto conto del fatto che _, durante la detenzione, poteva contare su un'assistenza sanitaria offertagli direttamente dal Servizio medico del carcere di _, i cui costi venivano assunti dall'istituto carcerario medesimo, il TCA è dell'avviso che la fornitura di farmaci dall'esterno - peraltro prescritti "a distanza", senza dunque alcuna possibilità di controllo da parte del medico prescrivente - sia incompatibile con il principio dell'economicità (cfr. doc. _ LAINF).
Del resto, non può essere ignorato il fatto che è lo stesso ricorrente ad avere riconosciuto che, nel carcere di _, egli beneficiava "... di un trattamento medico e di un sostegno psicologico efficace, adeguato ed economicamente sostenibile" (cfr. IV - inc. 35.2001.4), ciò che fa apparire come decisamente superflua la prescrizione di medicamenti a partire dalla Svizzera.
In esito a quanto precede, La _ ha correttamente sospeso il diritto alle prestazioni di cura medica a decorrere dal 1° dicembre 1999.
Dato che la fornitura di medicamenti dall'esterno configura una chiara violazione del principio dell'economicità, i relativi costi non possono venire addossati neppure alla Cassa malati _, giacché l'economicità della cura è un presupposto del diritto a prestazioni anche nell'assicurazione sociale contro le malattie (cfr. art. 32 cpv. 1 LAMal).
In queste condizioni, può rimanere aperta la questione riguardante l'applicabilità dell'art. 112 cpv. 1 OAMal, sollevata dall'assicuratore malattie in sede di ricorso 17 gennaio 2001 (cfr. I - inc. 35.2001.4).