Decision ID: 266ec56e-cf97-564b-812c-cb9a9b305e67
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Il 18 dicembre 2009, l'interessato e sua moglie, cittadini afghani di etnia
tagika, originari di Herat (Afghanistan), hanno inoltrato una domanda di
asilo in Svizzera.
Il richiedente ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo
(cfr. verbali di audizione del 29 dicembre 2009 [di seguito: verbale 1] e
dell'11 maggio 2010 [di seguito: verbale 2], di essere stato invitato per un
incontro, in data 24 luglio 2009, da alcuni commercianti di Herat. Nel
corso del succitato incontro sarebbe nata una discussione incentrata sui
funzionari statali, la quale sarebbe poi sfociata in una lite tra l'interessato
ed un suo ex collega di lavoro, tale D._
[di seguito: D._]. In particolare, il richiedente avrebbe accusato
pubblicamente D._ di essere un malfattore e di avere rubato tanti
soldi allo Stato. In questo senso, occorre precisare che l'interessato
denunciò D._ già nel 2005 causandone l'arresto. Adirato per le
nuove accuse mossegli, D._ avrebbe contattato E._ [di
seguito: E._], già (...) di Herat e (...) in tale città. Peraltro
D._ sarebbe un ex collaboratore di E._ e, con quest'ultimo,
sarebbe implicato in diversi casi di furti e corruzione. Alcuni giorni dopo la
menzionata discussione, mentre l'interessato stava rientrando a casa con
uno dei suoi figli, due persone in motocicletta avrebbero aperto il fuoco
contro di loro ma, fortunatamente, l'attacco avrebbe lasciato illesi
entrambi. Dopo l'attentato, il richiedente avrebbe ricevuto una telefonata
anonima nella quale sarebbe stato minacciato di morte. L'interessato,
convinto di essere perseguitato dagli uomini di E._ a causa del
litigio avuto in precedenza con D._, si sarebbe quindi rifugiato,
insieme alla sua famiglia, presso un fratello residente in un villaggio nei
pressi di Herat. In data 11 agosto 2009, a seguito dell'uccisione di alcuni
avversari politici di E._, il richiedente, temendo per la sua vita e
per quella dei propri cari, ha lasciato il Paese di origine.
A sostegno della sua domanda l'interessato ha depositato i documenti
seguenti:
– copia del diploma di fine studi del 1973;
– documento rilasciato dal ministero della difesa contenente le congratulazioni rivolte all'interessato;
– lettera di congratulazioni del (...);
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– tessera di congratulazioni per i vent'anni di carriera del (...);
– attestato del (...);
– tessera di congratulazioni dell'Ufficio presidenziale del (...);
– tessera di lavoro;
– tessera del militare;
– copia della lettera di trasferimento del (...);
– copia del documento per pensionato;
– copia della carta di identità professionale;
– diverse fotografie ritraenti il richiedente al militare.
La moglie, sentita sui motivi di asilo, ha sostanzialmente esposto gli
stessi presentati dal marito (cfr. verbali di audizione del
29 dicembre 2009 [di seguito: verbale 3] e dell'11 maggio 2010
[di seguito: verbale 4]).
La figlia ha anch'essa inoltrato domanda di asilo in data
18 dicembre 2009. Sentita sui motivi di asilo ha dichiarato, in sostanza e
per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali di audizione del 6 gennaio 2010
[di seguito: verbale 5] e del 18 febbraio 2010 [di seguito: verbale 6]), di
essere fuggita a causa dei problemi del padre e della situazione tesa
presente ad Herat, dove molte studentesse sarebbero state vittime di
attacchi con armi da taglio.
B.
Il 27 ottobre 2010, l'UFM ha concesso alla figlia il diritto di esprimersi in
merito alle divergenze riscontrate con il racconto fornito dal padre. L'inte-
ressata ha risposto con lettera del 26 novembre 2010 confermato le pro-
prie dichiarazioni.
C.
Il 13 gennaio 2011, tramite due decisioni distinte, una per i genitori e una
per la figlia, l'UFM ha respinto le domande di asilo degli interessati. Nello
stesso tempo ha pronunciato l'allontanamento dalla Svizzera e ritenuto
ammissibile, esigibile e possibile l'esecuzione del medesimo verso
l'Afghanistan.
D.
Il 16 febbraio 2011, i richiedenti, per il tramite del loro rappresentante,
hanno congiuntamente inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale amministrati-
vo federale (di seguito: il Tribunale) contro le citate decisioni dell'UFM,
chiedendo, in via principale, l'annullamento dei provvedimenti impugnati e
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la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per una nuova valu-
tazione, subordinatamente il riconoscimento della qualità di rifugiati e la
concessione dell'asilo, mentre, in via sussidiaria, la concessione dell'am-
missione provvisoria. Hanno altresì presentato una domanda di assisten-
za giudiziaria nel senso della dispensa dal versamento delle spese e del
relativo anticipo.
E.
Tramite decisione incidentale del 22 febbraio 2011, il Tribunale ha auto-
rizzato i ricorrenti a soggiornare in Svizzera sino al termine della procedu-
ra ed ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi particolari
(art. 63 cpv. 4 della legge federale sulla procedura amministrativa del
20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere il versamento di un anti-
cipo a copertura delle presumibili spese processuali. Nel contempo ha in-
vitato l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso.
F.
Tramite risposta del 24 marzo 2011, l'UFM ha proposto la reiezione del
gravame.
G.
Il 2 maggio 2011, gli insorgenti hanno fatto pervenire il loro atto di replica
con cui hanno, tra l'altro, allegato un articolo di giornale (di seguito:
doc. 1) che descriverebbe l'attentato subito dal ricorrente.
H.
In data 24 maggio 2011, i ricorrenti hanno inoltrato la versione originale,
già allegata in copia al ricorso, di una testimonianza scritta dei vicini di
casa che avrebbero assistito all'attentato subito dall'insorgente
(di seguito: doc. 2).
I.
Il 18 agosto 2011, l'autorità inferiore ha preso posizione circa gli ultimi
mezzi di prova presentati dai ricorrenti riconfermando la reiezione del
gravame.
J.
Il 3 gennaio 2012, gli insorgenti hanno inoltrato due certificati medici, uno
concernente il marito e uno riguardante la figlia (di seguito: doc. 3 e 4),
nei quali sarebbe segnalata per entrambi una sintomatologia ansioso-
depressiva.
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K.
In data 9 marzo 2012, l'UFM ha preso posizione circa i certificati medici
presentati, riproponendo la reiezione del gravame.
L.
Il 16 aprile 2012, gli interessati hanno replicato alla presa di posizione
dell'autorità inferiore.
M.
Il 7 maggio 2012, gli insorgenti hanno ulteriormente preso posizione in
risposta alle osservazioni dell'UFM del 18 agosto 2011.
N.
In data 29 maggio 2012, l'autorità di prime cure ha riproposto la reiezione
del gravame.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul Tribu-
nale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e
dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 173.110),
in quanto la legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi,
RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-
tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).
L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), sono pertanto legittimati ad aggravarsi
contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv.1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vin-
colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giu-
ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II,
3a ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).
Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d'origine dell'insorgente
e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prenden-
do quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo il
deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6,
DTAF 2008/4 consid. 5.4).
3.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-
ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazio-
nalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinio-
ni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiu-
dizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tene-
re conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile
(art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito
all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo in
rapporto con la situazione reale e un elemento soggettivo. Sarà
riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente
riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo)
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di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una
persecuzione (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1998 n. 20 consid. 8a,
GICRA 1997 n. 10 consid. 6 con la giurisprudenza e la dottrina citata). Sul
piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti
dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori,
nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso,
sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di
future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha
dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni
più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. GICRA 1998
n. 20 consid. 7, GICRA 1994 n. 24, GICRA 1993 n. 11). Sul piano
oggettivo, tale timore dev'essere fondato su indizi concreti e sufficienti
che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità,
l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti,
quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che
potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n.
1
consid. 6, GICRA 1993 n. 21, GICRA 1993 n.
11; MINH SON NGUYEN, Droit
public des étrangers, Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La
procédure d'asile et de renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.).
A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o
per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-
rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
In altre parole, per potere ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un
richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di
convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla
possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria
(cfr. GICRA 1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè
resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili
di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile) e concordanti, o
meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi.
Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto di una
valutazione complessiva e non esclusivamente atomizzata delle singole
allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando,
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contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni
dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995
n. 23).
4.
4.1 Nella decisione impugnata concernente il marito e moglie, l'UFM ha ri-
tenuto le dichiarazioni in materia di asilo degli interessati incompatibili con
l'esperienza generale di vita e la logica dell'agire, contraddittorie e, per-
tanto, inverosimili. Concretamente, l'autorità inferiore è dell'avviso che
l'implicazione di E._ nell'attentato sarebbe una semplice congettu-
ra del tutto ipotetica e priva di alcun fondamento. Inoltre, sarebbe invero-
simile che D._, denunciato nel 2005 dall'interessato ed arrestato
in seguito a tale denuncia, agisca solamente ora contro l'insorgente. Allo
stesso modo mal si comprenderebbe per quale motivo E._, che
non avrebbe agito a seguito delle succitate denuncie del 2005 che ne a-
vrebbero minato la reputazione, dovrebbe ora intervenire per le critiche
mosse dal ricorrente nel corso del litigio con D._ che non lo con-
cernerebbero direttamente. Peraltro, sarebbe persino poco plausibile che
E._ presti ascolto a D._ allorquando quest'ultimo gli avreb-
be in precedenza sottratto dei soldi. L'autorità di prime cure ha quindi
considerato che le dichiarazioni rilasciate dai ricorrenti dimostrerebbero
un comportamento incoerente e delle reazioni sproporzionate delle parti
coinvolte. In aggiunta, l'UFM ha rilevato come l'insorgente si sarebbe con-
traddetto asserendo, nel corso della prima audizione, di avere criticato gli
impiegati attuali definendoli analfabeti, mentre, nel corso della seconda
audizione, li avrebbe definiti dei corrotti. Quanto alla moglie, si sarebbe
contraddetta circa il periodo di pensionamento del marito, inoltre le sue
dichiarazioni mancherebbero di spontaneità, ciò porterebbe quindi a pen-
sare che la medesima non avrebbe assolutamente vissuto i fatti racconta-
ti, bensì avrebbe semplicemente ripetuto quanto le sarebbe stato detto di
dichiarare. L'autorità di prime cure ha aggiunto che i mezzi di prova forniti
attesterebbero unicamente il percorso professionale dell'interessato ma
non i motivi di asilo adotti, di conseguenza non sarebbero pertinenti in
materia di asilo. Infine, l'UFM ha ritenuto l'esecuzione dell'allontanamento
ammissibile, esigibile e possibile.
Nella decisione impugnata concernente la figlia, l'autorità di prime cure ha
rilevato come la vicenda risulterebbe inverosimile per il comportamento
illogico dei protagonisti, rinviando quindi essenzialmente a quanto già
affermato nella decisione concernente i genitori della ricorrente. In
particolare, considerato che le tensioni tra il richiedente e D._
esistevano già da diversi anni, sarebbe del tutto sproporzionata la
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reazione di quest'ultimo che, in seguito ad una critica sulla corruzione dei
funzionari statali, avrebbe minacciato di morte l'interessato e tutta la sua
famiglia. Nemmeno le dichiarazioni della richiedente soddisferebbero
dunque le condizioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi. In
aggiunta, l'autorità inferiore ha rilevato come delle situazioni sfavorevoli
dovute alla guerra ed alla violenza generalizzata non costituirebbero una
persecuzione determinante in materia di asilo, di conseguenza le
allegazioni dell'interessata circa la situazione problematica delle
studentesse in Afghanistan non sarebbero pertinenti in materia di asilo ai
sensi dell'art. 3 LAsi, d'altronde, malgrado i problemi descritti, l'insorgente
avrebbe comunque avuto la possibilità di terminare il liceo e di iscriversi
all'università. L'UFM ha infine ritenuto, anche in questo caso, l'esecuzione
dell'allontanamento ammissibile, esigibile e possibile.
4.2 Nel gravame, gli insorgenti, richiamati i fatti sostanzialmente esposti
in sede di audizione, hanno innanzitutto affermato che la certezza circa il
coinvolgimento diretto di D._ e E._ nell'attentato si
fonderebbe
sull'esperienza maturata nel tempo e la conoscenza di questi ultimi e
delle loro malefatte negli anni. Inoltre, la convinzione del ricorrente
nascerebbe anche dalle precise minacce e dai propositi di vendetta che
D._ avrebbe proferito nei suoi confronti. A mente dei ricorrenti,
non dovrebbe sorprendere se E._, malgrado i precedenti problemi
avuti con D._, continui a dargli credito. Infatti quest'ultimo sarebbe
diventato un uomo molto ricco e potente nella regione ed entrambi
avrebbero bisogno uno dell'altro per mantenere il potere acquisito.
Contrariamente a quanto sostenuto dall'UFM, il ricorrente non si sarebbe
contraddetto. Egli avrebbe infatti criticato gli attuali impiegati statali sia
perché sarebbero degli analfabeti sia perché una volta giunti al potere si
farebbero corrompere facilmente. Per quanto concerne le dichiarazioni
della moglie riguardanti il pensionamento del marito, i ricorrenti precisano
che quando nel corso delle audizioni ha asserito che il marito non era
ancora in pensione, si sarebbe riferita ai primi litigi con D._
risalenti al 1991/1992, mentre quando ha sostenuto che il medesimo era
già in pensione, si sarebbe riferita ai fatti del luglio 2009 e, pertanto,
anche in questo caso non vi sarebbe alcuna contraddizione. I ricorrenti
contestano l'affermazione dell'autorità inferiore secondo la quale la moglie
avrebbe riferito ciò che le sarebbe stato detto di dichiarare dai suoi
famigliari, in realtà, in ragione del suo ruolo di donna di casa, non
sarebbe nella posizione per saperne di più, essendosi quindi limitata a
raccontare ciò che avrebbe sentito circa quegli avvenimenti. Infine, i
ricorrenti contestano di disporre di una solida rete famigliare considerato
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che quasi tutta la famiglia sarebbe fuggita dell'Afghanistan. In
considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento non
sarebbe ragionevolmente esigibile.
4.3 Nella risposta al ricorso, l'UFM ha evidenziato di avere ben valutato
l'esigibilità del rinvio nel caso specifico. In particolare, il ricorrente avrebbe
sempre vissuto in Afghanistan dove avrebbe frequentato gli studi superio-
ri e ricoperto delle cariche relativamente importanti nell'ambito militare.
Ne conseguirebbe che il medesimo si sarebbe sicuramente costruito una
rete sociale con persone appartenenti ad una classe media e privilegiata
del Paese. Inoltre, l'insorgente avrebbe cinque fratelli in loco mentre la
moglie avrebbe una sorella e diversi cugini. Non da ultimo, il ricorrente
percepirebbe una pensione che ne assicurerebbe il sostentamento. In
considerazione di tutti questi elementi, l'esecuzione dell'allontanamento
sarebbe ragionevolmente esigibile.
4.4 Nella replica, i ricorrenti hanno innanzitutto precisato di non avere so-
stenuto di non disporre di qualsivoglia rete familiare in Afghanistan, bensì
che i legami nel Paese di origine non costituiscono una solida rete fami-
liare ai sensi dell'esigibilità all'allontanamento. Affermano inoltre che, in
seguito all'uccisione del leader di Al Quaeda Osama Bin Laden, anche le
regioni del Paese ad oggi considerate, a condizioni già restrittive, stabili,
potrebbero ora divenire instabili. Gli insorgenti hanno inoltre allegato un
articolo di giornale nel quale verrebbe riportata la notizia dell'attentato su-
bito dal ricorrente e confermerebbe in toto le dichiarazioni degli insorgen-
ti, comprese le supposizioni circa le responsabilità di D._ e
E._.
4.5 L'autorità di prime cure, in duplica, contesta la forza probatoria dell'ar-
ticolo di giornale allegato alla replica affermando che sarebbe pratica cor-
rente della stampa locale pubblicare articoli senza verificare l'attendibilità
delle fonti. Per quanto concerne la testimonianza scritta dei vicini dei ri-
chiedenti, allegata dapprima in copia nell'atto di ricorso ed in originale con
scritto del 24 maggio 2011, l'UFM ha evidenziato che si tratterebbe di un
semplice documento di compiacenza e pertanto privo di valenza probato-
ria. Infine, in merito all'esigibilità dell'allontanamento, l'UFM precisa che la
situazione securitaria nelle città come Kabul e Herat non sarebbe peggio-
rata come nel resto del Paese. Di conseguenza, il rinvio dei richiedenti
sarebbe ragionevolmente esigibile.
4.6 Con scritto del 3 gennaio 2012, i ricorrenti hanno inoltrato due certifi-
cati medici, uno riguardante l'insorgente ed uno concernente la figlia. I
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medesimi atti certificherebbero problemi di ansia e depressione a causa
delle esperienze traumatizzanti che avrebbero vissuto in patria. Un even-
tuale rientro in Afghanistan potrebbe dunque comportare una grave com-
promissione della salute psichica. Alla luce dei sopraccitati rapporti dun-
que, l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe da considerare inesigibile
per motivi medici, posta la necessità di potere continuare a seguire il trat-
tamento psicologico in Svizzera.
4.7 Quo ai certificati medici, l'UFM ha innanzitutto sottolineato come le
persecuzioni invocate non potrebbero essere all'origine dei problemi psi-
chici sollevati essendo inverosimili. Bensì, i problemi psichici sarebbero
da ricondurre allo stato di incertezza in cui vivrebbero gli insorgenti in at-
tesa di una decisione definitiva in merito alla propria domanda di asilo,
nonché alla situazione di guerra che colpirebbe il proprio Paese di origi-
ne. L'autorità inferiore ha poi considerato che gli psicologi aventi in cura
gli interessati potrebbero orientare la loro terapia in modo da aiutare i
medesimi ad accettare una prospettiva di ritorno in patria. Inoltre, vi sa-
rebbe la possibilità per i ricorrenti di chiedere un aiuto al ritorno per motivi
sanitari e di ricevere quindi medicamenti ed assistenza. Infine, l'UFM fa
notare che diverse organizzazioni sarebbero attive nel campo della salute
mentale, in particolare ad Herat nel 2010 sarebbe sorta una clinica spe-
cializzata nella salute mentale. Di conseguenza, l'autorità inferiore con-
clude che un rinvio in Afghanistan non metterebbe in pericolo i richiedenti.
4.8 I ricorrenti, nel loro scritto del 16 aprile 2012, hanno ribadito che non
disporrebbero di una solida rete familiare in patria e che, la loro condizio-
ne psichica, renderebbe poco probabile la possibilità di continuare una te-
rapia nel medesimo luogo dove gli eventi drammatici sarebbero stati vis-
suti.
Nello scritto successivo del 7 maggio 2012 gli interessati hanno contesta-
to la valutazione dell'UFM circa l'articolo di giornale da loro in precedenza
allegato. L'argomentazione dell'autorità inferiore sarebbe generica e met-
terebbe in seria discussione l'attendibilità di tutta la stampa afghana. Un
tale argomento dunque non potrebbe condurre a disattendere il mezzo di
prova addotto. Aggiungono, che la recente offensiva talebana nella pro-
vincia di Herat sconfesserebbe, almeno in parte, le valutazioni dell'UFM
sulla situazione afghana.
4.9 In data 29 maggio 2012, l'autorità inferiore ha considerato che la re-
plica degli interessati non apporterebbe nessun elemento tale da giustifi-
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Pagina 12
care una diversa valutazione della situazione generale presente in Afgha-
nistan, ed ha quindi riproposto la reiezione del gravame.
5.
5.1 Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità
inferiore, le dichiarazioni rese dai ricorrenti si esauriscono in mere ed im-
precise affermazioni di parte, contraddittorie e non corroborate dal ben-
ché minimo elemento di seria consistenza. Infatti, gli insorgenti non han-
no saputo fornire indicazioni precise sui fatti adotti a sostegno dei motivi
presentati a fondamento della loro domanda di asilo.
A mente di codesto Tribunale, l'autorità di prime cure ha rettamente con-
siderato che il comportamento degli autori della dichiarata persecuzione è
risultato essere illogico. È infatti sorprendente che D._ abbia deci-
so di perseguitare il ricorrente soltanto in seguito alla discussione avuta
sui funzionari statali, allorquando sarebbe rimasto impassibile in seguito
alle denuncie di cui sarebbe stato oggetto nel passato da parte dello
stesso insorgente, in particolare quella che sarebbe avvenuta nel 2005 e
che ne avrebbe addirittura causato l'arresto da parte di E._ e la ri-
consegna a quest'ultimo di tre milioni di dollari di cui D._ si sareb-
be indebitamente appropriato (cfr. verbale 2, Q113, pag. 10-11). Per la
stessa ragione, appare incomprensibile il sostegno che E._ a-
vrebbe dato a D._ per eliminare il ricorrente. Infatti, da un lato non
sarebbe direttamente toccato dalle accuse proferite dall'insorgente in pre-
senza dei commercianti, mentre che le denuncie avvenute nel passato lo
avrebbero interessato direttamente (cfr. verbale 2, Q105 e Q113, pag. 10-
11) e, dall'altro lato, D._ avrebbe sottratto a E._ tre milioni
di dollari che quest'ultimo avrebbe riottenuto proprio grazie alla denuncia
dell'insorgente (cfr. verbale 2, Q113, pag. 10-11).
A prescindere dal comportamento irrazionale e sproporzionato che
avrebbero avuto i responsabili della persecuzione nella vicenda, è d'uopo
constatare come diverse incongruenze risultano dai racconti degli
insorgenti. In particolare, stando al racconto della moglie, i motociclisti
sarebbero arrivati ed avrebbero aperto il fuoco quando il marito sarebbe
stato in procinto di aprire la porta di casa (cfr. verbale 3, pag. 5), questi,
avvertito dal figlio, si sarebbe quindi nascosto dietro la propria macchina
(cfr. ibidem). Diversamente, secondo la versione rilasciata dal marito, al
momento dell'arrivo dei motociclisti egli si sarebbe trovato seduto sul
sedile anteriore della vettura ed avrebbe evitato i proiettili abbassando la
testa per tempo (cfr. verbale 2, pag. 8). In aggiunta, sempre secondo la
versione del marito, dopo gli spari, tutti i membri della famiglia sarebbero
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Pagina 13
usciti per vedere cosa fosse successo (cfr. verbale 2, pag. 8), per contro,
la moglie ha dichiarato di essere rimasta in casa insieme alla figlia per
paura che ci fossero altri spari (cfr. verbale 4, pagg. 2 e 3). Altre
contraddizioni emergono dai verbali, infatti, stando a quanto asserito dal
marito, quattro o cinque giorni dopo il fallito attentato, avrebbe ricevuto
una telefonata anonima nella quale sarebbero stati minacciati di morte
(cfr. verbale 1, pag. 6). Secondo quanto affermato dalla moglie e dalla
figlia, invece, detta telefonata avrebbe avuto luogo già il giorno seguente
l'attentato (cfr. verbale 3, pag. 5 e verbale 6, pag. 4). Occorre in questo
caso precisare che la figlia, invitata dall'UFM ad esprimersi in merito a
questa contraddizione, ha confermato la propria versione dei fatti
divergente da quella del padre (cfr. scritto del rappresentante dei
ricorrenti del 26 novembre 2010). A mente della moglie, inoltre, in seguito
alla telefonata ricevuta, il marito avrebbe parlato con alcuni anziani del
villaggio, i quali gli avrebbero consigliato di andarsene poiché, se fosse
rimasto, gli attentatori avrebbero portato a termine la loro missione
uccidendolo (cfr. verbale. 3, pag. 5). La medesima ha inoltre aggiunto
che, una volta fuggiti e rifugiatisi dal fratello del marito a F._,
sarebbe stato ucciso un comandante oppositore di E._ (cfr.
verbale 3, pagg. 5 e 6). La versione del marito diverte anche su questo
aspetto, lo stesso ha infatti dichiarato di avere parlato dopo il mancato
attentato con i propri parenti (cfr. verbale 2, pag. 9), e non con gli anziani
del villaggio come invece sostenuto dalla moglie. In merito agli anziani del
villaggio, il marito ha bensì affermato che questi sarebbero stati uccisi in
quanto oppositori di E._ (cfr. verbale 1, pagg. 6 e 7).
Contraddittorio risulta anche il resoconto circa le minacce di morte che il
ricorrente avrebbe ricevuto telefonicamente. Infatti, stando alle sue stesse
dichiarazioni la riunione con i membri della famiglia avrebbe avuto luogo
prima di ricevere la succitata telefonata (cfr. verbale 2, pag. 12), a mente
della moglie e della figlia tuttavia, la riunione avrebbe avuto luogo dopo la
telefonata di minacce (cfr. verbale 3, pag. 5, verbale 4, pag. 4 e verbale 6,
pag. 4). In aggiunta, da quanto dichiarato dal marito e dalla moglie nel
corso della prima audizione, nonché dalla figlia nel corso della seconda
audizione, risulta che le minacce sarebbero state rivolte unicamente al
ricorrente (cfr. verbale 1, pag. 6, verbale 3, pag. 5 e verbale 6, pag. 4),
tuttavia, nel corso dell'audizione federale, la moglie e il marito hanno
dichiarato che nella telefonata anonima sarebbe stata minacciata l'intera
famiglia (cfr. verbale 2, pag. 13 e verbale 4, pag. 5).
Il ricorrente si è contraddetto anche in merito alle generalità di
D._, infatti, ha dapprima affermato che quest'ultimo avrebbe
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attualmente 38/40 anni (cfr. verbale 2, Q50, pag. 5), in seguito, alla
domanda circa l'età del medesimo nel 1995, ossia durante l'ultimo anno
nel quale questi avrebbe lavorato insieme all'insorgente, ha asserito che
era giovane e che avrebbe avuto circa 38 anni già allora, sconfessando
quindi quanto dichiarato poco prima (cfr. verbale 2, Q83, pag. 8).
Per quanto concerne il doc. 1 inoltrato dai ricorrenti, il Tribunale rileva, in
primis, che tale documento risulta essere una semplice copia di bassa
qualità e di cui è pertanto impossibile valutarne la provenienza e
l'autenticità. In particolare, si osserva che l'indirizzo internet indicato dai
ricorrenti non è attualmente funzionante. Ciò malgrado, da una rapida
ricerca internet sembrerebbe che il sito indicato dagli insorgenti sia stato
trasferito ad un nuovo indirizzo con dominio svizzero, dal quale è tuttavia
impossibile risalire all'articolo di cui al doc. 1. In ogni caso, il sito da cui
proverebbe il doc. 1, non appare essere un canale di informazione
ufficiale o quantomeno riconosciuto, bensì un semplice blog privato e, di
conseguenza, dalla dubbia attendibilità. Quanto al doc. 2, anch'esso non
può essere considerato una prova rilevante ritenuto che, come
giustamente evidenziato dall'autorità di prime cure, trattasi di una
semplice dichiarazione di parte allestita verosimilmente per i bisogni di
causa.
5.2 A prescindere da quanto precede, indipendentemente dalla
verosimiglianza delle dichiarazioni dei ricorrenti, i motivi a fondamento
della loro domanda di asilo non risultano nemmeno essere rilevanti in
materia di asilo. Infatti, anche ammettendo la veridicità dell'attentato, non
si giungerebbe necessariamente alla conclusione secondo cui i ricorrenti
sarebbero vittime di persecuzioni in patria ai sensi dell'art. 3 LAsi.
D'altronde, non è stato minimamente provato che l'attentato che avrebbe
subito l'insorgente sarebbe stato orchestrato da ambienti vicini al
Governo afghano e riconducibile alle critiche che il ricorrente avrebbe
rivolto nei confronti del Governo. Il Tribunale ritiene invece che le autorità
del Paese di origine sarebbero in grado di garantire la protezione contro
l'agire illegittimo di terzi, in casu D._ e E._, nei confronti
degli insorgenti se interpellate. In questo senso, dallo stesso doc. 1,
risulta che il portavoce della gendarmeria di Herat avrebbe dichiarato che
la polizia starebbe indagando per trovare gli autori e giustiziarli. Infine, lo
stesso ricorrente ha affermato che E._ avrebbe perso le proprie
funzioni in seno al Governo (cfr. verbale 2, Q70-Q76, pag. 7) e, pertanto,
la propria influenza sulle autorità locali.
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Anche i motivi propri alla figlia, segnatamente gli attacchi di arma bianca
che sarebbero perpetuati ai danni delle studentesse, non risultano essere
rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. Infatti, da un lato la ricorrente non ha
provato minimamente l'esistenza di tali attacchi e, dall'altro lato, come
giustamente rilevato dall'autorità inferiore, tali aggressioni non sarebbero
indirizzate direttamente alla ricorrente, bensì si tratterebbe di aggressioni
riconducibili ad una situazione di instabilità che colpisce il Paese
(cfr. verbale 6, Q51, pag. 6). D'altronde, la stessa ricorrente ha dichiarato
di non avere mai subito alcuna aggressione e di essere comunque stata
in grado di iscriversi all'università (cfr. verbale 5, pag. 2 e 5; verbale 6,
Q51, pag. 6).
Alla luce di quanto precede, ne deriva che i fatti addotti dai ricorrenti nella
presente procedura d'asilo non sono propri a motivare la qualità di rifugia-
to. Ne consegue che, sul punto di questione dell'asilo, il ricorso non meri-
ta tutela e la decisione impugnata va confermata.
6.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-
zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1
LAsi).
Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32
dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9).
Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-
to il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
7.
7.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) pre-
vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile
(cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'Ufficio
federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr).
7.2 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del
divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della
Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio in
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Pagina 16
particolare l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,
RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone,
peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo
straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà allontanato,
a dei trattamenti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere
plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. GICRA 1996
n. 18 consid. 14b lett. ee e GICRA 1995 n. 23).
Nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione
dell'UFM relativa alla domanda d'asilo dei ricorrenti, questi ultimi non
possono prevalersi del principio del divieto di respingimento ai sensi
dell'art. 5 LAsi, generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto
internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 della
Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv.,
RS 0.142.30). Inoltre, non emergono dalle carte processuali elementi da
cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti verso
l'Afghanistan possa violare l'art. 3 CEDU.
Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione
dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico
internazionale nonché della LAsi.
7.3
7.3.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi, l'ese-
cuzione non può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato
d'origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente
in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza ge-
neralizzata o emergenza medica.
La prima disposizione citata si applica principalmente ai "réfugiés de la
violence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza
generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali
l'allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare
perché esse non potrebbero più ricevere le cure del quale esse hanno
bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere
durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto
esposte alla fame, ad una degradazione grave del loro stato di salute,
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all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio economiche
che costituiscono l'ordinaria quotidianità d'una regione, in particolare la
penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono
sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo.
L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo
caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si
troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese dopo l'esecuzione
dell'allontanamento con l'interesse pubblico militante a favore del suo
allontanamento dalla Svizzera (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1.).
Si tratta, dunque, d'esaminare con riferimento ai criteri suesposti se i
ricorrenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile
dell'esecuzione del loro allontanamento, tenuto conto della situazione
generale vigente attualmente in Afghanistan, da un lato, e della loro
situazione personale, dall'altro.
7.3.2 Nell'ambito di un'analisi del paese dal punto di vista della sicurezza
e della situazione umanitaria ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr. codesto
Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan è
continuamente peggiorata negli ultimi anni in tutte le regioni, compresi i
centri urbani e la città Kabul. Dal profilo umanitario, la situazione nelle
aree rurali dell'Afghanistan è grave. Nelle zone urbane la situazione è
migliore, tuttavia l'assistenza medica spesso non è garantita tanto da
potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai
sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr (consid. 9.9.1). La situazione umanitaria nella
città Kabul è meno grave rispetto alle altre parti del Paese. L'esecuzione
dell'allontanamento verso la città Kabul non è generalmente inesigibile,
bensì può essere riconosciuta esigibile in presenza di circostanze
favorevoli, anche nell'ambito di un'alternativa di soggiorno interna
(DTAF 2011/7, in particolare consid. 9.9.2). Come nella capitale Kabul,
anche nella città di Herat le condizioni di sicurezza e la situazione
umanitaria sono oggi meno critiche rispetto alle altre regioni
dell'Afghanistan. In presenza di condizioni favorevoli (in particolare una
solida rete di rapporti sociali, la possibilità di procacciarsi il minimo
esistenziale e di trovare un alloggio, buone condizioni di salute),
l'esecuzione dell'allontanamento verso la città di Herat può essere
considerata ragionevolmente esigibile (DTAF 2011/38 consid. 4.3.1–
4.3.3).
7.3.3 Nel caso in disamina, quanto alla situazione personale dei ricorrenti,
essi sono nati ed hanno vissuto quasi la totalità della loro vita in
Afghanistan. L'insorgente è un alto funzionario dell'esercito afghano in
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pensione, mentre la figlia è giovane e vanta una buona scolarizzazione
avendo concluso le scuole superiori ad Herat ed essendo in possesso di
un attestato che le permette di insegnare ai bambini (verbale 6, Q6,
pag. 2). La stessa, prima di lasciare il proprio Paese di origine, si è anche
iscritta alla facoltà di lettere dell'Università locale. In virtù di quanto
precede, vi è ragione di ritenere che i ricorrenti facciano parte di una
fascia di popolazione privilegiata in patria. Per quanto concerne
l'esistenza di una rete sociale nel Paese di origine, il Tribunale osserva
che ad Herat vivono tutt'ora il padre, cinque fratelli ed un cognato del
ricorrente. In aggiunta, si prende atto che l'isorgente ha dichiarato di
essere una persona molto conosciuta e rispettata ad Herat (cfr. verbale 2,
Q66, pag. 7), pertanto non vi è modo di dubitare sull'effettiva esistenza di
una solida rete sociale in patria.
7.3.4 Secondo la giurisprudenza del Tribunale, l'esecuzione
dell'allontanamento di persone sotto trattamento medico in Svizzera, è
inesigibile unicamente nella misura in cui queste potrebbero non ricevere
più le cure essenziali tali da garantire loro le condizioni minime di
esistenza. Per cure essenziali si intende quelle assolutamente necessarie
a garantire la dignità umana, senza le quali lo stato di salute
dell'interessato peggiorerebbe molto velocemente al punto tale da
condurre in maniera certa alla messa in pericolo concreta della vita o a un
danno serio, permanente e notevolmente più grave della propria integrità
fisica (sentenza del Tribunale E-5526/2006 del 9 luglio 2009 consid. 7.2,
e riferimenti ivi citati). In particolare, l'art. 83 cpv. 4 LStr. non può essere
interpretato in maniera tale da conferire un diritto generale di accesso alle
cure mediche in Svizzera per il semplice fatto che le infrastrutture
ospedaliere e le conoscenze mediche nel Paese di origine dell'interessato
non corrispondono agli standard elevati che si trovano in Svizzera. Di
conseguenza, se le cure essenziali necessarie possono essere
assicurate nel Paese di origine, anche se di minore qualità rispetto a
quelle garantite in Svizzera, l'esecuzione del rinvio è ragionevolmente
esigibile (cfr. ibidem).
7.3.5 Nel caso concreto, i ricorrenti hanno presentato due certificati
medici, rispettivamente del ricorrente e della figlia, da cui si evince che i
medesimi sono in cura per una sintomatologia ansioso-depressiva di
media gravità necessitante di un sostegno farmacologico e psicologico
individuale. Senza minimizzare l'importanza dei problemi psicologici di cui
soffrono i ricorrenti, il Tribunale non ritiene tuttavia che questi abbiano
un'intensità tale da mettere concretamente in pericolo la vita degli
insorgenti in caso di ritorno nel Paese di origine. D'altronde, gli stessi
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certificati medici attestano che, dal punto di vista psichiatrico, non vi sono
impedimenti che controindichino il trattamento medico nel Paese di
origine. In questo senso, occorre precisare che nella città di Herat sono
presenti due centri di cure psichiatriche in grado di fornire terapie di
gruppo e trattamenti individuali e, di conseguenza, gli insorgenti potranno
senz'altro continuare le terapie necessarie anche in Afghanistan.
7.3.6 In virtù di quanto sopra, l'esecuzione dell'allontanamento dei ricor-
renti deve essere considerata ragionevolmente esigibile.
7.4 Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, i ricorrenti,
usando della dovuta diligenza potranno procurarsi ogni documento
necessario al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
7.5 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione
dell'allontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
Di conseguenza, anche circa l'esecuzione dell'allontanamento, la
decisione va confermata.
8.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prime
cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che
il ricorso va respinto.
9.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali che seguono la
soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). In casu, non essendo state le
conclusioni, al momento dell'inoltro del gravame, senz'altro sprovviste di
possibilità di esito favorevole e considerato che, sulla base delle
circostanze del caso di specie, si può concludere allo stato d'indigenza
degli insorgenti senza ulteriori accertamenti, v'è luogo di accogliere
l'istanza di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese di giustizia.
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Pagina 20
10.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(Dispositivo alla pagina seguente)
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