Decision ID: 444c43c8-65a7-593d-b879-ed12c8a75a7e
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Gli interessati, di nazionalità afgana, hanno presentato una domanda
d’asilo in Svizzera il 5 settembre 2020 (cfr. atto n. (...) concernente
A._ [di seguito: (...)]).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” i richiedenti asilo avevano già depositato due domande
d’asilo pregresse in Grecia e in Slovenia rispettivamente il 13 dicembre
2018 e il 2 settembre 2020 (cfr. atto (...) – 11/1).
C.
Il 16 settembre 2020 i richiedenti sono stati sentiti nel corso del verbale di
rilevamento dei dati personali (cfr. atti (...) – 14/11 e (...)-14/11 concernente
D._ [di seguito (...)]).
D.
Il 21 settembre 2020, si sono svolti con gli interessati i rispettivi colloqui
personali ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e
i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di
seguito: Regolamento Dublino III).
In tale ambito i richiedenti hanno in sostanza e per quanto qui di rilievo
dichiarato di aver lasciato l’Afghanistan il (...) e di essere giunti in Grecia
nel dicembre dello stesso anno, ove avrebbero richiesto asilo. Dopo un
soggiorno di undici mesi, essi avrebbero lasciato la Repubblica Ellenica ed
avrebbero attraversato i Balcani raggiungendo la Slovenia. Le autorità slo-
vene avrebbero registrato le impronte digitali dei richiedenti, senza però
che quest’ultimi deponessero – a loro dire – una domanda d’asilo. Infine,
durante i primi giorni di settembre del 2020, gli interessati avrebbero la-
sciato la Slovenia in direzione della Svizzera.
Questionato in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in
Slovenia, A._ ha dichiarato che in tale Paese non verrebbero rispet-
tati i diritti umani dacché egli sarebbe stato oggetto di maltrattamenti e fi-
nanche di percosse da parte delle autorità statali. Analogamente,
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D._ si è opposta ad un rientro in Slovenia, confermando gli episodi
di violenza raccontati dal marito. Circa il loro stato di salute, essi non hanno
addotto problematiche di sorta.
A supporto della loro domanda d’asilo, i richiedenti l’asilo hanno versato
agli atti la seguente documentazione:
− Permesso di residenza straniero concernente A._ (cfr. atto (...)-
1/3);
− Certificato di matrimonio, in originale, concernente A._ e
D._ (cfr. atto (...)-2/5);
− Fotocopia della tazkira concernente A._ (cfr. atto (...)-23/2)
E.
Il 21 settembre 2020, la SEM ha presentato alle competenti autorità slo-
vene una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fondata sull’art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto n. (...)-24/5).
F.
In data 2 ottobre 2020, le autorità slovene hanno provvisoriamente respinto
la richiesta di ripresa in carico, informando nel contempo la SEM di essere
in attesa della risposta della Croazia, a sua volta interpellata dalla Slovenia
nell’ambito di un procedimento ai sensi del Regolamento Dublino III.
L’8 ottobre 2020, la Slovenia ha accettato la richiesta di ripresa in carico in
applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III.
G.
Con l’atto medico F2 del 12 ottobre 2020, è stata diagnosticata a
D._ una gravidanza (cfr. atto (...)-30/4).
H.
Con decisione del 29 ottobre 2020, notificata il 30 ottobre 2020 (cfr. risul-
tanze processuali), la SEM non è entrata nel merito della succitata do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronun-
ciando nel contempo il loro trasferimento dalla Svizzera verso la Slovenia,
come pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecuzione del trasferi-
mento medesimo. L’autorità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo
ad un eventuale ricorso contro la decisione.
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I.
Il 6 novembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 9 giugno
2020) gli interessati sono insorti contro la decisione dell’autorità di primo
grado, postulando, in limine, la concessione dell’effetto sospensivo al ri-
corso e – sino alla decisione in merito allo stesso – che venga comunicato
in via supercautelare all’autorità incaricata dell’esecuzione dell’allontana-
mento di astenersi dall’intraprendere tale misura. In via principale, gli insor-
genti hanno concluso all’annullamento della decisione avversata e alla trat-
tazione nazionale della procedura d’asilo. A titolo eventuale, i ricorrenti
hanno demandato che gli atti vengano rinviati all’autorità inferiore per una
nuova valutazione.
Contestualmente, gli stessi hanno proposto istanza di concessione dell’as-
sistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e dal relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
J.
Con scritto spontaneo del 10 novembre 2020 (cfr. timbro sul plico racco-
mandato; data d’entrata: 11 novembre 2020), la patrocinatrice degli inte-
ressati ha reso attento lo scrivente Tribunale in merito a futuri consulti me-
dici ai quali dovrebbero sottoporsi D._ e il piccolo G._.
K.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
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stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento
può svolgersi in tale lingua.
Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano mentre il
ricorso, così come il susseguente scritto del 10 novembre 2020 sono stati
inoltrati in lingua tedesca. La presente sentenza può pertanto essere re-
datta in italiano.
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dai richiedenti, oltreché
dell’accettazione alla loro ripresa in carico – la competenza della Slovenia
per la trattazione della domanda d’asilo di cui al corrente procedimento.
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Proseguendo nell’analisi, la SEM ha considerato che in Slovenia – Stato
che applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del ricono-
scimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di se-
guito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del
Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini
di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-
zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo
a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-
tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-
rettiva qualificazione); nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza) – non sussisterebbero carenze sistemiche nel sistema di acco-
glienza e di asilo dei richiedenti. Conseguentemente, in caso di trasferi-
mento verso il predetto Stato membro, si potrebbe partire dal presupposto
che i ricorrenti non sarebbero esposti a serie violazioni dei diritti dell’uomo
ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e art. 3 CEDU, che non verrebbero
a trovarsi in una situazione esistenziale difficile, o ancora che non verreb-
bero rinviati nel loro Paese d’origine o di provenienza senza che la loro
domanda d’asilo venga esaminata ed in violazione del principio di non-re-
spingimento.
Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-
zera.
Proseguendo nell’analisi, la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clau-
sola di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non
sarebbe giustificato nella fattispecie. Infine non sussisterebbero neppure
dei motivi umanitari che giustificherebbero l’applicazione predetta ex
art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali
(OAsi 1, RS 142.311). Anzitutto, lo stato di salute e i quadri clinici dei ri-
spettivi componenti del nucleo famigliare – acclarati e non bisognosi di ul-
teriori approfondimenti – non permetterebbero diversa ponderazione. In
questo senso, neppure la gravidanza di A._ costituirebbe un motivo
umanitario ai sensi delle summenzionate normative. A tal proposito, detto
Paese disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente e – in virtù della
direttiva accoglienza – sarebbe tenuto a prestare cure mediche adeguate,
ove fosse necessario, garantendo l’accesso alle cure di pronto soccorso e
ai trattamenti essenziali per malattie e disturbi psichici gravi. Del resto, in
specie non sarebbero rilevabili elementi atti ad indurre a pensare che la
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Slovenia priverebbe i ricorrenti delle cure adeguate per il caso in cui ne
avessero bisogno.
Oltracciò, neppure gli asseriti maltrattamenti subiti in Slovenia permette-
rebbe di giungere a diversa conclusione. Invero, tali allegazioni non sareb-
bero sostanziate da seri indizi, atti a comprovare una violazione dei diritti
dei ricorrenti, della privazione di condizioni di vita dignitose o dell’assenza
di protezione da parte dello Stato sloveno. D’altro canto, a mente dell’au-
torità inferiore, quandanche si ammettessero le violenze in parola così
come raccontante, esse costituirebbero un abuso di potere di singoli fun-
zionari pubblici assimilabili a persecuzioni da terzi. In questo senso, es-
sendo la Slovenia uno Stato di diritto con un’autorità di polizia funzionante
oltre che disposta ed in grado di offrire una protezione adatta, i ricorrenti
potrebbero farvi capo al fine di risolvere le problematiche lamentate.
Alla luce delle considerazioni che precedono, la SEM ha pertanto ritenuto
che in casu non si giustificasse l’applicazione della summenzionata clau-
sola di sovranità.
5.2 Con la loro impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, gli
insorgenti avversano le conclusioni dell’autorità resistente.
5.2.1 In primo luogo, la SEM avrebbe erroneamente applicato il Regola-
mento Dublino III ritenendo la competenza della Slovenia per la trattazione
della domanda d’asilo. In tal senso, posto l’iniziale rifiuto di ripresa in carica
da parte della Slovenia, la susseguente accettazione da parte del mede-
simo Stato membro sarebbe sprovvista di una base giuridica ai sensi del
Regolamento Dublino III, non avendo la Svizzera inoltrato una domanda di
riesame ai sensi dell’art. 5 par. 2 del Regolamento (UE) n°1560/2003 della
commissione del 2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del
regolamento Dublino (di seguito: Regolamento n°1560/2003).
5.2.2 A ciò, si aggiungerebbe il fatto che nella richiesta di ripresa in carico
inoltrata all’attenzione delle controparti slovene, la SEM non avrebbe fatto
menzione della gravidanza di D._, esimendosi nel contempo dal
demandare alla Slovenia specifiche garanzie concernenti l’attribuzione di
un confacente alloggio famigliare e un adeguato seguito medico. Oltre-
modo, l’autorità inferiore non avrebbe sufficientemente chiarito lo stato del
procedimento Dublino avviato dalla Slovenia, ciò che non consentirebbe di
valutare un eventuale trasferimento dei richiedenti da quest’ultimo Paese
membro verso la Croazia. Vieppiù, l’autorità di prima istanza avrebbe vio-
lato il principio inquisitorio, misconoscendo il peculiare stato di salute di
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D._, che oltre alle cure dettate dalla gravidanza necessiterebbe an-
che di un seguito psicoterapeutico (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, punto
20). D’altra parte, il quadro clinico della richiedente in parola non potrebbe
essere chiarito con precisione dal momento che vi sarebbero ulteriori visite
mediche programmate, ritenuto anche come l’autorità inferiore non po-
trebbe prevedere lo stato di salute in cui si troverà la stessa ricorrente nel
momento in cui i trasferimenti verso la Slovenia non saranno più sospesi
dalla corrente pandemia di coronavirus. Analogamente, anche lo stato di
salute del figlio parrebbe necessitare aggiuntive indagini (cfr. memoriale ri-
corsuale, pag. 9, punto 26).
5.2.3 Proseguendo nella propria analisi, i ricorrenti ritengono che un rinvio
in Slovenia violerebbe l’art. 3 CEDU. A loro dire, il sistema di accoglienza
ivi in essere sarebbe contraddistinto da molteplici lacune in particolare circa
la possibilità di depositare una domanda d’asilo, l’assenza di un confacente
numero di interpreti, l’impossibilità di far capo ad un’adeguata presa a ca-
rico medica, la carenza di alloggi appropriati, nonché un’insufficiente tutela
dell’interesse superiore del bambino (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7,
punto 17). Oltremodo, nel Paese in parola gli interessati sarebbero stati
vittime di trattamenti inumani, quali, fra l’altro, un’incarcerazione senza ac-
cesso a generi alimentari.
5.2.4 Dipoi, in specie si giustificherebbe l’applicazione della clausola di so-
vranità di cui all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. L’insieme dei ricorrenti, ed in parti-
colare D._, sarebbe di salute cagionevole, ciò che andrebbe valu-
tato con una particolare sensibilità anche a fronte dell’attuale situazione
sanitaria. Da ultimo, il fatto che l’autorità inferiore si sia espressa su tale
punto con formulazioni generiche invece che esaminare la situazione con-
creta degli insorgenti, rappresenterebbe una violazione dell’obbligo di mo-
tivare sufficientemente la sua decisione.
6.
Preliminarmente, appare necessario esaminare le censure formali solle-
vate dai ricorrenti nel gravame, con le quale essi evocano da un lato l’ac-
certamento incompleto ed inesatto dello stato di salute di D._ (art.
6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), dall’altro la
violazione del loro diritto di essere sentiti (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile
1999 [Cost., RS 101], e per la procedura amministrativa federale regola-
mentato agli art. 26 e seg. PA) in ragione della carente motivazione – nella
decisione avversata – quanto all’applicazione della clausola di sovranità
nel loro caso specifico (art. 35 PA). In effetti, queste potrebbero essere atte
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a condurre alla cassazione della decisione avversata (per la violazione del
principio inquisitorio si veda la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020
[prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1 con ulteriori riferi-
menti citati; e per la violazione del diritto di essere sentito cfr. DTF 129 I
323 consid. 3.2; DTF 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni
della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4
consid. 5; cfr. anche sull’argomento tra le tante le sentenze del Tribunale
D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del 20 giugno
2019 consid. 7.2 e 7.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).
6.1 Nella presente disamina, le censure formali non sono atte a condurre
alla cassazione della decisione avversata.
6.2 Per quanto attiene lo stato di salute dei ricorrenti, a differenza di quanto
suggerito con il gravame, v’è innanzitutto da evidenziare che nella deci-
sione impugnata la SEM ha descritto in modo dettagliato tutti gli elementi
e la documentazione medica che ha preso in esame per giungere alla sua
valutazione. Nella sindacata decisione, l’autorità inferiore ha altresì speci-
ficato la sua analisi in modo pertinente, nonché spiegato in particolare gli
elementi che avrebbe utilizzato per giungere ad un giudizio conclusivo ri-
guardo allo stato di salute degli insorgenti. Come ritenuto dalla SEM, anche
il Tribunale, sulla base degli atti di causa, ed a differenza di quanto soste-
nuto nel gravame dal ricorrente, ritiene che la situazione di salute degli
interessati risulti in casu chiara, con delle diagnosi acclarate e delle terapie
già impostate (cfr. infra consid. 11.3). Inoltre, anche ammettendo eventuali
nuovi consulti medici e/o psicologici, tali evenienze non sarebbero atte a
mutare l’apprezzamento del Tribunale, in quanto risulterebbero essere dei
controlli o colloqui di continuità dettati in particolare dall’evolversi della gra-
vidanza di D._ o in vista del mantenimento di un andamento clinico
degli interessati.
Alla luce degli elementi sopra evidenziati, alla SEM non può essere impu-
tato un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti rilevanti in merito allo
stato di salute dei ricorrenti e non si ravvisa pertanto alcuna violazione del
principio inquisitorio da parte dell’autorità inferiore. Sicché la censura ricor-
suale va respinta. Per quanto attiene invece quanto sollevato con il ricorso
in merito alla possibile violazione dell’art. 3 CEDU, a causa del loro stato
di salute per il caso in cui venisse attuato il trasferimento in Slovenia, tale
censura verrà trattata d’appresso (cfr. infra consid. 11).
6.3 Per il resto, non si individua nel provvedimento impugnato, alcuna ca-
rente motivazione dal profilo della clausola di sovranità a differenza di
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quanto censurato dai ricorrenti nel gravame. Invero, ai sensi dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 – disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la
clausola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III – se
“motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-
manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-
rebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di
tale articolo, l’autorità inferiore dispone di un reale potere di apprezzamento
ed il Tribunale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi
(entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone di un potere di esame ridotto
(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare
se la SEM ha esercitato il suo potere di apprezzamento in modo conforme
alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha
fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8).
Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della
nozione di motivi umanitari e sia conforme ai principi costituzionali – quali
il diritto di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio
della proporzionalità – il Tribunale non può sostituire il suo libero apprez-
zamento a quello della SEM (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Nel caso di spe-
cie l’autorità di prime cure ha tenuto conto nelle sue considerazioni dei fatti
allegati dagli interessati suscettibili di costituire dei “motivi umanitari” ai
sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – sia per quanto concerne lo stato di salute
dei richiedenti l’asilo, così come per i gli asseriti maltrattamenti subiti in
Slovenia − e pertanto, indipendentemente dalla formulazione generica
delle norme legali che prevedono la clausola di sovranità presente nella
decisione impugnata, l’autorità inferiore si è chinata concretamente sulla
situazione della ricorrente anche per verificare l’applicazione o meno della
predetta clausola al caso specifico. Se tuttavia la SEM è giunta ad una
valutazione giuridica differente sulla vulnerabilità dei ricorrenti rispetto a
quanto sostenuto da quest’ultimi, ciò non è costitutivo di una violazione
dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità inferiore (art. 35 PA).
7.
Chiariti tali aspetti, dal profilo materiale, occorre ora chiedersi se l’autorità
inferiore, che nella decisione del 29 ottobre 2020 ha ritenuto data la com-
petenza della Slovenia e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferimento
degli insorgenti verso tale Paese, abbia rettamente omesso di entrare nel
merito della domanda d’asilo presentata da quest’ultima.
7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
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7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
7.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
7.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.
Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato
membro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato mem-
bro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente.
7.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
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domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
8.
Nel caso in rassegna, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC»,
che gli interessati hanno depositato una domanda d’asilo in Grecia il 13
dicembre 2018 e in Slovenia il 2 settembre 2020 (cfr. atto (...)-11/1). Di
conseguenza, il 21 settembre 2020 l’autorità inferiore ha presentato alle
competenti autorità slovene, nei termini e nelle forme dell’art. 23 Regola-
mento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b Regolamento Dublino III.
Il 2 ottobre 2020, la Slovenia ha provvisoriamente respinto tale richiesta,
spiegando nel contempo di essere a sua volta in attesa dei risvolti di una
procedura di presa in carico inoltrata all’attenzione della Croazia (cfr. atto
(...)-30/1). Con scritto dell’8 ottobre 2020, le autorità slovene hanno spon-
taneamente comunicato alla SEM l’espressa accettazione della ripresa in
carico degli interessati (cfr. atto (...)-32/2).
Pertanto, la competenza della Slovenia per la trattazione della procedura
d’asilo e di allontanamento dei richiedenti, risulta di principio essere data.
In questo senso, la censura ricorsuale secondo la quale l’accettazione da
parte della Slovenia sarebbe priva di fondamenti giuridici in assenza di una
domanda di riesame formulata dalla Svizzera secondo i dettami dell’art. 5
par. 2 Regolamento n°1560/2003, dev’essere disattesa. Il Tribunale, os-
serva infatti che il carattere provvisorio del rifiuto espresso dalla Slovenia,
era espressamente desumibile dallo scritto del 2 ottobre 2020, avendo le
medesime avuto cura di sottolineare: “In this case we initiated Dublin pro-
cedure with Croatia and we have not received an answer to our take charge
request yet. We will inform you about an outcome of the Dublin procedure
as soon as we will get final answer”. Su tali presupposti, non è a torto che
la SEM abbia atteso il riscontro della controparte slovena, peraltro interve-
nuto abbondantemente in anticipo rispetto al termine di tre settimane entro
il quale l’autorità di prima istanza avrebbe potuto formulare una domanda
di riesame ex art. 5 par. 2 Regolamento n°1560/2003.
Poste tali premesse, occorre rammentare che le circostanze allegate dagli
interessati nel corso della procedura istruttoria dinnanzi all’autorità inferiore
e reiterate parzialmente nel loro gravame (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7,
punto 19) – secondo le quali sarebbero stati costretti a rilasciare le loro
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impronte digitali e a depositare una domanda d’asilo in Slovenia – non
comportano una differente valutazione della fattispecie riguardo alla com-
petenza del predetto Stato membro. Difatti, il Regolamento Dublino III non
offre il diritto al richiedente l’asilo, di scegliere autonomamente lo Stato nel
quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 con-
sid. 8.3).
Non da ultimo, il Tribunale ritiene giudizioso rimarcare che sebbene ai sensi
degli art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate
per l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità
straniere competenti le informazioni che consentono un’adeguata assi-
stenza medica alla persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un
prerequisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasfe-
rimento dell’interessato nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale
D-2641/2017 dell’11 maggio 2017),
9.
9.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statu-
to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo
aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo,
le disposizioni.
Di conseguenza, la Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
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direttiva accoglienza]) (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale F-663/2020
del 18 febbraio 2020).
Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
9.2 Orbene, nel caso di specie, il Tribunale rileva anzitutto, circa i presunti
maltrattamenti subiti da parte delle autorità slovene, che le dichiarazioni dei
ricorrenti si riducono in mere affermazioni di parte, non suffragate da alcun
elemento concreto, e pertanto inadeguate a sovvertire la giurisprudenza
testé enucleata. Parimenti, neppure dal rapporto di Amnesty International
denominato “Slovenia: Push-backs and denial of access to asylum”, richia-
mato in sede ricorsuale, è possibile desumere circostanze suscettibili di
confutare la summenzionata presunzione. In verità, quest’ultimo affronta la
cosiddetta problematica “push back” di persone che entrano illegalmente
in Slovenia e vengono fermate e rinviate alla frontiera con la Croazia, im-
pedendo alle medesime di depositare una domanda d’asilo in Slovenia.
Ebbene, viene da sé che i ricorrenti non rientrino in questa categoria,
avendo potuto avviare un procedimento volto all’ottenimento dell’asilo in
Slovenia, come del resto confermato dalle autorità del Paese medesimo.
Per il resto, anche prendendo in considerazione le ulteriori argomentazioni
articolate nel gravame dai ricorrenti, nulla permette di ritenere l’esistenza
di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comu-
nitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile
desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferi-
mento in Slovenia esporrebbe effettivamente i ricorrenti al rischio di vedere
insoddisfatti i loro bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva acco-
glienza.
Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i
quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il principio di non-
respingimento rinviando i ricorrenti in un Paese dove la loro vita, la loro
integrità fisica o la loro libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-
zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbero di essere costretti a
recarsi in un Paese di tal genere.
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9.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
10.
10.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata in diritto
interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. supra consid. 6.3).
10.2 Qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, le
autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
11.
11.1 Poste tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-
nienze esposte dai ricorrenti siano atte a rendere il loro trasferimento verso
la Slovenia contrario all’art. 3 CEDU.
11.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13
dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
11.3 All’occorrenza, dagli atti all’inserto non è possibile desumere uno stato
di salute cagionevole a tal punto da essere messo gravemente e irrimedia-
bilmente a rischio da un trasferimento verso la Slovenia. A._ ha sof-
ferto di un’angina faringea e di dolori all’orecchio destro (cfr. atto (...)-28/2)
senza che un ulteriore consulto medico si rivelasse per il seguito necessa-
rio. Al piccolo G._ è stata diagnosticata, il (...) 2020, una bronchite
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(cfr. atto medico F2 del (...) 2020), il cui decorso non appare però grave a
tal punto da iscriversi nella restrittiva giurisprudenza poc’anzi citata (cfr.
consid. 11.2). Infine, nemmeno la gravidanza di D._ permette di ri-
tenere uno stato valetudinario di particolare gravità; la medesima si trova
ad uno stadio iniziale e non è stata contraddistinta da complicazioni (cfr.
atto (...)-30/4), di modo che – sebbene implichi senza dubbio controlli gi-
necologici regolari – non è possibile allo stato attuale ritenere che la stessa
comporterà gravi sofferenze dal profilo medico.
Sia quel che sia, non è inopportuno ricordare che la Slovenia dispone di
un’infrastruttura medica simile a quella elvetica (cfr. sentenza del Tribunale
F-3194/2020 del 29 giugno 2020) e − malgrado quanto censurato generi-
camente con il gravame, unitamente al fatto che vi possano effettivamente
essere, in tale Paese, deficienze quanto all’offerta di trattamenti psicotera-
peutici (cfr. fra l’altro, sentenza del Tribunale D-7374/2016 del 6 febbraio
2017 consid. 6.3 con riferimenti ivi citati) − i quadri clinici dei ricorrenti non
appaiono di una gravità simile da giustificare una violazione dell’art. 3
CEDU per il caso essi venissero trasferiti in Slovenia.
Infine, gli insorgenti possono essere rinviati in quest’ultimo Paese giacché
non vi sono motivi di dubitare che l'autorità preposta comunichi allo Stato
in questione, al momento dell’esecuzione del provvedimento, la loro situa-
zione medica e le misure di accompagnamento necessarie (cfr. art. 31 e
32 Regolamento Dublino III; decisione impugnata, pag. 4, punto II).
Da ultimo, per le ragioni già esposte (cfr. supra consid. 9.2) gli asseriti mal-
trattamenti subiti in Slovenia, non mutano le ponderazioni di cui sopra.
10.5 In definitiva, gli interessati non hanno fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU,
all'art. 3 Conv. tortura o all'interesse superiore di G._ sancito dalla
CDF in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia. Pertanto, non è
nemmeno necessario l'ottenimento di garanzie concrete e come a giusto
titolo rilevato dalla SEM, non v’è un obbligo di applicare la clausola di so-
vranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
12.
Infine, come già sopra considerato (cfr. supra consid. 6.3), nel caso in di-
samina non sussistono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia
esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento in merito
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all’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Per-
tanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17
par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III.
13.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, la Slovenia rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento dei ricorrenti ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in ossequio alle condizioni
poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.
14.
Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è
entrata nel merito della domanda di asilo degli insorgenti, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
la Slovenia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che essi non possiedono
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a
OAsi 1).
15.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
16.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento degli interessati dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata.
17.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
18.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 17, la domanda ten-
dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-
mibili spese processuali, risulta senza oggetto.
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19.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
20.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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