Decision ID: 0bb178c0-7a5a-548c-ac94-605fa1bf8fa5
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessata, di nazionalità nigeriana, ha presentato domanda d’asilo in
Svizzera il 22 gennaio 2020 (cfr. atto n. [...]-13/10).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
«EURODAC» la richiedente asilo aveva già depositato due domande
d’asilo pregresse in Italia e in Germania rispettivamente il 3 ottobre 2016 e
il 16 gennaio 2017 (cfr. atto n. [...]-10/2).
C.
Il 27 gennaio 2020 A._ è stata sentita nel corso del verbale di rile-
vamento dei dati personali (cfr. atto n. [...]-13/10) ed il giorno seguente, 28
gennaio 2020, ha sottoscritto una dichiarazione d’intenti di ritorno volonta-
rio (cfr. atto n. [...]-17/1).
D.
Il 30 gennaio 2020 si è svolto con l’interessata il colloquio personale ai
sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III), nonché è stata sentita in merito alla possibile tratta di
esseri umani della quale sarebbe stata vittima (cfr. atto n. [...]-18/2).
In tale ambito la richiedente asilo ha in sostanza e per quanto qui di rilievo
dichiarato di aver lasciato la Nigeria il 10 maggio 2016 e di essere giunta
in Italia nell’agosto del medesimo anno dopo aver transitato, tra l’altro, dalla
Libia. Dopo un periodo di cinque mesi nella vicina penisola, la richiedente
si sarebbe trasferita in Germania, ove avrebbe risieduto per il seguente
biennio sino al suo autonomo rientro in Italia. Qui la ricorrente sarebbe ri-
masta fino al suo nuovo espatrio, in Svizzera. Ella ha poi confermato di
aver depositato una domanda d’asilo in ognuno di questi tre Stati europei.
Questionata in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in
Italia o in Germania, ella ha anzitutto riferito di non voler tornare in Italia
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poiché avrebbe perso il diritto di soggiornare presso un centro di acco-
glienza. Ella ha altresì dichiarato di non avere nulla in contrario ad un ri-
torno in Germania, spiegando nel contempo di aver lasciato tale Paese non
avendovi ottenuto la qualità di rifugiato e non avendo ricevuto sufficiente
aiuto dal suo avvocato. Circa il suo stato di salute, ella non ha addotto pro-
blematiche di sorta.
A supporto della sua domanda d’asilo, A._ ha versato agli atti la
seguente documentazione (cfr. atto n. [...]-20/4):
− un documento della fondazione (...) sottoscritto dalla richiedente il 6
dicembre 2019;
− la notifica della questura di (...) del 14 ottobre 2019 attestante la tra-
smissione alla richiedente del decreto della Prefettura di (...) del 24
gennaio 2017, per il tramite del quale sono state revocate le misure di
accoglienza all’interessata;
− un documento del 12 dicembre 2019 redatto dal Servizio Sanitario Na-
zionale Regione (...).
E.
Il 30 gennaio 2020, la SEM ha presentato alle competenti autorità tedesche
una richiesta di ripresa in carico della richiedente fondata sull’art. 18 par. 1
lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto n. [...]-21/5).
F.
In data 4 febbraio 2020 la Germania ha accettato la richiesta di ripresa in
carico in applicazione di suddetta norma di legge.
G.
Con scritto del 12 febbraio 2020, la richiedente ha rimesso all’autorità infe-
riore il rapporto dell’antenna MayDay di SOS Ticino dell’8 febbraio 2020
(cfr. atto n. [...]-28/5).
H.
Con segnalazione quale caso vulnerabile del 28 aprile 2020, la rappresen-
tante legale dell’interessata ha informato la SEM dell’esistenza di indizi volti
all’identificazione della richiedente l’asilo quale possibile vittima di tratta di
esseri umani. A suo dire, le vaghe dichiarazioni rilasciate dall’interessata
sarebbero da ricondurre a ragioni psicologiche sottese piuttosto che ad una
sua mancanza di collaborazione, come del resto suggerirebbe l’atteggia-
mento sfuggente adottato dalla medesima durante le audizioni.
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Oltremodo, a mente della patrocinatrice, le sue allegazioni solleverebbero
numerosi dubbi. Segnatamente, ella avrebbe esternato l’intenzione di tor-
nare nel Paese d’origine anziché tornare in Italia ove non saprebbe dove
soggiornare, motivazioni però divergenti con quanto dichiarato in seguito
alla medesima patrocinatrice. Parimenti, ella avrebbe fornito indicazioni
confuse quanto al suo futuro in Nigeria.
Ebbene, le considerazioni che precedono, nonché la maggior apertura
dell’interessata dovuta al passare del tempo – la quale avrebbe peraltro
manifestato l’intenzione di riflettere sull’eventuale ritiro della dichiarazione
d’intenti oltre ad aver ammesso le difficoltà emotive nell’esporre il racconto
di quanto vissuto in Germania e in Italia – indurrebbero a pensare che l’in-
teressata sia psicologicamente frenata e che possa nascondere ulteriori
elementi non ancora esternati. Pertanto la patrocinatrice ha nel contempo
richiesto che fosse tenuto conto della particolare vulnerabilità di A._
nel corso dell’audizione TEU, postulando altresì la concessione di un pe-
riodo di riflessione al fine di esternare eventuali fatti rilevanti per la sua
domanda d’asilo, se necessario con l’aiuto di uno specialista.
I.
A seguito degli elementi emersi nel corso del procedimento, la SEM ha
indetto un ulteriore audizione in data 30 aprile 2020; questa è stata tuttavia
interrotta dalla richiedente medesima quando ancora alle battute iniziali
(cfr. atto n. [...]-33/1).
J.
Con scritto dell’8 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-34/1), l’autorità inferiore ha
riferito alla richiedente che alla luce della mancanza di collaborazione du-
rante l’audizione del 30 aprile 2020 nonché degli elementi a sua disposi-
zione, non vi erano indizi fondati suscettibili di considerare l’interessata
quale potenziale vittima di tratta degli esseri umani, prospettando nel con-
tempo la non entrata nel merito della domanda d’asilo in applicazione del
Regolamento Dublino III.
K.
Con scritto del 13 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-35/2), l’interessata ha tra-
smesso alla SEM l’atto medico F2 del 12 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-
36/3), dal quale risulterebbe che ella avrebbe fatto capo al Dr. B._
per problemi di memoria ed insonnia. Altresì, a mente della sua patrocina-
trice, dal comportamento contradditorio della richiedente durante la visita
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medica – la quale avrebbe avuto un repentino cambio di idea circa le pro-
prie condizioni di salute – sarebbe desumibile un trauma inerente alla con-
dizione di vittima di tratta degli esseri umani.
D’altro canto, nella fattispecie in esame sarebbero ravvisabili numerose cir-
costanze ossequianti gli indicatori per l’identificazione di potenziali vittime
della tratta di esseri umani elaborati dal Dipartimento federale di giustizia e
polizia (DFGP). In concreto, il nervosismo manifestato, la poca loquacità e
il timore dell’autorità, il fatto che ella si rifiuti di parlare di sé stessa e della
propria vita, l’assenza di mezzi finanziari propri e di documenti d’identità,
sarebbero contemplati dagli indicatori 3, 6, 8 e 9. Ad essi si aggiungereb-
bero ulteriori aspetti quali il fatto di essere sottopeso, di provenire da una
regione soggetta a tratta appartenendo per di più ad un gruppo vulnerabile
(indicatori 4, 11 e 12). Non da ultimo, l’assenza di collaborazione durante
l’audizione del 30 aprile 2020 sarebbe da considerarsi un ulteriore indizio
in questo senso.
La patrocinatrice della richiedente ha quindi postulato la concessione di un
periodo di recupero e riflessione di almeno 30 giorni ai sensi dell’art. 13
della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli
esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543, di seguito: Conv. tratta).
L.
Con atto responsivo del 15 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-38/2), la SEM ha
rilevato come gli indicatori evocati nella comparsa scritta del 13 maggio
2020 non possano ad essi soli fornire una base per il riconoscimento di un
periodo di riflessione. Essi sarebbero contrassegnati da un tenore generico
oltre che ad essere ancorati a considerazioni soggettive, così da non per-
mettere in casu l’identificazione della ricorrente quale potenziale vittima di
tratta di esseri umani.
Detto ciò, a titolo precauzionale, l’autorità in parola ha proposto alla richie-
dente l’indizione di una nuova audizione in data 22 maggio 2020, al fine di
accertarne in maniera oggettiva la sua condizione di potenziale vittima di
tratta di esseri umani.
Il 22 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-39/3), la legale di A._ ha comuni-
cato la volontà della sua assistita di non sottoporsi a nuove audizioni come
pure la sua intenzione di fare ritorno in Nigeria. Ad ogni modo, richiamando
e ribadendo le conclusioni già esposte nei pregressi scritti, la patrocinatrice
della richiedente ha osservato che parrebbe sussistere una chiara diffe-
renza logica tra la nozione di "potenziale vittima" e quella di "vittima". Da
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un lato, il processo di identificazione sarebbe di natura difficile, contraddit-
torio e doloroso, spesso inevitabilmente lungo e complesso, e finanche da-
gli esiti incerti; dall'altro, i presupposti per ritenere l’esistenza di indizi con-
cernenti la tratta di esseri umani parrebbero doversi collocare a un grado
inferiore rispetto a quelli per un'identificazione certa, che richiederebbe in-
vece ulteriori e considerevoli misure di istruzione e approfondimento. Nel
prosieguo della propria analisi, la medesima ha poi rilevato che allo stato
della procedura, non vi sarebbe modo di sapere se la mancata emersione
di elementi di dettaglio e di maggior concretezza derivino da un insupera-
bile blocco espositivo della richiedente, piuttosto che dall'assenza di una
reale situazione di tratta di esseri umani, ovvero dalla mancata predisposi-
zione delle misure di ristabilimento secondo i disposti dell’art. 12 Conv.
tratta. Da ultimo, dopo aver richiamato il paragrafo n. 138 del «Rapport
concernant la mise en œuvre de la Convention du Conseil de l’Europe sur
la lutte contre la traite des êtres humains par la Suisse», pubblicato il 9
ottobre 2019, del Gruppo d'Esperti sulla Lotta contro la Tratta degli Esseri
Umani (GRETA), la richiedente ha rimarcato ulteriormente la sua inten-
zione di ritornare nel Paese d’origine e l’assoluta avversione per un trasfe-
rimento in Germania.
M.
Con decisione del 27 maggio 2020, notificata lo stesso giorno (cfr. atto
n. [...]-37/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando
nel contempo il suo allontanamento (recte: trasferimento) dalla Svizzera
verso la Germania, come pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecu-
zione della decisione di trasferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad un
eventuale ricorso contro la decisione.
N.
Il 3 giugno 2020 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 4 giu-
gno 2020) l’interessata è insorta contro suddetta decisione dinanzi al Tri-
bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo in li-
mine alla concessione dell’effetto sospensivo al gravame; in via principale
all’annullamento della decisione avversata e alla restituzione degli atti alla
SEM per una nuova analisi delle allegazioni della richiedente nell’ambito di
un esame nazionale della sua domanda d’asilo; in subordine l’ottenimento
dalla Germania di garanzie quanto all’accoglienza in un programma di pro-
tezione per l'identificazione e l'assistenza di persone particolarmente vul-
nerabili. Contestualmente, e con protesta di spese e ripetibili, la ricorrente
ha proposto istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
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dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo.
A sostegno della propria impugnativa, ella ha versato agli atti il rapporto
MayDay del 30 maggio 2020.
O.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
3.1 La SEM nella decisione sindacata, non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’interessata in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
pronunciando nel contempo il suo trasferimento verso la Germania.
L’autorità inferiore ha innanzitutto ritenuto data la competenza di tale
Paese per la trattazione della domanda d’asilo in forza ai criteri di cui al
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Regolamento Dublino III. Il fatto che le autorità tedesche abbiano respinto
la domanda d’asilo, non sarebbe del resto atto a condurre a diversa valu-
tazione. Invero, il predetto Stato membro rimarrebbe competente per la
prosecuzione del procedimento sino all’esecuzione dell’allontanamento o
alla regolarizzazione del loro soggiorno nel Paese. La richiedente non
avrebbe neppure apportato alcun elemento concreto a riprova che la Ger-
mania abbia violato i suoi impegni di diritto internazionale o che la sua do-
manda d’asilo non sarebbe stata trattata secondo una regolare procedura.
Neppure sussisterebbero dei fondati motivi per ritenere che vi siano delle
carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di acco-
glienza dei richiedenti l’asilo in Germania, che implichino il rischio di un
trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamenti dell’Unione europea del 7 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE)
e dell’art. 3 CEDU. In tale contesto, in caso di trasferimento verso il pre-
detto Stato membro, si potrebbe partire dal presupposto che essi non si
troverebbero in una situazione esistenziale difficile, che non sarebbero tra-
sferiti nel loro Paese d’origine o di provenienza, senza che la loro domanda
d’asilo sia esaminata ed in violazione del principio di non-respingimento.
Non esisterebbero inoltre motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la sua domanda d’asilo sarebbe da esaminare in
Svizzera.
Proseguendo nell’analisi, l’applicazione della clausola di sovranità ai sensi
dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non sarebbe nella fattispecie
giustificato. Infine non sussisterebbero neppure dei motivi umanitari che
giustificherebbero l’applicazione predetta ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza
1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311). In primo
luogo, la SEM ha rilevato che nel corso della procedura la richiedente sa-
rebbe stata sottoposta ad un’audizione con l’”Antenna MayDay” e, precau-
zionalmente, ad un ulteriore audizione TEU, senza che da nessuna di esse
si evincessero motivi per identificare la richiedente come potenziale vittima
di tratta di esseri umani. Difatti, quanto narrato durante la prima audizione
MayDay sarebbe incoerente relativamente al viaggio d’espatrio, all’aiuto
ricevuto nonché a quanto vissuto in Europa. L’audizione TEU predisposta
dalla SEM non permetterebbe dal canto suo una diversa valutazione sic-
come A._ − adducendo la convinzione dell’inutilità del colloquio ol-
tre all’intenzione di rimpatriare in Nigeria, pur malgrado le avvertenze della
sua patrocinatrice − sarebbe stata irremovibile nel rifiutare di rispondere ai
quesiti postigli e nell’intenzione di interrompere l’audizione, ciò che costi-
tuirebbe una violazione dell’obbligo di collaborare. Sulla scorta di quanto
precede, l’autorità inferiore avrebbe quindi trasmesso alla richiedente uno
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scritto comunicandole di non disporre di indizi tali da considerarla una po-
tenziale vittima di tratta di esseri umani, e sul quale la patrocinatrice della
richiedente avrebbe preso posizione evidenziando l’esistenza di indizi sug-
gerenti il contrario. In proposito, la SEM ha spiegato che gli indicatori evo-
cati avrebbero un tenore generico oltre ad essere ancorati a considerazioni
di carattere soggettivo; altresì, ha osservato che la concessione di un pe-
riodo ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta presupporrebbe l’identificazione di
una potenziale vittima di tratta, valutazione questa, di competenza della
SEM. Ad ogni modo, l’autorità di prima istanza avrebbe assegnato un ter-
mine di tre giorni per comunicare l’intenzione di collaborare e partecipare
ad una nuova audizione. Infine, la SEM si è pronunciata circa quanto enu-
cleato dalla patrocinatrice della richiedente con lo scritto del 22 maggio
2020 precisando che da nessuna delle audizioni sarebbe possibile desu-
mere indizi concreti ai sensi di quanto sopra. A ciò si aggiungerebbe il fatto
che la ricorrente si trovi in Svizzera da diversi mesi avendo quindi a dispo-
sizione diverse occasioni di essere sentita; pertanto con il suo agire ella
avrebbe leso il suo obbligo di collaborare, sicché in casu la richiesta di ot-
tenere un periodo di riflessione sarebbe stata respinta.
Da ultimo, né il suo stato di salute − acclarato e non bisognoso di ulteriori
approfondimenti – così come neppure la recente pandemia di coronavirus
(Covid-19) permetterebbero diversa ponderazione del caso.
3.2 Con la sua impugnativa, dopo aver esposto la fattispecie, la ricorrente
confuta le valutazioni della SEM. Anzitutto, l’Antenna MayDay nel rapporto
dell’8 febbraio 2020 avrebbe espressamente evidenziato i propri dubbi
quanto al fatto che A._ potesse essere vittima potenziale di tratta di
esseri umani. Dipoi, l’atteggiamento assunto dalla richiedente durante il
colloquio in parola sarebbe da interpretarsi quale indizio in tal senso. Allo
stesso modo, il fatto che ella abbia accennato all’esistenza di un contratto,
così come il fatto che le sia stata demandata una somma contenuta quale
pagamento del viaggio, sarebbe già stato ritenuto sospetto nel rapporto
precitato. Del resto, osserva la richiedente, tale sembrerebbe anche essere
stata anche la valutazione dell’autorità di prima istanza giacché la mede-
sima avrebbe reputato necessario organizzare un’audizione supplemen-
tare nell’intento di chiarire tale punto di questione (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 9, punto 22). Proprio il comportamento, nervoso e agitato, della
richiedente durante quest’audizione supplementare – nel corso della quale
ella si sarebbe rifiutata di esporre i suoi trascorsi adducendo prima un mal
di testa ed in seguito riferendo di non poter narrare nuovamente il proprio
vissuto − comproverebbe i sospetti di cui sopra. Ebbene, da ciò – così
come dalla visita medica del 12 febbraio 2020 (cfr. memoriale ricorsuale,
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pag.10, punto 25) − si evincerebbe il fatto che non fosse in grado di espri-
mersi piuttosto che un’intenzione di non collaborare. Comunque sia, lo
svolgimento di detta audizione avrebbe reso necessario ulteriori chiari-
menti da parte della SEM (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 10 punto 3). Viep-
più, non essendo stata la richiedente in grado di pronunciarsi compiuta-
mente, si sarebbe giustificata in specie la concessione di un periodo di al-
meno trenta giorni ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta, e ciò a prescindere dal
fatto ch’ella fosse già in Svizzera da quattro mesi, tanto più se considerato
che in ragione della pandemia di coronavirus (Covid-19) ella non avrebbe
potuto beneficiare di una consulenza e di un sostegno regolare.
D’altro canto, il processo d’identificazione di una potenziale vittima di tratta
di esseri umani sarebbe lungo e difficile, a maggior ragione ponendo la
mente al fatto che la ricorrente si starebbe aprendo poco alla volta, come
indicherebbero i recenti progressi che l’avrebbero persino condotta ad ab-
bandonare il desiderio di fare ritorno in Patria (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 10, punto 24). Anche il rapporto MayDay del 30 maggio 2020 compro-
verebbe tale aspetto siccome in tale contesto la richiedente asilo avrebbe
fornito ulteriori informazioni quali, segnatamente, il costo del viaggio verso
l’Europa – a suo dire particolarmente contenuto − come pure le modalità di
pagamento, il tentativo di stupro che avrebbe subìto prima di giungere in
Libia, nonché la sua situazione personale in Nigeria ove si sarebbe prosti-
tuita per finanziare il suo espatrio. Ferme le premesse che precedono, nella
fattispecie concreta l’autorità inferiore avrebbe dovuto quindi attribuire un
periodo ex art. 13 Conv. tratta oltre ad adottare delle misure ai sensi
dell’art. 12 Conv. tratta.
Infine, l’autorità inferiore avrebbe dovuto chiarire maggiormente il vissuto
della ricorrente in Germania, non essendo in particolare desumibile dagli
atti all’inserto l’attività da lei svolta in tale Paese così come l’eventuale esi-
stenza di un’indagine per tratta di esseri umani in Germania. Conseguen-
temente, non vi sarebbe modo di stabilire con sicurezza le eventuali per-
secuzioni alle quali verrebbe esposta A._ nell’eventualità di un ri-
torno in Germania, ed in particolare se un trasferimento sia conforme ai
disposti degli art. 3 e 4 CEDU (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 13, punto
28).
Da ultimo, in vista del trasferimento la SEM avrebbe dovuto acquisire dalle
preposte autorità tedesche, garanzie idonee ad una presa in carico effettiva
e completa della richiedente (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 12, punto 27).
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Pagina 11
4.
4.1 Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
Non può invece essere invocata l’inopportunità della decisione impugnata
(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.2).
4.2 Nei ricorsi avverso una decisione di non entrata nel merito, nella quale
la SEM rifiuta per tale motivo l’esame della domanda d’asilo (art. 31a
cpv. 1-3 LAsi), la competenza decisionale dell’autorità di ricorso è essen-
zialmente limitata al quesito a sapere se l’autorità inferiore non è entrata a
ragione, o a torto, nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 3.1; DTAF 2012/4 consid. 2.2 con riferimenti ivi citati).
5.
5.1 Ciò posto, nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente si prevale essen-
zialmente di una violazione del principio inquisitorio da parte dell’autorità
inferiore, per il che risulta necessario esaminare in primo luogo il fonda-
mento o meno di tale censura.
5.2 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio inquisi-
torio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’ac-
certamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi
in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’auto-
rità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di in-
formazioni e testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12
lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la de-
cisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, v’è un
accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le cir-
costanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 e
relativi riferimenti; Kölz/Häner/Bertschi, Verwaltungsverfahren und Verwal-
tungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.).
5.3 Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in particolare visto il
nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr.
anche CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). L’obbligo di collaborare della parte
tocca in particolare i fatti in relazione alla sua situazione personale, quelli
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che conosce meglio delle autorità o ancora quelli che, senza la sua colla-
borazione, non possono essere raccolti con uno sforzo ragionevole (cfr.
DTAF 2011/54 consid. 5; 2008/24 consid. 7.2).
5.4 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre
rinviare a quanto già chiarito dal Tribunale nella DTAF 2016/27. In tale con-
testo il Tribunale ha dapprima rilevato che, in presenza di indizi concreti di
tratta di esseri umani, la quale deve essere considerata come una viola-
zione dell’art. 4 CEDU, a prescindere da quale Paese d’origine l’interessato
provenga, vi sono degli obblighi che si impongono alla Svizzera, e di con-
seguenza che la SEM deve prendere in considerazione (cfr. DTAF 2016/27
consid. 5 e 6 con riferimenti menzionati). Tali obblighi derivano segnata-
mente dal Protocollo di Palermo e dalla Conv. tratta. Da questi ultimi stru-
menti di diritto internazionale ne deriva per gli Stati contraenti un obbligo di
adottare le misure legislative necessarie che, non soltanto perseguano gli
autori di tratta di esseri umani, ma che garantiscano pure una protezione
effettiva alle vittime reali e o potenziali di tali atti. In tal senso, le vittime
devono essere identificate, protette e sostenute. In particolare, la Svizzera,
quale Stato firmatario, è obbligato ad adottare le misure necessarie atte ad
identificare le vittime in collaborazione, se del caso, con le altre Parti e con
le organizzazioni che svolgono un ruolo di sostegno (per la cooperazione
tra Stati membri cfr. in particolare la sentenza della Corte europea dei diritti
dell’uomo Güzleyurtlu e altri contro Cipro e Turchia del 29 gennaio 2019,
n. 36925/07, par. 222 segg.). Inoltre nel caso in cui le autorità competenti
hanno ragionevoli motivi per credere che una persona sia stata vittima della
tratta di esseri umani, devono assicurarsi che essa non venga allontanata
dal proprio territorio finché la procedura d’identificazione, che la vede vit-
tima di un reato previsto dall’articolo 18 Conv. tratta, sia stata completata
dalle autorità competenti (art. 10 consid. 2 Conv. tratta), risultando tale ob-
bligo self-executing. Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicu-
rarsi che la persona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 consid. 1 e 2 Conv.
tratta (art. 10 consid. 2 Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di
riflessione di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta). Infine, quando una
vittima è stata identificata, delle misure devono essere prese per proteg-
gerla efficacemente se il rischio di un nuovo reclutamento o di rappresaglie
è reso verosimile, così come per proteggere altre potenziali vittime. Gli ob-
blighi precitati, si impongono a tutte le autorità che possono avere dei con-
tatti con le persone implicate e quindi, segnatamente, alle autorità incari-
cate dell’esame di una procedura d’asilo, allorché le stesse si trovano con-
frontate con indizi concreti che tali persone potrebbero essere state vittime
di tratta di esseri umani. In tal senso le autorità competenti in materia d’asilo
sono obbligate, ad indagare in merito alle informazioni, le quali indicano
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che la persona potrebbe essere vittima di tratta di esseri umani, anche se
quest’ultima non dichiara esplicitamente, di essere vittima di una tale tratta
od anche se nelle sue allegazioni vi sono alcuni punti che appaiono essere
inverosimili. Segnatamente nelle procedure Dublino, risulta maggiormente
difficile il riconoscimento e l’identificazione di vittime di tratta di esseri
umani (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; sentenze del Tribunale E-4184/2019
del 6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019,
D-2803/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 6.2.1, E-6729/2016 del 10 ap-
rile 2017 consid. 7.4.1; cfr. anche: NULA FREI, Menschenhandel und Asyl:
Die Umsetzung der völkerrechtlichen Verpflichtungen zum Opferschutz im
schweizerischen Asylverfahren, 2018, pag. 125-127, 161 segg., 176
segg.).
5.5 Ora, come visto, nella presente disamina la ricorrente censura il proce-
dere dell’autorità inferiore, che in particolare da un lato non l’avrebbe iden-
tificata quale possibile vittima di tratta di esseri umani, dall’altro le avrebbe
negato sia un periodo di riflessione e ristabilimento per permetterle di
esporre tutti gli elementi fondanti la sua condizione di vittima di tratta, che
le misure di accompagnamento dettate dalla condizione di vittima poten-
ziale (art. 12 Conv. tratta). L’autorità inferiore non avrebbe inoltre acquisito
dalle autorità tedesche le garanzie idonee ad una presa in carico effettiva
e completa della richiedente.
5.6 Tali argomentazioni non possono però essere condivise da questo Tri-
bunale. La ricorrente ha avuto l’occasione di esprimersi nell’ambito dell’au-
dizione del 30 gennaio 2020 oltreché durante una più approfondita audi-
zione in data 30 aprile 2020 − con un team composto di sole donne − con-
cernente gli indizi di tratta di esseri umani segnalati precedentemente. Or-
bene, in nessuno di questi colloqui sono ravvisabili dei timori o delle reti-
cenze che avrebbero potuto essere superati offrendo alla richiedente un
tempo di riflessione e di ripresa maggiore. Del resto, benché la SEM non
abbia effettivamente attribuito formalmente un periodo di riflessione di al-
meno 30 giorni, è indubbio che l’insorgente ne abbia di fatto comunque
potuto beneficiare giacché il lasso temporale intercorso fra la prima audi-
zione MayDay dell’8 febbraio 2020, trasmessa dalla patrocinatrice con
scritto del 12 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-28/5), e la decisione impugnata
supera abbondantemente i tre mesi. Si aggiunga, che dallo scritto del 28
aprile 2020 (cfr. atto n. [...]-31/2) − con il quale la patrocinatrice ha segna-
lato la propria assistita quale caso vulnerabile e postulato il riconoscimento
di un periodo di riflessione − all’emissione della decisione qui avversata, è
intercorso quasi un mese, durante il quale l’autorità inferiore ha perdipiù
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nuovamente offerto a A._ la possibilità di esprimersi nell’ambito di
un’audizione approfondita.
5.7 Ne consegue che alla luce dei suddetti ripetuti rifiuti nel fornire ulteriori
dettagli circa il proprio vissuto ed al fatto che dalle scarne dichiarazioni ri-
lasciate dall’interessata nel corso del procedimento non siano ravvisabili
indizi concreti che permettano di considerarla una potenziale vittima di
tratta di esseri umani, non si giustificava in specie l’attribuzione di un pe-
riodo di riflessione aggiuntivo. Tale considerazione non muta neppure alla
luce dei rapporti MayDay dall’8 febbraio 2020 e del 30 maggio 2020, dai
quali non emergono, al di là di indicatori generici, indizi concreti compro-
vanti quanto asserito con il gravame. Pertanto, posto quanto precede, è a
ragione che la SEM ha potuto esimersi dall’informare le preposte autorità
tedesche dello stato di possibile vittima di tratta. Anche per quanto con-
cerne le misure a sostegno della ricorrente che proprio a mente di quest’ul-
tima avrebbero dovuto essere adottate dalla SEM (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 11, punto 25), il Tribunale rileva che tali allegazioni non sono
supportate da alcun elemento concreto dimostrativo del fatto che l’autorità
inferiore avrebbe mancato ai suoi obblighi internazionali in materia. L’insor-
gente ha in primo luogo potuto beneficiare di un consulto medico per i pro-
blemi valetudinari da lei dichiarati (cfr. atto n. [...]-36/3); oltretutto dagli atti
non sono rilevabili elementi che indichino la necessità per la richiedente di
un particolare sostegno dal profilo psicologico o psichiatrico per i fatti da lei
narrati, né d’altro canto sono stati da lei invocati e non con un generico
richiamo (cfr. atto n. [...]-31/2).
5.8 Alla luce di quanto sopra enucleato, il Tribunale ritiene che la SEM ab-
bia istruito correttamente la causa sul punto posto in questione senza di-
sattendere gli obblighi di cui alla giurisprudenza citata rinunciando ad inve-
stigare maggiormente in merito al suo stato di potenziale vittima di tratta di
esseri umani o al suo accoglimento in quanto tale in Germania. Ne conse-
gue che la censura relativa alla violazione del principio inquisitorio e di ac-
certamento inesatto o incompleto dei fatti determinanti da parte dell’auto-
rità inferiore non è destinata a esito favorevole.
6.
6.1 Proseguendo nella disamina, dacché alcune allegazioni addotte con
l’impugnativa parrebbero voler lasciare intendere dei difetti di presa in ca-
rico delle vittime di tratta di esseri umani in Germania (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 12, punto 27) e quindi la contestazione materiale del trasferi-
mento in tale Paese, occorrerà apprezzare tale questione nell’esame rela-
tivo all’applicazione del Regolamento Dublino III.
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6.2 In tal senso, è d’uopo determinare se la SEM poteva fare applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non
si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla
volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale,
l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.3 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.4 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione
internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-
duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-
cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-
nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-
cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-
mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-
terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-
tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda
di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III;
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso
di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso
di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello Stato membro competente secondo il capo III Regolamento Du-
blino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati).
6.5 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
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è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
6.6 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un
altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Rego-
lamento Dublino III).
7.
Nel caso in rassegna, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo
«EURODAC», che l’interessata ha depositato una domanda d’asilo in Italia
il 3 ottobre 2016 e in Germania il 16 gennaio 2017 (cfr. atto n. [...]-10/2). Di
conseguenza, il 30 gennaio 2020 l’autorità inferiore ha presentato alle com-
petenti autorità tedesche, nei termini e nelle forme dell’art. 23 Regolamento
Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d
Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM n. [...]-21/5). La Germania, fondan-
dosi su quest’ultimo disposto, ha accettato espressamente la ripresa in ca-
rico dell’interessata con scritto del 4 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-25/2).
Pertanto, la competenza della Germania per la trattazione della procedura
d’asilo e di allontanamento della richiedente, risulta di principio essere
data.
8.
Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Germania,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
La Germania è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni.
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Pagina 17
Di conseguenza, la Germania è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]; cfr. fra le altre: sentenza del Tribunale D-7217/2016
del 2 marzo 2017 consid. 5).
Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche
delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-
zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della
CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09).
Orbene, in casu anche prendendo in considerazione le censure mosse nel
gravame dalla ricorrente, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pra-
tica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-
nime in materia; il rispetto da parte della Germania dei suoi obblighi con-
cernenti i diritti dei richiedenti l’asilo sul suo territorio è quindi presunto.
Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
9.
Per il resto, circa l’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3
OAsi 1, anche per i motivi già sopra enucleati, non sussistono nel caso di
specie degli elementi agli atti per ritenere che l’autorità inferiore abbia eser-
citato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento. Pertanto, non vi
è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clau-
sola di sovranità) Regolamento Dublino III.
10.
Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è
entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
la Germania conformemente all’art. 44 LAsi, posto che ella non possiede
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Pagina 18
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a
OAsi 1).
11.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
12.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento di A._ dalla Svizzera verso la Germania, confermata.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
14.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 14, la domanda ten-
dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-
mibili spese processuali, risulta senza oggetto.
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire
dal presupposto che l'insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la
domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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