Decision ID: 06a4c918-23d1-5c48-88ea-245e539937c2
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto:
che il 2 luglio 2014 AP 1 (1955) si è rivolta al Pretore Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere l'autorizzazione a vivere separata dal marito AO 1 (1959), l'allontanamento di lui dal domicilio coniugale, l'attribuzione a sé dell'abitazione comune e un contributo alimentare indeterminato dal 1° luglio 2014;
che con decreto cautelare emesso il 3 luglio 2014 inaudita parte il Pretore aggiunto ha autorizzato i coniugi vivere separati, ha attribuito alla moglie l'abitazione coniugale e ha vietato
al marito di rientrare o di avvicinarsi a quest'ultima fino all'11 luglio 2014;
che all'udienza dell'11 luglio 2014, indetta per la discussione, i coniugi hanno trovato un accordo sulla sospensione della vita in comune, sull'assegnazione dell'abitazione coniugale (alla moglie) e su un contributo alimentare per quest'ultima di fr. 480.– mensili;
che in coda all'udienza il Pretore aggiunto ha statuito sull'istanza, formalizzando l'accordo raggiunto;
che il 21 luglio 2014 AP 1 è insorta a questa Camera per il tramite di I_, dei Servizi sociali di _, contro la decisione appena citata, chiedendo con un appello del 21 luglio 2014 di “revocare la decisione di separazione”, di ordinare il ricovero del marito in una struttura terapeutica e di rinviare gli atti Pretore per una nuova udienza;
che il 4 agosto 2014 AO 1 ha comunicato di essere disposto a curarsi, proponendo di annullare “l'udienza per la separazione”;
e considerando

Considerations:
in diritto:
che, non vertendo soltanto su questioni patrimoniali e introdotto entro 10 giorni dalla notificazione della decisione (art. 314 cpv. 1 CPC), l'appello è sotto questo profilo ricevibile;
che l'appellante
a ben vedere non
discute i motivi della sentenza impugnata né indica con un minimo di precisione in che consista
l'erroneo accertamento dei fatti o la viziata applicazione del diritto;
che ciò basterebbe per dichiarare l'appello irricevibile;
che, comunque sia, la richiesta di rinviare gli atti al Pretore perché tenga una nuova udienza “col fine di mettere in luce i nuovi fatti emersi” non ha senso, questa Camera potendo tenere conto essa medesima di nuovi fatti a norma dell'art. 317 cpv. 1 CPC;
che l'appellante lamenta di avere firmato l'accordo dell'11 luglio 2011 “in stato confusionario e di non avere compreso il contenuto del verbale da lei sottoscritto”, salvo dimenticare di essere stata assistita per tutta l'udienza dalla propria legale di fiducia;
che, per altro, un ripensamento dell'intesa sottoscritta l'11 luglio 2014 non denota manifestamente un difetto del consenso né un errore essenziale (nell'accezione dell'art. 24 cpv. 1 CO);
che la richiesta volta a ottenere il ricovero del marito in un istituto terapeutico per la cura dall'alcolismo, non sottoposta al Pretore e quindi di dubbia ricevibilità (art. 317 cpv. 2 CPC), non rientra nel novero delle misure a protezione dell'unione coniugale
enumerate all'art. 176 cpv. 1 CC;
che in casi del genere il giudice
delle misure protettrici potrebbe – tutt'al più – segnalare il caso all'autorità di protezione degli
adulti (
Deschenaux/Steinauer/Baddeley
, Les effets du mariage, 2a edizione, pag. 289 n. 561a con rinvio alla nota 10)
, intervento tuttavia superfluo in concreto, vista la disponibilità di AO 1 di sottoporsi alle cure;
che, chiarito ciò, le misure a protezione dell'unione coniugale postulate dalla moglie tendevano all'organizzazione della vita separata (art. 176 cpv. 1 e 2 CC);
che tali misure, di durata determinata o indeterminata, decadono automaticamente – per principio – se i coniugi tornano a vivere insieme (art. 179 cpv. 2 CC);
che la ripresa della vita in comune può avvenire in qualsiasi momento, anche senza il consenso del giudice (
Chaix
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 7 ad art. 179);
che AO 1 può quindi rientrare quando desidera al domicilio coniugale, il divieto impartitogli il 3 luglio 2014 essendo per altro scaduto l'11 luglio seguente senza essere stato prorogato dal giudice;
che qualora i coniugi riprendano la vita in comune i contributi alimentari fissati per sentenza decadono da sé, ferma restando la libertà dell'appellante di rinunciare alla riscossione dei medesimi – per il passato e per il futuro – senza dover ricorrere all'approvazione del giudice (
Chaix
, op. cit., n. 1 ad art. 179 CC)
;
che, in definitiva, nella fattispecie non occorre alcuna “revoca della separazione”, i coniugi essendo liberi di riconciliarsi, di riorganizzare la loro vita coniugale e di risolvere diversamente le loro difficoltà matrimoniali;
che le spese dell'attuale giudizio seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma
nella fattispecie si giustifica di rinunciare – equitativamente – a ogni prelievo (art. 107 cpv. 1 lett. f CPC);
che non si attribuiscono ripetibili a AO 1, il quale, senza rivendicare espressamente un'indennità, ha sostanzialmente aderito all'appello;
che per quanto riguarda i rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 LTF), il principio della separazione personale non dipende da questioni di valore e può formare oggetto di ricorso in materia civile senza riguardo a questioni di valore;