Decision ID: 32e5353b-b2c1-4020-8c09-2a0374c369e9
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Il 2 settembre 2021, l’interessato, cittadino algerino, ha depositato una do-
manda d’asilo in Svizzera.
B.
Sentito sulle sue generalità, egli ha addotto dei motivi d’asilo poi ritrattati
nell’audizione sui fatti. Qui ha però contestualizzato i suoi timori di essere
rinviato in relazione al fatto ch’egli sarebbe affetto da HIV, diagnosticata in
svizzera nel 2015 e per la quale abbisognerebbe di una terapia antiretrovi-
rale.
B.
Con decisione del 28 ottobre 2021, notificata il giorno medesimo, la Segre-
teria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha respinto la succitata
domanda d’asilo pronunciando nel contempo l’allontanamento dell’interes-
sato dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione siccome lecita, esigibile e
possibile.
C.
Il 29 novembre 2021 il richiedente asilo ha inoltrato ricorso contro la men-
zionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale) chiedendone l’annullamento e la restituzione degli atti all’au-
torità inferiore per il completamento dell’istruzione e una nuova decisione
nell’ambito della procedura ampliata. Egli ha altresì presentato una do-
manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese processuali e del relativo anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
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dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una
decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto ricorsuale (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Sebbene l’odierna patrocinatrice non lo abbia specificato espressamente
nelle sue conclusioni, i motivi di ricorso addotti nell’impugnativa vertono
unicamente sulla questione relativa all’esecuzione dell’allontanamento. Ne
discende che il Tribunale limiterà il proprio esame ai punti 4 e 5 del dispo-
sitivo della decisione impugnata.
4.
4.1. Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l’allontana-
mento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso ammissi-
bile, ragionevolmente esigibile e possibile. L’autorità inferiore ha segnata-
mente constatato che le problematiche valetudinarie in capo all’insorgente
non sarebbero di una gravità tale da costituire un ostacolo all’esecuzione
dell’allontanamento. In particolare, la terapia antiretrovirale prescritta all’in-
sorgente sarebbe disponibile nel suo Paese d’origine. Il ricorrente non ne-
cessiterebbe peraltro di alcun ricovero ospedaliero. L’accesso a visite spe-
cialistiche sarebbe garantito. Il rischio di stigmatizzazione sociale non sa-
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rebbe peraltro decisivo. Le testimonianze individuali prodotte dall’insor-
gente e secondo le quali vi sarebbero problemi nell’accesso ai trattamenti
non permetterebbero di rimettere in discussione quanto precede.
4.2. Nel gravame, l’insorgente richiama innanzitutto il tenore della giuri-
sprudenza della Corte Edu e del Tribunale a soggetto delle persone affette
da HIV e poste di fronte ad un rischio di rinvio. Su questi presupposti, egli
censura un accertamento incompleto della fattispecie determinante. In Al-
geria, la maggior parte degli adulti – anche ove coniugati - vivrebbe con i
famigliari, in ragione dei salari estremamente bassi e dei costi elevati della
locazione di appartamenti. Malgrado esista un programma abitativo per al-
loggi sussidiati dallo Stato, esso sarebbe inaccessibile in ragione dell’im-
portante sovraccarico dovuto all’elevata domanda. Più del 37% della po-
polazione attiva sarebbe impiegata nel settore informale, per il che, non
avrebbe accesso ai magri benefici sociali connessi ad un regolare contratto
di lavoro. Prima dell’espatrio, neI 2013, iI ricorrente non sarebbe ancora
stato malato di HIV. Non di meno, già all’epoca era confrontato con una
mancanza di stabilità abitativa e viveva presso la nonna, nel frattempo de-
ceduta. Ad oggi, egli non disporrebbe di alcuna informazione in merito alle
condizioni di vita dei suoi famigliari, non avrebbe contatti con loro e non
potrebbe avvalersi di una rete familiare o sociale cui potersi appoggiare in
caso di rientro. Inoltre, in ragione della sua malattia, egli non avrebbe la
possibilità di riallacciare i contatti con i suoi parenti; difatti, in tali circo-
stanze, egli sarebbe confrontato alla stigmatizzazione da parte dei suoi co-
noscenti e parenti e quindi isolato dalla comunità che dovrebbe fungergli
da riferimento. Nemmeno potrebbe far capo al sistema sociale algerino in
ragione del sovraccarico dello stesso; pertanto, si troverebbe esposto a
vivere in condizioni di vita degradanti, con il conseguente mancato accesso
regolare agli antiretrovirali ed ai controlli regolari, quindi all’avanzamento
dell’infezione da HIV, in particolare all’attivazione della TBC latente, e
quindi, ad un serio e rapido deterioramento del suo stato di salute tale da
comportare una violazione dell’art. 83 cpv. 4 LStrI.
5.
5.1. Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa debba
essere ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso
di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
5.2. Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
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della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
5.3. In questo contesto, il Tribunale rileva in primo luogo come l’accerta-
mento dei fatti svolto dall’autorità inferiore non presti il fianco a critiche sotto
l’aspetto dell’art. 12 PA (cfr. per maggiori sviluppi la sentenza del Tribunale
D-291/2021 consid. 7.2 - 7.4). Con particolare riferimento alla situazione
medica, si può infatti constatare come le problematiche di natura somatica
in capo al ricorrente siano state identificate e chiarite in modo dettagliato
dalla SEM. Al momento dell’emissione della decisione impugnata l’incarto
della Segreteria di Stato conteneva già diversi mezzi di prova riguardanti
la situazione valetudinaria del ricorrente. È del resto stato egli medesimo a
produrre il dettagliato certificato medico del Kantonsspital di Zugo del 26
ottobre 2020, senza avvalersi di un peggioramento delle sue condizioni cli-
niche in corso di procedura. La SEM poteva così a giusto titolo basarsi sulla
diagnosi posta in tale sede. Peraltro e nonostante l’insorgente paia soste-
nere il contrario, la SEM ha chiarito anche la sua situazione personale,
fornendo una prognosi sulle sue possibilità di reintegrazione in famiglia e
nella società, tenendo oltremodo conto della sua sieropositività (cfr. deci-
sione impugnata, pag. 11). La doglianza va così respinta.
6.
6.1. A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte
ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-
tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU.
Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real
risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a
trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi
riferimenti).
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6.2. Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito
a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-
giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non
trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente
risulta pacifica sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi.
6.3. Per il resto, la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di
persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una
violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi
ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come
una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno
Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici
adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di
un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
6.4. Come lo si vedrà sub. infra consid. 7.3 e seg., la situazione
dell’insorgente non risulta ostativa all’esecuzione dell’allontanamento da
un punto di vista dell’esigibilità. Su questi presupposti e per i motivi che si
esporranno di seguito, nemmeno si può ritenere che il suo respingimento
ponga problemi rispetto alla citata e più restrittiva giurisprudenza
convenzionale.
6.5. Ne consegue che, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’ese-
cuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto
pubblico internazionale nonché della LAsi.
7.
7.1. Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
7.2. La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-
lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
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anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-
zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-
sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
7.3. Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in
caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento di-
viene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure me-
diche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina ge-
nerale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme alla
dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 4
LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un
accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o mante-
nere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura ospe-
daliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destinazione
non raggiungono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure necessarie
possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente, all’occor-
renza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, l’esecu-
zione dell’allontanamento sarà ragionevolmente esigibile. Invece non lo
sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di
possibilità di trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si de-
graderebbe così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla
messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-
vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 8.3 e relativi riferimenti).
7.4. Con particolare riferimento ai malati di HIV, la giurisprudenza ha già
avuto modo di precisare che l’esecuzione dell’allontanamento è ragione-
volmente esigibile fintantoché l’infezione non ha raggiunto lo
stadio C ai sensi della classificazione operata dai Centers for Disease Con-
trol and Prevention (CDC). Nell’ambito della valutazione dell’esigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento è necessario tenere conto non solo
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dello stadio dell’infezione HIV, ma anche della situazione concreta della
persona in questione nello Stato d’origine o di provenienza. In questo
senso, le circostanze concrete di un caso possono rendere impossibile
l’esecuzione dell’allontanamento di una persona con una stadiazione B3 o
anche B2, non essendo tuttavia escluso che in capo a contingenze parti-
colarmente favorevoli, anche un malato allo stadio C possa essere allon-
tanato. La questione della stadiazione della malattia non è dunque una di-
scriminante assoluta ma va piuttosto esaminata caso per caso onde deter-
minare l’esigibilità del rinvio (cfr. DAF 2009/2 consid. 9.3 – 9.4, sentenza
del Tribunale D-7066/2018 dell’8 luglio 2020 consid. 10.3).
7.5. Ora, in Algeria non vige attualmente un contesto di guerra, guerra ci-
vile, violenza generalizzata o emergenza medica. La giurisprudenza ha pe-
raltro già avuto modo di constatare che detto Paese dispone di un sistema
sanitario funzionante (cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale E-289/2021
del 2 febbraio 2021 consid. 7.2). Qui, l’85% delle persone sieropositive ri-
ceve un trattamento antiretrovirale (cfr. < https://www.unaids.org/en/r
egionscountries/countries/algeria >, consultato il 09.12.2021). Gli sforzi
dell’Algeria nel porre fine alla disuguaglianza nella cura delle persone con
l'AIDS e garantire la continuità dei servizi forniti ai pazienti nel contesto di
Covid-19 è stata recentemente salutata dallo stesso responsabile del pro-
gramma ONU preposto (cfr. < https://www.aps.dz/en/health-science-tech-
nology/41962-unaids-commends-algeria-s-efforts-to-end-inequality-in-car
e-for-patients >, consultato il 09.12.2021). Sebbene nel rapporto dell’Orga-
nisation suisse d'aide aux réfugiés (OSAR) del 3 marzo 2020 prodotto dal
ricorrente medesimo nel corso della procedura di prima istanza vengano
elencati alcuni problemi generalizzati nel sistema sanitario algerino, va al-
tresì osservato come l’accesso alle cure sia di principio gratuito (cfr. deci-
sione impugnata, pag. 10).
7.6. Nel caso de quo, il ricorrente risulta affetto da un’infezione da HIV allo
stadio A2 e trattata con antiretrovirali combinati (farmaco Atripla), nonché
di una tubercolosi latente e di un’ipercolesterolemia (cfr. atti 1/6 e 20/3).
Conto tenuto di quanto precede, la sua situazione somatica non risulta così
ostativa all’esecuzione del rinvio, tanto più che sulla base degli accerta-
menti svolti dalla SEM e come confermato anche dal Kantonsspital di Zugo,
il farmaco Atripla paia essere effettivamente disponibile in Algeria (cfr. le
considerazioni di cui alla decisione impugnata, pag. 9, a cui è oopportuno
rinviare). In ogni caso, anche laddove la terapia farmacologia non dovesse
essere disponibile nella forma attuale, potrà essere impostato un tratta-
mento sostitutivo (cfr. sentenza del Tribunale D-5131/2020 consid. 7.3.3).
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7.7. Per il rimanente, la situazione personale dell’interessato non giustifica
il riconoscimento di un pericolo concreto ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI.
Quest’ultimo è infatti giovane e dispone di una certa esperienza lavorativa.
Nulla vieta a quest’ultimo di riprendere i contatti con i famigliari più stretti.
Nel contesto algerino tale aspetto non è inoltre ad esso solo una discrimi-
nante decisiva per giudicare dell’esigibilità del rinvio. Ancora, le apparenti
difficoltà socio economico avanzate in sede ricorsuale costituiscono l'ordi-
naria quotidianità della regione e, così come i pretesi rischi di stigmatizza-
zione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare un’esposizione al pericolo
ai sensi del disposto in esame.
7.8. Il rientro dell’interessato in Algeria è pertanto da considerarsi pure ra-
gionevolmente esigibile.
8.
In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della pos-
sibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI a contrario).
9.
La propagazione del Covid-19, circostanza di natura temporanea, non è di
natura tale da rimettere in causa le conclusioni che precedono. Se do-
vesse, nel caso di specie, ritardare momentaneamente l’esecuzione tec-
nica dell’allontanamento, la stessa interverrebbe necessariamente più
tardi, in tempi appropriati (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-
3873/2020 del 12 agosto 2020, D-6884/2019 dell’11 agosto 2020 consid. 9.5
con ulteriori riferimenti ivi citati, E-6856/2017 del 6 aprile 2020 consid. 9).
10.
Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la deci-
sione dell’autorità inferiore va confermata ed il ricorso respinto.
11.
Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha
violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione
non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione
impugnata confermata.
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
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nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire dall’assunto
che l’insorgente sia indigente e non essendo state le conclusioni ricorsuali
al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di
esito favorevole, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudizia-
ria e non sono prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
13.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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