Decision ID: 7fb7034b-e672-5dea-9df9-21ac0b9cf364
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto:
A.
Con istanza 10 luglio 1998 contro (_) (in seguito _), ha chiesto il sequestro alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città presso il _ a Locarno di "beni di ogni genere, siano essi titoli, depositi, conti, carte valori, somme in contanti, opzioni o altri diritti, crediti in qualsiasi valuta, metalli o altri averi in deposito aperto o chiuso, crediti risultanti da affari fiduciari, appartenenti al debitore, siano essi intestati a suo nome o che la banca sa, pur essendo intestati a terzi, essere di pertinenza del debitore, inoltre beni direttamente o indirettamente in nome proprio del debitore o su conti cifrati, sotto rubrica convenzionale, in cassette di sicurezza o in qualunque altro modo" fino a concorrenza di un credito di fr. 50'000'000.-- oltre accessori derivante da responsabilità contrattuale e da atto illecito in relazione alla vendita della _
B.
Mediante decreto 13 luglio 1998, il Segretario assessore ha ordinato il sequestro come richiesto. Con atto 30 luglio 1998 _ ha formulato opposizione al sequestro.
C
. Mediante decisione unica 18 dicembre 1998, il Pretore ha ammesso l’opposizione 30 luglio 1998 di _ e annullato il sequestro 13 luglio 1998, respingendo tuttavia l’istanza di prestazione di garanzia di _.
D
. Mediante sentenza 5 luglio 1999, la scrivente Camera ha accolto parzialmente l’appello di _ (inc. _), in quanto ha confermato il decreto di sequestro, limitandone tuttavia l’oggetto ai beni appartenenti al debitore o a lui intestati (dispositivo n. III/1.1: “Oggetti da sequestrare: presso la filiale di _ del _, beni di ogni genere, siano essi titoli, depositi, conti, cartevalori, somme in contanti, opzioni o altri diritti, crediti in qualsiasi valuta, metalli o altri averi in deposito aperto o chiuso, appartenenti al debitore, intestati a suo nome, inoltre beni del debitore direttamente in nome proprio o su conti cifrati, sotto rubrica convenzionale, in cassette di sicurezza o in qualunque altro modo”), e imponendo a _ la prestazione di una garanzia di fr. 5'000'000.-- a favore di _, ciò che rendeva così privo di oggetto l’appello (inc. 14.1999.00006) di quest’ultimo.
E.
Il ricorso di diritto pubblico presentato l'11 luglio 1999 da _ contro la suddetta decisione 5 luglio 1999 è stato parzialmente accolto dal Tribunale federale, il quale ha annullato la decisione cantonale in merito alla questione della garanzia e rinviato la causa alla scrivente Camera, la quale, con decisione 28 marzo 2000 (inc. 14.2000.00020), ha ridotto l’importo della garanzia richiesta a fr. 50'000.--.
F.
Sennonché _ con istanza 15 maggio 2000, ha chiesto al Pretore di Locarno-Città l’annullamento dell’obbligo di prestare questa garanzia, invocando un fatto nuovo, ossia la comunicazione del _ di _ all’UEF di Locarno sull’infruttuosità del sequestro decretato sui beni appartenenti a _ (cfr. doc. A).
G.
Quest’ultimo, con osservazioni/istanza 29 maggio 2000, si è opposto alla soppressione della garanzia (ritenendo in particolare che l’infruttuosità del sequestro non significa ancora che “mai siano stati bloccati dei beni, la dichiarazione [del _] riferendosi infatti alla situazione attuale ed ai beni appartenenti al signor _ ”), e postulato a sua volta l’aumento della stessa a fr. 150'000.--.
H.
Mediante sentenza 30 maggio 2000, il Pretore di Locarno-Città ha accolto parzialmente l’istanza di _ e respinto quella di _, riducendo la garanzia all’importo di fr. 8'000.-- da prestarsi entro 15 giorni dalla crescita in giudicato della medesima decisione. Il primo giudice ha considerato che l’esito del sequestro, non conosciuto da questa Camera al momento della fissazione della garanzia in fr. 50'000.--, costituiva un fatto nuovo giustificante la revisione dell’importo della garanzia. Il Pretore ha poi ritenuto che i costi del procedimento di convalida pendente davanti al _ di _. non erano in relazione causale con il sequestro, essendo tale processo stato avviato già nel 1990, quindi prima dell’inoltro dell’istanza di sequestro. Egli ha d’altronde ritenuto che i costi della procedura di opposizione al sequestro dovevano essere imputati al sequestrato, dato che quest’ultimo aveva omesso di indicare l’esito nullo del sequestro. Il giudice di prime cure ha inoltre osservato _ era nuovamente rimasto vago e silente su eventuali altri beni di terzi che sarebbero stati bloccati, di modo che così facendo non permetteva la valutazione di un eventuale danno. Il Pretore ha tuttavia ritenuto che una garanzia di fr. 8'000.-- andava comunque messa a carico di _ per “eventuali futuri costi che dovessero sorgere a carico di _ nell’ambito del procedimento in corso [...], avendo la sequestrante insistito malgrado l’inutilità del sequestro”. La tassa di giustizia è stata messa a carico di ciascuna delle parti per metà, compensate le ripetibili, in considerazione del fatto che _ e _ avrebbero potuto indicare più tempestivamente l’infruttuosità del sequestro e che _ avrebbe potuto ritirare il sequestro tosto venuta a conoscenza dell’esito negativo dello stesso.
I.
Nel suo appello 13 giugno 2000, _ chiede l’annullamento della decisione pretorile e, in via principale, l’annullamento dell’obbligo di prestare garanzia, mentre in via subordinata conclude alla riduzione a fr. 1'000.-- dell’importo fissato dal primo giudice. _ dichiara di non aver più adottato nessuna iniziativa di carattere procedurale una volta avuta notizia dell’infruttuosità del sequestro e di non meritarsi quindi il rimprovero di aver “insistito malgrado l’inutilità del sequestro”. Essa osserva inoltre che non può essere “punita” per avere esercitato un proprio diritto invece di scegliere la strada di omettere la prestazione della garanzia, che l’avrebbe esposta al rischio di un’azione di risarcimento da parte di “un debitore particolarmente litigioso e bellicoso” nei suoi confronti”. _ pretende d’altronde di avere un interesse giuridico a mantenere il sequestro per il fatto che andrebbe fatta luce piena sull’asserita infruttuosità del sequestro e sulla sibillina affermazione di _ in proposito. Infine, _ critica la ripartizione della tassa di giustizia fatta dal Pretore che non tiene conto del fatto che la garanzia è stata ridotta da 50'000.-- a fr. 8'000.-- e che l’omissione di informazione sull’esito del sequestro è temporalmente molto più breve per _ che per _.
J.
Nelle sue osservazioni, _ chiede la reiezione dell’appello. Egli rileva che la comunicazione del _ circa l’infruttuosità del sequestro era tempestiva ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, il quale considera che le banche sono tenute ad informare l’UE solo una volta cresciuta in giudicato la sentenza definitiva sull’opposizione al sequestro. Essendo l’obbligo di informare della banca identico a quello del debitore sequestrato, nessun rimprovero potrebbe essere mosso a _. Secondo l’appellato, l’informazione data dal _ è inoltre corretta, in quanto il sequestro sarebbe diventato (totalmente) infruttuoso solo dopo che il decreto di sequestro è stato modificato da questa Camera (sentenza confermata su questo punto dal Tribunale federale), la quale ne ha ristretto l’oggetto ai soli beni appartenenti o intestati a _. L’affermazione di quest’ultimo, secondo la quale l’infruttuosità del sequestro non significa ancora che “mai siano stati bloccati dei beni, la dichiarazione [del _] riferendosi infatti alla situazione attuale ed ai beni appartenenti al signor _ non poteva quindi, a mente dell’appellato, essere fraintesa né dall’appellante né dalle autorità giudiziarie. _ ritiene d’altronde che le spese che egli ha sostenuto e che dovrà ancora sostenere nella presente procedura, nonché in quella avviata da _ (ricorso del 7 luglio 2000, n. _; inc. _) per obbligare l’UEF di Locarno ad indagare presso il _ di _ allo scopo di scoprire se e quali beni sono stati bloccati a seguito del sequestro qui in oggetto e quali conti sono stati addebitati per il pagamento di DM 259'362,50 a favore del _ di _ e per la liberazione del capitale sociale di _ giustificano il mantenimento della garanzia di fr. 8'000.-- decisa dal Pretore. _ ritiene infine che le spese che egli ha avuto nella procedura di opposizione al sequestro andavano garantite, vista la “strumentalizzazione” di cui si dice vittima da parte di _

Considerations:
Considerando
in diritto:
1. Questioni procedurali
1.1.
Nel nuovo diritto, la procedura relativa alla fissazione o alla modifica della garanzia inoltrata dopo l’emanazione del decreto di sequestro è regolata alla stregua della procedura di opposizione al sequestro ex art. 278 LEF (
Walter Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, Vol. III, n. 30 ad art. 273). In Ticino, questa Camera ha già avuto modo di giudicare che si applicano gli art. 20 e 21 LALEF (anche se la prima di queste disposizioni, come pure l’art. 387 vCPC, non menziona espressamente l’art. 273 LEF, CEF 15 aprile 1999
in re
P. c/ G.; cfr. pure II CC 1. giugno 1999
in re _
c/ _). Contro la decisione del giudice del sequestro è possibile un ricorso all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, ciò che non è il caso nella fattispecie, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett. b LOG).
1.2.
L’autorità superiore deve verificare ‐ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‐ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‐ e contestate dalle controparti ‐ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/Gasser
, Grundriss des  Konkursrechts, 6a ed., Berna 1997, n. 74. ad § 51;
Bertrand Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482). Queste considerazioni valgono mutatis mutandis per la questione della garanzia ex art. 273 LEF.
2. Nel merito
Ex art. 273 LEF, il creditore è responsabile sia nei confronti del debitore, sia di terzi, dei danni cagionati con un sequestro infondato.
2.1.
Non essendosi _ appellato contro la decisione del Pretore qui impugnata, non spetta a questa Camera statuire sui punti non rimessi in questione da _ (art. 307 cpv. 2 CPC, per rinvio dell’art. 25 LALEF), segnatamente la non considerazione delle spese del processo di merito in Germania (decisione peraltro non contestata da _ nelle sue osservazioni) né di quelle avute nell’ambito della procedura di opposizione.
2.2.
Tuttavia, _, nelle proprie osservazioni, pretende che, data la “strumentalizzazione” di cui si dice vittima da parte di _, si giustificherebbe la condanna di quest’ultima a prestare una garanzia a copertura di tutte le spese da lui sostenute nella procedura di opposizione al sequestro, che cifra in fr. 178'450.--.
a)
All’omissione di _ di appellarsi contro la sentenza pretorile qui in esame non può quindi essere inoltre dato il senso di una rinuncia ad ogni garanzia per le spese avute nell’ambito della procedura di opposizione al sequestro, avendo lo stesso potuto condividere la decisione del primo giudice per altri motivi che quelli da quest’ultimo addotti.
Occorre pertanto per questa Camera esaminare la questione, nei limiti delle conclusioni di _, ossia senza potere riconoscere una garanzia superiore a fr. 8'000.-- (divieto della reformatio in peius, art. 307 cpv. 2 CPC per rinvio dell’art. 25 LALEF).
b)
Ci si deve anzitutto chiedere se i costi della procedura di opposizione al sequestro andavano imputati a _, per il motivo che egli aveva omesso di indicare l’esito nullo del sequestro. Non può, a questo riguardo, essere condivisa la tesi dell’appellato, secondo la quale nessun rimprovero potrebbe essergli mosso, dato che il suo obbligo di informare sarebbe identico a quello della banca (nel senso che nascerebbe solo una volta cresciuta in giudicato la decisione definitiva sull’opposizione al sequestro). Risulta in effetti dalla sentenza citata dallo stesso appellato (
DTF
125 III 397, cons. 2e) che la facoltà concessa dal Tribunale federale alle banche di informare l’UE solo alla fine della procedura di opposizione è motivata principalmente con l’obbligo legale che incombe ad esse di preservare il segreto bancario, onere che evidentemente non grava sul debitore sequestrato. D’altronde, il Tribunale federale non ha apparentemente pensato al caso in cui il debitore si opporrebbe ad un sequestro infruttuoso (cfr.
DTF
125 III 394, cons. 2c aa). Infine, nella sua decisione 18 novembre 1999 nota alle parti poiché ne sono i protagonisti, la seconda Corte civile del Tribunale federale ha ribadito che l’importo della garanzia va calcolato valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per il preteso debitore e che una delle basi essenziali per il computo è il risultato del sequestro, ossia l’entità dei beni concretamente bloccati, dato di fatto che va indicato dal sequestrato che chiede la fissazione (o l’aumento) di una garanzia ex art. 273 LEF, così come gli altri dati atti a rendere almeno verosimile il danno invocato (5P.255/1999, consid. 5c, p. 13 ss., ora pubblicato in
DTF
126 III 100-101).
c)
Nessuno sembra essersi espresso sulla questione di sapere se un sequestro infruttuoso possa causare al sequestrato danni per i quali lo stesso sia in diritto di chiedere una garanzia ex art. 273 LEF, tranne
Peter Albrecht
(Die Haftpflicht des Arrestgläubigers nach schweizerischem Recht, tesi Zurigo 1968, p. 28), il quale dà una risposta affermativa, con riferimento in particolare a possibili lesioni del credito del sequestrato.
Sicuramente un sequestro infruttuoso non causa alcun danno materiale diretto, non essendo il sequestrato limitato nella sua capacità di disporre dei propri diritti patrimoniali.
È controversa la questione di sapere se va risarcito il danno materiale indiretto, in particolare la lesione del credito del sequestrato nel mondo economico o una perdita di clientela (per una risposta affermativa, cfr.
Jérôme Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 250 ss. e 254-255, ed i rif. agli autori di stessa opinione alla nota 1104; il Tribunale federale ed una parte numericamente minoritaria della dottrina danno invece una risposta negativa, cfr. nota 1103). La questione può rimanere in casu aperta, dato che _ non ha reso verosimile – e nemmeno ha fatto valere – di aver subito un danno indiretto.
Salvo abuso di diritto, ossia salvo i casi in cui lo strumento giuridico del sequestro viene usato per fini estranei al suo scopo esecutivo (ad es. comunicazione ad un terzo dell’esistenza del sequestro per danneggiare l’immagine del sequestrato), il sequestro non causa alcun danno morale o d’immagine al sequestrato. Del resto, le pretese di torto morale non sono contemplate dall’art. 273 LEF e non vanno quindi garantite (cfr.
Piégai
, op. cit., p. 253 ss., con rif.).
Non vi è poi, dal punto di vista del diritto esecutivo, alcun interesse giuridico per il sequestrato ad opporsi ad un sequestro infruttuoso, poiché esso non esplica nessun effetto di diritto esecutivo. Il sequestrato non può quindi, in tale ipotesi, ottenere che le spese di opposizione siano garantite in base all’art. 273 LEF.
d)
Per completezza, va precisato che _ non era legittimato – e non lo è tuttora – a far valere a nome proprio pretese di un terzo, tanto meno in quanto questo non è stato nominato né le sue asserite pretese rese verosimili. Spettava difatti al terzo opporsi al sequestro qualora il _, in base al decreto pretorile (prima della sua modifica imposta da questa Camera), avesse bloccato beni di sua proprietà.
2.3.
Il Pretore ha giustificato l’imposizione a _ di una garanzia di fr. 8'000.-- sulla necessità di garantire eventuali futuri costi che dovessero sorgere a carico di _ nell’ambito del presente procedimento. Orbene, ritenuto che un sequestro infruttuoso non causa di regola danni al sequestrato, non vi è spazio per una garanzia ex art. 273 LEF delle spese insorte nell’ambito della procedura qui in esame, né tantomeno per le spese della procedura del ricorso (inc. _) inoltrato da _ il 7 luglio 2000, visto che la normativa federale impone il principio della gratuità in materia di ricorso LEF (art. 20a cpv. 1 LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF). Del resto, _ _ si è inutilmente opposto all’istanza di _ quand’anche irrituale (cfr. infra cons. 3).
2.4.
La sequestrante _ ha presentato il suo ricorso il 13 giugno 2000 – volto in via principale ad azzerare l’importo di garanzia di fr. 8'000.-- e in via subordinata a ridurlo a fr.1'000.-- richiestole –, pur essendo venuta “a conoscenza ufficialmente per la prima volta, per iscritto, dell’infruttuosità del sequestro mediante lettera 16 maggio 2000 del _ che venne inviata al patrocinatore di _ da parte dell’UEF in data 20 maggio 2000” (cfr. appello, p. 8, primo periodo). Anzi, il momento della conoscenza degli elementi utili agli effetti della validità del sequestro si situa per _ già a ricezione della lettera 16 marzo 2000 del _, ancorché “di contenuto talmente sbalorditivo e strabiliante”, tale da indurre _ ad una “verifica” che avvenne con lo scritto inviato al _ il 10 aprile 2000, cui venne risposto il 18 aprile 2000 (appello, p. 8, secondo periodo).
_ ha quindi impugnato la decisione pretorile pur sapendo che il sequestro era infruttuoso e pertanto decaduto, e che di conseguenza non occorreva più prestare alcuna garanzia. Ne consegue la reiezione del gravame, senza che occorra intervenire sul pronunciato del primo giudice che resta senza conseguenza di rilievo, la garanzia essendo divenuta senza effetto sul sequestro divenuto caduco.
Infatti, il sequestro infruttuoso non ha bloccato alcun bene del sequestrato presso _: non vi può quindi essere alcun danno a carico di _ risarcibile con la garanzia ex art. 273 LEF. Verrebbe peraltro a mancare il deterrente immanente all’accessorio della garanzia: la decadenza del sequestro per mancata prestazione della garanzia. Non occorre la prestazione di alcuna garanzia ex art. 273 LEF, mancando la conditio sine qua non del danno riconducibile al sequestro di beni del sequestrato, nulla di proprietà o appartenenza di _ essendo stato oggetto di provvedimento conservativo urgente. Non prestando la garanzia, il sequestro decade ope legis: da siffatta decadenza non deriva nessun danno per la sequestrante _, perché il sequestro è comunque infruttuoso. Richiamati i limiti del processo sommario, restano ovviamente riservate eventuali pretese risarcitorie da far valere in procedura di merito.
3.
L’appello 13 giugno 2000 di _ va quindi respinto.
Tassa di giustizia e indennità seguono il grado di soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Per quanto concerne la tassa di giustizia di prima istanza, si osserva che il Pretore avrebbe dovuto dichiarare irricevibile l’istanza di _ per carenza di gravamen, avendo il fatto nuovo dell’infruttuosità del sequestro, non conosciuto da questa Camera quando ha emanato l’ordine a _ di prestare una garanzia di fr. 50'000.--, fatto cadere ex lege quest’ultima decisione. In altre parole, _ avrebbe dovuto semplicemente non prestare la garanzia, posto che comunque la revoca di un sequestro infruttuoso non poteva avere effetti negativi per la sequestrante, né dal punto di vista esecutivo e neanche per la questione di merito.
Il divieto della reformatio in peius non consente interventi sul pronunciato pretorile 30 maggio 2000 a sfavore di _
Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,