Decision ID: 1e72de15-0153-42cb-afa0-d9d11f76bffa
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, di nazionalità ecuadoriana, ha presentato domanda d’asilo in
Svizzera il (...) marzo 2022.
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo il sistema cen-
trale d'informazione sui visti “CS-VIS” la richiedente l’asilo aveva benefi-
ciato di un visto rilasciato dalle autorità spagnole e valido dal (...) febbraio
2022 al (...) aprile 2022.
C.
Il 28 marzo 2022, basandosi su quanto precede, la SEM ha inoltrato una
domanda di ammissione alle autorità spagnole in base all’art. 12 par. 2 del
regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-
pea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino
III).
D.
In data 29 marzo 2022, le autorità spagnole hanno espressamente accet-
tato di prendere in carico la richiedente l’asilo.
E.
Con procura del 30 marzo 2022, la richiedente ha conferito mandato alla
rappresentante legale assegnatagli.
F.
Il 21 aprile 2022 si è svolto con l’interessata il colloquio personale ai sensi
dell’art. 5 del Regolamento Dublino III. In tale occasione, sono emersi indizi
relativi al reato di tratta di esseri umani (TEU).
G.
Il 4 maggio 2022 la richiedente l’asilo ha sostenuto un’ulteriore audizione
quale potenziale vittima di tratta degli esseri umani davanti ad un team del
suo stesso sesso. In tale contesto, le è stato altresì concesso il diritto di
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essere sentito in merito alla responsabilità della Spagna per lo svolgimento
della procedura di asilo e di allontanamento in virtù del Regolamento Du-
blino III.
H.
In medesima data, l’autorità inferiore, ritenendo dati sufficienti indizi di tratta
giusta l’art. 4 lett. a della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta
contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005 (Conv. tratta,
RS 0.311.543), ha concesso alla richiedente un periodo di recupero e di
riflessione ai sensi dell’art. 13 della della Conv. tratta.
I.
In data 3 giugno 2022 l’interessata ha sottoscritto il documento “dichiara-
zione”, indicando di non acconsentire ad essere contattata dalle autorità di
perseguimento penale. La rappresentante legale, con scritto del 7 giugno
2022, ha trasmesso alla SEM il summenzionato documento assieme a mol-
teplici mezzi di prova proponendo l’esame materiale dei motivi d’asilo in
Svizzera.
J.
In stessa data l’autorità inferiore ha segnalato alla policy TEU il caso della
richiedente, la quale a sua volta l’ha segnalato al Commissariato di coordi-
nazione 2 dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) in data 8 giugno 2022.
K.
In data 5 luglio 2022 fedpol ha comunicato di aver trasmesso le dichiara-
zioni dettagliate dell’interessata alle autorità di polizia cantonale compe-
tenti e ha indicato che verrà presentata una relazione informativa alla Spa-
gna.
L.
Le competenti autorità di polizia cantonale, in data 11 luglio 2022, dopo
l’analisi del caso, hanno informato fedpol che non rilevano la necessità di
avviare una procedura penale.
M.
Con scritto del 29 luglio 2022, la rappresentante legale ha trasmesso alla
SEM un sollecito in vista dell’applicazione della clausola di sovranità.
N.
L’autorità inferiore, in data 9 agosto 2022, ha informato le autorità spagnole
del fatto che l’interessata è stata indentificata quale potenziale vittima di
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tratta di esseri umani per fatti avvenuti in Ecuador e che la stessa ha inoltre
indicato di essere stata vittima di uno stupro a B._ a marzo 2022.
O.
Con decisione del 9 agosto 2022, notificata il 10 agosto 2022, la SEM non
è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31),
pronunciando nel contempo il suo allontanamento (recte: trasferimento)
dalla Svizzera verso la Spagna.
P.
Il 18 agosto 2022 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 22 agosto
2022) la richiedente è insorta contro la decisione dell’autorità inferiore di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) e ha an-
zitutto richiesto la sospensione in via supercautelare dell’esecuzione della
decisione e la concessione dell’effetto sospensivo. In seguito ha concluso
all’accoglimento del ricorso, all’annullamento della decisione avversata e
alla restituzione degli atti alla SEM per effettuare un esame nazionale della
domanda d’asilo o procedere con i necessari complementi istruttori. Altresì,
ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-
spensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo con
protestate tasse e spese.
Al ricorso sono stati allegati ulteriori nuovi mezzi di prova.
Q.
Il 22 agosto 2022 il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecuzione
dell’allontanamento quale misura supercautelare.
R.
L’interessata ha effettuato numerose visite mediche (cfr. documentazione
agli atti) ed è stata ricoverata presso la (...) in data 11 agosto 2022.
S.
Con decisione incidentale del 24 agosto 2022 il Tribunale ha accolto
l’istanza di concessione dell’effetto sospensivo al ricorso ed ha invitato la
SEM ad inoltrare una risposta al ricorso. Le osservazioni dell’autorità infe-
riore, del 30 agosto 2022, sono state trasmesse con ordinanza del 6 set-
tembre alla ricorrente con possibilità di esprimersi entro il termine fissato.
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Pagina 5
T.
In data 14 settembre 2022 la ricorrente, tramite la sua rappresentante le-
gale, ha presentato la replica ed il giorno seguente ha fatto pervenire al
Tribunale uno scritto integrativo alla replica assieme alla lettera di dimis-
sione dalla (...) del 14 settembre 2022.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
2.
2.1 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-
riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi con-
tro di essa.
2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre
pertanto entrare nel merito del ricorso.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
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Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d'asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1; 2012/4
consid. 2.2).
4.
4.1 Nel colloquio Dublino la ricorrente ha dichiarato anzitutto di non stare
bene di salute e di essere in attesa di un colloquio psicologico e di una
visita ginecologica a causa dell’abuso sessuale subito. Successivamente,
ella ha confermato di aver ottenuto un visto Schengen di tipo C per entrate
multiple rilasciato dalla Spagna, valido dal (...) febbraio 2022 al (...) aprile
2022, e di aver consegnato il suo passaporto originale sul quale figure-
rebbe il timbro d’uscita dell’Ecuador del (...) marzo 2022 e di entrata in
Spagna del (...) marzo 2022. Inoltre, l’interessata ha asserito di aver con-
tattato personalmente un’agenzia di viaggio per la prenotazione dell’ap-
puntamento per l’ottenimento del visto. Altresì, ha dichiarato di essere ri-
masta in Spagna fino al 23 marzo 2022 e di aver viaggiato in autobus fino
in Svizzera, dove avrebbe chiesto subito asilo. In merito alla richiesta da
parte della Protezione giuridica di un team di genere femminile per i collo-
qui e le audizioni, la richiedente ha spiegato di essere stata vittima di un
abuso sessuale il (...) marzo 2022, mentre si trovava in un parco di notte a
B._ e che l’aggressione sarebbe avvenuta su ordine del signor
C._, il quale da tempo starebbe minacciando lei e la sua famiglia in
Ecuador. Invero, quest’ultimo sarebbe un agente segreto che lavorerebbe
sotto copertura nella polizia nazionale in Ecuador, la quale collaborerebbe
con il gruppo criminale denominato “(...)”. Le due persone che avrebbero
abusato di lei nel parco sarebbero state mandate da quest’uomo, in quanto
avrebbero detto frasi del tipo: “(...)”, soprannome di C._ Dopo lo
stupro ella sarebbe stata abbandonata nel parco e non avrebbe denunciato
il fatto alla polizia, ma avrebbe deciso il giorno seguente di partire per la
Svizzera. Infine, la richiedente ha affermato che sua mamma l’avrebbe
venduta all’età di 13 anni a questo gruppo per farla prostituire, che
C._ si sarebbe però innamorato di lei e quindi non avrebbe mai la-
vorato come prostituta, ma sarebbe stata costretta a vivere con lui rin-
chiusa in casa, e che egli avrebbe abusato di lei.
4.2 Nell’ambito di un’audizione TEU, oltre ad approfondire gli elementi TEU
rilevati dalle sue dichiarazioni, la SEM le ha concesso il diritto di essere
sentito in merito ad un’eventuale responsabilità della Spagna per lo svolgi-
mento della procedura d’asilo e di allontanamento in virtù del Regolamento
Dublino III. A tal proposito, l’insorgente ha affermato di aver paura che in
Spagna le succederebbero le stesse cose già vissute in Ecuador, in quanto
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la banda opererebbe anche sul suolo ispanico. Infatti, nei pochi giorni che
lei sarebbe stata in Spagna, C._ le avrebbe mandato un messaggio
tramite le sue persone, le quali l’avrebbero violentata. Inoltre, la ricorrente
ha aggiunto di voler che i suoi figli siano protetti, che se dovesse chiedere
asilo in Spagna, la troverebbero sicuramente e, di conseguenza, sarebbero
in pericolo anche loro.
4.3 Nella decisione avversata l’autorità inferiore ha in primo luogo osser-
vato che la richiedente sarebbe titolare di un visto valido dal (...) febbraio
2022 al (...) aprile 2022 rilasciato dalla Spagna. Inoltre, in data 30 marzo
2022, le autorità spagnole avrebbero accolto la richiesta di ammissione ex
art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, di conseguenza la SEM ha ritenuto
data la competenza della Spagna per condurre il seguito della procedura
di asilo e di allontanamento dell’interessata. A questo titolo, l’autorità di
prima istanza ha osservato come si potrebbe partire dal presupposto che
la richiedente non verrebbe esposta a delle serie violazioni dei diritti
dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e dell’art. 3 della Con-
venzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) in caso di trasferimento. In
specie non vi sarebbero neppure dei motivi giustificanti l’applicazione degli
art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III, nonché dell’art. 29a
cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-
sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). La SEM ha in particolare osservato, dopo
un’attenta analisi, come non vi sarebbe per la richiedente un rischio reale
di tratta secondaria di essere umani (re-trafficking) in Spagna. Inoltre, con-
siderando che l’asserito stupro avrebbe avuto luogo a B._, le auto-
rità cantonali incaricate dell’esecuzione dell’allontanamento sarebbero
state informate di effettuare il trasferimento della richiedente su D._.
Altresì, l’autorità inferiore ha rilevato come il suo statuto in Spagna non
sarebbe illegale, essendo stata accettata la sua riammissione e come la
ricorrente al suo ritorno in tale Paese potrà presentare una domanda d’asilo
per ricevere la necessaria protezione da parte delle autorità spagnole. Di
conseguenza, non avrebbe da temere nessuna conseguenza e avrebbe la
possibilità di rivolgersi alla polizia spagnola per denunciare il reato di tratta
di esseri umani e la violenza sessuale subita. Infine, l’autorità di prima
istanza ha constatato come le condizioni di salute dell’interessata non sa-
rebbero di una gravità tale da renderne inesigibile il suo rinvio, conside-
rando che la Spagna disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente e
che al momento del trasferimento le autorità spagnole verrebbero infor-
mate sulla situazione medica e in merito ai trattamenti necessari.
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Pagina 8
4.4 Dal canto suo, nel memoriale ricorsuale, la richiedente riferisce innan-
zitutto nuovi fatti emersi in prossimità ed in seguito alla notifica della deci-
sione impugnata. In particolare, riferisce dell’aggressione fatale di cui sa-
rebbe stato vittima suo fratello il (...) luglio 2022 e del fatto di esserne ve-
nuta al corrente solamente in data 8 agosto 2022, allegando il suo certifi-
cato di morte. In seguito, ella riferisce che in data (...) agosto 2022 il com-
pagno avrebbe ricevuto un ulteriore audio contenente minacce di morte e
di poter fornire su richiesta anche questo ulteriore mezzo di prova. Dipoi,
ella sottolinea come l’assenza di indicazioni da parte dell’autorità spagnole
in merito alla possibilità di accedere ad un alloggio protetto, una volta
giunta in Spagna, al fine di mettersi al riparo da ulteriori tentativi di localiz-
zazione da parte del suo persecutore, la esporrebbe ad un’elevata situa-
zione di pericolo. La ricorrente ritiene il rischio di poter finire nuovamente
nel mirino dei membri o complici di membri della “(...)”, qualora ritornasse
in Spagna, estremamente elevato. Pertanto, il suo rinvio in detto Paese la
confronterebbe con un altrettanto elevato rischio di ri-vittimizzazione o di
pregiudizi per la sua incolumità, esponendola ad un trattamento proibito
dall’art. 4 CEDU e quindi anche dall’art. 3 CEDU. Per quanto concerne la
sua situazione medica, ella rimprovera all’autorità inferiore di non aver ac-
certato in maniera completa i fatti giuridicamente rilevanti. In ragione del
suo grave peggioramento antecedente la decisione, il quale sarebbe stato
segnalato dai referti medici agli atti e dalla sua rappresentante legale, la
SEM avrebbe dovuto procedere all’allestimento di un rapporto medico det-
tagliato (cosiddetto F4). Infine, ella ritiene che la decisione impugnata sia
in contrasto con l’onere di motivazione avendo l’autorità di prima istanza
omesso di considerare, nell’ambito di applicazione dell’art. 29a cpv. 3
OAsi 1, i fattori stabiliti dalla giurisprudenza in materia. A suo dire, nel caso
di specie, si ravviserebbero elementi di tale eccezionalità in base ai quali
la SEM avrebbe dovuto riconoscere l’esistenza di motivi umanitari.
4.5 Con le proprie osservazioni di risposta al ricorso la SEM costata come
il ricorso non conterrebbe atti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giu-
stificare una modifica della sua posizione in merito alla decisione. In primo
luogo, ribadisce che l’interessata verrebbe rinviata in Spagna e non in
Ecuador. Pertanto, sia l’aggressione subita dal fratello della ricorrente in
Ecuador e il suo conseguente decesso, sia le minacce di morte ricevute
dal compagno non permetterebbero di giungere alla conclusione che la si-
curezza della richiedente non sarebbe garantita in Spagna o che le autorità
svizzere sarebbero in grado di influenzare in qualche modo questa dram-
matica situazione, ritenuto che tali eventi sarebbero avvenuti proprio men-
tre l’interessata si sarebbe trovata in Svizzera. In secondo luogo, l’autorità
intimata osserva come l’accertamento dei fatti medici rilevanti avrebbe
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preso debitamente e dettagliatamente in conto la situazione medica dell’in-
teressata. Inoltre, la SEM asserisce di non ravvedere agli atti alcun ele-
mento che attesterebbe l’asserito “grave peggioramento della situazione
medica della ricorrente nelle settimane antecedenti la decisione”. Tale pe-
riodo, a dire dell’autorità, sarebbe stato caratterizzato da una ripetuta con-
ferma della diagnosi e della terapia dell’interessata. Infine, l’autorità di
prima istanza prende atto del ricovero della ricorrente a seguito del tragico
decesso del fratello in Ecuador, osservando, tuttavia, come sarebbe avve-
nuto a seguito della notifica della decisione e pertanto non avrebbe potuto
tenerne conto. Ad ogni modo, afferma come il tracollo psicologico conse-
guente al lutto di un parente non avrebbe alcuna influenza sulla valutazione
relativa all’esigibilità del rinvio dell’interessata in Spagna.
4.6
4.6.1 Con replica del 14 settembre 2022 la rappresentante della ricorrente
ribadisce come la SEM sarebbe incorsa in un accertamento incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti ed a seguito della notizia del suo ricovero in
clinica psichiatrica avrebbe dovuto procedere con l’allestimento di un rap-
porto medico dettagliato (cosiddetto F4). In particolare, la patrocinatrice ri-
leva come sarebbe sorprendente che l’autorità inferiore avrebbe concluso
che il ricovero non sarebbe in grado di modificare il suo esame circa il tra-
sferimento in Spagna della richiedente, ciò senza conoscere il rapporto
della degenza. Inoltre, la rappresentante legale dichiara di aver contattato
la richiedente telefonicamente e di aver appreso che ella avrebbe avuto
(...). A causa di una (...) avrebbe riportato delle ferite sull’(...) che le avreb-
bero causato la (...). Di conseguenza, sarebbe stato necessario sottoporla
ad un’(...). Altresì, la patrocinatrice, riaffermando le conclusioni ricorsuali,
in particolare l’applicazione della clausola di sovranità alla fattispecie, in-
forma il Tribunale sulla trasmissione a breve della documentazione relativa
al ricovero.
4.6.2 Con scritto integrativo del 15 settembre 2022, trasmettendo la lettera
di dimissioni dell’insorgente (...), la rappresentante legale precisa come la
ricorrente sarebbe stata ricoverata presso l’(...) per l’intervento di (...).
5.
5.1 Preliminarmente occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dalla
ricorrente, in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione
impugnata (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5 per il diritto di essere sentito e
l'obbligo di motivazione; e per l'accertamento dei fatti giuridicamente rile-
vanti cfr. sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 con-
sid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2; MOSER/ BEUSCH/
http://links.weblaw.ch/BVGer-D-3567/2019 http://links.weblaw.ch/BVGer-D-1443/2016
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Pagina 10
KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
3a ed. 2022, n. 2.191).
5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA;
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile
1999 (Cost., RS 101) comprende segnatamente il diritto per l’interessato
di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esi-
gerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle
relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione
(cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). La portata della fa-
coltà di esprimersi non può essere determinata in maniera generale ma
dev’essere definita sulla base degli interessi concretamente in gioco. Il con-
cetto a monte è che alla parte in causa debba essere concessa la facoltà
di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace
(cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo esemplifi-
cativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 con-
sid. 6.2).
5.4 L’obbligo di motivazione è inoltre corollario fondamentale del diritto di
essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e
a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-
gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-
citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1,
136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-
ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio
(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è ne-
cessario che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fon-
dato la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne
la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2;
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Pagina 11
DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale
federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
5.5 Nella presente disamina, al contrario di quanto asserito dall’interessata
in sede di ricorso, il Tribunale non intravvede nella decisione avversata al-
cun elemento giuridicamente rilevante che non sarebbe stato ritenuto dalla
SEM nella sua valutazione. Infatti, risulta sia dall’esposizione dei fatti, che
dalla motivazione intrapresa dall’autorità inferiore nel provvedimento impu-
gnato, che la predetta autorità si sia espressa sufficientemente ed in modo
chiaro circa gli elementi che l’hanno portata a concludere che nella fatti-
specie non risultano esserci motivi che giustifichino l’applicazione della
clausola di sovranità ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in relazione
all’art. 17 cpv. 1 Regolamento Dublino III. Anche sotto l'aspetto dello stato
di salute dell’interessata, il Tribunale ritiene che gli atti di causa risultavano
essere completi al momento dell'emanazione della decisione. La SEM di-
sponeva di tutti gli elementi per potersi pronunciare in merito senza aspet-
tare e/o effettuare ulteriori accertamenti. Quest’ultima ha del resto esposto
nel provvedimento avversato in modo sufficientemente dettagliato i motivi
per i quali ha ritenuto l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente
verso la Spagna ammissibile e ragionevolmente esigibile, anche ed in par-
ticolare in relazione allo stato valetudinario della ricorrente (cfr. decisione
SEM pag. 4-8). I referti medici (...) la decisione riportano in sostanza sem-
pre la medesima diagnosi e un peggioramento significativo, come soste-
nuto dalla ricorrente, non era riconoscibile (cfr. atti SEM 46/2; 53/2; 55/2;
66/2). In nessun modo l’autorità inferiore poteva prevedere il decesso del
fratello – del quale nemmeno si conosceva l’esistenza non essendo mai
stato nominato precedentemente al ricorso – e il conseguente tracollo della
ricorrente. Non ravvisa pertanto una violazione del principio inquisitorio da
parte dell’autorità di prima istanza.
5.6 Ne discende quindi che le censure formali mosse dall’interessata nel
senso sopra esposto nei confronti del provvedimento impugnato, risultano
infondate e vanno conseguentemente respinte. Un annullamento della de-
cisione avversata e la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore
per complemento dell’istruzione e una nuova valutazione in merito alla sus-
sistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, rispettiva-
mente dell’art. 17 Regolamento Dublino III, non trova quindi alcun fonda-
mento. La conclusione formulata in tal senso nel ricorso, va quindi respinta.
6.
6.1 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre
rinviare a quanto sancito nella DTAF 2016/27. In tale contesto il Tribunale
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ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani, la
quale deve essere considerata come una violazione dell’art. 4 CEDU, vi
sono degli obblighi che si impongono alla Svizzera e che vanno presi in
considerazione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con riferimenti
menzionati). Tali obblighi derivano segnatamente dal Protocollo addizio-
nale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in
particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 (Protocollo di Pa-
lermo, RS 0.311.542) e dalla Conv. tratta. Le vittime devono essere identi-
ficate, protette e sostenute. Inoltre nel caso in cui le autorità competenti
abbiano ragionevoli motivi per credere che una persona sia stata vittima di
sfruttamento, esse devono adoperarsi onde evitarne l’allontanamento fin-
tanto che la procedura d’identificazione sia completata (art. 10 cpv. 2 Conv.
tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicurarsi che la per-
sona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 (cpv. 1 e 2) Conv. tratta (art. 10
cpv. 2 Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione di
almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta).
6.2 Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per pro-
teggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento o di
rappresaglie è reso verosimile. Gli obblighi in parola si impongono a tutte
le autorità che possono avere dei contatti con le persone implicate e quindi,
segnatamente, alle autorità incaricate dell’esame di una procedura d’asilo
(cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; tra le tante le sentenze del Tribunale
F-2487/2021 del 3 giungo 2021 consid. 4.3; E-4184/2019 del
6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019; anche:
NULA FREI, Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtli-
chen Verpflichtungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren,
2018, pag. 125-127, 161 segg., 176 segg.).
6.3 Nel caso in narrativa la SEM ha identificato l’insorgente quale poten-
ziale vittima di tratta di esseri umani (cfr. atto SEM 19/3) e ha svolto un’
ulteriore audizione (cfr. atto SEM 27/15) davanti ad un team del suo stesso
genere, concedendole al termine della stessa un termine di recupero e di
riflessione ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta (cfr. atto SEM 28/2). Inoltre, la
ricorrente è stata informata sul fatto che gli impiegati della SEM sono tenuti
per legge a denunciare alle autorità di perseguimento penale i crimini e i
delitti perseguibili d’ufficio che constatano o sono loro segnalati nell’eserci-
zio della loro funzione (art. 22° della legge del 24 marzo 2000 sul personale
federale [LPers; RS 172.220.1)]. La fedpol, sulla base delle dichiarazioni
della ricorrente, ha rimesso il caso all’autorità di polizia cantonale compe-
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Pagina 13
tente e ha indicato che verrà presentata una relazione informativa alla Spa-
gna segnalando che la potenziale vittima TEU si è rifugiata inizialmente su
suolo ispanico a causa delle minacce nel suo Paese d’origine da parte di
C._ e che la stessa sarebbe stata vittima di un abuso sessuale, a
B._, da parte di due uomini che avrebbero agito per conto di
quest’ultimo. In data 11 luglio 2022, le competenti autorità di polizia canto-
nali, dopo un’analisi del caso, hanno informato la fedpol di aver preso atto
che l’interessata ha firmato una dichiarazione di non collaborazione con le
autorità di perseguimento penale per paura che i suoi figli e il suo compa-
gno possano essere oggetto di rappresaglie. Altresì, hanno asserito – in
relazione al sospetto di reato di TEU – di non ravvedere indizi di reato per
cui sia necessaria l’apertura di un procedimento penale. In particolare, la
richiedente non si sarebbe dovuta prostituire, poiché C._ l’avrebbe
voluta per sé ed ella avrebbe inoltre già denunciato i fatti in Ecuador anche
se le sue denunce non avrebbero avuto un seguito. Infine, la polizia ha
rilevato come il riferito abuso sessuale subito in Spagna, i quali autori sa-
rebbero stati mandati da C._, non ricadrebbe nella loro competenza
in quanto il reato sarebbe avvenuto all’estero (in Spagna) e non sarebbe
noto se gli autori si trovino in Svizzera.
6.4 Pertanto, in assenza di ulteriori accertamenti da svolgere sul territorio
elvetico, si deve dunque partire dall’assunto che gli obblighi che si impone-
vano all’autorità competente in materia d’asilo siano stati ossequiati.
7.
7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
7.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
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procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
7.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione della competenza prosegue l’esame dei
criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere
designato come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferi-
mento verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III
o verso il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo
Stato membro competente.
7.5 Ai sensi dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, se il richiedente è
titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro competente per
l’esame della domanda di protezione internazionale è quello che ha rila-
sciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato per conto di un
altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresentanza ai sensi
dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti.
In tal caso, l’esame della domanda di protezione internazionale compete
allo Stato membro rappresentato. A norma dell’art. 12 par. 4 Regolamento
Dublino III, se il richiedente è titolare soltanto di uno o più titoli di soggiorno
scaduti da meno di due anni o di uno o più visti scaduti da meno di sei mesi
che gli avevano effettivamente permesso l’ingresso nel territorio di uno
Stato membro, si applicano i paragrafi 1, 2 e 3 fino a che il richiedente non
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abbia lasciato i territori degli Stati membri. Altresì, secondo l’art. 18 par. 1
lett. a Regolamento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del
precitato Regolamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle con-
dizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la do-
manda in un altro Stato membro.
8.
Nel caso in rassegna alla luce del visto rilasciato dalle autorità spagnole e
dell’accettazione, da parte di quest’ultime, della domanda di ammissione
presentata dalla Svizzera (cfr. supra lett. C e D), la competenza del Spagna
è da considerarsi di principio data.
9.
9.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Spagna,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
9.2 La Spagna è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, RS 0.101,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio
1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni.
Di conseguenza, la Spagna è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]).
9.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6;
2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in pre-
senza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione
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Pagina 16
europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale
(cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Bel-
gio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09).
9.4 Nel caso di specie, anche prendendo in considerazione le censure
mosse nel gravame dalla ricorrente, nulla permette di ritenere l’esistenza
di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comu-
nitarie minime in materia. Inoltre, l’interessata non ha fornito alcun ele-
mento concreto e circostanziato suscettibile di stabilire che le autorità spa-
gnole rifiuterebbero di prenderla in carico e di esaminare la sua domanda
di protezione internazionale, una volta che l’avrà depositata, né che le
stesse non rispetterebbero il principio di non-respingimento, e quindi viole-
rebbero i loro obblighi internazionali rinviandola in un Paese dove la sua
vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei
motivi menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere
costretta a recarsi in un Paese di tal genere.
9.5 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
10.
10.1 Resta ora da esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di
applicare le clausole discrezionali di cui all’agli art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III nonché 29a cpv. 3 OAsi 1.
10.2 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete.
10.3 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in
diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giu-
stificano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giu-
sta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trat-
tamento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore
dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito
dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-
braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato
il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-
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torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-
gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia
sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-
tari, e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito,
il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il
Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM
(cfr. sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 consid. 4.4).
10.4 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-
zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra
cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-
sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-
nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1).
11.
11.1 Con il ricorso, la richiedente lamenta un elevato rischio di “re-traffic-
king” o di pregiudizi per la sua incolumità per il caso in cui facesse ritorno
in Spagna. La stessa asserisce innanzitutto che la SEM non avrebbe otte-
nuto dagli omologhi spagnoli alcuna garanzia circa la sua presa a carico.
A suo dire, l’assenza di indicazioni da parte delle autorità spagnole, in par-
ticolare in merito alla possibilità di accedere ad un alloggio protetto – al fine
di mettersi al riparo da ulteriori tentativi di localizzazione da parte del suo
persecutore – la esporrebbe ad un’elevata situazione di pericolo. Invero, la
probabilità di poter finire nuovamente nel mirino dei membri o complici della
“(...)” sarebbe estremamente elevata. Pertanto, ella sollecita l’applicazione
della clausola di sovranità prevista all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in relazione
con l’art. 17 Regolamento Dublino III.
11.2 Considerata tale censura ricorsuale, e ritenuto che la richiedente è
stata riconosciuta quale vittima potenziale di tratta di esseri umani ai sensi
dell’art. 4 lett. a Conv. tratta, è d’uopo esaminare la conformità del suo tra-
sferimento verso la Spagna con gli obblighi internazionali contratti dalla
Svizzera, ed in particolare con l’art. 3 CEDU (cfr. nello stesso senso anche
sentenza del Tribunale D-5217/2017 del 6 marzo 2018 consid. 6.2).
12.
12.1 Quo ai timori e alle rimostranze eccepite dalla richiedente, giova ram-
mentare che per valutare i rischi legati ad un trasferimento Dublino, è ne-
cessario determinare la volontà e la capacità dello Stato di destinazione
nel predisporre le misure appropriate ad assicurare la protezione contro un
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Pagina 18
rischio di subire un trattamento contrario al diritto internazionale (cfr. fra le
tante, sentenza del Tribunale D-5217/2017 del 6 marzo 2018 consid. 7.2).
12.2 In primo luogo, va rilevato come l’autorità inferiore ha preso quale mi-
sura precauzionale – tenendo conto dell’aggressione avvenuta a
B._ – di trasferire la ricorrente a D._ (cfr. atto SEM 61/1).
Inoltre, all’occorrenza la Spagna ha ratificato sia la Conv. tratta che il Pro-
tocollo di Palermo e ne applica le normative. Inoltre, il Paese in parola è
membro dell’Unione europea ed è notoriamente uno Stato di diritto munito
di autorità di polizia in grado di fornire una protezione adeguata, così come
di un sistema giudiziario indipendente capace di far rispettare le disposi-
zioni di legge.
12.3 Su questi presupposti, ci si può quindi attendere dalla ricorrente,
ch’ella tuteli i propri diritti adendo le adeguate vie di diritto dinanzi alle com-
petenti autorità spagnole, le quali avranno poi l’incombenza di esperire gli
accertamenti del caso ed ordinare gli eventuali provvedimenti confacenti.
Oltretutto – ponendo anche la mente al fatto che per sua stessa ammis-
sione l’interessata non ha mai domandato protezione alle autorità spagnole
(cfr. atto SEM 19/3) − nulla permette di ritenere che la Spagna non esami-
nerà la sua domanda d’asilo nel rispetto della Conv. tratta, garantendone
la sicurezza e la dignità.
12.4 Sicché, in casu malgrado la condizione di potenziale vittima di tratta
di esseri umani, un trasferimento in Spagna non configura una violazione
dell’art. 3 CEDU, così come neppure del diritto internazionale.
13.
13.1 Rimane da chiarire se i problemi medici, in particolare i disturbi psico-
logici, dei quali la ricorrente sarebbe affetta siano atte a rendere il suo tra-
sferimento verso la Spagna contrario all’art. 3 CEDU.
13.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può, però, anche sussistere qualora vi siano
dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici
adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di
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Pagina 19
un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.).
Nel caso di specie, il quadro clinico dell’interessata risultava al momento
della decisione impugnata sufficientemente acclarato e non bisognoso di
ulteriori approfondimenti oltre a non essere stato contraddistinto da affe-
zioni tali da porre l’interessata gravemente ed irrimediabilmente a rischio
con un trasferimento verso la Spagna, luogo dove sono peraltro notoria-
mente disponibili infrastrutture mediche equiparabili a quelle Svizzere (cfr.
supra 6.5). Tuttavia, avendo il Tribunale appreso del ricovero della ricor-
rente a seguito del tracollo psicologico dovuto, in particolare, alla notizia
del decesso del fratello, ha ordinato misure istruttorie ed ha invitato la ri-
corrente a fornire una descrizione dettagliata del suo attuale stato di salute
e ad informarlo in merito alla sua eventuale dimessa dalla (...).
Dalla lettera di dimissione della (...) del (...) settembre 2022 si evince che
l’interessata vi era stata ricoverata in seguito alla notizia dell’uccisione del
fratello. Ella avrebbe interrotto l’alimentazione, percorso frequenti crisi di
pianto e riferito idee di morte e sentimenti di colpa. In data 7 settembre
2022, nel contesto di (...), la ricorrente si sarebbe procurata una ferita (...)
e sarebbe stata trasferita in urgenza presso il pronto soccorso dell’(...). In
data 9 settembre 2022 sarebbe stata sottoposta ad un intervento chirurgico
di (...) presso l’(...).
Inoltre, tale documentazione riporta quale diagnosi alla dimissione una
(...), con prevalente (...) emozionali ([...]), (...) ([...]) e, quale diagnosi so-
matica, (...) (parte non specificata; [...]), (...) non specificato ([...]) e (...)
([...]). Alla dimissione le è stata prescritta come terapia farmacologica: (...);
(...); (...); (...); (...); (...); (...) e (...) (cfr. lettera di dimissione del [...] set-
tembre 2022).
13.3 Pertanto, senza sminuire le problematiche in essere, non si può che
constatare come le stesse non siano manifestamente tali da pregiudicare
l’esecuzione del rinvio. In particolare, dalla lettera di dimissione del (...)
settembre 2022, non si evince che ella dovrà fare ritorno in (...) una volta
operata ai (...). Ad ogni modo si evidenzia come la Spagna in quanto Stato
firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti
ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le
prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di
gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro
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Pagina 20
tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se
necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e
2 della citata direttiva). Sarà, altresì, premura dell’autorità inferiore infor-
mare le autorità spagnole al momento del trasferimento della ricorrente
sulla sua situazione medica ed in merito ai trattamenti necessari.
13.4 Inoltre, si osserva che la comunicazione dello stato di salute dell’in-
sorgente alle autorità spagnole, come pure delle cure e dei trattamenti di
cui ella eventualmente necessiterà in futuro, avverrà per il resto prima del
suo trasferimento da parte della Svizzera, come previsto dagli art. 31 e 32
del Regolamento Dublino III. Altresì, l’interessata potrà ovviare a possibili
complicazioni dell’ottenimento dei farmaci che gli sono stati prescritti ve-
nendo trasferita con una riserva sufficiente.
13.5 Infine, la ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non
sia intenzionato a riprenderla in carico ed a portare a termine la procedura
relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-
dura. Inoltre, l'insorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, rinviandola in un paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese. Infine, agli atti
non figurano elementi tali da indurre a concludere che un trasferimento
nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio di essere privata
del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in
violazione della direttiva accoglienza.
13.6 Alla luce di quanto sopra, non è dunque neppure ravvisabile la neces-
sità di ottenere delle garanzie individuali e concrete da parte delle autorità
spagnole quanto all’accesso ad un alloggio protetto e all’assistenza medica
come richiesto dalla ricorrente.
13.7 Di conseguenza, la ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o
all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Spagna.
Ad ogni modo, se, dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro,
ella dovesse essere costretta dalle circostanze a condurre un'esistenza
non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in
questione violi i suoi obblighi fondamentali, apparterrà alla ricorrente me-
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Pagina 21
desima sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, utiliz-
zando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in parola
(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza).
14.
14.1 Non si ravvisa pertanto alcun obbligo di applicare la clausola discre-
zionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
14.2 Infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla luce
degli atti all'inserto e delle circostanze del caso di specie, la decisione ri-
sulta essere sostenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto
di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della
proporzionalità. Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero ap-
prezzamento a quello della SEM.
14.3 In mancanza dell’applicazione della succitata norma da parte della
Svizzera, la Spagna è competente per la ripresa in carico dell’insorgente
in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Regolamento
Dublino III.
15.
Ne discende che è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento conformemente all’art. 44 LAsi.
16.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 Legge federale sugli
stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-
sid. 5.2).
17.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessata dalla Svizzera verso la Spagna, confermata.
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18.
Le misure supercautelari del 22 agosto 2022 e cautelari del 24 agosto 2022
decadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2° ed. 2016, n. 54-56
PA).
19.
Da ultimo, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono
la soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto,
con decisione incidentale del 24 agosto 2022, la domanda di assistenza
giudiziaria, non sono riscosse spese.
20.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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