Decision ID: c89ae4ef-2fa1-51cd-8881-8a984401f5bd
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto:
A.
Nel 1989 l’attrice è entrata in contatto con la _ nell’intento di acquistare l’appartamento di cui al foglio PPP _del fondo base _di _, di proprietà di _ per conto della quale _ svolgeva tutte le trattative di vendita.
Il 13 ottobre 1989 essa ha versato a _ un acconto di fr. 10’000.-- a valere sul prezzo del fondo di fr. 220’000.--.
La prospettata compravendita immobiliare non ha tuttavia avuto luogo.
B.
Secondo quanto narrato in petizione, _ sarebbe fallita nel 1991 senza aver mai restituito l’acconto ricevuto e senza nemmeno averlo trasmesso alla venditrice _.
I convenuti, amministratori di _, avrebbero male amministrato il denaro consegnato dall’attrice, omettendo di tenerlo separato dagli averi della società.
A seguito di tale negligenza essi sarebbero solidalmente responsabili del danno causato all’attrice, creditrice della fallita società e titolare dell’azione di responsabilità per avere acquisito il corrispondente diritto dalla massa del fallimento.
C.
Nella risposta del 2 novembre 1994 la convenuta _ si è opposta alla petizione, contestando sia l’esistenza di un debito di _ nei confronti dell’attrice, che qualsivoglia responsabilità degli organi della fallita. Essa sarebbe inoltre divenuta amministratrice solo il 12 aprile 1990, ovvero dopo i fatti contestati, così che nulla potrebbe essere ritenuto a suo carico.
Nel proprio allegato responsivo anche il convenuto _ ha negato le pretese inadempienze di _, rilevando che il contratto di compravendita non si sarebbe perfezionato per colpa dell’attrice, così che _ potrebbe opporre in compensazione alla pretesa dell’attrice il danno derivatole dalla sua inadempienza.
Non vi sarebbe comunque stata alcuna violazione dei propri doveri da parte dell’amministrazione, così che nulla potrebbe essere attribuito a tal titolo all’attrice.
Il convenuto _, precluso, non si è espresso sulla domanda della procedente.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore, posta l’applicabilità degli art. 754 e segg. CO in vigore sino al 30 giugno 1992, ha ritenuto che -con riferimento all’episodio riguardante l’attrice- non si possa ammettere che la fallita _ ha patito un danno per l’agire dei suoi amministratori, dovendosi al contrario ammettere che essa si è arricchita di fr. 10’000.--, così che nulla sarebbe dovuto a tal titolo.
Nemmeno sarebbe concepibile l’azione per il danno direttamente patito dall’attrice in quanto creditrice, non potendosi ammettere la violazione da parte dei convenuti di norme di diritto societario volte alla tutela dei creditori.
Dal che la reiezione della petizione.
E.
Delle argomentazioni dell’appellante -che postula la riforma della sentenza pretorile nel senso di ammettere la petizione- e di quelle dei resistenti -che chiedono la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerations:
Considerato
in diritto:
1.
A questo stadio della causa è innanzitutto indubitabile l’esistenza di un credito dell’attrice di fr. 10’000.-- oltre interessi nei confronti della fallita _ in relazione alla corrispondente somma da lei pagata in vista dell’acquisto, poi non perfezionatosi, di un appartamento a _ di proprietà di _.
Il fondamento del credito non va ricercato nel fatto che esso figura nella graduatoria della _ -circostanza di per sé non opponibile a terze persone al di fuori della procedura di fallimento (
Ammon
, Grundriss des  Konkursrechts, 6. edizione, 1997, § 46, n. 62, pag. 374 e 375)-, ma risulta invece dall’istruttoria della presente causa.
In primo luogo è stato dimostrato che _ ha incassato l’acconto senza esservi stata autorizzata (cfr. rogatoria _, risposte 2c, 4a; e la procura doc. A2, che non menziona la facoltà di incassare denari), così che non si è verificato alcun effetto di rappresentanza nei confronti della venditrice, che non è perciò divenuta titolare dell’obbligo di restituzione ex art. 62 e segg. CO.
In secondo luogo, stante il mancato perfezionamento del contratto, nulla può in concreto essere addotto da chi ha ricevuto il denaro per rifiutarne la restituzione: non già la pattuizione a carico dell’attrice di una pena convenzionale, che andava semmai stipulata nella forma dell’atto pubblico (
II CCA
9 agosto 1996 in re R./Z.), e neppure la compensazione con un’eventuale pretesa di _ di risarcimento danni, fondata se del caso su culpa in contrahendo dell’attrice, essendo sia l’asserito danno per _ che la pretesa responsabilità dell’attrice rimasti allo stadio di mero parlato.
2.
Le parti e il Pretore, a giusta ragione (art. 1 Titolo finale CCS), sono concordi nel ritenere che la controversia circa la pretesa dedotta in causa sia da risolvere mediante l’applicazione degli art. 754 e segg. v.CO (
II CCA
12 ottobre 1995 in re B./D.A. e V.).
2.1
Secondo l’art. 755 v.CO deve essere risarcito il danno subito dal creditore della società, definito in tal caso come danno indiretto (
Rep
. 1987, pag. 222), quando il suo credito resta insoddisfatto a seguito della diminuzione o scomparsa del patrimonio sociale riconducibili a violazione degli obblighi di diligenza degli amministratori.
Il pregiudizio è in tal caso in primo luogo arrecato alla società stessa, e solo di riflesso al creditore insoddisfatto. Di conseguenza, nel caso di fallimento della società (in concreto verificatosi) l’esercizio dell’azione spetta in prima linea all’amministrazione del fallimento (art. 756 cpv. 1 v.CO), la quale ha ceduto il proprio diritto all’attrice (art. 756 cpv. 2 v.CO), che è perciò in ogni caso legittimata a procedere a tal titolo.
2.2
Il danno patito dal creditore è invece diretto allorché, indipendentemente dall’eventuale pregiudizio sofferto dalla società, esso viene provocato a lui individualmente dall’amministrazione mediante la violazione di norme destinate alla tutela dei creditori, ed in tal caso al creditore leso spetta l’azione di cui all’art. 754 v. CO, che è subordinata al verificarsi di quattro premesse cumulative: violazione di un dovere, intenzionalità o negligenza, esistenza di un danno e di un nesso di causalità adeguato tra il comportamento dell’amministratore e il danno (
DTF
110 II 394;
Rep
. 1984, pag. 364;
II CCA
12 ottobre 1995 citata, 29 luglio 1993 in re R./D, 11 marzo 1991 in re I. SA/G.).
3.
Come giustamente rilevato dal Pretore (pag. 6), non ricorre nella fattispecie il caso in cui agli amministratori possano essere rimproverate azioni od omissioni mediante le quali essi avrebbero diminuito gli attivi della società.
La stessa attrice nel proprio gravame non sembra sostenere compiutamente la tesi contraria, così che la sua azione deve senza dubbio essere respinta nella misura in cui essa si fonda sull’art. 755 v.CO.
4.
Rimane pertanto unicamente litigiosa la questione a sapere se siano nella specie realizzate le condizioni di cui al consid. 2.2 per poter ammettere la responsabilità dei convenuti ex art. 754 v.CO.
4.1
L’attrice adduce di avere concluso con _ un contratto di deposito in relazione all’acconto di fr. 10’000.-- (appello, pag. 7). La negligenza degli amministratori risiederebbe, a mente sua, nel non avere tenuto il di lei denaro separato da quello della società -il che le avrebbe permesso di rivendicarlo nel fallimento- e nell’averlo invece utilizzato per la gestione della società (pag. 8).
Il rimprovero è tuttavia inconsistente già solo per l’impossibilità giuridica, nelle circostanze concrete, di adottare il comportamento richiesto dall’appellante.
Risulta infatti che il versamento dei fr. 10’000.-- è avvenuto per mezzo di una girata postale sul conto di _ presso il _ di _ (doc. 4 e 5), con il che _ è automaticamente divenuta proprietaria di quell’importo, e non vi era pertanto fin dall’inizio possibilità alcuna di custodire detto denaro separatamente da quello di _.
In altre parole, con il “deposito” del denaro -anche se a ben vedere nessuno ha nella specie realmente inteso stipulare un simile contratto- _ ne è divenuta proprietaria giusta l’art. 481 CO (
Honsell/Vogt/Wiegand
, OR I, 2. edizione, ad art. 481, n. 4), mentre all’attrice, in conseguenza della modalità di pagamento da lei adottata, sarebbe unicamente spettato un credito alla restituzione di pari importo, di modo che la ventilata rivendicazione dell’attrice nel fallimento di _ non avrebbe potuto riguardare il danaro in sé e sarebbe pertanto stata destinata alla reiezione (
II CCA
25 febbraio 1997 in re D./S.).
Stante l’impossibilità per _ di custodire separatamente il denaro versatole dall’attrice e ora di sua proprietà, cade nel vuoto anche il rimprovero relativo all’utilizzo da parte sua di tale denaro: trattandosi di denaro oramai di sua proprietà, il suo non utilizzo non l’avrebbe preservato dalle richieste dei creditori, e in caso di fallimento il risultato non sarebbe stato differente da quello ottenuto in concreto.
4.2
La stessa attrice ammette del resto che il comportamento lesivo degli amministratori deve riguardare norme destinate alla tutela dei creditori (appello, pag. 8).
Secondo il Tribunale federale, ciò non comprende quei principi generali di buona amministrazione e sorveglianza, contemplati dall’art. 722 v.CO, ai quale la ricorrente nondimeno genericamente si appella nel proprio gravame (pag. 8, punto D), ma concerne norme esplicitamente destinate alla protezione dei creditori (e non, come l’art. 722 v.CO, degli azionisti o della società stessa), quali quelle relative all’allestimento del bilancio, alla conservazione del capitale sociale o alla pubblicità (
DTF
110 II 394 e 395).
La pretesa dell’attrice risulta di conseguenza infondata anche nell’ottica dell’art. 754 v.CO, non potendosi ammettere la violazione da parte degli amministratori di una norma destinata alla protezione dei creditori.
Deve perciò essere disatteso anche il gravame nel suo complesso.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza dell’appellante (art. 148 CPC).