Decision ID: 5635a7c7-14c7-5302-8309-d0945417eb9a
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia tagica e confessione sunnita,
nato e cresciuto nella provincia di B._ e in seguito trasferitosi a Ka-
bul, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 27 luglio 2019. Nel
corso dell’audizione sulle generalità, il richiedente asilo ha dichiarato di
aver lasciato l’Afghanistan nel 2016 e di aver risieduto in Grecia per tre
anni prima di dirigersi in Svizzera, entrandovi illegalmente in data 26 luglio
2019 (cfr. atto 1047215-13/6 [in seguito: verbale 1], pag. 5, punto 5.02).
A.b Sentito sui motivi di asilo, A._ ha narrato di essere stato impie-
gato dal 2011 al 2012 presso una ditta logistica denominata (...) ([...]). In
seguito, egli ha collaborato, a partire dal 2013, con un’altra impresa ([...]).
Egli fungeva da rappresentate della (...) presso il contractor statunitense
(...) (di seguito: [...]), società attiva in seno alla base aerea di Bagram. A
causa di tale lavoro, egli sarebbe stato avvicinato da non meglio precisati
individui, i quali avrebbero formulato proposte e pressioni volte ad ottenere
la sua collaborazione; quest’ultimo avrebbe dovuto acconsentire all’in-
gresso nella struttura della (...) di automezzi appartenenti ai suoi interlocu-
tori. Dopo aver negato il suo aiuto a due riprese ed avere anzi segnalato
l’accaduto al suo superiore, il richiedente sarebbe stato vittima di un ag-
guato durante il quale diverse persone, poi identificatesi quali Talebani, lo
avrebbero avvicinato a volto coperto, rapendolo e trasferendolo con l’ausi-
lio di motociclette in un covo situato fra le montagne. Qui, a motivo del suo
impiego presso gli occidentali, sarebbe stato sottoposto a percosse fisiche
dai suoi aguzzini, fino alla perdita di conoscenza.
A._ si sarebbe poi svegliato il giorno seguente in un ospedale di
Kabul. In proposito, egli avrebbe appreso di essere stato liberato grazie ad
un’operazione di polizia. Dipoi, una volta dimesso dal nosocomio, egli
avrebbe necessitato di svariati mesi di cure riabilitative, periodo durante il
quale avrebbe richiesto il passaporto afgano, così da potersi recare
all’estero (segnatamente in Pakistan e in India) e sottoporsi ai necessari
trattamenti medici.
Durante quest’intervallo egli ha riferito di non aver subito ulteriori persecu-
zioni, ciò che lo avrebbe indotto a pensare di poter ritornare e rimanere a
Kabul. Sennonché, dal suo ritorno dall’India, egli avrebbe cominciato a ri-
cevere telefonate minatorie. In particolare, ha riferito di essere stato pedi-
nato nel 2016, evento a seguito del quale avrebbe ricevuto una minaccia
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telefonica. Pertanto, egli avrebbe deciso di lasciare il Paese, temendo per
la sua incolumità e quella della sua famiglia (cfr. atto 1047215-38/21 [in
seguito: verbale 2], pag. 6 e seg., D47). Dopo un tentativo infruttuoso di
fuga clandestina in Iran, egli avrebbe ottenuto nel luglio del 2016 un visto
turistico per la Turchia, grazie al quale sarebbe riuscito a scappare dall’Af-
ghanistan (cfr. verbale 2, pag. 18, D164 e seg.).
A.c Onde avvalorare la sua versione dei fatti, l’interessato ha prodotto il
suo passaporto afgano in originale. Inoltre, con scritti spontanei del 12 ago-
sto 2019 e del 2 ottobre 2019, egli ha anche versato agli atti della proce-
dura di prima istanza la seguente documentazione:
– un modulo F2 del 30 settembre 2019 relativo allo stato di salute del
richiedente;
– due fotocopie di attestati di lavoro, rispettivamente della (...) e della
(...), relativi ai periodi di collaborazione effettuati;
– una fotocopia del tesserino di lavoro con il quale operava presso la (...);
– una lettera, redatta a mano in lingua inglese, nella quale viene riepilo-
gato il suo vissuto.
B.
Con il progetto di decisione, la Segreteria di Stato della migrazione (di se-
guito: SEM), ha prospettato il respingimento della domanda di asilo. L’au-
torità di prima istanza ha tuttavia ritenuto inesigibile l’esecuzione dell’allon-
tanamento del richiedente l’asilo, da cui la contestuale ammissione provvi-
soria in Svizzera.
C.
L’8 ottobre 2019, l’interessato, per il tramite del suo patrocinatore, ha tra-
smesso alla SEM un parere sulla bozza di decisione, confutandone le con-
clusioni. Egli ha postulato altresì la necessità per la SEM di procedere con
un complemento istruttorio volto ad un esame di dettaglio delle asserite
conseguenze fisiche patite dal ricorrente, poiché, se confermate, potreb-
bero essere suscettibili di comprovare le persecuzioni allegate. Il mede-
simo ha lamentato infine l’omissione della valutazione dell’esistenza di un
timore fondato discendente dalla collaborazione con la coalizione interna-
zionale.
D.
Con decisione del 9 ottobre 2019, la SEM ha confermato le conclusioni
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enucleate nel succitato progetto, rigettando le censure invocate nella sum-
menzionata comparsa scritta.
E.
Il 17 ottobre 2019, l’interessato è insorto contro detta decisione dinanzi al
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l’an-
nullamento della decisione impugnata e la concessione dell’asilo; in subor-
dine la ritrasmissione degli atti alla SEM per una nuova valutazione delle
allegazioni, nonché per procedere con un complemento istruttorio; conte-
stualmente e con protesta di tasse e spese, di essere ammesso al benefi-
cio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento
delle spese processuali e del relativo anticipo.
A sostegno del suo ricorso, A._ ha versato agli atti:
– copia del suo passaporto afgano, già prodotto nella procedura di prima
istanza;
– copia del modulo F2 del 30 settembre 2019, già prodotto nella proce-
dura di prima istanza;
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tri-
bunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una
decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né da motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto es-
sere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda
di asilo ed il mancato riconoscimento della qualità di rifugiato.
5.
5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha ritenuto le allegazioni dell’interes-
sato circa i motivi d’asilo come inverosimili poiché non sufficientemente
motivate, contradditorie e incompatibili con l’esperienza generale di vita o
logica dell’agire.
5.1.1 Anzitutto, le stesse non sarebbero concrete e particolareggiate. In
particolare, egli avrebbe ricondotto i colloqui con i suoi futuri sequestratori
all’inizio del 2015, senza tuttavia fornire il giorno o il mese in cui si sareb-
bero svolti. Al riguardo, egli neppure sarebbe stato in grado di quantificare
il tempo intercorso fra i due confronti, né di declinare i nomi degli individui.
Parimenti, la conversazione telefonica con la quale egli sarebbe stato atti-
rato nell’imboscata, risulterebbe vaga – non essendo stato in grado di for-
nirne il numero di telefono o l’orario di ricezione – e finanche contraddittoria
giacché l’insorgente avrebbe prima sostenuto che l’interlocutore non si era
presentato, per poi però parzialmente rettificarsi e indicare che forse così
non era. Secondo la SEM, il racconto di A._ non apparirebbe altresì
sufficientemente dettagliato in merito al sequestro; in questo senso, la de-
scrizione del numero di aggressori, della durata del tragitto effettuato in
motocicletta sino al covo dei malviventi, del luogo medesimo in cui sarebbe
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stato condotto e delle violenze a cui sarebbe stato sottoposto, non sarebbe
abbastanza meticolosa. Invero, l’insorgente si sarebbe limitato a un rac-
conto vago e stereotipato anche nei confronti dei suoi rapitori, riportando
unicamente che questi avevano delle barbe e indossavano degli abiti tra-
dizionali. Lo stesso varrebbe per quanto riguarda le allegazioni inerenti la
degenza in ospedale, la cui durata non sarebbe stata indicata con preci-
sione dall’interessato, giacché avrebbe riferito di un ricovero di dieci o do-
dici giorni. Del resto, l’insorgente si sarebbe anche mostrato elusivo nel
riferire dei referti ospedalieri. Continuando nella sua disamina, la SEM ha
messo in dubbio anche i problemi riscontrati dal ricorrente al ritorno in Pa-
tria. In questo senso, sarebbe carente sia la descrizione dell’asserito inse-
guitore, così come il contenuto della telefonata minatoria. Anche i visti ap-
posti sul passaporto, non conforterebbero la tesi del ricorrente. Questi, in
effetti, comproverebbero l’espatrio del richiedente per ragioni mediche
senza nondimeno apportare chiarimenti quanto all’origine della necessità
di detti trattamenti clinici. Il tenore vago e stereotipato delle allegazioni, co-
munque, sarebbe ancor più aggravato, a mente della SEM, dal fatto che
A._ è istruito, avendo egli frequentato quattordici anni di scuola.
In secondo luogo, le affermazioni dell’interessato sarebbero divergenti su
punti essenziali. Circa il racconto degli incontri avvenuti con i suoi futuri
perseguitori, il richiedente avrebbe affermato inizialmente di aver comuni-
cato la seconda conversazione solo al suo responsabile, salvo in seguito
correggersi accennando alla possibilità di aver reso partecipi dell’episodio
la sorella e il cognato. L’interessato si sarebbe contraddetto anche circa il
numero di minacce telefoniche ricevute al suo rientro in Patria, dichiarando
in un primo momento di averne ricevute svariate, per poi però riferire di una
sola telefonata.
Da ultimo, l’autorità inferiore ha evidenziato importanti elementi di incoe-
renza nel racconto dell’insorgente, incompatibili con l’esperienza generale
di vita o di logica dell’agire. A._ avrebbe omesso di domandare pro-
tezione alle autorità afgane prima di optare per l’espatrio. Interrogato al
riguardo, egli avrebbe sottolineato l’inutilità di tale procedere in ragione
dell’inefficacia delle autorità preposte afgane. La SEM ha tuttavia ritenuto
incoerente detta giustificazione dal momento che gli organi di polizia avreb-
bero in realtà fatto prova di grande efficienza proprio con la liberazione
dell’insorgente stesso. Infine, anche l’importante lasso temporale inter-
corso fra l’ultima intimidazione e la fuga dal Paese minerebbe la pretesa
urgenza e gravità delle persecuzioni allegate.
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In conclusione, la SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di con-
siderare verosimile l’allegata persecuzione.
5.1.2 Nel prosieguo della decisione impugnata, la SEM, ha ponderato le
censure allegate nel summenzionato parere dell’8 ottobre 2019. In merito,
ha precisato che non vi sarebbe fondatezza nella pretesa che ogni afgano
che abbia collaborato con una compagnia americana sia di conseguenza
necessariamente in condizione di grave pericolo. Inoltre, sempre con ri-
guardo alle censure proposte in sede di parere, l’autorità ha negato la ne-
cessità di ulteriori misure istruttorie, rilevando che, del resto, quandanche
comprovanti le asserite persecuzioni, l’onere della produzione di documen-
tazione attestante lo stato di salute del richiedente, graverebbe il mede-
simo, tanto più che questi avrebbe affermato in sede di audizione di non
essere a conoscenza di ulteriori mezzi probatori.
Conseguentemente, alla luce delle considerazioni di cui sopra, l’autorità di
prima istanza non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed
ha respinto la sua domanda d’asilo.
5.2 Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l’insorgente
ha contestato tali conclusioni.
5.2.1 Egli avrebbe anzitutto sufficientemente sostanziato le proprie allega-
zioni. Relativamente al colloquio telefonico del 19 marzo 2016 – con il
quale sarebbe stato attirato al di fuori del perimetro della struttura della (...)
esponendolo all’agguato – egli ritiene che quanto esposto sarebbe con-
forme ai criteri di verosimiglianza, avendo fornito un catalogo di elementi
qualitativamente e quantitativamente importante, soprattutto se tenuto
conto della professione svolta al momento del rapimento, bisognosa di una
continua interazione con un elevato numero di collaboratori, unitamente
alla lontananza temporale dello svolgimento dei fatti. Anche l’esposizione
dell’aggressione sarebbe stata confacentemente descritta; la data dell’av-
venimento, il numero di aggressori coinvolti e il numero di mezzi utilizzati
sarebbero stati enucleati con precisione. D’altro canto, eventuali mancanze
rimproverate dalla SEM sarebbero giustificate dalla concitazione del mo-
mento nonché dalla mancanza di luce nel luogo di reclusione, la quale pre-
cludeva la possibilità di carpire maggiori particolari. Il ricorrente confuta
inoltre l’asserita vaghezza delle persecuzioni subite al rientro in Patria. Per
natura stessa delle medesime, non sarebbe possibile comprovare il loro
svolgimento con dei mezzi di prova. Tenuto conto di quest’aspetto, nonché
delle minacce debitamente riportate nei verbali di audizione, la verosimi-
glianza di quanto addotto circa gli sviluppi posteriori all’aggressione non ne
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verrebbe inficiata. Analogamente, quest’ultima non verrebbe ridimensio-
nata dal tempo impiegato per lasciare il Paese. L’insorgente avrebbe in
fondo tentato inizialmente di fuggire in Iran, senza successo; di conse-
guenza, a suo dire, l’attesa necessaria all’ottenimento di un visto per la
Turchia sarebbe ragionevole.
5.2.2 Nel caso di specie, la SEM avrebbe altresì omesso di pronunciarsi su
alcune questioni determinanti. Questa si sarebbe astenuta dal confutare i
singoli rilievi mossi in sede di parere al progetto di decisione, limitandosi a
riconfermarsi nelle sue conclusioni (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, para-
grafo 2). Oltretutto, in merito ai certificati medici, la SEM avrebbe dovuto
procedere con un complemento istruttorio, poiché ciò avrebbe eventual-
mente permesso di comprovare le allegazioni alle quali si àncora la do-
manda di asilo. Infine, l’autorità di prima istanza non avrebbe debitamente
tenuto conto delle implicazioni derivanti dal rapporto di collaborazione fra
A._ e l’impresa (...), a maggior ragione considerato che questa
fosse nota ai Talebani, come risulterebbe dai verbali di audizione.
Conseguentemente, la decisione della SEM sarebbe fondata su un accer-
tamento incompleto dei fatti determinanti nonché su un’applicazione ine-
satta del diritto (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, paragrafo 2).
6.
A titolo preliminare codesto Tribunale esaminerà le censure formali mosse
dal ricorrente in merito alla carente, e finanche assente, motivazione della
decisione impugnata (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, paragrafo 2), non-
ché alla determinazione incompleta dei fatti rilevanti (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 5, paragrafo 2) in quanto le stesse potrebbero condurre alla
cassazione della decisione ai sensi dell’art. 61 PA.
6.1 L’obbligo di motivazione discende dal diritto di essere sentito e dalla
garanzia di un processo equo (art. 29 cpv. 2 Cost. e art. 6 CEDU) e costi-
tuisce un presupposto essenziale per la verifica della fondatezza della de-
cisione sia per le parti che per l’autorità di ricorso. Per adempiere a tali
esigenze, è sufficiente che l’autorità menzioni, almeno brevemente, le pro-
prie riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essenziali; ovvero l’autorità
è tenuta a riportare i motivi che l’hanno guidata e sui quali essa ha fondato
il suo ragionamento, di modo che l’interessato possa rendersi conto della
portata della stessa ed impugnarla in piena conoscenza di causa
(cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2 e DTF 142 I 135 consid. 2.1; sentenza del
TAF D-4287/2018 del 15 giugno 2018 con riferimenti citati). L’autorità non
deve invece pronunciarsi su tutti i motivi delle parti, ma può al contrario
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limitarsi alle questioni decisive (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2). In altri ter-
mini, l’essenziale è che la decisione indichi chiaramente i fatti stabiliti e le
deduzioni giuridiche tratte dalla fattispecie determinata (cfr. DTF 141 V 557
consid. 3.2.1). La motivazione può inoltre essere implicita e risultare dai
diversi considerandi della decisione (cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1 con
referenze citate; sentenza del TF 2C_341/2016 del 3 ottobre 2016 consid.
3.1.). Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui vio-
lazione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a
prescindere dalle possibilità di successo nel merito (GICRA 2006 n°4 con-
sid. 5).
6.2 Nella fattispecie, il Tribunale rileva che nella sindacata decisione, l’au-
torità inferiore, dopo un esposto dei fatti determinanti, inglobanti le osser-
vazioni sollevate con il parere al progetto di decisione, ha soppesato le
dichiarazioni rilasciate dal ricorrente circa i motivi d’asilo, ritenendole inve-
rosimili. Nella decisione avversata, alla quale si rinvia, la SEM ha eviden-
ziato i motivi alla base di tale conclusione. Difatti, ha ritenuto dapprincipio
che le dichiarazioni del ricorrente fossero stereotipate, inconsistenti, con-
traddittorie e incompatibili con l’esperienza generale della vita o di logica
dell’agire. Tale motivazione, alla luce dei numerosi esempi elencati nella
decisione della SEM (cfr. supra consid. 5.1), ossequia la giurisprudenza
succitata. Stessa conclusione vale per le successive constatazioni dell’au-
torità inferiore, la quale ha spiegato, con riguardo al menzionato parere
dell’8 ottobre 2019, che in primo luogo, a suo avviso, il semplice rapporto
lavorativo con (...) oltre che essere stato invocato tardivamente, non giusti-
ficherebbe l’esistenza di una condizione di grave pericolo come invece sug-
gerito dall’insorgente. Vieppiù, la SEM si è pronunciata sull’eventuale ne-
cessità di procedere con un complemento istruttorio; essa ha chiarito che
l’iniziativa della presentazione di un mezzo di prova deve provenire spon-
taneamente dal richiedente, aggiungendo che se egli nulla ha fatto in que-
sto senso, ne deve sopportare le conseguenze, considerato anche che la
Protezione giuridica l’avrebbe già informato, a suo tempo, sull’importanza
della sollecita produzione di mezzi di prova. Infine, l’autorità di prima
istanza ha pure attirato l’attenzione sul fatto che anche all’inizio dell’audi-
zione del 2 ottobre 2019, sia A._ che il suo rappresentante legale
hanno dichiarato di non essere a conoscenza di altri mezzi di prova;
quest’aspetto, unitamente al carattere vago e stereotipato delle afferma-
zioni del richiedente circa il possesso dei certificati medici e la possibilità di
procurarseli, ha convinto la SEM di avere sufficienti elementi per giungere
alla decisione senza ulteriori misure istruttorie mediche.
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6.3 Le motivazioni fornite dall’autorità di prima istanza, risultano a codesto
Tribunale, lineari e logiche, e non danno adito ad alcuna interpretazione
contraria o contraddizione. Le giustificazioni in parola risultano pertanto
soddisfacenti, anche ponendo la mente al fatto che hanno permesso al ri-
corrente di impugnare la decisione con cognizione di causa, dato che, a
prescindere da quanto dallo stesso sollevato nella sua impugnativa, egli si
è espresso su ogni affermazione d’inverosimiglianza denotata dalla SEM
nonché sugli ulteriori aspetti contestati, dimostrando di averne compreso il
senso esplicito od implicito contenuto in esse.
Giova rammentare che nella procedura d’asilo – così come nelle altre pro-
cedure di natura amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò si-
gnifica che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento
esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione
con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve
occuparsi del corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi
la documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circo-
stanze giuridiche ed amministrare in tal senso le opportune prove a ri-
guardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). D'un lato, v'è un accertamento ine-
satto dei fatti quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi
agli atti, e dall'altro lato, v'è un accertamento incompleto dei fatti quando
non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti
(cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwal-
tungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n.
1043, pag. 369 segg.). Tuttavia, il principio inquisitorio è limitato dall'obbligo
di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-
waltungsverfahren VwVG, 2008, n. 8, pag. 192 segg ad art. 12 PA).
Comunque, l’autorità giudicante in materia d’asilo può pronunciarsi ponde-
rando le allegazioni e i mezzi di prova apportati dal richiedente, esimendosi
al contempo dall’ordinare ulteriori misure istruttorie (cfr. sentenza del Tri-
bunale amministrativo federale D-858/2019 del 26 febbraio 2019, pag. 5;
ATAF 2012/21 consid. 5.1).
6.4 Nel caso in esame, il Tribunale giunge alla medesima conclusione
dell’autorità inferiore.
Come giustamente osservato dalla SEM nella decisione impugnata, alle
cui motivazioni si rinvia, non vi è in casu motivo di procedere ad un com-
plemento istruttorio. Detta pretesa, così come l’asserzione secondo la
quale l’autorità di prima istanza avrebbe potuto assegnare un termine per
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la produzione del carteggio clinico, appare pretestuosa e finanche defati-
gatoria, tanto più che il richiedente era libero di produrla spontaneamente
in ogni momento.
6.5 Alla luce degli elementi dinanzi menzionati, codesto Tribunale ritiene
che la SEM non ha violato il diritto di essere sentito del ricorrente, poiché
ha motivato correttamente la sua decisione e determinato in modo com-
pleto i fatti rilevanti. Sicché le censure ricorsuali mosse dall’insorgente in
tal senso risultano infondate e vanno pertanto disattese.
7.
7.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono
pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-
grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
7.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti
allegati dal richiedente l'asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili
e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili
di molteplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di
una logica interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non
possono essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare,
quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati
(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in
maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-
cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra
scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-
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zione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo
siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-
deranza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi
a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-
zione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-
ziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un
punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-
specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
8.
Ora, le allegazioni del ricorrente in merito al sequestro e alle minacce su-
bite al suo ritorno dall’India, sono effettivamente pervase da elementi in-
congruenti su punti essenziali e non sono sufficientemente sostanziate.
8.1 In primo luogo, è d’uopo rilevare che le dichiarazioni rilasciate nel corso
delle audizioni sono incongruenti su punti essenziali. Segnatamente, per
quanto riguarda il rapimento, l’insorgente ha in un primo tempo allegato
nell’ambito del suo racconto spontaneo, che una volta toltagli la benda da-
gli occhi, egli ha visto che si trovava in montagna (verbale 2, pag. 7); in
seguito ha invece rettificato tale narrazione, indicando di essersi ritrovato,
al momento della rimozione della fasciatura dagli occhi, in un luogo buio
che egli riteneva ricavato nella montagna. In seguito, come anche retta-
mente rilevato dall’autorità di prima istanza, vi è da rilevare una contraddi-
zione in merito alle telefonate minatorie a lui indirizzate al suo ritorno in
Afghanistan. A._ ha inizialmente sostenuto che quest’ultime sareb-
bero state numerose (verbale 2, pag. 8, D47; memoriale ricorsuale, pag.
2), salvo poi modificare sostanzialmente la sua versione, ancorando i suoi
timori ad un’unica chiamata, avvenuta dopo il presunto pedinamento (ver-
bale 2, pag. 17, D154 e segg.). Cionondimeno, quanto considerato dalla
SEM a proposito della contraddizione nella quale il ricorrente sarebbe in-
cappato affermando di aver condiviso le pressioni solo con il suo superiore
per poi però smentirsi, appare poco fondato. Il fatto che egli abbia articolato
la propria risposta correggendosi immediatamente e sottolineando di non
ricordare se ne avesse parlato anche con la sorella e il cognato oltre che
con il suo superiore, non può essere considerata una contraddizione. Tut-
talpiù, quest’assenza di precisione potrà essere considerata quale ulteriore
esempio di allegazioni vaghe.
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8.2 Va parimenti rilevato come, oltre ad essere contraddittorie, e già per
questo pregiudicanti la loro verosimiglianza, le allegazioni del ricorrente ri-
sultino a tratti generiche e prive di sostanza. A tal proposito, la descrizione
di alcuni passaggi del racconto risulta alquanto scarna e finanche confu-
sionale. Oltre a faticare nel collocare precisamente nel tempo i primi due
incontri con i malviventi, il ricorrente non è neppure stato in grado di fornire
dettagli di rilievo, dicendosi incapace di stimare la durata del tragitto sino
al luogo di prigionia (cfr. verbale 2, pag. 13, D104) nonché il numero esatto
di persone presenti nel locale in cui è stato sottoposto a violenze (cfr. ver-
bale 2, pag. 13, D106 e segg.). Le medesime considerazioni possono es-
sere poi espresse per quanto riguarda la descrizione degli aggressori – il
ricorrente ha saputo dire che questi avevano delle barbe e indossavano il
vestito tradizionale con sopra un gilet (cfr. verbale 2, pag. 13, D108) – e
delle percosse – egli ha infatti succintamente spiegato di essere stato pic-
chiato con calci, pugni e bastoni su tutto il corpo (cfr. verbale 2, pag. 14,
D113-114). Il ricorrente neppure è stato in grado di dettagliare il luogo di
prigionia poiché si è limitato ad apparentarlo ad una grotta. Su questi punti,
non permette una diversa valutazione neppure l’argomentazione ricorsuale
secondo cui le capacità narrative dell’insorgente, andrebbero relativizzate
dall’importante lasso temporale intercorso, oltre che dal blocco emotivo
causato dal rapimento. D’altra parte, il ricorrente ha mostrato grande pre-
cisione nell’indicare avvenimenti ancora più distanti nel tempo, come la
data in cui è stato teso l’agguato (verbale 2, pag. 11, D83). Allo stesso
modo, il seppure comprensibile, stato emozionale dell’insorgente non può
scusare delle lacune così importanti, a maggior ragione quando il racconto
è nel suo insieme carente dal punto di vista della verosimiglianza.
Non va infatti disatteso che anche gli aspetti relativi alla degenza risultano
poco convincenti; l’interessato non ha quantificato la durata esatta del suo
ricovero, che si attesterebbe fra i dieci e i dodici giorni (verbale 2, pag. 15,
D122), ma soprattutto, egli ha confusamente argomentato l’impossibilità di
produrre i relativi certificati medici. Invitato dal funzionario della SEM a de-
terminarsi con maggiore precisione al riguardo, A._ ha risposto di
essere stato ad un certo punto in possesso delle certificazioni richieste, per
poi però comunicare di non sapere dove si trovassero e di non essere pro-
babilmente in grado di procurarseli (verbale 2, pag. 15, D123 e segg.). A
mente di questo Tribunale, la giustificazione per cui sarebbe difficoltoso
recuperare la documentazione medica in virtù di problematiche di prote-
zioni dati, appare impalpabile e si esaurisce in una mera asserzione di
parte. Anche i visti apposti sul passaporto non chiariscono i dubbi poiché,
come giustamente concluso dalla SEM, dimostrano un soggiorno per mo-
tivi medici senza ciò malgrado attestarne i motivi all’origine.
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Vi sono del resto ulteriori aspetti che inficiano l’attendibilità dell’insorgente.
Quest’ultimo, chiamato a specificare le date degli avvenimenti, ha affer-
mato di non ricordare con precisione la data del giorno in cui si è accorto
di essere inseguito, collocando l’episodio fra gennaio e febbraio 2016. An-
che la data della telefonata minatoria, ricevuta dopo essersi accorto di es-
sere sorvegliato, e avvenuta pochi giorni dopo è approssimativamente fatta
risalire fra la fine di febbraio 2016 e l’inizio di marzo 2016 (verbale 2, pag.
17, D157-158) malgrado venga considerata la causa scatenante della fuga
dal Paese d’origine. Altresì, il Tribunale non può esimersi dal condividere
le riserve dell’autorità inferiore quanto alla vaghezza della data del primo
tentativo di espatrio verso l’Iran, poiché, in proposito, A._ ha unica-
mente spiegato di essere fuggito circa dieci o quindici giorni dopo la succi-
tata telefonata.
8.3 In conclusione, ritenute le numerose contraddizioni così come l’insus-
sistenza delle dichiarazioni rilevanti in materia d’asilo, l’insorgente non è
riuscito a rendere verosimile di essere stato vittima delle asserite persecu-
zioni.
Ciò, indipendentemente da quest’ultima riconsiderazione (cfr. supra con-
sid. 8.3) e dall’eventuale possibilità per il ricorrente di chiedere o meno pro-
tezione alle autorità afgane (cfr. decisione della SEM del 9 ottobre 2019,
pag. 5, punto 3; memoriale ricorsuale), le cui questioni possono rimanere
aperte.
9.
D’altro canto, rettamente la SEM ha ritenuto che in casu, la sola collabora-
zione lavorativa fra il richiedente e la (...) non giustifica il riconoscimento
della qualità di rifugiato.
9.1 Infatti, senza addentrarsi nell’esame dell’effettiva sussistenza dell’im-
piego del ricorrente presso il citato contractor statunitense, né della tardi-
vità della censura – le cui tematiche possono rimanere inevase – va osser-
vato che nonostante nel contesto afgano vada riconosciuta l’esistenza di
categorie di persone maggiormente esposte al rischio di subire atti pregiu-
dizievoli, segnatamente coloro che sono considerate vicine al governo af-
gano o alla coalizione internazionale (cfr. sentenze del Tribunale
D-2112/2017 del 17 gennaio 2019 consid. 5.2, D-780/2017 del 13 giugno
2018 consid. 5.5 e riferimenti citati; E-4258/2016 del 20 dicembre 2017
consid. 5.3.2), un tale profilo, non può, ad esso solo, condurre per prassi a
comprovare l’esistenza, sia sul piano oggettivo che soggettivo (cfr. sulle
nozioni DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), di un fondato timore
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di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale D-
7912/2016 del 12 febbraio 2018 consid. 5.4; D-5490/2017 del 12 luglio
2018 consid. 6.3). Seppure si possa a giusto titolo considerare che il fatto
di aver lavorato per (...), laddove ammesso, abbia potuto esporre il ricor-
rente ad un rischio astratto di intimidazioni ed altri atti pregiudizievoli (cfr.
sentenza del Tribunale D-3846/2017 del 19 marzo 2018 consid. 3.3; EASO,
Country of Origin Information Report « Afghanistan Individuals targeted by
armed actors in the conflict, dic. 2017, pt. 1.2, pag. 28 e seg.; UNHCR Eli-
gibility Guidenlines for assessing the internationale protection needs of
asylum-seekers from Afghanistan, 10 aprile 2016, pag. 34 ss; US De-
partment of State, Afghanistan 2014 Human Rights Report, pag. 2 e 18) e
conseguentemente permetta all’insorgente di considerarsi soggettiva-
mente a rischio, quanto risulta decisivo è l’esistenza di inizi concreti che
lascino presagire l’avvento di persecuzioni determinanti in materia d’asilo
in un futuro prossimo (cfr. sentenza del Tribunale D-6200/2017 del 26
marzo 2019 consid. 6.3).
9.2 Orbene, nel presente caso, in assenza di allegazioni verosimili a pro-
posito dei presunti atti intimidatori subiti (cfr. supra consid. 8), non vi è modo
di riscontrare un timore oggettivamente fondato di esposizione a pregiudizi
rilevanti in materia d’asilo in capo ai ricorrenti in quanto difettano indizi con-
creti in tal senso (cfr. sentenza del tribunale D-6200/2017 del 26 marzo
2019 consid. 6.3). L’esposizione di A._, conto tenuto del fatto che
in tutta evidenza egli non occupasse una funzione dirigenziale, non risulta
invero particolarmente elevata (cfr. ad esempio le situazioni degli interpreti,
categoria che può invece avvalersi di un rischio accresciuto, sentenza del
Tribunale D-780/2017 consid. 5.7). Pur non essendo decisivo, va altresì
constatato come, a differenza di altri comprensori, le regioni di Kabul e di
Bagram non paiano essere controllate dal gruppo fondamentalista deno-
minato “Talebani” (cfr. European Asylum Support Office [EASO], EASO
Country of Origin Information Report – Afghanistan: Security situation,
June 2019, < https://coi.easo.europa.eu/administration/easo/PLib/Afghani-
stan_security_situation_2019.pdf >, consultato in data 28 ottobre 2019). In
definitiva, non si può dunque ritenere che il ricorrente, che non è in grado
di rendere verosimili gli atti intimidatori addotti, possa avvalersi di un fon-
dato timore di esposizione a pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di un
ipotetico ritorno in patria.
10.
Di conseguenza, in virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di
concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va con-
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fermata. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha vio-
lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre
non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.
11.
Avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda finalizzata all’esenzione
dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali
e del relativo anticipo è divenuta priva di oggetto.
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
13.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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