Decision ID: f85209ac-f59a-5c24-b9ca-0efb8723b5c6
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, di nazionalità turca, ha presentato una domanda d’asilo in
Svizzera il 7 ottobre 2020 (cfr. atto [...]-2/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” il richiedente l’asilo aveva già depositato sei domande d’asilo
pregresse così suddivise: in Slovenia il (...) 2017, in Finlandia il (...) 2018
e il (...) 2020, in Germania il (...) 2019 e l’(...) 2019, ed in Svezia il (...)
2020 (cfr. atti [...]-8/2 e [...]-14/2).
C.
Il 13 ottobre 2020 l’interessato è stato visitato dal Dr. B._, che –
richiamando una diagnosi di schizofrenia per la quale il richiedente sarebbe
in cura da circa tre anni – gli ha prescritto un trattamento farmacologico a
base di Olanzapina (cfr. atto [...]-21/2).
D.
Il 20 ottobre 2020 l’interessato è stato sentito nel corso del verbale di rile-
vamento dei dati personali (cfr. atto [...]-13/10).
E.
In data 26 ottobre 2020, si è svolto con il richiedente il colloquio personale
ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-
smi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III) (cfr. atto [...]-16/3).
In tale ambito, egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di
essere espatriato dalla Turchia nel (...) del 2017 e di essere entrato in Slo-
venia per mezzo di un visto per studenti. Fra i mesi di (...) e (...) del 2018,
egli avrebbe poi lasciato quest’ultimo Paese per risiedere in Finlandia du-
rante alcuni mesi, prima di essere allontanato verso la Slovenia dalle auto-
rità finlandesi. Sennonché, poche settimane dopo avervi fatto ritorno, egli
avrebbe nuovamente lasciato tale Stato per soggiornare, nell’ordine, in
D-6058/2020
Pagina 3
Francia, in Germania, in Svezia, facendo infine ritorno in Finlandia. Quivi
egli sarebbe stato posto in detenzione, ciò che lo avrebbe spinto ad accet-
tare un ulteriore rinvio verso la Slovenia. Nondimeno, il trasferimento sa-
rebbe stato posticipato di sei mesi circa a motivo di asserite patologie psi-
cologiche, per le quali gli sarebbe stato prescritto un trattamento farmaco-
logico in Finlandia. Da ultimo, una volta ritornato in Slovenia, egli non
avrebbe avuto accesso ad un seguito psichiatrico, ragion per cui si sarebbe
recato in Svizzera. Il medesimo ha per il resto confermato di aver presen-
tato domande d’asilo in ognuno dei succitati Stati europei.
Questionato in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in
Slovenia, A._ ha dichiarato che, benché ne avesse fatto espressa
richiesta, in tale Paese gli sarebbe stata negata un’assistenza sanitaria psi-
chiatrica. Oltretutto, le autorità slovene non avrebbero dato seguito ad una
denuncia da lui sporta dopo essere stato aggredito da non meglio precisati
individui.
Circa il suo stato di salute, l’interessato ha lamentato un malessere psico-
logico, precisando altresì di soffrire di attacchi di panico.
F.
Il 26 ottobre 2020, la SEM ha presentato alle competenti autorità slovene
una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-17/5).
G.
In seguito ad uno scompenso psicotico, A._ è stato oggetto di un
ricovero clinico perdurato dal (...) ottobre 2020 al (...) novembre 2020 (cfr.
atto [...]-22/1, [...-23/3), nell’ambito del quale è stata nuovamente eviden-
ziata la diagnosi di schizofrenia paranoide, da trattare con una terapia far-
macologica a base di Zyprexa (cfr. atto 1[...]-30/3).
H.
Il 6 novembre 2020 la Slovenia ha espressamente accettato la richiesta di
ripresa in carico in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Du-
blino III (cfr. atto [...]-27/2).
I.
Nel corso di un ulteriore consulto psichiatrico avvenuto il 9 novembre 2020,
il Dr. med. C._ ha ribadito la diagnosi di schizofrenia paranoide, os-
D-6058/2020
Pagina 4
servando nel contempo una complessiva stabilità del quadro psicopatolo-
gico e confermando la terapia farmacologica prescritta all’interessato alla
dimissione dal succitato ricovero clinico (cfr. atto [...]-28/2).
J.
Con decisione del 24 novembre 2020, notificata il 25 novembre 2020
(cfr. risultanze processuali), la SEM non è entrata nel merito della succitata
domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pro-
nunciando nel contempo il trasferimento dell’interessato dalla Svizzera
verso la Slovenia, come pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecu-
zione del provvedimento medesimo. L’autorità inferiore ha oltretutto tolto
l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione (cfr. [...]-
31/11).
K.
Il 23 novembre 2020, il ricorrente ha beneficiato di un’ulteriore visita psi-
chiatrica. Al riguardo, nel redigere il relativo atto medico F2 (ricevuto dalla
SEM il 25 novembre 2020), il Dr. med. C._ si è limitato a confer-
mare la diagnosi della malattia affliggente A._, così come la terapia
prescrittagli a suo tempo (cfr. atto [...]-34/2).
L.
Il 1° dicembre 2020 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 2
dicembre 2020) l’interessato è insorto contro la decisione dell’autorità di
prima istanza, postulando, in limine, la sospensione dell’esecuzione della
decisione in via supercautelare e la restituzione dell’effetto sospensivo
all’impugnativa. In via principale, egli ha concluso all’annullamento della
decisione avversata e alla ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore per
la trattazione nazionale della procedura d’asilo. In subordine, il ricorrente
ha demandato che gli atti vengano rinviati alla SEM per il completamento
dell’istruttoria.
Contestualmente, il medesimo ha proposto istanza di concessione dell’as-
sistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese.
M.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
D-6058/2020
Pagina 5

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dal richiedente, oltreché
dell’accettazione alla sua ripresa in carico – la competenza della Slovenia
per la trattazione della domanda d’asilo di cui al corrente procedimento.
D-6058/2020
Pagina 6
Proseguendo nell’analisi, la SEM ha considerato che in Slovenia – Stato
che applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del ricono-
scimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di se-
guito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del
Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini
di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-
zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo
a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-
tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-
rettiva qualificazione); nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza); nonché la Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e la CEDU – non sussisterebbero carenze
sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. Conseguen-
temente, in caso di trasferimento verso il predetto Stato membro, si po-
trebbe partire dal presupposto che l’insorgente non sarebbe esposto a se-
rie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e
art. 3 CEDU, che non verrebbe a trovarsi in una situazione esistenziale
difficile, o ancora che non verrebbe rinviato nel suo Paese d’origine o di
provenienza senza che la sua domanda d’asilo venga esaminata ed in vio-
lazione del principio di non-respingimento.
Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-
zera.
Dipoi, la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clausola di sovranità ai
sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non sarebbe giustificata
nella fattispecie. In primo luogo, il quadro clinico di A._ sarebbe suf-
ficientemente acclarato e non necessiterebbe di ulteriori approfondimenti.
Inoltre, la Slovenia disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente e –
nell’ambito del sistema Dublino – si potrebbe presumere che la stessa ga-
rantisca l’accesso al trattamento medico necessario. A tal proposito, l’in-
sorgente non avrebbe fornito seri indizi atti a comprovare le allegazioni se-
condo le quali egli non avrebbe avuto accesso all’assistenza sanitaria det-
tata dal suo stato di salute. Oltretutto, il richiedente medesimo avrebbe ri-
ferito, nel corso della visita medica sostenuta il 13 ottobre 2020, di seguire
un trattamento farmacologico per i suoi problemi psicologici già da tre anni,
ciò che significherebbe ch’egli avrebbe beneficiato anche in Slovenia – ove
avrebbe risieduto ininterrottamente fra il mese di (...) del 2017 e (...) del
D-6058/2020
Pagina 7
2018 – di un trattamento. A ciò si aggiungerebbe il fatto che, posta la ri-
stretta durata dei suoi successivi soggiorni in Slovenia, egli non avrebbe di
fatto concesso all’assistenza medica slovena di procedere con un accerta-
mento medico.
Ad ogni modo, detto Paese sarebbe tenuto, in virtù della direttiva acco-
glienza, a prestare terapie mediche adeguate, ove necessario, garantendo
l’accesso alle cure di pronto soccorso e ai trattamenti essenziali per malat-
tie e disturbi psichici gravi. A mente dell’autorità inferiore, comunque, le
problematiche mediche lamentate dall’insorgente non sarebbero di una
gravità tale da costituire una violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui
egli fosse rinviato in Slovenia. Vieppiù, la SEM ha aggiunto che, essendo
che soltanto la capacità al trasferimento sarebbe decisiva per il seguito
della procedura Dublino, quest’ultima sarà valutata in modo definitivo poco
prima del trasferimento di A._, informando di conseguenza le auto-
rità slovene sul suo stato di salute prima del rinvio.
Perdipiù, non sussisterebbero dei motivi umanitari che giustificherebbero
l’applicazione della predetta clausola secondo i dettami dell’art. 29a cpv. 3
dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1,
RS 142.311). Neppure l’asserita aggressione subita in Slovenia e la sus-
seguente assenza di protezione da parte delle autorità statali, permette-
rebbe diversa valutazione. Anzitutto, l’allegazione secondo cui la polizia
slovena non avrebbe dato seguito alla denuncia da lui presentata, non sa-
rebbe suffragata da alcuna prova. Su tale presupposto, andrebbe ritenuto
che essendo la Slovenia uno Stato di diritto con un’autorità di polizia fun-
zionante oltre che disposta ed in grado di offrire una protezione adatta qua-
lora adita, il ricorrente potrebbe farvi capo al fine di risolvere eventuali mi-
nacce. Da ultimo, nemmeno la situazione legata alla corrente pandemia di
coronavirus (Covid-19) giustificherebbe in casu diversa ponderazione.
4.2 Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’insor-
gente avversa le valutazioni dell’autorità inferiore.
4.2.1 Innanzitutto, un rinvio in Slovenia sarebbe contrario all’art. 3 CEDU.
In questo senso, il sistema di accoglienza ivi in essere sarebbe contraddi-
stinto da molteplici lacune, così che qualora venisse attuato il trasferimento
in tale Paese, egli temerebbe di non avere accesso ad un alloggio, ad
un’assistenza materiale così come neppure alle adeguate cure mediche
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 4). Ad ogni modo, al di là delle
carenze del supporto psichiatrico offerto ai richiedenti l’asilo, in Slovenia le
D-6058/2020
Pagina 8
mancanze nelle procedure d’asilo e nelle condizioni di accoglienza sareb-
bero in generale “macroscopiche” (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, punto
4). Del resto, secondo l’insorgente, tali considerazioni sarebbero compro-
vate dai rapporti richiamati con il gravame.
4.2.2 Oltremodo, le condizioni mediche dell’interessato sarebbero partico-
larmente vulnerabili, ciò che avrebbe giustificato ulteriori indagini cliniche,
tanto più alla luce del fatto che in specie non sarebbe stato allestito un
rapporto medico esaustivo e dettagliato, in grado di definire la gravità e
l’estensione della patologia affliggente il ricorrente oltreché il trattamento
necessario, la prognosi e i rischi legati all’interruzione, seppur parziale, del
trattamento farmacologico. Quanto precede sarebbe altresì desumibile
dalla lettera di dimissione del (...) novembre 2020, la quale reciterebbe:
“Giunto in clinica il paziente si mostrava estremamente angosciato, con
ansia libera e somatizzate, pensiero occupato da delirio a stampo perse-
cutorio e pose di ascolto suggestive di allucinazioni uditive e probabilmente
visive. Veniva subito reimpostata la terapia di Olanzapina in associazione
a Haldol che assumeva regolarmente. Dopo la prima somministrazione di
Haldol si segnala l’insorgenza di lievi EPS poi risolte con Akineton per os.
Nei giorni successivi era possibile assistere ad una pressoché immediata
risoluzione sia dell’angoscia che delle dispercezioni; tale osservazioni ci ha
posto di fronte ad un dubbio circa l’interpretazione delle dispercezioni
stesse come unicamente espressione di un disturbo della coscienza dell’Io.
Lasciamo ai colleghi che lo seguiranno sul territorio un’osservazioni più ap-
profondita della sintomatologia dispercettiva e del suo significato, che si
ipotizza possa avere componenti post traumatiche”.
Ne conseguirebbe che il trasferimento prospettato nella decisione impu-
gnata, sarebbe da considerarsi inammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3
LStrI.
Oltretutto, quandanche si considerasse il sistema di accoglienza sloveno
scevro di carenze sistemiche, nella fattispecie in esame vi sarebbe da ap-
plicare la clausola di sovranità di cui all’art. 17 Regolamento Dublino III
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7 e 8, punto 5).
4.2.3 L’autorità inferiore non avrebbe perdipiù effettuato un’analisi indivi-
dualizzata né spiegato in modo adattato al caso di specie le ragioni che
l’avrebbero indotta a ritenere l’insussistenza di motivi umanitari ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Al riguardo, la SEM si sarebbe limitata a citare
quanto allegato dal ricorrente in merito all’asserita aggressione subita in
Slovenia e alla susseguente indolenza delle autorità slovene nel fornirgli
D-6058/2020
Pagina 9
un’adeguata protezione, esimendosi tuttavia dall’esaminarne la verosimi-
glianza. Parimenti, il resto della motivazione espressa nel provvedimento
avversato sarebbe insufficiente dacché succinta e standardizzata, risul-
tando finanche assente. Non da ultimo, nel valutare la sussistenza di even-
tuali motivi umanitari, la SEM non si sarebbe chinata sulla specifica e fra-
gile condizione di salute del ricorrente.
4.2.4 Infine, nella richiesta di ripresa in carico inoltrata alla Slovenia, l’au-
torità di prima istanza non avrebbe menzionato la patologia lamentata da
A._. Così facendo, quest’ultima autorità non avrebbe ossequiato il
suo dovere di ottenere esplicite garanzie riguardo l’effettivo seguito psichia-
trico del quale il ricorrente necessiterebbe nel Paese membro competente
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, punto 5).
5.
Preliminarmente, appare necessario esaminare le censure formali solle-
vate dal ricorrente nel gravame, con le quali egli evoca da un lato l’accer-
tamento incompleto ed inesatto del suo stato di salute (art. 6 LAsi in rela-
zione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), dall’altro la violazione del
suo diritto di essere sentito (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost., RS 101],
e per la procedura amministrativa federale regolamentato agli art. 26 e seg.
PA) in ragione della carente motivazione – nella decisione avversata –
quanto all’applicazione della clausola di sovranità nel suo caso specifico
(art. 35 PA). In effetti, queste potrebbero essere atte a condurre alla cas-
sazione della decisione avversata (per la violazione del principio inquisito-
rio si veda la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista per la
pubblicazione come DTAF] consid. 5.1 con ulteriori riferimenti citati; e per
la violazione del diritto di essere sentito cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2; DTF
126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5; cfr. anche
sull’argomento tra le tante le sentenze del Tribunale D-1079/2018 del 17
dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del 20 giugno 2019 consid. 7.2 e
7.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).
5.1 Nella presente disamina, le censure formali non sono atte a condurre
alla cassazione della decisione avversata.
5.2 Anzitutto, va osservato che nelle procedure d’asilo – così come nelle
altre procedure di natura amministrativa – si applica il principio inquisitorio.
Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accerta-
D-6058/2020
Pagina 10
mento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in re-
lazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve
procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire
le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a
riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tutta-
via illimitato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle
parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER,
in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in
sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accertamento dei
fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo
che questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei
fatti (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., n. 2.191; tra le tante sentenza del Tribunale D-1443/2016 del
22 febbraio 2017 consid. 4.2).
Orbene, per quanto attiene allo stato di salute del ricorrente, il Tribunale
evidenzia che nella decisione impugnata l’autorità di prima istanza ha de-
scritto in modo dettagliato tutti gli elementi e la documentazione medica
che ha preso in esame per giungere alla sua valutazione. Nell’analisi pro-
posta con il provvedimento avversato, sono altresì specificati in modo per-
tinente gli elementi utilizzati per giungere ad un giudizio conclusivo riguardo
allo stato di salute dell’interessato. Altresì, così come ritenuto dalla SEM,
anche il Tribunale, sulla base degli atti di causa, ed a differenza di quanto
sostenuto nel gravame dal ricorrente, ritiene che la situazione di salute
dell’insorgente risulti in casu chiara, con una diagnosi acclarata e delle te-
rapie già impostate (cfr. supra consid. G, I e K). In tal senso, il passaggio
estrapolato dalla lettera di dimissione del (...) novembre 2020 (cfr. atto [...]-
30/3) non muta quanto precede nella misura in cui dai successivi consulti
psichiatrici, emerge inoppugnabilmente una complessiva stabilità del qua-
dro psicopatologico del ricorrente (cfr. atti [...]-28/2 e [...]-34/2), corrobo-
rata dalla linearità e dalla continuità del trattamento farmacologico prescrit-
togli.
Conto tenuto delle considerazioni che precedono, alla SEM non può essere
imputato un accertamento incompleto ed inesatto dei fatti rilevanti in merito
allo stato di salute dell’insorgente e non si ravvisa pertanto alcuna viola-
zione del principio inquisitorio. Sicché la censura ricorsuale va respinta.
Per quanto attiene invece quanto sollevato con l’impugnativa in merito alla
possibile violazione dell’art. 3 CEDU, a causa del suo stato di salute per il
caso in cui venisse attuato il trasferimento in Slovenia, tale censura verrà
trattata d’appresso (cfr. infra consid. 10).
D-6058/2020
Pagina 11
5.3 Vieppiù, la motivazione articolata dalla SEM nel provvedimento impu-
gnato non appare carente allo scrivente Tribunale. Invero, ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – disposizione che concretizza in diritto interno
svizzero la clausola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Du-
blino III – se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito
della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-
zione di tale articolo, l’autorità inferiore dispone di un reale potere di ap-
prezzamento ed il Tribunale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1
lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone di un potere di
esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può infatti unica-
mente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di apprezzamento
in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso di tale
potere e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF
2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’in-
terpretazione della nozione di motivi umanitari e sia conforme ai principi
costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il principio della parità di
trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tribunale non può sosti-
tuire il suo libero apprezzamento a quello della SEM (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8).
Nel caso di specie l’autorità inferiore ha tenuto conto nelle sue considera-
zioni dei fatti addotti dall’interessato suscettibili di costituire “motivi umani-
tari” ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, pronunciandosi circa la supposta
aggressione subita in Slovenia così come in proposito dell’asserita carente
protezione offerta dalle autorità di polizia slovene. La SEM ha altresì am-
piamente esposto e ponderato lo stato valetudinario del ricorrente già
nell’ambito della valutazione concernente la conformità del trasferimento
ex art. 3 CEDU. Ne discende che, malgrado la formulazione generica delle
norme legali che prevedono la clausola di sovranità, nonché il sintetico ri-
chiamo agli atti all’inserto e alle dichiarazioni rilasciate dal ricorrente, l’au-
torità inferiore si è chinata concretamente sulla situazione del ricorrente
anche per verificare l’applicazione o meno della predetta clausola al caso
specifico. Se tuttavia la SEM è giunta ad una valutazione giuridica diffe-
rente sulla vulnerabilità del ricorrente rispetto a quanto sostenuto da
quest’ultimo, ciò non è costitutivo di una violazione dell’obbligo di motiva-
zione da parte dell’autorità inferiore (art. 35 PA).
6.
Chiariti tali aspetti, dal profilo materiale, occorre ora chiedersi se l’autorità
inferiore, che nella decisione del 24 novembre 2020 ha ritenuto data la
D-6058/2020
Pagina 12
competenza della Slovenia e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferi-
mento dell’insorgente verso tale Paese, abbia rettamente omesso di en-
trare nel merito della domanda d’asilo presentata da quest’ultimo.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
6.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
D-6058/2020
Pagina 13
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.
Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato
membro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato mem-
bro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente.
6.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
7.
Nel caso in rassegna, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC»,
che l’interessato ha depositato numerose domande d’asilo, rispettivamente
in Slovenia il (...) 2017, in Finlandia il (...) 2018 e il (...) 2020, in Germania
il (...) 2019 e l’(...) 2019, ed in Svezia il (...) 2020 (cfr. atti [...]-8/2 e [...]-
14/2). Di conseguenza, il 26 ottobre 2020 l’autorità inferiore ha presentato
alle competenti autorità slovene, nei termini e nelle forme dell’art. 23 Re-
golamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III.
Con scritto del 6 novembre 2020 la Slovenia ha espressamente accettato
la richiesta di ripresa in carico in applicazione di quest’ultima disposizione
di legge (cfr. atto [...]-27/2).
Oltracciò, il Tribunale ritiene giudizioso rammentare che sebbene ai sensi
degli art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate
per l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità
straniere competenti le informazioni che consentono un’adeguata assi-
stenza medica alla persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un
prerequisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasfe-
rimento dell’interessato nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale
D-2641/2017 dell’11 maggio 2017).
Pertanto, la competenza della Slovenia per la trattazione della procedura
d’asilo e di allontanamento del richiedente, risulta di principio essere data.
8.
8.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia,
D-6058/2020
Pagina 14
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statu-
to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo
aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo,
le disposizioni.
Di conseguenza, la Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]) (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale F-663/2020
del 18 febbraio 2020).
Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
8.2 Orbene, nella fattispecie concreta, il Tribunale rileva anzitutto, che né
dal rapporto di Amnesty International denominato “Slovenia: Push-backs
and denial of access to asylum” così come neppure da quello intitolato “Pu-
shed to the edge”, richiamati in sede ricorsuale, è possibile desumere cir-
costanze suscettibili di confutare la summenzionata presunzione. Invero,
entrambi affrontano la cosiddetta problematica “push back” di persone che
D-6058/2020
Pagina 15
entrano illegalmente in Slovenia e vengono fermate e rinviate alla frontiera,
impedendo alle medesime di depositare una domanda d’asilo in Slovenia.
Ebbene, viene da sé che il ricorrente non rientra in questa categoria,
avendo potuto avviare un procedimento volto all’ottenimento dell’asilo in
Slovenia, come del resto confermato dalle autorità del Paese medesimo.
Per il resto, anche prendendo in considerazione le ulteriori argomentazioni
articolate nel gravame dall’insorgente, nulla permette di ritenere l’esistenza
di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comu-
nitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile
desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferi-
mento in Slovenia lo esporrebbe effettivamente al rischio di vedere insod-
disfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza.
Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i
quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il principio di non-
respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la sua
integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-
zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto a
recarsi in un Paese di tal genere.
8.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
9.
9.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata in diritto interno
svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. supra consid. 5.3).
9.2 Qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, le
autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
10.
10.1 Poste tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-
nienze esposte dal ricorrente siano atte a rendere il suo trasferimento verso
la Slovenia contrario all’art. 3 CEDU.
D-6058/2020
Pagina 16
10.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13
dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
10.3 All’occorrenza, anche ammettendo che il sistema sanitario sloveno sia
contraddistinto da lacune quanto all’offerta di trattamenti psichiatrici, il qua-
dro clinico dell’interessato – nel caso in esame sufficientemente acclarato
e non bisognoso di ulteriori approfondimenti (cfr. supra consid. 5.2) – non
appare a tal punto compromesso da essere posto gravemente ed irrime-
diabilmente a rischio con un trasferimento verso tale Paese.
Difatti, ad oggi A._, ha beneficiato di innumerevoli consulti psichia-
trici, fra cui un ricovero clinico perdurato dal (...) ottobre 2020 al (...) no-
vembre 2020. Ebbene, a mente dello scrivente Tribunale, dai relativi atti
medici versati agli atti, si evince in realtà che il suo stato valetudinario versa
in condizioni stabili e, dalla dimissione della degenza ospedaliera, egli è
stato in grado di curare la propria patologia per mezzo di trattamenti am-
bulatoriali e farmacologici. Sicché, il Tribunale ritiene che le problematiche
psichiatriche lamentate dal ricorrente non possono in casu iscriversi nella
restrittiva giurisprudenza testé menzionata (cfr. in questo senso sentenza
del Tribunale D-7374/2016 del 6 febbraio 2017 consid. 6.3 con riferimenti
ivi citati).
Inoltre, benché non decisivo nel caso in esame, il Tribunale non può fare a
meno di condividere le perplessità dell’autorità di prima istanza in merito al
fatto che da quanto indicato nel certificato medico del 13 ottobre 2020
(cfr. atto [...]-21/2), il trattamento psichiatrico intrapreso dall’insorgente par-
rebbe effettivamente risalire ad un periodo in cui il richiedente risiedeva in
Slovenia.
D-6058/2020
Pagina 17
10.4 Sia quel che sia, l’interessato non ha in definitiva fornito indizi seri
suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione
personale sarebbe tale da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3
CEDU, all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in
Slovenia. Conseguentemente, nel caso in rassegna non v’era un obbligo
per la SEM di ottenere dalle preposte autorità slovene esplicite garanzie
riguardo un effettivo seguito psichiatrico. Parimenti, l’autorità in parola non
era tenuta ad applicare la clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1
Regolamento Dublino III.
11.
Infine, come già sopra considerato (cfr. supra consid. 5.3), nel caso in di-
samina non sussistono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia
esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento in merito
all’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Per-
tanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17
par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III.
12.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, la Slovenia rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-
zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.
13.
Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è
entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
la Slovenia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che gli non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a
OAsi 1).
14.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
D-6058/2020
Pagina 18
15.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata.
16.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
17.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 16, la domanda ten-
dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-
mibili spese processuali, risulta senza oggetto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire
dal presupposto che l'insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la
domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
19.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-6058/2020
Pagina 19