Decision ID: 420c5272-f905-5646-9dde-f17728627b31
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadino afghano di etnia pashtun, ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il (...) luglio 2021, pretendendosi minorenne.
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in Slo-
venia il (...) luglio 2021 (cfr. atti SEM [...]-9/1 e 11/1).
C.
Il 12 agosto 2021, il richiedente l’asilo è stato sentito quale minore non
accompagnato nell’ambito di un’audizione durante la quale l’autorità infe-
riore gli ha in particolare posto quesiti circa le sue generalità, in merito alla
sua provenienza e al viaggio che lo ha condotto in Svizzera, oltre che bre-
vemente sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM 14/13 [di seguito: verbale]). Nel
corso di siffatta audizione, la SEM ha inoltre informato il richiedente l’asilo
della possibile competenza della Slovenia per il trattamento della sua do-
manda d’asilo in base al regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mecca-
nismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea a [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III) e prospettato una possibile non entrata nel merito della
sua domanda in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi. L’interessato
ha quindi ribadito la sua volontà di rimanere in Svizzera, ritenuto che in
Slovenia egli sarebbe stato percosso dalle autorità di polizia venendo fi-
nanche obbligato a depositare una domanda d’asilo dopo essere stato ri-
petutamente respinto (cfr. verbale, pag. 11, punto 8.01).
Nel corso di siffatto colloquio, l’interessato ha oltretutto versato agli atti una
copia della tazkira, la quale indicherebbe che alla data del rilascio, ossia il
18 febbraio (...) ([...] secondo il calendario solare), egli avrebbe avuto l’ap-
parenza di una persona di 9 anni (cfr. atto SEM 15/2).
D.
Nel frattempo, con scritto del 16 agosto 2021, l’interessato ha trasmesso
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Pagina 3
alla SEM una copia del suo certificato vaccinale, accompagnata da una
traduzione in lingua italiana (cfr. atto SEM 23/2).
E.
In riscontro a quanto precede, la SEM ha incaricato il Centro universitario
romando di medicina legale dello svolgimento di una perizia per determi-
nare l’età del richiedente asilo, indicendone lo svolgimento per il 26 agosto
2021. Le risultanze della medesima (cfr. atto SEM 26/14) − inoltrate all’au-
torità di prima istanza il 16 settembre 2021 e basate su di un esame clinico
e su referti radiologici (panoramica dentaria, radiografia standard della
mano sinistra e tomografia delle articolazioni sterno clavicolari) – hanno
stabilito che l’età minima del richiedente sarebbe di 18.05 anni (età proba-
bile tra i 20 e 24 anni). Tale dato è stato dedotto in particolare dalla tomo-
grafia delle articolazioni sterno clavicolari che conferisce all’interessato
un’età ossea minima di 17.6 anni (età ossea media di 21.7 anni con devia-
zione standard di 3.7 anni) e dall’esame odontostomatologico indicante
una fascia d’età compresa fra i 18.5 e i 22.4 anni (media di 20.5 anni).
F.
Il 20 settembre 2021, la SEM ha presentato alle autorità slovene, nei ter-
mini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa
in carico ancorata all’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti
SEM 28/5 e 29/1).
G.
Con scritto del 23 settembre 2021, la Slovenia ha espressamente accettato
la richiesta di ripresa in carico (cfr. atto SEM 31/2).
H.
Il 7 ottobre 2021, la Segreteria di Stato ha reso partecipe il richiedente circa
le risultanze della succitata perizia medica, rimettendogliene una copia
anonimizzata e concedendogli il diritto di essere sentito al riguardo (cfr. atti
SEM 34/2 e 35/1).
I.
Per il tramite della sua patrocinatrice, l’interessato ha esercitato la facoltà
concessagli e ha inoltrato le proprie osservazioni in data 13 ottobre 2021.
J.
Con decisione del 21 ottobre 2021 la SEM non è entrata nel merito della
domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi pronunciando nel
contempo il trasferimento del richiedente verso la Slovenia.
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Pagina 4
K.
Il 3 novembre 2021, il richiedente l’asilo è insorto con un ricorso contro
detta decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale), concludendo preliminarmente alla sospensione in via supercau-
telare e cautelare dell’esecuzione della decisione e alla restituzione dell’ef-
fetto sospensivo. Nel merito, egli ha postulato l’annullamento della preci-
tata decisione e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo
esame delle allegazioni e per un complemento istruttorio. Contestual-
mente, e con protesta di tasse e spese, l’insorgente ha chiesto di essere
ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo.
L.
Il 4 novembre 2021 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via super-
cautelare.
M.
Per il tramite della propria patrocinatrice, il 15 novembre 2021 l’insorgente
ha inoltrato al Tribunale un complemento all’impugnativa del 3 novembre
2021, ribadendo in sostanza parte delle argomentazioni già enucleate
nell’atto ricorsuale.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento.
4.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1).
4.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale che nell’ambito
della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda
di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La valutazione operata dalla
SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente
nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora
la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e
riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo
(cfr. tra le tante sentenze del Tribunale F-6783/2018 del 10 dicembre 2018
e E-6725/2015 del 4 giungo 2018).
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Pagina 6
5.
5.1
5.1.1 Nel caso che ci occupa, l’autorità inferiore non ha creduto alla pretesa
minore età dell’insorgente. In primo luogo, andrebbe infatti considerato che
il libretto vaccinale versato agli atti dall’interessato non sarebbe un docu-
mento d’identità suscettibile di comprovare le sue generalità. Inoltre, sia
quest’ultimo documento, così come pure la tazkira, essendo stati prodotti
in copia ed essendo quindi facilmente modificabili, non avrebbero alcun
valore probatorio. Oltretutto, la tazkira non indicherebbe la data di nascita,
ma piuttosto una stima dell’età in funzione dell’aspetto fisico al momento
dell’emissione del documento stesso.
5.1.2 Perdipiù, dalle affermazioni enucleate dal richiedente nel corso
dell’audizione, emergerebbero dubbi riguardo alla dichiarata minore età. In
particolare, egli avrebbe dichiarato di non essere scolarizzato, di non esse-
re in grado di contare sino a dieci e di non conoscere quindi la propria data
di nascita. Così, la spiegazione secondo la quale egli avrebbe appreso di
avere sedici anni perché comunicatogli dalla madre, apparirebbe stereoti-
pata e poco verosimile, tanto più se considerato che la madre stessa sa-
rebbe a sua volta analfabeta e che il padre sarebbe deceduto. D’altra parte,
proprio la dichiarazione secondo la quale egli non saprebbe contare, sa-
rebbe incompatibile con la professione di commerciante di mele e banane
ch’egli avrebbe dichiarato di esercitare in Afghanistan. Oltretutto, la SEM
ha tenuto a rilevare che “Inoltre, è ancor più sorprendente che lei sappia
indicare a che età abbia iniziato a lavorare allorquando dichiara di aver
saputo la sua età da sua madre quando si trovava in Serbia e di non essere
in grado di contare fino a 10. In effetti, per come ha spiegato di come sia
venuto a conoscenza della sua età, ciò implica che lei sia stato in grado di
effettuare il calcolo per poter situare quanti anni avesse al momento dell’ini-
zio della sua attività lavorativa” (cfr. decisione impugnata, pag. 4, 4° para-
grafo).
A ciò, si aggiungerebbe poi il fatto che nel riferire dei legami famigliari, l’in-
teressato sarebbe rimasto vago. In effetti, malgrado abbia elencato i fratelli
e le sorelle dal più giovane al più anziano, il ricorrente non sarebbe stato
in misura di esplicitarne le rispettive età. Egli neppure sarebbe stato in
grado di indicare l’età o la data di nascita della madre, né quanti anni
avesse il padre al momento del decesso, il che apparirebbe sospetto tanto
più se considerato ch’egli è stato in misura di determinare la propria età
all’epoca in cui avrebbe cominciato a lavorare.
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5.1.3 Infine, la perizia medico-legale esperita, avrebbe escluso che la sua
età sia di sedici anni, otto mesi e venticinque giorni e, più specificamente,
che la sua età non possa essere inferiore ai diciotto anni.
5.1.4 A fronte di tali considerazioni, la SEM ha pertanto ritenuto maggio-
renne il richiedente l’asilo.
5.2 Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima i fatti esposti in corso
di procedura, l’insorgente ha avversato la valutazione dell’autorità inferiore.
5.2.1 Innanzitutto, i mezzi di prova prodotti nel corso del procedimento sa-
rebbero meritevoli di maggiore considerazione da parte dell’autorità infe-
riore, venendo esaminati ed integrati nell’esame complessivo delle allega-
zioni. In questo senso, sebbene rimessi in copia, i due documenti – emanati
da due autorità distinte – sarebbero compatibili fra loro, accertando così la
supposta minore età (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6 e 7, punto 5).
5.2.2 Per quanto attiene poi ai rimproveri mossi dalla SEM riguardo alle
carenze nell’illustrare i propri dati personali, il ricorrente ha rammentato la
sua condizione di analfabetismo. Del resto, già nel corso dell’audizione egli
avrebbe riferito di non conoscere l’anno corrente né di sapere contare. Eb-
bene, anche conto tenuto del contesto di provenienza, egli avrebbe indi-
cato possibile in modo sostanzialmente plausibile, presentando la sua età
così come tutte le informazioni principali riguardanti il suo vissuto (cfr. me-
moriale ricorsuale, pag. 7, punto 6). Peraltro, le argomentazioni enucleate
nel provvedimento impugnato non sarebbero convincenti, posto che sa-
rebbe perfettamente verosimile sia che il ricorrente abbia appreso dalla
madre la propria età, sia che il genitore – pur essendo a sua volta analfa-
beta – fosse a conoscenza dell’età del figlio.
5.2.3 Infine, con riferimento agli accertamenti peritali svolti nel caso di spe-
cie, l’insorgente ha osservato che benché l’esame odontostomatologico ri-
ferisca di un’età minima di 18.5 anni, gli esami radiologici avrebbero stabi-
lito un’età minima di 17.6 anni, cosicché il risultato finale della perizia non
costituirebbe un indizio sufficientemente forte di maggiore età (cfr. memo-
riale ricorsuale, pag. 8). Oltracciò, egli evidenzia che secondo parte della
letteratura scientifica, la radiografia alla mano sinistra stabiliva uno stadio
corrispondente ad un’età ossea apparentabile ad un minimo di 16.1 anni,
e che per giunta, gli esiti della stima odontostomatologica e radiologica non
sembrerebbero facilmente sovrapponibili ritenuto che la seconda confer-
merebbe la minore età.
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Comunque, i risultati della perizia sarebbero da ascrivere in misura deter-
minante alla valutazione dell’accrescimento clavicolare. Ebbene, è opi-
nione di A._ che in casu, nell’accertare lo sviluppo delle articolazioni
sterno clavicolari gli esperti si siano discostati dall’usuale metodologia, poi-
ché avrebbero utilizzato quale riferimento il lato maggiormente sviluppato,
piuttosto che servirsi di una media fra il lato sinistro e destro o, alternativa-
mente, di quello meno sviluppato, ciò che avrebbe determinato l’otteni-
mento di un valore più alto. D’altra parte, siffatta modifica metodologica,
oltre a non essere ancorata a studi recenti, sarebbe anche in contrasto con
i principi alla base dello schema di valutazione dentaria. In sunto, laddove
la perizia tenesse conto del lato clavicolare meno sviluppato, l’età minima
sarebbe considerevolmente inferiore rispetto ai 18.05 anni stabiliti nella
conclusione generale (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, punto 7). Ad ogni
modo, indipendentemente da quanto precede, non andrebbe disatteso né
il fatto che l’età minima stabilità dalla tomografia sterno clavicolare sarebbe
di 17.6 anni, così come neppure che i campioni statistici di riferimento sa-
rebbero molto diversi rispetto a quelli d’appartenenza dell’interessato, fat-
tore da cui discenderebbe ulteriore incertezza.
5.2.4 A fronte di tali elementi, l’interessato ha ritenuto che l’autorità infe-
riore, con la propria decisione, lo abbia erroneamente considerato maggio-
renne.
6.
6.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-
tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-
che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF
2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in parti-
colare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Mül-
ler/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltung-
sverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9).
6.2 Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’ac-
certamento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima
istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo ac-
certamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor
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dem Bundesverwaltungsgericht, 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribu-
nale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22
febbraio 2017 consid. 4.2). Ciò nondimeno, il Tribunale resta libero di rac-
cogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giu-
diziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5
e rif. citati).
6.3 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento
completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-
tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica dell’art.
8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istruttorie ne-
cessarie non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti (cfr. sen-
tenze del Tribunale D-3567/2019 consid. 5.3, D-5091/2019 dell’8 ottobre
2019 consid. 6.3 e A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2; THIERRY
TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1563). Su tali
presupposti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta a
sopportare le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di
grado ridotto, dell’assenza di verosimiglianza (cfr. DTF 138 V 222 con-
sid. 6, 133 V 216 consid. 5.5, 133 V 205 consid. 5.5; DTAF 2008/24 consid.
7.2; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit, n. 3.150).
6.4 Per quanto concerne la minore età, è al richiedente asilo che incombe
l’onere della prova al riguardo (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2004 n. 30 con-
sid. 5.1 pag. 208, 2001 n. 22 consid. 3 pag. 180 e seg., GICRA 2000 n. 19
consid. 8b pag. 188, sentenze del Tribunale D-3567/2019 5.4,
E-4768/2017 del 4 luglio 2019, consid. 3.1 MATTHIEU CORBAZ, La détermi-
nation de l’âge du requérant d’asile, in : Actualité du droit des étrangers,
Jurisprudence et analyses, vol. II, 2015, pag. 31 e seg.). In presenza di un
accertamento dei fatti esaustivo e corretto (cfr. supra consid. 5.1), se la
valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-
ressato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le
conseguenze, venendo conseguentemente considerato maggiorenne
(cfr. GICRA 2001 n. 23 consid. 6c pag. 187, sentenze del Tribunale
D-5091/2019 dell’8 ottobre 2019 consid. 6.3 e E-4768/2017 consid. 3.1).
6.5 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione (cfr. DTAF 2011/23 consid. 5, DTAF 2009/54 con-
sid. 4.1, GICRA 2004 n. 30 consid. 5.3 pag. 109, sentenze del Tribunale
D-3567/2019 consid. 5.5, E-5386/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 4.3.1).
Per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui do-
cumenti d’identità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle
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audizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel paese
d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico
(cfr. sentenze del Tribunale E-5386/2019 precitata, D-858/2019 del 26 feb-
braio 2019, E-7324/2018 del 15 gennaio 2019). Se necessario ordina una
perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. art. 17 cpv. 3bis in
relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2; sentenza
del Tribunale F-5354/2018 del 27 settembre 2018). Una volta esperita
l’istruttoria, la Segreteria di stato procede ad un apprezzamento globale
degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. supra
consid. 6.1-6.4 e riferimenti citati).
6.6 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età for-
niscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per
stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-
proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-
grafia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un
esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano
non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-
giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però
tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con
la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La
consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi
dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo
influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno clavicolare e l’esame
dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre
ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qua-
lora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni,
v’è da ritenere un indizio molto forte di maggiore età. Se da uno solo degli
esami in parola risulti un’età minima superiore a 18 anni ma i rispettivi in-
tervalli tra età minima e massima si attestino su valori equivalenti, la mag-
giore età permane altamente probabile. La stessa è invece solo debol-
mente probabile se, con una sola età minima superiore a 18 anni, non vi è
sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza una spiegazione medica
plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi sono poi ulteriori casisti-
che nelle quali le risultanze della tomografia sterno clavicolare e dell’esame
dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto deboli rispettivamente
nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, quanto più gli accertamenti
medici costituiscono un indizio a favore della maggiore età, tanto meno è
necessario procedere ad un apprezzamento generale delle prove
(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2 e riferimenti citati; DTAF 2019 I/6 con-
sid. 5.6).
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6.7 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità prepo-
ste si effettua in applicazione delle norme processuali usuali (cfr. DTAF
2018 VI/3 consid. 4.2.3). L’elemento determinate per giudicare del valore
probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine né la sua designa-
zione come rapporto o come perizia (GICRA 2002 n. 18 consid. 4). Gli ac-
certamenti medici volti a determinare l’età rientrano nelle informazioni
scritte ai sensi dell’art. 49 della Legge di procedura civile federale (PCF;
RS 283), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al
libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e 19 PA). Tuttavia, dal mo-
mento che i riscontri in essi contenuti sono resi da una persona con cono-
scenze specifiche, ci si può scostare dai medesimi solo in presenza di indizi
concreti atti a metterne in dubbio l’affidabilità (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.7
e riferimenti ivi citati).
7.
7.1 Ora, nella fattispecie concreta, v’è una discrepanza fra l’età minima ac-
certata dalla TAC delle articolazioni sterno clavicolari e le risultanze emerse
dalla panoramica dentaria. In effetti, se per mezzo della prima analisi è
stata stimata un’età minima di 17,6 anni, con l’esame odontostomatologico
è stata determinata un’età minima pari a 18,5 anni. Ciò detto, è d’uopo
osservare che malgrado quanto genericamente argomentato con l’impu-
gnativa (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, punto 7), i rispettivi intervalli tra
età minima e massima sono sovrapponibili, poiché la tomografia sterno
clavicolare ha attribuito al richiedente un’età media di 21,7 anni con una
deviazione standard di 3,7 anni e un’età minima di 17,6, mentre con la pa-
noramica dentaria i medici sono giunti alla conclusione che l’età del richie-
dente fosse compresa fra i 18,5 e i 22,4 anni (media di 20,5 anni). Sicché,
già solo per queste ragioni, v’è da annoverare un indizio molto importante
di maggiore età (cfr. nello stesso senso, anche la sentenza del Tribunale
E-6332/2020 del 7 gennaio 2021 consid. 5.6.1 e 5.6.2).
Le censure mosse dal ricorrente non inficiano poi la validità della perizia.
In primo luogo, il fatto che il campione statistico utilizzato non fosse stret-
tamente riferibile alla popolazione afgana appare privo di rilevanza. Del re-
sto, nell’esporre le conclusioni peritali, i medici hanno espressamente rife-
rito di aver tenuto conto di tale aspetto nelle loro conclusioni (cfr. atto SEM
26/14 pag. 13). Allo stesso modo, nel confezionare il rapporto radiologico
della mano e delle articolazioni sterno clavicolari gli specialisti hanno men-
zionato l’assenza di una campionatura etnica riferibile, ciò che denota
come la questione sia stata considerata (DTAF 2018 VI/3 consid. 4.3 e
DTAF 2019 I/6 consid. 6.1). Oltretutto, va rimarcato che gli esiti dell’esame
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osseo della mano non hanno alcun valore scientifico oltre a quello orienta-
tivo (DTAF 2019 I/6 consid. 6.1), di modo che anche ammettendo che la
letteratura clinica da utilizzare quale riferimento fosse quella di Tisè et al.
(2011) – ai sensi della quale l’età minima del ricorrente sarebbe di 16,1
anni (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, 2° paragrafo) – piuttosto che
Greulich & Pyle (1959) – per cui l’età minima del richiedente è di 19 anni –
la questione risultava ininfluente in casu.
Per finire, anche quanto eccepito circa l’asserito cambiamento metodolo-
gico che avrebbe contraddistinto il procedere dei medici nella pondera-
zione dello sviluppo delle articolazioni sterno clavicolari (cfr. supra con-
sid. 5.2.3), deve essere disatteso. In effetti, il Tribunale amministrativo fe-
derale non ha motivo di sostituirsi alle valutazioni degli esperti, posto che
è legittimo attendersi che quest’ultimi, muniti di conoscenze specifiche e
chiamati a trarre conclusioni dalle risultanze degli accertamenti peritali,
siano in grado di svolgere correttamente i propri compiti.
In definitiva, visto quanto precede, vi è solo un ridotto margine di apprez-
zamento delle ulteriori prove versate agli atti, essendo l’esito degli accer-
tamenti medici, che attestano un’età inequivocabilmente superiore ai di-
ciotto anni, in concreto particolarmente concludente (cfr. DTAF 2019 I/6
consid. 6.1).
7.2 Per quanto riguarda la tazkira versata agli atti occorre osservare che
sebbene detto documento risulti essere il più diffuso in Afghanistan al fine
di dimostrare l’identità del titolare, in assenza di caratteristiche di sicurezza
esso non è esente dal rischio falsificazioni, motivo per il quale gli viene di
norma riconosciuto solo un valore probatorio ridotto. Oltremodo, a prescin-
dere da valutazioni sulla sua autenticità, v’è altresì da tener conto del fatto
che le informazioni figuranti sulla tazkira sono spesso incomplete e variano
a seconda dell’incaricato. Ebbene, seppur senza una motivazione detta-
gliata, tale mezzo di prova non può essere dichiarato un falso, nemmeno
si può partire dall’assunto ch’esso attesti inequivocabilmente la data di na-
scita di una persona, specialmente allorquando la relativa indicazione non
vi figuri espressamente. Alla luce del sistema di emissione decentralizzato,
non è inoltre infrequente che quand’anche la documentazione afgana sia
da considerarsi formalmente autentica, essa contenga generalità non con-
formi alla realtà dei fatti. Le date di nascita sono inoltre riportate in modo
difforme, il più comunemente per il tramite di una stima dell’età al momento
dell’emissione (DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 con riferimenti ivi citati). D’altro
canto, nel caso in rassegna la tazkira versata agli atti ha un valore proba-
torio ancor più ridotto per via della sua produzione in copia. Da ultimo, per
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le medesime ragioni il libretto vaccinale non è atto a supportare l’allegata
minore età.
7.3 Per sovrabbondanza, nel corso della procedura di prima istanza l’insor-
gente ha fornito indicazioni biografiche che non si distinguono certo per
esaustività e concludenza (cfr. decisione impugnata, pag. 4, alla quale è
opportuno rinviare; supra consid. 5.1.2). Sebbene le medesime potessero
di primo acchito essere relativizzate da una presunta carenza di scolariz-
zazione del richiedente o dal contesto di provenienza, alla luce delle ine-
quivocabili risultanze peritali, le quali hanno come detto sancito un indizio
molto forte di maggiore età, non v’è spazio per una diversa valutazione del
caso sul beneficio del dubbio in favore del postulante (cfr. sentenza del
Tribunale D-1964/2020 del 20 aprile 2020 consid. 6.3; DTAF 2019 I/6 con-
sid. 6.5).
7.4 In conclusione, è quindi a giusto titolo che l’autorità inferiore ha consi-
derato maggiorenne il richiedente l’asilo.
8.
8.1 Chiarito questo aspetto, occorre a questo punto chiedersi se la SEM,
che nella decisione del 21 ottobre 2021 ha ritenuto data la competenza
delle autorità slovene e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferimento
dell’insorgente verso la Slovenia, abbia rettamente omesso di entrare nel
merito della domanda d’asilo presentata da quest’ultimo.
8.2 L’insorgente ritiene che ciò non sia il caso. Egli sostiene che l’autorità
inferiore non abbia esperito sufficienti accertamenti in merito ad una viola-
zione dell’art. 3 CEDU ingenerata da un suo trasferimento in Slovenia, il
quale lo esporrebbe a condizioni di accoglienza difficili, ad un rischio di
push back, e ad un possibile rinvio in Afghanistan (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 9, punto 10). In particolare, a suo dire il sistema di accoglienza
ivi in essere si contraddistinguerebbe per le molteplici lacune, segnata-
mente circa la possibilità di depositare una domanda d’asilo (problematica
dei “push back”). Oltremodo, nel Paese in parola l’interessato sarebbe
stato vittima di maltrattamenti perpetrati da agenti di polizia, fatto ancor più
grave alla luce del fatto che le autorità slovene lo avrebbero considerato
come minorenne. In sostanza, esimendosi dall’istruire oltre le succitate pro-
blematiche, la SEM avrebbe quindi violato l’art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi.
9.
9.1 Come detto (cfr. supra consid. 4.1 e 4.3), in virtù dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il
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richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di
un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allonta-
namento. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la
competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
9.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
9.3 Secondo l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
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9.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
10.
10.1 Nel caso di specie, come detto, le investigazioni effettuale dalla SEM
hanno rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo
«EURODAC», che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Slo-
venia il 14 luglio 2021 (cfr. atti SEM 10/1 e 11/1), evenienza confermata
dall’interessato stesso (cfr. atto SEM 14/13, pag. 6, punto 2.06). Di conse-
guenza, il 20 settembre 2021 la SEM ha presentato alle autorità slovene,
nei termini fissati dall’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta
di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino
III. Il 23 settembre 2021 queste autorità hanno espressamente accettato il
trasferimento, in applicazione della medesima disposizione (cfr. atto SEM
31/2).
Su tali presupposti, la SEM ha considerato che la competenza degli omo-
loghi sloveni fosse data.
10.2 Sennonché, in casu l’insorgente contesta tale competenza (cfr. me-
moriale ricorsuale, pag. 9, punto 8). Egli è in effetti dell’opinione che l’auto-
rità di prima istanza, prima di sollecitare gli omologhi sloveni con una ri-
chiesta di ripresa in carico – peraltro trasmessa senza firma elettronica e
senza menzione della copia del certificato vaccinale versata agli atti –
avrebbe dovuto attendere l’esercizio del diritto di essere sentito da parte
dell’interessato. In altre parole, esimendosi dall’attendere la fine della pro-
cedura di determinazione dell’età, l’autorità di prima istanza avrebbe anti-
cipato il suo giudizio, ciò che mal si concilierebbe con il diritto di esprimersi
sul punto.
10.3 Orbene, lo scrivente Tribunale ritiene che la summenzionata tesi ri-
corsuale sia prettamente pretestuosa. In tal senso, il procedere della SEM
non presta il fianco a critiche nella misura in cui non può esserle rimprove-
rato di aver chiesto agli omologhi sloveni la ripresa in carico dell’insorgente
onde salvaguardare il termine di cui all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino
III. Del resto, le informazioni riunite sino a quel momento apparivano suffi-
cienti per interpellare le autorità slovene, le quali rimanevano comunque
libere di respingere la domanda, rispettivamente di chiedere maggiori chia-
rimenti alla Svizzera. È poi d’uopo osservare che così procedendo, la SEM
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non appare aver anticipato il suo giudizio in merito alla determinazione
dell’età del richiedente, tanto più che i dati personali di quest’ultimo sono
stati modificati su SIMIC solo dopo aver visionato il memoriale del 13 otto-
bre 2021 (cfr. atti SEM 38/1 e 39/2) e che, ad ogni modo, con la decisione
finale del 21 ottobre 2021 l’autorità inferiore rimaneva libera di valutare di-
versamente la vertenza, segnatamente attribuendosi la competenza della
trattazione della domanda d’asilo.
Visto l’inciso evidenziato con il gravame, il Tribunale ritiene altresì giudi-
zioso rimarcare come sia l’assenza della firma digitale nell’apposito riqua-
dro del formulario di ripresa in carico inviato alla Slovenia – modulo peraltro
spedito tramite e-mail firmata e crittografata (cfr. atto SEM 29/1; in tal senso
anche sentenza del Tribunale F-1900/2021 del 3 maggio 2021 consid. 6.1)
e in merito al quale le autorità slovene non hanno eccepito alcunché − così
come la mancata menzione del libretto vaccinale versato agli atti in copia,
siano ininfluenti nel caso di specie.
10.4 Pertanto, la competenza della Slovenia è di principio data.
11.
11.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statu-
to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo
aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo,
le disposizioni.
Di conseguenza, la Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]) (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale F-663/2020
del 18 febbraio 2020).
Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
11.2 Orbene, il Tribunale rileva anzitutto, circa i presunti maltrattamenti su-
biti per mano delle autorità slovene, che le dichiarazioni del ricorrente si
riducono a mere affermazioni di parte, non suffragate da alcun elemento
concreto e pertanto inadeguate a sovvertire la giurisprudenza testé enu-
cleata. Parimenti – così come già ripetutamente evidenziato (cfr. sentenze
del Tribunale D-6558/2020 del 9 dicembre 2020 consid. 8.2 e D-6168/2020
del 15 dicembre 2020 consid. 9.3) – né dal rapporto di Amnesty Internatio-
nal denominato “Slovenia: Push-backs and denial of access to asylum”
così come neppure da quello intitolato “Pushed to the edge”, richiamati in
sede ricorsuale, è possibile desumere circostanze suscettibili di confutare
la summenzionata presunzione, valutazione che è ugualmente valida per
quanto concerne il rapporto “Pushbacks and Rights Violations at Europe’s
Borders” pubblicato nel novembre del 2020 dall’ONG Refugee Right Eu-
rope. Invero, siffatte analisi affrontano la cosiddetta problematica “push
back” di persone che entrano illegalmente in Slovenia e vengono fermate
e rinviate alla frontiera, impedendo alle medesime di depositare una do-
manda d’asilo in Slovenia. Ebbene, viene da sé che il ricorrente non rientri
in questa categoria, avendo potuto avviare un procedimento volto all’otte-
nimento dell’asilo in Slovenia, come del resto confermato dalle autorità del
Paese medesimo.
Per il resto, anche prendendo in considerazione le ulteriori argomentazioni
articolate nel gravame dall’insorgente, nulla permette di ritenere l’esistenza
di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comu-
nitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile
desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferi-
mento in Slovenia lo esporrebbe effettivamente al rischio di vedere insod-
disfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza.
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Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i
quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il principio di
non-respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la
sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi
menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto
a recarsi in un Paese di tal genere.
11.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione
dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso
di specie.
12.
12.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete.
12.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in
diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se motivi umanitari lo giusti-
ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore
dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito
dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-
braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato
il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’au-
torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri og-
gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia
sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umani-
tari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito,
il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il
Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM
(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 11.2).
12.3 Al contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di de-
stinazione contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv.
tortura, le autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di so-
vranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1).
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Pagina 19
13.
13.1 Poste tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-
nienze esposte dal ricorrente siano atte a rendere il suo trasferimento verso
la Slovenia contrario all’art. 3 CEDU.
13.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13
dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
13.3 All’occorrenza, il quadro clinico dell’interessato – sufficientemente ac-
clarato e non bisognoso di ulteriori approfondimenti − non è contraddistinto
da affezioni tali da porre l’interessato gravemente ed irrimediabilmente a
rischio con un trasferimento verso la Slovenia.
Difatti, le diagnosi esposte nell’atto medico F2 confezionato in data 5 ago-
sto 2021, fanno stato di probabili emorroidi e di “Nefolitiasi anamnesica,
microematuria” (cfr. atto SEM 32/2). A ciò si aggiunge che gli ulteriori ac-
certamenti esperiti per mezzo di un’ecografia all’addome hanno dato degli
esiti nella norma (cfr. atto SEM 21/1 e 43/2).
D’altra parte, con il gravame l’insorgente nemmeno adduce argomenta-
zioni sul punto.
13.4 Sia quel che sia, l’interessato non ha in definitiva fornito indizi seri
suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione
personale sarebbe tale da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3
CEDU, all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in
Slovenia.
14.
Pertanto, nel caso in disamina non sussistono elementi per ritenere che
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l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-
prezzamento in merito all’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1, e non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezio-
nale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III.
15.
Di conseguenza, la Slovenia rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni
poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Regolamento Dublino III.
16.
Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è
entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
la Slovenia conformemente all’art. 44 LAsi, posto ch’egli non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a
OAsi 1).
17.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
18.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata.
19.
Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 4 novembre 2021 deca-
dono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA).
20.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
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Pagina 21
21.
Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 20, la domanda ten-
dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-
mibili spese processuali, risulta senza oggetto.
22.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia
indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1
PA).
23.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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