Decision ID: c8c2557c-d3f0-5c46-912d-84a2c13ab6ee
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 15 marzo
2021,
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 24 marzo 2021
(cfr. atto SEM n. [...]-21/2),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti n. 23/2 e 24/2),
il verbale del 30 marzo 2021 per mezzo del quale al ricorrente è stato
conferito il diritto di essere sentito in merito all’assegnazione ad un Centro
speciale (cfr. atto n. 38/2) e la decisione incidentale di medesima data con
cui l’autorità inferiore ha attribuito A._ al Centro speciale “Les
Verrières” per una durata massima di trenta giorni (cfr. atto n. 36/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 7 aprile 2021, notificata l’8 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali; atto
41/1), mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della
domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Spagna,
il ricorso del 15 aprile 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 16
aprile 2021), con cui l’insorgente ha postulato in limine la sospensione
dell’allontanamento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto
sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha domandato
l’annullamento, rispettivamente la constatazione dell’annullamento, della
decisione incidentale con la quale l’autorità inferiore lo ha trasferito al
Centro speciale “Les Verrières”; l’ulteriore conclusione ricorsuale, per
mezzo della quale il ricorrente ha chiesto l’annullamento della decisione
impugnata e la trasmissione degli atti alla SEM per un completamento
dell’istruttoria; contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione
dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle
spese di giudizio e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese,
la documentazione acclusa all’impugnativa, composta da atti già facenti
parte dell’incarto dell’autorità di prima istanza, oltre che da un rapporto
intitolato “Factsheet centre spécifique Les Verrières”,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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Considerations:
e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a‒c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente fondati e infondati, ai sensi dei motivi che
seguono, sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice
unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la
decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il
richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di
un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e
allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel corso del colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla
possibile competenza della Spagna, non l’ha esplicitamente contestata,
limitandosi ad asseverare di non volervi fare ritorno,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’esplicita accettazione della competenza da parte della Spagna, ha
escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai
sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i
meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno
degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide
(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del
29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti
contrari all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU; che
proseguendo nella propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi
che impongano l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16
par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che infine, in specie non
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emergerebbero motivi umanitari atti a giustificare l’applicazione della
clausola di sovranità ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo (OAsi 1;
RS 142.311); che a tal proposito, la situazione di salute del ricorrente
risulterebbe essere acclarata ritenuto che sia le diagnosi che le terapie
prescritte sarebbero chiare; che d’altro canto la Spagna disporrebbe di
un’infrastruttura medica sufficiente ed accessibile al richiedente in base al
diritto comunitario; che ad ogni modo, solo la capacità di trasferimento
risulterebbe decisiva,
che con il gravame l’insorgente avversa su vari aspetti l’argomentazione di
cui al sindacato provvedimento,
che in primo luogo, l’interessato eccepisce una violazione del suo diritto di
essere sentito; che in tal senso, a suo dire la SEM non avrebbe informato
tempestivamente la sua patrocinatrice in merito alla procedura di
trasferimento verso il Centro speciale “Les Verrières”; che inoltre, l’autorità
inferiore avrebbe omesso di notificare alla medesima legale la
documentazione ivi relativa, procedere che avrebbe violato i disposti degli
art. 24-28 dell’Ordinanza del DFGP sull’esercizio dei centri della
Confederazione e degli alloggi presso gli aeroporti (RS 142.311.23 [di
seguito: Ordinanza DPFG]) ed in particolare dell’art. 26 cpv. 4; che
oltretutto, dal carteggio infine rimessole – dietro esplicita richiesta –
mancherebbero i rapporti d’avvenimento dei servizi di sicurezza presso i
CFA oltre che il rapporto redatto dalla polizia comunale di Chiasso,
che a ciò si aggiungerebbe il fatto che la laconicità delle risposte articolate
dal ricorrente nel verbale relativo al diritto di essere sentito in merito
all’attribuzione al Centro speciale, così come la sua ammissione di non
ricordare di essere stato interpellato in tal senso, denoterebbe una
mancata comprensione di quanto stesse succedendo,
che oltretutto, gli atti concernenti l’attribuzione al Centro speciale sarebbero
stati registrati in maniera poco chiara, contenendo finanche date
incongruenti,
che infine, il richiedente l’asilo non avrebbe avuto accesso alle necessarie
cure mediche nel Centro di “Les Verrières”; che in particolare, malgrado le
sue richieste, egli non sarebbe mai stato visitato; che pertanto, in assenza
di referti medici, non sarebbe possibile stabilire in maniera chiara e
completa lo stato di salute del ricorrente, né comprendere se egli soffra di
problemi di salute; che in definitiva, la SEM avrebbe accertato in modo
incompleto i fatti giuridicamente rilevanti,
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che anzitutto, vista la doglianza in tal senso, occorre in primo luogo
determinare se, come censurato dal ricorrente, l’autorità inferiore nel corso
della procedura di attribuzione al Centro speciale abbia contravvenuto al
diritto di essere sentito del richiedente l’asilo,
che per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato
dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l'interessato di consultare
l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne
l'assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative
risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (DTF 135 II
286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3),
che il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui
violazione implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata,
a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5),
che in casu, dagli atti all’inserto va avantutto osservato che la patrocinatrice
dell’interessato, benché legittimata da una regolare procura − sottoscritta
il 17 marzo 2021 (cfr. atto n. 12/1) − non sia stata prontamente informata
del procedimento disciplinare avviato nei confronti del suo assistito,
che vieppiù, ed in chiaro contrasto con i disposti dell’art. 26 cpv. 4
Ordinanza DFPG, l’autorità inferiore ha omesso di trasmettere alla legale
la documentazione concernente la misura disciplinare predisposta; che è
solamente una volta emanata la decisione finale del 7 aprile 2021 che la
SEM – peraltro espressamente sollecitata in tal senso – le ha rimesso gli
atti in parola,
che orbene, in casu s’imponeva invero un agire maggiormente tempestivo
tanto più se considerata la sensibilità della misura in questione e il ristretto
termine di ricorso per impugnare la decisione finale sull’asilo; che oltretutto,
nel caso in rassegna vi sarebbe da chiedersi se la classificazione dei
rapporti d’avvenimento dei servizi di sicurezza quali “atti interni B” fosse
giustificata, ritenuto che la decisione di attribuzione al Centro speciale
riposa su di essi, perdipiù richiamandoli esplicitamente (cfr. atto n. 36/2),
che sia quel che sia, alla luce delle carenze procedurali evidenziate sopra,
lo scrivente Tribunale ravvisa in specie una violazione del diritto di essere
sentito del richiedente, per il che si giustifica l’annullamento della decisione
incidentale del 30 marzo 2021,
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che chiarito tale aspetto, e fermo restando che l’annullamento di una
decisione incidentale concernente misure disciplinari non pregiudica
necessariamente la validità della decisione finale sull’asilo, occorre ora
determinare se è a ragione che l’autorità di prima istanza non è entrata nel
merito della domanda d’asilo di A._ e ne ha pronunciato il
trasferimento verso la Spagna,
che in proposito, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di
una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico
del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di
protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia
quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge),
anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato
membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella
gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello
precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella
fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di
determinazione dello stato membro competente secondo il capo III
(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che
sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un
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trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito:
CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione
dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo
III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come
competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è
tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato
membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
a B._ (Spagna) il (...) 2019 (cfr. atto n. 10/2); che nell’ambito del
colloquio Dublino il richiedente ha confermato tale riscontro (cfr. atto 21/2),
che il 24 marzo 2021 la SEM ha presentato alle omologhe autorità
spagnole, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una
richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III,
che il 29 marzo 2021 tali autorità hanno espressamente accettato di
riprendere in carico il ricorrente in applicazione di tale norma (cfr. atto
n. 32/2),
che di conseguenza, la competenza della Spagna risulta di principio essere
data,
che la Spagna è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della
Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6;
sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio
2011, 30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale
Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45
consid. 7.4 e 7.5),
che all’occorrenza, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Spagna
sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2
2a frase Regolamento Dublino III),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in
diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere
di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
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che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né
invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a
riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua
domanda di protezione in violazione della direttiva procedura,
ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di
respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali
rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà
sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto
in un tale Paese,
che come detto, con l’impugnativa l’insorgente asserisce però che in
assenza di un rapporto medico esaustivo e dettagliato, in specie non si
disporrebbe di un quadro clinico sufficientemente chiaro, ciò che
determinerebbe un accertamento incompleto dei fatti determinanti da parte
dell’autorità inferiore,
che orbene, v’è anzitutto da osservare che il respingimento forzato di
persone che soffrono di problematiche valetudinarie, costituisce una
violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali; che ciò risulta
essere il caso segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in
uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a
seguito del trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva
prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27
maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e visto quanto censurato in tal senso, occorre a
questo punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato
dall’autorità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia
effettivamente stato o meno esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo
rientri o meno nelle casistiche testé enucleate,
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che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità
competente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e
completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che sulla base degli atti di cui all’inserto, al momento dell’emissione della
sindacata decisione risultava infatti evidente che la situazione medica
dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza
convenzionale,
che in primo luogo, per sua stessa ammissione, il ricorrente non era afflitto
da patologie di sorta (cfr. atto n. 21/2),
che il ricovero ospedaliero del (...) 2021 non permetteva altresì diversa
valutazione nella misura in cui all’interessato è stata diagnosticata
un’”alterazione stato di coscienza su simulazione: - concomitante
assunzione alcolica, THC e benzodiazepine” (cfr. atto n. 24/2); che
oltretutto, il paziente è stato dimesso il giorno stesso in buone condizioni
generali,
che infine, l’asserzione secondo la quale l’interessato si sarebbe visto
rifiutare la necessaria assistenza sanitaria, si riduce ad una mera
dichiarazione di parte,
che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è pertanto ragione di
chiarire ulteriormente lo stato valetudinario del ricorrente,
che per il resto, come rettamente evidenziato dall’autorità inferiore, la
Spagna dispone di infrastrutture mediche sufficienti (cfr. fra le tante,
sentenza del Tribunale F-1602/2018 del 29 maggio 2018), ed in quanto
Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i
richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza
medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica
(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
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sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o
all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Spagna,
che comunque, appartiene a quest’ultimo sollevare l'eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, la Spagna rimane competente dell’esame della
domanda di asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in
ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna
conformemente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera
distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI
(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio
di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della
SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il
trasferimento dalla Svizzera verso la Spagna, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
concessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali ridotte, quantificate
in CHF 500.– e che seguono la soccombenza, sono poste a carico del
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ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle
tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che l’altra parte delle spese, andrebbe posta a carico dell’autorità
resistente, che però ne è esente ex art. 63 cpv. 2 PA,
che inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite indennità
ripetibili,
che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF),
che la pronuncia è quindi definitiva,
(dispositivo alla pagina seguente)
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