Decision ID: b8e37999-7792-5539-88e0-904bdd059b46
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L'interessato, cittadino srilankese di etnia tamil originario di B._ (Di-
stretto di [...], Provincia del Nord), è espatriato il (...) febbraio 2016 ed è
entrato in Svizzera il 7 marzo seguente, dove il medesimo giorno ha depo-
sitato una domanda d'asilo (cfr. atto A3).
B.
Sentito sui motivi d'asilo, ha dichiarato in sostanza e per quanto qui di ri-
lievo che suo padre e altre tre persone sarebbero state incarcerate il (...),
con l’accusa di essere gli autori di un attentato dinamitardo. Il ricorrente
avrebbe ottenuto la liberazione del padre il (...), tramite il pagamento di una
somma di denaro. Da quel momento avrebbe ricevuto pressioni, affinché
ottenesse la liberazione anche degli altri tre. Le pressioni sarebbero giunte
direttamente da parte loro e da parte dei loro famigliari, alcuni dei quali
sarebbero funzionari del CID (“Criminal Investigation Department”, il dipar-
timento investigativo della polizia srilankese). In particolare, avrebbe rice-
vuto telefonate minatorie da parte di uno dei tre accusati. Alcuni dei loro
famigliari si sarebbero inoltre presentati a casa del ricorrente, esigendo del
denaro. Più di dieci volte avrebbe anche dovuto dare seguito a pretestuose
convocazioni del CID, per poi essere interrogato sul motivo per cui non
aveva provveduto a liberare gli ex compagni di prigionia del padre. In due
di queste occasioni, infine, sarebbe stato picchiato. A causa del fatto che
suo padre sarebbe stato incarcerato, inoltre, avrebbe avuto difficoltà a tro-
vare lavoro. Egli teme infine che il CID lo ritenga legato alle LTTE (“Libera-
tion Tigers of Tamil Eelam”, le Tigri per la liberazione della patria Tamil), a
causa della sua partecipazione a una manifestazione in Svizzera in ricordo
delle vittime della guerra civile srilankese (cfr. atto A17).
C.
Con decisione dell’11 giugno 2018 (notificata al richiedente il 14 giugno
2018; cfr. atto A22), la SEM ha respinto la succitata domanda d'asilo e pro-
nunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel contempo ne
ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione.
D.
In data 13 luglio 2018 (data d'entrata: 16 luglio 2018), il ricorrente è insorto
contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via principale,
l'annullamento della decisione impugnata nonché la concessione dell'asilo
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e, in via subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria, il tutto
con protesta di tasse, spese e ripetibili.
E.
Con decisione incidentale del 17 agosto 2018, il Tribunale ha autorizzato il
ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura e
lo ha invitato a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presu-
mibili spese processuali, con comminatoria d’inammissibilità del ricorso in
caso d’inosservanza. L’insorgente ha corrisposto la somma richiesta entro
il termine stabilito.
F.
Il 6 settembre 2018, il Tribunale ha invitato l’autorità inferiore a presentare
una risposta al gravame.
G.
Il 19 settembre 2018, l’autorità intimata ha trasmesso al Tribunale le sue
osservazioni al riguardo, riconfermandosi nelle proprie valutazioni e propo-
nendo, quindi, il respingimento del ricorso.
H.
Con replica del 24 ottobre 2018, il ricorrente ha prodotto la copia di una
convocazione a comparire in polizia in qualità di imputato e di uno scritto
indirizzato dalla Commissione per i diritti umani dello Sri Lanka alle autorità
di polizia, al quale è allegata la ricevuta della denuncia presentata dalla
madre del ricorrente alla Commissione stessa.
I.
Con duplica del 6 novembre 2018, la SEM non ha mutato le proprie consi-
derazioni.
J.
Il 27 dicembre 2018, il ricorrente ha trasmesso gli originali dei documenti
già prodotti in copia con la replica e una dichiarazione di sua madre.
K.
Il 22 gennaio 2019, la SEM ha presentato ulteriori osservazioni. Tale scritto
è stato inviato per informazione al ricorrente da parte del Tribunale in data
25 gennaio 2019 (cfr. risultanze processuali).
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
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Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art.
6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-
zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-
deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nella decisione impugnata e nelle prese di posizione successive, la
SEM ha considerato inverosimile che il CID ritenga il ricorrente legato alle
LTTE, perché questa circostanza sarebbe stata allegata solo al termine
dell’audizione sui fatti e, quindi, tardivamente. Al riguardo, i documenti pro-
dotti dal ricorrente non proverebbero alcunché. Le persecuzioni da parte
delle tre persone incarcerate con il padre del ricorrente e da parte dei loro
famigliari non sarebbero inoltre rilevanti, perché da ricondursi unicamente
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al fatto che il ricorrente sarebbe riuscito a far uscire suo padre di prigione
e non a uno dei motivi enunciati all’art. 3 LAsi. Anche le difficoltà del ricor-
rente nel campo del lavoro non sarebbero legate a uno dei motivi dell’art.
3 LAsi e, comunque, esse non sarebbero correlabili con certezza all’incar-
cerazione passata di suo padre. Avendo vissuto in Sri Lanka dalla fine della
guerra civile nel (...) a febbraio (...) senza subire persecuzioni, infine, non
vi sarebbero elementi dai quali dedurre che il ricorrente potrebbe attirare
l’attenzione delle autorità srilankesi.
3.2 Nel ricorso e negli ulteriori scritti, il ricorrente considera verosimile che
il CID lo ritenga legato alle LTTE. Il fatto di non aver dichiarato questa cir-
costanza all’inizio della sua audizione non sarebbe infatti sufficiente per
considerarla tardiva, perché egli avrebbe dato informazioni chiare, univo-
che e prive di contraddizioni. Dopo la manifestazione, inoltre, sarebbero
aumentate le pressioni nei suoi confronti e nei confronti dei suoi famigliari.
Poiché sarebbe verosimile che il CID ritenga il ricorrente legato alle LTTE,
le persecuzioni sarebbero rilevanti. A riprova di ciò, il CID avrebbe conti-
nuato a esercitare pressioni sui famigliari del ricorrente anche dopo il suo
espatrio e le avrebbe intensificate dopo la manifestazione.
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2 Sono rifugiati le persone che, nel paese di origine o di ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-
ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inol-
tre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-
minile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi).
4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art.
3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr.
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DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente
dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad
una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono
maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che
è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore
(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto
per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano
oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti
che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità,
l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti,
quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potreb-
bero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid.
2.5 e relativi riferimenti).
4.4 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
4.5 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suf-
ficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
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contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e
relativi riferimenti).
5.
5.1 In primo luogo va analizzata la verosimiglianza dell’allegazione del ri-
corrente che i membri del CID lo considererebbero legato al gruppo LTTE,
da quando lui avrebbe partecipato a una manifestazione a Ginevra e sa-
rebbe apparso su una fotografia pubblicata sul sito web “[...]”.
5.2 La partecipazione alla manifestazione non è inverosimile, lo è invece il
legame con il gruppo LTTE, che in precedenza il ricorrente aveva esplici-
tamente negato (cfr. atto A3, 7.01). Come giustamente sostenuto dalla
SEM, infatti, il ricorrente ha sollevato la questione solamente in occasione
della sua seconda audizione, dopo che, a conclusione della stessa, gli è
stato chiesto se avesse potuto dire tutto ciò che riteneva essenziale (cfr.
atto A17, D178 e 184). Già all’inizio dell’audizione egli ha menzionato la
manifestazione, senza però far parola del legame con il gruppo LTTE (cfr.
atto A17, D37). Anche in seguito, parlando delle visite di membri del CID a
casa sua, non ha nemmeno accennato al fatto che le avrebbero fatte per
via del suo legame con il gruppo LTTE (cfr. atto A17, D164-166). Infine, ci
sono volute ben sei domande perché dichiarasse che i membri del CID
dedurrebbero dalla sua presenza alla manifestazione un legame con il
gruppo LTTE (cfr. atto A17, D179-184). Tutto ciò stupisce, in quanto questo
legame sarebbe, a detta del ricorrente, “il problema principale” (cfr. atto
A17, D178). Una persona che temesse per la propria vita per via di un
legame con il gruppo LTTE, lo farebbe emergere immediatamente. L’affer-
mazione è, quindi, apparsa tardivamente senza validi motivi e non contri-
buisce a concretizzare gli eventi già addotti. Il ricorrente stesso non ne è
nemmeno certo, afferma bensì solamente di credere che i membri del CID
avessero saputo della sua partecipazione alla manifestazione (cfr. atto
A17, D37). Contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, inoltre, secondo
le dichiarazioni stesse del ricorrente le visite al suo domicilio si sono fatte
sempre meno frequenti dopo la manifestazione, fino a cessare (cfr. atto
A17, D30). I documenti prodotti dal ricorrente in sede di scambio di scritti
non corroborano affatto la tesi della verosimiglianza. Secondo la convoca-
zione in polizia, infatti, egli deve comparire genericamente in qualità di im-
putato e non specificamente a causa di legami con le LTTE. Nemmeno lo
scritto della Commissione per i diritti umani dello Sri Lanka e l’allegata ri-
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cevuta della denuncia presentata dalla madre del ricorrente fanno riferi-
mento alcuno a tali legami. La dichiarazione della madre, infine, è un do-
cumento di compiacenza senza valore probatorio.
5.3 In conclusione, il ricorrente non ha reso verosimile che i membri del
CID lo considerino legato al gruppo LTTE.
6.
6.1 Occorre ora valutare se il ricorrente possa essere esposto a trattamenti
contrari all’art. 3 LAsi a causa delle problematiche intervenute con i code-
tenuti e i loro famigliari.
6.2 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv.
1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi suscettibili di
condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di residenza
(cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-1287/2018 del 13 novembre 2019
consid. 6).
6.3 Ciò detto e posta l’inverosimiglianza del fatto che i membri del CID con-
siderino il ricorrente legato al gruppo LTTE (cfr. supra consid. 5.3), appare
indubbio che le persecuzioni di cui il ricorrente è stato oggetto da parte
delle tre persone incarcerate con il padre e da parte dei loro famigliari non
sono ingenerate da uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi (razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinioni po-
litiche). Le azioni di tali soggetti nei confronti del ricorrente paiono piuttosto
dettate dal semplice fatto che egli è riuscito a raccogliere una somma di
denaro sufficiente per liberare il padre, dal che essi dedurrebbero che il
ricorrente sarebbe in grado di ottenere la liberazione anche delle tre per-
sone ancora in carcere, cosa che quindi esigerebbero. Ciò è irrilevante in
materia d’asilo e non denota una volontà persecutoria per uno dei motivi di
cui all’art. 3 LAsi. L’insorgente medesimo ha d’altro canto sempre ricon-
dotto le stesse a questo motivo, e mai ad altri (cfr. atto A3, 7.01 e A17,
D24). Secondo le dichiarazioni stesse del ricorrente, inoltre, le visite al suo
domicilio si sono fatte sempre meno frequenti dopo la manifestazione alla
quale ha partecipato a Ginevra, fino a cessare completamente (cfr. atto
A17, D30 seg., D36 seg.). Si può quindi ben dire che i suoi persecutori,
non avendo ottenuto ciò che desideravano, hanno desistito dai loro propo-
siti e perso interesse nei suoi confronti. Non vi è motivo di credere che
debbano ritrovarlo in futuro, la minaccia che rappresentavano non è perciò
più attuale. Ad ogni modo, infine, si tratta di una persecuzione a carattere
locale da parte di terzi, alla quale egli ed i suoi familiari potrebbero sottrarsi
trasferendosi in un'altra parte del Paese.
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Pagina 9
6.4 Per quanto riguarda le difficoltà allegate dal ricorrente nella ricerca
d’impiego, anche ammettendo come verosimile che esse fossero effettiva-
mente causate dall’arresto del padre, non costituiscono delle misure d’in-
tensità sufficiente da rappresentare un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3
LAsi. In particolare, non hanno impedito al ricorrente di lavorare come con-
ducente di tuk-tuk in proprio fino a poco prima dell’espatrio (cfr. atto A3,
1.17.04). Non si tratta, quindi, di una persecuzione rilevante.
7.
Nel caso di specie, inoltre, malgrado i cambiamenti politici recenti interve-
nuti in Sri Lanka, il ricorrente non appare essere una persona suscettibile
di essere considerata dalle autorità srilankesi come dotata di una volontà
e di una capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza
di riferimento del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.4 e
8.5 e, tra le altre, sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020
consid. 4 ed E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). In Sri Lanka egli
invero non è mai stato registrato o riconosciuto quale affiliato alle LTTE e,
salvo il padre quando il ricorrente era giovane, non vi sono famigliari stretti
che abbiano avuto qualsivoglia legame con il predetto gruppo (cfr. atto A3,
7.01). Secondo la giurisprudenza summenzionata, un tale profilo è tuttavia
esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione futura in caso di ri-
torno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte delle autorità sri-
lankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le LTTE non risulta
invece sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata consid. 8.5.3). Inol-
tre egli non ha mai riscontrato alcuna problematica con le autorità del suo
paese d’origine, segnatamente non avendo mai esercitato alcuna attività
politica attiva (cfr. atto A3, 7.01). Per quanto riguarda la manifestazione in
ricordo delle vittime della guerra civile srilankese, il Tribunale ha ritenuto
inverosimile che le autorità srilankesi considerino il ricorrente legato al
gruppo LTTE (cfr. supra consid. 5.3). Egli, comunque, si è limitato a parte-
ciparvi senza svolgere un ruolo di primo piano suscettibile di attirare su di
sé in maniera sfavorevole l’attenzione delle autorità del suo Paese d’ori-
gine. Anche volendo ammettere che le autorità srilankesi ne siano venute
a conoscenza, quindi, non vi è motivo di pensare che il suo nome figuri su
una “Stop List” o una “Watch List” utilizzata all’aeroporto di C._,
sulle quali sono indicati i nomi delle persone suscettibili di avere una rela-
zione con le LTTE. Neppure le sole evenienze di aver lasciato il suo paese
d’origine, di aver introdotto, in quanto tamil, una domanda d’asilo all’estero,
come pure della durata del suo soggiorno all’estero, della provenienza
dalla Provincia del Nord e di avere 30 anni d’età costituiscono degli ele-
menti sufficienti, presi a sé stanti o sommati, per destare i sospetti delle
autorità srilankesi (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del
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Pagina 10
19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4
e sentenza di riferimento precitata consid. 8 seg.). Tali fattori confermano
tutt’al più che egli possa essere interrogato dalle autorità srilankesi al suo
ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresaglie da
parte delle stesse (cfr. sentenza di riferimento precitata consid. 9.2.2 segg.
e sentenze del Tribunale E-4703/2017 ed E-4705/2017 del 25 ottobre 2017
[sentenza in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Infine,
non vi sono ulteriori elementi all’incarto che rendano verosimile che egli
possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’attuale con-
testo politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba pertanto
temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Segnata-
mente, non vi è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che il cambiamento
di potere in Sri Lanka abbia comportato un rischio di persecuzione collettiva
di interi gruppi di persone. Nel contempo hanno inoltre fatto ritorno in patria
liberamente o coattivamente dei richiedenti l’asilo, senza che fossero inter-
rogati all’aeroporto di C._ in merito a conoscenti o abbiano riscon-
trato qualsivoglia problematica una volta rientrati al proprio domicilio (cfr. in
tal senso anche le sentenze del Tribunale D-1466/2020 del 23 marzo 2020
consid. 5.5 ed E-1156/2020 del 20 marzo 2020 consid. 6.2).
8.
In conclusione, visto quanto precede, parte delle allegazioni del ricorrente
non soddisfa le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi e parte
quelle di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi.
In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della
qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-
sione impugnata va confermata.
9.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata.
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Pagina 11
10.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-
colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF
2009/51 consid. 5.4).
11.
11.1 Nella propria decisione la SEM ha considerato l'esecuzione dell'allon-
tanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-
bile. Non gli sarebbe infatti riconosciuta la qualità di rifugiato, la situazione
generale dei diritti dell’uomo in Sri Lanka non sarebbe problematica, non
rischierebbe di essere esposto a una pena o a un trattamento vietati
dall’art. 3 CEDU e potrebbe adire le vie legali per le persecuzioni subite dai
membri del CID su iniziativa privata. Non si sarebbe avvalso di questa op-
portunità in quanto le persone in questione avrebbero conoscenze da tutte
le parti, ma ciò resterebbe una sua supposizione. Inoltre il ricorrente sa-
rebbe giovane, godrebbe di buona salute, avrebbe una formazione scola-
stica solida conclusa con ottimi risultati, esperienza professionale di due
anni con un proprio tuk-tuk e in Sri Lanka vivrebbero la madre – con la
quale avrebbe contatti due volte a settimana – e un fratello nella casa di
proprietà della nonna, gli altri due fratelli presso un parente e degli zii. In-
fine, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe realizzabile sia sul piano
tecnico che pratico.
11.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. L’esecuzione
dell’allontanamento sarebbe infatti inammissibile, per quanto subito in pa-
tria e perché rischierebbe di subire persecuzioni da parte del CID, convinto
che il ricorrente appartenga alle LTTE.
12.
12.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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Pagina 12
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
12.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare
l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-
giudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non
trova applicazione ed il suo rinvio è dunque ammissibile sotto l'aspetto
dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifu-
giati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30).
In siffatte circostanze non vi è inoltre motivo di considerare l'esistenza di
un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere esposto ad
un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura.
Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, nell'am-
bito di una valutazione d'insieme, secondo il Tribunale non vi è da ritenere,
nonostante il ricorrente abbia chiesto asilo all'estero, che la soglia per am-
mettere un «real risk» sia raggiunta. A tal proposito va rilevato che, es-
sendo la minaccia da parte dei codetenuti del padre e dei loro famigliari
non attuale, potendo sottrarvisi trasferendosi (cfr. supra consid. 6.3) ed es-
sendo stato ritenuto non fondato il suo timore quale tamil (cfr. supra consid.
7), non vi è motivo di supporre che sia esposto a seri pregiudizi.
12.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile l’esecu-
zione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato ripetutamente
la questione, giungendo a conclusione che non si possa presumere che i
tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati da un trattamento
contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro Francia, del 19 set-
tembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna, del 31 maggio 2011,
n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n. 20594/08; P.K.
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contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n. 54705/08). La recente evolu-
zione congiunturale susseguente all’elezione alla presidenza di Gotabaya
Rajapaksa – nonostante possa di principio implicare una possibile accen-
tuazione della situazione di rischio per le persone che possono avvalersi di
un determinato profilo – non permette di ritenere che interi gruppi di popo-
lazione siano esposti al rischio di persecuzioni. Su tali presupposti è invece
necessario determinare se sussistano legami personali del richiedente con
le elezioni presidenziali del 16 novembre 2019 o con le conseguenze delle
stesse, evenienza che non ricorre nel caso in esame (cfr. sentenza del Tri-
bunale D-2274/2018 del 18 giugno 2020 consid. 6.1).
12.4 Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi
delle norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.
13.
13.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
13.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-
lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-
zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo paese
siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-
sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
13.3 Il Tribunale ha da ultimo analizzato la situazione vigente in Sri Lanka
rispetto al quesito inerente l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo
respinti, in particolare di etnia tamil, nella sentenza di riferimento E-
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1866/2015 già citata (cfr. ibidem, consid. 13.2–13.4), la quale risulta tutt’ora
attuale, malgrado gli avvicendamenti politici e sociali intervenuti recente-
mente e già sopra considerati (cfr. supra consid. 7). Nella predetta sen-
tenza il Tribunale ha in particolare stabilito che l’esecuzione dell’allontana-
mento verso la Provincia del Nord dello Sri Lanka è ragionevolmente esi-
gibile se sono adempiuti i criteri individuali di esigibilità. Segnatamente
deve sussistere l’esistenza di una sufficiente rete familiare e sociale che
possa supportare il richiedente, così come di prospettive sicure che per-
mettano di assicurargli un reddito minimo ed un’abitazione (cfr. ibidem,
consid. 13.3.3).
13.4 Nel caso specifico, il ricorrente proviene dalla Provincia del Nord e,
meglio, dal Distretto di D._. Pertanto, in riscontro alla giurispru-
denza succitata, il suo ritorno in tale regione d’origine risulta da un punto
di vista generale ragionevolmente esigibile.
13.5 Anche le ulteriori condizioni precitate sono adempiute. Invero il ricor-
rente è giovane (30 anni), dispone di una buona formazione scolastica e
può vantare un’esperienza professionale di due anni quale conducente di
tuk-tuk in proprio, che potrà essergli utile per il suo reinserimento. Egli di-
spone inoltre di un’ampia rete famigliare che potrà sostenerlo per i suoi
bisogni primari ed il suo riadattamento in patria in caso di necessità, com-
posta segnatamente dalla madre – con la quale ha contatti bisettimanali –
da tre fratelli e da alcuni zii.
13.6 Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi pro-
blemi di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da
un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua per-
manenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3
e 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti).
13.7 In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontana-
mento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
14.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-
bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2
LStrI). Il ricorrente dispone infatti della sua carta d'identità originale,
emessa dal suo Paese d’origine. Usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni ulteriore documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8
cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12).
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L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
15.
Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la de-
cisione dell'autorità inferiore va confermata.
16.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-
guata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
17.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo spese versato
il 30 agosto 2018.
18.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett.
d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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