Decision ID: f0355259-976f-58bd-9508-db06ba739042
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, dichiaratosi cittadino afghano e minorenne (nato il [...]), ha
presentato il (...) marzo 2014 una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto
dell’attuale Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM], in pre-
cedenza nella procedura Ufficio federale della migrazione [UFM] A1/2).
B.
Onde accertare l’età del richiedente, l’allora UFM ha richiesto un esame
osseo della mano del medesimo in data (...) al Dr. med. B._ (cfr.
atto A7/1). La perizia inerente la stessa è stata presentata il (...), ed ha
concluso per l’interessato un’età ossea maggiore di diciotto anni come pure
che tale età si differenzierebbe significativamente da quella dichiarata dal
medesimo (cfr. atto A8/1).
C.
Il (...) aprile 2014 il richiedente asilo è stato questionato in merito ai suoi
dati personali, le sue relazioni, così come riguardo al viaggio intrapreso e
brevemente circa i suoi motivi d’asilo (cfr. atto A10/14; di seguito: verbale
1). Alla fine della medesima audizione, l’allora UFM gli ha comunicato che,
non avendo egli reso verosimile la sua minore età (ovvero di [...] anni, nato

Considerations:
il [...]), l’avrebbe considerato maggiorenne per il proseguo di procedura e
non gli avrebbe assegnato alcuna persona di fiducia, dandogli la possibilità
di essere sentito in merito. Nel corso dei due successivi colloqui, rispetti-
vamente tenutisi il (...) dicembre 2014 ed il (...) febbraio 2015, l’interessato
ha potuto esprimersi segnatamente circa i suoi motivi d’asilo (cfr. atti
A17/24, di seguito: verbale 2; A20/11, di seguito: verbale 3).
In sostanza e per quanto qui di rilievo, durante le summenzionate audizioni,
il richiedente ha allegato di essere appartenente all’etnia hazara, con ultimo
domicilio nel Paese d’origine nel villaggio di C._ (D._),
situato nel distretto di E._, in provincia di F._. Egli ha riferito
di aver frequentato circa un anno di scuola, a seguito del quale avrebbe
lavorato per nove o dieci anni quale (...) al (...) di E._, e questo fino
al suo espatrio. Avrebbe imparato a leggere, scrivere e a fare di conto, gra-
zie agli insegnamenti del padre (cfr. verbale 2, D120 segg., pag. 13 seg.).
Il suo Paese d’origine lo avrebbe abbandonato poiché stufo della guerra e
della mancanza di sicurezza, come pure a causa della sua conversione al
cristianesimo (cfr. verbale 2, D99 segg., pag. 11 seg.). In merito a quest’ul-
timo motivo, egli ha asserito di aver distribuito, su mandato di un amico
G._, delle Bibbie tradotte in farsi a delle persone in diversi villaggi.
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A causa di questo suo agire, un giorno, mentre egli era
assente dal domicilio, si sarebbe presentata a casa sua la polizia
chiedendo di lui e questionando sua madre e suo fratello presenti in merito
al fatto che egli distribuisse delle Bibbie presso gli abitanti. Al suo ritorno,
interrogato dalla madre se l’accusa della polizia fosse fondata, egli avrebbe
confessato alla medesima la verità, e quest’ultima gli avrebbe consigliato
di lasciare, seduta stante, il domicilio familiare, in quanto altrimenti sarebbe
stato arrestato. A causa del timore di essere arrestato ed ucciso dalle
autorità afghane, lo stesso giorno si sarebbe pertanto recato a F._,
ed il giorno dopo avrebbe intrapreso il viaggio d’espatrio dapprima verso il
H._, poi entrando in I._ ed in J._, ed infine raggiun-
gendo prima l’K._ a bordo di un camion ed in seguito la Svizzera in
treno (cfr. verbale 1, p.to 5.01 segg., pag. 8 segg.; verbale 2, D29 segg.,
pag. 4 e D75 segg., pag. 8 segg.; verbale 3, D47 segg., pag. 5 seg. e D72
segg., pag. 7 seg.). In caso di un rientro nel Paese d’origine, egli teme-
rebbe di essere ucciso dalle autorità o dalla gente (cfr. verbale 3, D80 seg.,
pag. 8).
A supporto della sua domanda d’asilo egli non ha presentato alcun docu-
mento.
D.
Per il tramite della decisione del 27 febbraio 2015, la SEM non ha
riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua do-
manda d’asilo, nonché contestualmente ha pronunciato il suo allontana-
mento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura, siccome ammis-
sibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
E.
In data 30 marzo 2015 (cfr. risultanze processuali), l’interessato ha
interposto un ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) avverso la succitata decisione dell’autorità inferiore, chiedendo
il suo annullamento ed a titolo principale il riconoscimento dello statuto di
rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; nonché a titolo subordinato
la concessione dell’ammissione provvisoria su suolo elvetico in quanto
l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe inesigibile. Contestualmente
ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con
protesta di spese e ripetibili.
F.
Con decisione incidentale dell’8 aprile 2015, il Tribunale ha respinto la
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domanda di assistenza giudiziaria, ed invitato parimenti l’insorgente a
versare un anticipo di CHF 600.– a copertura della presumibili spese
processuali, entro il termine del 23 aprile 2015. L’anticipo spese è stato
tempestivamente corrisposto dal ricorrente in data 20 aprile 2015 (cfr.
risultanze processuali).
G.
Il ricorrente, per il tramite dello scritto del 13 maggio 2015, ha presentato
quale mezzo di prova una supposta dichiarazione del padre in originale,
redatta in lingua straniera e datata (...), con la relativa traduzione in italiano
e la busta d’invio. Il successivo 26 ottobre 2015, ha invece inoltrato al Tri-
bunale il certificato di battesimo della Chiesa persiana Cyrus del (...) (cfr.
documento originale presente nel dossier N [...]). Di tale documentazione
si dirà, per quanto necessario, nei considerandi che seguono.
H.
L’autorità inferiore, ha presentato la sua risposta al ricorso il
26 novembre 2015, proponendo di respingere il medesimo.
I.
Il 15 dicembre 2015, il ricorrente ha fatto pervenire al Tribunale la sua re-
plica, riconfermandosi essenzialmente nelle sue precedenti allegazioni e
conclusioni. Ha inoltre prodotto, a sostegno della bontà della sua conver-
sione, l’originale della lettera indirizzata alla SEM del (...), di Don
L._, arciprete e vicario foraneo del (...), nonché copia del pro-
gramma relativo i “Sacramenti dell’Iniziazione cristiana per adulti”, che il
ricorrente avrebbe iniziato a seguire nel mese di novembre del 2015.
J.
Invitata ad esprimersi, la SEM ha inoltrato al Tribunale la sua duplica in
data 28 dicembre 2015, riconfermandosi essenzialmente nelle conclusioni
già precedentemente esposte e proponendo nuovamente il respingimento
del gravame.
K.
Con scritto del 16 maggio 2016, a riprova della sua conversione alla fede
cristiana – in casu cattolicesimo romano – il ricorrente ha prodotto in causa
l’originale dell’attestato di “Conferimento dei sacramenti della iniziazione
cristiana” (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia) del (...), sottoscritto da
Mons. M._, Vescovo di N._.
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Pagina 5
L.
In data 21 luglio 2016, l’autorità inferiore si è nuovamente pronunciata,
riconfermandosi in sunto nelle proprie considerazioni esposte nelle prese
di posizione precedenti.
M.
M.a Il Tribunale, con sentenza D-2035/2015 del 21 ottobre 2016, ha
respinto il ricorso presentato dal ricorrente, ed ha posto le spese proces-
suali di CHF 600.– a suo carico, prelevandole sull’anticipo spese versato il
20 aprile 2015.
M.b Con sentenza del 5 novembre 2019, nella causa A.A. contro Svizzera
(richiesta n. 32218/17), la Terza Sezione della Corte europea dei diritti
dell’uomo (di seguito: CorteEDU), ha accolto il ricorso presentato il
5 maggio 2017 da parte del ricorrente, riconoscendo che vi sarebbe una
violazione dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (di seguito:
CEDU; RS 0.101), se il ricorrente venisse rinviato in Afghanistan. Tale
sentenza è divenuta definitiva il 5 febbraio 2020 (cfr. risultanze proces-
suali).
N.
N.a A seguito della succitata sentenza della CorteEDU, il ricorrente ha
presentato una domanda di revisione al Tribunale il 5 maggio 2020,
chiedendo l’accoglimento dell’istanza di revisione, la revisione della
sentenza del Tribunale del 21 ottobre 2016, come pure il riconoscimento
della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera.
Contestualmente ha chiesto l’esonero dal versamento di un anticipo sulle
presumibili spese processuali, con protesta di spese e ripetibili.
N.b Con sentenza D-2372/2020 del 2 luglio 2020, in fase rescindente, il
Tribunale amministrativo federale ha accolto la domanda di revisione
proposta dall’istante, di conseguenza annullando la sua sentenza
D-2035/2015 del 21 ottobre 2016 e riaprendo la procedura di ricorso ante-
riore al numero di ruolo D-3490/2020 – di cui alla presente procedura –
nonché autorizzando il ricorrente a proseguire il suo soggiorno in Svizzera
fino a conclusione della procedura di ricorso e revocando le misure super-
cautelari che erano state pronunciate dal Tribunale il 6 maggio 2020.
Altresì il Tribunale ha pronunciato che non fossero prelevate spese
processuali ed ha accordato all’istante CHF 600.– a titolo di indennità
ripetibili per la procedura di revisione, a carico della Cassa del Tribunale.
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Pagina 6
O.
Preso atto di quanto sopra, con decisione incidentale del 16 luglio 2020, il
Tribunale ha trasmesso copia della domanda di revisione del
5 maggio 2020 con la documentazione annessa alla SEM, invitando
quest’ultima a prendere posizione in merito al gravame e ad inoltrare una
risposta allo stesso entro il 5 agosto 2020.
P.
Con missiva del 31 luglio 2020, la SEM ha osservato quanto segue:
“Prendiamo atto che il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha accolto
la domanda di revisione del 5 maggio 2020 della sua sentenza del
21 ottobre 2016 (D-3490/2020) a seguito della sentenza positiva della
Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU). Oltre a ciò, non abbiamo
osservazioni particolari.”
Questionata dal Tribunale circa la predetta risposta, l’autorità inferiore ha
confermato la sua volontà di voler rinunciare a presentare delle osserva-
zioni nel merito rispetto al gravame dell’insorgente (cfr. risultanze proces-
suali).
Q.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
A titolo preliminare, il Tribunale rileva come oggetto della presente proce-
dura, risulta essere, in fase rescissoria, unicamente una nuova pronuncia
sul ricorso presentato dal ricorrente il 30 marzo 2015 contro la decisione
della SEM del 27 febbraio 2015, essendo che la sentenza in merito al re-
scindente è già intervenuta con sentenza del Tribunale D-2372/2020 del
2 luglio 2020, alla quale si rinvia per ulteriori dettagli (cfr. anche supra
lett. N.b).
2.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
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Pagina 7
1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr) è stata in parte modificata e rinominata quale
legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). Posto che i
disposti della legge precitata che verranno menzionati nella presente
sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr alla LStrI, il
Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto, egli è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisitivi relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
Altresì, il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA),
né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
Il ricorrente ritiene dapprima che l’autorità inferiore lo abbia a torto
considerato come maggiorenne in corso di procedura.
4.1 Nel contesto di una procedura riguardante il riconoscimento della
qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo nonché l’allontanamento e
l’esecuzione della stessa misura, qualora la questione della minore età
dell’interessato sia contestata, si necessita di dirimere preliminarmente tale
aspetto, essendo lo stesso determinante a livello procedurale. Questo in
quanto, la qualità di minore non accompagnato, impone alla SEM il rispetto
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Pagina 8
di alcune esigenze procedurali nell’ambito della trattazione della domanda
d’asilo, in particolare al momento dello svolgimento dell’audizione sui
motivi (cfr. art. 17 cpv. 3 vLAsi), che se non ossequiate impongono la
retrocessione degli atti all’autorità inferiore (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3;
DTAF 2014/30; cfr. anche tra le tante le sentenze del Tribunale
D-6216/2018 del 10 luglio 2020 consid. 3.1 e D-6765/2019 del
17 gennaio 2020 consid. 4).
4.2
4.2.1 Nel provvedimento impugnato, la SEM ha ritenuto in primo luogo che
l’insorgente non sarebbe stato in grado di rendere verosimile la sua minore
età. Egli non avrebbe difatti consegnato alcun documento d’identità ed
avrebbe rilasciato delle dichiarazioni vaghe ed errate sia circa i suoi
famigliari che in merito al suo curriculum scolastico. Sulla scorta di tali
elementi, l’autorità inferiore avrebbe concluso per un’età superiore a quella
dichiarata, ovvero per una maggiore età. Tale asserto sarebbe pure
confermato dall’esame osseo esperito – malgrado tale mezzo di prova non
sarebbe sufficiente di per sé solo a smentire le sue allegazioni circa la
minore età – come anche dal suo accordo in relazione alle considerazioni
della SEM sulla sua maggiore età, espresse in occasione dell’audizione del
(...) aprile 2014. Peraltro, egli avrebbe omesso d’assumersi, secondo
l’art. 8 CC, l’onere della prova della minorità.
4.2.2 Nel suo gravame, il ricorrente ha avversato la succitata conclusione,
riferendo che la data di nascita dichiarata, sarebbe stata quella fornitagli
dai suoi genitori e trascritta su una copia del Corano, che continuerebbe a
sostenere. Inoltre, a differenza di quanto rilevato dalla SEM nella decisione
sindacata, egli non avrebbe manifestato il suo accordo circa le conclusioni
espresse dall’autorità inferiore riguardo la sua età anagrafica. Egli avrebbe
puramente accettato le stesse, in quanto impossibilitato a dimostrare
altrimenti la sua età effettiva, e quindi a smentire le medesime.
4.3 Ora, nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato,
in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13
PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in Auer/Müller/Schindler [ed.], Kom-
mentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed.
2019, ad art. 12, n. 9).
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Pagina 9
4.4 Ciò nondimeno, qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante
un accertamento completo dei fatti giuridicamente rilevanti, occorre fare
riferimento alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova derivanti
dall’applicazione analogica dell’art. 8 CC. L’onere della prova della minore
età incombe al richiedente asilo. In presenza di un accertamento dei fatti
esaustivo e corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non
permette di ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, questi sarà
tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo pertanto considerato
maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 – 5.4 con ulteriori riferimenti
ivi citati).
4.5 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate
verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente
stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-
duta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue
allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette
fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di
procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né
introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella
procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da
prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur
nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista
oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
4.6 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo
pregiudiziale sulla questione dell’età di un richiedente asilo. Per giungere
ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti
d’identità autentici depositati agli atti, così come sui risultati delle audizioni
in relazione al quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla
sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario
ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17
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Pagina 10
cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi). Una volta esperita l’istruttoria,
la SEM procede ad un apprezzamento globale degli elementi in presenza
in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5 e riferi-
menti ivi citati).
4.7 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età
forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per
stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati
sull’approccio a tre pilastri, cui si fa capo attualmente, prevedono, di norma,
un esame clinico ed una radiografia della mano seguiti da una tomografia
sterno clavicolare e da un esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e
la radiografia della mano non permettono di determinare in modo
attendibile se una persona ha raggiunto o meno la maggiore età. L’esame
osseo (radiografia della mano), utilizzato singolarmente in precedenza
quale metodo standard per orientarsi sull’età dei richiedenti, viene tutt’ora
regolarmente impiegato per stabilire se è necessario procedere con la
tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.6 e riferimenti citati).
4.8 La giurisprudenza precedente alla modifica di prassi quanto ai metodi
utilizzati per la determinazione dell’età ha del resto già avuto modo di
precisare che una deviazione standard tra l’età effettiva e quella risultante
dall’esame osseo compresa tra i due anni e mezzo ed i tre anni sia da
considerarsi nella norma. In una tale costellazione, non è possibile dedurre
che l’età dichiarata sia fittizia (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 16
consid. 2.3, 2000 n. 19; sentenze del Tribunale D-6216/2018 del
10 luglio 2020 consid. 3.8 e D-1589/2019 del 14 maggio 2019 consid. 4.2).
4.9
4.9.1 Tornando al caso in disamina, è indubbio che facendo riferimento alla
data di nascita dichiarata del (...), ovvero che al momento dell’esecuzione
del referto radiologico del (...) il ricorrente avesse un’età di (...) anni e (...)
mesi, la deviazione standard con l’età ossea accertata tramite la radiogra-
fia della mano in “maggiore di 18 anni”, risulta essere inferiore ad un anno.
Su tali presupposti, il referto radiologico è incontestabilmente insufficiente
per certificare la maggiore età e, vista la scarsa ampiezza dell’intervallo
temporale, può altresì ritenersi privo di valore probatorio (cfr. nello stesso
senso la sentenza del Tribunale D-6216/2018 consid. 3.9.1 con ulteriori ri-
fermenti citati).
D-3490/2020
Pagina 11
4.9.2 In assenza di ulteriori elementi concludenti, in specie è dunque sulla
base delle allegazioni dell’insorgente, che occorre fondarsi per determinare
se il medesimo abbia o meno reso verosimile la propria minore età. A tal
riguardo, occorre dapprima rilevare come il ricorrente abbia in un primo
tempo, durante il controllo delle guardie di confine svizzere, riferito di
essere nato il (...) (cfr. atto A3/2), mentre che nel foglio dei dati personali
del Centro di registrazione, che egli ha compilato personalmente, ha indi-
cato la data del (...) (cfr. atto A1/2). Durante l’audizione sulle generalità, ha
dichiarato invece essere nato il (...) ([...], espresso nel calendario persiano)
(cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 2 seg.). Tali discrepanze di date non sono
state in alcun modo chiarite dalle dichiarazioni seguenti rese in merito dal
ricorrente. Anzi, egli interrogato più specificatamente in merito, ha d’un
canto riferito di sapere unicamente di essere nato in (...), ma di non cono-
scere il mese preciso (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 3), contraddicendo
quanto dichiarato in precedenza; per poi invece riaffermare, poco più
avanti, di essere nato nel (...) mese (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 3). Al-
tresì, egli ha asserito di avere (...) anni e (...) mesi al momento dell’audi-
zione sulle generalità del (...) aprile 2014 (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 3),
allorché invece rispetto alla data dichiarata del (...), avrebbe avuto (...) anni
e poco più di (...) mesi. Del resto, pure le allegazioni dell’insorgente
riguardo al suo curriculum personale ed alle età anagrafiche dei suoi
famigliari, risultano essere improntate di elementi vaghi a livello temporale
(cfr. p.to 1.17.04 seg., pag. 5 e p.to 3.01, pag. 6 seg.; verbale 2, D43 segg.,
pag. 5 seg.), così come in alcuni aspetti incoerenti – ad esempio narrando
d’un canto di aver frequentato la scuola per due anni (cfr. verbale 1, p.to
1.17.04, pag. 5) e d’altro canto invece che si sarebbe trattato di circa 6-7
mesi (cfr. verbale 2, D44, pag. 5). Tale mancanza di dettagli temporali, il
ricorrente l’ha ricondotta al fatto di aver dovuto sopportare tante difficoltà e
per questo di non ricordare le date e gli anni (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04,
pag. 5), come pure della sua mancanza di studi (cfr. verbale 2, D28,
pag. 4). Tuttavia, tali spiegazioni appaiono essere discrepanti con il fatto
che egli abbia affermato aver imparato a leggere, scrivere ed a far di conto
tramite il padre, nonché abbia saputo indicare con esattezza sia la sua data
d’espatrio, che altri riferimenti temporali riguardanti il suo viaggio per
raggiungere la Svizzera (cfr. verbale 2, D75 segg., pag. 8 segg.). Tuttavia,
in merito alla data di espatrio, l’insorgente si è contraddetto asserendo
dapprima di essere partito il (...) o il (...) mese dell’anno 1392 (nel [...]
dell’anno 2013 secondo il calendario gregoriano; cfr. verbale 1, p.to 5.01,
pag. 8), per poi successivamente smentire la data precedente,
allorquando il funzionario incaricato gli ha fatto presente che secondo la
copia del foglio dell’(...) (in inglese: [...]”, di seguito: [...]), da lui consegnato
al momento del fermo delle guardie di confine del (...), egli risultava già
D-3490/2020
Pagina 12
essere in J._ il (...) 2012, affermando di essere partito dal paese
d’origine circa un mese e mezzo prima quest’ultima data (cfr. verbale 1,
p.to 5.01, pag. 8). Nell’audizione successiva, egli ha rilasciato una terza
versione del periodo in cui sarebbe partito, ovvero nel (...) mese del 1391
(cfr. verbale 2, D75, pag. 8 [secondo il calendario afghano]). A tali elementi
dissonanti e vaghi, si aggiunga che l’insorgente, dal canto suo, non ha de-
positato alcun documento di legittimazione o d’identità ai sensi dell’art. 1a
lett. c dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-
sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), né alcun mezzo di prova a sostegno della
sua minore età. Peraltro, si rileva come anche in tale contesto egli ha rila-
sciato delle dichiarazioni dissonanti, sostenendo dapprima di non aver mai
richiesto né ottenuto una carta d’identità (cfr. verbale 1, p.to 4.03, pag. 7),
salvo poi, in un secondo momento, asserire di aver tentato di farne richiesta
tre anni prima per poter ottenere il permesso di condurre – rilasciabile sol-
tanto dall’età di diciotto anni d’età – che però non si sarebbe infine procac-
ciato a causa di problemi che avrebbe riscontrato presso l’ufficio compe-
tente con un’altra persona (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.). Il fatto
che egli volesse chiedere il rilascio della tazkira diversi anni prima, peraltro
tentativo di cui a differenza di quanto allegato dal ricorrente nella medesima
audizione, egli non aveva mai sollevato in precedenza (cfr. verbale 2, D5,
pag. 2), per poter ottenere il permesso di condurre, allorché risultava an-
cora ben distante secondo i suoi asserti dall’età minima per poterlo richie-
dere, instilla ancora maggiori dubbi circa la sua minore età. A differenza poi
di quanto tenta di confutare il ricorrente nel gravame, egli si è dichiarato
d’accordo con le risultanze espresse dalla SEM in merito alla sua maggiore
età, senza indicare null’altro malgrado la possibilità offertagli di essere sen-
tito su tale punto in questione (cfr. verbale 1, p.to 8.01, pag. 11).
4.9.3 Sulla scorta degli elementi succitati, ed in presenza di una fattispecie
sufficientemente acclarata, è al richiedente che va imputata l’assenza di
prova – da intendersi al grado della verosimiglianza – quanto all’asserita
minore età, come già sopra esposto (cfr. consid. 4.4). In definitiva, v’è
dunque da partire dall’assunto che il ricorrente non sia riuscito a rendere
verosimile la propria minore età, e che la conclusione circa la maggiore età
del medesimo così come concluso dalla SEM, sia da confermare. L’autorità
inferiore non ha quindi, a giusta ragione, assegnato al richiedente una
persona di fiducia per i minori non accompagnati nel proseguo di
procedura.
5.
Proseguendo nell’analisi, occorre esaminare se, come allega l’insorgente,
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Pagina 13
egli adempia le condizioni per il riconoscimento della qualità di rifugiato e
la concessione dell’asilo.
6.
6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
6.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-
torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, si rinvia mutatis
mutandis a quanto già sopra esposto al consid. 4.5.
6.3 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese
d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore
d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi; cfr. anche DTAF 2007/31 consid. 5.2 – 5.6).
7.
7.1 Nella decisione querelata, l’autorità inferiore ha ritenuto in primo luogo
che l’esposizione dei motivi d’asilo da parte dell’insorgente, si caratterizze-
rebbe per superficialità ed approssimazione, segnatamente in riferimento
all’avvenimento in cui egli avrebbe appreso della ricerca della polizia al
domicilio familiare e che l’avrebbe in seguito spinto all’espatrio. A mente
della SEM, se egli fosse stato davvero oggetto di ricerca da parte delle
autorità di polizia afghane, si sarebbe interessato maggiormente a tale
evento, sollecitando la madre ed il fratello in modo accresciuto perché gli
fornissero ulteriori dettagli in merito alle domande a loro poste dagli agenti
di polizia, come pure se i poliziotti avessero l’intenzione di tornare, quando
lo avrebbero fatto e se su di lui pendesse un concreto atto di accusa.
Altresì, le sue dichiarazioni in merito al fatto che le autorità lo avrebbero
ricercato a causa della distribuzione delle Bibbie non sarebbe credibile,
poiché il suo avvicinamento alla fede cristiana stessa in Afghanistan non
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Pagina 14
sarebbe attendibile. Questo in quanto, soltanto nel corso della seconda
audizione, egli avrebbe menzionato delle conoscenze essenziali di tale
religione, che in precedenza non avrebbe mai invece citato, senza riuscire
a fornire alcuna valida spiegazione in merito. La comparsa tardiva di tali
importanti elementi, non sarebbe giustificabile e lascerebbe presupporre
che egli abbia acquisito le conoscenze del cristianesimo unicamente in
Svizzera e per i bisogni della causa. La conclusione testé citata, sarebbe
peraltro corroborata dalla contraddizione in merito ai destinatari delle
Bibbie nelle quali l’insorgente sarebbe incorso nelle sue dichiarazioni. Le
allegazioni del ricorrente in merito ai suoi motivi d’asilo, non adempirebbero
quindi le condizioni di verosimiglianza ex art. 7 LAsi.
7.2 Nel suo atto ricorsuale, l’insorgente ha in un primo momento contestato
di non aver fornito dei dettagli concreti circa l’evento in cui sarebbe giunta
al suo domicilio la polizia. Egli ha peraltro sottolineato di aver appreso tali
fatti tramite la madre ed il fratello e di essere subito fuggito, non avendo
pertanto avuto tempo di chiedere loro ulteriori dettagli. Se egli fosse rimasto
in patria, sarebbe stato certo che la polizia sarebbe tornata a cercarlo ed a
chiedergli conto del suo operato, rischiando di essere ucciso. In un
secondo tempo, il ricorrente ha riferito di non condividere neppure il
giudizio espresso dalla SEM nella decisione impugnata, in ordine al suo
avvicinamento alla fede cristiana, che si fonderebbe su un accertamento
errato dei fatti giuridicamente rilevanti. Invero, quanto egli avrebbe
raccontato nel corso della seconda audizione – di cui avrebbe già avuto
conoscenza in precedenza – non sarebbe così dettagliato come pretende-
rebbe l’autorità inferiore. Inoltre egli non si sarebbe per nulla contraddetto
circa i destinatari delle Bibbie, poiché avrebbe allegato di aver
consegnato personalmente queste ultime soltanto a chi conosceva, mentre
alle persone che non conosceva, le avrebbe lasciate dietro la porta.
7.3 Con lo scritto del 13 maggio 2015, il ricorrente ha sottolineato che la
supposta missiva del padre dall’I._ allegata allo stesso, conferme-
rebbe le sue allegazioni circa il fatto che la sua famiglia sarebbe stata co-
stretta a lasciare l’Afghanistan per i fatti che lo avrebbero condotto in Sviz-
zera. In merito a tale punto, le sue dichiarazioni non sarebbero quindi da
considerare come inverosimili.
7.4 Per il tramite della sua risposta del 26 novembre 2015, l’autorità
inferiore ha riconfermato quanto già considerato nella propria decisione.
Ha tuttavia aggiunto che, la lettera del padre del ricorrente non avrebbe
alcun valore probatorio, essendo una mera presa di posizione di parte. Per
quanto attinente invece il certificato che attesterebbe dell’avvenuta
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conversione alla religione cristiana il (...), secondo prassi della SEM, la
sola conversione avvenuta in Svizzera, non comporterebbe una persecu-
zione rilevante ai sensi dell’asilo in Afghanistan. Inoltre, dagli atti nulla per-
metterebbe di considerare che la sua conversione, avvenuta in Svizzera,
sarebbe giunta a conoscenza di qualcuno in Afghanistan.
Non sussisterebbero pertanto degli elementi atti a far ritenere la presenza
di un timore fondato di persecuzione attuale ed individuale ai sensi
dell’art. 3 LAsi in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine.
7.5 Nella sua duplica del 15 dicembre 2015, il ricorrente ha rilevato come,
anche volendo conferire allo scritto del padre una valenza probatoria
ridotta, la stessa darebbe atto di quanto da egli dichiarato in corso di
procedura, e di conseguenza gli andrebbe attribuita una qualche rilevanza
processuale. In merito alla sua conversione alla fede cristiana, come
riportato nello scritto di Don L._, arciprete e vicario foraneo del (...),
sarebbe di particolare rilievo la testimonianza apportata da un afghano
agnostico circa la situazione in Afghanistan, ove un apostata verrebbe im-
mediatamente ucciso. Seppure corrisponda alla realtà che in tale momento
nessuno in Afghanistan sarebbe stato ancora al corrente della sua conver-
sione, tuttavia, come descritto anche da Don L._, egli non potrebbe
a lungo dissimularla.
8.
Nella presente fattispecie, l’insorgente ha in primo luogo asserito di essere
espatriato a causa della ricerca effettuata al suo domicilio dalle autorità di
polizia afghane, in quanto egli avrebbe distribuito delle Bibbie tradotte in
farsi presso gli abitanti di diversi villaggi, nel distretto di E._ (cfr.
verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 10; verbale 2, D140 segg., pag. 16 segg.).
8.1 Il Tribunale non può che condividere la valutazione dell’autorità
inferiore circa alcune dissonanze importanti presenti nelle dichiarazioni
dell’insorgente in relazione agli eventi che lo avrebbero condotto all’espa-
trio, come pure che le medesime risultino essere poco sostanziate e
generiche.
8.1.1 Dapprima, ed a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente nel
gravame, le sue allegazioni circa la dinamica di distribuzione dei testi
biblici, risultano essere discrepanti. Questo in quanto se dapprima il
ricorrente ha riferito che avrebbe consegnato personalmente in mano un
esemplare della Bibbia alle persone che conosceva e di cui si fidava,
mentre che alle persone che non conosceva la lasciava presso la porta di
casa (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10); in seguito ha invece sostenuto di
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Pagina 16
non aver mai consegnato personalmente le Bibbie alle persone, ma che
avrebbe depositato le stesse davanti alla porta di abitanti che non
conosceva ma che avrebbero parlato il farsi, o ancora gettandole all’interno
delle case al di sopra del muro (cfr. verbale 2, D140 segg., pag. 16). Inoltre,
se d’un canto egli appare aver distribuito le stesse insieme ad altre persone
(cfr. verbale 2, D140 segg., pag. 16), successivamente egli interrogato in
merito se fosse l’unico a distribuire gli esemplari delle Bibbie, ha risposto
affermativamente (cfr. verbale 2, D164, pag. 18). Non diradano i dubbi,
neppure le asserzioni del ricorrente circa lo scopo che avrebbe avuto
l’amico G._ nel procacciarsi un elevato numero di Bibbie, avendo
dapprima l’insorgente segnalato di non sapere effettivamente che cosa in-
tendesse farne l’amico, ma che pensava avrebbe avuto l’intenzione di con-
segnarle alla gente (cfr. verbale 2, D116, pag. 13); salvo poco dopo – poi-
ché interrogato specificatamente sulla risposta data precedentemente dal
funzionario incaricato – rettificare tale asserto dicendosi sicuro dell’inten-
zione del conoscente di distribuire tali testi per informare le persone (cfr.
verbale 2, D117, pag. 13).
8.1.2 Anche l’interessamento concreto del ricorrente al cristianesimo,
allorquando egli si trovava ancora in patria, risulta essere dubbioso. Ciò
poiché anche in merito ha rilasciato delle dichiarazioni incoerenti,
asserendo dapprima di essere di religione sciita (cfr. verbale 1, p.to 1.13,
pag. 3), poi riferendo invece di essersi convertito al cristianesimo circa due
anni prima (cfr. verbale 1, p.to 1.13, pag. 4), salvo poi su sollecitazione del
funzionario incaricato, affermare di non essersi ufficialmente ancora
convertito al cristianesimo, ma di essersi avvicinato allo stesso ed
allontanato dall’islam, avendo letto dei libri e sentito delle persone in merito
che conoscono il cristianesimo ed i loro seguaci (cfr. ibidem). Interrogato
però circa i libri che avrebbe letto, egli ha in seguito rettificato quanto in
precedenza allegato, ovvero affermando di aver letto unicamente una
piccola Bibbia scritta in farsi (cfr. ibidem). Tuttavia, al di fuori del fatto che il
cristianesimo sarebbe lontano dalla guerra, invece il Corano inciterebbe la
stessa, egli non avrebbe saputo altro in merito alla prima fede (cfr. ibidem).
Invece, nel corso della successiva audizione, egli ha dato prova di
conoscere un certo numero di nozioni – seppure di facile fruizione – circa
la religione cristiana (ed in particolare la dottrina cattolica; cfr. verbale 2,
D124 segg., pag. 14), che non sarebbe stato in grado di esporre in
precedenza, malgrado avesse dichiarato di averle apprese nel suo Paese
d’origine tramite la lettura della Bibbia e dei programmi televisivi (cfr.
verbale 2, D104 segg., pag. 12). Tali discrepanze nozionistiche non
appaiono in alcun modo spiegabili con le allegazioni, per lo più interlocuto-
rie e confuse, nonché anche in alcuni tratti non corrispondenti con le
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dichiarazioni rese dal ricorrente nel corso della prima audizione, addotte
successivamente dal medesimo (cfr. verbale 3, D33 segg., pag. 4 seg.) e
ribadite in parte anche con il gravame.
8.1.3 Inoltre, egli ha rilasciato delle dichiarazioni prive di elementi concreti
e vaghe riguardo al modus operandi di distribuzione dei testi biblici,
affermando unicamente di aver aiutato l’amico G._ a depositarli
presso le abitazioni di alcune persone, a volte durante la sera, altre il mat-
tino presto, scegliendo in modo quasi aleatorio a chi consegnare gli stessi
(cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 10; verbale 2, D140 segg., pag. 16).
Neppure le
dichiarazioni circa le origini delle Bibbie in questione, appaiono essere
maggiormente sostanziate, essendosi il ricorrente limitato ad asserire che
il suo amico G._ riuscisse a procurarsene un certo numero (cfr. ver-
bale 2, D109 segg., pag. 13). Pure generiche ed inconsistenti appaiono
essere le sue affermazioni circa l’episodio che lo avrebbe condotto
all’espatrio, e questo malgrado le varie occasioni propostegli per fornire
ulteriori dettagli. Egli infatti ha sempre reiterato quanto gli avrebbero riferito
in modo generico i famigliari sulla visita al loro domicilio degli agenti di po-
lizia – ovvero che lui sarebbe stato oggetto di ricerche a causa della distri-
buzione delle Bibbie – e che a seguito di tale evenienza egli intimorito
avrebbe deciso di espatriare, senza tuttavia aggiungere mai ulteriori ele-
menti maggiormente circostanziati (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 10; ver-
bale 2, D148 segg., pag. 16 seg.; verbale 3, D47 segg., pag. 5 seg. e D72
segg., pag. 7 seg.). Neppure gli asserti ricorsuali dell’insorgente in merito,
sono atti a modificare tale conclusione. Invero, a differenza di quanto so-
stenuto nel gravame dall’insorgente e come a ragione sottolineato dalla
SEM nella decisione avversata, se realmente l’interessato fosse stato og-
getto di ricerche da parte delle autorità del suo Paese d’origine, avrebbe
posto maggiori quesiti ai suoi famigliari, onde conoscere le reali circostanze
in cui si sarebbe svolta la visita della polizia, come pure quanto sarebbe
successo successivamente al suo espatrio in patria ed a lui concernente,
visto anche i contatti mantenuti con i genitori anche dopo la sua partenza
dal Paese d’origine.
8.1.4 Infine, neppure il presunto scritto del padre del ricorrente, contribui-
sce a rendere verosimili le sue allegazioni al riguardo dei suoi motivi d’asilo,
in quanto non dissipano in alcun modo le divergenze e lacune importanti
summenzionate in re alle circostanze che lo avrebbero condotto all’espa-
trio, su degli aspetti centrali delle vicende esposte rispetto alle quali è
quantomeno lecito attendersi una certa linearità e concretezza. Inoltre nella
stessa lettera, a parte riportare dettagli circa le problematiche che
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avrebbero incorso in patria a causa del comportamento del ricorrente i suoi
famigliari, mai allegate da quest’ultimo (cfr. verbale 2, D153, pag. 17),
vi sono pure degli elementi discordanti con le stesse dichiarazioni
dell’insorgente. In particolare, nella missiva viene riportato che il ricorrente
sarebbe già fuggito verso F._, allorché la polizia è intervenuta
presso il domicilio familiare, mentre invece, secondo le dichiarazioni dell’in-
sorgente, la sua fuga a F._, sarebbe avvenuta successivamente
alla visita delle autorità di polizia (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 10; verbale
2, D154 segg., pag. 17; verbale 3, D47, pag. 5).
8.2 Alla luce di quanto sopra, le dichiarazioni circa il suo interessamento
concreto alla religione cristiana già prima del suo espatrio, come pure in
riferimento alle azioni di distribuzione delle Bibbie ed alle ricerche
conseguenti della polizia al suo domicilio – e di convesso anche che le
medesime problematiche abbiano condotto i suoi genitori ed il fratello ad
emigrare in I._ – non risultano adempiere le condizioni di verosimi-
glianza poste dall’art. 7 LAsi. Peraltro, si rammenta che tale conclusione
converte pure con quanto ammesso dalla stessa CorteEDU nella sua sen-
tenza A.A. contro Svizzera del 5 novembre 2019 (cfr. §48).
9.
9.1 Il ricorrente ha parimenti motivato la sua domanda d’asilo, asserendo
di essere stufo della guerra e della situazione d’insicurezza presente nel
proprio Paese d’origine.
9.2 In relazione a quanto precede, va rammentato che gli atti e le
conseguenze riconducibili a delle situazioni di guerra, guerra civile o
violenza generalizzata, seppur di indubbia gravità, non sono ascrivibili ad
una persecuzione intensa e mirata per uno dei motivi previsti all’art. 3 LAsi.
Le evenienze citate dal ricorrente, non risultano pertanto rilevanti in materia
d’asilo (cfr. DTAF 2008/12 consid. 7; GICRA 1998 n°17 consid. 4c, bb).
10.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato al ricorrente per i motivi da lui allegati nel Paese d’origine
prima del suo espatrio, omettendo di concedergli l’asilo in Svizzera. Sulla
questione della concessione dell’asilo (cfr. punto 2 del dispositivo della de-
cisione della SEM), il ricorso va pertanto respinto.
11.
Rimane tuttavia ancora da esaminare, se il ricorrente, può vedersi
riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione
D-3490/2020
Pagina 19
dell’asilo, per dei motivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione
della sua dichiarata conversione alla religione cristiana che sarebbe
avvenuta in Svizzera (cfr. infra consid. 11.2.3).
11.1 Si rileva dapprima come in merito, la CorteEDU, nella sua sentenza
A.A. contro Svizzera del 5 novembre 2019, ha ritenuto in casu che le
autorità svizzere si sarebbero trovate confrontate con una conversione sul
posto dell’interessato (cfr. §§48-49). Inoltre le medesime autorità interne
avrebbero, in conformità con la giurisprudenza della CorteEDU, dovuto
verificare se la conversione del ricorrente fosse sincera e avesse raggiunto
un grado sufficiente di forza, di serietà, di coerenza e d’importanza prima
di ricercare se il richiedente sarebbe esposto al rischio di subire un tratta-
mento contrario all’art. 3 CEDU in caso di ritorno in Afghanistan (cfr. §49).
Sempre nella medesima sentenza, la CorteEDU ha rilevato come emerge-
rebbe dalle informazioni sulla situazione in Afghanistan (analizzate in pre-
cedenza ai §§21-27), che gli afghani convertitisi al cristianesimo, o sospet-
tati di esserlo, sono esposti in patria ad un rischio di persecuzione prove-
niente da diversi gruppi. Tali persecuzioni possono ugualmente
prendere una forma statale e condurre ad una condanna alla pena di
morte, la quale sarebbe ancora applicata in Afghanistan (cfr. §50). Per
stabilire se la conversione sul posto è sincera, ovvero riposa su convinzioni
religiose reali e personali, secondo la CorteEDU, conformemente ai principi
direttori dell’UNHCR sulla protezione internazionale relativi ai richiedenti
l’asilo fondati sulla religione, l’autorità interessata è invitata ad apprezzare
caso per caso se lo straniero abbia reso, in modo plausibile, che la sua
conversione nel luogo è sincera. Ciò dovrebbe essere effettuato passando
da un apprezzamento delle circostanze nelle quali la conversione è
intervenuta e del punto a sapere se ci si possa aspettare che il richiedente
viva la sua nuova fede nel suo paese d’origine al suo ritorno (cfr. §51).
Tuttavia, a mente della CorteEDU, il Tribunale nella sua sentenza
D-2035/2015 succitata non si sarebbe pronunciato in merito alla questione
di come il richiedente viva la sua fede in Svizzera dopo il battesimo e
potrebbe continuare a viverla in Afghanistan, in particolare a O._,
ove egli non ha mai vissuto e contesta di potersi ricostruire un avvenire.
Arrivando ad una conclusione differente della SEM sulla questione della
conversione, il Tribunale avrebbe dovuto istruire la causa su tali punti, per
esempio grazie ad un rinvio della causa all’autorità inferiore oppure
sottoponendo al richiedente una lista di quesiti, in particolare sul suo modo
di esprimere la sua fede dal suo battesimo in Svizzera e sulla sua
intenzione di esercitarla in Afghanistan. Ciò che invece il Tribunale non
avrebbe ottemperato (cfr. §§52-54). In proposito, secondo la CorteEDU,
D-3490/2020
Pagina 20
risulterebbe chiaramente dalle fonti consultate, che un apostata non è li-
bero di esprimere apertamente le sue credenze in Afghanistan. L’interes-
sato sarebbe infatti costretto a vivere nella menzogna e potrebbe vedersi
forzato a rinunciare ad ogni contatto con altre persone della sua stessa
confessione per timore di essere scoperto. Del resto, il Tribunale stesso, in
una sua sentenza di riferimento (cfr. D-4952/2014 del 23 agosto 2017),
avrebbe concesso che la dissimulazione e la negazione quotidiane di
convinzioni intime nel contesto della società afghana conservatrice
potesse, in certi casi, essere qualificata quale pressione psichica insoppor-
tabile. Pertanto, a mente della CorteEDU, il Tribunale non avrebbe potuto,
senza in precedenza cercare di sapere come il richiedente avrebbe prati-
cato la sua nuova religione in Afghanistan, esigere da lui che si accontenti
di nascondere le sue credenze a O._ (cfr. §55). Il richiedente fa-
rebbe inoltre parte dell’etnia hazara, una comunità che continuerebbe ad
essere oggetto di un certo grado di discriminazione, malgrado gli sforzi
compiuti dal governo afghano. La CorteEDU, pur sottolineando che il ri-
chiedente non si sarebbe specificamente prevalso di tale elemento a fon-
damento della sua domanda d’asilo, come pure che lo stesso non sarebbe
determinante per l’esito della causa, il medesimo non potrebbe però essere
completamente ignorato nell’apprezzamento della causa (cfr. §56).
11.2 Il Tribunale deve fare in modo che le esigenze sopra citate siano os-
servate nella presente sentenza.
11.2.1 Come già sopra concluso, il Tribunale ha ritenuto inverosimile che il
ricorrente si sia realmente e concretamente interessato al cristianesimo
prima della sua partenza dal Paese d’origine, come pure che a causa dello
stesso interessamento abbia fatto l’oggetto di ricerche da parte delle
autorità del suo Paese d’origine.
11.2.2 Nella sua sentenza di riferimento D-4952/2014 del 23 agosto 2017
(cfr. consid. 6), il Tribunale ha in particolare ritenuto che la valutazione della
verosimiglianza di un’asserita conversione ad un’altra religione o
apostasia, a differenza di altri motivi d’asilo, in pratica possa essere fatta
unicamente sulla base delle dichiarazioni del richiedente l’asilo interessato.
Eventualmente, anche se alcune conclusioni possono essere tratte da
indizi esterni, come la frequentazione di messe, certificati o dichiarazioni di
terze persone; tali atti sarebbero da prendere in considerazione assieme
alle dichiarazioni del richiedente l’asilo, ma non sarebbero di regola suffi-
cienti, di per sé soli, per rendere verosimile la conversione. Al contrario,
l’interessato dovrà in ogni caso, con le sue dichiarazioni, rendere
verosimile alle autorità competenti, che a causa di una sua convinzione
D-3490/2020
Pagina 21
interna, egli d’un canto è uscito dalla sua precedente religione e che –
eventualmente – d’altro canto si è rivolto verso una nuova religione. In tale
contesto, soltanto una conversione formale (ad esempio tramite il
battesimo) senza indizi di una convinzione interna, non sarebbe di regola
sufficiente per renderla verosimile. Per riuscire in tale intento, durante le
audizioni della procedura d’asilo possono essere posti dei quesiti aperti sul
contesto (familiare) dell’interessato, sul processo della conversione con
riguardo ai rischi ad esso connessi (tra gli altri: la causa, la critica verso la
precedente religione, la rapidità, la preparazione, lo svolgimento reale della
conversione, le reazioni del contesto), come pure sulle conoscenze della
nuova religione ed il suo significato ed esercizio nella vita quotidiana, che
possano offrire degli indizi per la valutazione della succitata convinzione
interna dell’interessato. Tuttavia, nel procedere al predetto esame, occor-
rerà sempre considerare in particolare le circostanze personali, come il
contesto sociale, economico e scolastico del richiedente l’asilo (cfr. con-
sid. 6.2).
11.2.3 Nel caso di specie, dalle risultanze processuali, si rileva dapprima
come il richiedente, malgrado nel verbale d’audizione sulle generalità,
abbia inizialmente riferito di essere di religione sciita, spiegando però in
seguito che non si sarebbe ancora convertito al cristianesimo, ha tuttavia
già espresso il suo sentimento d’appartenenza interna al cristianesimo (cfr.
verbale 1, p.to 1.13, pag. 4). Tale suo sentimento l’ha in seguito nuova-
mente reiterato (cfr. verbale 2, D128, pag. 15), aggiungendo pure un certo
numero di allegazioni nozionistiche sul cristianesimo (cfr. verbale 2, D124
seg., pag. 14), come anche, nel racconto libero, asserendo svariate volte
di non accettare più un islam, ove in nome della “Jihad” si compirebbero
degli atti violenti verso le persone (cfr. verbale 2, D101 segg., pag. 11 seg.).
A favore della verosimiglianza della sua conversione, si aggiungono a tali
allegazioni, pure lo scritto del (...) di Don L._, arciprete e vicario
foraneo del (...), che ha attestato che il ricorrente avrebbe partecipato as-
siduamente alle celebrazioni della parrocchia, come pure manifestando il
suo desiderio di ricevere il battesimo e di approfondire e conoscere la fede
cristiana, iniziando a tal fine un corso per la preparazione ai tre sacramenti
dell’iniziazione cristiana, che avrebbe seguito con assiduità. Percorso che
lo avrebbe condotto effettivamente ad essergli conferiti i predetti sacra-
menti il (...) (cfr. attestato del [...] di Mons. M._, Vescovo di
N._). Sulla scorta di tali elementi, non risultano pertanto esserci in
specie dei dubbi fondati circa la verosimiglianza della conversione dell’in-
sorgente al cristianesimo in Svizzera.
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Pagina 22
11.2.4 Ciò posto, come denotato a giusta ragione dalla CorteEDU nella sua
sentenza precitata, non sono tuttavia stati posti al ricorrente nel corso della
procedura, dei quesiti volti a chiarire come quest’ultimo avrebbe vissuto la
sua fede cristiana dal suo battesimo sino ad oggi, e come egli la
intenderebbe vivere in caso di un suo ritorno in Afghanistan, in particolare
con delle domande tese a determinare i timori del richiedente in tal senso.
Il Tribunale, avrebbe inteso svolgere tale istruzione complementare,
concedendo dapprima la possibilità all’autorità inferiore di pronunciarsi sul
gravame del ricorrente con decisione incidentale del 16 luglio 2020.
Tuttavia, con una presa di posizione lapidaria da parte della SEM in data
31 luglio 2020, che non ha voluto entrare nel merito della questione, la
predetta autorità ha posto il Tribunale de facto nella condizione di non poter
procedere regolarmente con uno scambio scritti e di dover eventualmente
istruire la causa in maniera accresciuta presso il ricorrente per chiarire i
punti succitati. Si rileva in merito che il Tribunale è tenuto ad effettuare
d’ufficio un esteso controllo delle circostanze di fatto ritenute nella
decisione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, n. 2.188). Tuttavia, qualora in sede ricorsuale vengono identi-
ficate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa
procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. sentenza del
Tribunale DTAF 2019 I/6 consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.
cit., n. 2.191). Malgrado nella fattispecie, per motivi d’economia proces-
suale, la definizione della vertenza da parte del Tribunale sarebbe forse la
soluzione più auspicabile. Tuttavia il Tribunale, tenuto conto del fatto che
nella decisione avversata è ravvisabile un accertamento incompleto dei
fatti da parte della SEM (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi) – che in casu non
appare possibile sanare neppure in fase ricorsuale da parte del Tribunale,
data la volontà espressa in data 31 luglio 2020 dall’autorità inferiore di non
entrare nel merito del gravame – su dei punti rilevanti e che risulteranno
determinanti per la successiva presa di decisione, come pure
dell’ampiezza e dell’importanza dei complementi istruttori, appare in specie
essere opportuno rinviare gli atti all’autorità inferiore, perché proceda ad
un’istruzione complementare rigorosa e tendente a chiarire i punti espressi
sopra. Vi è inoltre la necessità per l’insorgente di poter prendere eventual-
mente posizione sulle risultanze istruttorie dell’autorità inferiore. Non può
in effetti, nel caso in parola ed in questa sede, essere compito del Tribunale
accertare fatti giuridicamente rilevanti, che richiedono dal profilo istruttorio
atti di indubbia importanza ed ampiezza, precludendo di conseguenza
all’insorgente un’eventuale istanza di ricorso.
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12.
Alla luce di tutto quanto sopra, si giustifica l’accoglimento del gravame li-
mitatamente alla questione relativa un accertamento incompleto dei fatti
giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore (art. 106 cpv. 1 lett. b
LAsi) attinente la qualità di rifugiato – per dei motivi insorti dopo la fuga –
e l’esecuzione dell’allontanamento, nonché l’annullamento della decisione
impugnata limitatamente a tali punti in questione, con conseguente rinvio
della causa alla SEM per necessario completamento istruttorio (art. 61
cpv. 1 PA), nonché perché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29
cpv. 1 Cost.), alla pronuncia di una nuova decisione rispettosa dei
considerandi della presente sentenza.
L’autorità inferiore è invitata in tal senso – dopo aver ottemperato alle mi-
sure istruttorie complementari necessarie nella fattispecie tenendo conto
per la loro esecuzione delle considerazioni sopra esposte – a pronunciarsi
nuovamente sul quesito a sapere se il ricorrente, in caso di un rinvio nel
Paese d’origine, a causa in particolare del suo allontanamento dall’islam
(apostasia) e del fatto che abbia abbracciato una nuova fede (cristiano-
cattolica), come pure che sia di etnia hazara e conto tenuto del contesto
attuale afghano circa la libertà religiosa, egli abbia un fondato timore di
essere esposto a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Tale valuta-
zione rigorosa dovrà essere fatta in accordo con quanto predisposto nei
considerandi della presente sentenza, così come in particolare di quanto
espresso in merito nella sentenza della CorteEDU A.A. contro Svizzera del
5 novembre 2019 (segnatamente §§49 segg.) e nella sentenza di
riferimento del Tribunale D-4952/2014 del 23 agosto 2017 consid. 7. Se
dopo la relativa istruzione e valutazione, la SEM giungesse a rispondere
affermativamente al quesito succitato, sarà tenuta a riconoscere al
ricorrente la qualità di rifugiato. In caso contrario, l’autorità inferiore dovrà
ancora e nuovamente esaminare se l’esecuzione dell’allontanamento sia
ammissibile, esigibile e possibile (cfr. art. 83 cpv. 1 – 4 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi), tenuto conto delle risultanze processuali e del profilo di
rischio del ricorrente, così come del contesto rigido afghano in materia
religiosa.
13.
Visto l’esito della procedura, una parte delle spese processuali – relative la
censura della concessione dell’asilo in cui il ricorrente è risultato perdente
in causa – sarebbe da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciò nonostante, per motivi d’equità, visto in
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particolare il cambiamento giurisprudenziale intervenuto nel frattempo in
materia di apostasia/ateismo in Afghanistan, il Tribunale rinuncia alla
riscossione di spese processuali (art. 6 lett. b TS-TAF). Pertanto, l’anticipo
spese di CHF 600.–, versato dal ricorrente a copertura delle presumibili
spese processuali in data 20 aprile 2015, gli verrà debitamente restituito
tramite la Cassa del Tribunale.
14.
Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in
parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per
le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte
vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla
causa (art. 7 cpv. 1 TS-TAF). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili
devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una
nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta
alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa
l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF).
Nella fattispecie, il ricorrente per la procedura ricorsuale (dinanzi al
Tribunale), sino al momento della domanda di revisione del 5 maggio 2020,
non è stato rappresentato. In tal senso non si devono attribuire delle spese
ripetibili in tale contesto. Tuttavia, visto che per la procedura di revisione il
ricorrente è stato rappresentato legalmente da un mandatario, ed in difetto
di una nota particolareggiata, un’indennità per spese ripetibili ridotte – visto
il respingimento del punto sull’asilo, ma l’esito aperto per quanto attiene la
censura del riconoscimento dello statuto di rifugiato – è fissata d’ufficio dal
Tribunale, e per la parte concernente il rescissorio, sulla base degli atti di
causa in CHF 450.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA
compresi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-
TAF), a carico della Segreteria di Stato della migrazione.
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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