Decision ID: 987c59fe-fe56-4b20-a650-2e1983957c8f
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto
in fatto
A.
PI 1 (2007) è figlio di RE 1 e RE 2. I genitori detengono l’autorità parentale congiunta.
B.
A seguito di una segnalazione è stato avviato un procedimento penale per atti sessuali con fanciulli, violazione del dovere d’assistenza e vie di fatto nei confronti del padre (inc. MP 2014.5614), che è stato sentito (cfr. verbale 16 giugno 2014) e messo in stato di fermo. Madre e figlio sono stati collocati in protezione.
Nel frattempo, nell’ambito della procedura di protezione dell’unione, con decisione 1° dicembre 2014 il Pretore aggiunto del distretto di _ ha ordinato la nomina di un curatore educativo a favore del minore (disp. 2) e ordinato una presa a carico del minore da parte del dr. med. _ (disp. 3).
C.
Con decisione 2 marzo 2015 l’Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione) ha nominato quale curatore educativo a favore di PI 1 il signor CURA 1 dell’Ufficio aiuto e protezione (UAP) assegnandogli i seguenti compiti:
organizzare la gestione e il monitoraggio dei diritti di visita tra il minore e i nonni paterni e tra il minore e il padre secondo le indicazioni del terapeuta e della Pretura; mantenere i contatti con la rete che si occupa di PI 1 e segnalare eventuali altre misure che si rendesse necessario istituire a favore del minore; presentare all’Autorità di protezione i rapporti morali annuali
(disp. 1). È poi stato stabilito che la mercede a favore del curatore sarebbe stata anticipata dalla Cassa comunale del Comune di domicilio del minore e fatturata in seguito ai genitori in ragione di 1⁄2 ciascuno (disp. 3).
D.
Il 13 marzo 2015 RE 1 ha deciso di collocare il figlio presso l’Istituto _, a causa delle gravi difficoltà da lei riscontrate nella gestione del figlio. Il collocamento è avvenuto in collaborazione con il curatore educativo e il Servizio _.
E.
Nel frattempo, con decisione 12 gennaio 2016 il Procuratore pubblico ha abbandonato il procedimento penale nei confronti di RE 2, per mancanza di elementi oggettivi in merito al reato imputato.
F.
Con scritto 10 maggio 2016 il curatore educativo ha aggiornato l’Autorità di protezione sulla situazione, segnalando preoccupazione per lo stato del minore (riportando in particolare le segnalazioni della scuola).
G.
Durante l’udienza 2 giugno 2016 il Pretore ha preso atto della riconciliazione dei genitori e della richiesta di stralcio della procedura di misure a protezione dell’unione coniugale, precisando che sarebbero state mantenute la curatela educativa e la permanenza in internato del minore presso l’Istituto _.
H.
Con scritto 21 giugno 2016 il curatore educativo ha informato che PI 1 ha fatto rientro a casa e che ciò “
è avvenuto per scelta unilaterale dei genitori
” e in contrasto con quanto stabilito dal Pretore.
Il 30 giugno 2016 l’Autorità di protezione ha convocato le parti per un’udienza di discussione. I genitori hanno dichiarato che il figlio sta bene, chiesto che tutte le misure vengano
chiuse
ed informato di non essere in grado di sostenere le spese della psicologa. Il curatore educativo segnala preoccupazione e riferisce che la psicoterapeuta che segue il minore ha comunicato che PI 1
non sta bene
. Al termine della discussione è stato verbalizzato che “
i genitori hanno accettato il sostegno del SAE, l’inserimento del figlio all’USD del Istituto _ e la continuazione della psicoterapia, problemi finanziari permettendo”
.
I.
Con scritto 19 agosto 2016 il curatore educativo ha comunicato all’Autorità di protezione la preoccupazione circa la decisione dei genitori di interrompere la psicoterapia del figlio.
Con ulteriore scritto 30 giugno 2016 il curatore educativo ha riferito che il sostegno del SAE “
è rimasto in sospeso
” a causa della mancata collaborazione dei genitori, che il padre avrebbe riferito di “
non volere più intorno nessuno
” e che alla salute del figlio ci avrebbero pensato i genitori. La direttrice dell’USD ha riferito al curatore che PI 1 è un bambino fragile, irrequieto, che mostra segni di una grande sofferenza.
J.
Durante l’udienza di discussione 30 marzo 2017 i genitori hanno informato che da febbraio 2017 PI 1 è stato preso a carico dallo psicologo e psicoterapeuta _ con incontri settimanali. L’Autorità ha comunicato la preoccupazione per gli atteggiamenti del minore (segnalati dal curatore e dalla scuola) e informato che avrebbe dato mandato di valutazione socio-ambientale all’UAP. I genitori si sono detti contrari e hanno postulato la revoca della curatela educativa.
Mediante decisione 5 maggio 2017 l’Autorità di prime cure ha conferito mandato all’UAP di esperire una valutazione socio-ambientale del nucleo famigliare.
K.
Dalla valutazione 9 marzo 2018 dell’UAP è emersa una mancata collaborazione di RE 2 con il servizio e la Rete di sostegno, mentre RE 1 si è posta in modo contradditorio e ambivalente per timore del marito. La relazione coniugale è stata ritenuta critica e i bisogni educativi non condivisi. In conclusione l’UAP ritiene utile un sostegno accompagnatorio a domicilio (SAE) e il proseguimento della presa a carico terapeutica, come pure il mantenimento della curatela educativa, che deve essere adeguata alla situazione (con un ruolo attivo e costante a sostegno del nucleo famigliare insieme alla Rete).
L.
Con rapporto 8 maggio 2018 l’USD riporta un percorso scolastico discontinuo in merito al comportamento e adattamento, rispettivamente una costante fatica nell’apprendimento. Dalla valutazione cognitiva sono emersi risultati inferiori alla media e una mancanza di fiducia nelle proprie capacità. La scuola riferisce inoltre di una certa difficoltà dei genitori nel comprendere le problematiche del figlio.
M.
Mediante scritto 18 maggio 2018 i genitori di PI 1 hanno chiesto all’Autorità di protezione la revoca del mandato di curatela educativa ritenuto non più giustificato.
N.
Con rapporto 11 dicembre 2019 il curatore CURA 1 ha comunicato che da settembre 2019 PI 1 ha iniziato la scuola media speciale e che è stato riscontrato un netto miglioramento del comportamento e una buona collaborazione dei genitori. La presa a carico terapeutica è invece stata ridotta. Ha inoltre riferito di non aver presenziato ad alcune riunioni con la scuola siccome la sua presenza non era ben accettata dai genitori.
O.
Il 20 gennaio 2020 la docente della scuola speciale frequentata da PI 1 ha trasmesso un rapporto sull’andamento scolastico.
P.
Con scritto 3 marzo 2020 il pediatra dr. med. _ ha informato che il seguito psicoterapeutico di PI 1 è stato interrotto dall’estate del 2019 e che il padre si sarebbe rivolto allo studio per rinnovare la terapia farmacologica per il farmaco nel frattempo somministrato al figlio per l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività).
Q.
Con scritto 20 luglio 2020 il SPS, che segue da anni RE 1, ha segnalato all’Autorità di prime cure che la signora avrebbe riferito di essere stata percossa dal figlio, mostrando escoriazioni e lividi, ma si rifiuterebbe di sporgere denuncia temendo ripercussioni dal marito.
R.
Durante l’udienza 20 ottobre 2020 le parti hanno preso posizione in merito alla segnalazione del SPS. La madre ha sminuito i fatti, il padre ha confermato che il figlio sta bene e ribadito la richiesta di revoca della misura di curatela educativa.
S.
Con decisione 17 dicembre 2020 l’Autorità di protezione ha conferito al SMP mandato di valutazione dello stato psico-fisico di PI 1.
T.
Il 1° dicembre 2021 l’SMP ha trasmetto la valutazione richiesta. A mente dei periti il comportamento aggressivo di PI 1 avrebbe un’origine “
polifattoriale
” ovvero riconducibile alla fragilità intellettiva, al disturbo ADHD, nonché ai tratti di personalità descritti nella perizia (fragilità cognitiva, poco sopra il limite del ritardo mentale lieve e immaturità affettiva). Le misure di protezione raccomandate comprendono
l’intervento sinergico di diversi Servizi (un supporto educativo SAE, un controllo al contesto famigliare da parte del curatore educativo e un sostegno specifico del minore, ovvero l’inserimento in un gruppo del progetto
_
)
. Il rapporto è stato trasmesso alle parti.
U.
Con scritto 21 gennaio 2021 i genitori di PI 1 dichiarano di non opporsi alle misure proposte dal SMP, ma ribadiscono la richiesta di revoca della curatela educativa.
V.
Mediante scritto 8 febbraio 2022 CURA 1, alla luce della recente perizia e al rimarcato bisogno di protezione del minore, ribadisce la sua disponibilità alla continuazione del mandato, chiedendo che i compiti a lui attribuiti vengano specificati (tale richiesta sarebbe già stata formulata più volte in passato).
W.
Il 20 aprile 2022 l’Autorità di protezione ha provveduto all’ascolto di PI 1 che si si è opposto alla figura del SAE e al curatore (“
non serve
”).
X.
Con decisione 20 maggio 2022 (ris. n. 852/2022) l’Autorità di protezione ha:
-
respinto l’istanza dei genitori volta alla revoca della curatela educativa (disp. 1);
-
assegnato al curatore i seguenti compiti (disp. 2):
o
mantenere contatti con la rete e segnalare eventuali altre misure necessarie (2.1);
o
mantenere il controllo del contesto famigliare verificando la presenza della collaborazione del nucleo famigliare (2.2);
o
fungere da supporto per il minore (2.3);
o
presentare all’ARP i rapporti morali annuali (2.4);
-
ordinato per PI 1 la partecipazione al programma
_
(disp. 3).
La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva.
Y.
Con reclamo 7 giugno 2022 RE 1 e RE 2 si sono aggravati avverso la predetta decisione, postulando la revoca della curatela educativa istituita in favore del figlio e l’annullamento di tutte le altre misure ordinate. A mente dei genitori la curatela sarebbe nel frattempo diventata inutile. Le altre misure ordinate, oltre che inutili e avversate dal figlio, avrebbero quale conseguenza la perdita di ore scolastiche e problemi per il futuro del figlio.
Z.
Mediante osservazioni 24 giugno 2022 l’Autorità di protezione ha ribadito l’esigenza delle misure ordinate, fondandosi sulle valutazioni dei
Servizi attivi sulla situazione
, che avrebbero una visione oggettiva.
Con replica 11 luglio 2022 i genitori hanno confermato le conclusioni contenute nel reclamo.
Con duplica 14 luglio 2022 l’Autorità di protezione ha confermato la decisione, precisando che l’istituzione di misure di protezione può prescindere dall’accordo delle parti e del minore. “
Tanto più in casi dove la consapevolezza della presenza di problematiche e la collaborazione sono sempre state latenti, come nel caso in esame”
.
AA.
In precedenza, con decisione 29 aprile 2022 (ris. n. 717/2022) la medesima Autorità di protezione aveva approvato e messo a carico dei coniugi RE 1 e RE 2, in parti uguali, la nota d’onorario del 14 marzo 2022 di fr. 1'297,15 dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale, relativa alla valutazione dello stato psicofisico di PI 1, ordinata il 17 dicembre 2020.
BB.
Pure questa decisione è stata impugnata con il summenzionato reclamo. Senza contestare la congruità della nota e il principio della messa a carico secondo la soccombenza, i reclamanti hanno rilevato che una loro soccombenza e il relativo onere non potevano essere confermati, siccome le misure proposte e adottate erano ingiustificate e oggetto di impugnazione.
Con osservazioni 24 giugno 2022 l’Autorità di protezione ha chiesto la conferma della sua decisione di tassazione e messa a carico dei relativi oneri.
Con replica 11 luglio 2022 e duplica 14 luglio 2022 sono state ribadite le contrapposte tesi e domande.

Considerations:
Considerato
in diritto
1.
Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
Nella decisione 20 maggio 2022 impugnata (ris. n. 852/2022), l’Autorità di protezione ha in particolare respinto l’istanza dei genitori volta alla revoca della curatela educativa (disp. 1) e assegnato al curatore i seguenti compiti (disp. 2), ossia: mantenere contatti con la rete e segnalare eventuali altre misure necessarie (2.1), mantenere il controllo del contesto famigliare verificando la presenza della collaborazione del nucleo famigliare (2.2), fungere da supporto per il minore (2.3) e presentare all’ARP i rapporti morali annuali (2.4). Ha inoltre ordinato per PI 1 la partecipazione al programma _ (disp. 3).
3.
Nel suo reclamo RE 1 e RE 2 hanno ribadito la richiesta di revoca della curatela educativa istituita in favore del figlio sostenendo che sarebbe nel divenuta inutile. Ritenuto che si sono riconciliati non vi sarebbe più la necessità di un curatore che li consigli e aiuti con il figlio. Fondandosi sulla contrarietà di PI 1, si oppongono pure alle altre misure di protezione ordinate dall’Autorità di prime cure.
4.
Giusta l’art. 307 cpv. 1 CC se il bene del figlio è minacciato e i genitori non vi rimediano o non sono in grado di rimediarvi, l’autorità di protezione dei minori ordina le misure opportune per la protezione del figlio.
Nell’esecuzione di questa incombenza, l’autorità di protezione gode di un ampio potere d’apprezzamento quanto al modo di procedere (
Meier/Stettler
, Droit de la filiation, 6a ed., Losanna 2019, N. 1689, pag. 1101).
L’Autorità di protezione può segnatamente ammonire i genitori, gli affilianti o il figlio, impartire loro istruzioni per la cura, l’educazione o l’istruzione e designare una persona o un ufficio idoneo che abbia diritto di controllo e informazione (art. 307 cpv. 3 CC).
Le misure previste dagli art. 307 segg. CC hanno lo scopo di proteggere il bambino da possibili minacce al suo sviluppo fisico, psichico o morale (CR CC I,
Meier
, art. 307 N. 5;
Hegnauer/Breitschmid
,
Grundriss des Kindesrechts
, 5a edizione, pag. 206 n. 27.14). Esse sono volte dunque al bene del minorenne e non dipendono da un'eventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei loro confronti. L’eventuale colpa del padre o della madre non configura una condizione di messa in atto della misura (CR CC I,
Meier
, N. 28 ad Intro. art. 307–315b;
Breitschmid
in:
Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I,
6ͣ ed., Basilea 2018, N. 4 ad art. 307 CC). L’applicazione delle misure di protezione è retta dal principio di proporzionalità che si traduce nella legge in una gradualità degli interventi, che va dalla misura più leggera quella più incisiva (
Meier/Stettler
, op. cit., N. 1681 pag. 1095).
Nel dettaglio l’art. 307 cpv. 3 prevede una lista non esaustiva delle misure che l’Autorità può ordinare a protezione del minore.
Affinché rispetti il principio della proporzionalità la misura deve essere necessaria e sufficiente ad assicurare la protezione del minore. L’Autorità potrà in primo luogo ammonire i genitori ai loro doveri, dare loro consigli in ambito di cura, educazione e formazione del minore (ad esempio: pareri medici, frequentazioni a corsi di cura, partecipazioni a corsi per genitori). L’Autorità potrà anche consigliare i genitori ed orientarli verso i Servizi competenti o ancora impartire loro istruzioni.
L’art. 307 CC funge pure da base legale per il disciplinamento di misure d’indagine, volte a determinare l’eventuale messa in pericolo del bene del minore e la necessità di adottare misure più incisive (esami medici ambulatoriali, osservazioni di durata limitata presso un Istituto, perizie psichiche dei genitori in caso di sospetti di abusi).
L’Autorità potrà infine designare una persona (ad esempio assistente sociale, psicologo) o un ufficio idoneo (servizi per la protezione dei minori) che abbia facoltà di controllo e d’informazione (CR CC I,
Meier
, art. 307 CC, N. 11–15 pag. 1879 e segg.).
Benché tali misure (di controllo e informazione) si trovino in basso alla scala delle misure di protezione, anche in tal caso l’Autorità dovrà applicare il principio di proporzionalità.
Tra le misure immaginabili si può prevedere anche l’obbligo di accompagnare il minore dal medico per sottoporlo a esami, di accompagnarlo periodicamente da un pediatra designato, di collocarlo momentaneamente in una clinica o, brevemente, in un Istituto per una perizia, di obbligarlo a seguire un corso di recupero scolastico, di presentarlo al servizio psicologico scolastico, di accettare un intervento esterno di natura sistemica, che permetta la sua permanenza al domicilio piuttosto che il suo collocamento, di proteggerlo contro lo sfruttamento commerciale di cui è vittima, di mantenere dei rapporti regolari con i responsabili della formazione professionale, di proibire la modifica del suo luogo di residenza, o ancora di adottare delle modalità di pubblicazione delle fotografie del minore su internet rispettose del suo bene (
Meier/Stettler
, op. cit., N. 1692 pag. 1102-1103).
4.1.
Se le circostanze lo richiedono, l’Autorità di protezione nomina al figlio un curatore, perché consigli e aiuti i genitori nella cura del figlio (art. 308 cpv. 1 CC).
Ai sensi dell’art. 313 cpv. 1 CC, in caso di modificazione delle circostanze le misure prese per proteggere il figlio sono adattate alla nuova situazione. La norma concretizza il principio di proporzionalità, che impone all’Autorità di protezione di adottare le misure adottate quando le medesime si rivelano non (più) adeguate in ragione dell’evoluzione della situazione (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019, consid. 3.3.2.1;
Meier
, CR CC I, 2010, ad Intro art. 307-315b CC n. 36 e ad art. 313 CC n. 2). Una modifica delle misure di protezione adottate in favore di un minore esige tuttavia un cambiamento duraturo e significativo nelle circostanze che sono state all'origine della loro pronuncia, l'importanza del nuovo fatto deve essere valutata secondo i principi di stabilità e continuità della presa a carico del minore. Una modifica implica peraltro, in una certa misura, una prognosi sull’evoluzione futura delle circostanze determinanti; prognosi che dipende in larga misura dal comportamento precedente delle persone interessate. Le misure di protezione dei minori mirano a migliorare la situazione e devono pertanto essere "ottimizzate" a intervalli regolari, fino a quando gli effetti da loro prodotti non le rendano inutili (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid. 3.3.2.1; STF 5A_715/2011 del 31 gennaio 2012 consid. 2 e cit.;
Meier
, CR CC I, 2010, ad art. 313 CC n. 5). Se una misura, nella sua forma attuale, si rivela non più necessaria, deve essere annullata o sostituita da una misura meno severa (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid. 3.3.2.1; STF 5A_736/2014 del 8 gennaio 2015 consid. 3.4.3). Più la misura è stata incisiva, più la diminuzione della protezione dovrà compiersi per gradi, salvo casi eccezionali di cambiamento radicale delle circostanze (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid. 3.3.2.1). Quando i fatti che hanno fondato il provvedimento non sono più di attualità, il giudice può, al bisogno, aggiornare i suoi atti in applicazione della massima inquisitoria (art. 446 al. 1 CC, su rinvio dell'art. 314 cpv. 1 CC), in particolar modo attraverso una perizia complementare che verta sulla questione di sapere se e in quale misura la situazione è cambiata e necessita se del caso un adattamento della misura (STF 5A_981/2018 del 29 gennaio 2019 consid. 3.3.2.1; STF 5C.294/2005 del 27 febbraio 2006 consid. 4.3, in FamPra.ch 2006 p. 772;
Meier/Stettler
, Droit de la filiation, 6ͣ ed, n. 1685 p. 1098).
5
.
Nel suo apprezzamento, l'Autorità – in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione – non è vincolata né alle dichiarazioni delle parti né alle prove da loro fornite (DTF 130 III 734, consid. 2.2.2-2.2.3; 129 III 417, consid. 2.1.1.-2.1.2; 128 III 411, consid. 3.2.1; 122 III 408, cons. 3d).
Il citato principio vale anche per la regolamentazione delle relazioni personali (STF 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004 del 14 giugno 2004 cons. 2.1.2).
Esso impone all’autorità di chiarire i fatti e prendere in considerazione d’ufficio tutti gli elementi che possono essere importanti per rendere una decisione conforme al bene del minore. L’Autorità può istruire la fattispecie secondo il proprio apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale (BSK ZPO,
Mazan/Steck
, ad art. 296 CPC;
Meier/Stettler
, op. cit. nota 1764 pag. 492; STF 5A_991/2015 del 29 settembre 2016, consid. 6.2, non pubblicato al DTF 142 III 612), sollecitare rapporti, di propria iniziativa, anche se tale modo di procedere non è previsto dal diritto di procedura cantonale (FamKomm Erwachsenenschutz,
Steck
, art. 446 CC, N. 11; DTF 128 III 411, consid. 3.2.1).
Questo principio non dispensa tuttavia le parti dal dovere di collaborare attivamente alla procedura e di esporre le proprie tesi
(STF 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012, consid. 2.3).
6.
Nel caso in esame, diversamente da quanto sostenuto dai reclamanti, la necessità per il bene del minore di mantenere la curatela educativa nei suoi confronti risulta con ogni evidenza dalla dettagliata documentazione agli atti.
Il curatore CURA 1 era stato inizialmente nominato a seguito del procedimento penale aperto nei confronti del padre e della procedura di protezione dell’unione coniugale, oltre che per monitorare i diritti di visita padre-figlio,
mantenere i contatti con la Rete
che si occupava di PI 1 e
segnalare eventuali altre misure che si rendessero necessarie
(cfr. decisione 2 marzo 2015).
Nel frattempo, visto l’evolvere della situazione e il fatto che i genitori erano ritornati a convivere, il curatore stesso ha più volte sollecitato l’Autorità di protezione a voler adeguare e modificare i compiti a lui attribuiti (cfr. 11 dicembre 2019, 24 settembre 2020, udienza 20 ottobre 2020, 8 febbraio 2022). CURA 1 ha più volte ribadito l’importanza di mantenere la misura, per il bene del minore e in considerazione del “
rimarcato bisogno di protezione
”.
La necessità del mantenimento della misura è stata inoltre da più parti confermata. Nella valutazione socio-ambientale 9 marzo 2018 del nucleo famigliare esperita dall’UAP (che aveva confermato che la criticità della relazione coniugale e la non condivisione dei bisogni educativi), veniva già consigliato di mantenere la curatela educativa, con la precisazione che la stessa doveva essere adeguata alla situazione. Veniva altresì suggerito che il curatore potesse avere un ruolo attivo e costante a sostegno del nucleo famigliare.
La scuola (USD) frequentata da PI 1 aveva pure confermato la fatica dei genitori nel comprendere le difficoltà del figlio. Il SPS, che seguiva la madre, aveva poi espresso preoccupazione per la situazione famigliare.
Nella valutazione dello stato psico-fisico del minore (1° dicembre 2021) i periti del SPS avevano consigliato un “
controllo del contesto famigliare da parte del curatore educativo
”. Dalla perizia emergeva infatti una fragilità cognitiva poco sopra il limite del ritardo mentale lieve e un’immaturità affettiva e veniva confermata una fragilità del minore (oltre che agiti aggressivi, difficoltà scolastiche e comportamentali e disturbo ADHD).
Dagli atti emerge quindi che la fragilità del minore (segnalata e diagnosticata) si accompagna alla scarsa consapevolezza dei genitori dei reali bisogni del figlio e alla forte chiusura degli stessi, in particolare del padre, verso la Rete di sostegno (cfr. verbali di udienza agli atti).
Il fatto che i genitori abbiano ripreso la convivenza non permette di giungere a diversa conclusione. Come indicato nella valutazione socio ambientale dell’UAP la relazione coniugale risulta infatti ancora critica e i bisogni educativi e di coppia non condivisi. Tali difficoltà sono state da più parti confermate.
È pertanto a giusta ragione che l’Autorità di protezione ha modificato i compiti assegnati al curatore, attribuendogli il compito di “
mantenere contatti con la rete e segnalare eventuali altre misure necessarie, mantenere il controllo del contesto famigliare verificando la presenza della collaborazione del nucleo famigliare, fungere da supporto per il minore
”.
Questo Giudice non può che esortare i reclamanti a collaborare con le persone che si stanno occupando del loro figlio, il cui benessere dipende anche dall’atteggiamento degli stessi genitori. Vista la necessità di tutelare il bene del minore anche nel contesto famigliare la misura di protezione, poco incisiva, appare adeguata e proporzionata e merita quindi conferma.
La decisione dell’Autorità di protezione che ha respinto la richiesta di revoca della misura e modificato i compiti attribuiti al curatore resiste pertanto alle critiche dei reclamanti e va pertanto confermata.
7.
Quanto alle ulteriori misure ordinate dall’Autorità di protezione: partecipazione al programma _ (disp. 3) e sostegno educativo SAE (disp. 4) si osserva quanto segue.
Già dal 2014, momento in cui è stata segnalata la situazione famigliare all’Autorità di protezione, era emersa la fragilità e il bisogno di PI 1. Dagli atti risulta che il minore ha manifestato disagio a seguito della situazione famigliare e a seguito delle sue fragilità. I rapporti scolastici trasmessi confermano tale disagio e l’evidente difficoltà di gestione del minore stesso (comportamenti aggressivi). Le richieste di collaborazione per la condizione di PI 1 si sono susseguite negli anni (
preoccupazioni per il suo benessere e per i suoi atteggiamenti violenti:
scritti della scuola dal 2014, Istituto _, USD, curatore educativo, SPS). Come evidenziato dagli atti traspare altresì una scarsa consapevolezza dei genitori e una marcata chiusura degli stessi verso ogni tipo di aiuto a loro offerto.
Diversamente da quanto ritengono i reclamanti, la necessità delle misure ordinate dall’Autorità di prime cure, a tutela del bene di PI 1, emerge con ogni evidenza dagli atti.
Va peraltro rilevato che gli stessi avevano inizialmente acconsentito a tali misure (cfr. scritto 21 gennaio 2021) e solo in un secondo momento hanno dichiarato di opporvisi. Gli stessi si sono peraltro limitati a rilevare genericamente che il figlio non aveva acconsentito lamentando di perdere tempo scolastico.
La fragilità del minore, le difficoltà da lui riscontrate e la situazione famigliare di forte chiusura e la messa in pericolo del benessere del minore non possono essere negate: la situazione, segnalata da anni, è stata confermata da più parti (scuole, UAP, curatore, SMP).
In simili circostanze, la decisione dell’Autorità di protezione, dopo aver esperito le necessarie valutazioni, di ordinare un sostegno educativo SAE (peraltro già deciso in passato e mai messo in atto) per tutta la famiglia e ordinare a PI 1 di partecipare al programma _ (programma terapeutico per ragazzi che presentano comportamenti aggressivi e violenti, _) appare quindi proporzionata e resiste alle generiche critiche dei reclamanti.
Il fatto che il minore si opponga alle misure, vista peraltro la sua fragile condizione, non permette di giungere a diversa conclusione.
In considerazione dell’odierna decisione, la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo al reclamo postulata è divenuta priva d’oggetto.
L’Autorità di protezione va invitata a particolare rigore, a voler monitorare la situazione e verificare la reale messa in atto delle misure ordinate, evitando di procrastinare ulteriormente la situazione.
Il reclamo 7 giugno 2022 (inc. ARP n. 852/2022 e 9.2022.91 di questa Camera) va pertanto respinto e la decisione impugnata confermata.
8.
Visto l’esito dell’impugnazione delle misure ordinate, deve essere respinto anche il reclamo 7 giugno 2022 per quanto riguarda la contestazione della decisione 29 aprile 2022 (inc. ARP n. 717/2022 e 9.2022.90 di questa Camera).
8.1.
Giusta l’art. 29 cpv. 2 LPMA, le Autorità regionali di protezione possono condannare la parte soccombente al pagamento delle spese o chiedere anticipi sulle stesse; sono applicabili per analogia il Codice di diritto processuale civile (CPC) e la Legge sulla tariffa giudiziaria. I costi relativi al procedimento di protezione – diversamente dai costi di gestione della misura di protezione ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 LPMA – non rientrano infatti negli oneri di mantenimento a carico dei genitori ma seguono l’esito del procedimento e dunque il principio della soccombenza (fra le tante: sentenza CDP del 17 ottobre 2019, inc. 9.2018.199, consid. 4; sentenza CDP del 12 settembre 2019, inc. 9.2017.121, consid. 4; Breitschmid, BSK ZGB I, 4a ed. 2010, ad art. 276 CC n. 22). Secondo la giurisprudenza e la dottrina, qualora la procedura si concluda con l'emanazione di misure protettrici, tali costi devono essere addebitati al figlio, che viene dunque considerato soccombente (sentenza CDP del 17 ottobre 2019, inc. 9.2018.199, consid. 4: sentenza CDP del 12 settembre 2019, inc. 9.2017.121, consid. 4; sentenza CDP del 17 gennaio 2013, inc. 9.2013.15, consid. 3, confermata con STF 10 ottobre 2013, inc. 5A_96/2013; Breitschmid, BSK ZGB I, ad art. 276 CC n. 22).
In tal caso, i genitori devono farsene carico, non in forza dei loro doveri di mantenimento, bensì in virtù dei loro doveri generali di assistenza nei confronti del figlio. Questo dovere generale dei genitori è indissolubilmente legato al rapporto di filiazione, non si modifica con la privazione dell’autorità parentale e prevale sul dovere di assistenza dello Stato sgorgante dal diritto all’assistenza giudiziaria (sentenza CDP del 17 ottobre 2019, inc. 9.2018.199, consid. 4; sentenza CDP del 12 settembre 2019, inc. 9.2017.121, consid. 4; DTF 119 Ia 134, consid. 4).
Per contro, se la procedura a protezione del figlio si conclude senza che l'Autorità di protezione abbia adottato misure concrete, le spese di procedura non possono essere accollate al figlio – che non può essere considerato soccombente – né ai genitori, salvo che questi o il figlio le abbiano provocate con un comportamento reprensibile (sentenza CDP del 17 ottobre 2019, inc. 9.2018.199, consid. 4; sentenza CDP del 12 settembre 2019, inc. 9.2017.121, consid. 4).
8.2.
Nel caso in esame, i reclamanti non censurano l’applicazione dei principi legali richiamati, applicabili anche alla valutazione dello stato psicofisico di PI 1 commissionata in concreto dall’Autorità di protezione all’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale, che ha dato luogo all’adozione di misure di protezione. In particolare, non è contestato che la fattura del perito rappresenti un costo relativo al procedimento di protezione ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 LPMA, ovvero un costo che segue l’esito della procedura e dunque la soccombenza al procedimento. Neppure è messo in discussione il fatto che le spese peritali debbano essere poste a carico dei genitori in virtù dei loro doveri generali di assistenza nei confronti del figlio.
Confermata la congruità delle misure ordinate e vista la soccombenza dei reclamanti, si giustifica la conferma della messa a loro carico delle spese relative alle misure di protezione ordinate a favore del figlio PI 1.
Anche la decisione del 29 aprile 2022 (ris. n. 717/2022) resta quindi confermata.
9.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 47 e 49 LPAmm). Tasse e spese di giustizia vanno poste a carico dei reclamanti.