Decision ID: 0f259be7-8ecc-443d-bdb9-a1212fb7046b
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a Con decisione del 5 marzo 2010, in base al rapporto di ispezione del
4 marzo precedente, l’Ufficio del veterinario cantonale (in seguito: UVC) ha
ordinato a X._, gestrice di un’azienda agricola nel Comune di (...)
(az. n. _), diverse misure di adeguamento nella gestione e cura degli
animali, al fine di ripristinare una situazione di conformità alla legislazione
vigente in materia, segnatamente riguardo alla pulizia interna della stalla.
Tale ordine è stato impartito con la comminatoria che, qualora le misure
ordinate non fossero state messe in atto immediatamente, l’UVC avrebbe
sequestrato tutto il bestiame presente in azienda e disposto un divieto di
tenuta di animali.
A.b Con giudizio del 15 settembre 2010 (...) il Consiglio di Stato ha dichia-
rato irricevibile, in quanto tardivo, il ricorso presentato da X._ contro
la predetta determinazione.
A.c Il 6 dicembre 2010, richiamata la precitata risoluzione del 5 marzo
2010, l’UVC ha pronunciato nei confronti di X._ il sequestro degli
animali presenti in azienda, nonché un divieto di tenuta di animali da red-
dito a tempo indeterminato. Nel contempo, esso ha precisato che il divieto
di tenuta di animali avrebbe potuto essere revocato a determinate condi-
zioni che non occorre qui rammentare, specificando che “in ogni caso il
numero di animali tenuto non potrà superare quello originariamente previ-
sto per l’approvazione della stalla”. Allo stesso modo, l’UVC ha disposto la
cessione, entro il 13 dicembre 2010, dell’intero effettivo ad un nuovo de-
tentore presso un’altra azienda riconosciuta in grado di assicurarne una
corretta custodia.
A.d Con risoluzione del 23 novembre 2011 (...) il Consiglio di Stato ha par-
zialmente accolto il ricorso di X._ contro l’avversata risoluzione
dell’UVC, annullando e riformando quest’ultima nel senso che ha fatto or-
dine a X._ “di ridurre il numero di animali presenti in azienda a 20
mucche, 5 manze, 5 manzette, 1 toro, 8 vitelli e 5 vitelloni”. In sunto, esso
ha accertato che, pur non ricorrendo più gli estremi per vietare all’insor-
gente la detenzione di animali, permaneva comunque un contrasto con i
dettami dell’ordinanza sulla protezione degli animali del 23 aprile 2008
(OPAn, RS 455.1) dovuto alla sottocapacità della stalla. Il Consiglio di Stato
ha quindi tutelato la risoluzione litigiosa laddove disponeva che il numero
di animali tenuto non poteva superare quello originariamente previsto con
l’approvazione del progetto della stalla, così come risultante dalla relazione
tecnica del 17 aprile 2001 e dal rapporto di collaudo dell’8 ottobre 2002.
B-14/2020
Pagina 3
Esso ha da ultimo specificato che detta misura era confermativa di quella
già ordinata con decisione del 5 marzo 2010, cresciuta in giudicato e non
più discutibile. Per il resto, il Consiglio di Stato ha annullato il divieto di
tenuta degli animali da reddito come pure il relativo ordine di sequestro.
A.e Con decisione del 6 maggio 2013 (STA 52.2011.586), il Tribunale can-
tonale amministrativo ha confermato la suddetta pronuncia del Consiglio di
Stato e respinto il relativo ricorso di X._.
A.f A seguito di un controllo esperito il 10 maggio 2016 dall’UVC, unita-
mente alla Sezione dell’agricoltura del Dipartimento delle finanze e dell'e-
conomia del Cantone Ticino e alla Sezione dell’aria, dell’acqua e del suolo
(SPAAS) della Divisione dell'ambiente del Dipartimento del territorio del
Cantone Ticino, l’UVC ha ordinato, con decisione del 6 giugno 2016, quale
misura urgente a tutela del benessere del bestiame, il sequestro entro il
10 giugno 2016 dei bovini con un "body condition score" (BCS) inferiore a
2.0, l'allontanamento entro il 30 giugno 2016 di tutti gli animali restanti e ha
disposto il divieto di tenuta di animali da reddito a tempo indeterminato una
volta scaduto quest'ultimo termine. L'8 giugno 2016 l'UVC ha proceduto al
sequestro immediato di tutti i bovini presenti presso l'azienda agricola di
X._. Il provvedimento è stato formalizzato mediante decisione del
giorno successivo. Con decisione del 24 giugno 2016, l'UVC ha pronun-
ciato nei confronti di X._ il divieto di tenuta di animali da reddito a
tempo indeterminato, ha ordinato la confisca degli animali sequestrati e le
ha fissato un termine di 15 giorni per procedere alla loro vendita o cessione,
dietro preavviso dell'autorità dipartimentale. Tale decisione è rimasta incon-
testata.
A.g Con giudizio del 14 marzo 2017 (...) il Consiglio di Stato ha respinto i
ricorsi di X._ avverso le summenzionate decisioni del 6 e del 9 giu-
gno 2016 dell'UVC. L'Esecutivo cantonale ha anzitutto rilevato che il se-
questro di tutti gli animali presenti in azienda, stabilito con decisione del
9 giugno 2016 che aveva sostituito il sequestro parziale del 6 giugno 2016,
era stato a sua volta superato dalla misura di confisca adottata con risolu-
zione del 24 giugno 2016. Essendo quest'ultima risoluzione cresciuta in
giudicato, il Governo ha ritenuto che, per quanto diretto contro il sequestro
degli animali, il ricorso era divenuto privo d'oggetto. Esso ha invece con-
fermato il divieto di tenuta di animali da reddito a tempo indeterminato pro-
nunciato dall'UVC, ritenendone date le condizioni previste dalla legge.
B-14/2020
Pagina 4
A.h Mediante decisione del 14 agosto 2019 (STA 52.2017.252), nel frat-
tempo cresciuta in giudicato, il Tribunale cantonale amministrativo ha re-
spinto il ricorso di X._ avverso la risoluzione del Consiglio di Stato
del 14 marzo 2017.
B.
B.a
A seguito dell’alta vigilanza, svoltasi il 27 e 28 luglio 2016, sull’esecuzione
dell’ordinanza concernente i pagamenti diretti all’agricoltura del 23 ottobre
2013 (Ordinanza sui pagamenti diretti, RS 910.13), l’Ufficio federale
dell’agricoltura (UFAG) ha ordinato alla Sezione dell’agricoltura (in seguito:
prima istanza), di chiarire se dal 2013 erano stati versati all’azienda di
X._ dei contributi per il benessere degli animali SSRA (contributi
per i sistemi di stabulazione particolarmente rispettosi degli animali) / URA
(contributi per l’uscita regolare all’aperto) per un effettivo superiore a quello
disposto dal Tribunale cantonale amministrativo nella sua sentenza del
6 maggio 2013, nel qual caso avrebbe dovuto essere imposta la restitu-
zione di tali contributi versati per il numero di capi oltre l’effettivo massimo.
B.b Con decisione del 25 ottobre 2016 la prima istanza, richiamata la sen-
tenza del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013, ha chie-
sto a X._ di restituire la somma complessiva di fr. 14'477.40 dei
contributi SSRA/URA versati per gli anni 2013-2015 (fr. 9'974.75 URA +
fr. 4'502.65 SSRA) per il numero di capi eccedente l’effettivo massimo or-
dinato. Tale pronuncia è stata confermata mediante decisione del 19 di-
cembre 2016 della Sezione dell’agricoltura, la quale ha respinto il reclamo
di X._ dell’8 novembre 2016.
B.c Con ricorso del 19 gennaio 2017, X._ è insorta davanti al Con-
siglio di Stato (in seguito: autorità inferiore) chiedendo l’accoglimento del
ricorso e l’annullamento della decisione su reclamo del 19 dicembre 2016.
Ella ha fatto valere, anzitutto, la prescrizione del diritto alla restituzione dei
contributi 2013-2015. A suo dire, la prima istanza sarebbe stata già a co-
noscenza al momento in cui ha ricevuto una copia della decisione del Tri-
bunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013 che il numero di ani-
mali da lei detenuti era superiore all’effettivo massimo autorizzato per
l’azienda in questione. Il termine di un anno avrebbe dunque iniziato a de-
correre il giorno in cui la prima istanza sarebbe venuta a conoscenza della
decisione del Tribunale cantonale amministrativo e sarebbe scaduto nel
corso del 2014. Nel caso in cui non venisse riconosciuta la prescrizione
della richiesta, l’insorgente ha ritenuto che dovrebbe trovare applicazione
B-14/2020
Pagina 5
l’art. 30 cpv. 2 lett. b della legge federale del 5 ottobre 1990 sugli aiuti fi-
nanziari e le indennità (legge sui sussidi, LSu, RS 616.1), che prevede la
rinuncia della richiesta di restituzione nei casi in cui la violazione del diritto
non era facilmente riconoscibile per il beneficiario. Questa condizione sa-
rebbe a suo dire data, in quanto nemmeno la prima istanza avrebbe subito
individuato tale circostanza. In secondo luogo, l’insorgente ha contestato
che la decisione del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013
le avesse imposto una limitazione della tenuta di animali per ragioni con-
cernenti la loro protezione, ribadendo che tale decisione avesse avuto
come oggetto soltanto la capacità della stalla. Ella ha rilevato di aver rispet-
tato tale pronuncia, tenendo in tale struttura il numero massimo di animali
consentiti. Gli altri capi avrebbero invece trovato spazio nell’ampliamento
della stalla realizzato nel 2011, in particolare dopo la costruzione di una
tettoia. I rapporti di ispezione della A._ SA avrebbero del resto certi-
ficato che la struttura totale, stalla e tettoia, avrebbe potuto garantire uno
spazio sufficiente e conforme a tutti gli animali presenti. A detta dell’insor-
gente, ciò testimonierebbe il fatto che la tenuta degli animali da parte sua
sarebbe stata conforme ai dispositivi della legislazione in materia di prote-
zione degli animali.
B.d Con risposta del 17 febbraio 2017 la prima istanza ha chiesto di re-
spingere il ricorso. In sostanza, ha addotto che solo al momento in cui ha
ricevuto la bozza del rapporto di controllo di alta vigilanza effettuato
dall’UFAG in data 27 e 28 luglio 2016, essa avrebbe potuto rendersi conto
dell’importanza della sentenza del 6 maggio 2013 del Tribunale cantonale
amministrativo, nonché della decisione del 23 novembre 2011 del Consiglio
di Stato. Solo questa presa di conoscenza le avrebbe permesso di eserci-
tare il diritto alla restituzione dei sussidi. Inoltre, la prima istanza ha conte-
stato l’applicazione dell’art. 30 cpv. 2 lett. b LSu, in quanto l’insorgente sa-
rebbe stata in chiaro, a seguito della sentenza con cui il Tribunale canto-
nale amministrativo aveva sancito definitivamente la riduzione degli animali
presenti in azienda, sul numero di animali che le era permesso tenere. In-
fine, la prima istanza ha rifiutato la tesi di lettura dell’insorgente della men-
zionata decisione del Tribunale cantonale amministrativo, secondo cui la
decisione sarebbe riferita a problemi strutturali, di capacità di stalla e di
procedure edilizie.
B.e Dopo un ulteriore scambio di scritti, con decisione del 6 novembre
2019 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso e confermato la decisione
impugnata.
B.e.a L’autorità inferiore ha sottolineato che dal controllo del veterinario
cantonale del 10 maggio 2016 e dalla decisione del Tribunale cantonale
B-14/2020
Pagina 6
amministrativo del 14 agosto 2019, si evince che il bestiame detenuto fosse
ancora in netto sovrannumero rispetto a quanto confermato nella decisione
del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013 e che i posti fos-
sero, pur tenendo conto del riparo della tettoia, manifestamente insufficienti
rispetto al numero di bovini. Inoltre, l’autorità inferiore, richiamando nuova-
mente la decisione del Tribunale amministrativo cantonale del 14 agosto
2019, ha ritenuto che i rapporti della A. _ SA dal 2011 al 2013 non
sarebbero in grado di confutare quanto accertato e documentato dall’auto-
rità di prime cure. L’autorità inferiore ha inoltre rinviato alla propria risolu-
zione del 14 marzo 2017 da cui emerge che il fatto di aver tenuto il be-
stiame in sovrannumero rispetto alla capacità della stalla nonostante le de-
cisioni emanate dalle autorità, dimostrerebbe la mancanza di volontà
dell’insorgente di tenere i propri animali conformemente alla legge in ma-
teria di protezione di animali. Alla luce di tutti i motivi suesposti, l’autorità
inferiore ha concluso alla sussistenza dei presupposti per ammettere i mo-
tivi della revoca dei sussidi ai sensi dell’art. 30 cpv. 1 LSu.
B.e.b In secondo luogo, l’autorità inferiore ha ritenuto che le condizioni per
una rinuncia alla revoca dei sussidi secondo l’art. 30 cpv. 2 LSu non sareb-
bero adempiute. A suo parere, l’insorgente non poteva misconoscere la
chiarezza delle decisioni dell’UVC del 5 marzo 2010 e 6 dicembre 2010
che le imponevano di ridurre il numero di animali, né legittimamente pen-
sare che tale comportamento non avrebbe avuto conseguenze finanziarie
sui pagamenti diretti.
B.e.c Da ultimo, l’autorità inferiore ha accertato che il diritto di chiedere la
restituzione dei contributi SSRA/URA per il numero di capi che superava
l’effettivo massimo imposto non è prescritto. Secondo lei, il termine annuo
di prescrizione fissato dall’art. 32 cpv. 2 LSu ha cominciato a decorrere al
momento in cui la prima istanza ha ricevuto la bozza del rapporto di con-
trollo di alta vigilanza del 27 e 28 luglio 2016. Solo in quell’occasione l’au-
torità di prime cure avrebbe avuto modo di rendersi conto di quanto fossero
determinanti ai fini della nascita del diritto alla restituzione il numero mas-
simo di animali stabilito nella decisione del Consiglio di Stato del 23 no-
vembre 2011 e confermata dal Tribunale cantonale amministrativo il 6 mag-
gio 2013, nonché la sua relazione con l’effettivo numero di animali fissato
nella banca dati del traffico di animali (BDTA).
B-14/2020
Pagina 7
C.
Con ricorso del 14 dicembre 2019, pervenuto al Tribunale amministrativo
federale il 3 gennaio 2020 mediante scritto accompagnatorio del 30 dicem-
bre 2019, X._ (in seguito: ricorrente) chiede l’annullamento della
decisione del Consiglio di Stato del 6 novembre 2019 e delle decisioni della
Sezione dell’agricoltura del 19 dicembre 2016 e 25 ottobre 2016.
Innanzitutto, la ricorrente fa valere un accertamento dei fatti inesatto e in-
completo da parte dell’autorità inferiore. Quest’ultima non avrebbe consi-
derato che le decisioni del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio
2013 e 14 agosto 2019 riguardano fatti antecedenti alla costruzione di una
tettoia e di un nuovo letamaio e al rilascio, in data (...), della relativa licenza
edilizia parzialmente a posteriori, la cui domanda era stata inoltrata (...). In
tale contesto, la ricorrente precisa che detta licenza le avrebbe permesso
di aumentare le capacità della stalla riguardo al numero di animali. Oltrac-
ciò, l’autorità inferiore non avrebbe fatto riferimento a fatti riguardanti i pro-
grammi SSRA e URA e nemmeno agli anni 2013-2015, ma unicamente a
fatti avvenuti del 2016, qui non rivelanti.
In secondo luogo, la ricorrente, richiamando lo scritto del 12 ottobre 2011
della SPAAS e un incontro avvenuto il 24 marzo 2011 in presenza, tra l’al-
tro, di rappresentanti della SPAAS e della prima istanza, ritiene che
quest’ultima fosse a conoscenza di tutti i fatti necessari per stabilire con
esattezza i contributi spettanti alla ricorrente. In particolare, la prima istanza
avrebbe saputo del numero dei bovini autorizzato dalla licenza di costru-
zione del 2002 e anche che la tettoia costruita poteva supportare tutte le
bovine presenti nella stalla. A mente della ricorrente, questi fatti sarebbero
confermati dai vari rapporti di ispezione da parte della A. _ SA (orga-
nismo di ispezione privato certificato) eseguiti tra il 2011 e il 2015, come
pure dalla lettera del 21 dicembre 2016 della prima istanza, con la quale,
ben 5 mesi dopo la ricezione della bozza del rapporto di alta vigilanza
dell’UFAG, essa dichiarava che “nel 2013, 2014 e 2015 non sono stati svolti
controlli per la protezione degli animali da cui siano emerse lacune”. La
ricorrente ribadisce che la prima istanza avrebbe affermato la validità dei
rapporti di ispezione e dell’operato della A. _ SA in diverse occasioni,
come ad esempio nei rispettivi scritti dell’8 gennaio 2019 e del 16 ottobre
2019. La ricorrente cita poi la sentenza del TAF B-2843/2009 dell’11 no-
vembre 2009, secondo la quale “il formulario SSRA rapporto di controllo
per bovini attesta il rispetto o meno delle prescrizioni della Confederazione
per i contributi SSRA e rappresenta quindi un documento cardine per l’au-
torità competente al fine di decidere, in un secondo tempo, se concordare
al richiedente i relativi contributi pretesi”.
B-14/2020
Pagina 8
La ricorrente reputa inoltre contraddittorio il fatto che la prima istanza nella
sua risposta al ricorso dinanzi all’autorità inferiore abbia, da un lato, affer-
mato di essere al corrente della sentenza del Tribunale cantonale ammini-
strativo del 6 maggio 2013 e, dall’altro, di essere venuta a conoscenza dei
fatti solo dopo aver ricevuto il documento sull’alta vigilanza del 27 luglio
2016. Secondo lei il termine di prescrizione non decorre dal giorno della
presunta conoscenza della portata della norma, ma dal giorno della cono-
scenza dei fatti da parte dell’autorità, ossia il giorno della ricezione della
decisione del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013. In
considerazione dei rapporti della A. _ SA, del coinvolgimento della
prima istanza e della SPAAS nonché del Comune di (...) nel risolvere il
problema dei bovini in sovrannumero nel 2010, la ricorrente conclude di
essere in buona fede e che al suo caso debba essere applicato l’art. 30
cpv. 2 lett. b LSu.
D.
Con risposta del 16 marzo 2020, la prima istanza rimanda perlopiù alle sue
precedenti osservazioni e si rimette in ordine e nel merito al giudizio dello
scrivente Tribunale. Per il resto, essa puntualizza che la ricorrente, fon-
dando la sua argomentazione sugli aspetti strutturali relativi alla protezione
animali e alle licenze edilizie, tralascia l’importante fatto che la limitazione
dell’effettivo della ricorrente, come confermato dalla decisione del Tribu-
nale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013, era dovuta a lacune ge-
stionali indipendenti dalla capienza del sistema di stabulazione degli ani-
mali.
E.
Con scritto del 18 marzo 2020 l’autorità inferiore ha prodotto il proprio in-
carto, dichiarato di non aver alcuna osservazione da formulare e di rimet-
tersi al giudizio del Tribunale.
F.
In data 12 maggio 2020 l’UFAG ha dato seguito alla richiesta formulata
nell’ordinanza del 20 marzo 2020 ed inoltrato il proprio parere di autorità
specializzata in merito alla causa in oggetto. L’UFAG giunge alla conclu-
sione che la decisione impugnata è corretta e che la ricorrente è tenuta alla
restituzione dei contributi percepiti a torto.
G.
La prima istanza condivide, con scritto del 29 maggio 2020, il parere
dell’UFAG. L’autorità inferiore non ha fatto uso della facoltà di inoltrare os-
servazioni in merito.
B-14/2020
Pagina 9
H.
Con scritto del 4 giugno 2020 la ricorrente chiede di escludere dalla proce-
dura di ricorso il parere dell’UFAG del 12 maggio 2020, avendo quest’ul-
timo partecipato alla decisione impugnata ed essendo quindi obbligato ad
astenersi giusta l’art. 59 PA (cfr. intero consid. 3). Per il resto, ella si ricon-
ferma nelle sue conclusioni e argomentazioni.
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della presente ver-
tenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio e liberamente le con-
dizioni di ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF
2007/6 consid. 1).
1.1 Giusta l'art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), il Tribunale amministrativo federale giu-
dica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'articolo 5 della legge federale
del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021),
eccezion fatta per le decisioni elencate all'art. 32 LTAF. In particolare, giu-
sta l'art. 33 lett. i LTAF un ricorso è ammissibile contro le decisioni delle
autorità cantonali, in quanto una legge federale preveda che le loro deci-
sioni sono impugnabili mediante ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo
federale. In base all'art. 166 cpv. 2 della legge federale del 29 aprile 1998
sull'agricoltura (legge sull'agricoltura, LAgr, RS 910.1), un ricorso al Tribu-
nale amministrativo federale è ammissibile contro le decisioni cantonali di
ultima istanza prese in applicazione della presente legge e delle relative
disposizioni d'esecuzione, eccetto che per le decisioni cantonali concer-
nenti i miglioramenti strutturali. Quest’ultima eccezione non è data nel caso
di specie. La risoluzione del Consiglio di Stato del 6 novembre 2019 confi-
gura una decisione di un’ultima istanza cantonale secondo l’art. 166 cpv. 2
LAgr (cfr. anche l’art. 80 della Legge sulla procedura amministrativa
[LPAmm] del 24 settembre 2013, RL/TI 165.100) e in quanto tale può es-
sere impugnata dinanzi allo scrivente Tribunale.
1.2 La decisione su reclamo della prima istanza del 19 dicembre 2016 è
stata sostituita, per effetto devolutivo del ricorso del 19 gennaio 2017, dalla
decisione dell’autorità inferiore del 6 novembre 2019. Nella misura in cui la
B-14/2020
Pagina 10
ricorrente chiede l’annullamento delle decisioni della prima istanza del
19 dicembre 2016 e del 25 ottobre 2016, il ricorso non è ammissibile. In
ogni caso, si considera che il presente gravame, materialmente, è pure
diretto contro la decisione del 19 dicembre 2016 (cfr. DTF 134 II 142 con-
sid. 1.4 e 129 II 438 consid. 1; sentenze del TAF B-4710/2019 del 26 otto-
bre 2020 consid. 1.2, B-1966/2018 del 23 agosto 2019 consid. 1.1 e
A-2878/2013 del 21 novembre 2013 consid. 1.3).
1.3 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-
riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata ed ha un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 PA).
1.4
1.4.1 La decisione impugnata è stata notificata alla ricorrente il 16 novem-
bre 2019 e un eventuale ricorso avrebbe dovuto essere inoltrato al più tardi
entro il 16 dicembre 2019. La ricorrente ha sì inviato il ricorso del 14 dicem-
bre 2019 l’ultimo giorno del termine, ossia in data 16 dicembre 2019, tutta-
via al vecchio indirizzo del Tribunale amministrativo federale a Berna (“CP,
3000 Berna 14”, come indicato alla cifra 3 del dispositivo della decisione
impugnata). In seguito, la Posta, in data 27 dicembre 2019, ha rispedito
l’invio menzionato alla ricorrente con la nota "Il destinatario è irreperibile
all’indirizzo indicato”. A conseguenza di ciò, con scritto accompagnatorio
del 30 dicembre 2019, spedito il giorno seguente, la ricorrente ha inviato il
ricorso del 14 dicembre 2019, stavolta all’indirizzo corretto del Tribunale
(“casella postale, 9023 San Gallo”).
1.4.2 Per prassi costante, l’osservanza del termine di ricorso è data se un
atto di ricorso è consegnato alla posta al più tardi l’ultimo giorno del termine
anche se è inviato ad un indirizzo errato, tuttavia a condizione che non
sussista alcun abuso di diritto (cfr. sentenza del TAF A-3184/2015 del
29 novembre 2016, intero consid. 2 con ulteriori riferimenti). Nel caso in
esame, anche tenuto conto che l’indicazione del rimedio giuridico era erro-
nea, non sono ravvisabili indizi per un abuso di diritto e il ricorso va consi-
derato tempestivo. Dichiarare il ricorso inammissibile per la mancata os-
servanza del termine equivarrebbe ad un eccesso di formalismo (sentenze
del TAF B-3815/2014 del 18 febbraio 2016 consid. 1 e C-269/2014 del
13 gennaio 2015 consid. 1.3).
B-14/2020
Pagina 11
1.5 Gli ulteriori requisiti quanto alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso
(art. 52 PA) sono soddisfatti e gli altri presupposti processuali sono pari-
menti adempiuti, in particolare l’anticipo spese è stato versato entro il ter-
mine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).
1.6 In conclusione, il ricorso è ammissibile nella misura di quanto sopra
precisato (cfr. consid. 1.2).
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-
tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA). Tuttavia, nel caso di specie l’inade-
guatezza non può essere richiamata, in quanto la decisione impugnata è
stata emanata da un’autorità cantonale in veste di autorità di ricorso (cfr.
art. 49 lett. c PA; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bun-
desverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-
sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati:
l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-
plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o
dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii;
122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3).
3.
Dal punto di vista formale, la ricorrente chiede di escludere dalla procedura
di ricorso il parere dell’UFAG del 12 maggio 2020, avendo quest’ultimo par-
tecipato alla decisione impugnata ed essendo quindi obbligato ad astenersi
in virtù dell’art. 59 PA.
3.1 Giusta l’art. 59 PA, l’autorità di ricorso non può affidare l’istruzione del
ricorso a persone dell’autorità inferiore né ad altre persone che abbiano
avuto una parte nell’elaborazione della decisione impugnata; l’articolo 47
capoversi 2 a 4 PA è inoltre applicabile se la decisione impugnata poggia
su istruzioni dell’autorità di ricorso. Nella norma poc’anzi enunciata è rac-
colta la problematica secondo cui tra l'autorità che esperisce l'istruttoria e
B-14/2020
Pagina 12
quella che emana formalmente il giudizio non devono sussistere conflitti
d'interesse. Il campo d’applicazione dell’art. 59 PA riguarda l’obbligo di ri-
cusa limitatamente ai procedimenti di ricorso nel quadro di una procedura
amministrativa interna (cfr. RETO FELLER/PANDORA KUNZ-NOTTER, VwVG –
Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Kommentar, 2a ed., 2019,
n. 4 ad art. 59 PA; STEPHAN BREITENMOSER/MARION SPORI FEDAIL in Praxis-
kommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 59 n. 3).
3.2 La ricorrente erra quando ritiene che l’UFAG nel proprio parere sia an-
dato oltre la sola consultazione e abbia emesso una decisione sul caso
suscettibile di influenzare e determinare l’esito dell’intera causa. L’UFAG
ha concluso solo alla correttezza della decisione impugnata e all’obbligo di
restituzione dei contributi percepiti a torto. Invece, la resa di una decisione
sulla questione incombe in ultima analisi unicamente allo scrivente Tribu-
nale. Nell’ambito dell’istruttoria e della preparazione di una sentenza in ma-
teria di pagamenti diretti è opportuno chiedere un parere dell’UFAG in qua-
lità di autorità specializzata a cui spetta l’alta sorveglianza sull’esecuzione
dei relativi disposti. Un simile modo di procedere non può essere ostacolato
dall’art. 59 PA (RETO FELLER/PANDORA KUNZ-NOTTER, op. cit., n. 3 ad
art. 59 PA), ma appare invece indicato, tanto più che l’UFAG non è né l’au-
torità di ricorso, né l’autorità di istruzione nel procedimento anteriore e nem-
meno nel presente procedimento. Pertanto, non essendo ravvisabile alcun
conflitto di interesse ed essendo stata data alla ricorrente la facoltà di espri-
mersi su detto parere, la sua richiesta di escludere la consultazione
dell’UFAG del 12 maggio 2020 e i suoi allegati sulla base dell’art. 59 PA,
non può essere accolta.
4.
4.1 Nella presente fattispecie, l’oggetto di lite è formato dalla restituzione
dei contributi per il benessere degli animali per un totale di fr. 14'477.40
(fr. 9'974.75 URA + fr. 4'502.65 SSRA), i quali sono stati versati alla ricor-
rente tra il 2013 e il 2015 per il numero di capi che superava l’effettivo mas-
simo stabilito nella decisione del Consiglio di Stato del 23 novembre 2011
e confermata dalla sentenza del Tribunale cantonale amministrativo del
6 maggio 2013, passata in giudicato. Tenuto conto che le disposizioni in
materia di diritto agrario sono state più volte rivedute, occorre dapprima
determinare le norme di diritto applicabili a livello temporale.
4.2 Nella misura in cui il legislatore non ha ordinato disposizioni transitorie
divergenti, vale il principio generale del diritto secondo cui sono determi-
nanti le norme giuridiche vigenti al momento della realizzazione della fatti-
specie giuridicamente rilevante (DTF 144 V 210 consid. 4.3.1; sentenza del
B-14/2020
Pagina 13
TF 2C_833/2014 del 29 maggio 2015 consid. 2.1, con rinvio alla DTF 126
II 522 consid. 3b/aa; sentenze del TAF B-563/2013 del 20 maggio 2015
consid. 3 e B-6025/2013 del 6 agosto 2014 consid. 2.1).
4.3 Le modifiche della LAgr e degli atti normativi aggiuntivi, segnatamente
dell’Ordinanza concernente i pagamenti diretti all’agricoltura del 23 ottobre
2013 (Ordinanza sui pagamenti diretti, OPD; RS 910.13) sono entrate in
vigore il 1° gennaio 2014. Siccome, per quanto sia d’interesse nel presente
caso, mancano disposizioni transitorie, i fatti avveratisi per l’anno di contri-
buzione 2013 devono essere valutati secondo la versione allora vigente
della LAgr e dell’OPD (vLAgr, RU 1998 3033; vOPD). Per gli anni di contri-
buzione 2014 e 2015 sono applicabili invece le norme rivedute (cfr. sen-
tenza del TF 2C_833/2014 del 29 maggio 2015 consid. 2.1 e le sentenze
del TAF B-6025/2013 del 6 agosto 2014 consid. 4.2 e B-2839/2016 del
10 dicembre 2018 consid. 2.2). Tuttavia, per quanto riguarda le questioni
che si pongono nella presente fattispecie, le versioni delle norme giuridiche
rilevanti coincidono ampiamente nel loro senso e contenuto. Per facilitare
la lettura, verranno citate di seguito le norme nella versione entrata in vi-
gore il 1° gennaio 2014.
5.
5.1 La Confederazione imposta i provvedimenti in modo che l’agricoltura
possa svolgere i suoi compiti multifunzionali. Tra le sue competenze e i
compiti vi è quello di completare il reddito contadino con pagamenti diretti
al fine di remunerare in modo equo le prestazioni fornite, a condizione che
sia fornita la prova che le esigenze ecologiche sono rispettate (art. 104
cpv. 3 Cost.). Secondo l’art. 70 cpv. 1 LAgr, per retribuire le prestazioni
d’interesse generale sono versati pagamenti diretti ai gestori di aziende
agricole. I pagamenti diretti comprendono tra l’altro i contributi per i sistemi
di produzione (art. 70 cpv. 2 lett. e LAgr), nei quali rientrano i contributi per
il benessere degli animali, in particolare la partecipazione ai programmi
SSRA e URA (art. 72 cpv. 1 lett. a e b OPD; cfr. anche artt. 73-75 OPD).
5.2 Per essere posti al beneficio dei pagamenti diretti, gli agricoltori devono
fornire la prova che le esigenze ecologiche sono rispettate (PER), la quale
comprende una detenzione degli animali da reddito rispettosa delle esi-
genze della specie (art. 70a cpv. 1 lett. b e cpv. 2 lett. a LAgr) e l’osser-
vanza, tra l’altro, delle disposizioni determinanti per la produzione agricola
della legislazione in materia di protezione delle acque, dell’ambiente e degli
animali (art. 70a cpv. 1 lett. c LAgr, art. 12 OPD). I controlli sulla protezione
degli animali nell’ambito della PER vanno svolti secondo le disposizioni
della legislazione sulla protezione degli animali (art. 102 cpv. 2 OPD).
B-14/2020
Pagina 14
5.3 La legge del 16 dicembre 2005 sulla protezione degli animali (LPAn,
RS 455) e le relative disposizioni d’esecuzione stabiliscono esigenze mi-
nime in materia di detenzione degli animali vincolanti per tutti i detentori
(cfr. artt. 4, 6 cpv. 1 LPAn, nonché l'art. 3 dell'ordinanza sulla protezione
degli animali del 23 aprile 2008 [OPAn, RS 455.1]). Secondo l’art. 23 cpv. 1
LPAn, l’autorità competente può vietare, a tempo determinato o indetermi-
nato, la detenzione, l’allevamento, la commercializzazione o l’impiego a ti-
tolo professionale di animali a chi: (a.) è stato punito per ripetute o gravi
infrazioni alle prescrizioni della presente legge, ai disposti esecutivi ema-
nati in virtù della stessa o a decisioni dell’autorità; (b.) per altri motivi è
incapace di tenere o allevare animali.
5.4 Mediante i programmi d’incentivi facoltativi "Sistemi di stabulazione
particolarmente rispettosi degli animali" (SSRA) e "Uscita regolare
all’aperto" (URA), il benessere degli animali viene promosso oltre gli stan-
dard minimi legali vigenti per la detenzione degli animali secondo la legi-
slazione in materia di protezione degli animali (sentenze del TAF
B-7579/2015 del 6 gennaio 2017 consid. 7.3.1, B-4709/2012 del 20 dicem-
bre 2013 consid. 3.3.2.5). Il maggior dispendio correlato alla partecipa-
zione a tali programmi viene compensato dai pagamenti diretti versati an-
nualmente (Messaggio concernente l’evoluzione della politica agricola ne-
gli anni 2014-2017 [Politica agricola 2014-2017] del 1° febbraio 2012, FF
2012 1757 segg., 1787 seg.). La partecipazione ai programmi SSRA e URA
presuppone prestazioni supplementari corrispondenti da parte del deten-
tore di animali. Quest’ultimo deve dunque essere consapevole che al mo-
mento dell’annuncio dei contributi SSRA e URA egli deve integralmente
adempiere le condizioni di legge (sentenze del TAF poc’anzi citate
B-7579/2015 consid. 7.3.1, nonché B-4709/2012 consid. 3.3.2.5). Le con-
travvenzioni alle prescrizioni a tutela del benessere degli animali non
danno diritto ai pagamenti diretti, ma hanno come conseguenza la rispet-
tiva riduzione o il diniego degli stessi (cfr. n. 2.9 allegato 8 OPD in combi-
nato disposto con l’art. 170 cpv. 2bis LAgr e art. 105 OPD).
5.5 Se le condizioni che hanno giustificato l’assegnazione di contributi non
sono più adempite o se oneri e condizioni non sono rispettati, i contributi
devono essere rimborsati totalmente o parzialmente (art. 171 cpv. 1 LAgr).
I contributi o i vantaggi patrimoniali percepiti a torto devono essere restituiti
o compensati indipendentemente dall’applicazione delle disposizioni penali
(art. 171 cpv. 2 LAgr).
B-14/2020
Pagina 15
6.
6.1 Nel caso di specie, con decisione del 6 maggio 2013 il Tribunale can-
tonale amministrativo (STA 52.2011.586) ha respinto il ricorso della ricor-
rente contro la risoluzione del 23 novembre 2011 del Consiglio di Stato,
confermando di conseguenza quest’ultima, segnatamente laddove veniva
fatto ordine alla ricorrente di ridurre il numero di animali presenti nella sua
azienda a 20 mucche, 5 manze, 5 manzette, 1 toro, 8 vitelli e 5 vitelloni. La
menzionata decisione del 6 maggio 2013 non è stata contestata ed è cre-
sciuta in giudicato. Pertanto, nella misura in cui l’effettivo bovino annun-
ciato dalla ricorrente per le categorie di bovini che danno diritto ai contributi
SSRA/URA negli anni 2013-2015 è superiore a quello imposto nelle deci-
sioni in parola, risulta che le condizioni per il versamento dei contributi
SSRA/URA in riferimento al numero dei capi che superano l’effettivo mas-
simo ordinato non erano adempiute in violazione delle disposizioni in ma-
teria di detenzione adeguata e protezione degli animali, per cui una parte
di questi contributi era stata versata a torto.
6.2 La ricorrente ritiene che l’autorità inferiore non abbia tenuto conto del
fatto che la decisione del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio
2013 riguarda una fattispecie avveratasi nel 2010 e che nel frattempo la
ricorrente aveva provveduto all’adeguamento della stalla, inoltrando, il
16 maggio 2013, una domanda di costruzione parzialmente a posteriori per
la tettoia e il letamaio, rilasciata poi in data 9 settembre 2016. Allo stesso
modo, l’autorità inferiore avrebbe omesso di dire che la decisione del Tri-
bunale cantonale amministrativo del 14 agosto 2019 era riferita alla licenza
di costruzione del 2002 e non teneva in considerazione la licenza di costru-
zione del 2016. Infine, l’autorità inferiore non avrebbe considerato che i
diversi rapporti stilati dall’A. _ SA (allegati al ricorso doc. D: rapporto
13.12.2011 e G: rapporti 30.09.2013, 01.03.2012, 28.09.2011), ritenuti rile-
vanti secondo la prassi del Tribunale amministrativo federale, non avreb-
bero riscontrato alcuna lacuna.
6.3 Come dimostrano i seguenti considerandi, con gli argomenti sollevati,
la ricorrente non riesce a far apparire insostenibile che i contributi
SSRA/URA per un numero di animali superiore al limite imposto sono stati
concessi a torto.
6.3.1 La ricorrente misconosce che nel caso di specie è determinante l’os-
servanza delle norme in materia di detenzione adeguata e di protezione
degli animali, ossia la limitazione del numero di bovini presenti in azienda
e che il divieto di tenuta di animali non era stato indetto a causa della pre-
senza di strutture carenti o inesistenti, ma proprio in quanto la ricorrente
B-14/2020
Pagina 16
non poteva garantire le cure e il benessere di un effettivo più numeroso di
animali mediante la propria struttura. Se un divieto parziale o totale di de-
tenere gli animali è cresciuto in giudicato, il rilascio di una licenza di costru-
zione senza un coinvolgimento da parte del veterinario cantonale non può
permettere di aumentare il limite degli effettivi degli animali e quindi di elu-
dere o addirittura annullare il divieto di tenuta di animali. La ricorrente non
poteva quindi ignorare che non era autorizzata a detenere un numero di
animali superiore a quello consentito senza violare le norme in materia di
protezione degli animali e che un tale atteggiamento non avrebbe compor-
tato alcuna conseguenza finanziaria per i pagamenti diretti. Come si evince
dalla decisione del Tribunale cantonale amministrativo del 14 agosto 2019
(STA 52.2017.52) cresciuta in giudicato, la situazione non sembra essere
migliorata negli anni successivi. Invero, detta Corte ha confermato un ulte-
riore divieto di tenuta di animali a tempo indeterminato in quanto, da un
controllo dell’UVC del 10 maggio 2016, era risultato che il bestiame era
ancora in netto sovrannumero rispetto a quanto confermato nella decisione
del 6 maggio 2013 e i posti erano manifestamente insufficienti rispetto al
numero di bovini, pur tenendo conto del riparo esterno (tettoia), presente
dal 2011. Viste le circostanze, agli atti vi sono ancora indizi sufficienti per
concludere che la contravvenzione all’ordine di riduzione del numero di
animali si è protratta almeno dal 2013 al 2016 e che la ricorrente fatica a
conformarsi alle disposizioni in materia di protezione degli animali.
6.3.2 A fronte di questi accertamenti, i rapporti della A._ SA
(all’epoca l’organismo di controllo privato certificato), allegati al ricorso, non
sono nemmeno loro in grado di mutare favorevolmente la situazione della
ricorrente. Già per quanto riguarda le date in cui tali rapporti sono stati sti-
lati, dal 13 dicembre 2011 al 30 settembre 2013, sorge il dubbio che l’ente
di controllo potesse essere a conoscenza della limitazione dell’effettivo di
animali confermata dal Tribunale cantonale amministrativo nella decisione
del 6 maggio 2013. Oltracciò, i rapporti menzionati non vanno considerati
in modo isolato, bensì nel contesto complessivo secondo cui è assodata
una tenuta problematica di animali conformemente alle decisioni dell’Uffi-
cio del veterinario cantonale, confermate in questo punto anche dalle
istanze di ricorso successive. Non da ultimo va rilevato che nel rapporto
dell’UVC del 10 maggio 2016 erano state riscontrate alcune discordanze
rispetto a quanto prospettato nel rapporto di controllo della A._ SA
del 13 dicembre 2011, in particolare riguardo alla tettoia (cfr. risposta della
prima istanza del 17 febbraio 2017 e i suoi allegati inoltrati nel procedi-
mento precedente). In seguito a tali risultanze, la portata che la ricorrente
attribuisce ai rapporti della A._ SA va comunque relativizzata. Poco
importa quindi che lo scrivente Tribunale in una sua precedente sentenza
(B-2843/200 dell’11 novembre 2009 consid. 5.1) abbia dichiarato che “il
B-14/2020
Pagina 17
formulario SSRA rapporto di controllo per i bovini attesta il rispetto o meno
delle prescrizioni della Confederazione per i contributi SSRA e rappresenta
quindi il documento cardine per l'autorità competente alfine di decidere, in
un secondo tempo, se concordare al richiedente i relativi contributi pretesi”,
tanto più che non sono ravvisabili indizi per affermare che nel caso citato
si tratta degli stessi rapporti indicati nel presente ricorso.
6.4 Per prassi costante, in caso d'inosservanza delle prescrizioni in materia
di protezione degli animali, le condizioni per la concessione di contributi
per la detenzione di animali da reddito che consumano foraggio greggio
come pure di contributi etologici non sono adempiute (cfr. DTF 137 II 366
consid. 3.3.1). Ne consegue che la ricorrente non aveva diritto a percepire
i contributi SSRA/URA per il numero degli animali superiore agli effettivi a
lei imposti ai sensi della risoluzione del 23 novembre 2011 del Consiglio di
Stato, confermata mediante la decisione del Tribunale cantonale
amministrativo del 6 maggio 2013. Atteso che la decisione del Tribunale
cantonale amministrativo del 14 agosto 2019, anch’essa definitiva, ha
stabilito sulla base del rapporto di controllo dell’UVC del 10 maggio 2016
che malgrado l’ordine di ridurre il numero degli animali (passato in giudicato
con decisione del 6 maggio 2013) il bestiame era ancora in sovrannumero,
si deve concludere che le infrazioni alla legislazione sulla protezione degli
animali si sono protratte dal 2010 al 2016. Avendo la ricorrente percepito i
contributi SSRA/URA nel periodo 2013-2015, è ovvio che la restituzione
dei relativi pagamenti diretti si riferisca soltanto a detto periodo di
contribuzione.
7.
L’autorità inferiore ha fondato la restituzione dei contributi SSRA/URA per-
cepiti a torto sulle disposizioni in materia di revoca di decisioni conforme-
mente alla legge federale del 5 ottobre 1990 sugli aiuti finanziari e le inden-
nità (legge sui sussidi, LSu, RS 616.1), in particolare all’art. 30 cpv. 1 e 2
LSu, citando a tale proposito la decisione dell’allora competente Commis-
sione di ricorso DFE (REKO EVD) del 13 dicembre 2006 nella causa
JG/2005-9.
7.1 La legge sui sussidi si applica a tutti gli aiuti finanziari e indennità pre-
visti nel diritto federale, specialmente anche ai sussidi in materia di agricol-
tura (sentenza del TF 2C_88/2012 del 28 agosto 2012 consid. 4.1 con rin-
vio alla sentenza 2A.48/1997 del 7 luglio 1997 consid. 3a). I contributi per
il benessere degli animali SSRA/URA configurano aiuti finanziari ai sensi
dell’art. 3 cpv. 1 LSu. Il capitolo 3 della legge sui sussidi è applicabile salvo
disposizioni contrarie di altre leggi federali o di altri decreti federali di obbli-
gatorietà generale (art. 2 cpv. 2 LSu).
B-14/2020
Pagina 18
7.2 Il Tribunale federale ha già avuto modo di ritenere che l’art. 171 cpv. 2
LAgr costituisce la base legale determinante per la restituzione di paga-
menti diretti percepiti a torto e che l’art. 30 LSu non è applicabile, in quanto
l’art. 171 cpv. 2 LAgr adotta una disposizione contraria e assume comun-
que la precedenza come lex specialis (sentenza del TF 2C_88/2012 del
28 agosto 2012 consid. 4.2; sentenze del TAF B-1007/2017 del 20 febbraio
2019 consid. 7.2.3 segg., B-7795/2016 del 18 ottobre 2018 consid. 10.1
seg.). Con la sentenza 2C_88/2012 del 28 agosto 2016 l’Alta Corte ha cor-
retto la prassi adottata fino ad allora dal Tribunale amministrativo federale
e dalla commissione di ricorso DFE, secondo cui l’art. 30 LSu era conside-
rato quale base legale per la restituzione dei pagamenti diretti. Inoltre, la
restituzione non presuppone alcuna colpa del beneficiario dei pagamenti
diretti (sentenza del TAF B-7795/2016 del 16 ottobre 2018 consid. 10.2).
7.3 Mediante l’ordinamento specifico per la restituzione di pagamenti di-
retti, il legislatore ha innanzitutto attribuito la preferenza all’interesse pub-
blico alla corretta applicazione del diritto rispetto all’interesse del beneficia-
rio dei pagamenti diretti al mantenimento della decisione originariamente
viziata. Questo significa che se il motivo per la revoca di una simile deci-
sione e quindi per la restituzione dei contributi è previsto da una disposi-
zione specifica, in questo caso dall’art. 171 cpv. 2 LAgr, allora diventa su-
perfluo eseguire una ponderazione tra l’interesse pubblico alla corretta ap-
plicazione del diritto e l’interesse privato al mantenimento della decisione
originariamente viziata (cfr. sentenza del TAF B-1007/2017 del 20 febbraio
2019 consid. 7.2.5 con rinvii alle DTF 137 I 69 consid. 2.2 seg, 127 II 306
consid. 7a, 100 Ib 299 consid. 2, nonché alla dottrina).
7.4 L’art. 171 cpv. 2 LAgr non lascia alcun margine di apprezzamento
all’autorità competente per decidere se rinunciare alla restituzione dei con-
tributi percepiti indebitamente come disposto all’art. 30 cpv. 2 LSu, bensì
la obbliga a procedere al rimborso, come lascia chiaramente intendere
l’espressione “devono essere restituiti” (sentenza del TF 2C_792/2018 del
23 aprile 2019 consid. 7.2). Ne segue che per quanto la ricorrente nel suo
ricorso invoca la propria buona fede, facendo valere l’applicazione del mo-
tivo di rinuncia alla revoca di cui all’art. 30 cpv. 2 lett. b LSu, in quanto la
violazione del diritto non era facilmente riconoscibile per lei in qualità di
beneficiaria, i suoi argomenti sono destinati a cadere nel vuoto. Per il buon
ordine e per evitare lungaggini, siccome gli argomenti invocati per la buona
fede coincidono ampiamente con quelli sollevati contro l’infondatezza della
sussistenza di un motivo per la restituzione dei contributi, si rinvia a quanto
già esposto al consid. 6.3 e seg.
B-14/2020
Pagina 19
7.5 In sunto, l’autorità inferiore ha certo fondato la restituzione dei paga-
menti diretti su una base legale errata. Cionondimeno, come emerge dai
considerandi suesposti, l’ordinamento della restituzione dei pagamenti di-
retti nel caso di specie è avvenuto a giusto titolo.
8.
Rimane in seguito da esaminare se la richiesta di restituzione dei contributi
SSRA/URA, formulata dalla prima istanza il 25 ottobre 2016, è prescritta e
se l’autorità inferiore ha giustamente respinto l’eccezione della prescrizione
sollevata dalla ricorrente.
8.1
8.1.1 La LAgr non contiene alcuna disposizione relativa alla prescrizione in
materia di restituzione di contributi percepiti a torto. A fronte dell’assenza
di una norma specifica nella LAgr, il Tribunale federale ha ritenuto che sono
richiamabili le norme della legge sui sussidi (sentenza del TF 2C_88/2012
del 28 agosto 2012 consid. 4.3, confermata nella sentenza 2C_792/2018
del 23 aprile 2019 consid. 8.1). Secondo l’art. 32 cpv. 2 LSu nella versione
applicabile al caso di specie (RU 1991 857, 866), il diritto alla restituzione
di aiuti finanziari o indennità si prescrive in un anno dal giorno in cui l'auto-
rità di decisione o l'autorità partecipe del contratto ne ha avuto conoscenza,
ma in ogni caso in dieci anni dalla sua nascita. La prescrizione interrotta
da qualsiasi diffida scritta di pagamento è sospesa fintanto che il debitore
non può essere escusso in Svizzera (art. 33 LSu nella versione della RU
1991 857, 866).
8.1.2 Il termine di un anno per far valere il diritto alla restituzione comincia
a decorrere solo a partire dal momento in cui il creditore acquisisce una
conoscenza certa del suo diritto e dell’importo che deve essere rimborsato.
Non basta dunque che egli abbia potuto avere conoscenza del suo diritto
usando l’attenzione da lui ragionevolmente esigibile e avuto riguardo delle
circostanze (cfr. sentenza del TF 2C_88/2012 consid. 4.3.1, confermata
nella sentenza 2C_792/2018 consid. 8.1, entrambe già citate).
8.2 La ricorrente fa valere che il diritto di chiedere la restituzione è pre-
scritto. Secondo lei, la prima istanza, per sua stessa ammissione, aveva
ricevuto nel 2013, dall’Ufficio del veterinario cantonale, una copia della sen-
tenza del Tribunale cantonale amministrativo del 6 maggio 2013 e perciò
già in questo momento era venuta a conoscenza dei fatti alla base di detta
decisione. Tuttavia, conformemente alla prassi del Tribunale federale sue-
sposta, il fatto che la prima istanza avrebbe potuto apprendere del suo di-
ritto alla restituzione da una lettura della sentenza poc’anzi menzionata,
B-14/2020
Pagina 20
applicando l’attenzione da lei esigibile secondo le circostanze, non è suffi-
ciente per far scattare il termine di prescrizione. Come giustamente ha ri-
levato l’autorità inferiore, la prima istanza ha potuto rendersi conto dell’ef-
fettiva portata della decisione del Tribunale cantonale amministrativo del
6 maggio 2013 ed avere conoscenza certa del suo diritto di restituzione a
partire dal momento in cui aveva ricevuto la bozza del rapporto di controllo
di alta vigilanza effettuato dall’UFAG il 27 e 28 luglio 2016. Solo in quell’am-
bito la prima istanza ha potuto effettivamente avvedersi dell’importanza del
numero massimo degli animali riportato nella decisione del 6 maggio 2013
(a conferma della risoluzione dell’autorità inferiore del 23 novembre 2011)
e riconoscere l’influenza dell’effettivo massimo ordinato sul diritto di resti-
tuzione dei contributi.
8.3 Con decisione del 25 ottobre 2016 la prima istanza ha calcolato in ma-
niera precisa e motivato l’importo da restituire per quanto attiene ai contri-
buti SSRA/URA versati negli anni 2013-2015 per il numero degli animali
superiore agli effettivi imposti, chiedendo poi alla ricorrente di procedere al
rimborso. Questa decisione configura una diffida scritta di pagamento che
secondo l’allora ancora vigente art. 33 LSu (RU 1991 857, 866) era suscet-
tibile di interrompere la prescrizione (cfr. sentenza del TF 2C_88/2012 del
28 agosto 2012 consid. 4.3.4). Pertanto, con decisione del 25 ottobre 2016
il termine annuo di prescrizione che ha iniziato a decorrere al più presto il
27 e 28 luglio 2016, è stato in ogni caso ossequiato. Ne segue che l’ap-
prezzamento dell’autorità inferiore non presta il fianco a critiche di sorta.
9.
In sunto, l’autorità inferiore e la prima istanza hanno a ragione richiesto la
restituzione dei contributi SSRA/URA versati negli anni 2013-2015 per il
numero di animali eccedente l’effettivo massimo ordinato per un importo
complessivo di fr. 14'477.40. Di conseguenza, il ricorso si rivela infondato
e va respinto nella misura in cui sia ammissibile.
10.
Le spese processuali comprendono la tassa di giustizia e i disborsi sono
posti, di regola, a carico della parte soccombente; se quest'ultima soc-
combe solo in parte, le medesime vengono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1
cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF,
RS 173.320.2]). La tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza
e della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della si-
tuazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e art. 2 cpv. 1 TS-TAF).
B-14/2020
Pagina 21
Nella fattispecie, visto l'esito del ricorso, le spese processuali sono fissate
a fr. 1'000.–. Tale importo è posto a carico della ricorrente totalmente soc-
combente e verrà computato, dopo la crescita in giudicato della presente
sentenza, con l’anticipo dello stesso importo già versato. In virtù dell'art. 63
cpv. 2 PA, nessuna spesa processuale è messa a carico dell'autorità infe-
riore.
11.
La parte, totalmente o parzialmente, vincente ha diritto alle ripetibili per le
spese necessarie derivanti dalla causa (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con
l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Le ripetibili comprendono le spese di rappresen-
tanza o di patrocinio ed eventuali altri disborsi di parte (art. 8 TS-TAF).
Nella fattispecie, la ricorrente, totalmente soccombente e non assistita da
un avvocato, non ha diritto alla rifusione delle spese ripetibili. L'autorità in-
feriore non ha diritto alle spese ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF).
B-14/2020
Pagina 22