Decision ID: 781f1bee-1d60-5851-8e44-2e8017b6f0bf
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto e in diritto:
1.
La presente vertenza trae origine da un incidente della circola-zione avvenuto in territorio di _, in Via _ all’altezza del distributore _, in data 2 aprile 1994.
La collisione -che ha causato solo danni materiali- è avvenuta tra il veicolo guidato da _, assicurato per la RC presso la _, e quello condotto da _.
Con istanza 26 settembre 1994 _ ha chiesto il pagamento di fr. 4’942.- oltre accessori, importo corrispondente al danno complessivo subito.
La dinamica dell'incidente può essere così descritta.
L'area di servizio _ si trova lungo la strada cantonale che congiunge il bivio per _ con l'abitato di _. In direzione _, essa si trova sul lato destro della strada e sulla stessa si trovano i distributori di benzina e più avanti, all'estremità dell'area, un edificio adibito a chiosco.
Il convenuto, parcheggiato vicino a questo chiosco, stava per abbandonare l'area di servizio per immettersi nella circolazione procedendo poi verso _; la sua attenzione era rivolta esclusivamente al traffico procedente da _.
L'attore invece proveniva da _; giunto all'altezza dell'area di servizio, stava accedendovi, dopo aver attraversato la corsia di contromano, quando si avvedeva che il veicolo di controparte procedeva verso di lui senza scorgerlo. Il segnale acustico non è bastato per evitare la collisione, avvenuta quasi frontalmente, all'altezza del marciapiede che separa la strada dall'area di servizio.
2.
Con il querelato giudizio il primo giudice, accertata l’applicabilità della Legge sulla circolazione stradale all’incidente che ci occupa dovendosi considerare l’area sulla quale lo stesso è avvenuto quale strada pubblica ai sensi dell’art. 1 cpv. 1 LCS, ha accolto l’istanza. Il primo giudice ha addebitato la responsabilità dell’incidente alla manovra di immissione nella circolazione posta in atto dal convenuto il quale, siccome proveniente da un'area di servizio, avrebbe dovuto prestare attenzione e concedere la precedenza a tutti i veicoli e non solo a quelli provenienti dalla sua sinistra.
Il giudice di prime cure non ha per contro individuato nel modo di guida dell'istante alcuna infrazione alle norme della circolazione, in particolare non ha ritenuto provato l'addebito mosso a quest'ultimo di aver superato la linea di sicurezza per accedere alla stazione di servizio, addebito che comunque non sarebbe stato atto ad interrompere il nesso causale tra la manovra del convenuto e l'evento dannoso.
3.
Con il presente tempestivo gravame, al quale è stato concesso effetto sospensivo con decreto 7 luglio 1995 del presidente di questa Camera, _ e la _ sono insorti contro il predetto giudizio postu-landone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art. 327 lett. g CPC.
I ricorrenti rimproverano al primo giudice di aver arbitrariamente valutato le risultanze istruttorie, in particolare per non aver riconosciuto nel modo di guida del conducente _ la causa dell’incidente o quantomeno una concolpa.
Con osservazioni 4 settembre 1995 la controparte postula la reiezione del gravame.
4.
Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente erronea di atti di causa o di prove.
Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (
DTF
119 Ia 32 consid. 3, 119 Ia 117 consid. a).
5.
Secondo l’art. 61 cpv. 2 LCS in presenza di un incidente della circolazione con soli danni materiali, il detentore di un veicolo a motore coinvolto ha l’onere processuale di provare la colpa o la temporanea incapacità di discernimento del detentore dell’altro veicolo o di una persona per la quale questi è responsabile o un difetto del veicolo della controparte.
Sulla base di questa regola fondamentale spettava quindi all’istante provare la responsabilità del conducente _ per essersi immesso nella circolazione senza prestare la necessaria attenzione alla circolazione, in particolare al suo veicolo che, proveniente dalla strada principale, stava per accedere alla stazione di servizio.
La conclusione del primo giudice secondo la quale l'istante ha apportato la prova della colpevolezza del convenuto deve essere condivisa.
6.
L’art. 36 cpv. 4 LCS impone al conducente che vuole immettersi nella circolazione di accordare la precedenza ad ogni veicolo (poco importa che giunga da destra o da sinistra) e questo su tutta la superficie della carreggiata (
DTF
102 IV 261).
Chi si immette in una strada principale o secondaria uscendo da parcheggi, da stazioni di servizio e simili deve dare la precedenza ai veicoli che circolano su tali strade. Se questi punti sono senza visuale, il conducente deve fermarsi; se necessario deve chiedere ad una persona di controllare la manovra (art. 15 cpv. 3 ONC).
In altre parole, incombe al conducente che vuole immettersi nella circolazione l'obbligo di assumere tutte le precauzioni imposte dalle circostanze e dalla visibilità per evitare di ostacolare o mettere in pericolo i veicoli prioritari che si stanno avvicinando. Benché quello di precedenza non sia un diritto assoluto, la sicurezza del diritto, ma ancor più la sicurezza della circolazione impongono un certo rigore nell'ammettere deroghe alle regole sulla precedenza. La giurisprudenza tende pertanto a interpretare queste norme con rigore (
DTF
93 IV 32, 91 IV 10;
Bussy/Rusconi
, Code suisse de la circulation routière annoté, 1984, n. 3.4.2 ad art. 36 LCS).
Di conseguenza e secondo il principio dell'affidamento (art. 26 LCS) chi beneficia della precedenza deve poter contare sul rispetto della medesima, a meno che situazioni particolari risultanti da indizi concreti lascino presagire l'inosservanza di tale diritto (
DTF
104 IV 30 consid. 3 e riferimenti, 106 IV 393 consid. 1, 107 IV 45 consid. 2;
Rep
1985 27 segg.;
Bussy/Rusconi
, op. cit., n. 3.5.4 ad art. 36 LCS). Riservato tale caso egli non è perciò tenuto ad adottare misure particolari (
DTF
118 IV 281;
II CCA
18 gennaio 1995 in re C./M.).
Da parte sua, anche il conducente senza precedenza deve poter supporre, in difetto di segni contrari, che l'utente con diritto di precedenza rispetterà le norme della circolazione (
DTF
99 IV 175 consid. 3c).
Egli è comunque tenuto a non ostacolare chi beneficia della precedenza. In primo luogo egli deve dirigere il proprio sguardo in tutte le direzioni dalle quali potrebbe sopraggiungere un veicolo prioritario e non deve venir meno a questa accresciuta attenzione durante l'esecuzione della manovra di immissione sul campo stradale (
DTF
85 IV 146).
7.
Per sua stessa ammissione, il convenuto, durante tutta la manovra di immissione nella circolazione, ossia dal momento in cui è ripartito dall’area di servizio per accedere alla strada cantonale che conduce a _, sino al momento della collisione non ha mai rivolto il suo sguardo verso la circolazione proveniente, come l’istante, da destra. Non prestando la necessaria attenzione alla circolazione e mettendosi comunque in moto, il convenuto ha così ostruito la via al veicolo dell’istante, beneficiario della precedenza.
È comunque fuori di dubbio e pacifico in questa sede che egli
-nei confronti di _- non godeva di un diritto di precedenza.
È invece oggetto di censura la sentenza pretorile laddove giudica il comportamento dall'istante, in particolare sul rimprovero di aver superato la linea di sicurezza continua (ininterrotta) per attraversare la corsia di contromano e portarsi sul piazzale dell'area di servizio. Sennonché su questo fatto -che potrebbe invero essere determinante- non v'è prova certa. Da un lato la documentazione fotografica (doc. 2) mostra come, in corrispondenza dell'accesso all'area di servizio, la linea di sicurezza sia interrotta (cfr. anche sopralluogo); dall'altro non v'è constatazione del percorso seguito dall'istante per accedere al piazzale. Le testimonianze assunte appaiono infatti discordanti, mentre la versione fornita dalla teste _ non corrisponde esclusivamente alla prova del superamento della linea di sicurezza, ma semmai della circostanza per cui _ sarebbe acceduto all'area di servizio sopraggiungendo dalla corsia di contromano.
Si tratta tuttavia di fragili elementi di giudizio, nemmeno confortati dallo schizzo (allegato al rapporto di polizia) che non indica, con riferimento alla direzione dell'auto dell'istante, se la linea di sicurezza sia o no stata superata, né sembra concordare con la tesi secondo cui questi stesse percorrendo la corsia di contromano.
La ricostruzione dei fatti su cui si fonda il ricorso -che potrebbe essere verosimile- non è tuttavia sostenuta da prove convergenti, onde non si può rimproverare con successo il primo giudice, posto di fronte a risultanze istruttorie di questo tipo, di aver deciso diversamente: in altre parole, le sue conclusioni non appaiono in urto manifesto col materiale probatorio, considerato nel suo complesso.
Detto questo appare invero solo un dettaglio di poca rilevanza come le vetture si siano urtate, rispettivamente quale sia stata la direzione seguita dal veicolo dell'istante (punto 9).
Non v'è pertanto spazio per l'invocata applicazione dell'art. 327 lett. g CPC.

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