Decision ID: 81648e12-907d-536d-9723-4ed3f5ffbecb
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto
in fatto: A.
Il 20 ottobre 2010 la B_ S.p.A (di seguito: B_) – i cui soci sono RE 1 e la _ S.p.A, ciascuno in ragione del 50% – ha concluso con la Banca _ un contratto di finanziamento, in base al quale quest’ultima ha messo a disposizione della controparte
“un credito semplice fino a concorrenza di un importo massimo di Euro 12'000'000.–, della durata di 18 mesi (meno un giorno)”
, a un tasso d’interesse annuo pari al tasso Euribor, da utilizzare come
“supporto al fabbisogno finanziario per la sottoscrizione di una quota pari ad almeno 20% del capitale sociale della società “_” nell’ambito dell’operazione di acquisto e sviluppo della ex area “_” nel Comune di _ (_)”
. Il contratto prevedeva quale foro competente quello di Milano,
“salva la facoltà del Mutuante di intraprendere azioni giudiziarie nei confronti del Mutuario avanti ogni altro Foro competente”
, e quale diritto applicabile la legge italiana.
B.
Con atto di fusione del 20 dicembre 2011, il CO 1 (di seguito: CO 1) ha incorporato la Banca_, subentrando in tutti i suoi diritti e obblighi, inclusi i rapporti contrattuali relativi al sopracitato contratto di finanziamento.
C.
Le parti hanno di seguito modificato il contratto del 20 ottobre 2010, una prima volta riducendo l’importo del finanziamento a
€
7'840'000.– e una seconda volta prorogando il termine di rimborso della somma mutuata al 31 dicembre 2012.
D.
Contestualmente alla sottoscrizione sia del contratto che delle successive modifiche, RE 1 e D_ si sono costituiti fideiussori solidali di primo grado a prima richiesta a favore della creditrice, al fine di garantire il pagamento e l’esecuzione degli obblighi assunti dalla B_ con il contratto di finanziamento.
E.
Il 29 marzo 2013, il CO 1 da una parte e la B_ (posta in liquidazione volontaria il 27 marzo 2013), RE 1 e D_ dall’altra hanno sottoscritto un
“accordo di rinegoziazione di debito derivante da apertura di credito chirografaria con conferma della garanzia ed incremento dell’importo massimo garantito”
(doc. M accluso all’istanza), con il quale (tra l’altro)
“la Parte Finanziata”
(ossia la B_) si è riconosciuta debitrice nei confronti del CO 1 di
€
7'840'000.– per capitale scaduto e non rimborsato, oltre ai corrispettivi interessi maturati e non pagati di
€
229'843.38, da rimborsare entro il 31 dicembre 2013. L’accordo prevedeva altresì che i garanti (ossia RE 1 e D_), apponendovi la loro firma, avrebbero incrementato l’importo massimo garantito dalla fideiussione da
€ 7'840'000.– a € 8'305'000.–, così da comprendervi anche gli interessi maturati nel frattempo. Le parti hanno inoltre pattuito che l’accordo sarebbe stato regolato dalla legge italiana e che
“in relazione ad eventuali controversie circa la
stipulazione, interpretazione, esecuzione o risoluzione del presente contratto e degli atti connessi e conseguenti la Banca, la Parte Finanziata ed i Garanti pattuiscono, ai sensi dell’art. 5 comma 5 del D. Lgs n. 28/2010, di dover esperire il preventivo tentativo di conciliazione”
, mentre il foro competente sarebbe rimasto invariato rispetto a quanto già convenuto con il contratto del 20 ottobre 2010.
F.
Con lettera del 10 aprile 2014 indirizzata a RE 1, il CO 1 – facendo riferimento al contratto di finanziamento e alle relative modifiche, come pure alle garanzie fideiussorie e al contenuto dell’accordo di rinegoziazione – ha sollecitato il pagamento di
€
13'169'764.43, dato che alla scadenza del 31 dicembre 2013 la B_ avrebbe omesso di pagare quanto dovuto.
G.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 30 giugno 2014 dall’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Mendrisio, il CO 1 ha escusso
RE 1
per l’incasso di fr. 10'110'507.– più interessi del 2% dal 12 maggio 2014, indicando quale titolo di credito le
“Garanzie fideiussorie prestate dal debitore con riferimento ai debiti contratti dalla B_, _,
e di cui all’accordo di rinegoziazione del debito del 29.03.2013, segnatamente Garanzia fideiussoria a prima richiesta del 20.10.2010
e successive modifiche e Accordo di rinegoziazione di debito derivante da apertura di credito chirografaria con conferma della garanzia”
.
H.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 10 settembre 2014 il CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord, limitatamente a fr. 9'822'610.– oltre agli interessi del 2% dal 12 maggio 2014, corrispondenti – a suo dire – al capitale scoperto e agli interessi maturati fino al 29 marzo 2013 (pari alla somma totale di
€
8'069'843.38). Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 9 ottobre 2014, chiedendo in via principale di dichiarare inammissibile l’istanza per l’omesso esperimento della procedura di mediazione civile italiana e in subordine di respingere l’istanza. Dal canto suo, con atto di replica del 23 ottobre 2014 l’istante si è riconfermato nella propria pretesa, salvo aumentare l’importo preteso a fr. 9'846'960.– più interessi del 2% dal 12 maggio 2014. Sono poi seguite, il 5 novembre, la duplica del convenuto, la triplica dell’istante del 24 novembre e la quadruplica del convenuto del 5 dicembre, in cui le parti si sono (sostanzialmente) riconfermate nelle rispettive richieste.
I.
Statuendo con decisione 29 dicembre 2014, il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 9'809'701.60 (anziché fr. 9'846'960.–) oltre agli interessi del 2% su fr. 9'530'304.– (anziché su fr. 9'846'960.–) dal 12 maggio 2014, ponendo a carico del convenuto le spese processuali di fr. 2'000.–, le spese esecutive di fr. 413.30 e un’indennità di fr. 20'000.– a favore dell’istante.
L.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 14 gennaio 2015
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Il giorno seguente, il presidente della Camera ha respinto la domanda di conferimento dell’effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 6 febbraio, il CO 1
ha concluso per la reiezione del reclamo.

Considerations:
Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 14 gennaio 2015 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 5 gennaio (secondo il tracciamento postale dell’invio raccomandato n. _), in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Nel caso specifico, pertanto, parte dei documenti prodotti dal reclamante in questa sede, nella misura in cui non lo sono stati in prima istanza, sono irricevibili.
1.3
Giusta l’art. 60 CPC, il giudice esamina d’ufficio, in ogni stadio di causa, se sono dati i presupposti processuali, fra i quali rientra la sua competenza per territorio e per materia (art. 59 cpv. 2 lett. b CPC). Che nel caso specifico il Pretore aggiunto della Giurisdizione di Mendrisio-Nord fosse territorialmente competente è indubbio, siccome
la procedura di rigetto dell’opposizione dev’essere proposta avanti il giudice del luogo dell’esecuzione
(art. 84 cpv. 1 LEF), ossia il giudice del rigetto nel cui circondario ha sede l’ufficio di esecuzione che ha emesso il precetto esecutivo (
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 22 ad art. 84 LEF).
Tale foro è imperativo. Una sua proroga, poco importa se l’azione tende al rigetto dell’opposizione definitivo o provvisorio, è quindi esclusa (
Staehelin,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, 2
a
ed., 2010, n. 19 ad art. 84 LEF). Ciò vale anche per il foro dell’azione di rigetto provvisorio nel caso di un rapporto giuridico a cui si applica la Convenzione di Lugano concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (CLug, RS 0.275.12). In effetti,
vista la sua natura esecutiva, l’azione
rientra nel campo d’applicazione dell’art. 22 n. 5 CLug, secondo cui
in materia di esecuzione hanno competenza esclusiva (indipendentemente dal domicilio) i giudici dello Stato nel cui territorio ha luogo l’esecuzione (
DTF 136 III 566 segg.).
a)
Nella fattispecie, il reclamante ripropone in questa sede l’eccezione d’incompetenza del Pretore aggiunto, a suo dire sia materiale che territoriale. Egli gli rimprovera infatti di aver disatteso quanto le parti hanno convenzionalmente deciso in merito al foro e all’obbligatorietà della preventiva mediazione davanti a un giudice italiano. Il Pretore aggiunto, dal canto suo, ha rilevato che la procedura sommaria di rigetto provvisorio, trattandosi di una procedura che dispiega solo effetti di diritto esecutivo senza regiudicata quanto all’esistenza del credito, rientra nei casi stabiliti dall’art. 5 comma 4 del Decreto legislativo n. 28/2010 (cui il contratto di finanziamento fra le parti rinvia), per i quali il preliminare esperimento di mediazione è escluso. Egli ritiene dunque che non solo nel caso specifico non sarebbe obbligatorio il preventivo tentativo di conciliazione, ma che – ad ogni modo – la procedura di rigetto non priverebbe le parti di sottoporre il litigio alla “mediazione conciliativa” così come previsto nel contratto e di adire dunque il giudice ordinario.
b)
In realtà, come risulta dalla giurisprudenza appena menzionata (DTF 136 III 566), la proroga di foro e il deferimento della causa al giudice italiano previsti nel contratto di finanziamento sono ininfluenti
nella procedura di rigetto dell’opposizione, la quale – come visto – dev’essere (imperativamente) proposta nello Stato in cui ha luogo l’esecuzione, ossia in Svizzera. A giusta ragione, dunque, il creditore ha promosso l’istanza presso la Pretura di Mendrisio-Nord – competente (anche) materialmente visto il valore litigioso (ben) superiore a fr. 5'000.– (art. 37 cpv. 1 LOG) –, nella cui giurisdizione il precetto esecutivo è stato notificato (al domicilio del debitore). D’altronde, come ben ha sottolineato il giudice di prime cure, la procedura di rigetto non priva le parti di svolgere la procedura di conciliazione in Italia (già peraltro avviata), che, contrariamente a quanto asserisce il reclamante (reclamo, pag. 2 in basso ad Ib), non si ridurrà
“a una semplice inutile formalità”
, in quanto la presente procedura ha uno scopo esclusivamente formale (v. sotto consid. 5) e non pregiudica le ragioni delle parti nel merito, su cui né il primo giudice né la Camera hanno la competenza a decidere. Al reclamante rimane quindi salva la possibilità di far accertare dal giudice italiano l’inesistenza del debito vantato dall’istante nei suoi confronti o di chiedere la reiezione dell’azione condannatoria per ipotesi promossa dall’istante, ciò che gli consentirà di opporsi a un’eventuale realizzazione dei beni pignorati in via provvisoria prima della fine della causa italiana (art. 83 cpv. 2-3 e 118 LEF; S
taehelin
, op. cit., n. 19 ad art. 83). Il primo giudice ha quindi correttamente respinto l’eccezione d’incompetenza e il reclamo si rivela così infondato su questo punto.
1.4
Sempre dal profilo formale, RE 1 lamenta la violazione da parte del primo giudice del principio di celerità proprio della procedura sommaria, in particolar modo laddove è stato concesso all’istante di poter triplicare, permettendogli così – a dire del reclamante – di sanare i numerosi vizi di cui erano affette le sue precedenti memorie. Dal canto suo, nelle sue osservazioni al reclamo il CO 1 rileva che
l’ulteriore scambio di allegati si è reso indispensabile perché il convenuto avrebbe deliberatamente cercato di creare confusione circa l’oggetto dell’istanza.
a)
La lamentela è irricevibile in quanto senza oggetto e immotivata. Il reclamante, infatti, non specifica quale pregiudizio gli avrebbe causato la pretesa violazione del principio di celerità – principio del resto concepito innanzitutto a salvaguardia degli interessi del creditore –,
giacché non indica di quali vizi sarebbero affette l’istanza e la replica né in che modo ciò avrebbe avuto influsso sull’esito della causa.
b)
Per abbondanza, va ad ogni modo rilevato che l’opposizione sarebbe anche potuta essere rigettata in base soltanto alle allegazioni contenute nell’istanza e ai documenti (da A a P) acclusi, giacché l’esigenza della postilla dell’Aia vale solo per i riconoscimenti di debito constatati mediante un atto pubblico estero (
Staehelin
, op. cit., n. 10 ad art. 82) e non per quelli – come i documenti (da J a M) prodotti nella causa in rassegna – firmati dall’escusso. Anche l’estratto completo dal Registro delle imprese relativo alla B_ (doc. U) era superfluo, bastando per il rigetto dell’opposizione il riconoscimento del debito principale da parte di RE 1 nella sua qualità di garante (sotto consid. 6.2/b). Per tacere del fatto ch’egli, nelle osservazioni all’istanza, non si è spinto fino al punto di contestare la legittimazione del liquidatore M_, la quale risulta del resto pacificamente dall’estratto dal registro delle imprese accluso all’istanza (doc. F, pagg. 8-9 ad 7), sicché anche se D_ non fosse stato abilitato a firmare da solo il contratto di finanziamento, il vizio sarebbe comunque stato sanato con la sottoscrizione del
l’accordo di rinegoziazione del 29 marzo 2013 (doc. M)
– peraltro firmato senza riserve anche da RE 1. E nel chiedere più di una proroga del termine entro cui produrre le sue osservazioni scritte (v. act. IV inc. SO.2014.567), presentare una quadruplica e interporre reclamo, RE 1 non ha dimostrato di curarsi molto della celerità della procedura. A prescindere dalla sua irricevibilità, la censura si dimostra così pure infondata.
2.
Nella decisione impugnata, il Pretore aggiunto ha ritenuto che RE 1, firmando la garanzia fideiussoria a prima richiesta e le successive modifiche, come pure l’accordo di rinegoziazione di debito del 29 marzo 2013, si è riconosciuto debitore dell’importo
erogato dall’escutente a favore della B_, che con gli interessi maturati fino a quella data ammonta complessivamente a € 8'069'843.38, corrispondenti a fr. 9'809'701.60 al tasso di cambio dell’ 1.2156
valido il 30 giugno 2014 (data del precetto esecutivo). In considerazione del fatto che in tale somma sono già stati presi in considerazione gli interessi di mora fino al 29 marzo 2013 (di fr.
279'397.61)
, riconosciuti con la sottoscrizione dell’accordo di rinegoziazione, il giudice di prime cure ha limitato gli interessi del 2% all’importo del capitale di fr. 9'530'304.– (ossia
€
7'840'000.–), così come contemplato in tale accordo. Egli ha altresì respinto le eccezioni sollevate dall’escusso (di dolo e di estinzione della fideiussione), accogliendo pertanto parzialmente l’istanza di rigetto.
3.
Nel reclamo RE 1 contesta la liquidità del credito vantato dalla controparte, rilevandone anche la difficile determinazione in base ai documenti prodotti. A parer suo, non solo la molteplicità dei documenti denota che la fattispecie è tutt’altro che chiara e liquida, ma per di più egli afferma che il CO 1 ha fatto spiccare contemporaneamente nei suoi confronti due precetti esecutivi – riferiti ai medesimi titoli – di cui però, per uno di essi, l’escutente non ha chiesto il rigetto provvisorio, rendendo così la situazione ancora più
“confusa, equivoca, discutibile, soggetta a interpretazione”
. Egli chiede quindi la riforma della sentenza impugnata nel senso della reiezione dell’istanza.
4.
Nelle sue osservazioni al reclamo, il CO 1 rileva che le due procedure esecutive avviate contemporaneamente nei confronti del reclamante si riferiscono a due titoli diversi e sottolinea che quella qui in esame è oggetto di un esplicito riconoscimento di debito
, che rende il credito posto in esecuzione liquido ed esigibile. Conclude di conseguenza alla reiezione del reclamo.
5.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
6.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
6.1
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escusso o dal suo rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi).
Conditio sine qua non
è che l’importo riconosciuto sia facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti già al momento della sottoscrizione del riconoscimento (cfr. DTF 139 III 302 consid. 2.3.1) e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (
Cometta
, op. cit., pag. 338 con rif.).
Il riconoscimento può essere dedotto anche da un insieme di documenti, non necessariamente tutti firmati, a condizione però che il documento in cui l’escusso si riconosce debitore dell’escutente sia firmato e si riferisca o rinvii chiaramente e direttamente a documenti che menzionano l’importo del debito o che permettano di quantificarlo. Tale ammontare dev’essere determinato o agevolmente determinabile nei documenti ai quali rinvia il documento firmato già al momento della sua sottoscrizione (DTF 139 III 302 consid. 2.3.1;
Staehelin
, op. cit., n. 15 e 26 ad art. 82 LEF).
6.2
Nella fattispecie, con la sottoscrizione dell’accordo di rinegoziazione del 29 marzo 2013 la B_ (in qualità di “parte finanziata”) ha riconosciuto di
“essere debitrice alla data odierna nei confronti della Banca
[il CO 1]
della somma di € 7'840'000.– per capitale scaduto e non rimborsato”
– debito qualificato come
“scaduto, liquido ed esigibile”
(art. 1, doc. M) –, oltre a
“€ 229'843.38
a
titolo di interessi corrispettivi maturati e non pagati”
(art. 3, doc. M). Le parti hanno altresì convenuto in quell’occasione che RE 1 e D_ (in qualità di “garanti”) confermavano
“la fideiussione a suo tempo concessa a tutela dell’operazione”
, incrementando l’importo massimo complessivo garantito dalla fideiussione a
€
8'305'000.–, così da comprendere sia il capitale scaduto che gli interessi maturati nel frattempo (art. 7, doc. M). L’accordo prevedeva d’altronde la conferma di tutti i patti, clausole e condizioni previsti nel contratto di finanziamento e nelle successive modifiche (art. 7, doc. M), tra cui anche la fideiussione solidale a prima richiesta rilasciata dai garanti (doc. J) con i relativi atti modificativi del 18 aprile 2011 (doc. K) e 31 luglio 2012 (doc. L).
a)
Ora, il contenuto dell’accordo di rinegoziazione non lascia ombra di dubbio circa la volontà di RE 1 e D_ di garantire, apponendovi la loro firma, l’importo riconosciuto dalla debitrice principale B_ in quello stesso atto. Il richiamo esplicito ai patti precedentemente sottoscritti tra le parti, e in particolare al contratto di “garanzia fideiussoria a prima richiesta” del 10 ottobre 2010 (doc. J), sarebbe quindi anche superfluo ai fini del rigetto dell’opposizione, se non quale rinvio alle modalità del loro impegno e segnatamente al fatto che si tratta di un obbligo di fideiussione solidale e “a prima richiesta” (doc. J, § 3.02/a). Affermare in queste circostanze che il credito vantato dal procedente non sarebbe sufficientemente liquido e chiaro non è serio. L’accordo di rinegoziazione, debitamente firmato dal reclamante, costituisce infatti un valido riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per
€ 7'840'000.–
oltre a
€ 229'843.38 per interessi maturati fino al 29 marzo 2013 (data della firma dell’accordo)
, ossia per complessivi € 8'069'843.38, che corrispondono a fr. 9'809'701.60 al tasso di cambio di fr. 1.2156 per € 1.–
valido il 30 giugno 2014 (data di emissione del precetto esecutivo) applicato dal Pretore aggiunto con riferimento al sito “www.fxtop.com”
(anziché il tasso dell’1.21720 al 19 giugno 2014 fatto valere dall’istante in base al sito “www.oanda.com”), rimasto incontestato in questa sede. Come giustamente statuito dal primo giudice, gli interessi di mora correnti, al saggio convenzionale del
2% (doc. J, § 4.04, a cui rinvia il doc. M, art. 7),
decorrono
solo sul capitale di fr. 9'530'304.– (pari a €
7'840'000.– x
1.2156)
dal 12 maggio 2014 (data della messa in mora, doc. N e J § 4.01), come richiesto dall’istante.
b)
Certo, ove il titolo di rigetto sia una fideiussione di diritto svizzero
per crediti futuri o condizionali,
il rigetto dell’opposizione interposta dal fideiussore è subordinato alla produzione
, oltre ad un riconoscimento da parte dell’escusso del proprio impegno (fideiussione), di un riconoscimento del debito garantito da parte del debitore principale (DTF 122 III 127) o dello stesso fideiussore
(
sentenza della CEF 14.2001.30 del
27 luglio 2001, con i rinvii, segnatamente a
Staehelin
, op. cit., n. 134 ad art. 82), constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, oppure di ogni altro documento idoneo a dimostrare l’esistenza, l’importo e l’esigibilità del debito principale (come ad esempio una sentenza).
Che tale giurisprudenza sia applicabile anche alla fideiussione “a prima richiesta” del diritto italiano fatta valere dall’istante a garanzia di un credito principale né futuro né condizionale
,
giacché il suo importo figura nell’
accordo di rinegoziazione, è dubbio. Non è necessario, ad ogni modo, sciogliere il quesito,
poiché RE 1 ha implicitamente riconosciuto il credito principale firmando l’
accordo di rinegoziazione e la B_ risulta comunque avere riconosciuto il proprio debito (doc. M e sopra consid. 1.4/b).
6.3
Nulla muta peraltro il fatto che il procedente abbia promosso nei confronti del reclamante anche un’altra esecuzione, a suo dire
“per vari e importanti importi (CHF 10'110'507.– rispettivamente CHF 5'570'386.–) pur se riferiti sostanzialmente ai medesimi titoli”
(reclamo pag. ad 4). Tale circostanza, oltre a non essere neppure stata resa verosimile – il precetto esecutivo n. _ si riferisce invero a titoli diversi di quelli menzionati sul precetto esecutivo n. _ (doc. 12) –, non offusca minimamente la chiarezza e l’univocità dei documenti firmati dall’escusso che l’istante ha prodotto nella causa in rassegna. Contrariamente a quanto crede il reclamante, inoltre, nulla obbligava l’istante a “giustificare” anche l’altra esecuzione nella procedura di rigetto in oggetto. Semmai, la censura sollevata dal reclamante andava proposta con un ricorso all’autorità di vigilanza (art. 17 LEF), fermo restando che, stesse quanto allegato da RE 1, l’avvio di una seconda esecuzione per il medesimo credito è inammissibile in ogni caso unicamente se, nel quadro della prima procedura, il creditore ha già domandato la continuazione dell’esecuzione o ha il diritto di farlo (
DTF 139 III 447 consid.
4.1.2 ;
sentenza della CEF 15.2014.105 del 5 novembre 2014, consid. 3), ciò che neppure il reclamante allega essere il caso nella fattispecie. Anche su questo punto, quindi, il reclamo risulta infondato, ciò che giustifica la sua reiezione integrale.
7.
La tassa del presente giudizio e le ripetibili, stabilite in applicazione degli art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35) e 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1),
seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 9'809'701.60, supera ampiamente la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.