Decision ID: 87de0795-b15c-5fd2-867c-2d50a446d7f2
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto: A.
_ _ (1953) e _ _ _ _ (1961), cittadina _, si sono sposati a Viganello _ 1985. Dal matrimonio è nato _, il _ 1990. Il marito è tecnico elettronico alle dipendenze della “_ ”. La moglie, che ha lavorato presso la casa di riposo “_ _ ” a _ di _, non risulta esercitare attualmente attività lucrativa. Nell'ambito di una causa di divorzio avviata da _ _ (inc. _._._), il 30 gennaio 1998 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha obbligato il marito a versare alla moglie una provvigione
ad litem
di fr. 2'000.–.
B.
Con istanza del 26 aprile 1999 _ _ _ _ ha postulato il versamento di una seconda provvigione
ad litem
di
fr. 3'000.– e in via subordinata la concessione dell'assistenza giudiziaria. Alla discussione del 9 giugno 1999 _ _ si è opposto all'istanza. Esperita l'istruttoria, alla discussione finale le parti hanno riaffermato le loro domande. Statuendo il 17 febbraio 2000, il Pretore ha accolto l'istanza e ha obbligato il marito a versare la provvigione litigiosa. La tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 250.– sono state poste a carico del convenuto.
C.
Contro il citato decreto _ _ è insorto con un appello del 28 febbraio 2000 in cui propone che, in riforma del giudizio impugnato, l'istanza di provvigione sia respinta. _ _ _ _ non ha presentato osservazioni.

Considerations:
Considerando
in diritto: 1.
Per l'art. 137 cpv. 2 CC il giudice decreta le necessarie misure provvisionali.
L’obbligo di corrispondere una provvigione di causa al coniuge che non ha i mezzi per sostenere le spese legali di una separazione o di un divorzio è una misura provvisionale nel senso dell’art. 137 cpv. 2 CC (
Schwenzer
,
Scheidungsrecht, Praxiskommentar, Basilea 2000, n. 53 ad art. 137;
Sutter/ Freiburghaus
, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 40 ad art. 137). La procedura è pertanto quella sommaria prevista dagli art. 376 segg. CPC (art. 419
c
cpv. 1
CPC) nella quale il Pretore statuisce con decreto appellabile entro dieci giorni (art. 419
c
cpv. 3
CPC). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
Il Pretore ha accertato che il marito, con il suo solo reddito, non sarebbe in grado di versare la provvigione controversa, ma che la discreta sostanza di cui egli dispone gli consente tale esborso. L'appellante contesta ciò e sostiene di non essere in grado di erogare la cifra contestata. Ora, il coniuge che non è in grado di far fronte da sé, con il proprio reddito e la propria sostanza, ai costi di patrocinio, di procedura (anticipi chiesti dal tribunale) e alle spese vive causate da un processo di divorzio ha il diritto di ottenere – per principio – un adeguato sussidio dall'altro coniuge, sempre che quest'ultimo sia in grado di fornirlo (
Hinderling/ Steck,
Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 551 e segg. con riferimenti;
Bräm
in: Zürcher Kommentar, 3a edizione, n. 135 ad art. 159 CC). I costi di una procedura di separazione o di divorzio sono infatti a carico dell'unione coniugale; l'assistenza gratuita dello Stato è puramente sussidiaria (
Bühler/Spühler
in: Berner Kommentar, n. 309 ad art. 145 vCC;
Hausheer/Reusser/Geiser
in: Berner Kommentar, n. 38 ad art. 159 e n. 15 ad art. 163 CC).
3.
Non è contestato che il reddito dell'appellante ammonta a fr. 6'350.– mensili. Quanto al fabbisogno minimo, egli l'ha indicato in fr. 3'988.– mensili (inc. _._._: petizione, pag. 7; conclusioni, pag. 5). Se non che, tale importo comprende da un lato spese non indispensabili, come quelle per il vitto a _ (fr. 200.– mensili), e dall'altro non comprende il minimo esistenziale del diritto esecutivo (fr. 1'025.– mensili). Inserendo quest'ultimo importo e sottraendo l'altro, il fabbisogno dell'appellante risulta di fr. 4'813.– mensili. Tenuto conto dell'attuale contributo alimentare mensile per moglie e figlio (fr. 1'200.–), all'appellante rimane un'eccedenza mensile di fr. 337.–. Con il suo solo reddito, di conseguenza, egli non è in grado di versare la provvigione litigiosa.
4.
Resta il fatto che l'appellante è proprietario dell'appartamento a _ in cui risiedono moglie e figlio, e che dal 20 gennaio 1998 egli è comproprietario, insieme con _ _, di un appartamento a _. È vero che entrambi gli immobili sono gravati da oneri ipotecari. L'interessato tuttavia non pretende che, aumentando di qualche po' il finanziamento ipotecario, non gli sia possibile versare alla moglie fr. 3'000.–. In tal caso l'aggravio ipotecario necessario si tradurrebbe, secondo l'ordinario andamento delle cose, in un carico supplementare mensile tra fr. 50.– e fr. 80.–, che è alla portata dell'appellante. Del resto, secondo l'appellante medesimo, la moglie dovrebbe avere trovato un alloggio meno costoso (conclusioni del 30 novembre 1999, pag. 3 nell'inc. _._._). Stando così le cose, egli avrebbe la concreta possibilità di appigionare l'appartamento di _. Si aggiunga che, quand'anche non avesse la possibilità di contrarre nuovi mutui, l’appellante potrebbe vedersi costretto ad alienare la sua quota di comproprietà nell'appartamento di _ (RDAT II-1998 pag. 16), già per il fatto che tale immobile non è quello in cui abita la famiglia. Ciò premesso, non vi è spazio per esonerare il marito dal versare la provvigione controversa. Esaminare se egli disponga di altra sostanza è, nelle circostanze descritte, superfluo.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si assegnano ripetibili alla moglie, che non ha formulato osservazioni.