Decision ID: 3eb351bb-9be6-4f42-8bba-ab1ad4baa204
Year: 2020
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_001
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: public_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fattispecie:
1. Stando alle proprie dichiarazioni, A._, è un libero professionista attivo
in diversi posti come pittore e operatore culturale. Dal 1983 egli riceve una
rendita d'invalidità. Egli è domiciliato da anni nel Comune di O.1._.
2. Con decisione 21 febbraio 2020 il Municipio del Comune di O.1._ ha
registrato la partenza dal Comune di A._ con effetto dal 1° gennaio
2019. Questo dopo che l'Istituto delle assicurazioni sociali dei Grigioni nel
2018 aveva sollecitato il Comune a verificare la residenza di A._ in
vista della riduzione dei premi della cassa malati. A motivazione, il Comune
adduceva in sintesi che le prove di un domicilio prevalente nel Comune non
sarebbero soddisfatte, concludendo che, come minimo negli ultimi cinque
anni, A._ avrebbe soggiornato prevalentemente nel Canton Ticino.
3. Avverso questa decisone A._ (qui di seguito: ricorrente) ha interposto
ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni con istanza –
corretta su richiesta del Giudice istruttore – del 2 maggio 2020 in lingua
tedesca, chiedendone il rigetto per consentirgli di accedere alla riduzione
dei premi, per lui esistenziale. In sostanza, egli sosteneva di avere dei
problemi di salute dal 2018, per cui non gli sarebbe possibile vivere a
O.1._. Appena i suoi dottori gli daranno l'autorizzazione, prenderà
nuovamente dimora a O.1._, anche perché il suo contratto a tempo
determinato a O.2._ scadrebbe il 31 luglio 2020.
4. Nella presa di posizione dell'8 maggio 2020 il Comune di O.1._ (qui di
seguito: convenuto) ha ribadito il decretato trasferimento di domicilio nel
Canton Ticino con effetto dal 1° gennaio 2019 (chiedendo così il rigetto del
ricorso). In particolare, il convenuto evidenziava che il ricorrente non
risiederebbe a O.1._ da anni. Non corrisponderebbe al vero il fatto da
lui asserito, secondo cui soggiornerebbe regolarmente con i genitori o nella
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loro casa. I documenti inoltrati dal ricorrente su richiesta del convenuto non
comproverebbero un centro di interessi di vita a O.1._.

Considerations:
Considerando in diritto:
1.1. I presupposti processuali non danno adito a osservazioni, per cui si entra
nel merito del ricorso. Controverso è il luogo di domicilio del ricorrente.
1.2. Giusta l'art. 8 cpv. 2 della Legge sulle lingue del Cantone dei Grigioni
(LCLing; CSC 492.100) la lingua della procedura dinanzi al Tribunale
amministrativo si conforma di regola alla lingua ufficiale usata nella
decisione impugnata rispettivamente alla lingua ufficiale parlata dalla parte
convenuta. Nel caso di specie, benché il ricorso sia stato presentato in
lingua tedesca, la decisione impugnata è redatta in lingua italiana da un
Comune di lingua italiana, in cui il ricorrente pretende di avervi il domicilio.
Non vi è quindi motivo per discostarsi da questa regola, per cui questa
sentenza viene emanata in italiano.
2.1. L’art. 24 cpv. 1 della Costituzione federale (Cost; RS 101), sancisce il
principio della libertà di domicilio. Giusta questo disposto ogni persona di
cittadinanza svizzera può stabilirsi in qualsiasi luogo del Paese. Questo
diritto fondamentale include la libertà di prendere domicilio in qualsiasi
luogo della Svizzera ai sensi delle disposizioni del Codice civile (CC; RS
220) o di soggiornare semplicemente in un determinato luogo. La libertà è
quella di poter creare, conservare o lasciare un determinato domicilio o un
luogo di soggiorno. In principio pertanto, ogni comune è tenuto ad
accordare il domicilio a qualsiasi persona svizzera ne faccia richiesta.
Questa libertà di domicilio permette comunque sempre ancora all’autorità
comunale di rifiutare l’edizione o di chiedere il deposito dell’atto d’origine
mediante una decisione che constati l’esistenza o l’assenza di un domicilio
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sul suolo comunale (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo [STA] U 15
51 del 12 gennaio 2016 consid. 2 con riferimenti). Solitamente non si tratta
pertanto di "revocare un domicilio" ma il comune che rivendica o che
viceversa contesta essere quello di domicilio ha la facoltà di prendere una
decisione impugnabile su detta questione di principio e quindi di rifiutare il
trasferimento o l'edizione degli atti d'origine per la dislocazione di un
domicilio che non reputa corrispondere alla reale situazione di fatto degli
interessati oppure di accertare che la persona in oggetto non ha (o non ha
più) domicilio sul suolo comunale (cfr. STA U 17 16 del 27 marzo 2017
consid. 3a).
2.2. Giusta l’art. 23 CC, il domicilio di una persona è nel luogo dove essa dimora
con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente. Nessuno può avere
contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi. La costituzione del
domicilio presuppone la sussistenza di due condizioni cumulative: la
relazione territoriale, ossia la residenza o la dimora in un determinato luogo
(condizione oggettiva), e una relazione personale, ossia l’intenzione di
stabilirsi in detto luogo durevolmente (condizione soggettiva). Il concetto di
domicilio ai sensi dell’art. 23 CC presuppone allora la residenza effettiva in
un determinato luogo, anche se la durata del soggiorno non riveste
importanza decisiva, e l’intenzione, non solo astratta, ma concretamente
manifestata di stabilirsi durevolmente nel luogo prescelto (DTF 132 I 29
consid. 4.1, 125 I 54 consid. 2a, 123 I 289 consid. 2b). Secondo il principio
basilare a fondamento dell’art. 23 cpv. 1 CC i cittadini hanno il loro domicilio
dove mantengono il centro delle loro relazioni personali (DTF 127 V 238
consid. 1, 120 III 8 consid. 2b, 97 II 3 consid. 3, 85 II 322 consid. 3).
Quest'ultimo si trova abitualmente nel luogo di abitazione, vale a dire dove
si dorme, si trascorre il tempo libero, dove si trovano gli effetti personali e
dove solitamente esiste un allacciamento telefonico e un recapito postale.
L'intenzione, riconoscibile all'esterno, deve essere orientata a una
residenza durevole. Tuttavia, l'intenzione di lasciare più tardi un luogo, non
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esclude la possibilità di stabilirvi il domicilio (STA U 17 16 consid. 3b, U 16
26 consid. 3a con rinvii). Nella decisione 96 I 145 consid. 4c il Tribunale
federale ha definito come va intesa la nozione di dimora, precisando che la
semplice presenza in un determinato luogo non costituisce dimora. Per
dimorare la persona deve abitare nel luogo prescelto. Per abitare si intende
disporre di locali abitabili per dormire. La stragrande maggioranza della
nostra popolazione dimora nel luogo in cui ha un appartamento per
dormire, sia da sola sia con altri conviventi e per la maggior parte di queste
persone la possibilità di alloggio stabile è accompagnata dall’intenzione di
restare durevolmente in detto luogo (cfr. STA U 17 16 del 27 marzo 2017
consid. 3c con riferimento a BRÜCKNER, Das Personenrecht des ZGB,
Zurigo 2000, pag. 92, marginale no. 319).
2.3. La semplice dichiarazione di volontà non basta per stabilire dove una
persona abbia il proprio domicilio. Giusta la giurisprudenza relativa
all’interpretazione dell’art. 23 CC, considerando che il domicilio non
costituisce uno stato di fatto rilevante solo per il cittadino interessato, bensì
comporta delle conseguenze anche nei confronti di terze persone e
dell’ente pubblico, l’intenzione soggettiva della permanenza stabile in un
determinato luogo riveste rilevanza giuridica unicamente per quanto la
stessa si manifesti pure concretamente. Per decidere se esiste l’intenzione
di stabilirsi in un determinato posto è determinante pertanto quanto risulta
dalle circostanze esteriori oggettive e riconoscibili per i terzi e non
unicamente da quello che pretende la persona interessata o dalle sue
preferenze (cfr. DTF 132 I 29 consid. 4, 127 V 237 consid. 1, 125 I 54
consid. 2a, 125 V 76 consid. 2a, 123 I 289 consid. 2a e b; cfr. anche STA
U 13 85 del 17 dicembre 2013 consid. 2d).
2.4. Siccome il domicilio civile e quello fiscale, di regola, vanno di pari passo,
per la determinazione del luogo dove si trova il centro delle relazioni
personali è dato riprendere anche la prassi in merito al diritto fiscale. In tale
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contesto, il rientro regolare presso il luogo di domicilio dei genitori non è
ritenuto un criterio in grado di giustificare un domicilio in tal luogo, a meno
che venga dimostrato chiaramente che i legami presso il luogo natio siano
preponderanti (cfr. STA A 13 34 del 27 agosto 2013 consid. 2c con
riferimenti in particolare alle decisioni del Tribunale federale 2C_397/2010
del 6 dicembre 2010 consid. 2.2 e 2C_178/2011 del 2 novembre 2011
consid. 2.2).
3. Nel caso di specie, vi sono numerosi fatti che militano contro un domicilio
a O.1._. Anzitutto, va detto che attualmente non è soltanto dubbio se
il ricorrente abbia il centro dei suoi interessi e delle sue relazioni a
O.1._, bensì addirittura se effettivamente vi soggiorni, dal momento
che egli stesso sostiene di non poterci vivere per motivi di salute, anche se
solo per un periodo transitorio. Che il ricorrente non soggiorni a O.1._
è confermato peraltro dal fatto che la sua corrispondenza in questa
procedura proviene da O.3._ (TI), mentre le lettere inviate per
raccomandata a O.1._ non sono state recapitate. A tal riguardo va
aggiunto che per la notificazione del precetto esecutivo nell'esecuzione
relativa alle imposte comunali scoperte, l'Ufficio esecuzioni Moesa ha
dovuto rivolgersi tramite rogatoria alle autorità ticinesi (cfr. doc. 1
convenuto). Già dal 2004 il convenuto ha rilasciato al ricorrente dei
permessi di soggiorno settimanali: fino al 2011 per il Comune di O.4._
(TI) e dal 2011 per O.5._ (TI). Attualmente il ricorrente dispone di un
appartamento nel Comune di O.2._ (frazione O.3._ [TI]). Si tratta
di un appartamento di tre locali al prezzo mensile di CHF 760.-- (cfr. doc.
6.2 convenuto). Che il ricorrente abiti in detto appartamento appare
altamente verosimile. Durante il colloquio con il convenuto il ricorrente
sosteneva invece che il suo appartamento a O.2._ sarebbe solo a
scopo di vacanza, come peraltro sarebbe annotato nel contratto. Nel
presente ricorso il ricorrente fa poi valere che i locali in detto appartamento
servirebbero all'esposizione di opere d'arte nonché per sedute ed eventi di
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associazioni. Esso verrebbe pure utilizzato dalla sua famiglia e da amici,
oltre che da lui, e per soggiorni durante i festival (Jazz, Film, ecc.). Tuttavia,
contrariamente alla sua prima asserzione, nel contratto di locazione (doc.
6.2) non vi è menzionata una restrizione di solo utilizzo per vacanza. Inoltre,
è stata crociata la casella "uso personale" e non quella per uso
commerciale. Il contratto termina poi al più presto per fine luglio 2020 ed è
stipulato a tempo indeterminato. Per contro, a O.1._ il ricorrente
possiede un appartamento che apparentemente prende in affitto da suo
padre per CHF 250.-- al mese (cfr. contratto di locazione [doc. 6.1.
convenuto]). Ma stando a quanto protocollato nella seduta del 6 novembre
2019 (cfr. doc. 6 convenuto), il ricorrente non è stato in grado di esibire
alcuna prova di pagamento della pigione. Tantomeno il ricorrente ha
inoltrato dette prove in questa procedura. Dinanzi a questo Tribunale,
piuttosto, il ricorrente ha affermato che, mancando un impianto di
riscaldamento, l'immobile a O.1._ può essere utilizzato soltanto nei
mesi più caldi e quindi solo per metà anno. In più, egli stesso afferma di
essere stato a O.1._ (come minimo) due volte la settimana, per
prendersi cura della madre. Ne discende che, nei sei mesi in cui la casa a
O.1._ è abitabile, apparentemente egli vi ha soggiornato soltanto
sporadicamente, ma certamente non per la maggior parte del tempo. Di
conseguenza, non vi sono indizi oggettivi per poter ammettere una
residenza durevole del ricorrente a O.1._. La sola volontà del
ricorrente di mantenervi il domicilio non basta. A queste conclusioni nulla
cambiano i certificati medici agli atti del 12 ottobre 2018 e dell'11 dicembre
2019 della dottoressa curante (doc. 7 convenuto). Stando al più recente
certificato medico dell'11 dicembre 2019 le condizioni di salute del
ricorrente richiederebbero un posto di dimora vicino alle strutture medico-
ospedaliere onde permettergli un accesso facile e tempestivo. Il ricorrente
sarebbe soprattutto noto ai medici negli ospedali dell'EOC a Lugano e
Locarno. Secondo il certificato medico del 12 ottobre 2018 il ricorrente
avrebbe presentato delle punture d'insetto che avrebbero provocato una
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reazione allergica importante. La dottoressa curante affermava che gli
insetti causanti l'allergia sarebbero stati presenti nel luogo in cui abitava il
ricorrente. Ella consigliava pertanto un trasferimento di domicilio. A tal
riguardo va innanzitutto notato che nel certificato medico più recente dell'11
dicembre 2019 non vi è (più) riferimento a un'allergia dovuta a punture
d'insetto, ma si parla (in modo generico) di problematiche di salute.
Supponendo che il medico curante intendesse un cambiamento di domicilio
da O.1._, consigliando un trasferimento a O.2._ per via della
vicinanza agli ospedali, non è comprovato che, se non fosse per i problemi
di salute, il ricorrente dimorerebbe a O.1._. Anzi, il ricorrente consolida
piuttosto l'ipotesi di un domicilio a O.2._. Se questa è la situazione dal
2018, inoltre, appare difficile ritenerla una situazione temporanea. Ciò
contrasta peraltro con la sua affermazione secondo cui, essendo un artista,
sarebbe continuamente in posti diversi. La situazione del ricorrente
potrebbe essere valutata diversamente soltanto qualora, risolti i problemi
di salute, andrebbe a vivere a O.1._.
4. Riassumendo, il ricorrente non è in grado di comprovare di risiedere a
O.1._ e di avervi il centro dei suoi interessi e delle relazioni personali,
mentre appare altamente verosimile che ciò sia il caso per O.2._, in
cui egli attualmente abita. Il ricorso va pertanto respinto.
5. In base all'esito della controversia le spese procedurali sono accollate al
ricorrente quale parte soccombente in causa (cfr. la regola di cui all'art. 73
cpv. 1 della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CS 370.100]). Giusta
la regola di cui all'art. 78 cpv. 2 LGA al convenuto non spettano ripetibili
(art. 78 cpv. 2 LGA).