Decision ID: 01050584-d393-56fd-a650-d470971ef534
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto
in fatto: A.
Con decisione contumaciale
del 21 febbraio 2020
(default final judgment)
,
il Tribunale di Miami
(Circuit Court of the Eleventh Judicial Circuit in and for Miami-Dade Country, Florida)
ha segnatamente condannato CO 1 a pagare all’istante $ 7'292'371.– più interessi (dispositivo n. 2/b). Con giudizio emendato del 14 luglio 2020
(amended default final judgment)
, lo stesso tribunale ha modificato e sostituito la decisione precedente, precisando nel dispositivo n. 2/b che la somma andava versata alla RE 1 (in seguito: “RE 1”). Il dispositivo è poi stato annul-lato sempre dallo stesso tribunale con decisione del 20 novembre 2020 (
“omnibus order on motions to vacate default final judgment”
,
il cui dispositivo n. 3 recita:
“the judgment for damages in the amount
of $ 7'292'371.00, plus interest, in favor of Plaintiff RE 1 in the Court’s Amended Default Final Judgment (July 14, 2020) is hereby VACATED and shall be of no further force or effect
”). Contro quest’ultima sentenza, il 17 novembre 2020 CO 1 ha depositato una richiesta di sospensione (
“Motion for Stay”
), respinta
con decisione del 3 dicembre 2020, e il 14 dicembre 2020 un appello presso la
Third District Court of Appeal
dello Stato della Florida.
B.
In precedenza, con istanza del 22 luglio 2020 diretta contro CO 1 la RE 1 aveva chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare il sequestro dei seguenti beni fino a concorrenza di fr. 6'804'515.78 (corrispondenti a $ 7'292'371.–) oltre agli interessi del 6.66% dal 21 febbraio 2020:
–
unità di proprietà per piani (PPP)
n. _ e quota di comproprietà di
2.80
⁄
76
della PPP n. _ del fondo n. _ RFD _;
– particella n. _ RFD _;
– Audi _ (TI _), Mercedes AMG _ (TI _), Fiat _ presso l’abitazione di _, _;
– relazioni bancarie n. _ presso la banca _ di _, n. _ presso la Banca _ di _ e n. _ presso la Banca _ di _, così come pure per ciascuna di esse
“tutti gli averi, somme, titoli, crediti, cartelle ipotecarie, valori e beni di ogni genere, che si trovano su conti, depositi, relazioni bancarie oppure cassette di sicurezza, intestati a CO 1 o dei quali egli è avente diritto economico presso il medesimo istituto bancario o intestati a terzi di cui la banca è a conoscenza trattarsi di beni di proprietà del debitore e qui convenuto”
;
– tutti gli oggetti e beni mobili di qualsiasi natura quali ad esempio opere d’arte, gioielli, suppellettili, e qualsiasi altro bene mobile pignorabile, alcuno escluso, di spettanza di CO 1 presenti presso l’abitazione di _, rispettivamente presso l’Ufficio esecuzioni di Lugano;
– tutte le azioni e/o certificati azionari delle società _ di spettanza di CO 1 presso l’abitazione di _.
Quale titolo del credito la RE 1 aveva indicato la
“sentenza del 14 luglio 2020 del Tribunale di Miami, case no. _”
e quale causa di sequestro la medesima decisione quale titolo definitivo di rigetto dell’opposizione nel senso dell’art. 271 cpv. 1 n. 6 LEF.
C.
Avendo il Pretore accolto integralmente l’istanza
e ordinato il sequestro con decreto dello stesso 22 luglio 2020 (SO.2020.3068), eseguito dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano il giorno successivo (verbale n. _), con istanza 5 agosto 2020 CO 1 ha presentato opposizione al decreto di sequestro al medesimo giudice e l’ha motivata in una memoria del 23 settembre 2020, chiedendo anche in via subordinata, nel caso di mantenimento del sequestro, una garanzia giusta l’art. 273 LEF non inferiore a fr. 75'000.–. Con scritto del 23 novembre 2020 CO 1 ha postulato l’assunzione agli atti della sentenza del 20 novembre 2020 (
“Omnibus Order on Motions to Vacate Default final
Judgment”
), richiesta che il Pretore ha accolto il 25 novembre. Nelle sue osservazioni del 30 novembre 2020, la RE 1 ha concluso per la reiezione dell’opposizione e in quelle del 7 dicembre per la reiezione della richiesta di garanzia. Con replica dell’8 gennaio 2021 e duplica dell’11 febbraio 2021 le parti hanno confermato le loro contrastanti posizioni.
D.
Statuendo con un’unica decisione del 21 giugno 2021 vertente anche sulle opposizioni a due altri sequestri decretati nei confronti dell’opponente, il Pretore ha accolto l’opposizione e annullato il sequestro qui in esame, ponendo a carico della RE 1, per questa causa, le spese processuali di fr. 1'000.– e ripetibili di fr. 18'000.– a favore dell’opponente.
E.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 2 luglio 2021 per ottenerne, previo
conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamento parziale, la reiezione dell’opposizione al sequestro qui d’interesse (n. _)
e la conferma dello stesso. Il 12 luglio 2021
il presidente della scrivente Camera ha dichiarato irricevibile l’istanza
d’effetto sospensivo. Con osservazioni del 17 agosto 2021 CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo. Mediante replica e duplica presentate spontaneamente il 3 e il 14 settembre 2021 le parti hanno ribadito il loro punto di vista. Con scritto del 17 settembre 2021 la RE 1 ha prodotto la decisione della Third District Court of Appeal dello Stato della Florida del 15 settembre 2021. CO 1 ha ribattuto a tale scritto in una lettera del 22 settembre 2021.

Considerations:
Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello senza riguardo al valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG).
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 22 giugno 2021, il termine d’impugnazione è scaduto venerdì 2 luglio. Presentato quello stesso giorno (data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.
1.2
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.
1.2.1
La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice verosimiglianza, ove siano contestati, se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).
1.2.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC)
, limitatamente alle censure motivate contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4)
, ma tutte le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC; RtiD 2017 I
757 n. 51c consid. 1.4/a),
verificatisi sia prima che dopo l’emanazione della sentenza di primo grado
(sentenza della CEF 14.1999.82
del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e), e ciò di regola
fino alla chiusura
dello scambio (generalmente unico) degli allegati (sentenze del Tribunale federale 5A_306/2010 del 9 agosto 2010, consid. 3.2.3, e della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3; cfr. DTF 142 III 418 consid. 2.2.5). I fatti e mezzi di prova antecedenti il primo giudizio
(pseudonova)
sono ammissibili soltanto se vengono addotti non appena sono noti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto delle circostanze (art. 317 CPC per analogia:
DTF 145 III 342 consid. 6.6.4
). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 con-sid. 4.3).
L’accertamento dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati (art. 320 lett. b CPC), ovvero arbitrari (DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/ 2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii;
Jeandin
in: Commentaire romand,
Code de procédure civile, 2
a
ed. 2019,
n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi
).
1.2.2.1
Per quanto concerne l’esposizione dei fatti di causa, la reclamante
(ad n. 14), rinvia integralmente alle
sue comparse scritte
e a quanto
indicato dal Pretore nella sua decisione. Ora, in sede di reclamo si può tenere conto solo dei fatti accertati dal primo giudice, sotto riserva degli accertamenti manifestamente errati o incompleti (
art. 320 lett. b CPC), che devono però essere specificati e motivati dal reclamante (sentenza della CEF 14.2017.176 del 27 marzo 2018, consid. 5 e il rimando).
Un rinvio generico ai propri allegati, come quello fatto dalla RE 1, è quindi inammissibile. Non verrà considerato ai fini del giudizio.
1.2.2.2
Sono irricevibili i documenti acclusi al reclamo (doc. C
1
e D
1
) – ossia la replica inoltrata dalla RE 1 presso la Corte di appello della Florida il 10 giugno 2021 e la sua risposta del 30 aprile 2021 – perché essa non spiega perché non avrebbe potuto produrli già in prima sede facendo prova della dovuta diligenza (v. sopra consid. 1.2.2). Sono del resto inutili, dal momento ch’essa non li cita nel reclamo a sostegno di allegazioni espresse in lingua italiana (cfr. sentenza della CEF 14.2020.102 del 15 febbraio 2021 consid. 9, massimata in RtiD 2021 II 758 n. 44c).
1.2.2.3
Stante l’esito dell’odierno giudizio, i documenti prodotti da CO 1 a sostegno della richiesta di garanzia dell’art. 273 cpv. 1 LEF (doc. G e H) contenuta nelle osservazioni al reclamo (n. 4 e segg.) sono senza rilievo. Lo stesso dicasi di quelli prodotti dalla RE 1 (doc. F
1
e G
1
) sul medesimo tema (replica n. 8).
1.2.2.4
È inammissibile pure la decisione della
Third District Court of Appeal
dello Stato della Florida del 15 settembre 2021 (doc. H
1
) acclusa allo scritto 17 settembre 2021 della RE 1, dal momento che è stata prodotta solo dopo la chiusura dello scambio di allegati (v. sopra consid. 1.2.2). Pare del resto avventato, se non temera-rio, sostenere che la reiezione dell’appello proposto dalla stessa reclamante conferma la bontà delle sue tesi.
2.
In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).
2.1
I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità, altrettanto probabile, che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).
2.2
Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della
CEF
14.2011.113
dell
’8
settembre 2011
,
consid. 6.5
)
. Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto che la seconda decisione del Tribunale di Miami (del 20 novembre 2020) sia
“con tutta probabilità esecutiva”
, dal momento che la richiesta d’effetto sospensivo del convenuto è stata respinta
il 3 dicembre 2020, di modo che il titolo sul quale la sequestrante fonda il proprio credito e la causa di sequestro – ossia la prima decisione del Tribunale di Miami – risulta essere stato annullato. Al riguardo nulla muterebbe il dispositivo n. 4, secondo cui
“the default against Mr. CO 1 as to liability on Counts VI of the Second Amended Complaint shall remain intact. Plaintiff is granted to leave to replead Count VII”
. D’altronde il primo giudice ha considerato che la sequestrante non avesse reso verosimili altri indizi a sostegno della tesi secondo cui la seconda decisione confermerebbe la qualità di debitore di CO 1. In particolare l’
affidavit
30 aprile 2020 dell’avv. PI 1, patrocinatore della sequestrante nel procedimento americano, non le viene in aiuto, non avendo la dichiarazione di un rappresentante di una parte di principio un valore probatorio diverso da semplici allegazioni di parte. In definitiva, il Pretore ha ritenuto che la sequestrante non avesse reso verosimile né l’esistenza del credito né la causa del sequestro. Ha quindi accolto l’opposizione e, stante la revoca del sequestro, considerato priva d’interesse la richiesta di garanzia giusta l’art. 273 LEF formulata in via subordinata da CO 1 per il caso in cui il sequestro fosse stato mantenuto.
4.
Nel reclamo la RE 1 ricorda che insieme alla _
ha messo a disposizione di CO 1, per il tramite della _, i vaglia cambiari citati negli atti giudiziari
americani per il finanziamento di un’operazione immobiliare, sui quali si fonda
“il debito reiteratamente riconosciuto nelle decisioni americane”
. Non essendo avvenuta la restituzione dell’importo mutuato
, l’azione giudiziaria dei mutuanti è sfociata nella decisione del 21 febbraio 2020, poi sostituita da quella del 14 luglio 2020, in cui CO 1 è stato condannato a versarle $ 7'292'371.–, importo composto del capitale da essa richiesto di $ 4'078'323.–
e degli interessi di $ 3'214'048.–. Con la terza sentenza del 20
novembre 2020, a mente della reclamante il giudice americano avrebbe
sì annullato quella del 14 luglio 2020, ma solo in parte, confermando invece la responsabilità di CO 1 nei suoi confronti per $ 3'617'815.50 pari alla somma dei vaglia cambiari, in luogo dell’importo errato, per sua stessa ammissione, di $ 4'078'323.–, così come risulterebbe dall’
affidavit
25 novembre 2020 dell’avv. PI 1.
4.1
Al riguardo, la
reclamante rileva anzitutto che
nella decisione impugnata il
Pretore ha citato
l’
affidavit
del 30 aprile 2020 e non quello determinante del 25 novembre 2020, ciò che basterebbe per definire il suo agire come
“arbitrario”
, siccome il primo giudice non si è confrontato con le argomentazioni contenute in quel documento né motivato la sua decisione, violando così il suo diritto di essere sentita.
4.1.1
A ben vedere, la reclamante non trae però alcuna conclusione da tale pretesa violazione del suo diritto di essere sentita, siccome non postula, nemmeno in via subordinata, l’annullamento della sentenza e il rinvio della causa al primo giudice per motivazione, ma ne chiede unicamente la riforma.
4.1.2
Ad ogni modo il riferimento del Pretore all’
affidavit
del 30 aprile 2020 (doc. U dell’incarto SO.2020.3068 richiamato) è con ogni probabilità frutto di un errore di redazione, siccome egli vi fa riferimento in relazione alla decisione posteriore del 20 novembre 2020, la quale è invece oggetto dell’
affidavit
del 25 novembre 2020 (doc. 2). D’altronde, il motivo per cui il Pretore ha ritenuto il parere dell’avv. PI 1 senza rilievo, ossia la sua assenza di valore probante, vale anche per l’
affidavit
del 25 novembre 2020.
4.2
A questo proposito la reclamante evidenzia che secondo il diritto anglosassone un
affidavit
è una dichiarazione scritta garantita da un giuramento davanti a un pubblico ufficiale, con conseguenze penali in caso di falsa dichiarazione e che in giudizio costituisce una prova piena: è quindi arbitrario sminuirla a semplice allegazione di parte senza valore probatorio, specie nell’ambito di una procedura sommaria fondata sulla verosimiglianza come quella in esame, in cui l’
affidavit
dell’avv. PI 1 costituisce un ausilio determinante per spiegare in modo oggettivo i fatti e le conseguenze della procedura americana.
4.2.1
A parte il fatto che l’
affidavit
del 25 novembre 2020 non attesta che l’avv. PI 1 abbia prestato alcun giuramento, così argomentando la reclamante perde di vista che alla procedura in esame si applica il diritto svizzero, che disciplina i mezzi di prova ammissibili e la loro forza probante. Ora, i pareri giuridici sono parificabili a semplici allegazioni di parte senza alcun valore probante (DTF 141 III 435 consid. 2.3), specie se vertono su questioni giuridiche, che i tribunali svizzeri esaminano d’ufficio secondo l’adagio
iura novit curia
(art. 57 CPC; sentenza della CEF 14.2017.206 del 24
luglio 2018, consid. 12.2). La decisione impugnata non presta dunque
il fianco alla critica.
4.2.2
Del resto, le allegazioni di fatto contenute in un parere giuridico prodotto in una procedura giudiziaria pendente nel Cantone Ticino sono irricevibili se non sono redatte in lingua italiana (art. 129 CPC e
8 LOG [RL 177.100]
). In assenza di contestazioni al proposito da parte dell’escusso o del Pretore aggiunto, si può tuttavia prescindere dall’estromettere l’
affidavit
dagli atti di causa. Può tuttavia essere tenuto conto solo dei fatti esplicitamente menzionati nelle comparse della reclamante in prima sede. Il principio attitatorio (art. 55 cpv. 1 CPC) vieta infatti al giudice di ricercare d’ufficio fatti non allegati nella documentazione assunta, a meno che la parte che se ne prevale vi abbia rinviato in modo sufficientemente pre-ciso perché i fatti possano essere appurati
agevolmente senza margine d’interpretazione (sentenza della CEF
14.2020.102 del 15 febbraio 2021 consid. 9, massimata in RtiD 2021 II 758 n. 44c).
4.3
La reclamante fa poi presente che l’avv. PI 1, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, non rappresenta la reclamante nel presente procedimento e non ha quindi nulla a che vedere con la procedura di sequestro: le sue dichiarazioni non possono quindi essere considerate come semplici allegazioni di parte.
Già si è detto che il parere giuridico, anche rilasciato da terzi indipendenti dalla parte che se ne prevale, sono assimilati ad allegazioni di parte, per di più di natura prevalentemente giuridica. Ciò vale
a fortiori
per il parere emesso dal patrocinatore della parte che se ne avvale, oltretutto in merito all’interpretazione del giudizio emanato nella causa da lui promossa per conto della cliente (v.
affidavit
25 novembre 2020, doc. 2 n. 4), che sostanzialmente gli ha dato torto. Non si può seriamente pretendere che la sua interpretazione sia da ritenere oggettiva, seppure egli non patrocini la reclamante (altresì) nella procedura svizzera di sequestro. Anche sotto questo angolo, la decisione impugnata resiste alla critica.
4.4
La reclamante fa inoltre valere che la controparte non ha prodotto, nemmeno in questa sede (replica n. 13), alcun documento (testi di legge, dottrina o
affidavit
) o altro elemento probatorio che sconfessasse l’
affidavit
del 25 novembre 2020, il quale è come gli altri
affidavit
da essa prodotti
“preciso, oggettivo e dettagliato”
(replica n. 20), ma si è invece limitata a sollevare una vaga e generica contestazione, ciò che basterebbe per ritenere corretto il suo contenuto. Quindi anche volendo parificarlo per ipotesi a semplici allegazioni di parte, le stesse andrebbero considerate come dimostrate nella misura in cui non sono state (sufficientemente) contestate.
La RE 1 misconosce che, in linea di massima, soltanto le allegazioni di
fatto
giuridicamente rilevanti sono reputate dimostrate se non sono contestate (art. 150 cpv. 1
a contrario
e 153 cpv. 2 CPC), mentre le allegazioni giuridiche sono valutate d’ufficio dal giudice (art. 57 CPC) anche se non sono avversate. Nella fattispecie, la reclamante non ha specificato quali allegazioni di fatto dell’avv. PI 1 pertinenti per il giudizio non sono state contestate dalla controparte. Quanto alle considerazioni sulle conseguenze della procedura americana sono allegazioni giuridiche che non ricadono sotto l’art. 150 CPC. Insufficientemente motivata, la censura è irricevibile.
4.5
La stessa reclamante sottolinea che il titolo sul quale si fonda il sequestro non è l’
affidavit
bensì la sentenza del 14 luglio 2020. Le incombeva pertanto d’indicare precisamente i punti della decisione da cui si evincerebbe il suo credito e i punti della decisione del
20 novembre 2020 che ne avrebbero confermato l’esistenza
, o perlomeno
i passi dell’
affidavit
che dovessero menzionare tali punti. Ora, la reclamante ne ha indicato solo due stralci (ad n. 52 e 53).
4.5.1
Nel primo l’avv. PI 1 si limita a citare la propria risposta alla censura d’illiquidità del danno espressa da CO 1 nella
“second motion to vacate”
. Alle decisioni del Tribunale di Miami non accenna minimamente. Nel secondo stralcio l’avv. PI 1 si
riferisce invece alla procedura d’appello, in cui la sua domanda di effetto
sospensivo (doc. 3) è stata respinta.
4.5.2
Anche le affermazioni secondo cui
CO 1 sarebbe responsabile
nei
confronti della RE 1 per i soldi a lui mutuati (“
he
[CO 1]
is liable to RE 1 for the monies lent to him”
,
doc. 2 n. 26, citato nel reclamo ad n. 21)
e
l’importo di $ 3'617'815.50
sarebbe
“assolutamente determinato”
(doc. 2 n. 29, citato al n. 50 del reclamo),
la differenza con quello di $ 4'078'323.–
essendo semplicemente frutto di un errore ammesso dalla reclamante, a suo dire non idoneo a compromettere la liquidità della sua pretesa, non risultano dalla decisione del 14 luglio 2020, bensì sono opinioni del suo patrocinatore americano, come lo è pure quanto da lui scritto a pag. 25 dell’appello (doc. 6). Ora, affermare l’esistenza di un credito debitamente quantificato non lo rende ancora verosimile. Anche su questo punto il reclamo manca di consistenza.
5.
La reclamante si avvale infine del testo del dispositivo n. 4 della sentenza del 20 novembre 2020, secondo cui la responsabilità di CO 1
“per quanto attiene al Count VI”
sarebbe rimasta
“intact”
(
the default against Mr. CO 1 as to liability on Counts VI of the
Second Amended Complaint shall remain intact”
), sentenza che,
letta insieme al
Second Amended Complaint
(doc. 2 Exhibit 1) permetterebbe di ritenere verosimile il proprio credito di $ 3'617'815.50.
La reclamante precisa che nella sentenza del 20 novembre 2020 la sua pretesa è stata reputata non liquida a causa di un semplice errore, ch’essa stessa ha riconosciuto e corretto: questa ammonta infatti a $ 3'617'815.50 e non a $ 4'078'323.–, ciò che non può compromettere la liquidità della sua pretesa. A sua mente il Pretore sarebbe caduto nell’arbitrio nella misura in cui ha ignorato ben due sentenze di condanna, ossia quella del 14 luglio 2020 e del 20 novembre 2020, negando di conseguenza la verosimiglianza del credito e della causa di sequestro.
5.1
Orbene, a una semplice lettura grammaticale del dispositivo n. 4 appare di gran lunga più verosimile la tesi di CO 1 (n. 21 della replica in prima sede e n. 9 della duplica in seconda sede), secondo cui il soggetto della frase è la contumacia
(“the default”
) e non la responsabilità (
“liability”
), sicché il significato del
dispositivo è ch’egli rimane contumace per quanto riguarda la sua responsabilità
fondata sulla settima conclusione della seconda petizione emendata. Si tratta di una mera statuizione processuale. Non vi sono elementi oggettivi per ritenere che il tribunale abbia (nuovamente) statuito sulla responsabilità del convenuto né che ne abbia accertata l’estensione in
$ 3'617'815.50
. Lo esclude il dispositivo n. 3 che al riguardo annulla la decisione precedente e ne esclude ogni effetto.
Il dispositivo n. 5 prevede del resto che un processo separato avrà luogo proprio per quanto attiene alla settima conclusione
(
“The Court will conduct a trial on RE 1’s damages claim at Count VI of the Second Amended Complaint, which will be separately noticed pursuant to Fla. R. Civ. P. 1.440 (c) after Count VII is at issue or abandoned”
).
5.2
I passi della decisione del 20 novembre 2020 citati dalla controparte nelle osservazioni al reclamo (ad n. 19), e già prima nella replica in prima sede (ad n. 8), rendono del resto ulteriormente verosimile che il tribunale di Miami ha ritenuto le pretese di danno fatte valere dalla RE 1 nei confronti di CO 1 non sufficientemente sostanziate né comprovate, e ciò per diverse ragioni, che ne impedivano la liquidazione nello stesso processo. È proprio per contestare tale aspetto della decisione che la reclamante – come visto invano – ha inoltrato l’appello, onde evitare un nuovo processo sulla questione dell’ammontare del danno (
“If RE 1 does not prevail on the appeal, it will proceed to the damages trial and seek the full amount of the debit
”, reclamo pag. 17 in alto).
5.3
È pertanto senza pregio l’affermazione per cui l’obbligo di risarcimento di $ 3'617'815.50 è stato riconosciuto da diverse sentenze, mentre
l’ultima tuttora esecutiva ha annullato la condanna a carico di CO 1 e rinviato il giudizio sulla settima conclusione a un processo separato (sopra consid. 5.1).
5.4
In definitiva, la reclamante non ha dimostrato che la constatazione del primo giudice, secondo cui
la decisione sulla quale essa fonda il proprio credito e la causa di sequestro è stata annullata
con la sentenza del 20 novembre 2020, è errata o poggia su accerta-menti di fatto manifestamente erronei. Non ha poi neppure reso
verosimile la propria pretesa, o perlomeno il suo importo, e soprattutto
la causa di sequestro dell’
art. 271 cpv. 1 n. 6 LEF
, ossia una decisione esecutiva che condanni CO 1 a pagarle quanto indicato nell’istanza di sequestro.
6.
Stante l’esito dell’odierno giudizio, la richiesta di prestazione di garanzia (giusta l’art. 273 cpv. 1 LEF) presentata da CO 1 con le osservazioni al reclamo diviene senza oggetto.
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35)
,
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Le ripetibili vanno fissate in base al valore della pretesa fatta valere dalla sequestrante (di
fr. 6'804'515.78
), non potendosi tenere conto del criterio più corretto (DTF 139 III 195 consid. 4.3.2) del valore dei beni sequestrati, poiché in
concreto non è stato reso noto.
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 6'804'515.78 raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.