Decision ID: 5eb9d559-5d1b-4de6-991b-904fecfe18b6
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
I. Ritenuto in fatto:
1. A._ è impiegato presso le Ferrovie federali svizzere (FFS) dal 1980.
Da ultimo ha lavorato in qualità di specialista RCP a tempo pieno. Dal 27
agosto 2015 ha interrotto il lavoro per malattia. Con domanda dell'11
febbraio 2016 A._ si è annunciato presso l'Ufficio AI dei Grigioni per
prestazioni d'invalidità a causa di problemi psichici.
2. Come comunicato dal medico di famiglia, Dr. med. B._, all'Ufficio AI,
A._ soffre di una cefalea a grappolo dal 1998. A mente del Dr. med.
B._, l'inabilità lavorativa sarebbe però dovuta a una grave depressione
insorta a fine agosto 2015, probabilmente reattiva su conflitto al posto di
lavoro, per la quale A._ sarebbe in cura dallo psichiatra Dr. med.
C._ e a causa della quale sussisterebbe un'inabilità lavorativa
completa.
3. Secondo il rapporto del Dr. med. C._ del 21 marzo 2016, A._
presenterebbe una sindrome da disturbo di disadattamento (ICD-10 F43.2)
con umore depresso e ansioso, associata a lievi ideazioni a contenuto
paranoideo, ossessioni con assenza di compulsioni e moderate
somatizzazioni.
4. Nella perizia psichiatrica del 5 settembre 2016, commissionata dall'Ufficio
AI, la Dr.ssa med. D._ ha diagnosticato un disturbo di personalità
misto (ICD-10 F61) e un episodio depressivo attualmente di grado lieve
(ICD-10 F32.0). La psichiatra ha ritenuto che un'incapacità lavorativa del
50 % poteva essere concordata per massimo tre mesi e riteneva sostenibili
da subito dei provvedimenti di reintegrazione.
5. Con rapporto di decorso del 13 gennaio 2017 il Dr. med. C._ ha
segnalato all'Ufficio AI un peggioramento dello stato di salute.
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6. Nella perizia di decorso del 18 luglio 2017 la Dr.ssa med. D._ ha
confermato le proprie diagnosi, precisando che nell'attività consueta, sulla
base del disturbo personologico presentato, vi sarebbe una limitazione
della capacità lavorativa di al massimo il 20 %, mentre in attività adatta vi
sarebbe una piena capacità di rendimento.
7. Con comunicazione del 17 agosto 2017 l'Ufficio AI ha accordato a A._
un accertamento nell'ambito delle possibilità integrative.
8. Nel rapporto medico del 20 ottobre 2017 il Dr. med. C._ ha
diagnosticato un disturbo di personalità forme miste (ICD-10 F61.0); una
sindrome depressiva ricorrente, episodio di media gravità (ICD-10 F.33.1);
un disturbo d'ansia generalizzato (ICD-10 F.41.1) e un disturbo
somatoforme indifferenziato (ICD-10 F.45.1). Il Dr. med. C._ riteneva
che lo stato psicopatologico di A._ sarebbe compromesso
definitivamente, senza possibilità di miglioramento. Le risorse personali
sarebbero logore e orientate verso una gravosa estinzione, impedendo una
remissione della severa affezione psichiatrica in essere. Il Dr. med.
C._ attestava di conseguenza un'inabilità lavorativa completa a tempo
indeterminato in tutte le professioni.
9. Con decisione del 9 gennaio 2018 l'Ufficio AI ha chiuso il mandato
d'integrazione, siccome A._ non si sarebbe sentito in grado di
esercitare alcuna attività professionale.
10. Nella perizia di decorso del 31 luglio 2018 la Dr.ssa med. D._ ha
diagnosticato un disturbo di personalità misto (ICD-10 F61) con
ripercussioni sulla capacità lavorativa e una sindrome depressiva
persistente (ICD-10 F34.9) senza ripercussioni sulla capacità lavorativa. Il
perito ha negato le diagnosi poste dallo psichiatra curante di disturbo
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d'ansia generalizzato e di disturbo somatoforme indifferenziato, e ha
confermato la sua valutazione sulla capacità lavorativa (limitazione del
20 % nell'attività consueta e nessuna limitazione in attività adatta).
11. Nel rapporto del 5 ottobre 2018 i medici curanti (lo psichiatra Dr. med.
C._, lo psicologo Lic. psic. E._ e il medico assistente Dr.ssa med.
F._) hanno notato uno stato clinico compromesso e una prognosi
altamente sfavorevole con un'inabilità lavorativa completa in tutte le
professioni. Stando ai medici curanti, con il trattamento in essere l'istinto
vitale apparirebbe conservato, tuttavia esso sarebbe eretto su di un
equilibrio labile.
12. Il 10 dicembre 2018 l'Ufficio AI ha prospettato l'attribuzione di una rendita
d'invalidità intera determinata dal 1. agosto 2016 fino al 31 dicembre 2016.
13. Nel rapporto del 14 dicembre 2018 i medici curanti hanno ribattuto alle
affermazioni del perito Dr.ssa med. D._. In particolare, essi non
potevano condividere l'opinione del perito secondo cui l'igiene personale di
A._ sarebbe apparsa curata, osservando che questa sarebbe invece
compromessa da lunga data. Il perito non avrebbe poi apprezzato i segni
d'ansia e di depressione. Inoltre, non sarebbe comprensibile come il perito
abbia potuto affermare che le capacità logiche e di giudizio nonché i nessi
associativi sono conservati. A differenza di quanto riportato dal perito poi, i
medici curanti rammentavano che l'istinto vitale non risulterebbe
compromesso in maniera franca unicamente grazie alla continuità della
presa a carico, osservando che una pressione ambientale anche fatua sulla
precaria omeostasi determinerebbe il serio rischio di agiti positivi verso tale
istinto. Infine, i medici curanti hanno riconfermato il loro punto di vista circa
l'inabilità completa di A._.
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14. In data 15 gennaio 2019 e 1. febbraio 2019 A._ ha presentato le
proprie obiezioni contro il progetto di decisione.
15. Con decisione 1. maggio 2019 l'Ufficio AI ha riconosciuto a A._ una
rendita intera dal 1. agosto 2016 fino al 31 dicembre 2016 e una mezza
rendita dal 1. gennaio 2017 al 31 marzo 2017. A partire dal 1. gennaio 2017
l'Ufficio AI riteneva che vi era un'incapacità lavorativa dell'80 % nell'ultima
attività svolta e del 100 % in attività adeguata, giungendo a un grado
d'invalidità del 20 % (se fosse utilizzata la capacità lavorativa rimanente
nell'ultima attività svolta) risp. del 24 % (poggiando su un confronto dei
redditi in attività consueta e adatta) escludente un diritto a una rendita.
16. Il 24 maggio 2019 A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato ricorso al
Tribunale amministrativo dei Grigioni chiedendo l'annullamento della
decisione impugnata e il conferimento di una rendita d'invalidità intera a
tempo indeterminato a partire dal 1. agosto 2016.
17. Nella risposta del 12 giugno 2019 l'Ufficio AI (qui di seguito: convenuto) ha
postulato il rigetto del ricorso.
18. Nella replica del 21 giugno 2019 il ricorrente ha confermato i suoi petiti.
19. Con scritto del 26 giugno 2019 il convenuto ha rinunciato a una duplica.

Considerations:
II. Considerando in diritto:
1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui questo
competente Tribunale entra nel merito del ricorso contro la decisione del 1.
maggio 2019.
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2. Controverso è se il ricorrente ha diritto a una rendita d'invalidità intera a
partire dal 1. agosto 2016.
3.1. Giusta l'art. 28 cpv. 2 della legge federale sull'assicurazione per l'invalidità
(LAI; RS 831.20) l'assicurato ha diritto a una rendita intera se è invalido
almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se è invalido almeno al 60 %, a una
mezza rendita se è invalido almeno al 50 % o a un quarto di rendita se è
invalido almeno al 40 %.
3.2. Per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe
conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la
cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione,
tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è
confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse
diventato invalido (art. 16 della Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali [LPGA; RS 830.1] in combinato disposto
con l'art. 28a cpv. 1 LAI).
3.3. Per stabilire il grado d'impedimento, l'amministrazione e il giudice si
fondano su documenti allestiti dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il cui compito consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato sia incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per
determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili (DTF 125 V
256 consid. 4, 115 V 133 consid. 2). Quanto alla valenza probatoria di un
rapporto medico, determinante, secondo la giurisprudenza, è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Decisivo quindi per stabilire se
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un rapporto medico abbia valore di prova non è tanto la sua origine o la sua
denominazione, ad esempio, quale perizia o rapporto (DTF 125 V 351
consid. 3a, 122 V 157 consid. 1c). La giurisprudenza ha tuttavia sviluppato
alcune direttive in relazione a determinate forme di attestazioni mediche
(DTF 125 V 351 consid. 3b, 118 V 286 consid. 1b). In tal senso, se non vi
sono indizi concreti che depongano contro la loro attendibilità, va
riconosciuto pieno valore probatorio alle perizie di medici specialistici
esterni che rilasciano i propri referti in base a indagini e osservazioni
accurate e dopo aver preso visione di tutta la documentazione medica e
che nella descrizione dei loro reperti giungono a risultati concludenti (DTF
137 V 210 consid. 1.3.4, 125 V 351 consid. 3b/bb). Riguardo ai medici
curanti si deve tenere conto, in seguito al rapporto di fiducia istauratosi
contrattualmente, che non può essere escluso che nel dubbio possano
esprimersi a favore del proprio paziente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, 125
V 351 consid. 3b/cc, 124 I 170 consid. 4). Considerata la divergenza tra il
mandato di cura e il mandato peritale commissionato d'ufficio, il mero fatto
che i medici curanti giungano a opinioni differenti da quelle dei periti, non
basta per mettere in discussione una perizia ordinata dall'amministrazione
o dal giudice e non implica l'ordine di nuovi accertamenti. Sono fatti salvi i
casi in cui si impone una nuova valutazione, dacché i rapporti dei medici
curanti indicano degli aspetti oggettivi – quindi non soltanto riconducibili a
un'interpretazione soggettiva – che non sono stati identificati o sono stati
ignorati nella perizia e che sono sufficientemente pertinenti per mettere in
discussione le conclusioni del perito (cfr. sentenze del Tribunale federale
8C_317/2019 del 30 settembre 2019 consid. 2.3, 8C_379/2019 del 21
agosto 2019 consid. 2.2, 8C_229/2019 del 5 luglio 2019 consid. 5.1,
8C_835/2018 del 23 aprile 2018 consid. 3, 9C_142/2008 del 16 ottobre
2008 consid. 2.2).
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4. Il ricorrente sostiene che le constatazioni del perito divergono
sostanzialmente dalle valutazioni dei medici curanti, rimandando in
particolare al rapporto dei medici curanti del 14 dicembre 2018.
La Dr.ssa med. D._ ha rilasciato una perizia psichiatrica del 5
settembre 2016 (doc. 44/1-14 convenuto) e due perizie psichiatriche di
decorso datate 18 luglio 2017 (doc. 71 convenuto) e 31 luglio 2018 (doc.
106 convenuto). Queste perizie sono state allestite lege artis in conoscenza
dell'intero incarto e rispettano, in una lettura complessiva, la prassi in DTF
141 V 281 – in linea generale da applicare a qualsiasi malattia psichica
(DTF 143 V 418, 143 V 409 consid. 4.5.3) – circa la valutazione dell'effettivo
potenziale di rendimento risp. delle ripercussioni funzionali dei disturbi
diagnosticati in considerazione dei fattori di carico diminuenti il potenziale
e dei fattori positivi di compensazione (risorse). Il perito si è confrontato con
le opinioni dei medici curanti, dissentendo sulle diagnosi e conclusioni da
questi sostenute. L'ultimo rapporto agli atti dei medici curanti del 14
dicembre 2018 (doc. 115 convenuto), inoltrato in procedura di
preavviso/obiezione, non è stato sottoposto al perito per nuovo giudizio, ma
non contiene nuovi rilevanti elementi non già apprezzati dal perito. Per
quanto i medici curanti ritengano che il ricorrente trascuri l'igiene personale,
mentre secondo il perito il ricorrente durante le tre visite si sarebbe
presentato curato nell'igiene e nell'abbigliamento (cfr. doc. 44/10, 71/6,
106/9 convenuto), va detto che si tratta di una contraddizione in un giudizio
soggettivo che non inficia la validità della perizia. Lo stesso vale per
l'apprezzamento della capacità lavorativa e per la prognosi. Riguardo alla
critica asserita dai medici curanti del non apprezzamento dei segni d'ansia
e di depressione, si osserva che il perito ha considerato questo punto,
concludendo tuttavia che i segni d'ansia sarebbero lievi e evidenziabili solo
all'evocazione dei temi lavorativi (cfr. doc. 106/11 convenuto). A differenza
dei medici curanti, il perito ha negato, in mancanza dei requisiti, un disturbo
d'ansia generalizzato. Anche questo aspetto concerne un giudizio
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soggettivo, per cui la perizia mantiene la sua validità malgrado le
divergenze d'opinione. Parimenti, la perizia non viene invalidata dal fatto
che il perito, a differenza dei medici curanti, ritiene che la sindrome
depressiva persistente da ella diagnosticata non abbia ripercussioni
rilevanti sulla capacità lavorativa (cfr. doc. 106/10 seg. convenuto). I medici
curanti constatano poi un'incongruenza, dove il perito da un lato
sosterrebbe che le capacità logiche e di giudizio sono conservate e anche
i nessi associativi, mentre dall'altro rileverebbe un disturbo di personalità in
essere, a detta dei medici curanti, determinato proprio dal deficit
metacognitivo (cfr. doc. 115/4 convenuto). All'esame psichico secondo il
sistema AMDP il perito afferma che "le capacità logiche e di giudizio [del
ricorrente] sono conservate", che "non presenta disturbi del corso del
pensiero" e che "i nessi associativi sono solidi" (doc. 106/9 convenuto); in
seguito, in base allo strumento "Mini ICF-APP" ella specifica che per quanto
riguarda il giudizio, l'esame di realtà sarebbe integro; solo nell'analisi dei
fatti riguardanti l'attività lavorativa [il ricorrente] sarebbe ancora centrato
sulla convinzione di essere stato oggetto di discriminazione o persecuzione
da parte dei suoi superiori (doc. 106/10 convenuto). Non appare incoerente
con questi rilevamenti che il perito diagnostichi infine un disturbo di
personalità misto (ICD-10 F61) con manifestazione di una deviazione della
cognitività e dell'affettività e con ripercussione sulla capacità lavorativa
nell'ultima attività svolta in misura del 20 % (cfr. doc. 106/10 seg. e 12
convenuto). Per quanto attiene all'istinto vitale, i medici curanti segnalano
un'omeostasi psico-affettiva altamente fragile e traballante, all'interno della
quale le ideazioni anticonservative risulterebbero positive. Ma i medici
curanti specificano pure che tale istinto (al momento attuale) non
risulterebbe compromesso in maniera franca grazie alla continuità della
presa a carico (cfr. doc. 115/2 convenuto). Anche dagli ulteriori rapporti dei
medici curanti agli atti del 21 marzo 2016 (doc. 19 convenuto), del 13
gennaio 2017 (doc. 58 convento), del 20 ottobre 2017 (doc. 86 convenuto)
e del 5 ottobre 2018 (doc. 111 convenuto) non emergono elementi decisivi
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atti a mettere in discussione la perizia della Dr.ssa med. D._. Si
osserva che i medici curanti e il perito discordano sull'entità della
ripercussione sull'attività lavorativa dei disturbi psichici accertati. Sia i
medici curanti sia il perito hanno posto la diagnosi di disturbo di personalità
misto (ICD-10 F61) e di sindrome depressiva ricorrente, seppur
discordando sulla specifica classificazione di quest'ultima (ICD-10 F33.1:
disturbo depressivo ricorrente, episodio di media gravità in atto, secondo i
medici curanti risp. F34.9 [recte: F33.9]: disturbo depressivo ricorrente non
specificato, secondo il perito [cfr. doc. 86/2 e 106/10 convenuto]). I medici
curanti hanno inoltre diagnosticato un disturbo d'ansia generalizzato (ICD-
10 F41.1) nonché un disturbo somatoforme indifferenziato (ICD-10 F45.1)
che però sono stati esclusi in modo convincente dal perito (cfr. doc. 86/2 e
106/11 convenuto). Il diverso apprezzamento di questi aspetti non significa
che il Tribunale deve ordinare una perizia per far luce su di essi. Trattandosi
di un giudizio soggettivo, la perizia mantiene la sua validità, sebbene i
medici curanti siano di altro parere. In conclusione, si rileva che il dissenso
espresso dai medici curanti in merito alla perizia non è in grado di
confutarne la valenza probatoria.
5. Il ricorrente eccepisce inoltre la valutazione del perito, Dr.ssa med.
D._, sulla capacità lavorativa nell'attività consueta di specialista RCP:
il perito avrebbe espresso il proprio giudizio senza conoscere le esigenze
di sicurezza e il carico che detta professione comporta. Nel periodo in
questione, i problemi di salute del ricorrente non avrebbero mai permesso
di affidargli un incarico di lavoro, al punto che l'allora MedicalService delle
FFS (che avrebbe funto da medico di fiducia e al tempo stesso sarebbe
stato responsabile del rispetto delle prescrizioni rilevanti in materia di
sicurezza emanata dall'Ufficio federale dei trasporti) avrebbe dovuto
addirittura dichiarare formalmente inidoneo il ricorrente per ragioni di salute
(cfr. lettera del 15 febbraio 2017 [doc. 4 ricorrente]). Nel periodo
considerato il ricorrente non sarebbe pertanto mai stato abile al lavoro o
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impiegabile nella professione consueta, per cui sotto questo aspetto le
affermazioni relative a una capacità di lavoro possibile e utilizzabile della
Dr.ssa med. D._ sarebbero errate.
Per quanto intravedibile, nelle perizie di decorso del 18 luglio 2017 e del 31
luglio 2018, la Dr.ssa med. D._ non ha integrato (o più verosimilmente:
non ha avuto a disposizione) il documento del Dr. med. G._,
MedicalService FFS, datato 15 febbraio 2017 (doc. 4 ricorrente), in cui
questi attesta l'inidoneità del ricorrente alla sua attività contrattuale quale
specialista RCP (cfr. doc. 71, 106 e contrario convenuto). Questa
discordanza tra il perito e il medico delle FFS sull'abilità lavorativa del
ricorrente nell'ultima attività svolta concerne tuttavia un giudizio soggettivo
e non significa che le conclusioni del perito siano errate. Si presume che il
medico delle FFS applichi un giudizio assai severo nel determinare
l'idoneità dei propri dipendenti con mansioni legate alla sicurezza del
traffico ferroviario. Ad ogni modo, la lettera del 15 febbraio 2017 del Dr.
med. G._ non può essere considerata un rapporto medico con valore
probatorio ai sensi della succitata giurisprudenza, per cui le conclusioni del
perito non vengono da essa smentite. Tuttavia, alla luce di questa
attestazione medica e della conseguente effettiva impossibilità per il
ricorrente di continuare l'attività quale specialista RCP, per il calcolo del
grado di invalidità del ricorrente appare più opportuno basarsi sulla capacità
lavorativa in attività adatta. Il grado di invalidità non va dunque fissato al 20
% in base a una capacità lavorativa dell'80 % rimanente nell'ultima attività
esercitata, bensì secondo un raffronto dei redditi senza invalidità e con
invalidità ipotetico.
6. In attività adatta il perito ha attestato una capacità lavorativa completa.
Secondo il perito sarebbe da prediligere un'attività da svolgere in solitario,
con scarso contatto con il pubblico e senza necessità di lavoro in team o a
continuo contatto con il responsabile, senza cambi frequenti di contesti o di
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mansioni per i deficit evidenziati dovuti al disturbo personologico.
Sarebbero necessari colloqui motivazionali (cfr. doc. 106/12 seg.
convenuto). Questo profilo non appare irrealistico. Giusta la giurisprudenza
va presupposto che il mercato lavorativo teorico offra una moltitudine
variegata di posti di lavoro (cfr. sentenze del Tribunale federale
9C_253/2017 del 6 luglio 2017 consid. 2.2.1, 8C_670/2015 del 12 febbraio
2016 consid. 4.2 seg.; DTF 110 V 273 consid. 4b). Con il profilo descritto,
va ritenuto che il ricorrente possa impiegare sul mercato la sua capacità
lavorativa e ottenere un rispettivo reddito. Stando alla perizia a cui va
attribuito pieno valore probatorio, si può pretendere che il ricorrente eserciti
un'attività adeguata in misura del 100 %. Siccome il perito non ha attestato
una diminuzione della capacità di rendimento in tale attività (cfr. doc.
106/12 convenuto), non sono pertinenti le critiche del ricorrente, secondo
cui sarebbe escluso che il ricorrente possa trovare un datore di lavoro
disposto ad impiegarlo. A tal riguardo va inoltre precisato che giusta la
giurisprudenza va presunta l'esistenza di un mercato equilibrato, con
sufficiente richiesta di lavoro (cfr. sentenza del Tribunale federale
9C_253/2017 del 6 luglio 2017 consid. 2.2.1).
7. Il ricorrente censura i redditi senza e con invalidità applicati dal convenuto.
7.1. Stando al ricorrente, determinante per il confronto dei redditi sarebbe
sempre l'anno relativo alla rendita, quindi in questo caso il 2016. Tale
avviso è inesatto. Di regola, è vero, ci si basa sull'anno in cui inizia il diritto
a una rendita. Tuttavia, eventuali modifiche, di rilievo per la rendita, dei
redditi di paragone devono essere considerate fino alla decisione su
opposizione. L'amministrazione è dunque tenuta ad applicare i dati statistici
più attuali (cfr. sentenza del Tribunale federale 8C_228/2017 del 14 giugno
2017 consid. 2.3 e 4.1.3 con rinvii). In questo caso, le tabelle più attuali
della rilevazione della struttura dei salari (RSS) al momento della decisione
impugnata del 1. maggio 2019 erano ancora quelle del 2016. Il convenuto
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ha dunque giustamente applicato le tabelle del 2016. Dal momento che
l'ultimo salario da valido rilevabile dall'Estratto del conto individuale (doc.
57/2 convenuto) risale al 2015 e che il convenuto ha applicato un salario
da valido per il 2016, e visto che il salario presumibilmente conseguibile da
valido rivendicato dal ricorrente concerne il 2016 (v. considerando
seguente) e che la rendita inizierebbe nel 2016, il convenuto avrebbe
potuto basarsi sull'anno 2016 invece del 2018. Ma per la determinazione
del grado di invalidità nulla cambia il fatto che il convenuto abbia indicizzato
entrambi i redditi fino al 2018.
7.2. Il reddito da invalido è quindi stato fissato per il 2018, indicizzando il reddito
ipotetico secondo le RSS 2016, TA1, uomini, livello di competenza 1
(attività semplici di tipo fisico o manuale) adeguato a 41.7 ore lavorative
settimanali (CHF 5'340.00 : 40 h x 41.7 h = CHF 66'803.40 x 1.003995 x
1.01 = CHF 67'740.98). Il reddito da valido, determinato a CHF 86'727.20
per il 2016, è stato indicizzato fino al 2018, giungendo a un importo di
CHF 88'863.99. Dal confronto dei redditi risulta pertanto un grado di
invalidità (arrotondato) del 24 % (cfr. tabella di calcolo al doc. 114
convenuto). Il ricorrente dimostra tuttavia che nel 2016 avrebbe potuto
conseguire un reddito pari a CHF 91'691.50 (cfr. allegato 6 ricorrente).
Senza entrare nel dettaglio di tale reddito si osserva che, pur considerando
questo reddito quale reddito senza invalidità, il ricorrente non
raggiungerebbe un grado di invalidità rilevante (100 - CHF 67'740.98 :
CHF 91'691.50 x 1.013995 x 100 = 27.14 %).
7.3. Il ricorrente pretende infine una deduzione di almeno il 20 % dal reddito da
invalido per circostanze personali e professionali.
7.3.1. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, se e in quale misura i
salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme
delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
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addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado d'occupazione) ritenuto che una deduzione
massima del 25 % (DTF 134 V 322 consid. 5.2) del salario statistico
permette di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul
reddito del lavoro e che il Giudice, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, non può senza valido motivo sostituire il proprio
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 137 V 71
consid. 5.2 e 126 V 75 consid. 5b/cc e 6).
7.3.2. Nel caso di specie non si ravvisano circostanze personali o professionali
giustificanti una deduzione. Va inoltre notato che per il reddito da invalido il
convenuto si è basato su un reddito ipotetico nel livello di competenza 1,
ovvero in attività semplici, per le quali non si presuppongono specifiche
qualifiche (cfr. sentenza del Tribunale federale 8C_492/2015 del 17
novembre 2015 consid. 3.2.3). E pur considerando una deduzione del 15 %
per i disturbi presenti e i loro effetti sul rendimento (cfr. Case Report 18
[doc. 128/13 convenuto]), il grado d'invalidità minimo del 40 % non
verrebbe comunque raggiunto.
8. Per i suddetti motivi il ricorso va respinto e la decisione impugnata è
confermata.
9. L'esito della controversia giustifica l'accollamento delle spese processuali
fissate a CHF 700.00 (cfr. art. 61 lett. fbis LPGA e art. 69 cpv. 1bis LAI) al
ricorrente.