Decision ID: 20dc92f0-70fb-5cba-accd-ceaf02acd2c8
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadino afghano originario di B._ (Kunduz), ha depo-
sitato una domanda d’asilo in Svizzera il 24 ottobre 2019, pretendendosi
minorenne.
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
EURODAC l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in Bul-
garia il 1° agosto 2018.
C.
Il 20 novembre 2019, il richiedente è stato sentito quale minore non accom-
pagnato nell’ambito di una prima audizione durante la quale è segnata-
mente stato questionato sulle sue generalità, in merito alla sua provenienza
e circa il viaggio che lo ha condotto in Svizzera. Nel corso di tale audizione,
la SEM lo ha pure informato della possibile competenza della Bulgaria per
il trattamento della sua domanda d’asilo in base al regolamento (UE) n.
604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che
stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) e prospettato una pos-
sibile non entrata nel merito della sua domanda i applicazione dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi. L’interessato si è detto contrario ad un trasferimento
verso tale paese.
D.
Il 21 novembre 2019 la SEM ha presentato alle autorità bulgare, nei termini
fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in
carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III.
E.
Il 22 novembre 2019, la Bulgaria ha accettato la richiesta di ripresa in ca-
rico. Dalla medesima si evince altresì l’identità dichiarata dall’insorgente in
Bulgaria, diversa da quella addotta nel corso della procedura elvetica.
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Pagina 3
F.
In corso di procedura la rappresentanza legale ha trasmesso all’autorità
inferiore una copia di un documento di identità (taskara) riferibile all’insor-
gente ed indicante quale data di nascita il 2 luglio 2002. L’autorità inferiore
gli ha quindi concesso il diritto di essere sentito sulla questione della di-
scordanza tra tale data di nascita e quanto dichiarato in Bulgaria, discor-
danza che l’interessato ha imputato al fatto di aver fornito generalità false
nel predetto paese.
G.
Con decisione del 13 gennaio 2020 la SEM non è entrata nel merito della
succitata domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi pronun-
ciando nel contempo il trasferimento dell’interessato verso la Bulgaria.
H.
Il 21 gennaio 2020 l’interessato è insorto contro la suddetta decisione di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) che ha
accolto il gravame retrocedendo nuovamente gli atti alla SEM per lo svol-
gimento di ulteriori accertamenti onde determinare l’età del ricorrente (sen-
tenza del Tribunale D-401/2020 del 27 gennaio 2020).
I.
In riscontro a quanto precede, il 5 febbraio 2020, la SEM ha incaricato il
Centro universitario romando di medicina legale dello svolgimento di una
perizia per determinare l’età del richiedente asilo. Le risultanze della me-
desima, inoltrate all’autorità di prima istanza il 25 febbraio e basate su di
un esame clinico e su referti radiologici (panoramica dentaria, radiografia
standard della mano sinistra e tomografia delle articolazioni sterno clavico-
lari) svolti il 7 febbraio 2020 hanno stabilito che l’età minima di A._
sarebbe di 20.05 anni (età probabile tra i 21 e i 29 anni). Tale dato è stato
dedotto in particolare dalla tomografia delle articolazioni sterno clavicolari
che conferisce all’interessato un’età ossea minima di 21.6 anni (29.7 anni
con deviazione standard di 5.1 anni) e dall’esame odontostomatologico in-
dicante un limite inferiore di 18.5 anni (media di 20.5 anni).
J.
Il 3 marzo 2020, la Segreteria di Stato ha quindi reso partecipe il richie-
dente asilo circa le risultanze della perizia medica di cui sopra conceden-
dogli il diritto di essere sentito al riguardo.
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Pagina 4
K.
Il rappresentante legale dell’interessato ha inoltrato le proprie osservazioni
in merito il 5 marzo 2020.
L.
Il 1° aprile 2020 l’autorità di prima istanza ha emesso una nuova decisione
(notificata il giorno seguente) con cui non entrava nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi e pronunciava il trasferimento
del richiedente verso la Bulgaria ritendolo nuovamente maggiorenne.
M.
Il 9 aprile 2020 A._ ha contestato pure il summenzionato provvedi-
mento con ricorso al Tribunale chiedendone l’annullamento e la restitu-
zione degli atti all’autorità inferiore affinché venisse effettuata una nuova
valutazione sull’applicazione della clausola di sovranità; contestualmente
e con protesta di tasse e spese, ha chiesto di essere ammesso al beneficio
dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle
spese di giustizia e del relativo anticipo.
N.
Il 14 aprile 2020 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via supercau-
telare.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento.
3.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1).
3.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3
LAsi) che nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per
l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La va-
lutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata
dal richiedente nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel
merito. Allorquando la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti
all’autorità inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee all’età
del richiedente l’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 feb-
braio 2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 3.3).
4.
4.1 Nel caso che ci occupa, l’autorità resistente non ha creduto alla pretesa
minore età dell’insorgente. Questi avrebbe invero reso indicazioni incoe-
renti, vaghe e contraddittorie in merito al suo contesto personale, alla sua
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cerchia famigliare, al suo percorso scolastico nonché alla stessa minore
età, affermando a più riprese di non essere in misura di rispondere a do-
mande molto semplici e a redarguire circa riferimenti temporali vicini. Se-
condo l’autorità inferiore, egli si sarebbe trincerato dietro ad un presunto
analfabetismo poco credibile e la cui definizione lascerebbe ulteriori dubbi.
In un primo momento non sarebbe stato in grado di esprimersi sulla sua
data di nascita giustificandosi in modo evasivo. Dipoi, egli avrebbe indicato
una data di nascita solo a seguito di ripetute richieste e senza riuscire a
ragguagliare l’auditore in merito alla sua età al momento dell’espatrio e del
decesso della madre. Del resto, il richiedente l’asilo nemmeno sarebbe
stato in misura di segnalare la differenza di età con il fratellastro. Quo al
suo percorso formativo, egli non avrebbe saputo determinare la data di ini-
zio della scuola coranica pur riuscendo ad addurre di aver avuto sette anni
all’epoca. Il predetto avrebbe anche asserito che la frequentazione si sa-
rebbe interrotta al compimento dei dodici anni, salvo in seguito non sapere
indicare la data di tale avvenimento né la sua età in tale frangente. D’altro
canto, ha osservato l’autorità di prima istanza, dalla risposta delle autorità
bulgare si evincerebbe che l’insorgente avrebbe declinato altre generalità
in tale paese; generalità secondo le quali egli risulterebbe maggiorenne.
Ebbene, la spiegazione del richiedente al riguardo sarebbe pretestuosa.
Mal si spiegherebbe invero in che modo il fatto di essersi dichiarato mag-
giorenne abbia potuto procurargli dei vantaggi in tale situazione. Questo
aspetto sarebbe inoltre in contrasto con quanto da lui affermato in corso di
audizione. Ancora, ha concluso l’autorità resistente, la copia della taskara
versata agli atti non permetterebbe di addivenire ad un diverso esito. Tale
tipologia di documenti non sarebbe infatti esente dal rischio di falsificazioni.
Nel caso in esame, si tratterebbe inoltre di una semplice copia, cosa che
renderebbe impossibile una verifica dell’autenticità, da cui un valore pro-
batorio molto basso. L’insorgente non sarebbe d’altro canto stato in misura
d’illustrarne il contenuto in modo concludente. A ciò si aggiungerebbero
pure le risultanze dell’esame medico legale cui l’interessato è stato sotto-
posto e che costituirebbero indizio molto forte di maggiore età.
4.2 Nel proprio gravame l’insorgente avversa la valutazione della autorità
inferiore. L’esito della perizia contrasterebbe con quanto continuativa-
mente sostenuto dall’interessato in corso di procedura nonché con la data
riportata sulla taskara prodotta all’attenzione della SEM. Quo alla que-
stione dell’analfabetismo, egli avrebbe già specificato in corso di procedura
che saper leggere un tesserino, compilare un modulo e conoscere i numeri
non sarebbero attività rientranti nel ben più ampio concetto di istruzione.
La frequentazione “fisica” di una scuola non equivarrebbe del resto all’ac-
quisizione di padronanza nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, tanto più
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ove si considerino le difficili condizioni di studio in capo all’insorgente (fre-
quenza irregolare, preminenza dell’attività agricola, situazione di guerra,
distruzione dell’edificio a causa dei bombardamenti). Verrebbe dunque da
sé che, quandanche l’interessato non possa definirsi propriamente analfa-
beta, egli presenti in ogni caso criticità importanti rispetto a calcolo e scrit-
tura; criticità che si evincerebbero da diversi passaggi dell’audizione. Il Tri-
bunale stesso avrebbe del resto già sollevato perplessità circa la mancata
considerazione del contesto culturale di provenienza. Del resto, pur es-
sendo l’insorgente riuscito a dichiarare la data di nascita appresa
dall’usuale iscrizione sulla copertina del corano, avrebbe avuto difficoltà a
sostanziare la sua età. Egli avrebbe invero fatto molta fatica a comprendere
la differenza tra data di nascita ed età non solo a causa del semi-analfabe-
tismo ma anche in ragione della disabitudine culturale a contare anni ed a
memorizzare date. Per queste stesse ragioni, il ricorrente non sarebbe
nemmeno stato in grado di redarguire l’autorità inferiore sull’età della ma-
dre al momento del decesso e sulla differenza tra la sua età e quella del
fratellastro. Si dovrebbe pertanto escludere che egli abbia tentato di na-
scondere la sua vera identità rispondendo in modo evasivo. Con riferi-
mento alla discrepanza rispetto alle generalità declinate in Bulgaria, il ri-
chiedente asilo, per il tramite della sua patrocinatrice, rinvia a quanto da lui
già esposto nell’ambito del diritto di essere sentito concessogli al riguardo,
e meglio, al fatto di aver volontariamente fornito indicazioni false al fine di
non dover rimanere in un paese ove avrebbe subito maltrattamenti (veden-
dosi altresì affiancare un interprete che non parlava la sua lingua, da cui
pure il rischio di registrazioni errate). Nella medesima circostanza, rileva
che il diritto al contraddittorio sarebbe stato violato in quanto la rappresen-
tanza legale non avrebbe avuto accesso in tale sede al verbale del 20 no-
vembre 2019. Si dovrebbe inoltre tenere in debita considerazione la copia
della taskara versata agli atti e che l’autorità inferiore avrebbe definito illeg-
gibile.
5.
5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art.
106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documenta-
zione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche
ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21
consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in particolare visto
il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr.
CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.],
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Pagina 8
Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a
ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in sede ricorsuale vengono identifi-
cate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio retro-
cesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa procedere ad
un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. sentenza D-6598/2019
consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191; tra le tante
sentenza del Tribunale D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2).
5.2 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento
completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-
tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica dell’art.
8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istruttorie ne-
cessarie non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti. Su tali pre-
supposti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta a sop-
portare le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di grado
ridotto, dell’assenza di verosimiglianza. Per quanto concerne la minore età,
è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova al riguardo. In pre-
senza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto (cfr. supra consid.
5.1), se la valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere
che l’interessato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumer-
sene le conseguenze, venendo conseguentemente considerato maggio-
renne (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.2 – 5.3 e rif. citati).
5.3 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo,
l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così
come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-
teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-
lum scolastico. Se necessario ordina una perizia medica volta alla determi-
nazione dell’età (cfr. art. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2
LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2). Una volta esperita l’istruttoria, la Se-
greteria di stato procede ad un apprezzamento globale degli elementi in
presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. sentenza D-6598/2019
consid. 5.4 e rif. citati).
5.4 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età for-
niscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per
stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-
proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-
grafia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un
esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano
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non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-
giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però
tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con
la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La
consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi del
soggetto, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo influenti
sulla stima dell’età. La tomografia sterno clavicolare e l’esame dello svi-
luppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre ad indizi
più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qualora en-
trambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni, v’è
da ritenere un indizio molto forte di maggiore età. Se da uno solo degli
esami in parola risulti un’età minima superiore a 18 anni ma i rispettivi in-
tervalli tra età minima e massima si attestino su valori sovrapponibili, la
maggiore età permane altamente probabile. La stessa è invece solo debol-
mente probabile se, con una sola età minima superiore a 18 anni, non vi è
sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza una spiegazione medica
plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi sono poi ulteriori casisti-
che nelle quali le risultanze della tomografia sterno clavicolare e dell’esame
dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto deboli rispettivamente
nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, quanto più gli accertamenti
medici costituiscono un indizio a favore della maggiore età, tanto meno è
necessario procedere ad un apprezzamento generale delle prove (cfr.
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2, sentenza D-6598/2019, consid. 5.6).
5.5 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità
preposte si effettua in applicazione delle norme processuali usuali.
L’elemento determinate per giudicare del valore probatorio di un mezzo di
prova non è né la sua origine né la sua designazione come rapporto o
come perizia. Gli accertamenti medici volti a determinare l’età rientrano
nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 della Legge di procedura civile
federale (PCF; RS 283), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti
soggiacciono al libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e 19 PA).
Tuttavia, dal momento che i riscontri in essi contenuti sono resi da una
persona con conoscenze specifiche, ci si può scostare dai medesimi solo
in presenza di indizi concreti atti a metterne in dubbio l’affidabilità (cfr.
sentenza D-6598/2019, consid. 5.7).
6.
6.1 Ora, nella presente fattispecie sia la tomografia sterno clavicolare che
l’esame dello sviluppo dentale hanno indicato un’età minima superiore a
18 anni. Già solo per queste ragioni, v’è da annoverare un indizio molto
importante di maggiore età, indizio che del resto nemmeno è stato messo
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Pagina 10
direttamente in discussione nell’allegato ricorsuale. In una tale casistica, il
fatto che il campione utilizzato non fosse strettamente riferibile alla popo-
lazione afgana appare privo di rilevanza. È infatti legittimo attendersi che
le persone con conoscenze specifiche chiamate a trarre conclusioni dalle
risultanze degli accertamenti medici siano se del caso in misura di tenerne
debitamente conto, non essendo in tal senso giudizioso che il Tribunale
amministrativo federale si sostituisca alle valutazioni degli esperti. Il fatto
stesso che l’assenza di campionatura etnica riferibile sia stato menzionato
denota invero che la questione sia stata considerata nell’allestimento del
rapporto medico. D’altro canto, gli esiti dell’esame osseo della mano non
hanno alcun valore scientifico oltre a quello orientativo. Pertanto, il fatto
che tale accertamento preliminare abbia rilevato un’età minima inferiore a
18 anni non è decisivo. Altresì, dagli atti non traspare che le esigenze for-
mali minime prescritte dalla giurisprudenza non siano in casu state rispet-
tate. Il rapporto non è infatti contraddittorio e si riferisce direttamente alla
persona dell’insorgente. Lo stesso è ben motivato e tiene in debita consi-
derazione l’anamnesi dell’interessato. Visti i risultati, vi è dunque solo un
ridotto margine di apprezzamento delle ulteriori prove versate agli atti, es-
sendo l’esito degli accertamenti medici, che attestano un’età inequivoca-
bilmente oltre i 18 anni, in concreto particolarmente concludente (cfr. sen-
tenza D-6598/2019, consid. 6.1).
6.2 Per quanto riguarda la taskara versata agli atti in copia occorre osser-
vare che sebbene detto documento risulti essere il più diffuso in Afghani-
stan al fine di dimostrare l’identità del titolare, in assenza di caratteristiche
di sicurezza esso non è esente dal rischio falsificazioni, motivo per il quale
gli viene di norma riconosciuto solo un valore probatorio ridotto. Oltremodo,
a prescindere da valutazioni sulla sua autenticità, v’è altresì da tener conto
del fatto che le informazioni figuranti sulla taskara sono spesso incomplete
e variano a seconda dell’incaricato che la compila. Ebbene, seppur senza
una motivazione dettagliata, tale mezzo di prova non può essere dichiarato
un falso, nemmeno si può partire dall’assunto ch’esso attesti inequivoca-
bilmente la data di nascita di una persona, specialmente allorquando la
relativa indicazione non vi figuri espressamente. Alla luce del sistema di
emissione decentralizzato, non è inoltre infrequente che quand’anche la
documentazione afgana sia da considerarsi formalmente autentica, essa
contenga generalità non conformi alla realtà dei fatti. Le date di nascita
sono inoltre riportate in modo difforme, il più comunemente per il tramite di
una stima dell’età al momento dell’emissione (cfr. sentenza D-6598/2019
consid. 6.2). D’altro canto, nel caso in esame la taskara versata agli atti ha
un valore probatorio ancor più ridotto per via della sua produzione in copia,
peraltro di scarsissima qualità.
D-1964/2020
Pagina 11
6.3 Oltre a ciò, nel corso della procedura di prima istanza l’insorgente ha
fornito indicazioni biografiche che non si distinguono certo per esaustività
e concludenza (cfr. decisione avversata, pag. 4, a cui è opportuno rinviare,
supra consid. 4.1 in sunto). Sebbene le medesime potessero di primo ac-
chito essere relativizzate a fronte di un quadro di presunta scarsa scolariz-
zazione e di alcune difficoltà ad esprimersi sui riferimenti temporali (cfr.
sentenza D-401/2020 consid. 6), viste le inequivocabili risultanze degli ac-
certamenti medici svolti, i quali, come detto, hanno sancito un indizio molto
forte di maggiore età, non v’è spazio per una diversa valutazione del caso
fondata sul beneficio del dubbio in favore del postulante (cfr. sentenza D-
6598/2019 consid. 6.5).
6.4 In definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità inferiore ha conside-
rato maggiorenne il richiedente l’asilo.
7.
Vista la doglianza in tal senso, v’è pure da respingere la tesi circa la pretesa
violazione del diritto di essere sentito – cui l’insorgente si riferisce con il
concetto di contraddittorio – derivante dall’iniziale mancato accesso al ver-
bale di audizione del 20 novembre 2019. Non essendo l’accesso agli atti
da garantire d’ufficio, l’insorgente non può ora censurare la mancata tra-
smissione senza averne fatta esplicita richiesta in corso di procedura (cfr.
MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches
Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, 2000, pag. 248).
Godendo questo Tribunale di pieno potere di cognizione sulla questione,
un’eventuale violazione sarebbe ad ogni modo da considerarsi sanata a
seguito della presentazione del presente ricorso previo accesso agli atti
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d, sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17
dicembre 2019 consid. 6).
8.
8.1 Chiariti questo aspetti, occorre ora chiedersi se la SEM, che nella de-
cisione del 1° aprile 2020 ha ritenuto data la competenza della Bulgaria e
non ha riscontrato ostacoli al trasferimento dell’insorgente verso tale
paese, abbia rettamente omesso di entrare nel merito della domanda
d’asilo presentata da quest’ultimo.
8.2 L’insorgente ritiene che ciò non sia il caso. Egli sostiene di aver fornito
un quadro piuttosto dettagliato dei maltrattamenti da lui subiti in Bulgaria e
si è sempre detto contrario ad un trasferimento verso tale paese. L’interes-
sato sarebbe stato fermato dalla polizia e chiuso in una stanza per circa 24
ore in condizioni precarie. Gli sarebbero state legate le mani ed avrebbe
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Pagina 12
subito un pestaggio, venendo dipoi costretto con la forza a lasciare le sue
impronte digitali ed a depositare una domanda d’asilo. Le autorità bulgare
lo avrebbero interrogato senza l’ausilio di un interprete parlante la sua lin-
gua madre. In un’altra occasione egli sarebbe stato fatto spogliare ed im-
merso in mezzo metro d’acqua gelida. Dormire al freddo sarebbe del resto
stato abituale. D’altro canto, come evidenziato in molteplici passi di un re-
cente studio dell’Organisation suisse d'aide aux réfugiés, la situazione in
Bulgaria non corrisponderebbe a quanto sussunto dall’autorità di prima
istanza. La Commissione europea avrebbe invero già preso contatto con il
predetto paese facendo presente di alcune violazioni delle direttive relative
alle procedure d’asilo e all’accoglienza nonché della carta dei diritti fonda-
mentali, segnatamente per quanto concerne la presa a carico e la rappre-
sentanza dei minori non accompagnati. Numerose sarebbero del resto le
precedenti segnalazioni ad opera di organismi sovranazionali. Tale situa-
zione sarebbe ancor più preoccupante, ove si consideri la minore età alle-
gata dall’insorgente, posto che la Bulgaria avrebbe indebolito le misure di
protezione. Peraltro, il disastroso quadro delle procedure d’asilo bulgare
sarebbe ulteriormente peggiorato nel corso del 2019, essendovi riscontri
quanto ad una generalizzazione della pratica tendente ad effettuare le pro-
cedure d’asilo nei centri di detenzione. In effetti, dal 2018, 24 domande
d’asilo in totale sarebbero state esaminate nei centri di Busmantsi e Lyubi-
mets. Sin dal 2014 la Bulgaria non avrebbe più un programma di integra-
zione per i beneficiari di protezione internazionale. In tale ottica si inseri-
rebbe anche la recente sentenza del Tribunale F-7195/2018 dell’11 feb-
braio 2020 [pubblicata come ref.] nella quale sarebbero state riconosciute
insufficienze preoccupanti nella procedura d’asilo e nelle condizioni di ac-
coglienza in Bulgaria, pur non configurandosi delle carenze sistemiche ai
sensi della giurisprudenza. Egli riporta dipoi larghi estratti della predetta
sentenza, al cui contenuto è opportuno rinviare per non dilungarsi oltre-
modo in questa sede. Proseguendo nella sua impugnativa, l’interessato fa
quindi presente come la procedura d’asilo bulgara non sarebbe solo ca-
rente sul piano dei diritti umani, ma parrebbe altresì discriminatoria e lenta.
Ove ammessi al beneficio della protezione internazionale, le prospettive di
integrazione per i rifugiati sarebbero peraltro pressoché nulle. Nel caso di
specie, apparrebbe essenziale ricordare come il ricorrente provenga da un
Paese verso il quale i respingimenti si sostanzierebbero con una conside-
revole probabilità in una violazione dell’art. 3 CEDU e questo in considera-
zione della drammatica situazione del Paese, costellata da continue vio-
lenze e da un rischio estremamente alto di gravi violazioni dei diritti umani.
Le probabilità che il ricorrente possa effettivamente riuscire a beneficiare
in Bulgaria dei diritti che tale Paese dovrebbe effettivamente assicurare ai
richiedenti asilo risulterebbero estremamente ridotte. Ciononostante, in
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sede di procedura e nella stessa decisione sindacata, non parrebbe che la
SEM abbia investigato in modo concreto ed individualizzato tale rischio. In
mancanza di elementi in grado di escludere che il ricorrente venga estro-
messo dall’accesso ad una procedura d’asilo corretta in Bulgaria e consi-
derate tutte le criticità sopra evidenziate, una riammissione in tale paese
finirebbe col porsi in contrasto con l’art. 3 CEDU. Occorrerebbe altresì con-
siderare che il ricorrente sarebbe stato detenuto nel campo di Busmantsi,
luogo reputato per le ripetute violazioni dei diritti dei richiedenti e a Voenna
Rampa. A tal riguardo, vengono referenziati alcuni rapporti e citati ulteriori
passaggi della sentenza F-7195/2018 sulla questione. Del resto, il trasferi-
mento dell’insorgente verso la Bulgaria lo esporrebbe al rischio di un re-
spingimento a catena verso l’Afghanistan. Da ultimo, conclude il ricorrente,
il contesto generale vigente cagionato dagli sviluppi della pandemia di co-
ronavirus (Covid-19), avrebbe imposto una verifica della situazione reale
in Bulgaria e delle effettive capacità di occuparsi dei richiedenti asilo.
9.
9.1 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione
internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-
duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-
cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-
nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-
cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-
mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-
terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-
tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda
di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III;
DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung,
Vienna 2014, n. 4 ad art. 7).
9.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
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è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
9.3 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
10.
Nel caso di specie l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Bul-
garia il 1° agosto 2018. Su tali presupposti, il 21 novembre 2019 la SEM
ha presentato alle autorità bulgare preposte, nei termini fissati all’art. 23
par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata
sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III. Il 22 novembre 2019, le
predette hanno espressamente accolto senza riserve tale richiesta.
Di conseguenza, la competenza della Bulgaria risulta di principio essere
data nella fattispecie.
11.
11.1 Quanto alle condizioni di accoglienza, occorre innanzitutto ricordare
che la Bulgaria è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-
venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS
0.142.301) e ne applica le disposizioni.
11.2 Su tali presupposti bisogna altresì partire dall’assunto che il rispetto
della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione
della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una pro-
tezione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello Stato
in questione sia da presumersi (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai
fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’ac-
coglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva ac-
coglienza]).
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Pagina 15
11.3 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi concreti che le autorità di tale Stato non rispettino il diritto
internazionale. La stessa va inoltre scartata d’ufficio nell’eventualità di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea
(cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5; tra le tante
sentenza del Tribunale D-6881/2019 del 7 gennaio 2020).
11.4 In concreto il Tribunale ha già avuto modo di sancire che malgrado il
sistema del diritto d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche
importanti sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente
alle condizioni di accoglienza e detenzione dei richiedenti, la situazione non
risulta a tal punto grave da poter essere equiparata per intensità ed am-
piezza a quella ritenuta per la Grecia. Le pratiche discriminatorie constatate
nei confronti dei cittadini di alcuni paesi nel corso delle procedure di prima
istanza possono inoltre essere in parte relativizzate grazie alla possibilità
di ricorrere efficacemente contro le decisioni ed al ruolo attivo delle ONG
che si prodigano per i diritti dei richiedenti. Dal canto loro, le condizioni di
sussistenza, pur non essendo comparabili a quelle elvetiche, non costitui-
scono trattamenti inumani o degradanti giustificanti un’applicazione gene-
ralizzata dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza F-
7195/2018 consid. 6.6.7).
11.5 Conseguentemente l’applicazione degli art. 3 par. 2 del Regolamento
Dublino III è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente.
11.6 Ciò nondimeno, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clau-
sola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza, ciascuno Stato mem-
bro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale
presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete.
11.7 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in
diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se motivi umanitari lo giusti-
ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore
dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito
dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-
braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato
il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’au-
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Pagina 16
torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri og-
gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia
sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umani-
tari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito,
il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il
Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM
(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 consid. 4.4).
11.8 Al contrario, quando il trasferimento del richiedente nel Paese di de-
stinazione contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
Conv. tortura, le autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola
di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1).
11.9 Nel presente caso, proprio siffatti rischi di contravvenzione fanno però
difetto. Da una parte, l’insorgente non ha infatti preteso di soffrire di pro-
blemi medici di una gravità tale da mettere in discussione il suo rinvio (cfr.
sentenze della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016,
41738/10; N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF
2011/9 consid. 7.1). Nonostante la tesi avanzata in sede ricorsuale, non vi
sono inoltre indicatori concreti di violazione dei predetti disposti. Posto che
gli argomenti addotti a proposito della presa a carico dei minori risultino
ininfluenti, dal fascicolo processuale non traspare nessun indizio serio in-
dicante che le autorità bulgare abbiano violato il diritto dell’interessato
all’esame della sua domanda d’asilo nell’ambito di una procedura equa o
che abbiano rifiutato di garantirgli una protezione conforme al diritto euro-
peo. Altresì l’insorgente non ha dimostrato il mancato rispetto del divieto di
respingimento da parte della Bulgaria né tantomeno l’esistenza di un ri-
schio di trasgressione della direttiva procedura. Sebbene l’interessato pro-
venga da un paese per il quale le statistiche di accoglimento risultino infe-
riori alla media, ciò non è sufficiente per sancire che la procedura d’asilo
venga condotta in dispregio alle normative internazionali ed in violazione
del principio del non respingimento (cfr. sentenza F-7195/2018 consid.
7.2.2, sentenza del Tribunale E-569/2020 del 4 marzo 2020). D’altro canto,
si deve partire dall’assunto che anche un’eventuale decisione definitiva as-
sortita da un rinvio nel paese d’origine non costituirebbe gioco forza una
violazione del principio del non respingimento (cfr. DTAF 2017 IV/5 consid.
8.5.3.3, sentenza del Tribunale E-1983/2019 consid. 5.5). L’insorgente, al
di là di generiche allegazioni, non è del resto stato in misura di desumere
indizi oggettivi, concreti e seri di essere durevolmente privato del sosten-
tamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione
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della direttiva accoglienza. I presunti maltrattamenti addotti non trovano ri-
scontri concreti agli atti e risultano del resto poco verosimili laddove finaliz-
zati ad “obbligarlo” a depositare una domanda d’asilo in Bulgaria. Va a tal
riguardo rammentato che ad ogni modo, egli è libero di rivolgersi alle auto-
rità bulgare a tutela dei suoi diritti come previsto dall’art. 26 della direttiva
accoglienza (cfr. situazioni comparabili nelle precitate sentenze E-
569/2020 e D-6598/2019).
11.10 Per il resto, circa l’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1, nel caso in disamina non sussistono del resto elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento. Pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola
discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento
Dublino III.
12.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte della
Svizzera, la Bulgaria permane competente per l’esame della domanda di
asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a ripren-
derlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 del
predetto.
13.
In aggiunta, è necessario sottolineare che la diffusione della pandemia di
coronavirus (Covid 19) va annoverata tra le circostanze transitorie che seb-
bene giustifichino una temporanea sospensione del trasferimento non im-
pediscono che questo sia effettivamente posto in essere in un ulteriore e
più appropriato momento (cfr. sentenze del Tribunale F-1622/2020 del 26
marzo 2020 consid. 2.2 e D-1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6).
14.
È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria conformemente all’art. 44
LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di soggiorno
in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non vi è più
luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative all’esistenza di
un impedimento all’esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3
e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indis-
sociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura
Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2).
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15.
Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Bulgaria, confermata, previa re-
voca delle misure cautelari pronunciate il 14 aprile 2020.
16.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto. Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovvi-
ste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria,
nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è re-
spinta (art. 65 cpv. 1 PA).
17.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
18.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dipsositivo alla pagina seguente)
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