Decision ID: c88d181a-215b-5ca5-ba88-c21fd2c35b51
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L'interessato, di etnia tamil, è originario B._, nel distretto di Jaffna.
Dalla fine del 2004 egli si è trasferito a Colombo, dove ha vissuto fino alla
data del suo espatrio, avvenuto il 26 ottobre 2008. Partito da Colombo al-
la volta di Milano (Italia), è rimasto tre giorni in Italia prima di giungere in
Svizzera il 30 ottobre 2008, dove lo stesso giorno ha depositato la
sua domanda d'asilo (cfr. verbale di audizione sulle generalità del
3 novembre 2008 [di seguito: verbale 1], pagg. 1 seg. e 5 seg.).
Interrogato sui motivi d'asilo, ha dichiarato, in sostanza e per quanto e qui
di rilievo, di essere espatriato in quanto a Colombo, tra il 2007 e il 2008,
sarebbe stato ripetutamente fermato da militari e da poliziotti e alle volte
trattenuto per qualche ora o per una giornata. Durante i fermi gli sarebbe
stato chiesto di mostrare un documento d'identità e l'autorizzazione di
soggiorno a Colombo e, in quanto originario di Jaffna, sarebbe stato inter-
rogato su suoi eventuali legami con le Liberation Tigers of Tamil Eelam
(LTTE). Inoltre gli sarebbe già anche stato chiesto se la motocicletta che
possedeva gli fosse stata fornita dalle LTTE. Più volte, per essere rilascia-
to, sarebbe stato necessario pagare (cfr. verbale 1, pagg. 4 seg. e verba-
le di audizione del 12 novembre 2009 [di seguito: verbale 2],
pagg. 5 seg.). L'arresto più importante sarebbe però quello avvenuto il
(...) 2008 da parte della polizia di C._ (Colombo). In quell'occasio-
ne, sempre per i sospetti legati alla sua provenienza da Jaffna, sarebbe
stato condotto al posto di polizia locale, dove gli sarebbe stato chiesto
come mai si trovasse a Colombo e quali attività vi svolgesse. Sarebbe poi
stato imprigionato per quattordici giorni durante i quali sarebbe stato inter-
rogato e picchiato. Il (...) 2008 sarebbe stato processato e rilasciato a
condizione di presentarsi ogni sabato a firmare, cosa che lui avrebbe fatto
fino al momento del suo espatrio (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pagg.
3-5).
A sostegno della sua domanda d'asilo, l'interessato ha prodotto i seguenti
documenti:
 la sua carta d'identità con relativa traduzione in lingua tedesca;
 un documento, con relativa traduzione in lingua inglese, della
centrale di polizia di Colombo attestante la sua carcerazione
presso la stazione di polizia di C._ il (...) 2008 e il suo
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rilascio del (...) 2008 con la condizione di presentarsi ogni sabato
a firmare.
B.
Con decisione del 21 luglio 2011, notificata al ricorrente il 23 luglio 2011
(cfr. act. A 14/1), l'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) ha
respinto la succitata domanda d'asilo pronunciando l'allontanamento
dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento mede-
simo verso il suo Paese di origine siccome lecita, esigibile e possibile.
C.
In data 8 agosto 2011 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
9 agosto 2011), il richiedente è insorto contro detta decisione con ricorso
dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
chiedendo l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento
della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo. In via sussidiaria ha
chiesto la concessione dell'ammissione provvisoria e, subordinatamente,
il rinvio degli atti all'autorità inferiore per una nuova valutazione. Ha altresì
presentato, secondo il senso, una domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo
anticipo, con protestate spese e ripetibili.
D.
Il Tribunale, con ordinanza del 10 agosto 2011, ha informato il ricorrente
sulla possibilità di soggiornare in Svizzera fino alla conclusione della pro-
cedura.
Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-
cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla leg-
ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998
(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
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Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-
tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).
L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA); è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di
essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vin-
colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giu-
ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II,
3a ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).
Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d'origine dell'insorgente
e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prenden-
do quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo il
deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6, DTAF
2008/4 consid. 5.4).
3.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-
ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-
cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-
so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono
rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi.
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Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tene-
re conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 2a frase LAsi).
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto,
in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1998 n. 20 consid. 8a, GICRA 1997
n. 10 consid. 6 con la giurisprudenza e la dottrina citata). Sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell'interessato,
segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua
appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni.
Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. GICRA 1998 n. 20 consid. 7,
GICRA 1994 n. 24, GICRA 1993 n. 11). Sul piano oggettivo, tale timore
dev'essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in
un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che
indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un
futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n.
1 consid. 6, GICRA 1993
n. 21, GICRA 1993 n.
11; MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers,
Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de
renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.).
A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o
per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-
fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-
rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un
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richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di
convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla
possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr.
GICRA 1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè
resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili
di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile) e concordanti, o
meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi.
Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto di una
valutazione complessiva e non esclusivamente atomizzata delle singole
allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando,
contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni
dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995
n. 23).
4.
4.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha ritenuto che i timori del richieden-
te di essere esposto in futuro a misure persecutorie da parte dello Stato
sarebbero infondati: i fermi subiti sarebbero da inserire nel contesto della
campagna militare lanciata dalle autorità srilankesi nel 2006 volta a scon-
figgere le LTTE. Egli sarebbe stato sospettato di intrattenere legami con
le LTTE semplicemente per il fatto di essere originario di Jaffna. I mede-
simi problemi che avrebbe riscontrato il fratello sarebbero poi scomparsi
dopo l'ottenimento della carta d'identità con l'indirizzo di Colombo. L'Uffi-
cio evidenzia poi che il richiedente, perlomeno dopo avere pagato i poli-
ziotti, sia sempre stato liberato, la qual cosa, se fossero sussistiti sospetti
concreti circa la sua appartenenza alle LTTE, non sarebbe avvenuta con
cotanta facilità. Non può essere esclusa neanche che il modo di procede-
re delle forze dell'ordine spesso costituissero semplicemente un pretesto
per estorcergli del denaro. L'autorità inferiore ritiene che l'interessato non
debba più temere delle persecuzioni da parte dello Stato in quanto dopo
la sconfitta delle LTTE la situazione nello Sri Lanka si sarebbe tranquilliz-
zata, le autorità avrebbero ripreso il controllo della situazione e le misure
volte a controllare ogni singola persona già per un minimo sospetto sa-
rebbero ormai scomparse. I ripetuti fermi ai quali sarebbe stato sottoposto
il richiedente non dovrebbero quindi più ripetersi in futuro. Per quanto at-
tiene al documento depositato, l'UFM ha rinunciato a pronunciarsi sulla
sua autenticità in quanto, a prescindere da essa, detto documento non
conterrebbe elementi rilevanti ai sensi dell'asilo. Infatti, secondo tale scrit-
to, il richiedente sarebbe stato liberato dopo due settimane di detenzione
e, a mente dell'autorità di prima istanza, qualora fossero sussistiti degli
indizi concreti di un coinvolgimento dell'interessato nelle LTTE, egli non
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sarebbe stato rilasciato in tempi così brevi. L'UFM ha quindi ritenuto che
quanto allegato non soddisferebbe le condizioni richieste per il riconosci-
mento della qualità di rifugiato previste dall'art. 3 LAsi e pertanto non ha
concesso l'asilo al richiedente.
Con ricorso, l'insorgente contesta innanzitutto la posizione dell'UFM
secondo cui le autorità srilankesi non nutrirebbero grandi sospetti o
particolare interesse nella sua persona. Egli sarebbe invece
continuamente nel mirino delle autorità già per il solo fatto di doversi
presentare a firmare. Le forze dell'ordine lo avrebbero poi cercato a casa
dei suoi famigliari perfino tre anni dopo il suo espatrio. La circostanza che
gli fossero stati chiesti soldi per essere rilasciato, non dimostrerebbe in
alcun modo che egli non fosse un vero e proprio sospettato, ma più
probabilmente che il poliziotto del caso fosse corrotto. Egli contesta
altresì che i problemi analoghi del fratello siano scomparsi una volta
ottenuta la carta d'identità di Colombo a conferma che i sospetti nei
confronti del richiedente siano da attribuire unicamente alla sua
provenienza. Infatti, anche dopo l'ottenimento della nuova carta d'identità,
il fratello avrebbe ancora subito arresti, seppur con una minore
frequenza. L'insorgente osserva infine che, se rinviato, egli farebbe
ritorno nel suo Paese quale richiedente l'asilo respinto e dopo avere
trascorso diversi anni all'estero.
5.
Come rettamente rilevato dall'UFM, questo Tribunale ritiene i fatti addotti
dal richiedente come non rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. Alla luce
dell'evoluzione avvenuta nel Paese di origine, un timore oggettivamente
fondato di subire delle persecuzioni a causa di avvenimenti anteriori al
suo espatrio non è giustificato.
Nel concreto, quo alla situazione vigente nello Sri Lanka, il Tribunale ha
constatato un netto miglioramento della situazione nel Paese dal profilo
della sicurezza e della stabilità da quando è terminato il conflitto militare
nel maggio del 2009 (cfr. sulla tematica DTAF 2011/24). Dopo la
soccombenza militare delle LTTE possono essere considerati cessati
anche gli atti persecutori da parte di esse. La fine del conflitto ha poi
permesso a centinaia di migliaia di rifugiati interni (IDPs = Internally
Displaced Persons), in campi profughi, di fare rientro ai propri villaggi (cfr.
U.S. Departement of State, 2009 Human Rights Report: Sri Lanka;
Danish Immigration Service, Human Rights and Security Issues
concerning Tamils in Sri Lanka, ottobre 2010) e anche la libertà di
movimento, grazie all'apertura dei campi, è aumentata. In generale, la
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situazione nello Sri Lanka si è dunque stabilizzata e le condizioni di vita
sono migliorate e stanno migliorando progressivamente in tutto il Paese
soprattutto nelle regioni del nord e dell'est, territori precedentemente
occupati dalle LTTE durante la guerra civile (cfr. DTAF 2011/24, consid.
7.1-7.6). Non di meno, il Tribunale ha ritenuto che nonostante i
cambiamenti intervenuti nel Paese, alcuni gruppi di persone siano a
tuttora esposti a rischi di persecuzione in caso di rimpatrio. Si tratta di
persone particolarmente esposte, quali oppositori politici, ossia persone
che anche dopo la fine della guerra civile restano sospettati di legami con
le LTTE o di essere sostenitori dell'ex capo dell'esercito Fonseka (cfr.
ibidem, consid. 8.1), segnatamente giornalisti e attivisti dei diritti umani
critici nei confronti del regime (cfr. ibidem, consid. 8.2), le vittime o i
testimoni di gravi violazioni dei diritti umani (cfr. ibidem, consid. 8.3), oltre
che le persone rientranti dalla Svizzera sospettati di avere avuto contatti
con esponenti di spicco delle LTTE, come anche le persone che
dispongono di importanti mezzi finanziari (cfr. ibidem, consid. 8.4 e 8.5).
In casu, non emergono elementi tali da ritenere che l'interessato rientri
nel novero dei profili a rischio sopra esposti. Infatti, come giustamente
osservato dall'UFM, dagli atti si evince che i sospetti circa suoi eventuali
legami con le LTTE sarebbero da ricondurre esclusivamente alle sue ori-
gini geografiche (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pagg. 3 e 6). Peraltro,
dalle dichiarazioni del richiedente, non traspare alcun altro elemento che
avrebbe potuto indurre le autorità a nutrire sospetti concreti nei suoi con-
fronti. Quand'anche il ricorrente abbia contestato quanto sostenuto
dall'UFM circa i problemi del fratello anche dopo l'ottenimento di una car-
ta d'identità di Colombo, il Tribunale osserva che non si intravedono co-
munque elementi per ammettere l'esistenza di sospetti nei confronti
dell'interessato fondati su fatti concreti. Il Tribunale ritiene che i fermi e gli
arresti subiti siano da inserire nel contesto che vigeva a quell'epoca, an-
cora durante la guerra, quando giovani tamil venivano di sovente fermati
dalle autorità allo scopo di ottenere informazioni. Si può dunque ritenere
che si sia trattato di controlli di sicurezza tipiche di quel periodo (cfr. Sen-
tenza del Tribunale amministrativo federale E-6734/2011 del
27 marzo 2012, consid. 3.4; cfr. anche Sentenza del Tribunale ammini-
strativo federale D-3130/2012 del 6 agosto 2012, consid. 5.4). Per giunta,
in occasione dei fermi antecedenti all'arresto del (...) 2008, egli sarebbe
sempre stato rilasciato il giorno stesso. Una tale circostanza esclude che
le autorità srilankesi lo credessero coinvolto in azioni militari o atti terrori-
stici attribuibili alle LTTE. In caso contrario non è immaginabile che egli
sarebbe stato rilasciato ogni volta così velocemente, peraltro ripetuta-
mente e senza aver dovuto pagare somme particolarmente elevate (cfr.
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verbale 2, pag. 6). Nell'ottica della situazione nel Paese prima della fine
della guerra, è altresì difficilmente immaginabile che in seguito all'arresto
del (...) 2008 egli sarebbe stato liberato dopo appena due settimane di
detenzione con la sola condizione di presentarsi il sabato a firmare (cfr.
Sentenza del Tribunale amministrativo federale E-6734/2011 del
27 marzo 2012, consid. 3.4). Va dipoi osservato che il richiedente ha la-
sciato il Paese dall'aeroporto di Colombo munito del proprio passaporto,
ciò che dimostra che non nutriva particolari timori di essere arrestato.
Ciò posto, questo Tribunale si sente di escludere che in caso di rimpatrio
l'interessato diventi oggetto di particolari attenzioni da parte delle autorità
(cfr. anche E-6734/2011, consid. 3.4).
Quo all'allegazione dell'insorgente secondo cui le autorità srilankesi si sa-
rebbero recate a casa della madre e della zia per chiedere informazioni
su di lui, questo Tribunale, per quanto sopra elencato, non ravvisa ragio-
ne per cui le autorità locali dovrebbero fare di lui oggetto di ricerca.
In merito poi agli estratti dei rapporti dell'Organizzazione svizzera aiuto ai
rifugiati (OSAR) dell'8 dicembre 2009 e del 1° dicembre 2010, citati dal ri-
corrente nel gravame, il Tribunale constata innanzitutto la mancanza di un
legame concreto tra le citazioni riportate e la situazione individuale del ri-
corrente (cfr. anche D-5534/2011, consid. 5.2.5). Peraltro si tratta di rap-
porti stilati poco dopo la fine della guerra, seguita da costante evoluzione
di cui questo Tribunale ha scritto in recente giurisprudenza.
Va da ultimo osservato che non vi è alcun elemento per ritenere che l'in-
teressato, per il solo fatto di rimpatriare quale richiedente l'asilo respinto,
potrebbe, nel suo Paese di origine, essere sospettato di avere intrattenu-
to in Svizzera contatti con esponenti di spicco delle LTTE (cfr.
D-5534/2011 e E-5792/2011, con il relativo riferimento alla DTAF 2011/24
consid. 8.4.3 S. 496).
Sulla base di queste considerazioni, il timore di persecuzioni future
espresso dal richiedente in sede di audizione (cfr. verbale 2, pag. 8) non
può essere considerato oggettivamente fondato in quanto non vi sono
elementi concreti per ammettere con un'alta probabilità l'avvento di seri
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi.
Alla luce di quanto precede, ne deriva che i fatti addotti dal ricorrente nel-
la presente procedura d'asilo non sono propri a motivare la qualità di rifu-
giato.
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6.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-
zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1
LAsi).
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9).
Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-
to il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
7.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della leg-
ge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) preve-
de che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile
(cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'Ufficio
federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-
coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-
lontanamento (WALTER STÖCKLI, Asyl, in Übersax/Rudin/Hugi/Yar/Geiser
[Hrsg.], Ausländerrecht, 2a ed., Basilea 2009, n. 11.148, pagg. 567 seg.).
Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia d'esecuzione dell'allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce
(cfr. GICRA 1997 n. 27 consid. 4f).
7.1 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del
divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della
Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio in
particolare l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,
RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv.
tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro,
l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa
essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
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trattamenti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere
plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. GICRA 1996
n. 18 consid. 14b lett. ee e GICRA 1995 n. 23).
In casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto Tribuna-
le ha confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda d'asilo del
ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di re-
spingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito del
diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 del-
la Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv.,
RS 0.142.30).
Inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente po-
trebbe essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale e immediato
("real risk") di un trattamento contrario alle succitate disposizioni
(cfr. Sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [di seguito: Corte
EDU] Saadi c. Italia del 28 febbraio 2008). In altre parole, non sono stati
forniti un insieme di indizi, oppure presunzioni non contraddette, sufficien-
temente gravi, precisi e concordanti in relazione ad un pericolo di esposi-
zione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari alle disposizioni
sopraccitate.
La Corte EDU si è ripetutamente chinata sulla questione di un'eventuale
rischio di trattamenti contrari alle disposizioni della CEDU per i Tamil che
da un Paese europeo fanno rientro nello Sri Lanka. A questo riguardo, la
Corte ha ritenuto che non vi sia da partire dal principio che ogni Tamil di
rientro in patria corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani.
Occorrerebbe infatti analizzare, invece, se nel caso di specie e alla luce
di diversi fattori, vi sia da ritenere che l'interessato possa a giusto titolo
temere che le autorità in patria possano avere interesse ad arrestarlo o a
interrogarlo. Quali principali fattori di rischio, la Corte EDU cita in
particolare la registrazione quale membro – sospetto o certo – delle
LTTE, l'esistenza di una precedente condanna o di un ordine di arresto
pendente, la fuga dal carcere o da oneri su cauzione, la firma di
un'ammissione di colpevolezza o di simili documenti, il reclutamento
quale confidente delle forze di sicurezza, la presenza sul corpo di
cicatrici, il rientro nello Sri Lanka da Londra o da un'altra ubicazione nota
quale centro di finanziamento delle LTTE, l'assenza di documenti
d'identità, la deposizione di una domanda d'asilo all'estero o il legame di
parentela con un membro delle LTTE. Allo stesso tempo la Corte ha
sostenuto che questi fattori, considerati singolarmente, non sono di regola
atti a costituire un "real risk" per l'interessato. Tuttavia questa soglia
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potrebbe essere raggiunta nell'ambito di una valutazione d'insieme,
prendendo in considerazione anche la situazione generale vigente al
momento nel Paese (cfr. DTAF 2011/24, consid. 10.4.2 con relativi
riferimenti).
Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie,
secondo il Tribunale, nonostante il richiedente abbia chiesto asilo
all'estero e non si sia più presentato il sabato presso le autorità a prestare
la firma, non vi è da ritenere, nell'ambito di una valutazione d'insieme, che
la soglia per ammettere un "real risk" per l'insorgente sia raggiunta. A
questo riguardo, al fine di evitare ripetizioni, si rinvia alle considerazioni
suesposte circa l'analisi relativa all'adempimento della qualità di rifugiato
(consid. 5).
Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione
dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico
internazionale nonché della LAsi.
7.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi,
l'esecuzione non può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello
Stato di origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi
concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra
civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
La prima disposizione citata si applica principalmente ai "réfugiés de la
violence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza
generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali
l'allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare
perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno
bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere
durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto
esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di salute,
all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio economiche
che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la
penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono
sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo.
L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo
caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si
troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese dopo l'esecuzione
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dell'allontanamento con l'interesse pubblico militante a favore del suo
allontanamento dalla Svizzera (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1.).
Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
l'interessato conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile
dell'esecuzione del suo allontanamento, tenuto conto della situazione
generale vigente attualmente nello Sri Lanka, da un lato, e della sua
situazione personale, dall'altro.
Nello Sri Lanka non vige attualmente una situazione di guerra, guerra
civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme del territorio e della
popolazione nazionale. Infatti, secondo la recente giurisprudenza del
Tribunale, in considerazione del miglioramento della situazione dal profilo
della sicurezza e delle condizioni di vita in generale in detto Paese, un
ritorno è ora di principio ragionevolmente esigibile anche verso il nord
nonché verso l'est. L'esecuzione dell'allontanamento per i richiedenti
l'asilo respinti è quindi ora da considerarsi di principio ragionevolmente
esigibile verso tutto il Paese, ad eccezione delle persone che provengono
dalla regione di Vanni e che non dispongono di una rete sociale al di fuori
di detta regione (cfr. DTAF 2011/24 consid. 11.2.2).
Tuttavia, riguardo all'esecuzione dell'allontanamento verso il nord dello
Sri Lanka, occorre distinguere la situazione delle persone che hanno
lasciato detta regione dopo la fine della guerra, nel maggio 2009 – per le
quali l'esecuzione dell'allontanamento è di principio ragionevolmente
esigibile se possono beneficiare delle medesime condizioni di vita e di
alloggio presenti al momento dell'espatrio e se nel caso di specie non si
pongono particolari problemi circa il rientro (cfr. ibidem, consid. 13.2.1.1)
– e quelle che hanno lasciato il nord del Paese prima della fine della
guerra o per le quali dagli atti si evince che le condizioni di vita
potrebbero essere profondamente cambiate. Per queste persone è infatti
necessario analizzare la situazione individualmente, verificando le attuali
condizioni di vita e di alloggio. A questo riguardo il Tribunale ritiene che
siano essenziali l'esistenza di una rete sociale e la possibilità di
assicurarsi un alloggio nonché il minimo vitale. Se tali condizioni non
fossero realizzate, va esaminata la possibilità di un'alternativa di
soggiorno interna sul territorio nazionale, in particolare nella regione di
Colombo, dove l'esecuzione dell'allontanamento è di principio esigibile
(cfr. ibidem, consid. 13.2.1.2 e 13.3).
Nel caso in esame il ricorrente ha dichiarato di essere originario di Jaffna,
di essersi trasferito a Colombo nel dicembre del 2004, quindi all'età di
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diciassette anni, e di esserci rimasto fino al momento dell'espatrio,
avvenuto nel 2008 (cfr. verbale 1, pagg. 1 seg. e 5). Questo Tribunale
esaminerà quindi dapprima l'esigibilità dell'allontanamento verso il
distretto di Jaffna.
Dagli atti non risulta, ad eccezione di un cenno nel ricorso di una zia che
apparentemente abiterebbe a Jaffna, che egli disponga attualmente di
una rete famigliare in questa zona (cfr. verbale 1, pag. 3) e non vi sono
nemmeno elementi per ammettere che egli, in detto luogo, abbia
possibilità concrete di assicurarsi un alloggio e il minimo vitale. Inoltre non
vi avrebbe più vissuto da ormai quasi otto anni. L'esecuzione
dell'allontanamento verso Jaffna non è quindi da ritenersi esigibile e va
dunque esaminata la possibilità di un'alternativa di soggiorno a Colombo,
dove il richiedente ha vissuto per quasi quattro anni prima del suo
espatrio.
Secondo le sue dichiarazioni, a Colombo egli potrebbe contare sulla
presenza della madre, del fratello e della sorella (cfr. verbale 1, pag. 3).
Egli è scolarizzato e oltre che al tamil parla anche singalese e ha qualche
conoscenza di inglese. Inoltre a Colombo ha lavorato presso una scuola
privata e dispone quindi di esperienza professionale (cfr. verbale 1, pag. 2
e verbale 2, pagg. 3 e 7). Il Tribunale ritiene quindi che rientrando a
Colombo l'interessato potrà disporre di una rete famigliare e reintegrarsi
anche professionalmente. Infine, il ricorrente è da ritenersi in buona
salute, dato che non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi
di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003
n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la
necessità di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici.
Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente deve es-
sere considerata ragionevolmente esigibile.
7.3 Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, il
ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento
necessario al rimpatrio.
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
7.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-
lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di
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conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
8.
Ne discende che l'UFM, con la decisione impugnata, non ha violato il dirit-
to federale né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prima
istanza non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridica-
mente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi),
per il che il ricorso va respinto.
9.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzio-
ne dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese proces-
suali è divenuta senza oggetto.
10.
Ritenuto che il ricorso era privo di probabilità di esito favorevole, la do-
manda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento
delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA).
11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
12.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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