Decision ID: 62d1349d-abe0-513e-9fd9-a02e6365acb3
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 13 agosto
2020,
la richiesta di informazioni presentata dalla Segreteria di Stato della
migrazione (di seguito: SEM) il 17 agosto 2020 alle competenti autorità
austriache in merito all'identità del richiedente (cfr. atto 1072211-13/3) in
conformità all'art. 34 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i
meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno
degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide
(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del
29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III),
il verbale della prima audizione RMNA del 26 agosto 2020 (cfr. atto 17/11
[di seguito: verbale]) nel corso della quale è stato inoltre concesso al
richiedente il diritto di essere sentito in merito ad un'eventuale competenza
dell’Austria nella trattazione della sua domanda d'asilo,
il mandato dell’8 settembre 2020, per il tramite del quale la SEM ha
incaricato il Centro universitario romando di medicina legale dello
svolgimento di una perizia per determinare l’età del richiedente asilo; le
risultanze della medesima, inoltrate all’autorità di prima istanza il 16
settembre 2020 e basate su di un esame clinico e su referti radiologici
(panoramica dentaria, radiografia standard della mano sinistra e
tomografia delle articolazioni sterno clavicolari) svolti il 10 settembre 2020
ed ai sensi dei quali l’età minima di A._ sarebbe di 18.75 anni (età
probabile tra i 20 e i 24 anni) (cfr. atto 22/11, pag. 11)
lo scritto del 21 settembre 2020, con cui la SEM ha reso partecipe il
richiedente circa le risultanze della perizia medica, consegnandogliene una
copia anonimizzata e concedendogli il diritto di essere sentito al riguardo
(cfr. atto 26/3),
la comparsa scritta del 25 settembre 2020, per mezzo della quale
l’interessato ha esercitato tale facoltà (cfr. atto 30/2),
la domanda di ripresa in carico dell’interessato del 7 ottobre 2020,
sottoposta dall’autorità inferiore alle preposte autorità austriache in
applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto
35/5),
D-6552/2020
Pagina 3
l’accettazione del trasferimento da parte delle autorità austriache avvenuta
in data 15 ottobre 2020 (cfr. atto 37/2),
gli atti medici F2 del 17 novembre 2020 e del 19 novembre 2020 (cfr. atto
39/2 e 42/2), nonché il certificato medico del 19 novembre 2020 (cfr. atto
41/3), attestanti la diagnosi di infezione da Covid-19 patita dall’insorgente,
l’ulteriore atto medico F2 del 15 settembre 2020 (cfr. atto 44/3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 16 dicembre 2020, notificata il 18 dicembre 2020 (cfr. atto 47/1),
mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo
ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell'interessato verso l’Austria,
il ricorso del 28 dicembre 2020 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data
d’entrata: 29 dicembre 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM
e con il quale il ricorrente ha postulato in limine la sospensione
dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e la restituzione
dell’effetto sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha demandato
l’annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti alla
SEM per la trattazione nazionale della domanda d’asilo; in subordine, egli
ha concluso alla restituzione degli atti alla SEM per una nuova istruttoria;
contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assistenza
giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio
e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese,
la copia della takzira del ricorrente, acclusa al gravame,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

Considerations:
e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF),
D-6552/2020
Pagina 4
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a‒c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione
è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata
nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di
tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8
consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se
la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la
competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico
del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che in tale contesto, qualora la questione della minore età dell'interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo lo stesso determinante sia a livello procedurale che nell'ambito
della determinazione dello Stato responsabile per l'esame della domanda
di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III); che la valutazione operata
dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente
nell'ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito; che
qualora la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all'autorità
inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee all'età del
D-6552/2020
Pagina 5
richiedente l'asilo (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale F-6783/2018 del
10 dicembre 2018 e D-2739/2020 del 4 giugno 2020),
che nel caso che ci occupa, l'autorità inferiore non ha creduto alla pretesa
minore età dell'insorgente; che in particolare, le dichiarazioni
dell’interessato – e mente della stessa, confuse, incongruenti e prive dei
necessari riferimenti temporali – non comproverebbero l’asserita data di
nascita; che a titolo esemplificativo, la SEM ha osservato ch’egli avrebbe
inizialmente sostenuto di essere nato nell’anno (...) del calendario
persiano, ciò che avrebbe significato che la sua età avrebbe dovuto essere
di poco superiore ai (...) anni, evenienza che non si sposerebbe però con
la precedente dichiarazione dell’interessato, secondo la quale egli avrebbe
avuto già compiuto (...) anni al momento dell’audizione; che sul punto
l’interessato non sarebbe stato in grado di fornire una valida giustificazione,
che inoltre, la perizia del 10 settembre 2020 avrebbe stabilito che l’età
probabile del medesimo si situerebbe tra i 20 e i 24 anni, che la sua età
minima sarebbe di 18.75 anni e che, di conseguenza, sarebbe possibile
escludere formalmente ch’egli abbia meno di 18 anni; che pertanto – posto
che entrambe le investigazioni intraprese con la perizia indicherebbero
un’età minima superiore ai 18 anni d’età, sinonimo d’indizio molto forte di
maggiore età − la data di nascita dichiarata, ossia il (...), andrebbe
categoricamente esclusa,
che con il proprio gravame il ricorrente confuta tali valutazioni,
che in primo luogo, la natura e il grado delle incongruenze gravanti il
racconto dell’interessato, parrebbero essere riconducibili al suo
analfabetismo, alla mancata scolarizzazione, così come al contesto sociale
vigente in Afghanistan (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, punto 5); che
d’altro canto, l’asserita minore età sarebbe comprovata dalla tazkira
prodotta in sede ricorsuale,
che infine, la decisione impugnata sarebbe contraddistinta da aspetti poco
chiari; ch’essa fisserebbe arbitrariamente il (...) quale data di nascita del
ricorrente, a mente di quest’ultimo completamente estranea agli atti di
causa e finanche contraria alla prassi in essere (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 5, punto 5),
che parimenti, dal provvedimento querelato emergerebbero ulteriori
elementi di incertezza giacché nella richiesta di ripresa in carico, la SEM
avrebbe indicato la data di nascita del (...) 2002 oltre a quella riconducibile
D-6552/2020
Pagina 6
alla nascita in data (...) 2004, ciò che non collimerebbe con il testo riportato
nella medesima, ove l’autorità inferiore avrebbe indicato la data del (...)
2005; che del resto, l’accettazione da parte delle autorità austriache non
apporterebbe maggiore chiarezza nella misura in cui queste – indicando
quale data di nascita principale il (...) 2004 – non avrebbero negato la
minore età di A._, il quale non saprebbe quindi se in tale Paese
sarà considerato maggiorenne o meno,
che nel caso di specie, occorre anzitutto rammentare che l’onere della
prova circa la determinazione della minore età incombe al richiedente asilo
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d’asilo [GICRA] 2004 n. 30 consid. 5.1 pag. 208, 2001 n. 22
consid. 3 pag. 180 e seg., GICRA 2000 n. 19 consid. 8b pag. 188, sentenze
del Tribunale D-3567/2019 5.4, E-4768/2017 del 4 luglio 2019, consid. 3.1
MATTHIEU CORBAZ, La détermination de l’âge du requérant d’asile, in :
Actualité du droit des étrangers, Jurisprudence et analyses, vol. II, 2015,
pag. 31 e seg.); che in presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e
corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non permette di
ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad
assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente considerato
maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3 con riferimenti ivi citati),
che salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo
pregiudiziale sulla questione (cfr. DTAF 2011/23 consid. 5, DTAF 2009/54
consid. 4.1, GICRA 2004 n. 30 consid. 5.3 pag. 109, sentenze del Tribunale
D-3567/2019 consid. 5.5, E-5386/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 4.3.1);
che per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui
documenti d’identità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle
audizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel paese
d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico
(cfr. sentenze del Tribunale E-5386/2019 precitata, D-858/2019 del 26
febbraio 2019, E-7324/2018 del 15 gennaio 2019); che se necessario
ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. art. 17
cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2;
sentenza del Tribunale F-5354/2018 del 27 settembre 2018); che una volta
esperita l’istruttoria, la Segreteria di stato procede ad un apprezzamento
globale degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra citati
(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4),
che i metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età
forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per
stabilire se una persona è maggiorenne; che gli accertamenti fondati
D-6552/2020
Pagina 7
sull’approccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una
radiografia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un
esame dello sviluppo dentale; che l’esame clinico e la radiografia della
mano non permettono di determinare in modo attendibile se una persona
ha raggiunto o meno la maggiore età; che la radiografia della mano viene
però tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere
con la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale;
che la consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad
un’anamnesi dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello
sviluppo corporeo influenti sulla stima dell’età; che la tomografia sterno
clavicolare e l’esame dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda
del risultato, condurre ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del
richiedente l’asilo; che qualora entrambe le investigazioni indichino un’età
minima superiore a 18 anni, v’è da ritenere un indizio molto forte di
maggiore età (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2
e riferimenti citati; sentenza del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre
2019 consid. 5.6),
che la valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità
preposte si effettua in applicazione delle norme processuali usuali
(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.3); che l’elemento determinate per
giudicare del valore probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine
né la sua designazione come rapporto o come perizia (GICRA 2002 n. 18
consid. 4); che gli accertamenti medici volti a determinare l’età rientrano
nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 della Legge di procedura civile
federale (PCF; RS 283), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti
soggiacciono al libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e 19 PA);
che tuttavia, dal momento che i riscontri in essi contenuti sono resi da una
persona con conoscenze specifiche, ci si può scostare dai medesimi solo
in presenza di indizi concreti atti a metterne in dubbio l’affidabilità
(cfr. sentenza del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019
consid. 5.7; per maggiori sviluppi GICRA 2004 n. 31 consid. 5-6; DTF 122
V 157),
che orbene, nella presente fattispecie sia la tomografia sterno clavicolare
che l’esame dello sviluppo dentale hanno indicato un’età minima superiore
a 18 anni; che quindi, già solo per queste ragioni v’è da annoverare un
indizio molto importante di maggiore età, indizio del resto nemmeno messo
direttamente in discussione nell’allegato ricorsuale,
che d’altro canto, dagli atti all’inserto non traspare che le esigenze formali
minime prescritte dalla giurisprudenza non siano in casu state rispettate;
D-6552/2020
Pagina 8
che su questi presupposti, vi è dunque solo un ridotto margine di
apprezzamento delle ulteriori prove versate agli atti, essendo l’esito degli
accertamenti medici, che attestano la sua età inequivocabilmente oltre i 18
anni, in concreto particolarmente concludente,
che la tazkira rimessa dall’insorgente non permette una diversa
valutazione; che del resto, come già doviziosamente osservato dallo
scrivente Tribunale, a tale documento va di norma riconosciuto un valore
probatorio ridotto (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 con riferimenti ivi citati),
in specie peraltro ulteriormente minato dal fatto che essa sia stata prodotta
solamente in copia,
che le aggiuntive argomentazioni ricorsuali nulla mutano al riguardo; che
la data di nascita del (...) 2002 è stata determinata in corso di procedura di
prima istanza senza mai essere contestata dall’interessato (cfr. atto 30/2);
che la domanda di ripresa in carico sottoposta dalla SEM alle autorità
austriache non appare pervasa da vizi sostanziali nella misura in cui
contiene sia le date di nascita riferite dal richiedente, così come quella
determinata d’ufficio dall’autorità inferiore; che da ultimo, la data di nascita
del (...) 2004 indicata nell’accettazione dalle autorità austriache non è atta,
ad essa sola, a sovvertire il tenore delle considerazioni che precedono e,
in particolare, delle perizie di cui sopra,
che in definitiva, ed indipendentemente dagli ulteriori indicatori di
inverosimiglianza evidenziati dalla SEM, v’è da partire dall’assunto che il
ricorrente non sia riuscito a rendere verosimile la propria minore età,
che proseguendo nell’analisi, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento
Dublino III, la domanda di protezione internazionale è esaminata da un solo
Stato membro, ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo
III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal
Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della
gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
D-6552/2020
Pagina 9
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di
determinazione dello stato membro competente secondo il capo III
(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in
ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III),
che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che
sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un
trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito:
CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione
dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo
III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come
competente,
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di
sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione
internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide,
anche se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno
rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo
«EURODAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo
in Austria il 25 luglio 2020 (cfr. atto 7/1),
che nell’ambito dell’audizione RMNA l’insorgente ha confermato tale
riscontro; che in medesima sede, l’insorgente si è opposto ad un ritorno in
Austria in ragione di scontri ivi intercorsi con non meglio precisati individui
(cfr. verbale, pag. 11, punto 8.01); che altresì, questionato sul suo stato di
D-6552/2020
Pagina 10
salute, il richiedente ha dichiarato di non soffrire di patologie di sorta (cfr.
verbale, pag. 11, punto 8.02),
che sulla base di tali elementi, il 7 ottobre 2020 la SEM ha presentato alle
autorità austriache, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino
III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III (cfr. atto 35/5); che queste hanno espressamente
accettato di riprendere in carico il ricorrente (cfr. atto 37/2),
che la competenza dell’Austria risulta dunque, di principio, data,
che in proposito, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Austria
sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2
2a frase Regolamento Dublino III); che, peraltro, il Paese in questione è
legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, della Convenzione del
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,
inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del
28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre
che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301)
e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una
procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto
internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione
(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva
procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti
protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad
oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Austria non venga
applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze
strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate
seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di
ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i
paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia
del 21 gennaio 2011, 30696/09),
D-6552/2020
Pagina 11
che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che nel prosieguo della disamina, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 −
disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di
sovranità − se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario,
qualora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura,
l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e
ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né
invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a
riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua
domanda di protezione in violazione della direttiva procedura,
che egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di
respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi
internazionali, rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale
o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere
respinto in un tale Paese,
che con la sua impugnativa, l’insorgente allega tuttavia un quadro clinico
contraddistinto dalla comparsa di ideazioni suicidali; che invero, a mente
del suo patrocinatore, nella fattispecie concreta vi sarebbero sufficienti
indizi per ritenere che le sofferenze psicologiche lamentate da A._
sarebbero preesistenti rispetto alla comunicazione della decisione negativa
da parte della SEM (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6, punto 6),
che conseguentemente, non si disporrebbe di un quadro clinico
sufficientemente chiaro per valutare oculatamente un eventuale rischio di
violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui il ricorrente venisse trasferito
in Austria,
D-6552/2020
Pagina 12
che quo alle succitate doglianze ricorsuali, v’è da osservare che il
respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche
valetudinarie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in
casi eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o
terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della
CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF
2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che orbene, dagli atti all’inserto non è possibile desumere delle condizioni
di salute cagionevoli a tal punto da comportare una violazione della
precitata giurisprudenza per il caso in cui il richiedente fosse allontanato in
Austria,
che in tal senso, l’allegato sconforto psicologico non permette diversa
ponderazione; che invero, v’è anzitutto da rimarcare che lo stesso parrebbe
essere una reazione alla decisione dell’autorità inferiore, siccome apparso
unicamente a seguito della comunicazione della stessa; che del resto egli
non ne ha fatto menzione alcuna nel corso del procedimento di prima
istanza,
che ad ogni modo, giova rammentare che per quanto riguarda il rischio
della messa in atto di tentativi suicidali, il Tribunale federale ha stabilito che
il rischio di suicido non costituisce un ostacolo all'esecuzione
dell'allontanamento (cfr. sentenza del TF 2C_856/2015 del 10 ottobre 2015
consid. 3.2.1); che ciò corrisponde anche alla prassi dello scrivente
Tribunale (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-505/2020 del 4
febbraio 2020, F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 consid. 7.6, F-5900/2019
del 18 novembre 2019, E-1997/2019 del 2 maggio 2019, F-4514/2018 del
20 agosto 2018),
che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è ragione di chiarire
ulteriormente lo stato psicologico dell’insorgente,
D-6552/2020
Pagina 13
che per il resto il Tribunale osserva che l’Austria dispone notoriamente di
infrastrutture mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva
accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria
assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto
soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e
fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con
esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate
misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che da ultimo, le schermaglie che lo avrebbero contrapposto il richiedente
a non meglio precisati individui, non hanno alcun influsso nel caso
concreto; che l’Austria è uno Stato di diritto con un'autorità di polizia
funzionante, disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata,
ch’egli può dunque rivolgersi alle autorità di polizia e denunciare eventuali
violenze,
che pertanto, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv.
tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Austria,
che comunque, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei
suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, l’Austria è competente per la ripresa in carico del ricorrente
in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 Regolamento
Dublino III,
che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente
D-6552/2020
Pagina 14
all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno
in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera
distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e
pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
concessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21
febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-6552/2020
Pagina 15