Decision ID: a34fc035-0796-4fd7-b2c9-de68caaecff3
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_005
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: public_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
I. Ritenuto in fatto:
1. Il 13 novembre 2017 F._ e G._, a cui in seguito è subentrata la
E._ SAGL (qui di seguito: committente), hanno presentato al Comune
di D._ una domanda di costruzione per un nuovo edificio plurifamiliare
sulla particella n. 101.
2. Il 22 gennaio 2018 il Comune di D._ ha respinto, per quanto ricevibili,
le opposizioni sollevate contro detta domanda e ha rilasciato la licenza
edilizia.
3. Con decisione R 18 10 e 11 il Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni ha accolto il ricorso contro le decisioni di opposizione e di rilascio
della licenza edilizia del 22 gennaio 2018, cassando queste ultime e
rinviando la causa al Comune di D._ per nuova decisione ai sensi dei
considerandi.
4. Il Comune di D._ ha in seguito pubblicato la modifica del progetto del
4 novembre 2019 con peraltro una nuova pendenza del tetto del 50 %.
5. Contro di esso, i vicini B._ e A._ in data 25 novembre 2019 e
C._ in data 27 novembre 2019 hanno sollevato opposizione.
6. Il 17 febbraio 2020 la committente ha inoltrato al Comune un'integrazione
all'incarto fonico (valutazione delle varianti per la posizione della pompa di
calore) datato 17 febbraio 2020 a completamento dell'incarto. A questo
documento, parte integrante della domanda di costruzione, pubblicato dal
25 febbraio al 15 marzo 2020, B._ e A._ hanno presentato le
proprie osservazioni il 6 marzo 2020.
7. Con decisioni 30/31 marzo 2020 il Comune di D._ ha respinto le
opposizioni e rilasciato (con atto separato) la licenza edilizia.
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8. Avverso queste decisioni, il 15 maggio 2020 gli opponenti A._,
B._ e C._ (qui di seguito: ricorrenti) hanno inoltrato
(congiuntamente) ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni, chiedendo l'annullamento delle decisioni impugnate e di
conseguenza il rifiuto della licenza edilizia, nonché la constatazione che la
particella n. 271 non può essere destinata a strada di quartiere. In via
subordinata, essi hanno chiesto l'annullamento delle decisioni impugnate
e il rinvio degli atti al Comune per nuova decisione ai sensi dei
considerandi. In via supercautelare e cautelare essi hanno chiesto la
concessione dell'effetto sospensivo al ricorso.
9. Nella risposta del 30 giugno 2020 la E._ SAGL (qui di seguito:
convocata) ha postulato l'irricevibilità del ricorso, subordinatamente la sua
reiezione.
10. Nella presa di posizione dell'8 luglio 2020 il Comune (qui di seguito:
convenuto) ha chiesto la reiezione del ricorso.
11. In sede di replica i ricorrenti hanno confermato i loro petiti e hanno inoltre
avanzato la richiesta di sospendere in ogni caso la procedura, sin tanto
che l'autorità preposta si sarà espressa sull'urbanizzazione dei fondi dei
ricorrenti A._ e B._.
12. Con scritto del 17 settembre 2020 la convocata ha rinunciato a una
duplica.
13. Nella duplica del 28 settembre 2020 il convenuto si è riconfermato nei suoi
petiti.
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14. Il 29 settembre 2020 i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale una perizia
dell'ing. H._ del 24 settembre 2020 sull'accesso veicolare al mappale
di costruzione.
15. Nello scritto del 5 ottobre 2020 la convocata ha preso posizione sulla
perizia inoltrata dai ricorrenti. Anche il convenuto in data 7 ottobre 2020 ha
inoltrato le proprie osservazioni al riguardo.
16. Con scritto del 19 ottobre 2020 i ricorrenti hanno inoltrato un complemento
a detta perizia.

Considerations:
II. Considerando in diritto:
1.1. La competenza del Tribunale amministrativo per giudicare il ricorso contro
le decisioni 30/31 marzo 2020 del convenuto è data dall'art. 49 cpv. 1 lett.
a della Legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). La
legittimazione dei ricorrenti è pacifica (cfr. art. 50 LGA). Essendo
tempestivo e rispondendo alle condizioni di forma (cfr. art. 52 cpv. 1 e art.
38 LGA) il ricorso è dunque ricevibile.
1.2. Una decisione sulla richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al
ricorso è divenuta priva d'oggetto con l'emanazione della presente
sentenza.
2. Innanzitutto va esaminato se e in che misura è dato entrare nel merito del
ricorso. Nella sentenza del 2 luglio 2019 (R 18 10 e 11) questo Tribunale
ha confermato l'ammissibilità di costruzioni terrazzate (cfr. consid. 4 di
detta sentenza). Esso, in seguito anche alle risultanze del sopralluogo, ha
inoltre ritenuto che la costruzione prevista si inserisce confacentemente
nel paesaggio (cfr. consid. 5 di detta sentenza) e ha accertato
l'urbanizzazione del fondo di costruzione (cfr. consid. 6 di detta sentenza).
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I piani modificati indicanti una pendenza del tetto del 50 % conformemente
all'art. 52 cpv. 2 LE hanno nel frattempo reso superflua la questione di una
deroga per la pendenza del tetto del 40 %, peraltro ritenuta legittima in
detta sentenza (cfr. consid. 8 di detta sentenza). Soltanto la censura circa
l'inosservanza delle normative sulla protezione fonica è stata accolta dal
Tribunale, ritenendo che andava ancora dimostrato che la pompa di calore
limitasse il più possibile e per quanto esigibile le emissioni foniche giusta
il principio di prevenzione da osservare per nuovi impianti (cfr. consid. 7 di
detta sentenza). Ne consegue che sulle censure già trattate nella sentenza
R 18 10 e 11 il Tribunale non entra più nel merito per quanto vengano
ripresentate in questa sede e per quanto i nuovi fatti non mettano in
discussione le rispettive conclusioni di detta sentenza. Nuovi fatti sono
subentrati in merito all'urbanizzazione del fondo di costruzione, per cui
questo aspetto va rivalutato. Per contro, la situazione circa il confacente
inserimento nel paesaggio della costruzione prevista è rimasta invariata.
Lo stesso vale per l'altezza massima dell'edificio, siccome il Tribunale ha
già considerato che l'altezza massima verrebbe rispettata anche con il
50 % di pendenza del tetto (v. consid. 8.4 della sentenza R 18 10 e 11),
nonché per l'affermata ammissibilità di costruzioni terrazzate (v. consid. 4
di detta sentenza). Di conseguenza, le relative censure non sono più
ammesse in questa sede. Non occorre nemmeno entrare nel merito delle
allegazioni dei ricorrenti secondo cui il progetto non sarebbe disegnato
tenendo conto del naturale andamento del terreno e secondo cui i disegni
dovrebbero essere riportati su un piano geometrico ufficiale che raffiguri
anche le curve di livello, perché legate al tema dell'altezza dell'edificio già
giudicato da questo Tribunale. A tal riguardo si osserva soltanto ancora
che non è stato sostanziato in che modo non si sia tenuto conto del
naturale andamento del terreno e che le curve di livello nei piani non sono
richieste dall'art. 47 cpv. 2 LE. Per il resto, si entrerà senza indugi nel
merito delle nuove censure inerenti alla ricusa e alla protezione fonica.
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3. I ricorrenti sostengono che la decisione impugnata sarebbe nulla, siccome
i sottoscriventi, ovvero il segretario comunale I._ e il sindaco J._,
avrebbero dovuto ricusarsi a causa di commistione di interessi. Sebbene
nell'esposizione dei fatti i ricorrenti abbiano messo in risalto un certo
legame tra l'ex gerente dello studio progettista (defunto) fu proprietario
della particella n. 270, edificata dall'impresa del sindaco, e il gerente dello
studio progettista, che è pure gerente della convocata, nonché il segretario
comunale, questa censura è palesemente tardiva. Giusta il qui applicabile
art. 6b cpv. 3 LGA (v. PTA 2013 n. 5 consid. 2c), le parti possono infatti far
valere un motivo di ricusazione presso il superiore o presso il presidente
della camera competente entro dieci giorni dal momento in cui ne hanno
preso atto. I qui ricorrenti conoscono da tempo la composizione del
Municipio e sanno, al più tardi già dalla decisione impugnata nella
procedura R 18 10 e 11, che la decisione su opposizione dello stesso
viene firmata dal sindaco e dal segretario comunale, per cui questa
censura è irricevibile.
4. Per quanto riguarda l'accesso privato del fondo di costruzione nonché la
sua urbanizzazione, si rileva innanzitutto che i piani modificati non fanno
(più) ricorso a una parte del fondo adiacente n. 112 per l'accesso privato
al fondo di costruzione, per cui le affermazioni al considerando 6.5 della
sentenza R 18 10 e 11 (relative all'accesso privato sul fondo di
costruzione) non sono più pertinenti. Riguardo invece alla strada
comunale di quartiere con percorso pedonale "K._" (particella n. 271),
la quale allaccia, tra gli altri, il fondo di costruzione n. 101, va specificato
che il Tribunale ha accertato l'urbanizzazione del fondo di costruzione n.
101 attraverso detta strada in considerazione del fatto che, allo stato di
allora (ma anche a quello attuale) persistente da anni, la strada è asfaltata
e carrozzabile ed è contenuta nel Piano generale di urbanizzazione
(PGU). Va pure aggiunto che nella procedura R 18 10 e 11 l'oggi ricorrente
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C._, proprietario della particella n. 112 di cui la strada di quartiere
copre una piccola superficie a triangolo di 9 m2, non era allora tra i
ricorrenti e se, da un canto, egli non sembrava acconsentire alla
concessione di una parte del suo terreno per la curva dell'ingresso privato
al fondo di costruzione (v. consid. 6.5 della sentenza R 18 10 e 11),
dall'altro non vi era motivo per ritenere che egli mettesse in discussione la
sua tacita autorizzazione a utilizzare la sua superficie privata di 9 m2 sulla
strada di quartiere. Ora, quale nuovo fatto, è subentrata la questione
dell'esproprio di detta superficie. Infatti, mentre i proprietari dei mappali n.
101 e 270 hanno acconsentito alla cessione delle ulteriori superfici private
sulla strada di quartiere, il ricorrente C._ non ha accettato la cessione
bonale di detta superficie. Questo nuovo fatto (procedura d'esproprio
formale) non cambia tuttavia le conclusioni nella sentenza R 18 10 e 11. Il
Tribunale non ritiene necessaria una sospensione di questa procedura fino
all'esito della procedura d'esproprio. Tantomeno si giustifica una
sospensione finché il convenuto avrà deciso sull'urbanizzazione dei fondi
dei ricorrenti, come richiesto dai ricorrenti, siccome la questione se i
ricorrenti B._ e A._ abbiano pure diritto a un accesso di
urbanizzazione attraverso la strada di quartiere in questione non è
pertinente al caso qui in esame. Senza doversi chinare sulle aspettative di
successo della procedura di esproprio, si constata che la strada di
quartiere sul fondo n. 271 serve già oggi all'allacciamento dei fondi n. 270
e 101 e verosimilmente, sebbene non con veicoli, anche del fondo n. 102
della ricorrente. Qualora la procedura d'esproprio per la superficie sulla
particella n. 112 non dovesse andare a buon fine, ciò non condurrebbe al
decadimento dell'urbanizzazione del fondo di costruzione n. 101
attraverso detta strada, come verrà esplicato nei prossimi considerandi.
4.1.1. Un fondo è considerato edificabile se per la sua forma e grandezza
consente un'edificazione conforme alla zona e allo scopo; se il fondo è
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urbanizzato conformemente alle prescrizioni per l'utilizzazione prevista
oppure se l'urbanizzazione viene realizzata entro l'ultimazione del progetto
di costruzione (art. 72 cpv. 2 LPTC).
Un fondo è urbanizzato se, ai fini della prevista utilizzazione, vi è accesso
sufficiente e le necessarie condotte d’acqua, d’energia e d’evacuazione
dei liquami arrivano così vicine da rendere possibile un raccordo senza
dispendio rilevante (art. 19 cpv. 1 della Legge federale sulla pianificazione
del territorio [LPT; RS 700]).
Se il committente non è proprietario del terreno necessario per
l'urbanizzazione, la licenza edilizia viene rilasciata soltanto se i necessari
diritti per l'urbanizzazione del progetto di costruzione sono dimostrati nella
domanda di costruzione (art. 89 cpv. 3 LPTC).
4.1.2. La legge edilizia comunale prescrive che le strade di quartiere vanno
realizzate in modo tale da poter essere utilizzate come vie d’accesso e
come spazi esterni per le esigenze comuni del quartiere (art. 39 cpv. 2
LE). L’autorità edilizia provvede affinché gli impianti del traffico comunali,
in particolare gli impianti per il traffico lento, possano essere usati senza
pericolo (art. 58 cpv. 1 LE).
4.2. Nel caso di specie, il progetto di costruzione prevede di raggiungere il
nuovo edificio in auto con possibilità di posteggio per tre vetture. Salvo la
piazzetta sulla L._ più a ovest (fondo n. 7), per quanto intravedibile
non vi sono possibilità di parcheggio in prossimità della costruzione
progettata. L'imposizione di una soluzione con parcheggio in zona centrale
per servire il fondo di costruzione (risp. in generale nel paese), al fine di
evitare accessi stradali difficili e pericolosi non conformi alle VSS, come
suggerita dai ricorrenti onde garantire oltretutto una parità di trattamento,
è una questione pianificatoria irrilevante in questa sede. Qui decisivo per
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l'accertamento dell'edificabilità del fondo di costruzione è che il PGU
prevede un'urbanizzazione attraverso la relativa strada comunale fino
all'accesso privato su detto fondo. Ora, senza l'esproprio della porzione di
terreno stradale asfaltato sito sul fondo privato n. 112 del ricorrente, il
punto più stretto della relativa strada comunale, stando alle misurazioni
effettuate dal Tribunale sul portale geogr.ch, ammonta a ca. 2 m (cfr.
anche, ma verosimilmente riguardo alla strada come tale: perizia dell'ing.
H._ del settembre 2020 [allegato al doc. A8 ricorrente, pag. 6]). Senza
scendere nei dettagli e in base ai rilevamenti del sopralluogo, nella
sentenza R 18 10 e 11 il Tribunale aveva classificato come intransitabile
la rispettiva strada comunale senza l'utilizzo del tratto di manto stradale
sul fondo n. 112. Considerata la succitata misurazione della larghezza
stradale, questa conclusione va relativizzata: senza la superficie del fondo
n. 112 la strada in questione non è evidentemente accessibile a qualsiasi
veicolo, ma lo è per veicoli di dimensioni ridotte. Va poi evidenziato che la
tratta sulla strada comunale "K._" tra l'incrocio con la strada
sottostante "L._" e l'accesso privato al fondo di costruzione è inferiore
a 10 m. Un accesso sufficiente per le forze di soccorso (pompieri,
ambulanza ecc.) è quindi dato, benché i veicoli larghi debbano
verosimilmente fermarsi sulla "L._" nel caso che la porzione di terreno
della strada "K._" sul fondo n. 112 non possa essere espropriata risp.
qualora il suo proprietario rivendichi un utilizzo proprio di tale porzione di
strada e detta strada non possa essere allargata diversamente.
L'urbanizzazione del fondo di costruzione non viene pertanto a mancare
soltanto perché il ricorrente non intende più tollerare il passaggio di veicoli
sulla parte stradale posta sulla sua proprietà. Si ribadisce che in base alla
legislazione del Comune convenuto – comune di montagna con diversi
vicoli stretti e ripidi – le direttive VSS non sono vincolanti. Sebbene con la
menzionata procedura di esproprio si miri a raggiungere una larghezza più
appropriata della strada comunale, come appena visto non vi sono motivi
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per negare fin d'ora la presenza di un accesso sufficiente al fondo di
costruzione n. 101 attraverso la strada comunale di quartiere prevista nel
PGU del 22 marzo 2007, approvato il 9 giugno 2008 dal Governo.
4.3. Contrariamente alle allegazioni dei ricorrenti, secondo cui chi al momento
del rilascio dei piani non era proprietario oggi potrebbe contestarli, essi
oggi non possono mettere in discussione il PGU in via accessoria. Un
esame accessorio del PGU nell'ambito di una procedura di licenza edilizia
è infatti solamente possibile se l'interessato al momento del rilascio del
piano non poteva rendersi conto delle limitazioni che il piano gli avrebbe
imposto e non aveva quindi la possibilità di salvaguardare i propri interessi,
o se le circostanze di fatto o di diritto sono radicalmente cambiate rispetto
al momento del rilascio del piano (cfr. sentenza del Tribunale federale
1C_518/2016 del 26 settembre 2017 consid. 3 con rinvii). Anche se
B._ non era ancora proprietario del relativo fondo nel 2007 al
momento dell'emanazione del PGU, si osserva che in seguito all'acquisto
del fondo egli è subentrato al suo predecessore in diritto. Dato che non è
comprovato, e nemmeno viene sostenuto dal ricorrente, che al rispettivo
predecessore non era stato possibile contestare il piano al momento della
sua emanazione, i requisiti per un controllo accessorio non sono dati.
Determinanti sono infatti le oggettive possibilità di impugnazione al
momento dell'emanazione del piano (Tanquerel in:
Aemisegger/Moor/Ruch/Tschannen, Praxiskommentar RPG:
Nutzungsplan, 2016, n. 31 ad art. 21). Nel caso di specie, il ricorrente
B._ pretende di avere anch'egli un diritto di accesso al proprio fondo
attraverso la strada di quartiere in questione. Ma dal momento che il PGU
non prevede la continuazione della strada di quartiere fino al suo fondo n.
269, questo punto poteva oggettivamente essere criticato da parte del
precedente proprietario in fase di revisione e approvazione del PGU. Ne
consegue che un controllo accessorio del PGU non può essere ammesso.
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Non va quindi approfondita la critica dei ricorrenti secondo cui
nell'approvazione del PGU il legislatore comunale sarebbe stato tratto in
inganno dal fatto che il tratto di strada in questione sarebbe stato asfaltato
dalla ditta del sindaco già prima dell'approvazione dei piani nel 2003 e che
non avrebbe la funzione di strada di quartiere, siccome gioverebbe
soltanto ai mappali 270 e 101. Per la stessa ragione, non vanno nemmeno
approfondite le allegazioni circa l'asserito contrasto del PGU con la Legge
federale sui percorsi pedonali ed i sentieri (LPS; RS 704).
4.4. Il perito ing. H._ in conclusione ha ritenuto pericolose le condizioni di
incrocio tra veicoli e pedoni sulla strada di quartiere in questione con
l'aumento di traffico dovuto al progetto in esame. Egli ha precisato che un
incrocio sicuro non è garantito a causa della larghezza inferiore al minimo
normativo (cfr. perizia sull'accesso veicolare al mappale 101, settembre
2020, pag. 6 seg. [doc. A6 ricorrenti]). A tal riguardo si rinvia a quanto già
detto sulle normative VSS che non sono appunto cogenti. Oltretutto, in un
sito di montagna come questo è comprensibile che pedoni e veicoli siano
a tratti costretti a transitare sulla medesima via. Ciononostante, la
sicurezza della relativa strada di quartiere sembra poter essere garantita
malgrado la sovrapposizione di utilizzi da parte di veicoli e pedoni. Infatti,
la frequenza del traffico va ritenuta bassa, anche dopo l'aumento dovuto
al progetto in esame. Inoltre, viste le peculiarità della rispettiva strada, la
velocità dei veicoli è limitata (il perito ha ritenuto che non sia superiore a
20 km/h [cfr. pag 6. della perizia]). Ad ogni modo, la velocità deve sempre
essere adattata alle circostanze (cfr. art. 32 cpv. 1 LCStr) e se del caso
può essere imperativamente limitata (cfr. art. 7 cpv. 1 della Legge
d'applicazione della legge federale sulla circolazione stradale [LALCStr;
CSC 870.100] e art. 2 lett. b dell'Ordinanza della legge d'applicazione della
legge federale sulla circolazione stradale [OLALCStr; CSC 870.110], art.
32 cpv. 2 della Legge federale sulla circolazione stradale [LCStr; RS
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741.01]) e art. 108 dell'Ordinanza sulla segnaletica stradale [OSStr; RS
741.21]).
L'urbanizzazione del fondo di costruzione va in conclusione considerata
sufficiente anche senza la striscia di terreno sul fondo n. 112, benché,
soprattutto per la sicurezza, sia auspicabile una strada di urbanizzazione
più larga.
4.5. Infine, si constata che i ricorrenti in questa sede non eccepiscono (più)
l'accesso al cantiere del fondo di costruzione. Al riguardo si osserva per
inciso che non spetta al Tribunale mostrare le opzioni di allestimento del
cantiere senza ricorrere all'utilizzo del terreno del vicino qui ricorrente,
ammesso che la legislazione comunale non preveda una rispettiva norma
per l'utilizzazione transitoria di fondi altrui per il cantiere. Le relative
censure dei ricorrenti vanno perciò respinte.
5. Resta da esaminare le censura relativa alla violazione del principio di
prevenzione per la termopompa (aria/acqua). I ricorrenti sono dell'avviso
che l'unico modo per adempiere detto principio sarebbe prevedere
l'installazione della termopompa in un locale interrato e creando dei
cappotti in prossimità delle bocche.
Dopo il rinvio dell'incarto al convenuto per garantire una piena osservanza
del principio di prevenzione, la convocata in sede di opposizione ha esibito
una valutazione (datata 17 febbraio 2020) delle varianti per la posizione
della pompa di calore (doc. D5 convenuto). In tale rapporto lo studio
d'ingegneria conclude che la soluzione migliore sia quella di posizionare
la pompa di calore in copertura in apposito locale tecnico, con punto di
aspirazione ed espulsione in facciata, quindi nella torretta come previsto
sin dall'inizio. Nella decisione qui impugnata il convenuto si è già espresso
su questo punto, sottolineando che la soluzione proposta dai ricorrenti
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(posizionamento in un locale interrato) è stata ponderata, ma ritenuta più
fastidiosa di quella presentata nella domanda di costruzione. In sede di
ricorso i ricorrenti non si confrontano con la valutazione delle varianti, ma
osservano che a monte bisognerebbe adottare delle protezioni per ragioni
di protezione della natura, della fauna e del paesaggio e perché vi si
troverebbe la particella n. 269 del ricorrente che potrebbe ancora essere
edificata e quindi toccata dalle emissioni. I ricorrenti non sono in grado di
dimostrare che la loro soluzione con posizionamento nel locale interrato
sia migliore di quella per cui ha optato la convocata, ma si limitano a
criticare quest'ultima. Fatto sta che conformemente all'art. 7 cpv. 1 lett. b
dell'Ordinanza contro l’inquinamento fonico (OIF; RS 814.41) in unione
con la cifra 1 cpv. 1 lett. e nonché la cifra 2 Allegato 6 OIF la pompa di
calore rispetta i valori di pianificazione per nuovi impianti in zone
d'abitazione (cfr. doc. incarto fonico del 30 ottobre 2019 [doc. A3
convenuto]). Inoltre, la convocata ha dimostrato che le emissioni foniche
sono state limitate nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico
e dell’esercizio e sopportabile sotto il profilo economico (art. 11 cpv. 2 della
Legge sulla protezione dell’ambiente [LPAmb; RS 814.01] e 7 cpv. 1 lett.
a OIF; principio di prevenzione). Essa non solo ha adottato dei
provvedimenti tecnici per ridurre il rumore, segnatamente: ubicazione della
pompa di calore all'interno di un apposito locale in sommità dell'edificio al
fine di sfruttare il disperdimento del rumore prodotto verso l'alto; scelta di
una pompa di calore con un valore di potenza sonora tra i più bassi
disponibili sul mercato; rivestimento dello spazio tra il canale in lamiera
della macchina e il muro perimetrale con lana di roccia; posa di una doppia
griglia afona (griglia silenziata) (cfr. incarto fonico, pag. 9 segg.; Cercle
Bruit, Aiuto all’esecuzione 6.21: Valutazione delle pompe di calore aria-
acqua ai sensi della normativa sul rumore, 7 giugno 2019, Allegato 2, pag.
11 seg.); ma, come visto, essa attraverso la valutazione delle opzioni ha
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pure mostrato che l'opzione scelta è la più ottimale. Le rispettive censure
dei ricorrenti vanno quindi respinte.
6. Riassumendo, il ricorso va respinto, per quanto si entri nel merito, e la
decisione impugnata va confermata.
7. I costi della presente procedura composti da una tassa di Stato fissata a
CHF 2'500.00 e spese di cancelleria sono posti solidalmente a carico dei
ricorrenti soccombenti in causa (cfr. art. 73 cpv. 1 e 72 cpv. 2 LGA). Essi
devono pure rimborsare alla convocata le spese di patrocinio (cfr. art. 78
cpv. 1 LGA). Il patrocinatore della convocata nella nota d'onorario del 1.
ottobre 2020 rivendica delle prestazioni pari a CHF 3'145.70. Tuttavia, non
è stato inoltrato l'accordo sull'onorario, per cui secondo prassi di questo
Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo [STA] R 17 64 del 21
agosto 2018 consid. 3.1) viene riconosciuta una tariffa oraria di CHF
240.00 invece dei CHF 250.00 applicati nella nota d'onorario. L'onorario
indennizzabile ammonta perciò a CHF 2'448.00 (10.2 h x CHF 240.00).
Inoltre, le spese di CHF 370.80 comprendono delle spese di cancelleria
che non possono essere riconosciute, siccome secondo prassi di questo
Tribunale si assume che le spese di cancelleria siano integrate nella tariffa
oraria del legale (cfr. STA U 13 95 del 9 dicembre 2014 consid. 4).
Secondo prassi (cfr. STA R 17 64 del 21 agosto 2018 consid. 3.1) va
pertanto assegnato un importo forfettario pari al 3 % dell'onorario, dunque
pari a CHF 73.45. Infine, l'IVA non può essere ammessa, poiché la
convocata può dedurre l'imposta precedente (cfr. STA U 16 91 del 22
novembre 2016 consid. 4a). Le ripetibili complessivamente rimborsabili
ammontano perciò a CHF 2'521.45. Inoltre, contrariamente a quanto
affermato dal convenuto, non vi sono gli estremi per discostarsi dalla
regola dell'art. 78 cpv. 2 LGA, in base alla quale ai comuni non vengono
assegnate ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni
ufficiali. Innanzitutto, è vero che i ricorrenti hanno riproposto delle censure
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irricevibili, ma al contempo è anche vero che il convenuto ha preso
abbondantemente posizione in merito. Nel complesso, il ricorso non
appare abusivo. Non sembrano pertanto dati i presupposti per poter
assegnare delle ripetibili – anche solo parziali – al convenuto.