Decision ID: df327f25-a3a7-5418-88b9-da3ca5106d00
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
in fatto e in diritto:
1.
Il 10 ottobre 1993 l’UE di Lugano ha eseguito presso l’apparta-mento di _ il pignoramento di vari beni mobili per un valore stimato dallo stesso UE di fr. 5’000.-. Il pignoramento è stato richiesto da _ creditrice nei confronti di _ dell’importo di fr. 5’789.35.
Con istanza 7 luglio 1995, nel termine fissatogli dall’UE di Lugano, _ ha promosso nei confronti di _ un’azione giudiziaria giusta l’art. 107 LEF rivendicando il suo diritto di proprietà sui i beni menzionati nel verbale di pignoramento. A comprova del suo diritto egli ha sostenuto che questi beni gli erano stati ceduti da _ a parziale copertura di un prestito di DM 21’500.- fatto a quest’ultima nel 1992, ma in seguito lasciati in uso a titolo di comodato alla debitrice, sua cognata.
_ si è opposta alla pretesa avversaria contestando la prova da parte dell’istante del suo diritto di proprietà.
2.
Con il querelato giudizio il pretore, basandosi sulla deposizione testimoniale di _, ha concluso all'accoglimento dell’istanza ritenendo sufficientemente comprovato il diritto di proprietà dell’istante sui beni rivendicati e pignorati presso l’abitazione della debitrice.
3.
Con il presente tempestivo gravame _ è insorta contro il predetto giudizio postulandone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art. 327 lett. g CPC. La ricorrente rimprovera al primo giudice di aver arbitrariamente valutato le risultanze istruttorie ed erroneamente applicato il diritto materiale, in particolare per aver concluso alla prova da parte dell’i-stante del suo diritto di proprietà sui beni pignorati presso _, che ne è presunta proprietaria in virtù dell'art. 930 cpv. 1 CC.
Con osservazioni 31 gennaio 1997 la controparte postula la reiezione del gravame.
4.
Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove.
Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (
DTF
122 III 130 consid. 2a con rinvii; 122 I 61 consid. 3a).
5.
Nell’ambito dell’esecuzione di un pignoramento, se i beni pignorati sono in possesso del debitore, spetta al terzo rivendicante promuovere un’azione giudiziaria volta ad accertare il suo diritto di proprietà (art. 107 cpv. 5 LEF).
L’onere della prova del diritto di proprietà compete al terzo rivendicante in applicazione del principio generale di cui all’art. 8 CC (
Ammon/Gasser
, Grundriss des Schuldbetreibungs und Konkursrechts, 1997, § 24, n. 65;
Brügger
, SchKG Schw. Gerichtspraxis 1946-1984, 1984, n. 28 ad art. 107;
Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 1993, pag. 211;
Rep
1982 204). Spetta infatti a quest’ultimo provare, “de façon certaine”, di essere proprietario della cosa pignorata (
BlSchK
1985 pag. 24).
Controversa nel caso di specie è proprio la questione di sapere se l’istante ha provato il suo diritto di proprietà sui beni che al momento del pignoramento si trovavano nell’appartamento della debitrice, e quindi nella sfera di possesso immediata di quest’ultima.
La presunzione di proprietà del possessore di una cosa (art. 930 cpv. 1 CC) non è assoluta, nel senso che può essere inficiata dall'effettivo proprietario (
Steinauer
, Les droits réels, Tome I, 1985, pag. 103, n. 402).
A comprova del suo diritto di proprietà sui beni pignorati l'istante ha richiamato, oltre alla sua dichiarazione di cui al doc. B, la deposizione testimoniale di _.
Contrariamente a quanto concluso dal primo giudice, queste risultanze non permettono di ritenere provato –né provato con sufficiente certezza– il diritto dell’istante.
Il principio del libero convincimento sancito dall’art. 90 CPC non esime infatti il giudice dall’esigere una prova certa del fatto da dimostrare, ciò a maggior ragione quando come in concreto ci si troverebbe confrontati all’impossibilità oggettiva per il creditore di tutelare i suoi diritti qualora si dovessero considerare sufficienti ai fini della prova del diritto di proprietà del terzo rivendicante le sue dichiarazioni oppure quelle del debitore della pretesa litigiosa. Per poter attribuire un valore probatorio a queste dichiarazioni, rese da persone interessate all’esito della lite, è necessario che queste siano confortate da altre emergenze processuali, ciò che non è stato il caso in concreto. Infatti, l’istante, contrariamente a quanto sostenuto nel suo allegato di osservazioni nel quale ha richiamato un’inesistente ricevuta, non ha provato di aver pagato i beni pignorati né tantomeno ha dimostrato di aver prestato la somma di DM 21’500.- alla cognata.
Di fronte a simili carenze probatorie la decisione del primo giudice dev’essere annullata.
Accogliendo il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC, la Camera è tenuta a decidere il merito della controversia.
6.
Tasse, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

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