Decision ID: ddb854bb-40ef-5eb7-b8f3-53ce9d5ad4a3
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
Il ... ottobre 2009, A._ (la ricorrente madre), cittadina brasiliana
nata nel ..., attiva come parrucchiera, ha raggiunto in Svizzera suo marito,
un cittadino italiano titolare di un permesso di domicilio “C” UE/AELS,
ottenendo un permesso di dimora “B” UE/AELS.
La ricorrente è la madre di B._ (la ricorrente figlia), avuta il ... 2005
dal suo ex marito brasiliano, la quale ha quindi vissuto presso la sua nonna
paterna in Brasile.
B.
Il 30 settembre 2013, mediante decreto d’accusa, il Ministero pubblico del
Canton Ticino (MPCT) ha condannato il marito della ricorrente madre ad
una pena pecuniaria di sedici aliquote giornaliere, con la condizionale, per
lesioni semplici a lei inflitte, nonché ad una multa di fr. 200.–.
C.
Il 25 novembre 2015, la ricorrente madre, che viveva di fatto separata da
suo marito ed aveva un nuovo compagno, ha ottenuto un permesso di
domicilio “C” UE/AELS.
D.
Il 14 dicembre 2017, la nonna paterna della ricorrente figlia è deceduta in
Brasile all’età di cinquantasei anni per malattia.
E.
Il 24 marzo 2018, la ricorrente madre ha comprato, diventandone unica
proprietaria, un salone di parrucchiera nella regione di ....
Il 23 agosto 2018, la ricorrente madre e il suo ex marito brasiliano hanno
chiesto al “Tribunal de Justiça do Estado de São Paulo” (TJSP) di
omologare il loro accordo concernente l’attribuzione alla ricorrente madre
dell’autorità parentale esclusiva (“guarda unilateral”) sulla loro figlia.
Il 22 ottobre 2018, mediante sentenza, il TJSP ha omologato l’accordo
sottopostogli, conferendo alla ricorrente madre l’autorità parentale
esclusiva.
F.
Il 16 gennaio 2019, la ricorrente madre ha preso in affitto, con il suo nuovo
compagno, un appartamento di tre locali a ....
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Il 10 aprile 2019, la ricorrente figlia ha depositato una richiesta di visto di
lunga durata (visto D) presso il Consolato generale di Svizzera (CGS) a
São Paulo.
Il 29 luglio 2019, la ricorrente madre ha fatto pervenire all’Ufficio della
migrazione del Canton Ticino (UMCT) una domanda di ricongiungimento
familiare, precisando in particolare che il suo ex marito “si era opposto in
modo assoluto a qualunque trasferimento o viaggio in Svizzera” della loro
figlia, e che “attualmente [quest’ultima] viene sballottata dalle zie e parenti
vari, che oltre tutto abitano in posizioni geografiche poco raccomandabili
(favelas)” (cfr. incarto della Segreteria di Stato della migrazione/SEM,
pagg. 78 e 79).
G.
Il 27 agosto 2019, l’UMCT ha comunicato alla ricorrente madre di essere
d’accordo di concedere un permesso di dimora a sua figlia in base all’art.
30 cpv. 1 lett. b della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione
(LStrI; casi personali particolarmente gravi), trasmettendo il suo incarto alla
SEM per approvazione.
H.
Il 29 novembre 2019, annullando e sostituendo il proprio scritto del 27
agosto 2019 in seguito ad uno scambio di opinioni con la SEM, l’UMCT ha
informato la ricorrente di essere favorevole al rilascio di un permesso di
dimora a sua figlia in base agli artt. 43 e 47 cpv. 4 LStrI (gravi motivi
familiari), inoltrando il suo incarto alla stessa SEM per approvazione.
I.
Il 5 dicembre 2019, la SEM ha manifestato alla ricorrente la sua intenzione
di rifiutarsi di approvare la proposta cantonale, pretendendo, da un lato,
che la domanda di ricongiungimento familiare fosse tardiva, e, dall’altro
lato, che non sussistessero nemmeno gravi motivi familiari per ammetterla.
La SEM ha prefisso alla ricorrente un termine fino al 31 gennaio 2020 per
esprimersi in proposito.
J.
Il 29 gennaio 2020, per il tramite del loro legale, le ricorrenti hanno preso
posizione sullo scritto della SEM, allegandovi in documenti A a U (cfr.
incarto SEM, pagg. 266 a 274 [non tutte le pagine sono numerate]).
In sostanza, le ricorrenti hanno osservato, in un primo tempo, di avere
diritto al ricongiungimento in quanto la ricorrente madre è titolare di un
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permesso di domicilio, e di avere inoltre rispettato il termine di un anno
dell’art. 47 cpv. 3 lett. b LStrI, argomentando che esso va calcolato a partire
dall’ottenimento dell’autorità parentale tramite la decisione del TJSP, ossia
“dall’insorgenza, nel senso dell’effettività, esclusività e conseguente
possibilità di esercizio del – legame familiare – con [sua] figlia”
(osservazioni, § 1.4). In un secondo tempo, nell’ipotesi in cui la SEM
negasse il rispetto del termine di un anno, le ricorrenti hanno fatto valere
l’esistenza di gravi motivi familiari per ottenere il ricongiungimento in base
all’art. 47 cpv. 4 LStrI, riferendosi al decesso della nonna paterna della
ricorrente figlia e al “disinteresse concreto di suo padre” (osservazioni, §
2.1). Più in particolare, le ricorrenti sottolineano che la ricorrente madre “si
è adoperata in tutti i modi a lei possibili per migliorare la propria situazione
in Svizzera e contemporaneamente, nell’attesa, garantire la miglior cura
possibile alla figlia (ottenendo la custodia esclusiva, trovandole una nuova
scuola e una amica che potesse occuparsene temporaneamente)”, e
aggiungono che la ricorrente figlia non è ancora prossima alla maggiore
età, ha imparato l’italiano, ha dei buoni risultati scolastici nonché la volontà
di riuscire, da cui l’interesse attuale a ricongiungersi con sua madre
(osservazioni, §§ 2.2 a 2.4). Alle loro osservazioni le ricorrenti hanno
allegato i documenti A a U, i quali saranno vagliati, per quanto necessario,
in prosieguo.
K.
Il 14 ottobre 2020, dopo essere stata sollecitata dalla ricorrente madre a
tre riprese, la SEM si è rifiutata di autorizzare la ricorrente figlia ad entrare
in Svizzera e di approvare il rilascio a suo favore di un permesso di dimora
per ricongiungimento familiare differito da parte del Canton Ticino.
In sunto, la SEM considera che le ricorrenti hanno lasciato decorrere
entrambi i termini dell’art. 47 cpv. 3 lett. b LStrI, rilevando che quello di un
anno “non è un termine supplementare a quello di cinque anni [...], ma
corrisponde a una riduzione del termine di cinque anni” (decisione, pag. 4).
La SEM aggiunge che “il fatto che l’autorità parentale o l’affidamento a
favore del genitore che richiede il ricongiungimento familiare sia una
condizione per lo stesso non implica che i termini non decorrano prima che
tale condizione sia adempiuta” (decisione, pag. 5). Partendo da questi
presupposti, la SEM analizza quindi la fattispecie con riferimento alla
nozione di gravi motivi familiari ai sensi dell’art. 47 cpv. 4 LStrI. In proposito,
una volta constatato che la ricorrente figlia vive separata da sua madre da
oltre dieci anni e che, dopo il decesso della sua nonna paterna, ha
conosciuto “una certa instabilità nell’evoluzione della [sua] situazione”, la
SEM sostiene che “non appare escluso che l’attuale situazione possa
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considerarsi stabile, né si può considerare accertato che il [suo] benessere
possa venir assicurato unicamente dal ricongiungimento in Svizzera”
(decisione, pag. 6). In quest’ottica la SEM nega che “la presa a carico
dell’interessata in patria non possa essere garantita da altri familiari”,
sottolineando che “l’eventuale impossibilità di una presa a carico da parte
[di due zii paterni in Brasile] non è stata né allegata, né tantomeno
dimostrata” (decisione, pag. 6). La SEM continua ad affermare che
“l’interessata ha raggiunto un’età che non impone più una cura assidua”, e
che “l’eventualità di un trasferimento in Svizzera dell’interessata non si è
imposto come prima/unica soluzione, in quanto è trascorso un anno e
mezzo dal decesso della nonna paterna al momento del deposito della
domanda del visto” (decisione, pag. 6). La SEM conclude dunque che non
esistono gravi motivi familiari per autorizzare il ricongiungimento familiare.
Anche sotto il profilo all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo (CEDU), come pure dell’art. 3 della Convenzione sui diritti del
fanciullo (CDF), la SEM considera che le condizioni per il rilascio di un
permesso di dimora alla ricorrente figlia non siano soddisfatte (decisione,
pagg. 7 e 8).
L.
Il 13 novembre 2020, rappresentate dal loro legale, le ricorrenti hanno adito
il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, in via principale, di
constatare la tempestività della domanda di ricongiungimento familiare e di
concedere alla ricorrente figlia l’autorizzazione d’entrata in Svizzera e il
permesso di dimora per il ricongiungimento familiare, oppure, in via
subordinata, di accertare l’esistenza di gravi motivi familiari e accordare
alla ricorrente figlia l’autorizzazione d’entrata e il permesso di dimora per il
ricongiungimento familiare. All’impugnativa le ricorrenti hanno allegato i
documenti 1 a 8, di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Riguardo al termine annuale per proporre la domanda di ricongiungimento
familiare, le ricorrenti, riprendendo il contenuto delle loro osservazioni del
29 gennaio 2020 (cfr. consid. J), rimproverano alla SEM, “laddove conclude
che l’affidamento o l’autorità parentale esclusiva non implica inizio della
decorrenza del termine per la richiesta”, di farlo “apoditticamente e senza
indicarne il motivo o la ragione di tale affermazione”, spiegando che “di
fatto, tale conclusione implica che un genitore che non ha la custodia o
l’autorità parentale esclusiva fin dalla sua entrata in Svizzera, non potrà
chiedere il ricongiungimento se il motivo che permette di ottenerla non
interviene nei termini indicati dall’art. 47, ovvero se l’altro genitore vi si
oppone” (ricorso, § 3.3). Le ricorrenti aggiungono che “è di meridiana
evidenza che se l’autorità parentale o la custodia non sono esclusive, il
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genitore richiedente non può procedere senza il consenso dell’altro
genitore, se non incorrendo, [...], in una infrazione di rilevanza penale”, e
che “il legame familiare cui si riferisce [l’art. 47 cpv. 3 lett. a], debba avere
tutte le caratteristiche per permettere la domanda di ricongiungimento in
ossequio dell’intera legislazione (svizzera e estera) in materia di minori”
(ricorso, § 3.3).
Anche in relazione alla questione dei gravi motivi familiari, le ricorrenti
riproducono il contenuto delle loro osservazioni alla SEM, completandone
diversi punti. Innanzitutto, le ricorrenti qualificano di “prova diabolica”
l’esigenza, secondo la SEM disattesa, di comprovare che gli zii paterni di
sua figlia non possono occuparsi di lei (ricorso, § 4.2). Le ricorrenti
continuano ad argomentare che, contrariamente a quanto pretende la
SEM, l’età adolescente della ricorrente figlia “richiede la presenza di figure
di riferimento stabili e certe”, e che “solo la madre, attualmente, è in grado
di svolgere tale ruolo (che le compete ora a titolo esclusivo)” (ricorso, §
4.2). Le ricorrenti considerano inoltre che il decesso della nonna paterna
ha reso precaria la situazione della ricorrente figlia in Brasile, “al punto da
indurre le competenti autorità brasiliane a determinare l’autorità parentale
e la custodia esclusiva alla madre (domiciliata in Svizzera)” (ricorso, § 4.3).
Per quanto concerne il periodo della loro separazione di una “decina di
anni”, le ricorrenti rilevano che la ricorrente madre è stata indotta a lasciare
il Brasile dopo avere “subito una rapina nel negozio di parrucchiere che
gestiva” ed essere “stata minacciata di morte se avesse avvisato la polizia”,
come pure per “ulteriori circostanze intervenute successivamente”, tra cui
“la rottura definitiva con il marito in Brasile”, ma che non ha mai interrotto il
rapporto con sua figlia, né sul piano affettivo né su quello economico
(ricorso, § 4.4). In quest’ottica le ricorrenti sottolineano che, dopo il decesso
della nonna paterna, la ricorrente madre ha fatto in modo di ottenere
l’autorità parentale esclusiva entro un anno (ricorso, § 4.5).
M.
Il 26 novembre 2020, l’UMCT ha informato la ricorrente madre che,
siccome “a contare da luglio 2015 non vive più con suo marito [...], grazie
al quale ha ottenuto l’attuale permesso di domicilio C UE/AELS”, lo scopo
originario del suo soggiorno in Svizzera, che aveva giustificato il rilascio di
un permesso di domicilio “C” UE/AELS, era venuto meno, ma che “le
condizioni per il mantenimento di un permesso di domicilio C ordinario in
ambito LStrI sono adempiute”.
N.
Il 2 dicembre 2020, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha
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invitato le ricorrenti a versare, entro il 18 gennaio 2021, un anticipo
equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'200.–, ciò che è
avvenuto puntualmente.
O.
Il 9 dicembre 2020, le ricorrenti hanno comunicato a questo Tribunale che
la ricorrente figlia aveva ottenuto un lasciapassare per più entrate dal CGS,
valido dal 4 dicembre 2020 al 3 marzo 2021, e che era giunta in Svizzera
il medesimo 9 dicembre per trascorrere le vacanze scolastiche con sua
madre. Le ricorrenti hanno ventilato la possibilità, se del caso, di
organizzare un’audizione della ricorrente figlia.
P.
Il 10 febbraio 2021, le ricorrenti hanno fatto pervenire a questo Tribunale
un certificato attestante che le conoscenze di italiano della ricorrente figlia
corrispondono al livello CEFR A2+.
Q.
Il 15 febbraio 2021, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto al
ricorso. Rinviando a quanto esposto nella decisione impugnata, la SEM
ribadisce che il termine annuale dell’art. 47 cpv. 1 LStrI “non è un termine
supplementare a quello di cinque anni [...], ma corrisponde a una riduzione
del termine di cinque anni”, da cui la valutazione della fattispecie come
richiesta di ricongiungimento familiare differito.
R.
L’11 marzo 2021, invitate da questo Tribunale, le ricorrenti hanno replicato.
Riaffermando integralmente gli argomenti e le conclusioni da loro esposti
nel corso della procedura davanti alla SEM e della presente procedura, le
ricorrenti precisano che il conferimento dell’autorità parentale esclusiva a
favore della ricorrente madre, nonostante viva in Svizzera, è la “conferma
dell’assenza di legami di parentela adeguati in Brasile”.
S.
Il 20 aprile 2021, le ricorrenti hanno trasmesso a questo Tribunale un
attestato medico del dott. C._, psichiatra e psicoterapeuta in Ticino,
del 15 aprile 2021, in cui è riportato, in particolare, che la ricorrente figlia
dimostra “una rilevante sofferenza [...] per il fatto che vive separata dalla
sua madre”, nonché una dichiarazione non datata in portoghese, con
traduzione italiana, di D._ (ADC), che ospita a casa sua la ricorrente
figlia in Brasile, facente stato di “problemi psicologici [...], di depressione e
ansia” di quest’ultima a causa della separazione dalla madre.
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T.
Il 17 giugno 2021, le ricorrenti si sono rivolte a questo Tribunale per sapere
se fosse “ragionevole attendersi una decisione prima della fine del mese di
luglio”.
Il 23 giugno 2021, su invito di questo Tribunale, la SEM ha duplicato,
limitandosi a chiedere di respingere il ricorso e confermare la decisione
impugnata.
il 24 giugno 2021, questo Tribunale ha informato le ricorrenti che il loro
ricorso sarebbe stato evaso secondo l’ordine di priorità delle procedure
pendenti.
U.
Il 10 novembre 2021, questo Tribunale ha sottoposto alle ricorrenti cinque
domande vertenti sull’attribuzione dell’autorità parentale, sul rapporto della
ricorrente figlia con suo padre e sulla presenza o meno di altri parenti in
Brasile, fissando loro un termine fino al 25 novembre per inoltrare le
risposte documentate, con la comminatoria che, in caso contrario, la causa
sarebbe stata trattata in base allo stato attuale dell’incarto.
V.
Il 22 novembre 2021, le ricorrenti hanno presentato le loro risposte,
corredate di una fattura relativa ad un soggiorno della ricorrente madre in
albergo a São Paulo dal 2 agosto al 1° settembre 2021, e di uno scritto in
portoghese della ricorrente figlia, del 18 novembre 2021, nonché, già
all’incarto, dello scritto in portoghese di E._ (DSL), del 20 dicembre
2019 (doc. O), sorella della defunta nonna paterna della ricorrente figlia,
della traduzione in italiano dello scritto in portoghese di ADC, del 26
dicembre 2019 (doc. P), come pure di quattro altri documenti.
Riguardo all’autorità parentale, la ricorrente madre ha rivelato che,
“sebbene [...] abbia sempre definito [il padre della ricorrente figlia] quale
primo marito, tra noi non c’era stato un matrimonio formale; quindi non c’è
stato neppure un divorzio. Presumo che l’autorità parentale fosse
inizialmente e per un primo periodo congiunta in quanto entrambi eravamo
i genitori”. La ricorrente madre ha puntualizzato che, dopo il decesso della
nonna paterna, “era intenzionata e desiderosa di potersi occupare
finalmente della figlia. Il padre invece, [...], avendo altre famiglie [sic], non
era intenzionato ad occuparsene”, aggiungendo, da un lato, di non sapere
dove egli “abiti attualmente” e di non avere “i suoi recapiti”, e, dall’altro lato,
che egli, secondo quanto riferito da uno dei suoi figli alla ricorrente figlia,
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avrebbe “lasciato non solo la città ma anche lo stato di San Paolo”. La
ricorrente madre ha pure riferito che il padre ha due fratelli, di cui uno “si
era trasferito in Portogallo e non mi risulta sia rientrato; in realtà non ho mai
avuto contatti con lui”, mentre l’altro dovrebbe trovarsi da qualche parte a
São Paulo. La ricorrente madre ha per finire comunicato che “i [suoi] fratelli
e le [sue] sorelle [...] abitano, con le rispettive famiglie, in campagna e nello
stato di Bahia (i cui confini si trovano ad almeno 1'000 km in linea d’aria,
1'500 di percorso stradale, a nord di San Paolo. Con loro non ho particolari
contatti da quando [...] ha lasciato [...] lo stato di Bahia per scendere a San
Paolo al fine di migliorare la propria esistenza. Non conoscono [sua figlia]
(alcuni l’hanno vista una volta, quando [...] aveva tre anni)”.
W.
Il 25 novembre 2021, le ricorrenti hanno trasmesso una traduzione in
italiano dello scritto del 18 novembre 2021 (consid. V), nella quale la
ricorrente figlia afferma, in particolare, che suo padre “se n’è andato da San
Paolo quasi due settimane fa, senza dare alcun tipo di spiegazione [...].
Vivo con una persona con cui non ho alcun legame, praticamente uno
sconosciuto, da due anni e mio padre è venuto a trovarmi solo quattro
volte. Adesso spero di poter avere almeno mia madre accanto [...]”.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro
le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità
menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento
del 14 ottobre 2020, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF,
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo
Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Trattandosi di una
decisione in materia di diritto degli stranieri concernente l’entrata in
Svizzera e il rilascio di un permesso di dimora al fine del ricongiungimento
familiare, questo Tribunale è competente a giudicare la causa in quanto
autorità di grado precedente al Tribunale federale, e ciò nella misura in cui
esiste un diritto potenziale all’ottenimento del detto permesso di dimora (cfr.
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art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l’art. 83 lett. c cifre 1 e 2 a contrario della
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese
processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4
PA).
In concreto, le ricorrenti, destinatarie della decisione impugnata, hanno
adito questo Tribunale in modo tempestivo e nel rispetto dei requisiti
previsti dalla legge, versando inoltre l’anticipo spese richiesto, per cui il loro
ricorso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.
2.
Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale
ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).
Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle
parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio,
siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)
o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1
a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph
Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA).
Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del
ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).
3.
La controversia verte sul rifiuto della SEM di approvare la proposta
dell’UMCT, del 29 novembre 2019, di concedere alla ricorrente figlia un
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permesso di dimora “B” al fine del ricongiungimento familiare con sua
madre in base agli artt. 43 e 47 cpv. 4 LStrI (gravi motivi familiari).
La SEM considera, da un lato, che la domanda di ricongiungimento
familiare sia tardiva e, dall’altro lato, che non sussistano gravi motivi
familiari per autorizzare il ricongiungimento. In disaccordo con la SEM, le
ricorrenti pretendono che la loro domanda sia tempestiva (conclusione
principale), e che, ad ogni modo, possano fondatamente invocare gravi
motivi familiari (conclusione subordinata).
4.
Si tratta innanzitutto di determinare il diritto applicabile ratione temporis alla
presente fattispecie.
La legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr), che disciplina
l’entrata, la partenza, il soggiorno e il ricongiungimento familiare degli
stranieri in Svizzera, e ciò in assenza di altre disposizioni del diritto federale
o di trattati internazionali conclusi dalla Svizzera, è stata, con effetto dal 1°
gennaio 2019 (RU 2018 3171), non soltanto parzialmente modificata, ma
anche ridenominata legge federale sugli stranieri e la loro integrazione
(LStrI, RS 142.20). Parallelamente è stata modificata, pure a decorrere dal
1° gennaio 2019 (RU 2018 3173), l’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno
e l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201).
In concreto, la domanda di ricongiungimento familiare è stata depositata il
29 luglio 2019, per cui sono applicabili la LStrI e l’OASA nelle loro versioni
in vigore dal 1° gennaio 2019 (cfr., per maggiori dettagli, la sentenza TAF
F-2730/2020 del 22 settembre 2021 consid. 3).
5.
I Cantoni sono competenti a rilasciare e rinnovare i permessi di dimora,
salvo nei casi soggetti all’approvazione da parte della SEM (cfr. artt. 40 cpv.
1 e 99 LStrI, in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 OASA; cfr. anche
l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia e
polizia/DFGP concernente i permessi e le decisioni preliminari nel diritto in
materia di stranieri sottoposti alla procedura di approvazione [OA-DFGP,
RS 142.201.1]). In particolare, è sottoposto all’approvazione della SEM il
rilascio del permesso di dimora dopo lo scadere del termine per il
ricongiungimento familiare in virtù degli artt. 47 LStrI e 73 OASA (cfr. art. 6
lett. a OA-DFGP), come inteso in concreto dall’UMCT (cfr. consid. H).
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La SEM può negare l’approvazione, limitarla nel tempo oppure vincolarla a
condizioni ed oneri; essa nega l’approvazione per il primo rilascio o per la
proroga di un permesso, se le condizioni d’ammissione non sono adempite
(art. 86 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a OASA). In questo senso, né la SEM né,
tantomeno, questo Tribunale sono vincolati dalla proposta dell’autorità
cantonale, e possono dunque discostarsi dall’apprezzamento della
situazione effettuato da quest’ultima (cfr. la sentenza TAF F-384/2017 del
4 settembre 2018 consid. 3.2).
6.
6.1 Secondo l’art. 43 cpv. 1 LStrI, il coniuge straniero e i figli stranieri, non
coniugati e minori di diciotto anni, di uno straniero titolare del permesso di
domicilio hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora se:
(a) coabitano con lui; (b) dispongono di un’abitazione conforme ai loro
bisogni; (c) non dipendono dall’aiuto sociale; (d) sono in grado di
comunicare nella lingua nazionale parlata nel luogo di residenza
(eccezioni: art. 43 cpv. 2 e 3 LStrI); e (e) lo straniero cui si ricongiungono
non riceve prestazioni complementari annue ai sensi della legge federale
del 6 ottobre 2006 sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la
vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) né potrebbe riceverne in seguito
al ricongiungimento familiare.
Il diritto al ricongiungimento familiare si estingue se è invocato in modo
abusivo, segnatamente per eludere le prescrizioni della LStrI o le pertinenti
disposizioni d’esecuzione sull’ammissione e sul soggiorno (art. 51 cpv. 2
lett. a LStrI).
6.2 In virtù dell’art. 47 cpv. 1 LStrI, il diritto al ricongiungimento familiare
deve essere fatto valere entro cinque anni, a meno che i figli abbiano più
di dodici anni, nel qual caso il termine si riduce a dodici mesi.
L’art. 47 cpv. 3 LStrI stabilisce che il termine decorre: (a) dal momento
dell’entrata in Svizzera o dell’insorgere del legame familiare, per i familiari
di un cittadino svizzero; (b) con il rilascio del permesso di dimora o di
domicilio oppure con l’insorgere del legame familiare, per i familiari di uno
straniero.
Il limite d’età e i termini dell’art. 47 LStrI sono finalizzati, da un lato, a
consentire un’integrazione precoce dei figli e ad offrire loro una formazione
scolastica in Svizzera il può completa possibile, e, dall’altro lato, a regolare
l’afflusso di cittadini stranieri, contrastando le domande di congiungimento
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presentate abusivamente, poco prima del raggiungimento dell'età in cui il
minore entra nel mondo del lavoro, e volte principalmente a garantire a
quest'ultimo un avvenire professionale piuttosto che il godimento della vita
familiare. Questi compiti di natura pubblica sono legittimi e compatibili con
la CEDU (cfr., segnatamente, le sentenze del Tribunale federale
2C_1172/2016 del 26 luglio 2017 consid. 4.2.2 con i numerosi riferimenti
giurisprudenziali, nonché 2C_421/2015 del 31 agosto 2015 consid. 3.1).
6.3 L’art. 73 cpv. 1 OASA prevede che la domanda per il ricongiungimento
familiare con il coniuge straniero e i figli stranieri dello straniero titolare del
permesso di dimora va presentata entro cinque anni. La domanda per il
ricongiungimento dei figli in età superiore ai dodici anni va presentata entro
dodici mesi. L’art. 73 cpv. 2 OASA precisa che questi termini decorrono dal
rilascio del permesso di dimora o dall’insorgere del legame familiare.
Adottando l’art. 73 OASA, il Consiglio federale ha trasposto il contenuto
dell’art. 43 LStrI, che si rapporta agli stranieri titolari di un permesso di
domicilio, agli stranieri detentori di un permesso di dimora (cfr., per
maggiori dettagli, la DTF 137 II 393 consid. 3.3).
6.4 L'età del figlio o della figlia al momento dell'inoltro della domanda di
ricongiungimento familiare è determinante per statuire sul diritto (materiale)
al ricongiungimento (DTF 136 II 497 consid. 3.4 [regesto in italiano]).
Gli stranieri che hanno presentato senza successo una prima domanda di
ricongiungimento familiare allorché non fruivano di alcun diritto in proposito
(permesso di dimora) possono, quando sorge detto diritto (permesso di
domicilio), formulare una nuova domanda per quanto la prima sia stata
depositata nei termini previsti dall'art. 47 LStrI (art. 73 OASA), e che la
seconda sia introdotta negli stessi termini a contare dal momento in cui
nasce il diritto al ricongiungimento (DTF 137 II 393 consid. 3.3 [regesto in
italiano]).
6.5 Il genitore che chiede un permesso di dimora per suo figlio o sua figlia
ai fini del ricongiungimento familiare deve disporre, in modo esclusivo
(“seul”), dell’autorità parentale, anche se questa esigenza non risulta
dall’art. 43 LStrI. Esiste infatti il rischio che il genitore residente in Svizzera
utilizzi questa disposizione per far venire presso di lui suo figlio o sua figlia,
pur non avendo l’autorità parentale o, in caso di autorità parentale
congiunta, privando praticamente l’altro genitore della possibilità di
intrattenere dei contatti con loro. Ora, il ricongiungimento familiare deve
essere attuato conformemente alle norme del diritto civile disciplinanti i
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rapporti tra genitori e figli, e spetta alle autorità competenti in materia di
diritto degli stranieri verificare che così sia (DTF 136 II 78 consid. 4.8).
In caso di nuova attribuzione dell’autorità parentale i termini per presentare
una domanda di ricongiungimento familiare non cominciano, in linea di
principio (“grundsätzlich”), a decorrere di nuovo. Questa prassi discende
anche dalla riflessione che una lunga separazione, volontaria, da un
membro della famiglia (“eine freiwillige gewählte längere Trennung”)
esprime un disinteresse a condurre una vita di famiglia (in comune) nello
stesso luogo (“Desinteresse an einem ortsgebundenen [gemeinsamen]
Familienleben”). Il fatto che, secondo la giurisprudenza (DTF 136 II 78
consid. 4.8), il genitore che chiede il ricongiungimento debba avere
l’autorità parentale esclusiva, non permette di concludere, in modo
generale (“generell”), che i detti termini inizino a decorrere solo con (“erst
mit”) il conferimento esclusivo dell’autorità parentale. Spetta infatti ai
genitori regolare appropriatamente (“sachgerechte Regelung”) l’esercizio
dell’autorità parentale quando uno dei due lascia il paese. Se il genitore
trasferitosi all’estero accetta con consapevolezza (“bewusst”), senza motivi
fondati (“ohne triftige Gründe”) e conoscendo i termini per chiedere il
ricongiungimento (“in Kenntnis der Nachzugsfristen”), di veder crescere
suo figlio o sua figlia nel paese che ha lasciato, per poi chiedere, poco
prima della loro maggior età (“erst kurz vor Erreichen der Mündigkeit”), il
ricongiungimento familiare, non può invocare l’esistenza di validi motivi che
giustifichino un nuovo inizio del decorso dei relativi termini (“[...], bestehen
keine triftigen Gründe für ein neues Einsetzen des Fristenlaufes”; sentenza
del Tribunale federale 2C_493/2020 del 22 febbraio 2021 consid. 2.5.5).
Si deve ancora aggiungere che, allo scopo di salvaguardare i termini, la
giurisprudenza esige che la domanda di ricongiungimento familiare venga
depositata indipendentemente dalle sue prospettive di successo (cfr.
MARC SPESCHA, in: Marc Spescha/Andreas Zünd/Peter Bolzli/Constantin
Hruschka/Fanny de Weck [editori], Migrationsrecht – Kommentar, 5a ed.,
2019, art. 47 LStrI, n. 8, pag. 227, in cui è fatto riferimento alla sentenza
del Tribunale federale 2C_1154/2016 del 25 agosto 2017 consid. 2.3 e
2.4.1).
7.
In concreto è utile suddividere la fattispecie in due periodi approssimativi:
quello che si protrae dall’ottobre 2009 (permesso di dimora della ricorrente
madre) al novembre 2015 (permesso di domicilio della ricorrente madre),
e quello successivo, specialmente il lasso di tempo dall’ottobre 2018
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(autorità parentale esclusiva alla ricorrente madre) al luglio 2019 (domanda
di ricongiungimento familiare).
7.1 Nel corso del primo periodo, come indicato, la ricorrente madre si è
procurata un permesso di dimora nell’ottobre 2009. A quell’epoca sua figlia
aveva quattro anni, cosicché la ricorrente madre disponeva del termine di
cinque anni dell’art. 47 cpv. 2 lett. LStrI (art. 73 OASA), ossia fino ad ottobre
2014, per chiedere il ricongiungimento familiare. Nondimeno, la ricorrente
madre non si è adoperata in nessun modo per usufruire di questa
possibilità, e il susseguente ottenimento di un permesso di domicilio nel
novembre 2015 non ha pertanto fatto rinascere il termine in questione (DTF
137 II 393 consid. 3.3). Questa constatazione, che si ritrova anche nella
decisione impugnata (pagg. 4 e 5), non è contestata dalle ricorrenti, ed è
dunque pacifica.
7.2 Per quanto concerne il secondo periodo, le ricorrenti si focalizzano su
due fatti, ossia il compimento dei dodici anni della ricorrente figlia, il 24
agosto 2017, e l’ottenimento dell’autorità parentale esclusiva da parte della
ricorrente madre, il 22 ottobre 2018. Riferendosi a queste due date, esse
sostengono che il termine di dodici mesi per chiedere il ricongiungimento
familiare, secondo l’art. 47 cpv. 1 e cpv. 3 lett. b LStrI (art. 73 cpv. 1 e 2
OASA), scadeva il 22 ottobre 2019, cosicché la relativa domanda del 29
luglio 2019 sarebbe tempestiva.
Le ricorrenti considerano che l’attribuzione esclusiva dell’autorità parentale
deve essere identificata come l’elemento che ha propiziato “l’insorgere del
legame familiare” ai sensi dell’art. 47 cpv. 3 lett. b LStrI (art. 73 cpv. 2
OASA; cfr. ricorso, pagg. 4 e 5), e quindi l’inizio di un nuovo termine di
dodici mesi ai fini del ricongiungimento. Ora, questa argomentazione non
può essere sostenuta, poiché, come risulta dal Messaggio del Consiglio
federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 2002
(Messaggio LStr, FF 2002 pag. 3410), e come spiega inoltre la dottrina,
l’insorgere del legame familiare si riferisce alla situazione in cui il
matrimonio è stato concluso dopo l’ottenimento del permesso di dimora o
di domicilio, rispettivamente alla situazione in cui la nascita avviene o il
rapporto genitoriale è accertato soltanto dopo l’entrata in Svizzera (cfr.
MARC SPESCHA, op. cit., art. 47 LStrI, n. 8, pag. 227). Né l’una né l’altra
ipotesi trovano riscontro nella fattispecie. Peraltro, indipendentemente
dalle specificità della presente causa, l’attribuzione esclusiva dell’autorità
parentale non è in nessun modo costitutiva, come si può inferire da quanto
precede, dell’insorgere del legame familiare.
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Pagina 16
8.
È necessario in seguito appurare se l’attribuzione dell’autorità parentale
esclusiva alla ricorrente madre, il 22 ottobre 2018, abbia potuto comunque
dare avvio, in conformità alle condizioni poste dalla giurisprudenza (cfr. le
sentenze del Tribunale federale 2C_493/2020 e 2C_1154/2016 [consid.
6.5]), ad un nuovo termine di dodici mesi, scadente quindi il 22 ottobre
2019, per depositare la domanda di ricongiungimento familiare.
8.1 Dall’ottobre 2009, quando la ricorrente madre è giunta in Svizzera, al
luglio 2019, quando la medesima ha inoltrato all’UMCT la sua domanda di
ricongiungimento familiare, sono trascorsi suppergiù dieci anni. Si tratta di
un lungo periodo, durante il quale la ricorrente madre è stata separata da
sua figlia che ha vissuto il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, una fase
decisiva per ogni persona. Le ricorrenti riconoscono l’importanza di questo
insieme di fatti (ricorso, § 4.4 [consid. L]), ma sembrano sostenere che la
loro separazione decennale sia scaturita da circostanze indipendenti dalla
loro volontà. A questo proposito, la ricorrente madre riferisce di essere
dovuta fuggire dal Brasile, quasi in modo rocambolesco, in seguito ad una
rapina di cui è stata vittima nel suo salone di parrucchiera, aggiungendo
che “ulteriori circostanze intervenute successivamente (tra queste la
rottura definitiva del rapporto con il marito in Brasile) l’hanno indotta a
cercare di ricostruirsi una vita fuori dal Brasile” (ricorso, § 4.4).
Ora, questo Tribunale non considera attendibili le supposte conseguenze
della rapina in questione sul piano di vita della ricorrente madre (necessità
di lasciare il Brasile), nemmeno se combinate con quelle dovute al divorzio
dall’ex marito e alle ulteriori circostanze non meglio specificate, ed esprime
il proprio convincimento che la ricorrente madre abbia lasciato sua figlia in
Brasile volontariamente. In questo senso, si deve dunque parlare di una
lunga separazione volontaria come manifestazione di un disinteresse a
condurre una vita di famiglia in comune nello stesso luogo.
8.2 Questo Tribunale è pure del parere che, fino alla morte della nonna
paterna nel 2017, la ricorrente madre, sposata e residente in Svizzera dal
2009, abbia accettato con consapevolezza che sua figlia continuasse a
vivere in Brasile presso l’antenata in questione, e che si sia abituata a
questa separazione, durata all’incirca dieci anni. Prova ne è che non ha
depositato nessuna domanda di ricongiungimento familiare a suo tempo,
essendo precisato che l’eventuale opposizione del suo ex marito non era
un motivo sufficiente, secondo la giurisprudenza, per desistere
dall’inoltrare la richiesta.
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8.3 Rispetto alla questione della conoscenza dell’esistenza dei termini
legali per chiedere il ricongiungimento familiare, si può senz’altro affermare
che, se avesse voluto far venire sua figlia in Svizzera in tempo utile per
continuare a vivere con lei senza un’interruzione troppo lunga del loro
rapporto, la ricorrente madre si sarebbe di certo rivolta ad un legale per
sapere come agire, ciò che le avrebbe permesso, con ogni probabilità, di
salvaguardare il termine di cinque anni, scadente a fine ottobre 2014 (cfr.
consid. 7.1).
8.4 Rimane da interrogarsi se esistono validi motivi (“triftige Gründe”) che
giustifichino un eventuale nuovo decorso del termine di dodici mesi per
chiedere il ricongiungimento familiare. In proposito, bisogna innanzitutto
riconoscere che la ricorrente madre ha inoltrato la domanda quando sua
figlia non aveva ancora quattordici anni, quindi ben prima della maggior
età, per cui il suo modo di procedere, sotto questo profilo, non può essere
ritenuto abusivo (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI; DTF 133 II 6 consid. 3.2).
Ciò posto, lo sviluppo della situazione nel corso degli anni, come descritto
nei considerandi precedenti, mostra con sufficiente verosimiglianza che la
ricorrente madre si è fatta una ragione della separazione fisica da sua figlia,
che cresceva presso la nonna paterna, accettando in definitiva questo
modus vivendi a distanza. Sebbene l’incarto non contenga documenti
specifici al riguardo, si deve partire dal presupposto che questa soluzione
corrispondesse alla volontà della ricorrente madre e del suo ex marito,
considerato che all’epoca essi condividevano l’autorità parentale (“guarda
consensual”). Ora, se la ricorrente madre fosse stata intenzionata a far
venire sua figlia in Svizzera entro il termine più breve possibile, avrebbe
potuto chiedere alla giustizia brasiliana, ben prima del decesso della nonna
paterna nel 2017, che l’autorità parentale le fosse attribuita a titolo
esclusivo, tanto più se il suo ex marito si opponeva “a qualunque
trasferimento” (cfr. consid. F). In caso di rigetto della sua richiesta, la
ricorrente madre avrebbe così potuto avvalersi di un mezzo di prova della
sua volontà e dei suoi sforzi volti ad ottenere il ricongiungimento con sua
figlia il più presto possibile. Ma così non è stato. Peraltro, la ricorrente
madre non avanza altre ragioni suscettibili di essere considerate in questa
sede per vagliare la questione di un eventuale nuovo decorso del termine
di dodici mesi.
8.5 In conclusione, alla luce degli argomenti esposti in precedenza, la
domanda di ricongiungimento familiare presentata dalla ricorrente madre
all’UMCT il 29 luglio 2019, è tardiva (art. 47 cpv. 1 e 3 LStrI [art. 73 cpv. 1
e 2 OASA]).
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9.
Accertata la tardività della domanda di ricongiungimento familiare, bisogna
verificare se le ricorrenti possano beneficiare del ricongiungimento differito,
ossia se possano fondatamente invocare gravi motivi familiari (art. 47 cpv.
4 LStrI [art. 73 cpv. 4 OASA]). Questo esame implica un apprezzamento
della fattispecie nel suo complesso, alla luce degli obiettivi perseguiti con
l'introduzione dei termini per il ricongiungimento (cfr. la sentenza del
Tribunale federale 2C_421/2015 consid. 3.1 [consid. 6.2]).
9.1 La nozione di “gravi motivi familiari” va interpretata in conformità al
diritto fondamentale al rispetto della propria vita familiare, come protetto
dagli artt. 13 della Costituzione federale (Cost, RS 101) e 8 CEDU (cfr. la
sentenza del Tribunale federale 2C_205/2011 del 3 ottobre 2011 consid.
4.2 con i riferimenti). Incombe a chi richiede il ricongiungimento familiare
provare, in virtù dell’obbligo di collaborare (art. 90 LStrI), l’esistenza di gravi
motivi familiari (cfr. la sentenza del Tribunale federale 2C_176/2015 del 27
agosto 2015 consid. 3.3).
Gravi motivi familiari sono dati quando il benessere del figlio può essere
assicurato unicamente dal ricongiungimento in Svizzera (art. 75 OASA).
Questo è il caso, in particolare, se non è possibile garantirgli le cure
necessarie nel suo paese, ad esempio a causa del decesso o di malattia
delle persone a cui è/era affidato. Determinante è l’interesse superiore del
figlio, ad esclusione di qualsiasi interesse economico, come l’assunzione
di un’attività lucrativa in Svizzera (cfr. Messaggio LStr, pag. 3411, con
riferimento alla DTF 126 II 329; cfr. anche l’art. 3 cpv. 1 CDF). In generale,
l’art. 47 cpv. 4 LStrI deve essere applicato con riserbo. Così, quando il
ricongiungimento è chiesto in seguito ad un cambiamento importante delle
circostanze familiari all’estero, specialmente dei rapporti tra il figlio e il
genitore che se ne prende/prendeva cura, occorre esaminare se esistono
soluzioni alternative che permettano al figlio di restare dove vive, e ciò tanto
più se egli è già adolescente. A questo proposito, più il figlio ha vissuto
lungamente nel suo paese d’origine ed è prossimo alla maggiore età, più i
motivi addotti per giustificare lo spostamento del suo centro di vita in
Svizzera devono essere seri e suffragati in modo convincente (cfr., tra le
tante, le sentenze del Tribunale federale 2C_200/2021 del 17 agosto 2021
consid. 4.1, 2C_787/2016 del 18 gennaio 2017 consid. 6.2, 2C_905/2015
del 22 dicembre 2015 consid. 4.2, 2C_438/2015 del 29 ottobre 2015
consid. 5.1 e 2C_1198/2012 del 26 marzo 2013 consid. 4.2).
9.2 Ora, come in parte già esposto nei considerandi precedenti, relativi ai
termini per chiedere il ricongiungimento familiare, le ricorrenti asseriscono
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Pagina 19
che il decesso della nonna paterna rappresenta un cambiamento
importante delle circostanze familiari in Brasile, che sarebbe peraltro
sfociato nell’attribuzione dell’autorità parentale esclusiva alla ricorrente
madre. Esse sostengono che il TJSP avrebbe disposto questa misura,
nonostante la ricorrente madre viva in Svizzera, dopo aver accertato
“l’interesse superiore” della ricorrente figlia (cfr. ricorso, § 4.3 [consid. L]).
In proposito, bisogna osservare che il TJSP si è limitato ad omologare
l’accordo della ricorrente madre e del suo ex marito riguardo all’esercizio
dell’autorità parentale dopo la morte della nonna paterna (cfr. ricorso, doc.
2 – sentenza TJSP: “[...], para che produza seus jurídicos e legais efetos,
homologo o acordo celebrado pelas partes, [...], ficando conferida a
guarda unilateral da menor a genitora [ricorrente madre]”). Stando così le
cose, non è assolutamente possibile affermare che il TJSP abbia statuito
in funzione dell’interesse superiore della ricorrente figlia, accertando
“l’assenza di legami di parentela adeguati in Brasile” (replica).
9.3 Ciò posto, dall’incarto risulta che la separazione tra la ricorrente madre
e sua figlia è diventata realtà perlomeno a decorrere dalla fine di ottobre
2009, quando la prima ha raggiunto il suo marito italiano in Svizzera. Per
quanto concerne il periodo dal 24 agosto 2005, quando è nata la ricorrente
figlia, a fine ottobre 2009, l’incarto non permette di dire se la medesima
abbia vissuto con suo padre e sua madre, soltanto con sua madre o con
suo padre oppure già con la nonna paterna. In proposito, nelle sue risposte
alle domande postele da questo Tribunale il 10 novembre 2021 (cfr. consid.
U e V), la ricorrente madre afferma, per la prima volta, che non era mai
stata sposata con il padre di sua figlia, pur avendo avuto l’autorità parentale
congiunta con lui fino al 22 ottobre 2018. Sia come sia, non vi sono dubbi
che la morte della nonna paterna, avvenuta il 14 dicembre 2017, costituisce
un cambiamento importante delle circostanze familiari all’estero, cosicché,
seguendo la giurisprudenza, si tratta di determinare se esistono soluzioni
alternative che consentano alla ricorrente figlia di continuare a vivere in
Brasile (cfr., tra le tante, la sentenza del Tribunale federale 2C_1172/2016
consid. 4.4.1).
9.4 In proposito, benché faccia stato l’età della ricorrente figlia al momento
del deposito della domanda di ricongiungimento familiare (cfr. consid. 6.4),
vale a dire quasi quattordici anni, si deve constatare che, attualmente, la
medesima ha sedici anni e che, pertanto, non necessita più di essere presa
a carico come negli anni precedenti (cfr., mutatis mutandis, la sentenza del
Tribunale federale 2C_1172/2016 consid. 4.4.1).
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Dopo la morte della nonna paterna il 14 dicembre 2017, la ricorrente figlia
ha vissuto “per qualche tempo” presso la sorella della nonna paterna (cfr.
lo scritto di DSL, del 20 dicembre 2019, e lo scritto delle ricorrenti, del 22
novembre 2021 [consid. V]), quindi si è stabilita presso la famiglia di ADC,
dove vive “da tempo” (cfr. lo scritto di ADC, del 26 dicembre 2019, e lo
scritto delle ricorrenti, del 22 novembre 2021 [consid. V]).
Dallo scritto di DSL risulta che quest’ultima si è occupata della ricorrente
figlia, dopo la morte della sua nonna paterna, poiché, a quell’epoca, suo
padre (“pai”) lavorava e viveva in un cantiere a Rio de Janeiro (“alojamento
em canteiro de obras no Rio de Janeiro”), e che era impossibilitato a far
venire sua figlia presso di lui (“estava imposibilitado de leva-la para este
ambiente”). Inoltre, dal medesimo scritto traspare che la ricorrente figlia è
poi andata a vivere da ADC, di comune accordo (“em comun acordo”), in
seguito a problemi con dei suoi compagni di scuola (“problemas com
vinculos de amizades da escola”), e ciò fino a quando avrebbe potuto
raggiungere sua madre in Europa (“até que sera possivel ir a morar com a
mãe que se encontra na Europa”).
Dallo scritto di ADC del 26 dicembre 2019, si può evincere che la ricorrente
figlia si è stabilita da lei verso la fine di settembre 2019 (“[...] durante i 3
mesi che lei è alla casa mia [...]”). Stando così le cose, è lecito affermare
che la ricorrente figlia ha vissuto da DSL da dicembre 2017 (morte della
nonna paterna) a settembre 2019, ossia poco meno di due anni. ADC rileva
inoltre che conosce la ricorrente figlia dalla sua nascita, precisando di non
essere un familiare, ma soltanto un’amica, e di essersi premurata di
immatricolarla nella scuola privata scelta dalla ricorrente madre, nella
misura in cui suo padre, che si era impegnato a farlo, non ha dato seguito
alla sua promessa. ADC aggiunge che il padre della ricorrente figlia “non
ha alcun interesse per lei”, che “non è mai venuto alla casa mia per vedere
l’ambiente in cui la sua figlia sarebbe rimasta” e che “si è dimostrato
totalmente disinteressato per la sua vita scolastica”.
9.5 Alla luce di quanto appena illustrato, questo Tribunale deve constatare
che le ricorrenti, nonostante il loro obbligo di collaborare con la giustizia e,
in definitiva, il loro interesse a chiarificare il più possibile la loro situazione,
non hanno fornito informazioni e dati completi, precisi e univoci per poter
valutare esaurientemente, come esige la giurisprudenza, se esistano
soluzioni alternative a quella che è venuta meno con il decesso della nonna
paterna, e che consentirebbero alla ricorrente figlia, nel migliore dei casi,
di continuare a vivere in Brasile.
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Cionondimeno, apprezzando la fattispecie nel suo complesso, questo
Tribunale evidenzia che la ricorrente figlia, che ha sedici anni, ha sempre
vissuto in Brasile, rimanendo dalla sua nonna paterna perlomeno dal 2009
al 2017, ossia per otto anni. Non traspaiono dall’incarto, e le ricorrenti non
ne avanzano, elementi per credere che la ricorrente figlia, durante questo
periodo, non abbia condotto una vita più o meno normale e stabile. Si deve
ammettere però che le cose sono cambiate dopo il decesso della nonna
paterna nel dicembre 2017. Infatti, dopo questa cesura, la ricorrente figlia
ha vissuto dapprima presso DSL, quindi presso ADC. Passati un po’ meno
di due anni, DSL ha smesso di accudire la ricorrente figlia apparentemente
per dei problemi che quest’ultima aveva con dei suoi compagni di scuola,
concordandosi con ADC affinché se ne occupasse fino al momento in cui
la ricorrente madre avrebbe potuto farla venire in Europa (cfr. lo scritto DSL
[consid. 9.4]). Se l’incarto difetta di dati riguardo alla situazione della
ricorrente figlia presso DSL, è invece riportato che ADC, “senza alcun
obbligo legale”, l’ha ospitata, ed ospita, in uno “spazio della casa in cui
viviamo [...] molto piccolo e isolato per un minore” (scritto delle ricorrenti,
del 20 aprile 2021 [consid. S]). Come si vede, la successione di DSL e ADC
quali persone di riferimento per la presa a carico e la cura della ricorrente
figlia dopo il decesso della nonna paterna, rivela il carattere di per sé
provvisorio, a corto termine, di questa soluzione che può dunque essere
qualificata di ripiego. In quanto tale, questa soluzione di supporto non può
essere identificata come un’alternativa che corrisponda meglio, secondo la
giurisprudenza, al benessere della ricorrente figlia, e che giustifichi la sua
permanenza in Brasile piuttosto che il ricongiungimento con sua madre in
Svizzera. Infatti, questa situazione indica l’assenza di un ambiente in cui la
ricorrente figlia sarebbe radicata nel suo paese d’origine e di residenza
(cfr., mutatis mutandis, la sentenza del Tribunale federale 2C_1172/2016
consid. 4.3.2). Su questa scia, il fatto che la ricorrente figlia viva ormai da
fine settembre 2019 presso ADC, con la quale non ha nessun legame di
parentela, è un indizio che mancano effettivamente parenti capaci di
assumersi i compiti educativi ancora necessari (cfr. la sentenza del
Tribunale federale 2C_176/2015 consid. 5.3.2: “Der Umstand, dass der
Sohn der Beschwerdeführerin in den letzten Jahren von einer Person
betreut worden ist, die in keiner verwandtschaftlichen Beziehung zu diesem
steht, deutet darauf hin, dass tatsächlich keine anderen Verwandten für die
Betreuung zur Verfügung stehen”, nonché il consid. 5.4.3 della medesima
sentenza).
Questa constatazione sembra dover valere anche rispetto alla figura del
padre che, come genitore, rientrerebbe logicamente nel campo più ristretto
delle persone proponibili per la presa a carico di sua figlia. In effetti, se
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bisogna riconoscere che le ricorrenti non hanno fornito elementi concreti
caratterizzanti la sua persona e il suo rapporto affettivo con sua figlia, è
comunque legittimo supporre, sulla base di quanto è reperibile a sufficienza
nell’incarto, che egli non si è mai veramente occupato di sua figlia, senza
contare che ha pure rinunciato, in modo spontaneo, all’autorità parentale
congiunta a favore della sua ex moglie. Se ne deve inferire che egli, a
prescindere dalla sua reale situazione esistenziale (personale, familiare e
professionale), non può essere individuato come un’alternativa disponibile
che consenta alla ricorrente figlia, per il proprio benessere, di continuare a
vivere in Brasile.
9.6 Per contro, le informazioni positive sulla ricorrente madre, nell’ottica di
un ricongiungimento familiare, non mancano all’incarto. Innanzitutto, la
ricorrente madre ha sostenuto finanziariamente sua figlia dalla Svizzera
(cfr. ricorso, §§ 4.1, 4.2 e 4.4; incarto SEM, pagg. 204 a 236), a cui ha reso
visita in Brasile, senza che si conosca la frequenza di queste visite, e che
ha invitato in Svizzera specialmente durante le vacanze scolastiche, per
esempio da dicembre 2018 a gennaio 2019 e da dicembre 2020 a marzo
2021 (cfr. ricorso, doc. 8, e il lasciapassare del CGS del 4 dicembre 2020,
allegato alla risposta della SEM al ricorso). In questo modo la ricorrente
madre si è data da fare per coltivare e mantenere viva la relazione con sua
figlia, nonostante le difficoltà oggettive dovute alla distanza, le due
interessate avendo inoltre intrattenuto “rapporti costanti via skype” (ricorso,
§ 4.4, pag 10). È per di più accertato che la ricorrente madre ha chiesto
celermente, ed ottenuto, l’autorità parentale esclusiva dopo la morte della
nonna paterna, palesando così la sua intenzione di (continuare ad)
occuparsi di sua figlia in futuro.
Alla luce di questa configurazione fattuale si può senz’altro affermare che
la ricorrente figlia ha intrattenuto e intrattiene un rapporto privilegiato non
con suo padre in Brasile, ma con sua madre in Svizzera, nonostante la
lontananza geografica. Questo stato di cose va messo in relazione con la
situazione personale della ricorrente madre in Svizzera. Ora, allo stato
dell’incarto, i cui dati coprono il periodo dal 2015 al 2019 (cfr. incarto SEM,
pagg. 4 – 203), mancano gli elementi necessari, attualizzati, per verificare
l’adempimento o meno delle condizioni dell’art. 43 cpv. 1 LStrI, anche sotto
il profilo dell’art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI (cfr. consid. 6.1), per cui non è
possibile caratterizzare con sufficiente precisione la situazione della
ricorrente, nel senso di poter eventualmente definirla, in accordo con la
giurisprudenza, come “stabile e favorevole allo sviluppo e all’integrazione”
di sua figlia (cfr., mutatis mutandis, DTF 133 II 6 consid. 6.3.1). Questi
elementi si riferiscono, in particolare, alla questione della coabitazione
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della ricorrente con suo marito italiano titolare di un permesso di domicilio
“C” UE/AELS (cfr. consid. A, C e M), e alla questione di sapere se la sua
situazione finanziaria le permetterebbe di accogliere sua figlia senza
rischiare di dover dipendere dall’aiuto sociale (cfr., mutatis mutandis, DTF
133 II 6 consid. 6.3.1).
Si noti ancora che la valutazione della fattispecie sarebbe stata diversa se
la ricorrente madre avesse chiesto il ricongiungimento familiare, per
esempio, nel 2015, quando sua figlia viveva perlomeno già da sei anni con
la sua nonna paterna. In questa ipotesi, a parità di condizioni (in particolare,
con i termini per il ricongiungimento scaduti), non vi sarebbe stato alcun
cambiamento importante delle circostanze familiari in Brasile che avrebbe
potuto giustificare un ricongiungimento familiare in Svizzera per gravi
motivi familiari.
9.7 Di conseguenza, tenuto conto di quanto appena esposto, si deve
ammettere che sussistono, fondamentalmente, gravi motivi familiari per un
ricongiungimento familiare differito della ricorrente figlia con sua madre in
Svizzera, ai sensi degli artt. 47 cpv. 4 LStrI e 75 OASA.
Ciò posto, nella decisione impugnata la SEM non ha verificato se le altre
condizioni dell’art. 43 LStrI siano soddisfatte, nella misura in cui ha negato
che la condizione dell’art. 47 cpv. 4 LStrI relativa ai gravi motivi familiari sia
adempiuta. Premesso che i dati all’incarto, in particolari quelli fiscali, non
sono (non erano) più attuali, questo Tribunale ritiene necessario rinviare la
causa alla SEM, in base all’art. 61 cpv. 1 PA, affinché esamini se tutte le
altre condizioni per approvare il ricongiungimento familiare, contemplate
all’art. 43 LStrI, possano essere considerate come assolte, e se la
domanda di ricongiungimento in sé non rivesta, per una ragione o un’altra,
e a prescindere dall’età della ricorrente figlia (cfr. consid. 8.4), un carattere
abusivo secondo l’art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI, essendo ricordato alle ricorrenti
che, a questo scopo, incombe loro l’obbligo di collaborare con la SEM (cfr.,
mutatis mutandis, la sentenza del Tribunale federale 2C_176/2015 consid.
5.5).
10.
In conclusione, è dunque a torto che la SEM ha reputato che il benessere
della ricorrente figlia sarebbe meglio garantito in Brasile piuttosto che in
Svizzera (assenza di gravi motivi familiari per un ricongiungimento familiare
differito), violando così il diritto federale (art. 49 lett. a PA). Ne consegue
che il ricorso deve essere accolto, la decisione impugnata annullata e la
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causa rinviata alla SEM per nuova decisione, conformemente al consid.
9.7.
11.
11.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale/TS-TAF [RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, dato l’esito del litigio che vede le ricorrenti vincere la causa,
non si prelevano spese processuali (art. 63 cpv. 1 e 2 PA), per cui verrà
loro restituito l’anticipo di fr. 1’200.– una volta che la presente sentenza
sarà cresciuta in giudicato.
11.2 Siccome sono rappresentate da un avvocato, le ricorrenti hanno diritto
a un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese
ripetibili: art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Non avendo inoltrato
alcuna nota d’onorario, l’indennità deve essere fissata sulla base degli atti
di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, alla luce della complessità della
procedura e della consistenza dello scambio degli scritti, appare
appropriato attribuire alle ricorrenti un’indennità per spese ripetibili di fr.
2'500.– (onorario e spese d’avvocato), a carico della SEM.
(dispositivo alla pagina seguente)
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