Decision ID: a6f0a7d1-96f1-57ed-9234-d19adb1968f6
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il
(...) giugno 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di
seguito: SEM] n. [...]-4/2),
i verbali inerenti il rilevamento dei dati personali del richiedente asilo
dell’(...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-12/9; di seguito: verbale 1),
rispettivamente il colloquio Dublino effettuato in data (...) giugno 2020 (cfr.
atto SEM n. [...]-15/2), nonché circa i suoi motivi d’asilo del
(...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-22/16; di seguito: verbale 2),
i documenti presentati dall’interessato a supporto delle sue dichiarazioni, e
meglio: la sua taskara originale n. (...) (cfr. verbale 1, p.to 4.03, pag. 4; atti
SEM n. [...]-13/2 e n. 18/1), fotocopia del suo passaporto (cfr. atti SEM
n. [...]-15/2 e n. 19/1), copie di due richieste di ottenimento di documenti
per la madre del richiedente asilo, copia della denuncia della madre
dell’interessato per le minacce ricevute, copia della versione manoscritta
della denuncia precitata, copie di tre fotografie della madre del richiedente
in (...) (cfr. atti SEM n. [...]-21/1; n. [...]-1/-, mezzi di prova da n. 1 a n. 4;
verbale 2, D13 segg., pag. 3 seg. e D66 segg., pag. 9 seg.); due denunce
della madre dell’interessato presso il datore di lavoro ed un link ad un
notiziario della (...) inerente un attentato che sarebbe avvenuto il (...)
(secondo il calendario persiano) (cfr. atti SEM n. [...]-1/-, mezzi di prova da
n. 5 a n. 7, e n. [...]-28/1); nonché la varia documentazione medica
presente agli atti concernente l’interessato (cfr. atti SEM n. [...]-24/2,
n. 25/2, n. 26/3 e n. 36/2),
il progetto di decisione negativo dell’autorità inferiore del (...) luglio 2020
(cfr. atto SEM n. [...]-30/5) ed il contestuale parere della rappresentante
legale dell’(...) luglio 2020 contenente le sue osservazioni al progetto della
SEM (cfr. atto SEM n. [...]-31/2),
la decisione dell’autorità di prime cure del 9 luglio 2020, notificata lo stesso
giorno (cfr. atto SEM n. [...]-34/1), con cui la precitata non ha riconosciuto
la qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo,
pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera, ma disponendo
la sua ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento,
il ricorso del 7 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), in lingua francese,
per il cui tramite l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la succitata decisione, postulando
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l’annullamento della predetta, nonché il riconoscimento della qualità di
rifugiato e la concessione dell’asilo; contestualmente presentando istanza
di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle
spese processuali e del loro anticipo,
i documenti presentati con il gravame, e meglio: copia del rapporto dell’(...)
([...]) intitolato: “(...)” dell’(...), copie di due documenti in lingua straniera
(già presentati in corso di procedura dinanzi alla SEM ed equivalenti ai
mezzi di prova n. 5 e n. 6) con le relative schede descrittive in italiano, il
link ([...]) ad un articolo della (...) intitolato: “(...)” del (...),
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

Considerations:
e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 della Legge sull’asilo
[LAsi, RS 142.31] e art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore
dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-
19 asilo, RS 142.318]) contro una decisione in materia d’asilo della SEM
(art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto
il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che preliminarmente si osserva come la decisione avversata è stata
emanata in italiano – come peraltro in lingua italiana si è svolta l’intera
procedura dinnanzi all’autorità inferiore – mentre che il memoriale
ricorsuale è stato inoltrato in lingua francese; che pertanto la presente
sentenza è redatta in italiano (cfr. art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per
rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF),
che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una
seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi), e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che altresì, ai sensi dell’art. 111a
cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che si rileva in primo luogo che, essendo il ricorrente stato posto al
beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento nella decisione avversata, e non avendo d’altronde lo
stesso impugnato con il gravame la pronuncia dell’allontanamento, oggetto
del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la
questione riguardante il mancato riconoscimento della sua qualità di
rifugiato ed il rifiuto della sua domanda d’asilo,
che l’insorgente, asserito cittadino afghano, di etnia hazara e religione
sciita, originario della provincia di B._, ma trasferitosi sin da piccolo
con la famiglia nella (...) di C._, ove sarebbe stato domiciliato fino
al suo espatrio, ha ricondotto la sua fuga dal Paese d’origine a delle
minacce che la madre avrebbe ricevuto telefonicamente da parte di
D._ (di seguito: D._) che sarebbe il presidente distrettuale
dei talebani per la provincia di B._ (cfr. verbale 1, p.to 1.08 segg.,
pag. 3 segg.; verbale 2, D20 segg., pag. 4 segg.),
che invero, in merito, egli ha segnatamente dichiarato nel corso delle sue
audizioni, che la madre – allora (...) – avrebbe lavorato quale (...) a casa
di E._ (di seguito: E._), all’epoca (...) (cfr. verbale 2, D55,
pag. 7),
che a causa di tale suo impiego, ella sarebbe stata contattata
telefonicamente il (...) secondo il calendario persiano (corrispondente al
[...] 2017 del calendario gregoriano) dal suddetto D._, perché
prestasse il suo aiuto ai talebani nel portare all’interno del domicilio di
E._ degli esplosivi e li nascondesse; che al rifiuto della madre di
ottemperare alla sua richiesta, D._ l’avrebbe minacciata di uccidere
tutta la sua famiglia, compresi i suoi figli, dei quali i talebani avrebbero pure
conosciuto i nominativi e gli indirizzi delle scuole che frequentavano,
che dopo tale telefonata, la genitrice avrebbe avvisato il datore di lavoro,
ossia la (...), la quale avrebbe presentato una domanda di protezione
all’ufficio di polizia competente, autorità che però non avrebbe fatto nulla di
concreto per proteggerli; che dal giorno del colloquio telefonico ricevuto
dalla madre, il richiedente ed i fratelli minori avrebbero smesso di recarsi a
scuola e non sarebbero più usciti di casa,
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che il (...) secondo il calendario persiano (il [...] 2017 del calendario
gregoriano), la madre sarebbe stata nuovamente contattata
telefonicamente da D._, che le avrebbe ingiunto di abbandonare il
suo posto di lavoro, dato che non avrebbe eseguito quanto da loro
richiesto; che anche dopo tale seconda telefonata ella avrebbe avvisato il
suo datore di lavoro dell’evento e si sarebbe recata personalmente a
sporgere una denuncia in polizia in medesima data; che l’autorità di polizia
non avrebbe però preso alcuna misura per proteggerli,
che, sempre il (...), per timore di incorrere nelle rappresaglie dei talebani,
la madre avrebbe deciso di abbandonare con tutta la famiglia –
comprensiva a parte lei e l’interessato, del padre di quest’ultimo, di due
fratelli e di una sorella – l’Afghanistan; che essi sarebbero pertanto
espatriati, illegalmente, dapprima in F._, poi in G._ ed in
H._; che in quest’ultimo Paese egli avrebbe soggiornato con la
famiglia per circa due anni e mezzo ed è ove risiederebbero tutt’ora i suoi
congiunti; che egli invero avrebbe dopo tale periodo proseguito il suo
viaggio verso l’Europa da solo, entrando quale primo paese europeo in
I._ nel (...) del 2019, ove avrebbe pure depositato una domanda
d’asilo,
che in G._ avrebbero saputo, tramite i media, che il giorno seguente
il loro espatrio dall’Afghanistan, vi sarebbe stata un’esplosione al di fuori
della casa dell’ex datore di lavoro della madre, a causa della quale
sarebbero rimasti uccisi dei “(...)”, ma non E._ né militari; che i
talebani avrebbero in seguito rivendicato tale attentato (cfr. verbale 1,
pag. 3 segg.; verbale 2, D20 segg., pag. 4 segg. e atto SEM n. [...]-15/2),
che nel caso di un suo rientro nel Paese d’origine, egli teme che a causa
dei fatti narrati, verrebbe ucciso dai talebani (cfr. verbale 2, D103, pag. 14),
che altresì egli ha asserito di essere di etnia hazara, ed in Afghanistan gli
appartenenti a tale gruppo etnico non avrebbero una vita facile, essendo
continuamente perseguitati ed uccisi dal J._ e dai talebani (cfr.
verbale 2, D56 pag. 8 e D110, pag. 15),
che nel provvedimento impugnato, l’autorità inferiore ha ritenuto le
dichiarazioni dell’interessato irrilevanti in materia d’asilo,
che invero egli non avrebbe avuto dei contatti personali con i talebani, né
questi ultimi si sarebbero rivolti a lui o alla madre, neppure in passato e
nonostante quest’ultima fosse (...) da ormai (...) anni; che peraltro le
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minacce rivolte alla madre – ed indirettamente anche a lui – sarebbero
state profferite unicamente via telefono e non avrebbero avuto
conseguenze di rilievo né per lui, come neppure per alcuno dei suoi
famigliari; che non vi sarebbero pertanto sufficienti elementi oggettivi, che
permetterebbero di concludere con certezza che le minacce a lui rivolte
indirettamente si sarebbero potute concretizzare con grande probabilità ed
in un prossimo futuro,
che la SEM ha dipoi osservato, che l’obiettivo principale dei talebani,
sarebbe stato quello di colpire la casa di E._ e non quello di
perseguitare la madre dell’interessato, per il tramite della quale essi
avrebbero voluto raggiungere i loro scopi; che inoltre, avendo quest’ultima
interrotto i rapporti lavorativi con il suo datore di lavoro, cesserebbe pure il
motivo per il quale i talebani potrebbero interessarsi alla medesima; che
pertanto sarebbe poco probabile che le minacce indirette rivolte
all’interessato si realizzerebbero se egli facesse ritorno in Afghanistan,
che proseguendo nell’analisi, l’autorità inferiore ha pure concluso per
l’irrilevanza in materia d’asilo della sua appartenenza all’etnia hazara, in
quanto egli non avrebbe riportato nessun fatto concreto accadutogli
personalmente in merito a tale situazione, né avrebbe mai riscontrato
alcuna problematica con terze persone nel suo Paese d’origine,
che infine, neppure il parere espresso dalla sua rappresentante legale al
progetto di decisione, modificherebbe la valutazione sopra esposta,
che nel suo ricorso, l’insorgente contesta in sunto le conclusioni cui è
giunta l’autorità inferiore in ordine alla qualità di rifugiato, in quanto risultanti
da un’interpretazione errata del diritto applicabile,
che dapprima egli espone nel gravame – citando segnatamente alcuni
passi del rapporto dell’(...) allegato con il ricorso così come le linee guida
dell’(...) del (...) – la situazione nel suo Paese d’origine, ed in particolare
nella provincia di B._, che andrebbe esaminata per determinare se
l’interessato risulta attualmente fondato a temere una persecuzione futura
in Afghanistan, in ragione delle minacce ricevute,
che a parte la situazione previgente in Afghanistan, le minacce profferite
nei confronti della madre del ricorrente, avrebbero avuto delle
conseguenze importanti sia per lui che per tutta la sua famiglia; che difatti
lui ed i suoi fratelli non si sarebbero più potuti recare a scuola e la madre
del richiedente asilo non avrebbe dovuto lasciare soltanto il suo lavoro, ma
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sarebbe pure dovuta espatriare illegalmente dal suo Paese d’origine per
mettersi in salvo da future persecuzioni,
che il timore dell’insorgente di subire queste ultime sarebbe peraltro
rinforzato dalla documentazione prodotta con il gravame, ove egli verrebbe
testualmente menzionato dai talebani; che inoltre, né il datore di lavoro
della madre, come neppure la polizia, non sarebbero stati in grado di
aiutarli, come testimonierebbe l’attentato avvenuto il giorno seguente la
loro partenza,
che pertanto, alla luce delle condizioni attuali nel suo Paese d’origine come
pure il lavoro (...) esercitato dalla madre dell’interessato, tutto indicherebbe
che egli possa subire in un prossimo futuro delle persecuzioni rilevanti ai
sensi dell’art. 3 LAsi; che inoltre il ricorrente, sia tramite le dichiarazioni
fondate e prive di contraddizioni ed incoerenze, che per mezzo dei
documenti da lui prodotti, avrebbe adempiuto alle condizioni poste
dall’art. 7 LAsi per il riconoscimento della qualità di rifugiato,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi); che l’asilo comprende la
protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro
qualità di rifugiati; che esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera
(art. 2 cpv. 2 LAsi),
che chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere
verosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi); che la qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
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(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5); che sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato,
segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua
appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni; che
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con
giurisprudenza ivi citata); che sul piano oggettivo, tale timore dev’essere
fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro
prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce
di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno
lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che i motivi di fuga risultanti da una guerra o da violenza generalizzata, ai
quali ogni persona può essere confrontata, non sono, di per sé,
determinanti in materia d’asilo, nella misura in cui non sono dettati da una
volontà di persecuzione mirata in ragione di uno dei motivi enunciati
esaustivamente all’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2008/12 consid. 7),
che il Tribunale rileva dapprima che, a prescindere dalla verosimiglianza
dei suoi asserti, la quale non è stata d’altronde neppure messa in
discussione dall’autorità inferiore nella decisione sindacata, nonché della
pertinenza delle sue dichiarazioni dal profilo dell’asilo prima della sua
partenza dal Paese d’origine, che può rimanere in casu una questione
aperta; come a giusta ragione ritenuto nel provvedimento impugnato dalla
SEM, il bisogno di protezione del ricorrente non risulta più essere attuale,
che ciò che risulta in specie decisivo, non è l’elemento soggettivo del timore
di persecuzione, ma bensì il suo elemento oggettivo, in altri termini
l’esistenza di indizi concreti che possano lasciar presagire l’avvento, in un
futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, di una persecuzione
rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale D-3471/2018
del 4 giugno 2020 consid. 4.2.3, D-3480/2019 del 27 maggio 2020
consid. 5.6.7),
che nella presente disamina vi sono sufficienti elementi, dal profilo
oggettivo, per ritenere che i talebani non nutrano più alcun interesse
nell’interessato, così come neppure che egli subisca delle rappresaglie,
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personali e mirate, da parte del gruppo terroristico precitato a causa del
fatto che la madre dell’insorgente non abbia prestato loro l’aiuto richiesto e
della funzione da lei occupata per il (...),
che difatti il ricorrente all’epoca delle minacce ricevute dalla madre da
D._ era giovane ed un semplice studente (cfr. verbale 2, D42 segg.,
pag. 6 e D64, pag. 9),
che inoltre la madre dell’interessato avrebbe cessato ogni attività lavorativa
con il (...) ormai da più di (...) anni ed il giorno stesso in cui avrebbe
ricevuto la seconda telefonata minatoria, espatriando pure
dall’Afghanistan; che ella così agendo, avrebbe pure di convesso
ottemperato immantinente all’ingiunzione di D._ di lasciare la sua
occupazione (cfr. verbale 2, D55, pag. 8),
che pure l’obiettivo primario dei talebani non era quello di colpire
direttamente la famiglia del ricorrente, bensì tramite le minacce telefoniche
alla madre dell’insorgente, di utilizzare quest’ultima – a causa della sua
funzione in casa di E._ – per raggiungere più facilmente lo scopo
da loro prefisso, ovvero di colpire il domicilio di E._ (cfr. verbale 2,
D55 segg., pag. 7 segg.),
che pertanto egli, ed a differenza di quanto implicitamente esposto nel suo
gravame, in particolare citando le linee guida dell’(...) (una versione in
inglese delle predette, dal titolo: “[...]”, del [...] è consultabile al sito internet:
< [...] >, consultato da ultimo il 12 agosto 2020), non dispone di alcun
profilo di rilievo per risultare esposto a dei rischi di persecuzione futura da
parte dei talebani, determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi, in caso di ritorno
in Afghanistan più che qualsiasi altra persona presente sul territorio
afghano (cfr. sull’argomento per un approfondimento le sentenze del
Tribunale D-3480/2019 consid. 5.6.6, D-3846/2017 del 19 marzo 2018
consid. 3.3 con riferimenti citati, E-4258/2016 del 20 dicembre 2017
consid. 5.3.2, D-3394/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 4.6),
che per il resto, il fatto che il giorno dopo la partenza dell’interessato e della
sua famiglia, sarebbe avvenuto un attentato a C._ nei pressi della
casa di E._, tale evento, a differenza di quanto sostenuto
dall’insorgente nel gravame, sostiene semmai ancora maggiormente la
conclusione del Tribunale circa una mancanza d’interesse dei talebani di
colpire direttamente l’interessato e la sua famiglia,
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che invero il gruppo terroristico precitato, da loro stessa comunicazione,
avrebbe avuto lo scopo – come in altri attentati messi a segno dai medesimi
talebani in tutto il territorio afghano ed in particolare nella (...) C._
(cfr. sentenza coordinata del Tribunale D-5800/2016 del 13 ottobre 2017
[pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 8.2) – di colpire dei
funzionari dei servizi segreti, che secondo il Governo afghano avrebbe di
fatto ucciso diversi impiegati del (...) (cfr. l’articolo della [...] indicato nel
gravame dall’insorgente; cfr. anche in merito: [...], “[...]”, del [...],
consultabile al sito: < [...] >, consultato il 12 agosto 2020),
che altresì, le evenienze che il ricorrente sia nato nella zona di B._
e vi abbia ivi vissuto i primi anni di vita (cfr. verbale 2, D21, pag. 4), come
pure la situazione securitaria vigente in tale provincia così come preteso
nel gravame, non appaiono essere degli elementi di alcuna rilevanza per
la presente disamina, essendo che l’interessato ha vissuto pressoché tutta
la sua esistenza e sino all’espatrio nella (...) C._ (cfr. verbale 1, p.to
2.01, pag. 4; verbale 2, D21 segg., pag. 4), località dove pure la madre
esercitava la sua funzione di (...) (cfr. verbale 2, D55 segg., pag. 7 segg.),
che peraltro, la sola appartenenza all’etnia hazara, come pure il fatto che il
ricorrente sia di confessione sciita, non costituiscono dei motivi
determinanti suscettibili di fondare un timore di persecuzione futura ai sensi
dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale D-541/2019 dell’11 luglio 2019;
D-3480/2019 summenzionata consid. 5.6.8 con ulteriori riferimenti ivi
citati),
che invero egli, aldilà di generiche affermazioni in merito a delle
persecuzioni che subirebbero gli hazara da parte dei talebani e del
J._ (cfr. verbale 2, D56, pag. 8 e D110, pag. 15), non ha apportato
alcun elemento concreto atto a sostanziare che lui avrebbe personalmente
ed in modo mirato subito degli atti persecutori in tal senso o che ne
subirebbe in caso di ritorno in patria,
che infine, visto tutto quanto sopra, essendo che il ricorrente non risulta
essere minacciato di persecuzioni da parte dei talebani, la questione a
sapere se il medesimo potrebbe beneficiare nel suo paese di una
protezione adeguata da parte delle autorità afghane, può rimanere in
specie indecisa,
che in definitiva, v’è dunque da tutelare la valutazione dell’autorità inferiore
circa l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti dall’interessato,
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che, per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il riconoscimento della
qualità di rifugiato, il ricorso non è pertanto destinato ad esito favorevole e
la decisione della SEM viene invece confermata,
che ne consegue che, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato
il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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