Decision ID: 6d4c69d6-3dac-4761-9897-f76a3327782e
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
I. Ritenuto in fatto:
1. A._ nacque nel 1960. Inizialmente era professionalmente attivo quale
montatore di impianti di riscaldamento e di impianti sanitari ed era titolare
di una ditta. Circa dal 1989 soffrì di dolori lombari, accentuatisi nel
1993/1994, in seguito ai quali si annunciò per prestazioni AI in Ticino, dove
risiedeva ai tempi. Questi disturbi gli imposero di cambiare attività. Si
dedicò dapprima al settore di consulenza finanziaria, mettendosi in
proprio, con esito a suo dire disastroso. Nel contempo vi fu la separazione
dalla sua prima moglie. Dal 1994 in poi soffrì di un disturbo ansio-
depressivo, il quale rese necessario un ricovero in clinica nel 1995. In
seguito gli fu concessa una riqualifica professionale quale impiegato di
commercio, le quali spese furono assunte dall'AI. Essa era prevista dal
1999 al 2002 ma fu conclusa nel 2001, quando A._ iniziò un'attività
indipendente nel settore immobiliare. Nel 2001 l'Ufficio AI del Cantone
Ticino considerò perciò che A._ sia reintegrato e realizzi un reddito
che escluderebbe il diritto alla rendita.
2. Nel 2003, su apposita domanda di prestazioni AI, l'Ufficio AI del Cantone
Ticino si assunse i costi di una sedia speciale da usare sul posto di lavoro.
In precedenza, in data 8 ottobre 2002, A._ fu vittima di un incidente
in un cantiere (trauma cranico diretto con susseguente lesione a
meccanismo distorsivo della colonna cervicale). Il 12 ottobre 2004 inoltrò
perciò un'ulteriore richiesta di prestazioni AI chiedendo una rendita. In
quell'ambito dichiarò fra l'altro di svolgere delle attività indipendenti di
consulenza assicurativa in misura del 10%, di gestione tecnica immobiliare
in misura del 50%, di lavori d'ufficio per terzi in misura del 30% e di
investigazioni in misura del 10% (act. C.1 pag. 202). In data 17 febbraio
2005 A._ dichiarò di ritirare la domanda di prestazioni, considerando
i lunghi tempi di attesa e visto il miglioramento dello stato di salute dovuto
a terapie e alla modifica delle abitudini quotidiane (act. C.1 pag. 230).
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Sempre nel 2003, l'AVS contestò l'attività indipendente di A._.
Secondo l'AVS, nell'ambito di una revisione di conti il fatturato di fine 2001
e del 2002 di A._ alla C._ SA sarebbe risultato pari a quello di
uno stipendiato, fatto che avrebbe implicato un mancato riconoscimento
professionale di A._. Come riferì più tardi il Dr. med. D._,
specialista in medicina del lavoro e in psichiatria e psicoterapia, fra l'altro
nel suo rapporto del 16 marzo 2011 (act. C.1 pagg. 340 segg.), questo
contenzioso – conclusosi con la sentenza dell'ex Tribunale federale delle
assicurazioni (incorporato dal 2007 nel Tribunale federale in forma delle
due Corti di diritto sociale) H 180/06 risp. H 183/06 del 21 dicembre 2007
(vedi act. C.2 pagg. 497 segg.) e seguito da un secondo contenzioso
sempre con l'AVS nel 2008 – avrebbe successivamente creato in lui un
senso di inadeguatezza e in seguito un crollo psicofisico, con marcata
irritabilità, ansia, insonnia, attacchi di panico, incapacità di stare in mezzo
alla gente e mancanza di energia.
3. In seguito a un rilevamento tempestivo su segnalazione dell'assicurazione
per perdita di salario, in ottobre 2009 l'Ufficio AI del Cantone Ticino invitò
A._ a compilare una nuova domanda di prestazioni AI. Ad A._ fu
certificata un'inabilità lavorativa piena dal 26 agosto 2009 in poi, il che fu
confermato anche dal medico dell'assicurazione per perdita di salario. Fu
costatato che egli si trovava in cure psichiatriche presso la Dr.ssa med.
E._, specialista in psichiatria e psicoterapia, già dal 1998. Seguirono
poi vari cambi delle mediche curanti (cfr. act. C.1 pagg. 321, 334 e 339) e
varie perizie psichiatriche, fra cui quella stilata in data 23 dicembre 2011
dal Dr. med. F._, specialista in psichiatria e psicoterapia (act. C.1
pagg. 386 segg.). Tale perito costatò che in una precedente perizia per
l'assicurazione per perdita di salario dell'11 luglio 2010 (act. C.2 pagg. 198
segg.; il documento manca invece nell'incarto act. C.1) redatta dal
Dr. med. G._, specialista in psichiatria e psicoterapia e medico
dell'assicurazione per perdita di salario, detto medico avrebbe rivalutato
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l'assicurato in data 30 giugno 2010 e avrebbe ritenuto indicata ed esigibile
la ripresa di un'attività lavorativa al 50% dal 1° agosto 2010 e in misura
completa dal 15 agosto 2010. Di canto suo, il Dr. med. F._
diagnosticò dei problemi legati a circostanze legali (Z65) e
un'accentuazione di tratti di personalità (Z73.1), entrambe le diagnosi
senza ripercussioni sulla capacità di lavoro. Concluse che non vi
sarebbero motivi validi per contestare le conclusioni della perizia del
Dr. med. G._. Pertanto anche secondo il suo apprezzamento
A._ sarebbe abile al 100% dal 15 agosto 2010.
Nel seguito con decisione dell'8 maggio 2012 (act. C.1 pagg. 448 segg.)
l'Ufficio AI del Cantone Ticino respinse la richiesta di prestazioni,
considerando non adempiuto il presupposto del periodo ininterrotto di un
anno almeno con inabilità al 40%, stante l'incapacità lavorativa e di
conseguenza di guadagno attestata medicalmente dal 25 agosto 2009 al
14 agosto 2010. Su ricorso, con sentenza 32.2012.170 del 3 aprile 2013
(act. C.2 pagg. 16 segg.) il Tribunale cantonale delle assicurazioni del
Cantone Ticino annullò invece quella decisione e rinviò gli atti
all'amministrazione, affinché essa proceda conformemente ai
considerandi. Ritenne essenzialmente che l'Ufficio AI avrebbe rifiutato a
torto di riconoscere al ricorrente la decorrenza di un anno senza una
notevole interruzione dell'inabilità lavorativa di almeno del 40%, poiché, al
contrario dei due periti, i medici curanti avrebbero attestato una tale
inabilità.
4. Dopo tali accertamenti e in nuovo giudizio, considerando un grado
d'invalidità di A._ del 58%, l'Ufficio AI del Cantone Ticino decise di
concedere una mezza rendita dal 1° agosto 2010, nonché, considerando
un grado d'invalidità del 71%, una rendita piena dal 1° gennaio 2011 fino
al 31 gennaio 2012, dopodiché A._ sarebbe di nuovo interamente
abile al lavoro (vedi il preavviso del 19 settembre 2013, act. C.2 pagg. 103
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segg., e la motivazione, act. C.2 pagg. 111 segg.; la decisione formale
vera e propria non figura agli atti).
5. Successivamente A._ si trasferì nel Cantone dei Grigioni. Qui in data
14 marzo 2016 chiese una riparazione o una sostituzione della sedia
ergonomica, i cui costi si era assunto l'Ufficio AI del Cantone Ticino nel
2003 (act. C.16 segg.). Nonostante numerosi richiami, l'assicurato non
rispose alle domande dell'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni, cosicché la
pratica fu chiusa l'11 maggio 2017 (act. C.33 pag. 2).
6. Il 14 giugno 2017 A._ presentò una nuova richiesta di prestazioni AI
(act. C.35), allegando un certificato medico di un nuovo medico di famiglia,
il Dr. med. H._, il quale gli attestò un'inabilità lavorativa dell'80% dal
14 dicembre 2016 (act. C.36) e precisò che A._ sarebbe in cure
psichiatriche presso il Dr. med. D._. Quest'ultimo dichiarò con
rapporto del 5 luglio 2017 (act. C.42) di avere in cure l'assicurato sin dal
2011 (con interruzione fra gennaio 2013 e luglio 2016) e diagnosticò una
sindrome depressiva ricorrente con attuale episodio di entità media/grave
(ICD-10 F33.1/2), il che giustificherebbe medicalmente un'incapacità
lavorativa del 100% dal 12 agosto 2016 al 31 agosto 2016, dell'80% dal
1° settembre 2016 al 30 settembre 2016, del 50% dal 1° ottobre 2016 al
31 ottobre 2016 e di nuovo dell'80% dal 16 dicembre 2016 al giorno
corrente, cioè il 5 luglio 2017. Refertò inoltre che lo stato psicopatologico
di A._ avrebbe creato un incistamento e una fragilizzazione della sua
struttura, essendo andato incontro a ripetuti episodi depressivi che
avrebbero sgretolato parte delle sue sicurezze.
7. Da una dichiarazione scritta del 21 agosto 2017 della I._ (act. C.46
pag. 6) risulta che A._ e la sua seconda moglie sarebbero soci della
I._ (società in nome collettivo) rispettivamente nella misura del 10%
e del 90% e che la I._ avrebbe costituito e sarebbe proprietaria della
J._ Sagl, della K._ Sagl e della L._ Sagl [oggi M._
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Sagl, di cui però da metà ottobre 2021 A._ non è più socio e gerente
e la quale ha uno scopo completamente diverso].
8. Dopo vari solleciti, il Dr. med. H._ rilasciò il suo rapporto medico in
data 26 settembre 2017 (act. C.50). Valutò A._ inabile al lavoro al
100% dal 12 marzo 2016 al 21 marzo 2016, al 50% dal 22 marzo 2016 al
14 luglio 2016, al 100% dal 17 luglio 2016 al 31 agosto 2016 e all'80% dal
1° settembre 2016 in poi. Dai documenti allegati risulta inoltre che
nell'estate 2016 A._ si recò due volte presso la Clinica B._ a
Q._, la prima volta il 17 luglio 2016 riferendo un importante
periodo di stress e la seconda il 6 settembre 2016 lamentando dolore a
livello del ginocchio sinistro venuto in essere a marzo causa un infortunio.
Entrambe le volte fu dimesso lo stesso giorno (act. C.50 pagg. 6 seg. e
11 segg.).
9. Tenendo conto che il Dr. med. D._ aveva certificato un'inabilità
lavorativa dell'80% dal 1° settembre 2017 al 30 settembre 2017 (act. C.51
pag. 4), l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni incaricò il Centro Peritale per
le Assicurazioni Sociali (CPAS) di allestire una perizia psichiatrica (act.
C.53 segg.), la quale fu redatta il 14 dicembre 2017 dalla Dr.ssa med.
N._, specialista in psichiatria e psicoterapia, e dal Dr. med. O._,
pure lui specialista in psichiatria e psicoterapia (act. C.61).
10. Con preavviso del 31 luglio 2018 l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni
prospettò la reiezione della richiesta di una rendita d'invalidità, in quanto
dal 1° agosto 2016 (inizio dell'anno di attesa) la capacità lavorativa di
A._ sarebbe limitata, la sua richiesta del 14 giugno 2017 sarebbe
tardiva e a partire dal 1° ottobre 2017 gli verrebbe attestata una capacità
lavorativa in attività adatta del 90%, perciò il diritto a una rendita non
sarebbe dato, atteso che una prestazione di rendita potrebbe essere
pronunciata dopo sei mesi dalla data di inoltro e cioè al più presto dal
1° dicembre 2017 in poi (act. C.65). Con comunicazione di stessa data
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l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni lo informò inoltre che il diritto a
provvedimenti di riqualifica non sarebbe dato (act. C.66).
11. Il Dr. med. D._ si rivolse all'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni con
delle considerazioni del 28 agosto 2018 (act. C.69) sulla valutazione
peritale. Puntualizzò come il Dr. med. O._ avrebbe ipotizzato in modo
verosimile che la depressione ricorrente di A._ abbia delle
caratteristiche di endogenicità, che quindi sia indipendente da fattori
esterni. Sarebbe un elemento fondamentale per comprendere come
A._ in realtà non sarebbe abile in nessuna attività lavorativa al di
sopra del 40/50%. A._ non sarebbe andato incontro a un
miglioramento significativo, come il perito avrebbe ipotizzato potesse
succedere, e ciò nonostante l'aumento della farmacoterapia, alla quale
questa volta A._ sarebbe rimasto aderente. In realtà A._
avrebbe aumentato la sua capacità lavorativa passando dal 20% al 30%
unicamente dal 1° marzo 2018 e non sarebbe stato possibile aumentarla
ulteriormente a causa del quadro psicopatologico tuttora presente e verso
il quale vi sarebbe stata una cronicizzazione. Il perito sarebbe stato troppo
ottimista nella sua prognosi. Egli ipotizzerebbe un'attività lavorativa
medico-teorica utopica nel mondo del lavoro attuale, nonché impossibile
da trovare, ove A._ potrebbe addirittura lavorare al 90%. L'ambiente
di lavoro descritto non esisterebbe. Del resto A._ compierebbe
58 anni e non sarebbe da sottovalutare la complessità per un soggetto che
arriva a quell'età modificare in un modo significativo i propri tratti di
carattere e di adeguarsi a un'attività lavorativa che non ha mai effettuato
in quella modalità. Sarebbe pertanto fondamentale che la valutazione
peritale sull'inabilità lavorativa venga effettuata non secondo un'ipotesi
medico-teorica dottrinale, ma quanto secondo la realtà del mercato del
lavoro e le caratteristiche personologiche e psicopatologiche della
persona. Comunque sia, dal punto di vista medico-psichiatrico realistico
A._ rimarrebbe inabile al lavoro in modo continuativo e perdurante
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almeno al 50/60%, auspicando che egli possa avere un miglioramento nel
corso dell'ultima parte del 2018.
12. Il 3 settembre 2018 A._ presentò le sue osservazioni contro il progetto
di decisione del 31 luglio 2018 relativo al rifiuto del diritto a una rendita AI,
intese come obiezione (act. C.70), facendo valere essenzialmente che il
progetto di decisione contestato sarebbe del tutto lacunoso, arbitrario e
contrario alle direttive amministrative che reggerebbero la procedura
istruttoria, in quanto sarebbe supportato esclusivamente da elementi
medici, d'altronde divergenti da quanto stimato dal medico curante.
Risulterebbe assente qualsiasi valutazione relativa alla dichiarata
incapacità al guadagno giustificata dallo stato di salute precario e
dall'impossibilità di poter agire favorevolmente nell'ambito della società a
garanzia limitata di cui egli sarebbe partecipe.
Nel seguito il 23 novembre 2018 A._ comunicò all'Ufficio AI del
Cantone dei Grigioni di non aver ancora ricevuto alcuna risposta e
trasmise in tale occasione un nuovo certificato medico, dal quale si
evincerebbe che il suo stato di salute sarebbe peggiorato (act. C.74). Il
Dr. med. D._ certificò difatti un'inabilità lavorativa del 100% dal
1° novembre 2018 al 30 novembre 2018 (act. C.75).
13. L'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni emise la sua decisione il 6 novembre
2019 (act. C.82), respingendo la richiesta di prestazioni come da
preavviso. Nella motivazione del servizio giuridico indicò di basarsi sulla
perizia del CPAS e per quali motivi ciò sarebbe ammissibile. Inoltre
concluse che le osservazioni del medico curante, Dr. med. D._, non
sarebbero in grado di invalidare la perizia.
14. A._, ormai patrocinato, ha fatto presentare ricorso contro detta
decisione in data 9 dicembre 2019 (act. A.1), chiedendo in via principale
che la decisione impugnata sia annullata e gli atti siano ritornati all'Ufficio
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AI del Cantone dei Grigioni per determinare l'occupazione e il reddito
esigibile con il calcolo economico dell'invalidità, e in via subordinata che la
decisione impugnata sia annullata e riformata nel senso che a lui venga
attribuita una rendita intera d'invalidità con un grado d'invalidità del 100%.
Nella sua motivazione riprende prima testualmente quanto già scritto
nell'obiezione del 3 settembre 2018, per poi biasimare dapprima i tempi di
attesa a suo dire estremamente fuori dal comprensibile. Nel merito
sostiene che i referti medici del suo medico curante non sarebbero stati
debitamente presi in considerazione. Inoltre sarebbe stato da consultare il
Servizio medico regionale (SMR), il che non sarebbe stato fatto,
perlomeno non per quanto attiene alle osservazioni del Dr. med. D._
del 28 agosto 2018. Ciò nonostante il fatto che tali osservazioni sarebbero
state fatte da un medico che ben conoscerebbe il ricorrente in sua cura
ormai da diversi anni, diversamente dal perito, e che esse sarebbero
complete e stilate secondo scienza e coscienza. Del resto i medici
dovrebbero costatare ad esempio se una persona possa o debba lavorare
seduta o in piedi, all'aperto o in locali riscaldati, se possa portare e
sollevare pesi ecc. Né i medici né il SMR dovrebbe invece esprimere pareri
sulla capacità al guadagno o sul grado d'invalidità. Ciò risulterebbe dalla
Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI) alla n. 3047. La n. 3066 della CIGI preciserebbe poi che
per determinare il reddito da invalido si potrebbero applicare i salari
indicativi delle tabelle della RSS se, dopo l'insorgere del danno alla salute,
l'assicurato non avrebbe assunto nessuna attività lucrativa o comunque
nessuna attività lucrativa ragionevolmente esigibile. A fronte di un
assicurato affetto da problematiche oggettivate e che presenterebbe delle
limitazioni di carattere psichiatrico sul piano dello svolgimento di attività
lavorativa e lucrativa, l'adozione sistematica delle tabelle RSS non
sarebbe sostenibile. In simili circostante e viste le limitazioni di carattere
medico, ossia posto di lavoro "ad hoc", mansioni di ufficio, senza contatto
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con altre persone, con bassa responsabilità, in ambiente piccolo e non
conflittuale, senza pressioni, l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni avrebbe
dovuto incaricare un proprio consulente in integrazione di approfondire le
possibilità di occupazione in tali ambiti di lavoro in un mercato equilibrato.
Spetterebbe difatti al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili. Infine anche per quanto concernerebbe
l'attività nell'ambito della società a garanzia limitata l'Ufficio AI del Cantone
dei Grigioni non avrebbe intrapreso nulla onde verificare in loco le
specifiche funzioni dell'assicurato, la sua resa lavorativa e lucrativa, la
collaborazione e la dipendenza dalle altre figure in attività presenti nella
società. Una simile situazione assicurativa avrebbe meritato un'indagine
economica da parte del servizio ispettorato dell'Ufficio AI.
15. Con osservazioni dell'8 gennaio 2020 (act. A.2) l'Ufficio AI del Cantone dei
Grigioni ha proposto la reiezione integrale del ricorso, rimandando
essenzialmente alla decisione impugnata e agli atti e facendo valere che
il ricorrente non presenterebbe nuove allegazioni giuridicamente rilevanti.
Ha tuttavia allegato una nuova presa di posizione del Dr. med. P._,
specialista in psichiatria e psicoterapia, del SMR di data 6 gennaio 2020,
redatta in tedesco, nella quale detto medico si esprime sulla domanda se
il rapporto del Dr. med. D._ del 28 agosto 2018 sia in grado di
invalidare la perizia del 14 dicembre 2017.
16. Pare vi sia stato un disguido nella notificazione tramite la Posta CH SA
delle osservazioni dell'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni spedite da questa
Corte al ricorrente in data 10 gennaio 2020. A suo dire, il ricorrente ne ha
preso conoscenza soltanto dopo un secondo invio del 18 maggio 2020. In
seguito a una nuova assegnazione di un termine per l'inoltro di una replica
su espressa domanda, il ricorrente ha replicato in data 24 giugno 2020,
chiedendo innanzitutto una traduzione della presa di posizione del
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Dr. med. P._, facendo riferimento alla Circolare sulla procedura
nell'assicurazione per l'invalidità (CPAI), versione 17, n. 3007. Per il resto
si è limitato a riprendere i biasimi formulati con il ricorso.
17. Questa Corte ha invitato l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni a voler
tradurre detto documento, trasmettendogli inoltre la replica per
conoscenza. La Corte ha in seguito notificato la traduzione pervenuta il
6 luglio 2020 al ricorrente in data 8 luglio 2020.
18. In data 1° settembre 2020 il ricorrente ha prodotto un nuovo certificato
medico del Dr. med. D._, il quale attesta un'inabilità al lavoro nella
misura del 100% dal 1° agosto 2020 al 30 settembre 2020 (act. D.9).
Inoltre ha allegato anche una presa di posizione di questo suo medico
curante in merito allo scritto del Dr. med. P._.
19. Il 9 settembre 2021 il ricorrente ha trasmesso un ulteriore certificato
medico sempre del suo curante, il quale attesta un'ulteriore inabilità
lavorativa del 100% dal 1° agosto 2021 al 31 agosto 2021 (act. D.11).
Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
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Considerations:
II. Considerando in diritto:
1. Ai sensi dell'art. 69 cpv. 1 lett. a della Legge federale sull'assicurazione
per l'invalidità del 19 giugno 1959 (LAI; RS 831.20) le decisioni degli uffici
AI cantonali sono impugnabili direttamente dinanzi al tribunale delle
assicurazioni del luogo dell'ufficio AI. La competenza per materia e per
territorio del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni è data
dall'art. 57 della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) e dall'art. 49 cpv. 2 lett. a della
Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 (LGA;
CSC 370.100). In quanto destinatario formale e materiale della decisione,
il ricorrente è particolarmente toccato dalla decisione impugnata, ha un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa
ed è quindi legittimato a presentare ricorso (art. 1 cpv. 1 LAI in unione con
l'art. 59 LPGA). Sul ricorso tempestivo e presentato nella dovuta forma
può perciò essere entrato nel merito (art. 1 cpv. 1 LAI in unione con gli
artt. 60 e 61 lett. b LPGA e con l'art. 38 cpv. 4 lett. a LPGA).
2. Nella fattispecie va deciso se l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni ha
negato a ragione una rendita AI al ricorrente, basandosi innanzitutto sulla
perizia della Dr.ssa med. N._ e del Dr. med. O._ e considerando
una capacità al guadagno del ricorrente del 50% in attività abituale e del
90% in attività confacente, il che gli renderebbe dunque possibile
conseguire un reddito pari a CHF 61'648.10, in confronto con un reddito
senza invalidità di CHF 37'508.05 annui. Contestati sono innanzitutto il
valore probatorio della perizia, poi la capacità al guadagno e con questa il
reddito da invalido.
3. Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI l'assicurato ha diritto a una rendita se (a.) la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete
non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili, (b.) ha avuto un'incapacità al
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lavoro ai sensi dell'art. 6 LPGA almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione e (c.) al termine di questo anno è invalido ai
sensi dell'art. 8 LPGA almeno al 40%.
Gli assicurati con attività lucrativa sono ritenuti invalidi se hanno un danno
alla salute fisica, mentale o psichica che provoca un'incapacità al
guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata
(art. 8 cpv. 1 LPGA) che può essere conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio (art. 4 cpv. 1 LAI). È considerata incapacità al lavoro
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo d'attività abituale (art. 6 LPGA). È invece
considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata anch'essa da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle
cure e alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili (art. 7 cpv. 1
LPGA). Per valutare la presenza di un'incapacità al guadagno sono
considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla salute;
sussiste un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA). Le difficoltà socio-culturali che influenzano
la capacità lavorativa e i fattori psicosociali non costituiscono danni alla
salute. Tra i fattori non legati all'invalidità vi sono anche l'aggravamento e
la simulazione (cfr. per il tutto UELI KIESER, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed.,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2020, n. 22 segg. ad art. 7 LPGA; per
l'aggravamento e fenomeni simili cfr. anche la DTF 141 V 281 consid. 2.2.1
seg. e la DTF 140 V 193 consid. 3.3).
Per valutare il grado d'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa tenor l'art. 28a cpv. 1 LAI si applica l'art. 16 LPGA. Secondo tale
disposizione il reddito che l'assicurato invalido potrebbe conseguire
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esercitando l'attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica
e l'eventuale esecuzione di provvedimenti d'integrazione, tenuto conto di
una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il
reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'ammontare della perdita di guadagno determina il grado d'invalidità in
percentuale. Se l'assicurato non esercita un'attività professionale (o se
deve esser fatta astrazione dal lavoro esercitato) non è possibile
raccogliere dei dati esatti ai sensi dell'art. 16 LPGA. Il grado d'invalidità
viene ugualmente determinato secondo il metodo abituale del raffronto dei
redditi facendo capo a dei dati ipotetici e sommari. Secondo la prassi la
valutazione del medico in merito all'esigibilità, e cioè in merito alle attività
che l'assicurato, tenuto conto dei suoi disturbi, è ancora in grado di
effettuare, ha un ruolo primordiale. Dalla valutazione dell'esigibilità fatta
dal medico risultano infatti quali attività entrano ancora in considerazione
per l'assicurato malgrado le limitazioni dello stato di salute. Su tali basi
deve essere valutato il reddito che l'assicurato potrebbe ancora realizzare
(guadagno da invalido). Questo guadagno deve poi essere paragonato
con quello che l'assicurato avrebbe ottenuto se non fosse diventato
invalido (guadagno senza invalidità). Il risultato dà il grado d'invalidità.
4. Dapprima vanno ricordati i principi del diritto probatorio.
4.1. Sia la procedura amministrativa sia quella dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni sono governate dal principio inquisitorio. Secondo
questo principio, l'amministrazione e il tribunale devono garantire d'ufficio
l'accertamento corretto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr.
art. 43 cpv. 1 e art. 61 lett. c LPGA). L'assicuratore sociale quale organo
di decisione e, in caso di ricorso, il tribunale possono accettare un fatto
come provato soltanto se sono convinti della sua esistenza. Nel diritto delle
assicurazioni sociali, a meno che la legge non preveda altrimenti, il
tribunale deve prendere la sua decisione secondo il grado di prova della
probabilità preponderante. La semplice possibilità di una certa circostanza
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non soddisfa i requisiti della prova. Piuttosto, il tribunale deve seguire il
resoconto dei fatti che considera il più probabile tra tutti i possibili corsi
degli eventi. Il principio inquisitorio esclude necessariamente l'onere della
prova nel senso di onere di produrre prove, poiché spetta al tribunale delle
assicurazioni sociali adito (o all'organo amministrativo chiamato a
decidere) raccogliere le prove. Nel procedimento di assicurazione sociale
generalmente le parti hanno l'onere della prova solo nella misura in cui in
assenza di prove la decisione va a svantaggio della parte che voleva trarre
dei diritti dai fatti non provati. Tuttavia, questa regola ha effetto soltanto se
nell'ambito del principio inquisitorio si dimostra impossibile, sulla base di
una valutazione delle prove, stabilire fatti che abbiano almeno la
probabilità di corrispondere alla realtà (sentenza del Tribunale federale
8C_17/2017 del 4 aprile 2017 consid. 2.2 con rinvio alla DTF 138 V 218
consid. 6).
4.2. Il dovere inquisitorio dura fino a quando non vi è sufficiente chiarezza sui
fatti necessari per la valutazione della pretesa. Il principio inquisitorio è
strettamente legato al principio della libera valutazione delle prove a livello
amministrativo e giudiziario. Se, con una valutazione delle prove completa,
accurata, obiettiva e orientata sul contenuto, gli accertamenti da effettuare
d'ufficio nell'ambito del principio inquisitorio portano l'assicuratore sociale
o il tribunale alla convinzione che un certo fatto è da considerarsi
prevalentemente probabile e che ulteriori misure di prova non potrebbero
più modificare questo risultato stabilito, la rinuncia all'assunzione di
ulteriori prove non costituisce una violazione del diritto di essere sentiti
(valutazione anticipata delle prove). Tuttavia, se permangono dubbi
significativi sulla completezza e/o sulla correttezza delle costatazioni di
fatto finora effettuate, devono essere effettuati ulteriori accertamenti, nella
misura in cui dalle ulteriori misure di prova ci si possono ancora attendere
nuovi risultati essenziali (cfr. per il tutto la sentenza del Tribunale federale
8C_281/2018 del 25 giugno 2018 consid. 3.2.1).
- 16 -
4.3. Per poter valutare la questione di quali prestazioni lavorative possano
ancora essere pretese da lei, l'amministrazione rispettivamente il tribunale
adito in caso di ricorso dipendono da documenti che devono essere allestiti
e forniti da medici o eventualmente da altri specialisti, il cui compito
consiste nel valutare lo stato di salute e di prendere posizione in merito
alla misura in cui e in riferimento a quale attività l'assicurato sia incapace
al lavoro. In altre parole sono chiamati a fornire referti, in base a esami
medici professionali e tenendo conto dei lamenti soggettivi, e fare una
diagnosi basata su questo. In tal modo il perito medico svolge il suo
compito originale, per il quale l'amministrazione e il tribunale adito non
sono competenti. Nella valutazione delle conseguenze dei danni alla
salute costatati per la capacità lavorativa, tuttavia, gli esperti medici non
hanno la competenza per esprimere un giudizio conclusivo. Piuttosto
forniscono una valutazione dell'incapacità lavorativa che giustificano nel
modo più sostanziale possibile dal loro punto di vista. Le informazioni
fornite dai medici costituiscono quindi una base importante per la
valutazione della questione di quali attività lavorative specifiche ci si può
ancora aspettare che l'assicurato svolga (cfr. le DTF 140 V 193 consid.
3.2, DTF 132 V 93 consid. 4 e DTF 125 V 256 consid. 4). Il medico dice in
che misura il danno limita l'assicurato nelle sue funzioni fisiche
rispettivamente psichiche, naturalmente si esprime soprattutto in merito a
quelle funzioni che secondo la sua esperienza sono fondamentali per le
possibilità lavorative e che si trovano in primo piano per l'assicurato (ad
esempio se esso possa o debba lavorare stando seduto o in piedi,
all'aperto o in locali riscaldati, se possa sollevare o portare carichi). Gli
specialisti dell'orientamento professionale dicono per contro quali concrete
attività professionali entrano in considerazione, sulla base delle indicazioni
mediche ed in considerazione delle altre capacità dell'assicurato; a
seconda dei casi sono necessari chiarimenti presso il medico.
- 17 -
4.4. Il diritto federale non prescrive come debbano essere valutate le singole
prove. Il principio del libero apprezzamento delle prove si applica a tutte le
procedure di ricorso amministrativo e giudiziario. Secondo questo principio
gli assicuratori sociali e i tribunali delle assicurazioni sociali devono
valutare le prove liberamente, cioè senza essere vincolati da regole formali
di prova, così come in modo completo e doveroso. Per la procedura di
ricorso ciò significa che il tribunale deve esaminare obiettivamente tutte le
prove, indipendentemente da chi le ha fornite, e poi decidere se i
documenti disponibili permettono una valutazione affidabile della pretesa
giuridica in questione. In particolare, in caso di rapporti medici contrastanti
non può decidere il caso senza valutare le prove nel loro insieme e indicare
i motivi per cui si basa su una tesi medica piuttosto che sull'altra (DTF 143
V 124 consid. 2.2.2 e DTF 125 V 351 consid. 3a). Quanto alla valenza
probatoria di un rapporto medico, secondo la giurisprudenza è
determinante che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti i disturbi lamentati dall'assicurato, che sia stato stilato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico e della situazione medica sia chiara e che le conclusioni
dell'esperto siano ben motivate. Di conseguenza in linea di principio per
stabilire se un rapporto medico abbia valore di prova o meno non è
decisivo né l'origine né la sua denominazione, ad esempio quale perizia o
rapporto (DTF 134 V 231 consid. 5.1, DTF 125 V 351 consid. 3a). La
giurisprudenza ha ciononostante ritenuto compatibile con il principio del
libero apprezzamento delle prove stabilire alcune direttive per la
valutazione delle prove in relazione a determinate forme di attestazioni
mediche (DTF 125 V 351 consid. 3b, DTF 118 V 286 consid. 1b, DTF 112
V 30 consid. 1a con rinvii).
4.5. Alle perizie ottenute nell'ambito della procedura amministrativa di medici
specialisti esterni che rilasciano i propri rapporti in base a indagini e
- 18 -
osservazioni approfondite e dopo aver preso visione di tutta la
documentazione medica e che nella descrizione dei loro referti giungono
a risultati concludenti va riconosciuto pieno valore probatorio nella
valutazione delle prove, a meno che non sussistano indizi concreti a
mettere in causa la loro attendibilità (DTF 137 V 210 consid. 1.3.4,
DTF 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti e le perizie dei medici
impiegati dall'assicurazione hanno un valore probatorio comparabile, a
condizione che appaiano conclusivi, comprensibilmente motivati e privi di
contraddizioni e che non vi siano indizi atti a mettere in causa la loro
attendibilità (vedi la DTF 137 V 210 consid. 1.2.1, sentenza del Tribunale
federale 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.1 seg.). Il semplice fatto
che il medico interpellato sia impiegato dall'assicuratore sociale non
permette di per sé di concludere a una mancanza di obiettività o a una
parzialità. Piuttosto sono richieste circostanze speciali che fanno apparire
oggettivamente giustificata la sfiducia nell'imparzialità della valutazione.
Vista la notevole importanza delle perizie mediche nel diritto delle
assicurazioni sociali, occorre però applicare uno standard rigoroso
all'imparzialità del perito (cfr. per il tutto le DTF 125 V 351 consid. 3b/ee,
DTF 122 V 157 consid. 1c). In caso di dubbi, anche minimi, sull'affidabilità
e la conclusività delle costatazioni mediche interne dell'assicuratore,
devono essere fatti ulteriori accertamenti (DTF 139 V 225 consid. 5.2,
DTF 135 V 465 consid. 4.3.2 e 4.4; sentenze del Tribunale federale
9C_415/2017 del 21 settembre 2017 consid. 3.2, 8C_452/2016 del
27 settembre 2016 consid. 4.2.2 seg. e 8C_245/2011 del 25 agosto 2011
consid. 5.3).
Per quanto attiene ai rapporti dei medici curanti il tribunale può e deve
tenere conto del fatto che, per esperienza, nel dubbio essi tendono talvolta
a testimoniare a favore dei loro pazienti, vista la loro posizione di fiducia
istauratasi contrattualmente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, DTF 125 V 351
consid. 3b/cc). In particolare, la diversa natura del mandato di cura della
- 19 -
persona (specialista) terapeutica da un lato e del mandato di valutazione
peritale commissionato d'ufficio dall'altro (cfr. la DTF 124 I 170 consid. 4)
non basta, per sé stessa, per mettere in discussione una perizia
amministrativa o giudiziaria e per dare adito a ulteriori accertamenti, se i
medici curanti giungono a opinioni differenti da quelle dei periti. Sono fatti
salvi i casi in cui si impone una valutazione diversa dalla perizia (ufficiale)
perché i rapporti dei medici curanti menzionano degli aspetti importanti
che non sono puramente frutto di un'interpretazione soggettiva e che sono
rimasti non riconosciuti o non apprezzati nella perizia (sentenze del
Tribunale federale 8C_317/2019 del 30 settembre 2019 consid. 2.3,
8C_379/2019 del 21 agosto 2019 consid. 2.2 e 8C_835/2018 del 23 aprile
2019 consid. 3).
4.6. In termini fattuali e temporali, nella procedura di ricorso per il tribunale
adito è determinante lo stato di salute come si è concretizzato al momento
dell'emanazione della decisione impugnata (vedi fra tante la sentenza del
Tribunale federale 8C_136/2017 del 7 agosto 2017 consid. 3; cfr. UELI
KIESER, op. cit., n. 109 ad art. 61 LPGA). Nel caso qui in giudizio vanno
dunque considerate le circostanze sussistenti il 6 novembre 2019, a
prescindere dalle attestazioni successive di incapacità lavorativa.
5. Come in sede di obiezione, anche dinanzi a questa Corte il ricorrente
chiede dei complementi istruttori giusta le direttive federali emanate
dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) che si imporrebbero
nei distinti casi assicurativi. La decisione impugnata sarebbe, a suo dire,
del tutto lacunosa e arbitraria e risulterebbe evidentemente affrettata e
infondata, siccome sarebbe supportata esclusivamente da elementi
medici, d'altronde divergenti da quanto stimato dal medico curante in sede
di osservazioni al progetto di decisione. Al di là della questione
prettamente di pertinenza medica, risulterebbe assente qualsiasi
valutazione relativa all'incapacità al guadagno giustificata dallo stato di
- 20 -
salute precario e dall'impossibilità di poter agire favorevolmente
nell'ambito della Sagl di cui sarebbe partecipe.
5.1. L'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni ha incaricato il CPAS, cioè una
fondazione specializzata proprio nel fornire delle valutazioni peritali
monodisciplinari indipendenti nell'ambito della psichiatria, con
l'allestimento di una perizia psichiatrica. Quest'ultima è stata stilata da due
specialisti in psichiatria e psicoterapia, ambedue esperti medici certificati
dalla Swiss Insurance Medicine (SIM), in base a indagini e osservazioni
approfondite e dopo aver preso visione dell'intero incarto medico e dopo
aver fatto un'anamnesi dettagliata. La perizia di 32 pagine menziona difatti
gli atti considerati ai fini della valutazione psichiatrica, riassumendo
dettagliatamente la lunga storia medica del ricorrente con tutti i suoi aspetti
particolari. Copre in particolare con precisione ogni rapporto medico e altri
eventi qui di rilevanza su oltre 20 pagine. Fra l'altro riprende anche
l'apprezzamento del medico curante, il Dr. med. D._, il quale in un
colloquio telefonico del 14 dicembre 2017 avrebbe confermato il
miglioramento del ricorrente, riferendo che sarebbe sua intenzione da
gennaio [2018] incrementare gradualmente il volume lavorativo (act. C.61
pag. 27 in fine). Nella perizia, i due specialisti giungono alla stessa
diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro come il medico curante,
ossia una sindrome depressiva ricorrente con episodio di grado medio in
parziale remissione (F33.1; cfr. l'act. C.42). Spiegano dettagliatamente ed
esaustivamente le loro conclusioni nella discussione finale della perizia. A
titolo di completezza siano riassunti i seguenti punti essenziali.
5.1.1. I due periti menzionano ad esempio che la madre sarebbe affetta da
depressione cronica e seguita da molti anni con psicoterapia e
psicofarmacoterapia, che il ricorrente sembrerebbe aver presentato in
passato episodi depressivi di lunga durata prevalentemente conseguenti
a situazioni di stress e problematiche socio-lavorative e che la
sintomatologia apparrebbe essere caratterizzata da elevati livelli di
- 21 -
tensione, perdita dell'autostima, difficoltà a esporsi alle situazioni abituali,
senso di costrizione retrosternale, maggiore irritabilità e disforia con
ripercussioni anche sul clima famigliare e sensazione soggettiva, molto
marcata, di perdita di efficienza in un'occupazione che si fonderebbe
prevalentemente sul mantenimento di rapporti interpersonali, visto che il
brokeraggio assicurativo parrebbe, almeno attualmente, la sua principale
occupazione e fonte di reddito all'interno della sua azienda. Ricordano
però anche che vi sarebbero stati pure lunghi periodi di pressoché totale
assenza di sintomi in cui il ricorrente si presenterebbe particolarmente
attivo e intraprendente e in cui emergerebbero alcuni problemi legati ad
aspetti personologici di rigidità, puntigliosità e scarsa tolleranza al fatto che
gli altri non si adeguino esattamente al proprio modo di fare. Questi aspetti
sarebbero decisamente di tipo anancastico e ipertimico, anche se non
sarebbero sufficienti a porre diagnosi di disturbo della personalità o di
bipolarità e sembrerebbero solitamente molto funzionali sul lavoro. La
comparsa di ansia, tensione, maggior irritabilità e disforia, oltre a essere
poco funzionali in un lavoro in cui le relazioni sono importanti, inficerebbero
anche il funzionamento al domicilio con la famiglia e per questo il
ricorrente, sia in passato che attualmente, tenderebbe a limitare, benché
in misura tutt'altro che completa, i contatti esterni, alimentando tuttavia in
questo modo i vissuti di disfunzionamento soggettivo. Sarebbe da notare
come anche in passato il ricorrente avrebbe presentato episodi
tendenzialmente lunghi della durata ben superiore a un anno che, tuttavia,
sarebbero sempre andati incontro a completa remissione. Attualmente il
ricorrente presenterebbe obiettivamente una deflessione timica seppur
non particolarmente marcata, craving di carboidrati, riferita diminuzione
della libido, diminuzione della volitività e del piacere nel fare le cose, senza
che si apprezzino quote ansiose elevate. Sarebbe presente un ritiro del
tutto parziale e non sarebbero presenti deficit cognitivi, quanto invece un
incremento della quota ansiosa di fronte a performances che lo vedano
interagire con le altre persone. Questi segni e sintomi sarebbero
- 22 -
compatibili con un'incompleta remissione dall'episodio depressivo di grado
medio esordito nel luglio 2016. Il ricorrente attualmente avrebbe
l'intenzione di aumentare il pensum lavorativo anche se in modo molto
graduale (al 30% da gennaio 2018 e al 50% dopo congruo periodo di
stabilizzazione) nel timore di presentare ricadute e di non essere in grado
di tollerare i ritmi e lo stress lavorativo che, comunque, già dopo l'ultimo
episodio del 2011 avrebbe cercato di diminuire, eliminando le curatele.
5.1.2. Concludono poi ritenendo che se da una parte si riconoscerebbe che la
durata degli episodi depressivi apparrebbe essere stata sempre piuttosto
lunga, attualmente per quanto clinicamente obiettivabile una ripresa
lavorativa almeno al 50% sarebbe del tutto esigibile. A questo si aggiunga
che, con un incremento della farmacoterapia – che non presenterebbe
collateralità – in modo corrispondente a quanto prescritto dal medico
curante, il ricorrente presenterebbe molto verosimilmente
un'accelerazione della remissione dall'episodio depressivo e potrebbe
ottenere anche un completo recupero della capacità lavorativa nei
prossimi 6 mesi, mentre i tempi si allungherebbero mantenendo una
farmacoterapia come quella attuale che, anche dai dosaggi farmacologici,
apparrebbe ben distante dai valori ritenuti efficaci oltre a mettere in dubbio
la compliance del ricorrente, atteso che i valori della fluoxetina sarebbero
ai limiti inferiori di dosabilità. La prognosi quindi per un recupero pieno
della funzionalità apparrebbe essere del tutto positiva anche se resa più
lunga sia dalla non piena compliance sia dall'alta aspettativa di
funzionamento dovuta al costante paragone con il funzionamento in
eutimia, come detto, tendenzialmente ipertimico.
5.1.3. Attualmente le dimensioni maggiormente inficiate nell'attività abituale che
necessiterebbe di un costante e intenso contatto con gli altri sarebbero
l'assertività e le competenze, ma anche la continuità e la flessibilità. In
un'attività in cui dovesse svolgere mansioni di ufficio, senza contatto con
gli altri e con basse responsabilità, in ambiente piccolo, per nulla
- 23 -
conflittuale e senza pressione, il ricorrente non mostrerebbe particolari
deficit, per cui i periti ritennero che in un'attività confacente il ricorrente
abbia presentato ai tempi un'incapacità lavorativa massima del 10%
(diminuzione del rendimento). Nell'attività equivalente a quella di
casalingo, sul piano medico-teorico, la capacità lavorativa sarebbe sempre
stata e continuerebbe a essere piena.
5.2. Parimenti dettagliatamente i due periti si sono espressi in merito alle
conseguenze sulla capacità di lavoro del ricorrente nell'ambito della
descrizione di risorse e deficit secondo lo schema MINI-ICF-APP. Hanno
giudicato il grado di disabilità moderato nei punti rispetto delle regole,
flessibilità, competenze, persistenza, assertività, contatto con gli altri e
integrazione nel gruppo. Si tratta di punti in cui, se il ricorrente non entra
in contatto con altre persone, non dovrebbero porsi particolari problemi.
Nell'ambito dell'organizzazione dei compiti stimano un grado di disabilità
lieve-moderato, nell'ambito delle attività spontanee un grado di disabilità
lieve, e in tutti gli altri il grado di disabilità è a lor dire assente. Riassumendo
ritengono perciò che in attività confacente al ricorrente andrebbe attestata
un'incapacità lavorativa limitatamente al 10%.
5.3. Il medico curante, il Dr. med. D._, si limita a sostenere che il ricorrente
sarebbe inabile al lavoro in qualsiasi attività (anche adeguata) nella misura
almeno del 50% rispettivamente del 60%. Difatti nella perizia si sarebbe
ipotizzato che la depressione ricorrente sia indipendente da fattori esterni.
Nonostante l'aumento della farmacoterapia, alla quale questa volta il
ricorrente sarebbe rimasto aderente, lo stato di salute del ricorrente non
sarebbe migliorato. Egli non sarebbe riuscito ad aumentare il suo volume
d'impiego oltre il 30%. I suoi problemi si sarebbero anzi cronicizzati. Del
resto sarebbe impossibile trovare un posto di lavoro così come descritto
nella perizia, specialmente per una persona di 58 anni. Occorrerebbe fare
una nuova valutazione peritale sull'inabilità lavorativa che segua la realtà
del mercato del lavoro e le caratteristiche del ricorrente.
- 24 -
5.4. In sede di ricorso l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni ha chiesto un
apprezzamento in merito alla perizia e alle osservazioni del medico
curante anche da parte del medico del SMR nella persona del Dr. med.
P._. Quest'ultimo ha risposto che il medico curante, ossia il Dr. med.
D._, dichiarerebbe di condividere le considerazioni dei periti in merito
alle cause risp. all'insorgenza dell'attuale episodio depressivo. Secondo il
medico curante la componente endogena giustificherebbe tuttavia
un'incapacità al lavoro in attività adatta più elevata di quanto stabilito dai
periti. Il Dr. med. D._ riterrebbe inoltre che la perizia offra una buona
descrizione della psicopatologia e delle limitazioni funzionali del caso,
segnalerebbe però di avrebbe dubbi sulla prognosi positivamente
formulata nella perizia. Infine il medico curante metterebbe in dubbio il
sussistere, sul mercato del lavoro reale, di un'attività adatta compatibile
con le limitazioni del ricorrente, soprattutto considerata l'età avanzata.
Secondo la valutazione del Dr. med. D._, quindi, la capacità
lavorativa sarebbe inferiore rispetto a quanto stabilito dai periti.
Il Dr. med. P._ riassume dunque scrivendo che nella valutazione
medica il medico curante confermerebbe sostanzialmente le
considerazioni dei periti, specie in merito alla psicopatologia, la diagnosi e
le limitazioni funzionali. Giungerebbe tuttavia ad altre conclusioni per
quanto riguarda la capacità al lavoro, adeguandola al mercato del lavoro
reale e non a quello equilibrato, e includendo nella valutazione il fattore
età, estraneo all'AI. Non vi sarebbe alcuna evidenza dell'affermazione
secondo la quale una depressione endogena vada valutata diversamente
da una esogena per quanto riguarda la capacità lavorativa, tanto più che
il concetto di depressione endogena/esogena sarebbe stato in gran parte
abbandonato nella psichiatria moderna e per questo motivo non
comparirebbe quindi nell'ICD-10. Le considerazioni del medico curante
non sarebbero pertanto in grado di suscitare alcun dubbio sostanziale
- 25 -
sulla valutazione dei periti, alla quale perciò dal punto di vista medico-
assicurativo spetterebbe pieno valore probatorio.
5.5. Assieme alla sua replica, il ricorrente ha inoltrato anche una presa di
posizione del suo medico curante, nella quale il Dr. med. D._ dichiara
che non avrebbe basato le sue riflessioni sulle caratteristiche di
endogeneicità, ma avrebbe ripreso quanto il perito – o meglio i periti –
avrebbero già scritto e avrebbe definito come la presenza di uno stato
depressivo – qualsivoglia endogeno ed esogeno – impedirebbe l'attività
lavorativa in qualsiasi tipo di campo di lavoro del ricorrente, nella misura
almeno del 50/60%. Pertanto la sua presa di posizione non sarebbe stata
legata all'endogeneicità, ma al quadro depressivo evidente e chiaro.
Quanto scriverebbe il Dr. med. P._ non toglierebbe nulla al suo scritto
del 10 dicembre 2019, laddove avrebbe affermato, in modo strutturato,
come il ricorrente abbia un'inabilità lavorativa in tutte le attività lavorative
del 50/60%.
5.6. A mente della Corte l'argomentazione del ricorrente, assieme a quella del
suo medico curante, non convince e non va seguita. Visto quanto precede,
non vi sono elementi o indizi sufficienti in grado di mettere in discussione
la valutazione peritale. Piuttosto si costata che la perizia appare
complessiva, coerente, conclusiva, comprensibilmente motivata e priva di
contraddizioni. Come descritto, essa tratta molto dettagliatamente tutti i
temi rilevanti e viene del resto in gran parte condivisa pure dal medico
curante. Quest'ultimo la contesta unicamente nel suo apprezzamento
della capacità lavorativa. In merito alla tesi del medico curante che ritiene
che il ricorrente non sia andato incontro a un miglioramento sostanziale va
risposto che, difronte alle menzionate problematiche di compliance
riguardo alla farmacoterapia, sottaciute appunto al medico curante, vi sono
certi dubbi che il ricorrente abbia fatto tutto quanto ragionevolmente
esigibile da lui per migliorare il suo stato di salute e con questo la sua
capacità lavorativa. Comunque sia, quanto ritenuto dal medico curante, il
- 26 -
quale secondo la giurisprudenza di fatto ha un certo interesse a
pronunciarsi tendenzialmente piuttosto a favore del proprio paziente, non
è in grado di invalidare le costatazioni fatte dai due periti specialisti
indipendenti che nella descrizione dei loro referti giungono a risultati
concludenti, condivisi del resto anche dal medico del SMR. Non
sussistono pertanto indizi concreti a mettere in causa la loro attendibilità.
Alla perizia va quindi riconosciuto pieno valore probatorio nella valutazione
delle prove e non si impongono complementi istruttori. L'Ufficio AI del
Cantone dei Grigioni poteva dunque basarsi sulla perizia nel suo
apprezzamento.
5.7. Il ricorrente non può ricavare nulla a suo vantaggio nemmeno dal
passaggio della CIGI da lui menzionata. La n. 3047 prevede difatti che la
valutazione della capacità lavorativa in base allo stato di salute
dell'assicurato, ossia la costatazione se una persona possa o debba
lavorare seduta o in piedi, all'aperto o in locali riscaldati, se possa portare
e sollevare pesi ecc. è compito di un medico. È pur vero che essa
prosegue statuendo che né i medici né il SMR devono invece esprimere
pareri sulla capacità al guadagno o sul grado d'invalidità. Nel caso in
giudizio però i periti si sono appunto espressi in primo luogo in merito alle
attività confacenti. Assieme a esse hanno menzionato anche il pensum
lavorativo fattibile. Ciò era tuttavia del tutto ammissibile. I due medici
specialisti dovevano valutare proprio anche il grado occupazionale
fisicamente, o meglio psichicamente, possibile, in vista delle attività da loro
descritte e tenendo conto delle limitazioni date dallo stato di salute del
ricorrente. La CIGI prescrive unicamente che in base a tali valutazioni
spetti poi all'ufficio AI competente calcolare il grado d'invalidità. In tal senso
per l'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni era indispensabile sapere quali
attività sarebbero ancora possibili e per quante ore alla settimana. Ne
segue che non vi è stata nemmeno una violazione della CIGI.
- 27 -
5.8. Infine anche per quanto attiene alla messa a profitto della capacità residua
non va seguito quanto addotto dal ricorrente. Come costatato nella
decisione impugnata, in quel momento egli non aveva ancora compiuto i
60 anni di età – soglia fissata dalla giurisprudenza come determinante per
iniziare a tener conto anche dell'età avanzata quale fattore del resto
estraneo all'invalidità (cfr. per più dettagli ad esempio la sentenza S 19 90
del 24 febbraio 2021 consid. 6.5 segg.). Anche in merito a quest'ambito il
ricorrente non avanza dunque argomenti convincenti a suo favore.
6. Secondo il ricorrente, poi, per determinare il guadagno da invalido non
sarebbe ammissibile basarsi sulle tabelle della Rilevazione svizzera della
struttura dei salari (RSS) per un assicurato affetto da problematiche
oggettivate e con limitazioni di carattere psichiatrico.
6.1. La censura è infondata. Mal si comprende perché in modo generale non
dovrebbe essere possibile poggiarsi sulle tabelle della RSS, il che
secondo la giurisprudenza costituisce la regola, né tantomeno perché farlo
nel caso in giudizio dovrebbe rappresentare una violazione di diritto. Dalla
giurisprudenza citata sopra risulta anzi il contrario. In fondo, però, questa
Corte si considera che il ricorrente intendeva affermare piuttosto che il
basarsi sulle tabelle della RSS sarebbe inammissibile poiché sarebbe
impossibile trovare un posto di lavoro anche solo teoricamente in un
mercato del lavoro equilibrato. A tale riguardo va rinviato a quanto ritenuto
sopra (consid. 5.8), oltre che costatare che si tratta pur sempre di una
valutazione medico-teorica, la quale può divergere dalla situazione reale
sul mercato del lavoro. Ciò è voluto dal legislatore e dalla giurisprudenza.
6.2. Per determinare il reddito da invalido, nel presente caso l'Ufficio AI si è
basato sulla RSS 2014 nel settore privato, tabella TA1_tirage_skill_level,
prendendo il totale (media di tutti i settori economici) per il livello di
competenza 1 (attività semplici di tipo fisico o manuale) per un uomo con
un carico di lavoro del 90% (vedi l'act. C.83). Ha dunque preso come base
- 28 -
un salario di CHF 5'312.00 per 40 ore, adeguandolo alle 41.7 ore usuali,
indicizzandolo per il tempo trascorso (dal 2014 al 2018) e applicandolo a
un volume d'impiego del 90%, giungendo così a un reddito annuo concreto
di CHF 61'648.10 (=CHF 5'312.00 / 40 x 41.7 x 12 x 1.003674 x 1.006761
x 1.01 x 1.01 / 100 * 90). Tale calcolo si rivela del tutto corretto e può
essere mantenuto.
6.3. Comparando il reddito da invalido di CHF 61'648.10 con quello senza
invalidità, stabilito sempre dall'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni nella
decisione impugnata a CHF 37'508.05 senza che il ricorrente vi si
opponesse, si costata che non vi è nessuna perdita di guadagno e perciò
nemmeno un grado d'invalidità positivo che giustificherebbe il
riconoscimento di una rendita AI dal 1° ottobre 2017 in poi. Difatti giusta
l'art. 29 cpv. 1 LAI il diritto alla rendita nasce al più presto dopo sei mesi
dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni
conformemente all'art. 29 cpv. 1 LGPA. La richiesta di prestazioni riporta
la data del timbro postale del 14 giugno 2017 (act. C.35), il diritto alla
rendita sarebbe quindi nato al più presto il 1° dicembre 2017 quando,
secondo gli accertamenti medici, il ricorrente era appunto di nuovo abile al
lavoro in misura del 90%.
6.4. Nulla muta a tale riguardo nemmeno se, per mera ipotesi, si partisse
dall'idea che il ricorrente fosse effettivamente da considerare abile al
lavoro limitatamente nella misura del 40% in attività adatta, come lo
postula il medico curante del ricorrente. Difatti in tal caso il reddito da
invalido si ridurrebbe a CHF 27'399.15. Prendendo sempre il reddito senza
invalidità di CHF 37'508.05 risulterebbe un grado d'invalidità del 27%.
Perfino se si volesse concedere in più anche una riduzione del 15% non
si giungerebbe a una conclusione contraria, poiché si arriverebbe anche
in quell'ipotesi a un grado d'invalidità di 38% e cioè inferiore alla soglia del
40% di cui all'art. 28 cpv. 2 LAI.
- 29 -
6.5. Ne segue che il ricorso va integralmente respinto e la decisione impugnata
dell'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni va confermata.
7. Visto l'esito della procedura, le spese, per prassi fissate a CHF 700.00,
vanno a carico del ricorrente soccombente, senza che gli venga
aggiudicata un'indennità a titolo di ripetibili. All'Ufficio AI che ha agito
nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali non vengono neppure
riconosciute spese ripetibili, non essendovi motivi che eccezionalmente lo
giustificherebbero (art. 78 cpv. 2 LGA).
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