Decision ID: 46d2f772-828b-419e-890f-15d99584cf02
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) lu-
glio 2022.
A.b In data (...) luglio 2022 si è svolta con il richiedente un’audizione in
merito al rilevamento dei suoi dati personali, mentre che il (...) luglio 2022
si è tenuto un colloquio Dublino. Sempre il predetto, è stato sentito circa i
suoi motivi d’asilo, il (...) settembre 2022.
Nel corso delle medesime audizioni, egli ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di essere originario di B._, nella provincia di
C._, e di aver lasciato la Georgia il (...) a causa del suo stato di
salute. Difatti, gli sarebbe stato diagnosticato un tumore all’intestino, per il
quale avrebbe subito (...) operazioni durante il (...) presso la clinica ospe-
daliera D._ a E._. Dopo il secondo intervento, gli avrebbero
prescritto sei cicli di chemioterapia che egli avrebbe effettuato integral-
mente. A seguito dell’ultima operazione, avvenuta a circa un anno dalla
(...), egli avrebbe avuto un episodio di sepsi, e sarebbe stato ricoverato nel
reparto di rianimazione per (...), a seguito del quale avrebbe effettuato le
cure farmacologiche prescrittigli per due o tre mesi. Le stesse sarebbero
però state da lui interrotte a causa della sua situazione finanziaria. I medici
gli avrebbero prescritto degli esami di controllo ogni tre mesi, che egli però
non avrebbe potuto eseguire per problemi economici, già da circa un anno
e mezzo prima dell’espatrio. Stessa cosa sarebbe stata per una trombosi
alla gamba sinistra ed al braccio destro che gli sarebbero state diagnosti-
cate. Per la trombosi, avrebbe ricevuto una terapia in Georgia, che però
non avrebbe potuto concludere a causa della sua situazione economica.
Egli sarebbe riuscito a finanziare le sue cure in Georgia vendendo una (...)
ed un (...). Sarebbe giunto in Svizzera per conoscere il suo stato di salute
attuale, malgrado non lamentasse particolari dolori salvo l’addormenta-
mento durante la notte del braccio destro e della gamba sinistra, nonché
poiché non disporrebbe più nulla nel suo Paese d’origine.
A supporto della sua domanda d’asilo egli ha consegnato l’originale della
sua carta d’identità.
A.c Il 6 ottobre 2022, la rappresentante legale dell’insorgente, ha inoltrato
alla SEM il suo parere in merito al progetto di decisione dell’autorità infe-
riore del 5 ottobre 2022.
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B.
Con decisione del 7 ottobre 2022, notificata lo stesso giorno (cfr. atto della
SEM n. [{...}]-30/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo
del richiedente ai sensi dell’art. 31a cpv. 3 della legge sull’asilo (LAsi,
RS 142.31), ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, nonché
l’esecuzione del medesimo provvedimento, siccome ammissibile, ragione-
volmente esigibile e possibile.
C.
L’interessato è insorto avverso la summenzionata decisione con ricorso del
14 ottobre 2022 (cfr. risultanze processuali) dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo a titolo principale l’an-
nullamento della decisione avversata e la concessione dell’ammissione
provvisoria in Svizzera; ed a titolo subordinato, che gli atti siano restituiti
all’autorità inferiore per un nuovo esame delle allegazioni e per comple-
mento istruttorio. Ha altresì presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel
senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF),
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi
il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
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federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Nel suo provvedimento l’autorità inferiore, dopo aver ritenuto di non do-
ver entrare nel merito della domanda d’asilo dell’insorgente in applicazione
dell’art. 31a cpv. 3 LAsi, ha osservato che il parere espresso dal ricorrente
al progetto di decisione della SEM non sia in grado di modificare la deci-
sione negativa precitata presa nei suoi confronti (cfr. p.to II, pag. 3-4 della
decisione impugnata). Segnatamente, nessuno dei suoi problemi di salute
sarebbe ostativo all’esecuzione del suo allontanamento. Inoltre, egli
avrebbe potuto concludere le cure per il tumore nel suo Paese d’origine,
come pure non gli sarebbero stati prescritti dei farmaci, ma soltanto consi-
gliato di effettuare degli esami di controllo ogni circa tre mesi. Peraltro, le
condizioni di vita difficili dal profilo economico e lavorativo, che caratteriz-
zano la popolazione georgiana in generale, non sarebbero di per sé suffi-
cienti per rappresentare una situazione di pericolo. Per quanto concerne la
sua condizione d’indigenza, egli sarebbe stato sia vago sia contraddittorio
nelle sue allegazioni esposte durante l’audizione sui motivi. Per di più, non
vi sarebbe nulla che dimostrerebbe come lui sia attualmente inabile al la-
voro in maniera totale. Proseguendo nella sua analisi, la SEM ha concluso
che nella fattispecie non si applicherebbe il principio di non-respingimento
previsto agli art. 5 cpv. 1 LAsi e all’art. 33 della Convenzione sullo statuto
dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30, di seguito: Conv. rifugiati).
Inoltre non sussisterebbero agli atti degli elementi che dimostrerebbero che
il suo stato di salute si sia degradato dalla conclusione delle terapie com-
pletate in Georgia circa nel (...), e non vi sarebbe alcuna evidenza che egli
presenti delle problematiche mediche serie che dovrebbero essere curate
attualmente o in un prossimo futuro. A differenza poi di quanto proposto dal
ricorrente nel parere, la SEM ha ritenuto che non sia necessario attendere
l’esito delle visite mediche programmate a novembre del 2022, in quanto
nell’eventualità di una riapparizione del tumore del colon, egli potrà essere
nuovamente curato in Georgia. Peraltro, contrariamente a quanto da egli
allegato, in regime di ricovero le operazioni specifiche e le cure di follow-
up, nonché i trattamenti oncologici, sarebbero coperti al 100% dall’assicu-
razione sanitaria statale, e non vi sarebbero motivi per ritenere che egli non
ne possa beneficiare come il 90% della popolazione. Disporrebbe altresì di
una rete famigliare e di un alloggio di famiglia nel suo Paese d’origine.
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Conseguentemente, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe esigibile.
Quest’ultima sarebbe anche possibile verso la Georgia.
4.2 Dal canto suo, nell’impugnativa, l’insorgente contesta tali conclusioni
della SEM, ritenendo l’esecuzione del suo allontanamento verso la Georgia
come inesigibile, segnatamente a causa delle sue condizioni di salute
come pure in mancanza delle possibilità di accedere alle cure mediche nel
suo Paese d’origine. Egli ritiene difatti come il suo stato di salute non sa-
rebbe ancora stato sufficientemente accertato e che occorrerebbe atten-
dere gli esami medici prescrittigli, tra cui una colonscopia, perché ci si
possa pronunciare in merito. A differenza di quanto sostenuto dalla SEM
nella decisione avversata in relazione al fatto che egli non presenterebbe
dei problemi seri che andrebbero curati presentemente o in un prossimo
futuro, dalla documentazione medica agli atti si evincerebbe piuttosto l’in-
dicazione di procedere con ulteriori esami per accertare se vi siano o meno
problematiche di salute e di che tipo. Appare difatti fondamentale, a mente
dell’insorgente, definire con certezza, oltre alle diagnosi, i trattamenti ne-
cessari e la prognosi (con e senza trattamento), al fine di stabilire l’esatto
suo stato valetudinario. Peraltro, non corrisponderebbe a quanto evincibile
dagli atti medici né dalle allegazioni del ricorrente, la conclusione della
SEM che egli avrebbe terminato le cure e non gli sarebbero stati prescritti
dei farmaci. Invero, lui non avrebbe potuto effettuare ulteriori visite mediche
per motivi economici, e quindi di conseguenza non sarebbe potuto essere
accertato se egli avesse necessità di assumere anche ulteriori farmaci. Nel
seguito, il ricorrente ripercorre alcune delle sue dichiarazioni inerenti la sua
situazione economica in patria e come avrebbe dovuto finanziare le spese
per le cure e le terapie. Sarebbe per lui evidente che le garanzie in merito
alle cure oncologiche gratuite in Georgia, non si tradurrebbero in maniera
concreta nei fatti. Peraltro, egli avrebbe affermato non di essere inabile al
lavoro totalmente – ciò che andrebbe anche accertato – in maniera gene-
rica, ma soltanto nella sua abituale professione, l’unica che potrebbe svol-
gere se fosse in salute, in quanto non avrebbe altra formazione professio-
nale. In caso di ritorno in Georgia, egli non disporrebbe più di un’abitazione
– avendo ivi venduto ogni suo bene per far fronte alle cure mediche – ed i
genitori viventi in patria con la sola pensione, non sarebbero in grado di
sostenerlo.
5.
Oggetto del ricorso, nel caso in disamina, risulta essere esclusivamente la
questione dell’esecuzione dell’allontanamento. L’insorgente infatti, nel pro-
prio ricorso, non solleva alcun argomento che sarebbe atto a contestare la
non entrata nel merito della sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a
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cpv. 3 LAsi da parte della SEM, essendo che nello stesso egli contesta
unicamente l’esecuzione del suo allontanamento verso la Georgia in ra-
gione dei suoi problemi di salute e delle difficoltà economiche.
6.
Nel suo gravame, l’insorgente si prevale di un accertamento inesatto ed
incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore
in relazione al suo stato di salute. Tuttavia, appare dalle sue motivazioni
contenute nel ricorso, che l’interessato in realtà voglia rimettere in causa
l’apprezzamento svolto dalla SEM nel suo caso specifico, ciò che costitui-
sce in realtà una questione materiale, e come tale verrà quindi trattata dal
Tribunale direttamente nel merito.
7.
7.1 Va quindi analizzato, dappresso, se l’autorità inferiore ha, a giusto titolo
o meno, ritenuto ammissibile, esigibile e possibile l’esecuzione dell’allon-
tanamento dell’insorgente.
7.2 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro inte-
grazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa
sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
7.3 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2).
7.4
7.4.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di
diritto internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non
si esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105; cfr. DTAF 2013/27 con-
sid. 8.2 e relativi riferimenti).
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7.4.2 Nel caso in esame, nella misura in cui non si è entrato nel merito della
domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può prevalersi con suc-
cesso del principio del divieto di respingimento ex art. 5 LAsi, in quanto è
una disposizione che protegge unicamente le persone alle quali è stata
riconosciuta la qualità di rifugiato. In siffatte circostanze, non v’è neppure
motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio
per il ricorrente, di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un tratta-
mento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura.
7.4.3 In seguito, occorre rammentare che per quanto concerne una per-
sona con problemi di salute, secondo la giurisprudenza della Corte euro-
pea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU), il ritorno forzato della
stessa non è suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU che
se la medesima si trovi in uno stadio a tal punto avanzato e terminale da
lasciar presupporre che, a seguito del suo trasferimento, la sua morte ap-
paia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. con-
tro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1).
Si tratta di casi eccezionali, nel senso che la persona in questione deve
riportare uno stato di salute a tal punto alterato che l’ipotesi del suo rapido
decesso dopo il ritorno deve confinare con una certezza (cfr. sentenza del
Tribunale D-2151/2019 del 24 febbraio 2021 consid. 4.6). Tale giurispru-
denza è stata ulteriormente precisata, nel senso che il ritorno dell’interes-
sato può pure risultare contrario all’art. 3 CEDU se nello Stato di destina-
zione non vi sono i trattamenti medici adeguati, e la persona in questione
sarà quindi confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversi-
bile peggioramento delle sue condizioni di salute comportante delle intense
sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza
della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2).
Un quadro così grave dello stato di salute dell’insorgente, che renderebbe
inammissibile sotto il profilo dell’art. 3 CEDU l’esecuzione del suo allonta-
namento ai sensi della giurisprudenza testé citata, non risulta ravvisabile
nel caso di specie, come si vedrà anche di seguito sotto il profilo dell’esigi-
bilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. infra consid. 8.5).
7.4.4 Pertanto, come ritenuto a ragione nel giudizio litigioso, l’esecuzione
dell’allontanamento del ricorrente non risulta trasgredire alcun obbligo della
Svizzera derivante dal diritto internazionale, ed è quindi da ritenere ammis-
sibile (art. 83 cpv. 3 LAsi in relazione all’art. 44 LAsi).
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8.
8.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-
gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo
straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-
zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-
dica.
8.2 Anzitutto, concernente la situazione generale, in Georgia – ad ecce-
zione delle regioni secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, dalle
quali il ricorrente non proviene – Stato designato dal Consiglio federale
come Stato terzo sicuro (“safe country”) con effetto al 1° ottobre 2019, non
vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza genera-
lizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio
nazionale che permetta di presumere, a priori e indipendentemente dalle
circostanze della fattispecie – a proposito di tutti i cittadini di tale paese –
l’esistenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 cpv. 4
LStrI (cfr. sentenza del Tribunale D-4247/2018 del 16 dicembre 2019 con-
sid. 5.5.3 e riferimenti citati). Altresì, giusta l’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecu-
zione dell’allontanamento o dell’espulsione è di norma ragionevolmente
esigibile.
8.3 In seguito, per quanto attiene le persone in trattamento medico in
Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura
in cui, nel caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potreb-
bero non ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni
minime d’esistenza. Per cure essenziali, si intende le cure di medicina ge-
nerale e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità
umana. L’art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere interpretato quale
norma che comprenderebbe un diritto di soggiorno lui stesso indotto da un
diritto generale di accesso in Svizzera a delle misure mediche tendenti al
recupero della salute o a mantenerla, per il semplice motivo che l’infrastrut-
tura ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di desti-
nazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elevato elvetico (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati). In tal senso, se le cure ne-
cessarie possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente,
all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera,
l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esi-
gibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in
ragione dell’assenza di possibilità di trattamento adeguato, lo stato di sa-
lute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da con-
durlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad
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un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della sua integrità
fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con rif. citati).
Infine, vista la definizione di cure essenziali precitata, la tradizione umani-
taria della Svizzera non ha vocazione di applicarsi in favore di cittadini di
paesi terzi che hanno messo a profitto l’esenzione dell’obbligo di essere
muniti di un visto d’entrata per attraversare le frontiere esterne degli Stati
membri dello spazio Schengen per dei soggiorni di corta durata (inferiori a
90 giorni su un periodo totale di 180 giorni), per entrare in Svizzera e sol-
lecitare un diritto al soggiorno di lunga durata in vista di accedere gratuita-
mente a delle cure costose, o a dei trattamenti di medicina specialistica
sconosciuti nel loro paese, e migliorare così le loro possibilità di guarigione
di una malattia preesistente (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribu-
nale D-2416/2022 del 7 giugno 2022 consid. 8.3 con ulteriori rif. cit.).
8.4 Per quanto riguarda nello specifico la situazione del sistema sanitario
e le modalità di finanziamento dello stesso in Georgia si osserva quanto
segue. L’invalsa giurisprudenza del Tribunale ha constatato come negli ul-
timi anni, il sistema sanitario in tale Paese ha conosciuto un’importante ri-
strutturazione e dei grandi progressi sono stati realizzati, nel senso che il
trattamento della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche è
ora possibile, anche se non corrisponde agli standard medici svizzeri (cfr.
fra le tante le sentenze del Tribunale D-3855/2022 del 14 settembre 2022,
D-2416/2022 succitata consid. 8.4 con ulteriore rif. cit.). In particolare, a
partire dalla messa in funzione del nuovo sistema finanziario statale dell’as-
sicurazione malattia universale, cosiddetto “Universal Health Care Pro-
gram” (UHCP), nel febbraio del 2013, la copertura dell’assicurazione ma-
lattia gratuita è assicurata a tutte le persone che in precedenza ne erano
sprovviste, e copre un insieme di cure primarie e secondarie, come pure
l’acquisto di un certo numero di medicamenti. La riforma dell’UHCP nel
2017 ha introdotto un meccanismo di sostegno finanziario limitato per l’ac-
quisto di ulteriori medicamenti, che sono altrimenti a carico quasi intera-
mente degli interessati, per le persone socialmente vulnerabili o indigenti.
Le stesse possono invero farsi rimborsare, in principio, il 90% dei costi del
medicamento, se questo costa almeno 1 GEL, per un limitato numero di
patologie (cfr. sentenze del Tribunale D-2416/2022 precitata consid. 8.4,
D-4247/2018 del 16 dicembre 2019 consid. 5.4.3.3). Se non è escluso che
i pazienti debbano a volte sostenere circa il 10% dei costi dei medicamenti,
tuttavia in caso d’incapacità finanziaria, possono indirizzarsi alla “Referral
Service Commission”, che in alcuni casi completa le prestazioni erogate
dall’UHCP, in particolare per delle famiglie giudicate come vulnerabili (cfr.
sentenza del Tribunale D-3855/2022 precitata). Per quanto concerne i
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gruppi di persone vulnerabili, i bambini ed i pensionati, essi beneficiano di
tutte le prestazioni dell’UHCP (cfr. sentenza del Tribunale D-2416/2022
consid. 8.4 con ulteriori rif. cit.).
8.5 Tornando ora al caso in parola, il Tribunale rileva dapprima come al
momento dell’emissione della decisione avversata, l’incarto della SEM
contenesse già diversa documentazione riguardante lo stato di salute del
ricorrente (cfr. n. 14/2, 21/2, 22/2 e 24/2). Dalle medesime si evince difatti
come il quadro clinico anamnestico dell’interessato sia contraddistinto da
una diagnosi principale di adenocarcinoma del colon trasverso operato nel
(...), e da diagnosi secondarie di: trombosi venosa profonda all’arto infe-
riore sinistro post-operatoria verosimilmente nel (...); colecistectomia nel
(...); sepsi post-chirurgica nel (...), con terapie specialistiche eseguite in
patria di emicolectomia destra nel (...) ed una chemioterapia adiuvante con
schema Capox per sei cicli (cfr. n. 24/2). Le visite mediche effettuate in
Svizzera, hanno inoltre potuto appurare che si escluda la presenza di segni
per recente trombosi venosa profonda e superficiale interessante gli arti
inferiori bilateralmente e l’arto superiore destro, non vi sarebbero anomalie
a livello cardio-polmonare e gli esami di laboratorio sarebbero nella norma.
Dalla visita angiologica, è risultata unicamente la presenza di un’insuffi-
cienza della vena poplitea sinistra, verosimilmente in esiti di pregresso
evento trombotico (cfr. n. 21/2); mentre che dalla TAC del torace e dell’ad-
dome un micronodulo polmonare destro attualmente aspecifico, da moni-
torare nel tempo radiologicamente, un grossolano laparocele mediano
senza tuttavia evidenza di sofferenza ischemica delle anse impegnate e
non vi sono altri reperti di rilievo in sede toraco-addominale. Come propo-
sta terapeutica, è stata richiesta una colonscopia, con l’appuntamento fis-
sato a novembre prossimo (cfr. n. 22/2 e n. 24/2). Ulteriori cure o proposte
di terapie o farmaci non sono evincibili dalle visite mediche effettuate in
Svizzera. Alla luce dei referti medici in parola, anche il Tribunale è d’avviso
che la SEM, disponesse di sufficienti elementi per procedere in maniera
non arbitraria ad un esame della sua situazione medica e non ha, in parti-
colare, commesso alcuna negligenza procedurale rinunciando ad investi-
gare maggiormente circa lo stato di salute del ricorrente o ad attendere lo
svolgimento di ulteriori visite mediche previste in futuro o ancora da ese-
guire – peraltro l’unica rilevabile dal carteggio degli atti medici è una colon-
scopia da eseguire nel mese di novembre prossimo. Infatti, nella misura in
cui i documenti medici già presenti all’incarto al momento della decisione
della SEM, hanno permesso di escludere che il ricorrente soffrisse di gravi
patologie, l’autorità inferiore, viste le diagnosi poste, poteva ritenere a ra-
gione che i suoi problemi di salute non erano suscettibili di porre la sua
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esistenza in pericolo in caso di un suo ritorno in Georgia ai sensi della re-
strittiva giurisprudenza convenzionale in materia (cfr. supra consid. 8.3;
DTAF 2011/50 consid. 8.3; 2009/2 consid. 9.3.2 con rif. cit.). La visita di co-
lonscopia programmata per novembre prossimo, in assenza di qualsivoglia
elemento medico concreto fondante la scoperta di patologie non fin qui già
diagnosticate e che appaiono essere già state curate nel paese d’origine
dell’insorgente, non permette di sovvertire tale conclusione. Difatti, non sa-
rebbe ragionevolmente atteso da parte delle autorità svizzere, che intra-
prendano, ogni volta che un richiedente l’asilo invoca dei motivi medici, un
numero importante d’investigazioni tendenti ad individuare delle potenziali
affezioni. A tal riguardo, sotto il profilo dell’esigibilità, sono decisivi unica-
mente i fatti medici conosciuti al momento della presa di decisione; tale non
è invece il caso di esami medici complementari, che portano su dei fatti
futuri per principio di per sé incerti (cfr. nello stesso senso la sentenza del
Tribunale E-2649/2021 del 14 giugno 2021). Le allegazioni del ricorrente
circa una sua inabilità lavorativa, in quanto gli sarebbe stato detto in patria
che non poteva sollevare pesi superiori al chilo e mezzo (cfr. n. 23/12, D15,
pag. 4), tesi ribadita anche nel gravame per quanto attinente alla sua pro-
fessione abituale di (...) (cfr. ricorso, pag. 8), non risultano essere fondate
su alcun elemento di qualsivoglia sostanza e concretezza. Lo stato di sa-
lute del ricorrente, risultava quindi essere sufficientemente acclarato e non
ostativo all’esecuzione del suo allontanamento già al momento della presa
di decisione della SEM e tale conclusione è tutt’ora attuale. Altresì, come a
ragione considerato dall’autorità inferiore nella decisione avversata, anche
in Georgia risultano essere disponibili, in caso di necessità, i trattamenti
oncologici (tra i quali la chemioterapia ed i farmaci; cfr. anche nello stesso
senso la sentenza del Tribunale E-1119/2022 del 26 luglio 2022 con-
sid. 4.4.3). Egli avrebbe peraltro già prima del suo espatrio beneficiato di
cure nel suo Paese d’origine. Il fatto che egli non abbia potuto proseguire
le cure o effettuare le visite di controllo ogni tre mesi presso il medico viste
le diagnosi pregresse, poiché non avrebbe più avuto la disponibilità econo-
mica (cfr. n. 23/12, D6, pag. 3; D61 segg., pag. 8), come allegato anche nel
ricorso, poiché l’assicurazione sanitaria statale gli avrebbe coperto soltanto
parzialmente i trattamenti effettuati ed egli avrebbe dovuto vendere tutti i
suoi (...) per finanziare i medesimi (cfr. n. 23/12, D14 segg., pag. 4), non
risultano neppure essere delle asserzioni suscettibili di rendere il suo al-
lontanamento inesigibile. Difatti, come già sopra rilevato (cfr. supra con-
sid. 8.4), egli potrà, nel caso in cui non disponesse effettivamente di risorse
economiche – ciò che non appare all’evidenza invece essere stato nel suo
passato (cfr. n. 23/12, D14, pag. 4; D28 segg., pag. 5 seg.) – rivolgersi per
il finanziamento di trattamenti che risultassero necessari in futuro a pro-
grammi sociali e al sistema finanziario statale di assicurazione malattia
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dell’UHCP presenti in Georgia (cfr. supra consid. 8.4). Inoltre il ricorrente
potrà richiedere in Svizzera, se necessario, un sostegno finanziario per as-
sicurare l’eventuale assistenza medica e proseguimento dei trattamenti es-
senziali, per un periodo limitato nel Paese d’origine a conclusione della
procedura ricorsuale in parola (cfr. art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e art. 73 segg.
dell’Ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 ago-
sto 1999 [OAsi 2, RS 142.312]). Per quanto attiene il pagamento di even-
tuali trattamenti, vi è ancora da osservare che seppure in Georgia le risorse
risultino più limitate rispetto a quanto presente in
Svizzera e che in tale Paese il sistema sanitario non offra la stessa qualità
come su suolo elvetico, tuttavia, tali circostanze non comportano, prese a
sé stanti, l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. la sentenza
del Tribunale D-2416/2022 consid. 8.5 con ulteriori rif. cit.). Sotto tale pro-
filo, appartiene inoltre all’insorgente indirizzarsi prioritariamente ai pro-
grammi sociali e di salute che sono disponibili – al contrario di quanto da
egli considerato anche nel ricorso – nel suo Stato d’origine, prima di appel-
larsi alla tradizione umanitaria svizzera in materia di cure (cfr. a tal propo-
sito la sentenza del Tribunale D-2871/2019 dell’11 agosto 2021 con-
sid. 6.10.3 con ulteriore rif. cit.).
Altresì, a differenza di quanto da egli sollevato nel ricorso, egli dispone in
patria di una rete famigliare, composta in particolare dai suoi genitori – che
percepiscono la pensione – e da un fratello, che vivono nella sua località
di origine in un’abitazione propria (cfr. n. 23/12, D30 segg., pag. 5 seg.),
che potranno in caso di necessità – e come già in passato – aiutarlo nella
sua reintegrazione. Così stando le cose, il Tribunale ritiene che l’insorgente
non si ritroverebbe in una situazione di emergenza esistenziale nel caso di
ritorno in patria.
8.6 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, ri-
sulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione
all’art. 44 LAsi).
9.
Infine, non risultano esserci impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
all’art. 44 LAsi), disponendo per il resto il ricorrente della sua carta d’iden-
tità tutt’ora valida, e che con la dovuta diligenza, sarà in grado d’intrapren-
dere i passi necessari presso la competente rappresentanza del suo Paese
d’origine, per l’ottenimento di eventuali documenti necessitanti per il suo
rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12).
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10.
Di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione impu-
gnata confermata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia,
non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-
lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è
indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1
PA).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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