Decision ID: bd364d6e-eb89-5744-8e49-fbf194e5adaa
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 
Law Sub-area: 
Label: approval

Facts:
in fatto e in diritto:
1.
Con istanza 21 luglio 1997 _, titolare del negozio _ a _, ha convenuto in giudizio _ al fine di ottenere il pagamento di fr. 7’050.- corrispondenti al prezzo di alcuni capi di abbigliamento acquistati dalla convenuta (doc. B).
Quest’ultima si è opposta alla pretesa avversaria contestando di avere uno scoperto nei confronti dell’istante alla quale sostiene aver pagato a saldo fr. 3’000.– e di non avere successivamente fatto ulteriori acquisti.
2.
Con il querelato giudizio il primo giudice ha respinto l’istanza addebitando alla parte istante il mancato ossequio dell’onere della prova che le competeva in merito all’effettiva vendita alla convenuta dei capi di abbigliamento di cui chiede il pagamento.
3.
Con il presente tempestivo gravame _ è insorta contro il predetto giudizio postulandone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art. 327 lett. g CPC. La ricorrente rimprovera al primo giudice di aver arbitrariamente valutato le prove per non aver ritenuto provata la sua pretesa quantomeno per quanto attiene alla fornitura di una giacca “Attolini” del valore di fr. 1’350.– confermata dalla teste _. Con l’annullamento della sentenza impugnata, essa chiede pertanto –in via principale– l’accoglimento integrale dell’istanza e –subordinatamente– l’accoglimento limitato all’importo di fr. 1’350.–.
Con osservazioni 16 marzo 1998 la controparte postula la reiezione del gravame.
4.
Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove.
Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (
DTF
122 III 130 consid. 2a con rinvii; 122 I 61 consid. 3a).
5.
Controversa nella fattispecie è la sussistenza del credito fatto valere dalla parte istante.
Trattandosi di una pretesa derivante da un contratto di compravendita, spetta al venditore provare di aver fornito la merce mentre incombe all’acquirente la prova del relativo pagamento (
Cocchi/Trezzini,
CPC, n. 7 e 13 ad art. 183 CPC).
Dalle risultanze istruttorie, in specie dalla deposizione della teste _ (sarta alle dipendenze dell’istante), si evince l’acquisto da parte della convenuta di una giacca “Attolini” del valore -non contestato- di fr. 1’350.–: limitatamente a questo importo è pertanto sufficientemente provata la prestazione della venditrice, relativamente a un capo di abbigliamento che figura negli elenchi versati agli atti (doc. B e doc. E, pag. 2). La stessa risultanza non concerne invece –contrariamente alle conclusioni del primo giudice– il pagamento della merce, a dipendenza dei rispettivi oneri probatori delle parti di cui già si è detto. In concreto, la convenuta non è stata in grado di provare di aver pagato il relativo prezzo, non potendo certo bastare la sua allegazione secondo la quale con un pagamento di fr. 3’000.- ella avrebbe saldato ogni sua posizione debitoria nei confronti dell’istante.
La censura della ricorrente dev’essere pertanto accolta con il conseguente annullamento del giudizio impugnato.
6.
Accogliendo il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC, la Camera è tenuta a decidere il merito della controversia.
Per quanto esposto, la pretesa di parte istante, limitatamente alla posta di fr. 1’350.- oltre interessi del 5% a far tempo dal 1° febbraio 1997, data della prima interpellazione agli atti (doc. C; art. 102 cpv. 2 CO), deve essere così accolta.

Considerations: