Decision ID: aa7f7db1-7626-5da1-baae-53210a176467
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessata, cittadina georgiana e di etnia omonima, con ultimo domicilio
a B._, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) aprile 2019 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di
seguito: SEM] n. [...]-2/2).
B.
La richiedente asilo è stata sentita dalla SEM nell’ambito di un’audizione di
rilevamento dei dati personali il (...) aprile 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-15/7;
di seguito: verbale 1) ed in seguito sui suoi motivi d’asilo il
(...) maggio 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-27/11; di seguito: verbale 2).
Nel corso delle predette audizioni ella ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di essere espatriata dal suo Paese d’origine il
(...) 2019 accompagnata dal figlio C._ (dossier N [...]), entrando
dapprima in D._ ed il medesimo giorno legalmente in Svizzera. In
Georgia, avrebbe gestito un (...) dalla fine dell’anno 2017 e sino a circa
fine anno 2018. A causa delle continue minacce ed estorsioni – prima sotto
forma di (...) e poi in danaro – che delle persone che si presentavano nel
loro (...) avrebbero mosso nei suoi confronti ed in quelli del figlio, avrebbe
dovuto chiudere l’attività. Essi non avrebbero però sporto alcuna denuncia
nei confronti di tali figuri in quanto non avrebbe portato a nulla. Inoltre, dal
mese di novembre 2018 l’interessata avrebbe iniziato ad accusare dei
dolori al corpo e già prima avrebbe avuto dei momenti d’insensibilità negli
arti inferiori. Per tali problematiche di salute si sarebbe dapprima rivolta al
suo medico di famiglia, che le avrebbe prescritto dei medicamenti, ed in
seguito ad un ginecologo, che il (...) le avrebbe fatto un intervento d’(...)
([...]), il quale non avrebbe tuttavia risolto i suoi problemi. Pertanto ella si
sarebbe rivolta a tre neurochirurghi differenti – il primo a B._ ed i
successivi a E._ – i quali le avrebbero soltanto fatto due tomografie
assiali computerizzate (TAC) e riferito che ella sarebbe affetta da una
malattia rara e degenerativa, per la quale non esisterebbe alcuna cura. Non
le avrebbero pertanto prescritto alcun trattamento e medicamento, ed ella
avrebbe assunto degli antidolorifici per conto suo. A causa di tale
situazione, la richiedente avrebbe deciso di partire per la Svizzera,
consigliata in merito da conoscenti che si sarebbero fatti curare
precedentemente su suolo elvetico, ed aiutata finanziariamente per le
spese di viaggio da parenti viventi nel suo Paese d’origine. Ha inoltre
riferito che in Georgia beneficiava di una cassa malati collettiva, che
coprirebbe soltanto le visite ed i trattamenti di base, ma non i consulti
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specialistici. Per i predetti, sarebbe stata sostenuta finanziariamente dalla
madre, che vivrebbe a B._, e che si sarebbe indebitata per
finanziarli, nonché da un vicino di casa. In Svizzera le avrebbero
diagnosticato una mielopatia e, malgrado diversi esami medici effettuati e
la prescrizione di medicinali, starebbero tutt’ora indagando in merito al suo
stato di salute e le sarebbe stata fissata a breve una visita neurochirurgica
(cfr. verbale 2, D21 segg., pag. 3 segg.). Nell’evenienza di un suo ritorno
in Georgia, ella teme per la sua vita e quella del figlio a causa delle minacce
ricevute dai malviventi e poiché non esisterebbero delle cure per la sua
patologia (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 4; verbale 2, D78, pag. 9). Nel
predetto Stato, oltreché la madre, avrebbe pure il marito, a B._,
nonché una figlia ed un fratello, oltreché diversi cugini paterni e materni,
questi ultimi viventi a E._ (cfr. verbale 2, D7 segg., pag. 2 seg).
A supporto della sua domanda d’asilo, ella ha presentato il suo passaporto
georgiano (cfr. atto SEM n. [...]-7/4 e verbale 1, p.to 4.01 seg., pag. 4 seg.),
la sua carta d’identità (cfr. atti SEM n. [...]-11/1, n. [...]-12/2 e verbale 1,
p.to 4.01 e 4.03 pag. 4 seg.), il certificato di matrimonio datato (...) con la
relativa traduzione in inglese autenticata (cfr. atto SEM n. [...]-21/3 e
verbale 1, p.to 4.01, pag. 4 seg.), il certificato per il cambiamento del nome
n. (...) del (...) con la traduzione in lingua inglese autenticata (cfr. atto SEM
n. [...]-20/2; verbale 1, p.to 4.01 seg., pag. 4 seg. e verbale 2, D30 seg.,
pag. 4) ed il certificato di nascita con la rispettiva traduzione in inglese
autenticata (cfr. atto SEM n. [...]-22/2 e verbale 1, p.to 4.01, pag. 4 seg.).
C.
Dalle analisi mediche effettuate successivamente dalla richiedente (cfr. atti
SEM n. [...]-28/6, n. [...]-31/2, n. [...]-33/3, n. [...]-35/4, n. [...]-41/3, n. [...]-
42/4, n. [...]-43/2), è stata posta una diagnosi conclusiva di fistola durale
spinale a livello L1 di destra con edema midollare e mielopatia. Per la
fistola, la richiedente è stata ospedalizzata ed operata presso il (...) di
F._ nell’(...) del 2019.
D.
Con decisione del 3 settembre 2019 l’autorità inferiore, a causa nella
necessità di ulteriori accertamenti specifici inerenti i problemi medici
allegati dalla richiedente, ha assegnato il caso alla procedura ampliata ex
art. 26d della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31) ed ai sensi dell’art. 27 LAsi
l’interessata è stata assegnata al G._ (cfr. atti SEM n. [...]-49/2 e
n. [...]-68/3). È seguita la cessazione del mandato di rappresentanza tra la
richiedente ed il suo sino ad allora rappresentante legale (cfr. atto SEM
n. [...]-53/1).
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E.
Nei successivi rapporti e carteggi medici, si riferisce che la richiedente
soffre di una patologia neuro-vascolare molto rara, che ha causato, nel suo
corso naturale, dei dolori alla schiena irradianti gli arti inferiori con associati
disturbi di sensibilità e di forza. L’interessata avrebbe subito tre interventi
chirurgici che avrebbero trattato la patologia vascolare, ma avrebbero nel
contempo comportato una severa paraparesi, attualmente in parziale
miglioramento. Per le sue problematiche di salute la richiedente
necessiterebbe di controlli regolari ambulatoriali con esami imaging di
follow-up nonché di una riabilitazione intensiva precoce, che è necessaria
ed indicata, per una durata minima di 4-6 mesi (cfr. atti SEM n. [...]-55/4 e
n. [...]-60/2).
F.
Per il tramite dello scritto datato 12 novembre 2019, la SEM ha concesso
all’interessata la possibilità di esprimersi in merito alle risultanze delle loro
indagini dal profilo medico, ovvero che ella necessiterebbe di una terapia
di riabilitazione, di continui follow-up e di fisioterapia. Tali terapie e
trattamenti sarebbero disponibili anche in Georgia, secondo il parere
medico interno richiesto dall’autorità di prime cure (cfr. atti SEM n. [...]-62/2
e n. [...]-82/3).
G.
G.a Poiché la SEM non avrebbe ricevuto nessuna risposta da parte della
richiedente entro il termine fissato, ha emesso una prima decisione datata
25 novembre 2019. Nella predetta, facendo segnatamente applicazione
degli art. 108 cpv. 3 LAsi in combinato disposto con l’art. 40 e l’art. 6a
cpv. 2 lett. a LAsi, senza ulteriori chiarimenti, ha rifiutato la qualità di
rifugiato alla richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, con
contestuale pronuncia d’allontanamento e d’esecuzione del medesimo
provvedimento (cfr. atto SEM n. [...]-65/6).
G.b Per il tramite della sua nuova rappresentante legale, l’interessata ha
interposto ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) contro suddetta decisione il 3 dicembre 2019 e successivo
completamento con scritto del 4 dicembre 2019. Nel suo gravame ella ha
postulato l’annullamento della decisione impugnata con la restituzione
degli atti di causa all’autorità inferiore, in quanto la SEM non si sarebbe
espressa nel provvedimento querelato riguardo alla loro presa di posizione
del 22 novembre 2019, ciò che costituirebbe una violazione del suo diritto
di essere sentita (cfr. risultanze processuali di cui ai ruoli D-6378/2019 e
atto SEM n. [...]-70/29).
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G.c A seguito della decisione incidentale del Tribunale del
6 dicembre 2019, nella quale in particolare invitava la SEM a presentare
una risposta al ricorso entro il termine del 16 dicembre 2019, l’autorità di
prime cure con decisione del 13 dicembre 2019 ed in applicazione
dell’art. 58 cpv. 1 PA, ha riesaminato la sua decisione del
25 novembre 2019, annullandola e riprendendo di conseguenza la
procedura di prima istanza (cfr. risultanze processuali di cui ai ruoli
D-6378/2019 e atto SEM n. [...]-72/2).
G.d Visto quanto sopra il Tribunale, con decisione di stralcio del
18 dicembre 2019 ha ritenuto il ricorso privo di oggetto ed ha accordato
alla richiedente, a carico della SEM, delle ripetibili per CHF 720.–.
H.
Con successivi scritti del 31 dicembre 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-77/1) – al
quale la richiedente non avrebbe dato alcun seguito – rispettivamente
dell’11 febbraio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-79/4), l’autorità inferiore ha
invitato la richiedente a presentare un rapporto medico in riferimento in
particolare alle sue condizioni attuali di salute ed alla sua dichiarata
incapacità deambulatoria. La richiedente ha presentato quanto richiesto
con scritto del 19 febbraio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-80/5).
I.
I.a Il 24 febbraio 2020, la SEM ha nuovamente dato la possibilità alla
richiedente di esprimersi in merito alle sue risultanze dal profilo medico.
Secondo l’autorità inferiore, in sostanza non vi sarebbero stati cambiamenti
di rilievo in merito alle future necessità terapeutiche dell’interessata rispetto
al momento in cui le era stato concesso il diritto di essere sentita del
12 novembre 2019. Pertanto, sulla base del consulting medico interno, ha
confermato che in Georgia vi sarebbero le strutture sanitarie in grado di
prendere a carico la richiedente per le terapie riabilitative di cui
necessiterebbe (cfr. atti SEM n. [...]-81/2 e n. [...]-82/3).
I.b L’interessata ha presentato le sue osservazioni relative al diritto di
essere sentita il 16 marzo 2020, essenzialmente facendo valere
un’impossibilità per la richiedente di essere curata in Georgia, in quanto le
strutture nominate dalla SEM sarebbero sia per posizione geografica che
per mancanza di mezzi finanziari della richiedente, inaccessibili alla stessa.
Inoltre ha segnalato che avrebbe già avuto delle brutte esperienze con le
strutture sanitarie georgiane, dove sarebbe stata trattata erroneamente a
causa di una carente diagnosi, nonché che non vi sarebbe quasi alcuna
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possibilità di aiuto psicosociale rispettivamente offerte di riabilitazione e
reintegrazione (cfr. atto SEM n. [...]-88/2).
J.
Con decisione del 27 marzo 2020, notificata il 30 marzo 2020 (cfr. atto
SEM n. [...]-91/1), la SEM, facendo applicazione dell’art. 6a cpv. 2 lett. a
LAsi, non ha riconosciuto la qualità di rifugiato alla richiedente ed ha
respinto la sua domanda d’asilo. Altresì ha pronunciato il suo
allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione del medesimo, in quanto
ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
K.
L’interessata ha presentato un ricorso il 6 aprile 2020 (cfr. risultanze
processuali) al Tribunale avverso la decisione succitata, chiedendo in via
principale l’annullamento delle cifre 4 e 5 della stessa, a causa
dell’inesigibilità ed impossibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; ed in
via eventuale postulando il rinvio degli atti all’autorità inferiore per
accertamento attuale dei fatti, con relativa motivazione e nuova
valutazione. Ha altresì formulato istanza di gratuito patrocinio ai sensi
dell’art. 102m LAsi, con nomina quale patrocinatrice d’ufficio della
rappresentante legale, nonché ha richiesto l’assistenza giudiziaria,
secondo il senso, di esenzione dal versamento delle spese processuali e
del relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
Al ricorso la ricorrente ha allegato in particolare l’attestato d’indigenza del
4 dicembre 2019 e la distinta delle spese d’onorario della rappresentante
legale dell’insorgente.
L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi seguenti qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF.
La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto, è legittimata ad aggravarsi contro di
essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento
può svolgersi in tale lingua.
Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano, il ricorso
è stato invece inoltrato in lingua tedesca. La presente sentenza può
pertanto essere redatta in italiano.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
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4.
Il Tribunale tiene conto della situazione nel paese d’origine dell’insorgente
e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo
quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta dopo
il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6,
DTAF 2008/4 consid. 5.4).
5.
Il ricorso del 6 aprile 2020 verte unicamente sulla questione relativa
all’esecuzione dell’allontanamento. Ne discende che la querelata decisione
è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e per quanto concerne la
pronuncia dell’allontanamento. Di conseguenza, il Tribunale limiterà il
proprio esame ai punti 4 e 5 del dispositivo della decisione impugnata.
6.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio di scritti.
7.
7.1 Nella propria decisione, la SEM ha anzitutto rilevato che l’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe ammissibile, in quanto non si
applicherebbero in casu i disposti di cui agli art. 5 LAsi e
art. 3 CEDU (RS 0.101). Proseguendo, l’autorità inferiore ha osservato che
né la situazione vigente nel Paese d’origine, come neppure degli ostacoli
personali si opporrebbero all’esecuzione del provvedimento. Invero, per la
presa a carico neurologica, per le terapie farmacologiche e riabilitativa
nonché per i continui follow-up di cui necessiterebbe la richiedente
secondo l’ultimo certificato medico pervenuto all’autorità inferiore il (...), le
stesse potrebbero essere assunte dalle strutture sanitarie dedicate
presenti a E._, in Georgia. Inoltre nel predetto Paese, che dal 2013
disporrebbe di un programma sanitario nazionale, le persone meno
abbienti potrebbero beneficiare gratuitamente di tutte le prestazioni dello
stesso. Ciò dovrebbe essere anche il caso della ricorrente, visto che lei ha
dichiarato di riuscire a stento a provvedere al proprio sostentamento.
Quanto l’interessata avrebbe addotto nelle due prese di posizione inerenti
il diritto di essere sentita, non modificherebbe l’apprezzamento dell’autorità
inferiore. Invero, dapprima ella ammette che le strutture mediche citate
dalla SEM esistano e siano a lei note, e tuttavia il fatto che non siano di
qualità come quelle in Svizzera così come che si trovino distanti dal suo
domicilio a B._, non avrebbe alcuna rilevanza per la valutazione
dell’esigibilità del suo rinvio. Tra l’altro la sua allegazione che tali strutture
godano di una cattiva reputazione sarebbe una sua mera opinione
personale senza alcun elemento a supporto. Anche quanto da lei espresso
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circa le sue difficoltà finanziarie, e di convesso il rischio che lei non possa
accedere alle cure mediche di cui necessita, non rispecchierebbero le
informazioni a disposizione dell’autorità inferiore. Infine, per quanto attiene
le sue problematiche psichiche, i trattamenti e le terapie – anche di
riabilitazione psicosociale – sarebbero presenti in diverse istituzioni in
Georgia ed i loro costi sarebbero assunti integralmente dallo Stato.
L’esecuzione del suo allontanamento sarebbe quindi pure
ragionevolmente esigibile, oltreché possibile.
7.2 Nel suo gravame, l’interessata, dopo aver ripreso alcuni fatti, ed aver
allegato di avere grosse difficoltà di movimento, problemi d’(...) e
necessitante di riabilitazione, si oppone a tale conclusione. In primo luogo,
secondo una fonte citata, oltreché non esserci l’offerta di quasi alcun aiuto
riabilitativo e di reintegrazione, nella maggior parte dei casi l’accesso ad un
programma di riabilitazione nel suo Paese d’origine non verrebbe
concesso e non vi sarebbe la possibilità di alcuna riabilitazione
psicosociale. Non vi sarebbe pertanto per l’interessata l’assistenza medica
a lei necessitante e non potrebbe essere esatto che la stessa si faccia
nuovamente curare nello Stato georgiano. Inoltre all’insorgente
mancherebbero le possibilità finanziarie per accedere alle cure, in quanto
in Georgia vi sarebbero delle eventualità nelle quali occorrerebbero fare
dei pagamenti diretti per poterne beneficiare. Invero, le casse malati
presenti non assumerebbero l’integralità dei costi e la richiedente non
potrebbe nella sua situazione né richiedere un credito né disporrebbe di
alcuna rete sociale che possa sostenerla in tal senso. Il suo rinvio in
Georgia sarebbe pertanto inesigibile. In secondo luogo, l’esecuzione del
suo allontanamento, vista l’attuale situazione di pandemia, sarebbe pure
impossibile. Questo in quanto non sarebbe possibile chiedere alla
richiedente, nel suo stato di salute, di lasciare la Svizzera, oltreché dei voli
allo stato attuale non sarebbero realizzabili, rendendo di fatto impossibile il
rinvio. Proseguendo nell’analisi, la ricorrente ritiene che a titolo eventuale
sarebbero da restituire gli atti alla SEM, poiché non avrebbe tenuto conto
nella sua decisione – ravvisando in tal senso una carenza nella
motivazione della decisione querelata nonché uno stabilimento inesatto dei
fatti – della situazione della pandemia attuale e del rischio che ella
correrebbe a causa del suo stato valetudinario. Inoltre, la restituzione degli
atti all’autorità inferiore sarebbe pure imposta dalla violazione del diritto di
essere sentita della ricorrente. Invero, a fronte della situazione pandemica
odierna nonché dello stato di salute dell’insorgente, il termine ricorsuale di
cinque giorni sarebbe troppo breve, per poter discutere con la ricorrente di
una soluzione opportuna e renderebbe maggiormente gravoso per il
rappresentante legale impugnare la decisione in modo adeguato.
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Pagina 10
8.
Preliminarmente, il Tribunale rileva come le censure formali mosse dalla
ricorrente in merito ad una carente motivazione e presa in considerazione
nella decisione impugnata della vigente situazione di pandemia, come pure
di una violazione del suo diritto di essere sentita a causa del breve termine
ricorsuale concessole, risultano essere infondate.
8.1 Appare giudizioso dapprima rimarcare come l’obbligo di motivazione
discende dal diritto di essere sentito e dalla garanzia di un processo equo
(art. 29 cpv. 2 Cost. e art. 6 CEDU) e costituisce un presupposto essenziale
per la verifica della fondatezza della decisione sia per le parti che per
l’autorità di ricorso. Per adempiere a tali esigenze, è sufficiente che
l’autorità menzioni, almeno brevemente, le proprie riflessioni sugli elementi
di fatto e di diritto essenziali; ovvero l’autorità è tenuta a riportare i motivi
che l’hanno guidata e sui quali essa ha fondato il suo ragionamento, di
modo che l’interessato possa rendersi conto della portata della stessa ed
impugnarla in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2
e DTF 142 I 135 consid. 2.1). L’autorità non deve invece pronunciarsi su
tutti i motivi delle parti, ma può al contrario limitarsi alle questioni decisive
(cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2). In altri termini, l’essenziale è che la
decisione indichi chiaramente i fatti stabiliti e le deduzioni giuridiche tratte
dalla fattispecie determinata (cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1). La
motivazione può inoltre essere implicita e risultare dai diversi considerandi
della decisione (cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1 con referenze citate;
sentenza del TF 2C_341/2016 del 3 ottobre 2016 consid. 3.1.). ll diritto di
essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione implica,
di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle
possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2,
DTF 126 I 15 consid. 2a, Giurisprudenza e informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5; sentenza
del Tribunale D-4287/2016 del 15 giugno 2018 consid. 5.1).
Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima
istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del
gravame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza
di una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un
rinvio all’autorità inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una
mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile
con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della
causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; DTF 133 I 201 consid. 2.2).
Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere
sentito può essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di
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esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del
medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione dell’autorità
ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base all’oggetto della
controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
art. 29 n. 119). Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica che il
Tribunale non potrà procedere alla riparazione di una violazione del diritto
di essere sentito in merito a questioni che rientrano nella sfera del potere
di apprezzamento dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della
facoltà di controllare l’opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr.
DTAF 2014/22 consid. 5.3). Ciò non è tuttavia il caso per quanto concerne
l’esame inerente l’esecuzione del rinvio, nel quale il Tribunale beneficia di
un pieno potere cognitivo (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del
Tribunale D-3821/2018 del 13 febbraio 2020 consid. 4.3, D-3403/2015 e
D-3540/2018 del 28 maggio 2019 consid. 4.2.2).
8.2 Altresì, nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio
inquisitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio
all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6
LAsi in relazione con l’art. 12 PA). In concreto, l’autorità deve occuparsi del
corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la
documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le
circostanze giuridicamente rilevanti ed amministrare in tal senso le
opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). D’un lato, v’è un
accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si fonda su fatti
incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro lato, v’è un accertamento
incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto
giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 e relativi
riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.;
cfr. anche tra le altre la sentenza del Tribunale D-3821/2018 precitata
consid. 4.2).
8.3 L’autorità inferiore, nella decisione sindacata, dopo un esposto dei fatti
determinanti, ha pure inglobato nelle sue argomentazioni relative
l’esecuzione dell’allontanamento – peraltro pronunciandosi con spiegazioni
lineari e logiche prive di contraddizioni o passaggi prestanti il fianco a
interpretazioni contrarie – anche le osservazioni presentate nei due pareri
relativi al diritto di essere sentita della ricorrente. Appare inoltre pacifico
che l’insorgente ha potuto impugnare la decisione con cognizione di causa,
dato che si è espressa compiutamente sugli aspetti contestati e non ha
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spiegato in alcun modo in che termini il suo memoriale ricorsuale sarebbe
stato, per le censure sollevate, carente. Questo, anche a prescindere dal
termine legale ricorsuale di cinque giorni e dalla situazione pandemica
attuale, termine che si ricorda non può essere prorogato o sospeso
dall’autorità giudicante. In tal senso, un’eventuale violazione del diritto di
essere sentito della ricorrente, sarebbe in ogni caso stata sanata in questa
sede. Inoltre, la situazione odierna legata alla propagazione del
Coronavirus (detto anche Covid-19) nel Mondo, non giustifica la
sospensione della presente pronuncia, nella misura in cui essa, allo stato
delle conoscenze in materia, non dovrebbe prolungarsi su una durata che
permetterebbe all’interessata, per questo motivo, di beneficiare
dell’ammissione provvisoria. Per il che, neppure la carenza di tale
evenienza congiunturale nella decisione impugnata, può essere censurata
con successo. Tuttavia, l’autorità inferiore dovrà tenerne debitamente
conto, nel senso che l’esecuzione dell’allontanamento – come si vedrà
anche dappresso (cfr. infra consid. 9.5) – non potrà aver luogo che allorché
sarà conforme ai piani di sicurezza sanitari decisi dagli Stati interessati (cfr.
sentenza del Tribunale E-6856/2017 del 6 aprile 2020 consid. 9). Infine, lo
stato di salute della ricorrente è stato preso in considerazione rettamente
dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, ed in caso di necessità,
sarà compito delle autorità preposte per l’esecuzione dell’allontanamento
di adottare le misure di accompagnamento necessarie ed adeguate alle
problematiche valetudinarie della ricorrente al momento della partenza. Ne
discende quindi che, le censure mosse in tal senso dall’insorgente,
risultano essere infondate e vanno quindi disattese.
9.
9.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, nuova denominazione e testo legislativo in vigore dal
1° gennaio 2019; RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile
(cpv. 3), ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di
non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone
l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
D-1903/2020
Pagina 13
dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
9.3
9.3.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi
all’esecuzione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte
europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola
possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di
insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione
non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti
all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che
permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di
essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti
contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
9.3.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscita a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposta a tali
pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, ella non può prevalersi del principio del
divieto di respingimento ex art. 5 LAsi, in quanto è una disposizione che
protegge unicamente le persone alle quali è stata riconosciuta la qualità di
rifugiato. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento della ricorrente, non
viola il principio del divieto di respingimento come definito nella
disposizione precitata.
9.3.3 Inoltre, né dal gravame, né dagli atti, risultano elementi per ritenere
che lo stato valetudinario della ricorrente, sufficientemente acclarato in
sede di prima istanza, conto tenuto della rilevanza per l’esito della vertenza
(cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2), si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
e terminale da lasciar presupporre che, a seguito del suo trasferimento, la
sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della
CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1), o che nello Stato di destinazione non vi siano i
trattamenti medici adeguati, ed essa sarà quindi confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle sue
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche
DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2).
In tale contesto, negli ultimi anni, il sistema di salute in Georgia, ha
conosciuto un’importante ristrutturazione e dei grandi progressi sono stati
realizzati, nel senso che il trattamento della maggior parte delle
problematiche fisiche e psichiche sarebbe ora possibile, anche se non
corrisponde agli standard medici svizzeri. Il Tribunale ha inoltre già avuto
la possibilità di rilevare in merito che il risanamento dei centri ospedalieri e
delle strutture mediche già presenti, così come la costruzione di nuovi
ospedali, grazie all’impiego d’importanti mezzi finanziari, aveva comportato
un miglioramento considerevole della rete sanitaria, avendo la maggior
parte degli abitanti del paese la possibilità di consultare un medico in buone
condizioni. La maggior parte dei medicamenti correnti sono dipoi
disponibili, segnatamente nelle reti farmaceutiche. In particolare, a partire
dalla messa in funzione del nuovo sistema finanziario statale
dell’assicurazione-malattia universale, cosiddetto “Universal Health Care
Program” (UHCP), nel febbraio del 2013, la copertura dell’assicurazione-
malattia gratuita è assicurata a tutte le persone che in precedenza ne erano
sprovviste, e copre un insieme di cure primarie e secondarie, come pure
l’acquisto di un certo numero di medicamenti. La riforma dell’UHCP nel
2017 ha introdotto un meccanismo di sostegno finanziario limitato per
l’acquisto di ulteriori medicamenti, che sono altrimenti a carico quasi
interamente degli interessati, per le persone socialmente vulnerabili o
indigenti. Le stesse possono invero farsi rimborsare, in principio, il 90% dei
costi del medicamento, se questo costa almeno 1 GEL, per le patologie
seguenti: problemi cardio-vascolari o cardiaci cronici, malattia cronica dei
polmoni, diabete (tipo 2) e problematiche della tiroide (cfr. Organisation
suisse d’aide aux réfugiés [OSAR], Géorgie: accès à des soins médicaux,
28 agosto 2018, pag. 3 segg.; SEM, Focus Georgien, Reform im
Gesundheitswesen: Staatliche Gesundheitsprogramme und
Krankenversicherung, 21 marzo 2018). A partire dal mese di maggio del
2017, l’UHCP prende in considerazione il reddito di ciascun cittadino per
determinare la somma della presa in carico finanziaria dei costi medici. Le
persone che dispongono di un reddito elevato sono escluse
dall’assicurazione universale, mentre che quelle con un reddito medio, vi
hanno un accesso limitato. Per quanto concerne i gruppi di persone
vulnerabili, i bambini ed i pensionati, beneficiano invece di tutte le
prestazioni dell’UHCP (cfr. OSAR, ibidem, pag. 3 segg.; sentenze del
Tribunale E-5446/2019 del 7 aprile 2020 consid. 4.3.2 con ulteriori
riferimenti ivi citati, D-339/2020 e D-360/2020 del 27 gennaio 2020
consid. 10.3.3 con ulteriori riferimenti citati). Secondo l’ultimo rapporto
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Pagina 15
annuale dell’US Social Security Administration (SSA), le persone che
soffrono di disabilità in Georgia e che appartengono al gruppo I (disabilità
severa) o al gruppo II (disabilità da moderata a significativa), sono idonee
per ottenere una rendita d’invalidità (cfr. US Social Security Administration
[SSA], Social Security Programs Throughout the World: Asia and the
Pacific, 2018 – Georgia –, marzo 2019, pag. 91-92 <
https://www.ecoi.net/en/file/local/2005493/georgia.pdf >, consultato il
14 aprile 2020; cfr. anche sentenza del Tribunale E-5446/2019 del
7 aprile 2020 consid. 4.3.2 con ulteriore riferimento ivi citato).
Nel caso di specie, dagli ultimi certificati medici disponibili agli atti, ovvero
del (...) (cfr. atto SEM n. [...]-55/4) rispettivamente del (...) (cfr. atto SEM
n. [...]-80/5), si rileva le diagnosi di fistola durale spinale artero-venosa, con
una paraparesi più a destra degli arti inferiori, e problematiche di (...) –
queste ultime trattate con medicamenti e la posa di (...), che all’uscita dalla
(...) la richiedente avrebbe saputo utilizzare da sola –, nonché un disturbo
di adattamento reattivo con depressione ed ansia (ICD-10 F43.22) dall’(...)
del 2019. Per le sue patologie, ella necessiterebbe per il proseguo di
controlli regolari neurologici con esami di imaging, dell’adeguamento della
medicazione contro il dolore a dipendenza dei disturbi, controlli di
laboratorio inclusivi quelli delle urine nonché per prestare attenzione alla
regolare (...), follow-up a causa della medicazione antidepressiva come
pure controlli di laboratorio per la funzionalità epatica; infine l’esigenza di
seguire un programma riabilitativo con regolari sedute di fisioterapia ed
ergoterapia. Senza tali trattamenti ella rischia una paraplegia ed un alto
rischio di complicazioni a causa dell’immobilità (ad esempio: trombosi,
decubito, contratture, decondizionamento, aumento ponderale, ecc.).
Invece, con una continuazione del trattamento ottimale, vi sarebbe il
potenziale per ulteriori funzionali e rilevanti passi avanti in ordine alla
mobilità dell’interessata – già migliorata molto a livello della motricità, della
sensibilità e della cura della persona (in quest’ultima richiederebbe ancora
soltanto un aiuto puntuale per vestirsi nella parte bassa del corpo), durante
la permanenza della richiedente nella (...) dall’(...) sino al (...) – nonché un
rischio massicciamente inferiore di sviluppare dei danni secondari o
consequenziali. Inoltre, sin tanto che le possibilità terapeutiche e mediche
necessarie alla richiedente sono disponibili per l’interessata nel suo Paese
d’origine, dal profilo neurologico non vi è nulla in contrario che la stessa
possa essere trattata in quest’ultimo (cfr. atto SEM n. [...]-80/5). Come
desumibile dagli atti (cfr. atto SEM n. [...]-82/3), le strutture mediche sia per
effettuare i controlli neurologici indispensabili e necessari alla richiedente,
che il seguito delle cure riabilitative (in particolare i trattamenti fisioterapici)
e mediche adeguate allo stato di salute della richiedente, potranno essere
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Pagina 16
effettuate o proseguite anche in Georgia. Anche per quanto concerne
l’eventuale necessità di effettuare dei trattamenti psichiatrici in patria da
parte dell’insorgente, gli stessi, oltreché disponibili, dal 1995, sono coperti
dallo “State Programm for Mental Health”, e di regola risultano essere
gratuiti (cfr. OSAR, ibidem, pag. 10 segg.). Per quanto attiene il sostegno
psicologico del quale è indicato pure la presa in carico (cfr. in particolare
atto SEM n. [...]-60/2), malgrado le cure psicoterapeutiche sarebbero
d’accesso limitato e ristretto nel suo paese d’origine, tuttavia le stesse non
risultano del tutto assenti (cfr. OSAR, ibidem, pag. 12 seg.), e potranno
pertanto essere pure proseguite in Georgia, se necessario. Visto quanto
precede, nonché sulla base anche del consulting medico interno richiesto
dalla SEM (cfr. atto SEM n. [...]-82/3), la Georgia dispone di un servizio e
di strutture mediche adeguati anche per lo stato di salute della ricorrente,
che con le diagnosi ora poste saranno in grado di proseguire le cure
necessarie alla stessa, senza che ciò comporti il rischio ad un declino
grave, rapido ed irreversibile del suo stato di salute, che la esponga a delle
sofferenze intense o ad una riduzione significativa della sua speranza di
vita.
9.3.4 Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento
dell’insorgente verso la Georgia, risulta pertanto ammissibile ai sensi
dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi.
9.4
9.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere
ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la
violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
a una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di
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Pagina 17
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
9.4.2 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
l’insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile
dell’esecuzione dell’allontanamento, tenuto conto della situazione generale
vigente attualmente in Georgia, da un lato, e della sua situazione
personale, dall’altro.
9.4.2.1 In Georgia – ad eccezione delle regioni secessioniste dell’Abkhazia
e dell’Ossezia del sud, dalle quali la ricorrente non proviene – non vige
attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata
che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio
nazionale che permetta di presumere, sin dall’inizio e indipendentemente
dalle circostanze della fattispecie – a proposito di tutti i cittadini di tale
paese – l’esistenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83
cpv. 4 LStrI (cfr. in merito fra le tante anche: sentenze del Tribunale
E-7415/2018 e E-7465/2018 del 12 dicembre 2019, E-6265/2019 del
5 dicembre 2019 consid. 7.5).
9.4.2.2 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera,
l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel
caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non
ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime
d’esistenza. Per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale e
d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana.
L’art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere interpretato quale norma che
comprenderebbe un diritto di soggiorno lui stesso indotto da un diritto
generale di accesso in Svizzera a delle misure mediche tendenti al
recupero della salute o a mantenerla, per il semplice motivo che
l’infrastruttura ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine
o di destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elevato
elvetico (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati). In tal senso,
se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese d’origine del
richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in
Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà
ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della
disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di
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Pagina 18
trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe
così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in
pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e
notevolmente più grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50
consid. 8.3 con riferimenti citati).
9.4.2.3 Nel caso specifico, come già sopra evidenziato (cfr. supra
consid. 9.3), per le problematiche di salute della ricorrente, esistono in
Georgia le cure mediche ed i trattamenti essenziali e necessari, così come
un programma d’aiuto sociale per il loro finanziamento, cosicché una vita
dignitosa, può ivi essere assicurata. Vi è in tal senso da osservare che le
risorse in Georgia, pur risultando più limitate rispetto a quanto presente in
Svizzera e che in tale Paese il sistema sanitario non offra la stessa qualità
come su suolo elvetico, tuttavia, tali circostanze non comportano, prese a
sé stanti, l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. in tal senso
anche la sentenza del Tribunale E-1231/2019 del 22 marzo 2019
consid. 6.4.3). Pur considerando con la dovuta attenzione lo stato di salute
della ricorrente e non volendo in alcun caso in tale sede sminuirne la
gravità, dalla documentazione medica agli atti non si evince la necessità
per la stessa di dover rimanere in Svizzera, poiché altrimenti il suo stato di
salute si degraderebbe a tal punto da metterne in pericolo concretamente
la sua vita o il suo stato di salute ai sensi della giurisprudenza succitata
(cfr. consid. 9.4.2.2). In tale contesto si rileva inoltre come le cure mediche
specifiche (o specializzate), non rientrano nella nozione di cure essenziali
sviluppata dalla giurisprudenza circa gli ostacoli d’ordine medico
all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. in tal senso anche la sentenza del
Tribunale E-5077/2019 del 9 ottobre 2019 con riferimento ivi citato). Le
censure mosse nel gravame dall’insorgente in riferimento alla mancanza
dei necessari trattamenti riabilitativi per la ricorrente, anche con riferimento
ad una fonte, per la loro inconsistenza, non sono atte a modificare la
conclusione precedente. Per il resto, ella potrà beneficiare di prestazioni
dell’assicurazione malattia georgiana e, se del caso, richiedere una rendita
d’invalidità. In caso di necessità, la ricorrente potrà inoltre sollecitare dalla
SEM un aiuto al ritorno per motivi medici (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e art. 73
segg. dell’Ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie
dell’11 agosto 1999 [OAsi 2, RS 142.312]), rispettivamente portare con sé
una riserva di medicamenti per il periodo direttamente successivo al suo
ritorno in Georgia. Infine, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente
nel gravame, risulta che essa dispone di una rete sociale in Georgia –
formata in particolare dal marito, dalla figlia, dalla madre e da diversi
parenti e conoscenti – che potrebbero eventualmente ed in caso di
necessità supportarla finanziariamente e logisticamente, come anche già
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Pagina 19
fatto nel passato (cfr. verbale 2, D7 segg., pag. 2 seg.; D21 e D24, pag. 3;
D60 segg., pag. 7 seg.). Inoltre, ella avrà il supporto pure del figlio con il
quale è espatriato, il quale allontanamento dalla Svizzera verso la Georgia
verrà coordinato con quello della madre (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 4;
verbale 2, D7, pag. 2 e atti contenuti nel dossier N [...]). Pertanto, neppure
la situazione personale dell’interessata, risulta essere d’impedimento
all’esecuzione del suo allontanamento.
9.4.3 Visto tutto quanto sopra, il rientro dell’interessata nel suo Paese
d’origine, è quindi da considerarsi pure ragionevolmente esigibile.
9.5 In ultima analisi, non risultano neppure esserci degli impedimenti dal
profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2
LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). Non risulta invero al momento attuale
che, a parte un’eventuale maggiore difficoltà tecnica ed amministrativa di
organizzazione del viaggio di rimpatrio dovuta alla pandemia attuale, lo
stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una
posticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non
conduce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze
del Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020
del 25 marzo 2020 consid. 5.5). Tuttavia, come già sopra rimarcato (cfr.
consid. 8.3 con riferimento ivi citato), l’esecuzione dell’allontanamento non
potrà aver luogo che allorché sarà conforme ai piani di sicurezza sanitari
decisi dagli Stati interessati. Le censure sollevate in tal senso dalla
ricorrente nel gravame, sono pertanto da disattendere. L’insorgente,
dispone inoltre di documenti di viaggio (passaporto e carta d’identità)
tutt’ora validi, e con la dovuta diligenza, è in grado d’intraprendere i passi
necessari presso la competente rappresentanza del suo paese d’origine,
per ottenere eventuali ulteriori documenti necessitanti al rimpatrio (cfr.
art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12).
9.6 Riassumendo, la SEM ha a ragione ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, esigibile e possibile.
La concessione dell’ammissione provvisoria, come postulato dalla
ricorrente nel gravame, non entra pertanto in considerazione (art. 83
cpv. 1-4 LStrI).
10.
Ne discende che con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
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Pagina 20
(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna
(art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali,
è divenuta senza oggetto.
12.
12.1 Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).Tuttavia, visto che la ricorrente
risulta essere indigente e le conclusioni del ricorso, al momento del suo
deposito, non apparivano d’acchito prive di probabilità di successo, il
Tribunale accoglie la domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA)
e di gratuito patrocinio (art. 102m cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LAsi) e designa in
tal senso la lic. iur. Monika Böckle come patrocinatrice d’ufficio.
12.2 Altresì, un’indennità a titolo d’onorario e disborsi è accordata a
quest’ultima (art. 12 TS-TAF). Poiché la parte ha presentato una nota
particolareggiata delle spese, prima della pronuncia della sentenza, la
stessa è fissata dal Tribunale sulla base della predetta (art. 14 TS-TAF). In
conformità alla prassi del Tribunale, ed in caso di rappresentanza d’ufficio
in materia d’asilo, la tariffa oraria è di regola da 200 a 220 franchi per gli
avvocati e da 100 a 150 franchi per i rappresentanti professionali che non
sono avvocati (art. 12 TS-TAF in relazione con l’art. 10 cpv. 2 TS-TAF), solo
le spese necessarie vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Nella
nota presentata, la rappresentante d’ufficio ha calcolato 2,5 ore a
CHF 200.– l’ora e spese per CHF 50.–. Visto quanto sopra, il Tribunale
riconosce 2,5 ore a CHF 150.– l’ora, non essendo la patrocinatrice titolare
di un brevetto d’avvocato, per un importo di CHF 375.– a titolo d’onorario,
oltreché di CHF 50.– a titolo di disborsi, per un totale globale di
CHF 425.–.
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
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Pagina 21
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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