Decision ID: a19b70dc-1fe2-5e6d-b645-68ea0d941dc4
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._, cittadino afghano di etnia hazara, ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il (...) novembre 2019 (cfr. atto della Segreteria di Stato
della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-1/2).
B.
Dalle investigazioni intraprese dalla SEM, in particolare dai riscontri datti-
loscopici nella banca dati «EURODAC», è risultato che il richiedente aveva
presentato una domanda d’asilo a B._, in Grecia, il (...) e che il
29 novembre 2018 vi aveva ottenuto protezione (cfr. atti SEM n. [...]-6/1 e
n. [...]-7/1).
C.
Il (...) novembre 2019, l’interessato è stato sentito in merito ai suoi dati per-
sonali, nel corso del quale egli ha in particolare riferito di essere partito dal
suo Paese d’origine nell’anno 2017 e di essere giunto in Grecia all’inizio
del 2018, nonché che avrebbe posseduto un passaporto greco, che
avrebbe però buttato via, in quanto temeva di essere rimpatriato su suolo
ellenico (cfr. atto SEM n. [...]-11/8, p.to 4.02, pag. 4 e p.to 5.01 segg.,
pag. 5).
D.
In data (...) dicembre 2019, il richiedente ha sostenuto un colloquio perso-
nale ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-
canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di
una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati
membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di
seguito: Regolamento Dublino III), e concesso al richiedente il diritto di es-
sere sentito in merito ad un’eventuale non entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo (LAsi,
RS 142.31) ed un allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM n. [...]-
13/2). In tale contesto, egli ha segnatamente dichiarato di essere stato ob-
bligato a presentare una domanda d’asilo in Grecia, nonché ha confermato
di aver ricevuto una risposta positiva per la stessa. L’interessato ha altresì
allegato di non voler tornare nel predetto Paese, in quanto la sua destina-
zione ultima sarebbe sempre stata la Svizzera – ove tra l’altro soggiorne-
rebbe attualmente un suo (...) – e che durante la sua permanenza di oltre
un anno su suolo ellenico, gli sarebbero successi molti avvenimenti brutti,
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tra cui un accoltellamento del quale sarebbero stati vittima lui ed il (...). Egli
ha infine asserito di soffrire di problemi mentali fin da quando era in Grecia,
per i quali però non avrebbe mai ricevuto alcun sostegno medico. A sup-
porto delle sue dichiarazioni, il richiedente asilo ha consegnato due foto-
grafie relative all’accoltellamento che avrebbero subito lui ed il (...) (cfr. atto
SEM n. [...]-16/2), nonché diversa documentazione medica greca (atto
SEM n. [...]-15/12).
E.
Il (...) le autorità svizzere hanno presentato alle competenti autorità greche,
una richiesta di riammissione dell’interessato, in applicazione dell’Accordo
tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della
Repubblica ellenica concernente la riammissione di persone in situazione
irregolare del 28 agosto 2006 (RS 0.142.113.729) e la Direttiva
n. 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16.12.2008 re-
cante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio
di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del
24.12.2008; di seguito: direttiva rimpatrio) (cfr. atto SEM n. [...]-18/3).
F.
Le autorità elleniche hanno risposto alla precitata richiesta il
(...), accettando la riammissione dell’interessato, in quanto dal (...) gli è
stato riconosciuto lo statuto di rifugiato e che dispone di un permesso di
soggiorno valido dal (...) sino al (...) (cfr. atti SEM n. [...]-21/1 e n. [...]-
22/1).
G.
Con scritto dell’11 dicembre 2019, il rappresentante legale del richiedente
ha trasmesso all’autorità inferiore della documentazione medica inerente
le visite dentistiche effettuate il (...) rispettivamente il (...) dall’interessato
(cfr. atto SEM n. [...]-25/5), nonché il foglio di trasmissione di informazioni
mediche (F2) per la visita medica sostenuta dal medesimo in data (...) (cfr.
atto SEM n. [...]-26/5).
H.
Il 13 gennaio 2020, l’autorità inferiore ha concesso all’interessato, il diritto
di essere sentito in merito all’eventuale non entrata nel merito della do-
manda d’asilo e del suo allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM
n. [...]-31/2). Per il tramite del suo rappresentante legale, il richiedente asilo
ha inoltrato le proprie osservazioni il 21 gennaio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-
36/5).
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I.
Con scritto del 20 febbraio 2020, il richiedente ha inoltrato il parere circa il
progetto di decisione della SEM reso in medesima data (cfr. atto SEM
n. [...]-42/8).
J.
Con decisione del 20 febbraio 2020, notificata il 21 febbraio 2020 (cfr. atto
SEM n. [...]-46/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha
pronunciato l’allontanamento del medesimo, nonché l’esecuzione del pre-
detto provvedimento, verso la Grecia.
La SEM ha in particolare rilevato che il Consiglio federale avrebbe desi-
gnato la Grecia come Stato terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b
LAsi. Dagli accertamenti eseguiti sarebbe risultato che il richiedente
avrebbe ottenuto lo statuto di rifugiato in Grecia e le autorità greche avreb-
bero dato il loro consenso alla sua riammissione. L’autorità inferiore ha al-
tresì ritenuto non esserci nel parere dell’interessato dei fatti o dei mezzi di
prova che giustificherebbero una valutazione differente, in quanto – come
essa avrebbe già espresso nel progetto di decisione ed al quale rimande-
rebbe – la Grecia sarebbe tenuta agli obblighi espressi nella Direttiva
2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011
recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-
lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme
per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione
sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione)
(GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifica), in relazione
all’accesso all’assistenza sociale, all’alloggio o al mercato del lavoro. La
situazione medica dell’interessato, risulterebbe inoltre limpida ed ampia-
mente approfondita, ed avendo egli diritto all’accesso alle cure mediche in
Grecia, in applicazione in particolare dell’art. 30 direttiva qualifica, il quale
spetta a lui di farlo valere presso le autorità elleniche, la SEM ritiene di non
dover procedere nella fattispecie ad una perizia psichiatrica come proposto
dall’interessato.
Altresì l’autorità di prime cure ha ritenuto che essendo il richiedente già
stato riconosciuto quale rifugiato in Grecia, non sussisterebbero degli ele-
menti per ritenere adempiuti i criteri per il riconoscimento della qualità di
rifugiato ex art. 3 LAsi. Il medesimo non avrebbe neppure un interesse de-
gno di protezione, ai sensi dell’art. 25 cpv. 2 PA, al riconoscimento della
qualità di rifugiato. Il richiedente potrebbe dunque rientrare in Grecia senza
temere un respingimento in violazione del principio di non respingimento.
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Pertanto, la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo ed ha
pronunciato l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera ai sensi
dell’art. 44 LAsi. Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento,
l’autorità inferiore ha ritenuto la stessa ammissibile, ragionevolmente esi-
gibile e possibile. Segnatamente, circa la situazione medica dell’interes-
sato, la SEM ha rilevato che la stessa risulta chiara e confermata, con una
terapia medicamentosa impostata e delle cure psicologiche, psichiatriche
e visite di fisioterapia di continuità. Inoltre per il suo ginocchio sarebbe pre-
vista una visita di controllo il (...). In merito, la Grecia disporrebbe di un’in-
frastruttura medica sufficiente atta a curare tutti i tipi di malattie, sia fisiche
che psichiche, alla quale egli avrebbe accesso in quanto beneficiario dello
statuto di rifugiato in Grecia, in particolare in applicazione dell’art. 30 diret-
tiva qualifica. Sarebbe pertanto dovere delle autorità greche di assicurargli
una presa in carico medica, nonché responsabilità dell’interessato di far
valere i suoi diritti presso le stesse. Risulterebbe per di più dalla documen-
tazione medica greca presentata dal richiedente, che egli avrebbe già
avuto accesso a delle strutture mediche in Grecia. Conseguentemente, le
sue condizioni di salute non risulterebbero di una gravità tale da costituire
una violazione dell’art. 3 CEDU in caso di un suo rinvio in Grecia, o da
dover rinunciare ad un suo trasferimento verso tale Paese.
K.
Con ricorso del 28 febbraio 2020, l’interessato è insorto dinanzi al
Tribunale amministrativo federale, contro la summenzionata decisione
della SEM ed ha concluso all’annullamento della decisione impugnata ed
a titolo principale che gli atti siano trasmessi alla SEM per l’esame mate-
riale della domanda d’asilo; a titolo subordinato, che gli atti siano restituiti
all’autorità inferiore per completamento istruttorio. Egli ha altresì richiesto
la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali e del relativo anticipo.
Il ricorrente ritiene dapprima che un suo rinvio in Grecia violerebbe
l’art. 3 CEDU, in quanto egli rischierebbe di subire dei trattamenti inumani
e degradanti. In tale contesto, egli riassume la prassi esposta dalla Corte
di giustizia dell’Unione europea nell’ordinanza del 13 novembre 2019 Bun-
desrepublik Deutschland contro Adel Hamed e Amar Omar, nelle cause
riunite C-540/17 e C-541/17, ove si constaterebbe in particolare che una
domanda di protezione internazionale non potrebbe essere respinta in
quanto inammissibile per il fatto che il richiedente avrebbe già ottenuto lo
statuto di rifugiato in un altro Stato membro, quando si potrebbe prevedere
che le condizioni di vita che egli incontrerebbe in quanto beneficiario dello
status di rifugiato in tale altro Stato membro lo esporrebbero ad un grave
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rischio di trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
CartaUE e dell’art. 3 CEDU. Tale obbligo, sembrerebbe inoltre accresciuto
laddove il richiedente asilo si trovi in una condizione di particolare vulnera-
bilità, come sarebbe il caso in oggetto, dovuto d’un canto alle patologie
psichiatriche di cui soffre, e d’altro canto però anche a causa della frattura
alla gamba che egli avrebbe subito in Svizzera. La situazione valetudinaria
dell’insorgente, non sarebbe dipoi stata chiarita in modo completo dalla
SEM, in quanto d’un canto avrebbe dovuto disporre di una perizia medica
completa ed esaustiva circa i problemi psicologici e psichiatrici del ricor-
rente, e d’altro canto circa l’intervento chirurgico per la frattura scomposta
alla rotula con conseguente cerchiaggio della stessa al quale l’interessato
si è sottoposto, tutt’ora la condizione di deambulazione del medesimo par-
rebbe essere estremamente difficoltosa ed i tempi di riabilitazione per il
recupero della funzionalità della gamba, non sembrerebbero essere stati
chiariti. Quest’ultima conclusione sarebbe supportata anche dal fatto che il
richiedente, in data (...), avrebbe avuto una visita di controllo, i quali risultati
non sarebbero però ancora stati conosciuti al momento dell’inoltro del ri-
corso, e dei quali la SEM non avrebbe atteso gli esiti, malgrado ne fosse a
conoscenza.
Il ricorrente fa poi riferimento a diversi studi internazionali, che avrebbero
segnalato che i beneficiari di protezione internazionale in Grecia riscontre-
rebbero ostacoli nell’accesso all’assistenza sociale, grave carenza nella di-
sponibilità di alloggi e di pasti per le persone meno abbienti, grave difficoltà
di accesso al mercato del lavoro a causa dell’elevato tasso di disoccupa-
zione, nonché numerosi problemi di accesso all’assistenza medica ed alle
misure d’integrazione. In tale contesto, il Bundesverfassungsgericht tede-
sco avrebbe emesso una sentenza il 31 luglio 2018 (nella causa 714/18),
dove avrebbe concluso che il trasferimento di beneficiari di protezione in-
ternazionale in Grecia potrebbe avvenire unicamente in presenza di ade-
guate garanzie da parte delle autorità greche, dopo attenta valutazione
delle circostanze individuali. Il ricorrente prosegue riferendosi alla sentenza
del Tribunale E-3841/2019 la quale avrebbe evidenziato l’obbligo della
SEM di procedere ad un accertamento dei fatti individuali in modo accurato
nei casi di riammissione in Grecia. Inoltre, il rappresentante legale del ri-
chiedente, riporta alcune dichiarazioni che il richiedente avrebbe esternato
a seguito della notifica della decisione avversata. Tali affermazioni potreb-
bero pure essere confrontate con quelle del (...), richiedente l’asilo in Sviz-
zera ed alloggiato presso il (...), con il quale solo recentemente l’interes-
sato avrebbe ripristinato i contatti, fornendo le sue esatte generalità e l’ubi-
cazione e permettendo così alla protezione giuridica di identificarlo (incarto
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SEM N [...]). Il medesimo sarebbe stato oggetto di una recente sentenza
positiva del Tribunale D-6282/2019 del 5 dicembre 2019.
In conclusione, l’autorità inferiore non avrebbe quindi adeguatamente esa-
minato i rischi di un rinvio in Grecia dell’interessato e non avrebbe neppure
valutato la capacità, viste le sue condizioni di salute, al suo trasferimento,
rimettendo invero tale valutazione ad un momento ulteriore e successivo
in sede di esecuzione del predetto provvedimento, di natura essenzial-
mente amministrativa e con tutta probabilità sottratta a qualsiasi controllo
giurisdizionale, per ottenere una verifica della sua legalità. Tale modo di
procedere della SEM, rischierebbe pertanto di ledere irrimediabilmente il
diritto di difesa del richiedente.
L.
Con scritto dell’11 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali), il rappresen-
tante legale del ricorrente ha trasmesso al Tribunale ulteriore documenta-
zione medica inerente il colloquio di sostegno psicologico tenuto il
(...) nonché il controllo radiografico e la visita ambulatoriale del (...), con la
relativa prescrizione di fisioterapia, circa lo stato della gamba fratturata.
M.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
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Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi
il Tribunale può rinunciare allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-
sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 L’insorgente si prevale innanzitutto di un accertamento incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti, in merito al suo stato di salute ed al rischio di
trattamenti contrari all’art. 3 CEDU. Tale censura formale va trattata preli-
minarmente, dal momento che potrebbe condurre alla cassazione della de-
cisione impugnata.
4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del cor-
retto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documenta-
zione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridi-
che ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti
quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e
dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto
conto di tutte le circostanze di fatti giuridicamente rilevanti (cfr.
DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungs-
verfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043,
pag. 369 segg.). Tuttavia, il principio inquisitorio è limitato dall’obbligo di
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collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-
waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 8, pag. 192 seg.).
4.3 Nel caso in disamina, dai rispettivi fogli di trasmissione di informazioni
mediche (F2), risulta che all’insorgente è stato diagnosticato un disturbo
post-traumatico da stress (ICD-10: F43.1), un disturbo non organico del
ritmo sonno-veglia (ICD-10: F51.2), una sindrome depressiva ricorrente,
episodio attuale di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD-10: F33.11),
per i quali sta assumendo una cura di escitalopram 10 mg/die in monosom-
ministrazione mattutina a lenta titolazione ed in riserva in caso di ansia
clonazepam 0.5 mg/die, oltreché rivotril 0.5 mg e terapia con melatonina a
rilascio ritardato (Circadin 2 mg). Per tali problematiche psichiatriche, il ri-
chiedente segue dei regolari consulti psichiatrici – l’ultimo di continuità
avuto il (...), con appuntamento per il (...) (cfr. atto SEM n. [...]-40/3) – e di
accompagnamento psicologico nell’elaborazione del trauma – l’ultimo pre-
sente all’incarto il (...), con previsione del prossimo appuntamento il (...)
(cfr. atti SEM n. [...]-41/2 e n. [...]-43/3), nonché il (...) (cfr. F2 del [...] alle-
gato allo scritto dell’11 marzo 2020) –. A causa della diagnosi di frattura
scomposta della rotula sinistra, per il quale l’interessato è stato ospedaliz-
zato dall’(...) al (...), egli è stato operato il (...) con riduzione aperta di frat-
tura della rotula e fissazione con vite nonché cerchiaggio
patello-tibiale e peripatellare (cfr. atto SEM n. [...]-35/6). Per tale problema-
tica, il richiedente ha svolto un controllo radiografico con asportazione delle
agraphe in data (...), dove è stato evidenziato che non vi sono segni per
infezione o trombosi, e che la ferita può essere lasciata all’aria, con conti-
nuazione della profilassi antitrombolitica ed un prossimo controllo in ambu-
latorio previsto il (...) (cfr. atti SEM n. [...]-38/3 e n. [...]-43/3). Dai docu-
menti medici del (...) trasmessi dal ricorrente con scritto
dell’11 marzo 2020, si evince in particolare che la frattura si sarebbe con-
solidata e che il decorso è regolare, nonché che verrà rivisto ambulatorial-
mente il (...). Per la ripresa della funzionalità della gamba sono stati pre-
scritti dei regolari trattamenti fisioterapici (da ultimo, in data [...], gli sono
state prescritte ulteriori nove sedute di fisioterapia, cfr. prescrizione di fisio-
terapia allegata all’F2 del [...]). Inoltre, il richiedente era stato sottoposto il
(...) ad un intervento di estrazione dei resti radicolari del dente 46 con l’in-
serimento di un drenaggio, completamente conclusosi in data (...) con la
rimozione della garza (cfr. atto SEM n. [...]-25/5), oltreché gli era stata dia-
gnostica in data (...) una rinite cronica e sospetta sindrome discendente,
nonché una sospetta malattia da reflusso gastroesofagea (cfr. atto SEM
n. [...]-26/5), con assunzione di una terapia a base di sinupret forte per 10
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giorni, Nasonex spray nasale, e pantozol per un mese; oltreché una dia-
gnosi di infezione delle alte vie respiratorie, con impostazione di una tera-
pia a base di dafalgan al bisogno e di fluimucil 600 mg per cinque giorni, in
data (...) (cfr. atto SEM n. [...]-39/4). Tali ultime problematiche, non risul-
tano agli atti, avere avuto alcun seguito di nota.
Alla luce degli elementi sopra evidenziati, la situazione di salute dell’inte-
ressato, sebbene non si voglia in questa sede sminuirne la portata, a diffe-
renza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, risulta nella fatti-
specie chiara, con delle diagnosi acclarate e delle terapie già impostate.
Anche se il richiedente svolge tutt’ora delle sedute di fisioterapia, dei con-
sulti psichiatrici e psicologici come pure gli è stato fissato un controllo per
la verifica della funzionalità della gamba, gli stessi risultano essere dei re-
golari controlli o colloqui di continuità. Pertanto alla SEM non può essere
imputato né un accertamento incompleto né inesatto dei fatti rilevanti. La
censura ricorsuale va pertanto in tal senso respinta.
Per quanto attiene invece quanto sollevato dal ricorrente in merito alla pos-
sibile violazione dell’art. 3 CEDU, in particolare a causa del suo stato di
salute, tale censura verrà trattata d’appresso, riguardando l’ammissibilità e
l’esigibilità della misura di allontanamento (cfr. infra consid. 8.5.3 e con-
sid. 9.3).
5.
5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi
dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito
la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità svizzere prepo-
ste all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non
può infatti essere eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Gre-
cia, come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dall’Associazione
europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di “non-refoulement” (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente, il (...), è stata rico-
nosciuta la protezione sussidiaria in Grecia e che egli è stato messo al
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beneficio di un permesso di soggiorno valido dal (...) fino al (...) (cfr. atto
SEM n. [...]-21/1). Altresì, le autorità elleniche, in data (...), hanno dichia-
rato di accettare la riammissione dell’interessato sul proprio territorio (cfr.
ibidem).
Sulla base delle suesposte considerazioni, non può essere dato seguito
alla mancata rimembranza in sede di parere sul diritto di essere sentito del
21 gennaio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-36/5) – dopo averlo invece dapprima
confermato durante il colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. [...]-13/2) – del
fatto che egli abbia ottenuto la protezione internazionale in Grecia. Invero,
sulla base delle risultanze processuali e delle evidenze sopra citate, la
stessa è stata incontestabilmente ottenuta. Per la medesima conclusione,
appaiono pure irrilevanti le circostanze allegate dall’interessato nel corso
della procedura istruttoria, circa il fatto che egli sarebbe stato costretto a
depositare una domanda d’asilo in Grecia, che la sua destinazione fosse
sempre stata la Svizzera, come pure che avrebbe un (...) su suolo elvetico.
Egli non ha inoltre né allegato né è stato in misura di fornire elementi con-
creti atti a dimostrare che la Grecia, nonostante gli abbia riconosciuto lo
statuto di rifugiato, rischia di allontanarlo verso l’Afghanistan disattendendo
il principio del non respingimento. Non risulta neppure dalle insorgenze di
causa che egli abbia asserito o sia riuscito ad apportare qualsivoglia ele-
mento a supporto del fatto che con il (...), presente effettivamente su suolo
elvetico, vi sia un qualsivoglia legame di dipendenza e/o che renderebbe
la Grecia incompetente per la sua riammissione per tale motivo.
5.3 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo.
6.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento.
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Pagina 12
7.
7.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, all’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione
(LStrI, RS 142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per
quanto riguarda l’art. 83). Giusta suddetta norma, l’esecuzione dell’allonta-
namento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
7.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-
sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
8.
8.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv.
tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha
più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti
a una situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel
Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione
dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile
l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale
rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà al-
lontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27
consid. 8.2 e relativi riferimenti). Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il
ricorrente è rinviato in uno Stato terzo designato come sicuro da parte del
Consiglio federale, ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione di ri-
spetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto del
principio del divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
o degradanti del 10 dicembre 1984 (di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr.
FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de
droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
D-1189/2020
Pagina 13
8.2 Appartiene quindi all’interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine,
egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel suo caso specifico, non gli concedano la
necessaria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che
egli si trovi in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in que-
stione a causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sa-
nitaria (cfr. tra le tante: sentenze del Tribunale D-561/2020 del 18 feb-
braio 2020 consid. 8.1 e D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
8.3 Passando ora alla situazione generale della Grecia, il Tribunale ha a
più riprese ritenuto che per quanto riguarda l’ammissibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento verso la Grecia vengono riconosciuti degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento unicamente a condizioni molto severe.
Si può infatti partire dal presupposto che essendo la Grecia firmataria della
CEDU, della Conv. tortura e della Convenzione sullo statuto dei rifugiati
(RS 0.142.30, di seguito: Conv. rifugiati), in principio rispetta i suoi obblighi
di diritto internazionale, anche qualora si tratti di allontanamenti di famiglie
con bambini (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale D-797/2020 e D-
801/2020 del 28 febbraio 2020, D-5519/2019 del 29 ottobre 2019
consid. 10.2.4 e relativi riferimenti). Il Tribunale non ignora le informazioni
risultanti dai rapporti di numerose organizzazioni ai quali il ricorrente si ri-
ferisce nel suo gravame, per quanto concerne la situazione dei rifugiati e
dei beneficiari di protezione sussidiaria in Grecia. Invero, dalle informazioni
a disposizione di questo Tribunale, risulta che i beneficiari della protezione
sussidiaria, così come i rifugiati, corrono un rischio di vivere in condizioni
precarie, a seconda dei casi, comparabili alle situazioni dei richiedenti. Tut-
tavia, non risulta da fonti affidabili e concordi che la Grecia abbia adottato
una pratica di discriminazione sistematica – rispetto ai suoi cittadini – verso
i beneficiari dello statuto di rifugiato o della protezione sussidiaria, nell’ac-
cesso all’occupazione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria,
all’istruzione e all’alloggio (cfr. fra le tante sentenze del Tribunale
D-797/2020 e D-801/2020, D-893/2020 del 24 febbraio 2020 consid. 8.2,
D-561/2020 consid. 8.2 con riferimento ivi citato). Altresì, i beneficiari di
protezione possono pure contare sulle garanzie derivanti dalla direttiva
qualifica. Tale direttiva è stata trasposta dalla Grecia, in conformità con
l’art. 39, in diritto nazionale interno con decreto presidenziale (P.D)
141/2013, pubblicato nella gazzetta ufficiale A 226/21.10.2013. Gli obblighi
della Grecia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di
protezione costituiscono la non discriminazione nell’accesso all’occupa-
zione, all’istruzione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’ac-
cesso all’alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto
della protezione internazionale] della direttiva qualifica). Infine, in caso di
D-1189/2020
Pagina 14
violazione di diritti sanciti dalla CEDU, gli interessati potranno adire i tribu-
nali greci, ed in ultima istanza la CorteEDU (art. 34 CEDU).
8.4 Nel caso in esame, l’insorgente è stato riconosciuto quale rifugiato in
Grecia (cfr. atti SEM n. [...]-6/1, n. [...]-7/1 e n. [...]-21/1). Di conseguenza,
non vi sono indizi per ritenere che, in caso di un suo allontanamento in
Grecia, venga violato il principio di non respingimento (art. 33 Conv. rifu-
giati).
8.5 L’interessato allega sia nel ricorso che durante l’istruttoria condotta din-
nanzi alla SEM (cfr. atti SEM n. [...]-36/5 e n. [...]-44/2), che vi sarebbero
degli indizi concreti suscettibili di esporlo ad un grave rischio di trattamenti
inumani o degradanti ai sensi dell’art. 4 CartaUE e dell’art. 3 CEDU, se-
gnatamente a causa delle condizioni di sovraffollamento, incuria, sporcizia,
assenza di cure mediche, ed insicurezza nelle quali avrebbe vissuto sia nel
campo di B._ che in quello di C._, e che in seguito, per cin-
que o sei mesi si sarebbe ritrovato senza alloggio, provando per tali pro-
blematiche diverse volte a sollecitare le autorità elleniche, come pure per
ottenere delle informazioni per iniziare un percorso d’integrazione, ma
senza alcun successo.
8.5.1 La CorteEDU ha ritenuto che il semplice fatto di tornare in un Paese
in cui la propria situazione economica sarebbe peggiore rispetto a quella
dello Stato contraente di espulsione, non è sufficiente a soddisfare la soglia
di maltrattamento proibita dall’art. 3 CEDU. Invero, tale disposizione non
può essere interpretata come un obbligo generale per le Alte Parti Con-
traenti di fornire un alloggio a chiunque si trovi nella loro giurisdizione e/o
di fornire ai rifugiati assistenza finanziaria per consentire loro di mantenere
un determinato tenore di vita, che gli stranieri soggetti a espulsione non
possono, in linea di massima, rivendicare alcun diritto a rimanere nel terri-
torio di uno Stato contraente per poter continuare a beneficiare dell’assi-
stenza sanitaria, sociale o di altre forme di assistenza e servizi forniti dallo
Stato di espulsione e che, in assenza di motivi umanitari estremamente
convincenti contro il trasferimento, il fatto che le condizioni di vita materiali
e sociali del ricorrente possano peggiorare significativamente in caso di
espulsione dallo Stato contraente non è di per sé sufficiente a configurare
una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. sentenza della CorteEDU Chapman c.
Regno Unito del 18 gennaio 2001, n. 27238/95 e Müslim c. Turchia del
26 aprile 2005, n. 53566/99, confermate in particolare con decisioni di irri-
cevibilità Naima Mohammed Hassan e altri c. Paesi Bassi e Italia del
D-1189/2020
Pagina 15
27 agosto 2013, n. 40524/10, par. 179 segg. e Samsam Mohammed Hus-
sein e altri c. Paesi Bassi e Italia del 27 agosto 2013, n. 40524/10, par. 65-
73).
8.5.2 Anzitutto il Tribunale rileva che la fattispecie non è comparabile alla
situazione ritenuta dalla scrivente autorità nella sentenza E-3841/2019 del
20 agosto 2019 consid. 2.4-2.6, citata dal ricorrente nel gravame. Invero,
nel caso di specie non si può ritenere che la SEM non abbia proceduto ad
un esame concreto ed individualizzato, in quanto sia nell’ambito del collo-
quio Dublino che nelle osservazioni al diritto di essere sentito, che gli è
stato concesso dalla SEM, egli ha potuto presentare in modo esteso sia i
fatti che i mezzi di prova per lui rilevanti, elementi di cui ha tenuto conto
concretamente ed ampiamente l’autorità inferiore nella decisione impu-
gnata. In particolare, risulta che nonostante il richiedente alleghi di essersi
rivolto svariate volte alle autorità elleniche per ottenere aiuto e sostegno
sia dal profilo medico che per far valere i suoi diritti, senza alcun successo,
le stesse asserzioni non sono supportate da alcun’evidenza o elemento
concreto. Risulta invece dagli atti di causa che l’insorgente abbia ricevuto
un alloggio per tutta la sua permanenza su suolo ellenico a parte negli ul-
timi cinque o sei mesi, dove si sarebbe ritrovato a vivere in strada, oltreché
– a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente – avrebbe ricevuto una
carta medica per stranieri per ricevere l’assistenza medica, come pure
avrebbe avuto accesso a diversi consulti medici sia nel centro di
B._ che presso l’ospedale di D._.
8.5.3
8.5.3.1 Inoltre, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche mediche costituisce soltanto eccezionalmente una violazione
dell’art. 3 CEDU. Ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malat-
tia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da
lasciar presupporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia
come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro
Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e re-
lativi riferimenti). In una recente sentenza, la CorteEDU ha a tal proposito
precisato che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere
qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di
trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata
ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §§180-193).
D-1189/2020
Pagina 16
8.5.3.2 Alla luce di quanto già sopra rilevato (cfr. consid. 4.3), le condizioni
di salute del ricorrente, non sono di una gravità tale da comportare una
violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza precitata. Segna-
tamente, d’un canto le sue patologie non risultano essere ad uno stadio a
tal punto avanzato o terminale, da far apparire la morte quale prospettiva
prossima in caso di trasferimento. D’altro canto, non risultano neppure es-
serci dei seri motivi di considerare che egli sarà confrontato con un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condi-
zioni di salute. Invero, e malgrado vi siano effettivamente dei problemi do-
vuti alla crisi economica, la quale causa una mancanza di risorse e di me-
diatori culturali nel sistema sanitario, si può partire dal presupposto che la
Grecia disponga di infrastrutture mediche sufficienti e che dunque in tale
Paese l’insorgente potrà ottenere i trattamenti medici – comprensivi della
continuazione delle cure psichiatriche, psicologiche e fisioterapiche iniziate
in Svizzera – (cfr. sentenza del Tribunale D-561/2020 consid. 8.3.2 con ri-
ferimento ivi citato). Tale asserto è ulteriormente sostenuto dalle evenienze
mediche greche all’incarto, le quali sono dimostrative del fatto che il ricor-
rente è stato visitato più volte da un medico ed ha ricevuto le cure ed i
trattamenti del caso (cfr. atto SEM n. [...]-15/12).
8.6 Nel caso in disamina, il Tribunale ritiene quindi che, pur tenendo conto
della situazione particolare dell’interessato – in particolare delle difficili con-
dizioni di vita e delle problematiche di salute di cui egli è affetto (cfr. supra
consid. 4.3) – nonché della situazione economica esistente in Grecia (cfr.
supra consid. 8.3), gli elementi presenti agli atti non lasciano presagire dei
motivi umanitari estremamente convincenti contro il trasferimento tali da
ritenere che lo stesso costituirebbe un trattamento contrario all’art. 3 CEDU
o all’art. 4 CartaUE – anche rispetto alla giurisprudenza della Corte di Giu-
stizia citata nel gravame dal ricorrente –, o che lo stesso sia confrontato
con una situazione di emergenza di carattere esistenziale. Invero, per la
maggior parte del tempo che il ricorrente ha trascorso in Grecia, ha ricevuto
un alloggio – soltanto negli ultimi cinque/sei mesi secondo le sue dichiara-
zioni non avrebbe più disposto di un’abitazione – come pure l’accesso alle
cure mediche essenziali. Di conseguenza, in caso di rinvio in Grecia, spet-
terà all’interessato far valere i suoi diritti – se del caso adendo le vie legali
– e richiedere aiuto alle autorità greche. Peraltro, come a giusto titolo rite-
nuto dall’autorità inferiore nella decisione avversata, il ricorrente può rivol-
gersi a delle strutture caritative presenti in Grecia, alle quali non risulta che
egli si sia indirizzato.
D-1189/2020
Pagina 17
8.7 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Grecia dell’interes-
sato è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico
nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
9.
9.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale
E-3228/2019 del 2 luglio 2019).
9.2 Nel caso in disamina, l’insorgente non è però riuscito in tale intento. Le
difficili condizioni di esistenza così come le sue problematiche valetudina-
rie, peraltro questioni già trattate sotto l’aspetto dell’ammissibilità, non sono
in specie sufficienti per ritenere inesigibile l’esecuzione dell’allontana-
mento.
9.3 In particolare, i problemi di salute risultano rilevanti in ambito di esigibi-
lità, solo se le cure, reputate essenziali per un’esistenza conforme alla di-
gnità umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell’allontanamento (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2; Giurisprudenza ed
informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo
[GICRA] 2003 n. 24 consid. 5b). Ciò non risulta essere il caso nella fatti-
specie (cfr. supra consid. 8.5.3.2).
9.4 Per quanto riguarda le precarie condizioni di vita dei migranti in Grecia,
va effettivamente rilevato che il sistema di assistenza sociale greco pre-
senta delle criticità non soltanto per i richiedenti asilo, ma bensì anche per
le persone beneficiarie di protezione (cfr. sentenze della CorteEDU, Sai-
doun contro Grecia, 40083/07 e Fawsie contro Grecia, 40080/07, entrambe
del 28 ottobre 2010). Le irregolarità nell’accesso ad alloggi a basso costo
o al mercato del lavoro nel contesto della crisi economica in corso, le limi-
tate prestazioni assistenziali fornite dallo Stato greco o la discriminazione
per rapporto ai cittadini greci nell’accesso ai servizi di sostegno statale,
anche nel settore dell’assistenza sanitaria, sono citate da diverse organiz-
zazioni internazionali e non-governative, tra i quali i rapporti menzionati nel
D-1189/2020
Pagina 18
gravame dal ricorrente (cfr. p.to 4, pag. 5 del ricorso). Nonostante tali criti-
che, va notato che la Grecia è vincolata dalla direttiva qualifica. È quindi
responsabilità dell’insorgente rivendicare i diritti che gli spettano diretta-
mente presso le autorità greche, adendo eventualmente, se del caso le vie
legali adeguate (cfr. anche supra consid. 8.6).
9.5 Si ribadisce inoltre, come rettamente rilevato dalla SEM nella decisione
avversata alla quale si rinvia per il resto (cfr. p.to III/2, pag. 6 della decisione
impugnata), che risulta compito del ricorrente rivolgersi alle autorità elleni-
che per denunciare eventuali atti violenti commessi nei suoi confronti.
9.6 Infine, dalla fattispecie, non risulta necessaria la richiesta di garanzie
individuali da parte delle autorità elleniche, come postulato nel parere del
20 febbraio 2020 dall’insorgente (cfr. DTAF 2017 VI/10 e sentenza del Tri-
bunale D-893/2020 del 24 febbraio 2020 consid. 9.2 con ulteriori riferimenti
citati), e l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente risulta pure ragio-
nevolmente esigibile. Anche la censura attinente l’impossibilità di adire una
via legale di ricorso per il controllo circa quanto verrà deciso in sede di
esecuzione del trasferimento del ricorrente dalle autorità elvetiche in riferi-
mento alle sue condizioni di salute, e quindi che rischierebbe di ledere il
suo diritto di difesa, risulta pure destituita di fondamento, dal momento che
non v’è luogo di dubitare che le autorità svizzere preposte all’esecuzione
prendano debitamente in considerazione lo stato di salute del ricorrente
come pure che informino adeguatamente in merito le autorità greche prima
del trasferimento. Se le stesse autorità non dovessero rispettare i diritti
dell’insorgente in tal senso, apparterrà al ricorrente adire le vie legali dispo-
nibili in merito anche a livello internazionale.
10.
In conclusione, neppure risultano impedimenti dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi), ritenuto che le autorità elleniche hanno dato il loro benestare
alla riammissione del ricorrente.
11.
Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
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Pagina 19
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e considerato che, sulla base delle circostanze del caso
di specie si può concludere allo stato d’indigenza dell’insorgente senza ul-
teriori accertamenti, v’è luogo di accogliere l’istanza di assistenza giudizia-
ria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65
cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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