Decision ID: 5f058547-b08f-482d-97a3-27304441c651
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_002
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
I. Ritenuto in fatto:
1. La società B._ è stata iscritta nel Registro di commercio del Cantone
dei Grigioni e affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Cantone dei
Grigioni (qui di seguito: Cassa di compensazione) dal trasferimento della
sua sede dal comune di C._ (TI) a quello di D._ (GR, Comune di
E._) il 26 gennaio 2016.
2. Secondo le pubblicazioni nel Foglio ufficiale svizzero di commercio
(FUSC), dal 26 gennaio 2016 al 25 gennaio 2019 A._ è stato socio e
gerente della B._ con diritto di firma collettiva a due con F._.
3. Il 6 marzo 2017 l'Ufficio esecuzioni e fallimenti Regione G._ ha
rilasciato alla Cassa di compensazione gli attestati di carenza di beni per
un importo totale di CHF 22'558.35, visto che l'Ufficio presso la B._
non ha accertato beni pignorabili e non ha potuto procedere a un
pignoramento di salario.
4. Con decisione del 22 febbraio 2019 la Cassa di compensazione ha
obbligato A._ (nonché H._ e F._) al risarcimento del danno
di CHF 58'720.15 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF non
saldati per gli anni 2016 e 2017 oltre a spese amministrative.
5. Il 12 marzo 2019 A._ ha presentato opposizione avverso tale
decisione.
6. Con decisione su opposizione del 30 ottobre 2020 la Cassa di
compensazione ha respinto l'opposizione.
7. Contro questa decisione A._ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato
ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni il 27 novembre
2020, chiedendo, in via procedurale, il conferimento dell'effetto sospensivo
al ricorso e la sospensione della procedura fino alla crescita in giudicato
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della decisione penale in merito alla sua denuncia penale nei confronti di
F._; in via materiale, egli ha chiesto l'annullamento della decisione
impugnata.
8. Nella presa di posizione dell'8 dicembre 2020 la Cassa di compensazione
(qui di seguito: convenuta) ha chiesto il rigetto del ricorso e si è opposta
alla richiesta del ricorrente di sospensione della procedura fino all'esito
(cresciuto in giudicato) della denuncia penale del ricorrente.

Considerations:
II. Considerando in diritto:
1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui il Tribunale
entra nel merito del ricorso.
2. Controverso è se il ricorrente è responsabile per il danno a titolo di
contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF (qui di seguito anche: contributi
sociali) subito dalla convenuta.
3. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10) il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni dell'assicurazione. I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la
violazione di prescrizioni da parte del datore di lavoro (o un organo),
l'intenzionalità o la negligenza grave e un nesso di causalità (naturale e
adeguato) tra la violazione (colpevole) delle prescrizioni e il danno insorto
(cfr. STF 9C_80/2017 consid. 5.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; Rivista per
le casse di compensazione AVS [RCC], edita dall'Ufficio federale delle
assicurazioni sociali fino al 1992, 1985, pag. 619 seg.). Giusta l'art. 52 cpv.
2 LAVS se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono
sussidiariamente i membri dell'amministrazione e tutte le persone che si
occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono
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responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l'intero
danno. Giusta l'art. 52 cpv. 3 LAVS nella versione in vigore fino al 31
maggio 2019 il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni dal
momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto
conoscenza del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del
danno. Questi termini possono essere interrotti. Il datore di lavoro può
rinunciare a eccepire la prescrizione. Se il diritto penale prevede un
termine di prescrizione più lungo, si applica tale termine.
4.1. Indiscusso è che la B._, quale datrice di lavoro, ha disatteso le
prescrizioni di cui agli artt. 14 LAVS e 34 dell'Ordinanza sull’assicurazione
per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS; RS 831.101) relative all'obbligo
di pagare i contributi sociali e che in seguito a questo comportamento
illegale della B._ alla convenuta è insorto un danno pari a CHF
58'720.15 per i contributi degli anni 2016 e 2017 non saldati.
4.2.1. Per l'inizio del termine di prescrizione di cui al summenzionato art. 52 cpv.
3 LAVS nella versione in vigore fino al 31 maggio 2019 è decisivo il
momento a partire dal quale si deve ritenere che per ragioni di fatto e di
diritto i contributi non possono più essere riscossi. Di regola, il
riconoscimento risp. l'insorgenza del danno è data nel momento in cui la
cassa di compensazione riceve l'attestato di carenza di beni definitivo (cfr.
DTF 113 V 256 consid. 3c).
4.2.2. Nel caso di specie la convenuta è venuta a conoscenza del danno al
momento del ricevimento degli attestati di carenza beni del 6 marzo 2017.
Di conseguenza, la decisione di risarcimento del 22 febbraio 2019 è
avvenuta entro il termine di prescrizione di due anni giusta l'art. 52 cpv. 3
LAVS nella versione in vigore fino al 31 maggio 2019.
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5. Qui di seguito va esaminato se la convenuta può pretendere
(sussidiariamente) il risarcimento del danno dal ricorrente quale
amministratore e organo formale della società nel rispettivo periodo.
5.1. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere una negligenza grave del
datore di lavoro risp. dell'organo se questi ha trascurato di fare quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene
apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere in materia di gestione da un datore di lavoro risp.
dell'organo della stessa categoria di quella a cui appartiene l'interessato
(cfr. DTF 112 V 156 consid. 4; RCC 1988, pag. 599). I fatti di cui si è resa
colpevole una società non sono necessariamente imputabili a tutti gli
organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi
fatti possano essere addebitati a un determinato organo, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest'ultimo nella rispettiva società.
Se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle
competenze che gli sono state attribuite dalla società (cfr. DTF 108 V 199
consid. 3a; RCC 1985, pag. 620). Di regola, se la cassa di compensazione
subisce un danno riconducibile a un'illecita violazione delle prescrizioni
assicurative (segnatamente dell'obbligo di pagamento dei contributi),
questa può partire dal presupposto che il datore di lavoro risp. l'organo
abbia violato tali prescrizioni colpevolmente. Salvo il sussistere di motivi di
giustificazione o di discolpa, essa di conseguenza emana la decisione di
risarcimento nei confronti del datore di lavoro risp. dell'organo (cfr. DTF
108 V 183 consid. 1b seg.).
5.2. Per la responsabilità dei soci di una società a garanzia limitata (Sagl) i
quali, salvo disposizione contraria negli statuti, sono gerenti in comune (v.
art. 809 cpv. 1 della Legge federale di complemento del Codice civile
svizzero [Libro quinto: Diritto delle obbligazioni] [OR; RS 220]), ci si rifà ai
principi di responsabilità degli organi di una società anonima (cfr.
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REICHMUTH, Die Haftung des Arbeitsgebers und seiner Organe nach Art.
52 AHVG, S. Gallo 2008, n. 630 seg. con rinvii).
5.3. Se il datore di lavoro è una società anonima, in linea di principio devono
essere poste esigenze elevate all'obbligo di diligenza degli organi. Dal
presidente di un consiglio d'amministrazione che funge da unico organo
esecutivo, va pretesa maggiore diligenza che non da un membro del CdA
di una grande impresa le cui possibilità di controllo sono limitate (cfr. DTF
108 V 199 consid. 3b). In presenza di semplici rapporti, dai membri del
CdA di una società anonima si deve di regola pretendere che abbiano una
visione complessiva delle questioni più importanti dell'impresa. Inoltre,
nemmeno la delega della competenza di gestione e di rappresentanza a
terzi esonera i membri del CdA dal loro obbligo di alta direzione e alta
vigilanza ai sensi dell'art. 716a cpv. 1 cifre 1 e 5 CO. Le persone incaricate
della gestione devono essere sottoposte a vigilanza, in particolare per
quanto concerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e
delle istruzioni, e perciò anche il versamento dei contributi (cfr. STFA H
348/96 consid. 5b). Il membro del CdA non preposto alla gestione non è
tenuto a sorvegliare ogni singolo affare delle persone incaricate della
gestione e della rappresentanza, ma può limitarsi a controllare l'attività
della direzione e l'andamento degli affari. Ciò significa che deve informarsi
continuamente sull'andamento degli affari, chiedere rapporti, studiarli con
cura, se necessario chiedere informazioni complementari e cercare di
chiarire errori. Se da queste informazioni emerge il sospetto di un esercizio
inopportuno o negligente delle competenze delegate, il membro del CdA
è tenuto a effettuare subito gli accertamenti necessari e a esercitare un
controllo esatto e severo del rispetto delle prescrizioni legali (cfr. DTF 114
V 219 consid. 4a; cfr. anche PTA 1999 n. 9, pag. 48 seg.).
5.4. L'obbligo del datore di lavoro (e quello sussidiario degli organi) di risarcire
il danno decade, se questi comprova dei motivi di giustificazione o di
discolpa escludenti una violazione intenzionale o per negligenza grave
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delle prescrizioni risp. legittimanti il non versamento dei contributi (cfr. DTF
108 V 189 consid. 2b, 108 V 183 consid. 1b; STF 9C_394/2016 consid.
4.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; nel seguito si rinuncerà alla distinzione
tra motivo di giustificazione e di discolpa, siccome secondo prassi
vengono entrambi esaminati sotto il capitolo della colpa). Quale motivo
giustificativo è ipotizzabile, in particolare, la situazione in cui il datore di
lavoro riesca a consentire all'impresa di sopravvivere procrastinando il
pagamento dei contributi, ad esempio nell'ipotesi di difficoltà passeggere
di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti un
risarcimento del danno giusta l'art. 52 LAVS, occorre però che il datore di
lavoro, nell'istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che
gli sarà possibile pagare i debiti contributivi in tempo utile (cfr. DTF 108 V
183 consid. 2; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 248, 1985 pag.
622). Più precisamente, un simile comportamento sfugge a una
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il
datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei
fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso
può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un
termine ragionevole (cfr. STF 9C_41/2017 consid. 7.2). La questione
decisiva in tale contesto non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva
realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento poteva apparire oggettivamente sostenibile agli occhi di un
terzo responsabile (cfr. STF 9C_812/2007 consid. 3.2 con riferimenti). In
questo contesto, il Tribunale federale ha precisato che una società che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (cfr. STFA H 170/01 del
23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti). I presupposti cumulativi per
l'ammissione di un motivo di discolpa per carenza di liquidità possono
essere riassunti come segue: Il temporaneo non pagamento dei contributi
si fonda su di una consapevole e responsabile decisione societaria. Il
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motivo di discolpa deve sussistere per il periodo in cui andavano pagati i
contributi. I contributi possono essere ritenuti soltanto se con i soldi ritenuti
vengono onorate delle pretese di terzi per salvare la società. Riguardo alle
pretese salariali dei lavoratori va osservato che, se la carenza di liquidità
non permette il pagamento completo dei salari, questi devono essere
fondamentalmente ridotti nella misura in cui è possibile versare i contributi
sociali che ne risultano. La carenza di liquidità deve essere temporanea
nel senso che non può durare che pochi mesi, cosicché sulla scorta di
criteri oggettivi e di una critica valutazione della situazione finanziaria ci si
possa aspettare un prossimo pagamento dei contributi in seguito a un
assestamento oppure di una vendita della società. Devono esserci
concreti indizi che si possa procurare del denaro entro un tempo
ragionevole. Dal temporaneo non pagamento dei contributi occorre infine
oggettivamente attendersi un effetto decisivo per il salvataggio della
società. Irrilevante è se dal punto di vista soggettivo l'organo (risp.
l'amministratore) presumeva che la società sarebbe stata salvata e i
contributi saldati (cfr. REICHMUTH, op. cit., n. 668 segg.; cfr. pure DTF 132
III 523 consid. 4.6). Il Tribunale federale ha sottolineato che l'organo della
società deve prestare particolare attenzione qualora sia a conoscenza del
fatto che la società sta attraversando una crisi finanziaria (cfr. STFA H
446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a). Senza che siano realizzati questi
chiari criteri di discolpa, l'illiquidità di una società di per sé non giustifica il
procrastinamento del pagamento dei contributi (cfr. RCC 1985, pag. 621
seg.). In special modo, va infine rimarcato che un membro del CdA non
può discolparsi obiettando di non aver avuto influsso sulla gestione
aziendale (cfr. STF 9C_289/2011 consid. 4; DTF 114 V 223 consid. 4a).
5.5. Di regola, l'amministratore di una società anonima è responsabile del
danno provocato alla cassa di compensazione ai sensi dell'art. 52 LAVS a
partire dal momento della sua entrata effettiva nel CdA
(indipendentemente dalla data d'iscrizione nel Registro di commercio) e
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risponde in via solidale non soltanto dei contributi sociali correnti, ma pure
del debito scaduto nel corso del periodo precedente alla sua entrata in
funzione, in quanto vi è rapporto di causa-effetto tra l'inazione dell'organo
e il mancato pagamento dei contributi (cfr. DTF 119 V 401 consid. 4c; RCC
1992, pag. 246 segg.). Per contro, non è data nessuna responsabilità del
nuovo amministratore secondo l'art. 52 LAVS per il danno causato alla
cassa di compensazione prima dell'assunzione del suo mandato nel caso
in cui questi non poteva modificare nulla, poiché la società era già
insolvente risp. fortemente indebitata (eccedenza di debiti), al punto che i
contributi risultavano irrecuperabili per motivi giuridici o di fatto (STF
9C_841/2010 consid. 4.3 con riferimenti; STFA H 156/05 del 16 gennaio
2007 consid. 7.2). In tale ipotesi, l'amministratore risponde unicamente per
l’aggravamento del danno, ossia per ulteriori debiti contributivi (cfr. DTF
119 V 401 consid. 4; REICHMUTH, op. cit., n. 277 con riferimenti).
5.6. La giurisprudenza e la dottrina ammettono in maniera generale
(tacitamente) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il
comportamento colpevole e il danno subito successivamente al mancato
pagamento dei contributi (cfr. STF 9C_238/2017 consid. 5.3.2 con
riferimenti). L'agire colpevole di un organo va ritenuto inadeguato soltanto
qualora la colpa di un altro organo prevalga a tal punto da porre in secondo
piano la sua colpa, per es. se è stato tratto in inganno circa i contributi
insoluti e non ha potuto ottemperare ai suoi obblighi di pagamento (cfr.
STF 9C_27/2017 consid. 4.6).
5.7. Il ricorrente sostiene che avrebbe rassegnato le dimissioni dalla carica di
gerente e ceduto le sue quote della società poiché il beneficiario
economico della società F._ non lo avrebbe mai messo nelle
condizioni di poter svolgere il compito di gerente, malgrado le sue ripetute
richieste. Egli si sarebbe ritrovato davanti alla sorpresa dei contributi
scoperti, senza che ne avesse avuto sentore in precedenza. Egli avrebbe
accettato la partecipazione nella società solo per fare un favore a F._
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e non ne sarebbe mai stato partecipe economicamente. A mente del
ricorrente, la convenuta non avrebbe tenuto conto della buona fede. Egli
avrebbe riposto fiducia in F._, che tuttavia lo avrebbe ingannato. In
considerazione delle numerosissime esecuzioni promosse contro la
società (per un totale di CHF 760'419.00) e dello scoperto rimanente (CHF
610'080.00), sarebbe palese che F._ operi secondo uno schema di
lavoro basato sul far eseguire prestazioni per poi non pagarle. F._
eserciterebbe quindi la truffa per mestiere. Il ricorrente sarebbe stato
vittima di questa truffa, per cui avrebbe inoltrato denuncia al Ministero
pubblico. Chiedendogli il pagamento dei contributi scoperti, la convenuta
commetterebbe automaticamente il reato di riciclaggio di denaro, in quanto
il credito nei suoi confronti sarebbe nato direttamente a seguito del
comportamento truffaldino di F._. Inoltre, la convenuta avrebbe
contribuito ad aumentare il danno, attendendo che lo scoperto arrivasse
alla somma considerevole di cui alla richiesta di risarcimento posta nei
suoi confronti. Se fosse stato contattato dopo i primi scoperti, egli avrebbe
potuto intervenire molto prima, adottando le misure che si imponevano a
sua tutela e della convenuta. La decisione impugnata non avrebbe tenuto
conto di questi aspetti, cosa che lederebbe il diritto di essere sentiti ed
equivarrebbe a un diniego di giustizia. La convenuta avrebbe pure
commesso una lesione del diritto alla parità di trattamento, trattandolo alla
stregua di qualsiasi amministratore colpevole senza che nessuna colpa o
negligenza potesse essere ravvisata a suo carico.
5.8. Innanzitutto, va osservato che le censure del ricorrente inerenti al diniego
di giustizia e alla lesione del diritto di essere sentiti nonché della parità di
trattamento sono manifestamente infondate. Un diniego di giustizia non
sussiste dal momento che la convenuta ha emanato una decisione
impugnabile. Inoltre, una lesione del diritto di essere sentiti nel senso di
una lesione dell'obbligo di motivare il rigetto di ogni argomento sollevato
dal ricorrente in sede di opposizione non è ammissibile. L'obbligo di
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motivazione è infatti già rispettato se l'autorità, come in questo caso ha
fatto la convenuta, espone almeno in breve o in grandi linee i motivi che
hanno condotto alla rispettiva decisione. Non è necessario che essa si
confronti con ogni singola censura dell'opponente, ma può occuparsi delle
circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 139 IV 179 consid. 2.2; STF
4A_248/2013 consid. 3). In più, la convenuta ha sufficientemente motivato
perché nel caso di specie ritenesse data una responsabilità del ricorrente,
e non lo ha di certo trattato alla stregua di qualsiasi amministratore
colpevole, per cui non è ravvisabile l'asserita lesione della parità di
trattamento. Infine, non si entra nel merito dell'allegazione del ricorrente
circa il reato di riciclaggio di denaro che commetterebbe la convenuta
chiedendo il risarcimento in discussione, poiché non pertinente per la
pretesa di risarcimento qui oggetto d'esame.
5.9. Come giustamente constatato dalla convenuta in base alla giurisprudenza
consolidata, quale socio e gerente con diritto di firma collettiva a due con
F._ e quindi quale organo formale di una piccola società con semplici
rapporti controllabili, il ricorrente sottostava a un obbligo di diligenza
elevato. Egli era responsabile della contabilità e della solvibilità della
società e quindi anche del pagamento dei contributi sociali. Inoltre, come
accertato dalla convenuta e rimasto incontestato da parte del ricorrente, il
ricorrente è attivo nell'amministrazione e liquidazione di diverse società nel
Canton Ticino, per cui si deve partire dal presupposto che egli abbia delle
ottime conoscenze sulla direzione aziendale. A maggior ragione dunque
egli avrebbe dovuto esercitare una vigilanza elevata sulla solvibilità della
società e con ciò sul pagamento dei debiti, in particolare, dei contributi
sociali. In sintesi, il ricorrente fa valere di aver provato ad adempiere ai
suoi obblighi di gestore, ma di esserne stato impedito da parte di F._.
In un simile caso, in cui, nonostante seri sforzi, non sia possibile
adempiere ai propri obblighi di gestore, segnatamente al pagamento dei
contributi, per potersi sottrarre a una responsabilità il rispettivo gestore
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deve dare immediatamente le dimissioni (cfr. REICHMUTH, op. cit., n. 563
con diversi riferimenti p. es. a STFA H 107/01 consid. 4.3, STF H 224/06
consid. 6). Nel caso di specie, tuttavia, il ricorrente è diventato gerente e
socio della società il 26 gennaio 2016, ma ha dato le sue dimissioni risp.
ha comunicato ufficialmente la cessione delle sue quote sociali e l'uscita
dalla società soltanto durante l'assemblea straordinaria del 13 aprile 2018
(cfr. doc. 6 ricorrente). Malgrado la formale istanza del ricorrente dell'11
giugno 2018 per le relative modifiche al Registro di commercio (doc. 11
ricorrente), tali modifiche sono state ufficialmente attuate tramite iscrizione
soltanto il 25 gennaio 2019, apparentemente a causa di ritardi nell'inoltro
della necessaria documentazione da parte di F._. Ammesso che a far
stato per la colpevolezza del ricorrente è il periodo di carica effettivo e non
l'iscrizione al Registro di commercio, va comunque constatato che il
ricorrente è rimasto socio e gerente nonché unico detentore delle quote
sociali e dunque unico proprietario della società dal 26 gennaio 2016 fino
perlomeno ad inizio 2018. Le sue dimissioni espresse con istanza formale
dell'11 giugno 2018 sono arrivate dunque troppo tardi per potersi sottrarre
alla responsabilità per i contributi sociali non saldati negli anni 2016 e
2017. Il ricorrente non è dunque in grado di avanzare validi motivi
giustificanti. Va perciò confermata una negligenza grave del ricorrente per
l'omissione del pagamento dei contributi sociali.
Benché nonostante i ripetuti solleciti del ricorrente, F._
apparentemente abbia rifiutato a lungo di incontrare il ricorrente per
chiarimenti sulla situazione della società, non vi sono gli estremi per
ritenere la colpa del ricorrente talmente lieve e quella di F._ talmente
grave da far ricadere la responsabilità del danno esclusivamente su
F._. La negligenza grave dovuta alla passività del ricorrente, nel
senso di non aver agito fattivamente al fine di onorare i debiti verso la
convenuta risp., ammessa l'impossibilità di agire, nel senso di non aver
prontamente dato le sue dimissioni, non viene posta in secondo piano
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dalla colpa di F._. Tantomeno è dato affermare o viene sostenuto
risp. comprovato dal ricorrente che F._ lo abbia ingannato in maniera
giuridicamente rilevante, ad es. presentandogli già prima della sua
ammissione nella società o durante la sua carica una manipolata
situazione finanziaria della società per mezzo di documenti contabili
falsificati o di pagamenti di fatture in realtà non saldate. Tuttalpiù, può
essere ammesso un comportamento reticente ed evasivo di F._. Ma
di fronte all'impossibilità di espletare i suoi compiti di gestore il ricorrente –
come detto – avrebbe dovuto rassegnare immediatamente la sua carica e
recedere dalla società, sia per diritto secondo statuto sia per via legale. Il
nesso causale tra la colpa del ricorrente e il danno della convenuta non
viene perciò interrotto a prescindere dall'esito della denuncia penale del
ricorrente contro F._ per truffa per mestiere. Non si giustifica pertanto
la richiesta del ricorrente di sospendere questa procedura fino all'esito con
decisione passata in giudicato della procedura penale nei confronti di
F._.
5.10. Va poi ancora notato che la dichiarazione nel verbale dell'assemblea
straordinaria dell'11 giugno 2018, secondo cui F._ si assume
integralmente la responsabilità di sistemare le questioni verso gli istituti
delle assicurazioni sociali e in cui attesta che il ricorrente non ha alcuna
responsabilità in merito, è un accordo obbligazionario tra il ricorrente e
F._ e non ha dunque alcun effetto per la convenuta, che può invocare
la responsabilità solidale ex art. 52 LAVS.
5.11. Non è inoltre ravvisabile come possa essere attribuita una
corresponsabilità alla convenuta nel senso descritto dal ricorrente di aver
aumentato il danno, attendendo finché il danno arrivasse alla relativa
somma. Infatti, come si evince dagli atti, entro tempo debito la convenuta
ha inviato le regolari fatture, le relative diffide, ha domandato l'esecuzione
e il suo proseguimento per i rispettivi crediti. Si noti inoltre che il ricorrente
non sostanzia in cosa consista effettivamente la colpa della convenuta.
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Non è dunque constatabile una colpa della convenuta che possa condurre
a una riduzione del danno da risarcire da parte del ricorrente (cfr. art. 44
cpv. 1 CO; DTF 122 V 185 consid. 3; REICHMUTH, op. cit., n. 749 con
riferimenti; per l'interruzione del nesso causale v. REICHMUTH, op. cit., n.
750 con riferimenti).
5.12. Infine, va ancora rilevato che il danno della convenuta è riconducibile ai
contributi sociali insoluti degli anni 2016 e 2017, quindi a un periodo in cui
il ricorrente era gestore della società. Riguardo al mese di gennaio 2016,
considerato che l'ammissione nella società del ricorrente è avvenuta
soltanto il giorno 26 dello stesso mese, ci si limita a osservare che il
ricorrente risponde anche per i debiti scaduti prima della sua entrata in
funzione, in quanto non si intravedono elementi ai sensi della
giurisprudenza atti a escludere un nesso causale anche per questi debiti.
Il ricorrente è dunque responsabile per l'intero danno rivendicato dalla
convenuta.
6. In conclusione, i presupposti dell'art. 52 LAVS risultano adempiti. Il ricorso
va dunque respinto e la decisione impugnata confermata.
7. La procedura è gratuita (cfr. art. 1 cpv. 1 LAVS in unione con l'art. 61 lett.
fbis LPGA). La convenuta non ha diritto a ripetibili (art. 61 lett. g e contrario
LPGA).
8. Il Tribunale federale ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico
interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei
confronti di una cassa di compensazione fondata sull'art. 52 cpv. 1 LAVS
è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di
CHF 30'000.00 o in presenza di una questione di diritto di importanza
fondamentale (v. DTF 137 V 51 in applicazione di un'interpretazione in
senso largo della nozione di "responsabilità dello Stato" ai sensi dell'art.
85 cpv. 1 lett. a della Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110]).
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