Decision ID: 275964e5-742a-455b-b552-1cf990113648
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
A.a La società anonima A._, con sede a X._, è iscritta a
Registro di commercio, a far tempo dal 7 novembre 1934. Detta ditta, ha
per scopo sociale:
« (...) ».
A.b Il 27 marzo 2018 un dichiarante della A._, con la lista
d’importazione e-dec 18CHEI(...), ha dichiarato un invio di verdura
contenente anche degli spinaci alla voce di tariffa (VT) 0709.7011, che
prevede un’aliquota di dazio di 10 franchi/100 kg peso lordo (aliquota di
dazio del contingente [ADC]) e l’obbligo del permesso generale
d’importazione (PGI). Tuttavia il sistema di controllo dei contingenti
doganali dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha rifiutato
detta dichiarazione, in quanto l’importatore dell’invio era sprovvisto del
necessario contingente inerente gli spinaci.
In tale contesto, alle ore 05.24 (recte 05.21) la lista d’importazione è stata
pertanto modificata e trasmessa nuovamente all’AFD: la VT 0709.7011 è
stata sostituita con la VT 0709.7019, che prevede, in funzione dell’approv-
vigionamento interno, un’aliquota di dazio di 204 franchi/100 kg peso lordo
(aliquota di dazio fuori contingente [ADFC]) oppure un’aliquota di dazio di
150 franchi/100 kg peso lordo (aliquota di dazio fuori contingente ridotta
[ADFC codice 1]) e l’obbligo del PGI. La merce è stata descritta come
« spinaci freschi dal 15.2 al 15.12 ».
Alle ore 08.31 dello stesso giorno la lista d’importazione è poi stata nuova-
mente modificata: la VT 0709.7019 è stata sostituita con la VT 0709.7090,
che prevede un’aliquota di dazio di 8.50 franchi/100 kg peso lordo, senza
l’obbligo del PGI. La descrizione della merce è stata modificata con
« spinacino ».
A.c Su segnalazione della Direzione generale delle dogane (DGD), l’Ispet-
torato doganale del Mendrisiotto ha esaminato la documentazione accom-
pagnatoria di detto invio, giungendo alla conclusione che gli spinaci avreb-
bero dovuto essere invero dichiarati alla VT 0709.7019.
A.d A seguito di tale episodio, l’AFD ha individuato ulteriori invii di spinaci
per i quali ha ritenuto che vi fosse il fondato sospetto di un’errata dichia-
razione della VT. Per tale motivo, il 3 ottobre 2018, l’allora Direzione del
circondario delle dogane di Lugano (di seguito: DCD), Sezione antifrode
doganale, ha aperto un’inchiesta penale contro ignoti ai sensi del diritto
A-2871/2020
Pagina 3
penale amministrativo per infrazione alla legislazione doganale. Il tale
contesto, il 23 ottobre 2018 e il 14 febbraio 2020 sono stati sequestrati
276 incarti di spedizione presso la A._.
A.e Su richiesta del 13 novembre 2018 dell’allora DCD, Sezione antifrode
doganale, il 3 dicembre 2018 la B._ di Y._ (di seguito:
B._) – quale importatrice della merce – ha specificato che gli spinaci
immessi nel territorio doganale erano della specie botanica « Spinacia
Oleracea ».
A.f Con scritto 18 marzo 2020, l’AFD, Ambito direzionale Perseguimento
penale, Antifrode doganale Sud, ha poi informato la A._ di aver
constatato dall’esame dei dossier sequestrati che tra il 2 novembre 2013 e
il 4 aprile 2018, per 331 liste d’importazione e-dec di merce destinate alla
B._, diversi dichiaranti operanti presso di lei avrebbero
erroneamente dichiarato gli spinaci alla VT 0709.7090 anziché alla
VT 0709.7010/11 rispettivamente alla VT 0709.7019 (alla specie botanica
« Spinacia Oleracea » applicandosi dette VT). In ragione della reputata
errata dichiarazione della merce, l’AFD ha dunque ritenuto nei suoi
confronti la sussistenza di un’infrazione alla legislazione doganale e, di
conseguenza, di tributi all’importazione (dazio doganale e IVA) non riscossi
a torto per un importo totale di 23'644.70 franchi, oltre accessori.
Al riguardo, la A._ ha preso posizione con scritto 9 aprile 2020,
contestando recisamente le conclusioni dell’AFD.
A.g Con decisione 5 maggio 2020, l’AFD, Ambito direzionale Persegui-
mento penale, Antifrode doganale Sud, ha poi formalmente imposto la
A._ al pagamento posticipato dei tributi doganali all’importazione di
23'644.70 franchi, oltre accessori.
B.
B.a Avverso detta decisione, la A._ (di seguito: ricorrente o società
ricorrente) – per il tramite della sua patrocinatrice – ha interposto ricorso
2 giugno 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo federale, postulandone
l’annullamento. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa contesta
recisamente la riscossione posticipata e di aver commesso un’infrazione
doganale, sollevando la prescrizione dei tributi doganali, nonché la
protezione della buona fede dei dichiaranti nei confronti dell’AFD in
rapporto all’utilizzo della VT 0709.7090 per gli spinaci da lei importati.
Censura poi il rigore eccessivo dell’AFD, la natura tardiva e sproporzionata
della riscossione posticipata, a cui andrebbe pertanto rinunciato.
A-2871/2020
Pagina 4
B.b Con risposta 16 luglio 2020, l’AFD, Ambito direzionale Perseguimento
penale, Antifrode doganale Sud (di seguito: autorità inferiore), ha in so-
stanza postulato la reiezione del ricorso, prendendo posizione al riguardo.
B.c Con scritto 26 ottobre 2021 – su richiesta del Tribunale del 7 ottobre
2021 – l’autorità inferiore ha prodotto i documenti alla base della
classificazione tariffale degli spinaci, citati nel rapporto 13 giugno 2019
dell’Ispettorato doganale del Mendrisiotto.
B.d Con scritto 15 novembre 2021, la ricorrente – sempre per il tramite del
suo patrocinatore – ha preso posizione sui predetti documenti trasmessi
dall’autorità inferiore.
C.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
emanate dall’AFD – attuale Ufficio federale delle dogane e della sicurezza
dei confini (UDSC) – in materia di riscossione posticipata di tributi doganali
possono essere impugnate dinanzi al Tribunale amministrativo federale
conformemente all’art. 33 lett. d LTAF. Lo scrivente Tribunale è dunque
competente per dirimere la presente vertenza. Fatta eccezione per quanto
prescritto direttamente dalla LTAF come pure da eventuali normative
speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio retta dalla PA
(cfr. art. 37 LTAF). La riserva dell’art. 3 lett. e PA, secondo cui la procedura
di imposizione doganale non è retta dalla PA, non si applica alla procedura
relativa ai mezzi d’impugnazione (cfr. art. 116 cpv. 4 della legge federale
del 18 marzo 2005 sulle dogane [LD, RS 631.0]; sentenza del TAF
A-957/2019 del 9 dicembre 2019 consid. 1.2 con rinvii [sentenza
confermata con sentenza del TF 2C_97/2020 del 18 maggio 2020]).
1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20
segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma
previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione
dell’AFD fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condan-
na la ricorrente al pagamento posticipato di tributi all’importazione. Poiché
A-2871/2020
Pagina 5
la decisione impugnata comporta un onere pecuniario per la ricorrente,
quest’ultima risulta legittimata a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Nel caso in disamina, oggetto del litigio è l’imposizione della società
ricorrente al pagamento posticipato della differenza dei tributi doganali
(dazi doganali e IVA sull’importazione, oltre relativi accessori) non corri-
sposti al momento dell’importazione in Svizzera, a seguito dell’errata
A-2871/2020
Pagina 6
dichiarazione della merce ritenuta dall’autorità inferiore – e meglio, errata
applicazione della VT 0709.7090 anziché della corretta VT 0709.7010/11
rispettivamente VT 0709.1019 – per circa 331 importazioni di verdure
contenenti « spinaci », in provenienza dall’Italia, avvenute tra il 2 novembre
2013 e il 4 aprile 2018 e destinate alla B._, come dettagliate nella
tabella riassuntiva allegata alla decisione impugnata. Detta imposizione
posticipata è infatti qui recisamente contestata dalla ricorrente per vari
motivi.
In tale contesto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esaminare se la
riscossione posticipata in oggetto possa essere confermata o meno. In tale
ottica, prima di entrare nel merito al riguardo (cfr. considd. 5 e 6 del
presente giudizio), qui di seguito il Tribunale esporrà i principi applicabili
alla presente fattispecie (cfr. consid. 4 del presente giudizio).
4.
4.1 Giusta la legislazione doganale (cfr. art. 7 della legge del 18 marzo
2005 sulle dogane [LD, RS 631.0]), le merci introdotte nel territorio dogana-
le o asportate da esso sono soggette all’obbligo doganale e devono essere
tassate secondo la LD, nonché la legge del 9 ottobre 1986 sulla tariffa delle
dogane (LTD, RS 632.10). Di principio, dette merci soggiacciono altresì
all’IVA sull’importazione, alla quale è applicabile la legislazione doganale,
su riserva di disposizioni contrarie della legge federale del 12 giugno 2009
concernente l’imposta sul valore aggiunto (LIVA, RS 641.20; cfr. art. 50
segg. LIVA). Rimangono salve le deroghe previste in trattati, in disposizioni
speciali di legge o in ordinanze emanate dal Consiglio federale che si
fondano sulla LTD (cfr. art. 1 cpv. 2 LTD; art. 2 cpv. 1 LD e art. 8 segg. LD;
art. 53 LIVA).
4.2
4.2.1 Giusta l’art. 21 cpv. 1 LD, chiunque introduce o fa introdurre merci nel
territorio doganale o le prende successivamente in consegna deve presen-
tarle o farle presentare senza indugio e intatte all’ufficio doganale più
vicino. Detta norma definisce il cerchio delle cosiddette persone soggette
all’obbligo di presentazione, nelle quali rientrano segnatamente – così
come precisato dall’art. 75 dell’ordinanza del 1° novembre 2006 sulle do-
gane (OD, RS 631.01) – i trasportatori di merci, la persona incaricata della
presentazione, l’importatore, il destinatario, il mittente e il mandante.
Accanto alle persone soggette all’obbligo di presentazione, anche le perso-
ne incaricate di allestire la dichiarazione doganale sono soggette all’obbli-
go di dichiarazione (cfr. art. 26 lett. a e b LD). In quest’ultimo caso, si tratta
primordialmente dello speditore o del dichiarante doganale che allestisce
A-2871/2020
Pagina 7
la dichiarazione doganale (cfr. DTAF 2015/35 consid. 3.3.2; [tra le tante]
sentenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.4.1).
Le persone soggette all’obbligo di presentare la merce e all’obbligo di
dichiarazione rientrano nel cerchio dei debitori doganali ai sensi dell’art. 70
LD e rispondono, di principio, solidalmente dell’obbligazione doganale
(cfr. art. 70 cpv. 3 LD). Ora, dal momento che tutte le persone assoggettate
all’obbligazione doganale rispondono solidalmente dei tributi doganali, le
autorità doganali possono infatti rivolgersi ad ognuna di loro. Spetta
semmai alla persona assoggettata al pagamento, il compito di far valere il
proprio diritto di regresso contro gli altri assoggettati, secondo quando
prescritto dal diritto civile (cfr. art. 70 cpv. 3 LD; [tra le tante] sentenza del
TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.4.1 con rinvii).
4.2.2 A tenore dell’art. 51 cpv. 1 LIVA, è assoggettato all’IVA all’importa-
zione chi è debitore doganale secondo l’art. 70 cpv. 2 e 3 LD. Le condizioni
che reggono l’assoggettamento a tale obbligo secondo gli artt. 26 e 70 LD
sono parimenti pertinenti in tale occorrenza (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.4.2 con rinvii).
4.3
4.3.1 La base dell’imposizione doganale è la dichiarazione doganale
(cfr. art. 18 cpv. 1 LD in combinato disposto con l’art. 25 LD). Il regime
doganale è fondato sul principio dell’autodichiarazione. In virtù di detto prin-
cipio, la persona soggetta all’obbligo di dichiarazione deve presentare le
merci alla dogana e dichiararla sommariamente, presentando altresì i
documenti di scorta (cfr. art. 25 cpv. 1 LD). Detto in altri termini, la legisla-
zione doganale impone alle persone soggette all’obbligo di dichiarazione
di prendere tutte le disposizioni necessarie, secondo la legge e i regola-
menti, per l’esecuzione del controllo doganale stesso e la determinazione
dell’obbligazione doganale. Le persone soggette all’obbligo di dichiara-
zione hanno la piena responsabilità per la presentazione nonché la
completa, corretta e tempestiva dichiarazione della merce. A loro vengono
pertanto poste delle esigenze severe in rapporto al loro dovere di diligenza
(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019
consid. 4.5.1 con rinvii).
4.3.2 Di conseguenza, spetta alla persona interessata esaminare se
adempie le condizioni di assoggettamento e, in caso di dubbi, informarsi
tempestivamente presso le competenti autorità doganali (cfr. art. 20 LD; al
riguardo, consid. 4.6.2 del presente giudizio). Se si astiene dal richiedere i
A-2871/2020
Pagina 8
necessari chiarimenti, essa non può successivamente appellarsi alle pro-
prie conoscenze lacunose o invocare la violazione del principio della buona
fede per opporsi alla riscossione dei tributi doganali (cfr. DTF 135 IV 217
consid. 2.1.3; 112 IV 53 consid. 1; [tra le tante] sentenze del TAF
A-3244/2018 del 10 settembre 2020 consid. 3.3.5; A-2911/2017 del 3 apri-
le 2019 consid. 4.1.3). In particolare, essa non può desumere alcunché dal
principio della buona fede (cfr. art. 2 CC; art. 9 Cost.; al riguardo, con-
sid. 4.6.1 del presente giudizio), dal fatto che le autorità doganali non
hanno notato – prima – il carattere inesatto delle indicazioni contenute nella
sua dichiarazione doganale (cfr. DTF 129 II 385 consid. 3.6; sentenza del
TF 2A.461/2003 del 20 gennaio 2004 consid. 3.2; [tra le tante] sentenza
del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.5.2). Per le autorità
doganali chiamate a statuire sull’imposizione doganale, non sussiste infatti
alcun obbligo di controllare sistematicamente se la dichiarazione doganale
sia corretta e completa dal punto di vista formale (cfr. art. 32 cpv. 1 LD),
rispettivamente dal punto di vista materiale (cfr. art. 36 cpv. 1 LD; Messag-
gio del 15 dicembre 2003 concernente una nuova legge sulle dogane [di
seguito: Messaggio LD], FF 2004 485, 537; REMO ARPAGAUS, Zollrecht, in:
Heinrich Koller et al. [ed.], Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR] XII, 2a ed. 2007, n. 706; [tra le tante] sentenze del TAF
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.5.2; A-2934/2011 del
28 novembre 2012 consid. 3.2.4).
4.3.3 Più nel dettaglio, l’art. 32 cpv. 1 LD sancisce infatti che l’ufficio
doganale può esaminare in modo approfondito o saltuario se la dichiara-
zione doganale è formalmente corretta e completa e se è corredata dei
documenti di scorta richiesti. In assenza di errori manifesti, l’ufficio doga-
nale accetta la dichiarazione doganale e libera la merce tassata secondo
quanto indicato in detta dichiarazione (cfr. art. 32 cpv. 2 LD a contrario). La
persona soggetta all’obbligo di dichiarazione non deve però poter approfit-
tare del fatto che l’ufficio doganale non abbia riscontrato vizi di forma
(cfr. art. 32 cpv. 3 LD; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-3244/2018 del
10 settembre 2020 consid. 3.6.1; A-5576/2018 del 5 dicembre 2019
consid. 4.6.2 con rinvii).
Analogo discorso vale per il controllo materiale della merce (visita della
merce), disciplinato all’art. 36 cpv. 1 LD, secondo cui l’ufficio doganale può
controllare in modo approfondito o saltuario le merci dichiarate per l’imposi-
zione doganale o soggette all’obbligo di dichiarazione. La persona sog-
getta all’obbligo di dichiarazione è tenuta a collaborare nel modo richiesto
dall’ufficio doganale (cfr. art. 36 cpv. 4 LD). Se solo una parte delle merci
A-2871/2020
Pagina 9
dichiarate viene sottoposta alla visita, il risultato di quest’ultima è applica-
bile a tutte le merci della stessa natura designate nella dichiarazione
doganale (cfr. art. 37 cpv. 1 prima frase LD). In tal caso, si tratta di una
presunzione o finzione legale (« gesetzliche Vermutung oder Fiktion »;
sentenza del TAF A-3371/2017 del 28 ottobre 2020 consid. 5.3 con rinvii;
PATRICK RAEDERSDORF, in: Kocher/Clavadetscher [ed.], Stämpflis Hand-
kommentar, Zollgesetz [ZG], 2009 [di seguito: Zollgesetz], n. 1 ad art. 37
LD). La persona soggetta all’obbligo di dichiarazione può tuttavia esigere
una visita integrale (cfr. art. 37 cpv. 1 seconda frase LD). L’intervento sulla
merce deve limitarsi allo stretto necessario ed essere effettuato con la mas-
sima diligenza (cfr. art. 37 cpv. 2 LD). Il risultato della visita (« Zollbefund »)
è attestato per scritto. Esso costituisce la base per l’imposizione e per
eventuali altre procedure (cfr. art. 37 cpv. 3 LD). Questo risultato rimpiazza
allora la dichiarazione doganale (cfr. art. 18 cpv. 1 LD), ivi compreso il caso
in cui il controllo è effettuato unicamente per campione (« bloss stich-
probenweise »; sentenza del TAF A-3371/2017 del 28 ottobre 2020
consid. 5.3 con rinvii; RAEDERSDORF, Zollgesetzt, n. 2-4 ad art. 36 LD).
4.4
4.4.1 Giusta l’art. 28 cpv. 2 LD, in combinato disposto con l’art. 6 cpv. 1
dell’ordinanza del 4 aprile 2007 dell’AFD sulle dogane (OD-AFD,
RS 631.013), la dichiarazione doganale è presentata elettronicamente,
sempre che la presente ordinanza non preveda un’altra forma. La dichia-
razione doganale elettronica è effettuata nel sistema « e-dec » o « NCTS »
(cfr. art. 6 cpv. 2 lett. a OD-AFD), nell’applicazione Internet « e-dec web »
(cfr. art. 6 cpv. 2 lett. b OD-AFD) oppure mediante un terminale di dichiara-
zione (cfr. art. 6 cpv. 2 lett. c OD-AFD). La dichiarazione doganale elettro-
nica è considerata accettata se ha superato con successo l’esame som-
mario da parte del sistema « e-dec » o « NCTS » (cfr. art. 16 prima frase
OD-AFD in combinato disposto con l’art. 33 cpv. 2 LD). Il sistema aggiunge
alla dichiarazione doganale elettronica la data e l’ora di accettazione
(cfr. art. 16 seconda frase OD-AFD). Giusta l’art. 17 OD-AFD, dopo
l’accettazione della dichiarazione doganale, il sistema « e-dec » procede a
una selezione sulla base di un’analisi dei rischi (cpv. 1). Se il risultato della
selezione è « bloccato », la persona soggetta all’obbligo di dichiarazione
deve presentare all’ufficio doganale una copia della dichiarazione dogana-
le e i documenti di scorta necessari. Le merci possono essere sgomberate
solamente se sono state liberate dall’ufficio doganale (cpv. 2). Se il risultato
della selezione è « libero con », la persona soggetta all’obbligo di dichiara-
zione deve presentare all’ufficio doganale una copia della dichiarazione
doganale e i documenti di scorta necessari. Le merci sono considerate
liberate (cpv. 3). Se il risultato della selezione è « libero senza » o « libero
A-2871/2020
Pagina 10
senza / con DNND », la persona soggetta all’obbligo di dichiarazione deve
presentare all’ufficio doganale gli eventuali documenti di transito e
autorizzazioni nonché gli eventuali certificati o conferme necessari per
l’esecuzione dei disposti federali di natura non doganale. Per l’AFD le merci
sono considerate liberate (cpv. 4; cfr. parimenti art. 40 cpv. 2 LD; cfr. [tra le
tante] sentenze del TAF A-3244/2018 del 10 settembre 2020 consid. 3.3.3;
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.6.1).
4.4.2 L’esame sommario ai sensi dell’art. 32 LD della dichiarazione
elettronica è disciplinato all’art. 84 OD. Esso comprende un esame della
plausibilità della dichiarazione doganale trasmessa dalla persona soggetta
all’obbligo di dichiarazione mediante il sistema di elaborazione elettronica
dei dati dell’AFD (cfr. art. 84 lett. a OD) e il suo rifiuto automatico, se il
sistema di elaborazione dei dati constata errori (cfr. art. 84 lett. b OD). In
ogni caso, le possibilità del sistema informativo sono limitate: il computer
non può segnatamente verificare né se la merce importata od esportata
collima con quella indicata nella dichiarazione doganale, né se la dichia-
razione doganale coincide con i documenti di scorta richiesti (cfr. [tra le
tante] sentenze del TAF A-3244/2018 del 10 settembre 2020 consid. 3.6.1;
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.6.2 con rinvii; Messaggio LD,
FF 2004 485, 534; RAEDERSDORF, Zollgesetz, n. 7 ad art. 32 LD).
4.4.3 Una volta accettata dall’ufficio doganale, la dichiarazione doganale è
vincolante per la persona soggetta all’obbligo di dichiarazione (cfr. art. 33
cpv. 1 LD) ed è di principio ne varietur (« unabänderlich »; cfr. DTF 142 III
433 consid. 2.1; RAEDERSDORF, Zollgesetz, n. 1 ad art. 34 LD). Il carattere
vincolante e irrevocabile della dichiarazione doganale costituisce uno dei
pilastri su cui poggia il sistema doganale svizzero (cfr. [tra le tante]
sentenze del TAF A-3244/2018 del 10 settembre 2020 consid. 3.6.2;
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.6.3 con rinvii).
4.5
4.5.1 L’art. 1 cpv. 1 LTD precisa che tutte le merci importate o esportate
attraverso la linea doganale svizzera devono essere sdoganate confor-
memente alla tariffa generale degli allegati 1 e 2, i cui disposti definiscono,
tra l’altro, i tributi dovuti, informando segnatamente in merito all’eventuale
contingente doganale. La tariffa generale non è pubblicata nella RU, ma è
consultabile presso la DGD o su Internet all’indirizzo www.tares.ch.
Nonostante l’assenza di pubblicazione nella RU, la tariffa generale ha lo
statuto di legge (cfr. DTF 142 II 433 consid. 5; 129 II 160 consid. 2.1;
sentenza del TF 2C_231/2010 del 3 aprile 2011 consid. 2.2; [tra le tante]
sentenza del TAF A-3485/2020 del 25 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii,
A-2871/2020
Pagina 11
rispettivamente consid. 2.4 segg. [per i dettagli sul sistema della tariffa
generale e la sua interpretazione]).
4.5.2 Giusta l’art. 19 LD, l’importo del dazio è calcolato in base alla natura,
alla quantità e allo stato della merce nel momento in cui viene dichiarata
all’ufficio doganale e alle aliquote di dazio e alle basi di calcolo in vigore nel
momento in cui sorge l’obbligazione doganale (cpv. 1). La merce può
essere tassata all’aliquota più elevata applicabile al suo genere se la
dichiarazione doganale contiene una designazione insufficiente o equivoca
delle merci e non è possibile farla rettificare o la merce non è stata
dichiarata (cpv. 2).
Il fattore decisivo per la classificazione tariffale è dunque il genere e la
natura delle merci al momento in cui sono poste sotto controllo doganale.
L’uso previsto (« scopo d’impiego »), invece, deve essere preso in conside-
razione solo se questo è espressamente indicato come criterio di classifi-
cazione nelle singole voci di tariffa doganale. Se ciò non è il caso, l’uso
previsto, così come il prezzo, l’imballaggio e la designazione da parte del
produttore o del destinatario della merce, sono puramente indicativi e non
decisivi (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-3485/2020 del 25 gennaio
2021 consid. 2.4.5; A-6248/2018 dell’8 gennaio 2020 consid. 3.4.5).
4.6
4.6.1 Il principio della buona fede, ancorato all’art. 2 CC nonché all’art. 9
Cost. e valido per l’insieme dell’attività dello Stato, conferisce all’ammini-
strato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle autorità che si conformino
alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che non tradiscano la fiducia
posta in esse (cfr. DTF 141 V 530 consid. 6.2; 131 II 627 consid. 6.1; 130 I
26 consid. 8.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-3371/2017 del 28 ottobre
2020 consid. 8.1; A-2911/2017 del 3 aprile 2019 consid. 10.1 con rinvii).
Esso contraddistingue pure i rapporti tra le autorità fiscali e il contribuente;
il diritto fiscale è tuttavia dominato dal principio della legalità, di modo che
il principio della buona fede risulta avere in questo ambito un’influenza più
limitata, soprattutto nei casi in cui vi entri in collisione (cfr. art. 5 Cost.; DTF
142 II 182 consid. 2.2.1; 139 II 460 consid. 2.1; 131 II 627 consid. 6.1; [tra
le tante] sentenze del TAF A-3371/2017 del 28 ottobre 2020 consid. 8.2;
A-2911/2017 del 3 aprile 2019 consid. 10.1 con rinvii).
Tale principio si suddivide in tre corollari: il divieto di comportamento
contraddittorio, il divieto dell’abuso di diritto e la protezione della fiducia
(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2911/2017 del 3 aprile 2019 con-
sid. 10.1 con rinvio). Secondo la giurisprudenza, un’indicazione o una
A-2871/2020
Pagina 12
decisione dell’amministrazione possono obbligare quest’ultima ad accon-
sentire ad un amministrato di appellarvisi, quand’anche esse risultassero
errate, a condizione che (a) l’autorità sia intervenuta in una situazione
concreta nei confronti di una persona determinata, (b) che abbia agito nei
limiti delle sue competenze o presunte tali, (c) che l’amministrato non abbia
potuto rendersi conto immediatamente dell’erroneità dell’indicazione rice-
vuta, (d) che in base a tale indicazione quest’ultimo abbia preso disposi-
zioni concrete alle quali egli non potrebbe rinunciare senza subire un
pregiudizio, infine (e) che la regolamentazione in materia non sia cambiata
posteriormente al momento in cui l’autorità ha formulato il suo avviso
(cfr. DTF 143 V 341 consid. 5.2.1; 141 V 530 consid. 6.2; 137 I 69 con-
sid. 2.5.1; 131 II 627 consid. 6.1 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF
A-3371/2017 del 28 ottobre 2020 consid. 8.1; A-2911/2017 del 3 aprile
2019 consid. 10.1 con rinvii).
4.6.2 Le informazioni tariffarie dell’AFD rappresentano un caso di applica-
zione del principio della buona fede (cfr. sentenza del TAF A-4178/2016 del
28 settembre 2017 consid. 2.2.1). Giusta l’art. 20 cpv. 1 LD, su richiesta
scritta, l’AFD rilascia informazioni scritte sulla classificazione tariffale e
l’origine preferenziale delle merci. Il carattere vincolante di tali informazioni
dipende quindi principalmente dalla forma in cui vengono rilasciate: solo le
informazioni fornite per iscritto sono giuridicamente vincolanti, fatto salvo
l’art. 20 cpv. 3-5 LD, mentre le informazioni orali in materia di tariffa e di
origine rimangono non vincolanti (cfr. sentenza del TF 2C_423/2012 del
9 dicembre 2012 consid. 3.1; Messaggio LD, FF 2004 485, 520). In termini
di tempo (cfr. art. 20 cpv. 2 prima frase LD), la validità di tali informazioni
scritte è limitata a sei anni per quanto concerne la classificazione tariffale
e a tre anni per quanto riguarda l’origine. In termini di oggetto, l’informa-
zione deve essere applicata ad un numero indefinito di casi simili della
persona che richiede l’informazione (cfr. sentenza del TF 2C_423/2012 del
9 dicembre 2012 consid. 3.1; MARTIN KOCHER, Zollgesetz, n. 9 ad art. 20
LD). L’informazione fornita dall’AFD ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 LD
costituisce una decisione (cfr. sentenza del TF 2C_423/2012 del 9 dicem-
bre 2012 consid. 3; sentenza del TAF A-4178/2016 del 28 settembre 2017
consid. 2.2.1). Affinché la richiesta d’informazioni abbia carattere vinco-
lante, la stessa deve contenere segnatamente le informazioni elencate
all’art. 73 cpv. 1 e 2 OD ed essere accompagnata dai necessari documenti
elencati all’art. 73 cpv. 3 OD. In caso di richieste insufficientemente docu-
mentate, l’AFD invita il richiedente a porvi rimedio entro un adeguato
termine (cfr. art. 73 cpv. 4 OD).
A-2871/2020
Pagina 13
L’informazione non è vincolante se è stata rilasciata in base a indicazioni
inesatte o incomplete del richiedente (cfr. art. 20 cpv. 3 LD) e perde il suo
carattere vincolante se sono modificate le relative disposizioni (cfr. art. 20
cpv. 4 LD). L’AFD può revocare l’informazione per un motivo grave
(cfr. art. 20 cpv. 5 LD). Se l’avente diritto dichiara una merce alla dogana,
lo stesso deve provare nella dichiarazione doganale che la merce dichiara-
ta corrisponde esattamente a quella descritta nell’informazione (cfr. art. 20
cpv. 2 seconda frase LD). Se non lo fa, non può avvalersi delle informazioni
tariffarie dell’AFD (cfr. sentenza del TAF A-4178/2016 del 28 settembre
2017 consid. 2.2.2).
4.6.3 Tra l’informazione tariffale rilasciata dall’AFD per un periodo determi-
nato ed un numero indefinito di casi simili (art. 20 LD) e la decisione d’im-
posizione pronunciata dall’AFD in un caso concreto (art. 38 LD) sussiste
una notevole differenza (cfr. sentenza del TF 2C_423/2012 del 9 dicembre
2012 consid. 3.2 con rinvio). Poiché la decisione d’imposizione riguarda
una costellazione di casi concreti e attuali, dalla stessa non si possono
infatti desumere conclusioni giuridicamente vincolanti per degli accerta-
menti futuri, quand’anche dovesse trattarsi di merci dello stesso tipo. Ogni
dichiarazione doganale successiva viene di fatto riesaminata dall’AFD,
senza che la persona che fa la dichiarazione possa legittimamente fare
riferimento a valutazioni precedenti (cfr. sentenze del TF 2C_591/2015 del
5 febbraio 2016 cosid. 5.2; 2C_1174/2012 del 16 agosto 2013 con-
sid. 3.4.3; 2C_423/2012 del 9 dicembre 2012 consid. 3.2 con rinvii; senten-
ze del TAF A-3244/2018 del 10 settembre 2020 consid 4.1.3; A-6248/2018
dell’8 gennaio 2020 consid. 2.1.2 con rinvii; A-40/2015 del 3 giugno 2015
consid. 2.4). Lo stesso vale in forma analoga per le imposte periodiche,
ove gli effetti delle decisioni d’imposizione definitive, in particolare i loro
effetti in giudicato, sono regolarmente limitati al periodo fiscale per il quale
sono state pronunciate (cfr. sentenze del TF 2C_591/2015 del 5 febbraio
2016 cosid. 5.2; 2C_1174/2012 del 16 agosto 2013 consid. 3.4.3;
2C_423/2012 del 9 dicembre 2012 consid. 3.2 con rinvii).
4.7
4.7.1 Giusta l’art. 85 LD (riscossione posticipata di tributi doganali), se per
errore l’AFD non ha stabilito un tributo doganale o ha stabilito un tributo
doganale insufficiente, oppure ha restituito un importo troppo elevato di un
tributo doganale, essa può riscuotere posticipatamente l’importo dovuto,
purché ne comunichi l’intenzione entro un anno dalla decisione d’imposi-
zione. La riscossione posticipata ai sensi di quest’articolo contempla in
A-2871/2020
Pagina 14
altre parole la facoltà di sopporre alla revisione un debito doganale cresciu-
to in giudicato (cfr. sentenze del TAF A-1966/2017 del 26 luglio 2018
consid. 5.2.2; A-3005/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.7.2.1 con rinvii).
4.7.2 I requisiti posti dall’art. 85 LD sono l’esistenza di una decisione
d’imposizione cresciuta in giudicato, la determinazione oggettivamente
erronea di un credito doganale a discapito degli interessi della
Confederazione, rispettivamente il rimborso di tributi doganali troppo
elevati, l’errore dell’AFD e il rispetto del termine di un anno. Il suddetto
termine non può essere né interrotto né sospeso (cfr. DTF 94 I 475
consid. 2). Per ragioni pratiche, esso inizia a decorrere il giorno seguente
la decisione d’imposizione e termina il suo decorso con la semplice
comunicazione da parte dell’autorità circa la volontà di riscuotere
posticipatamente il credito (cfr. sentenze del TAF A-1966/2017 del 26 luglio
2018 consid. 5.2.3; A-3005/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.7.2.1 con
rinvii; Messaggio LD, FF 2004 485, 562; MICHAEL BEUSCH, Zollgesetz,
n. 20 e 31 segg. ad art. 85 LD).
Un errore da parte del debitore non rappresenta un requisito per la riscos-
sione posticipata. La pretesa dell’AFD fondata sull’art. 85 LD potrebbe,
secondo le circostanze, opporsi ad allegazioni fondate sul principio della
buona fede (cfr. sentenze del TAF A-1966/2017 del 26 luglio 2018
consid. 5.2.3; A-3005/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.7.2.1 con rinvii).
4.7.3 Un errore ai sensi dell’art. 85 LD sui fatti può essere preso in
considerazione solo se gli stessi fatti avrebbero potuto essere scoperti
durante un regolare controllo (« ordentlichen Kontrolle ») dei documenti. Si
tratta, in particolare, di errori nella determinazione dell’importo dei dazi
doganali, così come di errori nella scelta della VT (cfr. sentenze del TAF
A-1966/2017 del 26 luglio 2018 consid. 5.2.3; A-3005/2016 del 6 aprile
2017 consid. 3.7.2.2 con rinvii).
Secondo la giurisprudenza, una riscossione posticipata ai sensi dell’art. 85
LD può intervenire non solo quando l’AFD ha giudicato in modo erroneo la
situazione di fatto, ma anche allorquando essa ha apprezzato erronea-
mente il diritto. Detta disposizione permette di correggere le decisioni d’im-
posizione errate, indipendentemente dall’elemento di imposizione oggetto
dell’errore. L’errore può essere oggettivo, segnatamente in ordine alla
natura della merce sottoposte ai dazi doganali, ma pure legato ad un
apprezzamento giuridico inesatto o ancora riguardo all’assoggettamento
soggettivo dei dazi doganali (cfr. sentenze del TAF A-1966/2017 del
26 luglio 2018 consid. 5.2.4; A-3005/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.7.2.2
A-2871/2020
Pagina 15
con rinvii alla giurisprudenza sviluppata dall’allora Commissione federale
di ricorso in materia doganale [CRD] in correlazione all’art. 126 della
vecchia legge federale de 1° ottobre 1925 sulle dogane [vLD, RU 42 409
con modifiche ulteriori], attuale art. 85 LD).
4.8
4.8.1 La riscossione posticipata di tributi doganali ai sensi dell’art. 85 LD
va ben distinta dalla riscossione posticipata di tributi doganali ai sensi
dell’art. 12 cpv. 1 lett. a della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto
penale amministrativo (DPA, RS 313.0), secondo cui i tributi doganali non
riscossi a torto a causa di un’infrazione alla legislazione amministrativa
federale vanno pagati posticipatamente, interessi compresi, indipenden-
temente dalla punibilità di una determinata persona. Detto in altri termini, a
differenza dell’art. 85 LD, l’art. 12 DPA presuppone la sussistenza di un’in-
frazione oggettiva alla legislazione amministrativa (cfr. BEUSCH, Zollgesetz,
n. 26 e 36 ad art. 85 LD). Quali infrazioni entrano in linea di conto quelle
previste dalla LD (cfr. artt. 118-122 LD) e quelle previste dalla DPA
(cfr. artt. 14-17 DPA; BEUSCH, Zollgesetz, n. 37 ad art. 85 LD). Giusta i rinvii
dell’art. 128 cpv. 1 LD e dell’art. 103 segg. LIVA, l’art. 12 DPA è infatti
applicabile alle infrazioni doganali (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.9 con rinvii).
4.8.2 In particolare, la dichiarazione inesatta della merce all’importazione
– segnatamente l’applicazione di una VT errata per delle merci soggette a
contingente doganale – costituisce oggettivamente un’infrazione doganale
(cfr. art. 118 LD, rispettivamente art. 120 LD; art. 96 LIVA).
4.8.3 Giusta l’art. 12 cpv. 2 DPA, obbligata al pagamento è la persona che
ha fruito dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento
della tassa. In materia doganale, si tratta in particolare della persona
assoggetta al pagamento ai sensi degli artt. 26 e 70 cpv. 2 LD. Per prassi
costante, detta persona è infatti ipso facto considerata aver fruito dell’ille-
cito profitto di cui all’art. 12 cpv. 2 DPA (cfr. DTF 107 Ib 198 consid. 6c;
sentenza del TF 2A.82/2005 del 23 agosto 2005 consid. 3.1; cfr. [tra le
tante] sentenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 4.9).
Essa risponde anche quando non era al corrente della falsa dichiarazione
doganale e anche quando non ha fruito di un illecito profitto. Una colpa e,
soprattutto, un’azione penale non costituiscono pertanto una premessa per
l’obbligo di pagamento secondo l’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA. È invece sufficien-
te che l’indebito profitto, a seguito del mancato pagamento della tassa (o
del tributo), scaturisca da una violazione oggettiva della legislazione
amministrativa federale (cfr. DTF 129 II 160 consid. 3.2; 107 Ib 198
A-2871/2020
Pagina 16
consid. 6c/d; 106 Ib 218 consid. 2c; sentenza del TF 2C_492/2017 del
20 ottobre 2017 consid. 4.4; [tra le tante] sentenza del TAF A-5576/2018
del 5 dicembre 2019 consid. 4.9). Peraltro, l’obbligo di pagamento ai sensi
dell’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA non dipende neppure dalla sussistenza di un
errore dell’AFD (cfr. BEUSCH, Zollgesetz, n. 37 ad art. 85 LD).
4.8.4 In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente, ha
commesso l’infrazione o vi ha partecipato risponde in solido, con le perso-
ne obbligate al pagamento secondo il cpv. 2, della somma da pagare o da
restituire (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto
2020 consid. 6.7.2 con rinvii). La responsabilità solidale di cui all’art. 12
cpv. 3 DPA concerne l’autore dell’infrazione e/o il compartecipe. Detta
norma si applica all’autore e al compartecipe che non sono già assoggettati
personalmente all’obbligo di pagamento in virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA. Per
impegnare la loro responsabilità solidale, l’autore e il compartecipe devono
aver commesso infrazione intenzionalmente. Un’infrazione commessa per
negligenza o per omissione non comporta infatti una responsabilità solida-
le. A differenza dei cpv. 1 e 2 dell’art. 12 DPA – in virtù dei quali l’autorità
amministrativa può emanare delle decisioni d’assoggettamento suscettibili
di fare l’oggetto di misure d’esecuzione – il cpv. 3 dell’art. 12 DPA esige che
sia un’autorità penale o giudiziaria a pronunciarsi in merito alla respon-
sabilità solidale di una persona (cfr. DTF 115 Ib 216 consid. 3a; 114 Ib 94
consid. 5c; [tra le tante] sentenze del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre
2016 consid. 5.6.5; A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.2.6). La
questione a sapere se un’infrazione sia stata commessa intenzionalmente
è infatti una questione di responsabilità penale di competenza esclusiva
delle autorità penali. Ora, a livello dell’Amministrazione, la stessa autorità
(al massimo un altro Dipartimento di detta autorità) è spesso responsabile
sia della determinazione del credito fiscale che dell’azione penale. Tuttavia
il percorso si divide al più tardi con la procedura giudiziaria. Il Tribunale
amministrativo federale è competente solo per determinare l’importo del
credito fiscale, mentre il chiarimento degli aspetti di diritto penale è (in linea
di principio) lasciato ai tribunali penali cantonali o se necessario al
Tribunale penale federale. Riguardo alla responsabilità solidale dell’art. 12
cpv. 3 DPA, è stato sancito che l’autorità amministrativa può solo
pronunciarsi sull’importo dei crediti fiscali e deve lasciare all’autorità penale
la questione della responsabilità solidale fondata sulla colpa penale.
L’autorità amministrativa fissa quindi solo l’importo massimo in relazione al
quale l’autorità penale deve decidere sulla responsabilità solidale (cfr. DTF
115 Ib 216 consid. 3a; 114 Ib 94 consid. 5c; sentenza del TF 2C_363/2010,
2C_405/2010 e 2C_406/2010 del 6 ottobre 2010 consid. 7.1; [tra le tante]
sentenza del TAF A-953/2020 del 4 giugno 2021 consid. 5.7.3).
A-2871/2020
Pagina 17
4.9
4.9.1 Il condono di tributi doganali è disciplinato dall’art. 86 LD. I motivi
permettenti il condono in tutto o in parte dei tributi doganali sono elencati
all’art. 86 cpv. 1 LD, rispettivamente all’art. 86 cpv. 2 LD. In entrambi i casi,
affinché il condono possa essere concesso, l’art. 86 cpv. 3 LD presuppone
che, al momento della presentazione della domanda di condono, i tributi
doganali in oggetto siano stati stabiliti definitivamente, cioè che la decisione
d’imposizione in cui viene stabilito l’importo dovuto sia cresciuta in
giudicato (cfr. sentenze del TAF A-1780/2019 del 6 febbraio 2020 con-
sid. 2.1 con rinvii; A-6709/2011 del 6 settembre 2012 consid. 3.1.2 con
rinvii; BEUSCH, Zollgesetz, n. 3 e 14 ad art. 86 LD con rinvii). La domanda
di condono va infatti presentata entro un anno dal passaggio in giudicato
della decisione d’imposizione (cfr. art. 86 cpv. 3 LD).
4.9.2 In particolare, giusta l’art. 86 cpv. 1 lett. c LD, l’AFD rinuncia alla
riscossione di tributi doganali o li restituisce completamente o in parte se,
per effetto di circostanze particolari, una riscossione posticipata dovesse
gravare in modo sproporzionato il debitore doganale. Per costante giuri-
sprudenza, per « riscossione posticipata » in conformità a questa dispo-
sizione va intesa la riscossione posticipata ai sensi dell’art. 85 LD. Come
visto (cfr. consid. 4.7 del presente giudizio), l’art. 85 LD stabilisce che l’AFD
può riscuotere posticipatamente l’importo dovuto se per errore non ha
stabilito un tributo doganale o ha stabilito un tributo doganale insufficiente,
oppure ha restituito un importo troppo elevato di un tributo doganale. Se la
responsabilità dell’errore di valutazione non è ascrivibile all’AFD in questo
senso, una « riscossione posticipata» non interviene sulla base dell’art. 85
LD, bensì sulla base dell’art. 12 DPA (cfr. al riguardo, consid. 4.8 del
presente giudizio). In caso di riscossione posticipata ex art. 12 DPA,
l’art. 86 cpv. 1 lett. c LD non è applicabile (cfr. DTF 94 I 475 consid. 2;
sentenza del TAF A-1780/2019 del 6 febbraio 2020 consid. 3.1.2 con rinvii;
BEUSCH, Zollgesetz, n. 26 ad art. 86 LD).
5.
5.1 Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale rileva preliminarmente che la
riscossione posticipata in oggetto trae origine dall’episodio verificatosi il
27 marzo 2018, in occasione del quale un dichiarante della ricorrente ha
dichiarato un invio di verdura contenente anche degli spinaci con lista d’im-
portazione e-dec 18CHEI(...) alla VT 0709.7011. Detta dichiarazione è
stata rifiutata dal sistema di controllo dei contingenti doganali dell’autorità
inferiore, sicché verso le ore 05.24 la lista d’importazione è stata
modificata: la VT 0709.7011 è stata sostituita con la VT 0709.7019 e la
merce è stata descritta come « spinaci freschi dal 15.2 al 15.12 ». Verso le
A-2871/2020
Pagina 18
ore 08.31 dello stesso giorno la lista d’importazione è poi stata nuovamente
modificata: la VT 0709.7019 è stata sostituita con la VT 0709.7090 e la
descrizione della merce è stata modificata con « spinacino ». Per tale invio,
l’autorità inferiore ha stabilito che la VT corretta era la VT 0709.7019.
A prescindere dalla questione a sapere chi della società ricorrente (segna-
tamente se si tratta di un dichiarante con/senza attestato federale, rispetti-
vamente con/senza esperienza), come e perché abbia proceduto alle
predette modifiche della suddetta lista d’importazione, il Tribunale prende
atto che a seguito di tale evento, l’autorità inferiore ha proceduto ad un
controllo nella sua banca dati, individuando ulteriori 331 liste d’importa-
zione e-dec di merce destinata alla B._, per le quali sei dichiaranti
attivi presso la ricorrente, avrebbero dichiarato gli spinaci alla
VT 0709.7090 anziché alla VT 0709.7010/11, rispettivamente alla
VT 0709.7019, da lei ritenuta come la VT corretta. Più nel dettaglio,
l’autorità inferiore ha ritenuto che, poiché gli spinaci destinati alla
B._ – come indicato da quest’ultima il 13 novembre 2018 – apparte-
rebbero alla specie botanica « Spinacia Oleracea », agli stessi andrebbe
applicata la VT 0709.7010/11, rispettivamente la VT 0709.7019. Sulla base
di ciò, ritenendo la sussistenza di un’infrazione alla legislazione doganale
ex art. 120 LD, rispettivamente ex art. 96 LIVA, l’autorità inferiore ha dun-
que proceduto nei confronti della ricorrente ad una riscossione posticipata
ex art. 12 DPA della differenza di tributi doganali tra la VT 0709.7090 da lei
dichiarata e la VT 0709.7010/11, rispettivamente la VT 0709.7019,
applicata a posteriori, così come riassunto nella tabella riassuntiva acclusa
alla decisione impugnata (cfr. decisione impugnata, pag. 2).
5.2 In tale contesto, il Tribunale deve innanzitutto determinare la VT appli-
cabile agli « spinaci », oggetto delle 331 importazioni qui litigiose e, così
facendo, esaminare se – come ritenuto dall’autorità inferiore – la ricorrente
abbia o meno applicato la VT sbagliata.
A questo riguardo, si precisa che il Tribunale si riferirà all’incarto prodotto
dall’autorità inferiore, riprendendo la sua numerazione degli atti con il
riferimento iniziale « ZFA » (p.es. « atto ZFA 01.01/0001-0005 »).
5.2.1 Per la classificazione del prodotto « spinaci » entrano in conside-
razione le seguenti sottovoci tratte dalla tariffa doganale elettronica tares:
Voce di tariffa Testo
II PRODOTTI DEL REGNO VEGETALE
07 Ortaggi o legumi, piante, radici e tuberi, mangerecci
A-2871/2020
Pagina 19
0709 Altri ortaggi, freschi o refrigerati:
0709.70 - spinaci, tetragonie (spinaci della Nuova Zelanda) e atreplici
- (bietoloni rossi o dei giardini)
-- spinaci, tetragonie (spinaci della Nuova Zelanda):
0709.7010 --- dal 16 dicembre al 14 febbraio
--- dal 15 febbraio al 15 dicembre
0709.7011 -----importati nei limiti del contingente (n. cont. 15)
0709.7019 ----- altri
0709.7090 -- altri
I prodotti classificati alla VT 0709.7010/11, rispettivamente alla
VT 0709.7019, soggiacciono all’obbligo del PGI e del contingente doga-
nale. La VT 0709.7010/11 prevede un’aliquota di dazio di 10 franchi/100 kg
peso lordo per le merci importate nel limite del contingente (ACD). La
VT 0709.7019 prevede invece un’aliquota di dazio di 204 franchi/100 kg
peso lordo (AFCD), rispettivamente di 150 franchi/100 kg peso lordo du-
rante il periodo di approvvigionamento completo (AFCD codice 1) per le
merci importate fuori contingente. Al contrario, i prodotti classificati alla
VT 0709.7090 non soggiacciono né all’obbligo del PGI né del contingente
doganale. La VT 0709.7090 prevede un’aliquota di dazio di 8.50 fran-
chi/100 kg peso lordo.
Le note di sezione o capitolo, così come le note esplicative (D.6) non
forniscono ragguagli ulteriori circa la classificazione degli spinaci. In tale
contesto, trova applicazione il principio secondo cui, il fattore decisivo per
la classificazione tariffale degli spinaci è il genere e la natura delle merci al
momento in cui sono poste sotto controllo doganale. L’uso finale, la forma
del prodotto, il tipo di imballaggio e la loro denominazione/descrizione non
sono invece elementi determinanti per la loro classificazione tariffale
(cfr. consid. 4.5.2 del presente giudizio). Ne consegue che ai fini della
classificazione tariffale non importa se gli spinaci sono destinati ad essere
consumati crudi o cotti, rispettivamente se sono a foglie piccole o grandi,
bensì unicamente la specie botanica alla quale essi appartengono.
5.2.2 Per quanto qui rilevante, il Tribunale rileva che per la classificazione
tariffale degli spinaci in oggetto, l’autorità inferiore si è in particolare fondata
sul rapporto 13 giugno 2018 dell’Ispettorato doganale del Mendrisiotto agli
atti (cfr. atto ZFA 01.01/0001-0005; risposta 16 luglio 2020, pag. 3). Detto
rapporto cita e rinvia a vari documenti, su cui l’Ispettorato doganale del
Mendrisiotto si è fondato per classificare gli spinaci. Con scritto 26 ottobre
2021, l’autorità inferiore – dando seguito alla richiesta di edizione del
A-2871/2020
Pagina 20
Tribunale del 7 ottobre 2021 – ha trasmesso detti documenti (docc. 1-8), a
completamento dell’incarto da lei già prodotto.
Per quanto qui necessario, il Tribunale rileva che, secondo le informazioni
e le ricerche botaniche contenute in detto rapporto, in una decisione
doganale (cfr. doc. 3) – basandosi sul libro KELLER/LÜTHI/RHÖTLISBERGER,
100 Gemüse, 1989 (cfr. doc. 8) – la classificazione di diverse specie di
spinaci è stata specificata come segue:
« [...] Secondo la tariffa nella VD 0709.70 sono classificati gli spinaci, gli spinaci
della Nuova Zelanda (tetragonia) e gli atreplici:
 Come spinaci si considera il “vero spinacio” ossia la specie “Spinacea
oleracea”
 Come spinacio della Nuova Zelanda si considera la specie “Tetragonia
expansa”
 Come atreplice la specie “Atriplex Hortensis” [...] ».
Detto rapporto – facendo altresì riferimento ad un manuale interno denomi-
nato « manuale Frutta-Verdura (versione 2.2012) » (cfr. doc. 7) – precisa
poi che lo spinacio della specie botanica « Spinacea oleracea » è classifi-
cato alla VT 0709.7010/11, rispettivamente alla VT 0709.7019, mentre lo
spinacio della specie botanica degli atreplici « Atriplex Hortensis » alla
VT 0709.7090. Detto rapporto precisa altresì che dalle « [...] informazioni
che si possono trovare in internet traspare che per spinacino s’intende
generalmente dello spinacino novello (foglie che vengono raccolte a uno
stadio precoce di sviluppo) della specie “Spinacea oleracea”. Lo stesso è
anche chiamato “Spinat Baby Leaf” [...] ».
Ciò rilevato, nella misura in cui tali indicazioni appaiono qui plausibili alla
luce dei documenti su cui esse si fondano (cfr. docc. 1-8 prodotti con scritto
26 ottobre 2021 dall’autorità inferiore) e non sono di per sé state contestate
dalla ricorrente né dinanzi all’autorità inferiore, né in questa sede – e
meglio, dapprima con ricorso 2 giugno 2020, poi con scritto 15 novembre
2021 trasmesso, dopo aver ricevuto in copia i docc. 1-8 alla base del
predetto rapporto, trasmessogli dal Tribunale il 29 ottobre 2021 –, il Tribu-
nale non ha motivo di approfondire ulteriormente la classificazione tariffale
proposta dall’autorità inferiore, sicché la stessa può essere di principio qui
seguita e confermata.
5.2.3 Ora, è pacifico che per i predetti 331 invii intervenuti tra il 2 novembre
2013 e il 4 aprile 2018, tutti destinati alla B._, la ricorrente ha
applicato la VT 0709.7090, tale circostanza non essendo peraltro da lei
contestata (cfr. atti ZFA 05.01.02/0013-4430; parimenti allegato alla
decisione impugnata). È inoltre incontestato quanto indicato dalla
A-2871/2020
Pagina 21
B._ nel suo scritto 13 novembre 2018 (cfr. atto ZFA 12.02.02/0001-
0005), secondo cui gli spinaci contenuti in detti 331 invii a lei destinati,
appartengono tutti alla specie « Spinacia Oleracea ». Tale circostanza è
infatti stata confermata dalla stessa ricorrente (cfr. ricorso 2 giugno 2020,
pag. 9):
« [...] Come emerge dalla scheda tecnica riferita allo “spinacino” (doc. N)
questo prodotto, che fa parte della famiglia della “spinacia oleoracea”, è
costituito da foglie piccole, tenere verdi chiaro e si consuma crudo come
insalata. [...] Lo “spinacio fresco”, che fa pure parte della famiglia della
“spinacia oleoracea”, invece è composto da foglie più grandi, verde scuro e si
consuma perlopiù cotto [...] ».
Ne consegue che ai 331 invii in questione (cfr. atti ZFA 05.01.02/0013-
4430), contenenti spinaci della specie botanica « Spinacia Oleracea »
andava – di principio e indipendentemente dalla denominazione utilizzata
dalla ricorrente nelle dichiarazioni doganali – applicata la VT 0709.7010/11,
rispettivamente la VT 0709.7019, così come ritenuto dall’autorità inferiore.
5.2.4 Il fatto menzionato dalla ricorrente secondo cui lo spinacino « [...] a
volte viene anche inserito in un miscuglio di insalate per il quale l’Ispetto-
rato doganale ha dichiarato che applicava addirittura la voce tariffale
VT 0709.9999 (doc. O) [...] » (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pag. 9), non muta
tale conclusione. Più nel dettaglio, il Tribunale osserva che il doc. O
prodotto dalla ricorrente è invero un’informazione tariffale vincolante fornita
dall’autorità inferiore in data 13 marzo 2020, riferita specificamente al
seguente prodotto, classificato alla VT 0709.9999:
« [...] Maisto
 Insalata Biopoker
Miscela
d’insalate fresche o refrigerate; composta da rucola (25%), spinacino
(25%), lattughino biondo (25%) e lattughino rosso (25%), in imballaggio
per la vendita al dettaglio da 100 g [...] ».
Da quanto precede, appare chiaro che l’informazione tariffale non è riferita
allo « spinacino » della specie botanica « Spinacia oleoracea » in quanto
tale, venduto singolarmente come nel caso dei 331 invii in oggetto, bensì
ad una specifica miscela di più insalate fresche o refrigerate, contenente
dello « spinacino » per un 25%. Tale informazione tariffale non è dunque
trasponibile al « spinacino » della specie botanica « Spinacia oleoracea ».
5.3 In definitiva, da quanto precede risulta che la VT applicabile agli spinaci
oggetto dei 331 invii in questione non è la VT 0709.7090, bensì la
VT 0709.7010/11, rispettivamente la VT 0709.7019. In tale contesto, si
A-2871/2020
Pagina 22
deve dunque ritenere che è a torto che la ricorrente ha applicato la
VT 0709.7090 agli spinaci oggetto dei 331 invii in questione.
Ne consegue che, nella misura in cui per effetto dell’applicazione di una
errata VT non è stata riscossa una parte dei tributi doganali in correlazione
con i 331 invii in questione (e meglio, la differenza tra i tributi doganali
correlati alla VT errata e alla VT corretta), si deve ritenere che oggetti-
vamente è stata commessa un’infrazione alla legislazione doganale
(cfr. art. 120 LD; art. 96 LIVA), giustificante – di principio – una riscossione
posticipata nei confronti della società ricorrente ai sensi dell’art. 12 DPA
(cfr. considd. 4.8.1-4.8.3 del presente giudizio).
6.
Ciò sancito, il Tribunale deve ora esaminare le puntuali censure sollevate
dalla ricorrente al riguardo, al fine di accertare se la riscossione posticipata
pronunciata nei suoi confronti vada o meno qui confermata.
6.1
6.1.1 Innanzitutto, la ricorrente indica di non aver commesso intenzional-
mente o per negligenza un’infrazione alla legislazione doganale, facendo
valere in sostanza di aver sempre agito in maniera trasparente e in buona
fede, di aver sempre dichiarato correttamente lo « spinacino » importato
dal 2008 secondo la VT 0709.7090 indicatogli a suo tempo dalle autorità
doganali, mai da essere rettificata prima del giugno 2018, nonostante le
verifiche della documentazione e della merce da esse effettuate nel corso
degli anni (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 4-7, 10-12).
Più nel dettaglio, precisa ch’essa dagli anni 2008/2009 avrebbe iniziato ad
importare per la B._, un prodotto utilizzato come insalata,
consumato crudo e denominato « spinacino ». Alcuni dei suoi dipendenti
attivi da molti anni sarebbero quasi certi che prima di iniziare ad importare
tale merce la VT sarebbe stata discussa con i competenti uffici doganali,
come sempre fatto con altri nuovi prodotti importati. Negli anni, visto che il
nome del prodotto è simile a quello degli « spinaci freschi », essi
ricorderebbero che i funzionari doganali avrebbero chiesto di quale dei due
prodotti si trattasse, senza poi formulare obiezioni in merito alla VT
(cfr. ricorso 2 giugno 2020, pag. 4). Secondo i suoi dichiaranti, sarebbe
solo nel mese di giugno 2018, che l’Ispettorato doganale avrebbe poi
formalmente deciso e comunicatole che la VT da utilizzare per lo
« spinacino » è la stessa della VT da utilizzare per lo « spinacio fresco »,
ovvero la VT 0709.7010/11, rispettivamente la VT 0709.7019. A comprova
di ciò, indica che il 1° giugno 2018 il signor C._ – suo dichiarante
A-2871/2020
Pagina 23
attivo dal 1987, senza attestato federale – avrebbe preparato la
dichiarazione doganale per merci destinate all’importatore D._ fra
le quali vi era anche il prodotto « Aroche Amarantus », ovvero lo
« spinacino », apponendo la VT 0709.7090 (cfr. doc. F della ricorrente).
Detta dichiarazione sarebbe stata respinta con l’indicazione « bloccato ».
Lo stesso giorno, probabilmente a seguito di una telefonata, il signor
E._ avrebbe mandato una e-mail al signor F._
dell’Ispettorato doganale (cfr. doc. G della ricorrente). Il 4 giugno 2018
l’Ufficio doganale avrebbe poi imposto alla società ricorrente lo
sdoganamento provvisorio con la modifica della VT da VT 0709.7090 a
VT 0709.7019 con l’indicazione « spinacino (spinacia oleoracea) »
(cfr. doc. H della ricorrente) e la lista provvisoria è stata rettificata con la
VT 0709.7019 (cfr. doc. I della ricorrente). A seguito di ciò, il 7 giugno 2018
il signor G._ – suo dichiarante attivo dal 1990, con mansione di
capo ortofrutta, avrebbe quindi informato tutti i clienti in merito alla modifica
della VT imposta dall’Ufficio doganale per lo « spinacino » (cfr. doc. L della
ricorrente; ricorso 2 giugno 2020, pagg. 9 segg.).
Nel suo scritto 15 novembre 2021 – nell’ambito del quale essa ha preso
posizione sui documenti alla base della classificazione tariffale dello
« spinacino » prodotti dall’autorità inferiore con scritto 26 ottobre 2021 – la
ricorrente ha poi improvvisamente dichiarato di avere iniziato ad importare
lo « spinacino » già negli anni 2005/2006, lamentando il fatto che nel 2006
l’AFD non le avrebbe segnalato la corretta voce tariffale in correlazione ad
una comunicazione interna del 1° marzo 2006 dell’Ispettore H._ e
domandandosi come mai nel 2006 non sarebbe stata subito chiesta una
rettifica della voce tariffale al posto di chiederla dopo 12 anni.
Prima del giugno 2018 sia la ricorrente che le autorità doganali avrebbero
accettato la VT applicata allo « spinacino » importato per la B._,
che sarebbe stato più volte oggetto di loro verifiche e di automatici controlli
di plausibilità. In tale contesto, nel corso degli anni essa si sarebbe organiz-
zata a livello informatico facendo corrispondere al prodotto « spinacino »
la VT 0709.7090 (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 4 e 11):
« [...] Nel corso degli anni A._, X._, ha organizzato a livello
informativo la classificazione dei singoli prodotti con la rispettiva voce
doganale. Al prodotto “spinacino” corrispondeva la voce tariffale 0709.7090
[...]. La VT per lo spinacino è registrata nel sistema informatico della A._
e per il singolo dichiarante non è necessario ogni volta chiedere informazioni
se va bene dal 2008 anche per i funzionari doganali [...] ».
Ciò precisato, essa si duole del fatto che la tabella riassuntiva/lista allegata
alla decisione impugnata con l’indicazione delle dichiarazioni doganali
A-2871/2020
Pagina 24
oggetto della riscossione posticipata non riporterebbe l’indicazione riguar-
dante il modo in cui queste dichiarazioni sono state trattate dall’Ufficio
doganale (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pag. 4 seg.).
6.1.2 Al riguardo, il Tribunale rileva preliminarmente nelle dichiarazioni
della ricorrente la sussistenza di una incongruenza temporale. Nel suo
ricorso 2 giugno 2020, la ricorrente ha infatti dapprima dichiarato di aver
iniziato ad importare lo « spinacino » dagli anni 2008/2009. Nel suo scritto
15 novembre 2021, essa ha invece dichiarato di aver iniziato ad importare
lo « spinacino » già negli anni 2005/2006.
Sia come sia, il Tribunale osserva come agli atti difetti la prova, secondo
cui nel 2008 le autorità doganali avrebbero indicato alla ricorrente,
rispettivamente ai suoi dipendenti, quale VT applicabile agli spinaci la
VT 0709.7090. Ammesso e concesso che una tale informazione sia stata
perlomeno data oralmente – circostanza di cui difetta comunque la
prova –, il Tribunale rileva che solo le informazioni tariffarie scritte fornite
dalle dogane su richiesta scritta ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 LD possono
comportare, a determinate condizioni, la protezione della buona fede
(cfr. consid. 4.6.2 del presente giudizio). Le informazioni fornite solo oral-
mente – indipendentemente dal contesto in cui vengono rilasciate – non
comportano la protezione della buona fede per un numero indeterminato
di dichiarazioni doganali. Quand’anche le autorità doganali avessero forni-
to un’informazione per iscritto nel 2008 alla ricorrente – di cui, come detto
manca la prova – tale informazione sarebbe comunque stata valida per un
massimo di 6 anni (cfr. consid. 4.6.3 del presente giudizio). Dopo tale
termine, la ricorrente sarebbe stata in ogni caso tenuta a richiedere nuova-
mente un’informazione scritta sulla VT applicabile agli spinaci, ciò che in
concreto non appare avere fatto. Ora, per sua stessa ammissione, la ricor-
rente ha infatti indicato di aver sempre applicato dal 2008 la VT 0709.7090
e di avere disposto il suo sistema informativo in tal modo che allo spinacino
venga associata automaticamente la VT 0709.7090, sicché « [...] per il sin-
golo dichiarante non è necessario ogni volta chiedere informazioni se va
bene dal 2008 anche per i funzionari doganali [...] » (cfr. ricorso 2 giugno
2021, pag. 11; consid. 6.1.1 del presente giudizio). Peraltro, da un esame
delle 331 liste d’importazione (cfr. atti ZFA 05.01.02/0013-4430) risulta che
la ricorrente ha dichiarato gli spinaci alla VT 0709.7090 utilizzando più di
trenta denominazioni diverse (segnatamente: « altri spinaci freschi o refri-
gerati – spinacino bio », « spinacino bio », « bio spinacino », « spinacino
fresco », « spinacino fresco bio » « bio spinaci altri », « bio spinacino aro-
che – amarantus [spinaci altri] », ecc.), allorquando la protezione della
A-2871/2020
Pagina 25
buona fede esige che la merce venga dichiarata in maniera precisa, sem-
pre allo stesso modo (cfr. consid. 4.6.2 del presente giudizio). Anche per
tale motivo, si deve ritenere che difettano i presupposti alla base della
protezione della buona fede invocata dalla ricorrente.
Il fatto poi che l’AFD non abbia comunicato nel 2006 quanto contenuto nella
sua comunicazione interna del 1° marzo 2006 circa la voce di tariffa di cui
al doc. 5 prodotto dall’autorità inferiore con scritto 26 ottobre 2021, nulla
muta al riguardo. Da un esame del doc. 5, nessun elemento permette infatti
di ritenere che tale comunicazione interna concernerebbe la qui ricorrente
o che la stessa avrebbe dovuto essergli trasmessa. Non vi è peraltro prova
agli atti che la ricorrente – e ciò non viene nemmeno sostenuto da
quest’ultima – abbia chiesto per iscritto un’informazione tariffale all’AFD ai
sensi dell’art. 20 cpv. 1 LD già nel 2006. In tale contesto e in assenza di
un’esplicita richiesta scritta, l’AFD non aveva motivo di comunicare alla
ricorrente la voce di tariffa applicabile allo « spinacino », non sussistendo
un obbligo in tal senso (cfr. consid. 4.6.2 del presente giudizio).
6.1.3 Il fatto che le autorità doganali non abbiano sistematicamente con-
trollato i 331 invii in questione non è qui di alcun soccorso alla ricorrente,
non sussistendo alcun obbligo in tal senso (cfr. consid. 4.3.3 del presente
giudizio). Le autorità doganali sono infatti libere di decidere, in base al loro
apprezzamento, quando e come procedere ad un controllo doganale.
Qualora decidano di effettuare una visita delle merci ex art. 36 cpv. 1 LD
non sono neppure tenute ad effettuare un controllo approfondito, le stesse
potendo controllare anche solo una parte della merce, rispettivamente solo
alcuni elementi della dichiarazione doganale.
Se è vero che la tabella riassuntiva acclusa alla decisione impugnata non
indica quale sia il risultato del controllo di plausibilità del sistema informa-
tico (ovvero: « libero senza », « libero con » o « bloccato »), rispettiva-
mente quali invii sono stati controllati e in che misura (segnatamente se vi
è stato un controllo formale e/o una visita della merce), tale informazione è
comunque accessibile al ricorrente, dal momento che l’autorità inferiore ha
prodotto tutte le 331 dichiarazioni doganali (cfr. atti ZFA 05.01.02/0013-
4430), qui ritenute irregolari per applicazione errata della VT 0709.7090 e
i risultati dei controlli con visita della merce (cfr. atti ZFA 12.05.03/0007-52).
Un semplice esame degli atti avrebbe dunque permesso alla ricorrente di
vedere tali risultati. La sua censura non è dunque qui rilevante.
A-2871/2020
Pagina 26
6.1.4 Per quanto concerne i controlli effettuati concretamente dalle autorità
doganali nel periodo dal 2 novembre 2013 al 4 aprile 2018 sulle 331 impor-
tazioni in questione, nella risposta 16 luglio 2020 l’autorità inferiore ha
indicato di averne « [...] controllate 8, di cui 2 con la dicitura “libero con”
(controllo formale della documentazione senza visita della merce) e 6 con
la dicitura “bloccato” (controllo formale della documentazione e visita della
merce) [...] » e di non ritenere influente tale circostanza dal momento che
detti controlli, « [...] giusta i risultati di visita non vertevano sull’accertamen-
to della classificazione tariffale, ma bensì unicamente sul controllo del
peso, sulla verifica di parte della merce mancante, sul controllo del tipo di
imballaggio e sulla corrispondenza della merce con i documenti accompa-
gnatori [...] » (cfr. citata risposta, pag. 7). Sennonché quanto da essa
indicato non può essere qui seguito dal Tribunale, dal momento che dai
risultati di visita agli atti (cfr. atti ZFA 12.05.03/0001-0062) e dallo scritto
13 giugno 2018 dell’Ispettorato doganale del Mendrisiotto agli atti (cfr. atto
ZFA 01.01/0001-0005), emerge che le autorità doganali hanno invero
effettuato una visita delle merci in ben 7 occasioni – anziché le 2 indicate
dall’autorità inferiore – confermando pure la VT 0709.7090:
Data Lista d’importazione Atto ZFA Dicitura
02.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0007-0010 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0011-0018 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 15.05.03/0019-0023 Libero con
11.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0039-0044 Libero con
31.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0045-0052 Bloccato
22.12.2017 17CHEI(...) 12.05.03/0026-0029 Libero con
09.01.2018 18CHEI(...) 12.05.03/0030-0035 Libero con
Dai risultati di visita agli atti, si evince poi sotto il punto « Risultato » che
per questi 7 invii le autorità doganali hanno verificato vari elementi, tra cui
la designazione della merce, la voce di tariffa, la chiave statistica, la massa
netta, la massa lorda, il peso netto, l’unità supplementare, il valore stati-
stico, ecc. Per ognuno di detti elementi, vi sono due colonne, la prima
relativa a quanto dichiarato dalla ricorrente, la seconda relativa a quanto
constatato dalle autorità doganali. Ora, nel caso della VT, figura quale dato
dichiarato la VT 0709.7090 e quale dato constatato l’indicazione « -- », ciò
che lascia intendere che, di fatto, le autorità doganali abbiano verificato
pure la predetta VT, rispettivamente l’abbiano semplicemente confermata,
senza ravvisare alcun errore.
A-2871/2020
Pagina 27
Sempre dai risultati di visita agli atti, risulta poi che in altri 3 casi l’AFD ha
invece fatto solo un controllo formale dei documenti, sicché non si può
ritenere che la stessa abbia confermato la VT 0709.7090:
Data Lista d’importazione Atto ZFA Dicitura
13.01.2017 17CHEI(...) 12.05.03/0001-0002 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0024-0025 Libero con
16.01.2017 17CHEI(...) 12.05.03/0056-0059 Bloccato
Ora, dette imposizioni costituiscono delle decisioni ai sensi dell’art. 38 LD.
In tale contesto, per le 7 dichiarazioni doganali/liste d’importazione, per le
quali le autorità doganali hanno effettuato una visita della merce e confer-
mato la VT 0709.7090, si pone la questione a sapere se la società ricor-
rente possa o meno beneficiare della protezione della buona fede (cfr. con-
sid. 4.6.1 del presente giudizio) o se, al contrario, la sua buona fede sia o
meno messa in scacco dall’art. 85 LD, secondo cui le autorità doganali
possono in ogni caso procedere ad una revisione delle decisioni d’imposi-
zione, segnatamente nel caso dell’errata applicazione di una VT, nel termi-
ne di un anno (cfr. consid. 4.7.2 del presente giudizio). Come visto, si con-
sidera che il termine di un anno di cui all’art. 85 LD, che inizia a decorrere
l’indomani della decisione d’imposizione, termina il suo decorso con la
semplice comunicazione da parte delle autorità doganali circa la volontà di
riscuotere posticipatamente il credito (cfr. consid. 4.7.2 del presente giu-
dizio). Sennonché, dagli atti dell’incarto risulta che le autorità inferiore
hanno comunicato alla società ricorrente la loro volontà di riscuotere a po-
steriori i tributi doganali inerenti a dette 7 dichiarazioni doganali/liste d’im-
portazione al più presto con la decisione del 18 marzo 2020, ovvero oltre
un anno dopo ognuna di queste 7 decisioni d’imposizione. La questione a
sapere se le autorità doganali abbiano o meno effettivamente commesso
un errore può dunque qui rimanere aperta. Ne consegue che per queste
7 dichiarazioni doganali/liste d’importazione non entra in linea di conto
l’art. 85 LD. Di riflesso, può altresì rimanere aperta la questione a sapere
se un eventuale applicazione dell’art. 85 LD al caso concreto – ciò che non
è qui il caso – avrebbe potuto o meno, secondo le circostanze, opporsi alle
allegazioni della ricorrente fondate sul principio della buona fede.
In tali particolari circostanze, a mente del Tribunale, è dunque possibile
riconoscere la protezione della buona fede perlomeno per le 7 dichiarazioni
doganali/liste d’importazione, per le quali le autorità doganali hanno
effettuato una visita della merce e confermato la VT 0709.7090. Per il resto,
il risultato di tali controlli non è tuttavia estensibile alle rimanenti dichiara-
zioni doganali intervenute nel periodo dal 2 novembre 2013 al 4 aprile 2018
A-2871/2020
Pagina 28
e oggetto della ripresa fiscale. Poiché la decisione d’imposizione – a cui è
equiparata la dichiarazione doganale accettata – è valida unicamente per
le importazioni concrete a cui si riferisce, dalla stessa non è infatti deduci-
bile alcuna protezione della buona fede estensibile alle successive dichia-
razioni doganale effettuate dalla ricorrente (cfr. consid. 4.6.3 del presente
giudizio). Ogni nuova dichiarazione doganale rappresenta una nuova
fattispecie, per cui la ricorrente è tenuta ad informarsi in caso di dubbi circa
la VT applicabile. Ciò a maggior ragione, se si considera che – come già
rilevato in precedenza (cfr. consid. 6.1.2 del presente giudizio) – la ricor-
rente non ha utilizzato una denominazione/descrizione uguale e costante
per designare gli spinaci nelle dichiarazioni doganali da essa compilate.
6.1.5 Ne consegue, che il ricorso della ricorrente va parzialmente accolto,
nel senso che è riconosciuta la protezione della buona fede in correlazione
all’applicazione della VT 0709.7090 agli spinaci di cui alle 7 seguenti
dichiarazioni doganali/liste d’importazione:
Data Lista d’importazione Atto ZFA Dicitura
02.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0007-0010 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0011-0018 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 15.05.03/0019-0023 Libero con
11.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0039-0044 Libero con
31.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0045-0052 Bloccato
22.12.2017 17CHEI(...) 12.05.03/0026-0029 Libero con
09.01.2018 18CHEI(...) 12.05.03/0030-0035 Libero con
Di conseguenza, la ripresa fiscale concernente tali 7 dichiarazioni doganali
va qui annullata, interessi di mora compresi. A tal fine, l’autorità inferiore
avrà premura di ricalcolare l’importo totale della ripresa fiscale inerente ai
331 invii in oggetto senza questi 7 invii, nonché degli interessi a carico della
ricorrente, tenuto conto di detto parziale accoglimento del suo ricorso.
6.2
6.2.1 La società ricorrente ritiene poi che l’errore nell’applicazione della VT
agli spinaci – se errore vi è stato – sarebbe in ogni caso imputabile
all’autorità inferiore, sicché in applicazione dell’art. 85 LD la riscossione
posticipata in oggetto sarebbe tardiva. Essa ritiene infatti che, nella misura
in cui nel periodo precedente a giugno 2018, essa avrebbe sempre
dichiarato lo « spinacino » con la VT 0709.7090 e i funzionari doganali,
rispettivamente l’Ispettorato doganale, non avrebbero mai corretto detta
VT, sarebbe chiara la responsabilità dell’AFD. A suo avviso, la mancata
correzione della VT sarebbe imputabile ad un errore dell’autorità inferiore,
A-2871/2020
Pagina 29
che avrebbe negli anni ritenuto lo « spinacino » come un’insalata, senza
mai correggere d’ufficio la VT, pur avendone avuto l’opportunità. In
numerose occasioni l’autorità inferiore avrebbe infatti controllato sia le liste
d’importazione sia la merce, così come risultante dalle liste d’importazione
riportanti la dicitura « libero con » o « bloccato » (cfr. docc. P e C della
ricorrente; ricorso 2 giugno 2020, pagg. 12-13, pag. 15).
6.2.2 In proposito, nella sua risposta 16 luglio 2020, l’autorità inferiore
indica di non aver commesso un errore in occasione delle importazioni tra
il 2 novembre 2013 e il 4 aprile 2018, bensì di aver ponderato e valutato le
relative dichiarazioni, a cui ha fatto seguito un apprezzamento e la determi-
nazione della VT come pure dell’aliquota di dazio. Essa ritiene dunque che
un errore ai sensi dell’art. 85 LD sarebbe da escludere. A seguito della con-
statazione dell’errata VT per l’invio del 27 marzo 2018, essa avrebbe con-
trollato anche le precedenti importazioni dello stesso prodotto, constatando
l’errata applicazione della VT. Non muterebbe nulla al riguardo neppure il
fatto che durante il periodo compreso dal 2 novembre 2013 al 4 aprile 2018
su complessive 331 importazioni ne avesse in precedenza controllate 8,
poiché queste verifiche, giusta i risultati di visita, non avrebbero portato
sull’accertamento della classificazione tariffale (cfr. citata risposta, pag. 7;
atti ZFA 12.05.03/0001-0062).
6.2.3 A tal proposito, il Tribunale osserva come nel caso concreto non è di
principio ravvisabile alcun errore dell’autorità inferiore ai sensi dell’art. 85
LD. Come detto (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio), le autorità doga-
nali non sono tenute a procedere a dei controlli sistematici della merce
importata. Spettava alla ricorrente informarsi per iscritto sulla VT
applicabile. Il fatto che le autorità doganali abbiamo proceduto a delle visite
della merce, confermando la VT 0709.7090 non permette di ritenere un
errore delle autorità doganali per i 331 invii in oggetto. Come detto
(cfr. consid. 4.6.3 del presente giudizio), il risultato di un controllo non è
estensibile alle altre dichiarazioni doganali. Quand’anche il Tribunale abbia
riconosciuto la protezione della buona fede in correlazione con sette invii
visitati e ritenuto, per quest’ultimi, come scaduto il termine di un anno di cui
all’art. 85 LD (cfr. consid. 6.1.5 del presente giudizio), ciò non significa
tuttavia che in correlazione con tali invii si possa automaticamente ritenere
un errore delle dogane, tale questione essendo stata lasciata qui aperta.
Ciò sancito, il Tribunale osserva che nel caso concreto la riscossione
posticipata effettuata dalle autorità doganali si fonda sull’art. 12 DPA e non
sull’art. 85 LD, sicché sono le condizioni alla base dell’art. 12 DPA ad
applicarsi alla presente fattispecie e non quelle alla base dell’art. 85 LD
(cfr. consid. 4.8 del presente giudizio). Tale censura va pertanto respinta.
A-2871/2020
Pagina 30
6.3
6.3.1 La ricorrente indica poi di aver chiesto il 9 aprile 2020 all’AFD di ab-
bandonare il provvedimento di recupero dei tributi ex art. 86 LD, in quanto
sproporzionata in base agli interessi e alle circostanze. Poiché i suoi
dichiaranti avrebbero sempre utilizzato per anni la stessa VT senza alcuna
contestazione da parte dei funzionari doganali, la riscossione posticipata
costituirebbe infatti un rigore eccessivo. Se l’AFD fosse intervenuta a tem-
po debito imponendo la VT dello « spinacio fresco » anche per lo « spina-
cino », essa lo avrebbe semplicemente comunicato ai propri clienti come
fatto nel mese di giugno 201, applicando la nuova VT (cfr. ricorso 2 giugno
2020, pagg. 12 e 13 seg.).
6.3.2 Nello specifico il Tribunale rileva che così facendo, la ricorrente di
fatto avanza una richiesta di condono dei tributi doganali in oggetto.
Sennonché detta richiesta è qui prematura. In presenza di una riscossione
posticipata di tributi doganali ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA, l’eventuale
domanda di condono ai sensi dell’art. 86 cpv. 2 LD va infatti presentata alla
DGD, entro un anno dal passaggio in giudicato della decisione (cfr. art. 86
cpv. 3 lett. b LD; cfr. consid. 4.9 del presente giudicato). Ora, a prescindere
dalla questione a sapere se le condizioni per il condono ai sensi dell’art. 86
cpv. 2 LD sono qui adempiute o meno, rimane il fatto che a tutt’oggi la
decisione di riscossione posticipata dell’AFD non è ancora cresciuta in
giudicato, la stessa essendo per l’appunto oggetto della presente procedu-
ra di ricorso. Peraltro, il Tribunale non è l’autorità competente per statuire
al riguardo, dal momento che la domanda di condono in correlazione ad
una riscossione posticipata ex art. 12 cpv. 2 DPA va in ogni caso presentata
dinanzi alla DGD (cfr. art. 86 cpv. 3 lett. b LD). Ne consegue che tale
censura è qui manifestamente irricevibile.
6.4
6.4.1 La ricorrente contesta altresì la responsabilità solidale della società
importatrice, e meglio della B._. A suo avviso, solo in caso
d’infrazione intenzionale alla LD, quest’ultima avrebbe potuto essere
ritenuta responsabile solidale ex art. 12 DPA, ciò che non è però qui il caso.
Per detta importatrice a cui non sarebbe stato inviato alcun provvedimento
formale, detta responsabilità solidale arrecherebbe poi un danno, senza
possibilità di recupero, essendo già stato stabilito il prezzo finale della
merce (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pag. 14).
6.4.2 Al riguardo, il Tribunale ribadisce che il mancato versamento di una
parte dei tributi all’importazione a seguito dell’applicazione di una VT erra-
A-2871/2020
Pagina 31
ta, rispettivamente l’importazione di merci soggette a contingente in appli-
cazione dell’errata VT, costituisce oggettivamente un’infrazione alla legi-
slazione doganale (cfr. art. 120 LD; art. 96 LIVA). In presenza di un’infra-
zione alla legislazione doganale federale, la riscossione posticipata dei
tributi elusi all’importazione è retta dall’art. 12 DPA (cfr. consid. 4.8 del
presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA, assoggettati al paga-
mento posticipato sono le persone che hanno fruito dell’indebito profitto,
segnatamente quelle tenute al pagamento dei tributi ai sensi degli artt. 26
e 70 cpv. 2 LD. Ora, l’assoggettamento di tali persone al posticipato al
pagamento dei tributi doganali, interviene nei loro confronti indipendente-
mente da una qualsiasi colpa. È infatti sufficiente che gli stessi – come in
concreto – abbiamo beneficiato di un vantaggio pecuniario. Contrariamen-
te a quanto ritenuto dalla ricorrente, poco importa dunque sapere se alla
stessa e/o alla B._ possa essere imputata una qualsiasi colpa,
rispettivamente se l’infrazione doganale sia stata commessa
intenzionalmente.
Ciò premesso, dal punto di vista della legislazione doganale, la B._
– quale destinataria ed importatrice della merce in oggetto – va qualificata
di mandante (cfr. circa la nozione di mandante, [tra le tante] sentenza del
TAF
A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 5.2), sicché la stessa rientra
nella cerchia delle persone tenute al pagamento dei tributi doganali ex
art. 70 cpv. 2 lett. c LD e dell’IVA ex art. 51 LIVA. Come tale, essa è solidal-
mente responsabile alla ricorrente del pagamento dei tributi in oggetto ex
art. 70 cpv. 3 LD in correlazione con l’art. 51 LIVA, indipendentemente da
l’imputabilità di una colpa o meno. In tale contesto, alla pari della ricorrente,
pure la B._ è stata oggetto di una decisione di riscossione
posticipata separata dell’autorità inferiore del 5 maggio 2020, ove è stata
constatata la responsabilità solidale della ricorrente nei confronti di
quest’ultima (cfr. atto ZFA 10.02.03/0001-0004). Tale censura va pertanto
respinta.
A titolo abbondanziale, il Tribunale sottolinea che la responsabilità solidale
dell’art. 70 cpv. 3 LD in correlazione con l’art. 12 cpv. 2 DPA – che come
visto interviene indipendentemente da una colpa – va ben distinta da quella
di cui all’art. 12 cpv. 3 DPA, la quale presuppone un giudizio penale e l’im-
putabilità di una colpa (cfr. consid. 4.8.4 del presente giudizio). La respon-
sabilità solidale ex art. 12 cpv. 3 DPA – essendo di rilievo delle competenti
autorità penali – sfugge tuttavia all’esame del Tribunale, non competente
in materia, sicché non vi è luogo di entrare nel merito al riguardo.
A-2871/2020
Pagina 32
7.
Da ultimo, il Tribunale deve sincerarsi dell’eventuale prescrizione dei crediti
fiscali (tributi doganali: dazi doganali e IVA sull’importazione) in oggetto,
altresì sollevata dalla ricorrente (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 9-10).
7.1
7.1.1 La prescrizione è una questione di diritto che va esaminata d’ufficio
dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato (cfr. DTF
142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del 4 dicembre
2014 consid. 5 con rinvio). Se constatata, la prescrizione del credito fiscale
comporta la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore.
7.1.2 La prescrizione dell’obbligo di pagamento dei dazi doganali arretrati
secondo l’art. 12 DPA è retta dall’art. 12 cpv. 4 DPA (cfr. [tra le tante]
A-3365/2020 del 19 marzo 2021 consid. 6.1 con rinvii; A-5624/2018 del
19 luglio 2019 consid. 5.6.2). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di
pagamento degli arretrati (per quanto qui di rilievo) non si prescrive
« fintanto che non siano prescritte l’azione penale e l’esecuzione della
pena ». Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella sottrazione o nella
messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di una restituzione,
di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell’art. 11 cpv. 2 DPA,
la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – in base al diritto in
vigore a partire dal 1° ottobre 2002 e contrariamente al tenore della legge
– il termine di prescrizione è di sette anni (applicabile anche alla truffa in
materia di prestazioni e di tasse ai sensi dell’art. 14 cpv. 2 DPA; cfr. art. 11
cpv. 2 DPA in correlazione con l’art. 333 cpv. 6 lett. b CP e l’art. 97 cpv. 1
lett. d CP; 134 IV 328 consid. 2.1, parimenti: DTF 143 IV 228 consid. 4.4
con rinvii; 139 IV 62 consid. 1.3.2; DTAF 2009/59 considd. 4.3 segg.; [tra
le tante] sentenze del TAF A-3365/2020 del 19 marzo 2021 consid. 6.1 con
rinvii; A-5624/2018 del 19 luglio 2019 consid. 5.6.2).
Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso durante i procedimenti d’op-
posizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo di pagamento o restituzione
o circa altre questioni pregiudiziali da decidere secondo la singola legge
amministrativa (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA in correlazione con l’art. 333 cpv. 5
lett. c vCP [cosiddetta « Transformationsnorm »; versione del 22 marzo
2002, in vigore dal 1° ottobre 2002 al 31 dicembre 2006; RU 2002 2986]
rispettivamente con l’art. 333 cpv. 6 lett. c [in vigore dal 1° gennaio 2017];
per i dettagli: DTF 143 IV 228 consid. 5 con rinvii; sentenze del TAF
A-5624/2018 del 19 luglio 2019 consid. 5.6.2; A-3644/2012 del 21 marzo
2013 consid. 2.4.3). Come chiarito dal Tribunale federale con DTF 143 IV
228 considd. 5.2 segg., la sospensione della prescrizione « durante il
A-2871/2020
Pagina 33
procedimento di opposizione » ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 DPA, significa che
la prescrizione è sospesa già al momento dell’emanazione della decisione
dell’autorità fiscale che riconosce il contribuente debitore del credito
litigioso. Quest’ultima regola deve valere anche se non è prevista alcuna
procedura di opposizione (cfr. sentenze del TAF A-3365/2020 del 19 marzo
2021 consid. 6.1; A-5624/2018 del 19 luglio 2019 consid. 5.6.2 con rinvii).
7.1.3 Giusta l’art. 101 cpv. 1 LIVA gli artt. 11 e 12 cpv. 4 DPA non sono
espressamente applicabili in materia IVA. Se è adempiuta la fattispecie di
cui all’art. 96 cpv. 4 LIVA (sottrazione d’imposta nella procedura di accerta-
mento), il termine di prescrizione dell’obbligo di pagamento o di restituzione
secondo l’art. 12 DPA è retto dall’art. 105 cpv. 3 lett. b LIVA. Come per
l’obbligo di pagamento posticipato, pure il relativo termine di prescrizione
viene esaminato indipendentemente dalla punibilità di una persona. In altre
parole, è sufficiente che sia stata oggettivamente commessa un’infrazione
ai sensi dell’art. 105 cpv. 3 lett. b LIVA (cfr. sentenze del TAF A-3365/2020
del 19 marzo 2021 consid. 6.2 con rinvii; A-714/2018 del 23 gennaio 2019
consid. 12.2.2.2; VALÉRIE PARIS, in: Zweifel et al. [ed.], Kommentar zum
Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über die Mehrwertsteuer,
2015, n. 16 ad art. 105 LIVA). Quest’ultima disposizione si riferisce alla
regolamentazione della prescrizione dell’azione penale dell’art. 105 cpv. 1
e 2 LIVA, che va pertanto applicata per analogia. Di conseguenza, la pre-
scrizione dell’obbligo di pagamento o restituzione dell’IVA sull’importazione
in questo caso interviene in sette anni (cfr. art. 105 cpv. 1 lett. d LIVA nella
sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2009 5203]; nello stes-
so senso l’art. 105 cpv. 1 lett. c LIVA nella sua versione in vigore dal 1° gen-
naio 2018 [RU 2017 3575]; cfr. parimenti la sentenza del TF 2C_723/2013
del 1° dicembre 2014 consid. 2.6 con rinvii, nella quale il Tribunale federale
considera che la riscossione posticipata non concerne un nuovo tributo do-
ganale [« IVA e/o dazio doganale »], bensì un tributo doganale supplemen-
tare, che va ad aggiungersi a quelli già versati in precedenza dopo la
scoperta delle infrazioni e alla quale va applicato il termine di prescrizione
di sette anni). Questo termine di prescrizione di sette anni è destinato
all’autorità di accertamento (cfr. sentenza del TAF A-3365/2020 del
19 marzo 2021 consid. 6.2; parimenti per i dettagli: sentenze del TAF
A-5624/2018 del 19 luglio 2019 consid. 5.6.2; A-3644/2012 del 21 marzo
2013 consid. 2.4.4). Ciò posto, in tale contesto rimane applicabile il termine
di prescrizione massimo ammissibile (assoluto) di quindici anni, nella
misura in cui i termini di prescrizione più lunghi degli artt. 11 e 12 DPA non
trovano qui applicazione (cfr. art. 56 cpv. 4 LIVA in correlazione con l’art. 75
cpv. 4 LD).
A-2871/2020
Pagina 34
7.2 In concreto, la riscossione posticipata ha per oggetto i tributi doganali
all’entrata (dazi doganali e IVA sull’importazione), relativi alle importazioni
avvenute tra il 2 novembre 2013 e il 4 aprile 2018.
7.2.1 Per i dazi doganali all’importazione, in presenza di una fattispecie di
cui all’art. 11 cpv. 2 DPA, il termine di prescrizione applicabile è di 7 anni
(cfr. consid. 7.1.2 del presente giudizio) e non di 5 anni come erroneamen-
te indicato dalla ricorrente (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 9-10). Tenuto
conto della prima dichiarazione doganale in data 2 novembre 2013, il termi-
ne di prescrizione di 7 anni sarebbe scaduto al più presto il 2 novembre
2020. Al momento della notifica della decisione di pagamento del 5 maggio
2020 dell’autorità inferiore, tale termine di prescrizione non era pertanto
ancora scaduto, per tutti i dazi doganali in oggetto. Tenuto conto del depo-
sito del ricorso 2 giugno 2020 dinanzi al Tribunale, detto termine risulta
attualmente sospeso (cfr. consid. 7.1.2 del presente giudizio). Ne conse-
gue che i crediti di dazio doganale in oggetto non sono ancora prescritti.
7.2.2 Per l’IVA sull’importazione (imposta sull’importazione ex art. 50 segg.
LIVA) – nella misura in cui trova applicazione la fattispecie di cui all’art. 96
cpv. 4 lett. a LIVA – il termine per la sua riscossione posticipata è di sette
anni (cfr. consid. 7.1.3 del presente giudizio). Come per i dazi doganali, il
termine di prescrizione di sette anni per la riscossione posticipata sarebbe
scaduto al più presto il 2 novembre 2020. La decisione di riscossione posti-
cipata è stata pronunciata il 5 maggio 2020, ovvero prima della scadenza
del suddetto termine di prescrizione. Ne consegue che il termine per la
riscossione posticipata dell’IVA sull’importazione non è ancora prescritto.
Analogo discorso vale pure per il termine di prescrizione assoluto di quin-
dici anni dalla data in cui è sorta l’IVA sull’importazione (cfr. consid. 7.1.3
del presente giudizio).
7.2.3 In definitiva, il Tribunale constata dunque che nessuno dei tributi
doganali all’entrata (dazi doganali e IVA sull’importazione) qui in oggetto,
ivi compresi i relativi interessi di mora, è prescritto.
8.
Per quanto ricevibile (cfr. considd. 6.4.2 e 6.3.2 del presente giudizio), il
ricorso va parzialmente accolto ai sensi del consid. 6.1.5, secondo cui è
riconosciuta la protezione della buona fede per le seguenti sette importa-
zioni, sicché la va annullata la relativa ripresa fiscale, interessi di mora
compresi:
A-2871/2020
Pagina 35
Data Lista d’importazione Atto ZFA Dicitura
02.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0007-0010 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0011-0018 Libero con
10.02.2016 16CHEI(...) 15.05.03/0019-0023 Libero con
11.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0039-0044 Libero con
31.03.2016 16CHEI(...) 12.05.03/0045-0052 Bloccato
22.12.2017 17CHEI(...) 12.05.03/0026-0029 Libero con
09.01.2018 18CHEI(...) 12.05.03/0030-0035 Libero con
A tal fine, l’autorità inferiore avrà premura di correggere di conseguenza la
ripresa fiscale e i relativi interessi di mora. Per il resto, il ricorso va respinto.
9.
In considerazione dell’esito della lite, le spese processuali pari a
3’000 franchi vanno poste parzialmente a carico della ricorrente (cfr. art. 63
cpv. 1 PA; art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]) per un importo – tenuto conto del
parziale annullamento della ripresa fiscale – pari a 2'500 franchi (cfr. art. 4
TS-TAF). Detto importo verrà detratto in proporzione dall’anticipo spese di
3'000 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente. L’importo rimanente di
500 franchi verrà invece restituito alla ricorrente, ad avvenuta crescita in
giudicato del presente giudizio. Nessuna spesa processuale è invece
messa a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 63 cpv. 2 PA).
Ciò indicato, visto il parziale accoglimento del ricorso, si giustifica altresì
l’assegnazione alla ricorrente di un’indennità ridotta a titolo di spese
ripetibili pari a 1'000 franchi, a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 64
cpv. 1 PA; art. 7 cpv. 2 TS-TAF).
(Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente)
A-2871/2020
Pagina 36