Decision ID: 623411f1-76cb-5165-8e43-6fa925a4369c
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto
in fatto:
A.
Il 14 febbraio 2003 il Segretario assessore della Pretura di Bellinzona ha decretato il fallimento della _
B.
L’appello 21 febbraio 2003 presentato dalla _. contro il decreto di fallimento è stato respinto da questa Camera con decisione 15/28 aprile 2003; il fallimento della _, è stato confermato con effetto al 29 aprile 2003.
C.
Il 21 febbraio 2003 i funzionari dell’UEF di Bellinzona hanno dato inizio alle formalità di apertura del fallimento; in particolare l’Ufficio era intenzionato a chiudere il ristorante in cui la fallita esercitava la propria attività. Durante questa operazione la fallita ha preannunciato il proprio appello e ha presentato il signor _ ai funzionari incaricati, il quale si è dimostrato disposto a versare all’Ufficio l’importo a copertura dei creditori che avevano chiesto il fallimento della _.
D.
Il 21 febbraio 2002 _ ha consegnato all’Ufficio di _ CHF 6'700.–; l’Ufficio ha emesso la seguente ricevuta:
“Ricevuto da: _
la somma di: 6'700.00 franchi (seimilasettecento).
Concerne: x saldo es. 448008 fr. 5469.65
x saldo es. 454985 fr. 341.40
x saldo es. 455049 fr. 463,80 + spese
imp. depositati fino a ev. revoca FA”
E.
Il 12 maggio 2003 _ ha chiesto all’Ufficio la restituzione dell’importo di CHF 6'700.– da lui versati per evitare il fallimento della _.
F.
L’Ufficio, con decisione 13 maggio 2003, ha respinto la richiesta di _, sostenendo che il versamento in questione sarebbe stato effettuato a nome della fallita, così come ben specificato sulla ricevuta rilasciata in seguito al versamento.
G.
Con ricorso 26 maggio 2003 _ chiede l’annullamento della decisione 13 maggio 2003 e l’attribuzione dell’importo di CHF 6'700.– sostenendo che il versamento da lui fatto sarebbe stato fatto a suo nome solo quale deposito condizionale, da restituirsi in caso di conferma del fallimento da parte di questa Camera.
H.
Con osservazioni 16 giugno 2003 l’Ufficio ha chiesto la conferma della propria decisione e la reiezione del gravame.

Considerations:
considerando
in diritto: 1.
Il ricorso ex art. 17 LEF all’Autorità di vigilanza cantonale ha per oggetto non l’accertamento di merito di un diritto materiale posto a fondamento di un’esecuzione forzata, bensì il provvedimento di un organo amministrativo. Il ricorso LEF è un istituto di natura amministrativa, il cui scopo è quello di controllare la legalità e la proporzionalità di una misura esecutiva (Flavio
cometta
, in: Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, Basilea/Ginevra/Monaco 1998 [di seguito: Basler Kommentar], n. 1 segg. ad art. 17; Flavio
cometta
, Commentario alla LPR [di seguito: Commentario], Lugano 1998, n. 3c pag. 15 seg.).
2.
In virtù dell’art. 197 LEF tutti i beni pignorabili spettanti al debitore al momento della dichiarazione di fallimento formano, dovunque si trovino, un’unica massa destinata al comune soddisfacimento dei creditori. Ne consegue che non possono soggiacere alla procedura di fallimento i beni, che pur trovandosi nella sfera di disponibilità del fallito, non gli appartengono (Lukas
Handschin
/Daniel
Hunkeler
, in: Basler Kommentar, n. 66 ad art. 197). L’Ufficio dei fallimenti è pertanto tenuto ad allestire l’inventario del fallimento, iscrivendovi tutti quei beni che a suo giudizio sono di spettanza del fallito o che quest’ultimo detiene al momento del suo fallimento e la cui titolarità non è chiara: in ogni caso, se l’amministrazione del fallimento riceve da parte di un terzo la rivendicazione di proprietà di beni iscritti nel fallimento, essa dovrà dare inizio alla procedura di rivendicazione di cui all’art. 242 LEF (
Handschin/Hunkeler
, op. cit., n. 103 ad art. 197 e Marc
Russenberger
, in: Basler Kommentar, n. 1 ad art. 242).
2.1.
La procedura di rivendicazione nella procedura di fallimento di cui all’art. 242 LEF ha, al pari di quella nell’esecuzione di cui agli art. 106 segg. LEF, la particolarità di rimettere nelle mani dell’organo di esecuzione forzata la decisione di attribuire ad una certa parte all’esecuzione il ruolo di parte nel processo di rivendicazione (
Russenberger
, op. cit. n. 3 ad art. 242); essa è tuttavia aperta unicamente per le questioni inerenti la titolarità di beni mobili e immobili, ad esclusione dunque di crediti ed in particolar modo importi pecuniari (
Russenberger
, op. cit. n. 10 ad art. 242). Eccezione a questo principio è unicamente il caso in cui soldi di spettanza di creditori del fallito sono chiaramente individualizzabili e non si sono ancora mescolati con quelli del fallito (
Russenberger
, op. cit. n. 21 ad art. 242).
2.2.
Nodo centrale della questione è il versamento effettuato da _ nella mani dell’Ufficio di Bellinzona sul conto del fallimento della _.
L’esame della ricevuta 21 febbraio 2003 mette in luce il fatto che l’Ufficio ha preso in consegna CHF 6'700.– dalla _ e non da _: certo, l’Ufficio non nega che il versamento fisico è avvenuto da parte di _, ma ha considerato che esso avveniva da parte della fallita stessa; se ciò non fosse stato il caso, _ avrebbe dovuto immediatamente chiedere la rettifica di tale ricevuta, anche perché mal si comprende come avrebbe potuto in un qualche modo richiedere tale importo all’Ufficio o alla _ – in caso di conferma del suo fallimento – se non avesse avuto nelle sue mani una ricevuta a suo nome.
Nonostante il ricorrente abbia ottenuto l’iscrizione su tale ricevuta della frase “imp. depositati fino a ev. revoca FA”, ciò non prova ancora che l’importo versato gli dovesse essere restituito. Infatti l’indicazione su questa ricevuta di tre procedure esecutive a carico della fallita non poteva che significare che l’importo versato da _ a nome della fallita serviva – in caso di revoca del fallimento – a tacitare i creditori procedenti: in questo caso l’importo qui in esame non sarebbe più stato retrocesso né alla _ né a _. Nel caso in cui invece il fallimento non fosse stato revocato, l’indicazione che il deponente era la _ non poteva che significare che l’importo versato sarebbe stato destinato al soddisfacimento dei creditori fallimentari iscritti in graduatoria.
2.3.
Occorre pertanto concludere che con la conferma da parte di questa Camera del fallimento della _ l’importo detenuto dall’Ufficio a nome della fallita è diventato un bene della massa, da iscriversi nell’inventario fallimentare.
Dal momento che l’importo litigioso è nel frattempo già confluito negli attivi della fallita, esso si è ormai confuso nella liquidità della fallita e non può più essere individualizzato: non torna pertanto applicabile l’art. 242 LEF. Il ricorrente dovrà pertanto insinuare il proprio credito nel fallimento della _.
2.4.
Il ricorso di _ va quindi respinto.
3.
Non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 1 primo periodo LEF, art. 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).