Decision ID: e525929b-da47-5516-bdce-f2792fafc82d
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
Gli interessati, tutti di nazionalità irachena, con ultimo domicilio nel loro
Paese d’origine a G._, provincia di H._, hanno presentato
le loro domande d’asilo in Svizzera il (...) novembre 2015 (cfr. atti A1/10;
A6/13, p.to 2.01 seg., pag. 4 e A7/12, p.to 2.01 seg., pag. 4).
B.
In data (...) novembre 2015 A._ (cfr. atto A6/13, di seguito: verbale
1) e B._ (cfr. atto A7/12, di seguito: verbale 2), sono stati interrogati
in particolare riguardo ai loro dati personali, al viaggio intrapreso, nonché
circa i loro motivi d’asilo. Il (...) ottobre 2016 l’interessata precitata (cfr. atto
A31/11, di seguito: verbale 3) rispettivamente in data (...) febbraio 2017 il
marito (cfr. atto A38/18, di seguito: verbale 4), sono stati sentiti
segnatamente in relazione ai loro motivi d’asilo.
In sostanza, A._ ha sostenuto di essere espatriato dal suo Paese
d’origine in quanto, assieme al (...), avrebbe trasportato con la sua vettura
armi e merci illegali per il PKK (acronimo in curdo per: “Partîya Karkerén
Kurdîstan”; Partito dei Lavoratori del Kurdistan); lavoro commissionato da
un tale di nome I._. Tuttavia, nel corso dell’(...) del (...) quest’ultimo
sarebbe stato arrestato. Susseguentemente anche l’interessato sarebbe
stato ricercato presso il suo domicilio a G._, abbandonando per
questo la sua abitazione e nascondendosi nella località limitrofa di
J._ per circa (...) o (...). In seguito sarebbe rientrato al suo domicilio
a G._ ed il medesimo giorno sarebbe espatriato con la sua famiglia
e la famiglia del (...). Dal canto suo, B._ non ha addotto alcun
motivo d’asilo proprio, facendo riferimento unicamente ai fatti che
avrebbero coinvolto il marito, dichiarando in particolare che la polizia
avrebbe ricercato quest’ultimo tre o quattro volte a casa.
A supporto delle loro dichiarazioni, essi hanno presentato gli originali delle
loro carte d’identità curde (n. [...] per A._; n. [...] per la moglie;
n. [...], n. [...] e n. [...] per i figli; cfr. atto A29/1; verbale 4, D5 segg., pag. 2
seg. e documenti presenti nell’incarto N), nonché il certificato di matrimonio
(cfr. atto A29/1; verbale 4, D5 segg., pag. 3 e documento presente
nell’incarto N).
C.
Con decisione del 12 maggio 2017 la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato agli interessati
ed ha respinto le loro domande d’asilo, pronunciando parimenti il loro
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allontanamento dalla Svizzera, ma ponendoli al beneficio dell’ammissione
provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.
D.
Per il tramite della sentenza D-3240/2017 del 25 settembre 2017, il
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha respinto il
ricorso interposto dagli interessati l’8 giugno 2017.
Nella medesima, dopo aver respinto le censure d’irregolarità procedurali
sollevate dai ricorrenti nel gravame (cfr. consid. 3-6 della succitata
sentenza), il Tribunale ha concluso quanto all’inverosimiglianza dei motivi
d’asilo addotti dagli insorgenti. Invero, nella narrazione degli eventi di
A._ sono stati evidenziati un certo numero di elementi incoerenti,
come pure alcune delle dichiarazioni degli interessati si scontrerebbero a
tratti con l’esperienza generale di vita e sarebbero prive di logica interna.
Infine, le rispettive versioni dei richiedenti sarebbero tra loro incompatibili
(cfr. consid. 10.1-10.3 della sentenza D-3240/2017 summenzionata). A
fronte di tali elementi, i ricorrenti non sarebbero riusciti a rendere verosimile
il rischio di esposizione a seri pregiudizi in caso di un loro ritorno in Iraq
(cfr. consid. 10.4 della sentenza precitata).
E.
Dopo che A._ è stato questionato circa le generalità della sua
famiglia in un verbale d’interrogatorio del (...) novembre 2017
(cfr. rapporto d’esecuzione del [...] novembre 2017 della [...], [...], agli atti
nell’incarto N [...]), la SEM ha reso edotti gli interessati circa il
cambiamento dei loro dati personali – segnatamente delle date di nascita
– con scritto del 28 novembre 2017.
F.
Il 1° luglio 2019, il Tribunale ha emanato la sentenza di cui al ruolo
D-2338/2019, ritenendo inammissibile l’istanza di revisione di cui allo
scritto degli interessati presentato il 6 maggio 2019, in quanto gli istanti non
avrebbero provveduto tempestivamente al versamento dell’anticipo spese
richiesto dal Tribunale con decisione incidentale del 4 giugno 2019,
malgrado quest’ultima sarebbe stata regolarmente loro notificata
(cfr. risultanze processuali nell’incarto di cui al ruolo D-2338/2019).
G.
Con ulteriore sentenza D-3523/2019 del 17 luglio 2019, il Tribunale ha
pronunciato l’inammissibilità dell’istanza di revisione degli istanti del
10 luglio 2019.
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H.
Per mezzo della missiva datata 24 luglio 2020 intitolata quale “domanda di
riesame o d’asilo, domanda di accertamento dell’identità”, in lingua
tedesca, gli interessati hanno chiesto alla SEM ai fini processuali l’accesso
agli atti di causa, per poter inoltrare una motivazione accresciuta riguardo
ai loro motivi d’asilo. Nel merito, hanno invece postulato il nuovo esame
delle loro identità ed il cambiamento dei loro nomi e cognomi, nonché il
riconoscimento della loro qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo.
Altresì hanno presentato istanza di assistenza giudiziaria totale, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e la nomina della
loro attuale rappresentante legale quale patrocinatrice d’ufficio (cfr. atto
SEM n. [{...}]-1/34).
A supporto della loro richiesta di rettifica delle identità, come a mente loro
avrebbero addotto sin dal principio della procedura, hanno presentato:
copia della carta d’identità irachena del (...), n. (...), con la relativa
traduzione in tedesco (cfr. atto SEM n. 1/34 e busta con i mezzi di prova
nell’incarto N [...], mezzo di prova n. 1); nonché copia del contratto di
matrimonio datato (...), con la traduzione in tedesco (cfr. atto SEM n. 1/34).
Tali documenti erano già stati presentati in originale nell’ambito della
procedura ordinaria (cfr. supra lett. B). In relazione invece con la
conclusione di riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione
dell’asilo, essi hanno depositato la seguente documentazione con le
relative traduzioni in tedesco a supporto:
- copia del completamento della sentenza nella causa n. (...), datata
(...), della (...), (...) (rubricato quale doc. 5; busta con i mezzi di prova
nell’incarto N [...], mezzo di prova n. 3);
- copia del mandato d’arresto dell’(...), emesso dalla stessa autorità
succitata (rubricato quale doc. 6; busta con i mezzi di prova nell’incarto
N [...], mezzo di prova n. 4);
- copia dello scritto del (...) del sedicente legale K._ al (...), con
la richiesta d’accesso agli atti nella causa n. (...), ed il rigetto della
richiesta da parte del Tribunale il medesimo giorno (rubricato quale
doc. 4; busta con i mezzi di prova nell’incarto N [...], mezzo di prova
n. 2).
I.
Con decisione del 16 febbraio 2021 – notificata il giorno successivo (cfr.
atto SEM n. 7/1), la SEM, ritenendo che la domanda degli insorgenti del
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24 luglio 2020 contenesse dei motivi di revisione, non è entrata nel merito
della stessa in virtù dell’art. 9 cpv. 2 PA, ritenendo non sussistere la sua
competenza funzionale. Nel contempo, ha pronunciato che la decisione
emessa il 12 maggio 2017 è passata in giudicato ed è esecutiva ed ha
posto a carico degli interessati un emolumento di CHF 600.–.
J.
Per il tramite del plico raccomandato del 24 febbraio 2021 (cfr. risultanze
processuali), intitolato “Beschwerde (bzw. Revisionsgesuch) von,”, gli
interessati si sono aggravati contro il summenzionato provvedimento al
Tribunale, postulando a titolo principale che sia dapprima accertata la
competenza funzionale della SEM e che sia ordinato a quest’ultima autorità
di entrare nel merito della richiesta. A titolo eventuale hanno chiesto che
l’istanza di revisione sia ritenuta ammissibile e che sia concesso un termine
per il miglioramento di quest’ultima; a titolo ulteriormente eventuale hanno
concluso al rinvio degli atti all’autorità inferiore, a causa dei nuovi mezzi di
prova prodotti, perché esamini nuovamente la fattispecie. Contestualmente
hanno presentato un’istanza di assistenza giudiziaria totale, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con la nomina della scrivente
rappresentante legale quale patrocinatrice d’ufficio.
Al gravame è stata allegata quale nuova documentazione: copie delle carte
d’identità n. (...), n. (...), n. (...), n. (...) (già prodotte nel corso della
procedura ordinaria, cfr. supra lett. B) in lingua straniera; copie dei loro
permessi svizzeri per stranieri F, tutti con validità sino al (...); copie dei
passaporti iracheni (a nome di: L._ rilasciato il [...]; M._,
N._, O._, P._, tutti rilasciati il [...]).
K.
Con decisione incidentale del 18 marzo 2021, il Tribunale ha dapprima
pronunciato che il procedimento si svolge in italiano. In seguito ha statuito
che la richiesta indirizzata all’autorità inferiore datata 24 luglio 2020, come
pure l’impugnativa degli interessati del 24 febbraio 2021, fossero trattate
dal Tribunale, ai sensi dei considerandi, quale istanza di revisione. Ha
altresì respinto l’istanza di assistenza giudiziaria totale formulata dagli
istanti, invitandoli nel contempo a versare, entro il 6 aprile 2021, un anticipo
di CHF 1'500.– a copertura delle presumibili spese processuali, con
comminatoria d’inammissibilità in caso d’inosservanza del termine.
Gli istanti hanno versato l’anticipo richiesto tempestivamente in data
30 marzo 2021 (cfr. risultanze processuali).
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L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Considerations:
Diritto:
1.
In premessa il Tribunale rileva come nella presente sentenza verrà
dapprima esaminato il quesito a sapere se la SEM, con la decisione del
16 febbraio 2021, a ragione non è entrata nel merito della domanda del
24 luglio 2020 degli istanti per incompetenza funzionale (cfr. infra
consid. 2-9) ed in un secondo tempo verranno analizzati gli scritti del
24 luglio 2020 rispettivamente del 24 febbraio 2021 degli istanti sotto il
profilo della revisione (cfr. infra consid. 10-13).
I. Sulla non entrata nel merito della domanda del 24 luglio 2020 di cui alla
decisione della SEM del 16 febbraio 2021
2.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 della legge sull’asilo [LAsi,
RS 142.31]), contro una decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e
105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo
degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel
merito del ricorso.
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 L’autorità inferiore, nella sua decisione, non è entrata nel merito della
domanda del 24 luglio 2020 degli interessati, a causa della sua
incompetenza, in quanto la medesima viene qualificata quale istanza di
revisione. Questo poiché, a mente della SEM, la loro domanda precitata,
verterebbe su dei motivi intervenuti prima del loro espatrio avvenuto
nell’(...) del (...), così come sarebbe dimostrato dai mezzi di prova da loro
prodotti. La loro istanza si prefiggerebbe pertanto di ottenere un esame di
fatti anteriori alla sentenza pronunciata dal Tribunale il 25 settembre 2017,
che poneva un termine alla procedura d’asilo ordinaria. Pertanto la loro
domanda andrebbe esaminata dal Tribunale nel quadro di un’eventuale
domanda di revisione.
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4.2 Gli insorgenti, nel loro memoriale del 24 febbraio 2021, avversano la
predetta valutazione dell’autorità resistente circa la sua incompetenza.
Soltanto dopo la sentenza del 2017 del Tribunale essi avrebbero difatti
scoperto l’esistenza dei mezzi di prova prodotti con la domanda del
24 luglio 2020 e solamente nel corso del 2019 i predetti avrebbero ricevuto
la documentazione inerente la procedura penale. Poiché né la SEM né il
Tribunale avrebbero materialmente esaminato tale documentazione, e non
essendo i ricorrenti stati ascoltati da parte dell’autorità inferiore malgrado
le loro svariate richieste, essendo ravvisabile una violazione del loro diritto
di essere sentiti ex art. 29 Cost. da parte di quest’ultima autorità, la
competenza del Tribunale non sarebbe data in casu. Per di più, il
chiarimento circa le loro identità da parte della SEM, sarebbe tutt’ora
lacunoso e scorretto, ed andrebbe pertanto risolto.
5.
5.1 Nel caso di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito, in cui la
SEM considera che non sussista la sua competenza funzionale, la
competenza decisionale dell’istanza di ricorso si riduce essenzialmente
alla questione a sapere se l’istanza inferiore ha negato, a torto o a ragione,
la sua competenza. La competenza funzionale comprende il quesito a
sapere quale istanza, localmente ed in fatto è competente per la trattazione
di un’impugnativa (cfr. THOMAS FLÜCKIGER, in: Waldmann/Weissenberger
[ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 14 segg. ad art. 7 PA e
n. 14, pag. 174 ad art. 9 PA). In caso di accoglimento del gravame, questo
Tribunale è così unicamente legittimato ad invitare l’autorità inferiore ad
entrare nel merito. Non vi è invece spazio per una valutazione del merito
della questione in questa sede (cfr. DTF 135 II 38 consid. 1.2,
DTF 113 Ia 146 consid. 3c, DTF 109 Ib 246 consid. 4a; DTAF 2010/27
consid. 2.1.3; cfr. nello stesso senso anche le sentenze del Tribunale
D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 2, D-6097/2019 del
28 gennaio 2020 consid. 5.1).
5.2 Tema del litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore
possono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata
(KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-
rechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298). In altre parole, oggetto
della procedura di ricorso è soltanto ciò che è stato trattato dinanzi
all’autorità di prima istanza (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, pag. 27
n. marg. 2.1). Quesiti giuridici che non sono stati esaminati da quest’ultima
non possono invece, per motivi di competenza funzionale, essere evocati
dinanzi alle autorità superiori (cfr. sentenza del Tribunale federale
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2A.706/2006 del 1° marzo 2007, consid. 1.3 e riferimenti). Su questi
presupposti, le conclusioni del ricorrente sono pertanto limitate dalle
questioni decise nel dispositivo della decisione contestata, che definisce
l’oggetto della controversia ("Anfechtungsgegenstand"; cfr. DTF 134 V 418
consid. 5.2.1). Ciò che non vi è incluso, segnatamente le questioni attinenti
al merito in presenza di una non entrata nel merito, non dà invece luogo a
conclusioni ricevibili (cfr. DTF 135 II 38 consid. 1.2 e DTF 125 V 413
consid. 1).
5.3 In questo senso, le argomentazioni finalizzate al chiarimento e
stabilimento da parte della SEM delle loro identità, come pure della
documentazione prodotta a tale scopo (cfr. le copie del contratto di
matrimonio del [...], delle loro carte d’identità, dei loro passaporti iracheni
e dei permessi svizzeri per stranieri F), laddove indirizzate a questo
Tribunale (cfr. p.to 4, pag. 6 dell’istanza del 24 febbraio 2021), risultano
irricevibili.
6.
6.1 Gli insorgenti ritengono che la SEM sarebbe dovuta entrare nel merito
della loro domanda del 24 luglio 2020.
6.2 Per determinare se l’autorità di prima istanza ha negato, a ragione,
l’esistenza delle condizioni per entrare nel merito, occorre innanzitutto
stabilire se la competenza per statuire spettava alla SEM o a questo
Tribunale. In presenza di una sentenza materiale di secondo grado che
conferma una decisione negativa di prima istanza in materia di asilo ed
allontanamento, la questione della competenza funzionale per rivalutare la
situazione dell’interessato che si prevale di nuovi fatti o mezzi di prova va
apprezzata in funzione dell’istituto procedurale a cui va fatto capo. Decisiva
è così la questione a sapere se tali elementi fossero da sottoporre alla SEM
nell’ambito di una nuova domanda d’asilo o di una domanda di riesame,
rispettivamente da presentare al Tribunale secondo i disposti applicabili in
materia di revisione.
6.3 Se il richiedente intende addurre fatti o mezzi di prova determinanti per
il riconoscimento dello statuto di rifugiato e che non riguardano aspetti già
valutati nella procedura ordinaria cresciuta in giudicato con la sentenza
materiale del Tribunale (cfr. art. 61 LTF su rinvio degli art. 6 LAsi, 37 LTAF
e 4 PA), egli può depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi all’autorità
di prima istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5–4.6; 2013/22 consid. 5.4 e
11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di
ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998 n. 1). Ciò
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è il caso quando l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare la
qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima
procedura d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3). La LAsi, con
l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, sancendo che le
nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal passaggio in
giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento devono
essere motivate e presentate per scritto. Si tratta di una procedura
specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo e
che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7
consid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3). Per contro, gli eventi preesistenti, ossia
fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in
materia d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere
oggetto di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4,
che richiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2
lett. e LAsi; più recentemente la sentenza del Tribunale D-872/2020 del
23 settembre 2020 consid. 4.2 con ulteriore riferimento citato).
6.4 Se invece, dopo l’emanazione della sentenza materiale di secondo
grado, il richiedente viene a conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di
prova decisivi intesi a dimostrare fatti anteriori che non ha potuto addurre
nella procedura ordinaria, siano essi riferibili ad aspetti riguardanti la qualità
di rifugiato o l’allontanamento, egli sarà tenuto a depositare una domanda
di revisione dinanzi al Tribunale. In applicazione dell’art. 123 cpv. 2 lett. a
LTF (applicabile su rinvio dell’art. 45 LTAF), il Tribunale, in sede di revisione
non può però esaminare i fatti ed i mezzi di prova sorti posteriormente
(dopo la conclusione della procedura ordinaria), di modo che, la possibilità
di revisione si limita ai cosiddetti pseudo nova e meglio ai fatti ed ai mezzi
di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr. DTAF 2019 I/8
consid. 4.2.4.2, 4.3.2 con ulteriori riferimenti ivi citati, consid. 5.2.3;
2013/22 consid. 3-13; sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del
16 giugno 2020 consid. 3.2 e 3.3).
6.5 A questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che
si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano
ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al
ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla
scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; cfr. anche la
DTF 143 III 272 consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie
per ammettere un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del
Tribunale D-4419/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 3.3). Attinente i mezzi
di prova, essi dovevano innanzitutto già esistere al momento della
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pronuncia della sentenza emessa nella procedura ordinaria, e meglio,
prima del momento in cui avrebbero potuto essere introdotti in modo
ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale
2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22 consid. 13).
6.6 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di
avvalersi di eventuali e cosiddetti veri nova. Allorquando infatti il richiedente
miri ad una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi
fatti o di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di
seconda istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo
all’istituto del riesame, rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il
Tribunale si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3;
2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; sentenza del Tribunale D-4419/2020
consid. 3.5 con ulteriori riferimenti ivi citati; cfr. anche art. 111b LAsi).
7.
7.1 Fatte queste doverose delimitazioni, si può ora stabilire se l’autorità
inferiore non sia, a giusto titolo, entrata nel merito della richiesta degli
interessati del 24 luglio 2020.
7.2 Giusta l’art. 7 cpv. 1 PA, l’autorità esamina d’ufficio la sua competenza.
Come già sopra distinto, nel caso di una domanda di riesame o di nuova
domanda d’asilo, la competenza per l’esame dei nuovi fatti o mezzi di prova
appartiene all’autorità di prima istanza (art. 111b cpv. 1 e 111c cpv. 1 LAsi
in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 1 LAsi). Dal canto suo, il Tribunale
è competente per pronunciarsi in merito alle domande di revisione
interposte contro le proprie sentenze (cfr. art. 121-128 LTF applicabili per
analogia giusta l’art. 45 LTAF, riservati gli art. 46 e 47 LTAF; cfr.
DTAF 2007/21, consid. 2.1 e 5.1 e relativi riferimenti). In presenza di mezzi
di prova decisivi, intesi a dimostrare fatti anteriori e già esistenti al momento
della procedura ricorsuale ordinaria, la competenza incombe dunque al
Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale D-872/2020 consid. 5.3 con ulteriori
riferimenti citati).
7.3 Nel caso in parola, la richiesta del 24 luglio 2020, si fondava
sostanzialmente sulle copie di tre nuovi documenti, e meglio datati (...)
rispettivamente (...), nonché di un documento di consultazione degli atti
procedurali del (...) (cfr. mezzi di prova da n. 2 a n. 4 nella busta contenuta
nell’incarto N [...]). I documenti in parola si riferiscono a dei motivi d’asilo
già ampiamente valutati da questo Tribunale nella sua sentenza D-
3240/2017, ovvero circa la verosimiglianza delle dichiarazioni in relazione
alle ricerche che avrebbero svolto nei confronti di A._ le autorità a
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causa delle asserite attività di trasporto di merce per il PKK (cfr. consid. 10).
Per quanto attiene i due documenti del (...) e dell’(...), gli stessi sono
antecedenti alla succitata sentenza del 25 settembre 2017, ma sarebbero
stati ritrovati soltanto successivamente alla medesima, nel 2020, grazie
all’aiuto di un legale (K._), che avrebbe potuto procurarglieli, come
affermato dagli insorgenti stessi. Anche in relazione alla rettifica delle loro
identità, essi hanno prodotto della documentazione – parzialmente già
prodotta anche nel corso della procedura ordinaria – precedente
all’emissione della succitata sentenza, che però non verrà analizzata oltre,
in quanto già ritenuta dal Tribunale irricevibile (cfr. supra consid. 5.3). A
fronte di ciò, risulta pertanto pacifico che si trattasse di pseudo nova, da
sottoporre al Tribunale nell’ambito di un’istanza di revisione. Per quanto
concerne invece il mezzo di prova datato (...), lo stesso risulta essere
posteriore alla sentenza del Tribunale del 25 settembre 2017, e quindi
sarebbe irricevibile per via di revisione da parte del Tribunale, ed il suo
esame spetterebbe alla SEM nel quadro di un riesame. Riguardo tale
evenienza, alla luce anche di quanto verrà indicato dappresso, il Tribunale
rinuncia tuttavia alla trasmissione alla SEM della domanda del ricorrente,
per la trattazione nell’ambito di un riesame di tale documento (cfr. in
analogia alla DTAF 2013/22 consid. 3-13).
7.4 Alla luce di quanto sopra, l’esame dei mezzi di prova – ad esclusione
del documento datato (...) – spetta quindi a questo Tribunale, che
esaminerà l’effettivo adempimento delle restrittive condizioni per
ammettere l’istanza di revisione del 24 febbraio 2021 di seguito (cfr. infra
consid. 10 segg.).
7.5 La tesi esposta nel gravame dagli insorgenti, che essi avrebbero
scoperto i mezzi di prova già nel 2019 e che quindi con la richiesta del
24 luglio 2020 il termine di 90 giorni per una domanda di revisione sarebbe
stato superato, ciò che ne risulterebbe una ragione d’incompetenza della
precitata domanda da parte della SEM, non può essere in alcun modo
seguita. Invero, con tale argomentazione, appare manifesto che i ricorrenti
vogliano in realtà prevalersi dell’istituto giuridico del riesame, per ovviare a
delle loro mancanze procedurali e sostanziali – anche con riferimento alle
pregresse procedure di cui ai ruoli D-2338/2019 e
D-3523/2019 – e provare la loro qualità di rifugiato, che però tale istituto
non intende all’evidenza proteggere. Maggiormente lampante di questo
procedere degli insorgenti, che risulta al limite dell’abuso di diritto (cfr. per
la nozione dell’abuso di diritto la sentenza del Tribunale federale
2C.444/2009 del 21 gennaio 2010; cfr. anche DTF 128 II 97 consid. 4,
127 II 49 consid. 5a e 121 II 97 consid. 4 con ulteriori riferimenti citati), è il
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loro argomento esposto nel gravame che la SEM avrebbe violato il loro
diritto di essere sentiti, in quanto non avrebbe esaminato materialmente i
mezzi di prova da loro prodotti. Ora, gli stessi ricorrenti allegano nel loro
scritto del 24 luglio 2020 (cfr. p.to II/3, pag. 6), che A._ sarebbe
stato a conoscenza sia della procedura penale aperta nei suoi confronti nel
(...) che dei mezzi di prova prodotti con la domanda del 24 luglio 2020, già
nella procedura ordinaria. Tuttavia, a differenza di quanto da loro sostenuto
nel predetto scritto, essi non hanno mai addotto nella procedura di merito
terminata con la sentenza del Tribunale
D-3240/2017 né che sarebbe stata aperta una procedura penale nei
confronti di A._, né che fossero a conoscenza di documentazione
relativa alla stessa. Tutt’altro, essi non hanno mai accennato ad una
procedura penale che sarebbe effettivamente stata intentata contro il
predetto da parte delle autorità irachene, riferendo peraltro di non essere a
disposizione di ulteriore documentazione che avrebbero voluto presentare,
ed addirittura l’insorgente ha narrato che le autorità non lo avrebbero più
ricercato presso la sua famiglia in Iraq dopo il suo espatrio (cfr. verbale 3,
D4 segg., pag. 2; D39, pag. 4 e D48 segg., pag. 5 segg; verbale 4, D3,
pag. 2; D42 segg., pag. 5 e D153 segg., pag. 13 seg.). Neppure nel ricorso
dell’8 giugno 2017, ove gli interessati sono stati assistiti da un legale – ciò
che smentisce pure i loro argomenti in relazione al fatto che non avrebbero
conosciuto la lingua ed il sistema giuridico svizzero come pure non
avrebbero saputo quale documentazione presentare per tentare di scusare
il loro ritardo nella produzione dei mezzi di prova (cfr. p.to II/3, pag. 6 dello
scritto del 24 luglio 2020) – si trova traccia di motivazioni che andrebbero
in tal senso. Pertanto, la censura inerente la violazione del diritto di essere
sentito disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1,
135 I 279 consid. 2.3), e ancorato, per quanto concerne la procedura
amministrativa federale, all’art. 29 PA e segg., appare essere meramente
pretestuosa ed alfine di ovviare alle loro mancanze procedurali nel corso
della procedura ordinaria; ma non è atta in alcun modo a rimettere in
discussione le condizioni per la non entrata nel merito. Tale censura, anche
se proposta in modo differente, era peraltro stata già ampiamente trattata
e respinta dal Tribunale nell’ambito della sentenza di merito D-3240/2017
(cfr. consid. 4-6) e pertanto non configura un motivo di riesame ai sensi
della giurisprudenza succitata. La procedura penale a carico
dell’insorgente, che gli interessati si sono prodigati ad illustrare producendo
della documentazione a supporto, non costituisce quindi fatto nuovo, ma
configura semmai una richiesta di rivalutazione giuridica di fatti già
analizzati nel procedimento ordinario; rivalutazione che l’istituto del
riesame non consente.
D-833/2021
Pagina 13
8.
A fronte di tali considerazioni, l’autorità di prime cure ha quindi, a giusto
titolo, ritenuto di essere incompetente funzionalmente per la trattazione di
tali allegazioni – ad esclusione del documento datato (...) come sopra visto
– nell’ambito di una domanda di riesame ed ha constatato che la sua
decisione del 12 maggio 2017 è passata in giudicato ed è esecutiva. Per il
che, nella misura della sua ricevibilità, riguardo tale punto in questione il
gravame del 24 febbraio 2021 (di cui alle conclusioni esposte ai punti 1 e
2), è respinto.
9.
Circa tale questione, la presente decisione non concerne persone contro
le quali è pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che
hanno abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere
impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale
federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
II. Sull’istanza di revisione di cui agli scritti del 24 luglio 2020
rispettivamente del 24 febbraio 2021 degli istanti
10.
10.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto
la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
10.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista
la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della
legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il
giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37
LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle
domande di revisione interposte contro le proprie sentenze
(cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1).
10.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121-128 LTF, si applicano per
analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo
federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il
miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile
l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che
dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione,
la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del
ricorso.
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Pagina 14
10.4 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza.
10.5 Nel caso in parola, gli istanti, con la produzione di mezzi di prova,
intendono dimostrare la persecuzione pregressa il loro espatrio di
A._ da parte delle autorità del suo Paese d’origine a causa dell’aiuto
che egli avrebbe prestato al gruppo PKK ed i pregiudizi che egli subirebbe
nel caso di un suo rientro nel Paese d’origine a causa delle sentenze (sub
mezzo di prova n. 3 nell’incarto N [...]) e del mandato d’arresto (sub mezzo
di prova n. 4 nell’incarto N [...]) che sarebbero stati emessi nei suoi
confronti. Visto quanto anche già sopra considerato, gli istanti sollevano
quindi, con la nuova produzione di documentazione, l’erroneità della
sentenza di merito D-3240/2017 del 25 settembre 2017.
10.6 Nel senso sopra indicato, gli istanti risultano quindi essere
particolarmente toccati dalla sentenza del 25 settembre 2017 e vantano un
interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa. Pertanto essi risultano legittimati alla presentazione di un’istanza
di revisione (art. 48 cpv. 1 lett. c PA in analogia).
10.7 Inoltre, per i motivi seguenti, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti
ai sensi dell’art. 127 LTF.
11.
11.1 In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio di diritto
straordinario, è soggetto ad essere esercitato solo a severe condizioni e
non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è chiesta la
revisione. Il Tribunale, si investe difatti di una domanda di revisione, solo
se uno dei motivi di revisione enunciati agli art. 121-123 LTF è invocato. In
altri termini, l’istante deve prevalersi di uno dei motivi legali o quantomeno
invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al contrario, la questione di
sapere se un motivo di revisione esista effettivamente, non attiene
all’esame della ricevibilità dell’istanza ma al merito (cfr. sentenza del
Tribunale federale 2F.24/2019 consid. 3, 2F.4/2014 del 20 marzo 2014
consid. 2.1). Inoltre, in virtù dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di
revisione fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90
giorni dalla scoperta del motivo di revisione (cfr. sentenze del
Tribunale E-220/2021 del 4 marzo 2021 consid. 3; D-5036/2018 del
22 febbraio 2021 consid. 2.3-2.5).
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Pagina 15
11.2 Nella fattispecie, gli istanti, prevalendosi di nuovi mezzi di prova per
supportare le loro allegazioni esposte nella procedura ordinaria,
adempiono il motivo di revisione di cui all’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF.
L’istanza di revisione, formata dagli scritti del 24 luglio 2020
rispettivamente del 24 febbraio 2021 – che verranno trattati dal Tribunale
come fra loro complementari – risulta quindi essere sufficientemente
motivata secondo quanto sopra considerato (cfr. consid. 11.1). In tal senso,
v’è da respingere la conclusione eventuale esposta nella richiesta del
24 febbraio 2021 degli insorgenti, a che sia loro concesso un termine per il
miglioramento dell’istanza di revisione (cfr. p.to 3 delle conclusioni).
11.3 Al contrario, il termine di 90 giorni dalla scoperta dei motivi di revisione
ex art. 124 cpv. 1 lett. d LTF, non appare essere adempiuto. Invero, nei due
memoriali del 24 luglio 2020 rispettivamente del 24 febbraio 2021, non
soltanto non viene indicato chiaramente quando gli istanti sarebbero venuti
a conoscenza di tali mezzi di prova, ma altresì le loro allegazioni in merito
risultano essere contraddittorie. Se difatti nello scritto del 24 luglio 2020,
essi dichiarano che sia i fatti che i mezzi di prova addotti sarebbero stati da
loro conosciuti nelle procedure pregresse, ma che sarebbe stata difficile la
loro produzione sia per motivi di lingua che di mancanza di conoscenze
giuridiche, nonché per le difficoltà tecniche di procurarsi tali mezzi di prova
(cfr. p.to II.3, pag. 6); nonché che soltanto nel 2020 essi avrebbero potuto
avere accesso alla documentazione, dando il mandato al presunto
avvocato K._ (cfr. p.to II/1, pag. 4). Tuttavia, nello scritto del
24 febbraio 2021, gli insorgenti smentiscono le pregresse affermazioni,
allorché sostengono invece di essere venuti a conoscenza di tali mezzi di
prova, nonché entrati in possesso dei medesimi, soltanto nel corso del
2019 (cfr. p.ti III.2.1, pag. 4 e III.2.3, pag. 5). Oltracciò, documentazione
che possa provare quando gli istanti effettivamente avrebbero ricevuto i
mezzi di prova introdotti con l’istanza, risulta essere totalmente assente
agli atti. In tal senso, lo scritto del (...) (di cui al doc. 4 e mezzo di prova
n. 2 nell’incarto N [...]), non soltanto non dà alcuna informazione in merito,
ma addirittura dal suo contenuto, che nega di fatto l’accesso agli atti al
succitato sedicente legale, aggiunge un ulteriore elemento fortemente
discrepante con gli asserti degli istanti. Alla luce di tale missiva del (...),
insorgono difatti ancora maggiori dubbi circa il momento in cui gli istanti
sarebbero venuti a conoscenza dei succitati documenti, nonché di come
effettivamente essi avrebbero potuto procurarseli. Tuttavia, tenuto conto
dei considerandi che seguono, il quesito a sapere se il termine ex art. 124
cpv. 1 lett. d LTF è stato rispettato in casu, può rimanere aperto.
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12.
12.1 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47, 134 IV 48 consid. 1.2
pag. 50 con riferimenti ivi citati). Attinente i mezzi di prova, oltre a quanto
già sopra considerato (cfr. supra consid. 6.5), se i nuovi mezzi di prova
sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente
deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale
procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 1F.23/2018, 1F.25/2018
del 29 gennaio 2019 consid. 3; DTAF 2013/31 consid. 2.1). Sono quindi
escluse anche le circostanze delle quali l’istante avrebbe potuto venire a
conoscenza, con la dovuta diligenza, nella procedura precedente, e questo
vale pure se i nuovi fatti o mezzi di prova, vengono scoperti a seguito di
indagini supplementari, in quanto in tal caso si ravvisa una negligenza
processuale della parte (cfr. sentenze del Tribunale E-2020/2021
consid. 4.1, D-5036/2018 consid. 3.1, D-4981/2019 dell’11 dicembre 2019
consid. 3.2 e D-5387/2019 del 14 novembre 2019 consid. 3.2;
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundes-
verwaltungsgericht, 2a ed. 2013, cifra 5.47, pag. 306; cfr. anche per quanto
attiene la giurisprudenza inerente i motivi scusabili per le allegazioni
tardive: DTAF 2009/51 consid. 4.3 e GICRA 2003 n. 17 consid. 4b).
Tuttavia, occorrerà entrare nel merito di allegazioni tardive, allorquando da
queste ultime risulta evidente che il richiedente asilo è minacciato da
persecuzioni o da trattamenti contrari ai diritti umani (in violazione degli
art. 3 CEDU, art. 3 Conv. tortura, art. 33 della Convenzione del
28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati [Conv. rifugiati, RS 0.142.30] in
relazione con l’art. 5 LAsi). In tale evenienza, il principio della sicurezza
giuridica dovrà cedere il passo al diritto internazionale preminente, ed
occorrerà pronunciarsi in merito alle nuove allegazioni, se da queste ultime
risultano degli ostacoli all’allontanamento del richiedente. Al contrario, non
v’è invece luogo di una nuova analisi della rilevanza dei fatti allegati dal
profilo dell’asilo, salvo se vi siano dei motivi scusabili per l’occultamento
delle reali circostanze fattuali (cfr. per maggiori sviluppi DTAF 2013/22
consid. 5.4 e consid. 9.3.1 con riferimenti ivi citati; GICRA 1995 n. 9
consid. 7; cfr. anche la sentenza del Tribunale D-6097/2019 del
28 gennaio 2019 consid. 6.2.1 con ulteriore riferimento citato).
12.2 Nella presente disamina, risulta in modo chiaro, come i mezzi di prova
presentati con l’istanza e le allegazioni afferenti gli stessi, rientrino in
quest’ultima evenienza, e non debbano quindi essere esaminati in questa
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Pagina 17
sede alla luce della giurisprudenza succitata. Non risulta difatti in alcun
modo chiaro, dai memoriali del 24 luglio 2020 e del 24 febbraio 2021,
come già sopra enucleato (cfr. supra consid. 11.3), quando effettivamente
gli istanti avrebbero mandatato un avvocato iracheno per effettuare delle
ricerche in merito alla situazione di A._, né come il primo sarebbe
venuto in possesso della documentazione sub doc. 5 e doc. 6. Neppure è
dato a sapere quando i mezzi di prova sarebbero giunti agli istanti. Inoltre
i documenti precitati, risultano essere delle mere copie, quindi assumono
soltanto un grado probatorio ridotto, in quanto risultano essere facilmente
falsificabili ed acquistabili. Per il resto non è dato comprendere il motivo
per il quale gli istanti abbiano prodotto tali mezzi di prova soltanto nella
presente procedura straordinaria, allorquando le stesse con le correlate
asserzioni, sarebbero potute e dovute essere invocate già nell’ambito della
procedura ordinaria. Invero, come dagli stessi insorgenti sostenuto, essi ne
sarebbero venuti a conoscenza già nelle precedenti procedure e malgrado
l’autorità inferiore abbia più volte richiesto agli stessi se volessero produrre
ulteriori prove o avessero altri motivi da far valere, essi non ne hanno mai
fatto menzione. Addirittura, come già sopra motivato, A._ ha negato
che vi fossero delle ricerche da parte delle autorità del suo Paese d’origine
presso il suo domicilio familiare dopo il loro espatrio, allorché invece non
solo appare dalla documentazione presentata che una supposta procedura
penale contro di lui sarebbe stata intentata almeno subito dopo il suo
espatrio, ma anche che il presunto legale dell’interessato, l’avrebbe seguito
da subito ed almeno da inizio dell’anno (...). Le allegazioni degli interessati
(cfr. p.to II/3, pag. 6 dello scritto del 24 luglio 2020) per scusare il loro
ritardo nella produzione di tali mezzi di prova, non risultano in alcun modo
esplicativi dello stesso. Ciò in quanto, non soltanto essi erano a
conoscenza dei medesimi secondo quanto da loro stessi narrato, e non
hanno comunque reso edotta l’autorità inferiore – o al più tardi con il ricorso
– nel corso della procedura ordinaria in merito agli stessi; bensì, essi erano
pure patrocinati da un legale durante la procedura ricorsuale. Le
motivazioni addotte in tale contesto, risultano pertanto meramente
pretestuose e non sono in alcun modo atte a chiarire il motivo per il quale
gli istanti non avrebbero potuto produrre in precedenza tale
documentazione. In conclusione, tutti questi elementi, instillano nel
Tribunale dei dubbi fondati circa l’autenticità dei medesimi documenti
prodotti dagli interessati.
12.3 Visto tutto quanto sopra, la documentazione prodotta e le allegazioni
afferenti alla stessa, non risultano essere in grado di provare la
verosimiglianza degli asserti degli istanti ritenuti inverosimili dal Tribunale
nella sentenza D-3240/2017. Tali mezzi di prova non sono quindi da
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qualificare come concludenti (ovvero mezzi di prova che avrebbero
condotto il giudice a decidere diversamente se ne fosse stato a
conoscenza nella procedura principale; cfr. sentenza del Tribunale federale
2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 3.2 con ulteriori riferimenti ivi citati),
ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF.
13.
Di conseguenza, dal momento che i nuovi motivi rispettivamente mezzi di
prova, ammissibili per via di revisione, non sono di natura tale da
modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata, conducendo
il Tribunale ad un giudizio diverso in funzione di un nuovo apprezzamento
giuridico, l’istanza di revisione della sentenza D-3240/2017 del
25 settembre 2017, va quindi respinta nella misura della sua ricevibilità.
14.
Visto l’esito della procedura (sia inerente il ricorso avverso la decisione di
non entrata nel merito della SEM del 16 febbraio 2021, che in relazione
all’istanza di revisione avverso la sentenza del Tribunale D-3240/2017 del
25 settembre 2017), le spese processuali di CHF 1'500.–, che seguono la
soccombenza, sono poste a carico degli istanti (art. 37 LTAF; 63 cpv. 1 PA
nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo
importo versato dai medesimi il 30 marzo 2021.
(dispositivo alla pagina seguente)
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