Decision ID: 9a0ac870-220f-5eef-a957-30df96282e4a
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto,
in fatto
che nel dicembre del 1997 la _ ha chiesto al municipio di _ il permesso di realizzare sei appartamenti monolocali al primo piano dello stabile destinato a centrale telefonica che sorge sulla part. n. _ RFD;
che la domanda, trattata nella forma della semplice notifica, con pubblicazione all'albo ed avviso ai confinanti, fra cui la ricorrente _, non ha suscitato opposizioni;
che il 13 febbraio 1998 il municipio ha rilasciato l'autorizzazione richiesta;
che nel corso del mese di maggio del 1999 la ricorrente, proprietaria di uno stabile confinante con quello _, ha segnalato al municipio di _ l'esecuzione di opere difformi: in particolare, la realizzazione di otto monolocali invece dei sei previsti e l'asportazione degli elementi grigliati che ricoprivano le aperture rivolte verso il suo fondo;
che per queste modifiche abusive la resistente è stata posta in contravvenzione e punita con una multa di fr. 500.-;
che il 18 giugno 1999 la _ ha inoltrato una domanda in sanatoria per le modifiche apportate senza autorizzazione;
che alla variante in sanatoria, nuovamente trattata secondo la procedura di notifica, si è opposta la vicina qui ricorrente, contestando la procedura applicata, le aperture e le distanze tra edifici, a suo avviso inferiori a quelle prescritte dalle NAPR;
che il 13 aprile 1999 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione;
che con giudizio 25 gennaio 2000 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, rigettando a sua volta l'impugnativa contro di esso inoltrata dall'opponente;
che, dopo aver rilevato che la precedente trasformazione avrebbe dovuto essere autorizzata secondo la procedura ordinaria (art. 4 LE), il Consiglio di Stato ha comunque ritenuto che le modifiche apportate abusivamente fossero conformi alle disposizioni di legge materialmente applicabili;
che la soccombente impugna ora il predetto giudizio governativo davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che venga annullato assieme alla controversa licenza e che venga ordinata la chiusura delle aperture;
che l'insorgente contesta anzitutto la procedura applicata alla domanda iniziale; ravvisa inoltre nell'apertura delle finestre una violazione del diritto alla sfera privata garantito dall'art. 13 cpv. 1 Cost. ed una disattenzione delle norme sulle distanze da confine; eccepisce infine la mancata presentazione dell'attestato di conformità con le norme sulla polizia del fuoco prescritto dall'art. 41d LE;
che il ricorso è avversato dal Consiglio di Stato, dal municipio di _ e dalla _ con argomenti che verranno discussi qui appresso;
considerato,

Considerations:
in diritto
che il ricorso, tempestivo, è ricevibile in ordine giusta l'art. 21 LE;
che il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm): i fatti non sono controversi; il sopralluogo chiesto dalla ricorrente è peraltro del tutto inidoneo a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio;
che oltre che prive di fondamento, le censure sollevate dalla ricorrente con riferimento alla procedura di notifica applicata all'esame della domanda di costruzione inoltrata dalla _ nel dicembre del 1998 sono irricevibili, in quanto tardive; la ricorrente ha in effetti omesso di sollevarle nel termine di pubblicazione;
che la procedura seguita non ha peraltro limitato l'insorgente nell'esercizio dei suoi diritti di difesa;
che anche se la procedura di semplice notifica fosse stata applicata erroneamente, l'autorizzazione non sarebbe comunque nulla, poiché il vizio procedurale non sarebbe in nessun caso di gravità tale da comportare necessariamente la nullità della licenza che ne è scaturita;
che nella rimozione degli elementi grigliati che chiudevano le aperture rivolte verso il fondo della ricorrente non è ravvisabile alcuna violazione del diritto alla sfera privata costituzionalmente garantito: la semplice possibilità di vedere il fondo della ricorrente non costituisce invero un'inammissibile intrusione nella sfera protetta;
che la rimozione di tali elementi non viola nemmeno le disposizioni di PR sulle distanze da confine; non è invero dato di vedere come l'intervento possa incidere questo parametro edilizio; a differenza dell'art. 125 LAC, le NAPR non assoggettano l'apertura di finestre a prospetto al rispetto di distanze minime verso fondi altrui;
che lo stabile della resistente non è nemmeno un edificio di uso collettivo ai sensi dell'art. 41d LE, per la cui ristrutturazione deve essere presentato un attestato di conformità con le prescrizioni antincendio;
che anche questa eccezione è peraltro tardiva, in quanto non sollevata in occasione della prima domanda;
che il ricorso, palesemente infondato, per non dire temerario, va di conseguenza senz'altro respinto;
che la tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza;