Decision ID: 6dda6af9-99db-50a3-bf94-5a61075c8883
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: approval

Facts:
Fatti:
A.
Con decisioni del 26 marzo e 13 aprile 2007, l’Ufficio dell’assicurazione
invalidità del Cantone B._ (Ufficio AI) ha deciso di erogare in favore
di A._ – cittadina brasiliana al beneficio di un permesso di domicilio
in Svizzera, nata il (...; doc. AI 2 e 3) – una rendita intera d’invalidità sviz-
zera a decorrere dal 1° marzo 2006 (doc. AI 37, 43 e 44). L’erogazione di
una rendita intera è poi stata confermata con comunicazione del 23 dicem-
bre 2008 (doc. AI 96).
B.
Dagli atti di causa risulta che, con decisione del 21 ottobre 2013, l’Ufficio
della migrazione del Cantone B._ ha revocato il permesso di domi-
cilio dell’interessata, in quanto la medesima risiede all’estero (doc. AI 163-
2).
C.
Sempre dagli atti risulta pure che, con sentenza del 18 novembre 2013, il
Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone B._ ha confer-
mato la decisione del 15 ottobre 2012 dell’Ufficio AI del Cantone B._
di revoca del diritto dell’interessata all’assegno per grandi invalidi (sen-
tenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni 32.2012.285 del 18 no-
vembre 2013; doc. AI 166). La decisione è cresciuta incontestata in giudi-
cato.
D.
Il 26 febbraio 2014, l’Ufficio AI ha trasmesso l’incarto all’Ufficio dell’assicu-
razione per l’invalidità per gli assicurati residenti all’estero (UAIE; doc. TAF
1, doc. D).
E.
Con scritti del 13 agosto e 2 ottobre 2014, l’interessata ha postulato il ripri-
stino del versamento della rendita intera d’invalidità con effetto retroattivo
dal mese di febbraio 2014 (doc. UAIE 59 e 62).
F.
Il 10 ottobre 2014, l’UAIE ha deciso che (in virtù dell’art. 6 cpv. 2 LAI) l’in-
teressata non ha più diritto ad una rendita d’invalidità dal 1° marzo 2014,
la medesima avendo lasciato la Svizzera e la Svizzera non avendo stipu-
lato alcuna convenzione di sicurezza sociale con il Brasile. L’autorità infe-
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riore ha inoltre disposto che, in applicazione dell’art. 97 LAVS in combina-
zione con l’art. 66 LAI, un ricorso interposto contro la suddetta decisione
non avrebbe avuto effetto sospensivo (doc. UAIE 65).
G.
Il 24 novembre 2014, l’interessata ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale contro la decisione dell’UAIE del 10 ottobre 2014
mediante il quale ha chiesto il riconoscimento del suo diritto ad una rendita
d’invalidità anche dopo il 1° marzo 2014. La ricorrente ha contestato la
competenza dell’UAIE a pronunciare la decisione dal momento che è do-
miciliata in Svizzera dal 1991. L’insorgente ha inoltre fatto valere che la
decisione impugnata è insufficientemente motivata e che l’autorità inferiore
non ha rispettato la procedura d’audizione e dunque il suo diritto di essere
sentita prima dell’emanazione della decisione litigiosa. Anche nel merito, la
decisione impugnata è infondata. La ricorrente ha indicato di essere domi-
ciliata in Svizzera, ove ha intessuto rapporti lavorativi e sociali sino a marzo
del 2006 – momento in cui a causa dei postumi di un infortunio, è rimasta
tetraplegica e costretta su una sedia a rotelle (si esprimerebbe con l’ausilio
di un apparecchio elettronico) – pagherebbe regolarmente la pigione del
suo appartamento di C._, sarebbe seguita dal medico curante e si
sottoporrebbe a sedute plurisettimanali di fisioterapia, di piscina e di logo-
pedia. Ha segnalato che la decisione di revoca del suo permesso di domi-
cilio non esplica alcun effetto giuridico, la procedura di ricorso contro que-
sta decisione essendo tuttora pendente. Ha poi precisato di trascorrere
delle notti presso il domicilio del suo curatore (in Italia) in quanto a causa
della sua situazione medica non può essere lasciata sola la notte e neces-
sita dell’aiuto di terze persone per le attività della vita quotidiana nonché
per gli spostamenti per effettuare le terapie a cui si sottopone. Nello stesso
atto, l’insorgente ha chiesto la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso
in quanto la soppressione (del versamento) della rendita comporta delle
importanti conseguenze, detta prestazione permettendole di sottoporsi alle
cure mediche di cui necessita. Ha altresì formulato una domanda di assi-
stenza giudiziaria e gratuito patrocinio (doc. TAF 1).
H.
Nella risposta al ricorso del 19 febbraio 2015, l’UAIE ha rilevato che dalla
decisione dell’Ufficio della migrazione del Cantone B._ del 21 otto-
bre 2013 nonché dalla sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni
del Cantone B._ del 18 novembre 2013 risulta che l’interessata ri-
siede in Italia, più precisamente a D._, ove è domiciliato il suo cu-
ratore, e che il centro dei suo interessi si trova in Italia. Non vi era dunque
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motivo di dubitare della propria competenza. L'autorità inferiore ha poi pro-
posto la reiezione della domanda di restituzione dell’effetto sospensivo al
ricorso. Ha sottolineato che l’incertezza sulla situazione finanziaria della
ricorrente lascia presagire delle difficoltà amministrative per l’UAIE nel re-
cupero delle prestazioni che sarebbe portata a versare a torto. Qualora,
per contro, il ricorso fosse accolto e l’effetto sospensivo non fosse stato
restituito, l’insorgente percepirebbe retroattivamente le prestazioni alle
quali avrebbe avuto diritto. L’interesse dell’UAIE al mantenimento dell’ef-
fetto sospensivo al ricorso è pertanto preponderante, anche se ciò ha delle
conseguenze onerose sulla situazione economica della ricorrente (doc.
TAF 3).
I.
Nella replica del 22 aprile 2015, l’insorgente si è riconfermata nelle argo-
mentazioni in fatto e in diritto di cui al ricorso del 24 novembre 2014 (doc.
TAF 8), atto di replica che è poi stato trasmesso all’autorità inferiore per
conoscenza (doc. TAF 9).

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e con piena co-
gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF) rispettivamente l'am-
missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2
e relativi riferimenti).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione
con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20), i ricorsi
contro le decisioni, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dall'Ufficio dell'assicurazione
per l'invalidità per le persone residenti all'estero.
1.3 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAI, le disposizioni della LPGA sono ap-
plicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e 28-70), sempre che
la LAI non deroghi alla LPGA.
1.4 Presentato da una parte direttamente toccata dalla decisione e avente
un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica
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(art. 59 LPGA), il ricorso – interposto tempestivamente e rispettoso dei re-
quisiti previsti dalla legge (art. 60 LPGA nonché art. 52 PA) – è pertanto
ammissibile.
2.
2.1 La decisione impugnata del 10 ottobre 2014 di soppressione, con ef-
fetto al 1° marzo 2014, della rendita d’invalidità fino ad allora accordata è
stata resa in virtù dell’art. 6 cpv. 2 LAI. L’UAIE ha ritenuto che la ricorrente
non ha più il domicilio o la residenza abituale in Svizzera e che con il Bra-
sile, paese di cui la medesima possiede la cittadinanza, non è stata con-
clusa alcuna convenzione di sicurezza sociale.
2.2 Nel gravame del 24 novembre 2014, l’insorgente ha fatto valere di es-
sere tuttora domiciliata a C._ (ha pure allegato copia del contratto
di locazione dell’appartamento a C._, della polizza di assicurazione
di economia domestica e responsabilità civile e relativo pagamento del pre-
mio per l’anno 2014, dell’estratto conto presso la banca E._ da gen-
naio a febbraio 2015 nonché l’estratto concernente le procedure di esecu-
zione e gli attestati di carenza di beni rilasciato dall’Ufficio esecuzione di
F._ il 24 febbraio 2015; doc. TAF 6) e di avere impugnato la deci-
sione di revoca del suo permesso di domicilio. Ha quindi contestato la com-
petenza dell’UAIE a rendere la decisione impugnata. La ricorrente ha poi
indicato che il fatto di trascorrere delle notti presso il domicilio del suo cu-
ratore in Italia non è dovuto ad una sua scelta, ma si è reso necessario per
motivi medici, dal momento che a causa della sua situazione medica non
può essere lasciata sola la notte e dipende dall’aiuto di terze persone per
le attività della vita quotidiana, il curatore dividendosi tra la sua cura ed il
proprio lavoro in Italia. D’altra parte, ha vissuto in B._ per oltre ven-
tiquattro anni, ove ha intessuto rapporti sociali e lavorativi, paga regolar-
mente la pigione dell’appartamento a C._, si sottopone a sedute
plurisettimanali di fisioterapia a G._, di piscina a H._ nonché
di logopedia a I._. Ha quindi chiesto il ripristino della rendita intera
d’invalidità e la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso.
2.3 Nella risposta al ricorso del 19 febbraio 2015, l’UAIE ha fatto valere –
con riferimento alla sua competenza – di avere ricevuto dall’Ufficio AI del
Cantone B._ l’indicazione che l’interessata si sarebbe trasferita
all’estero. Dagli atti risulta altresì che la medesima, a causa della sua si-
tuazione medica, dipende da terzi, in particolare dal suo curatore, domici-
liato a D._ e si reca spesso a casa sua (è in particolare fatto riferi-
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mento alla sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni del Can-
tone B._ del 18 novembre 2013). Secondo l’art. 40 cpv. 1 lett. b OAI
(RS 831.201), l’UAIE è competente, fatti salvi i capoversi 2 e 2bis, se gli
assicurati sono domiciliati all’estero. L’UAIE ha confermato la propria com-
petenza per pronunciare la decisione impugnata. L’autorità inferiore ha al-
tresì proposto di respingere la domanda di restituzione dell’effetto sospen-
sivo al ricorso (conformemente alla prassi di cui alla DTF 117 V 185 consid.
2b), conto tenuto dell’incertezza sulla situazione finanziaria dell’insorgente
(che lascia presagire delle difficoltà per il recupero delle prestazioni even-
tualmente versate a torto).
2.4 Nella replica del 22 aprile 2015, la ricorrente fa valere che il suo per-
messo di domicilio (permesso C) non è decaduto, dal momento che la de-
cisione di revoca del permesso di domicilio è stata impugnata. Sostiene
che non essendo intervenuto alcun trasferimento del domicilio all’estero ed
essendo ella domiciliata a C._, non sono date le condizioni per un
trasferimento di competenza ai sensi dell’art. 40 cpv. 2quater OAI.
2.5 Per principio, l'Ufficio competente (a ricevere ed esaminare una do-
manda) è quello del Cantone di domicilio dell'assicurato al momento della
richiesta delle prestazioni. Il Consiglio federale stabilisce la competenza
nei casi speciali (art. 55 cvp. 1 LAI). Giusta l'art. 40 cpv. 1 lett. b OAI, l'Ufficio
AI per gli assicurati residenti all'estero è competente, fatti salvi i capoversi
2 e 2bis, se gli assicurati sono domiciliati all'estero. Inoltre, ai sensi dell'art.
88 cpv. 1 OAI, la procedura di revisione è avviata dall'Ufficio AI che alla
data dell'inoltro della domanda di revisione o di riesame è competente d'uf-
ficio ai sensi dell'art. 40 OAI. L'Ufficio AI competente al momento della re-
gistrazione della domanda lo rimane durante tutta la procedura, con riserva
dei capoversi 2bis-2quater (art. 40 cpv. 3 OAI).
2.6 Di principio, giusta l'art. 23 cpv. 1 prima frase CC, cui rinvia l'art. 13
LPGA, il domicilio di una persona si trova nel luogo dove essa dimora con
l'intenzione di stabilirvisi durevolmente. Tale circostanza (sempre di princi-
pio) presuppone che l'interessato, in maniera riconoscibile per terzi, faccia
del luogo in questione il centro dei suoi interessi personali, familiari e pro-
fessionali, ritenuto che l'esistenza di un permesso di dimora o altrimenti di
soggiorno/residenza, il deposito dei documenti e l'esercizio dei diritti poli-
tici, pur avendo valore indiziario, non sono decisivi ai fini di tale giudizio
(DTF 127 V 237 consid. 1 e 125 V 76 consid. 2a). Inoltre, l'art. 23 cpv. 1
seconda frase CC, contiene una presunzione, altresì confutabile, secondo
la quale la dimora a scopo di formazione o il collocamento di una persona
in un istituto di educazione o di cura, in un ospedale o in un penitenziario
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non costituisce di per sé domicilio. Per il resto, l’art. 26 CC, cui si richiama
la ricorrente, prevede che il domicilio dei maggiorenni sotto curatela gene-
rale è nella sede dell’autorità di protezione degli adulti. Quest’ultima norma
vale solo nei casi in cui una persona maggiorenne si trova sotto curatela
generale (art. 398 CC; sentenza del TF 2C_498/2015 del 5 novembre 2015
consid. 5.4.1), presupposto che nel caso in esame non appare adempiuto,
dagli atti di causa risultando infatti che la Commissione tutoria regionale di
C._ ha istituito in data 3 maggio 2006 in favore della ricorrente una
curatela amministrativa, ai sensi dell’art. 393 cpv. 2 CC, curatela che è poi
stata estesa, ai sensi dell’art. 392 cpv. 1 CC, ad una curatela di rappresen-
tanza personale, ma non una curatela generale, ai sensi dell’art. 398 CC
(doc. AI 46 e 166-7).
2.7 Questo Tribunale rileva che dal certificato per l’ammissione all’assi-
stenza giudiziaria del 19 dicembre 2014 (prodotto in sede ricorsuale; doc.
TAF 2) risulta che la ricorrente è domiciliata a C._. Dagli atti di
causa emerge altresì che l’insorgente è titolare di un permesso di domicilio
(permesso C [doc. AI 3]) che è stato revocato con decisione dell’Ufficio
della migrazione del 21 ottobre 2013. Sempre dagli atti, risulta inoltre che
la ricorrente percepisce da parte dell’Ufficio AI una rendita intera d’invalidità
svizzera dal 1° marzo 2006, rendita confermata nel dicembre 2008. Nel
novembre 2011 è stata promossa un’ulteriore procedura di revisione, pro-
cedura durante la quale sono stati acquisiti agli atti i rapporti dei medici
curanti dal 2007 al 2013, le fatture per terapie effettuate dal 2008 al 2010,
i rendiconti finanziari e rapporti morali allestiti dal curatore per gli anni dal
2006 al 2010, la decisione dell’Ufficio della migrazione del Cantone
B._ del 21 ottobre 2013 nonché la sentenza del Tribunale cantonale
delle assicurazioni del Cantone B._ del 18 novembre 2013. In par-
ticolare, nella decisione del 21 ottobre 2013 di revoca del permesso di do-
micilio (permesso C) dell’Ufficio della migrazione (doc. AI 163-2), è stato
indicato che, richiamati i rapporti d’esecuzione del 14 febbraio, 31 luglio e
24 settembre 2013 della Polizia cantonale di C._ (doc. AI 163-6,
163-8 e 193-3), “pur essendo ufficialmente notificata presso il suo indirizzo
a C._, a tutti gli effetti risiede all’estero”. Nella sentenza del 18 no-
vembre 2013 (doc. AI 166), il Tribunale cantonale delle assicurazioni, ri-
chiamandosi ai controlli eseguiti dalla polizia cantonale di C._ tra
gennaio e agosto 2013 ed al verbale di interrogatorio del curatore dell’aprile
2013, conclude che “il centro degli interessi dell’assicurata ed il luogo
dell’effettiva abituale residenza non è (più) a C._, dove risulta es-
sere ufficialmente domiciliata, ma in Italia e più precisamente a D._
presso il domicilio del suo curatore” (sentenza del Tribunale cantonale delle
assicurazioni 32.2012.285 del 18 novembre 2013 consid. 2.6). Dalla nota
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dell’Ufficio AI del 25 febbraio 2014 (doc. AI 170) risulta infine l’affermazione
che “la signora A._ non ha la dimora abituale in B._, ma
all’estero (presso il curatore signor J._) e pertanto gli atti devono
venir trasmessi all’Ufficio AI per gli assicurati residenti all’estero”. L’incarto
è stato trasferito all’UAIE con scritto del 26 febbraio 2014 (doc. TAF 1, doc.
D).
2.8
2.8.1 Il 10 ottobre 2014, l’UAIE ha poi reso la decisione impugnata, me-
diante la quale ha soppresso, retroattivamente al 1° marzo 2014, la rendita
intera accordata a suo tempo all’insorgente.
2.8.2 Dagli atti di causa risulta che l’UAIE ha, a torto, rinunciato a sentire
la ricorrente, prima dell’emanazione della decisione impugnata, sulla que-
stione dell’assenza di domicilio rispettivamente di dimora abituale in Sviz-
zera nonché sulla questione della revoca della rendita d’invalidità a decor-
rere dal 1° marzo 2014. Ora, giusta l’art. 57a cpv. 1 LAI, l’Ufficio AI comu-
nica all’assicurato, per mezzo di un preavviso, la decisione prevista in me-
rito alla domanda di prestazione o alla soppressione o riduzione della pre-
stazione già assegnata. L’assicurato ha il diritto di essere sentito confor-
memente all’art. 42 prima frase LPGA. Inoltre, secondo l’art. 73ter OAI, l’Uf-
ficio AI deve dare all’assicurato o al suo rappresentante, da un lato, l’occa-
sione d’esprimersi, oralmente o per scritto, sul progetto/preavviso di rego-
lamento del caso concreto e, dall’altro, concedere la facoltà di consultare
gli atti di causa prima di pronunciarsi sul rifiuto di una domanda o sulla
soppressione o riduzione di una rendita già assegnata. Il diritto di essere
sentito è così dato in questi casi prima dell’emanazione della decisione
amministrativa, ma dopo l’istruzione della domanda. In tale ambito, l’assi-
curato può fra l’altro far valere le sue eventuali obiezioni e domandare dei
complementi d’istruzione (sentenza del TF I 762/02 del 6 maggio 2003 con-
sid. 1.3 e relativi riferimenti; v. anche sentenza del TAF C-1368/2012 dell’8
agosto 2012 consid. 6.3). Per il resto, l’autorità inferiore non si è neppure
pronunciata sulla mancata notifica di un progetto di decisione/preavviso
all’insorgente ed ha altresì ritenuto di non dare alcun seguito alle richieste
della medesima del 13 agosto e 2 ottobre 2014 di ripristino del versamento
della rendita intera d’invalidità con effetto retroattivo dal mese di febbraio
2014. Prima dell’emanazione della decisione litigiosa, la ricorrente, come
la stessa ha fatto valere in sede di ricorso, non ha dunque avuto la facoltà
di esprimersi in procedura di preavviso, procedura che conferisce pure la
possibilità di essere udito sulla soluzione giuridica prevista (compresa la
prevista applicazione del diritto) e quindi va al di là della garanzia di cui
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all’art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 134 V 97 consid. 2.8.2 e 125 V 401 consid. 3c).
La mancata effettuazione di una corretta procedura di preavviso costituisce
altresì di principio una violazione grave del diritto di essere sentito (sen-
tenza del TF I 584/01 del 24 luglio 2002 consid. 2 e relativi riferimenti), non
senza dimenticare che una siffatta violazione può essere sanata solo in via
eccezionale (DTF 134 V 79 consid. 2.9 e relativi riferimenti), segnatamente
allorquando un rinvio degli atti di causa all’autorità inferiore per garantire
un corretto esercizio del diritto di essere sentito si esaurirebbe in una vana
formalità, in contrasto con l’interesse della parte lesa ad ottenere un giudi-
zio in tempi brevi (DTF 134 V 97 consid. 2.9 e relativi riferimenti nonché
DTF 132 V 387 consid. 5.1 e 116 V 182 consid. 3d).
2.8.3 La decisione impugnata del 10 ottobre 2014 è inoltre priva di qualsi-
voglia motivazione, al di là dell’indicazione dell’assenza di una conven-
zione di sicurezza sociale con il Brasile e della partenza dalla Svizzera
dell’insorgente. Secondo giurisprudenza, l’obbligo della motivazione (art.
35 PA) è formalità essenziale e se, da un lato, rappresenta un limite intrin-
seco alla libertà di convincimento, costringendo l’autorità giudicante a ren-
dere ragione della razionalità del percorso seguito per giungere alla deci-
sione, dall’altro si configura quale premessa logica imprescindibile per
l’esercizio del successivo controllo sulle linee di formazione di quel convin-
cimento. Per conseguenza, attraverso doverosi passaggi argomentativi im-
perniati sull’indicazione delle risultanze probatorie legittimamente acquisite
nonché sull’indicazione dei criteri di valutazione impiegati, l’autorità giudi-
cante dovrà in concreto ricostruire, anzitutto per la propria consapevolezza,
il percorso logico-cognitivo che l’ha condotta ad apprezzare in un certo
modo le prove disponibili e a trarne determinate conclusioni. Pertanto, essa
ha l’obbligo d’esplicitare, nel modo più rigoroso e completo, la motivazione
posta a fondamento della decisione adottata, ancorando così il principio
del libero convincimento all’esigenza d’indicazione specifica dei risultati ac-
quisiti e dei criteri adottati, allo scopo d’evitare che detto principio venga
attuato per un uso arbitrario. Invero, nella motivazione della decisione, l’au-
torità inferiore non è tenuta a compiere un’analisi approfondita di tutte le
deduzione delle parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risul-
tanze processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valuta-
zione globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed
adeguato, le ragioni che hanno determinato il suo convincimento, dimo-
strando d’avere tenuto presente ogni fatto decisivo (DTF 129 I 232 consid.
3.2; sentenza del TAF C-4930/2014 del 12 febbraio 2015 consid. 9.1). Pe-
raltro, l’esigenza della motivazione aumenta allorquando l’applicazione
della legge implica l’esercizio del potere di apprezzamento o l’interpreta-
zione di una norma giuridica indeterminata (DTF 134 I 83 consid. 4.1, 129
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Pagina 10
I 232 consid. 3.3 e relativi riferimenti nonché sentenza del TF 2C_105/2009
del 18 settembre 2009 consid. 5.1). Se questi precetti vengono disattesi, il
vizio formale comporta di norma l’annullamento della decisione, senza che
il ricorrente debba dimostrare un interesse, in altri termini indipendente-
mente dalle possibilità di successo del ricorrente nel merito (DTF 118 Ia
177 consid. 1a, 117 Ia 7 consid. 1a e 115 Ia 10 consid. 2a). Nel gravame,
la ricorrente rimprovera all’autorità inferiore di non avere sufficientemente
motivato la decisione impugnata. La censura non appare del tutto priva di
fondamento ove solo si rilevi che non è dato sapere sulla base di quali atti
rispettivamente di quali riflessioni l’UAIE abbia potuto giungere, nella deci-
sione del 10 novembre 2014, alla conclusione ritenuta, ossia quella dell’as-
senza di domicilio rispettivamente di dimora abituale dell’insorgente in
Svizzera.
2.8.4 L’autorità inferiore è così incorsa in una duplice grave violazione del
diritto di essere sentita dell’insorgente che non può essere sanata in questa
sede (cfr., sulla questione, DTF 142 II 218 consid. 2.8.1, 138 I 154 consid.
2.3.3 e 137 I 195 consid. 2.3.2 nonché la sentenza del TAF C-1465/2017
del 14 aprile 2017 consid. 10.2 con rinvii), ritenuto, in particolare, che ma-
nifestamente non sono adempite le condizioni per procedere a titolo del
tutto eccezionale ad una sanatoria in questa sede della grave violazione
del diritto di essere sentito dell’insorgente (ibidem) e che il rinvio – per i
motivi indicati al considerando 2.9 del presente giudizio – non può essere
qualificato come una vana formalità (cfr., sulla questione, DTF 142 II 218
consid. 2.8.1, 138 I 154 consid. 2.3.3 e 137 I 195 consid. 2.3.2). Ne di-
scende che già in ragione della citata duplice grave violazione del diritto di
essere sentita, la decisione impugnata va annullata e la causa rinviata
all’amministrazione affinché rimedi al vizio e renda, se del caso, una nuova
decisione.
2.9 Quanto al merito della causa, occorre rilevare che non è consentito
semplicemente d’affermare come ha fatto l’autorità inferiore nella risposta
al ricorso, senza procedere alla necessaria istruzione, che alla data della
decisione litigiosa la ricorrente non risiedesse in maniera preponderante e
duratura presso la sua abitazione di C._. A tal proposito, va ram-
mentato che l’insorgente ha inoltrato ricorso, dinanzi alle competenti auto-
rità, nell’ambito della procedura di decadenza del permesso di domicilio
(doc. TAF pag. 4 ad pto 25), che il ricorso aveva effetto sospensivo (doc.
AI 167) e che alla data in cui è stata resa la decisione impugnata, il 10
ottobre 2014, la decisione di decadenza del permesso non era ancora de-
finitivamente cresciuta in giudicato, di modo che il soggiorno in Svizzera
della ricorrente era da considerarsi siccome tollerato (sentenza del TF
C-6835/2014
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2C_21/2016 del 5 settembre 2016 consid. 2.2). Solo con sentenza del 5
novembre 2015 del Tribunale federale, è stata definitivamente confermata
la sentenza del 24 aprile 2015 del Tribunale amministrativo del Cantone
B._, mediante la quale – pur essendo stata lasciata aperta la que-
stione di sapere se l’insorgente si fosse assentata dalla Svizzera per oltre
sei mesi – è stato ritenuto che la decisione del 21 ottobre 2013 dell’Ufficio
della migrazione del Cantone B._ di decadenza del permesso di
domicilio della ricorrente era corretta (sentenza del TF 2C_498/2015 del 5
novembre 2015), fermo restando ad ogni buon conto che in materia di as-
sicurazioni sociali un’eventuale revoca del permesso di domicilio da parte
dell’Ufficio della migrazione cantonale ancora non implica ipso fatto la con-
clusione secondo la quale non vi sarebbe più un domicilio o una residenza
abituale tutelabili dal profilo del versamento di prestazioni dell’assicura-
zione svizzera per l’invalidità (v., sulla questione, DTF 129 V 77 consid. 5.2
e, soprattutto, la sentenza del TF I 486/00 del 30 settembre 2004 consid.
2.2 con rinvii [resa altresì da un collegio di 5 giudici]; v. pure la sentenza
del TF 9C_280/2008 del 28 luglio 2008 consid. 4.2 con rinvii). L’UAIE ha
certo provveduto a spiegare, nella risposta al ricorso del 19 febbraio 2015,
la motivazione alla base della propria decisione, in particolare il fatto che,
secondo la sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni del Can-
tone B._ del 18 novembre 2013, l’insorgente, a causa della sua
condizione medica dipende dal suo curatore e si reca spesso a casa sua e
che per conseguenza il centro degli interessi della medesima ed il luogo
della residenza abituale è in Italia a D._ presso il domicilio del cu-
ratore (sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni 32.2012.285
del 18 novembre 2013 consid. 2.6). Sennonché, detta sentenza è stata
resa in base alla situazione esistente nel (novembre del) 2013. Dagli atti di
causa non appaiono invero essere stati eseguiti da allora e fino al 10 otto-
bre 2014, data della decisione litigiosa, ulteriori atti d’istruzione in merito
alla presenza effettiva della ricorrente in B._ ed all’assistenza che
le viene fornita in loco. L’insorgente ha indicato, nel proprio ricorso, di non
avere mai lasciato la Svizzera e di non avere mai avuto l’intenzione di tra-
sferire il proprio domicilio da C._, producendo a suffragio di quanto
esposto, fra gli altri, il contratto di locazione dell’appartamento a C._
e gli attestati delle sedute di logopedia e di fisioterapia a cui si sottopone in
B._ (doc. TAF 1 e doc. TAF 6). Pertanto, al di là del fatto che il
ricorso va accolto già per la duplice grave violazione del diritto di essere
sentita della ricorrente, anche per quanto attiene al merito non è possibile
affermare allo stato attuale delle cose che sia escluso che fino alla data
della decisione impugnata il domicilio o la residenza abituale della ricor-
rente, ai sensi dei combinati disposti di cui all’art. 13 LPGA e 23 CC, si
trovasse dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali in Svizzera, non
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potendosi altresì ritenere – perlomeno fino alla sentenza del Tribunale fe-
derale del 5 novembre 2015 in materia di caducità del permesso di domi-
cilio della ricorrente – che l’intenzione della ricorrente di mantenere il pro-
prio domicilio in B._ fosse scartata da prescrizioni di diritto pubblico
in materia di polizia degli stranieri.
2.10 Da quanto esposto, discende che il ricorso deve essere accolto, la
decisione impugnata annullata e gli atti di causa ritornati all’autorità infe-
riore affinché proceda al completamento dell’istruttoria con riferimento al
centro degli interessi ed al luogo della residenza abituale dell’insorgente
successivamente ad ottobre/novembre del 2013, non potendosi escludere,
senza procedere a specifici accertamenti, che tale luogo si trovasse nuo-
vamente a C._. Incomberà altresì alla ricorrente di dimostrare la
residenza effettiva in Svizzera, ritenuto che il fatto di avere in locazione un
appartamento a C._ e di sottoporsi durante 66 giorni dal 7 gennaio
al 14 novembre 2014 a sedute di logopedia e di fisioterapia non appaiono
costituire degli elementi sufficienti alfine di dimostrare che il domicilio e la
residenza abituali della ricorrente a decorre da ottobre/novembre 2013 fino
almeno alla decisione impugnata fosse nuovamente, dal profilo delle assi-
curazioni sociali, a C._. In sostanza, l’autorità inferiore dovrà rispet-
tare il diritto di essere sentita della ricorrente (in particolare, quanto alla
corretta effettuazione della procedura di preavviso [art. 57a cpv. 1 LAI in
correlazione con gli art. 73bis e 73ter OAI]) ed emanare una nuova decisione.
In tale ambito, l’UAIE dovrà pure valutare la propria competenza a rendere
una decisione nella causa in esame e, se del caso, decidere dell’eventuale
soppressione della rendita per assenza di una condizione per il suo versa-
mento, ossia il domicilio e la residenza abituale in Svizzera dell’insorgente
nel periodo determinante, e dovrà anche motivare per quale ragione, conto
tenuto dell’insieme delle circostanze del caso di specie, si giustificherebbe
una soppressione della rendita intera di cui beneficia la ricorrente con ef-
fetto retroattivo al 1° marzo 2014. Anche su questo ultimo punto, la deci-
sione impugnata resta completamente silente, senza che la questione sia
stata debitamente affrontata nella risposta al ricorso. Anche su questo
punto, la ricorrente è pertanto stata impedita dal difendersi correttamente
in questa sede.
3.
La pronuncia del presente giudizio rende priva di oggetto la domanda di
restituzione dell'effetto sospensivo (cfr. sentenze del TF 9C_254/2011 del
15 novembre 2011 consid. 7 in fine, 9C_94/2011 del 12 maggio 2011 con-
sid. 7, 9C_198/2011 dell'11 novembre 2011 consid. 6.2, 1C_306/2008 del
28 maggio 2009 consid. 5.2 nonché 8C_1044/2008 del 13 febbraio 2009
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consid. 4), fermo restando che qualora questo Tribunale si fosse pronun-
ciato su siffatta domanda, la stessa avrebbe dovuto essere respinta, la si-
tuazione finanziaria della ricorrente non permettendole infatti di restituire
eventuali prestazioni versate a torto (v., in particolare, l’estratto concer-
nente le procedure di esecuzione e gli attestati di carenza di beni rilasciato
dall’Ufficio esecuzione di F._ il 24 febbraio 2015; doc. TAF 6). Per
sovrabbondanza, giova altresì rammentare che, secondo costante giuri-
sprudenza, se l'effetto sospensivo è ritirato ad un ricorso contro una deci-
sione di revisione che sopprime o riduce una rendita, questo ritiro dura, nel
caso di rinvio degli atti all'amministrazione per complemento dell'istruttoria,
di principio anche durante tutta questa procedura d'istruzione e fino alla
notifica di una nuova decisione (cfr. sentenza del TF 8C_451/2010 dell'11
novembre 2010 consid. 2; in particolare DTF 129 V 370 e 106 V 18).
4.
Visto l'esito della procedura – accoglimento di un ricorso manifestamente
fondato – non sono prelevate delle spese processuali (art. 63 PA).
5.
Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede, si giustifica al-
tresì l'attribuzione di spese ripetibili (art. 64 PA in combinazione con gli art.
7 e segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Queste, in assenza di una nota dettagliata, sono fissate
d'ufficio (art. 14 cpv. 2 TS-TAF) in complessivi fr. 2'800.-, tenuto conto del
lavoro utile e necessario svolto dal rappresentante del ricorrente. L'inden-
nità per ripetibili è posta a carico dell'UAIE. Per conseguenza, la domanda
di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio è divenuta senza oggetto.
(dispositivo alla pagina seguente)
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