Decision ID: 69ff89dd-7fc4-5441-ba34-bd0b9469f49f
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law
Law Sub-area: 
Label: dismissal

Facts:
ritenuto,
in fatto
1.1. In data 30 luglio 1997, _ - all'epoca alle dipendenze della ditta _ in qualità di isolatore - è scivolato ed ha battuto la testa contro una trave di legno, riportando un distacco retinico all'occhio sinistro.
Nel corso del mese di agosto 1997, l'infortunato è stato ricoverato presso la Divisione oculistica dell'Ospedale di _, dove è stato sottoposto ad un intervento di piombaggio radiale (cfr. doc. _).
Il caso è stato assunto dall'_, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale 30 agosto 1999, l'Istituto assicuratore ha riconosciuto a _ una rendita d'invalidità temporanea del 20% durante il periodo 1° luglio 1999-30 giugno 2001 (cfr. doc. _).
In data 9 settembre 1999, l'_ ha emanato una seconda decisione formale, mediante la quale ha negato il proprio obbligo contributivo relativamente ai disturbi a carattere psichico accusati dall'assicurato, difettando una relazione di causalità adeguata con l'evento traumatico del luglio 1997 (cfr. doc. _).
_, rappresentato dall'avv. _, ha interposto opposizione avverso ambedue i suddetti provvedimenti amministrativi (cfr. doc. _).
1.3. Il 23 novembre 1999, l'assicuratore LAINF ha sostanzialmente confermato il contenuto delle sue prime due decisioni (cfr. doc. _).
Esso ha, comunque, avuto modo di negare il diritto
dell'assicurato ad un'indennità per menomazione dell'integrità.
1.4. Con tempestivo ricorso 8 marzo 2000, _, patrocinato dall'avv. _, ha chiesto che l'_ venga condannato a riconoscergli una rendita d'invalidità del 50% almeno per un periodo indeterminato nonché un'IMI del 30% (cfr. I, p. 8).
Questi, segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie pretese ricorsuali:
"
(...)
Per riconoscere un'invalidità all'assicurato rimane basilare l'elemento medico del danno alla salute che deve essere giudicato irreversibíle.
In casu già il referto medico del dr. _ (Doc. _), citando i risultati della prima visita dello specialista oftalmologo dr. _ nel dicembre 1997, come l'ulteriore visita specialistica nel novembre 1998 indicano chiaramente il danno alla funzione visiva dell'occhio sinistro come irreversíbile e lo stato oculare definitivo (richiamo incarto _)
B) L'elemento economico dell'invalidità quale l'incapacità di guadagno viene valutato considerando da una parte la diminuita capacità lavorativa dell'assicurato per i postumi dell'incidente dall'altra la difficoltà di mettere economicamente a profitto tale residua capacità.
Compete al medico la valutazione delle conseguenze di un infortunio sullo stato di salute della vittima e di pronunciarsi sull'incapacità di lavoro indicando anche in quale misura e per quali attività l'assicurato è abile al lavoro.
Secondo la giurisprudenza ancora, un persona e incapace di lavorare quando, a seguito del danno alla salute, non può più esercitare la sua attività abituale, o non può esercitarla che in via residua o limitata con il rischio di aggravare il suo stato o le sue condizione di salute. (ATF 115 V 13 4 cons. 2; ATF 115 V p. 404 e ss.).
Il signor _ non può più esercitare la sua abituale attività professionale in modo normale a causa del fatto che non essendo più in possesso di una visione stereoscopica risente di problemi di equilibrio per i quali deve evitare i lavori di tale attività eseguiti su ponteggi o scale e deve effettuare quindi solo lavori che si svolgono al suolo( Doc. _ e referti medici ).
Tale limite all'attività è stato posto e sempre confermato come sopra dai medici curanti.
Tale limite si impone allo scopo di limitare rischi per la salute dell'assicurato quali il pericolo di cadute da scale e ponteggi.
Infatti, a comprova, un incidente in tal senso si è in effetti verificato (in data 26.05.1999) nel momento in cui l'assicuratore, per evidenti motivi, ha forzato l'assicurato riconoscendogli una capacità lavorativa impropria costringendolo ad un rendimento sempre maggiore sul lavoro.
L'evidenza del fatto che tali rischi non fossero indifferenti emerge anche purtroppo dal motivi di licenziamento dell'assicurato. (Doc. _)
In generale dal punto di vista medico l'assicurato può esercitare solo attività da svolgere al suolo e ciò incide non solo sulla capacità professionale specifica ma in generale sulla capacità lavorativa anche in altre professioni.
I certificati neurologici conseguenti alle visite alle quali il signor _ si é dovuto sottoporre hanno inoltre attestato uno stato di inabilità grave ancora in tempi recenti in relazione a dolori persistenti alla testa, a cefalee, che in particolare erano state lamentate già poco dopo l'incidente nella prima visita oculistica, ad uno stato depressivo.
Come già detto compete al medico valutare l'incapacità lavorativa ma nella valutazione del grado di invalidità spetta al giudice di stimare il valore economico del lavoro che l'assicurato non è più in grado di effettuare, ed è quindi erroneo porre al medico una domanda riguardo al tasso di incapacità di guadagno (ATF 114 V 315).
Per la stima suddetta nel campo delle assicurazioni sociali vige il principio giuridico che impone allo assicurato di mettere economicamente a profitto la sua capacità di lavoro residua, di fare tutto quanto ragionevolmente esigibile per attenuare nel limite del possibile le ripercussioni dell'infortunio subito.
Peraltro l'attività ragionevolmente esigile dell'assicurato deve essere messa in relazione dell'intero mercato equilibrato del lavoro entrante in considerazione per l'assicurato.
Il signor _ finché beneficiava di un rapporto di lavoro stabile si è sempre impegnato a continuare la propria attività di isolatore qualificato nella maniera esigibile in considerazione della sue condizioni di salute e alle relative difficoltà attestate medicalmente ancora circa due anni dopo l'incidente occorsogli.
La messa a frutto della propria lunga esperienza, delle conoscenze tecniche, della residua efficienza per lavori di precisione senza un miglioramento netto dal postumi dell'incidente si sono scontrate d'altra parte con problemi (insicurezza sul lavoro, mancanza di lavori idonei al suolo, disponibilità di sostituzione con altri operai) nella gestione pratica dell'attività da parte del datore di lavoro tanto da indurlo a risolversi a licenziare lo stesso operaio.
Tali problemi in relazione all'attività delle ditte nello stesso settore si ripropongono al lavoratore nel cercare di continuare la vecchia professione, per altre professioni che comportino comunque un attività al suolo per le limitazioni alla sua capacità di lavoro sopracitate il signor _ non dispone nè può disporre di qualificazioni.
La capacità lucrativa dell'assicurato in tali condizioni risulta pregiudicata e forzata.
C) Al fine dell'obbligo alla corresponsione di una rendita di invalidità tra l'evento dannoso per la salute dell'assicuratore l'incapacità di guadagno deve sussistere un nesso causale naturale ed adeguato.
L'esistenza di un legame di causalità naturale è una questione di fatto che viene esaminata alla luce dei rapporti medici e per la quale non occorre che l'infortunio sia la sola ed immediata causa del danno alla salute, è sufficiente che l'evento unitamente ad altri fattori abbia provocato il danno stesso all'assicurato.
L'altro presupposto dell'adeguatezza del legame è invece una questione di diritto e secondo la giurisprudenza, la causalità è adeguata se secondo l'andamento ordinario delle cose e la esperienza di vita il fatto assicurato è considerato idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione. (ATF 115 V 155, ATF 112 V 33).
Sempre secondo la più recente giurisprudenza, ai fini della valutazione dell'adeguatezza fa stato l'idoneità generale di un determinato fattore a generare un effetto come quello che in concreto si è verificato. Ciò comunque non comporta che un effetto analogo a quello prodottosi debba regolarmente e sovente verificarsi, è sufficiente che l'evento abbia effettivamente prodotto gli esiti considerati, ammettendo anche che si tratti di esiti "straordinari "se intesi in senso quantitativo e non qualitativo. (ATF 112 V 38)
In riferimento ai disturbi lamentati dal signor _ dopo l'incidente del 30 luglio1997 a causa della perdita della visione stereoscopica, in particolare i disturbi dell'equilibrio e dell'orientamento che diminuiscono il rendimento nel l'attività dell'assicurato risultano imputabili secondo un nesso di causalità adeguata anche in base ad uno scritto di chiarificazione recentemente richiesto per conto del l'attuale ricorrente al professor _ considerando la persistenza inalterata dei disturbi stessi.
D) Al fine della quantificazione della misura della rendita di invalidità è rilevante il metodo della comparazione dei redditi.
Secondo tale metodo il grado di invalidità si determina confrontando il reddito di lavoro del lavoro che l'assicurato potrebbe conseguire dopo l'insorgenza dell'invalidità, e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività esigibile ed in condizioni di mercato di equilibrio, con quello che avrebbe conseguito se non fosse diventato invalido.
Per riparare in maniera più completa possibile al danno economico subito dall'assicurato quale scopo della concessione della rendita è necessario peraltro prendere in considerazione più concretamente possibile le circostanze personali dell'assicurato.(Commentaire de la loi sur LAA cit., pag. 100).
Come già sopra esposto, in conseguenza dell'inabilità lavorativa derivatagli dagli esiti dell'infortunio del 30 luglio 1997 il signor _ è stato licenziato nonostante la sua buona volontà a mettere a frutto le proprie capacità parziali nell'esercizio delle mansioni a cui era preposto e lo sforzo a superare i problemi per ulteriori attività in altezza da lui esigibili.
La limitata valorizzazione della restante capacità lavorativa dopo il licenziamento non deriva peraltro da una congiuntura speciale nel mercato del lavoro, ma da difficoltà inerenti la mancanza di lavori idonei e sicuri per l'assicurato nel suo campo di qualificazione professionale e la assenza di possibilità di ulteriori riqualificazioni a beneficio del lavoratore in questione.
Tenendo conto del confronto delle possibilità di guadagno con o senza gli impedimenti derivati dai postumi infortunistici ed in generale del pregiudizio economico nella situazione concreta del ricorrente, appare veramente riduttivo indicare nel solo 20% l'incapacità lucrativa così come ribadita dall'assicuratore nella decisione 23 .11.1999.

Considerations:
La ulteriore temporaneità per 2 anni della esigua rendita concessa al signor _ è stata in diritto giustificata rispetto al principio generale della concessione per un periodo indeterminato delle rendite di invalidità basandosi sull'ammissibilità di rendite scalari e/ o transitorie nell'ambito della LAA riconosciuta da dottrina e giurisprudenza. Secondo tali fonti, queste rendite si possono accordare se al momento della fissazione della rendita si può già prevedere con probabilità che le ripercussioni dei postumi infortunistici sulla capacità di guadagno si attenueranno o scompariranno in un prossimo futuro in seguito ad assuefazione e /o adattamento da parte dell'assicurato.( ATI` 109 V 24; RAMI 1993, pag. 145).
Nella decisione su opposizione, "secondo l'esperienza in campo oftalmologico... in circostanze normali e a condizione che l'assicurato dia prova della buona volontà da lui esigibile, l'adattamento della situazione monoculare avviene nel giro di un periodo di tempo che, a secondo dell'età dello infortunato, può variare da sei mesi a due anni".
Nel caso del signor _ siamo di fronte ad un infortunato di 35 anni che può attestare una immutata presenza dei disturbi dovuti alla mancanza di visione stereoscopica ancora due anni dopo l'infortunio ed attualmente ormai nel terzo anno di persistenza di detti disturbi non risente ancora dell'adattamento alla situazione monoculare ed in tali condizioni è pronosticato per lui come probabile un perdurare inalterato degli stessi problemi di equilibrio anche in futuro da un punto di vista medico specialistico. (Doc. _)
E) Infine per quanto attiene alla richiesta di un'indennità per menomazione della integrità ex art. 24 cpv. 1 LAINF, l'allegato 3 all'art.36 cpv. 2 OAINF per la perdita unilaterale della vista dà diritto alla vittima dell'infortunio ad un'indennità specifica del 30%.
In merito al rifiuto della _ di accordare tale indennità si contestano le conclusioni dei rapporti della dott.ssa _ del 2.2 e 11.11.1999 in quanto non trovano riscontro nei rapporti degli altri medici curanti, nè possono concordare con la generale situazione di salute del lavoratore prima dell'infortunio." (Doc. _)
1.5. In risposta, l'_ ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).
1.6. In data 9 maggio 2000, _ ha versato agli atti copia di una prescrizioni per lenti risalente all'aprile del 1993 (doc. _) nonché copia dello scritto 25 aprile 2000 del dottor _
(doc. _).
All'_ è stata data facoltà di esprimersi riguardo alla documentazione ulteriormente prodotta dal ricorrente (cfr. VIII), ciò che ha effettivamente avuto luogo il 25 maggio 2000 (cfr. IX ed allegato).
1.7. Con ordinanza 24 agosto 2000, il TCA ha ordinato una perizia giudiziaria a cura del dottor _, spec. FMH in oftalmologia (XI).
1.8. In data 11 gennaio 2001, il dottor _ ha consegnato il proprio referto peritale (XV), il quale è stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni (XVI).
1.9. L'_ ha preso posizione il 30 gennaio 2001 (cfr. XVII ed allegato).
_, da parte sua, si è espresso in data 6 febbraio 2001 (cfr. XIX).
1.10. In data 30 marzo 2001, il ricorrente ha trasmesso al TCA, fra l'altro, copia della perizia multidisciplinare allestita dal _ di _ per conto dell'assicurazione per l'invalidità (doc. _).
L'Istituto assicuratore convenuto ha avuto modo di esprimere le proprie osservazioni al riguardo (cfr. XXV).
1.11. In data 18 aprile 2001, questa Corte ha nuovamente interpellato il dottor _, chiedendogli la propria opinione riguardo al carattere durevole del gonfiore congiuntivale e della necessità d'istillare delle gocce (cfr. XXVIII).
La risposta del perito giudiziario è pervenuta il 7 maggio 2001 (XXIX).
Alle parti è stata concessa la facoltà di formulare delle osservazioni.
in diritto
2.1. Oggetto della lite è, in primo luogo, la questione di sapere se é o meno corretto che l’_ abbia messo _ al beneficio di una rendita d'invalidità temporanea del 20%.
In secondo luogo, deve essere esaminato se l'assicurato ha o meno diritto ad un'IMI e, nell'affermativa, di quale entità.
2.2.
Rendita d'invalidità
2.2.1. L'invalidità è la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Così l'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità nella versione in vigore dal 1.1.1988, ma il medesimo concetto vale negli altri settori delle assicurazioni sociali.
In questo senso va letto l'art. 18 cpv. 1 LAINF: "È considerato invalido chi è presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o per un periodo rilevante".
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci per giunta un nesso causale adeguato tra il danno alla salute e l'infortunio.
L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti.
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF).
Il grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Tuttavia, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di professione, di regola, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprime una capacità di guadagno della medesima proporzione (RAMI 1993, U168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b).
2.2.2. Secondo la giurisprudenza, l’assicuratore può accordare rendite temporanee o degressive anche se l’art. 18 LAINF non ne fa cenno (RAMI 1986, p. 258ss., consid.
2a; 1987, p. 306, consid. 2; DTF 106 V 48; 109 V 23 consid. 2b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 105ss.).
Simili rendite vanno accordate se, al momento della loro fissazione, é già prevedibile e verosimile che l’incidenza delle affezioni consecutive all’infortunio sulla capacità di guadagno diminuiranno completamente o in parte in un avvenire più o meno vicino a causa di assuefazione o adattamento.
L’adattamento risulta da mutamenti anatomici e, inoltre, dal fatto che le funzioni perse da un organo sono progressivamente riprese dagli organi vicini. Ad esempio, un’articolazione completamente bloccata può essere compensata da un’accresciuta mobilità di altre articolazioni.
L’assuefazione é, invece, l’attitudine funzionale massima che acquista l’organo leso in ragione della ripetizione continua di un’attività (A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 370; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 105).
Al momento in cui la riduzione o la soppressione della rendita prendono effetto, é ancora possibile verificare l'esattezza delle previsioni iniziali. Tale esame va fatto tramite l'apertura d'ufficio di una procedura di revisione oppure mediante la presentazione da parte dell'assicurato di una domanda di revisione (RAMI 1993 145ss.; A. Rumo-Jungo, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, pag. 128; STFA inedita 15 dicembre 1992 nella causa G.L.M.; STFA inedita 15 dicembre 1995 nella causa G.L.M. consid. 2b).
Trattandosi, in particolare, delle lesioni oculari, vige una consolidata giurisprudenza a mente della quale, secondo l'esperienza medica, l'handicap risultante dalla perdita dell'acuità visiva di un occhio viene generalmente corretto in larga misura grazie all'assuefazione e all'adattamento dell'interessato e che solo raramente (in circa il 10% dei casi) causa una diminuzione, peraltro minima, della capacità di guadagno. In circostanze normali e a condizione che l'assicurato fornisca prova della buona volontà da lui esigibile, l'adattamento alla situazione monoculare avviene nel giro di un periodo che, secondo l'età dell'infortunato, può variare da sei mesi a due anni al massimo. È proprio per tener conto di tale processo d'adattamento che la prassi prevede l'erogazione di rendite transitorie (cfr., ad esempio, RAMI1986 U3, p. 258ss.; STFA 27.7.1999 in re M. D. c. INSAI consid. 3a, inedita).
2.2.3. Ritornando alla presente fattispecie, _, a seguito dell'evento traumatico 30 luglio 1997, ha lamentato una forte riduzione dell'acuità visiva all'occhio sinistro.
L'Istituto assicuratore convenuto l'ha posto al beneficio di una rendita d'invalidità limitata nel tempo (20% per due anni), facendo riferimento alle indicazioni risultanti dall'esperienza in materia d'oftalmologia (cfr. consid. 2.2.2.). Ciò è pure stato confermato dalla dottoressa _, specialista FMH in oftalmologia presso la Divisione medica di _:
"
Bei einer vorbestehenden Myopie von 4- -4.5 Dioptrien (ich glaube diese Werte nicht, es sind sicher mehr gewesen, nämlich -14 und -14.5, wie bereits in den Akten vermerkt), kann man davon ausgehen, dass der Visus ohne Korrektur für die Ferne unter 0.1 ist. Somit entfällt ein Integritätsschaden gemäss altem recht, da der Visus bereits vor dem Unfall ohne Korrektur an beiden Augen schlecht war. Bezüglich Zumutbarkeit besteht funktionell eine Monokelsituation, so dass alle Arbeiten, die ein erhöhtes stereoskopisches Sehen erfordern würden, nicht mehr zumutbar sind, so wie Arbeiten auf ungesicherten Gerüsten und über Schulterhöhe. Arbeiten auf ebenem Boden und gesicherten Baustellen sind möglich. Eine Leistungseinbusse terminiert auf ein bis zwei Jahre ist bei Monokelsituation zu erwarten und beträgt in der Regel 10-20%. Als Isolateur sollte eine 100% Arbeitsfähigkeit bei oben genannten Einschränkungen gewährt sein mit einer Leistungseinbusse von 10-20% terminiert 1-2 Jahre.
" (doc. _).
L’insorgente, da parte sua, ha censurato la valutazione espressa dall’assicuratore infortuni convenuto, postulando d’essere posto al beneficio di una rendita d’invalidità permanente d'almeno il 50%. _ - privato della visione stereoscopica - risulterebbe impedito nell
'esercizio della sua abituale professione di isolatore, di modo che dovrebbe riciclarsi in un'attività alternativa
da svolgersi esclusivamente al suolo.
Ad avvalorare la tesi difesa dall'assicurato vi è il dottor _ , spec. FMH in malattie degli occhi nonché Primario d'oftalmologia presso l'Ospedale regionale di _, a mente del quale "a causa della mancata visione stereoscopica, il paziente dovrebbe evitare lavori eseguiti in altezza su ponteggi che richiedono buon senso di equilibrio. A detta del paziente questa attività occupava ca. l'80% del suo lavoro, mentre solo il 20% si svolgeva al suolo. L'attività al suolo può essere svolta senza limitazione" (doc. _, p. 2).
2.2.4. Allo scopo di chiarire, segnatamente, in quale misura i postumi infortunistici incidono sul rendimento di _
nella professione di isolatore, lo scrivente TCA ha ordinato una perizia medica, affidandone l'allestimento al dottor _, spec. FMH in oftalmologia.
Il perito giudiziario ha, in primo luogo, descritto lo status oculare sinistro e destro presentato dall’insorgente ed ha posto la sua diagnosi:
"
Refrattometria:
occhio destro +0.25 = -0.25/41
occhio sinistro -
15.25
= -1.25/140
Anamnesi attuale:
occhio sinistro: quando l'occhio sinistro è sottoposto a sforzi, dopo qualche ora si gonfia e la palpebra superiore si appesantisce e si chiude.
Il paziente riferisce pure una difficoltà nello stimare la profondità, a causa di una mancanza della stereoscopia e quando fissa a lungo; riferisce pure di una visione doppia (diplopia); durante la guida dell'automobile non riferisce difficoltà particolari, se non una certa difficoltà nel parcheggiare.
Vertigini: il lavorare a 2 m di altezza non pone alcuna difficoltà, ma a partire da un'altezza di 3 m, il paziente avverte un senso di vuoto e di vomito guardando verso il basso.
Visus da lontano occhio destro: 100% senza correzione
Visus da lontano occhio sinistro: 10% con -15 = -0.75/140
Visus da vicino occhio destro: 100% senza correzione
Visus da vicino occhio sinistro: 20% a 5 cm senza correzione.
Segmento anteriore occhio destro: senza particolarità.
Segmento anteriore occhio sinistro: congiuntiva iperemica e leggermente chemotica nel settore temporale.
Pressione oculare: 12 mmHg bilateralmente.
Fondo oculare:
Occhio destro: senza particolarità
Occhio sinistro: stato dopo distacco della retina nel settore temporale superiore e susseguente operazione: si apprezzano nel detto settore delle zone di criocoagulazione della retina stessa che in quella zona è adesa ad un piombaggio radiale nel quadrante delle ore 2.
A livello della macula si nota un'irregolarità del pigmento retinico. Da notare che l'indentazione radiale si ferma nell'arcata vascolare temporale superiore e
non interessa direttamente il polo posteriore
(vedi foto in bianco e nero accluse).
Trattamento attuale:
collirio Hyalistil (lacrime artificiali particolarmente dense) e collirio Tobral (gocce antibiotiche).
Al fine di determinare meglio la situazione retinica dell'occhio in questione durante la perizia è stata eseguita una fluoangiografia con iniezione di metodo di contrasto nella vena cubitale.
Risultato della
fluoangiografia
(vedi foto accluse, allegato 1):
Foto 3145: fondo oculare miopico con atrofia retinica perimaculare.
Foto a 6.5 secondi: normale riempimento dell'albero vascolare
Foto a 43.6 secondi: si apprezza perfettamente l'estensione del piombaggio che non interessa il polo posteriore ma rimane periferico
Foto a 103.4 secondi: a livello della macula non alterazioni gravi del riempimento.
In conclusione:
non gravi alterazioni angiografiche della macula e piombaggio retinico limitato alla periferia.
Al fine di determinare la situazione della motricità oculare, in data 15 dicembre 2000, è stato eseguito un esame ortottico.
Risultato dell'
esame ortottico
:
In posizione primaria e da distante, l'occhio sinistro è in divergenza di circa 12 gradi. Questa divergenza aumenta poi a 15 gradi nello sguardo verso l'alto. Da vicino la divergenza è pure di circa 12 gradi.
Schema motricità oculare:
(...).
Schema di Hess-Weiss: vedi allegato 2
Stereoscopia: soppressione dell'OS a tutte le distanze.
Diagnosi: -
exotropia in OS (strabismo divergente
OS con corrispondenza retinica anormale
) motivata da una situazione di forte anisometropia miopica OS
.
Commento: la posizione divergente dell'OS è tipica di un occhio ipo- o non vedente che si posiziona in una situazione anatomica di riposo, ovvero in leggera divergenza.
Al fine di determinare la lunghezza del bulbo oculare durante la perizia è stata eseguita una
biometria
.
(...).
Risultato della biometria:
lunghezza assiale occhio destro: 23.67 mm
lunghezza assiale occhio sinistro:
29.54 mm
Conclusione:
I reperti ottenuti dall'esame sopra descritto ci permettono di giungere alle conclusioni seguenti:
la lettura della cartella clinica dell'Ospedale di _ ci permette di affermare che come terapia è stata eseguita una criocoagulazione, un'evacuazione del fluido sottoretinico nella zona di distacco, e un piombaggio radiale.
L'esame degli atti e l'esame del fondo oculare ci permettono di affermare che
non
è stato eseguito un cerchiaggio dell'occhio.
Gli interrogativi della dottoressa _ quanto alla presenza di un eventuale cerchiaggio espressi nel suo rapporto del 19.5.2000 possono quindi essere chiariti, in quanto non è stata attuata la posa di un cerchiaggio.
Questo è importante in quanto il cerchiaggio può aumentare la miopia mentre il piombaggio radiale non ha influsso sulla lunghezza assiale del bulbo.
L'esame biometrico ha potuto mettere in evidenza un occhio destro di lunghezza normale e un occhio sinistro di lunghezza molto aumentata (29.54 mm).
Si può quindi chiarire con certezza praticamente assoluta che il paziente presentava già prima dell'incidente un'importantissima miopia dell'occhio sinistro di circa 15 diottrie.
Escludo che prima dell'intervento potesse esistere una miopia di sole 4 diottrie: una modificazione di tale entità non è possibile.
L'occhio miope è morfologicamente un occhio troppo lungo e più la taglia del bulbo oculare è grande, più la retina è stirata, sottile e quindi più facile ai distacchi.
Dalla lettura degli atti si evince che il paziente aveva già subito molteplici piccoli traumi cranici prima dell'incidente ma è in seguito al trauma del 30.7.1997 che la retina si è distaccata nel settore temporale superiore.
L'esame fluoangiografico ha messo in evidenza una retina senza gravi alterazioni morfologiche nella sua porzione centrale, l'esame ortottico ha evidenziato uno strabismo divergente, frequente negli occhi ipovedenti.
L'esame oftalmologico non ci permette di stabilire quale fosse la migliore vista con correzione prima dell'incidente (lente a contatto), l'operazione di distacco della retina ha interessato solo la porzione periferica della stessa e l'esame fundoscopico nonché l'angiografia non hanno messo in evidenza traumatismi particolari.
Quello che si può affermare con sicurezza è che già prima dell'incidente, il visus non corretto era inferiore all'1%.
Diagnosi:
Occhio destro: situazione normale.
Occhio sinistro: - miopia magna già presente da anni
- distacco della retina nel settore temporale superiore in seguito a trauma cranico del 30.7.1997 con piombaggio temporale superiore
- exotropia OS
- visus ridotto al 10% in seguito ad alterazioni morfologiche della retina nella regione maculare.
"
(XV, p. 2-7).
Rispondendo al quesito n. 2 di parte convenuta, rispettivamente n. 7 di parte ricorrente, il perito giudiziario ha categoricamente escluso che il qui insorgente, tenuto conto dei postumi infortunistici all'occhio sinistro, presenti degli impedimenti nell'esercizio della sua originaria professione:
"
Tenuto conto del danno all'occhio sinistro il ricorrente è ancora in grado di esercitare l'attività di isolatore e/o di muratore così come vige sul mercato generale del lavoro?
Sì, in quanto dal punto di vista oftalmologico è possibile esercitare tale attività sia con una situazione di monocolo congenitale e quindi in assenza di stereoscopia, sia in una situazione di monocolarità acquisita, dopo un periodo d'attesa e di adattamento, normalmente situabile attorno ai 3 mesi. Da rilevare che dall'anamnesi e dagli atti non risulta che il paziente potesse salire sui ponteggi unicamente con la correzione di lente a contatto sull'occhio sinistro e che il visus non corretto prima dell'incidente era sicuramente inferiore all'1%.
Quale rendimento può essere esatto? Può essere esatto un rendimento del 100%? Tenuto conto della situazione esistente al momento del rilascio della decisione su opposizione si poteva prevedere un miglioramento della situazione grazie al processo di adattamento/assuefazione?
Sì, in quanto dopo un periodo di adattamento le mansioni di questa professione possono essere eseguite anche monocolarmente. Il processo di adattamento/assuefazione alla nuova situazione si compie per il 90% nei mesi susseguenti al traumatismo. Da notare però che verosimilmente il paziente adempiva ai suoi compiti in una situazione già di monocolarità.
" (XV, p. 8).
"
In attività lavorative che si svolgono al suolo (che implichino, ad esempio, un'attività di guida di un automezzo) quali limitazioni funzionali possono derivare dall'assenza di visione stereoscopica?
Per quanto riguarda la specifica professione del paziente non esistono limitazioni alla sua attività lavorativa dovute allo status oculistico.
La guida di un autoveicolo fino a 3.5 tonnellate è senz'altro possibile. Da notare che nel rapporto del Dr. _, il paziente affermava aver abbandonato temporaneamente l'uso del veicolo, ma l'adattamento alla stereoscopia sopravvenuto nel frattempo permette ora al paziente (cfr. anamnesi della visita peritale) di guidare normalmente un veicolo.
" (XV, p. 12).
Il dottor _ ha poi esplicitamente dichiarato di non ritenere che _ si discosti dal profilo di quegli assicurati monocoli descritti dalla giurisprudenza (cfr. LV, risposta al quesito n. 3 di parte convenuta).
Egli ha, d'altro canto, escluso che i disturbi denunciati dall'insorgente - quali vertigini, perdita dell'equilibrio e cefalee - siano da ricondurre al danno oculare riportato a seguito dell'infortunio assicurato, rispettivamente, all'assenza di visione stereoscopica:
"
E' corretto affermare che, a causa del danno alla salute diagnosticato il 16.12.1997 dal dr.med. _, siano insorti disturbi quali vertigini e perdita dell'equilibrio?
I disturbi quali vertigini e perdita dell'equilibrio sono piuttosto dovuti ad un'eventuale trauma cranico con conseguenze sul sistema vestibolare dell'equilibrio ma non sono verosimilmente in rapporto con l'accaduto oculare.
E' corretto affermare che tali disturbi siano determinati dall'assenza di visione stereoscopica provocatasi a seguito dell'incidente subito?
L'assenza di visione stereoscopica non provoca vertigini e non crea perdite dell'equilibrio, piuttosto nei primi mesi eventualmente una difficoltà nell'incedere.
E' corretto affermare che, secondo la dottrina medica, una costante assenza di visione stereoscopica determini l'insorgere di vertigini?
No, l'assenza di stereoscopia non determina l'insorgere di vertigini.
E' corretto affermare che, secondo la dottrina medica, una costante assenza di visione stereoscopica determini l'insorgere di mal di testa/cefalee?
No.
"
(XV, risposta ai quesiti n. 1, 2, 3 e 4 di parte ricorrente).
Il dottor _ - trattandosi dei disturbi dell'equilibrio accusati da _ - ha quindi suggerito l'esecuzione di una valutazione _:
"
I disturbi dell'equilibrio comportano una diversa impostazione dell'abituale attività lavorativa dell'assicurato, nel senso di una limitazione ai soli lavori eseguiti al suolo, in quanto sono da evitare quelli eseguiti su scale o ponteggi, che richiedano un certo equilibrio?
I disturbi dell'equilibrio secondo il perito non sono in rapporto con lo stato oftalmologico, per cui non è il perito oftalmologico che può rispondere a questa domanda.
Per rispondere a questa domanda, è necessario oggettivare i disturbi dell'equilibrio da parte di un perito otorinolaringoiatra e metterli poi in relazione alla possibilità di lavorare su scale o ponteggi.
Per quanto concerne lo status oftalmologico la possibilità di lavorare su scale o ponteggi, dopo 4 anni, non è compromessa.
"
(XV, risposta al quesito n. 6 di parte ricorrente).
Le considerazioni enunciate dal perito giudiziario - il cui referto peritale risulta essere senz'altro completo sui punti litigiosi, chiaro nell'esposizione degli elementi sanitari e nella valutazione della situazione (cfr. RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U133 pag. 312 consid. 1b), ragione per cui deve essergli riconosciuta piena forza probante - permettono a questa Corte di pervenire alla conclusione che _ sarebbe in grado di riprendere l'originaria attività di isolatore, senza accusare alcuna riduzione di rendimento.
Il TCA non ignora, beninteso, il fatto che tanto il dottor _ (cfr. doc. _) quanto il dottor _, nel quadro della perizia multidisciplinare predisposta dall'UAI (cfr. XXVII 1), ambedue specialisti in oftalmologia, sono di avviso contrario.
Nondimeno, la loro opinione non può bastare a porre in dubbio quella più generalmente diffusa secondo cui gli infortunati che lamentano un danno alla salute analogo a quello di cui l'assicurato è portatore riescono, di regola, a recuperare, per assuefazione ed adattamento, le facoltà originarie, tesi che ha ancora trovato piena conferma nella perizia del dottor _.
Pertanto - in considerazione anche della ancor giovane età dell'assicurato (1962), fattore questo che nell'ipotesi di perdita del visus di un occhio incide favorevolmente sulla facoltà di adattamento e, quindi, sulla capacità lavorativa (cfr. RAMI 1986 U3 p. 261 consid. 3a; STFA 15.12.1992 in re M. e 27.7.1999 in re M. D., ambedue inedite) - non si giustifica di porre l'insorgente al beneficio di una rendita d'invalidità a carattere permanente, neppure di minima entità.
Tale conclusione si rivela, peraltro conforme - oltre che alla suddetta sentenza pubblicata in RAMI 1986 - alla recente pronunzia del 5 dicembre 2000 nella causa L. L. c/ INSAI, in cui il TFA ha confermato la decisione mediante la quale l'Istituto assicuratore convenuto aveva riconosciuto una rendita d'invalidità degressiva (20 e 10%) della durata di due anni ad un muratore totalmente privato dell'acuità visiva all'occhio destro.
2.2.5. _ ha affermato, a più riprese, di soffrire di vertigini e di perdita dell'equilibrio, qualora fosse chiamato a svolgere dei lavori ad una certa altezza dal suolo. Ciò gli sarebbe d'impedimento nell'esercizio dell'attività di isolatore.
Da parte sua, il dottor _ ha categoricamente escluso che i suddetti disturbi siano da ricondurre al danno oculare lamentato dall'assicurato, rispettivamente, all'assenza di visione stereoscopica (cfr. XV, risposta ai quesiti n. 1, 2, 3 e 4 di parte ricorrente), indicando che i medesimi vanno piuttosto investigati dal profilo ORL (cfr. XV, risposta al quesito n. 6 di parte ricorrente).
Dalle tavole processuali emerge che, a suo tempo, l'insorgente è già stato sottoposto ad un'accurata visita di controllo da parte del dottor _, _ di otorinolaringoiatria presso l'Ospedale regionale di _, il quale non ha però potuto oggettivare alcuna patologi
a:
"
Stato ORL
:
lo stato rinofaringolaringoscopico è normale salvo una leggera deviazione del setto nasale che non ha tuttavia significato clinico.
Esame otoscopico: i timpani sono calmi e mobili dalle due parti.
Esame acumetrico e audiometrico
: la prova di Weber non è lateralizzata, il Rinne è positivo dalle due parti. Al controllo audiometrico la curva aerea è nei limiti fisiologici dalle due parti.
Esame vestibolare
: alle prove spontanee nessuna deviazione.
Elettronistagmografia
: assenza di nistagmo spontaneo, alla provocazione calorica la reazione sia a destra che a sinistra è normale e simmetrica per frequenza, intensità e durata del nistagmo.
" (doc. _).
I disturbi dell'equilibrio lamentati dall'assicurato sono pure stati valutati da parte del dottor _, spec. FMH in neurologia, nell'ambito della perizia del _.
Il dottor _ ha riferito di uno stato neurologico perfettamente normale e di non aver potuto mettere in evidenza nessun deficit vestibolo-cerebrale, così come nessun nistagmo patologico né spontaneo nelle prove di provocazione. Egli ha quindi interpretato i disturbi vertiginosi come funzionali, fisiologici ed in parte soggettivi nel quadro di uno stato ansioso (cfr. XXVII 2)
A notare, al riguardo, che anche i medici del Servizio di neurologia dell'Ospedale di _, che visitarono il ricorrente nel giugno 1999, non evidenziarono alcunché d'anormale e prescrissero finalmente una terapia antidepressiva e ipnoinducente (cfr. doc. _).
Attentamente esaminata la documentazione medica all'inserto, appare evidente come nessuno fra gli specialisti man mano consultati
, sia riuscito ad oggettivare, da un profilo medico-scientifico, un reperto somatico di natura post-traumatica, suscettibile di spiegare la sintomatologia lamentata dall'assicurato. In siffatte circostanze, il giudice delle assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale con l’infortunio assicurato (cfr., in questo senso, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, SZS 2/1994, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres”).
Se ne deduce, dunque, che l'Istituto assicuratore convenuto non può essere ritenuto responsabile per le turbe dell'equilibrio di cui soffre _ e, in ultima analisi, dell'inabilità lavorativa che eventualmente ne deriva.
2.2.6. Tanto con decisione formale 9 settembre 1999 (cfr. doc. _) che con l'impugnata decisione su opposizione (cfr. doc. _), l'_ ha negato il proprio obbligo contributivo relativamente ai disturbi psichici accusati dall'insorgente, ritenendo fare difetto l'adeguatezza del nesso di causalità.
Leggendo l'atto ricorsuale 8 marzo 2000, è lecito chiedersi se _ - assistito da un avvocato - abbia effettivamente inteso contestare anche questo aspetto (cfr. I), di modo che si potrebbe pensare ad una crescita in giudicato parziale della decisione su opposizione 23 novembre 1999 emanata dall'assicuratore LAINF.
Il TCA ritiene comunque che la questione non meriti d'essere ulteriormente approfondita, nella misura in cui, in ogni caso, la responsabilità dell'_ va negata.
In data 14 febbraio 2001, _ è stato periziato dal dottor _, _ di psichiatria e psicologia medica di _.
Ora, a mente dello _ consultato dall'AI, i disturbi psichici presentati dall'assicurato traggono origine, non dall'evento traumatico del luglio 1997, ma piuttosto dal suo licenziamento avvenuto nel giugno 1999, un avvenimento che ha sconvolto la sua vita e le sue prospettive (cfr. doc. _).
Il dottor _ ha affermato, altresì, che l'assicurato si è quasi del tutto ripreso dall'importante stato depressivo reattivo in cui era caduto, di modo che egli non presenta attualmente alcuna patologia psichiatria invalidante.
Sulla base delle risultanze della perizia allestita dallo psichiatra _, può essere affermato che le turbe psichiche di cui _ ha sofferto, non hanno verosimilmente avuto un'eziologia traumatica. L'assicuratore LAINF convenuto ha, pertanto, correttamente negato la propria responsabilità al riguardo.
Visto quanto precede, può rimanere senz'altro insoluta la questione di sapere se i disturbi psichici costituiscono una conseguenza adeguata dell'infortunio 30 luglio 1997, questione peraltro risolta negativamente dall'assicuratore infortuni (cfr. doc. _, p. 4-5).
2.3.
Indennità per menomazione dell'integrità
2.3.1. Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.
Tale indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.
Essa non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.
Il Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).
2.3.2. L'art. 36 cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.
In questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 pag. 438).
La parte della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., pag. 121).
2.3.3. Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF.
Una tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.
Questa tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U48 pag. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).
Le menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).
La perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).
Se più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).
Si terrà adeguatamente conto di un aggravamento prevedibile della menomazione dell'integrità. È esclusa la revisione.
2.3.4. L'_ ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella dell'ordinanza.
Semplici direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il giudice (cfr. DTFA 7.12.1988 in re A. P.; RAMI 1989, U71, pag. 221ss.).
Tuttavia, nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987, U21, pag. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157, consid. 3a).
2.3.5. In concreto, l'_ ha negato all'assicurato il diritto di percepire un'indennità per menomazione dell'integrità a causa della quasi completa perdita dell'acuità visiva all'occhio sinistro (cfr. doc. _, p. 9). Per fare ciò, l'Istituto assicuratore convenuto si è essenzialmente fondato sull'opinione espressa dalla dottoressa _ , oftalmologa attiva presso la Divisione medica di _, riguardo segnatamente lo stato visivo pre-infortunistico. Ad esempio, nel rapporto 11 novembre 1999, essa ha enunciato le seguenti considerazioni:
"
Oben genannter Patient erlitt 1997 ein Trauma, welches zur starken Visusverminderung am linken Auge führte.
Vorbestehend und unbestritten ist eine hochgradige Myopie. Dies wird sowohl vom später behandelnden Arzt Dr. _ erwähnt, wie auch damals vom behandelnden Arzt im Ospedale di Circolo _. Leider fehlen zahlenmässige Angaben. Die ersten Werte, die in den Akten vorzufinden sind stammen vom 18.8.97, 8 Tage nach der chirurgischen Versorgung (10.8.97). Die Werte betragen -14 sph -1.0 cyl in 180° (siehe Krankengeschichte des erwähnten Spital).
Im späteren Verlauf erhöht
sich die Myopie auf -17 sph (siehe Zeugnisse Dr. _). Der Patient selbst kann sich nicht genau an die Werte seiner Myopie erinnern (ca -4.0 sph).
Tatsache ist, dass er bei Eintritt als Kontaktlinsenenträger diagnostiziert wurde wegen Kurzsichtigkeit im linken Auge. Das rechte Auge wies damals einen vollen Visus auf ohne Korrektur.
Aufgrund des dürftigen Operationsbericht ist mir nicht ganz klar, was genau gemacht wurde. Es scheint sich um eine Punktion der subretinalen Flüssigkeit sowie um eine episklerale Plombe zu behandeln. Auch wenn jetzt noch zusätzlich eine Cerclage gemacht wurde oder eine Glaskörper-Entfernung, die zu einer Veränderung des Auges hätte führen können, hätten diese Eingriffe nie und nimmer eine Myopie -14 Dioptrien induziert. In der Regel beträgt die induzierte Myopie nach solchen Eingriffen höchstens -3, vielleicht -4 bis -5 Dioptrien. Aufgrund dieser Tatsachen kann gesagt werden, dass bei einer aktuellen Myopie von -17 Dioptrien sicher eine hohe vorbestehende Myopie vorhanden war von minimal -10 Dioptrien, wenn nicht sogar -14 Dioptrien, wie kurzfristig postoperativ vermerkt.
Der Patient behauptet, dass er vor dem Unfall bestens ohne Brille funktioniert habe. Dies ist nachvollziehbar, weil er rechts noch ein gutes Auge besitzt und mit diesem Auge einen vollen Visus aufwies ohne Brille.
Unser Gesetz sieht vor, dass für Unfälle vor dem 1.1.84 keine Integritätsentschädigung geschuldet ist. Vom 1.1.84 bis 1.1.89 wurde der Integritätsschaden mit Korrektur bestimmt. Aufgrund eines Bundesgerichts-Entscheides musste ab dem 1.1.89
bis zum 1.1.98 ohne Korrektur beurteilt werden. Ab 1.1.98 wird der Integritätsschaden wieder mit Korrektur bestimmt.
Unser Patient erlitt seines Unfall 1997: so fällt er in die zeitliche Spanne, in der der Integritätsschaden ohne Korrektur bestimmt wurde. Somit kann zusammengefasst werden, dass der Patient ohne Unfall bei einer vorbestehenden Myopie bereits einen Integritätsschaden von ca. 30% hatte. Siehe "Refraktionsbestimmung", Heinz Diepes, _. Pforzheim: Eine Minuskorrektur von -2.0 sph ergibt einen unkorrigierten Visus von 0.06. So wäre bei einer angenommenen Korrektur von -4 sph wie der Patient annimmt, der Visus sicher noch tiefer und bei -10 sph höchstens Handbewegung oder Fingerzählen, so dass gesetzeskonform keine Verschlechterung stattgefunden hat.
Subjektiv ist es nachvollziehbar, dass für den Patienten dies nicht der Fall ist. Da er vorher mit Korrektur einen brauchbaren Visus erlangen konnte und jetzt eben nicht.
Glücklicherweise wurde am 1.1.98 die Bewertung des Integritätsschadens wieder geändert, nämlich: mit Korrektur, um all diesen Patienten gerecht zu werten!.
" (doc. _).
Da parte sua, il ricorrente ha postulato l’assegnazione di un’IMI del 30% (cfr. I, p. 7), facendo riferimento all'allegato 3 all'OAINF che prevede, in caso di perdita unilaterale della vista, il versamento di un'indennità appunto del 30%.
Il perito giudiziario, il dottor _, ha, anch’esso, avuto modo di pronunciarsi in merito alla presenza o meno di un’importante e durevole menomazione dell’integrità, rispondendo, specificatamente, al quesito n. 4.2 di parte convenuta:
"
Tenuto conto del danno alla salute preesistente come valuta
l'indennità per menomazione all'integrità netta?
Oftalmologicamente la presenza di un piombaggio, il gonfiore congiuntivale, la necessità di istillare delle gocce portano alla valutazione di una menomazione dell'integrità netta del 5%.
"
(XV, p. 9 - la sottolineatura è del redattore).
Per quel che concerne lo stato preesistente, il dottor _ ha sostanzialmente condiviso la tesi difesa dall'oftalmologa di fiducia dell'_:
"
A quanto ammonta la perdita dell'acuità visiva esistente prima dell'infortunio?
Prima dell'infortunio, l'acuità visiva
senza correzione era sicuramente inferiore all'1%, come lo è ora. Quindi per quanto concerne l'acuità visiva non corretta non vi è differenza.
Per quanto concerne l'acuità visiva corretta è impossibile sapere come vedeva il paziente 4 anni fa prima dell'incidente con lente a contatto: sapendo che ora tale acuità visiva è del 10% con correzione massima è impossibile stabilire una differenza. Non vi sono però elementi medici che potrebbero spiegare un calo di visus, in quanto il traumatismo e la susseguente operazione non hanno interessato la zona centrale della retina
"
(XV, risposta al quesito n. 4.1 di parte convenuta - la sottolineatura è del redattore).
Sulla scorta di quanto precede, è dunque a ragione che l'Istituto assicuratore convenuto ha negato la corresponsione di un'IMI per la perdita del visus. Va ricordato che secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 115 V 147, determinante per valutare la menomazione dell'integrità, è la vista senza correzione e non quella corretta con occhiali o lenti a contatto (prassi decaduta a seguito della modifica del 15 dicembre 1997 dell'OAINF, entrata in vigore il 1° gennaio 1998; cfr., trattandosi del diritto intertemporale, l'art. 147a).
Va, comunque, osservato come il dottor _ abbia riconosciuto una menomazione dell'integrità pari al 5%, ritenuta "... la presenza di un piombaggio, il gonfiore congiuntivale, la necessità di istillare delle gocce ..." (cfr. XV, risposta al quesito 4.2 di parte convenuta).
Da parte sua, l'assicuratore LAINF ha censurato la valutazione del perito giudiziario, facendo presente che "... in base alla tabella 11 delle Comunicazioni della Divisione medica, quanto enunciato dal perito, non comporta un danno all'integrità. Con apprezzamento 26.1.2001 la dott.ssa _ indica poi che sia il gonfiore così come pure la necessità di applicare delle gocce non perdureranno vita natural durante e non sono importanti ai sensi dell'OAINF" (cfr. XVII e allegato).
Il TCA ha, quindi, provveduto a
nuovamente consultare il perito giudiziario proprio in merito al carattere durevole delle menomazioni da lui poste in luce. Questa la risposta fornita dal dottor _:
"
Attraverso un accurato e circostanziato rapporto medico siamo riusciti a delucidare molti importanti elementi concernenti questo caso.
Non esistono però elementi scientifici per rispondere al quesito che lei mi pone attualmente, vale a dire se la necessità d'istillare gocce perdurerà per tutta la vita.
Concordo con la Dottoressa _ che con i mesi o gli anni il gonfiore congiuntivale sparisce.
L'occhio può però rimanere sensibile e, se questo disturba il paziente, questo dipende
molto dalla soglia del dolore che è differente in ognuno di noi.
Devo però affermare basandomi sulla mia esperienza, che più il paziente è giovane e più la prognosi è favorevole, quindi nel caso del signor _ penso che col passare dei mesi ma al massimo qualche anno la necessità di stillare le gocce possa sparire, ma ripeto, non lo si può affermare con certezza matematica in quanto qui ci addentriamo nel campo delle speculazioni.
Mi permetta ancora un'ultima osservazione di natura giuridica: se la Dottoressa _ sostiene che la menomazione dovuta alla necessità di istillare delle gocce è troppo ridotta per portare ad un risarcimento cade il problema di sapere se vi sia necessità d'istillare le gocce oppure no: mi sembra che la Dottoressa _, dal punto di vista giuridico, le due cose
" (XXIX).
Alla luce delle considerazioni enunciate dal perito giudiziario, non si può certo concludere che, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, il gonfiore congiuntivale e la necessità di istillare delle gocce sussisteranno tutta la vita almeno con identica gravità, così come l'esige esplicitamente l'art. 36 cpv. 1 OAINF (cfr., al proposito, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 36ss.). È, invece, piuttosto vero il contrario.
Fissando al 5% la menomazione dell'integrità, il dottor _ aveva preso in considerazione, fra l'altro, la presenza di un piombaggio nell'occhio sinistro. Ora - siccome né il gonfiore congiuntivale né la necessità di istillare delle gocce danno diritto ad un'indennità per menomazione dell'integrità, in quanto non hanno un carattere durevole - la presenza del piombaggio, da sola, non raggiunge ovviamente la soglia del 5% stabilita dalla cifra 1 dell'Allegato 3 all'OAINF.
In esito ai considerandi che precedono, _ non ha affatto diritto ad un'indennità per menomazione dell'integrità.