Decision ID: 029da47f-c3fa-5590-ac3a-877eb0fe1aa5
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
L’interessato, cittadino dello Sri Lanka e di etnia tamil, con ultimo domicilio
ufficiale nel Paese d’origine a B._, C._, situato nel distretto
di D._ (Provincia del [...] dello Sri Lanka), ha presentato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) marzo 2018 (cfr. atto A1/2).
B.
Il (...) marzo 2018 si è tenuto con il richiedente un verbale d’audizione sulle
generalità (cfr. atto A6/13), allorché invece il (...) aprile 2018 egli è stato
sentito in particolare riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto A11/17).
Durante i medesimi verbali, egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui
di rilievo, che nel (...) avrebbe partecipato ad una manifestazione per le
persone scomparse durante e dopo la guerra a E._. Ivi avrebbe
fatto conoscenza di due persone, di nome F._ e G._, ex
membri delle LTTE (acronimo in inglese per: “Liberation Tigers of Tamil
Eelam”; in italiano: “Tigri per la liberazione della patria Tamil”) nonché
organizzatori di tale manifestazione, i quali avrebbero pure conosciuto lo
zio (...) del ricorrente, anche ex affiliato delle LTTE ora residente in
H._. In seguito F._ lo avrebbe contattato partecipandogli la
sua intenzione di aprire un centro per persone bisognose toccate dalla
guerra, ed egli avrebbe in tale contesto preso parte ad un incontro il (...).
In seguito alla morte di I._, amico di G._, quest’ultimo lo
avrebbe nuovamente contattato, chiedendogli di aiutarlo nella distribuzione
di volantini in merito alla morte dell’amico. Mansione che egli avrebbe
espletato alle fermate del bus e per strada. Il (...), l’interessato sarebbe
stato arrestato presso il domicilio familiare da membri del CID (acronimo
per: “Criminal Investigation Department”), interrogato, picchiato e poi
rilasciato, riaccompagnandolo al suo domicilio. Gli agenti del CID
avrebbero difatti sospettato che F._ e G._ raccogliessero
fondi per riformare un nuovo gruppo delle LTTE. Successivamente, egli
avrebbe partecipato ad ulteriori manifestazioni e distribuzioni di volantini,
in particolare a seguito del decesso di un amico (...), che nell’(...) del (...)
gli avrebbe chiesto di aiutarlo ad (...). Il (...), allorché stava rincasando da
una festa assieme ad un amico, egli sarebbe stato inseguito e preso da dei
membri del CID. Insieme all’amico, sarebbero poi stati portati via per
essere interrogati, con il fine di ottenere delle informazioni, ed in seguito
liberati. In seguito, egli avrebbe continuato a partecipare a delle
manifestazioni. Il (...), membri del CID sarebbero sopraggiunti al suo
domicilio con l’intenzione di arrestarlo, ma egli sarebbe riuscito a darsi alla
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fuga. Tuttavia, dalla madre avrebbe appreso che questi ultimi avrebbero
portato via della documentazione ed il suo computer contenente i dati dei
contribuenti all’associazione di F._ e G._. Poiché egli si
sarebbe sentito osservato, e temendo di essere nuovamente arrestato, su
consiglio dello zio si sarebbe nascosto presso un conoscente a J._
dal (...) fino al (...). In seguito, per via aerea, sarebbe espatriato
dall’aeroporto di K._ il (...). In Svizzera avrebbe appreso che
membri del CID avrebbero interrogato in un’occasione il fratello (...) circa
dove egli si trovasse. Nel caso di un suo rientro in Sri Lanka, egli ha
dichiarato di avere il timore di essere arrestato.
In corso di procedura l’interessato ha versato agli atti la sua carta d’identità
originale (cfr. atto A12; atto A11/17, D3 seg., pag. 2).
C.
Con decisione del 27 aprile 2018, notificata lo stesso giorno (cfr. atto
A15/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non ha
riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua
domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera
e l’esecuzione della predetta misura, siccome ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile.
Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto che le
allegazioni del richiedente asilo divergano su punti essenziali, e sarebbero
pertanto inverosimili. Invero, vi sarebbero importanti discrepanze circa i
contatti che egli avrebbe avuto con membri del CID. Altresì anche le sue
dichiarazioni inerenti la dinamica della sua fuga dal domicilio familiare il
(...) al sopraggiungere di agenti del CID, sarebbero contrastanti e fittizie.
In seguito, la SEM ha ritenuto che anche il timore dell’insorgente nei
confronti di questi ultimi a causa della sua partecipazione a delle
manifestazioni ed alla distribuzione di volantini per la causa di persone
bisognose e dei tamil, non troverebbe alcun riscontro. Sussisterebbero
peraltro ulteriori elementi d’inverosimiglianza riguardo al comportamento
da lui tenuto al momento dell’espatrio all’aeroporto di K._, che
dimostrerebbero che egli non avrebbe nulla da temere nei confronti del CID
o di altri. Pertanto, le sue dichiarazioni non soddisferebbero le condizioni
di verosimiglianza ex art. 7 LAsi e la SEM potrebbe pertanto esimersi
dall’analizzare se le stesse siano rilevanti in materia d’asilo.
D.
In data 28 maggio 2018 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è insorto
con ricorso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale
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amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Egli ha concluso, a titolo
processuale, che il Tribunale gli comunichi la composizione del collegio
giudicante nel caso di specie, nonché se il predetto è stato scelto in modo
casuale od in caso contrario di fornirgli i criteri oggettivi per i quali tali
persone sarebbero state scelte; nonché ha postulato che alla SEM sia
ingiunto di comunicare il nominativo delle persone che avrebbero
sottoscritto la decisione avversata ed in tale contesto sia in particolare
ricordato alla SEM la decisione parziale del Tribunale del 2 maggio 2018
nella causa D-1549/2017. Altresì, egli ha chiesto di poter avere accesso
completo agli atti dell’autorità inferiore, in particolare all’atto A10/2, ed in
seguito che gli sia concesso un termine supplementare per completare il
suo ricorso. Alla SEM deve poi essere ingiunto di dare accesso a delle fonti
non pubblicate circa il quadro situazionale dello Sri Lanka del (...), e che il
Tribunale gli conceda successivamente un termine supplementare per
completare il suo atto ricorsuale. Nel merito, l’insorgente ha formulato le
seguenti conclusioni: a titolo principale che la decisione della SEM sia
annullata per violazione del diritto di essere sentito e la causa sia rinviata
all’autorità di prime cure; ed a titolo eventuale che la decisione della SEM
sia annullata e gli atti di causa le siano rinviati per violazione dell’obbligo di
motivare, oppure per la determinazione dei fatti rilevanti per la causa in
modo completo e corretto e per nuova valutazione. Sempre a titolo
ulteriormente eventuale, ha postulato che la decisione dell’autorità inferiore
sia annullata e gli sia riconosciuta la qualità di rifugiato e la concessione
dell’asilo in Svizzera; oppure che i punti 4 e 5 del dispositivo della decisione
impugnata siano annullati, per inammissibilità o almeno inesigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente.
Nel suo gravame, in sunto, l’insorgente ha dapprima richiesto da parte del
Tribunale la comunicazione delle generalità dei giudici chiamati a statuire
nella fattispecie, così come del cancelliere in carica dell’incarto, nonché la
conferma del carattere aleatorio della scelta di tali persone o l’indicazione
dei criteri oggettivi utilizzati per la medesima. Ha altresì chiesto al Tribunale
di conoscere i nominativi dei funzionari incaricati dell’autorità inferiore che
avrebbero sottoscritto la decisione avversata.
Dopo aver sollevato diverse censure formali, le quali verranno sviluppate
dappresso per quanto necessario, il ricorrente ha contestato la motivazione
contenuta nel provvedimento impugnato circa l’inverosimiglianza di diversi
elementi fattuali da lui dichiarati, prendendo posizione su alcune
incoerenze osservate dalla SEM. Inoltre, a mente dell’insorgente, egli
avrebbe provato, tramite mezzi di prova oggettivi o almeno resi verosimili,
le sue asserzioni. Proseguendo nell’analisi, riferendosi in particolare alla
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sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 come
pure ad una sentenza resa dall’(...) di E._ del (...), il ricorrente ha
concluso come il cumulo di fattori di rischio in capo a lui, condurrebbero in
maniera contraente, anche secondo la giurisprudenza, al riconoscimento
della qualità di rifugiato. A tal riguardo, egli ha inoltre fatto valere che la
situazione securitaria e dei diritti dell’uomo in Sri Lanka, a differenza di
quanto sostenuto dalla SEM e pure dal Tribunale, si sarebbe deteriorata
anche a partire dall’elezione del presidente L._, pure aumentando
il pericolo, per le persone tamil che rientrano nel loro Paese d’origine, di
subire delle persecuzioni rilevanti, anche dopo anni che avrebbero vissuto
in Sri Lanka indisturbate. Vi sarebbe poi da ritenere – ed in proposito ha
citato la sentenza del Tribunale D-4543/2013 del 22 novembre 2017
(consid. 5.7) – come, a causa della tortura e del traumatismo psichico che
il ricorrente avrebbe subito in passato, anche nel caso in cui in futuro egli
dovesse essere vittima di una persecuzione “a bassa soglia” («[...] nur
niederschwelligen künftigen Verfolgung [...]», cfr. punto 11.2, pag. 44 del
ricorso) gli andrebbe comunque riconosciuta la qualità di rifugiato.
Il ricorrente con il ricorso ha prodotto: un CD-ROM contenente un dossier
con 46 documenti (numerati da 2 a 50) – designati come degli elementi di
prova prodotti a supporto del gravame, tra i quali anche il rapporto della
situazione dello Sri Lanka al 12 ottobre 2017 redatto dal suo mandatario
(cfr. a tal proposito lo scritto separato del rappresentante legale
dell’insorgente del 28 maggio 2018 inoltrato con il ricorso ed il documento
sub doc. 7 presente nel CD-ROM) – nonché copia di un documento
rappresentante due schermate video con varie fotografie (cerchiate) tratte
da “(...)” di agenti del CID in Sri Lanka sulle moto (cfr. sub doc. 5); copia di
un rapporto della (...), intitolato: “(...)” del (...) (cfr. sub doc. 6); copia del
permesso di soggiorno (...) quale rifugiato dello zio M._ (cfr. sub
doc. 49). Tali numerosi allegati all’atto ricorsuale, dei quali il Tribunale ha
preso debita conoscenza, saranno trattati nei considerandi solo nella
misura in cui risultino pertinenti per la presente sentenza.
E.
E.a Il Tribunale, con decisione incidentale del 25 giugno 2018 ha
autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della
procedura; ha statuito che la procedura si svolga in italiano; nonché ha
comunicato al ricorrente la composizione del collegio giudicante, su riserva
di eventuali modifiche dovute ad assenze, precisando che questo era stato
designato in conformità con le disposizioni normative applicabili e la
giurisprudenza referenziata. Ha inoltre invitato il ricorrente al versamento
di un anticipo di CHF 1500.– a copertura delle presumibili spese
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processuali – vista in particolare l’ampiezza del memoriale ricorsuale –
entro il termine del 10 luglio 2018 ed ha concesso al ricorrente un termine
con scadenza sempre al 10 luglio 2018, per comunicare al Tribunale a
quali atti di causa, di cui non ne abbia ancora avuto compulsazione,
desidera avere accesso, secondo la copia dell’elenco atti trasmessagli. Il
Tribunale ha altresì comunicato all’insorgente che sulle ulteriori conclusioni
ricorsuali si deciderà in corso di procedura, segnatamente la richiesta di
conoscere i nominativi dei collaboratori della SEM che hanno sottoscritto
la decisione impugnata, verrà evasa dopo che l’autorità di prime cure avrà
potuto esprimersi in merito.
E.b A quest’ultimo proposito, il Tribunale, per il tramite di un’ordinanza
sempre datata 25 giugno 2018, ha invitato l’autorità inferiore a
comunicargli i nominativi dei collaboratori che avrebbero reso la decisione
avversata, entro il termine del 2 luglio 2018 – data successivamente
prorogata su richiesta della SEM sino al 22 luglio 2018 (cfr. risultanze
processuali) – e nello stesso termine a voler indicare per iscritto eventuali
obiezioni alla comunicazione dei medesimi all’insorgente.
E.c La SEM, per il tramite delle sue osservazioni del 3 luglio 2018, ha
dapprima riferito come le sigle dei collaboratori siano presenti nella lista
dell’annuario federale del (...), il quale sarebbe consultabile online. Ha
inoltre aggiunto come il gravame non conterrebbe fatti o mezzi di prova
nuovi atti a giustificare una modifica della posizione della SEM. Invero, gli
elementi d’incongruenza emersi nel racconto dell’insorgente, sarebbero
limpidi ed evidenti e non potrebbero quindi essere giustificati con mere
illazioni sulla traduzione effettuata dall’interprete. Neppure la visione degli
atti completa che l’autorità inferiore avrebbe fornito sia al ricorrente che al
suo rappresentante legale, solleverebbe dei dubbi circa l’effettiva
trasparenza del lavoro svolto dall’autorità inferiore.
E.d Il ricorrente ha risposto all’invito del Tribunale circa la consultazione
degli atti di causa della SEM con scritto del 10 luglio 2018, scusandosi per
l’errore incorso nella richiesta di compulsazione atti, in quanto il documento
da lui nominato non sarebbe esistente. In proposito, ha tuttavia
rammentato che la sua richiesta era intesa anche a dargli la possibilità di
consultare le fonti del quadro situazionale della SEM sullo Sri Lanka del
(...), questione che non sarebbe ancora stata evasa dal Tribunale. Di
convesso, ha chiesto un termine per pronunciarsi, dopo che avrà avuto
accesso a tali atti, per completare il suo gravame. Nella stessa missiva, il
rappresentante legale ha emesso anche delle osservazioni circa il
procedimento per la scelta del collegio dei giudici, la quale sua richiesta
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differirebbe da quanto statuito nella decisione parziale del Tribunale
D-1549/2017. Infine si è espresso anche circa la questione dei nominativi
dei collaboratori della SEM, che a mente sua rappresenterebbe una
carenza così importante della decisione avversata da non poter essere
sanata in fase ricorsuale, e ne motiverebbe già di per sé sola la cassazione
del provvedimento avversato ed il rinvio, per nuova decisione, della causa
alla SEM.
Sempre in data 10 luglio 2018, il ricorrente ha corrisposto tempestivamente
l’anticipo spese richiesto dal Tribunale (cfr. risultanze processuali).
F.
Per il tramite della risposta datata 27 luglio 2018, l’autorità sindacata ha
per lo più confermato quanto già considerato e concluso nella decisione
avversata come pure nelle sue precedenti osservazioni. In aggiunta ha
tuttavia sostenuto che non sussisterebbero dei fattori cumulativi di pericolo
per il richiedente. Difatti le sue affermazioni relative al suo coinvolgimento
in manifestazioni che avrebbero indotto membri del CID a prenderlo di
mira, risulterebbero anch’esse essere vaghe, elusive, nonché incongruenti
e quindi inattendibili. Anche il suo legame con due ex affiliati alle LTTE
risulterebbe essere poco credibile. Quanto poi al fatto che egli abbia un
famigliare all’estero, ciò non corroborerebbe ancora le persecuzioni da lui
addotte. Del resto, molti altri famigliari del ricorrente, vivrebbero tutt’ora in
patria, senza riscontrare alcun problema con le autorità srilankesi.
G.
Il 3 settembre 2018 l’insorgente ha presentato la sua replica. Dapprima egli
si è soffermato nuovamente sull’erronea traduzione che sarebbe stata
adempiuta delle sue dichiarazioni rese nel corso delle audizioni. A tal
proposito, a differenza di quanto a torto motivato nella decisione
impugnata, non si potrebbe giungere alla conclusione da tali traduzioni
errate che il ricorrente abbia reso delle dichiarazioni incoerenti. In
particolare, circa le mansioni svolte da quest’ultimo all’interno
dell’associazione, la SEM avrebbe tratto una conclusione sbagliata in
merito alle sue asserzioni. Invero, apparirebbe chiaramente desumibile
dalle dichiarazioni rese in audizione, come in un primo tempo il ricorrente
avrebbe riferito del suo compito principale ed in un secondo tempo,
interrogato in merito, abbia esposto successivamente le altre sue attività
secondarie. Proseguendo, l’insorgente ha contestato di non avere un
profilo di rischio rilevante ai sensi dell’asilo. In primo luogo, circa la
relazione che avrebbe legato il ricorrente ai conoscenti F._ e
G._, la narrazione dell’insorgente, a differenza di quanto sostenuto
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dalla SEM, sarebbe chiaramente comprensibile e rilevante ai sensi
dell’asilo. Ciò in quanto egli, attraverso entrambi i due amici e le attività
comuni per feriti di guerra appartenenti alle LTTE, sarebbe entrato nel
mirino delle autorità di sicurezza del suo Paese d’origine nonché sospettato
di pianificare la riorganizzazione delle LTTE. Non convincerebbe neppure
l’affermazione della SEM che il fatto che il ricorrente abbia uno zio ex
militante nelle LTTE non sosterrebbe il suo rischio di persecuzione. Invero,
riferendosi alla valutazione del TAF esposta nella sentenza di riferimento
del 15 luglio 2016 già summenzionata, il ricorrente ha esposto che il
legame con (precedenti) membri e sostenitori delle LTTE,
rappresenterebbe uno dei fattori di rischio principali. A tal proposito,
l’intensità del legame non sarebbe determinante, ciò che significherebbe
che anche una lontana parentela con un ex simpatizzante della predetta
organizzazione sarebbe sufficiente per motivare un arresto da parte delle
autorità srilankesi. In casu, avendo uno zio che era (...), sarebbe chiaro
che l’intera famiglia del ricorrente verrebbe sospettata di essere
simpatizzante delle LTTE, quindi di convesso anche il predetto. Al contrario
poi di quanto sostenuto dalla SEM in merito al fatto che diversi membri
famigliari del ricorrente possano vivere indisturbati in Sri Lanka, egli ha
addotto che al suo vecchio domicilio, sarebbero entrate delle persone
sconosciute il (...), che avrebbero devastato la casa famigliare. Visti i
trascorsi del ricorrente, a mente sua si tratterebbe con verosimiglianza
preponderante di persone dell’apparato di sicurezza srilankese. Frattanto,
sarebbe provato che il ricorrente è tutt’ora ricercato dal CID ed al suo
ritorno egli sarebbe in pericolo, nonché subirebbe un pronto arresto. A
supporto di tale evento, egli ha prodotto, con lo scritto, copia di 7 fotografie
(cfr. documento rubricato dall’insorgente sub doc. 51) e due articoli di
giornale datati (...) (uno in inglese ed uno in lingua tamil; cfr. documenti
sub doc. 52 e 53).
Dipoi, il ricorrente ha ribadito come la decisione dell’autorità inferiore non
si fonderebbe sulla situazione vigente attualmente in Sri Lanka, ma su
quanto era conosciuto fino all’estate 2016; situazione attuale che però
sarebbe essenziale per potersi pronunciare in merito al pericolo per
richiedenti l’asilo tamil, o per determinarsi circa la sussistenza di motivi
d’inammissibilità o d’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. A tal
proposito, il ricorrente ha introdotto – riportando e commentando alcuni
punti del medesimo – un rapporto aggiornato sulla situazione dello Sri
Lanka redatto dal suo rappresentante legale, e datato 15 agosto 2018 (cfr.
sub doc. 68 – comportante un CD-ROM con all’interno il rapporto sulla
situazione dello Sri Lanka del 15 agosto 2018 ed in separata cartella le
fonti citate nel rapporto predetto numerate da 1 a 387). In particolare, egli
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ritiene come dalla metà del 2017, ma al più tardi dopo le elezioni
presidenziali del febbraio 2018, in Sri Lanka il più debole indizio per un
impegno nei confronti del separatismo tamil, possa comportare una
persecuzione da parte dello Stato. A sostegno di tale situazione aggravata
segnatamente per le persone di origine tamil, il ricorrente ha citato diversi
eventi che sarebbero incorsi in Sri Lanka e che dimostrerebbero i suoi
asserti, producendo a supporto 13 articoli giornalistici di (...) (cfr. sub
documenti da n. 54 e n. 56) rispettivamente di (...) (cfr. sub documenti da
n. 57 a n. 67) nel periodo dal (...) al (...). Di tale documentazione, come
pure di quella precedentemente citata ed introdotta dal ricorrente con lo
scritto del 3 settembre 2018, di cui il Tribunale ha preso conoscenza, si dirà
per quanto necessario nei considerandi.
Per il resto, nella sua replica, l’insorgente ha ribadito e confermato le
precedenti motivazioni e conclusioni espresse nel ricorso.
H.
Con la sua duplica del 27 settembre 2018 l’autorità inferiore ha riaffermato
le sue precedenti asserzioni e rinviato ai considerandi già espressi. In
proposito ai mezzi di prova da n. 51 a n. 53 prodotti dall’insorgente,
l’autorità inferiore ha però aggiunto quanto segue. A differenza di quanto
sostenuto nel gravame circa il fatto che sarebbe avvenuto il (...) ove
sarebbe stata devastata un’abitazione, la SEM giungerebbe a diversa
interpretazione. Difatti, innanzitutto il danneggiamento della supposta casa
dell’interessato, i cui attuali abitanti non sarebbero peraltro stati resi noti,
non sarebbe forzatamente riconducibile alle autorità srilankesi e,
quand’anche fosse, per i motivi addotti dal ricorrente. Tale conclusione
verrebbe supportata dagli articoli di giornale prodotti dal medesimo
insorgente, ove ci si limiterebbe a dimostrare che è avvenuto un fatto di
violenza, quest’ultima ben presente e diffusa nel Paese. Peraltro, non
sarebbe neppure dato a sapere se l’abitazione in parola sarebbe stata
l’ultimo o il penultimo domicilio del ricorrente prima del suo espatrio. Inoltre,
come sarebbe stato edotto dal medesimo rappresentante legale del
ricorrente, tra (...) e (...), vi sarebbero stati dei chiari indizi secondo i quali
vi sarebbe stato l’incremento di membri LTTE ed affini nel territorio
srilankese, i quali avrebbero creato delle situazioni di pericolo per la
popolazione. Come sarebbe rilevato nel mezzo di prova sub doc. 57, tale
recrudescenza del fenomeno sarebbe stata fronteggiata dalle forze
governative tramite azioni mirate nel (...) del Paese. Di conseguenza, l’alto
tasso di criminalità derivante da tali situazioni di pericolo, oltreché non
costituire un fattore rilevante in materia d’asilo, non supporterebbe
nemmeno i motivi d’asilo invocati dal ricorrente. Gli altri mezzi di prova
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prodotti dall’insorgente (cfr. sub doc. 54 – 68) si limiterebbero a descrivere
la situazione nel Paese d’origine dell’insorgente dal (...), ma non avrebbero
alcuna attinenza con i motivi di fuga di quest’ultimo.
I.
Per mezzo della sua triplica del 19 ottobre 2018, l’insorgente ha
segnatamente contestato che l’atto criminale, che sarebbe incorso al suo
domicilio familiare, non sia correlato con la storia precedente di
persecuzione da egli vissuta e quindi che sia irrilevante. Questo poiché la
demolizione compiuta nella casa, ove il mobilio sarebbe stato
completamente distrutto, sorpasserebbe un atto criminale “normale” e
sarebbe secondo verosimiglianza preponderante ai sensi dell’art. 7 LAsi
da mettere in relazione con la ricerca del ricorrente da parte delle autorità
srilankesi. Peraltro, per la valutazione del profilo di rischio dell’insorgente,
andrebbero esaminati il cumulo dei singoli fattori di rischio, in una
valutazione complessiva degli stessi, e non soltanto di alcuni elementi
come fatto erroneamente dall’autorità inferiore. Il patrocinatore
dell’insorgente ha per di più sottolineato come nella duplica della SEM,
questa non avrebbe preso posizione in ordine ai punti esposti nella replica
dal ricorrente circa l’errata traduzione e le presunte incoerenze, come pure
in merito al profilo di rischio dell’insorgente. Vi sarebbe quindi da partire dal
presupposto che tali argomentazioni non sarebbero contestate dall’autorità
inferiore.
J.
Nella sua quadruplica del 26 ottobre 2018, l’autorità di prime cure ha
mantenuto la posizione e le conclusioni sino ad allora emesse. Ha tuttavia
sottolineato come già con scritti del 3 luglio 2018 rispettivamente del
27 luglio 2018 la SEM si fosse espressa in merito all’infondatezza delle
presunte inesattezze imputate dal rappresentante legale alla traduzione,
nonché circa l’inesistenza di un profilo a rischio per il ricorrente. A tal
proposito, la SEM ha espresso il suo disappunto quanto alle lacune della
lingua italiana che avrebbe dimostrato il patrocinatore dell’insorgente e che
genererebbero un’inutile ed ingiustificata mole lavorativa.
Le osservazioni di quadruplica sono state trasmesse per conoscenza dal
Tribunale al ricorrente con ordinanza del 13 novembre 2018 (cfr. risultanze
processuali), con la quale si è pronunciata pure la chiusura dello scambio
scritti.
K.
Con ulteriore missiva del 22 novembre 2018, l’insorgente ha
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essenzialmente rimandato al mittente le lacune nella lingua italiana poste
a capo del rappresentante legale del ricorrente, rimproverando a sua volta
delle carenze nella lingua tedesca da parte dell’autorità inferiore, che
sarebbero state chiaramente evinte e motivate dal ricorrente in relazione
alle audizioni da lui sostenute.
Tramite ordinanza del 28 novembre 2018, il Tribunale ha trasmesso per
conoscenza alla SEM il succitato scritto dell’insorgente, confermando per
il resto la chiusura dello scambio scritti già disposta con ordinanza del
13 novembre 2018 (cfr. risultanze processuali).
L.
Per mezzo di uno scritto del 23 settembre 2021, il ricorrente ha presentato
delle ulteriori considerazioni, prevalendosi segnatamente di una situazione
mutata in peggio in Sri Lanka che avrebbe referenziato nel documento
allegato al precitato scritto preparato dal suo rappresentante legale sulla
situazione in Sri Lanka e datato 16 agosto 2021 (rubricato dall’insorgente
sub doc. 51). Riferendosi anche a tale documento, nella stessa missiva,
egli dapprima ritiene come visto il suo trascorso nelle LTTE, ed in
particolare i suoi arresti che sarebbero avvenuti nell’(...), (...) e (...), egli
sarebbe stato con verosimiglianza preponderante registrato in Sri Lanka
da parte delle autorità di tale Stato quale terrorista. Difatti, a mente sua, le
registrazioni nella cosiddetta “Black-List” di individui tamil con un passato
nelle LTTE sarebbero quasi quadruplicate dal (...). Inoltre, l’insorgente
osserva come dall’ultima analisi intrapresa dal Tribunale con sentenza del
28 maggio 2018, la situazione in Sri Lanka sarebbe massicciamente
peggiorata. Questo in quanto la soglia secondo la quale una persona
avente il profilo come quello del ricorrente sarebbe passibile da parte delle
autorità srilankesi – in applicazione del draconiano “Prevention of Terrorism
Act” – di un arresto e di una carcerazione di molti anni arbitrari, si sarebbe
abbassata significativamente. In particolare dal (...) vi sarebbero stati, in
relazione a tale normativa, innumerevoli arresti in rapporto con supposte
attività terroristiche. Altresì, si sarebbe molto incrementata negli ultimi
tempi la cadenza con la quale avverrebbero in Sri Lanka dei tentativi di
riaccendere la causa LTTE con l’aiuto di tamil dall’estero. A mente del
ricorrente, tali elementi fattuali, come pure le prove presentate tramite il
doc. 51, avrebbero come conseguenza che il profilo dell’insorgente
andrebbe rivalutato alla luce degli stessi. Invero, il predetto sarebbe già
attualmente vittima di una possibile persecuzione riflessa in Sri Lanka, a
causa dei trascorsi dello zio nelle LTTE, la relazione e le attività svolte per
gli ex membri delle LTTE, F._ e G._, nonché il fatto che già
prima del suo espatrio egli fosse caduto nel mirino delle autorità srilankesi,
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a causa del suo impegno per le vittime toccate dalla guerra. Quest’ultima
evenienza, lo farebbe peraltro sospettare da parte delle autorità di
sicurezza srilankesi che egli prenda parte al finanziamento ed alla nuova
organizzazione delle LTTE, motivo per il quale sarebbero peraltro già stati
sospettati i suoi colleghi F._ e G._ Egli ribadisce inoltre che,
a causa dei suoi tre arresti, egli sarebbe stato chiaramente registrato nella
Watch-List, se non addirittura nella Stop-List. A mente dell’insorgente, a
causa della situazione per lui mutata in Sri Lanka, come pure il continuo
uso da parte delle autorità del Prevention of Terrorism Act, egli attualmente
avrebbe un profilo di rischio elevato e sarebbe toccato concretamente e
direttamente dai cambiamenti intercorsi più recentemente in Sri Lanka. Egli
vivrebbe inoltre in Svizzera già da (...) anni. Tale Stato, sarebbe secondo
lui una “roccaforte” (“Hochburg”) per la diaspora tamil, ed i tamil quivi
viventi, oggi più di prima, sarebbero visti dalle autorità srilankesi come un
rischio reale per la rinascita delle LTTE. Visti tali elementi, un arresto
all’aeroporto nel caso di un suo rientro in Sri Lanka, non potrebbe pertanto
essere evitato, come pure sussisterebbe il reale ed acuto pericolo di venire
maltrattato. Egli avrebbe quindi un timore fondato, nel caso di un suo
ritorno in patria, di subire una persecuzione rilevante ai sensi dell’asilo. In
conclusione, egli postula per i motivi predetti la cassazione della decisione
avversata con il rinvio all’autorità inferiore degli atti per nuova valutazione.
Se tuttavia non venisse dato seguito a tale richiesta, egli chiede che il
Tribunale tenga conto delle precedenti considerazioni, in quanto il
ricorrente adempirebbe alle condizioni poste all’art. 3 LAsi e pertanto è da
riconoscergli la qualità di rifugiato e da concedergli l’asilo in Svizzera. In
quest’ultima evenienza, se il Tribunale non ammettesse il ricorso, egli
chiede che sia disposto un dibattimento orale per le parti ai sensi
dell’art. 57 cpv. 2 PA e 40 cpv. 2 LTAF. Ciò sarebbe necessario, in quanto
la SEM si sarebbe sino ad ora rifiutata di considerare il contesto attuale
srilankese ed anche il TAF, nelle sentenze rese negli ultimi mesi, non si
sarebbe confrontata nel suo contenuto con il mutamento della situazione
srilankese. Per tale dibattimento, egli suggerisce che il Tribunale possa
richiedere, oltre agli avvisi delle parti, anche di quelli di esperti indipendenti,
per chiarire il contesto. In tal senso, rinvia ad una sentenza del (...) del (...)
che spiegherebbe in modo esemplare il potenziale di un tale procedere. In
un passo successivo (cfr. p.to 3, pag. 6 seg. dello scritto del
23 settembre 2021), il ricorrente presenta anche alcune aggiunte e
precisazioni riguardo ai motivi che si opporrebbero all’esecuzione del suo
allontanamento in Sri Lanka. In particolare, visti i mutamenti referenziati,
egli sarebbe chiaramente visto dalle autorità srilankesi come un sostenitore
del separatismo tamil. A causa del suo profilo di rischio, nel caso di un suo
rientro in patria, egli entrerebbe quindi nel mirino dell’apparato di sicurezza
D-3123/2018
Pagina 13
srilankese e sarebbe quindi vittima di persecuzioni proscritte dall’art. 3
CEDU. Egli ritiene quindi da ultimo che il nuovo mutamento della situazione

Considerations:
in Sri Lanka da lui enunciato, andrebbe considerato anche per la
valutazione dell’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Le
argomentazioni riportate dall’insorgente in tale scritto come pure l’allegato
al medesimo (cfr. sub doc. 51), di cui il Tribunale ha preso debita
conoscenza, verranno trattati nei considerandi seguenti, soltanto nella
misura in cui risultino necessari e pertinenti per la presente sentenza.
Inoltre, il Tribunale osserva come le conclusioni ivi riportate verranno
trattate in rapporto, ed ove il caso, in integrazione con quanto già postulato
dal ricorrente nel gravame.
Quale ulteriore annesso allo scritto del 23 settembre 2021, il ricorrente ha
presentato al Tribunale una nota d’onorario datata al 23 settembre 2021
(cfr. documento rubricato dall’insorgente sub doc. 52).
M.
Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nuova LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
D-3123/2018
Pagina 14
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il Tribunale tiene conto dello stato di fatto e di diritto esistente al momento
in cui statuisce per determinare il timore di persecuzione futura o i motivi
ostativi all’esecuzione dell’allontanamento, basandosi in particolare sulla
situazione vigente nello Stato o nella regione in oggetto al momento della
sentenza, prendendo quindi in considerazione l’evoluzione della situazione
intervenuta dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/57
consid. 2.6 con ulteriori riferimenti citati; 2010/44 consid. 3.6).
4.
La richiesta del ricorrente tendente alla comunicazione dei membri del
collegio giudicante, è già stata evasa dal Tribunale in corso di procedura
nella decisione incidentale del 25 giugno 2018, su riserva di eventuali
modifiche dovute ad assenze, alla quale si rinvia in questa sede (cfr. supra
lett. E.a). Ciò rammentato, il Tribunale conferma che ciascuno dei membri
del collegio chiamato a pronunciarsi sulla causa è stato generato da una
collaboratrice della Corte IV il 29 maggio 2018 con l’aiuto di un sistema
informatico di ripartizione. Interventi nel sistema di designazione del
collegio giudicante non ne sono stati intrapresi. Per il resto, circa la
domanda riguardante la conferma della composizione casuale del
medesimo collegio giudicante, non si entra nel merito (cfr. DTAF 2019 VI/6
consid. 4; a titolo d’esempio cfr. anche tra le tante la sentenza del Tribunale
D-2429/2018 del 30 luglio 2021 consid. 2.2).
5.
Il ricorrente, nei vari memoriali trasmessi al Tribunale, propone una serie di
doglianze formali, le quali devono essere preliminarmente esaminate, in
D-3123/2018
Pagina 15
quanto se accolte sarebbero suscettibili di giustificare il rinvio degli atti di
causa all’autorità inferiore.
5.1 In primo luogo, il ricorrente ha sollevato diverse violazioni del suo diritto
di essere sentito.
5.1.1 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango
fondamentale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101),
comprende il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi
di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla
stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui
possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279
consid. 2.3; art. 26 e seg. PA).
5.1.2 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità
di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere
ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla,
eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di
ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr.
DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale
D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del
20 maggio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni
addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio
(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è
necessario che menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato
la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la
portata impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229
consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1;
sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020
consid. 3.4.2). Al contrario, l’autorità commette una denegata giustizia
formale proibita dall’art. 29 cpv. 2 Cost., se omette di pronunciarsi in
relazione a delle censure che presentano una certa pertinenza, o di
prendere in considerazione delle allegazioni e argomenti importanti per la
decisione da rendere (cfr. DTF 141 I 557 consid. 3.2.1, 138 I 232
consid. 5.1,134 I 83 consid. 4.1, 133 III 235 consid. 5.2 e giurisprudenza ivi
citata; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1).
D-3123/2018
Pagina 16
5.1.3
5.1.3.1
Dapprima, nel ricorso, l’insorgente ha formulato la richiesta di conoscere i
nominativi delle persone che avrebbero sottoscritto la decisione avversata.
Nel corso della procedura ricorsuale, con le sue osservazioni del
10 luglio 2018 (cfr. supra lett. E.d), il ricorrente ha inoltre aggiunto che tale
lacuna sarebbe talmente crassa da non potere essere sanata in fase
ricorsuale e che ne motiverebbe la cassazione per violazione del principio
di essere sentito.
5.1.3.2 A tal proposito, occorre dapprima rilevare come il Tribunale si sia
pronunciato sulla questione già con decisione parziale del 2 maggio 2018
nella causa di cui al ruolo D-1549/2017 (cfr. consid. 8) pubblicata quale
DTAF 2019 VI/6, alla quale si rinvia senz’altro per ulteriori dettagli, onde
evitare inutili ripetizioni (cfr. art. 109 cpv. 3 per rinvio dell’art. 6 LAsi).
Tornando alla presente disamina appare che la decisione impugnata sia
stata sottoscritta dalla persona portante la sigla “(...)” nonché, come
evincibile dalla firma, in rimpiazzo del (...), da “N._” (O._).
Come confermato dall’autorità inferiore nel suo scritto del 3 luglio 2018 (cfr.
supra lett. E.c) che è stato inoltrato dal Tribunale al ricorrente, i
collaboratori della SEM che avrebbero adottato la decisione sarebbero le
persone con le sigle “(...)” rispettivamente “(...)” (quest’ultimo [...]), le quali
sarebbero presenti nella lista dei collaboratori dell’Annuario federale del
Dipartimento federale di giustizia e polizia, consultabile pubblicamente
online. Da quest’ultimo (cfr. il sito internet consultabile <
https://www.staatskalender.admin.ch >), si evince facilmente come le
succitate sigle si riferivano al momento dell’emanazione della decisione
avversata rispettivamente alla signora P._ ed al signor Q._.
Poiché tali nominativi risultano da una fonte consultabile pubblicamente,
non sussiste in casu alcuna violazione del diritto a conoscere la
composizione personale dell’autorità decidente giusta l’art. 29 cpv. 1 PA
(cfr. DTAF 2019 VI/6 consid. 8.2). Inoltre, l’auditrice della SEM incaricata
dell’audizione federale del (...) aprile 2018 era proprio la persona con la
sigla “(...)” e quindi si può ben partire dal presupposto che fosse conosciuta
dal ricorrente. Pertanto, non si ravvisa alcun elemento per annullare la
decisione avversata e motivare un rinvio degli atti alla SEM per tale
argomento. Le censure mosse nei confronti del provvedimento impugnato,
risultano pertanto infondate e vanno conseguentemente respinte.
5.1.4 Successivamente il ricorrente lamenta di non aver potuto avere
accesso all’insieme delle fonti confidenziali citate nel rapporto stilato sulla
situazione dello Sri Lanka del (...) da parte della SEM (cfr. p.to 3.1, pag. 5
D-3123/2018
Pagina 17
segg. del ricorso). Come già più volte deciso da questo Tribunale in merito,
tale istanza è respinta (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale D-
4191/2018 dell’8 agosto 2018 consid. 5, E-626/2018 del
9 luglio 2018 consid. 5, D-109/2018 del 16 maggio 2018 consid. 6.2). Per
gli stessi motivi, non v’è luogo di accogliere neppure la richiesta di
fissazione di un termine per completare il ricorso dopo accesso a tali fonti.
Per quanto attiene infine la questione a sapere in quale misura tale
rapporto della SEM si fondi su delle fonti affidabili e probanti, la stessa non
rileva del diritto di essere sentito dell’insorgente, ma dell’esame nel merito
degli argomenti ricorsuali.
5.1.5 Concernente poi la richiesta di avere accesso agli atti di causa della
SEM, segnatamente all’atto A10/2, la stessa richiesta è già stata trattata
ed evasa dallo scrivente Tribunale nel corso dell’istruzione ricorsuale (cfr.
supra lett. E.a e E.d). Non si entra pertanto ulteriormente in materia della
medesima. Le ulteriori istanze probatorie saranno trattate più avanti (cfr.
infra consid. 5.2.5, consid. 6 e consid. 9.4).
5.1.6
5.1.6.1 Il ricorrente ritiene altresì che l’autorità inferiore abbia violato il suo
diritto di essere sentito nella misura in cui un’insufficiente ed imprecisa
traduzione in italiano di alcune dichiarazioni dell’insorgente da parte della
traduttrice presente nel corso delle sue audizioni, avrebbero comportato
una valutazione negativa delle stesse da parte dell’autorità inferiore
ritenendole incoerenti rispettivamente distorcendo i fatti narrati dal
ricorrente.
5.1.6.2 Ora, le argomentazioni esposte dall’insorgente nel gravame a
supporto della sua tesi non sono in alcun modo convincenti. Invero, in
primo luogo il Tribunale osserva come sia nel verbale d’audizione sulle
generalità che durante l’audizione sui motivi, egli ha asserito di
comprendere “perfettamente” (cfr. verbale 1, lett. h, pag. 2 e p.to 9.02,
pag. 10) rispettivamente “bene” (cfr. verbale 2, D1, pag. 1 e D131, pag. 14)
l’interprete di lingua tamil presente. Nel corso di entrambe le audizioni, né
il ricorrente, né l’osservatrice dell’opera assistenziale, hanno sollevato
alcuna osservazione riguardo alla qualità o alla correttezza della
traduzione o in relazione alle conoscenze della lingua italiana da parte delle
traduttrici incaricate. A differenza di quanto sostenuto dall’insorgente sia
nel suo ricorso che nella sua replica del 3 settembre 2018, nei verbali
d’audizione tenuti, non è ravvisabile alcun elemento che possa concludere
che le traduttrici responsabili non fossero state in grado di tradurre
correttamente nella lingua italiana gli asserti dell’insorgente. La correttezza
D-3123/2018
Pagina 18
di questi ultimi, è stata peraltro confermata dal ricorrente stesso, con
l’apposizione della sua firma su ogni pagina dei verbali. Da questi ultimi,
non è inoltre deducibile alcun elemento che possa sostenere la
conclusione che vi siano state delle incomprensioni tra la traduttrice
incaricata ed il ricorrente nel corso dei verbali d’audizione, che possa aver
generato un’errata od imprecisa traduzione delle dichiarazioni
dell’interessato.
5.1.6.3 Ciò posto, quest’ultimo nel suo gravame apporta quali esempi a
sostegno delle sue asserzioni, che laddove nel verbale d’audizione si
sarebbe indicato “(...) motociclisti” per l’evento successo il (...) (cfr. verbale
1, p.to 7.01, pag. 8), in realtà egli intendeva “(...) motociclette” (“[...]
Motorräder”, cfr. ricorso, pag. 12) ove normalmente – come sarebbe visibile
anche dal mezzo di prova n. 5 prodotto con il gravame – gli agenti del CID
prenderebbero posto in (...) su ogni motoveicolo, e quindi in totale si
tratterebbe di (...) moto e (...) membri del CID, come poi avrebbe invece
dichiarato nell’audizione successiva (cfr. verbale 2, D72 seg., pag. 8).
Tuttavia, tali argomentazioni, visto quanto già sopra rimarcato in ordine alla
corretta traduzione nel corso delle audizioni, non possono essere seguite.
Inoltre il mezzo di prova n. 5 non è atto a dimostrare in alcun modo quali
dichiarazioni l’insorgente abbia effettivamente riportato nei verbali
d’audizione. Per il resto, le considerazioni dell’insorgente, si apparentano
più ad un’errata considerazione dei fatti da parte dell’autorità inferiore
piuttosto che ad una violazione del diritto di essere sentito. Concernente
l’ulteriore presunta traduzione erronea, che sarebbe in seguito stata
riportata anche nei fatti dalla SEM, ovvero del centro per “persone
bisognose” che si troverebbe nel verbale d’audizione sulle generalità,
allorché invece, come indicato anche nello stesso e nell’audizione
seguente, si tratterebbe di persone vittime di guerra che, a causa di
quest’ultima sarebbero state portate ad un’estrema povertà; non si
comprende quale svantaggio possa esserne derivato per l’insorgente.
Invero, a parte rammentare che lui stesso ha sottoscritto anche il verbale
sulle generalità ove aveva dato anche tale definizione, confermandone
quindi la correttezza, non si vede come la SEM non abbia tenuto in
considerazione nella sua valutazione – per di più su tale aspetto non ha
sussunto alcuna incoerenza dal profilo della verosimiglianza – del fatto che
fossero persone bisognose in quanto toccate dalla guerra. Pertanto, dalla
circostanza che l’autorità inferiore abbia preso quale riferimento nella
decisione avversata l’accezione “centro destinato ad aiutare le persone
bisognose” (cfr. p.to 3, pag. 2 della decisione impugnata), ovvero
seguendo le prime asserzioni dell’insorgente (cfr. verbale 1, p.to 7.01,
pag. 8), non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentito
D-3123/2018
Pagina 19
dell’insorgente. Infine, circa l’ulteriore contestazione sollevata nella replica
dall’insorgente riguardo al ruolo che egli avrebbe avuto all’interno
dell’associazione; non si tratta in casu all’evidenza di una censura
riguardante un’imprecisione della traduzione apportata, ma piuttosto
attinente l’interpretazione e la valutazione della SEM di tali fatti, e quindi di
un’errata considerazione dei fatti giuridicamente rilevanti. In tal senso, non
è quindi ravvisabile neppure per quest’ultima evenienza, alcuna violazione
del diritto di essere sentito del ricorrente.
5.2
5.2.1 Il ricorrente sostiene inoltre che l’autorità inferiore abbia violato il
proprio obbligo di motivazione, non avendo preso in considerazione nella
decisione avversata in alcun modo diversi elementi da lui sollevati nelle
audizioni, e meglio: la situazione di rischio per lui derivante, dovuta alle
tematiche politiche molto sensibili in rapporto al suo impegno politico;
l’attività per l’associazione delle vittime di guerra da lui espletata;
l’uccisione di I._ nel (...); l’uccisione del (...) nel (...) del (...); la
vicinanza agli ex membri delle LTTE F._ e G._, come pure
del passato nelle LTTE dello zio del ricorrente.
5.2.2 Nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver valutato
come inverosimili le asserzioni rese dall’insorgente, ha concluso di poter
esimersi dall’esaminare se i fatti addotti fossero rilevanti in materia d’asilo.
Pur osservando che rilevanza e verosimiglianza sono condizioni
cumulative per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione
dell’asilo, e che quindi se i motivi addotti non danno titolo ad ottenere la
protezione internazionale richiesta, non vi sarebbe necessità alcuna, ai fini
dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro rilevanza in
materia d’asilo. Tuttavia, per quanto concerne la situazione di richiedenti
l’asilo srilankesi, secondo la sentenza di riferimento E-1866/2015 del
15 luglio 2016 (cfr. consid. 6, 8 e 9), anche nel caso in cui i motivi d’asilo
siano ritenuti inverosimili, occorre esaminare se il ricorrente possa vedersi
riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione dell’asilo, per dei motivi
soggettivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi). Nella medesima sentenza
di riferimento precitata, il Tribunale ha analizzato la problematica del
rischio, per i richiedenti tamil che rientrano in Sri Lanka, di essere l’oggetto
di controlli accresciuti da parte delle autorità, se non persino di seri
pregiudizi, sulla base di sospetti di legami con l’opposizione e
segnatamente con il movimento delle LTTE, del quale le autorità temono
sempre una rinascita. In tale sentenza il Tribunale ha esposto determinati
fattori di rischio detti “forti”, i quali sono di per sé soli suscettibili di fondare
un timore di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo –
D-3123/2018
Pagina 20
l’iscrizione nella “Stop List” (cfr. consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2); l’esistenza
di legami presunti o avverati con le LTTE, attuali o passati, per quanto la
persona sia sospettata, dal punto di vista delle autorità srilankesi, di voler
riavviare il conflitto etnico nel Paese (cfr. consid. 8.4.1 e 8.5.3); nonché un
impegno politico particolare in esilio contro il regime srilankese (cfr.
consid. 8.4.2 e 8.5.4). Il Tribunale ha anche descritto dei fattori di rischio
cosiddetti “deboli”, ovvero quelli che non sono sufficienti presi
singolarmente ed a sé stanti, per fondare un timore di persecuzione
rilevante ai sensi dell’asilo. Rientrano in tale categoria: il ritorno in Sri Lanka
senza alcun documento d’identità valido ed il rinvio forzato od il rimpatrio
per l’intermediazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni
(cfr. ibidem, consid. 8.4.4); nonché la presenza di cicatrici ben visibili sul
corpo del richiedente asilo (cfr. ibidem, consid. 8.4.5). Tuttavia questi ultimi,
combinati con dei fattori di rischio forti, sono di natura da aumentare il
pericolo incorso dal richiedente asilo di essere interrogato e controllato al
suo ritorno in Sri Lanka. Inoltre, secondo il caso di specie, i fattori di rischio
deboli possono essere pure tra loro combinati ed avverarsi determinanti
per fondare un timore fondato di persecuzione (cfr. sentenza E-1866/2015
precitata consid. 8.5.5). Tali fattori di rischio devono quindi essere
apprezzati in rapporto con tutti gli elementi del dossier, per determinare se
siano o meno di natura a conferire un profilo di rischio all’interessato (cfr.
sentenza del Tribunale E-807/2018 del 24 gennaio 2020 consid. 6.1.1).
5.2.3 In tali fattispecie, occorrerà esaminare in particolare se i fattori di
rischio concreti, invocati e resi verosimili, siano suscettibili di fondare un
timore di persecuzione in caso di ritorno. Tale esame si baserà su dei motivi
posteriori alla fuga, ma tenendo conto di fattori di rischio che esistevano
già prima della partenza. In tal senso, un cittadino sospettato di avere avuto
dei legami con le LTTE può essere considerato come una minaccia per le
autorità srilankesi in ragione della sua partenza dal Paese, allorché non
era ritenuto pericoloso antecedentemente il suo espatrio (cfr. sentenza di
riferimento precitata consid. 8.5.6).
5.2.4 Ora, per determinare se, in caso di ritorno, il ricorrente potesse
avvalersi dei fattori di rischio sopra recensiti, l’autorità inferiore non poteva
esimersi, come invece fatto nella decisione avversata, dall’esaminare la
verosimiglianza di alcuni fatti giuridicamente rilevanti asseriti
dall’insorgente, ovvero la sua presunta vicinanza a dei membri delle LTTE
F._ e G._ come pure circa la sua parentela con lo zio che
avrebbe militato nelle LTTE. Questioni che, come sollevato nel ricorso
rettamente, non sono state trattate in nessun modo nella decisione
avversata. Invero, tali elementi fattuali, per quanto possano avverarsi non
D-3123/2018
Pagina 21
pertinenti per la concessione dell’asilo, potrebbero entrare in linea di conto
per valutare se il ricorrente sia esposto ad un pericolo nel caso di ritorno
nel Paese d’origine. Sarebbe stato quindi necessario esaminare dapprima
se tali fatti fossero stati resi verosimili dall’insorgente per poter in seguito
verificare se costituiscono dei fattori di rischio in caso di ritorno. Ora, tali
punti in questione, avrebbero dovuto essere esaminati per determinare se
potevano costituire nella presente disamina dei fattori di rischio ai sensi
della giurisprudenza summenzionata (cfr. nello stesso senso la sentenza
del Tribunale E-807/2018 consid. 6.1.4). Alla luce di quanto precede, si
ravvisa in tal senso da parte dell’autorità inferiore una lacuna nella
motivazione della decisione impugnata che non risponde alle esigenze del
diritto di essere sentito. Tuttavia, a differenza di quanto postulato
dall’insorgente, tale carenza nella motivazione della decisione impugnata,
non conduce in casu alla cassazione della medesima per violazione del
suo diritto di essere sentito. Questo in quanto, d’un canto la SEM si è
espressa in merito agli eventuali fattori cumulativi di pericolo del richiedente
– anche in modo puntuale sulla verosimiglianza e pertinenza dei suoi
legami con due ex membri delle LTTE come pure della sua relazione
parentale con lo zio vivente all’estero – nella risposta al ricorso del
27 luglio 2018, come pure circa la rilevanza in materia d’asilo del fatto che
sarebbe successo al domicilio familiare dell’insorgente il (...) nella sua
duplica del 27 settembre 2018. D’altro canto, l’insorgente ha potuto
impugnare con piena conoscenza di causa la decisione avversata – e ne è
la prova l’articolato memoriale ricorsuale prodotto – come pure prendere
posizione più volte in modo specifico circa la questione del suo profilo di
rischio nei suoi scritti successivi, in risposta anche e specificatamente alle
argomentazioni proposte dall’autorità inferiore in merito (cfr. la replica del
3 settembre 2018 e la triplica del ricorrente del 19 ottobre 2018). Altresì,
per quanto attiene la rilevanza degli asserti dell’insorgente, il Tribunale
dispone di pieno apprezzamento in materia. Sulla base degli elementi testé
indicati, si giunge quindi alla conclusione che, sebbene la SEM abbia
violato il diritto di essere sentito dell’insorgente con una motivazione
lacunosa della decisione sindacata; tuttavia tale violazione è stata sanata
nel corso della presente procedura ricorsuale, non conducendo pertanto
questo Tribunale all’annullamento del provvedimento impugnato.
5.2.5 Per quanto concerne invece gli altri elementi fattuali che, a mente
dell’insorgente, l’autorità inferiore non avrebbe trattato né citato nella
decisione avversata, ovvero quanto attinente alla situazione di pericolo
dovuta alle tematiche politiche molto sensibili dell’impegno politico del
ricorrente ed alla sua attività per l’associazione delle vittime di guerra,
come pure circa le uccisioni di I._ e del (...) suo conoscente, si
D-3123/2018
Pagina 22
osserva quanto segue. A differenza di quanto ritenuto dall’insorgente la
SEM, seppure brevemente, si è espressa circa le attività alle
manifestazioni e per l’associazione succitata del ricorrente come pure a
sostegno dei tamil, ritenendo come il suo timore nei confronti del CID non
troverebbe alcun riscontro alla luce delle circostanze già ritenute
inverosimili precedentemente (cfr. p.to II, pag. 4 della decisione
impugnata). A tal proposito, si rammenta dipoi che il semplice fatto che il
ricorrente non condivida il punto di vista della SEM non implica alcuna
violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. sentenza del Tribunale
D-2659/2016 del 9 settembre 2016 consid. 6.5). Da ultimo, per quanto
concerne le istanze probatorie proposte per tali elementi fattuali
dall’insorgente (cfr. pag. 15 e 38 del ricorso), avendo l’insorgente avuta
ampia possibilità di produrre i mezzi di prova che riteneva pertinenti per la
sua causa, e non essendo in tal senso ravvisabile alcuna violazione
dell’obbligo di motivazione dell’autorità inferiore – non avendo peraltro
spiegato il ricorrente quali circostanze, non ancora da lui rivelate,
intendesse provare con tali mezzi di prova ventilati e mai prodotti – le
stesse sono respinte (cfr. in merito anche infra consid. 6).
5.3
5.3.1 Nel prosieguo della sua impugnativa (cfr. p.to 6.3, pag. 17 segg. del
ricorso), il patrocinatore del ricorrente adduce una serie di argomentazioni
a sostegno di una pretesa violazione del principio inquisitorio.
5.3.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura
amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa
procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr.
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del
Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016
del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio
non implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità
D-3123/2018
Pagina 23
inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli
elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per
ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21
consid. 5.1).
5.3.3 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008,
n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di
applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1;
KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.),
Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Onde
circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del
procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze
probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24
consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e
che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria
convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale
amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4;
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). I principi esposti
delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministrazione che quella del
Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del Tribunale
F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEUSCH/
KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in particolare
3.144).
5.3.4 Ritornando al caso in parola, il ricorrente si duole dapprima di un
incompleto accertamento dei fatti dei medesimi punti già menzionati sopra
al consid. 5.2.1 (cfr. p.to 6.3.2, pag. 17 del ricorso). In ordine ai medesimi,
il Tribunale rileva in primo luogo come rispetto agli stessi si sia già
pronunciato nei considerandi precedenti (cfr. supra consid. 5.2) e pertanto
possa esimersi, onde evitare inutili ridondanze, dal pronunciarsi
nuovamente in merito. Tuttavia, occorre rilevare come effettivamente
essendo la valutazione della SEM manchevole rispetto alla presunta
vicinanza del ricorrente a dei membri delle LTTE come pure circa la sua
parentela con lo zio che avrebbe militato nelle LTTE, per le considerazioni
già sopra addotte (cfr. supra consid. 5.2.4), l’autorità inferiore ha pure
violato il suo obbligo inquisitorio, non stabilendo in modo completo il
substrato fattuale circa tali elementi. Rispetto alle ulteriori circostanze
fattuali, valgono invece le considerazioni già esposte sopra (cfr. supra
consid. 5.2.5), e non si ravvisa in proposito alcun accertamento incompleto
D-3123/2018
Pagina 24
o inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore,
per di più non avendo l’insorgente in merito eccepito alcunché di
maggiormente concreto, salvo mosso una generica censura (cfr. p.to 6.3.2,
pag. 17). Per i medesimi motivi testé invocati (cfr. supra consid. 5.2.4), e
per ragioni di economia procedurale, il Tribunale rinuncia tuttavia al rinvio
degli atti alla SEM per accertamento incompleto dei fatti giuridicamente
rilevanti.
5.3.5
5.3.5.1 Sempre con riferimento al principio inquisitorio, il ricorrente
rimprovera alla SEM, rispettivamente al Tribunale, un’incompleta e
scorretta considerazione della situazione in Sri Lanka. Anche per quanto
riguarda la decisione impugnata, malgrado non vi sarebbe esplicitamente
menzionato, l’autorità inferiore si sarebbe fondata per la sua valutazione
sul rapporto della SEM del (...) (recte: [...]), il quale sarebbe scorretto ed a
tratti anche manipolato consciamente, ciò che sarebbe inequivocabilmente
dimostrato dalle prese di posizione del 30 luglio 2016 e del 18 ottobre 2016
redatte dal patrocinatore del ricorrente, le quali sono state inoltrate
contestualmente al gravame. Dal momento che la questione avrebbe un
impatto diretto sull’esito della domanda, tutte le informazioni circa il paese
d’origine, sarebbero giuridicamente rilevanti e ciò relazionate anche al
caso specifico. In tale contesto, il rappresentante legale dell’insorgente fa
presente di aver allegato un rapporto da lui redatto e riguardante la
situazione in Sri Lanka del 12 ottobre 2017, il quale sarebbe attuale e
completo secondo le fonti sino ad allora a disposizione. Più avanti, il
patrocinatore ritiene come il preteso miglioramento della situazione dal
punto di vista dei diritti umani in Sri Lanka dall’elezione del nuovo
presidente L._, da parte della SEM, non sarebbe corretto. Come
confermato da diverse fonti ed organismi internazionali, le riforme
nell’ambito giudiziario e di polizia promesse dal governo non avrebbero
avuto luogo. In particolare, il “Prevention of Terrorism Act” sarebbe tuttora
in vigore. Inoltre la tendenza della situazione dei diritti dell’uomo sarebbe
tutt’altro che positiva, in special modo per le persone di etnia tamil, che
subirebbero spesso tortura e trattamenti disumani e degradanti, in
particolare allorché vengono arrestati, di cui il ricorrente ne indica
nell’allegato ricorsuale alcuni esempi. Persecuzioni che rimarrebbero
impunite. Le informazioni riportate dal rappresentante, dimostrerebbero
pertanto come la prassi della SEM e del Tribunale violerebbe l’art. 3 CEDU.
Egli fa altresì presente, come da recenti rapporti, risulterebbe che non
soltanto le persone con un elevato profilo nelle LTTE rischiano delle
persecuzioni in Sri Lanka, bensì anche giovani tamil, i quali non avrebbero
alcun legame o soltanto molto lieve con le LTTE, e che pertanto andrebbe
D-3123/2018
Pagina 25
accertato in modo chiaro e preciso in ogni fattispecie se una persona possa
o potrebbe entrare nel mirino delle autorità srilankesi. Più avanti (cfr. p.to
6.3.5, pag. 26 segg. del ricorso), il patrocinatore censura le a suo dire
generalizzate valutazioni contenute nelle decisioni della SEM e del
Tribunale circa la situazione in Sri Lanka ed aventi quale oggetto l’assenza
di legame causale tra le attività in favore delle LTTE e la fuga o
l’insufficiente intensità delle misure di sorveglianza messe in atto
dall’apparato statale. Egli fornisce quindi un esempio concreto riguardante
il caso di una persona di etnia tamil attiva nel reparto di propaganda delle
LTTE che, nel (...) sarebbe stato condannato all’ergastolo dall’Alta Corte
di E._ per fatti risalenti al (...), ciò che smentirebbe in modo
lampante le conclusioni cui giungerebbero ricorrentemente le autorità
elvetiche. Il ricorrente fa in seguito presente come per ragioni storiche
l’ordinamento giudiziario srilankese non conoscerebbe l’istituto giuridico
della prescrizione e ne fornisce le conseguenze che a mente sua ciò
comporterebbe, in particolare che persone con un legame passato o
sospettato con le LTTE, possano essere in ogni tempo perseguite. In tal
senso, egli cita e produce a sostegno dei suoi asserti alcuni mezzi
probatori, riguardanti le risultanze riconducibili ad un procedimento svoltosi
presso l’Alta Corte di K._ ([...]), nonché quelle in relazione alla
sentenza dell’Alta Corte di E._ del (...). Da quest’ultima si
evincerebbe peraltro in modo chiaro come la riabilitazione non
equivarrebbe secondo le autorità srilankesi ad un’espiazione della pena
per precedenti attività compiute nelle LTTE e che qualunque attività di
supporto alla predetta organizzazione, anche se queste ultime risalgono a
più di dieci anni addietro ed anche se la persona interessata era già stata
arrestata o riabilitata, può condurre in ogni tempo all’introduzione di una
procedura penale e di una pena motivate politicamente. Peraltro, la
succitata sentenza, sarebbe stata mal interpretata dal Tribunale nella sua
sentenza E-5637/2017 del 30 ottobre 2017 (cfr. la predetta al suo
consid. 3.1.2). Inoltre la costante osservazione di persone di etnia tamil –
anche ed in particolare della diaspora – andrebbe vista come parte del
sistema di persecuzione delle autorità srilankesi di effettivi o sospettati
sostenitori delle ex LTTE, che potrebbe condurre in ogni tempo ad una
persecuzione rilevante ai sensi dell’asilo. Tale persecuzione potrebbe già
risultare dall’ottenimento di documenti di viaggio da richiedenti l’asilo la cui
domanda d’asilo è stata respinta e che devono rivolgersi al Consolato
generale dello Sri Lanka dando così luogo ad una preparazione da parte
delle autorità srilankesi per l’interrogatorio che verrà svolto una volta che
la persona interessata è rientrata in Sri Lanka. Quest’ultima questione,
sarebbe stata peraltro non correttamente tematizzata nella decisione della
SEM del 27 aprile 2018, la quale sarebbe pure da ricondurre ad un
D-3123/2018
Pagina 26
accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti. Inoltre gli
interessi politici in Svizzera ostacolerebbero una visione obiettiva e
neutrale della situazione in Sri Lanka. Da ultimo, il ricorrente cita i diversi
elementi fattuali che, a mente sua ed in relazione con la sentenza dell’Alta
Corte di E._ del (...) e della sentenza dell’Alta Corte di K._
summenzionata, aumenterebbero il rischio, dopo il suo rientro in Sri Lanka,
di essere ognitempo arrestato e che venga condotto contro di lui un
procedimento penale arbitrario.
5.3.5.2 In primo luogo, circa la situazione vigente in Sri Lanka, occorre
constatare come il ricorrente proceda con le sue argomentazioni
essenzialmente confondendo aspetti formali con una valutazione che
attiene prettamente il merito, di cui si dirà di seguito, cercando di sostituire
la sua propria concezione della situazione securitaria vigente in Sri Lanka
con quella delle autorità d’asilo elvetiche. Tuttavia, in proposito, si
rammenta come il semplice fatto che l’autorità segua un’altra prassi per lo
Sri Lanka rispetto a quella sostenuta dal ricorrente, giungendo ad una
diversa valutazione delle motivazioni addotte, non indica che i fatti siano
stati insufficientemente acclarati (cfr. sentenze del Tribunale D-4909/2017
del 19 dicembre 2017 consid. 2.2 e D-8014/2016 del 2 ottobre 2017
consid. 3.8). Al contrario, e salvo quanto già sopra considerato, la SEM ha
valutato le affermazioni del ricorrente – che si rammenta essere state
ritenute inverosimili, giudizio su cui lo scrivente Tribunale si esprimerà di
seguito – alla luce della situazione attuale in Sri Lanka. Nella decisione
avversata non vi sono inoltre passaggi riferibili ad un recente miglioramento
della situazione dal punto di vista dei diritti umani o trattanti la tematica
della documentazione che andrebbe richiesta al Consolato generale dello
Sri Lanka ed ai controlli che verrebbero intrapresi dalle autorità srilankesi
nei confronti dei loro cittadini che rientrano dall’estero dopo la conclusione
negativa della loro procedura d’asilo, cosa che rende poco comprensibili le
doglianze corrispondenti del ricorrente. Per di più, nella misura in cui il
patrocinatore del ricorrente critica a più riprese, ed in modo generalizzato,
le decisioni dell’istanza inferiore così come le sentenze del Tribunale in altri
procedimenti, non risulta necessario approfondire ulteriormente tali
censure (cfr. sentenza del Tribunale E-6649/2018 del 24 novembre 2020
consid. 8.2). Per il resto, concernente i vari elementi che sarebbero rilevanti
per ritenere un rischio accresciuto per l’insorgente di essere esposto a
persecuzioni da parte delle autorità srilankesi nel caso di un suo rientro in
patria, anche tali aspetti riguardano la valutazione sostanziale delle
allegazioni addotte ed esulano invece da aspetti prettamente formali, e
verranno quindi analizzati dappresso, per quanto non già trattati nei
considerandi precedenti. Da ultimo, questo Tribunale ricorda come ha già
D-3123/2018
Pagina 27
avuto modo di sottolineare che l’iter previsto per l’ottenimento di documenti
di viaggio non costituisce un motivo rilevante in materia d’asilo (cfr.
DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3). Non rientrando detto aspetto negli elementi
determinanti per la decisione, nemmeno sussisteva la necessità di esperire
misure d’istruzione o di approfondire altrimenti la questione da parte della
SEM.
5.4 Riassumendo, non v’è motivo di annullare il provvedimento avversato
e di rinviare la causa all’autorità inferiore per i motivi formali sollevati
dall’insorgente nel gravame.
6.
6.1 Nell’eventualità di una valutazione sostanziale del suo ricorso da parte
del Tribunale, il ricorrente presenta inoltre diverse richieste di assunzione
prove, chiedendo che gli venga concesso un termine per inoltrare mezzi di
prova concernenti l’attività dello zio nelle LTTE come pure quelle di
F._ e G._ per le medesime. Altresì chiede un termine per
presentare delle informazioni legate all’associazione per le vittime di
guerra, in ordine all’uccisione di I._ nel (...) rispettivamente del (...)
nel (...) del (...) (cfr. p.to 8, pag. 38 del ricorso).
6.2 In merito alle succitate richieste probatorie, il Tribunale si è già
pronunciato nei considerandi precedenti (cfr. supra consid. 5.2.5). In
aggiunta, occorre rilevare come nel frattempo non si siano prodotte delle
modifiche significative nel substrato fattuale, né il ricorrente ha fornito
informazioni complementari e decisive su tali aspetti che impongano
l’esperimento di ulteriori misure d’istruzione. Del resto, e come già
sottolineato supra (cfr. consid. 5.2.5), il ricorrente ha avuto ampio modo e
tempo di produrre, in ossequio al suo obbligo di collaborare (art. 8 cpv. 1
LAsi), gli eventuali mezzi probatori che riteneva rilevanti per la sua causa.
In particolare, concernente lo zio, ha inoltrato quale unico mezzo di prova,
copia del suo permesso di soggiorno (cfr. sub doc. 49). Ulteriore
documentazione in merito, anche se ventilata dal mandatario
dell’insorgente nel gravame (cfr. p.to 9.1, pag. 38 del ricorso), non ne è
stata prodotta successivamente agli atti.
Di conseguenza, non v’è alcuna ragione di fissare un termine per la
presentazione di altre prove non meglio specificate. Per il che, le proposte
di prova devono essere respinte, queste ultime non apparendo proprie a
delucidare i fatti determinanti, essendo i predetti sufficientemente stabiliti
(cfr. art. 33 cpv. 1 PA per rinvio dell’art. 6 LAsi).
D-3123/2018
Pagina 28
7.
7.1 Nel merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo
le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le
persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri
pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad
un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno
fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri
rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità
fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
7.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È
pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda
le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Non è in ogni
caso indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano
sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in
preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti,
ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare,
D-3123/2018
Pagina 29
da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella
fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
8.
8.1 Tornando alla presente disamina, le allegazioni rilasciate
dall’interessato e concernenti i fatti che l’avrebbero motivato alla sua
partenza, risultano essere divergenti, a tratti contraddittorie, generiche ed
illogiche, tanto da non apparire come il riflesso di un’esperienza realmente
vissuta, segnatamente quanto al suo preteso ruolo nell’ambito
dell’associazione per le vittime di guerra e delle manifestazioni a supporto
in particolare per la causa tamil, ed alle consequenziali problematiche con
il CID.
8.2 In primo luogo, si denotano le asserzioni incoerenti del ricorrente circa
il ruolo che egli avrebbe svolto per l’associazione di aiuto alle persone
colpite dalla guerra. Se difatti nella prima audizione egli ha riportato di
avere in qualche occasione distribuito dei volantini, nonché partecipato ad
alcune manifestazioni, negando esplicitamente di aver svolto altro per
suddetta associazione (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 7 segg.); ciò che
inizialmente ha pure addotto nel corso della seconda audizione (cfr. verbale
2, D42 seg., pag. 5). Salvo poi, più avanti nell’audizione, riferire che egli
invece avrebbe pure detenuto dei dati delle persone dalle quali avrebbe
ricevuto dei soldi per l’associazione, ed avrebbe sempre visto la contabilità
della stessa (cfr. verbale 2, D112 segg., pag. 12 seg.). Mansioni aggiuntive
riportate soltanto in un secondo tempo dall’insorgente, e senza alcuna
spiegazione plausibile che ne motivi la tardività. Invero, a differenza di
quanto sostenuto nella sua replica dall’interessato, queste ultime non
appaiono essere in alcun modo delle “attività secondarie” e per questo
esposte soltanto in un secondo momento, ma delle mansioni essenziali
che avrebbero pure avuto come esito il sequestro di materiale sensibile
nell’ultimo episodio che si sarebbe svolto al domicilio famigliare
dell’interessato da parte del CID e prima del suo espatrio (cfr. verbale 2,
D111 segg., pag. 12 seg.). In secondo luogo, se dapprima egli ha riferito
chiaramente, citandone pure le date, che avrebbe preso parte a (...)
manifestazioni (cfr. verbale 2, D36 segg., pag. 5); poco più avanti ha invece
riferito trattarsi di una (...) di manifestazioni che si sarebbero tenute
soltanto nel corso del (...) (cfr. verbale 2, D44 seg., pag. 6), ciò che appare
all’evidenza discrepante con quanto affermato in precedenza.
8.3 Anche circa le ricerche ed i due arresti che egli avrebbe subito da parte
del CID, le dichiarazioni rilasciate in merito dal ricorrente non appaiono
essere maggiormente coerenti.
D-3123/2018
Pagina 30
8.3.1 Se invero nel corso della prima audizione, egli ha riferito che tra la
prima consegna di flyer alla quale egli avrebbe preso parte dopo l’uccisione
di I._ e la prima incursione di membri del CID al suo domicilio,
sarebbero trascorsi soltanto pochi giorni (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8);
successivamente invece i due eventi sarebbero avvenuti a più di (...) di
distanza (cfr. verbale 2, D40, pag. 5; D46 segg., pag. 6). Inoltre pure la
descrizione del primo fermo da parte del CID, che sarebbe avvenuto il (...),
contiene diversi elementi discrepanti. Dapprima il ricorrente ha difatti
asserito che gli agenti del CID sarebbero stati (...), (...) dei quali si
sarebbero avvicinati al suo domicilio. Successivamente, nel corso
dell’audizione federale, ha invece riferito che gli agenti coinvolti nel suo
fermo fossero (...) (cfr. verbale 2, D48, pag. 6), per poi, senza alcuna
spiegazione plausibile sostenere trattarsi di (...) persone, (...) delle quali
sarebbero venute verso casa sua e (...) sarebbero invece rimaste sui
motoveicoli (cfr. verbale 2, D51 seg., pag. 7). Altresì, se in un primo
momento egli ha riferito che sarebbe stato interrogato in una vecchia casa,
con all’interno un tavolo e due sedie, e che l’interrogatorio avrebbe toccato
in particolare il fatto se fosse lui ad aver distribuito i volantini nel corso della
manifestazione e se conoscesse G._, nonché che prima di
rilasciarlo gli agenti lo avrebbero minacciato di non partecipare più ad
alcuna manifestazione (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 8 seg.). In un
secondo momento, egli ha invece allegato di essere stato portato in una
vecchia casa ove vi sarebbe stata soltanto una sedia ed un tavolo, nonché
lo avrebbero interrogato non soltanto in merito a G._ ma anche
circa F._, non riportando inoltre alcuna minaccia che gli sarebbe
stata rivolta dagli agenti (cfr. verbale 2, D48 segg., pag. 6 segg.).
8.3.2 In merito al secondo fermo che il ricorrente riferisce aver subito da
parte dei membri del CID, si osserva quanto segue. D’un canto, il fatto che
egli abbia riferito di essere stato preso da (...) motociclisti nella prima
audizione (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8), allorché nella seconda ha
allegato trattarsi invece di (...) moto con (...) persone a bordo, (...) in sella
ad ogni motoveicolo (cfr. verbale 2, D72, pag. 8), può effettivamente essere
relativizzato e non risultare determinante. Ciò in quanto, essendo che
anche un amico sarebbe stato preso nel medesimo frangente, è plausibile
che il ricorrente nel corso del primo verbale abbia unicamente nominato i
motociclisti che avrebbero inseguito e preso lui, e non quelli invece che
avrebbero prelevato l’amico e di cui invece ne ha fatto menzione soltanto
nella seconda audizione. Anche il luogo esatto in cui sarebbe stato
condotto dai CID, che in un primo momento si sarebbe trattato di un “centro
militare” (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); allorché in un secondo momento
in una vecchia casa accanto ad un campo militare (cfr. verbale 2, D75
D-3123/2018
Pagina 31
segg., pag. 9), non appare essere così incoerente e poter essere
relativizzato come proposto dal ricorrente nel suo gravame. D’altro canto,
la dinamica dell’arresto presentata dall’insorgente nelle due audizioni,
presenta degli elementi che per la loro incoerenza non risultano essere in
alcun modo spiegabili. Se invero dapprima il ricorrente ha asserito che
sarebbe stato interrogato e poi liberato la stessa sera del fermo (cfr. verbale
1, p.to 7.01, pag. 8); nel corso della seconda audizione ha invece pure
riferito di essere stato dapprima minacciato con una pistola dagli agenti
perché parlasse ed in seguito anche picchiato, essendo per il resto stato
liberato soltanto al mattino del giorno seguente (cfr. verbale 2, D74, pag. 8).
Questionato in merito a tali discrepanze, l’insorgente è tornato sui suoi
passi, riferendo che lo avrebbero liberato la notte, ma che il suo
ritrovamento da parte di un gruppo di (...) sarebbe avvenuto il mattino dopo
(cfr. verbale 2, D105, pag. 11 seg.), senza però di fatto riuscire a spiegare
l’importante contraddizione. Inoltre, interrogato successivamente circa
quanto sarebbe successo nel corso dell’interrogatorio, il ricorrente non ha
più in alcun modo accennato alle minacce che avrebbe subito dagli agenti
con una pistola puntata alla tempia, allegando invece varie forme di
maltrattamenti e pestaggi subiti (cfr. verbale 2, D125, pag. 13). Per di più,
se nel corso del primo verbale, il ricorrente ha asserito che sarebbe stato
interrogato circa dove si trovasse F._; successivamente invece si
sarebbe trattato non soltanto di un interrogatorio circa F._, ma
anche riguardo a G._, portante in particolare sul fatto se queste
persone avessero delle armi o dei soldi, e riguardo a quest’ultimo pure
dove si trovasse (cfr. verbale 2, D56 segg., pag. 7 seg.; D83, pag. 9). Non
è inoltre in alcun modo comprensibile come mai il ricorrente abbia
dapprima affermato che il CID avrebbe “chiesto direttamente a queste due
persone se avevano ancora con loro delle armi o i soldi provenienti dal
gruppo LTTE” (cfr. verbale 2, D62, pag. 7); salvo poco dopo, interrogato più
approfonditamente in merito alle circostanze, contraddirsi affermando
invece che tale quesito sarebbe stato posto direttamente a lui (cfr. verbale
2, D63 seg., pag. 7). Difatti, non risulta in alcun modo convincente la
giustificazione addotta dall’insorgente per spiegare tale discrepanza
significativa, ovvero che non avrebbe compreso bene il quesito posto (cfr.
verbale 2, D64, pag. 8), in quanto la sua prima risposta risulta univoca e
senza elementi che ne dimostrino un qualche fraintendimento da parte
dell’insorgente.
8.3.3 In merito poi al terzo episodio, ove il CID lo avrebbe nuovamente
cercato al suo domicilio, e che sarebbe avvenuto secondo le sue
dichiarazioni il (...) (cfr. verbale 2, D88 segg., pag. 10 seg.), occorre
rilevare quanto segue. Sorprende dapprima che l’insorgente nel corso della
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Pagina 32
seconda audizione abbia inizialmente asserito che dopo il (...) non sarebbe
più stato ricercato, ma che si sarebbe sentito seguito, avendo partecipato
ancora a delle manifestazioni (cfr. verbale 2, D85 segg., pag. 9 seg.); salvo
poi in modo incredibile contraddire quanto poco prima addotto, riferendo
che il (...) il CID lo avrebbe nuovamente voluto arrestare e per questo egli
sarebbe fuggito dal domicilio familiare (cfr. verbale 2, D88 segg., pag. 10).
Inoltre, egli in un primo momento ha riportato tale evento come un fatto del
quale avrebbe avuto conoscenza da terzi (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8);
allorché in seconda battuta egli ha invece riferito trovarsi in casa al
momento dell’irruzione dei membri del CID, affacciandosi addirittura alla
porta a vedere chi fosse (cfr. verbale 2, D91, pag. 10). La dinamica
descritta, è stata però nuovamente smentita da una terza versione che egli
ha fornito subito dopo, ove ha affermato trovarsi invece, al momento
dell’arrivo degli agenti, all’esterno della casa, all’interno del terreno di casa
sua, e che avrebbe scavalcato il muro vicino non appena li avrebbe visti
arrivare, essendo venuto a conoscenza dell’identità di tali persone soltanto
al telefono dalla madre (cfr. verbale 2, D92 segg., pag. 10). Questionato
anche in merito a tale importante incongruenza nella descrizione
dell’episodio, l’insorgente non soltanto non è stato in grado di spiegare la
stessa, ma al contrario ha fornito in parte una versione ancora parzialmente
discrepante alle precedenti, allegando che si sarebbe trovato al telefono
dietro casa, ed avrebbe visto trattarsi di queste persone, scavalcando
immantinente il muro di recinzione (cfr. verbale 2, D99, pag. 11).
8.3.4 Inoltre, vi sono ulteriori incoerenze nelle asserzioni dell’insorgente,
che concorrono a minare fortemente il suo intero narrato. Se invero egli
allorché ha esposto liberamente i suoi motivi d’asilo, nella seconda
audizione, ha spiegato di essere stato fermato anche in strada da parte
delle autorità, nonché che nelle incursioni queste ultime avrebbero cercato
documenti ed altre cose al suo domicilio (cfr. verbale 2, D30, pag. 4); di tali
fermi in strada non se ne trova alcuna menzione né nel primo verbale, né
nelle dichiarazioni rilasciate successivamente dall’insorgente nel corso
della seconda audizione (cfr. verbale 2, D31 segg., pag. 4 segg.). A parte
l’episodio accaduto il (...), ove membri del CID avrebbero portato via dal
domicilio familiare vari suoi effetti personali (cfr. verbale 2, D91, pag. 10), il
ricorrente non ha allegato in alcun altro evento che le autorità avrebbero
ricercato e preso qualsivoglia documento o effetto personale, come invece
addotto in un primo tempo.
8.3.5 Le allegazioni rilasciate dall’insorgente paiono anche caratterizzate
da riferimenti generici e poco persuasivi proprio sui presunti contatti alla
base del timore di subire delle persecuzioni. Invero la descrizione della
D-3123/2018
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vecchia casa dove egli sarebbe stato condotto in entrambi i due arresti,
risulta essere del tutto stereotipata, in quanto si limita ad elencare la
presenza di un tavolo ed una o due sedie, e nel secondo episodio che
quest’ultima si sarebbe trovata vicino ad un campo militare ad B._.
Salvo però, rispondere di non conoscere il nome del campo militare (cfr.
verbale 2, D77, pag. 9), e non contenendo le sue affermazioni per i due
episodi alcuna differenziazione concreta a livello descrittivo. Altresì,
questionato in merito al contenuto dell’interrogatorio del (...), egli ha offerto
una risposta epigrafica, in forma diretta, riferendo che i membri del CID
presenti gli avrebbero chiesto dove si trovasse G._ e dove avrebbe
nascosto le armi (cfr. verbale 2, D83, pag. 9). Non ha peraltro fornito alcun
dettaglio circa le ferite riportate in tale evento, asserendo unicamente di
essere stato pieno di sangue e molto debole, nonché di non avere “la testa
per pensare” (cfr. verbale 2, D80, pag. 9), né per quale motivo e quale ruolo
avrebbe avuto l’amico che rientrava con lui da una festa, perché venisse
prelevato ed interrogato pure lui da membri del CID (cfr. verbale 2, D71
segg., pag. 8 seg.).
8.3.6 La versione resa dall’insorgente, appare anche per certi versi,
illogica. Pare infatti contrario alla logica il comportamento tenuto dalle
autorità srilankesi che, malgrado avrebbero avuto sia delle prove circa la
partecipazione alle manifestazioni ed alla distribuzione dei volantini da
parte del ricorrente (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8), che in relazione alle
sue conoscenze di G._ e di F._, e dell’associazione da loro
fondata, anche tramite le sue dichiarazioni (cfr. verbale 2, D48 segg.,
pag. 6 segg.; D111 segg., pag. 12 seg.), se realmente avessero voluto
arrestarlo, come egli temerebbe (cfr. verbale 2, D130 seg., pag. 14), non
abbiano più fatto alcuna ricerca né presso il suo domicilio né altrove, dopo
l’irruzione del (...) (cfr. verbale 2, D97, pag. 11), accontentandosi soltanto
di fermare in un’occasione il fratello (...) chiedendogli dove fosse (cfr.
verbale 2, D97, pag. 11). Il fatto poi che delle persone sconosciute si
sarebbero introdotte nel domicilio famigliare del ricorrente il (...), come da
egli asserito in corso di procedura ricorsuale, ed avrebbero distrutto molti
oggetti e finestre della casa, non prova inoltre in alcun modo, come
sostenuto dall’insorgente nella sua replica, né l’identità degli autori di tale
azione, né che fossero alla ricerca dell’insorgente o che tale evento avesse
un qualsivoglia legame con quanto avrebbe subito il medesimo in
precedenza. Egli non è peraltro mai stato incriminato dalle autorità del suo
Paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 9) né ha subito delle
ripercussioni tangibili, ciò che ci si sarebbe potuto attendere, come
segnalato anche dal suo patrocinatore anche per delle attività marginali in
favore delle LTTE, se effettivamente le attenzioni del CID fossero state
D-3123/2018
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riposte nell’interessato. Da ultimo, come denotato rettamente dalla SEM
nella decisione avversata, anche il comportamento tenuto dall’insorgente
al momento dell’imbarco, ovvero esibendo il suo biglietto ed il boarding
ticket con la sua identità (cfr. verbale 2, D26 segg., pag. 4), è un serio
elemento contrario al fatto che egli temesse delle ripercussioni di
qualsivoglia natura da parte delle autorità del suo Paese d’origine, ed in
particolare dal CID.
8.3.7 Oltremodo, nemmeno i mezzi di prova prodotti asseverano le tesi del
ricorrente. I vari articoli di giornale presentati dall’insorgente con la sua
replica (cfr. sub doc. 54 – doc. 67), come pure il rapporto sulla situazione
nella regione del R._ inoltrato con il ricorso (cfr. sub doc. 6) e le
schermate con fotografie di agenti (cfr. sub doc. 5) non riguardano infatti in
alcun modo individualmente e direttamente l’insorgente, e non sono
pertanto atti a provare la versione dei fatti avanzata. Neppure l’evenienza
che l’insorgente abbia un supposto zio soggiornante quale rifugiato
all’estero (cfr. sub doc. 49), non avvalora in alcun modo le dichiarazioni da
lui rese nel corso della procedura di prima istanza. Concernente poi le
copie delle fotografie (cfr. sub doc. 51) ed i due articoli di giornale in
originale (cfr. sub doc. 52 e doc. 53), gli stessi danno unicamente atto di un
evento criminale che sarebbe avvenuto in una casa a S._ –
B._, ma non apportano alcun elemento a favore del fatto che d’un
canto tale evento sia effettivamente avvenuto al domicilio famigliare
dell’insorgente, e d’altro canto che gli autori di tale azione distruttiva sia da
ricercare nelle autorità srilankesi e poiché stavano ricercando l’insorgente
come proposto dal ricorrente nella sua replica. Per di più, come evincibile
dalla stessa traduzione del giornale in lingua tamil (cfr. atto SEM A38/1),
tale azione pare essere apparentabile piuttosto ad un’azione criminale –
dati segnatamente gli utensili utilizzati (dei [...] e delle [...]), il fatto che delle
aggressioni simili fossero già avvenute in altre (...) case il (...), nonché che
la polizia si sarebbe recata sul posto ed avrebbe iniziato ad effettuare le
indagini del caso – che ad una qualsivoglia ripercussione nei confronti dei
famigliari dell’insorgente, visti i pregressi del medesimo, secondo la tesi
sostenuta dallo stesso nella sua replica.
8.4 Alla luce di tutto quanto precede, si deve partire dall’assunto che le
asserzioni del ricorrente in merito alle supposte vicissitudini con le forze di
sicurezza srilankese, da un punto di vista complessivo, non ossequino le
condizioni di verosimiglianza giusta l’art. 7 LAsi. Seppure non si possa
completamente escludere un qualsivoglia contatto del medesimo con degli
ex membri LTTE o qualche tipo di legame con un’associazione di aiuto alle
vittime di guerra gestita dai medesimi, visto quanto sopra enucleato,
D-3123/2018
Pagina 35
neppure può essere ritenuto plausibile un suo ruolo significativo all’interno
della medesima associazione o lo svolgimento di attività sensibili agli occhi
delle autorità srilankesi per la medesima o in favore dei tamil.
9.
9.1 Rimane ancora da determinare se per il ricorrente vi sia un timore
fondato, sia oggettivamente che soggettivamente, di essere esposto ad
una persecuzione futura nell’eventualità di un suo ritorno in Sri Lanka
(art. 54 LAsi), anche per i fattori esistenti già prima del suo espatrio e tenuto
conto della situazione attuale in tale Paese (cfr. DTAF 2011/50
consid. 3.1.2). Invero, come già sopra esposto (cfr. supra consid. 5.2.2–
5.2.3) nella sentenza E-1866/2015 del 15 luglio 2016, il Tribunale ha
analizzato nel dettaglio la situazione dei cittadini srilankesi che fanno
ritorno in patria. In tale ambito è stato possibile rilevare che non esiste un
rischio serio e generalizzato di arresto e di tortura per le persone di etnia
tamil rinviate in Sri Lanka dalla Svizzera (cfr. sentenza E-1866/2015
consid. 8.3). Nondimeno, vi sono da recensire alcuni indicatori che presi
singolarmente prefigurano possibilità marcate di subire una futura
persecuzione determinante in materia d’asilo – già analizzati supra al
consid. 5.2.2 al quale si rinvia – come pure dei fattori di rischio più deboli
che, pure non risultando singolarmente determinanti, se cumulati fra loro
possono accrescere i rischi per i rimpatriati di essere sottoposti ad
accertamenti fondando, in casi determinati, un timore di persecuzione
rilevante in materia d’asilo (si rinvia per ulteriori dettagli supra ai
consid. 5.2.2–5.2.3).
9.2
9.2.1 Dapprima, circa le critiche mosse dall’insorgente nel ricorso e nella
sua replica del 3 settembre 2018, alla succitata sentenza ed alle sue
argomentazioni in proposito, come pure alle motivazioni presentate dal
ricorrente nel suo scritto del 23 settembre 2021, si osserva come il
Tribunale abbia già avuto modo di confrontarsi a più riprese con le censure
del suo patrocinatore in merito al preteso peggioramento della situazione
politica e dei diritti dell’uomo in generale in Sri Lanka, senza che venissero
intravviste ragioni che necessitassero un adeguamento dei principi di cui
alla precitata giurisprudenza (cfr. sentenze del Tribunale D-2429/2018 del
30 luglio 2021 consid. 5.2, D-5461/2018 del 15 ottobre 2019 consid. 9.4 e
D-12/2019 del 4 giugno 2019 consid. 8.4). In particolare, il Tribunale ha
ritenuto che l’esito delle elezioni comunali del 10 febbraio 2018 non
cambiava nulla all’apprezzamento espresso precedentemente quanto al
rischio di persecuzione delle persone di etnia tamil che rientrano in Sri
Lanka (cfr. sentenze del Tribunale D-2807/2018 del 7 maggio 2019
D-3123/2018
Pagina 36
consid. 9.5, E-2504/2018 del 20 marzo 2019 consid. 5.3.4). Certo, dal
momento dell’inoltro del gravame, vi sono stati diversi cambiamenti sia dal
profilo politico che da quello securitario, in particolare delle tensioni
politiche, l’attentato terroristico risalente alla Pasqua del 2019, come pure
l’elezione di Gotabaya Rajapaksa alla presidenza. A seguito di tali eventi,
in generale, gli osservatori internazionali e le minoranze etniche e religiose,
temono maggiore repressione ed un aumento della sorveglianza nei
confronti di attivisti per i diritti umani, di giornalisti e di persone contrarie o
critiche verso il governo. Sebbene non si possa escludere una possibile
accentuazione delle misure repressive adottate nei confronti di alcune
categorie di persone, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che
ciò comporti il rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone
(cfr. sentenze del Tribunale E-4300/2018 del 29 giugno 2020 consid. 7.7.4,
E-2915/2020 del 24 giugno 2020 consid. 6.3, D-1466/2020 del
23 marzo 2020 consid. 5.5). I cambiamenti recensiti dal ricorrente – anche
nel suo ultimo scritto del 23 settembre 2021 e nel documento ad esso
allegato (sub doc. 51) – mettono piuttosto in luce che, i fattori di rischio
presentati nella sentenza di riferimento E-1866/2015 del 15 luglio 2016,
che potrebbero condurre al riconoscimento di un pericolo rilevante ai sensi
dell’asilo per delle persone di etnia tamil che rientrano in Sri Lanka, ora
come prima risultino attuali e debbano ancora essere analizzati (cfr. in tal
senso anche la sentenza del Tribunale D-2429/2018 consid. 5.2).
In tali circostanze, non v’è luogo di ammettere che la situazione delle
persone di etnia tamil sia mutata in Sri Lanka a tal punto che il ricorrente
possa essere fondato a temere una persecuzione futura in ragione della
sua sola etnia.
9.2.2 Inoltre riguardo alla sentenza dell’Alta Corte di E._ del (...)
pronunciata contro un anziano membro delle LTTE, di cui il ricorrente si è
prevalso nel suo gravame, allegando in sostanza che tale decisione
rimetterebbe in causa l’analisi effettuata dalle autorità d’asilo svizzere sulla
questione securitaria nel suo paese d’origine, in particolare per ciò che
concerne gli ex affiliati e militanti delle LTTE; il ricorrente non può prevalersi
valevolmente di tale decisione dell’Alta Corte di E._. Tale giudizio,
pronuncia difatti la reclusione a vita di un ex membro delle LTTE e non ha
alcun legame diretto con la situazione individuale e concreta del ricorrente
e, pertanto, rimane senza alcuna incidenza nella fattispecie (cfr. sentenze
del Tribunale D-2140/2018 del 18 agosto 2021 consid. 7.7.4.2, D-616/2018
del 21 aprile 2021 consid. 8.1.1 e giurisprudenza ivi citata, D-7345/2017
del 14 dicembre 2020 consid. 4.8.3–4.8.4, D-2807/2018 consid. 9.5).
Mutatis mutandis, quest’ultima conclusione vale anche per la citata
D-3123/2018
Pagina 37
sentenza dell’Alta Corte di K._, che all’evidenza non ha alcun
legame diretto con la presente causa e si differenzia nettamente dalla
medesima.
9.3 Proseguendo, nel caso in parola l’insorgente non presenta alcun profilo
di rischio particolare. Invero, in primo luogo non vi sono motivi per ritenere,
a differenza di quanto sostenuto sia nel gravame che nello scritto del
23 settembre 2021 dall’insorgente, che egli figuri su di una lista di
sorveglianza. Il ricorrente non è difatti stato in misura di rendere verosimili
degli atti pregiudizievoli che sarebbero sopraggiunti prima dell’espatrio o
dopo il medesimo da parte delle autorità srilankesi. Altresì, al contrario di
quanto allegato sia nel gravame, sia nel complemento di cui alla missiva
del 23 settembre 2021, il ricorrente non ha mai addotto nel corso della
procedura di prima istanza di essere stato sospettato dalle autorità
srilankesi di voler finanziare e partecipare alla riorganizzazione delle LTTE
(cfr. p.to 11.2, pag. 43 del ricorso e p.to 1.2., pag. 3 dello scritto del
23 settembre 2021), ma soltanto che volessero avere delle informazioni su
G._ e F._ da parte sua, in quanto sarebbero stati questi
ultimi i sospettati dalle autorità a voler riformare le LTTE (cfr. verbale 2, D61
segg., pag. 7 segg.). Visto poi che tali contatti con queste persone, anche
fossero ritenuti plausibili, non hanno comunque comportato per il ricorrente
dei seri pregiudizi data l’inverosimiglianza delle sue allegazioni in merito
(cfr. supra consid. 8), non si può partire dall’assunto che in specie esistano
legami presunti o effettivi con le LTTE che, dal punto di vista delle autorità,
possano essere interpretati quale volontà di voler riaccendere il conflitto
etnico nel paese, anche in futuro. Per di più, le presunte relazioni di uno
zio con le LTTE – quand’anche date per assunte – non costituiscono in
casu un fattore di rischio rilevante (cfr. nello stesso senso la sentenza del
Tribunale E-5504/2019 del 25 febbraio 2021 consid. 7.7.1). Questo, anche
considerato che risultava una persona di cui la famiglia del ricorrente, e
quest’ultimo stesso, non avrebbe avuto più alcuna informazione del
medesimo parente già da prima della fine della guerra e sino almeno al (...)
del (...) (cfr. verbale 2, D36 segg., pag. 5) e che il contatto diretto con lo
stesso non è stato in alcun modo sostanziato dall’insorgente. Il fatto poi
che il ricorrente si sia procurato una copia del documento del supposto zio
vivente in H._ già dal (...) (cfr. pag. 38 del ricorso) dopo il suo
espatrio, non è un’evenienza che faccia inferire che le autorità srilankesi si
interessino per questo motivo al ricorrente. Al contrario quindi di quanto
concluso nel suo scritto del 23 settembre 2021 dall’insorgente (cfr. p.to 1.2.
e 1.3., pag. 3 del predetto scritto), il Tribunale non ravvede in tale relazione
parentale, alcun motivo oggettivo per il ricorrente di temere degli atti di
persecuzione riflessa da parte delle autorità srilankesi nel caso di un suo
D-3123/2018
Pagina 38
rientro in Sri Lanka. Inoltre, anche il fatto che il ricorrente avrebbe
partecipato alla distribuzione di volantini dopo l’uccisione di I._
come pure di un (...) suo amico, anche fossero delle evenienze ritenute
verosimili, non sono atte a motivare un profilo di rischio particolare per
l’insorgente, atteso come il medesimo non ha allegato di aver subito alcuna
ripercussione verosimile conseguente a tale sua partecipazione. Ancora,
se l’assenza dal suo Paese d’origine è certo di natura da attirare sul
ricorrente le attenzioni delle autorità srilankesi, le quali potrebbero
interrogarlo al suo rientro (cfr. sentenza del Tribunale
D-2140/2018 del 18 agosto 2021 consid. 7.5 con ulteriore riferimento
citato), nulla permette di ammettere che una tale procedura possa
implicare per lui delle misure ex art. 3 LAsi. Invero, la sua appartenenza
all’etnia tamil, la sua età, come pure la sua provenienza dal (...) dello Sri
Lanka – che a differenza di quando sostenuto dall’insorgente nel gravame
(cfr. pag. 44 del ricorso), egli per quanto nato a J._ (nel distretto di
R._) e trascorso i primi di anni di vita nello stesso (cfr. verbale 1,
p.to 1.07, pag. 3 e p.to 1.17.04, pag. 4), già dal (...) e sino all’espatrio ha
vissuto ed avuto il suo domicilio ufficiale a B._, sito nel distretto di
D._ (cfr. verbale 1, p.to 2.01 seg., pag. 4 seg.) – la durata del suo
soggiorno in Svizzera ed il fatto di avervi depositato una domanda d’asilo,
nonché l’assenza allegata di un passaporto per entrare in Sri Lanka,
rappresentano dei fattori di rischio così leggeri che, presi à sé stanti o
cumulati tra loro, non sono sufficienti per fondare un timore oggettivo di seri
pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.6,
8.5.5 e 9.2.4; cfr. anche la sentenza del Tribunale D-1552/2018 del
4 luglio 2018 consid. 12.5 e giurisprudenza ivi citata). Tale apprezzamento
è maggiormente giustificato in quanto il ricorrente ha lasciato lo Sri Lanka
ben successivamente la fine delle ostilità tra le LTTE e le forze governative
srilankesi (cfr. in merito la sentenza D-2140/2018 consid. 7.5). V’è ancora
da rammentare al riguardo, come l’obbligo di essere muniti di un
documento di viaggio (passaporto o lasciapassare) per essere ammessi
ad entrare sul territorio nazionale è una misura legittima di controllo.
Pertanto, per i medesimi motivi già espressi, il ricorrente non è esposto ad
un rischio di persecuzione in ragione delle procedure necessarie in vista
del rilascio di un tale documento da parte delle autorità srilankesi (cfr.
sentenza del Tribunale D-1552/2018 consid. 12.6 e giurisprudenza citata).
Diversamente poi da quanto sostenuto dall’insorgente lungo il corso del
gravame, senza alcun legame concreto con il suo caso, i restanti elementi
da lui invocati non configurano dei fattori di rischio ai sensi della
giurisprudenza referenziata. Segnatamente, la sola trasmissione di dati da
parte delle autorità svizzere alle autorità srilankesi e la menzione del motivo
della partenza in occasione di un’eventuale udienza presso il consolato
D-3123/2018
Pagina 39
generale srilankese non costituiscono un motivo sufficiente per far temere
una persecuzione rilevante in materia d’asilo in caso di rimpatrio in Sri
Lanka (cfr. DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3). Del resto, non sussiste in casu
alcuna relazione tra la persona del richiedente l’asilo e l’elezione
presidenziale del 16 novembre 2019 rispettivamente con le sue
conseguenze (cfr. sentenza del Tribunale D-6158/2018 del 31 luglio 2020
consid. 6.3 e riferimenti citati). Infine quo alla tesi dell’insorgente – il quale
si riferisce alla sentenza del Tribunale D-4543/2013 del 22 novembre 2017
– che essendo stato oggetto di traumatismi dovuti ad atti pregiudizievoli
anteriori debba essere posto al beneficio dello statuto di rifugiato in quanto
sussisterebbe una maggiore sensibilità alla persecuzione
(«Verfolgungsempfindlichkeit»), contrariamente alla sua opinione, la
fattispecie non è comparabile a quella illustrata nella sentenza
referenziata. In tal senso, non v’è motivo di relativizzare i requisiti circa
l’esistenza di un timore oggettivamente giustificato di persecuzione futura
(cfr. a questo soggetto la sentenza del Tribunale E-5788/2018 del
1° dicembre 2020 consid. 15.3).
9.4 Occorre ancora considerare la richiesta di ordinare un dibattimento
orale ai sensi dell’art. 57 cpv. 2 PA in relazione con l’art. 40 cpv. 2 LTAF,
proposta dall’insorgente nel suo scritto del 23 settembre 2021. Ora, nel
caso di specie, come già sopra ampiamente edotto, il Tribunale ritiene che
tutti gli elementi giuridicamente rilevanti per la causa siano stati raccolti,
avendo per il resto le parti potuto ampiamente depositare le loro
osservazioni per iscritto, anche ed in particolare concernente la situazione
secondo loro previgente in Sri Lanka. Il fatto che la SEM ed il Tribunale
giudichino la situazione presente attualmente in tale Stato, diversamente
da quella del rappresentante legale dell’insorgente – o ancora secondo
quest’ultimo da parte delle autorità giudiziarie (...), giurisprudenza resa da
un’autorità straniera che in ogni caso si rammenta non lega in alcun modo
il Tribunale – non conduce per questo solo motivo a ritenere che un
dibattimento orale risulti essere necessario in specie, come postulato
dall’insorgente. Ciò atteso come non si vede nel caso in parola quali
ulteriori elementi utili alla causa un tale dibattimento potrebbe apportare
(cfr. ANDRÉ MOSER in Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG, Bundesgesetz
über das Verwaltungsverfahren, Kommentar, 2a ed., 2019, p.to 32 seg.,
pag. 850 seg. ad art. 57 PA; SEETHALER/PLÜSS in:
Waldmann/Weissenberger, Praxiskommentar Verwaltungsverfahrens-
gesetz, 2a ed., 2016, n. 57, pag. 1206 seg.), essendo peraltro rammentato
che la situazione nel medesimo Paese è conosciuta dal Tribunale ed i
cambiamenti inerenti alla stessa vengono osservati attentamente e ne
viene tenuto conto nella sua presa di decisione.
D-3123/2018
Pagina 40
Di conseguenza, l’istanza probatoria dell’insorgente tendente
all’esperimento da parte del Tribunale di un dibattimento orale, è respinta.
9.5 Alle condizioni testé considerate, in riferimento al riconoscimento della
qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo, la decisione della SEM va
confermata.
10.
Se respinge la domanda d’asilo, la SEM pronuncia, di norma,
l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene però conto
del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
11.
11.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, RS 142.20; nuova denominazione della legge federale
sugli stranieri [LStr] entrata in vigore il 1° gennaio 2019 che verrà
dappresso utilizzata, in quanto le disposizioni menzionate nella presente
sentenza non hanno subito alcuna modifica), giusta il quale l’esecuzione
dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile
(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In
caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone
l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
11.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento
in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
12.
12.1 Nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha ritenuto non esserci
alcun impedimento quo all’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato
D-3123/2018
Pagina 41
in Sri Lanka. Ciò segnatamente alla luce delle conclusioni
precedentemente esposte in ordine all’inverosimiglianza dei suoi asserti,
al fatto che egli avrebbe vissuto per tutta la sua vita nella provincia del (...)
– da ultimo a B._, nel distretto di D._ – che disporrebbe di
un’ampia rete famigliare e sociale, nonché sarebbe giovane, in salute e
possiederebbe sia una buona istruzione che esperienza professionale.
12.2 Il ricorrente, nel proprio gravame, ha pure contestato la suddetta
valutazione della SEM, ritenendo essenzialmente l’esecuzione del suo
allontanamento come inammissibile ed inesigibile. Egli la ritiene
inammissibile, anche ed in particolare poiché lui farebbe parte di un gruppo
– nel suo scritto del 23 settembre 2021 egli ritiene addirittura di far parte di
più gruppi a rischio (cfr. p.to 3, pag. 6 seg. del precitato scritto) – che in Sri
Lanka sarebbe sistematicamente perseguitato. Vi sarebbero poi dei chiari
indizi circa il fatto che in caso di un suo rientro nel Paese d’origine egli
possa essere vittima di un arresto, di una deportazione e di un’uccisione
da parte delle autorità di sicurezza srilankesi o da gruppi paramilitari.
Invero, le autorità del suo Paese, al momento del suo ritorno, verrebbero
subito al corrente del suo passato politico in Sri Lanka. A causa dei suoi
legami con le LTTE e della sua passata persecuzione, al momento del suo
arrivo, vi sarebbe pertanto un elevato pericolo per l’integrità fisica o la vita
dell’insorgente.
13.
13.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce
nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto
internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in
particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone,
peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero
possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza
deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10;
Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18
consid. 14b lett. ee).
13.2 Nel caso in esame, dato che l’insorgente non è riuscito né a rendere
verosimili le sue dichiarazioni secondo l’art. 7 LAsi, né a dimostrare
D-3123/2018
Pagina 42
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali
pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi – non aggiungendo neppure nel suo
scritto del 23 settembre 2021 alcun ulteriore elemento concreto e
circostanziato che possa far giungere a diversa valutazione – il principio
del divieto di respingimento non trova applicazione nella fattispecie ed il
suo rinvio verso lo Sri Lanka è dunque ammissibile ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del
28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). Per i motivi già sopra
enucleati, non sono inoltre ravvisabili agli atti altri elementi che possano far
ritenere, con una probabilità preponderante, che l’insorgente possa essere
sottoposto ad una pena o a un trattamento proscritti dall’art. 3 CEDU o
dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha stabilito di avere un
profilo di una persona che possa concretamente interessare le autorità
srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio
di essere esposto in patria, ad un trattamento proibito in relazione con
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura (cfr. sentenza della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo [di seguito: CorteEDU] [Grande Camera] Saadi contro
Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi riferimenti).
13.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile
l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente. La stessa CorteEDU ha
affrontato ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si
possa presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano
minacciati da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. sentenze della
CorteEDU, R.J. contro Francia, del 19 settembre 2013, 10466/11; E.G.
contro Gran Bretagna, del 31 maggio 2011, 41178/08; T.N. contro
Danimarca, del 20 gennaio 2011, 20594/08; P.K. contro Danimarca, del
20 gennaio 2011, 54705/08). Inoltre, come già sopra evidenziato, la
recente evoluzione congiunturale susseguente all’elezione alla presidenza
di Gotabaya Rajapaksa non permette di ritenere che interi gruppi di
popolazione siano esposti al rischio di patire atti pregiudizievoli (cfr.
sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giugno 2020 consid. 6.1).
13.4 Proseguendo nell’analisi, né dal gravame, né dagli atti, risultano
elementi per ritenere che lo stato valetudinario del ricorrente,
sufficientemente acclarato in sede di prima istanza, conto tenuto della
rilevanza per l’esito della vertenza (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2), si trovi
in uno stadio a tal punto avanzato e terminale da lasciar presupporre che,
a seguito del suo trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva
prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del
27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), o che nello Stato di
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destinazione non vi siano i trattamenti medici adeguati, ed egli sarà quindi
confrontato ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile
peggioramento delle sue condizioni di salute comportante delle intense
sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza
della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2). Invero il ricorrente in
corso di procedura di prima istanza ha riferito di godere di buona salute
(cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 9 seg.).
13.5 Ne discende quindi che l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri
Lanka sia da considerare ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi.
14.
14.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
14.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la
violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
14.3 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di K._ nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una
situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga
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l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr.
sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 13.1). In
particolare, il Tribunale ha proceduto all’attualizzazione della
giurisprudenza pubblicata nella DTAF 2011/24 ed ha confermato che
l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile in tutta la
provincia (...) ad eccezione della regione di R._ (per la regione di
R._ cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017,
in particolare consid. 9.5) qualora i criteri individuali dell’esigibilità siano
dati (in particolare l’esistenza di una solida rete familiare o sociale, così
come la possibilità di accedere ad un alloggio e di prospettive favorevoli
quanto alla copertura dei bisogni elementari [cfr. sentenza E-1866/2015
consid. 13.3.3]). Da notare che già la precedente DTAF 2011/24
considerava di principio esigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso la
provincia (...). Inoltre malgrado gli avvicendamenti politici e sociali
intervenuti più recentemente (cfr. supra consid. 9.2.1 e consid. 13.3 con
riferimenti citati), anche rispetto al quesito inerente l’esigibilità
dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in particolare di etnia tamil,
l’analisi già effettuata dal Tribunale nella sua sentenza di riferimento
E-1866/2015 summenzionata (cfr. ibidem, consid. 13.2–13.4), risulta
tutt’ora attuale.
14.4 All’occorrenza, il ricorrente proviene dalla provincia del (...), avendo
avuto il suo ultimo domicilio a C._, B._, situato nel distretto
di D._. Pertanto, in riscontro alla giurisprudenza precitata, che
risulta tutt’ora attuale, il suo ritorno in tale regione d’origine è da un punto
di vista generale, ragionevolmente esigibile.
14.5 Anche dal profilo medico, come già sopra enucleato (cfr. supra
consid. 13.4), non risultano esservi degli ostacoli all’esecuzione del suo
rinvio. D’altro canto il ricorrente è giovane, dispone di una buona
formazione scolastica e di esperienza professionale, avendo pure lavorato
quale (...) per una (...) per diversi (...) nel suo Paese d’origine. Egli può
inoltre contare su di una vasta rete famigliare vivente sia ad B._ (tra
i quali i genitori, [...] fratelli ed [...], nonché diversi zii e cugini), che tra gli
altri posti anche a K._ (sito nell’omonimo distretto, nella Provincia
[...]), con i quali risulta essere rimasto in contatto dal suo arrivo in Svizzera.
Sulla stessa potrà far capo, in caso di bisogno – e come già fatto in passato
(cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4) – nel contesto di un reinserimento. Non
vi è dunque da temere che egli sia esposto ad una situazione di minaccia
esistenziale in caso di rientro in patria a causa dell’impossibilità di
procacciarsi il minimo vitale. Inoltre, le autorità d’asilo possono esigere al
momento dell’esecuzione dell’allontanamento un certo sforzo da parte di
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persone la quale età e stato di salute permetta loro, in caso di rientro, di
sormontare le difficoltà iniziali per trovarsi un alloggio ed un lavoro che
assicuri loro un minimo vitale (cfr. in particolare DTAF 2010/41
consid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2140/2018 consid. 12.5).
14.6 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente,
è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi).
15.
In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto
l’aspetto della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il
ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni
documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per
il resto, l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta all’epidemia
da coronavirus (detto anche Covid-19), non risulta ostativa all’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. a titolo d’esempio le sentenze del
Tribunale D-4794/2017 del 24 agosto 2021 consid. 10.4, D-2140/2018
consid. 14, E-3931/2020 del 22 marzo 2021 consid. 14.4).
16.
Alla luce di tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento è quindi
da ritenere come ammissibile, esigibile e possibile. In specie, la pronuncia
di un’ammissione provvisoria non entra pertanto in considerazione (cfr.
art. 83 cpv. 1–4 LStrI).
17.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali ridotte – data la
violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente (cfr. supra
consid. 5.2.4) e la consequenziale violazione del principio inquisitorio da
parte della SEM (cfr. supra consid. 5.3.4) – di CHF 1'000, sono poste a
carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo spese versato il 10 luglio 2018
(art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Il restante importo
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di CHF 500.– dell’anticipo spese corrisposto il 10 luglio 2018, verrà
restituito al ricorrente tramite la Cassa del Tribunale.
19.
Nella fattispecie, vista anche la nota d’onorario presentata in data
23 settembre 2021 dal rappresentante legale dell’insorgente, l’indennità
ridotta per spese ripetibili, a carico della SEM – che tiene conto
esclusivamente delle violazioni del diritto di essere sentito e del principio
inquisitorio da parte dell’autorità inferiore (cfr. supra consid. 5.2.4 e
consid. 5.3.4) – è fissata (art. 7 cpv. 2 TS-TAF), sulla base della tariffa
oraria richiesta di CHF 240.–, ex aequo et bono, a CHF 480.– (art. 14
cpv. 2 TS-TAF, art. 7 cpv. 2 TS-TAF). L’indennità ridotta per spese ripetibili
non comprende alcun supplemento in rapporto all’IVA ai sensi dell’art. 9
cpv. 1 lett. c TS-TAF.
20.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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