Decision ID: 26355282-5609-5f98-865a-25534aafab90
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 
Law Sub-area: nan
Label: dismissal

Facts:
Fatti:
A.
A._ (il ricorrente), cittadino pakistano nato il ..., titolare di un
“Diploma of Associate Engineer” (DAE; triennale) nonché di un “Bachelor
of Sciences in Software Engineering” (BSSE; quadriennale), conseguiti in
Pakistan rispettivamente nel 2011 e 2017, si è iscritto alla facoltà di scienze
informatiche dell’Università della Svizzera italiana (USI) per il semestre
autunnale 2019 – 2020, pagando la tassa d’iscrizione di fr. 4'000.–, e ciò al
fine di partecipare al ciclo di studi biennale denominato “Master of Science
in Software & Data Engineering” (MSDE).
Da agosto 2017 a marzo 2019, il ricorrente ha lavorato come “Junior
Software Engineer” presso l’impresa “B._” (B) a Karachi.
B.
Il 16 aprile 2019, il ricorrente ha inoltrato all’Ambasciata di Svizzera in
Pakistan (ASP), a Islamabad, una richiesta di visto Schengen di lunga
durata (visto D) per formazione, corredata di diversi documenti, tra cui
copie del suo passaporto, dei suoi diplomi, del certificato d’iscrizione
all’USI, dello scritto “Visa History”, in cui attesta di essere stato ammesso
all’ESIEE di Parigi per un “Master in International Computer Science”,
rispettivamente al Politecnico di Torino per un altro master, nonché di una
lettera dell’Ambasciata di Francia in Pakistan, del 28 giugno 2018, vertente
sul rifiuto di concedergli il visto di lunga durata da lui richiesto a causa
dell’impossibilità di sincerarsi che il suo soggiorno in Francia “ne
présenterait pas un caractère abusif”.
Il 30 aprile 2019, il ricorrente ha avuto un colloquio all’ASP, a seguito del
quale quest’ultima, come risulta da una nota dell’incarto, ha maturato
l’opinione che le informazioni da lui fornite non fossero credibili e che il suo
rientro in Pakistan, a conclusione dei suoi studi in Svizzera, non fosse
garantito.
C.
Il 1° luglio 2019, mediante messaggio elettronico inviato alla Segreteria di
Stato della migrazione (SEM), il ricorrente ha chiesto ragguagli sullo stato
della sua procedura. Il 2 luglio seguente, la SEM l’ha informato che, per
ragioni di competenza, avrebbe dovuto rivolgersi alle autorità cantonali
ticinesi. Il 30 luglio successivo, il ricorrente ha di nuovo contattato la SEM,
la quale gli ha fatto notare di non essere ancora stata messa al corrente
della sua procedura da parte dell’autorità competente ticinese.
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D.
Il 15 agosto 2019, avendo nel frattempo ricevuto la proposta del Servizio
della popolazione del Cantone Ticino (SPCT) di accordare un permesso di
dimora per formazione al ricorrente, la SEM ha chiesto al Servizio delle
attività informative della Confederazione (SIC), tramite messaggio
elettronico, se avesse delle obiezioni al riguardo. Lo stesso giorno, il SIC
ha risposto alla SEM che “die Person ist beim NDB [SIC] nicht nachteilig
verzeichnet. Zum heutigen Zeitpunkt bestehen von Seiten NDB keine
Einwände, die gegen die Ausstellung einer Aufenthaltsbewilligung
sprechen würden".
E.
Il 21 agosto 2019, la SEM ha comunicato al ricorrente di avere l’intenzione
di rifiutare la proposta cantonale di approvare il rilascio di un permesso di
dimora per formazione a suo favore, in particolare per “il fatto che lei,
ventisettenne, è già in possesso di un diploma in patria, ciò che le ha
permesso di essere professionalmente attivo”, concedendogli di esprimersi
in proposito entro venti giorni dal ricevimento della comunicazione.
F.
Il 28 agosto 2019, rispondendo all’ultimo scritto della SEM, il ricorrente ha
fatto pervenire alla medesima, mediante messaggio elettronico, una lettera
di motivazione in inglese, con traduzione in italiano, nella quale ha
puntualizzato di prefiggersi, con la partecipazione al MSDE, di “affinare le
mie competenze esistenti apprendendo nuove e avanzate conoscenze
[...], un’opportunità che non è attualmente offerta [...] in Pakistan con
tecnologia avanzata e avanzate strutture di ricerca [...]. Dopo aver
completato questo grado, sono ansioso di tornare nel mio paese d’origine
per offrire i miei servizi di competenze avanzate impostate su software
house rinomate”.
G.
Il 3 settembre 2019, la SEM ha negato al ricorrente l’autorizzazione
d’entrata in Svizzera, rifiutandosi nel contempo di approvare il rilascio a
suo favore di un permesso di dimora per formazione da parte del Cantone
Ticino. La SEM ha notificato la decisione al ricorrente, per il tramite
dell’ASP, il 17 settembre 2019.
In compendio, riferendosi al contesto della politica migratoria svizzera in
relazione alla formazione e al mercato del lavoro, la SEM considera che il
ricorrente, grazie ai suoi due diplomi conseguiti in Pakistan, ha già potuto
acquisire un’esperienza professionale, per cui non avrebbe, in definitiva,
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“la necessità d’intraprendere degli studi in Svizzera”, e rileva inoltre che,
“dal profilo dell’opportunità”, non vi sarebbero elementi che giustifichino il
rilascio di un permesso di dimora per formazione, menzionando anche, a
questo proposito, il rifiuto delle autorità francesi di accordargli il medesimo
visto.
H.
Il 17 ottobre 2019, rappresentato dal suo legale, il ricorrente ha adito il
Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo di annullare la
decisione della SEM, di permettergli di entrare in Svizzera e di concedergli
l’approvazione al rilascio del permesso di dimora per formazione, oppure,
a titolo subordinato, di rinviare la causa alla SEM affinché emani una nuova
decisione.
In sostanza, il ricorrente pretende che le sue prospettive di carriera
dipendano dall’ottenimento del MSDE (cfr. ricorso, §§ 19 a 21),
rimproverando alla SEM, in questo rispetto, di aver accertato i fatti in modo
scorretto e di aver abusato del suo potere d’apprezzamento (cfr. ricorso,
§§ 22 a 53). Con riferimento al rifiuto delle autorità francesi di concedergli
un visto D per formazione (cfr. ricorso, §§ 44 e 45), il ricorrente si lamenta
che “letztlich liegt die Verweigerung der Zustimmung durch den
Beschwerdegegner [SEM] – ohne dass er dies explizit ausführte – allein in
der Tatsache begründet, dass der Beschwerdeführer pakistanischer
Staatsangehöriger ist” (ricorso, § 49).
I.
Il 12 novembre 2019, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha
invitato il ricorrente a versare, entro il 12 dicembre successivo, un anticipo
equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'000.–, ciò che è
avvenuto puntualmente.
J.
Il 2 dicembre 2019, il ricorrente ha inoltrato a questo Tribunale una
conferma della sua ammissione al MSDE, “tutt’ora valida”, per il semestre
primaverile 2020.
K.
Il 12 febbraio 2020, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto al
ricorso, limitandosi ad asserire di non ravvisare nuovi elementi per
modificare il proprio apprezzamento della fattispecie.
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Pagina 5
L.
L’11 marzo 2020, questo Tribunale ha trasmesso una copia della risposta
della SEM al ricorrente, dandogli facoltà di replicare fino al 27 aprile 2020.
Cionondimeno, il ricorrente non si è più manifestato.
M.
Il 28 luglio 2020, il ricorrente ha inoltrato a questo Tribunale, dall’aeroporto
di Zurigo, uno scritto, con copia dell’attestato di immatricolazione all’USI
relativo al semestre autunnale 2020 – 2021, mediante cui si è informato
sullo stato della procedura.

Considerations:
Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale
(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20
dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei
casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33
LTAF.
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento
del 3 settembre 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF,
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo
Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Dato che la
procedura verte su una decisione in materia di diritto degli stranieri
concernente l’entrata e il soggiorno in Svizzera di una persona che non è
cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea, la presente sentenza
non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi
definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in combinato disposto con l’art. 83 lett. c
cifre 1 e 2 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS
173.110]; cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 2D_11/2018 del 12
giugno 2018 consid. 1.1).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
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della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve
essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).
In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata, ha
presentato tempestivamente, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, il
suo gravame, versando inoltre nel termine impartito l'anticipo di fr. 1’000.–
relativo alle presunte spese processuali. Ne discende che il ricorso è
ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.
2.
2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale
dispone di un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto,
compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento,
all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti,
come pure, salvo nel caso in cui un’autorità cantonale ha giudicato come
autorità di ricorso, all'inadeguatezza (in tedesco: “Unangemessenheit”; in
francese: “inopportunité”; artt. 49 e 54 PA).
L’adeguatezza “bezeichnet – anders als die Rechtmässigkeit – den
Handlungs- und Kontrollmassstab innerhalb des Ermessens der
Verwaltung, d.h. dort, wo die Steuerung durch Rechtsnormen gering ist
oder ganz wegfällt [...]. Angemessen bedeutet sodann den Umständen des
Einzelfalls angemessen. Als unangemessen gilt daher, wenn die
Verwaltung einem Schematismus folgt und die Umstände des Einzelfalls
ausser Acht lässt [...]. Angemessen bedeutet weiter, dass alle für den
Entscheid relevante Interessen berücksichtigt und gegeneinander
abgewogen werde [...]. Zur Angemessenheitskontrolle gehört ferner die
Prüfung, ob es eine zweckmässigere, angemessenere Lösung gibt [...]”
(cfr. BENJAMIN SCHINDLER, in: Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin
Schindler [editori], Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren –
Kommentar, 2a ed., 2019, nn. 35 e 37 a 39 ad art. 49 PA).
2.2 È determinante, in primo luogo, la situazione fattuale al momento del
giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali). In
proposito, questo Tribunale accerta d'ufficio i fatti, con l'ausilio, dove
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necessario, dei mezzi di prova previsti dalla legge, ossia documenti,
informazioni delle parti, informazioni o testimonianze di terzi, sopralluoghi
e perizie (art. 12 PA: massima inquisitoria), le parti essendo comunque
tenute a cooperare in diversi modi (artt. 13 cpv. 1, 49 e 52 cpv. 1 PA).
Tuttavia, esso procede spontaneamente a constatazioni fattuali
complementari rispetto a quanto risulta dagli atti solamente se ciò appare
indicato. Esso ammette le prove offerte dalle parti se paiono idonee a
chiarire i fatti, apprezzandole liberamente (art. 33 cpv. 1 PA nonché artt. 37
e 40 della legge federale del 4 dicembre 1947 di procedura civile [PC, SR
273], in relazione con l'art. 19 PA).
2.3 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni
delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del
litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in
melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art.
62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in:
Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], op. cit., n. 8 ad
art. 62 PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai
motivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del
diritto).
3.
Il presente litigo verte sul rifiuto della SEM di approvare la proposta del
SPCT di accordare al ricorrente un permesso di dimora per formazione
(decisione impugnata, punto 2 del dispositivo), con il contestuale diniego
di autorizzazione ad entrare in Svizzera (decisione impugnata, punto 1 del
dispositivo).
4.
Sono applicabili alla fattispecie, nel loro tenore in vigore fino al 3 settembre
2019, data della decisione impugnata (cfr., per più dettagli, la sentenza TAF
F-1169/2017 del 17 giugno 2019 consid. 2.4), la legge federale sugli
stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RU 2019 1413), rinominata legge
federale sugli stranieri e la loro integrazione dal 1° gennaio 2019 (LStrI, RS
142.20), designazione ripresa di seguito, l’ordinanza sull’ammissione, il
soggiorno e l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201),
nella quale sono formulate disposizioni d’esecuzione della LStrI, nonché
l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia e
polizia (DFGP) concernente i permessi sottoposti alla procedura di
approvazione e le decisioni preliminari nel diritto in materia di stranieri
(ODFGP, RS 142.201.1).
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Pagina 8
5.
5.1 La LStrI disciplina il soggiorno degli stranieri in Svizzera, fissando in
particolare le condizioni d’entrata e di partenza (artt. 1 e 5 LStrI). Oltre a
detenere un documento di legittimazione riconosciuto per il passaggio del
confine e, se richiesto, un visto, a disporre dei mezzi finanziari necessari al
soggiorno e a non costituire un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici
né per le relazioni internazionali della Svizzera, lo straniero deve offrire
garanzia che partirà dalla Svizzera se prevede di soggiornarvi soltanto
temporaneamente (art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI). Nell’esercizio del loro potere
discrezionale, le autorità competenti tengono conto, in particolare, degli
interessi pubblici e della situazione personale dello straniero (art. 96 cpv. 1
LStrI).
5.2 Secondo l’art. 10 LStrI, per un soggiorno di tre mesi al massimo senza
attività lucrativa lo straniero non necessita di un permesso; se nel visto è
fissato un soggiorno di durata inferiore, vale questa durata (cpv. 1). Lo
straniero che intende soggiornare in Svizzera per oltre tre mesi senza
attività lucrativa necessita di un permesso. Il permesso va chiesto prima
dell’entrata in Svizzera all’autorità competente per il luogo di residenza
previsto (cpv. 2).
5.3 Gli artt. 18 a 29 LStrI fissano le condizioni d’ammissione in Svizzera
dello straniero per soggiorni con attività lucrativa e soggiorni senza attività
lucrativa, per i quali, agli artt. 32 a 35, sono previsti i relativi permessi, ossia
il permesso di soggiorno di breve durata (art. 32: un anno al massimo), il
permesso di dimora (art. 33: oltre un anno), il permesso di domicilio (art.
34: durata illimitata) e il permesso per frontalieri (art. 35).
5.4 I permessi sono rilasciati dal Cantone, mentre la SEM è competente
per l’approvazione del rilascio e del rinnovo dei permessi di soggiorno di
breve durata e di dimora, nonché del rilascio dei permessi di domicilio (artt.
40 cpv. 1 e 99 LStrI in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 OASA). La
SEM può negare l’approvazione, limitarla nel tempo o vincolarla a
condizioni e oneri; essa nega l’approvazione per il primo rilascio o per la
proroga di un permesso, se le condizioni d’ammissione non sono adempite
(art. 86 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a OASA).
È sottoposto per approvazione alla SEM, segnatamente, il rilascio del
permesso di dimora per allievi, studenti, dottorandi, post dottorandi, ospiti
accademici, persone che beneficiano di un congedo sabbatico e titolari di
una borsa di studio della Confederazione, se cittadini di Paesi associati a
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un elevato rischio di compromissione della sicurezza interna o esterna
della Svizzera o di elusione delle prescrizioni legali in materia di soggiorno;
la SEM stila l’elenco di tali Paesi e lo aggiorna regolarmente (art. 2 lett. a
ODFGP).
Questo elenco, nel quale figura anche il Pakistan, è contenuto nell’allegato
al numero 1.3.2.1 lett. b delle Istruzioni LStrI della SEM (consultabili in linea
via il link: https://www.sem.admin.ch/sem/it/home/publiservice/weisungen-
kreisschreiben/auslaenderbereich.html; per hyperlink inserito al numero
1.3.2.1 lett. b delle Istruzioni LStrI, si accede all’allegato in questione).
5.5 In conformità con l’art. 27 cpv. 1 LStrI, lo straniero può (in tedesco:
“Ausländerinnen und Ausländer können [...]”; in francese: “Un étranger
peut [...]”) essere ammesso in Svizzera per seguire una formazione o una
formazione continua se: (a) la direzione dell’istituto scolastico conferma
che la formazione o la formazione continua può essere intrapresa; (b) vi è
a disposizione un alloggio conforme ai suoi bisogni; (c) dispone dei mezzi
finanziari necessari; e (d) possiede il livello di formazione e i requisiti
personali necessari per seguire la formazione o la formazione continua
previste. Gli artt. 23 e 24 OASA precisano queste condizioni.
L’art. 27 cpv. 1 LStrI è una regola di natura potestativa (“Kann-Vorschrift”),
ciò che implica che, pure nell’ipotesi in cui uno straniero soddisfi tutte e
quattro le condizioni cumulative, egli non gode di un diritto all’ottenimento
di un permesso di dimora per formazione, a meno che una norma federale
particolare o un trattato non gli accordi un tale diritto (cfr, tra le altre, la
sentenza TAF C-4995/2011 del 21 maggio 2012 consid.7.1).
In applicazione dell’art. 96 cpv. 1 LStrI (cfr. consid. 5.1), la valutazione
relativa all’ammissione in Svizzera a scopo formativo, al di là delle quattro
condizioni cumulative espressamente formulate all’art. 27 cpv. 1 LStrI,
concerne anche la necessità di svolgere degli studi presso un istituto
svizzero (cfr., in particolare, la sentenza TAF F-6868/2017 del 6 febbraio
2019 consid. 9.2). Lo stesso deve dirsi per l’opportunità di concedere
l’ammissione in Svizzera al fine di effettuare una determinata formazione
(cfr. art. 49 lett. c PA [consid. 2.1]).
In questo contesto, secondo una prassi consolidata, “la priorité sera
donnée aux jeunes étudiants désireux d'acquérir une première formation
en Suisse. Parmi les ressortissants étrangers déjà au bénéfice d'une
première formation acquise dans leur pays d'origine, seront prioritaires
ceux qui envisagent d'accomplir en Suisse un perfectionnement
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Pagina 10
professionnel constituant un prolongement direct de leur formation de
base” (sentenza TAF C-5909/2012 del 12 luglio 2013 consid. 7.2, che
riassume bene la giurisprudenza costante di questo Tribunale).
6.
6.1 In concreto, il ricorrente ha potuto iscriversi all’USI per intraprendere il
ciclo di studi MSDE (cfr. consid. A e J), per cui non vi sono motivi di credere
che egli non soddisfi la prima e la quarta condizione dell’art. 27 cpv. 1 LStrI.
Egli ha inoltre saldato la tassa d’iscrizione di fr. 4'000.–, senza contare che
l’USI non può aver mancato di verificare la sua situazione finanziaria
generale, dimodoché si può presumere che egli adempi anche la terza
condizione dell’art. 27 cpv. 1 LStrI. Peraltro, non sussistono ragioni di
pensare che egli non potrebbe trovare un alloggio adeguato a Lugano o
altrove in Ticino, cosicché pure la seconda condizione dell’art. 27 cpv. 1
LStrI sarebbe data. In questo senso, limitatamente alle condizioni esplicite
dell’art. 27 cpv. 1 LStrI, il ricorrente potrebbe essere ammesso in Svizzera
per partecipare al MSDE.
Ciò premesso, si tratta ora di verificare in che misura il ragionamento della
SEM, relativo alla necessità e all’opportunità, negate, di accordare al
ricorrente la possibilità di svolgere il MSDE a Lugano, sia sostenibile sotto
il profilo degli artt. 49 PA e 96 cpv. 1 LStrI.
6.2 Quanto alla necessità di ammettere il ricorrente in Svizzera, si deve
innanzitutto rilevare che egli ha già ottenuto due diplomi in Pakistan,
compiendo in totale sette anni di studio. A conclusione di questa duplice
formazione tecnico-universitaria, egli ha lavorato quasi due anni, in qualità
di ingegnere, presso l’impresa pakistana B (cfr. consid. A). Questa sua
esperienza professionale si è svolta con successo, come risulta dalla
lettera di B “To Whom It May Concern”, del 1° marzo 2019, nella quale il
ricorrente è descritto come “dedicated and self-motivated employee. He is
a good team player with impressive communication skills”, e che si
conclude con la formula di auguri “we wish him good luck for his Master
studies in Switzerland”.
A partire da questi dati, si deve constatare che il ricorrente non può essere
annoverato tra gli studenti che desiderano acquisire una prima formazione
in Svizzera (cfr. consid. 5.5), e che, con ogni probabilità, ha lasciato il suo
posto di lavoro, di propria iniziativa, per effettuare il MSDE a Lugano.
Altrimenti detto, se non avesse avuto questo intento, egli avrebbe
verosimilmente continuato a lavorare presso B o avrebbe cercato un’altra
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Pagina 11
impresa nello stesso settore in Pakistan, ciò che testimonia, in definitiva,
dell’adeguatezza della sua duplice formazione tecnico-universitaria alle
esigenze del mercato del lavoro pakistano.
Cionondimeno, è ancora doveroso fare una riflessione sul rapporto tra il
BSSE, in quanto bachelor, e il MSDE, in quanto master. In generale, non
vi sono dubbi che un master costituisce la continuazione o il prolungamento
diretto del bachelor, nella misura in cui “con il master, in quanto secondo
diploma universitario nel sistema di Bologna, si mira ad ampliare e ad
approfondire le conoscenze acquisite durante il bachelor” (si veda il link:
https://www.orientamento.ch/dyn/show/9647?lang=it). In questo senso, si
deve riconoscere che la scelta del ricorrente è ragionevole e che il MSDE
può anche essere visto in un’ottica di perfezionamento professionale (cfr.
consid. 5.5). Tuttavia, questa valutazione non implica che il ricorrente abbia
la necessità di effettuare proprio il MSDE presso l’USI per dare una svolta
alla sua carriera. Del resto, il ricorrente stesso sembra essere cosciente di
ciò, se si considera che ha potuto iscriversi sia all’ESIEE di Parigi, sia al
Politecnico di Torino, ma che non ha ottenuto il visto da parte delle autorità
francesi, e che ha rinunciato a chiedere lo stesso visto alle autorità italiane,
come si evince dal suo scritto “Visa History” (cfr. consid. B), in cui egli
afferma, tra l’altro: “I gave priority to France because of its superiority in
providing higher education. Therefore, I applied for a long term visa in
France instead of Italy”. Ora, questi fatti confermano che, per la ricerca di
un posto di master in un ateneo europeo, il ricorrente si è lasciato guidare
essenzialmente dalla propria convenienza in funzione di un ipotetico o
reale rating degli istituti considerati, cosicché la scelta della Svizzera non è
manifestamente il risultato di una necessità.
Pertanto, diversamente da quanto sostiene il ricorrente nell’impugnativa,
non si può rimproverare alla SEM, in violazione dell’art. 49 lett. a PA, di
aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel
considerare che egli non ha dimostrato a sufficienza di avere la necessità
d’intraprendere degli studi in Svizzera. Inoltre, la SEM ha effettuato questo
apprezzamento, nonostante l’opinione contraria del ricorrente, dopo avere
accertato in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b
PA). Ne deriva che, sotto il profilo della necessità, il rifiuto della SEM di
approvare il rilascio al ricorrente di un permesso di dimora per compiere
degli studi in Svizzera, è conforme al diritto.
6.3 Rispetto all’opportunità di ammettere il ricorrente in Svizzera a scopo
formativo, la questione sembra vertere in buona parte, come tendono a
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Pagina 12
suggerire la decisione impugnata e il ricorso (cfr. consid. G e H), sulla sua
cittadinanza pakistana.
In proposito bisogna sottolineare che il Pakistan fa parte dei “Paesi
associati a un elevato rischio di compromissione della sicurezza interna o
esterna della Svizzera o di elusione delle prescrizioni legali in materia di
soggiorno” (cfr. consid. 5.4), e che, per questa ragione, la SEM ha creduto
bene di chiedere al SIC se detenesse informazioni rilevanti sul ricorrente,
ottenendo una risposta negativa (cfr. consid. D). A partire da questo
riscontro è legittimo presumere, benché ciò non risulti esplicitamente dalla
decisione impugnata, che la cittadinanza pakistana del ricorrente non
abbia influito, o comunque non in maniera determinante, sul rifiuto della
SEM di approvare il rilascio del permesso di dimora per formazione da
parte del Cantone Ticino. Questo significa che non si può biasimare la SEM
di avere peccato di schematismo nei confronti del ricorrente con riferimento
alla sua cittadinanza (cfr. consid. 2.1). Su questa scia, si osservi che se egli
avesse chiesto alla SEM di consultare l’incarto, avrebbe ricevuto, con ogni
probabilità, una copia anonimizzata del messaggio elettronico del SIC del
15 agosto 2019 (cfr. consid. D), ciò che gli avrebbe permesso di meglio
capire i motivi della SEM. In questo senso, l’affermazione del ricorrente che
il rifiuto dell’approvazione poggerebbe soltanto sulla sua cittadinanza
pakistana (cfr. consid. H), si rivela essere un’illazione più che una censura
ponderata e ben argomentata.
Per il resto, nella decisione impugnata, la SEM si riferisce in modo
generale, menzionando l’art. 3 cpv. 3 LStrI, all’interesse pubblico della
Svizzera a gestire la propria politica migratoria come meglio crede, tenendo
conto “dell’evoluzione demografica, sociale e sociopolitica [...], senza
perdere di vista che l’ammissione di uno straniero è una decisione
autonoma appartenente ad ogni Stato sovrano, fatti salvi gli obblighi legati
al diritto internazionale pubblico”. In proposito, non rimane che constatare,
nonostante il suo carattere generale, la pertinenza di questo richiamo alla
natura della politica migratoria della Svizzera, che fondamentalmente non
differisce da quella degli altri Stati. In questo rispetto, va però sottolineato
che, proprio perché la Svizzera è uno Stato sovrano e che gestisce la sua
politica migratoria autonomamente, la SEM non avrebbe dovuto riferirsi
nella decisione impugnata, qualunque sia stato il suo proposito, al rifiuto
delle autorità francesi di rilasciare al ricorrente un visto di lunga durata per
formazione a causa del possibile abuso della sua richiesta. È comunque
doveroso aggiungere che la questione dell’assenza di garanzia del rientro
in Pakistan del ricorrente, paventata dall’ASP (cfr. consid. B), non è stata,
in definitiva, tematizzata nella decisione impugnata.
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Di conseguenza, anche dal punto di vista dell’opportunità (adeguatezza) ai
sensi dell’art. 49 lett. c PA, il rifiuto di approvare il rilascio al ricorrente di un
permesso di dimora per svolgere degli studi in Svizzera, regge ad una
verifica giudiziale esercitata nel rispetto del potere d’apprezzamento della
SEM.
7.
Siccome il ricorrente non ottiene alcun permesso di dimora per formazione,
è pure a giusto titolo che la SEM gli ha negato l’autorizzazione ad entrare
in Svizzera a questo scopo.
8.
In conclusione, tenuto conto di quanto precede, la decisione impugnata è
conforme al diritto federale ed opportuna (art. 49 PA), per cui il ricorso deve
essere respinto.
9.
Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali
di fr. 1’000.– sono poste a carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo,
dello stesso importo, da lui già versato.
Per la stessa ragione, al ricorrente non si attribuiscono indennità per spese
ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA a contrario). Si osservi ancora che la SEM, in
quanto autorità federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art.
7 cpv. 3 TS-TAF).
F-5470/2019
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