Document ID: 32003D0757

Decisione della Commissione
del 17 febbraio 2003
relativa al regime di aiuti al quale il Belgio ha dato esecuzione a favore dei centri di coordinamento stabiliti in Belgio
[notificata con il numero C(2003) 564]
(I testi in lingua francese ed olandese sono i soli facenti fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/755/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni a norma degli articoli citati(1), e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel 1997 il Consiglio "Ecofin" ha adottato un codice di condotta in materia di tassazione delle imprese(2) per lottare contro la concorrenza fiscale dannosa e ha istituito un gruppo ad hoc incaricato della valutazione delle misure fiscali che rientrano nel campo di applicazione del codice di condotta. In conformità degli obblighi di cui al codice di condotta, nel 1998 la Commissione ha pubblicato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(3), in cui affermava il proprio impegno a perseguire una rigorosa applicazione di dette norme nel rispetto del principio della parità di trattamento. È in questo contesto che la Commissione, conformemente alle disposizioni in materia di aiuti di Stato, ha avviato l'esame delle misure qualificate come dannose dal gruppo ad hoc. Al riguardo, la Commissione desidera sottolineare il parallelismo fra l'attività del gruppo e la politica seguita dalla Comunità in materia di aiuti di Stato, entrambe intese all'eliminazione delle misure che falsano o minacciano di falsare la concorrenza nel mercato comune. La Commissione prende altresì atto dei progressi già compiuti verso il conseguimento dell'obiettivo di eliminare la concorrenza fiscale dannosa, e in particolare i passi intrapresi dagli Stati membri per abolire le misure identificate come dannose dal gruppo ad hoc o quanto meno per rimuoverne gli aspetti dannosi.
(2) Per ulteriori dettagli sulle fasi del procedimento che hanno preceduto la decisione della Commissione del 27 febbraio 2002 di avviare il procedimento formale, la Commissione rinvia alla lettera che ha indirizzato in quell'occasione al Belgio (in prosieguo: "lettera di avvio del procedimento")(4).
(3) In sintesi: il regio decreto n. 187 del 30 dicembre 1982 prevede, in deroga al diritto fiscale comune, un regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento riconosciuti. Il 2 maggio 1984 la Commissione ha deciso di non sollevare obiezioni nei confronti del regio decreto n. 187 nella forma che avrebbe assunto a seguito delle modifiche apportate con il disegno di legge presentatole dal governo belga il 3 aprile 1984. Al governo belga è stata comunicata la decisione in questione. Considerato tuttavia che le modifiche effettivamente apportate dal governo belga non corrispondevano al disegno di legge presentato, il 12 dicembre 1985 la Commissione ha avviato un procedimento d'indagine formale. A seguito delle modifiche proposte dal governo belga e introdotte nella legge del 4 agosto 1986, il 9 marzo 1987 la Commissione ha comunicato al Belgio di avere concluso il procedimento alla luce delle modifiche apportate dal Belgio onde conformare il regime di aiuti all'articolo 92 del trattato CE (ora articolo 87).
(4) Il 1o dicembre 1997 il Consiglio ha approvato un codice di condotta in materia di tassazione delle imprese e ha chiesto alla Commissione di (ri)esaminare le misure fiscali vigenti negli Stati membri. L'11 novembre 1998 la Commissione ha adottato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese (in prosieguo: "la comunicazione").
(5) Dopo avere inviato alle autorità belghe in data 12 febbraio 1999 una richiesta di informazioni, il 17 luglio 2000 la Commissione ha comunicato che probabilmente adesso il regime doveva essere considerato aiuto di Stato. Ha pertanto avviato la procedura di cooperazione applicabile ai regimi di aiuti esistenti di cui all'articolo 17, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE(5), invitando le autorità belghe a formulare osservazioni. Le autorità belghe hanno criticato la procedura e hanno chiesto che la fase di cooperazione fosse avviata dal collegio dei Commissari e non dai servizi della Commissione. Detto approccio è stato contestato dalla Commissione.
(6) L'11 luglio 2001 la Commissione ha proposto al Belgio misure opportune(6) onde conformare il regime alle regole in materia di aiuti di Stato. Con lettera del 19 settembre 2001 le autorità belghe hanno formulato le loro osservazioni, comunicando alla Commissione che non costituivano né un'accettazione né un rigetto delle misure proposte.
(7) In mancanza di un'espressa accettazione di dette misure entro il termine indicato e alla luce delle osservazioni formulate dalle autorità belghe nella loro lettera del 19 settembre, il 27 febbraio 2002 la Commissione ha deciso di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2 del trattato, in conformità dell'articolo 19, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 659/1999. Con lettera del 1o marzo 2002 la Commissione ha informato il Belgio in merito alla propria decisione(7).
(8) Dopo una proroga(8) del termine iniziale di un mese, con lettera del 12 aprile 2002 le autorità belghe hanno comunicato alla Commissione la loro posizione, indicando che non si trattava di osservazioni ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, ma di argomenti ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 659/1999 in relazione alla misure opportune proposte dalla Commissione.
(9) Con lettera del 16 maggio 2002 il Belgio ha comunicato il testo di un progetto di legge di modifica del regio decreto n. 187. Le modifiche apportate al regio decreto dal testo in questione sono oggetto di un procedimento separato(9).
(10) Dopo avere incontrato le autorità belghe il 26 giugno e il 3 luglio 2002, la Commissione(10) ha chiesto al Belgio ulteriori informazioni sia sul regime in vigore sia sul progetto di nuovo regime che era stato notificato. Dopo una proroga del termine iniziale, le autorità belghe hanno risposto con lettera del 30 agosto 2002.
(11) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(11). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni in merito alla misura di cui trattasi. La Commissione ha ricevuto 90 osservazioni da parte degli interessati. Essa le ha trasmesse al Belgio con lettere del 24 settembre e dell'8 novembre 2002(12) per ulteriori commenti. Il Belgio ha risposto con lettere del 16 ottobre e del 16 dicembre 2002.
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELLE MISURE
(12) Il regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento si basa sul regio decreto n. 187 del 30 dicembre 1982. Detto regio decreto è stato integrato dalla legge dell'11 aprile 1983, dal regio decreto del 20 dicembre 1984 e dalla legge del 28 dicembre 1992 ed è stato altresì più volte modificato(13). Il regime si applica nella sua forma attuale dal 1o gennaio 1993. Un commento generale da parte dell'amministrazione fiscale è contenuto nella circolare CI.RH.421/439.244 del 29 novembre 1993.
(13) Un centro di coordinamento è preso in considerazione ai fini dell'applicazione del regime dopo avere ottenuto l'autorizzazione individuale con regio decreto. A norma del regio decreto n. 187 un centro di coordinamento, ai fini dell'autorizzazione, deve fare parte di un gruppo che abbia carattere multinazionale(14), disporre di capitale e di riserve per un importo di almeno un miliardo di BEF e realizzare un fatturato annuo consolidato pari o superiore a 10 miliardi di BEF. I centri sono autorizzati a svolgere solo talune attività che hanno carattere ausiliario o preparatorio, o di centralizzazione(15) e le imprese del settore finanziario (credito, banche, assicurazioni) sono escluse dal beneficio del regime. Infine, i centri di coordinamento devono impiegare in Belgio almeno l'equivalente di 10 lavoratori a tempo pieno al termine dei primi due anni di attività.
(14) L'autorizzazione del centro ha una validità di dieci periodi fiscali a partire dal periodo fiscale in cui viene presentata la domanda di autorizzazione. Sin dall'adozione della legge del 23 ottobre 1991 il riconoscimento può essere rinnovato alle stesse condizioni applicabili al riconoscimento iniziale.
(15) Il regio decreto n. 187 dispone che il reddito imponibile dei centri di coordinamento autorizzati, in deroga al regime fiscale generale, è determinato su base forfetaria e corrisponde ad una percentuale dell'importo delle spese e dei costi di funzionamento (in prosieguo: metodo del "cost plus"). La base per il calcolo delle spese comprende tutti i costi del centro, con esclusione delle spese di personale, degli oneri finanziari e dell'imposta sulle società. Il margine di profitto va stabilito, in linea di principio, per ogni caso specifico, tenendo conto delle attività effettivamente esercitate dal centro. Nel caso in cui il centro stesso fatturi taluni servizi resi ad un prezzo corrispondente all'importo dei costi, maggiorato di un margine di profitto, può essere utilizzata la stessa percentuale di quell'utile, purché non sia anomala. In assenza di criteri obiettivi per determinare la percentuale degli utili da prendere in considerazione, quest'ultima è fissata in linea di principio all'8 %.
(16) L'utile imponibile del centro di coordinamento, tuttavia, non può essere inferiore al totale delle spese o degli oneri non deducibili a titolo di costi di funzionamento ("spese non ammesse") e dei vantaggi anomali o gratuiti concessi al centro dai membri del gruppo (in prosieguo: "base alternativa").
(17) L'utile dei centri di coordinamento è soggetto alla normale aliquota dell'imposta sulle società.
(18) In forza della legge dell'11 aprile 1983 i centri di coordinamento sono inoltre esentati dall'acconto sull'imposta immobiliare che grava sugli immobili che essi utilizzano ai fini dell'esercizio delle loro attività professionali. La legge dispone inoltre che la tassa di registrazione dello 0,50 % non è dovuta sui conferimenti e sugli aumenti di capitale del centro. Infine, ai sensi della legge dell'11 aprile 1983, i dividendi, gli interessi e i diritti pagati dai centri di coordinamento sono sempre esentati dall'acconto sull'imposta mobiliare, tranne quando, in caso di interessi, il beneficiario è soggetto all'imposta sulle persone (fisiche) ("NPB") o all'imposta sulle persone giuridiche ("RPB").
(19) A seguito delle modifiche apportate dal regio decreto del 20 dicembre 1984, l'articolo 110, paragrafo 6, del regio decreto di attuazione del codice delle imposte sui redditi 1992 (in prosieguo: "KB/WIB92") dispone che anche i redditi percepiti dai centri di coordinamento sui loro depositi in danaro sono esentati dall'acconto sull'imposta mobiliare.
(20) L'esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare era accompagnata dal calcolo di un acconto d'imposta fittizio sui pagamenti effettuati dai centri. Detto acconto è fittizio, in quanto i beneficiari dei redditi corrisposti dai centri ricevono l'importo totale, senza deduzione d'imposta, ma possono imputarlo a titolo dell'imposta finale. Secondo le autorità belghe, l'acconto fittizio di cui trattasi non è più applicato agli interessi pagati dai centri in base agli accordi conclusi a partire dal 24 luglio 1991, o ai dividendi corrisposti a partire dalla stessa data, o, ancora, ai diritti pagati o assegnati dal 1o gennaio 1986.
(21) La legge del 28 dicembre 1992 ha introdotto, con effetto dal 1o gennaio 1993, un'imposta annua sui centri di coordinamento pari a 10000 EUR (400000 BEF) per ciascun membro del personale occupato a tempo pieno da un centro, ma non superiore a 100000 EUR (4000000 BEF) per centro.
(22) Secondo le autorità belghe, il regime si applica a circa 250 centri autorizzati e riguarda flussi finanziari per decine di miliardi di EUR.
III. MOTIVI PER L'AVVIO DEL PROCEDIMENTO FORMALE
(23) La Commissione ha ritenuto che i centri di coordinamento beneficiassero verosimilmente di un vantaggio specifico in quanto il metodo del "cost plus" veniva applicato solo a loro favore. Poiché la base di calcolo escludeva costi significativi - oneri finanziari e spese di personale - e il margine di profitto era fissato in generale all'8 %, indipendentemente dalla natura delle attività esercitate, era improbabile che il reddito imponibile così calcolato potesse essere paragonabile a quello che sarebbe stato ottenuto attraverso il metodo classico applicato in conformità del diritto fiscale generale e basato sulla differenza fra attivi e passivi. Tale metodo, quindi, non sembrava conforme agli orientamenti di cui alle relazioni dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in materia di "cost plus".
La Commissione ha inoltre ritenuto che i centri di coordinamento e i gruppi di cui facevano parte beneficiassero verosimilmente di un vantaggio specifico in quanto le esenzioni loro concesse in relazione all'acconto sull'imposta immobiliare, all'acconto sull'imposta mobiliare e alla tassa di registrazione sugli apporti di capitale (in prosieguo: "tassa sul capitale") andassero oltre le deroghe cui potevano avere diritto tutte le imprese in base al regime fiscale generale.
La Commissione ha ritenuto infine che detti vantaggi specifici non fossero giustificati dalla natura o dalla struttura del regime fiscale belga e potessero provocare distorsioni della concorrenza o incidere negativamente sugli scambi fra Stati membri. Le misure in questione dovevano quindi verosimilmente essere considerate come aiuti ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Inoltre, poiché le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato CE non trovavano applicazione, la Commissione ha concluso in quella fase che siffatta misura fosse presumibilmente incompatibile con il mercato comune.
IV. OSSERVAZIONI PRESENTATE DALLE AUTORITÀ BELGHE E DAGLI INTERESSATI
(24) Nonostante le obiezioni sollevate dalle autorità belghe(16), la Commissione considera i commenti da esse formulati nella lettera del 12 aprile 2002 come osservazioni ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.
(25) Hanno presentato le loro osservazioni a nome delle imprese che rappresentano tre associazioni o federazioni. Si tratta di Verbond van Belgische Ondernemingen (VBO - Federazione delle imprese belghe), Amerikaanse Kamer van Koophandel (AmCham - Camera di commercio americana) e Federatie van coördinatie-, distributie-, diensten- en callcentra (Forum 187 - Federazione dei centri di coordinamento, di distribuzione, di prestazione di servizi e dei call-centre). Al pari del governo, la Forum 187 intende mettere in evidenza, con le proprie osservazioni, le irregolarità del procedimento seguito dalla Commissione e controbattere l'ipotesi che il regime presupponga un aiuto incompatibile con il mercato comune. I loro argomenti hanno inoltre lo scopo di dimostrare che il fondamento giuridico di revocare le decisioni favorevoli del 1984 e del 1987 viola i principi fondamentali del diritto comunitario, che si basa sul rispetto della certezza del diritto e del legittimo affidamento.
(26) Oltre alle tre associazioni summenzionate, anche 87 centri o gruppi che dispongono di tali centri hanno trasmesso alla Commissione le proprie osservazioni, ciascuno separatamente. I centri descrivono in generale la propria situazione per quanto riguarda data di autorizzazione, organico ed investimenti effettuati e rinviano per il resto alle osservazioni della Forum 187. L'elenco dei 53 interessati che non hanno chiesto di rimanere anonimi nei confronti dello Stato belga figura in allegato alla presente decisione.
IV.1. Procedimento
(27) Le autorità belghe ribadiscono di non accogliere la base giuridica invocata dalla Commissione per qualificare il regime come aiuto esistente e che di conseguenza la procedura scelta non è stata rispettata. La federazione Forum 187, che rappresenta i centri autorizzati, difende la posizione secondo cui manca una base giuridica e chiede quindi alla Commissione di recedere dalla propria azione. A sostegno di tale opinione vengono addotti gli argomenti di seguito riportati.
(28) In primo luogo, la Commissione non può legittimamente invocare l'articolo 1, lettera b), punto v), del regolamento (CE) n. 659/1999 come base giuridica per la sua azione, in quanto detta disposizione prevede che la Commissione debba dimostrare che la misura, al momento della sua attuazione, non costituiva un aiuto, ma lo è diventata successivamente a causa dell'evoluzione del mercato comune. La Commissione, tuttavia, non ha dimostrato il verificarsi di una siffatta evoluzione. Nessun'altra disposizione del regolamento (CE) n. 659/1999 consente l'applicazione della procedura relativa agli aiuti di Stato esistenti nel caso in cui la Commissione, dopo avere considerato inizialmente che una determinata misura non costituiva aiuto, abbia poi cambiato idea e sostenga che si tratta invece di un aiuto ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. La Commissione, pertanto, non può applicare la procedura relativa ai regimi di aiuti esistenti di cui al capo V del menzionato regolamento.
(29) In secondo luogo, la Commissione può revocare o modificare con efficacia retroattiva una decisione favorevole illegittima solo nel rispetto di rigide condizioni. Essa, in particolare, deve prevedere un termine ragionevole e, in primis, fornire la prova dell'illegittimità della decisione in questione. Essa deve inoltre rispettare il legittimo affidamento dei beneficiari. Nel quadro della procedura seguita dalla Commissione, dette condizioni non sono state rispettate, e pertanto non esiste una base giuridica per procedere alla revoca del regime.
(30) In terzo luogo, la Commissione non si attiene alla procedura relativa ai regimi di aiuti esistenti che essa stessa ha scelto. A causa dell'importanza giuridica ed economica della qualificazione di un regime come aiuto, tale giudizio di valore non rientra nella competenza dei servizi della Commissione, ma in quella del collegio dei Commissari. La fase di cooperazione pertanto non è stata avviata in modo appropriato con la lettera del 17 luglio 2000 inviata dai servizi della direzione generale della Concorrenza. Solo la decisione adottata dal collegio dei Commissari in data 11 luglio 2001(17) può avere avviato detta fase, con il risultato che in quel caso è stato omesso un passo inerente alla procedura relativa ai regimi di aiuti esistenti. La Commissione pertanto non ha avviato il procedimento in modo valido. Per questi motivi il Belgio, nella sua lettera del 12 aprile 2002, adduce argomenti in ordine alle misure opportune proposte e non ha formulato osservazioni sull'avvio del procedimento.
IV.2. Carattere di aiuto della misura
(31) Sia le autorità belghe sia gli interessati che hanno formulato osservazioni concordano sul fatto che il regime applicabile ai centri di coordinamento non soddisfa nessuno dei quattro criteri cui una misura deve rispondere perché sia qualificata come aiuto.
IV.2.1. Vantaggio economico
(32) Innanzi tutto, alcuni interessati affermano che i vantaggi derivanti dai centri di coordinamento sono frutto delle economie di scala da attribuirsi alla centralizzazione di determinate attività orizzontali in seno al gruppo e che, nella loro decisione di istituire un centro in Belgio, non si sono lasciati influenzare dalle misure fiscali considerate più favorevoli. Al riguardo fanno riferimento all'esistenza di alternative locali con regimi fiscali più allettanti.
(33) Inoltre, la Forum 187, al pari dello Stato belga, adduce argomenti riguardanti tutte le singole misure nei cui confronti la Commissione ha avviato il procedimento il 27 febbraio 2002.
IV.2.1.1. Esenzione dall'acconto sull'imposta immobiliare
(34) In primo luogo, la Commissione non ha dimostrato che l'imposta comporta oneri che gravano di norma sulle imprese. Al contrario, la legislazione belga prevede una serie di esenzioni dall'imposta patrimoniale, fra cui quelle a favore delle imprese stabilite in bacini di occupazione o in fase di riconversione o a favore delle imprese innovative. Inoltre, diversi decreti e varie ordinanze regionali concedono esenzioni fiscali per promuovere la crescita economica o la ristrutturazione. Considerato che la maggior parte delle imprese stabilite in Belgio beneficia quindi dell'una o dell'altra esenzione dall'acconto sull'imposta immobiliare, non si può parlare di un vantaggio specifico concesso ai centri.
(35) In secondo luogo, solo i centri che possiedono gli edifici che utilizzano possono beneficiare del vantaggio fiscale derivante dell'esenzione dall'acconto sull'imposta immobiliare. Secondo la Forum 187 non più del 5 % dei centri si troverebbe in tale situazione.
IV.2.1.2. Esenzione dalla tassa sul capitale
(36) In primo luogo, il Belgio contesta anche in questo caso il fatto che la tassa sul capitale comporti oneri che gravano di norma sulle imprese. A sostegno di tale posizione sottolinea che la legislazione belga prevede altre esenzioni dalla tassa sul capitale, per esempio quelle concesse alle imprese stabilite in bacini di occupazione e quelle collegate alla concessione di determinate sovvenzioni intese alla promozione degli investimenti e dell'occupazione in Belgio. La maggior parte dei conferimenti di capitale beneficia in Belgio quindi dell'una o dell'altra esenzione, motivo per cui non si può parlare di un vantaggio specifico concesso ai centri.
(37) In secondo luogo, l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 69/335/CEE del Consiglio del 17 luglio 1969 concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali(18), modificato da ultimo dall'Atto di adesione di Austria, Finlandia e Svezia, dispone che sono mantenute le esenzioni precedenti al 1o luglio 1984. L'esenzione di cui all'articolo 29 della legge dell'11 aprile 1983 è precedente a quella data. In merito all'eventuale applicazione dell'articolo 9 della direttiva in questione si osserva che, in considerazione del fatto che in molti altri Stati membri non è prevista la tassa sul capitale, detta esenzione non distorce le condizioni della concorrenza nel mercato comune. Pertanto, al caso di specie non si applicano né l'articolo 102 del trattato CE (ora articolo 97), che prevede la consultazione della Commissione, né l'articolo 9 della direttiva, che rinvia alla suddetta disposizione del trattato. Le condizioni di cui alla direttiva, per quanto riguarda la concessione e il mantenimento dell'esenzione, sono in ogni caso soddisfatte.
IV.2.1.3. Esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare
(38) In primo luogo, la deduzione dell'acconto sull'imposta mobiliare non può essere considerata come una regola fissa del regime fiscale generale belga. È contemplato infatti un numero così elevato di eccezioni che la maggior parte dei flussi finanziari sfugge a detta regola. A sostegno di tale conclusione, le autorità belghe elencano una serie di esenzioni dall'acconto sui dividendi e sugli interessi, alcune delle quali, a loro avviso, sono strettamente legate alle esenzioni concesse ai centri di coordinamento, nel senso che si tratta sempre di redditi pagati a non residenti che beneficiano dell'esenzione. Secondo la Forum 187, ogni società belga in veste di "investitore professionale"(19) evita la deduzione di una trattenuta sull'imposta mobiliare. I centri di coordinamento sono investitori professionali e quindi sono automaticamente esenti dall'acconto sull'imposta mobiliare. Inoltre, la grande maggioranza dei pagamenti degli interessi ai non residenti è di norma esente dall'acconto sull'imposta mobiliare. Il regime è quindi presentato come una semplificazione in base al fatto che i centri effettuano transazioni solo in seno al gruppo. Si ricorda che le autorità belghe in precedenza avevano invocato la posizione della Commissione a favore dell'abolizione di tutte le forme di ritenute alla fonte. Esse accusano la Commissione di mancanza di coerenza perché adesso, nel quadro dell'attuale procedimento, solleva obiezioni contro un'esenzione dalla ritenuta alla fonte.
(39) In secondo luogo, contrariamente a quanto afferma la Commissione, l'esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare non offre ai beneficiari di redditi mobili alcuna possibilità di pagare l'imposta in un periodo successivo. Per compensare il fatto che non viene effettuata alcuna deduzione alla fonte, essi devono versare acconti maggiori (si tratta di anticipi sulle imposte successive).
(40) In terzo luogo, non si può affermare che l'esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare conduca automaticamente all'assenza totale di tassazione nel caso in cui la ritenuta costituisce l'imposta definitiva. Il Belgio ha evitato una siffatta situazione prevedendo che l'esenzione si applica esclusivamente quando il beneficiario del pagamento degli interessi è noto e non è soggetto all'imposta sui redditi delle persone fisiche o giuridiche, gli unici contribuenti per i quali la ritenuta alla fonte rappresenta l'imposta definitiva.
(41) In quarto luogo, nel caso dell'esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare sugli interessi percepiti dai centri per i depositi in danaro, la Commissione ha un'immagine errata del regime belga, che concede l'esenzione da detta ritenuta a tutte le imprese nella loro veste di "investitori professionali". I centri di coordinamento pertanto non sono avvantaggiati rispetto ad altre imprese.
IV.2.1.4. Acconto fittizio sull'imposta mobiliare
(42) Nel 1991 l'acconto fittizio è stata ridotto a zero, motivo per cui la Commissione si preoccupa inutilmente di detta misura.
IV.2.1.5. Valutazione forfetaria dei redditi (cost plus)
(43) In primo luogo, il metodo del "cost plus" è fortemente raccomandato dall'OCSE ai fini della determinazione dei prezzi di trasferimento per i servizi in seno ad uno stesso gruppo. Al riguardo si osserva che l'esclusione di taluni costi e spese dalla base di calcolo del "cost plus" è compatibile con le raccomandazioni OCSE, secondo cui non è sempre necessario aggiungere un margine di profitto perché un prezzo soddisfi alle condizioni di concorrenza ("at arm's length"). Inoltre, l'amministrazione belga deve basarsi sulle relazioni OCSE ai fini della determinazione dei prezzi di trasferimento(20). Inoltre, in base ai principi OCSE, le spese effettuate in un determinato paese attraverso un ente che non è un'unità permanente né una controllata sono di norma deducibili per gli enti a favore dei quali sono effettuate. In quel caso non esiste margine di intermediazione.
(44) In terzo luogo, l'uso di un'unica aliquota dell'8 % è giustificato in quanto detta aliquota, già prima dell'introduzione del regime a favore dei centri di coordinamento, era applicata per determinare i redditi imponibili delle sedi belghe di imprese estere. Si sostiene inoltre che anche per talune categorie di lavoratori autonomi l'amministrazione belga si avvale di percentuali forfetarie ai fini del calcolo del margine di profitto. Criticando l'applicazione di una siffatta percentuale forfetaria, la Commissione ignora la realtà, ovvero che si tratta in questo caso di una prassi amministrativa seguita già dal 1964 e che fa parte integrante del sistema fiscale belga.
(45) In quarto luogo, il regime è svantaggioso rispetto al regime fiscale generale qualora il calcolo dei risultati del centro indicasse una perdita. In quel caso, infatti, i centri devono pagare non solo le imposte su un reddito figurativo forfetario ottenuto applicando il metodo del "cost plus", ma anche l'imposta forfetaria di 10000 EUR per dipendente(21), mentre sulla base del metodo generale non sarebbe dovuta alcuna imposta. Inoltre, un'eventuale sottostima dell'imposta che un centro deve pagare in Belgio sarebbe compensata automaticamente a livello della società madre del gruppo multinazionale nel momento in cui versa le imposte sul suo reddito mondiale. A titolo d'esempio sono citati gruppi con società madri negli Stati Uniti, in Finlandia e in Germania. Secondo la Forum 187 a livello del gruppo quindi non viene riportato alcun vantaggio.
(46) In quinto luogo, l'esclusione delle spese di personale non costituisce un vantaggio in quanto detta esclusione viene compensata dall'imposta fissa sui primi dieci dipendenti. Tale imposta sul personale equivale all'8 % di un importo equiparabile all'importo delle spese di personale non prese in considerazione. L'esclusione dei costi finanziari è giustificata perché se essi fossero soggetti all'imposta il risultato sarebbe un'imposizione superiore rispetto ai redditi che il centro riceve a titolo del margine di intermediazione.
(47) In sesto luogo, la base alternativa descritta al considerando 16 non è una base teorica, ma spesso funge da effettiva base fiscale.
IV.2.2. Impiego di risorse statali
(48) Da un lato, ai fini dell'applicazione del regime per i centri di coordinamento non si ricorre all'impiego di risorse statali. L'introduzione del regime invece ha attratto i centri verso il Belgio e in tal modo ha determinato un aumento delle risorse statali belghe.
(49) Dall'altro lato, la maggior parte delle imprese stabilite in Belgio beneficia dell'una o dell'altra esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare, dall'acconto sull'imposta immobiliare e dalla tassa sul capitale. Lo Stato belga quindi non rinuncia ad un gettito fiscale supplementare.
IV.2.3. Distorsione della concorrenza ed effetti negativi sugli scambi fra Stati membri
(50) In primo luogo, la decisione della Commissione di avviare il procedimento è motivata solo in modo superficiale e teorico e non dimostra in concreto che la misura crea una distorsione del gioco di concorrenza e incide in modo negativo sugli scambi fra Stati membri. Citando una sentenza(22) della Corte di giustizia delle Comunità europee, il Belgio ritiene che l'insufficiente motivazione sia motivo di annullamento.
(51) In secondo luogo, non si possono ignorare i sistemi fiscali degli altri Stati membri. Il punto di vista della Commissione secondo cui il regime di cui trattasi deve essere esaminato (esclusivamente) nel contesto del diritto fiscale generale applicabile in Belgio in questo momento non si può accogliere. Le esenzioni dall'acconto sull'imposta immobiliare, dall'acconto sull'imposta mobiliare e dalla tassa sul capitale non possono incidere sfavorevolmente sugli scambi fra gli Stati membri dato che siffatte misure fiscali non esistono in alcuni - se non in nessuno - degli altri Stati membri. Anche dall'analisi effettuata dalla Commissione del metodo del "cost plus" applicato in Belgio non risulta come tale metodo sarebbe più vantaggioso rispetto ai metodi applicati in altri Stati membri a strutture equiparabili ai centri di coordinamento. I vantaggi concessi ai centri esistono infatti anche in altri paesi e la Commissione non ha quindi potuto dimostrare che la misura incide negativamente sulla concorrenza e sugli scambi fra Stati membri. La Commissione avrebbe dovuto produrre prove concrete di tale influenza sfavorevole.
(52) In terzo luogo, la Commissione asserisce su basi puramente teoriche che la presenza di centri di coordinamento belgi nei gruppi multinazionali incide sfavorevolmente sulla concorrenza e sugli scambi commerciali. In tal modo essa ignora la realtà economica, ovvero che la tendenza generale a concentrare la prestazione di servizi in seno ad un gruppo in enti del tipo dei "centri di coordinamento" trova la sua giustificazione nella riduzione dei costi grazie alla realizzazione di economie di scala. Secondo la Forum 187 tutte le multinazionali hanno un'unità responsabile della centralizzazione, fra l'altro, della gestione dei flussi di cassa, dei finanziamenti, della contabilità o della gestione del personale delle imprese appartenenti al gruppo. Tutte queste multinazionali sono libere di creare un centro in Belgio o altrove. Non si ipotizza quindi distorsione della concorrenza.
(53) In quarto luogo, è stato osservato che, anche laddove i centri si trovassero in una posizione finanziaria privilegiata, la concorrenza sul mercato finanziario non sarebbe comunque falsata perché gli istituti finanziari determinano le condizioni da essi offerte sulla base di un'analisi indipendente dalla situazione del gruppo, senza tenere conto dell'esistenza di un centro di coordinamento e dei vantaggi che derivano da eventuali regimi speciali. Inoltre, le banche si basano su tassi di riferimento (LIBOR, EURIBOR, ecc.) sui quali i centri non esercitano alcuna influenza.
IV.2.4. Selettività/specificità della misura
(54) In primo luogo, la Commissione non ha dimostrato che esiste un potere discrezionale in ordine al conferimento dei vantaggi del regime. Al contrario, l'amministrazione applica le regole in materia in modo rigorosamente uniforme. In particolare, l'impossibilità per i centri riconosciuti di esercitare attività di assicurazione e riassicurazione è da attribuirsi esclusivamente alla legislazione sulle assicurazioni, che non consente ad una società assicurativa di esercitare altre attività, e non al fatto che l'amministrazione fiscale disporrebbe di un margine di discrezionalità.
(55) In secondo luogo, il governo belga è dell'avviso che la Commissione a torto addossi su di esso l'onere della prova chiedendo di dimostrare che la misura è giustificata dalla natura o dalla struttura del regime fiscale belga. La Commissione si basa a questo proposito sulla comunicazione. Una comunicazione tuttavia non può creare nuovi obblighi a carico degli Stati membri. Al contrario, spetta alla Commissione dimostrare che il regime non può essere giustificato dalla struttura del sistema fiscale belga.
Giustificazione sulla base della natura o della struttura del regime
(56) In primo luogo, è inerente alla natura di un sistema fiscale stabilire limiti e condizioni ai vantaggi e svantaggi che esso offre. Diversamente da quanto sostiene la Commissione, il sistema belga si basa sul principio dell'esenzione delle imprese quali "investitori professionali" e non sul principio della deduzione sistematica di un'imposta alla fonte (cfr. considerando 38). La ritenuta sull'imposta mobiliare è intesa principalmente come imposta sulle persone fisiche e giuridiche per le quali è liberatoria. Ciò significa che esse non sono più obbligate a dichiarare i redditi mobiliari oggetto della ritenuta alla fonte, perché quest'ultima costituisce l'imposta definitiva sui redditi di cui trattasi. La presentazione delle norme vigenti in materia sotto forma di un principio seguito da una serie di eccezioni è da attribuirsi all'intenzione del legislatore di introdurre dette norme in una sezione del codice delle imposte sui redditi 1992 (in prosieguo: "WIB92") che è comune a quattro tipi di imposte(23). Secondo la Forum 187 è inerente alla natura di un sistema fiscale stabilire principi e prevedervi eccezioni. Queste ultime favoriscono necessariamente alcune imprese più di altre. Ciò comunque non significa che tutte quelle eccezioni debbano essere considerate come aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Non è pertanto appropriato applicare a tali eccezioni le disposizioni del suddetto articolo in modo sistematico.
(57) In secondo luogo, le autorità belghe illustrano con un esempio numerico che le imprese in generale - e i centri di coordinamento in particolare - devono essere esentati dalla ritenuta alla fonte, in quanto ogni anno effettuano un numero estremamente elevato di operazioni finanziarie. Senza l'esenzione, l'importo totale delle imposte trattenute supererebbe di gran lunga l'importo dell'imposta dovuta sull'intero anno, motivo per cui lo Stato belga sarebbe obbligato a restituire ingenti somme a tutte le società del paese. Ciò vale a fortiori per i centri di coordinamento a causa delle loro attività nel quadro della centralizzazione della gestione dei flussi di cassa (cash pooling).
(58) In terzo luogo, l'esenzione dei centri è giustificata a motivo del rischio di doppia imposizione collegato ad una ritenuta alla fonte. Sebbene l'imposta in eccesso sulle operazioni nazionali possa essere restituita, nondimeno uno Stato tiene raramente conto delle ritenute percepite all'estero. Inoltre, anche se taluni Stati accettano una compensazione delle trattenute percepite all'estero con le proprie imposte, nessuno Stato va così oltre da restituire la trattenuta pagata in eccesso rispetto all'imposta finale dovuta.
(59) In quarto luogo, la selettività addotta dalla Commissione è giustificata in quanto la misura è intesa solo a favore delle imprese che svolgono compiti svolti di norma dalla sede principale. Al riguardo, detta selettività è quasi simile a quella del regime fiscale prescritto dalla direttiva 90/435/CEE del Consiglio, del 23 luglio 1990, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi(24), modificata dall'Atto di adesione di Austria, Finlandia e Svezia (o dalla proposta di direttiva del Consiglio concernente il regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e di diritti fra società consociate di Stati membri diversi)(25). Infine, il carattere generale dell'esenzione dei redditi pagati dai centri, che risale al 1983, era giustificato già allora perché tali centri erano intesi a promuovere nuovi tipi di operazioni finanziarie non ancora note. Non era chiaro a quel punto se le varie esenzioni allora previste avrebbero potuto applicarsi ai nuovi flussi finanziari.
IV.3. Compatibilità con il mercato comune
(60) Il governo belga è del parere che, seppure si configurasse un aiuto, questo, conformemente all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, sarebbe compatibile con il mercato comune perché il regime è stato introdotto per stimolare gli investimenti e l'occupazione in Belgio. A sostegno di detta posizione il governo belga rinvia alla relazione al Re che precede il regio decreto n. 187.
(61) Per quanto riguarda l'esenzione dalla tassa sul capitale, la Commissione ne ha messo in dubbio la compatibilità con le disposizioni comunitarie in materia. Il Belgio dichiara che sono state rispettate tutte le condizioni e le formalità prescritte dalla direttiva 69/335/CEE e conferma che il mantenimento di questa esenzione è pertanto compatibile con l'articolo 7 della direttiva, che prevede il mantenimento delle esenzioni concesse prima del 1o luglio 1984. L'esenzione di cui all'articolo 29 della legge dell'11 aprile 1983 è precedente a quella data.
IV.4. Legittimo affidamento
(62) In primo luogo, il vantaggio del regime è stato concesso in buona fede e del tutto legittimamente ai centri autorizzati. I centri possono quindi invocare il principio del legittimo affidamento al fine di beneficiare in toto dell'attuale autorizzazione di dieci anni. Il legittimo affidamento si basa infatti sulle decisioni della Commissione del 1984 e del 1987 di autorizzazione del regime e sulla risposta(26) data dall'allora Commissario competente per la concorrenza ad una interrogazione parlamentare che confermano che la Commissione, alla luce delle regole in materia di aiuti di Stato allora vigenti, non aveva alcuna obiezione contro il regime applicabile ai centri.
(63) In secondo luogo, l'improvvisa revoca da parte della Commissione delle sue decisioni favorevoli del 1984 e del 1987 viola taluni principi fondamentali del diritto comunitario, in particolare i principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento. La Forum 187, che cita la giurisprudenza europea, sottolinea che esiste una presunzione di legittimità delle decisioni della Commissione e che essa deve esporre i motivi per cui ha ritenuto che le decisioni precedenti fossero illegittime [sentenza Papiers Peints(27)]. Essa deve provvedere in tal senso entro un termine ragionevole [sentenza Alpha Steel(28)]. Il destinatario di una decisione deve poter essere in grado di riconoscere con esattezza l'estensione degli obblighi che essa impone [sentenze Gondrand(29) e Opel Austria(30)]. La Commissione è stata criticata perché fra una decisione del 1999 e le cinque decisioni precedenti relative alla stessa impresa ha seguito diverse interpretazioni [sentenza Kvaerner Warnow(31)]. Se il destinatario di una decisione non presenta ricorso entro due mesi, la decisione non può più essere contestata e lo stesso dicasi per la Commissione perché ha dichiarato che il regime non costituiva aiuto. Infine, la Commissione, dopo avere approvato un regime, non può più esaminare individualmente ogni misura concessa nell'ambito di detto regime [sentenza Italgrani(32)].
(64) In terzo luogo, se la Commissione dovesse vietare il regime, i centri - o i gruppi cui essi appartengono - subirebbero considerevoli danni se non potessero beneficiare del restante periodo di validità dell'autorizzazione in vigore. Tali danni discenderebbero in particolare dalla necessità di trasferire l'attività dei centri dal Belgio all'estero e di rescindere i contratti a lungo termine con il personale, gli istituti finanziari(33) o i proprietari degli edifici in locazione. In considerazione dell'autorizzazione del centro o del suo rinnovo, il gruppo ha realizzato importanti investimenti al fine di organizzare l'attività del centro ed adeguare la struttura del gruppo(34) nella prospettiva della centralizzazione delle attività coinvolte. I gruppi in questione hanno deciso di stabilire il loro centro in Belgio o di investire in questo paese perché nutrivano il legittimo affidamento che il regime non costituiva un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE e che avrebbero potuto beneficiare dal regime durante l'intero periodo di validità della loro autorizzazione o anche successivamente, ovvero nella prospettiva di rimanere operativi a lungo termine.
(65) Per questi motivi la Forum 187 ritiene che la Commissione non possa recedere dalle precedenti decisioni del 1984 e del 1987 e che debba porre fine al procedimento avviato in data 27 febbraio 2002. Le associazioni e i centri che si sono pronunciati separatamente esigono che venga riconosciuto l'affidamento che hanno legittimamente riposto nella legalità dell'autorizzazione concessa dal regime belga e nel mantenimento degli effetti del regime fino alla scadenza del periodo di autorizzazione. Le ultime autorizzazioni prorogate scadranno il 31 dicembre 2010.
(66) Taluni centri invocano inoltre il diritto al rinnovo della loro rispettiva autorizzazione per un ulteriore periodo di dieci anni, una volta scaduto l'attuale periodo.
V. COMMENTO DELLE AUTORITÀ BELGHE ALLE OSSERVAZIONI PRESENTATE DAGLI INTERESSATI
(67) Il Belgio osserva che dalle numerose osservazioni presentate si ricava un atteggiamento positivo nei confronti del regime. La portata degli investimenti realizzati da terzi è sintomatica dell'affidamento riposto nello statuto dei centri di coordinamento e nelle decisioni belghe ed europee adottate in merito. Le autorità belghe indicano che nessuno degli operatori economici ha formulato osservazioni sfavorevoli sul regime, il che a loro avviso conferma che non si configura alcuna distorsione della concorrenza.
VI. VALUTAZIONE DELLE MISURE
VI.1. Procedura
(68) Lo Stato belga e la Forum 187 hanno formulato critiche in ordine alla classificazione del regime come aiuto esistente, alla base giuridica scelta dalla Commissione per la sua azione e alla procedura da essa seguita.
(69) Secondo la Commissione, l'azione e la procedura si basano concretamente sul regolamento (CE) n. 659/1999. Gli articoli 87 e 88 del trattato CE costituiscono il reale fondamento giuridico all'origine di qualsiasi azione della Commissione in materia di aiuti di Stato. L'articolo 87 definisce i criteri per gli aiuti e la loro compatibilità. Si tratta di criteri obiettivi e la Commissione non dispone di alcun margine di discrezionalità in ordine alla loro valutazione. Se la Commissione può dimostrare che una misura risponde a tutti i criteri di cui all'articolo 87, essa prova che si tratta di un aiuto, anche se in una decisione precedente è stato affermato il contrario. Il regolamento (CE) n. 659/1999 conferma quest'impostazione solo definendo come "aiuti" "qualsiasi misura che risponda a tutti i criteri stabiliti all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato". Qualora si tratti di un aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, trova applicazione l'articolo 88 e va accertato se l'aiuto può essere considerato o meno come aiuto esistente. Il regolamento (CE) n. 659/1999 parla in quel caso di "nuovi aiuti".
(70) L'articolo 88, paragrafo 1, del trattato CE prevede in merito ai regimi di aiuti esistenti una procedura più favorevole che offre allo Stato membro ulteriori possibilità di esprimere il proprio punto di vista. Solo nel caso in cui le proposte siano respinte può avviarsi il procedimento d'indagine formale - direttamente applicabile agli aiuti nuovi o illegittimi - nei confronti degli aiuti esistenti. L'articolo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 659/1999 contempla in relazione agli "aiuti esistenti" una serie di diverse situazioni. In particolare, gli "aiuti autorizzati" sono aiuti esistenti, indipendentemente dal fatto se l'aiuto sia stato espressamente autorizzato come aiuto compatibile con il mercato comune, come misura che non costituisce aiuto o, meno espressamente, perché la Commissione non solleva obiezioni. Come indicato al punto 32 della lettera di avvio del procedimento, tale disposizione riguarda proprio il caso in cui la Commissione, dopo avere inizialmente ritenuto che una misura non costituisca aiuto, modifichi il proprio punto di vista e consideri che si tratta invece di un aiuto ai sensi dell'articolo 87 del trattato. A quella categoria appartengono anche gli aiuti considerati aiuti esistenti perché si può stabilire che al momento della loro attuazione non costituivano aiuti, ma lo sono diventati successivamente a causa dell'evoluzione del mercato comune, senza avere subito modifiche da parte dello Stato. La Commissione trae pertanto le conclusioni riportate di seguito.
(71) In primo luogo, se l'articolo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 659/1999 non si applicasse al caso di specie, come hanno cercato di dimostrare lo Stato belga e la Forum 187, ciò non significa che la Commissione non dispone di una base giuridica per proseguire la sua indagine. Al contrario, visto che la Commissione accerta che il regime applicabile ai centri mostra tutte le caratteristiche di un regime di aiuti (cfr. VI.2 Carattere di aiuto), essa, in conformità dell'articolo 88 (paragrafo 1 o 2) del trattato CE, deve provvedere a fare abolire o modificare l'aiuto incompatibile con il mercato comune. Se non si fosse potuto accertare che l'aiuto costituiva un aiuto esistente, la Commissione avrebbe dovuto concludere che si trattata di un "nuovo aiuto", che la procedura più favorevole relativa agli "aiuti esistenti" non si applicava e che doveva avviarsi immediatamente il procedimento d'indagine formale. Un siffatto approccio tuttavia sarebbe stato ingiustificato, vista la situazione creatasi successivamente alla decisione del 1984. La Commissione conferma quindi il suo giudizio, secondo cui il regime previsto per i centri di coordinamento costituisce un aiuto esistente in quanto è stato autorizzato nel 1984.
(72) In secondo luogo, la Commissione conferma nuovamente il suo diritto di revocare una decisione illegalmente favorevole o di modificarla (cfr. considerando 29). Come indicato al punto 33 della lettera di avvio del procedimento, la Commissione può infatti procedere a siffatta revoca se vengono soddisfatte talune condizioni stabilite nella giurisprudenza(35). La Commissione è dell'avviso che, se la sua decisione fosse considerata come una revoca o piuttosto coma una modifica delle precedenti decisioni del 1984 e del 1987, essa dovrebbe soddisfare a tali condizioni. Più in generale, la procedura seguita garantisce la certezza del diritto e il rispetto del legittimo affidamento dei beneficiari laddove essa sia chiaramente stabilita e non pregiudichi l'effettiva applicazione del diritto comunitario. Poiché la procedura relativa agli aiuti esistenti esclude qualsiasi recupero degli aiuti concessi in passato, una siffatta decisione non può avere efficacia retroattiva. Dato che la procedura ha efficacia solo per il futuro e a condizione che il legittimo affidamento degli interessati sia rispettato, la Commissione non può accettare la posizione secondo cui il termine ragionevole per procedere alla revoca o alla modifica della decisione illegittima sia ormai scaduto.
(73) In terzo luogo, per quanto riguarda il rispetto della procedura relativa agli aiuti esistenti, la Commissione può ribadire solo il contenuto del punto 34 della lettera di avvio del procedimento: "La Commissione osserva che la lettera(36) del 17 luglio 2000 non costituiva una posizione formale e definitiva, ma un primo passo nell'ambito di un lungo procedimento. Essa è stata quindi utile al suo obiettivo, perché ha consentito alle autorità belghe di formulare le loro osservazioni prima che la Commissione proponesse misure opportune. Infine, la richiesta di informazioni e l'invito a formulare osservazioni, di cui all'articolo 17 del regolamento di procedura, hanno natura simile a quella dei passi preventivi previsti dal regolamento in altri contesti (ad esempio richieste di informazioni e ingiunzioni conformemente agli articoli 5 e 10, inviti a formulare osservazioni conformemente all'articolo 11) che, secondo una prassi consolidata e non contestata dagli Stati membri, sono effettuati dai servizi della Commissione. La lettera in questione pertanto non necessitava dell'approvazione del collegio dei Commissari".
VI.2. Carattere di aiuto
(74) Dopo la conclusione del procedimento d'indagine formale e tenendo conto degli argomenti già addotti nel quadro dell'avvio del procedimento, la Commissione ritiene che i dubbi espressi in quella fase non possano essere fugati per i motivi qui di seguito riportati.
VI.2.1. Vantaggio economico
(75) La Commissione conferma che le varie esenzioni dall'acconto sull'imposta immobiliare, dall'acconto sull'imposta mobiliare e della tassa sul capitale, l'imposizione di una trattenuta alla fonte fittizia nonché il metodo forfetario utilizzato per determinare il reddito imponibile dei centri, così come descritti nella decisione, attribuiscono a detti centri e ai gruppi cui essi appartengono vantaggi economici ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
VI.2.1.1. Esenzione dall'acconto sull'imposta immobiliare
(76) In primo luogo, la regola applicata ai redditi da beni immobili è l'imposizione di una trattenuta alla fonte a carico dei proprietari o usufruttuari, a prescindere dal fatto se si tratti di persone fisiche, imprese o altre persone giuridiche, o residenti belgi o stranieri. L'imposta sugli immobili è quindi un onere che grava di norma su tutte le imprese che possiedono beni immobili in Belgio(37). Le eccezioni elencate - imprese stabilite in bacini di occupazione, imprese innovative, imprese in aree di riconversione - non valgono per tutte e nemmeno per la maggior parte delle imprese stabilite in Belgio ed è pertanto esagerato sostenere che la maggior parte delle imprese belghe beneficia dell'una o dell'altra esenzione dall'imposta sugli immobili. Inoltre, la mera esistenza di altre numerose esenzioni non è sufficiente a giustificare di per sé un'esenzione. Ogni vantaggio deve essere valutato alla luce delle regole applicabili agli aiuti di Stato, secondo condizioni e circostanze inerenti alla sua concessione. Le esenzioni elencate non possono quindi costituire né un aiuto, né un aiuto compatibile con il mercato comune, né un aiuto attuato illegalmente in Belgio, non compatibile con il mercato comune. La Commissione desidera in particolare porre l'accento sul contenuto della sua decisione SG(83) D/12 inviata al Belgio il 3 gennaio 1983 in ordine al regime applicabile alle imprese stabilite in bacini di occupazione. Nella decisione si dichiara che la Commissione ha accertato che l'esenzione dall'imposta sulle società, dall'imposta sugli immobili e della tassa di registrazione rientra nel divieto generale degli aiuti di cui all'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE, prima ancora che l'aiuto in questione sia dichiarato compatibile con il mercato comune. Nella decisione SG(2000) D/108799 indirizzata al Belgio(38) si fa nuovamente rinvio a questo principio.
(77) In secondo luogo, il ridotto numero di beneficiari dell'esenzione dall'imposta sugli immobili non dimostra l'esistenza di vantaggi per questi centri.
VI.2.1.2. Esenzione dalla tassa sul capitale
(78) La regola(39) in Belgio è che i conferimenti di capitale sono soggetti a tassazione. La tassa sul capitale costituisce quindi un onere che grava di norma su qualsiasi società di capitali - ai sensi dell'articolo 3 della direttiva 69/335/CEE - che in Belgio effettua conferimenti a norma dell'articolo 4 della direttiva. Come nel caso dell'imposta sugli immobili, le eccezioni elencate non rappresentano la maggior parte delle imprese soggette in linea di principio a tassazione ed è quindi esagerato affermare che la maggior parte delle imprese belghe beneficia dell'una o dell'altra esenzione dalla tassa sul capitale. Inoltre, mutatis mutandis, l'argomento citato alla fine del considerando 76 serve a respingere un confronto con altre esenzioni, in particolare quelle concesse alle imprese stabilite in bacini di occupazione.
(79) Infine, il rinvio ai pareri espressi dal Consiglio e dalla Commissione a favore dell'abolizione della tassa sul capitale risulta quanto meno paradossale, visto che il pagamento di detta tassa in Belgio è la regola. L'esenzione dei centri può essere considerata nel migliore dei casi un passo nella direzione indicata, ma quando questo passo è compiuto in modo discriminatorio, i centri sono favoriti rispetto alle altre imprese stabilite sul territorio belga. Inoltre, la direttiva 69/335/CEE non prevede l'abolizione della tassa sul capitale, ma ne regola l'armonizzazione e consente il mantenimento delle eccezioni nazionali solo in un quadro molto rigido, indicato all'articolo 9. L'eccezione di cui trattasi non rispetta tale quadro.
VI.2.1.3. Esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare
(80) Come nel caso dell'imposta sugli immobili e della tassa sul capitale, la Commissione conferma che l'esenzione dall'acconto sull'imposta mobiliare costituisce un vantaggio economico per i centri o per i gruppi cui appartengono. Essa afferma in particolare che l'acconto sull'imposta mobiliare dedotto nelle circostanze previste dal diritto generale belga è un onere che grava di norma sulle imprese. Laddove l'esenzione generale dalle imposte pagate dai centri va oltre le esenzioni previste dal diritto generale, essa conferisce un vantaggio economico ai centri e ai gruppi cui appartengono. Il vantaggio derivante da tale esenzione discende, a seconda dei casi, dal sistema del pagamento dell'imposta finale, dalla riduzione dell'imposta finale o anche dall'esenzione fiscale dei redditi mobili in questione. Gli argomenti avanzati dallo Stato belga e dalla Forum 187 non possono essere accettati per i motivi riportati di seguito.
(81) In primo luogo, come sostenuto in precedenza, l'esistenza di esenzioni a favore di talune imprese non può essere giustificata dal fatto che esistono altre esenzioni. Al riguardo, è di scarsa importanza che il numero delle imprese esentate sia maggiore di quelle che pagano o devono dedurre la trattenuta alla fonte. Vista l'esistenza di differenze in ordine all'applicazione di tale imposta, e considerato che dette esenzioni conferiscono un vantaggio ai beneficiari rispetto ai non beneficiari, esse rientrano potenzialmente nel campo di applicazione dell'articolo 87 del trattato CE e va accertato se nel caso di specie il vantaggio constatato costituisca un aiuto; in caso affermativo, va valutata la compatibilità con il mercato comune.
(82) Inoltre, di sicuro la maggior parte dei redditi pagati dalle imprese stabilite in Belgio non beneficia di un'esenzione in conformità del diritto generale. La legislazione belga prevede poche esenzioni generali dall'acconto sull'imposta mobiliare in relazione alla qualità di soggetto passivo d'imposta. In questo caso la situazione dei soggetti passivi(40) non è paragonabile a quella dei centri. Simili esenzioni del resto devono essere stabilite per legge e non mediante regio decreto. L'articolo 266 del WIB92 limita infatti il potere di deroga del Re in materia di trattenute alla fonte all'imposta sui redditi di beneficiari di cui può accertarsi l'identità. Detta limitazione sottolinea il carattere eccezionale che il legislatore belga ha inteso attribuire alle esenzioni generali.
(83) La maggior parte delle esenzioni contenute nel KB/WIB92 viene applicata nel rispetto di severe condizioni. È il caso in particolare delle esenzioni conferite agli investitori professionali, che non beneficiano di un'esenzione generale paragonabile a quella concessa ai centri e alle imprese dei gruppi cui appartengono. Per esempio, i redditi descritti di seguito sono esentati nel caso dei centri, ma non lo sono per quanto riguarda le imprese soggette alla legislazione generale:
- i redditi pagati ad un'impresa estera stabilita al di fuori dell'Unione europea in un paese con cui il Belgio non ha concluso un accordo per evitare la doppia imposizione,
- i redditi pagati ad un'impresa stabilita in Belgio o in altro luogo dell'Unione europea e che non soddisfano ai criteri di cui alla direttiva 90/435/CEE,
- i redditi pagati ad una società stabilita in uno dei molti paesi con cui il Belgio ha concluso un accordo che prevede una ritenuta alla fonte, benché limitata.
(84) Le esenzioni concesse ai non residenti sono soggette a condizioni severe e si limitano ai redditi dei risparmiatori non residenti in Belgio. Il confronto non è pertanto rilevante nell'ambito di un'analisi degli aiuti di Stato riguardante i vantaggi fiscali concessi alle imprese e non ai risparmiatori.
(85) In secondo luogo, l'argomento concernente gli acconti d'imposta non è pertinente in tutti quei casi, in particolare quelli precedentemente descritti, in cui il beneficiario dei redditi è un ente non stabilito in Belgio, che non paga tasse in detto Stato e a cui quindi non può essere inflitta alcuna ammenda per il mancato versamento di acconti. Nei casi in cui il beneficiario dei redditi paga le tasse in Belgio, gode di un vantaggio economico, in quanto l'imposta non viene trattenuta poiché gli acconti sono pagati su base volontaria e in determinati momenti, secondo un calendario scelto dall'impresa in base ai redditi imponibili stimati. La trattenuta alla fonte invece è una deduzione obbligatoria che viene applicata tutto l'anno non appena i redditi sono pagati. In alcuni casi, una società in perdita o un'impresa con un basso reddito imponibile attendono fino alla restituzione delle trattenute già pagate.
(86) In terzo luogo, in conformità del diritto generale, la trattenuta alla fonte costituisce l'imposta finale in Belgio, non solo per i redditi corrisposti ai risparmiatori - persone fisiche - o ad associazioni soggette all'imposta sul reddito delle persone giuridiche, ma anche per i redditi pagati alle imprese estere che non possono ottenere la compensazione o la restituzione di tali redditi nel paese di destinazione. All'occorrenza, l'esenzione generale concessa sui redditi pagati dai centri comporta un vantaggio per le imprese del gruppo stabilite all'estero, visto che la trattenuta alla fonte per esse rappresenta di norma un'imposta finale.
(87) In quarto luogo, non è corretto affermare che i redditi provenienti dai depositi di tutte le imprese nella loro veste di "investitori professionali" sono esentati dalla trattenuta alla fonte. Se così fosse stato, non sarebbe stato necessario applicare l'articolo 110 del KB/WIB92, per far sì che i centri, anch'essi "investitori professionali", possano beneficiare dell'esenzione di detti redditi.
VI.2.1.4. Acconto fittizio sull'imposta mobiliare
(88) La Commissione conferma che la concessione di un acconto fittizio sull'imposta mobiliare costituisce un vantaggio. Il fatto che la relativa percentuale nel 1991 sia stata ridotta a zero non esclude necessariamente che gli interessi percepiti sui prestiti a lungo termine conclusi prima del 1991 beneficino ancora di una trattenuta alla fonte fittizia. Inoltre, l'esistenza di questa misura di per sé, come regime, costituisce un potenziale rischio per la concorrenza e gli scambi commerciali fra Stati membri. Sebbene la percentuale sia stata ridotta a zero, la misura in linea di principio non è stata abolita e la percentuale potrebbe essere rivista con semplice regio decreto.
VI.2.1.5. Accertamento forfetario dei redditi (cost plus)
(89) In primo luogo, sebbene secondo gli orientamenti dell'OCSE non sempre è necessario calcolare un margine di profitto perché un prezzo soddisfi alle condizioni della concorrenza, si tratta di eccezioni relative a costi occasionali sostenuti da un'impresa associata cui vengono fatturati in quanto tali. Le eccezioni non riguardano in alcun caso i costi sostenuti di norma dai centri nel quadro delle attività per le quali sono stati istituiti. Per esempio, le spese di personale del centro e i costi finanziari sostenuti nel quadro della gestione dei flussi di cassa o di attività finanziarie rappresentano elementi di costi essenziali che contribuiscono in misura determinante alla realizzazione dei redditi dei centri. La loro esclusione dalla base "cost plus" non è quindi giustificata alla luce degli orientamenti OCSE per la determinazione dei prezzi di trasferimento.
(90) In secondo luogo, la Forum 187 sembra basarsi sul confronto con certe entità che non costituiscono unità permanenti. La Commissione non può accogliere detto confronto. Prima di tutto, una siffatta entità deve soddisfare condizioni estremamente restrittive che i centri autorizzati non soddisfano conformemente al regio decreto n. 187. I centri sono per definizione imprese di diritto belga o unità permanenti di un'impresa di diritto straniero. Tali entità, inoltre, agiscono per conto di altre e dal punto di vista fiscale sono trasparenti per il Belgio: queste entità non hanno redditi imponibili, tutti i redditi sono direttamente imponibili a carico degli organismi che vi esercitano il controllo. Il metodo "cost plus" ha in sostanza in Belgio l'obiettivo di ricostruire una base imponibile per i centri che, in linea di principio, lavorano per proprio conto. L'esempio suindicato implica, infine, che l'importo degli oneri sia uguale a quello dei vantaggi ottenuti, di modo che il reddito su tali operazioni è effettivamente pari a zero. In considerazione della trasparenza fiscale, tale situazione implica che l'importo che viene dedotto sotto forma di oneri da parte del destinatario del trasferimento dei costi sia uguale a quello dei benefici incorporati nella base imponibile della parte che ha effettuato detto trasferimento. L'applicazione del metodo "cost plus" implica tuttavia che non esista più alcun legame automatico fra i redditi percepiti in Belgio e i redditi tassati in Belgio. Gli importi fatturati che vengono dedotti dal destinatario del trasferimento non sono quindi necessariamente gli importi utilizzati ai fini del calcolo della base imponibile.
(91) In terzo luogo, dal fatto che a partire dal 1964 per stabilire i redditi imponibili delle sedi belghe di imprese estere si utilizzi un'aliquota dell'8 % non può concludersi di per sé che tale prassi sia compatibile con il trattato. Al contrario, la Commissione critica il fatto che sia applicata una sola aliquota indistintamente a tutte le attività, perché in tal modo non è possibile per ogni centro ottenere una base imponibile che risponda al criterio della libera concorrenza. Questa prassi di lunga durata non implica nemmeno, né per le sedi né a fortiori per i centri, che detta aliquota sia un riferimento corretto. E anche se l'aliquota, in media, fosse accettabile nel caso delle sedi belghe di imprese estere, questo argomento dimostrerebbe al contrario che è troppo bassa per i centri ove è applicata automaticamente ad una base di costi fortemente ridotta. Inoltre, visto che si tratta di una prassi amministrativa senza valore giuridico, non si può accogliere l'ipotesi che quest'aliquota, estrapolata dal contesto originario, farebbe parte della legislazione generale o del sistema fiscale belga.
(92) In quarto luogo, il fatto che il regime in caso di perdite contabili sembri svantaggioso per il centro, o neutrale a livello del gruppo, se la società madre è tassata per tutti i suoi redditi mondiali, dimostra indubbiamente che per talune imprese non si configura un vantaggio. Tuttavia, non può certo concludersi che non rappresenti un vantaggio per altre imprese che si trovano in situazioni differenti. Inoltre, le attività del centro si limitano a quello di carattere preparatorio o ausiliario per le quali esiste un rischio ridotto di perdita contabile. Questo è proprio uno dei motivi per cui l'applicazione del metodo "cost plus" è giustificata. Per quanto riguarda la tassazione dei redditi mondiali della società madre, si è sostenuto che questa situazione riguarda solo una minoranza di paesi e che esistono al riguardo talune eccezioni. Anche se la società madre è stabilita in uno di questi paesi, non vi è alcuna garanzia che un vantaggio fiscale concesso ad un centro sia compensato a livello della società madre.
(93) In quinto luogo, l'imposta fissa sul personale (400000 BEF o 10000 EUR per dipendente) non può giustificare l'esclusione delle spese di personale dalla base del "cost plus". Da un lato, tale imposta risale ad un periodo successivo al sistema "cost plus" e quindi non era intesa quale compensazione dell'esclusione delle spese di personale dalla base "cost plus". Dall'altro, è limitata ai primi dieci membri del personale. Per essere autorizzato, un centro deve tuttavia impiegare necessariamente dieci persone o impegnarsi ad occuparne dieci al termine dei primi due anni di attività. L'importo massimo dell'imposta è quindi spesso fissato a 4 milioni di BEF (100000 EUR). Poiché tale imposta è soggetta ad un massimale ed è collegata esclusivamente al numero di dipendenti, non garantisce una tassazione equiparabile a quella che (in particolare) sarebbe ottenuta calcolando le spese di personale nella base "cost plus". Per quanto riguarda l'esclusione degli oneri finanziari, l'argomento sostenuto dalla Forum 187 indica piuttosto, se dovesse risultare corretta, che il metodo del "cost plus" non è adeguato a ricostruire i redditi di determinate attività finanziarie. In nessun caso può concludersi che detti costi debbano essere esclusi dalla base "cost plus" sistematicamente e senza applicazione di un metodo alternativo per il calcolo dei redditi da attività finanziarie.
(94) In sesto luogo, per quanto riguarda la base alternativa, la Commissione ritiene che essa abbia l'obiettivo di limitare l'impatto di eventuali abusi e che non possa fornire una base equiparabile a quella ottenuta secondo il metodo tradizionale, basato sul risultato contabile. La base alternativa comprende infatti solo i vantaggi anormali concessi ai centri e i vantaggi senza corrispettivo, nonché le spese non ammesse. Questi importi sono tassati anche in altre imprese e si aggiungono all'importo dell'utile contabile, che mira a ricostruire il "cost plus" per i centri.
(95) L'applicazione delle regole dell'OCSE ha l'obiettivo di fissare i prezzi di trasferimento che siano prossimi ai prezzi che si ottengono in regime di libera concorrenza secondo le regole accettate dalla imprese multinazionali e dalle autorità fiscali degli Stati membri interessati. Tali regole consentono di effettuare la suddivisione contabile dei redditi fra le varie unità dell'impresa stabilite in ogni Stato membro. L'applicazione di tale metodo deve consentire ad ogni Stato membro di tassare le imprese in questione con una base fiscale equiparabile a quella che deriverebbe dalla differenza fra profitti ed oneri di un'impresa attiva in una zona di libera concorrenza. Se, come il caso del Belgio, tale base equiparabile è soggetta alla normale aliquota dell'imposta sulle società, il fine ultimo di stabilire un'imposta equiparabile è raggiunto e l'applicazione del metodo del "cost plus" non conferisce alcun vantaggio. La Commissione ritiene che il metodo del "cost plus" utilizzato dal Belgio nel quadro del regime per i centri non garantisca che si tenga conto dei redditi ottenuti grazie alla libera concorrenza, e ancora meno che sia prevista un'imposta equiparabile a quella di altre imprese soggette al regime fiscale generale. L'effetto cumulativo dell'esclusione di importanti costi dalla base "cost plus" e dell'applicazione di una sola aliquota, stabilita in generale all'8 %, e senza differenziazione a seconda del tipo di attività svolta dal centro, è una riduzione fiscale che costituisce un vantaggio economico ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE.
VI.2.2. Impiego di risorse statali
(96) La Commissione ribadisce la propria posizione secondo cui i vantaggi riportati al considerando 75 sono pagati con risorse statali. Rispetto alla legislazione generale, l'applicazione del regime di esenzione per i centri di coordinamento stabiliti in Belgio comporta una riduzione fiscale. Lo Stato belga rinuncia pertanto ad una parte del gettito fiscale.
(97) Da un lato, l'aumento del gettito fiscale indicato deriva da un confronto tra il gettito fiscale totale di tutte le imprese belghe registrato all'epoca dell'introduzione del regime e quello attuale. Il carattere di aiuto di una misura deve essere valutato in un dato momento su base individuale a livello della società beneficiaria al fine di stabilire se talune imprese ricevono più dallo Stato o contribuiscono meno al finanziamento dei beni e servizi pubblici. Se così non fosse, tutte le forme di aiuto sarebbero giustificate se fanno sì che un'impresa sia attratta verso uno Stato membro, che i suoi futuri redditi imponibili si incrementino o che essa venga dissuasa ad abbandonare il paese.
(98) D'altro canto, il fatto che lo Stato belga rinuncia al gettito fiscale mediante altre esenzioni non è rilevante ai fini della valutazione del carattere di aiuto dell'esenzione in questione. Come già indicato nella presente decisione, le altre esenzioni citate, ciascuna sulla base delle proprie caratteristiche, costituiscono aiuti di Stato compatibili o incompatibili, oppure non costituiscono un aiuto. Per nessuno dei tre tipi di misure è escluso l'impiego di risorse statali.
VI.2.3. Distorsione della concorrenza ed effetti negativi sugli scambi fra Stati membri
(99) La Commissione ribadisce inoltre che i vantaggi descritti nella presente decisione falsano o minacciano di falsare la concorrenza fra le imprese stabilite in Belgio e che tale distorsione incide sugli scambi fra Stati membri. Infatti, secondo la giurisprudenza della Corte(41), e come osservato al punto 11 della comunicazione "Il semplice fatto che l'aiuto rafforzi la posizione dell'impresa rispetto ad altre imprese concorrenti negli scambi intracomunitari permette di concludere che l'aiuto incide sugli scambi".
(100) In primo luogo, la Commissione ritiene di avere motivato questo aspetto della decisione di avviare il procedimento probabilmente in modo conciso, ma sufficiente, ai punti 56 e 57 della lettera di avvio del procedimento, anche per quanto riguarda la sentenza citata(42) nella nota. Secondo i punti 65 e 66 di quella sentenza, la motivazione prescritta dall'articolo 190 del trattato CE (divenuto articolo 253 CE) dev'essere adeguata alla natura dell'atto e deve fare apparire in forma chiara e non equivoca l'iter logico seguito dall'istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare il proprio controllo. La necessità della motivazione dev'essere valutata in funzione delle circostanze del caso. Secondo la Corte, la motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti. Per quanto riguarda più in particolare una decisione in materia di aiuto di Stato, la Corte ha dichiarato che, benché, in taluni casi, possa evincersi dalle circostanze stesse in cui l'aiuto è stato concesso che esso è atto ad incidere sugli scambi fra Stati membri e a falsare o a minacciare di falsare la concorrenza, la Commissione è tenuta quanto meno ad evocare queste circostanze nella motivazione della sua decisione. Dal ragionamento esposto risulta tuttavia che i centri, grazie ai vantaggi di cui beneficiano, rafforzano la loro posizione concorrenziale nel settore dei servizi prestati ai membri del gruppo - settore in cui essi sono in diretta concorrenza con istituti finanziari, società fiduciarie e studi di consulenza specializzati in fiscalità, reclutamento, tecnologia dell'informazione, e così via - e rafforzano anche la posizione concorrenziale delle imprese appartenenti al gruppo, attive in numerosi settori economici. Si tratta di settori caratterizzati da intensi scambi internazionali e intracomunitari ove le grandi multinazionali concorrono direttamente con altre multinazionali o imprese locali di diverse dimensioni.
(101) In secondo luogo, l'esistenza di disposizioni equiparabili o concorrenti in altri Stati membri non può giustificare la concessione di aiuti di Stato. Al pari del regime applicabile ai centri, ogni misura va analizzata nel contesto del regime fiscale dello Stato interessato. Tali misure possono costituire misure generali, aiuti compatibili o aiuti incompatibili, a seconda delle loro caratteristiche. Tuttavia, nessuna di dette descrizioni esclude automaticamente l'esistenza di distorsioni della concorrenza o di effetti negativi sugli scambi. Per quanto riguarda la richiesta del Belgio secondo cui la Commissione dovrebbe dimostrare in modo empirico la presenza di distorsioni della concorrenza e l'incidenza negativa sugli scambi, la Commissione ritiene che sia esagerata e rinvia alla sentenza nelle cause riunite C-15/98 e C-105/99.
(102) In terzo luogo, la Commissione è ben consapevole del fenomeno della concentrazione dei compiti in seno ai gruppi multinazionali presso entità come i centri di coordinamento. Essa del resto non critica tale scelta laddove la concentrazione sia giustificata dalle economie di scala che dovrebbe favorire. La Commissione, per contro, non può accettare che la creazione di entità di questo genere sia accompagnata dal riconoscimento di regimi fiscali specifici che sono considerevolmente più favorevoli rispetto al diritto generale. La Commissione respinge anche l'argomentazione secondo cui ogni impresa multinazionale dispone di tali entità o può crearle in Belgio o all'estero. Questa argomentazione si basa sul presupposto che gli unici concorrenti dei grandi gruppi multinazionali a livello di scambi fra Stati membri siano altri grandi gruppi multinazionali. Tale presupposto non coincide con la realtà in quanto imprese locali o gruppi multinazionali di dimensioni minori partecipano agli scambi intracomunitari, ma non sono ammessi a beneficiare dei vantaggi fiscali concessi ai centri.
(103) In quarto luogo, il gruppo beneficia direttamente e indirettamente dei vantaggi fiscali derivanti dal regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento. Tali vantaggi rafforzano la posizione finanziaria del gruppo, il che può incidere sul rating attribuito dalle banche a tali gruppi, rafforzando così ulteriormente la loro posizione perché ottengono condizioni più favorevoli.
VI.2.4. Selettività/specificità della misura
(104) La Commissione conferma che i vantaggi sono specifici perché favoriscono talune imprese ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. Il regime si applica direttamente ai centri di coordinamento e, direttamente o indirettamente, ad altre imprese del gruppo multinazionale cui i centri necessariamente appartengono. La selettività non dipende da criteri regionali o settoriali, ma da criteri obbligatori che i centri e i gruppi dei quali fanno parte devono soddisfare onde ottenere l'autorizzazione e quindi beneficiare del regime (cfr. considerando 13). Si tratta, fra l'altro, di criteri concernenti la dimensione e il carattere multinazionale del gruppo, nonché la natura e il tipo di attività realizzate in seno al gruppo. La Commissione ritiene che le argomentazioni addotte dagli interessati non abbiano modificato in alcun modo la sua convinzione in merito all'esistenza di tale selettività, e alla mancanza di una giustificazione in base alla natura o alla struttura del regime fiscale.
(105) In primo luogo, per quanto riguarda il potere discrezionale, la Commissione accoglie l'argomentazione addotta circa l'esercizio delle attività di assicurazione e riassicurazione. Essa non contesta nemmeno il fatto che il potere discrezionale dell'amministrazione di concedere o rifiutare un'autorizzazione ad un centro sia ridotto o addirittura inesistente e quindi non fa parte della specificità del regime. Essa rammenta, tuttavia, la sua posizione secondo cui esiste un potere discrezionale nella scelta della percentuale dell'8 % indicata nella circolare amministrativa come percentuale standard. L'applicazione sistematica di una percentuale unica e bassa, vista la limitata base cui si applica, porta ad una riduzione della base imponibile e quindi ad un vantaggio economico ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(106) In secondo luogo, la comunicazione non crea nuovi obblighi da parte degli Stati membri. Durante le diverse fasi del procedimento, la Commissione ha spiegato i motivi per cui ha ritenuto che le misure in questione fossero selettive e ha escluso che fossero giustificate in base alla natura o alla struttura del regime. Per fugare i dubbi sollevati dalla Commissione, lo Stato membro può dimostrare, per esempio, che la misura non ha carattere specifico. Un'altra possibilità consiste nel comprovare che la specificità della misura è giustificata dalla natura o dalla struttura del regime fiscale, affinché possa essere considerata misura di carattere generale. In mancanza di argomenti convincenti, la Commissione ritiene che la sua interpretazione sulla selettività della misura sia fondata.
Giustificazione in base alla natura o alla struttura del sistema
(107) Le argomentazioni espresse nei considerando da 56 a 59 sull'acconto sull'imposta mobiliare non sono convincenti per i motivi che seguono.
(108) In primo luogo, l'acconto è stato introdotto in linea di principio come forma di tassazione e non è corretto affermare che il suo obiettivo principale consista nel tassare le persone fisiche e le persone giuridiche che non sono obbligate a dichiarare i redditi soggetti a ritenuta alla fonte. Per quanto riguarda le altre esenzioni fiscali citate, la loro esistenza non può giustificare tutte le esenzioni a motivo della natura o della struttura del regime fiscale belga, né in particolare i criteri di selettività stabiliti per legge nei confronti dei centri. Sulla base delle loro caratteristiche precipue, tutte le esenzioni possono costituire un aiuto compatibile o incompatibile o non costituire un aiuto. In particolare, in ordine alla notifica del regime per i bacini di occupazione nel 1982, la Commissione ha considerato che le esenzioni dalla ritenuta alla fonte e dalla tassa sul capitale concesse ad imprese stabilite in bacini di occupazione erano aiuti prima di dichiararle compatibili con il mercato comune.
(109) Le esenzioni previste dalla legislazione ordinaria per i redditi pagati ai non residenti citate dagli interessati sono in generale subordinate a determinate condizioni e limitate ai "risparmiatori non residenti", ossia persone fisiche che non utilizzano a fini professionali beni mobili che producono reddito.
(110) In secondo luogo, l'esempio illustrato dalle autorità belghe per dimostrare che la deduzione di una trattenuta alla fonte è incompatibile con l'attività di centralizzazione della gestione dei flussi di cassa (cash pooling) non è rilevante nella fattispecie. Si parte a torto dal presupposto che l'impresa che percepisce un reddito versi l'imposta in Belgio, ma in tal caso la legislazione ordinaria è sufficiente per esentare l'operazione dalla trattenuta alla fonte. Inoltre, la procedura prevista in materia non ha l'obiettivo di rendere obbligatoria la deduzione di una trattenuta alla fonte su tutte le operazioni effettuate dal centro, in quanto non riguarda le numerose esenzioni previste dalla legislazione ordinaria e di cui il centro continua ad avvalersi. La possibilità che i centri di coordinamento debbano dedurre una trattenuta alla fonte su tutti i redditi pagati si limita pertanto ai casi in cui tutti i redditi sono pagati ai contribuenti che non possono beneficiare delle esenzioni generali previste dalla legislazione belga ed europea e dagli accordi internazionali conclusi dal Belgio. E in quel caso il centro correrebbe semplicemente gli stessi rischi di altre imprese che svolgono le medesime attività in seno ad un gruppo che non soddisfa alle condizioni di cui al regio decreto n. 187.
(111) In terzo luogo, il rischio di doppia imposizione è identico per altre imprese che svolgono le stesse attività dei centri senza avere accesso al regime di esenzione. I rischi, inoltre, considerata la rete di accordi internazionali stipulati dal Belgio, sono limitati alle operazioni con i paesi con cui il Belgio non ha concluso tali accordi.
(112) In quarto luogo, non è stato indicato il motivo per cui le attività di una sede centrale dovrebbero necessariamente beneficiare di un regime di esenzione. Soprattutto, non è stato dimostrato in quale misura i criteri selettivi adottati per limitare l'accesso al regime fossero giustificati dalla natura o dalla struttura del sistema. Anche le imprese appartenenti a gruppi minori o le cui attività sono limitate a due paesi possono svolgere attività nelle loro sedi centrali senza per questo avere accesso al regime. La selettività del regime previsto dalla direttiva 90/435/CEE è più o meno la stessa di quella prevista nel regio decreto n. 187, dal momento che le condizioni sono attinenti alla percentuale delle partecipazioni che un'impresa (società madre) detiene in un'altra impresa (controllata) nonché alla relativa durata. In ogni caso, il Consiglio, adottando la direttiva, ha garantito un'armonizzazione delle disposizioni fiscali degli Stati membri, di modo che, laddove esse in futuro siano conformi alle disposizioni obbligatorie della direttiva, non saranno più imputabili agli Stati membri e non potranno quindi costituire aiuti di Stato. Infine, la necessità emersa nel 1983 di esentare tutte le operazioni dei centri in considerazione del carattere innovativo degli strumenti finanziari che dovevano sviluppare non è stata spiegata nei dettagli. In ogni caso, non sembra si possa più invocare quella necessità per difendere un regime specifico a favore dei centri. Poiché questi tipi di strumenti finanziari sono adesso molto comuni, l'argomento sembrerebbe confermare l'evoluzione dei mercati in cui operano i centri.
VI.3. Compatibilità con il mercato comune
(113) Per essere compatibile con il mercato comune un regime di aiuti deve corrispondere esattamente ad una delle situazioni descritte all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato CE. Dopo avere esaminato le argomentazioni addotte dagli interessati, la Commissione conferma che il regime applicabile ai centri di coordinamento non soddisfa nessuna delle deroghe previste nel suddetto articolo. Il regime non è destinato a singoli consumatori, non è destinato a ovviare ai danni arrecati da eventi eccezionali, né a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia belga, né ancora a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, né a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
(114) Per quanto riguarda gli investimenti dei centri, non è stato fornito alcun elemento a dimostrazione del fatto che si tratti di investimenti iniziali presi in considerazione ai fini dell'aiuto, descritti ai punti 4.4 e 4.5 degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale(43). Per le grandi imprese, categoria cui appartiene la maggior parte dei centri di coordinamento, l'aiuto agli investimenti è autorizzato solo nelle regioni che rientrano nelle deroghe di cui all'articolo 87, lettere a) e c). Per quanto attiene alla creazione di posti di lavoro, infine, gli Orientamenti in materia di aiuti all'occupazione(44) stabiliscono che l'importo degli aiuti deve limitarsi al necessario per stimolare la creazione di posti di lavoro. Nella fattispecie, la Commissione constata che i vantaggi fiscali derivanti dal regime a favore dei centri di coordinamento dipendono dal volume dell'attività generata dal centro e non dal numero di posti di lavoro creati.
(115) I vantaggi fiscali concessi ai centri non sono pertanto legati agli investimenti, alla creazione di posti di lavoro o a progetti specifici. Essi sono riduzioni permanenti che costituiscono aiuti al funzionamento. Gli aiuti al funzionamento sono in linea di principio vietati. Il punto 4.15 degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale dispone che tali aiuti possono essere concessi in via eccezionale nelle regioni che beneficiano della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a). Poiché il Belgio non rientra in detta deroga, gli aiuti in questione possono modificare le condizioni commerciali al punto da pregiudicare l'interesse comune e non rientrano quindi nelle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c). Il confronto con i bacini di occupazione che la Commissione ha autorizzato nel 1982 non è rilevante nel caso di specie per suffragare la compatibilità della misura con il mercato comune. Senza che sia necessario esaminare gli sviluppi della politica seguita dalla Commissione al riguardo, è sufficiente osservare che la decisione riguardava solo i bacini di occupazione in Vallonia e nelle Fiandre che all'epoca dovevano far fronte a un'elevata disoccupazione. La Commissione aveva escluso categoricamente la creazione di un bacino di occupazione nella regione di Bruxelles. Risulta tuttavia che la maggiore parte dei centri di coordinamento sia stabilita in questa regione.
(116) Per quanto riguarda l'esenzione dalla tassa sul capitale, data l'incompatibilità dell'aiuto con il mercato comune, la Commissione ritiene che non sia necessario nel quadro della presente decisione esaminare se essa sia conforme alle disposizioni di cui alla direttiva 69/335/CEE. La Commissione si riserva il diritto di trattare la questione in un altro contesto idoneo.
VI.4. Legittimo affidamento
(117) La Commissione riconosce che esiste un legittimo affidamento da parte dei beneficiari del regime. Per questo motivo è giusto che la Commissione consenta ai centri autorizzati alla data del 31 dicembre 2000 di continuare a beneficiare del regime fino alla scadenza del rispettivo periodo di autorizzazione in vigore al momento della presente decisione, e al più tardi fino al 31 dicembre 2010. Questa posizione si basa sugli elementi qui di seguito riportati.
(118) L'amministrazione fiscale, attraverso l'autorizzazione, suppone che il centro autorizzato soddisfi le condizioni per beneficiare del regime di esenzione di cui al regio decreto n. 187 per un periodo di dieci anni, senza dovere dimostrare ogni anno che tali condizioni sono soddisfatte. Se l'amministrazione accerta tuttavia che le condizioni non sono più soddisfatte, in futuro il centro viene escluso dal regime. Conformemente alla costituzione belga, tali accordi riguardano solo i fatti e non il regime da applicare. Essi non possono quindi offrire alcuna garanzia che il regime, così come risulta alla data dell'autorizzazione, sarà mantenuto tale per i successivi dieci anni. Non esiste pertanto alcun vincolo contrattuale dell'amministrazione nei confronti del centro autorizzato per quanto attiene ai vantaggi concessi. Tale punto di vista sembra essere suffragato dalla risposta dello Stato belga che in relazione ai danni che un'impresa potrebbe subire fa riferimento alla sua responsabilità civile e non alla responsabilità contrattuale nei confronti della società. La giurisprudenza belga e quella europea citate dallo Stato belga e da terzi riguardano il rispetto dei principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento. Dall'analisi delle sentenze discende che la Commissione può revocare una decisione con efficacia retroattiva solo in base a condizioni molto rigide, per esempio concedendo un termine ragionevole. Quando tuttavia si avvale della procedura relativa agli aiuti esistenti, l'azione della Commissione non può avere alcuna efficacia retroattiva, poiché non può chiedere il recupero dell'aiuto. Le sentenze stabiliscono inoltre che la Commissione, anche in futuro, non può revocare la sua decisione se ciò arrecasse un danno ingiustificato alle imprese interessate. Anche in questo caso la procedura applicabile agli aiuti esistenti garantisce la certezza del diritto delle imprese dando alla Commissione la possibilità, se del caso, di prevedere un periodo transitorio ai fini della graduale eliminazione del regime.
(119) Al riguardo la Commissione ritiene che dovrebbe effettivamente tenere conto delle osservazioni dello Stato belga e degli interessati in merito ai notevoli investimenti effettuati dalle imprese interessate e dai gruppi cui appartengono. Tali investimenti riguardano, fra l'altro, la creazione e lo sviluppo dell'infrastruttura del centro e i cambiamenti apportati all'organizzazione delle strutture, le reti, le procedure e la suddivisione delle attività in seno al gruppo. Erano stati assunti anche impegni a lungo termine con il personale, imprese immobiliari o istituti finanziari. Sebbene l'autorizzazione non garantisca la continuazione o il carattere favorevole del regime, la Commissione ammette che i centri creati, gli investimenti effettuati e gli impegni assunti sono giustificati dall'aspettativa ragionevole e legittima di una certa continuità delle condizioni economiche, compreso il regime fiscale. La Commissione ha quindi deciso di concedere un periodo transitorio di modo da consentire di eliminare gradualmente il regime "cost plus" per quanto riguarda gli attuali beneficiari.
(120) Poiché le autorizzazioni non comportano il diritto alla continuazione del regime né al suo carattere vantaggioso, anche durante il periodo di validità dell'autorizzazione, la Commissione è dell'avviso che non possano in alcun caso dare diritto al rinnovo del regime successivamente alla data di scadenza. Vista l'esplicita limitazione dell'autorizzazione a dieci anni, è impossibile che si sia venuto a formare un legittimo affidamento ad un rinnovo automatico, che avrebbe significato in teoria un'autorizzazione permanente.
VII. CONCLUSIONI
(121) La Commissione conclude che il regime fiscale applicato dal Belgio a favore dei centri di coordinamento è incompatibile con il mercato comune e che deve essere posta fine all'incompatibilità dei suoi vari elementi mediante revoca o modifica. Dalla data di notifica della presente decisione i vantaggi di detto regime o di suoi elementi non possono più essere concessi a nuovi beneficiari, né essere mantenuti mediante rinnovo delle autorizzazioni esistenti. La Commissione prende atto che i centri autorizzati nel 2001 non beneficiano del regime a partire dal 31 dicembre 2002.
(122) Per quanto riguarda i centri attualmente coperti dal regime, la Commissione riconosce che la decisione del 1984 di approvazione del regio decreto n. 187, nonché la risposta fornita dal commissario competente per la Concorrenza ad una interrogazione parlamentare(45) hanno dato luogo al legittimo affidamento che il regime non costituisse violazione delle regole del trattato in materia di aiuti di Stato.
(123) In considerazione dei considerevoli investimenti effettuati su questa base, nonché della necessità di rispettare il legittimo affidamento e la certezza del diritto dei beneficiari, è giustificato concedere un termine ragionevole ai fini dell'eliminazione degli effetti del regime sui centri già autorizzati. La Commissione considera che detto termine ragionevole si concluda il 31 dicembre 2010. I centri, la cui autorizzazione scada prima di tale data, dopo tale scadenza non possono più beneficiare del suddetto regime. Successivamente alla data di scadenza dell'autorizzazione, e in ogni caso dopo il 31 dicembre 2010, il rinnovo o il mantenimento dei vantaggi fiscali in questione saranno illegittimi,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il regime fiscale attualmente applicato in Belgio a favore dei centri di coordinamento riconosciuti ai sensi del regio decreto n. 187 costituisce un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
Il Belgio è tenuto a ritirare il regime di aiuti di cui al paragrafo 1 ovvero a modificarlo in modo da renderlo compatibile con il mercato comune.
Dalla data di notificazione della presente decisione, i vantaggi di detto regime o di suoi elementi non possono più essere concessi a nuovi beneficiari, né essere mantenuti mediante rinnovo degli accordi esistenti.
Per quanto riguarda i centri autorizzati prima del 31 dicembre 2000, il regime può essere mantenuto fino alla scadenza dell'autorizzazione individuale in vigore alla data di notifica della presente decisione e al più tardi al 31 dicembre 2010. Conformemente al paragrafo 2, in caso di rinnovo dell'autorizzazione prima di quella data, il beneficio del regime oggetto della presente decisione non può più essere concesso, nemmeno a titolo temporaneo.
Articolo 3
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione il Belgio informa la Commissione circa i provvedimenti adottati per conformarvisi.
Articolo 4
Il Regno del Belgio è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 17 febbraio 2003.

Labels: 2
4
19
18
15