Document ID: 31989R2392

REGOLAMENTO (CEE) N. 2392/89 DEL CONSIGLIO del 24 luglio 1989 che stabilisce le norme generali per la designazione e la presentazione dei vini e dei mosti di uve
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 822/87 del Consiglio, del 16 marzo 1987, relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo (1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1236/89 (2), in particolare l'articolo 72, paragrafo 1 e l'articolo 79, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione (3),
considerando che il regolamento (CEE) n. 355/79 del Consiglio, del 5 febbraio 1979, che stabilisce le norme generali per la designazione e la presentazione dei vini e dei mosti di uve (4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 1237/89 (5), è stato ripetutamente modificato in modo sostanziale; che per garantirne la chiarezza, conviene codificare le norme in questione;
considerando che l'articolo 72 del regolamento (CEE) n. 822/87, pur stabilendo talune norme relative alla designazione di alcuni vini in casi particolari, prevede l'adozione di norme generali per la designazione e la presentazione di alcuni prodotti del settore in questione;
considerando che lo scopo di qualsiasi designazione e presentazione deve essere di fornire delle informazioni quanto più esatte e precise possibile per l'apprezzamento della merce tanto da parte dell'eventuale acquirente quanto da parte degli enti pubblici incaricati della gestione e del controllo del commercio dei prodotti in questione;
considerando che occorre armonizzare, nella misura del possibile, le diverse disposizioni comunitarie in materia di designazione e presentazione dei prodotti alimentari, in particolare quelli del settore vitivinicolo;
considerando che le norme comunitarie per la designazione e la presentazione dei vini e dei mosti di uve si ispirano per buona parte alle norme nazionali applicate precedentemente dagli Stati membri; che tali norme nazionali si basavano su orientamenti considerevolmente diversi; che taluni Stati membri consideravano prioritari gli aspetti relativi ad una corretta informazione del consumatore ed alla libertà d'azione per il commercio, mentre altri Stati membri si sforzavano
di combinare tali aspetti con la necessità di tutelare i produttori nel loro territorio contro le distorsioni di concorrenza; che al fine di conciliare nella misura del possibile tali diverse concezioni ed evitare interpretazioni troppo divergenti si è dimostrato utile stabilire norme di designazione alquanto complete; che per assicurare l'efficacia di tali norme occorre inoltre stabilire il principio in base al quale per la designazione dei vini e dei mosti di uve sono ammesse soltanto le indicazioni previste dalle norme stesse o dalle relative modalità di applicazione;
considerando che, per quanto riguarda la designazione, è opportuno distinguere tra le indicazioni obbligatorie, necessarie per l'identificazione del prodotto, e le indicazioni facoltative intese piuttosto a specificare le caratteristiche intrinseche del prodotto o a qualificare lo stesso; che, data l'importanza del problema e l'ampiezza del campo di applicazione, occorre ricercare un'informazione ottimale degli interessati, pur tenendo conto della diversità degli usi e delle tradizioni sia negli Stati membri che nei paesi terzi, nonché dell'evoluzione del diritto comunitario;
considerando che, al fine di rispettare le particolari condizioni di produzione nelle varie zone di produzione e tenere conto delle tradizioni in taluni Stati membri, occorre prevedere che gli Stati membri possano, per i prodotti ottenuti sul loro territorio, rendere obbligatorie talune indicazioni previste come facoltative dalle disposizioni comunitarie, vietarle o limitarne l'utilizzazione; che occorre peraltro precisare che per assicurare una libera circolazione delle merci ogni Stato membro deve autorizzare la designazione di prodotti originari di altri Stati membri messi in circolazione sul suo territorio se essa è conforme alle disposizioni comunitarie ed è ammessa nello Stato membro produttore in virtù del presente regolamento;
considerando che, per una designazione e una presentazione uniformi dei vini e dei mosti di uve comunitari destinati all'esportazione nei paesi terzi, occorre prevedere la possibilità di fissare norme complementari o derogatorie per tali prodotti nella misura in cui la legislazione dei paesi terzi lo renda necessario;
considerando che occorre prescrivere i casi in cui è obbligatoria sull'etichetta l'indicazione con un codice dell'imbottigliatore e dello speditore, per evitare, nella mente del consumatore, una confusione sulla vera origine del vino; che è d'altronde necessario disciplinare i casi in cui, per facilitare le transazioni commerciali, possono essere utilizzati, su una base volontaria, codici indicanti le informazioni relative all'imbottigliatore ed allo speditore;
considerando che la direttiva 79/112/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1978, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità (6), modificata da ultimo dalla direttiva 89/395/CEE (7), prevede l'introduzione del principio della menzione obbligatoria del titolo alcolometrico effettivo di tutte le bevande alcoliche; che per descrivere sull'etichettatura la natura del prodotto e facilitare così la scelta del consumatore appare necessaria un'informazione sul titolo alcolometrico dei vini e dei mosti di uve, in particolare sul titolo alcolometrico effettivo; che è dunque opportuno prevedere l'iscrizione obbligatoria per i prodotti in questione del titolo alcolometrico effettivo;
considerando che, per assicurare il rispetto del principio della libera circolazione delle merci nell'intero territorio della Comunità, occorre che la designazione dei vini e dei mosti di uve nella Comunità possa essere fatta in ciascuna lingua ufficiale della Comunità; che è tuttavia necessario che le indicazioni obbligatorie siano fatte in modo che il consumatore finale possa comprenderle anche se esse appaiono sull'etichetta in una lingua diversa dalla lingua ufficiale del paese di detto consumatore; che è opportuno che i nomi delle unità geografiche siano indicati unicamente nella lingua ufficiale dello Stato membro in cui il vino o il mosto di uve sono prodotti, affinché il prodotto così designato circoli sotto la sola denominazione tradizionale; che, date le difficoltà particolari di comprensione delle indicazioni in greco, dovute al fatto che esse non sono scritte in caratteri latini, occorre autorizzare la ripetizione di dette indicazioni in una o più altre lingue ufficiali della Comunità;
considerando che, per la qualità del vino o del mosto, le condizioni naturali del luogo in cui è situato il vigneto che ha fornito le uve utilizzate come materia prima per la preparazione di tali prodotti sono determinanti; che, per la qualità del vino o del mosto, anche la varietà di vite da cui provengono le uve utilizzate nonché le condizioni meteoro-
logiche nel corso dell'anno di raccolta delle uve sono determinanti; che l'indicazione del nome del luogo del vigneto o del nome dell'unità geografica in cui è situato tale luogo nonché del nome della varietà di vite o dell'anno di raccolta delle uve utilizzate costituiscono informazioni particolarmente preziose per l'acquirente del prodotto; che
occorre pertanto stabilire norme per l'utilizzazione di tali indicazioni nella designazione dei vini e dei mosti di uve;
considerando che, per stabilire le condizioni di una concorrenza leale tra i diversi vini e mosti di uve, occorre vietare, nella designazione o nella presentazione di detti vini, gli elementi suscettibili di creare confusione o opinioni erronee nells spirito delle persone cui esse sono rivolte; che occorre in particolare prevedere divieti simili per i marchi impiegati per la designazione dei vini e dei mosti di uve; che occorre, per proteggere efficacemente i nomi geografici utilizzati per la designazione di un prodotto nel settore vitivinicolo, eliminare i marchi contenenti parole identiche al nome geografico utilizzato per designare un vino da tavola, un vino di qualità prodotto in una regione determinata, in appresso denominata «v.q.p.r.d.», o un vino importato la cui designazione è disciplinata da disposizioni comunitarie, senza che il prodotto designato dal marchio in questione abbia diritto a siffatta designazione;
considerando tuttavia che, per evitare un eccessivo rigore, occorre tollerare, in taluni casi, durante un periodo transitorio, l'impiego di marchi registrati entro il 31 dicembre 1985, identici al nome di un'unità geografica più ridotta di una regione determinata utilizzata per la designazione di un v.q.p.r.d. oppure di un'unità geografica utilizzata per la designazione di un vino da tavola di cui all'articolo 72, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 822/87;
considerando che, in un'ottica di armonizzazione, occorre anche migliorare il coordinamento delle disposizioni relative al ruolo degli organismi di controllo nel settore vitivinicolo nel caso di violazione delle disposizioni comunitarie in materia di designazione e di presentazione dei prodotti del suddetto settore;
considerando che, per la presentazione dei prodotti contemplati dal presente regolamento, le norme da adottare devono tener conto al tempo stesso della necessità di assicurare la conservazione della buona qualità dei prodotti,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
TITOLO I
DESIGNAZIONE
Articolo 1 1. Il presente titolo stabilisce le norme generali per la designazione:
a) per quanto riguarda i prodotti originari della Comunità:
- dei prodotti del codice NC 2204, e
- dei mosti di uve, anche concentrati, ai sensi dei punti 2 e 6 dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, del codice NC ex 2009;
b) per quanto riguarda i prodotti originari di paesi terzi e che soddisfano alle condizioni di cui agli articoli 9 e 10 del trattato:
- dei prodotti del codice NC 2204,
- dei mosti di uve, ai sensi del punto 2 dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, del codice NC ex 2009, e
- dei mosti di uve concentrati, ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2391/89 del Consiglio, del 24 luglio 1989, che stabilisce le definizioni di taluni prodotti dei codici NC 2009 e 2204 originari dei paesi terzi (8), del codice NC ex 2009.
Tuttavia, questo titolo non si applica:
- ai vini liquorosi, ai vini spumanti, ai vini spumanti gassificati, ai vini frizzanti ed ai vini frizzanti gassificati di cui all'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, compresi i vini spumanti di qualità e i vini spumanti, liquorosi e frizzanti di qualità prodotti in regioni determinate,
- ai vini spumanti, ai vini spumanti gassificati, ai vini frizzanti ed ai vini frizzanti gassificati di cui all'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2391/89.
2. Le norme di cui al paragrafo 1 sono applicabili per la designazione dei prodotti in questione:
a) sull'etichettatura,
b) nei registri nonché sui documenti che scortano i prodotti di cui al paragrafo 1 e sugli altri documenti prescritti dalle disposizioni comunitarie, di seguito denominati «documenti ufficiali», eccettuati i documenti doganali,
c) sui documenti commerciali, in particolare sulle fatture e sulle bollette di consegna e
d) nella pubblicità, purché nel presente regolamento sia prevista una disposizione particolare a tal fine.
3. Le norme di cui al paragrafo 1 sono applicabili ai prodotti detenuti per la vendita e a quelli già immessi nel circuito commerciale.
Tuttavia gli Stati membri possono esentare dall'applicazione delle disposizioni relative alle indicazioni sull'etichettatura:
a) i prodotti trasportati
- tra due o più impianti,
- tra i vigneti e gli impianti di vinificazione
di una stessa impresa situata nello stesso comune,
b) i quantitativi di mosti di uve e di vini inferiori a 15 l per partita e non destinati alla vendita,
c) i quantitativi di mosti di uve e di vini destinati al consumo familiare del produttore e dei suoi dipendenti.
Qualora i mosti di uve e i vini di cui al secondo comma, lettere a) e b), siano muniti di etichette, queste devono essere conformi alle disposizioni del presente regolamento.
CAPITOLO PRIMO
DESIGNAZIONE DEI PRODOTTI ORIGINARI DELLA
COMUNITÀ
Sezione A
Designazione dei vini da tavola
A I: Etichettatura
Articolo 2 1. Per i vini da tavola, la designazione sull'etichettatura contiene l'indicazione:
a) della menzione «vino da tavola», fatto salvo il paragrafo 3, lettera i), secondo comma;
b) del volume nominale del vino da tavola conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1974, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati (9), modificata da ultimo dalla direttiva 88/316/CEE (10);
c) per quanto riguarda:
- i recipienti di volume nominale inferiore o uguale a 60 l: del nome oppure della ragione sociale dell'imbottigliatore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui l'imbottigliatore ha la propria sede principale;
- gli altri recipienti: del nome oppure della ragione sociale dello speditore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui lo speditore ha la propria sede principale.
Quando l'imbottigliamento o la spedizione ha luogo in un comune o in una frazione diversi da quelli di cui sopra o da un comune vicino, le indicazioni di cui alla presente lettera sono accompagnate da un'indicazione che precisa il comune o la frazione in cui questa operazione ha luogo e, se essa ha luogo in un altro Stato membro, dall'indicazione dello stesso;
d) per quanto riguarda:
iii) la spedizione in un altro Stato membro o l'esportazione: del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve ed ha avuto luogo la vinificazione, solo nel caso in cui queste due operazioni abbiano avuto luogo nello stesso Stato membro;
iii) il vino da tavola che è stato vinificato in uno Stato membro diverso da quello in cui sono state raccolte le uve utilizzate: dei termini «vino ottenuto in . . . da uve raccolte in . . .» completati dall'indicazione degli Stati membri;
iii) il vino da tavola:
- risultante da un «mélange» di uve o da un taglio di prodotti originari di vari Stati membri, o
- risultante dal taglio di un vino da tavola di cui al primo trattino con un vino da tavola di cui al punto ii)
dei termini «mélange di vini di vari paesi della Comunità europea»;
e)
per quanto riguarda i vini da tavola di cui all'allegato I, punto 13, terzo comma del regolamento (CEE) n. 822/87, del termine «retsina»;
f)
per quanto riguarda i vini da tavola ottenuti in Spagna mescolando vini rossi con vini bianchi, della menzione: «vino tinto de mezcla» sul territorio spagnolo;
g)
del titolo alcolometrico volumico effettivo.
2. Per i vini da tavola, la designazione sull'etichettatura può essere completata dall'indicazione:
a) della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato, di un vino bianco o, per quanto riguarda la Spagna, di una miscela di vino da tavola rosso e di vino da tavola bianco;
b) di un marchio, secondo le condizioni di cui all'articolo 40;
c) del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del vino da tavola in questione, nonché del comune o frazione in cui queste hanno la sede principale;
d)
di una distinzione attribuita da un organismo ufficiale o da un organismo ufficialmente riconosciuto a tal fine ad una delle persone o ad un'associazione di persone di cui alla lettera c), che possa rafforzare il prestigio del vino da tavola in questione, purché tale distinzione sia disciplinata da modalità di applicazione oppure, in mancanza, da disposizioni dello Stato membro interessato;
e)
qualora il vino da tavola non sia spedito verso un altro Stato membro né esportato e quando non sono soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1, lettera d), punti ii) e iii), dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve ed ha luogo la vinificazione;
f)
di alcuni dati analitici diversi dal titolo alcolometrico volumico effettivo, sempreché tali indicazioni siano disciplinate da modalità d'applicazione;
g)
di una raccomandazione rivolta al consumatore per l'utilizzazione del vino;
h)
di precisazioni concernenti:
- il tipo del prodotto,
- un colore particolare del vino da tavola,
purché tali indicazioni siano disciplinate da modalità d'applicazione o, mancando queste, da disposizioni dello Stato membro interessato. Tuttavia, l'uso di tali indicazioni può essere riservato ai vini da tavola di cui al paragrafo 3;
i) dalla lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti dalla direttiva 75/106/CEE in materia di riempimento.
3. Per i vini da tavola designati in applicazione dell'articolo 72, paragrafi 2 e 3 del regolamento (CEE) n. 822/87, la designazione può inoltre essere completata dall'indicazione:
a) del nome di un'unità geografica più piccola dello Stato membro, alle condizioni di cui all'articolo 4;
b)
del nome di una o di due varietà di vite, alle condizioni di cui all'articolo 5;
c)
dell'annata di raccolta, alle condizioni di cui all'articolo 6;
d)
di una precisazione concernente il modo di elaborazione del vino da tavola compreso in un elenco da adottare. In tale elenco possono figurare solamente menzioni la cui utilizzazione sia disciplinata da disposizioni dello Stato membro produttore;
e)
di una distinzione attribuita da un organismo ufficiale o da un organismo ufficialmente riconosciuto a tal fine ad una quantità determinata di un vino da tavola, purché essa sia accompagnata dall'indicazione dell'annata di raccolta e purché la distinzione possa essere provata da un apposito documento.
Gli Stati membri informano la Commissione delle distinzioni che possono essere attribuite sui loro territori a taluni vini da tavola, nonché delle norme che vengono applicate al riguardo;
f)
di una menzione indicante il loro imbottigliamento:
- nell'azienda viticola nella quale le uve utilizzate per tali vini sono state raccolte e vinificate,
- o da parte di un'associazione di aziende viticole,
- o in un'impresa, situata nell'area di produzione indicata, alla quale alcune aziende viticole nelle quali sono state raccolte le uve utilizzate sono collegate nell'ambito di un'associazione di aziende viticole, che ha effettuato la vinificazione di tali uve;
g)
del nome dell'azienda viticola o dell'associazione di aziende viticole in cui è stato prodotto il vino da tavola in questione che possa rafforzarne il prestigio, purché tale indicazione sia disciplinata da modalità di applicazione o, in mancanza, da disposizioni dello Stato membro produttore;
h)
di informazioni relative:
- alla storia del vino in questione, dell'impresa di imbottigliamento o di altra impresa appartenente ad una persona fisica o giuridica o un'associazione di persone che abbia partecipato al circuito commerciale del vino stesso,
- alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo,
- all'invecchiamento di tale vino,
purché tali informazioni vengano utilizzate alle condizioni previste da modalità d'applicazione;
i) della menzione:
- «Landwein» per i vini a tavola originari della Repubblica federale di Germania,
- «vin de pays» per i vini da tavola originari della Francia e del Lussemburgo,
- «vino tipico» per i vini da tavola originari dell'Italia, oppure a complemento o in sostituzione di questa menzione, la menzione:
- «Landwein» per i vini da tavola originari della provincia di Bolzano,
- «vin de pays» per i vini da tavola originari della regione Val d'Aosta,
- «onomasia kata paradosi», «oinos topikos», per i vini da tavola originari della Grecia,
- «vino de la tierra» per i vini da tavola originari della Spagna,
- «vinho regional» per i vini da tavola originari del Portogallo, a decorrere dall'inizio della seconda tappa di transizione prevista per questo Stato membro,
quando gli Stati membri produttori interessati ne hanno determinato le norme di utilizzazione secondo le condizioni previste all'articolo 4, paragrafo 3; qualora queste norme prevedano anche un numero di controllo, quest'ultimo deve essere indicato.
Per i vini da tavola designati da una delle menzioni elencate nel comma precedente l'apposizione della menzione «vino da tavola» non è obbligatoria.
Articolo 3 1. Le indicazioni di cui all'articolo 2 sono le uniche ammesse per la designazione dei vini da tavola sull'etichettatura.
Tuttavia:
- per i vini da tavola destinati all'esportazione possono essere previste norme complementari o derogatorie, qualora ciò sia reso necessario dalla legislazione dei paesi terzi,
- per i vini da tavola messi in commercio nel loro territorio e fino all'applicazione delle disposizioni comunitarie in materia di alimenti dietetici, gli Stati membri possono autorizzare indicazioni relative ad un uso dietetico di tali prodotti.
2. Gli Stati membri possono, per quanto riguarda i vini da tavola ottenuti nel proprio territorio, rendere obbligatorie talune indicazioni di cui all'articolo 2, paragrafi 2 e 3, oppure vietarle o limitarne l'utilizzazione.
3. Ciascuno Stato membro ammette la designazione dei vini da tavola originari di altri Stati membri e messi in circolazione sul proprio territorio se è conforme alle disposizioni comunitarie ed è ammessa nello Stato membro produttore ai sensi del presente regolamento.
4. Secondo modalità da definirsi, un codice:
a) è utilizzato per indicare nell'etichettatura dei vini da tavola di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettera d), punti ii) e iii) la sede principale dell'imbottigliatore o dello speditore e, se del caso, il luogo dell'imbottigliamento o della spedizione;
b) è utilizzato per indicare nell'etichettatura di un vino da tavola informazioni riferentisi in tutto o in parte al nome di una regione determinata ai sensi dell'articolo 3 del regolamento (CEE) n. 823/87 del Consiglio, del 16 marzo 1987, che stabilisce disposizioni particolari per i vini di qualità prodotti in regioni determinate (11), modificato dal regolamento (CEE) n. 2043/89 (12); gli Stati membri possono tuttavia prescrivere per il proprio territorio altre misure appropriate per evitare confusioni con la regione determinata di cui trattasi;
c) può essere utilizzato, senza pregiudizio delle lettere a) e b) e sempreché lo Stato membro nel cui territorio viene imbottigliato il vino da tavola l'abbia consentito, per le indicazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettera c); questa utilizzazione è sottoposta alla condizione che sull'etichetta figurino per esteso il nome o la ragione sociale di una persona o di un'associazione di persone diverse dall'imbottigliatore, intervenute nel circuito commerciale del vino da tavola, nonché il comune o la frazione in cui tale persona o tale associazione hanno la propria sede.
5. Le indicazioni di cui:
- all'articolo 2, paragrafo 1 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità, in modo che il consumatore finale possa comprendere facilmente ciascuna indicazione;
- all'articolo 2, paragrafi 2 e 3 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità.
In deroga al primo comma:
a) l'indicazione:
- del nome di un'unità geografica più ristretta dello Stato membro, di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera a),
- di una menzione indicante l'imbottigliamento, di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera f),
- del nome dell'azienda viticola o dell'associazione di aziende viticole di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera g),
è redatta in una lingua ufficiale dello Stato membro d'origine.
Queste indicazioni possono:
- essere ripetute in una o più altre lingue ufficiali della Comunità per i vini da tavola originari della Grecia, oppure
- essere redatte solamente in un'altra lingua ufficiale della Comunità, se questa è assimilata alla lingua ufficiale nella parte del territorio dello Stato membro d'origine nella quale è situata l'unità geografica indicata, purché tali pratiche siano tradizionali e in uso nello Stato membro interessato;
b) l'indicazione di una delle menzioni di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera i) è redatta conformemente alle disposizioni ivi stabilite.
Questa indicazione può essere ripetuta in una o più altre lingue ufficiali della Comunità per i vini da tavola originari della Grecia:
c) si può decidere che l'indicazione:
- di precisazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera h), relative al tipo del prodotto o ad un colore particolare,
- di precisazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera d), relative al modo di elaborazione del vino da tavola,
- di informazioni di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera h), relative alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura o all'invecchiamento del vino da tavola
possa essere redatta soltanto in una lingua ufficiale dello Stato membro d'origine;
d) gli Stati membri possono permettere che:
- le indicazioni di cui alla lettera a), primo trattino o alla lettera b), prima frase, per i vini da tavola prodotti e messi in circolazione nel loro territorio,
- le altre indicazioni di cui al primo comma, per i vini da tavola messi in circolazione nel loro territorio,
siano redatte anche in una lingua diversa da una lingua ufficiale della Comunità, se l'impiego di questa lingua è tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato o in una parte del suo territorio.
Per la designazione dei vini da tavola destinati all'esportazione, le modalità di applicazione possono ammettere l'utilizzazione di altre lingue.
Articolo 4 1. Per la designazione di un vino da tavola sull'etichettatura si intende per nome di una «unità geografica più piccola dello Stato membro» di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) il nome di:
- una località o un'unità raggruppante delle località,
- un comune o una frazione,
- una sottoregione viticola o una parte di sottoregione viticola,
- una regione diversa da una regione determinata.
Le unità geografiche di cui al primo comma costituiscono delle aree di produzione ai sensi dell'articolo 72, paragrafo 3, primo comma del regolamento (CEE) n. 822/87.
2. Per quanto riguarda i vini da tavola ottenuti nel proprio territorio e designati in applicazione dell'articolo 72, paragrafi 2 e 3 del regolamento (CEE) n. 822/87, gli Stati membri produttori possono vietare l'uso di uno o più nomi di unità geografiche più piccole dello Stato membro, di cui al paragrafo 1.
3. Le norme di utilizzazione di cui all'articolo 2, paragrafo 3, punto i) devono prevedere che tali menzioni siano connesse all'impiego di un'indicazione geografica determinata e riservate ai vini da tavola rispondenti a precise condizioni di produzione, in particolare per quanto riguarda le varietà di viti, il titolo alcolometrico volumico naturale minimo e i caratteri organolettici.
Tuttavia, le norme di utilizzazione suddette possono permettere che la menzione «onomasia kata paradosi», quando completa la menzione «retsina», non sia obbligatoriamente connessa all'impiego di un'indicazione geografica determinata.
4. L'utilizzazione di uno dei nomi di cui al paragrafo 1 per la designazione di un vino da tavola è legata alla condizione che non vi sia identità:
- né col nome della zona di produzione di un altro vino da tavola a cui lo Stato membro interessato ha attributo una della menzioni «Landwein», «vin de pays», «vino tipico», «onomasia kata paradosi», «oinos topikos», «vino de la tierra» o, dall'inizio della seconda tappa di transizione prevista per il Portogallo, «vinho regional»,
- né con il complesso di indicazioni della denominazione geografica di un v.q.p.r.d. costituito dal nome della regione determinata e, se del caso, da uno o più dei nomi di cui all'articolo 13, paragrafo 1,
- né con la designazione di un vino importato di cui all'articolo 26,
e che sia escluso ogni rischio di confusione con un v.q.p.r.d. o con un vino importato.
Tuttavia, sino al 31 agosto 1991, possono essere usati per la designazione dei vini da tavola i nomi delle seguenti regioni determinate:
- Moselle luxembourgeoise,
- Puglia,
- Abruzzo,
- Sardegna,
- Romagna,
- Monferrato,
- Friuli,
- Ischia.
Articolo 5 1. L'indicazione sull'etichettatura del nome di una varietà di vite, di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), per designare un vino da tavola può essere fatta unicamente se:
a) tale varietà figura come varietà raccomandata o autorizzata nella classificazione delle varietà di vite stabilita conformemente all'articolo 13 del regolamento (CEE) n. 822/87 per l'unità amministrativa in cui sono state raccolte le uve utilizzate per l'elaborazione del vino da tavola in questione;
b)
la varietà è indicata con il nome che figura:
- nella classificazione delle varietà di vite per l'unità amministrativa di cui alla lettera a);
- se del caso in un elenco di sinonimi da adottare; questo elenco può prevedere che un dato sinonimo possa essere utilizzato solo per la designazione di un vino da tavola prodotto nelle aree di produzione in cui questa utilizzazione è tradizionale e d'uso;
c)
il vino da tavola in questione è ottenuto, ad eccezione dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, interamente da uve provenienti dalla varietà la cui indicazione è prevista;
d)
tale varietà è determinante per il carattere del vino da tavola in questione;
e)
essa è accompagnata dall'indicazione di un'unità geografica più piccola dello Stato membro interessato di cui all'articolo 4, paragrafo 1;
f)
il nome di tale varietà non può essere confuso con il nome di una regione determinata o di una unità geografica utilizzato per la designazione di un v.q.p.r.d. o di un vino importato.
2. In deroga al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 7, gli Stati membri produttori possono ammettere l'indicazione:
- dei nomi di due varietà di vite per un solo e stesso vino da tavola a condizione che questo sia ottenuto interamente dalle varietà indicate, eccezione fatta dei prodotti utilizzati per la sua eventuale dolcificazione, oppure
- del nome di una varietà di vite se il prodotto in questione è ottenuto per almeno l'85 %, previa detrazione del quantitativo dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, da uve provenienti dalla varietà di cui è prevista l'indicazione e purché questa sia determinante per il carattere del prodotto in questione, oppure
- del nome di una varietà classificata come varietà temporaneamente autorizzata, in conformità all'articolo 11, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2389/89 del Consiglio, del 24 luglio 1989, relativo alle norme generali per la classificazione delle varietà di viti (13), per un periodo di quindici anni o meno a decorrere dalla data in cui tale varietà è così classificata, allorché l'indicazione del nome della varietà era tradizionale nello Stato membro interessato, oppure
- durante un periodo che deve essere determinato dallo Stato membro interessato e che non può superare i cinque anni, salvo proroga del termine in base a disposizioni comunitarie concernenti l'esame della validità culturale delle varietà di vite, del nome di una varietà di vite di cui all'articolo 13, paragrafo 2, primo trattino del regolamento (CEE) n. 2389/89, purché:
- l'autorizzazione a coltivare questa varietà riguardi una superficie ridotta,
- le autorità competenti dello Stato membro le quali hanno autorizzato la coltura di tale varietà assicurino il controllo di cui all'articolo 13, paragrafo 3 di detto regolamento,
- l'indicazione del nome di questa varietà sull'etichetta sia associata ad una menzione che precisi il carattere sperimentale della coltura di tale varietà.
Articolo 6 1. L'indicazione dell'annata di raccolta di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera c) è ammessa per designare sull'etichettatura i vini da tavola solo se tutte le uve utilizzate per la vinificazione del vino da tavola in questione sono state raccolte durante l'annata di cui è prevista l'indicazione.
2. In deroga al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 7, gli Stati membri produttori possono ammettere l'indicazione dell'annata di raccolta se il vino da tavola in questione è ottenuto per almeno l'85 %, previa detrazione del quantitativo dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, da uve raccolte nell'annata di cui è prevista l'indicazione.
Articolo 7 L'articolo 72, paragrafo 3, primo comma del regolamento (CEE) n. 822/87, l'articolo 5, paragrafo 2 e l'articolo 6, paragrafo 2 del presente regolamento possono essere applicati contemporaneamente solo se almeno l'85 % del vino da tavola ottenuto dalla miscela proviene dall'area di produzione, dalla varietà di vite e dall'annata di raccolta indicata nella designazione di detto vino da tavola.
A II: Documenti ufficiali e registri
Articolo 8 1. Per i vini da tavola, la designazione sui documenti ufficiali contiene l'indicazione:
a) della menzione «vino da tavola» o, per i vini da tavola ottenuti in Spagna mescolando vino da tavola rosso con vino da tavola bianco, della menzione «vino tinto de mezcla»;
b) della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato, di un vino bianco o, per quanto riguarda la Spagna, di una miscela di vino da tavola rosso e di vino da tavola bianco;
c) per quanto riguarda:
iii) la spedizione in un altro Stato membro o l'esportazione: del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve ed ha avuto luogo la vinificazione, solo nel caso in cui queste due operazioni abbiano avuto luogo nello stesso Stato membro;
iii) il vino da tavola che è stato vinificato in uno Stato membro diverso da quello in cui sono state raccolte le uve: dei termini «vino ottenuto in . . . da uve raccolte in . . .», completati dall'indicazione degli Stati membri;
iii) il vino da tavola
- risultante da «mèlange» di uve o da un taglio di prodotti originari di vari Stati membri, oppure
- risultante da un taglio di un vino da tavola di cui al primo trattino con un vino da tavola di cui al punto ii):
dei termini «mélange di vini di vari paesi della Comunità europea»;
d) per quanto riguarda i vini da tavola di cui all'allegato I, punto 13, terzo comma del regolamento (CEE) n. 822/87, della menzione «retsina».
2. La designazione dei vini da tavola sui documenti ufficiali contiene inoltre le indicazioni di cui all'articolo 2, paragrafi 2 e 3, in appresso elencate, sempreché siano utilizzate o si preveda di utilizzarle sull'etichettatura:
a) l'annata di raccolta;
b) il nome di un'unità geografica più piccola dello Stato membro interessato;
c) il nome di una o due varietà di vite;
d) le precisazioni concernenti il modo di elaborazione o il tipo del prodotto, escluso quanto attiene al tenore di zucchero residuo;
e)
a seconda dei casi, la menzione «Landwein», «vin de pays», «vino tipico», «onomasia kata paradosi», «oinos topikos», «vino de la tierra», nonché dall'inizio della seconda tappa di transizione prevista per il Portogallo, «vinho regional», o una menzione corrispondente in una lingua ufficiale della Comunità;
f)
le informazioni relative alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo.
Articolo 9 1. Per i vini da tavola la designazione nei registri tenuti dai produttori contiene le indicazioni di cui:
- all'articolo 8, paragrafo 1, lettere a) e b),
- all'articolo 8, paragrafo 2, sempreché si preveda di utilizzarle sull'etichettatura o, in mancanza di essa, sul documento che scorta il trasporto.
2. Per i vini da tavola la designazione nei registri tenuti da persone diverse dai produttori contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 8, paragrafo 1,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione.
A III: Documenti commerciali
Articolo 10 1. Se per un vino da tavola non è compilato un documento di accompagnamento, la designazione sui documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 8, paragrafo 1, e
- sempreché siano utilizzate sull'etichettatura, le indicazioni di cui all'articolo 8, paragrafo 2.
2. Qualora la designazione dei vini da tavola sui documenti commerciali comporti inoltre le indicazioni di cui all'articolo 2, tali indicazioni devono essere conformi agli articoli da 4 a 7 e all'articolo 40.
3. Per i vini da tavola messi in circolazione sul proprio territorio, gli Stati membri possono ammettere che le indicazioni di cui all'articolo 2 siano riportate sui documenti commerciali utilizzando un codice. Tale codice deve essere tale da consentire all'organismo incaricato del controllo di procedere alla rapida identificazione della designazione del vino da tavola in questione.
Sezione B
Designazione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate
B I: Etichettatura
Articolo 11 1. Per i v.q.p.r.d la designazione sull'etichettatura contiene l'indicazione:
a) del nome della regione determinata da cui i vini provengono;
b) di una delle menzioni di cui all'articolo 15, paragrafo 7, primo comma, secondo trattino del regolamento (CEE) n. 823/87;
c) del volume nominale del v.q.p.r.d. conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE;
d) per quanto riguarda:
- i recipienti di volume nominale inferiore o uguale a 60 l: del nome oppure della ragione sociale dell'imbottigliatore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui l'imbottigliatore ha la propria sede principale,
- gli altri recipienti: del nome oppure della ragione sociale dello speditore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui lo speditore ha la propria sede principale.
Quando l'imbottigliamento o la spedizione ha luogo in un comune o in una frazione diversi da quelli di cui sopra o da un comune vicino, le indicazioni di cui alla presente lettera, sono accompagnate da un'indicazione che preci-
sa il comune o la frazione in cui questa operazione ha luogo e, se essa ha luogo in un altro Stato membro, dalla indicazione dello stesso;
e)
nel caso di spedizione in un altro Stato membro o di esportazione: del nome dello Stato membro al quale appartiene la regione determinata;
f)
del titolo alcolometrico volumico effettivo.
2. Per i v.q.p.r.d. la designazione sull'etichettatura può essere completata dall'indicazione:
a) della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato o di un vino bianco;
b) dell'annata di raccolta, secondo le condizioni di cui all'articolo 15;
c) di un marchio, secondo le condizioni di cui all'articolo 40;
d) del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del v.q.p.r.d. in questione nonché del comune o frazione in cui queste hanno la sede principale;
e) di una distinzione attribuita da un organismo ufficiale o da un organismo ufficialmente riconosciuto a tal fine ad una delle persone o all'associazione di persone di cui alla lettera d), che possa rafforzare il prestigio dei v.q.p.r.d. in questione, purché tale distinzione sia disciplinata da modalità di applicazione oppure, in mancanza di esse, dallo Stato membro interessato;
f)
purché l'indicazione dello Stato membro non sia prescritta dal paragrafo 1, lettera e) dello Stato membro d'origine;
g)
di alcuni dati analitici diversi dal titolo alcolometrico volumico effettivo, sempreché questa indicazione sia disciplinata da modalità di applicazione;
h)
di una raccomandazione rivolta al consumatore per l'utilizzazione del vino;
i)
delle menzioni tradizionali complementari, purché esse siano utilizzate alle condizioni previste dalla legislazione dello Stato membro produttore ed iscritte in un elenco da adottare;
j)
- della menzione comunitaria «vino di qualità prodotto in una regione determinata» o «v.q.p.r.d.», sempreché non sia indicata in virtù del paragrafo 1, lettera b), oppure
- di una menzione specifica tradizionale ed in uso, sempreché non sia indicata in virtù del paragrafo 1, lettera b);
k)
di precisazioni concernenti:
- il modo di elaborazione,
- il tipo del prodotto,
- un colore particolare del v.q.p.r.d.,
purché tali indicazioni siano definite da disposizioni comunitarie o da disposizioni dello Stato membro produttore. Tuttavia, si può vietare l'uso di tali indicazioni per designare v.q.p.r.d. provenienti da una regione determinata in cui le stesse indicazioni non siano tradizionali ed in uso;
l)
del nome di un'unità geografica più piccola della regione determinata, alle condizioni di cui all'articolo 13;
m)
del nome dell'azienda viticola o dell'associazione di aziende viticole in cui è stato prodotto il v.q.p.r.d. in questione, che possa rafforzarne il prestigio, purché tale indicazione sia disciplinata da modalità di applicazione o, in mancanza di esse, da disposizioni dello Stato membro produttore;
n)
del nome di una o di due varietà di vite, alle condizioni di cui all'articolo 14;
o)
di un numero di controllo di qualità attribuito da un organismo ufficiale al v.q.p.r.d. in questione;
p)
di una distinzione attribuita al v.q.p.r.d. in questione da un organismo ufficiale o da un organismo ufficialmente riconosciuto a tal fine, purché possa essere provata da un apposito documento;
q)
di una menzione indicante il loro imbottigliamento:
- nell'azienda viticola nella quale le uve utilizzate per tali vini sono state raccolte e vinificate,
- o da parte di un'associazione di aziende viticole,
- o in un'impresa, situata nella regione determinata indicata o nelle sue immediate vicinanze, alla quale alcune aziende viticole nelle quali sono state raccolte le uve utilizzate sono collegate nell'ambito di un'associazione di aziende viticole, che ha effettuato la vinificazione di tali uve;
r)
di una menzione indicante il loro imbottigliamento nella regione determinata, purché questa menzione sia tradizionale e in uso nella regione determinata in questione;
s)
del numero del recipiente o del numero della partita;
t)
di informazioni relative:
- alla storia del vino in questione, dell'impresa di imbottigliamento o di altra impresa appartenente ad una persona fisica o giuridica o ad una associazione di persone che abbia partecipato al circuito commerciale del vino stesso,
- alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo,
- all'invecchiamento di tale vino,
purché tali informazioni vengano utilizzate alle condizioni previste da modalità d'applicazione;
u)
dalla lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti dalla direttiva 75/106/CEE in materia di riempimento.
Articolo 12 1. Le indicazioni di cui all'articolo 11 sono le uniche ammesse per la designazione di un v.q.p.r.d. sull'etichettatura.
Tuttavia,
- per i v.q.p.r.d. destinati all'esportazione possono essere previste norme complementari o derogatorie, qualora ciò sia reso necessario dalla legislazione dei paesi terzi,
- per i v.q.p.r.d. messi in commercio nel loro territorio e fino all'applicazione delle disposizioni comunitarie in materia di alimenti dietetici, gli Stati membri possono autorizzare indicazioni relative ad un uso dietetico di tali prodotti,
- gli Stati membri possono autorizzare l'aggiunta, accanto al nome della regione determinata di cui all'articolo 11, paragrafo 1, lettera a), del nome di un'unità geografica più estesa comprendente entro i propri limiti la regione determinata in causa, al fine di precisarne l'ubicazione, sempreché vengano rispettate le disposizioni che disciplinano l'uso del nome della regione determinata e dell'unità geografica di cui trattasi.
2. Gli Stati membri possono, per quanto riguarda i v.q.p.r.d. ottenuti nel proprio territorio, rendere obbligatoria, vietare o limitare l'utilizzazione di talune indicazioni di cui all'articolo 11, paragrafo 2, fatta eccezione per quella di cui alla lettera j), primo trattino.
3. Ciascuno Stato membro ammette la designazione dei v.q.p.r.d. originari di altri Stati membri e messi in circolazione sul proprio territorio se è conforme alle disposizioni comunitarie ed è ammessa nello Stato membro produttore ai sensi del presente regolamento.
4. Secondo modalità da determinare, un codice:
a) è utilizzato per indicare sull'etichettatura di un v.q.p.r.d. informazioni riferentisi in tutto o in parte al nome di una regione determinata ai sensi dell'articolo 3 del regolamento (CEE) n. 823/87, diversa da quella che può essere utilizzata per il v.q.p.r.d. in questione; gli Stati membri possono tuttavia prescrivere per il proprio territorio altre misure appropriate, per evitare confusioni con la regione determinata di cui trattasi;
b) può essere utilizzato, senza pregiudizio della lettera a) e sempreché lo Stato membro nel cui territorio viene imbottigliato il v.q.p.r.d. l'abbia consentito, per le indicazioni di cui all'articolo 11, paragrafo 1, lettera d); questa utilizzazione è sottoposta alla condizione che sull'etichetta figurino per esteso il nome o la ragione sociale di una persona o di un'associazione di persone
diverse dall'imbottigliatore intervenute nel circuito commerciale del v.q.p.r.d., nonché il comune o frazione in cui tale persona o associazione ha la propria sede.
5. Le indicazioni di cui:
- all'articolo 11, paragrafo 1 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità, in modo che il consumatore finale possa comprendere facilmente ciascuna indicazione,
- all'articolo 11, paragrafo 2 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità.
In deroga al primo comma:
a) l'indicazione:
- del nome della regione determinata da cui proviene il v.q.p.r.d. in questione,
- del nome di un'unità geografica più ristretta della regione determinata, di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera l),
- del nome dell'azienda viticola o dell'associazione di aziende viticole, di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera m),
- di una menzione indicante l'imbottigliamento di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera q),
è redatta in una lingua ufficiale dello Stato membro d'origine.
Queste indicazioni possono:
- essere ripetute in una o più altre lingue ufficiali della Comunità per i v.q.p.r.d. originari della Grecia,
- essere redatte solamente in un'altra lingua ufficiale della Comunità, se questa è assimilata alla lingua ufficiale nella parte del territorio dello Stato membro d'origine nella quale è situata la regione determinata indicata, se l'impiego di questa lingua è tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato;
b) l'indicazione di una delle menzioni specifiche tradizionali di cui all'articolo 15, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 823/87 può essere redatta soltanto nella lingua ufficiale utilizzata conformemente a detto paragrafo.
Questa indicazione può essere ripetuta in una o più altre lingue ufficiali della Comunità per i v.q.p.r.d. originari della Grecia;
c) si può decidere che l'indicazione:
- di precisazioni di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera k), relative al modo di elaborazione, al tipo del prodotto o ad un colore particolare, e
- di informazioni di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera t), relative alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura e all'elaborazione o all'invecchiamento del v.q.p.r.d.,
possa essere redatta soltanto in una lingua ufficiale dello Stato membro d'origine;
d) gli Stati membri possono permettere che:
- le indicazioni di cui alla lettera a), primo e secondo trattino o alla lettera b), prima frase, per i v.q.p.r.d. prodotti e messi in circolazione nel loro territorio,
- le altre indicazioni di cui al primo comma, per i v.q.p.r.d. messi in circolazione nel loro territorio,
siano redatte anche in una lingua diversa da una lingua ufficiale della Comunità, se l'impiego di questa lingua è tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato o in una parte del suo territorio.
Per la designazione dei v.q.p.r.d. destinati all'esportazione, le modalità di applicazione possono ammettere l'utilizzazione di altre lingue.
Articolo 13 1. Ai fini della designazione dei v.q.p.r.d. sull'etichettatura, per nome di una «unità geografica più piccola della regione determinata», di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera l), si intende il nome di:
- una località o un'unità raggruppante delle località,
- un comune o una frazione,
- una sottoregione viticola o una parte di sottoregione viticola,
2. Gli Stati membri produttori possono accordare a dei v.q.p.r.d. il nome di un'unità geografica più piccola della regione determinata di cui trattasi purché:
- tale unità geografica sia ben delimitata,
- tutte le uve con le quali sono stati ottenuti tali vini provengano da detta unità.
3. Nel caso in cui un v.q.p.r.d. sia ottenuto con prodotti provenienti da uve raccolte in diverse unità geografiche di cui al paragrafo 1, situate all'interno della stessa regione determinata, quale indicazione complementare al nome della regione determinata è ammesso solo il nome dell'unità geografica più ampia da cui dipendono tutte le superfici viticole interessate.
Tuttavia, fatto salvo l'articolo 16, gli Stati membri produttori possono autorizzare per la designazione di un v.q.p.r.d. l'utilizzazione:
a) del nome di un'unità geografica di cui al paragrafo 1, se il vino è stato oggetto di dolcificazione con un prodotto ottenuto nella stessa regione determinata;
b) del nome di un'unità geografica di cui al paragrafo 1, se il vino proviene da una miscela di uve, di mosti di uve, di vini nuovi ancora in fermentazione o, fino al 31 agosto 1991, di vini originari dell'unità geografica il cui nome è
previsto per la designazione, con un prodotto ottenuto
nella stessa regione determinata, ma fuori da tale unità, purché il v.q.p.r.d. in causa sia ottenuto per almeno l'85 % da uve raccolte nell'unità geografica di cui porta il nome;
c) del nome di un'unità geografica di cui al paragrafo 1, accompagnato dal nome di un comune o frazione oppure di uno dei comuni sul cui territorio si trova tale unità geografica, purché:
- una disposizione di questo tipo sia stata abituale, in uso e prevista nelle disposizioni dello Stato membro in questione anteriormente al 1g settembre 1976 e
- un nome di comune o di frazione oppure uno dei nomi di comuni menzionati in un elenco da adottare sia utilizzato in modo rappresentativo per tutti i comuni sul cui territorio si trova tale unità geografica.
Gli Stati membri produttori fissano l'elenco dei nomi di comuni di cui alla lettera c), secondo trattino e li comunicano alla Commissione.
4. Il nome di una regione determinata e il nome di un'unità geografica di cui al paragrafo 1 non possono essere attribuiti ad:
- un vino risultante da una miscela di un v.q.p.r.d. con un prodotto ottenuto fuori della regione determinata in questione,
- un v.q.p.r.d. che è stato oggetto di dolcificazione con un prodotto ottenuto fuori della regione determinata in questione,
se tali vini non figurano nell'elenco da stabilire ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 5 del regolamento (CEE)
n. 823/87.
Articolo 14 1. L'indicazione sull'etichettatura del nome di una varietà di vite di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera n) per designare un v.q.p.r.d. può essere fatta unicamente se:
a) tale varietà figura nell'elenco stabilito dagli Stati membri ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 823/87 per designare i vitigni atti alla produzione di ciascuno dei v.q.p.r.d. prodotti nel loro territorio;
b) la varietà è indicata con il nome che figura:
- nella classe delle varietà raccomandate o autorizzate della classificazione delle varietà di vite per l'unità amministrativa interessata,
- se del caso, in un elenco di sinonimi, da adottare; detto elenco può prevedere che un determinato sinonimo possa essere impiegato soltanto per designare un v.q.p.r.d. prodotto nelle zone di produzione in cui l'impiego del sinonimo stesso è tradizionale ed in uso;
c)
il v.q.p.r.d. è ottenuto, ad eccezione dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, interamente da uve provenienti dalla varietà la cui indicazione è prevista;
d)
tale varietà è determinante per il carattere del v.q.p.r.d. in questione;
e)
il nome di tale varietà non può essere confuso con il nome di una regione determinata o di un'unità geografica utilizzato per la designazione di un altro v.q.p.r.d. o di un vino importato.
2. In deroga al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 16, gli Stati membri produttori possono ammettere l'indicazione:
- dei nomi di due varietà di vite per un solo e stesso v.q.p.r.d., a condizione che questo sia ottenuto interamente dalle varietà indicate, eccezion fatta dei prodotti impiegati per la sua eventuale dolcificazione, oppure
- del nome di una varietà di vite, se il prodotto in questione è ottenuto per almeno l'85 %, previa detrazione del quantitativo dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, da uve provenienti dalla varietà di cui è prevista l'indicazione e purché questa sia determinante per il carattere del prodotto in questione, oppure
- del nome di una varietà di vite classificata come varietà temporaneamente autorizzata, in conformità dell'articolo 11, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2389/89 per un periodo di quindici anni o meno a decorrere dalla data in cui tale varietà è stata così classificata, allorché l'indicazione del nome della varietà era tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato, oppure
- durante un periodo che deve essere determinato dallo Stato membro interessato e che non può superare i cinque anni, salvo proroga del termine in base a disposizioni comunitarie concernenti l'esame della validità culturale delle varietà di vite, del nome di una varietà di vite di cui all'articolo 13, paragrafo 2, primo trattino del regolamento (CEE) n. 2389/89, purché:
- si tratti di una varietà della specie «vitis vinifera»,
- l'autorizzazione di coltivare questa varietà riguardi una superficie ridotta,
- le autorità competenti dello Stato membro le quali hanno autorizzato la coltura di tale varietà assicurino il controllo di cui all'articolo 13, paragrafo 3 di detto regolamento,
- l'indicazione del nome di questa varietà sull'etichetta sia associata ad una menzione che precisi il carattere sperimentale della coltura di tale varietà.
Articolo 15 1. L'indicazione dell'annata di raccolta di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera b) è ammessa per designare sull'eti-
chettatura un v.q.p.r.d. solo se tutte le uve utilizzate per la
vinificazione del v.q.p.r.d. in questione sono state raccolte durante l'annata di cui è prevista l'indicazione.
2. In deroga al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 16, gli Stati membri produttori possono ammettere l'indicazione dell'annata di raccolta se il v.q.p.r.d. in questione è ottenuto per almeno l'85 % previa detrazione del quantitativo dei prodotti utilizzati per un'eventuale dolcificazione, da uve raccolte nell'annata di cui è prevista l'indicazione.
Articolo 16 L'articolo 13, paragrafo 3, secondo comma, lettera a), l'articolo 14, paragrafo 2, secondo trattino e l'articolo 15, paragrafo 2 possono essere applicati contemporaneamente solo se almeno l'85 % del v.q.p.r.d. ottenuto dalla miscela proviene dall'unità geografica più piccola della regione determinata, dalla varietà di vite e dall'annata di raccolta indicate nella designazione di questo v.q.p.r.d.
B II: Documenti ufficiali e registri
Articolo 17 1. Per i v.q.p.r.d. la designazione sui documenti ufficiali contiene l'indicazione:
a) della menzione «v.q.p.r.d.»;
b)
ove occorra, di una delle menzioni di cui all'articolo 15, paragrafo 7, primo comma, secondo trattino del regolamento (CEE) n. 823/87;
c)
del nome della regione determinata;
d)
della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato o di un vino bianco;
e)
nel caso di spedizione in un altro Stato membro o di esportazione: del nome dello Stato membro cui appartiene la regione determinata.
2. La designazione dei v.q.p.r.d. sui documenti ufficiali comporta inoltre le indicazioni di cui all'articolo 11, paragrafo 2 in appresso elencate, sempreché siano utilizzate o si preveda di utilizzarle sull'etichettatura:
a)
l'annata di raccolta;
b)
una dicitura specifica tradizionale volta ad indicare la qualità;
c)
le precisazioni concernenti il modo di elaborazione o un colore particolare, o il tipo del prodotto, escluso quanto attiene al tenore di zucchero residuo;
d)
il nome di una unità geografica più piccola della regione determinata;
e)
il nome di una o di due varietà di vite;
f)
le informazioni relative alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo.
Articolo 18 1. Per i v.q.p.r.d. la designazione nei registri tenuti dai produttori contiene le indicazioni di cui:
- all'articolo 17, paragrafo 1, lettere a), b), c) e d),
- all'articolo 17, paragrafo 2, sempreché si preveda di utilizzarle sull'etichettatura o, in mancanza di essa, sul documento che scorta il trasporto.
2. Per i v.q.p.r.d. la designazione nei registri tenuti dalle persone diverse dai produttori, contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 17, paragrafo 1,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione.
B III: Documenti commerciali
Articolo 19 1. Se per un v.q.p.r.d. non è compilato un documento che scorta il trasporto, la designazione sui documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 17, paragrafo 1, e
- le indicazioni di cui all'articolo 17, paragrafo 2, sempreché siano riportate sull'etichettatura.
2. Qualora la designazione dei v.q.p.r.d. sui documenti commerciali comporti inoltre le indicazioni di cui all'articolo 11, tali indicazioni devono essere conformi agli articoli da 13 a 16 e all'articolo 40.
3. Per i v.q.p.r.d. messi in circolazione sul proprio territorio, gli Stati membri possono ammettere che le indicazioni di cui all'articolo 11 vengano fatte sui documenti commerciali utilizzando un codice. Tale codice deve essere tale da consentire all'organismo incaricato del controllo di procedere alla rapida identificazione della designazione del v.q.p.r.d. in questione.
Sezione C
Designazione dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d.
C I: Etichettatura
Articolo 20 1. Nel caso in cui siano etichettati prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d., le etichette utilizzate contengono l'indicazione:
a) del tipo del prodotto; tale indicazione è effettuata utilizzando:
- la definizione che figura nelle disposizioni comunitarie che descrive il prodotto in questione nel modo più preciso, ovvero
- per i prodotti che circolano nel territorio dello Stato membro interessato, menzioni diverse da quelle definite nelle disposizioni comunitarie e il cui impiego sia tradizionale e d'uso comune in tale Stato
membro;
b) per quanto riguarda:
- il mosto di uve e il mosto di uve concentrato: della densità,
- il mosto di uve parzialmente fermentato ed il vino nuovo ancora in fermentazione: dei titoli alcolometrici volumici effettivo e totale o di uno di essi,
- gli altri vini: dei titoli alcolometrici volumici effettivo e totale o di uno di essi;
c)
del volume nominale del prodotto conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE;
d)
per quanto riguarda:
- i recipienti di volume nominale inferiore o uguale a 60 l: del nome oppure della ragione sociale dell'imbottigliatore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui l'imbottigliatore ha la propria sede principale,
- gli altri recipienti: del nome oppure della ragione sociale dello speditore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui lo speditore ha la propria sede principale;
e)
nel caso di spedizione in un altro Stato membro o di esportazione:
- per quanto riguarda i vini: del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve ed ha avuto luogo la vinificazione, solo nel caso in cui queste due operazioni abbiano luogo nello stesso Stato membro,
- per quanto riguarda i mosti di uve: del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve e ha avuto luogo l'elaborazione, solo nel caso in cui queste due operazioni abbiano luogo nello stesso Stato membro;
f)
per quanto riguarda i vini e i mosti d'uve:
- risultanti da un taglio di prodotti originari di vari Stati membri: dell'espressione «ottenuto da prodotti di vari paesi della Comunità europea»,
- che non sono stati elaborati, quando trattasi di mosti di uve, o vinificati, quando trattasi di vini, nello Stato membro in cui sono state raccolte le uve di cui si è fatto uso: della menzione «CEE»;
g)
di un'eventuale limitazione dell'utilizzazione prescritta dalle disposizioni comunitarie.
2. La designazione, sull'etichettatura, dei prodotti di cui al paragrafo 1, può essere completata dall'indicazione:
a)
dell'annata di raccolta,
b)
del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone, che hanno partecipato al circuito commerciale del prodotto in questione, nonché del comune o frazione in cui queste hanno la sede principale,
c)
se il prodotto non è spedito in un altro Stato membro o esportato e se le condizioni di cui al paragrafo 1, lettera f) non sono soddisfatte: del nome dello Stato membro sul cui territorio sono state raccolte le uve e ha avuto luogo l'elaborazione,
d)
dalla lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti dalla direttiva 75/106/CEE in materia di riempimento,
e)
oltreché dei dati di cui al paragrafo 1, lettera b), di altri dati analitici, sempreché questa indicazione sia disciplinata da modalità d'applicazione.
3. Qualora un mosto di uve parzialmente fermentato sia destinato al consumo umano diretto, la sua designazione sull'etichettatura può inoltre essere completata con l'indicazione:
a) del nome dell'unità geografica, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, di cui tale prodotto è originario, purché siano rispettate le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 3, per il vino da tavola;
b) del nome di una varietà di vite;
c) della precisazione che si tratta di un prodotto rosso, rosato o bianco.
Articolo 21 1. Le indicazioni di cui all'articolo 20 sono le uniche ammesse per la designazione sull'etichettatura dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. Tuttavia, per i prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. destinati all'esportazione, le modalità d'applicazione possono prevedere norme complementari, nella misura in cui la legislazione dei paesi terzi lo renda necessario.
2. Ciascuno Stato membro ammette le designazione dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. originari di altri Stati membri e messi in circolazione sul proprio territorio se è conforme alle disposizioni comunitarie ed è ammessa nello Stato membro produttore ai sensi del presente regolamento.
Tuttavia, gli Stati membri possono:
- rendere obbligatorie, per i prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. ottenuti nel proprio territorio, talune indicazioni di cui all'articolo 20, paragrafi 2 e 3, oppure vietarle o limitarne l'applicazione,
- autorizzare, per i mosti di uve messi in commercio nel loro territorio e fino all'applicazione delle disposizioni
comunitarie in materia di alimenti dietetici, indicazioni relative ad un uso dietetico di tali prodotti.
3. L'indicazione dell'annata di raccolta di cui all'articolo 20, paragrafo 2, lettera a) è ammessa per designare sull'etichettatura un prodotto diverso da un vino da tavola e da un v.q.p.r.d. solo se tutte le uve usate per elaborare il prodotto in questione sono state raccolte nell'annata di cui è prevista l'indicazione.
L'indicazione sull'etichettatura di una varietà di vite di cui all'articolo 20, paragrafo 3, lettera b), per designare un prodotto diverso da un vino da tavola o da un v.q.p.r.d., può essere effettuata soltanto se vengono osservate le condizioni analoghe a quelle di cui all'articolo 5, paragrafo 1.
4. Per la designazione sull'etichettatura dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. le indicazioni di cui:
- all'articolo 20, paragrafo 1 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità, in modo che il consumatore finale possa comprendere facilmente ciascuna indicazione,
- all'articolo 20, paragrafo 2 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità.
Per tali prodotti messi in circolazione nel loro territorio, gli Stati membri possono permettere che queste indicazioni siano redatte anche in una lingua diversa da una lingua ufficiale della Comunità, se l'impiego di questa lingua è tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato o in una parte del suo territorio.
Per la designazione dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. desinati all'esportazione, le modalità di applicazione possono ammettere l'utilizzazione di altre lingue.
C II: Documenti ufficiali e registri
Articolo 22 1. Per i prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d., la designazione sui documenti ufficiali contienel'indicazione:
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 389R2392.1a) della precisazione che si tratta di un prodotto rosso, rosato o bianco;
b) del tipo del prodotto; tale indicazione è effettuata utilizzando:
- la definizione che figura nelle disposizioni comunitarie e che descrive il prodotto in questione nel modo più preciso, oppure
- per i prodotti che circolano sul territorio dello Stato membro interessato, menzioni diverse da quelle definite dalle disposizioni comunitarie e la cui utilizzazione è tradizionale e d'uso comune in detto Stato membro;
c) nel caso di spedizione in un altro Stato membro o di esportazione:
- per quanto riguarda i vini: del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve ed ha avuto luogo la vinificazione, solo nel caso in cui queste due operazioni siano state effettuate nello stesso Stato membro,
- per quanto riguarda i mosti di uve, del nome dello Stato membro nel cui territorio sono state raccolte le uve e ha avuto luogo l'elaborazione, solo nel caso in cui queste due operazioni siano state effettuate nello stesso Stato membro;
d) per quanto riguarda i vini e i mosti di uve:
- risultanti da un taglio di prodotti originari di diversi Stati membri: dei termini «ottenuti da prodotti di diversi paesi della Comunità europea»,
- che non sono stati elaborati, quando trattasi di mosti di uve, o vinificati, quando trattasi di vini, nello Stato membro in cui sono state raccolte le uve utilizzate: della menzione «CEE».
2. La designazione dei prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. sui documenti ufficiali contiene inoltre:
a) per quanto riguarda i prodotti destinati alla trasformazione in vini da tavola nonché i vini atti a diventare vini da tavola: le indicazioni di cui all'articolo 8, paragrafo 2,
b) per quanto riguarda i prodotti destinati alla trasformazione in v.q.p.r.d.: le indicazioni di cui all'articolo 17, paragrafo 1, lettera c), se del caso lettera b), e paragrafo 2,
c) per quanto riguarda gli altri prodotti, le indicazioni di cui all'articolo 20, paragrafo 2, lettere a) e c), e paragrafo 3,
sempreché siano utilizzate o si preveda di utilizzarle sull'etichettatura dei vini da tavola e dei v.q.p.r.d. ottenuti dai prodotti di cui alle lettere a) e b) del presente paragrafo o sull'etichettatura dei prodotti di cui alla lettera c).
Articolo 23 1. Per i prodotti diversi dai vini da tavola e dai v.q.p.r.d. la designazione nei registri tenuti dai produttori contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 22, paragrafo 1, lettere a) e b),
- le indicazioni di cui all'articolo 22, paragrafo 2, sempreché si preveda di utilizzarle sull'etichettatura o, in mancanza di essa, sul documento che scorta il trasporto.
2. Nei registri tenuti dalle persone diverse dai produttori, la designazione di questi prodotti contiene:
- le indicazioni di cui all'articolo 22, paragrafo 1,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione.
C III: Documenti commerciali
Articolo 24 1. Se per un prodotto diverso da un vino da tavola o da un v.q.p.r.d. non è compilato un documento che scorta il trasporto, la designazione sui documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene almeno le indicazioni di cui all'articolo 22, paragrafo 1.
2. Qualora si indichi, inoltre, l'annata di raccolta o la varietà di vite, tali indicazioni devono essere fatte conformemente all'articolo 21, paragrafo 3.
3. Se per i mosti di uve, i mosti di uve parzialmente fermentati, i vini nuovi ancora in fermentazione, destinati alla trasformazione in vini da tavola nonché per i vini atti a diventare vini da tavola, la designazione sui documenti commerciali contiene inoltre delle indicazioni di cui all'articolo 2, queste devono essere conformi agli articoli da 4 a 7 e all'articolo 40.
4. Se per i mosti di uve, i mosti di uve parzialmente fermentati e i vini nuovi ancora in fermentazione, destinati alla trasformazione in v.q.p.r.d., la designazione sui documenti commerciali contiene inoltre delle indicazioni di cui all'articolo 11, queste devono essere conformi agli articoli da 13 a 16 e all'articolo 40.
5. Le indicazioni utilizzate sui documenti commerciali per i prodotti di cui ai paragrafi 3 e 4 devono essere conformi a quelle utilizzate sui documenti che scortano il trasporto.
6. Per i prodotti diversi da vini da tavola o dai v.q.p.r.d. messi in commercio sul loro territorio, gli Stati membri possono consentire che le indicazioni di cui all'articolo 20 siano apposte sui documenti commerciali mediante codice. Il codice deve essere tale da permettere all'organismo incaricato del controllo di procedere ad una rapida identificazione della designazione del prodotto in questione.
CAPITOLO II
DESIGNAZIONE DEI PRODOTTI ORIGINARI DEI PAESI TERZI
Sezione A
Etichettatura
Articolo 25 1. Per i vini importati destinati al consumo umano diretto, non inclusi nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1, la designazione sull'etichettatura contiene l'indicazione:
a) della menzione «vino»;
b) del volume nominale del vino importato conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE;
c) quando tali vini:
- sono stati messi, nella Comunità, in recipienti di un volume nominale inferiore o uguale a 60 l, del nome oppure della ragione sociale dell'imbottigliatore nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui l'imbottigliatore ha la propria sede principale; tuttavia, quando l'imbottigliamento ha avuto luogo in un comune o in una frazione diversi da quelli di cui sopra o da un comune vicino, l'indicazione della sede principale dell'imbottigliatore è accompagnata da una menzione che precisa il comune o la frazione in cui l'imbottigliamento ha avuto luogo e, se questo ha avuto luogo in un altro Stato membro, dall'indicazione dello stesso;
- sono stati messi, fuori della Comunità, in recipienti di un volume nominale inferiore o uguale a 60 l, del nome oppure della ragione sociale dell'importatore nonché del comune o frazione in cui l'importatore ha la propria sede principale;
- sono presentati in altri recipienti:
- del nome o della ragione sociale dell'importatore nonché del comune o frazione in cui l'importatore ha la propria sede principale, oppure
- se l'importatore e lo speditore non sono la stessa persona, del nome o della ragione sociale e dello Stato membro dello speditore, nonché del comune o frazione in cui lo speditore ha la propria sede principale;
d)
del paese terzo d'origine quale è indicato nei documenti di cui al regolamento (CEE) n. 2390/89 del Consiglio, del 24 luglio 1989, che fissa le regole generali per l'importazione dei vini, dei succhi e dei mosti di uve (14), che accompagnano il vino in questione all'atto dell'importazione;
e)
del titolo alcolometrico volumico effettivo.
2. Per i vini di cui al paragrafo 1, la designazione sull'etichettatura può essere completata dall'indicazione:
a)
della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato o di un vino bianco;
b)
di un marchio, secondo le condizioni di cui all'articolo 40;
c)
del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del vino importato nonché del comune in cui queste hanno la sede principale;
d)
di alcuni dati analitici diversi dal titolo alcolometrico volumico effettivo, sempreché questa indicazione sia disciplinata da modalità d'applicazione;
e)
di una raccomandazione rivolta al consumatore per l'utilizzazione del vino;
f)
di informazioni relative:
- alla storia del vino in questione, dell'impresa di imbottigliamento o di altra impresa appartenente ad una persona fisica o giuridica, o di un'associazione di persone che abbia partecipato al circuito commerciale del vino stesso,
- alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo,
- all'invecchiamento di tale vino,
purché tali informazioni vengano utilizzate alle condizioni previste da modalità d'applicazione;
g)
di una menzione attribuita da un organismo ufficiale o ufficialmente riconosciuto a tal fine ad una delle persone o associazioni di persone di cui alla lettera c), che possa rafforzare il prestigio del vino importato in causa, sempreché tale menzione sia disciplinata da modalità di applicazione comunitarie o, in mancanza di esse, da disposizioni del paese terzo d'origine;
h)
della lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti dalla direttiva 75/106/CEE in materia di riempimento;
i)
di una precisazione sul tipo del prodotto, sempreché tale indicazione sia definita da modalità d'applicazione comunitarie.
Articolo 26 1. Per i vini importati destinati al consumo umano diretto, designati da un'indicazione geografica ed inclusi in un elenco da adottare, la designazione sull'etichettatura contiene l'indicazione:
a) del nome di un'unità geografica situata nel paese terzo interessato, secondo le condizioni di cui all'articolo 29;
b) del volume nominale del vino importato conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE;
c) quando tali vini:
- sono stati messi, nella Comunità, in recipienti di un volume nominale inferiore o uguale a 60 l: del nome o della ragione sociale dell'imbottigliatore nonché del comune o frazione e dello Stato membro, in cui l'imbottigliatore ha la propria sede principale. Tuttavia, quando l'imbottigliamento ha avuto luogo in un comune o in una frazione diversi da quelli di cui sopra o da un comune vicino, l'indicazione della sede principale dell'imbottigliatore è accompagnata da una menzione che precisa il comune o la frazione in cui l'imbottigliamento ha avuto luogo e, se questo ha avuto luogo in un altro Stato membro, dall'indicazione dello stesso;
- sono stati messi, fuori dalla Comunità, in recipienti di un volume nominale inferiore o uguale a 60 l: del nome o della ragione sociale dell'importatore nonché del comune o frazione in cui l'importatore ha la propria sede principale;
- sono presentati in altri recipienti:
- del nome o della ragione sociale dell'importatore nonché del comune o frazione in cui l'importatore ha la propria sede principale, oppure
- se l'importatore e lo speditore non sono la stessa persona, del nome o della ragione sociale dello speditore, nonché del comune o frazione e dello Stato membro in cui lo speditore ha la propria sede principale;
d) del paese terzo d'origine quale è indicato nei documenti di cui al regolamento (CEE) n. 2390/89 che accompagnano il vino in questione all'atto dell'importazione;
e) del titolo alcolometrico volumico effettivo.
Possono essere inclusi in questo elenco soltanto i vini importati per i quali è riconosciuta l'equivalenza delle condizioni di produzione di ciascun vino a quelle di un v.q.p.r.d. o di un vino da tavola con indicazione geografica.
2. Per i vini di cui al paragrafo 1 la designazione sull'etichettatura può essere completata dall'indicazione:
a) della menzione «vino» con o senza la precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato o di un vino bianco;
b) del nome di un'unità geografica diversa da quella indicata nell'elenco di cui al paragrafo 1, alle condizioni di cui all'articolo 29;
c) delle menzioni:
- abbinate all'indicazione geografica per sottolineare il carattere tipicamente regionale del vino in questione, oppure
- relative ad una qualità superiore,
purché esse siano previste, per il mercato interno del paese terzo di cui il vino è originario, dalle sue disposizioni nazionali e siano riconosciute dalla Comunità;
d) del nome di una o di due varietà di vite, secondo le condizioni di cui all'articolo 30;
e)
dell'annata di raccolta, secondo le condizioni di cui all'articolo 31;
f)
di alcuni dati analitici diversi dal titolo alcolometrico effettivo, sempreché questa indicazione sia disciplinata da modalità d'applicazione;
g)
di un marchio, secondo le condizioni di cui all'articolo 40;
h)
del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del vino importato nonché del comune o frazione in cui queste hanno la sede principale;
i)
di una raccomandazione rivolta al consumatore per l'utilizzazione del vino;
k)
di precisazioni concernenti:
- il modo di elaborazione,
- il tipo del prodotto,
- un colore particolare del prodotto,
purché tali indicazioni siano disciplinate da modalità d'applicazione comunitarie o da disposizioni del paese terzo d'origine. Tuttavia, l'utilizzazione di tali indicazioni può essere vietata per la designazione di certi vini importati, qualora non siano tradizionali o possano creare confusione sul tipo o l'origine del vino;
l)
del nome dell'azienda viticola o dell'associazione di aziende viticole in cui è stato prodotto il vino in questione, che possa rafforzarne il prestigio, purché tale indicazione sia disciplinata da norme del paese terzo di origine;
m)
di un numero di controllo di qualità attribuito al vino in questione da un organismo ufficiale;
n)
di una distinzione attribuita al vino in questione da un organismo ufficiale o da un organismo ufficialmente riconosciuto a tal fine ed a condizione che essa possa essere provata da un apposito documento;
o)
di una menzione indicante il loro imbottigliamento:
- nell'azienda viticola nella quale sono state raccolte e vinificate le uve utilizzate per tali vini, oppure
- da parte di un'associazione di aziende viticole,
oppure
- in un'impresa, situata nell'area di produzione indicata, alla quale alcune aziende viticole nelle quali sono state raccolte le uve utilizzate sono collegate nell'ambito di un'associazione di aziende viticole, che ha effettuato la vinificazione di tali uve;
p)
di informazioni relative:
- alla storia del vino in questione, dell'impresa di imbottigliamento o di altra impresa, appartenente ad una persona fisica o giuridica o ad un'associazione di persone che abbia partecipato al circuito commerciale del vino stesso,
- alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo,
- all'invecchiamento di tale vino,
purché tali informazioni vengano utilizzate alle condizioni previste da modalità d'applicazione;
q)
di una menzione attribuita da un organismo ufficiale o ufficialmente riconosciuto a tal fine ad una delle persone o associazioni di persone di cui alla lettera h), che possa rafforzare il prestigio del vino importato in causa, sempreché tale menzione sia disciplinata da modalità di applicazione comunitarie o, in mancanza di esse, da disposizioni del paese terzo d'origine;
r)
della lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti dalla direttiva 75/106/CEE in materia di riempimento;
s)
del numero del recipiente o del numero della partita.
Articolo 27 1. Qualora siano apposte etichette sui prodotti importati diversi dai vini di cui agli articoli 25 e 26, le etichette utilizzate contegono l'indicazione:
a) del tipo di prodotto: tale indicazione è effettuata utilizzando la definizione che figura nelle disposizioni comunitarie e che descrive il prodotto in questione nel modo più preciso;
b) per quanto riguarda:
- il mosto di uve e il mosto di uve concentrato: della densità,
- il vino: del titolo alcolometrico volumico effettivo e totale o di uno dei due;
c) del volume nominale del prodotto importato conforme alle disposizioni della direttiva 75/106/CEE, che può essere accompagnato dalla lettera minuscola «e», sempreché gli imballaggi preconfezionati rispondano ai requisiti prescritti da tale direttiva in materia di riempimento;
d) del nome o della ragione sociale dell'importatore, nonché del comune o frazione in cui l'importatore ha la propria sede principale o, se il prodotto importato è presentato in recipienti di volume nominale superiore a 60 l e se l'importatore e lo speditore non sono la stessa persona, del nome o della ragione sociale dello speditore, nonché del comune o frazione dello Stato membro in cui lo speditore ha la propria sede principale;
e) nel caso in cui:
- i vini o i mosti di uve in questione siano stati ottenuti nel paese terzo in cui sono state raccolte tutte le uve utilizzate: del nome di detto paese terzo,
- non siano soddisfatte le condizioni di cui al primo trattino: della menzione «prodotto importato».
2. La designazione sull'etichettatura dei prodotti di cui al paragrafo 1 può essere completata con l'indicazione del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del prodotto in questione nonché del comune o frazione in cui queste hanno la sede principale.
Oltreché con i dati di cui al paragrafo 1, lettera b), la designazione può essere completata con altri dati analitici, sempreché questa indicazione sia disciplinata da modalità d'applicazione.
Articolo 28 1. Le indicazioni di cui agli articoli 25, 26 e 27 sono le uniche ammesse sull'etichettatura per la designazione dei prodotti originari di paesi terzi.
2. Le indicazioni di cui al paragrafo 1 possono essere completate con altre indicazioni facoltative che saranno determinate secondo la procedura prevista all'articolo 83 del regolamento (CEE) n. 822/87 tenuto conto dell'esperienza acquisita e delle disposizioni corrispondenti adottate per i prodotti originari della Comunità.
3. Secondo la stessa procedura:
- le indicazioni di cui all'articolo 25, paragrafo 2, all'articolo 26, paragrafo 2 e all'articolo 27, paragrafo 2 possono essere obbligatorie oppure vietate o limitate nell'applicazione;
- piccoli quantitativi di vini originari di paesi terzi possono essere esonerati dall'applicazione dell'articolo 25, paragrafo 1 e dell'articolo 26, paragrafo 1, lettere b), c)
e d).
4. Condizioni particolari relative al controllo dell'osservanza delle disposizioni in materia di designazione sull'etichettatura dei prodotti importati possono essere previste, specialmente per quanto concerne l'origine geografica, le menzioni relative ad una qualità superiore, la varietà di vite e l'imbottigliatore.
5. Secondo modalità da definire e sempreché lo Stato membro nel cui territorio viene imbottigliato il vino importato l'abbia consentito, può essere utilizzato un codice per le indicazioni di cui all'articolo 25, paragrafo 1, lettera c), primo trattino ed all'articolo 26, paragrafo 1, lettera c), primo trattino. Questa utilizzazione è sottoposta alle condizioni che sull'etichetta figurino per esteso il nome o la ragione sociale di una persona o di un'associazione di persone diverse dall'imbottigliatore intervenute nel circuito commerciale del vino importato, nonché il comune o la frazione in cui tale persona o associazione hanno la propria sede.
6. Per la designazione sull'etichettatura dei prodotti importati le indicazioni di cui:
- all'articolo 25, paragrafo 1, all'articolo 26, paragrafo 1 ed all'articolo 27, paragrafo 1 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità, in modo che il consumatore finale possa comprendere facilmente ciascuna indicazione;
- all'articolo 25, paragrafo 2, all'articolo 26, paragrafo 2 ed all'articolo 27, paragrafo 2 sono redatte in una o più altre lingue ufficiali della Comunità.
Per i prodotti importati messi in circolazione nel loro territorio, gli Stati membri possono permettere che queste indicazioni siano redatte anche in una lingua diversa da una lingua ufficiale della Comunità, se l'impiego di questa lingua è tradizionale ed in uso nello Stato membro interessato o in una parte del suo territorio.
Tuttavia, l'indicazione:
- del nome di una unità geografica situata nel paese terzo interessato di cui all'articolo 26, paragrafo 1, lettera a) e paragrafo 2, lettera b),
- delle menzioni di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera c), relative a una qualità superiore,
- di precisazione di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera k), concernenti il sistema di elaborazione, il tipo del prodotto o un colore particolare,
- del nome di un'azienda viticola o di un'associazione di aziende viticole di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera l),
- di una menzione di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera o), relativa all'imbottigliamento,
è fatta in una delle lingue ufficiali del paese terzo di origine. Tali indicazioni possono inoltre essere fatte in una lingua ufficiale della Comunità.
L'uso di talune menzioni risultanti dalla traduzione delle indicazioni di cui al terzo comma può essere disciplinato da modalità di applicazione.
I nomi delle varietà di viti di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera d) e i loro sinonimi sono indicati così come figurano nell'elenco di cui all'articolo 30, paragrafo 1, lettera a).
7. L'indicazione:
a) del nome o della ragione sociale delle persone fisiche o giuridiche o di un'associazione di persone che hanno partecipato al circuito commerciale del prodotto importato, compreso il nome dell'imbottigliatore, dell'importatore nonché il nome del comune o frazione in cui questi hanno la loro sede principale di cui:
- all'articolo 25, paragrafo 1, lettera c),
- all'articolo 25, paragrafo 2, lettera c),
- all'articolo 26, paragrafo 1, lettera c),
- all'articolo 26, paragrafo 2, lettera h),
- all'articolo 27, paragrafo 1, lettera d),
- all'articolo 27, paragrafo 2,
b) delle menzioni di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera c), relative ad una qualità superiore,
c) del nome di un'azienda viticola o di un'associazione di aziende viticole di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera l),
può essere fatta unicamente se non può essere confusa con il nome di una regione utilizzato per la designazione di un v.q.p.r.d. o di un altro vino importato.
8. Per i vini importati messi in commercio nel loro territorio e fino all'applicazione delle disposizioni comunitarie in materia di alimenti dietetici, gli Stati membri possono autorizzare indicazioni relative ad un uso dietetico di tali prodotti.
Articolo 29 1. Per la designazione di un vino importato può essere utilizzato sull'etichettatura, a mezzo di un'indicazione geografica ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1, lettera a) e paragrafo 2, lettera b), soltanto il nome di un'unità geografica:
a) che designa un'area di produzione viticola, ben delimitata
- più ristretta del territorio del paese terzo in questione,
- da cui provengono le uve con le quali è stato ottenuto il prodotto,
- in cui sono state raccolte uve che forniscono vini aventi caratteristiche qualitative tipiche;
b) utilizzato sul mercato interno del paese terzo di origine per la designazione dei vini e previsto a tali fini dalle disposizioni di tale paese e
c) che non si presta a confusione con un'indicazione utilizzata per la designazione di un v.q.p.r.d., di un vino da tavola o di un altro vino importato.
2. Per la designazione di un vino importato, il nome di una unità geografica utilizzato per la designazione di un vino da tavola o di un v.q.p.r.d. o di una regione determinata situata nella Comunità non può essere utilizzato, né nella lingua del paese produttore nel quale è situata detta unità o regione, né in un'altra lingua.
3. Possono essere decise deroghe al paragrafo 1, lettera a), per quanto riguarda l'utilizzazione del nome di un'unità geografica per la designazione di un vino risultante da una miscela, a condizione:
- che esse siano conformi alle disposizioni del paese terzo d'origine, e
- che siano praticamente equivalenti alle deroghe ammesse per i v.q.p.r.d. a norma dell'articolo 13, paragrafo 3.
Possono essere decise deroghe al paragrafo 2 quando vi sia identità tra il nome geografico di un vino prodotto nella Comunità e quello di un'unità geografica situata in un paese terzo, quando in tale paese detto nome è impiegato per un vino in conformità di usi antichi e costanti e a condizione che il suo impiego sia da detto paese regolamentato.
Articolo 30 1. L'indicazione del nome di una varietà di vite di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera d), per designare sull'etichettatura un vino importato può essere utilizzata solo se:
a) il nome di tale varietà ed eventualmente un sinonimo figurano in un elenco da stabilire per ciascun paese terzo; tuttavia, in tale elenco non possono figurare nomi di varietà la cui coltura non è ammessa dalle disposizioni regolamentari del paese terzo interessato o che sono suscettibili di creare confusione con:
- il nome di una regione determinata o di una unità geografica utilizzato per la designazione di un v.q.p.r.d., di un vino da tavola o di un altro vino importato,
- il nome di un'altra varietà, geneticamente differente, coltivata nella Comunità;
b) il prodotto in questione è ottenuto interamente con uve della varietà di cui si prevede l'indicazione.
2. Possono essere decise deroghe al paragrafo 1, purché siano conformi alle disposizioni del paese terzo d'origine e:
- per quanto riguarda la disposizione di cui alla lettera a), esse riguardino una varietà che beneficia di una particolare notorietà sul mercato del paese terzo in questione,
- per quanto riguarda la disposizione di cui alla lettera b), esse siano praticamente equivalenti alle deroghe ammesse per i vini da tavola e per i v.q.p.r.d. ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2 e dell'articolo 14, paragrafo 2.
Articolo 31 1. L'indicazione dell'annata di raccolta di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera e), è ammessa sull'etichettatura dei vini importati soltanto se:
a) tutte le uve utilizzate per l'elaborazione del vino in questione sono state raccolte durante l'annata di cui è prevista l'indicazione;
b) è accompagnata dall'indicazione di una unità geografica, e
c) è ammessa in virtù di disposizioni del paese terzo interessato.
2. Possono essere decise deroghe al paragrafo 1, lettera a), in taluni casi, a condizione:
- che siano conformi alle disposizioni del paese terzo d'origine,
- e che siano praticamente equivalenti alle deroghe ammesse per i vini da tavola e i v.q.p.r.d. ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2 e dell'articolo 15, paragrafo 2.
Sezione B
Documenti ufficiali e registri
Articolo 32 1. Per i vini importati destinati al consumo umano diretto che non figurano nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1 la designazione sui documenti ufficiali contiene l'indicazione:
a) del termine «vino»;
b) della precisazione che si tratta di un vino rosso, di un vino rosato o di un vino bianco;
c) del paese terzo d'origine indicato nei documenti di cui al regolamento (CEE) n. 2390/89 che accompagnano all'atto dell'importazione il vino in questione.
2. Per i vini destinati al consumo umano diretto designati da un'indicazione geografica ed inclusi nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1 la designazione nei documenti
ufficiali contiene l'indicazione:
a) del nome di un'unità geografica di cui all'articolo 26, paragrafo 1, lettera a);
b) della precisazione che si tratta di vino rosso, di vino rosato o di vino bianco;
c) del paese terzo d'origine.
La designazione di tali vini nei documenti ufficiali contiene inoltre le indicazioni di cui all'articolo 26, paragrafo 2, enumerate in appresso, purché siano utilizzate o si preveda di utilizzare sull'etichettatura:
a)
il nome di un'unità geografica di cui all'articolo 26, paragrafo 2, lettera b);
b)
una menzione relativa ad una qualità superiore;
c)
il nome di una o di due varietà di vite;
d)
l'annata di raccolta;
e)
le precisazioni concernenti il modo di elaborazione o il tipo del prodotto, escluso quanto attiene al tenore di zucchero residuo;
f)
le informazioni relative alle condizioni naturali o tecniche della viticoltura che sono all'origine del vino medesimo.
3. Per i prodotti importati, diversi dai vini di cui agli articoli 25 e 26, la designazione nei documenti ufficiali
contiene l'indicazione:
a) del tipo del prodotto; questa indicazione è effettuata utilizzando la definizione che figura nelle disposizioni comunitarie e che descrive il prodotto in questione nella maniera più precisa;
b) nel caso in cui:
- i vini o i mosti di uve in questione siano stati ottenuti nel paese terzo in cui sono state raccolte tutte le uve utilizzate: del nome di tale paese terzo,
- le condizioni del primo trattino non siano soddisfatte: della menzione «prodotto importato».
Articolo 33 La designazione nei registri contiene:
a) per quanto riguarda i vini importati destinati al consumo umano diretto che non figurano nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1:
- le indicazioni di cui all'articolo 32, paragrafo 1,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione,
b) per quanto riguarda i vini importati destinati al consumo umano diretto designati da un'indicazione geografica ed inclusi nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1:
- le indicazioni di cui all'articolo 32, paragrafo 2, primo comma,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione,
c) per quanto riguarda i prodotti importati diversi dai vini di cui agli articoli 25 e 26:
- le indicazioni di cui all'articolo 32, paragrafo 3,
- il numero del documento che scorta il trasporto e la data della sua compilazione.
Articolo 34 La designazione dei vini originari dei paesi terzi e destinati al consumo umano diretto nei documenti rilasciati dagli organismi e laboratori competenti del paese terzo interessato ed esibiti all'importazione, in applicazione del regolamento (CEE) n. 822/87, in particolare dell'articolo 70, contiene tutte le indicazioni necessarie affinché gli organismi competenti degli Stati membri o le persone fisiche o giuridiche o un'associazione di persone che agiscono in loro vece siano in grado di rilasciare un documento che scorta il trasporto, conformemente all'articolo 32.
Sezione C
Documenti commerciali
Articolo 35 1. Se per un vino importato di cui all'articolo 25 non è compilato un documento di accompagnamento, la designa-
zione nei documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene le indicazionidi cui all'articolo 32, paragrafo 1.
Se, nei documenti commerciali, la designazione di tale vino contiene inoltre l'indicazione di un marchio previsto dall'articolo 25, paragrafo 2, lettera b), tale indicazione deve essere conforme all'articolo 40.
2. Se per un vino importato di cui all'articolo 26 non è compilato un documento che scorta il trasporto, la designazione nei documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene le indicazioni di cui all'articolo 32, paragrafo 2.
Se, nei documenti commerciali, la designazione di tale vino contiene inoltre talune indicazioni di cui all'articolo 26, paragrafo 2, tali indicazioni debbono essere conformi agli articoli 29, 30, 31 e 40.
3. Per i prodotti importati, diversi dai vini di cui agli articoli 25 e 26, la designazione nei documenti commerciali di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c) contiene almeno le indicazioni di cui all'articolo 32, paragrafo 3.
4. Per i prodotti importati e messi in commercio sul loro territorio, gli Stati membri possono consentire che le indicazioni di cui agli articoli 25, 26 e 27 siano apposte sui documenti commerciali mediante codice. Il codice deve essere tale da permettere all'organismo incaricato del controllo di procedere ad una rapida identificazione della designazione del prodotto in questione.
TITOLO II
PRESENTAZIONE
Articolo 36 1. Il presente titolo fissa le norme generali relative ai recipienti, all'etichettatura ed all'imballaggio:
a) per quanto riguarda i prodotti originari della Comunità:
- dei prodotti del codice NC 2204 e
- dei mosti di uve, anche concentrati, ai sensi dei punti 2 e 6 dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, del codice NC ex 2009;
b) per quanto riguarda i prodotti originari di paesi terzi e che soddisfano alle condizioni di cui agli articoli 9 e 10 del trattato:
- dei prodotti del codice NC 2204,
- dei mosti di uve, ai sensi del punto 2 dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, del codice NC ex 2009, e
- dei mosti di uve concentrati, ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2391/89, del condice NC ex 2009.
Tuttavia, questo titolo non si applica:
- ai vini liquorosi, ai vini spumanti, ai vini spumanti gassificati, ai vini frizzanti e ai vini frizzanti gassificati di cui all'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87, compresi i vini spumanti di qualità e i vini spumanti, liquorosi e frizzanti di qualità prodotti in regioni determinate,
- nonché ai vini spumanti, ai vini spumanti gassificati, ai vini frizzanti ed ai vini frizzanti gassificati di cui all'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2391/89.
2. Le norme di cui al paragrafo 1 sono applicabili ai prodotti detenuti per la vendita e a quelli messi in circolazione.
Articolo 37 1. I prodotti oggetto del presente titolo possono essere collocati o trasportati soltanto in recipienti:
a) puliti all'interno,
b) che non esercitino un'azione nociva sull'odore, sul gusto o sulla composizione del prodotto in questione,
c) composti o rivestiti internamente di materiali ammessi al contatto delle derrate alimentari,
d) destinati unicamente a contenere o trasportare prodotti alimentari.
2. L'utilizzazione dei recipienti può essere sottoposta a talune condizioni da determinare che garantiscano in particolare:
a) la conservazione delle caratteristiche organolettiche e della composizione dei prodotti, oppure
b) la distinzione della qualità e dell'origine dei prodotti.
3. I recipienti per il magazzinaggio dei prodotti di cui al presente titolo sono contrassegnati in caratteri indelebili, in modo che l'organismo incaricato del controllo possa procedere ad una rapida identificazione del loro contenuto mediante i registri o i documenti che li sostituiscono.
Tuttavia, per i recipienti di un volume nominale inferiore o uguale a 60 l, riempiti dello stesso prodotto ed immagazzinati insieme nella stessa partita, la marcatura dei recipienti può essere sostituita da quella della partita, purché tale partita sia nettamente separata dalle altre.
4. Può essere previsto che i recipienti adibiti al trasporto, specie le autocisterne, i carri-cisterna e le navi-cisterna, rechino in un punto ben visibile e in caratteri indelebili:
a) una menzione che indichi che tali recipienti sono ammessi per il trasporto delle bevande o dei prodotti alimentari, e
b) delle istruzioni speciali per la loro pulizia.
Articolo 38 1. Ai sensi dei titoli I e II, per etichettatura si intende il complesso delle designazioni e delle altre menzioni, contrassegni, illustrazioni o marchi caratterizzanti il prodotto, i quali figurano sullo stesso recipiente, incluso il dispositivo di chiusura, o sul contrassegno attaccato al recipiente.
Non fanno parte dell'etichettatura le indicazioni, i contrassegni e gli altri marchi:
- previsti dalle disposizioni fiscali degli Stati membri,
- relativi al fabbricante o al volume del recipiente, apposti direttamente in modo indelebile sul recipiente,
- utilizzati ai fini del controllo dell'imbottigliamento e precisati nelle modalità da stabilire,
- utilizzati per identificare il prodotto con un codice numerico e/o un simbolo leggibile da una macchina,
- relativi al prezzo del prodotto in questione,
- previsti dalle disposizioni degli Stati membri relative al controllo quantitativo e qualitativo dei prodotti sottoposti ad un esame sistematico e ufficiale.
2. Fatte salve le deroghe di cui all'articolo 1, paragrafo 3, secondo comma, a decorrere dal momento in cui il prodotto è messo in circolazione in un recipiente di volume nominale pari o inferiore a 60 l, tale recipiente deve essere etichettato. Tale etichettatura deve essere conforme alle disposizioni del presente regolamento; lo stesso vale per i recipienti di volume nominale superiore a 60 l qualora siano etichettati.
3. L'etichettatura è effettuata secondo le condizioni che saranno determinate.
Tali condizioni, che possono essere differenziate secondo i prodotti, hanno per oggetto in particolare:
a) l'apposizione delle etichette sui recipienti,
b)
la dimensione minima delle etichette,
c)
la ripartizione, sulle etichette, degli elementi di designazione,
d)
la dimensione dei caratteri stampati sulle etichette,
e)
l'utilizzazione di contrassegni, illustrazioni o marchi,
f)
la lingua nella quale sono redatte le etichette, sempreché non sia prescritta dal presente regolamento.
Articolo 39 1. Ai sensi dei titoli I e II, per imballaggio si intendono gli involucri protettivi, quali carte, rivestimenti di paglia di ogni genere, cartoni e casse, utilizzati per il trasporto di uno o più recipienti.
2. A prescindere dalle indicazioni necessarie per la spedizione o figuranti sugli imballaggi effettuati dai rivenditori al minuto alla presenza dell'acquirente, gli imballaggi non possono recare indicazioni relative al prodotto imballato non conformi agli articoli 2, 11, 20, 25, 26 e 27.
TITOLO III
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 40 1. La designazione e la presentazione dei prodotti di cui al presente regolamento, ivi compreso qualsiasi tipo di pubblicità dei medesimi, non devono essere erronee o di natura tale da creare confusione o da indurre in errore le persone cui si rivolgono, in particolare per quanto riguarda:
- le indicazioni previste agli articoli 2, 11, 20, 25, 26 e 27; questa disposizione si applica anche se dette indicazioni sono utilizzate in una traduzione, rinviano alla provenienza effettiva o sono corredate da menzioni quali «genere», «tipo», «metodo», «imitazione», «marchio» o simili,
- le caratteristiche dei prodotti, quali in particolare la natura, la composizione, il titolo alcolometrico volumico, il colore, l'origine o la provenienza, la qualità, la varietà di vite, l'annata di raccolta, il volume nominale dei recipienti,
- l'identità e la qualità delle persone fisiche e giuridiche o di un'associazione di persone, che partecipano o hanno partecipato alla fabbricazione o alla commercializzazione del prodotto, in particolare dell'imbottigliatore.
2. Se la designazione, la presentazione e la pubblicità concernenti i prodotti di cui al presente regolamento sono completate con marchi, questi ultimi non possono comportare parole, parti di parole, segni o illustrazioni:
a) che siano di natura tale da creare confusioni o indurre in errore, ai sensi del paragrafo 1, le persone cui si rivolgono, o
b) che:
- possano essere confusi dalle persone cui sono destinati con la designazione totale o parziale di un vino da tavola, di un v.q.p.r.d. o di un vino importato la cui designazione è disciplinata da disposizioni comunitarie o con la designazione di un altro prodotto di cui all'articolo 1, paragrafo 1, primo comma e all'articolo 36, paragrafo 1, primo comma, o
- che siano identici alla designazione di tale prodotto, senza che i prodotti utilizzati per l'elaborazione dei prodotti finali summenzionati abbiano diritto a tale designazione o presentazione.
Inoltre, per la designazione di un vino da tavola, di un v.q.p.r.d. o di un vino importato non possono essere utilizzati sull'etichettatura marchi contenenti parole, parti di parole, segni o illustrazioni che:
a) per quanto riguarda:
- i vini da tavola, contengano il nome di un v.q.p.r.d.,
- i v.q.p.r.d., contengano il nome di un vino da tavola,
- i vini importati, contengano il nome di un vino da tavola o di un v.q.p.r.d.;
b) per quanto riguarda i vini da tavola designati in applicazione dell'articolo 72, paragrafi 2 e 3 del regolamento (CEE) n. 822/87, i v.q.p.r.d. o i vini importati contengano indicazioni false, in particolare riguardo all'origine geografica, alla varietà di vite, all'annata di raccolta o a una menzione relativa ad una qualità superiore;
c) per quanto riguarda i vini da tavola diversi da quelli di cui alla lettera b), contengano indicazioni concernenti un'origine geografica, una varietà di vite, un'annata di raccolta o una menzione relativa ad una qualità superiore;
d) per quanto riguarda i vini importati, rischino di creare confusione con la designazione di un vino da tavola, di un v.q.p.r.d. o di un vino importato figurante nell'elenco di cui all'articolo 26, paragrafo 1.
3. In deroga al paragrafo 2, primo comma, lettera b), il titolare di un marchio registrato per un vino o un mosto di uve che sia identico:
- al nome di un'unità geografica più ridotta di una regione determinata utilizzato per la designazione di un v.q.p.r.d., oppure
- al nome di un'unità geografica utilizzato per la designazione di un vino da tavola di cui all'articolo 72, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 822/87, oppure
- al nome di un vino importato designato da un'indicazione geografica di cui all'articolo 26, paragrafo 1,
può, anche se non ha diritto a questo nome a norma del paragrafo 2, primo comma, continuare ad usare tale marchio fino al 31 dicembre 2002 a condizione che il marchio in questione:
a) sia stato registrato al più tardi il 31 dicembre 1985 dall'autorità competente di uno Stato membro conformemente al diritto vigente al momento di questa registrazione e
b) sia stato effettivamente utilizzato fino al 31 dicembre 1986 senza interruzione dopo la sua registrazione o, se quest'ultima è anteriore al 1g gennaio 1984, almeno dopo tale data.
I marchi conformi alle condizioni del primo comma non possono essere opposti all'utilizzazione dei nomi di unità
geografiche utilizzati per la designazione di un v.q.p.r.d. o di un vino da tavola.
Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, deciderà anteriormente al 31 dicembre 2002 dell'eventuale proroga del termine indicato al primo comma.
4. Gli Stati membri comunicano alla Commissione i marchi di cui al paragrafo 3, a mano a mano che essi vengono loro comunicati.
La Commissione ne informa gli organismi competenti degli Stati membri incaricati del controllo dell'osservanza delle disposizioni comunitarie nel settore vitivinicolo.
Articolo 41 Se necessario, possono essere adottate norme per l'impiego dei numeri di controllo di cui all'articolo 11, paragrafo 2.
Articolo 42 Gli organismi competenti in materia di sorveglianza e di controllo di prodotti di cui al presente regolamento possono, osservando le norme generali di procedura adottate da ciascuno Stato membro, esigere dall'imbottigliatore o da una persona che ha partecipato alla commercializzazione e di cui figura una menzione nella designazione o nella presentazione di questi prodotti la prova dell'esattezza delle menzioni utilizzate per la designazione o la presentazione, concernenti la natura, l'identità, la qualità, la composizione, l'origine o la provenienza del prodotto in questione o dei prodotti utilizzati durante l'elaborazione dello stesso.
Allorché tale richiesta proviene:
- dall'organismo competente dello Stato membro in cui è stabilito l'imbottigliatore o la persona che partecipa alla commercializzazione e di cui figura una menzione nella designazione o nella presentazione di questi prodotti, detto organismo richiede loro direttamente la prova;
- dall'organismo competente di un altro Stato membro, questo, nell'ambito della loro diretta collaborazione, fornisce all'organismo competente del paese in cui è stabilito l'imbottigliatore o la persona che partecipa alla commercializzazione e di cui figura una menzione nella designazione o nella presentazione di questi prodotti tutti gli elementi utili che consentano a detto organismo di esigere la prova in questione; l'organismo richiedente è informato del seguito dato alla propria richiesta.
Qualora gli organismi competenti constatino che tale prova non è stata fornita, le menzioni in questione sono considerate come non conformi al presente regolamento.
Articolo 43 1. La denominazione:
a) «vino» è riservata ai prodotti rispondenti alla definizione che figura al punto 10 dell'allegato I del regolamento (CEE) n. 822/87;
b) «vino da tavola» è riservata ai prodotti rispondenti alla definizione che figura al punto 13 dello stesso allegato.
2. Fatte salve le disposizioni per l'armonizzazione delle legislazioni, il paragrafo 1 lascia tuttavia impregiudicata la possibilità per gli Stati membri di ammettere:
- l'utilizzazione della parola «vino» accompagnata da un nome di frutta e sotto forma di denominazione composta per la designazione di prodotti ottenuti dalla fermentazione di frutta diversa dall'uva,
- altre denominazioni composte comportanti la parola «vino».
Se si fa uso di dette denominazioni composte, deve essere eliminata qualsiasi possibilità di equivoco con i prodotti di cui al paragrafo 1.
Articolo 44 1. I prodotti la cui designazione o presentazione non corrisponde alle disposizioni del presente regolamento o alle relative modalità di applicazione non possono essere detenuti per la vendita, né messi in circolazione nella Comunità, né esportati.
Tuttavia, per quanto riguarda i prodotti destinati all'esportazione, deroghe alle disposizioni del presente regolamento possono:
- essere autorizzate dagli Stati membri se la legislazione del paese terzo importatore lo esige,
- essere previste nella modalità d'applicazione nei casi non compresi nel primo trattino.
2. Lo Stato membro nel cui territorio si trova il prodotto la cui designazione o presentazione non corrisponde alle disposizioni di cui al paragrafo 1 prende le misure necessarie per sanzionare le infrazioni commesse secondo la loro gravità.
Lo Stato membro può tuttavia autorizzare la detenzione del prodotto in questione ai fini della vendita, dell'immissione in
commercio nella Comunità o dell'esportazione, sempreché la
designazione e la presentazione di detto prodotto siano rese conformi al paragrafo 1.
Articolo 45 1. Il regolamento (CEE) n. 355/79 è abrogato.
2. I riferimenti al regolamento abrogato in virtù del paragrafo 1 devono intendersi come riferimenti fatti al
presente regolamento e devono essere letti secondo la tabella di corrispondenza che figura in allegato.
Articolo 46 Il presente regolamento entra in vigore il 4 settembre 1989.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 24 luglio 1989.

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