Document ID: 32009L0156

DIRETTIVA 2009/156/CE DEL CONSIGLIO
del 30 novembre 2009
relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi
(versione codificata)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 37,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
considerando quanto segue:
(1)
La direttiva 90/426/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi (2), ha subito diverse e sostanziali modificazioni (3). È opportuno, per motivi di chiarezza e di razionalizzazione, procedere alla codificazione di detta direttiva.
(2)
Gli equidi figurano, in quanto animali vivi, nell’elenco dei prodotti enumerati nell’allegato I del trattato.
(3)
Per favorire uno sviluppo razionale della produzione di equidi e l’aumento della produttività del settore è opportuno stabilire, a livello comunitario, norme che disciplinano i movimenti degli equidi tra gli Stati membri.
(4)
L’allevamento degli equidi e, in particolare, dei cavalli, rientra generalmente nell’ambito delle attività agricole. Esso costituisce una fonte di reddito per una parte della popolazione agricola.
(5)
È opportuno eliminare le disparità esistenti tra i diversi Stati membri in materia di polizia sanitaria, per promuovere gli scambi intracomunitari di equidi.
(6)
Per consentire uno sviluppo armonioso degli scambi intracomunitari, è opportuno definire una normativa comunitaria applicabile alle importazioni in provenienza da paesi terzi.
(7)
È opportuno anche disciplinare le condizioni di movimento sul territorio nazionale per quanto riguarda gli equidi registrati muniti di un documento di identificazione.
(8)
Per partecipare agli scambi, gli equidi dovrebbero soddisfare taluni requisiti di polizia sanitaria intesi a evitare la propagazione di malattie infettive o contagiose. Sembra opportuno in particolare prevedere una possibile regionalizzazione delle misure restrittive.
(9)
È opportuno altresì, nella stessa ottica, stabilire norme sul trasporto degli equidi che tengano conto delle condizioni di benessere degli animali di cui al regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate (4).
(10)
Per garantire il rispetto dei requisiti previsti, è opportuno prescrivere il rilascio da parte di un veterinario ufficiale di un certificato sanitario destinato ad accompagnare gli equidi fino al luogo di destinazione.
(11)
L’organizzazione e il seguito dei controlli incombenti allo Stato membro di destinazione e le misure di salvaguardia sono stati fissati dalla direttiva 90/425/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa ai controlli veterinari e zootecnici applicabili negli scambi intracomunitari di taluni animali vivi e prodotti di origine animale, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (5).
(12)
Occorre prevedere la possibilità di controlli da parte della Commissione. Detti controlli devono essere effettuati in collaborazione con le autorità nazionali competenti.
(13)
La definizione di un regime comunitario applicabile alle importazioni in provenienza da paesi terzi presuppone l’adozione di un elenco di paesi terzi o di parti di paesi terzi dai quali possono essere importati gli equidi.
(14)
La scelta di tali paesi dovrebbe essere basata su criteri di ordine generale, come lo stato sanitario del patrimonio zootecnico, l’organizzazione e i poteri dei servizi veterinari e la regolamentazione sanitaria vigente.
(15)
Inoltre, non è opportuno autorizzare le importazioni di equidi in provenienza da paesi colpiti, o esenti soltanto da troppo poco tempo, da malattie infettive o contagiose degli animali le quali costituiscano un pericolo per il patrimonio zootecnico della Comunità. Le medesime considerazioni valgono per le importazioni in provenienza da paesi terzi in cui vengano effettuate vaccinazioni contro tali malattie.
(16)
Le condizioni generali applicabili alle importazioni in provenienza da paesi terzi dovrebbero essere integrate da condizioni particolari stabilite in funzione della situazione sanitaria di ciascun paese terzo. È necessario per la definizione di tali condizioni particolari, dato il loro carattere tecnico e la diversità dei criteri su cui si fondano, ricorrere a una procedura comunitaria elastica e rapida nel cui corso la Commissione e gli Stati membri collaborino strettamente.
(17)
La presentazione, al momento dell’importazione degli equidi, di un certificato conforme a un modello comune costituisce un mezzo efficace per accertare l’applicazione della regolamentazione comunitaria. Tale regolamentazione può contenere disposizioni particolari che possono variare secondo i paesi terzi ed è opportuno che i modelli dei certificati siano redatti di conseguenza.
(18)
È opportuno affidare agli esperti veterinari della Commissione e agli esperti veterinari degli Stati membri designati dalla Commissione l’incarico di verificare, in particolare nei paesi terzi, il rispetto dei requisiti della presente direttiva.
(19)
È opportuno che il controllo all’importazione riguardi l’origine e lo stato sanitario degli equidi.
(20)
Le misure necessarie per l’esecuzione della presente direttiva dovrebbero essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (6).
(21)
La presente direttiva fa salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto nazionale delle direttive di cui all’allegato V, parte B,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
La presente direttiva definisce le condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi tra Stati membri e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi.
Articolo 2
Ai fini della presente direttiva, si intende per:
a)
«azienda», l’azienda agricola o di addestramento, la stalla o, in generale, qualsiasi locale o impianto in cui siano tenuti o allevati abitualmente equidi, indipendentemente dal loro impiego;
b)
«equidi», gli animali domestici o selvatici della specie equina - comprese le zebre - o asinina o gli animali derivati dall’incrocio di tali specie;
c)
«equide registrato», qualsiasi equide registrato in conformità della definizione di cui alla direttiva 90/427/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1990, relativa alle norme zootecniche e genealogiche che disciplinano gli scambi intracomunitari di equidi (7), identificato per mezzo di un documento di identificazione rilasciato:
i)
dall’autorità di allevamento o da qualsiasi altra competente autorità del paese di origine dell’equide, la quale tenga il libro genealogico o il registro della razza dell’equide; o
ii)
da qualsiasi associazione o organismo internazionale che gestisca cavalli per competizioni o corse;
d)
«equidi da macello», gli equidi destinati a essere condotti al macello per esservi macellati o direttamente o dopo essere transitati per un centro di raccolta riconosciuto di cui all’articolo 7;
e)
«equidi di allevamento e da reddito», gli equidi diversi da quelli menzionati alle lettere c) e d);
f)
«Stato membro o paese terzo indenne da peste equina», qualsiasi Stato membro o paese terzo sul cui territorio nessuna prova clinica, sierologica (se gli equini non sono vaccinati) o epidemiologica abbia permesso di accertare la presenza di peste equina nel corso degli ultimi due anni e in cui la vaccinazione contro questa malattia non sia stata effettuata nel corso degli ultimi dodici mesi;
g)
«malattie soggette all’obbligo di denuncia», le malattie elencate all’allegato I;
h)
«veterinario ufficiale», il veterinario designato dalla competente autorità centrale dello Stato membro o di un paese terzo;
i)
«ammissione temporanea», la condizione giuridica di un equide registrato proveniente da un paese terzo e ammesso nel territorio della Comunità per un periodo, non superiore a 90 giorni, che dovrà essere fissato secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, in funzione della situazione sanitaria del paese d’origine.
CAPO II
REGOLE PER I MOVIMENTI DI EQUIDI TRA STATI MEMBRI
Articolo 3
Uno Stato membro autorizza il movimento nel proprio territorio di equidi registrati e spedisce equidi verso il territorio di un altro Stato membro soltanto se detti equidi soddisfano le condizioni di cui agli articoli 4 e 5.
Tuttavia, le autorità competenti degli Stati membri di destinazione possono accordare deroghe generali o limitate per i movimenti di equidi:
-
che siano montati o trasportati a scopo sportivo o ricreativo su strade che si trovano in prossimità delle frontiere interne della Comunità,
-
che partecipino a manifestazioni culturali o di tipo analogo o ad attività organizzate da organismi locali abilitati, situati in prossimità delle frontiere interne della Comunità,
-
che siano destinati esclusivamente al pascolo o al lavoro temporaneo in prossimità delle frontiere interne della Comunità.
Gli Stati membri che utilizzano questa autorizzazione informano la Commissione del contenuto delle deroghe accordate.
Articolo 4
1. Gli equidi non devono presentare alcun segno clinico di malattia al momento dell’ispezione. L’ispezione deve essere effettuata nelle 48 ore che precedono l’imbarco o il carico. Tuttavia, per gli equidi registrati, questa ispezione è richiesta solo per gli scambi intracomunitari, fatto salvo l’articolo 6.
2. Fatti salvi i requisiti di cui al paragrafo 5 per quanto riguarda le malattie soggette all’obbligo di denuncia, il veterinario ufficiale deve assicurarsi - al momento dell’ispezione - in base alle dichiarazioni del proprietario e dell’allevatore, che nulla permetta di concludere che gli equidi siano stati in contatto con equidi infetti o affetti da malattia contagiosa nei quindici giorni precedenti l’ispezione.
3. Gli equidi non devono essere animali da eliminare nel quadro di un programma di eradicazione di una malattia infettiva o contagiosa, posto in atto in uno Stato membro.
4. Gli equidi devono essere soggetti a identificazione cui si dovrà procedere:
a)
per gli equidi registrati, mediante un documento di identificazione previsto nella direttiva 90/427/CEE; detto documento deve attestare in particolare il rispetto dei paragrafi 5 e 6 del presente articolo e dell’articolo 5 della presente direttiva.
La validità del documento di identificazione deve essere sospesa dal veterinario ufficiale per tutta la durata dei divieti di cui al paragrafo 5 del presente articolo o all’articolo 5 della presente direttiva. Il documento di identificazione deve essere restituito all’autorità che l’ha rilasciato dopo l’abbattimento del cavallo registrato. Le modalità di applicazione del presente punto sono adottate secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2;
b)
per gli equidi da allevamento e da reddito, secondo il metodo determinato secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
5. Oltre a quanto stabilito all’articolo 5, gli equidi non devono provenire da un’azienda oggetto di una delle seguenti misure di divieto:
a)
Qualora non siano stati abbattuti o ammazzati tutti gli animali che si trovano nell’azienda, delle specie sensibili alla malattia, la durata del divieto per l’azienda di provenienza deve essere pari ad almeno:
i)
nel caso in cui si sospetti che gli equidi siano colpiti da durina, sei mesi a decorrere dalla data dell’ultimo contatto o del possibile contatto con un equide malato. Ove si tratti di uno stallone, il divieto vige fino alla sua castrazione;
ii)
in caso di morva e di encefalomielite equina, sei mesi a decorrere dalla data in cui gli equidi infetti sono stati eliminati;
iii)
in caso di anemia infettiva, il periodo necessario perché, a decorrere dalla data in cui gli equidi infetti sono stati eliminati, gli animali restanti abbiano reagito negativamente a due test di Coggins effettuati ad un intervallo di tre mesi;
iv)
sei mesi a decorrere dall’ultimo caso di stomatite vescicolosa accertata;
v)
un mese a decorrere dall’ultimo caso di rabbia accertata;
vi)
quindici giorni a decorrere dall’ultimo caso di carbonchio ematico accertato.
b)
Qualora tutti gli animali delle specie sensibili che si trovano nell’azienda siano stati abbattuti o ammazzati e i locali siano stati disinfettati, la durata del divieto è di trenta giorni a decorrere dalla data in cui gli animali sono stati eliminati e i locali disinfettati, tranne quando si tratta del carbonchio ematico, nel qual caso la durata del divieto è di quindici giorni.
Le autorità competenti possono derogare a queste misure di divieto per gli ippodromi e i campi di corse ed esse informano la Commissione della natura delle deroghe accordate.
6. Nel caso in cui uno Stato membro stabilisca o abbia stabilito un programma facoltativo o obbligatorio di lotta contro una malattia cui gli equidi siano sensibili, esso può sottoporre detto programma alla Commissione, entro sei mesi a decorrere dal 4 luglio 1990 per Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, a decorrere dal 1o gennaio 1995 per Austria, Finlandia e Svezia, a decorrere dal 1o maggio 2004 per Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia e a decorrere dal 1o gennaio 2007 per Bulgaria e Romania, precisando in particolare:
a)
la situazione della malattia nel proprio territorio;
b)
la giustificazione del programma, tenuto conto dell’importanza della malattia e dei vantaggi costo/beneficio;
c)
la zona geografica in cui il programma deve essere applicato;
d)
i vari statuti da applicare alle aziende e le norme che devono essere osservate per ciascuna specie, nonché le procedure per le prove;
e)
le procedure di controllo del programma;
f)
la conseguenza da trarre in caso di perdita dello statuto di azienda per una qualsiasi ragione;
g)
le misure da prendere in caso di risultati positivi constatati al momento dei controlli effettuati conformemente alle disposizioni del programma;
h)
la non discriminazione tra gli scambi sul territorio dello Stato membro interessato e gli scambi intracomunitari.
La Commissione esamina i programmi comunicati dagli Stati membri. Se necessario, essa li approva, rispettando i criteri di cui al primo comma secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2. Secondo la stessa procedura, possono essere precisate garanzie complementari generali o limitate esigibili negli scambi intracomunitari. Dette garanzie devono essere al massimo equivalenti a quelle che lo Stato membro applica nell’ambito nazionale.
I programmi presentati dagli Stati membri possono essere modificati o completati secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 3. Secondo la stessa procedura, può essere approvata una modifica o un’aggiunta a un programma precedentemente approvato e alle garanzie definite conformemente al secondo comma.
Articolo 5
1. Gli Stati membri non indenni da peste equina possono spedire equidi in provenienza dalla parte di territorio considerata infetta ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo soltanto alle condizioni stabilite nel paragrafo 5.
2. Una parte del territorio di uno Stato membro è considerata infetta da peste equina qualora:
a)
nei due anni precedenti, prove cliniche, sierologiche (negli animali non vaccinati) e/o epidemiologiche abbiano permesso di accertare la presenza di peste equina; o
b)
nei dodici mesi precedenti sia stata praticata la vaccinazione contro la peste equina.
La parte del territorio considerata infetta da peste equina è composta almeno:
a)
da una zona di protezione con un raggio minimo di 100 km intorno a ogni focolaio;
b)
da una zona di sorveglianza profonda almeno 50 km, che si estenda oltre i limiti della zona di protezione e in cui nei dodici mesi precedenti non sia stata praticata alcuna vaccinazione.
3. Le regole per il controllo e le misure per la lotta contro la peste equina per i territori e le zone previsti al paragrafo 2, nonché le relative deroghe sono precisate nella direttiva 92/35/CEE del Consiglio, del 29 aprile 1992, che fissa le norme di controllo e le misure di lotta contro la peste equina (8).
4. Tutti gli equidi vaccinati presenti nella zona di protezione devono essere registrati e marchiati conformemente all’articolo 6, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 92/35/CEE.
Nel documento di identificazione e/o sul certificato sanitario deve figurare chiaramente l’indicazione di tale vaccinazione.
5. Uno Stato membro può spedire dal territorio di cui al paragrafo 2, secondo comma soltanto equidi che soddisfino i requisiti seguenti:
a)
essere spediti unicamente in certi periodi dell’anno, in funzione dell’attività degli insetti vettori, da fissare secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 3;
b)
non presentare alcun segno clinico di peste equina il giorno dell’ispezione di cui all’articolo 4, paragrafo 1;
c)
aver subito, per due volte, la prova per la peste equina descritta all’allegato IV, ad un intervallo compreso tra ventuno e trenta giorni; la seconda prova deve essere effettuata entro i dieci giorni che precedono la spedizione:
i)
con un risultato negativo, se non sono stati vaccinati contro la peste equina; o
ii)
senza che sia stato constatato un rialzo di anticorpi e senza aver effettuato la vaccinazione nei due mesi precedenti, se sono stati vaccinati contro la peste equina.
In conformità alla procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, e previo parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, altri metodi di controllo possono essere riconosciuti;
d)
essere stati tenuti in un centro di quarantena per un periodo minimo di quaranta giorni prima della spedizione;
e)
essere stati protetti dagli insetti vettori durante il periodo di quarantena e nel corso del trasporto dal centro di quarantena al luogo di spedizione.
Articolo 6
Gli Stati membri che applicano un regime alternativo di controllo che offra garanzie alternative equivalenti a quelle previste all’articolo 4, paragrafo 5 per i movimenti degli equidi sul proprio territorio, possono accordare - su base reciproca - una deroga all’articolo 4, paragrafo 1, seconda frase e all’articolo 8, paragrafo 1, lettera b).
Essi ne informano la Commissione.
Articolo 7
1. Gli equidi debbono essere trasportati, entro il più breve tempo possibile, dall’azienda di provenienza al luogo di destinazione, direttamente o tramite un centro di raccolta autorizzati, quali definiti all’articolo 2, paragrafo 2, lettera o), della direttiva 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina (9), mediante mezzi di trasporto e di contenzione regolarmente puliti e disinfettati con un disinfettante, secondo una frequenza che deve essere stabilita dallo Stato membro di spedizione. I veicoli adibiti al trasporto devono essere concepiti in modo che le feci, lo strame o il foraggio degli equidi non possano colare o cascare dal veicolo durante il trasporto. Fatto salvo il regolamento (CE) n. 1/2005, le modalità del trasporto debbono assicurare una protezione sanitaria efficace e il benessere degli equidi.
2. Lo Stato membro di destinazione può, in modo generale o limitato, accordare una deroga per quanto riguarda taluni requisiti di cui all’articolo 4, paragrafo 5, purché l’animale sia munito di un marchio particolare indicante che esso è destinato al macello e purché la menzione della deroga figuri sul certificato sanitario in conformità dell’allegato III.
Se è accordata una deroga, gli equidi da macello devono essere trasportati direttamente nel mattatoio designato affinché siano macellati entro un termine non superiore a 5 giorni dopo l’arrivo al mattatoio.
3. Il veterinario ufficiale deve annotare in un registro il numero di identificazione o il numero del documento di identificazione dell’equide abbattuto e trasmettere all’autorità competente del luogo di spedizione, a sua richiesta, un attestato che certifichi l’avvenuto abbattimento dell’equide.
Articolo 8
1. Gli Stati membri provvedono affinché:
a)
se lasciano l’azienda, gli equidi registrati siano accompagnati dal documento di identificazione di cui all’articolo 4, paragrafo 4, lettera a), corredato dell’attestato sanitario di cui all’allegato II nel caso in cui detti equidi siano destinati agli scambi intracomunitari;
b)
durante il trasporto, gli equidi da allevamento, da produzione e da macello siano accompagnati da un certificato sanitario conforme all’allegato III.
2. Il certificato sanitario o, nel caso di equidi registrati, l’attestato sanitario, devono - fatto salvo l’articolo 6 - essere compilati rispettivamente 48 ore prima dell’imbarco o al più tardi l’ultimo giorno lavorativo che precede l’imbarco, nella lingua ufficiale o nelle lingue ufficiali dello Stato membro di spedizione e di destinazione. La validità del certificato o dell’attestato sanitario è di dieci giorni. Il certificato o l’attestato sanitario devono constare di un solo foglio.
3. Per i movimenti tra gli Stati membri, gli equidi che non siano equidi registrati, possono essere coperti da un unico certificato sanitario per tutta la fornitura anziché dal certificato sanitario individuale di cui al paragrafo 1, lettera b).
Articolo 9
Le norme previste dalla direttiva 90/425/CEE si applicano segnatamente per quanto riguarda i controlli all’origine, l’organizzazione e gli esiti dei controlli da effettuare da parte dello Stato membro destinatario e le misure di salvaguardia da attuare.
Articolo 10
Gli esperti veterinari della Commissione possono procedere a controlli in loco, nella misura in cui sia necessario per l’applicazione uniforme della presente direttiva e in collaborazione con le autorità nazionali competenti. La Commissione informa gli Stati membri del risultato dei controlli effettuati.
Lo Stato membro sul cui territorio viene effettuato un simile controllo fornisce agli esperti tutta l’assistenza necessaria per l’espletamento dei compiti loro assegnati.
Le modalità di applicazione del presente articolo sono stabilite secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
CAPO III
NORME PER LE IMPORTAZIONI DI EQUIDI IN PROVENIENZA DA PAESI TERZI
Articolo 11
Gli equidi importati nella Comunità devono soddisfare le condizioni stabilite negli articoli da 12 a 16.
Articolo 12
1. L’importazione nella Comunità di equidi è autorizzata unicamente in provenienza da paesi terzi autorizzati che figurano in un elenco da stilare o modificare secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
Alla luce della situazione sanitaria nel paese terzo interessato e delle garanzie fornite da quest’ultimo per quanto riguarda gli equidi, si può decidere, secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, che l’autorizzazione prevista dal primo comma del presente paragrafo si applichi all’intero territorio del paese terzo o solo a una parte di questo.
A tale scopo e sulla base delle norme internazionali pertinenti, si terrà conto delle modalità di applicazione di tali norme da parte del paese terzo, in particolare del principio della regionalizzazione all’interno del suo territorio, tenuto conto delle norme sanitarie relative alle importazioni provenienti da altri paesi terzi e della Comunità.
2. Nell’elaborare o modificare l’elenco di cui al paragrafo 1, si tiene conto in particolare:
a)
dello stato di salute degli equidi, di altri animali domestici e della fauna selvatica del paese terzo, prestando particolare attenzione alle malattie animali esotiche e a tutti gli aspetti della situazione sanitaria e ambientale generale del paese, nella misura in cui essa possa rappresentare un rischio per la situazione sanitaria e ambientale della Comunità;
b)
della legislazione del paese terzo in materia di salute e benessere degli animali;
c)
dell’organizzazione dell’autorità veterinaria competente e dei suoi servizi ispettivi, dei poteri di questi ultimi, della sorveglianza cui essi sono soggetti, nonché dei mezzi di cui essi dispongono, anche sul piano del personale e delle capacità di laboratorio, ai fini della corretta applicazione della legislazione nazionale;
d)
delle garanzie che l’autorità veterinaria competente del paese terzo può dare per quanto riguarda la conformità con le condizioni di polizia sanitaria in vigore nella Comunità o l’applicazione di condizioni equivalenti;
e)
dell’appartenenza del paese terzo all’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), nonché della regolarità e della rapidità delle informazioni fornite da tale paese circa l’esistenza di malattie equine infettive o contagiose sul suo territorio, in particolare di malattie registrate dall’OIE ed elencate nell’allegato I alla presente direttiva;
f)
delle garanzie fornite dal paese terzo circa l’informazione diretta della Commissione e degli Stati membri:
i)
entro 24 ore, della conferma della presenza di una malattia equina infettiva di cui all’allegato I e di ogni cambiamento nella politica di vaccinazione contro tali malattie;
ii)
entro un termine adeguato, di ogni modifica proposta delle norme sanitarie nazionali relative agli equidi, in particolare per quanto concerne le importazioni;
iii)
a intervalli regolari, della situazione zoosanitaria del suo territorio per quanto riguarda gli equidi;
g)
di ogni esperienza in materia di importazioni di equidi vivi provenienti dal paese terzo e dei risultati di eventuali controlli effettuati all’importazione;
h)
dei risultati delle ispezioni e/o dei controlli comunitari realizzati nel paese terzo, in particolare dei risultati della valutazione effettuata dalle autorità competenti o, su richiesta della Commissione, della relazione presentata dalle autorità competenti sulle ispezioni condotte;
i)
delle norme in vigore nel paese terzo in materia di prevenzione e di lotta contro le malattie animali infettive o contagiose e della loro applicazione, comprese le disposizioni relative alle importazioni di equidi provenienti da altri paesi terzi.
3. La Commissione adotta le disposizioni necessarie affinché le versioni aggiornate dell’elenco redatto o modificato a norma del paragrafo 1 siano accessibili al pubblico.
Tale elenco può essere combinato con altri elenchi redatti per proteggere la salute degli animali e la salute pubblica e può includere anche modelli di certificati sanitari.
4. Le condizioni particolari di importazione per ciascun paese terzo o gruppo di paesi terzi, alla luce della situazione zoosanitaria, per quanto riguarda gli equidi, del paese terzo o dei paesi terzi interessati, sono stabilite secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
5. Le modalità d’applicazione dei paragrafi da 1 a 4, nonché i criteri di iscrizione dei paesi terzi o di parti dei paesi terzi nell’elenco previsto al paragrafo 1 possono essere adottate secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
Articolo 13
1. Gli equidi devono provenire da un paese terzo:
a)
indenne da peste equina;
b)
indenne da due anni da encefalomielite equina venezuelana (VEE);
c)
indenne da sei mesi da durina e da morva.
2. Secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, può essere deciso:
a)
che il paragrafo 1 del presente articolo è applicabile soltanto a una parte del territorio di un paese terzo.
In caso di regionalizzazione dei requisiti per la peste equina, devono essere almeno rispettate le misure di cui all’articolo 5, paragrafi 2 e 5;
b)
che si possono esigere ulteriori garanzie per malattie esotiche per la Comunità.
Articolo 14
Prima del giorno in cui sono caricati per essere spediti nello Stato membro destinatario, gli equidi devono essere stati ininterrottamente nel territorio o in parte del territorio del paese terzo o, in caso di regionalizzazione, nella parte del territorio definita in applicazione dell’articolo 13, paragrafo 2, lettera a), per un periodo che verrà fissato al momento dell’adozione delle decisioni da prendere a norma dell’articolo 15.
Essi devono provenire da un’azienda posta sotto controllo veterinario.
Articolo 15
Le importazioni di equidi dal territorio di un paese terzo o da una parte di territorio di un paese terzo definita conformemente all’articolo 13, paragrafo 2, lettera a), figurante nell’elenco di cui all’articolo 12, paragrafo 1, possono aver luogo unicamente se, oltre ai requisiti di cui all’articolo 13:
a)
essi rispondono alle norme di polizia sanitaria adottate, secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, per le importazioni di equidi in provenienza da tale paese in funzione della specie in questione e delle categorie di equidi.
Per stabilire tali requisiti di polizia sanitaria, si applicano, come base di riferimento, le norme previste agli articoli 4 e 5; e
b)
qualora si tratti di paesi terzi non indenni da stomatite vescicolosa o da arterite virale da almeno sei mesi, gli equidi devono soddisfare le seguenti condizioni:
i)
gli equidi devono provenire da un’azienda indenne da stomatite vescicolosa da almeno sei mesi e avere reagito negativamente a una prova sierologica prima della loro spedizione;
ii)
per l’arterite virale, gli equidi maschi devono - fatto salvo il disposto dell’articolo 19, lettera b) - aver reagito negativamente a una prova sierologica o a un virus d’isolamento o a qualsiasi altra prova che sia riconosciuta secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, e che garantisca che l’animale è indenne da tale malattia.
Secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, e previo parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, si possono delimitare le categorie di equidi maschi cui si applica questa condizione.
Articolo 16
1. Gli equidi devono essere identificati conformemente all’articolo 4, paragrafo 4, ed essere scortati da un certificato sanitario compilato da un veterinario ufficiale del paese terzo esportatore. Il certificato sanitario deve:
a)
essere rilasciato il giorno del carico degli equidi per la spedizione verso lo Stato membro destinatario ovvero, qualora si tratti di cavalli registrati, l’ultimo giorno lavorativo precedente l’imbarco;
b)
essere redatto almeno in una delle lingue ufficiali dello Stato membro destinatario e in una di quelle dello Stato membro in cui viene effettuato il controllo all’importazione;
c)
accompagnare gli animali nell’esemplare originale;
d)
attestare che gli equidi rispondono alle norme previste nella presente direttiva e a quelle stabilite in applicazione della stessa per le importazioni dal paese terzo;
e)
constare di un solo foglio;
f)
essere rilasciato per un solo destinatario o, nel caso di equidi da macello, per una fornitura debitamente marchiata e identificata.
Gli Stati membri informano la Commissione se fanno uso di tale possibilità.
2. Il certificato sanitario deve essere redatto su un formulario conforme a un modello stabilito secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
Articolo 17
1. Al loro arrivo nello Stato membro destinatario, gli equidi da macello devono essere condotti direttamente o dopo essere transitati per un centro di raccolta di cui all’articolo 7, in un macello ed essere abbattuti conformemente ai requisiti di polizia sanitaria entro un termine che deve essere fissato al momento dell’adozione delle decisioni da prendere in applicazione dell’articolo 15.
2. Fatte salve le norme particolari eventualmente stabilite secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2, l’autorità competente dello Stato membro destinatario può, per motivi di polizia sanitaria, designare il macello verso cui gli equidi devono essere avviati.
Articolo 18
Esperti veterinari degli Stati membri e della Commissione effettuano controlli in loco per verificare se le disposizioni della presente direttiva, e in particolare quelle dell’articolo 12, paragrafo 2, sono effettivamente applicate.
Se, nel corso di un’ispezione effettuata in applicazione del presente articolo si riscontrano fatti gravi riguardo a un’azienda, la Commissione ne informa immediatamente gli Stati membri e adotta senza indugio una decisione di sospensione provvisoria dell’autorizzazione. La decisione finale al riguardo viene adottata secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 3.
Gli esperti degli Stati membri incaricati di tali controlli sono designati dalla Commissione su proposta degli Stati membri.
Tali controlli sono svolti per conto della Comunità che si sobbarca le spese relative.
La periodicità e la modalità di detti controlli sono determinate secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2.
Articolo 19
Secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 2:
a)
si possono limitare le importazioni in provenienza da un paese terzo o da una parte di paese terzo, a specie o categorie particolari di equidi;
b)
sono stabilite, in deroga all’articolo 15, le condizioni particolari secondo cui può essere effettuata l’ammissione temporanea nel territorio della Comunità, ovvero la reintroduzione in detto territorio dopo che è stata effettuata l’esportazione temporanea di equidi registrati o di equidi destinati a fini particolari;
c)
sono determinate le condizioni che consentono di trasformare un’ammissione temporanea in ammissione definitiva;
d)
si può designare un laboratorio comunitario di riferimento per una o più malattie degli equidi di cui all’allegato I e sono definite le funzioni, i compiti e le procedure per la collaborazione con i laboratori incaricati della diagnosi delle malattie infettive degli equidi negli Stati membri.
CAPO IV
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 20
Gli allegati da I a IV sono modificati secondo la procedura di cui all’articolo 21, paragrafo 3.
Articolo 21
1. La Commissione è assistita dal comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali, istituito dall’articolo 58 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (10).
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE.
Il termine di cui all’articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.
3. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE.
Il termine di cui all’articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a quindici giorni.
Articolo 22
La direttiva 90/426/CEE, modificata dagli atti elencati nell’allegato V, parte A, è abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto nazionale delle direttive di cui all’allegato V, parte B.
I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato VI.
Articolo 23
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Articolo 24
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 30 novembre 2009.

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