Document ID: 32003D0519

Decisione della Commissione
del 5 marzo 2003
relativa al regime di aiuti di Stato cui la Repubblica italiana (Regione siciliana) intende dare esecuzione per l'internazionalizzazione delle imprese
[notificata con il numero C(2003) 650]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/519/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
visto il regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 recante modalità di applicazione dell'articolo 88 del trattato(1),
dopo avere invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detto articolo,
considerando quanto segue:
1. PROCEDIMENTO
(1) Con lettera della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea del 10 maggio 2001, registrata dalla Commissione il 14 maggio 2001, n. A/33813, le autorità italiane hanno notificato, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, il regime di aiuto in oggetto.
(2) Con lettera del 15 gennaio 2002, SP (2002) D/228170, la Commissione ha informato la Repubblica italiana della decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei confronti del regime in oggetto.
(3) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(2). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni.
(4) La Commissione non ha ricevuto osservazioni in merito al regime, né da parte dello Stato membro, né da parte degli interessati. L'unica lettera inviata dalle autorità italiane reca la data del 10 gennaio 2003 e riguarda soltanto un aspetto dell'avvio del procedimento (precisamente il punto 38 concernente il regime de minimis).
2. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL'AIUTO
2.1. Titolo e base giuridica
(5) Gli aiuti dovrebbero essere concessi dalla Regione siciliana in virtù del regime previsto dall'articolo 26 della legge regionale n. 32 del 23 dicembre 2000 recante disposizioni per l'attuazione del POR 2000-2006(3) (legge regionale 32/2000) e dal decreto del 22 giugno 2001(4). Gli articoli 13 e 15 della legge regionale 32/2000 contengono disposizioni generali applicabili al regime. L'articolo 198 della stessa legge contiene una disposizione sospensiva dell'attuazione della misura in oggetto fino all'adozione della decisione da parte della Commissione una volta espletato il procedimento di notifica.
2.2. Obiettivo del regime
(6) Il regime è destinato a favorire l'internazionalizzazione dell'economia regionale mediante la concessione di aiuti alle piccole e medie imprese, singole o associate, consorzi e società consortili, costituiti tra piccole e medie imprese operanti sul territorio della Regione siciliana.
2.3. Oggetto
(7) Per conseguire gli obiettivi perseguiti, il regime in causa prevede le seguenti agevolazioni:
- contributi ai costi dell'investimento per la realizzazione di progetti finalizzati ad una presenza stabile in uno o più mercati esteri (centri espositivi, show room, uffici di rappresentanza),
- contributi per la costituzione e l'avviamento di consorzi tra piccole e medie imprese per l'attuazione di progetti di cooperazione nell'ambito di attività promozionali di rilievo internazionale.
(8) Il decreto del 22 giugno 2001 prevede altri aiuti, che saranno tuttavia accordati a norma del regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti de minimis(5).
(9) Per gli aiuti di cui al considerando 7, primo trattino, della presente decisione il decreto del 22 giugno 2001 prevede l'ammissibilità delle spese rientranti nella definizione di investimento - compresi gli investimenti immateriali - di cui alla normativa comunitaria. Nel decreto si precisa che si tratta delle spese per l'acquisto o locazione di locali, delle spese relative all'acquisto di attrezzature nonché delle spese per investimenti immateriali. Nel formulario inviato ad accompagnamento della notifica (prima delle modifiche intervenute nel corso del procedimento di indagine), le autorità italiane hanno indicato tra gli investimenti immateriali la certificazione di qualità, la tutela dell'ambiente, l'innovazione tecnica e l'acquisto dei programmi di gestione per l'informatica. La definizione d'investimento materiale è precisata all'articolo 13 della legge regionale 32/2000. Questo stesso articolo prevede anche quanto segue:
- le spese per gli investimenti immateriali e per studi e consulenze non possono superare il 25 % delle spese ammissibili,
- gli investimenti di sostituzione sono esclusi,
- il beneficiario deve impegnarsi a mantenere l'investimento per un periodo di cinque anni,
- gli aiuti all'investimento immateriale sono concessi a condizione che il beneficiario si impegni a sfruttarli esclusivamente nel proprio stabilimento, per un periodo di cinque anni,
- le domande di aiuto sono presentate prima dell'inizio dell'esecuzione del progetto.
(10) Per quanto riguarda gli aiuti di cui al considerando 7, secondo trattino, della presente decisione il decreto del 22 giugno 2001 stabilisce l'ammissibilità della totalità delle spese connesse alla costituzione del consorzio nonché di quelle connesse all'avviamento e al funzionamento, per un periodo di cinque anni. In entrambi i casi si tratta delle spese concernenti le spese notarili per la costituzione del consorzio nonché di quelle generali e di personale che risultino direttamente collegate, sotto il profilo dell'avviamento e del funzionamento, con la buona riuscita dell'iniziativa. Le spese precisate sono le seguenti:
- costi relativi al personale e oneri erariali,
- canoni di locazione degli immobili destinati alle attività consortili o associative,
- acquisizione, anche mediante leasing, di beni mobili (attrezzature e arredi),
- promozione e pubblicità dei prodotti delle imprese consorziate e dei servizi resi dal consorzio.
(11) In assenza di chiarimenti da parte delle autorità italiane, la Commissione non è in grado di identificare in maniera più dettagliata gli interventi e le spese ammissibili di cui ai considerando 8-10.
2.4. Stanziamento e durata del regime
(12) La durata del regime è fissata dall'eventuale entrata in vigore a seguito al termine della procedura di notifica al 31 dicembre 2006. Lo stanziamento annuo non è chiaramente precisato. Nel formulario di notifica inviato con lettera del 26 settembre 2001, le autorità italiane hanno indicato uno stanziamento di "... lire 98 miliardi circa di euro per il regime di aiuti di cui agli art. 26-36 e 39 della legge regionale 32/2000 ...". La Commissione presume che l'ammontare sia espresso in lire italiane (ITL). Inoltre la notifica in oggetto concerne unicamente il regime di aiuto previsto dall'articolo 26 di detta legge. Tale articolo prevede, al secondo comma, uno stanziamento non superiore a 120 miliardi di ITL.
2.5. Beneficiari
(13) Possono beneficiare del regime le piccole e medie imprese, singole o associate. Sono inoltre ammissibili i consorzi e le società consortili, anche in forma cooperativa, costituiti tra piccole e medie imprese. I beneficiari devono essere iscritti nel registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio e, nel caso delle imprese artigiane, nell'albo delle imprese artigiane. Per la definizione di PMI, le disposizioni del regime rinviano alle disposizioni comunitarie. Le autorità italiane non hanno tuttavia precisato se si tratti di PMI secondo la definizione delle stesse di cui alla raccomandazione 96/280/CE della Commissione del 3 aprile 1996(6). Sussistono dubbi anche in merito alla definizione di PMI attribuita ai consorzi e alle società consortili.
(14) Nella notifica originaria, il formulario di notifica escludeva l'applicazione del regime in oggetto alle attività connesse alla produzione, alla trasformazione o alla commercializzazione di prodotti di cui all'allegato I del trattato CE nonché ai settori dei trasporti, della siderurgia, della costruzione navale, delle fibre sintetiche e dell'industria automobilistica. L'articolo 15 della legge regionale 32/2000 prevede tuttavia che le disposizioni concernenti gli aiuti contenute nella stessa legge si applichino ai settori succitati. Gli ultimi documenti inviati nonché il formulario di notifica concernente le disposizioni modificate non precisano più se i settori citati siano esclusi. Permangono dubbi anche per quanto riguarda l'eventuale esclusione delle imprese in difficoltà(7) e degli aiuti a favore della ristrutturazione finanziaria di dette imprese. Altrettanto dicasi per gli eventuali investimenti in capitale fisso realizzati sotto forma di acquisto di uno stabilimento che ha chiuso oppure che avrebbe chiuso se non fosse rilevato. Questi elementi contraddittori non permettono di precisare se il regime si applica ai settori, alle imprese e agli stabilimenti succitati.
2.6. Forma e intensità dell'aiuto
(15) Il regime prevede la concessione di aiuti sotto forma di sovvenzioni.
(16) Per i contributi ai costi dell'investimento per la realizzazione di progetti finalizzati ad una presenza stabile in uno o più mercati esteri (centri espositivi, show room, uffici di rappresentanza), le intensità massime previste ammontano al 35 % ESN, maggiorato di 15 punti percentuali ESL.
(17) Per i contributi alla costituzione e all'avviamento di consorzi tra piccole e medie imprese per l'attuazione di progetti di cooperazione nell'ambito di attività promozionali di rilievo internazionale, la misura prevede un'intensità decrescente per i primi cinque anni a concorrenza del 70 %, 60 %, 50 %, 40 % e 30 %.
3. DUBBI FORMULATI DALLA COMMISSIONE NELL'AMBITO DELL'AVVIO DEL PROCEDIMENTO DI CUI ALL'ARTICOLO 88, PARAGRAFO 2, DEL TRATTATO
(18) I dubbi formulati dalla Commissione nell'ambito del procedimento avviato ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato riguardavano due aspetti specifici: gli aiuti all'internazionalizzazione e gli aiuti al funzionamento.
(19) Per quanto concerne gli aiuti all'internazionalizzazione, nella sua valutazione preliminare e sulla base delle informazioni di cui disponeva la Commissione aveva, tra l'altro, sottolineato i punti seguenti(8):
- gli aiuti disposti dal regime sembrano effettivamente correlati alla creazione e al funzionamento di una rete di distribuzione o ad altre spese correnti connesse all'attività di esportazione, il che non sarebbe compatibile con il mercato comune [cfr. in particolare il regolamento (CE) n. 70/2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese(9)],
- anche nell'ipotesi che gli aiuti in causa potessero essere considerati aiuti all'investimento, la Commissione aveva ritenuto che le deroghe regionali di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), non fossero pertinenti nel caso di specie. Infatti le deroghe regionali possono applicarsi unicamente agli investimenti realizzati all'interno delle regioni ammissibili. Le autorità italiane ritenevano di potere applicare le intensità previste per la Regione siciliana, in quanto regione ammessa alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), dalla carta italiana degli aiuti a finalità regionale(10), ma la misura in oggetto riguarda la realizzazione di strutture al di fuori di questa regione.
(20) Per quanto concerne gli aiuti al funzionamento, nella sua valutazione preliminare e sulla base delle informazioni di cui disponeva, la Commissione aveva, tra l'altro, sottolineato i punti seguenti(11):
- la misura in questione è limitata nel tempo, essendo applicabile fino al 2006, e prevede massimali di intensità decrescente,
- tuttavia le autorità italiane non avevano dimostrato la proporzionalità degli aiuti al funzionamento rispetto agli svantaggi che intendono compensare. Esse non avevano peraltro fornito informazioni atte a precisare la natura degli svantaggi regionali da compensare. Non ne avevano neppure descritta né quantificata l'entità, né dimostrato che tali aiuti sono giustificati in funzione del loro contributo allo sviluppo regionale,
- inoltre sono da escludersi gli aiuti al funzionamento destinati ad incoraggiare le esportazioni tra Stati membri(12).
(21) Nella sua decisione, la Commissione aveva anche espresso dubbi sulla compatibilità con il mercato comune di due altri punti specifici derivanti da talune disposizioni del regime(13):
- la misura prevede che le imprese beneficiarie siano iscritte nel registro delle imprese tenuto dalle camere di commercio e, ove si tratti di imprese artigiane, nell'albo delle imprese artigiane. Tale disposizione potrebbe costituire un'infrazione alle regole comunitarie in materia di diritto di stabilimento e del principio di non discriminazione esercitata in base alla nazionalità (articolo 12 del trattato CE),
- in merito agli aiuti che il decreto del 22 giugno 2001 prevede di concedere in virtù della regola de minimis, la Commissione aveva rilevato che la disposizione contenuta nell'articolo 15, terzo comma, in fine, della legge regionale 32/2000, che forma parte integrante della notifica in oggetto, non sembra prendere in considerazione il periodo di tre anni a norma dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 69/2001(14). Infatti, in base a detta disposizione della legge regionale i beneficiari devono dichiarare gli aiuti percepiti a titolo del de minimis a partire dal 1o gennaio 2000. Il periodo di riferimento di cui all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento può invece cambiare, come risulta dal considerando 5 dello stesso regolamento.
4. OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ ITALIANE
(22) Le autorità italiane non hanno presentato osservazioni sul progetto di regime di aiuto.
(23) Le autorità italiane hanno ciononostante inviato chiarimenti concernenti la disposizione relativa al regime de minimis, ossia in merito ai dubbi formulati dalla Commissione al punto 38 della decisione di avvio del procedimento.
(24) Con la lettera suddetta le autorità italiane hanno precisato che non è stato erogato alcun aiuto e che, al termine della procedura amministrativa di esame delle domande d'aiuto, l'amministrazione regionale verserà gli aiuti conformemente alle indicazioni contenute al punto 38 della decisione di avvio del procedimento e nel rispetto del regolamento (CE) n. 69/2001(15). Le autorità italiane hanno anche precisato che la disposizione contenuta nell'articolo 15, terzo comma, in fine, della legge regionale 32/2000, non prevede la concessione di aiuti in base al de minimis, ma si limita ad organizzare la creazione di una base di dati regionale.
5. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
5.1. Valutazione della sussistenza di un aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato
(25) Per valutare se la misura in oggetto costituisca aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato occorre determinare se procuri un vantaggio ai beneficiari, se tale vantaggio sia d'origine statale, se le misure in causa alterino la concorrenza e se siano atte ad incidere sugli scambi tra gli Stati membri.
(26) Il primo elemento costitutivo dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato è la possibilità che la misura procuri un vantaggio ad alcuni beneficiari specifici. Si tratta pertanto di determinare, da un lato, se le imprese beneficiarie ricevano un vantaggio economico che non avrebbero ottenuto in normali condizioni di mercato oppure se evitino di sostenere costi che, di norma, avrebbero dovuto gravare sulle risorse finanziarie proprie delle imprese e, d'altro lato, se tale vantaggio sia concesso ad una categoria determinata di imprese. La concessione di sovvenzioni e i contributi alle spese di gestione delle imprese operanti nella Regione siciliana comportano vantaggi economici per i beneficiari giacché riducono i costi di realizzazione dei progetti ammissibili all'aiuto e le spese correnti che le imprese normalmente avrebbero dovuto sopportare. La misura in oggetto riguarda unicamente le piccole e medie imprese operanti nella Regione siciliana che quindi risultano avvantaggiate, dal momento che gli aiuti non sono accordati alle imprese situate al di fuori di detta zona, né alle imprese all'interno di detta zona che non siano piccole o medie imprese, consorzi o società consortili.
(27) In base alla seconda condizione di applicazione dell'articolo 87, gli aiuti devono essere accordati dallo Stato e imputati a risorse di Stato. Nella fattispecie l'esistenza di una risorsa di Stato è dimostrata dal fatto che la misura è effettivamente sostenuta dal bilancio pubblico di una regione.
(28) In base alla terza condizione di applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato l'aiuto deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza. Nella fattispecie le misure minacciano di falsare la concorrenza dato che rafforzano la posizione finanziaria e le possibilità di azione delle imprese beneficiarie rispetto ai loro concorrenti che non ne fruiscono.
(29) In base alla quarta condizione di applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato l'aiuto deve incidere oppure essere atto ad incidere sugli scambi intracomunitari. A tale riguardo va osservato che il regime concerne l'internazionalizzazione dell'economia regionale e contiene misure che hanno come finalità proprio quella di aiutare le imprese nella realizzazione di tale obiettivo. Di conseguenza il regime di aiuti in oggetto concerne le imprese che esercitano la loro attività nei settori esposti alla concorrenza internazionale. Pertanto si può affermare, per definizione, che il regime concerne gli operatori economici che partecipano agli scambi internazionali.
(30) Per le ragioni di cui sopra, la Commissione ritiene che la misura in questione configuri un regime di aiuto ai sensi dell'articolo 87 paragrafo 1, del trattato e che quindi possa essere considerata compatibile con il mercato comune unicamente se è ammessa a beneficiare di una delle deroghe previste dal trattato medesimo.
5.2. Legittimità del regime
(31) Poiché la misura non è ancora entrata in vigore in virtù della clausola sospensiva (articolo 198 della legge regionale 32/2000), la Commissione constata che le autorità italiane hanno soddisfatto gli obblighi di notifica conformemente all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
5.3. Deroga applicabile
(32) Dopo avere considerato la natura di aiuto di Stato delle misure in esame, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato, la Commissione deve esaminare se possono essere dichiarate compatibili con il mercato comune in virtù dell'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato.
(33) Per quanto concerne l'applicabilità delle deroghe previste dal trattato, la Commissione considera che gli aiuti in causa non possano beneficiare delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, del trattato dato che non si tratta di aiuti a carattere sociale ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), né di aiuti destinati a ovviare i danni causati dalle calamità naturali oppure da eventi straordinari ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), né di aiuti che rientrano nel disposto dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera c). Non sono per ovvi motivi nemmeno applicabili le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere b) e d). La Commissione deve pertanto esaminare se al regime in oggetto siano applicabili le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c).
5.4. Valutazione della compatibilità dell'aiuto e riserve della Commissione
(34) Nella decisione di avvio del procedimento formale di indagine, la Commissione aveva stimato che gli aiuti concessi sotto forma di contributi ai costi dell'investimento per la realizzazione di progetti finalizzati ad una presenza stabile in uno o più mercati esteri (centri espositivi, show room, uffici di rappresentazione)(16) riguardassero in particolare attività connesse all'esportazione. Infatti tali aiuti sembravano effettivamente connessi all'istituzione e al funzionamento di una rete di distribuzione o ad altre spese correnti inerenti all'attività di esportazione. Gli aiuti all'esportazione non sono compatibili con il regolamento (CE) n. 70/2001(17). Va sottolineato che la Commissione da tempo si è opposta agli aiuti all'esportazione(18). Nella settima relazione sulla politica di concorrenza (1977), al punto 242, la Commissione ha indicato che gli aiuti all'esportazione applicati agli scambi intracomunitari "non possono beneficiare di nessuna deroga indipendentemente dalla loro intensità, forma, motivazioni o finalità". Orbene, si deve constatare che il procedimento formale di indagine non ha permesso di eliminare i dubbi della Commissione e che non è possibile escludere che il regime in causa costituisca un aiuto all'esportazione incompatibile con il mercato comune. Ovviamente le spese per gli studi ed i servizi di consulenza potrebbero essere compatibili nel rispetto delle condizioni di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 70/2001. Tuttavia, in assenza di impegni specifici da parte dello Stato membro e di precisazioni e definizioni più chiare, la Commissione non è in grado di autorizzare siffatti aiuti. Per quanto concerne questo aspetto specifico, l'Italia è tuttavia libera di dare esecuzione alla misura nel quadro del regolamento di esenzione e nel rispetto delle condizioni ivi fissate.
(35) Nell'ambito della fase preliminare di esame, le autorità italiane avevano contestato la definizione di aiuti all'esportazione e avevano osservato che le misure non sono direttamente connesse all'esportazione di prodotti, né alla costituzione o al funzionamento di reti di distribuzione e di commercializzazione. Tuttavia non avevano fornito alcun elemento atto a giustificare tali asserzioni. Esse si sono invece limitate ad osservare che gli aiuti avrebbero effetti benefici sullo sviluppo regionale della Sicilia e che la misura in oggetto dovrebbe essere definita come aiuto a finalità regionale. Le autorità italiane avevano inoltre manifestato la loro disponibilità ad escludere dagli aiuti qualsiasi struttura consistente in depositi, magazzini, centri di distribuzione di merci e tutto quanto possa ricondursi alla commercializzazione e alla distribuzione. Tuttavia, nella decisione di avvio del procedimento formale di indagine, la Commissione aveva anche formulato dubbi in merito alla definizione d'investimento, ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 70/2001, degli interventi disposti dalla misura in oggetto. La Commissione constata che i dubbi espressi non sono stati dissipati e che la definizione di aiuto all'esportazione o di aiuto all'investimento continua ad essere incerta.
(36) Nella decisione di avvio del procedimento formale di indagine, la Commissione aveva del pari ritenuto che, anche nell'ipotesi in cui gli aiuti potessero essere considerati aiuti all'investimento, le deroghe regionali di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), non fossero pertinenti nel caso di specie. Infatti tali deroghe possono applicarsi unicamente agli investimenti realizzati all'interno delle regioni ammissibili. Vero è che l'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 70/2001 recita: "un aiuto all'investimento ..., all'interno o all'esterno della Comunità europea, è compatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, del trattato ...". Detto regolamento è quindi applicabile per gli investimenti effettuati all'estero. Tuttavia, devono essere soddisfatte tutte le condizioni previste. In particolare l'articolo 4, paragrafo 2, prevede che l'intensità lorda dell'aiuto non deve superare il 15 % per le piccole imprese e il 7,5 %, per le medie imprese. Soltanto quando l'investimento è effettuato in una regione assistita l'intensità media può, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, raggiungere il massimale degli aiuti all'investimento a finalità regionale. Ne consegue che i massimali di aiuto previsti per la Regione siciliana possono applicarsi solo quando l'investimento è effettuato nella stessa Regione siciliana. Le autorità italiane ritenevano invece di poter applicare le intensità previste per la Regione siciliana, in quanto regione ammessa alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), dalla carta italiana degli aiuti a finalità regionale, ma la misura in oggetto concerne la realizzazione di strutture al di fuori di detta regione. Nel procedimento formale di indagine, le autorità italiane si erano limitate a fornire interpretazioni discutibili delle disposizioni contenute nell'articolo 4 del regolamento n. 70/2001, al fine di sostenere l'applicabilità dei massimali d'intensità previsti per il territorio della Regione siciliana. Orbene si deve constatare che il procedimento di indagine formale non ha permesso di eliminare i dubbi della Commissione e che non si può escludere che il regime in causa costituisca un aiuto agli investimenti incompatibile con il mercato comune.
(37) Nella decisione di avvio del procedimento formale di indagine, la Commissione aveva sottolineato che gli aiuti concessi sotto forma di contributi per la costituzione e l'avviamento di consorzi tra piccole e medie imprese per l'attuazione di progetti di cooperazione nell'ambito di attività promozionali di rilievo internazionale(19) non soddisfacevano le condizioni del regolamento (CE) n. 70/2001. La Commissione aveva inoltre precisato che, a suo avviso, tali aiuti costituivano pertanto aiuti al funzionamento. Orbene, l'acquisizione di beni mobili è un costo ammissibile agli aiuti agli investimenti produttivi, anche quando sono effettuati all'esterno fuori della Comunità, purché siano soddisfatte tutte le altre condizioni previste dal regolamento (CE) n. 70/2001. In assenza di impegni specifici da parte dello Stato membro e di precisazioni e definizioni più chiare, la Commissione non è in grado di autorizzare gli aiuti all'acquisizione di beni immobili per investimenti produttivi. Riguardo a questo aspetto specifico, l'Italia è tuttavia libera di dare esecuzione alla misura nel quadro del regolamento di esenzione e nel rispetto delle condizioni ivi fissate. Occorrerà tuttavia che siano soddisfatte tutte le condizioni stabilite da detto regolamento. È il caso, ad esempio, del rispetto delle intensità di aiuto(20), su cui la Commissione si è già pronunciata(21).
(38) La Regione siciliana è ammissibile alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato, come risulta dalla carta italiana degli aiuti a finalità regionale succitata.
(39) In base agli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, gli aiuti destinati a ridurre le spese correnti delle imprese (aiuti al funzionamento) sono di norma vietati. In via eccezionale possono tuttavia essere concessi aiuti di questo tipo nelle regioni che beneficiano della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a) del trattato purché siano giustificati in funzione del loro contributo allo sviluppo regionale, della loro natura e purché il loro livello sia proporzionale agli svantaggi che intendono compensare. Spetta allo Stato membro dimostrare l'esistenza degli svantaggi e quantificarne l'importanza. Gli stessi orientamenti precisano infine che gli aiuti al funzionamento devono essere limitati nel tempo e di importo decrescente(22).
(40) La Commissione aveva constatato che la misura in questione prevede un limite di tempo, essendo applicabile fino al 2006, nonché massimali di intensità decrescente.
(41) La Commissione aveva tuttavia osservato che la misura non precisa se l'intensità sia espressa al lordo o al netto e che il massimale iniziale del 70 % sembrava piuttosto elevato. Le autorità italiane non avevano del resto spiegato in che modo le forme e la durata degli aiuti fossero idonei a compensare la natura di detti svantaggi, né avevano dimostrato la proporzionalità degli aiuti al funzionamento rispetto agli svantaggi in questione. Esse non avevano neppure fornito informazioni atte a precisare quale fosse la natura degli svantaggi regionali da compensare, non ne avevano descritto né quantificata l'entità né avevano dimostrato che gli aiuti in causa sono giustificati in funzione del loro contributo allo sviluppo regionale.
(42) Inoltre, la Commissione aveva osservato che sono da escludersi gli aiuti al funzionamento destinati ad incoraggiare le esportazioni tra gli Stati membri(23).
(43) Si deve quindi constatare che il procedimento formale di indagine non ha permesso di eliminare i dubbi della Commissione e che non è possibile escludere che il regime in causa costituisca un aiuto al funzionamento incompatibile con il mercato comune.
(44) Nella decisione di avvio del procedimento formale di indagine, la Commissione aveva sottolineato che la disposizione concernente l'iscrizione delle imprese beneficiarie nel registro delle imprese tenuto dalle camere di commercio e, nel caso delle imprese artigiane, nell'albo delle imprese artigiane, potrebbe costituire un'infrazione alle regole comunitarie in materia di diritto di stabilimento e del principio di non discriminazione esercitata in base alla nazionalità (articolo 12 del trattato). Tali dubbi non sono stati eliminati. In assenza di reazioni e di chiarimenti da parte della Repubblica italiana, la Commissione non può pronunciarsi su questo punto. Tuttavia non è necessario che la Commissione assuma una posizione su questo punto, dato che il procedimento formale di indagine la induce a concludere che il regime di aiuti in questione è incompatibile con il mercato comune. Va tuttavia sottolineato che, qualora intenda dare attuazione a talune misure in base al regolamento (CE) n. 70/2001, come è indicato nei punti precedenti, l'Italia dovrà rispettare le disposizioni del trattato.
(45) Per quanto concerne gli aiuti titolo del de minimis, la Commissione constata che le autorità italiane hanno precisato che non è stato erogato alcun aiuto e che si conformeranno alle disposizioni del regolamento (CE) n. 69/2001(24). Poiché le autorità italiane hanno precisato che la disposizione contenuta nell'articolo 15, terzo comma, in fine, della legge regionale 32/2000, non prevede aiuti di cui al regime de minimis e che si limita ad organizzare la creazione di una base di dati regionali, non è necessaria alcuna modifica di detta disposizione.
6. CONCLUSIONI
(46) Al termine dell'analisi di cui alla sezione IV della presente decisione la Commissione constata che il regime di aiuti a favore dell'internazionalizzazione delle imprese della Regione siciliana è incompatibile con il mercato comune,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato cui la Repubblica italiana intende dare esecuzione a favore dell'internazionalizzazione delle imprese della Regione siciliana, ai sensi dell'articolo 26 della legge regionale siciliana n. 32, del 23 dicembre 2000, e del decreto del 22 giugno 2001(25) è incompatibile con il mercato comune.
Detto aiuto non può pertanto essere posto in esecuzione.
Articolo 2
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, la Repubblica italiana comunica alla Commissione i provvedimenti adottati per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 5 marzo 2003.

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