Document ID: 32000R1741

Regolamento (CE) n. 1741/2000 della Commissione
del 3 agosto 2000
che istituisce un dazio compensativo provvisorio sulle importazioni di polietilene tereftalato (PET) originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 2026/97 del Consiglio, del 6 ottobre 1997, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea(1), in particolare l'articolo 12,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel novembre 1999, con un avviso (qui di seguito denominato "avviso di apertura") pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(2), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni nella Comunità di polietilene tereftalato (di seguito denominato "PET") originarie dell'India, dell'Indonesia, della Repubblica di Corea (di seguito denominata "Corea"), della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia e ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato iniziato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte dell'Associazione europea dei produttori di materie plastiche, per conto di produttori della Comunità che rappresentano una quota maggioritaria della produzione comunitaria di PET. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di sovvenzioni su tale prodotto e al conseguente notevole pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La denuncia presentata riguardava anche importazioni originarie dell'Arabia Saudita. Tuttavia, a seguito delle consultazioni precedenti l'apertura del procedimento tenutesi con il governo di questo paese, è stato dimostrato che il volume delle importazioni di PET provenienti dall'Arabia Saudita rappresenta meno del 4 % delle importazioni totali. In conformità dell'articolo 14, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 2026/97 (di seguito denominato "il regolamento di base"), la Commissione ha escluso le importazioni originarie dell'Arabia Saudita dalla portata della presente inchiesta.
(4) Prima dell'apertura del procedimento e conformemente all'articolo 10, paragrafo 9, del regolamento di base, la Commissione ha notificato ai governi dell'India, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia di avere ricevuto una denuncia circostanziata in cui si sostiene che le importazioni di PET originarie dell'Iindia, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia ricevono sovvenzioni che provocano un grave pregiudizio all'industria comunitaria. I governi summenzionati sono stati invitati a prendere parte a consultazioni finalizzate a chiarire gli elementi della questione e a pervenire ad una soluzione concordata. Il governo della Corea ha accettato l'offerta e le consultazioni con la Commissione si sono tenute il 24 ottobre 1999. Le osservazioni fatte in merito alle affermazioni contenute nella denuncia relativa alle importazioni sovvenzionate e al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sono state tenute in debito conto.
(5) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori comunitari, i produttori esportatori, gli importatori e gli utilizzatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il denunziante, offrendo inoltre alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
I governi dell'India, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia, un certo numero di produttori esportatori, di produttori comunitari che hanno presentato la denuncia nonché di utilizzatori comunitari e di importatori hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti che hanno fatto richiesta di un'audizione entro il termine stabilito nell'avviso di apertura sono state sentite.
(6) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e ha ricevuto risposte dai governi dell'India, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia, da nove produttori comunitari denunzianti, da venti produttori esportatori dei paesi interessati, come pure dai loro importatori collegati nella Comunità. La Commissione ha inoltre ricevuto risposte da tre importatori/operatori commerciali non collegati nella Comunità nonché da nove utilizzatori, cinque fornitori e cinque organizzazioni professionali.
(7) La Commissione ha richiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare delle sovvenzioni e del pregiudizio e ha svolto inchieste, se del caso, presso le sedi delle seguenti società e istituzioni:
a) Produttori comunitari
- Du Pont Polyesters Ltd (Regno Unito),
- Eastman Chemicals BV (Paesi Bassi),
- INCA International SpA (Italia),
- Italpet Preforme SpA (Italia),
- KOSA GmbH (Germania),
- Shell Chemicals Ltd (Regno Unito),
- Wellman PET Resins Europe (Paesi Bassi),
- Aussapol SpA (Italia),
- CEP (Francia).
b) Governo indiano
- Ministero del Commercio, Nuova Delhi,
- Ministero dell'industria chimica e petrolchimica, Nuova Delhi,
- Ministero delle Finanze, Nuova Delhi,
- Direzione centrale delle accise e dei dazi doganali, Nuova Delhi.
c) Produttori esportatori indiani
- Pearl Engineering Polymers Ltd, Nuova Delhi,
- Futura Polymers Ltd, Chennai,
- Elque Polyesters Ltd, Calcutta,
- Reliance Industries Ltd, Bombay.
d) Governo indonesiano
- Ministero dell'industria e del commercio, Giacarta,
- Ministero delle Finanze, Giacarta,
- Commissione per il coordinamento degli investimenti (BKPM), Giacarta,
- Agenzia di servizi di credito per l'esportazione (Bapeksta), Giacarta,
- Sucofindo, Giacarta.
e) Produttori esportatori indonesiani
- PT. Bakrie Kasei Corporation, Giacarta,
- PT. Indorama Synthetics TbK, Giacarta,
- PT. Polypet Karyapersada, Giacarta.
f) Governo coreano
- Ministero del Commercio, dell'industria e dell'energia (MOCIE),
- Ministero delle Finanze e dell'economia (MOF),
- Ministero degli Affari esteri e del commercio estero (MOFAT),
- Ente coreano per la gestione patrimoniale (Korea Asset Management Corporation - KAMCO).
g) Produttori esportatori coreani
- Honam Petrochemical Corp.,
- Samyang Corporation,
- SK Chemicals Co., Ltd,
- SK Global Co., Ltd (società collegata alla SK Chemicals),
- Tongkook Corporation,
- Daehan Synthetic Fiber Co., Ltd.
h) Governo malese
- Ministero del commercio estero e dell'industria (MITI),
- Autorità malese per lo sviluppo industriale (MIDA),
- Bank Negara Malaysia,
- Istituto malese dei commercialisti,
- Società malese per lo sviluppo del commercio estero,
- Ministero delle finanze (Dipartimento delle dogane).
i) Produttori esportatori malesi
- Hualon Corporation (M) Sdn. Bhd., Kuala Lumpur,
- MPI Polyester Industries Sdn. Bhd., Shah Alam (Selangor D.E.).
j) Governo thailandese
- Dipartimento del commercio estero, Bangkok,
- Commissione per gli investimenti, Bangkok,
- Dipartimento delle dogane, Bangkok,
- Dipartimento dell'erario pubblico, Bangkok.
k) Produttori esportatori thailandesi
- Thai Shingkong Ltd.
l) Governo taiwanese
- Ministero degli Affari economici,
- Ministero delle Finanze,
- Chiao Tung Bank.
m) Produttori esportatori taiwanesi
- Shinkong Synthetic Fibers Corporation, Taipei,
- Tuntex Distinct Corp, Hsichih, Taipei County,
- Far Eastern Textile Ltd, Taipei,
- Nan Ya Plastics Corporation, Taipei.
(8) L'inchiesta relativa alle sovvenzioni ha riguardato il periodo compreso fra il 1o ottobre 1998 e il 30 settembre 1999 (di seguito denominato "periodo dell'inchiesta" o "PI"). L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 1996 e il 30 settembre 1999 (di seguito denominato "periodo in esame").
(9) Nel novembre 1999 la Commissione ha aperto un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni dello stesso prodotto originarie dell'India, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia(3).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(10) Il prodotto in esame è il polietilene tereftalato utilizzato solitamente nell'industria della plastica per la produzione di bottiglie e fogli.
(11) Un altro tipo di polietilene tereftalato utilizzato nella produzione di fibre di poliestere è escluso dalla portata della presente inchiesta.
(12) Il processo di produzione delle due qualità di polietilene tereftalato è identico fino ad una certa fase: entrambi i tipi vengono infatti prodotti mediante policondensazione di acido tereftalico (PTA) depurato o di dimetiltereftalato con monoetilenglicole (MEG). Il polietilene tereftalato utilizzato nell'industria delle materie plastiche viene polimerizzato con un metodo analogo a quello impiegato per la produzione della fibra di poliestere, talvolta anche in impianti comuni.
(13) La differenza tra i due tipi di polietilene tereftalato consiste principalmente nel fatto che il prodotto in esame nella presente inchiesta viene sottoposto ad un ulteriore processo denominato "trasformazione allo stato solido" (solid state processing) che serve ad aumentarne il valore di "viscosità intrinseca" ("valore IV" o "valore ItV"). Pertanto, è il livello di IV a differenziare il prodotto in esame dal polietilene tereftalato utilizzato nell'industria delle fibre di poliestere. Il polietilene tereftalato utilizzato per la fabbricazione di bottiglie e fogli di plastica deve avere un valore IV pari o superiore a 0,7. Il polietilene tereftalato con un valore IV inferiore a 0,7 viene invece impiegato per la produzione di fibre di poliestere ed è quindi escluso dalla presente inchiesta antisovvenzioni.
(14) La viscosità del polietilene tereftalato può anche venire espressa in forma diversa, vale a dire nei termini del "coefficiente di viscosità" o "numero di viscosità". Durante l'inchiesta è emerso che l'equivalente di un valore IV pari a 0,7 è un coefficiente di viscosità di 78 ml/g misurato secondo il test DIN 53728 e non di 173, come è erroneamente indicato nella denuncia. Questo valore è risultato da un'applicazione erronea del test DIN 53728 da parte della Hoechst nel 1991. Pertanto la Commissione ha deciso di utilizzare il valore di 78 ml/g o superiore che, secondo la corretta applicazione del test DIN 53728, è il coefficiente di viscosità per il tipo di PET utilizzato per la produzione di bottiglie e fogli.
(15) Sulla scorta di quanto precede, il prodotto in esame viene quindi definito come polietilene tereftalato avente un coefficiente di viscosità pari o superiore a 78 ml/g, corrispondente ad un valore di viscosità intrinseca pari o superiore a 0,7 ("PET" o "polietilene tereftalato"), importato con i codici NC 39076020 ed ex 3907 60 80.
2. Prodotto simile
(16) I servizi della Commissione hanno accertato che il PET prodotto dall'industria comunitaria e venduto sul mercato comunitario e quello prodotto nei paesi interessati ed esportato nella Comunità sono prodotti simili, in quanto tali diversi tipi di PET presentano le medesime caratteristiche di base e applicazioni. Lo stesso emerge dal confronto tra le qualità di PET venduto sul mercato interno dei paesi esportatori e quelle esportate nella Comunità. Si è concluso pertanto che sono tutti prodotti simili, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 5, del regolamento di base.
C. SOVVENZIONI
I. INDIA
1. Introduzione
(17) Sulla base delle informazioni contenute nella denuncia e delle risposte al questionario, la Commissione ha esaminato i seguenti quattro sistemi, che, secondo i denunzianti, comportano la concessione di sovvenzioni all'esportazione:
- Credito di dazi d'importazione (Duty Entitlement Passbook Scheme - DEPB),
- Esenzione totale o parziale dal dazio d'importazione sui beni capitali (Export Promotion Capital Goods Scheme - EPCGS),
- Zone di trasformazione per l'esportazione/Unità orientate all'esportazione (Export Processing Zones/Export Oriented Units - EPZ/EOU),
- Esenzione dall'imposta sul reddito (Income Tax Exemption Scheme - ITES).
(18) I primi tre sistemi fanno riferimento alla legge sul commercio estero (sviluppo e regolamentazione) del 1992 (n. 22 del 1992) entrata in vigore il 7 agosto 1992. La legge sul commercio estero del 1992 (sezione 5) autorizza il governo indiano (GI) a emettere comunicazioni relative alla politica in materia di esportazione e importazione. Queste sono riassunte nei documenti di politica in materia di esportazione e importazione, pubblicati ogni cinque anni e aggiornati ogni anno dal ministero del Commercio. Nella fattispecie, il documento di politica in materia di esportazione e importazione attinente al PI è il piano quinquennale relativo al periodo 1o aprile 1997 - 31 marzo 2002. Inoltre, il GI ha specificato le procedure che disciplinano il commercio estero del paese nel "Manuale di procedura in materia di esportazione e importazione, 1o aprile 1997 - 31 marzo 2002" (volume 1).
(19) L'ultimo sistema (Esenzione dall'imposta sul reddito) è basato sulla legge in materia di imposta sul reddito del 1961, modificata annualmente dalla legge finanziaria.
(20) Va notato che sono state esaminate quattro società produttrici ed esportatrici del prodotto interessato. Soltanto due di queste hanno esportato detto prodotto nella Comunità durante il PI, cioè Reliance Industries e Pearl Polymers. Gli altri due esportatori che hanno collaborato all'inchiesta hanno chiesto di esservi inclusi. Le loro esportazioni verso paesi terzi permettevano di determinare correttamente il loro livello di sovvenzione: pertanto, si è ritenuto opportuno includere nell'inchiesta queste due società, ossia Futura Polymers e Elque Polyester.
2. Credito di dazi d'importazione (DEPB)
Base giuridica
(21) DEPB è entrato in vigore il 1o aprile 1997 con la comunicazione doganale 34/97. Il documento di politica in materia di esportazione e importazione (paragrafi 7.25-7.41) e il Manuale di procedura (paragrafi 7.32-7.50) contengono una descrizione dettagliata del sistema. Esso è subentrato al sistema del libretto crediti (PBS), terminato il 31 marzo 1997. Esistono due tipi di DEPB:
- DEPB pre-esportazione,
- DEPB post-esportazione.
DEPB pre-esportazione
a) Ammissibilità
(22) Possono beneficiare del DEPB pre-esportazione i produttori esportatori (ossia ogni produttore indiano che esporta) e gli operatori commerciali collegati ai produttori. Per essere ammissibile al credito una società deve aver effettuato esportazioni per un periodo di tre anni prima della richiesta di credito.
b) Attuazione pratica
(23) Qualsiasi esportatore ammissibile può chiedere una licenza. La licenza, rilasciata automaticamente, comporta la concessione di un importo a credito da usare per compensare i dazi doganali dovuti su future importazioni di merci. Il credito concesso equivale all'importo più basso tra: i) il 10 % del valore medio FOB di tutte le esportazioni fatte dal richiedente negli ultimi tre anni, o ii) l'aliquota del credito effettivamente accordato nel caso del prodotto esportato. La concessione della licenza comporta l'obbligo di esportazione.
(24) Il DEPB pre-esportazione autorizza l'importazione in esenzione dai dazi dei successivi fattori necessari (purché non siano inclusi nell'elenco restrittivo delle importazioni) per la produzione di beni negli stabilimenti della società interessata (requisito dell'utilizzatore effettivo). I prodotti che possono essere importati in esenzione dal dazio sono stabiliti in riferimento ai fattori elencati nella "Standard Input-Output Norm" (SION) e variano a seconda del prodotto da fabbricare. I fattori importati in esenzione dal dazio possono essere trasferiti, prestati, venduti, ceduti o smobilizzati dalla società unicamente come parte costituente del prodotto finito.
(25) I crediti DEPB non sono trasferibili. La licenza è valida per un periodo di dodici mesi a partire dalla data di rilascio. Al momento dell'importazione in esenzione dal dazio, l'esportatore si impegna ad utilizzare i beni importati come fattori produttivi per la fabbricazione di prodotti finiti destinati all'esportazione. L'esportazione comporta un beneficio secondo il tipo e la quantità dei prodotti finiti. Il beneficio è calcolato sulla base del programma SION. Quando il titolare della licenza ha effettuato esportazioni per un valore tale da avere diritto ad un beneficio equivalente a quello che gli è già stato concesso con la licenza DEPB pre-esportazione, il suo obbligo è considerato assolto. All'esaurimento del credito previsto dalla licenza, la società deve pagare una tassa all'autorità competente. L'impresa può quindi richiedere un nuovo credito, che verrà nuovamente calcolato in base allo stesso metodo illustrato sopra.
c) Conclusioni sul DEPB pre-esportazione
(26) Il DEPB pre-esportazione non è un sistema consentito di remissione/restituzione o di restituzione sostitutiva ai sensi del regolamento di base, nonostante l'esistenza del "requisito dell'utilizzatore effettivo". Il DEPB pre-esportazione è un sistema basato sul valore e non sulla quantità, in cui il credito concesso è calcolato come una percentuale del valore delle esportazioni già effettuate in precedenza. Il DEPB non è calcolato in funzione degli specifici quantitativi materiali di fattori effettivamente utilizzati nel processo di fabbricazione del prodotto esportato. In pratica, i fattori produttivi sono determinati in riferimento al SION, il quale stabilisce alcuni costi teorici in base a quello che si ritiene essere il valore dei fattori di produzione che devono essere importati per fabbricare un determinato prodotto.
(27) Una volta stabilita l'aliquota DEPB per un determinato prodotto finito, i fattori produttivi possono essere importati in esenzione dal dazio con una licenza di credito pre-esportazione. Non è stato istituito un meccanismo che impedisca ad un produttore esportatore di modificare la quota rappresentata dai singoli fattori sul totale dei fattori effettivamente importati, dato che è obbligato soltanto a non superare il massimale globale del credito concessogli. Inoltre, non vi è l'obbligo di importare tutti i fattori produttivi figuranti nell'elenco SION per i quali è stato concesso il credito. L'unico limite alla quantità di un qualsiasi fattore produttivo che si può importare nell'ambito del sistema è costituito dal valore della licenza rilasciata e dal corrispondente impegno ad esportare il prodotto finito fabbricato dalla società in questione. Di conseguenza, non è necessario che i fattori importati sostituiti siano in uguale quantità né che presentino le stesse caratteristiche e qualità dei fattori produttivi presenti sul mercato interno.
(28) Una società che fosse in grado di procurarsi i fattori produttivi a prezzi inferiori a quelli fissati nel programma SION oppure che riuscisse ad ottenere alcuni dei fattori produttivi sul mercato interno, potrebbe importare in esenzione dal dazio fattori produttivi che potrebbero essere utilizzati per la produzione o la vendita destinate al mercato interno, poiché i quantitativi effettivamente importati non avrebbero nulla a che vedere con quelli stabiliti dal SION. Non risultano esserci disposizioni nell'ambito del programma SION atte ad evitare una simile eventualità.
(29) Non è stata neanche trovata alcuna indicazione dell'esistenza di altri sistemi o procedure che consentano di verificare quali fattori produttivi importati in esenzione dal dazio siano effettivamente immessi nel processo produttivo del prodotto finito esportato e in quali quantità. Va osservato che la compensazione, che può aver luogo al momento dell'esportazione dei beni, non è fondata sui quantitativi di fattori effettivamente importati in esenzione dal dazio utilizzati nel processo di produzione dei prodotti esportati, ma piuttosto su valori standard predeterminati per i fattori immessi nei prodotti esportati.
(30) Il GI ritiene che questo sistema consenta unicamente la remissione degli oneri all'importazione per i fattori importati utilizzati per la produzione destinata all'esportazione, in conformità delle disposizioni degli allegati II e III del regolamento di base, e che non possa pertanto essere considerato una sovvenzione compensabile. A norma dell'articolo 2, paragrafo 1, punto ii), del regolamento di base, non si considera sovvenzione l'esenzione di un prodotto esportato dai dazi o dalle imposte, a condizione che sia concessa in conformità delle disposizioni degli allegati I, II e III del regolamento di base. Nell'allegato I, lettera i) (elenco illustrativo delle sovvenzioni all'esportazione), è specificato che la remissione o la restituzione di oneri relativi all'importazione in eccesso rispetto a quelli riscossi sui fattori produttivi importati utilizzati per la fabbricazione del prodotto esportato costituiscono una sovvenzione all'esportazione.
(31) Questa disposizione deve essere interpretata in conformità dell'allegato II del regolamento di base. A norma di tale allegato, nello stabilire quali fattori sono immessi e consumati nel processo produttivo, la Commissione deve verificare se la pubblica amministrazione del paese di esportazione ha istituito un meccanismo o una procedura che consente di stabilire quali fattori produttivi sono utilizzati nella fabbricazione del prodotto esportato e in che quantità. Nella fattispecie, tale meccanismo di verifica non esiste.
(32) A norma dell'allegato II, parte II, punto 5 e dell'allegato III, parte II, punto 3, del regolamento di base, qualora si accerti che la pubblica amministrazione del paese esportatore non ha istituito un meccanismo di verifica adeguato, si rende necessario un ulteriore esame da parte del paese esportatore sulla base, rispettivamente, degli effettivi fattori produttivi consumati o delle effettive transazioni, al fine di determinare se sia stato effettuato un pagamento eccessivo.
(33) Il GI non ha effettuato l'esame in questione. La Commissione, quindi, non ha esaminato se effettivamente vi fosse o meno un'eccessiva restituzione degli oneri all'importazione sui fattori produttivi utilizzati nella produzione del prodotto esportato.
(34) In ogni caso, la remissione eccessiva dei dazi all'importazione costituisce la base di calcolo dell'importo del vantaggio per gli esportatori soltanto nel caso di regimi di restituzione autentica o di restituzione sostitutiva. Poiché è stato stabilito che il DEPB pre-esportazione non è un sistema di restituzione o di restituzione sostitutiva a norma dell'allegato I, lettera i) e degli allegati II e III, del regolamento di base, il vantaggio consiste nella remissione totale dei dazi all'importazione, e non in una presunta remissione eccessiva. Si ritiene pertanto che tale sistema costituisca una sovvenzione all'esportazione compensabile ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base. Esso infatti comporta un contributo finanziario da parte del GI, in quanto non vengono riscosse entrate (cioè i dazi sulle importazioni) altrimenti dovute; rappresenta un vantaggio per il beneficiario in quanto i produttori esportatori non devono pagare i normali dazi all'importazione; e infine il sistema è evidentemente condizionato all'andamento delle esportazioni, dato che non è possibile beneficiarne senza un impegno ad effettuare esportazioni.
d) Calcolo del vantaggio
(35) Il vantaggio conferito ai produttori esportatori è stato calcolato in base all'importo del dazio doganale normalmente dovuto sulle importazioni effettuate durante il PI, ma non corrisposto in virtù del sistema di credito pre-esportazione DEPB.
(36) Una società ha beneficiato di questo sistema, ottenendo sovvenzioni pari al 4,27 %.
DEPB post-esportazione
a) Ammissibilità
(37) Possono beneficiare del DEPB post-esportazione i produttori esportatori (ossia ogni produttore indiano che esporta) e gli operatori commerciali.
b) Attuazione pratica del DEPB post-esportazione
(38) Secondo questo sistema, ogni esportatore ammissibile può chiedere crediti che sono calcolati in percentuale del valore dei prodotti finiti esportati. Le aliquote sono state stabilite dalle autorità indiane per la maggior parte dei prodotti, compresi quelli in esame, in base al programma SION. La licenza indicante l'importo del credito concesso è rilasciata automaticamente.
(39) Il DEPB post-esportazione consente l'uso dei crediti per successive importazioni di qualsiasi merce (ad es. materie prime o beni capitali), fatta eccezione per i beni la cui importazione è proibita o soggetta a restrizioni. I beni importati possono essere venduti sul mercato interno (con pagamento dell'imposta sulle vendite) o utilizzati in altro modo.
(40) Le licenze DEPB post-esportazione sono liberamente trasferibili e, di conseguenza, spesso vengono vendute. La licenza è valida per un periodo di 12 mesi dalla data di rilascio. Quando tutti i crediti sono stati utilizzati, la società deve pagare una tassa all'autorità competente.
c) Conclusioni sul DEPB post-esportazione
(41) Il sistema è chiaramente condizionato all'andamento delle esportazioni. Quando una società esporta delle merci, le viene concesso un credito da usare per compensare i dazi doganali dovuti su future importazioni di qualsiasi merce (materie prime o beni capitali) o che può essere semplicemente venduto.
(42) Il credito è calcolato automaticamente sulla base di una formula che fa riferimento alle quote SION, indipendentemente dal fatto che i fattori produttivi siano stati importati, che il relativo dazio d'importazione sia stato versato o che tali fattori produttivi siano effettivamente stati usati per produzioni destinate all'esportazione e nelle quantità previste. In effetti, una società può richiedere una licenza a prescindere da eventuali importazioni o dall'acquisto di beni importati da altre fonti.
(43) Il DEPB post-esportazione non è un sistema consentito di remissione/restituzione ai sensi del regolamento di base. In particolare, l'esportatore non è obbligato ad utilizzare effettivamente i beni importati in esenzione dai dazi nel processo di produzione e l'importo del credito non è calcolato in funzione dei fattori produttivi realmente consumati.
(44) Inoltre, non è stato istituito alcun sistema o procedura che consenta di verificare quali fattori produttivi siano immessi nel processo produttivo del prodotto esportato o se sia stato effettuato un pagamento eccessivo di dazi all'importazione, ai sensi dell'allegato I, lettera i) e degli allegati II e III, del regolamento di base.
(45) In assenza delle condizioni previste dall'allegato II del regolamento di base, ossia che i fattori importati siano utilizzati nel processo produttivo e che venga istituito un sistema di verifica, il DEPB post-esportazione non può essere considerato un sistema consentito di restituzione o di restituzione sostitutiva. In effetti, nella misura in cui la remissione dei dazi all'importazione non è limitata a quelli dovuti sui beni immessi nel processo produttivo del prodotto esportato, si ha una remissione eccessiva ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punto ii), del regolamento di base.
(46) Il sistema costituisce una sovvenzione, in quanto il contributo finanziario dato dal GI sotto forma di rinuncia ai dazi all'importazione conferisce un vantaggio al titolare DEPB che può importare merci in esenzione doganale utilizzando i crediti ottenuti sulle esportazioni. Si tratta di una sovvenzione condizionata, di diritto, all'andamento delle esportazioni ed è pertanto considerata specifica ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base.
d) Calcolo dell'importo della sovvenzione per il DEPB post-esportazione
(47) Il vantaggio conferito agli esportatori può essere calcolato in due diversi modi in base all'uso che la società ha fatto delle licenze, ossia a seconda che le abbia vendute o utilizzate per effettuare importazioni in esenzione dai dazi.
(48) Nella fattispecie, le società interessate non hanno venduto le licenze. Pertanto, per l'uso delle licenze per effettuare importazioni in esenzione dal dazio, il vantaggio ottenuto è stato calcolato in base all'importo del dazio doganale normalmente dovuto sulle importazioni effettuate durante il PI, ma non corrisposto in virtù del sistema di credito DEPB.
(49) Due società hanno beneficiato di questo sistema durante il PI, ottenendo sovvenzioni pari rispettivamente al 5,01 % e al 6,52 %. Queste società hanno chiesto una detrazione per le tasse pagate per le licenze. I servizi della Commissione hanno verificato la fondatezza delle domande e le hanno considerate giustificate. Di conseguenza, nel calcolo dei vantaggi sono state detratte le spese necessariamente sostenute per ottenere le sovvenzioni.
3. Esenzione totale o parziale dal dazio d'importazione sui beni capitali (EPCGS)
a) Base giuridica
(50) Il sistema EPCGS è entrato inizialmente in vigore il 1o aprile 1990. Durante il PI, il sistema era disciplinato dalle comunicazioni doganali n. 28/97 e n. 29/97 entrate in vigore il 1o aprile 1997. Una descrizione dettagliata dell'EPCGS è contenuta nel documento di politica in materia di esportazione e di importazione (capitolo 6) del 1997/2002 e nella parte corrispondente del Manuale di procedura.
b) Ammissibilità
(51) Possono beneficiare di questo sistema i produttori esportatori (ossia ogni produttore indiano che esporta) e gli operatori commerciali. Dal 1o aprile 1997 ne possono beneficiare anche i produttori collegati a operatori commerciali.
c) Attuazione pratica
(52) Per beneficiare del sistema, una società deve fornire alle autorità competenti informazioni particolareggiate sul tipo e sul valore dei beni capitali che devono essere importati. A seconda dei livelli di esportazione che si impegna a realizzare, la società è autorizzata a importare beni capitali a dazio nullo o ridotto. Una licenza che autorizza l'importazione ad aliquote preferenziali è rilasciata automaticamente. Per il rilascio della licenza è previsto il pagamento di una tassa. Per soddisfare l'obbligo di esportazione, nella produzione dei beni esportati devono essere stati utilizzati i beni capitali importati.
d) Conclusioni sull'EPCGS
(53) Il sistema rappresenta una sovvenzione, in quanto il pagamento da parte di un esportatore di un dazio ridotto o nullo costituisce un contributo finanziario da parte del GI: la pubblica amministrazione rinuncia infatti ad entrate altrimenti dovute, mentre viene conferito un vantaggio al beneficiario con la riduzione dei dazi pagabili o la totale esenzione dal pagamento dei dazi all'importazione.
(54) La sovvenzione è compensabile, essendo condizionata, di diritto, all'andamento delle esportazioni ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base, in quanto la relativa licenza non può essere ottenuta senza un impegno ad esportare merci, ed è pertanto considerata specifica.
e) Calcolo dell'importo della sovvenzione
(55) Il vantaggio conferito ai produttori esportatori deve essere calcolato in base all'importo del dazio dovuto sui beni capitali importati non corrisposto, ripartito su un periodo che riflette il normale ammortamento di detti beni capitali nell'industria del prodotto in esame. Tale periodo è stato determinato ricorrendo alla media dei periodi di ammortamento dei beni capitali effettivamente importati da ciascuna società; è stato in tal modo stabilito un periodo normale di ammortamento di diciotto anni.
(56) L'importo così calcolato imputabile al PI è stato adeguato sommando ad esso gli interessi per il PI in modo da determinare l'intero vantaggio conferito al beneficiario dal sistema. Si è ritenuto opportuno utilizzare il tasso d'interesse commerciale vigente in India durante il PI, ossia il 14 %.
(57) Per una società, tale importo è stato ripartito sul totale delle esportazioni effettuate nel PI. Poiché l'altro esportatore ha fornito informazioni verificabili soltanto per i beni capitali assegnati al settore del poliestere, il vantaggio conferito a questa società è stato ripartito sul fatturato delle esportazioni effettuate per il relativo settore durante il PI. Due società hanno beneficiato del sistema durante il PI e ottenuto sovvenzioni comprese tra lo 0,79 % e l'1,71 %.
4. Zone di trasformazione per l'esportazione (EPZ)/Unità orientate all'esportazione (EOU)
a) Base giuridica
(58) Un altro strumento della politica in materia di esportazione e importazione che comporta incentivi all'esportazione è il sistema EPZ/EOU, introdotto nel 1965. Durante il PI, il sistema era disciplinato dalle comunicazioni doganali n. 53/97, n. 133/94 e n. 126/94. Una descrizione dettagliata del sistema è contenuta nel documento di politica in materia di esportazione e di importazione (capitolo 9) del 1997/2002 e nella parte corrispondente del Manuale di procedura.
b) Ammissibilità
(59) Le società che si impegnano ad esportare la loro intera produzione di beni e servizi possono essere costituite nel quadro del sistema EPZ/EOU. Una volta ottenuto tale status, esse possono beneficiare di determinati vantaggi. In India vi sono sette zone EPZ identificate; una delle società oggetto dell'inchiesta è situata in una di queste EPZ (Falta EPZ). Le unità orientate all'esportazione (EOU) possono essere situate ovunque in India. Queste ultime sono unità franche soggette alla vigilanza delle autorità doganali a norma della sezione 65 della legge doganale. Un produttore esportatore sottoposto all'inchiesta ha ottenuto lo status di EOU. Benché le EOU/EPZ abbiano l'obbligo di esportare la totalità dei loro prodotti, il GI consente a queste unità di vendere, a determinate condizioni, una parte della loro produzione sul mercato interno.
c) Attuazione pratica
(60) Le società situate nelle zone EPZ e le società che desiderano beneficiare del trattamento previsto per le unità orientate all'esportazione (EOU) devono presentare una domanda alle autorità competenti. La domanda deve indicare, tra l'altro, per i cinque anni successivi, i quantitativi di produzione programmati, il valore delle esportazioni previsto, il fabbisogno di importazioni e di beni locali. Se le autorità accolgono la domanda della società, questa viene informata dei termini e delle condizioni che tale accettazione comporta. Le società situate nelle EPZ e le unità orientate all'esportazione possono essere produttrici di qualsiasi prodotto. Il riconoscimento come società di una zona EPZ o come EOU è valido per un periodo di cinque anni e può essere rinnovato per ulteriori periodi.
(61) Le società situate nelle zone EPZ e le unità orientate all'esportazione possono ottenere i seguenti vantaggi:
i) esenzione dai dazi doganali dovuti su qualsiasi tipo di merce (in particolare beni capitali, materie prime e beni di consumo) necessaria per la fabbricazione, la produzione o la trasformazione, o utilizzata in relazione a tali processi, fatta eccezione per le merci di cui all'elenco restrittivo delle importazioni;
ii) esenzione dal pagamento delle accise sui beni acquistati da fonti locali;
iii) esenzione, per un periodo di dieci anni, per gli utili su cui è normalmente dovuta l'imposta sul reddito, ai sensi della sezione 10B della legge sull'imposta sul reddito;
iv) rimborso dell'imposta centrale sulle vendite pagata sui beni acquistati in ambito locale;
v) il 100 % di partecipazione consentita da parte di capitale straniero;
vi) locali per la vendita di una parte della produzione sul mercato interno.
(62) L'importatore deve tenere una contabilità specifica, nel formato indicato, di tutte le importazioni interessate, del consumo e dell'utilizzo di tutti i materiali importati nonché delle esportazioni effettuate. Questi documenti devono essere regolarmente inviati, qualora ne venga fatta richiesta, al Commissario per lo sviluppo.
(63) L'importatore deve inoltre garantire guadagni minimi netti in valuta estera, espressi in percentuale sulle esportazioni, come pure un certo andamento delle esportazioni, secondo quanto stabilito nel documento di politica del GI. Tutte le operazioni di un'EOU/EPZ devono essere effettuate in locali posti sotto controllo doganale.
d) Conclusioni sulle EPZ/EOU
(64) Nel presente procedimento, il sistema EPZ/EOU è stato utilizzato per l'importazione di beni capitali, materie prime e beni di consumo, come pure per l'acquisto di merci sul mercato interno. La Commissione ha accertato che i produttori esportatori hanno utilizzato esclusivamente le concessioni riguardanti la sospensione della riscossione dei dazi all'importazione e delle accise dovuti sui beni capitali, sulle materie prime e sui beni di consumo durante il periodo di vincolo. Pertanto, la Commissione ha valutato soltanto la compensabilità di tali concessioni. A questo proposito il sistema EPZ/EOU comporta la concessione di sovvenzioni, in quanto le agevolazioni concesse costituiscono contributi finanziari del GI, l'amministrazione pubblica rinuncia a entrate altrimenti dovute e viene conferito un vantaggio al beneficiario. Per quanto riguarda la sospensione della riscossione dei dazi, si considera che essa ha gli stessi effetti di un'esenzione in quanto, fintantoché gli obblighi d'esportazione non sono assolti, è unicamente la società a decidere a sua discrezione se e quando svincolare i beni in questione.
(65) La sovvenzione suindicata è condizionata, di diritto, all'andamento delle esportazioni ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base, in quanto non può essere ottenuta senza accettazione da parte della società di un obbligo di esportazione, e pertanto è considerata specifica e compensabile.
e) Calcolo dell'importo della sovvenzione
(66) Una società operava come unità orientata all'esportazione (EOU) riconosciuta, mentre l'altra società era situata in una EPZ. Entrambe le imprese hanno utilizzato il sistema in questione per l'importazione di beni capitali, materie prime e beni di consumo.
(67) Il vantaggio conferito agli esportatori è stato calcolato in base all'importo dei dazi o delle imposte normalmente dovuti sui beni importati o acquistati da fonti locali (ossia materie prime, beni di consumo e beni capitali) durante il PI.
Beni capitali
(68) Per quanto riguarda le importazioni di beni capitali, il calcolo è stato fondato sullo stesso metodo illustrato sopra per l'EPCGS: il vantaggio conferito ai produttori esportatori deve essere calcolato in base all'mporto del dazio dovuto sui beni capitali importati non corrisposto, ripartito su un periodo che riflette il normale ammortamento di detti beni capitali nell'industria del prodotto in esame. Tale periodo è stato determinato ricorrendo alla media dei periodi di ammortamento dei beni capitali effettivamente importati da ciascuna società; è stato in tal modo stabilito un periodo normale di ammortamento di diciotto anni.
(69) L'importo così calcolato imputabile al PI è stato adeguato sommando ad esso gli interessi per il PI in modo da determinare l'intero vantaggio conferito al beneficiario dal sistema. Si è ritenuto opportuno utilizzare il tasso d'interesse commerciale vigente in India durante il PI, ossia il 14 %. Per una delle società che hanno collaborato all'inchiesta, tale importo è stato ripartito sul totale delle esportazioni effettuate nel PI. L'altro esportatore è stato costretto a cessare la produzione commerciale nei primi mesi del 1998 a causa di avvenimenti imprevisti: ciò ha portato a cifre inattendibili relative alle vendite effettuate durante il PI. Si è pertanto deciso di non utilizzare il fatturato relativo al PI per calcolare il margine di sovvenzione.
(70) I servizi della Commissione hanno adeguato di conseguenza le cifre relative alle vendite per l'esportazione per poter determinare il margine di sovvenzione sulla base di dati verificati fornite dalla suddetta società, in normali condizioni di produzione commerciale quali erano dimostrate dal fatturato dichiarato per il 1997.
Materie prime, pezzi di ricambio e beni di consumo
(71) Per quanto riguarda le importazioni di materie prime e pezzi di ricambio, il calcolo è stato fondato sullo stesso metodo illustrato sopra per il DEPB pre-esportazione: il vantaggio conferito ai produttori esportatori è stato calcolato in base all'importo del dazio doganale normalmente dovuto sulle importazioni effettuate durante il PI, ma non corrisposto.
(72) Due società hanno beneficiato di questo sistema durante il PI e hanno ottenuto sovvenzioni pari rispettivamente al 16,81 % e all'11,15 %.
5. Esenzione dall'imposta sul reddito (ITES)
a) Base giuridica
(73) La legge sull'imposta sul reddito del 1961 costituisce la base giuridica del sistema in oggetto. Detta legge, modificata ogni anno dalla legge finanziaria, stabilisce le basi per la riscossione delle imposte e per diverse esenzioni/detrazioni che possono essere chieste. Tra le esenzioni che possono essere chieste dalle imprese vi sono quelle di cui alle sezioni 10A, 10B e 80HHC della legge, che prevedono un'esenzione dall'imposta sul reddito per gli utili ricavati dalle esportazioni.
b) Ammissibilità
(74) L'esenzione di cui alla sezione 10A può essere chiesta da imprese situate nelle zone franche, l'esenzione di cui alla sezione 1OB da unità orientate all'esportazione e l'esenzione di cui alla sezione 80HHC da qualsiasi impresa che esporti beni.
(75) Tuttavia, poiché nessun produttore esportatore del prodotto in questione si è avvalso delle suddette esenzioni, non occorre che la Commissione valuti il sistema in oggetto nel quadro dell'inchiesta.
6. Importo delle sovvenzioni compensabili
(76) Tutte le sovvenzioni esaminate sono state identificate come sovvenzioni all'esportazione. Il livello di collaborazione riscontrato per l'India è elevato (superiore al 90 %). La media ponderata del margine di sovvenzione a livello nazionale è del 12,97 %, superiore cioè al margine di sovvenzione de minimis applicabile del 3 %.
SPAZIO PER TABELLA
(77) Dato il notevole livello di collaborazione, per determinare l'aliquota residua per le società che non hanno collaborato all'inchiesta è stata utilizzata l'aliquota del margine di sovvenzione più elevato accertato per un'impresa che ha collaborato, pari al 16,81 %.
II. INDONESIA
(78) L'importo delle sovvenzioni accertate per i singoli esportatori è compreso tra lo 0,07 % e l'1,46 %, ed è pertanto inferiore alla soglia di sovvenzione de minimis per l'Indonesia, conformemente all'articolo 14, paragrafo 5, lettera b), del regolamento di base cioè è inferiore al 3 %. Di conseguenza, non occorre che la Commissione valuti se tali sovvenzioni sono compensabili.
III. COREA
(79) L'importo delle sovvenzioni concesse ai singoli esportatori coreani non è superiore allo 0,46 %. Detto importo è inferiore alla soglia de minimis dell'1 %: di conseguenza, non occorre che la Commissione valuti se tali sovvenzioni sono compensabili.
IV. MALAYSIA
1. Introduzione
(80) Sulla base delle informazioni contenute nella denuncia e delle risposte al questionario, la Commissione ha esaminato i seguenti presunti sistemi di sovvenzione:
- Status di industria pioniera
- Detrazione fiscale per investimenti
- Detrazione per reinvestimenti
- Doppia deduzione per la promozione delle esportazioni
- Doppia deduzione dei premi assicurativi applicabili ai crediti all'esportazione
- Deduzione concessa per attività ammissibili alla promozione
- Doppia deduzione per spese sostenute per formazione riconosciuta
- Doppia deduzione dei premi assicurativi per gli esportatori
- Doppia deduzione dei premi assicurativi per gli importatori
- Doppia deduzione per ricerca e sviluppo
- Rifinanziamento dei crediti all'esportazione
- Esenzione dai dazi all'importazione
- Esenzione dalle imposte sulle vendite
- Detrazione per ammortamento spese in conto capitale
- Incentivi per progetti strategici
- Incentivi per la promozione dei marchi di fabbrica malesi
- Detrazione per infrastrutture
2. Status di industria pioniera
a) Base giuridica
(81) La base giuridica in virtù della quale una società può ottenere lo status di industria pioniera è la legge per la promozione degli investimenti del 1986. Essa contiene l'elenco delle attività e dei prodotti ammissibili. L'elenco delle aree ammissibili figura nella legge per la promozione degli investimenti (aree ammissibili) del 1995. Per quanto riguarda i prodotti ammissibili, nel 1995 sono state emanate norme particolari concernenti le società ad alta tecnologia.
b) Ammissibilità
(82) Lo status di industria pioniera può essere concesso a tutte le società che intendono fabbricare un prodotto ammissibile (settore industriale) o impegnarsi in un'attività ammissibile (settore dei servizi), inclusi quei prodotti o attività di interesse nazionale e strategico per la Malaysia. I prodotti in questione sono quelli elencati nell'appendice della legge sulla promozione degli investimenti.
(83) Conformemente alla sezione 4 della legge, il ministro dell'Industria e del commercio estero "stabilisce periodicamente le attività e i prodotti che ritiene ammissibili al regime". Conformemente alla legge, per inserire un prodotto o attività nell'elenco summenzionato, il ministro deve prendere in considerazione tre criteri:
- se la produzione del prodotto in questione o lo svolgimento dell'attività in questione su scala commerciale sul territorio nazionale è conforme alle necessità economiche o allo sviluppo della Malaysia,
- se esistono prospettive favorevoli per uno sviluppo ulteriore di tale prodotto o attività, e
- se le necessità strategiche e nazionali della Malaysia sono rispettate.
(84) Le aree ammissibili sono il corridoio orientale della penisola malese, Sabah, Sarawak e il territorio federale di Labuan. Un elenco aggiuntivo dei prodotti ammissibili è stato stilato per le società situate nelle aree ammissibili, considerate zone meno sviluppate del paese. Nessuna delle società interessate è situata nelle aree ammissibili.
(85) Lo status di industria pioniera può essere concesso unicamente se l'attività (o il prodotto) ammissibile non è mai stata svolta (fabbricato) dalla società in questione; tale vantaggio non può essere cumulato, nello stesso anno fiscale, con una detrazione fiscale per investimenti o una detrazione per reinvestimenti.
c) Importo del vantaggio
(86) Ogni società a cui è stato concesso lo status di industria pioniera beneficia di un'esenzione fiscale sul 70 % del suo reddito presunto (= le entrate lorde meno le spese deducibili e gli incentivi per le doppie deduzioni su determinate spese) a partire dalla "data di produzione".
(87) Le società aventi lo status di industria pioniera e situate in un'area ammissibile beneficiano di un'esenzione fiscale sull'85 % delle entrate. La "data di produzione" è fissata dal ministro dell'Industria e del Commercio estero mediante il rilascio del certificato di industria pioniera: tale data segna l'inizio del periodo di "industria pioniera" valido per l'applicazione del vantaggio fiscale da parte dell'Inland Revenue Board (Commissione dell'amministrazione fiscale). Le esenzioni sono concesse limitatamente ad un periodo di cinque anni. In genere, non sono concesse proroghe, a meno che il ministro non giudichi l'attività d'importanza nazionale e strategica per la Malaysia. Infine, le società che fabbricano i prodotti ad alta tecnologia ammissibili al vantaggio sono esenti dal versamento di imposte per dieci anni.
d) Attuazione pratica
(88) Per ottenere lo status di industria pioniera, le società devono presentare una domanda alla Malaysian Industrial Development Authority (MIDA), un ente pubblico alle dirette dipendenze del ministero dell'Industria e del commercio estero (MITI).
(89) Si provvede a verificare se la produzione futura rientri nell'elenco dei prodotti ammessi al vantaggio e se la società richiedente soddisfa almeno due delle quattro condizioni elencate di seguito:
- valore aggiunto,
- contenuto locale,
- collegamento industriale, e
- misure in campo tecnologico che prevedano l'aumento del personale dirigente, tecnico e di controllo nella società.
(90) Qualora i requisiti summenzionati siano soddisfatti, l'Action Committee on Industries, composto dai rappresentanti del MITI e del dipartimento del Tesoro, raccomanda ai ministeri del Commercio estero e delle Finanze di approvare la concessione dello status di industria pioniera alla società in questione.
(91) Le società a cui è stato concesso lo status di industria pioniera presentano, unitamente alla dichiarazione dei redditi, una domanda all'Inland Revenue Board contenente il calcolo dell'incentivo fiscale richiesto.
(92) Le società possono chiedere la prima esenzione fiscale durante l'anno fiscale successivo a quello in cui ha avuto inizio la produzione.
e) Compensabilità
(93) Le esenzioni fiscali previste nell'ambito della legge sulla promozione degli investimenti costituiscono sovvenzioni compensabili ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base. Il governo malese ha limitato la concessione delle sovvenzioni alle aziende che fabbricano prodotti dichiarati ammissibili. Dato che gli incentivi sono concessi per la produzione di un numero limitato di prodotti, il governo limita automaticamente l'accesso alle aziende che fabbricano i prodotti indicati nella legge. Il prodotto oggetto della presente inchiesta è stato inserito nell'elenco dei prodotti ammissibili.
(94) Inoltre, il governo malese ha ampia discrezione nella scelta dei prodotti. I criteri (quali l'utilità per lo sviluppo economico della Malaysia, le prospettive favorevoli per un ulteriore sviluppo e le necessità nazionali e strategiche della Malaysia) in base ai quali i prodotti possono essere ammessi al vantaggio sono vaghi e non possono essere considerati criteri oggettivi. A tale riguardo, è stato chiarito che non esistono altre definizioni di questi criteri. Infine, il governo malese ha previsto aliquote differenziate di esenzione fiscale in base al tipo di prodotto e all'ubicazione dell'impresa in un'area ammissibile. Di conseguenza, alcune aziende sono avvantaggiate rispetto ad altre perché fabbricano un prodotto che beneficia di un trattamento più favorevole o per via della collocazione in una determinata area geografica. Infine, dato che uno dei criteri di cui si tiene conto è il contenuto locale, il regime è finalizzato a promuovere l'uso preferenziale di beni di produzione nazionale rispetto a merci importate.
(95) Pertanto, il sistema costituisce una sovvenzione in quanto il contributo finanziario del governo malese sotto forma di esenzione fiscale conferisce un vantaggio. Si tratta di una sovvenzione specifica per alcune aziende malesi ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base.
f) Calcolo del vantaggio
(96) Il vantaggio conferito ai produttori esportatori va calcolato in base all'esenzione dall'imposta sul reddito delle società di capitali e sul conseguente sgravio fiscale effettivamente concessi ai produttori esportatori durante il PI. L'importo del vantaggio va ripartito sul fatturato complessivo registrato nel PI.
(97) Una società ha beneficiato del sistema in oggetto ottenendo una sovvenzione del 4 %.
3. Detrazione fiscale per investimenti e doppia deduzione dei premi assicurativi per gli esportatori
(98) Benché una delle società fosse ammissibile nel quadro di questi regimi, non ha ottenuto il beneficio perché in perdita. Pertanto, non occorre che la Commissione esamini ulteriormente tali sistemi.
4. Doppia deduzione dei premi assicurativi per gli importatori
a) Base giuridica
(99) Questo sistema è disciplinato dalla sottosezione 154 della legge sull'imposta sul reddito del 1967 e dalle norme in materia di imposta sul reddito del 1982.
b) Ammissibilità
(100) La doppia deduzione è concessa a industrie e aziende agricole per i premi versati per assicurare merci da esse importate, purché la compagnia assicurativa sia una società registrata in Malaysia. Qualsiasi importatore può presentare domanda per ottenere tale doppia deduzione, a prescindere dal fatto che i beni importati siano consumati sul mercato interno o vengano successivamente riesportati.
c) Compensabilità
(101) La doppia deduzione dei premi assicurativi per gli importatori costituisce una sovvenzione, in quanto il governo malese concede un contributo finanziario sotto forma di una doppia deduzione delle spese (cioè una riduzione d'imposta) che conferisce un vantaggio.
(102) Tuttavia, questa doppia deduzione dei premi assicurativi per gli importatori non costituisce una sovvenzione compensabile ai sensi del regolamento di base, in quanto non è specifica. Il governo malese, infatti, non ha limitato la concessione della sovvenzione a talune imprese e applica criteri oggettivi nel determinare quali società possono ottenerlo.
5. Doppia deduzione per ricerca e sviluppo (R & S)
a) Base giuridica
(103) Questo sistema è disciplinato dalle sezioni 34A e 34B della legge sull'imposta sul reddito del 1967.
b) Ammissibilità
(104) La doppia deduzione è concessa a industrie e aziende agricole per le spese dirette sostenute per scopi di R& S, fatta eccezione per le spese in conto capitale in questo settore.
(105) Tuttavia, la doppia deduzione di questo tipo di spese non costituisce una sovvenzione compensabile ai sensi del regolamento di base, in quanto non è specifica. Il governo malese, infatti, non ha limitato la concessione della sovvenzione a talune imprese e applica criteri oggettivi nel determinare quali società possono ottenerlo.
6. Esenzione dai dazi all'importazione ed esenzione dalle imposte sulle vendite
"Deposito autorizzato per fabbricazione" (DAF)
a) Base giuridica
(106) A norma del punto 88 del decreto sui dazi doganali (esenzione) del 1988, incluso nella normativa sulle dogane del 1967, i macchinari, le attrezzature e le materie prime importati e utilizzati in un "deposito autorizzato per fabbricazione (DAF)" sono esenti dai dazi all'importazione. L'esenzione dall'imposta sulle vendite per le società costituite in DAF è disciplinata dall'appendice B, punto 83, del decreto sulle imposte sulle vendite (esenzione) del 1980.
(107) Un produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta è definito come DAF.
b) Ammissibilità
(108) Le società DAF sono aziende industriali orientate verso l'esportazione, ossia imprese che nel 1998 avevano l'obbligo di esportare una quota minima della loro produzione pari all'80 %. Questa percentuale è scesa al 50 % dal 1o gennaio 1999.
(109) Per poter beneficiare delle esenzioni dai dazi all'importazione e dalle imposte sulle vendite sui macchinari, le attrezzature e le materie prime (compresi accessori e parti di ricambio), una società DAF deve utilizzarli direttamente nel processo di fabbricazione di un prodotto finito autorizzato destinato, almeno per una quota maggioritaria, all'esportazione verso un mercato terzo; inoltre, le attrezzature devono essere utilizzate per il controllo ambientale, il riciclaggio, la manutenzione e il controllo della qualità. Il processo di fabbricazione comincia dalla fase iniziale della lavorazione fino al momento in cui il prodotto finito è imballato e pronto per l'esportazione: esso comprende quindi anche i materiali di imballaggio e le casse.
c) Attuazione pratica
(110) Per quanto riguarda l'importazione di materie prime, si è accertato che le materie prime principali utilizzate nella fabbricazione del prodotto in esame e importate dalla società che ha collaborato erano soggette a un dazio all'importazione e ad un'imposta sulle vendite nulli.
(111) Per quanto riguarda l'importazione di macchinari e attrezzature (compresi accessori e parti di ricambio), la procedura è la seguente:
(112) Prima di importare i beni in questione, la società presenta una domanda al direttore nazionale delle dogane, il quale verifica se il fattore produttivo possa essere utilizzato direttamente nel processo di fabbricazione del prodotto finito.
(113) Una volta approvate, le importazioni effettuate nell'ambito di questo sistema sono dichiarate alle autorità doganali con il formulario di dichiarazione per importazione n. 1. Le importazioni vengono registrate ed esaminate dalle autorità doganali per verificarne la conformità alla dichiarazione approvata dal direttore nazionale delle dogane.
(114) Le esenzioni dai dazi all'importazione e dalle imposte sulle vendite vengono quindi concesse dalle autorità doganali mediante l'apposizione di un timbro sul formulario di dichiarazione per importazione.
d) Compensabilità
(115) Il sistema costituisce una sovvenzione ai sensi dell'articolo 2 del regolamento di base, in quanto rappresenta un contributo finanziario del governo malese sotto forma di rinuncia ai dazi all'importazione e alle imposte sulle vendite altrimenti dovuti, e conferisce quindi un vantaggio al beneficiario.
(116) Poiché, nel caso dei DAF, il sistema è limitato alle società situate in determinate aree ed è inoltre condizionato all'andamento delle esportazioni, la sovvenzione è considerata specifica ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) e dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base.
e) Calcolo del vantaggio
(117) L'importo della sovvenzione è pari alla differenza tra l'importo dei dazi all'importazione e dell'imposta sulle vendite effettivamente versati sui macchinari e attrezzature e l'importo normalmente dovuto senza il vantaggio dell'esenzione.
(118) Il vantaggio va ripartito sulla normale durata di vita dei macchinari/attrezzature, che in Malaysia è in media di 10 anni. L'importo relativo al PI va ripartito sul fatturato totale delle esportazioni per le società DAF registrato durante il PI. Una società ha beneficiato del sistema in questione e ha ottenuto sovvenzioni pari allo 0,21 %.
"Zona doganale principale" (ZDP)
a) Base giuridica
(119) La sezione 14, paragrafo 2, della normativa sulle dogane del 1967 prevede l'esenzione dai dazi doganali all'importazione sulle materie prime, i macchinari e le attrezzature per tutte quelle imprese non considerate come società DAF né come società situate in zone franche, e che possono quindi essere unicamente società situate in una "zona doganale principale" (ZDP). La base giuridica per l'esenzione dall'imposta sulle vendite per le importazioni di materie prime, macchinari e attrezzature è costituita dalla sezione 10 della normativa sulle imposte sulle vendite. Un produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta è situato in una "zona doganale principale".
b) Ammissibilità
(120) Nel caso delle società situate in una ZDP, le esenzioni dai dazi all'importazione e dalle imposte sulle vendite sui macchinari, le attrezzature e le materie prime (compresi accessori e parti di ricambio) sono concesse dal ministro delle Finanze unicamente alle aziende industriali che soddisfano una serie di condizioni che lui stesso provvede a stabilire.
(121) Una di queste condizioni prevede che i macchinari e le attrezzature in questione vengano utilizzati direttamente nel processo di fabbricazione dei prodotti finiti.
c) Attuazione pratica
(122) Per quanto riguarda l'importazione di materie prime, si è accertato che le materie prime principali utilizzate nella fabbricazione del prodotto in esame e importate dalla società che ha collaborato erano soggette a un dazio all'importazione e ad un'imposta sulle vendite nulli.
(123) Le materie prime in questione non sono pertanto soggette ad un'esenzione dai dazi all'importazione e dall'imposta sulle vendite.
(124) Per quanto riguarda l'importazione di macchinari e attrezzature (compresi accessori e parti di ricambio), la procedura è la seguente:
(125) Prima di importare i beni in questione, la società presenta una domanda [con formulario PC 1 (97)] alla Malaysian Industrial Development Authority (MIDA), un ente pubblico, il quale verifica se i macchinari o attrezzature possono essere utilizzati direttamente nel processo di fabbricazione del prodotto finito. Una volta approvate queste importazioni, MIDA propone al ministro delle Finanze di accordare alla società richiedente l'esenzione dai dazi all'importazione e dall'imposta sulle vendite per i macchinari o le attrezzature indicati. Il ministero delle Finanze rilascia una lettera di esenzione con l'elenco dei macchinari o delle attrezzature la cui importazione è approvata senza pagamento dei normali dazi (dazi all'importazione e imposta sulle vendite). L'autorizzazione ad importare i macchinari/attrezzature inclusi nell'elenco è valida un anno. All'atto dell'importazione dei beni, la società compila e presenta alle autorità doganali il formulario di dichiarazione per importazione n. 1. Le importazioni vengono registrate ed esaminate dalle autorità doganali per verificarne la conformità con l'autorizzazione rilasciata dal ministro delle Finanze. Le esenzioni dai dazi all'importazione e dalle imposte sulle vendite vengono quindi concesse dalle autorità doganali mediante l'apposizione di un timbro sul formulario di dichiarazione per importazione.
d) Compensabilità
(126) Il sistema costituisce una sovvenzione ai sensi dell'articolo 2 del regolamento di base, in quanto rappresenta un contributo finanziario del governo malese sotto forma di rinuncia ai dazi all'importazione e alle imposte sulle vendite altrimenti dovuti, e conferisce quindi un vantaggio al beneficiario.
(127) Per quanto riguarda le società situate in una ZDP, le esenzioni dai dazi all'importazione e dalle imposte sulle vendite vengono concesse soltanto alle aziende industriali che importano determinati macchinari/attrezzature alle condizioni che il governo malese ritenga opportuno stabilire. Tali condizioni o criteri non sono considerati oggettivi, poiché non sono neutri né sono di natura economica e di applicazione orizzontale; inoltre, non sono chiaramente esposti in una legge. Poiché l'ammissibilità al regime è espressamente limitata a talune imprese e non si basa su criteri neutri ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), del regolamento di base, il sistema in oggetto è considerato specifico a norma dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), di detto regolamento.
e) Calcolo del vantaggio
(128) L'importo della sovvenzione è pari alla differenza tra l'importo dei dazi all'importazione e dell'imposta sulle vendite effettivamente versati sui macchinari e attrezzature e l'importo normalmente dovuto senza il vantaggio dell'esenzione.
(129) Il vantaggio va ripartito sulla normale durata di vita dei macchinari/attrezzature, che in Malaysia è in media di dieci anni. L'importo relativo al PI va ripartito sul fatturato totale per le società ZDP registrato durante tale periodo.
(130) Una società ha beneficiato del sistema in questione e ha ottenuto sovvenzioni pari allo 0,91 %.
7. Programmi di sovvenzione a cui non si è fatto ricorso
(131) Il denunziante ha sostenuto che i produttori esportatori del prodotto in esame hanno beneficiato anche di altri programmi di sovvenzione. Le risposte al questionario e la verifica hanno accertato che i produttori esportatori non si sono avvalsi dei seguenti programmi:
- Detrazione per reinvestimenti
- Doppia deduzione per la promozione delle esportazioni
- Doppia deduzione dei premi assicurativi applicabili ai crediti all'esportazione
- Deduzione concessa per attività ammissibili alla promozione
- Doppia deduzione per spese sostenute per formazione riconosciuta
- Rifinanziamento dei crediti all'esportazione
- Detrazione per ammortamento spese in conto capitale
- Incentivi per progetti strategici
- Incentivi per la promozione dei marchi di fabbrica malesi
- Detrazione per infrastrutture
Pertanto, la Commissione non ha proceduto a verifiche per quanto riguarda tali programmi.
8. Importo delle sovvenzioni compensabili
(132) Il livello di collaborazione riscontrato per la Malaysia è molto elevato (superiore al 90 %). Le due società malesi produttrici di PET hanno collaborato attivamente all'inchiesta. La media ponderata del margine di sovvenzione a livello nazionale è del 4,2 %, superiore cioè al margine di sovvenzione de minimis applicabile del 2 %.
SPAZIO PER TABELLA
(133) Dato il notevole livello di collaborazione, per determinare l'aliquota residua per le società che non hanno collaborato all'inchiesta è stata utilizzata l'aliquota del margine di sovvenzione più elevato accertato per un'impresa che ha collaborato, pari al 4,2 %.
V. TAIWAN
1. Introduzione
(134) Sulla base delle informazioni contenute nella denuncia e delle risposte al questionario, i servizi della Commissione hanno esaminato i sistemi seguenti, i quali, secondo il denunziante, comportano la concessione di sovvenzioni all'esportazione:
1) Crediti d'imposta ed esenzioni fiscali
2) Esenzione dai dazi all'importazione
3) Prestiti a tassi d'interesse agevolati
4) Fondi di compensazione
(135) I crediti d'imposta, i prestiti e i fondi di compensazione si basano sulla legge per l'ammodernamento delle industrie, modificata da ultimo il 27 gennaio 1995. L'attuazione di questi programmi è disciplinata dalle disposizioni d'applicazione della legge in questione, modificate da ultimo il 22 gennaio 1997, mentre la loro applicazione pratica è disciplinata dalle misure adottate dallo yuan esecutivo di Taiwan. Infine, l'esenzione dai dazi all'importazione si basa sul codice doganale.
2. Crediti d'imposta ed esenzioni
2.1. Crediti d'imposta per l'acquisto di attrezzature per l'automazione e per il controllo dell'inquinamento
a) Base giuridica
(136) Il principale strumento in materia di sviluppo economico dell'industria taiwanese è la legge per l'ammodernamento delle industrie (LAI), entrata in vigore il 1o gennaio 1991 e modificata da ultimo il 27 gennaio 1995. Tale legge è integrata dalle pertinenti disposizioni d'applicazione modificate da ultimo il 27 gennaio 1995. Il credito d'imposta è contemplato all'articolo 6 della LAI. Inoltre, l'applicazione pratica del sistema è disciplinata dalle misure in materia di applicazione delle detrazioni d'imposta, promulgate il 15 aprile 1991 dallo yuan esecutivo e modificate da ultimo il 27 febbraio 1995.
b) Ammissibilità
(137) I crediti d'imposta sono accessibili a tutte le imprese industriali. Non vi sono obblighi specifici di esportazione né restrizioni basate sulla tipologia dei prodotti, la quantità minima di produzione o il fatturato.
(138) Tuttavia, conformemente all'articolo 6 della LAI, le esenzioni d'imposta sono accordate unicamente per un numero limitato di investimenti, e cioè:
- investimenti in attrezzature per l'automazione della produzione,
- investimenti in attrezzature per il controllo dell'inquinamento.
(139) La LAI prevede che l'investimento in attrezzature debba essere superiore a 600000 nuovi dollari di Taiwan (TWD). I crediti d'imposta per i vari tipi di investimenti sono cumulabili. Il credito d'imposta non può superare il 50 % dell'importo totale dell'imposta dovuta nell'anno in corso.
c) Importo del credito d'imposta
(140) Qualsiasi società ammissibile che investe nei summenzionati tipi di attrezzature può detrarre dal dieci al venti per cento del prezzo di acquisto dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche pagabile per l'anno in corso. Qualora l'importo dell'imposta sul reddito da versare sia inferiore alla somma detraibile, il beneficio può essere riportato fino ad un massimo di quattro anni.
(141) L'importo del credito d'imposta viene determinato come segue:
- per l'acquisto di attrezzature di produzione nazionale per l'automazione della produzione o il controllo dell'inquinamento, il credito d'imposta è del 20 %,
- per l'acquisto di attrezzature di produzione estera per l'automazione della produzione o il controllo dell'inquinamento, il credito d'imposta è del 10 %,
- per l'acquisto di tecnologia per l'automazione della produzione è previsto un credito d'imposta del 10 %.
d) Attuazione pratica
(142) Per ottenere un credito d'imposta, la società interessata presenta una domanda di rilascio di un certificato di detrazione d'imposta all'Ufficio per lo sviluppo industriale del ministero degli Affari economici entro sei mesi dalla data di consegna dell'attrezzatura o dalla data di completamento del progetto. Prima di rilasciare il certificato di detrazione d'imposta, le autorità fiscali locali verificano la conformità dei macchinari ai criteri stabiliti nell'articolo 6 della LAI e la loro effettiva installazione. Una volta rilasciato il certificato, il credito d'imposta può essere detratto dalla dichiarazione dei redditi dell'anno in corso (voce 95 del formulario di dichiarazione dei redditi).
e) Compensabilità
(143) Il credito d'imposta di cui all'articolo 6 della LAI costituisce una sovvenzione compensabile ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base. Il credito d'imposta costituisce una sovvenzione condizionata all'uso preferenziale di merci nazionali rispetto a prodotti importati. Sebbene il programma preveda un credito d'imposta sia per merci di produzione nazionale che per merci importate, la sovvenzione è doppia nel caso di acquisto di attrezzature nazionali e costituisce quindi direttamente un incentivo all'acquisto di attrezzature prodotte a Taiwan. La verifica ha accertato che le autorità taiwanesi tendono a favorire l'acquisto di macchinari di produzione nazionale rispetto a quelli importati applicando due diversi livelli di credito (il 20 % per le attrezzature nazionali rispetto al 10 % per le attrezzature importate).
(144) Tale sistema costituisce quindi una sovvenzione, in quanto il contributo finanziario offerto dal governo taiwanese (GT) sotto forma di crediti d'imposta conferisce un vantaggio agli esportatori. Si tratta di una sovvenzione condizionata, di diritto, all'utilizzo preferenziale di beni nazionali rispetto a beni importati ed è pertanto considerata specifica ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base.
(145) Per i motivi summenzionati si conclude che i crediti d'imposta costituiscono delle sovvenzioni compensabili.
f) Calcolo del vantaggio
(146) Il vantaggio conferito agli esportatori è stato calcolato in base alla differenza tra il credito d'imposta per le attrezzature importate e quello per le attrezzature acquistate sul mercato interno, cioè il 10 %, importo che è stato concesso agli esportatori durante il PI. Tale importo va ripartito sul fatturato totale per il prodotto in esame registrato nello stesso PI.
(147) Due società hanno beneficiato di questo sistema e ottenuto un vantaggio pari rispettivamente allo 0,41 % e allo 0,43 %.
2.2. Crediti d'imposta per investimenti in determinate imprese
a) Base giuridica
(148) I suddetti crediti d'imposta sono disciplinati dall'articolo 8 della LAI.
b) Ammissibilità
(149) Il credito d'imposta è accessibile a qualsiasi investitore che acquisti azioni nominative emesse da un'importante impresa a base tecnologica o da un'importante società di capitali designata dal governo. La società che investe deve detenere i titoli nominativi per almeno due anni. Non esiste una definizione precisa di importante impresa a base tecnologica. Un'importante società di capitali può essere qualsiasi impresa avente un capitale superiore a due miliardi di TWD, designata come tale dal governo.
c) Importo del credito d'imposta
(150) Tutte le società ammissibili che investono nelle summenzionate imprese possono detrarre dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche il 20 % dell'importo versato per l'acquisto dei titoli.
d) Attuazione pratica
(151) Per la concessione di un credito d'imposta, la società di capitali in cui viene effettuato l'investimento chiede all'Ufficio per lo sviluppo industriale il rilascio di un certificato di detrazione fiscale. Prima di rilasciare il certificato, l'Ufficio per lo sviluppo industriale verifica se il richiedente è effettivamente un'impresa a base tecnologica o una società designata come importante società di capitali dalle autorità governative. Una volta rilasciato il certificato alla società beneficiaria dell'investimento, l'investitore può chiedere il credito d'imposta, che può essere detratto dalla dichiarazione dei redditi dell'anno in corso (voce 95 del formulario di dichiarazione dei redditi).
e) Compensabilità
(152) Il credito d'imposta di cui all'articolo 8 della LAI costituisce una sovvenzione compensabile ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base. Il governo taiwanese ha limitato la concessione di tale sovvenzione unicamente alle imprese che effettuano uno specifico investimento. Il governo ha inoltre ampia discrezione nel decidere quali investimenti sono o meno ammissibili al regime. Infine, il sistema non comporta criteri oggettivi per definire un'impresa a base tecnologica o un'importante società di capitali. Dalla verifica è emerso che le autorità di Taiwan si prefiggono di favorire determinati tipi di investimento senza definire chiaramente i criteri di tale preferenza.
(153) Tale sistema costituisce una sovvenzione poiché il contributo finanziario offerto dal governo taiwanese sotto forma di crediti d'imposta conferisce un vantaggio agli esportatori. Si tratta di una sovvenzione specifica per determinate imprese di Taiwan ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base.
(154) Una società ha affermato che il sistema in oggetto non è specifico, poiché ne ha beneficiato un vasto numero sia di privati (persone fisiche) che di società. La Commissione è del parere che il numero di beneficiari di un programma non rappresenti un criterio per valutarne la specificità a norma dell'articolo 3 del regolamento di base. Un programma di sovvenzioni all'esportazione può andare a beneficio di un numero elevato di imprese ed essere comunque considerato compensabile. Pertanto, l'affermazione di cui sopra deve essere respinta.
f) Calcolo del vantaggio
(155) Il vantaggio conferito agli esportatori deve essere calcolato sulla base del credito d'imposta effettivamente concesso agli esportatori stessi durante il PI. L'importo del vantaggio deve essere ripartito sul fatturato totale della società registrato nel PI.
(156) Una società ha beneficiato di questo sistema e ha ottenuto un vantaggio pari allo 0,69 %.
2.3. Credito d'imposta per attività di R & S e per la formazione del personale
(157) Il credito d'imposta per attività di R& S e per la formazione del personale, contemplato all'articolo 6 della LAI, non costituisce una sovvenzione compensabile. Questi crediti d'imposta sono accessibili a tutte le imprese industriali, agricole e di servizi che investono in attività di R& S e di formazione del personale.
2.4. Crediti d'imposta per la creazione di marche di livello internazionale
(158) Una sola impresa ha fatto uso di questo sistema, ottenendone un vantaggio trascurabile. Pertanto, non occorre che la Commissione valuti la compensabilità di tali crediti.
3. Esenzione dai dazi all'importazione
3.1. Esenzione dai dazi all'importazione per i macchinari
a) Base giuridica
(159) I capitoli 84, 85 e 90 della tariffa doganale di Taiwan per le importazioni e classificazione dei beni di importazione e di esportazione (in appresso il "codice doganale").
b) Ammissibilità
(160) Conformemente alle summenzionate disposizioni del codice doganale, una società industriale che importa macchinari per lo sviluppo di nuovi prodotti, il miglioramento della qualità, l'aumento della produzione, il risparmio energetico, la promozione del riciclaggio o il miglioramento delle tecniche produttive, non ancora disponibili sul mercato interno, è esente dai dazi all'importazione.
c) Attuazione pratica
(161) Una società che intenda importare macchinari o attrezzature presenta, prima dell'importazione, una domanda all'Ufficio per lo sviluppo industriale. Questo, qualora abbia elementi sufficienti per ritenere che il macchinario oggetto della domanda non viene prodotto a Taiwan, rilascia un certificato che viene inviato al richiedente ed al dipartimento delle dogane. I servizi doganali verificano se il macchinario importato corrisponde a quello descritto nel certificato rilasciato dall'Ufficio per lo sviluppo industriale. Questi controlli sono effettuati su base casuale.
d) Importo dell'esenzione dai dazi
(162) L'importo della sovvenzione corrisponde all'importo dei dazi all'importazione normalmente dovuti senza il vantaggio dell'esenzione. L'aliquota normale del dazio per i macchinari è compresa tra il 2 % e il 20 %.
e) Compensabilità
(163) L'esenzione dai dazi all'importazione prevista dal codice doganale costituisce una sovvenzione compensabile. Data la natura della sovvenzione il sistema sarà automaticamente utilizzato in modo sproporzionato da taluni settori industriali. I settori che usano macchinari prodotti a Taiwan non sono ammessi a beneficiare del sistema. L'ammissibilità all'esenzione è quindi limitata alle industrie costrette a importare i macchinari in quanto questi non sono disponibili sul mercato locale. Le industrie che importano macchinari prodotti anche a Taiwan non possono beneficiare di tale vantaggio.
(164) Si conclude quindi che l'esenzione dai dazi all'importazione per i macchinari costituisce una sovvenzione compensabile ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base.
f) Calcolo del vantaggio
(165) Il vantaggio per gli esportatori è rappresentato dall'importo dei dazi all'importazione pagabile senza l'esenzione prevista dal sistema. Tale importo deve essere ripartito sulla normale vita utile dei macchinari nel settore industriale in questione, ossia sette anni.
(166) Tutte le società si sono avvalse del programma in oggetto e hanno ottenuto vantaggi compresi tra lo 0,07 % e l'1,92 %.
3.2. Importazioni di materie prime
(167) La tariffa doganale per le importazioni prevede esenzioni fiscali per le importazioni delle principali materie prime dei prodotti chimici e dei sottoprodotti; la concessione di tali esenzioni è esplicitamente limitata a determinate imprese, tra cui i produttori di trucioli di PET.
a) Ammissibilità
(168) Le industrie che importano determinate materie prime, esaurientemente descritte nel codice doganale, non ancora prodotte o non sufficientemente disponibili sul mercato locale sono esenti dal pagamento dei dazi all'importazione sugli acquisti di tali materie prime.
b) Attuazione pratica
(169) Una società che intenda importare una delle materie prime specificate presenta, prima dell'importazione, una domanda all'Ufficio per lo sviluppo industriale. Quest'ultimo, una volta accertato che la materia prima da acquistare non viene prodotta o non è sufficientemente disponibile a Taiwan, rilascia un certificato che consente alla società di importare la materia prima senza pagare i dazi all'importazione. I servizi doganali effettuano controlli casuali per accertare che la materia prima importata corrisponda alla descrizione contenuta nel certificato dell'Ufficio per lo sviluppo industriale.
c) Compensabilità
(170) Nel sistema si ravvisa un contributo finanziario del governo taiwanese (GT) sotto forma di rinuncia alla riscossione di dazi all'importazione. Esso pertanto conferisce un vantaggio diretto al beneficiario sotto forma di mancato pagamento del dazio. L'esenzione dal dazio all'importazione prevista dal codice doganale costituisce una sovvenzione. Data la natura del sistema, esso può essere utilizzato soltanto da alcuni settori industriali taiwanesi che importano determinate materie prime; infatti, i settori che usano materie prime prodotte a Taiwan non sono ammessi a beneficiare del programma. Il sistema non è un sistema generale di sospensione del dazio. La sua utilizzazione fa seguito a domande individuali presentate dalle singole società, per ciascun prodotto fabbricato e per ciascuna materia prima da importare in esenzione dai dazi doganali. Il GT ha poteri discrezionali quanto alla concessione dei certificati. Si considera inoltre che l'accesso al sistema è limitato ad alcune società. Pertanto, il sistema è specifico ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base e la sovvenzione è compensabile.
d) Calcolo dell'importo della sovvenzione
(171) Il vantaggio per le società è rappresentato dall'importo dei dazi all'importazione normalmente pagabile senza il beneficio dell'esenzione per la produzione del prodotto in questione. L'importo totale della sovvenzione così ottenuto per il PI va ripartito sul totale del fatturato relativo alle vendite del prodotto in esame, poiché i vantaggi conferiti riguardano sia le vendite sul mercato interno che quelle per esportazione. Tutte le società si sono avvalse del sistema in oggetto e hanno ottenuto un vantaggio compreso tra lo 0,12 % e lo 0,73 %.
4. Prestiti a tassi d'interesse agevolati
(172) Secondo la denuncia le società soggette all'inchiesta avrebbero avuto accesso a vari sistemi di prestito a tassi agevolati. La Commissione ha accertato che i produttori del prodotto in esame hanno beneficiato soltanto di prestiti agevolati per l'automazione e per il controllo dell'inquinamento.
a) Ammissibilità
(173) Tali sistemi sono contemplati all'articolo 21, paragrafo 1, punto 3, della legge per l'ammodernamento delle industrie (LAI). Il GT ha creato un fondo di sviluppo al quale ricorre per concedere prestiti in linea con la sua politica industriale a favore di un sano sviluppo delle industrie.
b) Attuazione pratica
(174) Le società devono presentare una domanda alla Chiao Tung Bank (in parte di proprietà dello Stato) o ad altre banche designate. La banca verifica se la domanda è conforme ai criteri stabiliti. In base alla situazione finanziaria del richiedente, la Chiao Tung Bank decide l'importo del prestito.
c) Compensabilità
(175) La Commissione ha ravvisato nel sistema l'esistenza di un contributo finanziario del GT in quanto lo yuan esecutivo del fondo di sviluppo, competente per la formulazione e la modifica delle norme relative a questi tipi di prestito, è controllato dallo Stato. Inoltre, la Chiao Tung Bank, anch'essa controllata dallo Stato, fornisce i prestiti alle società. Viene inoltre conferito un vantaggio al mutuatario, in quanto i tassi di interesse di questi prestiti generalmente sono inferiori a quelli applicati a prestiti commerciali comparabili. I prestiti a tasso ridotto sono accessibili solo alle società che acquistano determinate attrezzature a condizioni specifiche fissate dallo yuan esecutivo del fondo di sviluppo. Poiché l'ammissibilità è espressamente limitata a determinate imprese e non è basata su criteri neutri ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), del regolamento di base, il sistema si considera specifico ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), di detto regolamento.
d) Calcolo dell'importo della sovvenzione
(176) La sovvenzione è la differenza tra l'importo dell'interesse pagato sul prestito durante il PI e l'interesse normalmente pagabile su un prestito commerciale comparabile durante il medesimo periodo. Il prestito comparabile dovrebbe essere un prestito di importo simile con un periodo di rimborso simile effettivamente concesso al beneficiario da una banca privata rappresentativa operante sul mercato interno. Nella presente inchiesta non sono emersi prestiti commerciali comparabili concessi alle società in questione. Pertanto, la Commissione ha considerato appropriato come tasso di riferimento il tasso d'interesse commerciale medio vigente durante il PI (9 %). Tutte le società si sono avvalse di questo programma e hanno ottenuto un vantaggio compreso tra lo 0,02 % e lo 0,09 %.
5. Fondi di compensazione e fondi di assistenza
(177) Una sola impresa si è avvalsa di questo programma, ottenendone un vantaggio trascurabile. Pertanto, non occorre che la Commissione valuti la compensabilità di tale sistema.
6. Altre sovvenzioni
(178) La Commissione ha accertato che i produttori esportatori non hanno utilizzato altri sistemi di sovvenzione.
7. Importo delle sovvenzioni compensabili
(179) L'importo delle sovvenzioni è stato calcolato in base al metodo illustrato sopra. A tale riguardo, sono state stabilite le seguenti aliquote di sovvenzione per le società che hanno collaborato all'inchiesta:
SPAZIO PER TABELLA
(180) A titolo informativo, è opportuno notare che la media ponderata del margine di sovvenzione a livello nazionale per i produttori esportatori soggetti all'inchiesta, che rappresentano la totalità delle esportazioni originarie di Taiwan verso la Comunità, espresso in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, è risultata dell'1,08 %, superiore cioè alla soglia de minimis per Taiwan (1 %). Dato il notevole livello di collaborazione (superiore al 90 %), per determinare l'aliquota residua per le società che non hanno collaborato all'inchiesta è stata utilizzata l'aliquota del margine di sovvenzione più elevato accertato per un'impresa che ha collaborato, pari al 2 %.
VI. THAILANDIA
1. Introduzione
(181) Sulla base delle informazioni contenute nella denuncia e delle risposte al questionario, i servizi della Commissione hanno esaminato i seguenti presunti sistemi di sovvenzione:
- esenzioni o riduzioni sui dazi all'importazione di macchinari,
- esenzione dall'imposta sul reddito delle società,
- incentivi supplementari per aziende situate in zone speciali di promozione degli investimenti,
- esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base,
- incentivi per aziende situate in zone speciali di promozione degli investimenti,
- altre sovvenzioni quali: crediti per imballaggio, crediti pre-spedizione e incentivi per gli investimenti.
(182) È stato accertato che, durante il PI, i produttori esportatori che hanno collaborato si sono avvalsi soltanto dei sistemi previsti nell'ambito della legge per la promozione degli investimenti.
2. Osservazioni di carattere generale
(183) La legge per la promozione degli investimenti (LPI) B.E. 2520 del 1977, modificata dalla B.E. 2534 del 1991, prevede una serie di incentivi volti a promuovere lo sviluppo dell'economia thailandese. La legge, la cui applicazione è di competenza della Commissione per gli investimenti (CI), accorda un'esenzione dai dazi all'importazione e da altre imposte a progetti considerati ammissibili. Secondo la Commissione per gli investimenti, il programma di promozione degli investimenti è utilizzato come strumento per incoraggiare le imprese a trasferirsi in aree meno sviluppate del paese.
(184) Per poter beneficiare dei vantaggi previsti nel quadro della LPI, le società presentano una domanda alla Commissione per gli investimenti, che rilascia un "certificato di promozione" (licenza) in cui sono specificate le merci da produrre e i benefici concessi.
(185) La Commissione ha sottolineato come il suo principale obiettivo politico consista nel decentrare e nel contrastare il rischio dello sviluppo di un'economia dualistica, in cui la zona di Bangkok assorbe la maggioranza degli investimenti per via del suo vantaggio competitivo in dotazione di infrastrutture. Tale politica è illustrata nel piano nazionale di sviluppo quinquennale (per quanto riguarda il PI è pertinente l'ottava versione del piano, relativa al periodo 1997-2001).
(186) In applicazione del piano generale di sviluppo regionale definito nel settimo programma nazionale di sviluppo economico e sociale, a partire dal 1993 la Commissione per gli investimenti ha suddiviso l'intero territorio tailandese in tre zone. La ripartizione è basata sul livello di sviluppo economico di ogni area, a cominciare dalla zona 1, che è la più sviluppata, fino alla zona 3, che è la meno sviluppata.
(187) La zona 1 include Bangkok e le aree limitrofe (Samut Prakan, Samut Sakhon, Pathum Thani, Nontha Buri e Nakhon Pathom); la zona 2 comprende Samut Songkram, Ratchaburi, Kanchanaburi, Suphanburi, Ang Thong, Ayuthaya, Sara Buri, Nakhon Nayok, Chachengsao e Chonburi; infine la zona 3 copre il resto del paese.
(188) Gli impianti di produzione della Thai Shingkong Ltd, l'unico esportatore che ha collaborato all'inchiesta, sono situati nella zona 3.
(189) I progetti approvati situati nella zona 1 sono ammissibili ad una riduzione del 50 % dei dazi all'importazione sui macchinari non contemplati dalla comunicazione sulle riduzioni tariffarie del ministero delle Finanze (comunicazione n. C.3/2533) e soggetti ad una tariffa pari o superiore al 10 %, purché esportino almeno l'80 % delle vendite complessive o siano situati su terreni industriali o in una zona di promozione industriale; ad un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per un periodo di tre anni, purché esportino almeno l'80 % delle vendite complessive o siano situati su terreni industriali o in una zona di promozione industriale; e ad un'esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base utilizzate nella fabbricazione dei prodotti esportati.
(190) I progetti approvati situati nella zona 2 beneficiano di una riduzione del 50 % dei dazi all'importazione sui macchinari non contemplati dalla comunicazione sulle riduzioni tariffarie del ministero delle Finanze (comunicazione n. C.3/2533) e soggetti ad una tariffa pari o superiore al 10 %; di un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per un periodo di tre anni o di sette anni, purché siano situati su terreni industriali o in una zona di promozione industriale; e di un'esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base utilizzate nella fabbricazione dei prodotti esportati.
(191) I progetti approvati situati nella zona 3 beneficiano di un'esenzione dai dazi all'importazione sui macchinari; di un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per un periodo di otto anni; di un'esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base utilizzate nella fabbricazione dei prodotti esportati; e dei privilegi riservati alle imprese situate nelle zone di promozione degli investimenti (ossia doppia deduzione per i costi sostenuti per il trasporto e la fornitura di acqua ed elettricità; deduzione del 25 % per i costi relativi a infrastrutture, installazione e costruzione).
Specificità regionale
(192) Poiché le imprese ubicate nelle zone 2 e 3 possono beneficiare di incentivi maggiori rispetto a quelle situate nella zona 1, tutte le sovvenzioni concesse dalla Commissione per gli investimenti nelle zone 2 e 3 sono per definizione specifiche a livello regionale, a norma dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di base.
Specificità settoriale
(193) Per quanto riguarda la specificità settoriale, la Commissione per gli investimenti ha affermato di aver stabilito criteri oggettivi per la concessione degli incentivi, di averli enunciati chiaramente nei suoi avvisi e pubblicazioni e di esservisi sempre coerentemente attenuta. L'elenco delle attività ammissibili al programma di promozione degli investimenti è contenuto nel capitolo 5 guida della Commissione per gli investimenti. Il governo thailandese sostiene di non promuovere determinati settori e che, pertanto, gli incentivi in questione non sono specifici. La Commissione per gli investimenti afferma inoltre che qualsiasi progetto relativo alle attività ammissibili alla promozione degli investimenti stabilite dalla stessa Commissione può richiedere gli incentivi, la cui concessione avviene applicando criteri oggettivi. I progetti che presentano domanda per gli incentivi devono soddisfare ad una serie di criteri oggettivi di approvazione basati su fattori economici e tecnologici, e cioè: "valore aggiunto" (minimo 20 %), rapporto debito/capitale proprio non superiore a 4-1, un certo livello tecnologico del processo produttivo e dei macchinari utilizzati, nonché l'impiego di sistemi di protezione ambientale.
(194) I settori ammissibili alla promozione sono inclusi nell'elenco delle attività. Si è affermato che detto elenco non è tassativo e viene aggiornato abbastanza regolarmente, qualora sul mercato vi sia domanda per la promozione di nuovi settori. L'elenco è stato aggiornato circa 30 volte dal 1987 ad oggi. È evidente tuttavia che, sebbene il ventaglio di attività ammissibili sia vasto, il governo thailandese ha fatto ricorso ai suoi poteri discrezionali per decidere i settori che potevano ottenere il vantaggio in questione e le zone in cui le società dovevano essere ubicate.
(195) La Commissione per gli investimenti ha facoltà di stabilire le attività da promuovere. Essa può sospendere, temporaneamente o permanentemente, le attività incluse nell'elenco per la promozione degli investimenti, se ritiene che tale promozione non sia più necessaria, o aggiungere nuove attività che ritenga promuovibili. Quest'ultimo caso si è verificato quando ha deciso di concedere l'esenzione dai dazi all'importazione sui macchinari utilizzati per 61 categorie di attività, per i progetti ubicati nelle zone 1 e 2 (avviso della Commissione per gli investimenti n. 12/2540 con validità dal 27 ottobre 1997). Inoltre, i settori o industrie non contemplati nell'elenco delle attività sono esclusi dalla promozione degli investimenti. Come si è già menzionato sopra, la Commissione per gli investimenti decide a sua discrezione quali industrie sono ammissibili alla promozione. Dal momento che ha escluso talune industrie, il governo thailandese ha pertanto limitato l'accesso alla sovvenzione unicamente a determinate imprese.
Condizione di sostituzione delle importazioni
(196) Qualsiasi sovvenzione del tipo suddetto ad un'impresa o industria sarebbe pertanto specifica per definizione. Il criterio del 20 % di valore aggiunto incoraggia effettivamente le imprese all'uso preferenziale di merci nazionali rispetto ai prodotti importati, e impone di fatto l'uso di prodotti nazionali nei casi in cui il valore aggiunto è inferiore al 20 %. Pertanto, tutte le sovvenzioni collegate a tale condizione sono specifiche, a norma dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base.
Conclusioni sulla specificità
(197) Gli incentivi concessi dalla Commissione per gli investimenti sono quindi specifici, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) e dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base. Di conseguenza, in aggiunta alla specificità regionale per le zone 2 e 3, tutte le sovvenzioni concesse dalla Commissione per gli investimenti in tutto il territorio thailandese, inclusa la zona 1, sono specifiche.
Richiesta di inserimento nella "lista verde" (green-light treatment)
(198) È stato affermato che la zona 3 deve essere considerata regione svantaggiata a norma delle disposizioni dell'accordo dell'OMC sulle sovvenzioni e sulle misure compensative e del regolamento di base. Si è infatti sottolineato, in particolare, il fatto che il reddito pro capite della zona 3 era ed è sempre stato inferiore all'85 % della media nazionale.
(199) Per poter valutare tale richiesta, è necessario esaminare l'applicazione in Thailandia dei criteri stabiliti dall'articolo 4, paragrafo 3, del regolamento di base.
(200) Si deve riconoscere che la zona 3 costituisce un'area geografica contigua chiaramente delimitata, né si mette in discussione che essa rientri nella definizione di regione svantaggiata a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, del regolamento di base. Sono anzi stati presentati elementi di prova del fatto che nella zona 3, tra il 1994 e il 1996, il reddito pro capite equivaleva a circa il 50 % della media nazionale.
(201) Tuttavia, si è già stabilito che il sistema di incentivi concessi dalla Commissione per gli investimenti limita l'accesso ai vantaggi ed è pertanto specifico. Di conseguenza, nessuna delle regioni soddisfa i criteri per essere inserita nella "lista verde". Per quanto riguarda la zona 3, il fatto che siano ammissibili alla promozione degli investimenti solamente i settori inclusi nell'elenco, oltre al requisito del "valore aggiunto", fa sì che gli incentivi concessi in questa zona debbano considerarsi specifici. Di conseguenza, la richiesta di inserimento nella "lista verde" è respinta.
3. Esenzioni o riduzioni sui dazi all'importazione di macchinari
a) Osservazioni di carattere generale
(202) La sezione 28 della legge per la promozione degli investimenti (LPI) rappresenta la base giuridica per la concessione delle esenzioni dai dazi all'importazione sui macchinari, purché questi ultimi non vengano prodotti o assemblati in Thailandia e siano utilizzati per l'attività ammissibile alla promozione. La sezione 29 della LPI costituisce la base giuridica per la riduzione del 50 % dei dazi sui macchinari importati.
b) Ammissibilità
(203) La società sottoposta all'inchiesta era soggetta ai criteri in vigore dall'aprile 1993 basati sull'attuale suddivisione in zone. Nella concessione delle esenzioni o riduzioni sui dazi all'importazione di macchinari si applicano criteri differenti a seconda delle zone. Gli investimenti nella zona 1 beneficiano di una riduzione del 50 % dei dazi all'importazione, nel caso di dazi pari o superiori al 10 %, purché l'impresa esporti almeno l'80 % delle vendite complessive. Gli investimenti nella zona 2 beneficiano di una riduzione del 50 % dei dazi all'importazione nel caso di dazi pari o superiori al 10 %. Gli investimenti nella zona 3 beneficiano di un'esenzione dai dazi all'importazione sui macchinari.
(204) La Thai Shingkong Co. Ltd ha ottenuto un'esenzione dai dazi all'importazione sui macchinari rilasciata nel 1994 grazie alla sua ubicazione nella zona 3 (certificato di promozione degli investimenti n. 1823/2537).
c) Attuazione pratica
(205) Per poter accedere a questo programma, la società in questione deve ottenere un certificato di promozione in cui sia specificato che essa ha diritto ad un'esenzione o riduzione dagli oneri all'importazione sui macchinari a norma delle sezioni 28 o 29 della LPI. Una copia della licenza è inviata al dipartimento delle dogane, il quale, all'atto dell'importazione dei macchinari dichiarati esenti da dazi dalla Commissione per gli investimenti, verifica che essi vengano utilizzati per l'attività ammissibile alla promozione.
d) Compensabilità
(206) L'esenzione dai dazi all'importazione costituisce una sovvenzione, in quanto la pubblica amministrazione rinuncia ad entrate altrimenti dovute. Come si è spiegato nella parte generale, il programma è limitato alle imprese ubicate in determinate zone ed a taluni settori, oltre ad imporre alle società il requisito del 20 % in valore aggiunto. Pertanto, l'esenzione dai dazi all'importazione è specifica e compensabile, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) e dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base.
e) Calcolo dell'importo della sovvenzione
(207) Il vantaggio conferito agli esportatori deve essere calcolato in base all'importo del dazio doganale dovuto sui beni capitali importati non corrisposto, ripartito su un periodo che riflette il normale ammortamento di detti beni capitali nell'industria del prodotto in esame. Tale periodo è stato determinato ricorrendo alla media dei periodi di ammortamento dei beni capitali effettivamente importati dalla società nell'ambito del sistema; è stato in tal modo stabilito un periodo normale di ammortamento di 11 anni. L'importo così calcolato imputabile al PI è stato adeguato sommando ad esso gli interessi per il PI in modo da determinare l'intero vantaggio conferito al beneficiario dal sistema. Si è ritenuto opportuno utilizzare il tasso d'interesse commerciale vigente in Thailandia durante il PI, ossia il 12,04 %. Detto importo è stato quindi ripartito sul totale delle vendite effettuate nel PI.
(208) La Thai Shingkong Ltd. ha ottenuto un vantaggio dello 0,35 %.
4. Esenzione dall'imposta sul reddito delle società
a) Osservazioni di carattere generale
(209) Le sezioni 31 e 34 della LPI rappresentano la base giuridica, rispettivamente, per l'esenzione dall'imposta sul reddito delle società e per la deduzione, dal reddito imponibile, dei dividendi ricavati dalle attività ammissibili alla promozione durante il periodo di esenzione da detta imposta.
b) Ammissibilità
(210) In virtù della sezione 31 della LPI, Ia Commissione per gli investimenti è autorizzata a concedere un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per periodi da tre a otto anni, a seconda dell'ubicazione dei progetti di investimenti. I criteri di ammissibilità applicati variano a seconda delle zone.
(211) I progetti di investimenti situati nella zona 1 che esportino almeno l'80 % delle vendite complessive e siano ubicati su terreni industriali o in una zona di promozione industriale beneficiano di un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per tre armi. I progetti situati nella zona 2 beneficiano di un'esenzione da tale imposta per tre o sette anni, a seconda che siano ubicati, rispettivamente, su terreni industriali o in una zona di promozione industriale. Infine, gli investimenti nella zona 3 beneficiano di un'esenzione da detta imposta per un periodo di otto anni.
(212) La Thai Shingkong Ltd è ubicata nella zona 3 e ha pertanto ottenuto un'esenzione dall'imposta sul reddito delle società per otto anni, in conformità della sezione 31 della LPI.
c) Attuazione pratica
(213) Per poter beneficiare dell'esenzione dall'imposta sul reddito delle società, le imprese devono indicare tutti i costi e il reddito ricavato dall'attività ammissibile in una colonna speciale (non imponibile). La domanda va compilata alla riga 46 della dichiarazione dei redditi e corredata dei relativi documenti giustificativi.
d) Ammissibilità
(214) L'esenzione dall'imposta sul reddito delle società costituisce una sovvenzione, in quanto la pubblica amministrazione rinuncia ad entrate altrimenti dovute. Come si è già menzionato sopra, tale sistema è compensabile ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) e dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera b), del regolamento di base.
e) Calcolo del vantaggio
(215) Nella dichiarazione fiscale la Thai Shingkong Ltd ha chiesto l'esenzione dall'imposta sul reddito delle società a titolo della licenza concessa per l'esercizio finanziario concluso il 31 dicembre 1998, cioè entro il periodo dell'inchiesta. L'impresa ha affermato di non essere soggetta all'imposta sul reddito delle società per il 1998 poiché aveva riportato perdite nette dai precedenti anni fiscali. Tuttavia, la Commissione per gli investimenti e il dipartimento dell'erario pubblico hanno confermato che una società che può riportare perdite e profitti derivanti dall'esenzione dall'imposta sul reddito ha la scelta tra presentare domanda per ottenere la sovvenzione, a titolo del certificato rilasciato dalla Commissione per gli investimenti, o compensare le perdite dell'esercizio precedente con gli utili realizzati. Nella fattispecie, la Thai Shingkong ha scelto di utilizzare l'esenzione dall'imposta sul reddito e non di compensare le perdite nette accumulate con i profitti. Pertanto, si è concluso che tale società ha ottenuto un vantaggio effettivo dal sistema in oggetto.
(216) Il vantaggio ottenuto va calcolato in base alle imposte non pagate sui profitti derivanti dall'attività approvata dalla Commissione per gli investimenti.
(217) La Thai Shingkong ha ottenuto un vantaggio pari all'8,13 %.
5. Incentivi supplementari per aziende situate in zone speciali di promozione degli investimenti
(218) La sezione 35, paragrafo 3, della LPI rappresenta la base giuridica per la doppia deduzione dei costi sostenuti per il trasporto e la fornitura di acqua ed elettricità, mentre la sezione 35, paragrafo 4, costituisce la base giuridica per la deduzione fino al 25 % dei costi relativi a infrastrutture, installazione e costruzione.
(219) La Commissione ha accertato che il produttore esportatore non si è avvalso dei suddetti incentivi supplementari. Pertanto, non occorre esaminare tali sistemi.
6. Esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base
a) Osservazioni di carattere generale
(220) La sezione 36, paragrafo 1, della LPI rappresenta la base giuridica per l'esenzione dai dazi sulle materie prime e di base importate per essere utilizzate specificamente per produrre, miscelare o assemblare prodotti o materie prime destinati all'esportazione.
b) Ammissibilità
(221) A norma della sezione 36, paragrafo 1, della LPI, la Commissione per gli investimenti è autorizzata a concedere l'esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime e di base utilizzate nella fabbricazione di prodotti esportati. Possono beneficiare di tale vantaggio le società ubicate in qualsiasi zona, purché siano considerate ammissibili alla promozione degli investimenti.
c) Compensabilità
(222) Come si è già menzionato sopra, i sistemi applicati nella zona 3 sono specifici. Tuttavia, nella fattispecie la Commissione ha accertato che l'esenzione dai dazi all'importazione non comportava una remissione eccessiva di tali dazi per l'esportatore in questione. Di conseguenza, ai sensi dell'articolo 2 del regolamento di base, non si è constatata l'esistenza di una sovvenzione e non occorre esaminare ulteriormente tale sistema, in quanto nessun vantaggio è stato conferito al produttore esportatore.
7. Altre sovvenzioni
(223) La Commissione ha accertato che il produttore esportatore thailandese non si è avvalso di altri programmi di sovvenzione. Pertanto, non occorre che la Commissione valuti la compensabilità di tali sistemi
8. Importo delle sovvenzioni compensabili
(224) Per il produttore esportatore soggetto all'inchiesta l'importo ad valorem delle sovvenzioni compensabili, conformemente alle disposizioni del regolamento di base, è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(225) È stato accertato che il livello di cooperazione nel presente procedimento è stato molto elevato. Il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta rappresenta la quasi totalità delle esportazioni dalla Thailandia verso la CE durante il PI, come emerge dal confronto fra i dati relativi alle importazioni forniti da Eurostat e i dati relativi alle esportazioni forniti dal produttore esportatore che ha collaborato. Dato il notevole livello di collaborazione, per determinare l'aliquota residua per le società che non hanno collaborato all'inchiesta è stata utilizzata l'aliquota del margine di sovvenzione più elevato accertato per l'impresa che ha collaborato, pari all'8,4 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(226) I seguenti nove produttori comunitari hanno cooperato all'inchiesta, ossia hanno risposto al questionario della Commissione, permesso l'esecuzione di accertamenti in loco e fornito le informazioni supplementari richieste dalla Commissione:
- Du Pont Polyesters Ltd (UK),
- Eastman Chemicals BV (NL),
- INCA International SpA (I),
- Italpet Preforme SpA (I),
- KOSA GmbH (D),
- Shell Chemicals Ltd (UK),
- Wellman PET Resins Europe (NL),
- Aussapol SpA (I),
- CEP-Tergal Fibre (F).
(227) Aussapol SpA e CEP-Tergal Fibre, pur non facendo parte delle società all'origine della denuncia, l'hanno sostenuta e hanno cooperato all'inchiesta.
(228) La società Eastman è stata considerata appartenente all'industria comunitaria, benché abbia uno stabilimento in Malaysia, poiché la sua affiliata malese le fornisce solo quantitativi di PET irrilevanti. Nessun'altra delle società che hanno cooperato ha importato PET dai paesi interessati durante il PI.
(229) Nessuno degli altri tre produttori comunitari ha risposto ai questionari della Commissione o indicato di opporsi al procedimento.
(230) La produzione cumulata dei nove produttori che hanno cooperato è stata, nel periodo dell'inchiesta, di 1042350 tonnellate, rappresentando l'85 % della produzione totale della Comunità, che è ammontata, secondo le stime, a 1220000 tonnellate nello stesso periodo.
(231) La Comunità considera pertanto che i nove produttori che hanno cooperato costituiscano l'"industria comunitaria" ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
a) Informazioni utilizzate
Dati relativi alle importazioni
(232) Come fonti d'informazioni sulle importazioni sono stati utilizzati i dati Eurostat e i dati forniti dai produttori esportatori. La voce pertinente della nomenclatura combinata, codice NC 39076000, abbraccia tutte le forme primarie di polietilene tereftalato e comprende pertanto, oltre al prodotto in esame, anche i trucioli di PET utilizzati per produrre le fibre di poliestere. Poiché la produzione comunitaria di fibre di poliestere è rimasta costante tra il 1996 e l'inizio del PI(4), la Commissione ha stimato che anche le importazioni di trucioli di PET utilizzati per tale produzione siano rimaste costanti.
(233) Secondo la denuncia, nel 1998 il prodotto in esame ha rappresentato, in termini quantitativi, il 90 % delle importazioni totali di PET, mentre il restante 10 % (circa 47000 tonnellate) è stato utilizzato per produrre fibre di poliestere. Questa informazione è stata confermata durante l'inchiesta dalle stime di vari produttori comunitari e da pubblicazioni relative a ricerche di mercato. Per stabilire i quantitativi totali del prodotto in esame importati nella Comunità, per ciascuno degli anni del periodo in esame è stato detratto dai dati Eurostat sulle importazioni lo stesso importo stimato d'importazioni di trucioli di PET per la produzione di fibre di poliestere (47000 tonnellate).
(234) I quantitativi importati da ciascun paese sono stati stabiliti con lo stesso metodo, ma tenendo conto anche dei dati forniti dai produttori esportatori che hanno cooperato.
Dati relativi all'industria comunitaria
(235) I dati relativi all'industria comunitaria sono stati ricavati dalle risposte al questionario dei nove produttori comunitari che hanno cooperato, successivamente verificate. I dati richiesti riguardavano il periodo dal 1995 al PI; in questo arco di tempo però l'industria comunitaria ha subito notevoli ristrutturazioni, che hanno determinato fusioni e scorpori vari. Di conseguenza, non tutte le società hanno potuto fornire, come richiesto, dati relativi ad un periodo così lontano nel tempo. Pertanto, il 1996 è il primo anno per il quale sono disponibili dati sufficientemente completi sull'industria comunitaria nella struttura che essa aveva nel PI.
(236) Tuttavia, per poter analizzare a fondo la situazione dell'industria comunitaria, specialmente per quanto riguarda i prezzi e la redditività, era necessario osservare l'andamento delle vendite di PET sul mercato comunitario per un periodo più lungo. Sono stati perciò utilizzati, all'occorrenza, dati dell'industria comunitaria e dati ottenuti da fonti specializzate esterne.
2. Andamento delle vendite di PET sul mercato comunitario dall'inizio degli anni '90
(237) Il polietilene tereftalato è un prodotto che ha cominciato ad essere ampiamente utilizzato nella Comunità verso la fine degli anni '80 per imbottigliare bibite e in seguito, progressivamente, anche per imbottigliare acque minerali e sorgive. Di conseguenza, la domanda di PET sul mercato comunitario è cresciuta molto rapidamente dall'inizio degli anni '90 (oltre il 10 % l'anno). Il potenziale di crescita di questo mercato è tuttora considerevole: il mercato delle bottiglie per acque minerali non è ancora maturo in vari paesi della Comunità e inizia a svilupparsi la domanda per altre applicazioni (birra, latte, cibi preparati).
(238) All'inizio degli anni '90 ha cominciato a svilupparsi nella Comunità un'industria di PET attraverso la conversione di stabilimenti per la produzione di fibre o filati di poliestere esistenti. Tuttavia, la domanda in rapida espansione ha reso necessaria la costruzione di linee di produzione completamente nuove, destinate specificamente alla produzione di PET e delle sue principali materie prime. Nonostante il rapido aumento degli investimenti in nuovi impianti, l'offerta non riusciva a soddisfare la domanda, analogamente a quanto avveniva in altre parti del mondo. Nella prima metà del 1995 vi è stata infatti penuria di PET a livello mondiale. Di conseguenza, i prezzi del polietilene tereftalato e delle sue principali materie prime sono andati alle stelle. Si è trattato di aumenti temporanei, poiché nel giro di pochi mesi sono state attivate nella Comunità sufficienti capacità di produzione di PET e delle sue principali materie prime. Gli utilizzatori del prodotto in esame, prevedendo che i prezzi sarebbero scesi, hanno cessato di acquistarlo subito dopo l'apice dell'estate 1995 (il consumo di PET segue lo stesso andamento stagionale del consumo di bibite e acqua minerale). I prezzi hanno cominciato quindi a scendere precipitosamente. Questo calo è sopraggiunto prima ed è stato più forte di quello dei prezzi delle materie prime. A causa di questo scarto di tempo nella diminuzione dei prezzi l'industria comunitaria ha registrato perdite all'inizio del 1996. Queste avrebbero dovuto essere temporanee, ma, in seguito all'arrivo sul mercato comunitario d'importazioni sovvenzionate, come illustrato in appresso, la situazione si è di fatto ulteriormente deteriorata.
3. Consumo
(239) Il consumo apparente di PET nella Comunità è stato stabilito in base alle importazioni totali del prodotto in esame nella Comunità, alle quali è stato sommato il totale delle vendite accertate dell'industria comunitaria sul mercato comunitario e stime delle vendite dei produttori comunitari che non hanno collaborato (basate sulle loro capacità di produzione note e sul rapporto tra vendite medie e capacità calcolato per l'industria comunitaria).
(240) Il consumo comunitario di PET è giunto approssimativamente a 1350000 tonnellate durante il PI. Come si rileva dalla tabella che segue, esso è aumentato del 63 % tra il 1996 e il PI. Rispetto al 1998, il consumo nel PI è rimasto quasi invariato, a causa principalmente della costituzione di scorte nel 1998 da parte degli utilizzatori, che hanno profittato dei livelli molto bassi dei prezzi in quel periodo.
SPAZIO PER TABELLA
4. Importazioni nella Comunità dai paesi interessati
a) Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in questione
(241) Si è esaminato in primo luogo se, in base alle risultanze esposte sopra sulle sovvenzioni, si dovesse procedere ad una valutazione cumulativa delle importazioni da tutti i paesi interessati.
Importazioni originarie della Corea e dell'Indonesia
(242) I margini di sovvenzione constatati per la Corea e l'Indonesia sono inferiori alla soglia minima, pertanto entrambi i paesi saranno provvisoriamente esclusi dalla valutazione del pregiudizio.
Importazioni originarie dell'India, della Malaysia e della Thailandia
(243) Si è constatato che:
- i margini di sovvenzione superano la soglia minima in tutti e tre i paesi,
- i volumi delle importazioni non erano trascurabili durante il PI, come indicano le quote di mercato di questi paesi, che si situano tra il 2,6 % e il 3,3 % (più del 9 % delle importazioni),
- una valutazione cumulativa risulta appropriata date le condizioni di concorrenza esistenti sia tra le importazioni originarie di questi paesi che tra queste importazioni e il prodotto comunitario analogo; ciò è dimostrato dal fatto che i volumi e le quote di mercato di queste importazioni sono almeno triplicati tra il 1996 e il PI; il loro andamento sotto il profilo dei prezzi è stato analogo, con un calo oscillante tra il 42 % e il 66 % tra il 1996 e il PI; nel PI i loro prezzi si approssimavano molto tra loro ed erano inferiori ai prezzi medi dell'industria comunitaria di percentuali fino al 15,4 %; gli esportatori di questi paesi utilizzano inoltre gli stessi canali commerciali o canali simili.
(244) Per questi motivi si è concluso provvisoriamente che le importazioni originarie dell'India, della Malaysia e della Thailandia devono essere valutate cumulativamente.
Importazioni originarie di Taiwan
(245) Analogamente a quanto constatato a proposito delle importazioni originarie dei suddetti tre paesi,
- i margini di sovvenzione delle importazioni da Taiwan superano la soglia minima,
- i volumi di queste importazioni non erano trascurabili durante il PI, come indica la loro quota di mercato del 2,8 %,
- l'andamento dei loro prezzi è analogo, con un calo del 42 % tra il 1996 e il PI; nel PI i prezzi di queste importazioni si approssimavano molto ai prezzi delle importazioni dai suddetti tre paesi, pur non essendo inferiori alla media dei prezzi dell'industria comunitaria; inoltre, gli esportatori di Taiwan utilizzano gli stessi canali commerciali dei suddetti tre paesi o canali simili.
(246) L'andamento dei volumi delle importazioni da Taiwan è stato diverso da quello dei suddetti tre paesi. Essi sono diminuiti del 42 % tra il 1996 e il PI; questo dato risulta però da un calo del 51 % tra il 1996 e il 1997, un aumento del 92 % tra il 1997 e il 1998 e un nuovo calo del 18 % tra il 1998 e il PI.
(247) In base alle considerazioni che precedono, si conclude provvisoriamente che le importazioni originarie di Taiwan sono state effettuate per lo più alle stesse condizioni di concorrenza e attraverso gli stessi canali commerciali di quelle originarie degli altri tre paesi, sono aumentate costantemente tra il 1997 e il 1998 (come quelle da tali paesi), rappresentavano quote di mercato consistenti durante il PI e presentavano lo stesso livello di prezzi, che erano, secondo quanto constatato, sovvenzionati. È pertanto appropriato valutare cumulativamente le importazioni originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia.
b) Volume delle importazioni in questione
(248) Il volume delle importazioni in questione ha seguito il seguente andamento:
SPAZIO PER TABELLA
(249) Il volume delle importazioni originarie dellndia, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia è aumentato del 139 % tra il 1996 e il PI, raggiungendo il livello di 161897 tonnellate. Dopo una crescita costante tra l'inizio e la fine del 1998, le importazioni hanno iniziato a diminuire leggermente all'inizio del 1999, quando l'industria comunitaria ha ridotto i suoi prezzi e le scorte erano elevate sia presso gli utilizzatori che presso gli importatori; le importazioni sono rimaste però considerevoli.
c) Quote di mercato delle importazioni in questione
(250) Le quote di mercato delle importazioni in questione hanno avuto il seguente andamento:
SPAZIO PER TABELLA
(251) La quota di mercato delle importazioni originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia ha raggiunto il 12 % durante il PI, con un aumento del 46 % rispetto al 1996. Tra il 1998 e il PI la quota di mercato di queste importazioni è diminuita leggermente in seguito al suindicato calo dei volumi importati.
d) Prezzi delle importazioni in questione
(252) I prezzi delle importazioni in questione originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia sono diminuiti del 49 % tra il 1996 e il PI, ossia del 28 % tra il 1996 e il 1997, del 12,5 % tra il 1997 e il 1998 e del 19 % tra il 1998 e il PI. In media, il prezzo cif dazio non corrisposto per il prodotto in questione originari dei suddetti paesi era di 532 EUR/t durante il PI. L'inchiesta ha rivelato che numerosi esportatori operavano in perdita nell'ambito delle vendite ai clienti comunitari, il che indica una politica dei prezzi aggressiva nei confronti del mercato comunitario.
e) Sottoquotazione
(253) Sono stati confrontati i prezzi dell'industria comunitaria e i prezzi dei produttori esportatori dei paesi in questione sul mercato della Comunità durante il PI. Il confronto è stato fatto dopo aver dedotto le riduzioni e gli sconti. I prezzi dell'industria comunitaria sono stati portati al livello franco fabbrica. I prezzi delle importazioni sovvenzionate erano calcolati cif franco frontiera comunitaria, con l'aggiunta dei dazi e di un adeguamento per tener conto del livello commerciale e dei costi di movimentazione. Gli adeguamenti sono stati fatti in base ad informazioni raccolte durante l'inchiesta, in particolare presso importatori indipendenti che hanno cooperato.
(254) Su questa base, si è constatata la seguente sottoquotazione da parte delle importazioni sovvenzionate:
SPAZIO PER TABELLA
Il fatto che i tassi medi di sottoquotazione siano così bassi è dovuto al blocco dei prezzi causato dal comportamento dei produttori esportatori dei paesi interessati, che vendevano a prezzi non solo sovvenzionati, ma anche inferiori ai costi. L'industria comunitaria è stata così costretta a seguire i prezzi di queste importazioni sovvenzionate per cercare di conservare la sua quota di mercato. Va tenuto presente che, dato il forte potere contrattuale di vari grandi acquirenti dei prodotti di PET, l'andamento del mercato è determinato quasi esclusivamente da considerazioni di prezzo.
5. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, capacità di produzione e utilizzo delle capacità
(255) Come si rileva dalla tabella che segue, la produzione è aumentata dell'89 % tra il 1996 e la fine del PI. Nello stesso periodo la capacità è aumentata dell'83 % grazie agli sforzi d'investimento compiuti dall'industria comunitaria per mettersi in condizione di rifornire il mercato comunitario in rapida espansione. Il tasso di utilizzo della capacità dell'industria comunitaria è rimasto costante. Gli impianti e le apparecchiature utilizzati dall'industria comunitaria sono quasi completamente destinati alla fabbricazione del prodotto in esame.
SPAZIO PER TABELLA
b) Volume, valore e prezzi unitari delle vendite
(256) Come indica la tabella che segue, le vendite dell'industria comunitaria ad acquirenti non collegati avvenute sul mercato comunitario tra il 1996 e il PI sono aumentate in volume del 62 % (in questo contesto non si è tenuto conto dei prezzi di Italpet, non ritenuti affidabili). La media dei prezzi di vendita è scesa del 36 % nello stesso periodo; solo tra il 1998 e il PI i prezzi sono diminuiti del 18 %, raggiungendo il livello di 670 EUR/t per tonnellata consegnata all'acquirente finale.
SPAZIO PER TABELLA
c) Quota di mercato
(257) La quota di mercato dell'industria comunitaria rappresentava il 63 % nel 1996, il 65 % nel 1997, il 60 % nel 1998 e il 62 % nel PI. Tra il 1997 e il 1998 la quota di mercato è scesa di 5 punti percentuali e ha parzialmente recuperato nel PI, quando l'industria comunitaria, come si è indicato sopra, ha ridotto considerevolmente i suoi prezzi.
d) Redditività
(258) Prima del 1995 l'industria comunitaria era economicamente efficiente, poiché, come si è già indicato, operava su un mercato nuovo e in rapida espansione. Nel 1995, in un'epoca in cui l'offerta era limitata, l'industria comunitaria realizzava utili dell'ordine del 20 % del fatturato. Poiché la caduta dei prezzi del polietilene tereftalato nell'ultimo trimestre del 1995 non è stata accompagnata immediatamente da una diminuzione corrispondente dei costi, nel 1996 si è iniziato a registrare perdite; calcolati annualmente i prezzi delle materie prime, specialmente quelli dell'ATD, sono aumentati in media dell'8 % tra il 1995 e il 1996, mentre quelli del PET sono caduti del 35 %. Di conseguenza, nel 1996 si sono registrate perdite del 19 %. Si riteneva però che il calo dei prezzi rappresentasse una reazione eccessiva del mercato dopo una fase di penuria. L'industria comunitaria aveva previsto che i prezzi e i margini di profitto risalissero gradualmente, ma, in presenza di importazioni a basso prezzo dai paesi interessati, i margini non sono aumentati e nel 1997 le perdite erano ancora del 19 %.
(259) Nel 1998 le perdite hanno iniziato a ridursi, ma verso la fine dell'anno, all'inizio del PI, l'industria comunitaria ha dovuto adeguare i propri prezzi a quelli delle importazioni sovvenzionate, per recuperare le quote di mercato perdute; si è verificato così un ulteriore ampliamento di 15 punti percentuali delle perdite, che hanno raggiunto il 32 % del fatturato netto nel PI.
(260) Varie parti interessate hanno sostenuto che il mercato del PET è ciclico e presenta crisi ricorrenti di sottocapacità, che fanno salire i prezzi e consentono di realizzare utili elevati, seguite da periodi di sovraccapacità che deprimono i prezzi e possono causare perdite. Dette parti interessate hanno chiesto alla Commissione di tener conto di questo elemento ciclico nella sua analisi, affermando che il PI corrispondeva alla fase bassa del ciclo. Esse hanno dichiarato inoltre che era ormai chiaro che l'industria comunitaria stava recuperando e che un nuovo punto massimo sarebbe stato raggiunto tra il 2002 e il 2003. Dette parti hanno dichiarato che gli utili dovevano essere considerati su un periodo più lungo e non osservati ad un momento preciso.
(261) La Commissione ha respinto queste affermazioni in considerazione del fatto che il consumo di PET si è sviluppato solo recentemente su larga scala e che è pertanto troppo presto per giudicare se il mercato sia ciclico o meno. Inoltre, il punto minimo del ciclo, se si può considerare tale, è durato dalla metà del 1996 alla metà del 1999: si tratta di un periodo troppo lungo per essere attribuito alla fase di un ciclo.
e) Occupazione
(262) Alla fine del PI l'industria comunitaria occupava circa 1450 persone, con un incremento del 20 % rispetto al 1996. Tra il 1998 e il PI questa tendenza si è interrotta, quando circa 30 persone sono state licenziate per ridurre i costi.
f) Investimenti
(263) Tra il 1996 e il 1998 l'industria comunitaria ha investito in totale 516 milioni di EUR per creare nuove capacità o ampliare quelle esistenti, con una media annua di 172 milioni di EUR. Durante il PI sono stati effettuati investimenti solo per 31 milioni di EUR.
(264) Per soddisfare la futura domanda, che, secondo le previsioni, continuerà a crescere stabilmente nei prossimi anni, saranno necessari nuovi investimenti. La maggior parte dei produttori comunitari avevano previsto nuovi investimenti, ma le perdite subite durante il PI sono state così forti che gli azionisti hanno respinto i loro progetti. Di conseguenza, non si avranno aumenti significativi della capacità dell'industria comunitaria prima dell'inizio del 2002, poiché sono necessari più o meno due anni per rendere operativo un nuovo impianto di produzione di PET.
6. Conclusioni relative al pregiudizio
(265) Tra il 1996 e il PI le importazioni in questione sono aumentate del 139 %, con un aumento della quota di mercato di quasi 4 punti percentuali, raggiungendo quasi il 12 %. La quota di mercato di queste importazioni ha toccato il 12,6 % nel 1998, prima che l'industria comunitaria decidesse di difendere la sua posizione di mercato (la sua quota era diminuita di 5 punti percentuali tra il 1997 e il 1998) riducendo significativamente i prezzi.
(266) Tra il 1996 e il PI i prezzi delle importazioni in questione sono diminuiti in media del 49 %, con una caduta del 19 % tra il 1998 e il PI. Nello stesso arco di tempo i prezzi dell'industria comunitaria sono diminuiti del 36 %, con un'analoga caduta del 18 % tra il 1998 e il PI.
(267) L'industria comunitaria, che aveva subito, fin dal 1996, un assottigliamento dei margini di profitto e successivamente perdite finanziarie, non è stata in grado di risanare la sua situazione. Al contrario, durante il PI ha registrato un ampliamento delle perdite finanziarie, avendo dovuto diminuire i prezzi per difendere la sua posizione di mercato. Inoltre, nonostante il mercato si stesse espandendo rapidamente, l'industria comunitaria non ha potuto investire a causa della sua situazione instabile.
(268) La Commissione ritiene pertanto che l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 8 del regolamento di base.
F. NESSO DI CAUSALITÀ
1. Introduzione
(269) Conformemente all'articolo 8, paragrafo 6, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria fosse causato dalle importazioni sovvenzionate originarie dei paesi interessati. Conformemente all'articolo 8, paragrafo 7, del regolamento di base, essa ha esaminato anche altri fattori, per evitare che il pregiudizio dovuto a tali fattori fosse attribuito alle importazioni sovvenzionate.
2. Effetti delle importazioni sovvenzionate
(270) Nel 1997 le importazioni a basso prezzo originarie dei paesi interessati hanno iniziato a deprimere i prezzi impedendo gli aumenti che sarebbero stati necessari onde tener conto dello sviluppo dei prezzi delle materie prime. La struttura del mercato, caratterizzata da un numero limitato di grandi acquirenti confrontati a fornitori proporzionalmente numerosi, è tale che gli effetti delle importazioni sovvenzionate si sono fatti sentire rapidamente in tutto il mercato.
(271) Tra il 1997 e il PI le importazioni dai paesi interessati hanno avuto il seguente andamento:
- i loro volumi sono più che raddoppiati (nella seconda metà del 1998 le importazioni sono aumentate ancor più rapidamente che nella prima metà dell'anno, seguendo uno schema che contraddice totalmente l'andamento stagionale del consumo e confermando che taluni acquirenti o operatori commerciali stavano approfittando del basso livello dei prezzi delle importazioni in questione),
- la loro quota di mercato, che era del 6,3 % nel 1997, ha raggiunto il 12 %,
- i loro prezzi sono scesi del 29 %.
(272) Nello stesso periodo l'industria comunitaria:
- è stata costretta a ridurre i prezzi perché alcuni grandi clienti avevano cessato di acquistare chiedendo l'applicazione degli stessi prezzi delle importazioni sovvenzionate,
- ha subito un ulteriore deterioramento della redditività,
- ha bloccato completamente tutti i progetti d'investimento.
(273) Alla luce della evidente coincidenza temporale tra lo sviluppo del volume e dei prezzi delle importazioni in questione, da un lato, e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, dall'altro, si è concluso che le importazioni sovvenzionate a basso prezzo originarie dei paesi interessati hanno avuto un significativo impatto negativo sulla situazione dell'industria comunitaria.
3. Effetti di altri fattori
a) Importazioni in dumping dall'Indonesia e dalla Corea
(274) Nell'inchiesta antidumping condotta parallelamente a quella del presente caso, si è stabilito provvisoriamente che le importazioni in dumping dalla Corea e dall'Indonesia, cumulate a importazioni in dumping dall'India, dalla Malaysia, da Taiwan e dalla Thailandia, considerate isolatamente, hanno causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria.
(275) Si deve pertanto concludere provvisoriamente che le importazioni originarie della Corea e dell'Indonesia hanno contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
b) Importazioni da altri paesi
(276) Durante il periodo dell'inchiesta oltre che dai suddetti paesi il prodotto in esame è stato importato nella Comunità principalmente dall'Arabia Saudita, dalla Turchia e dagli Stati Uniti, con quote di mercato rispettivamente dell'1,3 %, dell'1 % e dell'1,6 %. Le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite quasi della metà tra il 1996 e il PI, mentre quelle dall'Arabia Saudita sono raddoppiate e quelle dalla Turchia sono aumentate del 7 %, come si rileva dalla tabella che segue.
SPAZIO PER TABELLA
(277) I prezzi delle importazioni originarie degli Stati Uniti e della Turchia erano chiaramente superiori a quelli delle importazioni originarie dei paesi interessati e anche ai prezzi medi dell'industria comunitaria.
(278) I prezzi delle importazioni originarie dell'Arabia Saudita sono scesi ad un livello molto basso durante il PI e, benché la loro quota di mercato fosse solo dell'1,3 %, non si può escludere che abbiano contribuito ad accrescere il pregiudizio dell'industria comunitaria.
c) Andamento del consumo nella Comunità
(279) Il consumo di PET nella Comunità è aumentato rapidamente e si stima che continuerà ad aumentare almeno per i prossimi dieci anni. Una contrazione del mercato non è perciò all'origine del pregiudizio.
d) Sovraccapacità e forte concorrenza a livello dei prezzi sul mercato comunitario
(280) Varie parti interessate hanno obiettato che l'industria comunitaria, non avendo riconosciuto il carattere ciclico del mercato, ha creato una sovraccapacità che ha depresso i prezzi e acutizzato la concorrenza tra i produttori comunitari sotto il profilo dei prezzi. Talune parti hanno sostenuto anche che l'industria comunitaria si è autoinflitta il pregiudizio subito nel tentativo di escludere i produttori esportatori asiatici dal mercato comunitario con una riduzione sostanziale dei suoi prezzi di vendita.
(281) Inoltre, taluni utilizzatori hanno sostenuto che l'industria comunitaria ha reagito con misure eccessive alla pressione sui prezzi, mentre avrebbe dovuto sapere che considerazioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti da parte dei grandi utilizzatori della Comunità le consentivano un ampio margine di protezione.
(282) La Commissione ha esaminato queste osservazioni:
- L'inchiesta non ha confermato l'asserzione secondo la quale i produttori comunitari avrebbero creato capacità di produzione eccessive. Si è constatato che, nel periodo in esame, la capacità dell'industria comunitaria e degli altri produttori comunitari di PET corrispondeva approssimativamente alle dimensioni del consumo comunitario e che gli aumenti di capacità sono stati a medio termine proporzionati agli incrementi del consumo. Un forte eccesso di capacità esisteva invece in Asia ed è stato accresciuto, all'inizio del 1998, da un collasso in Cina della domanda del PET, strettamente affine al prodotto in esame, utilizzato per la produzione di fibre di poliestere e fabbricato in impianti identici. I produttori esportatori dei paesi interessati avevano dunque capacità extra disponibili per la produzione di PET e le hanno utilizzate per fabbricare e vendere il prodotto in esame nella Comunità a prezzi sovvenzionati.
- Per quanto riguarda l'acutizzarsi della concorrenza tra produttori comunitari a livello dei prezzi, l'inchiesta ha messo in luce che dal 1996 la concorrenza sul mercato comunitario era effettivamente intensa tra tutti i fornitori, compresi i produttori esportatori dei paesi interessati. Tuttavia, la pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni in questione è aumentata verso la metà del 1998 a causa del rapido aumento dei volumi importati (che sono quasi raddoppiati nel giro di pochi mesi) e dei prezzi molto bassi ai quali tali importazioni erano offerte. L'industria comunitaria ha cercato di resistere alle riduzioni dei prezzi richieste dagli utilizzatori, con la conseguenza che le sue vendite sono cadute. Essa ha reagito a questi sviluppi seguendo al ribasso i prezzi delle importazioni sovvenzionate, nel tentativo di non perdere clienti.
- Per quanto riguarda la questione della sicurezza degli approvvigionamenti, la Commissione ritiene che il fatto che l'industria comunitaria abbia perso alcuni clienti sia un'indicazione chiara che gli utilizzatori potevano facilmente trovare altri fornitori, purché questi chiedessero prezzi più bassi.
- L'affermazione che le riduzioni dei prezzi sono state effettuate unicamente nell'intento di escludere dal mercato comunitario i concorrenti dei paesi interessati non può essere accettata, dal momento che l'industria comunitaria ha diminuito i prezzi soprattutto in reazione alla perdita di quote di mercato.
(283) Di conseguenza, l'affermazione secondo la quale il pregiudizio era autoinflitto e/o dovuto ad una situazione di sovraccapacità sul mercato comunitario non ha trovato conferma.
e) Prezzi delle materie prime
(284) Varie parti interessate hanno sostenuto che le diminuzioni dei prezzi erano la conseguenza di diminuzioni nei prezzi delle principali materie prime.
(285) I costi delle materie prime rappresentano il 60 % circa dei costi totali della produzione di PET. La principale materia prima utilizzata è l'acido tereftalico depurato (ATD), ottenuto per lo più dal paraxilene (PX), un distillato del petrolio. Il PX, l'ATD e il PET seguono pertanto grosso modo i prezzi del petrolio e le fluttuazioni del dollaro statunitense e i margini di profitto dipendono dal rapporto tra offerta e domanda esistente ad un dato momento per ciascuno di questi prodotti.
(286) Esiste uno stretto legame tra i prezzi dell'ATD e i prezzi del PET e i produttori di PET non hanno un grande margine per fissare i loro prezzi. In effetti l'inchiesta ha dimostrato che gli utilizzatori di PET osservano attentamente i prezzi dell'ATD per avere buoni argomenti nel negoziare i prezzi del PET.
(287) La Commissione ha rilevato che tra il secondo e il quarto trimestre del 1998 vi è stata una forte erosione dei margini nei confronti dei prezzi dell'ATD. Questo deterioramento corrisponde al periodo nel quale le importazioni sovvenzionate in questione hanno raddoppiato la loro già consistente quota di mercato e l'industria comunitaria ha dovuto reagire riducendo i suoi prezzi più di quanto erano diminuiti quelli dell'ATD. Pertanto, l'affermazione secondo la quale i prezzi del prodotto in esame erano diminuiti solo perché stavano diminuendo i prezzi delle materie prime non è stata confermata dall'inchiesta.
4. Conclusioni sul nesso di causalità
(288) La Commissione ha constatato l'esistenza di chiari elementi di prova del nesso causale tra le importazioni sovvenzionate e il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria. Tale conclusione si basa in particolare sul fatto che i prezzi sul mercato comunitario sono stati compressi fin dall'inizio del 1997, quando i prezzi delle importazioni originarie dei paesi interessati hanno cominciato a scendere più rapidamente dei prezzi dell'industria comunitaria. Nel terzo trimestre del 1998 è iniziata una nuova fase: le importazioni sovvenzionate sono aumentate molto rapidamente raddoppiando la loro quota di mercato (dal 6,3 % del 1997 al 12,3 % nel 1998), mentre l'industria comunitaria ha visto la sua quota di mercato ridursi di 5 punti percentuali. Poiché i prezzi delle importazioni sovvenzionate continuavano a scendere, l'industria comunitaria è stata costretta a diminuire ulteriormente i prezzi per arrestare la caduta della sua quota di mercato. Ne è conseguito un aumento delle perdite finanziarie e il blocco totale dei progetti d'investimento, nonostante si prevedesse chiaramente una rapida crescita della domanda.
(289) L'inchiesta ha indicato inoltre che non si può escludere che le importazioni originarie dell'Arabia Saudita abbiano contribuito ad accrescere il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, così come le importazioni in dumping originarie dell'Indonesia e della Corea. Tuttavia, l'inchiesta ha dimostrato che né questi fattori né gli altri esaminati sopra hanno inciso sulla situazione dell'industria comunitaria in modo tale da annullare il nesso causale esistente tra il pregiudizio da essa subito e le importazioni sovvenzionate originarie dell'india, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia.
(290) Si conclude pertanto provvisoriamente che le importazioni sovvenzionate originarie dell'india, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia hanno causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 6, del regolamento di base.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazione generale
(291) La Commissione ha esaminato se, nonostante le conclusioni relative alle sovvenzioni e al pregiudizio, non vi fossero fondati motivi per concludere che non è nell'interesse della Comunità imporre misure in questo caso particolare. A tal fine, conformemente all'articolo 31 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato l'impatto di eventuali misure su tutte le parti coinvolte nel procedimento nonché le conseguenze dell'adozione o della non adozione di misure in base a tutti gli elementi raccolti.
2. L'inchiesta
(292) La Commissione ha inviato questionari a importatori, fornitori di materie prime, utilizzatori industriali del prodotto in esame e alle associazioni di categoria dei produttori di acque minerali e bibite analcoliche. In totale sono stati inviati 93 questionari, ma sono state ricevute entro il termine stabilito solo 17 risposte.
(293) Hanno risposto entro il termine al questionario:
Tre importatori:
- Polytrade Gmbh (Germania),
- Global Services International (Italia),
- Helm AG (Germania).
Essi rappresentano il 35 % delle importazioni dai paesi in questione.
Cinque fornitori diretti di materie prime:
- BASF AG (Germania),
- BP Amoco Chemicals Ltd (Regno Unito),
- Exxon Mobil Chemical Europe Inc. (Belgio),
- INEOS plc (Regno Unito),
- Interquisa (Spagna).
Essi rappresentano più del 75 % delle materie prime acquistate dall'industria comunitaria.
Nove utilizzatori di PET in tre settori (per la descrizione di questi settori, cfr. oltre):
Produttori di preformati/bottiglie:
- Crown Cork and Seals - European division (Francia),
- Guala Closures, Polybox Group (Italia),
- IFAP SpA (Italia),
- Sodripack NV (Belgio).
Produttori di acque minerali e sorgive:
- Evian - Volvic, Danone Group (Francia),
- Perrier Vittel M.T, Nestlé Group (Francia),
Imprese integrate d'imbottigliamento di bibite:
- Cott Beverages Ltd, (Regno Unito),
- Schweppes Belgium (Belgio),
- Silver Spring Mineral Water Ltd (Regno Unito).
Questi utilizzatori rappresentano il 16 % delle importazioni dai paesi interessati e il 17 % del consumo comunitario di PET.
(294) Hanno inoltre preso contatto con la Commissione cinque associazioni di categoria, che hanno fornito alcuni dati aggregati e formulato osservazioni per conto dei loro membri:
- l'Unione delle associazioni europee del settore delle bibite,
- UNESEM (l'associazione europea dei produttori di acque minerali e sorgive),
- ANEABE (l'associazione spagnola dei produttori di acque minerali),
- MINERACQA (l'associazione italiana dei produttori di acque minerali),
- Chambre Syndicale des eaux minérales (l'associazione francese dei produttori di acque minerali).
3. Probabili effetti dell'istituzione di misure sull'industria comunitaria
(295) Come si è detto, l'industria comunitaria è formata da nove produttori che hanno subito un pregiudizio grave a causa delle importazioni sovvenzionate originarie dei paesi interessati. Il pregiudizio consiste principalmente in perdite finanziarie sostanziali e crescenti dovute ad una depressione dei prezzi e all'impossibilità di un loro aumento. Inoltre, a causa di tali perdite l'industria comunitaria ha rinviato gli investimenti che si era proposta di effettuare in nuovi impianti (il costo medio di un impianto di PET è superiore a 100 milioni di EUR), nonostante fosse prevedibile una crescita della domanda. Dal 1996 il settore del PET è stato oggetto di una forte ristrutturazione e negli ultimi due anni, in conseguenza di perdite finanziarie prolungate, due multinazionali (ICI e Shell) hanno ceduto le loro attività in questo settore.
(296) È chiaro che le misure in questione sarebbero benefiche per l'industria comunitaria che, con i suoi sforzi di ristrutturazione, ha dimostrato di ambire a restare presente in un settore in piena espansione, e che è un'industria del tutto efficiente, come dimostra l'andamento delle sue esportazioni: le vendite al di fuori della Comunità rappresentavano il 18 % delle sue vendite totali durante il PI e sono evolute più rapidamente delle vendite nella Comunità.
(297) Se invece non fossero istituite misure, l'industria comunitaria non potrebbe sostenere ulteriori perdite dell'ordine di quelle registrate nel PI e il futuro di questa industria, che occupa 1450 persone, sarebbe seriamente minacciato.
(298) Benché alcuni fattori contingenti, menzionati da varie parti interessate, quali le fluttuazioni dei tassi di cambio e i prezzi del petrolio, possano avere temporaneamente effetti positivi sui risultati dell'industria comunitaria (sembra che in questo settore i periodi di aumento dei prezzi delle materie prime siano propizi ad un incremento dei margini di profitto dei produttori di PET), in assenza di misure antisovvenzioni che annullino gli effetti del commercio sleale, l'industria comunitaria ha poche probabilità di superare in modo duraturo la sua attuale difficile situazione finanziaria. È inoltre essenziale che l'industria comunitaria abbia la possibilità di migliorare i suoi utili, per essere in grado d'intraprendere gli investimenti necessari ad assicurare la propria redditività a lungo termine.
4. Probabili effetti dell'istituzione di misure sugli importatori
(299) Uno degli importatori che hanno cooperato realizza la parte principale del suo fatturato con il prodotto in questione. Esso ha affermato che, nel caso siano istituiti dazi sulle importazioni di PET, l'impresa nel suo insieme ne risulterà minacciata.
(300) Per il secondo degli importatori che hanno cooperato il prodotto in esame rappresenta circa un quarto del fatturato. È pertanto probabile che esso sia meno colpito da eventuali misure.
(301) Per il terzo degli importatori che hanno cooperato il prodotto in esame è all'origine di una quota di fatturato molto ridotta. È pertanto probabile che eventuali misure non incidano seriamente sulla sua situazione.
(302) Il personale direttamente addetto alla vendita del prodotto in esame e dunque interessato da eventuali misure è costituito in totale da dieci persone per le tre società della Comunità che hanno cooperato.
(303) Poiché lo scopo delle misure antisovvenzioni è esclusivamente di ripristinare condizioni di commercio leale e non di vietare le importazioni, la Commissione ritiene probabile che una serie di clienti degli importatori continueranno ad acquistare PET originario dei paesi in questione. L'esistenza di questi importatori non sembra pertanto in gioco.
5. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulle industrie a monte
Produttori di ATD e PX
(304) I tre produttori che hanno cooperato (BP Amoco, Interquisa, Exxon) fanno parte di gruppi petrolchimici e hanno effettuato enormi investimenti negli ultimi cinque anni per rispondere alla crescente domanda di questi prodotti sul mercato comunitario.
(305) Il personale totale occupato nei loro stabilimenti di produzione di ATD/PX era di 700 unità circa durante il PI.
(306) L'unico acquirente di ATD è l'industria dei poliesteri; il settore del PET, che rientra in tale industria, acquista il 60 % dell'ATD venduto nella Comunità. I produttori comunitari di ATD vendono più del 75 % della loro produzione nella Comunità. Pertanto, la situazione dei produttori comunitari di ATD dipende molto dalla buona salute dell'industria comunitaria di PET. Se i prezzi del PET sono molto bassi, anche i produttori di ATD sono costretti ad abbassare i loro prezzi. In effetti, durante il PI i fornitori che hanno cooperato hanno ridotto i loro margini di profitto perché i loro clienti si trovavano in una situazione talmente difficile che essi temevano che avrebbero cessato di produrre PET e quindi di consumare ATD.
(307) La situazione del produttore comunitario di PX che ha cooperato è ancora più difficile, poiché esso opera in un mercato molto concorrenziale e negli ultimi anni i suoi margini di profitto si sono assottigliati molto o si sono trasformati in perdite. Nel 1999 la produzione di PX nella Comunità è stata ridotta perché il livello dei prezzi era considerato inaccettabile.
(308) L'istituzione di misure sarebbe pertanto positiva per queste industrie e consentirebbe loro di effettuare nuovi investimenti per rispondere alla crescente domanda.
Produttori di MEG
(309) I due produttori che hanno cooperato (BASF, INEOS) fanno parte di gruppi chimici e fabbricano un'ampia gamma di prodotti chimici. Il personale impiegato nella produzione di MEG è di 100 unità circa.
(310) La produzione di PET non è l'unico sbocco possibile di questo prodotto, che è largamente usato per altri scopi, in particolare nell'industria automobilistica. Di conseguenza, queste società sono interessate meno direttamente dalle tendenze dei prezzi e della domanda di PET. L'inchiesta ha rivelato comunque che il mercato di questo prodotto è molto concorrenziale e che la redditività si è deteriorata negli ultimi due anni a causa delle difficoltà attraversate dall'industria comunitaria del PET.
Conclusioni
(311) L'istituzione di misure antisovvenzioni sembra essere chiaramente nell'interesse delle industrie a monte, che non solo migliorerebbero la loro situazione, ma sarebbero anche in grado d'intraprendere investimenti nei prossimi anni.
6. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulle industrie a valle
Descrizione dei settori degli utilizzatori
(312) Attualmente il PET è utilizzato per lo più per produrre bottiglie per bibite analcoliche e acque minerali e sorgive. Il suo impiego nella produzione di contenitori con una destinazione diversa dalle bevande (alimenti solidi o detergenti) è ancora marginale. Le bottiglie di PET sono prodotte in due fasi, per dare loro la voluta resistenza: in un primo momento, attraverso l'iniezione di PET in stampi, si ottengono dei "preformati"; successivamente i preformati sono soffiati e trasformati in bottiglie. I preformati sono di facile trasporto, essendo piccoli e densi, mentre le bottiglie vuote sono fragili e il loro trasporto molto costoso.
(313) I mercati dell'acqua minerale e delle bibite analcoliche sono organizzati diversamente per quanto riguarda l'imbottigliamento:
- I produttori di acque minerali e sorgive sono soggetti a obblighi maggiori per quanto riguarda il rispetto delle norme sanitarie. Sono generalmente tenuti ad avere un impianto d'imbottigliamento presso la sorgente, le materie prime da essi impiegate devono rispondere a requisiti rigorosi e, in taluni paesi, essere autorizzate dalle autorità sanitarie. La grande maggioranza dei preformati utilizzati dai produttori di acque minerali è fabbricata in proprio, di solito in laboratori prossimi alle linee di soffiaggio e d'imbottigliamento.
- I produttori di bibite tendono ad installare i loro impianti in siti atti a minimizzare i costi di distribuzione.
- I produttori di bibite di marche note tendono ad acquistare all'esterno preformati e/o bottiglie già fabbricate. Essi dispongono di una rete di fornitori autorizzati, i cosiddetti "trasformatori" di preformati/bottiglie. Nessuno di questi produttori ha risposto al questionario o si è manifestato altrimenti. La Commissione non ha potuto perciò tener conto di loro.
- I produttori di bibite più piccoli o che fabbricano prodotti con il marchio dei loro clienti (specialmente per il settore delle vendite al dettaglio su grande scala) tendono a produrre in proprio i preformati e soffiare le proprie bottiglie.
(314) Si possono così distinguere tre grandi gruppi di utilizzatori di PET:
- "trasformatori" di preformati/bottiglie, che rappresentano più o meno il 40 % del consumo di PET nella Comunità,
- produttori di acque minerali e sorgive, la cui quota nel consumo di PET è del 35 % circa;
- imprese integrate d'imbottigliamento di bibite, che assorbono il 7 % circa del consumo di PET.
Le restanti quote di PET sono utilizzate da varie imprese di impacchettamento di alimenti e farmaci e dai produttori di fogli di plastica.
"Trasformatori" di preformati/bottiglie
(315) I produttori di preformati sono i principali utilizzatori di PET, ma le quattro società che hanno cooperato rappresentano solo il 7 % circa del consumo comunitario. Le importazioni di queste società costituiscono il 10 % circa delle importazioni originarie dei paesi in questione. Con queste importazioni esse coprono più del 30 % del loro fabbisogno di PET.
(316) Alcune delle grandi società operanti in questo settore (Schmalbach Lubeca, Alpla e Resilux) non hanno cooperato all'inchiesta.
(317) Il personale totale impiegato dalle società che hanno cooperato ammonta a più di 400 unità.
(318) In base alle informazioni a disposizione della Commissione, il PET necessario a produrre preformati rappresenta il 75 % circa dei costi di fabbricazione unitari e il 70 % circa dei costi di produzione totali. Esso è pertanto un elemento di costo critico per queste imprese. L'inchiesta ha rivelato che, nella maggior parte dei casi, gli accordi relativi ai prezzi dei preformati includono un meccanismo diretto a tener conto delle variazioni dei prezzi del PET.
(319) Tuttavia, poiché la concorrenza in questo settore è molto forte e gli acquirenti di preformati/bottiglie per bibite sono pochi e hanno un notevole potere contrattuale (i ben noti produttori delle bibite di marca), non è chiaro in che misura i produttori di preformati/bottiglie sarebbero in grado di trasferire gli aumenti di prezzo del PET sui prezzi dei preformati.
(320) Gli utilizzatori di PET, come anche gli importatori, hanno sostenuto che l'istituzione di dazi antisovvenzioni indurrà alcune multinazionali che producono preformati e/o imbottigliano bibite a delocalizzare i propri stabilimenti altamente standardizzati di produzione di preformati verso paesi dell'Europa dell'Est, per non pagare tali dazi. La maggior parte delle grandi società di questo settore dispone già di stabilimenti in questi paesi e non dovrebbe pertanto avere difficoltà a trasferire una parte della produzione fuori della Comunità. L'importazione di preformati è esente da dazi doganali.
(321) Secondo le informazioni fornite alla Commissione, i costi di trasporto non sono un deterrente sufficiente alla delocalizzazione. È vero che, ad esempio, un autocarro può trasportare, invece di 24 tonnellate di trucioli di PET, solo 17 tonnellate circa di preformati da 0,5 litri e che pertanto il trasporto di preformati è più caro del 30 % circa del trasporto di PET, ma l'incidenza di tale aumento sui costi di produzione complessivi è soltanto del 2,5 % circa. D'altro lato, i paesi vicini della Comunità offrivano vantaggi concorrenziali anche in passato, in un'epoca in cui non si potevano imporre dazi antisovvenzioni senza provocare rilocalizzazioni. Se le imprese non vi hanno proceduto, è che tali vantaggi erano più che compensati da considerazioni di prossimità, flessibilità e affidabilità di rifornimenti per esse essenziali.
(322) In base alle informazioni fornite dalle società che hanno cooperato, si è concluso che l'istituzione di misure antisovvenzioni avrebbe un impatto notevole sui costi di fabbricazione dei produttori di preformati/bottiglie. Tuttavia, non si può affermare con chiarezza in che misura inciderebbero sulla loro redditività. Inoltre, come si è detto, le società che hanno cooperato rappresentano solo una porzione molto piccola di questa industria. È pertanto difficile valutare gli effetti di eventuali misure sull'insieme del settore.
Produttori di acque minerali e sorgive
(323) Le due società di questo settore che hanno cooperato rappresentano più o meno il 10 % del consumo comunitario del prodotto in esame. Le importazioni effettuate da queste società rappresentano l'1 % circa delle importazioni totali del prodotto in esame dai paesi interessati. Dette importazioni costituiscono meno del 4 % del loro consumo di PET.
(324) Il personale totale occupato nella produzione nella quale viene utilizzato il prodotto in esame è superiore a 4000 unità nell'insieme delle due società.
(325) Le due società che hanno cooperato sono i due maggiori operatori del mercato francese delle acque minerali. I gruppi Danone e Nestlé possiedono sorgenti di acque minerali anche in altri Stati membri, ma solo le filiali francesi hanno risposto alla Commissione. Esse rappresentano pertanto una quota piuttosto ridotta del settore delle acque minerali nella Comunità, che a sua volta è solo una parte del settore delle acque in bottiglia. Inoltre, le società che hanno cooperato producono soltanto acque minerali di marca e presentano pertanto una struttura dei costi particolare.
(326) Il costo del PET è la componente maggiore (un po' meno di un quarto) dei costi di fabbricazione di queste società e rappresenta il 10 % circa dei loro costi di produzione totali.
(327) Per quanto riguarda i produttori di acque minerali e sorgive di categorie inferiori, le associazioni che rappresentano tali società hanno sottolineato che, poiché le spese generali e amministrative di questi produttori sono molto basse rispetto a quelle dei produttori di marca, il costo del PET incide maggiormente sui loro costi di produzione totali e sulla loro redditività. Un aumento dei prezzi conseguente all'istituzione di misure antisovvenzioni avrebbe pertanto forti effetti negativi su questi produttori, che operano già con margini ridotti e non potrebbero aumentare i prezzi poiché i loro principali acquirenti, le catene di supermercati, rifiuterebbero tali aumenti.
(328) Nessun produttore di acque minerali e sorgive di categorie inferiori ha cooperato individualmente all'inchiesta. Le uniche informazioni fornite alla Commissione dalle associazioni di categoria sono state inviate assai tardi e non hanno potuto essere verificate, non consentendo quindi di trarre conclusioni sull'impatto di eventuali misure sulle società di questi settori.
(329) In base alle informazioni fornite dalle società che hanno cooperato e verificate, la Commissione ha concluso che l'impatto delle misure previste sui produttori di acque minerali non sarà significativo, poiché essi dispongono di buoni margini di redditività e importano solo quantitativi limitati di PET. Inoltre, grazie alla loro posizione di mercato, i produttori di acque minerali di gamme elevate possono probabilmente aumentare i propri prezzi.
Imprese integrate d'imbottigliamento di bibite
(330) Le tre società di questo settore che hanno cooperato rappresentano più o meno il 2 % del consumo del prodotto in esame nella Comunità. Le loro importazioni costituiscono il 5 % circa delle importazioni totali del prodotto in esame dai paesi interessati. Dette importazioni rappresentano più del 65 % del loro consumo di PET.
(331) Il personale totale impiegato nella produzione nella quale è utilizzato il prodotto in esame è pari a circa 200 unità nell'insieme delle tre società.
(332) Le società che hanno cooperato sono integrate verticalmente a monte e a valle, ossia producono preformati, li convertono in bottiglie e imbottigliano le bibite. Queste società rappresentano solo una piccola percentuale di tutta l'industria delle bibite analcoliche e producono principalmente per i distributori e per le marche di categorie inferiori.
(333) In base alle informazioni a disposizione della Commissione, il PET utilizzato per produrre contenitori per bibite incide per più del 10 % sui costi di fabbricazione e per l'8 % circa sui costi di produzione totali. Esso rappresenta pertanto un elemento di costo importante per queste società.
(334) Le società integrate d'imbottigliamento di bibite riforniscono principalmente le catene di supermercati. Poiché i prezzi al dettaglio delle bibite di categorie inferiori sono diminuiti negli ultimi anni, e poiché i grandi rivenditori di questo prodotto hanno un potere contrattuale molto forte, i produttori di bibite incontreranno resistenza a qualsiasi loro tentativo di aumentare i prezzi.
(335) La Commissione ritiene che l'istituzione di misure possa ridurre i margini di redditività di questa industria, dato che è improbabile che l'aumento dei costi che ne risulterà sia compensato da un corrispondente aumento degli introiti.
7. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulla disponibilità di PET sul mercato comunitario
(336) Vari utilizzatori e importatori di PET hanno espresso preoccupazione riguardo alla possibilità che nei prossimi due anni vi sia una penuria di PET sul mercato comunitario; le importazioni saranno allora necessarie e non dovrebbero essere scoraggiate con l'imposizione di dazi elevati.
(337) La Commissione ritiene che un'eventuale penuria di rifornimenti sul mercato comunitario sarà dovuta al pregiudizio arrecato dalle importazioni sovvenzionate all'industria comunitaria, che non ha permesso a quest'ultima di effettuare investimenti nonostante la prevedibile crescita della domanda. È pertanto urgente assicurare all'industria comunitaria condizioni di concorrenza leale, per consentirle di procedere agli investimenti rinviati a causa di sovvenzioni pregiudizievoli.
(338) Le importazioni a prezzi leali non sovvenzionati saranno comunque possibili, poiché le sovraccapacità esistenti in Asia non si esauriranno prima che diventino operative le necessarie nuove capacità create dall'industria comunitaria.
8. Conclusioni sull'interesse della Comunità
(339) L'istituzione di misure antisovvenzioni è chiaramente nell'interesse dell'industria comunitaria e dei suoi fornitori di materie prime.
(340) L'istituzione di misure consentirà a queste imprese di migliorare la propria redditività e di effettuare gli investimenti indispensabili per la vitalità a lungo termine di questi settori ad alta intensità di capitale.
(341) La valutazione degli effetti sugli altri settori interessati è molto meno chiara, principalmente perché le conclusioni sono tratte in base alle informazioni fornite dalle società che hanno cooperato, la cui rappresentatività è stimata essere scarsa. Benché vi siano indizi del fatto che le misure potrebbero avere un impatto in determinati settori, è difficile, in questa fase, trarre conclusioni certe sugli effetti su larga scala delle misure, a causa della mancanza d'informazioni. Di per sé, la mancanza di cooperazione indica che eventuali effetti negativi per i settori interessati non sono significativi.
(342) Non vi sono dubbi, invece, che l'industria comunitaria sia stata danneggiata da sovvenzioni che l'hanno costretta a comprimere i prezzi e le hanno impedito di risanare la propria situazione finanziaria. Se la situazione resta immutata, le perdite del livello raggiunto durante il PI saranno insostenibili e l'industria comunitaria cesserà di produrre PET nella Comunità.
(343) Se l'industria comunitaria fosse costretta a cessare o a ridurre drasticamente la produzione di PET, la Comunità diverrebbe dipendente dalle forniture esterne e si troverebbe confrontata a fluttuazioni più forti dei prezzi in caso di penuria. Una tale situazione sarebbe veramente pregiudizievole per gli interessi degli utilizzatori, che hanno affermato di non voler fare affidamento solo sul PET importato.
(344) In considerazione di quanto precede, la Commissione è giunta alla conclusione che non vi sono per il momento motivi convincenti per non istituire misure antisovvenzioni provvisorie nel presente caso.
H. NON IMPOSIZIONE DI DAZI
(345) In considerazione del fatto che, come si è indicato sopra, la media nazionale ponderata dei margini di sovvenzione delle importazioni originarie dell'Indonesia e della Corea è inferiore alla soglia minima, si decide provvisoriamente di non istituire dazi compensativi nei confronti delle importazioni originarie di detti paesi.
I. DAZIO PROVVISORIO
(346) In base alle conclusioni relative alle sovvenzioni, al pregiudizio, al nesso causale e all'interesse della Comunità, la Commissione reputa necessario adottare misure compensative provvisorie.
(347) Per determinare il livello di tali misure, la Commissione ha tenuto conto dei margini di sovvenzione constatati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(348) Poiché il pregiudizio consiste principalmente in un abbassamento dei prezzi e nella soppressione degli aumenti dei prezzi necessari a ripristinare l'efficienza economico-finanziaria, l'eliminazione di tale pregiudizio richiede che l'industria possa aumentare i prezzi di vendita. Per far ciò, i prezzi delle importazioni del prodotto in esame originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia devono essere aumentati fino a raggiungere un livello non pregiudizievole.
(349) A tal fine la Commissione ha determinato un prezzo non pregiudizievole basandosi sui costi di produzione dell'industria comunitaria (senza tener conto dei costi di talune società ritenuti eccezionali o indebitamente elevati), cui ha aggiunto un congruo margine di profitto del 7 %, ritenuto necessario per assicurare l'efficienza dell'industria oltreché un utile che questa industria poteva sperare di ottenere in assenza d'importazioni sovvenzionate. In considerazione delle perdite finanziarie registrate dall'industria comunitaria negli anni precedenti il PI, la Commissione esaminerà, nella fase definitiva del procedimento, se questo prezzo rispecchi adeguatamente la situazione nel presente caso, alla luce, in particolare, di eventuali sviluppi nei tassi di cambio e nei prezzi delle materie prime.
(350) Il prezzo non pregiudizievole è stato confrontato con i prezzi delle importazioni sovvenzionate utilizzati per calcolare la sottoquotazione, come indicato al considerando 254. Le differenze risultanti da tale confronto sono state quindi espresse in percentuale del valore totale cif all'importazione.
(351) Il fatto che i prezzi del PET possono variare seguendo le fluttuazioni dei prezzi del petrolio grezzo non deve comportare l'imposizione di un dazio più elevato. Si è pertanto ritenuto opportuno dare al dazio la forma di un importo specifico per tonnellata. Tali importi sono stati ottenuti applicando l'aliquota del dazio compensativo ai prezzi cif all'esportazione utilizzati per calcolare il livello di eliminazione del pregiudizio durante il PI.
(352) Conformemente all'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento di base, l'aliquota del dazio (EUR/t) deve corrispondere all'importo della sovvenzione, a meno che il margine di pregiudizio non sia inferiore. Ai produttori esportatori che hanno cooperato si applicano pertanto le seguenti aliquote del dazio:
a) India
SPAZIO PER TABELLA
b) Malaysia
SPAZIO PER TABELLA
c) Taiwan
SPAZIO PER TABELLA
d) Thailandia
SPAZIO PER TABELLA
(353) Per evitare di ricompensare l'omessa cooperazione, si è ritenuto opportuno adottare come aliquota del dazio per le società che non hanno cooperato l'importo dell'aliquota più elevata fissata per i produttori esportatori che hanno cooperato, ossia 84,6 EUR/t per i produttori indiani, 19,7 EUR/t per i produttori malesi, 11,2 EUR/t per i produttori taiwanesi e 49,9 EUR/t per i produttori thailandesi.
(354) Le aliquote del dazio specificate per ciascuna società nel presente regolamento sono state stabilite in base alle risultanze dell'inchiesta suesposta e riflettono pertanto la situazione constatata in tale ambito per quanto riguarda le suddette società. Queste aliquote (diversamente dal dazio nazionale applicabile a "tutte le altre società") si applicano esclusivamente alle importazioni di prodotti originari del paese in questione e fabbricati dalle società, ossia dalle specifiche entità giuridiche indicate. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società non specificamente menzionata con denominazione e indirizzo nella parte normativa del presente regolamento, comprese le entità collegate a quelle menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e devono essere assoggettati all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre imprese".
(355) Qualsiasi richiesta di applicazione di dette aliquote individuali, ad esempio, in seguito al cambiamento di nome di un'entità o alla costituzione di nuove entità di produzione o di vendita, dev'essere rivolta senza indugio alla Commissione(5) ed essere accompagnata da tutte le informazioni utili, in particolare quelle relative ad eventuali modifiche nelle attività della società legate alla produzione, alle vendite interne e alle vendite per l'esportazione, conseguenti a tali cambiamenti relativi al nome o alle entità di produzione o di vendita. Se del caso, la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, modificherà il regolamento di conseguenza aggiornando l'elenco delle società che beneficiano delle aliquote del dazio individuali.
J. DISPOSIZIONE CONCLUSIVA
(356) A fini di buona gestione, è necessario fissare un periodo entro il quale le parti interessate che si sono manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Inoltre, va precisato che tutte le risultanze relative all'istituzione di dazi, elaborate ai fini del presente regolamento, sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio compensativo provvisorio sulle importazioni di polietilene tereftalato avente un coefficiente di viscosità pari o superiore a 78 ml/g, misurato secondo il test DIN (Deutsche Industrienorm) 53728, classificabile ai codici NC 39076020 e ex 3907 60 80 (codice Taric 3907608010), originarie dell'India, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia.
2. Le aliquote del dazio applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
3. Qualora i beni in questione siano danneggiati prima di essere immessi in libera pratica e, pertanto, prima che il prezzo realmente pagato o pagabile sia suddiviso per la determinazione del valore doganale a norma dell'articolo 145 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione(6), importo del dazio antidumping, calcolato in base ai suddetti importi fissi, è ridotto di una percentuale che corrisponde alla suddivisione del prezzo realmente pagato o pagabile.
4. Salvo diversa indicazione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 30 del regolamento (CE) n. 2026/97, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Ai sensi dell'articolo 31, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 2026/97, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per quattro mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 3 agosto 2000.

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