Document ID: 31983D0312

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
dell'8 febbraio 1983
relativa ad un aiuto per il carburante concesso dal governo italiano ai pescatori che operano nel Mediterraneo
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(83/312/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CEE) n. 100/76 del Consiglio, del 19 gennaio 1976, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca (1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3443/80 (2), in particolare l'articolo 26, nonché il regolamento (CEE) n. 3796/81 del Consiglio (3), che ha sostituito, con decorrenza 1o giugno 1982, il regolamento (CEE) n. 100/76, in particolare l'articolo 28,
dopo aver intimato agli interessati, conformemente all'articolo 93, paragrafo 2, primo comma, di presentare le loro osservazioni, e viste dette osservazioni,
I
considerando che, con lettera del 28 marzo 1980 della sua rappresentanza permanente presso le Comunità europee, il governo italiano ha notificato alla Commissione, conformemente al disposto dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CEE, il testo della legge n. 57 del 29 febbraio 1980, relativa ad un « intervento straordinario a favore della pesca marittima », che contempla la concessione, ai pescatori professionali operanti nel Mediterraneo, di un aiuto eccezionale alle spese di gestione limitato al solo esercizio 1980; che detta legge è entrata in vigore a decorrere dal 13 aprile 1980; che le relative modalità di applicazione dovevano essere fissate con decreto ministeriale il cui progetto è stato notificato alla Commissione, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, con lettera del 13 maggio 1980;
considerando che da detto decreto risulta che l'aiuto in questione era direttamente correlato al consumo di carburante; che l'aiuto era pari a 87 lire per kg di carburante utilizzato e che lo stanziamento previsto per questo aiuto era di 25 miliardi di lire;
considerando che questo tipo di aiuto ricade sotto il disposto degli articoli da 92 a 94 del trattato CEE, a norma dei succitati articoli dei regolamenti (CEE) n. 100/76 e (CEE) n. 3796/81;
considerando che, al termine di un primo esame, la Commissione ha ritenuto trattarsi di un aiuto di funzionamento concesso senza una reale contropartita fornita dai beneficiari, il quale aveva una forte incidenza diretta sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri e che, di conseguenza, non risultava compatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato; che, di conseguenza, essa ha deciso di avviare nei suoi confronti la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato; che, a tale scopo, con lettera del 22 luglio 1980 essa ha intimato al governo italiano di presentare le proprie osservazioni;
considerando che nel novembre 1981 la Commissione ha appreso che il governo italiano aveva deciso di prorogare detto aiuto nel 1981; che, dopo una duplice richiesta di conferma di dette informazioni, il 17 novembre 1981 ed il 22 dicembre 1981 le autorità italiane, con lettera dell'11 gennaio 1982, hanno notificato il decreto legge n. 193 dell'11 maggio 1981, che prorogava l'aiuto in questione per il primo semestre 1981;
considerando che il principio dell'aiuto non era stato modificato, ma che il suo tasso era passato a 150 lire per kg di carburante consumato per il primo trimestre 1981 e a 140 lire per kg di carburante consumato per il secondo trimestre 1981;
considerando che lo stanziamento previsto per detto aiuto durante il solo primo semestre 1981 ammontava a 21 miliardi di lire;
considerando che la Commissione, giudicando che si trattasse del rinnovo dell'aiuto concesso nel 1980, ha avviato nei suoi confronti la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato e, a tale scopo, con lettera del 24 febbraio 1982 ha intimato al governo italiano di presentare le proprie osservazioni;
considerando che da quanto precede risulta che il governo italiano ha palesemente mancato agli obblighi ad esso incombenti a norma dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CEE;
II
considerando che, nelle risposte alla Commissione in data 13 agosto 1980 e 24 marzo 1982, il governo italiano ha dichiarato che l'erogazione di un aiuto per il carburante nel 1980 e nel 1981 era giustificata da considerazioni d'ordine sociale, dalla necessità di sopprimere una discriminazione tra i pescatori siciliani che già beneficiavano di un aiuto per il carburante, accettato a determinate condizioni dalla stessa Commissione, e i pescatori delle altre regioni, nonché dal fatto che la sua messa in vigore non produceva distorsioni di concorrenza tra gli Stati membri, dati il suo carattere provvisorio, la mancanza di altre misure a favore della pesca marittima e infine il tasso esiguo dell'aiuto, cioè il 30 % del prezzo del carburante;
considerando che vari Stati membri, oltre che numerose organizzazioni professionali, hanno trasmesso le loro osservazioni alla Commissione; che taluni Stati membri ed organizzazioni professionali condividono il parere della Commissione; che altri Stati membri ritengono che la carenza di una politica comune nel settore della pesca possa indurre gli Stati membri ad istituire aiuti atti ad evitare un aggravarsi dell'attuale situazione; che numerose organizzazioni professionali esprimono l'auspicio che la concessione di aiuti a favore della pesca sia armonizzata all'interno della Comunità;
III
considerando che la sovvenzione di 87 lire per kg di carburante consumato, contemplata dall'articolo 7 del decreto ministeriale che fissa le modalità d'applicazione della legge n. 57 del 29 febbraio 1980 e la sovvenzione di 150 lire per kg di carburante per il primo trimestre 1981, nonché di 140 lire per kg per il secondo trimestre 1981, di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 25 luglio 1981, hanno inciso direttamente sui costi di produzione dei beneficiari, conferendo loro un sicuro vantaggio sugli altri pescatori comunitari;
considerando che il nesso stabilito dal governo italiano con l'aiuto siciliano non è pertinente, da un lato perché la semplice esistenza di un aiuto in una qualche parte della Comunità non può in alcun caso giustificare l'erogazione di un aiuto analogo altrove, dall'altro perché la decisione della Commissione di autorizzare in via temporanea, fino al 30 giugno 1980, un aiuto per il carburante ai pescatori siciliani era fondata sull'esiguo volume degli scambi di prodotti della pesca tra la Sicilia ed il resto della Comunità, diversamente da quanto avviene per il resto dell'Italia; che inoltre la Commissione ha deciso di avviare nei confronti della proroga di detto aiuto siciliano per il secondo semestre 1980, nonché per il 1981 ed il 1982, la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato, soprattutto in considerazione del forte aumento delle esportazioni siciliane verso gli altri paesi della Comunità e per il fatto che la proroga costante di questo aiuto conferisce a quest'ultimo un carattere di un regime permanente;
considerando che l'aiuto in questione rappresentava il 40 % del prezzo del carburante nel gennaio 1980;
considerando che gli scambi intracomunitari di prodotti della pesca destinati al consumo umano sono rilevanti e rappresentano circa il 30 % del volume totale degli sbarchi per il consumo umano effettuati nell'intera Comunità; che, da parte sua, il mercato italiano è alimentato per circa il 60 % in volume, dai propri sbarchi, per il 30 % circa da importazioni provenienti dai paesi terzi e per il restante 10 % da importazioni provenienti dagli altri Stati membri; che l'Italia esporta il 20 % della propria produzione, di cui la metà in altri Stati membri;
considerando inoltre che l'insieme dei pescatori comunitari, da vari anni, sta parimenti subendo un fortissimo aumento del prezzo dei carburanti e che la concorrenza sul mercato comunitario dei prodotti della pesca è particolarmente serrata;
IV
considerando che da quanto precede risulta che l'aiuto istituito dal governo italiano è idoneo a pregiudicare gli scambi tra Stati membri ed a falsare, o a minacciare di falsare, la concorrenza ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CEE; considerando che l'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CEE sancisce l'incompatibilità di massima con il mercato comune degli aiuti che rispondano ai criteri ivi enunciati; che le deroghe a detta incompatibilità, previste dal paragrafo 3 di detto articolo, le uniche possibili, nella fattispecie, precisano gli abiettivi perseguiti nell'interesse della Comunità e non soltanto in quello di singoli settori di un'economia nazionale; che dette deroghe vanno interpretate restrittivamente in sede di esame di qualsiasi programma di aiuto a finalità regionale o settoriale, oppure di qualsiasi singolo caso di applicazione di regimi di aiuti generali; che esse possono essere concesse soltanto qualora la Commissione sia in grado di stabilire che l'aiuto è necessario per realizzare uno degli obiettivi contemplati da dette disposizioni;
considerando che accordare il beneficio di dette deroghe ad aiuti che non implichino una contropartita del genere equivarrebbe a tollerare un pregiudizio agli scambi tra Stati membri nonché distorsioni di concorrenza ingiustificate sotto il profilo dell'interesse comunitario e, di conseguenza, a concedere vantaggi ingiustificati a determinati Stati membri;
considerando che, nel caso specifico, non si è potuta ravvisare l'esistenza di una contropartita del genere e che il governo italiano non è stato in grado di fornire, né d'altronde la Commissione di individuare, alcuna giustificazione che consenta di stabilire che gli aiuti in questione soddisfino alle condizioni richieste per l'applicazione di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, del trattato CEE;
considerando che, manifestamente, non si tratta di un aiuto destinato a favorire o ad agevolare lo sviluppo di talune regioni e che, di conseguenza, non può essere applicato l'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato, per quanto riguarda l'aspetto regionale;
considerando che questi aiuti non costituiscono un importante progetto comune di interesse europeo, né misure atte a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia italiana; che, di conseguenza, non trova applicazione l'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), del trattato;
considerando che un aiuto all'acquisto di carburante, se inteso a diminuire il costo di alcuni mezzi di produzione, costituisce aiuto al funzionamento senza effetto duraturo sulla situazione economica dei beneficiari; che, in linea generale, la Commissione si è sempre opposta ad aiuti del genere, dato che solitamente essi non soddisfano ai requisiti necessari per poter beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato CEE, non essendo in grado di agevolare lo sviluppo di talune attività, come prevede detta disposizione;
considerando che nella comunicazione al Consiglio del 25 maggio 1978, relativa alla politica in materia di aiuti settoriali, la Commissione ha chiaramente specificato che gli aiuti temporanei destinati ad ovviare alle conseguenze sociali di una situazione di crisi devono essere collegati a obiettivi di ristrutturazione del settore interessato e subordinati ad un'azione dei beneficiari volta ad agevolare il loro adeguamento; che questi estremi non ricorrono per l'aiuto in questione;
considerando che da quanto precede risulta che l'aiuto in questione non ottempera ai requisiti per beneficiare di una delle deroghe contemplate all'articolo 92, paragrafo 3, del trattato CEE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto per il carburante a favore dei pescatori che operano nel Mediterraneo, contemplato dall'articolo 1 della legge n. 57, del 29 febbraio 1980, e prorogato in virtù dell'articolo 1 del decreto legge n. 193 dell'11 maggio 1981, è incompatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato CEE. Un aiuto del genere di conseguenza non deve più essere erogato in avvenire.
Articolo 2
La Repubblica italiana informa la Commissione, entro un mese a decorrere dalla notifica della presente decisione, delle misure prese per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'8 febbraio 1983.

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