Document ID: 32002D0742

Decisione della Commissione
del 5 dicembre 2001
relativa ad un procedimento a norma dell'articolo 81 del trattato CE e dell'articolo 53 dell'accordo SEE
(Caso COMP/E-1/36 604 - Acido citrico)
[notificata con il numero C(2001) 3923]
(I testi in lingua tedesca, inglese e olandese sono i soli facenti fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2002/742/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio del 6 febbraio 1962, primo regolamento d'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1216/1999(2), in particolare l'articolo 3 e l'articolo 15, paragrafo 2,
vista la decisione della Commissione del 28 marzo 2000 di avviare la procedura nel presente caso,
dopo aver dato alle imprese interessate la possibilità di manifestare il proprio punto di vista sugli addebiti sollevati dalla Commissione, conformemente all'articolo 19, paragrafo 1, del regolamento n. 17 e al regolamento (CE) n. 2842/98 della Commissione, del 22 dicembre 1998, relativo alle audizioni in taluni procedimenti a norma dell'articolo 85 e dell'articolo 86 del trattato CE(3),
vista la relazione finale del consigliere-auditore nel presente caso,
sentito il comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
PARTE I - I FATTI
A. SINTESI DELL'INFRAZIONE
(1) Sono destinatarie della presente decisione le imprese seguenti:
- Archer Daniels Midland Company Inc.,
- Cerestar Bioproducts BV,
- F. Hoffmann-La Roche AG,
- Haarmann & Reimer Corporation,
- Jungbunzlauer AG.
(2) L'infrazione consiste nella partecipazione di questi produttori di acido citrico a un accordo continuato e/o a un'azione concertata in violazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53 dell'accordo SEE (dal 1o gennaio 1994), su tutto il territorio del SEE. Le imprese fissavano le quote di mercato per l'acido citrico, concordavano obiettivi in materia di prezzi del prodotto, concordavano i listini prezzi e si mettevano d'accordo per eliminare le riduzioni per tutti i clienti tranne che per i cinque più importanti. Le cinque imprese avevano inoltre stabilito un meccanismo per controllare e far rispettare i loro accordi.
(3) Archer Daniels Midland Company Inc., Haarmann & Reimer Corporation, F. Hoffmann-La Roche AG e Jungbunzlauer AG hanno partecipato all'infrazione dal marzo 1991 al maggio 1995, e Cerestar Bioproducts BV dal maggio 1992 al maggio 1995.
B. IL SETTORE DELL'ACIDO CITRICO
1. IL PRODOTTO
(4) L'acido citrico si trova ampiamente in natura, ed è presente sia nelle piante che negli animali. È utilizzato in primo luogo nell'industria alimentare e delle bevande: la sua alta solubilità, il sapore aspro, l'acidità e il potere tamponante lo rendono difatti l'acidificante/conservante più utilizzato a livello mondiale.
(5) L'acido citrico era originariamente ottenuto estraendolo dal succo di limone. Oggigiorno la produzione commerciale di acido citrico viene per lo più realizzata attraverso processi di fermentazione che utilizzano il destrosio o i melassi di barbabietola come ingredienti di partenza e la muffa di Aspergillus niger come organismo fermentatore. La fermentazione può avvenire in contenitori profondi (fermentazione sommersa, il metodo più diffuso), oppure bassi (fermentazione in superficie). Dalla fermentazione si ottiene una soluzione di acido citrico che viene poi purificato, concentrato e cristallizzato.
(6) Vi sono diversi tipi di acido citrico, il cui contenuto d'acqua varia. L'acido citrico monoidrato (ACM), con un contenuto d'acqua dell'8 % circa, e l'acido citrico anidro (ACA), che contiene circa lo 0,5 % d'acqua, sono usati principalmente per i prodotti alimentari e le bevande. La soluzione di acido citrico, con un tenore d'acqua del 50 % circa, e il citrato trisodico (un sale di acido citrico ottenuto dalla neutralizzazione dell'acido citrico mediante soda caustica), sono usati per i detergenti e in altri settori industriali.
(7) L'acido citrico ha varie applicazioni, che possono essere suddivise in quattro gruppi principali.
(8) Alimenti e bevande. Nel 1994 questo segmento rappresentava la quota principale di consumo di acido citrico, pari a quasi il 60 % del mercato comunitario complessivo. L'applicazione principale è quella delle bevande analcoliche. L'acido citrico rappresenta quasi i tre quarti del consumo totale di acidificanti nella Comunità (calcolato in volume). Fra gli altri acidificanti vi sono l'acido malico e l'acido fumarico, ma l'acido citrico rimane la scelta prevalente per questo tipo di applicazione, soprattutto per il suo alto tasso di solubilità.
(9) Negli anni '90, la forte crescita del mercato delle bibite in Europa occidentale ha portato a un aumento del consumo di acido citrico. Nel settore alimentare l'acido citrico è usato nelle marmellate, nelle gelatine, nei dessert a base di gelatina e nella frutta e verdura in conserva. Viene altresì utilizzato per migliorare i gusti dei gelati, delle farciture dei dolci e delle creme di frutta, e trova applicazione anche nell'industria dei prodotti da forno (come migliorante della farina e come additivo nella lavorazione dei prodotti da forno).
(10) Prodotti per la pulizia della casa e detersivi. L'acido citrico e i citrati sono stati introdotti in larga misura nei detergenti all'inizio degli anni '90 per sostituire i fosfati, considerati dannosi per l'ambiente. Vengono usati come sequestranti privi di fosfato, generalmente in combinazione con altri sequestranti come le zeoliti, nei detersivi in polvere heavy-duty (per uso generale) per il bucato. Nei detersivi in polvere light-duty (delicati), le concentrazioni di sequestranti sono generalmente basse e non vi è necessità di aggiungere il citrato. L'acido citrico e i citrati sono inoltre usati nei prodotti per la pulitura delle superfici.
(11) Il vantaggio principale dell'uso dei citrati nelle formule dei detergenti è la sua biodegradabilità e la sua facile processabilità, soprattutto nelle formule contenenti zeoliti. Per contenere i costi, le grandi società produttrici di detergenti comprano generalmente l'acido citrico e lo convertono in situ nel citrato richiesto.
(12) Nel 1994 l'uso dell'acido citrico nei detergenti rappresentava più del 23 % del consumo totale di acido citrico in Europa occidentale. Il settore presenta un'alta elasticità dei prezzi, e la presenza dell'acido citrico dipende quindi in larghissima misura dal fatto che abbia un prezzo competitivo.
(13) Prodotti farmaceutici e cosmetici. Nel 1994, per quanto riguarda l'Europa occidentale, il mercato dell'acido citrico utilizzato in questo settore rappresentava più dell'8 % del suo consumo totale. Le applicazioni farmaceutiche includono preparati sia per l'uomo che in campo veterinario. Per l'uso umano il segmento più ampio è rappresentato dalle compresse e dalle polverine effervescenti, seguite dagli sciroppi e dagli anticoagulanti.
(14) Usi industriali e di altro tipo. Nel 1994, in Europa occidentale, questo settore rappresentava più del 9 % del consumo totale di acido citrico. Il principale uso industriale dell'acido citrico è nelle centrali a carbone, dove esso viene impiegato per la pulitura e la desedimentazione delle pareti dei forni. Altre applicazioni di tipo tecnico di tale prodotto includono il suo uso nel pretrattamento delle superfici metalliche prima dei rivestimenti e nella pulitura industriale. Per tutte queste applicazioni è possibile la sua sostituzione con altri acidi organici o minerali.
2. I PRODUTTORI
a) Archer Daniels Midland Company Inc.
(15) Archer Daniels Midland Company Inc. ("ADM") è a capo di un gruppo di società operanti nel settore del trattamento del mais, della soia e del grano. Per quanto riguarda questa impresa, i sottoprodotti della lavorazione del mais includono sciroppi, edulcoranti, acidi lattici e citrici ed etanolo. La società trasforma la soia e altre oleaginose in oli vegetali e in altri sottoprodotti che vanno dai condimenti per l'insalata e la margarina ai prodotti chimici industriali e alla polpa residua. ADM produce inoltre farina di frumento e farina di grano duro per l'industria dei prodotti da forno e della pasta.
(16) ADM possiede o ha in affitto 350 impianti di lavorazione in tutto il mondo, incluso il più grosso impianto mondiale di lavorazione della soia all'Europoort, Paesi Bassi, il più grande complesso industriale del mondo per la lavorazione di semi vari ad Amburgo, Germania, nonché il più grande impianto del mondo per la macinazione di semi teneri ad Erith, nel Regno Unito. ADM impiega circa 23000 dipendenti in tutto il mondo, e nel 2000 ha registrato un fatturato complessivo di 13935,95 milioni di EUR (12876,82 milioni di USD).
(17) ADM ha cominciato a operare sul mercato dell'acido citrico nel 1991 in seguito alla sua acquisizione degli impianti di produzione di Pfizer Chemical Corporation situati a Ringaskiddy, Irlanda.
b) Cerestar Bioproducts BV
(18) Cerestar Bioproducts BV ("Cerestar Bioproducts") è una controllata al 100 % di Cerestar SA, il leader europeo nel settore dei prodotti a base di amido. Quest'ultima società è stata quotata alla borsa di Parigi il 2 luglio 2001, dopo la divisione del gruppo Eridania Béghin-Say ("EBS") in quattro entità indipendenti e il suo successivo scioglimento. Cerestar SA, che ha 17 siti di produzione e circa 3900 dipendenti in tutto il mondo, nel 2000 ha avuto vendite pro forma per 1693,20 milioni di EUR. Il gruppo italiano Montedison detiene attualmente circa il 54 % delle sue quote.
(19) Prima dello scioglimento EBS era uno dei maggiori gruppi agroalimentari nei seguenti settori di mercato: zucchero e derivati, amido e derivati, trattamento e commercializzazione delle oleaginose, alimentazione animale, olio d'oliva, erbe e spezie. Nel 2000 EBS aveva un fatturato di 9805,3 milioni di EUR e impiegava circa 21700 dipendenti in più di 30 paesi e 165 siti di produzione.
(20) Prima dello scioglimento, Cerestar Bioproducts era una controllata al 100 % di Cerestar Holding BV. Quest'ultima impresa era una controllata di Eridania Béghin-Say SA, a capo di EBS.
(21) Dopo l'acquisizione, da parte di EBS, dello stabilimento di produzione di acido citrico di Biacor in Italia (avvenuta il 31 dicembre 1991), Cerestar Bioproducts BV è diventata responsabile della produzione, della vendita e della commercializzazione del prodotto. Nel 2000 ha registrato vendite per 17,51 milioni di EUR.
c) Haarmann & Reimer Corporation
(22) Haarmann & Reimer Corporation ("Haarmann & Reimer") è una controllata al 100 % di Bayer Corporation (USA), a sua volta controllata al 100 % della tedesca Bayer AG.
(23) Bayer AG è a capo di un gruppo chimico e di prodotti sanitari comprendente circa 350 singole società in 150 paesi. Il gruppo Bayer impiega circa 120000 dipendenti e nel 2000 ha registrato un fatturato di 30791 milioni di EUR.
(24) Fra il 1991 e il 1995 gli impianti di produzione dell'acido citrico del gruppo Bayer, situati in tutto il mondo, erano gestiti da Haarmann & Reimer attraverso la Food Ingredients Division ("Haarmann & Reimer FID"), con sede nell'Indiana, USA (fino al 1996). Haarmann & Reimer dirigeva tutte le vendite di acido citrico ed è stata responsabile, per tutto il periodo, della determinazione dei prezzi a livello mondiale. Nel 1996 le vendite complessive di Haarmann & Reimer FID erano pari a 293 milioni di USD, e la società impiegava circa 1300 dipendenti.
(25) Nell'aprile del 1996 la responsabilità delle attività di Haarmann & Reimer FID è stata trasferita a Bayer plc, una controllata britannica di Bayer AG, e venduta nel giugno 1998 al gruppo Tate & Lyle.
(26) Nel 1999, Haarmann & Reimer ha indicato di aver registrato vendite per 200 milioni di USD (187,62 milioni di EUR). Haarmann & Reimer [Corporation] è ora una holding che controlla il 51 % della Haarmann & Reimer partnership, che nel 2000 ha realizzato un fatturato di 187,73 milioni di USD (203,17 milioni di EUR).
d) F. Hoffmann-La Roche AG
(27) F. Hoffmann-La Roche AG ("Hoffmann-La Roche") è una società internazionale leader nei suoi tre principali settori di attività: prodotti farmaceutici, prodotti per uso diagnostico, vitamine e prodotti della chimica fine.
(28) Il gruppo Hoffmann-La Roche impiega quasi 65000 dipendenti in tutto il mondo. Nel 2000 il suo fatturato complessivo è stato pari a 18403 milioni di EUR. Nello stesso anno, le vendite per area geografica sono state pari al 38 % in Europa, 37 % in Nord America, 10 % in America Latina, 12 % in Asia e 3 % in Africa, Australia e Oceania.
(29) Le vendite di acido citrico sono un'attività che rientra nella divisione Vitamins and Fine Chemicals (Vitamine e Prodotti della chimica fine) del gruppo: nel 2000 esse sono ammontate a 2314 milioni di EUR, pari al 13 % delle vendite complessive del gruppo. Gli impianti di produzione di acido citrico di Hoffmann-La Roche sono ubicati a Tienen, in Belgio, e sono gestiti dalla sua controllata SA Citrique Belge NV ("Citrique Belge").
e) Jungbunzlauer AG
(30) Jungbunzlauer AG ("Jungbunzlauer") è un gruppo svizzero di società attualmente con sede a Basilea. Il gruppo fa capo alla holding Jungbunzlauer Holding AG, di cui tutte le quote sono detenute da una famiglia attraverso la holding Montana AG. La sede del gruppo è situata nei locali di Jungbunzlauer AG, che dal 1993 ha gestito le attività possedute da Jungbunzlauer Holding AG. Prima del 1993 l'intero gruppo era diretto da Jungbunzlauer Ges.m.b.H, Vienna, Austria.
(31) Il gruppo Jungbunzlauer opera nel settore della produzione e della commercializzazione di ingredienti utilizzati nell'industria alimentare e delle bevande, nell'industria farmaceutica e dei cosmetici, nonché in varie altre applicazioni industriali. È uno dei produttori leader di acido citrico, xantham gum, citrati, gluconati e glucosio.
(32) Il gruppo impiega circa 500 dipendenti e ha controllate in cinque paesi europei (Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria e Ungheria), nonché negli USA, a Singapore e in Indonesia. Il fatturato totale del 2000 è stato dell'ordine di 314 milioni di EUR. I suoi impianti di produzione di acido citrico sono attualmente situati in Austria, Germania, Francia e Indonesia. Un nuovo impianto è in via di costruzione in Canada.
(33) Nel periodo considerato dalla presente decisione, era Jungbunzlauer Ges.m.b.H che si occupava di tutta la produzione dell'acido citrico. Essa si è occupata anche della distribuzione del prodotto fino al 1993, quando questa responsabilità è passata a un altro soggetto giuridico, ossia Jungbunzlauer International AG.
(34) I dirigenti del gruppo Jungbunzlauer implicati nei fatti rilevanti ai fini della presente decisione lavoravano presso Jungbunzlauer Ges.m.b.H o presso Jungbunzlauer AG. Per ragioni di chiarezza, e tenendo conto del fatto che Jungbunzlauer Ges.m.b.H e successivamente Jungbunzlauer AG hanno diretto le attività di tutto il gruppo, la denominazione "Jungbunzlauer" si riferirà a entrambe le entità se non altrimenti indicato.
f) Altri produttori
i) Produttori cinesi
(35) L'industria cinese di acido citrico è cresciuta in maniera molto consistente alla fine degli anni '80, e fra il 1990 e il 1994 i suoi livelli di produzione annui sono triplicati, toccando più di 200000 mt(4). L'industria è fortemente orientata verso il mercato dell'esportazione, con un consumo interno pari a circa il 20 %-25 % della produzione totale. Tutta la produzione cinese è convogliata attraverso imprese di distribuzione e agenti. Nel paese vi è un numero molto limitato di grandi produttori di acido citrico. Il numero totale dei produttori è stato stimato a 120 nel 1994. Per quanto riguarda le materie prime, i produttori utilizzano patate di aziende agricole vicine, e il grosso dei processi di fermentazione avviene in impianti di dimensioni ridotte che possono funzionare con un basso livello di investimenti. L'industria cinese dell'acido citrico è molto sensibile ai prezzi all'esportazione e alla domanda estera.
ii) Altri
(36) Il mercato europeo è inoltre rifornito da produttori più piccoli, come la società israeliana Gadot Biochemical Industries, la multinazionale statunitense Cargill Inc., e una serie di imprese più piccole stabilite nell'Europa dell'Est e in Russia.
3. ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA - ECAMA
(37) La "European Citric Acid Manufacturers' Association" ("ECAMA") è un "gruppo di settore" della "European Chemical Industry Council" ("CEFIC" secondo l'acronimo francese) con sede a Bruxelles, in Belgio. Rappresenta gli interessi dell'industria europea dell'acido citrico e tiene un'assemblea generale due volte all'anno. I gruppi di lavoro esaminano questioni tecniche, regolamentari e commerciali. L'ECAMA controlla inoltre gli sviluppi del mercato mondiale raccogliendo ogni mese dati sulle vendite. I dati sono resi non identificabili e non è possibile risalire, a posteriori, alle singole imprese. In tale configurazione anonima le cifre relative alle vendite sono sottoposte a revisione da parte della Schweizerische Treuhandgesellschaft - Coopers & Lybrand, che presenta periodicamente una relazione sulle proprie conclusioni.
4. IL MERCATO DELL'ACIDO CITRICO
a) Offerta
(38) Il settore dell'acido citrico è fondamentalmente di carattere mondiale, ed è caratterizzato da una struttura oligopolistica con costi di trasporto relativamente bassi, che rappresentano in media il 5 %-7 % del prezzo d'acquisto per la maggior parte dei grossi produttori. I dazi doganali standard per l'acido citrico non SEE erano pari all'11,1 % nella Comunità nel 1996, e da allora sono diminuiti. Nella maggior parte dei casi le varie applicazioni dell'acido citrico richiedono solo un know-how standard, rendendo trascurabili le barriere di tipo tecnologico.
(39) I maggiori produttori di acido citrico sono, nell'insieme, società multinazionali, ad eccezione di Jungbunzlauer, un'azienda di medie dimensioni a conduzione familiare che nel 1996 era comunque il più grosso produttore di acido citrico nella Comunità.
(40) Anche se le vendite e la produzione tendono ad essere suddivise in blocchi secondo tre principali aree geografiche (Nord America, Europa ed Asia), fra queste zone avvengono significativi scambi di prodotto. Nel caso della Comunità, le importazioni dalla Cina rappresentano, da sole, quasi il 20 % del consumo totale, benché queste importazioni siano realizzate da numerose piccole imprese.
(41) Per valutare le dimensioni del mercato dell'acido citrico nel periodo rilevante, la Commissione prende in considerazione diverse stime, fra cui, in particolare, quelle fornite dai principali produttori nelle loro rispettive risposte alle richieste di informazioni inviate nell'agosto 1997. Nel 1996 l'ECAMA ha valutato il mercato mondiale dell'acido citrico come pari a 785000 mt e il mercato europeo del prodotto a 303000 mt(5). Stando alle migliori stime della Commissione, nel periodo 1994-1997 la capacità di produzione mondiale era come minimo di circa 900000 mt(6), e l'attuale domanda mondiale per il prodotto può essere valutata ad almeno 750000 mt.
(42) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Haarmann & Reimer dichiara che, in base alle sue informazioni, il volume complessivo del mercato comunitario è stato di circa 200000 mt nel periodo interessato. Tenendo conto del prezzo medio di vendita di 1,25 EUR, il valore del mercato comunitario nel periodo rilevante sarebbe di 250 milioni di EUR, non di 350 milioni di EUR come menzionato nella comunicazione degli addebiti.
(43) L'applicazione del prezzo medio praticato per l'acido citrico da Haarmann & Reimer nel 1995(7) alla quantità minima di 750000 mt considerata dalla Commissione dà un valore di mercato su scala mondiale superiore a 1000 milioni di ECU. Analogamente, l'applicazione del prezzo medio di 1,25 ECU/mt (suggerito da Haarmann & Reimer nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti) alle 303000 mt stimate dall'ECAMA dà un valore di mercato valutato per l'Europa a 375 milioni di ECU.
(44) Il 27 luglio 2001 la Commissione ha inviato ai destinatari della presente decisione una richiesta di informazioni, invitandoli a fornire le loro cifre relative alle vendite di acido citrico a livello mondiale e a livello del SEE per il 1995. Le cifre ottenute dalle imprese sono le seguenti:
Tabella 1
SPAZIO PER TABELLA
(45) Le valutazioni delle quote di mercato degli operatori nel 1996 erano le seguenti(8):
Tabella 2
SPAZIO PER TABELLA
(46) Secondo tali cifre, nel 1996 le quote complessive di mercato dei destinatari della presente decisione rappresentavano circa il 60 % del mercato mondiale di acido citrico e il 67 % del mercato dell'acido citrico a livello SEE(9). La combinazione di tali cifre con quelle relative alle vendite di cui alla tabella 1, considerando 44, dà una dimensione stimata a 894,72 milioni di EUR per il mercato complessivo dell'acido citrico a livello mondiale nel 1995, e di 323,69 milioni di EUR per il mercato complessivo dell'acido citrico a livello SEE per lo stesso anno(10).
(47) A tale riguardo, la Commissione stima che nel periodo considerato nella presente decisione il valore del mercato dell'acido citrico a livello mondiale si aggirasse in ogni caso sui 900 milioni di EUR, e che il valore del mercato a livello SEE fosse di circa 320 milioni di EUR.
(48) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Haarmann & Reimer sostiene che la forza della sua quota di mercato sul mercato mondiale è principalmente dovuta alla sua solida posizione come produttore locale sui mercati protetti dai dazi del Sud America. Per quanto riguarda il mercato europeo, Haarmann & Reimer indica inoltre che prima di rilevare le attività di Rhône-Poulenc a Selby, l'impresa aveva una capacità di sole 10000 tonnellate, e che il nuovo impianto lì costruito funzionava inizialmente al di sotto della capacità prevista di 20000 tonnellate.
(49) Per quanto riguarda Hoffmann-La Roche, essa argomenta nella risposta alla comunicazione degli addebiti che la Commissione, concentrandosi sulla quota di mercato dell'impresa in Europa nel 1996, ne sopravvaluta la quota di mercato media detenuta durante tutta la durata del cartello. Hoffmann-La Roche controbatte anzi che, a causa del sistema di quote posto in essere, essa non poteva trarre vantaggio dalla crescita sul mercato comunitario, e che la sua quota di mercato diminuiva. L'impresa spiega di aver ricominciato a vedere nuovamente incrementata la sua quota sul mercato comunitario nel 1995.
(50) La tabella seguente fornisce una visione d'insieme delle dimensioni dei principali produttori di acido citrico nel periodo 1991-1995, nonché la dimensione dei gruppi cui appartengono queste imprese.
Tabella 3
Dimensioni dei principali produttori di acido citrico nel periodo 1991-1995
(Anno 2000)
SPAZIO PER TABELLA
b) Domanda
(51) Gli acquirenti di acido citrico vanno dalle grandi multinazionali del settore della trasformazione degli alimenti, che trattano direttamente con i produttori, alle imprese di piccole e medie dimensioni rifornite dai distributori. Il settore degli alimenti e delle bevande rappresenta la quota più ampia di consumo, seguito da quello dei produttori di detergenti e detersivi.
c) Commercio tra gli Stati della Comunità
(52) L'acido citrico è prodotto in cinque Stati membri (Austria, Belgio, Irlanda, Italia e Regno Unito) ed è commercializzato in tutta la Comunità. I cinque destinatari della presente decisione avevano impianti di produzione nella Comunità (in certi casi attraverso controllate). La tabella seguente mostra le vendite annue, nella Comunità, delle imprese con stabilimenti nella Comunità, e la quota rappresentata ogni anno dalle vendite al di fuori del rispettivo Stato membro. Ulteriori vendite di acido citrico nella Comunità provenivano da paesi terzi.
Tabella 4
Dati per le cinque imprese con siti di produzione nella Comunità ((Fonte:
risposta di ADM del 5 dicembre 1997 conformemente all'articolo 11 [83]; risposta di Jungbunzlauer del 22 settembre 1997 a norma dell'articolo 11 [32]; risposta di Citrique Belge (Hoffmann-La Roche) del 30 settembre 1997 a norma dell'articolo 11 [64]; risposta di Haarmann & Reimer (Bayer AG) del 23 settembre 1997 a norma dell'articolo 11 [53]; risposta dell'8 giugno 1999 di Cerestar Bioproducts conformemente all'articolo 11 [6714].))
SPAZIO PER TABELLA
(53) Sul mercato dell'acido citrico vi sono quindi considerevoli scambi commerciali fra gli Stati membri.
C. PROCEDIMENTO
(54) Nell'agosto del 1995 il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha notificato alla Commissione lo svolgimento di un'indagine del gran giurì relativa al mercato dell'acido citrico. Nell'aprile 1997 la Commissione è stata informata del patteggiamento concluso da Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer negli Stati Uniti (cfr. il considerando 64).
(55) Nell'agosto del 1997 la Commissione ha inviato richieste di informazioni ai sensi dell'articolo 11 del regolamento n. 17(11) ai quattro principali produttori di acido citrico nella CE. Nel gennaio 1998 sono state spedite richieste di informazioni ai principali consumatori di acido citrico sul mercato CE. Ai principali produttori di acido citrico nella CE sono state spedite ulteriori richieste di informazioni nel giugno e luglio 1998.
(56) In seguito al ricevimento della prima richiesta di informazioni ai sensi dell'articolo 11 indirizzata a Cerestar Bioproducts nel luglio 1998, i rappresentanti legali della società hanno chiesto un incontro con la Commissione il 29 ottobre 1998. Durante tale incontro la società ha espresso il proprio desiderio di cooperare con la Commissione ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese(12), e ha esposto oralmente le attività di cartello in cui si è trovata implicata. Una dichiarazione scritta confermante tale resoconto è stata inviata alla Commissione il 25 marzo 1999.
(57) In seguito a un contatto preliminare nel settembre 1998 ADM ha incontrato la Commissione l'11 dicembre dello stesso anno, dopo aver espresso la propria volontà di cooperare con la Commissione ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese. In questo incontro ha fornito un resoconto orale delle attività anticoncorrenziali in cui era stata implicata. Una dichiarazione scritta confermante tale resoconto è stata fornita il 15 gennaio 1999.
(58) Il 3 marzo 1999 sono state inviate richieste supplementari di informazioni a Bayer plc, Hoffmann-La Roche, Jungbunzlauer e Cerestar Bioproducts.
(59) Il 28 aprile 1999 Bayer plc ha presentato, a nome di Haarmann & Reimer, una domanda ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e ha fornito una dichiarazione a integrazione della sua risposta alla richiesta di informazioni.
(60) In una lettera datata 21 maggio 1999, e in seguito a un incontro con la Commissione avente avuto luogo il 23 aprile, Jungbunzlauer ha confermato la propria intenzione di cooperare pienamente secondo le condizioni della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e ha fornito una dichiarazione a integrazione della sua precedente risposta alla richiesta di informazioni ai sensi dell'articolo 11.
(61) Con lettera del 28 luglio 1999, Hoffmann-La Roche ha confermato la sua partecipazione al cartello e gli scopi delle relative riunioni.
(62) Il 28 marzo 2000 la Commissione ha avviato un procedimento nel caso in oggetto e ha adottato una comunicazione degli addebiti nei confronti delle imprese destinatarie della presente decisione. Tutte le parti hanno presentato osservazioni scritte in risposta agli addebiti mossi dalla Commissione. Nessuna di esse ha chiesto un'audizione orale, né alcuna di esse ha sostanzialmente contestato i fatti quali esposti nella comunicazione degli addebiti.
(63) Il 27 luglio 2001 sono state inviate richieste supplementari di informazioni ad ADM, Cerestar Bioproducts, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer, per raccogliere ulteriori dati sui fatturati.
D. PROCEDIMENTI NEGLI USA E IN CANADA
(64) Negli USA, in seguito a indagini svolte dal Dipartimento della Giustizia e dall'FBI, a cinque produttori - ADM, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche, Jungbunzlauer e Cerestar Bioproducts - sono stati contestati illeciti penali per accordi di fissazione di prezzi contrari alla sezione I dello Sherman Act. Inoltre, un alto dirigente di Haarmann & Reimer, un ex amministratore delegato di Citrique Belge, controllata di Hoffmann-La Roche, il presidente e amministratore delegato di Jungbunzlauer International AG e l'amministratore delegato di Cerestar Bioproducts sono stati accusati personalmente di aver concluso accordi illeciti.
(65) Fra il mese d'ottobre del 1996 e il mese di giugno 1998 tutti gli accusati hanno riconosciuto la propria colpevolezza rispetto alle accuse formulate e hanno accettato di pagare ammende fissate a: 30 milioni di USD per ADM; 50 milioni di USD per Haarmann & Reimer; 14 milioni di USD per Hoffmann-La Roche; 11 milioni di USD per Jungbunzlauer e 400000 USD per Cerestar Bioproducts.
(66) Oltre alle ammende comminate alle imprese, a tutte le singole persone accusate sono state irrogate individualmente ammende di 150000 USD ciascuna, tranne all'amministratore delegato di Cerestar Bioproducts che ha pagato un'ammenda di 40000 USD.
(67) In una corte distrettuale degli Stati Uniti sono stati inoltre avviati procedimenti civili per conto di un gruppo di acquirenti che reclamano un risarcimento triplo contro ADM, Haarmann & Reimer, Jungbunzlauer, Hoffmann-La Roche e Cerestar Bioproducts.
(68) In Canada, in seguito a un'indagine penale svolta dall'Ufficio per la concorrenza (Competition Bureau), ADM, Haarmann & Reimer, Jungbunzlauer e Hoffmann-La Roche hanno ammesso, fra maggio 1998 e settembre 1999, di aver partecipato ad accordi di fissazione dei prezzi e di ripartizione dei mercati dell'acido citrico, e hanno ricevuto ammende per, rispettivamente, 2 milioni di CAD, 4,7 milioni di CAD, 1,9 milioni di CAD e 2,9 milioni di CAD.
E. DESCRIZIONE DEI FATTI
1. PARTECIPANTI E ORGANIZZAZIONE
(69) La struttura, l'organizzazione e il funzionamento del cartello erano basati su una valutazione comune del mercato. ADM e Haarmann & Reimer avevano contatti più frequenti poiché, benché avessero entrambi impianti di produzione nella CE, si consideravano produttori più nordamericani che europei, e in termini di logistica e di coordinamento era per loro più semplice tenere più spesso incontri bilaterali.
(70) I rappresentanti delle imprese nelle riunioni erano generalmente:
- per ADM: il presidente della Divisione per il trattamento del mais e il vicepresidente vendite e marketing,
- per Haarmann & Reimer: un vicepresidente dell'impresa, un membro del consiglio d'amministrazione di Haarmann & Reimer USA; il vicepresidente vendite e marketing e il Sales and Marketing Manager,
- per Hoffmann-La Roche: il direttore mondiale del Marketing Vitamine e Prodotti della Chimica Fine (World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals); il direttore del settore mangimi USA - Divisione vitamine (Head of the US Feed Business - Vitamin Division); due successivi direttori generali di Citrique Belge; un product manager di Citrique Belge,
- per Jungbunzlauer: il Chief Executive Officer (CEO); il direttore di Jungbunzlauer Austria e un product manager,
- per Cerestar Bioproducts: il direttore generale e un addetto alle vendite.
(71) Le riunioni del cartello erano fissate a diversi livelli:
- riunioni periodiche ad alto livello, o "Masters", fra i presidenti, i CEO, i direttori generali, ecc., in media due volte all'anno,
- successivamente, dal 1993 in poi, riunioni di stampo più tecnico fra i Sales Manager, le cosiddette riunioni "Sherpa",
- contatti bilaterali fra imprese.
2. ANTEFATTI E CONTATTI INIZIALI
(72) Il prezzo medio dell'acido citrico in Europa è stato in continuo calo fra il 1985 e il 1990, diminuendo circa del 45 %(13). I prezzi alla fine di questo periodo erano atipicamente bassi, un fatto attribuito da alcune fonti all'inizio di una guerra dei prezzi in Germania e nel Regno Unito (per la quale Jungbunzlauer era ritenuta principalmente responsabile) per la conquista di quote di mercato supplementari. Il comportamento di Jungbunzlauer sul mercato era percepito come una delle ragioni di questo declino nei prezzi. Nello stesso periodo, Jungbunzlauer ha praticamente triplicato la sua capacità di produzione dell'acido citrico (da [...] mt a [...] mt), principalmente grazie alla sua acquisizione delle attività di produzione dell'acido citrico di Boehringer Ingelheim nel 1985 e della divisione acido organico di Benckiser nel 1988(14).
(73) Un certo grado di razionalizzazione nell'industria dell'acido citrico ha avuto luogo alla fine di questo periodo. Nel 1990, l'ingresso di Cargill sul mercato con un nuovo impianto negli USA ha avuto un impatto negativo sui prezzi a livello mondiale. Nel dicembre dello stesso anno, il settore dell'acido citrico di Pfizer è stato acquistato da ADM, che si inseriva così a sua volta sul mercato. Nel 1991 un produttore europeo più piccolo, Ebro Spain, ha cessato la produzione e ha chiuso, e alla fine di quell'anno l'impianto di Biacor in Italia è stato rilevato da Cerestar Bioproducts(15).
(74) Alcune settimane dopo l'acquisto del settore dell'acido citrico di Pfizer, ADM ha organizzato diversi incontri bilaterali con altri produttori di acido citrico, apparentemente allo scopo di presentarsi ai concorrenti.
(75) Il 14 gennaio 1991 il presidente della Divisione per il trattamento del mais e il vicepresidente vendite e marketing di ADM hanno incontrato a Chicago, Stati Uniti, il vicepresidente di Haarmann & Reimer e il vicepresidente vendite e marketing della stessa impresa. Il 23 gennaio 1991 hanno incontrato il direttore del settore vitamine e prodotti della chimica fine di Hoffmann-La Roche, che all'epoca era anche presidente dell'ECAMA, a Basilea, Svizzera. Il giorno seguente, gli stessi rappresentanti di ADM hanno incontrato due rappresentanti di alto livello di Jungbunzlauer negli uffici della società a Vienna. Infine, il 25 gennaio 1991, i rappresentanti di ADM hanno incontrato un membro del consiglio d'amministrazione di Haarmann & Reimer USA ad Hannover, in Germania(16).
(76) Tutti questi incontri sono stati qualificati da ADM come puramente "di presentazione", anche se, quale che sia la definizione utilizzata, resta il fatto che ADM si è mossa molto presto, dopo il suo ingresso sul mercato, per mettersi in contatto con i suoi concorrenti principali.
(77) Prima di questi fatti erano già state compiute mosse nel settore per fissare i prezzi. Jungbunzlauer dichiara che nel 1990 era stata contattata da un membro del consiglio d'amministrazione di Haarmann & Reimer per stabilire un approccio coordinato per la fissazione dei prezzi da parte dei produttori di acido citrico(17).
3. I PRINCIPI DI BASE DEL CARTELLO
(78) Il primo incontro fra tutti i partecipanti iniziali del cartello è stato organizzato dal World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals di Hoffmann La Roche, e ha avuto luogo il 6 marzo 1991(18) all'Hotel Plaza, Basilea, Svizzera. L'incontro era organizzato e presieduto da un rappresentante di Hoffmann-La Roche(19). Ad esso erano presenti due rappresentanti di alto livello, rispettivamente, di ADM, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer.
(79) È durante questo incontro che sono stati concordati i principi di base del cartello, fornendo così il piano per le successive azioni da parte delle imprese partecipanti. Sono inoltre state indicate e concordate le seguenti caratteristiche essenziali dell'accordo, che possono essere riscontrate per tutta la durata del cartello e che forniscono un chiaro quadro del modo in cui esso funzionava.
a) Obiettivi
(80) Il cartello perseguiva quattro obiettivi principali, ossia l'assegnazione di specifiche quote di vendita ad ogni membro e l'osservanza di queste quote; la fissazione di prezzi obiettivo e/o prezzi minimi; l'eliminazione di riduzioni sui prezzi e lo scambio di specifiche informazioni sui clienti.
1. Quote di vendita
(81) Quote di vendita venivano assegnate ad ogni impresa e fissate su base mondiale, dato che tutti i produttori consideravano il mercato come mondiale. Secondo un suggerimento avanzato da ADM, era stato deciso che la base della quota sarebbe stata la media delle vendite di ogni impresa negli ultimi tre anni (cioè il periodo 1988-1990). Haarmann & Reimer inizialmente ha espresso riserve sulla sua posizione riguardo alla cifra ad essa assegnata, definita poco dopo, ma ha accettato in linea di principio il concetto di un sistema di quote. Già con l'incontro del marzo 1991 è stata assegnata ad ogni impresa una quantità fissa di tonnellate per la quota di vendita. Due mesi dopo, ad una riunione del cartello a Vienna del maggio 1991, questa cifra è stata convertita in una quota di mercato.
2. Prezzi "obiettivo" e prezzi "minimi"
(82) I membri del cartello hanno concordato di applicare prezzi "minimi" e prezzi "obiettivo". Tali prezzi sono stati stabiliti sia in USD che in DEM. Sul mercato europeo il DEM era usato come valuta di riferimento ed era convertito nella valuta nazionale appropriata nel momento in cui i prezzi venivano indicati e applicati ai clienti nazionali.
3. Nessuna riduzione sui prezzi
(83) È stato altresì concordato che a nessun cliente sarebbero state concesse riduzioni, e che tutti avrebbero dovuto pagare il prezzo di listino: questa misura era diretta a impedire che qualcuno dei partecipanti vendesse i prodotti al di sotto dei prezzi convenuti. Un'eccezione veniva fatta per i cinque maggiori acquirenti di acido citrico, poiché non era realistico aspettarsi che pagassero i prezzi di listino pubblicati. A questi clienti poteva quindi essere offerta una riduzione fino al 3 % del prezzo di listino(20).
4. Scambio di informazioni sui clienti
(84) Durante le riunioni - in particolare quelle di natura più tecnica, note come riunioni "Sherpa" - venivano scambiate informazioni su specifici clienti. È stato discusso e messo in atto l'obiettivo di conquistare alcuni clienti dei produttori cinesi, così come sono state concertate offerte per alcuni clienti molto grossi.
b) Realizzazione
1. Sistema di controllo
(85) È stato stabilito un sistema di controllo per accertare che le imprese rispettassero rigorosamente la quota assegnata a ciascuna di esse. Dietro suggerimento del World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals di Hoffmann-La Roche, durante l'incontro del 6 marzo 1991 il gruppo ha concordato di introdurre un sistema di controllo in base al quale ogni società avrebbe riferito le cifre mensili relative alle vendite al suo segretario a Basilea, che avrebbe poi provveduto a contattare le imprese per fornire a ciascuna di esse tali dati mensili. Benché le quote di vendita fossero stabilite a livello mondiale, tale controllo delle vendite avveniva in base a dati ripartiti per aree (Europa, Nord America, e il resto del mondo). Queste cifre non erano mai soggette a una revisione indipendente, ma poiché le vendite delle quattro imprese costituivano una parte significativa delle vendite totali dell'ECAMA, la cui relazione periodica forniva cifre aggregate, ciò poteva essere utilizzato per individuare le imprese che avessero fornito dati inesatti.
2. Regolari riunioni multilaterali
(86) Le regolari e frequenti riunioni fra i partecipanti erano una caratteristica dell'organizzazione del cartello. Fra il mese di marzo 1991 e il mese di maggio 1995 sono state tenute circa 20 riunioni multilaterali fra le imprese su questioni direttamente legate al cartello. Inoltre, in questo periodo, singoli rappresentanti di ADM e Haarmann & Reimer si sono incontrati almeno in dieci occasioni distinte per preparare le loro posizioni prima delle riunioni multilaterali, per esaminare la situazione del cartello o per trattare questioni di compensazione. Dopo il 1993, il cartello ha deciso di tenere riunioni di stampo più tecnico, note come riunioni "Sherpa", per appianare alcune rimostranze e risolvere alcune "difficoltà" di mercato.
(87) Le riunioni del cartello erano generalmente organizzate in modo da farle coincidere con quelle dell'assemblea generale dell'associazione di categoria ECAMA, poiché tutti i partecipanti al cartello erano membri di questa associazione. Le imprese si riunivano generalmente la sera prima della riunione "ufficiale" dell'ECAMA(21).
3. Regime di compensazione
(88) È stato concordato un regime di compensazione come corollario all'accordo sulle quote, allo scopo di penalizzare le imprese realizzanti vendite al di là della quota loro assegnata e di compensare al tempo stesso quelle che non l'avevano raggiunta. Qualora un'impresa, un dato anno, avesse superato la quota ad essa assegnata, l'anno successivo sarebbe stata obbligata ad acquistare il prodotto dalle imprese con vendite al di sotto delle loro quote.
4. ATTUAZIONE DELL'ACCORDO DI CARTELLO
(89) Come risultato della riunione del 6 marzo 1991, "ci fu un chiaro accordo per mettere in atto un sistema di quote sui volumi, un meccanismo di rendiconti e compensazioni, e per aumentare il prezzo dell'acido citrico"(22). Alcuni partecipanti erano sorpresi del livello di formalità e di organizzazione praticato dagli altri partecipanti per questa intesa. Già in questa fase iniziale, il principale rappresentante di Hoffmann-La Roche potrebbe avere avvertito i partecipanti di non conservare alcun documento scritto delle riunioni, e della necessità di essere quanto più prudenti possibile in merito all'esistenza e al contenuto di quegli incontri(23).
(90) Il cartello è stato caratterizzato da due periodi distinti. Il primo va dal mese di marzo 1991 alla metà del 1993: in questo periodo l'accordo generale è stato messo in atto senza particolari difficoltà, i prezzi hanno avuto una forte tendenza al rialzo e un nuovo membro ha aderito al cartello. La questione delle compensazioni fra le imprese stava tuttavia diventando problematica.
(91) Durante il secondo periodo, dalla metà del 1993 fino alla cessazione del cartello nel maggio 1995, è diventato sempre più difficile per le imprese partecipanti mantenere i livelli dei prezzi, in particolare per un considerevole aumento delle importazioni di acido citrico dalla Cina, soprattutto sul mercato europeo. Si sono diffuse accuse di imbrogli nell'ambito dell'accordo, specialmente contro Jungbunzlauer, e il livello di fiducia fra i membri del cartello è andato deteriorandosi.
a) Aumenti dei prezzi
(92) Dopo un periodo di calo dei prezzi di cinque anni(24), era chiaro che uno degli scopi principali del cartello era di rovesciare questa tendenza e aumentare il prezzo dell'acido citrico. La domanda di acido citrico ha conosciuto un aumento considerevole negli anni 1991 e 1992 (il 9 % o più ogni anno)(25). Nel 1991 hanno cominciato ad emergere nuove fonti di domanda dell'acido citrico. In particolare, il suo uso come prodotto di sostituzione più ecologico dei polifosfati nell'industria dei detergenti è servito ad aumentare la domanda. I membri del cartello hanno discusso di questa fonte di crescente domanda alla successiva riunione(26) del cartello negli uffici di Jungbunzlauer a Vienna, Austria, il 16 maggio 1991(27). Complessivamente, essi "vedevano ciò come una situazione che poteva essere sfruttata per un aumento coordinato dei prezzi"(28). L'obiettivo dei produttori era quello di aumentare i prezzi in misura di molto superiore a quanto sarebbe stato altrimenti accettabile per i consumatori in normali condizioni di mercato. I prezzi così concordati venivano successivamente annunciati ai clienti e sono stati largamente praticati, in particolare nei primi anni di esistenza del cartello (cfr. i considerando 82-84; 95-96; 116-118).
(93) Dato il carattere mondiale del mercato dell'acido citrico e l'uso dei DEM e degli USD come valute di riferimento, il tasso di cambio fra le due divise era cruciale per determinare prezzi sostenibili e competitivi, in particolare per evitare passaggi da un'area all'altra. Le decisioni sui prezzi erano prese dai membri del cartello alla luce di questa importante considerazione. La forza relativa del DEM rispetto all'USD fra la metà del 1991 e la metà del 1992 (aumento quasi del 20 %)(29) significava che gli aumenti del prezzo dell'acido citrico per le aree con prezzi espressi in USD erano più frequenti e di un importo complessivo più elevato che nei mercati denominati in DEM, essenzialmente per compensare la rivalutazione del DEM.
(94) Come già indicato, l'acido citrico è prodotto sotto forme diverse, per ognuna delle quali sono applicabili prezzi specifici. Le due forme più comuni sono l'acido citrico monoidrato (ACM) e l'acido citrico anidro (ACA): quest'ultimo è il prodotto principale sul mercato nordamericano, mentre il primo realizza vendite maggiori sul mercato europeo. Per questioni di comodità, nelle discussioni sui prezzi i membri del cartello si riferivano principalmente ai prezzi dell'acido citrico anidro, che è venduto a un prezzo un po' più elevato (del 4-5 % circa) dell'acido citrico monoidrato. Poiché i prezzi di tutti i tipi di prodotto erano collegati gli uni agli altri, la fissazione del prezzo di un tipo incideva automaticamente sugli altri. In certe occasioni venivano comunque discussi anche i prezzi di altri tipi oltre a quelli dell'acido citrico anidro.
(95) Uno dei primi risultati della riunione del marzo 1991 è stata l'applicazione concertata, dall'aprile del 1991, di un aumento del prezzo dell'acido citrico (ACA), che avrebbe toccato così i 2,25 DEM/kg. Introdurre questo incremento nei prezzi non è stato molto difficile, in parte grazie alle favorevoli condizioni del mercato. Al tempo stesso è stato raggiunto un accordo su aumenti di prezzi per il mercato nordamericano. Nel luglio 1991, il prezzo sul mercato europeo era inferiore al prezzo USD, e per mezzo di sole conversazioni telefoniche i membri del cartello hanno concordato di aumentarlo a 2,70 DEM/kg (ACA) con effetto dall'agosto 1991. Anche questo aumento dei prezzi è stato messo in atto con successo. Alla successiva riunione del cartello nel novembre 1991, i partecipanti si sono impegnati esplicitamente a non far divergere molto i prezzi nordamericani ed europei(30). In quel momento, a un aumento concordato del prezzo USD non corrispondeva alcun incremento sul mercato europeo, e questo per la crescente debolezza dell'USD rispetto al DEM. Un aumento finale a 2,80 DEM/kg (ACA) è stato concordato nella riunione del maggio 1992 con le imprese, che lo avrebbero messo in atto nel giugno 1992(31). Dopo questa data non è stato più concordato alcun aumento dei prezzi: le discussioni hanno riguardato piuttosto l'esigenza di mantenere tali prezzi di fronte alle restanti pressioni concorrenziali.
(96) Nell'arco di 14 mesi il prezzo europeo dell'acido citrico era aumentato del 40 %. I membri del cartello stavano raggiungendo uno dei principali obiettivi che si erano prefissati nella riunione iniziale del marzo 1991.
b) Ripartizione del mercato e sistema di controllo
(97) Le quote di vendita stabilite alla riunione del 6 marzo 1991 erano funzionali alla prolungata pressione al rialzo esercitata successivamente sui prezzi dell'acido citrico. Ad ogni produttore era stata assegnata una quota di mercato a livello mondiale, espressa come percentuale delle vendite totali da parte dei membri dell'ECAMA (nel 1991) e non del volume del mercato mondiale complessivo(32). Le quote erano inizialmente stabilite in termini di tonnellate complessive. Haarmann & Reimer non era soddisfatta della quota ad essa assegnata, e sono sorte alcune controversie anche sulla quota di Jungbunzlauer(33). Tali questioni sono state chiarite alla riunione successiva a Vienna del 16 maggio 1991. Alla stessa riunione è stato deciso che le quote ripartite sarebbero state espresse in termini di quote di mercato piuttosto che in termini di tonnellate complessive. Le quote di mercato finali per ogni impresa erano le seguenti: Haarmann & Reimer 32 %; ADM 26,3 %; Jungbunzlauer 23 %; Hoffmann-La Roche 13,7 % e Cerestar Bioproducts 5 %(34).
(98) ADM, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer hanno fornito cifre leggermente diverse per la percentuale esatta di ciascuna quota. La ripartizione precisa può essere tuttavia calcolata dalle tabelle fornite da Jungbunzlauer, che mostrano le stesse cifre per le quote di vendita assegnate per ogni anno nel periodo 1991-1994.
Tabella 5
Quote di vendite sul mercato mondiale (tonnellate metriche e quote di mercato)
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
(99) Cerestar Bioproducts non era presente alla riunione a Basilea, ma essendo un membro dell'ECAMA era inclusa nei dati aggregati forniti da tale associazione. Gli altri quattro partecipanti al cartello hanno usato i dati ECAMA per fare un controllo incrociato dei dati riferiti e hanno, da quanto risulta, assegnato una quota del 5 %(35) a Cerestar Bioproducts, con ogni probabilità a sua insaputa. Ciò si riflette nelle tabelle fornite da Jungbunzlauer(36).
(100) Per controllare la corretta applicazione di queste quote e per evitare, per quanto possibile, la necessità di una compensazione alla fine di ogni anno, dal marzo 1991 è stato stabilito uno scambio regolare di informazioni mensili sulle vendite(37). Come dichiara Jungbunzlauer, "ognuno dei partecipanti riferiva in merito alle tonnellate vendute in ogni area (Europa, Nord America e resto del mondo) alla segreteria del presidente dell'ECAMA il 7 di ogni mese. La segreteria raccoglieva tutte questi dati sulle vendite e li trasmetteva ai membri per telefono, divisi per impresa e per area. Questo permetteva di controllare in modo continuato le relative quote di mercato. Queste informazioni costituivano inoltre la base per l'analisi di mercato svolta durante le riunioni"(38). Benché le imprese riferissero in merito alle vendite effettuate nelle varie aree, dovevano essere rispettate solo le cifre relative alle vendite a livello mondiale.
(101) Le tabelle fornite da Jungbunzlauer(39) erano compilate in base ai dati forniti da queste telefonate mensili, e contengono cifre dettagliate e calcoli delle vendite mensili di ogni partecipante al cartello. Esse mostrano un costante controllo del livello di osservanza delle rispettive quote di vendita per ogni singola impresa. Per quanto riguarda l'interpretazione di queste tabelle, Jungbunzlauer spiega: "Le cinque caselle 1-5 disposte una sotto l'altra si riferiscono ad Haarmann & Reimer, ADM, Jungbunzlauer, Hoffmann-La Roche e Cerestar [rispettivamente]. Le dodici colonne disposte una accanto all'altra mostrano i riferiti volumi di vendite mensili di queste imprese. Per ogni impresa vi sono quattro file separate che indicano il volume di acido citrico venduto in Europa, nel Nord America, nel resto del mondo, e il totale per l'insieme di queste tre aree. La fila con la dicitura 'totale' mostra inoltre la differenza in percentuale rispetto ai volumi di vendite concordati. L'ultima fila mostra la differenza per l'insieme dell'Europa"(40). Esistono due tabelle separate per ogni anno del periodo 1991-1994. Una fornisce le informazioni su base mensile cumulata, e l'altra su base mensile semplice.
c) Sistema di compensazione
(102) Alla riunione del 14 novembre 1991 tenutasi a Bruxelles(41) - la prima in cui sono stati raccolti dati sufficienti sull'andamento delle vendite - è apparso chiaramente che ADM era molto al di sotto della sua quota, mentre Haarmann & Reimer era al di sopra per una quantità analoga: "Alla fine del 1991, Haarmann & Reimer ha dovuto acquistare 7000 tonnellate di acido citrico da ADM"(42). Gli altri due produttori erano essenzialmente in linea con le loro quote. Alla riunione è stata espressa preoccupazione su questa divergenza, poiché era stato concordato che uno degli scopi del meticoloso controllo delle vendite era proprio quello di evitare la necessità di compensazioni alla fine dell'anno. Era stato deciso precedentemente che squilibri di questo tipo non dovevano essere consentiti. Tale questione della compensazione, nonché la fissazione dei prezzi e la situazione del mercato, sono state ulteriormente discusse in una successiva riunione del 2 gennaio 1992 in Germania(43).
(103) La questione della compensazione è emersa presto in seno al cartello, in particolare in seguito a queste ampie, e circa equivalenti, divergenze da parte di Haarmann & Reimer e ADM (cfr. tabella 6). Un sistema di compensazione rafforzato è stato forse discusso alla riunione svoltasi a Gerusalemme il 19 maggio 1992(44), ma alla fine è stato deciso che "le imprese che più si allontanavano dai volumi stabiliti dovevano cercare accordi di compensazione individuali"(45). Alla riunione di Gerusalemme, la compensazione di ADM è stata il principale argomento di discussione. Haarmann & Reimer era restia a fornire tale compensazione ad ADM. Il World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals di Hoffmann-La Roche, in qualità di presidente, è intervenuto nella controversia, spiegando chiaramente che tale aspetto era una parte fondamentale dell'accordo e che la sua non osservanza avrebbe minato la necessaria fiducia per mantenere il cartello, e sarebbe pertanto stata dannosa per tutti i partecipanti. Ha di conseguenza sollecitato Haarmann & Reimer a rispettare l'accordo. È stato poi chiesto ai rappresentanti di ADM e Haarmann & Reimer di trovare una soluzione alla controversia, ed essi hanno discusso la questione al successivo incontro bilaterale.
(104) Questo è solo un esempio di una serie di incontri che è continuata fino all'aprile del 1995. ADM conferma che "non era inconsueto, per [un rappresentante di ADM] e [un rappresentante di Haarmann & Reimer] incontrarsi per discutere la posizione nordamericana prima delle riunioni dell'ECAMA"(46). Ad alcuni di questi incontri erano presenti di fatto altri membri di Haarmann & Reimer, tredici dei quali sono stati identificati. La controversia sulla compensazione figurava in primo piano in molte di queste discussioni, almeno fino a quando non è stato concluso il grosso della transazione durante la seconda metà del 1992.
(105) La tabella seguente mostra, per ogni impresa, la divergenza rispetto alla quota ad esse assegnata per ogni anno dal 1991 al 1994. ADM era l'impresa con il più ampio deficit in termini di volume in tutto questo periodo, e Haarmann & Reimer aveva il maggiore surplus.
(106) Le vendite effettive di acido citrico fra le imprese non corrispondono esattamente alle cifre date dalla seguente tabella per due motivi. In primo luogo, l'acido citrico era anche oggetto di scambi fra le imprese per scopi legittimi non legati alle misure di compensazione (come parte di accordi di swap o su base ad hoc). In secondo luogo, dato che l'effettivo livello di compensazione fra le società era caratterizzato da un certo grado di flessibilità, le controversie e le trattative sugli effettivi volumi di compensazione erano intense e non tutte le singole tonnellate di acido citrico vendute in più erano oggetto di compensazione.
Tabella 6
Mercato mondiale: divergenze relative alle quote di vendita((Le cifre qui indicate sono basate sui dati contenuti nelle tabelle della risposta di Jungbunzlauer del 29 aprile 1999 ai sensi dell'articolo 11, allegato 3.1 [5637-5644]. La riga "vendite assegnate" corrisponde al volume di vendite in base alla quota attribuita a ciascuna impresa (cfr. tabella 1).)) (tonnellate metriche)
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
(107) I volumi acquistati in base a questo sistema erano tuttavia significativi. Le vendite di ADM ad Haarmann & Reimer rappresentavano la parte più cospicua della compensazione e, secondo i calcoli della stessa ADM, esse hanno toccato quasi le 7200 mt fra il 1992 e il 1995(47). Cerestar Bioproducts ammette di aver venduto 702 mt di ACA più 126 mt di citrato trisodico ad Haarmann & Reimer nel 1994-1995 oltre a 96 mt a Jungbunzlauer nel 1994 (si trattava di rimanenze di una partita di 900 mt, di cui la maggior parte era stata rifiutata da Jungbunzlauer per l'addotta qualità scadente del prodotto)(48).
(108) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Jungbunzlauer afferma che la Commissione ha dato a torto l'impressione generale che esistesse un particolareggiato sistema di sanzioni per far rispettare gli accordi sulle quote. Jungbunzlauer aggiunge che la dichiarazione di ADM citata dalla Commissione(49) non è affatto corretta, dato che non è mai stato introdotto alcun sistema di compensazione anche se alcuni partecipanti alle riunioni del cartello possono avere avuto intenzione di farlo(50). Jungbunzlauer afferma che l'accordo raggiunto il 6 marzo 1991 riguardava solo il sistema di rendiconto delle vendite e non il meccanismo di compensazione. Se è vero che la possibilità di un tale meccanismo di compensazione è stata discussa alla riunione di Gerusalemme del maggio 1992, è stato concordato solamente che le imprese che si erano maggiormente allontanate dai volumi stabiliti dovevano concludere accordi di compensazione separati.
(109) Poiché la Commissione conferma che, coma già indicato nella comunicazione degli addebiti, nella riunione di Gerusalemme del maggio 1992 è stato concluso che le imprese interessate dovevano stipulare accordi di compensazione individuali, essa non può che respingere l'asserzione di Jungbunzlauer secondo la quale durante il periodo d'infrazione non esisteva alcun accordo di compensazione.
(110) Fin dall'inizio, nel marzo 1991, il principio secondo il quale i partecipanti che realizzavano vendite superiori a quanto stabilito avrebbero dovuto procedere a delle compensazioni con quelli che vendevano meno, ha svolto un ruolo centrale nell'accordo di cartello. Indipendentemente dalla forma assunta - multilaterale o bilaterale - l'applicazione di un sistema di compensazione aveva per oggetto e per effetto di introdurre e disciplinare un regime di osservanza delle quote, poiché tutti i partecipanti sapevano che non ottemperando all'accordo di ripartizione del mercato avrebbero perso qualsiasi vantaggio conseguito. Ciò è confermato dalla dichiarazione fatta da Haarmann & Reimer, secondo la quale già nel novembre 1991 essa sapeva che avrebbe dovuto acquistare 7000 tonnellate da ADM. Come spiegato al considerando 107, l'acquisto di acido citrico fra i partecipanti al cartello in osservanza degli accordi sulle quote ha avuto luogo per tutto il periodo dell'infrazione.
(111) Haarmann & Reimer riconosce di aver acquistato 7200 mt da ADM nel periodo 1992-1994, ma sostiene che è esagerato affermare che le quantità acquistate in virtù del sistema di compensazione siano cospicue, poiché rappresentavano meno del 2 % delle sue vendite medie annuali a livello mondiale. La Commissione non può condividere questo punto di vista. Presi nell'insieme, gli acquisti in oggetto non erano affatto irrilevanti, e in ogni caso, anche se la loro entità era considerata come limitata, la loro importanza è evidente, poiché contribuiscono ampiamente a mettere in luce gli sforzi compiuti dai membri del cartello per mantenere le quote stabilite.
5. ADESIONE DI CERESTAR BIOPRODUCTS
(112) Cerestar Bioproducts ha avuto un primo contatto con i membri del cartello all'assemblea generale dell'ECAMA del 15 novembre 1991, a cui era stata invitata in quanto nuovo membro dell'associazione. Il direttore generale di Cerestar Bioproducts è stato avvicinato in quell'occasione dal World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals di Hoffmann-La Roche, che ha incontrato successivamente, il 12 febbraio 1992, a Basilea, dove gli è stato "spiegato il meccanismo di base del cartello"(51) di cui Cerestar Bioproducts è alla fine entrata a far parte.
(113) Vi sono alcune divergenze fra le versioni date dai vari membri del cartello quanto alla data effettiva in cui Cerestar Bioproducts ha partecipato alla prima riunione. Hoffmann-La Roche ha dichiarato che i "rappresentanti di Cerestar non hanno partecipato a riunioni prima del 1992"(52). ADM ritiene che Cerestar Bioproducts ha cominciato a partecipare al cartello solo con la riunione del 18 novembre 1992 a Bruxelles(53), mentre Jungbunzlauer indica la data del 1o giugno 1993(54), pur ammettendo di non esserne certa. Quanto a Cerestar Bioproducts, l'impresa è ferma nell'asserire di essere stata presente alla riunione di Gerusalemme del maggio 1992(55), ed è questa data che deve essere accettata come la più esatta, principalmente perché Cerestar Bioproducts era il più piccolo operatore del cartello e della sua partecipazione alle riunioni non veniva sistematicamente presa nota dagli altri membri.
(114) Alla riunione del novembre 1992, che ha avuto luogo il pomeriggio prima dell'assemblea ufficiale dell'ECAMA, i partecipanti hanno concordato di fissare formalmente la quota di Cerestar Bioproducts al 5 % delle vendite complessive mondiali dei membri del cartello(56), come era stato stabilito precedentemente in modo informale. Allo stesso tempo è stato deciso che per le vendite del 1992 non era necessaria alcuna compensazione fra le imprese, poiché le differenze fra le vendite effettive e quelle assegnate erano abbastanza esigue da essere accettabili per tutti(57).
6. AZIONE CONCERTATA CONTRO I PRODUTTORI CINESI
(115) Dalla fine degli anni '80, i produttori cinesi di acido citrico hanno cominciato ad aumentare la propria presenza sul mercato mondiale e in particolare in Europa. Il prodotto cinese era generalmente percepito come al di sotto dei criteri di qualità dei fornitori più affermati, e la stragrande maggioranza del volume di produzione era nella forma di ACM, poiché i produttori cinesi non disponevano generalmente delle risorse e della tecnologia per produrre ACA. Dovevano così competere quasi esclusivamente in base al prezzo e vendevano sistematicamente il loro prodotto a tariffe inferiori a quelle dei produttori affermati(58).
(116) Il considerevole aumento dei prezzi all'inizio degli anni '90 è stato in parte la causa di un nuovo flusso di importazioni di acido citrico dalla Cina. Tali importazioni sono più che raddoppiate fra il 1991 e il 1992, raggiungendo 32500 mt nel 1992, ossia il 14,2 % del volume del mercato comunitario. Nel 1994 sarebbero poi salite a 59448 mt, pari al 23,6 % del volume del mercato comunitario quell'anno(59). Questa situazione ha avuto un impatto importante sulla capacità del cartello di mantenere i prezzi concordati ed è divenuta un problema sempre più serio, nonostante venissero ideati e attuati diversi mezzi per contrastare l'effetto di calo dei prezzi dovuto alle importazioni cinesi. Dietro la copertura della loro appartenenza all'ECAMA, le imprese che formavano il cartello hanno studiato la possibilità di far avviare un procedimento antidumping contro gli importatori cinesi da parte della Commissione europea, e hanno continuato a praticare questo tipo di pressione inviando rappresentanti di Jungbunzlauer e ADM in Cina, a nome dell'ECAMA, per informare i produttori locali che procedimenti antidumping sarebbero stati avviati se non fosse stata posta fine alle loro pratiche di taglio dei prezzi. Questo non ha avuto alcun effetto percepibile sui prezzi. Al tempo stesso i membri del cartello si sono posti l'obiettivo di conquistare clienti dei produttori cinesi per minare la loro posizione sul mercato. Il meccanismo di questa pratica è spiegato sotto.
(117) Uno degli effetti è stato che, a partire dal 1993, hanno cominciato a sorgere difficoltà fra alcuni dei membri del cartello. Nel primo trimestre del 1993, Jungbunzlauer veniva considerata come un'impresa che "causava problemi" nel gruppo poiché non si atteneva sempre rigorosamente all'accordo ed era percepita come "poco disciplinata" dagli altri partecipanti(60). Al successivo incontro di cartello del 1o giugno 1993 al Kildare Country Club in Irlanda(61), il principale tema di discussione è stata la mancanza di disciplina da parte di alcuni membri per quanto riguarda l'osservanza dell'accordo che prevedeva che tutti i clienti (eccetto i cinque maggiori) avrebbero dovuto pagare il prezzo di listino. In particolare, ADM e Haarmann & Reimer hanno esplicitamente accusato Jungbunzlauer di tale mancanza di disciplina. Per riparare a questa percepita stortura è stato deciso che i membri "junior" del gruppo avrebbero dovuto incontrarsi separatamente per individuare le varie "eccezioni" fatte, allo scopo di chiarire la situazione. A questi incontri di natura piuttosto tecnica sarebbe stato fatto poi riferimento come riunioni "Sherpa", in contrapposizione alle principali riunioni "Masters".
(118) Le difficoltà causate da questa mancanza di disciplina sui prezzi applicati sono continuate alla riunione del cartello del 27 ottobre 1993 a Bruges, Belgio(62). "L'accordo fondamentale esisteva sempre, ma vi era un numero crescente di eccezioni per le quali il gruppo considerava Jungbunzlauer come la principale responsabile"(63). Un'altra preoccupazione era anche la quota di mercato in calo dei membri del cartello. Dal 1991 al 1993 la quota di mercato mondiale dei membri del cartello in termini di vendite complessive era diminuita dal 70 % circa a meno del 60 %, e ha continuato a calare fino al 52 % nel 1994(64). Questo declino continuo significava che le dimensioni della "torta" divisa fra le imprese del cartello stavano diminuendo costantemente - un fattore, questo, che ha fatto aumentare la tensione fra di esse(65).
(119) Una riunione "Sherpa" si è tenuta a Londra il 14 gennaio 1994(66) con il compito di riesaminare la situazione del mercato dell'acido citrico e di trovare modi per promuovere un aumento delle vendite da parte dei membri del cartello. Argomenti di discussione a questa riunione sono state la crescente disponibilità del prodotto cinese sul mercato europeo e la necessità di un atteggiamento più energico da parte dei membri del cartello per mantenere il loro livello di vendite tenuto conto di questa situazione. I partecipanti "hanno riconosciuto che sarebbe stata necessaria una guerra dei prezzi contro la concorrenza della Cina"(67), e che dovevano "impegnarsi e riconquistare particolari clienti [persi a vantaggio dei produttori cinesi] a qualsiasi prezzo necessario, con il benestare degli altri"(68). "Questi clienti sono stati identificati per nome, e sono stati assegnati a singoli partecipanti che dovevano fare le offerte necessarie"(69). Questo elenco di imprese è divenuto noto come "lista Serbia", ed è stato oggetto di regolari controlli e discussioni alle successive riunioni "Sherpa", le prime delle quali si sono tenute a Londra dal 23 al 25 marzo 1994(70).
(120) La seguente riunione "Masters" si è svolta il 18 maggio 1994 al Savoy Hotel a Londra(71). A questa riunione è stata sollevata la questione dei produttori cinesi, nonché una discussione iniziale sulla possibilità di presentare a loro carico una denuncia per pratiche di dumping alla Commissione europea. Sono state lanciate ulteriori accuse contro Jungbunzlauer per la percepita violazione dell'accordo sui prezzi. All'epoca il CEO di Jungbunzlauer aveva assunto la presidenza delle riunioni del cartello, successivamente alla sua elezione alla presidenza dell'ECAMA e al pensionamento del World Head of Marketing Vitamins and Fine Chemicals di Hoffmann-La Roche: di conseguenza tutte le informazioni mensili sui prezzi venivano riferite al suo segretario.
(121) Un'ulteriore riunione "Sherpa" "di routine" si è svolta il 7 luglio 1994 a Zurigo(72), seguita da una riunione "Masters" nella stessa città il 31 agosto 1994(73), alla quale Jungbunzlauer ha continuato ad essere incolpata di compromettere gli accordi sui prezzi. La possibilità di far aprire un procedimento antidumping contro i produttori cinesi è stata discussa ancora una volta. In virtù dell'assunzione della presidenza del gruppo, Jungbunzlauer era in quel momento responsabile dell'organizzazione logistica delle riunioni.
(122) Alla riunione del 2 novembre 1994(74) all'Hotel Amigo a Bruxelles, la "lista Serbia" è stata riveduta e ulteriormente discussa. È stato concordato che in occasione di successivi viaggi in Cina di rappresentanti di Jungbunzlauer e ADM, i produttori locali dovevano essere minacciati di venir denunciati per pratiche di dumping. Le imprese si sono inoltre ripartite grossi clienti individuali, e i "Masters" hanno incaricato gli "Sherpa" di "arrivare a una certa vicinanza di prezzi fra coloro che presentavano offerte per affari con [...] [1995] (...). Dopo la riunione di cartello gli Sherpa sono rimasti e hanno stabilito un'ampia vicinanza di prezzi per l'offerta a [...]"(75).
(123) Ulteriori accordi su offerte a singoli clienti sono state discusse alle riunioni "Sherpa" del 16 novembre 1994(76) al Mariott Hotel a Slough, Regno Unito, e del 18 novembre 1994(77) all'Hotel Concorde Lafayette a Parigi. Alla prima di queste riunioni, uno degli argomenti principali (se non l'unico) è stata un'offerta a [...]. Appunti presi da rappresentanti di ADM alla riunione mostrano che ad ogni impresa era stato assegnato un prezzo d'offerta per ordinativi in singoli paesi(78). A entrambe le riunioni si sono svolte discussioni su [...] e su altre multinazionali. Il principale argomento della discussione alla riunione di Parigi è stato come portare avanti l'applicazione della "lista Serbia".
(124) All'inizio del 1995 l'impatto delle importazioni cinesi, in particolare sul mercato europeo, insieme alla percezione che Jungbunzlauer non stesse rispettando gli accordi e stesse pertanto battendo sul prezzo gli altri membri del cartello, stava avendo un chiaro effetto sulla coesione e sull'efficacia del cartello stesso. I prezzi in Europa stavano calando dall'ultima cifra concordata di 2,80 DEM/kg (ACA).
7. CESSAZIONE DEL CARTELLO
(125) Le tre riunioni seguenti - del 6 gennaio 1995(79) all'Hotel Hilton O'Hare a Chicago, del 2 febbraio 1995(80) all'Hotel Hilton a Heathrow, Londra, e del 21 febbraio 1995(81) all'Hotel Sheraton a Toronto, Canada, non hanno fondamentalmente cambiato i precedenti modelli di comportamento. Le altre imprese hanno attaccato Jungbunzlauer per la sua "quasi totale mancanza di osservanza dei prezzi concordati, che Jungbunzlauer ha ridotto, in particolare, anche se non esclusivamente, in Europa"(82). Il controllo dell'applicazione della "lista Serbia" andava avanti, e mentre l'atmosfera era "molto meno amichevole" e il gruppo stava cominciando a sfaldarsi, i dati mensili sulle vendite continuavano ad essere scambiati regolarmente e tutte le parti erano sempre in stretto contatto le une con le altre. Dato lo stato delle relazioni fra le imprese, in particolare con Jungbunzlauer, tre società (Hoffmann-La Roche, ADM e Haarmann & Reimer) hanno discusso "la possibilità di concludere altri accordi sul mercato dell'acido citrico, non includendo Jungbunzlauer"(83). Ciò non è tuttavia sfociato in alcuna azione concreta.
(126) La riunione tenutasi il 1o maggio 1995(84) all'Hilton Airport Hotel a Zurigo ha costituito l'ultimo incontro del cartello ad essere stato programmato. Come dichiara ADM, "il cartello stava toccando la fine", ma non del tutto. Contro Jungbunzlauer continuavano ad essere scagliate accuse, e le altre imprese tenevano discussioni bilaterali e collaterali su altre possibili intese. Ma solo all'ultima riunione, non pianificata, del 22 maggio 1995(85) allo Schweiz Park Hotel a Vitznau, Svizzera, è diventato chiaro che "il cartello era in uno scompiglio totale e non stava funzionando. [Al CEO di Jungbunzlauer] fu comunicato che, se JBL non faceva qualcosa per riparare al danno arrecato, l'accordo sarebbe giunto al termine"(86).
(127) Nonostante la svolta presa dagli eventi le parti hanno continuato a scambiarsi i dati mensili sulle vendite fino al maggio 1995. Dopo questa data ADM, Hoffmann-La Roche e Haarmann & Reimer hanno continuato a discutere della possibile continuazione dell'accordo in una forma modificata. L'impresa americana Cargill era considerata come una possibile nuova adesione in questo gruppo, benché non risulti che siano stati effettuati passi concreti in questo senso.
(128) In ogni caso, l'ispezione dell'FBI nei locali di ADM negli USA nel giugno 1995 ha posto fine alla partecipazione di questa impresa al cartello e, secondo le informazioni di cui dispone la Commissione, tutti i restanti contatti fra le parti in relazione alle pratiche antidumping sono stati interrotti.
PARTE II - VALUTAZIONE GIURIDICA
A. GIURISDIZIONE
(129) Gli accordi descritti si applicavano a tutti i paesi del SEE che erano consumatori di acido citrico.
(130) L'accordo SEE, che contiene disposizioni sulla concorrenza analoghe a quelle del trattato, è entrato in vigore il 1o gennaio 1994. La presente decisione include pertanto l'applicazione, a partire da tale data, delle regole sulla concorrenza dell'accordo SEE (in particolare l'articolo 53, paragrafo 1) agli accordi contestati dagli addebiti(87).
(131) Nella misura in cui gli accordi pregiudicavano la concorrenza nel mercato comune e il commercio fra gli Stati membri dell'UE, è applicabile l'articolo 81 del trattato. Nella misura in cui le operazioni del cartello incidevano sugli scambi fra Stati CE ed EFTA o fra Stati EFTA che erano parti del SEE, è applicabile l'articolo 53 dell'accordo SEE.
(132) Se un accordo o una pratica pregiudica solo il commercio fra Stati membri della CE, la competenza è della Commissione, che applica l'articolo 81 del trattato. Se, d'altro lato, un accordo pregiudica solo gli scambi fra Stati EFTA, allora è competente solo l'Autorità di vigilanza EFTA, e applicherà le regole di concorrenza di cui all'articolo 53 dell'accordo SEE(88).
(133) Nel presente caso, la Commissione è l'autorità competente ad applicare sia l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato che l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE sulla base dell'articolo 56 di quello stesso accordo, poiché il cartello aveva effetti sensibili sul commercio fra gli Stati membri CE(89).
B. APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 81 DEL TRATTATO E DELL'ARTICOLO 53 DELL'ACCORDO SEE
1. ARTICOLO 81, PARAGRAFO 1, DEL TRATTATO E ARTICOLO 53, PARAGRAFO 1, DELL'ACCORDO SEE
(134) Ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato, sono incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese o tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune, e in particolare quelli consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione, limitare o controllare la produzione e gli sbocchi, ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento.
(135) L'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE (modellato sull'articolo 81, paragrafo 1, del trattato) contiene un divieto analogo, benché il riferimento dell'articolo 81, paragrafo 1, al commercio "fra Stati membri" sia sostituito dal riferimento al commercio "fra le parti contraenti", e il riferimento alla concorrenza "all'interno del mercato comune" è sostituito dal riferimento alla concorrenza "all'interno del territorio cui si applica [... l'] accordo [SEE]".
2. ACCORDI E PRATICHE CONCORDATE
(136) L'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53 dell'accordo SEE vietano accordi, decisioni di associazioni e pratiche concordate.
(137) Si può dire che esiste un "accordo" quando le parti aderiscono a un piano comune che limita o è atto a limitarne il comportamento individuale nell'ambito degli scambi stabilendo le linee della loro azione reciproca o della loro inattività sul mercato. Non è necessario che sia stipulato per iscritto; non occorre alcuna formalità e non sono richieste misure d'attuazione o sanzioni stipulate contrattualmente. L'accordo può essere espresso o implicito nel comportamento delle parti.
(138) Nella sentenza nelle cause riunite T-305/94 ecc., Limburgse Vinyl Maatschappij N.V. e a. contro Commissione (PVC II)(90), il Tribunale di primo grado ha dichiarato che "secondo una costante giurisprudenza, perché vi sia accordo, ai sensi dell'articolo [81, paragrafo 1] del trattato, è sufficiente che le imprese in questione abbiano espresso la loro volontà comune di comportarsi sul mercato in una determinata maniera".
(139) L'articolo 81 del trattato CE(91) traccia una distinzione fra il concetto di "pratiche concordate" e quello di "accordi fra imprese" o "decisioni di associazioni di imprese". Lo scopo è di includere nel divieto posto da tale disposizione una forma di coordinamento dell'attività delle imprese che, senza essere stata spinta fino all'attuazione di un vero e proprio accordo, costituisce in pratica una consapevole collaborazione fra le imprese stesse, a danno della concorrenza(92).
(140) I criteri del coordinamento e della collaborazione messi in evidenza nella giurisprudenza della Corte, lungi dal richiedere l'organizzazione di un vero e proprio piano, vanno intesi alla luce della concezione inerente alle norme del trattato in materia di concorrenza, in base alla quale ogni operatore economico deve autonomamente determinare la politica commerciale ch'egli intende seguire sul mercato comune. Benché non escluda il diritto delle imprese di reagire intelligentemente al comportamento noto o presunto dei concorrenti, la suddetta esigenza di autonomia vieta rigorosamente che fra gli operatori stessi abbiano luogo contatti diretti o indiretti aventi lo scopo o l'effetto d'influire sul comportamento tenuto sul mercato da un concorrente attuale o potenziale, ovvero di rivelare ad un concorrente il comportamento che l'interessato ha deciso, o prevede, di tenere egli stesso sul mercato(93).
(141) Un dato comportamento può quindi rientrare nel campo d'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato come "pratica concordata" anche quando le parti non hanno esplicitamente sottoscritto un piano comune che definisca la loro azione sul mercato, se esse consapevolmente adottano o aderiscono a pratiche collusive che facilitano il coordinamento del loro comportamento commerciale(94).
(142) Anche se ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato il concetto di pratica concordata richiede non solo una concertazione ma anche un comportamento sul mercato che risulti dalla concertazione e che presenti con essa una relazione causale, si può presumere, salvo prova contraria, che le imprese che partecipano a una tale concertazione e che rimangono attive sul mercato terranno conto delle informazioni scambiate con i concorrenti per determinare il proprio comportamento, tanto più quando la concertazione avviene regolarmente e si protrae per un lungo periodo(95).
(143) Non è necessario, in particolare nel caso di un'infrazione complessa di lunga durata, che la Commissione la qualifichi esclusivamente come l'una o l'altra di queste forme di comportamento illecito. I concetti di accordo e pratica concordata sono fluidi e possono sovrapporsi. In realtà può addirittura non essere realisticamente possibile fare una simile distinzione, poiché un'infrazione può presentare simultaneamente le caratteristiche di ciascuna forma di comportamento vietato, mentre, considerate isolatamente, alcune delle sue manifestazioni potrebbero esattamente essere descritte come l'una piuttosto che l'altra forma. Sarebbe comunque artificioso suddividere analiticamente, in diverse forme separate di infrazione, ciò che è chiaramente un'iniziativa comune continuata che ha complessivamente un unico e stesso obiettivo. Un cartello può quindi essere al tempo stesso un accordo e una pratica concordata. L'articolo 81 non stabilisce alcuna specifica categoria per un'infrazione complessa di questo tipo(96).
(144) Nella sentenza PVC II, il Tribunale di primo grado ha stabilito che "[o]ccorre rilevare che, nell'ambito di una violazione complessa, la quale ha coinvolto svariati produttori che durante parecchi anni hanno perseguito un obiettivo di controllo in comune del mercato, non si può pretendere da parte della Commissione che essa qualifichi esattamente la violazione, per ognuna delle imprese e in ogni dato momento, come accordo o come pratica concordata, dal momento che, in ogni caso, l'una e l'altra di tali forme di violazione sono previste dall'articolo [81] del trattato"(97).
(145) Un "accordo" ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE, non richiede lo stesso grado di certezza necessario per l'esecuzione di un contratto commerciale di diritto privato. Inoltre, nei casi di un cartello complesso di lunga durata, il termine "accordo" può essere utilizzato in modo appropriato non solo per un piano complessivo o per il contenuto espressamente concordato, ma anche per l'attuazione di quanto è stato stabilito in base agli stessi meccanismi e per uno stesso scopo comune.
(146) Sebbene un cartello sia un'iniziativa comune, ciascun partecipante all'accordo può svolgervi il proprio ruolo particolare. Uno o più partecipanti possono esercitare un ruolo dominante di leader. Possono esservi conflitti interni, rivalità e persino inganni, ma ciò non impedirà all'intesa di costituire un accordo/una pratica concordata ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE qualora esista un unico obiettivo comune e costante. Un cartello complesso può quindi essere considerato come una singola infrazione continuata per tutto il tempo in cui è esistito. L'accordo può variare di volta in volta, oppure possono esserne adeguati o rafforzati i meccanismi per tenere conto di nuovi sviluppi.
(147) Nel caso di un cartello complesso di lunga durata - in cui le varie pratiche concordate seguite e gli accordi conclusi sono parte di una serie di iniziative delle imprese per perseguire l'obiettivo comune di impedire o falsare il gioco della concorrenza - la Commissione può di fatto ritenere che essi costituiscano un'unica infrazione continua. Come ha osservato a riguardo il Tribunale di primo grado nella causa T-7/89, Hercules contro Commissione(98), sarebbe artificioso frazionare tale comportamento continuato, caratterizzato da un'unica finalità, ravvisandovi più infrazioni distinte: "infatti, l'[impresa] ha partecipato per anni ad un insieme integrato di sistemi costituenti un'infrazione unica che si è gradualmente concretata sia attraverso accordi sia attraverso pratiche concordate illeciti."
(148) Il mero fatto che ciascun partecipante al cartello possa svolgervi il ruolo più adeguato alla sua situazione specifica non esclude la sua responsabilità per l'infrazione globalmente considerata, compresi gli atti commessi da altri partecipanti che tuttavia condividono la stessa finalità illecita e lo stesso effetto anticoncorrenziale. Un'impresa che abbia partecipato all'infrazione con comportamenti diretti a contribuire alla realizzazione dell'infrazione nel suo complesso è responsabile, per tutta la durata della sua partecipazione alla detta infrazione, anche dei comportamenti attuati dalle altre imprese nell'ambito della medesima infrazione. Tale è certamente il caso ove si accerti che l'impresa di cui trattasi era a conoscenza del comportamento illecito delle altre partecipanti o che poteva ragionevolmente prevederlo ed era a pronta ad accettarne i rischi(99).
3. SINGOLA INFRAZIONE CONTINUATA
(149) Alla prima riunione del 6 marzo 1991 a Basilea, Svizzera, i principali produttori - Haarmann & Reimer, ADM, Jungbunzlauer e Hoffmann-La Roche - hanno concordato i principi di base del cartello che avrebbero realizzato sul mercato mondiale dell'acido citrico(100).
(150) Questo progetto, sottoscritto da tutte queste imprese così come da Cerestar Bioproducts in una fase successiva, è stato attuato per un periodo di quattro anni utilizzando gli stessi meccanismi e perseguendo lo stesso scopo comune di eliminare la concorrenza.
(151) L'elaborazione del progetto in riunioni regolari non è sfociato in "accordi" separati, ma ha costituito l'applicazione di uno stesso sistema globale e illecito.
(152) Dato il piano comune e l'obiettivo comune - fermamente perseguiti dai produttori - di eliminare la concorrenza dal settore dell'acido citrico, la Commissione ritiene che il comportamento in oggetto abbia costituito una singola infrazione continuata dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(153) Benché si possa correttamente ritenere che i patti stipulati fra i produttori presentino tutte le caratteristiche di un pieno "accordo", alcuni elementi fattuali di tale condotta illecita potrebbero, se del caso, essere giustamente descritti come costitutivi di una pratica concordata.
(154) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Jungbunzlauer dichiara che la Commissione a torto afferma che il 6 marzo 1991 è stato raggiunto un accordo e che per un lungo periodo è stato attuato un piano concordato per restringere il gioco della concorrenza, utilizzando gli stessi meccanismi.
(155) Jungbunzlauer sostiene che non solo le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo nel marzo 1991, ma anche che, dal 1993 in poi, essa ha collaborato solo in parte alla realizzazione dei principi in questione, non svolgendo poi proprio nessun ruolo dalla seconda metà del 1994.
(156) Alla luce dei considerando 136-148, l'argomentazione secondo la quale nel periodo considerato dalla presente decisione non sarebbe esistito alcun accordo deve essere respinta. La questione se siano stati effettivamente attuati accordi e/o pratiche concordate è discussa nei considerando 212-218.
4. RESTRIZIONE DELLA CONCORRENZA
(157) L'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE indicano espressamente come restrittivi della concorrenza gli accordi consistenti nel:
- fissare direttamente o indirettamente i prezzi di vendita ovvero altre condizioni di transazione,
- limitare o controllare la produzione,
- ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento.
(158) Nell'insieme degli accordi e delle intese considerati nel presente caso, i seguenti elementi possono essere identificati come rilevanti per constatare un'infrazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE:
- ripartizione dei mercati e delle quote di mercato,
- congelamento/limitazione/chiusura della capacità di produzione,
- concertazione di aumenti dei prezzi,
- designazione del produttore che doveva "guidare" gli aumenti dei prezzi su ciascun mercato nazionale,
- diffusione di elenchi di prezzi obiettivo correnti e futuri per coordinare gli aumenti,
- ideazione e applicazione di un sistema di rendiconto e di controllo per garantire l'attuazione degli accordi restrittivi,
- ripartizione o assegnazione di clienti,
- partecipazione a riunioni regolari e mantenimento di altri contatti per concordare tali restrizioni e per applicarle e/o modificarle come necessario.
(159) Questo tipo di intese ha come oggetto la restrizione del gioco della concorrenza ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Poiché il prezzo è il principale strumento di concorrenza, i vari accordi e meccanismi collusivi attuati dai produttori erano tutti diretti, in definitiva, a gonfiare il prezzo a proprio vantaggio e al di sopra del livello ch'esso avrebbe raggiunto in condizioni di libera concorrenza.
(160) Per concludere che l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE sono d'applicazione non è necessario prendere in considerazione l'effettiva incidenza che un accordo ha sulla concorrenza, una volta stabilito che l'accordo aveva come scopo la restrizione della concorrenza.
(161) Il cartello ha avuto comunque un effetto restrittivo sulla concorrenza. Aumenti dei prezzi - che erano l'obiettivo primario del cartello - sono stati in effetti concordati, annunciati ai clienti e ampiamente attuati, in particolare durante i primi anni del cartello, in tutto il SEE. Il mantenimento della quota di mercato di ciascuna impresa, inoltre, concordato per far funzionare gli accordi sui prezzi, è stato ampiamente raggiunto; la divergenza fra le vendite complessive effettive e assegnate è stata superiore al 3 % solo per alcune imprese nel primo anno del cartello, ed è rimasta al di sotto di questa cifra per il periodo successivo (cfr. tabella 6). Gli effetti restrittivi degli accordi in questione sono stabiliti in maggior dettaglio ai considerando 205-218.
(162) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Jungbunzlauer dichiara che la Commissione ha dato a torto l'impressione che sui produttori cinesi fosse esercitata una pressione impropria. Jungbunzlauer aggiunge poi che le importazioni a basso prezzo dalla Cina stavano falsando la concorrenza in misura considerevole, e che non vi è nulla di biasimevole in una minaccia di adottare misure legittime. Jungbunzlauer afferma che la denuncia per dumping presa in considerazione dall'ECAMA non può essere affatto considerata come un abuso. Ciò è anche dimostrato dal fatto che la Turchia ha imposto dazi antidumping sulle importazioni di acido citrico cinese fra il mese di maggio del 1995 e il mese di maggio del 2000.
(163) Non è intenzione della Commissione sostenere che la presentazione di una denuncia per dumping, o il progetto di presentare una tale denuncia, o anche il fatto di informare parti terze dell'intenzione di presentarla possa costituire, in sé, una violazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE.
(164) È comunque chiaramente stabilito, nel presente caso, che gli incrementi dei prezzi dell'acido citrico determinati con successo dai membri del cartello attraverso i loro accordi restrittivi della concorrenza hanno avuto l'effetto di aumentare fortemente le esportazioni cinesi di acido citrico in Europa.
(165) In tale contesto, i vari sforzi congiunti fatti dai membri del cartello per convincere i produttori cinesi a limitare le loro esportazioni a bassissimo prezzo in Europa possono a ragione essere descritti come una strategia diretta a proteggere il cartello da una minaccia imprevista sul piano concorrenziale, indipendentemente dalla questione della liceità ai sensi delle regole antidumping CE, dovuta ai prezzi praticati da tali produttori cinesi.
(166) Se è perfettamente legittimo, per un settore, discutere se presentare o meno una denuncia per dumping alla Commissione, non spetta certo ai principali operatori di un certo segmento di mercato intraprendere azioni concertate relative ai prezzi praticati ai loro rispettivi clienti per scalzare operatori terzi da questo mercato. I fatti descritti ai considederando 115-124 illustrano molto chiaramente il carattere illecito delle pratiche utilizzate dai partecipanti al cartello per penalizzare i produttori cinesi. Le controfferte rivolte a specifiche imprese, identificate in un elenco noto come "lista Serbia", e assegnate individualmente a ciascuno dei partecipanti al cartello, erano chiaramente parte di una strategia complessiva per eliminare la concorrenza sul mercato dell'acido citrico nel SEE.
(167) A tale riguardo la Commissione ha motivo di ritenere che il comportamento dei membri del cartello nei confronti dei produttori cinesi equivalga a una pratica concordata rientrante nel campo d'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
5. EFFETTO SUGLI SCAMBI TRA STATI MEMBRI DELL'UNIONE EUROPEA E TRA PARTI CONTRAENTI DEL SEE
(168) L'accordo continuato fra i produttori ha avuto un effetto sensibile sugli scambi fra gli Stati membri dell'UE e fra le parti contraenti dell'accordo SEE.
(169) L'articolo 81, paragrafo 1, del trattato riguarda accordi che possono pregiudicare la realizzazione di un mercato unico tra gli Stati membri dell'Unione europea, sia ripartendo i mercati nazionali che alterando la struttura della concorrenza all'interno del mercato comune. Analogamente, l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE riguarda gli accordi che pregiudicano la realizzazione di uno Spazio economico europeo omogeneo.
(170) Come dimostrato nella sezione "Commercio tra gli Stati della Comunità" [considerando 52-53], il mercato dell'acido citrico è caratterizzato da un considerevole volume di scambi fra Stati membri CE. Vi era inoltre un considerevole volume di scambi fra l'UE e i paesi EFTA parti del SEE. Tutti i paesi EFTA parti del SEE importano il 100 % del loro fabbisogno. Prima dell'adesione di Austria, Finlandia e Svezia alla Comunità, l'Austria esportava una notevole quantità di prodotto e gli altri due Stati importavano la totalità del loro fabbisogno.
(171) L'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE a un cartello non è tuttavia limitata a quella parte delle vendite degli Stati membri che implichino l'effettivo trasferimento di merci da uno Stato all'altro. Tanto meno occorre, per applicare le suddette disposizioni, dimostrare che il singolo comportamento di ciascun partecipante, contrapposto al cartello nella sua interezza, abbia pregiudicato il commercio tra gli Stati membri(101).
(172) Nel caso di specie, gli accordi di cartello riguardavano potenzialmente tutto il commercio nella Comunità e nel SEE relativo a questo importante settore industriale. L'esistenza di meccanismi di fissazione dei prezzi e delle quote deve aver causato, o poteva causare, lo sviamento automatico delle correnti di scambi dal corso che avrebbero altrimenti seguito(102).
6. REGOLE DI CONCORRENZA APPLICABILI AD AUSTRIA, FINLANDIA, ISLANDA, LIECHTENSTEIN, NORVEGIA E SVEZIA
(173) L'accordo SEE è entrato in vigore il 1o gennaio 1994. Per il periodo di attuazione del cartello anteriormente a tale data, l'unica disposizione applicabile ai fini del presente procedimento è l'articolo 81 del trattato CE; gli accordi di cartello che in quel periodo limitavano la concorrenza in Austria, Finlandia, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svezia (a quell'epoca Stati membri dell'EFTA) non rientravano nel campo d'applicazione di tale disposizione.
(174) Nel periodo 1o gennaio-31 dicembre 1994 le disposizioni dell'accordo SEE erano applicabili anche ai sei Stati membri dell'EFTA; pertanto il cartello costitutiva una violazione dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE e dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE, e la Commissione è competente ad applicare entrambe le disposizioni. Per tale periodo di un anno la restrizione della concorrenza in questi sei Stati EFTA rientra nel divieto di cui all'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(175) Dopo l'adesione di Austria, Finlandia e Svezia alla CE, avvenuta il 1o gennaio 1995, l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE è divenuto applicabile al cartello nella misura in cui esso ha riguardato la concorrenza su tali mercati, mentre il funzionamento del cartello in Norvegia, Islanda e Liechtenstein ha continuato a configurare una violazione dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(176) In pratica ne consegue che il cartello, nella misura in cui ha riguardato Austria, Finlandia, Norvegia, Svezia, Islanda e Liechetenstein, a partire dal 1o gennaio 1994 ha costituito una violazione delle regole di concorrenza del SEE e/o della CE.
C. DESTINATARI
1. PRINCIPI APPLICABILI
(177) Per individuare i destinatari della presente decisione è necessario determinare i soggetti giuridici responsabili dell'infrazione.
(178) A tale riguardo, per determinare se una società madre debba essere considerata responsabile per il comportamento illecito di una controllata, è necessario verificare se la controllata "non decide in modo autonomo quale dev'essere il suo comportamento sul mercato, ma applica in sostanza le direttive impartitele dalla società madre"(103).
(179) Una volta che sia stabilita la sussistenza di un'infrazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e/o dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE per un certo periodo di tempo, occorre determinare la persona fisica o giuridica che era responsabile della gestione dell'impresa al momento in cui è stata commessa l'infrazione.
(180) Quando un'impresa commette un'infrazione all'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e/o all'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE, e successivamente si libera delle attività che sono servite come strumento dell'infrazione e si ritira dal mercato interessato, essa, se esiste ancora, continuerà ad essere considerata responsabile dell'infrazione per il periodo considerato(104).
2. DESTINATARI DELLA DECISIONE
(181) ADM ha partecipato direttamente e autonomamente al cartello. Di conseguenza il gruppo nel suo insieme è responsabile dell'infrazione ed è pertanto uno dei destinatari della presente decisione.
(182) Anche Hoffmann-La Roche, insieme alla controllata Citrique Belge, era direttamente implicata nel cartello. Di conseguenza Hoffmann-La Roche ha diretta responsabilità per l'infrazione ed è una delle destinatarie della presente decisione.
(183) Nell'aprile del 1996, la responsabilità delle attività di Haarmann & Reimer FID è stata trasferita a Bayer Plc. Esse sono poi state vendute nel giugno 1998 al gruppo Tate & Lyle. La vendita di Haarmann & Reimer FID a Tate & Lyle ha avuto luogo dopo la fine dell'infrazione esaminata nella presente decisione. Poiché Haarmann & Reimer esiste ancora, essa è responsabile per l'infrazione. Haarmann & Reimer è quindi una delle destinatarie della presente decisione.
(184) Cerestar Bioproducts è una controllata al 100 % di Cerestar Holding BV. Durante il periodo dell'infrazione quest'ultima era controllata da Eridania Béghin-Say SA, una società facente capo al gruppo Montedison. Cerestar Bioproducts era direttamente implicata nel cartello ed è pertanto destinataria della presente decisione.
(185) Jungbunzlauer Ges.m.b.H è ora una controllata al 100 % di Jungbunzlauer Holding AG, ma le attività controllate da quest'ultima sono in realtà gestite da Jungbunzlauer AG, nei locali della quale è anche ubicata la sede di tutto il gruppo. Ciò è confermato nella risposta alla comunicazione degli addebiti, in cui Jungbunzlauer afferma che dal 1993 la responsabilità per la gestione del gruppo è stata di Jungbunzlauer AG. Prima di quella data, l'intero gruppo era diretto da Jungbunzlauer Ges.m.b.H(105).
(186) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Jungbunzlauer AG e Jungbunzlauer Ges.m.b.H hanno congiuntamente risposto che la destinataria di qualsiasi decisione relativa ai fatti in questione dovrebbe essere Jungbunzlauer Ges.m.b.H. A sostegno di tale affermazione esse argomentano che coloro i quali hanno preso parte al comportamento descritto nella comunicazione degli addebiti erano per la maggior parte rappresentanti di Jungbunzlauer Ges.m.b.H, che la Commissione ha inizialmente inviato una richiesta di informazioni a quell'impresa, e che tutte le osservazioni da parte del gruppo Jungbunzlauer nel presente caso sono state fatte a nome di Jungbunzlauer Ges.m.b.H.
(187) La Commissione deve respingere queste argomentazioni. In primo luogo, fino alla seconda metà del 1993, Jungbunzlauer Ges.m.b.H non era solo una controllata incaricata della produzione e della distribuzione di acido citrico, ma era anche il soggetto giuridico responsabile della gestione di tutto il gruppo Jungbunzlauer. Nel 1993 questa responsabilità è passata a Jungbunzlauer AG, che può essere considerata come il successore di Jungbunzlauer Ges.m.b.H nell'amministrazione del gruppo Jungbunzlauer. Da tale data, Jungbunzlauer Ges.m.b.H è diventata una controllata al 100 % in seno al gruppo, che non decideva in modo autonomo del suo comportamento sul mercato, ma applicava in sostanza le direttive emanate da Jungbunzlauer AG, la società responsabile della gestione del gruppo.
(188) Per una certa parte del periodo considerato nella presente decisione, Jungbunzlauer AG ha partecipato direttamente alle riunioni del cartello, in particolare nella persona del suo CEO. Va pertanto concluso che in ogni momento del periodo considerato nella presente decisione il soggetto giuridico responsabile della gestione di tutto il gruppo Jungbunzlauer era attivamente e direttamente implicato nel cartello. Poiché il soggetto giuridico in questione è attualmente Jungbunzlauer AG, tale impresa deve essere fra i destinatari della presente decisione.
D. DURATA DELL'INFRAZIONE
(189) Benché contatti bilaterali fra alcuni produttori di acido citrico abbiano avuto luogo prima della riunione multilaterale iniziale, e benché ADM abbia addotto l'esistenza di accordi(106) precedenti a quelli interessati dal presente procedimento, la Commissione, nel presente caso, limiterà la sua valutazione ai sensi dell'articolo 81 del trattato e dell'articolo 53 dell'accordo SEE, e l'imposizione di eventuali ammende, al periodo dal 6 marzo 1991 in poi.
(190) Tale data è quella della prima riunione multilaterale a Basilea, Svizzera, in occasione della quale sono stati concordati i principi di base per l'attuazione del cartello sul mercato interessato. (Va naturalmente osservato che, nella misura in cui il cartello ha interessato l'Austria, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, l'Islanda e il Liechtenstein, ciò non costituisce una violazione delle regole di concorrenza prima del 1o gennaio 1994, quando è entrato in vigore l'accordo SEE).
(191) La partecipazione all'infrazione da parte di Haarmann & Reimer, ADM, Jungbunzlauer e Hoffmann-La Roche a partire da tale data è stabilita in base alla partecipazione, a quella riunione, dei rispettivi presidenti/direttori generali.
(192) Cerestar Bioproducts è entrata sul mercato dell'acido citrico solo nel 1992, e per sua stessa ammissione ha cominciato a partecipare alle riunioni dal 19 maggio di quell'anno.
(193) Il cartello è continuato fino al maggio 1995. In questo mese hanno avuto luogo due riunioni: la prima è stata una riunione regolare, programmata, il 1o maggio; la seconda una riunione estemporanea il 22 maggio. Durante quest'ultima riunione Jungbunzlauer, alla luce della sua precedente prassi, ha ricevuto l'ultimatum per dimostrare di avere ancora la volontà di tener fede all'accordo. Poiché ciò non si è verificato, è stato ritenuto che l'impresa avesse lasciato il gruppo, e ADM, Hoffmann-La Roche e Haarmann & Reimer hanno discusso la possibilità di continuare l'accordo in una forma modificata (cfr. i considerando 125-127). In base alle informazioni a disposizione della Commissione, l'ispezione effettuata dall'FBI nei locali di ADM negli USA nel giugno 1995 ha posto fine a tutti i restanti contatti fra le parti implicate nelle pratiche anticoncorrenziali.
E. SANZIONI
1. ARTICOLO 3 DEL REGOLAMENTO N. 17
(194) Se la Commissione constata un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato o dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE, può obbligare le imprese interessate a porre fine all'infrazione constatata, ai sensi dell'articolo 3 del regolamento n. 17(107).
(195) Nel caso di specie, i partecipanti al cartello si sono adoperati con ogni mezzo per tenere celato il loro comportamento illecito. In tali circostanze, la Commissione ha sostenuto nella comunicazione degli addebiti che era impossibile dichiarare con assoluta certezza che l'infrazione fosse cessata.
(196) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Cerestar Bioproducts ha dichiarato di aver posto fine alla propria partecipazione nel maggio 1995. Haarmann & Reimer ha indicato, dal canto suo, di aver venduto le attività in questione nel 1998, e ha aggiunto che "per quanto riguarda Haarmann & Reimer/Bayer plc non avrebbe senso includere una tale condizione nella parte operativa della decisione"(108).
(197) Nonostante tali osservazioni, e per evitare dubbi, occorre intimare alle imprese destinatarie che siano ancora attive sul mercato dell'acido citrico di porre fine alle infrazioni, qualora non vi abbiano ancora provveduto, e di astenersi in futuro da qualsiasi accordo, pratica concordata o decisione di associazione che possa avere identico o analogo oggetto o effetto.
2. ARTICOLO 15, PARAGRAFO 2, DEL REGOLAMENTO N. 17
a) Considerazioni generali
(198) Ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 la Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ammende che variano da un minimo di mille euro a un massimo di un milione, con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10 per cento del volume d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che hanno partecipato all'infrazione, quando, intenzionalmente o per negligenza, esse commettano un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato o/o dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(199) Per determinare l'importo delle ammende, la Commissione deve tenere conto di tutte le circostanze e in particolare della gravità e della durata dell'infrazione, che sono i due criteri esplicitamente menzionati all'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17.
(200) Il ruolo svolto da ciascuna impresa responsabile delle infrazioni viene valutato singolarmente. In particolare la Commissione, ai fini del calcolo dell'ammenda, tiene conto di tutte le circostanze aggravanti o attenuanti e applica, se del caso, la comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese(109).
(201) Nel valutare la gravità dell'infrazione la Commissione tiene conto della sua natura, dell'effettivo impatto sul mercato qualora ciò possa essere calcolato, e delle dimensioni del mercato geografico rilevante. Il ruolo svolto da ciascuna impresa partecipante all'infrazione viene valutato singolarmente.
b) Importo dell'ammenda
(202) Il cartello costituiva una deliberata violazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Nella piena consapevolezza del carattere restrittivo delle loro azioni e, per di più, della loro illiceità, i produttori principali si sono uniti per costituire un sistema segreto e istituzionalizzato inteso a restringere la concorrenza in un importante settore industriale.
1. Importo di base
(203) L'importo di base è determinato in funzione della gravità e della durata dell'infrazione.
Gravità
(204) Nel valutare la gravità dell'infrazione, la Commissione tiene conto della sua natura, dell'effettivo impatto sul mercato, laddove possa essere misurato, e delle dimensioni del mercato geografico rilevante.
Natura dell'infrazione
(205) Dai fatti sopra descritti emerge che la presente infrazione è consistita in pratiche di ripartizione del mercato e di fissazione dei prezzi, che per loro stessa natura costituiscono i più gravi tipi di violazione dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(206) Gli accordi di cartello coinvolgevano tutti i maggiori operatori nel SEE ed erano concepiti, diretti e incoraggiati ad alti livelli in ciascuna impresa partecipante(110). Per la stessa natura, l'attuazione di un accordo di cartello del tipo descritto determina automaticamente una considerevole distorsione del gioco della concorrenza, che va ad esclusivo vantaggio dei produttori partecipanti ed è altamente dannosa per i consumatori e, in definitiva, per il pubblico in generale.
(207) La Commissione ritiene pertanto che la presente infrazione abbia costituito per la sua stessa natura una violazione molto grave degli articoli 81, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(208) ADM argomenta che nel presente caso l'infrazione dovrebbe essere considerata, data la sua natura, come "grave" e non come "molto grave". ADM sostiene che essa non ha compromesso il corretto funzionamento del mercato dato che non vi era alcuna ripartizione dei mercati nazionali. Secondo ADM, i documenti della Commissione mostrano che le quote erano a livello mondiale e che i prezzi obiettivo europei erano in primo luogo stabiliti in DEM e poi convertiti negli equivalenti in valuta locale.
(209) La Commissione respinge questa tesi. È chiaro che i cartelli per la fissazione dei prezzi e la ripartizione dei mercati per natura compromettono il corretto funzionamento del mercato unico. Dal semplice fatto che per le quote e i prezzi non veniva fatta alcuna distinzione fra i singoli Stati membri sarebbe errato concludere che questa infrazione è grave invece che molto grave. Ciò che conta è che il normale modello concorrenziale che avrebbe regolato i mercato unico dell'acido citrico è stato sostituito da un sistema collusivo relativo a quantità e prezzi, le componenti essenziali della concorrenza.
Impatto effettivo dell'infrazione sul mercato dell'acido citrico nel SEE
(210) L'infrazione è stata commessa da imprese che durante il periodo rilevante coprivano in media più del 60 % del mercato mondiale e circa il 70 % del mercato europeo dell'acido citrico. Inoltre gli accordi erano specificamente diretti a limitare i quantitativi delle vendite, a far aumentare i prezzi più di quanto sarebbe altrimenti avvenuto, e a limitare le vendite a certi clienti. Dato che queste intese sono state attuate, esse hanno avuto un impatto effettivo sul mercato.
(211) Non è necessario quantificare in dettaglio in quale misura i prezzi differivano da quelli che avrebbero potuto essere applicati in assenza di tali accordi. In realtà ciò non può essere sempre calcolato in maniera affidabile, poiché una serie di fattori esterni possono avere simultaneamente inciso sull'andamento dei prezzi del prodotto, rendendo così estremamente difficile trarre conclusioni sulla relativa importanza di tutti i possibili fattori causali.
(212) Gli accordi di cartello descritti sono stati scrupolosamente attuati. Come già indicato, uno dei partecipanti ha dichiarato di essere "sorpreso del livello di formalità e di organizzazione praticato dai partecipanti per questa intesa"(111).
(213) Dal marzo 1991 a metà 1993, i prezzi concordati dai partecipanti sono stati annunciati ai clienti e ampiamente praticati, in particolare durante i primi anni del cartello. L'incremento a 2,25 DEM/kg (ACA) nell'aprile 1991, deciso alla riunione del marzo 1991, è stato introdotto con facilità. Esso è stato seguito dalla decisione, presa per telefono nel mese di luglio, di aumentare il prezzo a 2,70 DEM/kg (ACA) in agosto. Anche questo aumento è stato messo in atto con successo. Un incremento finale a 2,80 DEM/kg (ACA) è stato concordato alla riunione del maggio 1992 ed è stato attuato nel giugno 1992(112). Dopo questa data non è stato più attuato alcun aumento, e il cartello si è concentrato sulla necessità di mantenere i prezzi stabiliti.
(214) Le quote di vendita stabilite alla riunione del marzo 1991 erano funzionali alla prolungata pressione al rialzo esercitata sui prezzi, e costituivano quindi un elemento cruciale del cartello. Le parti hanno ideato e messo in atto un dettagliato sistema di rendiconto e di controllo per garantire l'applicazione delle quote. Il livello d'ottemperanza di ciascuna impresa era costantemente controllato. Questi aspetti sono stati descritti in dettaglio ai considerando 81, 85 e 97-101.
(215) Come discusso ai considerando 88 e 102-111, anche il sistema di compensazione concordato nel marzo 1991 è stato rigorosamente applicato, dando effettivamente luogo ad acquisti di prodotto derivanti direttamente dagli accordi anticoncorrenziali.
(216) Alla luce di quanto sopra esposto, e degli sforzi attuati da ciascun partecipante per la complessa organizzazione del cartello, l'efficacia della sua realizzazione non può essere messa in discussione.
(217) Cerestar Bioproducts sostiene di aver "rifiutato di aderire al piano, e [che] dal gennaio 1992 in poi i suoi prezzi erano costantemente inferiori a quelli di altri produttori"(113). Per quanto riguarda Jungbunzlauer, essa afferma nella sua risposta di essersi apertamente distanziata, al più tardi a metà del 1994, dagli sforzi volti ad aumentare i prezzi, e di aver offerto prezzi sul mercato che erano chiaramente inferiori ai prezzi obiettivo. L'impresa va anche oltre, dichiarando di non aver mai prestato attenzione, nella pratica, alle quote di mercato inizialmente concordate(114), e di aver addirittura contribuito alla fine del cartello.
(218) L'argomentazione di Cerestar Bioproducts e di Jungbunzlauer, secondo la quale esse si sarebbero comportate come "free-riders" e avrebbero ingannato gli altri membri del cartello, va respinta. Entrambe le imprese hanno partecipato alle riunioni del cartello fino alla fine. Quanto all'asserzione di Jungbunzlauer, secondo la quale essa avrebbe svolto un ruolo attivo nella fine del cartello, va osservato che viene riferito che l'impresa avrebbe partecipato attivamente fino all'ultima riunione del cartello a Vitznau nel maggio 1995. Secondo la dichiarazione di ADM(115), il rappresentante di Jungbunzlauer avrebbe preso l'iniziativa di organizzare la riunione del cartello inviando messaggi agli altri. Sempre secondo la dichiarazione di ADM, "Jungbunzlauer voleva portare una certa stabilità sul mercato, ma non venne raggiunto alcun accordo"(116).
(219) Il fatto che Cerestar Bioproducts e Jungbunzlauer possano non avere rispettato in una certa misura gli impegni assunti nei confronti degli altri partecipanti al cartello non implica che esse non abbiano attuato l'accordo di cartello. Come ha stabilito il Tribunale di primo grado nella causa Cascades, "un'impresa che persegua, nonostante la concertazione con i suoi concorrenti, una politica più o meno indipendente sul mercato può semplicemente cercare di avvalersi dell'intesa a proprio vantaggio"(117).
(220) ADM, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer non condividono la conclusione della Commissione riguardo alle conseguenze del cartello sul mercato dell'acido citrico nel SEE. Se Haarmann & Reimer "non nega che il cartello abbia un certo effetto sul mercato (...) [essa] desidera affermare che questo effetto non può essere tradotto in cifre concrete e non dovrebbe venire esagerato"(118). ADM e Jungbunzlauer affermano che il cartello ha avuto un impatto molto lieve sul mercato.
(221) ADM e Jungbunzlauer sostengono che dal 1993 in poi, per l'influenza dei prodotti cinesi a basso prezzo, non sono stati più applicati aumenti. Haarmann & Reimer afferma inoltre che gli effetti sul mercato sono stati limitati a causa dell'aumento della domanda negli anni 1991-1992, dovuta all'aumento delle vendite da parte dei produttori cinesi così come alle pratiche di "inganno" dei membri del cartello. Haarmann & Reimer sostiene poi che l'effetto limitato sul mercato è confermato dalle risposte fornite dai clienti alla richiesta di informazioni della Commissione del 20 gennaio 1998. L'impresa conclude che la dichiarazione della Commissione che il prezzo dell'acido citrico è aumentato del 40 % durante i primi 14 mesi deve essere interpretata alla luce del più ampio contesto economico del mercato.
(222) A sostegno delle sue argomentazioni, ADM ha presentato alla Commissione la relazione di un esperto consistente in un'analisi economica del settore dell'acido citrico durante il periodo considerato nella comunicazione degli addebiti. La relazione conclude che il mercato dell'acido citrico è un oligopolio in cui la situazione della capacità rispetto alla domanda totale è il maggiore fattore determinante del prezzo, che sarebbe così caratterizzato da variazioni cicliche. La relazione afferma che il forte aumento dei prezzi nel primo periodo del cartello sarebbe avvenuto in ogni caso. Essendo anormalmente bassi nel 1990-1991, i prezzi sono logicamente aumentati nel 1991 e 1992. Stando alla relazione, l'ipotesi di un impatto del cartello sui prezzi è inficiata dal fatto che durante il periodo dell'infrazione i prezzi non hanno raggiunto i livelli visti a metà degli anni '80.
(223) La relazione afferma inoltre che la grande maggioranza delle vendite di ADM a clienti nei paesi SEE avveniva a prezzi inferiori ai prezzi minimi. Ciò conforterebbe la conclusione che la fissazione dei prezzi durante il periodo rilevante risultava più da una concorrenza oligopolistica che non da un coordinamento. Viene sostenuto inoltre che "le esportazioni cinesi erano sufficienti a vincolare i prezzi a livelli oligopolistici (concorrenziali) piuttosto che collusivi (...)"(119).
(224) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti Jungbunzlauer trae le medesime conclusioni, sottolineando che la principale ragione dell'aumento dei prezzi nel 1991 e nel 1992 era la considerevole, ineguagliata espansione della domanda dovuta allo sviluppo dell'acido citrico come agente sequestrante nell'industria dei detergenti. Jungbunzlauer insiste inoltre sul fatto che l'incremento dei prezzi del 1991-1992 dovrebbe essere interpretato tenendo conto del loro calo nel periodo 1986-1990, e del fatto che ciò rappresentava semplicemente un ritorno a una situazione più normale.
(225) Jungbunzlauer sostiene che, nonostante gli accordi di cartello, sul mercato dell'acido citrico ha continuato ad esservi comunque un'intensa concorrenza dal 1991 al 1995. Ciò emerge dalle risposte dei clienti alla richiesta di informazioni della Commissione del gennaio 1998. Inoltre, il fatto che la quota complessiva di mercato mondiale delle parti sia scesa dall'originario 70 % al 52 % nel 1994 dimostrerebbe che il cartello non era più tale da influenzare la formazione dei prezzi.
(226) Nessuno di questi argomenti usati dalle parti per minimizzare la conclusione della Commissione sull'effettivo impatto del cartello sul mercato è inconfutabile. Le spiegazioni fornite da ADM, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer riguardo agli aumenti dei prezzi del 1991-1992 possono avere una certa fondatezza, ma non dimostrano in maniera convincente che l'attuazione dell'accordo di cartello può non avere avuto alcun ruolo nella fluttuazione dei prezzi. Se è vero che i fenomeni descritti possono verificarsi in assenza di un cartello, essi possono perfettamente rientrare anche in una situazione di esistenza di un'intesa. Il fatto che i prezzi dell'acido citrico siano aumentati del 40 % in 14 mesi non può essere spiegato solo in termini di una reazione competitiva, ma deve essere interpretato alla luce del fatto che i partecipanti avevano concordato aumenti coordinati dei prezzi e ripartizioni delle quote di mercato, così come un sistema di rendiconto e di controllo. Tutto ciò avrebbe contribuito al successo degli aumenti dei prezzi.
(227) Inoppugnabile non è neanche l'argomentazione di Jungbunzlauer basata sulle risposte di diversi acquirenti di acido citrico alle richieste di informazioni della Commissione del gennaio 1998. La domanda posta dalla Commissione sull'intensità della concorrenza sul mercato deve essere vista nel contesto di un'inchiesta preliminare sulle principali caratteristiche del mercato dell'acido citrico, ed era pertanto formulata in termini generali. Molte risposte indicano semplicemente che il mercato dell'acido citrico è a livello mondiale, che vari grossi operatori vi competono attraverso delle offerte, e che il prezzo del prodotto è variato significativamente nel corso degli anni. Le risposte date alla Commissione non possono in alcun modo essere interpretate come una dimostrazione dell'inesistenza degli effetti del cartello. Dato l'alto livello di sofisticatezza che caratterizzava gli accordi illeciti, non è certo possibile aspettarsi che i clienti possano confermare l'assenza di concorrenza sul mercato in questione. Va inoltre osservato che alcune risposte attiravano l'attenzione sull'ampia similarità fra i prezzi proposti dai principali produttori.
(228) Il fatto, sottolineato da Jungbunzlauer, che la "quota di mercato" complessiva del cartello sia diminuita col tempo dal 70 % circa iniziale al 52 % nel 1994 illustra certo le difficoltà incontrate dai partecipanti al cartello nel mantenere i prezzi sopra un livello concorrenziale. Ciò tuttavia non dimostra che la pratica illecita non aveva alcun effetto sul mercato. Al contrario, il forte aumento delle importazioni dalla Cina dal 1992 in poi indica che i membri del cartello non si stavano adattando come avrebbero normalmente dovuto alla pressione sui prezzi esercitata da tali importazioni.
Dimensione del mercato geografico rilevante
(229) Il cartello copriva tutto il mercato comune e, dopo la sua costituzione, tutto il SEE. Ogni parte del mercato comune e del SEE subiva le conseguenze di questa intesa. Per calcolare la gravità dell'infrazione, la Commissione considera pertanto che siano stati danneggiati dal cartello l'intera Comunità e, dopo la sua costituzione, l'intero SEE.
Constatazioni della Commissione riguardanti la gravità dell'infrazione
(230) Tenuto conto della natura del comportamento in esame, del suo impatto effettivo sul mercato dell'acido citrico e del fatto che esso copriva tutto il mercato comune e, dopo la sua costituzione, tutto il SEE, la Commissione ritiene che le imprese interessate dalla presente decisione abbiano commesso una violazione molto grave dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
(231) Haarmann & Reimer ha dichiarato, nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti, che secondo i propri calcoli il valore totale annuo del mercato dell'acido citrico nella CE era solo di circa 250 milioni di EUR nel 1996, e che la Commissione dovrebbe riconsiderare la sua dichiarazione secondo la quale si tratterebbe di un settore industriale di primaria importanza.
(232) Tale richiesta va respinta. Anche se il valore di un mercato interessato da un cartello di fissazione dei prezzi o di ripartizione del mercato (a livello comunitario o a livello SEE) è modesto, la Commissione non è tenuta a classificare la violazione come grave piuttosto che come molto grave.
Classificazione dei partecipanti al cartello
(233) Nell'ambito delle infrazioni molto gravi, la scala proposta per le ammende consente di trattare in maniera differenziata le imprese, in modo da tenere conto dell'effettiva capacità economica dei colpevoli di pregiudicare sensibilmente la concorrenza, e da fissare l'ammenda ad un livello che ne garantisca una sufficiente efficacia deterrente. La Commissione osserva che ciò è particolarmente necessario qualora, come nel caso in esame, esistano notevoli differenze tra le dimensioni delle imprese che partecipano all'infrazione.
(234) Nelle circostanze del caso di specie, che coinvolge varie imprese, per fissare l'importo di base delle ammende occorrerà tenere conto del peso specifico di ciascuna società e quindi dell'effettivo impatto sulla concorrenza del loro comportamento illecito.
(235) A tal fine, le imprese implicate possono essere divise in varie categorie in funzione della loro importanza relativa sul mercato considerato, fermi restando eventuali correttivi, ove necessario, per tenere conto dell'esigenza di garantire una reale efficacia deterrente.
(236) Come base per valutare l'importanza relativa di un'impresa sul mercato interessato, la Commissione ritiene opportuno, nel presente caso, considerare il volume d'affari del prodotto a livello mondiale. Dato il carattere mondiale del mercato, queste cifre danno il quadro più appropriato della capacità delle imprese partecipanti di pregiudicare sensibilmente altri operatori nel mercato comune e/o nel SEE. Questo approccio è avvalorato dal fatto che si trattava di un cartello globale, il cui scopo era, tra l'altro, di ripartire i mercati a livello mondiale e di eliminare pertanto la concorrenza dal mercato del SEE. Inoltre il volume d'affari mondiale di un membro di un cartello fornisce anche un'indicazione del suo contributo all'efficacia del cartello nel suo complesso o, inversamente, dell'instabilità che lo avrebbe minato qualora detto membro non vi avesse preso parte. Viene effettuato un confronto in base al volume d'affari mondiale relativo al prodotto nell'ultimo anno dell'infrazione (1995). La tabella presentata al considerando 44 fornisce i dati pertinenti.
(237) Nel 1995 Haarmann & Reimer, con una quota di mercato a livello mondiale del 22 %, era il principale operatore sul mercato. Seguivano ADM e Jungbunzlauer con quote di mercato analoghe del [...] %. Hoffmann-La Roche aveva una quota del 9 %, mentre Cerestar Bioproducts era l'operatore più piccolo: nel 1995 la sua quota era stimata al 2,5 %.
(238) Haarmann & Reimer, data la sua ampia quota di mercato, sarà posta nel primo gruppo. ADM, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer saranno poste in un secondo gruppo. Cerestar Bioproducts, che era di gran lunga l'operatore più piccolo, sarà posta in un terzo gruppo.
(239) Stando a quanto sopra indicato, gli importi di base appropriati per l'ammenda, secondo il criterio dell'importanza relativa sul mercato interessato, sono i seguenti:
- Haarmann & Reimer: 35 milioni di EUR,
- ADM, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer: 21 milioni di EUR,
- Cerestar Bioproducts: 3,5 milioni di EUR.
Effetto dissuasivo
(240) Al fine di garantire che l'ammenda abbia una sufficiente efficacia dissuasiva la Commissione stabilirà se per ogni determinata impresa sia necessario adeguare ulteriormente l'importo di base.
(241) La tabella presentata al considerando 50 dà un'indicazione delle dimensioni relative delle imprese destinatarie della presente decisione, nonché della dimensione relativa dell'entità economica complessiva a cui fanno capo, sulla base di un controllo al 100 %.
(242) Con fatturati a livello mondiale nel 2000 di, rispettivamente, 18403 milioni di EUR e 13936 milioni di EUR, Hoffmann-La Roche e ADM sono operatori molto più grossi delle altre società destinatarie. A tale riguardo la Commissione ritiene che l'importo di base adeguato dell'ammenda determinato applicando il criterio dell'importanza relativa sul mercato di cui trattasi debba essere aumentato in considerazione delle loro rispettive dimensioni e risorse complessive.
(243) Un'analisi comparativa delle dimensioni rispettive delle entità economiche a cui fanno capo le destinatarie della presente decisione, sulla base di un'appartenenza al 100 %, mostra che Haarmann & Reimer è parte integrante di un'entità economica molto grossa. Haarmann & Reimer fa capo a Bayer AG, che nel 2000 aveva un fatturato mondiale di 30791 milioni di EUR.
(244) La Commissione ritiene che non sarebbe equo applicare un aggiustamento al rialzo esclusivamente ad ADM e a Hoffmann-La Roche e non ad Haarmann & Reimer. Un tale approccio significherebbe che la possibilità, per la Commissione, di tenere conto delle grosse dimensioni delle entità economiche quali descritte al considerando 50 dipenderebbe dalla loro struttura organizzativa. Un'entità economica organizzata come un singolo soggetto giuridico comprendente diverse divisioni industriali sarebbe indebitamente penalizzata rispetto a un'entità economica organizzata nella forma di un gruppo di controllate successive al 100 %.
(245) Di conseguenza la Commissione ritiene che, per tenere conto delle dimensioni e delle risorse complessive dell'entità economica a cui fa capo l'impresa, sia necessario adattare al rialzo l'importo di base per l'ammenda stabilita per Haarmann & Reimer in base al criterio della sua importanza relativa sul mercato interessato.
(246) Sulla base di quanto sopra esposto, la Commissione ritiene che la necessità di un effetto dissuasivo richieda che l'importo di base delle ammende stabilite al considerando 239 debba essere aumentato del 100 % a 42 milioni di EUR nel caso di ADM e Hoffmann-La Roche, e del 150 % a 87,5 milioni di EUR, nel caso di Haarmann & Reimer.
Durata dell'infrazione
(247) La Commissione ritiene che ADM, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer abbiano violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE dal marzo 1991 al maggio 1995.
(248) Cerestar Bioproducts ha violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE dal maggio 1992 al maggio 1995.
(249) ADM, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer hanno commesso l'infrazione per quattro anni, che corrispondono a una durata media. L'importo di base delle ammende determinato in base alla gravità (cfr. i considerando 239 e 246 viene pertanto aumentato del 40 %.
(250) Cerestar Bioproducts ha commesso l'infrazione per tre anni, anch'essi corrispondenti a una durata media. L'importo di base dell'ammenda determinato in base alla gravità (cfr. il considerando 239) viene pertanto aumentato del 30 %.
Conclusione relativa agli importi di base
(251) ADM afferma che, nel presente caso, non sarebbe appropriato per la Commissione, nel fissare l'importo delle ammende, seguire la metodologia esposta negli orientamenti per il calcolo delle ammende. L'impresa sostiene che la Commissione non può alterare radicalmente il metodo di fissazione delle ammende così da trascurare il fatturato rilevante del prodotto nel SEE. Secondo ADM, gli orientamenti dovrebbero applicarsi solo alle infrazioni che sono state commesse dopo la loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 14 gennaio 1998.
(252) ADM si richiama alla sentenza nella causa T-77/92, Parker Pen(120), in cui il Tribunale di primo grado ha stabilito che la Commissione non aveva preso in considerazione il fatto che il fatturato realizzato con i prodotti cui si riferisce l'infrazione era relativamente esiguo rispetto a quello risultante dall'insieme delle vendite realizzate dalla Parker, e ha pertanto ridotto l'ammenda inflitta dalla Commissione. ADM è del parere che il Tribunale di primo grado abbia statuito in modo chiaro che un'ammenda inflitta senza prendere in considerazione il fatturato comunitario della società realizzato con i prodotti oggetto dell'infrazione deve essere considerata sproporzionata proprio per tale motivo.
(253) La Commissione riconosce di aver spesso fissato in passato le ammende secondo un importo di base rappresentante una certa percentuale delle vendite sul mercato comunitario rilevante. Tuttavia, le uniche condizioni poste all'esercizio del potere discrezionale della Commissione nel fissare ammende ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 sono la presa in considerazione della gravità e della durata dell'infrazione e il rispetto di un tetto fissato riferendosi al fatturato totale dell'impresa interessata. Questi fattori sono pienamente ed equamente presi in considerazione nella presente decisione.
(254) La Commissione fissa di conseguenza gli importi di base delle ammende come segue:
SPAZIO PER TABELLA
2. Circostanze aggravanti
Ruolo di leader nell'infrazione
(255) La Commissione ritiene che ADM e Hoffmann-La Roche fossero i due leader nell'ambito dell'infrazione.
(256) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, ADM dichiara di non avere avuto una funzione di istigazione o una funzione di leader, e di avere al contrario svolto un ruolo subordinato nel cartello.
(257) A sostegno di tale asserzione ADM dichiara che la comunicazione degli addebiti menziona il fatto che "erano già state compiute mosse nel settore per fissare i prezzi prima del [marzo 1991]" e che "Jungbunzlauer dichiara che nel 1990 era stata contattata da un membro del consiglio d'amministrazione di Haarmann & Reimer (...) per coordinare un approccio sui prezzi da parte dei produttori di acido citrico"(121). ADM si riferisce inoltre all'"impressione di un testimone di ADM - non avente tuttavia alcuna prova diretta -, a cui a certe riunioni era stato dato ad intendere che c'era stato un accordo sull'acido citrico prima della partecipazione di ADM"(122). ADM si riferisce anche ad altri casi oggetto di indagine da parte della Commissione, che - così sostiene l'impresa - indicano implicitamente l'esistenza del cartello relativo all'acido citrico prima del suo ingresso sul mercato. L'impresa dichiara che, nella misura in cui tali accordi esistevano effettivamente prima della sua implicazione, essa non ha potuto svolgere un ruolo di istigazione.
(258) ADM indica altresì che la prima riunione, il 6 marzo 1991, era orchestrata da Hoffmann-La Roche. L'impresa aggiunge che Haarmann & Reimer a torto inferisce dalle dichiarazioni fatte da un dipendente di ADM all'FBI che ADM era il leader del cartello. ADM sottolinea pure di non aver mai agito come presidente del cartello e di non avere avuto la responsabilità di invitare o di costringere altre parti ad aderire.
(259) Da parte sua, Hoffmann-La Roche dichiara di non avere avuto né una funzione di istigazione né di leader nel cartello dell'acido citrico, e di non aver fatto pressione su altre imprese affinché partecipassero all'infrazione. Hoffmann-La Roche afferma che la forza trainante del cartello era principalmente rappresentata dai direttori di ADM. Secondo Hoffnamm-La Roche, ADM ha deciso di propria iniziativa di sviluppare contatti bilaterali con gli altri produttori di acido citrico. L'impresa ha svolto generalmente il ruolo di leader in materia di prezzi, come, secondo quanto asserito, sarebbe confermato dalle ammissioni di uno dei suoi rappresentanti(123). Hoffmann-La Roche sostiene altresì che la dichiarazione di Cerestar Bioproducts conferma il ruolo leader rivestito da ADM(124).
(260) Hoffmann-La Roche indica ancora che la prima riunione del cartello ha avuto luogo in occasione di un'assemblea dell'ECAMA, di cui aveva assunto la presidenza conformemente ad accordi di rotazione. I partecipanti al cartello hanno concordato con il presidente che vi sarebbe stata una certa funzione organizzativa all'interno del cartello, cosa che spiega perché ad Hoffmann-La Roche era stato assegnato il compito di dirigere le discussioni e di gestire attraverso la propria segreteria il punto di contatto stabilito dalle parti. Hoffmann-La Roche dichiara tuttavia di non aver ricevuto alcun ruolo specifico oltre a quella funzione amministrativa. Nella misura in cui Hoffmann-La Roche aveva una posizione speciale nel cartello, questa avrebbe potuto essere un ruolo di mediatore nel caso di disaccordi interni fra i partecipanti.
(261) Hoffmann-La Roche aggiunge che, quando la presidenza dell'ECAMA è passata a Jungbunzlauer nel 1994, quest'ultima impresa ha assunto a sua volta la funzione organizzativa del cartello. Hoffmann La-Roche dichiara poi che, dopo il pensionamento del suo rappresentante iniziale (e presidente dell'ECAMA), il suo successore ha svolto un ruolo molto subordinato nell'ambito del cartello.
(262) Nonostante queste argomentazioni, la Commissione sostiene che ADM e Hoffmann-La Roche debbano essere considerate come i due leader nel cartello dell'acido citrico.
(263) Benché le riunioni successive nel gennaio 1991 fra ADM e, rispettivamente, Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer siano definite da ADM come "di presentazione", la Commissione ritiene che sia molto probabile che esse abbiano avuto un ruolo determinante nella costituzione (o ricostituzione) del cartello dell'acido citrico nel marzo 1991. Dato il ridottissimo arco di tempo che separa queste serie di incontri dalla prima riunione di cartello multilaterale del 6 marzo 1991, è altamente probabile che sia stata discussa la possibilità o l'intenzione di costituire un cartello ufficiale. Ciò è avvalorato in particolare dal contenuto delle discussioni tenutesi, come riferito da un dipendente di ADM: benché la descrizione delle discussioni rimanga vaga, il dipendente indica che, almeno in due occasioni, un concorrente è stato "denigrato" per il modo in cui conduceva le sue attività nel settore dell'acido citrico. Questa espressione di risentimento nei confronti di un concorrente accusato di non comportarsi adeguatamente è una chiara indicazione degli scopi anticoncorrenziali dell'introduzione di una maggiore disciplina su questo mercato.
(264) Secondo la Commissione, comunque, il fatto che ADM e i suoi concorrenti abbiano tenuto una serie di incontri bilaterali poco prima della prima riunione multilaterale del cartello non è sufficiente a dimostrare che questa impresa abbia avuto un ruolo di istigazione, anche se ciò suggerisce fortemente che sia in effetti avvenuto così. Tuttavia, la Commissione è in possesso di elementi supplementari sufficienti per concludere che ADM fosse un leader nell'ambito del cartello.
(265) Un ex rappresentante di ADM alle riunioni del cartello, interrogato dall'FBI nel 1996, ha menzionato un altro rappresentante di ADM alle stesse riunioni e ha dichiarato che "i meccanismi dell'accordo G-4/5 sembravano essere un'idea di [nome di quel rappresentante di ADM], e alla riunione del 6 marzo 1991 a Basilea, dove è stato formulato l'accordo AC, [nome del rappresentante di ADM] ha avuto un ruolo piuttosto attivo." Sempre riferendosi allo stesso collega, ha aggiunto che "[nome del rappresentante di ADM] era considerato come 'il vecchio saggio', ed era persino soprannominato 'il predicatore' da [nome del rappresentante di Jungbunzlauer]"(125).
(266) Nella dichiarazione del 25 marzo 1999, anche Cerestar Bioproducts dichiara che "benché le riunioni Masters fossero generalmente presiedute da [nome dei rappresentanti di Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer], Bioproducts aveva la chiara impressione che [nome di un rappresentante di ADM] avesse un ruolo leader. [Nome di un rappresentante di ADM] presiedeva le riunioni Sherpa e si occupava di preparare gli argomenti e di avanzare le proposte sui listini prezzi da approvare"(126).
(267) La Commissione conclude pertanto che ADM era un leader del cartello dell'acido citrico.
(268) Nonostante lo neghi, è chiaro che anche Hoffmann-La Roche ha svolto un ruolo decisivo nel cartello. La prima riunione multilaterale, il 6 marzo 1991, era organizzata e presieduta da un rappresentante di questa impresa. La stessa persona ha continuato a presiedere tutte le riunioni "Masters" fino al 1994, quando è andata in pensione.
(269) Il ruolo leader di Hoffmann-La Roche è anche messo in evidenza dalla dichiarazione fatta all'FBI dall'ex rappresentante di ADM nel cartello. Le trascrizioni dell'interrogatorio indicano che il rappresentante di ADM alla riunione del 6 marzo 1991 ha dichiarato che il rappresentante di Hoffmann-La Roche "può avere alluso all'esigenza di fare attenzione nel prendere appunti su Hoffmann-La Roche e all'esigenza di essere discreti sulle riunioni, e ha menzionato un'altra questione di fissazione dei prezzi in cui era implicata Laroche. [Nome del rappresentante di Hoffmann-La Roche] ha avvertito il gruppo del fatto che niente doveva essere conservato per iscritto"(127).
(270) Il fatto che, come riconosce la stessa impresa nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Hoffmann-La Roche agisse come mediatore in caso di disaccordi interni fra i partecipanti, mostra l'impegno di Hoffmann-La Roche nel far funzionare il cartello senza difficoltà. Gli sforzi compiuti dall'impresa per appianare contrasti interni, lungi dallo scagionare Hoffmann-La Roche, mostrano al contrario che essa ha esercitato un certo grado di leadership sul gruppo.
(271) Secondo la Commissione, anche le circostanze relative all'ingresso nel cartello di Cerestar Bioproducts indicano la leadership di Hoffmann-La Roche. Cerestar Bioproducts descrive come segue il primo contatto avuto nel novembre 1991 nell'ambito dell'ECAMA: "In occasione di un'assemblea generale dell'ECAMA a Bruxelles, [nome di un rappresentante di Hoffmann-La Roche] ha invitato [nome del direttore generale di Cerestar Bioproducts] ad andare a trovarlo a Basilea per discutere della possibilità di associarsi a un 'club'. Una riunione del cosiddetto 'club' (cioè del cartello) aveva a quanto pare avuto luogo il pomeriggio precedente"(128). È stato quindi il rappresentante di Hoffmann-La Roche ad aver avvicinato il direttore generale di Cerestar Bioproducts, e ad avergli spiegato, il 12 febbraio 1992, i meccanismi di base del cartello(129).
(272) L'argomentazione avanzata da Hoffmann-La Roche, secondo la quale essa presiedeva gli incontri poiché presiedeva già le riunioni dell'ECAMA, non può discolparla, poiché non veniva in alcun modo obbligata a farlo dagli altri partecipanti, e avrebbe potuto rifiutare di assumere la presidenza del cartello e la responsabilità della raccolta dei dati sulle vendite. Tale argomentazione va quindi respinta. Analogamente, la possibilità che Hoffmann-La Roche abbia adottato un "profilo più basso" nel cartello dopo che la presidenza delle riunioni era passata a Jungbunzlauer, non inficia la constatazione della Commissione in merito al ruolo leader complessivamente svolto dall'impresa nel cartello.
(273) In conclusione, la Commissione ritiene che ADM e Hoffmann-La Roche fossero i due leader del cartello. Ciò è pertanto considerato come un fattore aggravante da prendere in considerazione nella determinazione dell'importo delle ammende inflitte alle due imprese, e che giustifica un aumento dell'importo di base del 35 %. Questo aumento riflette il fatto che, mentre entrambe queste imprese avevano chiaramente un ruolo importante nell'infrazione, anche altri membri del cartello svolgevano attività solitamente associate a un ruolo di leadership, come la presidenza delle riunioni, la centralizzazione della raccolta dei dati e la loro distribuzione.
3. Circostanze attenuanti
Ruolo esclusivamente passivo nell'infrazione
(274) Nella sua risposta Cerestar Bioproducts dichiara di non avere né cominciato né diretto il cartello, ma di avere al contrario svolto un ruolo secondario. L'impresa afferma inoltre che il fatto di detenere nel SEE una quota piccola e il fatto di non avere partecipato a tutte le riunioni e di non averle mai organizzate né ospitate dovrebbero essere presi in considerazione per abbassare le ammende ad essa inflitte. Cerestar Bioproducts indica inoltre la sua preoccupazione sulle eventuali conseguenze che avrebbe avuto un rifiuto ad associarsi al cartello. L'impresa dichiara che la sua acquisizione dell'impianto di Biacor era stata accolta con aperta ostilità da parte dei maggiori produttori di acido citrico, e che temeva di essere eliminata dalle attività per mezzo di misure di rappresaglia se non avesse aderito all'intesa.
(275) Anche Jungbunzlauer afferma, nella risposta alla comunicazione degli addebiti, che la sua partecipazione al cartello era limitata a un ruolo passivo e subordinato. Come argomentazione preliminare, Jungbunzlauer afferma che la costituzione del cartello è stata provocata dal suo comportamento in quanto "nuovo arrivato" sul mercato dell'acido citrico. Data l'aggressiva politica dei prezzi praticata dall'impresa per stabilirsi sul mercato, gli accordi di cartello costituivano inizialmente un tentativo di vincolare la "guastafeste" in una disciplina comunemente concordata. Jungbunzlauer aggiunge di non aver potuto evitare gli accordi di cartello nel periodo iniziale per il timore di essere eliminata dal mercato da concorrenti che, essa afferma, erano molto più grossi e finanziariamente molto più forti.
(276) Essendo principalmente un produttore di acido citrico, Jungbunzlauer afferma di essersi trovata, dal punto di vista commerciale, in una situazione di pericolo molto più grave delle altre società, e afferma che, se avesse perso un considerevole volume di vendite, la sua futura esistenza sarebbe stata compromessa. L'impresa afferma inoltre che, in quanto acquirente di glucosio, era dipendente dalla buona disposizione degli altri partecipanti al cartello, e che essi avrebbero potuto esercitare pressioni sui produttori di glucosio al di fuori del gruppo mettendo così a repentaglio le sue fonti di approvvigionamento.
(277) Jungbunzlauer afferma altresì di avere subito una "pressione massiccia" da parte di Haarmann & Reimer per obbligarla a prendere parte all'accordo. Nel 1990, Jungbunzlauer, secondo quanto asserito, avrebbe ricevuto una visita a Vienna da parte di un rappresentante di Haarmann & Reimer, che avrebbe spiegato all'impresa che i produttori avrebbero dovuto coordinare le loro azioni. Jungbunzlauer afferma di essersi dichiarata disposta a partecipare a una riunione solo quando ha avuto motivo di temere che il comportamento coordinato dei suoi concorrenti avrebbe potuto anche essere diretto contro di essa(130).
(278) Jungbunzlauer afferma infine di non avere svolto alcun ruolo attivo nell'attuazione degli accordi, e che il fatto che la segreteria del suo CEO fosse diventata il centro di comunicazione dei dati non prova lo svolgimento di un tale ruolo.
(279) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Haarmann & Reimer contesta fermamente l'asserzione di Jungbunzlauer secondo la quale questa impresa avrebbe subito pressioni da parte sua, e secondo la quale Jungbunzlauer era semplicemente un nuovo arrivato o un "outsider". Haarmann & Reimer contesta inoltre vigorosamente la descrizione, da parte di Jungbunzlauer, delle altre imprese come "operatori affermati", e la negazione di appartenere a quella categoria.
(280) Haarmann & Reimer indica che Jungbunzlauer, secondo una dichiarazione della stessa impresa, forniva acido citrico dal 1967, e ne era stata per molti anni il principale produttore europeo, con la più ampia quota di mercato in Europa. Haarmann & Reimer dichiara inoltre che il fatto che il CEO di Jungbunzlauer abbia assunto la responsabilità dell'organizzazione logistica delle riunioni dal 1994 in poi, e abbia successivamente presieduto alcuni incontri del cartello, dimostra il ruolo decisivo svolto da Jungbunzlauer nel cartello.
(281) Anche Hoffmann-La Roche, nella sua risposta, contesta le asserzioni di Jungbunzlauer riguardo alle pressioni che, secondo quanto asserito, essa avrebbe subito. Hoffmann-La Roche indica che Jungbunzlauer non descrive in alcun modo come e quando tali pressioni sarebbero state esercitate, e contesta l'asserzione di Jungbunzlauer di essere solo un piccolo operatore, precisando che l'impresa deteneva già il 16 % del mercato mondiale nel 1990, con impianti di produzione in quattro paesi. Hoffmann-La Roche segnala poi il ruolo leader di Jungbunzlauer nel preparare i procedimenti anti-dumping contro i produttori cinesi, e sottolinea la partecipazione dell'impresa a tutte le riunioni multilaterali del cartello per tutto il periodo dell'infrazione.
(282) La Commissione deve respingere tutte le argomentazioni avanzate da Cerestar Bioproducts e da Jungbunzlauer.
(283) Il fatto che Cerestar Bioproducts fosse un operatore piccolo sul mercato dell'acido citrico e che abbia potuto temere le conseguenze di un rifiuto di aderire al cartello non scagiona l'impresa dalla propria responsabilità. Cerestar Bioproducts avrebbe potuto, ad esempio, riferire alla Commissione in merito al cartello.
(284) Le argomentazioni di Jungbunzlauer non possono essere considerate come rilevanti da parte della Commissione. Il semplice fatto che dal 1994 in poi l'impresa abbia assunto la responsabilità della raccolta dei dati sulle vendite e che il suo CEO abbia presieduto le riunioni del cartello basta a dimostrare che la sua implicazione nel cartello era attiva ed è andata ben oltre quanto essa riconosca.
Non attuazione di fatto degli accordi illeciti
(285) Come discusso ai considerando 212-218 la Commissione ritiene che gli accordi anticoncorrenziali siano stati scrupolosamente attuati. Questa circostanza attenuante non è quindi applicabile ad alcuna delle imprese destinatarie della presente decisione.
Altre circostanze attenuanti
(286) Cerestar Bioproducts dichiara che l'impianto di produzione di acido citrico rilevato da Biacor non ha mai realizzato alcun profitto, e non ha tratto alcun vantaggio dal cartello. L'impresa aggiunge che verso la fine degli anni '90 la situazione era diventata insostenibile, e spiega di aver successivamente venduto il sito e cessato la produzione di acido citrico nel giugno 1999.
(287) La Commissione non ritiene che, in generale, il mancato beneficio tratto da un cartello o eventuali svantaggi economici subiti per la partecipazione a un cartello costituiscano circostanze attenuanti ai fini della determinazione di un'ammenda. L'argomentazione di Cerestar Bioproducts deve pertanto essere respinta.
(288) ADM sostiene che il suo primo Codice di condotta e di politica di conformità della società, approvato dal suo consiglio di amministrazione nel luglio 1996, debba essere preso in considerazione come circostanza attenuante. Analogamente, Haarmann & Reimer spiega di avere introdotto un programma di conformità "diversi anni fa" (senza indicare la data o il contenuto di un tale programma), e aggiunge che nel dicembre 1996 e nel gennaio 1997 il presidente e CEO di Bayer Corporation ha inviato una lettera a tutti i dipendenti della società ricordando loro gli obblighi da rispettare ai sensi delle regole di concorrenza. Anche Jungbunzlauer, infine, afferma di avere introdotto una politica di conformità antitrust nell'autunno del 1995.
(289) La Commissione giudica favorevolmente il fatto che queste imprese abbiano istituito politiche di osservanza delle leggi antitrust. Essa ritiene tuttavia che queste iniziative siano giunte troppo tardi e non possano, in quanto strumento di prevenzione, dispensare la Commissione dal suo dovere di punire la violazione delle regole di concorrenza commessa in passato da ADM, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer.
(290) Jungbunzlauer dichiara che il fatto che gli accordi fossero "anche una misura difensiva contro le importazioni a basso prezzo dalla Cina che stavano causando serie distorsioni della concorrenza"(131) dovrebbe portare a una riduzione dell'ammenda. Jungbunzlauer sostiene che le esportazioni dei produttori cinesi beneficiavano di aiuti statali, e che i prodotti cinesi erano offerti in Europa a prezzi bassissimi, chiaramente sottocosto.
(291) La Commissione deve respingere questa argomentazione nella sua interezza. Come già affermato al punto 166, non spetta certo ai principali operatori di un dato segmento di mercato adottare azioni private concertate relative ai prezzi da praticare ai propri clienti per compensare, in un modo o nell'altro, strategie di dumping messe in atto da imprese di paesi terzi.
4. Conclusioni sugli importi delle ammende prima dell'applicazione della comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese
(292) La Commissione stabilisce pertanto come segue gli importi delle ammende prima dell'applicazione della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese:
SPAZIO PER TABELLA
(293) Tuttavia, poiché gli importi finali calcolati in base a tale metodo non possono in ogni caso essere superiori al 10 % del fatturato mondiale delle imprese destinatarie (come stabilito dall'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17), le ammende saranno fissate come segue per non andare al di là del limite consentito:
SPAZIO PER TABELLA
5. Applicazione della comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese
(294) Le imprese destinatarie della presente decisione hanno cooperato con la Commissione in diverse fasi dell'indagine relativa all'infrazione allo scopo di poter beneficiare del trattamento favorevole previsto dalla comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese. Per venire incontro alle legittime aspettative delle imprese interessate quanto alla non imposizione o alla riduzione delle ammende sulla base della cooperazione fornita, la Commissione esamina nella seguente sezione se le parti interessate hanno soddisfatto le condizioni stabilite dalla comunicazione.
Non imposizione o notevole riduzione dell'ammenda
(295) ADM dichiara di soddisfare tutte le condizioni stabilite al punto B della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese.
(296) ADM indica di avere contattato la Commissione una prima volta il 9 settembre 1998, e di avere espresso la propria intenzione di cooperare nell'ambito della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese al successivo incontro del 29 settembre 1998, apportando prove dell'accordo relativo all'acido citrico nella forma di documenti e testimonianze. ADM afferma inoltre di aver intrapreso un'indagine interna dopo aver cercato presso la Commissione, in un incontro del 10 novembre 1998, orientamenti sul tipo e la natura delle prove più utili a quest'ultima, e di aver potuto fornire testimonianze di prima mano alla Commissione, in un incontro dell'11 dicembre 1998, nella forma di prove documentali dell'epoca che rivelano il contesto e l'attuazione dell'accordo di cartello.
(297) ADM dichiara di essere stata quindi la prima impresa ad apportare prove documentali riguardo al cartello l'11 dicembre 1998, nonché "la prima a fornire una dichiarazione scritta esponente in dettaglio la partecipazione di ADM, le riunioni, i partecipanti, i prezzi/le quote concordate e i meccanismi di controllo/compensazione del cartello"(132).
(298) ADM afferma altresì di essere stata la prima a presentare prove decisive dell'esistenza del cartello, inclusi "ampi dettagli sulle riunioni, i partecipanti, i meccanismi di compensazione e di controllo, i prezzi e le quote applicabili all'UE"(133). ADM afferma che le prove da essa fornite hanno costituito la base di un'ulteriore richiesta di informazioni ad altri produttori di acido citrico, cosa che successivamente li ha spinti ad ammettere la loro partecipazione al cartello e a cooperare all'indagine della Commissione.
(299) ADM aggiunge che, prima delle prove da essa apportate, la Commissione non aveva prove sostanziali dell'esistenza del cartello, in particolare per quanto riguarda la Comunità.
(300) ADM osserva che anche Cerestar Bioproducts ha cooperato con la Commissione, e che il dossier della Commissione indica che la prima offerta di collaborazione di Cerestar Bioproducts risale al 7 ottobre 1998, ossia dopo l'ammissione iniziale di ADM e la sua offerta di collaborazione. ADM afferma che Cerestar Bioproducts ha fornito conferma scritta della sua partecipazione al cartello il 25 marzo 1999, dopo che ADM aveva presentato la sua dichiarazione scritta il 15 gennaio 1999, e solo dopo che la Commissione aveva inviato un'ulteriore richiesta di informazioni a Cerestar Bioproducts il 3 marzo 1999, in base alle informazioni di ADM.
(301) ADM sostiene che le prove fornite in definitiva da Cerestar Bioproducts sono limitate, e che non è chiaro se siano state fornite testimonianze di prima mano. Essa afferma che non è stato fornito alcun dettaglio su prezzi o quote concordate (al di là delle quote stabilite per la stessa Cerestar Bioproducts), che le identità di altri partecipanti sono state fornite solo per tre delle 17 riunioni individuate come "possibili" riunioni di cartello, e che sei delle riunioni così identificate non hanno in realtà avuto affatto luogo, in base alle prove apportate dagli altri accusati e in base alle constatazioni della Commissione. In particolare ADM osserva che, dopo la sua ammissione, Cerestar Bioproducts ha ricevuto un'ulteriore richiesta di informazioni più dettagliata in base ai dati forniti dalla stessa ADM.
(302) Quanto a Cerestar Bioproducts, essa afferma che, pur non essendo la prima a presentare una dichiarazione scritta, essa "è stata la prima a cooperare e a fornire informazioni dettagliate sul cartello, la sua struttura, le regole di base e la riunione fra i concorrenti"(134).
(303) Cerestar Bioproducts argomenta che la comunicazione degli addebiti non descrive pienamente il livello della sua cooperazione con la Commissione e l'importanza di questa sostanziale collaborazione per i progressi dell'indagine della Commissione stessa. L'impresa aggiunge che le date che dovrebbero essere prese in considerazione sono il 29 ottobre 1998 - quando Cerestar Bioproducts ha fornito una prima descrizione dettagliata del cartello -, il 17 dicembre 1998 - quando ha fornito ulteriori informazioni generali e documentazione -, e il 23 febbraio 1999 - quando ha fornito alla Commissione un'integrazione dei verbali della Commissione dell'incontro del 29 ottobre 1999, che ha costituito alla fine la base della sua dichiarazione del 25 marzo 1999.
(304) Cerestar Bioproducts dichiara di aver esposto oralmente gli antefatti, l'origine e la storia del cartello in un incontro tenutosi dietro sua richiesta il 29 ottobre 1998. L'impresa aggiunge che in quel momento la Commissione non disponeva di alcuna prova diretta di un qualche cartello o di pratiche illecite se non le informazioni che aveva ricevuto dal dipartimento della Giustizia, e che i dati forniti da Cerestar Bioproducts costituivano la prima prova effettiva relativa a possibili attività di cartello da parte di produttori di acido citrico nell'Unione europea.
(305) La Commissione riconosce che Cerestar Bioproducts è stata la prima impresa a presentare informazioni decisive sull'esistenza di un cartello internazionale che agiva nel SEE nel settore dell'acido citrico. Tali informazioni sono state fornite alla riunione del 29 ottobre 1998, anche se non subito in forma scritta.
(306) Le informazioni fornite da Cerestar Bioproducts alla riunione del 29 ottobre 1998, che corrispondono a quelle fornite successivamente nella dichiarazione scritta del 25 marzo 1999, erano sufficienti per stabilire l'esistenza del cartello, e sono state comunicate alla Commissione prima che ADM trasmettesse a sua volta i suoi dati. Le informazioni comunicate da ADM alla riunione del 29 settembre non costituivano una prova decisiva, poiché non erano sufficienti a stabilire l'esistenza del cartello.
(307) Cerestar Bioproducts è stata la prima impresa a fornire informazioni determinanti alla Commissione prima che quest'ultima cominciasse qualsiasi accertamento disposto mediante decisione. Cerestar Bioproducts soddisfa pertanto le condizioni di cui al punto B della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese.
(308) ADM non soddisfa invece la condizione b) del punto B della comunicazione, e non può quindi beneficiare di una riduzione dell'ammenda come stabilito in tale punto. La Commissione ha constatato inoltre che ADM era un leader del cartello, e non soddisfa pertanto neanche la condizione e) del punto B della stessa comunicazione.
(309) La Commissione osserva che Cerestar Bioproducts ha contattato la Commissione solo dopo avere ricevuto la richiesta di informazioni ad essa inviata nel luglio 1998. La domanda di Cerestar Bioproducts di poter beneficiare di un trattamento favorevole non è stata quindi del tutto spontanea, e la Commissione terrà conto di questo aspetto nel determinare l'importo della riduzione dell'ammenda.
(310) La Commissione accorda di conseguenza a Cerestar Bioproducts una riduzione del 90 % dell'ammenda che sarebbe stata imposta all'impresa se essa non avesse cooperato con la Commissione.
Importante riduzione dell'ammenda
(311) Né ADM, Haarmann & Reimer e Hoffmann-La Roche, né Jungbunzlauer sono state le prime a fornire alla Commissione informazioni determinanti sul cartello dell'acido citrico, come richiesto alla lettera b) del punto B della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese. Di conseguenza nessuna di queste imprese soddisfa le condizioni di cui al punto C di detta comunicazione.
Significativa riduzione dell'ammenda
(312) Durante un incontro tenutosi l'11 dicembre 1998, ADM ha fornito alla Commissione un resoconto orale sul cartello dell'acido citrico. Il 15 gennaio 1999 è stata trasmessa alla Commissione una dichiarazione scritta a conferma di tale resoconto.
(313) La Commissione riconosce che le informazioni comunicate da ADM erano dettagliate e siano state quindi ampiamente utilizzate per lo svolgimento dell'indagine. Insieme alle informazioni ottenute da Cerestar Bioproducts, esse sono state usate per preparare richieste di informazioni che sono fortemente servite a spingere Haarmann & Reimer, Hoffmann-La Roche e Jungbunzlauer ad ammettere la loro partecipazione al cartello.
(314) La Commissione osserva inoltre che ADM le ha procurato documenti dell'epoca dell'infrazione, inclusi appunti manoscritti presi durante le riunioni e istruzioni sui prezzi legati a decisioni adottate dal cartello.
(315) La Commissione conclude di conseguenza che ADM soddisfa la condizione di cui al primo trattino del punto D 2 della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e accorda ad ADM una riduzione del 50 % dell'ammenda che sarebbe stata imposta all'impresa se essa non avesse cooperato.
(316) Nella risposta alla comunicazione degli addebiti, Jungbunzlauer afferma di aver presentato domanda per poter beneficiare del trattamento favorevole ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese in un incontro con la Commissione del 23 aprile 1999, e di aver apportato un contributo costruttivo all'accertamento dei fatti nella sua dichiarazione e nella sua risposta alla richiesta di informazioni del 29 aprile 1999. L'impresa rivendica quindi il diritto di rientrare nel campo d'applicazione del punto D della comunicazione "per una percentuale vicina al 50 %"(135), poiché afferma che le informazioni da essa fornite hanno svolto un ruolo centrale come prove a disposizione della Commissione.
(317) La Commissione riconosce che Jungbunzlauer ha presentato domanda ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e che ha cominciato a cooperare prima che fosse emanata una comunicazione degli addebiti. È altrettanto vero che la Commissione si basa in misura significativa sulle informazioni fornite da Jungbunzlauer. L'impresa ha confermato l'ampia maggioranza delle riunioni, l'identità dei partecipanti nonché i fatti in questione. Jungbunzlauer, in particolare, ha inoltre presentato alla Commissione una serie di tabelle compilate all'epoca dell'infrazione. Queste tabelle, che indicano le quote attribuite a ciascuno dei partecipanti al cartello, nonché i divari fra le quote e le vendite effettive, sono state usate come prova nella presente decisione.
(318) La Commissione osserva tuttavia che gran parte di queste informazioni sono state fornite in risposta alla richiesta di informazioni del 3 marzo 1999, e rientrano così nell'ambito del dovere di un'impresa di rispondere in maniera completa a tali richieste come stabilito all'articolo 11 del regolamento n. 17.
(319) La Commissione conclude di conseguenza che Jungbunzlauer soddisfa la condizione di cui al primo trattino del punto D 2 della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e accorda all'impresa una riduzione del 40 % dell'ammenda che le sarebbe stata inflitta se non avesse collaborato.
(320) Haarmann & Reimer dichiara, nella risposta alla comunicazione degli addebiti, di avere cooperato con la Commissione e di averle fornito un'ampia descrizione dell'infrazione. In effetti il 28 aprile 1999 Bayer Plc ha presentato domanda ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e ha fornito una dichiarazione scritta a integrazione della sua risposta alla richiesta di informazioni del 3 marzo 1999.
(321) La Commissione riconosce che a nome di Haarmann & Reimer è stata presentata una domanda ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e che la cooperazione di questa impresa è cominciata prima che fosse emessa una comunicazione degli addebiti. La dichiarazione di Haarmann & Reimer ha confermato l'ampia maggioranza delle riunioni, l'identità dei partecipanti nonché una serie dei fatti in questione.
(322) La Commissione osserva tuttavia che gran parte di queste informazioni sono state fornite in risposta alla richiesta di informazioni del 3 marzo 1999, e rientrano così nell'ambito del dovere di un'impresa di rispondere in maniera completa a tali richieste come stabilito all'articolo 11 del regolamento n. 17.
(323) La Commissione conclude di conseguenza che Haarmann & Reimer soddisfa la condizione di cui al primo trattino del punto D 2 della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, e accorda all'impresa una riduzione del 30 % dell'ammenda che le sarebbe stata inflitta se non avesse collaborato.
(324) Hoffmann-La Roche non ha formalmente presentato alcuna domanda ai sensi della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese. Tuttavia, in una lettera del 28 luglio 1999, ha confermato la sua partecipazione al cartello e gli scopi delle riunioni ad esso collegate.
(325) La Commissione conclude di conseguenza che Hoffmann-La Roche soddisfa la condizione di cui al primo trattino del punto D 2 della comunicazione, e accorda all'impresa una riduzione del 20 % dell'ammenda che le sarebbe stata inflitta se non avesse collaborato.
Conclusioni sull'applicazione della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese
(326) In conclusione, data la natura della loro collaborazione e in base alle condizioni stabilite nella comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese, la Commissione concederà alle imprese destinatarie della presente decisione le seguenti riduzioni delle loro rispettive ammende:
- Cerestar Bioproducts: una riduzione del 90 %,
- ADM: una riduzione del 50 %,
- Jungbunzlauer: una riduzione del 40 %,
- Haarmann & Reimer: una riduzione del 30 %,
- Hoffmann-La Roche: una riduzione del 20 %.
6. "Ne bis in idem"
(327) Nel valutare l'ammenda da irrogare alle singole imprese, la Commissione ha tenuto conto (fra l'altro) della gravità dell'infrazione e della durata della loro rispettiva partecipazione, nonché del ruolo svolto da ognuna di esse negli accordi collusivi. Sono state anche prese in considerazione possibili circostanze aggravanti e/o attenuanti. È stato anche tenuto conto dell'importanza di ogni impresa nel settore dell'acido citrico e dell'impatto del loro rispettivo comportamento sulla concorrenza.
(328) ADM, Cerestar Bioproducts, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer affermano che la Commissione dovrebbe prendere in considerazione, e dedurre dalle ammende, le sanzioni loro inflitte per lo stesso comportamento negli USA, e in certi casi anche in Canada.
(329) ADM afferma che nel suo caso non vi è necessità di un ulteriore deterrente ai sensi delle regole di concorrenza comunitarie, viste le ammende e i danni pagati nei casi della lisina e dell'acido citrico negli USA. Nell'ottobre del 1996, ADM ha riconosciuto la propria responsabilità davanti a un tribunale federale statunitense per quanto riguarda le accuse penali di accordi di limitazione del commercio di lisina e di acido citrico negli USA e altrove. ADM sottolinea che il patteggiamento ha chiuso anche l'indagine delle autorità statunitensi sul sodio gluconato riguardo ad essa.
(330) Oltre a tali ammende penali, ADM afferma di essere giunta ad una transazione in merito alle azioni di gruppo o categoria (class action) riunite promosse negli USA per quanto riguarda specificamente l'acido citrico. ADM suggerisce inoltre che la Commissione dovrebbe tenere conto dei risarcimenti pagati in seguito ad azioni intentatele dagli azionisti di società di capitali, dirette a far valere un diritto della società (derivative action degli USA), e basate in parte sulla condotta oggetto del caso dell'acido citrico.
(331) Anche Jungbunzlauer AG afferma che nel suo caso la Commissione dovrebbe tenere conto delle sanzioni imposte dalle autorità statunitensi e canadesi, dato che gli atti contestati dalla Commissione e da tali autorità sono gli stessi. Jungbunzlauer si riferisce alle ammende penali ad essa imposte in seguito al patteggiamento nel 1997 e 1998, rispettivamente, per "accordi inammissibili riguardo alla vendita di acido citrico e fatti analoghi relativi al sodio gluconato". L'impresa afferma che nei procedimenti degli USA erano già state inflitte delle ammende per gli effetti sul mercato europeo.
(332) La Commissione respinge nella loro totalità gli argomenti avanzati da ADM, Cerestar Bioproducts, Haarmann & Reimer e Jungbunzlauer. L'esercizio, da parte degli USA e del Canada, della giurisdizione penale rispetto alle azioni del cartello non può in alcun modo limitare o escludere la giurisdizione della Commissione ai sensi delle regole di concorrenza comunitarie.
(333) Conformemente al principio di territorialità, l'articolo 81 del trattato riguarda solo gli atti che possono restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno. Allo stesso modo, le leggi antitrust statunitensi e canadesi sono limitate al loro rispettivo ambito territoriale. Le autorità statunitensi e canadesi esercitano la loro giurisdizione solo nella misura in cui il comportamento interessato ha un effetto diretto e voluto sul commercio, rispettivamente, degli Stati Uniti e del Canada. Gli accordi di patteggiamento conclusi con le autorità statunitensi confermano di fatto questo aspetto per la procedura americana, quando viene affermato che "il volume delle vendite dell'accusato negli Stati Uniti non riflette adeguatamente l'effetto sul commercio degli Stati Uniti della sua partecipazione al cartello mondiale".
(334) Inoltre, le ammende penali imposte a singoli individui non possono in ogni caso essere prese in considerazione dato che il presente procedimento non riguarda persone fisiche.
(335) La possibilità, poi, che sia stato chiesto alle imprese di pagare indennizzi a seguito di azioni civili non ha alcuna ripercussione sulle ammende da infliggere per la violazione delle regole di concorrenza comunitarie. Il pagamento di indennizzi a seguito di azioni civili che hanno lo scopo di risarcire i danni causati da cartelli nei confronti di singole società o consumatori, non può, infatti, essere comparato a sanzioni di diritto pubblico comminate per comportamenti illeciti.
7. Importi finali delle ammende inflitte nel presente procedimento
(336) In conclusione, le ammende da infliggere ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 17 sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Archer Daniels Midland Company Inc., Cerestar Bioproducts BV, F. Hoffmann-La Roche AG, Haarmann & Reimer Corporation e Jungbunzlauer AG hanno violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato e l'articolo 53, paragrafo 1, dell'accordo SEE partecipando a un accordo continuato e/o a una pratica concordata nel settore dell'acido citrico.
La durata dell'infrazione è stata la seguente:
- nel caso di Archer Daniels Midland Company Inc., F. Hoffmann-La Roche AG, Haarmann & Reimer Corporation e Jungbunzlauer AG: da marzo 1991 a maggio 1995,
- nel caso di Cerestar Bioproducts BV: da marzo 1992 a maggio 1995.
Articolo 2
Le imprese di cui all'articolo 1 pongono immediatamente fine all'infrazione indicata in detto articolo, qualora non vi abbiano ancora provveduto. Esse si astengono da qualsiasi atto o condotta il cui oggetto o effetto sia lo stesso dell'infrazione o sia equivalente.
Articolo 3
Per l'infrazione di cui all'articolo 1 sono irrogate le seguenti ammende:
SPAZIO PER TABELLA
Articolo 4
Le ammende devono essere versate entro tre mesi dalla notificazione della presente decisione sul conto bancario n. 642-002900-95 (codice SWIFT: BBVABEBB - codice IBAN BE76 6420 0290 0095) della Commissione europea presso il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) SA, 43, Avenue des Arts/Kunstlaan, B-1040 Bruxelles.
Dopo la scadenza di tale termine, le ammende producono automaticamente interessi al tasso applicato dalla Banca centrale europea alle proprie operazioni di rifinanziamento il primo giorno del mese nel corso del quale la presente decisione è adottata, maggiorato di 3,5 punti percentuali.
Articolo 5
Sono destinatarie della presente decisione le seguenti imprese:
a) Archer Daniels Midland Company Inc. 4666 Faries Pkwy Decatur USA - IL 62525
b) Cerestar Bioproducts BV Nijverheidstraat, 1 4550 LA Sas van Gent Nederland
c) F. Hoffmann-La Roche AG Grenzacherstrasse 124 CH - 4070 Basel
d) Haarmann & Reimer Corporation 300 North Street Terterboro USA - NJ 07608-1204
e) Jungbunzlauer AG St. Alban - Vorstadt 90, Postfach CH - 4002 Basel.
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 256 del trattato CE.
Fatto a Bruxelles, il 5 dicembre 2001.

Labels: 11
15
4
1