Document ID: 32003D0081

Decisione della Commissione
del 22 agosto 2002
relativa al regime di aiuti di Stato applicato dalla Spagna ai "Centri di coordinamento di Biscaglia" [Aiuto C 48/2001 (ex NN 43/2000)]
[notificata con il numero C(2002) 3141]
(Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/81/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detti articoli(1) e viste tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel 1997 il Consiglio Ecofin ha approvato il codice di condotta in materia di tassazione delle imprese volto a contrastare la concorrenza fiscale dannosa(2). Dato l'impegno assunto in base a tale codice, la Commissione nel 1998 ha pubblicato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(3) (in prosieguo "la comunicazione") nella quale manifesta la ferma intenzione di applicarle con il massimo rigore e di attenersi al principio della parità di trattamento. Sulla base di tale comunicazione la Commissione ha cominciato ad esaminare o riesaminare, caso per caso, i regimi fiscali in vigore negli Stati membri.
(2) Il 12 febbraio 1999 la Commissione ha chiesto per iscritto alle autorità spagnole informazioni su varie misure, tra cui figuravano i regimi fiscali applicabili nel Paese basco e in Navarra ai "centri di coordinamento". Nessuna di queste misure è stata notificata alla Commissione. Le autorità spagnole hanno fornito le informazioni richieste con lettera del 21 aprile 1999.
(3) Con lettera del 22 giugno 2000 le autorità spagnole hanno comunicato alla Commissione che i regimi fiscali instaurati per i centri di coordinamento ad Ávala e Guipúzcoa erano stati abrogati.
(4) Con lettera dell'8 maggio 2001 la Spagna ha informato la Commissione che il regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento di Navarra era stato abrogato e ha confermato che quelle relativo al centro di Biscaglia era sempre in vigore, ma che non era mai stato applicato. Dato che dalle informazioni disponibili risultava che non era stato concesso alcun aiuto in base ai regimi fiscali di Ávala, Guipúzcoa e Navarra, la Commissione ha posto fine alle relative indagini limitando invece l'esame al regime fiscale previsto per i centri di coordinamento di Biscaglia che continuava ad essere in vigore.
(5) Con lettera dell'11 luglio 2001 la Commissione ha comunicato alla Spagna la decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del regime rispetto ai centri di coordinamento di Biscaglia.
(6) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea(4). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni in merito all'aiuto in questione.
(7) Con lettera del 20 novembre 2001 le autorità spagnole hanno informato la Commissione che la Diputación Foral de Vizcaya aveva approvato un progetto di legge volto ad abrogare il regime fiscale dei centri di coordinamento.
(8) Con lettere del 18 marzo e dell'8 aprile 2002 la Commissione ha chiesto alla Spagna ulteriori informazioni sull'abrogazione del regime fiscale dei centri di coordinamento nonché sui beneficiari di tale regime. Con lettera del 25 aprile 2002 la Spagna ha comunicato alla Commissione che la soppressione definitiva del regime fiscale dei centri di coordinamento era prevista per il 30 aprile 2002 e che l'unico beneficiario aveva già rinunciato allo status di centro di coordinamento. Con lettera del 3 giugno 2002 la Spagna ha confermato che il regime fiscale dei centri di coordinamento era stato annullato.
II. DESCRIZIONE DELL'AIUTO
(9) Nella provincia di Biscaglia è stato introdotto un regime fiscale particolare per i "centri di direzione, di coordinamento e di operazioni finanziarie". Tale regime è disciplinato dagli articoli 53 e 54 della Norma Foral n. 3/1996, del 26 giugno 1996, del Impuesto sobre Sociedades e dal Decreto Foral n. 81/1997, del 10 giugno 1997, che approva il regolamento relativo all'imposta sulle società (Reglamento del Impuesto sobre Sociedades).
(10) Un centro di direzione, di coordinamento e di operazioni finanziarie (in prosieguo "centro di coordinamento") è una persona giuridica soggetta ad imposta sulle società, la cui attività principale consiste nella gestione, direzione, supervisione e centralizzazione delle operazioni e dei servizi all'interno di un gruppo di imprese a carattere internazionale di cui essa fa parte.
(11) Per poter beneficiare del regime fiscale dei centri di coordinamento della provincia di Biscaglia, il gruppo di imprese deve soddisfare i seguenti criteri:
a) i fondi propri del gruppo devono superare l'importo di 1250 milioni di ESP (7,51 milioni di EUR);
b) il gruppo deve comprendere società aventi sedi in almeno due paesi esteri;
c) almeno il 25 % del capitale deve essere detenuto da membri del gruppo non residenti nel territorio spagnolo;
d) il fatturato annuo deve essere superiore a 8000 milioni di ESP (48,1 milioni di EUR) di cui almeno il 25 % deve corrispondere ad operazioni effettuate in due Stati esteri.
(12) Inoltre un centro di coordinamento deve:
a) avere un organico di almeno 8 persone a tempo pieno;
b) soddisfare una delle seguenti condizioni:
i) il capitale sociale non deve essere inferiore a 250 milioni di ESP (1,5 milioni di EUR) oppure i fondi propri non devono essere inferiori a 600 milioni di ESP (3,61 milioni di EUR); oppure
ii) il fatturato annuo deve essere superiore a 1000 milioni di ESP (6,01 milioni di EUR). Se il centro svolge unicamente attività di direzione e di coordinamento, il fatturato di tali operazioni deve superare 150 milioni di ESP (0,902 milioni di EUR).
(13) In virtù dell'articolo 54 del regolamento territoriale n. 3/1996, i centri di coordinamento possono calcolare la propria base imponibile secondo il metodo classico, vale a dire attraverso la differenza tra il reddito imponibile e le spese deducibili oppure secondo un metodo alternativo. Quest'ultimo consiste nell'applicare all'insieme delle spese sostenute dal centro, escluse le spese a carattere finanziario, un margine del 25 %. All'importo così ottenuto viene poi applicata l'imposta sulle società all'aliquota normale. Questo secondo metodo è denominato "cost plus" (costo maggiorato).
(14) Per poter fruire del regime fiscale dei centri di coordinamento, le imprese devono ottenere l'autorizzazione preliminare dell'autorità fiscale che è valida per un periodo massimo di cinque anni. L'autorizzazione è automatica, purché siano soddisfatte le condizioni previste dal regime ed è rinnovabile su richiesta del beneficiario.
III. MOTIVI PER I QUALI È STATO AVVIATO IL PROCEDIMENTO
(15) Nel valutare le informazioni presentate dalla Spagna nel corso dell'esame preliminare, la Commissione ha ritenuto che l'esclusione dei costi finanziari dal calcolo degli utili secondo il metodo del costo maggiorato potesse conferire un vantaggio ai centri di coordinamento. Inoltre ha considerato che tale vantaggio fosse concesso mediante risorse di Stato, che incidesse sul commercio tra Stati membri e che fosse selettivo. La Commissione ha del pari ritenuto che non fosse applicabile alcuna delle deroghe al divieto generale degli aiuti di Stato previste all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato. Per tali motivi la Commissione ha espresso dubbi sulla compatibilità della misura con il mercato comune ed ha quindi deciso di avviare il procedimento di indagine formale.
IV. OSSERVAZIONI DEGLI INTERESSATI
(16) Alla Commissione sono pervenute osservazioni della Diputación Foral de Vizcaya, che sono riassunte nei considerando da 17 a 23.
(17) Il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia forma attualmente oggetto di abrogazione.
(18) Le misure fiscali adottate a Biscaglia si basavano sull'esperienza di altri Stati membri. La legislazione di Biscaglia sui centri di coordinamento si è ispirata, essenzialmente, al regime belga dei centri di coordinamento in vigore all'epoca. La Commissione non aveva adottato alcun provvedimento contro la normativa belga della quale hanno usufruito più di 300 centri di coordinamento. Neppure le modifiche apportate successivamente al regime belga hanno suscitato alcuna osservazione da parte della Commissione quanto alla qualificazione del medesimo come aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92 (attuale articolo 87 del trattato). Di conseguenza la Diputación Foral de Vizcaya era convinta che la legge che si accingeva a promulgare fosse conforme al diritto comunitario.
(19) Se prima del 1996 avesse nutrito dubbi sulla qualificazione di aiuto di Stato del regime belga oppure sulla sua compatibilità con il mercato comune, è logico supporre che la Commissione avrebbe adottato misure in virtù dell'ex articolo 93 del trattato (l'attuale articolo 88 CE). Non sembra quindi illogico concludere che, col suo silenzio, la Commissione ha adottato una posizione conforme alla giurisprudenza Lorenz(5), approvando il regime belga o perché non configurava aiuto di Stato oppure perché si trattava di una misura fiscale manifestamente compatibile con il mercato comune. Soltanto più tardi la Commissione ha dichiarato che il regime belga non era da considerarsi come aiuto di Stato.
(20) L'assenza di riserve da parte della Commissione rispetto al noto regime belga dimostra l'esistenza di fondate aspettative. Nell'adottare la legge contestata la Diputación Foral de Vizcaya non poteva prevedere che potesse essere considerata come aiuto di Stato né, ancor meno, che dopo l'esame preliminare, la Commissione esprimesse dubbi sulla sua compatibilità con il mercato comune.
(21) Se la Commissione dovesse dichiarare che il regime fiscale dei centri di coordinamento di Biscaglia costituisce un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune, le fondate aspettative di cui sopra impedirebbero alla Commissione di esigere il recupero degli aiuti concessi in virtù del regime in causa. Analogamente, il principio di legittimo affidamento può essere invocato anche dal beneficiario del regime per quanto concerne la legittimità delle misure adottate dalla Diputación Foral de Vizcaya, dato che da anni quest'ultima era a conoscenza dell'esistenza del regime belga e tenuto conto dell'assenza di obiezioni della Commissione al riguardo.
(22) A prescindere dalla questione del legittimo affidamento, occorre applicare il principio della parità di trattamento. Parallelamente all'avvio del presente procedimento ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione ha proposto al Belgio opportune misure ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 1, del trattato CE rispetto al regime belga dei centri di coordinamento. In altri termini la Commissione ha considerato che il regime belga costituisse un aiuto esistente.
(23) Dato che nessuna caratteristica specifica del regime belga rispetto al regime di Biscaglia giustifica obiettivamente il fatto che il primo sia considerato come un aiuto esistente e il secondo come un aiuto nuovo, entrambi i regimi devono beneficiare dello stesso trattamento da parte della Commissione. Quando un regime è considerato come un aiuto esistente, la Commissione non può esigere il recupero dell'aiuto neppure qualora quest'ultimo sia dichiarato incompatibile con il mercato comune. È difficile comprendere come la Commissione potrebbe giustificare un ordine di recupero dell'aiuto nel caso del regime di Biscaglia trattandosi essenzialmente di un regime identico a quello belga.
V. OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ SPAGNOLE
(24) Nelle loro osservazioni scritte, che rinviavano alle informazioni trasmesse dalla Diputación Foral de Vizcaya, le autorità spagnole hanno comunicato alla Commissione la promulgazione della legge di Biscaglia che abroga il regime dei centri di coordinamento. Le autorità spagnole hanno anche trasmesso copia delle osservazioni della Diputación Foral de Vizcaya, sopra riassunte. Inoltre il Regno di Spagna ha confermato che, contrariamente alle informazioni contenute nella lettera delle autorità spagnole dell'8 maggio 2001, prima di tale data un'impresa aveva ricevuto lo status di centro di coordinamento in base al regime in questione, pur avendo rinunciato a detto status il 27 novembre 2001.
VI. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
(25) Esaminati gli argomenti addotti dalle autorità spagnole e dalla Diputación Foral de Vizcaya, la Commissione ribadisce la posizione già espressa nella lettera dell'11 luglio 2001 alle autorità spagnole relativa all'avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE(6) e cioè che il regime in questione costituisce aiuto di Stato illegale al funzionamento, che rientra nel campo di applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
Aiuto di Stato
(26) Né le autorità spagnole né la Diputación Foral de Vizcaya hanno contestato la valutazione iniziale della Commissione secondo la quale il regime dei centri di coordinamento costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, come spiegato nella lettera della Commissione dell'11 luglio 2001(7). La Commissione ha dimostrato che nel regime sembravano riunite le quattro condizioni cumulative che devono essere soddisfatte perché una misura costituisca aiuto di Stato. La succitata valutazione si può riassumere e precisare come segue:
(27) In virtù del regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento, le imprese ammesse a beneficiarne possono optare per un metodo alternativo di calcolo della base imponibile. Nel contesto dei prezzi di trasferimento(8), le autorità fiscali possono applicare tali metodi alternativi per assicurarsi che le operazioni tra le imprese associate rispettino il principio delle condizioni normali di mercato. In base a tale principio gli utili imponibili corrispondenti a operazioni tra imprese associate devono essere calcolati allo stesso modo delle operazioni effettuate tra parti non associate, in condizioni normali di mercato. Nel caso dei prezzi di trasferimento, la norma internazionale, ossia il principio del rispetto delle condizioni normali di mercato, è enunciata all'articolo 9 della convenzione fiscale dell'OCSE sui redditi e sul capitale, sviluppata dalle direttive dell'OCSE del 1995 sui prezzi di trasferimento. Dato che questa analisi esige che si tenga conto dei fatti e delle circostanze particolari, le direttive dell'OCSE non raccomandano l'impiego di margini fissi.
(28) Come sottolinea il punto 9 della comunicazione(9), si può conferire un vantaggio mediante una riduzione dell'onere fiscale dell'impresa, in particolare mediante una riduzione della base imponibile. Il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia permette alle imprese di optare per il metodo del costo maggiorato per calcolare la propria base imponibile. Questo metodo può tradursi in una riduzione delle imposte versate, quando non rispecchi la realtà economica delle operazioni. A seconda della natura delle attività dell'impresa, l'utilizzazione del metodo del costo maggiorato e l'applicazione di percentuali fisse possono tradursi in una sottovalutazione della realtà economica e, in fin dei conti, consentire il pagamento di meno imposte rispetto al metodo più tradizionale basato su prezzi comparabili tra operatori indipendenti (comparable unrelated price, "CUP"). Tale rischio è particolarmente elevato quando l'impresa effettua transazioni a forte valore aggiunto. Di conseguenza le autorità fiscali hanno l'obbligo di accertarsi che il metodo del costo maggiorato applicato risulti adeguato all'impresa in questione o al settore interessato in modo che le imposte pagate siano equivalenti a quelle calcolate in base al metodo più tradizionale (CUP).
(29) Il regime fiscale applicabile ai centri di coordinamento di Biscaglia permette di escludere i costi finanziari dal calcolo della base imponibile. Ciò aumenta la probabilità che le imposte a carico delle imprese siano inferiori a quelle calcolate secondo il metodo classico (CUP). La differenza sarà ancora più accentuata quando la principale funzione del centro di coordinamento consista nella realizzazione di operazioni finanziarie. Né le autorità spagnole né la Diputación Foral de Vizcaya hanno presentato prove attestanti che il livello di imposizione derivante dall'applicazione del metodo del costo maggiorato previsto dal regime fosse equivalente a quello del metodo classico. Di conseguenza la Commissione conclude che il regime conferisce un vantaggio ai centri di coordinamento e ai gruppi cui appartengono.
(30) Questa riduzione della base imponibile comporta una diminuzione del gettito fiscale della provincia di Biscaglia, il che equivale ad una utilizzazione delle risorse dello Stato.
(31) Il regime incide sulla concorrenza e sugli scambi intracomunitari in quanto i gruppi da cui dipendono i centri di coordinamento devono realizzare almeno il 25 % del loro fatturato in due Stati membri esteri. È pertanto probabile che le imprese beneficiarie operino in settori nei quali gli scambi intracomunitari sono particolarmente intensi. Nel rafforzare la posizione finanziaria di tali gruppi, la misura falsa o minaccia di falsare il commercio intracomunitario.
(32) Inoltre il regime è selettivo. Infatti possono beneficiarne unicamente le imprese che soddisfano i criteri stabiliti nella Norma Foral n. 3/1996.
(33) Né le autorità spagnole né la Diputación Foral de Vizcaya hanno spiegato per quale motivo le misure fiscali in questione siano necessarie al buon funzionamento e all'efficacia del sistema tributario spagnolo e, di conseguenza, perché non costituiscano aiuto di Stato [punto 23 della Comunicazione(10)].
Compatibilità
(34) Né le autorità spagnole né la Diputación Foral de Vizcaya hanno contestato la valutazione effettuata dalla Commissione nella lettera dell'11 luglio 2001(11) secondo cui dichiara l'inapplicabilità al caso di specie delle deroghe previste all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, che permettono di considerare un aiuto statale compatibile con il mercato comune. Non vi è quindi alcun motivo per la Commissione di modificare la propria valutazione che è riassunta nei considerando da 35 a 39.
(35) Se il regime dei centri di coordinamento costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato, occorre valutarne la compatibilità alla luce delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato.
(36) Nel caso di specie non sono applicabili le deroghe previste all'articolo 87, paragrafo 2, che riguardano gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da eventi eccezionali e gli aiuti concessi all'economia di determinate regioni della Repubblica federale di Germania.
(37) Non sono neppure applicabili le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, relative agli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia normalmente basso oppure si abbia una grave forma di disoccupazione.
(38) Né si può nemmeno ritenere che il regime dei centri di coordinamento sia un progetto di comune interesse europeo oppure che ponga rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera b). Tantomeno si tratta di un regime destinato a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, come stabilito all'articolo 87, paragrafo 3, lettera d).
(39) Il regime dei centri di coordinamento deve essere valutato in base alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE che permette di autorizzare gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. I benefici fiscali concessi tramite il regime dei centri di coordinamento non sono connessi con investimenti, con la creazione di posti di lavoro o con progetti specifici, ma semplicemente diminuiscono gli oneri che di norma devono assumersi le imprese nello svolgimento delle loro attività. Pertanto sono da considerarsi un aiuto statale al funzionamento i cui benefici cessano quando l'aiuto è soppresso. Secondo prassi costante della Commissione, non si può ritenere che questo tipo di aiuti agevoli lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche.
Legittimo affidamento
(40) Quando un aiuto di Stato concesso illegalmente è dichiarato incompatibile con il mercato comune, deve esserne richiesto il recupero presso i beneficiari. Il recupero permette infatti di ripristinare nella misura del possibile la situazione concorrenziale esistente prima della concessione dell'aiuto. Ciononostante, ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante disposizioni di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE(12) (l'attuale articolo 88) "la Commissione non impone il recupero dell'aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto comunitario". Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia e alla prassi decisionale della Commissione, se un atto della Commissione abbia fatto sorgere nel beneficiario di un aiuto fondate aspettative che l'agevolazione sia stata concessa in conformità del diritto comunitario, l'ordine di recupero dell'aiuto presuppone una violazione di un principio generale del diritto comunitario.
(41) Nella sentenza pronunciata nella causa Van den Bergh & Jurgens(13), la Corte ha stabilito:
"Dalla costante giurisprudenza della Corte emerge che il principio della tutela del legittimo affidamento può essere fatto valere dall'operatore economico al quale un'istituzione abbia fatto sorgere fondate aspettative. Tuttavia l'operatore economico prudente ed accorto, qualora sia in grado di prevedere l'adozione di un provvedimento comunitario idoneo a ledere interessi, non può invocare detto principio nel caso in cui il provvedimento venga adottato".
(42) Nella decisione 2001/168/CECA del 31 ottobre 2000, relativa alle leggi spagnole sull'imposta sulle società(14), la Commissione ha segnalato la similarità tra il regime spagnolo in questione e un regime francese che aveva approvato in quanto non costituiva aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE (attualmente articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE).
(43) Nel caso di specie la Commissione constata che il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia è molto simile al regime instaurato in Belgio dall'Arrêté royal n. 187, del 30 dicembre 1982, relativo al regime fiscale dei centri di coordinamento. Entrambi i regimi sono destinati ad attività realizzate nell'ambito di un medesimo gruppo ed entrambi utilizzano il metodo del costo maggiorato per calcolare la propria base imponibile. Nella decisione del 2 maggio 1984 la Commissione ha considerato che detto regime non costituisse aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE (l'attuale articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE). Benché tale decisione non sia stata pubblicata, resta il fatto che la Commissione non ha formulato alcuna obiezione nei confronti del regime belga dei centri di coordinamento né nella Quattordicesima relazione di concorrenza né nella risposta ad un'interrogazione parlamentare(15).
(44) A questo proposito la Commissione osserva che la decisione relativa al regime belga dei centri di coordinamento è anteriore all'entrata in vigore del regime dei centri di coordinamento di Biscaglia. Inoltre, la Commissione sostiene che l'unico beneficiario del regime aveva ricevuto lo status di centro di coordinamento prima della sua decisione dell'11 luglio 2001 di avviare il procedimento d'indagine formale(16). Questo unico beneficiario ha peraltro rinunciato ai diritti che gli conferiva il regime prima della conclusione del presente procedimento di indagine formale. Pertanto sembra convincente l'argomento addotto dalla Diputación Foral de Vizcaya secondo il quale sia la Diputación stessa che il beneficiario del regime avevano fondate aspettative che, qualora il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia fosse dichiarato incompatibile con il mercato comune, la Commissione non avrebbe potuto esigere il recupero dell'aiuto concesso. Il principio del legittimo affidamento protegge le imprese autorizzate in virtù del regime prima dell'avvio del procedimento di indagine formale per quanto riguarda gli aiuti concessi prima della chiusura di detto procedimento.
Parità di trattamento
(45) La Diputación Foral de Vizcaya sostiene che il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia avrebbe dovuto formare oggetto di una proposta di opportune misure ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 1, del trattato CE dato che in tal modo avrebbe beneficiato dello stesso trattamento riservato al regime belga dei centri di coordinamento. Tuttavia questo argomento presuppone che la Commissione goda di un potere discrezionale che, di fatto, non possiede. Nella causa Piaggio(17), la Corte ha stabilito che la Commissione non poteva considerare che il regime in questione fosse un aiuto esistente in quanto non era stato notificato ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(46) Nella fattispecie la legislazione di Biscaglia, mediante la quale è stato istituito il regime dei centri di coordinamento, non è stata notificata alla Commissione prima che entrasse in vigore. Di conseguenza la Commissione non può ritenere che si tratti di un regime di aiuti esistenti.
VII. CONCLUSIONI
(47) La Commissione deve pertanto concludere che il regime dei centri di coordinamento di Biscaglia costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato al quale non è applicabile nessuna delle deroghe previste al paragrafo 2 del medesimo articolo. La Commissione considera quindi che il Regno di Spagna abbia dato esecuzione in maniera illegittima al succitato regime in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato. Tuttavia la Commissione osserva che il 30 aprile 2002 è stata promulgata la legge recante abrogazione del regime e che tali disposizioni sono entrate in vigore il 9 maggio 2002(18). La Commissione rileva inoltre che l'unica impresa autorizzata in base al regime in causa ha rinunciato ai suoi diritti il 27 novembre 2001. Sia le autorità spagnole che l'unico beneficiario del regime nutrivano fondate aspettative che il regime non costituisse aiuto di Stato. Di conseguenza la Commissione non deve esigere il recupero dell'aiuto,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato cui il Regno di Spagna ha dato esecuzione in maniera illegittima sotto la forma del regime di aiuti di Stato in applicazione degli articoli 53 e 54 della Norma Foral de Vizcaya n. 3/1996, del 26 giugno 1996, del Impuesto sobre Sociedades e applicato tramite il Decreto Foral de Vizcaya n. 81/1997, del 10 giugno 1997, è incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 22 agosto 2002.

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