Document ID: 31986D0366

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 10 giugno 1986
relativa ad un aiuto concesso dal governo belga a favore di un fabbricante di sanitari in ceramica e di vasellame da tavola
(I testi in lingua francese e olandese sono i soli facenti fede)
(86/366/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver intimato gli interessati a trasmetterle le loro osservazioni ed averne preso atto, conformemente al suddetto articolo 93,
considerando quanto segue:
I
Con decisioni del 16 febbraio 1983 e 24 ottobre 1984, la Commissione ha constatato che gli aiuti, dell'ammontare di 475 milioni di FB e 83 milioni di FB, concessi senza notifica preventiva nel 1981 e nel 1983 a favore di un'impresa del settore della ceramica situata a La Louvière, sotto forma di assunzioni di partecipazione, erano incompatibili con il mercato comune e dovevano di conseguenza essere soppressi. Queste decisioni hanno dato origine alle cause 52/84 e 40/85 dinanzi alla Corte di giustizia, e non sono state ancora eseguite.
La Commissione è inoltre giunta a conoscenza dell'intenzione del governo belga di intervenire nuovamente a favore dell'impresa in questione, sempre tramite organismi regionali, con un'assunzione di partecipazione nel capitale dell'impresa per 295,3 milioni di FB. La Commissione ha di conseguenza informato tale governo, con lettera del 14 giugno 1984, che l'intervento doveva essere notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato ed ha chiesto che la notifica venisse effettuata nel termine di 15 giorni.
Il governo belga ha risposto alla richiesta della Commissione con i telex del 29 giugno e del 19 luglio 1984, comunicandole la propria decisione di partecipare ad un incremento di capitale di 295,3 milioni di FB progettato ma non ancora realizzato dall'impresa in oggetto; esso ha sottolineato che la notifica veniva effettuata su espressa domanda della Commissione giacché a suo parere l'assunzione di partecipazione in questione non costituiva affatto un aiuto ai sensi dell'articolo 92 del trattato ed non era quindi soggetta all'obbligo di notifica preventiva prevista dall'articolo 93, paragrafo 3; l'aumento di capitale doveva permettere all'impresa di effettuare in particolare investimenti nel comparto vasellame da tavola.
Il 23 agosto 1984, la Commissione ha deciso di avviare la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato nei confronti del progetto di aiuti. La Commissione ha ritenuto che l'intervento finanziario costituiva un aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato e che tale aiuto non sembrava soddisfare alle condizioni necessarie per beneficiare di una delle deroghe dei paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo ed ha intimato al governo belga, con la lettera del 27 agosto 1984, di trasmetterle le proprie osservazioni in materia.
II
Il governo belga ha risposto alla lettera della Commissione con telex del 26 settembre 1984, con cui ha ribadito il suo punto di vista secondo cui l'assunzione di partecipazione in questione non costituiva un aiuto pubblico bensì una decisione paragonabile a quella di un'azionista privato, tenuto conto dei rilevanti costi che la chiusura di un'impresa avrebbe comportato. Il governo belga ha inoltre sottolineato che l'aumento di capitale previsto era destinato essenzialmente a finanziare investimenti nel comparto ceramiche sanitarie, che non avrebbero determinato aumenti di capacità, e che i risultati globali di gestione dell'impresa erano in netto miglioramento. Con lettera del 22 marzo 1985, il governo belga ha inoltre sostenuto che le autorità regionali belghe avevano deciso il 16 gennaio 1985 di procedere alla liquidazione dell'impresa e che di conseguenza il previsto aumento di capitale di 295,3 milioni di FB non era stato effettuato.
Nel quadro della consultazione degli altri interessati, i governi di quattro altri Stati membri, nonché tre federazioni industriali nazionali, una federazione europea e due imprese dello stesso settore hanno comunicato di condividere le preoccupazioni della Commissione nei confronti degli aiuti concessi in Belgio a favore dell'impresa ed hanno sottolineato le gravi distorsioni di concorrenza risultanti dagli aiuti ripetutamente concessi dal governo belga, che consentono all'impresa beneficiaria di vendere i suoi prodotti a qualunque condizione.
III
Gli interventi dello Stato sotto forma di assunzioni di partecipazione possono comportare elementi di aiuti pubblici; nella fattispecie, la situazione finanziaria dell'impresa e gli eccessi di capacità esistenti nel settore del vasellame e dei sanitari in ceramica, costituivano difficoltà tali da rendere poco probabile per l'impresa il reperimento delle somme, indispensabili alla sua sopravvivenza, sui mercati privati dei capitali.
L'impresa ha accusato gravi perdite durante diversi anni: esse sono state pari a 134 milioni di FB nel 1979, a 243 milioni di FB nel 1980, a 302 milioni di FB nel 1981, a 168 milioni di FB nel 1982 ed a 98 milioni di FB nel 1983, ciò che corrisponde rispettivamente al 23 %, al 39 % al 45 %, al 20 % ed all'11 % del fatturato di questi stessi anni. Inoltre, nel corso del periodo 1979-1983, i contributi dovuti alla sicurezza sociale sono passati da 120,8 milioni di FB nel 1979 a 248,5 milioni nel 1983; la soppressione dell'aiuto di 475 milioni di FB concesso nel 1981, e la soppressione dell'aiuto di 83 milioni di FB, erogato nel 1983, chiesta con la decisione del 24 ottobre 1984, avrebbero ulteriormente aggravato la posizione finanziaria dell'impresa.
In tali condizioni, un'iniezione di capitale fresco, direttamente o indirettamente proveniente da fondi pubblici, ha fornito all'impresa risorse finanziarie che non corrispondevano affatto al credito di cui l'impresa interessata disponeva sul mercato privato dei capitali.
Nonostante il governo belga sostenga, nella lettera del 22 marzo 1985, che l'aumento di capitale di 295,3 milioni di FB non si è verificato e che le autorità regionali avevano deciso la liquidazione dell'impresa, la Commissione ha rilevato che nel 1984 l'impresa ha beneficiato di un'anticipo di 104 milioni di FB sull'aumento previsto, ciò che le ha consentito di restare in attività e di continuare le vendite di vasellame da tavola e di sanitari di porcellana sino alla cessione del suo comparto « sanitari », nell'agosto del 1985, ad una nuova entità giuridica, costituita nel marzo del 1985 per conto dei poteri pubblici regionali. Questo anticipo, che non è mai stato menzionato nelle comunicazioni del governo belga, ma la cui esistenza è confermata dalla relazione annuale della Société régionale d'investissement de Wallonie del 1985, ha permesso il proseguimento artificiale delle attività dell'impresa per diversi mesi e costituisce di conseguenza un aiuto di salvataggio.
L'impresa è stata la più importante dei tre produttori belgi di porcellane sanitarie. Le sue vendite sono state pari a 6 111 t nel 1979, a 6 289 nel 1980, a 6 544 nel 1981, a 7 386 nel 1982, a 7 733 nel 1983 ed a 7 601 nel 1984, di cui rispettivamente il 57,7 %, 61,5 %, 71,2 %, 74,3 %, 79,3 % e 76 % sono stati esportati. Essa ha detenuto una quota del mercato belga oscillante fra il 20 ed il 25 % e le sue esportazioni hanno rappresentato rispettivamente il 7,9 %, 9,3 %, 12,3 %, 14,9 % e 15,2 % della totalità degli scambi fra Stati membri nel settore in questione nel periodo 1979-1983.
Nel 1983, secondo i dati pubblicati dalla stessa impresa, essa ha rifornito il 7 % del mercato olandese ed il 6 % di quello tedesco di porcellane sanitarie, vendendo il 15 % della propria produzione nei Paesi Bassi, il 46 % in Germania, il 10 % in Francia, il 3 % in Gran Bretagna ed il 5 % in altri 11 paesi. Le esportazioni al di fuori del mercato comune sono state minime. I prezzi medi all'esportazione praticati dall'impresa sono stati costantemente inferiori ai prezzi medi dell'insieme delle esportazioni belghe e del complesso degli scambi intracomunitari nel 1979-1983 di porcellane sanitarie, essendo pari al 72-82 % del livello comunitario ed all'80-85 % di quello belga.
Le esportazioni di porcellane sanitarie (codice Nimexe 69.10-10) dall'UEBL negli altri Stati membri sono sensibilmente aumentate a partire dal 1979, nonostante il ristagno del mercato che ha risentito del rallentamento delle attività della costruzione. Queste esportazioni sono infatti ammontate a 8 650 t nel 1979, a 9 339 nel 1980, 10 556 nel 1981, 11 042 nel 1982, 14 090 nel 1983 e 14 110 nel 1984, ciò che corrisponde rispettivamente al 19,4 %, 22,4 %, 27,8 % 29,9 %, 34,8 % e al 35,1 % della totalità degli scambi intracomunitari di porcellane sanitarie (espressi in volume).
La Commissione non dispone di dati per quanto riguarda la produzione, le vendite, le esportazioni ed i prezzi del vasellame dell'impresa.
Le esportazioni di vasellame dall'UEBL (codici Nimexe 69.11 e 69.12) verso gli altri Stati membri nel periodo 1979-1984 sono rimaste stabili ad un livello di 5-6 000 t/annue, ciò che equivale al 5 % circa degli scambi intracomunitari.
In queste condizioni l'aiuto in questione che ha indubbiamente favorito l'impresa interessata, ha alterato gli scambi fra gli Stati membri ed ha minacciato di falsare la concorrenza sul mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato. L'articolo 92, paragrafo 1, sancisce il principio dell'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che presentano le caratteristiche in esso enunciate. Le deroghe a questo principio, previste all'articolo 92, paragrafo 2, non sono applicabili nella fattispecie a causa della natura degli aiuti proposti, che non perseguono inoltre tali finalità.
L'articolo 92, paragrafo 3, del trattato CEE stabilisce quali aiuti possono essere ritenuti compatibili con il mercato comune. La compatibilità con il trattato deve essere valutata nel contesto della Comunità e non in quello di un solo Stato membro. Per preservare il corretto funzionamento del mercato comune e per tener conto dei principi sanciti all'articolo 3, lettera f), del trattato, le deroghe al divieto dell'articolo 92, paragrafo 1, devono essere interpretate restrittivamente in sede di esame di qualsiasi regime di aiuto o di intervento finanziario specifico.
Tali deroghe, in particolare, si applicano esclusivamente quando la Commissione è in grado di stabilire che, in loro mancanza, il solo gioco delle forze del mercato non indurrebbe l'impresa beneficiaria ad adottare un comportamento atto a contribuire alla realizzazione di uno degli obiettivi perseguiti.
Applicare tali deroghe ad aiuti che non contribuiscono alla realizzazione di tali obiettivi o che non sono a tal fine necessari, significherebbe concedere un indebito vantaggio a determinati settori o a determinate imprese degli Stati membri, rafforzando semplicemente la loro posizione finanziaria, e rischierebbe di incidere sugli scambi fra Stati membri e di falsare la concorrenza senza nessuna giustificazione sotto il profilo dell'interesse comunitario ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Il governo belga non è stato in grado di fornire, né la Commissione di riscontrare, alcuna giustificazione che consenta di stabilire che l'aiuto possiede i requisiti necessari per beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3.
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) del trattato, relative agli aiuti destinati a favorire o agevolare lo sviluppo di talune regioni, va osservato che l'agglomerazione di La Louvière, pur potendo beneficiare del regime di aiuti belga a finalità regionale, in ragione della sua situazione socioeconomica sfavorevole non presenta le caratteristiche di regione nella quale il tenore di vita è anormalmente basso o in cui si riscontra una grave forma di sottoccupazione ai sensi della deroga di cui alla lettera a); per quanto riguarda la deroga di cui alla lettera c), l'aiuto in questione non presenta le caratteristiche necessarie per contribuire allo sviluppo di talune regioni economiche come previsto da tale disposizione, vale a dire la subordinazione dell'aiuto ad un investimento iniziale o alla creazione di posti di lavoro, come precisato nella comunicazione della Commissione del 1979 sui principi di coordinamento di aiuti a finalità regionale (1).
Per quando riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), del trattato, è evidente che l'aiuto in questione non è destinato a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, né a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia belga. Il Belgio fa parte delle regioni centrali della Comunità, ossia di quelle che in contesto comunitario non conoscono i problemi socioeconomici più gravi, mentre invece il rischio di una spirale degli aiuti è fra i più reali e più che altrove ogni aiuto potrebbe alterare gli scambi fra gli Stati membri.
Per quanto riguarda le deroghe previste all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato a favore di aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche, va osservato che l'andamento del settore del vasellame da tavola e dei sanitari in ceramica giustifica la conclusione, tenendo conto in particolare della situazione di eccesso di capacità nella Comunità, che il mantenimento artificiale di capacità produttive attraverso aiuti di Stato è contrario all'interesse comune, Questa conclusione resta valida anche se in mancanza di tali aiuti si sarebbe rischiata la chiusura dell'impresa interessata.
In tale ottica nessuna giustificazione utile è stata data dal governo belga.
Quest'ultimo, nella sua comunicazione del 19 luglio 1984, ha infatti sostenuto che da un lato il conferimento di capitale di 295,3 milioni di FB doveva consentire all'impresa di effettuare in particolare investimenti di razionalizzazione che non avrebbero comportato aumenti di capacità e si sarebbero concentrati essenzialmente nel comparto vasellame da tavola; dall'altro che tale conferimento di capitale era necessario per la sopravvivenza dell'impresa. Successivamente, nel telex del 26 settembre 1984, esso ha sostenuto da un lato che il conferimento di capitale era destinato essenzialmente a finanziare investimenti di razionalizzazione nel settore sanitario dell'impresa senza implicare aumenti di capacità, e che tale conferimento si inquadrava nel contesto dell'ammodernamento dell'impresa e della sua eventuale trasformazione in filiale; dall'altro che una soluzione diversa dall'assegnazione degli ulteriori fondi necessari al suo ammodernamento avrebbe avuto come conseguenza la chiusura dell'impresa.
A prescindere dalla loro contradditorietà, la Commissione deve rilevare che questi argomenti non permettono di considerare che l'aiuto di 295,3 milioni di FB non altera le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune. Di conseguenza, il progetto di aiuto di 295,3 milioni di FB sotto forma di conferimento di capitale da parte del governo belga a favore dell'impresa beneficiaria non soddisfa alle condizioni necessarie per beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Per quanto riguarda infine l'anticipo di 104 milioni di FB concesso illegalmente nel 1984, va osservato che questo aiuto ha consentito all'impresa beneficiaria di continuare l'attività nel settore della ceramica sanitaria sino alla cessione di queste attività alla nuova entità giuridica nell'agosto del 1985. L'anticipo ha inoltre permesso di continuare le attività nel settore del vasellame da tavola in ceramica sino alla decisione della messa in liquidazione dell'impresa nel gennaio del 1985; le vendite di vasellame sono anzi continuate dopo il gennaio 1985.
Considerando che le attività dell'impresa beneficiaria sono già state artificialmente sostenute durante diversi anni mediante ripetuti aiuti pubblici; che al pari di questi aiuti, anche l'anticipo di 104 milioni di FB non può, per le suddette considerazioni, beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Nonostante l'impresa beneficiaria sia stata nel frattempo messa in liquidazione, la Commissione è del parere che l'adozione di una decisione finale negativa sulle due misure di aiuto in questione è necessaria. Tale decisione risponde in particolare all'esigenza di ricuperare l'aiuto di 104 milioni di FB illegalmente concesso, nonché all'esigenza di tutelare i diritti delle imprese concorrenti nella misura in cui esse hanno subito pregiudizi a causa della violazione delle disposizioni del trattato in materia di aiuti pubblici.
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto, sotto forma di conferimento di capitale, dell'importo di 295,3 milioni di FB ad un'impresa del settore del vasellame da tavola e dei sanitari in ceramica, situata a La Louvière ed attualmente in liquidazione, è dichiarato incompatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato CEE. Il Belgio non può dare esecuzione a tale progetto di aiuti.
Articolo 2
Il Belgio è tenuto a ricuperare l'anticipo di 104 milioni di FB illegalmente concesso all'impresa nel 1984 - nel quadro delle possibilità offerte dalla liquidazione dell'impresa.
Articolo 3
Il Belgio informa la Commissione, nel termine di due mesi a decorrere dalla notifica della presente decisione, delle disposizioni da esso adottate per conformarvisi.
Articolo 4
Il Regno del Beglio è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 10 giugno 1986.

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