Document ID: 31985R0997

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REGOLAMENTO (CEE) N. 997/85 DELLA COMMISSIONE
del 18 aprile 1985
che istituisce un dazio provvisorio antidumping sulle importazioni di glicina originaria del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previe consultazioni in seno al comitato consultivo previsto dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Procedura
(1) Nel luglio 1984 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea delle federazioni dell'industria chimica (CEFIC) a nome di un produttore di glicina la cui produzione rappresenterebbe la totalità della produzione comunitaria del prodotto in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura. Pertanto, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di glicina, di cui alla sottovoce 29.23 D IV della tariffa doganale comune, corrispondente al codice Nimexe 29.23-77, originaria del Giappone, ed ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ne ha ufficialmente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti. Essa ha dato alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere sentite oralmente.
(3) Gli esportatori e la maggior parte degli importatori interessati hanno reso note per iscritto le loro osservazioni. Gli esportatori ed alcuni importatori hanno chiesto e ottenuto di essere intesi.
(4) I due esportatori hanno chiesto un incontro con il ricorrente per un confronto delle tesi. La Commissione era disposta ad accogliere la richiesta, che tuttavia gli esportatori hanno ritirato dopo essere stati informati del fatto che il ricorrente non avrebbe accettato di partecipare all'incontro in presenza dell'industria di trasformazione.
(5) I principali utilizzatori comunitari di glicina hanno formulato osservazioni scritte.
(6) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie per una conclusione preliminare ed ha svolto inchieste in loco presso i seguenti:
a) ricorrente:
Tessenderlo Chemie SA a Bruxelles;
b) un ex produttore comunitario:
Société de produits chimiques industriels (SPCI) a Parigi;
c) produttori/esportatori non comunitari:
Yuki Gosei Kogyo Co. Ltd, Tokyo,
Showa Denko KK, Tokyo.
Durante l'inchiesta è stato accertato che anche la società Rexim SA (Francia) produce glicina, ma finora in quantitativi trascurabili.
(7) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo compreso tra il 1o aprile 1984 e il 30 settembre 1984.
B. Valore normale
(8) Il valore normale è stato determinato provvisoriamente in base alla media mensile ponderata dei prezzi praticati sul mercato interno dai produttori che hanno effettuato esportazioni verso la Comunità ed hanno fornito sufficienti elementi di prova in merito ai prezzi effettivamente pagati nel corso di normali operazioni commerciali per un prodotto simile destinato al consumo in Giappone.
(9) Gli esportatori hanno chiesto che, date le differenze tra i quantitativi venduti sul mercato interno e all'esportazione nella Comunità, il valore normale venisse determinato in base ad un campionario ristretto di transazioni, comparabile quantitativamente alle transazioni effettuate all'esportazione.
Secondo la Commissione, tuttavia, questa richiesta equivale alla domanda di tener conto delle differenze di quantità, che dovrebbe essere accolta soltanto in conformità dei criteri obiettivi fissati nell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b), del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(10) Un esportatore ha inoltre sostenuto che le vendite di glicina per usi farmaceutici effettuate sul mercato interno dovrebbero essere escluse dalla base di calcolo del valore normale, in quanto questo tipo di prodotto deve soddisfare numerosi requisiti supplementari e quindi non è un prodotto simile.
La richiesta non può essere accolta in quanto non è stato dimostrato che la glicina per usi farmaceutici abbia caratteristiche diverese da quella impiegata per altre applicazioni. Non sono stati infatti presentati soddisfacenti elementi di prova del fatto che la caratteristica di essere esente da pirogeni, richiesta per la glicina destinata ad usi farmaceutici, non sia necessaria anche per il prodotto impiegato per altre applicazioni. I due tipi di glicina sono quindi considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12, del regolamento (CEE) n. 2176/84, indipendentemente dal fatto che siano venduti per usi farmaceutici o di altro tipo. L'esportatore in questione ha comunque venduto il prodotto destinato ad applicazione farmaceutiche tanto sul mercato interno quanto all'esportazione nella Comunità.
C. Prezzo all'esportazione
(11) I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti ai fini dell'esportazione nella Comunità.
D. Confronto
(12) Nel confrontare il valore normale con i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto, ove necessario, delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi.
(13) Un esportatore ha chiesto di tenere conto delle differenze nella natura delle merci per quanto riguarda la glicina venduta per usi farmaceutici sul mercato interno e il prodotto esportato nella Comunità.
La richiesta è stata respinta in quanto, pur essendo il prezzo di vendita del prodotto venduto per applicazioni farmaceutiche superiore al prezzo di vendita medio di tutti gli altri tipi di glicina, non sono stati presentati elementi di prova del fatto che le divergenze tra i prezzi siano dovute a differenze nella natura delle merci.
(14) I due esportatori hanno chiesto inoltre di tenere conto di differenze di quantità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) i), del regolamento (CEE) n. 2176/84 per sconti sui prezzi relativi alle vendite effettuate sul mercato interno. Non sono stati tuttavia presentati soddisfacenti elementi di prova del fatto che tali sconti siano stati effettivamente accordati o liberamente concessi nel corso di normali operazioni commerciali.
(15) I due esportatori hanno chiesto inoltre di tener conto delle differenze nelle condizioni e nelle modalità di vendita.
Per quanto riguarda la società Yuki Gosei Kogyo sono stati effettuati adeguamenti per quanto riguarda sconti, commissioni, retribuzioni agli operatori commerciali, condizioni di credito e spese di trasporto. Non si è invece tenuto conto delle richieste relative a spese di trasporto. Non si è invece tenuto conto delle richieste relative a spese di magazzinaggio ed imballaggio, nonché ai costi per la messa a punto di applicazioni di glicina ed alle spese amministrative di spedizione sul mercato interno, in quanto questi elementi non sono stati considerati in rapporto diretto con le vendite in questione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera c), del regolamento (CEE) n. 2176/84.
Per quanto riguarda la Società Showa Denko si è tenuto conto delle differenze riguardanti commissioni, spese di trasporto, assicurazione, spese di stivaggio e di carico, retribuzioni degli operatori commerciali, costi accessori e condizioni di pagamento. Non si è tenuto conto delle differenze riguardanti le spese di magazzino, nonché il costo dell'assistenza tecnica in prevendita e del servizio manutenzione in quanto tali differenze non sono state considerate in rapporto diretto con le vendite in questione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera c), del regolamento (CEE) n. 2176/84. La richiesta relativa all'assistenza tecnica alla clientela non è stata giustificata da sufficienti elementi di prova.
(16) Tutti i confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrica.
E. Margini
(17) Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping da parte delle società Yuki Gosei Kogyo Co. Ltd e Showa Denko KK, con un margine di dumping pari alla differenza tra il valore normale determinato ed il prezzo all'esportazione nella Comunità. (18) L'entità del margine varia secondo l'esportatore, con la seguente media ponderata per ciascuno degli esportatori sottoposti ad inchiesta:
Yuki Gosei Kogyo: 33,4 %,
Showa Denko KK: 41,0 %.
Per gli esportatori che non si sono espressi durante l'inchiesta preliminare, il dumping è stato valutato in base ai dati disponibili. A questo proposito la Commissione ritiene che i risultati dell'inchiesta costituiscano la base più idonea per determinare il margine di dumping e che si premierebbe la mancanza di collaborazione, oltre a fornire la possibilità di eludere il dazio, se si attribuisse agli esportatori in oggetto un margine di dumping inferiore al margine massimo di 41 % stabilito per un esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Pertanto si ritiene opportuno applicare al gruppo di esportatori in oggetto quest'ultimo margine di dumping.
F. Pregiudizio
(19) Per quanto riguarda il pregiudizio causato dalle importazioni effettuate in dumping, dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta che le importazioni nella Comunità di glicina originaria del Giappone sono passate da 778 t nel 1980 a 1 444 t nel 1981; nel 1982 e nel 1983 le importazioni ammontavano rispettivamente a 1 017 t e a 1 318 t, mentre nei primi nove mesi del 1984 hanno raggiunto 1 148 t, corrispondenti a 1 531 t su base annua. Conseguentemente la quota di mercato detenuta dagli esportatori suddetti è passata dal 42,4 % al 53,7 % tra il 1980 e il 1984; in questo periodo tale percentuale ha raggiunto livelli anche maggiori, superando il 60 % nel 1981 e nel 1983.
(20) Nel periodo oggetto dell'inchiesta la media ponderata dei prezzi di rivendita di queste importazioni è stata inferiore del 18 % rispetto a quelli praticati da Tessenderlo Chemie. I prezzi di rivendita di queste importazioni erano inoltre inferiori a quelli necessari per coprire i costi del produttore comunitario e offrire un profitto equo.
(21) Per quanto riguarda le conseguenti ripercussioni sull'industria comunitaria, è stato accertato che Tessenderlo Chemie ha iniziato la regolare produzione presso il nuovo stabilimento all'inizio del 1984. La capacità di produzione dell'industria comunitaria è quindi passata da 1 000 t circa a 3 000 t circa su base annua, rispetto ad un consumo annuo di 2 000 t circa. È stato inoltre accertato che nei primi nove mesi del 1984 Tessenderlo Chemie non è stata in grado di raggiungere un tasso di utilizzazione delle capacità superiore al 53 % oppure di aumentare la propria produzione sino ad un livello economico. A questo proposito appare opportuno ritenere che, nella misura in cui Tessenderlo Chemie non è stata in grado di raggiungere una più elevata utilizzazione delle capacità per l'impossibilità di vendere maggiori quantitativi di glicina sul mercato comunitario, tale situazione è imputabile alle importazioni oggetto di dumping.
(22) È stato inoltre rilevato che la quota di mercato dei produttori comunitari, pari al 47 % nel 1980, è scesa al 44,7 % nei primi nove mesi del 1984, ma tale percentuale non superava il 32,8 % nel 1981 ed era pari al 35 % circa nel 1982 e nel 1983. È stato accertato a questo proposito che Tessenderlo Chemie ha potuto limitare la propria perdita di quota di mercato, a vantaggio delle importazioni oggetto di dumping, soltanto mantenendo i propri prezzi ad un livello eccessivamente basso, al di sotto del livello sufficiente per coprire i costi di produzione, comprendenti anche l'ammortamento dei nuovi impianti, ed ha quindi subito perdite finanziarie.
(23) Gli esportatori hanno sostenuto che Tessenderlo Chemie ha effettuato un investimento del tutto inopportuno, in quanto la capacità del nuovo stabilimento, 3 000 t annue, supera ampiamente il consumo annuo nella Comunità, valutato a 2 000 t circa.
Questa argomentazione è stata tuttavia respinta dalla Commissione in quanto la capacità dello stabilimento dovrebbe essere considerata non soltanto in funzione del consumo comunitario e dello sviluppo di nuove applicazioni, ma anche nella prospettiva di eventuali esportazioni nei paesi terzi. Ciò è particolarmente vero alla luce del fatto che gli esportatori giapponesi hanno complessivamente una capacità di produzione di circa 13 000 t annue, rispetto ad un consumo interno di 4 000 e 5 000 t annue.
(24) È stato sostenuto inoltre che gli elementi di prova relativi alle importazioni giapponesi effettuate prima del 1984 non sono pertinenti ai fini della procedura in quanto, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2176/84, il pregiudizio deve essere determinato nei confronti di un'industria stabilita nella Comunità. A questo proposito è stato affermato che l'industria comunitaria è rappresentata unicamente da Tessenderlo Chemie, la cui produzione di glicina è iniziata soltanto nel gennaio 1984.
La Commissione ha accertato tuttavia che nella Comunità esisteva un'industria produttrice di glicina almeno dal 1970 in poi. (25) Gli esportatori hanno inoltre affermato che tanto la SPCI quanto l'attuale produttore non dovrebbero essere considerati un'industria comunitaria ai fini del pregiudizio in quanto essi stessi hanno importato glicina dal Giappone.
La richiesta è respinta in quanto nel caso in esame non si è ritenuto opportuno escludere dalla definizione di industria comunitaria i produttori che sono anche importatori del prodotto oggetto della denuncia di dumping. Un'interpretazione di questo tipo non sarebbe stata equa nei confronti dell'industria comunitaria, in quanto la SPCI ha deciso di acquistare il prodotto giapponese anche per salvaguardare la propria clientela e l'attuale produttore comunitario ha continuato ad importare glicina dal Giappone nel periodo successivo al rilevamento dell'azienda della SPCI, mentre il nuovo stabilimento era in costruzione. La Commissione ha inoltre accertato che tra il 1980 e il 1982 la SPCI ha potuto evitare di perdere la propria quota di mercato importando determinati quantitativi del prodotto originario del Giappone, mentre la quota di mercato fornita alla sua produzione è diminuita nettamente. Inoltre, non appena il nuovo stabilimento ha iniziato la produzione, Tessenderlo Chemie ha cessato di importare il prodotto giapponese.
(26) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio è stato causato da altri fattori, quali altre importazioni.
La Commissione ha rilevato tuttavia che la quota di mercato detenuta da altre importazioni è scesa dal 10,6 % nel 1980 all'1,6 % nei primi nove mesi del 1984. Il notevole incremento delle importazioni oggetto di dumping e i relativi prezzi di vendita nella Comunità hanno indotto la Commissione a stabilire che gli effetti delle importazioni di glicina originaria del Giappone costituiscono un pregiudizio sostanziale per l'industria comunitaria interessata.
G. Interesse della Comunità e aliquota del dazio
(27) Alcuni utilizzatori hanno sostenuto che l'introduzione di misure di difesa non è nell'interesse della Comunità, in quanto le renderebbe completamente dipendenti dalle forniture della Tessenderlo Chemie.
Non è stato tuttavia accertato che, qualora venissero prese misure di difesa, gli utilizzatori sarebbero dipendenti dalla Tessenderlo Chemie e non avrebbero altre possibilità di ricorrere a differenti fonti di approvvigionamento. Non si può inoltre escludere che l'altro produttore comunitario (Rexim) aumenti la produzione oppure accresca il potenziale produttivo, soprattutto in considerazione del fatto che il consumo di glicina dovrebbe crescere sensibilmente in seguito a nuove applicazioni.
In mancanza di misure adeguate, inoltre, lo stabilimento della Tessenderlo Chemie potrebbe chiudere ed in tal caso gli utilizzatori comunitari dipenderebbero quasi esclusivamente dagli esportatori giapponesi, i cui prezzi sul mercato della CEE potrebbero aumentare per adeguarsi ai livelli mondiali. L'istituzione di misure di difesa non intende infine eliminare il prodotto importato dal mercato comunitario, bensì annullare gli effetti negativi dei prezzi eccessivamente bassi praticati dagli esportatori dei paesi terzi.
(28) Alcune industrie di trasformazione hanno inoltre sostenuto che un incremento dei prezzi dovuto all'istituzione di un dazio antidumping li indurrebbe ad utilizzare prodotti succedanei, ma a questo proposito non sono stati presentati elementi di prova.
(29) Data la situazione particolarmente grave in cui versa l'industria comunitaria, la Commissione ha concluso che nell'interesse della Comunità occorre adottare misure opportune. Onde evitare che nel corso della procedura venga arrecato ulteriore pregiudizio, tali misure devono concretarsi nell'imposizione di un dazio provvisorio antidumping.
(30) Tenendo conto del prezzo di vendita necessario per coprire i costi di produzione dell'industria comunitaria e fornire un equo profitto, la Commissione ha stabilito che l'importo del dazio necessario per eliminare completamente il pregiudizio sofferto durante il periodo oggetto dell'indagine è pari a:
- 14,5 % prezzo netto per tonnellata franco frontiera comunitaria, dazi non corrisposti, per Yuki Gosei;
- 31,2 % del prezzo netto per tonnellata franco frontiera comunitaria, dazi non corrisposti, per Showa Denko.
(31) In vista dell'effetto probabile che l'istituzione di un dazio provvisorio sulle esportazioni di glicina effettuate da Showa Denko pari a quasi il doppio di quello istituito per Yuki Gosei avrebbe sulla situazione competitiva e sulla struttura del mercato della Comunità, dove ci sono virtualmente solo tre fornitori, è stato considerato che è nell'interesse della Comunità, al momento delle misure provvisorie e senza pregiudizio per quanto riguarda le misure definitive, d'istituire per Showa Denko un dazio che non supera il dazio istituito per Yuki Gosei. (32) Per questi ragioni, la Commissione ha stabilito che l'importo del dazio provvisorio antidumping per Yuki Gosei e Showa Denko è pari al 14,5 % del prezzo netto per tonnellata franco frontiera comunitaria, dazi non corrisposti.
(33) Si deve stabilire un periodo durante il quale le parti interessate possono rendere note le loro osservazioni e chiedere di essere sentite oralmente,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio provvisorio antidumping sulle importazioni di glicina, di cui alla sottovoce 29.23 D IV della tariffa doganale comune, corrispondente al codice Nimexe 29.23-77, originaria del Giappone.
2. L'importo del dazio è pari al 14,5 % del prezzo netto per tonnellata franco frontiera comunitaria, dazi non corrisposti.
I prezzi franco frontiera comunitaria sono netti se nelle condizioni di vendita è stabilito che il pagamento venga effettuato entro trenta giorni dalla data di spedizione; essi sono aumentati o ridotti dell'1 % per ciascun differimento o anticipo di un mese nel termine di pagamento.
3. Si applicano i provvedimenti in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è soggetta al deposito di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c), del regolamento (CEE) n. 2176/84, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono rendere note le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite oralmente dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 14 del regolamento (CEE) n. 2176/84, il presente regolamento è applicabile per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 18 aprile 1984.

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