Document ID: 31994R1076

REGOLAMENTO (CE) N. 1076/94 DELLA COMMISSIONE del 6 maggio 1994 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di movimenti per orologi originari della Malaysia e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (2), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo a norma del suddetto regolamento,
CONSIDERANDO QUANTO SEGUE:
A. PROCEDIMENTO (1) Nel luglio 1993, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tipi di movimenti di orologi originari della Malaysia e della Thailandia.
Il procedimento è stato avviato in seguito alla denuncia presentata da France Ebauches, l'unico fabbricante comunitario del prodotto in questione.
La denuncia conteneva elementi di prova dell'esistenza di pratiche di dumping relative al prodotto originario dei paesi suddetti e del notevole pregiudizio da esse derivante, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(2) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il denunziante e ha dato alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(3) Un produttore thailandese e la sua società di vendita consociata di Hong Kong, un importatore e il produttore comunitario denunziante hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto.
(4) Benché siano state chieste informazioni a tutti i produttori notoriamente interessati in Malaysia e in Thailandia, soltanto un produttore thailandese ha accettato di collaborare. Per i restanti produttori le risultanze sono state pertanto elaborate in funzione degli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 (nel prosieguo: « il regolamento di base »). La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione provvisoria del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttore comunitario denunziante:
France Ebauches SA, Besançon, Francia
b) produttore thailandese:
Ronda (Thailandia) Co., Ltd, Samutprakarn
c) esportatore di Hong Kong:
Sepro Ltd (affiliata della Ronda Thailand Co. Ltd).
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1o giugno 1992 e il 31 maggio 1993 (in seguito denominato il « periodo dell'inchiesta »).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE i) Descrizione del prodotto in questione
(6) I prodotti oggetto della denuncia, per i quali è stato aperto il procedimento, sono i movimenti di orologi montati, a pila o ad accumulatore, da incorporare in orologi analogici. Il prodotto rientra nel codice NC 9108 11 00.
(7) I movimenti di orologi in questione sono classificati in diversi calibri secondo le dimensioni. Non esistono tuttavia differenze significative tra le caratteristiche fisiche essenziali e la tecnologia dei vari calibri, che sono in gran parte intercambiabili. In tali circostanze tutti i movimenti di orologi devono essere considerati come un unico prodotto ai fini del presente procedimento.
ii) Prodotto simile
(8) La Commissione ha riscontrato che i movimenti di orologi prodotti dall'industria comunitaria e quelli prodotti in Thailandia e Malaysia ed esportati nella Comunità erano simili per quanto riguarda le caratteristiche fisiche e tecniche essenziali, le applicazioni e gli impieghi finali. La Commissione ha quindi considerato che i movimenti di orologi importati dalla Thailandia siano simili a quelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING i) Valore normale
(9) Dato che il volume delle vendite del produttore thailandese che ha collaborato era insufficiente e non permetteva di effettuare un valido confronto, il corrispondente valore normale è stato costruito in base al costo di produzione al quale è stato aggiunto un importo per le spese generali, amministrative e di vendita e un adeguato margine di profitto.
Per quanto riguarda i costi di produzione, è stato accertato che i materiali utilizzati dal produttore erano in gran parte fabbricati dalla società di controllo. I prezzi applicati per questi componenti non erano determinati nel corso di normali operazioni commerciali e, dato che la società di controllo ha rifiutato di collaborare, i costi, conformemente all'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, sono stati stabiliti in base agli elementi disponibili, nella fattispecie ai costi di dumping simili indicati nella denuncia.
Le spese generali, amministrative e di vendita, per le quali non erano disponibili informazioni a causa della mancata collaborazione dei produttori della Thailandia e della Malaysia, sono state calcolate in base ad elementi attendibili, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) del regolamento di base. A titolo provvisorio la Commissione ha calcolato queste spese in base ai costi sostenuti dall'esportatore di Hong Kong collegato al produttore thailandese. Per questo tipo di industria è stato considerato adeguato un profitto del 7,5 %, corrispondente ai dati contenuti nella denuncia.
ii) Prezzo all'esportazione
(10) Dato che tutte le vendite all'esportazione di cui la Commissione è stata informata nel contesto del presente procedimento sono state effettuate ad importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti per l'esportazione nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base.
iii) Confronto
(11) Per ogni tipo di prodotto il valore normale è stato confrontato con il prezzo all'esportazione del tipo corrispondente, prendendo in esame le singole transazioni, allo stesso stadio commerciale, ovvero a livello franco fabbrica. Ai fini di un equo confronto, sono stati applicati adeguamenti conformemente all'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base riguardo alle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi e in particolare alle differenze inerenti alle caratteristiche fisiche e alle spese di vendita, per le quali sono stati presentati sufficienti elementi di prova.
iv) Margini di dumping
a) Esportatori che hanno collaborato
(12) Dal confronto risulta l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo di cui il valore normale, cosí stabilito, supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(13) La media ponderata del margine di dumping relativo al produttore thailandese che ha collaborato, Ronda (Thailand) Co. Ltd, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria era del 10,6 %.
b) Produttori che non hanno collaborato
(14) Nei confronti dei produttori dei paesi interessati che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato stabilito in base agli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
(15) Per quanto riguarda le importazioni dalla Thailandia la Commissione ha considerato che, dato che al produttore che ha collaborato poteva essere attribuita soltanto una piccola parte delle importazioni nella Comunità, le informazioni ottenute non potevano essere considerate rappresentative. In mancanza quindi di informazioni attendibili da altre fonti, è stato considerato opportuno stabilire il margine di dumping relativo ai produttori thailandesi che non hanno collaborato in base alle informazioni più attendibili. I prezzi all'esportazione indicati dal denunziante sono stati quindi confrontati con i valori normali stabiliti per il produttore che ha collaborato.
(16) Riguardo alle importazioni dalla Malaysia la Commissione, in mancanza di qualsiasi tipo di collaborazione da parte dei produttori, ha deciso di utilizzare le informazioni più attendibili di cui disponeva. Poiché dalla denuncia risultava che i costi di produzione e i prezzi all'esportazione della Malaysia e della Thailandia erano simili, era opportuno ed equo applicare anche ai produttori malesi il margine di dumping stabilito per i produttori thailandesi.
(17) Alla luce di quanto precede, il margine di dumping relativo alla Malaysia e alla Thailandia, espresso in percentuale dei prezzi CIF frontiera comunitaria, è del 36,2 %.
D. PREGIUDIZIO i) Cumulo degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(18) Per stabilire se fosse opportuno considerare le importazioni cumulativamente, la Commissione ha esaminato se tutte le importazioni a prezzi di dumping abbiano contribuito al notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria. A tal fine la Commissione ha preso in considerazione la comparabilità dei prodotti importati dai paesi interessati in termini di caratteristiche fisiche e di intercambialità di impieghi finali. La Commissione ha inoltre esaminato l'entità dei quantitativi importati, l'analogia dei canali di distribuzione e dei prezzi, nonché la presenza simultanea delle importazioni sul mercato comunitario.
(19) Dall'esame dei fatti è emerso che i movimenti di orologi importati dai due paesi sono in concorrenza tra loro e con il prodotto simile dell'industria comunitaria. In tali circostanze è stato ritenuto che esistano motivi sufficienti per cumulare le importazioni dai due paesi interessati.
ii) Consumo comunitario, volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(20) Il consumo comunitario del prodotto in questione era di circa 13,5 milioni di unità nel 1990, 12,8 milioni di unità nel 1991, 12,3 milioni di unità nel 1992 e 12,7 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. Il volume delle importazioni dai paesi interessati è passato da 155 258 unità nel 1990 a 1 234 864 unità nel 1991, a 1 440 225 unità nel 1992 e a 1 502 882 unità nel periodo dell'inchiesta, con un aumento dell'868 % in tutto il periodo. La quota di mercato combinata delle importazioni è passata dall'1,2 % nel 1990 al 9,6 % nel 1991, all'11,7 % nel 1992 e all'11,8 % nel periodo dell'inchiesta.
iii) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(21) Nel periodo dell'inchiesta i prezzi dei prodotti importati erano inferiori ai prezzi dell'industria comunitaria. La sottoquotazione dei prezzi è stata stabilita confrontando i prezzi applicati dall'esportatore che ha collaborato per le vendite al primo acquirente indipendente nella Comunità e la media ponderata dei prezzi dell'industria comunitaria allo stesso stadio commerciale.
Il confronto è stato effettuato in base a ogni tipo di prodotto importato che è stato preso in considerazione ai fini della determinazione del dumping. Secondo i casi sono stati applicati adeguamenti, per mantenere la comparabilità, in termini di costi di trasporto, dazio doganale e margine di profitto degli importatori.
Dal confronto sono emersi margini di sottoquotazione sino al 36,9 %.
iv) Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione e utilizzazione degli impianti
(22) Il volume di produzione dell'industria comunitaria relativo ai movimenti di orologi in questione è progressivamente aumentato tra il 1990 e il 1992, ma nel periodo dell'inchiesta era nuovamente sceso al livello del 1990.
Riguardo all'utilizzazione degli impianti occorre rilevare che i componenti (quali i movimenti parzialmente montati) fabbricati dall'industria comunitaria ed utilizzati nel processo di produzione rientrano nella gamma di prodotti commercializzati dall'industria stessa. È quindi difficile stabilire l'indice di utilizzazione degli impianti che riguarda specificamente il prodotto in questione. L'indice di utilizzazione degli impianti, senza tener conto di un'aumento della capacità installata nel 1992 in seguito allo sviluppo di nuovi modelli che richiedevano un tempo macchina inferiore, è tuttavia globalmente sceso dal 53 % nel 1990 al 37 % nel periodo dell'inchiesta.
b) Vendite e quote di mercato
(23) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta il volume delle vendite dell'industria comunitaria nella Comunità è diminuito di oltre il 7 %. Dato l'andamento del volume delle vendite rispetto a quello del consumo comunitario apparente, la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa del 2 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
c) Depressione dei prezzi
(24) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, a causa della costante pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di dumping, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre costantemente i prezzi nel tentativo di mantenere la quota di mercato e l'utilizzazione degli impianti. I prezzi, rispetto ad un indice 100 nel 1990, sono scesi a 90 nel 1991 e a 81 nel 1992 e nel periodo dell'inchiesta.
d) Redditività
(25) L'industria comunitaria interessata ha attuato una politica di riduzione dei costi per far fronte agli effetti esercitati sui prezzi dalle importazioni oggetto di dumping e per recuperare redditività. In seguito a tali riduzioni, effettuate anche sacrificando gli investimenti necessari per un adeguato sviluppo, le perdite subite dall'industria comunitaria sono lievemente diminuite tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
v) Conclusione
(26) Dall'esame preliminare dei fatti relativi al pregiudizio risulta che l'industria comunitaria, nonostante la riduzione dei prezzi attuata nel tentativo di sostenere la concorrenza delle importazioni in dumping dai paesi interessati, ha subito il calo delle vendite e della quota di mercato. Nonostante la riduzione dei costi, a causa dell'effetto congiunto della diminuzione dei prezzi e del volume delle vendite l'industria ha continuato a subire perdite.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO (27) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato provocato dalle importazioni oggetto di dumping e se sia stato causato, anche in parte, da altri fattori.
a) Conseguenze delle importazioni oggetto di dumping
(28) Nell'esame dei fatti la Commissione ha riscontrato che l'aumento del volume e della quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati ha coinciso con il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. In seguito ai bassi prezzi ai quali i prodotti importati sono stati venduti sul mercato comunitario, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre i propri prezzi nel vano tentativo di salvaguardare la quota di mercato e l'utilizzazione degli impianti. A causa del livello eccessivamente basso dei prezzi la situazione finanziaria dell'industria comunitaria si è deteriorata. Questa situazione coincide esattamente con il rilevante aumento delle importazioni a basso prezzo dai paesi interessati.
b) Effetti di altri fattori
(29) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato provocato da alti fattori oltre alle importazioni oggetto di dumping. La Commissione ha preso tra l'altro in considerazione l'andamento e l'incidenza delle importazioni dai paesi terzi non soggetti al procedimento e la tendenza del consumo sul mercato comunitario.
(30) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta il volume delle importazioni da paesi terzi non soggetti al procedimento è diminuito del 19 %, mentre la corrispondente quota di mercato è scesa del 14 %. La Commissione ha rilevato che, secondo le statistiche Eurostat, i prezzi di tali importazioni variano in misura considerevole. A questo proposito la Commissione ritiene che dai prezzi indicati nelle statistiche non si possa trarre alcuna conclusione, poiché i dati si riferiscono a diversi tipi di prodotti, di cui soltanto alcuni rientrano nella definizione del prodotto in esame, con differenze di prezzo molto rilevanti.
(31) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta il consumo apparente del prodotto in questione è diminuito di oltre il 5 %. Il calo del consumo spiega in parte la flessione delle vendite dell'industria comunitaria, ma non la perdita di quota di mercato. Nello stesso periodo la quota di mercato delle importazioni in dumping dai paesi interessati è aumenta dall'1,2 % all'11,8 %. Le vendite dell'industria comunitaria sono invece diminuite più rapidamente (7 %) del consumo e quindi la quota di mercato corrispondente è scesa del 2 %.
(32) La Commissione ha quindi concluso che, anche se non si può escludere che i fattori suddetti abbiano avuto conseguenze negative per l'industria comunitaria, i prodotti oggetto di dumping originari della Malaysia e della Thailandia, a causa dei prezzi e della penetrazione nel mercato, che hanno provocato la perdita della quota di mercato e le difficoltà finanziarie dell'industria comunitaria, considerati isolatamente hanno causato un notevole pregiudizio a tale industria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (33) I dazi antidumping hanno generalmente l'obiettivo di eliminare le distorsioni della concorrenza dovute a pratiche commerciali sleali per ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.
Il deterioramento dell'industria comunitaria si manifesta in particolare con la perdita della quota di mercato, nonostante le riduzioni dei costi e le diminuzioni dei prezzi, nonché con la difficile situazione finanziaria.
(34) La Commissione non ha ricevuto osservazioni da parte degli importatori o degli utilizzatori del prodotto in questione in merito agli eventuali effetti dell'istituzione di misure antidumping sulla loro attività. Si può tuttavia concludere che, data la grande disponibilità di questo tipo di prodotto, fornito da diverse fonti, l'istituzione di misure antidumping non dovrebbe avere conseguenze negative sulla competitività del mercato comunitario.
(35) La Commissione ritiene quindi che nell'interesse della Comunità sia necessario eliminare gli effetti del pregiudizio sull'industria comunitaria e ripristinare una situazione di concorrenza leale con l'istituzione di misure antidumping provvisorie sulle importazioni del prodotto in questione originario della Malaysia e della Thailandia.
G. DAZIO (36) Per stabilire il livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping accertati e dell'aliquota del dazio necessaria per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(37) Dato che il pregiudizio si è manifestato essenzialmente con le perdite finanziarie, per eliminare tale pregiudizio è necessario che l'industria possa aumentare i propri prezzi in misura sufficiente per realizzare utili. A tal fine i prezzi all'esportazione devono aumentare in misura corrispondente.
Per calcolare l'aumento del prezzo necessario, la Commissione ha considerato che i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dovevano essere confrontati con il costo di produzione dell'industria comunitaria, al quale occorreva aggiungere un margine di utile sufficiente affinché tale settore possa operare efficacemente.
(38) Ai prezzi all'esportazione medi dei tipi di prodotto presi in considerazione per la determinazione del dumping sono stati aggiunti i dazi doganali e, se necessario, un importo corrispondente al margine di profitto dell'importatore. I prezzi così calcolati sono stati confrontati, per il periodo dell'inchiesta e a livello franco frontiera comunitaria, con il costo di produzione del produttore comunitario interessato relativo al tipo di prodotto corrispondente, al quale è stato aggiunto un margine di profitto fissato provvisoriamente al 7,5 %.
Da questo confronto risultano margini di pregiudizio che, espressi in media ponderata in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, sono compresi tra il 44,7 % e il 62,5 %.
(39) Poiché i margini di dumping accertati erano superiori ai corrispondenti aumenti dei prezzi all'esportazione necessari per eliminare il pregiudizio così calcolati, l'aliquota dei dazi provvisori deve essere pari ai margini di dumping stabiliti.
H. DISPOSIZIONE FINALE (40) Ai fini della buona amministrazione, è opportuno fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere audizioni. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e suscettibili di revisione, qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di movimenti di orologi, completi e montati, a pila o ad accumulatore, esclusivamente con indicatore meccanico oppure con un dispositivo che permette di incorporare un indicatore meccanico, di cui al codice NC 9108 11 00, originari della Malaysia e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente:
Malaysia 36,2 % - Thailandia 36,2 %
a eccezione dei prodotti che sono fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità dalla seguente società, che sarà soggetta all'aliquota del dazio sottoindicata:
Ronda (Thailand) Co. Ltd Samutprakarn, Thailandia 10,6 %
3. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 6 maggio 1994.

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