Document ID: 31997D0611

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 2 aprile 1997 relativa agli aiuti al settore ovino (aiuti promozionali) (Il testo in lingua francese è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (97/611/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CEE) n. 3013/89 del Consiglio, del 25 settembre 1989, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni ovine e caprine (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1589/96 (2), in particolare l'articolo 27,
dopo aver invitato gli interessati, conformemente all'articolo 93, paragrafo 2, primo comma del trattato, a presentare osservazioni, e viste tali osservazioni (3),
considerando quanto segue:
I
In risposta alla richiesta di notificazione del 27 giugno 1994 e con nota del 12 agosto 1994, registrata il 16 agosto 1994, la rappresentanza permanente della Francia presso l'Unione europea ha comunicato alla Commissione le misure in oggetto. In esito alla richiesta della Commissione in data del 25 agosto 1995 e con nota del 22 febbraio 1995, registrata il 23 febbraio 1995, le autorità francesi hanno comunicato alcune informazioni complementari.
La Commissione ha quindi proceduto, sulla base delle informazioni di cui disponeva, all'esame preliminare di tre serie di misure a favore del settore ovino: due azioni dette di orientamento della produzione, sotto forma di assistenza tecnica e di aiuti agli investimenti, e varie azioni promozionali.
Per quanto riguarda gli aiuti all'assistenza tecnica ed agli investimenti a favore del settore ovino, la Commissione non ha obiezioni basate sugli articoli 92 e 93 del trattato.
Per quanto riguarda invece gli aiuti alla promozione, con lettera n. SG (95) D/3878 del 20 marzo 1995, essa ha aperto il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, ed ha invitato il governo francese a presentare osservazioni, invitando al tempo stesso con pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C 289 del 31 ottobre 1995 gli altri Stati membri e ogni altro interessato a presentare osservazioni.
Con lettera del 14 luglio 1995, le autorità francesi hanno fornito le informazioni richieste nell'ambito del suddetto procedimento.
Ulteriori osservazioni sono state presentate da terzi, con lettera del 18 dicembre 1995. Esse sono state comunicate alle autorità francesi con lettera del 28 gennaio 1997.
Per le ragioni menzionate nella motivazione del progetto di decisione, dette osservazioni non hanno dissipato i dubbi della Commissione quanto alla compatibilità delle misure in causa.
II
Le misure in relazione alle quali la Commissione ha avviato il procedimento a norma dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, consistono in sovvenzioni ad azioni promozionali a favore delle carni ovine. Dette azioni sono cofinanziate dal settore interessato (per almeno il 50 % dei costi) e dai poteri pubblici (ministero dell'Agricoltura e della pesca, Ofival).
Le modalità di dette misure possono essere come segue:
- sostegno delle azioni intraprese dagli allevatori, nel quadro dell'iniziativa avviata e sul piano delle strutture incaricate della valorizzazione economica di segni di qualità (denominazione di origine, marchio, certificazione di conformità dei prodotti);
- organizzazione di campagne promozionali intese a promuovere la vendita di prodotti originari di determinate regioni attraverso azioni sensibilizzatrici presso le superfici di vendita grandi e medie e le macellerie al minuto, nonché di una campagna pubblicitaria radiofonica intesa a far risaltare i vantaggi di questo tipo di produzione (prossimità, qualità, tipicità, origine locale o regionale, ecc.).
Basandosi sulle informazioni di cui disponeva, la Commissione ha deciso di aprire il procedimento in oggetto per timore d'infrazioni all'articolo 30 del trattato.
Le azioni in questione sono state oggetto di una pubblicazione nel Bollettino d'informazione del Ministero dell'Agricoltura del 25 giugno 1994.
Secondo tale pubblicazione, i segni di qualità selezionati dalle autorità francesi sottolineano l'origine nazionale dei prodotti utilizzando la bandiera tricolore e le espressioni «agneau français, qualité bouchère» ed «agneau des bergers de France».
Con lettera del 22 febbraio 1995, le autorità francesi hanno precisato che le campagne sono state svolte principalmente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Secondo la lettera del 17 luglio 1995, la campagna ha avuto luogo fra il gennaio e il marzo 1995, con interventi statali dell'ordine di 5 milioni di FRF.
III
La Commissione può ritenere che gli aiuti promozionali siano compatibili con il mercato comune in presenza delle seguenti condizioni (4):
- sono vietati gli aiuti a favore di campagne contrarie all'articolo 30 del trattato o ad azioni di pubblicità orientata in funzione di determinate imprese;
- la pubblicità deve riguardare esclusivamente le produzioni agricole in eccedenza, le produzioni nuove o sostitutive non eccedentarie, lo sviluppo di determinate regioni, lo sviluppo delle piccole e medie imprese, i prodotti di qualità pregiata e dell'alimentazione sana;
- la percentuale massima degli aiuti non può superare, come regola generale, il 50 % delle spese.
Le linee direttrici per la partecipazione degli Stati membri ad azioni di promozione dei prodotti agricoli e dei prodotti della pesca (punto 2.2.1 della comunicazione della Commissione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C 272 del 28 ottobre 1986) prevedono, fra le azioni di promozione pubblicitaria manifestamente in violazione dell'articolo 30 del trattato, le campagne pubblicitarie che consigliano ai consumatori di acquistare prodotti indigeni esclusivamente a motivo della loro origine nazionale.
Nella comunicazione di apertura del procedimento la Commissione, in base alle informazioni di cui disponeva, ha ritenuto che nel presente caso fosse possibile verificare esclusivamente il rispetto della condizione di cui al terzo trattino; il rispetto delle condizioni di cui al secondo trattino non poteva essere verificato, e in ogni caso l'articolo 30 del trattato, menzionato al primo trattino, rischiava di non essere rispettato.
IV
Successivamente all'apertura del procedimento, varie osservazioni sono pervenute alla Commissione da parte della Francia e di terzi.
Le autorità francesi e la parte terza negano che sussista infrazione all'articolo 30. Esse fanno notare, in primo luogo, che il consumatore francese non è incitato in nessun caso ad acquistare il prodotto in causa «esclusivamente a motivo della sua origine nazionale».
A sostegno di questa conclusione sono invocati vari argomenti:
- la pubblicità non fa riferimento «esclusivo» all'origine nazionale del prodotto;
- la promozione riguarda carni di qualità (che viene assicurata attraverso rigorosi controlli);
- la promozione è riservata a prodotti corrispondenti a precisi criteri di qualità;
- il logo nazionale serve soltanto a confederare gli impegni promozionali sul piano regionale (marchio regionale ecc.);
- il riferimento nazionale va inteso esclusivamente come «firma» del committente dell'azione;
- l'azione non vuole attribuire un'importanza eccessiva all'origine nazionale;
- il consumatore viene informato (non incitato), particolarmente attraverso l'indicazione dell'origine geografica del prodotto;
- la direttiva 79/112/CEE relativa all'etichettatura delle derrate alimentari [articolo 2, paragrafo 1, lettera a, punto i), ed articolo 3, paragrafo 1, punto 7].
Per quanto riguarda la seconda condizione sopra menzionata, la parte terza ha fatto osservare che soltanto gli agnelli prodotti secondo determinate condizioni beneficiavano degli aiuti alla promozione. Queste condizioni implicavano una produzione artigianale realizzata da piccole imprese: gli agnelli in causa erano allevati per la quasi totalità in regioni svantaggiate, e dovevano tutti corrispondere a una qualità i cui criteri erano definiti da capitolati precisi e rigorosi.
Scopo di questa campagna promozionale era appunto di far conoscere e apprezzare dai consumatori dei prodotti di qualità superiore: la produzione corrente non poteva in nessun caso beneficiare di aiuti promozione e del materiale pubblicitario messo a disposizione esclusiva di quanti si impegnassero a rispettare le regole del capitolato.
V
L'articolo 27 del regolamento (CEE) n. 3013/89 permette di applicare gli articoli 92, 93 e 94 del trattato alla produzione e al commercio dei prodotti di cui all'articolo 1, salve le disposizioni contrarie contenute nello stesso regolamento.
Ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi fra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
Le misure in questione hanno il carattere di aiuti concessi in virtù dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato.
Effettivamente, esse migliorano la situazione economica delle imprese beneficiarie rispetto a quella delle aziende concorrenti che non ricevono tale assistenza, e pertanto falsano o minacciano di falsare la concorrenza nel senso precitato.
Prendendo in considerazione il valore degli scambi delle carni ovine in questione [per il 1995: esportazioni dalla Francia verso la CE=32,7 milioni di ECU; importazioni dalla CE verso la Francia =354,9 ECU (5)] e l'entità della produzione francese [461,48 milioni di ECU, contro i 3 739,27 milioni di ECU prodotti dagli altri Stati membri (6)], si vede chiaramente che questi aiuti sono capaci di influire sugli scambi fra Stati membri allorché favoriscono la produzione nazionale a detrimento delle importazioni dagli altri Stati membri.
A questo proposito giova sottolineare che l'importanza relativamente debole di un aiuto o l'entità relativamente modesta dell'impresa beneficiaria non escludono a priori l'eventualità che gli scambi fra Stati membri ne risultino influenzati.
Tenuto conto di quanto sopra, gli aiuti in questione rivestono il carattere di aiuti di Stato rispondenti ai criteri previsti all'articolo 92, paragrafo 1, del trattato.
Il principio di incompatibilità stabilito dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, è peraltro soggetto a qualche eccezione.
VI
Le deroghe all'incompatibilità previste dell'articolo 92, paragrafo 2 del trattato, sono manifestamente inapplicabili. Del resto, neppure le autorità francesi le hanno invocate.
Al momento di esaminare un qualunque programma di aiuti a finalità regionale o settoriale, o un qualunque caso individuale di applicazione di regimi di aiuti generali, le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3 vanno interpretate in senso restrittivo.
In particolare, esse possono essere applicate soltanto nei casi in cui la Commissione possa stabilire che l'aiuto è necessario per realizzare uno degli obiettivi in causa. Concedere il beneficio delle suddette deroghe ad aiuti non implicanti tale contropartita equivarrebbe a consentire pregiudizi agli scambi fra Stati membri e distorsioni della concorrenza non giustificabili dall'interesse comunitario, e ad accordare vantaggi indebiti agli operatori di certi Stati membri.
Nel caso in esame, l'aiuto non comporta alcuna contropartita del genere. Difatti, il governo francese non ha fornito, né la Commissione ha identificato, alcuna giustificazione che inducesse a stabilire che l'aiuto risponde alle condizioni richieste per l'applicazione di una delle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3.
Non si tratta di misure destinate a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) poiché, per gli effetti che possono avere sugli scambi, questi aiuti vanno in senso contrario all'interesse comune.
Non si tratta neppure, ai sensi della stessa disposizione, di misure destinate a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia dello Stato membro interessato. Infine, l'aiuto non è stato notificato come aiuto a finalità regionale ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), del trattato.
Viste le osservazioni presentate dal governo francese e dal terzo interessato, la Commissione formula le seguenti obiezioni e conclusioni.
Per quanto riguarda gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, la Commissione può considerarli come compatibili sempre che non alterino le condizioni di scambio in misura contraria al comune interesse [articolo 92, paragrafo 3, lettera c)].
Per poter essere considerati compatibili col mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato, è necessario che gli aiuti a una determinata campagna pubblicitaria:
- non alterino le condizioni di scambio in misura contraria al comune interesse;
- agevolino lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, promuovendo la vendita delle loro produzioni specifiche.
Trattandosi di aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, essi per definizione falsano o minacciano di falsare la concorrenza; d'altra parte, ai sensi del paragrafo 3, lettera c) dello stesso articolo, essi sono condannabili d'ufficio soltanto se ciò avviene in misura contraria all'interesse comune, le cui esigenze sono precisate dalla regolamentazione degli aiuti nazionali a favore della pubblicità dei prodotti agricoli e di certi prodotti non compresi nell'allegato II del trattato CE, esclusi i prodotti della pesca (7), tenuto conto degli obiettivi di cui all'articolo 39 del trattato.
È opportuno procedere nell'ordine sopra menzionato all'esame della compatibilità di ciascun caso di aiuto alla pubblicità; pertanto, secondo la disciplina sopra citata, se la compatibilità viene esclusa attraverso uno dei criteri negativi appresso elencati, non ha senso chiedersi se l'aiuto è giustificabile in virtù di uno dei criteri positivi di cui al punto 3. Orbene, secondo la disciplina stessa, l'interesse comune si oppone in modo assoluto alla concessione degli aiuti in questione nei casi seguenti:
aiuti a favore della pubblicità riguardante direttamente i prodotti di una o più imprese determinate (punto 2.2) e aiuti a favore di campagne contrarie all'articolo 30 del trattato (punto 2.1).
Un aiuto nazionale a un'azione pubblicitaria che per il suo contenuto costituisce infrazione all'articolo 30 non può essere considerato compatibile col mercato comune a norma dell'articolo 92, paragrafo 3.
La Commissione non ha potuto accertare che l'aiuto alla pubblicità era destinato direttamente a favorire i prodotti di una o più aziende.
Tuttavia, essa considera che le azioni pubblicitarie oggetto dell'apertura del procedimento siano contrarie all'articolo 30 del trattato.
Salve le disposizioni degli articoli da 31 a 37 del trattato, l'articolo 30 vieta fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'importazione, nonché qualsiasi misura di effetto equivalente.
Ai fini di questo divieto è sufficiente che le misure in causa siano capaci di ostacolare, direttamente o indirettamente, effettivamente o potenzialmente, le importazioni fra Stati membri [cfr. causa Dassonville (8)].
Le misure in questione sono atte ad intralciare le importazioni fra Stati membri per le ragioni che seguono.
La Commissione ha enunciato la sua politica di interpretazione dell'articolo 30 nel settore degli aiuti di Stato con la comunicazione relativa alla partecipazione dello Stato ad azioni di promozione di prodotti agricoli e dei prodotti della pesca (9).
La parte terza ha contestato il valore giuridico della suddetta comunicazione. La Commissione non può accettare quest'argomentazione. Difatti, nello svolgere la sua funzione ai sensi degli articoli 92, 93 e 94 del trattato, essa è tenuta al tempo stesso ad assicurare il rispetto dell'articolo 30 del trattato seguendo la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (10), i cui principi sono stati ripresi dalla regolamentazione menzionata più sopra (11).
Le linee direttrici destinate agli Stati membri e riportate in allegato prevedono, al punto 2.2.1, che le azioni pubblicitarie costituiscono infrazione all'articolo 30 quando consigliano ai consumatori di comprare prodotti indigeni esclusivamente a motivo della loro origine nazionale.
Questo è appunto il caso dell'azione incriminata «Agneau des bergers de France». Per orientarsi, il consumatore dispone solo di un riferimento al prodotto di origine nazionale. L'aggiunta del concetto di «berger» («pastore») non cambia nulla a questa valutazione.
Per quando riguarda l'altra azione incriminata («Agneau français, qualité bouchère»), la Commissione constata un'infrazione all'articolo 30, derivante dall'eccessiva importanza accordata all'origine nazionale del prodotto.
Va osservato che, al punto 2.3.1 delle linee direttrici di cui sopra, la Commissione ha invitato exeresi verbi gli Stati membri a sorvegliare particolarmente che venga strettamente rispettata la seguente linea direttrice:
«Il Paese produttore può essere identificato con parole o con simboli a condizione che venga mantenuto un ragionevole equilibrio tra il riferimento alle qualità e varietà del prodotto e quello alla sua origine nazionale. Il riferimento all'origine nazionale dovrebbe essere secondario rispetto al messaggio principale trasmesso ai consumatori e non costituire il motivo primario per il quale i consumatori sono invitati ad acquistare il prodotto».
Ora, anche questa condizione non è stata rispettata. Il riferimento all'origine nazionale non ha affatto un carattere secondario: difatti, negli esemplari forniti, i caratteri tipografici delle parole «Agneau français» sono il doppio di quelli delle parole «qualité bouchère», e l'espressione «Agneau français» appare in rosso e sovrapposta alle parole «qualité bouchère», figuranti in blu.
Quest'effetto è rafforzato dall'utilizzazione del tricolore francese.
In queste condizioni non si può assolutamente parlare di equilibrio ragionevole fra i riferimenti alle qualità del prodotto e alla sua origine nazionale.
I segni in questione non comportano alcun riferimento supplementare.
Per tale ragione, gli aspetti «criterio di qualità» e «controlli di qualità» non hanno alcuna pertinenza e non sottraggono alla misura il suo carattere di ostacolo alla libera circolazione.
Questa conclusione è stata confermata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia (12), la quale ha osservato come, in un mercato che deve corrispondere in tutta la misura del possibile alle caratteristiche di un mercato unico, il diritto ad una denominazione di qualità per un prodotto deve dipendere esclusivamente - fatte salve le regole applicabili in materia di denominazione di origine e d'indicazione di provenienza - dalle caratteristiche obiettive intrinseche da cui risulta la qualità superiore del prodotto rispetto agli stessi prodotti di minor pregio, e non dalla località geografica dove hanno luogo l'una o l'altra fase della sua produzione.
Ciò vale anche per le allegazioni secondo cui l'emblema nazionale si limiterebbe a federare gli sforzi promozionali sul piano regionale e ad informare il consumatore sull'origine geografica della produzione, e per l'idea che il riferimento nazionale vada inteso come «firma» del committente.
A proposito di questi argomenti va altresì ricordato che, a parere della Commissione, un semplice riferimento all'origine nazionale o al committente dell'azione non costituisce infrazione all'articolo 30, sempre che non rivesta un carattere eccessivo.
Secondo le autorità francesi, l'obiettivo «mirato» dalla promozione in causa, definito in modo negativo (poiché l'aiuto non «mira» a dare un'importanza eccessiva all'origine nazionale), non è tale da modificarne l'effetto, ed è in ogni caso privo di rilevanza ai fini dell'articolo 30 del trattato. Ciò che rileva è appunto che il riferimento nazionale è inteso come «firma» del committente, il quale si dichiara esplicitamente francese («agneau français», «bergers de France». . .). Per di più, la risposta delle autorità francesi non fa che confermare l'appunto mosso dalla Commissione, tanto più che essa si riferisce alla perdita di competitività del settore ovino in Francia e alla necessità di imperniare le campagne sulla «qualità garantie par votre boucher» o sull'«agneau de nos bergers», per scongiurare il ristagno delle vendite dell'agnello sul territorio francese.
Il terzo interessato ha osservato che il divieto di menzionare l'origine francese dell'agnello sarebbe contrario al diritto comunitario.
Quest'osservazione non appare pertinente, poiché la Commissione non ha affatto preconizzato il divieto assoluto della menzione di origine, come del resto risulta chiaro dalle linee direttrici allegate alla comunicazione del 28 ottobre 1986 già più volte menzionata e dalla comunicazione di apertura del procedimento a norma dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato.
Per quanto riguarda infine l'esigenza di menzionare l'origine, imposta dalla direttiva «etichettatura» (13), essa vale soltanto per i casi in cui la sua omissione potrebbe indurre in errore il consumatore circa le qualità essenziali del prodotto. Ora, tale errore non si può certamente evitare attraverso un riferimento all'origine che non contenga altre informazioni esplicite sulle qualità intrinseche del prodotto. In altre parole, non è spiegato in che modo il riferimento all'origine francese illumini il consumatore sulle qualità del prodotto.
Va ancora esaminato se misure come quelle esaminate sotto il profilo dell'articolo 30 sarebbero ammissibili in virtù dell'articolo 36 del trattato, pur avendo il carattere di misure d'effetto equivalente a restrizioni quantitative.
L'articolo 36 costituisce un'eccezione al principio fondamentale della libera circolazione delle merci, e va pertanto interpretato in maniera da non estendere i suoi effetti al di là di quanto sia necessario per proteggere gli interessi che mira a garantire.
Nessuna delle osservazioni presentate preconizzava l'applicazione dell'articolo 36. Da parte sua, la Commissione non ha individuato alcun elemento d'informazione capace di fare entrare in gioco quest'articolo.
Pertanto, essa è giunta alla conclusione che gli aiuti previsti non rispondono ai criteri comunitari che permettono di considerarli tali da facilitare lo sviluppo dei settori interessati.
Di conseguenza, per quando riguarda le deroghe previste all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) a proposito degli aiuti destinati a favorire o facilitare lo sviluppo economico delle regioni, nonché quello di certe attività menzionate alla lettera c), la Commissione constata che tali misure non possono beneficiare delle suddette deroghe.
Tenuto conto di quanto sopra, le giustificazioni addotte dal governo francese e del terzo interessato non possono essere accettate dalla Commissione.
Di conseguenza, gli aiuti in questione non possono beneficiare di alcuna delle deroghe all'articolo 92 del trattato e vanno considerati come incompatibili con il mercato comune.
VII
Dopo l'apertura del procedimento a norma dell'articolo 93, paragrafo 2, la Commissione ha ricevuto elementi d'informazione indicanti che gli aiuti in questione sono stati concessi prima che il procedimento fosse giunto allo stadio della decisione definitiva, e che il loro importo ammontava a 5 milioni di FRF. Trattandosi di aiuti non notificati e messi in opera senza attendere la decisione definitiva della Commissione, bisogna ricordare che, dato il carattere imperativo delle norme di procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, l'effetto diretto delle quali è stato riconosciuto dalla Corte di giustizia nelle sentenze 19 giugno 1973 (causa 77/72, Carmine Capolongo/Azienda Agricola Maya) (14), 11 dicembre 1973 (causa 120/73, Gebrüder Lorenz GmbH/Germania) (15) e 22 marzo 1977 (causa 78/76, Steinike e Weinlig/Germania) (16), non si può sanare a posteriori l'illegalità dell'aiuto considerato [sentenza 21 novembre 1991 - causa C-354/90, Federazione nazionale del commercio esterno dei prodotti alimentari ed altri contro Francia (17)].
In caso di incompatibilità degli aiuti con il mercato comune, la Commissione dovrebbe esercitare le facoltà riconosciute dalle sentenze 24 febbraio 1987, causa 310/85 (18) e 20 settembre 1990, causa C-5/89 (19), ed obbligare lo Stato membro a recuperare dai beneficiari l'importo di tutti gli aiuti illegalmente accordati.
Detto rimborso sarebbe necessario in vista di un ripristino della situazione anteriore, sopprimendo tutti i vantaggi finanziari di cui Interbev (beneficiario dell'aiuto abusivamente concesso) avrebbe indebitamente goduto successivamente alla data di concessione dell'aiuto stesso.
Il recupero deve essere pertanto effettuato conformemente alle procedure e disposizioni del diritto francese, con interessi decorrenti dalla data di versamento degli aiuti in causa. Tali interessi devono essere calcolati in base al tasso di mercato, con riferimento al tasso utilizzato per il calcolo dell'equivalente-sovvenzione per gli aiuti regionali (20).
La presente decisione non pregiudica le conseguenze che la Commissione potrà trarre eventualmente sul piano del finanziamento della politica agricola comune attraverso il Fondo europeo d'orientamento e garanzia agricola (FEAOG),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti alle azioni promozionali comunicate con lettera del 12 agosto 1994 dalla rappresentanza permanente della Francia presso l'Unione europea, ove attuati, sono illegali ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Essi sono incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato CE e non possono essere concessi.
Articolo 2
La Francia sopprime gli aiuti menzionati all'articolo 1, entro due mesi dalla notificazione della presente decisione.
Articolo 3
La Francia esige la restituzione degli aiuti di cui all'articolo 1 mediante recupero dal beneficiario diretto (Interbev), entro sei mesi dalla notificazione della presente decisione.
La restituzione viene eseguita conformemente alle procedure e alle disposizioni della legislazione nazionale. Le somme da recuperare producono interessi a partire dalla data della concessione dell'aiuto in oggetto. Gli interessi vengono calcolati sulla base del tasso di mercato, con riferimento al tasso utilizzato per il calcolo dell'equivalente-sovvenzione nell'ambito degli aiuti regionali.
Articolo 4
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, la Francia informa la Commissione delle misure che intende adottare per conformarvisi. La Francia informa altresì la Commissione, entro il termine fissato all'articolo 3, delle misure adottate per conformarsi alla suddetta decisione.
Articolo 5
La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 2 aprile 1997.

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