Document ID: 31998R1833

REGOLAMENTO (CE) N. 1833/98 DELLA COMMISSIONE del 25 agosto 1998 che impone un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette originarie di Taiwan
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 905/98 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Il 26 novembre 1997 la Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping nei confronti delle importazioni nella Comunità di biciclette originarie di Taiwan e ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato aperto in seguito a una denuncia presentata nell'ottobre 1997 dall'Associazione europea di produttori di biciclette (EBMA) per conto di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di biciclette. La denuncia conteneva elementi di prova relativi a pratiche di dumping sul prodotto in questione e al grave pregiudizio da esse derivante, considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori/esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché le loro associazioni, i rappresentanti di Taiwan e i produttori comunitari denunzianti.
(4) La Commissione ha offerto alle parti interessate la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite. Numerosi produttori/esportatori di Taiwan, nonché i produttori comunitari denunzianti, gli importatori, gli operatori commerciali e le organizzazioni dei consumatori hanno presentato osservazioni per iscritto. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(5) Dato l'elevato numero di produttori comunitari che hanno sostenuto esplicitamente la denuncia, la Commissione ha deciso di procedere ad un campionamento e ha inviato questionari a un campione rappresentativo di produttori comunitari denunzianti, dai quali ha ricevuto informazioni dettagliate (vedi considerando 46-47).
(6) Analogamente, a causa del numero elevato di produttori esportatori di Taiwan, la Commissione ha deciso di procedere a un campionamento anche nei loro confronti ed ha inviato questionari a un campione rappresentativo di produttori/esportatori, dai quali ha ricevuto informazioni dettagliate (vedi considerando 21-25).
(7) La Commissione ha inoltre inviato questionari agli importatori notoriamente interessati.
(8) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio e ha effettuato visite di verifica presso le sedi delle seguenti società del campione:
a) Produttori comunitari
- Cycleurope International SA, Romilly sur Seine,
- Derby Cycle Werke GmbH, Cloppernberg,
- Kynast AG, Quakenbrück,
- Tunturipyörä OY, Turku,
- Bianchi FIV SpA, Treviglio,
- Batavus BV, Heerenveen,
- Monarch Crescent AB, Varberg,
- BH SA/BIALSA SA, Vitoria,
- Raleigh Industries Ltd, Nottingham
b) Produttori/esportatori di Taiwan
- Fritz Jou Manufacturing Co., Ltd, Taichung,
- Giant Manufacturing Co., Ltd, Taichung,
- Merida Industry Co., Ltd, Yuanlin,
- Ming Cycle Industrial Co., Ltd, Taichung,
- Overlord Industries Corp., Tainan
c) Importatori collegati nella Comunità
- Giant Europe BV, Lelystad,
- Giant Deutschland GmbH, Düsseldorf,
- Giant Holland BV, Lelystad,
- Merida-Fahrrad-Vertriebs GmbH, Engelskirchen.
(9) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping ha riguardato il periodo dal 1° novembre 1996 al 31 ottobre 1997 (in seguito «periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo dal 1° gennaio 1994 alla fine del periodo dell'inchiesta.
B. PROCEDIMENTI PRECEDENTI
(10) Nell'ottobre 1991 era già stata avviata un'inchiesta antidumping nei confronti delle importazioni di biciclette originarie di Taiwan e della Repubblica popolare cinese, conclusasi con l'importazione di un dazio antidumping definitivo del 30,6 % sulle importazioni provenienti dalla Cina (4). Poiché si è riscontrato che il margine di dumping per le importazioni di biciclette originarie di Taiwan era irrilevante, la procedura relativa a tali importazioni è stata chiusa (5).
(11) Nell'aprile 1996 la Commissione ha avviato un'inchiesta relativa all'elusione del dazio antidumping imposto sulle importazioni di biciclette originarie della Cina, in seguito alla quale nel gennaio 1997 il Consiglio ha esteso il dazio antidumping definitivo imposto sulle biciclette cinesi anche alle importazioni di alcune parti di biciclette provenienti dalla Cina (6).
(12) Nel febbraio 1994 era stata avviata un'inchiesta antidumping nei confronti delle importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Thailandia, conclusasi con l'imposizione di dazi antidumping definitivi pari al 29,1 % per l'Indonesia, al 39,4 % per la Malaysia e al 39,2 % per la Thailandia (7).
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(13) L'attuale procedimento, come quelli precedenti summenzionati, riguarda tutti i tipi di biciclette e altri velocipedi (compresi i furgoncini a triciclo) senza motore, con o senza cuscinetti a sfere (in seguito «biciclette»). L'inchiesta ha rivelato che diverse centinaia di modelli di biciclette prodotte a Taiwan venivano venduti tanto sul mercato taiwanese quanto su quello comunitario. Il loro numero dipende dalle caratteristiche specifiche che i produttori combinano nel montaggio delle biciclette. Nonostante alcune variazioni dovute a tali combinazioni, è stato riscontrato che tutti i modelli di biciclette disponibili su entrambi i mercati hanno le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di base e gli stessi usi.
(14) Ai fini dell'analisi effettuata nel corso della presente inchiesta, le biciclette così definite sono state classificate in quattro categorie di base, principalmente a seconda del loro uso:
A) biciclette fuoristrada, chiamate anche mountain bike,
B) biciclette da trekking, da città, ibride e da turismo,
C) biciclette per ragazzi e per bambini,
D) altre biciclette (comprese le biciclette da corsa e tutti gli altri velocipedi).
(15) Va notato che non vi sono divisioni chiare tra le varie categorie menzionate, che in parte si sovrappongono. In numerosi casi un tipo di bicicletta può essere classificato in due o più categorie. In altri casi l'aggiunta di una o più caratteristiche può modificare la classificazione da una categoria all'altra. Inoltre, i consumatori usano regolarmente una bicicletta classificata in una determinata categoria per molti scopi diversi. Ai sensi del presente procedimento, le biciclette sono quindi state considerate un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(16) In considerazione del numero elevato di modelli, si possono difficilmente trovare modelli identici ai fini del confronto tra le biciclette prodotte a Taiwan ed esportate nella Comunità, quelle prodotte e vendute a Taiwan e quelle prodotte dall'industria comunitaria e vendute sul mercato comunitario. Tali biciclette, pur essendo raramente identiche, hanno in comune le stesse caratteristiche tecniche e fisiche di base. L'inchiesta ha comunque mostrato che, anche se i prodotti in questione presentano alcune differenze, non si può concludere che il prodotto fabbricato e venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario e quello fabbricato dai produttori/esportati e venduto sul loro mercato interno non sono simili al prodotto in questione.
(17) I produttori/esportatori taiwanesi hanno presentato osservazioni alquanto contraddittorie sul fatto che le loro esportazioni nella Comunità fossero simili alle biciclette prodotte e vendute dall'industria comunitaria.
Alcuni produttori/esportatori hanno affermato che le biciclette esportate nella Comunità sono di qualità inferiore rispetto a quelle prodotte dall'industria comunitaria.
L'inchiesta, pur confermando che alcune biciclette importate da Taiwan non sono di gamma superiore, ha comunque rivelato che alcuni produttori comunitari producevano e vendevano biciclette della stessa qualità.
(18) Altri produttori/esportatori di Taiwan hanno invece affermato che le loro biciclette non sono intercambiabili e pertanto non possono essere confrontate con quelle di produzione comunitaria a causa della tecnologia avanzata utilizzata nella loro produzione. A titolo di esempio è stato menzionato il fatto che le biciclette con telaio d'alluminio non venivano quasi mai prodotte dai produttori comunitari, in quanto l'alluminio è considerato un materiale altamente tecnologico. Tali produttori hanno pertanto sostenuto che il loro prodotto non è simile a quello dell'industria comunitaria.
L'inchiesta ha mostrato che i produttori comunitari producono effettivamente telai di biciclette in alluminio, ma che negli ultimi anni i telai di alluminio sono stati importati essenzialmente da paesi asiatici, compresa la Cina, dato che il prezzo all'importazione è inferiore al costo di produzione nella Comunità. L'industria comunitaria produce comunque biciclette con telai di alluminio.
(19) In base alle informazioni di cui sopra e in mancanza di prove che dimostrino che le biciclette taiwanesi non sono intercambiabili e confrontabili con quelle di produzione comunitaria, la Commissione ritiene infondate le asserzioni citate. Si conclude pertanto che le biciclette prodotte a Taiwan e vendute sul suo mercato interno e le biciclette prodotte e vendute dall'industria comunitaria sul mercato comunitario sono simili a quelle esportate nella Comunità da Taiwan, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 (in seguito «regolamento di base»).
D. CAMPIONAMENTO DEI PRODUTTORI/ESPORTATORI DI TAIWAN
1. Aspetti generali
(20) In considerazione del numero elevato di produttori/esportatori di Taiwan, la Commissione ha deciso di usare tecniche di campionamento ai sensi dell'articolo 17 del regolamento di base.
Ai fini della selezione del campione, la Commissione ha chiesto ai produttori/esportatori, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 2, del regolamento di base, di manifestarsi entro tre settimane dall'apertura del procedimento e di fornire informazioni su esportazioni, vendite sul mercato interno e stadi di produzione, nonché di comunicare nomi e attività di tutte le aziende collegate del settore. La Commissione si è messa in contatto anche con le autorità di Taiwan.
2. Preselezione del campione
(21) 37 aziende di Taiwan si sono manifestate e hanno comunicato le informazioni richieste entro il termine fissato. Su tali aziende, tuttavia, i produttori/esportatori erano 31, mentre le aziende restanti effettuavano operazioni commerciali. Si è ritenuto che tali aziende, che nel periodo dell'inchiesta hanno esportato nella Comunità biciclette di produzione propria e hanno espresso il desiderio di essere inserite nel campione, abbiano collaborato e pertanto sono state prese in considerazione ai fini della selezione del campione. Tali società rappresentavano circa l'85 % del volume complessivo delle importazioni nella Comunità provenienti da Taiwan.
(22) Le aziende che hanno collaborato e che sono escluse dal campione sono state informate del fatto che eventuali dazi antidumping sulle loro esportazioni sarebbero stati calcolati conformemente all'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base.
(23) Si è ritenuto che le aziende che non si sono manifestate entro il termine fissato non abbiano collaborato.
3. Selezione del campione
(24) La scelta del campione è stata fatta con il consenso dei produttori/esportatori e della loro associazione interessata. Le autorità taiwanesi sono state debitamente informate. Alle cinque aziende del campione che hanno collaborato pienamente all'inchiesta sono stati attribuiti un margine di dumping e un'aliquota del dazio individuali.
(25) La Commissione ha anche selezionato un'azienda di riserva, la quale, pur dovendo rispondere al questionario, sarebbe stata sottoposta all'inchiesta soltanto nel caso in cui un'azienda compresa nel campione principale avesse in seguito rifiutato di collaborare. All'azienda è stato comunicato che un eventuale dazio antidumping sulle sue esportazioni sarebbe stato calcolato ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base, a meno che essa non fosse selezionata per sostituire un'azienda del campione iniziale, nel qual caso le sarebbero stati attribuiti un margine di dumping e un'aliquota del dazio individuali.
4. Esame individuale delle società non inserite nel campione
(26) Due aziende non inserite nel campione hanno chiesto alla Commissione un esame individuale. Tuttavia le aziende richiedenti non hanno risposto al questionario entro il termine fissato, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base. Le richieste sono state pertanto respinte e le aziende in questione ne sono state informate.
E. DUMPING
1. Valore normale
a) Rappresentatività globale
(27) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato in primo luogo se le vendite di biciclette di ciascun produttore/esportatore sul mercato interno erano rappresentative, vale a dire se il loro volume era pari almeno al 5 % del totale delle vendite per esportazione nella Comunità.
Dalla valutazione è emerso che tre produttori/esportatori avevano effettuato vendite rappresentative di biciclette sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta. Due produttori/esportatori avevano effettuato vendite sul mercato interno inferiori al 5 % delle corrispondenti vendite per esportazione nella Comunità. Per questi due produttori/esportatori il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.
b) Comparabilità del tipo di prodotto
(28) Analogamente a quanto è avvenuto in precedenti procedimenti antidumping relativi alle biciclette, la Commissione ha riscontrato che il confronto tra i modelli venduti sul mercato interno o all'esportazione era estremamente difficile a causa dell'esistenza di una notevole varietà di combinazioni di caratteristiche. Pertanto, al fine di evitare numerosi adeguamenti, la maggior parte dei quali si sarebbero dovuti basare su stime, è stato temporaneamente deciso di calcolare il valore normale per i tre produttori/esportatori con vendite sul mercato interno rappresentative sulla base dei valori costruiti a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. L'uso del valore costruito, che si basa sui costi di produzione dei modelli esportati, tiene conto di tutte le combinazioni delle caratteristiche summenzionate.
c) Valore normale basato sul valore costruito
(29) Il valore costruito è stato calcolato in base al costo di produzione dei modelli esportati da ciascun produttore/esportatore, maggiorato di un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (in seguito «SGAV») e per il profitto.
(30) In seguito la Commissione ha esaminato se si poteva ritenere che le vendite sul mercato interno da parte dei tre produttori/esportatori con vendite rappresentative fossero state eseguite nell'ambito di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.
È stato rilevato che i tre produttori/esportatori in questione nel periodo dell'inchiesta avevano venduto tra il 20 e il 90 % dei loro prodotti sul mercato interno in perdita, vale a dire a prezzi inferiori ai costi di produzione con l'aggiunta delle SGAV. Pertanto si è ritenuto che ai fini del calcolo del valore normale costruito si dovesse utilizzare unicamente la media ponderata del profitto realizzato da ciascun produttore/esportatore sulle vendite remunerative sul mercato interno.
(31) Per i tre produttori/esportatori con vendite rappresentative sul mercato interno sono stati utilizzati l'importo delle SGAV sostenute e il profitto realizzato. Per i due produttori/esportatori senza vendite rappresentative sul mercato interno, sono stati utilizzati la media ponderata degli importi delle SGAV e del profitto determinati per i tre produttori/esportatori con vendite rappresentative sul mercato interno, a norma dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a), del regolamento di base.
2. Prezzo all'esportazione
(32) In generale le vendite di biciclette da parte dei produttori/esportatori inseriti nel campione sul mercato comunitario erano effettuate ad acquirenti indipendenti. Di conseguenza, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in riferimento ai prezzi realmente pagati o pagabili, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(33) Due produttori/esportatori hanno venduto notevoli quantitativi di biciclette sul mercato comunitario attraverso importatori collegati in diversi Stati membri. Per tali operazioni il prezzo all'esportazione è stato costruito, a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, sulla base del prezzo al quale i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta a un acquirente indipendente. Per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile al livello frontiera comunitaria, la Commissione ha tenuto conto di tutti i costi, compresi i dazi e le imposte, sostenuti tra l'importazione e la rivendita al primo acquirente indipendente e dei profitti normalmente realizzati. I profitti sono stati fissati in base a informazioni ottenute da importatori non collegati che hanno collaborato.
3. Confronto
(34) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, sono stati applicati adeguamenti nei casi opportuni e giustificati per tener conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
Sono stati applicati adeguamenti per differenze inerenti a sconti, riduzioni, trasporto, movimentazione, carico e costi accessori, nolo e assicurazione marittimi, crediti, servizio d'assistenza, commissioni e, come specificato in seguito, per differenze relative allo stadio commerciale.
(35) Quattro produttori/esportatori hanno chiesto un adeguamento al valore normale per tener conto delle differenze inerenti allo stadio commerciale, comprese quelle che possono emergere nelle vendite OEM (Original Equipment Manufacturer).
Dall'inchiesta risulta che i produttori/esportatori hanno confuso le vendite all'esportazione a clienti OEM con vendite di prodotti non di marca a distributori e che l'adeguamento chiesto si riferiva a vendite di prodotti non di marca rispetto a vendite di prodotti di marca invece che a vendite OEM rispetto a vendite attraverso altri canali.
(36) La Commissione ha anzitutto esaminato se l'adeguamento potesse essere concesso ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto i), del regolamento di base. Soltanto due dei produttori/esportatori che avevano chiesto l'adeguamento avevano vendite rappresentative sul mercato interno.
Un'azienda con vendite rappresentative sul mercato interno che aveva chiesto l'adeguamento per tener conto delle differenze inerenti allo stadio commerciale vendeva prodotti di marca a distributori e dettaglianti sul mercato interno ed esportava prodotti di marca e non di marca a distributori. L'azienda ha basato la richiesta su una differenza globale tra i prezzi delle vendite sul mercato interno a distributori e dettaglianti. Tuttavia, l'azienda non ha dimostrato l'esistenza di differenze costanti ed evidenti tra le funzioni e i prezzi del venditore per i diversi stadi commerciali sul mercato interno, secondo quanto prescritto dall'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto i), del regolamento di base. L'adeguamento chiesto per le differenze relative allo stadio commerciale non è stato pertanto considerato giustificato in quanto si basava sul fatto che le vendite per esportazione erano effettuate a distributori quanto a dettaglianti, senza costanti ed evidenti differenze tra le funzioni e i prezzi.
(37) L'altra azienda che aveva vendite rappresentative sul mercato interno ha affermato che sul mercato interno non esistevano gli stadi commerciali pertinenti.
Tale azienda aveva venduto soltanto prodotti di marca sul mercato interno principalmente a dettaglianti e aveva venduto all'esportazione prodotti di marca e non di marca a distributori. L'azienda ha quantificato le presunte differenze inerenti allo stadio commerciale chiedendo un adeguamento corrispondente alle spese sostenute sul mercato interno per pubblicità, promozione delle vendite, immagazzinamento e retribuzioni del personale addetto a vendite e marketing. Va osservato che gli adeguamenti chiesti sulla base delle spese citate di per sé non sono sufficienti a giustificare differenze di funzioni relative a determinati stadi commerciali. Non è stato quindi possibile applicare alcun adeguamento su tale base.
(38) Dall'inchiesta risulta tuttavia che un produttore/esportatore, che non aveva chiesto un adeguamento per tener conto delle differenze inerenti allo stadio commerciale, aveva venduto soltanto prodotti non di marca a distributori tanto sul mercato interno quanto per esportazione. L'esistenza dello stesso stadio commerciale per i prodotti non di marca sul mercato interno e sul mercato all'esportazione ha consentito alla Commissione di calcolare un adeguamento per lo stadio commerciale a norma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto i), del regolamento di base. L'importo dell'adeguamento è stato stabilito in base alla differenza tra il profitto lordo ottenuto dall'azienda che vendeva prodotti non di marca a distributori sul mercato interno e i profitti lordi ottenuti dalle altre aziende che avevano vendite rappresentative sul mercato interno di prodotti di marca. Per le aziende senza vendite rappresentative sul mercato interno, l'importo dell'adeguamento è stato calcolato in base all'adeguamento medio applicato alle aziende che avevano vendite rappresentative sul mercato interno. Questo metodo era giustificato dal fatto che, ai fini della costruzione del valore normale per le aziende senza vendite rappresentative sul mercato interno, erano stati utilizzati le SGAV e i profitti delle aziende con vendite rappresentative sul mercato interno.
4. Margini di dumping
a) Metodologia
(39) La media ponderata del valore normale costruito per modello, determinata ai considerando 29-31, è stata confrontata allo stadio franco fabbrica con la media ponderata del prezzo all'esportazione per modello, determinata ai considerando 32 e 33.
b) Margini di dumping per le società inserite nel campione
(40) Dal confronto di cui ai considerando 34-39 si rivela l'esistenza di pratiche di dumping riguardo a tutte le aziende che hanno pienamente collaborato all'inchiesta. I margini di dumping così stabiliti variano e la Commissione ha pertanto calcolato una media ponderata del margine di dumping per ogni produttore/esportatore. I margini di dumping provvisori espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
c) Margine di dumping per le aziende che hanno collaborato non inserite nel campione
(41) Alle aziende che hanno collaborato e che non sono inserite nel campione (vedi considerando 22, 25 et 26) è stato attribuito il margine di dumping medio delle aziende del campione, ponderato in funzione del volume delle loro esportazioni nelle Comunità. Espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, tale margine di dumping provvisorio è pari al 5,4 %.
d) Margine di dumping per le aziende che non hanno collaborato
(42) Per le aziende che non hanno collaborato il margine di dumping è stato calcolato in base ai dati disponibili, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base. In considerazione dell'elevato livello di collaborazione (vedi considerando 21), si ritiene opportuno fissare il margine di dumping per le aziende che non hanno collaborato al livello del margine di dumping più alto stabilito per un'azienda inclusa nel campione. Infatti, l'attribuzione ai produttori/esportatori che non hanno collaborato di un margine di dumping inferiore a quello attribuibile ad un produttore/esportatore che ha collaborato costituirebbe un premio per la mancata collaborazione e un incentivo all'elusione.
Il margine di dumping provvisorio espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pertanto del 18,2 %.
F. INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Rappresentatività
(43) Prima dell'avvio dell'inchiesta e ai fini dell'esame del grado di sostegno alla denuncia, la Commissione ha chiesto a tutti i produttori comunitari noti di fornire informazioni essenziali riguardo al loro volume di produzione e di chiarire la loro posizione nei confronti della denuncia. La denuncia è stata espressamente sostenuta da produttori comunitari che rappresentano circa il 60 % della produzione comunitaria.
(44) In virtù dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se i produttori che sostenevano la denuncia e che avevano anche importato da Taiwan alcune delle biciclette assertivamente oggetto di dumping, dovessero essere esclusi dalla determinazione della produzione comunitaria.
È stato accertato che le importazioni erano relativamente limitate rispetto alla produzione totale di tali produttori nella Comunità e pertanto si è ritenuto che i loro interessi essenziali fossero nella Comunità. È stato stabilito che detti produttori avevano effettuato importazioni limitate quale reazione difensiva contro le importazioni a basso prezzo provenienti da Taiwan e non perché non fossero in grado di produrre i tipi di biciclette importati. È stato quindi deciso di non escludere tali produttori dalla determinazione della produzione comunitaria. I dati relativi a tali importazioni non sono stati presi in considerazione ai fini dell'accertamento dei fattori di pregiudizio relativi alla situazione dell'industria comunitaria.
(45) Ne consegue che a norma degli articoli 4, paragrafo 1, e 5, paragrafo 4, del regolamento di base i produttori comunitari che sostengono la denuncia costituiscono l'industria comunitaria in quanto la loro produzione complessiva rappresenta una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria (in seguito «industria comunitaria»).
2. Campionamento e selezione del campione
(46) In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che sostengono chiaramente la denuncia, l'inchiesta sulla situazione dell'industria comunitaria in quanto tale è stata limitata, ricorrendo al campionamento, a un numero adeguato di parti. Ai sensi dell'articolo 17 del regolamento di base, la Commissione ha selezionato un campione di produttori comunitari (in seguito definito «campione»), che comprende una gamma rappresentativa di aziende in termini di dimensioni, integrazione della produzione e composizione dei prodotti e che corrisponde ad un grande volume di produzione. Per la selezione si è tenuto conto anche della rilevanza delle importazioni di biciclette taiwanesi nei diversi Stati membri al fine di coprire, per quanto possibile, tutto il territorio comunitario.
Tale campione, selezionato da un gruppo notevolmente più ampio di aziende denunzianti, è pertanto considerato rappresentativo dell'industria comunitaria.
(47) Sono stati inviati questionari a 12 produttori comunitari, di cui 10 inizialmente inclusi nel campione e 2 a titolo di riserve.
A causa delle difficoltà del settore nella Comunità, uno dei produttori selezionati aveva dovuto cessare l'attività e un altro, prossimo al fallimento, era stato obbligato a riorganizzare completamente le proprie attività nel gennaio 1997 e pertanto non era in grado di compilare il questionario della Commissione. Un produttore relativamente piccolo, anch'esso in fase di ristrutturazione interna, non disponeva di personale sufficiente per collaborare con la Commissione.
Poiché le restanti 9 aziende, comprese quelle inizialmente selezionate come riserve, costituivano comunque un campione rappresentativo dell'industria comunitaria (circa il 40 % del volume complessivo delle attività in otto Stati membri), non è stato ritenuto necessario inserire altre società.
G. PREGIUDIZIO
(48) La situazione relativa al pregiudizio subito dall'industria comunitaria è stata esaminata in base a due tipi di informazioni.
Il primo tipo di informazioni riguarda gli indicatori globali di pregiudizio quali consumo e importazioni, nonché vendite, quota di mercato, produzione, capacità, utilizzazione degli impianti e occupazione dell'industria comunitaria. I dati provengono dagli Stati membri, da associazioni nazionali del settore, dai produttori comunitari denunzianti e da basi dati a livello comunitario (Comext ed Eurostat). I dati forniti dalle aziende denunzianti sono stati verificati, per quanto possibile, presso le associazioni nazionali e i servizi degli Stati membri.
Le informazioni del secondo tipo riguardano alcuni indicatori di pregiudizio in rapporto con la situazione dell'industria, vale a dire la redditività, i prezzi e il loro andamento, la sottoquotazione dei prezzi e la vendita sottocosto e sono state raccolte presso i singoli produttori comunitari inclusi nel campione.
1. Consumo comunitario
(49) Ai fini dell'inchiesta, il consumo comunitario è stato stabilito in base al totale delle vendite sul mercato comunitario effettuate dai produttori di biciclette denunzianti e non denunzianti e dalle aziende di assemblaggio, nonché al totale delle importazioni di biciclette nella Comunità.
Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta il consumo comunitario è sceso del 16 % in volume e dell'11 % in valore.
2. Importazioni di biciclette oggetto di dumping originarie di Taiwan
a) Volume, valore e quota di mercato relativa delle importazioni da Taiwan
(50) In base alle statistiche disponibili, tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta le importazioni di biciclette originarie di Taiwan sono aumentate del 25 % in volume e dell'1 % in valore. Tali percentuali rivelano una tendenza al calo del prezzo all'importazione. I principali aumenti di volume si sono verificati nel 1996 (+ 286 000 unità) e nel periodo dell'inchiesta (+ 261 000 unità). L'aumento delle importazioni taiwanesi compensa pienamente il leggero aumento dei consumi tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta nonché il calo delle importazioni dalla Cina (-63 000 unità) dopo l'istituzione di misure antidumping alla fine del 1993 e da Malaysia, Indonesia e Thailandia (-496 000 unità) dopo l'istituzione di misure alla fine del 1995.
(51) Dall'analisi dei dati raccolti presso gli esportatori taiwanesi inclusi nel campione risulta che il 60 % delle importazioni è costituito da mountain bike (categoria A), il 13 % da biciclette da città, da trekking o ibride (categoria B), il 23 % da biciclette per bambini (categoria C) e il 4 % da biciclette di tutti gli altri tipi (categoria D).
(52) Nel periodo in esame, la quota di mercato è aumentata del 50 % in volume e del 14 % in valore, passando rispettivamente dall'11,7 % al 17,5 % e dal 10,8 % al 12,3 %. L'andamento delle importazioni taiwanesi indica che la loro quota di mercato in volume è in relazione con il calo dei prezzi medi sottoindicati. Infatti, nel 1995, quando i prezzi all'importazione sono scesi dell'8 %, la quota di mercato delle importazioni è aumentata del 6 % in volume. Nel 1996, quando i prezzi all'importazione sono diminuiti del 9 % rispetto al 1995, la quota di mercato è aumentata del 30 %. Nel periodo dell'inchiesta, quando i prezzi all'importazione sono ancora scesi del 2 % rispetto al 1996, la quota di mercato è aumentata del 14 %.
b) Prezzi medi all'importazione delle biciclette originarie di Taiwan
(53) In base alle informazioni di Eurostat disponibili, il prezzo medio di tutte le importazioni da Taiwan tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta era sceso del 19 % alla fine di tale periodo. Il calo del prezzo all'importazione è stato confermato dall'esame particolareggiato dei prezzi di vendita applicati dalle aziende taiwanesi incluse nel campione nello stesso periodo.
Secondo le risposte al questionario della Commissione date dai produttori/esportatori di Taiwan inseriti nel campione, tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta i prezzi di vendita medi delle biciclette vendute ad acquirenti indipendenti sono scesi del 13 %. Viene così confermata la tendenza al ribasso dei prezzi all'importazione nell'intero periodo in esame.
c) Sottoquotazione dei prezzi
(54) Dall'inchiesta risulta che le vendite di biciclette taiwanesi sul mercato comunitario sono state fatte:
- direttamente a clienti indipendenti (distributori, grossisti, grandi magazzini, ecc.) oppure
- indirettamente, attraverso venditori collegati che hanno successivamente venduto le biciclette allo stesso tipo di clienti, compresi i dettaglianti.
Sono stati venduti tanto prodotti di marca quanto non di marca. Nel secondo caso, a biciclette fabbricate a Taiwan sono stati attribuiti marchi di fabbrica americani o europei.
Dall'inchiesta risulta che anche i produttori comunitari inclusi nel campione hanno effettuato vendite analoghe oppure vendite ad acquirenti analoghi, vale a dire a distributori, grossisti, grandi magazzini e dettaglianti.
(55) Per quanto riguarda il prodotto in esame, nei questionari inviati ai produttori comunitari e agli esportatori taiwanesi inseriti nel campione sono state chieste specifiche dettagliate. In base a tali informazioni la Commissione ha potuto individuare i modelli simili o comparabili prodotti dai produttori comunitari e taiwanesi e venduti sul mercato comunitario e ha effettuato il confronto dei prezzi in base ai singoli modelli.
Le informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta hanno confermato che quanto le caratteristiche principali di una bicicletta sono simili e/o qualitativamente comparabili, le eventuali variazioni delle caratteristiche minori non sono sufficienti per rendere una bicicletta sostanzialmente differente rispetto ad un'altra. Si considerano caratteristiche principali il telaio e la forcella, il meccanismo di trasmissione, compresi il cambio anteriore e posteriore, la ruota libera, il numero di ruote dentate e il dispositivo di frenaggio.
(56) Alla luce di tali elementi circa 100 diversi modelli, corrispondenti a circa 600 000 unità vendute sul mercato comunitario, pari a oltre il 60 % delle vendite degli esportatori taiwanesi inseriti nel campione, sono stati direttamente confrontati con le biciclette di produzione comunitaria. Per calcolare eventuali sottoquotazioni, i prezzi di biciclette comparabili sono stati confrontati in condizione di vendita simili. Sono state prese in considerazione eventuali differenze relative a condizioni di vendita o allo stadio commerciale tali da influire direttamente sul confronto dei prezzi e, ove necessario, i prezzi di vendita applicati dagli esportatori taiwanesi sono stati debitamente adeguati, in base agli elementi di prova disponibili.
(57) Da confronto risulta che nel periodo dell'inchiesta i margini di sottoquotazione dei prezzi, espressi in percentuale del prezzo di vendita corrispondente applicato dall'industria comunitaria, variano dall'11,6 al 28,7 % a seconda dell'esportatore taiwanese incluso nel campione, con una media del 15 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(58) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, la produzione dell'industria comunitaria è scesa del 20 %. Questo indicatore negativo è una prova del fatto che il settore nel periodo in esame doveva far fronte a gravi difficoltà. L'inchiesta ha rivelato che il calo della produzione era dovuto a diversi fallimenti e a cessazioni d'attività nella Comunità a causa della situazione critica del mercato. Diversi produttori comunitari per sopravvivere hanno abbandonato il ciclo produttivo completo per passare a operazioni di montaggio o preparazione, importando le parti principali di biciclette (telaio, forcella, manubri, ecc.) da paesi quali Taiwan, Cina e India.
(59) Dall'analisi dei dati sulla produzione risulta che nel 1994 le biciclette di categoria A (mountain bike) rappresentano il principale segmento produttivo e il 45,8 % della produzione comunitaria complessiva. Nel corso del periodo dell'inchiesta la situazione è mutata. La produzione della categoria B (biciclette da trekking, da città e ibride) è aumentata, diventando il principale segmento produttivo dell'industria comunitaria. Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta il calo della produzione (oltre 1,5 milioni di unità) ha riguardato principalmente la categoria A. Anche la produzione di biciclette per bambini ha subito un calo, senza tuttavia provocare variazioni sensibili nella composizione dei prodotti.
b) Capacità e utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria
(60) La produzione di biciclette in Europa può essere considerata un'attività stagionale. In pratica, in quasi tutti gli Stati membri ogni anno la stagione inizia a marzo e termina a settembre, quando sono presentate ai professionisti (operatori commerciali, agenti, dettaglianti, ecc.) le collezioni di biciclette per la stagione successiva. Di conseguenza, nei mesi in cui la produzione è molto intensa (da gennaio a marzo) l'utilizzazione degli impianti sale fino all'85 %, mentre in altri mesi (giugno, luglio e dicembre) scende sotto al 40 %. I produttori comunitari, pur avendo la possibilità di ricorrere all'estensione dei turni di lavoro e all'assunzione di personale avventizio, devono poter disporre di una capacità sufficientemente elevata per far fronte alla domanda dei mesi di punta. Questa situazione giustifica in parte il livello piuttosto basso dell'indice medio di utilizzazione degli impianti.
(61) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, per gli stessi motivi che hanno provocato il calo della produzione e i processi di ristrutturazione di alcuni produttori comunitari, la capacità dell'industria comunitaria è diminuita del 18 %.
(62) Attualmente operano sul mercato comunitario tra grandi gruppi, che controllano circa il 28 % del mercato complessivo (8). Tuttavia, contrariamente all'asserzione di alcuni esportatori taiwanesi e di alcuni importatori, non esiste alcun rischio di creazione di una situazione monopolistica sul mercato comunitario. Sono infatti presenti sul mercato numerosi produttori indipendenti.
(63) Nonostante il calo della capacità del 18 %, il tasso di utilizzazione degli impianti, pari al 58 % nel 1994, è diminuito del 3 % nel periodo in esame, rivelando chiaramente la riduzione del livello di attività dell'industria comunitaria. Alla luce della situazione attuale dell'industria europea delle biciclette, si considera che sarebbe necessario un tasso di utilizzazione di circa il 70 % per produrre effetti positivi sui costi e sulla redditività.
c) Scorte
(64) Nel 1994 le riserve corrispondevano a 6-9 settimane di consegne, mentre nel periodo dell'inchiesta corrispondevano soltanto a 4-7 settimane. La tendenza può essere spiegata da vari fattori, quali la ristrutturazione delle attività produttive avviata da alcuni produttori comunitari e la necessità di modificare la strategia di marketing per far fronte alle richieste del mercato, limitando nel contempo i rischi legati alla produzione. D'altro canto, il fatto che la produzione di biciclette nella Comunità sia un'attività stagionale implica che per far fronte alle richieste previste o impreviste del mercato dovrebbe sempre essere disponibile un certo livello di scorte. Dall'inchiesta risulta che la necessità di costituire scorte è cambiata negli ultimi anni. Il mercato delle biciclette è maggiormente condizionato dalla moda e i clienti non ordinano grandi quantitativi in anticipo. Questa circostanza è la principale causa del calo delle scorte.
d) Vendite sul mercato comunitario
(65) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle vendite a clienti indipendenti sul mercato comunitario da parte dell'industria comunitaria è diminuito del 22 % (circa 1,4 milioni di unità). Come nel caso della produzione, il calo riguardava le categorie A (mountain bike) e C (biciclette da bambini). Le vendite di mountain bike a clienti indipendenti sono scese da 3,5 milioni di unità nel 1994 a 2,1 milioni nel periodo dell'inchiesta. Nel periodo dell'inchiesta sono state vendute 1,5 milioni di biciclette per bambini, rispetto a 1,9 milioni nel 1994.
(66) Il fatto che la diminuzione delle vendite in valore, pari al 14 %, fosse inferiore al corrispondente calo in volume indica che i prezzi di vendita medi hanno avuto un andamento positivo. Tuttavia, tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta le vendite sono scese del 2 % tanto in volume quanto in valore.
e) Prezzi di vendita medi e andamento dei prezzi
(67) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, l'andamento dei prezzi di vendita è stato positivo. L'aumento dei prezzi di vendita medi riflette anche un cambiamento della composizione dei prodotti (vedi considerando 60). Per far fronte alla concorrenza da parte delle importazioni oggetto di dumping provenienti da Taiwan, specialmente nei settori medio e basso del mercato delle mountain bike, l'industria comunitaria si è concentrata su prodotti di gamma superiore e su determinate categorie di biciclette.
(68) Dalle analisi dei prezzi effettuate in determinati Stati membri e per ogni categoria di biciclette risulta che l'andamento dei prezzi di vendita era meno favorevole nel Regno Unito, in Francia e in Germania, ovvero negli Stati membri nei quali la maggior parte delle importazioni proveniva da Taiwan.
(69) Inoltre, l'analisi dell'andamento dei prezzi di ciascuna categoria di modelli omogenei rivela che i prezzi medi negli Stati membri hanno avuto un calo compreso tra il 5 % e il 15 % nella categoria A, mentre l'andamento è stato più favorevole nelle categorie in cui le importazioni da Taiwan erano più limitate (B e D).
f) Redditività
(70) Gli utili medi delle vendite del prodotto in questione ottenuti dai produttori comunitari inclusi nel campione sono stati negativi dal 1995 al periodo dell'inchiesta. Dopo un modesto risultato positivo nel 1994, la redditività è stata negativa nonostante il processo di ristrutturazione e di riduzione dei costi avviato dai produttori comunitari inclusi nel campione. In tali circostanze è stata ridotta la capacità produttiva e si è fatto ricorso a licenziamenti. Dall'inchiesta è risultato che nonostante l'aumento dei prezzi medi di vendita, il volume delle vendite è notevolmente diminuito (-22 %) tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta.
g) Quota di mercato
(71) L'andamento della quota di mercato indica che l'industria comunitaria ha costantemente perso quote di mercato, in particolare a vantaggio delle importazioni da Taiwan. Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria ha perso il 7 % della quota di mercato in volume e il 4 % in valore. Il calo in volume corrisponde ad una perdita di vendite di oltre 450 000 unità. Nel 1995 la quota di mercato è aumentata del 4 %, ma è successivamente diminuita sino alla fine del periodo dell'inchiesta. L'andamento della quota di mercato in valore è stato simile a quello in volume.
h) Investimenti
(72) Gli investimenti diretti riguardavano principalmente le macchine, per aumentare l'efficienza e l'automazione del processo produttivo. Dall'inchiesta risulta che gli investimenti nel settore delle biciclette sono stati molto limitati (circa il 2 % del giro d'affari netto nei confronti di clienti indipendenti nella Comunità). Il consumo è diminuito e l'effettiva capacità dei produttori comunitari da sola è sufficiente per soddisfare l'80 % del consumo comunitario nel periodo dell'inchiesta. Data la situazione del mercato, non sono quindi necessari investimenti per aumentare la capacità di produzione.
i) Occupazione
(73) L'occupazione è diminuita del 15 %. Nell'intero periodo in esame sono state licenziate oltre 2 400 persone.
4. Conclusione sul pregiudizio
(74) L'imposizione di dazi antidumping sulle importazioni di biciclette oggetto di dumping, originarie di Cina, Malaysia, Thailandia e Indonesia, ha provocato un notevole calo di tali importazioni nella Comunità e ha ripristinato condizioni di correttezza commerciale sul mercato. In tali circostanze l'industria comunitaria nel 1994 e nel 1996 avrebbe dovuto beneficiare di un periodo di ripresa.
(75) Nonostante gli effetti positivi sul mercato comunitario, tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta i principali indicatori di pregiudizio relativi all'industria comunitaria, vale a dire produzione, capacità e l'utilizzazione degli impianti, valore e volume delle vendite, quota di mercato, redditività, occupazione e investimenti si sono deteriorati.
La produzione è scesa del 20 % e l'utilizzazione degli impianti del 3 %, malgrado il calo della capacità di produzione (-18 %). Le vendite sono diminuite del 22 % in volume del 14 % in valore. Nello stesso periodo la quota di mercato è scesa del 4 % in valore e il 7 % in volume. La redditività è rimasta negativa nonostante il processo di ristrutturazione, il livello degli investimenti è sceso dell'11 % e l'occupazione del 15 %.
(76) L'analisi del periodo in esame ha indicato che, nonostante l'aumento del consumo tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta e l'imposizione di dazi antidumping nei confronti della Malaysia, dell'Indonesia e della Thailandia, la produzione dell'industria comunitaria è scesa del 3 % e le vendite hanno avuto un calo del 2 % in volume. Di conseguenza, le ulteriori perdite di quota di mercato tanto in volume (-3 %) quanto in valore (-2 %) hanno impedito qualsiasi miglioramento della situazione di tale industria. La redditività è rimasta negativa e le perdite finanziare si sono aggiunte a quelle già subite in passato.
(77) Alla luce dell'andamento negativo degli indicatori di pregiudizio suddetti nell'intero periodo in esame, si ritiene che l'industria comunitaria abbia subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
H. RAPPORTO DI CAUSALITÀ
1. Introduzione
(78) Per elaborare conclusioni sulla causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, la Commissione ha esaminato l'impatto di altri fattori noti e le loro conseguenze sulla situazione di tale industria. L'esame viene effettuato per evitare che l'eventuale pregiudizio causato da questi fattori sia attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
Altri fattori noti quali l'andamento del consumo, le altre importazioni di biciclette nella Comunità, la concorrenza da parte di altri produttori comunitari sul mercato e le prestazioni dell'industria comunitaria in materia di esportazioni sono analizzati nei punti seguenti.
2. Importazioni oggetto di dumping provenienti da Taiwan
(79) Dalle informazioni disponibili si rileva che le importazioni di biciclette taiwanesi nella Comunità, nell'intero periodo, sono state molto elevate. Nel 1994 sono state importate da Taiwan oltre 2 milioni di unità, pari al 39 % delle importazioni complessive. Alla fine del periodo dell'inchiesta, dopo il notevole calo delle importazioni da altri paesi, le importazioni da Taiwan hanno conquistato il primo posto sul mercato, con una quota del 55 % delle importazioni complessive nella Comunità. In termini reali, dal 1994 alla fine del periodo dell'inchiesta, le importazioni di biciclette da Taiwan sono aumentate del 25 % in volume e dell'1 % in valore. I prezzi di vendita delle biciclette taiwanesi sul mercato comunitario sono scesi in media del 19 %. Di conseguenza nello stesso periodo la quota di mercato degli esportatori taiwanesi è aumentata del 50 % in volume e del 14 % in valore.
(80) Nel contempo, come indicato in precedenza, è stato rilevato un deterioramento generalizzato della situazione dell'industria comunitaria, con un grave calo di produzione (-20 %), volume (-22 %) e valore (-14 %) delle vendite e con un andamento negativo della redditività a partire dal 1995.
(81) Per dimostrare l'esistenza del rapporto di causalità tra l'aumento del volume delle importazioni taiwanesi a basso prezzo oggetto di dumping e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, è stata effettuata un'analisi della varie categorie di biciclette. Dall'analisi risulta che il calo principale della produzione dell'industria comunitaria si è verificato nel segmento delle mountain bike (categoria A), che assorbe circa il 60 % delle importazioni da Taiwan. Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria ha dovuto ridurre la propria produzione di mountain bike del 38 %, una percentuale corrispondente a mancate vendite di 1,4 milioni di unità, in gran parte sostituite dalle importazioni da Taiwan.
(82) È stato altresì rilevato che le biciclette importate da Taiwan e quelle prodotte nella Comunità sono prodotti simili e commercializzati sul mercato comunitario attraverso canali di vendita simili. Inoltre, il mercato è trasparente e i bassi prezzi delle biciclette taiwanesi sono ben noti a tutti i professionisti del settore. È stato rilevato che tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta i prezzi applicati dagli esportatori taiwanesi sul mercato comunitario erano scesi del 19 %. In tali circostanze la presenza di un consistente volume di biciclette a basso prezzo e oggetto di dumping importate da Taiwan deve aver avuto un notevole impatto sul mercato.
(83) L'analisi dell'andamento dei prezzi dell'industria comunitaria ha inoltre messo in evidenza che i prezzi di vendita medi delle mountain bike sono scesi del 12 % negli Stati membri della Comunità in cui erano concentrate le importazioni di biciclette taiwanesi, vale a dire Regno Unito, Francia e Germania. D'altro canto, l'andamento dei prezzi delle categorie B e D, nelle quali le importazioni da Taiwan non superavano rispettivamente il 13 % e il 4 %, è stato meno negativo. Nonostante le risultanze di cui sopra in merito alla riduzione dei prezzi da parte dell'industria comunitaria, i prodotti importati da Taiwan erano comunque venduti a prezzi nettamente inferiori a quelli applicati dall'industria comunitaria. Come risulta dal considerando 57, i margini di sottoquotazione sono stati calcolati a un livello compreso tra l'11,6 e il 28,7 %.
3. Incidenza di altri fattori
a) Andamento del consumo
(84) Dal 1994 al periodo dell'inchiesta, il consumo sul mercato comunitario è diminuito del 16 % in volume e dell'11 % in valore, calo che evidenzia una contrazione del settore. Da un'analisi dell'andamento del consumo risulta che il calo principale (-17 %) si è verificato tra il 1994 e il 1996 e che l'andamento è divenuto positivo tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta (+1 %).
(85) Nello stesso periodo, le vendite dell'industria comunitaria sono scese del 20 % in volume e del 12 % in valore, ovvero in misura superiore al calo del consumo, con la conseguente perdita di quota di mercato. Nel complesso, nonostante l'andamento positivo dei prezzi, i prezzi di vendita della mountain bike, il principale tipo di biciclette importate da Taiwan, è notevolmente diminuito negli Stati membri in cui si concentrano le importazioni da Taiwan.
(86) Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle importazioni da Taiwan è nuovamente aumentato del 12 %, mentre il valore relativo è salito di appena il 7 %. I prezzi di vendita sono ancora scesi del 2 % e la quota di mercato è aumentata del 14 % in volume e del 9 % in valore. Tali risultati sono pertanto stati ottenuti in un periodo di debole incremento del consumo.
b) Importazioni di biciclette da altri paesi
(87) Le importazioni complessive di biciclette dagli altri paesi terzi nella Comunità sono scese del 32 % in volume e del 20 % in valore. Il numero di biciclette importate nella Comunità è diminuito di oltre un milione di unità. Il fatto che il calo in volume sia superiore a quello in valore indica che nel periodo in esame la tendenza dei prezzi di vendita medi è stata in gran parte positiva.
(88) Tali importazioni sono diminuite in misura maggiore nel 1995 e nel 1996, in seguito alla contrazione del consumo. Le importazioni da tali paesi hanno tuttavia perso una quota di mercato superiore al calo del consumo. I volumi e il valore delle importazioni sono lievemente aumentati tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta in seguito all'andamento positivo del consumo in quel periodo.
(89) Nel periodo in esame, le importazioni da paesi soggetti a dazi antidumping (Cina, Indonesia, Malaysia e Thailandia) sono notevolmente diminuite e le importazioni dalla Cina sono praticamente scomparse.
(90) Dopo il notevole calo delle importazioni oggetto di dumping provenienti da Cina, Malaysia, Indonesia e Thailandia, nel periodo in esame, la Polonia, la Repubblica ceca, l'India e gli Stati Uniti sono diventati i principali esportatori di biciclette nella Comunità. Le importazioni da tali paesi corrispondono a circa il 25 % di tutte le altre importazioni nella Comunità oppure al 70 % delle importazioni, escluse quelle di Taiwan. In considerazione del fatto che le importazioni da tali paesi sono aumentate di 77 000 unità nel periodo in esame, mentre le importazioni da Taiwan sono aumentate di oltre 545 000 unità, si può ritenere che la loro incidenza sia stata molto limitata rispetto a quella delle importazioni provenienti da Taiwan. Inoltre, un'analisi dell'andamento del prezzo indicativo all'importazione rivela che tali importazioni non hanno aggravato la pressione esercitata sui prezzi nella Comunità, dato che, secondo le informazioni disponibili, l'aumento dei prezzi non era superiore alla media.
c) Altri produttori nella Comunità
(91) Nel 1996 gli altri produttori nella Comunità rappresentavano circa il 40 % della produzione comunitaria complessiva. Nonostante non abbiano chiaramente sostenuto la denuncia, nessun produttore si è esplicitamente opposto.
(92) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, i produttori che non hanno sostenuto la denuncia hanno perso il 16 % della produzione, mentre le loro vendite sono diminuite del 14 % in volume e del 6 % in valore. Sebbene nello stesso periodo la loro quota di mercato sia aumentata del 2 % in volume e del 5 % in valore, tali produttori hanno tuttavia subito perdite nette del volume di vendite (- 695 000 unità) e della produzione (- 837 000 unità). Appare pertanto evidente che anche tali produttori subivano un pregiudizio e incontravano difficoltà analoghe a quelle dell'industria comunitaria.
(93) Alcuni esportatori e importatori di biciclette taiwanesi oggetto di dumping hanno affermato che il pregiudizio riscontrato nella Comunità è in gran parte dovuto al comportamento di alcuni produttori italiani che non hanno sostenuto la denuncia e che operano nei principali Stati membri della Comunità. È stato affermato che i prezzi applicati da tali produttori erano eccessivamente bassi e nettamente inferiori ai prezzi prevalenti sul mercato comunitario.
(94) Ancora una volta, alla Commissione non sono state fornite prove conclusive del fatto che il comportamento di alcuni produttori comunitari avesse causato pregiudizio al resto dell'industria. Pertanto non è stato possibile valutare l'incidenza delle pratiche asserite sull'industria comunitaria. Inoltre, le informazioni disponibili indicano che tra il 1994 e il 1996 la produzione in Italia è scesa di oltre 1,6 milioni di unità. Tale cifra corrisponde ad oltre il 60 % del calo totale della produzione subito da tutti i produttori comunitari nell'intero periodo in esame.
(95) Appare evidente che, invece di causare pregiudizio all'industria comunitaria, anche i produttori italiani che non sostengono la denuncia hanno subito un pregiudizio nel periodo in esame. L'asserzione delle parti suddette è pertanto respinta.
d) Esportazioni e altre attività dell'industria comunitaria
(96) Le esportazioni in paesi terzi hanno sempre rappresentato un'attività secondaria per l'industria comunitaria. Dal 1994 sino al periodo dell'inchiesta le esportazioni erano pari a circa il 2 % delle vendite, con un leggero calo alla fine del periodo. La contrazione generale del settore, insieme al fatto che le principali aziende europee esportatrici riforniscono in misura crescente i mercati all'esportazione con produzione locale, può spiegare in parte il calo delle esportazioni dell'industria comunitaria. Il leggero calo delle vendite all'esportazione tuttavia non può certo giustificare o spiegare il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. L'andamento negativo degli indicatori di pregiudizio, quali vendite, prezzi di vendita, quota di mercato e redditività, non può comunque essere dovuto a mutamenti nelle attività di esportazione dell'industria comunitaria, in quanto tali indicatori si riferiscono unicamente all'attività dell'industria comunitaria nella Comunità.
(97) Alcuni operatori sul mercato comunitario hanno asserito che le altre attività commerciali di alcuni produttori comunitari denunzianti hanno incontrato gravi difficoltà negli ultimi anni e che un'azienda specifica ha perso il 50 % delle proprie esportazioni. Le gravi perdite e il pregiudizio derivanti da tale situazione non sarebbero attribuibili alle esportazioni taiwanesi.
(98) Per quanto riguarda questa affermazione, va anzitutto precisato che il numero di produttori comunitari con attività sostanziali diverse dalla produzione e dalla vendita di biciclette è limitato. Due produttori di tale gruppo ristretto sono inseriti nel campione dei produttori comunitari. La situazione sopra descritta riguarda soltanto un produttore comunitario.
(99) In un'inchiesta antidumping, la Commissione analizza esclusivamente gli indicatori di pregiudizio relativi all'attività collegata al prodotto in esame nella Comunità. Di conseguenza, l'eventuale incidenza di elementi derivanti da un'altra attività, senza alcun collegamento con il prodotto in esame, è sistematicamente esclusa dalle risultanze dell'inchiesta. Ne consegue che le risultanze in base alle quali è stato concluso che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio riguardano unicamente le attività attinenti alle biciclette e pertanto l'asserzione di cui sopra non è pertinente.
4. Conclusione sul rapporto di causalità
(100) Non si può escludere che fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping da Taiwan, in particolare il calo del consumo, abbiano contribuito alle difficoltà dell'industria comunitaria. Le importazioni provenienti da Taiwan, con l'aumento sostanziale del volume e della quota di mercato, la notevole diminuzione dei prezzi e il considerevole margine di sottoquotazione, hanno tuttavia avuto gravi conseguenze sulla situazione dell'industria comunitaria in un periodo in cui si poteva prevedere una ripresa dopo l'imposizione di misure antidumping sulle importazioni provenienti dalla Cina, dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Thailandia. È stato pertanto concluso che tali importazioni, considerate isolatamente, hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria e che il pregiudizio dovuto ad altri fattori non era sufficiente per interrompere il rapporto di causalità.
I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni preliminari
(101) Scopo delle misure antidumping è di porre rimedio alle importazioni oggetto di dumping che hanno un effetto negativo su un'industria comunitaria, al fine di ripristinare una situazione di effettiva concorrenza sul mercato comunitario.
Dopo aver elaborato conclusioni positive sul dumping, sul pregiudizio e sulla sua causa, la Commissione ha esaminato se nella fattispecie esistevano motivi convincenti per concludere che l'istituzione di misure non era nell'interesse della Comunità. A tal fine, ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del regolamento di base, sono stati considerati, in base agli elementi di prova disponibili a titolo provvisorio, l'incidenza delle eventuali misure su tutte le parti interessate dal procedimento e le conseguenze della decisione di istituire o no le misure.
(102) Va inoltre ricordato che nei procedimenti antidumping relativi alle importazioni di biciclette originarie della Cina e della Malaysia, dell'Indonesia e della Thailandia, in condizioni analoghe, è stato considerato che l'istituzione di misure antidumping era nell'interesse della Comunità.
2. Interesse dell'industria comunitaria e dei settori collegati
(103) In generale l'interesse di un'industria risiede nel fatto che siano ristabilite condizioni di concorrenza effettive e che i prezzi di mercato siano determinati in condizioni di correttezza commerciale. Dal 1988 i fabbricanti di biciclette comunitari, in gran parte piccole e medie imprese, affrontano la concorrenza delle importazioni oggetto di dumping. L'industria comunitaria è quindi diventata estremamente vulnerabile e ha avviato un processo di razionalizzazione e ristrutturazione, attualmente ancora in corso, che è una prova di adattabilità, competitività e vitalità.
(104) Con l'istituzione di misure antidumping e il previsto andamento positivo dei consumi, sarebbe inoltre possibile salvaguardare l'occupazione, che nel periodo in esame è scesa di oltre 2 400 persone. Con un dazio antidumping medio del 6,5 % imposto sulle biciclette importate da Taiwan, l'industria comunitaria potrebbe completare il processo di ristrutturazione e di risanamento finanziario, beneficiando così del ripristino di un'effettiva concorrenza sul mercato.
(105) Dato il notevole pregiudizio subito negli ultimi anni, è molto probabile che, in assenza di misure di difesa contro gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping provenienti da Taiwan, la precaria situazione finanziaria dell'industria comunitaria si deteriori ulteriormente. In tali circostanze altre aziende sarebbero costrette al fallimento oppure alla chiusura e migliaia di altri posti di lavoro nell'intera Comunità sarebbero minacciati. Le conseguenze negative per l'industria delle biciclette sarebbero amplificate dalle ripercussioni sull'industria europea dei ricambi e su altre attività collegate.
3. Interesse degli importatori nella Comunità
(106) In base alle informazioni comunicate dalle amministrazioni degli Stati membri, nella Comunità operano numerosi importatori di biciclette, ma non è stato possibile identificare gli importatori direttamente interessati dal procedimento.
(107) Al fine di valutare l'incidenza delle eventuali misure sugli importatori, la Commissione ha inviato questionari agli importatori comunitari noti. Potrà essere scelto un campione di importatori dopo la pubblicazione delle risultanze provvisorie e potranno essere effettuate visite in loco per verificare le informazioni comunicate.
(108) Alcuni importatori non noti alla Commissione si sono manifestati entro il termine fissato, hanno chiesto un questionario e inviato la risposta. Alcuni di essi hanno anche comunicato osservazioni scritte sul procedimento. Su sessantaquattro importatori che hanno risposto al questionario della Commissione oppure hanno comunicato informazioni, soltanto sei hanno dato risposte significative per la valutazione dell'incidenza delle misure antidumping sulle loro attività.
(109) Le osservazioni riguardavano l'effetto dinamico sul mercato comunitario delle innovazioni introdotte dai produttori/esportatori taiwanesi e le conseguenze negative delle misure antiduming sulle attività degli importatori in generale, sull'occupazione e sulla scelta finale dei consumatori.
(110) L'istituzione di misure antidumping non avrà l'effetto di porre gli importatori di biciclette taiwanesi in una situazione di svantaggio rispetto agli altri importatori comunitari di biciclette, bensì di eliminare gli effetti del dumping in termini di distorsioni commerciali e di ripristinare condizioni di concorrenza leale fra tutti gli operatori comunitari.
(111) In base alle informazioni significative comunicate da alcuni importatori, si ritiene che un dazio antidumping medio del 6,5 % sulle biciclette importate da Taiwan possa far aumentare di circa il 3,3 % il costo globale delle vendite degli importatori. Questo costo supplementare potrebbe essere addebitato, interamente o in parte, agli acquirenti, vale a dire a grossisti o a dettaglianti che beneficiano già di margini di profitto relativamente alti sul prezzo di rivendita delle biciclette taiwanesi nella Comunità. La Commissione ritiene pertanto che il livello delle misure proposte non sia tale da impedire agli importatori di importare biciclette taiwanesi e che quindi tali biciclette saranno sempre presenti sul mercato comunitario.
(112) Alla luce di quanto precede, si ritiene che gli effetti negativi sugli importatori derivanti dall'istituzione di eventuali misure sulle importazioni provenienti da Taiwan non siano più rilevanti degli effetti positivi dell'istituzione delle misure per gli altri operatori comunitari.
4. Interesse dei consumatori
(113) Le associazioni dei consumatori comunitari hanno comunicato osservazioni alla Commissione esprimendo la loro preoccupazione per l'eventuale aumento dei prezzi di vendita delle biciclette taiwanesi in seguito all'istituzione di misure antidumping. È stato inoltre asserito che è necessario preservare le possibilità di scelta dei consumatori al momento dell'acquisto di una bicicletta.
(114) Come già è stato affermato, il livello delle misure proposte non è tale da escludere dal mercato comunitario le biciclette taiwanesi e le possibilità di scelta dei consumatori saranno sempre salvaguardate. Inoltre, quanto a un eventuale aumento dei prezzi di vendita, va ricordato che le biciclette taiwanesi non sono importate direttamente dai consumatori. Le biciclette passano infatti attraverso uno o più stadi commerciali prima di essere offerte al pubblico. Il prezzo all'importazione sul quale sono imposti i dazi antidumping rappresenta in media il 40 % del prezzo di rivendita della bicicletta. Con un dazio antidumping medio del 6,5 % sulle importazioni di biciclette provenienti da Taiwan, l'eventuale impatto diretto dei dazi sul prezzo di rivendita al consumo è già limitato al 2,6 %.
(115) Tuttavia, va ricordato che con il ripristino di condizioni di concorrenza effettiva sul mercato comunitario, la concorrenza continuerà ad avere effetti benefici sul livello dei prezzi a vantaggio dei consumatori. Inoltre, dato l'elevato numero di concorrenti sul mercato, gli eventuali aumenti di prezzo non sarebbero automatici, ma dipenderebbero dalla concorrenza e dal comportamento dei consumatori. Gli importatori, i grossisti, i dettaglianti e gli altri operatori che vendono biciclette taiwanesi potrebbero inoltre decidere, se fosse necessario, di ridurre i rispettivi margini di profitto e in tal caso non si verificherebbe alcun aumento dei prezzi di rivendita di biciclette taiwanesi al consumo.
5. Conseguenze sulla concorrenza sul mercato comunitario
(116) Alcune parti hanno affermato che le misure antidumping potrebbero favorire la comparsa di una situazione monopolistica sul mercato comunitario, in quanto grandi gruppi come Derby, Cycleurope e Atag attuano una politica di espansione acquistando aziende minori.
(117) In realtà, numerosi produttori di paesi esportatori, quali Stati Uniti, Turchia, Polonia, Repubblica ceca, India e Taiwan effettuano esportazioni nella Comunità e sul mercato comunitario sono presenti numerosi operatori e produttori. Non esiste quindi alcun rischio di situazione monopolistica nel mercato delle biciclette.
(118) Inoltre, il livello delle misure proposte non è tale, dal punto di vista economico, da escludere dal mercato comunitario i produttori/esportatori taiwanesi, i cui prodotti continueranno ad essere presenti sul mercato. Le misure sono quindi istituite per ripristinare condizioni di concorrenza effettiva per tutti gli operatori del mercato, nelle quali possano manifestarsi liberamente le forze competitive.
6. Conclusioni sull'interesse della Comunità
(119) Dall'esame dei diversi interessi coinvolti nel presente procedimento non sono emersi motivi convincenti per giustificare la decisione di non istituire misure antidumping. Al contrario, l'istituzione di misure antidumping è necessaria per evitare che l'industria comunitaria subisca un ulteriore pregiudizio e per salvaguardare l'occupazione nel settore.
(120) La Commissione ritiene inoltre che l'istituzione di misure provvisorie nel caso in esame ripristinerà condizioni di concorrenza effettiva per tutti gli operatori nella Comunità. Non vi saranno indebiti effetti sulla scelta dei consumatori, i quali continueranno a beneficiare della presenza di numerosi concorrenti sul mercato che eviterà aumenti ingiustificati dei prezzi di rivendita.
J. DAZIO PROVVISORIO
(121) Per eliminare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping, in attesa della conclusione dell'inchiesta, è necessario adottare misure antidumping provvisorie. Appare opportuno che queste misure siano in forma di dazi antidumping provvisori. Data la grande varietà di biciclette esportate da Taiwan, è stato considerato che il dazio ad valorem fosse la misura più appropriata.
Per stabilire il livello del dazio provvisorio si è tenuto conto del livello del dumping rilevato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
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(122) È stato ritenuto che l'importo del dazio necessario per eliminare gli effetti del dumping e del pregiudizio fosse sufficiente per permettere all'industria comunitaria di compensare i costi di produzione e di ottenere un congruo utile sulle vendite. A questo proposito è stato stabilito che un margine di utile dell'8 % sul fatturato costituiva una base valida, tenendo conto della necessità di investimenti a lungo termine per finanziarie, tra l'altro, uno sviluppo costante del prodotto. È stato inoltre considerato che in assenza di dumping e di pregiudizio l'industria comunitaria avrebbe potuto ottenere tale margine di utile.
(123) I margini di dumping sono stati quindi calcolati per i singoli modelli in base alla differenza tra il costo di produzione dell'industria comunitaria, maggiorato del margine di utile suddetto e il prezzo di vendita netto dei modelli importati comparabili usati per il calcolo della sottoquotazione. La differenza è stata quindi espressa in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto.
(124) Dato che per tutti i produttori/esportatori del campione il margine di dumping è inferiore al margine di pregiudizio, l'importo del dazio provvisorio deve corrispondere al margine di dumping accertato, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base.
(125) Il dazio antidumping provvisorio per le aziende che hanno collaborato all'inchiesta ma che non sono state incluse nel campione è pari alla media dei margini di dumping calcolati per le aziende del campione, ponderata in funzione del volume delle esportazioni nella Comunità. Il dazio così calcolato è in tutti i casi inferiore all'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio. Il dazio antidumping provvisorio per le aziende che non hanno collaborato si basa sul corrispondente margine di dumping, calcolato con il metodo esposto nel considerando 42, in quanto l'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio era in tutti i casi superiore al margine di dumping determinato.
K. DISPOSIZIONI FINALI
(126) A fini di buona amministrazione occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e potranno essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette e di altri velocipedi (compresi i furgoncini a triciclo), non motorizzati, con o senza cuscinetti a sfere, di cui ai codici NC 8712 00 10, 8712 00 30 e 8712 00 80, originari di Taiwan.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari al 18,2 %, fatti salvi i paragrafi 3 e 4 (codice addizionale Taric 8900).
3. I prodotti fabbricati e venduti all'esportazione dai produttori/esportatori elencati in allegato sono soggetti a un'aliquota di dazio antidumping provvisorio del 5,4 % (codice addizionale Taric 8548).
4. I prodotti fabbricati e venduti all'esportazione dalle aziende qui elencate sono soggetti alle seguenti aliquote del dazio antidumping provvisorio.
SPAZIO PER TABELLA
5. Salvo altrimenti disposto, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
6. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
A norma dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 25 agosto 1998.

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