Document ID: 32005D0313

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 16 marzo 2004
concernente l’aiuto che l’Italia intende porre in atto per rimediare alla crisi della peschicoltura in Piemonte
[notificata con il numero C(2004) 473]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(2005/313/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare le loro osservazioni conformemente a detto articolo,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1)
Con lettera del 20 settembre 2002, protocollata il 25 settembre 2002, la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha notificato alla Commissione un aiuto destinato a rimediare alla crisi della peschicoltura in Piemonte.
(2)
Con lettere del 10 aprile 2003, protocollata il 15 aprile 2003, e del 7 agosto 2003, protocollata l’8 agosto 2003, la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione le informazioni complementari da essa richieste alle autorità italiane con lettere del 13 novembre 2002 e del 5 giugno 2003.
(3)
Con lettera del 2 ottobre 2003, la Commissione ha comunicato all’Italia la propria decisione di avviare il procedimento ex articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei confronti di tali aiuti.
(4)
La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (1). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare le loro osservazioni sull’aiuto in questione.
(5)
La Commissione non ha ricevuto osservazioni in materia dagli interessati.
II. DESCRIZIONE
(6)
La misura in oggetto era stata presentata come conseguente alle intemperie e segnatamente alle grandinate che avevano colpito il Piemonte nel 2002, danneggiando le colture di pesche e di nettarine. Essa prevedeva inizialmente il ritiro dal mercato di 6 000 tonnellate di frutta (pesche e nettarine) da destinare al compostaggio. Secondo le autorità italiane, essa avrebbe dovuto poter beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato.
(7)
Le operazioni di ritiro sono state effettuate il 25, 26, 27 e 30 settembre 2002 per un totale di 204,16 tonnellate di pesche (valore: 18 782 EUR) e 977,94 tonnellate di nettarine (valore: 89 970,48 EUR). Sono state quindi complessivamente ritirate 1 182,10 tonnellate di frutta. Con un contributo pari a 0,092 EUR per chilogrammo ritirato, la dotazione riservata alla misura era pari a 108 752 EUR.
(8)
Stando a quanto indicato in sede di notifica, i produttori interessati dalla misura, appartenenti all’associazione Asprofrut (2), avevano subito, a causa delle intemperie di cui sopra, perdite superiori al 30 % della produzione media storica.
(9)
La produzione media regionale dell’ultimo triennio era ammontata complessivamente a 144 692 tonnellate (86 059 tonnellate di pesche e 58 633 tonnellate di nettarine).
(10)
Dalle informazioni trasmesse in sede di notifica si evince che il ricorso all’aiuto di Stato sarebbe motivato dai seguenti fattori:
-
il regolamento (CE) n. 2200/96 del Consiglio, del 28 ottobre 1996, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli (3), prevede, per ogni campagna, una percentuale massima di ritiro del 10 % dei prodotti commercializzati dalle singole organizzazioni di produttori, con un margine di superamento di tre punti percentuali a condizione che sia rispettata la media del 10 % nell'arco di tre anni,
-
le organizzazioni di produttori della regione avevano già fatto ricorso al margine di superamento di tre punti entro i limiti autorizzati.
III. AVVIO DEL PROCEDIMENTO A NORMA DELL’ARTICOLO 88, PARAGRAFO 2, DEL TRATTATO
(11)
La Commissione ha avviato la procedura dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato perché nutriva dubbi circa la compatibilità del regime con il mercato comune.
(12)
Il primo aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è costituito dal fatto che, stando alle informazioni trasmesse dalle autorità italiane nel corso dello scambio di corrispondenza con la Commissione, è risultato sempre più chiaro che il fatto generatore della situazione di crisi non era più un fenomeno meteorologico, bensì l’evoluzione sfavorevole del commercio, altrimenti detto un parametro che rientra fra i normali rischi connessi all’esercizio dell’attività agricola (a titolo d’esempio, nella loro lettera del 7 agosto 2003, le autorità italiane hanno dichiarato che la situazione di crisi era dovuta più ai mercati che ad un calo della produzione; inoltre la perdita è stata calcolata in termini di fatturato e non di produzione - cfr. considerando 13).
(13)
Il secondo aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è costituito dal fatto che le autorità italiane, dopo aver menzionato una perdita rispetto ad una produzione media storica, hanno riconosciuto che le perdite erano state calcolate rispetto al fatturato delle imprese, mentre il punto 11.3 degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (di seguito «gli orientamenti») (4), che serve da base per la valutazione degli aiuti destinati a indennizzare gli agricoltori delle perdite causate da avverse condizioni atmosferiche, descrive un metodo di calcolo delle perdite che riguarda le perdite di produzione (il fattore «prezzo» viene preso in considerazione soltanto una volta determinata la perdita a livello di produzione).
(14)
Il terzo aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è costituito dal fatto che, stando alle stime fornite dalle autorità italiane, la produzione media di pesche e nettarine nel 2002 si annunciava superiore a quella dei tre anni precedenti, mentre a norma del punto 11.3.1 degli orientamenti l’aiuto è autorizzato soltanto se il danno raggiunge il 20 % della produzione normale nelle zone svantaggiate e il 30 % nelle altre zone (come segnalato al considerando 9, la produzione media regionale dei tre anni precedenti l’evento invocato era stata pari a 144 692 tonnellate in totale - 86 059 tonnellate per le pesche e 58 633 tonnellate per le nettarine; per il 2002 essa era stimata a 147 300 tonnellate - 86 300 tonnellate per le pesche e 61 000 tonnellate per le nettarine).
(15)
Il quarto aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità degli aiuti con il mercato comune è costituito dalla scelta degli anni che sono serviti a determinare la produzione di un anno normale ai fini del calcolo della perdita subita. A norma del punto 11.3.2 degli orientamenti, la produzione lorda di un anno normale va calcolata prendendo come riferimento la produzione lorda media nelle tre campagne precedenti, escludendo gli anni in cui è stato pagato un compenso in seguito ad avverse condizioni atmosferiche. Ora, le autorità italiane hanno calcolato la perdita subita con riferimento ai tre anni precedenti quello delle intemperie sopra citate, mentre, per loro stessa ammissione, se è vero che non era stato accordato alcun indennizzo specifico nei settori delle pesche e delle nettarine, aziende produttrici di questi due tipi di frutta avevano comunque ottenuto, nel corso dei tre anni in questione, bonifici di interesse su prestiti accordati per l’indennizzo di danni dovuti ad intemperie che rappresentavano almeno il 35 % della produzione lorda vendibile. Di fronte a queste informazioni, era difficile immaginare che le colture di pesche e di nettarine fossero state risparmiate da intemperie che avevano colpito l’insieme dell’azienda e che, come corollario, un agricoltore la cui azienda era stata globalmente colpita avesse potuto beneficiare di un aiuto per tutte le sue colture eccetto quelle delle pesche e delle nettarine.
(16)
Il quinto aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è costituito dall’adeguatezza del metodo di calcolo degli aiuti. Per calcolare l'importo dell'aiuto da versare (0,092 EUR per chilo), le autorità italiane avevano infatti utilizzato unicamente i prezzi medi del mercato del settembre 2002 per i prodotti freschi condizionati (0,5 EUR per chilo per le nettarine e 0,45 EUR per chilo per le pesche) e non i prezzi medi dei tre anni precedenti quello dell’evento, ad esclusione di tutti gli anni in cui è stato pagato un compenso in seguito ad avverse condizioni atmosferiche, come prescritto dal punto 11.3.2 degli orientamenti. Secondo le stesse autorità, questo metodo doveva permettere di evitare una sovracompensazione delle perdite subite dagli agricoltori, dato che il pregiudizio era dovuto alla mancata vendita dei prodotti e che il prezzo di costo di un chilo di prodotto poteva essere stimato al 50 % circa del prezzo di mercato. Di fronte a queste informazioni, la Commissione non ha potuto fare a meno di constatare che non risultavano rispettate le disposizioni del punto 11.3.2 degli orientamenti e concludere che l’aiuto sembrava destinato a compensare perdite dovute non ad una perdita di produzione, bensì ad una perdita connessa all’evoluzione sfavorevole del mercato.
(17)
Sempre su questo punto, la Commissione ha espresso dubbi circa l’adeguatezza della base di calcolo degli aiuti perché le autorità italiane non avevano fornito alcuna precisazione, né circa la detrazione delle spese non sostenute dall’agricoltore a motivo delle intemperie, né circa quella degli importi eventualmente riscossi nel quadro di una polizza assicurativa e degli aiuti diretti eventualmente ricevuti, mentre queste detrazioni sono prescritte dai punti 11.3.2 e 11.3.6 degli orientamenti.
(18)
Il sesto aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è connesso al rispetto delle disposizioni contenute al punto 11.3.8 degli orientamenti, a norma delle quali, quando l'aiuto è versato ad un'organizzazione di produttori, il suo importo non deve superare il danno effettivo subito dall'agricoltore. La nozione di perdita reale è stata rimessa in questione in considerazione dei dubbi precedentemente evocati (perdita di fatturato e non di produzione; metodo di calcolo delle perdite non del tutto affidabile). Inoltre, poiché le autorità italiane hanno segnalato che l’organizzazione di produttori avrebbe versato l’aiuto integralmente agli agricoltori, dopo averne detratto l’importo delle spese da essa sostenute, la Commissione, in assenza di maggiori precisazioni, non ha potuto determinare se le spese in questione, la cui natura non era specificata, non fossero eccessive e se l’aiuto versato all’organizzazione di produttori interessata sarebbe stato trasferito a questi ultimi in proporzione delle perdite da loro subite.
(19)
Il settimo aspetto che ha indotto la Commissione a dubitare della compatibilità dell’aiuto con il mercato comune è costituito dall’esistenza di una presunzione di infrazione alle norme che disciplinano l’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli, istituite dal regolamento (CE) n. 2200/96. Dato infatti che le organizzazioni di produttori della regione Piemonte avevano già esaurito le possibilità di ritiro previste dal succitato regolamento (cfr. considerando 10), la concessione di un aiuto di Stato per ritiri che comportavano un superamento delle possibilità fissate sarebbe stata contraria alle norme che disciplinano l'organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli e ne sarebbe risultato perturbato l'ordinato funzionamento del mercato comune. A norma del punto 3.2 degli orientamenti, in nessun caso la Commissione può approvare un aiuto incompatibile con le disposizioni che disciplinano un’organizzazione comune di mercato o che interferirebbe con il corretto funzionamento di quest’ultima.
(20)
Infine la Commissione, in assenza di sufficienti informazioni, non ha potuto verificare se l’aiuto fosse già stato versato e se fosse o meno cumulabile con altri aiuti aventi gli stessi obiettivi.
IV. OSSERVAZIONI DELL’ITALIA
(21)
Con lettera del 16 gennaio 2004, protocollata il 19 gennaio 2004, la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha trasmesso alla Commissione una lettera delle autorità italiane nella quale queste ultime comunicavano le loro osservazioni a seguito dell'avvio del procedimento ex articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei confronti dell'aiuto in questione.
(22)
Per quanto riguarda la detrazione delle spese non sostenute dall’agricoltore (cfr. considerando 17), le autorità italiane hanno sottolineato che, non trattandosi di un problema di mancata produzione, tutte le fasi della coltura erano state portate a termine ed erano stati sostenuti i relativi costi.
(23)
Per quanto riguarda la necessità di evitare una sovracompensazione della perdita subita (cfr. considerando 15 e 16), le autorità italiane hanno dichiarato che, indipendentemente dall’inadeguatezza del metodo di calcolo utilizzato, ritenevano di aver fornito indicazioni in cifre che rendevano altamente improbabile qualsiasi forma di sovracompensazione, ribadendo inoltre che, di fronte alla sproporzione esistente tra l’importo dell’aiuto e il prezzo di mercato utilizzato e al fatto che il prezzo di costo corrisponde alla metà circa del suddetto prezzo di mercato, era difficile pensare che le perdite del settore fossero state troppo modeste perché potesse venire accordato un aiuto.
(24)
Per quanto riguarda infine il rispetto delle disposizioni contenute al punto 11.3.8 degli orientamenti (cfr. considerando 18), la autorità italiane hanno dichiarato che l’aiuto sarebbe stato ripartito in funzione del danno subito (determinato in funzione del quantitativo consegnato) dai membri dell’organizzazione di produttori e che avrebbero provveduto affinché la parte dell’aiuto trattenuta dall’organizzazione di produttori fosse destinata a coprire esclusivamente i costi vivi da questa sostenuti.
(25)
La lettera trasmessa il 16 gennaio 2004 dalla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea contiene inoltre una reazione dell’organizzazione di produttori suscettibile di beneficiare dell’aiuto (Asprofrut). Quest’ultima dichiara che la campagna 2002 è stata particolarmente difficile a motivo, principalmente, dell’evoluzione climatica del mese d’agosto nella regione e delle intemperie abbattutesi nello stesso periodo sui paesi dell’Europa centrale che sono abitualmente fra i suoi clienti. Essa sottolinea di aver chiesto alla Regione, e da questa ottenuto, il ritiro dal mercato di un prodotto non danneggiato dalla grandine e corrispondente alle norme di commercializzazione comunitarie, seppur declassato a prodotto industriale a motivo del deterioramento verificatosi tra la data di presentazione della domanda di ritiro e l’inizio delle operazioni di ritiro propriamente dette.
V. VALUTAZIONE DELL’AIUTO
(26)
A norma dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza. La misura in oggetto corrisponde a questa definizione nel senso di riguardare certe produzioni e di poter incidere sugli scambi a motivo del posto occupato dall'Italia nelle produzioni in questione (nel 2001 l'Italia è stata il secondo produttore di pesche e il primo produttore di nettarine dell'Unione).
(27)
Tuttavia, nei casi previsti dall'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato, certe misure possono essere considerate, in deroga, compatibili con il mercato comune.
(28)
Nella fattispecie, le autorità italiane avevano spiegato che i danni causati ai prodotti in questione erano dovuti a condizioni climatiche avverse.
(29)
Come già segnalato al considerando 12, nel corso dello scambio di corrispondenza con le autorità italiane la Commissione era stata indotta a ritenere che il fatto generatore della situazione di crisi non fosse un fenomeno meteorologico, bensì l’evoluzione sfavorevole del mercato, in altri termini un parametro che rientra fra i normali rischi connessi all’esercizio dell’attività agricola.
(30)
Le osservazioni inviate dalle autorità italiane dopo l’avvio del procedimento ex articolo 88, paragrafo 2, del trattato non hanno apportato alcun elemento che permetta di considerare meno plausibile quest’idea. Al contrario, con riferimento alle indicazioni delle autorità italiane secondo le quali, dato che la crisi non era dovuta ad un problema di mancata produzione, tutte le fasi della coltura erano state portate a termine e soprattutto con riferimento alle spiegazioni dell’organizzazione Asprofrut, che dichiara di avere chiesto alla Regione, e da questa ottenuto, il ritiro dal mercato di un prodotto non danneggiato dalla grandine e corrispondente alle norme di commercializzazione comunitarie, seppur declassato a prodotto industriale a motivo del deterioramento verificatosi tra la data di presentazione della domanda di ritiro e l’inizio delle operazioni di ritiro propriamente dette (cfr. considerando 22 e 25), la Commissione non può che continuare a dubitare del nesso tra l’operazione di ritiro che ha affiancato l’aiuto e una perdita di produzione dovuta ad intemperie. La misura risulta, piuttosto, connessa ad una evoluzione sfavorevole del mercato, in altri termini ad un evento che rientra fra i normali rischi connessi all’esercizio dell’attività agricola.
(31)
Per quanto riguarda i dubbi espressi ai considerando 13, 14 e 15, tutti relativi all'adeguatezza del metodo di calcolo delle perdite, anche se la Commissione dovesse seguire l'impostazione seguita dalle autorità italiane in materia di indennizzo delle perdite dovute a calamità naturali, senza tenere conto delle considerazioni sviluppate al considerando 30, non potrebbe trovare, nelle osservazioni di tali autorità, alcuna informazione che le permetta di intravvedere una giustificazione né all’impiego di un metodo di calcolo delle perdite basato sul fatturato piuttosto che sulla produzione, né alla scelta degli anni di riferimento.
(32)
Per quanto riguarda infatti la scelta del metodo di calcolo, va sottolineato che, se il punto 11.3.2 degli orientamenti prevede la possibilità di adottare un metodo di calcolo delle perdite diverso da quello auspicato, tale altro metodo dovrà permettere di determinare una perdita di produzione (cfr. il principio (5) secondo il quale «la Commissione accetterà … metodi alternativi di calcolo della produzione normale, compresi valori di riferimento regionali, purché sia stato accertato che tali valori sono rappresentativi e non basati su rese eccessivamente elevate»). Il riferimento al fatturato non trova pertanto giustificazione alla luce delle disposizioni contenute al punto 11.3.2 degli orientamenti.
(33)
La Commissione osserva inoltre che, nella lettera nel 16 gennaio 2004, le autorità italiane non avevano apportato alcuna giustificazione in merito alla scelta degli anni di riferimento utilizzati per il calcolo della perdita subita, né avevano chiarito come fosse possibile una perdita di produzione del 20 % e 30 %, mentre le stime di produzione della regione davano atto, per il 2002, di una produzione superiore a quella dei tre anni utilizzati come riferimento per il calcolo delle perdite.
(34)
In assenza di questi elementi di informazione, la Commissione ignora tuttora perché le autorità italiane abbiano utilizzato come punto di riferimento anni durante i quali, per loro stessa ammissione, certe aziende produttrici di pesche e nettarine avevano ottenuto bonifici di interesse su prestiti accordati per l'indennizzo di danni dovuti ad intemperie e che rappresentavano almeno il 35 % della produzione lorda vendibile (come osservato al considerando 15, è difficile immaginare che le colture di pesche e di nettarine abbiano potuto essere risparmiate da intemperie che hanno colpito l'insieme dell'azienda e che, come corollario, un agricoltore la cui azienda sia stata colpita globalmente abbia potuto beneficiare di un aiuto per tutte le sue colture ad eccezione di quelle di pesche e nettarine). La Commissione ignora inoltre come le autorità italiane abbiano potuto giustificare una perdita del 20 % o 30 % con un evento climatico mentre, oltre al fatto che le stime di produzione del 2002 risultavano più favorevoli delle cifre relative ai tre anni utilizzati come riferimento, dalle osservazioni dell’organizzazione Asprofrut risulta che i prodotti ritirati non erano stati danneggiati dalla grandine, ma erano stati declassati a prodotto industriale a causa del deterioramento sopravvenuto fra la data di presentazione della domanda di ritiro e l'inizio delle operazioni di ritiro propriamente dette (cfr. considerando 31).
(35)
In un tale contesto, la Commissione, anche se avesse potuto considerare valida l’impostazione seguita dalle autorità italiane in materia di indennizzo delle perdite dovute a calamità naturali, avrebbe comunque continuato a dubitare dell’adeguatezza delle modalità di calcolo della soglia di perdita che faceva scattare il diritto all’aiuto, del superamento di tale soglia e dell’ammissibilità dei produttori di pesche e nettarine ad un aiuto a norma del punto 11.3 degli orientamenti. Di fatto, l’utilizzo del fatturato (altrimenti detto di un parametro che viene utilizzato nettamente a valle dell’evento climatico) non fa che corroborare quanto constatato al considerando 30, ossia che la misura di ritiro che ha affiancato l’aiuto sembra piuttosto connessa ad una evoluzione sfavorevole del mercato, altrimenti detto ad un evento che rientra fra i normali rischi connessi all’esercizio dell’attività agricola.
(36)
Per quanto riguarda i dubbi evocati al considerando 16, che riguardano l’adeguatezza del metodo di calcolo degli aiuti, nella lettera del 16 gennaio 2004 le stesse autorità italiane hanno riconosciuto l’inadeguatezza del proprio metodo di calcolo dell’aiuto prima di sottolineare che le cifre fornite dovevano permettere alla Commissione di constatare che non poteva esserci sovracompensazione della perdita subita. Anche in questo caso, se la Commissione avesse potuto giudicare valida l’impostazione seguita dalle autorità italiane in materia di indennizzo delle perdite dovute a calamità naturali, di fronte alla riconosciuta inadeguatezza del metodo di calcolo non avrebbe potuto che dubitare della compatibilità dell’aiuto previsto con il mercato comune.
(37)
In realtà il problema fondamentale risiede ancora una volta nel fatto che, come hanno dichiarato le autorità italiane, il pregiudizio subito dalle aziende interessate è imputabile alla mancata vendita del prodotto (cfr. considerando 16) e non alla mancata produzione dello stesso (cfr. considerando 30). Pertanto, la Commissione non può che dubitare, ancora una volta, del fatto che l’aiuto previsto serva fini diversi da quello consistente nell’indennizzare il mancato introito dovuto all’evoluzione sfavorevole del mercato, che rientra fra i normali rischi connessi all’esercizio dell’attività agricola.
(38)
Per quanto riguarda i dubbi espressi ai considerando 17 e 18 (riguardanti l’adeguatezza della base di calcolo degli aiuti, perché le autorità italiane non avevano fornito alcuna precisazione né sulla detrazione delle spese non sostenute dall’agricoltore a motivo delle intemperie, né su quella degli importi eventualmente riscossi nel quadro di una polizza assicurativa e degli aiuti eventualmente ricevuti), la Commissione prende atto del fatto che, nella lettera del 16 gennaio 2004, le autorità italiane si sono accontentate di precisare che dall’aiuto che intendono accordare non dovrebbero essere detratte le spese non sostenute dall’agricoltore perché, non trattandosi di un problema di mancata produzione, tutte le fasi della coltura erano state portate a termine e tutti i relativi costi erano stati sostenuti.
(39)
Di fronte a questa risposta, la Commissione constata che, se è stata abbordata la questione dell’eventuale detrazione delle spese non sostenute dagli agricoltori, non è stata per contro fornita alcuna precisazione circa la detrazione degli aiuti diretti eventualmente riscossi e di qualsiasi altro importo ricevuto nel quadro di una polizza assicurativa. Se la Commissione avesse potuto giudicare valida l'impostazione delle autorità italiane già citata a varie riprese, questa assenza di precisazioni, da sola, sarebbe bastata a far persistere i dubbi da lei nutriti circa la compatibilità della misura con il mercato comune, perché non avrebbe potuto essere sicura che fossero rispettate tutte le condizioni di cui al punto 11.3 degli orientamenti.
(40)
In quanto ai dubbi evocati al considerando 18, che sono connessi al rispetto del punto 11.3.8 degli orientamenti, la Commissione prende atto delle precisazioni trasmesse dalle autorità italiane, secondo le quali l’aiuto sarebbe ripartito in funzione del pregiudizio subito (determinato in funzione del quantitativo consegnato) dai membri dell’organizzazione di produttori, e le stesse autorità vigileranno a che la parte dell’aiuto trattenuta dall’organizzazione di produttori sia destinata a coprire esclusivamente i costi vivi da essa sostenuti. Data questa situazione, anche se avesse potuto giudicare valida l'impostazione seguita dalle autorità italiane, sopra citata, la Commissione non avrebbe potuto che continuare a dubitare del rispetto delle disposizioni contenute al punto 11.3.8 degli orientamenti, dato che il quantitativo consegnato non sarebbe stato un fattore obiettivo di determinazione della perdita subita, perché le operazioni di ritiro hanno riguardato frutta che non era stata danneggiata dalla grandine, ma declassata a prodotto industriale a causa del deterioramento sopravvenuto fra la data di presentazione della domanda di ritiro (cfr. considerando 30) e l’inizio delle operazioni di ritiro propriamente dette, e perché, in assenza di informazioni, peraltro sollecitate, sulla natura delle spese sostenute dall'organizzazione di produttori Asprofrut, non avrebbe potuto essere sicura che queste ultime non fossero state sopravvalutate, ciò che avrebbe comportato la concessione di un aiuto al funzionamento a favore di tale organizzazione.
(41)
In quanto ai dubbi espressi al considerando 19, dovuti all’esistenza di una presunzione di infrazione alle norme che disciplinano l’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli, istituite dal regolamento (CE) n. 2200/96, la Commissione deve constatare che le autorità italiane non hanno presentato alcuna argomentazione che permetta di invalidare tale presunzione. Visto il contesto in cui è stato effettuato il ritiro, ossia un momento in cui le organizzazioni di produttori del Piemonte avevano già esaurito le possibilità di ritiro previste dal regolamento di cui sopra (cfr. considerando 10), la Commissione non può che concludere che la concessione di un aiuto di Stato per ritiri che comportano il superamento delle possibilità fissate sarebbe contrario alle norme che disciplinano l’organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli e che ne risulterebbe perturbato l’ordinato funzionamento del mercato comune.
(42)
Per quanto riguarda infine la questione del pagamento dell’aiuto e l’eventuale cumulo, la Commissione osserva che, nella lettera del 16 gennaio 2004, le autorità italiane avevano precisato che l’aiuto non era stato versato e l’organizzazione di produttori Asprofrut ha confermato di non aver ricevuto alcun importo. Non è stata però apportata alcuna risposta per quanto riguarda la possibilità di cumulare l’aiuto con altri che perseguono gli stessi fini. Ora, un eventuale cumulo potrebbe comportare una sovracompensazione della perdita invocata, contrariamente alle disposizioni del punto 11.3 degli orientamenti.
VI. CONCLUSIONI
(43)
Le considerazioni che precedono dimostrano che l’aiuto previsto a favore dell’organizzazione di produttori Asprofrut per coprire un’operazione di ritiro di pesche e nettarine non può essere considerata come destinata a compensare perdite dovute ad eventi climatici, ma costituisce un mezzo di indennizzazione a favore di certi produttori per il mancato introito dovuto ad un’evoluzione sfavorevole del mercato che rientra fra i normali rischi connessi all’attività agricola. Coprire con un aiuto un normale rischio connesso all’attività agricola equivale ad accordare al beneficiario o ai beneficiari un aiuto al funzionamento incompatibile con il mercato comune.
(44)
Anche se fosse stato possibile considerare valida l’impostazione seguita dalle autorità italiane in materia di indennizzo di una perdita dovuta ad un evento climatico, nelle spiegazioni fornite dalle stesse autorità sussistono troppe zone d’ombra perché la Commissione possa ritenere che l’aiuto sia stato accordato nel rispetto delle disposizioni contenute al punto 11.3 degli orientamenti. Da questo punto di vista, l’aiuto non avrebbe dunque potuto beneficiare né della deroga ex articolo 87, paragrafo 2, punto b), del trattato invocata dalle autorità italiane, né della deroga prevista dall’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), dato che non avrebbe contribuito ad agevolare lo sviluppo del settore. Essa sarebbe stata dunque incompatibile con il mercato comune.
(45)
Sussiste infine la presunzione di infrazione alle disposizioni del regolamento (CE) n. 2200/96. Poiché il ritiro è stato effettuato in un momento in cui si trovavano esaurite le possibilità di ritiro per le organizzazioni di produttori in Piemonte, la concessione di un aiuto al finanziamento di un'operazione al di là dei limiti stabiliti da un regolamento destinato a disciplinare i mercati degli ortofrutticoli a livello europeo rischierebbe di perturbare l'ordinato funzionamento di questi ultimi. A norma del punto 3.2 degli orientamenti, la Commissione non può in alcun caso approvare un aiuto incompatibile con le disposizioni che disciplinano un'organizzazione comune di mercato o che interferirebbe con il corretto funzionamento di quest'ultima. L'aiuto va dunque considerato incompatibile con il mercato comune.
(46)
Non è necessario che la Commissione imponga il recupero dell’aiuto, poiché quest’ultimo non è stato versato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L’aiuto di Stato per un importo di 108 752 EUR al quale l’Italia intende dare esecuzione per porre rimedio alla crisi della coltura della pesca nella regione Piemonte è incompatibile con il mercato comune.
All’aiuto in questione non può pertanto essere data esecuzione.
Articolo 2
L’Italia comunica alla Commissione, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, le misure adottate per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 16 marzo 2004.

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