Document ID: 31987D0585

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 15 luglio 1987
relativa agli aiuti concessi dal governo francese ad un fabbricante di prodotti tessili, di abbigliamento e di carta Boussac Saint Frères
(Il testo in lingua francese è il solo facente fede)
(87/585/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Cominità economica europea, in particolare l'articolo 93 paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni conformemente all'articolo 93, e viste tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I
Con telex del 22 marzo 1984 e lettera del 23 agosto 1984 il governo francese ha informato tardivamente la Commissione, che gli aveva rivolto ripetute richieste in questo senso, di aver concesso aiuti al terzo fabbricante francese di prodotti tessili, di abbigliamento e di carta.
Gli aiuti, versati tra il giugno 1982 e l'agosto 1984, hanno assunto le seguenti forme:
- una partecipazione nel capitale dell'impresa pari a 100,1 milioni di FF da parte dell'IDI (Institut de Développement Industriel), in seguito ceduta a SOPARI (Société de Participation et de Restructuration Industrielle), della quale l'IDI, essa stessa un'impresa pubblica, possiede il 99,4 % delle azioni;
- anticipi in capitale (comptes courants d'actionnaires) da parte della SOPARI per un importo di 380 milioni di FF, concessi sotto forma di prestiti agevolati e corredati di garanzia dello Stato.
Secondo quanto inizialmente affermato dal governo francese, tali conferimenti di capitale erano risultati necessari per finanziare alcuni investimenti, i quali tuttavia non erano né quantificati né descritti.
Le informazioni a disposizione della Commissione all'epoca, hanno reso palese che altri aiuti stavano per essere versati.
In seguito ad un esame preliminare la Commissione è giunta alla conclusione che gli aiuti, versati tra il 1982 e il 1984 non le erano stati preventivamente notificati e li ha pertanto considerati illegali, non avendo il governo francese adempiuto agli obblighi che gli incombono in virtù dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. In considerazione della situazione finanziaria passata e prsente dell'impresa in questione la Commissione ha inoltre ritenuto di dover qualificare l'intervento di IDI/SOPARI a favore dell'impresa stessa come aiuto di salvataggio. Poiché in base alla politica ormai consolidata della Commissione, della quale tutti gli Stati membri erano stati informati con lettera del 24 gennaio 1979, gli aiuti di salvataggio concessi nel corso di un programma di ristrutturazione devono venire limitati ad un breve periodo ed assumere la forma di crediti o prestiti a tassi d'interesse di mercato, gli aiuti in parola non soddisfacevano le condizioni stabilite dalla Commissione.
La Commissione ha ritenuto che gli aiuti già versati fossero stati concessi in violazione delle condizioni alle quali essa aveva subordinato l'approvazione. Il 21 dicembre 1983, del regime francese di aiuti a favore del settore dell'industria tessile e dell'abbigliamento (riduzione degli oneri sociali). La Commissione è giunta alla conclusione che, nella situazione in cui si trovava all'epoca tutta l'industria comunitaria del tessile e dell'abbigliamento, tutti gli aiuti in questione, compresi gli aiuti già concessi e quelli progettati, non avrebbero favorito uno sviluppo adeguato, dal punto di vista comunitario, a controbilanciare le risultanti distorsioni degli scambi e che gli aiuti, favorendo l'impresa in questione in un settore caratterizzato da un elevato volume di scambi e da un'intensa concorrenza, potevano pregiudicare il commercio tra gli Stati membri ed erano quindi incompatibili con il mercato comune.
La Commissione ha pertanto ritenuto che nessuno degli aiuti soddisfaceva le condizioni par la concessione di una delle deroghe di cui all'articolo 92 ed ha iniziato la procedura di cui all'articulo 93, paragrafo 2, primo comma del trattato.
Con lettera del 3 dicembre 1984, la Commissione ha intimato al governo francese di presentare le proprie osservazioni. Gli altri Stati membri e le parti interessate ne sono stati informati rispettivamente il 4 gennaio 1985 e il 19 gennaio 1985.
II
Il governo francese, ha presentato le sue osservazioni nel quadro della procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato con lettere del 4 febbraio, 4 giugno e 11 ottobre 1985, del 5 febbraio, 19 giugno e 21 luglio 1986, del 27 marzo e 21 maggio 1987 nonché nel corso di vari incontri bilaterali, che hanno avuto luogo il 18 ottobre 1985, il 14 maggio e il 4 luglio 1986 e il 27 febbraio, 13 e 19 marzo e 30 aprile 1987. Esso ha fatto presente che il programma di ristrutturazione intrapreso dall'impresa aveva portato alla chiusura di numerosi impianti di produzione, ad una notevole riduzione della manodopera, all'eliminazione di varie catene di prodotti ed alla cessione di alcuni impianti di produzione a produttori indipendenti. Il governo francese ha inoltre dichiarato che l'impresa stava attuando un cosiddetto piano strategico.
Con lettera del 21 luglio 1986, confermata con lettera del 27 marzo 1987, il governo francese ha informato la Commissione che nel frattempo l'impresa aveva ricevuto ulteriori aiuti che andavano ad aggiungersi agli aiuti menzionati nella sua lettera del 23 agosto 1984. Gli aiuti amontavano in totale a 999,9 milioni di FF ed avevano assunto le seguenti forme:
- conferimenti di capitale di 333,1 milioni di FF da parte della SOPARI nel luglio 1982, dopo l'acquisizione da IDI, destinati a ricostituire ed aumentare il capitale sociale;
- conferimenti di capitale di 300 milioni di FF (110 milioni di FF nel giugno 1984 e 190 milioni di FF nel gennaio 1985) da parte dalla SOPARI al medesimo fine e con diritto a dividendi che matureranno nel periodo 1991-2005;
- anticipi per un importo di 36,8 milioni di FF, concessi dalla SOPARI nel giugno 1984 e che devono venire rimborsati a partire dalla fine del 1986;
- prestiti a basso interesse per 100 milioni di FF (dicembre 1982), 60 milioni di FF (dicembre 1983), 35 milioni di FF (dicembre 1984) e 100 milioni di FF (gennaio 1985);
- una riduzione degli oneri sociali per 35 milioni di FF accordata nel giugno 1983.
Il governo francese ha inoltre dichiarato che vari progetti di investimenti nel settore della carta intrapresi negli stabilimenti di produzione di Roanne e Saint-Ouen avevano beneficiato di un premio regionale (prime d'aménagement du territoire) dell'importo di 30 milioni di FF.
In contrasto con le sue dichiarazioni iniziali del 22 marzo 1984 e del 23 agosto 1984, nel corso della procedura il governo francese ha dichiarato che a prescindere dagli interventi necessari per risanare le finanze dell'impresa (633,1 milioni di FF), i quali vanno qualificati come normale comportamento in un'economia di mercato che non ricade sotto il disposto dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, gli altri aiuti non sono stati concessi a fini specifici ma più in generale per la razionalizzazione delle attività dell'impresa nel settore tessile. Tali iniziative di razionalizzazione comportavano investimenti nel settore tessile, il licenziamento ed il pensionamento anticipato di dipendenti, la formazione di lavoratori, la chiusura ed il trasferimento di impianti di produzione.
Nel quadro della procedura sono state ricevute osservazioni da parte di quattro altri Stati membri, sei federazioni industriali ed un'impresa.
III
Gli interventi della SOPARI a favore dell'impresa in questione sono stati effettuati su espressa richiesta del governo francese, che in seguito ha provveduto direttamente a rimborsarli. Qualora i pubblici poteri conferiscano capitali ad un'impresa a delle condizioni che manifestamente non corrispondono alle normali condizioni di un'economia di mercato, il caso deve essere valutato in base all'articolo 92 del trattato. La Commissione ha ribadito la sua posizione al riguardo nella lettera da essa inviata agli Stati membri in data 17 settembre 1984. La presa di posizione, allegata a questa lettera concernente le partecipazioni statali nel capitale di imprese mostra chiaramente che i conferimenti di capitale in parola costituiscono aiuti di Stato. Gli aiuti concessi all'impresa in questione hanno impedito il normale svolgimento del gioco delle forze di mercato, che avrebbe provocato la scomparsa di quest'impresa non competitiva, hanno mantenuto artificialmente in attività l'impresa stessa ed hanno aggravato la struttura delle industrie comunitarie che fanno fronte a difficoltà di ristrutturazione. Il capitale è stato conferito in circostanze che sarebbero inaccettabili per un investitore privato operante in normali condizioni di economia di mercato, dal momento che la situazione finanziaria dell'impresa, ed in particolare il volume del suoi debiti (3 682 milioni di FF nel 1981), non consentiva di prevedere un rendimento normale in dividendi o guadagni (in conto capitale per il capitale investito) entro un periodo ragionevole e che l'impresa, a causa del suo margine di autofinanziamento insufficiente dovuto a persistenti perdite operative e ad altri motivi (macchinario antiquato, eccedenze di dipendenti, saturazione del mercato e dei suoi impianti) sarebbe stata incapace di reperire i fondi necessari sul mercato dei capitali.
Un investitore privato si è dichiarato disposto ad intervenire solo dopo iniezioni di capitale per 633,1 milioni di FF e la concessione degli altri aiuti sopra menzionati. Il fatto che l'investitore abbia rilevato l'impresa per la somma simbolica di 1 FF dimostra a posteriori il carattere di aiuti degli interventi in questione.
Inoltre lo stesso governo ha, almeno implicitamente, riconosciuto il carattere di aiuto di tutti i suoi interventi, ad eccezione della riduzione degli oneri sociali, calcolandone, nella lettera del 21 luglio 1986 presentata nel corso della procedura, un'equivalente sovvenzione netta.
Va infine sottolineato che la Corte di giustizia delle Comunità europee ha precisato le condizioni di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato all'acquisizione di partecipazioni pubbliche (vedi sentenza del 14 novembre 1984 nella causa 323/82, intermilis, e sentenze del 10 luglio 1986 nelle cause 234/84, Meura, e 40/85, Boch). Per stabilire se un apporto di capitale costituisce un aiuto di Stato, la Corte ha stabilito che è necessario esaminare se l'impresa in questione avrebbe ottenuto il finanziamento sul mercato di capitali privato. Quando risulta che l'impresa beneficiaria dell'aiuto non avrebbe potuto sopravvivere senza finanziamenti pubblici in quanto non avrebbe potuto reperire il capitale necessario da un investitore privato, è lecito concludere che il contributo di cui ha beneficiato costituisce un aiuto di Stato.
Nella fattispecie e sulla base dei fatti descritti in precedenza, è improbabile che l'impresa interessata sarebbe stata in grado di reperire sul mercato di capitali fondi sufficienti a garantire la propria sopravvivenza, dato che le imprese private basano le loro decisioni sulla ragionevole possibilità di profitto e non su considerazioni sociali o di politica regionale o settoriale, esse non sarebbero state disposte ad effettuare un tale apporto in capitale. Di conseguenza, gli interventi per 633,1 milioni di FF costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1.
Del pari, gli anticipi e i prestiti a basso interesse nonché la riduzione degli oneri sociali costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, in quanto hanno permesso al beneficiario, mediante fondi pubblici, di non dover sostenere dei costi che avrebbe normalmente dovuto assumere.
Tutti i suddetti aiuti avrebbero pertanto dovuto essere notificati alla Commissione conformemente all'articolo 93, paragrafo 3. Poiché il governo francese aveva omesso di notificare in precedenza gli aiuti in parola, la Commissione non è stata in grado di adottare la sua decisione prima che fosse data esecuzione alle misure in questione. In base al diritto comunitario gli aiuti erano pertanto illeciti sin dal momento della loro erogazione. La situazione causata dal mancato rispetto di tali obblighi è particolarmente grave in quanto gli aiuti sono già stati versati al beneficiario. Inoltre, come confermato dal governo francese, 290 milioni di FF sono stati versati addirittura dopo che il 21 novembre 1984 la Commissione aveva iniziato la procedura formale di esame a norma dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato. Nel caso di specie tutti gli aiuti vanno considerati illegali in base al diritto comunitario. A questo proposito va ricordato che, in considerazione del carattere imperativo e di ordine pubblico delle norme di procedura stabilite dall'articolo 93, paragrafo 3 di cui la Corte ha riconosciuto la diretta applicabilità nella sentenza emessa il 19 giugno 1973 (causa 77/72), non è possibile sanare a posteriori l'illegalità degli aiuti in questione. Di più, tali aiuti sono incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato.
Inoltre nei casi di incompatibilità degli aiuti con il mercato comune, la Commissione può avvalersi di una possibilità offertagli da una sentenza della Corte di giustizia emessa il 12 luglio 1973 nella causa 70/72, confermata dalla sentenza del 24 febbraio 1987 nella causa 310/85, e imporre agli Stati membri di chiedere la restituzione dell'importo degli aiuti concessi illegalmente.
IV
Nei settori, tessile, dell'abbigliamento e della carta gli scambi tra Stati membri sono rilevanti, come comprovato a sufficienza dalle statistiche disponibili, e la concorrenza è molto vivace. L'industria francese che produce circa il 20 % del valore aggiunto di tali settori nella Comunità, partecipa molto attivamente agli scambi intracomunitari, esportando circa il 40 % della sua produzione totale verso altri Stati membri. L'impresa in questione è per importanza il terzo fabbricante francese di prodotti tessili e d'abbigliamento con un fatturato di 4,7 miliardi di FF nel 1986, il 56 % del quale nel settore tessile e dell'abbigliamento, e con interessi largamente differenziati in numerosi gruppi di prodotti tessili. Quinto produttore comunitario di tessili, partecipa attivamente agli scambi intracomunitari esportando il 16 % della sua produzione tessile verso gli altri Stati membri ed un ulteriore 9 % verso paesi terzi. Nel periodo compreso tra il 1982 e la fine del 1984, periodo durante il quale gli aiuti furono versati, le esportazioni di tessili verso gli altri Stati membri hanno registrato un aumento del 32 %.
Gli aiuti in oggetto falsano il gioco della concorrenza in quanto hanno rafforzato in maniera sensibile la posizione finanziaria del beneficiario ed il rendimento dei suoi investimenti e ridotto gli altri costi, ponendolo così in una posizione di vantaggio competitivo nei confronti di altri produttori che hanno intrapreso o intendono intraprendere iniziative analoghe a proprie spese. Inoltre una parte degli aiuti ha contribuito a risanare le finanze dell'impresa, che in circostanze normali avrebbe cessato di esistere nel 1981. La distorsione alla concorrenza che ne risulta è notevole. Apporti di fondi per 999,9 milioni di FF (senza tener conto del premio regionale (PAT) di 30 milioni di FF) destinati a risanare le finanze dell'impresa, a coprire i costi della razionalizzazione, in particolare alcuni investimenti nel settore tessile, hanno ridotto i costi normalmente imputabili all'impresa in misura tale da porla in una posizione di notevole vantaggio nei confronti dei suoi concorrenti che non beneficiano di aiuti.
Quando l'aiuto finanziario di uno Stato rafforza la posizione di un'impresa nei confronti di altre imprese concorrenti del mercato comune, si deve ritenere che queste ultime ne abbiano subito un pregiudizio. Nella fattispecie, gli aiuti che hanno consentito all'impresa di sopravvivere, dopo essere stata assoggettata nel 1981 all'amministrazione controllata e, che hanno considerevolmente ridotto i costi di razionalizzazione e di modernizzazione che essa avrebbe dovuto sopportare, possono incidere sugli scambi e falsare o minacciare di falsare la concorrenza fra gli Stati membri, favorendo detta impresa ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato. Questa disposizione stabilisce che gli aiuti aventi le caratteristiche in esso enunciate sono incompatibili con il mercato comune.
Le deroghe al principio dell'incompatibilità stabilite dall'articolo 92, paragrafo 2 non sono applicabili nella fattispecie, tenuto conto del carattere degli aiuti, e degli obiettivi che essi perseguivano.
L'articolo 92, paragrafo 3 elenca gli aiuti che possono essere considerati compatibili con il mercato comune. La compatibilità con il trattato va determinata nel contesto della Comunità e non in quello di un singolo Stato membro. Per assicurare il buon funzionamento del mercato comune e il rispetto dell'articolo 3, lettera f) del trattato, è opportuno, quando si esamina un regime di aiuti e le sue applicazioni, interpretare restrittivamente le deroghe al principio enunciato all'articolo 92, paragrafo 1, così come definite al paragrafo 3 del medesimo articolo. Accordare il beneficio di dette deroghe ad aiuti che non contribuiscono alla realizzazione di uno degli obiettivi stabiliti dall'articolo 92, paragrafo 3 o che non sono necessari al conseguimento di detti obiettivi equivarrebbe a concedere indebitamente vantaggi a determinati settori o imprese, non facendo altro che « puntellare » la loro situazione finanziaria e rischiando di alterare le condizioni degli scambi tra gli Stati membri e di falsare il gioco della concorrenza senza che ciò sia giustificato dall'interesse comunitario, come richiesto dall'articolo 92, paragrafo 3.
Il governo francese non è stato in grado di indicare, e la Commissione non è stata in grado di ravvisare alcun motivo che permettesse di collocare gli aiuti in una della categorie di cui all'articolo 92, paragrafo 3.
V
Nel periodo durante il quale l'impresa ha beneficiato degli aiuti in parola la sua attività si svolgeva essenzialmente nel settore tessile e dell'abbigliamento e il governo francese ha descritto l'impresa come « il primo gruppo tessile francese » in effetti, tale impresa è il terzo gruppo tessile francese e il quinto nella Comunità. Di conseguenza, e dato che il governo francese ha informato la Commissione che gli investimenti nel settore della carta non hanno beneficiato degli aiuti, salvo un premio regionale di 30 milioni di FF concesso in base ad un regime di aiuti regionali approvato dalla Commissione, il rimanente aiuto di 999,9 milioni di FF è pienamente soggetto al rispetto delle condizioni disciplinanti gli aiuti all'industria tessile e dell'abbigliamento così come definite negli orientamenti fissati dalla Comunità nel 1971 e nel 1977 per gli aiuti a tali settori e comunicate agli Stati membri con lettere del 30 luglio 1971 e del 4 febbraio 1977.
Tali orientamenti contengono vari criteri elaborati dalla Commissione in collaborazione con esperti nazionali, al fine di fornire ai governi degli Stati membri linee direttrici per eventuali interventi nel settore in questione. Negli orientamenti del 1971 la Commissione sottolinea che gli aiuti al settore tessile e dell'abbiglamento, settore caratterizzato da una forte concorrenza a livello comunitario, rischiano di falsare la concorrenza e ciò è inaccettabile per i concorrenti che non beneficiano di aiuti. Questa considerazione vale in particolare per gli aiuti alla modernizzazione e alla razionalizzazione, che in genere incidono significativamente sulla competitività.
Avendo i successivi sviluppi confermato i suoi timori, la Commissione ha precisto la propria posizione nel 1977, in particolare per quanto riguarda gli aiuti agli investimenti di razionalizzazione e modernizzazione.
Nel corso degli ultimi dieci anni l'industria comunitaria del tessile e dell'abbigliamento ha conservato un'evoluzione estremamente rapida. Sotto la pressione della concorrenza dei paesi terzi la produzione è diminuita sia sui mercati tradizionali di esportazioni che sul mercato comunitario. Tra il 1975 ed il 1985 sono andati perduti 1 milione di posti di lavoro, ossia quasi il 40 % dell'occupazione totale nel settore. La gravità e il perdurare della crisi hanno costretto le imprese del settore a ristrutturare e modernizzare i loro impianti di produzione. Ne è risultato che il settore è stato in grado di adattarsi e di recuperare progressivamente la sua competitività e redditività. Il ruolo importante giocato dall'inquadramento comunitario degli aiuti all'industria tessile, che ha permesso di ristabi lire un certo equilibrio e di mantenere o ripristinare una vera economia di mercato, è stato largamente riconosciuto. Tuttavia, poiché il settore resta molto vulnerabile (il fatto che continui ad essere sottoposto ad una concorrenza internazionale estremamente vivace ne costituisce un motivo non trascurabile), la Commissione ritiene che l'assenza di coordinamento degli interventi pubblici sarebbe in contrasto con l'interesse della Comunità, soprattutto perchè rischierebbe di compromettere seriamente le iniziative passate e presenti dei produttori comunitari del settore tessile e dell'abbigliamento per adeguarsi alle mutate condizioni di mercato. Di conseguenza la Commissione continua ad accordare la più grande importanza alla presa in considerazione da parte degli Stati membri dei summenzionati orientamenti.
Gli aiuti in parola non soddisfano varie condizioni stabilite negli orientamenti. In primo luogo questi ultimi non prevedono la concessione di aiuti destinati a mantenere un'impresa in attività. Al contrario, per quanto riguarda il settore tessile, si è sempre ritenuto, a buon diritto, che il salvataggio di imprese in difficoltà non contribuisce a migliorare in modo durevole la situazione dell'industria né a livello nazionale né a quello comunitario, bensì che misure di questo tipo pregiudichino le condizioni di concorrenza del mercato senza migliorare la competitività del settore, presupposto indispensabile per la sua ripresa e affermazione sul mercato internazionale.
In secondo luogo, gli orientamenti prevedono che gli aiuti al settore tessile devono essere limitati ad un breve periodo. Nella fattispecie questa condizione non è stata soddisfatta, in quanto gli aiuti sono stati versati dal luglio 1982 al gennaio 1985. Inoltre, in base agli stessi orientamenti gli aiuti debbono mirare a rendere il beneficiario a breve termine abbastanza competitivo da garantirne la sopravvivenza sul mercato internazionale dei tessili. Ora, l'impresa in questione, ha continuato a subire gravi perdite, che nel solo periodo compreso tra il luglio 1982 e la fine del 1986 sono state pari a 1 161 milioni di FF, per cui anche questa altra condizione non è stata soddisfatta.
In terzo luogo, gli orientamenti prevedono che debba esistere una relazione diretta tra gli aiuti e le operazioni che ne beneficiano. Ora, il governo francese ha informato la Commissione che parte degli interventi finanziari miravano in generale a risanare le finanze dell'impresa in questione, mentre il resto degli aiuti furono concessi allo scopo generale di razionalizzare l'impresa stessa, senza essere destinati direttamente a progetti specifici e ben definiti.
Ne deriva che un'altra condizione enunciata negli orientamenti non è stata soddisfatta. Poiché non sussiste un collegamento diretto tra gli aiuti e le operazioni che ne beneficiavano, non è possibile valutare l'effetto degli aiuti sulle operazioni medesime.
Infine, gli orientamenti precisano che gli aiuti non devono pregiudicare la concorrenza e gli scambi in misura superiore all'indispensabile. A questo proposito va sottolineato che nei tre anni durante i quali gli aiuti sono stati versati, ovvero dal luglio 1982 al gennaio 1985, l'impresa in questione ha incrementato del 32 % le sue esportazioni di prodotti tessili verso gli altri Stati membri, il che dimostra chiaramente che gli aiuti hanno effettivamente influito sugli scambi. L'inversione di tendenza avutasi successivamente e che corrisponde al deterioramento generale della performance all'esportazione dell'industria francese nel 1985 e nel 1986, non può in alcun modo modificare tale conclusione.
In considerazione di quanto precede deve concludersi che tutti gli aiuti in questione sono stati concessi in contrasto con gli orientamenti comunitari sugli aiuti all'industria tessile e dell'abbigliamento.
VI
Il 21 dicembre 1983, la Commissione ha deciso di ritirare le sue obiezioni all'applicazione di un regime francese di aiuti a favore dell'industria tessile e dell'abbigliamento sotto forma di una riduzione degli oneri sociali. Con lettera del 3 gennaio 1984, la Commissione ha informato il governo francese che in seguito alle modifiche da esso proposte, le misure adottate potevano essere considerate compatibili con il mercato comune. Gli aiuti concessi a singole imprese nel contesto del regime di aiuti settoriali potevano beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato solo qualora tutte le condizioni del regime, tali quali ammesse della Commissione, fossero soddisfatte. Le seguenti condizioni, a cui è assoggettato il regime di riduzione degli oneri sociali, sono particolarmente importanti nel caso di specie:
- Le imprese che presentano un rapporto inferiore a 1: 2 tra capitale proprio e debiti a lungo e breve termine non sono considerate redditizie e non possono beneficiare di aiuti né in base al programma, né a titolo di qualsiasi altro regime a finalità generale, regionale o specifica.
Ora, tale condizione non era soddisfatta dell'impresa in questione; nel 1981 essa aveva presentato il proprio bilancio nel quale figuravano debiti a lungo e breve termine per più di 3 682 milioni di FF e dove appariva che aveva usato tutto il proprio capitale per coprire le perdite. Nel 1985 essa si trovava ancora in una situazione di crisi finanziaria.
Di conseguenza l'impresa non avrebbe dovuto beneficiare di alcun aiuto, né a favore dell'industria tessile e dell'abbigliamento né ad altro titolo.
- L'intensità massima degli aiuti concessi a favore di singole imprese del settore tessile e dell'abbigliamento nel quadro del regime settoriale e di ogni altro regime a finalità generale, regionale o specifica, non può superare il 25 % equivalente sovvenzione netta in rapporto agli investimenti effettuati.
Ora gli aiuti accordati nel caso presente ammontano a 999,9 milioni di FF: di essi 675 milioni di FF sono stati accordati a favore degli investimenti nel settore tessile/abbigliamento durante il periodo 1981-1986.
L'equivalente sovvenzione è pertanto del 121,25 %. L'equivalente sovvenzione netta, che è tuttavia priva di significato a causa delle continue perdite subite dall'impresa nel corso del periodo in questione, sarebbe pari al 66,69 %. Entrambe le percentuali superano dunque di molto il massimale del 25 %.
Die conseguenza, la concessione di tali aiuti viola le condizione alle quali è sottomesso il regime di aiuti all'industria tessile.
- Gli aiuti possono essere concessi solo a scopo d'investimento e se le imprese sono in grado di contribuire con i propri fondi almeno al 50 % del costo degli investimenti.
Nel caso in esame la società ha ricevuto aiuti per un importo di 999,9 milioni di FF ed ha effettuato investimenti nel settore tessile per 675 milioni di FF fino al 1986, per cui la percentuale richiesta non è rispettata. L'importo degli aiuti concessi è addirittura superiore del 48 % a quello degli investimenti.
Di conseguenza la concessione di tali aiuti viola le condizioni collegate al regime di aiuti:
- Gli aiuti possono venire concessi unicamente per veri e propri investimenti di ristrutturazione.
Nella fattispecie, tuttavia, dalle informazioni sugli investimenti effettuati nell'impresa fornite dal governo francese nel quadro della presente procedura risulta che gli aiuti sono soltanto serviti a finanziare la modernizzazione degli impianti di produzione allo scopo di mantenerli in attività, senza apportarvi alcuna modifica fondamentale. Gli investimenti sono serviti unicamente a sostituire attrezzature completamente superate onde riacquistare la competitività da lungo tempo perduta. Perfino i vari esempi di investimenti apparentemente ad alto contenuto tecnologico forniti dal governo francese dimostrano solo un adattamento molto tardivo a un'evoluzione delle tecniche e dei processi di produzione intervenuti peraltro nell'industria tessile della Comunità da cinque a dieci anni prima.
Di conseguenza, tali investimenti non possono essere considerati come una vera e propria ristrutturazione ed avrebbero dovuto essere effettuati utilizzando i fondi dell'impresa, senza aiuti di Stato.
Inoltre la Commissione ha sempre ritenuto che soprattutto nel settore tessile e dell'abbigliamento gli investimenti effettuati da un'impresa allo scopo di restare sul mercato o di mantenere il suo livello di affari senza operare alcuna modifica fondamentale non possono beneficiare della concessione di aiuti.
Nelle osservazioni presentate nel corso del procedimento, il governo francese, oltre a sottolineare i tentativi d'investimento intrapresi dall'impresa, fa altresì notare l'importanza della riduzione di manodopera operata nel quadro del processo di razionalizzazione.
Se è esatto che l'impresa ha proceduto a una riduzione considerevole dei suoi effettivi tramite licenziamenti, pensionamenti anticipati ed il trasferimento di lavoratori ad altri produttori indipendenti che hanno continuato a produrre negli impianti da essi acquisiti, non va dimenticato che tali riduzioni erano necessarie alla sopravvivenza dell'impresa, che presentava notevoli eccedenze di personale praticamente in tutti i reparti. Questo fatto è stato confermato dal governo francese in varie occasioni. Per di più, ogniqualvolata vengono effettuati investimenti in macchinari tessili senza che ne risulti un aumento delle capacità, come affermato dalla Francia, è inevitabile operare notevoli riduzioni del personale.
A proposito della riduzione della manodopera va inoltre ricordato che negli ultimi 10 anni l'industria tessile e dell'abbigliamento della Comunità ha intrapreso, nel quadro della disciplina comunitaria sugli aiuti, importanti sforzi di ristrutturazione che hanno portato alla soppressione di più di 1 milione di posti di lavoro e che ciò ha comportato notevoli sacrifici sia sul piano sociale che regionale. Queste riduzioni, inoltre, sono state finanziate dall'industria stessa, dal momento che le direttive comunitarie non prevedono aiuti di Stato a tal fine. La gravità e la durata della crisi del settore tessile nelle Comunità hanno costretto altre imprese ad adottare provvedimenti radicali per adeguarsi alla situazione senza alcuna aiuto dello Stato, nonostante le difficoltà finanziarie che esse hanno avuto e i problemi da esse incontrate per ridurre la manodopera con necessarie misure draconiane di ristrutturazione.
Nel caso in esame, tuttavia, gli aiuti contestati hanno consentito all'impresa di concedere generose liquidazioni ai propri lavoratori; di conseguenza, essa è stata in grado di razionalizzare più decisamente e quindi di rafforzare la propria produttività in misura maggiore di altre imprese e di quanto le sarebbe stato possibile se avesse dovuto finanziare da sola tali operazioni.
Infine, il governo francese sostiene che le capacità sono state notevolmente ridotte. A questo proposito va sottolineato che, in primo luogo, il concetto di capacità non ha molto significato per l'industria tessile e dell'abbigliamento, ove la gamma di prodotti è estremamente eterogena. Questo è sempre stato il punto di vista sia della Commissione che degli esperti nazionali. Ciò vale anche per l'impresa in questione poiché, data la sua vasta gamma di prodotti, le modifiche di capacità possono al massimo indicare un andamento tendenziale.
In secondo luogo, alcune riduzioni sono dovute unicamente a recenti sviluppi del mercato, poiché in alcuni comparti dell'industria tessile, come ad esempio in quello dei tessuti di lino e di cotone che rivestono grande rilevanza per l'impresa in questione, la domanda ha registrato una notevole contrazione, per cui tutte le imprese della Comunità hanno dovuto adattarsi alla nuova situazione.
In terzo luogo, altre riduzioni risultano dallo smantellamento di macchinario totalmente superato, in parte acquisito prima della prima guerra mondiale e che negli ultimi anni non era stato comunque utilizzato a scopi di produzione.
In quarto luogo, se si confrontano i dati sulle riduzioni di capacità con il fatturato effettivo dell'impresa (a prezzi constanti del 1982) la riduzione reale risulta molto meno spettacolare. In considerazione del fatto che numerosi impianti di produzione (27 impianti con complessivi 4 730 posti di lavoro) sono stati trasferiti ad altri produttori che hanno continuato a produrre prodotti tessili, in pratica è impossibile rivendicare una reale diminuizione interna della produzione. E anche se si accetta una tale argomentazione, va ricordato che, in conseguenza del marcato rallentamento dell'aumento del consumo di prodotti tessili nella Comunità (che addirittura a volte è diminuito) e del parallelo aumento delle esportazioni dei paesi in via di sviluppo verso la Comunità, attualmente la produzione dell'industria tessile europea è inferiore di circa il 15 % ai livelli del 1973. Tenuto conto di questa situazione, l'andamento della produzione dell'impresa in questione non è affatto spettacolare, per cui non può affermarsi che l'impresa stessa abbia affrontato un processo di ristrutturazione particolarmente gravoso.
Per di più, va sottolineato che di recente l'impresa ha annunciato ufficialmente che nel settembre 1987 intende incrementare notevolmente le sue capacità, soprattutto nel settore del lino. Questa iniziativa mette a repentaglio le presenti riduzioni di capacità di cui sopra e rende ancor meno affidabili le informazioni relative a tali riduzioni, che sono state comunicate dalle autorità francesi.
In considerazione di quanto precede deve concludersi che gli aiuti sono stati concessi all'impresa in violazione delle condizioni a cui era sottoposto all'epoca, il regime francese di aiuti all'industria tessile e dell'abbigliamento. Siffatta conclusione non è inficiata dall'osservazione formulata dal governo francese nel corso della procedura, secondo cui parte degli aiuti concernevano il risanamento delle finanze dell'impresa. Poiché la decisione della Commissione relativa al regime di aiuti sotto forma di riduzione degli oneri sociali riguardava anche altri tipi di aiuti oltre a quelli concessi in base a detto regime, questi ultimi non sfuggono alle condizioni collegate al regime in parola.
Va inoltre sottolineato che nel giugno 1983 sono stati versati all'impresa 35 milioni di FF in base al regime di riduzione degli oneri sociali. Ciò significa che l'aiuto è stato concesso in base ad un regime relativamente al quale la Commissione, il 12 gennaio 1983, aveva adottato la decisione finale negativa 83/245/CEE (1), notificata al governo francese con lettera del 21 gennaio 1983. In base alla decisione la Repubblica francese era tenuta, a decorrere dalla data di notifica, a non concedere ulteriori aiuti in base al regime in questione ed a sopprimere il medesimo entro un mese. Il caso in esame rappresenta una prova irrefutabile del fatto che il governo francese ha continuato a versare gli aiuti previsti dal suddetto regime e che non ha adottato alcun provvedimento volto a sopprimere il medesimo entro i termini stabiliti dalla decisione. Questo fatto è stato pienamente accertato dalla Corte di giustizia nella sua sentenza emessa il 15 novembre 1983 nella causa 52/83.
VII
Per quanto riguarda gli aiuti versati per risanare le finanze dell'impresa, va sottolineato che con lettera del 24 gennaio 1979 la Commissione aveva informato gli Stati membri delle condizioni alle quali gli aiuti di salvataggio possono venire considerati compatibili con il mercato comune. Gli aiuti di salvataggio, che possono venire concessi per mantenere in attività un'impresa unicamente mentre si indaga sulle cause delle sue difficoltà e sui rimedi da apportarvi, devono soddisfare in particolare i seguenti riquisiti:
- trattarsi di aiuti sotto forma di garanzie su prestiti o prestiti con inclusi tassi di mercato.
Nessuno degli aiuti ricevuti dall'impresa in questione soddisfa tale requisito.
- Gli aiuti possono essere versati soltanto per un periodo in genere non superiore a sei mesi, indispensabile per adottare le misure di risanamento necessarie e realizzabili.
Nella fattispecie gli aiuti di salvataggio, che hanno assunto la forma di un conferimento di capitale, non sono stati concessi per un periodo breve e predeterminato e nessun prezzo di vendita è stato fissato. La concessione degli aiuti non è stata subordinata al soddisfacimento di alcuna condizione imposta all'impresa. Essi miravano unicamente a mantenere quest'ultima sul mercato e non sono stati recuperati. Per di più, gli aiuti sono stati concessi senza che le misure di risanamento necessarie e attuabili fossero state previste.
- Gli aiuti non devono avere effetti negativi sull'industria degli altri Stati membri.
Tuttavia nella fattispecie l'impresa in questione partecipa molto attivamente agli scambi intracomunitari. Come dimostrato in precedenza, gli aiuti hanno ridotto in maniera sensibile i costi dell'impresa. Essi le
hanno consentito di aumentare le sue esportazioni verso altri Stati membri del 32 % tra il 1982 e la fine del 1984, il che, in considerazione del fatto che all'epoca (1984) l'impresa era il terzo produttore di tessili francese e il quinto della Comunità conferma la presunzione di distorsione della concorrenza.
- I casi di una certa importanza devono venire notificati preventivamente alla Commissione.
Poiché il caso della società in questione, in considerazione dell'importo degli aiuti e della dimensione dell'impresa stessa, deve essere considerato rilevante, il governo francese non ha rispettato l'obbligo che gli incombe a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato di notificare gli aiuti in tempo utile alla Commissione perchè essa presenti le sue osservazioni e se necessario, inizi la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2. Va ricordato che una notevole parte degli aiuti è stata addirittura versata all'impresa dopo l'inizio di detta procedura.
Infine, dalla giurisprudenza della Corte di giustizia nelle cause 234/84 e 40/85, già menzionate in precedenza, risulta chiaramente che gli aiuti di salvataggio non possono beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92 quando non contribuiscono a ripristinare la reddititività dell'impresa beneficiaria, vale a dire quando non ci si può aspettare che quest'ultima possa operare redditivamente senza ulteriori aiuti entro un periodo ragionevole, in particolare quando il settore comunitario interessato risente di un eccesso di capacità. Nella fattispecie, sono stati erogati ulteriori aiuti per importi rilevanti.
In considerazione di quanto precede deve concludersi che gli apporti finanziari non hanno soddisfatto numerose condizioni collegate agli aiuti di salvataggio, così come stabilite dalla Commissione, nella sua lettera agli Stati membri del 24 gennaio 1979 e definite dalla Corte di giustizia nelle sentenze sopra menzionate.
VIII
Di conseguenza, va osservato che tali aiuti hanno ridotto artificialmente i costi che il produttore di prodotti tessili, dell'abbigliamento e di carta in questione avrebbe di norma dovuto sopportare. Essi gli hanno conferito un indebito vantaggio, ed hanno rafforzato la sua situazione finanziaria rispetto ad altre imprese del settore interessato, le quali nel corso degli ultimi anni sono state costrette a razionalizzare e modernizzare la loro produzione senza aiuti finanziari.
Per quanto riguarda la deroga prevista dall'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato a favore di « aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche », risulta dalle osservazioni che precedono che, gli aiuti hanno agevolato lo sviluppo dell'impresa in oggetto, al contempo essi hanno pregiudicato le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune. Essi hanno mantenuto l'impresa sul mercato in un settore nel quale il volume degli scambi intracomunitari è molto elevato e la concorrenza molto vivace. Essi hanno ridotto i costi dell'impresa in questione e indebolito la posizione concorrenziale di altri produttori comunitari, contribuendo così all'agravamento della pressione su questi ultimi e a far diminuire i prezzi sul mercato comune; hanno giocato a discapito degli altri produttori, con il rischio di costringere al ritiro dal mercato imprese che hanno finora sopravissuto grazie a ristrutturazioni e miglioramenti di produttività e qualità effettuati con le loro proprie risorse. Gli aiuti hanno dunque favorito l'impresa beneficiaria, che è stata artificialmente salvata dal fallimento e la cui posizione sul mercato non è più determinata unicamente dalla sua efficienza, qualità e risorse. Di conseguenza non può ritenersi che gli aiuti di cui essa ha beneficiato presentino una giustificazione sotto il profilo dell'interesse comunitario che potrebbe controbilanciare i loro effetti distorsivi sugli scambi.
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) relative agli aiuti destinati a favorire o agevolare lo sviluppo di determinate regioni, va osservato che nelle zone interessate il tenore di vita non è anormalmente basso e non si registra una grave forma di sottoccupazione ai sensi della deroga di cui alla lettera a). Inoltre il governo francese non ha fatto valere tale deroga. Poiché gli aiuti erano destinati ad una singola impresa operante in un determinato settore economico, indipendentemente dalla sua sede geografica, essi non erano né destinati né atti a promuovere lo sviluppo di determinate regioni come previsto dalla deroga di cui alla lettera c). La presente decisione non riguarda gli aiuti versati all'impresa sotto forma di premio regionale di pianificazione (PAT) allo scopo di promuovere lo sviluppo di determinate regioni.
Per quanto riguarda le deroghe stabilite dall'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), è evidente che gli aiuti in questione non erano destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia francese. Aiuti specifici a favore di un'unica impresa del settore tessile, dell'abbigliamento e della carta non sono atti a porre rimedio al tipo di situazione descritta nell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b).
In conclusione gli aiuti in questione sono illegittimi poiché il governo francese non ha soddisfatto gli obblighi che gli incombono a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Inoltre gli aiuti non soddisfano le condizioni per beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafi 2 e 3 del trattato.
IX
Come sottolineato in precedenza, in casi di questo genere la Commissione può imporre agli Stati membri di chiedere la restituzione degli aiuti concessi illegalmente.
Nella fattispecie l'impresa ha ricevuto aiuti per un importo molto elevato rispetto agli investimenti da essa effettuati e alle sue dimensioni; addirittura superiore agli importi proposti per altri regimi di aiuti nazionali respinti dalla Commissione perchè comportanti il pericolo di potenziali distorsioni della concorrenza, quali il regime francese di prelievi parafiscali a favore dell'industria tessile e dell'abbigliamento [decisione negativa finale 85/380/CEE (1)], il regime di aiuto a favore dell'industria tessile e dell'abbigliamento proposto dal Regno Unito [decisione negativa finale 85/305/CEE (2)] e il regime di aiuti belga del 1984 a favore dell'industria tessile e dell'abbigliamento [decisione negativa finale 84/564/CEE (3)].
Inoltre la gravità e la rilevanza della violazione del diritto comunitario nella fattispecie richiedono l'adozione di misure adeguate.
Di conseguenza, poiché gli aiuti in questione non sono in alcun modo giustificati, l'impresa beneficiaria è tenuta a restituirli. Sulla base delle modalità di concessione dei vari aiuti, vale a dire le date dei versamenti e, se del caso, i tassi di interessi applicati, i periodi di rimborso, i dividendi, ecc., quali comunicate dal governo francese alla Commissione, il beneficio economico effettivo dei vari aiuti è pari ai seguenti importi:
- FF 333,1 milioni sotto forma di conferimenti di capitale del 1982,
- FF 207,16 milioni sotto forma di conferimenti di capitale ulteriori,
- FF 7,04 milioni sotto forma di anticipi,
- FF 103,56 milioni sotto forma di più prestiti a basso interesse,
- FF 35,0 milioni per la riduzione degli oneri sociali.
Di conseguenza il vantaggio economico totale si eleva a FF 685,86 milioni.
Nel corso della procedura con lettera del 21 maggio 1987 il governo francese ha sostenuto che non vi è motivo di imporre il rimborso di importi superiori alle somme effettivamente versate (pari a circa 1 miliardo di FF), che devono ancora venire rimborsate alla SOPARI e alle autorità francesi.
A questo proposito va innanzitutto sottolineato che quando nel 1981 venne iniziata la procedura di fallimento nei confronti dell'impresa, i crediti del settore pubblico, pari a 450 milioni di FF, costituivano una notevole quota del passivo dell'impresa. Il concordato raggiunto nel 1985 prevedeva l'obbligo di rimborsare l'84,4 % del crediti del settore pubblico, ossia 380 milioni di FF. Il rimborso di altri debiti precedenti è completamente indipendente dagli aiuti di Stato considerati nella fattispecie, per cui la Commissione non può assolutamente tenerne conto.
In secondo luogo, per quanto riguarda i prestiti a basso interesse concessi all'impresa tra il 1982 e il 1985, è ovvio che l'importo di 336,8 milioni di FF (compresi gli anticipi di 36,8 milioni di FF) dovrà essere restituito. Infine, il diritto ai dividendi connesso al conferimento di capitale da parte di SOPARI frutterà 300 milioni di FF tra il 1991 e il 2005. Naturalmente si è tenuto pienamente conto di entrambi i fatti in sede di calcolo dell'equivalente sovvenzione e dell'incidenza finanziaria degli aiuti.
X
Nel quadro del programma di razionalizzazione 27 impianti di produzione con una manodopera complessiva di 4 730 dipendenti sono stati trasferiti a imprese indipendenti allo scopo di conservare i posti di lavoro e di proseguire la produzione nel settore tessile. Queste imprese indipendenti si sono dichiarate disposte a rilevare gli impianti solo a condizione di ricevere un aiuto finanziario per posto di lavoro mentenuto da parte dell'impresa che desiderava liberarsi degli impianti stessi e dei dipendenti. Per razionalizzare la produzione e accrescere la produttività, quest'ultima ha pagato un totale di 521 milioni di FF. L'importo medio pagato per ciascun lavoratore è stato molto elevato, pari a circa 110 000 FF. Pur non essendo stati concessi direttamente a questo scopo, gli aiuti sono andati a vantaggio dell'operazione, come ha dichiarato il governo francese nel corso della procedura.
Va osservato che gli aiuti in parola hanno ridotto artificialmente i costi che l'impresa interessata avrebbe normalmente dovuto sopportare. Altre imprese concorrenti della Comunità hanno dovuto assumersi questi costi, negli ultimi anni, finanziandoli con i propri fondi, prezzo necessario e normale da pagare per la razionalizzazione. Quando il governo francese si è assunto quest'onere l'impresa ha potuto disporre di ulteriori fondi da utilizzare a scopo d'investimento o ad altri fini. Di conseguenza, anche questi aiuti hanno influito sulle condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune e devono pertanto essere rimborsati.
Tuttavia poco dopo il loro trasferimento 13 impianti con una manodopera di 3 153 dipendenti, pari al 66,66 % del numero complessivo di posti di lavoro trasferiti, sono stati costretti a chiudere ed a cessare definitivamente la produzione nel settore tessile. L'importo di 347,3 milioni di FF versato a Boussac Saint Frères per agevolare i trasferimenti è in effetti andato a beneficio dell'impresa in quanto l'ha liberata di costi che altrimenti essa stessa avrebbe dovuto sopportare. Tuttavia, dal momento che i suddetti impianti di produzione sono stati chiusi, può ritenersi che l'aiuto sia stato soppresso. Di conseguenza, non è necessario recuperare questo auito, pari a 347,3 milioni di FF, vale a dire il 66,66 % dell'importo complessivo versato per i trasferimenti, sicché tale importo può venire dedotto dal totale complessivo di 685,86 milioni di FF ricevuto dall'impresa.
Pertanto, sull'importo complessivo degli aiuti illegalmente ricevuti dalle imprese che rappresentano un beneficio economico reale pari a 685,86 milioni di FF, deve essere restituita la somma di 338,56 milioni di FF.
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
I conferimenti di capitale per 633,1 milioni di FF effettuati dalla SOPARI, in seguito a trasferimento da IDI, i prestiti agevolati per 331,8 milioni di FF e le riduzioni degli oneri sociali per 35 milioni di FF concessi in base ai rispettivi regimi di aiuti per il settore tessile e dell'abbigliamento a Boussac Saint Frères, uno dei più importanti fabbricanti nei settori del tessile, dell'abbigliamento e della carta nel periodo 1982-1985, dei quali il governo francese ha informato tardivamente la Commissione con telex del 22 marzo e lettera del 23 agosto 1984 nonché, nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE, con lettere del 4 febbraio, 4 giugno, 11 ottobre 1985, 5 febbraio, 19 giugno e 21 luglio 1986, 27 marzo e 21 maggio 1987, sono illegali in quanto sono stati concessi in violazione delle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE. Essi sono inoltre incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato.
Articolo 2
Del suddetto importo, che ha conferito benefici economici per un totale di 685,86 milioni di FF, deve essere recuperata una somma di 338,56 milioni di FF.
Articolo 3
Il governo francese informa la Commissione, entro due mesi dalla data di notifica della presente decisione, delle misure adottate per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 15 luglio 1987.

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