Document ID: 31990R0165

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REGOLAMENTO (CEE) N. 165/90 DELLA COMMISSIONE
del 23 gennaio 1990
recante istituzione di un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di microcircuiti elettronici, detti DRAM (memorie dinamiche ad accesso casuale), originari del Giappone, ed accettazione degli impegni offerti da alcuni esportatori nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni degli stessi prodotti, nonché chiusura dell'inchiesta nei confronti di tali esportatori
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell' 11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare gli articoli 10 e 11,
previa consultazione in seno al comitato consultivo istituito a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel febbraio 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea dei produttori di componenti elettronici (EECA) in rappresentanza di pressoché tutti i produttori, effettivi e potenziali, di DRAM. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di DRAM originarie del Giappone e al pregiudizio notevole, in forme diverse, da esse provocato ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Gli elementi di prova sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(2) Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di microcircuiti elettronici, detti DRAM (memorie dinamiche ad accesso casuale), che al momento dell'apertura del procedimento erano classificate alla voce ex 85.21 D della tariffa doganale comune e corrispondevano ai codici Nimexe ex 85.21-47, ex 85.21-69 e ex 85.21-71, originari del Giappone ed ha aperto un'inchiesta. A decorrere dal 1o gennaio 1989 le DRAM rientrano nei codici NC ex 8542 11 10, ex 8542 11 30 e ex 8542 11 71.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti e ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare per iscritto le loro osservazioni e di essere sentite.
(4) Tutti gli esportatori giapponesi noti, gli importatori nella Comunità ad essi collegati e tutte la società comunitarie ricorrenti hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni. Altri due esportatori giapponesi si sono manifestati entro i termini fissati e hanno presentato osservazioni scritte.
(5) Altri tre esportatori giapponesi si sono manifestati in una fase successiva del procedimento ed hanno fornito informazioni.
(6) Hanno inoltre presentato osservazioni scritte taluni utilizzatori finali e la European Association of Manufacturers of Business Machines and Data Processing Equipment (EUROBIT), che rappresenta alcuni utilizzatori finali.
(7) Non sono state presentate osservazioni da parte di importatori indipendenti.
(8) Quasi tutti gli esportatori giapponesi e gli importatori collegati nella Comunità, tutte le società ricorrenti ed alcuni utilizzatori finali della Comunità hanno chiesto ed ottenuto di essere sentiti.
(9) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari ed ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) società comunitarie ricorrenti:
- Motorola (UK) Ltd, Regno Unito (Motorola)
- Siemens AG Germany (Siemens)
- SGS Microelettronica SpA Italia (SGS)
- Thomson Semiconducteurs, Francia (Thomson)
b) produttori/esportatori giapponesi:
- Fujitsu Limited, Tokyo e Kawasaki (Fujitsu)
- Hitachi Ltd, Tokyo e Musashi (Hitachi)
- Mitsubishi Electric Corporation, Tokyo e Itami City, Osaka (Mitsubishi)
- NEC Corporation, Tokyo (NEC)
- NMB Semiconductor Ltd, Tateyama e le società appartenenti allo stesso gruppo, Minebea Co. Ltd e NMB (Japan) Corporation, Tokyo (NMB)
- Miyazaki Oki Electric Co. Ltd, Miyazaki (Oki)
- Texas Instruments (Japan) Ltd, Tokyo (Texas)
- Toshiba Corporation, Tokyo (Toshiba)
c) importatori nella Comunità collegati agli importatori giapponesi:
- Fujitsu Microelectronik GmbH, Repubblica federale di Germania
- Fujitsu Microelectronic Ireland Ltd, Irlanda
- Hitachi Electronic Components (Europe) GmbH, Repubblica federale di Germania
- Hitachi Electronic Components (UK) Ltd, Regno Unito
- Hitachi Semiconductor (Europe), GmbH, Repubblica federale di Germania
- Mitsubishi Electric (Europe) GmbH, Repubblica federale di Germania
- Mitsubishi Electric (UK) Ltd, Regno Unito
- Oki Electric Europe GmbH, Repubblica federale di Germania
- NMB (UK) Ltd, Regno Unito
- Imc Magnetics GmbH, Repubblica federale di Germania
- NEC Electronics (Germany) GmbH, Repubblica federale di Germania
- NEC Semiconductors (UK) Ltd, Regno Unito
- NEC Ireland Ltd, Irlanda
- Toshiba (UK) Ltd, Regno Unito
- Toshiba (Europe) I.E. GmbH, Repubblica federale di Germania
- Texas Instruments Deutschland GmbH, Repubblica federale di Germania
- Texas Instruments Italia SpA, Italia
- Texas Instruments France SA, Francia
d) utilizzatori finali:
International Computers Ltd, Regno Unito
(10) La Commissione ha in seguito effettuato una seconda serie di inchieste in loco per ottenere e verificare gli attuali costi di produzione e i dati relativi alla commercializzazione giapponesi. Inoltre, sono state effettuate verifiche presso gli esportatori giapponesi che si sono manifestati in una fase successiva del procedimento, vale a dire le società:
- Matsushita Electronics Corporation (Matsushita),
- Sanyo Electric Co. Ltd (Sanyo),
- Sharp Corporation (Sharp).
(11) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte particolareggiate dalle società comunitarie ricorrenti, dagli esportatori e dagli importatori ad essi collegati, nonché dall'EUROBIT in rappresentanza di alcuni utilizzatori finali comunitari.
(12) Alcuni esportatori giapponesi hanno presentato relazioni elaborate da società di consulenza aziendale relative a studi effettuati su alcuni elementi dell'inchiesta, quali l'entità del pregiudizio, l'interesse della Comunità e le conseguenze economiche dell'istituzione di dazi antidumping sulle DRAM originarie del Giappone.
(13) Le informazioni contenute in tali relazioni sono state opportunamente verificate e analizzate.
(14) L'inchiesta relativa al dumping ha riguardato il periodo da aprile 1986 a marzo 1987. L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo 1983-1987 per le variazioni quantitative, le quote di mercato e l'andamento di altri indicatori economici e il periodo 1o aprile 1983-31 marzo 1987 per l'analisi particolareggiata dei dati sui prezzi.
(14a) L'inchiesta è stata più lunga del normale a causa della complessità dell'industria interessata e dell'internazionalizzazione dei processi di fabbricazione.
B. PRODOTTI OGGETTO DELL'INCHIESTA, PRODOTTI SIMILI E INDUSTRIA DELLA COMUNITÀ
a) Prodotti oggetto dell'inchiesta
(15) I prodotti oggetto dell'inchiesta sono costituiti da alcuni tipi di microcircuiti detti DRAM (memorie dinamiche ad accesso casuale) (1), assemblati oppure in forma di wafer o di piastrine trattati, fabbricati con diverse varianti della tecnologia MOS (metal oxide semiconductor) compresa la tecnologia CMOS (complementary MOS) e NMOS (MOS ad effetto di campo), di qualsiasi densità, indipendentemente dal tempo di accesso, dalla configurazione e dall'involucro. Le DRAM come prodotto finito rientrano nel codice NC ex 8542 11 71, mentre i wafer e le piastrine rientrano rispettivamente nei codici NC ex 8542 11 10 e ex 8542 11 30 (chips).
(16) La Commissione ha inoltre chiesto informazioni sulle DRAM assemblate in paesi terzi con wafer e piastrine trattati, prodotti in Giappone per essere successivamente importati nella CEE. Dalle informazioni ottenute risultava che i quantitativi dei prodotti in questione importati nella Comunità
erano allora relativamente limitati. Per le conclusioni preliminari la Commissione ha deciso di non includere nell'inchiesta tali operazioni di assemblaggio.
b) Determinazione del prodotto simile
(17) Per determinare il prodotto simile ai fini del presente procedimento, la Commissione ha esaminato se possono essere considerati prodotti simili alle DRAM:
i) i wafer e le piastrine trattati;
ii) le DRAM aventi densità diverse e ottenute con processi diversi;
iii) i tipi di DRAM più elaborati come le DRAM « stack » o « piggy-back », oppure i moduli che comprendono due o più unità.
ad i) Wafer e piastrine trattati
(18) Numerosi esportatori sostengono che i wafer trattati e le piastrine da essi ottenute non sono prodotti simili alle DRAM. Pur ritenendo che i diversi DRAM possano essere considerati come un gruppo omogeneo di prodotti distinti, ma correlati, gli esportatori sostengono che una piastrina trattata senza l'involucro e le connessioni elettriche è priva di valore, dato che l'involucro e le connessioni elettriche sono indispensabili per la funzionalità del dispositivo.
(19) I ricorrenti sostengono che i wafer e le piastrine trattati sono prodotti simili alle DRAM in forma finita in quanto sono semplicemente DRAM senza involucro aventi le caratteristiche essenziali del prodotto finito. Secondo i ricorrenti, l'esclusione delle DRAM prive di involucro dall'applicazione delle misure antidumping consentirebbe di eludere queste stesse misure dato che le società giapponesi potrebbero semplicemente spedire i wafer e le piastrine nella Comunità, effettuarvi operazioni di assemblaggio e quindi vendere le DRAM come prodotti finiti sul mercato.
La Commissione rileva quanto segue:
(20) - quando un wafer è lavorato oppure sottoposto ad un trattamento di diffusione le relative piastrine hanno tutte le proprietà elettroniche essenziali che distinguono le DRAM dagli altri prodotti;
- non esiste praticamente un mercato separato per le DRAM, i wafer e le piastrine;
- le piastrine trattate sono destinate ad essere utilizzate esclusivamente come unità di memoria delle DRAM in forma finita; alcuni produttori giapponesi hanno infatti esportato grandi quantitativi di piastrine trattate, generalmente su wafer pre-tagliati, a società collegate nella Comunità, affinché fossero collaudate e assemblate prima che il prodotto finito venisse immesso sul mercato comunitario attraverso la rete di vendita delle società collegate medesime.
(21) Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che i wafer e le piastrine trattate sono prodotti simili alle DRAM in forma finita.
ad ii) Diverse densità e lavorazioni delle DRAM
(22) La maggior parte degli esportatori giapponesi ha affermato che le DRAM aventi densità differenti e sottoposte a differenti lavorazioni devono essere considerate prodotti distinti e che i diversi tipi di DRAM rientrano in un gruppo costituito da prodotti diversi, ma correlati. A questo proposito è stato affermato che l'entità degli eventuali dazi dumping deve essere determinata separatamente per ciascun tipo di DRAM e che, per tenere debitamente conto del pregiudizio e dell'interesse della Comunità, è necessario distinguere tra diverse densità e tecnologie. Dovrebbero pertanto essere esenti da eventuali dazi antidumping le DRAM di densità pari o superiore a 4 megabit, che, secondo quanto è stato affermato, non formano oggetto della denuncia di dumping e non sono state fabbricate nel periodo di riferimento, sicché sarebbero escluse dall'ambito dell'inchiesta.
(23) L'EUROBIT, la quale rappresenta l'industria che utilizza i prodotti in questione, sostiene che le DRAM della nuova generazione, con una densità pari o superiore a 4 megabit, non possono essere considerate prodotti simili alle DRAM attuali per i seguenti motivi:
- la concezione e la tecnologia di produzione sono diverse;
- per la produzione sono necessari nuovi impianti e apparecchiature;
- sono necessarie nuove architetture e le applicazioni sono diverse.
(24) I ricorrenti sostengono che le diverse densità e tecnologie non sono sufficienti per differenziare i prodotti. Le distinzioni effettuate da alcuni esportatori presupporrebbero l'esistenza di numerosi ed ipotetici industriali, in cui verrebbero frammentati un prodotto e una categoria di produzione generalmente riconosciuti. I ricorrenti hanno inoltre affermato che la differenziazione dei prodotti in base alla densità o perfezionamento oppure a varianti minori del processo di produzione farebbero prevalere differenze minori, in caratteristiche ed impieghi, su sostanziali analogie, mentre, in realtà nessuna di tali differenze giustifica la configurazione di un prodotto simile distinto.
(1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.
(2) GU n. C 181 del 9. 7. 1987, pag. 3.
(1) Una DRAM è un circuito monolitico integrato comprendente migliaia di celle di memoria (bit), ciascuna della quali contiene un transistor e un condensatore. Un programma può essere registrato caricando condensatori ben determinati. Le celle di memoria di una DRAM sono disposte in una matrice rettangolare di colonne e righe, che consente di accedere indipendentemente a ciascuna cella (accesso casuale). La carica elettrica delle celle deve essere rigenerata periodicamente e dopo l'accesso per evitare perdite. La memoria è definita dinamica dato che i condensatori devono essere periodicamente ricaricati. Le DRAM differiscono, tra l'altro, per il tempo necessario per accedere alle informazioni (tempo di accesso) e per la quantità di informazioni che possono essere registrate (densità), espressa in multipli di 1 024 condensatori, kilobit o K.
A questo proposito la Commissione ha formulato le osservazioni seguenti:
(25) - Con il costante processo di espansione delle conoscenze e di perfezionamento tecnologico, è stato possibile produrre circuiti di memoria più piccoli e più complessi, aventi maggiore densità e in grado di fornire migliori prestazioni. Dopo l'introduzione della DRAM di 1 kilobit nel 1970, si sono succedute ad intervalli di tre o quattro anni nuove generazioni di DRAM, ciascuna delle quali con una capacità di memoria quattro volte superiore a quella della generazione precedente. Dall'inchiesta è emerso che nel 1983 il tipo di DRAM più venduto sul mercato della CEE, dopo aver quasi completamente sostituito la DRAM di 16K, era la DRAM di 64K. Nello stesso anno era stata introdotta per la prima volta la DRAM di 256K. Nel 1987, tuttavia, quest'ultimo tipo era il più venduto, mentre la DRAM di 64K era praticamente eliminata dal mercato e veniva introdotta gradualmente la generazione di 1 megabit.
(26) - Le DRAM aventi diverse densità e sottoposte a processi differenti rientrano inoltre nella stessa categoria generale di prodotti che svolgono le stesse funzioni essenziali, indipendentemente dall'estensione della memoria. Anche se il progetto e la tecnologia di trattamento hanno subito modifiche nelle successive generazioni aventi diverse densità, la caratteristica essenziale di una DRAM, cioè la funzione di memoria, è rimasta invariata. Le caratteristiche fisiche principali, inoltre, non sono cambiate.
(27) - Benché le DRAM di diverse densità non siano sempre intercambiabili dal punto di vista pratico, i prodotti finali, come gli elaboratori elettronici, sono rielaborati o modificati per accogliere DRAM di densità maggiore al fine di risparmiare spazio sui circuiti stampati e di ridurre i costi di fabbricazione. Dato che ogni nuova generazione di DRAM implica una modifica in termini di capacità di memoria e di progettazione dei prodotti destinati agli utenti finali, la determinazione dei prezzi delle generazioni successive è strettamente collegata. A questo proposito numerose parti interessate alla procedura hanno affermato che l'introduzione di una DRAM di capacità superiore implica il calo dei prezzi delle DRAM di capacità inferiore non appena il prezzo della nuova generazione viene fissato ad un determinato livello rispetto al prezzo della generazione precedente.
- Dall'inchiesta della Commissione è inoltre emerso che, almeno per quanto riguarda la fabbricazione delle DRAM aventi densità di 4 megabit, non corrisponde a verità l'affermazione secondo la quale sarebbero necessari nuovi impianti e nuove apparecchiature. I microcircuiti aventi densità di 4 megabit sono attualmente fabbricati nelle linee di produzione di 1 megabit, con modifiche secondarie degli impianti.
(28) In considerazione di quanto precede, la Commissione ritiene che le analogie tra le DRAM aventi diverse densità e sottoposte a processi diversi superino le differenze in termini di capacità di memoria, progettazione e tecnologia di trattamento. La Commissione conclude pertanto, a titolo provvisorio, che le DRAM aventi densità differenti e sottoposte a processi diversi sono prodotti simili.
ad iii) Tipi di DRAM più elaborati, quali DRAM « stack » e « piggy-back » oppure moduli
(29) Alcuni esportatori affermano che le forme di DRAM più elaborate, come le DRAM « stack » o « piggy-back » oppure i moduli, non sono prodotti simili, in quanto presentano caratteristiche tecniche e funzioni specifiche che non si ritrovano nelle DRAM. Alcuni esportatori affermano inoltre che le forme più elaborate sono classificate ai fini doganali sotto voci diverse da quelle corrispondenti ai prodotti oggetto dell'inchiesta.
(30) I ricorrenti sostengono che alcuni tipi di DRAM, quali i moduli e le « stack », che sono effettivamente più DRAM riunite in un unico dispositivo, dovrebbero essere considerati prodotti simili.
(31) Nel corso dell'inchiesta la Commissione ha osservato che:
- nel periodo dell'inchiesta numerose società giapponesi hanno esportato nella Comunità sottounità contenenti due o più dispositivi DRAM;
- le sottounità in questione, che, a seconda dello Stato membro importatore, sono state classificate a fini doganali sotto diverse sottovoci della tariffa doganale comune (in particolare 84.55, 85.21, 85.28 e 85.48), rientrano attualmente nei codici NC 8473, 8542 e 8548;
- dall'analisi delle specifiche tecniche appare evidente che, nella maggior parte dei casi, tali sottounità rappresentano praticamente un raggruppamento di più DRAM standard in un unico dispositivo la cui funzione è di fornire una grande capacità di memoria, mentre altre sottounità sono ibride e contengono per esempio circuiti integrati per applicazioni specifiche.
(32) Alla luce di tali considerazioni la Commissione conclude a titolo provvisorio che le forme di combinazione di più DRAM possono essere considerate prodotti simili.
Futura densità delle DRAM
(33) La Commissione ha inoltre esaminato se le DRAM che in futuro avranno densità di 16 megabit debbano essere considerate prodotti simili. La Commissione osserva inoltre che nel periodo dell'inchiesta non sono state effettuate importazioni di prodotti aventi una densità superiore a 1 megabit, anche se alcune società ricorrenti e determinati esportatori giapponesi stavano già effettuando ricerche in questo senso.
Si rileva inoltre che l'avviso di apertura della presente procedura si riferisce a tutte le DRAM, indipendentemente dalla densità.
In base alle informazioni disponibili relative alla densità attuale e futura delle DRAM, in particolare per quanto riguarda le specifiche tecniche e le applicazioni, la Commissione conclude a titolo provvisorio che tutte le DRAM, indipendentemente dalle future densità, sono prodotti simili.
(34)
Prodotti destinati ad applicazioni militari
Un esportatore ha sostenuto che le DRAM destinate ad applicazioni militari non devono essere considerate prodotti simili alle DRAM per usi commerciali e che pertanto devono essere escluse dalla presente procedura.
La Commissione osserva che, nonostante le differenze di classificazione doganale, le DRAM destinate ad applicazioni militari sono dispositivi standard sottoposti a severi collaudi e utilizzati anche per applicazioni civili che richiedono elevate prestazioni e grande affidabilità (satelliti).
La Commissione conclude a titolo provvisorio che le DRAM destinate ad applicazioni militari sono prodotti simili alle DRAM per applicazioni commerciali.
(35)
Video RAM
Un esportatore ha sostenuto che le video RAM (VRAM) hanno specifiche tecniche diverse e pertanto devono essere escluse dalla definizione di prodotto simile.
La Commissione osserva che alcuni tipi di DRAM possono essere utilizzati per taluni video, mentre le VRAM sono prodotti tecnicamente diversi.
La Commissione conclude pertanto che le VRAM in senso stretto non sono prodotti simili, mentre sono prodotti simili le DRAM utilizzate per taluni video.
c) Industria della Comunità
(36) Relativamente alla definizione di prodotto simile, la Commissione, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ai fini della determinazione del pregiudizio deve stabilire quali società costituiscano l'industria comunitaria. A questo proposito la Commissione ha preso in esame:
i) i processi di fabbricazione relativi alla produzione di DRAM;
ii) le attività collegate alla produzione di DRAM delle società comunitarie che si sono manifestate nel corso del procedimento.
(37) ad i)
Per quanto riguarda il processo di fabbricazione delle DRAM, la Commissione osserva che si possono distinguere due fasi principali.
- Le operazioni di diffusione e di selezione dei wafer (operazioni front-end) riguardano la produzione delle piastrine sul wafer di silicio e il collaudo delle singole piastrine per mettere in evidenza gli eventuali difetti. La diffusione rappresenta la fase più impegnativa dal punto di vista tecnologico, in quanto richiede rilevanti investimenti nella ricerca di base e nella messa a punto della complessa tecnologia di fabbricazione necessaria. Al termine del trattamento del wafer, le piastrine in esso contenute posseggono già tutte le caratteristiche essenziali del prodotto finito.
- Con le operazioni di assemblaggio e di collaudo finale le piastrine sono tagliate, collegate e incapsulate in involucri di plastica o di altro tipo e infine sottoposte al collaudo finale, prima della spedizione. Questa fase di produzione (operazioni back-end) è meno impegnativa dal punto di vista tecnologico e richiede capitali relativamente modesti in attività di ricerca e sviluppo. Rispetto al costo totale di produzione, tuttavia, i costi di montaggio sono generalmente significativi e talvolta possono superare i costi del processo di diffusione.
(38) ad ii)
Per quanto riguarda la produzione di DRAM da parte delle società comunitarie che si sono manifestate nel corso della procedura, la Commissione osserva che, a parte le quattro società ricorrenti (attualmente ridotte a tre dopo la fusione di SGS e Thomson), nel periodo dell'inchiesta cinque società collegate agli esportatori giapponesi hanno importato wafer e piastrine che hanno in seguito assemblato per produrre DRAM.
(39) Benché dal punto di vista tecnologico e dell'investimento di capitale la diffusione dei wafer sia molto più rilevante delle operazioni di assemblaggio e di collaudo, queste ultime possono rappresentare una percentuale elevata dei costi di produzione.
(40) La Commissione non deve tuttavia determinare a titolo definitivo se le società che effettuano unicamente operazioni di collaudo o di assemblaggio appartengono all'industria comunitaria.
(41) Anche se le società che effettuano unicamente operazioni di montaggio o di collaudo dovessero rientrare nell'industria comunitaria, la Commissione ha esaminato se, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5, primo trattino del regolamento (CEE) n. 2423/88, le società collegate ad esportatori giapponesi che hanno importato i prodotti oggetto dell'inchiesta debbano essere escluse dalla definizione di industria comunitaria.
A questo proposito la Commissione ha tenuto conto del fatto che le società che importano e assemblano nella Comunità i wafer e le piastrine originarie del giappone vendono il prodotto finito attraverso gli stessi canali di vendita utilizzati per le DRAM importate direttamente dal Giappone dallo stesso esportatore giapponese. La determinazione del prezzo delle DRAM come prodotto finito, assemblate nella Comunità oppure esportate direttamente dal Giappone, è controllata dalla stessa società madre giapponese. Le eventuali pratiche di dumping da parte dell'esportatore giapponese hanno comunque un'incidenza sulla società collegata che effettua le operazioni di montaggio, dato che quest'ultima beneficia direttamente o indirettamente delle pratiche sleali. Di conseguenza, la Commissione decide, a titolo provvisorio, di escludere dai produttori che rappresentano l'industria della Comunità le società che importano wafer e piastrine da assemblare nella Comunità da esportatori giapponesi a cui sono collegate.
Argomenti relativi alla definizione di industria comunitaria
(42) Numerosi esportatori giapponesi hanno contestato il fatto che i ricorrenti, secondo quanto è affermato nell'avviso di apertura del procedimento antidumping, rappresentino sostanzialmente tutti i produttori comunitari, effettivi o potenziali, di DRAM. Gli esportatori hanno affermato che la IBM (International Business Machines) dovrebbe essere considerata come produttore comunitario, dato che fabbrica e assembla la DRAM in uno stabilimento vicino a Stoccarda e che, dal momento che la tecnologia della fabbricazione di wafer e piastrine DRAM può essere acquistata da numerose fonti, qualsiasi produttore europeo di componenti elettronici operante su vasta scala può essere considerato un potenziale produttore comunitario di DRAM. A questo proposito gli esportatori fanno rilevare che la Philips, che avrebbe concluso una joint venture con la Siemens per mettere a punto DRAM e SRAM (Static Random Access Memory) da 1 e 4 megabit, non fa parte dei ricorrenti. È stato inoltre affermato che le società che effettuano operazioni di assemblaggio nella Comunità dovrebbero essere comprese nella definizione di industria comunitaria, dato che l'assemblaggio e il collaudo rappresentano una percentuale significativa dei costi di produzione delle DRAM.
A sostegno di tale affermazione essi adducono che, poiché a norma della legislazione allora in vigore le operazioni di assemblaggio erano sufficienti per conferire l'origine comunitaria ai prodotti assemblati nella Comunità, sarebbe più opportuno definire l'industria comunitaria in termini di prodotti originari della Comunità.
(43) In risposta a tali argomenti, la Commissione mette in evidenza che, dopo la pubblicazione dell'avviso dell'avvio del procedimento, nessuna società, a parte le quattro società ricorrenti e alcune imprese di montaggio collegate agli esportatori giapponesi, ha affermato di essere un produttore effettivo o potenziale di DRAM ed ha chiesto di essere inserita nell'industria comunitaria. A questo proposito, la Commissione ritiene che le società tecnicamente in grado di produrre DRAM non debbano essere considerate come produttori potenziali, a meno che non si siano già impegnate in qualche modo nella futura produzione di DRAM. La Commissione è inoltre a conoscenza del fatto che la IBM possiede impianti per la produzione di DRAM nella Comunità. Questi dispositivi sono tuttavia destinati esclusivamente all'autoconsumo e quindi non sono immessi nel normale circuito commerciale. Per quanto riguarda la Philips, secondo le informazioni di cui dispone la Commissione, la joint venture in questione riguarda la tecnologia dei processi e della progettazione relativa ai microcircuiti di 1 megabit e di 4 megabit per la produzione di SRAM e non di DRAM.
Per le società, collegate alle società giapponesi, che importano wafer e piastrine per assemblarli nella Comunità, valgono le osservazioni di cui ai punti 39, 40 e 41.
(44) In conclusione, ai fini delle risultanze provvisorie, per la Commissione il termine « industria comunitaria » comprende le società ricorrenti rappresentate dalla EECA, vale a dire Motorola, SGS-Thomson e Siemens.
C. VALORE NORMALE
(45) Per determinare il valore normale relativo alle DRAM esportate e vendute nella Comunità sono stati analizzati i prezzi e i costi, sul mercato giapponese, degli esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. Dall'analisi è emerso che nel periodo dell'inchiesta i prezzi relativi ai prodotti aventi densità di 256K e 1 megabit sono diminuiti, mentre per il prodotto con densità di 64K, che si trova al termine del ciclo vitale, i prezzi sono rimasti stabili oppure sono leggermente aumentati. In termini di costi dalle informazioni relative all'andamento trimestrale è emerso che nel periodo in questione i costi relativi alle densità di 256K e di 1 megabit sono diminuiti, anche se in alcuni trimestri i costi erano superiori a quelli del trimestre precedente, a causa, tra l'altro, del calo della produzione. I costi relativi al prodotto con densità di 64K sono lievemente aumentati in seguito alla diminuzione della produzione.
(46) In base a tali informazioni è stato deciso in primo luogo che per ciascun esportatore e ciascuna DRAM comparabile alle DRAM vendute all'esportazione nella CEE era opportuno calcolare il valore normale in base alla media ponderata dei prezzi vigenti sul mercato interno oppure, secondo i casi, al valore costruito.
Per ciascun esportatore i prezzi sono stati quindi confrontati con la media ponderata dei costi di produzione. Dal confronto è emerso che, per quasi tutti gli esportatori e per molti tipi del prodotto, i costi di produzione superavano i prezzi vigenti sul mercato interno tanto in termini quantitativi, quanto su una base media ponderata. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, le vendite relative a tali tipi di DRAM non sono state considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Per i tipi del prodotto venduti in perdita è stato quindi costruito il valore normale. Quando sul mercato interno sono state effettuate vendite remunerative di DRAM, per la determinazione del valore normale sono stati utilizzati i prezzi vigenti sul mercato interno, a condizione che il volume delle vendite superasse il 5 % del volume delle esportazioni nella Comunità.
Quando il volume delle vendite sul mercato giapponese non superava tale percentuale, il valore normale è stato costruito. La Commissione, in conformità della prassi seguita in passato, applica tale procedimento poiché ritiene che un volume di vendite inferiore al limite del 5 % sia insufficiente per un adeguato confronto.
(47) Sono stati costruiti i valori normali per quanto riguarda le esportazioni di piastrine su wafer pre-tagliati, di piastrine già tagliate oppure di DRAM non collaudate, dal momento che questi tipi di prodotto non sono venduti sul mercato giapponese.
(48) I valori costruiti sono stati determinati aggiungendo al costo di produzione un adeguato margine di utile. Il costo di produzione è stato calcolato in base a tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti in Giappone per i materiali e la fabbricazione, più un adeguato importo per le spese di vendita e amministrative, nonché per le altre spese generali e il profitto.
(49) Gli importi relativi alle spese di vendita e amministrative e alle altre spese generali, da inserire nei valori costruiti, sono stati calcolati in base alle spese effettivamente sostenute dagli esportatori in questione, mentre gli importi relativi al profitto sono stati determinati in base agli utili realizzati dall'esportatore interessato sulle vendite remunerative di DRAM sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta. Nei confronti di un esportatore che aveva effettuato un rilevante volume di vendite sul mercato interno, senza tuttavia realizzare profitti sulle vendite dei tipi del prodotto in questione, l'importo corrispondente da inserire nei valori costruiti è stato determinato in base alla media ponderata degli utili di tutti gli altri esportatori.
(50) Il costo di produzione è stato determinato in funzione dell'importanza economica dell'esportatore rispetto alle attività da esso svolte sul mercato giapponese. I costi sono stati calcolati tenendo conto di tutti i costi della società madre produttrice e dei costi globali delle società di vendita consociate oppure collegate che svolgono le funzioni di ufficio vendite della società madre. Nel caso in esame, ai fini del calcolo del valore normale, non si è tenuto conto delle transazioni tra la società produttrice madre e le sue società di vendita e sono state prese in considerazione unicamente le transazioni tra le società di vendita e i clienti indipendenti.
(51) Alcune società non erano effettivamente in grado di fornire tutti i dati relativi alle transazioni svolte attraverso alcune società di vendita a livello del primo acquirente indipendente. Quasi tutte le società interessate hanno tuttavia utilizzato diversi altri canali di vendita ed è stato pertanto possibile calcolare il valore normale in base alla maggior parte delle transazioni con clienti indipendenti. Per le restanti società è stato possibile analizzare in parte i prezzi e i costi per canale di vendita e tipo di cliente. La Commissione, pur non essendo interamente persuasa del fatto che i prezzi e i costi così determinati siano comparabili a quelli relativi a transazioni tra parti non collegate, ha concluso, a titolo provvisorio, che il valore normale relativo a tali società può essere ragionevolmente determinato in base a tutte le transazioni delle società di vendita collegate.
(52) Quando, per calcolare i costi relativi alle DRAM, si è dovuto ripartire tali costi tra i diversi prodotti, è stata generalmente accettata la pratica contabile seguita dall'esportatore. Tuttavia, dopo i controlli effettuati presso gli esportatori, le risposte al questionario della Commissione sono state, praticamente in tutti i casi, riesaminate o completate con informazioni supplementari. Sono state inoltre apportate modifiche in merito ad alcune spese indicate dagli esportatori.
(53)
Spese per ricerca e sviluppo
Tutte le spese di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo dell'inchiesta che si riferivano alla produzione di DRAM, attuale o futura, sono state adeguatamente imputate al costo di produzione delle DRAM relativo al periodo dell'inchiesta. Un esportatore ha escluso alcune spese per il progetto relativo alla densità di 1 megabit che sono state reinserite nei costi di produzione nel corso dell'inchiesta.
Alcune spese per ricerca e sviluppo dichiarate da alcuni esportatori sono state modificate a seguito di una ripartizione più precisa dei costi in questione.
In un caso specifico, dalla ripartizione effettuata dall'esportatore risultava che ai prodotti MOS, escluse le DRAM, erano imputate spese per ricerca e sviluppo superiori di circa tre volte alle spese relative alle DRAM. In base ad un'analisi svolta dalla Commissione sulle spese di ricerca e sviluppo sostenute da altre parti soggette al procedimento, tenendo inoltre conto della rilevanza delle DRAM come elemento motore per lo sviluppo tecnologico di altri prodotti MOS, è stato deciso a titolo provvisorio di imputare le spese di ricerca e sviluppo, dichiarate complessivamente per i prodotti MOS, alle DRAM in base al giro d'affari.
Un esportatore ha rifiutato di fornire informazioni su diverse voci di spesa per ricerca e sviluppo che risultavano dai documenti presentati. In tal caso è stato determinato, a titolo provvisorio, che le spese in questione riguardassero indistintamente tutti i semiconduttori e pertanto la ripartizione dei costi è stata effettuata in funzione del corrispondente giro d'affari.
(54)
Costi dovuti al basso coefficiente di utilizzazione degli impianti
Un esportatore aveva sostenuto costi rilevanti dovuti alla mancata utilizzazione di uno stabilimento di produzione di DRAM. L'esportatore aveva considerato tali costi come costi diversi dai costi di gestione.
Secondo la Commissione, indipendentemente dal metodo seguito dagli esportatori per la contabilità di tali costi, nell'ambito del procedimento antidumping una percentuale di questi ultimi deve essere attribuita alla produzione di DRAM. Nella determinazione dei costi appare opportuno imputare i costi relativi ai macchinari non utilizzati ai prodotti ai quali sono destinati i macchinari stessi. Lo stesso metodo si applica nel caso in esame, anche se la mancata utilizzazione riguarda un intero stabilimento. La Commissione ritiene pertanto che i costi debbano essere imputati unicamente alla produzione di DRAM. Tuttavia, in considerazione del fatto che uno stabilimento per la produzione di DRAM può essere utilizzato, con alcune modifiche secondarie agli impianti, per fabbricare altri prodotti MOS e che effettivamente l'esportatore ha in seguito effettuato tale operazione di riconversione, la Commissione ha concluso, a titolo provvisorio, che i costi sostenuti per la mancata utilizzazione dello stabilimento devono essere imputati a tutti i prodotti MOS.
Argomenti relativi alla determinazione del valore normale
(55) Alcuni esportatori affermano che il valore normale dovrebbe essere determinato in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili sul mercato interno dato che, benché alcune vendite siano state effettuate in perdita, tutti i costi sarebbero comunque stati recuperati in un periodo più lungo del periodo di riferimento. Secondo tali esportatori, pertanto, le corrispondenti transazioni dovrebbero essere considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
(56) La Commissione non può riconoscere valido tale argomento. Dato che il periodo dell'inchiesta comprende un intero anno, le vendite di DRAM a prezzi che non consentono il recupero di tutti i costi equamente ripartiti nel periodo in questione non possono essere considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(57) Un altro esportatore sostiene che occorre tener conto della situazione specifica ed eccezionale dell'industria delle DRAM, caratterizzata dalla rapida obsolescenza dei prodotti e da una brusca flessione dei costi di produzione su un breve periodo.
L'esportatore afferma inoltre che i prezzi hanno subito variazioni nel corso del periodo dell'inchiesta e nella fase successiva e che pertanto, se per il periodo di dodici mesi relativi all'inchiesta si determina un unico valore normale da confrontare con i prezzi all'esportazione prendendo in esame le singole transazioni nello stesso periodo, i risultati ottenuti non riflettono la situazione del mercato nel periodo di riferimento, né quella attuale. L'esportatore propone pertanto che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88, secondo il quale il valore normale e il prezzo all'esportazione devono essere confrontati per quanto possibile contemporaneamente, i confronti tra il valore normale e il prezzo all'esportazione siano effettuati su base trimestrale. In questo caso sarebbe quindi necessario determinare valori normali trimestrali.
(58) La Commissione, dopo aver esaminato la situazione specifica ed eccezionale dell'industria delle DRAM, nelle prime fasi del procedimento riteneva che i valori normali dovessero effettivamente essere determinati su base trimestrale per calcolare con maggiore accuratezza il margine di dumping. Nei questionari inviati la Commissione ha pertanto chiesto di presentare i dati ripartiti per trimestre. Dall'analisi dei dati è tuttavia risultato evidente che il valore normale relativo alla maggior parte dei dispositivi in questione avrebbe dovuto essere costruito in base ai costi di produzione, per cui al momento dell'esame delle informazioni fornite dagli esportatori la Commissione ha dovuto tener conto delle oscillazioni dei costi, della mancanza di dati per alcuni tipi di prodotto e per determinati trimestri a causa della mancata produzione, nonché delle difficoltà di stabilire un rapporto tra i costi effettivi e le singole transazioni di vendita. Per tali motivi la Commissione ha concluso che era opportuno determinare i valori normali su base annua. I risultati così ottenuti, secondo la Commissione, riflettono la situazione del mercato nel periodo dell'inchiesta. Tali risultati non riguardano ovviamente il periodo successivo, poiché i dati con i quali sono stati ottenuti si riferiscono unicamente al periodo dell'inchiesta.
Equo margine di profitto
(59) Numerosi esportatori sostengono che il margine di utile calcolato dalla Commissione relativamente alle vendite remunerative di DRAM nel periodo dell'inchiesta è eccessivamente elevato.
Un esportatore sostiene che il margine di utile calcolato dalla Commissione è inadeguato, poiché non corrisponde all'effettiva situazione della domanda, che nel periodo in questione aveva subito un rallentamento e poiché è stato calcolato in base ad un volume molto limitato di vendite, riguardanti principalmente le DRAM di 1 megabit che erano appena state immesse sul mercato.
L'esportatore afferma inoltre che la Commissione dovrebbe considerare il margine di utile medio di tutti i produttori come un livello massimo di profitto per correggere la distorsione provocata dalle differenze nelle fasi di immissione sul mercato delle DRAM di 1 megabit dei singoli produttori.
Un altro esportatore sostiene che il calcolo della Commissione, basato sulla media ponderata di tutte le vendite sul mercato interno, escludeva le vendite di determinati prodotti effettuate in perdita e che un margine di profitto « equo » e rappresentativo dovrebbe essere calcolato tenendo conto di tutte le vendite, indipendentemente dalla loro redditività.
L'esportatore sostiene inoltre che non è corretto considerare isolatamente ogni singola generazione di memorie e prendere in esame periodi di tempo troppo brevi e che si otterrebbe un quadro più realistico se la redditività fosse valutata rispetto al ciclo di vita completo dei prodotti, nonché alle DRAM in generale.
(60) Per costruire i valori normali, la Commissione deve determinare un adeguato margine di profitto da aggiungere al costo di produzione. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'equo margine di profitto è calcolato « in base ai profitti realizzati dal produttore o esportatore sulle vendite redditizie del prodotto simile sul mercato interno ».
La Commissione ha determinato le vendite redditizie come risulta dal paragrafo 49. Quando sia stato accertato che nel periodo dell'inchiesta sono state effettuate vendite remunerative, alcune singole transazioni possono essere state effettuate in perdita, a condizione che nel periodo in esame siano state realizzate sufficienti vendite redditizie per ottenere un profitto globale.
Ai fini delle conclusioni provvisorie, la Commissione ritiene ragionevole tale procedimento e i risultati così ottenuti sono considerati attendibili. Le differenze riscontrate tra i singoli esportatori riflettono la posizione concorrenziale e la politica dei prezzi di ciascuna società. La Commissione ha tuttavia tenuto conto delle argomentazioni formulate, delle caratteristiche specifiche dell'industria in questione e del fatto che tutti gli esportatori hanno chiesto di utilizzare un margine di profitto inferiore e addirittura hanno proposto alcuni margini di profitto da essi ritenuti più adeguati che differivano in misura considerevole. Le parti interessate sono state invitate ad effettuare una ricerca in base a validi principi economici e contabili per indicare un profitto adeguato a questo tipo di industria ad alta intensità di capitale. Soltanto una parte interessata ha presentato una ricerca attendibile che indicava il livello di profitto considerato necessario per l'industria in questione a lungo termine. Le conclusioni di tale studio non sono in contrasto con i risultati ottenuti dalla Commissione con il metodo utilizzato per determinare, a titolo provvisorio, un margine di profitto adeguato per calcolare i valori normali costruiti.
D. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE
(61) Gli otto esportatori che hanno risposto al questionario della Commissione entro i termini fissati hanno venduto DRAM in forma finita a clienti indipendenti nella CEE attraverso società consociate di vendita situate nella Comunità. Tutti gli esportatori in questione hanno spedito nella Comunità DRAM in forma finita fabbricate in Giappone. Cinque esportatori hanno inoltre spedito wafer, piastrine e DRAM assemblate prive della marca del produttore e/o non collaudate per essere ulteriormente trattate nelle società consociate nella Comunità prima di essere vendute in forma finita attraverso le filiali di vendita. Tre esportatori hanno venduto direttamente DRAM in forma finita ad importatori indipendenti nella Comunità, oltre ad avere effettuato vendite attraverso le rispettive consociate. Numerosi esportatori hanno venduto DRAM, in quantitativi tuttavia poco rilevanti, destinate all'esportazione nella Comunità attraverso gli uffici acquisti aperti in Giappone da società comunitarie non collegate.
(62) Per quanto riguarda le vendite all'esportazione effettuate direttamente dai produttori giapponesi ad acquirenti indipendenti nella Comunità e ad acquirenti indipendenti in Giappone (uffici acquisti) i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi attualmente pagati o pagabili per il prodotto venduto.
(63) In tutti gli altri casi, quando le vendite sono state effettuate a società consociate che hanno importato il prodotto nella Comunità in considerazione dei rapporti esistenti fra esportatore ed importatore è stato considerato opportuno costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali i prodotti finiti sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Ai fini del calcolo è stato necessario distinguere tra:
i) le DRAM esportate in forma finita e vendute ad acquirenti indipendenti nella stessa forma e
ii) le DRAM esportate per essere sottoposte ad un ulteriore trattamento nella CEE e successivamente vendute in forma finita.
Per tre esportatori che hanno effettuato operazioni di assemblaggio o di trattamento nella Comunità non è stato possibile distinguere tra le vendite delle DRAM come prodotto finito individuando quali di tali prodotti erano stati esportati in forma finita dal Giappone e quali erano stati sottoposti a operazioni di montaggio o ad altro tipo di trattamento nella CEE dopo essere stati importati in forma di wafer, piastrine o di DRAM assemblate non finite. In tal caso la distinzione tra i quantitativi venduti, ai fini delle conclusioni provvisorie, è stata effettuata in base al rapporto tra i quantitativi di DRAM in forma finita e i quantitativi di DRAM destinate all'assemblagio o ad altri tipi di trattamento importati nella Comunità.
ad i)
I prezzi all'esportazione cif frontiera comunitaria per i prodotti finiti sono stati costruiti detraendo dai prezzi di rivendita agli acquirenti indipendenti tutti i costi sostenuti dalle società di vendita consociate nel periodo compreso tra l'importazione e la rivendita, compresi i dazi e le imposte e un adeguato margine di utile. In mancanza della collaborazione da parte degli importatori indipendenti, il margine di utile è stato valutato a 5 % del fatturato, in base al procedimento normalmente seguito dalla Commissione.
ad ii)
Per i prodotti non finiti i prezzi all'esportazione cif frontiera comunitaria sono stati costruiti, in primo luogo, detraendo dai prezzi di rivendita agli acquirenti indipendenti i costi e il margine di profitto determinati per la società di vendita consociata e, in secondo luogo, tutti i costi sostenuti dall'impresa consociata per le operazioni di assemblaggio o di ulteriore trattamento. A quest'ultima impresa non è stato attribuito un margine di profitto supplementare.
(64) Alcune transazioni commerciali relative a determinati tipi del prodotto non sono state prese in considerazione poiché i quantitativi in questione erano irrilevanti (inferiori a 1 000 unità) oppure poiché mancavano dati attendibili per determinare il valore normale. Si ritiene che tale procedimento abbia un'incidenza trascurabile sulle conclusioni provvisorie in materia di dumping.
Argomentazioni relative alla determinazione dei prezzi all'esportazione
(65) Un esportatore sostiene che un margine di profitto adeguato per le sue società importatrici affiliate nella Comunità è inferiore al 5 % impiegato dalla Commissione, poiché i profitti normali dell'industria elettronica giapponese considerata nel suo complesso nel 1987 erano compresi tra l'1 % e il 5 %.
(66) La Commissione ritiene che i profitti o le perdite effettivi delle società consociate di un esportatore che svolgono tra l'altro la funzione di importatori nella Comunità non possono essere presi in considerazione, dato che tali risultati sono influenzati dal rapporto esistente tra l'esportatore e le società d'importazione. In base ai dati di cui dispone la Commissione, un margine di profitto del 5 % è considerato equo per un importatore indipendente di prodotti simili a quelli oggetto dell'inchiesta.
(67) Un altro esportatore sostiene che il metodo impiegato dalla Commissione per costruire i prezzi all'esportazione di wafer e piastrine rispetto ai prezzi delle DRAM come prodotto finito ad acquirenti indipendenti nella CEE non è assolutamente corretto. Secondo l'esportatore, la decisione di investire in impianti di produzione di DRAM in Europa prima di qualsiasi altra società ricorrente ha avuto come unico risultato il fatto che il margine di dumping attribuitogli è sensibilmente superiore al margine che sarebbe stato determinato se non avesse installato impianti di produzione nella CEE.
(68) Senza entrare nel merito della decisione dell'esportatore di investire in impianti di produzione in Europa, la Commissione ritiene che il metodo applicato a titolo provvisorio per costruire i prezzi all'esportazione dei wafer e delle piastrine sia corretto dal momento che si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, nonché di un equo margine di profitto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Il fatto che i costi sostenuti dall'esportatore in questione nella Comunità fossero elevati rispetto ai costi corrispondenti in Giappone non pregiudica la validità del metodo impiegato. Altri esportatori che effettuano operazioni di assemblaggio nella Comunità non hanno contestato il metodo adottato dalla Commissione.
(69) Un terzo esportatore che ha effettuato un volume rilevante di vendite a produttori di computer attraverso le proprie consociate di vendita nella Comunità, a prezzi dazio escluso, sostiene che tali transazioni non dovrebbero essere inserite nei calcoli relativi al dumping in quanto le imprese costruttrici di computer importano i prodotti in regime di perfezionamento attivo per incorporarli in prodotti che sono successivamente esportati. PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 390R0165.1
(70) La Commissione osserva che l'esistenza di pratiche di dumping è accertata se il prezzo all'esportazione nella Comunità di un determinato prodotto è inferiore al valore normale del prodotto simile. La Commissione ha pertanto tenuto conto di tali transazioni nei calcoli effettuati ai fini delle conclusioni preliminari in materia di dumping. Nel capitolo del presente regolamento relativo alla determinazione del pregiudizio è presa in esame la questione concernente l'opportunità di tener conto di tali transazioni.
E. CONFRONTO
(71) Per effettuare un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto opportunamente conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quali le differenze riguardanti le caratteristiche fisiche, gli oneri all'importazione e le imposte indirette e le spese di vendita in rapporto diretto con i prodotti in questione quando le parti interessate hanno chiesto adeguamenti. Tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.
(72) In termini di caratteristiche fisiche la Commissione ha effettuato una distinzione tra i diversi tipi di DRAM in base alle seguenti caratteristiche e specifiche tecniche:
- gruppi di prodotti, vale a dire di DRAM assemblate, wafer o piastrine trattate,
- densità,
- processi di fabbricazione, quali le tecnologie CMOS e NMOS, comprese le varianti « shrunk die »,
- materiale dell'involucro (plastica, ecc.),
- tipo di involucro (DIP, LCC, SOP, ecc.),
- tempo di accesso,
- rivestimento del supporto,
- configurazione.
Il prezzo all'esportazione di un prodotto individuato in conformità di tali caratteristiche e specifiche è stato pertanto facilmente confrontato con il valore normale di un prodotto simile.
(73) Per quanto riguarda le differenze relative alle spese di vendita in rapporto diretto con i prodotti in questione, sono stati apportati adeguamenti per differenze riguardanti:
- trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori,
- imballaggio,
- forme di pagamento,
- garanzie, assistenza tecnica e altri servizi postvendita,
- retribuzioni dei venditori e commissioni.
(74) Data la scarsa rilevanza degli adeguamenti chiesti ai fini del confronto e in considerazione della complessità dell'inchiesta in altri settori, la Commissione ha accolto le domande degli esportatori senza effettuare controlli accurati, fatta eccezione per i casi in cui risultava evidente che le spese per le quali erano chiesti gli adeguamenti non erano costi in rapporto diretto con le vendite in questione. Non si è tenuto conto, tra l'altro, di domande di adeguamento relative ai costi del trasporto interno e alle spese di assicurazione, nonché alle retribuzioni del presunto personale di vendita. In un altro caso sono stati chiesti adeguamenti per diritti di brevetto. Lasciando impregiudicata la posizione della Commissione sull'opportunità di concedere un adeguamento per i diritti di brevetto nel caso in esame, la Commissione non ha modificato i dati presentati dall'esportatore interessato, in quanto l'adeguamento incideva nella stessa misura sul valore normale e sui prezzi all'esportazione e pertanto non aveva alcuna rilevanza ai fini del calcolo del dumping.
Argomentazioni relative al confronto
(75) Un esportatore sostiene che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88 secondo il quale il valore normale e il prezzo all'esportazione devono essere determinati per quanto possibile contemporaneamente, i confronti tra il valore normale e il prezzo all'esportazione devono essere effettuati su base trimestrale.
(76) La Commissione ha già illustrato nel punto 58 i motivi per i quali ritiene che tale metodo di confronto sia inadeguato alle circostanze accertate nel periodo dell'inchiesta che incidono sulla determinazione del valore normale. Con il metodo impiegato dalla Commissione, pertanto, il confronto tra valore normale e prezzo all'esportazione è effettuato per quanto possibile contemporaneamente.
F. MARGINI
(77) Il valore normale relativo a ciascun tipo di prodotto esportato dalle singole società è stato confrontato con i prezzi all'esportazione di prodotti comparabili prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di DRAM originarie del Giappone prodotte ed esportate da tutte le società giapponesi soggette all'inchiesta, vale a dire Fujitsu Limited, Hitachi Ltd, Mitsubishi Electric Corporation, NEC Corporation, NMB Semiconductor Ltd/Mineba Co. Ltd, Miyazaki Oki Electric Co. Ltd/Oki Electric Industry Co. Ltd, Texas Instruments (Japan) Ltd, Toshiba Corporation, con un margine di dumping pari alla differenza tra il valore normale e il prezzo all'esportazione nella Comunità.
I margini di dumping variano secondo l'esportatore e per ciascun esportatore secondo lo Stato membro importatore, il tipo di DRAM e il cliente. La media ponderata dei margini relativi agli esportatori sopra citati, espressa in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, è compresa tra l'8,5 % e il 206,2 %.
(78) Per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
A questo proposito, la Comissione ritiene che i risultati dell'inchiesta forniscano la base più adeguata per determinare il margine di dumping e che si offrirebbe l'opportunità di eludere il dazio se agli esportatori in questione venisse attribuito un margine di dumping inferiore al margine massimo di 206,2 % accertato nei confronti degli esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. Per tali motivi si ritiene opportuno attribuire a tali esportatori quest'ultimo margine di dumping.
(79) Tre società che avevano esportato quantitativi irrilevanti nel periodo dell'inchiesta si sono manifestate come parti interessate in una fase avanzata della procedura. La Commissione ritiene che esaminare gli aspetti relativi al dumping nei confronti di tali esportatori che, per ragioni di carattere aziendale, hanno deciso di non collaborare entro i termini fissati ostacolerebbe in misura rilevante l'andamento dell'inchiesta. La Commissione ritiene pertanto che, ai fini della conclusione provvisoria, sia opportuno attribuire a tali società il margine di dumping massimo.
G. PREGIUDIZIO
a) Evoluzione e situazione attuale dell'industria comunitaria
(80) La Commissione ha ricevuto e verificato le informazioni scritte particolareggiate sulle attività delle società che costituiscono l'industria comunitaria inerenti alla produzione di DRAM. Da tali informazioni sono emersi diversi elementi.
(81) i) Una delle società ha iniziato la produzione di semiconduttori nel 1983, con l'acquisizione di un moderno impianto per la fabbricazione di wafer. Nel 1984 la società ha deciso di avviare la produzione di DRAM, dopo aver acquistato la tecnologia necessaria da una società straniera, per vendere i prodotti finiti ad un importante cliente con il quale aveva concluso un contratto di vendita relativo a grandi quantitativi di DRAM. Nell'ambito del contratto erano previste forniture per il periodo 1985-1987. La società ha effettuato consistenti investimenti nella Comunità in impianti per il trattamento dei wafer e le operazioni di assemblaggio.
In seguito alla brusca caduta dei prezzi delle DRAM nel corso del 1985, il cliente non è più stato in grado di rispettare il contratto, dato che i prezzi d'acquisto ivi fissati erano superiori ai prezzi del mercato. A causa del livello eccessivamente basso dei prezzi delle DRAM sui mercati comunitari e mondiali (nettamente inferiore ai costi di produzione previsti dalla società) e in seguito alla denuncia del contratto da parte del principale cliente, la società è stata costretta ad interrompere la produzione di DRAM all'inizio del 1986. Le perdite subite sono state considerevoli. Nel 1985 la società ha venduto quantitativi relativamente limitati della propria produzione di DRAM di 64K.
La società ha prodotto altri semiconduttori con la tecnologia MOS dopo l'acquisizione dell'impianto di fabbricazione di wafer e ha tentato di avviare nuovamente la produzione di DRAM con un accordo sul trasferimento di tecnologia concluso con un produttore affermato di DRAM.
(82) ii) Un'altra società ha prodotto e venduto quantitativi relativamente limitati di DRAM negli anni settanta ed ha interrotto tale attività nel 1981. Tra il 1984 e il 1986 la società ha effettuato ricerche relative a diversi tipi di DRAM di 256K. Nel 1984-1985 la società in questione aveva preso in esame la possibilità di installare un impianto di produzione di DRAM nella Comunità insieme con un'importante azienda del settore, ma ha abbandonato tale progetto a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi delle DRAM sui mercati comunitari e mondiali. La società, da tempo operante nel settore dei semiconduttori, ha numerosi impianti nella CEE che in teoria potrebbero utilizzare per la fabbricazione di DRAM, anche se l'operazione di riconversione richiederebbe ingenti investimenti di capitali.
(83) iii) Una terza società è controllata da una società straniera che (prima del periodo dell'inchiesta) era un produttore affermato di DRAM. Nel 1981 la società ha deciso di integrare le proprie attività nella Comunità con la produzione di DRAM e a tal fine ha approvato un piano che prevedeva rilevanti investimenti di capitali ripartiti in diversi anni. La costruzione dello stabilimento nella Comunità è stata avviata nel 1982 e l'installazione degli impianti è stata portata a termine all'inizio del 1985. Il gruppo al quale appartiene la società, avendo subito gravi perdite finanziarie nalle attività inerenti alle DRAM sul piano mondiale, nel 1985 ha deciso di interrompere i lavori di installazione e nel settembre 1985 ha sospeso ogni attività. All'inizio del 1985 la società aveva deciso di abbandonare la produzione di DRAM sul piano mondiale in attesa del risultato delle azioni antidumping avviate contro le importazioni giapponesi. Lo stabilimento situato nella Comunità è rimasto chiuso dalla fine del 1985 sino a giugno 1986, quando è stato parzialmente riconvertito per produrre microprocessori. La decisione di interrompere la produzione di DRAM ha provocato ingenti perdite finanziarie. Nel frattempo la società, consapevole dell'importanza della produzione in serie delle DRAM, ha costantemente valutato e riesaminato i propri progetti alla luce dell'andamento dei prezzi di mercato e nel marzo 1987 ha approvato un vasto programma di investimenti in attività di ristrutturazione per riprendere la fabbricazione di DRAM. Il programma riguardava la produzione commerciale di DRAM di 1 megabit che è attualmente in fase di realizzazione. L'attività di produzione presso lo stabilimento della Comunità ha quindi subito un ritardo di circa due anni e mezzo a causa delle eccessive sottoquotazioni delle DRAM, dovute a pratiche di dumping, sui mercati comunitari e mondiali.
(84) iv) Prima, durante e dopo il periodo dell'inchiesta la quarta società ha gestito un impianto di produzione di DRAM (trattamento dei wafer e operazioni di assemblaggio) al di fuori della Comunità. Tale attività è stata sensibilmente ridotta nel 1986 e nel 1987 a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi di mercato.
All'inizio del 1984 la società ha approvato un progetto relativo alle produzione in serie di DRAM di 1 megabit e di 4 megabit, comprendente il trattamento dei wafer e le operazioni di assemblaggio, in un nuovo stabilimento nella Comunità. Il progetto comprendeva un particolareggiato piano di investimenti in impianti e in attività di ricerca e sviluppo, con rigorose scadenze secondo le quali la produzione in serie di DRAM di 1 megabit avrebbe dovuto iniziare nel gennaio 1987, mentre le DRAM di 4 megabit sarebbero state fabbricate a partire da gennaio 1989. Il programma conteneva inoltre proiezioni sui quantitativi e sui costi di produzione. Nel 1985 la società ha concluso un contratto sul trasferimento di tecnologia con un grande produttore di DRAM riguardante principalmente i dispositivi di 1 megabit. All'inizio del 1986 e nel corso del 1987 la società ha dovuto prendere diverse decisioni per ridurre i piani di investimento originali a causa della brusca flessione dei prezzi delle DRAM rispetto ai prezzi previsti nelle proiezioni. Nel febbraio 1986 è stato deciso di diminuire in misura significativa la capacità programmata. Per gli stessi motivi nel piano messo a punto verso la metà del 1986, la società ha deciso di non costruire il secondo stabilimento di produzione di DRAM nella Comunità.
Nel periodo settembre/novembre 1986, a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi delle DRAM, sono stati bloccati i fondi per investimenti precedentemente approvati. A causa di tali decisioni l'inizio definitivo della produzione in serie ha subito un considerevole ritardo. La produzione in serie delle DRAM di 1 megabit è stata infine avviata tra la fine del 1987 e l'inizio del 1988.
Nel frattempo, la società ha messo a punto un tipo di DRAM di 4 megabit, di cui sono stati distribuiti alcuni campioni. La produzione in serie dovrebbe iniziare nel secondo semestre del 1989.
b) Situazione dell'industria comunitaria
(85) Alla luce di quanto precede, per determinare il pregiudizio occorre stabilire se l'industria comunitaria, rappresentata dalle società ricorrenti, in tutto il periodo dell'inchiesta debba essere considerata un'industria stabilita oppure un'industria nascente in fase di costituzione.
(86) I ricorrenti sostengono che, in base agli elementi del caso in esame, la Commissione potrebbe determinare il pregiudizio in conformità di ciascuno dei tre criteri definiti nella legislazione antidumping, relativi al pregiudizio sostanziale oppure alla minaccia di pregiudizio sostanziale oppure al sensibile ritardo nell'impianto di un'industria. Gli esportatori affermano che non esisteva un'industria comunitaria delle DRAM prima o durante il periodo dell'inchiesta e che pertanto l'eventuale pregiudizio deve essere esaminato dal punto di vista del ritardo nella creazione di tale industria. (87) La Commissione ritiene che un'industria che dispone degli impianti di produzione, delle attrezzature e del knowhow necessari e che ha già prodotto DRAM, anche se su base non commerciale, può essere considerata come un'industria impiantata. In tali circostanze si potrebbe determinare l'esistenza di un pregiudizio sostanziale o di una minaccia di pregiudizio. D'altra parte, se la produzione commerciale costituisce una conditio sine qua non per definire un'industria impiantata, la Commissione deve esaminare se le società ricorrenti costituiscono un'industria nascente e, in tal caso, si può determinare l'esistenza di pregiudizio in forma di sensibile ritardo nell'impianto dell'industria stessa.
(88) Data la specificità del caso in esame, la Commissione ha ritenuto opportuno determinare se in base agli elementi di prova disponibili sia possibile accertare l'esistenza di un pregiudizio sostanziale oppure di un pregiudizio in forma di grave ritardo.
I fattori del pregiudizio
a) Volume e quota di mercato delle importazioni di DRAM di origine giapponese
(89) Non sono disponibili dati precisi sulle importazioni e sul consumo complessivi. In base alle informazioni ottenute dalle parti interessate nel corso della procedura e da altre fonti, la Commissione è stata tuttavia in grado di effettuare una stima del consumo nella Comunità con sufficiente precisione. Da tale valutazione è emerso che il consumo di DRAM è aumentato sensibilmente tra il 1983 e il 1987, passando da 30,5 milioni di unità a 90,4 milioni di unità, con una punta di 124 milioni di unità nel 1986. Nello stesso periodo le vendite dei prodotti giapponesi nella Comunità sono aumentate da 7,5 milioni di unità nel 1983 a 63,7 milioni di unità nel 1987, con un volume massimo di 105,5 milioni di unità nel 1986. La quota di mercato dei produttori giapponesi è aumentata dal 24,6 % nel 1983 al 70,5 % nel 1987 con la percentuale massima dell'85,1 % nel 1986. L'andamento del consumo e delle vendite è stato espresso in unità di prodotto, mentre, secondo la Commissione, dato che la domanda riguarda la capacità di memoria, per valutare il consumo con maggiore precisione si dovrebbe calcolare il numero di bit di memoria secondo la densità dei singoli dispositivi. Con i dati disponibili non è tuttavia possibile effettuare tale calcolo per l'intero periodo in questione. Si rileva tuttavia che nel 1987 il consumo espresso in bit di memoria era superiore a quello calcolato su base unitaria e che pertanto la quota di mercato dei produttori giapponesi era ancora superiore. Le importazione di DRAM di origine giapponese, misurate in bit di memoria, sono nettamente aumentate:
1984: 4,8 milioni di megabit,
1985: 11,7 milioni di megabit,
1986: 30,3 milioni di megabit.
(90) Durante l'inchiesta è emersa l'esistenza di alcune pratiche non perfettamente regolari, dato che i prezzi di determinati tipi di DRAM in Giappone sarebbero stati inferiori a quelli praticati nella Comunità. Non è stato possibile quantificare il volume di tali vendite ma, in base alle informazioni disponibili, i quantitativi in questione dovrebbero essere relativamente ridotti. In ogni caso, indipendentemente dal volume di tali vendite, l'inserimento di tali transazioni dei calcoli avrebbe implicato l'incremento della quota di mercato dei prodotti giapponesi.
b) Prezzi
(91) Dall'analisi dei prezzi delle DRAM risulta che prima del periodo dell'inchiesta e in tutto il periodo in questione si è registrata una netta flessione sui mercati comunitari e mondiali. Soltanto alla fine del periodo i prezzi si sono stabilizzati oppure, in alcuni casi, sono lievemente aumentati. Da un'analisi più approfondita risulta che il grave calo dei prezzi è superiore alla flessione che si potrebbe ragionevolmente prevedere in considerazione delle economie di scala e delle curve di esperienza tipiche di questa industria. I prezzi delle DRAM di origine giapponese erano infatti generalmente inferiori ai costi di produzione. Il livello dei prezzi era inoltre eccessivamente basso rispetto alle proiezioni dell'industria comunitaria, che si basavano su stime ragionevoli dell'andamento dei prezzi in una corretta situazione di mercato.
c) Altri indicatori economici pertinenti
(92) Rispetto alla situazione generale dell'industria comunitaria, già delineata nei paragrafi da 80 a 84, la Commissione ha accertato in particolare che la produzione programmata delle società ricorrenti avrebbe rappresentato una rilevante quota di mercato comunitario nel 1986 e nel 1987 avrebbe superato la domanda nella Comunità, espressa in termini di capacità di memoria. Tuttavia, dato il livello eccessivamente basso dei prezzi, la capacità disponibile non è mai stata utilizzata per la produzione commerciale e i programmi di incremento della capacità di produzione sono stati considerevolmente ridotti. Le vendite sono rimaste pertanto irrilevanti e le quote di mercato previste non sono state ottenute neanche parzialmente.
Tale situazione ha avuto un'incidenza negativa sui risultati finanziari dell'industria comunitaria. Rilevanti investimenti di capitali effettuati prima e durante il periodo di dodici mesi concluso il 31 marzo 1987 non hanno prodotto alcun giro d'affari e pertanto, in mancanza di un utile sull'investimento e di un flusso di cassa, le perdite finanziarie sono state rilevanti.
Inoltre, il personale che era stato appositamente assunto e addestrato per la produzione di DRAM è stato licenziato oppure nuovamente addestrato per essere trasferito ad altre attività.
d) Conclusione
(93) i) Pregiudizio notevole
Se si considera l'industria comunitaria delle DRAM come un'industria impiantata, dagli elementi sopra indicati risulta che in seguito al rilevante incremento delle importazioni e delle vendite di DRAM originarie del Giappone e al contemporaneo calo dei prezzi, l'industria comunitaria non era in grado di utilizzare la capacità di produzione installata. In tali circostanze sono state registrate ingenti perdite finanziarie, poiché il capitale investito non ha prodotto redditi, se non con grave ritardo e il personale ha dovuto essere riqualificato o licenziato. L'entità del pregiudizio è considerato notevole.
ii) Ritardo notevole nell'impianto dell'industria
Se l'industria comunitaria delle DRAM non è considerata come un'industria impiantata, alla luce degli elementi sopra indicati si possono formulare diverse osservazioni.
- Tre società ricorrenti avevano elaborato piani particolareggiati in materia di investimenti, produzione, costi e marketing, con scadenze rigide, per avviare la produzione commerciale di DRAM nella Comunità. Per l'attuazione di tali programmi erano disponibili consistenti risorse finanziarie. Le tre società avevano acquistato il knowhow tecnologico più avanzato per la produzione di DRAM ed avevano costruito nuovi impianti estremamente costosi in cui erano stati installati i macchinari più recenti. Già prima del periodo dell'inchiesta erano state spese alcune centinaia di milioni ecu.
In considerazione di quanto sopra si può affermare che le tre società ricorrenti si erano seriamente impegnate ad avviare la produzione di DRAM nella Comunità. Tale intenzione è stata successivamente confermata dal fatto che due società producono attualmente nella Comunità DRAM di 1 megabit, mentre almeno un'altra società ricorrente ha constantemente aggiornato i propri progetti di produzione. La vitalità di tali iniziative è messa in evidenza dal fatto che tutte le società ricorrenti sono produttori affermati di semiconduttori e che due di esse hanno fabbricato anche DRAM in impianti situati al di fuori della Comunità.
- Il fatto che due delle società interessate, a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi sul mercato delle DRAM, abbiano deciso di rinviare la produzione in serie ha provocato un ritardo di un anno per una società e di un periodo nettamente superiore per l'altra.
La terza società che a causa del livello dei prezzi aveva provvisoriamente accantonato i progetti relativi alla produzione di DRAM, non ha ancora iniziato la produzione in serie, anche se i relativi progetti rimangono validi.
- Almeno tre delle società ricorrenti precedentemente citate hanno subito gravi perdite finanziarie in seguito al rinvio o all'interruzione dei progetti di produzione e non hanno realizzato utili sugli investimenti, se non in un secondo tempo e in misura limitata. Due società ricorrenti hanno dovuto licenziare o riqualificare il personale dopo aver interrotto la produzione di DRAM. Si può quindi considerare che la creazione di un'industria comunitaria delle DRAM ha subito un notevole ritardo.
Argomentazioni in materia di pregiudizio
(94) Alcuni esportatori mettono in dubbio l'impegno di determinate società ricorrenti riguardo alla futura produzione di DRAM nella Comunità, dato che tutti gli impianti produttivi delle società stesse si trovano al di fuori della Comunità, benché l'industria comunitaria dei semiconduttori possa beneficiare di un grado elevato di protezione tariffaria.
(95) Dall'inchiesta avviata dalla Commissione emerge chiaramente che le società in questione si sono seriamente impegnate per avviare la produzione di DRAM nella Comunità. L'attuale produzione commerciale di due delle società in questione è una prova evidente della serietà dell'impegno.
(96) Un esportatore sostiene che i prodotti venduti nella Comunità a prezzi dazio escluso non dovrebbero essere presi in considerazione ai fini della valutazione del pregiudizio dato che i prodotti in questione sarebbero stati importati nella Comunità in regime di perfezionamento attivo per essere incorporati in prodotti destinati all'esportazione.
Nella fase attuale non sono stati presentati elementi di prova a sostegno di tale richiesta. Pertanto, ai fini delle conclusioni provvisorie, la Commissione ha deciso di tener conto di tali vendite nella valutazione del pregiudizio.
(97) L'EUROBIT sostiene che dopo il periodo oggetto dell'inchiesta i prezzi sono sensibilmente aumentati e il pregiudizio è stato eliminato.
È estremamente difficile, se non impossibile, valutare i fatti relativi al periodo successivo a quello oggetto dell'inchiesta. Dai dati di cui dispone la commissione risulta comunque chiaramente che il pregiudizio non è stato eliminato.
H. IMPUTABILITÀ DEL PREGIUDIZIO ALLE IMPORTAZIONI IN DUMPING
a) Conseguenze delle importazioni in dumping
(98) Per valutare se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato provocato dalle conseguenze delle importazioni in dumping, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha accertato che la situazione critica dell'industria comunitaria, caratterizzata dalla sottoutilizzazione delle capacità produttive e dall'abbandono o dalla riduzione dei piani di produzione, coincide con l'incremento in volume delle importazioni di DRAM a basso prezzo originarie del Giappone.
(99) Tale conclusione è confermata dall'evoluzione della quota di mercato degli esportatori giapponesi. Dai dati disponibili risulta che nel 1983 il Giappone si trovava al secondo posto tra i tre principali paesi esportatori di DRAM nella Comunità. Nel 1984 il Giappone era al primo posto e nel 1985 e nel 1986 gli esportatori giapponesi si trovavano in posizione dominante, controllando rispettivamente il 70 % e l'85 % della quota del mercato comunitario.
Dato che un'espansione analoga è avvenuta in generale sui mercati mondiali, la predominanza degli esportatori giapponesi deve essere attribuita al fatto che i prezzi di vendita dei loro prodotti erano in linea di massima inferiori ai costi di produzione.
b) Incidenza di altri fattori
(100) Per verificare se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria possa essere stato provocato da altri fattori, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha preso tra l'altro in esame elementi quali il ritardo nell'ingresso sul mercato, eventuali errori di strategia e di gestione e difficoltà struttrali e tecniche. Anche se nel periodo in questione l'industria comunitaria era una delle ultime ad avviare la produzione di DRAM, il ritardo rispetto ai concorrenti era stato preso in considerazione nei progetti delle singole società. Non sussistono elementi sufficienti per affermare che le difficoltà successivamente incontrate debbano essere attribuite al ritardo nell'ingresso sul mercato puttosto che alle conseguenze del rapido incremento delle DRAM giapponesi a basso prezzo. Una delle società ricorrenti ha effettivamente dovuto affrontare problemi tecnici, ma è stato accertato che le difficoltà in questione sono emerse dopo il periodo dell'inchiesta, quando le conseguenze delle importazioni di DRAM a basso prezzo erano del tutto evidenti. Non si può inoltre affermare che tali difficoltà fossero più gravi di quelle incontrate dai produttori giapponesi per la stessa generazione di DRAM.
(101) La Commissione ha inoltre esaminato se il pregiudizio poteva essere provocato da altri fattori quali il volume e i prezzi di importazioni non oggetto di dumping, oppure la contrazione della domanda. A questo proposito la Commissione ha accertato che tra il 1983 e il 1986 la domanda di DRAM è aumentata di oltre il 400 %, mentre le importazioni di tali prodotti da fornitori non giapponesi sono diminuite nettamente in termini assoluti e relativi. Data la posizione dominante dei fornitori giapponesi, i prezzi delle DRAM originarie dei paesi terzi sono scesi agli stessi livelli di quelli dei prodotti giapponesi. Sussistono pertanto motivi per ritenere che anche tali importazioni fossero oggetto di dumping.
Tuttavia, dato il rapido calo della quota di mercato di tali importazioni, la Commissione ha concluso che queste ultime non potevano essere considerate una causa principale del pregiudizio subito.
(102) A titolo provvisorio la Commissione conclude pertanto che altri fattori, diversi dalle importazioni di DRAM giapponesi a basso prezzo, non hanno contribuito in misura significativa al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
c) Argomenti relativi alla causa del pregiudizio
(103) Numerosi esportatori sostengono che l'industria giapponese continua a perdere quote di mercato a favore di produttori americani e coreani, nonché della Siemens.
(104) Dalle informazioni di cui dispone la Commissione risulta che la quota di mercato degli esportatori giapponesi nella Comunità è aumentata in misura rilevante tra il 1983 e il 1986, mentre tutti gli altri esportatori hanno perduto quote di mercato. Dai dati relativi al 1987 risulta che la quota di mercato degli esportatori giapponesi è lievemente diminuita, pur rimanendo ancora superiore al 70 % del mercato complessivo, mentre altri fornitori, in particolare le imprese sudcoreane, hanno registrato un'espansione.
(105) La Commissione conferma la conclusione provvisoria secondo la quale il pregiudizio è stato provocato dal costante incremento delle importazioni di DRAM giapponesi a basso prezzo sino alla fine del 1986, in seguito al quale i giapponesi hanno conquistato una posizione dominante sul mercato comunitarie. Nel 1987 le importazioni giapponesi sono effettivamente diminuite rispetto al livello altissimo al quale si trovavano, mantenendo tuttavia un margine ancora molto elevato di penetrazione. Numerose parti interessate hanno attribuito tale flessione agli effetti congiunti dell'accordo tra gli USA e il Giappone sugli scambi di semiconduttori e dell'apertura del procedimento antidumping della Comunità.
(106) La Commissione rileva inoltre che i dati statistici presentati da alcune parti interessate identificano i fornitori in base alla nazionalità della società madre e non secondo la loro effettiva situazione rispetto al procedimento antidumping.
Con tale procedimento le cifre sono state spesso interpretate erroneamente a loro favore.
(107) Alcuni esportatori sostengono che, in seguito all'accordo USA-Giappone, il governo giapponnese ha istituito severe misure per scoraggiare le sottoquotazioni dei prezzi e che pertanto i prezzi medi di mercato delle DRAM in Europa si sono rafforzati.
(108) Dall'analisi della Commissione sui prezzi in Giappone e nella Comunità che effettivamente si è manifestata una tendenza al rialzo verso la fine del periodo dell'inchiesta. Tale incremento è stato tuttavia insufficiente per eliminare le pratiche di dumping, anche se il margine corrispondente è diminuito rispetto alla situazione accertata all'inizio del periodo in questione.
(109) Alcuni esportatori giapponesi sostengono che i produttori giapponesi non erano in grado di fissare i prezzi di mercato, né di provocare una tendenza al ribasso e affermano che le normali riduzioni dei prezzi delle DRAM attribuibili alla curva di esperienza e al ciclo di vita del prodotto si sono aggravate in seguito alla recessione mondiale sul mercato dei semiconduttori.
(110) La Commissione non può accettare tali argomentazioni. Dal 1983 in poi il mercato comunitario delle DRAM ha avuto una grande espansione e gli esportatori giapponesi nel loro complesso hanno sostanzialmente aumentato la propria quota di mercato, a differenza di quanto è accaduto per quasi tutti gli altri fornitori.
(111) Un esportatore giapponese sostiene inoltre di aver fissato i propri prezzi esclusivamente in considerazione dell'esigenza di far fronte alla pressione della concorrenza sul mercato comunitario. Egli si sarebbe pertanto adeguato ai prezzi applicati dai concorrenti senza effettuare sottoquotazioni, né determinare la tendenza dei prezzi. I suoi prodotti si travano quindi costantemente nella fascia più alta della gamma dei prezzi giapponesi.
(112) Tenendo conto di tali considerazioni e del fatto che gli esportatori giapponesi vendevano in linea di massima sotto costo, la Commissione ritiene che sussistano motivi sufficienti per considerare gli esportatori giapponesi nel loro complesso come leader dei prezzi.
(113) Numerosi esportatori sostengono che altri fattori essenziali hanno impedito ai ricorrenti di impiantare un'industria europea delle DRAM vitale. A questo proposito sono stati citati il ritardo nell'ingresso sul mercato, i deludenti risultati di fattori diversi dai prezzi, gli errori nella strategia del prodotto, le modifiche della gestione e delle strutture, le difficoltà tecniche e l'eccessiva concentrazione sul mercato interno.
(114) La Commissione, nei punti 100 e seguenti, ha già preso in esame le conseguenze di altri fattori sull'industria comunitaria. Dall'inchiesta è emerso che le argomentazioni formulate a questo proposito sono infondate.
d) Conclusione
(115) In considerazione del volume e della quota di mercato delle importazioni in dumping, nonché dei prezzi di vendita delle DRAM sul mercato della CEE e della situazione dell'industria comunitaria, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che le conseguenze delle importazioni in dumping di DRAM originarie del Giappone, considerate isolatamente, hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria. La Commissione ha concluso che, nella fattispecie, il pregiudizio si manifesta tanto in forma di pregiudizio sostanziale all'industria stabilita, quanto in forma di ritardo nella creazione di una nuova industria. Nel primo caso le gravi perdite finanziarie derivanti dalla mancata utilizzazione degli impianti e dai costi della manodopera devono essere considerate rilevanti tanto rispetto ad un'industria impiantata, quanto nei confronti di un'industria già operante, ma di recente costituzione. Nel secondo caso, le importazioni in dumping hanno sostanzialmente ritardato lo sviluppo di un'industria comunitaria, impiantata o no, provocando ritardi nell'attuazione di decisioni che si sarebbero realizzate in eque condizioni di mercato. La Commissione ritiene pertanto che si possa lasciare aperto il problema di stabilire se l'industria comunitaria fosse un'industria già impiantata nel periodo dell'inchiesta.
I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
Considerazioni generali
(116) Per valutare se sia nell'interesse della Comunità adottare misure contro le importazioni in dumping di DRAM originarie del Giappone, che hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria ricorrente, la Commissione ha tenuto conto delle variazioni dell'offerta e della domanda sul mercato comunitario, dei vantaggi derivanti dalla produ zione in serie, nonché della particolare situazione dell'industria comunitaria delle DRAM e delle industrie che utilizzano tali dispositivi.
Riguardo all'andamento della domanda e dell'offerta, la Commissione rileva che i fornitori giapponesi, che nel 1983 avevano una quota di mercato comunitario inferiore a quella dei fornitori statunitensi ed europei, considerati isolatamente, hanno attualmente raggiunto attraverso le pratiche di dumping una posizione dominante sui mercati comunitari e mondiali. Secondo la Commissione, gli effetti congiunti di fattori quali il ritiro dal mercato di quasi tutti i produttori statunitensi di DRAM, gli ostacoli alla produzione in serie dell'industria comunitaria, le difficoltà tecniche incontrate generalmente nella produzione di DRAM di 1 megabit e l'incremento della domanda hanno provocato da una parte la recente riduzione dell'offerta di DRAM e quindi l'aumento dei prezzi e dall'altra la dipendenza delle industrie che utilizzano prodotti elettronici dai fornitori giapponesi.
Riguardo ai vantaggi relativi alla produzione in serie delle DRAM, la Commissione ritiene che un'industria comunitaria vitale contribuirebbe a rafforzare globalmente l'intero settore dell'elettronica nella Comunità. In primo luogo, dal punto di vista tecnologico, le DRAM svolgono una funzione essenziale ai fini dello sviluppo di altri dispositivi più complessi nel settore dei semiconduttori. In secondo luogo l'industria dei semiconduttori, tra i quali rientrano anche le DRAM, ha un'importanza strategica dato che tali prodotti sono i principali componenti utilizzati dalle industrie dell'elaborazione elettronica dei dati, delle telecomunicazioni e dei mezzi di trasporto.
In terzo luogo l'impiego della tecnologia più avanzata nella produzione delle DRAM migliora la competitività dell'industria interessata e dell'industria elettronica a valle. Infine, un'industria comunitaria delle DRAM fornirà una fonte alternativa di approvvigionamento all'industria elettronica della Comunità, riducendo quindi la dipendenza dai produttori giapponesi che si trovano attualmente in una posizione dominante. Quest'ultimo aspetto è considerato essenziale, dato che i produttori giapponesi sono normalmente integrati verticalmente e quindi fabbricano anche i prodotti finali in concorrenza con la produzione dell'industria elettronica comunitaria.
Per quanto riguarda la situazione specifica dell'industria comunitaria delle DRAM, la Commissione rileva che due delle tre società ricorrenti che si erano seriamente impegnate ad avviare la produzione di DRAM su vasta scala durante il periodo dell'inchiesta producono attualmente per il mercato, anche se i piani di produzione non sono stati ancora realizzati interamente. Tale circostanza le rende particolarmente vulnerabili nei confronti di eventuali nuove pratiche di dumping.
Argomenti relativi all'interesse della comunità
(117) quasi tutte le parti interessate del procedimento hanno formulato osservazioni sull'inerenza all'interesse comunitario dell'istituzione di dazi antidumping o di altre misure. Quasi tutti gli esportatori giapponesi contestano l'opportunità dell'istituzione di dazi. Gli argomenti da essi avanzati costituiscono, nella maggior parte dei casi, varianti di un nucleo d'argomenti illustrati in appresso:
- L'istituzione di dazi antidumping è contraria agli interessi della Comunità, in quanto tali misure provocherebbero l'aumento dei prezzi medi dei diversi tipi di DRAM nella Comunità, con conseguenze negative sulla competitività di determinate industrie che utilizzano la tecnologia più avanzata e pertanto vanificherebbero le iniziative volte a migliorare la competitività del settore.
- I produttori statunitensi, coreani e altri produttori non europei potranno trarre vantaggio dall'aumento dei prezzi in misura maggiore dei ricorrenti.
- I ricorrenti non producono DRAM nella Comunità e non potranno stabilire impianti di produzione nell'immediato futuro; l'industria comunitaria non dispone inoltre degli impianti necessari per la produzione in serie delle DRAM.
- Un incremento dei prezzi potrebbe indurre alcune imprese che utilizzano le DRAM a prendere in esame la possibilità di trasferire all'estero una parte delle attività operative.
- La quota di mercato dei ricorrenti non aumenterà in misura significativa dato che le società in questione non sono concorrenziali in termini di costi e di fattori non basati sui prezzi.
- Le iniziative della Comunità europea, quali i programmi Eureka e Esprit rappresentano una soluzione più adeguata ai problemi dell'industria della Comunità.
- L'istituzione di dazi antidumping sui wafer e sulle piastrine avrà un effetto negativo sull'occupazione nelle imprese europee controllate dalle società giapponesi.
- I distributori di DRAM giapponesi subiranno una flessione degli utili e dovranno ridurre il personale, mentre alcuni di essi saranno costretti ad interrompere la loro attività.
- Il costo dei dazi antidumping per le industrie che utilizzano le DRAM sarebbe assolutamente sproporzionato agli eventuali vantaggi di cui potrebbero fruire i ricorrenti.
(118) L'EUROBIT, che rappresenta alcuni utilizzatori, ha dichiarato di essere contraria alle pratiche di dumping e di sostenere senza riserve gli interventi volti a potenziare l'industria europea dei circuiti integrati. L'EUROBIT sostiene tuttavia che nella fattispecie non dovrebbero essere attuate misure antidumping, in considerazione della protezione di cui già beneficia l'industria europea delle DRAM in forma di elevati dazi doganali. Secondo l'EUROBIT l'introduzione di nuove misure di salvaguardia in forma di dazi antidumping, di impegni o di altre misure pregiudicherebbe la capacità concorrenziale degli utilizzatori delle DRAM, dato che i prezzi di queste ultime sono nettamente aumentati dopo la conclusione del periodo dell'inchiesta e che il pregiudizio è stato eliminato. L'EUROBIT sostiene tra l'altro che:
- l'industria europea dei computer perderà progressivamente la propria competitività nella Comunità e nei mercati dei paesi terzi;
- l'industria comunitaria dei computer sarebbe costretta ad abbandonare la produzione completa nella Comunità stessa e dovrebbe produrre e/o assemblare elaboratori nei paesi terzi;
- l'industria comunitaria dei computer, dopo aver effettuato rilevanti investimenti nella Comunità, sarebbe costretta a rinunciare ai nuovi progetti;
- migliaia di posti di lavoro andrebbero perduti in tutta l'Europa.
(119) L'EECA, che rappresenta i ricorrenti, sostiene che l'imposizione di misure di salvaguardia è conforme agli interessi della Comunità in quanto:
- la produziuone, altamente specializzata, nel settore dei semiconduttori è un elemento essenziale per la vitalità dell'industria elettronica europea nel suo complesso, compresi quindi anche i membri dell'EUROBIT, dato che le DRAM sono uno dei principali prodotti nel settore dei semiconduttori e l'industria che li fabbrica ha un'importanza strategica;
- senza una produzione di semiconduttori vitale, la capacità concorrenziale dei produttori europei di altri dispositivi elettronici sarebbe compromessa e l'industria europea sarebbe svantaggiata sul piano tecnologico rispetto ai produttori giapponesi;
- l'industria elettronica europea deve disporre di una fonte di approvvigionamento locale e deve essere in grado di collaborare con i produttori comunitari di semiconduttori nella messa a punto di nuovi prodotti concorrenziali; dato che tutti i principali produttori giapponesi di semiconduttori sono integrati verticalmente e sono in concorrenza con i membri dell'EUROBIT, se non venissero imposte misure di salvaguardia per la tutela l'industria comunitaria delle DRAM i membri dell'EUROBIT dovrebbero rifornirsi unicamente presso i loro concorrenti giapponesi;
- con la scomparsa dei produttori europei di DRAM, la concorrenza sarebbe limitata e in mancanza di un valido interlocutore sul mercato i produttori dei paesi terzi potrebbero determinare i tipi di prodotto da fornire e fissare i relativi prezzi.
(120) La Commissione ha tenuto conto di tutti i pareri espressi e dello studio particolareggiato presentato da un esportatore giapponese sull'incidenza economica delle misure antidumping sulle DRAM originarie del Giappone.
(121) In primo luogo, la Commissione riconosce l'importanza del settore dell'elettronica per l'industria comunitaria nel suo complesso ed è consapevole della funzione strategica delle DRAM quale prodotto di punta della tecnologia. L'azione della Comunità in materia di ricerca e sviluppo, per esempio la realizzazione del progetto Jessi, conferma tale orientamento. Azioni di questo tipo intendono migliorare la competitività dell'industria, a condizione ovviamente che quest'ultima possa operare in condizioni commerciali eque.
(122) In secondo luogo, per quanto riguarda le argomentazioni formulate da alcuni esportatori e utilizzatori in merito alle conseguenze negative di un aumento dei prezzi sul mercato comunitario in seguito all'istituzione di dazi antidumping, la Commissione non può ammettere che i vantaggi ottenuti in passato con pratiche commerciali sleali possano ora essere utilizzati come giustificazione per non prendere i necessari provvedimenti volti a ristabilire eque condizioni commerciali. La Commissione rileva che i prezzi sono già sensibilmente aumentati dopo il periodo dell'inchiesta, senza l'imposizione di alcuna misura e che gli importatori, i distributori e le società giapponesi che assemblano il prodotto nella Comunità hanno potuto far fronte a tale situazione senza subire le conseguenze addotte.
(123) L'EUROBIT sostiene in particolare che l'industria europea dei computer sarebbe meno concorrenziale e sarebbe costretta ad assemblare i prodotti nei paesi terzi. In altri termini, se i prezzi delle DRAM nella Comunità fossero superiori a quelli vigenti in altri mercati mondiali, i produttori di computer dei paesi terzi sarebbero avvantaggiati e pertanto i fabbricanti europei sarebbero costretti a trasferire le proprie attività in un mercato in cui possano beneficiare di prezzi inferiori.
La Commissione riconosce la validità dell'argomentazione, ma non può accettare la tesi in essa formulata ai fini del presente procedimento. Per un lungo periodo i prezzi delle DRAM nella Comunità sono stati generalmente superiori a quelli vigenti in altri mercati, soprattutto a causa delle differenze tariffarie che indubbiamente hanno inciso sulla competitività dell'industria dell'eleborazione dei dati. Occorre tuttavia esaminare per quale motivo i prezzi siano inferiori nei paesi terzi. È stato infatti accertato che gli esportatori giapponesi hanno praticato il dumping sul mercato degli Stati Uniti nel 1985 e sul mercato comunitario nel 1986 e all'inizio del 1987. L'argomentazione dell'EUROBIT implica pertanto che le pratiche di dumping sul mercato comunitario dovrebbero essere tollerate per salvaguardare la competitività dell'industria comunitaria dei computer, dato che sui mercati dei paesi terzi i prezzi delle DRAM sarebbero comunque inferiori a causa delle pratiche di dumping. Tale affermazione è contraria al principio della concorrenza commerciale.
(124) Per quanto riguarda l'argomentazione secondo la quale il costo dei dazi antidumping per le industrie che utilizzano le DRAM sarebbe del tutto sproporzionato agli eventuali vantaggi a favore dei ricorrenti, la Commissione conclude che lo studio effettuato a questo proposito da una società di consulenza non è attendibile, poiché non è completo e in alcuni settori utilizza informazioni che si sono rivelate inesatte nel corso dell'inchiesta della Commissione.
(125) La Commissione ritiene che lo studio sia incompleto in quanto non prende tra l'altro in considerazione i seguenti elementi:
- le gravi perdite subite dalle società comunitarie ricorrenti e gli utili realizzati dall'industria che utilizza le DRAM in seguito alle pratiche di dumping;
- la situazione dei fornitori europei di DRAM in normali condizioni di mercato, a prescindere quindi dalle conseguenze delle pratiche di dumping da parte degli esportatori nella Comunità;
- la futura espansione dell'industria comunitaria delle DRAM in normali condizioni di mercato;
- i vantaggi tecnologici in altri settori derivanti dalla produzione di DRAM.
(126) Per quando riguarda l'argomentazione secondo la quale i produttori statunitensi e coreani e gli altri fornitori non europei beneficeranno dell'aumento dei prezzi delle DRAM in misura maggiore dei ricorrenti in seguito a una deviazione della domanda, la Commissione ritiene che, per quanto riguarda le imprese statunitensi, tale eventualità sia poco probabile in considerazione delle attuali condizioni dell'industria degli Stati Uniti e della corrispondente quota di mercato comunitario. Secondo le informazioni disponibili gli esportatori coreani e gli altri fornitori dei paesi terzi controllano una quota limitata del mercato comunitario e la Commissione prenderebbe comunque adeguati provvedimenti se fosse accertata l'esistenza di pratiche di dumping da parte di tali fornitori.
(127) Riguardo all'argomentazione secondo la quale non dovrebbero esser presi provvedimenti in considerazione della protezione già accordata con i dazi sulle importazioni di DRAM, la Commissione rileva che l'affermazione dell'EUROBIT implica che le pratiche di dumping accertate e tali da provocare pregiudizio dovrebbero essere tollerate, almeno sino al livello della tariffa doganale. La Commissione non può accettare tale argomentazione in quanto essa è contraria al principio generale secondo il quale le pratiche di dumping tali da provocare pregiudizio sono perseguibili e, d'altro canto, toglie qualsiasi validità alle decisioni in materia di tariffe doganali.
(127a) Durante e dopo il periodo dell'inchiesta erano effettivamente in vigore nella Comunità sospensioni di dazi doganali per alcuni prodotti soggetti alla presente procedura. Secondo la Commissione, tuttavia, tali disposizioni non incidono sulla procedura antidumping, dato che gli obiettivi delle due normative sono del tutto diversi.
(128) La Commissione ha inoltre preso in esame le argomentazioni secondo le quali i ricorrenti non sarebbero in grado di fornire DRAM in serie in condizioni concorrenziali.
Dalle risultanze preliminari risulta che le importazioni di DRAM originarie del Giappone, effettuate a prezzi di dumping, hanno provocato un grave pregiudizio all'industria, comunitaria, che non ha potuto svilupparsi adeguatamente. Dopo la conclusione del periodo dell'inchiesta sono state attuate nuove iniziative con investimenti supplementari per avviare la produzione in serie di DRAM nella Comunità. Tali iniziative stanno ora producendo i risultati attesi. Dall'esame effettuato dalla Commissione in materia di investimenti, piani di produzione e costi previsti risulta che l'industria comunitaria, in eque condizioni di mercato, sarà in grado di soddisfare una percentuale rilevante della domanda della Comunità a prezzi concorrenziali.
(129) Dopo aver preso in considerazione le argomentazioni formulate da tutte le parti interessate, in base alle risultanze provvisorie, la Commissione ritiene che nell'interesse della Comunità sia necessario intervenire per tutelare l'industria comunitaria delle DRAM, affinché quest'ultima possa svilupparsi in eque condizioni di mercato. In considerazione, tuttavia, delle caratteristiche particolari dell'industria delle DRAM, quali il breve ciclo di vita di prodotti, l'instabilità e la rapida tendenza al ribasso dei costi e dei prezzi, nonché l'andamento dei prezzi a partire dal periodo oggetto dell'inchiesta, la Commissione ritiene che nell'interesse della Comunità debbano essere applicate misure sufficientemente flessibili per seguire la dinamica dell'industria delle DRAM senza mettere inutilmente in difficoltà l'industria che utilizza tali prodotti. J. PROVVEDIMENTI
Impegni sui prezzi
(130) La Commissione ritiene che nel caso in esame la misura più opportuna sia l'assunzione di impegni sui prezzi da parte degli esportatori giapponesi, in quanto tali impegni possono includere condizioni tali che garantiscano la necessaria flessibilità. La Commissione ha pertanto informato gli esportatori che hanno collaborato all'inchiesta in merito alle principali conclusioni provvisorie e gli esportatori interessati hanno formulato osservazioni in proposito.
La Commissione ha successivamente proposto impegni sui prezzi, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Alcuni esportatori, vale a dire Fuijtsu, Hitachi, Matsushita, Mitsubishi, NEC, NMB, Oki, Sanyo, Sharp, Texas e Toshiba hanno offerto impegni relativi alle esportazioni di DRAM nella Comunità.
(131) In virtù di tali impegni, i prezzi di vendita nella Comunità non scenderanno al di sotto di un determinato prezzo di riferimento, considerato adeguato per eliminare in misura sufficiente il pregiudizio subito dalle società ricorrenti, tenendo debitamente conto dei costi di produzione effettivi e previsti di queste ultime. Il livello dei prezzi di riferimento sarà stabilito ogni trimestre in base ai valori costruiti di determinati tipi di DRAM per ciascun esportatore giapponese. È inoltre possibile controllare efficacemente la corretta applicazione degli impegni.
(132) Di conseguenza, gli impegni offerti sono considerati accettabili e l'inchiesta può essere chiusa nei confronti degli esportatori interessati.
(133) Nel comitato consultivo uno Stato membro ha formulato obiezioni nei confronti dell'accettazione degli impegni.
Dazio
(134) In base alle informazioni di cui dispone, la Commissione ritiene che gli esportatori che hanno offerto impegni rappresentino attualmente tutti i produttori giapponesi di DRAM che esportano nella Comunità. È tuttavia opportuno istituire un dazio antidumping provvisorio per salvaguardare l'efficacia degli impegni e per prevenire, tra l'altro, le esportazioni verso la Comunità nel « mercato grigio », che, come è noto, esiste per il prodotto in questione.
(135) Un esportatore ha sostenuto che non è opportuno istituire un dazio antidumping sui wafer, dato che questi sono impiegati anche per la fabbricazione di dispositivi che non rientrano nell'ambito dell'inchiesta.
(136) La Commissione non può ammettere tale argomento, dato che le piastrine dei wafer sono considerate prodotti simili alle DRAM e che queste ultime sono componenti elettronici da incorporare nei prodotti finiti che non rientrano nell'ambito del presente procedimento.
(137) Dato che l'aliquota del dazio da istituire deve essere equivalente al margine massimo di dumping accertato nei confronti di un esportatore che ha collaborato al procedimento, ma inferiore a tale margine, qualora un dazio meno elevato sia sufficiente per eliminare il pregiudizio, la Commissione ha quantificato il pregiudizio subito dalle società ricorrenti a causa delle importazioni in dumping, nel modo seguente:
La media ponderata dei prezzi di rivendita di determinati tipi di DRAM importate dal Giappone è stata confrontata con i costi stimati di produzione degli stessi tipi di dispositivi che le società ricorrenti intendevano fabbricare su base commerciale. La Commissione avrebbe dovuto aggiungere un adeguato margine di profitto ai valori relativi ai costi, in considerazione, tra l'altro, di nuovi programmi di ricerca e di sviluppo, nonché degli investimenti necessari per mantenere efficiente l'impresa. Tuttavia, dato che l'aggiunta di un margine di profitto nel caso in esame non avrebbe alcuna incidenza, il confronto è stato effettuato tenendo unicamente conto dei prezzi di produzione stimati delle società della Comunità.
In tutti i casi, il confronto tra i costi stimati delle società della Comunità e i prezzi di rivendita degli esportatori giapponesi per un determinato prodotto ha messo in evidenza che i prezzi dei prodotti giapponesi erano sensibilmente inferiori. La differenza è stata calcolata per ciascun tipo e ciascuna densità, ponderata in base ai quantitativi venduti dall'esportatore nella Comunità e infine espressa nella percentuale del valore cif per gli stessi quantitativi presi in considerazione ai fini del calcolo.
Dai risultati di tali operazioni emerge che i margini di dumping accertati per ciascun esportatore giapponese, espressi in percentuali del valore cif, sono sensibilmente inferiori ai margini ottenuti con il calcolo sopraindicato, ovvero alla percentuale necessaria per eliminare il pregiudizio.
In conclusione, l'entità del pregiudizio accertata è superiore al margine di dumping massimo rilevato, quando i due valori sono espressi in percentuale del valore cif delle importazioni.
(138) Date tuttavia le circostanze specifiche del caso in esame e in considerazione del fatto che tutti i produttori giapponesi di DRAM noti, che esportano nella Comunità, hanno offerto impegni accettabili (vedi punto 131), ed a seguito della metodologia applicata per calcolare i prezzi di riferimento relativi agli impegni, la Commissione ritiene che un'aliquota del dazio inferiore al margine massimo accertato nel corso dell'inchiesta sia sufficiente ai fini dell'imposizione di un dazio residuale nel caso in esame. Inoltre, in considerazione dei diversi tipi di DRAM esportate, nonché della variabilità dei costi e dei prezzi nel settore, il dazio provvisorio deve assumere la forma di dazio ad valorem. Alla luce di tali considerazioni l'aliquota deve essere pari al 60 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria non sdoganata.
(139) Gli esportatori di cui al punto 130 possono essere esclusi dal campo d'applicazione del dazio sulle importazioni di DRAM originarie del Giappone, in considerazione del fatto che gli impegni offerti da essi sono considerati accettabili.
(140) È opportuno fissare il termine entro il quale le parti interessate possono presentare osservazioni e chiedere di essere sentite,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di microcircuiti detti DRAM (memorie dinamiche ad accesso casuale) di cui ai codici NC ex 8473 30 00, ex 8542 11 10; ex 8542 11 30, ex 8542 11 71 oppure ex 8548 00 00, originari del Giappone (vedi l'allegato II per i codici Taric e i codici addizionali).
2. I prodotti oggetto del presente regolamento comprendono tutti i tipi di DRAM, indipendentemente dalle densità, compresi i prodotti non finiti quali wafer e piastrine (montati o non montati) e i tipi più elaborati quali le DRAM « stack » e i « moduli ».
3. L'aliquota del dazio è pari al 60 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria non sdoganato.
4. Sono esenti dal dazio indicato nel presente articolo i prodotti di cui al paragrafo 1 che:
- siano fabbricati ed esportati nella Comunità dalle società seguenti, che hanno offerto un impegno accettato in forza dell'articolo 2:
- Fujitsu Limited,
- Hitachi Ltd,
- Matsushita Electronics Corporation,
- Mitsubishi Electric Corporation,
- NEC Corporation,
- NMB Semiconductor Co. Ltd,
- Oki Electric Industry Co. Ltd,
- Sanyo Electric Co. Ltd,
- Sharp Corporation,
- Texas Instruments (Japan) Ltd e
- Toshiba Corporation;
oppure che
- siano fabbricati da una delle società suddette ed esportati nella Comunità da una delle società affiliate elencate nell'allegato I,
oppure che
- siano fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità da una delle società di cui al primo trattino; in tal caso l'esonero dal dazio è subordinato alla presentazione alle autorità doganali di un attestato in cui i produttori confermano di aver venduto il prodotto per il quale si chiede l'esonero ai fini dell'esportazione nella Comunità; l'attestato (il cui modulo è riportato nell'allegato II) deve contenere una descrizione precisa del tipo di dispositivo venduto e deve indicare la quantità complessiva, il prezzo unitario per ciascun tipo di dispositivo, il numero della fattura, nonché la conferma del fatto che i prodotti sono stati prodotti e venduti per essere esportati nella Comunità dalla società in questione nell'ambito dell'impegno di cui all'articolo 2 del presente regolamento.
5. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
6. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1, esclusi quelli importati ai sensi del paragrafo 4, è subordinata alla costituzione di una cauzione equivalente all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Sono accettati gli impegni offerti dalle società Fujitsu Limited, Hitachi Ltd, Matsushita Electronics Corporation, Mitsubishi Electric Corporation, NEC Corporation, NMB Semiconductor Co. Ltd, Oki Electric Industry Co. Ltd, Sanyo Electric Co. Ltd, Sharp Corporation, Texas Instruments (Japan) Ltd, e Toshiba Corporation nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni tipi di microcircuiti detti DRAM, menzionati nei codici NC ex 8473 30 00, ex 8542 11 10, ex 8542 11 30, ex 8542 11 71 oppure ex 8548 00 00, originari del Giappone.
Articolo 3
L'inchiesta relativa al procedimento antidumping di cui all'articolo 2 è chiusa nei confronti delle società ivi menzionate.
Articolo 4
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono presentare osservazioni e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro il termine di un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 5
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale periodo. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 23 gennaio 1990.

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