Document ID: 32003D0088

Decisione della Commissione
del 13 novembre 2002
relativa agli aiuti concessi ai pescatori e ai molluschicoltori in seguito all'inquinamento da mucillagini e alle interruzioni tecniche delle attività di pesca nel mare Adriatico nel 2000
[notificata con il numero C(2002) 4365]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/88/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 88 del trattato CE, in particolare l'articolo 14(1),
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente all'articolo 88, paragrafo 2, primo comma, e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I
PROCEDIMENTO
(1) Con lettera del 26 settembre 2000, ricevuta il 28 settembre, la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea ha notificato alla Commissione il testo di un progetto di decreto-legge recante diverse misure urgenti nei settori dell'autotrasporto e della pesca. Il testo prevedeva l'istituzione di vari provvedimenti a favore di questi due settori, tra cui, all'articolo 4, commi da 1 a 4 e da 6 a 10, misure di indennizzo a favore dei pescatori e dei molluschicoltori dell'Adriatico. Tali misure sono state registrate come aiuto notificato con il numero N 159C/2000.
(2) In seguito, con lettera del 2 ottobre 2000, le autorità italiane hanno trasmesso il testo di detto decreto-legge (decreto-legge 26 settembre 2000, n. 265), pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 27 settembre 2000. Complementi di informazione sono stati richiesti alle autorità italiane a quattro riprese, con le lettere del 23 novembre 2000 e del 20 febbraio, del 30 maggio e del 5 luglio 2001, a cui è stata data risposta con le lettere del 5 febbraio, del 2 maggio, del 31 maggio e del 24 luglio 2001. Tra le informazioni trasmesse figuravano in particolare, nella lettera del 5 febbraio 2001, la legge 23 novembre 2000, n. 343 (di conversione in legge del decreto-legge n. 265), pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 25 novembre 2000, nonché tre decreti del ministro delle Politiche agricole e forestali, rispettivamente del 19 luglio, del 3 agosto e del 22 dicembre 2000, che contengono le relative disposizioni di applicazione.
(3) I decreti del 3 agosto e del 22 dicembre 2000, che stabiliscono le modalità concrete dell'indennizzo, erano di applicazione immediata. Inoltre, dal momento che nessuna disposizione richiedeva l'approvazione preliminare della Commissione ai fini dell'entrata in vigore della legge e delle disposizioni applicative, tali misure potevano essere attuate immediatamente. Per questo motivo, il 9 febbraio 2001 il fascicolo è stato trasferito nel registro degli aiuti non notificati con il numero NN 12/2001.
(4) Con lettera C(2001) 3465 def. del 13 novembre 2001 la Commissione ha informato l'Italia che, mentre l'indennizzo a favore dei pescatori per le interruzioni delle attività di pesca effettuate tra il 19 giugno e il 19 luglio 2000 era ritenuto compatibile con il mercato comune, si era deciso di avviare il procedimento d'indagine formale di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE con riguardo all'indennizzo a favore dei pescatori per le interruzioni delle attività di pesca avvenute dopo il 19 luglio 2000 e quello a favore dei produttori di molluschi. L'Italia ha trasmesso le proprie osservazioni con lettera del 20 dicembre 2001, seguita da un'altra missiva il 20 febbraio 2002.
(5) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata il 29 gennaio 2002 nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(2). La Commissione ha invitato gli eventuali interessati a presentare osservazioni sulle misure in questione e il 27 febbraio 2002 ha ricevuto una lettera redatta congiuntamente dalle tre organizzazioni Federcoopesca, Lega Pesca e AGCI Pesca. Conformemente all'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 659/1999, tale lettera è stata trasmessa alle autorità italiane.
II
DESCRIZIONE DELLE MISURE
(6) Le misure in oggetto si applicano nel mare Adriatico, nei compartimenti marittimi da Trieste a Brindisi, ivi compresi gli uffici marittimi di Castro, Tricase, Santa Maria di Leuca e Otranto, situati sul versante adriatico del compartimento marittimo di Gallipoli.
2.1. Misure a favore dei pescatori
(7) Sono stati considerati due tipi di misure, corrispondenti a due periodi diversi: il periodo dal 19 giugno al 19 luglio 2000 e un periodo di 44 giorni a partire dal 20 luglio 2000.
2.1.1. Periodo dal 19 giugno al 19 luglio 2000
(8) Questa misura di compensazione beneficia gli armatori di tutte le unità da pesca, ad eccezione di quelle abilitate alla pesca oceanica, che hanno dovuto sospendere l'attività a causa della presenza di mucillagini. Il contributo era pari alla perdita di reddito subita durante i giorni dell'arresto rispetto al reddito dell'anno precedente nello stesso periodo, entro i limiti di 7,5 milioni di ITL (3873 EUR) per le navi inferiori a 10 tsl e di 20 milioni di ITL (10329 EUR) per le navi oltre 10 tsl. La Commissione ha ritenuto tale misura compatibile con il mercato comune.
2.1.2. Periodo successivo al 19 luglio 2000
(9) Le disposizioni di base per l'indennizzo relativo a questo periodo, riguardo al quale è stato avviato il procedimento d'indagine formale, erano contenute nell'articolo 4, paragrafo 1, della legge 23 novembre 2000, n. 343. Esse erano finalizzate a indennizzare diverse categorie di pescatori a seguito dell'arresto temporaneo di pesca effettuato a partire dal 20 luglio 2000 e provocato dalla presenza di mucillagini. Secondo le autorità italiane, tale arresto temporaneo mirava anche a favorire l'accrescimento della biomassa delle risorse alieutiche nel bacino adriatico.
(10) Disposizioni complementari figuravano nei decreti del ministro delle Politiche agricole e forestali del 19 luglio e del 3 agosto 2000. Il decreto del 19 luglio 2000 stabilisce che la misura si applica alle navi abilitate alla pesca allo strascico e/o volante, per le quali l'interruzione tecnica ha carattere obbligatorio, ed eventualmente, su base volontaria, alle navi abilitate ai sistemi da posta e/o circuizione. Sono escluse dalla misura le navi che praticano la pesca oceanica. Il costo della misura, che interessa sia armatori che marittimi, è di 28,4 milioni di EUR.
(11) Gli armatori hanno beneficiato di un'indennità calcolata in funzione del tonnellaggio della nave, oltre che della copertura degli oneri previdenziali e assistenziali da essi dovuti.
(12) L'indennità calcolata, per giorno di arresto, in funzione del tonnellaggio della nave è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
(13) L'indennità è corrisposta per un massimo di 30 giorni.
(14) La copertura degli oneri previdenziali e assistenziali può invece protrarsi per un massimo di 44 giorni.
(15) I marittimi imbarcati sulle navi interessate dall'arresto beneficiano di un'indennità pari al minimo monetario garantito per la stessa durata massima di 44 giorni.
2.2. Misure a favore dei molluschicoltori
(16) Le disposizioni di base per l'indennizzo dei molluschicoltori figurano all'articolo 4, paragrafo 6, della legge 23 novembre 2000, n. 343, e sono finalizzate a indennizzare i produttori (allevamento o banchi naturali) per le perdite di reddito subite a causa della presenza di mucillagini nell'Adriatico. Le disposizioni attuative sono contenute nell'articolo 1 del decreto del 22 dicembre 2000 del ministro delle Politiche agricole e forestali.
(17) Il contributo è pari ad un massimo del 30 % della perdita subita rispetto al volume d'affari dell'anno precedente. Lo stanziamento per questa misura è di 1500 milioni di ITL (774685 EUR), per un totale di 34 imprese beneficiarie.
(18) Sono esclusi dalla misura i molluschicoltori che hanno già beneficiato di misure di indennizzo provenienti da altra fonte. La Commissione ricorda a tale proposito di aver ritenuto compatibili con il mercato comune le misure d'indennizzo attuate a favore dei produttori di molluschi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia in seguito allo stesso fenomeno delle mucillagini nel corso del 2000 [decisione comunicata al governo italiano con la stessa lettera SG(2001) D/289817 del 17 luglio 2001].
2.3. Motivi che hanno indotto all'avvio del procedimento
2.3.1. Misure a favore dei pescatori
(19) Visti i motivi addotti dalle autorità italiane in riferimento alla loro adozione delle misure in esame, sono state analizzate alla luce dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE nonché delle linee direttrici per l'esame degli aiuti nazionali nel settore della pesca e dell'acquacoltura (di seguito denominate le linee direttrici) adottate nel 1973(3), in vigore alla data in cui le misure di aiuto in oggetto sono state istituite.
(20) Anche per il periodo successivo al 19 luglio 2000 le autorità italiane hanno addotto il fenomeno delle mucillagini per motivare l'adozione della misura. Dalle diverse informazioni trasmesse non risultava tuttavia che gli arresti avvenuti durante questo periodo potessero essere riconducibili al fenomeno. La Commissione, pertanto, ha ritenuto che gli indennizzi concessi non potessero essere autorizzati sulla base dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE, secondo il quale sono compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali.
(21) L'Italia ha inoltre motivato l'arresto di pesca effettuato in questo periodo con l'obiettivo di favorire l'accrescimento della biomassa delle risorse alieutiche.
(22) Secondo il primo comma del punto 2.2.2 delle linee direttrici, gli aiuti all'arresto temporaneo delle attività di pesca possono essere considerati compatibili con il mercato comune quando sono destinati a compensare parzialmente le perdite di reddito connesse ad una misura di arresto temporaneo motivata da eventi non prevedibili e non ripetitivi dovuti in particolare a cause biologiche.
(23) L'arresto temporaneo prolungato dalle autorità italiane al periodo successivo al 19 luglio 2000 non appariva tuttavia rientrare in questa tipologia. Esso non faceva seguito ad un evento inatteso paragonabile ad una calamità naturale, né era motivato dalle relazioni scientifiche trasmesse o da altre relazioni scientifiche che indicassero una riduzione improvvisa e non prevedibile delle risorse alieutiche, tale da rendere necessaria l'adozione di misure specifiche di ricostituzione delle risorse, come ad esempio un arresto temporaneo. La Commissione osservava inoltre che negli anni precedenti l'Italia aveva già attuato misure di risarcimento nell'ambito di arresti temporanei analoghi. La Commissione non aveva sollevato obiezioni al riguardo: per il 1999 le misure esaminate con il numero N 419/99 e oggetto della lettera SG(99) D/7551 del 17 settembre 1999 al governo italiano; per il 1998 le misure esaminate con il numero NN 101/98 e oggetto della lettera SG(99) D/1581 del 23 giugno 1999; per il 1997 le misure esaminate con il numero NN 99/97 e oggetto della lettera SG(97) D/6770 del 6 agosto 1997. A quanto consta tali misure sono state applicate anche alla pesca nell'Adriatico. La misura d'indennizzo adottata per il 2000 non appare priva di carattere non ripetitivo e non ha quindi potuto essere considerata compatibile con riguardo al punto 2.2.2, primo comma, delle linee direttrici.
(24) Peraltro, in virtù del secondo comma del punto citato delle linee direttrici, la Commissione può considerare una misura di aiuto all'arresto temporaneo compatibile con il mercato comune previo esame particolare della misura di cui trattasi (esame "caso per caso"). La Commissione avrebbe potuto ritenere che sussistessero le condizioni di compatibilità se l'arresto temporaneo in questione avesse presentato una corrispondenza con quelli previsti all'articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2792/1999 del Consiglio, del 17 dicembre 1999, che definisce modalità e condizioni delle azioni strutturali nel settore della pesca(4), ovvero nel caso di un evento non prevedibile dovuto in particolare a cause biologiche [lettera a)] o nel caso dell'attuazione di un piano per il recupero di una risorsa che rischiasse di esaurirsi [lettera c)] oppure, per quanto riguarda più in particolare le misure a favore dei marittimi, all'articolo 12, paragrafo 6, dello stesso regolamento, che prevede la possibilità di varare misure di accompagnamento a carattere sociale nel quadro dei piani di protezione delle risorse. L'arresto temporaneo di cui trattasi non appariva corrispondere a nessuno di questi casi.
(25) Alla luce di questi elementi e nella valutazione preliminare prevista all'articolo 6 del regolamento (CE) n. 659/1999, la Commissione aveva ritenuto che esistessero seri dubbi sulla compatibilità delle misure in questione con le linee direttrici per l'esame degli aiuti nazionali nel settore della pesca e dell'acquacoltura.
2.3.2. Misure a favore dei molluschicoltori
(26) Le misure previste miravano a indennizzare i produttori di molluschi (allevamento o banchi naturali) per le perdite di reddito subite in seguito al fenomeno delle mucillagini.
(27) La Commissione ha riconosciuto che gli indennizzi erano destinati ad ovviare alle perdite dovute a una calamità naturale, le mucillagini, e che pertanto potevano essere considerati compatibili con il mercato comune. Le informazioni trasmesse dalle autorità italiane non hanno tuttavia permesso di escludere con certezza una compensazione eccessiva dei danni. Non era infatti stato provato che il 30 % del volume d'affari dell'anno precedente non superasse l'importo dei danni subiti dai produttori a causa delle mucillagini. Per tale motivo persistevano dubbi sulla compatibilità della misura in questione con l'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE.
III
OSSERVAZIONI DELL'ITALIA
(28) Nei loro commenti le autorità italiane, dopo aver riepilogato le distinte fasi della vicenda, fanno riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2792/1999 relative agli arresti temporanei delle attività di pesca in caso di eventi non prevedibili dovuti in particolare a cause biologiche. L'Italia ritiene che la presenza delle mucillagini costituisca precisamente un fenomeno eccezionale e imprevedibile.
(29) L'Italia contesta la posizione della Commissione, che ha suddiviso il periodo dell'arresto in prima e dopo il 19 luglio 2000, ritenendola una scelta arbitraria. Per l'Italia la data del 19 luglio non si riferisce al fenomeno delle mucillagini, ma è semplicemente la data della riunione nella quale è stato deciso di passare dall'arresto di pesca volontario all'arresto obbligatorio. Sulla base delle prime informazioni fornite dai pescatori, l'amministrazione italiana ha chiesto agli istituti scientifici di seguire l'evoluzione del fenomeno e, per motivi procedurali, le relazioni stese da questi istituti non hanno potuto essere prese in considerazione dalla commissione consultiva centrale della pesca marittima, e portare alla decisione dell'arresto, prima del 19 luglio.
(30) D'altro canto, se è vero che le relazioni scientifiche successive avevano segnalato una regressione del fenomeno mucillaginoso alla data del 19 luglio è altrettanto vero che a tale data le mucillagini causavano un danno immediato ai pescatori e che non si poteva prevedere quando il fenomeno sarebbe cessato definitivamente. Alla luce delle relazioni scientifiche prodotte in seguito si sarebbe potuto abbreviare il periodo di arresto, ma nella pratica era necessario tener conto dell'evoluzione incerta del fenomeno.
(31) Con lettera del 20 febbraio 2002 le autorità italiane hanno inoltre trasmesso una relazione scientifica riepilogativa redatta dal laboratorio di biologia marina e della pesca di Fano. Secondo la relazione, il fenomeno delle mucillagini ha raggiunto l'apice nel mese di luglio per ridursi progressivamente in agosto e scomparire in settembre. Nel mese di agosto le masse mucillaginose si sono disperse prima verso la parte centrale e poi verso quella meridionale del bacino adriatico, consentendo un ritorno alla normalità della pesca in settembre. Il fenomeno non si presenta tuttavia in maniera uniforme nello spazio e nel tempo.
(32) Per quanto riguarda gli indennizzi concessi ai produttori di molluschi, l'Italia precisa che il 30 % delle perdite subite corrispondeva alla perdita calcolata rispetto al bilancio dell'anno precedente. Sono trentaquattro le imprese che hanno chiesto di beneficiare delle indennità.
IV
OSSERVAZIONI DEGLI INTERESSATI
(33) Federcoopesca, Lega Pesca e AGCI Pesca sono tre organizzazioni rappresentative dei pescatori italiani. Nella loro lettera esse affermano di non comprendere su che basi si fondino le osservazioni della Commissione: il testo della legge che istituisce la misura spiega infatti chiaramente che essa è motivata dalla necessità di far fronte all'impossibilità di esercitare la pesca a causa della presenza eccezionale delle mucillagini.
(34) Senza questa misura di aiuto gli equipaggi non avrebbero percepito alcun reddito. Gli armatori avrebbero anche potuto licenziare i pescatori imbarcati senza preavviso, come previsto dalla legge italiana, qualora l'assunzione degli oneri non fosse garantita dallo Stato. A questo si aggiunge il fatto che gli armatori non hanno l'obbligo di riassumere gli stessi equipaggi.
(35) Secondo le organizzazioni, il fenomeno ha iniziato a manifestarsi nel marzo 2000 e si è aggravato nel mese di maggio. A causa delle difficoltà incontrate nell'esercizio delle loro attività, i pescatori sono intervenuti presso le autorità italiane affinché venissero adottate misure adeguate.
(36) Le organizzazioni ritengono che le misure prese dalle autorità corrispondano pienamente a quanto previsto all'articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999.
(37) Per quanto riguarda gli indennizzi a favore dei molluschicoltori, la soglia del 30 % dei danni è stata comunque rispettata in quanto la legge n. 72/92, che autorizza questo genere di risarcimento, interviene soltanto se i danni hanno raggiunto almeno il 35 % del volume d'affari. Non vi è dunque stata compensazione eccessiva.
(38) Queste osservazioni sono state trasmesse alle autorità italiane, che le condividono.
V
VALUTAZIONE DELLE MISURE
A. Esistenza di aiuti di Stato
(39) In virtù dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(40) Per quanto riguarda la pesca, le misure sono intese a compensare le perdite subite dagli armatori in seguito all'arresto temporaneo delle attività e ad assicurare il minimo monetario garantito ai marittimi imbarcati nonché a coprire i pagamenti degli oneri previdenziali e assistenziali dovuti dagli armatori. Le indennità percepite da questi ultimi costituiscono un vantaggio finanziario e, per ciò stesso, un aiuto. Essendo invece il salario a carico delle imprese, occorre considerare che la copertura dei salari e dei corrispondenti oneri sociali ha l'effetto di ridurre i costi che devono sostenere le imprese del settore della pesca interessate. Ad una prima analisi si potrebbe ritenere che l'assunzione degli oneri salariali e sociali non costituisca un aiuto alle imprese, in quanto l'obiettivo è assicurare ai marittimi il salario e il versamento degli oneri previdenziali e assistenziali nel periodo dell'arresto temporaneo, senza che le imprese interessate ne traggano alcun vantaggio manifesto. Detto questo, si deve però considerare che la misura in questione, finalizzata al mantenimento in vigore del contratto lavorativo tra l'armatore e il marittimo imbarcato, va a beneficio del primo che è parte di tale contratto. Questi è infatti dispensato dagli obblighi contrattuali per la durata dell'arresto temporaneo. La misura costituisce pertanto un aiuto alle imprese del settore della pesca interessate.
(41) Quanto alla molluschicoltura, la misura è intesa a compensare i danni subiti dai produttori in seguito al fenomeno delle mucillagini. Gli indennizzi percepiti dalle imprese costituiscono un beneficio finanziario e, per ciò stesso, un aiuto.
(42) Inoltre, da un lato le misure sono finanziate mediante risorse nazionali e dall'altro i prodotti di queste imprese sono venduti sul mercato comunitario. Tali imprese risultano pertanto rafforzate dalle misure in questione, sia sul mercato italiano rispetto alle imprese di altri Stati membri che intendono introdurvi i propri prodotti (prodotti della pesca o altri prodotti alimentari concorrenti dei prodotti della pesca), sia sui mercati degli altri Stati membri rispetto alle imprese ivi operanti (sempre per i prodotti della pesca e altri prodotti alimentari concorrenti dei prodotti della pesca). Di conseguenza la misura, che procura un vantaggio alle imprese italiane, falsa o minaccia di falsare la concorrenza e può incidere sugli scambi tra gli Stati membri.
(43) Per i motivi suddetti tali misure costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE e sono in linea di principio vietate in virtù dello stesso articolo 87, paragrafo 1. Esse possono essere considerate compatibili con il mercato comune soltanto se rientrano nel campo di applicazione di una delle deroghe previste dal trattato CE.
B. Sulla compatibilità delle misure con riguardo all'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE
Misure a favore della pesca
(44) Nella lettera in cui annunciava all'Italia l'avvio del procedimento d'indagine formale nei confronti delle misure in oggetto, la Commissione aveva affermato di ritenere compatibili con il mercato comune gli indennizzi concessi per l'arresto temporaneo delle attività di pesca effettuato tra il 19 giugno e il 19 luglio 2000 in quanto tale arresto era stato causato da un fenomeno, le mucillagini, riconosciuto come calamità naturale ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato. Il procedimento d'indagine formale relativo agli aiuti concessi per il periodo successivo al 19 luglio 2000 è stato avviato in quanto dalle varie informazioni trasmesse dalle autorità italiane non si desumeva che l'arresto di pesca deciso per quel periodo fosse effettivamente dovuto allo stesso fenomeno.
(45) Le informazioni fornite dalle autorità italiane in risposta all'avvio del procedimento d'indagine formale hanno apportato elementi complementari da cui risulta che l'arresto temporaneo, deciso con il decreto del 19 luglio 2000 e applicabile dal 20 luglio al 1o settembre, è riconducibile al fenomeno delle mucillagini. È vero che, come affermano le stesse autorità, la durata dell'arresto avrebbe in teoria potuto essere ridotta in quanto la situazione era già progressivamente tornata alla normalità nel corso di agosto, ma in pratica questo non si poteva sapere in anticipo, vista l'evoluzione imprevedibile del fenomeno nel tempo. Alla luce di queste considerazioni la Commissione può ritenere che l'arresto effettuato dopo il 19 luglio, alla pari di quello avvenuto tra il 19 giugno e il 19 luglio, sia dovuto allo stesso fenomeno delle mucillagini, riconosciuto come calamità naturale ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato.
(46) Gli indennizzi versati a causa dell'arresto saranno pertanto considerati compatibili con il mercato comune in applicazione dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE se corrispondono ai danni effettivamente subiti dai beneficiari, ossia se non hanno comportato compensazioni eccessive.
(47) La Commissione osserva che i marittimi hanno ottenuto un'indennità corrispondente al minimo monetario garantito; non vi è quindi stata compensazione eccessiva.
(48) L'indennizzo previsto per gli armatori corrisponde al contributo massimo stabilito all'articolo 14 e all'allegato III del regolamento (CE) n. 2468/98 del Consiglio, del 3 novembre 1998, che definisce i criteri e le condizioni degli interventi comunitari a finalità strutturale nel settore della pesca(5). Tale regolamento non può di per sé costituire un riferimento per la fissazione dell'importo dell'indennizzo previsto dalla misura di aiuto in oggetto, in quanto è stato abrogato e sostituito dal regolamento (CE) n. 2792/1999. Poiché tuttavia quest'ultimo regolamento, come il regolamento (CE) n. 2468/98, dispone il finanziamento da parte dello Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP) di arresti temporanei senza definire l'importo del contributo (è a discrezione dello Stato membro, fatta salva la normativa in materia di aiuti di Stato; è fissata unicamente la ripartizione del finanziamento tra lo Stato membro e lo SFOP), la Commissione può considerare ammissibile il riferimento ai massimali che figurano nel regolamento (CE) n. 2468/98. Alla luce di tali considerazioni la Commissione ritiene che l'indennizzo corrisposto agli armatori sulla base dei suddetti importi sia compatibile con il mercato comune.
Misure a favore dei produttori di molluschi
(49) Il procedimento d'indagine formale era stato avviato in quanto, sulla base delle informazioni comunicate, la Commissione non aveva potuto verificare se gli indennizzi versati fossero rimasti nel limite dei danni subiti, ossia se non vi fosse stata compensazione eccessiva.
(50) Nelle osservazioni relative all'avvio del procedimento le autorità italiane hanno precisato che gli indennizzi sono stati calcolati in base al volume d'affari dell'anno precedente (1999). Esse hanno inoltre spiegato di non aver potuto fare riferimento all'anno anteriore (1998) in quanto quell'anno era stato caratterizzato da un arresto delle attività di pesca nell'Adriatico da maggio ad agosto a causa degli eventi del Kosovo. Tale arresto era stato accompagnato da misure di compensazione dichiarate compatibili dalla Commissione nella lettera alle autorità italiane SG(2000) D/104064 dell'8 giugno 2000. Esse hanno tuttavia segnalato che la produzione e il volume d'affari del 1999 sono equivalenti a quelli del 1997. Alla luce di quanto suesposto, la Commissione ritiene che l'indennizzo per i danni subiti nel corso del 2000, nonostante sia stato calcolato sulla base di un solo anno mentre di norma sono richiesti tre anni per escludere effetti di picco della produzione, sia stato stabilito su una base ammissibile nel caso particolare.
(51) La Commissione constata inoltre che, a norma della legge del 5 febbraio 1992 che autorizza l'apertura di crediti per indennizzi di questo genere, essi sono corrisposti soltanto se i danni subiti sono stati almeno pari al 35 % del volume d'affari. Sulla base di questi elementi e secondo la prassi della Commissione, la quale prevede che aiuti destinati a compensare danni dovuti ad una catastrofe naturale possono essere considerati compatibili con il mercato comune soltanto se i danni stessi rappresentano almeno il 30 % della produzione normale, gli indennizzi versati nel caso in esame possono essere considerati compatibili con il mercato comune. Poiché inoltre l'indennizzo per ogni impresa sarà al massimo del 30 % rispetto al volume d'affari dell'anno precedente, è escluso il rischio di una compensazione eccessiva.
(52) Essendo stati erogati a causa del fenomeno delle mucillagini, gli indennizzi sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato.
VI
CONCLUSIONI
(53) La Commissione constata che l'Italia, in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, ha illegalmente dato esecuzione agli aiuti istituiti a favore dei pescatori per il periodo successivo al 19 luglio 2000 e a favore dei produttori di molluschi con il decreto-legge 26 settembre 2000, n. 265, convertito nella legge 23 novembre 2000, n. 343.
(54) Le misure di aiuto di Stato in esame sono tuttavia compatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le misure di aiuto alle quali l'Italia ha dato esecuzione a favore dei pescatori dell'Adriatico nel 2000 per il periodo successivo al 19 luglio e a favore dei molluschicoltori dell'Adriatico nel corso dello stesso anno, misure istituite dall'articolo 4, commi da 1 a 4 e da 6 a 10, del decreto legge 26 settembre 2000, n. 265, convertito in legge n. 343 del 23 novembre 2000, sono compatibili con il mercato comune.
Articolo 2
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 13 novembre 2002.

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