Document ID: 31984R1087

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REGOLAMENTO (CEE) N. 1087/84 DELLA COMMISSIONE
del 18 aprile 1984
che istituisce misure di protezione da applicare ad alcuni tipi di orologi elettronici a quarzo piezoelettrico digitali numerici
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 288/82 del Consiglio, del 5 febbraio 1982, relativo al regime comune applicabile alle importazioni (1), in particolare l'articolo 15, paragrafo 1,
previa consultazione in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Procedura
(1) Il 6 settembre 1983 la Commissione è stata informata dalle autorità francesi che le importazioni di orologi elettronici a quarzo piezoelettrico originari di alcuni paesi terzi sono aumentate in misura tale e/o vengono effettuate in condizioni tali da minacciare o da minacciare di arrecare un pregiudizio grave ad un'industria comunitaria. Nella stessa occasione, le autorità francesi hanno chiesto l'istituzione, nel più breve tempo possibile, di misure restrittive sulle importazioni.
(2) La richiesta francese era corredata di elementi di prova relativi all'andamento delle importazioni dei prodotti interessati e alle condizioni di importazione, soprattutto in materia di prezzi.
Sono state inoltre fornite indicazioni circa le ripercussioni di dette importazioni sui fabbricanti comunitari di prodotti analoghi o direttamente concorrenti.
(3) Avendo deciso, previa consultazione, che gli elementi di prova disponibili erano sufficienti per giustificare un'inchiesta, la Commissione ha pertanto annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), l'avvio di una procedura comunitaria d'inchiesta relativa alle importazioni nella Comunità dei prodotti interessati ed ha avviato l'inchiesta.
(4) La Commissione ne ha informato debitamente gli importatori notoriamente interessati ed ha offerto a tutte le parti interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere sentite oralmente.
Numerosi importatori hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Inoltre la « Federation of European Wholesalers and International Trade Association » (FEWITA) e la « Foreign Trade Association of European Retailers » (FTA), oltre ad aver manifestato le loro posizioni per iscritto, hanno chiesto ed ottenuto di essere sentite oralmente. I consumatori comunitari degli articoli interessati non si sono espressi.
(5) È stata offerta anche ai paesi esportatori di orologi a quarzo nella Comunità la possibilità di render note le loro osservazioni per iscritto e di essere sentiti oralmente. I rappresentanti del Giappone, di Hong Kong e della Corea del Sud hanno pertanto chiesto ed ottenuto di essere intesi orlamente. Inoltre, le parti non riservate del rapporto d'inchiesta sono state comunicate alle autorità dei paesi che ne hanno fatto richiesta.
(6) Nel corso dell'inchiesta la Commissione si è adoperata per raccogliere e controllare tutte le informazioni ritenute necessarie ed ha effettuato controlli in loco in Francia e in Germania, che accentrano quasi tutta la produzione comunitaria di orologi. I servizi della Commissione hanno visitato le seguenti società:
Produttori comunitari di orologi finiti:
- Établissements Claude Bouhelier, Villers-le-Lac
- Cattin-Mortima, Morteau
- Fralsen, Besançon
- Michel Herbelin, Charquemont
- Matra-horlogerie, Paris
- Arctos/Philipp Weber GmbH, Pforzheim
- Erich Lacher GmbH, Pforzheim
- Paul Raff GmbH, Pforzheim
- Gebrueder Junghans GmbH, Schramberg
- Kienzle GmbH, Villingen/Schwenningen
Produttori comunitari di movimenti (non incastrati):
- France-Ébauches, Besançon
- PUW, Pforzheim
Importatori:
- « Les 3 Suisses », Croix, Lille
- Éts Clipex, Parigi
- Éts UTI, Parigi
- Icam-France, Parigi
- Piranha Marketing GmbH, Hanau
- Neckermann Versand AG, Francoforte
Quanto alle imprese di produzione, complessivamente la Commissione ha ottenuto risposte dettagliate ai suoi questionari da dodici imprese francesi ed ha ricevuto informazioni da sei imprese tedesche.
Vari importatori non hanno risposto ai questionari, tra cui gli importatori francesi che vendono direttamente al pubblico e non passano attraverso le reti di distribuzione tradizionali. Le informazioni ad essi relative, necessarie ai fini dell'analisi, sono state quindi raccolte sulla base dei dati disponibili.
B. Importazioni interessate
(7) I prodotti oggetto dell'inchiesta sono gli orologi da tasca, da polso, o simili, elettronici, con regolatore a quarzo piezoelettrico.
Tali articoli rientrano nella voce ex 91.01 della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 91.01-15 (orologi elettronici a quarzo, in cassa di metalli preziosi, essenzialmente digitali), 91.01-21 (orologi elettronici a quarzo, in cassa di altre materie, digitali), 91.01-25 (orologi elettronici a quarzo, in cassa di altre materie, digitali, senza lancette, essenzialmente digitali, numerici, a cristalli liquidi, LCD).
C. Prodotti analoghi o direttamente
concorrenti
(8) Per determinare quale industria comunitaria potrebbe essere colpita o minacciata di essere colpita da grave pregiudizio a causa delle importazioni in oggetto, e cioè l'industria comunitaria produttrice di articoli analoghi o direttamente concorrenti con gli orologi a quarzo importati, analogici o numerici, occorre osservare che la Comunità produce orologi meccanici, nonché orologi a quarzo digitali.
(9) Se l'orologio a quarzo analogico è un prodotto evidentemente analogo all'orologio a quarzo importato, è invece necessario chiarire se quello numerico d'importazione e gli orologi comunitari, cioè il tipo meccanico e quello a quarzo analogico, sono prodotti direttamente concorrenti.
(10) I « prodotti direttamente concorrenti » sono quelli sostanzialmente sostituibili, vale a dire adattati ai medesimi usi e, di conseguenza, fondamentalmente intercambiabili.
Ciascun orologio comprende, oltre al movimento che, tecnologicamente parlando, costituisce il nucleo dell'orologio stesso, pezzi di rivestimento e cioè principalmente una cassa munita di una lunetta e di un vetrino, ed eventualmente un cinturino per fissare l'orologio al polso.
- Per quanto riguarda l'aspetto generale, tutti gli orologi, siano essi meccanici, a quarzo numerici, oppure a quarzo digitali, sono di aspetto, se non identico, per lo meno molto somigliante.
- Dal punto di vista della tecnologia, mentre l'orologio a quarzo analogico è il prodotto risultante dalla sintesi tra la tecnica orologiera tradizionale (cioè meccanica) e la tecnica elettronica (con aggiunta del modulo a quarzo), l'orologio a quarzo numerico è un prodotto essenzialmente elettronico.
In base a queste prime constatazioni, è opportuno osservare che, pur assolvendo assai spesso varie funzioni, l'orologio numerico, possiede però sistematicamente una funzione principale senza la quale esso non sarebbe, per definizione, un orologio: quella di indicare l'ora (visualizzazione numerica delle ore, dei minuti ed eventualmente dei secondi).
Senonché, una volta che il consumatore ha acquistato un orologio a quarzo numerico che segna l'ora in maniera soddisfacente, data l'attuale riduzione del potere d'acquisto nella Comunità, molto probabilmente egli non deciderà di acquistare un altro orologio, qualunque sia il sistema di visualizzazione o la tecnologia (quarzo o meccanica).
In definitiva, stante l'alto livello di intercambiabilità commerciale per il consumatore, gli orologi a quarzo numerici, gli orologi meccanici e gli orologi a quarzo digitali devono essere considerati come prodotti direttamente concorrenti. D. Industrie produttrici interessate
(11) L'industria comunitaria di articoli analoghi o direttamente concorrenti agli orologi a quarzo importati comprende quindi tutti i prodotti comunitari di orologi finiti, siano essi meccanici o a quarzo (digitali).
In ciascuno degli Stati membri produttori, le imprese che fabbricano orologi finiti, meccanici o a quarzo analogici, costituiscono una sola ed unica industria; quasi tutte le imprese in oggetto fabbricano entrambi i tipi di orologi; la motivazione fondamentale del consumatore che acquista l'orologio è di avere al polso (o più raramente con sé) un dispositivo che gli indichi l'ora in qualsiasi momento.
Il fatto che, per rispondere a questa esigenza, il consumatore disponga di una gamma di orologi quasi infinita quanto allo stile e al « design » dimostra l'altissimo livello di intercambiabilità commerciale di questi articoli e corrisponde all'esistenza, in ciascuno degli Stati membri produttori, di una sola ed unica industria regionale produttrice di orologi finiti.
(12) All'interno della Comunità tre Stati membri, ossia la Francia, la Germania ed il Regno Unito, posseggono un'orologeria di piccole dimensioni, mentre quella italiana sembra essere più di tipo artigianale che industriale. (L'orologeria di piccole dimensioni è il settore industriale orologiero orientato verso la fabbricazione degli orologi da polso e dei relativi pezzi staccati; l'orologeria di grandi dimensioni riguarda la fabbricazione di sveglie, pendolette, orologi da muro, ecc.).
Secondo i dati in possesso della Commissione, nel Regno Unito vi è un solo produttore, che fabbrica qualche pezzo per orologi meccanici e sottogruppi per orologi a quarzo.
L'industria orologiera tedesca, concentrata soprattutto nel Baden-Wuerttemberg (Foresta Nera) è, come peraltro l'orologeria francese, presente nei due settori delle « piccole dimensioni » e delle « grandi dimensioni » ma, contrariamente a quest'ultima, è orientata principalmente verso la fabbricazione di prodotti di grandi dimensioni, che rappresentano (stime 1982) il 73 % del valore della produzione orologiera tedesca totale. Globalmente, nel 1983 la produzione di orologi tedeschi, di tutti i tipi senza distinzione, è stata di 3,1 milioni di unità, pari al 28 % circa della produzione comunitaria totale di orologi da polso, che è stata di 11,1 milioni di unità.
L'industria orologiera francese, localizzata intorno a Besançon, è caratterizzata, al contrario di quella tedesca, da una predominanza dell'attività di piccole dimensioni, pari al 79 % del valore della produzione orologiera totale (stime 1982). Con una produzione che rappresenta 2,6 volte quella tedesca (8 milioni di orologi da polso di ogni tipo nel 1983, contro 3,1 milioni della Germania), i produttori francesi rappresentano il 70 % circa della produzione comunitaria totale di orologi da polso.
In base a quanto precede, è necessario valutare il pregiudizio causato dalle importazioni di orologi a quarzo nei confronti tanto dell'industria francese produttrice di orologi finiti, quanto di quella tedesca.
E. Andamento delle importazioni
Mercato comunitario
(13) Per determinare il volume delle importazioni, e soprattutto se esse sono aumentate in maniera significativa tanto in dati assoluti quanto facendo riferimento alla produzione o al consumo della Comunità, dalle statistiche comunitarie risulta che tra il 1980 e il 1982 le importazioni di orologi a quarzo nella Comunità sono passate da 42 milioni di unità a 52,9 milioni di unità, raggiungendo i 26,8 milioni di unità nel primo semestre 1983.
La maggior parte di queste importazioni (oltre l'80 %) è costituita da orologi a quarzo numerici, le quali sono passate da 36,7 milioni a 45,1 milioni di unità nel periodo 1980-1982 ed hanno raggiunto i 22,3 milioni di unità già nel primo trimestre 1983.
Le importazioni di orologi a quarzo analogici sono passate invece da 5,4 milioni a 7,8 milioni di unità nel periodo 1980-1982 ed hanno raggiunto i 4,5 milioni nel primo semestre 1983.
(14) Il tasso di incremento annuo medio di queste importazioni nella Comunità è pertanto, per gli orologi a quarzo, pari al 12,2 % nel periodo 1980-1982 e al 14,8 % nel periodo 1981-1983 (stima).
All'interno di questo insieme, l'aumento registrato dalle importazioni di orologi a quarzo analogici, che rappresentano soltanto il 17 % delle importazioni, è più rapido della media in quanto il loro tasso di incremento annuo medio è stato del 20,5 % tra il 1980 e il 1982, mentre nel medesimo periodo il tasso registrato dagli orologi numerici è dell'11 %.
(15) Rispetto al consumo di prodotti analoghi o direttamente concorrenti, vale a dire rispetto al consumo comunitario di orologi di ogni genere, stabilizzatosi intorno ai 63-65 milioni di unità dalla fine del decennio 1970, le quote di mercato detenute dalle importazioni extracomunitarie di orologi a quarzo sono sostanzialmente aumentate: 64,3 % nel 1980, 83,3 % nel 1982, 88,6 % nel 1983 (stima). Questa evoluzione è principalmente dovuta alla maggior penetrazione degli orologi a quarzo numerici, la cui quota di mercato è passata da 56,1 % nel 1980 a 73,6 % nel 1983 (stima), con un aumento di 17,5 punti in tre anni.
Gli orologi a quarzo analogici d'importazione sono anch'essi aumentati (8,2 % nel 1980; 15,0 % nel 1983) (stima), ma, considerato il volume ancora relativamente moderato, l'aumento della quota di mercato è stata solo di 6,8 punti nel periodo corrispondente.
(16) Oltre all'esame che precede, riguardante il mercato comunitario complessivo, è inoltre necessario valutare l'andamento delle importazioni sui mercati regionali dei produttori di orologi francesi e tedeschi.
Mercato francese
(17) Le importazioni in Francia di orologi a quarzo extracomunitari avvengono in misura sempre crescente in libera pratica e quindi per il mercato francese è opportuno considerare non soltanto le importazioni dirette, bensì tutte le importazioni di origine extracomunitaria.
Queste importazioni sono praticamente raddoppiate ogni anno dal 1975, anno in cui ammontavano soltanto a 480 000 unità, per raggiungere 10,2 milioni di unità nel 1980.
Un contingente nazionale annuo di 4,4 milioni di orologi da polso, precedentemente sospeso, è stato ripristinato alla fine del 1981, nei confronti delle importazioni originarie di Hong Kong, e ne è risultato un temporaneo rallentamento nel 1982. Nel 1983 si è però verificato un notevole incremento delle importazioni di origine diversa da Hong Kong (Giappone, Cina, Macao, Taiwan, Corea del Sud, ecc.), in particolare attraverso crescenti importazioni in libera pratica (3,8 milioni di unità nel 1983 rispetto a 780 000 unità nel 1980, pari al 40 % delle importazioni di origine extracomunitaria), portando così le importazioni extracomunitarie totali a 9,6 milioni di unità.
In totale, nel periodo 1979-1983 le importazioni di orologi a quarzo di origine extracomunitaria sono pertanto passate da 4,5 a 9,6 milioni di unità, corrispondenti ad un tasso di incremento annuo medio del 20,6 %.
Nell'ambito di questo totale, le importazioni di orologi a quarzo numerici sono passate da 3,6 a 7,8 milioni di orologi nel periodo 1979-1983, pari ad un incremento annuo medio del 21,5 %. Le importazioni di orologi a quarzo analogici sono dal canto loro passate da 955 000 unità a 1,8 milioni nel periodo 1979-1983, corrispondente a un incremento annuo medio del 17,5 %.
(18) Globalmente, la quota di mercato degli orologi a quarzo importati in Francia è pertanto passata da 33,9 % nel 1979 a 67,7 % nel 1983, pari ad un incremento di 33,8 % punti. Questo aumento è per la maggior parte dovuto (28,1 punti) agli orologi a quarzo numerici, la cui quota di mercato è passata dal 26,8 % al 54,9 %. Gli orologi a quarzo analogici importati sono passati da un livello di penetrazione del 7,1 % nel 1979 a 12,8 % nel 1983, pari ad un aumento di soli 5,7 punti.
Mercato tedesco
(19) Le importazioni, dirette, di orologi a quarzo extracomunitari in Germania danno luogo a riesportazioni intracomunitarie in proporzioni non trascurabili e pertanto, per il mercato tedesco, è opportuno esaminare i dati sulle importazioni corretti da quelli relativi alle riesportazioni (stime) dovute alle correnti commerciali in libera pratica tra la Germania e gli altri Stati membri, vale a dire le importazioni dirette nette.
Nel periodo 1979-1983 le importazioni dirette nette di orologi a quarzo extracomunitari in Germania sono passate da 8,6 milioni a 20,3 milioni di unità, pari ad un tasso d'incremento annuo medio del 25 %.
Le importazioni di orologi a quarzo numerici sono aumentate da 7,3 milioni a 17,4 milioni di unità tra il 1979 e il 1983, mentre nel medesimo periodo quelle di orologi a quarzo analogici sono passate da 1,3 a 2,9 milioni di unità.
(20) Globalmente, la quota di mercato degli orologi a quarzo importati in Germania è passata così da 47,6 % a circa 84 % nel periodo 1979-1983. All'interno di questo totale, gli orologi a quarzo numerici sono aumentati dal 40,4 % al 71,9 %, mentre la penetrazione degli orologi a quarzo analogici importati è passata da 7,2 % a 12,1 % nel medesimo periodo.
F. Prezzo delle importazioni
(21) Per determinare il prezzo delle importazioni, soprattutto se si sono verificate sottoquotazioni significative rispetto ai prezzi di un prodotto analogo comunitario, è necessario esaminare separatamente in primo luogo i prezzi degli orologi a quarzo analogici importati, che devono essere paragonati ai prezzi dei prodotti comunitari analoghi; in secondo luogo i prezzi degli orologi a quarzo numerici importati, che devono essere messi in relazione con quelli dei prodotti comunitari direttamente concorrenti, vale a dire gli orologi meccanici e a quarzo analogici.
Questo esame deve essere effettuato per i prodotti francesi e per quelli tedeschi. (22) Quanto ai prezzi medi all'importazione a livello della Comunità nel suo insieme, l'andamento dei prezzi degli orologi a quarzo analogici ha dimostrato, finora, una relativa stabilità; i prezzi medi per unità degli orologi in cassa non di metalli preziosi sono stati di 26,12 ECU nel 1980; 29,48 ECU nel 1981; 28,97 ECU nel 1982 e 27,92 ECU nel primo semestre 1983.
In compenso, il continuo calo del prezzo mondiale degli orologi numerici registrato di anno in anno ha dato luogo ad una flessione accelerata dei prezzi medi all'importazione nella Comunità per gli orologi LCD: 8,40 ECU per unità nel 1980; 7,96 ECU nel 1981; 5,84 ECU nel 1982 e 5,16 ECU in media nel primo semestre 1983. Tra il 1978 e il 1983 i prezzi all'importazione degli orologi LCD nella Comunità sono quindi diminuiti di oltre il 60 %.
Mercato francese
(23) Il confronto tra i prezzi medi degli orologi a quarzo analogici importati e quelli dei prodotti francesi analoghi non ha rilevato sottoquotazioni significative per i prodotti di origine giapponese e svizzera, prodotti che nel 1983 hanno rappresentato l'81 % circa delle importazioni di orologi a quarzo analogici in Francia.
Sottoquotazioni significative sono state constatate per quanto riguarda le altre origini, Taiwan in particolare, ma i quantitativi interessati riguardano comunque meno del 20 % degli orologi a quarzo analogici importati in Francia.
(24) Quanto agli orologi numerici importati, sono stati rilevati divari considerevoli tra i prezzi medi franco importatore e i prezzi medi franco fabbrica dei prodotti francesi direttamente concorrenti, vale a dire gli orologi meccanici e gli orologi a quarzo analogici.
A seconda dei prodotti e dell'origine, questi divari variano tra 12,1 e 77,4 % del prezzo franco fabbrica medio.
Per taluni paesi di origine (Hong Kong, Taiwan, Cina, Macao, ecc.) sono stati rilevati divari di prezzo significativi non soltanto rispetto ai prezzi medi della produzione francese di articoli direttamente concorrenti, ma anche rispetto ai prezzi francesi più competitivi per questi prodotti.
Mercato tedesco
(25) Considerata la mediocre rappresentatività del campione di produttori tedeschi che hanno risposto ai questionari della Commissione in maniera soddisfacente, non è stato possibile determinare con sufficiente precisione i prezzi medi franco fabbrica degli orologi tedeschi, meccanici ed a quarzo analogici. Infatti, l'industria orologiera tedesca di piccole dimensioni è molto meno concentrata di quella francese e le cinque imprese visitate in Germania rappresentano soltanto il 3 % della produzione di orologi meccanici e il 38 % di quella di orologi analogici a quarzo di questo Stato membro. Di conseguenza, il raffronto tra i prezzi di prodotti analoghi, nonché la valutazione dei divari di prezzo tra prodotti direttamente concorrenti, sono stati effettuati sulla base dei prodotti più competitivi tanto per i prodotti tedeschi, quanto per quelli d'importazione.
(26) Nel caso degli orologi a quarzo analogici importati in Germania, il confronto dei prezzi con i prodotti analoghi tedeschi non ha rivelato l'esistenza di sottoquotazioni significative per qualunque paese di origine.
(27) Per quanto riguarda gli orologi numerici importati in Germania, considerevoli divari sono stati constatati tra i prezzi franco importatore più bassi e i prezzi franco fabbrica più competitivi degli orologi a quarzo analogici, divari che possono arrivare sino al 75 %.
Non si sono invece constatati divari tra i prezzi degli orologi numerici importati e quelli degli orologi meccanici, dato che i produttori tedeschi utilizzano movimenti meccanici importati dalla Repubblica democratica tedesca.
G. Incidenza sui produttori francesi
e tedeschi di orologi finiti
(28) Per determinare le conseguenze che le importazioni di orologi a quarzo esercitano sui fabbricanti comunitari di prodotti analoghi o direttamente concorrenti, è necessario valutare in primo luogo il pregiudizio arrecato alle industrie produttrici di orologi finiti in Francia e in Germania, ed, in una seconda fase, analizzare il rapporto di causalità tra il pregiudizio grave constatato e le importazioni di cui trattasi.
Pregiudizio subito dall'industria francese
produttrice di orologi finiti
(29) Avviata in un processo di riconversione verso la fabbricazione di orologi a quarzo analogici dalla metà degli anni '70, l'industria orologiera francese di prodotti finiti ha assistito, parallelamente al rapido aumento delle importazioni di orologi a quarzo sui mercati francese e comunitario, ad una forte diminuzione della sua produzione totale di orologi.
Nel solo periodo 1979-1983, ad esempio, la produzione di orologi finiti è diminuita di circa un terzo, passando da 12 a 8 milioni di unità. Accanto alla produzione di orologi meccanici in rapido declino (11,7 milioni circa di orologi nel 1979; 8,7 nel 1980 e 4,5 nel 1983), la riconversione verso la produzione di orologi a quarzo analogici (1,3 milioni di pezzi nel 1980; 3,5 nel 1983) non è stata assolutamente sufficiente a mantenere i livelli di produzione totali.
Complessivamente la produzione francese di orologi di tutti i tipi è stata di circa 7,9 milioni di pezzi nel 1983 e quindi molto inferiore ai livelli annui di 14-15 milioni di unità raggiunti negli anni 1975-1980.
Secondo i dati raccolti presso il campione di imprese visitate, le vendite totali di orologi, dal canto loro, sono diminuite del 27,4 % tra il 1980 e il 1983, mentre nel medesimo periodo il mercato francese rimaneva stabile intorno ai 13 milioni di orologi.
Parallelamente, la quota di mercato detenuta dai produttori francesi (ogni tipo di orologio senza distinzione) è crollata, con ritmo regolare, dal 55,7 % al 22,9 % nel periodo 1979-1983.
Tra il 1979 e il 1982, inoltre, il numero di fabbricanti di orologi finiti è passato da 82 a 65, mentre il personale occupato passava da 4 900 a 4 000 unità, con un calo del 18,1 %. Questo fenomeno è ancora più netto nel campione di imprese visitate, dato che la contrazione del personale è stata del 20 % tra il 1980 e il 1983.
L'indice rivelatore del pregiudizio subito dai produttori francesi di orologi finiti è certamente il fatto che quasi tutti i grandi produttori sono in perdita e che queste perdite sono aumentate nel periodo 1980-1983.
In percentuale della cifra d'affari netta, le perdite di esercizio, secondo i dati raccolti presso il campione di imprese visitate, sono state le seguenti: 3,8 % nel 1980; 10,2 % nel 1981; 8,2 % nel 1982 e 11,4 % nel 1983.
(30) In base ai risultati dell'inchiesta di cui sopra risulta che l'industria orologiera francese di prodotti finiti, le cui vendite e la cui produzione sono crollate in notevoli proporzioni (proprio mentre il mercato si manteneva stabile), la cui quota di mercato interno è scesa a livello del 23 % nel 1983 e le cui perdite di esercizio raggiungono l'11,4 % della cifra d'affari, ha subito un grave pregiudizio.
Pregiudizio subito dall'industria tedesca
produttrice di orologi finiti
(31) Benché il suo processo di riconversione verso la fabbricazione di orologi a quarzo analogici fosse iniziato prima di quello francese, anche l'industria orologiera tedesca di prodotti finiti ha visto diminuire notevolmente la sua produzione totale di orologi, in base al ritmo d'aumento delle importazioni extracomunitarie.
Dal 1980 al 1983, ad esempio, la produzione tedesca è diminuita del 46,6 % passando da 5,9 a 3,1 milioni di orologi. Inoltre, nell'ambito di questo volume, la produzione di orologi a quarzo analogici, iniziata negli anni 1975-1978, raggiungeva già nel 1980 il limite massimo di 1,4 milioni di unità, per ricadere a 1,2 milioni di unità nel 1983.
Le vendite totali delle imprese tedesche, secondo i dati raccolti presso il campione di imprese visitate, sono diminuite di circa il 18,7 % nel periodo 1980-1983, mentre il mercato comunitario rimaneva stabile intorno ai 65 milioni di orologi ed il mercato tedesco registrava un certo progresso nel medesimo periodo (20,6 milioni di orologi nel 1980; 24,1 milioni nel 1983).
Contemporaneamente, la quota di mercato detenuta dai produttori tedeschi (tutti i tipi di orologi senza distinzione), che nel 1980 era solo del 20 %, è scesa al di sotto del 10 % nel 1983.
In materia di occupazione, si ritiene che a fine 1982 il personale occupato presso i produttori di orologi finiti fosse dell'ordine di 2 000-2 600 persone soltanto, in seguito ad una forte contrazione degli addetti; il campione di imprese tedesche visitate ha subito ad esempio una riduzione di personale del 52,1 % nel periodo 1980-1983.
Infine, come nel caso dei produttori francesi, i dati sulle imprese comunicati alla Commissione rivelano una forte diminuzione del ricavato finanziario dei produttori tedeschi, in particolare nel 1982 (perdite del 4,5 %).
(32) In base ai risultati dell'indagine, anche l'industria tedesca produttrice di orologi finiti ha subito un grave pregiudizio.
H. Causalità
(33) Per determinare il rapporto di causalità esistente tra i gravi pregiudizi subiti dai produttori francesi e tedeschi di orologi finiti e le importazioni interessate, è necessario esaminare se, e in quale misura, essi siano dovuti alle importazioni di orologi numerici, oppure alle importazioni di orologi a quarzo analogici, o infine, ad altre cause da definire. Rapporto di causalità con le importazioni
di orologi a quarzo numerici
(34) È evidente che dopo la fine del decennio 1970, e cioè da quando il consumo di orologi nella Comunità si è stabilizzato, le importazioni di orologi a quarzo numerici sono di gran lunga quelle che, tanto sul mercato comunitario globale, quanto su ciascuno dei mercati regionali, soprattutto francese e tedesco, hanno registrato il maggior incremento in termini di volume e di quota di mercato, mentre, contemporaneamente, le vendite totali di orologi finiti da parte dei produttori comunitari sono crollate e questi ultimi hanno registrato risultati finanziari fortemente negativi.
Come si è visto in precedenza, la penetrazione degli orologi a quarzo numerici sul mercato comunitario è passata, nonostante la notevole stabilità di quest'ultimo, dal 56,1 % al 73,6 % nel periodo 1980-1983, pari ad un aumento della quota di mercato di 17,5 punti. Sul mercato francese, tra il 1979 e il 1983 l'aumento è stato di 28,1 punti (dal 26,8 % al 54,9 %), mentre in Germania la penetrazione è aumentata di 20,3 punti (51,6 % nel 1980; 71,9 % nel 1983).
Di conseguenza, indipendentemente da qualsiasi altro tipo di importazione, per i produttori orologieri comunitari la riduzione degli sbocchi comunitari, dovuta unicamente alle importazioni di orologi a quarzo numerici, è stata, dalla fine degli anni '70, considerevole: gli sbocchi di questi produttori si sono ridotti dal 43,9 % al 26,4 % per la Comunità nel suo insieme; dal 73,2 % al 45,1 % per il mercato francese e dal 59,6 % al 28,1 % per il mercato tedesco.
Per la Commissione è evidente che una riduzione così accentuata degli sbocchi, accompagnata inoltre, come è stato il caso delle importazioni di orologi numerici, da divari di prezzo significativi tra prodotti importati e prodotti comunitari direttamente concorrenti, è per forza di cose ampiamente all'origine dei gravi pregiudizi subiti dalle industrie francesi e tedesche produttrici di orologi finiti.
Rapporto di causalità con le importazioni
di orologi a quarzo analogici
(35) Nessuna categoria di orologi importati diversi dagli orologi a quarzo numerici ha registrato nel medesimo periodo un aumento paragonabile in termine di volume di quota di mercato.
Ad esempio, nel 1983, le importazioni di orologi a quarzo analogici (anch'esse, certo rafforzatesi) detengono, a causa del loro volume ancora relativamente moderato, una quota di mercato del 15 % soltanto a livello della Comunità nel suo complesso e una quota di mercato persino inferiore nel caso della Francia (12,8 %) e della Germania (12,1 %).
Inoltre, data la relativa stabilità dei prezzi all'importazione degli orologi a quarzo analogici nella Comunità, nonché la quasi totale inesistenza di sottoquotazioni significative rispetto ai prezzi dei prodotti analoghi francesi e tedeschi, ciò che ha ovviamente facilitato la riconversione industriale verso la produzione di orologi a quarzo analogici, segnatamente in Francia, risulta che le importazioni di orologi a quarzo analogici hanno contribuito soltanto in scarsa misura ai gravi pregiudizi subiti dalle industrie orologiere francese e tedesca di prodotti finiti.
Altre possibili cause di pregiudizio
(36) Per determinare l'influenza di cause pregiudizievoli diverse dalle importazioni di orologi a quarzo, è necessario considerare due fattori: primo, il ruolo svolto dalle importazioni di orologi meccanici e, secondo, l'influenza della modifica strutturale della domanda all'interno del mondo dell'orologio.
Importazioni di orologi meccanici
Per le importazioni di orologi meccanici, non si può concludere che esse abbiano causato dalla fine degli anni '70 un pregiudizio grave all'industria comunitaria di orologi finiti. Calcolando, infatti, il volume di queste importazioni, e soprattutto se esse sono aumentate in maniera significativa, tanto in dati assoluti, quanto rispetto alla produzione o al consumo della Comunità, dalle statistiche comunitarie risulta che le importazioni di orologi meccanici nella Comunità sono passate da 16,5 milioni di unità a 7,7 milioni di unità nel periodo 1980-1983, con una diminuzione del 53,4 % nell'arco di quattro anni.
Quanto ai mercati francese e tedesco, i livelli assoluti di queste importazioni non sono mai stati tali da poter dar luogo, in misura significativa, ai gravi pregiudizi subiti dalle industrie orologiere francese e tedesca di prodotti finiti.
In Francia, la quota di mercato degli orologi meccanici importati è passata dal 10,4 % al 9,4 % nel periodo 1979-1983 e in Germania essa è calata dal 19 % al 6,6 % nel periodo 1980-1983. Modifica strutturale della domanda di orologi
Certe parti interessate hanno sostenuto che la causa principale delle difficoltà economiche incontrate dai produttori francesi e tedeschi di orologi è stata il crollo della domanda di orologi meccanici a favore della domanda di orologi a quarzo, per motivi legati al gusto dei consumatori; esse hanno inoltre sostenuto che parallelamente non esiste un rapporto di causalità tra la diminuzione della domanda di orologi meccanici e le importazioni di orologi numerici, in quanto l'orologio LCD ha creato un proprio mercato senza ridurre gli sbocchi dei produttori comunitari.
(37) Questi due argomenti, effettivamente collegati tra di loro, non sono comprovati dai risultati dell'indagine effettuata dalla Commissione.
Infatti, se i consumatori preferiscono gli orologi a quarzo numerici e se questa preferenza rappresenta, quindi, di per sé una causa di pregiudizio, indipendentemente dai motivi classici costituiti dalle differenze in materia di prezzo e di qualità, questa preferenza dei consumatori dovrebbe manifestarsi in maniera omogenea per tutti i segmenti del mondo dell'orologio.
Senonché, è evidente che gli orologi numerici non si vendono oltre una determinata soglia di prezzo benché la loro precisione sia superiore, a motivo della loro tecnologia, a quella degli orologi meccanici. Questa è la dimostrazione che il fattore prezzo continua a predominare tra le motivazioni dell'acquirente « medio » di orologi e che quella che viene designata come una « preferenza dei consumatori » per l'orologio a quarzo numerico non è, in realtà, che l'espressione della naturale tendenza dei consumatori verso un prodotto poco costoso.
In altri termini, la spiegazione di base della forte penetrazione degli orologi a quarzo numerici sul mercato comunitario (e mondiale) va cercata, molto tradizionalmente, nel basso livello dei prezzi di questi orologi. Al massimo, in alcune frange di mercato ben delimitate (bambini, sportivi), interviene un certo effetto moda, effetto che ne ha forse favorito lo sviluppo, oltre all'influenza del fattore prezzo.
Quanto alla tesi secondo la quale non esisterebbe un rapporto di causalità tra la diminuzione della domanda di orologi meccanici e le importazioni di orologi numerici a causa della creazione di una nuova domanda che non pregiudica gli sbocchi dei produttori comunitari, è chiaro che in un mercato con un consumo stabile (ed è il caso della Comunità per il mercato degli orologi dopo la fine degli anni '70), qualsiasi corrente di importazione di portata pari a quella degli orologi a quarzo numerici, confrontare segnatamente i punti 13, 15 e 34, comporta inevitabilmente una corrispondente riduzione degli sbocchi per produttori nazionali.
(38) Considerando quanto precede in materia di causalità, si deduce che le importazioni di orologi a quarzo numerici sono, prese singolarmente, all'origine del grave pregiudizio arrecato, in piena fase di riconversione industriale, alle industrie orologiere francese e tedesche di prodotti finiti, in seguito al calo dei volumi globali di produzione e di vendita e della conseguente diminuzione del ricavato finanziario.
Gli altri fattori che, singolarmente o combinati, possono aver causato un pregiudizio a queste industrie, quali le importazioni di orologi a quarzo analogici, le importazioni di orologi meccanici, o persino la modifica strutturale della domanda, hanno contribuito soltanto in minima parte al grave pregiudizio subito dalle industrie interessate.
I. Interesse comunitario
(39) Dopo aver stabilito che le importazioni di orologi a quarzo numerici nella Comunità e soprattutto nei mercati regionali tedesco e francese sono aumentate in misura tale o vengono effettuate a condizioni tali da arrecare un grave pregiudizio alle industrie francese e tedesca produttrici di orologi finiti, ci si chiede se la tutela degli interessi comunitari richieda un'azione di protezione regionale per ciascuno dei due Stati membri interessati. In altri termini, è necessario stabilire se è opportuno estendere al mercato tedesco la misura di protezione regionale chiesta dalle autorità francesi a nome dei loro produttori di orologi.
(40) Le autorità tedesche non hanno chiesto misure di protezione per il loro mercato; inoltre, nell'inchiesta condotta in Germania, i primi interessati ad un provvedimento di questo genere, e cioè i produttori stessi, si sono rivelati molto divisi sull'utilità di un'eventuale protezione benché la loro federazione, Verband der Deutschen Uhrenindustrie e. V., si sia dichiarata favorevole ad una tale misura.
L'atteggiamento delle imprese tedesche nei confronti dell'inchiesta effettuata dai servizi della Commissione è stata peraltro moderata e le informazioni necessarie per analizzare la situazione sul mercato regionale tedesco sono state raccolte con una certa difficoltà.
Del resto, sarà bene evidenziare che l'industria orologiera tedesca si orienta anzitutto verso la fabbricazione di prodotti cosiddetti di « grandi dimensioni », sicché la fabbricazione di orologi finiti rappresenta soltanto il 27 % della cifra d'affari totale dell'industria orologiera di questo Stato membro. L'industria orologiera francese è caratterizzata al contrario da una predominanza dell'attività « orologio da polso », che rappresenta il 79 % del valore della produzione orologiera francese.
Peraltro contrariamente a quanto è stato osservato nel caso dell'industria francese, la riconversione dell'industria tedesca è praticamente terminata senza che vi siano evidenti indizi di concentrazione. In effetti, mentre il 90 % della produzione francese è attualmente rappresentata all'incirca da 15 imprese, la struttura tedesca rimane frazionata tra circa sessanta imprese.
Inoltre tenuto conto del volume della produzione dell'industria francese orologiera e della manodopera corrispondente che sono, relativamente, molto superiori a quelle dell'industria tedesca, le conseguenze da temere sul piano sociale sono sostanzialmente differenti nelle due regioni. In effetti, l'orologeria francese di piccole dimensioni ha prodotto, nel 1983, 8 milioni di orologi contro i 3,1 milioni di orologi prodotti in Germania, e occupa 7 500 persone in totale, mentre l'industria tedesca ne occupa circa 3 200.
Da ultimo le due industrie produttrici di orologi sono situate in regioni molto differenti dal punto di vista economico soprattutto in materia di possibilità di diversificazione e dunque di occupazione.
(41) Considerate tutte queste differenze tra le industrie produttrici di orologi in Francia e in Germania, risulta che le imprese tedesche sono già state in grado di porre rimedio direttamente al grave pregiudizio loro causato dalle importazioni di orologi a quarzo numerici.
Di conseguenza, la tutela degli interessi della Comunità non richiede un'azione immediata di protezione regionale dei produttori di orologi della Repubblica federale di Germania.
Per contro il grave pregiudizio subito dall'industria francese produttrice di orologi finiti nel contesto della sfavorevole situazione economica generale della Franca Contea, la cui industria orologiera rappresenta lo sbocco principale in materia di occupazione, rende indispensabile, nell'interesse della Comunità, un'azione immediata di protezione regionale del mercato francese, per permettere che la riconversione industriale, già avviata, si effettui in buone condizioni.
J. Misure di protezione comunitarie
(42) Occorre approvare le misure di protezione regionale del mercato francese conformemente agli obblighi internazionali della Comunità e, di conseguenza, applicare dette misure alle importazioni originarie dai paesi terzi di cui al regolamento (CEE) n. 288/82, ad eccezione di quelle disciplinate da un accordo che istituisce un regime di libero scambio con la Comunità. È inoltre necessario mantenere, per quanto possibile, le tradizionali correnti di scambio.
(43) Sembra pertanto opportuno procedere, all'interno di un contingente totale aperto alle importazioni di orologi numerici, ad una ripartizione tra i principali paesi fornitori, nonché tener conto dell'esistenza, dall'ultimo trimestre 1981, di un contingente nazionale nei confronti delle importazioni di orologi a quarzo originari di Hong Kong; è infine opportuno considerare il volume degli scambi in libera pratica tra lo Stato membro interessato ed il resto della Comunità.
(44) Considerati questi elementi, è opportuno fissare i contingenti annui per il 1984 alla media delle importazioni francesi totali dirette e in libera pratica originarie dei paesi interessati negli ultimi tre anni. Per quanto riguarda Hong Kong, sembra però opportuno fissare il contingente ad un livello corrispondente alle correnti di scambio nell'arco di un periodo più lungo, e quindi fissare la restrizione quantitativa relativa a questo paese al livello di 4,4 milioni di unità, che corrispondono al contingente nazionale precedentemente attribuito per tutte le importazioni di orologi a quarzo provenienti da questo paese.
(45) Inoltre, al fine di ostacolare il meno possibile lo sviluppo armonioso degli scambi mondiali, è necessario che le misure di protezione regionale del mercato francese siano approvate per il periodo strettamente necessario ad eliminare il grave pregiudizio.
(46) Per consentire alle imprese comunitarie interessate di programmare l'ammodernamento o la riconversione, è necessario fissare fin da ora la data di scadenza delle suddette misure di protezione e prevedere che quest'ultima diminuisca gradualmente aumentando i contingenti in ragione del 5 % all'anno, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Le importazioni in Francia di orologi da tasca, da polso e simili, elettronici, in cassa diversa da metalli preziosi, diversi da quelli con lancette, con regolatore a quarzo piezoelettrico, di cui alla voce ex 91.01 della tariffa doganale comune, corrispondente al codice Nimexe 91.01-25, sono subordinate alla presentazione di un'autorizzazione all'importazione rilasciata dalle autorità francesi.
2. Le misure di cui al paragrafo 1 sono applicate alle importazioni originarie dei paesi terzi contemplati nel regolamento (CEE) n. 288/82, ad eccezione di quelle disciplinate da un'accordo che istituisce un regime di libero scambio con la Comunità.
3. L'autorizzazione è concessa dalle autorità francesi a concorrenza di un contingente annuo totale di 6 793 000, 7 133 000 e 7 489 000 unità rispettivamente per il 1984, il 1985 e il 1986.
Relativamente ai paesi di origine sottoindicati, l'autorizzazione è concessa nel rispetto delle correnti di scambio tradizionali ed entro i limiti dei seguenti contingenti:
(in migliaia di unità)
1.2,4 // // // Origine // Contingenti annui // // 1.2.3.4 // // 1984 // 1985 // 1986 // // // // // Hong Kong // 4 400 // 4 620 // 4 851 // Giappone // 815 // 856 // 899 // Corea del Sud // 497 // 522 // 548 // Macao // 496 // 521 // 547 // Taiwan // 415 // 446 // 469 // Altre origini // 160 // 168 // 175 // // // //
4. Le licenze d'importazione rilasciate dalle autorità francesi nel periodo compreso tra il 1o gennaio 1984 e la data di entrata in vigore del presente regolamento sono imputate, per paese di origine, sui contingenti aperti conformemente al paragrafo 3, per il 1984.
Articolo 2
La procedura comunitaria d'inchiesta sulle importazioni di orologi da tasca, da polso e simili, elettronici, con regolatore a quarzo piezoelettrico, è conclusa.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatta salva un'eventuale revisione a norma dell'articolo 18 del regolamento (CEE) n. 288/82 esso è applicabile sino al 31 dicembre 1986.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 18 aprile 1984.

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