Document ID: 31997R0209

REGOLAMENTO (CE) N. 209/97 DELLA COMMISSIONE del 3 febbraio 1997 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di borsette originarie della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. Apertura
(1) Il 4 maggio 1996, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di borsette originarie della Repubblica popolare cinese e ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento era stato iniziato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte del comitato europeo delle Federazioni nazionali della pelletteria - Comité Européen des Industries de la Maroquinerie (CEDIM), per conto dei produttori che complessivamente realizzano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di borsette. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto suindicato e del conseguente pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
2. Inchiesta
(3) La Commissione ha informato ufficialmente gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari che hanno presentato la denuncia e ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione nel termine stabilito nell'avviso di apertura.
(4) Alcuni produttori del paese interessato e gli importatori e i produttori comunitari hanno presentato le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta nel termine previsto sono state sentite.
(5) In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che sostengono la denuncia, e conformemente all'articolo 17, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso denominato «regolamento di base»), è stato ritenuto opportuno limitare l'inchiesta ad un campione di produttori che, secondo la Commissione, poteva essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile. Sono stati scelti quattro Stati membri - Francia, Italia, Spagna e Portogallo - che insieme sono all'origine di gran parte della produzione comunitaria di borsette. In ciascuno Stato membro sono stati selezionati tre produttori in base alla loro importanza in termini di produzione e occupazione. Le società campione sono state scelte da un elenco di produttori interessati, il cui fatturato è stato ritenuto rappresentativo del proprio paese, presentato dalle rispettive associazioni nazionali. Ai produttori comunitari così selezionati sono stati inviati questionari.
(6) Le parti interessate che, a seguito dell'avviso di apertura dell'inchiesta, avevano manifestato l'intenzione di essere consultate dalla Commissione sulla scelta definitiva del campione, sono state informate riguardo alle società prescelte e al metodo utilizzato per la selezione.
(7) Dopo questa comunicazione, la Commissione è stata informata in merito a minacce di ritorsione commerciale ricevute da alcuni produttori comunitari selezionati come campione da parte di alcuni dei loro clienti, che sono anche importatori e importanti rivenditori nella Comunità. Alcuni produttori comunitari scelti come campione sono stati sottoposti a pesanti pressioni commerciali nella fase avanzata dell'inchiesta, nel tentativo di convincerli a ritirare il proprio sostegno alla denuncia. Si è pertanto ritenuto opportuno non fornire ulteriori comunicazioni sui nomi delle società campione.
(8) Non è stato possibile esaminare, nel periodo di tempo a disposizione, i numerosi importatori indipendenti che ne avevano fatto richiesta. Pertanto, la Commissione ha deciso di far ricorso ad un campione di importatori indipendenti. Gli importatori indipendenti interessati sono stati invitati a fornire per categoria di prodotto le cifre relative alle importazioni del 1995, sulla base delle quali la Commissione ha quindi selezionato 18 importatori indipendenti con sede nei seguenti quattro Stati membri, considerati fra i più rappresentativi in termini di volume delle importazioni: Germania, Regno unito, Paesi Bassi e Francia. Agli importatori indipendenti campione sono stati inviati questionari.
(9) Le parti interessate sono state invitate ad esprimere osservazioni sulla scelta del campione e sono state informate sui nomi delle società selezionate. Esse non hanno fatto pervenire osservazioni sostanziali.
(10) Gli importatori indipendenti scelti come campione sono i seguenti:
Germania:
Picard (Obertshausen)
Karstadt (Essen)
Kaufhof Holding (Colonia)
Fabra (Merxheim)
Sieber (Bad Reichenhall)
Schneider (Wedel)
Regno Unito:
Littlestone & Goodwin (Desborough)
British Shoe (Leicester)
Peter Black Footwear (West Yorkshire)
The Tula Group (Londra)
Jane Shilton (Londra)
Mister Minit (Sheffield)
Francia:
Gravilux (Parigi)
Dané & Galiay (Parigi)
Magnesium (Asnière)
Paesi Bassi:
Arwa (Hilversum)
Parsons (Rotterdam)
The Bagsac Company (Amsterdam).
(11) La Commissione ha inviato questionari anche agli esportatori citati nella denuncia, alle autorità della Repubblica popolare cinese (per consentire eventualmente la cooperazione di altri produttori/esportatori del paese) e a quegli esportatori che, pur non essendo stati citati nella denuncia, si sono manifestati e hanno richiesto un questionario nei termini previsti nell'avviso di apertura.
(12) La Commissione ha ricevuto informazioni dettagliate da undici dei produttori comunitari campione, da due produttori e da un commerciante della Repubblica popolare cinese, da due esportatori di Hong Kong, nonché da importatori comunitari collegati ai produttori del paese esportatore interessato e da 15 importatori indipendenti della Comunità. La risposta di un produttore della Repubblica popolare cinese è stata respinta dopo varie proroghe perché ampiamente insufficiente. Un esportatore ha rinunciato a collaborare ed un altro ha interrotto la propria collaborazione dopo aver comunicato di non esportare il prodotto interessato nella Comunità.
(13) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per la determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio ed ha effettuato visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari
Sono state effettuate visite presso undici produttori comunitari in quattro Stati membri (Francia, Italia, Spagna e Portogallo) e sono state verificate le informazioni ricevute.
b) Esportatori/produttori
- Jane Shilton (Pacific) Ltd,
- Lee & Man Handbags Manufacturing Ltd.
c) Importatori collegati a produttori/esportatori
- Shilton PLC (UK).
d) Importatori indipendenti
- Fabra,
- Picard,
- Peter Black,
- Jane Shilton (per l'importazione di borsette da fornitori indipendenti),
- The Tula Group.
(14) L'inchiesta relativa alla determinazione del dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° aprile 1995 e il 31 marzo 1996 (in appresso denominato «il periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio riguarda il periodo compreso fra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(15) I prodotti per i quali è stato aperto il procedimento sono borsette, anche a tracolla, comprese quelle senza impugnatura, con superficie esterna di cuoio o di pelli, naturali, ricostituiti o verniciati o con superficie esterna di fogli di materie plastiche o di materie tessili classificate ai codici NC 4202 21 00 (cuoio), 4202 22 10 (materie plastiche) e 4202 22 90 (materie tessili).
(16) Anche se le borsette classificate in ciascuno dei codici NC summenzionati possono presentarsi in un'ampia gamma di modelli, tipi e materiali, le caratteristiche fondamentali e l'utilizzazione delle tre categorie summenzionate rimangono fondamentalmente le stesse.
(17) Il prodotto in questione può essere suddiviso in tre categorie:
- borsette in cuoio o pelli, naturali, ricostituiti o verniciati;
- borsette in materie plastiche;
- borsette in materie tessili.
Presentando le stesse caratteristiche e lo stesso uso, le borsette comprese nelle tre categorie sono considerate prodotti simili.
2. Prodotto simile
(18) La Commissione ha concluso che i tipi di borsette importate vendute dai produttori cooperanti nella Repubblica popolare cinese sono simili o confrontabili per quanto riguarda caratteristiche, finiture e qualità globale.
(19) Alcune parti interessate hanno affermato che le borsette prodotte nella Comunità non sono confrontabili a quelle importate dalla Repubblica popolare cinese, perché sarebbero riscontrabili, in particolare, differenze per quanto riguarda la qualità, il modello e le finiture.
(20) Va fatto notare che per la Commissione differenze di qualità tra il prodotto comunitario e quello originario del paese terzo sotto inchiesta non impediscono di considerare il prodotto importato come un prodotto simile, purché tali differenze non incidano sulle caratteristiche fisiche di base e sull'impiego del prodotto stesso. Ciononostante, differenze di qualità - qualora comprovate - possono comportare un adeguamento nel confronto dei prezzi. Nei questionari la Commissione aveva inizialmente proposto una segmentazione del mercato delle borsette in base alle loro diverse dimensioni nell'ambito delle tre categorie di base (cuoio, materie plastiche e tessili). Nel corso dell'inchiesta la Commissione si è però resa conto dell'inattuabilità della proposta in quanto le società non basano la gestione a la contabilità sulle dimensioni delle borsette e ha inoltre accertato la mancanza di una relazione significativa tra le dimensioni e i prezzi delle borsette. A tal proposito, va fatto notare che nessuna delle parti interessate ha proposto criteri oggettivi accettati dall'industria secondo cui le borsette classificate nelle tre categorie summenzionate andrebbero raggruppate in sottocategorie o segmenti distinti. Pertanto tutte le borsette sono state considerate un prodotto simile. La Commissione ha basato le sue conclusioni sulla possibile segmentazione del mercato delle borsette, per quanto riguarda le borsette importate dalla Repubblica popolare cinese, sulle informazioni relative al prodotto fornite dagli esportatori che hanno collaborato, anche se questi ultimi rappresentavano solo una minima parte delle esportazioni cinesi complessive.
(21) Inoltre, tre produttori comunitari campione hanno presentato prove del fatto che le borsette prodotte nella Repubblica popolare cinese sono copie esatte dei modelli fabbricati dagli stessi produttori comunitari e hanno dimostrato che non c'erano differenze qualitative sostanziali.
(22) Pertanto, la Commissione ha concluso che le borsette esportate dalla Repubblica popolare cinese sono prodotti simili rispetto a quelle prodotte nella Comunità da produttori comunitari, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base. La conclusioni raggiunte dalla Commissione a questo proposito si applicano anche alle borsette esaminate in Indonesia ai fini della determinazione del valore normale (cfr. i considerandi da 23 a 28), che sono considerate pertanto prodotti simili alle borsette esportate dalla Repubblica popolare cinese e a quelle prodotte nella Comunità.
C. DUMPING
1. Valore normale
(23) Poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese retto da un'economia di mercato, la Commissione ha determinato il valore normale in base ai dati ottenuti dai produttori di un paese terzo ad economia di mercato («il paese analogo»), conformemente all'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base.
(24) Come indicato nell'avviso di apertura, inizialmente era stato previsto di considerare Taiwan o l'India quale paese terzo a economia di mercato appropriato ai fini della determinazione del valore normale in questo procedimento. La denuncia suggeriva la scelta di Taiwan come paese analogo.
(25) Tutte le parti interessate hanno avuto l'opportunità di presentare le loro osservazioni sulla scelta prevista. Dopo aver ricevuto tali osservazioni ed ulteriori informazioni di carattere generale, la Commissione ha giudicato inappropriata la scelta di Taiwan per vari motivi, fra i quali l'esistenza di numerosi collegamenti tra esportatori/produttori della Repubblica popolare cinese e produttori di Taiwan. La Commissione ha inoltre preso nota del fatto che la scelta di Taiwan era contestata per diversi motivi da varie parti interessate. In ogni caso la Commissione non ha potuto contare su una cooperazione sufficiente da parte della società di Taiwan o indiane e, pertanto, ha dovuto prendere in considerazione la scelta di un altro paese analogo.
(26) La Commissione ha profuso uno sforzo notevole nella ricerca di singole società e federazioni nazionali in alcuni paesi terzi ad economia di mercato - a prima vista adatti allo scopo - per assicurarsi la cooperazione dei produttori di tali paesi.
(27) Alla fine, si sono mostrati disposti a collaborare due grandi produttori di borsette indonesiani che producono esclusivamente per l'esportazione (nella Comunità nonché in altri grandi mercati d'esportazione). La Commissione ha inoltre cercato di ottenere la cooperazione di produttori indonesiani che vendono sul mercato interno, ma questi ultimi non sono stati disposti a cooperare.
(28) La scelta dell'Indonesia come paese analogo è stata considerata opportuna alla luce dei seguenti elementi:
- in Indonesia vengono prodotte borsette in cuoio, materie plastiche e tessili con caratteristiche simili a quelle prodotte nella Repubblica popolare cinese da esportatori/produttori che hanno collaborato all'inchiesta;
- il processo di produzione in Indonesia e nella Repubblica popolare cinese, valutato sulla base di elementi definiti in relazione agli esportatori/produttori che hanno collaborato all'inchiesta, è simile e caratterizzato da un vasto impiego di manodopera e da un ricorso minimo all'automazione;
- sia i produttori cinesi che hanno collaborato che quelli indonesiani esaminati ai fini della determinazione del valore normale si sono procurati la maggior parte delle materie prime sul mercato internazionale in regime di perfezionamento attivo; non sono quindi state riscontrate differenze per quanto riguarda l'accesso alle materie prime;
- il volume di produzione dei due produttori indonesiani interessati è stato considerato sufficiente a calcolare un costo di produzione ragionevole e paragonabile a quello degli esportatori/produttori cinesi che hanno collaborato.
(29) La scelta dell'Indonesia è stata comunicata alle parti interessate. Alcune parti, compresi gli importatori, hanno manifestato il loro esplicito accordo per la scelta dell'Indonesia come paese analogo. Un esportatore ha contestato la scelta a causa della presunta esistenza di un dazio doganale variabile dal 30 al 40 % riscosso in Indonesia sull'importazione di materie prime utilizzate nella produzione di borsette ed anche perché il volume di esportazione di borsette dall'Indonesia nella Comunità sarebbe troppo ridotto rispetto a quello dalla Repubblica popolare cinese nella stessa. Entrambi gli argomenti sono stati respinti perché, come già sostenuto, non sono state riscontrate differenze tra i produttori indonesiani e quelli cinesi in termini di accesso alle materie prime in regime di perfezionamento attivo e il volume di borsette prodotte dai due produttori indonesiani che hanno collaborato consentiva chiaramente il calcolo del costo di produzione (cfr. considerando 28).
(30) Dato che la Repubblica popolare cinese è considerata come un paese non retto da un'economia di mercato e l'Indonesia è stata scelta come paese terzo ad economia di mercato, il valore normale relativo alle esportazioni cinesi è stato determinato a norma dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base. Siccome i produttori indonesiani che hanno collaborato erano orientati esclusivamente verso l'esportazione ed i prezzi delle borsette sui mercati di esportazione potevano essere influenzati dai prodotti cinesi a basso costo, non è stato ritenuto opportuno basare il valore normale sui prezzi del mercato interno indonesiano o sui prezzi all'esportazione indonesiani negli altri paesi. Per questo motivo, la Commissione ha ritenuto che la base più ragionevole per determinare il valore normale fosse il costo di produzione dei produttori indonesiani maggiorato di un importo adeguato per i costi generali, amministrativi e di vendita e per gli utili. Per le tre categorie di borsette sono stati quindi calcolati valori normali separati.
2. Prezzo all'esportazione
(31) A causa della scarsa cooperazione da parte degli esportatori cinesi (1,28 % di tutte le esportazioni dalla Repubblica popolare cinese), i prezzi all'esportazione degli esportatori che hanno cooperato non potevano essere considerati rappresentativi dei prezzi imposti dagli esportatori che non hanno collaborato.
(32) È stato pertanto necessario determinare i prezzi degli esportatori cinesi che non hanno collaborato in base ai dati disponibili conformemente all'articolo 18 del regolamento di base. A tal fine, per determinare il pregiudizio si è ritenuto opportuno far ricorso ai prezzi all'importazione cif degli importatori indipendenti selezionati come campione. La decisione è sembrata adeguata dal momento che gli importatori selezionati erano considerati rappresentativi di tutte le esportazioni dalla Repubblica popolare cinese e i prezzi erano stati, almeno in parte, verificati dalla Commissione. I prezzi cif sono stati convertiti in prezzi cinesi fob basati sulla media dei costi intermedi riferiti dagli esportatori ed importatori che hanno collaborato.
(33) Una delle società cooperanti ha inviato tutte le esportazioni direttamente a clienti indipendenti della Comunità. Pertanto, i prezzi all'esportazione relativi a tale società sono stati determinati in base ai prezzi di vendita riferiti e verificati delle esportazioni nella Comunità europea, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
(34) L'altro esportatore cooperante ha esportato nella Comunità europea attraverso due distinti canali: una società collegata, per le vendite in uno Stato membro, e direttamente a clienti indipendenti, per le vendite sul restante mercato comunitario. Per quanto riguarda il primo canale, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti a norma dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, deducendo dai prezzi imposti dall'importatore collegato ai primi clienti indipendenti i costi generali, amministrativi e di vendita della società e un margine di profitto basato sul profitto medio di importatori indipendenti. Per quanto riguarda l'altro canale, i prezzi all'esportazione sono stati ricavati dall'effettivo prezzo di vendita delle esportazioni. I prezzi all'esportazione così ottenuti per ciascun canale sono stati poi globalizzati in un prezzo medio ponderato.
3. Confronto
(35) Per quanto riguarda le tre categorie di borsette interessate, il valore medio normale ponderato fob Indonesia è stato confrontato con quello fob Cina.
4. Margini di dumping
(36) Due produttori/esportatori che hanno collaborato - entrambe società private con sede ad Hong Kong - hanno richiesto un trattamento individuale, cioè la determinazione di prezzi all'esportazione separati e quindi di margini di dumping individuali.
(37) La Commissione ha verificato il grado di indipendenza di fatto e di diritto delle due società rispetto allo Stato, paragonabile a quella che prevarrebbe in un paese ad economia di mercato, rivolgendo a tal fine domande particolareggiate alle stesse riguardo alla proprietà, alla gestione, al controllo e alla definizione delle politiche commerciali.
(38) È stato riscontrato che la situazione relativa alle industrie dei due esportatori interessati è molto simile. Non esiste alcun ente di diritto nella Repubblica popolare cinese e i beni d'investimento ivi presenti fisicamente sono inclusi come capitali nei conti delle società di Hong Kong. La fabbrica è presa in affitto dalle autorità locali e i dipendenti sono assunti e retribuiti dalle società di Hong Kong.
(39) La Commissione ha effettuato verifiche sul posto presso le sedi di entrambe le società di Hong Kong per esaminare le circostanze in cui ciascuna opera e le relazioni mantenute con lo Stato cinese. Le società interessate sono state in grado di dimostrare, con soddisfazione della Commissione, di gestire e controllare direttamente le fabbriche, sia in termini di produzione che di commercializzazione, e di agire in modo sufficientemente indipendente rispetto alle autorità cinesi. È emerso, in particolare, che nella definizione dei prezzi all'esportazione nella Comunità e delle politiche di commercializzazione da parte delle società di Hong Kong non erano riscontrabili interferenze dello Stato cinese.
(40) Alla luce di quanto sopra, si è ritenuto possibile concedere un trattamento individuale ad entrambi gli esportatori e, pertanto, calcolare un margine di dumping separato per ciascuna società, in deroga al principio del calcolo di margini di dumping nazionali per i paesi ad economia non di mercato (articolo 9, paragrafo 5 del regolamento di base).
(41) I margini di dumping provvisorio decisi per le società a cui è stato concesso il trattamento individuale sono i seguenti:
- Shilton: zero;
- Lee & Man: 68,1 %.
(42) Il margine di dumping medio ponderato per gli esportatori a cui non è stato concesso un trattamento individuale è stato fissato provvisoriamente al 129,1 % del prezzo all'esportatore cif, franco frontiera comunitaria dazio non corrisposto.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(43) Successivamente all'apertura del procedimento, l'associazione britannica (BLLA) ha deciso di ritirare il sostegno alla denuncia. Anche le associazioni austriaca, tedesca e olandese, rimaste inizialmente neutrali, hanno deciso di opporsi alla denuncia dopo l'apertura del procedimento. Infine anche un piccolo numero di produttori comunitari ha espresso a titolo individuale la propria opposizione all'apertura del procedimento.
(44) La Commissione ha preso nota dell'opposizione, ma ha accertato che questa non incideva sul carattere rappresentativo del denunziante, quale definito anteriormente all'apertura del procedimento, e del campione.
(45) Va sottolineato che alcuni produttori comunitari, le cui associazioni non sostengono la denuncia, hanno espresso il proprio sostegno a titolo individuale.
(46) Durante l'inchiesta svolta relativamente ai produttori comunitari scelti come campione, è apparso evidente che due di questi produttori stavano importando il prodotto oggetto di dumping dal paese interessato. Tenuto conto della situazione, la Commissione ha valutato se, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base, tali società dovessero essere escluse dall'«Industria comunitaria».
A tal fine è apparso opportuno determinare se dette società si dedicavano soprattutto alla produzione e in via secondaria all'importazione, e solo per integrare la produzione comunitaria e poter offrire una gamma completa di prodotti, e se erano ditte importatrici con un'attività produttiva piuttosto limitata nella Comunità.
A tale riguardo, l'inchiesta ha dimostrato che le importazioni dei prodotti oggetto di dumping rappresentavano meno del 10 % del volume d'affari delle società in questione. La Commissione ritiene pertanto che l'attività fondamentale di tali società sia la produzione di borsette nella Comunità, che esse non siano al riparo dagli effetti delle importazioni di prodotti oggetto di dumping e che pertanto, ai sensi degli articoli 4 e 5 del regolamento di base, possano essere considerate, insieme agli altri produttori che hanno collaborato, «l'industria comunitaria».
E. PREGIUDIZIO
1. Raccolta di dati sul pregiudizio: metodologia e fonti
(47) L'esame del pregiudizio per l'industria comunitaria è stato effettuato sia a livello comunitario che a livello delle società campione, come segue:
- a livello comunitario, in base a dati quali la produzione, il consumo nella Comunità, il volume di vendite e l'occupazione;
- grazie alle risposte ai questionari fornite dai produttori comunitari campione per quanto riguarda l'andamento dei prezzi e i dati relativi ai costi, compresa la redditività.
La verifica dei dati comunitari (consumo, produzione, volume di vendite e occupazione nella Comunità) è stata effettuata in base alle informazioni fornite dagli uffici statistici degli Stati membri, alle ricerche del settore disponibili per alcuni paesi nonché alle diverse conclusioni presentate dalle parti interessate, alcune delle quali verificate durante visite sul posto.
2. Consumo nel mercato comunitario
(48) Tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, il consumo di borsette nella Comunità europea è passato da 121 milioni a circa 148 milioni di unità, registrando cioè un aumento di circa il 22,5 %.
3. Volume e quota di mercato delle importazioni
(49) Tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, l'importazione di borsette originarie della Repubblica popolare cinese è aumentata da 62 milioni a 89 milioni di unità, cioè del 43 %. Espresso in valore, l'aumento (dai 199 milioni di ECU del 1992 ai 249 ECU del periodo dell'inchiesta) è pari al 25 %.
(50) La quota di mercato comunitario conquistata dalle importazioni di borsette originarie della Repubblica popolare cinese è aumentata dal 51 % del 1992 al 60 % del periodo dell'inchiesta, cioè del 17 %.
4. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping e sottoquotazione
(51) I prezzi delle borsette importate sono stati esaminati separatamente per categoria di prodotto. A causa della mancata cooperazione degli esportatori cinesi, per l'analisi dell'evoluzione dei prezzi sono stati utilizzati i dati statistici ufficiali. Pertanto, i prezzi medi cif all'importazione delle borsette hanno registrato la seguente evoluzione: il prezzo delle borsette in cuoio è diminuito dai 5,29 ECU per unità del 1992 ai 4,81 ECU per unità del periodo dell'inchiesta, cioè del 9 %; il prezzo delle borsette in materie plastiche è diminuito dai 3,1 ECU per unità del 1992 ai 2,7 ECU per unità del periodo dell'inchiesta, cioè del 14,1 %; per quanto riguarda le borsette in materiale tessile, il prezzo è diminuito dai 2,5 ECU per unità del 1992 ai 2,3 ECU per unità del periodo dell'inchiesta, cioè del 7 %.
(52) Per l'esame dell'erosione dei prezzi, i confronti sono stati fatti per categoria tra il prezzo all'importazione cif, adeguato al livello franco consegna merce sdoganata, e i prezzi di vendita nella Comunità dei produttori comunitari allo stesso stadio commerciale. I prezzi all'importazione considerati corrispondono a quelli forniti dagli importatori campione indipendenti. I prezzi sono stati debitamente adeguati al livello franco consegna, per assicurare un confronto allo stesso stadio commerciale, applicando una maggiorazione in base a elementi accertati forniti dagli importatori che hanno collaborato. Nell'adeguare i prezzi all'importazione al dazio corrisposto, si è tenuto conto della normale aliquota di dazio o dall'aliquota applicabile nell'ambito dell'SPG (quando opportuno).
(53) I prezzi all'importazione così adeguati sono stati confrontati con i prezzi dei produttori comunitari la cui produzione comprendeva i modelli di base più venduti nell'ambito di ogni categoria, considerati paragonabili alle importazioni dalla Repubblica popolare cinese, per categoria e canale di vendita. Tale metodo è stato adottato malgrado la mancata cooperazione da parte degli esportatori cinesi.
(54) Il confronto per categoria, espresso in percentuale dei prezzi di vendita dei produttori comunitari, mostra che al sottoquotazione è pari al 30 % per le borsette con una superficie esterna in pelle, al 26 % per le borsette con una superficie esterna in plastica e al 35 % per le borsette con una superficie esterna in tessuto. Il margine medio di sottoquotazione è pari al 28 %.
5. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(55) La produzione di borsette da parte dell'industria comunitaria è aumentata dai 33,5 milioni di unità del 1992 ai 40 milioni di unità del periodo dell'inchiesta. Misurata in valore, la produzione è aumentata dai 973 milioni di ECU del 1992 ai 1 243 milioni di ECU del periodo dell'inchiesta.
b) Volume di vendita
(56) È stato accertato un calo nel volume delle vendite di prodotti comunitari nella Comunità pari al 12 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta. Infatti, le vendite sono diminuite dai 25 milioni di unità del 1992 ai 22 milioni di unità del periodo dell'inchiesta.
c) Quote di mercato
(57) Misurata in unità, la quota di mercato comunitario controllata dall'industria comunitaria è scesa dal 21 % del 1992 al 15,3 % del periodo dell'inchiesta.
d) Redditività
(58) La redditività globale dei produttori comunitari è diminuita progressivamente dal 4,7 % del 1992 all'1,3 % del periodo dell'inchiesta.
(59) È opportuno tener presente la natura specifica dell'industria delle borsette, che comprende un vasto numero di PMI, la cui caratteristica principale è di fabbricare su ordinazione, previa analisi dei costi diretti che dimostri il profitto previsto per ciascun modello. Di conseguenza, nessuna impresa può permettersi di subire perdite per più di qualche mese senza essere costretta a chiudere per mancanza di liquidità. Nel periodo in questione si sono verificate numerose chiusure.
e) Occupazione e chiusura di stabilimenti
(60) L'occupazione nel settore è scesa da circa 76 000 occupati nel 1992 a 57 000 nel periodo in esame, ovvero ha registrato un calo del 24 %.
(61) I dati sull'occupazione e sulla chiusura di stabilimenti si riferiscono al settore della pelletteria considerato globalmente (comprendente fabbricanti di ogni tipo di borsa e piccoli articoli in pelle, plastica e tessuto). Non si dispone di dati specifici per ogni singolo prodotto, né questi dati sarebbero molto indicativi poiché le imprese del settore fabbricano spesso prodotti diversi impiegando lo stesso personale e la stessa attrezzatura. Anche se si riferiscono all'industria della pelletteria nel suo insieme, le cifre riflettono comunque la situazione del settore. Infatti, data l'intercambiabilità delle risorse impiegate per fabbricare prodotti diversi, le perdite di impiego in relazione ad un prodotto potrebbero essere compensate da aumenti in relazione ad un altro prodotto mantenendo stabile l'occupazione in generale. Tuttavia, come si è detto più sopra, ciò non è avvenuto.
(62) Nel periodo dell'inchiesta sono state registrate circa 400 chiusure di stabilimenti. Anche in questo caso i dati si riferiscono al settore considerato globalmente.
f) Conclusione sul pregiudizio
(63) Un esame degli indicatori economici sopra indicati, associato alle conclusioni sul volume delle importazioni e sui relativi prezzi, dimostra che, tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, la situazione dei produttori comunitari è peggiorata in relazione al prodotto considerato. Come è stato dimostrato l'industria comunitaria nel suo insieme ha subito una diminuzione del volume delle vendite, la perdita di quote di mercato e un calo dell'occupazione e dei profitti.
(64) La Commissione ritiene pertanto che l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio che può essere considerato grave ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
F. CAUSA
1. Effetti delle importazioni in dumping
(65) Le caratteristiche dell'industria delle borsette, che come si è detto funziona essenzialmente in base a ordinazioni, spiegano l'estrema vulnerabilità di questo settore e la sua incapacità di resistere alla pressione continuata di importazioni dannosamente sottocosto.
(66) Infatti, la penetrazione del mercato comunitario da parte delle importazioni cinesi a prezzi nettamente inferiori a quelli praticati dai produttori comunitari ha coinciso con una perdita di quota di mercato e con un deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria. Il volume crescente di borsette sottocosto, soprattutto in tessuto e in plastica, ha dimostrato durante l'inchiesta l'impossibilità per molti produttori comunitari di competere con le importazioni in dumping. Recentemente il flusso di queste importazioni è stato riorientato verso il settore del cuoio, categoria in cui i produttori comunitari avevano concentrato la loro attività per massimizzare i profitti.
(67) Di conseguenza, le importazioni in dumping provenienti dalla Repubblica popolare cinese hanno arrecato all'industria comunitaria un pregiudizio tale da poter essere classificato come grave.
2. Effetti di altri fattori
a) Importazione dagli altri paesi terzi
(68) Per quanto concerne la possibilità che altri fattori, dalle importazioni provenienti dalla Repubblica popolare cinese, possano aver contribuito a rendere precaria la situazione dell'industria comunitaria, alcune parti interessate hanno fatto riferimento alle importazioni di borsette originarie dell'India.
(69) A questo riguardo, da alcuni dati Eurostat di cui disponiamo risulta che il volume delle importazioni di borsette provenienti dall'India è aumentato da 7 milioni di unità nel 1992 a 8,6 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta, ovvero del 23 %. I prezzi di queste importazioni sono rimasti stabili a 6 ECU per unità, cioè nettamente al di sopra dei prezzi delle borsette cinesi. Anche la quota del mercato comunitario controllata dalle importazioni di borsette indiane è rimasta stabile al 5,8 % dal 1992 al periodo dell'inchiesta.
(70) Le importazioni di borsette da Hong Kong, misurate in unità, sono aumentate da 1,8 milioni nel 1992, a 7,5 milioni nel periodo dell'inchiesta. Rispetto alla totalità del volume delle importazioni di borsette nella Comunità, Hong Kong ha aumentato la sua quota dal 2,2 % nel 1992 al 6,5 % nel periodo dell'inchiesta. Tuttavia la quota del mercato comunitario detenuta dalle importazioni di borsette originarie di Hong Kong è rimasta relativamente bassa, essendo salita dall'1,5 % nel 1992 al 5,1 % in volume nel periodo dell'inchiesta.
(71) Quanto alle importazioni da altri paesi terzi, la loro percentuale complessiva è diminuita dal 15,3 % nel 1992 al 9,5 % nel periodo dell'inchiesta. La quota del mercato comunitario detenuta da queste importazioni è scesa dal 10,6 % del volume nel 1992 al 7,5 % nel periodo dell'inchiesta, ovvero del 29 %.
(72) È opportuno rilevare che la quota del mercato comunitario rappresentata da tutti i paesi terzi, esclusa la Repubblica popolare cinese, è rimasta stabile dal 1992 al periodo dell'inchiesta, ovvero al 18 % se calcolata in unità.
b) Concorrenza interna
(73) Diverse parti interessate hanno sostenuto che all'interno della Comunità vi è una forte concorrenza tra produttori in Spagna, Portogallo, Francia e Italia e che può essere questa la ragione della difficile situazione economica in cui versano talune imprese.
(74) A questo riguardo si fa presente che proprio i fabbricanti di borsette di questi Stati membri sono stati specificamente esaminati nel quadro dell'inchiesta e che eventuali episodi di prosperità da parte di alcuni produttori a danno di altri avrebbero trovato riscontro nelle cifre globali presentate dall'industria comunitaria che ha inoltrato la denuncia. L'eventuale impatto della presunta concorrenza interna è stato preso in considerazione e si è giunti alla conclusione che il danno grave di cui sopra non può esser attribuito ad alcuna concorrenza interna. Va detto inoltre che anche la quota di mercato di altri fabbricanti comunitari che non hanno sostenuto la denuncia è scesa, in termini unitari, dall'8,4 % nel 1992 al 5,5 % nel periodo dell'inchiesta.
3. Conclusione sulle cause
(75) Sebbene taluni fattori possano aver contribuito al pregiudizio in questione, la Commissione conclude che, considerati isolatamente, i volumi elevati di importazioni in dumping dalla Repubblica popolare cinese hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria; la sua conclusione si base sui vari elementi sopra indicati, in particolare il livello della sottoquotazione dei prezzi, la quota di mercato conquista dalle importazioni cinesi a scapito dell'industria comunitaria e il calo dei profitti dei produttori comunitari.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(76) A norma dell'articolo 21 del regolamento di base, sulla scorta delle prove che le sono state presentate la Commissione ha esaminato:
- primo, le eventuali conseguenze positive e negative dell'istituzione o meno di misure antidumping e,
- secondo, se si possa concludere inequivocabilmente che non è nell'interesse della Comunità applicare queste misure nel caso in oggetto.
A tal fine la Commissione ha valutato sia le conseguenze di eventuali misure provvisorie per tutte le parti coinvolte nel procedimento, sia le conseguenze dell'eventuale assenza di misure provvisorie.
(77) Quanto alla raccolta delle informazioni, la Commissione ha invitato tutte le parti interessate che si erano manifestate entro il termine prestabilito a fornire informazioni circostanziate sugli aspetti inerenti all'interesse comunitario. Parecchio tempo dopo lo scadere del termine per l'inoltro delle osservazioni, numerose parti si sono manifestate, hanno espresso il loro parere sul procedimento e hanno chiesto un'audizione. Data l'importanza del caso e la necessità di ottenere il maggior numero possibile di informazioni attendibili su cui poter basare le sue conclusioni, la Commissione ha fatto il possibile per concedere un'audizione a tutte le parti interessate. Sono state organizzate più di trenta audizioni, in occasione delle quali oltre 300 società hanno potuto esprimere il loro punto di vista (per lo più importatori indipendenti, commercianti e grandi magazzini di tutta la Comunità). Alle parti interessate è stata offerta pertanto ogni possibilità di esporre e circostanziare le proprie posizioni.
Se la validità di alcune argomentazioni non ha potuto essere facilmente accertata a causa del ritardo con cui i dati sono stati presentati, nondimeno la Commissione ha potuto raggiungere conclusioni provvisorie in base al materiale fornito dalle parti interessate, anche se una parte dello stesso dovrà essere ulteriormente esaminata.
2. Impatto sull'industria comunitaria
a) Caratteristiche dell'industria
(78) L'industria comunitaria, delle borsette è un'industria di accessori di moda che fabbrica, nella Comunità, prodotti con un'alta percentuale di valore aggiunto sotto forma di creatività, innovazione e proprietà intellettuale. Questa industria dà un contributo significativo all'occupazione e, grazie all'incremento della produzione e del fatturato, permette importanti economie di scala. I dati riguardanti la produzione e l'occupazione sono stati riportati più sopra.
Le imprese che operano in questo settore sono in genere PMI situate in regioni della Comunità, in particolare in Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Grecia, che maggiormente fruiscono del sostegno dei Fondi strutturali.
(79) Come è stato stabilito al punto E di cui sopra, il pregiudizio subito dall'industria comunitaria si è manifestato attraverso un calo delle vendite del 12 %, una contrazione della quota di mercato del 29 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta e un deterioramento della redditività dal 4,7 all'1,3 %.
L'industria comunitaria è stata compromessa dal fatto di non aver potuto vendere abbastanza per guadagnare quanto le era necessario a mantenere la propria attività commerciale. I grossi quantitativi di prodotti importati a basso prezzo dalla Repubblica popolare cinese hanno eroso la quota di mercato dei produttori comunitari.
(80) Data la situazione, affinché l'industria comunitaria possa riprendersi dal pregiudizio che subisce, beneficiare delle economie di scala e migliorare la sua posizione finanziaria, è necessario che venga aumentato il volume delle borsette prodotte e vendute sul mercato europeo.
b) Vitalità e competitività
(81) Sul piano della vitalità e della competitività i produttori comunitari sembrano essere altamente creativi e particolarmente attenti al design; la vitalità dell'industria comunitaria risulta evidente del resto anche dalle ottime prestazioni realizzate sui mercati dell'esportazione.
(82) Le esportazioni sono aumentate da 8,5 milioni di unità nel 1992 a 18,9 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. L'aumento delle vendite sui mercati esteri (essenzialmente USA, Giappone e Hong Kong) interessa soprattutto borsette di alta qualità e di prezzo elevato: le esportazioni di borsette in pelle rappresentano l'80 % del totale, di cui il 70 % viene esportato a prezzi superiori di almeno il 35 % a quelli praticati dai produttori comunitari sul mercato interno. Anche questo risultato denota l'orientamento dei produttori comunitari verso le esportazioni nei paesi terzi a causa della pressione esercitata sul mercato comunitario dalle importazioni di borsette, a prezzi di dumping, provenienti dalla Repubblica popolare cinese.
(83) Alcune delle parti ascoltate hanno sostenuto che la capacità di produzione nella CE non è sufficiente a soddisfare la domanda interna. Va fatto presente che, poiché la manodopera e l'attrezzatura impiegate nella fabbricazione delle borsette possono essere utilizzate anche per altri prodotti del settore del pollame (tutti i generi di borsette e articoli minori in cuoio), è difficile quantificare con esattezza la capacità resa specificamente disponibile per le borsette. L'industria comunitaria possiede tuttavia una manodopera qualificata dotata delle competenze necessarie a soddisfare una domanda ben superiore, a condizione di poterlo fare a prezzi che le permettano di guadagnare a sufficienza; ciò è possibile proteggendo l'industria comunitaria dalla concorrenza sleale dei prezzi di dumping.
c) Conseguenze dell'imposizione o meno di misure
(84) Si può presumere che l'assenza di misure antidumping comporterà per l'industria comunitaria il proseguimento della tendenza negativa a livello di redditività e un ulteriore peggioramento della situazione finanziaria. In questa industria a forte impiego di manodopera, dove già si registra un calo dell'occupazione, si prevedono nuove chiusure di fabbriche e un'ulteriore perdita di posti di lavoro. Data l'elevata quota di mercato accumulata dalle importazioni originarie della Cina e data la stabilità della quota di mercato detenuta dalle importazioni da altri paesi terzi, la riduzione del numero dei produttori comunitari comporterà presumibilmente una riduzione di competitività nel mercato comunitario.
(85) Alcuni sostengono che l'industria comunitaria dovrebbe concentrarsi sulla fabbricazione di borsette di alta qualità e puntare sulla fascia superiore del mercato in cui essa risulta avvantaggiata rispetto ai prodotti importati. Si pensa tuttavia che questa strategia riduttiva, limitata in rapporto ai quantitativi venduti, non possa costituire la base di un'industria completa e consenta soltanto ad alcuni fabbricanti comunitari, in special modo quelli che possiedono un nome famoso o una tradizione, di continuare a operare sul mercato. È parere della Commissione che, se non potranno produrre e vendere le proprie merci in quantitativi maggiori, i produttori comunitari di borsette non di marca non potranno sopravvivere con siffatta strategia.
(86) È stato sostenuto che l'istituzione di dazi antidumping non avrebbe come conseguenza di fare aumentare le vendite dei produttori comunitari, ma bensì di costringere gli importatori ad acquistare da altri paesi terzi. Il costo del passaggio ad altre fonti di approvvigionamento e la conseguente necessità di rialzare i prezzi da parte degli importatori rende abbastanza discutibile questa obiezione. È più probabile che l'industria comunitaria cerchi di conquistarsi nuovi clienti per incrementare il volume delle vendite. Questo aspetto verrà ulteriormente approfondito.
(87) È infatti possibile che, qualora diminuisse la differenza tra il prezzo d'acquisto delle borsette importate e quello delle borsette fabbricate nella Comunità, importatori e commercianti troverebbero più conveniente acquistare da fonti comunitarie. I lunghi tempi di consegna e la necessità di importare grossi quantitativi di merce per ridurre al minimo il costo unitario di trasporto costituiscono fattori da soppesare attentamente contro il vantaggio di una fonte di approvvigionamento più vicina e sicura, come può esserlo la produzione comunitaria.
(88) Alcuni produttori comunitari, i quali avendo parzialmente trasferito la loro produzione nella Repubblica popolare cinese non hanno collaborato all'inchiesta, hanno sostenuto che l'istituzione di misure antidumping causerebbe un'ulteriore riduzione di posti di lavoro nei loro stabilimenti comunitari per l'impossibilità di sovvenzionare la fabbricazione di un piccolo quantitativo di borsette nella Comunità con grossi quantitativi importati a basso prezzo dalla Cina. Sembra infatti che alcuni produttori comunitari che non hanno collaborato all'inchiesta (soprattutto ditte con sede in Germania e Regno Unito) mantengano una piccola produzione nella Comunità realizzando margini di profitto superiori sulle borsette importate dalla Repubblica popolare cinese.
(89) Si ritiene al riguardo che i vantaggi di un incremento delle vendite da parte dell'industria comunitaria a seguito dell'istituzione delle misure antidumping andrà a beneficio anche di questi produttori importatori comunitari. In ogni caso questi ultimi avranno comunque la possibilità di rifornirsi del prodotto in questione dalla Repubblica popolare cinese. Inoltre anche dopo l'istituzione delle misure essi potranno godere di prezzi all'importazione bassi e comunque non superiori ai costi indonesiani (profitto incluso) utilizzati per il calcolo del valore normale. Nondimeno questo problema sarà ulteriormente analizzato dopo l'istituzione del dazio provvisorio.
3. Impatto sull'industria a monte
(90) La possibile diminuzione o scomparsa dei fabbricanti comunitari di borsette, qualora le misure non venissero applicate, avrà un effetto diretto e immediato sui produttori comunitari delle relative materie prime e accessori. A questo fine le informazioni pervenute riguardano soltanto le borsette in plastica e in tessuto. L'incremento delle importazioni di queste borsette dalla Repubblica popolare cinese, costruite con materiali provenienti dallo stesso paese e da altri paesi vicini, ha causato la chiusura delle fabbriche di numerosi produttori comunitari delle medesime materie prime.
(91) È stato affermato che l'eventuale istituzione di misure potrebbe danneggiare altri settori economici, ad esempio le esportazioni comunitarie verso la Cina delle materie prime e degli accessori impiegati nella fabbricazione delle borsette. È stato tuttavia dimostrato che la maggior parte dei fabbricanti cinesi si rifornisce degli accessori dall'Estremo Oriente, soprattutto dalla Cina stessa, e delle materie prime da paesi vicini, quali Taiwan e la Repubblica di Corea. Nessuna prova è stata tuttavia presentata alla Commissione secondo cui le esportazioni comunitarie di materie prime sarebbero gravemente danneggiate dall'imposizione di dazi antidumping.
(92) Dato quanto sopra, se l'industria comunitaria delle borsette riuscirà a mantenere o a riconquistare la sua quota di mercato grazie alle misure antidumping, questa ripresa andrà a vantaggio anche dei produttori comunitari di materie prime e di accessori del settore. È stato riscontrato al riguardo che tutti i produttori comunitari selezionati come campione, visitati dalla Commissione, acquistano le materie prime e gli accessori da fornitori comunitari.
4. Impatto su importatori/commercianti
(93) Numerosi importatori, commercianti e associazioni che li rappresentano hanno sostenuto che l'imposizione di misure antidumping sulle importazioni di borsette avrebbe per loro conseguenze negative; essa comporterebbe la bancarotta per numerosi importatori e la perdita di posti di lavoro nel settore.
(94) L'impatto di misure antidumping sugli importatori/commercianti dovrebbe essere valutato in modo diverso a seconda che essi importino anche altri prodotti oppure soltanto i prodotti in questione e a seconda che commercino esclusivamente in borsette importate oppure in quelle fabbricate nella Comunità o in paesi terzi. Nel primo caso l'impatto di eventuali misure antidumping verrebbe compensato dagli introiti ricavati da altri prodotti oppure dalla vendita di borsette fabbricate nella Comunità o in paesi terzi. Nel secondo caso, invece, l'impatto di misure antidumping potrebbe essere maggiore. Nondimeno questo impatto andrebbe valutato sulla base delle prove fornite dagli importatori indipendenti selezionati come campione, da cui risulta un forte aumento lordo, spesso superiore al 70-80 %, tra il prezzo d'importazione cif e il prezzo di rivendita al dettaglio. È stato riscontrato, inoltre, che questo aumento lordo del prezzo ha fruttato ad alcuni importatori un margine di profitto netto considerevole.
(95) Alcuni importatori hanno affermato che l'imposizione di misure antidumping renderebbe impossibile l'approvvigionamento dalla Repubblica popolare cinese e, sconvolgendo profondamente le strutture degli scambi, costringerebbe questi importatori a rifornirsi da altri paesi terzi. La probabilità che ciò si verifichi è stata presa in considerazione al considerando 86. Andrebbe ricordato in proposito che le misure antidumping non hanno lo scopo di ostacolare le importazioni a prezzi equi dal paese in questione, né quello di impedire agli operatori di cercare altre fonti di approvvigionamento in paesi terzi alternativi. Le misure antidumping non sono intese neppure a proteggere l'industria comunitaria dalle importazioni da paesi terzi a prezzi competitivi, bensì hanno lo scopo di eliminare la concorrenza sleale.
5. Impatto sui consumatori
(96) È stato affermato che le misure antidumping, qualora venissero istituite, graverebbero indebitamente sul consumatore o ne limiterebbero la scelta. È stato detto altresì che eventuali misure danneggerebbero le persone che, avendo un reddito limitato, sono costrette ad acquistare borsette della categoria inferiore.
(97) Nel caso specifico sembra tuttavia improbabile che le misure antidumping sotto forma di dazi vengano trasferite interamente sul consumatore finale attraverso un significativo aumento di prezzo. Si è concluso invece che l'onere dei dazi antidumping verrebbe ripartito tra l'importatore e il consumatore poiché, data la forte maggiorazione praticata dagli operatori (cfr. considerando 94), spesso superiore al 70-80 %, tra il prezzo d'importazione cif e il prezzo al dettaglio, è molto improbabile che l'intero importo del dazio venga fatto gravare interamente sul consumatore.
(98) Non si ritiene probabile neppure un incremento dei prezzi praticati dai produttori comunitari nella Comunità. La strategia dell'industria comunitaria tende a ridurre i costi attraverso l'incremento delle vendite e a mantenere i prezzi relativamente stabili per renderli più interessanti ai distributori rispetto a quelli dei prodotti importati. In questa prospettiva l'impatto del prezzo pagabile dal consumatore sarebbe notevolmente ridotto o addirittura inesistente. Si tratta comunque di un problema che merita un ulteriore esame. Inoltre, trattandosi di articoli di moda, un leggero cambiamento del prezzo non dovrebbe incidere in modo sostanziale sulla scelta del consumatore.
(99) Pertanto, dato l'ammontare della sottoquotazione e dei margini riscontrati a livello di importatore, i dazi non dovrebbero incidere in modo significativo sul prezzo al dettaglio del prodotto. D'altro lato il dazio dovrebbe giovare all'industria comunitaria recuperandone la competitività.
6. Effetti di distorsione commerciale
(100) Qualcuno ha sostenuto che l'istituzione di misure antidumping provocherebbe come reazione la chiusura del mercato cinese alle esportazioni di borsette dalla Comunità. È stato accertato in proposito che le esportazioni comunitarie di borsette nella Repubblica popolare cinese sono state di appena 8 000 unità nel periodo dell'inchiesta, rispetto alle esportazioni complessive di 25 milioni di unità nello stesso periodo. Il problema dell'accesso al mercato cinese per le borsette fabbricate nella Comunità è reso quasi insignificante dall'esistenza di dazi doganali di circa il 45 % sulle importazioni di borsette nella Repubblica popolare cinese.
7. Conclusione sull'interesse della Comunità
(101) Dopo aver esaminato i vari interessi in causa la Commissione ritiene che, se vi sono numerose ragioni per adottare le misure, non sembra esservene alcuna impellente che sconsigli la presa di posizione contro le importazioni in oggetto.
Lasciare l'industria comunitaria esposta agli effetti dannosi del dumping significherebbe aumentarne le difficoltà ed eventualmente condannarla alla scomparsa o costringerla a reinsediarsi al di fuori della Comunità.
Va ricordato che la maggior parte delle imprese che operano in questo settore sono PMI, per lo più situate in regioni che fruiscono dei fondi strutturali della Comunità, il che costituisce un elemento supplementare a favore delle misure provvisorie.
H. DAZIO PROVVISORIO
(102) Data la grande varietà di borsette, le misure devono essere prese in forma di dazio ad valorem. Per stabilire il livello del dazio la Commissione ha preso in considerazione i margini di dumping accertati e l'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(103) Nel calcolare il livello del dazio necessario a eliminare il pregiudizio, la Commissione ha tenuto conto del fatto che le merci in dumping sono state importate dalla Cina a prezzi nettamente inferiori a quelli praticati dai produttori comunitari erodendo la redditività e causando una graduale riduzione dell'occupazione e la chiusura di alcune imprese. Pertanto, per eliminare il pregiudizio, è necessario aumentare i prezzi all'esportazione delle borsette originarie della Repubblica popolare cinese in modo sufficiente da permettere all'industria comunitaria di coprire i suoi costi e di realizzare un ragionevole profitto.
(104) L'inchiesta ha stabilito che un margine di profitto del 5 % dovrebbe costituire un minimo adeguato che tiene conto della necessità di investimenti a lungo termine e dell'importo che l'industria comunitaria potrebbe normalmente guadagnare senza i danni del dumping.
(105) Quanto al calcolo della soglia del pregiudizio, vale a dire le vendite sottocosto, alla percentuale della sottoquotazione accertata è stata aggiunta la media ponderata della perdita di profitto da parte dei produttori comunitari campione durante il periodo dell'inchiesta, per categoria di prodotto. È stata così calcolata una perdita di profitto del 3,7 %. La media ponderata del margine di pregiudizio ammonta pertanto al 32 %. Espresso in percentuale del prezzo frontiera comunitaria il margine di pregiudizio è pari al 39,2 %.
(106) Per le imprese che hanno chiesto e ottenuto un trattamento individuale il margine di pregiudizio, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, ammonta a quanto segue:
- per Shilton, dato che il margine di dumping riscontrato è nullo, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 non è stato ritenuto necessario calcolare un margine di pregiudizio individuale;
- per Lee & Man il margine di pregiudizio ammonta al 30,7 %.
(107) A norma dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base, poiché l'importo necessario per eliminare il pregiudizio è inferiore al margine di dumping riscontrato, il dazio antidumping calcolato in base al prezzo franco frontiera comunitaria dovrebbe ammontare al 39,2 %.
Per le società che hanno ottenuto un trattamento individuale il dazio antidumping dovrebbe essere pari a quanto segue:
- Jane Shilton: nullo;
- Lee & Man: 30,7 %.
I. DISPOSIZIONE FINALE
(108) Nell'interesse di una buona amministrazione è necessario fissare un termine entro il quale le parti interessate possano esprimere le loro posizioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Inoltre va sottolineato che tutte le conclusioni formulate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di borsette di cui ai codici NC 4202 22 10, 4202 22 90, 4202 21 00 originarie della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio, da applicarsi sul prezzo netto, franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
A norma degli articoli 20 e 21 del regolamento (CE) n. 384/96, gli interessati possono, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento, comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentiti dalla Commissione.
Articolo 3
Fatto salvo il disposto degli articoli 7, 9, 10 e 14 del regolamento (CE) n. 384/96, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi se il Consiglio non adotta misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 1997.

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