Document ID: 31991R2054

REGOLAMENTO (CEE) N. 2054/91 DELLA COMMISSIONE dell'11 luglio 1991 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di diidrostreptomicina (DHS) originaria della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previa consultazione in seno al Comitato consultivo ai sensi del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nell'aprile 1990 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal Conseil européen des Fédérations de l'industrie chimique (CEFIC) (in prosieguo: « il dunenziante »), a norma dell'unico produttore comunitario di diidrostreptomicina (in seguito denominata « DHS ») e relativa alle importazioni di tale prodotto originarie della Repubblica popolare cinese e del Giappone.
(2) La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al notevole pregiudizio da esse derivante che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta. La Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), ha pertanto annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni del prodotto in questione, classificato al codice NC 2941 20 10.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché il denunziante, in merito all'avviso del procedimento e ha offerto alle parti interessate l'opportunità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite. Gli esportatori cinesi e giapponesi hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti.
(4) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte particolareggiate da parte del produttore comunitario, degli esportatori e in particolare degli esportatori cinesi, e cioè delle società China National Medicines & Health Products, Import & Export Corporation, Sichuan Branch, Chengu and Shangai Fourth Pharmaceutical Works, Shangai, membri della China National Medicines & Health Products, Pechino, nonché da parte di alcuni importatori. La Commissione ha verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping e ha effettuato controlli in loco presso il produttore comunitario, la società Rhône-Poulenc Biochimie, Antony, Francia e il produttore giapponese, Meiji Seika, Tokyo, Giappone, nonché presso le sedi di tre importatori comunitari indipendenti, Marcel Quarré, Parigi, Francia, Helm AG, Amburgo, Germania e Siemgluess und Sohn, Amburgo, Germania.
(5) Il periodo dell'inchiesta ai fini dell'accertamento delle pratiche di dumping è compreso tra il 1o luglio 1989 e il 30 giugno 1990.
B. PRODOTTO IN ESAME, PRODOTTO SIMILE E INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Prodotto in esame e prodotto simile
(6) Il prodotto oggetto dell'avviso di apertura del procedimento è la DHS, un agente antiinfettivo ottenuto mediante idrogenazione della streptomicina, un antibiotico della prima generazione utilizzato soprattutto in campo veterinario, che rientra nel codice NC 2941 20 10.
(7) La DHS esportata dai produttori cinesi e giapponesi nella Comunità e quella venduta dal produttore comunitario hanno la stessa formula chimica, C42H88N14O36S3 e sono quindi intercambiabili. La Commissione ha pertanto concluso che la DHS prodotta nella Repubblica popolare cinese e in Giappone è simile a quella prodotta nella Comunità.
2. Industria comunitaria
(8) La Commissione ha accertato che il produttore comunitario in nome del quale è stata presentata la denuncia ha fabbricato tutta la DHS prodotta nella Comunità. La Commissione ritiene pertanto che tale produttore rappresenti l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. DUMPING
1. Valore normale
(9) Il valore normale relativo al produttore giapponese è stato calcolato in base al prezzo medio in vigore sul mercato interno. Sono state prese in considerazione tutte le vendite effettuate, comprese quelle relative ad una società nella quale le Meiji Seika ha una partecipazione nettamente minoritaria. Si è infatti ritenuto che tali vendite fossero state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, in quanto i prezzi applicati erano simili a quelli offerti ad altri clienti. I prezzi utilizzati erano al netto di tutti gli sconti e abbuoni direttamente collegati alle vendite di DHS.
(10) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale relativo alla DHS cinese, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che la Repubblica popolare cinese non ha un'economia di mercato e ha dovuto scegliere un paese di riferimento ai fini del calcolo del valore normale. A questo proposito il ricorrente aveva proposto di fare riferimento al prezzo della DHS sul mercato interno giapponese, sostenendo che il Giappone era l'unico paese terzo ad economica di mercato nel quale fosse fabbricata e venduta la DHS. Gli esportatori cinesi hanno contestato tale scelta mettendo in evidenza le differenze esistenti tra la Repubblica popolare cinese e il Giappone in termini di livello di sviluppo economico, valuta e condizioni relative ai costi di produzione. Gli stessi esportatori hanno affermato che altri paesi potevano essere presi in considerazione come riferimento, ma non hanno comunicato alcun elemento relativo ai produttori situati in tali paesi. A questo proposito era stato comunicato alla Commissione che esisteva un produttore di DHS a Hong Kong. Le autorità di Hong Kong hanno tuttavia smentito tale affermazione e hanno dichiarato che la DHS proveniente da Hong Kong era originaria di altri paesi. In mancanza di soluzioni alternative, a titolo provvisorio la Commissione ha quindi ritenuto opportuno scegliere il Giappone come paese di riferimento.
(11) Dall'inchiesta è tuttavia emerso che i prezzi vigenti sul mercato interno giapponese non rappresentavano una base adeguata, in quanto su tale mercato il produttore giapponese fruisce di una posizione di monopolio, che gli consente di applicare prezzi molto elevati, poiché gli utili non sono fissati in funzione dei vincoli della concorrenza. Non appare quindi opportuno che gli esportatori cinesi subiscano le conseguenze delle condizioni economiche specifiche del Giappone.
(12) Per contro, dato che i costi di produzione giapponesi non sono influenzati dalla situazione di monopolio, la Commissione ha ritenuto opportuno calcolare il valore normale relativo alla Repubblica popolare cinese in base al valore normale costruito in Giappone.
(13) Il margine di profitto della Meiji Seika aveva caratere eccezionale, a causa delle condizioni specifiche del mercato giapponese. La Commissione ha pertanto valutato il margine di profitto in base al livello considerato normale nel settore, tenendo conto del fatto che la DHS è un antibiotico della prima generazione, vale a dire un prodotto ormai maturo, il margine così valutato è pari al 5 %.
(14) Una parte delle materie prime utilizzate per la fabbricazione della DHS proviene tuttavia dalla Repubblica popolare cinese. Dall'inchiesta è emerso che i prezzi fatturati per tali transazioni non erano comparabili ai costi corrispondenti dell'altro unico produttore, la Rhône-Poulenc.
(15) La Commissione ha quindi ritenuto ragionevole adeguare il valore normale costruito relativo al Giappone in considerazione del fatto che i produttori giapponesi acquistano alcune materie prime ad un prezzo inferiore al loro costo di produzione in una economia di mercato.
2. Prezzo all'esportazione
(16) Il prezzo all'esportazione franco fabbrica della DHS esportata dal produttore giapponese è stato determinato in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per tutte le vendite all'esportazione nella Comunità, al netto delle imposte. degli sconti e degli abbuoni effetivamente applicati e in rapporto diretto con le vendite in esame.
Il prezzo all'esportazione franco fabbrica della DHS esportata dai produttori cinesi è stato determinato con lo stesso metodo. Gli adeguamenti necessari ai fini della determinazione del prezzo al livello franco fabbrica sono stati stimati in funzione dei costi necessari riscontrati presso il produttore giapponese.
D. CONFRONTO
(17) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è stato effettuato al livello franco fabbrica, prendendo in esame le singole transazioni per quanto riguarda il prezzo all'esportazione e allo stesso stadio commerciale. Sono state prese in considerazione le differenze tali da incidere sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(18) Il produttore giapponese ha sostenuto che il valore normale doveva essere adeguato per tener conto delle differenze tra le condizioni di vendita nella Comunità e in Giappone. In primo luogo, il produttore ha sostenuto che, in considerazione della situazione di monopolio nella quale opera, il valore normale avrebbe dovuto essere ridotto per tener conto dell'assenza di concorrenza. La Commissione non ritiene che tale argomento sia giustificato, in quanto le pratiche di discriminazione dei prezzi, indipendentemente dalle loro cause, sono condannate dal diritto comunitario e internazionale. La posizione di monopolio in Giappone non determina di per sé stessa il livello del prezzo sul mercato interno. L'esportatore, se approfitta della sua posizione di monopolio in Giappone per applicare sul mercato interno prezzi più elevati che all'esportazione, deve sostenere le conseguenze di una decisione presa liberamente. La discriminazione dei prezzi, in quanto provoca un pregiudizio notevole all'industria comunitaria, è quindi soggetta all'applicazione della regolamentazione antidumping.
La Meiji Seika ha inoltre affermato che le vendite di DHS nella Comunità erano effettuate in quantitativi inferiori e ad un maggior numero di clienti rispetto al Giappone e ha chiesto che il valore normale fosse ridotto proporzionalmente. La società non ha tuttavia messo in evidenza le eventuali conseguenze di tale situazione sui costi. Pertanto, in mancanza di sufficienti elementi di prova, la domanda è stata respinta.
(19) I produttori cinesi hanno sostenuto che il loro prodotto ha un'efficacia inferiore a quella della DHS giapponese e hanno chiesto di ridurre il valore normale per tener conto di tale differenza delle caratteristiche fisiche, in base ai risultati delle analisi forniti a sostegno della domanda è stato possibile constatare che un adeguamento del 9 % del valore normale era giustificativo per tener conto della differenza tra le caratteristiche fisiche, ovvero della minore efficacia della DHS cinese, in quanto la mancanza di tale adeguamento poteva incidere sulla comparabilità dei prezzi.
E. MARGINE DI DUMPING
(20) Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda le esportazioni giapponesi e cinesi. I margini di dumping corrispondono alla differenza tra i valori normali e i prezzi all'esportazione. Per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese, la Commissione ha tenuto conto del fatto che gli esportatori erano controllati e rappresentati da un'unica organizzazione e che la pubblica amministrazione poteva influenzare i prezzi all'esportazione. È stato pertanto determinato un margine di dumping uniforme in base ad una media ponderata. I margini di dumping, espressi in percentuali del valore complessivo CIF alla frontiera comunitaria delle importazioni di DHS originaria rispettivamente del Giappone e della Repubblica popolare cinese, sono quindi pari al 76 % per l'esportatore giapponese e al 47,6 % per tutti gli esportatori cinesi.
F. PREGIUDIZIO
a) Consumo totale, volume e quota di mercato
(21) Tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta, il consumo di DHS nella Comunità è passato da un indice 100 (3) ad un indice 81.
Nello stesso periodo le importazioni di DHS originaria del Giappone sono diminuite del 51 % e la corrispondente quota di mercato è passata da un indice 100 ad un indice 52.
Tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta le importazioni di DHS originaria della Repubblica popolare cinese sono aumentate del 1 450 % e nello stesso periodo la corrispondente quota di mercato è passata da un indice 100 ad un indice 1 500.
Le vendite del'industria comunitaria, rispetto ad un indice 100 nel 1985, sono scese ad un indice 83 nel corso del periodo dell'inchiesta e nello stesso periodo l'indice della corrispondente quota di mercato è passato da 100 a 87. Le vendite dell'industria comunitaria hanno quindi registrato una sensibile flessione.
b) Prezzo
(22) Per valutare la sottoquotazione dei prezzi, la Commissione ha preso in considerazione il prezzo di vendita franco fabbrica della DHS prodotta dall'industria comunitaria e i prezzi CIF, dazi corrisposti, dalla DHS importata dalla Repubblica popolare cinese e dal Giappone. I prezzi esaminati a tali stadi commerciali sono stati infatti considerati comparabili senza dover effettuare alcun adeguamento.
(23) Dal confronto tra i prezzi è emerso che i produttori della Repubblica popolare cinese applicavano prezzi inferiori del 33 % a quelli del produttore comunitario, dopo aver tenuto conto della differenza del 9 % per la minore efficacia della DHS cinese. I prezzi applicati dal produttore giapponese non sono risultati inferiori ai prezzi del produttore comunitario.
(24) Tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono passati da un indice 100 a un indice 89.
c) Altri fattori economici pertinenti
(25) La Commissione ha accertato che, mentre la capacità di produzione dell'industria comunitaria è rimasta invariata, il coefficiente di utilizzazione degli impianti, rispetto a un indice 100 nel 1985, è sceso ad un indice 70 nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo le scorte sono passate da un indice 100 ad un indice 160.
Gli indici relativi al valore e al volume delle vendite dell'industria comunitaria, rispetto a 100 nel 1985, sono passati rispettivamente a 70 e a 84 nel periodo dell'inchiesta. Anche la redditività ha avuto un andamento sfavorevole poichè, mentre nel 1985 erano stati realizzati utili, nel 1987 la società ha subito perdite e nel periodo dell'inchiesta è stato registrato il livello minimo. L'utile sul capitale investito ha avuto un andamento analogo. Il livello dell'occupazione, infine, è passato da un indice 100 nel 1985 ad un indice 91 nel periodo dell'inchiesta.
d) Conclusione
(26) L'industria comunitaria ha subito una riduzione delle vendite, dei prezzi e del coefficiente di sfruttamento degli impianti, nonché il deterioramento dei risultati finanziari. La sua situazione economica è pertanto precaria e il pregiudizio accertato è sostanziale.
G. MESSO DI CAUSALITÀ TRA LE IMPORTAZIONI IN DUMPING E IL PREGIUDIZIO
a) Cumulo
(27) La Commissione ha esaminato se le conseguenze delle importazioni giapponesi e cinesi dovessero essere valutate cumulativamente. La valutazione cumulativa delle conseguenze delle importazioni provenienti da diversi paesi è necessaria quando i prodotti importati e la produzione comunitaria sono concorrenziali, il volume delle importazioni non è trascurabile e il comportamento dei diversi esportatori sul mercato comunitario è comparabile. In tali circostanze, infatti, poiché tutti i paesi esportatori contribuiscono al pregiudizio, un'impostazione globale appare giustificata.
(28) Nella fattispecie i comportamenti degli esportatori sul mercato sono sensibilmente diversi. Gli esportatori cinesi hanno assunto un atteggiamento aggressivo, applicando prezzi nettamente inferiori a quelli del mercato comunitario per conquistare una quota sostanziale di quest'ultimo. Il produttore giapponese, invece, pur avendo ridotto i propri prezzi per far fronte alla concorrenza degli esportatori cinesi, ha perduto una quota rilevante del mercato comunitario in seguito alle pratiche commerciali cinesi e i suoi prezzi, non essendo mai scesi al di sotto del livello di quelli dell'industria comunitaria, sono rimasti nettamente superiori ai prezzi applicati dagli esportati cinesi. La Commissione conclude pertanto che le conseguenze delle importazioni dal Giappone e dalla Repubblica popolare cinese non devono essere valutate cumulativamente.
b) Nesso di causalità
La Commissione ha esaminato in quale misura il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dalle conseguenze del dumping attribuibile agli esportatori cinesi e giapponesi. La Commissione ha osservato che la diminuzione della quota di mercato e la riduzione del margine di utile dell'industria comunitaria coincidono con l'incremento del volume delle importazioni di DHS originaria della Repubblica popolare cinese. Il volume delle importazioni di DHS originaria del Giappone e quello delle vendite del produttore comunitario hanno invece registrato una sensibile contrazione.
(30) Gli esportatori cinesi, data l'entità della loro quota di mercato e a causa del basso livello dei loro prezzi, hanno fortemente inciso sull'andamento dei prezzi della DHS nella Comunità e, di conseguenza, sul livello dei prezzi del produttore comunitario. Occorre inoltre rilevare che la sottoquotazione accertata è dovuta quasi interamente all'elevato margine di dumping. Poiché il livello del prezzo rappresenta un elemento determinante della decisione dell'acquirente, il prezzo estremamente basso della DHS cinese è diventato il prezzo di riferimento sul mercato comunitario. Gli esportatori cinesi hanno quindi impedito all'industria comunitaria di mantenere i prezzi ad un livello adeguato, con conseguente deterioramento della situazione finanziaria di quest'ultimo.
(31) L'esportatore giapponese non ha partecipato al processo di riduzione dei prezzi, in quanto non ha applicato prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria e la sua quota di mercato, inizialmente limitata, è costantemente diminuita. L'andamento del prezzo della DHS giapponese ha seguito la tendenza del prezzo del prodotto cinese, rimanendo tuttavia ad un livello superiore. La diminuzione dei prezzi dell'esportatore giapponese non è quindi la causa del calo dei prezzi del produttore comunitario, bensì una conseguenza della diminuzione dei prezzi applicati dagli esportatori cinesi. La Commissione ritiene pertanto che le importazioni del prodotto di origine giapponese, pur essendo oggetto di pratiche di dumping, non abbiano cagionato pregiudizio all'industria comunitaria.
(32) Gli esportatori cinesi hanno affermato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sarebbe dovuto alla diminuzione del consumo di DHS nella Comunità e che non corrisponderebbe inoltre ad una realtà obiettiva, in quanto deriverebbe da una presentazione parziale della situazione economica del produttore comunitario. La Commissione rileva tuttavia che se il calo del consumo potrebbe eventualmente spiegare la flessione della produzione e delle vendite, esso non giustifica però in alcun caso la diminuzione della quota di mercato e dei prezzi, né le relative conseguenze sul margine di profitto del produttore comunitario. Nel corso dell'inchiesta, d'altra parte, la Commissione non ha riscontrato alcun elemento che provi o possa provare che la gestione del produttore comunitario avrebbe potuto contribuire al notevole pregiudizio subito.
(33) Non sono state effettuate importazioni di DHS originaria di altri paesi in quantitativi significativi e tali da costituire una causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Non risulta inoltre che l'andamento delle esportazioni del produttore comunitario abbia contribuito al pregiudizio.
(34) La Commissione constata pertanto che le pratiche di dumping degli esportatori di DHS della Repubblica popolare cinese provocano un pregiudizio notevole all'industria comunitaria.
In questa fase del procedimento non sono peraltro emersi elementi che consentano di constatare che le importazioni di DHS originaria del Giappone abbiano cagionato pregiudizio all'industria comunitaria oppure vi abbiano contribuito.
H. DAZIO
(35) In mancanza di un nesso causale tra le importazioni di DHS originaria dei Giappone e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, non è necessario istituire misure antidumping nei confronti del Giappone. L'istituzione di misure antidumping è invece necessaria nei confronti delle importazioni del prodotto originario della Repubblica popolare cinese.
(36) Per stabilire le misure necessarie per ovviare alle conseguenze negative delle pratiche di dumping degli esportatori cinesi, la Commissione ha esaminato se un'aliquota del dazio pari al margine di dumping, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, possa essere considerata eccessiva. Tale aliquota non deve infatti superare il livello necessario per eliminare il pregiudizio. A questo proposito la Commissione osserva che l'industria comunitaria ha subito una considerevole perdita della quota di mercato e un calo nettisimo della redditività dopo l'ingresso delle importazioni cinesi sul mercato. Occorre rilevare che un aumento dei prezzi cinesi pari al margine di dumping sarebe comunque inferiore all'aumento dei prezzi dell'industria comunitaria che sarebbe necessario per eliminare il pregiudizio e permettere a quest'ultima di operare in modo soddisfacente in normali condizioni di mercato. Un dazio con un'aliquota pari al margine di dumping non è quindi eccessivo, poiché un'aliquota inferiore non sarebbe sufficiente per eliminare il pregiudizio ed è pertanto pienamente giustificato ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(37) Occorre tuttavia esaminare se l'istituzione del dazio corrisponda all'interesse della Comunità.
a) Considerazioni generali
(38) L'obiettivo dei dazi antidumping è di eliminare le pratiche di dumping che cagionano pregiudizio all'industria comunitaria e di ripristinare una situazione di concorrenza leale nell'interesse generale.
(39) Anche se l'istituzione di dazi antidumping può incidere sul livello dei prezzi applicati dagli esportatori nella Comunità e di conseguenza sulla competitività relativa dei loro prodotti, le misure non intendono ridurre la concorrenza sul mercato comunitario. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi indebitamente acquisiti con le pratiche di dumping intende prevenire il declino dell'industria comunitaria, contribuendo quindi a salvaguardare una situazione economica sana.
b) Considerazioni inerenti alla fattispecie in esame
(40) Per stabilire se nell'interesse della Comunità sia opportuno adottare misure contro le pratiche di dumping sulle importazioni di DHS originaria della Repubblica popolare cinese e del Giappone, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che l'industria comunitaria è costituita da un unico produttore.
(41) A questo proposito gli esportatori e alcuni importatori hanno affermato che l'istituzione di dazi antidumping potrebbe eliminare dal mercato la DHS di origine cinese e giapponese e che il produttore comunitario si troverebbe in una situazione di monopolio o di posizione dominante. Tale timore appare tutavia infondato, dato che l'istituzione di dazi antidumping non ha l'obiettivo di eliminare gli esportatori dal mercato comunitario. L'aliquota del dazio è stata comunque fissata al livello necessario per eliminare le pratiche di dumping oppure unicamente le conseguenze negative di tali pratiche. Nella fase attuale, inoltre, il dazio non si applica alle importazioni del prodotto originario del Giappone, in quanto il produttore giapponese non ha contribuito al pregiudizio. La presenza di quest'ultimo sul mercato, nelle attuali condizioni, dovrebbe costituire un presupposto per il mantenimento della concorrenza.
(42) Per contro, l'arresto della produzione comunitaria, non impossibile perdurando l'attuale situazione, implicherebbe invece rischi potenziali per la sicurezza dell'approvvigionamento degli intenti finali, nonché la diminuzione del numero di fornitori di DHS sul mercato comunitario. L'eventuale svantaggio di un immediato aumento dei prezzi delle importazioni provocato dall'istituzione di un dazio antidumping sarà quindi compensato dall'interesse di salvaguardare la sopravvivenza dell'industria comunitaria e di ripristinare condizioni di concorrenza leale.
(43) Inoltre, l'arresto della produzione comunitaria a causa delle pratiche di dumping provocherebbe ulteriori perdite di posti di lavoro in un bacino industriale già colpito dalla disoccupazione.
(44) La DHS è utilizzata principalmente nella produzione di medicinali per la veterinaria, molto diffusi nel settore dell'allevamento a causa del costo contenuto. La DHS rappresenta tuttavia soltanto un elemento del costo di produzione di tali medicinali e l'istituzione di un dazio antidumping implicherebbe solo un aumento marginale del prezzo al consumatore finale, che sarebbe comunque insufficiente per provocare un effetto di dissuasione.
(45) In considerazione infine della gravità del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, si ritiene che per tutelare gli interessi della Comunità sia necessario intervenire per evitare un ulteriore pregiudizio nel corso del procedimento.
c) Conclusione
(46) La Commissione ritiene di conseguenza che l'istituzione di dazi antidumping consenta di eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria senza altre conseguenze realmente dannose. L'interesse della Comunità esige che l'industria comunitaria sia difesa contro le pratiche commerciali sleali degli esportatori cinesi. È quindi necessario istituire un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di DHS originaria della Repubblica popolare cinese.
(47) Le parti interessate dispongono di un termine entro il quale possono comunicare le proprie osservazioni e chiedere i essere sentite. Si precisa inoltre che le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e che potranno essere riesaminate ai fini dell'eventuale istituzione di un dazio definitivo su proposta della Commissione.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di diidrostreptomicina di cui al codice NC 2941 20 10, originaria della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio, applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è del 47,6 %.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite della Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvo il disposto degli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di detto periodo. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, l'11 luglio 1991.

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