Document ID: 31993R0920

REGOLAMENTO (CEE) N. 920/93 DELLA COMMISSIONE del 15 aprile 1993 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di dischi magnetici (microfloppy da 3,5 pollici) originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previe consultazioni in sede di comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA (1) Nel luglio 1991, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di dischi magnetici (microfloppy da 3,5 pollici) originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese e ha iniziato un'inchiesta.
Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dal Diskma (Committee of European Diskette Manufactures) per conto dei produttori che complessivamente rappresentano la maggior parte della produzione comunitaria di microfloppy da 3,5 pollici.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sui prodotti originari dei paesi suddetti e del grave pregiudizio da esse derivante, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(2) La Commissione ha debitamente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i ricorrenti e ha dato alle parti direttamente interessate l'opportunità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere audizioni.
Numerosi produttori dei paesi interessati, alcuni importatori nella Comunità collegati ai produttori giapponesi, alcune ditte di Hong Kong che esportavano microfloppy da 3,5 pollici di presunta origine cinese e alcuni produttori comunitari non ricorrenti hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(3) La Commissione ha inviato questionari alle parti direttamente interessate e ha ricevuto informazioni scritte particolareggiate dai produttori comunitari ricorrenti, da alcuni produttori di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese e da alcune ditte di Hong Kong che esportavano i prodotti in questione di presunta origine cinese. Le informazioni ricevute dai produttori giapponesi, con un'unica eccezione, erano incomplete.
(4) La Commissione ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari ricorrenti
Belgio
- Sentinel Computer Products Europe, NV, Wellen
Francia
- RPS, Rhône Poulenc Systems, Noisy Le Grand
Germania
- Boeder AG, Floersheim am Main
Italia
- Balteadisk SpA, Arnad
b) Produttori giapponesi
- Hitachi-Maxell Ltd, Tokyo
- Memorex Telex Japan Ltd, Tokyo
- Memorex Copal Corporation Ltd, Fukushima
c) Produttori di Taiwan
- CIS Technology Inc., Hsin-Chu
- Megamedia Corporation, Taipei
d) Ditte di Hong Kong che esportano i prodotti in questione originari della Repubblica Popolare Cinese
- Hanny Magnetics Ltd
- Lambda Magnetic Ltd
- Prime Standard Ltd
e) Società collegate ai produttori giapponesi che importano e rivendono i prodotti in questione nella Comunità
Francia
- Memorex Computer Supplies
Germania
- Maxell Europe GmbH
- Memorex Computer Supplies
- Sony Deutschland GmbH
- TDK Electronics Europe GmbH
Paesi Bassi
- Memorex Telex Distribution
Regno Unito
- Maxell UK Ltd
- Memorex Computer Supplies
- Sony UK Ltd
- TDK UK Ltd
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1o aprile 1990 e il 31 marzo 1991 (periodo dell'inchiesta).
(6) L'inchiesta ha superato il normale termine di un anno a causa del volume e della complessità dei dati raccolti ed esaminati.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE i) Descrizione del prodotto in questione
(7) I prodotti oggetto della denuncia e per i quali è stato aperto il procedimento sono i microfloppy da 3,5 pollici utilizzati per registrare e memorizzare informazioni digitali codificate (codice NC ex 8523 20 90).
(8) I microfloppy in questione sono disponibili in tipi diversi, in base alla capacità di memoria e al sistema di commercializzazione. Non esistono tuttavia differenze significative riguardo alle caratteristiche fisiche di base e alla tecnologia. I diversi tipi di prodotti sono inoltre sostanzialmente intercambiabili.
(9) Un produttore giapponese ha chiesto che i microfloppy da 3,5 pollici con una capacità di memoria pari o superiore a 4 megabyte fossero esclusi dal procedimento. A sostegno della richiesta il produttore in questione ha affermato che i microfloppy con capacità pari o superiore a 4 megabyte differiscono dagli stessi prodotti di capacità inferiore riguardo alle caratteristiche fisiche e tecniche e alle applicazioni finali.
Queste argomentazioni, tuttavia, non sono convincenti poiché, nonostante le presunte differenze relative alla tecnologia usata per la produzione di microdischi da 3,5 pollici aventi capacità pari o superiore a 4 megabyte rispetto agli altri microdischi delle stesse dimensioni, le caratteristiche fisiche di base e le applicazioni finali sono essenzialmente uguali e tutti i microdischi da 3,5 pollici sono in gran parte intercambiabili.
(10) In tali circostanze tutti i microdischi da 3,5 pollici devono essere considerati come un unico prodotto ai fini del presente procedimento.
ii) Prodotto simile
(11) Dall'inchiesta è emerso che i diversi tipi di microdischi in questione venduti sul mercato interno del Giappone e di Taiwan erano simili a quelli esportati da questi due paesi e a quelli esportati dalla Repubblica Popolare Cinese nella Comunità.
(12) Analogamente, i diversi tipi di microdischi prodotti nella Comunità e quelli esportati nella Comunità dai tre paesi suddetti usano la stessa tecnologia di base e sono simili per quanto riguarda le caratteristiche fisiche essenziali e le applicazioni finali. Essi possono quindi essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. TRATTAMENTO INDIVIDUALE DEGLI ESPORTATORI CINESI (13) Tutti i produttori della Repubblica Popolare Cinese che hanno risposto in modo esauriente al questionario della Commissione e che hanno esportato il prodotto in questione nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta hanno sostenuto di essere società costituite con investimenti esteri, in forma di joint venture oppure con una partecipazione di maggioranza di investitori stranieri. Questi produttori hanno pertanto affermato di operare in un ambiente molto simile a quello in cui operano le società in un'economia di mercato.
Questi produttori hanno pertanto chiesto che la Commissione elaborasse risultanze separate per ciascuna società. A sostegno della richiesta alcuni produttori hanno presentato la documentazione relativa alla loro situazione giuridica.
A questo proposito si considera che, per quanto riguarda le esportazioni da paesi che non hanno un'economia di mercato, il trattamento individuale delle imprese deve rigorosamente rimanere un'eccezione, da applicare unicamente qualora i produttori interessati abbiano dimostrato di poter fissare liberamente i prezzi all'esportazione senza l'intervento delle autorità dello Stato. Non è infatti opportuno determinare margini di dumping individuali in quanto lo Stato, attraverso le forme di controllo che esercita, potrebbe modificare la struttura della produzione e degli scambi per trarre vantaggio dal margine più basso, pregiudicando in tal modo l'efficacia delle misure. Il semplice fatto che una società sia costituita in forma di joint venture oppure che abbia un azionariato di maggioranza di investitori stranieri non è sufficiente per giustificare determinazioni individuali per le società operanti nella Repubblica Popolare Cinese. In base alle informazioni presentate da tutte le società interessate, tranne una, è stato accertato che le autorità statali cinesi avevano partecipazioni di maggioranza oppure che non era stata dimostrata la mancanza di qualsiasi forma di controllo dello Stato sulle decisioni commerciali delle società stesse.
(14) È stato invece accertato, in base allo statuto sociale e alla documentazione pertinente sull'istituzione e sul funzionamento dell'impresa, che una società, controllata interamente da un investitore straniero, oltre ad avere l'obiettivo di realizzare profitti con la facoltà di trasferire i profitti stessi al di fuori della Repubblica Popolare Cinese, era interamente indipendente per quanto riguarda la gestione commerciale e la definizione dei prezzi all'esportazione.
D. DUMPING i) Valore normale
Per tutti i paesi esportatori interessati sono stati stabiliti, a titolo provvisorio, i valori normali relativi a tutti i tipi dei prodotti in questione esportati nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta.
a) Giappone
(15) Soltanto un produttore giapponese ha presentato informazioni relative ai prezzi di vendita sul mercato interno e ai costi di produzione. Durante l'inchiesta in loco è stato possibile verificare i costi di produzione comunicati dal produttore, ma i dati forniti alla Commissione sulle vendite sul mercato interno erano incompleti e quindi non è stato possibile verificare adeguatamente i prezzi di vendita corrispondenti.
(16) Il valore normale relativo al produttore giapponese suddetto è stato quindi stabilito in base agli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito si è ritenuto che gli elementi più attendibili fossero il costo di produzione della società interessata più un equo margine di profitto. A norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento suddetto, le spese generali, amministrative e di vendita da aggiungere ai costi di produzione sono state calcolate in riferimento alle vendite effettuate sul mercato interno dal produttore stesso nel medesimo settore commerciale, dato che non sono state accertate vendite remunerative del prodotto simile sul mercato interno per quanto riguarda questo produttore, né per gli altri produttori giapponesi. In mancanza di informazioni relative alle vendite effettuate sul mercato interno dal produttore interessato o da altri produttori giapponesi nello stesso settore commerciale, la Commissione ha provvisoriamente determinato il margine di profitto in base al margine del 15 % indicato dai ricorrenti riguardo alle vendite del prodotto simile in Giappone, che è stato considerato equo per questo tipo di prodotto sul mercato giapponese.
(17) In mancanza di qualsiasi informazione da parte degli altri produttori giapponesi interessati, i valori normali così stabiliti sono stati considerati gli elementi più adeguati ai fini della determinazione del valore normale relativo a tali produttori, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b).
b) Taiwan
(18) Per uno dei due produttori di Taiwan che hanno risposto al questionario della Commissione, il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 3 e 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, è stato determinato in base al prezzo effettivamente pagato nel corso di normali operazioni commerciali per le vendite del prodotto simile sul mercato interno. Queste vendite sono state effettuate in quantitativi sufficienti per un equo confronto.
(19) Per quanto riguarda l'altro produttore di Taiwan è stato accertato che il volume delle vendite del prodotto simile sul mercato interno era inferiore al 5 % delle esportazioni nella Comunità del prodotto in questione. Secondo la prassi normalmente seguita e confermata dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, è stato considerato che le vendite di questo produttore sul mercato interno fossero state effettuate in quantitativi insufficienti per un equo confronto. È stato quindi necessario costruire il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, in base ai costi di produzione del produttore in questione e, in mancanza di dati attendibili sulle spese e sui profitti del produttore sul mercato interno a causa dell'insufficiente volume delle vendite, ad un importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e al profitto, che è stato calcolato in riferimento alle spese sostenute e ai profitti realizzati dall'altro produttore di Taiwan sulle vendite del prodotto simile sul mercato interno.
c) Repubblica Popolare Cinese
(20) Poiché la Repubblica Popolare Cinese non è un paese ad economia di mercato, il valore normale è stato determinato in base ai dati ottenuti in un'economia di mercato. A questo proposito il ricorrente aveva proposto che il valore normale fosse determinato in base ai prezzi di vendita del prodotto simile sul mercato interno di Taiwan, che poteva essere scelto come paese analogo ad economia di mercato, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(21) Un produttore cinese ha sostenuto che il valore normale doveva invece essere determinato in base ai prezzi ai quali il prodotto simile fabbricato dal produttore stesso era stato venduto per l'esportazione negli Stati Uniti, che costituivano il principale sbocco della sua produzione. A titolo alternativo il produttore ha proposto che, poiché quasi tutti i componenti utilizzati per la fabbricazione del prodotto in questione erano forniti da società collegate in paesi ad economia di mercato, ovvero gli Stati Uniti e Hong Kong, il valore normale fosse costruito in base ai costi sostenuti per questi componenti e che i costi restanti fossero stabiliti in base ai dati relativi al paese analogo ad economia di mercato.
(22) A questo proposito né i prezzi applicati per l'esportazione in paesi terzi né i costi sostenuti dal produttore interessato sono conformi ai criteri relativi alla determinazione del valore normale che sono definiti nell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Le argomentazioni del produttore suddetto non possono quindi essere accettate.
(23) Per quanto riguarda la scelta del paese ad economia di mercato, Taiwan è un paese analogo del tutto adeguato, in considerazione della presenza di numerosi produttori in concorrenza per le vendite del prodotto in questione. Il paese, inoltre, come la Repubblica Popolare Cinese, dipende dalle importazioni di determinati componenti utilizzati nel processo di produzione. Il volume della produzione delle due società di Taiwan sottoposte all'inchiesta era inoltre sufficientemente rappresentativo rispetto al volume delle esportazioni nella Comunità dalla Repubblica Popolare Cinese. La Commissione ha pertanto stabilito il valore normale relativo alla Repubblica Popolare Cinese in base alla media ponderata del valore normale determinato per i due produttori di Taiwan sottoposti all'inchiesta.
ii) Prezzo all'esportazione
a) Aspetti generali
(24) Per un produttore di Taiwan e per tutti i produttori interessati della Repubblica Popolare Cinese sono state prese in considerazione praticamente tutte le esportazioni nella Comunità realizzate nel periodo dell'inchiesta. Per l'altro produttore di Taiwan, ai fini del calcolo del prezzo all'esportazione non sono state prese in considerazione le esportazioni nella Comunità di scarti della produzione di microdischi che sono state effettuate nel periodo dell'inchiesta. Con l'accordo dei produttori giapponesi interessati, le transazioni all'esportazione prese in esame nel periodo dell'inchiesta comprendevano oltre il 75 % delle esportazioni complessive nella Comunità nello stesso periodo.
b) Giappone
(25) Dato che quasi tutte le vendite dei produttori giapponesi interessati sono state fatte ad importatori collegati nella Comunità, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 i prezzi all'esportazione corrispondenti sono stati costruiti in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente nella Comunità. Per costruire i prezzi all'esportazione si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di profitto del 5 %, che è stato provvisoriamente considerato equo alla luce dei profitti realizzati dagli importatori indipendenti nel settore dell'elettronica.
(26) Un produttore giapponese ha rifiutato di comunicare i dati relativi ai costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita riguardo al suo centro di distribuzione nella Comunità. Questi costi sono stati pertanto stabiliti in funzione degli elementi disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato considerato che gli elementi più adeguati per determinare i costi in questione fossero forniti dai costi sostenuti da un altro produttore giapponese, che ha una struttura di distribuzione analoga nella Comunità.
Lo stesso produttore giapponese ha rifiutato di comunicare informazioni riguardo ai prezzi applicati dal suo importatore collegato nella Comunità a due grandi clienti indipendenti, sostenendo che le vendite ad altri clienti, già comunicate, rappresentavano oltre l'80 % di tutte le sue esportazioni nella Comunità. Tuttavia, dato che ciascuno dei due clienti rappresentava il 5 % circa di tutte le vendite del produttore interessato nella Comunità, si è considerato che i prezzi applicati a questi clienti non fossero necessariamente conformi alla media dei prezzi pagati da altri acquirenti nella Comunità. In tali circostanze e ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b), la Commissione ha considerato che i prezzi di vendita a questi clienti fossero pari ai prezzi più bassi accertati per le vendite del produttore interessato nella Comunità e ha costruito i prezzi all'esportazione corrispondenti con il metodo esposto nel punto 23. Se fosse stata seguita una procedura diversa si sarebbe premiata la mancata collaborazione.
Il produttore giapponese interessato era inoltre l'unico che avesse effettuato vendite all'esportazione direttamente a un acquirente indipendente nella Comunità. Per queste vendite i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
c) Taiwan
(27) I prezzi all'esportazione relativi ai due produttori di Taiwan, ai fini delle risultanze provvisorie, sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
d) Repubblica Popolare Cinese
(28) Tutti i produttori cinesi, tranne uno, hanno realizzato tutte le vendite nella Comunità attraverso Hong Kong. In tali circostanze, quando le vendite sono state fatte direttamente nella Comunità oppure attraverso Hong Kong dal produttore stesso, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità.
Quando le vendite sono state fatte attraverso società collegate di Hong Kong ad acquirenti indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi all'esportazione nella Comunità applicati dalla società di Hong Kong.
Quando le vendite sono state effettuate ad importatori collegati nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in funzione dei prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Per costruire i prezzi all'esportazione si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti dagli importatori collegati tra l'importazione e la rivendita. È stato inoltre preso in considerazione un margine di profitto del 5 %, che è provvisoriamente considerato equo alla luce dei profitti realizzati dagli importatori indipendenti nel settore elettronico.
iii) Confronto
(29) Il valore normale relativo a ciascun tipo di prodotto è stato confrontato con il prezzo all'esportazione del prodotto corrispondente, prendendo in esame le singole transazioni, allo stesso stadio commerciale e a livello franco fabbrica. Ai fini di un equo confronto, sono stati effettuati adeguamenti a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88 per quanto riguarda le differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Sono state prese in considerazione le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche e alle spese di vendita per le quali sono stati presentati elementi di prova sufficienti.
(30) Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche, per uno dei due produttori di Taiwan il valore normale è stato adeguato in considerazione del livello inferiore di certificazione (ovvero dei controlli relativi alle prestazioni dei dischetti tali da incidere sul valore di mercato) di alcuni prodotti esportati nella Comunità rispetto ai prodotti simili venduti sul mercato interno.
(31) Un produttore cinese ha chiesto che il valore normale fosse adeguato per tener conto del fatto che le sue esportazioni nella Comunità nel periodo dell'inchiesta consistevano unicamente di microdischi da 3,5 pollici non sottoposti a certificazione. La Commissione ha ritenuto che la richiesta fosse giustificata e ha applicato un congruo adeguamento.
(32) Riguardo alle detrazioni relative alle spese di vendita, il valore normale e i prezzi all'esportazione sono stati debitamente adeguati in considerazione di diversi costi quali trasporto, assicurazione, movimentazione, imballaggio, modi di pagamento, retribuzioni dei venditori e commissioni.
(33) Un produttore di Taiwan e un produttore giapponese hanno chiesto adeguamenti al valore normale riguardo ai costi di assistenza tecnica sostenuti per le vendite del prodotto simile sul mercato interno. Tuttavia, dato che i produttori in questione non hanno presentato sufficienti elementi di prova sul tipo e sull'importo delle spese in questione, la richiesta è stata respinta.
iv) Margini di dumping
(34) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping, con margini pari all'importo di cui il valore normale determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(35) Per i motivi esposti nel punto 13, per tutti i produttori cinesi interessati è stato stabilito un margine di dumping generale, fatta eccezione per l'unica società interamente controllata da un investitore straniero di cui al punto 14.
(36) La media ponderata dei margini di dumping per i singoli produttori, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
Giappone
- Memorex: 41,3 %
- TDK: 41,6 %
- Hitachi-Maxell: 37,3 %
- Sony: 60,1 %
Taiwan
- Megamedia: 33,5 %
- CIS Technology: 20,4 %
Repubblica Popolare Cinese
- Margine di dumping
generale: 41,5 %
- Hanny Zhuhai: 35,6 %
(37) Per i produttori del Giappone e di Taiwan che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito è stato considerato che, data la percentuale delle importazioni totali nella Comunità attribuibile alle società dei paesi interessati che avevano collaborato all'inchiesta, le risultanze riguardo a queste società costituissero la base più adeguata per la determinazione del margine di dumping.
La Commissione ha ritenuto che si sarebbe premiata la mancata collaborazione e che si sarebbe favorita l'elusione delle misure antidumping se ai produttori in questione fosse stato attribuito un margine di dumping inferiore al margine massimo accertato per i produttori del paese esportatore corrispondente che avevano collaborato.
Nei confronti dei produttori in questione è stato pertanto considerato opportuno utilizzare il margine di dumping più elevato accertato nei rispettivi paesi.
(38) Un esportatore giapponese che ha risposto al questionario della Commissione ha sostenuto di non aver prodotto né venduto i microdischi in questione sul mercato interno. La Commissione ha accertato che questo esportatore ha acquistato i prodotti da produttori giapponesi e che pertanto le sue esportazioni costituivano vendite all'esportazione di detti produttori, da inserire nel calcolo dei rispettivi margini di dumping. Non è stato tuttavia possibile calcolare i margini di dumping individuali, dato che i produttori non si sono rivolti alla Commissione per chiedere il questionario da compilare.
E. INDUSTRIA COMUNITARIA (39) Per stabilire se i ricorrenti costituissero la maggior parte della produzione comunitaria del prodotto simile, la Commissione ha chiesto la collaborazione dei produttori non ricorrenti notoriamente interessati e ha tenuto conto delle informazioni presentate dalle società che hanno accettato di collaborare.
La Commissione ha dovuto tener conto anche del fatto che alcuni produttori comunitari sono collegati a società dei paesi esportatori e che altri, pur essendo indipendenti, hanno importato i prodotti oggetto di dumping. La Commissione ha dovuto pertanto stabilire se questi produttori dovessero essere esclusi dalla definizione di industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5, primo trattino del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(40) A questo proposito, secondo la prassi costantemente seguita dalle istituzioni comunitarie, l'esclusione di tali produttori comunitari deve essere decisa in base ai singoli casi, per motivi sufficienti ed equi, prendendo in considerazione tutti gli aspetti giuridici ed economici pertinenti. In diverse occasioni le istituzioni comunitarie hanno concluso che l'esclusione è giustificata qualora i produttori comunitari abbiano partecipato alle pratiche di dumping oppure non ne abbiano subito gli effetti oppure ne abbiano tratto vantaggio indebitamente.
(41) Nella fattispecie, dall'inchiesta è emerso che alcuni produttori comunitari collegati ai produttori giapponesi vendono tanto la loro produzione di microdischi quanto i microdischi oggetto di dumping forniti dalla società di controllo giapponese attraverso gli stessi canali di distribuzione nella Comunità.
I prezzi dei microdischi prodotti nella Comunità seguono inoltre quelli dei prodotti importati dal Giappone, dato che i prezzi applicati sul mercato comunitario per tutti i microdischi, indipendentemente dal fatto che siano prodotti in Giappone o nella Comunità, sono decisi dalla società di controllo giapponese.
(42) In tali circostanze, ai fini delle risultanze provvisorie, la Commissione conclude che questi produttori hanno partecipato alle pratiche di dumping delle società di controllo giapponesi e che, attraverso il sistema dei prezzi di trasferimento, non hanno subite le conseguenze di tali pratiche, ma ne hanno anzi tratto vantaggio.
Se questi produttori fossero inseriti nella definizione di industria comunitaria, inoltre, i prezzi di trasferimento ai quali essi hanno importato i microdischi in questione e i relativi componenti prodotti dalle società giapponesi collegate altererebbero la valutazione economica dell'industria comunitaria.
È stato quindi concluso che i produttori in questione devono essere esclusi dalla definizione di « industria comunitaria », ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(43) Alcuni produttori ricorrenti hanno importato i microdischi in questione prodotti dalle società per le quali è stata accertata l'esistenza di dumping. La Commissione ritiene che questi produttori e importatori non abbiano partecipato alle pratiche di dumping, dato che gli importatori indipendenti non sono coinvolti in tali pratiche. Inoltre il livello delle importazioni effettuate da questi produttori nel periodo dell'inchiesta, valutato individualmente, non supera, tranne in un caso, il 7 % delle vendite complessive rispettivamente realizzate nella Comunità nello stesso periodo. Una percentuale di importazioni talmente bassa non può quindi aver protetto i produttori interessati dalle conseguenze del dumping, né rappresenta un vantaggio sostanziale. I limitati vantaggi che questi produttori possono aver tratto dalle importazioni sono infatti ampiamente compensati dagli svantaggi del dumping.
(44) Nel periodo dell'inchiesta un produttore comunitario ricorrente ha importato microdischi da 3,5 pollici originari dei paesi interessati in quantitativi che possono essere considerati sostanziali, in quanto rappresentano quasi un terzo delle vendite complessive del produttore nella Comunità. È stato accertato che la società comunitaria in questione era già da tempo efficacemente impegnata nella produzione di dischi da 5,25 pollici e che disponeva di una vasta clientela. Le importazioni erano state motivate dal desiderio di mantenere la clientela tradizionale per quanto riguarda il nuovo formato da 3,5 pollici, la cui produzione era insufficiente. A causa della minaccia derivante dai bassi prezzi delle importazioni del nuovo formato, a causa delle pratiche di dumping, il produttore ha ragionevolmente deciso di completare il proprio programma di vendite, per un periodo transitorio e nella misura necessaria, con i prodotti importati. Queste importazioni devono pertanto essere considerate necessarie per difendere la posizione concorrenziale e per salvaguardare la quota di mercato del produttore comunitario riguardo ai microdischi di nuovo formato. Non si può quindi considerare un'azione di autodifesa come un mezzo per beneficiare indebitamente delle pratiche di dumping.
(45) Un esportatore giapponese ha affermato che due produttori comunitari ricorrenti dovrebbero essere esclusi dalla definizione di « industria comunitaria », poiché, dato che il capitale azionario di queste società era interamente o in parte di proprietà dello Stato, esse non erano esposte alle normali forze operanti in un'economia di mercato. A questo proposito la Commissione osserva che la partecipazione dello Stato al capitale azionario non è pertinente ai fini della definizione di industria comunitaria.
(46) Alla luce di quanto precede, è stato concluso a titolo provvisorio che non esistono motivi sufficienti per escludere alcun produttore comunitario ricorrente dalla definizione di « industria comunitaria ».
(47) In base alle considerazioni suesposte, la percentuale della produzione comunitaria complessiva dei dischi magnetici in questione attribuibile ai produttori ricorrenti nel periodo dell'inchiesta era pari a circa il 77 %.
F. PREGIUDIZIO i) Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(48) Per valutare l'incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull'industria comunitaria, la Commissione ha considerato gli effetti di tutte le importazioni oggetto di dumping dai paesi soggetti all'inchiesta. Per esaminare l'opportunità del cumulo di tali importazioni, la Commissione ha considerato la comparabilità dei prodotti importati dai paesi interessati in funzione dei seguenti criteri: analogia delle caratteristiche fisiche, intercambiabilità di applicazioni finali, entità dei quantitativi importati, concorrenza sul mercato della Comunità tra i prodotti importati e tra questi ultimi e i prodotti simili dell'industria comunitaria, analogia dei canali di distribuzione e politica dei prezzi dei produttori di ciascun paese sul mercato comunitario.
(49) Alcuni produttori giapponesi interessati hanno chiesto che, ai fini della valutazione del pregiudizio, le importazioni di microdischi da 3,5 pollici dal Giappone non fossero considerate cumulativamente con le importazioni da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese, in quanto, a suo parere, gli effetti delle importazioni giapponesi sul mercato comunitario erano completamente diversi in termini di qualità del prodotto, volume delle importazioni, prezzi e strategia di marketing. I produttori giapponesi suddetti hanno affermato che le loro esportazioni nella Comunità consistono quasi esclusivamente di microdischi da 3,5 pollici destinati al segmento di mercato dei prodotti di marca, di qualità superiore e di prezzo elevato e che pertanto non sono in concorrenza con le importazioni di microdischi di qualità inferiore da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese, che sono destinate essenzialmente ai segmenti dei prodotti a basso prezzo, nei quali opera l'industria comunitaria. È stato inoltre affermato che le importazioni dei prodotti in questione dal Giappone sono rapidamente diminuite, mentre le importazioni dagli altri paesi interessati sono aumentate in misura significativa.
(50) La Commissione ha accertato che nel periodo dell'inchiesta le importazioni dei prodotti in questione originari del Giappone non riguardavano esclusivamente il segmento dei prodotti di marca, ma comprendevano, in quantitativi sostanziali, i diversi tipi di microdischi da 3,5 pollici disponibili sul mercato comunitario, compresi quelli senza marca, con le due principali capacità di memoria.
Il volume delle importazioni oggetto di dumping dal Giappone è passato da 64,5 milioni di unità nel 1988 a 116,6 milioni di unità nel 1990 e ha raggiunto il livello massimo di 131,5 milioni di unità nel 1989. Nel periodo dell'inchiesta le importazioni sono ancora diminuite sino a 103,6 milioni di unità. La tendenza alla diminuzione è dovuta al fatto che i produttori giapponesi interessati hanno iniziato a produrre nella Comunità e in altri paesi terzi. Il volume delle importazioni oggetto di dumping dal Giappone, nonostante la flessione, è rimasto sostanziale ed è quasi due volte superiore al volume delle importazioni oggetto di dumping dagli altri due paesi considerate complessivamente. Le argomentazioni dei produttori giapponesi devono quindi essere respinte.
(51) In seguito all'esame dei fatti è stato accertato che i microdischi da 3,5 pollici importati da ciascun paese interessato, confrontati tipo per tipo, sono simili sotto tutti gli aspetti e intercambiabili. È stato inoltre stabilito che questi prodotti sono stati commercializzati nella Comunità in un periodo comparabile e con politiche commerciali analoghe. I prodotti in questione sono in concorrenza tra loro e con i prodotti simili dell'industria comunitaria. È stato inoltre accertato che non esisteva una netta distinzione tra la politica dei prezzi attuata nella Comunità dai produttori dei singoli paesi interessati. Il volume delle importazioni oggetto di dumping da ciascun paese non poteva infine essere considerato trascurabile.
(52) In tali circostanze e secondo la prassi normalmente seguita dalle istituzioni comunitarie, si ritiene che esistano elementi sufficienti per considerare cumulativamente le importazioni dai paesi interessati.
ii) Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(53) Dato che il codice della nomenclatura combinata nel quale sono classificati i microdischi da 3,5 pollici comprende anche altri dischi magnetici e i relativi componenti non registrati, non erano disponibili cifre precise sulle importazioni complessive e sul consumo totale del prodotto in questione. Le informazioni ottenute nel corso dell'inchiesta confermano tuttavia le stime fatte dal ricorrente riguardo alla percentuale di microdischi da 3,5 pollici rispetto alle importazioni complessive dai paesi interessati che sono state classificate nel codice NC suddetto. Tali stime, inoltre, non sono state contestate dalle altre parti interessate. In base agli elementi contenuti nella denuncia e ai nuovi dati ottenuti nel corso dell'inchiesta la Commissione ha potuto adeguatamente valutare il consumo comunitario dei prodotti in questione.
Dalla valutazione risulta che le importazioni nella Comunità del prodotto in questione originario dei paesi esportatori sottoposti all'inchiesta, per le quali sono state accertate pratiche di dumping, ammontavano a 74 milioni di unità nel 1988, a 142 milioni di unità nel 1989 e a 156 milioni di unità nel 1990 e nel periodo dell'inchiesta. Rispetto al 1988 è stato quindi registrato un incremento superiore al 110 %.
(54) Se queste importazioni sono valutate rispetto al consumo comunitario apparente, risulta che la quota di mercato combinata dei paesi esportatori interessati, pari al 37,2 % nel 1988, ha raggiunto il 43,3 % nel 1989 ed era del 33,8 % nel periodo dell'inchiesta. Il calo della quota di mercato è dovuto esclusivamente alla diminuzione delle importazioni di microdischi originari del Giappone, che dal 1989 in poi sono state progressivamente sostituite dalla produzione delle società giapponesi interessate in altri paesi terzi e nella Comunità.
iii) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(55) I prezzi dei prodotti importati dai paesi interessati sono rapidamente diminuiti dal 1988 in poi. In molti casi i prezzi sono diminuiti di oltre il 75 %, una percentuale nettamente superiore a quella che si poteva ragionevolmente prevedere per gli effetti delle economie di scala e della curva di apprendimento di questo settore.
Nel periodo dell'inchiesta questi prezzi erano nettamente inferiori ai prezzi applicati dall'industria comunitaria. Per i singoli produttori dei paesi esportatori soggetti all'inchiesta la sottoquotazione dei prezzi è stata stabilita confrontando i rispettivi prezzi di vendita al primo acquirente indipendente nella Comunità con la media ponderata dei prezzi dell'industria comunitaria. Il confronto è stato effettuato in linea di massima per i mercati del Regno Unito, della Germania, della Francia e dell'Italia, che complessivamente costituiscono la maggior parte del mercato comunitario del prodotto in questione e che hanno assorbito oltre il 75 % delle importazioni oggetto di dumping.
Il confronto è stato effettuato in base ai singoli tipi del prodotto importato che sono stati presi in considerazione ai fini della determinazione del dumping. Per salvaguardare la comparabilità dei prezzi, sono stati applicati adeguamenti riguardo alle differenze inerenti alle caratteristiche fisiche tra i prodotti importati nella Comunità da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese e i prodotti fabbricati nella Comunità. A questo proposito sono stati applicati gli adeguamenti di cui ai punti 30 e 31. Si è anche tenuto debitamente conto del dazio doganale e del margine di profitto dell'importatore di cui ai punti 25 e 28.
Dal confronto sono risultati margini di sottoquotazione per quasi tutti i produttori soggetti all'inchiesta. La media ponderata dei margini di sottoquotazione era compresa tra lo 0,5 % e il 16,6 % per il Giappone, tra il 13,6 % e il 20,4 % per Taiwan e tra il 22,02 % e il 34,4 % per la Repubblica Popolare Cinese.
iv) Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione e utilizzazione degli impianti
(56) In termini quantitativi la produzione dell'industria comunitaria per quanto riguarda i microdischi in questione è passata da 37 milioni di unità nel 1989, il primo anno in cui tutti i produttori ricorrenti erano effettivamente in attività, a 55 milioni di unità nel 1990 e a 59 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. L'aumento assoluto della produzione deve tuttavia essere valutato alla luce della recente costituzione dell'industria comunitaria e dell'espansione della domanda nella Comunità. Il mercato comunitario è infatti complessivamente passato da 170 milioni di unità nel 1988 a 294 milioni di unità nel 1989, a 398 milioni di unità nel 1990 e a 425 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. Il volume di produzione dell'industria comunitaria è quindi inferiore al livello che si sarebbe potuto raggiungere e che, secondo la Commissione, sarebbe stato raggiunto in assenza delle importazioni in questione. L'industria comunitaria ha quindi subito le conseguenze del mancato aumento della produzione.
(57) Il mancato aumento della produzione risulta anche rispetto ai coefficienti di utilizzazione degli impianti che, nel periodo dell'inchiesta, erano ancora mediamente a livelli di appena il 63 % e addirittura inferiori al 50 % per alcuni dei produttori comunitari ricorrenti. Tali coefficienti sono nettamente inferiori ai livelli che l'industria comunitaria avrebbe dovuto raggiungere per poter beneficiare pienamente delle economie di scala.
b) Vendite, scorte e quote di mercato
(58) Il volume delle vendite dei prodotti in questione nella Comunità da parte dell'industria comunitaria era conforme al volume di produzione e quindi ugualmente insufficiente. I livelli delle scorte di fine d'anno non mettevano quindi in evidenza una tendenza effettiva. Dall'andamento delle vendite, confrontato con il consumo comunitario apparente, risulta che la quota di mercato è rimasta invariata intorno al 12 % dal 1989 in poi, nonostante l'industria comunitaria si trovasse in una fase di avviamento, nella quale la quota di mercato avrebbe dovuto aumentare molto più rapidamente.
c) Prezzi
(59) I produttori comunitari ricorrenti hanno ridotto i loro prezzi a livelli che, in linea di massima, erano insufficienti per ottenere un profitto adeguato e, in alcuni casi, erano inferiori ai costi di produzione. È stato accertato che l'industria comunitaria, nel tentativo di raggiungere adeguati coefficienti di utilizzazione degli impianti e di aumentare le quote di mercato, ha ridotto i propri prezzi di oltre il 30 % dal 1989 in poi. Il calo dei prezzi, che si è accentuato nella seconda metà del periodo dell'inchiesta, ha inoltre superato la riduzione del costo di produzione ottenuta da tutti i produttori comunitari ricorrenti.
d) Redditività
(60) A causa dell'andamento dei prezzi e dei costi di produzione e dell'insufficiente utilizzazione degli impianti, dal 1989 in poi quasi tutti i produttori comunitari interessati hanno subito perdite. In alcuni casi, inoltre, gli utili sulle vendite erano insufficienti per recuperare gli elevati investimenti già realizzati e per finanziare quelli necessari per sopravvivere in un settore tecnologicamente avanzato e in rapida evoluzione. Dal 1989 in poi le perdite sul giro d'affari nella Comunità subite dall'industria comunitaria erano, in media, superiori al 3 % su base annua.
e) Investimenti
(61) I produttori comunitari interessati che, in alcuni casi, avevano già efficacemente prodotto le generazioni di dischetti precedenti ai microdischi da 3,5 pollici, nel periodo 1987-89 hanno finanziato investimenti sostanziali per espandere la produzione del prodotto in questione.
Dopo il 1989 praticamente tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno dovuto ridurre sensibilmente i loro investimenti in attesa del ripristino di una situazione di concorrenza leale sul mercato comunitario.
v) Conclusioni sul pregiudizio
(62) Per valutare la situazione dell'industria comunitaria, è stato tenuto conto del fatto che essa si trova in una prima fase di sviluppo e che pertanto è condizionata dalla costante espansione delle vendite e da ulteriori investimenti di capitali. Gli investimenti sono comunque necessari in questo settore in rapida evoluzione, nel quale, nel prossimo futuro, saranno probabilmente immessi sul mercato microdischi con crescenti capacità di memoria. Per poter effettuare gli investimenti richiesti l'industria comunitaria deve raggiungere livelli di produzione, di vendite e di prezzi tali da fornire un grado di redditività adeguato.
Anche se gli indicatori economici quali la produzione e le vendite sono aumentati, come avviene normalmente per le nuove imprese in un mercato in espansione, l'aumento non era sufficiente affinché, l'industria comunitaria potesse raggiungere coefficienti di utilizzazione degli impianti e quote di mercato adeguati e beneficiare delle economie di scala. Inoltre, a causa della grave erosione dei prezzi e del conseguente deterioramento della situazione finanziaria, i produttori comunitari non hanno potuto realizzare gli investimenti richiesti in tale settore. La riduzione degli investimenti ha coinciso con una fase cruciale dello sviluppo dell'industria comunitaria, che stava consolidando la propria posizione. Questa situazione ha quindi ostacolato l'espansione e pregiudicato la vitalità dell'industria comunitaria.
In tali circostanze è stato concluso che l'industria comunitaria subisce un pregiudizio sostanziale, che è messo in particolare evidenza dal confronto tra l'attuale situazione, caratterizzata da un volume insufficiente di vendite e da prezzi eccessivamente bassi, con il conseguente calo della redditività e la situazione che si sarebbe verificata in mancanza di pratiche di dumping, in cui sarebbero stati ottenuti risultati soddisfacenti in termini di utilizzazione degli impianti, quote di mercato e tassi di profitto.
G. CAUSA DEL PREGIUDIZIO (63) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria fosse stato provocato dalle importazioni oggetto di dumping e ha valutato l'incidenza, anche parziale, di altri fattori.
i) Conseguenze causa delle importazioni oggetto di dumping
(64) Nell'esame dei fatti la Commissione ha accertato che l'aumento quantitativo e l'elevata quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping dai tre paesi interessati coincidevano con la difficile situazione finanziaria dell'industria comunitaria. A causa delle pratiche di dumping i prodotti importati erano venduti sul mercato comunitario a prezzi molto bassi. La trasparenza e l'elasticità del mercato rispetto ai prezzi derivano dal fatto che la concorrenza si esercita in gran parte nei confronti di clienti molto competenti ed estremamente sensibili alle variazioni dei prezzi. L'industria comunitaria è stata quindi costretta a ridurre i prezzi nel tentativo di ottenere un tasso sufficiente di utilizzazione degli impianti e un'adeguata quota di mercato. Il livello eccessivamente basso dei prezzi ha provocato a sua volta un deterioramento della redditività, che si è manifestato particolarmente con le perdite finanziarie subite a partire dal 1989.
ii) Incidenza di altri fattori
(65) La Commissione ha esaminato se altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping, avessero provocato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria oppure vi avessero contribuito. La Commissione ha esaminato in particolare l'andamento e l'incidenza delle importazioni dai paesi terzi non soggetti al presente procedimento e l'evoluzione del consumo apparente sul mercato comunitario.
(66) Le importazioni dai paesi terzi non compresi nel procedimento dal 1988 in poi sono aumentate in misura minore rispetto al consumo comunitario e pertanto la corrispondente quota di mercato, secondo le stime, è passata dal 44,7 % nel 1988 al 37,9 % nel periodo dell'inchiesta. Quasi il 90 % di queste importazioni era originario degli Stati Uniti, di Hong Kong e della Repubblica di Corea.
La Commissione ha ricevuto un'altra denuncia presentata dalla Diskma e relativa alle pratiche di dumping e al pregiudizio da esse derivante per quanto riguarda le importazioni del prodotto in questione originario di Hong Kong e della Repubblica di Corea e ha iniziato un'inchiesta (3).
Per quanto riguarda le importazioni dagli Stati Uniti, è stato accertato che la corrispondente quota di mercato dal 1989 in poi è rimasta relativamente stabile. In base alle informazioni di cui disponeva la Commissione nel corso dell'inchiesta non è stato possibile trarre alcuna conclusione sul livello dei prezzi di queste importazioni.
Alcuni produttori interessati del Giappone e della Repubblica Popolare Cinese hanno sostenuto che il fatto di non inserire nel procedimento le importazioni dagli Stati Uniti e da Hong Kong provoca una distorsione della valutazione del pregiudizio.
Tuttavia, anche ammettendo che le importazioni da altri paesi terzi, oltre a quelli soggetti al presente procedimento, abbiano provocato pregiudizio all'industria comunitaria, rimane inalterato il fatto che il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping in questione, considerato isolatamente, è sostanziale.
(67) Riguardo alle variazioni del consumo, la Commissione ha accertato che nel periodo dell'inchiesta il consumo apparente del prodotto in questione nella Comunità era aumentato del 150 % rispetto al 1988. Il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può quindi essere attribuito ad una contrazione della domanda del prodotto in questione nella Comunità.
(68) La Commissione, ai fini della valutazione del pregiudizio, ha esaminato l'incidenza della produzione dei microdischi i questione da parte delle società affiliate dei produttori giapponesi con sede nella Comunità. A questo proposito è stato accertato che la quota di mercato di questi prodotti tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta è aumentata soltanto dal 9,5 % al 10,7 %. In realtà questa produzione potrebbe aver avuto un'incidenza negativa sulla situazione dell'industria comunitaria, in quanto i prezzi dei prodotti fabbricati dalle società affiliate nella Comunità erano simili ai prezzi dei prodotti importati da esse rivenduti. Gli eventuali effetti negativi sono stati comunque limitati e non possono aver provocato il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria.
(69) Alcuni produttori dei tre paesi interessati hanno affermato che l'industria comunitaria, per diversi motivi, era in gran parte responsabile del presunto pregiudizio da essa subito e che pertanto il pregiudizio non poteva essere attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
(70) È stato affermato in primo luogo che le importazioni del prodotto in questione effettuate dai produttori comunitari ricorrenti hanno provocato pregiudizio ai produttori stessi e agli altri produttori ricorrenti.
Come risulta dal punto 43, soltanto un produttore comunitario ricorrente ha importato quantitativi rilevanti di microdischi da 3,5 pollici originari dei paesi interessati. Il produttore ha deciso di ricorrere alle importazioni per difendere la sua posizione concorrenziale nella Comunità e per salvaguardare la propria quota di mercato e quindi non è responsabile del pregiudizio. È stato inoltre accertato che i prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti erano uguali a quelli dei prodotti simili della società stessa e conformi ai prezzi applicati dagli altri produttori comunitari ricorrenti.
(71) In secondo luogo è stato affermato che l'industria comunitaria ricorrente aveva valutato erroneamente la crescita del mercato e aveva investito in capacità di produzione in una fase troppo avanzata del ciclo di vita del prodotto. La capacità, quando è diventata operativa, si sarebbe rivelata eccessiva rispetto all'effettivo andamento del mercato e alla posizione già consolidata degli altri fornitori sul mercato comunitario.
A questo proposito occorre rilevare che l'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta ha aumentato la capacità di produzione del 23 % rispetto al 1989, il primo anno nel quale tutti i produttori comunitari erano operativi. Nello stesso periodo il consumo apparente del prodotto in questione nella Comunità è aumentato del 44 %. Non sembra quindi che l'industria comunitaria abbia valutato erroneamente l'espansione del mercato. La presenza di fornitori del prodotto in questione già affermati sul mercato comunitario non dovrebbe inoltre impedire alle nuove imprese efficienti di partecipare al mercato comunitario in condizioni di concorrenza leale, come è accaduto per i precedenti formati di dischetti.
(72) Secondo una terza argomentazione, la mancanza di un adeguato sostegno di marketing per la commercializzazione del prodotto in questione avrebbe costretto l'industria comunitaria a concentrare le vendite nel settore dei prodotti senza marca e a basso prezzo. Questa concentrazione sarebbe quindi la causa della precaria situazione finanziaria dei produttori comunitari. È stato tuttavia accertato che le vendite del prodotto in questione da parte dell'industria comunitaria sono equamente ripartite tra i segmenti dei prodotti di marca e senza marca del mercato comunitario e quindi la presunta concentrazione nel settore inferiore non è stata confermata. Inoltre la pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di dumping in questione e il conseguente calo della redditività hanno costretto l'industria comunitaria a ridurre gli investimenti in beni capitali, nonché a limitare le spese di marketing.
(73) I produttori giapponesi hanno infine messo in dubbio l'esperienza tecnologica e la vitalità dell'industria comunitaria, sostenendo che quest'ultima è ancora nettamente in ritardo rispetto ai produttori giapponesi affermati per quanto riguarda il perfezionamento tecnologico del processo produttivo e la qualità dei prodotti. Riguardo a tali asserzioni, l'inchiesta ha messo in evidenza che l'industria comunitaria è competitiva in termini di tecnologia, processi e prezzi, a condizione che la concorrenza sia leale e non sia distorta da pratiche di dumping. È stato inoltre accertato che, nel periodo dell'inchiesta, il costo di produzione dei minidischi in questione sostenuto dai produttori comunitari ricorrenti aventi il tasso di utilizzazione degli impianti più elevato era inferiore a quello verificato in Giappone.
(74) In tali circostanze, ai fini delle risultanze provvisorie e nonostante la probabile esistenza di altre cause di pregiudizio, la Commissione ha concluso che le importazioni oggetto di dumping originarie del Giappone, di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese, a causa dei bassi prezzi, delle rilevanti quote di mercato e della conseguente mancanza di redditività dell'industria comunitaria, considerate isolatamente, hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (75) Per valutare l'interesse della Comunità, la Commissione deve tener conto di due elementi. In primo luogo, il fatto di eliminare le distorsioni della concorrenza derivanti da pratiche commerciali sleali e di ripristinare condizioni di concorrenza leale e aperta sul mercato comunitario corrisponde all'obiettivo delle misure antidumping ed è conforme all'interesse generale della Comunità, ai sensi dell'articolo 3, lettera f). In secondo luogo, date le particolari circostanze del presente procedimento, se non venissero prese misure provvisorie si aggraverebbe la situazione già precaria dell'industria comunitaria. Le difficoltà dell'industria comunitaria si manifestano essenzialmente con il calo della redditività e con la conseguente riduzione degli investimenti, che incidono negativamente sulle sue capacità di sviluppo. Se l'industria comunitaria fosse costretta a cessare la produzione, la Comunità sarebbe quasi interamente dipendente dai paesi terzi in un settore di crescente rilevanza sul piano tecnologico. La scomparsa della produzione comunitaria avrebbe inoltre gravi conseguenze per le imprese che fabbricano i componenti dei microdischi da 3,5 pollici.
(76) A questo proposito alcune parti interessate dal procedimento hanno presentato le seguenti argomentazioni:
i) l'aumento dei prezzi dei microdischi da 3,5 pollici importati in seguito all'adozione delle misure antidumping avrebbe conseguenze negative per le imprese che si occupano della duplicazione e per i consumatori nella Comunità;
ii) l'adozione di tali misure, che escluderebbe i fornitori dei paesi terzi interessati dal mercato comunitario, provocherebbe una diminuzione della gamma e della qualità dell'offerta, nonché uno squilibrio tra domanda e offerta, poiché i produttori comunitari non sono ancora in grado di soddisfare interamente la domanda prevista.
(77) Per quanto riguarda gli interessi delle imprese di duplicazione e dei consumatori del prodotto in questione nella Comunità, i vantaggi di cui fruiscono a breve termine devono essere considerati alla luce degli effetti a lungo termine del mancato ripristino di condizioni di concorrenza leale. Se non fossero prese misure adeguate, infatti, sarebbe gravemente minacciata la sopravvivenza dell'industria comunitaria, la cui scomparsa implicherebbe una riduzione dell'offerta e della concorrenza, a scapito del settore della duplicazione e dei consumatori.
(78) La Commissione rileva inoltre che il ripristino di condizioni di concorrenza aperta e leale non dovrebbe impedire ai produttori dei paesi terzi di competere sul mercato comunitario e che pertanto la qualità e la gamma dell'offerta non dovrebbero essere ridotte.
La produzione comunitaria è attualmente insufficiente per soddisfare la domanda del prodotto in questione e le misure antidumping, il cui obiettivo è l'eliminazione delle distorsioni della concorrenza dovute alle pratiche di dumping, non impediscono che il divario sia colmato con forniture da paesi terzi a prezzi equi. Quando il livello delle misure antidumping è uguale al margine di dumping, ma inferiore all'importo necessario per eliminare completamente il pregiudizio, è annullato unicamente l'elemento sleale del vantaggio di prezzo degli esportatori. In tale situazione, gli esportatori possono essere pienamente concorrenziali in base al loro effettivo vantaggio comparato. Negli altri casi, quando l'aumento del prezzo necessario per eliminare il pregiudizio è inferiore al margine di dumping, l'aumento del prezzo del prodotto importato è limitato a un livello corrispondente ad una situazione di concorrenza leale sul mercato comunitario, affinché l'industria comunitaria possa applicare prezzi economici. In nessun caso, quindi, vengono ridotte le possibilità di accesso degli esportatori al mercato comunitario.
(79) Dopo aver preso in considerazione gli interessi generali e specifici delle parti interessate, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che, nella fattispecie, con l'adozione di misure antidumping sarà possibile ripristinare una situazione di concorrenza leale eliminando il pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping, nonché offrire all'industria comunitaria l'opportunità di salvaguardare e di potenziare questa tecnologia di base, tutelando al tempo stesso l'industria comunitaria che fornisce i componenti.
(80) La Commissione ritiene pertanto che, nell'interesse della Comunità, sia necessario adottare misure antidumping, in forma di dazi provvisori, per evitare che nel corso del procedimento le importazioni oggetto di dumping in questione provochino un ulteriore pregiudizio.
I. DAZIO (81) Ai fini della determinazione del livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping accertati e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(82) Il pregiudizio si è manifestato essenzialmente in forma di sottoquotazione e di depressione dei prezzi, nonché con il calo dei coefficienti di utilizzazione degli impianti e delle quote di mercato, che hanno provocato la diminuzione della redditività oppure perdite finanziarie. Per eliminare questo tipo di pregiudizio è necessario che l'industria comunitaria possa aumentare i prezzi in modo da realizzare sufficienti profitti senza subire una flessione delle vendite. A tal fine devono aumentare in misura corrispondente i prezzi dei prodotti importati originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese.
Per calcolare gli aumenti di prezzo necessari, la Commissione ha considerato opportuno confrontare i prezzi effettivi dei prodotti importati con i prezzi di vendita basati sui costi di produzione dei produttori comunitari riccorrenti, ai quali è stato aggiunto un adeguato margine di profitto.
A tal fine la Commissione ha utilizzato i costi di produzione dei due produttori comunitari ricorrenti che avevano i volumi di produzione e i coefficienti di utilizzazione degli impianti più elevati, superiori ai valori medi dell'industria comunitaria. Riguardo al profitto è stato tenuto conto del fatto che l'industria comunitaria, trovandosi in una prima fase di sviluppo, non poteva ottenere margini di profitto pari a quelli realizzati dai produttori già affermati dei paesi terzi in questione. In tali circostanze è stato ritenuto che un margine di utile sulle vendite del 10 % fosse un margine minimo sufficiente per salvaguardare la sopravvivenza dell'industria comunitaria.
La media ponderata dei prezzi di vendita effettivi applicati nel periodo dell'inchiesta dall'industria comunitaria, per ciascun tipo di prodotto, è stata aumentata dell'importo necessario per realizzare il margine di profitto minimo richiesto. I prezzi così ottenuti sono stati confrontati con i prezzi dei prodotti importati oggetto di dumping che sono stati impiegati per stabilire la sottoquotazione, come risulta dal punto 55.
Le differenze tra questi due prezzi, espresse in media ponderata e in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, erano superiori ai margini di dumping accertati per tutti i produttori interessati di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese ed erano comprese tra il 5,2 % e il 40,9 % per i produttori giapponesi.
(83) Quando i margini di dumping accertati nei confronti dei singoli produttori ed esportatori erano inferiori ai corrispondenti aumenti dei prezzi necessari per eliminare il pregiudizio, calcolati con il metodo suddetto, i dazi antidumping da istituire devono essere pari ai margini di dumping accertati.
(84) Per i motivi esposti nei punti 13 e 14, per tutti i produttori della Repubblica Popolare Cinese è stato stabilito un unico dazio, fatta eccezione per una società che è stata soggetta a un dazio individuale.
(85) Per stabilire il livello del dazio relativo ai produttori dei paesi interessati che non hanno risposto ai questionari della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, la Commissione ritiene che, per i motivi esposti nel punto 37 riguardo ai margini di dumping, sia opportuno utilizzare le risultanze dell'inchiesta e applicare il dazio più elevato stabilito per i produttori dei rispettivi paesi.
J. DISPOSIZIONE FINALE (86) Ai fini della correttezza amministrativa, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di misure definitive,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di microfloppy da 3,5 pollici, utilizzati per registrare e memorizzare informazioni digitali codificate, di cui al codice NC ex 8523 20 90 (codice Taric 8523 20 90 *10) e originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
/* Tabelle: v. GUCE */
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2823/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite oralmente.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2823/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 15 aprile 1993.

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