Document ID: 32002R0358

Regolamento (CE) n. 358/2002 della Commissione
del 26 febbraio 2002
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni accessori per tubi, di ferro o di acciaio, originari della Repubblica ceca, della Malaysia, della Russia, della Repubblica di Corea e della Slovacchia, e che accetta un impegno offerto da un produttore esportatore slovacco
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2238/2000(2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. Procedimenti riguardanti altri paesi
(1) Con il regolamento (CE) n. 584/96(3), modificato dal regolamento (CE) n. 1592/2000(4), il Consiglio ha imposto un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni accessori per tubi, di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese (di seguito denominata "Cina" o "RPC"), della Croazia e della Thailandia. Le misure applicate nei confronti di queste importazioni consistevano in un dazio specifico, fatta eccezione per tre produttori esportatori tailandesi i cui impegni sono stati accettati con decisione 96/252/CE della Commissione(5). Nel luglio 2000, le misure antidumping applicabili nei confronti delle importazioni di una delle suddette tre società sono state abrogate in seguito a un riesame intermedio chiesto dalla società in questione, a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 384/96 (di seguito, "il regolamento di base"), che aveva accertato l'assenza del dumping(6).
(2) A seguito della pubblicazione, nel settembre 2000, di un avviso di imminente scadenza delle misure antidumping in vigore(7), alla Commissione è pervenuta una richiesta di riesame in previsione della scadenza presentata dal Comitato di difesa dell'industria comunitaria degli accessori per la saldatura testa a testa (Defence Committee of EU Steel Butt-welding Fittings Industry) per conto dei produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale di alcuni accessori per tubi, di ferro o di acciaio. Nell'aprile 2001(8) è stato avviato un riesame relativo alle misure in questione.
2. Presente inchiesta
Apertura
(3) Il 17 aprile 2001 il Comitato di difesa dell'industria comunitaria degli accessori per la saldatura testa a testa (di seguito denominato "il denunziante") ha presentato una denuncia per conto dei produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale di alcuni accessori per tubi. La denuncia conteneva elementi di prova, considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento, relativi a pratiche di dumping sul prodotto citato e al grave pregiudizio da esse derivante.
(4) Di conseguenza, il 1o giugno 2001, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(9) (di seguito denominato "l'avviso di apertura"), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni accessori per tubi, di ferro o di acciaio, originari della Repubblica ceca, della Malaysia, della Russia, della Repubblica di Corea e della Slovacchia (di seguito denominati "i paesi interessati").
Inchiesta
(5) La Commissione ha informato ufficialmente dell'apertura del procedimento i produttori esportatori, gli importatori/operatori commerciali, gli utilizzatori e le associazioni di utilizzatori notoriamente interessati, come pure i rappresentanti dei paesi esportatori interessati e i produttori comunitari. Si è data inoltre alle parti interessate la possibilità di presentare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite, entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(6) La Commissione ha inviato questionari ai produttori comunitari, a tutti i produttori esportatori, a tutti gli importatori/operatori commerciali e a tutti gli utilizzatori notoriamente interessati, nonché a tutte le parti che si sono manifestate entro il termine stabilito nell'avviso di apertura. Le risposte ai questionari sono pervenute da quattro produttori comunitari, sei produttori esportatori, nove importatori, due associazioni di utilizzatori e sette utilizzatori.
(7) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini di una determinazione provvisoria del dumping, del pregiudizio, della causa del pregiudizio e dell'interesse della Comunità. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
- Produttori comunitari
- Erne Fittings GmbH & Co, Schlins, Austria
- Interfit, Maubeuge, Francia
- Siekmann Fittings GmbH & Co KG, Lohne, Germania
- Virgilio CENA & Figli SpA, Brescia, Italia
- Produttori esportatori
- Repubblica ceca
- Mavet a.s./Bovex s.r.o., Trebic
- Malaysia
- Anggerik Laksana SDN BHD, Kepong, Selangor Darul Ehsan
- Wing Tiek Ductile Pipe SDN BHD, Petaling Jaya
- Slovacchia
- Bohus s.r.o., Hronec
- Zeleziarne Podbrezova a.s., Podbrezova
- Importatore collegato alla società Zeleziarne Podbrezova
- Pipex Italia, Milano, Italia
- Importatori comunitari indipendenti
- IN.RA.BO, Bologna, Italia
- I.R.C. SpA, Cortemaggiore, Italia
- Van Leeuwen, Vilvoorde, Belgio.
(8) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o aprile 2000 e il 31 marzo 2001 (di seguito denominato "il periodo dell'inchiesta" o "PI"). Per quanto riguarda l'analisi delle tendenze necessaria per la valutazione del pregiudizio, essa ha riguardato il periodo compreso tra il 1996 e la fine del PI (di seguito denominato "il periodo in esame").
3. Prodotto in esame e prodotto simile
Prodotto in esame
(9) I prodotti che costituiscono l'oggetto della presente inchiesta (di seguito: "il prodotto in esame") sono alcuni accessori per tubi (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio (escluso l'acciaio inossidabile), con un diametro esterno massimo inferiore o uguale a 609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, attualmente classificabili nei codici NC ex 7307 93 11 (codice TARIC 7307 93 11 91 ), ex 7307 93 19 (codice TARIC 7307 93 19 91 ), ex 7307 99 30 (codice TARIC 7307 99 30 92 ) ed ex 7307 99 90 (codice TARIC 7307 99 90 92 ). Il prodotto in esame è comunemente noto come accessori per tubi (di seguito denominati "AT").
(10) Gli AT vengono fabbricati essenzialmente sezionando e modellando dei tubi. Vengono utilizzati per raccordare tubi e si presentano sotto forme diverse: raccordi a gomito, raccordi conici, raccordi a T e cappellotti per otturazione, nonché in diverse dimensioni e fabbricati con vari tipi di materiale. Le applicazioni principali degli AT sono nell'industria petrolchimica, nell'edilizia, nella produzione di energia, nella cantieristica e negli impianti industriali. Quando vengono venduti per applicazioni nell'industria petrolchimica, lo standard globale utilizzato è quello ANSI, mentre per le altre applicazioni lo standard più comunemente utilizzato nella Comunità è lo standard DIN.
(11) Tutti gli AT presentano le medesime caratteristiche fisiche e tecniche di base, e la forma con cui vengono modellati è determinata unicamente dalla fase finale di fabbricazione del prodotto. Si è inoltre accertato che la forma degli AT non determina l'uso a cui vengono destinati. Ai fini della presente inchiesta, pertanto, tutti i tipi di prodotto devono essere considerati un prodotto unico.
Prodotto simile
(12) Dall'inchiesta è emerso che gli AT fabbricati nei paesi interessati e venduti sui loro mercati interni e/o esportati nella Comunità presentano le medesime caratteristiche fisiche, tecniche e chimiche di base dei prodotti venduti sul mercato comunitario dai produttori comunitari denunzianti, e sono pertanto considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
B. DUMPING
(13) Quattro dei paesi interessati dal presente procedimento sono paesi ad economia di mercato, e cioè la Repubblica ceca, la Malaysia, la Repubblica di Corea e la Slovacchia. Per quanto riguarda la Russia, il valore normale sarà calcolato con lo stesso metodo utilizzato per i paesi ad economia di mercato, purché siano soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettere b) e c), del regolamento di base. In caso contrario, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del medesimo regolamento.
PAESI AD ECONOMIA DI MERCATO
1. Metodo generale
(14) Il metodo generale illustrato di seguito è stato applicato alle importazioni provenienti da tutti i paesi esportatori interessati retti da un'economia di mercato. La presentazione delle risultanze relative alle pratiche di dumping sulle importazioni provenienti da ciascuno dei paesi interessati descrive pertanto solo gli aspetti specifici a quel determinato paese esportatore.
Valore normale
(15) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha innanzitutto stabilito, per ciascun produttore esportatore, se le vendite complessive di AT sul mercato interno fossero rappresentative rispetto al totale delle vendite per l'esportazione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite realizzate sul mercato interno sono state considerate rappresentative quando, per ciascun produttore esportatore, il volume totale di tali vendite corrispondeva ad almeno il 5 % del volume totale delle esportazioni nella Comunità.
(16) La Commissione ha successivamente individuato i tipi di AT, venduti sul mercato interno dalle società con vendite interne rappresentative, identici o direttamente comparabili con i tipi venduti per l'esportazione nella Comunità.
(17) Per ciascuno dei tipi di prodotto in esame venduti dai produttori esportatori sui rispettivi mercati interni e considerati direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità, si è esaminato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di un determinato tipo di AT sono state considerate sufficientemente rappresentative se nel PI il loro volume complessivo corrispondeva al 5 % o più del volume totale delle vendite di AT di tipo comparabile esportate nella Comunità.
(18) È stato inoltre esaminato se le vendite interne di ciascun tipo potessero considerarsi realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, verificando la percentuale delle vendite remunerative del tipo di prodotto in questione effettuate ad acquirenti indipendenti. Allorché il volume delle vendite di AT effettuate a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava l'80 % o più del volume complessivo delle vendite e la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno realizzate durante il PI, remunerative o meno. Nei casi in cui la media ponderata dei prezzi era inferiore al costo di produzione o il volume delle vendite remunerative di AT rappresentava meno dell'80 %, ma almeno il 10 % del volume totale delle vendite, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come la media ponderata dei prezzi delle sole vendite remunerative.
(19) Quando il volume delle vendite remunerative di qualsiasi tipo di AT era inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite, è stato considerato che il volume delle vendite di quel determinato tipo di prodotto era insufficiente e che, di conseguenza, il prezzo sul mercato interno non poteva essere considerato una base adeguata ai fini della determinazione del valore normale.
(20) Ogniqualvolta che, per stabilire il valore normale, non si sono potuti utilizzare i prezzi sul mercato interno di un determinato tipo di prodotto in esame venduto da un produttore esportatore, si è dovuto ricorrere a un metodo diverso. A tale riguardo, la Commissione ha utilizzato i prezzi del prodotto in esame applicati sul mercato interno da un altro produttore. In tutti i casi in cui questo non è stato possibile, e in mancanza di altri metodi validi e ragionevoli, si è fatto ricorso a un valore normale costruito.
(21) In tutti i casi in cui si è utilizzato un valore normale costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sommando ai costi di produzione, eventualmente adattati, dei tipi di prodotto esportati, un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (di seguito denominate "SGAV") e per il profitto. A tal fine, la Commissione ha esaminato se le SGAV sostenute da ciascuno dei produttori esportatori interessati e i profitti da essi realizzati sul mercato interno costituissero dati attendibili. Le SGAV effettive sostenute sul mercato interno sono state considerate attendibili quando il volume delle vendite della società interessata sul mercato interno poteva essere considerato rappresentativo. Il margine di profitto ottenuto sul mercato interno è stato stabilito sulla base delle vendite interne realizzate nel corso di normali operazioni commerciali.
Prezzo all'esportazione
(22) Ogniqualvolta le vendite all'esportazione di AT venivano effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, cioè sulla base dei prezzi all'esportazione effettivamente pagati o pagabili.
(23) Quando le vendite all'esportazione erano state effettuate attraverso un importatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, ossia sulla base del prezzo al quale i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente. In questi casi, per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile, sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita nonché dei profitti ottenuti. Quanto al margine di profitto, esso è stato determinato in via provvisoria sulla base delle informazioni disponibili fornite dagli importatori indipendenti che hanno collaborato all'inchiesta.
Confronto
(24) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, sono stati applicati opportuni adeguamenti per tener conto delle differenze che, secondo quanto affermato e dimostrato, incidevano sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Sono stati concessi gli opportuni adeguamenti ogniqualvolta si è accertato che essi erano accurati e giustificati da elementi di prova sottoposti a verifica.
Margine di dumping per le società oggetto dell'inchiesta
(25) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, per ciascun produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta la media ponderata del valore normale per tipo di prodotto in esame è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione.
Margine di dumping residuo
(26) Per le società che non hanno collaborato all'inchiesta, è stato determinato un margine di dumping "residuo" sulla base dei dati disponibili, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base.
(27) Per quei paesi nei quali si poteva ritenere che non vi fossero produttori esportatori che non avevano collaborato all'inchiesta, si è deciso di adottare come margine di dumping residuo quello della società con il margine di dumping più elevato tra le società che hanno collaborato, al fine di garantire l'efficacia delle misure.
(28) Per quei paesi nei quali si è registrato un livello insufficiente di collaborazione, il margine di dumping residuo è stato calcolato sulla base delle esportazioni nella Comunità di quantità rappresentative di prodotto in esame caratterizzate dal dumping più elevato. Si è anche ritenuto necessario adottare questo metodo per evitare di premiare l'omessa collaborazione nonché in considerazione del fatto che nessun elemento permetteva di stabilire che una parte che non aveva collaborato all'inchiesta avesse praticato il dumping a un livello inferiore.
Per poter stabilire in questo caso, per ciascuno dei paesi interessati, se vi fosse o no omessa collaborazione, il volume totale delle importazioni dichiarate dai produttori esportatori che hanno collaborato è stato confrontato con i dati forniti da Eurostat per il paese in questione.
2. Repubblica ceca
(29) Due produttori esportatori hanno risposto al questionario della Commissione. Le risposte includevano dati relativi a prodotti fabbricati da due società nello stesso impianto di produzione in fasi diverse del PI, dal momento che a partire dal 1o gennaio 2001 la gestione operativa dell'impianto è stata trasferita dalla Mavet alla Bovex. Pertanto sono stati effettuati due calcoli differenti per determinare i margini di dumping individuali di entrambe le società.
Valore normale
(30) Il valore normale è stato determinato con il metodo descritto ai considerando da 15 a 21, cioè sulla base dei prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base; il valore normale è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, per il tipo di prodotto in esame esportato nella Comunità.
Prezzo all'esportazione
(31) Le vendite per l'esportazione sono state realizzate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità, perciò il loro prezzo è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
Confronto
(32) Sono stati applicati adeguamenti per le spese relative a sconti, trasporto e costi del credito.
Margine di dumping
(33) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(34) Il livello di collaborazione riscontrato per la Repubblica ceca era elevato, e il margine di dumping provvisorio residuo è stato stabilito allo stesso livello della società con il margine di dumping più elevato tra quelle che hanno collaborato, cioè al 22,4 %.
3. Malaysia
(35) Entrambi i produttori esportatori noti hanno risposto al questionario della Commissione. Tuttavia, uno dei due produttori si è rifiutato di fornire le informazioni necessarie. In particolare, questa società ha affermato di non essere in grado di fornire gli elenchi delle singole operazioni di vendita realizzate sul mercato interno o per l'esportazione, rifiutandosi inoltre di inviare alla Commissione copia delle relative fatture. Benché messo in guardia sulle conseguenze di una tale omessa collaborazione, il produttore non ha modificato la sua posizione. Si è pertanto deciso di applicare l'articolo 18 del regolamento di base e di elaborare delle conclusioni a partire dai dati disponibili per questa società. Dato che non era possibile ricorrere a dati specifici riguardanti questa società, si è deciso di applicarle il dazio residuo.
Valore normale
(36) Il valore normale è stato determinato con il metodo descritto ai considerando da 15 a 21, cioè sulla base dei prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base; il valore normale è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, per il tipo di prodotto in esame esportato nella Comunità.
Prezzo all'esportazione
(37) Le vendite per l'esportazione sono state realizzate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità, perciò il loro prezzo è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
Confronto
(38) Sono stati applicati adeguamenti per le spese relative a sconti, trasporto, movimentazione e costi del credito.
(39) La società in questione ha chiesto un adeguamento per differenze relative allo stadio commerciale, per via del fatto che, sul mercato interno, le vendite agli utilizzatori finali venivano realizzate a prezzi costantemente più elevati rispetto a quelle ai dettaglianti, e che le funzioni che essa esercitava per le vendite attraverso questi due differenti canali erano sempre e comunque diverse. Poiché si è considerato che la richiesta fosse motivata, l'adeguamento è stato concesso.
Margine di dumping
(40) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda il produttore esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Il margine di dumping provvisorio, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(41) Poiché il livello di collaborazione riscontrato per la Malaysia era assai basso, il margine di dumping provvisorio residuo è stato stabilito allo stesso livello di quello calcolato per il tipo di prodotto considerato rappresentativo con il dumping più elevato, cioè al 75,0 %.
4. Repubblica di Corea
(42) Nessun produttore esportatore coreano ha risposto al questionario della Commissione. Si è dovuto pertanto ricorrere all'applicazione dell'articolo 18 del regolamento di base ed elaborare delle conclusioni sulla base dei dati disponibili. Per quanto riguarda il valore normale, le informazioni più attendibili a disposizione erano quelle contenute nella denuncia, trattandosi in questo caso di un valore costruito sulla base del costo dei tubi, maggiorato dei costi di produzione calcolati secondo una stima piuttosto ragionevole. Per quanto riguarda il prezzo all'esportazione, dal momento che gli AT sono registrati nelle statistiche Eurostat sotto un codice "ex", il che rende meno precisi i dati corrispondenti, e considerata inoltre la qualità delle informazioni presentate nella denuncia, le quali si basavano su un'offerta di prezzo, si è ritenuto che le informazioni contenute nella denuncia fossero le più attendibili di cui la Commissione potesse disporre. Pertanto, sia il valore normale che il prezzo all'esportazione sono stati stabiliti sulla base della denuncia, in quanto si è ritenuto che essa rappresentasse la fonte d'informazione disponibile più ragionevole.
(43) Dal confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è emersa l'esistenza di pratiche di dumping. Il margine di dumping provvisorio, espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
5. Slovacchia
(44) Entrambi i produttori esportatori noti hanno risposto al questionario della Commissione. Un importatore nella Comunità collegato a uno dei produttori esportatori ha risposto all'allegato del questionario della Commissione destinato alle società collegate. Il medesimo produttore esportatore aveva anche esportato nella Comunità una certa quantità di prodotti in esame fabbricati nella Repubblica ceca durante il PI. Tali prodotti sono stati esclusi dal calcolo del dumping per la Slovacchia.
Valore normale
(45) Il valore normale è stato determinato con il metodo descritto ai considerando da 15 a 21, cioè sulla base dei prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base; il valore normale è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, per il tipo di prodotto in esame esportato nella Comunità.
Prezzo all'esportazione
(46) Le vendite per l'esportazione effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità sono state stabilite in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, mentre i prezzi all'esportazione delle vendite realizzate attraverso l'importatore collegato di uno dei produttori esportatori sono stati costruiti in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.
Confronto
(47) Sono stati applicati adeguamenti per le spese relative a sconti, trasporto, costi del credito e commissioni.
(48) Una società ha chiesto un adeguamento per le differenze relative alle caratteristiche fisiche, in particolare per le operazioni supplementari di pulitura a sabbiatura (decapaggio) e passivazione richieste per il mercato interno. Tuttavia, la società non è stata in grado di giustificare con elementi di prova l'importo dell'adeguamento richiesto né il valore di mercato della differenza per la quale veniva richiesto: pertanto, si è dovuto respingere tale domanda di adeguamento.
(49) La stessa società ha inoltre chiesto un adeguamento per le differenze relative all'imballaggio, in quanto spesso i pallet utilizzati sul mercato interno non risultano a pieno carico, mentre lo sono quelli spediti ai mercati di esportazione. Tuttavia, dal momento che la società non è stata in grado di giustificare con elementi di prova l'importo dell'adeguamento richiesto né a dimostrare che tale differenza incidesse in qualche modo sul prezzo, si è dovuto respingere anche questa richiesta di adeguamento.
Margine di dumping
(50) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(51) Il livello di collaborazione riscontrato per la Slovacchia era elevato, e il margine di dumping provvisorio residuo è stato stabilito allo stesso livello della società con il margine di dumping più elevato tra quelle che hanno collaborato, cioè al 15,0 %.
RUSSIA
Status di economia di mercato
(52) Nessun produttore esportatore russo ha chiesto lo status di impresa operante in un'economia di mercato (di seguito: "SEM"), ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base. Di conseguenza, si sono dovute applicare le disposizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del medesimo regolamento.
Paese di riferimento
(53) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base, per i paesi non retti da un'economia di mercato e per quelle società di questi paesi cui non si è potuto accordare, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del medesimo regolamento, lo status di impresa operante in un'economia di mercato, si è dovuto determinare il valore normale in base al prezzo o al valore costruito in un paese terzo ad economia di mercato (di seguito denominato "paese di riferimento").
(54) Nell'avviso di apertura, la Commissione aveva espresso l'intenzione di scegliere la Repubblica ceca o la Slovacchia quale paese di riferimento adeguato ai fini della determinazione del valore normale relativamente alla Russia. Nessuna parte interessata ha presentato osservazioni in merito alla scelta proposta per il paese di riferimento.
(55) Dall'inchiesta è emerso che: in Slovacchia i prezzi erano determinati dalle forze del mercato; sul mercato interno del paese erano in concorrenza tra loro due produttori, i quali hanno collaborato entrambi all'inchiesta; si registravano importazioni in quantità significative dai paesi terzi e vi erano indicazioni che le tecnologie e il processo di produzione in uso nel paese erano, in larga misura, simili a quelli adottati in Russia. Inoltre, il volume delle vendite sul mercato interno slovacco era significativo se confrontato alle esportazioni dalla Russia del prodotto in esame nella Comunità.
(56) Sulla scorta di quanto precede, si è concluso che la Slovacchia rappresentava il paese di riferimento più appropriato e che, in tali circostanze, la scelta della Slovacchia quale paese di riferimento ai fini della determinazione del valore normale relativamente alla Russia per il prodotto in esame sembrava essere adeguata e piuttosto ragionevole, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base.
Valore normale
(57) Nessun produttore esportatore russo ha risposto al questionario della Commissione. Pertanto la Commissione, per poter calcolare il margine di dumping provvisorio, ha dovuto utilizzare i dati più attendibili a sua disposizione, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base. In particolare, nel caso in questione, cioè in assenza di informazioni circa la gamma di prodotti disponibile per le esportazioni dalla Russia, e in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei valori normali stabiliti per i produttori esportatori slovacchi che hanno collaborato all'inchiesta.
Prezzo all'esportazione
(58) Dato che nessun produttore esportatore russo ha risposto al questionario della Commissione, e in mancanza di altri metodi validi e ragionevoli, il prezzo all'esportazione per la Russia è stato stabilito sulla base delle informazioni contenute nella denuncia, le quali si basavano a loro volta sui dati Eurostat.
Confronto
(59) Ai fini di un equo confronto, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze relative alle spese di trasporto e di assicurazione per le quali si è accertato che incidevano sui prezzi e sulla comparabilità dei prezzi.
Margine di dumping
(60) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, si è effettuato il confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata del prezzo all'esportazione a livello franco fabbrica. Il confronto ha dimostrato l'esistenza di pratiche di dumping. La media ponderata del margine di dumping provvisorio unico a livello nazionale, espresso come percentuale del valore cif, è del 43,3 %.
C. PREGIUDIZIO
1. Definizione dell'industria comunitaria
(61) I quattro produttori comunitari che hanno risposto al questionario della Commissione rappresentavano circa il 60 % della produzione comunitaria. Va osservato che altri tre produttori, che rappresentavano all'incirca il 10 % della produzione comunitaria, pur sostenendo l'inchiesta non hanno fornito una risposta completa al questionario entro il termine concesso.
(62) Durante il PI, due dei quattro produttori comunitari denunzianti hanno importato il prodotto in esame, e uno di questi lo ha importato dai paesi interessati. Le importazioni del prodotto in esame effettuate dai suddetti due produttori denunzianti rappresentavano rispettivamente il 2,5 % e il 10 % del volume totale delle loro vendite sul mercato comunitario. Tuttavia, nonostante queste rivendite di AT importati, l'attività principale di entrambe le società rimaneva quella esercitata nella Comunità. Inoltre, per entrambi i produttori in questione, le importazioni in oggetto servivano a completare la loro gamma di prodotti. Di conseguenza, le attività commerciali summenzionate svolte da questi produttori non pregiudicano in alcun modo il loro status di produttori comunitari. Pertanto, la Commissione ritiene che i suddetti quattro produttori comunitari costituiscano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
2. Consumo comunitario
(63) Va osservato che, secondo le informazioni contenute nella denuncia, parte delle vendite interne dei produttori comunitari sono effettuate a blocchisti (i quali non hanno collaborato all'inchiesta), che a loro volta esportano quantità significative del prodotto in esame al di fuori della Comunità. Il consumo comunitario apparente è stato pertanto calcolato sulla base del volume di produzione dell'industria comunitaria e degli altri produttori comunitari (in base alle informazioni contenute nella denuncia), nonché sui volumi delle importazioni e delle esportazioni ricavati dai dati Eurostat.
(64) Su tale base, il consumo comunitario ha registrato dapprima un incremento, passando da circa 57000 tonnellate nel 1996 a circa 65000 tonnellate nel 1998, per poi segnare una netta diminuzione, fino a circa 51000 tonnellate, durante il PI.
3. Importazioni dai paesi interessati
Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in esame
(65) La Commissione ha esaminato se le importazioni dai paesi interessati dovessero essere valutate cumulativamente in base ai criteri definiti nell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.
(66) I margini di dumping accertati per le importazioni da tutti i paesi interessati sono superiori al margine minimo e i volumi di tali importazioni non sono trascurabili; si è ritenuto opportuno effettuare una loro valutazione cumulativa date le condizioni di concorrenza esistenti sia tra le importazioni stesse dai diversi paesi interessati che tra le importazioni e il prodotto simile fabbricato dai produttori comunitari. Ciò è evidenziato dal fatto che i volumi di tutte le importazioni dai paesi interessati erano significativi, e anche le rispettive quote di mercato erano aumentate tra il 1996 e il PI; inoltre gli AT importati e venduti erano prodotti simili, distribuiti attraverso gli stessi canali commerciali e i loro prezzi erano sempre inferiori ai prezzi dell'industria comunitaria, il che ha comportato un ribasso dei prezzi degli AT prodotti da tale industria. Gli andamenti medi dei prezzi per i singoli paesi non sono stati considerati significativi in questo contesto, poiché possono probabilmente essere influenzati dalle modifiche eventuali della gamma di prodotti.
(67) Pertanto, si è concluso in via provvisoria che è opportuno valutare cumulativamente le importazioni in dumping originarie dei paesi interessati.
Volume e quota di mercato delle importazioni in esame
(68) Le importazioni di AT dai paesi interessati nella Comunità sono aumentate di volume, passando da 1157 tonnellate (t) nel 1996 a 6242 t durante il PI. Anche la relativa quota di mercato è aumentata, passando dal 2,0 % nel 1996 al 12,3 % nel PI.
Prezzi delle importazioni in dumping
(69) Benché gli andamenti medi dei prezzi per i singoli paesi fossero influenzati dalle modifiche della gamma di prodotti, è stata calcolata una media ponderata dei prezzi delle importazioni originarie dei paesi interessati: tale media è aumentata, passando da 1378 EUR/tonnellata nel 1996 a 1408 EUR/tonnellata nel PI. Si deve tuttavia sottolineare che, nel corso del periodo in esame, il prezzo medio aveva raggiunto in un primo tempo, nel 1997, il livello di 1628 EUR/tonnellate, il che rappresenta un incremento del 18 %. In seguito, è sceso di circa il 15 % tra il 1997 e il PI, quando anche il consumo comunitario ha registrato un andamento al ribasso.
Sottoquotazione
(70) La Commissione ha esaminato se i produttori esportatori dei paesi interessati avevano praticato prezzi molto inferiori a quelli dell'industria comunitaria durante il PI. Ai fini di una tale analisi, i prezzi cif praticati dai produttori esportatori sono stati adeguati al livello frontiera comunitaria, dazio corrisposto. Tali prezzi sono stati quindi confrontati, al livello dei gruppi di tipi di prodotto appropriati, ai prezzi franco fabbrica praticati dai produttori comunitari.
(71) I margini di sottoquotazione calcolati in tal modo per ciascun paese, sulla base delle informazioni dei produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta, quando erano disponibili, o delle cifre di Eurostat, espressi in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
Va inoltre osservato che si registrava anche un ribasso dei prezzi dell'industria comunitaria, poiché tale industria risultava in perdita durante il PI.
4. Situazione dell'industria comunitaria
Osservazione preliminare
(72) Un certo numero di indicatori economici dell'industria comunitaria presentati in appresso mostrano un andamento positivo per gli anni dal 1996 al 1998, al quale ha però fatto seguito un deterioramento della situazione di tale industria. Un'analisi più dettagliata rivela che tutti gli indicatori, ad eccezione dei prezzi e degli investimenti, hanno registrato un miglioramento tra il 1996 e il 1998, cioè successivamente all'istituzione delle misure nei confronti delle importazioni dalla Cina e dalla Thailandia nel 1996. La situazione è cambiata a partire dal 1998 fino al PI, quando gli indicatori più importanti mostravano un netto deterioramento, benché altri indicatori rimanessero relativamente stabili.
Produzione
(73) La produzione dell'industria comunitaria è dapprima aumentata di circa il 10 % tra il 1996 e il 1998, passando da circa 42500 t a circa 46500 t, per poi scendere di nuovo al livello del 1996; in seguito durante il PI è risalita ancora fino allo stesso livello del 1998.
Capacità e tasso di utilizzazione degli impianti
La capacità di produzione totale dell'industria comunitaria è rimasta relativamente stabile nel corso dell'intero periodo in esame, perciò il tasso di utilizzazione degli impianti ha seguito un andamento identico a quello del volume di produzione. Questo tasso era del 48 % nel 1996, è quindi aumentato al 53 % nel 1998, in seguito è sceso fino al 49 % nel 1999 ed è poi risalito nuovamente al 53 % durante il PI.
Volume di vendite del prodotto in esame per il consumo comunitario
(74) Sono state prese in considerazione unicamente le vendite destinate al consumo comunitario. Su tale base, nel corso del periodo in esame il volume delle vendite nella Comunità è diminuito, passando da circa 30100 t nel 1996 a circa 24300 t durante il PI, con un calo di circa il 19 %. È tuttavia importante sottolineare che tra il 1996 e il 1998 il volume delle vendite è aumentato del 9 %, arrivando a circa 33000 t nel 1998, per poi registrare un calo fino ad arrivare alle 24300 t del PI.
Scorte
(75) Il livello delle scorte è diminuito di circa il 4 % tra il 1996 e il PI, passando da circa 5600 t nel 1996 a circa 5400 t durante il PI. Benché tale livello abbia registrato un aumento durante i primi quattro anni del periodo in esame, fino ad arrivare a un massimo di 6100 t nel 1999, in seguito ha cominciato a diminuire in misura significativa.
Quota di mercato
(76) L'industria comunitaria ha perso 4,9 punti percentuali in termini di quota di mercato tra il 1996 e il PI, passando dal 52,8 % del 1996 al 47,9 % del PI. A partire dal 1999 si è delineata una netta tendenza al deterioramento della posizione di tale industria sul mercato, giacché la quota di mercato ha registrato una diminuzione passando dal 54,7 % del 1999 al 47,9 % durante il PI.
Prezzi di vendita dell'industria comunitaria
(77) Il prezzo medio netto unitario di vendita dell'industria comunitaria è sceso da 1812 EUR nel 1996 a 1413 EUR durante il PI, il che equivale a un calo del 22 %. I prezzi di vendita sono diminuiti all'incirca del 5 % ogni anno.
Redditività e utile sul capitale investito
(78) L'industria comunitaria è riuscita ad aumentare la sua redditività (utili/perdite in percentuale del fatturato), passando dal 3,1 % nel 1996 al 5,2 % nel 1997. Dopo il 1997, tuttavia, la redditività è andata costantemente diminuendo, fino a registrare una percentuale nettamente negativa durante il PI (-3,5 %).
(79) L'utile sul capitale investito ha seguito grosso modo lo stesso andamento della redditività durante il periodo in esame, passando dal 7,5 % nel 1996 a -3,7 % nel PI. Va sottolineato che nell'analisi si è tenuto conto sia degli investimenti diretti che di una parte degli investimenti indirettamente collegati alla produzione del prodotto in esame.
Flusso di cassa
(80) Il flusso di cassa relativo alle vendite del prodotto in esame è aumentato di circa il 65 % tra il 1996 e il 1998, passando da 3009000 EUR a 4939000 EUR per poi registrare un netto calo scendendo fino a 281000 EUR durante il PI.
Capacità di ottenere capitali
(81) Nessuna delle società ha dichiarato di incontrare attualmente delle difficoltà nell'ottenere capitali; tuttavia, qualora l'andamento del flusso di cassa continuasse a peggiorare, tale situazione potrebbe cambiare.
Occupazione e salari
(82) L'occupazione dell'industria comunitaria non ha seguito un andamento lineare: è infatti aumentata tra il 1996 e il 1998, passando da 547 a 580 addetti, quindi è diminuita, ma ha poi registrato un nuovo aumento durante il PI fino a risalire allo stesso livello del 1998. L'aumento durante il PI è da mettere in relazione con un incremento della produzione registrato nello stesso periodo. I salari complessivi hanno seguito un andamento analogo a quello del numero di addetti dell'industria.
(83) Il salario medio per addetto è rimasto relativamente stabile negli anni 1996 e 1997, mentre in seguito è andato progressivamente aumentando. Tra il 1996 e il PI, l'incremento complessivo del salario medio è stato di circa il 7 %.
Produttività
(84) La produttività è aumentata del 3 % tra il 1996 e il 1998, passando da 77,6 tonnellate per addetto a 80,2; in seguito è diminuita, per poi risalire allo stesso livello del 1998 durante il PI.
Investimenti
(85) Il livello dei nuovi investimenti è rimasto relativamente stabile durante il periodo in esame, ed è arrivato a circa 2,5 milioni di EUR nel PI. Questi investimenti consistevano principalmente nella sostituzione o nell'ammodernamento delle attrezzature o degli impianti esistenti e non si riferivano a incrementi delle capacità.
Crescita
(86) Come si è già spiegato sopra, nel periodo tra il 1996 e il 1998, l'industria comunitaria ha potuto beneficiare della crescita del mercato, incrementando quindi il volume delle sue vendite e la sua quota di mercato. Successivamente però il consumo comunitario e le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite, e anche la sua quota di mercato ha registrato un deterioramento.
Entità del margine di dumping
(87) Quanto all'incidenza dell'entità dei margini di dumping effettivi sull'industria comunitaria, essa non può considerarsi trascurabile dati il volume ed i prezzi delle importazioni originarie dei paesi interessati.
5. Conclusioni in merito all'analisi della situazione del mercato comunitario
(88) L'introduzione delle misure nei confronti della Cina e della Thailandia ha avuto un chiaro impatto positivo sulla situazione economica dell'industria comunitaria. La maggior parte degli indicatori del pregiudizio segnalavano un andamento positivo nel periodo tra il 1996 e il 1998: la produzione, il tasso di utilizzazione degli impianti e il volume delle vendite erano aumentati, il che aveva determinato un guadagno in termini di quota di mercato e un incremento dell'occupazione. Anche gli indicatori della redditività quali il rapporto utili/perdite in percentuale del fatturato, l'utile sul capitale investito e il flusso di cassa, avevano tutti registrato un andamento positivo. Tuttavia, dopo il 1998 la situazione economica dell'industria comunitaria ha registrato un generale deterioramento: mentre la produzione è rimasta relativamente stabile e il tasso di utilizzazione degli impianti e l'occupazione sono leggermente aumentati, indicatori essenziali quali il volume delle vendite e la quota di mercato, come pure la redditività, l'utile sul capitale investito, il flusso di cassa e i prezzi hanno tutti registrato un calo. Si è pertanto concluso che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio.
D. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Introduzione
(89) Conformemente all'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni in dumping del prodotto in esame originarie dei paesi interessati abbiano arrecato all'industria comunitaria un pregiudizio di dimensioni tali da potersi definire grave. Si sono inoltre esaminati fattori noti diversi dalle importazioni in dumping che, nello stesso periodo, avrebbero potuto arrecare pregiudizio all'industria comunitaria, per assicurarsi che l'eventuale pregiudizio provocato da detti altri fattori non fosse attribuito alle importazioni in dumping.
2. Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(90) Tra il 1996 e il 1998, le importazioni dai paesi interessati sono rimaste a un livello sostanzialmente stabile. Questa situazione è cambiata radicalmente durante il resto del periodo in esame. Tra il 1998 e il PI, il volume delle importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi interessati è aumentato in modo significativo, mentre la loro quota di mercato è passata dal 2,7 % al 12,3 %. Quanto ai relativi prezzi all'esportazione, essi sono aumentati in un primo tempo, cioè tra il 1996 e il 1998, ma sono nuovamente diminuiti tra il 1998 e il PI. Il netto aumento delle importazioni dai paesi interessati e il significativo calo dei relativi prezzi si sono verificati contemporaneamente al deterioramento della situazione dell'industria comunitaria in termini di diminuzione delle vendite e della quota di mercato nonché di ribasso dei prezzi e di andamento negativo della redditività, e cioè a partire dal 1998. Inoltre, durante il PI i prezzi della maggior parte delle importazioni in dumping erano notevolmente inferiori a quelli praticati dall'industria comunitaria.
3. Effetti dovuti ad altri fattori
Importazioni da altri paesi terzi
(91) Le importazioni provenienti da altri paesi terzi sono aumentate durante il periodo in esame, passando da circa 6200 t nel 1996 a circa 8123 t nel PI. Anche la relativa quota di mercato è aumentata, passando dal 10,9 % nel 1996 al 16,0 % nel PI. Dato il numero elevato di altri paesi terzi di provenienza delle importazioni, si è concluso in via provvisoria che, sebbene tali importazioni da altri paesi terzi possano avere arrecato qualche pregiudizio, esse non annullano il nesso di causalità tra le importazioni in dumping originarie dei paesi interessati e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Altri fattori
(92) La Commissione ha esaminato inoltre se altri fattori, diversi da quelli summenzionati, possano aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, con particolare riguardo a un'eventuale contrazione della domanda, agli sviluppi tecnologici, all'andamento della produttività dell'industria comunitaria e ai risultati dell'industria nel campo delle esportazioni.
(93) Per quanto riguarda l'andamento della domanda, il consumo apparente di AT dapprima è aumentato tra il 1996 e il 1998, ma in seguito ha registrato un netto calo. Il calo della domanda a partire dal 1998 ha probabilmente contribuito ad aumentare il livello di concorrenza e ad esercitare una certa pressione al ribasso sui prezzi; ciononostante, senza la pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni in dumping, il ribasso dei prezzi e il calo della redditività registrati dall'industria comunitaria sarebbero stati molto meno pronunciati.
(94) Quanto agli sviluppi tecnologici e all'andamento della produttività dell'industria, quest'ultima ha effettuato notevoli investimenti al fine di non perdere in competitività, e ha anche aumentato la sua produttività.
(95) In merito ai risultati nel campo delle esportazioni, nel corso del periodo in esame l'industria comunitaria ha registrato un aumento del 78 % delle vendite dirette sui mercati di esportazione, sui quali era ugualmente in concorrenza con i produttori esportatori interessati. Le vendite dirette all'esportazione rappresentavano circa il 25 % delle vendite totali dell'industria comunitaria durante il PI. Su tali basi, l'industria ha quindi dimostrato di essere competitiva. Le sue attività di esportazione, dunque, non possono aver contribuito al pregiudizio che ha subito.
(96) Si è pertanto concluso in via provvisoria che gli sviluppi descritti sopra non annullavano il nesso di causalità tra le importazioni in dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
4. Conclusioni sulla causa del pregiudizio
(97) Si è concluso in via provvisoria che le importazioni oggetto di dumping originarie della Repubblica ceca, della Malaysia, della Russia, della Repubblica di Corea e della Slovacchia hanno determinato il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria, data la coincidenza temporale tra il calo dei prezzi, la sottoquotazione accertata e l'aumento dei volumi e delle quote di mercato delle importazioni in dumping, da un lato, e la diminuzione del volume delle vendite, dei prezzi, della redditività e della quota di mercato dell'industria comunitaria, dall'altro. Inoltre, si è potuto accertare che tutti gli altri fattori noti non erano tali da annullare il nesso di causalità tra le importazioni in dumping originarie dei paesi interessati e questo pregiudizio.
E. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazione preliminare
(98) Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se l'istituzione di misure antidumping possa essere contraria all'interesse complessivo della Comunità. La determinazione dell'interesse della Comunità si è basata su una valutazione degli interessi di tutte le parti coinvolte, e cioè dell'industria comunitaria, degli importatori/operatori commerciali e degli utilizzatori del prodotto in esame.
(99) Al fine di valutare la probabile incidenza dell'istituzione o meno delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate, le quali erano notoriamente interessate o si erano manifestate presso la Commissione stessa.
(100) Su tale base è stato esaminato se, nonostante le conclusioni relative al dumping, alla situazione dell'industria comunitaria e alla causa del pregiudizio, esistessero validi motivi per concludere che, in questo caso particolare, l'imposizione delle misure non è nell'interesse della Comunità.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(101) L'industria comunitaria si è dimostrata un'industria strutturalmente solida, il che è confermato dall'andamento positivo della sua situazione economica quando erano state ripristinate condizioni di effettiva concorrenza in seguito all'istituzione di misure antidumping nei confronti delle importazioni originarie della Cina e della Thailandia. Anzi, è riuscita ad aumentare notevolmente il suo flusso di cassa e a migliorare la sua redditività, che è passata dal 3,1 % del 1996 al 5,2 % del 1997, quando la quota di mercato complessiva di tutte le importazioni in dumping dai paesi interessati era ancora relativamente bassa (inferiore al 3 %).
(102) Qualora le misure venissero istituite, e con il conseguente ripristino di condizioni di effettiva concorrenza, la Commissione ritiene che l'industria comunitaria sarebbe in grado di recuperare la sua situazione finanziaria e di mantenere il livello delle sue attività collegate al prodotto in esame nella Comunità.
3. Interesse degli importatori/operatori commerciali indipendenti
(103) La Commissione ha inviato il questionario a 65 importatori/operatori commerciali indipendenti. Nove importatori hanno risposto al questionario, mentre i servizi della Commissione hanno verificato in loco le informazioni fornite presso le sedi di tre società. Solo tre dei nove importatori che hanno risposto al questionario si sono apertamente opposti all'eventuale istituzione di misure. Uno di questi importatori si è opposto per via dei costi che comporterebbe il rivolgersi a nuovi fornitori del prodotto in esame. Le altre due società si sono opposte a causa dell'eventuale perdita di posti di lavoro che sarebbe determinata dalle misure. Tuttavia, questi importatori acquistano AT originari di diversi paesi e hanno tuttora la possibilità di acquistare da produttori esportatori sulle cui importazioni il dazio antidumping è inferiore o da paesi non interessati dal presente procedimento e nei cui confronti non sono state istituite misure. Se confrontati al numero totale degli importatori, si è ritenuto che gli effetti sopra descritti da alcuni di essi non rappresentassero un motivo valido per non istituire misure antidumping provvisorie.
(104) Sedici importatori hanno indicato nel questionario di non essere interessati dal procedimento in quanto non avevano effettuato acquisti del prodotto dai paesi interessati durante il periodo in esame.
(105) Dato che un certo numero di società importatrici commerciavano anche in AT di produzione comunitaria, e visto lo scarso numero di società che importano dai paesi interessati che si sono espresse apertamente contro l'istituzione delle misure, oltre al fatto che, qualora le misure venissero imposte, resterebbero comunque disponibili altri fornitori al di fuori della Comunità nei cui confronti non sono stati imposti dazi antidumping, si può quindi concludere che l'istituzione delle misure non avrebbe, nel complesso, effetti negativi rilevanti sugli importatori o sugli operatori commerciali.
4. Interesse degli utilizzatori
(106) Gli utilizzatori del prodotto in esame operano principalmente nell'industria petrolchimica e nelle industrie attive nel settore dell'edilizia. La Commissione ha inviato questionari a 23 aziende utilizzatrici e a 5 associazioni europee di potenziali utilizzatori. Due di queste associazioni hanno risposto: una ha dichiarato che non vedeva il motivo di partecipare all'inchiesta, e l'altra che i suoi aderenti non avevano utilizzato il prodotto in esame originario dei paesi interessati. Hanno poi risposto al questionario sette società utilizzatrici: tre di queste hanno dichiarato di non utilizzare prodotti originari dei paesi interessati, mentre gli altri quattro hanno risposto che acquistavano i loro materiali da fornitori nella Comunità senza conoscere l'origine di tali prodotti. Nessuna società utilizzatrice o associazione di utilizzatori si è opposta al procedimento.
(107) Una tale assenza di opposizione conferma che gli AT rappresentano una quota molto modesta dei costi di produzione totali sostenuti dalle società che utilizzano il prodotto in esame, e che pertanto l'istituzione delle misure non avrebbe effetti negativi rilevanti sugli utilizzatori.
5. Concorrenza ed effetti di distorsione degli scambi
(108) I paesi interessati rappresentavano il 53 % di tutte le importazioni di AT durante il PI. Gli AT originari della Cina e della Thailandia, attualmente soggetti a dazi antidumping, rappresentavano un ulteriore 13 % delle importazioni. Benché sia possibile che alcuni produttori esportatori dei paesi interessati decidano di ritirarsi dal mercato comunitario, si può ragionevolmente presumere che la maggior parte di essi continueranno a rifornirlo di AT a prezzi non pregiudizievoli. Inoltre, l'assenza di pratiche di dumping pregiudizievoli dai paesi interessati renderanno il mercato comunitario più attraente per altre fonti di rifornimento del prodotto in esame.
(109) La continua necessità di importazioni farà sì che rimangano o entrino sul mercato diversi concorrenti dei produttori comunitari. Insieme a questi ultimi, essi garantiranno che gli utilizzatori continuino a poter scegliere tra diversi fornitori del prodotto in esame in concorrenza tra loro.
(110) Per tali motivi, si è concluso in via provvisoria che non vi è alcun motivo di ritenere che l'istituzione dei dazi antidumping proposti inciderà in misura significativa sulla concorrenza. Al contrario, i dazi verrebbero ad eliminare gli effetti di distorsione degli scambi causati dal dumping pregiudizievole.
6. Conclusioni relative all'interesse della Comunità
(111) Sulla scorta di quanto precede, si è concluso in via provvisoria che è improbabile che l'eventuale incidenza sugli importatori e sulle industrie utilizzatrici sia tale da annullare gli effetti positivi derivanti per l'industria comunitaria dall'istituzione delle misure contro il dumping pregiudizievole. Di conseguenza, si ritiene che non esistano motivi validi e convincenti per non istituire misure antidumping sulle importazioni originarie dei paesi per i quali sono state accertate pratiche di dumping pregiudizievoli.
F. MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(112) Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, alla causa del pregiudizio e all'interesse della Comunità, si ritiene opportuno adottare misure antidumping provvisorie al fine di impedire che le importazioni in dumping arrechino ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria. Allo scopo di stabilire il livello del dazio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping riscontrati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(113) Per stabilire il livello del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio causato dal dumping, sono stati calcolati i margini di pregiudizio. L'aumento di prezzo necessario è stato determinato in base al confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione e il prezzo non pregiudizievole del prodotto in esame venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario.
(114) Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto sommando ai prezzi di vendita effettivi dell'industria comunitaria, dopo averli adeguati a un punto di equilibrio, il margine di profitto che si sarebbe potuto ragionevolmente ottenere in assenza del dumping pregiudizievole. Nell'effettuare il calcolo si è utilizzato un margine di profitto pari al 5 % del fatturato, equivalente cioè a quello raggiunto nel 1997, quando erano in vigore le misure antidumping nei confronti della RPC, della Croazia e della Thailandia e la quota di mercato detenuta dalle importazioni provenienti dai paesi interessati era ancora relativamente bassa.
(115) La differenza risultante dal confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione e il prezzo non pregiudizievole dell'industria comunitaria è stata quindi espressa in percentuale del valore totale cif all'importazione.
2. Misure provvisorie
(116) Sulla scorta di quanto precede, si ritiene che, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, debba essere istituito un dazio antidumping provvisorio nei confronti della Repubblica ceca, della Malaysia, della Russia, della Repubblica di Corea e della Slovacchia. Tale dazio deve essere istituito al livello dei margini di dumping accertati, fatta eccezione per la Repubblica di Corea e per la società Zeleziarne Podbrezova a.s., per le quali si è accertato che il margine di pregiudizio era inferiore al margine di dumping.
(117) Sulla scorta di quanto precede, i dazi provvisori sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
3. Impegni
(118) Un produttore esportatore della Slovacchia ha offerto alla Commissione un impegno sui prezzi, in conformità dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base. La Commissione ha ritenuto che l'impegno era accettabile in quanto la società in questione aveva accettato di vendere il prodotto in esame a livelli di prezzo sufficienti ad eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping. Inoltre, grazie alle dettagliate relazioni periodiche che la società si è impegnata a presentare, la Commissione potrà esercitare un controllo efficace. Per di più, la società produce e vende esclusivamente il prodotto in esame, perciò il rischio di elusione dell'impegno è limitato.
(119) Al fine di garantire un effettivo rispetto ed un efficace controllo dell'impegno, al momento della presentazione della richiesta di immissione in libera pratica nel quadro di tale impegno alle autorità doganali competenti, l'esenzione dal dazio antidumping è subordinata alla presentazione di una fattura commerciale contenente almeno le informazioni elencate nell'allegato al presente regolamento. Queste informazioni permetteranno inoltre alle autorità doganali di verificare con sufficiente precisione la corrispondenza tra spedizioni e documenti commerciali, come pure che tali spedizioni sono coperte dall'impegno. Nel caso in cui non venga presentata una fattura di questo tipo o se questa non corrisponde al prodotto in esame presentato in dogana, viene riscossa l'appropriata aliquota del dazio antidumping.
(120) In caso di sospetta violazione, di violazione o di revoca dell'impegno, può essere imposto un dazio antidumping, in conformità dell'articolo 8, paragrafi 9 e 10, del regolamento di base.
G. DISPOSIZIONE FINALE
(121) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate che si sono manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Va inoltre precisato che tutte le conclusioni relative all'istituzione dei dazi elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di accessori per tubi (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio (escluso l'acciaio inossidabile), con un diametro esterno massimo inferiore o uguale a 609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, classificabili nei codici NC ex 7307 93 11 (codice TARIC 7307 93 11*91 e 7307 93 11*99 ), ex 7307 93 19 (codice TARIC 7307 93 19*91 e 7307 93 19*99 ), ex 7307 99 30 (codice TARIC 7307 99 30*92 e 7307 99 30*98 ) ed ex 7307 99 90 (codice TARIC 7307 99 90*92 ) e 7307 99 90*98 ) e originari della Repubblica ceca, della Malaysia, della Russia, della Repubblica di Corea e della Slovacchia.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente per i prodotti fabbricati dalle seguenti società:
SPAZIO PER TABELLA
3. In deroga alle disposizioni del paragrafo 1, il dazio antidumping provvisorio non si applica alle importazioni immesse in libera pratica in conformità dell'articolo 2.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
5. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
1. L'impegno offerto dalla società di seguito indicata nel quadro del presente procedimento antidumping è accettato. Le importazioni di prodotto in esame dichiarate per l'immissione in libera pratica classificabili al seguente codice addizionale TARIC, fabbricato e direttamente esportato (cioè spedito e fatturato) dalla società indicata sotto a un'altra impresa nella Comunità che funge da importatore, sono esentate dal dazio antidumping istituito in forza dell'articolo 1, a condizione che l'importazione avvenga conformemente alle condizioni di cui al paragrafo 2.
SPAZIO PER TABELLA
2. Le importazioni di cui al paragrafo 1 sono esentate dal dazio antidumping a condizione che:
a) venga presentata alle autorità doganali degli Stati membri, al momento della presentazione della dichiarazione di immissione in libera pratica, una fattura commerciale contenente almeno le informazioni elencate in allegato; e
b) le merci dichiarate e presentate in dogana corrispondano esattamente alla descrizione riportata sulla fattura commerciale.
Articolo 3
1. Fatto salvo l'articolo 20, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono chiedere di essere informate dei principali fatti e considerazioni sulla base dei quali è stato adottato il presente regolamento, presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2. In conformità dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono chiedere di essere sentite in merito all'analisi dell'interesse della Comunità e possono presentare le loro osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento stesso.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 26 febbraio 2002.

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