Document ID: 31996R0584

REGOLAMENTO (CE) N. 584/96 DEL CONSIGLIO dell'11 marzo 1996 che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni accessori per tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Thailandia e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio imposto
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (2), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CE) n. 2318/95 (3), in appresso denominato «regolamento sul dazio provvisorio», la Commissione ha imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di accessori per tubi originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Thailandia.
Con il regolamento (CE) n. 149/96 (4), il Consiglio ha prorogato la validità del dazio per un periodo di due mesi, che scade il 4 aprile 1996.
B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
(2) Dopo l'imposizione del dazio antidumping provvisorio, le parti interessate che ne hanno fatto richiesta hanno avuto l'opportunità di essere sentite dalla Commissione. Alcune parti hanno inoltre reso note per iscritto le loro osservazioni sulle risultanze provvisorie.
(3) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'imposizione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione definitiva degli importi delle garanzie costituite a titolo del dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare osservazioni in seguito alla comunicazione di tali elementi.
(4) Le osservazioni scritte e orali presentate dalle parti interessate sono state esaminate e debitamente prese in considerazione ai fini delle risultanze definitive della Commissione.
(5) A causa della complessità dell'inchiesta e dell'ingente volume di dati e di osservazioni comunicati dalle parti interessate, nonché delle numerose richieste di proroga dei termini, che sono state accolte dalla Commissione quando erano sufficientemente giustificate, non è stato possibile concludere l'inchiesta entro il termine specificato nell'articolo 7, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(6) Dopo aver escluso dal procedimento gli accessori per tubi di acciaio inossidabile, per i motivi esposti nei punti 9 e 10 del regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione ha stabilito, ai fini delle risultanze preliminari, che tutti gli altri accessori per tubi d'acciaio originari dei paesi esportatori interessati erano identici o estremamente simili a quelli prodotti e venduti nella Comunità e che pertanto dovevano essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(7) I due esportatori cinesi che hanno collaborato e un importatore indipendente del prodotto cinese (in appresso denominato «le parti della Repubblica popolare cinese») hanno affermato che gli accessori per tubi originari della Cina, a causa della qualità inferiore, non erano prodotti simili a quelli fabbricati nella Comunità. È stato inoltre affermato che i prodotti cinesi avevano applicazioni limitate, poiché erano spesso rifiutati dai clienti e in alcuni casi dovevano essere sottoposti a un nuovo trattamento prima della rivendita.
(8) Riguardo a queste argomentazioni, nel corso dell'inchiesta la Commissione ha stabilito che, nonostante alcune differenze qualitative tra i prodotti cinesi e quelli comunitari, tutti gli accessori in questione erano fabbricati praticamente con la stessa tecnologia di produzione e in conformità delle norme e delle specifiche riconosciute a livello internazionale e di conseguenza erano prodotti simili in termini di caratteristiche fisiche e tecniche essenziali. È stato inoltre stabilito che gli accessori cinesi sono commercializzati attraverso canali di distribuzione analoghi, hanno applicazioni e impieghi di base identici e sono in gran parte intercambiabili con gli accessori venduti nella Comunità da altri operatori. L'inchiesta ha quindi messo in evidenza che gli accessori cinesi sono in concorrenza con quelli importati nella Comunità dalla Croazia e dalla Thailandia, nonché con gli accessori fabbricati e venduti dall'industria comunitaria. Le stesse osservazioni valgono per gli accessori rivenduti dopo essere stati sottoposti a un nuovo trattamento. Sono pertanto respinte le argomentazioni delle parti della Repubblica popolare cinese sulle questioni inerenti al prodotto simile.
(9) Poiché le altre parti interessate non hanno presentato nuove argomentazioni in merito al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermate le conclusioni di cui ai punti 7-12 del regolamento sul dazio provvisorio.
D. DUMPING
1. Valore normale
a) Scelta del paese analogo
(10) Un esportatore cinese che ha collaborato ha contestato la scelta della Thailandia come paese analogo ad economia di mercato, sostenendo che i costi di produzione degli accessori per tubi in Thailandia e nella Repubblica popolare cinese non erano comparabili. È stato affermato che la Thailandia non aveva una produzione nazionale di tubi d'acciaio, che costituiscono la materia prima principale per la fabbricazione degli accessori in questione e che pertanto doveva ricorrere ai tubi d'acciaio importati. La Cina disponeva invece di una grande capacità e aveva una considerevole produzione di tubi d'acciaio e quindi, secondo l'esportatore, i costi dei fattori produttivi sostenuti dai produttori cinesi di accessori per le materie prime principali erano sensibilmente inferiori a quelli dei produttori thailandesi.
(11) In primo luogo occorre rilevare che l'esportatore cinese non ha presentato elementi di prova a sostegno della sua affermazione. Inoltre tanto l'esportatore in questione, quanto le altre parti interessate non hanno presentato proposte in merito alla scelta di un paese analogo più adatto.
(12) Va inoltre osservato che la Repubblica popolare cinese non è un paese retto da un'economia di mercato, poiché i mezzi di produzione, interamente o in parte, sono di proprietà dello Stato oppure sono sottoposti al suo controllo. A causa della partecipazione dello Stato dell'attività economica non è possibile stabilire prezzi e costi interni attendibili e quindi determinare un valore normale in funzione di tali elementi.
(13) Per quanto riguarda in particolare la determinazione del valore normale in Thailandia, la Commissione, ai fini delle risultanze provvisorie, ha già tenuto conto della situazione particolare dei produttori thailandesi relativamente all'approvvigionamento di tubi d'acciaio utilizzati come materia prima per la fabbricazione degli accessori in questione. Infatti, in mancanza di una produzione locale di tubi d'acciaio, i produttori thailandesi hanno importato tutti i tubi utilizzati come materie prime, che sono stati acquistati ai prezzi vigenti sul mercato mondiale. Dal controllo in loco è risultato che tutti i tubi d'acciaio importati erano soggetti ad oneri all'importazione e a imposte indirette. È stato tuttavia riscontrato che detti oneri erano rimborsati quando i tubi erano esportati nella Comunità. Ai fini di un equo confronto e in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, dal valore normale relativo alla Thailandia è stato dedotto un importo corrispondente agli oneri all'importazione e alle imposte indirette riscossi sui tubi d'acciaio utilizzati per la fabbricazione degli accessori in questione venduti sul mercato interno.
b) Risultanze definitive sul valore normale
(14) Poiché le altre parti non hanno presentato nuovi elementi di prova dopo l'imposizione del dazio provvisorio, le risultanze sul valore normale relative a tutti i paesi esportatori ed esposte nei punti 13-27 del regolamento sul dazio provvisorio sono confermate a titolo definitivo.
2. Prezzo all'esportazione
(15) In mancanza di nuove argomentazioni pertinenti, i prezzi all'esportazione relativi a tutti i produttori ed esportatori dei paesi interessati, determinati con il metodo specificato nei punti 28-31 del regolamento provvisorio, sono confermati a titolo definitivo.
3. Confronto
(16) I valori normali, per ciascun tipo di prodotto, sono stati confrontati a livello franco fabbrica con il prezzo all'esportazione del tipo corrispondente allo stesso stadio commerciale, in base alla media ponderata per tutto il periodo dell'inchiesta. Sono stati applicati adeguamenti, secondo il caso, in considerazione delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, comprendenti oneri all'importazione e imposte indirette, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, nonché imballaggio, modi di pagamento e remunerazioni dei venditori. Poiché non sono state comunicate nuove informazioni, sono confermate le risultante e le conclusioni esposte nel punto 32 del regolamento sul dazio provvisorio.
4. Margine di dumping
(17) Le medie ponderate dei margini di dumping definitivamente stabiliti per i paesi e le società in questione, espresse in percentuale dei prezzi CIF frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
Thailandia
SPAZIO PER TABELLA
(18) Per quanto riguarda i margini di dumping relativi ai produttori e agli esportatori dei paesi interessati che non hanno collaborato al procedimento, in mancanza di nuove argomentazioni è confermata la conclusione di cui al punto 36 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo la quale occorre applicare il margine di dumping massimo riscontrato nei confronti di un esportatore dello stesso paese.
E. INDUSTRIA COMUNITARIA
(19) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno contestato le risultanze della Commissione di cui al punto 40 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo le quali i produttori denunzianti rappresentavano una proporzione notevole della produzione comunitaria complessiva degli accessori in questione e quindi costituivano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato affermato, in particolare, che dopo l'esclusione degli accessori di acciaio inossidabile e di un produttore italiano dall'ambito del procedimento, i restanti produttori non potevano essere considerati sufficientemente rappresentativi dell'industria comunitaria. Le parti della Repubblica popolare cinese hanno inoltre sostenuto che i prodotti venduti dai produttori denunzianti comprendevano quantitativi considerevoli di accessori da essi acquistati presso altri produttori.
(20) Riguardo alla prima argomentazione, l'inchiesta ha messo in evidenza che gli accessori di acciaio inossidabile rappresentavano una proporzione molto limitata, in quanto non superavano l'1 % della produzione complessiva dei produttori denunzianti.
(21) Riguardo all'esclusione di un produttore denunziante, è confermato che il produttore italiano TECTUBI citato nel punto 5 del regolamento sul dazio provvisorio ha ritirato il proprio sostegno alla denuncia, poiché i prodotti da esso fabbricati non rientravano nel campo d'applicazione dell'inchiesta e non erano importati nella Comunità dai paesi esportatori in questione. La Commissione, per stabilire se la produzione dei cinque produttori restanti costituisse una proporzione notevole della produzione comunitaria complessiva, non aveva comunque tenuto conto della produzione della società italiana. I produttori restanti che sostenevano la denuncia e che hanno collaborato rappresentavano l'85 % della produzione comunitaria complessiva degli accessori in questione nel periodo dell'inchiesta.
(22) Riguardo all'acquisto di alcuni tipi di accessori da parte dei produttori denunzianti, occorre ricordare che quasi tutti i produttori di questo settore industriale ricorrevano in parte all'acquisto di alcuni tipi di accessori, per i motivi esposti nel punto 38 del regolamento sul dazio provvisorio. A questo proposito è risultato dall'inchiesta che i quantitativi di accessori acquistati per la rivendita da ciascun produttore denunziante erano inferiori al 5 % della produzione complessiva dei prodotti in questione. Queste pratiche corrispondevano chiaramente al normale comportamento dei produttori che dovevano integrare la gamma dei prodotti da essi fabbricati con alcune importazioni per soddisfare le esigenze dei clienti e rimanere competitivi sul mercato comunitario.
(23) Alla luce di quanto precede, sono confermate le risultanze relative alla definizione di industria comunitaria esposte nei punti 37-40 del regolamento sul dazio provvisorio.
F. PREGIUDIZIO
1. Cumulo delle importazioni oggetto di dumping
(24) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno contestato le risultanze della Commissione sul cumulo delle importazioni oggetto di dumping e hanno affermato che, essendo di qualità inferiore, gli accessori originari della Cina non erano in concorrenza sul mercato della Comunità con i prodotti fabbricati dai produttori comunitari, né con quelli importati dalla Croazia e dalla Thailandia. La prima parte dell'argomentazione è già stata esaminata nei punti 7-8.
(25) Nel corso dell'inchiesta è stato riscontrato che i prodotti in questione importati dalla Repubblica popolare cinese, dalla Croazia e dalla Thailandia erano, per tipo e dimensioni, simili sotto tutti gli aspetti e intercambiabili e che erano commercializzati in un periodo comparabile e con politiche commerciali analoghe. I volumi delle importazioni da ciascun paese nel periodo in esame erano significativi e le tendenze dei prezzi erano simili.
(26) In tali circostanze e in mancanza di nuove informazioni pertinenti, sono confermate le conclusioni relative al cumulo delle importazioni oggetto di dumping esposte nei punti 41-44 del regolamento sul dazio provvisorio.
2. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(27) È stato stabilito che nel periodo dell'inchiesta i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dai paesi esportatori interessati erano sensibilmente inferiori ai prezzi applicati dai produttori comunitari sul mercato della Comunità. I prezzi degli esportatori interessati sono stati confrontati con i prezzi di vendita applicati dai produttori denunzianti sul mercato della Comunità, per ogni tipo di prodotto e in base alla media ponderata dei prezzi allo stesso stadio commerciale.
(28) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno chiesto adeguamenti per tener conto di differenze quantitative tra i prodotti esportati nella Comunità e quelli venduti dai produttori denunzianti.
(29) Occorre precisare che, come risulta dal punto 50 del regolamento sul dazio provvisorio, i prezzi all'importazione, ai fini di un equo confronto ad uno stadio commerciale comparabile, sono stati adeguati per tener conto del margine dell'importatore, che è stato stabilito al 12 % per il prodotto importato dalla Croazia e dalla Thailandia. Per quanto riguarda il prodotto cinese, tuttavia, è stato applicato un adeguamento supplementare del 7 % per le differenze qualitative, stimato in base agli elementi di prova comunicati riguardo ai costi del nuovo trattamento degli accessori respinti dai clienti; si era già tenuto conto di questo adeguamento per la determinazione dei margini di sottoquotazione di cui al punto 51 del regolamento sul dazio provvisorio.
(30) La richiesta delle parti della Repubblica popolare cinese è stata quindi respinta e sono confermati i margini di sottoquotazione dei prezzi stabiliti a titolo provvisorio per tutti i paesi esportatori.
3. Situazione dell'industria comunitaria
(31) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno affermato che i produttori comunitari nel periodo 1990-1992 hanno realizzato profitti e pertanto non hanno subito pregiudizio.
(32) A questo proposito l'inchiesta ha messo in evidenza che tutti i produttori interessati realizzavano profitti insufficienti oppure avevano subito il calo della redditività o perdite ricorrenti e che queste tendenze si erano accentuate nel periodo dell'inchiesta.
4. Conclusioni definitive in materia di pregiudizio
(33) In considerazione di quanto precede e in mancanza di altre argomentazioni, sono confermate le conclusioni di cui ai punti 59 e 60 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo le quali l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
G. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(34) Nel regolamento sul dazio provvisorio la Commissione ha concluso che le importazioni oggetto di dumping dai paesi esportatori in questione hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria, in considerazione del fatto che i produttori comunitari hanno perso l'11,5 % della quota di mercato comunitario tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, mentre nello stesso periodo la quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping è aumentata dell'11,8 %. Inoltre, quasi tutti gli indicatori economici dell'industria comunitaria erano negativi e appariva evidente la coincidenza tra l'aumento delle importazioni oggetto di dumping, realizzate a prezzi eccessivamente bassi e inferiori a quelli dei produttori comunitari e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
(35) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno affermato che gli accessori importati dalla Cina non potevano causare pregiudizio all'industria comunitaria poiché, essendo di qualità inferiore, non erano prodotti simili ai sensi del regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato inoltre affermato che, ai fini della trasmissione del pregiudizio, si sarebbe dovuto prendere in considerazione l'aumento significativo delle importazioni di alcuni accessori da altri paesi terzi non soggetti al presente procedimento, quali l'Austria (all'epoca paese terzo) e la Svizzera.
(36) Riguardo alla prima argomentazione, gli accessori di origine cinese e quelli fabbricati e venduti nella Comunità devono essere considerati prodotti simili, come è stato definitivamente stabilito nei punti 6-9. Questa argomentazione deve quindi essere respinta.
(37) Per quanto riguarda l'argomentazione relativa all'aumento di alcune importazioni dall'Austria e dalla Svizzera, nel periodo dell'inchiesta è stato accertato che le importazioni complessive degli accessori in questione dalla Svizzera sono diminuite da 2 813 tonnellate nel 1989 a 2 153 tonnellate nel 1993, mentre le importazioni dei prodotti originari dell'Austria sono rimaste relativamente stabiliti a 6 251 tonnellate nel 1989 e a 6 641 tonnellate nel 1993. Rispetto all'andamento delle importazioni dai paesi suddetti, le importazioni dalla Cina sono passate da 451 tonnellate nel 1989 a 4 146 tonnellate nel 1993, con un aumento dell'800 %.
(38) Inoltre, secondo i dati Eurostat, i prezzi medi delle importazioni del prodotto simile dalla Svizzera, dall'Austria e dalla maggior parte degli altri paesi terzi non soggetti al procedimento erano nettamente superiori a quelli delle importazioni oggetto di dumping e non sono stati accertati elementi da cui risultasse che le importazioni in questione fossero oggetto di dumping. Appare quindi improbabile che le importazioni da altri paesi terzi abbiano causato pregiudizio all'industria comunitaria. Anche se tali importazioni avessero contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, appare comunque incontestabile che le importazioni dai tre paesi esportatori soggetti al procedimento, considerate isolatamente, hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
Sono pertanto confermate le risultanze preliminari sulla causa del pregiudizio di cui i punti 61-69 del regolamento sul dazio provvisorio.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(39) Come si afferma nel punto 70 del regolamento sul dazio provvisorio, nella valutazione dell'interesse della Comunità va considerata con particolare attenzione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dal dumping causa del pregiudizio e di ripristinare una situazione di concorrenza effettiva. Nei punti 71-75 del regolamento sul dazio provvisorio la Commissione, ai fini delle risultanze provvisorie, ha concluso che, in conformità dell'articolo 11 del regolamento (CEE) n. 2423/88, era nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping provvisorie.
(40) Le parti della Repubblica popolare cinese hanno sostenuto che l'adozione di misure antidumping era contraria all'interesse dell'industria comunitaria che utilizzava i prodotti in questione. Questa affermazione non era sostenuta da elementi di prova pertinenti. Inoltre, dopo l'imposizione dei dazi antidumping provvisori, non sono state ricevute osservazioni da parte degli utilizzatori dei prodotti in questione importati dalla Cina, dalla Croazia e dalla Thailandia.
(41) In mancanza di nuove argomentazioni sufficientemente documentate, è confermata la conclusione esposta nel punto 75 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo la quale è nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping provvisorie per eliminare gli effetti pregiudizievoli delle importazioni in questione.
I. IMPEGNO
(42) Dopo essere stati informati dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi, il produttore croato e i tre produttori thailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno offerto impegni relativi alle rispettive esportazioni dei prodotti in questione nella Comunità. Dopo aver esaminato le offerte, la Commissione ha concluso che gli impegni erano accettabili in quanto avrebbero eliminato gli effetti pregiudizievoli del dumping, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 e potevano essere adeguatamente controllati.
(43) La Commissione ha consultato il comitato consultivo in merito all'accettazione degli impegni e, dato che sono state fatte obiezioni, ha inviato una relazione al Consiglio sull'esito delle consultazioni. In conformità dell'articolo 9 e dell'articolo 10, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, gli impegni offerti sono stati accettati con la decisione 96/252/CE della Commissione(5).
(44) Nonostante l'accettazione degli impegni offerti dagli esportatori della Croazia e della Thailandia, occorre imporre un dazio antidumping residuo sulle importazioni dei prodotti in questione originari della Croazia e della Thailandia per consolidare gli impegni e per evitarne l'elusione.
(45) Per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese, i due esportatori che hanno collaborato hanno informato la Commissione, dopo la comunicazione delle risultanze definitive, della loro intenzione di presentare un'offerta di impegno sostenuta, secondo quanto affermavano, da un'offerta delle autorità cinesi responsabili (MOFTEC) relativa al controllo delle esportazioni in questione nella Comunità. La Commissione non ha tuttavia ricevuto alcuna offerta concreta da parte degli esportatori cinesi, né alcuna proposta delle autorità cinesi sull'istituzione di un sistema di controllo delle esportazioni.
In tali circostanze è stato concluso che dovevano essere istituite misure definitive nei confronti della Repubblica popolare cinese, in forma di dazi antidumping ad valorem.
J. DAZIO
(46) Le misure provvisorie erano in forma di dazi ad valorem. Per ciascun paese esportatore i dazi sono stati imposti in applicazione del principio del dazio inferiore, con aliquote determinate in base al margine di eliminazione del pregiudizio oppure al margine di dumping accertato. Quando il margine del pregiudizio era inferiore al margine di dumping corrispondente, il dazio è stato stabilito in base al margine di pregiudizio. In tutti gli altri casi il dazio provvisorio era pari al margine di dumping. Poiché le conclusioni in materia di dumping e di pregiudizio sono rimaste invariate, sono confermate le risultanze provvisorie di cui ai punti 76-82 del regolamento sul dazio provvisorio.
(47) Per gli esportatori di ciascun paese interessato che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, in mancanza di osservazioni sul metodo esposto nel punto 81 del regolamento sul dazio provvisorio, si applica il livello massimo del dazio stabilito nei confronti di un esportatore dello stesso paese.
(48) Per i motivi esposti nel punto 34 del regolamento sul dazio provvisorio, è stato stabilito un unico dazio per tutti i produttori ed esportatori interessati della Repubblica popolare cinese.
(49) Alla luce di tali elementi, appare opportuno applicare i seguenti dazi antidumping definitivi, in forma di dazi ad valorem:
SPAZIO PER TABELLA
Il dazio non si applica alle importazioni dei prodotti in questione fabbricati ed esportati nella Comunità dagli esportatori croati e thailandesi i cui impegni sono stati accettati.
K. RISCOSSIONE DEL DAZIO PROVVISORIO
(50) In considerazione dei margini di dumping accertati e della gravità del pregiudizio causato all'industria comunitaria, si ritiene necessario che gli importi delle garanzia costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio per tutte le società vengano definitivamente riscossi per intero,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di accessori per tubi (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio (escluso l'acciaio inossidabile), il cui maggior diametro esterno è inferiore o uguale a 609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, classificati nei codici NC ex 7307 93 11 (codice Taric 7307 93 11*90), ex 7307 93 19 (codice Taric 7307 93 19*90), ex 7307 99 30 (codice Taric 7307 99 30*91) ed ex 7307 99 90 (codice Taric 7307 99 90*91) e originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
sono eccetuate le importazioni di prodotti fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità dalle seguenti società, i cui impegni sono stati accettati:
- Croazia (codice addizionale Taric 8880):
- Zeljezara Sisak, Zagreb,
- Thailandia (codice addizionale Taric 8850):
- Awaji Sangyo (Thailand) Co. Ltd, Samutprakarn,
- Thai Benkan Co. Ltd, Prapadaeng-Samutprakarn,
- TTU Industrial Corp. Ltd, Bangkok.
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi delle garanzie costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio ai sensi del regolamento (CE) n. 2318/95 sono effettivamente riscossi per intero.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 11 marzo 1996.

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