Document ID: 31986R1058

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REGOLAMENTO (CEE) N. 1058/86 DEL CONSIGLIO
dell'8 aprile 1986
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati modelli di bilance elettroniche originarie del Giappone
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Azioni provvisorie
1. Con il regolamento (CEE) n. 2865/85 (2), la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati modelli di bilance elettroniche originarie del Giappone e ha chiuso l'indagine per quanto riguarda le ditte Yamato Scale Co. Ltd, Teraoka Seiko Co. Ltd e Kubota Ltd. Il regolamento (CEE) n. 265/86 (3) ha prorogato questo dazio per un periodo massimo di 2 mesi.
B. Seguito della procedura
2. Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, un esportatore e alcuni produttori ricorrenti della Comunità hanno chiesto ed ottenuto un incontro con la Commissione. Quest'ultima ha reso loro noto gli elementi sulla base dei quali ha fondato le sue conclusioni provvisorie. L'esportatore ha inoltre espresso per iscritto il proprio punto di vista circa le conclusioni suddette.
3. Dietro loro richiesta, le parti interessate sono state inoltre informate dei principali fatti e considerazioni sulla base dei quali la Commissione ha proposto di istituire i dazi definitivi nonché la riscossione definitiva degli importi garantiti con un dazio antidumping provvisorio. La Commissione ha accordato loro un termine durante il quale le parti hanno potuto esprimere il loro punto di vista, debitamente preso in considerazione.
C. Dumping
4. Per quanto riguarda la ditta Ishida, nessuna delle parti interessate ha comunicato nuovi elementi o addotto argomenti abbastanza convincenti da mettere in causa le risultanze della Commissione in merito al dumping, quali figurano nel regolamento (CEE) n. 2865/85, per cui le sue constatazioni sono da considerarsi definitive.
5. Nel caso della Tokyo Electric Co. (qui di seguito denominata « TEC »), è stato nuovamente contestato il metodo applicato dalla Commissione per la determinazione del dumping.
Indipendentemente dalle considerazioni già formulate in proposito dalla Commissione nel regolamento (CEE) n. 2865/85, cui il Consiglio aderisce, la tesi sostenuta dalla TEC non può essere accolta per le seguenti ragioni.
D. Valore normale
6. Per quanto riguarda le importazioni di tutte le bilance della Ishida Scales Manufacturing Co. Ltd e talune importazioni di bilance della TEC, il valore normale è stato determinato in base ai prezzi di vendita sul mercato interno giapponese. Per quanto riguarda le vendite effettuate dalla TEC tramite la sua società di vendita, il Consiglio conferma la conclusione indicata dalla Commissione nel punto 15 del regolamento (CEE) n. 2865/85, secondo la quale, nell'ambito della struttura societaria, la società produttrice e la società di vendita formano parte integrante del gruppo industriale TEC nel quale la società di vendita svolge funzioni sostanzialmente identiche a quelle di un reparto o divisione vendite. Anche se sotto il profilo giuridico quest'ultima costituisce un'impresa autonoma, ci si trova incontestabilmente di fronte ad un'unica entità economica.
Nel caso in esame l'elemento essenziale non è rappresentato dalla struttura giuridica, bensì dal fatto che la funzione principale della società di vendita sia la vendita o la promozione dei prodotti del gruppo, che tale società sia controllata dalla società madre tramite una partecipazione di maggioranza o altre forme di partecipazione.
Nel caso della TEC la società di vendita viene controllata dalla società madre e il suo unico compito consiste nel vendere i prodotti del gruppo sul mercato interno. Ne consegue che la società di vendita dev'essere considerata parte integrante del gruppo e che soltanto i prezzi di vendita praticati da tale società di vendita nei confronti di clienti indipendenti sono stati realizzati nel corso di normali operazioni commerciali e possono quindi essere usati per calcolare il valore normale effettivo.
Poiché la società di vendita della TEC ha effettuato vendite ad utilizzatori finali a prezzi superiori rispetto a quelli praticati a rivenditori, sono stati presi in considerazione soltanto i prezzi di vendita praticati nei confronti di questi ultimi in modo da facilitare il confronto tra il valore normale e taluni prezzi d'esportazione ad un dato stadio commerciale.
7. Per quanto riguarda le importazioni di bilance, per le quali non esistevano vendite di modelli comparabili sul mercato interno, il valore normale è stato determinato come indicato nei punti da 17 a 19 del regolamento (CEE) n. 2865/85. Il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione in proposito.
La TEC sostiene che, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii), del regolamento (CEE) n. 2176/84, il valore normale costruito è destinato a stabilire il valore del prodotto all'esportazione e che non vi è quindi adcun motivo di inserire nel valore costruito le spese generali della filiale per la vendita sul mercato giapponese.
La suddetta disposizione prevede che il valore normale costruito venga fissato aggiungendo al costo di produzione un ragionevole margine di profitto. Trattasi di tutti i costi che intervengono nel corso delle normali operazioni commerciali nel paese d'origine, comprese le spese di vendita, le spese amministrative e altre spese generali. Ne deriva chiaramente che il valore normale costruito deve essere determinato come se le vendite avvenissero sul mercato interno. Peraltro, è questo l'unico modo possibile di costruire un valore normale che sia equivalente al valore normale quale si presenta in genere, segnatamente il prezzo realmente praticato nel corso delle normali operazioni commerciali sul mercato del paese di esportazione o di origine.
8. Secondo la TEC, il metodo adottato dalle istituzioni comunitarie sarebbe incompatibile con l'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento (CEE) no 2176/84, in quanto l'inserimento delle spese generali e di vendita di una filiale per la vendita sarebbe contrario all'esigenza secondo cui il confronto deve essere effettuato allo stadio franco fabbrica.
Questa argomentazione non può essere accolta. Anzitutto, l'articolo 2, paragrafo 9, riguarda adeguamenti da apportare una volta definito il valore normale secondo l'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii). In seguito, il valore costruito è una ricostituzione del prezzo quale sarebbe realmente praticato nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato del paese d'esportazione; analogamente a detto prezzo, pertanto, il valore in questione deve comprendere le spese generali e quelle di vendita.
Analogamente al prezzo di mercato, un valore normale in tal modo costruito può essere in seguito modificato conformemente all'articolo 2, paragrafo 9.
E. Prezzi all'esportazione
9. La TEC ha anche sostenuto che, dato che, nel caso di importatori collegati, tutti i costi dell'importatore sono presi in considerazione per costruire il prezzo all'esportazione, si dovrebbe seguire un approccio analogo qualora le vendite sul mercato interno venissero effettuate indirettamente tramite una società di vendita collegata. Questa argomentazione confonde due questioni diverse, vale a dire il metodo per costruire il prezzo all'esportazione basato sul prezzo di rivendita dell'importatore associato ed il confronto tra il valore normale ed il prezzo all'esportazione. Nel primo caso, ai sensi del regolamento (CEE) n. 2176/84, devono essere dedotte « tutte le spese effettuate tra l'importazione e la rivendita », al fine di poter stabilire un prezzo all'esportazione non influenzato dal rapporto esistente tra la società esportatrice e l'importatore collegato. Per quanto riguarda il confronto tra il valore normale ed il prezzo all'esportazione si applicano altre norme, in base alle quali i prezzi sono stati modificati tenendo conto di tutti gli elementi accettabili, come risulta dal punto 23 del regolamento (CEE) n. 2865/85.
F. Confronto
10. Secondo la TEC, il prezzo all'esportazione basato su vendite ad un distributore e il valore normale comprendente le spese generali sostenute da un distributore sul mercato interno sono fissati a stadi commerciali differenti e richiedono quindi adattamenti conformemente all'articolo 2, paragrafo 9 e paragrafo 10, lettera c), del regolamento (CEE) n. 2176/84.
L'adattamento richiesto per le spese amministrative generali non può essere concesso: in effetti, come regola generale, non è effettuato nessun adattamento per differenze esistenti nelle spese amministrative e generali; nessuno degli elementi menzionati dalla TEC giustifica una deroga a questa regola generale; in particolare non è provato che nel presente caso le differenze delle spese amministrative e generali abbiano un rapporto diretto e funzionale con le vendite considerate. 11. La TEC sostiene che detraendo tutte le spese sostenute dalla filiale nella Comunità e un margine di utile si perviene ad un prezzo all'esportazione per un distributore, mentre comprendendo tutte le spese generali sostenute dalla filiale in Giappone si perviene ad un valore normale al livello delle vendite a rivenditori e ad utilizzatori finali; la TEC ne deduce che il confronto non è effettuato allo stesso stadio commerciale.
Bisogna ricordare che ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, il prezzo all'esportazione e il valore normale debbono normalmente essere confrontati allo stesso stadio commerciale, che è di preferenza quello franco fabbrica, cioè allo stadio del primo acquirente indipendente. Nel caso in esame, il valore normale e il prezzo all'esportazione sono confrontati allo stesso stadio dato che le vendite prese in considerazione sono vendite effettuate ai primi acquirenti indipendenti appartenenti a categorie di acquirenti analoghe. Inoltre, questa regola non può escludere la regola speciale sancita dall'articolo 2, paragrafo 8, lettera b), per la ricostruzione del prezzo dell'esportazione applicabile nel caso concreto; inoltre, se il complesso delle spese e l'utile di un importatore associato non fossero detratti durante la ricostruzione del prezzo all'esportazione, tale importatore associato si troverebbe favorito rispetto ad un importatore indipendente il cui prezzo d'acquisto deve normalmente permettere di coprire tali spese e assicurare inoltre un margine di utile.
12. Per effettuare un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione si è tenuto conto in modo appropriato delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, come le differenze nelle condizioni di vendita quando si è potuto dimostrare che esiste una relazione diretta tra queste differenze e le vendite in questione. In tale contesto, sono state prese in considerazione informazioni ed elementi di prova supplementari forniti dalla TEC che mostrano che talune spese della filiale di vendita in Giappone erano direttamente in rapporto con le vendite di bilance o direttamente imputabili alle vendite di altri prodotti della società madre.
13. La TEC ha chiesto adattamenti che permettano di tener conto dei prezzi ridotti ai quali sono stati esportati nella Comunità, nel secondo periodo di indagine, taluni modelli la cui produzione era cessata durante il primo periodo di indagine, sostenendo che tali riduzioni di prezzo sarebbero state necessarie anche sul mercato giapponese. Sono stati concessi adeguati adattamenti.
14. Si è anche accettato, in base ad elementi di prova complementari, che talune spese sostenute dalla filiale stabilita nel Regno Unito non fossero prese in considerazione all'atto della determinazione dei prezzi all'esportazione.
15. Gli adattamenti supplementari concessi hanno dato luogo ad una modifica del margine di dumping dapprima stabilito per la TEC. Il margine di dumping definitivo è pari in media ponderata all'8,4 % per il primo periodo, ottobre 1982-agosto 1983, e al 20,6 % per il secondo periodo di indagine, settembre 1983-giugno 1984.
G. Pregiudizio
16. Per quanto riguarda il pregiudizio causato dalle importazioni effettuate in dumping, le conclusioni della Commissione che figurano nel regolamento (CEE) n. 2865/85 sono state contestate dalla TEC.
17. La TEC pretende che la maggior parte dei produttori comunitari non ha partecipato all'inchiesta, o non aderendo alla denuncia sin dall'inizio, come i produttori italiani, o cessando di collaborare e non rispondendo ai questionari loro inviati dalla Commissione per ottenere informazioni complementari sul periodo coperto dall'inchiesta. Le conclusioni della Commissione, essendo basate su informazioni fornite da tre produttori comunitari soltanto, non consentirebbero pertanto di valutare correttamente la produzione complessiva dell'industria comunitaria interessata.
In primo luogo, come ha accertato la Commissione, se si escludono i produttori che hanno legami con gli esportatori, i tre produttori che hanno continuato a collaborare attivamente all'inchiesta rappresentano effettivamente la maggior parte della produzione comutaria, vale a dire oltre il 70 %. Inoltre, per quanto riguarda l'evoluzione delle quote di mercato a livello comunitario complessivo, la Commissione ha utilizzato informazioni fornite dal comitato europeo dei costruttori di strumenti di peso, completate da informazioni circonstanziate e riservate comunicate dai produttori ricorrenti e verificate in loco. Infine, per quanto riguarda il mercato italiano, la normativa italiana in materia di pesi e misure è tale che la produzione e la vendita di bilance elettroniche provviste di sensore estensimetrico per la misurazione del peso - unico tipo di bilance interessato dalla presente procedura - sono praticamente nulle e non incidono pertanto in alcun modo sulle conclusioni della Commissione in merito al pregiudizio arrecato all'industria comunitaria.
La TEC non ha, peraltro, fornito informazioni diverse tali da mettere in causa i risultati dell'inchiesta, per quanto riguarda in particolare l'evoluzione delle importazioni di bilance elettroniche originarie del Giappone e quella della loro quota di mercato, sia a livello comunitario complessivo che per gli stati membri di cui al punto 32 del regolamento (CEE) n. 2865/85. 18. La TEC sostiene, inoltre, che la Commissione non ha correttamente valutato la situazione di alcuni produttori ricorrenti; il sensibile aumento della loro produzione e delle loro vendite indicherebbe infatti che le importazioni di bilance originarie del Giappone non hanno recato loro alcun pregiudizio.
Benché la produzione e le vendite di alcuni produttori comunitari abbiano continuato ad aumentare nonostante la crescente pressione delle importazioni giapponesi, le vendite dei produttori comunitari sui mercati della Comunità maggiormente colpiti dalle importazioni giapponesi hanno avuto uno sviluppo molto inferiore rispetto a quello delle vendite effettuate dagli stessi produttori negli stati membri in cui la penetrazione del prodottto giapponese è limitata dalle disposizioni vigenti in materia di pesi e misure; inoltre, a causa delle differenze tra le varie legislazioni le bilance vendute in uno stato membro non sono generalmente esportate in un altro stato membro. L'aumento della produzione e delle vendite dei tre principali produttori comunitari tra il 1981 e il 1984 deve essere imputato per il 62 % alle vendite effettuate negli stati membri in cui le importazioni giapponesi non sono state rilevanti, e soltanto per il 12 % alle vendite effettuate negli stati membri in cui le importazioni giapponesi detengono le maggiori quote di mercato, e nei quali tuttavia il consumo è quasi raddoppiato nello stesso periodo. Anche se alcuni produttori comunitari hanno potuto aumentare le proprie vendite su mercati non interessati dalla concorrenza giapponese, essi hanno tuttavia subito un sostanziale pregiudizio sui mercati in cui hanno dovuto direttamente affrontare la concorrenza giapponese.
19. La TEC sostiene inoltre che i prezzi ai quali le sue importazioni sono state vendute nella Comunità non possono aver arrecato pregiudizio alla produzione comunitaria, in quanto i prezzi più bassi praticati sui mercati di alcuni stati membri sarebbero stati proprio quelli fatturati da produttori comunitari e, in ogni modo, la Commissione non avrebbe constatato in alcun caso che erano stati praticati prezzi inferiori a quelli dei produttori comunitari.
Nel punto 34 del regolamento (CEE) n. 2865/85, la Commissione ha esaminato l'evoluzione dei prezzi delle bilance elettroniche vendute dai produttori comunitari rispetto a quella dei prezzi delle bilance importate dal Giappone.
Il Consiglio condivide le conclusioni tratte. Il fatto che il ribasso dei prezzi constatato dalla Commissione per quanto riguarda i produtori giapponesi di bilance non risulti sistematico né rilevante non basta per escludere il pregiudizio. In realtà, i produttori comunitari hanno dovuto allineare i loro prezzi su quelli delle bilance giapponesi ad un livello tale da coprire soltanto in parte i loro prezzi di costo, oppure, in alcuni casi, ritirarsi definitivamente dalla concorrenza o a cedere una quota sempre più consistente del loro mercato alle importazioni effettuate in regime di dumping.
Nel determinare il pregiudizio, non è essenziale sapere se, come sostiene la TEC, in un certo numero di transazioni alcuni produttori comunitari, nel tentativo di difendere le loro quote di mercato, abbiano o meno praticato prezzi inferiori rispetto a quelli delle importazioni effettuate in dumping. È evidente che, in una situazione di concorrenza normale, le importazioni effettuate in dumping sono, quanto al volume e alla quota di mercato, più che sufficienti per determinare il livello dei prezzi sui mercati comunitari maggiormente interessati. È stato chiaramente accertato che su questi ultimi, vale a dire sui mercati del Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Grecia, il livello dei prezzi era troppo basso per coprire i prezzi di costo dei produttori comunitari e tanto più per ottenere un equo profitto.
L'evoluzione delle quote di mercato detenute dalle importazioni effettuate in dumping sui mercati degli stati membri di cui sopra mostra chiaramente che ogniqualvolta i produttori comunitari perdono parte della loro quota di mercato, ad essi subentra la concorrenza giapponese, il che non incide tuttavia positivamente sul livello dei prezzi e non consente pertanto una migliore copertura dei prezzi di costo. Di conseguenza, i produttori comunitari sono costretti a ritirarsi dal mercato o a difendere la loro posizione allineando i propri prezzi ad un livello inferiore ai prezzi di costo. Se, per un certo periodo di tempo, un'impresa può rinunciare in parte a realizzare profitti e a coprire totalmente i suoi prezzi di costo, a più lungo termine, tale politica finisce inevitabilmente per compromettere gravemente la concorrenzialità dell'impresa stessa. È indubbio pertanto che i crescenti margini di dumping accompagnati da un notevole aumento dei quantitativi importati, in particolare dalla TEC, costringono i produttori comunitari ad adottare una strategia commerciale controproducente e quindi arrecano loro un pregiudizio sostanziale.
20. nessuna delle argomentazioni addotte dalla TEC rimette in causa la fondatezza della conclusione sul pregiudizio subito alla quale la Commissione era giunta sulla base delle constatazioni preliminari; detta conclusione è pertanto confermata.
H. Interesse della Comunità
21. Considerata la situazione particolarmente grave in cui versa l'industria comunitaria, e data la sua importanza economica, sociale e tecnologica, il Consiglio ha concluso che nell'interesse della Comunità occorre adottare misure opportune. Di conseguenza, la difesa degli interessi della Comunità richiede l'istituzione di un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di bilance elettroniche originarie del Giappone. I. Impegni
22. La TEC ha offerto un nuovo impegno sulle sue future esportazioni nella Comunità.
Previe consultazioni, la Commissione non ha accettato detto impegno. Essa ha informato la TEC sui motivi della decisione.
J. Osservazioni delle parti interessate sulle misure proposte della Commissione
23. La TEC ha fatto presente che l'imposizione di un dazio antidumping a livello del suo margine di dumping definitivo sarebbe ingiustificata, in quanto permetterebbe alle società giapponesi concorrenti, il cui margine di dumping è minore, di vendere a prezzi inferiori a quelli che la TEC dovrebbe praticare dopo l'imposizione del suddetto dazio. In altri termini, la Commissione stabilirebbe il valore normale per i prodotti della TEC a uno stadio commerciale diverso da quello preso in considerazione per gli altri esportatori.
Questo argomento deve essere respinto, per le seguenti ragioni. In primo luogo, contrariamente a quanto afferma la TEC, i valori normali per tutti i produttori giapponesi interessati sono stati stabiliti allo stesso stadio commerciale (vedi punto 11), mentre i fattori presi in considerazione sono, a seconda dei casi, le vendite ai rivenditori indipendenti o il costo di produzione, maggiorato delle spese di vendita, delle spese amministrative e delle altre spese generali sostenute dai rivenditori indipendenti per la commercializzazione del prodotto, nonché di un ragionevole margine di utile.
In secondo luogo, benché le società giapponesi concorrenti, Yamato e Teraoka, abbiano venduto bilance ad alcune società in cui possiedono una partecipazione uguale o superiore al 5 %, tali vendite non superavano il 25 % delle vendite totali di queste due società in Giappone. I valori normali stabiliti in base al 75 % almeno delle vendite di queste società a rivenditori indipendenti devono essere considerati rappresentativi e non discriminatori. Per quanto riguarda la Kubota e l'Ishida, l'indagine non ha fatto ermergere vendite ad acquirenti associati.
24. La TEC si è inoltre lamentata che la Commissione abbia determinato il margine di dumping da prendere in considerazione per il dazio definitivo, utilizzando unicamente i risultati del secondo periodo di indagine, settembre 1983-giugno 1984, non tenendo conto dei risultati del primo periodo, settembre 1982-agosto 1983, mentre per la società Kubota si erano presi in considerazione soltanto i risultati del primo periodo.
La TEC ha chiesto che, per la determinazione del dumping, si considerino entrambi i periodi di indagine o, qualora ciò non sia possibile, che determinati modelli la cui produzione è cessata prima del settembre 1983 vengano esclusi dai calcoli applicabili al secondo periodo di indagine.
Non si può dare seguito a tale richiesta. Restano validi i motivi che giustificano la determinazione del dumping in base al periodo d'indagine aggiornato di cui al regolamento (CEE) n. 2865/85 (punto 38).
Inoltre, nei due periodi di indagine, i margini di dumping constatati nel caso della TEC hanno subito un aumento costante, coinciso con un incremento accelerato dei quantitativi esportati nella Comunità, contrariamente a quanto è avvenuto per gli altri produttori giapponesi interessati. Ciò conferma soltanto che l'ampiezza dei margini di dumping della TEC, che è passata dal 4,8 % all'inizio del primo periodo di indagine al 23,0 % al termine del secondo periodo, non è dovuta, come sostiene la TEC, ad un metodo di calcolo discriminatorio, ma al fatto che i prezzi praticati da questa società nella Comunità sono fortemente diminuiti. Quanto ai modelli di bilance la cui produzione è cessata, e che sono stati esportati nella Comunità a prezzi molto bassi, la Commissione non ritiene opportuno escluderli dal calcolo del dumping, poiché tali transazioni hanno contribuito al pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. Tuttavia, si è tenuto debitamente conto di queste vendite a prezzo ridotto in occasione del confronto dei prezzi (punto 13).
Infine, si deve respingere l'argomentazione secondo la quale l'impegno di prezzi della Kubota è stato accettato nel quadro del dumping stabilito per una parte del periodo considerato per la TEC.
Durante il primo periodo di indagine, la Kubota ha esportato solo in uno stato membro e in quantitativi relativamente ridotti rispetto agli altri esportatori giapponesi. Per quanto riguarda il secondo periodo di indagine, la Commissione non ha ricevuto, né dai ricorrenti né dalle altre parti interessate, informazioni in merito ad esportazioni di bilance effettuate da Kubota nella Comunità. Per di più, l'argomentazione addotta dalla TEC non può indurre a riesaminare l'impegno assunto dalla Kubota, poiché non si fonda su nessun elemento di informazione.
25. Un produttore comunitario ricorrente ha contestato il metodo di calcolo adottato per determinare il dazio antidumping proposto, metodo basato sulla media ponderata dei margini di dumping per l'intera Comunità. Date le peculiarità del mercato delle bilance elettroniche, esso ha chiesto che il livello del dazio antidumping si basi sul margine di dumping più elevato constatato sui mercati degli stati membri.
Non si può dare seguito a questa richiesta. In primo luogo, come la Commissione ha già spiegato nel regolamento (CEE) n. 2865/85, tale metodo darebbe risultati eccessivi. In secondo luogo, l'obiettivo delle norme antidumping non consiste nell'eliminare il pregiudizio subito individualmente da un determinato produttore comunitario, ma nel considerare la situazione complessiva dell'industria comunitaria lesa dalle importazioni oggetto di dumping.
K. Aliquota del dazio
26. Per fissare il dazio, si deve considerare che i risultati del periodo di indagine aggiornato che va dal settembre 1983 al giugno 1984 sono determinati, e che una media relativa a tutta la durata dell'indagine non rifletterebbe correttamente la situazione reale, specialmente per quanto riguarda il pregiudizio più recente.
Vista la differenza esistente tra i prezzi a cui le bilance elettroniche originarie del Giappone sono vendute nella Comunità e i prezzi ritenuti necessari per coprire i costi dei produttori comunitari e assicurare un margine di utile adeguato, occorre fissare il dazio antidumping a livello del margine globale di dumping, come è stato determinato definitivamente per il periodo di indagine attualizzato.
Date le differenze di prezzo tra i vari modelli di bilance interessati, il dazio antidumping deve essere fissato sotto forma di una percentuale ad valorem.
Per altre società i margini di dumping si sono rivelati comparabili a quelli d'Ishida Scales Manufacturing Co. Ltd, ma tali società hanno offerto impegni di prezzi ritenuti accettabili dalla Commissione, come indicato nei punti 40 e 41 del regolamento (CEE) n. 2865/85.
L. Riscossione del dazio provvisorio
27. Dato che le importazioni in dumping di alcune bilance elettroniche originarie del Giappone hanno causato un grave pregiudizio alla produzione comunitaria interessata, occorre riscuotere definitivamente gli importi garantiti dal dazio antidumping provvisorio fino a concorrenza dei margini di dumping definitivamente stabiliti,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di bilance elettroniche destinate al commercio al minuto, con indicazione numerica del peso, del prezzo unitario e del prezzo da pagare (provviste o no di un dispositivo per stampare le tre indicazioni suddette), di cui alla voce ex 84.20 della tariffa doganale comune - corrispondente al codice Nimexe ex 84.20- 81 -, originarie del Giappone, fatta eccezione per le bilance elettroniche prodotte dalle società Yamato Scale Co. Ltd, Teraoka Seiko Co. Ltd e Kubota Ltd.
2. Il dazio antidumping è pari al 20,6 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
Per quanto riguarda le importazioni di bilance eletroniche fabbricate dalla Ishida Scales Manufacturing Co. Ltd, il dazio è pari all'1,5 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
3. Sono applicabili le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi garantiti dal dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CEE) n. 2865/85 sono riscossi definitivamente per la totalità dei margini di dumping definitivamente stabiliti.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 8 aprile 1986.

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