Document ID: 31997D0258

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 18 dicembre 1996 relativa a taluni aiuti per le chiusure progettati dall'Italia nell'ambito della ristrutturazione del settore siderurgico privato italiano (Il testo in lingua italiana è l'unico facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (97/258/CECA)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio,
vista la decisione n. 3855/91/CECA della Commissione, del 27 novembre 1991, recante norme comunitarie per gli aiuti a favore della siderurgia (1),
dopo aver invitato, conformemente alla succitata decisione, le parti interessate ad esporre le loro osservazioni e tenuto conto di queste ultime (2),
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 12 giugno 1996, la Commissione ha comunicato alle autorità italiane le decisioni di avviare la procedura e norma dell'articolo 6, paragrafo 4 della decisione n. 3855/91/CECA (nel prosieguo: «codice degli aiuti alla siderurgia») nei confronti degli aiuti previsti, nel quadro del programma di ristrutturazione del settore siderurgico privato italiano, a favore delle cinque imprese siderurgiche seguenti:
- Diano SpA;
- Lamifer SpA;
- Demafer srl;
- Lavorazione Metalli Vari (LMV) SpA;
- Sidercamuna SpA.
Nell'autorizzare la legge italiana n. 481 del 3 agosto 1994 relativa alla ristrutturazione del settore siderurgico privato italiano, la Commissione, dopo averne accertata la conformità con il codice comunitario degli aiuti alla siderurgia e in particolare con le disposizioni dell'articolo 4, aveva imposto alle autorità italiane la notifica preliminare dei singoli casi di applicazione della legge stessa.
La stessa decisione prevedeva che, per poter beneficiare degli aiuti alla chiusura, le imprese avrebbero dovuto essere state in produzione, in media, per almeno un turno al giorno, ossia per almeno otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana, per tutto l'anno 1993 e fino al febbraio 1994, mese nel quale è stato notificato alla Commissione il decreto legge n. 103/94 (il contenuto di tale decreto legge è stato successivamente convertito nella legge n. 481/94).
Dagli elementi in possesso della Commissione risultava che nei casi in questione le imprese, pur soddisfacendo le altre condizioni stabilite all'articolo 4 del codice degli aiuti alla siderurgia, che disciplina gli aiuti alla chiusura, non fossero in produzione regolare al momento della loro chiusura.
Infatti, nel caso 177/96, l'impresa Diano aveva prodotto 16 807 tonnellate di laminati a caldo, equivalenti al 21 % della sua capacità; nel caso 178/96, l'impresa Lamifer SpA aveva prodotto soltanto 23 542 tonnellate di laminati a caldo, pari al 15,2 % della sua capacità; nel caso 182/96 l'impresa Sidercamuna aveva prodotto, nel sito di Berzo Inferiore (Brescia), appena 36 002 tonnellate di laminati a caldo, corrispondenti al 7,6 % della sua capacità. Va segnalato che le imprese Demafer (caso N 180/96) e LMV (caso 181/96) nel 1993 non sono state in produzione.
Data questa situazione, la Commissione, incontrando gravi difficoltà a determinare la compatibilità degli aiuti in causa con il mercato comune, aveva avviato la procedura dell'articolo 6, paragrafo 4 del codice degli aiuti nei confronti dei sei casi di aiuto citati.
II
Nel quadro della summenzionata procedura, la Commissione ha invitato il governo italiano a presentarle le sue osservazioni, mentre gli altri Stati membri e i terzi interessati sono stati informati tramite pubblicazione della decisione di avvio della procedura.
Con due lettere del 22 agosto 1996 il governo tedesco nonché la «Wirtschaftsvereinigung Stahl» hanno comunicato alla Commissione le loro osservazioni, che sono state trasmesse alle autorità italiane con lettera del 16 settembre 1996. Tali osservazioni erano intese a sostenere la fondatezza dell'avvio della procedura deciso dalla Commissione.
In risposta all'avvio della procedura, nonché alle osservazioni presentate dai terzi, il governo italiano ha fatto presente quanto segue:
- pur riprendendo il passo della decisione del 12 dicembre 1994 che offriva alle autorità italiane la possibilità di proporre criteri oggettivi affinché gli impianti che avevano prodotto al di sotto del 25 % della loro capacità potessero beneficiare di un aiuto alla chiusura, la Commissione si era limitata, nella sua decisione di avvio della procedura, a giudicare non idonei i criteri proposti dall'Italia quale possibile alternativa al principio della «produzione regolare»;
- nel sottoporre detti criteri alla valutazione della Commissione, le autorità italiane erano partite dalla considerazione fondamentale che la scarsa o inesistente produzione denunciata da talune imprese nel 1993 e nei primi mesi del 1994 non erano imputabili alla volontà di uscire dal mercato della siderurgia né all'obsolescenza o alla non competitività degli impianti di produzione, ma piuttosto al verificarsi di condizioni congiunturali sfavorevoli connesse a difficoltà finanziarie e ad una crisi di mercato;
- rifiutando di mettere in mobilità il personale e ricorrendo all'intervento della «Cassa integrazione guadagni» oppure organizzando corsi di formazione professionale o, ancora, chiedendo benefici pubblici di prepensionamento del personale nell'ambito di un programma di ristrutturazione, le imprese avevano manifestato chiaramente l'intenzione di ristrutturarsi per superare le crisi che le colpiva;
- i casi sottoposti alla valutazione della Commissione riguardavano impianti che non presentavano problemi di produttività derivanti da cause tecniche. In taluni casi si tratta di impianti che hanno beneficiato di recenti ed importanti interventi di ammodernamento volti ad accrescerne l'efficienza e tutti, comunque, sono stati oggetto di manutenzione regolare, il che ancora oggi consentirebbe loro, con spese relativamente modeste, in tempi brevi, di poter riavviare la produzione in maniera del tutto regolare. La migliore conferma di questo stato di cose è rappresentata dal fortissimo interesse che numerosi potenziali acquirenti manifestano per questi impianti;
- è molto opportuno tener conto di altri elementi, come il mantenimento in vigore dei contratti di fornitura energetica, l'esercizio di un'attività commerciale nel settore siderurgico e l'invio di formulari informativi alla CECA, in particolare i modelli 260-261, elementi atti a confermare il fatto che la produzione ridotta o nulla nel 1993 era attribuibile ad una congiuntura sfavorevole e che la volontà delle imprese era quella di restare presenti sul mercato e di attendere il momento propizio per riprendere la regolare attività produttiva.
III
Per effetto della loro produzione, le imprese in questione sono soggette alle regole del trattato CECA. L'articolo 4, lettera c) del trattato CECA stabilisce che le sovvenzioni o gli aiuti concessi dagli Stati in qualunque forma sono riconosciuti incompatibili con il mercato comune del carbone e dell'acciaio e, per conseguenza, sono aboliti e proibiti all'interno della Comunità. Le uniche deroghe che possono eventualmente essere autorizzate al divieto generale così definito sono enunciate esplicitamente e in maniera limitativa dal codice degli aiuti alla siderurgia all'articolo 2 (aiuti a favore della ricerca e sviluppo), all'articolo 3 (aiuti a favore della tutela dell'ambiente) e all'articolo 4 (aiuti per le chiusure).
La previsione di deroghe al divieto generale degli aiuti alla siderurgia enunciato all'articolo 4, lettera c) del trattato CECA non ha in nessun caso lo scopo di rendere meno rigorosa la disciplina comunitaria degli aiuti alla siderurgia, la quale è giustificata dalle gravi distorsioni di concorrenza che aiuti incompatibili con il mercato comune potrebbero provocare in un settore che continua ad essere molto sensibile. È pertanto necessario che questa disciplina comunitaria sia strettamente rispettata, il che implica che possono essere autorizzati aiuti ad un'impresa siderurgica soltanto se la Commissione ha potuto verificare che le condizioni previste dal codice degli aiuti alla siderurgia sono effettivamente soddisfatte.
L'articolo 4 del codice degli aiuti alla siderurgia stabilisce che possono essere compatibili con il mercato comune gli aiuti a favore delle imprese che cessano definitivamente l'attività di produzione siderurgica CECA a condizione che tali imprese:
- abbiano acquistato la personalità giuridica prima del 1° gennaio 1991 e non abbiano modificato la struttura della loro produzione e dei loro impianti dopo il 1° gennaio 1991;
- abbiano fabbricato regolarmente prodotti siderurgici CECA fino alla data di notificazione di tali aiuti;
- non siano controllate direttamente o indirettamente, ai sensi della decisione n. 24/54 dell'Alta Autorità (3), da un'impresa che è a sua volta un'impresa siderurgica o che controlla altre imprese siderurgiche, e non controllino esse stesse una tale impresa.
L'articolo 4 infine prevede che l'ammontare di tali aiuti non deve superare il più elevato dei due seguenti valori:
- valore attuale del margine di contribuzione ai costi fissi del rendimento degli impianti in un periodo di tre anni, detratti i diversi vantaggi che l'impresa beneficiaria può ricavare dalla loro chiusura;
- valore contabile residuo degli impianti da chiudere, depurato, in caso di rivalutazioni effettuate dopo il 1° gennaio 1990, della parte di queste ultime che superi il tasso di inflazione nazionale.
Orbene, la Commissione è indotta a constatare che per i casi in esame sono soddisfatte tutte le condizioni, eccetto quella riguardante la regolarità della produzione che aveva formato l'oggetto dell'avvio della procedura.
A questo proposito va ricordato che il codice degli aiuti alla siderurgia - benché preveda come condizione di ammissibilità alla concessione degli aiuti che un'impresa sia in produzione regolare al momento della chiusura - non contiene una definizione chiara della nozione di regolarità. Per questo motivo, nella sua decisione di autorizzazione della legge italiana n. 481 del 3 agosto 1994, la Commissione aveva deciso che tale criterio sarebbe stato rispettato qualora l'impresa beneficiaria dell'aiuto fosse stata in produzione, in media, per almeno un turno al giorno, ossia per almeno otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana, per tutto l'anno 1993 e fino al 28 febbraio 1994, data di notifica alla Commissione del decreto legge n. 103/94 il cui contenuto è stato convertito dal Parlamento italiano nella legge n. 481/94. La Commissione aveva inoltre deciso che le autorità italiane avrebbero potuto dimostrare, in base a criteri oggettivi, che un'impresa che non rientrasse nel succitato criterio aveva fabbricato regolarmente prodotti siderurgici CECA.
In tal caso la Commissione avrebbe esaminato l'aiuto alla luce delle sue specificità per garantire il rispetto del criterio della regolarità della produzione.
La finalità perseguita dall'articolo 4 del codice e dalla decisione della Commissione è chiara: si può accordare un aiuto alla chiusura unicamente alle imprese attive in maniera significativa, ossia con una produzione regolare sul mercato siderurgico. Inversamente, il legislatore comunitario non ha ritenuto necessario né opportuno accordare una deroga al divieto generale enunciato all'articolo 4 del trattato CECA, in assenza di significativi sul mercato conseguenti alla chiusura dell'impresa, non essendo quest'ultima in produzione regolare.
Ne consegue che i criteri a quello previsto dalla Commissione nella sua decisione potrebbero essere ammessi purché idonei a dimostrare detta regolarità della produzione. Orbene, si deve constatare che i criteri proposti dal governo italiano (mantenimento del contratto di fornitura energetica, personale, investimenti nelle installazioni, manutenzione delle installazioni, ecc.) non sono atti a dimostrare che le imprese in questione hanno prodotto in maniera regolare, bensì semplicemente, che avrebbero potuto farlo.
L'articolo 4 del codice degli aiuti della siderurgia è redatto in modo tale da non permettere un'interpretazione estensiva che porterebbe ad includere, tra le imprese ammissibili agli aiuti, quelle che, pur non avendo prodotto regolarmente, sarebbero semplicemente pronte a produrre in maniera regolare prodotti CECA.
Ne consegue che l'interpretazione del concetto della regolarità fornita dalle autorità italiane, alla luce dei criteri alternativi da esse proposti, non pare fondata in diritto e non può quindi essere accolta.
Per quanto riguarda la tesi sostenuta dalle autorità italiane, secondo la quale la scarsa produzione delle imprese dal 1993 sarebbe imputabile ad una congiuntura particolarmente sfavorevole e ad una crisi significativa del mercato dei prodotti lunghi, si deve osservare che, di fatto, vi è stata soltanto una ridottissima diminuzione della produzione dei prodotti lunghi, in particolare per quanto riguarda il sottosettore della vergella e delle altre barre e dei profilati:
SPAZIO PER TABELLA
Altrettanto dicasi per quanto riguarda il mercato del tondo per cemento armato (in barre), il più importante per le imprese di cui trattasi, nel quale si constata una lieve diminuzione del tasso di utilizzo sia a livello europeo che italiano:
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
In base a questi dati si deve concludere che l'argomentazione svolta dalle autorità italiane, secondo cui la scarsa produzione delle imprese in questione sarebbe da imputarsi alla congiuntura sfavorevole del mercato nel 1993, non può essere accettata dalla Commissione.
Per quanto concerne le argomentazioni relative all'impatto positivo di queste chiusure irreversibili su un mercato caratterizzato da un'estrema sovraccapacità, va sottolineato che tali osservazioni, pur essendo pertinenti nel contesto della ristrutturazione del settore, non possono essere accolte nel quadro dell'applicazione dell'articolo 4 del codice degli aiuti alla siderurgia.
Infine, per quanto concerne l'osservazione delle autorità italiane secondo cui la Commissione non si sarebbe adoperata per definire i criteri alternativi a quello indicato nella decisione di autorizzazione 12 dicembre 1994, va sottolineato che l'onere di dimostrare la regolarità della produzione mediante criteri idonei alternativi a quello enunciato dalla Commissione - vale a dire otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana - incombeva esclusivamente al governo italiano.
Le altre osservazioni formulate dalle autorità italiane, appaiono - in riferimento alle disposizioni del codice degli aiuti alla siderurgia - prive di qualsiasi fondamento giuridico.
La Commissione deve tuttavia constatare che nel caso concernente l'impresa Diano - che nel 1993 ha prodotto 16 807 tonnellate di laminati a caldo, equivalenti al 21 % della sua capacità - l'impresa nel corso del 1993 ha proceduto a significativi interventi di manutenzione del laminatoio che hanno comportato, ripetutamente, la sospensione della produzione. In realtà la produzione di Diano, tenuto conto della produzione annuale e dei suddetti interventi di manutenzione, nel 1993 avrebbe dovuto essere più o meno analoga a quella realizzata nel 1991, anno in cui l'impresa aveva prodotto 24 765 tonnellate, corrispondenti al 31 % della sua capacità. Tenuto conto di ciò e in particolare del tasso di utilizzo che l'impresa avrebbe potuto raggiungere in assenza dei suddetti importanti interventi sul laminatoio, la Commissione ha motivo di ritenere che l'impresa in questione fosse in regolare produzione (in media un turno al giorno per cinque giorni la settimana) al momento della chiusura.
IV
Alla luce di quanto precede, in particolare del capo III della presente decisione, si deve concludere che, ad eccezione del caso ex N 177/96 (Diano), le condizioni di cui all'articolo 4 del codice degli aiuti alla siderurgia nella fattispecie non sono soddisfatte e che le osservazioni formulate dalle autorità italiane non sono atte a modificare, nel merito, la prima valutazione espressa dalla Commissione in occasione dell'adozione delle decisioni di avvio della procedura stabilita dall'articolo 6, paragrafo 4 del codice degli aiuti della siderurgia.
Si deve pertanto concludere che gli aiuti progettati dall'Italia a favore delle imprese:
- Lamifer SpA,
- Demafer srl,
- Lavorazione Metalli Vari (LMV) SpA,
- Sidercamuna SpA
sono da considerarsi incompatibili con il mercato comune in quanto non possono beneficiare da nessuna delle deroghe previste dal codice degli aiuti della siderurgia al divieto enunciato all'articolo 4, lettera c) del trattato CECA.
L'aiuto progettato a favore di Diano SpA per un ammontare di 5 953 milioni di lire può invece essere dichiarato compatibile con il mercato comune in quanto soddisfa le condizioni previste dall'articolo 4 del codice degli aiuti alla siderurgia,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le misure di aiuto di Stato progettate dall'Italia, nell'ambito della ristrutturazione del settore siderurgico privato, a favore delle imprese Lamifer SpA, Demafer srl, Lavorazione Metalli Vari (LMV) SpA e Sidercamuna SpA sono incompatibili con il mercato comune a norma dell'articolo 4, lettera c) del trattato CECA.
Di conseguenza la concessione di tali aiuti non è autorizzata.
Articolo 2
Le misure di aiuto di Stato progettate dall'Italia, nell'ambito della ristrutturazione del settore siderurgico privato, a favore dell'impresa Diano SpA sono compatibili con il mercato comune.
Di conseguenza la concessione di tali aiuti è autorizzata.
Articolo 3
Entro il termine di due mesi a decorrere dalla notifica della presente decisione, l'Italia informa la Commissione delle misure adottate per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 18 dicembre 1996.

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