Document ID: 31988D0283

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 3 febbraio 1988
relativo all'aiuto del governo francese a favore della società Pechiney, un produttore operante essenzialmente nel settore alluminio
(Il testo in lingua francese è il solo facente fede)
(88/283/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati, in conformità delle disposizioni dell'articolo citato, a presentare le loro osservazioni e alla luce di tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 24 ottobre 1983, indirizzata alla rappresentanza permanente della Francia, la Commissione ha informato il governo francese che stando alle informazioni in suo possesso, la società Pechiney, un produttore operante essenzialmente nel settore alluminio, aveva avviato una vasta azione di ristrutturazione e di razionalizzazione delle sue attività.
Poiché l'impresa è stata nazionalizzata nel 1982 dopo una serie di anni in cui ha registrato perdite, la Commissione ha ritenuto impossibile che Pechiney avesse realizzato il piano di ristrutturazione previsto senza interventi dello Stato, interventi che avrebbero pertanto costituito aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE.
Di conseguenza il governo francese è stato invitato a notificare, entro un termine di quindici giorni lavorativi a decorrere dalla data della lettera citata, conformemente alle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE, qualsiasi intervento operato a favore di Pechiney.
Non avendo ottenuto risposta alla lettera del 24 ottobre 1983, la Commissione ha inviato al governo francese un telex in data 25 novembre 1983 nel quale ricordava alle autorità francesi che in mancanza di risposta entro il 15 dicembre 1983 sarebbe stata tenuta ad avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE nei confronti degli aiuti connessi con le iniziative di ristrutturazione di Pechiney.
Non essendo pervenuta alcuna risposta da parte del governo francese, la Commissione, in data 17 aprile 1984, ha deciso di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE nei confronti degli aiuti di 4,8 milliardi di FF concessi a Pechiney sotto forma di conferimento di capitale e di prestiti di partecipazione.
Secondo la Commissione sarebbe stato estremamente difficile per l'impresa finanziare i 16 milliardi di FF necessari per la realizzazione del suo programma di investimenti, sia che fosse ricorsa a risorse proprie sia all'indebitamento. Di conseguenza si poteva presumere che la somma di 4,8 milliardi di FF concessi dallo Stato sotto forma di conferimento di capitale e di prestiti di partecipazione contenesse elementi di aiuto rientranti nella sfera di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE e atti ad alterare la concorrenza in misura contraria all'interesse comune. Essa ha invitato il governo francese, con lettera del 3 maggio 1984, a presentarle le sue osservazioni.
Il 30 aprile 1985 il governo francese ha informato la Commissione di un aiuto concesso nel 1984 a favore dell'impresa Cegedur che fabbrica prodotti d'alluminio. È risultato che Cegedur faceva parte del gruppo Pechiney nel quale è responsabile di tutte le attività di trasformazione dell'alluminio, ad esclusione del condizionamento. L'aiuto era stato concesso sotto forma di un prestito del Fonds industriel de modernisation (FIM) per un importo di 80 milioni di FF a favore di un investimento di 143,1 milioni di FF che l'impresa beneficiaria aveva realizzato nel 1984/1985 ai fini dell'introduzione di nuove tecnologie di trasformazione dell'alluminio.
Con la decisione 85/378/CEE (1), la Commissione aveva precisato alle autorità francesi che i prestiti del FIM costituivano aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE e li aveva subordinati all'obbligo di notificare in fase di progetto tutti i casi significativi di concessione e all'obbligo di informarla altresì dei casi significativi di concessione precedenti alla suddetta decisione della Commissione. La Commissione aveva anzi ricordato che tali ultimi casi di concessione si configuravano come aiuti illegali che potevano costituire oggetto di recupero.
I prestiti erano concessi ad un tasso del 9,25 % per una durata massima di 10 anni e un periodo di grazia fino a due anni. Essi erano destinati a sostenere investimenti che presentavano carattere innovativo, in particolare quelli che prevedevano l'installazione di macchinari e di attrezzature di alta tecnologia, lo sviluppo dell'automazione dell'ufficio e della biotecnologia.
Previo esame basato sull'analisi del mercato dei prodotti in questione e considerate le informazioni fornite dalle autorità francesi, il 18 dicembre 1985 la Commissione ha deciso di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE nei confronti dell'aiuto costituito dal prestito di 80 milioni di FF del FIM a favore di Cegedur. Tenuto conto delle sovraccapacità constatate su scala comunitaria nel settore dei semilavorati di alluminio, del fatto che l'impresa in questione esporta al di fuori della Francia circa la metà del suo fatturato e della circostanza che, sulla scorta delle informazioni esistenti, l'investimento oggetto della misura ha carattere di ammodernamento dei mezzi di produzione, la Commissione ha ritenuto che l'aiuto in questione risultava incompatibile col mercato comune e non poteva beneficiare delle deroghe di cui ai paragrafi 2 e 3 dell'articolo 92 del trattato CEE. Con lettera del 29 gennaio 1986 essa ha invitato il governo francese a presentarle le sue osservazioni.
II
Fatta astrazione dalla nota d'informazione inviata dalle autorità francesi il 19 aprile 1984, che fa riferimento esclusivamente alla direttiva 80/723/CEE della Commissione e che è pervenuta immediatamente dopo l'apertura della procedura, il governo francese ha risposto la prima volta alla lettera della Commissione del 3 maggio 1984 in ordine alla prima procedura con lettera della rappresentanza permanente del 15 ottobre 1984. Il governo francese ha sottolineato che il conferimento a Pechiney di fondi propri (3 350 milioni di FF fra il 1982 e il 1984) operato dallo Stato in qualità di azionista costituisce un normale apporto del socio nel contesto della crisi del mercato dell'alluminio e delle iniziative di razionalizzazione avviate da Pechiney.
Il gruppo ha in effetti dato il via ad un importante programma di ristrutturazione delle sue attività tradizionali e ha sviluppato la sua azione in settori ad alto livello tecnologico. Le sue iniziative per l'adeguamento all'evoluzione del mecato sono comparabili a quelle delle altre imprese del settore e non sono tali da provocare distorsioni di una normale concorrenza. Tali brevi osservazioni sono completate da varie note inviate con lettera della rappresentanza permanente della Francia alle date del 18 aprile 1985, 14 aprile 1986, 18 maggio 1987 e 16 luglio 1987 in risposta alle domande della Commissione volte ad ottenere tutti gli elementi analitici del piano di ristrutturazione. Soltanto a partire dalle ultime lunghe note la Commissione è stata in grado di valutare tutti gli interventi dello Stato, nonché le conseguenze settoriali del piano di ristrutturazione e dei relativi investimenti.
La posizione del governo francese sugli interventi pubblici a favore della società Pechiney è stata riepilogata nella lettera del 18 maggio 1987:
- nel 1982 il gruppo Pechiney era indebolito dalle gravi difficoltà delle sue attività nei settori detti di base (siderurgia, chimica, metallurgia a monte dei metalli non ferrosi). Di conseguenza esso si è impegnato all'epoca in un programma imperniato sulla dismissione delle attività acciaio e chimica, sulla razionalizzazione e ristrutturazione parziale delle sue attività tradizionali a monte, sul riorientamento verso i mercati dei semilavorati o delle « specialità ». Il programma è stato sostenuto da investimenti in Francia per adattare i suoi strumenti di produzione, all'estero soprattutto fuori dell'Europa per garantirsi l'approvvigionamento a lungo termine di prodotti di base. Tali misure hanno portato i loro frutti in quanto Pechiney, dopo le gravi perdite registrate nel 1981 e nel 1982, dal 1984 è tornata in attivo.
- Le autorità francesi hanno sottolineato in particolare la portata delle misure di ristrutturazione avviate da Pechiney concretatesi in numerose chiusure di stabilimenti e riduzioni di capacità, in consistenti soppressioni di posti di lavoro e in un impatto economico rilevante su varie regioni francesi che erano già svantaggiate o in difficoltà. Una parte considerevole delle risorse del gruppo è stata assorbita dal loro finanziamento.
- Il gruppo è ricorso in misura equilibrata all'autofinanziamento, ai suoi azionisti, all'indebitamento ed ha quindi ripristinato una situazione di equilibrio al di là degli inevitabili cicli congiunturali che caratterizzano i mercati dei metalli non ferrosi. Tale risanamento è confermato dal successo dell'ammissione in borsa del gruppo e dell'accoglienza riservata all'emissione dei suoi certificati d'investimento.
- Il finanziamento del gruppo ha ottemperato ad una logica di mercato. Il volume dei nuovi prestiti concessi a Pechiney dalla comunità finanziaria internazionale conferma tale affermazione: la firma del gruppo ha sempre riscosso la fiducia delle banche francesi ed estere, nonostante le sue passeggere difficoltà e l'entità dei suoi investimenti.
Lo Stato francese, da parte sua, ha seguito nei confronti di Pechiney la logica di un'azionista classico: ha sostenuto l'impresa in una fase di difficoltà economiche in attesa del ritorno al pagamento di dividendi a decorrere dal 1985 e alla privatizzazione di parte del capitale di Pechiney nel 1985 e nel 1986. Va sottolineato che le dotazioni in conto capitale versate dallo Stato a Pechiney non erano già assorbite dalle perdite regresse ma finanziavano gli obiettivi del piano.
In merito alla procedura avviata nei confronti del prestito FIM concesso a Cegedur il governo francese ha risposto con lettera del 22 maggio 1986, completata da una nota sulla ristrutturazione dell'impresa e sulla sua interazione con il programma di ristrutturazione di Pechiney. La nota è stata inviata con lettera del 19 dicembre 1986.
Le autorità francesi hanno comunicato alla Commissione che a loro parere la concessione di un prestito alla società Cegedur risulta assolutamente compatibile con il mercato comune in quanto ha contribuito all'acquisizione delle tecnologie innovative in una misura che si giustifica in base all'interesse europeo. L'introduzione delle innovazioni, consistenti nell'adattamento dei processi di fabbricazione, non ha portato ad un aumento complessivo delle capacità di produzione dell'impresa.
Gli investimenti a carattere innovativo, che sono gli unici ammissibili alle provvidenze FIM, sono affiancati ad un vasto programma di ristrutturazione che trova riscontro in chiusure progressive di stabilimenti e in una riduzione di personale. Nel corso del periodo nel quale sono realizzati gli investimenti al cui finanziamento contribuisce il FIM, la capacità di produzione dell'impresa presenta costantemente la medesima consistenza.
Per quanto riguarda le quote di mercato detenute dall'impresa nei paesi della Comunità per i vari prodotti in questione, si può osservare che il mercato è stabile e che la presenza sul mercato di Cegedur è persino in lieve diminuzione.
Nel quadro della consultazione degli altri interessati in merito alle procedure in questione, hanno presentato osservazioni i governi di tre Stati membri, nonché una federazione industriale e un'impresa concorrente.
III
Le informazioni ottenute attraverso le relazioni annuali del gruppo e le note trasmesse dal governo francese nel quadro delle due procedure e nelle riunioni bilaterali tenute a questo proposito, hanno fornito una visione globale completa della ristrutturazione del gruppo Pechiney, degli interventi pubblici concessi alla società Pechiney e delle loro ripercussioni sugli scambi infracomunitari dei prodotti in questione.
Il gruppo nazionalizzato nel febbraio 1982, quando stava attraversando difficoltà di carattere congiunturale e strutturale, a partire dal 1982 ha in effetti dato corso ad un'incisiva azione di ristrutturazione e di razionalizzazione. Nel primo trimestre 1982 le attività siderurgiche in perdita (Ugine Aciers) sono state trasferite sotto il controllo di Sacilor. Le perdite derivanti dagli accordi con Sacilor sono state di circa 800 milioni di FF. Le attività siderurgiche rappresentavano il 6 % del fatturato consolidato del gruppo nel 1981.
Nel maggio del 1983 Pechiney ha proceduto alla dismissione del suo comparto chimico. Le attività in perdita di PCUK sono state ripartite tra Elf-Aquitaine, Rhône-Poulenc, CDF-Chimie e Entreprise Minière et Chimique. È risultato finanziariamente e giuridicamente indispensabile sanare preventivamente la situazione netta della società PCUK mediante un aumento di capitale di 2 830 milioni di FF sottoscritto dallo Stato; di tale cifra 748 milioni di FF sono transitati attraverso Pechiney. La cessione non ha dunque comportato alcun esborso liquido di Pechiney. Le attività chimiche rappresentavano il 22 % del fatturato consolidato del gruppo nel 1982. Nel luglio 1983, Pechiney ha definito con i pubblici poteri un piano di risanamento informato ai seguenti orientamenti strategici:
- una volta cedute le attività siderurgiche e chimiche Pechiney doveva concentrare le sue attività sulla produzione di metalli, materiali e prodotti intermedi;
- il suo obiettivo era il consolidamento dei suoi « punti forti » cioè i settori nei quali disponeva di posizioni mondiali, tecnologiche e commerciali. Il settore dell'alluminio sarebbe stato oggetto di iniziative particolari visto che rappresentava quasi il 60 % del fatturato complessivo, in modo, tra l'altro da ripristinare la competitività dell'elettrolisi francese, consentire l'insediamento nei paesi in cui il gruppo poteva disporre a lunga scadenza di energia a condizioni concorrenziali (progetto Quebec), e continuare una politica attiva di ricerca e di sviluppo;
- il risanamento delle attività in difficoltà doveva essere perseguito con un vasto impegno di investimenti;
- d'altro lato, andava potenziato lo sviluppo dei settori basati su tecnologie del futuro nei quali Pechiney deteneva carte vincenti; tale politica doveva consentire di completare e rinnovare la gamma dei prodotti del gruppo;
- era infine opportuno che Pechiney continuasse la sua politica di intensificazione delle iniziative industriali e commerciali all'estero, tenuto conto del carattere internazionale della maggior parte dei suoi mercati.
(1) GU n. L 216 del 13. 8. 1985, pag. 12.
Tale piano strategico ha richiesto un impegno straordinario in materia di investimenti. In effetti, la loro percentuale sul fatturato è aumentata dal 6 % degli anni 1980 e 1981 a una media del 13 % per gli anni 1982-1986. Oltre 21 miliardi di FF sono stati investiti tra il 1982 e il 1986, 14 miliardi dei quali sono stati assorbiti direttamente dagli obiettivi del piano. La parte residua è stata impiegata per investimenti finanziari per l'acquisto di diritti d'uso di elettricità di origine nucleare presso EDF, per investimenti realizzati dalle società uscite dal gruppo prima del 1985 e le spese di avviamento che si sono manifestate in sede di finanziamento degli investimenti negli stabilimenti di elettrolisi dell'alluminio di Tomago (Australia) e di Bécancour (Canada). Gli investimenti materiali di 14 miliardi sono stati così suddivisi: alluminio a monte 52 %, prima trasformazione dell'alluminio 15 %, seconda trasformazione dell'alluminio 5 %, impianti termoelettrici nucleari 12 %; metallurgia fine e materiali nuovi 4 %; componenti di motori turbo 7 %. Circa la metà degli investimenti è stata realizzata al di fuori della Francia.
Pur riconoscendo che la valutazione delle capacità deve informarsi a criteri di prudenza, i dati forniti dalle autorità francesi consentono tuttavia di ricostruire gli importanti movimenti intervenuti nel periodo 1982-1986: Pechiney ha ridotto la capacità consolidata di produzione di allumina nella Comunità di 300 KT ( 14 %); quella dell'alluminio greggio di 150 KT ( 18 %); quella di prima trasformazione dell'alluminio di 55 KT ( 8 %, di cui 3 % per laminati di alluminio dolce e 29 % per i trafilati di alluminio dolce); quella di seconda trasformazione dell'alluminio è lievemente aumentata sul periodo; la capacità di trasformazione del rame è diminuita del 15 % circa; quella delle ferroleghe è rimasta globalmente stabile; l'aumento di capacità nel settore della metallurgia fine ha riguardato i settori del nucleare e del comparto del nuovi materiali, soprattutto all'estero. Secondo il governo francese, gli unici aumenti di capacità si sono avuti nei settori per i quali il mercato è in costante sviluppo. Inoltre le informazioni pervenute contengono anche precisazioni sulle prossime chiusure di capacità nei settori dell'alluminio greggio e delle ferroleghe.
Le riduzioni di capacità già realizzate hanno consentito la chiusura di vari stabilimenti, in totale dieci alla fine del 1986. La maggior parte di questi stabilimenti era ubicata in zone svantaggiate. I posti di lavoro soppressi in Francia ad opera di Pechiney tra il 1982 e il 1986 sono stati 9 900. Considerevoli difficoltà sociali e regionali hanno reso indispensabile l'adozione di piani di risistemazione del personale (pensionamenti anticipati, trasferimenti nel gruppo, formazione, ecc.) e la riconversione delle zone svantaggiate di occupazione. I programmi di riconversione sono stati gestiti da una affiliata costituita a tale scopo, la Sofipe, che ha favorito l'insediamento di nuove attività mediante costituzione di PMI fornendo consulenza e complementi di finanziamento. Nel periodo 1983-1986 la Sofipe ha mutuato 93,7 milioni di FF per 74 progetti d'investimento atti a creare 1 719 posti di lavoro nelle zone di occupazione in difficoltà. Complessivamente gli oneri di ristrutturazione sotenuti da Pechiney nel periodo sono ammontati a 2,4 miliardi di FF.
Il totale del fabbisogno finanziario del gruppo, pari a FF 27 miliardi per gli anni 1983-1986 ha compreso, a parte gli investimenti di 21 miliardi di FF e gli oneri di ristrutturazione di 2,4 miliardi di FF, anche un aumento del capitale circolante per 2,7 miliardi di FF e dividendi corrisposti agli azionisti per 650 milioni di FF. Tali risorse sono state reperite nel modo seguente: autofinanziamento di 8,3 miliardi di FF; cessione di attività a concorrenza di 6,5 miliardi di FF; apporti di capitale pubblico per 5,6 miliardi di FF; capitale privato per 1,7 miliardi di FF; di prestiti di partecipazione 1,7 miliardi di FF; aumento del volume dei prestiti a lungo termine per 3,4 miliardi di FF.
L'apporto del settore pubblico è stato precisato in maniera più analitica. Per la ristrutturazione della società Pechiney lo Stato ha fornito direttamente a Pechiney dotazioni di capitale per 500 milioni di FF nel 1982, 700 milioni di FF nel 1983 e 2 150 milioni di FF nel 1984. Nel 1982 la società francese di partecipazioni industriali (SFPI), costituita dopo la nazionalizzazione di cinque gruppi industriali, è entrata nel capitale con una sottoscrizione a concorrenza di 1 500 milioni di FF. La costituzione della SFPI è stata realizzata, mediante un conferimento congiunto di 3 miliardi di FF ad opera dello Stato, sotto forma di titoli delle società nazionalizzate e di denaro liquido ad opera di un insieme di banche pubbliche. Nell'ambito della SFPI lo Stato deteneva il 50,1 % delle azioni e le banche il 49,9 %. Di fatto la SFPI costituiva una società sotto controllo diretto dello Stato. Nel 1986, sulla scia della politica di privatizzazione, è parso opportuno procedere alla dissoluzione della SFPI, restituendo a ciascuna parte la quota del titoli corrispondente alla loro partecipazione al capitale. In tal modo le banche, molte delle quali sono state recentemente privatizzate, detengono presentemente il 7,3 % del capitale sociale di Pechiney.
Nel 1983 lo Stato ha pure conferito 748 milioni di FF di fondi propri a Pechiney che ha proceduto a una sottoscrizione di importo equivalente nel capitale di PCUK. Tale transazione era indispensabile per non complicare giuridicamente l'operazione di ripartizione delle attività di PCUK.
Il totale dei conferimenti pubblici al capitale sociale della società Pechiney tra il 1982 e il 1984 è stato quindi di 5 598 milioni di FF. Il 27 luglio 1982 le banche nazionali pubbliche hanno concesso un prestito di partecipazione di 400 milioni di FF ad un tasso d'interesse medio del 9,5 % per 15 anni e un interesse variabile complementare calcolato in funzione dei risultati consolidati del gruppo. Il tasso di interesse effettivo sostenuto da Pechiney è stato del 13,5 % nel 1985 e del 9,65 % nel 1986.
Il 14 luglio 1983 il Crédit National ha concesso un prestito di partecipazione di 1 070 milioni di FF ad un tasso fisso medio del 7,5 % per 15 anni e ad un interesse variabile complementare calcolato in funzione dei risultati consolidati del gruppo a decorrere dal 1987. Il tasso di interesse effettivo sostenuto da Pechiney tra il 1984 e il 1986 è stato del 6 %.
Il 22 dicembre 1983 la Caisse de Dépôts et Consignations ha concesso un prestito di partecipazione di 200 milioni di FF ad un tasso di interesse fisso dello 0,1 % e ad interesse variabile complementare calcolato in funzione dei dividendi distribuiti da Pechiney. Il tasso di interesse effettivo sostenuto da Pechiney nel 1986 è stato del 5,4 %.
Il prestito FIM concesso nel 1984 a Cegedur aveva effettivamente una durata di dieci anni, un periodo di grazia di due anni e un tasso d'interesse del 9,25 %.
Nel corso del periodo 1982-1986 il gruppo Pechiney ha beneficiato altresì di 15,6 milioni di FF, aiuti di Stato a finalità regionale, per gli investimenti a Dives (Calvados), Voreppe (Isère) e Vaudières (Meurthe e Moselle) oltre a disporre di vari contribuiti o partecipazioni dello Stato nel quadro dei suoi programmi di ricerca e di sviluppo. In media annua sul periodo 1982-1986 in franchi costanti 1986, tali sussidi sono ammontati a 14 milioni di FF.
Infine va sottolineato che il gruppo, fin dal secondo semestre 1983, è riuscito a riportarsi in attivo con risultati quasi costantemente crescenti che hanno consentito il versamento di dividendi a decorrere dall'esercizio 1984.
IV
Tutti gli interventi del settore pubblico, sotto forma di assunzione di partecipazioni, di prestiti di partecipazione e di prestiti FIM, realizzati tra il 1982 e il 1984 a sostegno del piano di risanamento, possono comportare elementi di aiuto statale ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE.
Quando nel settembre 1984 ha formulato la sua posizione sull'applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato CEE alle assunzioni di partecipazioni pubbliche, la Commissione ha dichiarato che i conferimenti di capitale fresco in circostanze che non sarebbero accettabili per un investitore privato operante nelle normali condizioni di economia di mercato erano aiuti di Stato.
Tale caso ricorre quando la situazione finanziaria dell'impresa, in particolare la struttura e l'entità dell'indebitamento sono tali che non sembra giustificato prevedere una redditività normale dei capitali investiti entro termini ragionevoli e quando l'impresa, semplicemente perché ha un margine lordo di autofinanziameno insufficiente, non pare in grado di procurarsi sul mercato dei capitali i mezzi finanziari necessari per effettuare un programma di investimenti.
Nel 1982 la situazione finanziaria del gruppo era estremamente precaria: le perdite, l'indebitamento, e il margine lordo di autofinanziamento negativo corrispondevano rispettivamente al 16 %, al 53 % e al 4 % del fatturato. In una situazione di questo tipo era estremamente improbabile che un investitore privato fosse disposto a fornire 7 milliardi di FF per risanare l'impresa in questione.
È altresì escluso che un'impresa privata potesse vendere un ramo d'attività caratterizzato dalle perdite e dai debiti di PCUK (nel 1982 PCUK aveva debiti per 4 miliardi di FF e perdite per 1,5 miliardi di FF) senza dover sostenere esborsi. Va ricordato che la dismissione della filiale chimica è costata allo Stato francese 2 830 milioni di FF.
L'esistenza dell'elemento di aiuto nelle assunzioni di partecipazioni pubbliche trova conferma nel fatto che il 21 maggio 1985, in occasione dell'assemblea generale straordinaria, gli azionisti della società Pechiney (all'epoca pubblica al 100 %) hanno deliberato la riduzione del capitale sociale per un importo di 4 739 milioni di FF e hanno ridotto in misura equivalente il numero delle azioni. D'altra parte, nel valutare la portata dell'elemento di aiuto in tali dotazioni in conto capitale, occorre tener conto del fatto che l'impresa è riuscita a riportarsi rapidamente in condizione di redditività.
Dopo iniezioni di capitale per 5 598 milioni di FF tra il 1982 e il 1984 il capitale sociale è aumentato soltanto di 943 milioni di FF, per i quali era possibile prevedere una remunerazione normale soltanto previa realizzazione totale del piano di risanamento. Il rimanente importo (5 598 milioni di FF meno 943 milioni) ha viceversa contribuito al conguaglio delle perdite accumulate, senza dar luogo a remunerazione. In pratica, tale parte, che rappresenta la quota più rilevante delle dotazioni in conto capitale, può essere considerata una sovvenzione.
Il fatto che una parte delle dotazioni in conto capitale sia stata conferita da banche pubbliche attraverso la SFPI non infirma la conclusione che tutte le operazioni di assunzione di partecipazioni pubbliche abbiano comportato elementi di aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE.
I prestiti di partecipazione e il prestito FIM comportano a loro volta elementi di aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 in quanto i tassi effettivi sostenuti da Pechiney negli anni 1983-1986 sono stati inferiori al tasso di mercato praticato in Francia. In effetti il tasso di riferimento in Francia che corrisponde al tasso applicato dal Crédit National ai prestiti di impianti è passato tra l'inizio del 1983 e la fine del 1986 dal 16,25 % al 9,25 %. Analogamente le misure regionali e le misure a favore della ricerca e sviluppo si sono configurate come aiuti essendo per loro natura casi concreti di applicazione del regimi di aiuto approvati o notificati alla Commissione.
considerando che il conguaglio delle perdite accumulate mediante riduzione del numero di azioni corrisponde ad una sovvenzione, l'intensità degli aiuti misurata in termini di equivalente sovvenzione netto può essere valutata nella misura del 16 % (14,6 % capitale, 1,4 % prestiti agevolati e 0,03 % premi regionali), tale percentuale dev'essere considerata come un valore massimo in quanto, grazie al successo della ristrutturazione, il valore delle azioni pubbliche ha oltrepassato sensibilmente il valore nominale di 100 FF per azione.
Se ne conclude che tutti gli interventi pubblici comportano elementi di aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE. Di fatto tali aiuti concessi alla società Pechiney hanno consentito all'impresa beneficiaria di scaricare una parte sensibile del costo degli investimenti che di norma doveva essere a suo carico.
I prodotti del settore dei metalli non ferrosi, che sono i principali prodotti in questione, costituiscono oggetto di una corrente di scambi tra Stati membri. Nel 1986 il commercio intracomunitario era di 860 080 t di prodotti semilavorati di alluminio e di 711 051 di prodotti semilavorati di rame; le esportazioni francesi verso altri Stati membri vi hanno inciso rispettivamente per il 19 % e il 25 %. Il gruppo Pechiney che è uno dei principali produttori di prodotti metallici non ferrosi in Europa (nel 1985 ha fornito il 32 % della capacità comunitaria di alluminio greggio, il 21 % di alluminio laminato e l'11 % di alluminio estruso) vende oltre il 50 % della sua produzione fuori dalla Francia e la Comunità rappresenta il suo sbocco principale. Va altresì ricordato che a decorrere dai 1981 l'industria mondiale e comunitaria dei metalli non ferrosi è entrata in una crisi profonda e strutturale, caratterizzata da debolezza della domanda, insufficienza dei prezzi e sovraccapacità considerevoli. Di conseguenza gli scambi tra Stati membri possono essere pregiudicati dalle misure in questione ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE.
L'articolo 92, paragrafo 3 del trattato elenca gli aiuti che possono essere compatibili con il mercato comune. La compatibilità col trattato va determinata nel contesto della Comunità e non in quello di un solo Stato membro. Per garantire il corretto funzionamento del mercato comune e tenuto conto dei principi elencati nell'articolo 3, lettera f) del trattato, le deroghe enunciate all'articolo 92, paragrafo 3 debbono essere interpretate in senso stretto in sede di esame di un regime di aiuti o di un caso individuale di applicazione.
In particolare le deroghe non sono applicabili se non nel caso in cui la Commissione sia in grado di accertare che, senza l'aiuto, il solo gioco delle forze di mercato non basterebbe per indurre l'eventuale beneficiario ad agire in modo da contribuire alla realizzazione di uno degli obietivi contemplati dalle deroghe medesime.
Per quanto riguarda le deroghe di cui al paragrafo 3, lettera a) dell'articolo 92 del trattato, relative agli aiuti destinati a favorire lo sviluppo di alcune regioni, va considerato che le regioni svantaggiate in Francia non presentano le caratteristiche di regioni nelle quali il tenore di vita è anormalmente basso o nelle quali si abbia una grave forma di sottoccupazione ai sensi della deroga di cui alla lettera a).
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) del trattato, è evidente che l'aiuto in questione non è destinato a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo o a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia francese.
Per quanto riguarda le deroghe di cui al paragrafo 3, lettera c) dell'articolo 92 del trattato a favore degli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, occorre distinguere tra le implicazioni settoriali e regionali degli aiuti.
A livello settoriale la Commissione può considerare come compatibili con il mercato comune gli aiuti alla ristrutturazione o conversione subordinatamente ai seguenti criteri (1):
a) gli aiuti settoriali debbono essere limitati ai casi in cui la situazione dell'industria in questione li renda necessari per superare ad esempio una crisi strutturale o congiunturale; ripristinando l'efficienza economicofinanziaria delle imprese, gli aiuti non debbono tendere a preservare lo statu quo e a rinviare le decisioni e i cambiamenti inevitabili.
Pechiney rappresenta da sola tutta l'industria dell'alluminio greggio in Francia e la maggior parte dell'alluminio trasformato. Analogamente per molte altre attività, Pechiney, è il principale produttore francese. La maggior parte delle sue attività ha subito il contraccolpo della crisi strutturale e congiunturale del 1982. A tale epoca Pechiney ha avviato una vasta azione di ristrutturazione e razionalizzazione che ha ripristinato rapidamente la sua efficienza economica e finanziaria, come comprovato dai risultati del gruppo Pechiney.
b) Ciononostante, dato che occorre tempo per procedere agli adattamenti, è lecito ammettere che talune risorse siano impiegati per alleviare i costi sociali ed economici dei cambiamenti in circostanze e a condizioni precise.
Le autorità francesi hanno indicato che una parte sostanziale dell'intervento pubblico è stata concessa con l'intenzione di sussidiare in parte la copertura degli oneri connessi con la soppressione dei posti di lavoro.
(1) Ottava relazione sulla politica di concorrenza, punto 176.
c) Tranne il caso in cui siano concessi per periodi relativamente brevi, gli aiuti devono essere degressivi e inequivocabilmente vincolati alla ristrutturazione del settore interessato.
Gli aiuti che sono stati vincolati al piano di ristrutturazione e di risanamento sono stati versati soltanto nei tre primi anni. A decorrere dal 1985 Pechiney è ricorsa all'autofinanziamento e a risorse esterne.
d) L'intensità degli aiuti dev'essere proporzionale a quella dei problemi da risolvere, così da ridurre al minimo le distorsioni da essi provocate nel gioco della concorrenza.
Sulla base del programma di investimenti e degli oneri di razionalizzazione connessi col piano di risanamento, la Commissione ha avuto modo di accertare che gli aiuti erano necessari per consentire la ristrutturazione tecnica considerata valida e che, inoltre, la ristrutturazione finanziaria, indubbiamente condizione preliminare alla ristrutturazione tecnica, è stata peraltro limitata alle implicazioni finanziarie della medesima. Di conseguenza la Commissione ha potuto constatare che l'intensità degli aiuti (massimo 16 %) era proporzionata all'entità dei problemi da risolvere e che gli aiuti non avevano modalità e intensità tali da poter condurre a distorsioni inaccettabili.
Sulla base dell'evoluzione degli scambi intracomunitari dei prodotti in questione e in particolare della quota di Pechiney in tali scambi, la Commissione ha constatato che gli aiuti non hanno condotto ad un aumento della quota dell'impresa per i semiprodotti in alluminio e soprattutto per i prodotti laminati di alluminio dolce che sono stati oggetto di quasi tutte le osservazioni dei terzi.
e) I problemi industriali e la disoccupazione non debbono essere traslati da uno Stato membro all'altro.
Grazie alla chiusura di vari stabilimenti e alle diverse concentrazioni e riduzioni di capacità nei settori in cui esistevano problemi di eccedenze a livello comunitario (rame, prima trasformazione dell'alluminio, ferroleghe) Pechiney ha contribuito alla soluzione dei problemi settoriali nell'industria dei metalli non ferrosi della Comunità.
In conclusione, gli aiuti alla ristrutturazione concessi alla società Pechiney hanno consentito il risanamento definitivo dell'impresa e, tramite gli elementi della ristrutturazione, hanno contribuito alla soluzione dei problemi strutturali nel settore dei metalli non ferrosi a livello comunitario. Per tali motivi e tenendo conto della loro intensità e forma, la Commissione ha constatato che gli aiuti alla ristrutturazione agevolano lo sviluppo del settore in questione a livello comunitario senza alterare le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune.
A livello regionale una parte degli aiuti è stata utilizzata per le azioni di conversione nei bacini d'occupazione svantaggiati che hanno subito il contraccolpo delle operazioni di ristrutturazione realizzate dal gruppo. Quasi tutte queste zone figurano nell'elenco delle zone ammissibili al regime di aiuti francesi a finalità regionale. Per il loro modesto numero, gli aiuti regionali agli investimenti concessi a favore del gruppo sono rimasti al di sotto del regime di aiuti approvato per la Francia.
Alla luce delle suesposte considerazioni si deve ritenere che gli aiuti alla ristrutturazione concessi alla società Pechiney sotto forma di assunzione di partecipazioni o di prestiti di partecipazione possano beneficiare delle deroghe di cui al paragrafo 3, lettera c) dell'articolo 92 del trattato CEE.
Il prestito FIM di 80 milioni di FF concesso all'affiliata Cegedur può a sua volta beneficiare della medesima deroga in quanto il FIM ha tenuto conto, su un totale di 645 milioni di FF, di soli 143 milioni di FF di investimenti veramente innovativi. In effetti il forno di fusione che è stato installato a Neuf-Brisach nel 1985 per i laminati di alluminio dolce è stato il primo impianto di questo tipo nel mondo, per quanto riguarda la perdita al fuoco e l'automazione. Sempre in questo settore già nel 1985 è stato posto in funzione un cilindro di laminatoio sottile operante a velocità eccezionale e con tolleranze di spessore di qualche micron.
Tuttavia, secondo la Commissione, l'importo e l'intensità degli aiuti anche se proporzionati all'entità dei problemi da risolvere, sono di entità elevata e debbono essere sufficienti per garantire autonomia finanziaria integrale al gruppo nei prossimi anni. L'andamento ciclico dei mercati in questione può tuttavia modificare l'attuale situazione e nulla consente di escludere che in futuro altri aiuti possono alterare le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune. Pertanto è necessario accertarsi che almeno per un periodo di tre anni, i pubblici poteri non concedano al gruppo Pechiney nessun aiuto, in particolare nessun aiuto destinato a finanziare gli investimenti che possono aumentare la produzione dell'impresa nel settore dei metalli non ferrosi.
La comunicazione di una relazione annuale durante il periodo menzionato riguardante l'attività industriale e commerciale di Pechiney pare necessaria affinché la Commissione possa vigilare sul corretto funzionamento del mercato comune.
Per raggiungere gli obiettivi della presente decisione la Commissione deve inoltre essere informata dei progetti di aiuti, diversi da quelli sopra descritti, che potrebbero costituire casi concreti di applicazione dei regimi di aiuto generali e regionali approvati dalla Commissione, HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La Commissione non muove obiezioni nei confronti degli aiuti concessi al gruppo Pechiney sotto forma di dotazioni in conto capitale (5 598 milioni di FF), di prestiti di participazione (1 670 milioni di FF) e di prestiti FIM (80 milioni di FF) tra il 1982 e il 1984 nel quadro del risanamento del gruppo a condizione che:
1. il governo francese si astenga fino al 31 dicembre 1990 dal concedere aiuti, comprese le applicazioni individuali dei regimi di aiuto già approvati dalla Commissione, che possono contribuire ad un aumento delle capacità produttive di Pechiney in tutti i comparti dei metalli non ferrosi;
2. Il governo francese notifichi alla Commissione fino al 31 dicembre 1990, a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, qualsiasi progetto di aiuto al gruppo Pechiney diverso dagli aiuti sopra menzionati e sotto qualsiasi forma, comprese le applicazioni individuali dei regimi di aiuto già approvati dalla Commissione e l'assunzione di partecipazioni pubbliche;
3) il governo francese comunichi alla Commissione ogni anno nel 1987, 1988, 1989, 1990, una relazione annuale contenente i dati annuali in volume delle capacità installate, delle produzioni e delle esportazioni intracomunitarie per prodotto realizzate dal gruppo a livello francese e comunitario. Tali informazioni vanno comunicate alla Commissione nel corso del primo trimestre dell'anno successivo all'anno di riferimento.
Articolo 2
Il governo francese informerà la Commissione, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, delle misure che ha adottato per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 1988.

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