Document ID: 31990R2064

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REGOLAMENTO (CEE) N. 2064/90 DELLA COMMISSIONE
del 17 luglio 1990
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di lampade alogene lineari al tungsteno originarie del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1989, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previe consultazioni nell'ambito del comitato consultivo previsto dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel marzo 1989, la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'organismo di collegamento delle industrie metalmeccaniche europee (Orgalime), a nome di produttori che rappresentano complessivamente quasi tutta la produzione comunitaria di lampade alogene lineari al tungsteno. La denuncia conteneva elementi di prova relativi al dumping sulle importazioni di questo prodotto originarie del Giappone, nonché al grave pregiudizio che ne consegue, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura.
La Commissione, pertanto, ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), l'apertura di una procedura antidumping nei confronti delle importazioni nella Comunità di lampade alogene lineari al tungsteno (in appresso denominate « lampade LTH »), di cui al codice NC ex 8539 21 91, originarie del Giappone, ed ha avviato un'inchiesta.
(2) La Commissione ha informato ufficialmente gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore ed i ricorrenti, e ha dato alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
Alcuni esportatori, alcuni importatori e tutti i produttori comunitari rappresentati dal ricorrente hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Sono inoltre pervenute comunicazioni del « Syndicat des industries de l'éclairage éléctrique et de la régulation du trafic » francese, della « Associazione nazionale industrie elettrotecniche ed elettroniche » italiana e dello « European Lighting Council » belga.
(3) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo 1o luglio 1988 - 30 giugno 1989 (periodo dell'inchiesta).
(4) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'accertamento preliminare ed ha svolto inchieste in loco presso le seguenti imprese:
a) Produttori comunitari
- Osram GEC Ltd, Wembley, Regno Unito
- Osram GmbH, Monaco, Repubblica federale di Germania, e sue consociate di vendita in Germania, Francia e Italia
- Philips Lighting BV, Eindhoven, Paesi Bassi, e sue consociate di vendita in Francia, Paesi Bassi e Italia
- Thorn Lighting Ltd, Enfield, Regno Unito;
b) Produttori/esportatori giapponesi
- Iwasaki Electric Co. Ltd, Tokio
- Phoenix Electric Co. Ltd, Kasai City
- Sigma Corporation, Himaji City;
c) Esportatori giapponesi
- Fuji Electric Lamp Industrial Co. Ltd, Tokio
- Miyakawa Corporation, Tokio.
(5) La Commissione ha chiesto e ricevuto comunicazioni dettagliate scritte e orali dai produttori comunitari rappresentati dal ricorrente, dagli esportatori citati e da un certo numero di importatori, ed ha verificato le informazioni ricevute nella misura ritenuta necessaria.
(6) La Toshiba Lighting and Technology Corporation ha deciso di non rispondere al questionario della Commissione.
(7) La Ushio Inc. ha dichiarato di non aver mai esportato nella Comunità lampade LTH.
(8) La Matsushita Electronics Corporation e la Hitachi Ltd hanno affermato di non aver esportato il prodotto in questione nella Comunità durante il periodo di riferimento.
(9) La Nagata Co. Ltd ha risposto al questionario della Commissione, ma non ha accettato che quest'ultima effettuasse un'inchiesta nei suoi stabilimenti. Di conseguenza, non si è tenuto conto della risposta di questa società.
B. PRODOTTO
a) Definizione del prodotto
(10) Si tratta delle lampade alogene al tungsteno, lineari, di oltre 100 Volt, con potenza uguale o superiore a 100 Watt, con due zoccoli R7s, per illuminazione, di cui al codice NC ex 8539 21 91. Gli elementi principali sono il tubo lineare di quarzo, il filamento di tungsteno, il gas e i due zoccoli.
b) Prodotto simile
(11) Le lampade LTH vengono prodotte nella Comunità in vari modelli, a seconda del wattaggio. Tuttavia, dato che tutti questi modelli hanno le stesse applicazioni di base e svolgono le stesse funzioni di base, come ad esempio l'illuminazione per proiezione interna ed esterna, indipendentemente dalle dimensioni e dalla potenza, e sono notevolmente interscambiabili, l'intera gamma deve essere considerata un'unica categoria di prodotti. Si è riscontrato che gli esportatori/produttori giapponesi offrono la stessa gamma di modelli, con identiche caratteristiche tecniche e fisiche di base.
Il fatto che i modelli venduti in Giappone abbiano voltaggi diversi, o che i modelli giapponesi venduti in Giappone o esportati nella Comunità abbiano alcune componenti, come ad esempio il filamento, leggermente diverse dai modelli prodotti e venduti dai produttori comunitari interessati non incide sulla similitudine della tecnologia di produzione e sulla natura identica delle caratteristiche fisiche e tecniche di base.
La Commissione, di conseguenza, ha ritenuto che le lampade LTH con zoccoli R7s fabbricate e vendute dai produttori comunitari, che formano un'unica categoria di prodotti, costituiscono un prodotto simile sotto quasi tutti gli aspetti al prodotto importato dal Giappone ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio.
(12) Alcuni esportatori hanno dichiarato che esistevano nella Comunità due mercati diversi a seconda della qualità del prodotto: un mercato degli utilizzatori finali della categoria superiore, a cui i produttori comunitari vendono la maggior parte della loro produzione, ed un mercato di massa a prezzi più bassi, in cui sono attivi gli esportatori giapponesi.
Non di meno, dall'inchiesta della Commissione è risultato che non esistevano differenze qualitative di rilievo tra le lampade LTH prodotte nella Comunità e quelle vendute in Giappone o importate nella Comunità, tali da rendere questi prodotti diversi gli uni dagli altri. Inoltre, si è riscontrato che i produttori giapponesi e comunitari vendevano prodotti simili sullo stesso mercato comunitario. I giapponesi vendevano soprattutto ai distributori, mentre l'industria comunitaria vendeva di più ai commercianti. Entrambi, inoltre, vendevano ai fabbricanti di apparecchi elettrici. Il semplice fatto che esistano vari tipi di clienti non basta a dimostrare che sono diversi anche i prodotti e i mercati.
c) Portata dell'inchiesta
(13) Alcuni esportatori hanno dichiarato che nella denuncia non si parlava di dumping o di pregiudizio relativamente alle lampade LTH di potenza inferiore a 200 Watt o superiore a 500 Watt. A tale riguardo, va notato che sia la denuncia sia l'avviso di apertura si riferivano esplicitamente a tutti i tipi di lampade LTH di potenza uguale o superiore a 100 Watt. Inoltre, gli elementi di prova che figuravano nella denuncia in relazione al dumping si riferivano alle lampade comprese tra 200 e 500 Watt perché si riteneva che queste ultime costituissero la proporzione più rilevante delle lampade oggetto della denuncia. Inoltre, gli elementi di prova si riferivano al grave pregiudizio o alla minaccia di pregiudizio per l'intera gamma di lampade LTH di potenza uguale o superiore a 100 Watt. Per i summenzionati motivi, la Commissione ritiene che l'inchiesta non debba essere circoscritta alle lampade di potenza compresa tra 200 e 500 Watt.
C. DUMPING
a) Valore normale
i) Prezzi interni
(14) Tutti i produttori/esportatori oggetto dell'inchiesta hanno dichiarato di aver effettuato vendite limitate sul mercato interno di lampade LTH. Al fine di determinare se le vendite interne potessero essere considerate una base sufficientemente rappresentativa per stabilire il valore normale, la Commissione ha accertato che, in casi precedenti, le vendite interne di modelli comparabili dovevano rappresentare almeno il 5 %, in volume, dei quantitativi esportati nella Comunità. Si tratta di una prassi adottata per garantire la certezza giuridica nei casi in cui le vendite interne sono modeste rispetto alle esportazioni. (15) Si è riscontrato che, nel periodo dell'inchiesta, soltanto una società aveva venduto sul mercato interno due modelli in quantitativi superiori del 5 % ai quantitativi esportati nella Comunità. Tuttavia, la società ha obiettato che dal numero di unità vendute sul mercato interno si dovevano detrarre i quantitativi relativi ad un certo numero di « transazioni negative »; ciò portava il numero di unità vendute sul mercato interno ad un livello appena inferiore al 5 % dei quantitativi esportati. Tra le « transazioni negative » la società includeva numerosi casi in cui le vendite effettuate durante le normali transazioni commerciali erano state annullate o ritardate per un certo numero di ragioni, tra cui errori, restituzione delle merci per qualità insufficiente, annullamento delle ordinazioni di vendita, trasferimento delle vendite da un periodo all'altro. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le vendite in questione erano state effettuate senza condizioni, e sono state oggetto di un reclamo solo in un secondo tempo. Pertanto, la Commissione ha ritenuto che le presunte « transazioni negative » non fossero tali da rendere inaffidabili le vendite interessate e che queste riflettessero le normali condizioni dell'offerta e della domanda in Giappone. Di conseguenza, si è giudicato che le vendite interne dei due modelli in questione rappresentavano più del 5 %, in volume, delle esportazioni di questi modelli nella Comunità e che pertanto erano sufficienti per far sì che in Giappone esistesse un mercato vitale per le lampade LTH in questione. Tali vendite, pertanto, costituiscono una base appropriata per la determinazione del valore normale.
(16) Si è dichiarato che i quantitativi venduti in Giappone dei due modelli di cui sopra erano estremamente modesti rispetto ai quantitativi totali esportati nella Comunità e che la domanda di lampade LTH in Giappone è limitata e irregolare. Alcuni esportatori, inoltre, hanno contestato la rappresentatività del prezzi applicati per i due modelli suddetti.
(17) Secondo la Commissione, è necessario confrontare le vendite interne con le esportazioni nella Comunità procedendo modello per modello, e non sulla base di tutte le vendite, soprattutto perché le caratteristiche specifiche del prodotto impongono di calcolare un valore normale diverso per ciascun modello. Il fatto che la domanda di lampade LTH in Giappone possa essere limitata ed irregolare non basta per giudicare poco rappresentative le vendite effettuate ed i prezzi applicati sul mercato giapponese qualora si dimostri che, almeno per alcuni modelli, si è raggiunta la summenzionata soglia del 5 %. Infine, la Commissione osserva che i livelli di prezzo ai quali sono state effettuate le vendite in Giappone sono stati confermati dai listini e dai prezzi effettivi degli altri produttori giapponesi che non hanno effettuato esportazioni nella Comunità, e le cui vendite interne sono state nettamente superiori alle vendite interne della società in questione. La Commissione, quindi, ha concluso che i risultati dell'applicazione della soglia del 5 % corrispondevano perfettamente ai prezzi interni effettivi applicati nel periodo dell'inchiesta e che i prezzi interni dei due modelli costituivano una base appropriata per il confronto con i prezzi all'esportazione nella Comunità.
(18) Dato che le vendite interne dei due modelli superavano il 5 % dei quantitativi esportati nella Comunità, la Commissione ha stabilito, per l'unico produttore/esportatore interessato, il valore normale dei due modelli in questione in base alla media ponderata del prezzo interno di tutte le vendite di questi modelli effettuate a clienti indipendenti.
(19) Si è riscontrato che altri due produttori/esportatori non avevano effettuato vendite interne di nessun modello delle lampade LTH pari al 5 % dei quantitativi esportati nella Comunità. Per i due modelli di cui al considerando (18), anch'essi esportati nella Comunità dai due produttori/esportatori rimanenti, il valore normale è stato stabilito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88, vale a dire in base al prezzo effettivamente pagato nel corso di normali operazioni commerciali per il prodotto simile destinato al consumo in Giappone. Si tratta dei prezzi di cui al considerando (18).
ii) Valore normale costruito
aa) Per le vendite con marchio com-merciale proprio
Nei casi in cui modelli comparabili a quelli esportati non sono stati venduti oppure non in quantitativi sufficienti (meno del 5 % del quantitativo esportato) nel periodo di riferimento, la Commissione ha determinato il valore normale in base al valore costruito. Quest'ultimo è stato calcolato considerando tutti i costi, fissi e variabili, nel paese di origine, dei materiali e della fabbricazione, più le spese di vendita, le spese amministrative e le altre spese generali, nonché un equo margine di utile. Gli importi utilizzati nei valori costruiti per le spese di vendita, amministrative e generali e il margine di utile sono stati, per il produttore/esportatore che ha venduto quantitativi rappresentativi dei due modelli in Giappone, le medie ponderate delle spese sostenute e dell'utile realizzato da quest'ultimo per le vendite interne di questi due modelli: per l'altro produttore/esportatore che non ha effettuato vendite interne di nessun modello si è fatto riferimento alla media ponderata delle spese sostenute e dell'utile realizzato dallo stesso vendendo il prodotto sul suo mercato interno.
(1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.
(2) GU n. C 183 del 20. 7. 1989, pag. 9.
(21) Un esportatore ha sostenuto che le sue vendite interne venivano effettuate soprattutto ai commercianti, mentre le sue esportazioni erano rivolte ai distributori. Pertanto, secondo questo esportatore si doveva tener conto del diverso livello commerciale tra le vendite interne e le esportazioni. Ciò nonostante, non essendosi dimostrato che le funzioni dei distributori erano diverse da quelle dei commercianti e che tali differenze si riflettevano chiaramente nei quantitativi venduti, nella politica di prezzi e nei tipi di prezzi riscontrati sul mercato interno, la Commissione ha respinto questa argomentazione.
(22) Un produttore/esportatore, che non aveva effettuato vendite interne sufficienti di lampade LTH, ha proposto di costruire il valore normale in base alle spese di vendita, generali e amministrative e all'utile realizzato per le sue vendite in Giappone di un tipo diverso di lampada alogena, chiamata lampada JD. La società ha sostenuto che le lampade JD dovevano essere considerate prodotti simili alle lampade LTH oggetto dell'inchiesta. Data l'esistenza di vendite di lampade LTH sul mercato giapponese, la Commissione ritiene che le lampade JD, che presentano caratteristiche diverse dalle lampade LTH esportate, non costituiscano un prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Questo articolo spiega chiaramente la procedura da seguire qualora un produttore/esportatore non disponga di vendite interne sufficienti del prodotto simile. In questo caso, il valore costruito da calcolare dovrebbe comprendere, oltre al costo dei materiali e della fabbricazione, le spese di vendita, generali e amministrative e un margine di utile. Si trattava di determinare quali spese e quali utili dovessero essere utilizzati a tale scopo. In questo caso specifico, l'articolo di cui sopra è estremamente chiaro, poiché si riferisce alle spese sostenute e agli utili realizzati per la vendita di prodotti simili effettuata da altri produttori o esportatori nel paese di origine. Dato che uno dei produttori/esportatori interessati aveva vendite interne sufficienti per due dei suoi modelli, la Commissione si è attenuta rigorosamente al regolamento includendo nel valore costruito dei modelli non venduti in quantitativi sufficienti sul mercato interno le spese sostenute e gli utili realizzati da un altro produttore sulle sue vendite interne di lampade LTH.
(23) L'altro importatore/esportatore con vendite insufficienti di lampade LTH sul mercato interno ha proposto di calcolare il valore costruito in base alle spese di vendita, generali e amministrative e agli utili delle sue esportazioni di lampade LTH. Questo metodo però, non è stato accettato, poiché, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, il valore costruito deve includere le spese di vendita, generali e amministrative e i profitti realizzati su vendite redditizie del prodotto simile sul mercato interno e non, come proposto dalla società, le spese di vendita, generali e amministrative e gli utili relativi alle esportazioni. Data la mancanza di vendite interne sufficienti, il produttore/esportatore in questione si trova in realtà in una situazione analoga a quella dell'esportatore/produttore di cui al considerando 22. Pertanto, il valore costruito è stato determinato esattamente nello stesso modo per entrambi.
bb) Per le vendite a clienti OEM
(24) Tutti i produttori/esportatori giapponesi hanno dichiarato di non avere effettuato vendite a produttori di materiale originale (OEM) sul mercato interno, mentre le loro esportazioni nella Comunità sono state effettuate principalmente a questo tipo di clienti. Essi hanno chiesto che per queste vendite venga considerato un valore normale diverso. Ai fini dell'accertamento preliminare, la Commissione ha riconosciuto che questi clienti avevano funzioni simili ai produttori, distinte da quelle delle altre categorie di acquirenti non collegati, e che queste diverse funzioni si riflettevano, per il mercato in questione, nei quantitativi venduti e nella struttura dei prezzi. Si è ritenuto di poter valutare adeguatamente le eventuali differenze tra i prezzi delle vendite con il proprio marchio commerciale e di quelle OEM se queste ultime erano avvenute sul mercato giapponese. Di conseguenza, nel costruire i valori normali per il confronto con i prezzi all'esportazione OEM, la Commissione ha applicato in via provvisoria un tasso di utile corrispondente al 50 % di quello realizzato sulle vendite interne con il marchio commerciale dell'esportatore oppure, in mancanza di tali vendite, al 50 % dell'utile medio realizzato dall'unico produttore/esportatore interessato.
b) Prezzi all'esportazione
(25) Tutti i produttori/esportatori hanno esportato nella Comunità direttamente ad acquirenti indipendenti oppure tramite una società commerciale in Giappone. Pertanto, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per le lampade LTH esportate nella Comunità ad acquirenti comunitari indipendenti o a società commerciali giapponesi.
E. CONFRONTO
(26) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, si sono effettuati i debiti adeguamenti a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88 per quanto riguarda i prezzi all'esportazione ed il valore normale, in considerazione delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi.
(27) Per quanto riguarda le differenze nelle caratteristiche fisiche, si sono concessi adeguamenti per le differenze tra i modelli destinati al mercato interno e quelli per l'esportazione, a condizione che potesse essere debitamente dimostrato l'effetto di tali differenze sui valori di mercato.
(28) Per quanto riguarda le retribuzioni dei venditori, numerosi produttori/esportatori hanno dichiarato costi relativi a venditori per i quali non è stato possibile dimostrare che fossero totalmente impegnati in attività di vendita dirette. Pertanto, si è proceduto ad un adeguamento, caso per caso, soltanto quando venivano forniti elementi di prova soddisfacenti.
(29) Si sono inoltre richiesti adeguamenti per le spese di trasporto, di movimentazione e di magazzinaggio in Giappone. Tuttavia, si è riscontrato che non tutte queste spese erano direttamente collegate alle vendite in questione. Di conseguenza, gli adeguamenti richiesti sono stati limitati alla parte di ciascuna spesa direttamente collegata alle vendite stesse.
F. MARGINE DI DUMPING
(30) I valori normali sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione procedendo transazione per transazione. L'esame preliminare dei fatti dimostra l'esistenza di pratiche di dumping per le lampade LTH originarie del Giappone per tutti gli esportatori oggetto dell'inchiesta; il margine di dumping è pari all'importo del quale il valore normale stabilito supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(31) I margini di dumping variano a seconda dell'esportatore; la loro media ponderata, espressa in percentuale dei prezzi cif, è la seguente:
- Iwasaki Electric Co Ltd: 146,9 %
- Phoenix Electric Co ltd: 97,3 %
- Sigma Corporation: 123,1 %.
(32) Per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione o che non hanno comunque inviato osservazioni, il dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione ha ritenuto che i risultati della sua inchiesta costituissero la base più appropriata per determinare il margine di dumping, e che si sarebbe data una possibilità di eludere il dazio se il margine di dumping fissato per questi esportatori fosse stato inferiore al massimo margine di dumping del 146,9 % determinato per un esportatore che aveva collaborato all'inchiesta. Per tali motivi, si è ritenuto opportuno utilizzare quest'ultimo margine per detto gruppo di esportatori.
G. PREGIUDIZIO
a) Mercato comunitario delle lampade LTH
(33) Per calcolare il consumo comunitario, la Commissione si è basata sui risultati dell'inchiesta, dalla quale sono emersi dati ben precisi sulle vendite dei produttori comunitari e degli esportatori giapponesi che hanno collaborato. In mancanza di statistiche ufficiali separate per le lampade LTH, si è considerato opportuno maggiorare del 10 % i dati ottenuti per tener conto delle importazioni provenienti da paesi diversi dal Giappone e dai produttori/esportatori giapponesi che non hanno risposto al questionario della Commissione. Secondo il calcolo così effettuato, il consumo di lampade LTH nella Comunità è passato da 5 400 000 unità nel 1985 a 22 200 000 unità nel periodo dell'inchiesta, per un aumento superiore al 300 %.
b) Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
(34) Tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta, le importazioni di lampade LTH dal Giappone sono aumentate da 1 800 000 unità a 13 464 000 unità, vale a dire di oltre il 640 %. Nello stesso periodo, la quota di mercato comunitario degli esportatori giapponesi è passata dal 33 % ad oltre il 60 %.
c) Volume e quota di mercato dei produttori comunitari
(35) Le vendite dei produttori comunitari nella CEE sono passate da 3 086 000 unità nel 1985 a 6 536 000 unità nel periodo dell'inchiesta. Sebbene ciò rappresenti un incremento di oltre il 110 %, questa cifra dovrebbe essere raffrontata all'aumento spettacolare delle importazioni giapponesi e a quello del consumo nella Comunità. La quota di mercato CEE dei produttori comunitari è scesa dal 56 % nel 1985 al 29 % nel periodo dell'inchiesta.
d) Prezzi
(36) La Commissione ha esaminato l'andamento dei prezzi applicati da tutti i produttori comunitari interessati, concludendo che tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta si è verificata un'erosione del 21 %.
(37) Si è riscontrato che i prezzi all'esportazione delle lampade giapponesi, già nettamente inferiori a quelli dell'industria comunitaria nel 1985, sono ancora diminuiti, malgrado la differenza, del 17,6 % tra il 1985 e la fine del periodo dell'inchiesta.
(38) Inoltre, la Commissione ha esaminato in che misura i prezzi degli esportatori giapponesi fossero inferiori ai prezzi dei produttori comunitari durante il periodo dell'inchiesta. Alcuni esportatori hanno dichiarato che, ai fini di questo confronto, si doveva tener conto dei minori costi di produzione dei produttori giapponesi che, a loro avviso, giustificavano prezzi più bassi. La Commissione non può accettare questa richiesta in quanto l'esistenza di una sottoquotazione dipende dal divario di prezzi sul mercato comunitario, come stabilito nell'articolo 4, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, e non dai rispettivi costi di produzione. In via provvisoria, la Commissione ha peraltro accettato di effettuare un adeguamento per tener conto del fatto che i produttori comunitari hanno venduto soprattutto a commercianti, mentre gli esportatori giapponesi hanno venduto soprattutto a fabbricanti di apparecchi elettrici e a distributori. In via provvisoria, la Commissione ha determinato tale adeguamento in base alle informazioni disponibili per quanto riguarda i margini di utile dei commercianti in questo settore.
(39) Le sottoquotazioni degli esportatori giapponesi così calcolate variano, a seconda dell'esportatore, tra il 26,6 % e il 31,9 %, con una media ponderata del 30,57 %.
e) Altri fattori economici pertinenti
i) Produzione, capacità di produzione, sfruttamento del potenziale e scorte
(40) La Commissione ha riscontrato che la produzione dell'industria comunitaria è aumentata del 72 % tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta, passando da 5 086 000 unità a 8 739 000 unità, con un corrispondente incremento della capacità produttiva e dello sfruttamento del potenziale rispettivamente del 53 % e dell'8 %. Le scorte detenute dall'industria CEE sono passate da 928 000 unità nel 1985 a 2 215 000 nel giugno 1989.
(41) L'aumento della produzione, della capacità produttiva e dello sfruttamento del potenziale va confrontato con l'andamento del consumo nella Comunità, aumentato di oltre il 300 %. Sebbene alcuni dei produttori interessati, nonostante la contrazione dei prezzi sul mercato, abbiano investito in nuove strutture produttive per far fronte alla domanda in aumento, essi si sono trovati nell'impossibilità palese di tener dietro all'espansione del mercato ed hanno perso una quota di mercato considerevole (vedi considerando 35).
(42) ii) Redditività
Tre dei produttori comunitari interessati hanno subito continuamente perdite dal 1985, e dal 1987 in poi tutti questi produttori hanno lavorato in perdita. Sebbene, per alcuni di essi, le perdite siano leggermente diminuite durante il periodo di riferimento, la Commissione ritiene che le costanti perdite subite dal 1985, pari in media al 16 % nel periodo dell'inchiesta, abbiano gravemente compromesso la vitalità dell'industria in questione.
iii) Occupazione
(43) Il numero di persone occupate dall'industria comunitaria è aumentato del 30 % tra il 1985 e il giugno 1989, una cifra poco rilevante rispetto all'espansione del mercato comunitario. Inoltre, l'occupazione totale dell'industria delle lampade LTH è seriamente compromessa dalle continue perdite subite.
f) Conclusioni
(44) Per stabilire se l'industria comunitaria in questione avesse subito un grave pregiudizio, la Commissione ha preso in considerazione i seguenti fattori:
- tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta, le importazioni provenienti dal Giappone sono aumentate ad un ritmo estremamente rapido, di oltre il 640 %;
- pur essendo aumentate tra il 1985 e la metà del 1989, la produzione e le vendite dell'industria comunitaria non hanno seguito il considerevole incremento del consumo avvenuto nello stesso periodo. In realtà, l'espansione del mercato comunitario, superiore al 300 %, è in contrasto con la contrazione della quota di mercato dei produttori comunitari dal 57 % al 29 %. Nello stesso periodo si è registrato un considerevole incremento delle scorte detenute dai produttori comunitari;
- i prezzi di vendita dei produttori comunitari sono notevolmente calati dal 1985, provocando vendite a prezzi inferiori ai costi di produzione e ripetute perdite finanziarie. Anche durante il periodo dell'inchiesta si sono registrate notevoli sottoquotazioni;
- la summenzionata contrazione della quota di mercato in un mercato in espansione si riflette nell'assenza di economie di scala di rilievo.
(45) La summenzionata erosione della quota di mercato, il calo dei prezzi e le continue perdite finanziarie avvenute per numerosi anni hanno indotto la Commissione a concludere che, ai fini dell'accertamento preliminare, l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
H. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
a) Effetto delle importazioni in dumping
(46) Nel valutare in che misura il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria delle lampade LTH fosse dovuto alle summenzionate pratiche di dumping, la Commissione ha riscontrato che l'erosione della quota di mercato dell'industria comunitaria coincideva perfettamente, come periodo e come percentuale, con l'incremento della quota di mercato detenuta dagli esportatori giapponesi. Se si considera che, durante il periodo dell'inchiesta, erano presenti sul mercato pochi altri fornitori, d'importanza trascurabile, gli esportatori giapponesi hanno conquistato praticamente tutta la quota di mercato persa dall'industria comunitaria (28 % circa).
(47) La contrazione dei prezzi all'esportazione, già notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria dal 1985, ha esercitato una costante pressione al ribasso sui prezzi delle lampade LTH nella Comunità. L'industria comunitaria, pertanto, ha dovuto portare i suoi prezzi a livelli inferiori ai costi di produzione; ciò nonostante, essa ha perso una considerevole quota di mercato, il che ha fatto aumentare i suoi costi di produzione e l'ha privata della posssibilità di realizzare economie di scala, con conseguenti perdite finanziarie di rilievo. La Commissione ritiene pertanto che il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia direttamente legato alle vendite in dumping effettuate dagli esportatori giapponesi nella Comunità.
b) Effetto degli altri fattori
(48) I produttori/esportatori giapponesi e alcuni importatori hanno dichiarato che altri paesi terzi, in particolare la Repubblica popolare cinese, avevano esercitato una pressione considerevole in materia di prezzi durante il periodo dell'inchiesta praticando sottoquotazioni inferiori ai prezzi delle esportazioni giapponesi. Gli esportatori interessati, però, hanno potuto citare soltanto una quotazione di un esportatore cinese per il periodo oggetto dell'inchiesta. I prezzi indicati in questa quotazione non erano inferiori ai prezzi degli esportatori giapponesi. A prescindere dal fatto che non si è potuto stabilire se questa offerta abbia dato effettivamente luogo ad una vendita, in ogni caso essa non è sufficiente per considerarla responsabile di una depressione dei prezzi. Interrogata in merito a questa presunta depressione dei prezzi degli esportatori cinesi, l'industria comunitaria ha risposto che, a quanto le risultava, non erano state effettuate vendite di rilievo di lampade LTH cinesi. La Commissione, pertanto, non ha ritenuto che le esportazioni cinesi avessero influito sull'industria comunitaria fino al termine del periodo dell'inchiesta.
(49) Alcuni esportatori hanno dichiarato che il pregiudizio non era dovuto al dumping, ma alla produttività più elevata degli esportatori giapponesi, e che si doveva tenere pienamente conto del vantaggio produttivo di questi ultimi. Essi hanno altresì dichiarato che esistevano differenze tra le tecniche adottate per la produzione delle lampade LTH nella Comunità e in Giappone, e che l'industria comunitaria non produceva quantitativi sufficienti per arrivare a costi ottimali, diversamente dai produttori giapponesi che usufruivano di economie di scala. Essi hanno inoltre dichiarato di acquistare le materie prime a prezzi notevolmenti inferiori, poiché in quantitativi superiori. Infine, il costo della manodopera sarebbe notevolmente inferiore rispetto alla Comunità dato il più elevato grado di automazione.
(50) La Commissione dissente su questa opinione. I vantaggi che un esportatore detiene in materia di costi di produzione hanno incidenza in una procedura antidumping solo se si riflettono senza discriminazione sui prezzi del mercato interno e di quello all'esportazione. Questo non si è verificato nel caso in questione. Inoltre, il presunto costo di produzione inferiore degli esportatori giapponesi è stato influenzato dalle economie di scala, realizzate grazie agli ingenti quantitativi esportati nella Comunità. Si è riscontrato che, durante il periodo dell'inchiesta, tali esportazioni sono state effettuate a prezzi di dumping. Pertanto, i vantaggi a livello di costi degli esportatori giapponesi sono influenzati dalle pratiche di dumping.
(51) L'inchiesta non ha messo in luce fattori diversi dalle importazioni in dumping che abbiano causato grave pregiudizio all'industria comunitaria. Per tutti questi motivi, la Commissione ha ritenuto che gli effetti delle importazioni in dumping di lampade LTH originarie del Giappone, presi separatamente, dovessero essere considerati causa di grave pregiudizio per l'industria comunitaria.
I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
a) Considerazioni generali
(52) Lo scopo dell'istituzione di dazi antidumping è quello di eliminare le pratiche di dumping che recano pregiudizio ad un'industria comunitaria e ripristinare un'equa concorrenza sul mercato comunitario, il che corrisponde, indubbiamente, all'interesse generale della Comunità.
(53) L'istituzione di dazi antidumping può far aumentare i prezzi delle esportazioni provenienti dal Giappone, ma soltanto nella misura ritenuta necessaria per eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping. Dato che la domanda comunitaria di lampade LTH è nettamente superiore all'attuale capacità produttiva dell'industria comunitaria, rimane un vasto margine di manovra per le importazioni provenienti dai paesi terzi. Di conseguenza, il ripristino di eque condizioni di concorrenza non escluderà dal mercato la concorrenza straniera.
(54) La Commissione ha altresì esaminato gli effetti dell'istituzione di dazi antidumping sulle importazioni di lampade LTH dal Giappone per quanto riguarda gli interessi specifici dell'industria comunitaria e delle altre parti interessate, compresi i consumatori.
b) Interessi dell'industria comunitaria
(55) La Commissione ritiene che la vitalità dell'industria sia minacciata dalla considerevole perdita in termini di quota di mercato e di redditività, a meno che non vengano prese misure per tutelare questa industria dalle importazioni in dumping che hanno causato il grave pregiudizio subito. La chiusura di stabilimenti in questo settore farebbe perdere centinaia di posti di lavoro.
(56) Inoltre, va ricordato che le lampade LTH fanno parte di una vasta gamma di articoli per l'illuminazione. Dall'inchiesta è risultato che gli ingenti volumi esportati a prezzi di dumping hanno consentito agli esportatori giapponesi di conquistare, in breve tempo, una posizione dominante nel mercato delle lampade alogene, di cui potrebbero avvalersi per penetrare in altri settori dell'industria dell'illuminazione, rendendola più vulnerabile e aggravando il pregiudizio già constatato per le lampade LTH, con inevitabili ripercussioni negative sui risultati finanziari e sull'occupazione dell'intero settore.
(57) Una volta ripristinata un'equa concorrenza, l'industria comunitaria sarà in grado di riconquistare la quota di mercato CEE e di realizzare le stesse economie di scala degli esportatori giapponesi, diventando così più competitiva. Fintanto che gli utili sul capitale investito rimarranno negativi, è poco probabile che l'industria comunitaria incrementi le sue attività di marketing o effettui gli ulteriori investimenti necessari per ridurre le spese di produzione, a meno che non vengano prese misure per tutelarla dalle pratiche commerciali sleali. Di conseguenza, la Commissione ha ritenuto che fosse necessario, e nell'interesse della Comunità, tutelare la vitalità dell'industria comunitaria delle lampade LTH.
c) Interessi delle altre parti
(58) La Commissione non ha ricevuto comunicazioni né dagli utilizzatori finali né dai produttori di apparecchi elettrici nella Comunità. Tuttavia, alcuni esportatori hanno sostenuto che le misure antidumping avrebbero fatto aumentare notevolmente i prezzi per i consumatori e i costi di produzione, incidendo sulla competitività dei fabbricanti comunitari di apparecchi elettrici che contengono le lampade LTH.
(59) Grazie alle pratiche di dumping, gli esportatori giapponesi hanno conquistato il 60 % del mercato comunitario in un periodo di tempo relativamente breve. Se non vengono prese disposizioni per frenarla, questa tendenza continuerà e, quasi certamente, farà scomparire l'industria comunitaria. Sebbene prezzi bassi possano essere nell'interesse dei consumatori, a più lungo termine non gioverà a questi ultimi che la fornitura di lampade LTH al mercato comunitario sia praticamente limitata ad un'unica fonte, poiché ciò ridurrebbe la concorrenza e, a medio e lungo termine, farebbe aumentare i prezzi. D'altro canto, una volta garantita un'equa concorrenza, sarà possibile che si verifichi un calo generale dei prezzi.
(60) Per quanto riguarda gli interessi dei fabbricanti di apparecchi elettrici nella Comunità, pur non avendo ricevuto dagli esportatori elementi tali da comprovare che il costo delle lampade LTH rappresenti una parte considerevole del costo degli apparecchi elettrici che le contengono, la Commissione ritiene che l'abolizione delle pratiche sleali gioverebbe anche a questi fabbricanti, in quanto consumatori di lampade LTH.
d) Altre considerazioni
(61) Alcuni esportatori hanno dichiarato che non sarebbe nell'interesse della Comunità prendere provvedimenti contro le importazioni giapponesi poiché queste ultime verranno probabilmente sostituite da quelle cinesi. Di conseguenza, le misure non gioverebbero ai produttori comunitari, e potrebbero addirittura minacciare di causare loro un pregiudizio e discriminarli nei confronti degli importatori giapponesi.
(62) Come si è detto nel considerando (47), la Commissione non dispone di elementi che dimostrino che le importazioni cinesi sono arrivate sul mercato comunitario in quantitativi ingenti prima del termine del periodo dell'inchiesta. Gli elementi di prova forniti dagli esportatori per il periodo successivo all'inchiesta consistevano in una fattura e in due quotazioni per le lampade LTH originarie della Cina, da cui risultavano prezzi inferiori a quelli delle importazioni giapponesi. La Commissione ha ritenuto che l'affermazione non fosse sufficientemente comprovata e non influisse sulla necessità di prendere disposizioni onde tutelare non solo l'industria comunitaria, ma anche i produttori/esportatori di altri paesi terzi, a condizione che non vendano sul mercato comunitario a prezzi di dumping.
Qualora, in un secondo tempo, si dimostrasse che le esportazioni cinesi nella Comunità sono effettivamente avvenute a prezzi di dumping e hanno causato grave pregiudizio all'industria comunitaria, la Commissione dovrebbe esaminare la necessità di prendere disposizioni. Allo stadio attuale, tuttavia, le incertezze circa tali sviluppi non rendono necessario un intervento della Commissione.
e) Conclusione
(63) Avendo esaminato le diverse argomentazioni degli esportatori, la Commissione ritiene che sia nell'interesse generale della Comunità eliminare gli effetti pregiudizievoli delle importazioni in dumping e far sì che i vantaggi di questa protezione ne superino nettamente gli effetti negativi a breve termine, in particolare a livello di prezzi. J. DAZI
(64) Onde eliminare il pregiudizio subito dall'industria comuntiaria, in particolare la necessità di ritornare prima possibile ad una situazione redditizia per garantirne la sopravvivenza, si ritiene necessario che le misure adottate consentano a tale industria di realizzare un minimo profitto e le economie di scala di cui finora è stata privata dagli effetti delle importazioni in dumping.
(65) Di conseguenza, è indispensabile che i dazi provvisori da istituire coprano la differenza tra i prezzi delle lampade LTH giapponesi ed il prezzo minimo necessario per coprire i costi ed assicurare un equo margine all'industria comunitaria.
(66) Data la situazione dell'industria interessata e ai fini dell'accertamento preliminare, la Commissione ritiene che il 10 % sul fatturato, al lordo delle imposte, costituisca un adeguato reddito annuale, basato sul normale tasso di utile di questa industria e sugli investimenti necessari ai fini di un equilibrato sviluppo a lungo termine. Su queste basi, e tenendo conto delle considerazioni sulla comparabilità dei prezzi di cui al considerando (38), la Commissione ha stabilito un prezzo minimo con il quale è stata confrontata la media ponderata dei prezzi all'importazione di ciascun esportatore giapponese.
(67) Per determinare l'aliquota del dazio, le differenze di prezzo così stabilite sono state espresse in percentuale della media ponderata del valore CIF. A seguito di tale calcolo, si è deciso di istituire i seguenti dazi antidumping, per ciascun esportatore, al fine di eliminare il pregiudizio subito:
- Iwasaki: 71,7 %
- Phoenix: 84,2 %
- Sigma: 85,4 %.
(68) Dato che i margini di dumping riscontrati per tutti gli esportatori interessati sono superiori alla soglia di pregiudizio, i dazi summenzionati verranno istituiti a norma dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(69) Per quanto riguarda le società che non hanno né risposto al questionario della Commissione né inviato altre comunicazioni, la Commissione ha ritenuto opportuno istituire il massimo dazio calcolato, vale a dire l'85,4 %, ritenendo che istituire per questi produttori/esportatori dazi inferiori al massimo dazio antidumping stabilito equivarrebbe a ricompensare la mancata collaborazione.
(70) Sarà opportuno stabilire un periodo durante il quale le parti interessate potranno rendere note le loro osservazioni e chiedere un'audizione. Inoltre, si dovrà precisare che tutti gli accertamenti effettuati ai sensi del presente regolamento sono provvisori e dovranno forse essere riveduti ai fini di un eventuale dazio definitivo proposto dalla Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio pari all'85,4 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, sulle importazioni di lampade alogene lineari al tungsteno di cui al codice NC ex 8539 21 91 (codice TARIC: 8539 21 91) originarie del Giappone (codice supplementare TARIC: 8462).
2. Aliquote dei dazi per i prodotti delle seguenti società:
- Iwasaki Electric Co. Ltd: 71,7 % (codice supplementare TARIC: 8640)
- Phoenix Electric Co. Ltd: 84,2 % (codice supplementare TARIC: 8641).
3. Il dazio di cui ai paragrafi 1 e 2 si applica unicamente alle lampade alogene lineari al tungsteno di oltre 100 Volt, con potenza uguale o superiore a 100 Watt, con due zoccoli R7s, per l'illuminazione.
4. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui ai paragrafi 1 e 3 è subordinata al deposito di una garanzia equivalente all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale termine. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 17 luglio 1990.

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