Document ID: 31997D0106

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 17 luglio 1996 relativa agli aiuti previsti nella legge regionale n. 25/93 della regione Sicilia (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (97/106/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CEE) n. 1035/72 del Consiglio, del 18 maggio 1972, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1363/95 (2), in particolare l'articolo 31,
dopo aver invitato gli interessati a presentare le proprie osservazioni (3), conformemente all'articolo 93, paragrafo 2,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 25 ottobre 1993, la rappresentanza permanente italiana presso le Comunità europee ha notificato alla Commissione, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, la legge del 1° settembre 1993 n. 25 della regione Sicilia (in prosieguo: «la legge n. 25/93»). Poiché tale legge è stata adottata senza che la Commissione abbia potuto pronunziarsi sulla compatibilità col mercato comune degli aiuti in essa previsti, detti aiuti sono stati iscritti nel registro degli aiuti non notificati.
Per quanto riguarda le misure inerenti al settore agricolo e forestale previste in tale legge, le autorità italiane, con lettere del 3 maggio 1994 e del 19 settembre 1994, hanno inviato alcune informazioni complementari, richieste dalla Commissione il 5 gennaio 1994 e il 28 luglio 1994.
Con lettera del 31 luglio 1995, la Commissione ha comunicato all'Italia la sua decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato, contro gli aiuti previsti nelle seguenti disposizioni:
- articolo 44 della legge n. 25/93;
- articolo 50 della legge n. 25/93 e all'articolo 21 paragrafo 1 bis, della legge 23 maggio 1991 della regione Sicilia (in prosieguo: «la legge n. 32/91»);
- articolo 84, paragrafi 4 e 5, della legge n. 25/93 per la parte concernente gli aiuti concessi in zone non svantaggiate; articoli 85 e 86, 88, 90, 96, 103, 105 della legge n. 25/93.
Con la suddetta lettera, la Commissione ha invitato il governo italiano a presentare osservazioni; essa ha parimenti invitato gli altri interessati e gli altri Stati membri a presentare osservazioni attraverso la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della lettera stessa.
L'Italia ha inviato le sue osservazioni con lettera del 5 ottobre 1995. Osservazioni da parte italiana sono state altresì presentate in occasione delle riunioni tenutesi il 10 ottobre 1995 e il 22 gennaio 1996.
Nessun altro interessato ha presentato osservazioni.
La presente decisione non riguarda gli aiuti di cui all'articolo 88 della legge regionale in oggetto (ristrutturazione dell'impresa Sanderson Agrumaria meridionale SpA) né gli aiuti a favore della ristrutturazione dell'impresa Siciliana Zootecnica SpA. Tali aiuti saranno oggetto di un'altra decisione.
II
Articolo 44 della legge n. 25/93
L'articolo 44 della legge n. 25/93 prevede la concessione di crediti a tasso ridotto per l'assestamento dei debiti delle imprese commerciali esercenti la vendita di prodotti ortofrutticoli ed agrumicoli con meno di venti dipendenti, che si trovino in difficoltà finanziarie. La regione accorda crediti a medio/lungo termine (massimo dieci anni) con un contributo del 7 % in conto interessi. La Commissione ha considerato che tale aiuto non soddisfa le condizioni di cui agli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (in prosieguo: «gli Orientamenti comunitari sulle imprese in difficoltà») (4). Trattandosi di un tipo d'aiuto che per sua natura non comporta alcuno sviluppo del settore o della regione interessati, non è possibile derogare a tali criteri.
L'Italia non ha presentato alcuna osservazione volta a dimostrare che le condizioni di cui agli orientamenti suddetti sono rispettate. La Commissione rinvia agli argomenti esposti in occasione dell'apertura del procedimento dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato.
Articolo 50 della legge n. 25/93
L'articolo prevede, per le finalità dell'articolo 21, comma 1, della legge n. 32/91, una spesa di 18 000 milioni di ITL per il periodo 1993-1995. L'articolo 21, comma 1, della legge n. 32/91, prevede aiuti per il risanamento delle cooperative o dei loro consorzi sotto forma di un mutuo a tasso ridotto (4 %) destinato a coprire fino al 75 % dei costi di realizzazione di un piano di ristrutturazione finanziaria delle imprese beneficiarie. I mutui, rimborsabili in 15 anni, possono riguardare passivi di qualsiasi natura.
Con decisione della Commissione del 14 dicembre 1992 (in prosieguo: «la decisione del 1992»), tali aiuti erano stati autorizzati per gli anni dal 1991 al 1993 tenendo conto del fatto che le autorità italiane avevano precisato che dette misure erano destinate a rimediare ai danni provocati dalla siccità degli anni 1987-1990 e sulla base dell'impegno assunto dalle autorità italiane di rispettare i criteri applicati dalla Commissione per gli aiuti nazionali per la compensazione di danni provocati da eventi climatici eccezionali.
La disposizione che prevede il rifinanziamento di tali misure per gli anni dal 1993 al 1995 (articolo 50 della legge n. 25/93) non stabilisce alcun legame fra le misure rifinanziate e gli eventi climatici eccezionali che possono essere considerati calamità naturali ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 2, lettera b) del trattato. Pertanto, la misura d'aiuto, quale risulta dalle norme vigenti, si concreta in un aiuto al risanamento e deve essere valutata alla luce dei criteri seguiti dalla Commissione per l'esame di questo tipo di aiuto in conformità degli articoli 92, 93 e 94 del trattato. Poiché il rispetto di tali condizioni non è assicurato, la Commissione ha deciso di aprire il procedimento dell'articolo 93, paragrafo 2.
In risposta all'apertura del procedimento, l'Italia, nella lettera del 5 ottobre 1995, fa osservare quanto segue:
- la disposizione dell'articolo 21 della legge n. 32/91 è divenuta operativa soltanto nel 1993 (dopo la decisione della Commissione del 1992 e l'adozione delle norme di attuazione). Pertanto, la maggior parte delle somme destinate all'applicazione della misura per gli anni dal 1991 al 1993 è restata inutilizzata ed è divenuta inutilizzabile per l'avvenire. La misura presentemente in esame (rifinanziamento dell'articolo 21 della legge n. 32/91) mira a completare l'intervento previsto nel testo approvato dalla decisione del 1992 ed a permettere il versamento degli aiuti ai beneficiari già selezionati sulla base delle condizioni di cui alla detta decisione.
- Con la stessa lettera, l'Italia informa la Commissione che, nel frattempo, la somma destinata alla misura di rifinanziamento è stata ridotta a 6 500 milioni di ITL (di cui 3 000 milioni per il 1995 e 3 500 milioni per il 1996).
Nel merito, l'Italia non contesta la valutazione espressa dalla Commissione al momento dell'apertura del procedimento, e in particolare il fatto che la misura prevista dall'articolo 21 della legge n. 32/91 consiste in un aiuto per il risanamento di cooperative in difficoltà e deve di conseguenza essere valutata alla luce dei criteri applicabili a questo tipo di aiuti (cioè, le condizioni di cui agli orientamenti comunitari sulle imprese in difficoltà ovvero i criteri risultanti dalla prassi della Commissione in materia di aiuti al risanamento delle imprese agricole). Nella sua lettera, il governo italiano non allega alcun argomento inteso a dimostrare che tali criteri siano rispettati.
La Commissione ritiene tuttora valida l'analisi da essa fatta in occasione dell'apertura del procedimento. Pertanto, il rifinanziamento della misura prevista dall'articolo 21 della legge n. 32/91 dovrebbe essere considerato incompatibile col mercato comune.
In effetti, i termini del tutto generali nei quali sono redatte le disposizioni pertinenti (articolo 21, commi 1 e 1 bis della legge n. 32/91) inducono a concludere che, al di fuori dei limiti previsti nella decisione del 1992 che ha approvato il finanziamento di detti aiuti per gli anni 1991-1993 in considerazione della grave situazione provocata in Sicilia dalla siccità degli anni precedenti e in assenza di condizioni specifiche che permettano di verificare che la concessione degli aiuti abbia luogo nel rispetto dei criteri applicabili agli aiuti per le imprese in difficoltà, ogni rifinanziamento di tali aiuti è incompatibile col mercato comune.
L'Italia, d'altra parte, precisa che la misura di rifinanziamento non aveva lo scopo di prorogare il regime di cui al suddetto articolo 21, ma unicamente di soddisfare le richieste dei potenziali beneficiari che a causa dei ritardi nell'applicazione e malgrado il rispetto delle condizioni indicate nella decisione del 1992, non avevano percepito gli aiuti.
Tenuto conto di quanto precede, la misura prevista dall'articolo 21, commi 1 e 1 bis, deve essere considerata incompatibile con il mercato comune e, pertanto, deve essere soppressa.
Tenuto peraltro conto del fatto che, in considerazione di circostanze eccezionali, la concessione di tali aiuti era stata autorizzata a date condizioni e durante un periodo determinato (1991/1993) e che inoltre, per ragioni tecniche, la suddetta misura non ha potuto essere integralmente eseguita, appare giustificato permettere un rifinanziamento limitato a quanto strettamente necessario per assicurare l'attuazione della misura, assicurando il rispetto delle condizioni di cui alla decisione della Commissione del 1992 relativa alle misure previste dall'articolo 21 della legge n. 32/91.
Trattandosi unicamente di assicurare un seguito operativo ai progetti già oggetto di un primo esame da parte dell'amministrazione regionale, il rifinanziamento deve limitarsi ai programmi di cui detta amministrazione abbia constatato la conformità ai criteri indicati nella decisione del 1992 prima del 31 dicembre 1993 (termine finale stabilito in detta decisione recante autorizzazione degli aiuti di cui all'articolo 21 della legge n. 32/91).
Poiché, come afferma lo stesso governo italiano, tale rifinanziamento non deve essere considerato come una proroga delle misure di cui all'articolo 21 della legge n. 32/91, è necessario limitare il periodo durante il quale i versamenti possono essere effettuati. Tenuto conto del fatto che il piano di finanziamento previsto dall'Italia si riferisce agli anni 1995 e 1996, il termine finale per i versamenti deve essere fissato al 31 dicembre 1996.
Articolo 84, paragrafi 4 e 5, della legge n. 25/93
I commi 4 e 5 dell'articolo 84 prevedono che gli aiuti previsti dalla legge 25 marzo 1986 n. 13 (in prosieguo: «la legge n. 13/86»), maggiorati del 10 %, possono essere concessi in vista dell'adeguamento delle strutture aziendali zootecniche alle norme igienico-sanitarie previste dalla normativa nazionale e comunitaria in materia. Il beneficio concesso corrisponde ad aiuti per investimenti quali previsti dall'articolo 12, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2328/91 del Consiglio, del 15 luglio 1991, relativo al miglioramento dell'efficienza delle strutture agrarie (5), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2387/95 (6); l'intensità degli aiuti, secondo le informazioni fornite, è del 65 %, e può elevarsi fino al 70 % delle spese ammissibili nelle zone svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE del Consiglio, del 28 aprile 1975, sull'agricoltura di montagna e di talune zone svantaggiate (7), modificata da ultimo dalla direttiva 82/786/CEE (8).
Il limite massimo di aiuto ammesso in base ai criteri applicati dalla Commissione per l'esame degli investimenti a livello della produzione primaria è del 75 % nelle zone svantaggiate ai sensi della detta direttiva del 35 % nelle altre zone. La misura regionale in esame non rispetta dette intensità massime per quanto riguarda gli aiuti concessi nelle zone non svantaggiate.
L'Italia invoca gli argomenti che seguono:
- in vista dell'esame degli aiuti agli investimenti nelle aziende agricole che debbono essere valutati in virtù degli articoli 92 e 93 del trattato, la Commissione ha fissato al 35 % e al 75 % l'intensità massima degli aiuti rispetto al costo dell'investimento (nelle zone svantaggiate). Secondo il governo italiano, dovrebbe essere possibile modulare dette intensità per assicurarne la coerenza col tasso degli aiuti agli investimenti autorizzati e cofinanziati dalla Commissione in forza del regolamento (CEE) n. 2328/91. Una limitazione rigorosa dell'intensità degli aiuti in questione al 35 % al di fuori delle zone svantaggiate costituirebbe, secondo le autorità italiane, una manifesta disparità di trattamento fra gli aiuti agli investimenti valutati dalla Commissione in conformità degli articoli 92 e 93 del trattato in virtù del rinvio di cui all'articolo 12, paragrafo 5, del regolamento (CEE) n. 2328/91, e gli aiuti agli investimenti autorizzati dalla Commissione in forza dell'articolo 30 del regolamento stesso;
- la Commissione ha difatti autorizzato in Sicilia, in forza dell'articolo 30 di detto regolamento, l'aumento del 10 % delle intensità previste all'articolo 7 del medesimo regolamento (in virtù di tale deroga, l'intensità applicabile nella regione per gli aiuti agli investimenti al di fuori delle zone svantaggiate è del 45 %);
- la Commissione dovrebbe pertanto tener conto di tale deroga per ammettere un'intensità più elevata anche nel caso degli aiuti agli investimenti esaminati in forza degli articoli 92 e 93 del trattato;
- la Commissione ha inoltre approvato, in conformità degli articoli 92 e 93, gli aiuti previsti dall'articolo 4 della legge n. 13/86 [rientranti nel campo di applicazione dell'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2328/91], la cui intensità è fissata al 55 % (60 % nelle zone svantaggiate).
Quest'ultimo riferimento non è pertinente nella fattispecie, poiché la base giuridica per l'applicazione degli articoli 92, 93 e 94 agli aiuti contestati non è l'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2328/91 (che rinvia agli articoli 92, 93 e 94 per la valutazione degli aiuti relativi alla parte degli investimenti, di cui a tale articolo, che supera i massimali fissati dall'articolo 7, paragrafo 2 di detto regolamento), bensì l'articolo 12, paragrafo 5, del medesimo.
Per quanto riguarda l'osservazione secondo la quale la Commissione dovrebbe assicurare la coerenza fra i tassi di aiuto autorizzati nel quadro del cofinanziamento comunitario previsto dal regolamento (CEE) n. 2328/91 e i tassi applicabili agli aiuti previsti dall'articolo 12, paragrafo 5, del medesimo, la tesi del governo italiano deve essere accolta e pertanto si deve tenere conto della deroga autorizzata per la regione di cui trattasi con la decisione del 23 novembre 1994 (in prosieguo: «la decisione del 1994»).
In virtù di tale decisione, e in deroga alle intensità massime previste dall'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2328/91, i tassi di aiuto agli investimenti autorizzati in Sicilia sono stati maggiorati di 10 punti percentuali fino al 31 dicembre 1997. Il tasso di aiuto massimo consentito fino a tale data nelle zone non svantaggiate è stato portato dal 35 % al 45 %.
Pertanto, per assicurare la coerenza fra i limiti applicabili agli aiuti agli investimenti che beneficiano del cofinanziamento comunitario in forza del regolamento (CEE) n. 2328/91 e quelli applicabili, in conformità degli articoli 92 e 93, agli aiuti agli investimenti rientranti nel campo di applicazione dell'articolo 12, paragrafo 5, di detto regolamento, è giustificato estendere alla fattispecie in esame la deroga di cui alla decisione del 1994.
Sarebbe di conseguenza ammissibile accordare gli aiuti agli investimenti previsti dalla misura in oggetto (articolo 84, commi 4 e 5 della legge n. 25/93) fino all'importo del 45 % nelle zone non svantaggiate della regione e fino alla data indicata nella suddetta decisione.
La misura, tuttavia, non risponde a tali condizioni, innanzitutto perché l'intensità dell'aiuto (65 %) supera anche il limite del 45 % che si ottiene applicando per analogia la deroga prevista nella decisione del 1994 per la regione di cui trattasi e, in secondo luogo, perché nessun limite temporale è previsto nel caso di specie.
Tenuto conto di quanto precede, gli aiuti previsti dall'articolo 84, commi 4 e 5, della legge n. 25/93 per gli aiuti agli investimenti nelle zone non svantaggiate devono essere considerati incompatibili col mercato comune per la parte che supera l'intensità del 45 % in rapporto al costo dell'investimento.
Articoli 85 e 86 della legge n. 25/93
Detti articoli prevedono che i contributi di cui all'articolo 1 della legge n. 13/88 vengano estesi alle aziende agricole che acquistano acqua per irrigazione da imprese private. Detto articolo 1 prevede il versamento a favore dell'ENEL (Ente nazionale per l'energia elettrica) di una somma corrispondente alla riduzione del 50 % delle tariffe praticate per la vendita alle aziende agricole, alle cooperative agricole, ai loro consorzi e ai consorzi di irrigazione, dell'energia utilizzata per attingere e distribuire l'acqua di irrigazione. Le disposizioni degli articoli 85 e 86 della legge n. 25/93 modificano l'aiuto quale previsto dalla legge n. 13/88, poiché attualmente la misura si applica parimenti alle quantità di acqua fornite alle aziende agricole da società diverse dai consorzi di bonifica; inoltre, l'aiuto può essere concesso direttamente alle aziende agricole sulla base delle quantità di acqua d'irrigazione utilizzate.
Questo aiuto deve essere considerato un aiuto al funzionamento che riduce artificialmente i prezzi di costo delle aziende agricole beneficiarie e favorisce la produzione e lo smercio dei loro prodotti rispetto a quelli dei loro concorrenti che non beneficiano di aiuti comparabili.
La Commissione, con lettera del 31 luglio 1995, ha comunicato all'Italia la sua decisione di avviare il procedimento dell'articolo 93, paragrafo 2, contro l'aiuto previsto negli articoli 85 e 86 in oggetto (estensione del beneficio previsto dalla legge n. 13/88 alle aziende che acquistano l'acqua di irrigazione presso società diverse dai consorzi di bonifica) ed ha parimenti proposto al governo italiano, in conformità dell'articolo 93, paragrafo 1, del trattato, misure opportune al fine della soppressione dell'aiuto previsto nella legge n. 13/88 (aiuto esistente n. E 7/95).
In esito alla proposta di misure opportune, l'Italia, con lettera del 10 febbraio 1996 ha inviato alla Commissione il testo di un disegno di legge regionale inteso ad abrogare gli aiuti previsti dalla legge n. 13/88 a partire dalla campagna agricola 1995/1996, in modo da non concedere ulteriormente gli aiuti in questione per le fatture relative al consumo di energia elettrica successivamente al 31 dicembre 1995. La Commissione, nell'ambito dell'esame dell'aiuto esistente, ha comunicato al governo italiano (lettera del 6 maggio 1996) che la prevista abrogazione è una misura appropriata per conformarsi alle proposte della Commissione, e che l'obbligo da queste derivante sarà considerato adempiuto al momento dell'entrata in vigore della legge regionale di abrogazione.
In una precedente lettera del 5 ottobre 1995, l'Italia, a proposito delle modifiche apportate dalla legge n. 25/93, precisava che non si sarebbe trattato di una nuova misura d'aiuto, bensì di una estensione del campo d'applicazione della misura adottata nel 1988, imposta dalla necessità di includervi tutti i suoi beneficiari «naturali». La misura introdotta con gli articoli 85 e 86 della legge n. 25/93 dovrebbe dunque essere considerata anch'essa come un aiuto esistente ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1.
Questa tesi non può essere condivisa; difatti, il campo di applicazione della misura autorizzata con decisione della Commissione del 23 marzo 1989 è chiaramente limitato dal disposto dell'articolo 3 della legge n. 13/88, che riguarda unicamente il costo di attingimento dell'acqua d'irrigazione dei consorzi di bonifica. Di conseguenza, detti articoli 85 e 86, estendendo il campo di applicazione delle disposizioni della legge n. 13/88, introducono una nuova misura che non rientra nell'autorizzazione concessa nel 1989.
Quanto al merito, la valutazione di tale misura, effettuata in occasione dell'apertura del procedimento e della proposta di misure opportune ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1, rimane valida. Si tratta pertanto di un aiuto al funzionamento da considerare incompatibile con il mercato comune.
Articolo 90 della legge n. 25/93
Questo articolo prevede aiuti per le spese di trasporto dei prodotti agricoli siciliani. I beneficiari sono: cooperative agricole e loro consorzi, associazioni riconosciute di produttori agricoli e loro unioni, associazioni di tali soggetti, imprese di trasformazione e di distribuzione che si avvalgono, per i trasporti di prodotti agricoli siciliani, di contratti di trasporto ferroviario, aereo o misto, stipulati con l'Azienda ferroviaria, con le agenzie di navigazione, con le compagnie aeree e con i consorzi di servizi siciliani di trasporto gommato.
L'intensità dell'aiuto è del 50 % delle spese di trasporto effettivamente sostenute (40 % nel caso in cui il trasporto abbia luogo su strada o per via aerea).
Detta misura deve essere considerata un aiuto al funzionamento incompatibile con il mercato comune e si concreta in un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, nonché in una discriminazione a danno delle imprese di trasformazione e dei commercianti di prodotti agricoli (trasformati o meno) di provenienza extraregionale.
Inoltre, la norma che assoggetta la concessione dell'aiuto relativo a contratti di trasporto stradale alla condizione che tali contratti siano stati conclusi con consorzi «siciliani» solleva dubbi quanto alla sua conformità con l'articolo 52 del trattato.
L'Italia non ha formulato alcuna osservazione in proposito. La Commissione rinvia agli argomenti esposti in occasione dell'apertura del procedimento.
Articolo 96 della legge n. 25/93
La norma prevede aiuti per i produttori di anguria le cui aziende siano state danneggiate da fisiopatie causate da squilibri termici.
Le modalità d'intervento delle autorità regionali, nella fattispecie, non permettevano di verificare il rispetto dei criteri in materia d'indennizzo applicabili agli aiuti concessi a seguito di calamità naturali. In particolare, non è stata prevista alcuna condizione intesa ad escludere la possibilità che, in seguito al cumulo delle due misure (sovvenzione e mutuo a tasso ridotto), gli agricoltori vengano indennizzati in misura eccessiva rispetto ai danni subiti.
In risposta all'apertura del procedimento dell'articolo 93, paragrafo 2, con lettera del 5 ottobre 1995, l'Italia ha fornito dati comprovanti che le modalità di concessione degli aiuti di cui all'articolo in esame assicurano che in nessun caso la somma versata a titolo d'indennizzo avrebbe potuto superare il 46,3 % delle perdite subite. Per quanto riguarda i beneficiari, le autorità italiane hanno precisato che la perdita di produzione per la coltura in oggetto è stata totale.
Tenuto conto di quanto precede, si deve chiudere il procedimento relativo a tale misura, poiché essa può beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 2 lettera b).
Articolo 103 della legge n. 25/93
Questo articolo rifinanzia gli aiuti previsti dall'articolo 4 della legge regionale 7 agosto 1990 n. 23 (in prosieguo: «la legge n. 23/90») per l'anno 1993. Detti aiuti, con un'intensità del 60 % delle spese ammissibili, sono destinati alla realizzazione di operazioni colturali per le coltivazioni di mandorle, di noci, di pistacchi e di carrube in zone «sensibili» nelle quali tali colture hanno una funzione di difesa dell'ambiente. Dette zone «sensibili» sono le zone svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE, le zone coperte dal programma di lotta contro la povertà adottato dalla Commissione in applicazione della decisione 85/8/CEE del Consiglio (9), modificata dalla decisione 86/657/CEE (10), e certi comuni di cui all'articolo 13 della legge n. 32/91.
Si tratta, in sostanza, di un aiuto al funzionamento calcolato per unità di superficie, in un settore disciplinato da disposizioni relative all'organizzazione comune del mercato dei prodotti di cui trattasi.
Nel caso di specie, non è richiesto alcun impegno da parte degli agricoltori beneficiari dell'aiuto, poiché la sola condizione per la sua concessione è l'esercizio di una delle colture di cui sopra in una zona «sensibile». Non si è potuto identificare alcun criterio ambientale nella delimitazione geografica del campo di applicazione di tale misura. Pertanto, tale aiuto non può essere considerato una contropartita di un'attività a favore dell'ambiente svolta dall'agricoltore. In conseguenza, l'aiuto non è conforme agli obiettivi del regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo a metodi di protezione agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale (11), i cui principi generali vengono applicati per valutare gli aiuti nazionali previsti dall'articolo 10 del medesimo.
Si tratta di un aiuto al funzionamento senza impatto durevole sul settore considerato ed i cui effetti (integrazione del reddito) scompaiono con la cessazione dell'aiuto; esso conduce direttamente a migliorare le possibilità di smercio dei prodotti in oggetto da parte degli operatori beneficiari rispetto ad altri operatori che non beneficiano di aiuti comparabili. Inoltre, esso viene concesso per prodotti soggetti alle norme di un'organizzazione comune di mercato [regolamento (CEE) n. 1035/72]; secondo la giurisprudenza costante della Corte di giustizia, questa regolamentazione va considerata come un sistema completo ed esaustivo che esclude per gli Stati membri ogni potere di adottare misure che vi deroghino o che la violino.
L'Italia invoca gli argomenti che seguono:
- secondo il nono e il decimo considerando del regolamento (CEE) n. 2078/92, è necessario lottare contro lo spopolamento di certe zone minacciate da fenomeni d'erosione adottando misure intese a promuovere la cura delle superfici agricole; inoltre, data la gravità dei problemi, i regimi di aiuti devono essere applicabili a tutti gli agricoltori della Comunità che si impegnino a esercitare la loro attività in modo da proteggere, mantenere in buone condizioni o migliorare l'ambiente e lo spazio naturale e che rinuncino a qualsiasi nuova iniziativa volta a intensivizzare la produzione agricola;
- l'impegno a mantenere la produzione estensiva intrapresa in passato, figura fra gli impegni che debbono essere presi dai beneficiari degli aiuti previsti da detto regolamento [articolo 2, paragrafo 1, lettera b)]. Il mantenimento in Sicilia delle colture oggetto dell'aiuto di cui trattasi risponde agli obiettivi sopra menzionati;
- il programma pluriennale per l'applicazione del regolamento (CEE) n. 2078/92 in Sicilia, approvato dalla Commissione con decisione del 10 ottobre 1994, prevede una misura analoga a quella contestata in forza dell'articolo 93, paragrafo 2. Le due misure non sono cumulabili.
È innanzitutto necessario segnalare l'esistenza di alcune differenze di fondo fra la misura cofinanziata in forza del regolamento (CEE) n. 2078/92 e la misura in oggetto (rifinanziamento dell'articolo 4 della legge n. 23/90).
La misura B2 del programma pluriennale per l'applicazione del citato regolamento in Sicilia riguarda esclusivamente le colture estensive, a differenza della misura di cui all'articolo 4 della legge n. 23/90.
La stessa misura B2 prevede inoltre la concessione di un premio come contropartita di certi impegni presi dagli imprenditori beneficiari (mantenimento della coltura secca, divieto di utilizzare concimi chimici, utilizzazione limitata di azoto, esecuzione delle operazioni necessarie per la prevenzione degli incendi ecc.); la misura in esame non prevede alcun impegno specifico da parte dei beneficiari.
Secondo l'Italia, il mantenimento di alcune colture in certe zone costituisce di per sé un risultato positivo per l'ambiente. È tuttavia necessario, a parere della Commissione, che elementi specifici caratterizzanti le colture e le zone in oggetto permettano di stabilire un nesso di causalità fra l'esistenza (il mantenimento) delle prime e le finalità ambientalistiche perseguite. Nel caso di specie, non si è potuto individuare alcun elemento di questo tipo né per quanto riguarda le colture, né per quanto riguarda le zone.
Secondo l'Italia, de facto la maggior parte delle zone comprese nel campo dell'applicazione territoriale della misura è costituita da zone in forte declivio, ove l'impiego di attrezzature meccaniche è assai limitato; in questi territori, l'abbandono o l'estirpazione delle colture in oggetto provocherebbe danni rilevanti dal punto di vista ambientale. È tuttavia evidente che il campo di applicazione territoriale della misura comprende anche altre zone dove gli effetti «ambientali» della misura quale attualmente definita non sono dimostrati dagli elementi di cui la Commissione è in possesso.
Tenuto conto di quanto precede, la misura di aiuto prevista dall'articolo 103 della legge regionale n. 25/93 (rifinanziamento dell'articolo 4 della legge regionale n. 23/90) deve essere considerata solo parzialmente conforme ai principi del regolamento (CEE) n. 2078/92. Tale rifinanziamento è pertanto da considerare incompatibile con il mercato comune.
Articolo 105 della legge n. 25/93
La norma autorizza l'IRCAC (Istituto regionale per il credito alla cooperazione) a concedere mutui decennali al tasso del 4 % a cooperative che abbiano contratto prestiti (a breve termine e a tasso ridotto) presso istituti finanziari per poter remunerare gli apporti dei membri e che, in conseguenza del fallimento degli acquirenti, non hanno potuto rimborsare tali crediti. In altri termini, la regione interviene per il consolidamento dei debiti a breve termine (crediti di gestione a tasso ridotto), nell'attesa che le cooperative suddette possano far valere i loro diritti secondo le regole sul concorso dei creditori.
L'intervento pubblico previsto all'articolo 105 fornisce due vantaggi distinti alle cooperative beneficiarie: da una parte, il consolidamento dei debiti a breve termine, che in sé stesso ha la finalità di scaglionare nel tempo gli oneri finanziari della cooperativa, in attesa dei risultati della liquidazione dei clienti; dall'altra, l'agevolazione del tasso d'interesse da pagare sul prestito di consolidamento (che è stato fissato al 4 %, contro un tasso di riferimento che è attualmente dell'11,35 %). L'operazione non ha dunque il solo effetto di differire il pagamento dei suddetti oneri, ma anche quello di ridurli attraverso una nuova agevolazione. Si applicano pertanto i criteri menzionati a proposito degli aiuti previsti dall'articolo 50 della legge n. 25/93, definiti negli orientamenti comunitari per gli aiuti nazionali alle imprese in difficoltà.
L'Italia non ha avanzato alcun argomento per comprovare il rispetto delle condizioni previste in detti orientamenti. La Commissione rinvia agli argomenti esposti in occasione dell'apertura del procedimento.
III
Adottando la legge n. 25/93 senza che la Commissione abbia potuto pronunziarsi in merito alle misure in essa previste, l'Italia non ha adempiuto l'obbligo che le incombe in forza dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato.
Detto inadempimento ha creato una situazione particolarmente grave, poiché, nel merito e per le ragioni già esposte, gli aiuti in questione, ad esclusione di quelli previsti dall'articolo 96 e, nei limiti sopra ripresi, quello previsto dall'articolo 50, sono incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato.
IV
Gli aiuti in oggetto corrispondono ai criteri previsti all'articolo 92, paragrafo 1, del trattato.
Essi hanno un effetto diretto ed immediato sui costi dei beneficiari che, di conseguenza, vengono messi in una posizione di vantaggio rispetto ai produttori degli stessi prodotti che non hanno accesso, in Italia o in un altro Stato membro, a un aiuto comparabile.
Pertanto, dette misure sono suscettibili di alterare le condizioni degli scambi intracomunitari dei prodotti agricoli in oggetto, poiché detti scambi risentono di qualsiasi aiuto concesso a favore della produzione nazionale.
Gli aiuti corrispondenti ai criteri enunciati nell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato sono in linea di massima incompatibili con il mercato comune. Deroghe a tale incompatibilità sono previste nei paragrafi 2 e 3 del medesimo articolo.
Le deroghe previste al paragrafo 2 dell'articolo 92 non sono manifestamente applicabili nella fattispecie, salvo quanto già detto a proposito degli aiuti di cui all'articolo 96 della legge n. 25/93, per i quali si applica la deroga del paragrafo 2 lettera b).
Ai fini dell'applicazione delle deroghe previste al paragrafo 3 dell'articolo 92 del trattato, è necessario che esistano obiettivi perseguiti nell'interesse comune e non solamente nell'interesse di settori particolari dell'economia nazionale.
Queste deroghe (soggette ad un'interpretazione restrittiva), possono segnatamente essere accordate solo qualora si possa accertare che gli aiuti sono necessari per la realizzazione di uno degli obiettivi perseguiti da tali disposizioni. Accordare il beneficio delle suddette deroghe ad aiuti non comportanti una simile contropartita equivarrebbe a consentire pregiudizi agli scambi fra Stati membri nonché distorsioni della concorrenza non giustificati dall'interesse comunitario e, correlativamente, vantaggi indebiti per gli operatori di taluni Stati membri.
Nel caso di specie, le condizioni di concessione degli aiuti non permettono di constatare l'esistenza di tale contropartita. Difatti, il governo italiano non ha dato, né la Commissione ha riscontrato, alcuna giustificazione che permetta di stabilire che gli aiuti corrispondono alle condizioni richieste per l'applicazione di una delle deroghe previste all'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Non si tratta di misure intese a promuovere la realizzazione di un progetto importante di comune interesse europeo, come previsto dall'articolo 92, paragrafo 3 lettera b); al contrario, per gli effetti che essi possono avere sugli scambi, tali aiuti sono contrari all'interesse comune.
Non si tratta neppure di misure intese a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia dello Stato membro interessato, come previsto dalla stessa disposizione.
Per quanto attiene alle deroghe previste all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), relative ad aiuti destinati a favorire o agevolare lo sviluppo economico di certe regioni o attività, gli aiuti in oggetto, per il loro carattere di aiuti al funzionamento, non possono migliorare in maniera durevole le condizioni del settore e della regione interessati.
Pertanto, detti aiuti non possono beneficiare di alcuna delle deroghe previste al paragrafo 3 dell'articolo 92 del trattato.
Gli aiuti devono quindi essere considerati incompatibili con il mercato comune.
Tuttavia, per le ragioni e nei limiti sub I, gli aiuti previsti dagli articoli 50 della legge n. 25/93 e 21 della legge n. 32/91 possono continuare a beneficiare della deroga prevista dall'articolo 92, paragrafo 3 lettera c), conformemente alla decisione del 1992, fino al 31 dicembre 1996.
V
Gli aiuti previsti dalla legge n. 25/93 sono illegali avuto riguardo all'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, poiché sono stati concessi senza che la Commissione abbia potuto pronunziarsi sulla loro compatibilità con il mercato comune.
A questo proposito va ricordato che, dato il carattere imperativo delle norme di procedura definite all'articolo 93, paragrafo 3, del trattato di cui la Corte di giustizia delle Comunità europee ha riconosciuto l'effetto diretto, tra l'altro nelle sentenze del 19 giugno 1973, causa 77/72 (Capolongo/Maya) (12) e 21 novembre 1991, causa C-354/90 (Fédération nationale du commerce extérieur des produits alimentaires) (13), non si può rimediare a posteriori all'illegalità di detti aiuti.
Con lettera del 23 ottobre 1995, la Commissione ha invitato il governo italiano a precisare se le misure previste nella legge n. 25/93 sono state applicate (poiché la legge regionale è entrata in vigore prima che la Commissione abbia preso posizione sugli aiuti in essa previsti). Le autorità italiane, con lettera del 6 dicembre 1995 hanno informato la Commissione di quanto segue:
- lo stanziamento di bilancio relativo agli aiuti previsti dall'articolo 44 (20 000 milioni di ITL su 10 anni per l'assestamento dei debiti delle imprese commerciali) è divenuto inutilizzabile in quanto la disposizione non è stata applicata;
- la spesa di bilancio relativa agli aiuti di cui all'articolo 90 (20 000 milioni di ITL per il 1993 per le spese di trasporto dei prodotti agricoli) non è stata utilizzata ed è divenuta inutilizzabile; l'amministrazione regionale non avrebbe l'intenzione di rifinanziare tale disposizione.
Nella lettera di cui sopra, nulla è detto quanto alle altre disposizioni della legge in esame. Quanto segue si applica, salvo altrimenti precisato, ad ogni somma eventualmente versata in applicazione delle disposizioni regionali contestate.
In caso d'incompatibilità degli aiuti con il mercato comune e d'illegalità sotto il profilo dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, la Commissione ritiene di dover avvalersi della facoltà riconosciuta dalla sentenza della Corte di giustizia 12 luglio 1973, causa 70/72 (Commissione/Germania) (14), confermata dalle sentenze 24 febbraio 1987, causa 310/85 (Deufil/Commissione) (15), e 20 settembre 1990, causa C-5/89 (Commissione/Germania) (16), obbligando lo Stato membro a recuperare presso i beneficiari l'importo di ogni aiuto illegalmente concesso.
Nel presente caso, il rimborso è necessario per ristabilire nella misura del possibile la situazione preesistente, sopprimendo tutti i vantaggi finanziari di cui le imprese beneficiarie degli aiuti abusivamente concessi hanno indebitamente beneficiato a partire dalla data di versamento di tali aiuti.
Tenuto conto di quanto sopra, gli aiuti concessi in applicazione delle disposizioni dell'articolo 44, dell'articolo 84, commi 4 e 5 (per la parte che, nelle zone non svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE, supera le intensità ammissibili), degli articoli 85 e 86 e degli articoli 90 e 105 della legge n. 25/93, debbono essere oggetto di un rimborso.
Il rimborso deve aver luogo secondo le norme di procedura della legislazione italiana; gli interessi dovranno decorrere dalla data in cui gli aiuti illegali sono stati versati. Tali interessi saranno calcolati sulla base del tasso commerciale, con riferimento al tasso utilizzato per il calcolo dell'equivalente-sovvenzione nel caso degli aiuti a finalità regionale.
Per quanto riguarda gli aiuti previsti all'articolo 103 della legge n. 25/93, si è tenuto conto degli elementi che seguono:
- una delimitazione geografica della misura contestata più appropriata ai fini ambientali quali risultano dalla prassi della Commissione nella valutazione dei programmi per l'applicazione delle misure previste dal regolamento (CEE) n. 2078/92, non è necessariamente tale da modificare sensibilmente il campo di applicazione geografica dell'aiuto;
- allo stato attuale dell'applicazione dell'aiuto di cui all'articolo 4 della legge n. 23/90, non è possibile individuare i beneficiari dell'aiuto per i quali le condizioni necessarie per poter considerare l'aiuto come compatibile con il mercato comune non sono rispettate.
Per non pregiudicare il mantenimento degli effetti positivi per l'ambiente che la misura abbia potuto produrre, è stata valutata l'opportunità di chiedere il recupero degli aiuti.
Ogni eventuale recupero, difatti, dovrebbe colpire indistintamente tutti i beneficiari della misura, oppure aver luogo alla luce di criteri di scelta imposti a posteriori (appartenenza a certe zone e rispetto di certe obbligazioni da definirsi), la cui applicazione rischia di produrre effetti discriminatori. Nel primo caso il recupero rischierebbe di pregiudicare gli effetti positivi sull'ambiente che l'applicazione della misura possa aver prodotto. Nel secondo caso, la ponderazione degli effetti di un ripristino dello «statu quo ante» attraverso il recupero e dell'impegno decisionale ed amministrativo necessario per evitare la discriminazione induce a concludere che, nella fattispecie, la restituzione degli aiuti previsti dall'articolo 103 della legge n. 25/93 è inopportuna, pur trattandosi di aiuti da qualificare come incompatibili con il mercato comune per le ragioni esposte sub I.
La presente decisione non pregiudica le conseguenze che la Commissione trarrà, se del caso, sul piano del finanziamento della politica agricola comune da parte del Fondo europeo di orientamento e garanzia agricola (FEAOG),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Gli aiuti previsti dagli articoli 44, 85 e 86, 90, 103, 105 della legge regionale n. 25/93 sono illegali in quanto tali norme sono entrate in vigore prima che la Commissione potesse pronunciarsi riguardo alla loro compatibilità con il mercato comune. Essi sono del pari incompatibili con il mercato comune in virtù dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, e non rispondono alle condizioni delle deroghe previste ai paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo.
2. Gli aiuti previsti dall'articolo 96 della legge n. 25/93 possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 2 lettera b) del trattato.
3. Entro un termine di due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, l'Italia è tenuta a sopprimere gli aiuti di cui al paragrafo 1.
4. Entro sei mesi dalla data di notificazione della presente decisione, l'Italia è tenuta ad adottare le misure necessarie per recuperare, mediante rimborso, gli aiuti versati in applicazione delle norme menzionate al paragrafo 1.
Sono esclusi dall'obbligo di recupero gli aiuti previsti dall'articolo 103 della legge n. 25/93.
5. Il recupero viene eseguito secondo le norme di procedura della legge italiana; gli interessi decorrono dalla data in cui gli aiuti illegali sono stati versati. Detti interessi vengono calcolati sulla base del tasso commerciale, con riferimento al tasso utilizzato per il calcolo dell'equivalente-sovvenzione nel quadro degli aiuti a finalità regionale.
Articolo 2
1. Il rifinanziamento degli aiuti di cui all'articolo 21 della legge regionale n. 32/91 è illegale in quanto la norma che lo prevede (articolo 50 della legge n. 25/93) è entrata in vigore prima che la Commissione abbia potuto pronunciarsi riguardo alla sua compatibilità con il mercato comune.
2. Salvo il disposto del paragrafo 4, la misura di cui al paragrafo 1 è incompatibile con il mercato comune in virtù dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato e non corrisponde alle condizioni delle deroghe previste ai paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo.
2. L'Italia è tenuta a sopprimere gli aiuti di cui al paragrafo 1 entro il 31 dicembre 1996.
3. Sono compatibili con il mercato comune gli aiuti, per l'importo di 6 500 milioni di ITL, versati prima del 31 dicembre 1996 per il finanziamento dei programmi di risanamento di cui, prima del 31 dicembre 1993, l'amministrazione regionale ha constatato la conformità con le condizioni enunciate nella decisione della Commissione del 14 dicembre 1992.
Articolo 3
1. Gli aiuti previsti dall'articolo 84, paragrafi 4 e 5, della legge n. 25/93, sono illegali in quanto dette norme sono entrate in vigore prima che la Commissione abbia potuto pronunciarsi riguardo alla loro compatibilità con il mercato comune.
2. Gli aiuti di cui al paragrafo 1, concessi nelle zone non svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE, sono incompatibili con il mercato comune per la parte che supera l'intensità del 45 %, in virtù dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, e non rispondono alle condizioni delle deroghe previste ai paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo.
3. Entro due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, l'Italia è tenuta a sopprimere gli aiuti menzionati al paragrafo 2. Qualora la soppressione abbia luogo attraverso un adattamento dei tassi di aiuto considerati nelle disposizioni regionali che prevedono gli aiuti, i tassi applicabili sono del 45 % fino al termine finale indicato nella decisione della Commissione del 23 novembre 1994 e del 35 % dopo tale data.
4. Entro sei mesi dalla data di notificazione della presente decisione, l'Italia è tenuta ad adottare le misure necessarie per recuperare, mediante rimborso, la parte degli aiuti considerati al paragrafo 2 che supera le intensità di cui al paragrafo 3.
5. Il recupero viene eseguito secondo le norme di procedura della legge italiana; gli interessi decorrono dalla data in cui gli aiuti illegali sono stati versati. Detti interessi vengono calcolati sulla base del tasso commerciale, con riferimento al tasso utilizzato per il calcolo dell'equivalente-sovvenzione nel quadro degli aiuti a finalità regionale.
Articolo 4
1. L'Italia tiene la Commissione costantemente informata delle misure adottate per conformarsi alla presente decisione. La prima comunicazione viene eseguita entro due mesi dalla notificazione della precedente decisione.
2. Entro due mesi dalla scadenza del termine previsto all'articolo 1, paragrafo 4, e all'articolo 3, paragrafo 4, l'Italia comunica alla Commissione le informazioni che le consentano di verificare, senza inchiesta supplementare, che l'obbligo di recupero è stato adempiuto.
Articolo 5
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 17 luglio 1996.

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