Document ID: 31993D0254

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 9 dicembre 1992 relativa al decreto legge italiano del 21 gennaio 1992, n. 14, che concerne, fra l'altro, il rifinanziamento globale delle misure di aiuto previste dalla legge 1o marzo 1986, n. 64 sulla disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(93/254/CEE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare il primo comma dell'articolo 93, paragrafo 2,
dopo aver invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni in applicazione dell'articolo 93,
considerando quanto segue:
I (1) Con lettera del 24 gennaio 1992 la Commissione, avendo appreso dalla stampa che erano state adottate diverse misure di aiuto, relative tra l'altro al rifinanziamento di misure di aiuto previste dalla legge 1o marzo 1986, n. 64 sulla disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, ha chiesto alle autorità italiane se confermavano tali informazioni. Le misure di aiuto alle imprese previste dalla legge 1o marzo 1986, n. 64 erano state dichiarate compatibili con il mercato comune, a certe condizioni, con decisione 88/318/CEE della Commissione adottata ai sensi dell'articolo 93 del Trattato CEE il 2 marzo 1988 (1). La copertura finanziaria prevista era di 120 000 miliardi di lire (72 000 milioni di ECU), ai quali si sono aggiunti gli aiuti fiscali. La fine dell'intervento straordinario era prevista per il 31 dicembre 1993.
In risposta alla lettera della Commissione le autorità italiane hanno trasmesso a quest'ultima il testo del decreto legge 21 gennaio 1992, n. 14 (GURI n. 16 del 21. 1. 1992, pag. 3) che prevede, fra l'altro:
- all'articolo 1, il rifinanziamento della riduzione degli sgravi contributivi previsti dalla legge per il Mezzogiorno;
- all'articolo 2, una misura detta di fiscalizzazione di oneri contributivi, che comporta un'ulteriore riduzione degli oneri sociali in favore delle imprese del Mezzogiorno;
- all'articolo 6, il rifinanziamento globale delle misure d'aiuto previste dalla legge per il Mezzogiorno.
(2) Con lettera del 25 giugno 1992 (2), la Commissione ha informato il governo italiano di avere avviato la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE nei confronti delle tre disposizioni suddette, ritenendole incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 dello stesso Trattato e non suscettibili di fruire di una delle deroghe previste da questa disposizione. Il governo italiano è stato invitato a presentare le sue osservazioni nel termine di trenta giorni dalla notifica della lettera. Gli altri Stati membri ed i terzi interessati sono stati invitati a presentare le loro osservazioni con la pubblicazione della lettera nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Con lettera dell'8 ottobre 1992 le autorità italiane hanno informato la Commissione del fatto che gli articoli 1 e 2 del decrto legge avevano perso retroattivamente la loro efficacia non essendo stati convertiti in legge nel termine imposto dalla Costituzione italiana. Essendo stato riprodotto il loro contenuto nel progetto di legge n. 1536 dell'8 settembre 1992, notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato CEE, la Commissione ha ritenuto che - per ciò che concerne queste due disposizioni - la procedura avviata con decisione del 25 giugno 1992 era divenuta senza oggetto. Essa ha, nello stesso tempo, avviato una nuova procedura ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE nei confronti del progetto di legge n. 1536. La presente decisione non concerne, perciò, le misure della legge sul Mezzogiorno relative alla riduzione degli oneri contributivi. Nessun altro Stato membro né altro interessato ha presentato osservazioni nei termini.
(3) La misura prevista dall'articolo 6 del decreto legge, relativa al rifinanziamento globale delle misure d'aiuto previste dalla legge per il Mezzogiorno, è stata reiterata con diversi decreti legge senza essere convertita in legge dal Parlamento italiano. Con nota del 30 luglio 1992 le autorità italiane hanno chiesto alla Commissione di poter ritardare l'invio delle loro osservazioni ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 per poter includere in queste le modifiche apportate al testo del decreto legge da sottoporre al Parlamento per conversione e sul quale la Commissione avrebbe potuto adottare la sua decisione finale in applicazione dell'articolo 93, paragrafo 2 del Trattato CEE. Questo testo è stato adottato dal governo italiano il 22 ottobre 1992, quale decreto legge n. 415 (GURI n. 249 del 22. 10. 1992, pag. 3). Le autorità italiane hanno fatto pervenire le loro osservazioni alla Commissione in data 27 novembre 1992. Nessun altro Stato membro, né altro interessato, si è valso della facoltà di presentare osservazioni.
II (4) Il rifinanziamento in esame e di 24 000 miliardi di lire (14 350 milioni di ECU) potenzialmente destinati ad aiuti alle imprese.
Nella sua decisione del 25 giugno 1992 la Commissione ha constatato che la Repubblica Italiana non aveva ottemperato all'obbligazione impostale dall'articolo 10 della decisione 88/318/CEE che stabilisce le condizioni di compatibilità della legge sul Mezzogiorno. In virtù di tale articolo la Repubblica Italiana avrebbe dovuto comunicare ogni anno alla Commissione, tra l'altro, l'ammontare totale degli aiuti fiscali concessi, articolato per regione e per settore economico. Le comunicazioni effettuate non comportano tale articolazione.
La Commissione ha considerato nella sua decisione del 25 giugno 1992 che la valutazoine del rifinanziamento globale di un intervento organico dell'ampiezza di quello previsto dalla legge sul Mezzogiorno non potesse essere realizzata senza conoscere l'effetto distorsivo e il vantaggio per lo sviluppo di ognuna delle componenti dell'intervento dopo sette anni dalla sua applicazione. In una tale situazione di opacità per ciò che concerne tanto il passato quanto il futuro, la Commissione non è in grado di affermare la compatibilità con il mercato comune del rifinanziamento del sistema quale applicato fino ad oggi.
La Commissione ha inoltre ritenuto, nella suddetta decisione, che la sua dichiarazione di compatibilità della legge sul Mezzogiorno fosse limitata al periodo di validità di tale legge, il cui termine è fissato per il 31 dicembre 1993. Non era dunque compatibile con il mercato comune lo scaglionamento del rifinanziamento su un periodo che va al di là di tale data, quale risultava dal decreto legge del 21 gennaio 1992, n. 14.
III (5) Le autorità italiane sottolineano nelle loro osservazioni che esse intendono modificare profondamente i principi su cui si basa l'applicazione della legge sul Mezzogiorno per il periodo coperto dal rifinanziamento, che si conclude il 31 dicembre 1993. Esse precisano a tal proposito che il superamento di tale termine non è previsto che per le spese già impegnate, mentre ogni decisione di concessione di aiuti deve essere adottata prima della data finale prevista dalla legge.
Le modifiche previste dovrebbero permettere alla Commissione di ritenere che, anche in assenza della comunicazione sugli aiuti fiscali concessi in passato, il sistema di aiuti risultante dal rifinanziamento sarebbe comunque compatibile con il mercato comune.
(6) Dal decreto legge del 22 ottobre 1992, n. 415 che introduce nel sistema italiano le linee direttrici di tali modifiche, nonché dalle osservazioni scritte del governo italiano, risultano le modifiche che le autorità italiane intendono apportare attraverso la legge di conversione del decreto e le disposizioni generali d'applicazione che dovranno essere adottate, tra l'altro, dal CIPE e dal CIPI. Si tratta in particolare di:
- precisare che l'insieme degli aiuti attribuiti ad un'impresa nel quadro della legge sul Mezzogiorno deve essere calcolato e espresso in termini di equivalente sovvenzione netta, in maniera da assicurare la trasparenza completa di ogni intervento;
- ridurre i limiti d'intensità degli aiuti all'investimento produttivo attraverso un'articolazione legata tanto alle differenze di sviluppo regionale delle diverse zone quanto alle dimensioni delle imprese beneficiarie, in maniera da privilegiare all'interno d ogni limite superiore di zona lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Tali articolazioni dovrebbero essere realizzate con delibere del CIPI e del CIPE, nel momento della messa in applicazione del sistema di misure, su indicazione del Consiglio dei Ministri;
- riservare, nel quadro di tale articolazione, le intensità d'aiuto più elevate alle nuove iniziative, escludendo o riducendo in maniera significativa gli aiuti agli ampliamenti ed alle ristrutturazioni. Anche tale orientamento dovrebbe trovare concretizzazione in delibere del CIPE e del CIPI;
- trasformare i vantaggi fiscali previsti dalla legge per il Mezzogiorno - si veda l'articolo 14, paragrafi 4 e 5 della legge 1o marzo 1986, n. 64 nonché l'articolo 102, paragrafi 1 e 2 e l'articolo 105 del decreto presidenziale 6 marzo 1978, n. 218 - in crediti d'imposta fissati preventivamente in funzione degli investimenti realizzati da ogni impresa beneficiaria. Questi crediti saranno presi in conto nel calcolo dell'equivalente sovvenzione netta dell'aiuto globale accordato all'impresa al fine di assicurare il rispetto dei limiti d'aiuto ammessi per la zona e la dimensione dell'impresa interessata;
- precisare le regole di cumulo per assicurare un'applicazione corretta delle indicazioni della Commissione in tale materia;
- prevedere la possibilità di estendere l'ambito geografico di queste misure o di altre da definire, a finalità regionale, ad altre zone in difficoltà non coperte dalla legge sul Mezzogiorno. Queste zone restano da definire.
Disposizioni transitorie reggeranno talune domande d'aiuto già in istanza alla data di entrata in vigore del decreto legge del 14 agosto 1992, n. 363, e permetteranno di applicare a quest'ultime il sistema di aiuti quale approvato con decisione 88/318/CEE.
IV (7) Le misure rifinanziate dalle autorità italiane, la cui natura è stata esaminata dalla Commissione nella sua decisione 88/318/CEE, costituiscono - per le ragioni indicate nella suddetta decisione e che si intendono qui interamente richiamate - degli aiuti ai sensi dell'articolo 92 del Trattato CEE. Esse sono quindi vietate. Il loro rifinanziamento può essere considerato compatibile con il mercato comune solo nel caso in cui esso possa fruire di una delle deroghe previste dalla stessa disposizione.
Malgrado tali misure siano state considerate come suscettibili di poter ottenere una deroga per la loro finalità di sviluppo regionale nella decisione 88/318/CEE, l'assenza di comunicazioni relative alla loro applicazione concreta, in particolare per ciò che concerne degli aiuti al funzionamento quali quelli fiscali, impedisce alla Commissione di valutare gli effetti distorsivi di un rifinanziamento di un sistema divenuto non trasparente e di conseguenza di dichiarare questo rifinanziamento compatibile con il mercato comune.
(8) Altra può essere però la valutazione se il sistema di aiuti previsti dalla legge 1o marzo 1986, n. 64 viene applicato in modo profondamente diverso rispetto al passato, in particolare per favorire il passaggio verso una riforma più radicale degli interventi nel Mezzogiorno, da realizzrsi allo spirare della legge secondo i principi che scaturiscono da tali modifiche.
(9) La Commissione non può invece pronunziarsi in questa sede circa la compatibilità col mercato comune di un'eventuale estensione dell'intervento a zone diverse da quelle previste dalla legge sul Mezzogiorno prima che queste zone siano state esattamente identificate. Spetta di conseguenza al governo italiano provvedere, in applicazione dell'articolo 93, paragrafo 3 del Trattato CEE, a notificare il progetto dettagliato di estensione alla Commissione, in tempo utile perché questa possa presentare le proprie osservazioni prima della messa in applicazione delle misure che si intendono adottare.
V (10) In tale prospettiva e con la detta riserva circa l'estensione dell'ambito geografico la Commissione ritiene che gli orientamenti che scaturiscono tanto dal decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415 quanto dalle osservazioni del governo italiano siano tali da rendere il sistema compatibile con il mercato comune, malgrado l'opacità del passato, a condizione che la loro concretizzazione venga realizzata in termini significativi e verificabili. L'adozione della legge di conversione del decreto e di altri eventuali provvedimenti legislativi nonché delle delibere del CIPI e del CIPE costituiscono gli strumenti appropriati per tale concretizzazione.
È ovvio che in tale contesto gli aiuti alle imprese non saranno accordati che nelle province che possono ancora beneficiare dell'applicazione della legge sul Mezzogiorno tenuto conto delle scadenze stabilite in proposito dalla decisione 88/318/CEE. Va ricordato in proposito che gli aiuti di cui all'articolo 3 della decisione della Commissione del 2 marzo 1988 possono essere accordati fino al 31 dicembre 1992 e che la concessione di aiuti nelle province di cui all'articolo 4 della citata decisione non è più possibile, in ogni caso, dopo il 30 dicembre 1990. È inoltre opportuno sottolineare che l'articolo 9 della decisione 88/318/CEE relativa alle esclusioni e limitazioni settoriali, così come tutte le disposizioni della citata decisione il cui merito non viene toccato dalla presente decisione, restano di applicazione.
(11) Per ciò che concerne gli aiuti all'investimento produttivo la Commissione ritiene che, tenuto conto dei tassi d'intensità accordati nelle regioni della Comunità la cui situazione socioeconomica è paragonabile a quella delle regioni del Mezzogiorno, possono essere considerati compatibili con il mercato comune in funzione della diversa situazione economica delle tre zone nella quale è ripartito il Mezzogiorno in applicazione del punto 1 della decisione 88/318/CEE i limiti d'intensità seguenti:
- nella zona A, 65 % esn per le piccole e medie imprese, quali definite nella disciplina comunitaria sugli aiuti alle PMI adottata dalla Commissione il 20 maggio 1992 (PMI) (3) e 50 % esn per le altre imprese;
- nella zona B, 55 % esn per le PMI rispondono alle suddette definizioni e 40 % esn per le altre imprese;
- nella zona C, 40 % esn per le PMI che rispondono alle suddette definizioni e 25 % esn per le altre imprese.
(12) Tenuto conto dell'esperienza del passato, la Commissione ritiene che le intensità degli aiuti alla ricerca devono anch'esse venir ridotte e, in applicazione della disciplina comunitaria sugli aiuti alla ricerca (4), articolate in funzione del livello della ricerca e della dimensione dell'impresa. In questa prospettiva sono compatibili col mercato comune limiti lordi di intensità del
- 60 % per la ricerca di base e del 35 % per la ricerca applicata per le PMI quali definite dalla disciplina comunitaria degli aiuti alle PMI;
- 50 % per la ricerca di base e del 25 % per la ricerca applicata per le altre imprese.
(13) Quanto agli aiuti fiscali la Commissione considera che la modifica del sistema nel senso della loro trasformazione in crediti d'imposta preventivamente stabiliti in funzione dell'investimento dell'impresa beneficiaria e presi in conto nel calcolo dell'equivalente sovvenzione netta al fine del rispetto dei limiti d'intensità sopra indicati, è tale da rendere questi aiuti trasparenti e, alle condizioni indicate, compatibili con il mercato comune.
L'adozione di disposizioni di diritto interno modificanti in tal senso il sistema degli aiuti fiscali deve evidentemente essere realizzata nel più breve termine ed al più tardi il 31 dicembre 1992. Tali disposizioni dovranno applicarsi a tutte le domande d'aiuto assoggettate alla presente decisione, con eccezione di quelle rette dall'articolo 5 della presente decisione.
(14) Quanto alle regole sul cumulo la Commissione ricorda che le condizioni di compatibilità che reggono la materia sono state portate a conoscenza degli Stati membri in particolare attraverso la sua comunicazione del 21 dicembre 1978 sui regimi d'aiuti a finalità regionale (5) e dalla sua comunicazione sul cumulo d'aiuti a finalità diversa (6).
Il rispetto di queste regole da parte delle autorità italiane costituisce di conseguenza condizione di compatibilità con il mercato comune degli aiuti in esame.
(15) Per ciò che concerne l'applicazione a titolo transitorio, in favore di certe domande in istanza, del sistema d'aiuti fin qui applicato, la Commissione osserva che la dichiarazione di compatibilità di un regime di aiuti concerne anche l'ammontare degli stanziamenti di bilancio ad esso destinati e che spetta allo Stato membro che lo applica evitare di creare situazioni che potrebbero essere in conflitto con tale qualificazione del regime. Eventuali situazioni interne di conflitto con la delimitazione degli stanziamenti approvati devono trovare la loro soluzione nel diritto interno dello Stato membro, non potendo obbligare la Commissione a considerare compatibile con il mercato comune un rifinanziamento che non lo sia. È vero che la pratica della Commissione consiste in linea di massima a considerare i rifinanziamenti in maniera favorevole [si veda in proposito la comunicazione della Commissione del 2 luglio 1992 su certe procedure accelerate (7)], ma tale principio non è d'applicazione quando, come nel caso di specie, la Commissione aveva informato in tempo utile lo Stato membro del fatto che la sopravvenuta opacità del regime non avrebbe permesso il suo rifinanziamento.
La Commissione può tuttavia considerare che, nel contesto della modifica delle regole d'applicazione, un rifinanziamento limitato del regime nel suo sistema d'applicazione originario può giustificarsi se esso mira a favorire iniziative aventi degli effetti diffusi sullo sviluppo di una regione. Tali possono essere considerate le iniziative previste da contratti di programma o le iniziative il cui completamento della procedura amministrativa d'esame e di approvazione o, in mancanza, lo stato di esecuzione particolarmente avanzato lasciano presumere che i loro effetti favorevoli sullo sviluppo saranno sentiti entro brevi termini.
La Commissione ritiene che, in tale prospettiva, può essere considerato come compatibile con il mercato comune il fatto che una parte dei 24 000 miliardi di lire del rifinanziamento siano destinati a concedere aiuti, secondo le regole d'applicazione della legge per il Mezzogiorno ammesse con la sua decisione 88/318/CEE, a determinate industrie la cui domanda era in istanza alla data di entrata in vigore del decreto legge del 14 agosto 1992, n. 363. Tale parte del rifinanziamento non può superare l'ammontare di 10 000 miliardi di lire e deve essere destinata prioritariamente agli aiuti in favore dei contratti di programma e dei progetti la cui procedura amministrativa d'esame e d'approvazione si è conclusa o che presentano lo stato di esecuzione più avanzato, senza che la percentuale di tale esecuzione possa essere inferiore al 30 %. La Commissione si riserva di riesaminare la congruità dell'ammontare di tale somma sulla base di un rapporto che le autorità italiane le presenteranno relativamente alla sua attribuzione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il rifinanziamento per 24 000 miliardi di lire degli interventi previsti dalla legge italiana del 1o marzo 1986, n. 64 sulla disciplina organica dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno, quale previsto dal decreto legge 21 gennaio 1992, n. 21 e dai decreti legge di reiterazione e di notifica, è approvato alle condizioni indicate agli articoli seguenti.
Gli aiuti non possono essere accordati che nella misura in cui le diverse province sono ancora ammesse agli aiuti della legge 1o marzo 1986, n. 64 tenuto conto delle scadenze stabilite dalla decisione 88/318/CEE sulla compatibilità di tale legge.
Sono escluse dal rifinanziamento gli sgravi contributivi previsti dall'articolo 1 del decreto legge del 21 gennaio 1992, n. 21.
Articolo 2
L'intensità degli aiuti all'investimento produttivo delle imprese, espressa in equivalente sovvenzione netto, non deve superare i limiti seguenti:
a) nella zona A indicata nella decisione 88/318/CEE sull'intervento straordinario nel Mezzogiorno
- 65 % per le PMI quali definite nella disciplina comunitaria degli aiuti alle PMI del 20 maggio 1992;
- 50 % per le altre imprese;
b) nella zona B
- 55 % per le PMI che rispondono alle definizioni della suddetta disciplina;
- 40 % per le altre imprese;
c) nella zona C
- 40 % per le PMI che rispondono alle definizioni della suddetta disciplina;
- 25 % per le altre imprese.
Articolo 3
L'intensità degli aiuti alla ricerca non deve superare il limite massimo lordo del
- 60 % per la ricerca di base e 35 % per la ricerca applicata per le PMI quali definite nella disciplina comunitaria degli aiuti alle PMI del 20 maggio 1992;
- 50 % per la ricerca di base e 25 % per la ricerca applicata per le altre imprese.
Articolo 4
Gli aiuti fiscali previsti all'articolo 14 della legge 1o marzo 1986, n. 14, nonché all'articolo 102, paragrafi 1 e 2 e dell'articolo 105 del decreto presidenziale 6 marzo 1978, n. 218 devono essere trasformati in crediti d'imposta proporzionati all'investimento di ogni impresa.
Tali crediti sono conteggiati nel calcolo dell'esn dell'aiuto globale al fine di assicurare il rispetto dei limiti d'intensità previsti agli articoli 2 e 3. Se necessario essi vengono ridotti in modo da mantenere l'intensità globale degli aiuti entro i suddetti limiti.
Le disposizioni nazionali di applicazione del presente articolo sono adottate al più tardi il 31 dicembre 1992. Esse si applicano a tutte le domande d'aiuto rette dalla presente decisione, eccezione fatta per quelle previste dall'articolo 5.
Articolo 5
Una somma di 10 000 miliardi di lire, compresa fra i 24 000 miliardi di cui all'articolo 1, può essere utilizzata per delle domande d'aiuto in istanza presso le autorità italiane al momento di entrata in vigore del decreto legge del 14 agosto 1992, n. 363, in applicazione della decisione della Commissione del 2 marzo 1988 sulla compatibilità della legge sul Mezzogiorno, a prescindere dalle disposizioni degli articoli 2 e 3 della presente decisione.
Tale somma è destinata in priorità al finanziamento dei contratti di programma e dei prodotti la cui procedura amministrativa d'esame e d'approvazione si è conclusa o, in mancanza, che sono in stato avanzato d'esecuzione, senza che la percentuale d'esecuzione possa essere inferiore al 30 %.
Il governo italiano, prima del 1o luglio 1993, presenta alla Commissione un rapporto scritto dettagliato sull'attribuzione di tale somma e la Commissione si riserva di rivederne la congruità.
Articolo 6
Le decisioni individuali di concessione degli aiuti sono adottate dalle autorità italiane entro il 31 dicembre 1993.
La presente decisione non concerne il rifinanziamento degli sgravi contributivi previsti dalla legge 1o marzo 1986, n. 64 che fa oggetto di separato esame.
Le disposizioni della decisione 88/318/CEE relativa alla compatibilità della legge 1o marzo 1986, n. 64 continuano ad applicarsi nella misura in cui il loro contenuto non è toccato dalla presente decisione.
Articolo 7
L'Italia comunica alla Commissione, entro il 31 gennaio 1993, le misure adottate per conformarsi alla presente decisione.
Articolo 8
La Repubblica Italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 9 dicembre 1992.

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