Document ID: 31999D0671

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 22 dicembre 1998
concernente gli aiuti erogati dalla Germania a favore dell'impresa Riedel-de Haën AG
[notificata con il numero C(1998) 4566]
(Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(1999/671/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo avere invitato gli interessati a presentare osservazioni, a norma dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CE e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
1. Procedimento
Con lettera del 3 aprile 1996 due soggetti privati hanno inoltrato una denuncia alla Commissione sostenendo che la Riedel-de Haën AG (in appresso Riedel-de Haën)(1), Seelze, Germania ha ricevuto aiuti di Stato per 8 milioni di DEM (4 milioni di ECU) per un investimento in un inceneritore di rifiuti speciali. Gli autori della denuncia hanno inviato ulteriori informazioni alla Commissione con lettere del 28 aprile 1996, 24 settembre 1996, 4 febbraio 1997, 2 marzo 1997 e 2 febbraio 1998. Secondo tali informazioni l'impresa aveva apparentemente intenzione di provvedere all'incenerimento dei suoi rifiuti industriali sul proprio sito dopo che le autorità portuali di Anversa e di altre città avevano negato l'autorizzazione ad effettuare tale operazione in mare sulla nave inceneritrice "Vesta". Ciò è stato confermato da un articolo della stampa(2). Secondo gli autori della denuncia, l'impresa sosteneva che si trattava di un nuovo impianto per il recupero di bromo, mentre in base alle informazioni in loro possesso l'impresa dispone già da 25 anni di un impianto del genere.
Con lettere del 22 aprile 1996, 28 giugno 1996 e 25 novembre 1996 la Commissione ha invitato le autorità tedesche a formulare le proprie osservazioni e a fornire eventuali informazioni supplementari sulle sovvenzioni a Riedel-de Haën al fine di valutare la natura degli aiuti e la loro compatibilità con il mercato comune. La Germania ha risposto con lettere del 4 giugno 1996, 30 settembre 1996 e 8 gennaio 1997 e ha confermato che all'impresa sono state concesse due sovvenzioni per un totale di 8 milioni di DEM (4 milioni di ECU). Le autorità tedesche, dopo aver dichiarato inizialmente che l'investimento era destinato ad un impianto per il recupero del bromo, hanno poi chiarito che le sovvenzioni erano destinate ad un impianto di trattamento dei residui comprendente un impianto per il recupero del bromo.
Con lettera del 16 settembre 1997 la Commissione ha informato le autorità tedesche della decisione di avviare un procedimento ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CE relativamente ai contributi per 8 milioni di DEM (4 milioni di ECU). La Commissione era giunta alla conclusione che uno degli aiuti concessi non era conforme al programma già autorizzato "Economia e ambiente", che il secondo non rientrava in alcun regime autorizzato e che nessuno dei due appariva compatibile con la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente(3) (in prosieguo "disciplina comunitaria"). Le autorità tedesche sono state informate con lettera del 2 ottobre 1997. Con lettere del 7 novembre 1997 e del 19 marzo 1998 esse hanno replicato a tali domande e riserve rispondendo tuttavia in termini molto generali alla richiesta di informazioni della Commissione.
Nella summenzionata decisione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(4), la Commissione ha invitato tutti gli interessati a formulare le proprie osservazioni. Nessuna osservazione è pervenuta alla Commissione entro il 19 gennaio 1998, data fissata come scadenza. Con lettera del 14 aprile 1998 uno studio legale rappresentante della AlliedSignal, società madre della Riedel-de Haën, ha presentato le osservazioni dell'impresa.
Con lettera del 24 giugno 1998 la Commissione ha invitato le autorità tedesche a trasmettere le informazioni necessarie per giungere a un giudizio definitivo sulla compatibilità con il mercato comune dei summenzionati aiuti. La Commissione precisava anche che questa era l'ultima occasione offerta di ottemperare alla sua richiesta e che in caso contrario la Commissione avrebbe preso la propria decisione sulla base delle sole informazioni di cui già disponeva.
Dopo un incontro con le autorità tedesche e i rappresentanti della Riedel-de Haën, svoltosi a Bruxelles il 28 luglio 1998, le autorità tedesche e la Riedel-de Haën hanno risposto il 28 agosto 1998, con una lettera congiunta nella quale si faceva riferimento alle osservazioni formulate dalla Riedel-de Haën nella lettera del 14 aprile 1998. Di tali osservazioni la Commissione ha tenuto pienamente conto. L'analisi delle osservazioni delle autorità tedesche che segue si riferisce anche alle osservazioni della Riedel-de Haën.
2. Gli aiuti
Dall'attività produttiva della Riedel-de Haën risultano ogni anno 1300 t di rifiuti liquidi nei quali sono presenti composti di idrocarburi alogenati. Tali rifiuti venivano fino ad ora smaltiti da società specializzate all'interno di inceneritori di rifiuti speciali. Nel 1994 l'impresa ha avviato la costruzione di un impianto di recupero dei residui al fine di provvedere allo smaltimento di tali rifiuti liquidi sul proprio sito. L'impianto non è ancora in funzione.
Le autorità tedesche avevano stimato inizialmente il costo del progetto in 21,4 milioni di DEM (10,7 milioni di ECU) ma con lettera del 28 agosto 1998 hanno corretto tale cifra in 20,6 milioni di DEM (10,3 milioni di ECU). Tale importo comprende le spese di investimento, di sviluppo, di esercizio e le spese varie.
Si calcola che le spese di investimento dell'impresa siano pari a 16,3 milioni di DEM (8,1 milioni di ECU) di cui 14,2 milioni di DEM (7,1 milioni di ECU) sono stati investiti entro il 24 giugno 1998. La seguente tabella mostra la ripartizione delle varie spese: [...(5)(6)](7).
Si stima che le spese di sviluppo e le spese varie siano di 1,9 milioni di DEM (0,9 milioni di ECU) e quelle di esercizio sperimentale di 2,5 milioni di DEM (1,2 milioni di ECU).
La correttezza di tali dati è stata confermata da una società di revisione contabile.
Per effettuare i propri investimenti la Riedel-de Haën ha ricevuto i seguenti aiuti:
1) una sovvenzione di 4 milioni di DEM (2 milioni di ECU) dal Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia (con lettera del 25 aprile 1994) a titolo del programma "Economia e ambiente" già autorizzato;
2) una sovvenzione di 4 milioni di DEM (2 milioni di ECU) dalla Fondazione federale tedesca per l'ambiente (Deutsche Bundesstiftung Umwelt) a titolo di un programma che all'epoca non era stato autorizzato dalla Commissione.
Secondo le autorità tedesche sono state finora erogate due tranche di 2,9 milioni di DEM (1,4 milioni di ECU).
3. Osservazioni della Germania
Con lettera del 28 agosto 1998 la Germania ha presentato le osservazioni che seguono.
La Germania afferma che l'impianto svolge esclusivamente una funzione di protezione ambientale.
Le autorità tedesche sottolineano inoltre che il programma "Economia e ambiente" è stato autorizzato dalla Commissione e dichiarato compatibile con il mercato comune. Esse hanno allegato una copia del programma, della sua autorizzazione da parte della Commissione e della comunicazione di autorizzazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
La Germania ritiene che in linea di principio il contributo della Fondazione federale per l'ambiente sia compatibile con la disciplina comunitaria in materia.
In ogni caso, a suo parere, le sovvenzioni potrebbero essere considerate anche aiuti alla ricerca e allo sviluppo a norma della disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e allo sviluppo(8).
La Germania ritiene inoltre che la Commissione non possa ordinare la restituzione degli aiuti ricevuti poiché le legittime aspettative dell'impresa devono essere soddisfatte.
La Germania ha presentato l'estratto del registro di commercio della Riedel-de Haën AG e Riedel-de Haën GmbH, la relazione annuale della Riedel-de Haën AG relativa al 1997, una distinta del capitale fisso dell'impresa, in particolare degli impianti in cui si producono idrocarburi alogenati, nonché una mappa degli stabilimenti di produzione a Seelze.
Le autorità tedesche hanno anche sottoposto alla Commissione una ripartizione delle spese del progetto e un raggruppamento di tali spese secondo vari criteri. La correttezza di detti dati è stata verificata da una società di revisione contabile. Insieme a tali dati è stato proposto anche un raffronto tra le spese di smaltimento attuali e quelle previste con l'utilizzazione del nuovo impianto. Una società di revisione contabile ha confermato in parte la correttezza dei dati di spesa su cui si basavano questi calcoli.
La Germania ha anche illustrato le modalità di funzionamento degli inceneritori e degli impianti di trattamento dei residui nonché le differenze tra il vecchio e il nuovo impianto di recupero del bromo. Essa ha inoltre presentato il secondo rapporto ambientale della Riedel-de Haën del 1995 e ha trasmesso le osservazioni di un esperto sulla produzione di sostanze inquinanti da parte del nuovo impianto insieme a del materiale complementare. È stato anche presentato un opuscolo prodotto dalla Riedel-de Haën dal titolo "Impianto di trattamento dei residui contenenti bromo - esame dell'impatto ambientale".
A tale documentazione è stata allegata copia del 17o decreto della legge federale sul controllo delle emissioni (Bundes-ImmissionsSchutzVerordnung - BimSchV)(9) e delle disposizioni tecniche (TA) "Luft 86" (aria 86).
La Germania ha trasmesso anche copia della richiesta di sovvenzione presentata dalla Riedel-de Haën nell'ambito del programma LIFE istituito dal regolamento (CEE) n. 1973/92 del Consiglio(10), una copia della decisione negativa della Commissione e una copia della lettera inviata in risposta dall'impresa.
È stata presentata anche copia della richiesta di sovvenzione inviata dalla Riedel-de Haën al Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia e alla Fondazione federale tedesca per l'ambiente con le relative comunicazioni di concessione dell'aiuto.
Sono stati trasmessi anche i risultati dell'esame di impatto ambientale.
4. Valutazione
4.1. Il beneficiario dell'aiuto
Riedel-de Haën è una ex controllata della Hoechst AG e dal 4 novembre 1996 fa parte del gruppo statunitense AlliedSignal Inc., Morristown, New Jersey.
Nel 1997 la Riedel-de Haën aveva una media di 1256 dipendenti, un fatturato di 409,2 milioni di DEM (204,6 milioni di ECU) e un totale di bilancio di 459,1 milioni di DEM (229,5 milioni di ECU). Secondo la raccomandazione della Commissione del 3 aprile 1996 relativa alla definizione delle piccole e medie imprese(11) la Riedel-de Haën è un'impresa di grandi dimensioni.
L'impresa è situata al di fuori delle aree ammesse a beneficiare degli aiuti regionali nella Bassa Sassonia.
Trattasi di un'impresa chimica che opera nei seguenti settori: prodotti chimici inorganici, prodotti chimici di laboratorio, prodotti chimici organici, conservanti tecnici, prodotti chimici per l'elettronica, pigmenti luminescenti, bagni fotografici di viraggio, prodotti farmaceutici e medicinali.
4.2. Gli aiuti
Il Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia e la Fondazione federale tedesca per l'ambiente sono istituzioni pubbliche che finanziano con fondi statali i propri programmi di aiuto e quindi anche le sovvenzioni in oggetto.
Con lettera del 28 agosto 1998 le autorità tedesche hanno messo in dubbio il fatto che la Fondazione federale tedesca per l'ambiente sia un ente pubblico. Al riguardo la Commissione adduce alcuni dati che sono rilevanti al fine della presente decisione: la fondazione è stata costituita mediante legge federale(12). Il suo capitale, che è di 2,5 miliardi di DEM (1,2 miliardi di ECU), proviene dalla privatizzazione dell'impresa pubblica Salzgitter AG. Ai sensi dell'articolo 2 della summenzionata legge lo scopo sociale della fondazione è il sostegno finanziario di progetti ecologici soprattutto se realizzati da PMI. In base all'articolo 5, paragrafo 2, dello statuto della fondazione, il comitato direttivo, che ha la facoltà di deliberare tra l'altro in merito all'erogazione dei fondi, viene nominato dal governo federale. Le sovvenzioni della fondazione non sono concesse mediante una procedura automatica, di validità generale sulla base di criteri oggettivi, ma sono in realtà il frutto di una decisione presa dalla Germania a sua discrezione, per il tramite del comitato direttivo. Infine, secondo l'articolo 3 della legge istitutiva, la fondazione è soggetta al controllo della Corte dei conti federale. In considerazione di quanto sopra e del fatto che l'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE si riferisce a "gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma", la Commissione conclude che l'attività di sostegno finanziario della fondazione costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE. La Germania ha notificato alla Commissione nel frattempo, in conformità all'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CE, le linee guida modificate degli aiuti della fondazione, che sono state autorizzate dalla Commissione quali aiuti di Stato compatibili con il mercato comune.
Nei suoi diversi settori di attività la Riedel-de Haën è in concorrenza con imprese chimiche di altri Stati membri. I suoi prodotti formano oggetto di scambi intracomunitari. Nel 1997 la Riedel-de Haën ha realizzato il 52 % del suo fatturato nel mercato estero di cui il 67 % in Europa. Le sovvenzioni riducono in modo considerevole i costi di investimento dell'impresa e le procurano quindi un vantaggio rispetto ai concorrenti di altri Stati membri che non hanno usufruito di questo tipo di aiuto e la cui posizione concorrenziale potrebbe diventare più difficile.
Anche per quanto riguarda l'operazione di recupero del bromo la Riedel-de Haën è probabilmente in concorrenza con altre imprese che svolgono questa attività. In una perizia presentata dalla Germania(13) si valuta che nell'Europa occidentale siano necessari almeno dieci impianti per il recupero del bromo. Grazie alle sovvenzioni la Riedel-de Haën beneficia di un vantaggio rispetto ad imprese di altri Stati membri che effettuano investimenti in un impianto di questo tipo e che, non avendo ricevuto alcun aiuto, possono subire un aggravamento della loro posizione concorrenziale.
Entrambe le sovvenzioni quindi possono falsare la concorrenza tra Stati membri e costituiscono aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE.
4.3. Obbligo di notifica
La sovvenzione del Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia
Il 1o dicembre 1993 la Riedel-de Haën ha presentato una richiesta di aiuto finanziario al Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia. Con lettera del 25 aprile 1994 il fondo ha concesso una sovvenzione di 4 milioni di DEM (2 milioni di ECU) nell'ambito del programma "Economia e ambiente" a fronte di spese di progetto di 21,4 milioni di DEM (10,7 milioni di ECU). L'investimento doveva concludersi il 31 dicembre 1996. Secondo dati forniti dalla Germania erano stati spesi per il progetto fino a quel momento solo 8,2 milioni di DEM (4,1 milioni di ECU) di cui 6,5 milioni di DEM (3,2 milioni di ECU) rappresentavano spese di investimento. Secondo il contratto di aiuto la Riedel-de Haën non avrebbe potuto quindi ricevere l'importo intero dell'aiuto pari a 4 milioni di DEM (2 milioni di ECU).
Nella decisione di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CE la Commissione aveva già espresso il suo convincimento che la sovvenzione concessa del Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia non rispettasse le condizioni stabilite dal programma "Economia e ambiente" autorizzato dalla Commissione il 13 settembre 1991 per il periodo dal 1991 al 1994. Nell'ambito di tale programma il Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia era autorizzato a concedere sovvenzioni a favore di progetti per la tutela dell'ambiente. Si tratta essenzialmente di progetti di sviluppo e dimostrativi che comportano anche un "valore aggiunto ecologico per la collettività". In base al punto 2 del programma solo le spese che "oltrepassano notevolmente quanto prescritto dalle norme di legge già in vigore (...) possono essere considerate ammissibili".
Nonostante la richiesta della Commissione, la Germania non ha indicato quale parte dell'investimento superasse chiaramente quanto prescritto dalle norme di legge(14). Non era perciò chiaro se a norma del programma alcune parti del progetto fossero ammesse a beneficiare dell'aiuto ed eventualmente quali. È evidente che il Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia non ha agito nel rispetto del punto 2 del programma. Nella riunione svoltasi il 28 luglio a Bruxelles la delegazione tedesca ha inoltre confermato che per superare quanto prescritto dalle norme di legge in vigore non era necessario alcun particolare investimento.
In considerazione delle osservazioni trasmesse dalla Germania con lettera del 28 agosto la Commissione non ritiene che sussistano ragioni per procedere a un riesame di tale programma e rimanda le autorità tedesche alla decisione che ha già adottato. Un eventuale riesame porterebbe solo alla riconferma di detta decisione.
Il programma "Economia e ambiente" non costituiva dunque la base sulla quale il Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia potesse concedere alla Riedel-de Haën la sovvenzione in questione. Essa deve essere considerata quindi un aiuto separato che la Germania avrebbe dovuto notificare ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CE. La Germania non ha tuttavia ottemperato a tale obbligo di notifica e la sovvenzione è stata quindi concessa illegittimamente.
La sovvenzione della Fondazione federale per l'ambiente
Il 10 settembre 1992 la Riedel-de Haën ha presentato una richiesta di aiuto finanziario alla Fondazione federale per l'ambiente. Poiché la fondazione nel suo esame si è basata su una richiesta del 10 settembre 1993 è possibile che l'impresa in un momento successivo abbia modificato la sua richiesta. Con lettera del 20 maggio 1994 la fondazione ha concesso una sovvenzione di 4 milioni di DEM (2 milioni di ECU).
Nella decisione di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CE la Commissione aveva già stabilito che la sovvenzione non rientrava in alcun regime autorizzato. La Germania non ha contestato tale giudizio. Ne consegue che anche per questo aiuto la Germania non ha ottemperato all'obbligo di notifica di cui all'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CE. La sovvenzione è stata quindi concessa illegittimamente.
La Commissione rileva inoltre che la fondazione aveva concesso la sovvenzione a condizione che l'impresa partecipasse con 15,7 milioni di DEM (7,6 milioni di ECU) di fondi propri alle spese del progetto calcolate complessivamente in 19,7 milioni di DEM (9,8 milioni di ECU). La sovvenzione del Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia riduce il contributo dell'impresa in una misura tale che si deve ritenere che questa condizione non sia più rispettata.
4.4. Deroghe
Gli aiuti di cui all'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE sono incompatibili con il mercato comune. Nell'articolo 92, paragrafi 2 e 3, del trattato CE sono elencate le condizioni da rispettare perché, a titolo di deroga, gli aiuti possano essere considerati compatibili con il mercato comune.
La Commissione ha esaminato se alle sovvenzioni di 8 milioni di DEM (4 milioni di ECU) possa essere applicata una di tali deroghe al divieto generale di concedere aiuti di Stato.
L'articolo 92, paragrafo 2, del trattato CE non è applicabile poiché non si tratta né di aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, né di aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da calamità naturali, né di aiuti concessi all'economia di determinate regioni che risentono della divisione della Germania.
Non sono applicabili nemmeno l'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE né la deroga dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, per l'aspetto regionale, poiché l'impresa non ha sede in una regione assistita.
Non è applicabile neppure una deroga ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), del trattato CE, poiché la Commissione non ritiene che il progetto soddisfi i criteri normalmente utilizzati per essere classificato di comune interesse europeo e neppure che gli aiuti siano destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro.
Non può neppure essere presa in considerazione una deroga in virtù dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera d), del trattato CE, poiché gli aiuti non sono destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
Si potrebbe prendere in considerazione ai fini di una deroga solo la prima parte dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, a norma del quale possono considerarsi compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.
4.5. Conformità con la disciplina comunitaria
Le autorità tedesche sostengono che le sovvenzioni sono state concesse come aiuti alla protezione ambientale al fine di stimolare gli investimenti. Nella disciplina comunitaria vengono stabilite le condizioni che gli aiuti agli investimenti per la protezione ambientale devono soddisfare per essere considerati compatibili con il mercato comune.
L'attuale disciplina comunitaria è stata pubblicata il 10 marzo 1994. Poiché entrambe le sovvenzioni sono state concesse dopo tale data e cioè il 25 aprile 1994 e il 20 maggio 1994, la Commissione le ha esaminate sulla base della disciplina comunitaria attualmente in vigore.
Le autorità tedesche affermano che l'impianto non svolge una funzione produttiva ma esclusivamente di protezione ambientale e che l'impresa non era obbligata a costruire un impianto di trattamento dei residui. Esse avevano pertanto concluso che era possibile concedere un aiuto alla protezione ambientale per il totale delle spese del progetto, cioè le spese d'investimento ivi comprese quelle per lo sviluppo e le spese varie.
La Commissione non può condividere questa argomentazione. Essa ritiene che il nuovo impianto possa essere invece utilizzato a scopi produttivi. Dall'attività produttiva della Riedel-de Haën risultano rifiuti liquidi tossici il cui smaltimento è a carico dell'impresa. Lo smaltimento può quindi essere considerato una parte dell'attività produttiva. Il nuovo impianto deve consentire lo smaltimento di tali rifiuti in loco e fa quindi parte del processo produttivo. Inoltre nell'impianto di recupero del bromo, che rappresenta una parte notevole dell'impianto di trattamento dei residui, vengono recuperate molte tonnellate di materiali che possono rientrare direttamente nel ciclo produttivo.
Ai sensi del punto 3.2.1. della disciplina comunitaria, gli aiuti alla protezione ambientale possono essere concessi per investimenti in terreni, edifici, impianti e beni strumentali. Quale aiuto alla protezione ambientale potrebbe essere presa in considerazione eventualmente solo la somma di 16,3 milioni di DEM (8,1 milioni di ECU) relativa alle spese per investimenti, ma restano escluse le spese di sviluppo, di esercizio sperimentale e le spese varie. Il punto 3.2.1 stabilisce senza ombra di dubbio che "i costi ammissibili devono limitarsi strettamente ai costi d'investimento aggiuntivi necessari per conseguire gli obiettivi di protezione ambientale. Sono esclusi i costi degli investimenti di carattere generale non ascrivibili alla tutela dell'ambiente". Era necessario quindi che la Germania indicasse quale parte dei costi di investimento fosse riconducibile a misure per la protezione ambientale.
Sulla base di tali principi la Commissione ritiene che i seguenti investimenti possano essere presi in considerazione quali aiuti per la protezione ambientale:
1) investimenti diretti a favorire o ad accelerare l'adeguamento delle imprese a nuove norme obbligatorie;
2) investimenti diretti a sostenere misure che riducano le emissioni e che superino in misura significativa le norme obbligatorie;
3) investimenti che nonostante l'inesistenza di norme obbligatorie vengono effettuati sulla base di accordi per cui le imprese intensificano i loro sforzi per ridurre l'inquinamento ambientale senza essere assoggettate a obblighi giuridici o prima che un tale obbligo sia imposto.
Aiuti agli investimenti diretti a favorire l'adeguamento a nuove norme obbligatorie
In riferimento alla suddetta categoria il punto 3.2.3.A della disciplina comunitaria dispone: "Conformemente al principio 'chi inquina paga' nessun aiuto può, di norma, essere concesso agli investimenti necessari per conformare i nuovi impianti a norme obbligatorie."
La Commissione fa notare che nel caso dell'impianto di trattamento dei residui si tratta di un nuovo investimento e non della sostituzione di un impianto esistente. In effetti, secondo quanto indicato dalle autorità tedesche, l'impianto di recupero del bromo che la Riedel-de Haën utilizzava già nel passato, venne chiuso nel 1985 e dal punto di vista tecnico il nuovo impianto integrato in quello di trattamento dei residui differisce notevolmente da quello vecchio. La Commissione pertanto non considera il nuovo impianto come una sostituzione di quello vecchio.
A norma della disciplina comunitaria l'intero impianto di trattamento dei residui è pertanto indubbiamente un nuovo impianto. È quindi impossibile autorizzare l'aiuto come investimento volto a favorire l'adeguamento a nuove norme obbligatorie poiché cioè sarebbe in contrasto con il principio "chi inquina paga".
Aiuti agli investimenti a favore di imprese che applicano criteri più rigorosi di quelli previsti dalle norme obbligatorie
Le autorità tedesche ritengono che gli aiuti debbano costituire per le imprese uno stimolo a superare le norme obbligatorie. Sulla base delle osservazioni da esse presentate il 28 agosto 1998 la Commissione ha tuttavia concluso che la Germania nel concedere le sovvenzioni mirava solo in parte a tale scopo.
I valori limite di emissione per progetti di questo tipo sono fissati nel 17o decreto della legge federale sul controllo delle emissioni. A norma di tale decreto le autorità del Land adottano decisioni in cui stabiliscono per ogni singolo progetto le relative norme ambientali tenendo conto delle caratteristiche proprie del progetto. Nel caso in esame il governo del Land di Hannover ha fissato le norme obbligatorie con una decisione preliminare del 15 marzo 1991 relativa all'ubicazione e le ha confermate con una decisione di autorizzazione dell'11 agosto 1996.
I requisiti fissati dal governo del Land di Hannover nella decisione vanno oltre quanto stabilito dal decreto della legge federale sul controllo delle emissioni. Mentre la decisione fissa i valori limite delle emissioni come valori medi calcolati per periodi di 30 minuti, il decreto stabilisce solo i valori medi quotidiani. La Germania sostiene quindi che i criteri dell'impresa sono più rigorosi rispetto alle norme obbligatorie.
La Commissione non può condividere tale opinione. Poiché l'impresa è tenuta a rispettare i valori limite stabiliti dalla decisione suddetta, essi devono essere evidentemente considerati pari a norme obbligatorie. È ammissibile a sovvenzione quindi solo quella parte dell'investimento che mira a superare le norme obbligatorie fissate dalla decisione.
La Commissione ha invitato quindi le autorità tedesche ad indicare se per conseguire una diminuzione sensibile delle emissioni al di sotto dei valori previsti era necessario affrontare dei costi maggiori e in caso affermativo quale era il loro ordine di grandezza. La Germania non ha tuttavia comunicato quale parte dell'investimento mirasse a migliorare le norme ambientali obbligatorie stabilite dalla decisione e dal 17o decreto della legge federale sul controllo delle emissioni. Durante la riunione svoltasi a Bruxelles il 28 luglio 1998 la delegazione tedesca ha ripetutamente confermato che non erano necessari particolari investimenti per rispettare i valori fissati dalla decisione, che erano migliori rispetto a quelli del decreto della legge federale sul controllo delle emissioni.
La Commissione non può pertanto autorizzare le sovvenzioni come aiuti all'investimento diretti ad incoraggiare l'osservanza da parte delle imprese di criteri più rigorosi di quelli previsti dalle norme obbligatorie, poiché la Germania non ha giustificato spese di investimento ammissibili all'aiuto.
Aiuti agli investimenti in caso di inesistenza di norme ambientali obbligatorie
Nella lettera del 28 agosto 1998 la Germania ha dichiarato che erano stati concessi aiuti per la tutela dell'ambiente in settori nei quali non esistevano norme obbligatorie.
Le autorità tedesche affermavano che fino ad ora l'impresa smaltiva i propri residui in un inceneritore di rifiuti speciali e che il recupero di tali residui invece del loro incenerimento avrebbe portato ad una considerevole riduzione delle emissioni gassose e dei rifiuti solidi. Il 17o decreto della legge federale sul controllo delle emissioni stabilisce soglie solo relativamente alla concentrazione delle sostanze tossiche ma non alla loro quantità e le autorità tedesche ritenevano quindi che l'investimento avrebbe portato a un sensibile alleggerimento del carico ambientale in un settore nel quale non esistono norme obbligatorie.
Ai sensi del punto 3.2.3.C della disciplina comunitaria, nei settori in cui non esistono norme obbligatorie o altri obblighi giuridici cui le imprese siano assoggettate ai fini della protezione ambientale, le imprese che effettuano investimenti per migliorare significativamente i loro risultati ambientali o per adeguarli a quelli di altre imprese di altri Stati membri nei quali vigono norme obbligatorie, possono beneficiare del livello di aiuto e delle stesse condizioni di proporzionalità previste per il superamento delle norme esistenti al punto 3.2.3.B della disciplina comunitaria.
Il punto 3.2.3.B della disciplina comunitaria stabilisce che l'intensità degli aiuti effettivamente concessi per il superamento delle norme esistenti deve essere proporzionata al miglioramento dell'ambiente che viene realizzato ed agli investimenti necessari per conseguirlo. Non è quindi consentito concedere un aiuto se non si realizza un miglioramento dal punto di vista della tutela ambientale rispetto all'impianto che sarebbe stato comunque costruito o se l'investimento è stato effettuato per ragioni commerciali e non al fine di migliorare le condizioni ambientali.
In altri termini, lo scopo essenziale della parte in oggetto della disciplina comunitaria è di consentire gli aiuti di Stato al fine di stimolare un'impresa ad effettuare un investimento aggiuntivo per migliorare i propri risultati ambientali. Al riguardo vengono considerati appropriati sia gli incentivi finanziari positivi, quali le sovvenzioni, che i disincentivi, cioè le imposte e i prelievi fiscali (disciplina comunitaria punto 1.2). L'obiettivo finale degli incentivi agli investimenti in questo settore è di migliorare gradualmente la qualità dell'ambiente (disciplina comunitaria punto 1.5.1). Ai sensi della disciplina comunitaria non è consentito concedere aiuti di Stato per investimenti di carattere generale ad un'impresa che per ragioni economiche effettuerebbe comunque tale investimento. Il punto 3.2.1 della disciplina comunitaria prevede che siano considerati ammissibili i costi strettamente collegati ai costi di investimento aggiuntivi necessari per conseguire obiettivi di tutela ambientale.
Sulla base degli obiettivi indicati al punto 3.2.3.C della disciplina comunitaria, la Commissione ha concluso che, ai fini della valutazione di un aiuto alla protezione ambientale, nel caso di un nuovo impianto non si può fare riferimento ad attività non paragonabili e non equivalenti dell'impresa. Neppure possono essere presi in considerazione i processi produttivi di un'impresa che pur rimanendo entro i limiti di legge abbiano un livello di rispetto ambientale minimo. Tale approccio sarebbe direttamente in contrasto con gli obiettivi della disciplina comunitaria. Si dovrebbe confrontare piuttosto l'impatto ambientale di un determinato impianto con quello di un impianto equivalente e paragonabile che presumibilmente l'impresa farebbe comunque costruire per ragioni economiche.
Sulla base di tali principi la Commissione ritiene che sarebbe giustificabile confrontare lo smaltimento effettuato da un impianto di trattamento dei residui con quello di un inceneritore solo nel caso in cui l'impresa effettui l'investimento in un tale impianto per ragioni di tutela ambientale e non in base a considerazioni di tipo economico. Solo a tali condizioni si potrebbe affermare che l'aiuto costituisce un incentivo alla tutela ambientale e non a un investimento di carattere generale. È opinione della Commissione, tuttavia, che vi siano ragioni sufficienti per ritenere che alla base di tale investimento vi siano motivazioni economiche.
Come già accennato, l'impresa è soggetta all'obbligo di provvedere allo smaltimento dei propri rifiuti liquidi tossici. Secondo quanto riferito dalle autorità tedesche, tali rifiuti devono essere inceneriti poiché non è possibile il loro stoccaggio definito. L'incenerimento può essere effettuato in un tradizionale inceneritore di rifiuti speciali. A causa del loro alto contenuto di bromo tali residui possono essere inceneriti solo mescolandoli in piccola quantità ad altri rifiuti.
Non si può escludere che i gestori dell'inceneritore in futuro si rifiutino di smaltire tali residui, sia per ragioni legate alla protezione dell'ambiente, sia per il grave logorio che i residui con alto tasso di bromo provocano agli impianti. Si può anche prevedere che i costi di smaltimento dei residui con alto tasso di bromo aumentino considerevolmente nel prossimo futuro. Grazie al nuovo impianto, l'impresa potrebbe liberarsi dalla politica dei prezzi imposta dai gestori dell'inceneritore e realizzando in proprio lo smaltimento dei rifiuti liquidi porrebbe fine a tale rapporto di dipendenza.
L'impianto di trattamento dei residui consentirà inoltre a Riedel-de Haën di recuperare notevoli quantità di sostanze, come ad esempio 330 tonnellate all'anno di bromo, 440 di cloruro di potassio e 160 di fluoruro di potassio, e di riutilizzarle direttamente nel processo produttivo. In questo modo l'impresa può ridurre sensibilmente i propri costi di produzione.
L'impresa risparmierà infine le spese dovute al trasporto dei residui liquidi dalla propria sede all'inceneritore di rifiuti speciali che, secondo quanto riferito dalle autorità tedesche, sono notevoli.
La Commissione non può condividere l'opinione della Germania secondo cui il vantaggio per l'ambiente offerto dall'impianto è che l'eliminazione dei residui in un inceneritore speciale è più economica del loro recupero in impianti speciali. La Germania ha presentato solo un calcolo impreciso in base al quale vi sarebbe un costo supplementare di [...]* all'anno. Non è stato tuttavia indicato fino a che punto tale calcolo sia da considerarsi preciso e definitivo ed esso non è stato confermato dalla società di revisione contabile che si è limitata ad attestare la correttezza dei costi per lo smaltimento dei residui nel 1996 e 1997.
Inoltre la Riedel-de Haën sarebbe l'unica impresa tedesca a possedere un impianto per il recupero del bromo. Secondo una relazione presentata dalle autorità tedesche, l'impresa potrebbe essere in grado di smaltire i residui contenenti bromo prodotti da imprese di medie dimensioni. Nella relazione si afferma che "la realizzazione di tale progetto dovrebbe suscitare grande interesse in molte di tali imprese". Il nuovo impianto è progettato per poter smaltire [...]* tonnellate di residui all'anno. La Germania ha stabilito che nel 1996 e 1997 si sono potute smaltire solo [...]* tonnellate circa di residui liquidi. L'impresa avrebbe in questo modo la possibilità di intraprendere una nuova attività economica da cui otterrebbe entrate supplementari ed economie di scala.
Da tali considerazioni appare con chiarezza che la Riedel-de Haën ha effettuato gli investimenti nell'impianto di trattamento dei residui sulla base di motivazioni di tipo economico e non di tutela ambientale. Non è pertanto corretto confrontare la quantità di residui tossici di un tale impianto con quella di un inceneritore.
Sulla base delle considerazioni summenzionate, la Commissione deve quindi stabilire se per ragioni di tutela ambientale la Riedel-de Haën intenda effettuare nell'impianto di recupero determinati investimenti che fanno aumentare le spese di investimento, partendo dall'effetto ambientale dell'impianto che la Riedel-de Haën avrebbe comunque costruito per ragioni puramente economiche.
Secondo le perizie presentate dalla Germania la diminuzione della quantità di emissioni gassose e rifiuti solidi è da ricondursi al fatto che nel processo di incenerimento si produce una concentrazione di ossigeno dell'11 % in volume delle emissioni gassose secche, mentre in un impianto di trattamento dei residui la concentrazione di ossigeno è normalmente solo del 3 % in volume. L'impianto della Riedel-de Haën funziona con una concentrazione del 3 % di ossigeno in volume. La quantità di emissioni gassose prodotte da tale impianto è quindi una sua caratteristica funzionale e non rappresenta un miglioramento rispetto ad altri impianti dello stesso tipo.
La Commissione fa notare di avere invitato le autorità tedesche a indicare le spese necessarie per migliorare in misura notevole la tutela ambientale in un settore in cui non esistono norme obbligatorie. La Germania non ha tuttavia dimostrato che attraverso l'investimento in un impianto di trattamento dei residui venisse effettuato un investimento in installazioni la cui funzione fosse esclusivamente o principalmente di tutela ambientale.
La Commissione non può quindi autorizzare tali sovvenzioni quali aiuti agli investimenti in settori nei quali non esistono norme obbligatorie poiché la Germania non ha giustificato spese per investimenti ammissibili.
Aiuti al funzionamento
Ai sensi del punto 3.4 della disciplina comunitaria e conformemente alla linea di condotta da essa costantemente seguita, la Commissione non autorizza normalmente aiuti al funzionamento che consentano alle imprese di non sostenere i costi finanziari derivanti dall'inquinamento o dalle nocività da esse causati. La disciplina comunitaria prevede che in casi ben determinati la Commissione possa tuttavia concedere delle deroghe. È il caso della gestione dei rifiuti nella quale il finanziamento pubblico a favore di imprese e consumatori per i costi aggiuntivi della raccolta differenziata, del recupero e del trattamento dei rifiuti può contenere aiuti di Stato. Ai sensi del punto 1.5.3 della disciplina comunitaria tali impianti possono essere gestiti da enti semistatali i cui costi di funzionamento sono a carico dei consumatori. Sulla base di tutte le circostanze del caso e delle informazioni di cui dispone, in considerazione della natura della procedura e delle precedenti analisi, la Commissione ritiene che gli aiuti oggetto della presente procedura non potessero essere concessi sulla base del punto 3.4 della disciplina comunitaria.
4.6. Altre considerazioni
Con lettera del 19 marzo 1993 la Riedel-de Haën aveva presentato richiesta di un aiuto finanziario alla Commissione nell'ambito del programma LIFE. Le autorità tedesche affermano che, benché il progetto non avesse ottenuto il finanziamento della Commissione per mancanza di fondi, l'impresa aveva ritenuto che la Commissione avesse comunque riconosciuto il carattere innovatore del progetto.
La Commissione non ha tuttavia riconosciuto in alcun modo che il progetto proposto avesse carattere innovatore, ragion per cui con lettera del 30 luglio 1996 ha risposto negativamente alla richiesta aggiungendo però che, se modificato, il progetto avrebbe potuto beneficiare del sostegno comunitario l'anno successivo.
La Germania è del parere che agli aiuti si possano applicare le deroghe previste dalla disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e allo sviluppo. La Commissione non ritiene tuttavia che tali aiuti possano essere giustificati. Essa rimanda all'opuscolo prodotto da Riedel-de Haën dal titolo "Impianto di trattamento dei residui contenenti bromo - esame dell'impatto ambientale" da cui risulta che la tecnica utilizzata nell'impianto è stata sviluppata da una impresa di ingegneria americana già nel 1989. Ciò nonostante sono stati concessi aiuti di Stato il 25 aprile e il 20 maggio 1994. La Germania inoltre non ha dimostrato l'esistenza di alcun costo che possa essere considerato sovvenzionabile come aiuto alla ricerca e sviluppo conformemente alla disciplina comunitaria summenzionata.
5. Conclusioni
È evidente che entrambe le sovvenzioni sono in contrasto con l'attuale disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente e quindi non possono essere dichiarate compatibili con il mercato comune in base alla deroga per motivi di tutela ambientale.
Il progetto deve essere considerato un programma generale di investimento. La Riedel-de Haën è un'impresa di grandi dimensioni con sede al di fuori di una regione assistita. Nel caso di un'impresa di questo tipo non è possibile quindi applicare le deroghe di cui all'articolo 93, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE per gli aiuti agli investimenti.
Tali aiuti, cui non è applicabile alcun tipo di deroga, incidono sulle condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse e procurerebbero inoltre all'impresa Riedel-de Haën un ingiustificabile vantaggio sul mercato nei confronti dei suoi concorrenti che non beneficiano di aiuti.
Gli aiuti sono incompatibili con il mercato comune poiché a norma dell'articolo 93, paragrafi 2 e 3, del trattato CE essi sono stati concessi illegittimamente e poiché non soddisfano alcuna delle condizioni per applicare le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafi 2 e 3, del trattato CE.
Gli aiuti devono essere pertanto soppressi e restituiti come stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 14 febbraio 1990 nella causa C-301/87(15). La restituzione deve porre fine alla distorsione provocata dalla concessione degli aiuti a prescindere da qualsiasi ristrutturazione formale che possa aver avuto luogo all'interno del gruppo. Se per qualsivoglia ragione la Riedel-de Haën AG o il suo successore legale fossero nell'impossibilità di provvedere alla restituzione degli aiuti, essi dovranno essere rimborsati dall'impresa del gruppo che ne continua l'attività e/o utilizza gli attivi produttivi che la Riedel-de Haën si è procurata per mezzo degli aiuti, vale a dire dalla Riedel-de Haën GmbH.
Il rimborso degli aiuti deve avvenire conformemente alle disposizioni di legge tedesche in particolare a quelle relative agli interessi su crediti pendenti dello Stato, da calcolarsi a partire dalla data dell'illegittima erogazione dell'aiuto. Tale misura è necessaria per ripristinare la situazione preesistente, annullando tutti i vantaggi finanziari percepiti indebitamente dall'impresa beneficiaria a partire dalla data di versamento dell'aiuto,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La sovvenzione di 4 milioni di DEM del Fondo di sviluppo economico del Land Bassa Sassonia e la sovvenzione di 4 milioni di DEM della Fondazione federale per l'ambiente sono state concesse illegittimamente all'impresa Riedel-de Haën AG, Seelze e sono incompatibili con il mercato comune.
Articolo 2
La Germania prende tutti i provvedimenti necessari per recuperare presso Riedel-de Haën AG o il suo successore legale gli aiuti di cui all'articolo 1, già posti illegittimamente a sua disposizione. Se ciò non dovesse essere possibile la Germania prende i provvedimenti necessari per recuperare gli aiuti di cui all'articolo 1 presso Riedel-de Haën GmbH.
Il recupero viene effettuato in conformità alle disposizioni e alle procedure di diritto tedesco. Le somme da recuperare producono interessi a partire dalla data in cui sono state poste a disposizione del beneficiario, fino al loro effettivo recupero. Gli interessi sono calcolati sulla base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell'equivalente sovvenzione nell'ambito degli aiuti a finalità regionale.
Articolo 3
Entro due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, la Germania comunica alla Commissione i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica federale di Germania è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 22 dicembre 1998.

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