Document ID: 32002R1662

Regolamento (CE) n. 1662/2002 della Commissione
del 18 settembre 2002
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni filati di filamenti di acetato di cellulosa originarie della Lituania e degli Stati Uniti
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1) (in appresso "regolamento di base"), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2238/2000(2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Il 20 dicembre 2001, con un avviso ("avviso di apertura") pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni filati di filamenti di acetato di cellulosa originarie della Lituania e degli Stati Uniti.
(2) Il procedimento antidumping è stato avviato in seguito a una denuncia presentata nel novembre 2001 dal comitato internazionale per il rayon e le fibre sintetiche (CRFS) per conto di produttori comunitari che rappresentano oltre il 90 % della produzione comunitaria complessiva. La denuncia conteneva elementi di prova ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento, relativi a pratiche di dumping sul prodotti citato e al conseguente grave pregiudizio.
(3) Alcuni produttori esportatori hanno sostenuto che il procedimento non avrebbe dovuto contemplare gli Stati Uniti vista la mancanza di informazioni adeguate e precise sul dumping pregiudizievole e sul nesso di causalità nella fase iniziale. Va sottolineato che i denunzianti devono dimostrare che le loro denuncie non sono discriminanti nei confronti di paesi terzi. Essi devono pertanto fornire un'analisi della situazione di tutti i paesi che importano quantitativi significativi per determinare se le importazioni di tali paesi siano pregiudizievoli in termini di volume e di prezzi, e se i prezzi all'esportazione siano prima facie oggetto di pratiche di dumping. Le informazioni contenute nella denuncia indicavano a tale riguardo un comportamento analogo delle esportazioni lituane e statunitensi. Le importazioni da entrambi i paesi sarebbero state oggetto di dumping e sottoquotate rispetto ai prezzi/costi dell'industria comunitaria. Inoltre, la difficile situazione dell'industria ha coinciso con l'aumento delle importazioni da entrambi i paesi in questione, che detenevano quote di mercato significative. Tenuto conto anche delle analisi di altre possibili cause di pregiudizio, è risultato che tali importazioni hanno contribuito al pregiudizio subito ed era quindi giustificato avviare un'inchiesta.
(4) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori esportatori e gli importatori/operatori commerciali notoriamente interessati, nonché le loro associazioni, i rappresentanti dei paesi esportatori interessati, gli utilizzatori, i fornitori e i produttori comunitari denunzianti. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(5) Alcune parti interessate hanno presentato le proprie osservazioni per iscritto. Tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta entro il termine fissato e hanno chiarito i particolari motivi della domanda di audizione hanno avuto la possibilità di essere sentite.
(6) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura e ha ricevuto risposta dai due produttori comunitari denunzianti, da tre produttori esportatori e dai loro importatori collegati nella Comunità, da sette utilizzatori e da un operatore commerciale.
(7) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping, del conseguente pregiudizio e dell'interesse della Comunità e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
A) Produttori esportatori
- AB Dirbtinis Pluostas, Kaunas, Lituania,
- Celanese Acetate LLC, Charlotte (NC), USA,
- Eastman Chemical Company, Kingsport (TN), USA.
B) Società collegate ai produttori esportatori
- DPI, Milano, Italia,
- Celanese NV, Lanaken, Belgio,
- Eastman Chemical Company BV, Rotterdam, Paesi Bassi.
C) Produttori comunitari
- Industrias del acetato de Celulosa, SA (INACSA), Barcellona, Spagna,
- Novaceta SpA, Magenta, Italia.
D) Utilizzatori
- Marioboselli Yarns SpA, Garbagnate Monastero Italia,
- Tessitura Serica A.M. Taborelli srl, Faloppio, Italia.
(8) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio riguarda il periodo compreso tra il 1o ottobre 2000 e il 30 settembre 2001 (in appresso "periodo dell'inchiesta" o "PI"). L'esame delle tendenze nell'ambito dell'analisi del pregiudizio riguarda il periodo compreso tra il 1o gennaio 1997 e la fine del periodo dell'inchiesta (in appresso "periodo in esame").
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(9) Il prodotto in esame è costituito da filati di filamenti artificiali non testurizzati di acetato di cellulosa ("FAC"), utilizzati per la fabbricazione di tessuti, classificabili ai codici NC 5403 33 10, 5403 33 90 e 5403 42 00.
(10) Le principali caratteristiche del FAC sono il colore, il decitex (peso per lunghezza del filato) e la confezione (sotto forma di rocca o di fili avvolti su subbio o subbio d'alimentazione). Al filato di acetato di cellulosa possono essere inoltre aggiunti nylon o poliestere. Tutti i diversi modelli del prodotto in esame presentano le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base, nonostante le differenze in termini di confezione, colore e decitex. I FAC possono quindi essere considerati un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(11) I prodotti importati, i prodotti fabbricati nella Comunità e quelli venduti sul mercato di entrambi i paesi esportatori sono simili in termini di caratteristiche fisiche e tecniche essenziali e di impiego. Essi sono pertanto considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Lituania
a) Valore normale
(12) Per l'unico produttore esportatore lituano, si è dovuto costruire il valore normale, dato che le vendite complessive del prodotto in esame sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta rappresentavano meno del 5 % delle vendite destinate all'esportazione nella Comunità. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato calcolato aggiungendo al costo di fabbricazione dell'esportatore un importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per il profitto. Poiché le vendite del prodotto in esame sul mercato interno non erano rappresentative, e in mancanza di altri elementi chiari, ai fini di una determinazione preliminare del dumping sono state utilizzate le informazioni contenute nella denuncia per stabilire le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base.
b) Prezzo all'esportazione
(13) Per le vendite agli acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(14) Per le vendite effettuate attraverso un importatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato costruito sulla base dei prezzi di rivendita ai primi acquirenti indipendenti. Sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, compresi le spese generali, amministrative e di vendita e un congruo margine di profitto. Per stabilire un congruo margine di profitto, e poiché nessun importatore non collegato il cui margine di profitto avrebbe potuto essere utilizzato a tal fine ha collaborato alla presente inchiesta, è stato utilizzato il margine di profitto, al netto dei costi di trasporto, stabilito per gli importatori non collegati nel corso di un'altra inchiesta relativa alla stessa categoria generale di prodotti (ossia filati di filamenti artificiali). Poiché una parte significativa del prodotto esportato è stata successivamente trasformata dall'importatore collegato attraverso subappaltatori indipendenti nella Comunità prima di essere rivenduto al primo acquirente indipendente, dal prezzo all'esportazione sono stati dedotti anche i relativi costi di trasformazione, che rappresentavano una percentuale significativa del prezzo di vendita.
c) Confronto
(15) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione allo stadio franco fabbrica, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che, secondo quanto affermato e dimostrato, incidevano sui prezzi e sulla loro comparabilità. Sono stati applicati adeguamenti, all'occorrenza, per tener conto delle differenze inerenti a sconti e riduzioni, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, commissioni e credito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
d) Margine di dumping
(16) In conformità dell'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata del prezzo all'esportazione. Il margine di dumping provvisorio, espresso in percentuale del prezzo cif alla frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per il produttore esportatore interessato è il seguente:
Dirbtinis Pluostas: 30,8 %.
Tenuto conto dell'elevato livello di collaborazione della Lituania, il margine di dumping provvisorio residuo è stato stabilito allo stesso livello del margine calcolato per la società che ha collaborato, ossia al 30,8 %.
2. USA
a) Collaborazione
(17) Uno dei due produttori esportatori statunitensi ha inviato soltanto le sezioni del questionario riguardanti la determinazione del pregiudizio. La società ha tuttavia consentito ai servizi della Commissione di effettuare verifiche presso la sua sede, nonché presso la sede dell'importatore collegato. La società è stata avvertita del fatto che, in conformità, dell'articolo 18, paragrafo 6 del regolamento di base, a causa della sua collaborazione parziale l'esito dell'inchiesta avrebbe potuto essere meno favorevole rispetto alle conclusioni che eventualmente sarebbero state raggiunte se essa avesse pienamente collaborato.
b) Valore normale
(18) Per l'altro produttore esportatore che ha pienamente collaborato, in mancanza di vendite remunerative del prodotto simile sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta, è stato necessario costruire il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Il valore normale è stato costruito sulla base dei costi di fabbricazione e delle spese generali, amministrative e di vendita del produttore esportatore. È stato possibile utilizzare le sue spese generali, amministrative e di vendita poiché le vendite del prodotto simile sul mercato interno erano rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Per quanto riguarda il margine di profitto, in mancanza di vendite remunerative della stessa categoria generale di prodotti e di qualsiasi altra base per una determinazione preliminare del dumping, sono state utilizzate le informazioni contenute nella denuncia, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base.
(19) In mancanza di informazioni pertinenti da parte del produttore esportatore che ha collaborato in parte, il valore normale nel suo caso è stato stabilito sulla base delle informazioni ottenute dal produttore esportatore che ha pienamente collaborato negli Stati Uniti, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base.
c) Prezzo all'esportazione
(20) Poiché i due produttori esportatori hanno effettuato tutte le loro vendite attraverso importatori collegati, il prezzo all'esportazione è stato costruito sulla base dei prezzi di rivendita ad acquirenti indipendenti. Sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, compresi le spese generali, amministrative e di vendita dell'importatore collegato e un congruo margine di profitto. In mancanza di collaborazione da parte di importatori non collegati il cui margine di profitto avrebbe potuto essere utilizzato per stabilire un congruo margine di profitto, è stato utilizzato il margine di profitto, al netto dei costi di trasporto, stabilito per gli importatori non collegati nel corso di un'altra inchiesta riguardante la stessa categoria generale di prodotti (ossia filati di filamenti artificiali). Alcuni prodotti esportati da un produttore esportatore sono stati successivamente trasformati dal suo importatore collegato nella Comunità. Anche tali costi di trasformazione sono stati detratti dal prezzo all'esportazione.
d) Confronto
(21) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione allo stadio franco fabbrica, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che, secondo quanto dichiarato e dimostrato, incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità. Sono stati applicati adeguamenti, all'occorrenza, per tener conto delle differenze inerenti a caratteristiche fisiche, sconti e riduzioni, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, commissioni e credito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
e) Margine di dumping
(22) In conformità dell'articolo 2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e la media ponderata del prezzo all'esportazione. I margini di dumping provvisori relativi ai produttori esportatori in questione, espressi in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i seguenti:
Celanese Acetate LLC: 84,8 % e
Eastman Chemical Company: 104,8 %.
(23) Dato che il volume delle importazioni provenienti dalle società statunitensi che hanno collaborato pienamente o in parte era elevato, il margine di dumping residuo provvisorio è stato calcolato sulla base del più elevato dei margini di dumping stabiliti per le società USA, ossia 104,8 %.
D. DEFINIZIONE DI INDUSTRIA COMUNITARIA
(24) Nella Comunità, il prodotto in questione era fabbricato da:
- due produttori stabiliti in Italia e Spagna, per conto dei quali è stata presentata la denuncia e che hanno pienamente collaborato all'inchiesta,
- un produttore collegato ad un esportatore statunitense, che non ha sostenuto l'inchiesta.
(25) Vista la mancanza di collaborazione e, pertanto, di dati, l'operatore economico collegato ad un produttore nei paesi in questione (Celanese) è stato provvisoriamente escluso dalla definizione di industria comunitaria.
(26) I due produttori comunitari denunzianti che hanno collaborato soddisfano le condizioni dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base, poiché rappresentano il 93 % della produzione comunitaria del prodotto in esame. Si ritiene pertanto che essi costituiscano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
a) Consumo comunitario apparente
(27) Per calcolare il consumo apparente del prodotto in questione sul mercato comunitario, la Commissione ha aggiunto il volume delle vendite dell'industria comunitaria e dell'altro produttore comunitario alle importazioni complessive nella Comunità di cui ai codici NC 5403 33 10, 5403 33 90 e 5403 42 00.
(28) Si è constatato così che il consumo apparente del prodotto in esame nella Comunità è sceso da 38000 t circa nel 1997 a 29000 t nel periodo dell'inchiesta, ossia del 24 %.
(29) Il calo è stato particolarmente accentuato tra il 1998 e il 1999 (- 28 %), essenzialmente in seguito alla crisi asiatica dell'autunno del 1997. Successivamente, si è registrata una leggera ripresa e il consumo è aumentato del 6 % tra il 1999 e il periodo dell'inchiesta. Il calo generale del consumo comunitario è dovuto essenzialmente alla sostituzione del filato di filamenti di acetato di cellulosa con filati di poliestere meno costosi e con prodotti finiti, direttamente importati dall'Asia.
b) Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in questione
(30) La Commissione ha esaminato se fosse opportuno procedere a una valutazione cumulativa dei FAC originari della Lituania e degli USA, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.
(31) Il margine di dumping calcolato in relazione alle importazioni originarie di ciascuno dei paesi interessati era superiore al livello de minimis, come definito all'articolo 9, paragrafo 3, del regolamento di base, e il volume delle importazioni originarie di ciascuno di questi paesi non era trascurabile.
(32) Per quanto riguarda le condizioni di concorrenza, dall'inchiesta è emerso che i FAC importati dai paesi in questione presentavano caratteristiche fisiche e tecniche di base del tutto simili. Inoltre, su tale base, detti FAC risultavano intercambiabili e, durante il periodo in esame, erano stati commercializzati nella Comunità tramite canali commerciali comparabili e a condizioni commerciali simili.
(33) È stato obiettato che le importazioni originarie degli USA non dovevano essere cumulate nel quadro dell'inchiesta, poiché i denunzianti avevano operato una chiara distinzione tra gli effetti delle importazioni dagli Stati Uniti e dalla Lituania. In secondo luogo, è stato fatto presente che le importazioni dagli USA non sottoquotavano i prezzi sul mercato interno allo stesso livello delle importazioni provenienti dalla Lituania. In terzo luogo, un produttore esportatore statunitense ha deciso di non investire più nell'industria dei filati di acetato. Infine, è stato obiettato che l'aumento delle importazioni dagli Stati Uniti è dovuto essenzialmente alla chiusura di uno stabilimento nella Comunità e alla sostituzione con vendite di origine statunitense. Per quanto riguarda la prima argomentazione, va sottolineato che entrambi i paesi figurano nella denuncia ed entrambi vendono a prezzi più bassi. In secondo luogo, se è vero che i prezzi statunitensi sono soltanto leggermente sottoquotati, occorre tenere presente che i prezzi dell'industria comunitaria sono notevolmente diminuiti e che si sono verificate pratiche di sottoquotazione. Quanto alle altre due argomentazioni, esse non sembrano giustificare una valutazione non cumulativa.
(34) Alla luce di quanto precede, i servizi della Commissione hanno ritenuto, in via provvisoria, che fossero soddisfatti tutti i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base, e che pertanto le importazioni originarie dei paesi in questione andassero esaminate cumulativamente.
c) Importazioni originarie dei paesi in questione
Volume
(35) Il volume delle importazioni nella Comunità del prodotto in esame originario della Lituania e degli USA è aumentato del 63 % durante il periodo in esame.
(36) Le importazioni sono diminuite del 13 % tra il 1997 e il 1998 e sono rimaste praticamente stabili nel 1999, sebbene in quell'anno si sia registrato un calo del 28 % del consumo sul mercato comunitario. Successivamente, i volumi delle importazioni sono più che raddoppiati nel 2000, benché nel complesso il consumo sia rimasto costante tra il 1999 e il periodo dell'inchiesta.
Quota di mercato
(37) Durante il periodo in esame, la quota del mercato comunitario detenuta dalle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi interessati è aumentata di 14 punti percentuali.
(38) La quota di mercato congiunta detenuta dai due paesi interessati è aumentata di 14 punti percentuali durante il periodo in esame. Dopo un lieve calo nel 1998, essa è sensibilmente aumentata nel 1999 e nel 2000.
d) Prezzi
Andamento dei prezzi
(39) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, i prezzi medi cif delle importazioni originarie della Lituania e degli USA sono diminuiti del 14 %. Il calo è stato costante durante il periodo in esame.
Sottoquotazione dei prezzi
(40) Per tipi comparabili del prodotto in questione è stato effettuato un confronto tra i prezzi medi di vendita praticati dai produttori esportatori e dall'industria comunitaria, allo stesso livello commerciale e al netto di ogni riduzione e imposta, ad un acquirente non collegato (tanto gli importatori collegati quanto l'industria comunitaria vendono agli stessi tipi di utilizzatori). I prezzi dell'industria comunitaria erano a livello franco fabbrica. I prezzi costruiti cif frontiera comunitaria dei produttori esportatori dei paesi interessati sono stati adeguati per tener conto dei costi successivi all'importazione, dei dazi applicabili (nel caso delle importazioni statunitensi) e di un margine di profitto per gli importatori. Alcune delle esportazioni provenienti dai due produttori esportatori sono state tuttavia successivamente trasformate dagli importatori collegati nella Comunità. Tali costi di trasformazione non sono stati detratti dal prezzo all'esportazione ai fini della comparabilità con i tipi di prodotto corrispondenti dell'industria comunitaria.
(41) Dal confronto è emerso che durante il periodo dell'inchiesta i prodotti in esame originari dei paesi interessati sono stati venduti nella Comunità a prezzi che sottoquotavano quelli dell'industria comunitaria nella misura, espressa in percentuale dei prezzi dell'industria comunitaria, che segue: Lituania tra 4 e 8 %, USA tra 0 e 2 %. Il fatto che i margini di sottoquotazione siano relativamente bassi non significa che i prezzi all'esportazione non siano pregiudizievoli. Essi sono imputabili anzi alla depressione dei prezzi esercitata sui prezzi di vendita dell'industria comunitaria.
e) Situazione dell'industria comunitaria
Osservazioni preliminari
(42) Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato tutti i fattori e gli indici economici pertinenti che incidono sulla situazione dell'industria comunitaria. Per motivi di riservatezza, i dati sono indicizzati o approssimativi.
Capacità, produzione e tasso di utilizzazione degli impianti
(43) La capacità di produzione è notevolmente diminuita (23 %) durante il periodo in esame, a causa essenzialmente della razionalizzazione degli impianti effettuata da uno dei produttori comunitari denunzianti. La prima riduzione delle capacità risale al 1999 e il processo di ridimensionamento è continuato durante il periodo dell'inchiesta.
(44) La produzione dell'industria comunitaria è diminuita del 28 % durante il periodo in esame.
(45) Dopo un calo del 5 % nel 1998, la produzione è crollata del 28 % nel 1999, rispecchiando la contrazione del mercato. Essa si è stabilizzata nel 2000 e ha registrato un leggero recupero durante il periodo dell'inchiesta. Va osservato che il calo della produzione segue l'evoluzione al ribasso delle vendite dell'industria comunitaria.
(46) La capacità di produzione è rimasta praticamente stabile fra il 1997 e il 1999, perciò in un primo tempo il tasso di utilizzazione degli impianti ha seguito un andamento identico a quello della produzione. Dopo il drastico calo del 25 % della produzione registrato nel 1999, l'industria comunitaria ha ridotto la capacità, aumentandone quindi l'utilizzazione dell'11 % nel 2000 e del 13 % durante il periodo dell'inchiesta, sebbene in un contesto di riduzione generale della capacità.
Scorte
(47) Il livello delle scorte finali dell'industria comunitaria ha registrato il seguente andamento.
(48) Le scorte sono diminuite del 5 % durante il periodo in esame, ma rappresentavano il 13 % del volume delle vendite nel 1997, rispetto al 18 % registrato durante il periodo dell'inchiesta.
Volume delle vendite e quota di mercato
(49) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono diminuite del 35 % in termini di volume e del 40 % in termini di valore durante il periodo in esame.
(50) Le vendite agli acquirenti non collegati hanno seguito l'andamento del mercato e sono crollate nel 1999. Mentre il consumo totale nella Comunità è aumentato dopo il 1999, le vendite dell'industria comunitaria durante il periodo dell'inchiesta sono state comunque inferiori a quelle dell'anno successivo alla crisi asiatica.
(51) La quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria è calata del 15 % durante il periodo in esame.
(52) L'industria comunitaria ha perso parte della sua quota di mercato nel 1999 e ha subito ulteriori gravi perdite nel 2000. Durante il periodo dell'inchiesta, essa è riuscita a riconquistare parte della sua quota di mercato, a un livello tuttavia nettamente inferiore a quello del 1999.
Crescita
(53) Mentre il consumo comunitario è diminuito del 24 % tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è calato del 35 % circa. D'altra parte, il volume delle importazioni in questione è aumentato del 63 %. L'industria comunitaria ha quindi perso 12 punti percentuali della quota di mercato, mentre le importazioni in questione sono riuscite ad aumentare la propria quota di mercato di 14 punti percentuali durante lo stesso periodo. Ciò significa che la presenza dell'industria comunitaria sul mercato è diminuita in misura superiore al rallentamento della crescita del mercato tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta.
Prezzi di vendita
(54) Il prezzo netto medio di vendita del prodotto in esame fabbricato e venduto dai produttori comunitari sul mercato comunitario è diminuito del 6 % tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta.
(55) I prezzi di vendita sono rimasti praticamente costanti fino al 1999 e sono leggermente diminuiti nel 2000 e durante il periodo dell'inchiesta.
(56) L'andamento dei prezzi va confrontato con l'evoluzione del costo di produzione unitario. Nel 1999, il costo unitario dell'industria comunitaria è aumentato del 16 %, essenzialmente a causa del calo della produzione. In seguito alla ristrutturazione e al licenziamento di dipendenti, è stato possibile ridurre gradualmente i costi unitari, che restavano tuttavia superiori del 10 % al livello del 1997.
Occupazione
(57) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, il livello dell'occupazione dell'industria comunitaria è diminuito del 29 %.
(58) Per aumentare la produttività - onde ridurre i costi unitari -, dal 1999 si è proceduto a una sensibile riduzione del personale. Tale riduzione è stata particolarmente accentuata nel 2000, con un calo del 14 %.
Produttività
(59) Tra il 1997 e il 1999 la produttività, calcolata come produzione per persona occupata annualmente, è scesa del 29 %, per poi migliorare con la ristrutturazione dell'industria comunitaria. Durante il periodo dell'inchiesta, essa ha leggermente superato il livello del 1997.
Retribuzioni
(60) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, la retribuzione media per addetto è aumentata dell'8 %.
(61) Le retribuzioni medie nominali per addetto, costanti nel 1998 e in leggero calo nel 1999, sono aumentate; durante il periodo dell'inchiesta il loro livello era superiore dell'8 % a quello del 1997. Si osservi che l'importo complessivo delle retribuzioni è diminuito a causa dei licenziamenti.
Investimenti
(62) Gli investimenti complessivi dell'industria comunitaria nel prodotto in esame sono diminuiti del 42 % tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta.
(63) Nel 1999, essi sono crollati del 55 % e, nonostante un aumento del 14 % durante il periodo dell'inchiesta, sono rimasti a livelli nettamente inferiori a quello del periodo 1997-1998.
Redditività
(64) Durante il periodo in esame, la redditività delle vendite ad acquirenti non collegati nella CE in termini di profitti/perdite al lordo d'imposta sulle vendite nette è diminuita di 13-16 punti percentuali.
(65) L'industria comunitaria è rimasta economicamente efficiente nel 1997 e nel 1998, con un redditività media compresa tra l'8 % e il 16 %. In seguito alla crisi asiatica, essa ha subito perdite comprese tra il 17 % e il 12 % a livello del giro d'affari. In seguito alla riorganizzazione, l'industria comunitaria ha nuovamente registrato profitti durante il periodo dell'inchiesta, restando però ben al di sotto dei normali margini di profitto.
Flusso di cassa, utile sul capitale investito e capacità di procurarsi capitale
(66) Il flusso di cassa generato dal prodotto in esame è diminuito dell'84 % durante il periodo in esame.
(67) Il flusso di cassa è calato del 32 % nel 1998 e di un ulteriore 47 % nel 1999. Esso ha continuato a diminuire nel 2000, per poi stabilizzarsi durante il periodo dell'inchiesta.
(68) L'utile sul capitale impiegato ha seguito un andamento analogo a quello della redditività, ed è diminuito del 93 % tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta. Il calo più significativo si è registrato nel 1999, anno in cui l'industria comunitaria ha subito perdite. In seguito alla ristrutturazione, l'utile è aumentato del 19 % nel 2000 e del 21 % durante il periodo dell'inchiesta.
(69) L'inchiesta ha rivelato che i produttori comunitari denunzianti non hanno incontrato difficoltà ad ottenere capitali. A questo proposito, va sottolineato che gli azionisti dell'industria comunitaria hanno deciso di sostenere l'industria dell'acetato di cellulosa e fornire i capitali necessari.
Entità del margine di dumping
(70) Tenuto conto del volume e dei prezzi delle importazioni dai paesi in oggetto, l'incidenza dell'entità del margine di dumping effettivo sull'industria comunitaria è da ritenersi significativa.
f) Conclusioni in merito al pregiudizio
(71) La valutazione dei suddetti fattori di pregiudizio dimostra che tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta la situazione dell'industria comunitaria è peggiorata. Ne è conseguito un peggioramento a livello di quota di mercato (- 12 %), redditività (tra - 13 % e - 16 %), flusso di cassa (- 84 %) e utile sul capitale investito (- 93 %). Si sono rilevate ripercussioni negative anche sul volume della produzione (- 28 %) e sul volume delle vendite (- 35 %). Durante il periodo in esame il personale è stato ridotto del 29 %. Tuttavia, tale andamento negativo può essere attribuito in parte alla contrazione della domanda. L'evoluzione in termini di utilizzazione degli impianti, che di primo acchito sembrerebbe positiva, va esaminata tenendo conto del calo delle vendite e della quota di mercato, che ha obbligato l'industria comunitaria ad avviare un processo di adeguamento attraverso una riduzione della capacità.
(72) Alla luce di quanto precede, si conclude in via provvisoria che l'industria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
F. NESSO DI CAUSALITÀ
a) Introduzione
(73) Per elaborare conclusioni sulla causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, e in conformità con l'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, i servizi della Commissione hanno esaminato l'incidenza di tutti i fattori noti e le loro conseguenze sulla situazione di tale industria. Sono stati inoltre esaminati fattori noti diversi dalle importazioni oggetto di dumping che avrebbero potuto arrecare nello stesso periodo pregiudizio all'industria comunitaria, per assicurarsi che l'eventuale pregiudizio provocato da detti fattori non fosse attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
b) Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(74) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, le importazioni oggetto di dumping dai paesi in questione sono notevolmente aumentate in termini di volume (63 %) e quota di mercato (dal 12 % del 1997 al 26 % del periodo dell'inchiesta). I prezzi all'esportazione sono nettamente diminuiti durante tutto il periodo in esame e sono stati in media inferiori del 2,9 % a quelli dell'industria comunitaria durante il periodo dell'inchiesta. Inoltre, le cifre relative alla sottoquotazione non rispecchiano appieno l'incidenza delle importazioni oggetto di dumping, dato che i prezzi comunitari sono diminuiti (cfr. il considerando 54). Tutto ciò ha coinciso con il peggioramento della situazione dell'industria comunitaria in termini di diminuzione dei prezzi, delle quote di mercato e della redditività.
(75) I prezzi delle importazioni oggetto di dumping sono risultati inferiori a quelli dell'industria comunitaria durante tutto il periodo in esame e hanno esercitato su questi ultimi una pressione che ha obbligato l'industria comunitaria a diminuire i prezzi malgrado l'aumento dei costi di produzione. Si ritiene pertanto che le importazioni oggetto di dumping abbiano causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
c) Effetti di altri fattori
Risultati degli altri produttori comunitari
(76) Un produttore comunitario che non ha sostenuto la denuncia, e che aveva già progressivamente cessato la produzione durante il periodo dell'inchiesta, ha chiuso il proprio impianto di produzione all'inizio del 2002. Si può concludere pertanto che i prodotti fabbricati e venduti dall'unico altro produttore comunitario non hanno contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(77) È stato sostenuto che l'aumento delle importazioni dagli Stati Uniti era dovuto soltanto alla diminuzione del volume delle vendite dei prodotti fabbricati nella Comunità dalla Celanese. Tale argomentazione è stata provvisoriamente respinta, poiché il trasferimento della produzione rappresenta una decisione interna della società, mentre l'inchiesta si è concentrata sull'evoluzione delle importazioni oggetto di dumping in generale. Inoltre, tali importazioni oggetto di dumping hanno coinciso anche con il peggioramento della situazione dell'industria comunitaria.
Politiche autolesioniste
(78) È stato sostenuto che, importando i filati di filamenti di acetato di cellulosa dagli USA a prezzi bassi, l'industria comunitaria aveva tenuto un comportamento autolesionista. Tali acquisti erano motivati da problemi di sincronizzazione del processo di fabbricazione. Tenuto conto del modesto quantitativo in oggetto (circa l'1 % delle importazioni complessive dai paesi in questione durante il periodo dell'inchiesta), si conclude provvisoriamente che tali importazioni non possono aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Tassi di cambio sfavorevoli
(79) Un produttore esportatore ha sostenuto che i tassi di cambio sfavorevoli (GBP/EUR) hanno contribuito in larga misura alla chiusura di due impianti di un produttore comunitario nel Regno Unito. In effetti, nel comunicato stampa che annunciava la chiusura dell'impianto, i problemi relativi al tasso di cambio figuravano tra le motivazioni della decisione. Tuttavia, dopo aver esaminato la situazione, tale fattore risulterebbe un elemento di minore importanza in un contesto più ampio. Inoltre, gli impianti di produzione nel Regno Unito rappresentavano soltanto una piccola parte della produzione comunitaria, dato che la maggior parte della capacità di produzione, nonché del consumo, si concentra in Italia e in Spagna. Si è pertanto concluso provvisoriamente che l'incidenza di tale fattore sull'industria comunitaria è stata minima, o addirittura nulla.
Contrazione della domanda
(80) I filati di filamenti di poliestere a basso prezzo hanno sostituito i filati di acetato di cellulosa in sempre più tessuti, compresi quelli utilizzati per fodere e abbigliamento. Inoltre, l'industria comunitaria e gli utilizzatori hanno subito la concorrenza dei prodotti a valle, quali i tessuti o i capi d'abbigliamento direttamente importati dall'Estremo Oriente, ulteriormente inaspritasi dopo la crisi finanziaria asiatica. Tutte le parti interessate dal procedimento si sono trovate d'accordo su tale aspetto. Tuttavia, il drastico calo (- 28 %) del consumo sul mercato comunitario si è verificato tra il 1998 e il 1999, mentre le importazioni dai paesi in questione sono rimaste essenzialmente stabili. Sempre durante tale periodo, l'industria comunitaria ha subito gravi perdite. Successivamente, nel 2000, le importazioni provenienti dai paesi in questione sono più che raddoppiate, ed anche la loro quota di mercato è quasi raddoppiata. Il consumo sul mercato comunitario è aumentato del 6 % dopo la crisi asiatica (1999-periodo dell'inchiesta), mentre il volume delle vendite dell'industria comunitaria è rimasto costante durante lo stesso periodo. In termini di valore delle vendite, esso ha perso un ulteriore 6 %. L'industria comunitaria ha adeguato le sue capacità di produzione e il numero dei dipendenti tenendo conto della contrazione del mercato, ma durante il periodo dell'inchiesta, a causa della riduzione della quota di mercato - conquistata dalle importazioni oggetto di dumping -, continuava a raggiungere appena la soglia di redditività. In altre parole, durante il periodo dell'inchiesta il problema per l'industria comunitaria non era rappresentato dalla contrazione della domanda (alla quale l'industria si era già adeguata), ma dalle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi interessati. Si conclude pertanto provvisoriamente che la contrazione della domanda abbia contribuito soltanto in misura limitata al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Importazioni da paesi terzi
(81) Secondo le informazioni disponibili, il volume complessivo delle importazioni del prodotto in esame originario dei paesi terzi è diminuito del 62 %, e la quota di mercato di tali importazioni ha oscillato intorno all'1 %. In via provvisoria, si ritiene quindi che esse non abbiano inciso significativamente sull'industria comunitaria.
d) Conclusione in merito alla causa del pregiudizio
(82) Alla luce di tale analisi, in cui si è provveduto a distinguere e separare opportunamente gli effetti di tutti i fattori noti sulla situazione dell'industria comunitaria dagli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping, si è concluso provvisoriamente che i suddetti altri fattori, di per sé, non sono sufficienti ad annullare il fatto che il grave pregiudizio accertato possa essere attribuito alle medesime importazioni oggetto di dumping.
(83) Si è pertanto concluso in via provvisoria che le importazioni di oggetto di dumping originarie della Lituania e degli USA hanno arrecato un grave pregiudizio all'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(84) Per valutare l'interesse della Comunità, la Commissione ha svolto un'inchiesta in merito ai probabili effetti dell'imposizione o della non imposizione di misure antidumping nei confronti degli operatori economici interessati. Sono stati inviati questionari a tutte le parti notoriamente interessate, compresi importatori, altri produttori comunitari e utilizzatori noti ai servizi della Commissione.
a) Interesse dell'industria comunitaria
(85) Dall'istituzione delle misure ci si attende che il volume delle vendite del prodotto in esame da parte dell'industria comunitaria sul suo mercato si stabilizzi. Ciò consentirebbe all'industria comunitaria di recuperare le quote di mercato perdute e - aumentando l'indice di utilizzo degli impianti - di abbassare i costi unitari di produzione e di aumentare la produttività. Inoltre, con ogni probabilità, il livello dei prezzi dell'industria comunitaria aumenterebbe leggermente. In conclusione, si prevede che la stabilizzazione della produzione e del volume delle vendite, da un lato, e l'ulteriore diminuzione dei costi unitari, dall'altra, insieme ad un modesto aumento dei prezzi, consentiranno all'industria comunitaria di migliorare la propria situazione finanziaria.
(86) D'altra parte, qualora le misure antidumping non venissero istituite, è probabile che la situazione negativa dell'industria comunitaria resti immutata. L'industria comunitaria risente particolarmente della perdita di volume delle vendite e di quote di mercato, nonché di un'insufficiente redditività. Infatti, in considerazione della diminuzione del volume di vendita e del grave pregiudizio subito durante il periodo dell'inchiesta, risulta ovvio che la situazione finanziaria dell'industria comunitaria continuerà a peggiorare in assenza di misure adeguate. Tale tendenza comporterebbe ulteriori tagli alla produzione e la chiusura di alcuni impianti, e rappresenta quindi una minaccia per l'occupazione e gli investimenti nella Comunità.
(87) Pertanto, si conclude in via provvisoria che l'istituzione di misure antidumping consentirebbe all'industria comunitaria di riprendersi dal dumping pregiudizievole subito.
b) Interesse degli importatori/operatori commerciali non collegati nella Comunità
(88) Sono stati inviati questionari a nove importatori citati nella denuncia, cinque dei quali hanno dichiarato di non essere interessati dall'inchiesta non avendo importato il prodotto dai paesi interessati o non avendo assolutamente importato il prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta; uno è collegato a un produttore in Lituania e due hanno dichiarato di essere utilizzatori del prodotto in esame e hanno quindi ricevuto il questionario ad essi destinato.
(89) Un operatore commerciale che acquistava soltanto dall'industria comunitaria si è dichiarato a favore di dazi antidumping per stabilizzare il mercato.
(90) Pertanto, si può concludere in via provvisoria che i probabili effetti dell'istituzione di misure antidumping sugli importatori/operatori commerciali non collegati non sarebbero significativi dato che non sono state sollevate obiezioni.
c) Interesse dell'industria utilizzatrice
(91) Il principale utilizzatore del prodotto in esame nella Comunità è l'industria tessile che produce fodere, abbigliamento femminile e articoli d'arredamento. La maggior parte degli utilizzatori si trova in Italia e in Spagna.
(92) Sono stati inviati questionari a 40 utilizzatori, sette dei quali li hanno rinviati compilati. Essi rappresentano un giro d'affari complessivo di 125 milioni di EUR circa e vendono prodotti contenenti il prodotto in esame per circa 61 milioni di EUR. Ne consegue che il 49 % del loro giro d'affari deriva da prodotti contenenti il prodotto in esame. I loro acquisti di filati di filamenti di acetato di cellulosa ammontavano a 2726 t, pari al 9,5 % del consumo totale della Comunità.
(93) Inoltre, vari utilizzatori hanno espresso per iscritto le proprie preoccupazioni in merito all'eventuale istituzione di dazi antidumping.
(94) Durante il periodo in esame, la redditività delle vendite di articoli contenenti il prodotto in esame, in termini di profitto/perdite al lordo d'imposta sulle vendite nette è cresciuta da 3,1 % a 5,1 %.
(95) L'acetato di cellulosa rappresenta in media, per gli utilizzatori, il 27 % circa del costo di produzione degli articoli contenenti il prodotto in esame, il che significa che l'istituzione di un dazio inciderebbe sui loro costi di produzione. Poiché l'industria comunitaria continua a disporre di capacità inutilizzata e il mercato rischia di contrarsi ulteriormente, e poiché è possibile approvvigionarsi in paesi o presso società non soggetti a dazi antidumping, gli aumenti di prezzo dovrebbero essere modesti se non addirittura inesistenti.
(96) Quasi tutti gli utilizzatori si aspettano un calo della domanda di filati di filamenti di acetato di cellulosa nella Comunità nei prossimi anni, a causa della forte concorrenza dall'Estremo Oriente, per quanto riguarda tanto i prodotti finiti quanto altri tipi di filati. Pertanto, in futuro il prodotto in esame avrà minore importanza per gli utilizzatori.
(97) Gli utilizzatori hanno espresso pareri assai divergenti in merito all'eventuale istituzione di dazi. Alcuni hanno sottolineato che è essenziale poter acquistare materia prima a basso costo per competere con le importazioni a basso costo di prodotti asiatici che utilizzano il prodotto in esame come materia prima. Altri hanno sostenuto che le importazioni destabilizzano il mercato e hanno quindi sostenuto l'istituzione di misure. Gli utilizzatori che trasformano i prodotti importati dai paesi interessati si sono dichiarati contrari alle misure e gli utilizzatori che trasformano i prodotti comunitari si sono dichiarati favorevoli.
(98) Nel complesso, tenuto conto della divergenza di opinioni, della redditività degli utilizzatori e della possibilità di ricaricare almeno in parte l'aumento di prezzo del prodotto in esame, si conclude provvisoriamente che l'istituzione di misure antidumping non avrà gravi ripercussioni sull'industria utilizzatrice.
d) Interesse dei fornitori di materie prime
(99) L'industria comunitaria e un produttore esportatore acquistano la principale materia prima, i fiocchi di cellulosa, nella Comunità. Si è sostenuto che il produttore esportatore lituano non effettuerebbe più i suoi acquisti nella Comunità, con gravi conseguenze per la società presso la quale acquista la materia prima, la cui clientela è ridotta. Non essendo suffragata da prove, tale argomentazione è stata provvisoriamente respinta.
e) Concorrenza ed effetti di distorsione degli scambi
(100) È stato fatto presente che l'industria comunitaria aveva concluso un accordo di ripartizione dei mercati, gonfiando così artificialmente i prezzi, e che l'istituzione di un dazio avrebbe comportato una situazione di monopolio del produttore italiano, dato che il produttore spagnolo dispone di una capacità limitata. Non essendo dimostrate, tali affermazioni sono state provvisoriamente respinte.
f) Conseguenze per le relazioni con i paesi terzi
(101) È stato obiettato che l'istituzione di misure è contraria all'interesse della Comunità, poiché inciderà negativamente sulle relazioni tra la Lituania e l'Unione europea. A questo proposito, è opportuno sottolineare che l'analisi dell'interesse della Comunità intende esaminare l'effetto dell'eventuale istituzione o meno di misure antidumping sui vari operatori economici della Comunità. La questione sollevata non riguarda pertanto l'analisi dell'interesse della Comunità.
g) Conclusioni sull'interesse della Comunità
(102) Alla luce di quanto precede, si conclude in via provvisoria che non esistono ragioni valide per non istituire misure nel presente caso, e che l'applicazione di misure sarebbe nell'interesse della Comunità.
H. MISURE PROVVISORIE
a) Livello di eliminazione del pregiudizio
(103) Il livello delle misure antidumping provvisorie dovrebbe bastare ad eliminare il pregiudizio causato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping, senza superare i margini di dumping rilevati. Al momento del calcolo dell'entità del dazio necessario ad eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole si è considerato che le misure dovessero essere tali da consentire all'industria comunitaria di coprire i propri costi e ottenere complessivamente un profitto al lordo d'imposta pari a quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping.
(104) In base alle informazioni disponibili, si è riscontrato in via preliminare che un margine di profitto del 12 % rispetto al giro d'affari potesse essere considerato un livello adeguato che l'industria comunitaria potrebbe ragionevolmente ottenere in assenza di dumping pregiudizievole, considerando il livello medio di redditività raggiunto dall'industria comunitaria nel periodo 1997-1998, ossia prima che si facessero sentire gli effetti della crisi asiatica (cfr. il considerando 80). Si ritiene che durante tali anni la situazione del mercato comunitario sia stata ragionevolmente competitiva e rappresentativa, poiché i produttori comunitari potevano competere normalmente con le importazioni e l'industria comunitaria, in mancanza di dumping pregiudizievole, ha realizzato un normale margine di profitto, superiore in alcuni casi al 12 %. Il livello dell'aumento dei prezzi necessario è stato quindi determinato in base ad un confronto tra la media ponderata del prezzo all'importazione, utilizzata per calcolare la sottoquotazione dei prezzi, e il prezzo non pregiudizievole dei prodotti venduti dall'industria comunitaria sul suo mercato comunitario. Il prezzo non pregiudizievole è stato calcolato correggendo i prezzi di vendita dell'industria comunitaria per tener conto di perdite/profitti effettivi registrati durante il periodo dell'inchiesta, e aggiungendo il suddetto margine di profitto. Le differenze risultanti da tale confronto sono state espresse in percentuale del valore totale all'importazione cif.
(105) I margini di eliminazione del pregiudizio così determinati sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
b) Misure antidumping provvisorie
(106) Alla luce di quanto precede si ritiene opportuno, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, istituire nei confronti delle importazioni originarie della Lituania e degli USA un dazio antidumping provvisorio al livello del margine di pregiudizio più basso accertato, in quanto tali margini sono inferiori ai margini di dumping.
(107) Sono proposti i seguenti livelli di dazio:
SPAZIO PER TABELLA
(108) Le aliquote del dazio antidumping applicabili ad alcune società a titolo individuale indicate nel presente regolamento sono state stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Tali aliquote di dazio (contrapposte al dazio per paese, applicabile a "tutte le altre società") sono quindi esclusivamente applicabili alle importazioni di prodotti originari del paese interessato e fabbricati dalle società, ovvero dalle specifiche persone giuridiche, delle quali viene fatta menzione. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società la cui denominazione, completa di indirizzo, non sia citata specificamente nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle specificamente menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e sono soggetti all'aliquota di dazio applicabile a "tutte le altre società".
(109) Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali (ad esempio in seguito ad un cambiamento della ragione sociale della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza indugio alla Commissione(4) con tutte le informazioni pertinenti, in particolare l'indicazione degli eventuali mutamenti nelle attività della società riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite all'estero, connessi ad esempio al cambiamento della ragione sociale o ai cambiamenti a livello di entità produttive o di vendita. All'occorrenza, e previa consultazione del comitato consultivo, la Commissione modificherà opportunamente la decisione, aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote di dazio individuali.
I. IMPEGNI
(110) L'unico produttore esportatore lituano che ha collaborato ha espresso la volontà di offrire un impegno. Tuttavia, è stato determinato in via provvisoria che, a causa dell'elevato numero di tipi di prodotto in esame nella fattispecie, della difficoltà di operare una distinzione tra tipi di prodotto e delle notevoli differenze tra i loro prezzi unitari, sarebbe impossibile controllare l'impegno. La Commissione non ha pertanto ritenuto che un impegno potesse rappresentare una soluzione soddisfacente ai fini della presente determinazione.
J. DISPOSIZIONI FINALI
(111) Ai fini di una corretta amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano presentare osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di conclusioni definitive,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni filati di filamenti artificiali non testurizzati di acetato di cellulosa, di cui ai codici NC 5403 33 10, 5403 33 90 e 5403 42 00, originarie della Lituania e degli Stati Uniti d'America.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente per i prodotti fabbricati dalle seguenti società:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
1. Fatto salvo l'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2. In conformità dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2002.

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