Document ID: 31993R0550

REGOLAMENTO (CEE) N. 550/93 DELLA COMMISSIONE del 5 marzo 1993 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica Popolare Cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA (1) Nel luglio 1991 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea dei produttori di biciclette (EBMA), per conto di produttori che rappresentano una parte considerevole della produzione comunitaria di biciclette. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni del prodotto in questione e al pregiudizio sostanziale da esse derivante che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(2) Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2) la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di biciclette di cui al codice NC 8712 00, originarie di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese e ha avviato un'inchiesta.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i ricorrenti. Le parti direttamente interessate hanno inoltre avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere audizioni.
(4) I rappresentanti degli esportatori, il ricorrente, alcuni importatori e le associazioni di categoria hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Alcuni esportatori di Taiwan e della Cina hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti. Un'associazione di imprese con investimenti in Cina ha chiesto e ottenuto di essere sentita.
(5) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni provvisorie e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari
- Peugeot Cycles, Neuilly/Seine, Francia
- Cycle Gitane, Machecoul, Francia
- Kynast AG, Quakenbruck, Germania
- Nurberger Hercules Werke GmbH, Nurberg, Germania
- Derby Cycle Werke GmbH, Cloppenburg, Germania
- Batavus BV, Heerenveren, Paesi Bassi
- Gazelle Rijwielfabriek BV, Dieren, Paesi Bassi
- BH S.A., Madrid, Spagna
- Raleigh Industries Ltd, Nottingham, Regno Unito
- Dawes Cycles Ltd, Birmingham, Regno Unito
b) Importatori nella Comunità
1. Importatori collegati
Germania
- Giant Deutschland GmbH, Duesseldorf
Paesi Bassi
- Giant Europe BV, Lelystad
- Giant Holland BV, Lelystad
2. Importatori indipendenti
Regno Unito
- Halfords Ltd, Redditch
- Moore Large & Co. Ltd, Luton
c) Produttori di Taiwan
(6) In considerazione del numero elevato di produttori di Taiwan interessati dal procedimento, la Commissione non ha potuto verificare le informazioni relative a tutte le società entro un termine compatibile con gli obiettivi dei procedimenti antidumping. La Commissione ha quindi dovuto ricorrere al campionamento. In collaborazione con la Taiwan Transportation Vehicle Manufacturers Association (TTVMA) sono state selezionate le seguenti società, che sono state sottoposte ad un'inchiesta completa, con controlli in loco:
- Dahon Inc., (Hon Machinery Inc.), Taipei
- Giant Manufacturing Taiwan, Taichung Hsien
- Merida Industry Co., Nanlin
- Rockman Taiwan, Taichung Hsien
- Southern Cross Int. Co. Ltd, Nantou
- United Engineering Corp., Luchu Taoyuan
- Wheeler Ind. Co. Ltd, Taichung
- Willing Industry Co. Ltd, Tainan
d) Produttori della Repubblica Popolare Cinese
(7) Alcuni produttori hanno risposto ai questionari della Commissione. Tuttavia, dato che la Repubblica Popolare Cinese non è un paese ad economia di mercato, non è stato possibile determinare il valore normale in base all'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Non è stata svolta alcuna inchiesta presso le sedi delle società suddette.
(8) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo 1o ottobre 1990-30 settembre 1991 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME - PRODOTTO SIMILE (9) I prodotti in esame sono le biciclette di tutti i tipi, con o senza cuscinetti a sfere. I prodotti sono estremamente eterogenei, in quanto esistono migliaia di modelli di biciclette che differiscono riguardo a numerose caratteristiche specifiche. Nonostante tali differenze, tutti i modelli presentano le stesse caratteristiche di base che li rendono essenzialmente simili per tipo e impieghi. Nell'ambito della gamma globale dei prodotti, le biciclette sono di norma classificate in cinque categorie: fuori strada (mountain bikes), da corsa, da turismo, per bambini e altre. Non esistono tuttavia linee di separazione nette tra queste categorie e i diversi segmenti si sovrappongono. In molti casi un unico tipo di bicicletta può infatti essere classificato in due o più categorie.
(10) I produttori di Taiwan e della Cina hanno sostenuto che le singole categorie e in particolare le mountain bikes dovrebbero essere considerate separatamente in quanto, a loro parere, si possono individuare differenze evidenti in termini di caratteristiche fisiche e tecniche, nonché di impieghi, processi produttivi, materiali impiegati, marketing e sviluppo di ciascun segmento. È stato tuttavia accertato che le biciclette, indipendentemente dalla categoria, sono fabbricate con gli stessi processi e distribuite attraverso canali di distribuzione analoghi. Le applicazioni di base e gli impieghi sono inoltre identici. I modelli classificati in diverse categorie sono frequentemente intercambiabili e quindi concorrenziali. Alla luce di tali elementi e in considerazione del fatto che numerosi tipi di biciclette possono essere classificati in due o più categorie, è stato concluso che l'intera gamma di modelli può essere considerata come un unico prodotto.
(11) La Commissione ha inoltre accertato che le biciclette vendute sul mercato di Taiwan e quelle importate nella Comunità comprendevano gamme di modelli analoghe e che le caratteristiche tecniche e fisiche di base erano identiche o molto simili a quelle dei diversi tipi di biciclette prodotti dall'industria comunitaria. La Commissione ha quindi concluso che le biciclette fabbricate e vendute dai produttori comunitari costituivano un unico prodotto e che erano simili ai prodotti importati da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. INDUSTRIA COMUNITARIA (12) I produttori comunitari che hanno pienamente collaborato all'inchiesta rappresentavano il 52,2 % della produzione comunitaria totale di biciclette. Altri produttori, che rappresentavano il 10 % della produzione comunitaria, hanno fornito alcune informazioni essenziali sull'attività produttiva e hanno sostenuto la denuncia.
(13) Numerosi produttori della Cina e di Taiwan hanno affermato che alcuni produttori comunitari non potevano essere considerati come parte dell'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto nel periodo dell'inchiesta hanno importato biciclette da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese. La Commissione ha accertato che effettivamente alcuni produttori comunitari avevano importato biciclette da Taiwan. Il quantitativo di queste importazioni nel periodo dell'inchiesta era tuttavia insignificante rispetto al volume della produzione di dette società e al volume complessivo delle importazioni da Taiwan e dalla Cina. La Commissione ha inoltre accertato che queste importazioni rappresentavano una reazione alla concorrenza delle importazioni a basso prezzo, in particolare dalla Cina. I produttori hanno infatti fatto ricorso alle importazioni per rimanere sul mercato con una gamma completa di modelli oppure per salvaguardare segmenti di mercato che sarebbero stati perduti senza le vendite di questi modelli. Le importazioni devono quindi essere considerate come uno strumento di legittima autodifesa commerciale. Il volume relativamente basso delle importazioni mette inoltre in evidenza il fatto che l'industria comunitaria è tuttora sostanzialmente impegnata nella produzione di biciclette. La Commissione ritiene di conseguenza che non esistano validi motivi per escludere le società in questione e che esse abbiano i requisiti per essere considerate parte dell'industria comunitaria.
D. DUMPING 1. Campionamento
i) Taiwan
(14) A causa del numero elevato di produttori di Taiwan, ai fini del calcolo del dumping si è fatto ricorso al campionamento. Le società inserite nel campione comprendevano tutti i produttori le cui vendite sul mercato interno rappresentavano almeno il 5 % delle rispettive esportazioni nella Comunità. A queste società, a richiesta della TTVMA, sono state aggiunti altri due produttori che non hanno realizzato vendite sul mercato interno, ma che hanno effettuato esportazione sostanziali nella Comunità. Le società selezionate rappresentavano il 49 % di tutte le esportazioni nella Comunità di biciclette originarie di Taiwan nel periodo dell'inchiesta.
ii) Repubblica Popolare Cinese
(15) Anche per determinare i prezzi all'esportazione relativi alla Repubblica Popolare Cinese la Commissione ha dovuto ricorrere al campionamento, a causa del numero elevato di produttori cinesi interessati al procedimento e del volume sostanziale delle esportazioni. A tal fine è stato costituito un campione di produttori cinesi selezionati in base al volume delle rispettive vendite nella Comunità.
Dato che sono stati identificati due tipi di produttori cinesi, ovvero le aziende statali e le cosiddette ventures (società con partecipazione di imprese non cinesi), il campione scelto comprendeva due aziende di stato e due joint ventures. Nel campione è stato inoltre inserito un esportatore che vendeva biciclette prodotte in Cina via Hong Kong. I cinque esportatori selezionati rappresentavano l'85,15 % di tutte le esportazioni nella Comunità effettuate dalle società che hanno risposto al questionario.
2. Valore normale
i) Taiwan
(16) Sei società di Taiwan hanno venduto sul mercato interno quantitativi di biciclette sufficienti ai fini del calcolo del valore normale in base ai prezzi vigenti sul mercato interno. Nel caso specifico, tuttavia, i modelli venduti sul mercato interno e all'esportazione nella Comunità erano molto numerosi e presentavano una varietà considerevole di caratteristiche fisiche e di combinazioni diverse. In tali circostanze, la determinazione del valore normale, da confrontare con i prezzi all'esportazione, in base ai prezzi applicati sul mercato interno avrebbe richiesto calcoli complessi. È stato pertanto deciso di tener conto di tali differenze prendendo in considerazione il costo effettivo di produzione dei modelli esportati, in modo da evitare numerosi adeguamenti, che in gran parte sarebbero stati determinati in base a stime. Conformemente all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto (ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, a titolo provvisorio il valore normale è stato calcolato in base al valore costruito per i prodotti destinati all'esportazione nella Comunità.
(17) I valori costruiti sono stati calcolati aggiungendo ai costi di produzione dei modelli esportati le spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto accertato per le singole società rispetto alle vendite sul mercato interno. Nei confronti di una società che aveva venduto in perdita sul mercato interno è stato utilizzato un margine di profitto pari alla media dei margini di profitto di tutte le società che avevano realizzato vendite remunerative. Per le due società che non avevano venduto sul mercato interno sono state utilizzate le medie ponderate delle spese generali, amministrative e di vendita e del margine di profitto calcolate per tutte le vendite sul mercato interno delle società che hanno venduto quantitativi sufficienti. Tutti i calcoli sono stati fatti conformemente all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii).
ii) Repubblica Popolare Cinese
(18) Per stabilire il valore normale relativo alla Repubblica Popolare Cinese, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che questo paese non ha un'economia di mercato e ha quindi determinato il valore normale in base alle condizioni vigenti in un paese terzo ad economia di mercato (paese analogo), in conformità dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito i ricorrenti avevano proposto di scegliere Taiwan. Numerosi esportatori cinesi hanno tuttavia contestato la scelta di Taiwan, sostenendo che i prodotti di Taiwan non erano sufficientemente simili ai prodotti cinesi. Secondo questi esportatori, i modelli di biciclette venduti a Taiwan erano diversi da quelli venduti sul mercato cinese e non erano stati fabbricati con gli stessi componenti. Gli esportatori hanno inoltre rilevato che le dimensioni della produzione in Cina erano nettamente superiori a quelle di Taiwan.
Come paese terzo alternativo è stata proposta l'India. Gli esportatori hanno giustificato la proposta sostenendo che l'India produceva biciclette su scala comparabile a quella della Cina e che la produzione interna nei due paesi era destinata essenzialmente alla fabbricazione delle cosiddette biciclette da città, un modello di base fabbricato in quantitativi trascurabili a Taiwan. Un altro gruppo di produttori che ha contestato la scelta di Taiwan ha proposto, senza tuttavia presentare elementi giustificativi, di scegliere come paese analogo la Malaysia, l'Indonesia oppure la Tailandia.
(19) La Commissione si è quindi rivolta ai principali produttori di biciclette dei quattro paesi suddetti per chiedere la loro collaborazione, ma non ha ricevuto alcuna risposta positiva.
(20) In tali circostanze la Commissione ha accuratamente esaminato se, contrariamente al parere espresso dai produttori cinesi suddetti, la scelta di Taiwan come paese analogo fosse « appropriata ed equa » ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Con una produzione annua di 7 milioni di unità, Taiwan è al quarto posto su scala mondiale dopo la Cina (32 milioni), l'India e il Giappone (8 milioni ciascuno). Ai fini della presente determinazione, la differenza con l'India riguardo alle dimensioni della produzione è insignificante. Sul mercato di Taiwan, inoltre, la concorrenza è particolarmente intensa a causa del numero elevato di fornitori interni. La Commissione ha infine accertato che i modelli di Taiwan erano sostanzialmente comparabili ai modelli cinesi contenuti nel campione. Il fatto che la produzione cinese destinata al mercato interno sia costituita principalmente da biciclette da città non è rilevante, in quanto questi modelli non sono esportati nella Comunità.
(21) Taiwan è stato quindi considerato un paese analogo adeguato ai fini della determinazione del valore normale relativo alle esportazioni cinesi nella Comunità e, conformemente all'articolo 2, paragrafo 5, lettera a), punto i) del regolamento (CEE) n. 2423/88, il valore normale è stato stabilito in base ai prezzi dei singoli modelli di biciclette venduti dai produttori di Taiwan sul mercato interno.
3. Prezzo all'esportazione
i) Taiwan
(22) Per le vendite ad acquirenti indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per l'esportazione nella Comunità.
(23) Quando le vendite sono state effettuate a società consociate nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto al primo acquirente indipendente, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e di un margine di profitto del 5 %, che è stato considerato ragionevole alla luce delle informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta riguardo al margine di profitto degli importatori indipendenti.
ii) Repubblica Popolare Cinese
(24) Tutte le vendite all'esportazione sono state effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità. I prezzi all'esportazione sono stati quindi determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto all'esportazione nella Comunità.
(25) Una società con sede a Hong Kong ha esportato nella Comunità biciclette che sono state dichiarate di origine cinese. Le biciclette erano state fabbricate nella Repubblica Popolare Cinese in uno stabilimento statale e spedite ad Hong Kong contro il pagamento di un importo pari al costo di produzione, compresa la manodopera. Non esisteva un prezzo di fattura nella transazione tra lo stabilimento cinese e l'esportatore di Hong Kong che ha venduto i prodotti nella Comunità. I prezzi all'esportazione sono stati quindi stabiliti in base al prezzo di fattura applicato dalla società di Hong Kong per le vendite nella Comunità, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Questi prezzi sono stati debitamente adeguati ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 di detto regolamento (vedi punto 28).
4. Confronto
i) Taiwan
(26) A fini di un equo confronto, i valori normali sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione in base alle singole transazioni e a livello franco fabbrica. Per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi sono stati applicati adeguamenti conformemente all'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, nei casi in cui sono stati presentati elementi di prova sufficienti. Gli adeguamenti riguardavano le differenze relative ai costi di trasporto, assicurazione, movimentazione, imballaggio, credito, garanzie, commissioni e retribuzioni del personale di vendita.
(27) Acluni produttori di Taiwan hanno chiesto un adeguamento per tener conto del fatto che le loro vendite all'esportazione rientravano nelle cosiddette transazioni OEM (original equipment manufactures), ovvero erano state effettuate a società che rivendevano i prodotti importati con la propria marca. I produttori hanno sostenuto che tali vendite non potevano essere confrontate con le vendite sul mercato interno dei prodotti commercializzati con la loro marca, in quanto le vendite OEM sarebbero state realizzate a prezzi inferiori, dovuti a differenze inerenti alle spese generali, amministrative e di vendita e ai margini di profitto. Anche se in altri casi il Consiglio e la Commissione hanno accolto richieste analoghe, la Commissione non ha potuto applicare l'adeguamento chiesto dai produttori di Taiwan poiché è stato accertato che i prezzi, i costi e i profitti relativi alle vendite OEM sul mercato di Taiwan erano comparabili a quelli relativi alle vendite dei prodotti di marca.
ii) Repubblica Popolare Cinese
(28) I valori normali e i prezzi all'esportazione sono stati confrontati prendendo in esame le singole transazioni. Gli adeguamenti per le differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi sono stati applicati in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Gli adeguamenti riguardavano, tra l'altro, le differenze inerenti ai costi di trasporto, assicurazione e movimentazione.
(29) I produttori cinesi hanno chiesto adeguamenti del valore normale per tener conto di differenze di qualità e di costi della manodopera tra i loro prodotti e i corrispondenti modelli di Taiwan.
La Commissione ha quindi esaminato se le presunte differenze qualitative potevano essere considerate differenze inerenti alle caratteristiche fisiche dei prodotti tali da incidere sulla percezione dei consumatori, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Ai fini del confronto la Commissione ha cercato di prendere in considerazione modelli di Taiwan più semplici dei modelli cinesi comparabili. Per quanto riguarda eventuali differenze relative ai costi della manodopera, la Commissione ricorda che nei confronti dei paesi a commercio di stato, nei quali i costi non sono determinati da forze di mercato, non si possono prendere in considerazione tali differenze ai fini del confronto tra il valore normale, calcolato in base al prezzo vigente sul mercato di un paese terzo e i prezzi all'esportazione.
5. Margini di dumping
i) Taiwan
(30) Dal confronto tra i valori normali e i prezzi all'esportazione risulta l'esistenza di un margine di dumping limitato per alcune società comprese nel campione. La media ponderata dei margini di dumping per tutte le società sottoposte all'inchiesta, espressa in percentuale del valore cif, era pari all'1,05 %. La Commissione ritiene pertanto che il margine di dumping relativo a Taiwan debba essere considerato trascurabile.
ii) Repubblica Popolare Cinese
(31) Alcuni produttori cinesi che operano in associazione con imprese non cinesi (le cosiddette joint ventures straniere) e situati nella Zona economica speciale della Cina hanno chiesto di essere considerati separatamente con l'istituzione di dazi antidumping particolari per le loro esportazioni.
(32) La Commissione rileva che non è possibile stabilire valori normali distinti per i diversi produttori, in quanto il valore normale per un paese in cui non vige l'economia di mercato, come la Cina, deve essere stabilito conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base.
(33) La Commissione considera inoltre che, per quanto riguarda i paesi con una pianificazione economica centrale, gli esportatori possono essere esaminati singolarmente solo in casi eccezionali, poiché le autorità statali possono decidere di convogliare le esportazioni attraverso l'esportatore con il dazio antidumping inferiore, senza tener conto dei costi relativi dei prodotti delle diverse imprese.
(34) La Commissione è disposta ad accordare un trattamento individuale, vale a dire a tener conto dei prezzi all'esportazione dei singoli produttori ai fini del calcolo dei margini di dumping e di pregiudizio e quindi dei dazi antidumping, se gli esportatori dimostrano di gestire la loro politica di vendita in modo autonomo rispetto allo stato, agli enti pubblici e alle aziende pubbliche e se possono provare che tale autonomia continuerà in futuro (per esempio se non esistano accordi secondo i quali in futuro possa essere invocato un controllo che per il momento non viene esercitato). La facoltà dello stato o di un suo ente di bloccare determinate decisioni fondamentali della società impedisce a quest'ultima di operare in piena autonomia.
(35) In particolare la Commissione ritiene che il semplice fatto che una società sia situata nella Zona economica speciale non è sufficiente per dimostrare che essa opera in modo autonomo.
(36) Nella fattispecie nessuna delle società sottoposte all'inchiesta ha sinora presentato alla Commissione elementi di prova sufficienti per dimostrare che fruisce attualmente e che prevede di fruire anche in futuro del grado di autonomia necessario per essere considerata separatamente. Nel corso dell'inchiesta la Commissione continuerà tuttavia ad esaminare la questione con le società interessate.
(37) Il margine di dumping relativo alla Cina deve quindi essere calcolato in media ponderata dei margini degli esportatori inseriti nel campione. Dal confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione risulta l'esistenza di pratiche di dumping con un margine che, espresso in media ponderata e in percentuale del valore cif, è pari al 34,4 %.
E. PREGIUDIZIO 1. Consumo globale, volume e quote di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(38) Le importazioni di biciclette oggetto di dumping originarie della Repubblica Popolare Cinese sono passate da 693 600 unità nel 1989 a 2 100 600 unità nel periodo dell'inchiesta, con un aumento superiore al 200 % in un periodo di due anni e nove mesi, che corrisonde quindi ad un aumento medio annuo superiore al 70 %. Il consumo è aumentato in misura minore, passando da 15 045 600 unità nel 1989 a 19 910 500 unità nel periodo dell'inchiesta. In tutto il periodo il consumo è quindi aumentato del 32,3 %.
(39) La quota di mercato dei produttori cinesi, pari al 4,6 % nel 1989, è salita al 10,5 % nel periodo dell'inchiesta, mentre nello stesso periodo la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa dal 33 % al 27 %.
2. Prezzi dei prodotti importati
(40) La Commissione ha confrontato i prezzi dei modelli delle biciclette cinesi esportate con quelli dei modelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria sul mercato della Comunità. A tal fine tutti i modelli di biciclette prodotti dall'industria comunitaria sono stati classificati in un centinaio di gruppi, creati in base a tre criteri: categoria (vedi punto 9), materiale del telaio e numero dei cambi di velocità. La stessa classificazione è stata applicata, per i singoli esportatori cinesi compresi nel campione, ai modelli esportati nella Comunità.
(41) Per i singoli esportatori e per ogni gruppo sono stati calcolati i prezzi medi, che sono stati confrontati con i prezzi medi di ciascun gruppo corrispondente dell'industria comunitaria.
(42) Il confronto è stato effettuato in base alle vendite al primo acquirente indipendente. Sono state prese in considerazione le differenze inerenti al livello del canale di distribuzione e sono stati applicati adeguamenti in funzione delle informazioni fornite dagli operatori del settore.
(43) La sottoquotazione dei prezzi è stata quindi calcolata come la differenza media tra i prezzi cif, dazio corrisposto, degli esportatori interessati e i prezzi applicati dall'industria comunitaria sul mercato della Comunità, debitamente adeguati al livello franco fabbrica. Le differenze tra i prezzi sono state espresse in percentuale del valore cif.
(44) È stata in tal modo accertata una notevole sottoquotazione dei prezzi. Per le esportazioni cinesi la media ponderata del margine di sottoquotazione era del 43,8 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, capacità, indice di utilizzazione degli impianti e scorte
(45) La produzione dell'industria comunitaria interessata è passata da 5 673 000 unità nel 1989 a 5 945 000 unità nel periodo dell'inchiesta.
(46) L'industria comunitaria, per mantenere o rafforzare la sua posizione sul mercato delle biciclette, caratterizzato dalla costante espansione della domanda, ha aumentato la propria capacità di produzione da 8,7 milioni di unità nel 1989 a 9,1 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. Dato che, tuttavia, non è stato possibile aumentare la produzione e le vendite in misura corrispondente alla crescita del mercato, l'indice di utilizzazione degli impianti, che era passato dal 65 % nel 1989 al 71 % nel 1990, è nuovamente sceso al 65,1 % nel periodo dell'inchiesta.
(47) Il livello delle scorte dell'industria comunitaria è passato da 325 000 unità nel 1989 a 410 000 unità alla fine del periodo dell'inchiesta, con un incremento del 26 %.
b) Vendite e quote di mercato
(48) Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, mentre il consumo apparente è aumentato del 32,3 %, le vendite dell'industria comunitaria sono rimaste stazionarie, passando da 5 000 000 di unità a 5 300 000 unità, con un incremento annuo inferiore al 2 %.
(49) Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta la quota di mercato dell'industria comunitaria interessata è passata dal 33,3 % al 27,0 %.
c) Andamento dei prezzi
(50) Riguardo all'esame dell'andamento dei prezzi dell'industria comunitaria, la Commissione ha accertato che negli ultimi anni le caratteristiche tecniche delle biciclette sono nettamente aumentate in termini quantitativi e qualitativi. Non è quindi stato possibile stabilire con sufficiente precisione l'andamento dei prezzi di ciascuno dei numerosi modelli. Dall'esame di numerosi campioni è comunque emerso che i prezzi non hanno seguito lo sviluppo dei modelli. In molti casi i prezzi sono diminuiti nonostante i miglioramenti qualitativi e l'evoluzione dei modelli.
d) Redditività
(51) Se la produzione e le vendite dell'industria comunitaria fossero aumentate in misura corrispondente alla crescita del mercato, i produttori comunitari avrebbero realizzato economie di scala e quindi maggiori profitti. La Commissione ha invece accertato che i profitti sono diminuiti. Gli utili sulle vendite dell'industria comunitaria, al lordo delle imposte, sono scesi dal 6,9 % nel 1989 al 5,3 % nel periodo dell'inchiesta. Tali cifre non riflettono tuttavia la reale situazione, poiché alcune imprese, che complessivamente producevano un milione di unità, hanno subito gravi perdite e hanno deciso di cessare l'attività.
e) Investiementi
(52) Per mantenere o rafforzare la sua posizione in un mercato in espansione, l'industria comunitaria ha intensificato gli investimenti, che sono passati da 20,7 milioni di ECU nel 1989 a 25,3 milioni di ECU nel periodo dell'inchiesta.
4. Conclusioni in materia di pregiudizio
(53) Negli ultimi quattro anni il mercato comunitario delle biciclette ha avuto una crescita superiore al 50 %. In una situazione normale, l'industria comunitaria avrebbe potuto rispondere al sostanziale aumento della domanda con un incremento del volume delle vendite, che le avrebbe permesso di ridurre i costi e di aumentare i profitti. L'industria comunitaria, tuttavia, non ha tratto alcun vantaggio dall'espansione del mercato. A causa del ristagno delle vendite l'industria comunitaria ha perso quote di mercato, mentre le importazioni di biciclette di origine cinese sono triplicate tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta. I costi dell'industria comunitaria sono inoltre saliti in seguito all'aumento del livello delle scorte. La pressione esercitata dagli esportatori della Repubblica Popolare Cinese sui prezzi delle biciclette nella Comunità ha eroso la redditività e vanificato gli investimenti dell'industria comunitaria. Il fatto che l'industria comunitaria avesse effettuato tali investimenti metteva in evidenza il suo impegno nella produzione di biciclette e la sua intenzione di rimanere competitiva.
(54) In considerazione degli effetti negativi che tali elementi hanno avuto sulla situazione economica e finanziaria dell'industria comunitaria, si ritiene che l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio sostanziale ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO a) Consegne delle importazioni oggetto di dumping
(55) Alcuni produttori cinesi interamente controllati dallo Stato hanno sostenuto che, per valutare gli effetti delle importazioni oggetto di dumping, le loro vendite di biciclette dovevano essere esaminate separatamente rispetto alle vendite effettuate dalle joint ventures cinesi, in quanto i rispettivi prodotti avrebbero presentato differenze sostanziali in termini di caratteristiche fisiche, qualità, prezzo, volume, canali di distribuzione e trattamento doganale. La Commissione ha considerato che, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, il pregiudizio provocato all'industria comunitaria da importazioni da uno o più paesi deve essere valutato globalmente e non, come propongono gli esportatori in questione, singolarmente oppure nei confronti di un determinato gruppo di produttori. Tutte le esportazioni dalla Repubblica Popolare Cinese sono state quindi esaminate cumulativamente.
(56) Per valutare in quale misura il pregiudizio subito dall'industria comunitaria dovesse essere attribuito alle importazioni oggetto di dumping in questione, la Commissione ha accertato che l'aumento del volume e della quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping ha coinciso con la diminuzione della quota di mercato e con il calo della redditività dell'industria comunitaria.
(57) Il mercato delle biciclette è inoltre trasparente e le decisioni degli acquirenti sono essenzialmente determinate da considerazioni di prezzo. La rilevante sottoquotazione dei prezzi dei prodotti importati ha quindi avuto gravi conseguenze sul livello dei prezzi nella Comunità e sul volume delle vendite dell'industria comunitaria.
b) Altri fattori
(58) Un produttore cinese ha sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era dovuto, almeno in parte al fatto che i produttori comunitari non avevano reagito con sufficiente rapidità all'aumento della domanda di mountain bikes. Il produttore ha affermato che era normale che, in un periodo di espansione della domanda, le importazioni compensassero le carenze dell'offerta dovute all'incapacità dell'industria comunitaria di soddisfare tempestivamente la maggiore domanda.
La Commissione non ha tuttavia trovato alcun elemento tale da confermare queste affermazioni. L'industria comunitaria ha iniziato a produrre mountain bikes già nel 1980 e la sua capacità di produzione era sufficiente per soddisfare la domanda. La Commissione ha accertato che il pregiudizio non era dovuto all'insufficiente capacità di produzione, bensì alle importazioni di grandi quantitativi di biciclette dalla Repubblica Popolare Cinese a prezzi eccessivamente bassi, che hanno impedito all'industria comunitaria di mantenere un livello dei prezzi sufficiente per compensare l'incremento dei costi, provocato essenzialmente dall'aumento dei prezzi dei componenti.
(59) Per quanto riguarda i canali di distribuzione, è stato affermato che i produttori comunitari rifiutavano di rifornire i grandi magazzini e i punti di vendita della grande distribuzione. Non è stato tuttavia presentato alcun elemento di prova a sostegno di questa affermazione. È stato invece accertato che quasi tutti i produttori utilizzavano vari canali di distribuzione in misura diversa secondo il tipo di cliente e di prodotto.
(60) La quota di mercato delle importazioni originarie di altri paesi terzi è passata dal 12,6 % nel 1988 al 22,1 % nel periodo dell'inchiesta, mentre la quota di mercato delle importazioni dalla Cina è passata dal 4,2 % al 10,5 %. La maggior parte delle importazioni nella Comunità da altri paesi terzi era costituita dalle importazioni da Taiwan, che nello stesso periodo sono aumentate dal 5,6 % al 13,6 %. La loro incidenza sull'industria comunitaria può tuttavia essere valutata separatamente rispetto a quella delle importazioni dalla Cina. La Commissione ha esaminato i prezzi all'esportazione dei prodotti di Taiwan e ha riscontrato, applicando lo stesso metodo esposto nei punti 35-38, che non esisteva una netta sottoquotazione dei prezzi da parte dei produttori di Taiwan. I prezzi unitari delle biciclette originarie di Taiwan erano in media lievemente superiori ai prezzi dell'industria comunitaria e nettamente superiori ai prezzi dei prodotti cinesi.
(61) Anche se non si può escludere che altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping dalla Cina, possano aver avuto effetti negativi sull'industria comunitaria, si deve concludere che l'aumento del volume e i bassi prezzi delle esportazioni cinesi sono stati le cause del ristagno delle vendite dei produttori comunitari e dell'erosione dei prezzi delle biciclette nella Comunità. Queste esportazioni, considerate isolatamente, hanno quindi provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (62) Nell'esame dell'interesse della Comunità, la Commissione ha accertato che dal 1987 in poi l'industria comunitaria, compatibilmente con le proprie risorse, ha aumentato gli investimenti annui per espandere la capacità di produzione e per migliorare l'efficienza. Sono stati inoltre attuati interventi considerevoli per razionalizzare il processo produttivo. Questi elementi dimostrano che l'industria comunitaria intendeva rimanere competitiva in tale settore. Se le conseguenze delle importazioni oggetto di dumping non venissero eliminate, l'esito delle iniziative avviate dai produttori comunitari sarebbe pregiudicato e la posizione dell'industria si indebolirebbe ulteriormente. Inoltre, dato che un numero crescente di produttori dovrebbe affrontare la prospettiva di cessare l'attività, gli effetti sull'occupazione sarebbero estremamente gravi (l'industria occupa attualmente 8 700 persone) e la crisi colpirebbe anche i produttori europei di componenti per biciclette, che costituiscono oltre il 70 % del valore del prodotto finito.
(63) Risulta inoltre che è attualmente in corso in Cina la costruzione di nuovi impianti, che aumenteranno in misura considerevole la capacità di produzione, in particolare per quanto riguarda le imprese Asia Bicycle Co., Xiamen Euro Bike e Guangzhou Five Rams Bicycle Industry Corp. La zona di sviluppo di Kunshan in Cina dovrebbe inoltre diventare uno dei più grandi centri di produzione di biciclette del mondo, pari a quello di Shenzen che già dispone della capacità necessaria per produrre annualmente oltre 5 milioni di biciclette. Dopo il periodo dell'inchiesta i produttori cinesi, secondo le loro stesse dichiarazioni, hanno già aumentato la loro capacità di produzione di circa l'11 % nel 1992. Si può quindi prevedere che nel 1993 e nel 1994 le esportazioni cinesi aumenteranno nettamente. In tali condizioni, se gli effetti delle importazioni oggetto di dumping non fossero eliminati, a più lungo termine sarebbe minacciata la sopravvivenza dell'industria comunitaria. È quindi necessario intervenire per tutelare gli interessi dell'industria comunitaria e dei settori collegati.
(64) Per quanto riguarda gli interessi dei consumatori, la Commissione è consapevole del fatto che l'istituzione di un dazio antidumping sulle importazioni di biciclette dalla Repubblica Popolare Cinese, che hanno una quota di mercato del 10 %, implicherà un aumento del prezzo di queste biciclette, a condizione che il rivenditore trasferisca l'aumento al consumatore. Il dazio antidumping intende tuttavia ripristinare una situazione di concorrenza leale sul mercato comunitario, eliminando gli effetti negativi delle pratiche di dumping. Tale situazione, a lungo termine, rappresenta un vantaggio anche per il consumatore. Lo svantaggio temporaneo di un aumento dei prezzi per il consumatore deve quindi essere considerato alla luce delle conseguenze che l'industria comunitaria subirebbe se non venisse istituito un dazio antidumping sulle biciclette originarie della Repubblica Popolare Cinese. Tali conseguenze si manifesterebbero con chiusure di stabilimenti, aumento della disoccupazione e perdita di competitività per le imprese restanti.
(65) In tali circostanze la Commissione conclude che l'istituzone di misure volte a ripristinare una situazione di concorrenza leale sul mercato dei prodotti in questione corrisponde all'interesse della Comunità, in quanto consentirà all'industria comunitaria di realizzare adeguati utili sulle vendite, eliminando in tal modo gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping dalla Repubblica Popolare Cinese.
H. DAZIO PROVVISORIO (66) A norma dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il livello del dazio provvisorio deve essere pari al margine di dumping oppure all'importo necessario per eliminare il pregiudizio, qualora quest'ultimo importo sia inferiore al margine di dumping. Dato che il livello del pregiudizio, provocato dalla sottoquotazione dei prezzi, supera il margine di dumping accertato nei confronti dei produttori inseriti nel campione, il dazio deve essere pari alla media ponderata dei margini di dumping dei singoli produttori del campione.
(67) È necessario fissare il termine entro cui le parti notoriamente interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e che dovrebbero essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette ed altri velocipedi (compresi i furgoncini a triciclo), senza motore di cui al codice NC 8712 00, originarie della Repubblica Popolare Cinese.
2. L'aliquota del dazio, applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è del 34,4 %.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dalla data dell'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono presentare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio adotti misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 5 marzo 1993.

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