Document ID: 32000D0317

Decisione della Commissione
dell'8 luglio 1999
relativa all'aiuto di Stato al quale l'Italia intende dare esecuzione in favore della Fiat Auto SpA nello stabilimento di Piedimonte San Germano (Cassino)
[notificata con il numero C(1999) 2267]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2000/317/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo avere invitato(1) gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detti articoli,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel periodo fra ottobre e dicembre 1997 il governo italiano ha notificato, a norma dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, sei progetti di aiuto di Stato alla Fiat Auto SpA (in prosieguo: "la Fiat")(2), tra i quali quello destinato allo stabilimento di Piedimonte San Germano, frazione di Cassino, nella regione Lazio (in prosieguo: "la Fiat Cassino"), protocollato con N 729/97 il 29 ottobre 1997. Domande di informazioni supplementari e vari solleciti sono stati indirizzati alle autorità italiane per acquisire le informazioni indispensabili ad una decisione della Commissione. Il 23 aprile 1998 si è svolta una riunione con i rappresentanti dell'Italia e della Fiat per precisare varie modalità di esame del caso. Infine con lettera del 20 novembre 1998 le autorità italiane hanno apportato risposte parziali ai quesiti posti dalla Commissione.
(2) Con lettera del 2 marzo 1999 la Commissione ha informato l'Italia che aveva deciso di avviare il procedimento previsto dall'articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei riguardi dei suddetti progetti di aiuto, ingiungendo di fornire entro un mese tutti i documenti, le informazioni e i dati necessari per valutarne la compatibilità con il mercato comune. In caso di mancata risposta la Commissione avrebbe adottato una decisione sulla base degli elementi in suo possesso.
(3) La decisione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3), con l'invito, rivolto dalla Commissione agli interessati, a presentare osservazioni.
La Commissione non ha ricevuto osservazioni al riguardo da parte degli interessati.
(4) Rappresentanti della Commissione si sono recati a Mirafiori il 24 febbraio 1999 per discutere fra l'altro del caso Fiat Cassino. Infine il 17 maggio 1999 è stata effettuata a Cassino una visita sul sito.
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL'AIUTO
(5) L'aiuto prospettato dalle autorità italiane sarebbe attribuito alla Fiat che possiede stabilimenti, tra l'altro, in Italia, Polonia, Turchia e America del Sud. Nel 1997 la Fiat ha prodotto 2,8 milioni di autoveicoli di cui 1,8 milioni in Italia con i seguenti marchi: Alfa Romeo, Ferrari, Fiat, Lancia e Maserati. Nel 1997 la società aveva circa 62000 dipendenti in Italia, di cui 7000 a Cassino, dove sono fabbricate autovetture vendute con il marchio Fiat. Una parte significativa delle vendite della Fiat, pari a circa un terzo, è realizzata in altri Stati membri.
(6) L'investimento notificato ha luogo alla Fiat Cassino, in una zona assistita in forza dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del tratatto, con un massimale regionale del 10 % di equivalente sovvenzione netto ("ESN") per le grandi imprese. L'investimento, avviato nel 1993 e completato nel 1997, è ammontato a 677,8 miliardi di lire italiane (valore attuale: 548,7 miliardi di lire, pari a circa 233 milioni di EUR) e permette di produrre i nuovi modelli Fiat Bravo/Brava. Tuttavia in seguito alle profonde transformazioni dello stabilimento la capacità produttiva è scesa da 1750
a 1400 automobili al giorno con l'eliminazione di un mezzo turno.
(7) L'aiuto, per un importo nominale di 56,4 miliardi di lire (29 milioni di EUR) - secondo quanto dichiarato dalle autorità italiane - verrebbe accordato nel quadro del regime previsto dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488/92(4), di rifinanziamento della legge n. 64/86 (in prosieguo: "la legge n. 488/92"), approvato con decisione della Commissione del 24 marzo 1995. La sua intensità attualizzata sarebbe così del 3,52 % ESN o 4,30 % dell'equivalente sovvenzione lordo ("ESL").
(8) La Commissione ha informato il governo italiano della sua decisione di avviare il procedimento d'indagine formale nei riguardi del progretto d'aiuto notificato, principalmente per i motivi seguenti:
a) dubbio sulla natura di alcuni investimenti che potrebbero configurare in realtà un ammodernamento delle linee di produzione,
b) dubbio sull'ammissibilità - tenuto conto del regime approvato cui viene data esecuzione - degli investimenti effettuati fra la fine del febbrario 1993 e il 1o maggio 1994,
c) dubbio sulla necessità dell'aiuto, in particolare con riferimento all'asserita mobilità degli investimenti,
d) dubbio sul livello d'aiuto autorizzabile, non avendo le autorità italiane fornito gli elementi informativi indispensabili per un'analisi costi/benefici ("ACB").
(9) Inoltre la Commissione ha ingiunto all'Italia di comunicare entro un mese tutti i dati necessari per valutare la compatibilità degli aiuti in causa. Sono stati richiesti alcuni documenti specifici tra cui i seguenti:
a) uno studio di localizzazione attestante la mobilità geografica del progetto,
b) un'ACB basata sull'identificazione di un sito di riferimento in un'area non assistita della Comunità per comparare i costi d'esercizio (manodopera, componenti/materiali, canoni di locazione, costi giacenze, energia/acqua, telecomunicazioni, trasporti degli "input" e dei prodotti finiti, formazione ...) nell'arco di tre anni dall'inizio della produzione commerciale nonché i costi di investimento (che comprendono i terreni, i fabbricati/opere murarie, macchinari/impianti e attrezzature e presse, prestito d'uso ...),
c) evoluzione delle capacità di produzione del gruppo prima e dopo l'investimento.
In caso di mancata risposta la Commissione avrebbe adottato una decisione sulla base degli elementi in suo possesso.
III. COMMENTI DELL'ITALIA
(10) Dopo aver chiesto in data 9 aprile 1999 un termine di risposta supplementare, le autorità italiane hanno trasmesso alla Commissione, con lettera del 16 aprile 1999, le informazioni ritenute necessarie alla conclusione dell'esame dei sei casi notificati fra ottobre e dicembre 1997, per i quali la Commissione ha deciso in data 3 febbraio 1999 di avviare il procedimento formale d'indagine.
(11) In primo luogo il governo italiano insiste sullo iato a suo avviso esistente tra la realtà economica della decisione di ubicazione dello stabilimento e l'esame effettuato dalla Commissione, in particolare sui temi interconnessi della mobilità e dell'elaborazione dell'ACB. Le osservazioni fatte in proposito oltrepassano lo stretto ambito del caso Fiat Cassino per estendersi ai sei casi Fiat citati.
(12) Per quanto riguarda gli stabilimenti di assemblaggio in oggetto(5), l'Italia rileva che la Fiat ha elaborato concretamente un programma coerente di investimenti nel periodo 1993-1998, dopo aver esaminato due ipotesi: realizzare gli investimenti in questione privilegiando la produzione negli stabilimenti italiani o, in alternativa, in quelli polacchi (massimizzando i trasferimenti di attività verso Tichy e Bielsko-Biala). I "pallogrammi" allegati alla lettera del 16 aprile 1999 illustrano le assegnazioni di capacità per stabilimento, in funzione dell'ipotesi considerata. Varie analisi effettuate dalla Fiat hanno dimostrato che la scelta di installare capacità produttive in Polonia per i veicoli dei segmenti B, C e D delle marche Fiat e Alfa Romeo sarebbe stata più redditizia di quella che Fiat ha infine effettuato e che limita la produzione polacca al solo segmento A. Con investimenti uguali o di poco superiori, si sarebbe ottenuta una maggiore redditività grazie ai minori costi di manodopera, di trasporto verso i mercati di destinazione(6), ma anche di componenti, in quanto la rete di subfornitori locali della Fiat, già ben organizzata, sarebbe stata ulteriormente sviluppata.
(13) L'Italia precisa che la Fiat avrebbe potuto realizzare la riduzione di personale, resa necessaria dalla delocalizzazione della produzione in Polonia, grazie agli effetti del "turn-over", in particolare della non sostituzione dei lavoratori collocati a riposo, numerosi data la struttura della piramide di età degli stabilimenti del gruppo. Per contro, una conseguenza percepita come negativa, anche dalla Fiat, sarebbe stata un calo dell'occupazione in Italia in regioni in declino industriale o nel Sud del Paese.
(14) Gli aiuti regionali prospettati non bastano a compensare i sovraccosti della decisione di effettuare gli investimenti in Italia, ma hanno avuto certamente un ruolo di incentivo nella decisione.
(15) Il governo italiano considera pertanto che i progetti per la Fiat Cassino, Mirafiori Meccanica, Pomigliano e Rivalta presentano il requisito della mobilità geografica.
In merito al progetto per la Fiat Cassino, la mobilità risulta dalle spiegazioni generali già fornite. L'Italia aggiunge che la scelta reale dinanzi alla quale si è trovata la Fiat per i modelli Bravo/Brava era la seguente: i) assegnare 1200 autovetture/giorno alla Fiat Cassino e 200 allo stabilimento di Rivalta, oppure ii) assegnare 1000 autovetture/giorno alla Fiat Cassino e un equivalente(7) di 400 autovetture/giorno allo stabilimento di Bielsko-Biala.
(16) In secondo luogo la legge n. 488/92 non ha permesso, per i sei casi, la concessione di aiuti ad un unico programma di aiuto trasversale, ma ha preteso una separazione delle domande di sovvenzione. Poiché sei siti sono interessati ai primi due bandi di gara che servono a determinare i progretti atti a ricevere un aiuto, la Fiat ha presentato sei domande distinte. I sei casi sono stati quindi notificati alla Commissione ancora una volta separatamente. Un'altra difficoltà nel loro trattamento proviene del fatto che i progretti sono stati notificati in due momenti distinti, uno nell'ottobre 1997, l'altro nel dicembre 1997. Ciò ha indotto la Commissione ad applicare la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato all'industria automobilistica (in prosieguo: "la disciplina comunitaria pertinente"), nei due diversi testi vigenti alle date di notificazione(8). Il primo prescrive che il sito di riferimento nell'analisi costi/benefici si trovi in una regione non assistita della Comunità, il secondo permette di avvalersi di un sito di riferimento ubicato in Europa o nei PECO.
(17) La duplice dicotomia, artificiosa, non rispetta la realtà economica degli investimenti, ignorando l'interdipendenza produttiva dei siti e le sinergie che ne risultano. Le autorità italiane ritengono pertanto difficile applicare separatamente le due metodologie di ACB, come richiesto dalla Commissione, in quanto ciò non corrisponde all'aspetto integrato del programma di investimenti e dei calcoli finanziari che ne derivano. Le ACB avrebbero dovuto essere esaminate globalmente dalla Commissione. La lettera del 16 aprile 1999 specifica una serie di dati sulla cui scorta potrebbero essere elaborate delle ACB per gli stabilimenti di Mirafiori Carrozzeria, Rivalta, Cassino e Pomigliano, rispetto a Bielsko-Biala, in un contesto di ripartizione ottimale della produzione fra l'Italia e la Polonia.
(18) Tuttavia, per tener conto della decisione di avvio del procedimento nel caso della Fiat Cassino, nella quale si afferma che la disciplina comunitaria pertinente vieta l'utilizzazione di un sito alternativo scelto in un'aerea che non sia una zona non assistita della Comunità, l'Italia ha elaborato due ACB, che confrontano gli stabilimenti di Cassino e di Rivalta per la fabbricazione di Bravo/Brava. La prima ACB si basa su un'ipotesi di produzione mobile di 200 autovetture/giorno, la seconda su 300 autovetture/giorno. Il periodo di calcolo degli svantaggi a livello operativo è identico: 1995-1997. L'Italia rileva che Rivalta non era situata in una regione assistita al momento della decisione di investimento.
(19) Le ACB effettuate dal governo italiano accertano uno svantaggio per Cassino del 15,4 % (caso di 200 autovetture/giorno) e del 15,2 % (caso di 300 autovetture/giorno), sufficiente per autorizzare l'aiuto in esame di un'intensità del 3,52 %.
(20) In terzo luogo, in merito agli investimenti realizzati fra febbraio 1993 e maggio 1994, le autorità italiane fanno rilevare che il decreto ministeriale 20 ottobre 1995, n. 527(9), recante le modalità d'esecuzione della legge n. 488/92, autorizza la retroattività per un periodo di 24 mesi riguardo agli investimenti per i quali la domanda originaria d'aiuto era stata indirizzata all'organismo competente dopo il 20 agosto 1992. Poiché la Fiat ha presentato la prima domanda d'aiuto, secondo la legge 11 luglio 1994, n. 64/86, gli investimenti avrebbero potuto essere considerati retroattivamente ammissibili a luglio 1992. Di fatto sono iniziati nel 1993 e devono essere quindi considerati ammissibili nella totalità.
(21) In quarto luogo l'Italia precisa che nessun investimento figurante nella notificazione esaminata è connesso ad un ammodernamento della produzione dei modelli Tipo o Tempra. Tali modelli erano menzionati nella lettera del 20 novembre 1998, in risposta a una domanda della Commissione, soltanto per mettere in evidenza le differenze fra la vecchia produzione, ad alto livello di automazione, e la nuova che risponde al principio della "fabbrica integrata".
(22) Viene infine precisato che il progretto è accompagnato da una riduzione della capacità di produzione nello stabilimento di Cassino e che di conseguenza l'effetto sulla concorrenza non è significativo, non essendovi aumento delle capacità.
IV. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
(23) La misura notificata dalle autorità italiane in favore della Fiat per la Fiat Cassino è un aiuto di stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1 del trattato. Essa sarebbe infatti finanziata dallo Stato ovvero mediante risorse statali; inoltre, dato che rappresenta una parte non trascurabile del finanziamento del progetto, minaccia di falsare la concorrenza nella Comunità favorendo la Fiat rispetto ad altre imprese che non beneficiano di aiuti. Infine, il mercato degli autoveicoli è caratterizzato da ingenti scambi fra Stati membri.
(24) L'aiuto di Stato in causa, che sarebbe accordato nel quadro del regime approvato previsto dalla legge n. 488/92, è destinato ad un'impresa attiva nel settore della fabbricazione e montaggio di autoveicoli. Il progetto di aiuto deve perciò essere esaminato sulla base della disciplina comunitaria pertinente. Dato che il governo italiano ha notificato il progetto in data 28 ottobre 1997, la disciplina pertinente è quella del 1989, come modificata e prorogata. Ciò è confermato dalla disciplina successiva(10), che si applica dal 1o gennaio 1998, dove, al punto 2.6, viene precisato la "disciplina precedente, entrata in vigore il 1o gennaio 1996 per un periodo di due anni, servirà come base per la valutazione dei progetti di aiuto notificati prima del 1o novembre 1997, sulla cui compatibilità la Commissione non si è ancora pronunciata, o per i quali è stato avviato, prima di tale data, il procedimento previsto dall'articolo 93, paragrafo 3, del trattato CE". L'Italia non ha contestato tale valutazione nell'ambito del procedimento.
(25) La Commissione rileva inoltre che gli aiuti verrebbero accordati in forza di un regime approvato e che il costo del progetto supera 17 milioni di EUR. Le autorità italiane hanno dunque rispettato l'obbligo di notificare il progetto. La Commissione deplora tuttavia che sia trascorso un lungo lasso di tempo tra la firma del decreto ministeriale che dispone la concessione dell'aiuto in causa, in data 20 novembre 1996, e la data della notificazione ufficiale, a fine ottobre 1997.
(26) L'articolo 87, paragrafo 2, del trattato, specifica alcune forme di aiuto compatibili con il trattato. Data la natura e la finalità dell'aiuto, nonché l'ubicazione geografica degli investimenti, le lettere a), b) e c), del predetto articolo non si applicano al progetto in questione. Il paragrafo 3 del medesimo articolo definisce gli aiuti che possono essere considerati compatibili con il mercato comune. La compatibilità deve essere valutata nel contesto della Comunità nel suo insieme e non in un contesto puramente nazionale. Per salvaguardare il buon funzionamento del mercato comune e nel rispetto del principio enunciato all'articolo 3, lettera g), del trattato, le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, devono essere interpretate restrittivamente. Per quanto riguarda la deroghe previste all'articolo 87, paragrafo 3, lettere b) e d), l'aiuto in causa non è manifestamente destinato ad un progretto di comune interesse europeo né ad un progetto atto a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia italiana; neppure è destinato a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio. Quanto alle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), la sola lettera c) è pertinente perché Cassino si trova in una regione assistita in forza di detta norma.
La Commissione deve pertanto verificare se le condizioni previste dalla disciplina comunitaria pertinente sono rispettate, per decidere sulla compatibilità degli aiuti regionali progettati con il mercato comune in forza della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
(27) La Commissione riconosce che nuovi investimenti in regioni svantaggiate possono apportare un contributo allo sviluppo regionale. Proprio per questo motivo la Commissione ha una posizione in genere favorevole sugli aiuti agli investimenti accordati per rimediare agli svantaggi strutturali di cui soffrono le regioni depresse della Comunità. Tuttavia, nel valutare le proposte di aiuto regionale, la Commissione deve raffrontare i vantaggi in termini di sviluppo regionale (come il contributo allo sviluppo duraturo della regione tramite la creazione o la salvaguardia di posti di lavoro stabili e l'esistenza di legami con l'economia locale comunitaria) con le eventuali conseguenze pregiudizievoli sull'insieme del settore (come la creazione o il mantenimento di un eccesso di capacità elevato). Detta valutazione non mira a negare il contributo essenziale degli aiuti regionali alla coesione comunitaria, ma piuttosto a garantire che siano presi in considerazione anche altri elementi che presentino un interesse per la Comunità, come lo sviluppo del settore a livello comunitario. È dunque prassi costante della Commissione procedere, come segue, nell'esame degli aiuti regionali all'industria automobilistica (alla luce della disciplina comunitaria pertinente).
1) La Commissione verifica anzitutto se un aiuto regionale può essere accordato. A tal fine esamina in particolare se la regione interessata possa ricevere aiuti conformemente al diritto comunitario e se l'investitore abbia la possibilità di scegliere un sito alternativo per il suo progetto, onde dimostrare la necessità dell'aiuto, in particolare in base alla mobilità del progetto.
2) La Commissione verifica quindi l'ammissibilità dei costi previsti per gli elementi mobili del progetto.
3) Successivamente controlla che il provvedimento di aiuto previsto sia adeguato ai problemi regionali alla cui soluzione deve contribuire. A tal fine verifica che il progetto favorisca lo sviluppo a lungo termine della regione in causa e ricorre generalmente ad un'ACB.
4) Infine, esamina la questione dei complementi d'aiuto ("top-up") consistenti in un aumento dell'intensità come incentivo supplementare all'investitore perché investa nella regione in causa. Tali complementi sono autorizzati purché l'investimento non accresca i problemi di capacità in cui versa l'industria automobilistica.
5) La somma delle cifre stabilite nelle ultime due tappe del calcolo equivale all'importo totale dell'aiuto che la Commissione può autorizzare, nel limite del massimale regionale.
(28) Il procedimento è noto al governo italiano e alla Fiat, a causa di altri precedenti numerosi casi di aiuto nel settore automobilistico. Inoltre, le questioni metodologiche sollevate in occasione degli incontri con le autorità italiane, accompagnate da rappresentanti della Fiat, hanno ricevuto le risposte appropriate.
(29) Lo stabilimento in causa è situato in una regione assistita in forza dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato, perlomeno dagli inizi degli anni '90, nella quale possono essere di regola autorizzati aiuti regionali fino ad un massimale pari al 10 % ESN per le grandi imprese.
(30) Per dimostrare la necessità dell'aiuto regionale, le autorità italiane devono dimostrare, fra l'altro, la mobilità del progetto, provando l'esistenza di un'alternativa economicamente valida ove realizzare il progetto o parti del medesimo. Se infatti nessun altro sito industriale, nuovo o preesistente, all'interno del gruppo in questione può accogliere l'investimento prospettato, l'impresa sarebbe costretta comunque a realizzare il suo progetto nell'unico stabilimento in grado di accoglierlo, anche in assenza dell'aiuto.
(31) Come esposto al considerando 15, secondo il governo italiano l'alternativa che si presentava alla Fiat per i modelli Bravo/Brava era la seguente: i) o assegnare 1200 autovetture/giorno alla Fiat Cassino e 200 autovetture/giorno a Rivalta oppure ii) assegnare 1000 autovetture/giorno alla Fiat Cassino e un equivalente di 400 autovetture/giorno a Bielsko-Biala. Questa ripartizione delle capacità, che risponde ad una logica economica, è in parte confermata dai diagrammi che indicano quanto segue: a) da un parte, la Fiat Cassino, con una capacità di 1400 autovetture/giorno, utilizzato interamente per la produzione di vetture dei segmenti C e D di marca Fiat, lo stabilimento di Rivalta che comprende la produzione di modelli dei segmenti C e D Fiat e uno stabilimento "Polonia", della capacità di 2000 autovetture/giorno, utilizzato per 700 autovetture/giorno del segmento A di marca Fiat; b) dall'altra, la Fiat Cassino, con una capacità di 1400 autovetture/giorno, utilizzato per 1000 autovetture/giorno soltanto per la produzione di vetture del segmento C e D di marca Fiat, lo stabilimento di Rivalta senza fabbricazione di modelli dei segmenti C e D Fiat e uno stabilimento "Polonia", della capacità di 2000 autovetture/giorno, utilizzato a piena capacità, fra cui vetture del segmento C e D di marca Fiat.
(32) La Commissione ha consultato in merito a tali elementi degli esperti indipendenti (IMO-Leuven) con i quali si è recata presso la Fiat Cassino.
(33) La Commissione ritiene d'altronde che, se dalla documentazione fornita dalle autorità italiane risulta che Fiat ha studiato la mobilità globale dei progetti Mirafiori Meccanica, Rivalta, Cassino e Pomigliano, l'alternativa economica reale non obblighi a trasferire simultaneamente capacità di produzione dai quattro stabilimenti italiani, ma che sarebbe stato possibile delocalizzare soltanto una parte della capacità (in particolare in funzione delle piattaforme) di uno o più di detti stabilimenti, in modo razionale sotto il profilo tecnico e finanziario.
(34) Va rilevato che la capacità della Fiat Cassino è di fatto attualmente di 1200 autovetture/giorno. La capacità di 1400 autovetture/giorno implicherebbe un turno parziale complementare.
(35) La Commissione conclude allora che la parte mobile dell'investimento della Fiat Cassino si limita a 200 autovetture/giorno, cioè la differenza fra le ipotesi i) e ii) di cui al considerando 31, per la sola Fiat Cassino.
(36) Il fatto che la realizzazione dell'investimento della Fiat Cassino sia iniziata più di un anno prima della domanda di aiuto iniziale significherebbe normalmente - come detto nell'avvio del procedimento - che l'aiuto non è necessario alla realizzazione del progetto. Tuttavia, in armonia con le decisioni della Commissione del 18 novembre 1997(11), del 30 settembre 1998(12) e del 7 aprile 1998(13), circostanze molto specifiche nel completamento della legge n. 64/86 e nell'attuazione della legge n. 488/92 possono giustificare in via eccezionale lo sfasamento fra l'avvio del progetto e la domanda d'aiuto. È stato inoltre accertato che al momento dell'avvio dell'investimento, nel febbraio 1993, esistevano alla Fiat forti aspettative circa la probabile successiva concessione di un aiuto regionale. Ovviamente l'importo preciso dell'aiuto potenziale non poteva essere conosciuto.
(37) La Commissione conclude quindi che aiuti regionali risultano necessari per l'esecuzione del progetto di investimento per la Fiat Cassino.
(38) La Commissione ha controllato l'ammissibilità dei costi rispetto al regime d'aiuto utilizzato. Anche se l'investimento non si traduce in un aumento di capacità di produzione, la Commissione ritiene che il progetto notificato corrisponda ad un investimento iniziale ai sensi degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale(14), in quanto comporta una trasformazione profonda della struttura produttiva dello stabilimento. Non si rileva nessun elemento di ammodernamento.
(39) La Commissione osserva inoltre che il decreto n. 527/95 autorizza l'ammissibilità di spese di investimento retroattivamente fino a due anni dalla data della candidatura iniziale ad un aiuto regionale. Si tratta di una procedura eccezionale intesa, transitoriamente, a colmare il vuoto giuridico causato dalla scadenza del termine di vigenza della legge n. 64/86 e dal ritardo nell'emanazione della legge n. 488/92. Per il progetto esaminato gli investimenti sono iniziati nel febbraio 1993 e la domanda di aiuto alle autorità italiane è stata presentata dalla Fiat nel luglio 1994. La Commissione conclude che può beneficiare degli aiuti regionali, secondo la legge n. 488/92, la totalità degli investimenti di 677,8 miliardi di lire.
(40) La Commissione può ritenere tuttavia ammissibili soltanto gli investimenti mobili.
(41) Le dirette conseguenze del progetto (investimento nominale di 677,8 miliardi di lire e salvaguardia di circa 1100 posti di lavoro alla Fiat) e gli effetti indotti rappresentano vantaggi significativi per l'economia locale. La Commissione conclude che gli aiuti prospettati, che cofinanziano il progetto in esame, agevolano lo sviluppo a lungo termine della regione di Cassino.
(42) La disciplina comunitaria pertinente richiede il confronto del progetto notificato con un analogo progetto realizzato in una regione non assistita della Comunità per identificare i costi supplementari dovuti alle deficienze strutturali della regione assistita scelta per l'investimento. Il governo italiano ritiene da parte sua che l'applicazione di questo principio non esprima la scelta economica che si è presentata alla Fiat. A suo avviso la Commissione dovrebbe procedere ad un esame che tenga conto dell'aspetto integrato dei progetti: in altre parole la Commissione dovrebbe far ricorso ai siti di riferimento effettivi che l'investitore ha analizzato, ossia la "Polonia" e Tochy/Bielsko-Biala.
(43) Se la Commissione autorizzasse nel caso della Fiat Cassino il ricorso a siti di riferimento non ubicati in una regione non assistita della Comunità, non rispetterebbe il principio della parità di trattamento. Infatti valuterebbe in maniera molto diversa rispetto ad altri casi soggetti sul piano giuridico ad una stessa prassi, vale a dire tutti i casi esaminati alla luce della disciplina comunitaria pertinente in vigore prima del 1998, per i quali il sito di riferimento era in una zona non assistita, come ad esempio nella decisione 96/666/CE della Commissione(15).
(44) Inoltre, al momento dello studio di localizzazione eseguito dalla Fiat, e quindi della presa in considerazione di un eventuale aiuto di Stato, entro l'inizio del 1993, la prassi della Commissione rendeva necessaria l'utilizzazione di un sito di riferimento in una zona non ammissibile ad aiuti regionali. L'Italia e la Fiat conoscevano già all'epoca tale metodologia, per esempio nel caso della Fiat Mezzogiorno(16), che si dimostra rappresentativo per l'applicazione dell'ACB. Il solo importo d'aiuto che la Fiat ha potuto prendere in considerazione nell'analisi finanziaria relativa alla decisione di insediamento è quello basato su un eventuale confronto fra lo stabilimento potenzialmente beneficiario dell'aiuto regionale e un sito alternativo in una regione non assistita della Comunità. Il ricorso ad uno stabilimento alternativo in Polonia, come auspica l'Italia, è stato reso possibile unicamente a decorrere dall'applicazione della disciplina comunitaria pertinente nel gennaio 1998, circa cinque anni dopo la decisione di investimento.
(45) Per concludere, la tesi del governo italiano, secondo la quale si dovrebbe esaminare il programma integrato di investimenti della Fiat confrontando le soluzioni italiane e polacche, non può essere accettata dalla Commissione.
(46) Secondo la Commissione i vincoli imposti dalla disciplina comunitaria pertinente rendono necessario il confronto dei costi operativi e di quelli di investimento sulla sola parte mobile del progetto. Se fosse stato possibile l'impiego del sito alternativo reale (quod non), la soluzione ottimale per l'esame della Commissione sarebbe consistita in un confronto più globale per identificare con maggior precisione i sovraccosti dovuti alla decisione di impiantare una capacità superiore alla Fiat Cassino.
(47) Dalle informazioni presentate dalle autorità italiane risulta che lo stabilimento di Rivalta(17), che al momento della decisione di investimento si trovava in una zona non assistita della Comunità nella quale si produce anche la Fiat Bravo, può servire da sito di riferimento per l'ACB che occorre realizzare per valutare l'intensità dell'aiuto autorizzabile dalla Commissione.
(48) L'Italia ha tuttavia comunicato alla Commissione due ACB distinte: la prima, che l'Italia considera valida, si basa sull'ipotesi di una produzione mobile di 200 autovetture/giorno, la seconda sull'ipotesi di 300 autovetture/giorno. I risultati per la Fiat Cassino, in termini di svantaggi, risultano molto vicini, rispettivamente 15,4 % e 15,2 %. Tenuto conto delle osservazioni che precedono, secondo cui solo la capacità di 200 autovetture/giorno risulta realmente mobile, la Commissione considera che l'ACB deve essere effettuata sulla base della prima ipotesi. Gli esperti della Commissione hanno quindi studiato i dati trasmessi dall'Italia per calcolare i costi supplementari netti che comporterebbe l'esecuzione del progetto alla Fiat Cassino invece che a Rivalta, per una produzione massima a regime normale di 200 autovetture/giorno. La valutazione dei vantaggi e degli svantaggi è effettuata su un arco di tre anni a decorrere dall'avvio della produzione commerciale. Poiché i modelli Bravo/Brava sono entrati in produzione commerciale nel 1995, il periodo di riferimento di tre anni per l'ACB inizia nel 1995. L'Italia non contesta questi principi.
(49) La Commissione deve decidere sulla base delle informazioni in suo possesso, in particolare quelle trasmesse dalle autorità italiane a seguito dell'ingiunzione a fornire informazioni del 3 febbraio 1999. Occorre allora rilevare che la lettera del 16 aprile 1999 contiene affermazioni non dimostrate, o insufficientemente circostanziate, o le cui conseguenze non sono calcolate con precisione. La Commissione non può inserire tali elementi nella sua valutazione dello svantaggio cui la Fiat Cassino è esposta rispetto a Rivalta, in quanto deve interpretare in modo restrittivo le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3.
(50) Rispetto all'ACB fornita dall'Italia la Commissione ha evidenziato varie divergenze.
In primo luogo i costi di trasporto degli "input" sembrano comportare un errore matematico nel calcolo dello svantaggio unitario nell'arco del periodo di riferimento.
In secondo luogo le accuratissime indagini svolte dalla Commissione e le informazioni raccolte, in particolare nel corso della visita a Cassino, hanno permesso di individuare incertezze sulla traduzione finanziaria delle condizioni di scelta alternativa da parte del costruttore fra il ricorso alla manodopera e gli investimenti in automazione.
Di fatto, un problema fondamentale per la Fiat risiede nella difficoltà incontrata a reperire personale qualificato, capace di mantenere tecnicamente i mezzi di produzione moderni (come i robot). La Commissione osserva quindi che il progetto in esame riduce il grado di automazione dello stabilimento della Fiat Cassino. Inoltre, uno studio attento degli investimenti che si realizzerebbero alla Fiat Cassino e a Rivalta ha dimostrato che gli svantaggi di investimento della Fiat Cassino per una produzione mobile di 200 autovetture/giorno erano valutati dalle autorità italiane con due cifre diverse. A tal proposito la Commissione stima che l'ammontare dell'investimento mobile da prendere in considerazione per Rivalta è di 130 miliardi di lire in valore nominale o, per interpolazione, 107,1 miliardi di lire in valore attuale, conformemente alle più recenti valutazioni particolareggiate fornite dalle autorità italiane.
Secondo gli esperti della Commissione, gli investimenti che sarebbero stati realizzati alla Fiat Cassino e a Rivalta avrebbero generato differenze nei tempi operativi d'assemblaggio superiori a quelle indicate dalla Fiat. Tuttavia, tenuto conto della natura degli investimenti specificati per Rivalta, la durata di fabbricazione non avrebbe superato 28 ore per veicolo. La Commissione ha rettificato di conseguenza il fabbisogno di manodopera di Rivalta per la produzione di 200 autovetture/giorno.
In terzo luogo le intensità dello svantaggio e dell'aiuto devono essere calcolate in funzione degli investimenti considerati ammissibili dalla Commissione, in particolare sotto il profilo della mobilità, i quali ammontano a 208,6 miliardi di lire (attualizzati).
(51) Le rettifiche della Commissione si traducono in una modifica profonda dei risultati dell'ACB rispetto alle valutazioni delle autorità italiane. Secondo la Commissione l'intensità finale dello svantaggio della Fiat Cassino rispetto a Rivalta supera il 40 %.
(52) L'aiuto nominale di 56,4 miliardi di lire corrisponde in valore attuale ad un aiuto di 23,6 miliardi, al tasso d'attualizzazione applicabile del 14 %. L'intensità dell'aiuto previsto è in definitiva dell'11,3 % ESL, o del 9,5 % ESN. Il massimale regionale è fissato al 10 % ESN per le grandi imprese.
(53) In considerazione della sensibilità del settore automobilistico, la Commissione esamina normalmente gli effetti di ogni progetto di investimento sulla concorrenza, in particolare sotto il profilo della variazione delle capacità di produzione al livello del gruppo interessato sul mercato in causa. In virtù della disciplina applicabile l'analisi porta all'applicazione di un fattore d'aggiustamento ("top-up") di 0 o 3 punti percentuali.
Nel caso in esame i risultati dell'ACB rendono inutile questo esame.
V. CONCLUSIONI
L'intensità dell'aiuto notificato dall'Italia risulta inferiore all'intensità dello svantaggio individuato dall'ACB e al massimale regionale. L'aiuto regionale che il governo italiano intende accordare per la Fiat Cassino è pertanto compatibile con il mercato comune in forza dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato a cui l'Italia intende dare esecuzione in favore della Fiat Auto SpA, lo stabilimento di Piedimonte San Germano (Cassino), per un importo massimo di 23,6 miliardi di lire, attualizzato al tasso del 14 % (base 1993), è compatibile con il mercato comune in forza dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c).
L'esecuzione di tale aiuto è di conseguenza autorizzata.
Articolo 2
L'Italia trasmette nel mese di giugno di ogni anno una relazione che precisa lo stato d'avanzamento e l'esecuzione finanziaria del progetto nonché l'osservanza generale delle condizioni enunciate nella notificazione dell'aiuto in oggetto, fino al completamento del progetto.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l' 8 luglio 1999.

Labels: 1
4
19
18
15