Document ID: 31989R0707

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REGOLAMENTO (CEE) N. 707/89 DELLA COMMISSIONE
del 17 marzo 1989
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di calcio metallico originario della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previa consultazione del comitato consultivo previsto da tale regolamento,
considerando quanto segue,
A. Procedura
(1) Nel luglio 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dalla Camera sindacale dell'elettrometallurgia e dell'elettrochimica, a nome di un produttore comunitario la cui produzione rappresenta la totalità della produzione comunitaria di calcio metallico.
La denuncia conteneva elementi di prova sull'esistenza di pratiche di dumping e di un pregiudizio sostanziale, ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di una procedura.
Di conseguenza la Commissione ha annunciato, in un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), l'apertura di una procedura antidumping riguardante le importazioni di calcio metallico originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica. Il prodotto in questione è il calcio metallico, metallo alcalino-terroso corrispondente al codice NC 2805 21 00.
(2) La Commissione ha informato ufficialmente dell'apertura della procedura gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei due paesi d'esportazione ed il ricorrente. Essa ha chiesto alle parti direttamente interessate di rispondere ai questionari loro inviati, dando loro la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e chiedere un'audizione.
L'esportatore cinese, due importatori interessati nonché il ricorrente hanno rinviato alla Commissione il questionario debitamente compilato. Gli altri importatori hanno fatto pervenire una risposta parziale allo stesso. L'esportatore sovietico ha affermato di non aver esportato calcio metallico direttamente destinato alla Comunità durante il periodo di riferimento.
Gli esportatori cinese e sovietico nonché due importatori hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. L'esportatore sovietico e un importatore hanno chiesto e ottenuto un'audizione; l'esportatore cinese ha anch'egli chiesto un'audizione, ma non è stato in grado di dar seguito alla risposta favorevole della Commissione.
(3) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie e ha condotto un'inchiesta nella sede del produttore comunitario Péchiney (Francia) e di un importatore, Extramet (Francia).
(4) La Commissione ha visitato altresì il produttore del paese di riferimento, Quigley-Pfizer, New York, Stati Uniti.
(5) Il periodo d'inchiesta, preso in considerazione dalla Commissione per determinare il dumping, va dal 1o gennaio 1987 al 31 dicembre 1987.
B. Descrizione del prodotto
(6) Il calcio metallico, che viene essenzialmente utilizzato nella metallurgia e nell'industria dell'uranio, è prodotto con due procedimenti:
- il primo, che consiste nel ridurre la calce mediante alluminio con o senza successiva ridistillazione, viene utilizzato da tutti i produttori occidentali, compreso il produttore comunitario che distingue, secondo la denominazione commerciale, il calcio R non ridistillato dal calcio N ridistillato;
- il secondo, che consiste in un'elettrolisi ignea del calcio, viene utilizzato dai produttori cinese e sovietico e può comportare una successiva ridistillazione nella Comunità.
La ridistillazione consente infatti di aumentare la purezza del prodotto; il grado massimo di purezza corrisponde alla qualità « nucleare » utilizzata nella fabbricazione dell'uranio, di cui il produttore comunitario è il solo fornitore all'interno della Comunità.
(7) Il prodotto si presenta sotto varie forme: pezzi, trucioli e infine granuli (o granulati) ottenuti nella Comunità dagli importatori e dal produttore previa trasformazione dell'aspetto fisico secondo procedimenti specifici.
(8) Un importatore ha precisato, nelle osservazioni scritte presentate alla Commissione, che il mercato del calcio metallico, in particolare il numero dei compratori e dei venditori, è molto ristretto, soprattutto a causa dei suoi impieghi tuttora limitati.
C. Dumping
(9) Per stabilire l'esistenza di pratiche di dumping riguardanti le importazioni originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica, la Commissione ha dovuto considerare che questi paesi non hanno un'economia di mercato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, e basarsi su uno dei metodi di calcolo del valore normale previsto in quell'articolo. Il ricorrente ha proposto che, per il calcolo del valore normale, venissero presi in considerazione i prezzi praticati negli Stati Uniti, precisando che si tratta del mercato più importante dopo quello della Comunità.
(10) Uno degli importatori ha contestato questa scelta, facendo osservare che esiste un solo produttore americano e che la concorrenza interna non gli sembra essere sufficiente negli Stati Uniti. Ha proposto quindi il mercato del Canada, dove vi è parimenti un solo produttore di calcio metallico.
L'importatore in questione, tuttavia, non ha fornito elementi che consentissero di giustificare una scelta siffatta, soprattutto per quanto riguarda i prezzi praticati e i quantitativi venduti sul mercato canadese. Pertanto, la Commissione non ha accettato di prendere in considerazione il Canada.
(11) La Commissione ha preso in considerazione il mercato degli Stati Uniti dopo aver verificato quanto segue:
- il produttore americano fabbrica un calcio metallico paragonabile ai prodotti sovietico e cinese, ovvero il calcio non ridistillato;
- i prezzi praticati dal produttore americano nel periodo di riferimento gli hanno consentito di realizzare un profitto equo e non eccessivo;
- il produttore americano si trova sul proprio mercato in una situazione di concorrenza, a causa del numero sufficiente di importazioni, e la sua produzione è stata notevole rispetto a queste importazioni durante il periodo di riferimento.
(12) Di conseguenza il valore normale è stato calcolato in base ai prezzi praticati sul mercato interno degli Stati Uniti d'America, quali sono stati accertati dalla Commissione. A questo scopo, la Commissione ha preso in considerazione unicamente i prezzi di vendita delle « corone » e dei pezzi che non necessitano, da parte del produttore, né una ridistillazione, né una trasformazione rilevante dell'aspetto fisico.
(13) I prezzi all'esportazione sono stati determinati sulla base dei prezzi effettivamente pagati o da pagarsi per il prodotto di origine cinese o sovietico venduto all'esportazione nella Comunità.
(14) Nel confrontare il valore normale ed i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto, quando le circostanze lo consentivano ed a condizione che fossero fornite prove sufficienti, delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi e soprattutto delle differenze nelle spese di trasporto, di assicurazione e nei termini di pagamento. Tutti i confronti sono stati fatti allo stadio franco fabbrica.
(15) Il confronto dimostra l'esistenza di pratiche di dumping riguardanti le esportazioni cinesi e sovietiche verso la Comunità nel periodo di riferimento. I margini di dumping calcolati in punti percentuali del prezzo cif frontiera comunitaria, dazio doganale escluso, del prodotto importato ammontano in media ponderata al 27,2 % per il prodotto cinese e al 19 % per il prodotto sovietico.
D. Pregiudizio
(16) Quanto al pregiudizio arrecato all'industria comunitaria dalle importazioni in dumping, dalle verifiche effettuate dalla Commissione risulta che il volume delle importazioni in questione originarie della Repubblica popolare cinese è passato dalle 130 t del 1985 alle 119 t del 1987, dopo aver raggiunto 150 t nel 1986, e che quello delle importazioni originarie dell'Unione Sovietica è passato dalle 60 t del 1985 alle 145 t del 1987, dopo essere stato pari a 428 t nel 1986. Il massiccio incremento delle importazioni sovietiche nel 1986 ha provocato un eccesso di scorte, che non è stato possibile riassorbire nel 1987.
(17) Tuttavia quest'evoluzione deve essere valutata tenendo conto della continua riduzione del consumo di calcio metallico registrata nella Comunità dopo il 1985, riduzione che ha portato la quota detenuta sul mercato comunitario dalle importazioni cinesi dal 12 % del 1985 al 20 % del 1987, e la quota del mercato comunitario detenuta dalle importazioni sovietiche dal 6 % del 1985 al 25 % del 1987.
(18) L'esportatore sovietico ha fatto presente di non aver esportato calcio metallico destinato direttamente alla Comunità durante il periodo di riferimento. A questo proposito egli ha sottolineato le difficoltà incontrate dagli importatori nel vendere nella Comunità il prodotto sovietico dato che quest'ultimo non sempre risponde alle esigenze, relative alla purezza e all'assetto fisico, degli utilizzatori comunitari. Le difficoltà sono state tali da comportare interruzioni delle forniture. Tuttavia la Commissione ha ricevuto risposte di numerosi importatori, corredate di documenti che comprovano importazioni del prodotto in questione originarie dell'Unione Sovietica. Inoltre, le statistiche relative alle importazioni indicano chiaramente un notevole flusso di importazioni originarie dell'Unione Sovietica durante il periodo di riferimento.
(19) Quanto all'analisi delle differenze nei prezzi di vendita, all'interno della Comunità, tra il calcio metallico della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica, da un lato, e quello del produttore comunitario, dall'altro, la Commissione ha preso in considerazione soltanto il prezzo del prodotto non ridistillato, ottenuto dal produttore comunitario e venduto esclusivamente sotto forma di pezzi e di trucioli, ossia il prezzo più basso.
Di conseguenza, gli elementi di prova raccolti durante l'inchiesta hanno consentito di accertare che, nel periodo di riferimento, i prezzi del prodotto originario dell'Unione Sovietica e della Repubblica popolare cinese erano inferiori, rispettivamente dell'11,2 % e del 10,7 %, in media ponderata, a quelli del produttore comunitario.
(20) Quanto agli effetti pregiudizievoli delle importazioni effettuate a prezzi di dumping, dalle informazioni verificate dalla Commissione emerge che la produzione di calcio non ridistillato è passata da 927 t (1985) a 591 t (1987). Il calo della produzione di calcio non ridistillato ha aggravato le difficoltà incontrate dal produttore comunitario nel continuare la sua attività di fabbricazione di calcio ridistillato, destinato all'industria dell'uranio. Nel 1985 e nel 1986 sono stati effettuati notevoli investimenti che erano stati decisi nel periodo di espansione del mercato. Il tasso di utilizzazione delle capacità di produzione è quindi sceso dall'81 % al 52 % nel periodo 1985-1987.
Tra il 1986 e il 1987, le vendite di calcio metallico non ridistillato in forma di pezzi o di trucioli hanno subito una netta diminuzione, sia in termini di volume - da 277 a 247 t - sia in termini di prezzo - da 42 a 32 FF/kg.
Il rallentamento dell'attività ha costretto il produttore comunitario a dimezzare i suoi effettivi tra il 1985 e il 1987, con una progressiva perdita di redditività che ha determinato, nel 1987, ingenti perdite finanziarie.
(21) Per quanto riguarda l'esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e le importazioni in dumping, la Commissione ha riscontrato il deterioramento della situazione del produttore ricorrente era coinciso con l'aumento, tra il 1985 e il 1987, della quota di mercato comunitario detenuta dalle importazioni cinesi e sovietiche.
(22) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dal produttore ricorrente fosse stato causato da fattori diversi dalle importazioni in dumping. In particolare, essa ha tenuto conto della diminuzione del consumo di calcio metallico nella Comunità (- 45 % tra il 1985 e il 1987). Tuttavia, la Commissione ha riscontrato che tale fenomeno era stato quasi totalmente compensato dal crollo delle importazioni originarie di paesi terzi diversi da quelli coinvolti nella procedura (- 46 % nello stesso periodo). Pertanto, essa ha potuto accertare che queste importazioni non avevano contribuito al determinarsi del pregiudizio.
Sulla base degli elementi di prova di cui sopra la Commissione ha pertanto concluso che, considerato in sé, il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping deve essere giudicato notevole, poiché ha aggravato in modo sostanziale le difficoltà del produttore comunitario, limitando la redditività delle sue vendite e degli investimenti effettuati per potenziare la propria competitività.
E. Interesse della Comunità
(23) In assenza di una protezione contro gli effetti pregiudizievoli del dumping, l'efficienza economica dell'unico produttore comunitario potrebbe essere compromessa dalla cessazione della produzione comunitaria di calcio non ridistillato, che comporterebbe inevitabilmente quella dl calcio ridistillato, utilizzato soprattutto nella fabbricazione dell'uranio. La Comunità, pertanto, diventerebbe totalmente dipendente dall'estero per l'approvvigionamento in calcio metallico.
(24) Nella valutazione dell'interesse comunitario, la Commissione ha preso in considerazione l'interesse degli utilizzatori di calcio metallico cinese e sovietico. In particolare, essa ha valutato che l'incidenza sui prezzi, delle misure previste, sarebbe limitata per gli utilizzatori comunitari di calcio metallico e pertanto non dovrebbe privare gli stessi di fonti di approvvigionamento diversificate.
Considerate le difficoltà cui deve far fronte l'industria comunitaria, la Commissione ha concluso che è nell'interesse della Comunità adottare misure di salvaguardia, istituendo un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni in questione. F. Aliquota del dazio
(25) La Commissione ha concluso che l'aliquota del dazio provvisorio applicabile alle importazioni originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica deve essere inferiore ai margini di dumping provvisoriamente accertati, ma tuttavia sufficiente per eliminare il pregiudizio rilevante causato dalle sottoquotazioni constatate, garantendo al produttore comunitario vendite sufficientemente redditizie. Al momento dell'istituzione del dazio provvisorio, la Commissione ha preso in considerazione soltanto il margine di sottoquotazione più basso, vista la differenza minima rilevata tra le sottoquotazioni cinese e sovietica nel periodo di riferimento. Per questo motivo, l'aliquota del dazio provvisorio è fissata al 10,7 % ad valorem del prezzo netto franco frontiera, del prodotto non sdoganato originario di questi due paesi.
(26) Deve essere fissato il termine entro il quale le parti interessate possono rendere note le loro osservazioni per iscritto e chiedere un'audizione alla Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di calcio metallico corrispondente al codice NC 2805 21 00, originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica.
2. L'importo del dazio è pari al 10,7 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, del prodotto non sdoganato originario di questi due paesi.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1, orginario della Repubblica popolare cinese e dell'Unione Sovietica, è subordinata al deposito di una cauzione equivalente all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Ferme restando le disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono rendere note le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro il termine di un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Fatte salve le disposizioni degli articoli 11, 12 e 14 del regolamento (CEE) n. 2423/88, esso si applica per un periodo di 4 mesi oppure fino all'adozione, da parte del Consiglio, di misure definitive in precedenza allo scadere di questo periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 17 marzo 1989.

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