Document ID: 31995R2318

REGOLAMENTO (CE) N. 2318/95 DELLA COMMISSIONE del 27 settembre 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni accessori per tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Tailandia e che chiude il procedimento antidumping relativo alle importazioni di siffatti prodotti originari della Repubblica slovacca e di Taiwan
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 1251/95 (2), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (4), in particolare gli articoli 9 e 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel febbraio 1994, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni accessori per tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia, della Repubblica slovacca, die Taiwan e della Tailandia.
Il procedimento era stato aperto in seguito a una denuncia presentata dal Comitato di difesa dell'industria comunitaria degli accessori per la saldatura testa a testa, per conto dei produttori che, secondo la denuncia, complessivamente realizzano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di tali accessori.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sui prodotti originari dei paesi suddetti e del conseguente grave pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(2) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(3) Tutti i produttori comunitari denunzianti, la maggior parte dei produttori e degli esportatori dei paesi interessati e alcuni importatori hanno comunicato osservazioni scritte. Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(4) Non sono state presentate osservazioni per conto degli acquirenti comunitari oppure delle imprese di trasformazione dei prodotti in oggetto nella Comunità.
(5) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni provvisorie e ha svolto inchieste in loco presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti:
Germania:
- Wilhelm Geldbach GmbH & Co. KG, Gelsenkirchen
Francia:
- Interfit SA, Maubeuge
Regno Unito:
- BKL Fittings Ltd, Redditch
Italia:
- Virgilio Cena & Figli SpA, Brescia
- Technobend, Arena
- Tectubi Srl, Podenzano.
b) Produttori ed esportatori dei paesi interessati:
Croazia:
- Zeljezara Sisak « Metaflex » (Femark), Zagabria
Repubblica slovacca:
- Zeleziarne Podbrezova AS, Podbrezova
Taiwan:
- CM Pipe Fittings Mfg. Ltd, Kaohsiung Hsien
- Rigid Industries Co. Ltd, Kaohsiung Hsien
Tailandia:
- Awaji Sangyo (Thailand) Co Ltd, Samutprakarn
- Thai Benkan Co. Ltd, Prapadaeng-Samutprakarn
- TTU Industrial Corp. Ltd, Bangkok.
c) Importatori nella Comunità:
Regno Unito:
- Burton Delingpole Flanges and Fittings Ltd, Warley
Italia:
- Continental Flanges & Fittings, Carpanca di Inverigo
- IRC SpA, Cortemaggiore.
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° luglio 1993 e il 31 dicembre 1993 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto in esame
(7) Gli accessori per tubi di ferro o di acciaio sono utilizzati per collegare tubi e si presentano in diverse forme di base, comprendenti generalmente gomiti, raccordi a T, giunti di riduzione e cappelli. Tali accessori, di acciaio al carbonio, acciaio legato e acciaio inossidabile, sono utilizzati principalmente nelle industrie primarie, in particolare nell'industria chimica, nel settore della raffinazione del petrolio o della produzione di energia, nonché nella costruzione, compresa la costruzione navale.
(8) I prodotti oggetto della denuncia e nei cui confronti era stato avviato il procedimento erano gli accessori per tubi di ferro o di acciaio, incluso l'acciaio inossidabile, di cui ai codici NC ex 7307 23 10, ex 7307 23 90, ex 7307 29 30, ex 7307 29 90, 7307 93 11, 7307 93 19, ex 7307 99 30 ed ex 7307 99 90.
(9) Nel corso dell'inchiesta è stato tuttavia stabilito che, benché i prodotti in esame classificati nei codici NC suddetti presentino alcune analogie, gli accessori per tubi di acciaio inossidabile sono sensibilmente diversi in termini di caratteristiche fisiche e tecniche di base, di applicazioni e di prezzo e che non sono generalmente intercambiabili con gli altri accessori di acciaio. Gli accessori per tubi di acciaio inossidabile dovrebbero quindi essere considerati prodotti distinti rispetto agli altri accessori di acciaio e, dato che i quantitativi delle corrispondenti importazioni dai paesi terzi interessati sono relativamente limitati, gli accessori per tubi di acciaio inossidabile che rientrano nei codici NC ex 7307 23 10, ex 7307 23 90, ex 7307 29 30 ed ex 7307 29 90 sono stati esclusi dal campo d'applicazione dell'inchiesta.
I produttori comunitari denunzianti sono stati informati dei fatti e delle considerazioni essenziali inerenti alla decisione di escludere detti prodotti e hanno espresso unanimemente il loro accordo.
(10) In base a quanto precede, i prodotti oggetto del procedimento sono gli accessori per tubi (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio (escluso l'acciaio inossidabile), il cui maggior diametro esterno è inferiore o uguale a 609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, classificati nei codici NC ex 7307 93 11, ex 7307 93 19, ex 7307 99 30 ed ex 7307 99 90.
2. Prodotto simile
(11) Gli accessori in esame sono disponibili in numerosi tipi che differiscono in termini di caratteristiche specifiche, quali forma, dimensioni e spessore delle pareti. Dall'inchiesta è tuttavia emerso che i diversi tipi di accessori sono prodotti con lo stesso processo di fabbricazione e sono commercializzati attraverso canali di distribuzione simili. Le applicazioni e gli impieghi di base sono identici e i prodotti sono in gran parte intercambiabili. In considerazione di tali elementi e ai fini del presente procedimento, è stato considerato che l'intera gamma dei tipi disponibili costituisca un unico prodotto.
(12) La Commissione ha inoltre accertato che gli accessori venduti dai produttori dei paesi esportatori sul mercato interno e quelli da essi esportati nella Comunità comprendevano una gamma analoga di tipi e che, in termini di caratteristiche tecniche e fisiche di base e di applicazione finali, erano identici o estremamente simili ai diversi tipi di accessori prodotti e venduti nella Comunità.
I prodotti in oggetto sono stati quindi considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in appresso « regolamento di base »).
C. DUMPING
1. Valore normale
a) Repubblica popolare cinese
(13) Dato che la Repubblica popolare cinese non è un paese retto da un'economia di mercato, il valore normale è stato determinato in base alle informazioni ottenute in un paese terzo ad economia di mercato. A tal fine il denunziante ha proposto di stabilire il valore normale in base ai prezzi di vendita del prodotto simile sul mercato interno della Tailandia, cioè in un paese analogo in conformità delle disposizioni pertinenti del regolamento di base.
(14) Per quanto riguarda la selezione del paese ad economia di mercato, la Tailandia è stata considerata un paese adeguato dato che sul suo mercato interno i prezzi sono determinati dalle forze di mercato e diversi produttori sono in concorrenza per le vendite dei prodotti in oggetto. La tecnologia e i processi di produzione utilizzati in Tailandia per la fabbricazione di tali prodotti sono in gran parte simili a quelli impiegati nella Repubblica popolare cinese. Inoltre, il volume della produzione delle tre società tailandesi soggette all'inchiesta è stato considerato sufficientemente rappresentativo, rispetto al volume delle esportazioni dalla Repubblica popolare cinese nella Comunità, ai fini del calcolo del valore normale. Infine nessuna parte implicata nel presente procedimento ha fatto obiezioni nei confronti della scelta della Tailandia quale paese analogo.
(15) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 5, lettera a), punto i) del regolamento di base, il valore normale relativo alla Repubblica popolare cinese è stato pertanto determinato in base alla media ponderata dei prezzi franco fabbrica di ciascun tipo di accessorio venduto sul mercato interno dai tre produttori tailandesi suddetti nel corso di normali operazioni commerciali durante il periodo dell'inchiesta oppure, nelle circostanze esposte nel considerando 24, in base al valore costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) di detto regolamento.
b) Croazia
(16) L'unico produttore degli accessori in oggetto in Croazia ha collaborato e ha comunicato informazioni rispondendo al questionario. I dati relativi alle vendite sul mercato interno erano tuttavia incompleti e non potevano essere utilizzati per la determinazione del valore normale.
(17) È stato pertanto considerato necessario, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, stabilire il valore normale in base ai dati disponibili. Dato che non erano state comunicate informazioni attendibili sul costo di produzione di ciascun tipo di accessorio, è stato considerato che la base più adatta per la determinazione del valore normale era costituita dai listini prezzi del produttore croato per il mercato interno. Il valore normale è stato quindi determinato per ciascun tipo dei prodotti in oggetto in base ai listini prezzi particolareggiati che erano stati pubblicati e applicati dal produttore nel periodo dell'inchiesta. Dagli elementi di prova comunicati risultava che i prodotti erano venduti sul mercato interno ad acquirenti indipendenti in quantitativi rappresentativi. È stato verificato che le vendite sul mercato interno erano globalmente remunerative ed erano state fatturate conformemente ai listini ufficiali dei prezzi e che a tutti i clienti erano state applicate identiche condizioni di vendita e di pagamento.
c) Repubblica slovacca
(18) La Commissione ha determinato il valore normale relativo all'unico produttore degli accessori in oggetto nella Repubblica slovacca in base alle informazioni comunicate dal produttore stesso, che ha collaborato con la Commissione.
(19) Per determinare il valore normale relativo al produttore slovacco, la Commissione ha analizzato in primo luogo le vendite di prodotti simili ad acquirenti indipendenti che erano destinate al consumo sul mercato interno. È stato accertato che queste vendite erano state realizzate in quantitativi rappresentativi, ma a prezzi che non consentivano di coprire tutti i costi adeguatamente ripartiti nel periodo di riferimento. Inoltre, poiché i prezzi della maggior parte delle vendite considerate singolarmente erano inferiori ai costi di produzione, è stato concluso che tali vendite non potevano essere considerate come eseguite nell'ambito di normali operazioni commerciali.
(20) Per ciascun tipo dei prodotti in oggetto esportati nella Comunità è stato quindi stabilito un valore costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione dei costi fissi e variabili dei materiali e della produzione, maggiorati di un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e di un margine di profitto considerato equo alla luce delle condizioni di mercato del paese interessato.
d) Taiwan
(21) Per due produttori di Taiwan che hanno risposto al questionario la Commissione ha concluso che non era necessario continuare l'inchiesta. Un produttore infatti fabbricava unicamente accessori di acciaio inossidabile, che sono stati esclusi dal campo di applicazione dell'inchiesta (considerando 9). Per la seconda società è stato accertato che nel periodo dell'inchiesta non aveva venduto i prodotti in oggetto per l'esportazione nella Comunità. Inoltre, in tale periodo, la società non aveva concluso alcun contratto relativo ad esportazioni, né aveva manifestato l'intenzione di esportatore nella Comunità.
(22) Nei confronti di uno degli altri due produttori di Taiwan che hanno collaborato con la Comunità, è stato accertato che tutte le vendite sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta erano eseguite in perdita. Tali vendite sono state quindi considerate come non realizzate nell'ambito di normali operazioni commerciali. Il valore normale è stato quindi determinato, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione del valore costruito, determinato aggiungendo ai costi di produzione un margine di profitto considerato equo alla luce delle condizioni di mercato del paese interessato.
(23) L'altro produttore di Taiwan che ha risposto al questionario ha sostanzialmente modificato per due volte le risposte a causa di numerosi errori e incongruenze contenuti nei documenti precedentemente presentati. L'ultima versione modificata conteneva diverse nuove informazioni ed è stata ricevuta dalla Commissione poco tempo prima della data fissata per la visita di verifica. La Commissione ha quindi deciso, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, di non tener conto delle informazioni comunicate dalla società in merito al valore normale, dato che tali informazioni non sono state presentate entro un termine adeguato e ha deciso di elaborare le conclusioni provvisorie in base ai dati disponibili. Le informazioni comunicate dall'altro produttore di Taiwan che ha pienamente collaborato con la Commissione (considerando 22) sono state considerate la base più adatta per determinare il valore normale.
e) Tailandia
(24) I tre produttori tailandesi che hanno collaborato hanno realizzato sul mercato interno, a prezzi remunerativi, vendite corrispondenti ad oltre il 5 % dei quantitativi esportati nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. Le vendite sono state quindi considerate sufficientemente rappresentative ai fini del calcolo del valore normale.
Nei casi in cui alcuni tipi di prodotti esportati nella Comunità non erano venduti sul mercato interno oppure erano venduti in perdita, il valore normale corrispondente è stato stabilito in base al valore costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base. Il valore costruito comprendeva il costo di produzione di ciascuna società per ogni tipo di prodotto, al quale è stato aggiunto un importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita di ciascuna società e un margine di profitto pari a quello normalmente realizzato in Tailandia sulle vendite dei prodotti in oggetto.
(25) Un produttore tailandese ha venduto la maggior parte dei prodotti sul mercato interno a grossisti indipendenti attraverso un distributore collegato. Il valore normale corrispondente è stato determinato in base alle vendite del distributore collegato ai grossisti indipendenti.
(26) È stato accertato che gli altri due produttori tailandesi avevano venduto tutti i prodotti sul mercato interno direttamente ad acquirenti indipendenti.
(27) Il valore normale relativo ai tre produttori tailandesi è stato quindi determinato in base alla media ponderata dei prezzi di ciascun tipo di accessori venduto sul mercato interno oppure in base al valore costruito (considerando 24).
2. Prezzo all'esportazione
(28) I prezzi all'esportazione per tutti i produttori e gli esportatori dei cinque paesi interessati sono stati determinati in base ai prezzi di vendita effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti per l'esportazione nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
(29) Un esportatore tailandese ha venduto una parte dei prodotti in oggetto ad una società collegata nel Regno Unito. Durante l'inchiesta è stato tuttavia accertato e verificato che i prezzi di tali esportazioni, costituite da piccoli quantitativi di tipi specifici del prodotto simile, erano comparabili ai prezzi ai quali i prodotti sono stati venduti ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Inoltre, dal confronto tra i contratti di vendita conclusi con società collegate e indipendenti non sono emerse differenze sostanziali nelle condizioni di vendita. Ai fini delle conclusioni provvisorie, pertanto, i prezzi di tali vendite sono stati presi in considerazione per il calcolo del dumping.
(30) Nel periodo in esame un esportatore cinese ha acquisito una partecipazione finanziaria in alcune società che importavano i prodotti in Francia e in Germania. È stato tuttavia accertato che i prezzi all'esportazione erano comparabili ai prezzi di vendita degli stessi prodotti ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Pertanto, nonostante la partecipazione finanziaria dell'esportatore cinese nelle società suddette, ai fini delle conclusioni provvisorie è stato preso in considerazione il prezzo all'esportazione applicato in tali transazioni.
(31) Tutte le altre vendite all'esportazione dei produttori e degli esportatori dei paesi interessati sono state fatte ad importatori indipendenti nella Comunità e di conseguenza sono state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali.
3. Confronto
(32) Il valore normale, per ciascun tipo di prodotto, è stato confrontato a livello franco fabbrica con il prezzo all'esportazione franco fabbrica del tipo corrispondente, in base alla media ponderata per tutto il periodo dell'inchiesta. In considerazione del numero elevato di tipi diversi e delle numerose transazioni per tipo, è stato considerato opportuno utilizzare la media ponderata dei prezzi all'esportazione. Ai fini di un equo confronto, sono stati applicati adeguamenti in considerazione delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, comprendenti oneri all'importazione e imposte indirette, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, nonché imballaggio, modi di pagamento e remunerazioni dei venditori, secondo il caso e in funzione degli elementi di prova disponibili.
4. Margine di dumping
(33) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per tutte le società interessate che hanno collaborato, con margini pari all'importo di cui il valore normale determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(34) Poiché non sono state presentate informazioni tali da giustificare l'applicazione di un trattamento individuale, nei confronti dei produttori e degli esportatori interessati della Repubblica popolare cinese la Commissione ha stabilito un unico margine di dumping, calcolato in media ponderata dei margini di dumping combinati dei due esportatori che hanno collaborato.
(35) La media ponderata dei margini di dumping relativi alla Repubblica popolare cinese e alle società degli altri paesi interessati, espressa in percentuale dei prezzi franco frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(36) La Commissione ha considerato che, nei confronti delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione né si sono manifestate altrimenti, fosse opportuno determinare il dumping in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
A questo proposito, è stato considerato che gli elementi a disposizione più attendibili fossero i dati accertati e verificati dalla Commissione durante l'inchiesta. Poiché la Commissione non aveva motivo di ritenere che le società che non avevano collaborato avessero praticato il dumping ad un livello inferiore a quello massimo accertato e per evitare di premiare l'omessa collaborazione, è stato considerato opportuno applicare il margine di dumping massimo riscontrato nei confronti di un esportatore del paese interessato.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(37) Non tutti i produttori stabiliti nella Comunità hanno partecipato all'inchiesta ed è stato accertato che un produttore comunitario fabbricava accessori speciali per tubi non soggetti al procedimento. La Commissione ha dovuto quindi esaminare se i denunzianti costituivano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale del prodotto simile. Occorreva inoltre tener conto del fatto che uno dei produttori denunzianti del Regno Unito ha importato i prodotti assertivamente oggetto di dumping da un esportatore tailandese al quale è anche collegato.
(38) Per quanto riguarda le importazioni del produttore britannico denunziante, dall'esame dei fatti è emerso che quasi tutti i produttori di questo settore industriale acquistavano alcuni quantitativi di tipi di accessori che non rientravano nel loro piano di produzione. I produttori di accessori devono infatti offrire una gamma completa di prodotti per soddisfare le esigenze dei clienti e rimanere competitivi sul mercato.
È stato effettivamente stabilito che il suddetto produttore del Regno Unito nel periodo dell'inchiesta ha importato il prodotto in oggetto da un esportatore collegato in Tailandia nei cui confronti è stata accertata l'esistenza del dumping. Il volume di tali importazioni, tuttavia, era inferiore al 2 % delle vendite complessive di tale produttore sul mercato comunitario. Inoltre le importazioni erano costituite essenzialmente da tipi di prodotti che non erano fabbricati dal produttore, il quale intendeva completare la gamma di produzione e salvaguardare la sua posizione sul mercato. È stato inoltre considerato che, benché l'esportatore e il produttore comunitario fossero società collegate, il volume di importazioni non era sufficientemente elevato per proteggere il produttore dagli effetti del dumping, né poteva rappresentare un vantaggio sostanziale. L'esclusione di tale produttore dalla definizione di « industria comunitaria » non è quindi giustificata.
(39) Nel corso dell'inchiesta, un produttore italiano denunziante ha ritirato il proprio sostegno alla denuncia, poiché i prodotti da esso fabbricati non erano esportati dai paesi in questione.
(40) Per determinare la quota della produzione dei produttori rappresentati nella denuncia, la Commissione ha utilizzato le informazioni presentate e i dati successivamente comunicati durante le inchieste in loco dai produttori comunitari denunzianti, che sono i maggiori produttori stabiliti nella Comunità. La Commissione ha inoltre utilizzato dati attendibili ottenuti da ricerche di mercato.
In base a tali elementi, è stato calcolato che la quota della produzione comunitaria totale realizzata dai produttori denunzianti nel periodo dell'inchiesta era dell'85 % e che quindi corrispondeva ad una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria complessiva.
E. PREGIUDIZIO
1. Cumulo degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(41) Per stabilire l'incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull'industria comunitaria, la Commissione ha esaminato gli effetti di tutte le importazioni oggetto di dumping dai paesi soggetti alla presente inchiesta. Per stabilire se il cumulo era appropriato, è stato esaminato se i quantitativi dei prodotti importati originari di ciascun paese esportatore erano significativi e se i prodotti importati da tali paesi erano in concorrenza tra loro.
(42) Uno degli esportatori tailandesi interessati ha affermato che, ai fini dell'accertamento del pregiudizio, le importazioni dei prodotti originari della Tailandia non avrebbero dovuto essere cumulate con le importazioni dagli altri paesi soggetti al procedimento, poiché la quota di mercato di tali importazioni non era sufficientemente elevata per contribuire al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. È stato inoltre affermato che questa quota di mercato era progressivamente diminuita.
La Commissione ha esaminato tali affermazioni. È stato riscontrato che il volume dei prodotti in oggetto originari della Tailandia e importati durante il periodo dell'inchiesta corrispondeva al 2,6 % del consumo comunitario, una percentuale che non può essere considerata irrilevante. L'andamento della quota di mercato è stato inoltre caratterizzato da un costante aumento, dallo 0,4 % nel 1989 all'1,6 % nel 1991 e al 2,6 % nel 1993 e nel periodo dell'inchiesta. Le argomentazioni dell'esportatore interessato sono state quindi respinte.
(43) La Commissione ha stabilito che, tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, le quote di mercato delle importazioni dei prodotti originari della Repubblica slovacca e di Taiwan sono diminuite, rispettivamente dal 3,2 % all'1,5 % e dal 3,4 % all'1,6 %. Le quote di mercato degli altri tre paesi esportatori sono invece aumentate, passando dal 6,8 % all'8,5 % per la Repubblica popolare cinese, dall'1,6 % al 3,2 % per la Croazia e dal 2,4 % al 2,6 % per la Tailandia.
Le importazioni dei prodotti originari della Repubblica slovacca e di Taiwan, che contrariamente a quelle provenienti dagli altri paesi interessati, sono state realizzate in quantitativi non rilevanti e decrescenti, non sono state considerate causa di grave pregiudizio per l'industria comunitaria. Queste importazioni non sono state quindi cumulate con quelle degli altri tre paesi interessati e sono state escluse dall'accertamento del pregiudizio.
(44) Per quanto riguarda le importazioni dalla Repubblica popolare cinese, dalla Croazia e dalla Tailandia, è stato riscontrato che i prodotti oggetto dell'inchiesta importati da ciascun paese erano, per tipo e dimensioni, simili sotto tutti gli aspetti e intercambiabili. Questi prodotti erano stati inoltre commercializzati nella Comunità in un periodo paragonabile e nell'ambito di politiche commerciali simili. I prodotti importati erano in concorrenza tra loro e con i prodotti simili fabbricati dall'industria comunitaria. I volumi delle importazioni da ciascun paese nel periodo in esame erano significativi e le tendenze dei prezzi erano simili. In tali circostanze e conformemente alla prassi delle istituzioni europee, l'esame cumulativo delle importazioni dei prodotti originari della Repubblica popolare cinese, dalla Croazia e dalla Tailandia è stato considerato giustificato (in appresso per « paesi esportatori interessati » si intendono esclusivamente la Repubblica popolare cinese, la Croazia e la Tailandia).
2. Consumo nella Comunità, volume, quota di mercato e prezzi delle importazioni oggetto di dumping
a) Consumo nella Comunità
(45) I dati sul consumo comunitario dei prodotti soggetti al procedimento sono stati ottenuti addizionando le vendite totali nella Comunità realizzate dai produttori comunitari che hanno collaborato, le vendite stimate dei produttori che non hanno collaborato e le importazioni totali dai paesi terzi, inclusi i paesi esportatori interessati. Il volume del consumo nella Comunità così calcolato è rimasto generalmente stabile tra il 1989 e il 1993, con un lieve aumento da 53 132 tonnellate nel 1989 a 53 406 tonnellate nel 1993 e a 27 189 tonnellate nei sei mesi del periodo dell'inchiesta.
b) Volume delle importazioni oggetto di dumping
(46) Le importazioni nella Comunità dai paesi esportatori interessati, valutate cumulativamente, sono costantemente aumentate, passando da 1 304 tonnellate nel 1989 a 7 309 tonnellate nel 1993 e hanno raggiunto 3 854 tonnellate nel periodo dell'inchiesta, con un aumento su base annua, rispetto al 1989, pari al 491 %.
c) Quote di mercato
(47) Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, le quote di mercato nella Comunità dei paesi esportatori interessati, valutate cumulativamente, sono aumentate dal 2,5 % al 14,3 %, con il seguente andamento individuale:
SPAZIO PER TABELLA
d) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(48) I prezzi delle importazioni oggetto di dumping dai paesi esportatori interessati nel periodo dell'inchiesta erano sensibilmente inferiori ai prezzi applicati dai produttori comunitari. Per determinare la sottoquotazione dei prezzi, la Commissione ha confrontato i prezzi degli esportatori interessati con i prezzi di vendita sul mercato comunitario applicati dai produttori comunitari denunzianti stabiliti in Germania, Francia, Italia e Regno Unito. Questi Stati membri costituiscono la maggior parte del mercato comunitario dei prodotti in oggetto e assorbono oltre l'85 % delle importazioni oggetto di dumping.
(49) Il confronto tra i prezzi è stato effettuato in base alle vendite al primo acquirente indipendente ad uno stadio commerciale comparabile e, quando erano disponibili elementi di prova sufficienti, rispetto a ciascun tipo di prodotto per la maggior parte dei tipi di prodotti importati che, in funzione delle dimensioni e dello spessore delle pareti, erano stati presi in considerazione ai fini della determinazione provvisoria del dumping.
(50) Ai fini della comparabilità dei prezzi sono stati applicati adeguamenti in considerazione dei costi di trasporto, che sono stati dedotti dai prezzi di vendita dei produttori comunitari e del dazio doganale, che è stato aggiunto, secondo il caso, ai prezzi all'importazione. I prezzi all'importazione sono inoltre stati adeguati per tener conto del margine dell'importatore, comprendente i costi di sdoganamento e di movimentazione, le commissioni bancarie e un margine di profitto, nella misura considerata opportuna.
(51) Sulla base di tipi di prodotti comparabili, i prezzi di vendita di ciascun esportatore, in media ponderata, sono stati confrontati con i prezzi di vendita corrispondenti dei produttori denunzianti sul mercato comunitario. Il margine di sottoquotazione, espresso in percentuale dei prezzi di vendita effettivi dei produttori comunitari allo stadio franco fabbrica, nel periodo dell'inchiesta era compreso tra il 24,5 % e il 40,7 % per la Repubblica popolare cinese, tra il 21,3 % e il 37,8 % per la Tailandia ed era del 21,9 % per la Croazia.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione comunitaria
(52) Il volume di produzione dell'industria comunitaria, relativamente ai prodotti in oggetto, è diminuito da 54 104 tonnellate nel 1989 a 45 402 tonnellate nel 1993 e a 22 432 tonnellate nel periodo dell'inchiesta (sei mesi). Su base annua, rispetto al 1989, il calo era del 17,1 %. Il calo della produzione è stato particolarmente marcato in Germania, Francia e Italia che complessivamente, nel periodo di riferimento, hanno assorbito circa il 78 % delle importazioni oggetto di dumping dai paesi esportatori interessati.
b) Capacità e utilizzazione degli impianti
(53) Poiché gli impianti di produzione degli accessori per tubi sono progettati e utilizzati anche per la fabbricazione di altri prodotti non soggetti al procedimento, non è possibile stabilire con precisione il volume della capacità per i prodotti in oggetto e i relativi coefficienti di utilizzazione. È stato tuttavia accertato che il volume degli altri tipi di prodotti fabbricati con gli stessi impianti era diminuito in misura analoga a quello dei prodotti in oggetto. I coefficienti di utilizzazione degli impianti stabiliti nell'inchiesta possono quindi essere considerati rappresentativi.
(54) Dal 1985 in poi, l'industria degli accessori per tubi ha attraversato una fase di ristrutturazione nell'ambito della quale la capacità di produzione annua complessiva, stimata a 120 000 tonnellate, è stata ridotta a meno di 100 000 tonnellate nel 1993, in seguito alla modernizzazione degli impianti e alla chiusura di diversi stabilimenti. Nonostante tale processo di ristrutturazione, l'utilizzazione degli impianti dei produttori comunitari è complessivamente diminuita in misura sostanziale tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta. L'unica eccezione è costituita da un produttore che nel 1990 ha deciso di completare con la propria produzione la gamma dei suoi prodotti, mentre sino ad allora aveva fatto ricorso in misura maggiore agli acquisti presso altri fabbricanti. Nel periodo dell'inchiesta, tuttavia, l'indice di utilizzazione degli impianti di tutti i produttori comunitari era inferiore al 55 %, un livello che nella maggior parte dei casi era insufficiente per un'adeguata ripartizione e il recupero dei costi fissi.
c) Vendite e quota di mercato
(55) Le vendite complessive dei produttori comunitari sul mercato comunitario, per quanto riguarda i prodotti in oggetto, sono scese da 41 006 tonnellate nel 1989 a 34 937 tonnellate nel 1993 e, nel periodo dell'inchiesta (da luglio a dicembre 1993), erano di 17 889 tonnellate. Rispetto al 1989, nel periodo dell'inchiesta le vendite, su base annua, sono scese del 12,7 %. Mentre il consumo annuo nella Comunità tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta è rimasto relativamente stabile, nello stesso periodo la quota di mercato dei produttori comunitari è scesa dal 77,2 % al 65,7 %. L'industria comunitaria ha quindi subito una perdita della quota di mercato quasi corrispondente all'aumento della quota di mercato dei paesi interessati (dal 2,5 % al 14,3 %).
d) Prezzi di vendita
(56) In seguito alla notevole sottoquotazione dei prezzi praticata dai paesi esportatori interessati, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta i prezzi di vendita dei produttori comunitari sui rispettivi mercati interni e sul mercato comunitario sono sensibilmente diminuiti, in particolare per i tipi di prodotti in concorrenza diretta con le importazioni oggetto di dumping.
e) Redditività
(57) Nonostante le considerevoli riduzioni dei costi ottenute con il costante processo di razionalizzazione, la situazione finanziaria della maggior parte dell'industria comunitaria si è deteriorata. Questa tendenza si è manifestata principalmente nel 1992, in seguito all'introduzione sul mercato comunitario di grandi quantitativi di importazioni oggetto di dumping. Nel periodo dell'inchiesta, tutti i produttori comunitari denunzianti hanno subito perdite finanziarie oppure un calo dei profitti.
f) Occupazione
(58) Per quanto riguarda la situazione dell'occupazione dell'intero settore industriale degli accessori per tubi nella Comunità, la Commissione ha accertato che, in seguito alla ristrutturazione e alla chiusura di tre stabilimenti, la forza lavoro complessiva dei produttori comunitari tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta è scesa del 15 % circa. A causa del notevole calo degli ordinativi e dell'insufficiente utilizzazione degli impianti, alcuni produttori comunitari sono stati costretti a ridurre l'orario di lavoro e, in un caso specifico, è stato deciso di ridurre di un terzo il personale occupato.
4. Conclusioni in materia di pregiudizio
(59) Dall'esame preliminare dei fatti in materia di pregiudizio risulta che l'industria comunitaria ha subito, tra l'altro, il calo della produzione e del volume delle vendite e una perdita significativa della quota di mercato. L'industria comunitaria non ha inoltre potuto aumentare i prezzi in misura sufficiente per compensare l'aumento dei costi di produzione e ha subito un deterioramento dei risultati finanziari.
(60) Data la rilevanza di tali fattori economici negativi, la Commissione conclude che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(61) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni oggetto di dumping e se altri fattori possano aver causato il pregiudizio oppure avervi contribuito.
1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(62) Nell'esame dei fatti la Commissione ha accertato che la tendenza delle importazioni dai paesi esportatori interessati, caratterizzata dall'aumento della quota di mercato e dalla pressione sui prezzi, coincideva con l'andamento negativo degli indicatori relativi ai produttori comunitari, quali produzione, utilizzazione degli impianti, volume delle vendite, quota di mercato, profitti e occupazione, che ha provocato, principalmente nel 1992, il deterioramento della situazione competitiva e finanziaria dell'industria comunitaria.
(63) Mentre il consumo dei prodotti in oggetto è rimasto relativamente costante, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta la quota di mercato delle importazioni in oggetto è passata dal 2,5 % al 14,3 % e la quota di mercato dei produttori comunitari è scesa dal 77,2 % al 65,7 %. La quota di mercato perduta dall'industria comunitaria corrispondeva quindi a quella ottenuta dai paesi esportatori.
(64) Riguardo ai prezzi delle importazioni oggetto di dumping, sono stati accertati margini di sottoquotazione significativi. Poiché il mercato degli accessori per tubi è particolarmente sensibile al prezzo, i considerevoli margini di sottoquotazione hanno costretto l'industria comunitaria a ridurre i prezzi nel tentativo di ottenere un'adeguata utilizzazione degli impianti e di salvaguardare la quota di mercato. La depressione dei prezzi ha avuto generalmente gravi conseguenze sulla redditività, come risulta dalle perdite finanziarie subite dalla maggior parte dei produttori comunitari.
2. Effetto di altri fattori
(65) È stato esaminato se altri fattori oltre alle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati avessero causato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria oppure se vi avessero contribuito. La Commissione ha esaminato in particolare l'andamento e l'incidenza delle importazioni dei prodotti in oggetto originari di paesi terzi non soggetti al procedimento, la tendenza del consumo apparente nel mercato comunitario e l'effetto delle importazioni effettuate da un produttore comunitario denunziante.
(66) Il volume delle importazioni da altri paesi terzi, compresi Taiwan e la Repubblica slovacca, è rimasto generalmente stabile, essendo pari a 10 822 tonnellate nel 1989 e a 10 892 tonnellate, su base annua, nel periodo dell'inchiesta, con quote di mercato rispettivamente del 20,3 % e del 20,0 %. In considerazione del fatto che nello stesso periodo le importazioni dei prodotti originari dei paesi esportatori soggetti al procedimento, considerate complessivamente, sono aumentate di 6 400 tonnellate e che la corrispondente quota di mercato è aumentata di 12 punti percentuali, è stato considerato che tali paesi esportatori siano stati chiaramente i principali beneficiari in termini di volume delle vendite e di quota di mercato. Secondo i dati Eurostat, i prezzi delle importazioni da quasi tutti gli altri paesi terzi sono sensibilmente superiori a quelli delle importazioni da paesi terzi non soggetti al procedimento siano oggetto di dumping.
(67) Per quanto riguarda l'andamento della domanda, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta il consumo apparente dei prodotti in oggetto nella Comunità è leggermente aumentato, passando da 53 132 tonnellate a 54 378 tonnellate su base annua.
(68) Per quanto riguarda l'incidenza delle importazioni del prodotto in oggetto realizzate da un produttore comunitario denunziante, è stato accertato che il livello di tali importazioni nel periodo dell'inchiesta non superava il 2 % delle vendite complessive di tale produttore nella Comunità e che le importazioni erano in gran parte costituite da tipi di prodotti non fabbricati dal produttore stesso, il quale intendeva in tal modo completare la propria gamma. I prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti dal produttore in questione non erano sostanzialmente diversi da quelli dei prodotti di fabbricazione propria oppure dai prezzi applicati dagli altri produttori comunitari. È stato quindi concluso che il produttore che ha effettuato le importazioni non ha partecipato alle pratiche di dumping, non è stato protetto dagli effetti di tali pratiche, dalle quali non ha tratto vantaggio.
3. Conclusione
(69) In considerazione di quanto precede, la Commissione ha concluso che, ai fini delle risultanze provvisorie, le importazioni oggetto di dumping dei prodotti in oggetto originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Tailandia hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni generali
(70) Per valutare l'interesse della Comunità, deve essere presa in particolare considerazione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate da pratiche commerciali sleali e di ripristinare condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario per i prodotti in oggetto. Le misure antidumping dovrebbero avere l'effetto di aumentare il livello dei prezzi delle esportazioni, incidendo sulla loro competitività relativa.
Mentre l'adozione di misure è giustificata dall'esigenza di eliminare il pregiudizio causato dal dumping, l'assenza di misure avrebbe invece un effetto negativo sulle condizioni della concorrenza nel mercato comunitario, qualora i produttori comunitari fossero costretti a cessare la loro attività. L'eliminazione di vantaggi sleali ottenuti con le pratiche di dumping dovrebbe evitare l'ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. In tali circostanze, l'imposizione di misure non avrà prevedibilmente effetti negativi sulla concorrenza nel mercato comunitario. La Commissione ha quindi esaminato l'effetto delle misure antidumping sulle importazioni di accessori per tubi di acciaio originari dei paesi esportatori interessati rispetto agli interessi specifici dell'industria comunitaria e degli utenti.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(71) Nell'ambito del presente procedimento è stato stabilito che, in considerazione delle sostanziali e crescenti perdite finanziarie subite dall'industria comunitaria, se non fossero adottate misure antidumping nei confronti delle importazioni in oggetto, la situazione già precaria dell'industria comunitaria degli accessori si aggraverebbe e sarebbe minacciata la sua sopravvivenza. Questa situazione deve essere valutata alla luce del fatto che i produttori comunitari, avendo dedicato considerevoli risorse alla modernizzazione e all'automazione degli impianti di produzione, possono sostenere la concorrenza di qualsiasi altro produttore in condizioni di mercato leali. Se i produttori comunitari fossero costretti a cessare la loro attività, tutti gli investimenti così realizzati sarebbero perduti.
(72) È stato inoltre accertato che, per fabbricare l'intera gamma di prodotti a costi concorrenziali, l'industria comunitaria degli accessori d'acciaio ha bisogno di un indice di utilizzazione degli impianti sufficientemente elevato, che è ottenuto essenzialmente con la fabbricazione degli accessori di qualità commerciale standard, i quali sono in concorrenza diretta con i prodotti oggetto di dumping importati dai paesi esportatori interessati. Da questi tipi di prodotti, inoltre, deriva la maggior parte degli utili realizzati da questo settore industriale. Il calo di questa attività di produzione inciderebbe anche sulla fabbricazione di altre categorie di prodotti di qualità superiore, con il conseguente aumento dei costi e quindi dei prezzi per i consumatori comunitari.
3. Interesse degli utenti
(73) Secondo quanto è affermato nel considerando 70, gli acquirenti degli accessori per tubi importati dai paesi esportatori in questione dovranno pagare normali prezzi di mercato qualora siano imposti dazi antidumping. Gli acquirenti interessati sono società operanti nella costruzione di edifici e di navi, nonché imprese del settore chimico, della raffinazione del petrolio e della produzione di energia. Durante l'inchiesta non sono state presentate osservazioni alla Commissione in merito all'incidenza di misure antidumping su tali acquirenti e utenti. Gli effetti possono essere diversi secondo i casi, in funzione della quantità di accessori necessari per la costruzione. L'imposizione di dazi antidumping sugli accessori di acciaio avrà tuttavia un effetto limitato sulle industrie che li utilizzano, poiché l'importo aggiuntivo rispetto al costo totale della costruzione per la quale gli accessori sono utilizzati è molto ridotto. Dall'inchiesta è comunque emerso che il mercato può accettare prezzi più elevati per gli accessori di acciaio, poiché è stato stabilito che i prezzi delle importazioni da paesi non soggetti al procedimento erano sensibilmente superiori a quelli delle importazioni oggetto di dumping.
(74) Occorre infine ricordare che l'aumento dei prezzi derivante da misure antidumping intende eliminare il vantaggio in termini di prezzi ottenuto con pratiche sleali che provocano pregiudizio all'industria comunitaria, la cui situazione, in assenza di misure, subirebbe inevitabilmente un deterioramento. Qualora tale deterioramento provocasse la scomparsa dell'industria comunitaria, la concorrenza nel settore degli accessori per tubi di acciaio sul mercato comunitario sarebbe indebolita, in contrasto con gli interessi degli acquirenti o degli utenti.
(75) Dopo aver accuratamente esaminato gli elementi suesposti, la Commissione ha quindi concluso che è nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping provvisorie sulle importazioni dei prodotti in oggetto originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Tailandia per evitare che tali importazioni oggetto di dumping causino un ulteriore pregiudizio nel corso dell'inchiesta.
Alla luce di quanto precede, è opportuno imporre misure in forma di dazio ad valorem.
H. DAZIO
(76) Ai fini della determinazione del livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto del margine di dumping accertato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(77) Per eliminare il pregiudizio, che era costituito principalmente da depressione dei prezzi, perdita di quota di mercato e soprattutto da perdite finanziarie, è necessario che i prezzi all'esportazione degli esportatori interessati aumentino in misura sufficiente affinché l'industria comunitaria possa aumentare i suoi prezzi ad un livello remunerativo senza subire un calo delle vendite.
Per calcolare l'aumento dei prezzi necessario, la Commissione ha considerato che i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dovevano essere confrontati con i prezzi di vendita dell'industria comunitaria, corrispondenti ai costi di produzione maggiorati di un congruo margine di profitto.
(78) I prezzi all'esportazione dei tipi di prodotti utilizzati ai fini della determinazione del dumping, espressi in media ponderata, sono stati confrontati per il periodo dell'inchiesta e a livello franco frontiera comunitaria, se necessario adeguati a livello franco fabbrica del produttore comunitario, con la media ponderata dei prezzi di vendita effettivi praticati dai produttori comunitari interessati. Se necessario, a questi prezzi di vendita è stato aggiunto l'importo necessario per coprire i costi di produzione e un margine di profitto del 5 %. Ai fini della determinazione provvisoria è stato considerato che questo margine di profitto fosse comparabile a quello che si poteva prevedere di ottenere in assenza di importazioni oggetto di dumping.
Dal confronto sono risultati i seguenti margini di pregiudizio:
SPAZIO PER TABELLA
(79) Poiché per il produttore croato Zeljezara Sisak e per il produttore tailandese TTU i margini di pregiudizio sono inferiori ai rispettivi margini di dumping accertati, i dazi provvisori antidumping devono essere stabiliti in base ai margini inferiori, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base.
In tutti gli altri casi i dazi provvisori devono essere pari al margine di dumping stabilito.
(80) Per i motivi esposti nel considerando 34, nei confronti dei due esportatori/produttori della Repubblica popolare cinese che hanno collaborato è stato stabilito un unico dazio.
(81) Per stabilire il livello del dazio provvisorio per gli esportatori di ciascun paese interessato che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, la Commissione ha considerato opportuno determinare i dazi in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. È stato considerato che i dati più attendibili fossero quelli accertati durante l'inchiesta e che non vi fossero motivi per ritenere che dazi inferiori ai dazi più elevati considerati necessari fossero sufficienti per eliminare il pregiudizio causato da tali importazioni. Pertanto, per evitare l'elusione dei dazi e per non premiare l'omessa collaborazione, è stato considerato opportuno imporre il dazio più elevato determinato per gli esportatori dello stesso paese.
(82) In base agli elementi suindicati, i dazi antidumping provvisori sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
I. CHIUSURA DEL PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DELLA REPUBBLICA SLOVACCA E DI TAIWAN
(83) Come è stato esposto nel considerando 43, è stato considerato che le importazioni dei prodotti in oggetto originari della Repubblica slovacca e di Taiwan non abbiano sostanzialmente contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. La Commissione ritiene pertanto che non siano necessarie misure di difesa e che il procedimento antidumping relativo ai due paesi debba essere chiuso.
(84) Il comitato consultivo non ha fatto obiezioni a questo proposito.
(85) Le parti direttamente interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali la Commissione intendeva chiudere il procedimento nei confronti della Repubblica slovacca e di Taiwan e hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni.
J. DISPOSIZIONE FINALE
(86) Ai fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine congruo entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di accessori per tubi (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio (escluso l'acciaio inossidabile), il cui maggior diametro esterno è inferiore o uguale a 609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, classificati nei codici NC ex 7307 93 11 (codice Taric 7307 93 11 * 91), ex 7307 93 19 (codice Taric 7307 93 19 * 91), ex 7307 99 30 (codice Taric 7307 99 30 * 91) ed ex 7307 99 90 (codice Taric 7307 99 90 * 91) e originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Tailandia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
È chiuso il procedimento antidumping relativo alle importazioni di accessori per tubi classificati nei codici NC ex 7307 93 11, ex 7307 93 19, ex 7307 99 30 ed ex 7307 99 90, originari della Repubblica slovacca e di Taiwan.
Articolo 3
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento, le parti interessate possono comunicare osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 27 settembre 1995.

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