Document ID: 32003D0230

Decisione della Commissione
dell'11 dicembre 2002
relativa al regime di aiuti esistente cui l'Italia era stata autorizzata a dare esecuzione in favore del Centro di servizi finanziari ed assicurativi di Trieste
[notificata con il numero C(2002) 4829]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/230/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni a norma di detti articoli(1), e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel 1998 la Commissione ha adottato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(2) (in prosieguo "la comunicazione").
(2) Conformemente a quanto stabilito al punto 37 della citata comunicazione, la Commissione ha avviato il riesame delle misure fiscali di aiuto esistenti negli Stati membri. Nel quadro della procedura di riesame, con lettera del 12 febbraio 1999 (D/50716) la Commissione ha chiesto informazioni sul regime fiscale applicabile al Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste. Tale regime era stato precedentemente approvato(3), subordinatamente a talune condizioni, nel 1995.
(3) Con lettera del 2 luglio 1999 (A/35043), le autorità italiane hanno informato la Commissione che il regime di aiuto non è mai entrato in vigore, a seguito della mancata adozione di tutte le disposizioni regolamentari necessarie per la sua concreta attuazione. La Commissione ha chiesto informazioni complementari con lettere del 1o dicembre 1999 (D/64991), 21 marzo 2000 (D/51237) e 27 luglio 2000 (D/54024), al fine di verificare che le disposizioni di attuazione del regime fiscale fossero conformi alla decisione condizionale della Commissione che lo aveva autorizzato(4). Le autorità italiane non hanno risposto alle richieste di informazioni.
(4) Con lettera del 27 luglio 2000 (D/54024) la Commissione ha informato le autorità italiane dei dubbi che nutriva sulla compatibilità del regime con il mercato comune e le ha invitate a presentare osservazioni entro un mese dalla data della lettera, come previsto dall'articolo 17, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 656/1999 del Consiglio(5). Le autorità italiane non hanno presentato alcuna osservazione entro il termine indicato. Con lettera del 22 settembre 2000 esse hanno confermato che il Centro non era operativo ed hanno informato la Commissione che il governo stava valutando le opportune misure da adottare.
(5) Con lettera dell'11 luglio 2001, la Commissione ha proposto all'Italia opportune misure invitandola a:
- abrogare il regime del Centro di servizi finanziari assicurativi di Trieste entro il 1o gennaio 2002;
- rilasciare una dichiarazione pubblica, entro il 31 ottobre 2001, relativa all'adozione delle misure necessarie per abrogare il regime del Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste.
(6) Non essendo stata soddisfatta il 1o gennaio 2002 nessuna delle due richieste sopra menzionate e in mancanza di un accoglimento ufficiale, la Commissione ha preso atto del rifiuto da parte delle autorità italiane delle opportune misure proposte. Con lettera del 27 febbraio 2002, la Commissione ha informato l'Italia che aveva deciso di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE nei confronti del Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste. L'Italia ha risposto all'avvio del procedimento il 13 maggio 2002.
(7) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(6). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni sulla misura in questione. Non è pervenuta alcuna osservazione.
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL'AIUTO
(8) La base giuridica per l'istituzione del Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste è costituita dall'articolo 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 19.
(9) Il regime prevede l'istituzione di un Centro di servizi finanziari e assicurativi nell'area di Trieste (in prosieguo il Centro di Trieste) e introduce agevolazioni fiscali per le società finanziarie, assicurative e creditizie (residente e non) che operano all'interno del Centro mediante un'apposita struttura operativa (succursali, filiali o agenzie). Le agevolazioni fiscali consistono:
- nell'esclusione dall'IRPEG (imposta sui redditi delle persone giuridiche) limitatamente agli utili prodotti nel Centro e derivanti dalle operazioni in paesi dell'Europa centrale e orientale e dell'ex Unione sovietica oppure da scambi in titoli finanziari connessi con dette operazioni,
- in una riduzione delle imposte indirette sugli affari (imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa).
(10) I benefici sono concessi per cinque anni dall'apertura del Centro di Trieste e sono soggetti a un doppio limite: l'importo totale dell'aiuto non può eccedere la soglia di 65 miliardi di ITL (circa 34 milioni di EUR), e l'importo totale dei prestiti e investimenti effettuati nell'Europa dell'Est non può superare 3,5 miliardi di EUR. Le società che operano nel Centro di Trieste non sono tenute ad effettuare ritenute alla fonte sulle loro operazioni (obblighi di sostituto d'imposta).
III. OSSERVAZIONI DELL'ITALIA
(11) Nella lettera del 13 maggio 2002 le autorità italiane hanno dichiarato che avevano già fornito tutte le informazioni pertinenti nel quadro della corrispondenza intercorsa con la Commissione.
(12) In particolare esse hanno ribadito che il Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste non è mai stato operativo e che non erano mai stati adottati i regolamenti di attuazione necessari per attivarlo. Nel quadro del codice di condotta in materia di tassazione delle imprese(7) l'allora ministro delle Finanze, con lettera del 27 febbraio 2001, aveva già confermato l'impegno dell'Italia di non realizzare il Centro di Trieste. Infine, l'Italia ha fatto riferimento alla riunione del 19 marzo 2002 del gruppo di lavoro per il codice di condotta, nel corso della quale il rappresentante italiano ha dichiarato che il regime per il Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste sarebbe stato smantellato entro un periodo di tempo compatibile con il programma di lavoro del codice di condotta.
IV. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
(13) Il regime in esame era stato autorizzato dalla Commissione nel 1995(8). Esso presenta, comunque, i quattro elementi di cui all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(14) Innanzitutto, reca un vantaggio consistente nell'esclusione dall'IRPEG e da certe imposte indirette come indicato al precedente considerando 9.
(15) In secondo luogo, la misura è finanziata tramite risorse di Stato. I summenzionati incentivi fiscali sono finanziati tramite risorse pubbliche provenienti dal governo centrale oppure dalle autorità locali, e in ogni caso costituiscono une perdita di risorse per questa autorità.
(16) La misura è selettiva in quanto è limitata ad attività che riguardano la fornitura di servizi finanziari in paesi dell'Europa centrale ed orientale e dell'ex Unione sovietica.
(17) Infine, la misura può alterare gli scambi e la concorrenza in quanto interessa società operanti nei settori finanziario e assicurativo. Questi due settori attualmente sono soggetti ad intensi scambi intracomunitari. Il fatto che tutte le attività delle società operanti presso il Centro di Trieste si svolgerebbero al di fuori della Comunità di per sé non è sufficiente per escludere eventuali distorsioni degli scambi intracomunitari(9).
(18) Nella decisione del 1995 la Commissione aveva espressamente qualificato il regime in questione come aiuto al funzionamento, dichiarandolo compatibile con il mercato comune in base alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) [attualmente 87, paragrafo 3, lettera c)] del trattato. Come già indicato nella decisione di avvio del procedimento di indagine formale(10), la Commissione, nel valutare la compatibilità del regime fiscale nel 1995, aveva in particolare considerato che:
- l'interesse per la Comunità di incentivare lo sviluppo dei mercati finanziari dei paesi dell'Est attraverso la mobilitazione di capitali privati era tale da giustificare l'introduzione di un aiuto al funzionamento, nonostante le distorsioni della concorrenza da esso provocate,
- le distorsioni della concorrenza sarebbero state limitate e non tali da alterare le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.
(19) Alla luce sia della comunicazione sugli aiuti fiscali sia del mutato contesto attualmente vigente nei paesi dell'Europa centrale ed orientale, la Commissione ha riconsiderato la sua valutazione della compatibilità del regime tenendo conto del fatto che il regime, quale autorizzato nel 1995, finora non è divenuto operativo.
(20) Innanzitutto, sulla base della comunicazione, la Commissione ritiene che il regime di aiuto in esame costituisca un aiuto al funzionamento che, in quanto tale, è in linea di principio incompatibile con il del mercato unico e quindi vietato. Gli aiuti al funzionamento, consistenti in misure che non sono legate all'avvio di specifici progetti ma che riducono le spese correnti dell'impresa, sono in linea di principio vietati perché distorcono la concorrenza senza peraltro contribuire al raggiungimento degli obiettivi comunitari. Per questa ragione, come indicato al punto 32 della comunicazione, la Commissione attualmente autorizza aiuti al funzionamento solo in via eccezionale e a determinate condizioni, nelle regioni nelle quali si applica la deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera a) del trattato CE e in settori specifici, come la costruzione navale, la protezione dell'ambiente, i trasporti e il settore marittimo. Il regime relativo al Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste non riguarda una regione ammessa a fruire della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), né un settore o campo considerato ammissibile ad un trattamento eccezionale.
(21) In secondo luogo, la Commissione considera che l'applicazione del regime porterebbe oggigiorno - a differenza di cinque anni fa - a distorsioni della concorrenza significative sul mercato dei servizi finanziari.
(22) A questo proposito va segnalato che nel 1995 la Commissione considerava che le misure di aiuto progettate dall'Italia fossero necessarie per facilitare lo sviluppo dei mercati dei capitali nei paesi dell'Europa centrale e orientale, il che rientrava indiscutibilmente nell'interesse della Comunità europea.
(23) Tuttavia, a partire dal 1994/1995, con l'entrata in vigore della maggior parte degli accordi europei con i paesi dell'Europa dell'Est, lo sviluppo di questi mercati è progressivamente aumentato.
(24) Gli accordi europei contengono clausole specifiche sulla liberalizzazione dei mercati e del commercio e sul diritto di stabilimento, segantamente sul diritto reciproco delle società finanziarie e assicurative dell'Unione europea dei paesi firmatari di intraprendere e svolgere qualsiasi attività economica attraverso la creazione e la gestione di succursali, filiali e agenzie(11). Di conseguenza le misure previste dal regime per il Centro di Trieste attualmente avrebbero effetti distorsivi più gravi sulla concorrenza, poiché sono ora venute meno molte delle barriere prima frapposte all'emergere dei mercati di capitali in vari paesi ubicati nell'area di cui trattasi.
(25) Inoltre, dal 1995 sono stati adottati nuovi strumenti finanziari in favore dei paesi candidati al fine di facilitarne il processo di adesione. L'avvio di iniziative e programmi specifici, previsto dall'Agenda 2000 e dalle conclusioni del Consiglio europeo di Berlino(12) ha quindi permesso di disporre di strumenti complementari per incentivare gli investitori e sostenere la transizione economica nei paesi dell'Europa centrale e orientale(13). Tenuto conto di tali elementi, viene meno la necessità di un regime generale, che si applichi ai servizi finanziari di tutti i paesi dell'Europa centrale ed orientale e dell'ex Unione sovietica senza distinguerli in base alla specifica situazione socioeconomica.
(26) La Commissione rileva che né l'Italia né i terzi interessati hanno inviato osservazioni in merito a tali questioni.
V. CONCLUSIONE
(27) La Commissione ritiene che il regime di aiuti di Stato a favore del Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste sia incompatibile con il mercato comune. Dato che nessun beneficiario è stato finora ammesso al regime, la Commissione conclude che il regime dovrebbe essere abolito entro un breve periodo di tempo,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato, cui l'Italia era stata autorizzata a dare esecuzione a favore del Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste, di cui all'articolo 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 19, è incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
A decorrere dalla data della notifica della presente decisione l'Italia si astiene dall'adottare qualsiasi misura volta ad attivare il Centro di servizi finanziari e assicurativi di Trieste e abroga l'articolo 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 19 entro 6 mesi dalla data della presente decisione.
Articolo 3
Entro sei mesi dalla notificazione della presente decisione, l'Italia informa la Commissione circa i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'11 dicembre 2002.

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