Document ID: 32000R0006

REGOLAMENTO (CE) N. 6/2000 DEL CONSIGLIO
del 17 dicembre 1999
relativo al regime applicabile alle importazioni nella Comunità di prodotti originari delle Repubbliche di Bosnia-Erzegovina e di Croazia e alle importazioni di vini originari dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e della Repubblica di Slovenia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 133,
vista la proposta della Commissione,
considerando quanto segue:
(1) il regolamento (CE) n. 70/97 del Consiglio, del 20 dicembre 1996, relativo al regime applicabile alle importazioni nella Comunità di prodotti originari delle Repubbliche di Bosnia-Erzegovina e di Croazia e alle importazioni di vini originari della ex Repubblica iugoslava di Macedonia e della Repubblica di Slovenia(1) scade il 31 dicembre 1999;
(2) il regime in oggetto dovrà essere sostituito, al momento opportuno, dalle disposizioni previste dai futuri accordi bilaterali e da accordi specifici sul vino che dovranno essere negoziati con i paesi in questione; nel frattempo, è opportuno che il regime concesso dal regolamento (CE) n. 70/97 rimanga in vigore; è opportuno che i massimali tariffari per i prodotti industriali vengano incrementati annualmente del 5 %, come previsto dall'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 70/97; il regolamento (CE) n. 70/97 è stato modificato in numerose occasioni e, tenendo conto delle modifiche apportate alla nomenclatura combinata e alle suddivisioni Taric e di altri adeguamenti tecnici, sembra opportuno rinnovare il regime preferenziale autonomo nel quadro di un regolamento nuovo e completo; non è necessario includere nell'applicazione del presente regolamento i prodotti per i quali la tariffa doganale comune prevede una esenzione dai dazi;
(3) in conformità dell'approccio regionale dell'Unione europea, basato sulle conclusioni del Consiglio del 29 aprile 1997, lo sviluppo di rapporti bilaterali tra l'Unione europea e le Repubbliche della ex Iugoslavia, ad esclusione della Slovenia, è soggetto a certe condizioni; il rinnovo del regime preferenziale autonomo è legato al rispetto dei principi democratici fondamentali e dei diritti umani e alla disponibilità dei paesi in oggetto a favorire lo sviluppo di relazioni economiche reciproche; risulta quindi opportuno controllare il rispetto delle suddette condizioni da parte di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Repubblica federale di Iugoslavia;
(4) la Bosnia-Erzegovina e la Croazia continuano a soddisfare le condizioni sopracitate; è quindi opportuno continuare a garantire ai suddetti paesi l'inclusione nel regime di preferenze commerciali autonome;
(5) all'epoca dell'estensione del regime di preferenze commerciali autonome alla Repubblica federale di Iugoslavia, in data 29 aprile 1997, il Consiglio ha adottato una dichiarazione in cui illustrava le proprie aspettative relative al processo di democratizzazione e, in particolare, all'applicazione completa e rapida delle raccomandazioni "Gonzalez"; nello stesso documento si sottolineava che, in assenza di progressi verso la conformità ai suddetti criteri, la decisione di concedere un regime preferenziale autonomo avrebbe potuto essere revocata; relativamente ai suddetti criteri non è stato fatto alcun progresso e alla luce degli eventi in Kosovo e nella regione, non risulta ancora opportuno includere la Repubblica federale di Iugoslavia nel regime autonomo, senza che ciò pregiudichi la possibilità di includere la Repubblica federale di Iugoslavia in una fase successiva, una volta raggiunta la conformità con i sopracitati criteri;
(6) le concessioni preferenziali comportano l'esenzione dai dazi doganali e la soppressione delle restrizioni quantitative per i prodotti industriali, fatta eccezione per alcuni prodotti soggetti a massimali tariffari, nonché concessioni specifiche per vari prodotti agricoli;
(7) il regime applicabile alle importazioni di prodotti tessili provenienti dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Croazia è disciplinato dalle disposizioni del regolamento (CE) n. 517/94 del Consiglio, del 7 marzo 1994, che concerne il regime comune applicabile alle importazioni di prodotti tessili da taluni paesi terzi, non contemplato da accordi bilaterali, da protocolli o da altre disposizioni né da altro regime comunitario specifico in materia di importazioni(2);
(8) per la certificazione di origine e i metodi di cooperazione amministrativa occorrerebbe avvalersi delle pertinenti disposizioni del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni di applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario(3);
(9) si può instaurare una vigilanza comunitaria mediante una procedura amministrativa consistente nell'imputare, a livello comunitario, le importazioni dei prodotti in questione sui massimali tariffari a mano a mano che i prodotti vengono presentati in dogana accompagnati da dichiarazioni di immissione in libera pratica; detta procedura amministrativa deve prevedere la possibilità di ripristinare i dazi doganali non appena i massimali in questione vengano raggiunti a livello comunitario;
(10) questa procedura amministrativa richiede una collaborazione stretta e particolarmente rapida tra gli Stati membri e la Commissione, la quale deve poter controllare, fra l'altro, lo stato di imputazione sui massimali;
(11) spetta alla Comunità decidere di aprire contingenti tariffari per adempiere ai suoi obblighi internazionali; tuttavia nulla impedisce, ai fini di una efficace gestione comune dei contingenti, di autorizzare gli Stati membri a prelevare sui volumi contingentali i quantitativi necessari corrispondenti alle importazioni effettive; questo metodo di gestione richiede però una stretta collaborazione fra gli Stati membri e la Commissione, la quale deve poter controllare, fra l'altro, il grado di esaurimento dei volumi contingentali e informarne gli Stati membri;
(12) occorre, in particolare, garantire in permanenza a tutti gli importatori della Comunità un accesso senza discriminazioni ai contingenti tariffari nonché l'applicazione ininterrotta delle aliquote fissate per questi contingenti a tutte le importazioni dei prodotti in questione in tutti gli Stati membri fino ad esaurimento dei contingenti;
(13) per aumentare l'efficienza e la rapidità della gestione di contingenti e massimali tariffari, è opportuno che lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e la Commissione avvenga, per quanto possibile, per via telematica;
(14) a fini di razionalizzazione e semplificazione, è preferibile non limitare la durata del presente regolamento e autorizzare la Commissione a introdurre, previo parere del comitato del codice doganale e fatte salve le procedure specifiche di cui al presente regolamento, le modifiche e gli adeguamenti tecnici necessari al presente regolamento;
(15) le misure necessarie per l'attuazione del presente regolamento sono adottate in base alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(4);
(16) la Comunità deve essere in grado di agire rapidamente nei confronti dei paesi che beneficiano del presente regolamento in caso di danno finanziario dovuto a frode, irregolarità gravi e ripetute o chiara mancanza di cooperazione amministrativa nei paesi in cui si applica il presente regolamento; dopo aver notificato agli Stati membri e agli operatori interessati i propri ragionevoli dubbi relativi all'origine delle merci, la Commissione dovrebbe essere in grado di sospendere temporaneamente alcune preferenze sulla base di prove sufficienti;
(17) è opportuno ripartire i sistemi di preferenze commerciali globali in vigore in regimi differenziati per ognuno dei paesi in oggetto, in conformità con gli attuali flussi commerciali, per garantire una ripartizione trasparente ed equa delle suddette preferenze e per porre le basi di possibili negoziati futuri in vista di un accordo; la percentuale del regime preferenziale globale corrispondente al volume di importazioni originarie della Repubblica federale di Iugoslavia verrà tenuta in considerazione per un possibile utilizzo futuro da parte del suddetto paese, una volta soddisfatte le condizioni di inclusione nel regime di preferenze commerciali autonome di cui al presente regolamento; per quanto riguarda i vini, rimane in vigore il regime preferenziale globale, per evitare interferenze con i negoziati per un accordo distinto sui vini, negoziati che sono già cominciati con la Slovenia e che sono previsti con la ex Repubblica iugoslava di Macedonia;
(18) secondo le conclusioni del Consiglio del 13 settembre 1999, il regime di preferenze commerciali autonome è stato migliorato, in particolare attraverso la semplificazione e l'abbassamento dei massimali tariffari applicabili ai prodotti industriali; per 16 dei rimanenti 32 massimali tariffari applicabili ai prodotti industriali si offre un ulteriore aumento del volume;
(19) il regime applicabile alle importazioni dev'essere rinnovato sulla base delle condizioni fissate dal Consiglio in rapporto allo sviluppo delle relazioni tra la Comunità ed i paesi in oggetto, compresi l'approccio regionale dell'Unione europea e il processo di stabilizzazione e associazione per i paesi dell'Europa sudorientale, sostenuti dalle conclusioni del Consiglio del 21-22 luglio 1999; l'esclusione di paesi da questi regimi e la loro inclusione o reinclusione negli stessi possono essere decise in qualsiasi momento, anche sulla base di relazioni pertinenti sul rispetto della politica sulla condizionalità del 29 aprile 1997; risulta quindi opportuno estendere la durata del presente regime fino al 31 dicembre 2001;
(20) le misure commerciali in vigore cesseranno di produrre effetti alla fine del 1999; le nuove misure dovrebbero essere applicate a decorrere dal 1o gennaio 2000 al fine di evitare ostacoli al commercio tra i paesi in questione e la Comunità; vista l'urgenza della situazione, è necessario pertanto concedere una deroga al periodo di sei settimane di cui alla parte I, paragrafo 3 del protocollo allegato al trattato di Amsterdam sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Fatte salve le disposizioni specifiche di cui agli articoli da 2 a 5, i prodotti originari delle Repubbliche di Bosnia-Erzegovina e Croazia, diversi da quelli elencati nell'allegato I del trattato che istituisce la Comunità europea e nell'allegato A del presente regolamento, sono ammessi all'importazione nella Comunità senza restrizioni quantitative né misure di effetto equivalente e in esenzione dai dazi doganali e dalle tasse di effetto equivalente.
2. Le importazioni di vini originari della Repubblica di Slovenia e della ex Repubblica iugoslava di Macedonia beneficiano delle concessioni di cui all'articolo 5.
3. L'ammissione al beneficio di uno dei regimi preferenziali instaurati dal presente regolamento è subordinata all'osservanza della definizione della nozione di "prodotti originari" di cui al titolo IV, capitolo 2, sezione 2 del regolamento (CEE) n. 2454/93.
Articolo 2
Prodotti agricoli trasformati
I dazi all'importazione, vale a dire i dazi doganali e gli elementi agricoli, applicabili all'importazione nella Comunità dei prodotti elencati nell'allegato B sono indicati a fronte di ciascun prodotto nel medesimo allegato.
Articolo 3
Prodotti tessili
1. I prodotti tessili originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 e indicati nell'allegato IIIB del regolamento (CE) n. 517/94 sono ammessi all'importazione nella Comunità in esenzione dai dazi doganali e da tasse di effetto equivalente entro i limiti quantitativi comunitari annui fissati dal regolamento (CE) n. 517/94.
2. Le reimportazioni successive ad un'operazione di perfezionamento passivo ai sensi del regolamento (CE) n. 3036/94 del Consiglio, dell'8 dicembre 1994, che istituisce un regime economico di perfezionamento passivo applicabile ad alcuni prodotti tessili e d'abbigliamento reimportati nella Comunità dopo aver subito lavorazioni e trasformazioni in taluni paesi terzi(5); sono ammesse entro i quantitativi comunitari annui fissati nell'allegato VI del regolamento (CE) n. 517/94, per i paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 del presente regolamento. Ad essi, inoltre, non si applicano dazi doganali.
Articolo 4
Prodotti industriali - Massimali tariffari
1. Dal 1o gennaio al 31 dicembre di ogni anno, le importazioni nella Comunità di taluni prodotti originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 del presente regolamento, elencati nell'allegato da CI a CV, sono soggette a esenzione dai dazi doganali conformemente ai massimali tariffari specificati nei presenti allegati.
Le designazioni dei prodotti di cui al primo comma, i relativi codici della nomenclatura combinata, le suddivisioni Taric e i corrispondenti livelli dei massimali sono riportati negli allegati suddetti. Gli importi dei massimali vengono maggiorati ogni anno del 5 % del volume dell'anno precedente.
2. I massimali tariffari di cui al presente articolo sono soggetti a vigilanza comunitaria gestita dalla Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri, a norma dell'articolo 308d del regolamento (CEE) n. 2454/93. Lo scambio di informazioni in materia tra gli Stati membri e la Commissione avviene, per quanto possibile, per via telematica.
3. Le imputazioni sui massimali vengono effettuate a mano a mano che i prodotti sono presentati in dogana corredati di dichiarazioni di immissione in libera pratica e muniti di prove dell'origine secondo quanto previsto dalle disposizioni di cui all'articolo 1, paragrafo 3.
Una merce può essere imputata sul massimale soltanto se le prove dell'origine vengono presentate prima della data in cui è ripristinata la riscossione dei dazi doganali.
4. Non appena i massimali sono raggiunti, la Commissione può ripristinare, mediante adozione di un regolamento e sino al termine dell'anno di calendario, la riscossione dei dazi doganali effettivamente applicati ai paesi terzi in relazione alle importazioni dei prodotti in oggetto.
Articolo 5
Prodotti agricoli
1. Le importazioni nella Comunità di prodotti originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 ed elencati nell'allegato D beneficiano delle concessioni tariffarie indicate in detto allegato.
2. I dazi doganali all'importazione nella Comunità dei prodotti indicati nell'allegato E, originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 e ai vini originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafi 1 e 2, sono sospesi nei periodi, ai livelli ed entro i contingenti tariffari comunitari indicati a fronte di ciascuno di essi nel suddetto allegato.
I contingenti tariffari di cui al paragrafo 2 del presente articolo vengono gestiti dalla Commissione a norma degli articoli da 308a a 308c del regolamento (CEE) n. 2454/93. Lo scambio di informazioni in materia tra gli Stati membri e la Commissione avviene, per quanto possibile, per via telematica.
Ciascuno Stato membro garantisce in permanenza agli importatori dei prodotti in questione un accesso senza discriminazioni ai contingenti tariffari, fintantoché il saldo del volume contingentale corrispondente lo consente.
3. I dazi doganali applicabili alle importazioni nella Comunità di prodotti di "baby beef" definiti all'allegato F e originari dei paesi di cui all'articolo 1, paragrafo 1 corrispondono al 20 % del dazio ad valorem e al 20 % del dazio specifico previsti dalla tariffa doganale comune, entro i limiti di un contingente tariffario annuo di 10900 tonnellate, espresse in peso carcasse.
Il volume dei contingenti tariffari annui di 10900 tonnellate viene ripartito tra i paesi beneficiari come segue:
a) 1500 tonnellate (peso carcasse) di prodotti di "baby beef" originari della Bosnia-Erzegovina,
b) 9400 tonnellate (peso carcasse) di prodotti di "baby beef" originari della Croazia.
Tutte le domande d'importazione nei limiti di questi contingenti devono essere corredate di un certificato di autenticità, rilasciato dalle autorità competenti del paese esportatore, in cui si attesti che la merce è originaria del paese in questione e corrisponde alla definizione di cui all'allegato F. Il certificato è predisposto dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 6.
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 6
Le modalità dettagliate di applicazione dei contingenti tariffari relativi ai prodotti di "baby-beef" sono stabilite dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 43 del regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine(6).
Articolo 7
Le disposizioni necessarie per l'applicazione del presente regolamento diverse da quelle di cui all'aricolo 4, paragrafo 4, e all'articolo 6, in particolare:
a) le modifiche e gli adeguamenti tecnici resi necessari da modifiche dei codici della nomenclatura combinata e delle suddivisioni Taric,
b) gli adeguamenti resi necessari dalla conclusione di altri accordi tra la Comunità e i paesi di cui all'articolo 1, paragrafi 1 e 2 del presente regolamento;
sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo, 8, paragrafo 2.
Articolo 8
1. La Commissione è assistita dal comitato del codice doganale istituito ai sensi dell'articolo 247 del regolamento (CEE) n. 2913/92, in seguito denominato "il comitato".
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE.
Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3 della decisione 1999/468/CE è fissato ad un mese.
3. Il comitato adotta il proprio regolamento interno.
Articolo 9
Gli Stati membri e la Commissione collaborano strettamente affinché sia osservato il presente regolamento.
Articolo 10
Clausola di sospensione temporanea
1. Qualora risulti alla Commissione che esistono elementi di prova sufficienti di frode o mancanza di collaborazione amministrativa necessaria per la verifica delle prove dell'origine dai paesi di cui al presente regolamento, essa può adottare misure per sospendere del tutto o in parte i regimi previsti dal presente regolamento per un periodo di tre mesi, purché essa abbia preliminarmente:
- comunicato le proprie intenzioni al comitato di cui all'articolo 8, paragrafo 1;
- invitato gli Stati membri ad adottare i necessari provvedimenti cautelari che consentano di salvaguardare gli interessi finanziari della Comunità;
- pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee una notifica per indicare che esistono dubbi fondati in merito alla corretta applicazione dei regimi preferenziali da parte del paese beneficiario interessato, che possono rimettere in discussione il diritto di tale paese di continuare a godere dei vantaggi concessi dal presente regolamento.
2. Uno Stato membro può deferire al Consiglio la decisione della Commissione entro un termine di dieci giorni. Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, può adottare una decisione diversa entro un termine di trenta giorni.
3. Al termine del periodo di sospensione, la Commissione decide:
- di porre fine alla misura di sospensione provvisoria previa consultazione del comitato di cui al paragrafo 1; o
- di prorogare la misura di sospensione secondo la procedura di cui al paragrafo 1.
Articolo 11
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Esso si applica dal 1o gennaio 2000 al 31 dicembre 2001.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 17 dicembre 1999.

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