Document ID: 32003D0876

Decisione della Commissione
del 19 febbraio 2003
relativa alle misure cui il Regno di Spagna ha dato esecuzione in favore di Hilados y Tejidos Puigneró SA
[notificata con il numero C(2003) 518]
(Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/876/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato gli interessati ad inviare osservazioni, conformemente agli articoli succitati(1), e tenuto conto di dette osservazioni,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Con lettera del 12 marzo 2001 la Commissione, in seguito a una denuncia sporta da un terzo interessato del settore tessile, ha chiesto alle autorità spagnole di fornirle informazioni sulle presunte misure di aiuto. Successivamente, la Commissione ha ricevuto una nuova denuncia.
(2) Con lettera del 18 aprile 2001 la Spagna ha fornito informazioni incomplete in risposta agli interrogativi formulati dalla Commissione. Con lettera del 17 maggio la Commissione ha inviato un sollecito per ottenere le informazioni mancanti. Le autorità spagnole hanno risposto con lettere del 14, 25 e 29 giugno 2001.
(3) Con lettera del 19 settembre 2001 la Commissione ha informato la Spagna della propria decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE ed ha chiesto informazioni complementari sulle presunte misure di aiuto di Stato. Con lettera del 19 ottobre 2001 le autorità spagnole hanno chiesto una proroga del termine fissato per la risposta ed hanno fornito informazioni incomplete con lettere del 5 e 9 novembre 2001. Nella stessa lettera le autorità spagnole hanno risposto alla richiesta di informazioni riservate formulata dalla Commissione nella decisione di avvio del procedimento. La Commissione ha risposto con lettera del 26 ottobre 2001 che non poteva accogliere la richiesta della Spagna. Il 14 novembre 2001 i servizi della Commissione e le autorità spagnole, su richiesta di queste ultime, hanno partecipato a una riunione cui ha assistito anche l'Instituto Catalán de Finanzas (in prosieguo "ICF"). Con lettera del 14 dicembre 2001 la Commissione ha ingiunto alle autorità spagnole di fornirle le informazioni ancora mancanti che le sono state comunicate con lettere del 18 gennaio 2002 e dell'1 e 14 febbraio 2002. La lettera dell'1 febbraio 2002 conteneva in allegato una lettera del beneficiario dell'aiuto datata 23 gennaio 2002.
(4) La decisione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 1o dicembre 2001. La Commissione ha anche invitato gli interessati a presentare osservazioni. Alla Commissione non è pervenuta alcuna osservazione.
(5) Con decisione del 7 maggio 2002 la Commissione ha ampliato il procedimento al fine di includervi le nuove misure. La Commissione ha comunicato la sua decisione alle autorità spagnole con lettera del 13 maggio 2002. La Spagna ha presentato ulteriori informazioni il 2, 10 e 15 luglio 2002. La decisione di estendere il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 10 luglio 2002. La Commissione ha ricevuto un'osservazione il 15 luglio 2002 e, con lettera del 4 settembre 2002, ha invitato la Spagna a replicarvi. La Spagna ha presentato i suoi commenti al riguardo l'11 ottobre 2002.
II. DESCRIZIONE
1. Impresa beneficiaria
(6) l'impresa Hilados y Tejidos Puigneró SA (in prosieguo "Puigneró") è impegnata nella fabbricazione di filati e tessuti, nonché nelle finiture tessili, ed ha sede a Barcellona. l'impresa è stata fondata nel 1957 ed è di proprietà della famiglia Puigneró. Nel 1982 è stata trasformata in società per azioni. Puigneró possiede tre stabilimenti a Sant Bartomeu del Grau, Roda de Ter e Prats de Lluçanès, che sono tre zone assistite ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
(7) Il 10 novembre 2000 il Tribunale di primo grado (Juzgado de Primera Instancia) n. 4 di Vic (Barcellona) ha decretato la sospensione dei pagamenti e quindi lo stato d'insolvenza dell'impresa. La legge di sospensione dei pagamenti del 26 luglio 1922 concede la possibilità ad un'impresa, il cui attivo superi il passivo, di sospendere il pagamento di determinati debiti senza dover per questo interrompere l'attività commerciale, onde evitare che si aggravi la sua situazione economica. La decisione di revocare la sospensione dei pagamenti sta per essere adottata (può anche darsi che sia stata già adottata) sulla base degli accordi conclusi con i creditori.
(8) In base a dati del 1998, Puigneró era la principale impresa del settore in Spagna in termini di organico e la seconda in termini di fatturato. La seguente tabella riassume i dati essenziali dell'impresa:
SPAZIO PER TABELLA
(9) Secondo dati recenti, il fatturato nel 2001 è stato di 62 milioni di EUR, ossia inferiore del 32 % alle previsioni. Le perdite nel 2001 sono ammontate a 2,5 milioni di EUR. Il personale è stato ridotto a 780 dipendenti.
(10) Puigneró vende il 60 % della sua produzione nel territorio nazionale, il 30 % circa sul mercato europeo e il restante 10 % in Tunisia e in Marocco.
(11) Con un organico superiore a 250 persone, Puigneró non può essere considerata come una piccola o media impresa ai sensi della raccomandazione della Commissione del 3 aprile 1996 relativa alla definizione di piccola e media impresa(2).
2. Denunce
(12) Secondo il primo denunciante, Puigneró ha accumulato un debito considerevole nei confronti di vari enti pubblici che in parte comprende un importo elevato di imposte pregresse e di contributi sociali. Sempre secondo il primo denunciante il debito dell'impresa verso gli enti pubblici eccede il fatturato annuo. Soltanto il 2 % del debito concerne istituti bancari e si tratta principalmente di crediti commerciali garantiti da enti pubblici. Se ne può quindi dedurre che Puigneró non gode della fiducia dei mercati di finanziamento privato. Inoltre, secondo il denunciante, l'impresa ha beneficiato di un prestito di 2 miliardi di ESP (12,02 milioni di EUR) concesso da un ente pubblico, l'ICF, dopo che i tribunali avevano decretato la sospensione dei pagamenti. Detto denunciante sostiene inoltre che Puigneró ha falsato la concorrenza con questo patente inadempimento dei suoi obblighi pubblici e che in passato a più riprese l'impresa ha beneficiato della sospensione dei pagamenti.
(13) Anche il secondo denunciante insiste sull'importo considerevole del debito fiscale e del debito nei confronti della Previdenza sociale contratto dall'impresa. A suo avviso le autorità pubbliche non hanno proceduto esecutivamente al recupero del debito. Inoltre il denunciante teme che il prestito succitato sia assistito da garanzie valide che lo configurerebbero come un aiuto di Stato.
(14) Inoltre in una lettera successiva, i due denuncianti contestano la politica di prezzi praticata dall'impresa, in particolare nel settore dei tessili finiti. Essi affermano che Puigneró falsa la concorrenza sul mercato di cui trattasi vendendo i suoi prodotti a prezzi inferiori al costo di produzione.
(15) La Commissione ha ricevuto una terza lettera dal primo denunciante che manifestava la sua preoccupazione per il fatto che Puigneró, continuando a beneficiare di un trasferimento di risorse pubbliche, alterasse le condizioni degli scambi nel mercato. Tuttavia questa denuncia è stata ritirata qualche mese dopo.
3. Mercato
(16) Il mercato tessile della Comunità è un mercato saturo ed estremamente concorrenziale. Vari segmenti del settore tessile sono caratterizzati da sovraccapacità di produzione. All'interno della Comunità il settore tessile e quello dell'abbigliamento hanno perso vari posti di lavoro, il che ha comportato in questi ultimi anni una riduzione del numero di imprese attive in questi settori. Tra il 1995 e il 1999 la produzione è scesa in tutti i sottosettori dell'industria tessile, esclusi i tessili industriali e di altro tipo, la cui produzione è leggermente aumentata, a prezzi costanti. Le diminuzioni maggiori sono quelle registrate nei filati e filo, seguite dalle finiture tessili. Del pari è sceso il consumo apparente di tessili(3).
(17) Il settore dei filati è il più preoccupante per l'impresa anche a causa della sua scarsa redditività e competitività di fronte ai concorrenti asiatici e nordafricani. Questo settore rappresenta il 23 % del fatturato totale, secondo i dati relativi all'esercizio 2000. I tessuti finiti e stampati rappresentano la voce principale del fatturato annuo dell'impresa, ossia il 50,6 % nel 2000.
4. Le misure di aiuto
(18) In favore di Puigneró sono state adottate le seguenti misure di aiuto:
4.1. Misure adottate dall'Instituto Catalán de Finanzas (ICF)
(19) l'ICF è un ente pubblico facente capo alla Consejería de Economía y Finanzas de la Generalidad de Cataluña (ministero regionale catalano dell'Economia e delle Finanze). l'ICF è stato istituito con legge n. 2/1985 del 14 gennaio 1985 al fine di assistere la Generalidat nell'esercizio dei poteri che le sono conferiti dallo statuto di autonomia della Catalogna in materia finanziaria e per servire da principale strumento della politica di credito pubblico della Generalidad. Nel 1998 l'ICF ha cambiato forma giuridica passando da agenzia finanziaria autonoma a ente di diritto pubblico soggetto al diritto privato. Le risorse materiali di ICF e la sua capacità di assumere i rischi sono stabiliti annualmente nel bilancio della Generalidad de Cataluña. Le priorità settoriali cui ICF deve attenersi(4) sono determinate da vari dipartimenti della Generalidat. In quanto ente dipendente dal governo autonomo di Catalogna, l'ICF è soggetto al controllo parlamentare. Pertanto ogni trimestre deve presentare una relazione sugli avvalli e prestiti concessi nonché sui risultati trimestrali. l'ICF è anche soggetto a meccanismi di controllo esterni istituiti dalla legge delle finanze pubbliche di Catalogna e dallo statuto dell'impresa pubblica catalana (statuto delle imprese pubbliche catalane). Pertanto i documenti di bilancio e i libri contabili di ICF sono controllati dagli organismi competenti dell'amministrazione catalana. I dirigenti di ICF sono nominati dalla Generalidad. Nella Junta de Gobierno (comitato direttivo) di ICF partecipano il direttore generale della politica finanziaria e il direttore generale del bilancio e del tesoro. ICF ha concesso i prestiti e le garanzie qui di seguito descritti.
(20) Prestito concesso nel 1993: 500 milioni di ESP (circa 3 milioni di EUR). Tale prestito è stato concesso il 23 aprile 1993 e formalizzato il 28 aprile 1993 per una durata iniziale di sei anni con un periodo di tolleranza di due anni. Durante i quattro anni seguenti i rimborsi del capitale erano trimestrali (31250000 di ESP per rata). Il tasso d'interesse era pari al Mibor a tre mesi maggiorato dell'1 %. Il 30 maggio 1996 la durata del prestito è stata prolungata a dieci anni. A tale data già erano state pagate le prime tre rate come previsto. Il saldo doveva essere ammortizzato in 85 quote mensili di 4779412 ESP (28725 EUR).
(21) Puigneró ha garantito il prestito con un'ipoteca sui suoi complessi industriali di Prats de Lluçanès. l'ipoteca era di un valore totale di 970 milioni di ESP (5829817 EUR), di cui 50 milioni di ESP (300506 EUR) corrispondevano alle spese amministrative. All'epoca il complesso industriale in questione già risultava gravato da quattro ipoteche di cui due, per un valore totale di 500 milioni di pesetas, risalivano rispettivamente al 31.7.1992 e al 4.9.1992. La terza era di 50 milioni di ESP (300506 EUR). Nella quarta ipoteca non figurano indicazioni del valore. I conti annuali del 1995 registrano tale ipoteca per un valore totale di 1200000000 di ESP (7212145 EUR), però tale importo corrisponde sia al complesso industriale di Prats de Lluçanès che a quello di Roda de Ter, il cui valore era di 3,5 volte superiore. Il valore del prestito garantito da detta ipoteca ammontava nel 1995 a 495350000 ESP (2977114 EUR). La decisione di ICF precisa che il prestito doveva anche essere garantito da azioni dell'impresa detenute dall'azionista principale di cui però non vi è alcun riferimento nel documento originale. Tale garanzia è tuttavia citata nel rinnovo del 1996.
(22) Il saldo dovuto all'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti era di 82678246 di ESP (49690627 EUR).
(23) Avallo concesso nel 1996: 600 milioni di ESP (circa 3,61 milioni di EUR): l'avallo, concesso il 2 luglio 1996 e formalizzato il 10 luglio 1996 per un periodo di tre anni, era destinato a garantire una serie di linee di credito commerciale di varie banche fino ad un importo massimo di 600 milioni di ESP (3,61 milioni di EUR). I crediti forniti dalle banche dovevano ammontare complessivamente a 750 milioni di ESP (4,51 milioni di EUR). Tale avallo è stato prorogato per altre due anni il 31 marzo 1999. Il costo dell'avallo è rappresentato dalle competenze (0,5 %) cui vanno sommate le spese amministrative e il premio di rischio (1,75 %).
(24) Puigneró ha portato in garanzia un'ipoteca su sette proprietà, l'avallo personale dell'azionista principale e 9620 azioni dell'impresa (pari al 66,8 % delle azioni dell'impresa). Due delle proprietà formavano parte del complesso industriale di Prats de Lluçanès, mentre le altre erano costituite da appartamenti e case situate a Prats de Lluçanès(5). l'ipoteca era di un valore massimo di 1135055866 ESP (6821823 EUR), di cui 105586592 ESP (634588 EUR) corrispondevano a spese amministrative. Tale importo totale corrisponde al valore di un caso di vendita forzata citato nel contratto. Il valore nominale di ciascuna azione è di 500000 ESP; il valore in caso di vendita forzata di ciascuna azione indicato nel contratto è di 17954 ESP. La copertura massima rappresentata dall'insieme delle azioni ammonta a 154944134 ESP (931233 EUR).
(25) Non è stato necessario fare valere l'avallo iniziale né quello prorogato la prima volta in quanto sono state soddisfatte tutte le obbligazioni. Varie proprietà erano già state sequestrate dal fisco e ipotecate in favore di altri creditori. Sembra che, più tardi, sia stata aggiunta come garanzia un'altra ipoteca su una proprietà degli azionisti principali.
(26) Avallo concesso nel 1998: 500 milioni di ESP (circa 3 milioni di EUR): l'avallo è stato concesso il 4 giugno 1998 per un periodo massimo di tre anni a copertura del 50 % del valore di varie polizze di sconto di fatture stipulate da Puigneró con due banche. Il costo dell'avallo è identico al precedente e Puigneró lo ha garantito con un'ipoteca su 23 proprietà, di cui 15 gli appartenevano direttamente e 8 appartenevano all'azionista principale. Si trattava di proprietà facenti parte del complesso industriale di San Bartolomeo del Grau oppure di case situate in detta località. Il valore in caso di vendita forzata dell'insieme di tali proprietà indicato nell'avallo è di 1075 milioni di ESP. Sembra che neppure tale avallo sia stato fatto valere.
(27) Gli accordi di concessione dei due avalli contengono una clausola di revisione del valore delle garanzie apportate e di compensazione con altre garanzie in caso di diminuzione del valore contabile delle azioni pari o superiore al 10 %. È indubbio che ciò è quanto è successo allorché l'impresa è stata dichiarata insolvente dal Tribunale nel novembre 2000. ICF afferma tuttavia di non aver applicato la clausola di compensazione con altri attivi patrimoniali in quanto non era a conoscenza della loro esistenza.
(28) Proroga degli avalli nel luglio 2001: riduzione a un totale di 800 milioni di ESP (4,8 milioni di EUR): gli avalli del 1996 e del 1998 sono stati prorogati ulteriormente il 17 luglio 2001 per una durata di due anni (fino al 2003). In tale occasione l'ammontare totale coperto è stato ridotto a 800 milioni di ESP (4,8 milioni di EUR). Il premio di rischio è rimasto immutato e non è stata aggiunta alcuna garanzia.
(29) Modifica degli avalli nel novembre 2001: il 29 novembre 2001 i due avalli sono stati di nuovo modificati, riducendone la copertura a 300 milioni di ESP (1,8 milioni di EUR). Tale ammontare è stato utilizzato per garantire un prestito destinato al pagamento delle indennità di licenziamento connesse alla ristrutturazione (essenzialmente quelle derivanti dalla chiusura dello stabilimento di Roda de Ter). Tale garanzia, al pari delle altre, vale fino al luglio 2003. Le ipoteche che garantivano l'avallo non hanno subito modifiche. La Spagna afferma che il valore reale della garanzia ammontava complessivamente a 800 milioni di ESP (4,81 milioni di EUR).
(30) Prestito concesso il 14 dicembre 2000: si tratta di un prestito di 2000 milioni di ESP (12,02 milioni di EUR), della durata iniziale di un anno, che è stato però successivamente rinnovato due volte per un anno. Il tasso d'interesse è l'Euribor a tre mesi + 1 %. Il prestito è subordinato alla realizzazione di una serie dettagliata di misure nel 2001 e mira a migliorare temporaneamente la situazione di tesoreria dell'impresa. Si tratta quindi di un prestito esplicitamente concepito come una misura transitoria destinata a permettere all'impresa di coprire le spese correnti e di proseguire "normalmente" la sua attività.
(31) Le garanzie sul prestito consistono in un'ipoteca su 27 proprietà dell'impresa (inclusi i tre complessi industriali) e su 10 proprietà dell'azionista principale, nonché in azioni dell'impresa apportate dagli azionisti (le 14400 azioni hanno un valore nominale di 500000 ESP ciascuna) e in un avallo personale dei principali azionisti. Il valore in caso di vendita forzata delle proprietà citate nell'ipoteca ammonta a 3570 milioni di ESP (21396 030,92 EUR). Quanto alle proprietà degli azionisti, non è stata fornita alcuna stima.
(32) Puigneró ha pagato gli interessi dovuti per il prestito almeno fino al novembre 2001.
(33) Accordo di proroga delle scadenze e di cancellazione del debito concluso nell'ambito della procedura di sospensione dei pagamenti: l'ICF ha sottoscritto l'accordo concluso tra Puigneró e i suoi creditori privilegiati. Tale accordo non riguarda il prestito del 2000, che è stato concesso quando già era iniziata la procedura di sospensione dei pagamenti. Il debito che forma oggetto della procedura di sospensione dei pagamenti ammonta complessivamente a 149590014 ESP (899054 EUR). Il 39,70 % del debito doveva essere ammortizzato mediante la vendita del complesso industriale di Roda de Ter. Quanto al resto, ICF sottoscriveva l'accordo concluso con i creditori ordinari, che prevede la cancellazione del 70 % del debito.
4.2. Proroga delle scadenze e cancellazione del debito nei confronti della Previdenza sociale (Seguridad Social)
(34) La Previdenza sociale ha applicato il tasso d'interesse legale a tutti i debiti. Come risulta dai conti annuali, il debito fiscale alla chiusura di ciascun esercizio era quello indicato nella seguente tabella.
SPAZIO PER TABELLA
(35) Quanto ai diversi accordi di proroga delle scadenze e di rinegoziazione del debito accumulato, va precisato che sono stati conclusi almeno i seguenti accordi(6):
SPAZIO PER TABELLA
(36) Affinché gli accordi entrassero in vigore Puigneró doveva iscrivere le ipoteche nel registro pubblico e soddisfare le obbligazioni correnti nonché effettuare i pagamenti previsti. La Commissione osserva tuttavia che nei conti annuali del 1995, 1996, 1996, 1997, 1998 e 1999 figura un'ipoteca a favore della Previdenza sociale del valore di 4612105000 ESP (27719309 EUR). Tale importo aumenta soltanto nei conti annuali del 2000 passando a 8815705000 ESP (52983454 EUR). Le ipoteche citate riguardavano unicamente il complesso industriale di Roda de Ter.
(37) Dato il mancato rispetto dell'accordo del 1996, la Previdenza sociale ha sequestrato i seguenti attivi dell'impresa:
SPAZIO PER TABELLA
(38) l'accordo del 1999 è stato firmato in novembre, benché Puigneró avesse ripetutamente ignorato le condizioni contenute negli accordi precedenti. Il nuovo accordo comprendeva il debito oggetto degli accordi precedenti nonché il debito accumulato successivamente. Oltre alle clausole comuni agli altri accordi, quest'ultimo accordo prevede espressamente che le autorità si riservano il diritto di far valere gli avalli in caso di inadempimento dell'accordo e di trasformare i sequestri in ipoteche sulle proprietà portate in garanzia. l'accordo precisa inoltre che in caso di inadempimento - anche se minimo - le autorità avvieranno la procedura di esecuzione forzata. Secondo il Regno di Spagna tale accordo in realtà non è mai stato applicato, dato che l'impresa non ha potuto far fronte ai suoi pagamenti.
(39) Puigneró non ha rispettato le condizioni stabilite negli accordi di cui sopra. La Previdenza sociale non ha ricevuto alcun pagamento degli interessi corrispondenti ai debiti rinegoziati.
(40) Visti i considerando da 35 a 39, la Commissione conclude che i debiti accumulati successivamente all'accordo del 1989 non erano stati coperti da alcuna garanzia fino al sequestro del 1997. Inoltre, conformemente agli accordi di rinegoziazione del debito, veniva ipotecato unicamente il complesso industriale di Roda de Ter. I sequestri comprendevano abitazioni e il complesso industriale di Sant Bartomeu del Grau. Il complesso industriale e gli alloggi di Prats de Lluçanès non erano stati presi in considerazione.
(41) Il debito nei confronti della Previdenza sociale riconosciuto nella procedura di sospensione dei pagamenti ammonta a 7871 milioni di ESP (47,3 milioni di EUR) ripartiti come segue:
SPAZIO PER TABELLA
(42) Il 16.7.2002 Puigneró è giunto ad un accordo con tutti i suoi creditori privilegiati (ad eccezione di uno) in merito alla rinegoziazione e alla cancellazione del debito. Puigneró si impegnava a vendere nell'arco di tre anni lo stabilimento di produzione di Roda de Ter fissandosi come obiettivo un prezzo di vendita di 47 milioni di EUR. I proventi della vendita dovevano servire a pagare a ciascun creditore privilegiato almeno il 39,7 % del suo debito (18818879,24 EUR caso della Previdenza sociale). Qualora il prezzo di vendita fosse più elevato, la differenza sarebbe distribuita fra l'insieme dei creditori. Il 70 % del debito restante verrebbe cancellato e il 30 % (8546552,84 EUR caso della Previdenza sociale) verrebbe rimborsato nell'arco di 12 anni alle seguenti condizioni: un periodo di tolleranza di un anno, rate crescenti e un tasso d'interesse del 3 %. Tra gli altri creditori privilegiati, hanno sottoscritto l'accordo la Agencia Catalana del Agua, l'Instituto Oficial de Crédito e l'ICF.
4.3. Proroga della scadenza e cancellazione del debito fiscale
(43) Il debito fiscale è diminuito tra il 1992 e il 1994 e nel 1997. Nel 1998 e negli anni successivi è notevolmente aumentato. Anche il fisco (Agencia Tributaria) ha applicato il tasso d'interesse legale all'insieme dei debiti e gli interessi dovuti dovevano essere pagati congiuntamente al capitale. Secondo i conti annuali, il debito fiscale alla chiusura di ciascun esercizio ammontava agli importi indicati nella tabella in appresso.
SPAZIO PER TABELLA
(44) Per quanto concerne i diversi accordi di proroga delle scadenze e di rinegoziazione del debito accumulato, va segnalato che sono stati sottoscritti perlomeno i seguenti accordi(7):
SPAZIO PER TABELLA
(45) l'entrata in vigore di ciascuno di detti accordi era subordinata alla condizione che Puigneró iscrivesse le ipoteche nel registro pubblico. Inoltre, Puigneró era anche tenuto a rispettare i suoi obblighi correnti e a versare le rate previste. Del resto l'accordo del 1999 prevede espressamente che le autorità si riservino il diritto di far valere gli avalli in caso di inadempimento dell'accordo. Quanto all'accordo del 1999 con la Previdenza sociale, le autorità si erano riservate il diritto di convertire i sequestri in ipoteche sulle proprietà portate in garanzia. Inoltre tale accordo prevede che al verificarsi del minimo inadempimento, le autorità inizieranno la procedura di esecuzione forzata.
(46) Puigneró non ha rispettato le condizioni stabilite in detti accordi. Puigneró ha pagato soltanto le prime rate.
(47) Quando Puigneró ha cessato di pagare gli importi previsti, il fisco ha deciso di sequestrare e ipotecare proprietà per un valore equivalente al debito. Sono stati effettuati i seguenti sequestri degli attivi dell'impresa secondo l'elenco della risoluzione che ha decretato lo stato di sospensione dei pagamenti dell'impresa:
SPAZIO PER TABELLA
(48) Considerato quanto sopra la Commissione conclude, innanzi tutto, che il fisco sembra avere considerato che il complesso di Roda de Ter costituisse una garanzia sufficiente fino al 1996, data in cui ha proceduto al sequestro di case e appartamenti a Prats de Lluçanès.
(49) All'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti, le ipoteche coprivano un importo totale di 3486 milioni di ESP. Il debito riconosciuto al fisco nel quadro della procedura di sospensione dei pagamenti ammontava a 7584 milioni di ESP (45,6 milioni di EUR) ripartito come segue:
SPAZIO PER TABELLA
(50) Conformemente all'accordo concluso il 16.7.2002 tra Puigneró e i suoi creditori privilegiati, il fisco doveva ricevere almeno 18550936,36 EUR dalla vendita dello stabilimento di Roda de Ter. Quanto al resto del debito, anche il fisco aveva sottoscritto l'accordo concluso con i creditori ordinari e a tale titolo doveva ricevere 8424303 di ESP supplementari nell'arco di dodici anni.
4.4. Proprietà, ipoteche, sequestri e valore degli attivi
(51) Come si è visto sopra, quasi tutte le proprietà erano state portate in garanzia per vari debiti, prestiti e avalli durante il periodo in causa. l'allegato I riassume la situazione. I conti annuali dell'esercizio 2000 presentano la seguente situazione:
SPAZIO PER TABELLA
(52) Le proprietà dell'impresa figurano con il valore in base al quale sono state iscritte nel Registro de la Propriedad (conservatoria dei registri immobiliari). Alcune di esse sono state iscritte negli anni '60 e '70, però la maggior parte era stata iscritta negli anni '80. Di conseguenza le ipoteche che gravano su tali proprietà superano di molto il valore menzionato nella conservatoria.
(53) In occasione dell'accordo firmato nel 1992 con il fisco, il dipartimento tecnico del fisco (Agencia Tributaria) aveva effettuato una stima degli attivi da ipotecare. 20 proprietà, inclusi i complessi industriali di Sant Bartomeu del Grau, Roda de Ter e Prats de Lluçanès, quest'ultimo molto più piccolo, erano stati valutati a 8994 milioni di ESP (54,1 milioni di EUR)(8).
(54) Un esperto indipendente ha effettuato un'altra valutazione il 20 maggio 2001, riguardante unicamente il complesso industriale di Roda de Ter (n. 2.994), valutato a 10000 milioni di ESP (60101210 EUR). Secondo la Spagna non sono state effettuate altre valutazioni delle altre proprietà fino alla rivalorizzazione del luglio 2001.
(55) Il Juzgado aveva ingiunto a Puigneró di incaricare un esperto indipendente della valutazione di tutti i suoi attivi. La valutazione reca la data del 21 luglio 2001 ed è stata effettuata per determinare il patrimonio dell'impresa in vista della procedura di sospensione dei pagamenti. Detta stima del 2001 contiene le valutazioni indicate nella tabella seguente. La Commissione constata che l'auditor non ha approvato nella contabilità di Puigneró la creazione di un riserva di rivalorizzazione come conseguenza della nuova stima. Nella sua relazione sul bilancio dell'anno 2000, l'auditor segnala che la riserva di rivalorizzazione introdotta nei fondi propri non è conforme ai principi contabili(9).
SPAZIO PER TABELLA
(56) Sulla base di detta valutazione degli attivi, la Commissione ha effettuato una stima del loro valore nel corso degli anni precedenti basandosi su un tasso di crescita costante e identico per i complessi industriali di Roda de Ter e di Sant Bartomeu del Grau. Dato che il Regno di Spagna non ha fornito informazioni più precise, alla Commissione non resta altra alternativa che basarsi su questi calcoli, che sono descritti all'allegato II della presente decisione.
III. RAGIONI CHE HANNO MOTIVATO l'AVVIO DEL PROCEDIMENTO AI SENSI DELl' ARTICOLO 88, PARAGRAFO 2
(57) La Commissione ha ritenuto che esistessero indizi secondo cui le condizioni nelle quali Puigneró aveva potuto rinviare il pagamento del debito contratto con gli organismi pubblici contenevano elementi di aiuto di Stato. Un fattore che ha particolarmente contribuito a tale constatazione da parte della Commissione è stato il lungo periodo di tempo durante il quale sono stati accumulati i debiti. Non sembrava che le autorità spagnole avessero adottato le misure esecutive previste dalla legislazione spagnola per recuperare i loro crediti. Inoltre, secondo le informazioni fornite dalle autorità spagnole, era prevista almeno una cancellazione parziale del debito in questione.
(58) Secondo la Commissione, vari indizi lasciavano supporre che le condizioni di concessione del prestito di 12,02 milioni di EUR contenessero elementi di aiuto di Stato dal momento che Puigneró sembrava essere un'impresa in difficoltà e dato che il finanziamento le era stato accordato da un organismo pubblico ad un tasso di interesse identico a quello applicato alle imprese che non incontrano difficoltà economiche. Inoltre, non era chiaro che le garanzie del prestito fossero valide e sufficienti.
(59) Nel corso dell'indagine è emerso chiaramente che Puigneró aveva già ricevuto altri prestiti nel 1993 nonché due avalli, rispettivamente nel 1996 e nel 1998 dallo stesso organismo pubblico, l'ICF. Dato che Puigneró già si trovava in difficoltà non si poteva escludere che le garanzie fornite, consistenti essenzialmente negli stessi attivi con i quali si garantivano tutte le altre transazioni, fossero sufficienti e valide. Di conseguenza, visto il costo poco elevato del prestito e degli avalli, non si poteva escludere che anche dette transazioni contenessero elementi di aiuto di Stato.
IV. OSSERVAZIONI DEI TERZI INTERESSATI E REPLICA DELLA SPAGNA
(60) Secondo la Federazione belga delle imprese tessili (Febeltex), le imprese tessili belghe attive nel settore dell'abbigliamento da molto tempo concorrono con Puigneró a condizioni sfavorevoli. Febeltex afferma che Puigneró applica prezzi di vendita anormalmente bassi sul mercato e in particolare nel Regno Unito. Febeltex sostiene inoltre che le attività di Puigneró falsano la concorrenza, dato che l'impresa ha strappato ai suoi concorrenti europei un'importante quota di mercato sul mercato del Benelux e della Spagna.
(61) Secondo il Regno di Spagna, Puigneró non è mai stato presente sul mercato belga dell'abbigliamento bensì nei settori dei filati e di tessili finiti.
V. OSSERVAZIONI DELLA SPAGNA E DI PUIGNERÓ
(62) Le autorità spagnole sostengono che Puigneró è un'impresa in crisi, che incontra difficoltà economiche transitorie nei confronti della quale è stata dichiarata la procedura di sospensione dei pagamenti per permettere alle autorità di recuperare almeno una parte dei loro crediti. Tale procedura si applica in situazioni nelle quali i problemi economici sono transitori e possono essere superati.
(63) La Spagna afferma inoltre che non si possono accusare le autorità spagnole di non aver adottato provvedimenti visto che hanno sempre accordato proroghe delle scadenze dei pagamenti conformemente alla legislazione in vigore, con garanzie e rate corrispondenti. Inoltre l'interesse di mora applicato è quello previsto dalla legislazione spagnola.
(64) Tuttavia il Regno di Spagna ha riconosciuto che le autorità non hanno cercato di liquidare nessuno degli attivi dell'impresa che servivano da garanzia dei debiti pubblici. Le autorità spagnole si giustificano invocando la legge sulla sospensione dei pagamenti del 26 luglio 1922 la quale impedisce ai creditori di presentare istanza di fallimento fintantoché è in corso la procedura di sospensione dei pagamenti.
(65) La Spagna adduce due ragioni fondamentali per il mancato avvio della procedura di vendita forzata. Innanzi tutto, il diritto spagnolo del lavoro accorda un trattamento preferenziale ai dipendenti e, in secondo luogo, la liquidazione forzata degli attivi avrebbe probabilmente ottenuto un prezzo inferiore a quello di mercato. Le autorità spagnole ritengono che l'opzione di accordare proroghe ed effettuare sequestri è stata più positiva in quanto ha permesso loro di trovarsi in migliore situazione nella procedura concorsuale di sospensione dei pagamenti.
(66) Del pari, le autorità spagnole sostengono di aver agito come avrebbe fatto un creditore diligente, operando sequestri e iscrivendo ipoteche sugli attivi di Puigneró per un valore equivalente agli importi reclamati. Di conseguenza le autorità spagnole affermano che le garanzie erano sufficienti per coprire tutto il debito.
(67) Quanto alla situazione attuale, le autorità sostengono che se dovessero ricorrere alla vendita forzata, sarebbe estremamente difficile per loro recuperare tutto il credito in parte per il fatto che le indennità salariali sono privilegiate rispetto a qualsiasi altro credito e in parte a causa del prezzo modesto che otterrebbero dall'asta pubblica degli attivi ipotecati.
(68) Dal canto suo l'impresa suppone che motivi di ordine pratico abbiano potuto indurre le autorità a non procedere alla vendita forzata degli attivi dato che è più facile per le autorità pubbliche recuperare i loro crediti permettendo all'impresa di proseguire la sua attività anziché procedere alla vendita forzata della stessa.
(69) Per quanto concerne gli accordi che Puigneró ha concluso con ICF, quest'ultimo afferma che le garanzie fornite sono sempre state sufficienti per coprire i prestiti e gli avalli concessi. Benché i beni, 27 circa (inclusi tutti gli stabilimenti industriali), per la maggior parte siano già stati sequestrati dalla Previdenza sociale e dal fisco e malgrado dieci altre proprietà degli azionisti servano da garanzia ad avalli precedenti concessi dallo stesso ICF, ICF si dichiara convinto del fatto che il resto dell'ipoteca è sufficiente per coprire il nuovo prestito di 12,02 milioni di EUR accordato nel dicembre 2000.
(70) Allo stesso tempo la Spagna sostiene che tenuto conto del carattere semi-montano della regione nella quale sono situati gli stabilimenti e del valore considerevole degli stessi, è poco probabile che la vendita forzata degli attivi generi introiti equivalenti al loro valore totale.
(71) Le autorità spagnole concludono che la loro azione è stata conforme alla normativa vigente. Di conseguenza, a loro avviso, un creditore privato avrebbe agito nello stesso modo e quindi le misure non costituiscono aiuto.
(72) Infine, la Spagna allude anche a determinati obiettivi pubblici: ad esempio, i villaggi nei quali sono situati due dei tre grandi complessi industriali sono molto piccoli: Sant Bartomeu del Grau ha 1215 abitanti e Prats Lluçanès circa 2790. Secondo la Spagna, nella procedura di sospensione dei pagamenti in corso, l'azione delle autorità pubbliche (in ogni caso della Generalidad de Cataluña) obbedisce soprattutto alla preoccupazione di ridurre al minimo l'impatto economico e sociale che potrebbe derivare dalla situazione difficile di Puigneró.
(73) Nella lettera del 23 gennaio 2002, Puigneró adduce argomenti analoghi per dimostrare che non ha beneficiato di aiuti illegali. Quanto al prestito di ICF del 2000, Puigneró precisa, a sostegno della sua posizione, che con le garanzie di cui disponeva avrebbe potuto ottenere un prestito da fonti private alle stesse condizioni.
VI. PIANO DI REDDITIVITÀ
(74) La Spagna ha presentato un piano di redditività preparato per Puigneró da una società di consulenza di Barcellona. Il piano reca la data del novembre 2000.
(75) Quanto alle cause delle difficoltà economiche dell'impresa, il piano invoca principalmente l'effetto della mondializzazione e la forte competitività dei prezzi dei produttori situati al di fuori del mercato europeo che hanno determinato condizioni di mercato molto diverse. Quanto alle prospettive dell'impresa, era previsto che il fatturato rimanesse stabile ad un livello analogo a quello del 1999 e 2000. Poiché si prevedeva una diminuzione dei prezzi, il piano contava su un aumento della produzione. Inoltre, secondo le previsioni, il volume delle vendite doveva aumentare a un ritmo annuo di circa il 9 % tra il 2003 e il 2005. Pertanto non era prevista una riduzione della capacità di produzione dell'impresa.
(76) Il piano è alquanto generico per quanto riguarda gli aspetti finanziari. Infatti non prevede alcun contributo degli investitori alla ristrutturazione dell'impresa. Né indica chiaramente il costo totale della ristrutturazione e non precisa neppure le fonti di finanziamento della stessa (calendario, metodo di reperimento dei finanziamenti, ecc.). Una "fonte di finanziamento" importante doveva essere la remissione del debito da parte delle autorità pubbliche.
(77) Nella lettera del luglio 2002 le autorità spagnole hanno presentato una nuova versione del piano di redditività aggiornato da Puigneró. Riassumendo, secondo la nuova versione, l'impresa prevede una riduzione di capacità delle linee deficitarie (principalmente filatura). Essa chiuderà lo stabilimento di Roda de Ter, il che porterà successivamente a riduzioni in altri settori, tra cui la tessitura. In futuro si concentrerà sui prodotti di maggior valore aggiunto, tra cui i tessili finiti. Di conseguenza è stato effettuato un taglio notevole del personale.
(78) l'impresa prevede di generare profitti lordi di esercizio a partire dal 2002 e risultati positivi a partire dal 2004. Grazie a tali fondi e ai proventi del disinvestimento di attivi improduttivi l'impresa conta far fronte alle obbligazioni derivanti dalla procedura di sospensione dei pagamenti.
VII. VALUTAZIONE
1. Situazione economica di Puigneró
(79) Da molto tempo Puigneró si trova in una situazione finanziaria difficile. Innanzi tutto Puigneró ha sottoscritto accordi di proroga delle scadenze o frazionamento del debito con la Previdenza sociale e con il fisco in varie occasioni, perlomeno nel 1989, 1990, 1992, 1996, 1999 e 2000. Secondo i dati finanziari disponibili, da anni l'impresa non dispone più di fondi propri sufficienti. l'evoluzione del suo capitale è stata la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(80) Come si può vedere dalla tabella, alla fine del 1994 Puigneró aveva già esaurito la maggior parte dei suoi fondi propri(10). Il 7.6.1994 il capitale sociale dell'impresa è aumentato di 2616 milioni di ESP (15722476,65 EUR). I fondi propri non raggiunsero un livello sufficientemente elevato fino al secondo aumento di capitale nel 1996. Al ripristino del livello dei fondi propri ha contribuito in grande misura anche la rivalorizzazione degli attivi successivamente annullata per compensare in parte i deficit accumulati. Di conseguenza, per la parte equivalente alla rivalorizzazione, non vi è stato apporto di capitale nuovo.
(81) Durante l'esercizio 2000 le perdite totali sono salite a - 17421 milioni di ESP (- 104,7 milioni di EUR), ossia a un livello superiore al fatturato dell'impresa che ammontava a 14914 milioni di ESP (89,6 milioni di EUR). Oltre ai normali costi di gestione, tra le spese figuravano 1748 milioni di ESP (10,5 milioni di EUR) di spese straordinarie e 8166 milioni di ESP (49,1 milioni di EUR) di oneri corrispondenti a esercizi precedenti.
(82) Puigneró ha ripristinato parzialmente il livello dei suoi fondi propri, quantunque non a un livello sufficiente, nel 2000, introducendo una riserva di rivalorizzazione in seguito all'aumento del valore degli attivi fissi dell'impresa (proprietà) per effetto della valutazione effettuata dall'esperto indipendente (il 21 luglio 2001, cfr. considerando 51-56). In tal modo il valore contabile di detti attivi è aumentato più del 150 %. Secondo il rapporto dell'auditor sul bilancio di Puigneró per l'anno 2000, la riserva di rivalorizzazione introdotta nei fondi propri non è conforme ai principi contabili generalmente accettati. Occorre pertanto dedurre 14422 milioni di ESP (86,68 milioni di EUR) dai fondi propri dell'impresa. Ciò significa che nel 2000 i fondi propri dell'impresa ammontavano in totale a - 11221 milioni di ESP (67,44 milioni di EUR). Di fatto, a causa dei numerosi dubbi sui conti annuali di Puigneró, gli auditor non si sono pronunciati sulla situazione contabile, ma hanno redatto un rapporto di audit per l'esercizio 2000 nel quale manifestavano le loro riserve.
(83) Puigneró ha incluso nel suo piano aggiornato di redditività un bilancio provvisorio adottato al 31 dicembre 2001. In tale bilancio la riserva di rivalorizzazione è inclusa nei fondi propri. Ciononostante, pure includendo tale riserva di rivalorizzazione nei fondi propri, il coefficiente di solvibilità di Puigneró (38,7 %) resta insufficiente. Inoltre è chiaro che a partire da tale data non sono stati iniettati fondi nuovi nell'impresa per dotarla del capitale di cui ha tanto bisogno.
(84) Un'altra prova delle prolungate difficoltà economiche dell'impresa è il fatto che in nessun anno Puigneró è riuscito a soddisfare pienamente le sue obbligazioni fiscali e quelle nei confronti della Previdenza sociale sia per quanto riguarda le nuove obbligazioni che le rate previste da accordi anteriori. Benché la Commissione non disponga di informazioni esatte al riguardo per l'anno 1993, occorre segnalare che proprio in tale anno l'impresa ha registrato perdite considerevoli malgrado avesse ottenuto previamente le rinegoziazione del suo debito fiscale.
(85) Infine, occorre tener conto del fatto che durante il periodo in esame, l'impresa era presente in un settore caratterizzato da intensa concorrenza da parte di paesi terzi non appartenenti all'UE (cfr. i considerando 16 e 17).
(86) Di conseguenza, si deve concludere che l'impresa si trova in una situazione economica grave almeno dal 1993, situazione che è sfociata nell'attuale procedura di sospensione dei pagamenti. l'impresa corrisponde pertanto alla definizione d'impresa in difficoltà secondo gli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione.
2. Aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato
(87) Ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(88) Le misure descritte nei considerando 6-56 sono state concesse dallo Stato o mediante fondi statali. Il fisco e la Previdenza sociale fanno parte dello Stato. l'ICF è un'istituzione pubblica che dipende dalla Consejería de Economía y Finanzas de la Generalidad de Cataluña. Quando viene concesso un vantaggio selettivo, occorre determinare se è finanziato mediante risorse statali oppure e se è imputabile allo Stato(11).
(89) I filati, i tessuti e le finiture tessili formano oggetto di un commercio molto intenso sia nell'ambito SEE che tra SEE e paesi terzi e i suoi mercati sono caratterizzati da concorrenza accanita e da sovraccapacità di produzione. La Commissione osserva che in Spagna Puigneró è uno dei principali operatori in questi settori. Di conseguenza, se le misure descritte nei considerando 6-56 costituiscono un vantaggio finanziario, rafforzano la posizione di Puigneró rispetto ai suoi concorrenti su detti mercati. In ogni caso se costituiscono un vantaggio finanziario, certamente falsano o possono falsare la concorrenza e quindi incidono sugli scambi intracomunitari.
(90) Di conseguenza il passo seguente consiste nel determinare se le misure descritte nei considerando 6-56 costituiscano aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato e se favoriscano talune imprese. A tal fine la Commissione deve determinare se Puigneró ha beneficiato delle misure in questione in maniera selettiva. È appunto questa l'analisi che la Commissione effettua in prosieguo, misura per misura.
3. Prestito del 1993 e avalli dell'ICF
(91) Per determinare se il prestito del 1993 e gli avalli concessi da ICF costituiscano un vantaggio selettivo, la Commissione applica "il principio dell'operatore privato", ossia deve determinare se nelle stesse circostanze un operatore privato avrebbe concesso il prestito e gli avalli alle stesse condizioni. In caso affermativo, non esiste alcun vantaggio selettivo in favore di Puigneró.
Prestito del 1993
(92) l'ICF ha applicato un tasso d'interesse equivalente a quello che avrebbe richiesto un creditore privato a un'impresa che non fosse in difficoltà economica. Dato che Puigneró si trovava in difficoltà economiche, logicamente all'impresa poteva essere applicato un tasso analogo unicamente se il prestito fosse stato debitamente garantito. Pertanto come risulta dai considerando 6-56, le garanzie consistevano in azioni dell'impresa e in un'ipoteca su proprietà dell'impresa.
(93) Il valore nominale delle 4200 azioni dell'impresa che servivano da garanzia è di 2100000000 ESP. Esse rappresentano il 29,17 % del capitale sociale. Ciononostante sembra che l'utilizzazione delle azioni come garanzia del prestito non sia stata formalizzata. In ogni caso il valore reale delle azioni deve essere fissato tenendo conto della situazione economica dell'impresa all'epoca. Allorché il prestito è stato concesso, l'impresa si trovava in difficoltà economiche. Inoltre i suoi attivi erano ipotecati e sequestrati e l'accordo di concessione del prestito non escludeva la possibilità che fossero gravati da nuovi oneri. Di conseguenza per un creditore le azioni non rappresentavano una garanzia valida.
(94) Come spiegato ai considerando 6-56, è stata iscritta un'ipoteca su una parte del complesso industriale di Prats de Lluçanès. Come indicato al considerando 56 e all'allegato II la Commissione calcola che alla data di concessione del prestito, il complesso industriale di Prats Lluçanès, compresi gli alloggi e i macchinari, avesse un valore di 1208,9 milioni di ESP (7,26 milioni di EUR). Tuttavia il complesso industriale è costituito di due parti, iscritte separatamente alla conservatoria. l'ipoteca non riguarda la parte più grande delle due, né gli alloggi e i macchinari. Inoltre le due parti del complesso, nonché le altre proprietà, erano già state portate in garanzia per debiti contratti con altre istituzioni finanziarie e una parte notevole di tali debiti non era ancora stata ammortizzata nel 1993(12). Se si detrae tale importo dal valore totale delle due parti del complesso industriale, si ottiene un risultato chiaramente inferiore all'onere massimo dell'ipoteca di 970 milioni di ESP. La copertura reale basata unicamente sulla parte più piccola del complesso deve essere persino inferiore.
(95) Un creditore privato avrebbe certamente tenuto conto del fatto che, in caso di vendita forzata mediante asta pubblica, il valore ottenuto poteva essere considerevolmente inferiore al valore dell'impresa in attività. Di conseguenza un creditore privato che si fosse trovato nella situazione di ICF nel 1993 non avrebbe ritenuto che le garanzie fossero sufficienti per coprire il prestito e, in tali condizioni, non avrebbe accordato il prestito. ICF sostiene che in caso di vendita forzata all'asta, se nessuno propone un importo sufficiente, lo stesso ICF si aggiudica il bene. Successivamente, lo rivende appena possibile ma alle migliori condizioni di mercato, per cui recupera la totalità del debito pendente. Tuttavia, ciò comporta costi e rischi che un creditore privato non avrebbe accettato alle stesse condizioni. La Commissione conclude pertanto che il prestito non è stato concesso conformemente al principio dell'operatore privato e quindi costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato in favore di Puigneró.
(96) Il rinnovo del prestito nel maggio 1996 non ha modificato la situazione. l'impresa continuava ad essere in crisi e la proprietà continuava ad essere ipotecata per garantire altre transazioni benché il debito pendente corrispondente a dette operazioni fosse leggermente inferiore. Come è spiegato al considerando 56 e all'allegato II, la Commissione calcola che nel 1996 il complesso industriale avesse un valore di 1822,8 milioni di ESP. l'ipoteca tuttavia riguardava soltanto la più piccola delle due parti. Pertanto la copertura effettiva doveva essere notevolmente inferiore a quella necessaria per garantire il prestito in maniera adeguata. Di conseguenza la Commissione conclude che anche il rinnovo del prestito costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
Avallo del luglio 1996 per un valore di 600 milioni di ESP (3,61 milioni di EUR)
(97) Per concedere il suo avallo, l'ICF ha richiesto una commissione annua dell'1,75 % a titolo di spese amministrative e di premio di rischio, percentuale che, secondo la Commissione, corrisponde alla commissione applicata alle imprese senza difficoltà economiche o ai prestiti adeguatamente garantiti. Tuttavia Puigneró si trovava in una situazione economica grave e la garanzia consisteva in azioni dell'impresa e in un avallo personale del principale azionista e in varie proprietà.
(98) Come spiegato sopra, tenuto conto del fatto che l'impresa era in crisi quando le è stato concesso l'avallo e che la maggior parte dei suoi attivi erano ipotecati, le azioni dell'impresa non costituivano una garanzia valida per l'avallante.
(99) Per quanto concerne l'avallo personale del principale azionista, la Commissione osserva che per qualsiasi avallante privato una garanzia quantificata e concreta è preferibile a un compromesso indeterminato di carattere generale. La Spagna non ha fornito alcuna prova del valore dell'avallo personale in questione. Invece è possibile che l'azionista principale sia personalmente responsabile del debito fiscale di 2282 milioni di ESP accumulato dall'impresa prima che cambiasse forma giuridica nel 1982, importo che nel 2000 è stato integrato nel debito fiscale totale. Pertanto la Commissione ritiene che l'avallo personale dell'azionista principale sia una garanzia di scarso o nullo valore.
(100) Ancora una volta la parte più piccola del complesso industriale di Prats è stata utilizzata come garanzia dell'avallo, però con l'aggiunta delle altre parti e degli alloggi privati. Questi ultimi non rappresentano una parte considerevole del valore totale, dato che, nel 2001, corrispondevano all'incirca al 7 %. Poiché la parte più piccola del complesso già era gravata da ipoteca destinata a coprire il prestito, il principale attivo nuovo portato in garanzia è costituito dalla parte più grande del complesso industriale. Tuttavia, come testé spiegato, anche su questa parte della proprietà pesavano varie ipoteche. Benché tali ipoteche concernessero anche altre proprietà, è evidente che non restava sufficiente valore per coprire il nuovo avallo, specialmente (però non unicamente) se si tiene conto dell'ipoteca del 1992 a favore della Caja de Ahorros y de Pensiones de Barcelona, che rappresentava un onere di 886 milioni di ESP.
(101) Considerato che l'impresa si trovava in difficoltà economiche, la Commissione conclude che le condizioni nelle quali è stato concesso l'avallo non sono conformi al principio dell'operatore privato. Le garanzie non sarebbero state sufficienti per un avallante privato il quale avrebbe chiesto maggiori garanzie o un premio di rischio più elevato o entrambe le cose oppure non avrebbe concesso l'avallo. Il fatto che non sia stato fatto valere l'avallo non modifica tale conclusione. Di conseguenza la Commissione ritiene che l'intero importo coperto dall'avallo costituisca aiuto dato che l'impresa non lo avrebbe ottenuto alle condizioni applicate dall'ICF.
Avallo del luglio 1998 del valore di 500 milioni di ESP (3,0 milioni di EUR)
(102) La commissione annua richiesta per l'avallo del 1998 ancora una volta è stata pari all'1,75 %, percentuale che, come testé indicato, corrisponde alla commissione applicata alle imprese senza difficoltà economiche e ai prestiti adeguatamente garantiti. All'epoca della concessione dell'avallo, Puigneró si trovava in difficoltà e l'avallo era garantito dal complesso industriale e dagli alloggi privati di San Bartomeu del Grau, otto dei quali era di proprietà dell'azionista principale.
(103) Quando è stato concesso l'avallo, le proprietà dell'impresa portate in garanzia dello stesso già erano gravate da ipoteca in favore del Fondo de Garantía de Depósitos in Cooperativas de Crédito per un debito di cui restavano da pagare soltanto 395,4 milioni di ESP, da sequestro in favore del fisco per un debito di 2050,4 milioni di ESP e da sequestro in favore della Previdenza sociale per un debito di 5814,3 milioni di ESP. Tali oneri praticamente gravavano su tutte le altre proprietà, compresi i tre complessi industriali. Inoltre, anche queste altre proprietà erano gravate dall'ipoteca del 1992 in favore del fisco e dall'ipoteca precedente in favore della Previdenza sociale sul complesso di Roda de Ter e dalle ipoteche in favore di ICF per il prestito del 1993 e per l'avallo del 1996. Come indicato al considerando 56 e all'allegato II, la Commissione calcola che l'insieme delle proprietà dell'impresa, compresi gli alloggi privati e i macchinari, avessero un valore di 17184 milioni di ESP nel 1998. Dato che l'ipoteca che serviva da garanzia per l'avallo non comprendeva i macchinari, era difficile che restasse un valore sufficiente per coprire l'avallo. Inoltre, in caso di liquidazione del complesso di Sant Bartomeu del Grau, i sequestri del fisco e della Previdenza sociale erano prioritari. Il fatto che venissero aggiunte a titolo di garanzia, otto proprietà dell'azionista principale non cambia nulla: la Commissione ne ignora il valore, ma l'onere massimo che pesa su quest'ultime ammonta soltanto a 6947058 ESP (41452 EUR). Di conseguenza, nel concedere l'avallo, ICF ha assunto un rischio per il quale non comportava una remunerazione adeguata. Di conseguenza, per motivi analoghi a quelli esposti nel considerando 101, la Commissione conclude che l'avallo costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(104) ICF ha sostenuto che, in caso di necessità, preferisce concedere ad un'impresa un avallo di emergenza piuttosto che provocarne la liquidazione, che potrebbe rivelarsi come la peggiore soluzione per tutti i creditori. Tuttavia, quando si concede un avallo di emergenza a condizioni normali, occorre compensare il rischio in altro modo, ad esempio con un premio di rischio più elevato. Di conseguenza l'affermazione di ICF conferma il carattere di aiuto di Stato dell'avallo.
Proroga nel 1999 dell'avallo del 1996
(105) Secondo quanto spiegato al considerando 57 e all'allegato II, la Commissione ritiene che, all'epoca della proroga dell'avallo del 1996, il valore della proprietà, l'insieme del complesso e degli alloggi privati di Prats de Lluçanès, fosse aumentato. Però era aumentato anche l'onere che pesava sulla proprietà, in particolare per effetto del sequestro ottenuto dal fisco nel marzo 1998. Non è quindi necessario esaminare se l'avallo costituisca aiuto di Stato.
(106) È chiaro che la proprietà aveva un valore molto inferiore agli oneri di cui era gravata. Inoltre, dato che l'impresa era in difficoltà economiche, la Commissione conclude che ICF non ha rispettato il principio dell'investitore privato. Un investitore privato avrebbe richiesto maggiori garanzie o un premio di rischio più elevato, entrambe le cose oppure non avrebbe concesso l'avallo. La Commissione ritiene pertanto che l'ammontare coperto dall'avallo costituisca aiuto, dato che l'impresa non avrebbe mai potuto disporne alle condizioni che le sono state concesse da ICF.
Proroga e modifica dei due avalli nel 2001
(107) Nel 2001, Puigneró già si trovava in sospensione dei pagamenti. Il suo debito nei confronti delle autorità pubbliche e di ICF ammontava a 15605 milioni di ESP (93,8 milioni di EUR). Inoltre, nel dicembre 2000, Puigneró aveva ricevuto un prestito di 2 miliardi di ESP (12,02 milioni di EUR) da ICF parimenti garantito dalle stesse proprietà. Di fatto, tutti gli attivi dell'impresa, inclusi quelli che garantivano gli avalli, erano gravati dalle ipoteche che erano servite a garantire il considerevole debito pubblico dell'impresa e il prestito del 2000.
(108) Di conseguenza, dato che gli avalli sono stati prorogati in favore di un'impresa insolvente e con garanzie insufficienti, si deve ritenere che detti avalli nella loro integralità, costituiscano aiuto.
4. Mancato pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali
(109) Conformemente alla decisione 1999/509/CE della Commissione(13), confermata dalla Corte di giustizia(14), il sistematico inadempimento del pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte costituisce un trasferimento di risorse pubbliche. Tale trasferimento concede alle imprese che ne beneficiano un vantaggio sotto il profilo della concorrenza dato che, contrariamente ai loro concorrenti, non devono sostenere tali spese, come accadrebbe in circostanze normali(15).
(110) Come affermato dalla Corte di giustizia nella sentenza Tubacex(16), una buona maniera per verificarlo consiste nel comparare il comportamento dello Stato a quello di un creditore privato. La Corte di giustizia lo ha nuovamente confermato nella sentenza DMT, in cui ha concluso che "si dovrà paragonare ONSS a un ipotetico creditore privato che si trova, nei limiti del possibile, nella medesima situazione dell'ONSS nei confronti del suo debitore e che cerchi di recuperare somme che gli sono dovute"(17). È appunto il "principio del creditore privato".
(111) La Commissione constata che la Previdenza sociale e il fisco hanno agito conformemente alle leggi vigenti in Spagna. Del pari, la Commissione è consapevole del fatto che dette autorità hanno applicato gli interessi di mora legali e hanno tentato di garantire gli importi adeguati con sequestri ed ipoteche sugli attivi. Tuttavia si tratta di determinare se in una situazione identica un creditore privato si sarebbe accontentato di tali misure oppure avrebbe chiesto la liquidazione forzata per recuperare almeno una parte dei suoi crediti. Dalle informazioni disponibili la Commissione deduce che le autorità spagnole non hanno agito conformemente al "principio del creditore privato".
(112) Innanzitutto, in generale, per molto tempo non sono stati pagati importi considerevoli dovuti a titolo di imposte e contributi previdenziali e l'impresa non ha rispettato gli accordi di pagamento sottoscritti. Dai dati forniti dall'impresa, Puigneró ha pagato al fisco ed alla Previdenza sociale nel periodo 1995-2000 un totale di 4608675680 ESP a titolo volontario. Durante lo stesso periodo, Puigneró ha versato 587966845 ESP sotto forma di pagamenti obbligatori. Di fatto, tutti questi pagamenti sono stati effettuati tra l'aprile 1997 e il dicembre 1998. Nello stesso periodo, il saldo dovuto alle autorità pubbliche è salito a 10173,6 milioni di ESP. Da tali cifre, dai conti annuali, dalle descrizioni allegate ai diversi accordi di pagamento del debito e dalle tabelle di cui ai considerando 42-50 risulta che la maggior parte del debito corrispondeva innegabilmente ad obbligazioni non pagate come minimo per molti anni. Buona parte di tali obbligazioni sono rimaste inadempiute più di 5 anni. Rispetto a tale situazione, un creditore privato non avrebbe tollerato ritardi tanto prolungati, tanto più che non cessavano di verificarsi nuovi ritardi e che l'impresa non rispettava gli accordi di pagamento già conclusi. Malgrado l'interesse legale applicato e le garanzie fornite, un creditore privato avrebbe perso la speranza di recuperare i crediti e ne avrebbe richiesto il recupero coattivo molto prima.
(113) In secondo luogo, più concretamente, un creditore privato avrebbe fatto eseguire una stima delle proprietà per conoscere esattamente il valore dei sequestri e delle ipoteche. Negli anni '90, le autorità spagnole si sono basate unicamente su una valutazione effettuata nel 1992 dai servizi tecnici del ministero delle Finanze.
(114) In terzo luogo, un creditore privato avrebbe accettato la rinegoziazione del debito e le ipoteche soltanto se avesse avuto prospettive di miglioramento della situazione. A tale proposito va sottolineato che se un debitore non può onorare gli accordi di pagamento che ha concluso, è logico che un creditore privato esiga garanzie che la situazione economica dell'impresa migliorerà. Tuttavia gli accordi di pagamento del 1992 e del 1999 con il fisco (la Agencia Tributaria) e gli accordi di pagamento del 1996 e del 1999 con la Previdenza sociale non prevedono siffatte garanzie o condizioni e la situazione reale dell'impresa dimostra che non era intervenuto alcun miglioramento strutturale. Da non dimenticare che l'impresa si trovava in difficoltà economiche ed aveva registrato pochissimi utili tra il 1994 e il 1999. L'impresa operava su un mercato caratterizzato da una accanita concorrenza, continuava ad accumulare ritardi e non rispettava gli accordi con le autorità pubbliche. Solo nel 2000 l'impresa ha presentato un piano di ristrutturazione più coerente che però ha dovuto essere completamente modificato nel 2001, dato che, contrariamente a quanto previsto, la situazione continuava a deteriorarsi. Pertanto era impossibile che il fisco e la Previdenza sociale credessero all'esistenza di prospettive chiare e fondate che la situazione di Puigneró sarebbe migliorata e che l'impresa sarebbe riuscita a rimborsare gli importi dovuti. In simile situazione, le clausole abituali secondo cui in caso di mancato pagamento di una delle rate convenute il debitore decade dal beneficio del termine, non sono sufficienti.
(115) In quarto luogo, la Commissione osserva che le autorità spagnole avrebbero potuto procedere alla liquidazione forzata di un certo numero di beni sequestrati a garanzia del debito dal momento che, trattandosi di alloggi e case, non sarebbe stata paralizzata la capacità dell'impresa di generare introiti con la sua attività commerciale. Le autorità spagnole non hanno neppure imposto la chiusura parziale di uno dei complessi industriali.
(116) In quinto luogo, le autorità spagnole sembrano avere ripetutamente agito con negligenza. Secondo gli accordi del 29 ottobre 1992 con il fisco, Puigneró doveva iscrivere un'ipoteca sui tre complessi industriali entro 30 giorni lavorativi per coprire un debito complessivo di 3516,6 milioni di ESP. Tuttavia l'impresa ha iscritto l'ipoteca unicamente sul complesso di Roda de Ter e soltanto in data 5 maggio 1993. Pertanto l'ipoteca che grava sul complesso di Prats de Lluçanès a favore di ICF, a garanzia del prestito del 1993, risulta privilegiata rispetto ai sequestri ulteriori realizzati per garantire il debito fiscale. Inoltre, è proprio il complesso di Roda de Ter che doveva essere ipotecato in favore della Previdenza sociale. La Commissione ignora a quanto ammontasse esattamente il debito nei confronti della Previdenza sociale nel 1992-1993 che è stato coperto da tale ipoteca, ma, dato che nel 1994, il debito era di 4717,3 milioni di ESP, presume che il complesso e gli alloggi di Roda de Ter siano stati ipotecati per un importo superiore al valore che avevano all'epoca (3758,5 milioni di ESP nel 1992). In situazione identica, un creditore privato avrebbe immediatamente preso provvedimenti per reagire al mancato rispetto dell'accordo, soprattutto tenuto conto della situazione finanziaria dell'impresa e dei suoi antecedenti in materia di rimborso dei debiti.
(117) Analogamente, secondo l'accordo concluso con la Previdenza sociale il 21 febbraio 1996, Puigneró doveva iscrivere un'ipoteca per un totale di 5097,6 milioni di ESP. Anche quest'ipoteca non è stata formalizzata. La Previdenza sociale ha effettuato il sequestro soltanto nell'ottobre 1997. Infine, nemmeno l'accordo del 25 novembre 1999 è entrato in vigore a causa del fallimento di Puigneró. L'importo totale dei sequestri effettuati nell'ottobre 1997, nell'ottobre 1998 e nell'ottobre 1999 ammontava a 7648,3 milioni di ESP, cifra notevolmente inferiore al debito totale nei confronti della Previdenza sociale che nel 2000 era di 9963,1 milioni di ESP. Anche i conti annuali del 2000 menzionano un'ipoteca sul complesso industriale di Roda de Ter in favore della Previdenza sociale per un importo maggiorato a 8815,7 milioni di ESP. Non è chiaro a quale data sarebbe stata costituita tale ipoteca, ma dato che grava unicamente sul complesso di Roda de Ter, si deve concludere ancora una volta che la Previdenza sociale ha accettato che tale complesso fosse gravato di oneri superiori al suo valore. Un creditore privato avrebbe reagito molto prima esigendo il pagamento del debito o garanzie immediate, soprattutto tenuto conto della situazione economica dell'impresa e dei suoi antecedenti in materia di rimborsi di debiti.
(118) L'ipoteca in favore del fisco è aumentata in maniera considerevole nel 2000 fino a raggiungere un valore totale di 6058,9 milioni di ESP. A differenza dell'ipoteca in favore della Previdenza sociale, quest'ipoteca copre i tre complessi industriali, macchinari inclusi. Tale importo tuttavia è inferiore al debito pendente nel 2000 (7364 milioni di ESP). In realtà, sul risultato dell'esercizio 2000 hanno particolarmente influito perdite pregresse, ammontanti a 2281,1 milioni di ESP e derivanti da un vecchio debito fiscale, il che probabilmente spiega anche il notevole incremento del debito fiscale in tale anno. Questo vecchio debito fiscale era stato contratto dall'azionista principale prima che l'impresa cambiasse forma giuridica nel 1982 e non se ne era tenuto conto in precedenti accordi di pagamento del debito. È fuor di dubbio che un creditore privato avrebbe richiesto molto prima garanzie sufficienti per questo debito.
(119) In sesto luogo, un creditore privato avrebbe tenuto debitamente conto della probabilità che il prezzo ottenuto in caso di liquidazione forzata fosse inferiore, come conferma la dichiarazione delle autorità spagnole secondo cui le proprietà sono situate in una regione semi-montana che risulterebbe meno attraente per gli eventuali acquirenti. Le autorità spagnole sostengono che, probabilmente si sarebbe ottenuto un prezzo di vendita, in asta pubblica, equivalente al massimo al 50 % del prezzo di mercato. Anche l'impresa afferma che, in asta pubblica, i prezzi di solito sono di gran lunga inferiori a quelli di mercato, a volte inferiori del 50 %. Lo conferma il fatto che ICF inizialmente aveva chiesto garanzie di valore molto più elevato per coprire il capitale di un prestito o un avallo, anche se, successivamente, ha accettato garanzie gravate da oneri che ne superavano il valore.
(120) Di conseguenza, la Commissione ritiene che le autorità avrebbero dovuto essere consapevoli del fatto che posticipando ripetutamente il pagamento dei debiti, non facevano altro che indebolire la propria posizione. Esse hanno permesso a Puigneró di accumulare un debito pubblico considerevole che, come minimo, era pari al valore di tutti i suoi attivi totali in caso di vendita forzata con asta pubblica. Le autorità spagnole avrebbero dovuto rendersi conto che i loro crediti non erano interamente coperti dai sequestri e dalle ipoteche sugli attivi. In tali circostanze, il fisco e la Previdenza sociale avrebbero dovuto comprendere che, con i sequestri, non aumentavano le loro possibilità di recuperare i crediti, ma che al contrario, non facevano che rendere più difficile il recupero degli interessi che continuavano ad accumularsi e dei nuovi debiti che si generavano.
(121) Di conseguenza, permettendo ad un'impresa in crisi di proseguire per molto tempo la sua attività commerciale e astenendosi dall'utilizzare tutti gli strumenti previsti dalla legge spagnola per recuperare i propri crediti, il fisco e la Previdenza sociale hanno ridotto le loro possibilità di recupero dei crediti e, di conseguenza, hanno accordato a Puigneró un vantaggio che non può essere giustificato secondo il principio del creditore privato. Per quanto concerne il fisco, questo vantaggio risale, come minimo, all'inizio del 1993, allorché Puigneró non ha rispettato l'accordo di pagamento del 1992 ed ha iscritto l'ipoteca soltanto sul complesso di Roda de Ter e non sull'insieme dei tre complessi industriali. Per quanto concerne la Previdenza sociale, il vantaggio concesso risale almeno al 1995. All'epoca il debito dell'impresa era cresciuto considerevolmente e i nuovi debiti non erano coperti dall'ipoteca iscritta prima del 1992. La prima misura adottata per garantire tale credito supplementare è stato l'accordo abortito nel 1996. Ma l'aiuto è proseguito, dato che il mancato rispetto dell'accordo del 1996 non ha provocato alcuna reazione sino al sequestro dell'ottobre 1997. L'aiuto è proseguito dato che i debiti crescevano superando l'importo garantito dai sequestri supplementari e visto che la Previdenza sociale non ha adottato misure appropriate dopo il mancato rispetto dell'accordo del 1999. Tanto nel caso del fisco come nel caso della Previdenza sociale, si deve ritenere che l'importo dell'aiuto sia pari al debito totale accumulato in quel momento.
(122) Le autorità spagnole hanno sostenuto che dal momento che nessuno dei creditori privati ha presentato istanza di fallimento, si deve concludere che i creditori pubblici si sono comportati come i creditori privati e che il loro comportamento non costituisce aiuto di Stato. Tuttavia, secondo la Commissione, gli altri creditori non si trovavano nella stessa situazione delle autorità pubbliche. I principali creditori privati erano i fornitori. Un fornitore non tollera un sistematico inadempimento degli obblighi del suo cliente. Quando ritiene che il rischio sia eccessivo, cessa di soddisfare gli ordinativi e prende altre misure, come ad esempio esigere il pagamento anticipato o garanzie di pagamento. Di fatto, l'impresa ha potuto evitare la liquidazione forzata grazie all'assenza di creditori privati più propensi ad avviare la procedura di esecuzione forzata in caso di sistematico inadempimento. Si può supporre che l'impresa abbia potuto continuare a ricevere rifornimenti grazie alle garanzie concesse da ICF. Quanto al resto, si deve segnalare che se le autorità pubbliche avessero avviato la procedura di esecuzione forzata per recuperare il loro credito, il risultato probabilmente non sarebbe stato un fallimento completo, bensì la liquidazione parziale della parte meno redditizia dell'impresa. La Commissione conclude pertanto che tale argomento non dimostra l'assenza di aiuto di Stato.
(123) Quanto ai debiti accumulati nei confronti della Previdenza sociale e del fisco fino all'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti, la Commissione conclude che anche tali debiti costituiscono aiuto, dato che le procedure normali avrebbero permesso alle autorità di recuperare i loro crediti mediante procedura esecutiva prima dell'inizio della sospensione dei pagamenti. La situazione economica dell'impresa ha continuato a deteriorarsi (considerevolmente) fino al novembre 2000; i debiti erano ancora aumentati e le garanzie erano divenute ancora più insufficienti dopo gli accordi di pagamento del 1999. Ancora una volta, le autorità spagnole non hanno utilizzato tutti gli strumenti legali di cui disponevano per recuperare il credito. Di conseguenza, i debiti accumulati costituiscono un ulteriore aiuto.
(124) In base alla legislazione spagnola, i debiti generati nell'ambito di una procedura di sospensione dei pagamenti, sono privilegiati rispetto al debito esistente alla data d'inizio della procedura per cui sono relativamente ben tutelati. Di conseguenza l'accettazione da parte della Previdenza sociale e del fisco di nuovi debiti non costituisce aiuto a favore di Puigneró.
(125) La Commissione ritiene che il sistematico mancato pagamento degli obblighi fiscali tra l'inizio del 1993 e la data d'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti nel 2000 e il sistematico mancato pagamento dei contributi previdenziali dal 1995 fino all'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti nel 2000, costituiscono aiuti ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. Dato che i debiti nei confronti della Previdenza sociale e del fisco costituivano aiuto prima che iniziasse la procedura di sospensione dei pagamenti, non è necessario che la Commissione determini se gli accordi conclusi nel 2002 costituiscano un aiuto supplementare. La situazione economica dell'impresa ha continuato a deteriorarsi (considerevolmente) fino al novembre 2000; i debiti erano ancora aumentati e le garanzie erano diventate ancora più insufficienti dopo gli accordi di pagamento del 1999. Ancora una volta, le autorità spagnole non hanno utilizzato tutti gli strumenti legali di cui disponevano per recuperare i crediti. Questi debiti accumulati costituiscono quindi un ulteriore aiuto.
5. Prestito concesso da ICF nel 2000
(126) ICF ha applicato a Puigneró lo stesso tasso di interesse applicato ai prestiti concessi a imprese prospere che dispongono di garanzie sufficienti. Il prestito è stato concesso dopo l'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti per cui è privilegiato rispetto al debito precedente. Ciononostante, tale privilegio non incide sull'ordine di prelazione dei crediti garantiti dalle ipoteche e sequestri in caso di fallimento. Dato che all'epoca l'impresa era già in difficoltà, l'ipotesi del fallimento non era affatto irrealistica. Di conseguenza, per non costituire aiuto, il prestito avrebbe dovuto essere debitamente garantito.
(127) Orbene non lo era, dato che le garanzie erano insufficienti. L'ipoteca si compone, in gran parte, degli stessi elementi che garantiscono già tutte le operazioni succitate e ICF sarebbe stato l'ultimo creditore in ordine cronologico e, di conseguenza, anche l'ultimo al momento di reclamare la sua parte di attivi. Alla data di concessione del prestito, tutti gli attivi di Puigneró erano già gravati da ipoteche e da sequestri anteriori, che superavano i limiti che avrebbe accettato un investitore privato. Il debito pendente nei confronti di ICF, della Previdenza sociale e del fisco ammontava a 15605 milioni di ESP (93,8 milioni di EUR). Altri creditori privilegiati detenevano ipoteche per un ammontare di 1267 milioni di ESP. Ciò significa che il prestito contribuiva ad aumentare l'onere totale situandolo ancora più lontano dal prezzo che si poteva sperare di ottenere in caso di vendita forzata mediante asta pubblica.
(128) 9620 azioni erano già state portate in garanzia nel 1996 e restavano soltanto 4380 azioni da utilizzare come garanzia. In ogni caso, come spiegato ai considerando 91-108, poiché Puigneró incontrava difficoltà economiche, le azioni potevano difficilmente valere come garanzia. Quanto all'avallo personale dell'azionista principale, la Commissione osserva che per qualsiasi creditore privato, una garanzia quantificata e concreta è preferibile ad un compromesso indeterminato di carattere generale. La Commissione constata che la Spagna non ha fornito alcuna prova del valore di detto avallo personale. Invece è probabile che l'azionista principale sia personalmente responsabile del debito fiscale di 2282 milioni di ESP accumulato dall'impresa prima che cambiasse forma giuridica nel 1982, importo che nel 2000 è stato incluso nel debito fiscale totale.
(129) Infine, le proprietà degli azionisti non hanno in sé valore sufficiente perché il loro valore in caso di vendita forzata secondo il contratto di credito, è unicamente di 722600000 ESP (4342914 EUR). La Spagna non ha fornito nessuna stima del loro valore reale. La Commissione constata che otto di esse, di un valore totale, in caso di vendita forzata, di 396100000 ESP (2380609 EUR), erano state ipotecate solamente per garantire l'avallo del 1998 sempre in favore dell'ICF(18) e servivano da garanzia per una somma molto modesta, ossia 41752 EUR, importo notevolmente inferiore al valore totale del prestito. Può darsi tuttavia che fossero ancora valide le altre due ipoteche su due di dette proprietà a favore del fisco, 16 milioni di ESP (96162 EUR). Pertanto la Commissione conclude che le proprietà degli azionisti possono garantire un massimo di 4.342.914 EUR, e anche questa cifra non è sicura.
(130) Il prestito è stato concesso ad un tasso d'interesse pari all'Euribor a 3 mesi + 1 %. Questo tasso d'interesse, e in particolare il premio, corrisponde a quello applicato a imprese sane.
(131) Dato che il prestito è stato concesso ad un'impresa insolvente, senza garanzie sufficienti e senza un premio di rischio adeguato, la Commissione conclude che l'intero importo del prestito costituisce aiuto.
(132) Per le stesse ragioni illustrate al considerando 102, la tesi secondo cui il prestito può evitare perdite rispetto ai prestiti in essere e agli avalli è inaccettabile.
6. Compatibilità dell'aiuto
(133) Una volta dimostrata la presenza di elementi di aiuto di Stato nel prestito del 1993 e negli avalli del 1996 e 1998 concessi da ICF, nel mancato pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte nonché nel prestito del 2000 accordato da ICF, la Commissione deve stabilire se tale aiuto sia compatibile con il mercato comune.
(134) La Commissione osserva che la Spagna non ha invocato alcuna delle deroghe previste dal trattato, ma ha mantenuto la sua posizione e cioè che le misure non costituiscono aiuto di Stato.
(135) La Commissione ha esaminato se, nella fattispecie, siano applicabili le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, CE. Le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, del trattato CE possono servire di base per considerare la compatibilità di un aiuto con il mercato comune. Tuttavia, nella fattispecie, l'aiuto: a) non ha carattere sociale e non è concesso ai singoli consumatori; b) non è destinato ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali e c) non è necessario per compensare gli svantaggi economici provocati dalla divisione della Germania. Non sono neppure applicabili le deroghe di cui alle lettere a), b) e d) dell'articolo 87, paragrafo 3, del trattato CE, che si riferiscono alla promozione dello sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, ai progetti di comune interesse europeo oppure alla promozione della cultura e alla conservazione del patrimonio.
(136) Quanto alla prima parte dell'esenzione di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), gli aiuti destinati a facilitare lo sviluppo di talune attività economiche, la Commissione constata che l'aiuto non era destinato a fini di investimento in R& S, investimento in PMI o a tutela dell'ambiente. L'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE autorizza anche gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. L'impresa è ubicata in tre regioni della Cataluña che possono beneficiare degli aiuti di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c). Tuttavia l'aiuto in questione non soddisfa le condizioni richieste per gli investimenti regionali. Infatti, non si tratta, ad esempio, di aiuti all'investimento iniziale.
(137) Come indicato ai considerando 79-86, alla data della concessione degli aiuti, Puigneró era un'impresa in crisi. Dato che l'obiettivo primordiale dell'aiuto dovrebbe essere il ripristino della redditività nel lungo periodo dell'impresa in crisi, la Commissione deve valutarne la compatibilità alla luce degli orientamenti comunitari gli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà del 1994 e del 1999 (in appresso gli "orientamenti del 1994" e gli "orientamenti del 1999")(19).
Aiuto al salvataggio
(138) Per le ragioni esposte in prosieguo, il prestito del 1993, gli avalli del 1996 e del 1998 e l'aiuto derivante dalla posticipazione dell'adempimento degli obblighi fiscali e previdenziali non possono essere considerati compatibili a titolo di aiuti al salvataggio. Innanzi tutto, nessuna di dette misure si limitava a una durata di dodici mesi, come esige il punto 23 lettera b), degli orientamenti del 1999 o, più in generale, al tempo necessario per elaborare il piano di risanamento corrispondente, come prevede la sezione 3.1 degli orientamenti del 1994. Il prestito e gli avalli sono stati inizialmente concessi per un periodo di tre anni, che è stato successivamente prorogato. L'obbligo di elaborare un piano di risanamento o di ristrutturazione non è stato imposto. Il prestito del 2000 è stato inizialmente accordato per un periodo di un anno, ma è stato rinnovato per una durata analoga in ben due occasioni. Di conseguenza, per quanto riguarda tale requisito, il prestito non può essere considerato compatibile neppure come aiuto al salvataggio. In secondo luogo, le misure esaminate non costituiscono un'operazione unica di carattere eccezionale, bensì si tratta di misure distinte che sono state adottate nel corso di un periodo di tempo prolungato. In terzo luogo, la Spagna non ha fornito alcuna prova attestante il rispetto delle altre condizioni. Di conseguenza, la Commissione non dispone delle informazioni necessarie per concludere che l'importo dell'aiuto si limitasse al minimo necessario per mantenere l'impresa in attività e per stabilire se l'aiuto fosse stato accordato per far fronte a gravi difficoltà sociali e se si possa scartare l'ipotesi che abbia avuto ripercussioni negative indebite sulla situazione del settore in altri Stati membri.
Aiuto alla ristrutturazione
(139) In base agli orientamenti comunitari l'autorizzazione da parte della Commissione di un aiuto alla ristrutturazione è subordinata al soddisfacimento delle seguenti condizioni:
Ripristino della redditività
(140) La concessione dell'aiuto è subordinata all'esecuzione di un piano di ristrutturazione autorizzato dalla Commissione per tutti gli aiuti individuali. Il piano di ristrutturazione deve permettere di ripristinare la competitività dell'impresa entro un lasso di tempo ragionevole sulla base di ipotesi realistiche circa le condizioni operative future. Per quanto riguarda le misure adottate a partire dalla data di entrata in vigore degli orientamenti nel 1999, va segnalato che il piano deve essere presentato, corredato da tutti i chiarimenti necessari, tra cui uno studio di mercato, per potere tener conto delle conseguenze di un aiuto pubblico che mantenga artificialmente in vita un'impresa inoperante, come potrebbe essere il creare difficoltà a imprese prospere.
(141) La Commissione osserva che fino al novembre 2000, non esisteva alcun piano di ristrutturazione. Il prestito del 1993, gli avalli del 1996 e del 1998 e l'aiuto derivante dalla posticipazione dell'adempimento degli obblighi fiscali sono stati concessi senza le garanzie di ripristino della redditività che normalmente offre un piano di ristrutturazione. Di conseguenza la Commissione non può considerare le misure in questione compatibili con il mercato comune.
(142) Invece il prestito del 2000 è stato accordato previa presentazione di un piano di risanamento la cui realizzazione era obbligatoria. Tuttavia tale piano non comprende un'analisi di mercato che tenga conto, tra l'altro, della situazione attuale e delle prospettive future dell'offerta e della domanda nel mercato dei prodotti di cui trattasi, che esponga ipotesi ottimistiche, pessimistiche ed intermedie e descriva la situazione dell'impresa sul mercato. Il piano non contiene neppure informazioni sulle quote di mercato né previsioni a livello comunitario dell'evoluzione della domanda, della capacità aggregata e dei prezzi nei cinque anni successivi. Queste gravi carenze del piano si riflettono nelle revisioni che è stato necessario realizzare ulteriormente, in particolare la chiusura del complesso di produzione di Roda de Ter. Altro difetto è che sembra che l'aiuto abbia lasciato all'impresa un livello di fondi propri insufficiente e non abbia apportato soluzioni definitive alle sue difficoltà economiche, limitandosi a mantenerla a galla nel breve periodo.
(143) Di conseguenza, i documenti e le informazioni forniti dalle autorità spagnole non permettono alla Commissione di concludere che, grazie alle misure di cui sopra, esistevano prospettive sufficientemente valide che Puigneró potesse ripristinare la sua redditività economico-finanziaria entro un periodo di tempo ragionevole. Tale motivo è sufficiente perché la Commissione ritenga che il prestito non soddisfa i requisiti stabiliti negli orientamenti del 1994 e del 1999 e che, di conseguenza, è incompatibile con il mercato comune.
Prevenzione di indebite distorsioni della concorrenza indotte dall'aiuto
(144) Conformemente al disposto del punto 3.2.2. ii) degli orientamenti del 1994, è richiesta l'adozione di misure in grado di controbilanciare, per quanto possibile le ripercussioni negative dell'aiuto sui concorrenti. Conformemente al punto 35 degli orientamenti del 1999, è necessario adottare misure in grado di controbilanciare, per quanto possibile, le ripercussioni negative sui concorrenti.
(145) Il tessile è un mercato altamente sensibile che, nel periodo in cui sono stati concessi gli aiuti a Puigneró, era caratterizzato da eccesso della capacità e da calo della produzione. Pertanto l'ipotesi più probabile è che qualsiasi aiuto accordato ad un'impresa attiva su questo mercato falsi la concorrenza. Nulla sembra indicare che siano state adottate misure per controbilanciare od ovviare alle ripercussioni dell'aiuto sui concorrenti. In passato sembra che l'aiuto abbia permesso all'impresa di attuare una strategia di prezzi bassi che le ha consentito di smerciare la produzione, ma che ha danneggiato i concorrenti, secondo quanto da essi sostenuto. La Commissione ricorda che, secondo l'osservazione inviata da un terzo interessato, Puigneró ha falsato la concorrenza sul mercato applicando prezzi di vendita anormalmente bassi. Puigneró conferma nel suo nuovo piano di risanamento che la sua politica di prezzi ha influito negativamente sul livello generale dei prezzi sul mercato.
(146) In termini di fatturato, il piano iniziale non prevedeva alcuna riduzione della capacità, bensì tutto il contrario. Fra le misure che doveva adottare l'impresa figurava la riduzione dei prezzi per aumentare il volume delle vendite. Orbene il nuovo piano prevede una riduzione della capacità, dato che l'impresa deve ridurre le sue linee di produzione più deficitarie, principalmente le filature, e concentrarsi sui prodotti di maggior valore aggiunto.
(147) Inoltre, il piano prevede la chiusura dell'intero stabilimento di Roda de Ter. L'impresa dispone tuttavia di tre anni per vendere la fabbrica e pagare parte del debito pubblico con i proventi della vendita. Qualora la vendita non si concretizzi, non pare esista alcuna clausola che garantisca la chiusura definitiva della fabbrica e, di conseguenza, una riduzione irreversibile della capacità. Inoltre, malgrado la chiusura di un'intera fabbrica e la considerevole riduzione del suo personale, si prevede che il fatturato si mantenga allo stesso livello di prima. Ancora una volta si prevede un aumento costante del fatturato. Di conseguenza, non è possibile concludere con certezza che sarà operata una riduzione definitiva della capacità.
(148) Di conseguenza, non è soddisfatto il requisito succitato di cui agli orientamenti del 1994 e 1999.
Aiuto limitato al minimo
(149) Conformemente alla sezione 3.2.3.iii) degli orientamenti del 1994 e al punto 40 degli orientamenti del 1999, l'importo e l'intensità dell'aiuto devono essere limitati al minimo indispensabile per consentire la ristrutturazione. Inoltre i beneficiari dell'aiuto dovranno contribuire in maniera significativa al programma di ristrutturazione con fondi propri.
(150) La Spagna non ha presentato una relazione chiara sul costo della ristrutturazione. I principali elementi sembrano essere il costo della chiusura del complesso di Roda de Ter e la ristrutturazione finanziaria. La principale fonte di finanziamento saranno i proventi della vendita del complesso di Roda de Ter. Orbene, la vendita è prevista nell'arco di tre anni e non si sa con certezza quale prezzo potrà effettivamente essere ottenuto. Inoltre, al pari degli accordi precedenti, quelli conclusi con le autorità pubbliche non prevedono l'ipotesi che lo stabilimento possa non essere venduto entro il termine stabilito. Sembra che in tal caso non sia prevista alcun'altra misura per garantirne la chiusura. Visti i dubbi che pesano sulla vendita dello stabilimento, non è possibile concludere che la misura soddisfa il criterio relativo al contributo dell'investitore.
(151) Una seconda fonte importante di finanziamento della ristrutturazione è naturalmente la cancellazione dei debiti accordata da tutti i creditori. Orbene, sono essenzialmente i creditori pubblici che cancellano i debiti. Dato che l'accumulazione di debiti durante vari anni costituisce di per sé un aiuto di Stato, i successivi accordi di cancellazione del debito non possono considerarsi come un contributo del beneficiario né come un finanziamento commerciale esterno. In terzo luogo, il piano si basa sul postulato che il finanziamento delle banche private sarà mantenuto grazie agli avalli di ICF. In quarto luogo, secondo il piano, saranno venduti altri attivi. Ma il piano non precisa né di quali attivi si tratta né del momento in cui avrà luogo la vendita né quali siano i proventi attesi. In quinto luogo, gli azionisti hanno apportato il loro patrimonio, tanto beni immobiliari quanto azioni, per garantire avalli e prestiti. Però, come si è già indicato sopra, queste (nuove) garanzie erano relativamente modeste e risultavano insufficienti per coprire gli avalli e i prestiti in causa. Infine, si sta cercando un socio che apporti capitale all'impresa al termine della procedura di sospensione dei pagamenti. Di fronte a tali incertezze, non è sicuro che l'aiuto si limiti al minimo indispensabile né che fornisca un contributo sufficiente mediante risorse private.
(152) Viste tali considerazioni e considerata, in particolare, l'assenza di uno studio di mercato e di garanzie che saranno evitate distorsioni indebite della concorrenza, la Commissione conclude che il prestito del 1993 non soddisfa i requisiti stabiliti negli orientamenti. In conclusione, tutte le misure che costituiscono aiuto sono incompatibili con il mercato comune.
VII. CONCLUSIONI
(153) La Commissione ritiene che il prestito del 1993, gli avalli del 1996 e 1998 e il prestito del 2000 dell'ICF costituiscano un aiuto a favore di Puigneró ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Del pari, il sistematico inadempimento delle obbligazioni previdenziali e fiscali a partire dal 1995 e, rispettivamente, dall'inizio del 1993 costituisce aiuto di Stato a favore di Puigneró. La Spagna ha dato illegalmente esecuzione all'aiuto in questione, in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE. Di conseguenza, detti aiuti sono incompatibili con il mercato comune.
(154) Conformemente all'articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio(20), gli aiuti considerati incompatibili con il mercato comune devono essere recuperati presso il beneficiario. In occasione del recupero dell'aiuto, il regno di Spagna può detrarre i rimborsi già effettuati dei prestiti o debiti già riscossi dalle autorità interessate,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato cui il regno di Spagna ha dato illegalmente esecuzione in favore di Hilados là Tejidos Puigneró SA è incompatibile con il mercato comune.
L'aiuto incompatibile è composto delle seguenti misure a favore di Puigneró:
a) un prestito accordato dall'Instituto Catalàn de Finanzas nel 1993 e relativo rinnovo nel 1996;
b) un avallo fornito dall'Instituto Catalàn de Finanzas nel 1996 e relativa proroga nel 1999 e nel 2001;
c) un avallo fornito dall'Instituto Catalàn de Finanzas nel 1998 e relativa proroga nel 2001;
d) il sistematico inadempimento dei contributi previdenziali a partire dal 1995 fino alla data d'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti, dal momento che, fino quest'ultima data, la Previdenza sociale avrebbe potuto procederne al recupero coattivo seguendo le normali procedure;
e) il sistematico inadempimento degli obblighi fiscali tra l'inizio del 1993 e la data d'inizio della procedura di sospensione dei pagamenti, dal momento che, fino a quest'ultima data, il fisco avrebbe potuto procederne al recupero coattivo secondo le normali procedure, e
f) un prestito concesso dall'Instituto Catalàn de Finanzas nel 2000 e relativi rinnovi.
Articolo 2
1. La Spagna adotterà tutti i provvedimenti necessari per recuperare presso il beneficiario l'aiuto di cui all'articolo 1, già posto a sua disposizione illegalmente, deducendo i pagamenti riscossi dalle autorità competenti.
2. Il recupero viene eseguito senza indugio e secondo le procedure del diritto nazionale, sempreché queste consentano l'applicazione immediata ed effettiva della decisione. L'aiuto da recuperare comprende gli interessi, che decorrono dalla data in cui l'aiuto è stato posto a disposizione del beneficiario fino a quella del suo effettivo recupero e sono calcolati sulla base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell'equivalente sovvenzione nell'ambito degli aiuti a finalità regionale, deduzione fatta degli interessi già riscossi dalle autorità.
Articolo 3
Il Regno di Spagna informa la Commissione, entro due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, circa i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 4
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 19 febbraio 2003.

Labels: 1
19
4
18