Document ID: 31996R1256

REGOLAMENTO (CE) N. 1256/96 DEL CONSIGLIO del 20 giugno 1996 relativo all'applicazione di uno schema pluriennale di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo 1° luglio 1996 30 giugno 1999 a taluni prodotti agricoli originari di paesi in via di sviluppo
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113,
vista la proposta della Commissione (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
(1) considerando che, in base all'offerta presentata nel quadro della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), la Comunità ha concesso, dal 1971, preferenze tariffarie generalizzate per taluni prodotti agricoli dei capitoli da 1 a 24 della tariffa doganale comune, originari dei paesi in via di sviluppo; che il periodo iniziale di dieci anni di applicazione del sistema di preferenze è scaduto il 31 dicembre 1980 e che un secondo periodo di dieci anni si è concluso il 31 dicembre 1990; che la Comunità ha prorogato tuttavia sino ad oggi il suo schema senza modifiche;
(2) considerando il ruolo positivo svolto in passato dal sistema nel migliorare l'accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati dei paesi che concedono preferenze, il quale giustifica che se ne mantenga l'applicazione per un certo periodo in via complementare rispetto ad altri mezzi di azione prioritari, in particolare la liberalizzazione multilaterale degli scambi;
(3) considerando che la Commissione ha presentato, nelle sue comunicazioni al Consiglio del 6 luglio 1990 e del 1° giugno 1994, gli orientamenti che essa raccomandava per un nuovo decennio di applicazione del suo schema di preferenze generalizzate;
(4) considerando che il Trattato sull'Unione europea ha dato nuovo impulso alla politica di sviluppo comunitaria nel quadro della politica esterna dell'Unione, fissando come obiettivo prioritario lo sviluppo economico e sociale durevole dei paesi in via di sviluppo ed il loro inserimento armonico e graduale nell'economia mondiale;
(5) considerando che, in tale prospettiva, lo schema comunitario di preferenze generalizzate deve accentuare il suo ruolo di strumento volto allo sviluppo, rivolgendosi anzitutto ai paesi che ne hanno maggiormente bisogno, vale a dire i più poveri; che peraltro lo schema deve completare gli strumenti dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e facilitare l'inserimento dei paesi in via di sviluppo nell'economia internazionale e nel sistema multilaterale degli scambi; che, di conseguenza, le preferenze hanno carattere transitorio e debbono essere concesse in modo commisurato alle necessità e gradualmente ritirate non appena si ritenga che tali necessità non esistano più;
(6) considerando che la nuova offerta si fonda sull'obiettivo della neutralità globale del livello di liberalizzazione rispetto allo schema attuale per quanto riguarda l'impatto del margine preferenziale sul volume potenziale del commercio preferenziale, fatti salvi i regimi speciali di incentivazione;
(7) considerando che la nuova offerta deve tener conto anche della sensibilità di taluni settori o prodotti per l'agricoltura comunitaria; che la protezione dei settori sensibili contro le importazioni eccessive deve essere attuata esclusivamente attraverso un duplice meccanismo di modulazione dei margini tariffari preferenziali e, in caso di emergenza, di clausole di salvaguardia;
(8) considerando che, per aumentare l'accesso al mercato comunitario e l'utilizzazione effettiva delle preferenze per i paesi in via di sviluppo mediamente o meno progrediti, occorre ricorrere a un meccanismo di modulazione che permetta di trasferire i margini preferenziali dai paesi più sviluppati verso i paesi meno sviluppati;
(9) considerando che il meccanismo di modulazione deve essere applicato in modo oculato per paese e per settore;
(10) considerando che il meccanismo di modulazione settore/paese si basa sulla combinazione di un criterio di livello di sviluppo quantificato attraverso un indice di sviluppo che combina il reddito pro capite e il livello delle esportazioni di prodotti manufatti del paese considerato rispetto a quelli della Comunità, da un lato, e di un criterio di specializzazione agricola relativa quantificato attraverso un indice di specializzazione, basato sul rapporto fra la quota di un paese beneficiario sul totale delle importazioni comunitarie in generale e la sua quota sul totale delle importazioni comunitarie per un determinato settore, dall'altro; che la combinazione di questi due criteri deve consentire di modulare secondo il livello di sviluppo gli effetti lordi dell'indice di specializzazione per quanto riguarda i settori da escludere;
(11) considerando che il meccanismo di modulazione settore/paese deve essere applicato anche ai paesi beneficiari, le cui esportazioni di prodotti compresi nello schema di preferenze generalizzate in un determinato settore superino il quarto delle esportazioni dei paesi beneficiari nello stesso settore e per gli stessi prodotti, indipendentemente dal livello di sviluppo di tali paesi;
(12) considerando che il meccanismo di modulazione non si applica ai paesi le cui esportazioni verso la Comunità di prodotti compresi nello schema in un determinato settore non superino il 2 % delle esportazioni verso la Comunità dei paesi beneficiari nello stesso settore;
(13) considerando che l'anno statistico di riferimento per l'applicazione dei criteri dei meccanismi di modulazione è il 1994, sempreché tali dati siano disponibili al momento dell'elaborazione della proposta della Commissione;
(14) considerando che pare equo che i paesi beneficiari più avanzati siano esclusi dal presente regolamento a decorrere dal 1° gennaio 1998 sulla base di criteri oggettivi e chiaramente definiti, in relazione ai quali la Commissione farà proposte adeguate prima del 1° gennaio 1997;
(15) considerando tuttavia che i paesi impegnati in programmi effettivi di lotta contro la produzione e il traffico di droga debbono poter continuare a beneficiare del regime più favorevole ad essi già concesso nello schema precedente; che tali paesi beneficeranno come in passato di una franchigia di dazi, a condizione che proseguano i loro sforzi nella lotta contro la droga;
(16) considerando inoltre che, a sostegno dell'attuazione di politiche sociali o ambientali avanzate in taluni paesi a livello di sviluppo medio, debbono essere previsti regimi particolari di assistenza che consentano di completare il regime generale dello schema di preferenze;
(17) considerando che appare possibile incoraggiare i paesi beneficiari che lo chiedano e che non abbiano ancora i mezzi per sostenerne i costi ad impegnarsi in politiche effettive di tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare nel campo del riconoscimento della libertà sindacale e del divieto del lavoro dei minori; che pare pertanto anche possibile accordare un regime particolare più favorevole ai prodotti che siano stati fabbricati in condizioni conformi alle norme elaborate in materia dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) in paesi la cui legislazione contempli, di fatto, norme dello stesso tipo e della stessa portata, che vengano da essi effettivamente applicate;
(18) considerando che appare anche possibile incoraggiare i paesi beneficiari ad impegnarsi in politiche effettive di protezione dell'ambiente, favorendo prodotti e metodi di produzione conformi a norme che siano state internazionalmente riconosciute come in grado di promuovere la realizzazione degli obiettivi definiti dalle convenzioni internazionali in materia di ambiente e dall'Agenda 21; che, a tal fine, è opportuno accordare in un primo tempo un regime particolare più favorevole ai prodotti che sono conformi alle norme industriali in materia;
(19) considerando che tali regimi speciali di incentivazione consistono in un margine preferenziale che si somma al margine preferenziale di base e la cui intensità e le cui modalità d'attuazione saranno decise dal Consiglio nel 1997 su proposta della Commissione e sulla base dell'esame dei risultati delle discussioni che hanno avuto luogo in sede internazionale sui rapporti tra scambi e diritti dei lavoratori e tra scambi e ambiente;
(20) considerando che talune circostanze particolari possono giustificare un ritiro temporaneo, totale o parziale dei vantaggi dello schema; che ciò vale nel caso in cui sia praticata una qualsiasi forma di schiavitù, si esportino prodotti fabbricati nelle carceri o si constati l'insufficienza di controlli in materia di esportazione e di transito di droga e di riciclaggio del denaro, nel caso di trattamento discriminatorio della Comunità nelle legislazioni dei paesi beneficiari o di non applicazione dei metodi di cooperazione amministrativa atti a garantire il buon funzionamento dello schema; che lo stesso vale per la inosservanza degli obblighi contratti in sede di Uruguay Round di realizzare gli obiettivi concordati di accesso al mercato;
(21) considerando che le misure di ritiro temporaneo debbono essere precedute da una procedura che consenta a tutte le parti interessate di esporre il loro punto di vista;
(22) considerando che, al termine di tale procedura, la decisione sui ritiri temporanei sopra definiti deve essere presa tenendo conto del contesto delle relazioni con il paese beneficiario in questione considerate nel loro insieme; che, pertanto, gli interessi comunitari possono essere meglio tutelati in taluni casi se l'esame di tale contesto, che potrebbe includere anche elementi diversi da quelli legati agli scambi, viene effettuato in sede di Consiglio; che è opportuno, di conseguenza, che quest'ultimo si riservi i poteri decisionali in materia di ritiro totale o parziale di un paese dallo schema;
(23) considerando che risulta inopportuno concedere i vantaggi dello schema a prodotti che costituiscano oggetto di una misura antidumping o antisovvenzione laddove tale misura non tenesse conto degli effetti del regime preferenziale;
(24) considerando che i dazi preferenziali da applicare a norma del presente regolamento dovrebbero essere calcolati, di norma, a partire dal dazio convenzionale della tariffa doganale comune per i prodotti considerati; che essi dovrebbero tuttavia essere calcolati a partire dal dazio autonomo qualora per i prodotti in questione non sia specificato alcun dazio convenzionale o qualora il dazio autonomo sia inferiore al dazio convenzionale;
(25) considerando che si dovrebbero applicare gli stessi metodi di calcolo alle aliquote di dazio ad valorem, nonché al trattamento del dazio minimo e massimo previsti dalla tariffa doganale comune; che tale riduzione dei dazi non incide sulla riscossione delle imposte previste nel quadro della politica agricola comune, quali i dazi agricoli specifici che si aggiungono al dazio ad valorem, o delle imposte che non costituiscono dazi doganali a norma dell'articolo 20, paragrafo 3, lettera c) del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario (4),
(26) considerando che, perché operatori economici possano disporre di un periodo transitorio per adattarsi alla nuova situazione occorre ritardare l'effettiva attuazione dei meccanismi del nuovo schema agricolo fino al 1° gennaio 1997; che pertanto occorre applicare mutatis mutandis, per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 1996, le disposizioni dello schema esistente, per i prodotti agricoli quali risultano dal regolamento (CE) n. 3058/95 (5),
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 1997 e il 30 giugno 1999, alle condizioni e secondo le modalità definite dal presente regolamento, uno schema comunitario di preferenze tariffarie generalizzate, costituito da un regime generale e da regimi speciali di incentivazione.
2. Il presente regolamento si applica ai prodotti dei capitoli da 1 a 24 della tariffa doganale comune contemplati dall'allegato I e, alle condizioni previste dall'articolo 3, ai prodotti contemplati dall'allegato VI.
3. Il beneficio del regime previsto al paragrafo 1 è riservato a ciascuno dei paesi e dei territori riportati nell'allegato III.
4. L'ammissione al beneficio di uno dei regimi preferenziali istituiti dal presente regolamento è subordinata all'osservanza della definizione dell'origine dei prodotti, adottata secondo la procedura prevista dall'articolo 249 del già citato regolamento (CEE) n. 2913/92.
TITOLO I Regime generale
Articolo 2
1. Il dazio preferenziale applicabile ai prodotti della parte 1 dell'allegato I è pari all'85 % del dazio della tariffa doganale comune applicabile al prodotto interessato, fatti salvi gli articoli 7 e 8.
2. Il dazio preferenziale applicabile ai prodotti della parte 2 dell'allegato I è pari al 70 % del dazio della tariffa doganale comune applicabile al prodotto interessato, fatti salvi gli articoli 7 e 8.
3. Il dazio preferenziale applicabile ai prodotti della parte 3 dell'allegato I è pari al 35 % del dazio della tariffa doganale comune applicabile al prodotto interessato, fatti salvi gli articoli 7 e 8.
4. I dazi della tariffa doganale comune sono totalmente sospesi per i prodotti della parte 4 dell'allegato I.
Articolo 3
1. I dazi della tariffa doganale comune sono totalmente sospesi per i prodotti elencati negli allegati VI e I per i paesi meno progrediti di cui all'allegato IV.
2. I dazi della tariffa doganale comune sono pure totalmente sospesi per i paesi di cui all'allegato V per i prodotti elencati nell'allegato VI, ad eccezione di quelli contrassegnati da un asterisco, fatta salva la procedura di cui all'articolo 17.
Articolo 4
1. È istituito un meccanismo di modulazione.
2. Il meccanismo di modulazione è applicabile ai paesi e ai settori riportati nell'allegato II, parte 1 che soddisfano ai criteri di cui all'allegato II, parte 2.
3. Fatti salvi gli articoli da 5 a 8, il margine preferenziale risultante dall'applicazione dell'articolo 2 alle importazioni di prodotti originari dei paesi e per i settori di cui al paragrafo 2 del presente articolo è ridotto del:
- 50 % il 1° gennaio 1997;
- 100 % il 1° gennaio 1999.
Articolo 5
1. Il meccanismo di modulazione si applica anche ai paesi le cui esportazioni verso la Comunità di prodotti compresi nello schema in un determinato settore superino il quarto delle esportazioni verso la Comunità dei paesi beneficiari nello stesso settore. Per tali paesi e in tali settori, il margine preferenziale derivante dall'applicazione dell'articolo 2 è abolito a decorrere dal 1° gennaio 1997.
2. Il meccanismo di modulazione non si applica ai paesi le cui esportazioni verso la Comunità di prodotti compresi nello schema in un determinato settore non superino il 2 % delle esportazioni verso la Comunità dei paesi beneficiari nello stesso settore.
Articolo 6
I paesi beneficiari più avanzati sono esclusi dal presente regolamento a decorrere dal 1° gennaio 1998 sulla base di criteri oggettivi e chiaramente definiti sui quali la Commissione farà le opportune proposte entro il 1° gennaio 1997.
TITOLO II Regimi speciali di incentivazione
Articolo 7
1. A decorrere dal 1° gennaio 1998 possono essere applicati regimi speciali di incentivazione che prendono la forma di preferenze aggiuntive nei confronti dei paesi beneficiari dello schema che ne facciano domanda scritta e dimostrino che hanno adottato e applicano effettivamente disposizioni legislative interne contenenti nella sostanza le norme delle convenzioni n. 87 e n. 98 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), per quanto riguarda l'applicazione dei principi del diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva e della convenzione n. 138 dell'OIL concernente l'età minima di ammissione al lavoro.
2. A tal fine, il Consiglio avvierà nel 1997 una revisione basata su una relazione della Commissione concernente i risultati delle analisi compiute in sedi internazionali, quali l'OIL, l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e l'Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (OCSE) sui rapporti tra gli scambi e i diritti dei lavoratori.
3. Alla luce di tale revisione e sulla base di criteri oggettivi, operativi e accettati a livello internazionale, la Commissione sottoporrà una proposta di decisione del Consiglio sull'intensità dei regimi speciali di incentivazione menzionati al paragrafo 1 e sulle modalità della loro attuazione.
Articolo 8
1. A decorrere dal 1° gennaio 1998 possono essere applicati regimi speciali di incentivazione che prendono la forma di preferenze aggiuntive nei confronti dei paesi beneficiari dello schema che ne facciano domanda scritta e dimostrino di avere adottato e applicato effettivamente disposizioni legislative interne contenenti nella sostanza le norme internazionali in materia di ambiente nel settore agricolo.
2. A tal fine, il Consiglio avvierà nel 1997 una revisione basata su una relazione della Commissione concernente i risultati delle analisi compiute in sedi internazionali, quali l'OMC e l'OCSE, sui rapporti tra scambi e ambiente.
3. Alla luce di tale revisione e sulla base di criteri oggettivi, operativi e accettati a livello internazionale, la Commissione sottoporrà una proposta di decisione del Consiglio sull'intensità dei regimi speciali d'incentivazione menzionati al paragrafo 1 e sulle modalità della loro attuazione.
TITOLO III Casi di ritiro temporaneo, totale o parziale dello schema di preferenze generalizzate
Articolo 9
1. I regimi previsti dal presente regolamento possono, in qualsiasi momento, essere ritirati temporaneamente, del tutto o in parte, nei casi seguenti:
- pratica di qualsiasi forma di schiavitù, quale definita dalle Convenzioni di Ginevra del 25 settembre 1926 e del 7 settembre 1956 e dalle Convenzioni dell'OIL n. 29 e n. 105;
- esportazione di prodotti fabbricati nelle carceri;
- palesi insufficienze dei controlli doganali in materia di esportazione e di transito di droga (prodotti illeciti e precursori) e l'inosservanza delle convenzioni internazionali in materia di riciclaggio del denaro;
- frode e mancanza di cooperazione amministrativa prevista per il controllo dei certificati di origine modulo A;
- palesi pratiche commerciali sleali da parte di un paese beneficiario, ivi compresa la discriminazione della Comunità e l'inosservanza degli obblighi derivanti dall'Uruguay Round di realizzare gli obiettivi concordati di accesso al mercato;
- palese contrasto con gli obiettivi delle convenzioni internazionali, quali la NAFO, NEAFC, ICCAT e NASCO relative alla difesa e alla gestione delle risorse alieutiche.
2. Il ritiro temporaneo non è automatico ma scatta al termine della procedura di cui agli articoli seguenti, compreso l'articolo 12, paragrafo 3.
Articolo 10
1. I casi di cui all'articolo 9 che potrebbero rendere necessario il ricorso a misure di ritiro temporaneo vengono comunicati alla Commissione dagli Stati membri nonché da qualsiasi persona fisica o giuridica e da qualsiasi associazione priva di personalità giuridica che possano dimostrare un interesse alla misura di ritiro temporaneo. La Commissione trasmette senza indugio tali informazioni a tutti gli Stati membri.
2. Su richiesta di uno Stato membro o su richiesta della Commissione possono essere aperte consultazioni. Dette consultazioni debbono svolgersi entro gli otto giorni lavorativi successivi al ricevimento, da parte della Commissione, delle informazioni di cui al paragrafo 1 e comunque prima che venga istituita qualsiasi misura comunitaria di ritiro.
3. Le consultazioni si svolgono nell'ambito del comitato di cui all'articolo 17 che si riunisce su convocazione del suo presidente, il quale comunica con sollecitudine agli Stati membri tutti gli elementi d'informazione utili.
4. Le consultazioni vertono in particolare sull'analisi delle condizioni contemplate dall'articolo 9 nonché sulle misure che converrebbe adottare.
Articolo 11
1. Qualora, al termine delle consultazioni di cui all'articolo 10, risulti alla Commissione l'esistenza di elementi di prova sufficienti a giustificare l'apertura di un'inchiesta, la Commissione procede nel modo seguente:
a) mediante avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Commissione annuncia l'apertura di un'inchiesta e ne informa il paese interessato; l'avviso presenta una sintesi delle informazioni ricevute e precisa che qualsiasi informazione utile deve essere comunicata alla Commissione; inoltre, fissa i termini entro i quali gli interessati possono rendere noto per iscritto il loro parere;
b) la Commissione apre l'inchiesta, per la durata di un anno o una durata inferiore, in cooperazione con gli Stati membri e in consultazione con il comitato di cui all'articolo 17; la durata dell'inchiesta può essere prolungata, se necessario, secondo la stessa procedura.
2. La Commissione procede alla raccolta di qualsiasi informazione ritenuta utile e, ove lo ritenga appropriato, previa consultazione del comitato di cui all'articolo 17, verifica le informazioni presso gli operatori economici e le autorità competenti del paese beneficiario interessato. A tale titolo la Commissione può inviare sul posto i propri esperti allo scopo di verificare le affermazioni sostenute dalle persone di cui all'articolo 10, paragrafo 1. La Commissione offre ogni opportunità alle autorità competenti del paese beneficiario interessato affinché questo non faccia mancare la cooperazione necessaria al corretto svolgimento di tali indagini.
3. In tale compito, la Commissione può essere anche assistita da agenti dello Stato membro sul cui territorio potrebbero essere effettuate verifiche, sempre che tale Stato ne abbia espresso l'intenzione.
4. La Commissione può udire le parti interessate, le quali devono essere ascoltate qualora l'abbiano chiesto per iscritto entro i termini fissati nell'avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee; dimostrando che potrebbero essere effettivamente interessate dal risultato dell'inchiesta e che esistono motivi particolari per essere udite oralmente.
5. Qualora le informazioni richieste dalla Commissione non siano fornite entro un termine ragionevole o l'inchiesta venga ostacolata in maniera significativa, si potranno trarre conclusioni sulla base dei dati disponibili.
Articolo 12
1. Al termine dell'inchiesta di cui all'articolo 11, la Commissione sottopone al comitato di cui all'articolo 17 una relazione sulle risultanze della stessa.
2. Ove ritenga che non sia necessario adottare alcuna misura di ritiro temporaneo, la Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, previa consultazione del comitato, un avviso di chiusura dell'inchiesta, comprendente una relazione delle sue conclusioni sostanziali.
3. Ove ritenga che sia necessaria una misura di ritiro, la Commissione fa una proposta adeguata al Consiglio che delibera in merito a maggioranza qualificata.
Articolo 13
Il beneficio preferenziale è generalmente concesso a prodotti che costituiscono oggetto di dazi antidumping o antisovvenzioni a norma dei regolamenti (CE) n. 384/96 (6), e (CE) n. 3284/94 (7), a meno che non venga stabilito che le misure in questione si basano sul danno causato e su prezzi che non tengono conto del regime tariffario preferenziale accordato al paese interessato. A tal fine, in una comunicazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Commissione fornisce l'elenco dei prodotti e dei paesi per i quali la preferenza non è concessa.
Articolo 14
1. Qualora un prodotto originario di uno dei paesi o territori che figurano nell'allegato III sia importato a condizioni tali da provocare o da minacciare di provocare danno grave ai produttori comunitari di prodotti simili o direttamente concorrenti, i dazi della tariffa doganale comune possono essere ripristinati in qualsiasi momento per detto prodotto, su richiesta di uno Stato membro o su iniziativa della Commissione.
2. La Commissione annuncia l'avvio di un'indagine mediante avviso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Tale avviso presenta una sintesi delle informazioni ricevute e precisa che tutte le informazioni utili debbano essere comunicate alla Commissione. Esso fissa inoltre il termine entro il quale gli interessati possono rendere noto il loro parere per iscritto.
3. Nel considerare l'eventuale esistenza di gravi difficoltà, la Commissione tiene conto in particolare degli elementi che figurano nell'allegato VII nella misura in cui siano disponibili.
4. La Commissione decide di ristabilire i dazi della tariffa doganale comune entro un termine di 30 giorni lavorativi, previa consultazione del comitato di cui all'articolo 17. Qualsiasi Stato membro può deferire al Consiglio la decisione della Commissione entro un termine di 10 giorni. In tal caso il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, può adottare una decisione diversa entro un termine di 30 giorni.
5. I paesi beneficiari interessati sono informati di tali misure prima della loro entrata in vigore effettiva.
6. Qualora circostanze eccezionali che richiedono un'azione immediata rendano impossibile, a seconda dei casi, l'informazione o l'esame, la Commissione, dopo averne informato gli Stati membri, può applicare ogni misura preventiva strettamente necessaria, che soddisfi le condizioni di cui al paragrafo 1, per fare fronte a tale situazione.
7. Il presente articolo non pregiudica l'applicazione delle clausole di salvaguardia adottate in virtù della politica agraria comune a norma dell'articolo 43 del trattato, né di quelle adottate in virtù della politica commerciale comune a norma dell'articolo 113 del trattato e di altre clausole di salvaguardia che potrebbero essere eventualmente adottate.
TITOLO IV Disposizioni comuni
Articolo 15
1. Fatto salvo il paragrafo 2, le aliquote dei dazi preferenziali calcolate in base alle disposizioni del presente regolamento sono applicate arrotondando al primo decimale e trascurando il secondo decimale.
2. Ove la determinazione delle aliquote dei dazi preferenziali a norma del paragrafo 1 porti ad un'aliquota dello 0,5 % o inferiore, i dazi preferenziali in questione sono assimilati ad un'esenzione dai dazi.
3. Gli adattamenti relativi agli allegati I, II e VI che si rendessero necessari per modifiche apportate alla nomenclatura combinata sono stabiliti secondo la procedura di cui all'articolo 18.
Articolo 16
1. Entro sei settimane dalla fine di ogni trimestre, gli Stati membri trasmettono all'Istituto statistico delle Comunità europee i dati statistici relativi alle merci immesse in libera pratica durante il trimestre di riferimento col beneficio delle preferenze tariffarie previste dal presente regolamento. Tali dati, forniti per numero di codice della nomenclatura combinata (NC) e, se del caso, della tariffa integrata delle Comunità europee (Taric), debbono dettagliare, per paese di origine, i valori, le quantità e le unità supplementari eventualmente richieste secondo le definizioni dei regolamenti (CE) n. 1172/95 (8) e (CE) n. 840/96 (9).
2. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione, su richiesta della stessa e non più tardi dell'undicesimo giorno di ogni mese, il resoconto dettagliato delle quantità di prodotti ai quali è stato concesso il beneficio del presente regime nel corso dei mesi precedenti. Gli Stati membri e la Commissione collaborano strettamente in modo tale da garantire l'osservanza della presente disposizione.
Articolo 17
1. Il comitato delle preferenze generalizzate istituito dall'articolo 17 del regolamento (CE) n. 3281/94 del Consiglio, del 19 dicembre 1994, recante applicazione di uno schema pluriennale di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo 1995 1998 a taluni prodotti industriali originari di paesi in via di sviluppo (10), in prosieguo denominato «comitato», può esaminare qualsiasi questione relativa all'applicazione del presente regolamento che venga evocata dal suo presidente, su iniziativa di quest'ultimo a richiesta del rappresentante di uno Stato membro.
2. Sulla base di una relazione annuale della Commissione, esso esamina in qual misura è stato rispettato il principio di neutralità degli effetti del presente schema, nonché le eventuali misure previste della Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 18, o mediante una proposta presentata al Consiglio, per garantire il pieno rispetto di tale principio.
3. Sulla base di una relazione annuale della Commissione, esso esamina altresì l'incidenza delle disposizioni speciali in materia di droga, compresi i progressi compiuti dai paesi di cui all'allegato V nella lotta contro la droga, nonché le eventuali misure di sospensione totale o parziale del beneficio di cui all'articolo 3, previste dalla Commissione nel caso in cui tali progressi vengano giudicati insufficienti, secondo la procedura prevista all'articolo 18 e previa consultazione del paese beneficiario interessato.
Articolo 18
1. Il rappresentante della Commissione presenta al comitato un progetto delle disposizioni da adottare. Il comitato formula il suo parere su tale progetto entro un termine che il presidente può stabilire in funzione dell'urgenza della questione di cui trattasi. Il comitato si pronuncia alla maggioranza prevista all'articolo 148, paragrafo 2 del trattato. Il presidente non partecipa al voto.
2. a) La Commissione adotta le disposizioni previste qualora siano conformi al parere del comitato.
b) Qualora le disposizioni previste non siano conformi al parere espresso dal comitato o in mancanza di parere, la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta relativa alle disposizioni da adottare. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
c) Se, alla scadenza del termine di tre mesi a decorrere dalla data in cui è stato adito, il Consiglio non ha deliberato, la Commissione adotta le disposizioni proposte.
TITOLO V Disposizione finale
Articolo 19
1. Il presente regolamento entra in vigore il 1° luglio 1996.
2. Le disposizioni del regolamento (CE) n. 3058/95 si applicano mutatis mutandis per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 1996.
3. Il regime di cui all'articolo 1 è applicabile dal 1° gennaio 1997 al 30 giugno 1999.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 20 giugno 1996.

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