Document ID: 32005R1371

REGOLAMENTO (CE) n. 1371/2005 DEL CONSIGLIO,
del 19 agosto 2005,
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati originari degli Stati Uniti e della Russia e che abroga il regolamento (CE) n. 151/2003 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di lamiere dette magnetiche, a grani orientati, originarie della Russia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995 (1), relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (regolamento di base), in particolare l'articolo 9 e l'articolo 11, paragrafo 3,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1. Apertura
(1)
Il 28 maggio 2004, la Commissione ha annunciato, con un avviso (avviso di apertura) pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (2), l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati originari degli Stati Uniti e della Russia e l'apertura di un riesame intermedio relativo al dazio antidumping istituito sulle importazioni di alcune lamiere, dette «magnetiche», a grani orientati, di larghezza superiore a 500 mm, originarie della Russia.
(2)
Il procedimento antidumping è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata il 13 aprile 2004 dall'Associazione europea della siderurgia (Eurofer o il denunciante) per conto di produttori che rappresentano una quota maggioritaria, in questo caso pari a oltre il 90 %, della produzione comunitaria complessiva di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati. La denuncia conteneva elementi di prova di pratiche di dumping relative al prodotto citato e del pregiudizio notevole da esse derivante, elementi considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(3)
Il riesame intermedio è stato avviato dalla Commissione di propria iniziativa, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base, per verificare l'eventuale necessità di modifica o abrogazione delle misure antidumping definitive istituite dal regolamento (CE) n. 151/2003 del Consiglio sulle importazioni di alcune lamiere, dette magnetiche, a grani orientati, di larghezza superiore a 500 mm, originarie della Russia (3). La necessità di modifica o di abrogazione può sorgere dal fatto che i prodotti sui quali sono state istituite le misure di cui al regolamento (CE) n. 151/2003 rientrano nelle categorie di prodotto oggetto del procedimento relativo alle importazioni nella Comunità di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati originari degli Stati Uniti e della Russia.
2. Parti interessate dal procedimento
(4)
La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori esportatori della Russia e degli Stati Uniti, gli importatori operatori commerciali e gli utilizzatori notoriamente interessati, come pure i rappresentanti dei paesi esportatori interessati e i produttori comunitari all'origine della denuncia. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(5)
I produttori esportatori russi e statunitensi, nonché i produttori, gli importatori operatori commerciali e gli utilizzatori comunitari hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta entro il termine di cui sopra, dimostrando di avere particolari motivi per chiedere di essere sentite, hanno avuto l'opportunità di essere sentite.
3. Questionari
(6)
La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre imprese che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura.
(7)
Un produttore esportatore statunitense e le relative controllate nella Comunità e due produttori esportatori russi e le relative controllate nella Comunità hanno risposto al questionario, così come quattro produttori comunitari, 16 utilizzatori e un importatore non collegato ad un produttore esportatore nei paesi in questione.
(8)
La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping, del pregiudizio da esso derivante e dell'interesse della Comunità. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
Produttori comunitari
-
ThyssenKrupp Electrical Steel UGO, Isbergues, Francia
-
ThyssenKrupp Electrical Steel AST, Terni, Italia
-
ThyssenKrupp Electrical Steel GmbH, Gelsenkirchen, Germania
-
Orb Electrical Steels Limited, Newport, Regno Unito
Utilizzatori comunitari
-
Areva SA, Parigi, Francia
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Specialacciai srl, Novi Ligure, Italia
Produttori esportatori russi
-
Novolipetsk Iron & Steel Corporation (NLMK), Lipetsk
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VIZ Stal, Ekaterinburg
Produttori esportatori statunitensi
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AK Steel Corporation, Butler, Pennsylvania
Importatori collegati nella Comunità
-
AK Steel BV, Oosterhout, Paesi Bassi
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AK Steel GmbH, Colonia, Germania
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AK Steel Ltd., Baldock, Regno Unito
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AK Steel s.r.l., Genova, Italia
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Duferco Commerciale SpA, Genova, Italia
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Duferco GmbH, Mülheim, Germania
Esportatori collegati fuori dalla Comunità
-
Duferco SA, Lugano, Svizzera
-
Stinol AG, Lugano, Svizzera
(9)
L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o aprile 2003 e il 31 marzo 2004 (periodo dell'inchiesta). L'analisi delle tendenze pertinenti per valutare il pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1ogennaio 2000 e la fine del periodo dell'inchiesta (il periodo in esame).
4. Misure in vigore
(10)
Con il regolamento (CE) n. 151/2003 del Consiglio, sono stati istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni dalla Russia di alcune lamiere, dette magnetiche, a grani orientati, di larghezza superiore a 500 mm (lamiere magnetiche larghe), al termine di un'inchiesta avviata ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base. Il regolamento prevedeva un'aliquota di dazio antidumping del 14,7 % per la VIZ-Stal e del 40,1 % per la NMLK e per le importazioni del prodotto in esame effettuate da altre società russe (aliquota di dazio residuo).
(11)
Con il regolamento (CE) n. 1000/2004 della Commissione (4), nel quadro del procedimento antidumping relativo alle importazioni di lamiere magnetiche larghe originarie della Russia, sono stati accettati impegni dalla NLMK e dalla Viz Stal e dalle società di vendita collegate per un periodo di sei mesi, fino al 20 novembre 2004. Tali impegni sono stati accettati per adeguare temporaneamente le misure antidumping, che sono state estese alle importazioni nei 10 nuovi Stati membri in seguito all'allargamento dell'Unione europea il 1o maggio 2004, in modo da evitare che l'applicazione immediata delle misure nei 10 nuovi paesi avessero effetti improvvisi ed eccessivamente negativi per gli importatori e gli utilizzatori. Con il regolamento (CE) n. 1995/2004 della Commissione (5), gli impegni sono poi stati accettati per altri sei mesi, fino al maggio 2005, in quanto i motivi per accettarli non erano venuti meno.
5. Misure provvisorie
(12)
Considerata la necessità di esaminare ulteriormente alcuni aspetti dell'inchiesta e a causa della sovrapposizione con il riesame intermedio di cui al considerando (3), la Commissione ha deciso di continuare l'inchiesta senza l'istituzione di misure provvisorie.
(13)
Tutte le parti interessate sono state informate delle conclusioni provvisorie ed è stato inoltre fissato un termine entro il quale potessero presentare osservazioni in merito. Le osservazioni presentate sono state esaminate, tenendo conto delle richieste giustificate ed eventualmente modificando le conclusioni.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(14)
Il prodotto in esame è costituito da lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati (lamiere al silicio a grani orientati) di tutte le larghezze, classificati ai codici NC 7225 11 00 (di larghezza uguale o superiore ai 600 mm) e 7226 11 00 (di larghezza inferiore ai 600 mm). I codici NC vengono forniti a titolo puramente indicativo.
(15)
Le lamiere al silicio a grani orientati sono prodotte da rotoli (coils) laminati a caldo di acciaio al silicio di diversi spessori, in cui i grani sono orientati in modo uniforme per migliorare la conduttività magnetica. I difetti a livelli di conduttività sono chiamati perdite; la presenza di basse perdite indica che il prodotto è di qualità. Dal punto di vista del mercato, i prodotti si suddividono tipicamente in prodotti ad alta permeabilità, o ad alta conduttività, e prodotti standard. A parità di spessore della lamiera, i prodotti ad alta permeabilità sono caratterizzati da perdite minori. Attraverso il processo di taglio, le lamiere di acciaio al silicio a grani orientati possono essere adeguate alle necessità del cliente. Il prodotto in esame è utilizzato dai produttori di apparecchi e trasformatori elettromagnetici per la costruzione di generatori e distributori elettrici.
(16)
Nonostante le differenze di permeabilità, di spessore e di larghezza, tutti i tipi di lamiere al silicio a grani orientati hanno le stesse caratteristiche di base fisiche e tecniche e gli stessi impieghi fondamentali.
(17)
L'inchiesta di riesame relativa alle lamiere magnetiche larghe, di cui al paragrafo (3), ha evidenziato che, in un certo numero di casi le misure antidumping in vigore, di cui al paragrafo (10), venivano eluse tagliando i rotoli di acciaio magnetico a grani orientati prima dell'esportazione nella Comunità. Tradizionalmente, gli utilizzatori comunitari acquistavano le lamiere magnetiche larghe, per poi tagliarle secondo necessità. Dopo l'istituzione delle misure, però, il prodotto veniva tagliato dai produttori o dagli esportatori prima dell'esportazione, in modo tale che la larghezza non superasse i 500 mm e che il prodotto non rientrasse nella categoria di prodotti oggetto delle misure.
(18)
Un produttore esportatore ha affermato che le lamiere al silicio a grani orientati strette (ovvero, secondo tale produttore esportatore, di larghezza inferiore ai 500 mm) vanno tenute distinte dalle lamiere al silicio a grani orientati larghe (di larghezza uguale o superiore ai 500 mm), poiché queste ultime non possono essere sostituite da quelle strette e sono soggette ad un diverso tipo di concorrenza. L'argomentazione relativa al diverso tipo di concorrenza si basa sul fatto che gli utilizzatori finali ordinano ed acquistano direttamente le lamiere al silicio a grani orientati della larghezza desiderata, per evitare il costo del taglio, piuttosto che acquistare rotoli di larghezza superiore a quella adatta ai propri processi produttivi e procedere quindi direttamente al taglio oppure ricorrere a ditte specializzate.
(19)
L'argomentazione della non intercambiabilità si basa sul fatto che, anche se le lamiere strette possono essere sostituite da lamiere larghe che poi vengono tagliate, il contrario non è ovviamente possibile. L'esportatore in questione ha fatto riferimento al procedimento relativo ad alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia (6), in cui si argomenta che le scarpe per uso interno non possono essere utilizzate all'esterno e quindi devono essere considerate un prodotto diverso.
(20)
Nel quadro di tale procedimento, la Commissione aveva concluso che le calzature per uso interno e le calzature per uso esterno costituiscono prodotti diversi, in quanto le prime possiedono caratteristiche fisiche di base che le rendono inadatte all'uso esterno. Nel caso in oggetto, la situazione è diversa perché l'inchiesta ha concluso che, indipendentemente dalla larghezza, le lamiere al silicio a grani orientati sono dello stesso materiale ed hanno caratteristiche di base uguali e utilizzazioni finali paragonabili. Va inoltre osservato che, nel quadro di un'inchiesta antidumping, anche una intercambiabilità parziale tra prodotti è sufficiente per considerare tali prodotti un prodotto unico e che, nel caso delle lamiere al silicio a grani orientati, come indicato al considerando (17), tale intercambiabilità sussiste.
(21)
La seconda obiezione sollevata dal produttore esportatore in questione si basa sull'osservazione che gli utilizzatori finali preferiscono usare lamiere con una larghezza che corrisponde alle loro necessità produttive. È però emerso che, come procedura standard, alcuni utilizzatori finali tagliano il materiale oppure acquistano in Russia lamiere tagliate approssimativamente, senza dover versare alcun dazio antidumping, per poi tagliarle in modo più preciso e adatto alle proprie esigenze. Inoltre, l'esistenza nella Comunità di società di taglio e di centri di servizi relativi all'acciaio indica che le lamiere al silicio a grani orientati non sempre escono dalle fabbriche nelle dimensioni richieste dagli utilizzatori finali. Pertanto, le obiezioni sollevate dal produttore esportatore in questione sono state respinte.
(22)
La Commissione conclude che, ai fini del presente procedimento antidumping, tutti i tipi del prodotto in esame sono considerati un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(23)
L'inchiesta ha dimostrato che il prodotto esportato nella Comunità dalla Russia e dagli Stati Uniti, quello prodotto e venduto sul mercato interno russo e statunitense e quello fabbricato e venduto nella Comunità dai produttori comunitari presentano le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di base e le stesse applicazioni, e sono stati pertanto considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Metodo generale
(24)
Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha esaminato in primo luogo se le vendite totali del prodotto in esame effettuate da ciascun produttore esportatore sul mercato interno fossero rappresentative rispetto alle sue esportazioni totali nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite effettuate sul mercato interno sono considerate rappresentative quando, per ciascun produttore esportatore, il loro volume totale corrisponde ad almeno il 5 % del volume totale delle esportazioni nella Comunità.
(25)
Per ciascuno dei tipi di prodotto in esame venduti dai produttori esportatori sui rispettivi mercati interni e considerati direttamente comparabili ai tipi di prodotto in esame venduti per l'esportazione nella Comunità, si è esaminato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne dei diversi tipi di lamiere al silicio a grani orientati sono state considerate sufficientemente rappresentative se, nel periodo dell'inchiesta, il loro volume complessivo è stato pari ad almeno il 5 % del volume totale delle vendite di lamiere al silicio a grani orientati di tipo comparabile esportate nella Comunità.
(26)
Successivamente, la Commissione ha esaminato se le vendite di ciascun tipo di prodotto effettuate sul mercato interno da ciascun produttore esportatore potessero considerarsi realizzate nel corso di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base, controllando, per ciascun tipo, la percentuale di vendite remunerative ad acquirenti indipendenti.
(27)
Se il volume delle vendite di un tipo di lamiere al silicio a grani orientati effettuate a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava l'80 % o più del volume complessivo delle vendite e la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno realizzate durante il periodo dell'inchiesta, remunerative o meno. Se il volume delle vendite remunerative di un dato tipo di lamiere al silicio a grani orientati rappresentava l'80 % o meno del volume complessivo delle vendite di quel tipo o se la media ponderata del prezzo di tale tipo di prodotto era inferiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata delle vendite remunerative solamente di quel tipo di prodotto, purché tali vendite rappresentassero il 10 % o più del volume totale delle vendite di quel tipo di prodotto. Se il volume delle vendite remunerative di un determinato tipo di lamiere al silicio a grani orientati era inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite di quel tipo di prodotto, si è considerato che il volume delle vendite di tale tipo di prodotto fosse insufficiente per poter stabilire il valore normale sulla base del prezzo sul mercato interno.
(28)
Ogni volta che, per stabilire il valore normale, non si sono potuti utilizzare i prezzi sul mercato interno di un determinato tipo di prodotto in esame venduto da un produttore esportatore, si è dovuto ricorrere a un metodo diverso. La Commissione ha quindi fatto ricorso ad un valore normale costruito. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito, per ciascun produttore esportatore, sommando ai costi di produzione, eventualmente adeguati, dei tipi di prodotto esportati, un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per il profitto.
2. Stati Uniti d'America
(29)
Per quanto riguarda l'unico produttore esportatore che ha collaborato, le vendite sul mercato interno del prodotto in esame non possono essere considerate effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, poiché tali vendite sono state effettuate nella maggioranza dei casi, oltre il 90 %, ad un prezzo inferiore al costo unitario di produzione. Inoltre, durante il periodo dell'inchiesta, la media ponderata dei prezzi di vendita sul mercato interno è risultata essere inferiore alla media ponderata del costo unitario di produzione.
(30)
Pertanto, per determinare il valore normale non è stato possibile utilizzare i prezzi del prodotto in esame praticati dal produttore esportatore sul mercato interno. II valore normale è stato pertanto costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.
(31)
Il valore normale è stato costruito sommando ai costi di produzione del produttore esportatore le spese generali, amministrative e di vendita e un margine di profitto. L'entità delle spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto corrispondono a quelli che il produttore esportatore in questione ha sostenuto sul mercato interno, nel corso di normali operazioni commerciali, per la produzione e la vendita di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale di prodotti siderurgici, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b, del regolamento di base.
(32)
Il costo di produzione è stato calcolato per ogni tipo di prodotto sulla base della qualità dell'acciaio, dello spessore della lamiera e del fatto che il prodotto sia stato venduto tagliato o non tagliato. Nel primo caso, è stato aggiunto il costo del taglio.
(33)
I prezzi all'esportazione sono stati quindi determinati in base ai prezzi pagati o pagabili per il prodotto in esame venduto per l'esportazione nella Comunità, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(34)
Il produttore esportatore in questione non ha venduto il prodotto in esame direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità; tutte le vendite sono infatti risultate effettuate tramite le controllate presenti nella Comunità. Pertanto, è stato necessario costruire il prezzo all'esportazione, calcolandolo, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, in base al prezzo al quale il prodotto è rivenduto ad un acquirente indipendente nella Comunità e applicando adeguamenti per tenere conto di tutti i costi sostenuti dagli importatori collegati tra l'importazione e la rivendita, comprese le spese generali, amministrative e di vendita e un ragionevole margine di profitto.
(35)
Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, allo stadio franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale, sono stati applicati gli adeguamenti del caso per tener conto delle differenze che, in base a quanto affermato e dimostrato, incidevano sui prezzi e sulla loro comparabilità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Nella fattispecie, sono stati applicati, ove opportuno e giustificato, adeguamenti per spese di trasporto, assicurazione, credito, spese bancarie e commissioni, dazi all'importazione e costi di taglio.
(36)
L'adeguamento relativo ai costi del taglio è stato necessario per poter confrontare in modo appropriato i diversi tipi di lamiere al silicio a grani orientati: le lamiere della larghezza del rotolo vendute nella Comunità in questa forma; le lamiere della larghezza del rotolo vendute nella Comunità dopo essere state tagliate; le lamiere importate già tagliate vendute nella Comunità in questa forma e le lamiere importate già tagliate vendute nella Comunità dopo essere state sottoposte ad un ulteriore taglio, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k, del regolamento di base.
(37)
In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato, per ogni tipo di prodotto, in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, calcolate come indicato sopra.
(38)
Il calcolo del margine di dumping, espresso come percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, ha dato il seguente risultato:
AK Steel Corporation, Middletown: 47,6 %
(39)
Il margine di dumping residuo applicabile all'esportatore noto statunitense che ha deliberatamente scelto di non collaborare all'inchiesta deve essere fissato al livello del più alto margine registrato per le vendite nella Comunità dei tipi di prodotto rappresentativi dal produttore che ha collaborato, e quindi al 60,6 %.
3. Russia
(40)
Il valore normale è stato calcolato in base al metodo generale di cui ai paragrafi da (24) a (28).
(41)
Per l'unico tipo di lamiere al silicio a grani orientati per cui solo una quantità compresa tra l'80 % e il 10 % delle vendite sul mercato interno effettuate in quantità sufficienti sono risultate essere state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, il valore normale è stato calcolato in base al prezzo effettivo praticato sul mercato interno, corrispondente alla media ponderata dei prezzi delle vendite sul mercato interno del tipo in questione effettuate, durante il periodo dell'inchiesta, nel corso di normali operazioni commerciali.
(42)
Per i restanti tipi di prodotto, per i quali le vendite sul mercato interno non sono risultate rappresentative, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, prima frase, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sommando ai costi di produzione dei tipi esportati un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e un congruo margine di profitto, sulla base dei dati effettivi riguardanti la produzione e le vendite del prodotto simile, nel corso di normali operazioni commerciali, da parte del produttore esportatore oggetto dell'inchiesta.
(43)
Le vendite per l'esportazione alla Comunità sono state effettuate sia direttamente ad acquirenti indipendenti sia attraverso una società collegata in Svizzera. Nel secondo caso, il prezzo all'esportazione è stato determinato in base al prezzo a cui il prodotto è stato rivenduto al primo acquirente indipendente nella Comunità.
(44)
Il produttore esportatore ha obiettato che i prodotti importati nella Comunità e originari della Russia non possono essere confrontati con i prodotti fabbricati nella Comunità, a causa delle differenze di qualità; le lamiere al silicio a grani orientati prodotte dal produttore esportatore in questione avrebbero maggiori difetti di superficie e maggiori perdite e apparterrebbero in una certa misura a categorie diverse. Il produttore esportatore ha pertanto chiesto un adeguamento relativo alle differenze di qualità.
(45)
Per il calcolo dei margini di dumping, il confronto è fatto tra tipi di prodotto che appartengono alla stessa categoria dal punto di vista della qualità dell'acciaio e delle perdite. Gli standard statunitensi e russi sono stati confrontati con quelli europei, tenendo conto di tutte le caratteristiche pertinenti. Inoltre, il confronto è stato effettuato al livello di produzione e di vendita di materiale di prima qualità. La richiesta di adeguamento relativo a differenze di qualità avanzata da un produttore esportatore è stata pertanto respinta. Lo stesso approccio metodologico è stato seguito per il calcolo delle sottoquotazioni di cui ai considerandi da (78) a (83).
(46)
Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati messi a confronto a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Per garantire un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, si è tenuto conto, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, delle differenze inerenti ai fattori che, secondo quanto affermato e dimostrato, influivano sui prezzi e sulla loro comparabilità. Per questo motivo, sono stati applicati adeguamenti relativi a trasporto, imballaggio, credito e relative commissioni bancarie e imposte indirette. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera i), del regolamento di base, sono inoltre stati applicati adeguamenti nei casi in cui le vendite all'esportazione erano state effettuate attraverso una società collegata situata in un paese diverso dalla Comunità.
(47)
Il produttore esportatore ha segnalato errori materiali nei calcoli; dopo una verifica, la segnalazione è stata accolta e i calcoli sono stati corretti.
(48)
Conformemente all'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata dei valori normali di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata dei prezzi all'esportazione del tipo corrispondente del prodotto in esame.
(49)
Il confronto ha rivelato l'esistenza di pratiche dumping da parte del produttore esportatore che ha collaborato. Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif, frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è il seguente:
NLMK, Lipetsk: 11,5 %
(50)
Nonostante le vendite sul mercato interno del prodotto in esame siano state rappresentative, esse non possono essere considerate realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, in quanto effettuate, nella maggioranza dei casi - pari a oltre il 90 % del volume delle vendite oggetto dell'inchiesta - ad un prezzo inferiore al costo unitario di produzione. Inoltre, durante il periodo dell'inchiesta, la media ponderata dei prezzi di vendita sul mercato interno è risultata essere inferiore alla media ponderata del costo unitario di produzione.
(51)
Poiché, per determinare il valore normale del prodotto in esame non è stato possibile usare i prezzi praticati dal produttore esportatore sul mercato interno, esso è stato costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base.
(52)
Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, prima frase, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito calcolando i costi complessivi di produzione sostenuti dal produttore esportatore, ovvero sommando ai costi di fabbricazione le spese generali, amministrative e di vendita e un congruo margine di profitto, sulla base dei dati effettivi attinenti alla produzione e alla vendita da parte del produttore esportatore oggetto dell'inchiesta.
(53)
Va osservato che nel periodo dell'inchiesta, la Viz Stal ha acquistato le principali materie prime, ovvero rotoli e nastri laminati a caldo, da due fornitori, la US Steel Kosice e la società russa Magnitogorsk. Nell'inchiesta relativa alle lamiere magnetiche larghe, di cui al considerando (10), è emerso che i rapporti tra quest'ultima società e la Viz Stal erano particolarmente stretti e che i prezzi di acquisto praticati non potevano essere considerati attendibili. A tale proposito, per determinare i costi di produzione e in particolare il costo delle principali materie prime, la Commissione si è basata solamente sul prezzo dei rotoli acquistati presso il produttore slovacco non collegato US Steel Kosice. Al prezzo DAF frontiera slovacca sono stati aggiunti i costi del trasporto fino a Ekaterinburg, dell'assicurazione e, sulla base delle condizioni di pagamento, i costi del credito. In base a tale calcolo, per il produttore esportatore in questione, i rotoli laminati a caldo rappresentano il 61,4 % del costo totale di produzione delle lamiere al silicio a grani orientati.
(54)
Il costo di produzione complessivo è stato calcolato per ogni tipo di prodotto pertinente, sulla base della qualità dell'acciaio, dello spessore della lamiera e del fatto che il prodotto sia stato venduto tagliato o non tagliato; in quest'ultimo caso, è stato aggiunto il costo del taglio.
(55)
La Viz Stal non ha venduto il prodotto in esame direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Poiché tutte le vendite sono risultate effettuate tramite le controllate presenti nella Comunità, è stato necessario costruire il prezzo all'esportazione, calcolandolo, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, in base al prezzo al quale il prodotto è stato rivenduto agli acquirenti indipendenti e applicando adeguamenti per tutti i costi sostenuti, tra l'importazione e la rivendita, dagli importatori collegati in questione, incluse le spese generali, amministrative e di vendita e un congruo margine di profitto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.
(56)
Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, allo stadio franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale, sono stati applicati gli adeguamenti del caso per tener conto delle differenze che, in base a quanto affermato e dimostrato, incidevano sui prezzi e sulla loro comparabilità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Nella fattispecie, sono stati applicati adeguamenti, ove opportuno e giustificato, per spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, spese bancarie, credito e relative commissioni bancarie, dazi all'importazione e costi relativi al taglio.
(57)
Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k, del regolamento di base, l'adeguamento relativo al taglio è stato necessario per poter confrontare in modo appropriato i diversi tipi di lamiere al silicio a grani orientati: le lamiere della larghezza del rotolo vendute nella Comunità in questa forma; le lamiere della larghezza del rotolo vendute nella Comunità dopo essere state tagliate; le lamiere importate già tagliate e vendute nella Comunità in questa forma e le lamiere importate già tagliate e vendute nella Comunità dopo essere state tagliate ulteriormente.
(58)
In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato, per ogni tipo di prodotto, in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, calcolate come indicato sopra.
(59)
Per quanto concerne le esportazioni effettuate nella Comunità dal produttore esportatore in questione, non sono emerse pratiche di dumping.
(60)
Tale conclusione di assenza di dumping riguarda sia i rotoli interi che quelli tagliati di tutti i tipi di prodotto, e quindi riguarda tanto le lamiere al silicio a grani orientati larghe quanto quelle strette.
(61)
La collaborazione da parte dei produttori esportatori è stata elevata, in quanto gli importatori che hanno collaborato sono responsabili di tutte le importazioni nella Comunità. Per un produttore esportatore russo, il margine di dumping individuato nel periodo dell'inchiesta è stato pari all'11,5 %, mentre per l'altro produttore esportatore che ha collaborato, non sono emerse pratiche di dumping. Il margine di dumping residuo è stato quindi fissato al livello del margine di dumping riscontrato per l'unico produttore esportatore le cui esportazioni nella Comunità sono risultate oggetto di dumping.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Produzione comunitaria
(62)
Nella Comunità, ci sono sei produttori che fabbricano lamiere al silicio a grani orientati. I tre produttori comunitari che hanno sporto denuncia sono attivi in Germania, Francia e Italia e appartengono allo stesso gruppo. Gli altri produttori si trovano in Polonia, nella Repubblica ceca e nel Regno Unito.
(63)
L'inchiesta ha permesso di concludere che i suddetti sei produttori costituiscono la totalità della produzione comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.
2. Definizione dell'industria comunitaria
(64)
Oltre ai tre produttori comunitari (collegati) che hanno sporto denuncia, un quarto produttore comunitario ha collaborato all'inchiesta. La produzione complessiva delle quattro società rappresenta circa il 90 % della produzione comunitaria complessiva del prodotto in esame.
(65)
Si considera pertanto che questi quattro produttori comunitari costituiscano l'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base; nel presente documento, ci si riferirà a loro come industria comunitaria.
(66)
Per quanto concerne gli altri due produttori comunitari, uno non ha fornito informazioni e l'altro, pur avendo sostenuto il procedimento, non ha potuto essere considerato parte dell'industria comunitaria in quanto ha fornito solo informazioni di base relative alla produzione e alle vendite.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo comunitario
(67)
Il consumo comunitario è stato calcolato in base alle vendite sul mercato comunitario effettuate da a) l'industria comunitaria, b) gli altri produttori comunitari, i quali hanno fornito alcune informazioni di carattere generale e c) le importazioni nel mercato comunitario originarie di tutti i paesi terzi registrate da Eurostat, tenendo conto dei dati presentati dai produttori esportatori dei paesi in questione che hanno collaborato.
(68)
Sulla base di tali dati, il consumo ha evidenziato il seguente andamento:
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
Consumo comunitario (tonnellate)
[...]
[...]
[...]
[...]
[...]
Indice: 2000 = 100
100
108
96
92
92
Fonte: risposte al questionario sottoposte a verifica, informazioni fornite da un altro produttore comunitario e informazioni presenti nella denuncia e in Eurostat.
(69)
Il consumo comunitario è aumentato dell'8 % tra il 2000 e il 2001, per poi diminuire in misura significativa e continua (15 %). Nel periodo in esame, il calo complessivo è stato dell'8 %. Il calo costante del consumo si spiega con la diminuzione della domanda dell'industria a valle, per esempio i produttori di trasformatori, causata dalle riduzione di nuovi progetti industriali per i quali sono necessari trasformatori elettrici.
2. Importazioni dai paesi in esame
(70)
La Commissione ha valutato l'opportunità di valutare cumulativamente gli effetti delle importazioni oggetto di dumping originarie dai paesi in questione, in base ai criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base. Tale articolo prevede che le importazioni siano valutate cumulativamente se il margine di dumping stabilito per le importazioni da ciascun paese è superiore a quello minimo definito all'articolo 9, paragrafo 3, del regolamento di base, se il volume delle importazioni da ciascun paese non è trascurabile e se le condizioni di concorrenza tra i prodotti importati e le condizioni di concorrenza tra questi e il prodotto comunitario simile rendono opportuna la valutazione cumulativa.
(71)
Va osservato che, poiché è emerso che un produttore esportatore russo non ha esportato a prezzi di dumping, le sue importazioni non sono state prese in considerazione ai fini della valutazione dell'opportunità della valutazione cumulativa delle importazioni.
(72)
I margini di dumping riscontrati per tutti i paesi interessati sono risultati superiori al margine minimo. Nessun volume delle importazioni oggetto di dumping è risultato trascurabile, corrispondendo, nel periodo dell'inchiesta, rispettivamente al 10 % (Stati Uniti) e al 3 % (Russia) del consumo comunitario.
(73)
Per quanto concerne le condizioni di concorrenza tra le importazioni oggetto di dumping e tra le importazioni oggetto di dumping e il prodotto simile di origine comunitaria, è emerso che le lamiere al silicio a grani orientati vendute dai paesi in questione e quelle vendute dall'industria comunitaria sono simili da tutti i punti di vista e sono state distribuite attraverso gli stessi canali commerciali. L'inchiesta ha rivelato che i prezzi delle importazioni originarie di entrambi i paesi hanno evidenziato un'analoga tendenza alla riduzione nella seconda parte del periodo in esame e che tali prezzi erano inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Questi due fattori hanno determinato una diminuzione generale dei prezzi delle lamiere al silicio a grani orientati vendute dall'industria comunitaria.
(74)
La Commissione ha pertanto deciso che le importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi in questione debbano essere valutate cumulativamente.
(75)
La tabella indica che nel periodo in esame le importazioni di lamiere al silicio a grani orientati dai paesi in questione nella Comunità sono più che triplicate.
Quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
Quota di mercato
3,3 %
5,0 %
6,6 %
11,8 %
13,0 %
Fonte: Eurostat e produttori comunitari che hanno collaborato
(76)
L'aumento costante di quota di mercato è avvenuto nel contesto di un calo generale del consumo comunitario, soprattutto a partire dal 2002, quando, nonostante il calo significativo del consumo comunitario, la quota di mercato è aumentata, passando dal 6,6 % al 13 %. L'aumento più significativo di quota di mercato è avvenuto nel 2002/03, periodo in cui le importazioni oggetto di dumping hanno guadagnato oltre 5 punti percentuali, corrispondenti ad un aumento del volume delle importazioni del 65 %.
Evoluzione dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
EUR/tonnellata
[...]
[...]
[...]
[...]
[...]
Indice: 2000 = 100
100
124
121
99
98
Fonte: Eurostat e produttori comunitari che hanno collaborato
(77)
Tra il 2000 e il 2001, il prezzo delle importazioni oggetto di dumping è aumentato del 24 %, soprattutto a causa dell'aumento della domanda di lamiere al silicio a grani orientati. In seguito, i prezzi hanno continuato a diminuire (20 %), passando dagli [...] EUR/t del 2001 agli [...] EUR/t del periodo dell'inchiesta. Il calo medio dei prezzi è stato particolarmente marcato tra il 2002 e il 2003 (-20 %). Nell'arco del periodo in esame, la diminuzione del prezzo medio unitario delle importazioni oggetto di dumping è stata del 2 %.
(78)
La Commissione ha esaminato se i produttori esportatori dei paesi in questione avessero praticato, durante il periodo dell'inchiesta, prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Ai fini dell'analisi presente, i prezzi cif dei produttori esportatori sono stati adeguati e portati a livello frontiera comunitaria, dazio corrisposto. Tali prezzi sono quindi stati confrontati, per tipi di prodotti, con i prezzi franco fabbrica praticati dall'industria comunitaria allo stesso livello commerciale.
(79)
Un produttore esportatore russo ha affermato che nella valutazione della sottoquotazione (e del margine di eliminazione del pregiudizio), sarebbe necessario applicare un adeguamento relativo alle differenze di qualità tra le lamiere al silicio a grani orientati prodotte e vendute da tale produttore esportatore e quelle prodotte dall'industria comunitaria. Tale obiezione si basa sulla premessa che, a parità di tipo, la qualità delle lamiere al silicio a grani orientati prodotte dal produttore esportatore in questione è significativamente inferiore rispetto al corrispondente prodotto dell'industria comunitaria.
(80)
A tale proposito va innanzitutto osservato che un adeguamento di questo tipo è già stato applicato nel 1996, nel quadro dell'inchiesta iniziale, ma che l'inchiesta relativa al riesame e alla proroga delle misure in questione, successiva al riesame in previsione della scadenza del 2003, aveva concluso che, considerato il miglioramento degli impianti russi, gli adeguamenti relativi alla qualità non erano più giustificati (7).
(81)
Inoltre, agli utilizzatori è stato chiesto di esprimersi sulla confrontabilità tra le lamiere al silicio a grani orientati importate dalla Russia e quelle acquistate dall'industria comunitaria e nessuno di quelli che hanno collaborato ha parlato di differenze qualitative significative. Solo un utilizzatore ha osservato che la qualità dei prodotti russi è leggermente inferiore a quella dei prodotti comunitari, senza però dimostrare la fondatezza dell'affermazione. Inoltre, tale utilizzatore ha affermato di essere passato al prodotto russo in quanto significativamente meno caro e completamente sostituibile con il prodotto comunitario. La richiesta è stata pertanto respinta.
(82)
In base ai prezzi praticati dai produttori esportatori che hanno collaborato, i margini di sottoquotazione riscontrati, per paese, ed espressi come percentuale dei prezzi dell'industria comunitaria, sono i seguenti:
Paese
Sottoquotazioni
Stati Uniti
14,4 %
Russia
tra 6,1 % e 26,6 %
(83)
Per quanto riguarda la Russia, il margine di dumping del 6,1 % è relativo al produttore esportatore rispetto al quale non sono state riscontrate pratiche di dumping, mentre l'altra percentuale si riferisce all'altro produttore esportatore che ha collaborato.
3. Situazione dell'industria comunitaria
(84)
In conformità dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato tutti i fattori e gli indicatori economici che potevano incidere sulla situazione dell'industria comunitaria.
(85)
Considerato il numero esiguo di produttori comunitari, che appartengono a due gruppi, e di produttori esportatori in questione, i rispettivi dati sono stati forniti in forma indicizzata.
(86)
Nel periodo in esame, il volume della produzione dell'industria comunitaria è diminuito del 2 %. La produzione è dapprima aumentata del 4 %, tra il 2000 e il 2001, per poi diminuire costantemente (5 %) tra il 2001 e il periodo dell'inchiesta.
(87)
I dati disponibili relativi alla capacità produttiva si riferiscono alla capacità tecnica, contrapposta alla capacità teorica, che presuppone che gli adeguamenti considerati normali dall'industria, relativi a ferie annuali, tempi di avvio, manutenzione e altre interruzioni normali, siano già stati messi in conto. L'aumento della capacità produttiva del 2001/02 coincide con l'aumento della domanda registrato nel 2001. La capacità è diminuita nel 2003 e nel periodo dell'inchiesta perché un produttore ha leggermente modificato il processo produttivo, con conseguente riduzione della capacità tecnica. Nel periodo in esame, la capacità di produzione è aumentata del 4 %. Come illustrato al considerando (102), tale aumento dipende dagli investimenti realizzati per modernizzare gli impianti produttivi, attraverso l'acquisto di nuove attrezzature che ne hanno migliorato l'efficienza. Va osservato che l'aumento della capacità è avvenuto in un periodo in cui l'attività dell'industria comunitaria era ancora remunerativa. Inoltre, tali investimenti devono essere interpretati come una risposta all'aumento della domanda del 2001 e alla luce del flusso di cassa di cui poteva disporre l'industria comunitaria in tale periodo.
(88)
La diminuzione del tasso di utilizzo degli impianti dipende dal leggero aumento della capacità produttiva, associato alla diminuzione del volume della produzione, che, nel periodo in esame, è stato pari al 5 %.
(89)
Alcuni tipi di prodotto simile sono fabbricati dall'industria comunitaria in base a ordini specifici e non sono quindi destinati ad alimentare le scorte. Altri tipi più standard di lamiere al silicio a grani orientati sono prodotti in modo regolare e la loro vendita dipende dall'evoluzione del mercato in termini di domanda e prezzi. Risulta pertanto chiaro che l'aumento generale delle scorte nel periodo in esame indica che l'industria comunitaria ha avuto difficoltà a vendere i tipi normali di prodotto simile, soprattutto nel 2002, periodo in cui le scorte sono aumentate del 46 % rispetto al 2001, e nel 2003, in cui le scorte sono ulteriormente aumentate del 3,5 % rispetto all'anno precedente.
(90)
La diminuzione delle scorte (23,5 %) tra il 2003 e il periodo dell'inchiesta dipende dall'aumento generale delle vendite registrato nello stesso periodo. Non va però dimenticato che il periodo dell'inchiesta non corrisponde ad un anno solare, fatto che può incidere sul confronto tra i livelli delle scorte relativi a tale periodo e i livelli degli anni precedenti. Al termine del periodo in esame, il livello delle scorte era superiore del 22 % a quello del 2000.
(91)
Nel periodo in esame, il volume delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario è diminuito del 19 %, passando dalle [...] t circa del 2000 alle [...] t circa del periodo dell'inchiesta. Tra il 2000 e il 2001, il volume delle vendite è aumentato di [...] t (corrispondenti al 9 %) per poi diminuire, a partire dal periodo successivo e fino al periodo dell'inchiesta, di [...] t (corrispondenti al 26 %). L'aumento tra il 2003 e il periodo dell'inchiesta può essere spiegato dal fatto che l'industria comunitaria ha diminuito i prezzi di vendita (come illustrato più avanti) allo scopo di riguadagnare quota di mercato.
(92)
Nel periodo in esame, l'industria comunitaria ha perso l'8,2 % di quota di mercato. Più precisamente, tra il 2000 e il 2001, nonostante un aumento del volume del 9 %, l'industria comunitaria ha faticato a mantenere la quota di mercato, che nello stesso periodo è aumentata solamente dello 0,5 %. Tra il 2001 e il periodo dell'inchiesta, la quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria è diminuita dell'8,7 % e il consumo è diminuito del 15 %, dati che indicano che le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite più del consumo. Nello stesso periodo, le quote di mercato detenute dai paesi in questione hanno continuato ad aumentare.
(93)
Il prezzo medio unitario di vendita è aumentato dell'8,6 % nel 2001 e del 2,6 % nel 2002. Successivamente, i prezzi dell'industria comunitaria sono diminuiti in modo continuo e significativo, in particolare tra il 2003 e il periodo dell'inchiesta, in cui si sono ridotti del 6,3 %. L'industria comunitaria ha dovuto abbassare i prezzi per conservare la propria quota di mercato.
(94)
La tendenza che emerge dalla tabella indica chiaramente che i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono diminuiti in modo significativo a partire dal 2002, in concomitanza con la diminuzione significativa dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping, che hanno permesso a queste ultime di guadagnare porzioni importanti di quota di mercato.
(95)
La pressione sui prezzi di vendita dell'industria comunitaria è stata tale che le attività non sono più risultate remunerative nel 2003 e nel periodo dell'inchiesta.
(96)
La tabella seguente illustra l'andamento dei prezzi di vendita unitari praticati dall'industria comunitaria rispetto al costo di produzione corrispondente; quest'ultimo consiste principalmente di materie prime, ovvero di rotoli laminati a caldo, che rappresentano circa il 70 % del costo complessivo.
Indice: 2000 = 100
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
Prezzo unitario
100
109
111
106
99
Costo di produzione unitario
100
103
107
105
106
Fonte: risposte al questionario, verificate
(97)
Tra il 2001 e il 2002, i prezzi di vendita sono in media aumentati più dei costi corrispondenti. Come illustrato di seguito, in tale periodo l'attività è risultata remunerativa. Nel 2003, i prezzi sono notevolmente diminuiti e la redditività è diventata negativa, nonostante la diminuzione del costo medio di produzione. Nel periodo dell'inchiesta, il leggero aumento dei costi produttivi, in particolare delle materie prime, non ha potuto essere trasferito sui prezzi, che sono ulteriormente diminuiti, causando perdite ingenti. La diminuzione dei prezzi si è pertanto accompagnata all'incapacità dell'industria comunitaria di aumentare i prezzi per tenere conto dell'aumento dei costi.
(98)
Sul rendimento finanziario del 2002 di alcuni produttori comunitari hanno pesato in modo significativo i costi di avvio e problemi tecnici legati a investimenti significativi dell'anno precedente a livello di impianti di produzione, di cui ha risentito la redditività complessiva dell'industria comunitaria. Poiché il 2000 è stato atipico, esso non può essere considerato un punto di partenza significativo per l'esame di una tendenza. Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono diventate remunerative nel 2001 e nel 2002, anche a causa dell'aumento della domanda da parte dell'industria a valle e di un livello dei prezzi soddisfacente. In seguito, il significativo calo dei prezzi ha avuto un effetto negativo diretto sulla redditività. In effetti, nel 2003 la redditività delle vendite sul mercato comunitario è diventata negativa, raggiungendo il -5 % del fatturato nel periodo dell'inchiesta.
(99)
Ai fini della presente inchiesta, l'utile sugli investimenti è espresso come il margine di profitto in percentuale rispetto al valore contabile netto degli investimenti. Poiché le società che costituiscono l'industria comunitaria sono soprattutto, se non esclusivamente, attive nella produzione e nella vendita del prodotto simile, l'utile sugli investimenti è stato determinato relativamente alla loro situazione generale. Nel periodo in esame, l'utile sugli investimenti ha evidenziato un andamento simile a quello della redditività, passando dallo 0 % circa del 2000 al 20 % circa del 2002, per poi diminuire costantemente fin a raggiungere, nel periodo dell'inchiesta, il -30 %.
(100)
Il flusso di cassa netto generato dalle attività operative è passato da XX mio EUR circa del 2002 ai - XX mio EUR circa del periodo dell'inchiesta, con un aumento nel 2001 e nel 2002, seguito da un forte calo nel 2003 ed un'ulteriore flessione nel 2003. Di conseguenza, l'industria comunitaria ricorre in media sempre più all'indebitamento per poter finanziare le attività e gli investimenti correnti.
(101)
Dall'inchiesta è emerso che il fabbisogno di capitali di vari produttori comunitari ha subito le ripercussioni della loro difficile situazione finanziaria. Benché queste imprese appartengano per lo più a grandi società siderurgiche, il loro fabbisogno di capitali non è sempre soddisfatto nella misura auspicata, poiché all'interno dei gruppi le risorse finanziarie sono in genere assegnate alle entità più efficienti.
(102)
Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, gli investimenti totali effettuati dall'industria comunitaria nel prodotto simile sono diminuiti del 50 % circa. L'inchiesta ha dimostrato che è indispensabile per questa industria assicurare un certo livello d'investimenti per rimanere competitiva. La maggior parte degli investimenti sono stati effettuati a scopo di modernizzazione e solo in misura minore per aumentare la capacità produttiva. Va tuttavia osservato che gli investimenti di modernizzazione tendono tipicamente a potenziare leggermente la capacità tecnica, semplicemente perché un impianto migliorato è più efficiente e produttivo.
(103)
Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, quando il consumo nella Comunità è diminuito dell'8 %, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è diminuito del 20 %. L'industria comunitaria ha perso quindi quota di mercato in misura significativa, mentre la quota di mercato delle importazioni in questione è aumentata del 12,8 %.
(104)
Tra il 2000 e il 2001, il livello degli occupati dall'industria comunitaria è rimasto stabile, mentre è calato negli anni successivi, perdendo globalmente il 5 % rispetto all'inizio del periodo in esame.
(105)
Nel periodo in esame, il salario medio per addetto è rimasto stabile e quindi inferiore al tasso di inflazione. Considerato che in tale periodo il tasso di occupazione si è ridotto, come dimostra la tabella, è diminuito anche il costo totale dei salari.
(106)
La produttività della forza lavoro dell'industria comunitaria, calcolata come produzione annua per addetto, è aumentata del 4 % tra il 2000 e il 2001, per poi scendere di circa il 2 % tra il 2001 e il 2002 e aumentare nuovamente tra il 2003 e il periodo dell'inchiesta. Al termine del periodo in esame, la produttività era aumentata del 3 % rispetto all'inizio dello stesso periodo. L'aumento della produttività può essere spiegato in parte dagli investimenti volti a migliorare l'efficienza degli impianti, come indicato al considerando (102).
(107)
Considerati il volume e i prezzi delle importazioni dai paesi interessati, l'incidenza sull'industria comunitaria dell'entità del margine di dumping effettivo non può essere considerata trascurabile, specialmente in un mercato trasparente ed estremamente sensibile ai prezzi come quello del prodotto in esame.
(108)
Come spiegato precedentemente, le misure relative alle lamiere al silicio a grani orientati di larghezza superiore ai 500 mm originarie della Russia sono rimaste in vigore per tutto il periodo in esame. Tuttavia, va osservato che tali misure riguardano solamente una parte dei prodotti oggetto dell'inchiesta presente, che copre invece le lamiere al silicio a grani orientati di tutte le larghezze, originarie non solo della Russia, ma anche degli Stati Uniti. Pertanto, l'industria comunitaria ha recuperato solo parzialmente, poiché ha dovuto affrontare anche l'aumento delle importazioni oggetto di dumping di lamiere al silicio a grani orientati di tutte le larghezze dalla Russia e dagli Stati Uniti.
4. Sviluppi successivi al periodo dell'inchiesta
(109)
Alcune parti interessate hanno affermato che dopo il periodo dell'inchiesta si sono verificati importanti cambiamenti, che avrebbero dovuto essere presi in considerazione, in quanto rendono chiaramente inadeguata l'istituzione delle misure. Nella fattispecie, tali osservazioni riguardano l'aumento dei prezzi di vendita del prodotto simile praticati dall'industria comunitaria e la chiusura di un impianto di proprietà di un denunciante, avvenuta dopo la fine del periodo dell'inchiesta.
(110)
Va innanzitutto osservato che, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento di base, le informazioni relative ad un periodo successivo al periodo dell'inchiesta non sono, di norma, prese in considerazione. Ciò dipende dalla necessità di definire e verificare i fatti pertinenti in un periodo limitato e specifico, per poter garantire che i risultati dell'inchiesta siano rappresentativi ed affidabili ed anche perché altrimenti l'inchiesta si potrebbe prolungare indefinitamente, in quanto i dati raccolti relativi ad un periodo specifico, il periodo dell'inchiesta, non riflettono necessariamente la situazione che si è venuta a creare successivamente.
(111)
Il regolamento di base prevede che gli sviluppi successivi all'inchiesta vadano presi in considerazione solamente se di natura eccezionale, tale da rendere chiaramente inadeguata l'istituzione delle misure. Tale approccio è stato confermato anche dal Tribunale europeo di primo grado (8).
(112)
Una parte interessata ha affermato che l'industria comunitaria ha annunciato un aumento dei prezzi dopo il periodo dell'inchiesta e che tale aumento era di natura eccezionale, in quanto anche la stampa lo ha definito insolitamente elevato.
(113)
I servizi della Commissione hanno raccolto dati concreti in materia; la tabella seguente illustra l'andamento dei prezzi medi comunitari di vendita sul mercato comunitario:
Prezzo di vendita medio
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
Aprile - dicembre 2004
EUR/tonnellate
[...]
[...]
[...]
[...]
[...]
[...]
Indice: 2000 = 100
100
109
111
106
99
104
(114)
I dati della tabella indicano che i prezzi sono effettivamente aumentati dopo il periodo dell'inchiesta, ma che l'aumento è ben lungi dall'essere insolitamente elevato. In effetti, il prezzo medio degli ultimi tre trimestri del 2004 è aumentato solamente del 5 % rispetto al livello del periodo dell'inchiesta, senza raggiungere il livello dell'anno precedente.
(115)
Inoltre, anche considerando che, contrariamente al caso in questione, l'aumento del prezzo sia di natura eccezionale, per verificare se l'aumento dei prezzi rende chiaramente inadeguata l'istituzione dei dazi antidumping sarebbe comunque necessario tenere conto anche dell'andamento, successivo al periodo dell'inchiesta, del livello dei prezzi degli altri operatori sul mercato comunitario e soprattutto quello dei paesi in questione, nonché delle fluttuazioni del prezzo delle materie prime. In ogni caso, un'analisi dettagliata in materia non è giustificata, considerato il recupero solamente parziale dei prezzi. Inoltre, non è chiaro se l'aumento dei prezzi sia duraturo.
(116)
Infine, si rammenta che l'aspetto più importante è che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non si basa esclusivamente sul livello dei prezzi, ma è caratterizzato dal peggioramento di una serie combinata di indicatori. Pertanto, qualsiasi aumento dei prezzi, anche se di natura eccezionale e duratura, non renderebbe inadeguata l'istituzione delle misure, se non fosse accompagnato dall'andamento analogo di altri indicatori di pregiudizio, in modo da ridefinire completamente la situazione dell'industria comunitaria.
(117)
Per tali motivi, la Commissione ritiene che l'aumento dei prezzi praticati dall'industria comunitaria, che potrebbe essersi verificato dopo il periodo dell'inchiesta, non rende inadeguata l'istituzione delle misure.
(118)
Alcune parti interessate hanno affermato che la chiusura degli impianti di uno dei produttori appartenenti all'industria comunitaria è un motivo sufficiente per non istituire le misure, in quanto la riduzione significativa della capacità produttiva nella Comunità potrebbe generare una penuria di lamiere al silicio a grani orientati sul mercato comunitario.
(119)
A tale proposito, si osserva che l'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento di base, relativo ai fatti che si verificano dopo il periodo dell'inchiesta non riguarda la determinazione dell'interesse della Comunità, che rientra invece nell'ambito dell'articolo 21 del regolamento di base. Si rimanda quindi al considerando (174), in cui si affronta la questione della capacità produttiva nel quadro dell'analisi dell'interesse della Comunità.
(120)
La Commissione conferma comunque che è stata effettivamente annunciata la chiusura degli impianti di un produttore attivo in Italia. La produzione continuerà a livello ridotto a partire da giugno 2005 e dovrebbe essere sospesa nel settembre dello stesso anno.
(121)
Inoltre, anche se la chiusura programmata di un impianto può rappresentare un evento eccezionale e duraturo e se venisse quindi considerata nel quadro dell'analisi, essa non farebbe che confermare le conclusioni della Commissione, secondo le quali la Comunità ha subito un pregiudizio durante il periodo dell'inchiesta e le difficoltà sono continuate anche dopo tale periodo.
5. Conclusioni relative al pregiudizio
(122)
Nonostante le misure antidumping in vigore sulle importazioni di lamiere magnetiche larghe dalla Russia, la situazione economica dell'industria comunitaria è peggiorata in misura significativa tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta. L'impatto positivo delle misure istituite è stato vanificato dalla presenza di importazioni oggetto di dumping di lamiere al silicio a grani orientati di tutte le larghezze originarie di Russia e Stati Uniti. All'inizio del periodo in esame, il volume di tali importazioni era molto più ridotto. Inoltre, si rimanda al considerando (17), in cui si spiega che le misure antidumping in vigore sulle lamiere magnetiche larghe russe sono state eluse tagliando i rotoli di acciaio magnetico a grani orientati in due metà inferiori ai 500 mm.
(123)
Nel periodo in esame, il volume delle vendite è diminuito del 19 %, la produzione è diminuita del 2 %, le scorte sono aumentate del 18 % e la quota di mercato ha perso l'8 %. I prezzi delle importazioni oggetto di dumping sono stati inferiori a quelli praticati sul mercato comunitario dai produttori comunitari e questi ultimi non hanno potuto aumentare i prezzi per trasferire l'aumento dei costi di produzione registrato nel periodo dell'inchiesta. L'industria comunitaria ha pertanto registrato delle perdite nel 2003 e nel periodo dell'inchiesta. Nel periodo in esame, l'occupazione e gli investimenti sono diminuiti rispettivamente del 5 % e del 50 %.
(124)
Più in particolare, la situazione economica dell'industria comunitaria ha evidenziato l'andamento seguente. Nel 2001, il mercato comunitario ha registrato un aumento della domanda e dei prezzi e sono aumentati anche i volumi e i prezzi di vendita dell'industria comunitaria, nonché il consumo comunitario. In tale situazione favorevole, l'industria comunitaria ha potuto investire e aumentare leggermente la capacità produttiva. Anche se il volume delle vendite e la quota di mercato sono diminuiti nel 2002, l'industria comunitaria è riuscita a mantenere il livello dei prezzi e a chiudere in attivo, anche se con un margine di profitto inferiore all'anno precedente, anche a causa dell'aumento dei costi di produzione.
(125)
A partire dal 2003, l'industria comunitaria non è più riuscita a mantenere il livello dei prezzi, che è notevolmente diminuito, assieme al volume delle vendite e alla quota di mercato. I prezzi sono ulteriormente diminuiti nel periodo dell'inchiesta, mentre i costi sono rimasti relativamente stabili. La redditività ha quindi raggiunto livelli bassissimi, che mettono a repentaglio la sopravvivenza dell'industria comunitaria. In effetti, dopo il periodo dell'inchiesta, gli impianti di un produttore comunitario dovranno essere chiusi.
(126)
Alla luce delle considerazioni che precedono si conclude che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole, ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Introduzione
(127)
Conformemente all'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni in dumping del prodotto in esame originarie dei paesi interessati abbiano arrecato all'industria comunitaria un pregiudizio di dimensioni tali da potersi definire notevole. In questa analisi sono stati esaminati altri fattori noti, oltre alle importazioni in dumping, che nello stesso periodo potrebbero aver causato un pregiudizio all'industria comunitaria, per garantire che l'eventuale pregiudizio arrecato da tali fattori non venga attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
2. Effetti delle importazioni in dumping
(128)
L'aumento significativo del volume delle importazioni oggetto di dumping, che, nel periodo in esame, sono più che triplicate, è coinciso con il peggioramento della situazione economica dell'industria comunitaria, che si è manifestato, tra l'altro, con un calo del 20 % del volume delle vendite. Le misure in vigore non sono riuscite a proteggere l'industria comunitaria dagli effetti delle importazioni in esame, in quanto limitate alle lamiere magnetiche larghe originarie della Russia. Ciò è particolarmente vero se si considera il già citato aumento significativo delle importazioni di lamiere al silicio a grani orientati di tutte le larghezze, e quindi anche le lamiere americane, e il fatto che le misure relative alle lamiere magnetiche larghe venivano eluse tagliando i rotoli, come spiegato al considerando (17).
(129)
L'effetto negativo del volume sempre crescente delle importazioni oggetto di dumping è addirittura aumentato a partire dal 2002, in concomitanza con la diminuzione del consumo comunitario. In effetti, nel periodo 2002/03, le importazioni oggetto di dumping hanno guadagnato oltre il 5 % di quota di mercato, mentre l'industria comunitaria ha perso il 7 % circa. L'improvviso aumento delle importazioni oggetto di dumping si spiega con la brusca diminuzione dei prezzi di tali importazioni registrata nello stesso periodo. In effetti, in un solo anno, i prezzi sono passati da 1 282 EUR/t a 1 049 EUR/t, una diminuzione pari al 15 % circa. Di conseguenza, nello stesso periodo il volume delle vendite dell'industria comunitaria ha subito una grave flessione. Mentre l'industria comunitaria ha cercato all'inizio di mantenere il livello medio dei prezzi, questi sono comunque diminuiti, passando dai 1 254 EUR/t del 2002 ai 1 189 EUR/t nel 2003. Successivamente, nel periodo dell'inchiesta, per mantenere il volume delle vendite e la quota di mercato l'industria comunitaria non ha avuto altra scelta che abbassare ulteriormente i prezzi, con immediati effetti negativi sulla redditività, che è diventata negativa, raggiungendo, nello stesso periodo, il -7,4 % del fatturato.
(130)
Considerata la contemporaneità evidente tra l'aumento delle importazioni oggetto di dumping a prezzi sempre più bassi e la perdita, da parte dell'industria comunitaria, di volume delle vendite e di quota di mercato, nonché la diminuzione dei prezzi da questa praticati, fattori che, combinati, hanno fatto sì che l'industria comunitaria chiudesse in perdita, la Commissione ha concluso che le importazioni oggetto di dumping hanno svolto un ruolo determinante nella situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria.
3. Effetti di altri fattori
(131)
Una parte interessata ha affermato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria è stato causato dall'andamento del tasso di cambio USD-EUR, all'origine della diminuzione dei prezzi delle importazioni originarie degli Stati Uniti. Tale situazione ha favorito le importazioni statunitensi, le quali hanno guadagnato quota di mercato.
(132)
La tabella seguente mette a confronto l'andamento del tasso di cambio USD/EUR con i prezzi medi all'importazione del prodotto in esame originario degli Stati Uniti.
2000
2001
2002
2003
Periodo dell'inchiesta
Tasso di cambio USD/EUR
1,082
1,116
1,068
0,894
0,860
Indice: 2000 = 100
100
103
99
83
79
Prezzo delle importazioni statunitensi (in EUR)
1 945
1 741
1 543
1 171
1 133
Indice: 2000 = 100
100
90
79
60
58
(133)
Da tali dati risulta evidente che non c'è una correlazione chiara tra l'andamento del tasso di cambio USD/EUR e i prezzi medi all'importazione del prodotto in esame originario degli Stati Uniti. In effetti, nel periodo 2000-2002, a parità di tasso di cambio, i prezzi all'importazione sono diminuiti del 21 %. Inoltre, i dati della tabella indicano chiaramente che, nel periodo in esame, la diminuzione dei prezzi medi all'importazione (-42 %) è stata molto più marcata dell'andamento negativo del tasso di cambio (-21 %), soprattutto nel periodo 2002/03, in cui il prezzo medio all'importazione ha subito la riduzione più significativa. La Commissione conclude pertanto che l'eventuale effetto del tasso di cambio non può essere considerato una causa concreta all'origine della situazione pregiudizievole in cui versa l'industria comunitaria.
(134)
La tabella indica che nel periodo in esame le vendite sul mercato comunitario degli altri produttori comunitari sono diminuite di quasi il 20 %. Le relative quota di mercato sono diminuite, passando dal 9,2 % del 2000 all'8,3 % del periodo dell'inchiesta. Sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione conclude pertanto che gli altri produttori comunitari si sono trovati in un situazione simile a quella dell'industria comunitaria e non hanno causato alcun pregiudizio all'industria comunitaria.
(135)
Una parte interessata ha affermato che al pregiudizio subito dall'industria comunitaria ha contribuito l'andamento delle esportazioni dell'industria comunitaria, sostenendo che l'industria comunitaria ha deliberatamente diminuito le vendite sul mercato interno a favore delle più redditizie esportazioni verso paesi non UE.
(136)
La tabella conferma che nel periodo in esame, e soprattutto a partire dal 2002, le vendite dell'industria comunitaria per l'esportazione sono effettivamente aumentate. Tuttavia, tale aumento va interpretato alla luce dell'aumento delle importazioni oggetto di dumping sul mercato comunitario, in un periodo di calo del consumo e di significativa depressione dei prezzi comunitari. Per limitare i danni, l'industria comunitaria ha reagito a tale situazione cercando di aumentare le esportazioni.
(137)
Va comunque osservato che il mercato comunitario rimane il mercato naturale dell'industria comunitaria. In effetti, nel 2001, in un periodo in cui la situazione dell'industria comunitaria era positiva, l'industria comunitaria ha aumentato il volume delle vendite sul mercato interno ed ha ridotto le vendite per l'esportazione.
(138)
Inoltre, non va dimenticato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non si è tradotto solamente nella perdita di volume delle vendite e di quota di mercato sul mercato comunitario, ma anche in una forte depressione dei prezzi causata dalle importazioni oggetto di dumping e dalla notevole sottoquotazione rispetto ai prezzi praticati dall'industria comunitaria, che hanno prodotto notevoli perdite finanziarie. Un tale effetto negativo sui prezzi non può essere esclusivamente attribuito all'aumento delle vendite all'esportazione del prodotto in esame. Al contrario, la Commissione ritiene che il volume delle vendite all'esportazione può avere permesso all'industria comunitaria di beneficiare delle economie di scala, che potrebbero aver avuto un effetto leva sui costi totali del prodotto simile. Senza questo aumento delle esportazioni, le perdite sarebbero verosimilmente state ancora peggiori. La Commissione conclude pertanto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non possa essere attribuito all'aumento delle proprie esportazioni.
(139)
Nel periodo in esame, le importazioni non oggetto di dumping originarie della Russia sono aumentate del 66 %, corrispondenti ad un incremento di quota di mercato di circa 3 punti percentuali.
(140)
A tale proposito, è importante innanzitutto osservare che tale aumento è stato meno marcato di quello delle importazioni oggetto di dumping, come indicato al considerando (75). In secondo luogo, il livello del prezzo delle importazioni non oggetto di dumping è risultato superiore di quello delle importazioni oggetto di dumping: mentre nel caso delle importazioni non oggetto di dumping si è riscontrato un margine di sottoquotazione del 6,1 %, il margine relativo alle importazioni oggetto di dumping è risultato compreso tra il 14,4 % e il 26,6 %.
(141)
Per tali ragioni, la Commissione conclude che l'eventuale impatto delle importazioni non oggetto di dumping sulla situazione dell'industria comunitaria è stato limitato e non tale da rappresentare una causa determinante della situazione pregiudizievole in cui si trova l'industria comunitaria.
(142)
La tabella indica che le importazioni dagli altri paesi terzi sono diminuite sia in termini assoluti che relativi, mentre è aumentato il corrispondente prezzo medio di vendita. La Commissione conclude pertanto che le importazioni originarie di altri paesi terzi non hanno contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(143)
Tipicamente, in un mercato in cui la domanda diminuisce, tutti gli operatori subiscono una flessione delle vendite. Così infatti è stato per l'industria comunitaria. Nel periodo in esame, però, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite più di quanto non sia diminuito il consumo. Mentre l'industria comunitaria, gli altri produttori comunitari e gli altri paesi terzi hanno perso in termini di volume delle vendite e di quota di mercato, nel periodo in esame il volume delle importazioni oggetto di dumping è più che triplicato ed ha accresciuto considerevolmente la propria quota di mercato. Come conclude l'analisi del pregiudizio, nel periodo in esame la domanda è diminuita di circa 25 000 t, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite di circa 40 000 t, mentre le importazioni dai paesi in questione sono aumentate di circa 30 000 t.
(144)
In tale contesto, anche se la diminuzione della domanda può avere contribuito alla contrazione delle vendite dell'industria comunitaria, la Commissione conclude che il pregiudizio, che si è tradotto principalmente in perdita di quota di mercato, diminuzione dei prezzi e una situazione finanziaria di passività, può essere eventualmente attribuito a tale fattore solo in minima parte.
4. Conclusione sul rapporto di causalità
(145)
In conclusione, la Commissione conferma che il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria, caratterizzato soprattutto dalla diminuzione del volume delle vendite, della quota di mercato e del prezzo di vendita unitario, con conseguente deterioramento degli indicatori di redditività, è stato causato dalle importazioni oggetto di dumping in esame.
(146)
Effettivamente, la coincidenza temporale tra l'aumento delle importazioni oggetto di dumping e il calo del volume delle vendite e della quota di mercato dell'industria comunitaria è evidente. La diminuzione dei prezzi causata delle importazioni oggetto di dumping è stata particolarmente marcata a partire dal 2002. Nel 2003, l'industria comunitaria ha cercato di conservare il livello dei prezzi, ma, per mantenere un certo livello di vendite, ha dovuto adeguarsi ai prezzi delle importazioni oggetto di dumping, con il risultato di trovarsi in una situazione finanziaria di passività.
(147)
Gli altri fattori indicati non sono tali da annullare il rapporto di causalità, nemmeno se vengono considerati i loro effetti combinati. Il calo del consumo può avere contribuito alla diminuzione del volume delle vendite dell'industria comunitaria, ma si può ragionevolmente affermare che senza l'aumento delle importazioni oggetto di dumping a basso costo, la situazione dell'industria comunitaria non avrebbe subito delle ripercussioni così negative, in quanto la quota di mercato non sarebbe diminuita. La Commissione ha concluso che anche le importazioni non oggetto di dumping dalla Russia hanno avuto un effetto negativo limitato. Infine, nemmeno l'andamento del tasso di cambio USD/EUR può spiegare l'alto livello di dumping di cui sono state oggetto le importazioni statunitensi e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(148)
La Commissione ha pertanto concluso in via provvisoria che le importazioni in dumping originarie dei paesi interessati hanno arrecato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(149)
La Commissione ha esaminato se, nonostante le risultanze sul dumping, sul pregiudizio e sul rapporto di causalità, vi fossero valide ragioni per concludere che, nella fattispecie, l'adozione di misure non sia nell'interesse della Comunità. Per questo motivo, ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del regolamento di base, è stato preso in considerazione il probabile impatto su tutte le parti interessate all'inchiesta dell'istituzione o della non istituzione delle misure.
1. Interesse dell'industria comunitaria
(150)
L'analisi del pregiudizio ha dimostrato che, in una situazione di commercio leale, l'industria comunitaria è vitale e redditizia e che l'industria ha investito per rimanere competitiva, per esempio nel 2001 e nel 2002, quando l'industria comunitaria ha anche beneficiato delle misure in vigore sulle lamiere magnetiche larghe originarie della Russia, e il livello delle importazioni oggetto di dumping in questione non era ancora così significativo come nel periodo dell'inchiesta.
(151)
Va inoltre ricordato che nel 1999 l'industria comunitaria si è sottoposta ad un importante programma di ristrutturazione. Lo scopo della fusione dei tre denuncianti, avvenuta in quell'anno, era quello di creare un'entità più grande, che potesse competere in modo più efficace ed aumentare gli investimenti.
(152)
A partire dal 2002, il continuo aumento delle importazioni oggetto di dumping a basso prezzo ha causato una diminuzione generale dei prezzi del mercato comunitario, il quale stava affrontando una situazione di calo del consumo. L'industria comunitaria ha cominciato a non essere più redditizia ed è quindi diventata estremamente vulnerabile. Le perdite sono diventate così pesanti che il produttore attivo in Italia ha annunciato la chiusura graduale degli impianti. L'evoluzione del mercato in Italia dimostra chiaramente fino a che punto le importazioni oggetto di dumping abbiano avuto ripercussioni negative sulla situazione economica dell'industria comunitaria.
(153)
È pertanto importante che i prezzi siano riportati ad un livello non di dumping o almeno ad un livello non pregiudizievole, per permettere a tutti i produttori di operare sul mercato comunitario in condizioni di commercio normale e leale. Un intervento in questo senso permetterà all'industria comunitaria di riportarsi ad un livello soddisfacente di redditività. Senza l'adozione delle misure, non si può escludere che l'industria comunitaria vada incontro alla chiusura di altri impianti.
(154)
In conclusione, l'istituzione delle misure antidumping dovrebbe consentire all'industria comunitaria di riprendersi dagli effetti del dumping pregiudizievole accertato.
2. Interesse degli utilizzatori nella Comunità
(155)
Le lamiere al silicio a grani orientati vengono impiegate principalmente per fabbricare trasformatori elettrici e di distribuzione. I produttori di trasformatori costituiscono un'industria consolidata, che rifornisce tradizionalmente i produttori di energia di grandi dimensioni. Queste aziende produttrici di trasformatori appartengono in genere a grandi gruppi industriali presenti sull'intero mercato mondiale, anche se sul mercato sono presenti società indipendenti di dimensioni più piccole.
(156)
Il prodotto in esame contribuisce in misura significativa al costo del prodotto finale, in quanto le lamiere al silicio a grani orientati rappresentano in media tra il 10 % e il 30 % del costo di produzione.
(157)
Al questionario hanno risposto in modo completo, inserendo anche tutte le informazioni di natura finanziaria, 16 utilizzatori. Anche altri utilizzatori hanno risposto, senza però fornire informazioni dettagliate. In base alle informazioni finanziarie fornite, gli utilizzatori che hanno collaborato rappresentano circa il 30 % del consumo comunitario totale.
(158)
In genere, gli utilizzatori hanno espresso un parere contrario all'istituzione delle misure, sostenendo innanzitutto che essa causerebbe l'interruzione delle importazioni dai paesi in questione, rendendo quindi gli utilizzatori in questione a tal punto dipendenti dall'industria comunitaria da creare una situazione di monopolio. Essi hanno poi affermato che l'istituzione delle misure provocherebbe un aumento significativo dei prezzi, arrecando danni alla loro competitività rispetto ai produttori di trasformatori non comunitari. Infine, essi hanno sostenuto che, nel caso di istituzione delle misure, l'industria comunitaria non disporrebbe di sufficiente capacità produttiva per rifornire gli utilizzatori.
(159)
Prima di affrontare le questioni sollevate dagli utilizzatori, è necessario presentare alcune informazioni di carattere generale, che permetteranno di valutare adeguatamente la situazione del mercato comunitario.
(160)
Va osservato che, a livello mondiale, il numero di produttori del prodotto in esame è piuttosto limitato; solo 13 produttori, infatti, sono attivi nel campo delle lamiere al silicio a grani orientati. Vi sono due produttori in Giappone, negli Stati Uniti e in Russia, uno in Corea del Sud, in Cina e in Brasile e sei nella Comunità europea (dei quali tre collegati). La Comunità europea risulta pertanto il mercato con il maggior numero di produttori. La rete di distribuzione dei produttori giapponesi e statunitensi è particolarmente ben organizzata sul mercato comunitario, disponendo di centri di servizio propri e/o importatori collegati sul territorio dell'Unione europea. Inoltre, risulta che solo tre produttori a livello mondiale siano in grado si rifornire alcuni tipi altamente permeabili (grazie ad un trattamento al laser) del prodotto in esame. Tali produttori sono localizzati nell'Unione europea, negli Stati Uniti e in Giappone.
(161)
Nel 1999, tre produttori comunitari hanno fuso le rispettive attività sotto il controllo della stessa holding (ThyssenKrupp) allo scopo di creare un'entità di maggiori dimensioni in grado di competere più efficacemente con gli altri produttori di lamiere al silicio a grani orientati presenti sul mercato mondiale. All'epoca, la fusione è stata analizzata dalla Commissione europea ed approvata.
(162)
Infine, l'inchiesta ha evidenziato che nel periodo dell'inchiesta gli utilizzatori che hanno collaborato hanno acquistato complessivamente rispettivamente il 10 % e il 15 % delle lamiere al silicio a grani orientati dai produttori russi e statunitensi, relativamente ai quali sono emerse le pratiche di dumping. In altre parole, gli utilizzatori che hanno collaborato si sono affidati soprattutto ad altre fonti di approvvigionamento: il 75 % dei loro acquisti sono stati effettuati a partire da fonti non oggetto di dumping e tra questi, il 60 % circa è stato acquistato dall'industria comunitaria. Solo un utilizzatore ha acquistato le lamiere al silicio a grani orientati esclusivamente da fonti responsabili di pratiche di dumping, anche se recentemente si è orientato verso l'industria comunitaria.
(163)
In tale contesto, per quanto riguarda la prima osservazione degli utilizzatori, ovvero che si troverebbero in una situazione di dipendenza esclusiva dall'industria comunitaria, va ricordato che l'obiettivo dei dazi antidumping non è quello di impedire le importazioni nel mercato comunitario, ma ricreare una situazione di commercio leale eliminando gli effetti del dumping pregiudizievole. Pertanto, le importazioni dai paesi in questioni non dovrebbero cessare, ma continuare a prezzi non oggetto di dumping o non pregiudizievoli.
(164)
Ciò varrà sicuramente per la Russia, in quanto per il principale produttore esportatore di questo paese, che ha rappresentato nel periodo dell'inchiesta il 75 % circa delle importazioni russe, non sono emerse pratiche di dumping, mentre il margine di dumping relativo all'altro produttore esportatore è risultato essere relativamente contenuto, pari cioè all'11,5 %. Si fa inoltre riferimento al capitolo I, in cui la Commissione propone che le misure basate sulle conclusioni della presente inchiesta sostituiscano le misure attualmente in vigore sulle lamiere magnetiche larghe originarie della Russia, che sono comprese tra il 14,7 % e il 40,1 %. In altri termini, per quanto concerne la Russia, l'incidenza complessiva delle misure antidumping proposte al termine della presente inchiesta sarà significativamente inferiore rispetto alle misure in vigore.
(165)
Per quanto concerne gli Stati Uniti, le importazioni dovrebbero continuare, considerata la domanda comunitaria di tipi specifici di prodotto in esame, che vengono fabbricati da un numero limitato di fornitori.
(166)
Si fa inoltre riferimento ai considerando da (190) a (193), per quanto riguarda gli impegni sui prezzi offerti da due produttori esportatori. Con tali impegni, i produttori esportatori si impegnano a vendere i propri prodotti sul mercato comunitario sopra un certo livello di prezzi, eliminando in questo modo l'effetto pregiudizievole del dumping. Prevedibilmente, quindi, le importazioni dai paesi in questione non cesseranno.
(167)
Poiché, con ogni probabilità, le importazioni dai paesi in questione continueranno e poiché esistono fonti di approvvigionamento alternative, l'affermazione che l'istituzione di dazi antidumping creerebbe una situazione di monopolio dell'industria comunitaria risulta infondata. In effetti, non solo sarà possibile, con ogni probabilità, importare dai paesi in questione, ma anche da paesi terzi. Inoltre, l'industria comunitaria è formata da più di un produttore ed altri produttori comunitari (che non ne fanno parte) sono attivi sul mercato.
(168)
Alcune parti hanno affermato che si verrebbe a creare una situazione di monopolio dell'industria comunitaria relativamente ad alcuni tipi specifici di prodotto in esame, nella fattispecie alcuni tipi altamente permeabili, che sono fabbricati da un numero molto ridotto di produttori in tutto il mondo. A tale proposito, va osservato innanzitutto che l'inchiesta ha concluso che, ai fini del presente procedimento antidumping, tutti i tipi di prodotto in esame devono essere considerati un solo prodotto. L'inchiesta, compresa l'analisi dell'interesse della Comunità, deve pertanto essere condotta rispetto al prodotto in esame in generale e non rispetto a singoli tipi specifici.
(169)
È vero tuttavia che i tipi altamente permeabili di prodotto in esame vengono prodotti da un numero ridotto di produttori a livello mondiale, ovvero da un produttore statunitense, da due produttori giapponesi e da un produttore comunitario. A tale proposito, va osservato che tali fonti di approvvigionamento, comprese le importazioni dagli Stati Uniti, dovrebbero rimanere disponibili anche dopo l'istituzione delle misure, anche se a prezzi non di dumping o non pregiudizievoli. Pertanto, anche per quanto riguarda tali tipi specifici di prodotto il livello di concorrenza dovrebbe rimanere sufficiente.
(170)
Inoltre, l'affermazione che sarebbe contrario all'interesse della Comunità istituire le misure perché solamente poche società producono i tipi specifici in questione non può essere considerata una ragione valida per consentire che uno di tali produttori, nella fattispecie il produttore statunitense, venda i propri prodotti sul mercato comunitario a prezzi di dumping e pregiudizievoli. Il margine di dumping relativo a tale società è risultato pari al 47,6 %. L'inchiesta ha rivelato che gli utilizzatori hanno acquistato una percentuale significativa dei propri prodotti, compresi i tipi altamente permeabili, dall'industria comunitaria e che la continua pressione su prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di dumping può comportare la chiusura di impianti nella Comunità. Senza le misure antidumping in grado di eliminare gli effetti negativi del dumping pregiudizievole, non si può escludere che gli utilizzatori si troverebbero a dipendere esclusivamente dalle importazioni, una situazione che sarebbe certamente negativa per l'industria degli utilizzatori e anche a livello di concorrenza.
(171)
Per quanto concerne l'affermazione che i prezzi del prodotto in esame sul mercato comunitario aumenterebbero in caso di istituzione delle misure antidumping, va osservato che poiché l'obiettivo delle misure è quello di eliminare il dumping pregiudizievole, è normale che l'istituzione di misure abbia un effetto generale di aumento dei prezzi. Tale aumento dovrebbe però essere contenuto.
(172)
In ogni caso, rimarrebbero diverse fonti di approvvigionamento che non saranno soggette a misure e garantiranno la concorrenza. Inoltre, come già ricordato, per quanto concerne la Russia, considerato il livello delle misure fissate al termine dell'inchiesta presente e poiché tali misure sostituirebbero le misure in vigore relative alle lamiere magnetiche larghe (cfr. considerando (194) e (195)), le nuove misure avrebbero un'incidenza complessiva minore rispetto alle misure in vigore durante il periodo dell'inchiesta. Le misure fissate al termine della presente inchiesta sulle importazioni russe del prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta prevedono infatti dazi antidumping complessivi quattro volte meno onerosi dei dazi in vigore attualmente.
(173)
Per quanto concerne le importazioni dagli Stati Uniti, in applicazione del principio del dazio inferiore, sarà eliminata solamente la porzione pregiudizievole del margine di dumping; così facendo, il prezzo delle importazioni statunitensi sarà riportato ad un livello comunque inferiore al livello del 2002.
(174)
Anche l'affermazione che l'istituzione delle misure antidumping potrebbe provocare una penuria di prodotto in esame va respinta. Infatti, come illustrato, le importazioni dovrebbero con ogni probabilità continuare, anche in presenza delle misure antidumping. Inoltre, la capacità produttiva dell'industria comunitaria è maggiore del consumo comunitario complessivo registrato nel periodo dell'inchiesta e se i prezzi comunitari vengono riportati ad un livello equo, l'industria comunitaria verosimilmente aumenterà le vendite sul mercato comunitario, diminuendo le vendite all'esportazione.
(175)
Alcune parti interessate hanno affermato che la chiusura degli impianti italiani ridurrà la capacità produttiva dell'industria comunitaria, con possibile conseguente penuria di prodotto in esame sul mercato comunitario. Tale argomento risulta però ambiguo, in quanto un fatto del genere sottolinea piuttosto l'importanza della protezione dell'industria comunitaria contro le importazioni oggetto di dumping al fine di evitare la chiusura di altri impianti e di mantenere la capacità produttiva.
(176)
Va inoltre osservato che anche dopo l'annunciata chiusura dell'impianto, la capacità produttiva complessiva dell'industria comunitaria rimarrà superiore alla domanda registrata nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta e che gli altri produttori hanno espresso l'intenzione di investire a livello di capacità produttiva al fine di garantire l'approvvigionamento del mercato comunitario. Una situazione di ripristino di un commercio leale e di un livello di prezzi normale sul mercato comunitario, che possa garantire un recupero soddisfacente dell'industria comunitaria, favorirebbe senz'altro tali investimenti e il trasferimento delle vendite sul mercato comunitario.
(177)
Va osservato infine che la maggior parte delle osservazioni di cui sopra erano già state formulate dagli utilizzatori nell'ambito delle precedenti inchieste che hanno portato all'istituzione delle misure antidumping relative alle lamiere magnetiche larghe originarie della Russia. Nonostante tali osservazioni - che all'epoca delle inchieste precedenti erano state respinte in quanto ritenute infondate e perché le misure non erano state considerate contrarie all'interesse della Comunità - nel quadro dell'inchiesta presente gli utilizzatori non hanno fornito alcun elemento di prova a dimostrazione del fatto che le misure in questione avessero effettivamente avuto le ripercussioni negative paventate all'epoca. Ciò indica che le eventuali misure basate sulle conclusioni dell'inchiesta presente non dovrebbero avere ripercussioni negative significative sull'industria degli utilizzatori.
(178)
Per tutte queste ragioni, la Commissione conclude che, nel caso di istituzione delle misure, gli utilizzatori del prodotto in esame non si troverebbero in generale a dover dipendere esclusivamente dall'industria comunitaria; che, in molti casi, il prezzo di acquisto pagato dagli utilizzatori non risentirebbe direttamente dall'istituzione delle misure, se non in misura moderata, e che, in generale, non ci sarebbero in futuro difficoltà di approvvigionamento del prodotto in esame sul mercato comunitario.
3. Interesse degli importatori non collegati
(179)
Solo un importatore non collegato ha collaborato all'inchiesta, opponendosi all'istituzione delle misure in quanto, secondo lui, queste lo costringerebbero a interrompere gli scambi relativi al prodotto in esame. Poiché la società in questione ha importato il prodotto in esame esclusivamente da uno dei paesi oggetto dell'inchiesta, è probabile che essa sarà toccata direttamente dall'istituzione delle misure. Tale importatore avrà comunque la possibilità di rifornirsi presso altri fornitori non soggetti alle misure. L'inchiesta ha rivelato che, apparentemente, il 75 % circa del fatturato dell'importatore in questione non riguarda il prodotto in esame. Alla luce di tali elementi, la Commissione conclude che le ripercussioni negative dell'istituzione delle misure dovrebbero rimanere relativamente limitate. Considerato che nessun altro importatore ha sostenuto che l'istituzione delle misure produrrebbe effetti negativi, la Commissione conclude che, in generale, l'istituzione delle misure non colpirebbe in misura significativa gli importatori.
(180)
Va osservato che il basso livello di collaborazione offerto dagli importatori dipende dal fatto che nella maggior parte dei casi sono gli stessi utilizzatori ad importare le lamiere al silicio a grani orientati e per questo motivo si rimanda alle conclusioni di cui sopra.
4. Conclusioni relative all'interesse della Comunità
(181)
Gli effetti dell'istituzione delle misure dovrebbero offrire all'industria comunitaria l'occasione di realizzare nuovamente volumi di vendita remunerativi sul mercato comunitario e di aumentare la propria quota di mercato. L'inchiesta ha permesso di stabilire che le importazioni oggetto di dumping hanno contribuito in misura significativa alla chiusura graduale degli impianti di una delle società appartenenti all'industria comunitaria e che, considerato il deterioramento della situazione generale dell'industria comunitaria, esiste il rischio che, senza le misure, anche altri produttori comunitari si troverebbero costretti a chiudere alcuni impianti o addirittura a interrompere la produzione e licenziare una parte della forza lavoro. Anche se alcuni effetti negativi si concretizzassero in un aumento dei prezzi pagati dagli utilizzatori, la Commissione ritiene che tale aumento sarebbe limitato. Va inoltre considerato che rientra anche negli interessi degli utilizzatori che i produttori comunitari rimangano vitali, competitivi ed attivi su un mercato non più viziato da pratiche commerciali sleali.
(182)
In effetti, considerate le limitate fonti di approvvigionamento a livello mondiale, rientra anche nell'interesse degli utilizzatori comunitari che le fonti di approvvigionamento presenti nella Comunità non siano ulteriormente indebolite dalle importazioni oggetto di dumping, con conseguente calo ulteriore delle attività dell'industria comunitaria e aumento progressivo della dipendenza degli utilizzatori del prodotto in esame dalle importazioni.
H. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE
(183)
Alla luce delle conclusioni raggiunte in materia di dumping, pregiudizio e interesse della Comunità, è necessario istituire misure sulle importazioni del prodotto in esame originario degli Stati Uniti e della Russia.
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(184)
Il livello delle misure antidumping definitive dovrebbe essere sufficiente ad eliminare il pregiudizio causato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping e non dovrebbe essere superiore ai margini di dumping rilevati. Al momento del calcolo dell'entità del dazio necessario ad eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole, la Commissione ha considerato che le misure dovessero essere tali da consentire all'industria comunitaria di coprire i propri costi e ottenere un profitto al lordo delle imposte pari a quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping.
(185)
Sulla base delle informazioni disponibili, è stato rilevato in via preliminare che un margine di profitto del 5 % sul fatturato potesse esser considerato un livello di profitto adeguato che l'industria comunitaria potrebbe prevedere di ottenere in assenza di dumping pregiudizievole. Va osservato che questo livello di profitto è stato usato anche per determinare il margine di pregiudizio nel quadro dell'inchiesta che ha portato all'istituzione delle misure attualmente in vigore sulle lamiere al silicio a grani orientati di larghezza superiore ai 500 mm. L'aumento necessario di prezzo è stato poi determinato in base ad un confronto, allo stesso stadio commerciale, tra la media ponderata dei prezzi all'importazione, stabilita per il calcolo delle sottoquotazioni dei prezzi, e il prezzo non pregiudizievole dei prodotti venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario. Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto adeguando il prezzo di vendita applicato da ciascuna società dell'industria comunitaria in funzione del punto di pareggio e aggiungendo il suddetto margine di utile. Le differenze risultanti da tale confronto sono state espresse in percentuale del valore totale all'importazione cif.
2. Dazi definitivi
(186)
Alla luce di quanto precede, a norma dell'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base, si ritiene che sulle importazioni originarie della Russia e degli Stati Uniti debbano essere istituite misure antidumping definitive al livello dei margini di dumping e di pregiudizio più bassi, conformemente al principio del dazio inferiore.
(187)
Sulla scorta di quanto precede, i dazi definitivi proposti sono i seguenti:
Paese
Società
Dazio antidumping
Stati Uniti d'America
AK Steel Corporation
31,5 %
Tutte le altre società
37,8 %
Russia
Novolipetsk Iron & Steel Corporation (NLMK)
11,5 %
Viz Stal
0 %
Tutte le altre società
11,5 %
(188)
Le aliquote del dazio antidumping indicate nel presente regolamento applicabili a titolo individuale ad alcune società sono state stabilite in base alle conclusioni della presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione constatata durante l'inchiesta per le società in questione. Dette aliquote del dazio (contrariamente al dazio nazionale applicabile a tutte le altre società) si applicano quindi esclusivamente alle importazioni di prodotti originari dei paesi interessati fabbricati dalle società, e quindi dalle specifiche persone giuridiche, di cui viene fatta menzione nel dispositivo del presente regolamento. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società il cui nome, completo di indirizzo, non sia specificamente menzionato nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle specificamente menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e sono soggetti all'aliquota del dazio applicabile a tutte le altre società.
(189)
Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali (ad esempio in seguito ad un cambiamento del nome della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza indugio alla Commissione corredate di tutte le informazioni utili, in particolare l'indicazione delle eventuali modifiche nelle attività della società riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite per l'esportazione collegate, ad esempio, a tale cambiamento del nome o ai suddetti mutamenti a livello di entità produttive o di vendita. Se del caso, il regolamento verrà modificato di conseguenza aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali del dazio.
3. Impegni
(190)
Un produttore esportatore statunitense e uno russo che hanno collaborato hanno offerto un impegno sui prezzi ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base.
(191)
La Commissione ritiene che gli impegni offerti dalla AK Steel Corporation e dalla NMLK possano essere accettati, in quanto possono eliminare l'effetto pregiudizievole del dumping. Inoltre, le relazioni periodiche e dettagliate che le società si sono impegnate a fornire alla Commissione permetteranno un controllo efficace e la struttura delle società è tale che la Commissione ritiene che il rischio di elusione degli impegni sia minimo.
(192)
Per garantire che l'impegno assunto sia effettivamente rispettato ed efficacemente controllato, al momento della presentazione della domanda d'immissione in libera pratica l'esenzione dal dazio è subordinata alla presentazione di una fattura commerciale contenente le informazioni elencate in allegato, necessaria per verificare che le spedizioni corrispondano esattamente ai documenti commerciali. Nel caso in cui non venga presentata una fattura di questo tipo o se questa non corrisponde al prodotto presentato in dogana, viene riscossa l'appropriata aliquota del dazio antidumping.
(193)
In caso di violazione o revoca degli impegni, o qualora vi siano motivi per ritenere che gli impegni siano stati violati, può essere istituito un dazio antidumping, conformemente all'articolo 8, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base.
I. CONCLUSIONI DELL'INCHIESTA AI FINI DEL RIESAME INTERMEDIO RELATIVO ALLA RUSSIA
(194)
Va osservato che, come indicato al considerando (3) del presente regolamento, è stato avviato un riesame intermedio per valutare l'opportunità di modificare o abrogare le misure antidumping definitive istituite sulle importazioni dalla Russia di lamiere magnetiche larghe, in quanto tali prodotti rientrano nella categoria di prodotti oggetto del procedimento relativo alle importazioni nella Comunità di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati originari degli Stati Uniti e della Russia.
(195)
In base a tali conclusioni, l'inchiesta ha permesso di concludere che si debbano istituire delle misure sulle lamiere al silicio a grani orientati di tutte le larghezze, come indicato al considerando (3), originarie, tra gli altri paesi, della Russia. La Commissione ritiene pertanto che poiché anche tali misure riguardano le lamiere magnetiche larghe, la conferma di tali misure, istituite con il regolamento (CE) n. 151/2003 del Consiglio, non è più adeguata e quindi esse vanno abrogate.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di lamiere e nastri di acciai al silicio detti magnetici, laminati a freddo e a grani orientati originari degli Stati Uniti e della Russia, classificati ai codici NC 7225 11 00 (di larghezza uguale o superiore ai 600 mm) e 7226 11 00 (di larghezza inferiore ai 600 mm).
2. Le aliquote del dazio antidumping definitivo, applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, dei prodotti descritti al paragrafo 1 e fabbricati dalle società sotto elencate, sono le seguenti:
Paese
Società
Dazio antidumping
Codice addizionale TARIC
Stati Uniti d'America
AK Steel Corporation - 703, Curtis Street, Middletown, Ohio
31,5 %
A669
Tutte le altre società
37,8 %
A999
Russia
Novolipetsk Iron & Steel Corporation (NLMK) - 2, Metallurgov sq., Lipetsk
11,5 %
A670
Viz Stal - 28, Kirov Street, Ekaterinburg
0 %
A516
Tutte le altre società
11,5 %
A999
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
1. Le importazioni dichiarate per l'immissione in libera pratica sono esenti dai dazi antidumping di cui all'articolo 1, purché le merci siano prodotte, inviate e fatturate da società i cui impegni sono stati accettati dalla Commissione e i cui nomi sono elencati nella pertinente decisione della Commissione, periodicamente modificata, e siano state importate conformemente alle disposizioni previste nella medesima decisione o nel medesimo regolamento.
2. Le importazioni di cui al paragrafo 1 sono esenti dal dazio antidumping a condizione che:
a)
le merci dichiarate e presentate in dogana corrispondano esattamente al prodotto di cui all'articolo 1, paragrafo 1,
b)
al momento della presentazione della dichiarazione di immissione in libera pratica, venga presentata alle autorità doganali degli Stati membri una fattura commerciale contenente almeno gli elementi elencati in allegato, e
c)
le merci dichiarate e presentate in dogana corrispondano esattamente alla descrizione riportata nella fattura commerciale.
Articolo 3
Il regolamento (CE) n. 151/2003 del Consiglio è abrogato.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 19 agosto 2005.

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