Document ID: 31991R1034

REGOLAMENTO (CEE) N. 1034/91 DELLA COMMISSIONE del 23 aprile 1991 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di nastri in cassette per videoregistrazioni originari della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel novembre 1989 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal CEFIC (consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica), a nome dei produttori che complessivamente rappresentavano una parte considerevole della produzione comunitaria di nastri in cassette per videoregistrazioni (in seguito denominati videocassette).
La denuncia conteneva elementi di prova relativi alle pratiche di dumping sulle importazioni dei prodotti in questione originari della Repubblica popolare cinese RPC e al pregiudizio notevole da esse derivante, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento.
La Commissione, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), ha annunciato l'avvio di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità delle videocassette VHS di cui al codice NC ex 8523 13 00, originarie della Repubblica popolare cinese e ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti e ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere un'audizione.
Alcuni esportatori cinesi e tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno comunicato osservazioni scritte. Anche un importatore ha comunicato osservazioni.
(3) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'esame preliminare ed ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori comunitari:
AGFA Gevaert AG, Muenchen, Germania
BASF AS, Ludwigshafen, Germania
Magna Tontraeger Produktions GmbH, Berlin, Germania
PD Magnetics BV, Oosterhout, Paesi Bassi
Tali produttori comunitari sono membri del CEFIC.
b) importatore nella Comunità:
Hamkong GmbH, Hamburg, Germania
(4) I seguenti esportatori hanno risposto al questionario della Commissione che è stato inviato a tutti gli esportatori noti al momento dell'avvio del procedimento:
- Acme Cassette Manufacturing, Guangdong, RPC
- Buji Bantian Oscar Video Products Fty, Bao An, RPC
- Dongguan Changan Jiekou Magnetics Tape Factory, Dongguan, RPC
- Fuzhou Fortune Video Tapes Co. Ltd, Fuzhou, RPC
- Fuzhou Wonderful Video Tapes Co. Ltd, Fuzhou, RPC
- Long Gung Xin Shen Fung Fu Plastic Mfg, Bao An, Guangdong, RPC
- Nan-Hua Magnet Electricity Co. Ltd, Chencun, RPC
- Shantou Ocean Audio-Video Gen. Corp., Shantou, RPC
- Song Gang Hang Sing Cassette Factory, Song Gang, Shen Zhen, RPC
- Zhuhal Zhong Xing Magnetics Co. Ltd, Guangdong, RPC
Poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese ad economia di mercato, non è stato possibile determinare il valore normale in conformità dell'articolo 2, pararafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88 e pertanto non sono state svolte indagini presso le sedi di tali esportatori.
(5) Un'associazione di imprese con investimenti in Cina (joint ventures) ha chiesto e ottenuto un'audizione.
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo 1° gennaio - 31 dicembre 1989 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME, PRODOTTO SIMILE E INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Prodotto in esame
(7) I prodotti ai quali si riferisce l'avviso di avvio del procedimento antidumping sono i nastri VHS in cassette per videoregistrazioni, di larghezza superiore a 6,5 mm (videocassette).
(8) Le videocassette cassette sono prodotte di norma su licenza della JVC (Japan Victor Company) e sono utilizzate nei camcorder per filmare oppure nei videoregistratori per registrare e riprodurre programmi televisivi oppure per riprodurre film preregistrati. Esistono diversi modelli di videocassette che si differenziano per lunghezza del nastro e per qualità. Non vi sono tuttavia norme di qualità universalmente riconosciute per i singoli modelli, mentre le caratteristiche materiali e gli impieghi sono sostazialmente identici.
2. Prodotto simile
(9) Per quanto riguarda la definizione di prodotto simile, la Commissione ha accertato che le videocassette esportate dalla Repubblica popolare cinese nella Comunità, a parte le differenze qualitative, sono del tutto analoghe a quelle prodotte nella Comunità.
3. Industria comunitaria
(10) La Commissione ha riscontrato che, nel periodo in esame, i quattro produttori comunitari a nome dei quali è stata presentata la denuncia hanno fabbricato il 90 % circa di tutta la produzione comunitaria dei prodotti simili, ossia una parte considerevole della produzione comunitaria complessiva.
(11) La Commissione ritiene pertanto che essi costituiscano un'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. DUMPING
1. Valore normale
(12) Poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese ad economia di mercato, il valore normale è stato determinato secondo i criteri definiti nell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito il ricorrente ha proposto di determinare il valore normale in base ai prezzi delle videocassette sul mercato interno del Giappone oppure della Repubblica di Corea.
(13) La Commissione non ritiene che il Giappone, dove la produzione di videocassette ha dimensioni considerevoli, costituisca un mercato adeguato per la determinazione del valore normale, date le divergenze esistenti tra il Giappone e la Repubblica popolare cinese in termini di sviluppo economico per il prodotto in esame. Da contatti informali con numerosi produttori giapponesi è inoltre emerso che le società giapponesi non erano disposte a collaborare con la Commissione ai fini della determinazione del valore normale. Anche i produttori coreani interpellati hanno rifiutato di collaborare all'inchiesta.
(14) La Commissione ha dovuto pertanto trovare un altro paese ad economia di mercato che presentasse i requisiti adeguati. I produttori con i quali la Commissione ha preso contatto in diversi paesi, Australia, Hong Kong, Malaysia, Filippine, Singapore, Taiwan e Thailandia, non erano disposti a collaborare con i servizi della Commissione ai fini della determinazione del valore normale. L'industria comunitaria e gli esportatori cinesi non hanno proposto altri paesi. La Commissione dispone di informazioni particolareggiate sul valore normale relativo a Hong Kong e alla Repubblica di Corea grazie all'inchiesta che si è conclusa con l'istituzione di un dazio antidumping definitivo in forza del regolamento (CEE) n. 1768/89 del Consiglio (3). Tali informazioni non potevano essere utilizzate in quanto non si riferivano al periodo dell'inchiesta, né era possibile aggiornarle, tra l'altro a causa dell'assenza di collaborazione da parte delle società di Hong Kong e della Corea.
(15) Per evitare ulteriori ritardi nello svolgimento del procedimento, la Commissione ha concluso che era necessario determinare il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 5, lettera c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, vale a dire in base al prezzo pagabile nella Comunità per il prodotto simile. In effetti tale prezzo è ampiamente influenzato da numerosi fornitori di paesi terzi, quali Giappone e Repubblica di Corea.
(16) È stata calcolata la media ponderata del prezzo pagato dal primo acquirente indipendente nella Comunità per il modello più venduto (E180) dai quattro produttori ricorrenti (le cui vendite rappresentavano il 75 % del totale). La media ponderata è stata adeguata affinché comprendesse un congruo margine di profitto, fissato al 12 % dell'utile sulle vendite. Tale margine di profitto corrisponde a quello applicato nel regolamento (CEE) n. 4062/88 della Commissione (4), che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di videocassette e nastri in bobine per videocassette originarie della Repubblica di Corea e di Hong Kong, le cui conclusioni sono state confermate dal Consiglio con il regolamento (CEE) n. 1768/89.
(17) Alcuni esportatori cinesi hanno affermato che i loro costi sono nettamente inferiori a causa delle macchine e degli impianti obsoleti utilizzati nel processo produttivo e hanno chiesto di calcolare il valore normale in funzione dei rispettivi costi di produzione. Tuttavia, poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese ad economia di mercato, non è stato possibile determinare il valore normale in base ai costi di produzione nel paese esportatore.
2. Prezzo all'esportazione
(18) Poiché gli esportatori cinesi hanno venduto direttamente ad importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi del modello E180 effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti. La Commissione ha tenuto conto del 70 % di tutte le transazioni commerciali effettuate nel periodo dell'inchiesta dagli esportatori cinesi che hanno risposto al questionario.
(19) Un'associazione che rappresenta le imprese con investimenti nella Repubblica popolare cinese (joint ventures) ha affermato che tali società operano in condizioni di economia di mercato e che pertanto dovrebbero essere considerate singolarmente, secondo criteri diversi da quelli applicati nei confronti delle imprese statali della Repubblica popolare cinese. Benché le joint ventures possano operare fino ad un certo punto in condizioni di economia di mercato, ai fini delle risultanze provvisorie la Commissione ritiene che tali società non siano sufficientemente indipendenti dalle forze economiche vigenti nella Repubblica popolare cinese per essere distinte dagli altri esportatori. I costi di produzione di tali società sono infatti sensibilmente influenzati dall'ambiente economico generale della Repubblica popolare cinese. Non è pertanto possibilie distinguere tra gli effetti di eventuali forze di mercato e l'incidenza che le autorità cinesi esercitano su tale settore industriale. Ai fini delle risultanze provvisorie è stato quindi calcolato un unico margine di dumping per tutte le società che esportano dalla Repubblica popolare cinese.
3. Confronto
(20) Per quanto riguarda le spese di vendita sono stati effettuati adeguamenti in considerazione dei costi stimati sostenuti tra lo stadio franco fabbrica e la consegna al consumatore finale, comprendenti le spese di trasporto, imballaggio, credito ed altre spese di vendita.
(21) Il confronto è stato effettuato a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Non sono state riscontrate differenze tra le caratteristiche materiali comparabili delle cassette prodotte nella Comunità e di quelle esportate dalle società cinesi. La Commissione ha tenuto tuttavia conto del fatto che i consumatori considerano le cassette cinesi di qualità inferiore rispetto alle cassette di produzione comunitaria. È stato pertanto effettuato un adeguamento del 20 % per differenze qualitative. Si ritiene che la percezione che i consumatori hanno del valore delle videocassette cinesi sia analoga a quella relativa ai prodotti di Hong Kong, per i quali nel regolamento (CEE) n. 1768/89 è stato effettuato un adeguamento del 20 %. Dall'inchiesta è emerso che effettivamente la produzione cinese di videocassette si basa in parte su componenti e su tecnologia provenienti da Hong Kong.
4. Margine di dumping
(22) Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo del quale il valore normale determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità. Poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese ad economia di mercato, è stato calcolato un margine di dumping uniforme basato sulla media ponderata di tutti gli esportatori. La media ponderata del margine di dumping così calcolata è del 122,9 %, espressa nella percentuale del valore cif complessivo delle esportazioni in questione.
D. PREGIUDIZIO
1. Consumo e quota di mercato
(23) Il consumo nella Comunità è costantemente aumentato, passando da 167,7 milioni di unità nel 1986 a 210,7 milioni nel 1987, a 247,5 milioni nel 1988 e a 281,6 milioni nel 1989.
(24) Dalle statistiche Eurostat sulle importazioni risulta che le importazioni di videocassette dalla Repubblica popolare cinese sono passate da 0,74 milioni di unità nel 1986 a 1,65 milioni nel 1987, a 7,73 milioni nel 1988 e a 38,67 milioni nel 1989. Gli incrementi annui corrispondenti sono rispettivamente del 123 %, del 368 % e del 400 %.
(25) Con regolamento (CEE) n. 1768/89 il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di videocassette da Hong Kong e dalla Repubblica di Corea. Tra il 1988 e il 1989 le importazioni dai due paesi suddetti sono diminuite. con un calo da 32,7 milioni di unità a 5,18 milioni di unità per Hong Kong (diminuzione dell'89,6 %) e da 70,31 milioni a 53,22 milioni di unità per la Repubblica di Corea (diminuzione del 24,3 %). L'incremento delle importazioni dei prodotti cinesi corrisponde al calo delle esportazioni da Hong Kong nella Comunità.
(26) Tra il 1986 e il 1989 le vendite dell'industria comunitaria hanno avuto il seguente andamento: 51,2 milioni di unità nel 1986, 62,6 milioni di unità nel 1987, 76,7 milioni di unità nel 1988 e 78,0 milioni di unità nel 1989. La quota di mercato dei produttori comunitari è scesa dal 30,5 % nel 1986 al 27,7 % nel 1989. Nello stesso periodo la quota di mercato degli esportatori cinesi è aumentata dallo 0,44 % al 13,73 %. La quota di mercato degli esportatori cinesi è aumentata in misura maggiore tra il 1988 e il 1989, quando la quota di mercato dei produttori comunitari ha subito la flessione più grave.
2. Prezzi
(27) I prezzi sono stati confrontati in base alle vendite effettuate dall'industria comunitaria e dagli esportatori a clienti indipendenti nel periodo dell'inchiesta. La media dei prezzi di vendita unitari dei principali modelli dei produttori comunitari è stata confrontata con i prezzi dei modelli comparabili venduti dagli esportatori cinesi ad acquirenti indipendenti. La Commissione ha tenuto inoltre conto del fatto che le videocassette cinesi sono considerate di qualità inferiore a quella delle cassette prodotte nella Comunità. È stato pertanto effettuato un adeguamento del 20 % per tener conto di tali differenze qualitative.
(28) Dal confronto è emerso che nel periodo dell'inchiesta la sottoquotazione dei prezzi era del 59,9 %. Data l'elevata elasticità del mercato in rapporto al prezzo, la sottoquotazione ha impedito all'industria comunitaria di trarre vantaggio dall'istituzione del dazio antidumping sulle importazioni di videocassette da Hong Kong e dalla Repubblica di Corea e di realizzare un adeguato margine di profitto.
(29) Per quanto riguarda i prezzi dell'industria comunitaria, tra il 1986 e il 1989 la media ponderata del prezzo del modello più venduto, la videocassetta VHS E180, ha avuto una flessione del 28,6 %.
3. Altri fattori economici
(30) La Commissione ha riscontrato che tra il 1986 e il 1989 la capacità di produzione dell'industria comunitaria era aumentata da 90,1 milioni di unità a 106,3 milioni di unità e che nello stesso periodo il coefficiente di utilizzazione degli impianti era sceso dall'81,2 % al 73,8 %. Le scorte di videocassette dei produttori comunitari, pari a 13,8 milioni di unità nel 1986, ammontavano a 17,3 milioni di unità nel 1989.
(31) Il valore delle vendite dell'industria comunitaria è lievemente aumentato, passando da 251,2 milioni di ECU nel 1986 a 255,3 milioni di ECU nel 1989. Il livello dei prezzi non ha permesso all'industria comunitaria di realizzare utili sulle vendite e per tre anni consecutivi, tra il 1986 e il 1988, sono state subite perdite, pari rispettivamente all'1,55 %, al 15,3 % e allo 0,84 %, mentre nel 1989 è stato realizzato un utile dell'1,86 %. Tre produttori comunitari hanno tuttavia ancora subito perdite nel 1989, nonostante l'attuazione di rigorosi programmi di riduzione dei costi.
(32) I posti di lavoro nell'industria comunitaria, pari a 3 958 nel 1986, erano scesi a 3 179 nel 1989, con una flessione del 19,7 %.
4. Conclusione
(33) Per determinare se l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha rilevato che nel corso degli ultimi quattro anni l'industria comunitaria ha subito un calo dei prezzi, della quota di mercato, del coefficiente di utilizzazione degli impianti e dell'occupazione.
(34) i profitti sono rimasti eccessivamente bassi (1,86 % sul fatturato nel 1989), nonostante gli interventi attuati per ridurre i costi di produzione e nonostante l'incremento della produzione e delle vendite, con le conseguenti economie di scala.
(35) La quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita costantemente dal 1986 e la flessione più grave è stata registrata tra il 1988 e il 1989, con un calo dal 30,9 % al 27,7 %, mentre nello stesso periodo la quota di mercato degli esportatori giapponesi è aumentata dal 3,12 % al 13,73 %. Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che l'industria comunitaria subisca un pregiudizio notevole.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(36) La Commissione ha accertato che il calo della quota di mercato dell'industria comunitaria e il basso indice di redditività hanno coinciso con il rilevante incremento del volume delle importazioni di videocassette dalla Cina a prezzi molto bassi. Poiché il mercato delle videocassette è trasparente e sensibile al prezzo, i bassi prezzi delle videocassette oggetto di dumping hanno impedito all'industria comunitaria di aumentare i prezzi e di risanare la situazione finanziaria dopo l'istituzione del dazio antidumping definitivo sulle importazioni di videocassette originarie della Repubblica di Corea e di Hong Kong nel giugno 1989.
(37) Non è stata accertata l'esistenza di altri fattori, quali il volume e i prezzi di importazioni non oggetto di dumping, che potessero provocare pregiudizio
(38) La Commissione ritiene pertanto che le importazioni in dumping dalla Repubblica popolare cinese, considerate isolatamente, abbiano provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(39) L'obiettivo dei dazi antidumping è di eliminare il dumping che reca pregiudizio all'industria comunitaria, per ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.
(40) La Commissione, pur riconoscendo che l'imposizione di dazi antidumping potrebbe incidere sui livelli dei prezzi degli esportatori interessati nella Comunità e pertanto sulla competitività relativa dei loro prodotti, non ritiene che l'istituzione di misure antidumping possa sostanzialmente ridurre la concorrenza sul mercato comunitario. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti dagli esportatori cinesi con le pratiche di dumping, intesa ad evitare il regresso dell'industria comunitaria, contribuisca a mantenere la disponibilità di una vasta gamma di prodotti e a promuovere la correttezza commerciale.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(41) In considerazione del pregiudizio sostanziale dall'industria comunitaria, particolarmente in termini di redditività e di quota di mercato, la Commissione ritiene che, se non fossero istituite misure di difesa nei confronti delle importazioni oggetto di dumping che hanno provocato un pregiudizio notevole, l'industria comunitaria continuerebbe a perdere quote di mercato e realizzerebbe profitti insufficienti. Occorre rilevare che l'AGFA, dopo aver accumulato ingenti perdite nel settore delle videocassette per alcuni anni, ha deciso di cedere tale settore di produzione alla BASF.
(42) Se il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria dovesse continuare, sarebbero gravemente minacciate varie migliaia di posti di lavoro nel settore stesso e nelle industrie collegate.
(43) Occorre inoltre tener presente che le tecnologie delle videocassette e di altri prodotti magnetici ed elettronici sono strettamente collegate. Le eventuali perdite di know-how avrebbero gravi ripercussioni sull'intero settore industriale dei prodotti elettronici. Nell'interesse della Comunità è quindi opportuno che l'industria comunitaria possa continuare ad operare in maniera soddisfacente nel settore delle videocassette.
(44) Il mercato comunitario delle videocassette, inoltre, non ha ancora raggiunto la saturazione e la domanda dovrebbe aumentare ulteriormente. L'industria comunitaria ha la capacità di soddisfare un eventuale aumento della domanda derivante dall'ulteriore espansione del mercato e dal ripristono di condizioni di concorrenza leale. L'industria comunitaria potrebbe in tal modo trarre vantaggio dai programmi di razionalizzazione e di ristrutturazione dei metodi di produzione che sono stati attuati negli ultimi anni. Tali iniziative sarebbero infatti vanificate se le pratiche di dumping che hanno provocato pregiudizio dovessero continuare.
3. Interesse delle altre parti
(45) Per quanto riguarda l'interesse dei consumatori, la Commissione è consapevole del fatto che i prezzi dei prodotti in questione esportati dalla Repubblica popolare cinese potrebbero aumentare. Occorre rilevare, tuttavia, che non è giusto che i consumatori continuino a beneficiare di pratiche commerciali sleali. I dazi antidumping hanno inoltre l'obiettivo di evitare la scomparsa dell'industria comunitaria a causa di pratiche commerciali sleali e quindi di preservare la scelta dei consumatori. Le misure antidumping, almeno a medio termine, sono pertanto conformi all'interese del consumatore. Il ripristono di eque condizioni di mercato dovrebbe provocare inoltre, dopo un certo periodo di tempo, la diminuzione dei prezzi per i consumatori. Infine, il prevedibile incremento dei prezzi delle videocassette a brese termine avrà probabilmente un'incidenza trascurabile, poiché le videocassette devono essere usate con apparecchiature molto costose come camcorder, videoregistratori o lettori. L'onere finanziario globale a carico dei consumatori sarà pertanto minimo.
4. Conclusione
(46) In conclusione, dopo aver valutato i diversi interessi in questione, la Commissione ritiene che nella fattispecie l'istituzione di misure provvisorie contribuisca a ripristinare condizioni di concorrenza leale eliminando il pregiudizio provocato dal dumping e che tali misure siano necessarie per evitare un ulteriore pregiudizio nel corso del procedimento.
(47) La Commissione ritiene che, nell'interesse della Comunità, debbano essere istituite misure antidumping in forma di dazi antidumping provvisori.
G. DAZIO
(48) Per determinare il livello del dazio necessario per eliminare il pregiudizio, la Commissione ha calcolato il prezzo traguardo per il modello più venduto dall'industria comunitaria, il modello VHS E180 (le cui vendite rappresentano il 75 % circa del totale). Il prezzo obiettivo si basava sulla media ponderata dei costi sostenuti dai quattro produttori comunitari per la fabbricazione del modello VHS E180 e su un margine di utile sulle vendite fissato al 12 %. Per determinare tale margine la Commissione ha tenuto conto degli investimenti rilevanti effettuati in passato, nonché del fatto che l'industria comunitaria deve finanziare il progresso tecnologico nel settore delle videocassette.
(49) Dato che il coefficiente di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria è attualmente molto basso, il margine di profitto del 12 % applicato all'entità delle vendite nel periodo dell'inchiesta non sarebbe sufficiente per eliminare totalmente il pregiudizio, poiché non terrebbe conto del calo delle vendite dovuto alle pratiche di dumping. La Commissione ha quindi calcolato il mancato profitto in termini assoluti in base al profitto traguardo suddetto (12 %) e ad una congra utilizzazione degli impianti, quale è stata raggiunta dell'industria comunitaria nel 1988, prima del brusco incremento delle esportazioni cinesi. Il mancato profitto è stato espresso in percentuale del fatturato attuale dell'industria comunitaria per calcolare il margine che corrisponde all'incremento del prezzo (25,8 %) necessario per gli esportatori cinesi. Il calcolo è stato effettuato in base al valore cif medio del modello VHS E180 importato dalla Cina. Si è tenuto conto del fatto che i modelli importati sono soggetti ad oneri doganali e a costi di trasporto supplementari e che tali prodotti sono considerati di qualità inferiore, tale da giustificare una differenza di prezzo. Date le condizioni del mercato delle videocassette nella Comunità e considerando che gli esportatori cinesi non sono leader del prezzo, che le videocassette cinesi non si avvalgono di un'immagine di marca e che la loro qualità è inferiore, si è ritenuto che tale incremento del prezzo sia sufficiente per permettere all'industria comunitaria di aumentare i prezzi e di recuperare un adeguato margine di redditività.
(50) L'industria comunitaria ha affermato che per calcolare il pregiudizio avrebbe dovuto essere impiegato un profitto traguardo del 15 %. Secondo l'industria, inoltre, la sottoquotazione dei prezzi degli esportatori cinesi dovrebbe essere ridotta sostanzialmente per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(51) La Commissione ha esaminato accuratamente tale argomentazione, ma ha concluso che gli esportatori cinesi sarebbero discriminati se nei loro confronti fosse fissato un profitto traguardo superiore a quello che è stato impiegato per gli stessi prodotti in casi precedenti e che non è stato contestato dall'industria comunitaria. La Commissione non può pertanto accogliere tale richiesta.
(52) Alla luce di tali risultanze, la Commissione ritiene che sia opportuno istituire un dazio antidumping provvisorio del 25,8 % sulle videocassette originarie della Repubblica popolare cinese.
(53) È opportuno fissare il termine entro il quale gli interessati possono comunicare osservazioni e chiedere di essere sentiti. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze su cui si basa il presente regolamento sono provvisorie e che devono essere riesaminate ai fini dell'istituzione di un eventuale dazio definitivo su proposta della Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di nastri in cassette per videoregistrazioni di cui al codice NC ex 8523 13 00 (codice TARIC 8523 13 00 * 12), originari della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio, applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è del 25,8 %.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio. Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento gli interessati possono comunicare le loro osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione. Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatte salve le disposizioni degli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di questo periodo. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 23 aprile 1991.

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