Document ID: 31990D0381

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 21 febbraio 1990
intesa alla modifica del regime tedesco di aiuto all'industria automobilistica
(Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)
(90/381/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato, come prescrive l'articolo suddetto, le parti interessate a presentarle le proprie osservazioni,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 31 dicembre 1988, la Commissione ha comunicato agli Stati membri la sua decisione del 22 dicembre 1988 intesa a istituire, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1 del trattato CEE, una disciplina comunitaria degli aiuti di Stato all'industria automobilistica (nel (prosieguo: la disciplina) (1). Le motivazioni ed il campo d'applicazione, le norme in tema di notificazione, i criteri per la valutazione degli aiuti e i modelli da seguire per la notifica e la trasmissione delle informazioni sono stati allegati alla lettera in questione. La disciplina, entrata in vigore il 1o gennaio 1989, prevede l'obbligo di notificare preventivamente tutti gli aiuti che le autorità pubbliche intendono concedere in applicazione di un regime di aiuti autorizzato dalla Commissione a favore di imprese del settore automobilistico qualora il costo del progetto assistito superi i 12 milioni di ecu. Essa è entrata in vigore il 1o gennaio 1989 ed ha una validità di due anni.
Con l'adozione di questa disciplina era precipua intenzione della Commissione di ottenere la modificazione dei regimi di aiuto esistenti di cui beneficia l'industria automobilistica, nel senso di istituire l'obbligo della preventiva notificazione di ogni caso concreto di aiuto nel rispetto dei criteri enunciati dalla disciplina stessa, con particolare riferimento ai progetti il cui costo superi i 12 milioni di ecu.
Con note rispettivamente del 25 gennaio e del 28 febbraio 1989 il governo tedesco ha chiesto che il termine impartitogli per comunicare la propria risposta fosse rispettivamente prorogato fino alla fine di febbraio e fino al 15 marzo.
Con nota del 3 marzo 1989 indirizzata al segretariato generale della Commissione e con lettera del 10 marzo 1989 del ministro Haussmann a Sir Leon Brittan il governo tedesco ha comunicato ufficialmente alla Commissione di aver deciso di non mettere in atto la disciplina comunitaria e ne ha indicato i motivi. Le obiezioni del governo tedesco muovono fondamentalmente dalla considerazione che la disciplina in questione persegue obiettivi di politica industriale che esso non condivide e che, inoltre, rischiano di mettere in pericolo l'efficacia degli aiuti regionali interferendo con la loro continuità e prevedibilità. Secondo il governo tedesco, i regimi di aiuto in vigore nel paese non hanno alcun impatto settoriale e non incidono in modo avvertibile sul commercio intracomunitario.
Con lettera del 4 aprile 1989 la Commissione rispondeva alle lettere del governo tedesco informandolo che le argomentazioni da esso svolte non erano a suo giudizio sufficienti a giustificare la non applicazione della disciplina nella Repubblica federale di Germania. Nella sua lettera la Commissione ha presentato le proprie osservazioni sui motivi addotti dalle autorità tedesche, invitandole a riesaminare la loro posizione. In caso contrario, al fine di assicurare l'applicazione della disciplina, sarebbe stata presentata alla Commissione la proposta di iniziare la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE nei confronti
di tutti i regimi di aiuto autorizzati ed in atto nella Repubblica federale di cui potrebbe beneficiare l'industria automobilistica.
Con lettera del 3 maggio 1989 del ministro Haussmann a Sir Leon Brittan, il governo tedesco ha ribadito la propria decisione di non applicare la disciplina, sostenendo che, a prescindere dalle ragioni precedentemente esposte, una disciplina specifica per il settore non era necessaria dato il positivo andamento di esso.
Poiché le autorità tedesche non hanno receduto dalla loro posizione negativa nei confronti della disciplina comunitaria, la Commissione ha deciso, il 27 luglio 1989, di iniziare il procedimento ex articolo 93, paragrafo 2 nei confronti di tutti i regimi di aiuto autorizzati e in atto nella Repubblica federale di Germania dei quali potrebbe beneficiare l'industria automobilistica. Nel prendere tale decisione, la Commissione ha ritenuto che le motivazioni addotte dal governo tedesco non giustificassero la concessione di una deroga specifica che consenta alla Repubblica federale - a differenza di tutti gli altri Stati membri, che l'hanno accettata - di non applicare la disciplina comunitaria.
Con lettera del 9 agosto 1989 la Commissione ha notificato al governo tedesco la suddetta decisione e lo ha invitato a presentarle osservazioni. Con una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale (1) a norma dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CEE gli altri Stati membri e i terzi interessati sono stati invitati a presentare osservazioni.
II
Con lettere recanti la data del 6 ottobre, 31 ottobre e 30 novembre 1989 le autorità tedesche hanno comunicato osservazioni nell'ambito del procedimento. Il 18 ottobre e il 6 dicembre 1989 si sono inoltre svolte due riunioni bilaterali cui hanno partecipato rappresentanti del governo tedesco e della Commissione. Le argomentazioni addotte dal governo tedesco per giustificare il rifiuto di applicare la disciplina possono riassumersi come segue.
1. È irrilevante il fatto che altri Stati membri abbiano accettato la disciplina, poiché per molti di essi non ha alcuna conseguenza pratica.
2. La disciplina comunitaria è motivata da obiettivi di politica industriale e può essere impiegata per conseguire tali obiettivi. Il fatto che la Commissione affermi, nella disciplina, che essa può dare il proprio contributo al sano sviluppo del settore ed assicurare che le imprese che vi operano procedano tempestivamente agli adeguamenti richiesti dal mutare delle condizioni di mercato viene considerata un'impostazione di politica industriale che potrebbe avere conseguenze pregiudizievoli per il settore e per l'economia nel suo complesso.
3. In base all'esperienza maturata in anni recenti e alle chiare linee di tendenza che si registrano nella Comunità europea, si può prevedere che la disciplina comunitaria contribuirà sempre più ad imporre interventi motivati da obiettivi di politica industriale attraverso l'applicazione degli articoli 92 e 93. Ciò significherebbe applicare in modo abusivo questi articoli del trattato e sarebbe in contraddizione con la politica economica tedesca che si fonda sul principio della non discriminazione dei vari settori dell'economia, sulla politica strutturale, regionale e ambientale e sulle sovvenzioni a Berlino, politica che è intesa a favorire l'adeguamento dell'economia tedesca al mercato.
4. Ogni decisione di investimento deve essere lasciata al mercato. Un sistema di controlli centralizzati, istituito in base a considerazioni di ordine settoriale, non è necessario né può essere efficiente poiché l'autorità amministrativa incaricata di effettuare questi controlli, diversamente dalle imprese che operano su tale mercato, non dispone delle conoscenze e degli elementi di valutazione necessari.
5. I sistemi di aiuto in vigore nella Repubblica federale di Germania hanno prevalentemente carattere orizzontale e non hanno quindi alcuna conseguenza a livello settoriale; gli aiuti erogati nella Repubblica federale di Germania sono di modesta intensità e, pertanto, non sono in grado di alterare la concorrenza o di incidere sul commercio intracomunitario in modo significativo.
6. La disciplina comunitaria istituisce una settorializzazione che potrebbe pregiudicare l'efficacia della politica regionale e ambientale della Repubblica federale di Germania compromettendone la continuità e la prevedibilità; essa provocherebbe inoltre ritardi nel processo decisionale.
7. In conseguenza della disciplina comunitaria potrebbe determinarsi una moltiplicazione di aiuti settoriali. Non mancano precedenti in questo senso: basti pensare ai consistenti aiuti erogati al settore automobilistico che sono stati autorizzati dalla Commissione e che non rientrerebbero nell'ambito di previsione della disciplina stessa.
8. Una disciplina comunitaria degli aiuti all'industria automobilistica sottoforma di opportune misure ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1 del trattato CEE non è sufficientemente giustificata.
9. Gli incentivi ai regimi di aiuto per la difesa dell'ambiente costituiscono una delle priorità fondamentali della politica economica tedesca e la stessa Comunità mira a raggiungere gli stessi obiettivi, quali definiti all'articolo 130R del trattato CEE.
10. Nella sua politica dei fondi strutturali la Commissione riconosce l'indipendenza degli Stati membri in relazione ai regimi di aiuto generali e regionali a condizione che essi non siano contrari all'interesse comune; i regimi di aiuto di cui all'articolo 92, paragrafo 2, lettera c) sono finalizzati al raggiungimento di obiettivi di politica regionale ed ambientale generalmente riconosciuti ed applicati nella Repubblica federale di Germania, obiettivi che non sono in contraddizione con l'interesse cui si fa riferimento, ad esempio, nella politica dei fondi strutturali. Pertanto, non vi è motivo di introdurre nuove restrizioni di forma e di sostanza nei confronti dei regimi di aiuto che sono stati attuati per anni e non sono mai stati contestati.
(1) GU n. C 123 del 18. 5. 1989, pag. 3.
(1) GU n. C 281 del 7. 11. 1989, pag. 6.
11. Il trattato dichiara compatibili con il mercato comune gli aiuti regionali contemplati dall'articolo 92, paragrafo 2, lettera c); la legittimità e l'importanza di questi aiuti non è mai venuta meno; in loro assenza il Land di Berlino non potrebbe sopravvivere e le regioni situate al confine orientale della Repubblica federale di Germania non potrebbero essere integrate nell'economia tedesca.
12. Sul piano pratico, non è possibile adempiere all'obbligo di notificazione preventiva di casi individuali di applicazione di vari regimi di aiuti vigenti in Germania dato che questi regimi conferiscono automaticamente al beneficiario il diritto di riceverli e che le autorità non li conoscono in anticipo. Stanti queste difficoltà di ordine interno, le autorità tedesche avrebbero dovuto disporre di un congruo lasso di tempo per emanare i provvedimenti legislativi necessari per modificarli.
13. La Commissione dovrebbe comunque tenere nella dovuta considerazione la peculiare situazione politica ed economica di Berlino, situazione che risente del suo isolamento all'interno del territorio della Repubblica democratica tedesca. Va inoltre tenuto presente che l'industria automobilistica rientrante nel campo d'applicazione della disciplina a Berlino si limita alla produzione di componenti per sei costruttori di autoveicoli; inoltre, gli aiuti concessi a queste attività sono di entità modesta a motivo del basso livello degli investimenti.
La Commissione non ha ricevuto altre osservazioni da altri Stati membri o da terzi.
Le risposte della Commissione alle singole argomentazioni svolte dal governo tedesco sono le seguenti.
ad 1. È esatto che per un certo numero di Stati membri l'industria automobilistica non riveste grande importanza; resta però il fatto che la disciplina comunitaria è stata accettata da un numero rilevante di Stati, come la Francia, l'Italia, il Regno Unito e il Belgio, la cui economia è fortemente dipendente dall'industria in questione in quanto, all'interno dell'industria manifatturiera, essa genera un valore aggiunto oscillante fra il 5 il 10 %.
ad 2. In merito all'asserzione del governo tedesco secondo cui la disciplina comunitaria ha ragioni e obiettivi di politica industriale, la Commissione ribadisce che lo scopo della disciplina è di istituire la piena trasparenza dei flussi di aiuto all'industria automobilistica e di imporre contestualmente una più rigorosa regolamentazione della concessione di aiuti al fine di garantire che la competitività dell'industria comunitaria non venga falsata da una concorrenza sleale. Non si vede come l'imporre una concorrenza leale e non falsata nel settore in questione possa qualificarsi come un approccio di politica industriale che determinerà un pregiudizio per il settore di per sé considerato e per l'economia nel suo complesso.
ad 3. La Commissione non condivide l'affermazione secondo la quale la disciplina comunitaria contribuirà ad aumentare gli interventi motivati da ragioni di politica industriale. La Commissione è perfettamente conscia del fatto che col procedere dell'integrazione economica nella prospettiva della creazione di un grande mercato unificato nel 1992, l'aumentata pressione concorrenziale può suscitare richieste di interventi protezionistici e di aiuti statali; in realtà, visto che la maggior parte degli strumenti cui ricorrono le pubbliche autorità per proteggere le loro imprese dalla concorrenza esterna saranno scomparsi nel nuovo contesto del mercato unico, gli interventi anzidetti potranno concretarsi soltanto in aiuti di Stato. Orbene, le sovvenzioni concesse illegittimamente in uno Stato membro possono determinare disoccupazione in altri Stati membri e creare le premesse per una corsa agli aiuti compensativi. Di conseguenza, la rigorosa regolamentazione degli aiuti di Stato imposta dalla disciplina comunitaria ha precisamente lo scopo di impedire interventi pubblici motivati da considerazioni di politica industriale.
ad 4. La Commissione condivide pienamente l'affermazione che le decisioni di investimento spettano al mercato e che non devono essere devolute ad un'autorità amministrativa. È superfluo ribadire che la disciplina comunitaria non mira a fare della Commissione il centro dove le decisioni di investimento vengono orientate in determinate direzioni; al contrario, tale disciplina mira a garantire che queste vengano effettivamente prese dagli stessi investitori e fermo restando che i correlativi aiuti di Stato vengano corrisposti nell'osservanza dell'interesse comune, come sancito dal trattato e che la loro erogazione sia proporzionata all'entità dei problemi che essi mirano a risolvere. In altri termini, la Commissione si adopera per garantire che gli investitori non prendano le loro decisioni di investimento tenendo conto di sovvenzioni istituite o concesse illegittimamente.
ad 5. In merito all'asserzione del governo tedesco secondo la quale gli aiuti colà concessi sono di carattere orizzontale, di intensità modesta e, pertanto, non in grado di incidere sensibilmente sulla concorrenza e sul commercio intracomunitario, la Commissione ritiene che, data l'elevata pressione concorrenziale che subisce l'industria automobilistica e il suo fabbisogno di cospicui capitali, gli aiuti, ancorché di modesta intensità, potrebbero in realtà falsare la concorrenza e incidere sul commercio fra gli Stati membri. In proposito, dato che gran parte dei regimi di aiuto tedeschi si concretano in aiuti regionali, la Commissione ribadisce quanto ha affermato in altra sede: essa manterrà la sua posizione in linea di principio favorevole nei confronti degli aiuti regionali, nel riconoscimento che l'industria auto mobilistica può dare un valido contributo allo sviluppo regionale. Tuttavia, data l'importanza del settore, la sua crescente sensibilità sotto il profilo della concorrenza e l'entità delle correnti commerciali, ad esso connesse, la Commissione desidera assicurarsi che gli aiuti regionali comportino per lo sviluppo regionale effetti davvero significativi e duraturi, tali da controbilanciare eventuali conseguenze negative sul settore nel suo complesso. Inoltre, la Commissione intende far cessare la diffusa e pericolosa prassi di certi Stati membri che concedono aiuti regionali sempre maggiori al fine di attirare nuovi insediamenti industriali.
ad 6. Per quanto riguarda l'argomentazione secondo cui la disciplina comunitaria condurrebbe all'abolizione della continuità e della previdibilità degli aiuti regionali nella Repubblica federale di Germania e comporterebbe ritardi nel processo decisionale, la Commissione ritiene di poter mettere in atto una politica degli aiuti efficace solo se potrà dare una valutazione dei singoli casi di aiuto prima di procedere all'autorizzazione. Trattasi di un principio già adottato in tutte le altre discipline comunitarie vigenti per gli altri settori, ossia le fibre sintetiche, i tessili, la cantieristica navale e la siderurgia, la cui applicazione è stata accettata dallo stesso governo tedesco. In relazione alla durata dei procedimenti previsti dalla disciplina, la Commissione, ove possa contare sulla collaborazione degli Stati membri, potrà assicurare il rigoroso rispetto dei termini più brevi possibili.
ad 7. L'affermazione che la disciplina comunitaria potrebbe comportare il moltiplicarsi di aiuti settoriali al settore automobilistico non è condivisa dalla Commissione. I precedenti casi di aiuti settoriali in tale settore (Alfa Romeo, Renault, Gruppo Rover, Enasa) dimostrano chiaramente l'impostazione restrittiva seguita dalla Commissione in anni recenti. Gli orientamenti accolti nella disciplina comunitaria vanno nel senso di un maggior rigore, poiché essa consente aiuti settoriali solo in casi del tutto eccezionali e nell'osservanza di condizioni molto restrittive.
ad 8. In ordine alle ragioni che hanno condotto all'emanazione di una disciplina sugli aiuti di Stato all'industria automobilistica, la Commissione fa rilevare che, nell'emanare la suddetta disciplina ha indicato le ragioni che a suo parere rendono necessarie misure congrue ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1 del trattato CEE; si tratta, in altri termini, di garantire il progressivo sviluppo del settore all'interno del mercato comune. Al riguardo, la Commissione si richiama sia alla motivazione della disciplina, pubblicata nella Gazzetta ufficiale, sia alla lettera del 9 agosto 1988, inviata agli Stati membri per annunciare l'emanazione del provvedimento. Nel prendere la sua decisione la Commissione ritenne che una disciplina non presupponga necessariamente l'esistenza di una crisi del settore, ma che possa essere ugualmente giustificata quando in un determinato settore la concorrenza intracomunitaria sia particolarmente sensibile.
ad 9. In ordine alle modalità con cui verranno valutati gli aiuti per la difesa dell'ambiente concessi all'industria automobilistica, la Commissione fa rilevare che non può riscontrarsi alcuna contraddizione fra le disposizioni dell'articolo 130 R del trattato CEE e le modalità con cui essa intende procedere alla valutazione di tali aiuti ai sensi della disciplina. Infatti, secondo i criteri in essa definiti, lo sviluppo di autoveicoli meno inquinanti e che risparmiano energia costituisce un'esigenza imperativa per l'industria automobilistica - in parte già imposta dalla normativa comunitaria - e dovrebbe pertanto essere finanziato con i fondi propri delle imprese. La riduzione dell'inquinamento dovuto agli autoveicoli e le tecnologie associate sono diventate uno dei principali parametri sui quali si misurano oggi costruttori concorrenti e la cui importanza è destinata ad aumentare in futuro. La Commissione si adopera precisamente per evitare che la concorrenza venga falsata dalla concessione di aiuti alle imprese automobilistiche e cerca, anzi, di provvedere affinché esse adottino le tecnologie più moderne che il loro settore acquisisce.
ad 10. La Commissione non condivide l'assunto che, stante l'autonomia degli Stati membri in materia di aiuti regionali e generali, non vi sia alcuna giustificazione per istituire nuove restrizioni ai regimi di aiuto vigenti. Come la Corte di giustizia ha statuito nella sententa del 24 febbraio 1987 nella causa Deufil (causa 310/85) (1), una disciplina degli aiuti di Stato (nella specie si trattava dei codici degli aiuti per le fibre e i fili sintetici) istituita per un settore specifico indica alcuni principi in base ai quali la Commissione si orienta nell'apprezzare i regimi di aiuto e i singoli casi di applicazione, principi che la Commissione chiede agli Stati membri di osservare quando concedono aiuti al settore in questione. Nella causa Deufil la Corte ritenne che le norme quadro comunitarie non contenessero deroghe incompatibili con gli articoli 92 e 93 del trattato CEE. I singoli casi di applicazione dei vigenti regimi di aiuto regionali e generali continueranno quindi ad essere valutati dalla Commissione alla luce delle disposizioni degli articoli 92 e 93.
ad 11. La Commissione ritiene che anche gli aiuti corrisposti per determinate zone dichiarati compatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 2, lettera c) rientrino nella sfera di applicazione di disciplina comunitaria, nel senso che la
compatibilità degli aiuti corrisposti alle suddette regioni è soggetta alla valutazione della Commissione che deve accertare se essi siano necessari per compensare gli svantaggi economici provocati dalla divisione della Germania.
ad 12. Il governo tedesco asserisce che i regimi di aiuto che ricadono nel campo d'applicazione della disciplina comunitaria danno automaticamente diritto al beneficiario di riceverli e non sono noti in anticipo alle autorità; per questa ragione, non sarebbe possibile notificare preventivamente i singoli casi di applicazione di questi regimi. Al riguardo, la Commissione fa semplicemente rilevare che, di norma, le autorità pubbliche in quanto istanze determinanti determinano la veste giuridica del provvedimento nazionale, istitutivo dell'aiuto ed istanze amministrative competenti ad autorizzare l'aiuto stesso, sono in condizioni di sapere quali aiuti vengano corrisposti.
In merito alla questione sollevata dal governo tedesco circa l'opportunità di un congruo periodo per modificare i regimi vigenti in via legislativa, va osservato che anche se la disciplina in questione non ha efficacia vincolante ma solo valore di raccomandazione, resta pur sempre il fatto che le autorità tedesche hanno già fruito di un periodo di 14 mesi per modificare la loro legislazione e renderla conforme ai principi in essa enunciati.
In secondo luogo, va sottolineato che le decisioni della Commissione adottate ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato hanno efficacia diretta e che, di conseguenza, per la loro attuazione non occorre alcun intervento legislativo da parte degli Stati membri (1). Decisioni siffatte prevalgono sulle disposizioni nazionali eventualmente confliggenti con gli obblighi imposti da tali decisioni. Pertanto, dato che l'obbligo di preventiva notificazione degli aiuti disposto dalla presente decisione è chiaro e incondizionato, esso deve esplicare la pienezza dei suoi effetti nell'ordinamento giuridico tedesco (2) senza che sia necessario chiederne o attenderne modifiche in via legislativa. Per di più, secondo una recente sententa della Corte, non solo il giudice interno ma anche le amministrazioni nazionali (comprese quelle comunali o regionali) sono tenuti ad applicare le disposizioni comunitarie in luogo e vece delle disposizioni nazionali eventualmente confliggenti con le prime (3). Ciò premesso, qualora la Repubblica federale ritenesse opportuno modificare in via legislativa i suoi regimi di aiuto al solo scopo di salvaguardare la certezza del diritto, occorre ricordare che - secondo la consolidata giurisprudenza della Corte (4) - uno Stato membro non può invocare procedure, prassi o situazioni del proprio ordinamento giuridico per sottrarsi ad obblighi comunitari come quelli contemplati da una decisione in materia di aiuti di Stato.
ad 13. La Commissione riconosce la fondatezza degli argomenti svolti dal governo tedesco in ordine alla concessione di aiuti a Berlino. La Commissione ritiene cioè che, in conseguenza dell'isolamento geografico della città, che è completamente circondata dal territorio della Repubblica democratica tedesca, la situazione economica e politica di Berlino sia del tutto peculiare e non sia paragonabile a quella di nessun'altra regione tedesca ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 2, lettera c) né a quella di altre regioni della Comunità. Inoltre, stante la modesta entità della produzione automobilistica a Berlino (diretta conseguenza del modesto livello di investimenti richiesto dalla componentistica) la Commissione ritiene che gli aiuti concessi al Land di Berlino nell'ambito dei regimi di aiuto vigenti (Berlin foerderungsgesetz, legge per la promozione economica di Berlino) possano essere esclusi dall'obbligo di preventiva notificazione disposto dalla disciplina comunitaria.
IV
Dal complesso delle considerazioni che precedono si deve concludere che gli argomenti svolti dal governo tedesco non valgono a giustificare il rifiuto di osservare le opportune misure emanate dalla Commissione il 22 dicembre 1988 in applicazione dell'articolo 93, paragrafo 1 e ad esso comunicate con lettera del 31 dicembre 1988. Le misure opportune cui si fa riferimento sono quelle definite nella sezione 2 della « Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato all'industria automobilistica ». Dato che il governo tedesco si è rifiutato di ottemperare a queste opportune misure, la Commissione - dopo aver iniziato e portato avanti il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 - può esigere, mediante decisione adottata in forza dell'articolo suddetto e in base alle considerazioni di cui al punto III, che i vigenti regimi di aiuto vengano modificati nel senso che il governo tedesco dovrà osservare gli obblighi di notificazione preventiva e di presentazione di relazioni annuali contemplati dalle anzidette opportune misure.
La Commissione fa rilevare che l'obbligo di notificazione preventiva, che ha efficacia con decorrenza 1o maggio 1990, degli aiuti riguardanti i progetti il cui costo supera i 12 milioni di ecu non può ingenerare alcuna difficoltà in quanto, stante l'efficacia diretta delle decisioni adottate ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE, non vi è necessità alcuna di modificare in via legislativa i regimi di aiuti nazionali vigenti (vedi le considerazioni svolte al punto III ad 12).
In merito alla data dalla quale decorre l'obbligo di notificazione preventiva, la Commissione precisa che tale obbligo non avrà effetto retroattivo; ad esso non sono quindi soggetti gli aiuti concessi dalle autorità nazionali prima di tale data. Restano pertanto impregiudicati - nella misura in cui la legislazione tedesca riconosca i diritti acquisiti delle imprese beneficiarie - gli aiuti che pure vengano corrisposti successivamente a tale data quali, ad esempio, gli aiuti consistenti in agevolazioni fiscali (come l'esenzione o la riduzione annuale delle imposte sugli utili societari) per investimenti industriali effettuati nel 1990.
Alla luce degli argomenti svolti nel corso del procedimento dal governo tedesco ed ai quali la Commissione acconsente, deve tenersi conto della peculiare situazione politica ed economica di Berlino. Di conseguenza, avuto riguardo alle disposizioni dell'articolo 92, paragrafo 2, lettera c) è opportuno esentare gli aiuti concessi ai sensi della Berlin-Foerderungsgesetz dall'obbligo di notificazione preventiva contemplato nel primo comma del punto 2.2 della disciplina comunitaria di cui trattasi. I suddetti aiuti sono unicamente soggetti all'obbligo della relazione annuale ai sensi del secondo comma del punto 2.2 della richiamata disciplina,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. A decorrere dal 1o maggio 1990 la Repubblica federale di Germania notifica alla Commissione, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE, tutte le misure di aiuto di cui saranno beneficiari progetti di valore superiore ai 12 milioni di ecu in applicazione dei regimi d'aiuto indicati nell'allegato e di cui si prevede la concessione a imprese operanti nel settore automobilistico quale definito al punto 2.1 della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato all'industria automobilistica. Le predette notifiche devono essere effettuate nell'osservanza delle prescrizioni stabilite ai punti 2.2 e 2.3 di tale disciplina. La Repubblica federale di Germania deve inoltre inviare le relazioni annuali prescritte dalla disciplina stessa.
2. Oltre che per i regimi di aiuto elencati in modo non tassativo nell'allegato alla presente decisione, l'obbligo stabilito nel paragrafo 1 vige in relazione a tutti gli altri regimi di aiuto di cui può fonire il settore automobilistico.
3. Sono esclusi dall'obbligo di notifica preventiva disposto dalla disciplina, ma restano soggette a quello della relazione annuale, gli aiuti alle imprese automobilistiche operanti in Berlino se e in quanto vengano erogati ai sensi della Berlin-Foerderungsgesetz.
Articolo 2
La Repubblica federale di Germania informa la Commissione dei provvedimenti adottati per conformarsi alla presente decisione entro due mesi dalla sua notificazione.
Articolo 3
La Repubblica federale di Germania è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 21 febbraio 1990.

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