Document ID: 31988D0458

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 7 luglio 1988
relativa ad una richiesta presentata dalla Società idrocarburi laziale SpA, Roma, concernente l'importazione, in Italia, di un lotto di stirene monomero originario degli Stati Uniti d'America
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(88/458/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato dal regolamento (CEE) n. 1761/87 (2), in particolare l'articolo 16,
previa consultazione in seno al Comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) In data 13 giugno 1981, con regolamento (CEE) n. 1570/81 (3), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo del 14,8 % sulle importazioni di stirene monomero originario degli Stati Uniti d'America, fatta eccezione, in particolare per lo stirene monomero esportato dalla Gulf Oil Chemicals Company.
(2) Il 28 luglio 1983, la Società idrocarburi laziale SpA, Roma (in appresso denominata SIL) ha presentato alle autorità italiane, a norma dell'articolo 15 del regolamento (CEE) n. 3017/79 del Consiglio (4), una richiesta di restituzione di un dazio antidumping definitivo pari a (. . .) (5) pagato, a norma del regolamento (CEE) n. 1570/81, su un lotto di stirene monomero importato dagli Stati Uniti d'America. Le autorità italiane hanno trasmesso la richiesta alla Commissione, esprimendo parere favorevole circa la sua ricevibilità, ma senza pronunciarsi riguardo alla fondatezza del merito.
(3) La Commissione ha informato la società richiedente dei principali elementi e considerazioni in base ai quali essa prevedeva di prendere una decisione, e le ha offerto la possibilità di rendere note le proprie osservazioni. Le motivazioni addotte e i documenti supplementari forniti sono stati debitamente presi in considerazione prima che venisse presa la presente decisione.
(4) La Commissione ha informato gli Stati membri ed ha esposto loro il suo punto di vista.
(Nessuno Stato membro si è dichiarato in disaccordo con la posizione della Commissione).
B. ESAME DELLA RICEVIBILITÀ
(5) Prima di esaminare il merito della richiesta, la Commissione ha verificato che quest'ultima fosse stata presentata conformemente alle disposizioni applicabili della normativa comunitaria antidumping, in particolare per quanto riguarda le scadenze.
La richiesta della società SIL è stata presentata il 28 luglio 1983 in base all'articolo 15 del regolamento antidumping in vigore all'epoca, ossia il regolamento (CEE) n. 3017/79. Tale regolamento è stato abrogato e sostituito dal regolamento (CEE) n. 2176/84, entrato in vigore il 1o agosto 1984 e che si applica, come è specificato dall'articolo 19, anche alle procedure già iniziate.
La ricevibilità della richiesta è stata pertanto esaminata nel quadro delle disposizioni di cui all'articolo 16 del regolamento (CEE) n. 2176/84, in particolare del paragrafo 2:
« L'importatore presenta una richiesta di restituzione (. . .) entro tre mesi dalla data alla quale le autorità competenti hanno debitamente fissato l'importo dei dazi definitivi da riscuotere (. . .) ».
(6) La complessità delle circostanze in cui è avvenuta l'importazione ha richiesto un esame dei fatti alla luce delle disposizioni della direttiva 79/623/CEE del Consiglio, del 25 giugno 1979, relativa all'armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'obbligazione doganale (6), e della direttiva 79/695/CEE del Consiglio del 24 luglio 1979, relativa all'armonizzazione delle procedure d'immissione in libera pratica delle merci (7).
(7) Alla luce delle disposizioni applicabili della normativa antidumping e della normativa doganale comunitaria, e tenuto conto della prassi doganale corrente, la richiesta di restituzione presentata dalla società SIL è considerata ricevibile.
C. ARGOMENTI ADDOTTI DAL RICHIEDENTE
(8) La società richiedente SIL adduce, a sostegno della sua richiesta, che l'esportazione del lotto di stirene in causa non ha dato luogo a pratiche di dumping da parte della società esportatrice Asoma Chemicals, Boston; inoltre, se c'è stato veramente dumping, esso è stato di gran lunga inferiore all'importo del dazio antidumping realmente riscosso.
(9) Pure essendo stato esportato dalla Asoma Chemicals, il lotto di stirene in questione non è stato prodotto da questa società, che del resto non possiede impianti di produzione, ma dalla Gulf Oil Chemicals, Houston, nell'ambito di un contratto di « processing »in base al quale la Gulf Oil Chemicals ha effettuato per l'Asoma la trasformazione di benzene e di etilene in stirene. Il lotto è stato esportato il 3 gennaio 1983 dalla Asoma Chemicals a destinazione degli impianti della SIL di Porto Torres, Italia; l'importazione è avvenuta tramite la Oxyde BV, Amsterdam, un importatore associato alla Asoma Chemicals nell'ambito del Lissauer Group di New York.
L'argomentazione della SIL si basa sulla determinazione del valore normale e del prezzo all'esportazione; secondo la società italiana, l'Asoma Chemicals e la Oxyde BV sono «parti associate » ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84, mentre l'Asoma Chemicals non sarebbe assolutamente legata ai produttori con i quali firma contratti di « processing », che si tratti della Gulf Oil Chemicals o di altre società.
Valore normale
(10) Dato che il Lissauer Group, di cui fa parte la società Asoma, è consumatore e non venditore di stirene monomero sul mercato americano, secondo la SIL non è possibile stabilire il valore normale in base alle vendite dell'esportatore sul suo mercato nazionale.
Il richiedente propone pertanto due metodi per calcolare il valore normale:
- il primo si basa sull'ipotesi di un valore normale costruito, stabilito sommando le spese sostenute dall'esportatore nell'ambito di contratti di « processing » da esso conclusi con vari produttori, ad un importo « equo » per le spese di vendita e di gestione ed altre spese generali, nonché a un « equo » margine di utile;
- il secondo metodo si basa sull'ipotesi di un valore normale stabilito in funzione delle esportazioni dell'Asoma Chemicals verso i paesi terzi diversi da quelli della Comunità europea.
Prezzo all'esportazione
(11) Dato che l'Asoma Chemicals e l'Oxyde BV sono parti associate nell'ambito del Lissauer Group, la SIL ritiene opportuno, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84, ricostruire il prezzo all'esportazione in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente, ossia alla SIL stessa.
D. FONDATEZZA DELLA RICHIESTA
a) Determinazione del valore normale
(12) L'Asoma Chemicals non ha effettuato alcuna vendita di stirene monomero sul mercato statunitense, in quanto il gruppo Lissauer è consumatore, e non venditore, di stirene su questo mercato.
Secondo il richiedente, pertanto, il valore normale deve essere determinato, a norma del regolamento (CEE) n. 2176/84, in base al valore costruito, stabilito addizionando il costo di produzione ad un equo margine di profitto [articolo 2, paragrafo 3, lettera b) punto (ii), oppure sulla base dei prezzi di vendita all'esportazione verso un paese terzo (articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto (i)].
Valore normale costruito
(13) Nell'ipotesi di un valore normale costruito, il richiedente propone tre tipi di calcolo, basati sulla semplice addizione delle spese sostenute dall'esportatore nell'ambito dei contratti di « processing » conclusi dall'Asoma con vari produttori.
a) La Commissione ha constatato che il lotto di stirene oggetto della richiesta di restituzione (circa 3 000 t) è stato prodotto con il materiale fornito dal committente dalla Gulf Oil Chemicals Co. nell'ambito di un contratto globale relativo a 15 000 t, il contratto TP-8988 Asoma/Gulf del 18 settembre 1982. In allegato, il contratto specifica: « Styrene Monomere must be lifted for export. No other restriction as to destination or use »; si vietava pertanto all'Asoma di commercializzare sul mercato americano il prodotto fabbricato dal suo fornitore.
b) La SIL propone altri due metodi per il calcolo del valore costruito. Entrambi corrispondono a lotti fabbricati con il materiale fornito dal committente dalla El Paso Chemicals Co., nell'ambito di un contratto globale per circa 20 000 t, il contratto TP-1262 Asoma/El Paso del 21 gennaio 1983; il benzene è stato fornito in uno dei casi dall'Asoma e nell'altro dalla El Paso.
In entrambi i casi, secondo quanto afferma la SIL, la Asoma ha utilizzato le merci per il suo consumo interno (uso vincolato). Secondo la Commissione, è evidente che, strictu senso, i termini del contratto TP-1262 Asoma / El Paso non sono pertinenti per la definizione del valore costruito, in quanto tale contratto coinvolge un fornitore diverso dalla Gulf Oil, produttore del lotto in questione; niente, infatti, permette di affermare che la struttura dei costi e la politica dei prezzi della El Paso e della Gulf Oil siano identiche, in particolare per quanto riguarda i contratti di lavorazione con il materiale fornito dal committente.
Ciò premesso, va notato che tutti i contratti di « processing » tra l'Asoma e i suoi fornitori di stirene vietano, in pratica, la commercializzazione sul mercato americano libero dello stirene ottenuto. Per questo prodotto, pertanto, l'Asoma non si pone assolutamente in concorrenza con i suoi fornitori sul mercato americano.
(14) Di conseguenza, vista la clausola « di esportazione obbligatoria » che figura nel contratto tra l'Asoma e il suo fornitore Gulf Oil, ai fini della definizione di un valore normale costruito si tratta di stabilire se, tenendo conto soltanto delle spese sostenute dall'esportatore nell'ambito dei contratti di trasformazione da esso conclusi con vari produttori, il costo sia, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto (ii) del regolamento (CEE) n. 2176/84, un « costo di produzione » (. . .) calcolato tenendo conto di tutti i costi, nel corso di normali operazioni commerciali, tanto fissi quanto variabili, nel paese d'origine, dei materiali e della produzione (. . .).
a) in primo luogo, occorre determinare se i costi indicati dal richiedente si riferiscano a « operazioni commerciali normali nel paese d'origine ».
A tale riguardo, e contrariamente a quanto adduce il richiedente, non occorre determinare se l'Asoma e il suo o i suoi fornitori sembrino parti associate o aver concluso tra di essi un accordo di compensazione, e nemmeno di determinare se un'intesa di trasformazione sia o meno una normale operazione commerciale negli Stati Uniti nel settore del prodotto in questione.
Per contro, il fatto che la società in questione non abbia assolutamente commercializzato lo stirene monomero sul mercato libero americano, e soprattutto il fatto che l'Asoma abbia accettato esplicitamente il divieto contrattuale di cui sopra, inducono la Commissione a dubitare della rappresentatività economica dei prezzi di trasformazione citati dal richiedente, e pertanto a non adottarli come base di calcolo.
Infatti, è legittimo ritenere che esista un nesso tra le condizioni di prezzo delle intese di trasformazione stipulate dai fornitori dell'Asoma - o addirittura l'esistenza di tali intese - e il fatto che l'Asoma si imponga - esplicitamente per contratto, oppure de facto - di non commercializzare lo stirene ottenuto sul mercato libero americano.
Di conseguenza, la Commissione ha invitato la società SIL a dimostrare che i fornitori dell'Asoma - in particolare la Gulf Oil - accettavano di concludere intese di trasformazione con i produttori presenti sul mercato americano dello stirene, a condizioni di prezzi paragonabili a quelle concesse all'Asoma.
Nonostante i termini concessi per la procedura, la società SIL non è stata in grado di fornire tale prova. Dal canto suo, la Commissione ha rivolto ad un produttore americano una richiesta di informazioni, rimasta però senza risposta. Dopo aver esaminato i contratti di trasformazione presentati dal richiedente (vedi punto 12), la Commissione non ha potuto acquisire la certezza che i prezzi di trasformazione concordati tra l'Asoma e i vari fornitori siano prezzi « di normali operazioni commerciali » sul mercato statunitense.
Ne consegue che la semplice somma delle spese sostenute dall'Asoma nell'ambito delle sue intese di trasformazione - siano esse concluse con la Gulf Oil o con El Paso - non è sufficiente per definire un costo di produzione, nel corso di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto (ii) del regolamento antidumping.
b) Pertanto, considerare costo di produzione la semplice somma delle spese sostenute dall'Asoma - quando lo stesso richiedente ha riconosciuto che quest'ultima non era il produttore dello stirene, non possedeva impianti di produzione e pertanto non doveva coprire spese fisse di produzione - equivarrebbe a stabilire un costo palesemente incompleto, in quanto non tiene conto di nessuna delle spese fisse dell'Asoma, e un prezzo di trasformazione che si è rivelato non rappresentativo.
(15) Del resto, il valore costruito deve essere stabilito « sommando il costo di produzione e un equo margine di utile; il costo di produzione viene calcolato in base a tutti i costi (. . .) dei materiali e della produzione (. . .), più un importo equo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali ».
Secondo il richiedente, il margine considerato dall'esportatore Asoma per corprire le spese di vendita, le spese di gestione e le altre spese generali e per ricavare un profitto sarebbe stato pari soltanto all'1,01 % del costo di produzione ricostruito. Alla luce della sua esperienza in materia di inchieste antidumping relative a prodotti chimici americani, la Commissione non ritiene che tale margine sia realistico ed equo. Se la Commissione avesse potuto utilizzare il metodo proposto dal richiedente, essa avrebbe potuto considerare soltanto un margine di utile più elevato.
(16) Concludendo l'analisi di cui ai paragrafi 13 e 14, la Commissione si vede costretta ad escludere il metodo proposto dal richiedente per la costruzione del valore normale, in quanto non risponde alla difinizione di cui all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto (ii) del regolamento antidumping.
Valore normale basato sui prezzi di vendita per l'esportazione in un paese terzo
(17) In mancanza di un valore costruito, il richiedente propone di stabilire il valore normale in base alle esportazioni dell'Asoma nei paesi terzi diversi da quelli della Comunità europea.
Esiste tuttavia il pericolo che i prezzi in questione siano prezzi di dumping. Nella fattispecie, dato che l'Asoma non dispone di impianti di produzione, è evidente che tutte le esportazioni sono rappresentate da stirene acquistato da fornitori che lavorano con materiale procurato dal committente, in particolare la Gulf Oil e la El Paso, secondo modalità di intese di trasformazione paragonabili a quelle di cui al paragrafi 13 e 14.
Dato che tali condizioni di trasformazione non si riferiscono, nella fattispecie, a « normali operazioni commerciali nel paese d'origine », la Commissione non è in grado di stabilire il valore normale in base alle esportazioni dell'Asoma in un paese terzo, in quanto i prezzi di tali transazioni all'esportazione possono essere inferiori a quelli delle vendite sul mercato interno effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
(18) La Commissione, pertanto, non può ritenere rappresentativo un valore normale stabilito in base ai prezzi di vendita praticati dall'Asoma per l'esportazione nei paesi terzi.
Calcolo del valore normale in base alle vendite nazionali
(19) Visto che la società Asoma non vende stirene sul mercato americano e che i due singoli valori normali proposti come alternativa dal richiedente non sono accettabili, la Commissione ritiene opportuno, per quanto riguarda questa richiesta di restituzione, stabilire il valore normale per l'Asoma secondo il metodo seguito nella procedura antidumping che ha portato all'istituzione del dazio definitivo con regolamento (CEE) n. 1570/81. Nell'ambito di questa procedura, nel 1980 e nel 1981, « la Commissione ha assunto come valore normale i prezzi interni praticati sul mercato statunitense; che, per le esportazioni nella Comunità per le quali la Commissione è stata in grado d'inviduare il produttore, è stata presa in considerazione la media ponderata del prezzo franco fabbrica praticato dal produttore medesimo per le vendite a clienti liberi da qualsiasi vincolo nei suoi confronti; che in tutti gli altri casi la Commissione si è basata sul prezzo medio ponderato franco fabbrica globale praticato per le vendite a clienti liberi da qualsiasi vincolo nei confronti dei quattro produttori statunitensi visitati » (1) (ossia dei produttori statunitensi per i quali disponevano di informazioni in merito ai prezzi praticati sul mercato interno).
(20) Dato che l'Asoma non ha prodotto il lotto di stirene in questione, e che il processo di fabbricazione si è svolto presso la Gulf Oil Chemicals, la Commissione ritiene che, ai fini della presente richiesta di restituzione, il valore normale per Asoma possa stabilirsi soltanto in base a tutte le vendite di stirene effettuate dalla Gulf Oil sul mercato statunitense in un periodo rappresentativo dell'epoca della transazione.
Tale metodo è totalmente conforme alla prassi generalmente seguita dalla Commissione nelle procedure antidumping al fine di stabilire il valore normale per esportatori che non fabbricano essi stessi il prodotto considerato e non effettuano vendite sul mercato interno.
Questo metodo, inoltre, tiene conto delle particolarità di questa domanda di restituzione, presentata molto tempo dopo la conclusione della relativa inchiesta antidumping, in quanto essa impone al richiedente soltanto di fornire alla Commissione - o di far pervenire direttamente tramite il produttore - i dati relativi alle vendite effettuate sul mercato interno dal produttore del lotto oggetto della richiesta stessa.
(21) La società SIL, informata della posizione della Commissione, non è stata in grado, nonostante i termini concessi per la procedura, di far pervenire alla Commissione gli elementi di prezzo relativi alle vendite di stirene effettuate dal suo fornitore Gulf Oil durante un periodo rappresentativo dell'epoca della transazione. Dato che, nel caso di una richiesta di restituzione, l'onere della prova incombe al richiedente, la Commissione, non disponendo di altri elementi validi di valutazione, si trova nell'impossibilità di stabilire il valore normale per l'esportatore Asoma durante un periodo rappresentativo dell'epoca della transazione.
b) Margine di dumping
(22) Dato che gli elementi di prova presentati dal richiedente non consentono di calcolare direttamente il margine di dumping per la transazione in questione, la Commissione ritiene che il margine da considerare debba essere stabilito in base ai dati disponibili più affidabili, ossia il margine di dumping determinato durante l'inchiesta che ha portato all'istituzione del dazio antidumping definitivo di cui si chiede la restituzione.
Dato che, all'epoca della procedura, l'Asoma Chemicals non era risultata « parte interessata », ad essa si applica il margine di dumping adottato nella procedura iniziale per gli esportatori non specificamente individuati, ossia il 14,8 % del prezzo franco frontiera comunitaria.
E. IMPORTO DELLA RESTITUZIONE
(23) Dato che il dazio definitivo istituito è equivalente al margine di dumping qui considerato, la richiesta di restituzione deve essere respinta.
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
È respinta la domanda di restituzione presentata dalla società SIL.
Articolo 2
La Repubblica italiana e la Società idrocarburi laziale SpA - Piazzale Enrico Mattei 1 - I-Roma, sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 7 luglio 1988.

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