Document ID: 31995R2381

REGOLAMENTO (CE) N. 2381/95 DEL CONSIGLIO del 10 ottobre 1995 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (2), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CE) n. 823/95 (3), in appresso denominato « regolamento sul dazio provvisorio », la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di carbonato di disodio originario degli Stati Uniti d'America, classificato al codice NC 2836 20 00. Con il regolamento (CE) n. 1974/95 (4) il Consiglio ha prorogato la validità del dazio per un periodo di due mesi, che scadrà il 14 ottobre 1995.
B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
(2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, quattro produttori statunitensi di carbonato di sodio, i produttori comunitari di vetro e le altre parti interessate che ne avevano fatto richiesta hanno ottenuto di essere sentiti dalla Commissione. Alcuni di essi, inolte, hanno reso note per iscritto le loro osservazioni sulle risultanze provvisorie. In particolare, quattro produttori statunitensi di carbonato di sodio e i produttori comunitari di vetro hanno ribadito determinate opinioni espresse in varie fasi del procedimento.
(3) La Commissione ha continuato a chiedere e a verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare osservazioni su dette comunicazioni. Le loro osservazioni sono state prese in considerazione e la Commissione ha opportunatamente modificato le sue conclusioni.
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(4) Non essendo state addotte nuove argomentazioni in merito al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermate le conclusioni di cui ai punti 9-11 del regolamento sul dazio provvisorio.
D. DUMPING
1. Valore normale
(5) Ai fini delle conclusioni definitive, si è stabilito il valore normale secondo il metodo esposto ai punti 12-15 del regolamento sul dazio provvisorio. Alcuni esportatori hanno chiesto che fosse corretto il calcolo del costo di produzione provvisorio per voci quali le spese generali, amministrative e di vendita e i costi finanziari. Si è tenuto conto delle richieste debitamente motivate adeguando di conseguenza i valori normali.
2. Prezzi all'esportazione
(6) Due esportatori hanno sostenuto che i tassi di cambio fissati nei loro contratti di copertura globali dovevano fungere da tassi di conversione per le loro vendite all'esportazione in valuta estera. La Commissione non ha tenuto conto, ai fini della determinazione provvisoria, della tecnica di copertura monetaria utilizzata dalle due società per una parte delle loro vendite all'esportazione in valuta estera, in quanto i contratti non erano legati alle fatture delle operazioni di esportazione per il prodotto in questione. La Commissione, pertanto, si è servita dei tassi di cambio mensili medi per le fatture di esportazione. In mancanza di informazioni fornite dalle società in questione per giustificare la scelta di un altro metodo, quello utilizzato dalla Commissione è confermato ai fini della determinazione definitiva. In seguito, tuttavia basandosi su questo metodo e sulle richieste debitamente motivate degli esportatori interessati, la Commissione ha corretto i calcoli dei prezzi all'esportazione in USD per riflettere i tassi di cambio applicabili in alcuni mesi.
(7) Due esportatori che si erano avvalsi per le vendite di un importatore collegato hanno chiesto la correzione dei calcoli provvisori di determinati costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita all'importatore collegato. Si è tenuto conto delle richieste debitamente motivate adeguando di conseguenza i prezzi all'esportazione.
(8) Un altro esportatore ha venduto carbonato di sodio a clienti indipendenti nella Comunità e ad un importatore collegato nella Comunità. Nella determinazione provvisoria, la Commissione non ha tenuto conto delle vendite effettuate all'importatore collegato in quanto le importazioni di carbonato di sodio in questione venivano trasformate, in regime di perfezionamento attivo, in un prodotto derivato, poi riesportato dalla Comunità.
(9) L'esportatore in questione ha dichiarato che, nel calcolare il dumping, si doveva tener conto di queste vendite all'esportazione di carbonato di sodio, dato che il loro prezzo all'esportazione era simile ai prezzi praticati da un produttore comunitario nei confronti del medesimo importatore collegato.
(10) Dato che l'importatore era una consociata interamente controllata dall'esportatore, il prezzo all'esportazione praticato tra le due parti non è stato giudicato attendibile.
Inoltre, dato che le importazioni di carbonato di sodio venivano trasformate in un prodotto derivato successivamente riesportato, non esisteva un prezzo del prodotto derivato applicato a un acquirente indipendente nella Comunità, il che impediva di costruire il prezzo all'esportazione a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Comunque sia, non sono stati forniti dati sui costi per le attività di trasformazione.
(11) Per le sue conclusioni sul dumping, pertanto, la Commissione si è basata sulle vendite all'esportazione ad acquirenti indipendenti in quantitativi giudicati rappresentativi.
Tale impostazione è confermata.
(12) Considerate le correzioni e i metodi di cui sopra, si conferma la determinazione preliminare dei prezzi all'esportazione.
3. Confronto
(13) Numerosi esportatori hanno chiesto che fossero corretti gli adeguamenti operati a scopo di confronto, riguardanti il valore normale e il prezzo all'esportazione, per le condizioni di credito, i termini di consegna e i costi di trasporto. Trattandosi di richieste debitamente motivate, se ne è tenuto conto nel determinare i margini di dumping.
4. Margini di dumping
(14) Dall'esame definitivo dei fatti è risultata l'esistenza di pratiche di dumping per le importazioni del prodotto in oggetto originario degli Stati Uniti d'America.
(15) Le medie ponderate dei margini di dumping definitivamente stabiliti per le società in questione, espresse in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(16) Non sono state presentate osservazioni riguardo al metodo utilizzato dalla Commissione, di cui al punto 21 del regolamento sul dazio provvisorio, per determinare il margine di dumping nei confronti delle società che non hanno collaborato all'inchiesta. Tale metodo, pertanto, è confermato per la determinazione definitiva dalla quale, se si tiene conto dei margini di dumping definitivamente calcolati, risulta per queste società un margine del 13,9 %.
E. INDUSTRIA COMUNITARIA
(17) Non essendo state presentate nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze dei punti 22-27 del regolamento sul dazio provvisorio.
F. PREGIUDIZIO
1. Consumo di carbonato di sodio nella Comunità
(18) Non essendo state presentate nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze del punto 28 del regolamento sul dazio provvisorio.
2. Comportamento degli esportatori sul mercato della Comunità
(19) Per quanto riguarda il volume delle importazioni di carbonato di sodio originario degli Stati Uniti d'America, quattro esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità hanno sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto escludere le importazioni di un produttore statunitense con un margine minimo di dumping nel valutare il pregiudizio e il nesso di causalità; se si fosse proceduto in tal modo, l'impatto delle importazioni statunitensi sarebbe notevolmente diminuito.
L'argomentazione non è fondata, in quanto l'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88 non fa distinzioni tra le importazoni in funzione del livello del margine di dumping stabilito. Inoltre, da alcune operazioni di vendita dell'esportatore interessato è risultato un dumping considerevole.
Comunque sia, anche se si escludessero le importazioni di questo esportatore nella Comunità dai dati di cui al punto 29 del regolamento sul dazio provvisorio, risulterebbe nondimeno un considerevole aumento, nel periodo dell'inchiesta (1° gennaio 1992-30 giugno 1993), della quota di mercato delle importazioni statunitensi oggetto di dumping rispetto agli anni precedenti. Le conclusioni raggiunte in proposito rimarrebbero quindi invariate.
(20) Per quanto riguarda le risultanze relative alla sottoquotazione di cui al punto 30 del regolamento sul dazio provvisorio, gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità hanno contestato i dati della Commissione, senza però dimostrare che la sottoquotazione era inferiore. I margini di sottoquotazione sono stati ricalcolati per riflettere le correzioni apportate ai prezzi all'esportazione nonché, per un solo esportatore e in base ad una richiesta debitamente giustificata, i costi effettivi di movimentazione e di scarico, in modo da portare i prezzi all'importazione ad un livello comparabile con quello dei produttori comunitari. I margini definitivi di sottoquotazione, calcolati come media ponderata, variano quindi tra il 4 e il 17 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria del carbonato di sodio
(21) Non essendo state presentate nuove argomentazioni, sono confermate le risultanze di cui ai punti 31-37 del regolamento sul dazio provvisorio.
4. Portata del pregiudizio
(22) I produttori di vetro della Comunità hanno chiesto nuovamente, come al punto 38 del regolamento sul dazio provvisorio, che la Commissione stabilisca il pregiudizio su base regionale o nazionale, dato che la posizione dei produttori di carbonato di sodio di alcuni Stati membri o di alcune regioni della Comunità è notevolmente diversa da quella dei produttori di altri Stati membri o di altre regioni, e che alcuni di essi non hanno subito alcun pregiudizio.
(23) Come si è già detto nel punto 39 del regolamento sul dazio provvisorio, non sussistono le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88 per una valutazione regionale. Va inoltre osservato che la denuncia è stata presentata con l'appoggio dell'intera industria comunitaria del carbonato di sodio, e quindi il pregiudizio deve essere stabilito su base comunitaria. Sono pertanto confermate le risultanze di cui al punto 39 del regolamento sul dazio provvisorio.
5. Conclusioni
(24) In considerazione di quanto precede e in mancanza di altre argomentazioni, sono confermate le conclusioni di cui al punto 40 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo le quali l'industria comunitaria ha subito un notevole pregiudizio a norma dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
6. Causa del pregiudizio
(25) I produttori di vetro della Comunità e quattro esportatori statunitensi hanno ripresentato un certo numero di richieste relative alla causa del pregiudizio, affermando che, nell'elaborare le risultanze provvisorie, la Commissione non aveva tenuto sufficientemente conto delle loro argomentazioni. Come si vede più avanti, l'obiezione non è giustificata. La Commissione ha trattato dette questioni nei punti 41-55 del regolamento sul dazio provvisorio.
(26) In linea generale, i produttori di vetro della Comunità hanno sostenuto che la Commissione « considera erroneamente le importazioni statunitensi la causa principale delle difficoltà economiche in cui si è trovata successivamente l'industria europea del carbonato di sodio ». Come ha già spiegato nel regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione non si è basata per la sua decisione sulla constatazione che le importazioni statunitensi erano l'unica causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria del carbonato di sodio, ma ha considerato che, per effetto del dumping, queste importazioni avessero sull'industria comunitaria un impatto che, preso singolarmente, doveva essere considerato pregiudizievole. Questi sono gli elementi che giustificano l'istituzione di misure antidumping a norma del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(27) Più specificamente, i produttori di vetro della Comunità e quattro esportatori statunitensi hanno ribadito che il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria del carbonato di sodio era dovuto principalmente alle decisioni della Commissione del dicembre 1990 (a norma degli articoli 85 e 86 del trattato) contro le pratiche discriminatorie, che hanno esposto l'industria in questione a una forte pressione concorrenziale, come dimostra l'aumento del commercio intracomunitario di carbonato di sodio registrato a partire del 1988.
Come si è già detto nei punti 44-46 del regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione non contesta il fatto che, in seguito alle decisioni prese a norma degli articoli 85 e 86, il mercato comunitario del carbonato di sodio sia attualmente più competitivo e che, in particolare, gli scambi intracomunitari siano aumentati tra il 1993 (secondo semestre), e il 1994, mentre il loro volume era rimasto praticamente invariato tra il 1990 e l'inizio del 1993. Tuttavia, ciò non inficia la validità delle conclusioni sull'effetto pregiudizievole del dumping praticato dagli esportatori statunitensi, tanto più che questi sviluppi si sono verificati soltanto dopo il periodo dell'inchiesta.
(28) I produttori di vetro della Comunità hanno inoltre ribadito che le decisioni prese a norma degli articoli 85 e 86 hanno impedito ai produttori di carbonato di sodio di applicare gli sconti per i quantitativi marginali (top slice rebate), un fattore decisivo che ha consentito agli esportatori statunitensi di penetrare nel mercato comunitario. La Commissione ha esaminato la questione nel punto 45 del regolamento sul dazio provvisorio. Pur riconoscendo che questo aspetto delle decisioni del dicembre 1990 ha favorito l'accesso dei concorrenti stranieri al mercato comunitario, come del resto ci si era prefissi, la Commissione non ritiene che ciò basti ad escludere, nel caso di specie, l'esistenza di un nesso causale tra il dumping e il pregiudizio.
(29) Un esportatore statunitense ha dichiarato che la capacità produttiva comunitaria per il carbonato di sodio supera la domanda e che questa è la vera causa del pregiudizio subito dai produttori comunitari di carbonato di sodio.
Quest'affermazione è in contrasto con le preoccupazioni espresse dall'industria comunitaria del vetro e da altri esportatori statunitensi, i quali temono che i produttori comunitari di carbonato di sodio non siano in grado di soddisfare la domanda (cfr. punto 37). L'affermazione, inoltre, non tiene conto delle vendite all'esportazione dell'industria comunitaria (750 000 t nel 1992 e 650 000 t nel 1993). È comunque vero che la contrazione del consumo comunitario ha costretto i produttori di carbonato di sodio a prendere drastiche misure di ristrutturazione. Sebbene questa sia indubbiamente una notevole causa di difficoltà finanziarie, però, è altrettanto certo che il fatto di dover affrontare, in queste condizioni, una concorrenza straniera sleale riduce considerevolmente la possibilità di adeguarsi perfettamente all'evoluzione del mercato.
(30) Numerosi esportatori statunitensi e i produttori di vetro hanno dichiarato che il calo delle esportazioni di carbonato di sodio americano nella Comunità è cominciato dopo l'apertura del procedimento e non è più cessato, mentre le importazioni a basso prezzo da altri paesi hanno registrato un incremento. Ciò dimostrerebbe come le vendite di carbonato di sodio americano non siano state una delle cause principali delle difficoltà finanziarie dei produttori comunitari di carbonato di sodio.
Dato che questa argomentazione si riferisce anch'essa a fatti successivi al periodo dell'inchiesta, si tratta solo di appurare se questi sviluppi siano tali da invalidare le conclusioni relative alla causa del pregiudizio raggiunte dalla Commissione nel regolamento sul dazio provvisorio.
Il calo delle importazioni di carbonato di sodio americano è stato in parte compensato dalle importazioni di carbonato di sodio dall'Europeo orientale, che potrebbero aver contribuito ad impedire un rialzo dei prezzi. Questo non basta però ad escludere che le importazioni di carbonato di sodio statunitense abbiano provocato una diminuzione dei prezzi durante il periodo dell'inchiesta.
Inoltre, sia nella Comunità che nel resto del mondo, le vendite di carbonato di sodio avvengono per lo più sulla base di contratti annuali, il che significa che la maggior parte delle transazioni di vendita del 1995 avviene ai prezzi fissati nell'ottobre/novembre 1994. Pertanto, anche se fosse opportuno esaminare la questione alla luce dei fatti verificatisi dopo il periodo dell'inchiesta, si potrebbe sostenere che l'andamento dei prezzi successivo a detto periodo può comunque essere attribuito, in parte, alla presenza di operatori statunitensi sul mercato comunitario.
(31) I produttori di vetro della Comunità, inoltre, hanno ribadito che la recessione aveva notevolmente influito sull'evoluzione della situazione finanziaria e commerciale dei produttori comunitari di carbonato di sodio. La Commissione ha esaminato quest'argomentazione nei punti 47 e 48 del regolamento sul dazio provvisorio. Sebbene la recessione economica generale abbia innegabilmente avuto effetti negativi sulla posizione dell'industria europea del carbonato di sodio, queste difficoltà sono state aggravate dalle importazioni oggetto di dumping, che hanno ulteriormente contribuito al calo dei prezzi sul mercato comunitario.
(32) Quattro produttori statunitensi e produttori di vetro della Comunità hanno dichiarato che gli impianti la cui produzione annuale è inferiore a 500 000 tonnellate o a un milione di tonnellate di carbonato di sodio non sono abbastanza efficienti da produrre a basso costo.
L'industria comunitaria del carbonato di sodio è stata oggetto di continue ristrutturazioni, che hanno migliorato la produttività globale degli stabilimenti. La Commissione, tuttavia, non ha trovato indicazioni che confermino che una capacità produttiva di un milione di tonnellate costituisce la soglia per una produzione efficace in temrini di costi. Per di più, concentrare la produzione in stabilimenti così grandi significherebbe chiudere un gran numero di impianti e creare strutture oligopolistiche, con il rischio di un aumento dei prezzi.
(33) Concludendo, si è respinto l'affermazione degli esportatori statunitensi e dei produttori di vetro della Comunità secondo la quale non esisteva alcun nesso di causalità tra il dumping e il pregiudizio. Si confermano pertanto le risultanze al riguardo che figurano nei punti 41-55 del regolamento sul dazio provvisorio.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(34) Gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità hanno addotto nuovamente argomentazioni relative alla concorrenza nella Comunità, al costo del carbonato di sodio per l'industria del vetro e alla ripresa dell'industria comunitaria del carbonato di sodio. Essi hanno sostenuto che, nel concludere a titolo provvisorio che l'interesse della Comunità imponeva in questo caso di prendere misure antidumping, la Commissione non ha tenuto affatto conto della posizione degli esportatori e degli importatori/industrie di trasformazione nella Comunità. Si tratta di un'affermazione ingiustificata. Nei punti 56-65 del regolamento sul dazio provvisorio, si esaminano tutte le argomentazioni relative all'interesse della Comunità presentate dalle parti in questa fase del procedimento.
(35) Secondo gli esportatori statunitensi e i produttori di vetro della Comunità, l'istituzione di misure nei confronti delle importazioni di carbonato di sodio statunitense ridurrà la concorrenza sul mercato comunitario.
La Commissione ha esaminato la questione nei punti 57 e 58 del regolamento sul dazio provvisorio. Non si ritiene che l'istituzione delle misure possa eliminare la concorrenza sul mercato comunitario del carbonato di sodio in quanto, in primo luogo, la concorrenza tra i produttori comunitari sul mercato comunitario è aumentata; inoltre, per quanto riguarda le importazioni da fornitori statunitensi, i livelli dei dazi variano tra le 0 e il 9 %, mentre il deprezzamento del dollaro statunitense dopo il periodo dell'inchiesta è stato notevolmente più forte. Infine, i produttori di vetro della Comunità possono rifornirsi anche presso altre fonti, ad esempio in Europa orientale.
(36) Per quanto concerne in particolare l'impatto dei dazi antidumping sul costo di produzione del vetro, i produttori di vetro hanno dichiarato che il carbonato di sodio può rappresentare fino al 20 % di detto costo e non soltanto l'8 % indicato dalla Commissione nel regolamento sul dazio provvisorio.
Quest'affermazione si basa su un malinteso. La Commissione, infatti, ha stimato provvisoriamente che il costo del carbonato di sodio rappresenti l'8 % del prezzo di vendita del vetro piano non trattato; secondo i produttori di vetro, invece, il costo del carbonato di sodio rappresenta il 20 % del costo di produzione del vetro piano non trattato, equivalente al 13 % circa del prezzo del vetro piano non trattato. Dato che l'impatto medio dei dazi riveduti si aggira sul 4,5 %, l'impatto del prezzo del vetro che risulta dai dati dei produttori di vetro sarebbe dello 0,6 % circa (4,5 % × 13 %), contro lo 0,4 % per la Commissione (4,5 % × 8 %).
Questi calcoli si basano su un unico tipo di prodotto, il vetro piano non trattao. Se si considerano invece tutti i prodotti di vetro (trasformati e non), l'impatto del prezzo del vetro risulta nettamente inferiore (0,3 % secondo il metodo dei produttori di vetro, 0,2 % secondo il calcolo della Commissione). Inoltre, l'impatto delle misure antidumping sui prezzi del vetro costituisce per il momento un'argomentazione teorica, dato che, per i motivi di cui al punto 30, i prezzi del carbonato di sodio non sono ancora aumentati.
(37) Per di più, secondo gli esportatori e i produttori di vetro, l'istituzione di dazi provvisori ha provocato nella Comunità un calo dell'offerta che mette in difficoltà i produttori europei di vetro.
La Commissione conferma che nel 1995 la domanda di carbonato di sodio nella Comunità è aumentata, provocando problemi di approvvigionamento. Nondimeno, non si è riscontrato alcun disavanzo strutturale, in quanto la capacità produttiva annuale dei produttori comunitari è attualmente di 6 900 000 tonnellate, mentre il consumo comunitario per il 1995 è stimato a 5,8 milioni di tonnellate (1).
I problemi di approvvigionamento derivano dall'abitudine di concludere contratti su base annuale, affinché la produzione corrisponda il più possibile alla domanda prevedibile. Questa prassi è una conseguenza del livello particolarmente elevato dei costi fissi dell'industria del carbonato di sodio. Nei primi mesi del 1995, in seguito ad un aumento della domanda, soprattutto nei settori automobilistico ed edilizio, l'industria comunitaria del vetro ha fatto ordinazioni supplementari al di fuori dei contratti annuali esistenti. I produttori comunitari di carbonato di sodio affermano di poter soddisfare la domanda in aumento per i prossimi mesi, ossia dopo il periodo necessario per adeguare la produzione. Si tratterebbe quindi di un problema transitorio. Considerata la capacità produttiva globale disponibile, la dichiarazione sembra plausibile.
Per contro, non si può legittimamente sostenere che queste momentanee difficoltà di fornitura siano ascrivibili all'esistenza di misure antidumping. In realtà, l'impatto medio dei dazi provvisori è del 4,5 % circa, mentre il deprezzamento del dollaro rispetto alle monete comunitarie è pari al 20 %, il che dà ai produttori statunitensi di carbonato di sodio un notevole vantaggio concorrenziale. Sembra quindi più realistico imputare il declino delle importazioni statunitensi nella Comunità alla forte domanda attuale sui mercati statunitensi e asiatici dove, per il momento, i prezzi sono nettamente superiori a quelli praticati nella Comunità.
(38) Quattro esportatori statunitensi hanno affermato che il passaggio del mercato comunitario da 12 a 15 membri ha modificato la dimensione del mercato in generale.
Si tratta di un'affermazione ingiustificata. Tuttavia, conformemente all'avviso 95/C/40 del 17 febbraio 1995 (2) relativo all'applicazione delle misure antidumping in vigore nella Comunità in seguito all'adesione di Austria, Finlandia e Svezia, la Commissione è disposta a rivedere, subito dopo l'istituzione delle misure definitive, le misure prese a norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 3283/94, purché siano presentati elementi di prova tali da dimostrare che le misure sarebbero state notevolmente diverse se si fossero basate su informazioni riguardanti anche i nuovi Stati membri.
(39) Gli esportatori statunitensi e i produttori comunitari di vetro hanno sostenuto che, secondo la relazione annuale per il 1994 recentemente pubblicata da un grosso produttore comunitario di carbonato di sodio, i suoi risultati erano migliorati grazie alla ripresa della domanda e alle misure di ristrutturazione.
Questi risultati, che riguardano unicamente uno dei sei produttori comunitari di carbonato di sodio, risultano modesti se si considera il rapporto tra investimenti e fatturato e comprendono anche altri prodotti. Per di più, il fatturato di questo produttore è diminuito, il che dimostra che i prezzi sono rimasti bassi anche in un clima di accanita concorrenza. Infine, il lieve miglioramento registrato (in termini di volume, ma non di valore) è dovuto in parte al calo delle importazioni di carbonato di sodio statunitense in seguito all'apertura del procedimento. Comunque sia, non si tratta di un motivo valido per negare una protezione contro le importazioni oggetto di dumping adducendo motivi di interesse comunitario.
(40) Non essendo pervenute altre argomentazioni riguardo all'interesse comunitario, è confermata la conclusione di cui al punto 65 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo la quale l'interesse della Comunità impone di istituire misure antidumping.
H. DAZIO
(41) Numerosi produttori statunitensi hanno dichiarato che il metodo seguito dalla Commissione per stabilire il livello dei margini di svendita, di cui al punto 68 del regolamento sul dazio provvisorio, non era corretto. Essi hanno fatto notare che la Commissione aveva confrontato la media ponderata del costo di produzione dei produttori comunitari, maggiorata di un margine di utile del 6 %, con il prezzo medio all'importazione, franco frontiera comunitaria, del prodotto oggetto di dumping, dazio non corrisposto, anziché fare un confronto in base ai prezzi all'importazione al netto del dazio. Si sarebbe quindi sopravvalutato il margine di svendita, che un calcolo corretto riporterebbe a livelli irrilevanti.
(42) La Commissione ha verificato i calcoli di margini di svendita e riconosce di aver usato erroneamente i prezzi all'importazione, dazio non corrisposto. L'errore, comunque, è stato corretto, con un conseguente aumento del prezzo all'importazione corrispondente all'importo del dazio della TDC (10 %) e una diminuzione equivalente del margine di svendita.
(43) Ciononostante, nel verificare e nel ricalcolare i margini di svendita, la Commissione ha rilevato un errore nel calcolo del costo di produzione dei produttori comunitari. Nel calcolo provvisorio, il margine di svendita di un gruppo di produttori comunitari è stato stabilito solo sulla base del costo di fabbricazione dei vari stabilimenti, senza tener conto delle spese generali, amministrative e di vendita, dei costi di finanziamento e del deprezzamento. L'inclusione di questi costi ha maggiorato del 14 % circa i costi totali di produzione per l'intera industria comunitaria del settore. Se si tiene conto di queste correzioni, oltre a quelle dei prezzi all'esportazione (cfr. punto 13) e agli adeguamenti operati sui prezzi all'esportazione (cfr. punto 20) per portarli ad un livello confrontabile al fine di calcolare i margini di sottoquotazione e di svendita, si ottengono margini di svendita più bassi per 3 società statunitensi e più alti per 4 società statunitensi. Va osservato tuttavia che, nel risultato finale, il dazio diminuisce per tutti gli esportatori statunitensi, compresi quelli con margini di svendita più elevati, poiché i margini di dumping (per sei società) o di svendita (per una società) stabiliti risultano inferiori.
(44) Le parti interessate sono state informate della revisione dei calcoli. Numerosi produttori statunitensi hanno dichiarato, a torto, di non poter verificare se i costi di produzione fossero stati stabiliti in modo errato ai fini della determinazione provvisoria. Ciò non è corretto. Anche se, per motivi di riservatezza, la Commissione non ha potuto comunicare agli esportatori o ai loro rappresentanti l'importo del costo di produzione dei singoli produttori comunitari, le informazioni fornite dalla Commissione hanno consentito loro di quantificare gli elementi medi di costo aggiunti al calcolo. Inoltre, gli esportatori statunitensi sono stati informati dalla Commissione dell'importo dei margini di sottoquotazione i quali, già nella fase provvisoria, erano stati calcolati al netto del dazio. In realtà, tali margini non vengono contestati dagli esportatori, come non viene contestato il fatto che, in media, i produttori comunitari non hanno ottenuto il profitto minimo stabilito (6 %) e, in molti casi, hanno addirittura subito perdite. Il margine di svendita a livello comunitario, pertanto, deve essere superiore al margine di sottoquotazione. Su queste basi, quindi, gli esportatori in questione potevano già stabilire se si erano sottostimati i costi di produzione utilizzati per il calcolo dei margini di svendita.
(45) Non sono pervenute altre osservazioni sul metodo adottato dalla Commissione per stabilire le aliquote del dazio, di cui ai punti 67-70 del regolamento sul dazio provvisorio. Si confermano pertanto le risultanze rimanenti. I margini di eliminazione del pregiudizio definitivi superano i margini di dumping definitivi, fatta eccezione per un esportatore (Rhône-Poulenc of Wyoming), per il quale il margine di eliminazione del pregiudizio è inferiore al margine di dumping. A norma dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'importo del dazio antidumping deve basarsi sul margine di dumping, fatta eccezione per la società Rhône-Poulenc of Wyoming, per la quale ci si dovrà basare sul margine di eliminazione del pregiudizio.
(46) Devono quindi essere istituiti i seguenti dazi definitivi:
SPAZIO PER TABELLA
Visti i margini di dumping minimi definitivamente stabiliti, non deve essere applicato alcun dazio al carbonato di sodio prodotto ed esportato dalla Tg Soda Ash Inc.
I. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(47) Considerati la natura e il livello del pregiudizio causato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping e dato che le risultanze provvisorie della Commissione sono per la maggior parte confermate definitivamente, si ritiene necessario riscuotere definitivamente gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio sino all'aliquota dei dazi definitivi.
J. RIESAME
(48) La Commissione intende procedere a un riesame delle misure dopo un anno dalla data dell'istituzione, onde valutare, in particolare, la situazione del mercato comunitario del carbonato di sodio e la posizione degli utilizzatori di carbonato di sodio nella Comunità.
(49) Questa impostazione è confermata,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di carbonato di disodio, di cui al codice NC 2836 20 00, originario degli Stati Uniti d'America.
2. L'aliquota del dazio antidumping definitivo è pari al 13,9 % del prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto (codice addizionale Taric: 8826), fatta eccezione per le seguenti società, cui si applicano le seguenti aliquote:
SPAZIO PER TABELLA
Il dazio non si applica ai prodotti fabbricati ed esportati dalla Tg Soda Ash Inc., Raleigh NC (codice addizionale Taric: 8825).
3. Salvo altrimenti disposto, si applicano al dazio in questione le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
1. Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE) n. 823/95 sono riscossi definitivamente sino all'aliquota del dazio definitivo istituito.
2. Gli importi depositati che superano l'aliquota del dazio definitivo vengono svincolati.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 10 ottobre 1995.

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