Document ID: 31993R3029

REGOLAMENTO (CEE) N. 3029/93 DELLA COMMISSIONE del 29 ottobre 1993 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di sistemi di telecamere originari del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), (nel prosieguo « regolamento di base »), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA (1) Nel dicembre 1992 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal CAMERA (Committee for Appropriate Mesures to Establish Remedial Anti-Dumping), per conto di tutti i produttori comunitari interessati, relativa alle importazioni di sistemi di telecamere originari del Giappone. La denuncia conteneva elementi di prova in merito all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio subito dall'industria comunitaria che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento antidumping.
(2) La Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), ha annunciato l'apertura di una procedura antidumpig relativa alle importazioni di sistemi di telecamere originari del Giappone e ha iniziato l'inchiesta.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(4) Gli esportatori, gli importatori collegati e i ricorrenti hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto.
(5) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori comunitari
- BTS Broadcast Television Systems GmbH, Germania e Breda, Paesi Bassi
- Thomson Broadcast, Cergy Saint-Christophe e Rennes, Francia
b) produttori giapponesi
- Hitachi Denshi Ltd, Tokyo
- Sony Corporation, Tokyo
- Ikegami Taushinki Co. Ltd, Tokyo
- Matsushita Electric Industrial Co. Ltd e Matsushita Communication Industrial Co. Ltd, Yokohama
c) importatori collegati
- Sony Braodcast Communications Limited, Basingstoke, Regno Unito
- Sony (UK) Limited, Staines, Regno Unito
- Sony France, Parigi, Francia
- Sony Italia SpA, Cinisello Balsamo, Italia
- Sony Deutschland GmbH, Koeln, Germania
- Sony España SA, Barcellona, Spagna
- Ikegami Electronic (Europe) GmbH, Neuss, Germania
- Hitachi Denshi (Europa) GmbH, Rodgau, Germania
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo 1o luglio 1991 - 31 dicembre 1993 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME (7) Descrizione del prodotto
L'inchiesta riguardava i sistemi di telecamere costituiti da diversi elementi, importati insieme o separatamente:
- una testata-camera con tre sensori (trasduttori CCD, dispositivi ad accoppiamento di carica, di almeno 12 mm) con più di 400 000 pixel ciascuno, collegabile ad un adattatore posteriore e con rapporto segnale/rumore di almeno 55 dB a guadagno normale; in un unico pezzo, con la testata-camera e l'adattatore in un unico alloggiamento, oppure separati;
- un mirino (diagonale di almeno 38 mm);
- una stazione di base oppure un'unità di controllo camera (CCU) collegata alla telecamera con un cavo;
- un pannello di controllo (OCP) per il controllo delle singole telecamere (ovvero per la regolazione del colore, l'apertura della lente o il diaframma a iride);
- un pannello di controllo principale (MCP) oppure un'unità di set-up principale con indicazione della telecamera selezionata, per la panoramica e per la regolazione di diverse telecamere remote.
Non è necessario che i sistemi di telecamere comprendano sempre tutti i componenti suddetti.
Questi diversi componenti del sistema di telecamere non funzionano separatamente e non possono essere utilizzati al di fuori del sistema di un dato produttore.
Sono esclusi dal procedimento elementi quali le lenti, i videoregistratori e le testate-camera con un'unità di registrazione nello stesso alloggiamento.
(8) Gli esportatori (compresa la Matsushita che non ha pienamente collaborato all'inchiesta) hanno chiesto che i sistemi di telecamere professionali fossero esclusi dall'inchiesta. Essi hanno infatti affermato che questi componenti potevano difficilmente essere collegati agli altri elementi del sistema e che, essendo di qualità inferiore, non avrebbero potuto essere utilizzati come telecamere per la telediffusione.
I produttori comunitari hanno invece chiesto alla Commissione di inserire queste telecamere nel campo di applicazione del procedimento, sostenendo che le loro prestazioni erano del tutto simili a quelle delle telecamere per la telediffusione e che quindi potevano essere inserite in un sistema. Secondo i produttori comunitari, infatti, queste telecamere, nonostante la mancanza di alcune funzioni, potevano essere collegate al sistema ed essere controllate da quest'ultimo. L'industria comunitaria ha affermato inoltre che, se questi prodotti fossero stati esclusi, gli esportatori avrebbero potuto sostituire le telecamere per la telediffusione con telecamere professionali leggermente modificate e migliorate.
Dall'inchiesta della Commissione è emerso che il mercato delle telecamere elettroniche che utilizzano dispositivi ad accoppiamento di carica (CCD) per trasformare la luce in segnali elettrici analogici può essere diviso in tre segmenti:
- telecamere di consumo, i cosiddetti camcorder, che normalmente utilizzano un CCD per tutti i colori e che sono destinate ai consumatori per la produzione di film personali;
- telecamere professionali che utilizzano tre CCD per il rosso, il verde e il blu, con una risoluzione nettamente più elevata di quella dei camcorder e che sono principalmente utilizzate per applicazioni industriali e didattiche e
- telecamere per la telediffusione, che come quelle professionali utilizzano tre CCD per il rosso, il verde e il blu, ma che sono destinate ad essere impiegate in determinate condizioni da società che producono materiale da trasmettere successivamente.
La distinzione tra i tre segmenti è chiara per la maggior parte dei prodotti. Alcuni prodotti, tuttavia, possono essere classificati in fasce limitrofe di diversi segmenti. Dalla descrizione tecnica contenuta nell'avviso di apertura del presente procedimento appare evidente che sono esclusi i prodotti di consumo. Analogamente, non rientra nel campo di applicazione del procedimento la maggior parte delle telecamere professionali, che manca di determinati requisiti tecnici in termini di risoluzione o di rapporto segnale/rumore (vedere punto 7). Tuttavia, all'interno della gamma dei prodotti degli esportatori, alcune telecamere professionali protrebbero corrispondere alla descrizione tecnica contenuta nell'avviso di apertura. Per questi prodotti sono infatti talvolta utilizzati gli stessi componenti ottici ed elettronici e quindi le loro prestazioni tecniche sono comparabili a quelle delle telecamere per la telediffusione.
In considerazione della complessità tecnica delle argomentazioni formulate, la Commissione, ai fini delle conclusioni provvisorie, ha deciso di non escludere dal campo di applicazione dell'inchiesta le telecamere professionali aventi i requisiti tecnici enunciati nell'avviso di apertura. Dopo aver esaminato se fosse possibile distinguere con sufficiente certezza tra le telecamere professionali e quelle per la telediffusione, è stato concluso che le prime avevano caratteristiche lievemente diverse e che, sul piano della progettazione e della costruzione, erano meno affidabili e disponevano di funzioni più limitate quanto alla manutenzione da parte dell'utilizzatore. Era tuttavia evidente che i modelli più sofisticati della gamma di telecamere professionali avrebbero potuto essere utilizzati per sostituire la fascia inferiore del segmento delle telecamere per la telediffusione. Anche se le prestazioni tecniche sono lievemente inferiori a quelle delle telecamere per la telediffusione, in alcune circostanze le società di produzione potrebbero decidere di utilizzare telecamere professionali per ridurre i costi.
In tali circostanze si è ritenuto opportuno escludere dal campo di applicazione del procedimento soltanto le telecamere professionali che non hanno le caratteristiche tecniche esposte nell'avviso di apertura oppure che non possono essere utilizzate per la telediffusione.
(9) Le telecamere vendute sul mercato giapponese e quelle esportate nella Comunità sono simili, fatta eccezione per le differenze tra gli standard televisivi del Giappone e della Comunità, che hanno comunque un'incidenza trascurabile sul costo di produzione.
(10) Dall'inchiesta della Commissione è emerso che i mirini potevano essere importati anche nell'ambito dei codici NC 8528 10 31, 8528 10 41 e 8528 10 49 che non erano stati indicati nell'avviso di apertura.
C. DUMPING (11) Valore normale
Per tutti gli esportatori, il valore normale relativo alla maggior parte dei modelli è stato stabilito secondo le disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base ovvero in base ai prezzi comparabili effettivamente pagati o pagabili per il prodotto destinato al consumo nel paese d'origine. È stato accertato che queste vendite sono state effettuate in quantitativi sufficienti e che si sono svolte nel corso di normali operazioni commerciali. La Commissione ha inoltre riscontrato che alcuni modelli di sistemi di telecamere esportati nella Comunità non erano stati venduti sul mercato giapponese oppure erano stati venduti in perdita. Per questi modelli il valore normale è stato stabilito in base al valore costruito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) del regolamento di base. Il valore costruito comprendeva il costo di produzione delle singole società, al quale era stato aggiunto un importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e al margine di utile realizzato sulle vendite remunerative di altri modelli realizzate dalle singole società in Giappone.
(12) Prezzo all'esportazione
In tutti i casi le importazioni del prodotto in questione sono state effettuate da società collegate ai produttori giapponesi. Pertanto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base, è stato deciso di calcolare il prezzo all'esportazione in funzione del prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente, tenendo conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e di un margine di profitto del 5 %, che è stato considerato equo ai fini delle conclusioni provvisorie, in mancanza di informazioni da parte degli importatori indipendenti.
(13) Uno degli esportatori ha venduto i sistemi di telecamere attraverso una rete di importatori collegati nella Comunità. Dall'inchiesta della Commissione è emerso che alcune vendite non sono state effettuate direttamente dall'esportatore ai diversi importatori nella Comunità, bensì attraverso una società affiliata situata in Svizzera, che a sua volta ha venduto i prodotti agli altri importatori collegati nella Comunità. La Commissione ha motivo di ritenere che i costi della società svizzera corrispondano ai costi normalmente a carico degli importatori e che quindi, benché siano stati sostenuti da una parte al di fuori della Comunità, debbano essere dedotti ai fini del calcolo del prezzo all'esportazione.
(14) La Commissione ha rilevato che un importatore collegato ha indicato costi relativi al personale, alla promozione delle vendite, alle trasferte e ai trasporti che erano inferiori a quelli effettivamente sostenuti. La società in questione ha utilizzato un metodo di ripartizione dei costi non rappresentativo, in base al quale ai sistemi di telecamere erano imputati costi bassi, mentre ai prodotti non soggetti al presente procedimento erano stati imputati costi sostanziali. L'esportatore ha inoltre erroneamente attribuito alcuni costi ai diversi prodotti da esso venduti. In un caso specifico i costi relativi ad una fiera commerciale sono stati erroneamente imputati alle vendite di sistemi di telecamere nella Comunità con l'applicazione di criteri di ripartizione fuorvianti. La Commissione, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, non ha tenuto conto delle informazioni comunicate, ritenendo che fossero false e fuorvianti e ha quindi modificato la ripartizione dei costi effettuata dalla società in questione facendo riferimento al fatturato.
(15) Confronto
Il confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, in base alle singole transazioni, è stato effettuato a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale.
Sono stati chiesti adeguamenti per tener conto di differenze inerenti a retribuzioni dei venditori, trasporti internazionali, imballaggio, assicurazione, movimentazione, garanzie e modi di pagamento. Alcune richieste di adeguamento sono state tuttavia parzialmente respinte, in quanto non erano direttamente collegate alle vendite in esame.
(16) Margini di dumping
Dal confronto tra i valori normali e i prezzi all'esportazione risulta l'esistenza di margini di dumping, in media ponderata, nei confronti di tutte le società che hanno collaborato. I margini, espressi in percentuale del valore CIF, sono i seguenti:
- Ikegami Tsushinki Co. Ltd 86,4 %
- Sony Corporation 70,8 %
- Hitachi Denshi Ltd 49,9 %
(17) Un esportatore, la società Matsushita, non ha fornito alcune informazioni essenziali chieste nel questionario della Commissione. La società non ha infatti precisato il numero di telecamere esportate nel periodo dell'inchiesta, né ha comunicato le relative caratteristiche tecniche. Il margine di dumping relativo alla Matsushita è stato quindi determinato in base agli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. Poiché alla Commissione è stato comunicato che nel periodo dell'inchiesta questa società aveva effettuato un considerevole volume di vendite di sistemi di telecamere a prezzi molto bassi, è stato ritenuto opportuno calcolare il margine corrispondente in base alla media ponderata del margine relativo ad una testata-camera di un sistema per la produzione televisiva, con telecamera portatile annessa, venduta dall'esportatore al quale è stato attribuito il margine di dumping più elevato. A tal fine è stato preso in esame il modello comparabile ai prodotti venduti dall'esportatore che ha rifiutato di collaborare. Il margine di dumping così calcolato era del 97 %.
È stato inoltre considerato che, se agli altri esportatori che non hanno collaborato fosse stato attribuito un margine inferiore al 97 %, si sarebbe incoraggiata l'elusione del dazio e si sarebbe premiata la mancata collaborazione. A queste società è stato quindi attribuito il margine del 97 %.
D. PREGIUDIZIO (1) I. Volume delle importazioni oggetto di dumping e loro incremento rispetto alla produzione e al consumo
(18) Dall'esame delle vendite degli importatori collegati nella Comunità (vedere punto 12) si rileva che le importazioni di sistemi di telecamere, in termini di unità di testate-macchina, sono aumentate del 74 % tra il 1989 e il 1990 e sono diminuite di quasi il 10 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta. Le vendite dell'industria comunitaria sono invece scese di quasi il 9 % tra il 1989 e il 1990 e sono ancora diminuite del 20 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
(19) La Commissione ha accertato che la quota di mercato dei produttori giapponesi nella Comunità è aumentata dal 52 % in 1989 al 68 % nel 1990 e ha raggiunto il 70 % nel periodo dell'inchiesta, mentre la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa dal 48 % nel 1989 al 32 % nel 1990 ed è ulteriormente diminuita sino al 30 % nel periodo dell'inchiesta.
II. Prezzi dei prodotti importati, in particolare rispetto all'andamento dei prezzi dei prodotti comunitari
(20) Dal confronto, effettuato allo stesso stadio commerciale, tra i prezzi dei prodotti importati franco magazzino degli importatori collegati e i prezzi franco fabbrica dell'industria comunitaria risulta una costante sottoquotazione da parte delle importazioni. Una parte sostanziale delle vendite è stata effettuata a prezzi inferiori ai costi.
(21) In percentuale e in media ponderata, la sottoquotazione dei prezzi nel periodo di riferimento era compresa tra il 40 % e il 64 %, secondo l'esportatore.
(22) Un esportatore ha sostenuto che la Commissione dovrebbe stabilire il livello di pregiudizio in base alla valutazione delle offerte presentate in gare in cui tutti i fornitori di sistemi di telecamere sono in concorrenza.
(23) La Commissione ha tuttavia accertato che le offerte presentate in gare aperte non fornivano un quadro esauriente della politica dei prezzi delle società in questione. Le vendite realizzate nell'ambito di offerte di fornitura rappresentavano soltanto una parte delle vendite di sistemi di telecamere nella Comunità e le offerte presentate nelle gare, alle quali comunque non partecipavano tutti i fornitori, erano spesso influenzate dalle pressioni esercitate dagli acquirenti. Inoltre non era possibile stabilire con precisione l'entità delle ultime offerte dei concorrenti ai quali non era stato aggiudicato il contratto. Se si fosse inoltre fatto riferimento ai prezzi proposti nelle gare, si sarebbe effettuato un confronto fuorviante tra prezzi effettivi e offerte. Alla luce di tali elementi, si è considerato che non fosse opportuno, né necessario utilizzare il metodo proposto, poiché la Commissione disponeva di tutte le informazioni necessarie sulle vendite effettive di sistemi di telecamere nel periodo dell'inchiesta.
III. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, coefficiente di utilizzazione degli impianti e scorte
(24) La produzione comunitaria globale di sistemi di telecamere è scesa di quasi il 7 % tra il 1989 e il 1990 ed è ulteriormente diminuita del 27 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
(25) Il coefficiente di utilizzazione degli impianti dei diversi produttori comunitari è lievemente aumentato passando dal 63 % nel 1989 al 67 % nel 1990, ma è sceso al 53 % nel periodo dell'inchiesta.
(26) Il livello delle scorte dell'industria comunitaria è aumentato del 70 % tra il 1989 e il 1990 e del 117 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
b) Vendite e quote di mercato
(27) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità sono scese di quasi il 9 % tra il 1989 e il 1990 e sono nuovamente diminuite del 20 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
(28) Mentre il consumo è aumentato del 28 % tra il 1989 e il 1990 ed è sceso del 13 % nel periodo dell'inchiesta, la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa dal 48 % nel 1989 al 32 % nel 1990 ed è ancora scesa al 30 % nel periodo dell'inchiesta. Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta la quota di mercato ha avuto un calo del 18 %.
c) Prezzi
(29) In media ponderata, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità sono diminuiti del 28 %.
d) Redditività
(30) La redditività media dell'industria comunitaria, espressa in percentuale del fatturato, è scesa di oltre il 400 % tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, durante il quale i produttori comunitari hanno subito gravi perdite.
L'industria comunitaria ha subito questi risultati negativi, nonostante gli investimenti effettuati per limitare i costi e la riduzione della forza lavoro, che è diminuita di quasi il 18 %.
e) Investimenti
(31) Negli ultimi quattro anni l'industria comunitaria non ha ridotto gli investimenti, nonostante il calo sostanziale delle vendite.
IV. Conclusioni in materia di pregiudizio
(32) L'industria comunitaria, per far fronte all'aumento delle importazioni di sistemi di telecamere originari del Giappone e alla costante flessione dei prezzi, già eccessivamente bassi, ha ridotto la capacità di produzione. L'indice di utilizzazione degli impianti è tuttavia diminuito, poiché le vendite hanno avuto un calo superiore a quello previsto. A causa della diminuzione delle vendite e dell'aumento delle scorte l'industria comunitaria ha quindi subito ingenti perdite. In tali circonstanze e dato che, nella fattispecie, le tendenze di tutti gli altri indicatori economici pertinenti sono ampiamente negative, è stato concluso che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio sostanziale.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO a) Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(33) Per esaminare in che misura il pregiudizio sostanziale subito dalla Comunità sia stato provocato dagli effetti delle importazioni oggetto di dumping, occorre rilevare che, in mancanza di altri fornitori, i fornitori giapponesi e l'industria comunitaria si spartiscono il mercato comunitario dei sistemi di telecamere. Appare pertanto evidente che il pregiudizio è stato provocato dalle importazioni oggetto di dumping, poiché i produttori comunitari tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta hanno perduto il 18 % del mercato comunitario, mentre contemporaneamente i fornitori giapponesi hanno aumentato del 18 % la loro quota di mercato. È quindi evidente la coincidenza tra le pratiche di dumping e il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria, che si manifesta con il deterioramento di quasi tutti gli indicatori economici di cui ai punti da 24 a 31.
b) Altri fattori
(34) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato provocato da fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping. In mancanza di importazioni da altre fonti e in considerazione dell'incremento del consumo, il pregiudizio non poteva essere attribuito ad altri fattori. La Commissione ha esaminato se il pregiudizio potesse essere provocato dall'inferiorità delle prestazioni tecniche dei sistemi di telecamere venduti dai produttori comunitari. A questo proposito è opportuno ricordare che nessun esportatore giapponese ha affermato che i propri prodotti fossero di qualità superiore oppure avessero prestazioni migliori. La Commissione ha inoltre chiesto ad alcune società di telediffusione se i diversi sistemi di telecamere in concorrenza sul mercato fossero tecnicamente comparabili. È stato confermato che i prodotti giapponesi e comunitari erano di qualità elevata e che, anche se talvolta un determinato utilizzatore poteva preferire i sistemi di un particolare produttore a causa di caratteristiche tecniche specifiche, i prodotti dell'industria giapponese e comunitaria erano del tutto simili e in concorrenza diretta.
(35) Un esportatore ha sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era stato provocato dagli errori commessi nella politica di marketing e dalle carenze del servizio tecnico di assistenza ai clienti.
(36) La fondatezza di questa affermazione non è stata dimostrata e la Commissione non ha riscontrato alcun elemento di prova del fatto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato provocato, almeno in parte, da questi fattori.
(37) La Commissione non ha quindi accertato alcun elemento dal quale si potesse dedurre che altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping, avessero provocato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Si deve quindi concludere che la situazione particolarmente critica dell'industria comunitaria è stata provocata dall'aumento del volume e della quota di mercato, nonché dai bassi prezzi dei prodotti esportati dal Giapppone. Le importazioni oggetto di dumping hanno quindi causato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (38) Dall'inchiesta della Commissione è emerso che gli esportatori giapponesi hanno venduto i sistemi di telecamere nella Comunità a prezzi nettamente inferiori ai costi, mentre in Giappone venivano generalmente realizzati profitti sostanziali. Le pratiche di dumping da parte degli esportatori giapponesi, che hanno venduto in perdita, si sono svolte in un periodo di intensa concorrenza sul piano mondiale riguardo ai nuovi standard televisivi (per esempio per la nuova televisione ad alta definizione - HDTV). In questo contesto si può ritenere che il comportamento degli esportatori giapponesi corrisponda ad una strategia volta ad eliminare la concorrenza dal mercato. Qualora questa strategia dovesse continuare, i produttori comunitari, a causa delle gravi perdite subite, sarebbero probabilmente costretti a cessare la produzione. In mancanza di vantaggi comparati, il comportamento degli esportatori giapponesi è stato agevolato dal fatto che sul mercato interno, dove operano unicamente società giapponesi, essi potevano applicare prezzi che in alcuni casi superavano del 100 % i prezzi all'esportazione.
(39) La scomparsa della produzione comunitaria di sistemi di telecamere, oltre a provocare una grave perdita di conoscenze tecnologiche riguardo ai sistemi stessi, inciderebbe gravemente sulle industrie a monte e a valle. Non sarebbe infatti più giustificato mantenere strutture indipendenti per lo sviluppo e la produzione di CCD (dispositivi ad accoppiamento di carica) e, d'altre parte, con la perdita della tecnologia inerente alle telecamere, i produttori comunitari non potrebbero più fornire le attrezzature complete degli studi televisivi, perdendo quindi competitività riguardo all'introduzione di nuove tecnologie e standard.
(40) Per quanto riguarda i consumatori, dalle risultanze della Commissione emerge che i prezzi applicati alle società di telediffusione, che sono i principali utilizzatori dei prodotti in questione, sono diminuiti nel corso degli ultimi quattro anni. Gli utilizzatori hanno quindi pienamente approfittato dei bassi prezzi dei prodotti venduti in perdita sul mercato comunitario. L'istituzione di dazi antidumping sulle importazioni di sistemi di telecamere originari del Giappone provocherà probabilmente un aumento dei prezzi. Questo effetto a breve termine deve tuttavia essere valutato alla luce delle prospettive negative a più lungo termine, qualora i produttori giapponesi dovessero rimanere gli unici fornitori. A questo proposito si può prendere come esempio il mercato del Giappone, in cui operano unicamente società giapponesi.
Dall'inchiesta è emerso che i prezzi dei sistemi di telecamere in Giappone sono superiori a quelli vigenti nella Comunità di un margine che può arrivare sino al 100 %. Una misura di difesa commerciale che mantenga diverse fonti di approvvigionamento nella Comunità avrebbe quindi, a lungo termine, effetti positivi riguardo al numero di concorrenti e quindi ai prezzi applicati agli utilizzatori. Nell'interesse della Comunità è quindi opportuno ripristinare condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario, per reagire alla politica sleale dei prezzi che nella fattispecie ha provocato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. DAZIO PROVVISORIO (41) Per considerare le misure necessarie per eliminare il pregiudizio provocato dalle importazioni oggetto di dumping e per ripristinare condizioni di concorrenza leale, la Commissione ha dovuto tenere conto del fatto che l'industria comunitaria attualmente non realizza profitti. La Commissione ha quindi calcolato il livello dei prezzi al quale l'industria comunitaria potrebbe compensare i costi e ottenere un adeguato utile sulle vendite.
(42) Nelle attuale circostanze e in considerazione del fatto che questo settore ad alta tecnologia richiede investimenti sostanziali per attività di ricerca e sviluppo, è stato ritenuto che un margine di utile sulle vendite del 10 % fosse il minimo indispensabile. È stato quindi calcolato un prezzo all'importazione minimo che permetterebbe all'industria comunitaria di aumentare i propri prezzi in misura sufficiente per realizzare profitti.
(43) La Commissione ha concluso che, poiché il prezzo all'importazione minimo considerato necessario per eliminare gli effetti negativi delle pratiche di dumping supera il valore normale, il dazio antidumping provvisorio, ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base, dovrebbe essere stabilito rispetto al margine di dumping.
(44) Occorre fissare un termine entro il quale le parti notoriamente interessate possano comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere sentite. A tal fine si ritiene opportuno fissare un termine di un mese. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e che potranno essere riesaminate qualora la Commissione proponga di istituire un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di sistemi di telecamere originari del Giappone, di cui ai codici NC ex 8525 30 99 (codice Taric: 8525 30 99*10), ex 8537 10 91 (codice Taric: 8537 10 91*91), ex 8537 10 99 (codice Taric: 8537 10 99*91), ex 8529 90 98 (codice Taric: 8529 90 98*98), ex 8543 80 80 (codice Taric: 8543 80 80*97), ex 8528 10 31 (codice Taric: 8528 10 31*10), ex 8528 10 41 (codice Taric: 8528 10 41*10) ed ex 8528 10 49 (codice Taric: 8528 10 49*10).
2. I sistemi di telecamere sono costituiti dai seguenti elementi, importati insieme o separatamente:
a) una testata-camera con tre sensori (trasduttori CCD, dispositivi ad accoppiamento di carica, di almeno 12 mm) con più di 400 000 pixel ciascuno, collegabile ad un adattore posteriore e con rapporto segnale/rumore di almeno 55 dB a guadagno normale; in un unico pezzo, con la testata-camera e l'adattatore in un solo alloggiamento, oppure separati,
b) un mirino (diagonale di almeno 38 mm),
c) una stazione di base o unità di controllo camera (CCU) collegata alla telecamera con un cavo,
d) un pannello di controllo (OCP) per il controllo delle singole telecamere (ovvero per la regolazione del colore, l'apertura della lente o il diaframma ad iride),
e) un pannello di controllo principale (MOP) oppure un'unità di set-up principale (MSU), con indicazione della telecamera selezionata, per la panoramica e la regolazione di diverse telecamere remote.
3. Il dazio non si applica ai seguenti elementi:
a) lenti,
b) videoregistratori,
c) testate-camera con un'unità di registrazione nello stesso alloggiamento,
d) telecamere professionali che non possono essere utilizzate per la telediffusione.
4. Quando i sistemi di telecamere sono importati con le lenti, ai fini dell'applicazione del dazio antidumping si fa riferimento al valore franco frontiera dei sistemi senza le lenti. Qualora questo valore non sia indicato nella fattura, l'importatore dichiara il valore delle lenti al momento dell'immissione in libera pratica e presenta in tale circostanza gli elementi di prova e le informazioni necessari.
5. L'aliquota del dazio provvisorio è del 97 % del prezzo netto, franco frontiera comunitaria, non sdoganato del dazio (codice addizionale Taric: 8744), fatta eccezione per le società sottoindicate, alle quali si applicano le seguenti aliquote:
- Ikegami Tsushinki Co. Ltd: 86,4 % (codice addizionale Taric: 8741)
- Sony Corporation: 70,8 % (codice addizionale Taric: 8742)
- Hitachi Denshi Ltd: 49,9 % (codice addizionale Taric: 8743)
6. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
7. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 29 ottobre 1993.

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