Document ID: 31995D0455

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 1° marzo 1995 relativa alle disposizioni in materia di riduzioni nel Mezzogiorno degli oneri sociali a carico delle imprese e di fiscalizzazione di alcuni di tali oneri (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (95/455/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato le parti interessate a presentare osservazioni a norma dell'articolo 93,
considerando quanto segue:
I
(1) Con lettera dell'8 ottobre 1992, le autorità italiane hanno notificato alla Commissione, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, il disegno di legge n. 1536 dell'8 settembre 1992, recante tra l'altro:
- all'articolo 1, il rifinanziamento della riduzione degli oneri sociali prevista dalla legge 1° marzo 1986, n. 64, relativa alla disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno;
- all'articolo 2, una misura di fiscalizzazione (assunzione a carico del bilancio statale) di oneri sociali, che confermava un'ulteriore riduzione selettiva degli oneri sociali a favore delle imprese site nel Mezzogiorno.
Queste misure avrebbero dovuto venir applicate per il periodo dal 1° dicembre 1991 al 30 novembre 1992 per quanto concerne l'articolo 1 e dal 1° gennaio 1992 al 31 dicembre 1993 per quanto concerne l'articolo 2. Il disegno di legge sostituiva un decreto legge del 21 gennaio 1992, n. 14, relativo alla stessa materia, non notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, reiterato da ultimo con un decreto legge del 21 luglio 1992, anch'esso non notificato, nei confronti del quale la Commissione aveva aperto la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2 del trattato con decisione del 25 giugno 1992 (1).
(2) Poiché i decreti legge citati non erano stati convertiti in legge nel termine previsto a tale effetto dalla Costituzione italiana ed erano destinati ad essere sostituiti mediante il disegno di legge n. 1536 in esame, con decisione del 18 novembre 1992 ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato (2) la Commissione ha constatato che la decisione del 25 giugno 1992 era divenuta priva d'oggetto ed ha aperto la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2 del trattato nei confronti del disegno di legge n. 1536, per la parte relativa alle misure indicate.
Questa decisione è stata notificata al governo italiano il 18 novembre 1992 e, con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, ne è stata data informazione agli altri Stati membri ed ai terzi interessati. Un termine di un mese per presentare osservazioni è stato accordato all'Italia nonché agli altri Stati membri ed ai terzi interessati.
Nessun altro Stato membro né terzo interessato si è avvalso della facoltà di presentare osservazioni. Il governo italiano ha dapprima chiesto una proroga del termine impartitogli. Numerose riunioni hanno in seguito avuto luogo fra i servizi: il 14 dicembre 1992, l'11 febbraio 1993, il 15 febbraio 1993, il 1° luglio 1993, il 4 febbraio 1994, il 4 luglio 1994, il 1° agosto 1994, il 25 ottobre 1994, il 24 novembre 1994, il 10 gennaio 1995. Il commissario competente in materia ha incontrato, sull'argomento, il ministro italiano del Bilancio e della Programmazione economica il 13 gennaio 1995.
II
(3) La legge 1° marzo 1986, n. 64, è stata dichiarata compatibile col mercato comune, a certe condizioni, con decisione 88/318/CEE della Commissione (1). Essa prevede, tra l'altro, la possibilità per le autorità italiane di ridurre nel Mezzogiorno gli oneri sociali a carico delle imprese. In Italia gli oneri sociali equivalgono, in media, al 45 % della retribuzione soggetta ad oneri. Il beneficio in esame era costituito, fra l'altro, per quanto concerne le imprese non agricole, da un esonero totale dagli oneri per i primi dieci anni seguenti l'assunzione per ogni nuovo impiego creato, e da una riduzione generale equivalente all'8,50 % della retribuzione soggetta ad oneri. Erano inoltre autorizzate riduzioni supplementari molto importanti in funzione delle date di assunzione. Lo stanziamento destinato dall'articolo 18 della legge a questa misura, nel quadro dello stanziamento globale di 120 000 miliardi di LIT (60 000 MECU) per l'insieme della legge n. 64, era di 30 000 miliardi di LIT (15 000 MECU).
Le autorità italiane hanno fatto uso della facoltà loro accordata in materia di oneri sociali. Esse hanno così adottato, nel corso degli anni, diversi atti che hanno permesso alle imprese del Mezzogiorno di avvalersi senza soluzione di continuità del massimo delle riduzioni ammesse. La riduzione media per impresa (tasso di base e riduzioni supplementari) è stata di circa il 20 %. Lo stanziamento di 30 000 miliardi di LIT si è esaurito nel 1989 e la misura è stata rifinanziata con diversi atti legislativi non notificati ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, per un importo globale di 8 188 miliardi di LIT (4 094 MECU). La Commissione ha dichiarato compatibili col mercato comune tali rifinanziamenti con decisione del 2 ottobre 1991.
(4) L'articolo 1 del disegno di legge in esame proroga le riduzioni degli oneri sociali nel Mezzogiorno dal 1° dicembre 1991 al 30 novembre 1992, limita ad un anno l'esonero totale, riduce al 7,50 % la riduzione generale e rifinanzia la misura per un totale di 6 766 miliardi di LIT (3 383 MECU).
(5) Dalle fine degli anni '70 le autorità italiane hanno inoltre accordato a talune imprese altre riduzioni degli oneri sociali, nel contesto di una politica di fiscalizzazione di alcuni oneri. A partire da un primo decreto legge del 7 febbraio 1977, n. 102, queste misure sono state disciplinate da decine di atti legislativi.
La politica di fiscalizzazione mira soprattutto a mettere a carico del bilancio statale determinate politiche sociali (in particolare l'assistenza sanitaria) che, malgrado fossero elargite all'insieme della popolazione, venivano storicamente finanziate soprattutto con oneri sociali detti « impropri » a carico delle imprese. Si ritiene, secondo le informazioni fornite dalle autorità italiane nel corso delle riunioni indicate al considerando 2, che questi oneri detti impropri rappresentassero il 17 % della retribuzione soggetta ad oneri e che l'insieme degli oneri sociali rappresentasse il 45 %. Per ragioni storiche, gli oneri impropri sono più elevati nel settore industriale che negli altri settori. Dal momento che il bilancio nazionale non poteva sopportare un'operazione unica di fiscalizzazione di tale ampiezza, la fiscalizzazione è stata realizzata parzialmente ed episodicamente. Il risultato è stato, nel corso degli anni, una riduzione degli oneri sociali variabile all'inizio per settore e, a partire dalla legge 28 ottobre 1980, n. 687, per regione. In particolare, a partire dal 1° luglio 1990, in applicazione della legge 28 ottobre 1980, n. 687, le imprese del Mezzogiorno hanno ottenuto una riduzione selettiva del 2,54 % rispetto alle imprese site nelle altre regioni italiane. In seguito all'evoluzione legislativa, questo beneficio ha raggiunto il 6,20 % a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210. Dal 1990 sono state eliminate le differenze settoriali.
(6) La Commissione aveva avuto conoscenza dei primi atti legislativi di fiscalizzazione, fino al decreto legge del 30 dicembre 1979, n. 633 compreso, e li aveva valutati ai sensi dell'articolo 92 del trattato con decisione 80/932/CEE (2).
Posto che il sistema era articolato - direttamente o indirettamente - in differenze settoriali di fiscalizzazione, la Commissione aveva ritenuto che talune di tali differenze, per ragioni riguardanti unicamente il loro carattere temporaneo e la loro selettività marginale, non fossero da considerarsi come aiuti di Stato.
Dopo di allora - e fino alla notifica del disegno di legge in esame - nessun atto legislativo in materia è più stato notificato ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CE.
(7) L'articolo 2 del disegno di legge in esame aumenta - fino al 31 dicembre 1993 - l'assunzione a carico del bilancio statale dell'insieme degli oneri sociali impropri: questo aumento è dell'1,44 % per le imprese del Centro Nord e dell'1,40 % per le imprese site nelle altre regioni. Come le autorità italiane hanno sottolineato nel corso degli incontri di cui al considerando 2, il vantaggio differenziale in favore delle imprese del Mezzogiorno dovuto alla fiscalizzazione, che era del 6,20 % a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210, si è così ridotto dello 0,04 %, passando dal 6,20 % al 6,16 %.
Il paragrafo 4 dello stesso articolo 2, infine, introduce un nuovo esonero dello 0,40 % a favore di certe imprese del settore edile. Le autorità italiane hanno precisato che questa misura è identica per tutto il territorio nazionale e non comporta selettività settoriali. Il settore edile era infatti escluso su tutto il territorio nazionale dalla misura accordata all'insieme degli altri settori. L'attribuzione dello 0,40 % di fiscalizzazione su tutto il territorio è un primo passo verso il superamento di questa situazione discriminatoria. La misura non costituisce quindi un aiuto.
Lo stanziamento previsto per le misure di fiscalizzazione dal disegno di legge in esame è di 4 200 miliardi di LIT (2 100 MECU).
III
(8) Nel corso della procedura, le autorità italiane hanno sostenuto, oltre alle osservazioni sui fatti già riportate, che occorreva tener conto della difficoltà - anche di carattere sociale - nella quale si sarebbe inserito il processo di revisione dell'intervento nelle zone in crisi, così come delle misure legislative che il governo italiano aveva adottato per sostenere l'occupazione.
(9) Le misure previste dal disegno di legge sono state nel frattempo, messe in vigore con diverse disposizioni, in particolare con decreti legge modificati, da ultimo, con legge 20 maggio 1993, n. 151, modificata a sua volta con decreto legge del 20 luglio 1993, n. 245. Una disciplina più articolata della materia è stata adottata con legge 14 gennaio 1994, n. 21, in base alla quale sono stati fissati tra l'altro i tassi di riduzione degli oneri sociali fino al 30 giugno 1994.
Nessuno di questi atti è stato notificato alla Commissione ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Occorre osservare che l'articolo 1, paragrafo 4 del decreto legge del 18 gennaio 1993, n. 12 - non convertito in legge - stabiliva che il ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, di concerto con i ministri del Tesoro e del Bilancio, determinasse i criteri per la revisione degli interventi a sostegno dell'occupazione tenendo conto della loro compatibilità con gli indirizzi comunitari. La stessa disposizione è ripresa dalla legge 14 gennaio 1994, n. 21, che attribuisce, fra l'altro, ai tre ministri il potere di adottare nuovi tassi di riduzione.
L'applicazione delle misure previste dal disegno di legge oggetto della presente decisione, quale risulta dall'insieme di questi atti, comporta i seguenti elementi:
- le riduzioni degli oneri sociali nel Mezzogiorno sono state prorogate fino al periodo di pagamento in corso il 30 giugno 1994;
- l'esonero totale dei contributi per i nuovi impieghi creati è stato limitato ad un anno. La riduzione generale è stata limitata al 5 % anziché all'8,50 %. Il tasso medio per impresa si è situato al 16 %;
- la fiscalizzazione, quale prevista dal disegno di legge in esame, è stata accordata fino al 31 dicembre 1994.
In occasione degli incontri fra i servizi, le autorità italiane hanno fatto presente che l'indicazione di cui al decreto legge del 18 gennaio 1993, n. 12, secondo la quale il governo, nel quadro della revisione degli interventi nel Mezzogiorno avrebbe tenuto conto della compatibilità di questa con gli indirizzi comunitari, costituirebbe un primo adeguamento del sistema italiano al mercato comune.
IV
(10) Quale che sia l'obiettivo economico o sociale perseguito, le misure di riduzione selettiva degli oneri sociali di cui agli articoli 1 e 2 del disegno di legge n. 1536 costituiscono aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, poiché hanno l'effetto di ridurre a favore delle imprese situate nelle regioni del Mezzogiorno i costi degli oneri sociali che gravano normalmente sulle imprese italiane. Esse falsano quindi la concorrenza e sono suscettibili, stante la loro destinazione a tutte le imprese di tali regioni, di incidere sugli scambi. Di conseguenza esse costituiscono aiuti, di per se stessi vietati dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
Va precisato, con particolare riguardo alle misure dette di fiscalizzazione, che non costituiscono aiuti le misure generali volte a ridurre in maniera uniforme, per l'insieme delle imprese di uno Stato membro, il costo degli oneri sociali. Viceversa, le riduzioni selettive che favoriscono certe imprese rispetto alle altre nello stesso Stato membro - indipendentemente dal fatto che questa selettività si espleti a livello individuale, settoriale o (come nel caso di specie) regionale - costituiscono, per il differenziale di riduzione, aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
Benché le riduzioni degli oneri sociali disciplinate dalla legge n. 64/86 siano state considerate compatibili col mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) del trattato dalla Commissione nelle decisioni sulla compatibilità della legge n. 64/86, il loro rifinanziamento per il periodo successivo al 30 novembre 1991 - tenuto conto in particolare del cumulo con il differenziale di fiscalizzazione di cui le imprese del Mezzogiorno si sono avvantaggiate a partire almeno dal 4 giugno 1990 - e questo stesso differenziale, quale risulta dalla normativa sulla fiscalizzazione dopo l'adozione delle disposizioni dell'articolo 2 del disegno di legge in esame, non sono, di per sé, compatibili col mercato comune.
Nelle decisioni sulla compatibilità della legge del Mezzogiorno la Commissione ha solo considerato compatibili, in ragione delle condizioni chiaramente definite che ne regolavano l'attribuzione, le riduzioni - già consistenti - degli oneri sociali previste dalla legge 1° marzo 1986, n. 64. Tali decisioni limitavano i poteri delle autorità italiane, che potevano accordare a favore delle imprese situate nel Mezzogiorno un esonero totale per dieci anni per ogni nuovo impiego creato, una riduzione generale dell'8,50 % e le riduzioni supplementari per tutta la durata dell'intervento organico, vale a dire fino al 31 dicembre 1993.
È successo invece che, soprattutto a partire dal decreto legge del 4 giugno 1990, n. 210, le autorità italiane abbiano accordato alle stesse imprese, grazie alla normativa sulla fiscalizzazione, riduzioni degli oneri sociali più consistenti. Le imprese del Mezzogiorno, infatti, hanno beneficiato, a titolo di riduzioni di oneri sociali, rispetto ai loro concorrenti italiani, di un esonero totale per ogni nuovo impiego creato, di una riduzione del tasso di base maggiorato dal differenziale di fiscalizzazione e delle riduzioni supplementari. Il tasso medio per impresa si è così situato intorno al 27 % alla data di apertura della presente procedura.
Questo importante superamento della percentuale di riduzione considerata compatibile dalla Commissione nel Mezzogiorno ha falsato in maniera significativa, a favore delle imprese del Mezzogiorno, gli effetti delle riduzioni autorizzate dalla Commissione.
V
(11) Le autorità italiane hanno fatto notare che, con le disposizioni da esse adottate ed applicate dopo l'apertura della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, i benefici delle riduzioni degli oneri sociali globalmente accordati alle imprese del Mezzogiorno sono stati ridotti in maniera significativa mediante:
- la limitazione ad un anno dell'esonero totale per i nuovi impieghi creati, che era precedentemente di dieci anni;
- l'abbassamento dall'8,50 % al 5 % della riduzione generale;
- l'abbassamento dal 6,20 % al 6,16 % del differenziale di fiscalizzazione.
Il tasso medio di riduzione per impresa sarebbe quindi stato ricondotto, alla data del 30 giugno 1994, al 16 % più il 6,16 % del differenziale di fiscalizzazione.
Infine - e sarebbe questo il dato più importante - tale abbassamento non sarebbe stato che il punto di partenza di una revisione approfondita del sistema, da realizzarsi progressivamente, diretta a sopprimere, entro un certo termine, tanto le riduzioni ammesse in applicazione della legge n. 64 che il differenziale di fiscalizzazione.
(12) In questa prospettiva le autorità italiane, con lettera del 5 agosto 1994 dei ministri del Lavoro, del Tesoro e del Bilancio, hanno comunicato alla Commissione il testo del decreto interministeriale recante la stessa data, che fissava, per il periodo fino al 30 novembre 1996, i tassi di riduzione degli oneri sociali già disciplinati dalla legge 64/86. La lettera indicava inoltre la volontà del governo italiano di abolire ogni riduzione già retta dalla legge n. 64/86 prima del 31 dicembre 1997, secondo un calendario allegato, e di eliminare progressivamente il differenziale di fiscalizzazione.
Il calendario di smantellamento del sistema di riduzioni degli oneri sociali già retto dalla legge n. 64/86 era così fissato in termini di tasso globale di riduzione per impresa:
- 14,60 % al 1° luglio 1994,
- 14 % al 1° dicembre 1994,
- 10,60 % al 1° dicembre 1995,
- 6,80 % al 1° dicembre 1996,
- 0 % al 1° dicembre 1997.
Per le regioni Abruzzo e Molise, che non rispondono più alle condizioni della deroga al divieto di aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) del trattato, il calendario di smantellamento era il seguente:
- 12 % al 1° luglio 1994,
- 0 % al 1° dicembre 1994.
In tutte le regioni del Mezzogiorno veniva infine confermato l'esonero annuale degli oneri sociali per ogni nuovo impiego creato entro il 31 dicembre 1997.
(13) Con lettera del 16 dicembre 1994, modificata con lettera del 17 gennaio 1995, il ministro italiano del Bilancio ha notificato, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3, del trattato, un progetto organico di interventi statali a favore delle imprese italiane, che confermava le misure già esaminate e recante fra l'altro un progetto di smantellamento progressivo del differenziale di fiscalizzazione degli oneri sociali di cui hanno beneficiato finora le imprese del Mezzogiorno. Lo smantellamento si farebbe secondo la seguente evoluzione del differenziale:
nelle regioni diverse dall'Abruzzo - 5 % al 1° luglio 1995,
- 4 % al 1° gennaio 1996,
- 3 % al 1° gennaio 1997,
- 2 % al 1° gennaio 1998,
- 1 % al 1° gennaio 1999,
- 0 % al 1° gennaio 2000.
nella regione Abruzzo - 5 % al 1° luglio 1995,
- 3 % al 1° gennaio 1996,
- 1 % al 1° luglio 1996,
- 0 % al 1° gennaio 1997.
VI
(14) La Commissione - mentre si pronunzia nell'ambito del procedimento relativo all'aiuto N 40/95 sulle altre misure del progetto organico - ritiene, da un lato, che il sistema delle riduzioni e del differenziale di fiscalizzazione applicato dalle autorità italiane è incompatibile col mercato comune, mentre considera, dall'altro, che l'adozione del piano di smantellamento rende compatibili gli aiuti accordati nel quadro dello smantellamento medesimo.
Le regioni diverse dall'Abruzzo e dal Molise rispondono a tutte le condizioni della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) per gli aiuti alle imprese finalizzati allo sviluppo regionale. Il loro PIL/abitante è infatti il seguente, rispetto alla media dell'Unione: Campania 69,75 %, Basilicata 64,98 %, Puglia 74,30 %, Calabria 58,60 %, Sicilia 68,35 %, Sardegna 74,40 %. Inoltre, il metodo di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) e c) (1) permette di accordare in queste regioni aiuti al funzionamento a condizione che siano degressivi. Tenuto conto della situazione delle regioni in esame, colpite più delle altre dalle conseguenze della recente crisi congiunturale e comprese dall'Unione nelle zone di intervento dell'obiettivo 1 dei Fondi strutturali, è impensabile che il debole sistema produttivo possa affrontare dall'oggi al domani un aumento importante ed improvviso del costo del lavoro dovuto all'aumento degli oneri sociali conseguente alla soppressione pura e semplice delle riduzioni. Un ritmo ragionevole di smantellamento si impone e quello applicato e proposto dalle autorità italiane, che raggiunge cumulativamente circa il 5 % all'anno, rappresenta un buon equilibrio fra le esigenze della concorrenza e la necessità di mantenere, in tali regioni, nell'interesse delle stesse un tessuto produttivo vitale. La più lunga durata del differenziale di fiscalizzazione è giustificata in particolare, oltreché dalla tenuità dell'aiuto residuo, dall'onere che il riassorbimento può rappresentare per il bilancio nazionale in termini di accelerazione del processo di fiscalizzazione nel Centro Nord del paese.
(15) Quanto all'Abruzzo ed al Molise, nessun elemento esaminato giustifica una deroga al divieto di aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a). È vero che taluni indicatori della situazione socio-economica evidenziano ancora certe difficoltà di queste regioni in rapporto a quelle del Centro Nord del paese, ma tali indicatori non rivelano un livello di vita anormalmente basso o una grave disoccupazione strutturale. Soprattutto, il PIL/abitante di queste regioni, misurato in potere d'acquisto uniforme dall'Istituto statistico delle Comunità europee - che costituisce l'indicatore previsto dal citato metodo di applicazione dell'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) - corrisponde all'89,85 % della media dell'Unione in Abruzzo ed al 78,97 % della stessa media nel Molise. Esso supera quindi in maniera significativa la soglia di ammissibilità per la deroga dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a), fissato al 75 % dal metodo. In tale contesto, le difficoltà cui si è accennato costituiscono elementi da prendere in considerazione ai fini della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c). L'insieme delle province (NUTS III) delle due regioni risponde in effetti alle condizioni per la concessione di una deroga a questo titolo: in applicazione della prima fase del metodo citato, le province di Pescara (PIB 77,54 %), di Chieti (disoccupazione 119,68 %), di Isernia (PIB 81,75 %, disoccupazione 114,15 %) e di Campobasso (PIB 75,17 %, disoccupazione 140,75 %), rispetto ad un indice nazionale uguale a 100; in applicazione della seconda fase (debolezza relativa del settore industriale, aumento della disoccupazione giovanile, isolamento, invecchiamento della popolazione) le province di L'Aquila e di Teramo. Queste regioni rientrano entrambe nell'obiettivo 1 dei Fondi strutturali, limitatamente, per l'Abruzzo, al 31 dicembre 1996. Il metodo citato non prevede la concessione di aiuti al funzionamento nelle regioni ammesse alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c). La Commissione tuttavia tiene conto del fatto che le due regioni erano ammesse alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) fino al 31 dicembre 1993 e che nel solo caso paragonabile relativo ad una regione che si trovava nelle stesse condizioni [cessazione dell'ammissibilità alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) e ammissibilità alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c)], con decisione 88/318/CEE (1) essa ha considerato opportuno e compatibile col mercato comune, senza che le condizioni degli scambi fossero alterate in misura contraria all'interesse comune, che misure d'accompagnamento a carattere temporaneo, consistenti tra l'altro in taluni aiuti al funzionamento, venissero ammesse, in modo da favorire l'adattamento delle imprese della regione - ancora colpita da problemi di sviluppo - alle nuove forme, meno incisive, di sostegno dell'economia. La Commissione ritiene che sussista un principio generale, relativo alla considerazione di particolarità oggettive di situazioni non comparabili con quelle delle altre regioni ammissibili alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), ed a questo principio essa intende continuare ad attenersi ammettendo che nelle stesse circostanze leggeri aiuti al funzionamento possano eccezionalmente venire ammessi a titolo temporaneo. In questa prospettiva, essa considera nella fattispecie come compatibili col mercato comune le misure indicate dalle autorità italiane nel quadro del progetto organico, in particolare - per quanto concerne la presente decisione - le riduzioni degli oneri sociali accordate nelle due regioni dal decreto interministeriale del 5 agosto 1994 e la riduzione progressiva del differenziale di fiscalizzazione, disposta in considerazione del diverso livello di sviluppo del Molise rispetto all'Abruzzo.
In tutte le regioni in esame è d'altra parte compatibile col mercato comune l'esonero annuale degli oneri sociali in favore di ogni nuovo impiego creato prima del 31 dicembre 1997. Si tratta di una misura di aiuto alla creazione di posti di lavoro la cui entità resta ben inferiore alle intensità di aiuto approvate generalmente in materia.
(16) La Commissione è costretta a constatare che tutte le riduzioni di cui hanno beneficiato finora le imprese del Mezzogiorno, a partire dal 1° dicembre 1991 per quanto concerne le riduzioni degli oneri sociali già dalla legge n. 64/86, ed a partire dal 1° luglio 1990 per quanto concerne il differenziale di fiscalizzazione, sono illegali in quanto accordate in violazione dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato.
(17) La Commissione considera che, tenuto conto delle preoccupazioni già espresse sul mantenimento del tessuto produttivo delle regioni interessate e della difficoltà di identificare l'importo dei vantaggi ricevuti da ciascun beneficiario, non è opportuno ordinare allo Stato membro di procedere al recupero degli aiuti incompatibili versati,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti in forma di esonero e di riduzioni degli oneri sociali nelle regioni del Mezzogiorno, di cui agli articoli 2, 3 e 4, sono compatibili col mercato comune alle condizioni ivi previste.
Articolo 2
L'esonero annuale degli oneri sociali per ogni nuovo impiego creato è limitato ai nuovi impieghi creati entro il 31 dicembre 1997.
Articolo 3
Nelle regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, le riduzioni globali degli oneri sociali, quali definite all'articolo 1 del decreto interministeriale italiano del 5 agosto 1994 in materia, sono limitate al - 14,60 % a partire dal 1° luglio 1994,
- 14 % a partire dal 1° dicembre 1994,
- 10,60 % a partire dal 1° dicembre 1995,
- 6,80 % a partire dal 1° dicembre 1996,
- 0 % a partire dal 1° dicembre 1997.
Nelle regioni Abruzzo e Molise, queste riduzioni sono limitate al - 12 % a partire dal 1° luglio 1994,
- 0 % a partire dal 1° novembre 1994.
Articolo 4
Nelle regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise, il differenziale di fiscalizzazione rispetto alle regioni del Centro Nord è limitato al - 5 % a partire dal 1° luglio 1995,
- 4 % a partire dal 1° gennaio 1996,
- 3 % a partire dal 1° gennaio 1997,
- 2 % a partire dal 1° gennaio 1998,
- 1 % a partire dal 1° gennaio 1999,
- 0 % a partire dal 1° gennaio 2000.
Nella regione Abruzzo, tale differenziale è limitato al - 5 % a partire dal 1° luglio 1995,
- 3 % a partire dal 1° gennaio 1996,
- 1 % a partire dal 1° luglio 1996,
- 0 % a partire dal 1° gennaio 1997.
Articolo 5
La Repubblica italiana adotta tutte le misure generali necessarie per conformarsi agli articoli 2 e 3 entro il 30 giugno 1996. Essa le comunica alla Commissione entro il 30 luglio 1996.
La Repubblica italiana adotta tutte le misure generali necessarie per conformarsi all'articolo 4 entro il 15 aprile 1995. Essa le comunica alla Commissione entro il 30 aprile 1995.
Articolo 6
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 1° marzo 1995.

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