Document ID: 31995D0547

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 26 luglio 1995 recante autorizzazione sub condizione dell'aiuto accordato dalla Francia alla banca Crédit Lyonnais (Il testo in lingua francese è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (95/547/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 92 e 93,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare gli articoli 61 e 62,
dopo avere invitato le parti interessate, conformemente agli articoli suddetti, a presentare osservazioni (1),
considerando quanto segue:
1. INTRODUZIONE
Con lettera del 2 maggio 1995 [SG(95) D/5500] la Commissione ha comunicato alle autorità francesi di aver deciso di aprire il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato in merito agli aiuti di Stato concessi alla banca pubblica Crédit Lyonnais (di seguito « il CL »).
Alla fine del 1993, il CL era il primo gruppo bancario europeo in termini d'attivo complessivo (quasi 2 000 miliardi di FF) e contava più di 71 000 dipendenti. Le sue attività spaziavano da quelle di banca commerciale a quelle di banca di investimento, dalle attività di banca specializzata nei mercati dei capitali alla gestione di fondi per conto terzi, dalle attività assicurative agli altri servizi parabancari. Oltre che in Francia, il CL era presente anche all'estero con circa 900 agenzie nel resto dell'Europa ed 800 nel resto del mondo.
Alla data del 31 dicembre 1993, l'azionista di maggioranza del CL era lo Stato francese, il quale deteneva il 55 % del capitale ed il 76 % dei diritti di voto. Gli altri detentori d'azioni ordinarie erano la Thomson-CSF (una società del gruppo pubblico Thomson, che disponeva di quasi il 20 % dei diritti di voto) e la Caisse des Dépôts et Consignations (un istituto di credito pubblico, che disponeva del 4 % dei diritti di voto). Il resto del capitale (il 22 %) era costituito da certificati di investimento quotati in borsa.
Dopo quasi cinque anni di forte crescita il CL ha registrato risultati negativi nel 1992 (1,8 miliardi di FF) e nel 1993 (6,9 miliardi di FF). Il livello elevatissimo di tali perdite in rapporto ai fondi propri avrebbe fatto discendere il coefficiente di solvibilità (vale a dire il rapporto tra i fondi propri della banca e le sue attività ponderate secondo i rischi) al di sotto del minimo regolamentare dell'8 % se nel 1994, su richiesta dell'autorità di vigilanza bancaria (la Commission bancaire) le autorità francesi non avessero preso dei provvedimenti di sostegno finanziario, segnatamente un aumento di capitale e l'assunzione a carico dello Stato di alcuni crediti di dubbia esigibilità. Agli inizi del 1995, è apparso chiaro che il CL stava per registrare nuove perdite che avrebbero messo a repentaglio la solvibilità della banca; lo Stato francese ha pertanto posto in essere un nuovo dispositivo di salvataggio, istituendo un'altra struttura specifica di scorporo destinata ad assumersi 135 miliardi di FF di attività, fra cui in particolare quelle di dubbia esigibilità. Tale meccanismo ha permesso di limitare la perdita contabile per il 1994 a 12,1 miliardi di FF.
La crisi del CL sembra in gran parte dovuta alla politica aggressiva di credito ed investimento perseguita dalla banca, senza un controllo sufficientemente rigoroso dei rischi, negli anni '80 e all'inizio degli anni '90. Fra il 1988 e il 1993, le attività complessive sono quasi raddoppiate, mentre il valore del portafoglio industriale del CL è aumentato di quasi cinque volte, raggiungendo i 50 miliardi di FF. Gli impieghi della banca sul mercato immobiliare hanno superato i 100 miliardi di FF, situandola così al primo posto fra gli enti creditizi francesi nel settore del credito agli operatori professionali del ramo immobiliare, con una quota più rilevante rispetto alla sua posizione di mercato. Inoltre, nel tentativo di sviluppare ulteriormente le sue attività in Europa e nel resto del mondo, il CL ha acquisito diverse banche straniere a prezzi assai elevati (ad esempio, la Chase Banque de Commerce in Belgio, il Banco Commercial Español e la Banca Jover in Spagna, il Credito Bergamasco e la Banca Lombarda in Italia, la BfG in Germania, la Slavenburg Bank nei Paesi Bassi).
Per quanto riguarda le passività di bilancio, in una situazione caratterizzata da crescente concorrenza, il CL ha perseguito una politica di indebitamento che si è tradotta in costi di finanziamento elevati. Il successivo deterioramento della qualità degli impieghi ha determinato il declino del « rating » della banca e l'ulteriore crescita del costo di finanziamento sui mercati. Contemporaneamente i costi operativi hanno continuato ad aumentare ad un ritmo superiore a quello dell'attivo complessivo. Al fine di sostenere lo sviluppo del CL, lo Stato francese vi ha apportato contributi diretti o indiretti per una somma considerevole (più di 17 miliardi di FF), segnatamente attraverso l'apporto di titoli di società pubbliche e partecipazioni incrociate (Rhône-Poulenc, Usinor-Sacilor, Aérospatiale e Altus). Ciò ha permesso di accrescere i fondi propri sotto il profilo contabile, ma ha pregiudicato i risultati del gruppo a causa della bassa redditività di tali partecipazioni e, successivamente, del consolidamento delle perdite subite da talune fra le imprese accennate.
Il rallentamento dell'attività economica, con la caduta dei prezzi sul mercato immobiliare e borsistico e l'aggravio della situazione dei debitori, ha contribuito ad amplificare i problemi della banca. Il margine di interesse è diminuito notevolmente, mentre le partecipazioni a lungo termine nel settore industriale hanno segnato rendimenti deboli o negativi.
Dopo un primo esame del caso, la Commissione aveva ritenuto che le misure di sostegno al CL contenessero importanti elementi di aiuto di Stato che, in quel momento e sulla base delle informazioni allora disponibili, non potevano essere dichiarati compatibili con il mercato comune.
2. DESCRIZIONE GENERALE DELLE MISURE D'AIUTO
I provvedimenti presi dallo Stato francese a favore del CL comprendono un aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF e l'assunzione da parte dello Stato dei rischi e dei costi connessi alle attività trasferite ad una struttura specifica di scorporo, nel quadro di un'operazione definita di dismissione. Nell'ambito del primo piano di salvataggio realizzato nel 1994, la quota assunta dallo Stato si limitava a 18,4 miliardi di FF su 42 miliardi di FF di attività trasferite. Nel 1995 invece, in seguito al trasferimento di nuove attività, lo Stato ne ha generalizzato la presa in carico accollandosi integralmente il valore netto delle attività trasferite nel 1994 e nel 1995 (per una cifra complessiva che sfiora i 135 miliardi di FF) e gli interessi sul prestito di 145 miliardi di FF accordato dal CL ad una società pubblica denominata SPBI, al fine di finanziare il meccanismo di scorporo.
L'aumento di capitale è stato sottoscritto nel luglio 1994 dai tre principali azionisti, vale a dire lo Stato (tramite la SPBI, società in nome collettivo controllata dallo Stato e da Thomson SIEG, filiale di Thomson CSF), Thomson CSF e la Caisse des Dépôts et Consignations, in proporzione alla rispettiva quota del capitale sociale del CL. A seguito di tale operazione, la partecipazione diretta e indiretta dello Stato francese nel CL è passata dal 78 all'80,7 %.
La transazione ha comportato la distribuzione agli azionisti di diritti d'opzione volti a rimunerarne l'investimento. Ciascuno di questi diritti d'opzione consente al detentore di sottoscrivere una nuova azione al prezzo di 774 FF per azione entro un termine di cinque anni. Tale prezzo è pari al valore dell'attivo netto per azione risultante da stime basate sui bilanci del 1993.
Con l'operazione di dismissione realizzata nel 1994, quasi 42 miliardi di FF di prestiti di dubbia esigibilità al settore immobiliare (su un totale di più di 100 miliardi di FF di crediti in essere a favore di questo settore), per i quali non erano stati predisposti accantonamenti sufficienti, sono stati conferiti ad una apposita società controllata dal CL e denominata OIG. L'OIG ha acquistato tali crediti al loro valore contabile netto, grazie ad un prestito partecipativo accordato dalla SPBI. Questo prestito partecipativo è stato a sua volta finanziato mediante un prestito concesso alla SPBI dal CL. I tre azionisti pubblici del CL si sono impegnati a coprire sino ad un importo di 14,4 miliardi di FF le minusvalenze che dovessero manifestarsi all'atto di realizzare le attività, oltre che una parte dell'onere di rifinanziamento del prestito accordato dal CL alla SPBI per i primi due anni, pari a 2 miliardi di FF all'anno. L'assunzione da parte dello Stato dei crediti trasferiti, a valere sui conti del 1993, ha consentito al CL di ridurre l'entità degli accantonamenti e delle perdite su crediti in sofferenza e di continuare la propria attività. Di fatto, lo Stato ha consentito al CL di sostituire con cespiti sicuri cespiti di dubbio valore che richiedevano ingenti accantonamenti.
Nel 1995 è stata creata una nuova struttura di scorporo, a valere sui conti del 1994, il Consortium De Réalisation (nel seguito « CDR »), un'impresa controllata al 100 % dal CL. Secondo il piano comunicato dalle autorità francesi, questa controllata dovrebbe acquistare dal CL quasi 190 miliardi di FF di cespiti, tra cui quelli in possesso della OIG, ai quali sono associati 55 miliardi di FF di passività. Tutti i cespiti in questione - vale a dire sostanzialmente quelli di natura immobiliare raggruppati nella OIG, le consociate bancarie (segnatamente SBT, SDBO e Colbert), i finanziamenti accordati al settore cinematografico e le partecipazioni industriali - devono essere ceduti o liquidati. In tal modo nel giro di un quinquennio andrà ceduto l'80 % dei cespiti; purché le condizioni di mercato lo consentano, almeno il 50 % di tali cespiti dovrebbe essere ceduto entro tre anni. Per quanto riguarda le consociate bancarie trasferite al CDR, la parte sana di queste banche sarà ceduta a terzi ovvero riacquistata dal CL entro il 31 dicembre 1995, di modo che alla fine dell'esercizio 1995 nessuna struttura bancaria attiva rimanga nel CDR.
Il CDR riceverà dalla SPBI un prestito partecipativo di 135 miliardi di FF per poter procedere all'acquisto dei cespiti suddetti dal CL. Per finanziare questo prestito la SPBI a sua volta chiederà al CL un mutuo non partecipativo dell'importo massimo di 145 miliardi di FF, grazie al quale essa sarà in grado di accordare il prestito partecipativo di 135 miliardi al CDR e di acquistare delle obbligazioni senza cedola per un importo massimo di circa 10 miliardi di FF. Tale sottoscrizione di titoli consentirà alla SPBI di realizzare un ricavo di 35 miliardi di FF circa a fine 2014, grazie al quale potrà assorbire le perdite registrate a tale data dal CDR.
Il prestito del CL alla SPBI e quello della SPBI al CDR scadono entrambi il 31 dicembre 2014. Il prestito del CL sarà rimborsato anticipatamente in concomitanza delle cessioni di cespiti, per importi pari a quelli di volta in volta incassati. Il tasso annuo di interesse applicabile a tale prestito sarà pari al 7 % per il 1995 e all'85 % del tasso del mercato monetario dal 1996 in poi. Il prestito partecipativo accordato al CDR sarà oggetto di un ammortamento parziale alla fine di ogni esercizio: alla SPBI verrà rimborsato un importo pari a quello delle cessioni effettuate nel corso dell'anno e, qualora constati l'esistenza di minusvalenze su queste cessioni, la SPBI dichiarerà di rinunciare al credito per un importo pari a quello delle perdite registrate dal CDR.
Mediante il prestito partecipativo le perdite del CDR verranno dunque sostenute dalla SPBI, cioè dallo Stato, fino ad un importo massimo di 135 miliardi di FF. Se le perdite del CDR dovessero superare tale importo, esse verrebbero ad essere sostenute dal CL, azionista unico del CDR. Il CL gode quindi della copertura dello Stato per il rimborso del prestito concesso alla SPBI, il che rende possibile che il CDR non sia consolidato né sotto il profilo prudenziale né sotto quello contabile in seno al gruppo CL; la banca, grazie a questo meccanismo, ha potuto quindi iscrivere in bilancio accantonamenti e perdite ridotti e rispettare così il coefficiente di solvibilità.
In contropartita, la SPBI beneficerà degli effetti di una clausola di « ritorno a giorni migliori » per il CL, grazie alla quale essa riceverà un contributo pari al 34 % dell'utile netto consolidato di pertinenza del gruppo CL (utile calcolato al lordo di tale contributo, degli accantonamenti al fondo per i rischi bancari generali e delle imposte francesi sulle società), maggiorato del 26 % della parte dell'utile suddetto che eccede il 4 % dei capitali propri consolidati di pertinenza del gruppo (cioè circa 1 miliardo di FF). Inoltre, le autorità francesi hanno dichiarato che a lungo termine lo Stato potrà conferire alla SPBI le azioni del CL in suo possesso, affinché tale società possa beneficiare dei dividendi e del ricavato della futura privatizzazione del CL.
In base al contratto che definisce gli obiettivi da raggiungere, stipulato tra lo Stato e il CL, quest'ultimo può riacquistare determinate partecipazioni in imprese industriali e commerciali al loro valore di mercato a concorrenza di un importo non superiore al 10% del valore attuale del suo portafoglio di partecipazioni, vale a dire 5 miliardi di FF circa. Inoltre la parte sana delle consociate bancarie attribuite al CDR che non sarà ceduta a terzi dovrà venir riacquistata dal CL entro il 31 dicembre 1995, mentre la parte rimanente dovrà essere liquidata.
In base al protocollo di accordo, il CL presterà assistenza al CDR ai termini di un contratto di servizio che contiene una clausola di partecipazione agli utili derivanti da determinati cespiti, secondo modalità che saranno definite in seguito di comune accordo fra le parti. Le autorità francesi, però, hanno poi dichiarato oralmente che la clausola suddetta sarà soppressa.
3. APPLICAZIONE ALLE BANCHE DELLE NORME IN MATERIA DI AIUTI DI STATO
3.1. Applicabilità alle banche delle norme in materia di aiuti di Stato e valutazione della sussistenza di tali aiuti
Nell'esaminare le misure di sostegno intraprese dallo Stato a favore delle banche, occorre innanzitutto considerare che il trattato non stabilisce regole specifiche per le istituzioni creditizie in materia di aiuti di Stato. Ciononostante, la Commissione è consapevole del carattere particolare del settore bancario e della grande sensibilità dei mercati finanziari anche a difficoltà limitate all'una o all'altra banca, circostanza che va presa in considerazione nell'applicazione delle norme in materia di aiuti.
È inoltre utile ricordare quanto dichiarato dal Consiglio delle Comunità europee nella direttiva 89/647/CEE (2), relativa al coefficiente di solvibilità degli enti creditizi: « gli enti creditizi in un mercato bancario comune sono chiamati ad entrare in diretta concorrenza fra di loro e (. . .) l'adozione di norme comuni di solvibilità sotto forma di un coefficiente minimo avrà come effetto di prevenire le distorsioni di concorrenza e di rafforzare il sistema bancario comunitario ».
Nella stessa direttiva, il Consiglio ha inoltre affermato che « l'adozione di norme comuni in funzione del rischio creditizio delle attività e delle operazioni fuori bilancio costituisce uno dei settori essenziali di armonizzazione necessari a pervenire al reciproco riconoscimento delle tecniche di controllo prudenziale e quindi a completare il mercato interno nel settore bancario ».
Tali considerazioni si fondano sul riconoscimento che un coefficiente di solvibilità minimo costituisce al tempo stesso un criterio di uguaglianza delle condizioni di concorrenza e uno dei criteri di efficienza economico-finanziaria di una banca. Tuttavia, i provvedimenti statali tesi a sostenere finanziariamente le banche in difficoltà per consentire loro di rispettare le norme prudenziali comunitarie possono contenere altresì elementi di aiuto di Stato. La Commissione deve pertanto verificare se le norme previste dal trattato in materia di aiuti di Stato sono rispettate, al fine di prevenire qualsiasi distorsione della concorrenza incompatibile.
In condizioni di concorrenza, gli enti creditizi sono liberi di scegliere, nel rispetto delle norme prudenziali e sotto il controllo delle autorità di vigilanza, la politica di investimenti e la combinazione rischio-rendimento del loro portafoglio di attività che ritengono più adatta. Una politica audace ed aggressiva può determinare rendimenti attesi più elevati ma anche un livello superiore di rischio, se non è gestita in modo adeguato. L'individuazione, il controllo e la limitazione di tali rischi, che sono di natura diversa e spesso interconnessi, costituiscono altrettante componenti fondamentali dell'attività bancaria. Quando si materializzano rischi rilevanti, questi possono diminuire il risultato ottenuto dalla banca e incidere sull'importo dei fondi propri e sul coefficiente di solvibilità. Possono così rendersi necessari una riduzione delle attività a rischio o un aumento di capitale, al fine di ristabilire il livello minimo prescritto per i fondi propri e il coefficiente in questione (8 %). Di fronte a tale situazione, gli azionisti della banca interessata possono apportarvi risorse supplementari se ritengono che i loro investimenti godranno di una remunerazione sufficiente. Essi richiederanno di norma un impegno di ristrutturazione al fine di ridurre il livello di rischio.
Poiché per una banca l'alternativa della liquidazione è spesso una soluzione globalmente più costosa che per un'impresa industriale, a causa del rapporto per definizione più elevato fra fondi di terzi e fondi propri e della responsabilità spesso maggiore degli azionisti di maggioranza rispetto ai depositanti, e poiché deve essere mantenuta la fiducia dei depositanti stessi, le autorità di vigilanza bancaria applicano misure di controllo costanti e assai severe sia sulla gestione delle banche, sia sugli azionisti, al fine di prevenire gli effetti negativi di una richiesta di fallimento.
Tali autorità effettuano ispezioni e possono richiedere misure correttive, se lo ritengono necessario. In caso di violazione delle norme prudenziali, esse dispongono, al fine di ristabilire le condizioni normali d'esercizio dell'attività bancaria, di strumenti che vanno dall'avvertimento alla revoca dell'autorizzazione dell'istituzione creditizia. Esse possono inoltre domandare agli azionisti di offrire il loro sostegno per il riassetto della banca, in particolare nei casi in cui il fallimento può avere conseguenze negative indesiderate sulla fiducia dei depositanti ed eventualmente sui mercati finanziari. Tali conseguenze possono essere così rilevanti da risultare incommensurabili con le difficoltà in cui si dibatte la singola banca interessata.
Se la banca in questione non può essere ricapitalizzata dai suoi azionisti o riacquistata da un'altra istituzione, si prospettano diverse soluzioni: la richiesta di fallimento, l'attuazione di un meccanismo di liquidazione controllata o di vendita a blocchi, oppure l'intervento solidale di diverse altre banche al fine di evitare gli effetti negativi indesiderati accennati più sopra. Nel caso in cui il settore privato partecipi alle misure di salvataggio su base non obbligatoria e in misura finanziariamente significativa, si potrebbe concludere che non sussista alcun aiuto di Stato.
Le autorità di vigilanza possono intervenire a seconda dell'ampiezza del rischio di crisi per il sistema finanziario. Nel caso delle banche pubbliche, lo Stato può inoltre essere sollecitato ad intervenire in quanto azionista.
Qualora lo Stato offra la maggior parte o la totalità del sostegno finanziario, anche se su invito delle autorità di vigilanza, la Commissione deve valutare il carattere eventuale di aiuto degli interventi statali. In tale valutazione, essa applica in generale il « principio dell'investitore in economia di mercato », come indicato nella comunicazione sulle imprese pubbliche (3). Tale comunicazione stabilisce che l'aiuto sussiste se il finanziamento non sarebbe stato erogato da un investitore privato nelle normali condizioni di un'economia di mercato.
Per quanto riguarda le partecipazioni pubbliche al capitale sociale di un'impresa, come spiegato nella comunicazione della Commissione del 1984 (4), si ritiene che un'operazione non sarebbe stata intrapresa da un investitore privato, e che costituisca pertanto presumibilmente un aiuto, qualora la situazione finanziaria della società in questione non consenta di assicurare il ritorno a un livello di remunerazione normale (in termini di dividendi o di plusvalenza di capitale) del capitale investito in un lasso di tempo ragionevole, oppure qualora i rischi di tale operazione siano troppo elevati o troppo estesi nel tempo.
Parimenti, la Commissione presume che le garanzie concesse dallo Stato costituiscano un aiuto se sono necessarie alla sopravvivenza della società interessata; in altre parole, se l'elemento di aiuto in esse contenuto è pari all'importo garantito, oppure se hanno durata straordinaria o comportano un livello di rischio assai elevato.
Al fine di permettere alla Commissione di verificare il rispetto del principio dell'investitore in economia di mercato, deve essere fornita una giustificazione del comportamento dell'azionista Stato rispetto a quello di un investitore privato. A tale scopo, deve essere presentato un piano di ristrutturazione coerente e dettagliato, il quale dimostri che lo Stato possa ragionevolmente contare di ricevere, per tutta l'operazione di intervento, una remunerazione « normale » e accettabile per un investitore in economia di mercato. Altrimenti, il provvedimento in esame contiene un elemento di aiuto di Stato.
L'articolo 10, paragrafo 3 della direttiva 89/647/CEE di cui sopra, relativa al coefficiente di solvibilità, stabilisce inoltre che « qualora il coefficiente scenda al di sotto dell'8 %, le autorità competenti provvedono affinché gli enti creditizi interessati adottino al più presto misure appropriate per riportare il coefficiente al valore minimo stabilito ». Tale disposizione comporta tre tipi di considerazioni. In primo luogo, è fatto obbligo alle autorità di vigilanza di verificare che vengano prese misure appropriate al fine di ripristinare la solvibilità della banca interessata. Evidentemente, per essere appropriate tali misure non devono limitarsi a ristabilire il coefficiente in questione da un punto di vista contabile, ma devono comprendere interventi più sostanziali al fine di assicurare la ristrutturazione effettiva e il risanamento durevole della banca, per evitare che quest'ultima ricada nelle stesse difficoltà.
In secondo luogo, occorre sottolineare che l'obbligo di vigilanza trova la sua giustificazione, sottolineata nella motivazione della direttiva, nella necessità di prevenire qualsiasi crisi di fiducia e di mantenere condizioni di parità nel gioco della concorrenza. Una sorveglianza continua e rigorosa è assai importante perché consente di prendere provvedimenti correttivi al fine di limitare i rischi incorsi dalle banche e pertanto di limitare l'importo delle risorse necessarie per le operazioni di salvataggio. Di conseguenza, l'opera delle autorità di vigilanza contribuisce a minimizzare gli aiuti eventualmente necessari per il risanamento degli enti creditizi.
Poiché la direttiva mira ad assicurare non solo la stabilità del sistema, ma anche la parità delle condizioni di concorrenza, il ruolo di vigilanza svolto dalle competenti autorità attraverso il controllo del coefficiente di solvibilità deve iscriversi nel quadro delle norme di concorrenza, in particolare di quelle relative agli aiuti di Stato, al fine di assicurare condizioni di concorrenza leale. Dette autorità debbono quindi sincerarsi che le banche pubbliche o troppo grandi per essere lasciate fallire (« too-big-to-fail »), forti del sostegno esplicito o implicito dello Stato, non effettuino troppi impieghi rischiosi, che possano incidere sul coefficiente di solvibilità. La ricostituzione automatica del coefficiente di solvibilità attraverso l'iniezione di fondi propri, o qualsiasi altro provvedimento equivalente preso dallo Stato, avrebbe l'effetto di avallare la concorrenza sleale praticata dall'ente in questione prima di precipitare nella crisi.
Occorre infine precisare che la disposizione suddetta non impone il ripristino del coefficiente ad ogni costo e con ogni mezzo. È tuttavia evidente che l'inadempimento delle norme relative alla solvibilità comporta la revoca dell'autorizzazione dell'istituto creditizio e, di conseguenza, la liquidazione o il fallimento dell'istituto stesso. In particolare, a norma dell'articolo 8, paragrafo 1, lettera d) della direttiva 77/780/CEE del Consiglio (5), l'insufficienza dei fondi propri costituisce una delle condizioni per le quali le autorità di vigilanza competenti possono revocare l'autorizzazione suddetta (6).
Anche se le normative nazionali prevedono l'obbligo di ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, tale ricapitalizzazione costituisce un aiuto se non è concessa a condizioni normali e accettabili per un investitore privato sotto il profilo della remunerazione. Per il confronto fra l'azione dello Stato e quella di un investitore in economia di mercato, la valutazione dell'importo dell'aiuto deve basarsi sul raffronto tra il costo dell'operazione e il suo valore attuale correttamente calcolato (7).
Anche se l'intervento statale è giudicato necessario per ragioni più generali di quelle attinenti al singolo ente creditizio assistito, ciò non esime dall'obbligo di verificare se è stata scelta la soluzione che comporta le distorsioni minori; se si rende inevitabile una distorsione della concorrenza rilevante, devono essere previste contropartite adeguate ed utili agli altri operatori del settore al fine di compensare gli effetti negativi sulla concorrenza e l'impossibilità di adottare le soluzioni più radicali, ma a volte inevitabili, che si applicano invece nel settore industriale, meno sensibile alla crisi di una singola impresa.
In conclusione, le norme in materia di aiuti di Stato devono essere applicate anche alle banche, al fine di determinare la presenza di elementi di aiuto in un provvedimento statale teso al sostegno di una banca in difficoltà, le distorsioni create da tale sostegno e le condizioni che lo Stato deve soddisfare al fine di rispettare l'interesse comune.
3.2. Valutazione della compatibilità con il mercato comune di un aiuto di Stato in favore di una o più banche
Dopo aver determinato la natura di aiuto di Stato dei provvedimenti in esame, ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, la Commissione deve valutare se tali provvedimenti possano essere considerati compatibili con il mercato comune.
Qualora elementi al di fuori del controllo delle banche provochino una crisi di fiducia nel sistema, lo Stato può essere portato a offrire il suo sostegno alla totalità delle istituzioni creditizie, per evitare gli effetti negativi di una tale crisi sistemica. Nel caso di una vera crisi sistemica, pertanto, esso potrà addurre a giustificazione la deroga prevista dall'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) del trattato per « porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro ». La condizione da rispettare per la compatibilità con il mercato comune è che gli aiuti siano concessi in maniera neutrale, dal punto di vista della concorrenza nello Stato interessato, alla totalità del sistema bancario, e senza superare lo stretto necessario.
In linea di principio, le difficoltà incontrate da una o da un numero limitato di banche non provocano una crisi di fiducia in tutto il sistema. Il fallimento di una sola banca di notevoli dimensioni, tuttavia, anche se dovuto a errori di gestione interna, può mettere in difficoltà altri enti creditizi che sono finanziariamente legati ad essa, scatenando così una crisi di portata più generale. Può allora rendersi necessario il sostegno da parte dello Stato, purché ciò non si traduca in un sostegno incondizionato dell'istituzione che fallisce e si abbia cura della ristrutturazione definitiva e della limitazione, nell'ambito del singolo caso, della distorsione della concorrenza causata dall'aiuto.
Nel valutare la compatibilità con il mercato comune degli aiuti concessi alle grandi banche, la Commissione verifica che gli aiuti in questione non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, conformemente all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) o c) del trattato. Essa deve pertanto verificare l'esistenza di un piano di risanamento regolarmente notificato, coerente e realistico, tenendo conto che, in talune situazioni, sono necessari provvedimenti particolari al fine di evitare che il fallimento di una grande banca eserciti effetti negativi indesiderati sui mercati finanziari. L'interesse comune può richiedere che l'impossibilità del fallimento di una banca sia compensata da una rilevante riduzione della sua forza competitiva.
Negli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà del 27 luglio 1994 (8), la Commissione ha indicato che, al fine di rispettare il comune interesse ed essere quindi dichiarati compatibili con il mercato comune, gli aiuti di Stato devono conformarsi ai quattro principi seguenti:
a) assicurare il ripristino dell'efficienza economico-finanziaria dell'impresa in un lasso di tempo ragionevole;
b) essere proporzionali ai costi e ai benefici della ristrutturazione e non superare l'importo strettamente necessario;
c) comportare il minimo possibile di distorsioni della concorrenza e prevedere la partecipazione finanziaria dell'impresa, in misura significativa, ai costi della ristrutturazione;
d) infine, devono esser presi provvedimenti tesi a compensare per quanto possibile le conseguenze sfavorevoli dell'aiuto per i concorrenti.
La Commissione ritiene che i quattro principi generali indicati possano essere applicati alle banche, pur tenendo conto degli eventuali effetti negativi indesiderati della loro applicazione per il sistema finanziario e per la fiducia del pubblico nel settore bancario, e della necessità di rispettare le normative comunitarie in materia bancaria.
Quando lo Stato è l'azionista principale della banca in crisi, conviene separare il suo ruolo di azionista da quello di autorità di controllo che ha l'obbligo di tutelare la fiducia nel sistema bancario. Infatti, quest'ultimo compito può portare lo Stato ad accordare alla banca in crisi misure di sostegno che vanno al di là di quanto è effettivamente necessario al fine di ripristinare l'efficienza economico-finanziaria della banca. Di conseguenza, la Commissione può valutare in modo più favorevole i provvedimenti di sostegno presi da autorità di vigilanza indipendenti, soprattutto quando trattasi di banche pubbliche, se consentono di garantire la neutralità degli interventi statali e la parità delle condizioni di concorrenza.
4. RISPOSTE DELLE AUTORITÀ FRANCESI ALLE DOMANDE DI INFORMAZIONI FORMULATE DALLA COMMISSIONE NELLA DECISIONE DI AVVIARE IL PROCEDIMENTO
Nella decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, la Commissione aveva espresso il proprio parere sulle caratteristiche generali del piano di risanamento, rilevando che esso sembrava affrontare il problema di fondo della banca e che quest'ultima sembrava prestare un contributo rilevante ai costi dell'operazione, di modo che la sua espansione ne risultava frenata e la sua presenza in taluni campi d'attività ridotta, per tener conto dei legittimi interessi dei concorrenti. La Commissione aveva inoltre constatato che era stata evitata una nuova ricapitalizzazione, che i cespiti improduttivi erano stati separati dalla banca per essere ceduti, e che vi sarebbe stata una rifocalizzazione degli interessi della banca stessa sulle attività di base. Essa aveva altresì dichiarato che avrebbe tenuto in particolare considerazione, nell'esaminare la compatibilità dell'aiuto col mercato comune, l'impegno richiesto al CL, con particolare riguardo allo snellimento del bilancio, all'introduzione di una clausola di ritorno a tempi migliori che avrà l'effetto di moderare l'espansione della banca, nonché alla notevole razionalizzazione dell'attività bancaria, compresa la significativa, ulteriore riduzione del personale e della presenza geografica.
Ciononostante, la Commissione aveva ritenuto necessari chiarimenti e precisazioni su alcuni punti importanti. In assenza di tali chiarimenti, infatti, essa non poteva trarre conclusioni sulla compatibilità del piano suddetto con il mercato comune. Essa aveva inoltre ribadito i principi generali secondo i quali la dichiarazione di compatibilità è subordinata alla limitazione dell'aiuto al minimo indispensabile, affinché lo sforzo di risanamento sia sostenuto per quanto possibile dall'impresa stessa, all'apporto di contropartite sufficienti per compensare l'effetto distorsivo sul gioco della concorrenza di un aiuto di questa portata e all'esecuzione completa di un piano di ristrutturazione che consenta di ripristinare la redditività dell'impresa entro un lasso di tempo ragionevole.
In particolare, la Commissione aveva richiesto informazioni supplementari relative agli elementi seguenti:
a) gli elenchi dettagliati dei cespiti trasferiti, menzionati nel protocollo di accordo tra lo Stato e il CL, nonché gli studi di valutazione eseguiti dalle banche consulenti e dalla Commission bancaire;
b) il piano di ristrutturazione dettagliato, suddiviso per attività e zona geografica, che dimostri la possibilità per il CL di ripristinare la propria efficienza economico-finanziaria;
c) la separazione fra il CDR e il CL e le modalità con le quali il CL prende parte al controllo della gestione del CDR;
d) le modalità di riacquisto da parte del CL dei cespiti scorporati;
e) la possibilità di riporto delle perdite di bilancio ai fini fiscali;
f) la totale assunzione a carico dello Stato degli impegni della SPBI;
g) il costo della ristrutturazione dei cespiti scorporati, necessaria alla loro vendita;
h) le condizioni di privatizzazione del CL, soprattutto per quanto riguarda il futuro dei vincoli imposti al CL dopo tale privatizzazione;
i) le condizioni eventualmente previste per il ritiro degli azionisti di minoranza dalla SPBI;
j) la vendita di cespiti al di fuori del dispositivo CDR/SPBI per un importo di 100 miliardi di FF;
k) qualsiasi altra cessione nell'ambito delle attività periferiche o centrali del CL;
l) le operazioni effettuate dall'OIG nel 1994, risultanti ad esempio dalle sue relazioni finanziarie.
In prosieguo, sono esposte le informazioni fornite dalle autorità francesi, per iscritto (lettere del 26 e del 28 aprile, del 23 giugno e del 6 luglio, registrate rispettivamente in data 27 aprile, A/33402, 3 maggio 1995, A/33499, 26 giugno, A/34961 e 7 luglio, A/35317) o oralmente nel corso di riunioni fra rappresentanti della Commissione, del governo francese e del CL (in data 28 aprile, 17 maggio, 20 e 27 giugno e 5 luglio 1995).
4. a) Gli elementi di cui alla lettera a) servivano soprattutto ad effettuare una verifica dei cespiti scorporati e del loro prezzo di trasferimento. Inoltre, la Commissione necessitava di ulteriori ragguagli al fine di poter valutare in modo più preciso il contenuto di aiuto delle misure di salvataggio. Infatti, la quantificazione del sostegno effettivo dello Stato è essenziale sia per determinare le contropartite che il beneficiario dell'aiuto è chiamato ad offrire, sia per limitare l'aiuto stesso allo stretto necessario.
Per quanto riguarda la verifica contabile, il CL ha dichiarato di trasferire 190 miliardi di FF di attività, ai quali sono collegati 55 miliardi di FF di passività. Risulta dall'esame dei documenti inviati che l'importo netto dei cespiti scorporati (titoli più crediti) si aggira sui 130 miliardi di FF. A tale importo, occorre aggiungere il trasferimento di 16 miliardi di FF di garanzie quantificabili e altre garanzie non quantificabili, in particolare rischi derivanti dalla concessione di garanzie di passività a società terze da parte del CL o di società sue controllate, da controversie e da obbligazioni contratte da persone giuridiche controllate dal CDR. La tabella seguente mostra i valori d'acquisto dei cespiti per grandi aggregati, secondo quanto comunicato dal CL:
SPAZIO PER TABELLA
Il prezzo di trasferimento dei cespiti è stato fissato come segue:
- crediti, valori mobiliari a reddito fisso e titoli rappresentativi del capitale di società non consolidate: valore contabile al 31 dicembre 1994, al netto degli accantonamenti (salvo che per i crediti sul gruppo MGM, trasferiti al valore lordo);
- titoli rappresentativi del capitale sociale di società consolidate: prezzo tale da non provocare variazioni nei capitali propri consolidati di pertinenza del gruppo CL al 31 dicembre 1993.
Poiché, secondo il protocollo di accordo concluso fra lo Stato e il CL, le cessioni avrebbero dovuto avvenire con effetto retroattivo al 1° gennaio 1994, si è stabilito che i proventi e gli oneri associati ai cespiti scorporati e relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 1994 e la data del trasferimento fossero trasferiti al CDR. In conformità di tale principio, il prezzo dei titoli ceduti è stato maggiorato degli interessi calcolati al tasso del 4,845 % (ossia l'85 % del tasso del mercato monetario per il 1994, pari al 5,7 %). Per quanto riguarda i crediti, tale principio è stato applicato in maniera forfettaria: il CL rinuncia a farsi rimborsare i costi del finanziamento e conserva i ricavi costituiti dagli interessi maturati al momento della contabilizzazione.
4. b) Nella decisione di avvio del procedimento, la Commissione aveva richiesto che le venisse trasmesso il piano di risanamento del CL, al fine di poter valutare la compatibilità con il mercato comune degli aiuti e in particolare dell'aumento di capitale. Essa aveva quindi richiesto delle informazioni finanziarie più dettagliate sui diversi settori economici e geografici d'attività del gruppo CL, per verificare che l'aiuto non superi l'importo strettamente necessario affinché il CL possa in futuro tornare all'efficienza economico-finanziaria senza ulteriori interventi dello Stato. Queste informazioni sono indispensabili per valutare il grado di realismo dello scenario di riferimento del CL per i prossimi cinque anni e, in particolare, la possibilità di ridurre in quattro anni il coefficiente d'esercizio del CL (vale a dire il rapporto tra costi operativi più ammortamenti da una parte e margine d'intermediazione dall'altra), dall'attuale 81 % ad un livello inferiore a quello dei suoi principali concorrenti, che si aggira intorno al 70 %, producendo un miglioramento corrispondente dei risultati del CL stesso.
Le autorità francesi hanno trasmesso alla Commissione il « business plan » preparato dal CL per riportare la banca in attivo. Tale documento analizza i problemi principali all'origine della crisi, vale a dire la crescita eccessiva e mal gestita, la deriva dei costi operativi e l'insufficienza del controllo dei rischi. Sulla base di questa analisi, il piano si articola sui tre assi seguenti:
a) Un processo di « rifocalizzazione » sulle attività centrali, con un contenimento della crescita esterna. Il CL continuerà l'attività di « banca commerciale in Francia » (con una nuova ripartizione della clientela, lo sviluppo di nuovi canali di distribuzione e l'ottimizzazione della rete di agenzie) e di « banca delle grandi imprese e dei grandi investitori nel mondo ». Esso rinuncerà inoltre all'universalità geografica: al di fuori dell'Europa, infatti, le attività bancarie al dettaglio e quelle parabancarie saranno cedute. In particolare, il CL pensa di cedere nel 1995 tutte le società controllate in America Latina. Saranno inoltre vendute altre parti della rete internazionale. Il CL cederà o chiuderà altresì le attività bancarie al dettaglio in Europa che non offrono sufficienti prospettive di redditività; in tale ottica, esso ha già chiuso quest'anno tutti gli insediamenti bancari al dettaglio in Gran Bretagna. I dati riportati dal « business plan » tengono conto della cessione del CLBN nel 1995 e di quella di altre imprese controllate straniere, da intraprendersi negli anni successivi al fine di consentirne prima la ristrutturazione. A parità di altre condizioni, tale rifocalizzazione si tradurrà, nel bilancio del CL, in una diminuzione valutata a un centinaio di miliardi di franchi francesi su un periodo di quattro anni, senza tener conto della cessione di cespiti alla struttura di scorporo.
b) Il miglioramento della produttività, espresso dalla riduzione, in quattro anni, del coefficiente di esercizio (costi operativi + ammortamenti/margine d'intermediazione) da un livello superiore all'80 % al 70 %. I provvedimenti presi a tale riguardo si suddividono in due categorie principali, di cui la prima riguarda i costi salariali pro capite e la riduzione della forza lavoro. Alla fine della prima fase del piano, nel 1994, il numero dei dipendenti è stato ridotto in Francia di 1 500 unità. L'obiettivo è quello di realizzarne una riduzione dell'ordine di 2 400 unità nel 1995. L'ultima fase del piano, quella cioè relativa al periodo che va dal 31 marzo 1996 al 31 marzo 1997, dovrebbe consentire un miglioramento comparabile della produttività. È su tale base che è stata fissata l'entità degli accantonamenti per ristrutturazione del 1994. In Europa, l'obiettivo è quello di passare da [. . .] dipendenti nel giugno 1994 a [. . .] nel dicembre 1995. La forza lavoro addetta a servizi di banca commerciale al di fuori dell'Europa (attualmente 11 600 persone) risulterà [. . .] per effetto della ridefinizione strategica. A tale prima categoria di provvedimenti va aggiunta la riduzione degli altri costi, soprattutto a livello amministrativo.
c) La gestione e il controllo dei rischi, soprattutto grazie alla riorganizzazione delle modalità di impiego dei fondi, la misurazione del costo dei rischi ed il miglioramento del recupero crediti, oltre che agli effetti benefici dello scorporo sotto il profilo dei rischi.
La tabella seguente riporta l'evoluzione dei principali aggregati contabili nel gruppo CL dopo la ristrutturazione per gli anni 1994-1999, secondo i dati forniti dal CL.
SPAZIO PER TABELLA
Le previsioni delle attività di base ed i dati contenuti nel « business plan » per il 1995-1996 tengono conto delle previsioni trasmesse dalle direzioni operative e di una serie di provvedimenti gestionali i quali, riguardanti essenzialmente il margine d'intermediazione e i costi operativi, sono stati definiti a livello globale e poi applicati, per misurarne gli effetti, all'attività delle singole entità di base. Per gli anni dal 1997 al 1999, le previsioni sono state formulate senza discendere al livello delle unità più elementari, bensì in maniera più globale per ciascuna delle grandi attività del gruppo.
Il « business plan » del CL si fonda sulle ipotesi seguenti:
- i tassi d'interesse a breve termine rimangono bassi per tutto il periodo considerato in Europa (in Francia, al 4,78 % nel 1995 e al 4,67 % in seguito) ma risalgono negli Stati Uniti (dal 6,06 al 6,45 %);
- i tassi d'interesse a lungo termine rimangono stabili;
- il dollaro USA recupera terreno rispetto al 1994 e la parità DM/FF rimane stabile;
- il quadro macroeconomico è caratterizzato dal miglioramento della congiuntura in Europa, la quale dovrebbe consentire la riduzione degli accantonamenti fino al 1997.
Tali risultati sono stati presentati dal CL con i commenti seguenti:
- il margine d'intermediazione diminuisce, nel 1995, per effetto delle cessioni [. . .] e, nel 1996, del passaggio del tasso di remunerazione del prestito concesso dal CL alla SPBI dal 7 % annuo all'85 % del tasso del mercato monetario (vale a dire al 4 % annuo nell'ipotesi adottata nel modello). Negli anni seguenti, l'effetto positivo dei rimborsi della SPBI al CL, che si verificano parallelamente alla cessione dei cespiti scorporati, è compensato dalla cessione di talune controllate europee e dagli effetti della ristrutturazione;
- i costi operativi e gli ammortamenti diminuiscono per tutta la durata del piano. I provvedimenti di ristrutturazione producono i loro effetti automatici connessi alla diminuzione del numero dei dipendenti;
- il coefficiente d'esercizio segna un miglioramento costante, passando dal [. . .] nel 1994 al [. . .] nel 1996, per terminare al [. . .] nel 1999;
- l'evoluzione degli accantonamenti netti si fonda sull'ipotesi che la fase di recupero sia terminata nel [. . .], anno che segna il picco del ciclo bancario;
- gli altri elementi considerati sono la quota parte degli utili del settore delle assicurazioni sulla vita [. . .] nonché le plusvalenze e le minusvalenze eccezionali registrate in occasione delle cessioni.
La tabella 3 traccia l'evoluzione del tasso di redditività del CL, secondo il « business plan » (utili del gruppo prima della detrazione relativa alla clausola partecipativa sui fondi propri).
SPAZIO PER TABELLA
4. c) Nell'avviare il procedimento, la Commissione aveva chiesto una separazione più precisa tra la struttura di scorporo (CDR) e il CL, al fine di assicurare un controllo indipendente della gestione e della vendita o liquidazione dei cespiti trasferiti. Nonostante i risparmi realizzabili attraverso la gestione di talune pratiche (in particolare di quelle bancarie e immobiliari) da parte del CL, infatti, essa aveva individuato un rischio evidente di conflitti di interesse. Tale rischio dovrà essere eliminato grazie ad una netta separazione tra il CDR e il CL e ad una maggiore influenza diretta dello Stato. La stessa preoccupazione è stata espressa dai reclamanti.
Nell'ambito del procedimento, le autorità francesi hanno sottoposto alla Commissione la versione definitiva degli articoli del protocollo di accordo tra lo Stato e il CL concernenti la gestione del CDR, versione che presenta talune modifiche rispetto al primo progetto. Secondo tali modifiche, la nomina dei rappresentanti societari del CDR, effettuata dall'azionista CL a norma del diritto delle società, sarà sottoposta all'approvazione dello Stato. È inoltre prevista la costituzione di un comitato consultivo di controllo, comprendente tre membri nominati dalla SPBI sotto la supervisione diretta del ministro dell'Economia, due membri scelti dal CL e cinque personalità qualificate nominate dal detto ministro. Secondo il protocollo d'accordo, la nomina dei membri scelti dal CL è soggetta all'approvazione del ministro dell'Economia.
Il comitato consultivo ha poteri assai estesi. Esso dovrà infatti pronunciarsi su tutte le grandi decisioni che impegneranno il CDR o le sue controllate, ad esempio per quanto riguarda le cessioni di cespiti, le operazioni di finanziamento complementari o il contenzioso oltre le soglie che sono state fissate dal protocollo d'accordo e che potranno essere successivamente modificate dal regolamento interno del comitato. Pur avendo valore puramente consultivo, tali pareri comportano, se negativi, l'esclusione della responsabilità pecuniaria della SPBI. In pratica, il comitato in questione avrà il potere di rifiutare tali operazioni.
Per compiere la propria missione, il comitato suddetto potrà procedere ad un esame contabile dei cespiti o delle operazioni. In particolare, salvo eccezioni espressamente approvate da tale comitato, i mandati a vendere saranno affidati a banche terze, al fine di assicurare l'indipendenza della valutazione. Tale principio di separazione potrà essere applicato anche per la gestione dei cespiti, la quale, se del caso, potrà essere affidata a un altro ente.
Per quanto riguarda la clausola di cointeressenza tesa ad incentivare il CL alla buona gestione della struttura di scorporo, le autorità francesi hanno comunicato in maniera informale che l'articolo del protocollo di accordo relativo a tale clausola non sarà applicato.
4. d) Quanto alla possibilità di riacquisto da parte del CL di cespiti scorporati, a norma dell'allegato 12 del protocollo di accordo, gli eventuali mandati a vendere saranno affidati a banche terze ed il CL dovrà richiedere l'approvazione espressa della SPBI prima di poter acquisire un cespite. In particolare, ove fosse stata programmata la cessione ad una persona estranea al gruppo CDR, l'acquisto da parte del CL dovrà obbligatoriamente avvenire a condizioni, segnatamente di prezzo, almeno eguali a quelle proposte dalla persona suddetta al gruppo CDR. Nel caso di una cessione spontanea, che può avvenire in qualsiasi momento nell'ambito della gestione dei cespiti, la SPBI potrà indire un'asta, mettendo così il CL in concorrenza con terzi. In quest'ultimo caso, come nel caso della cessione delle banche scorporate, il prezzo di acquisizione da parte del CL, se la SPBI lo richiede, sarà fissato congiuntamente da due banche d'affari scelte rispettivamente dal CL e dalla SPBI come esperti abilitati.
4. e) La Commissione riteneva inoltre che la possibilità per il CL di procedere al riporto dei disavanzi d'esercizio ai fini fiscali costituisse un problema da risolvere secondo i principi stabiliti negli orientamenti comunitari sugli aiuti per la ristrutturazione. I reclamanti hanno richiesto l'annullamento di questa possibilità.
Alla fine del 1994, il gruppo costituito, sotto il profilo contabile, dal CL e da 71 delle sue controllate, può effettuare il riporto di un disavanzo pari a 29 miliardi di FF, derivante per la maggior parte dall'attività della casa madre, il CL stabilito sul territorio metropolitano francese. Secondo le previsioni del CL, il gruppo dovrebbe pervenire a segnare un piccolo utile di bilancio e compensare così in parte il disavanzo, per il quale la possibilità di riporto è limitata a cinque anni. Tuttavia, per la parte di tale disavanzo, pari a 4,8 miliardi di FF, derivante dall'ammortamento di beni immobili, la possibilità di riporto è illimitata.
[. . .]
Le autorità francesi hanno inoltre affermato che, in ogni caso, se il CL verrà privatizzato e se quindi, come è probabile, la clausola per il « ritorno a giorni migliori » verrà ceduta, la possibilità di riporto delle perdite potrà essere soppressa.
4. f) La Commissione aveva affermato di non poter dichiarare compatibile con il mercato comune una assunzione totale a carico dello Stato per un importo che potrebbe subire variazioni rilevanti. Essa comprende che è difficile determinare oggi il costo preciso per lo Stato di tale assunzione, a causa della volatilità del valore dei cespiti. Ciononostante la Commissione deve pervenire ad una stima del costo finale dell'operazione per lo Stato, anche entro una forbice di valori, al fine di valutare il rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato, segnatamente per quanto riguarda la limitazione dell'aiuto al minimo indispensabile e le contropartite previste. Qualora il costo approvato venga superato, la Commissione dovrà riesaminare il caso.
Inoltre, occorre considerare che la SPBI è una società in nome collettivo con due soci, lo Stato e la Thomson SIEG, e che secondo lo statuto della SPBI stessa la responsabilità della Thomson SIEG è limitata a 1 000 FF; lo Stato resta quindi l'unico responsabile del passivo netto della società. Benché tale responsabilità sia illimitata, l'importo del passivo netto della SPBI può essere stimato come la differenza fra l'importo del mutuo concessole dal CL (145 miliardi di FF) e gli utili di cui beneficerà, derivanti in particolare dai proventi delle obbligazioni senza cedola, dalla clausola di ritorno a giorni migliori, dal prestito partecipativo al CDR e dalla controgaranzia concessa dal CDC e dalla Thomson CSF su una parte delle perdite dell'OIG.
Le autorità francesi hanno affermato che l'assunzione da parte dello Stato, attraverso la SPBI, dei rischi e dei costi del CDR, è limitata all'importo del prestito partecipativo concesso dalla SPBI al CDR, ossia a 135 miliardi di FF, e che non poteva essere fissato un limite inferiore a tale importo senza mettere in pericolo l'approvazione, da parte dei revisori dei conti e delle autorità di vigilanza, dell'operazione di scorporo dei cespiti dal bilancio del CL.
4. g) Il meccanismo di scorporo ha lo scopo di permettere al CL di evitare la contabilizzazione di accantonamenti rilevanti, stimati, con l'assistenza tecnica dei revisori dei conti, a 60 miliardi di FF. Tale importo include [. . .] miliardi di FF di rischi quantificabili, stimati dopo la chiusura dei conti del 30 giugno 1994 [incluso l'importo di [. . .] miliardi di FF di garanzie quantificabili di cui al punto 4.a)], [. . .] miliardi di FF di costi derivanti nel 1994 dal mantenimento in portafoglio (« portage ») degli attivi non ancora ceduti e [. . .] miliardi di FF di accantonamenti effettuati nel primo semestre 1994 per situazioni definite eccezionali. Stando alle informazioni fornite dalle autorità francesi, i costi lordi di « portage » per il 1995 possono essere stimati a circa 4 miliardi di FF. Per gli anni successivi non è possibile effettuare alcuna stima.
4. h) Data la lunghezza del periodo coperto dal meccanismo finanziario di sostegno del CL (20 anni), la Commissione aveva domandato chiarimenti sulla futura privatizzazione del CL stesso e, in particolare, sull'eventuale modifica delle condizioni previste dal piano in questa eventualità, in particolare per quanto riguarda la clausola di ritorno a giorni migliori e la presa in carico degli oneri da parte dello Stato.
Le autorità francesi hanno dichiarato che il loro obiettivo rimane la privatizzazione del CL ma che l'incertezza relativa ai tempi necessari per la ristrutturazione della banca non permette di fissare né la data né le condizioni di tale privatizzazione. Un primo appuntamento è stato tuttavia fissato tra cinque anni, per verificare se il CL potrà essere privatizzato o meno. Prima di tale data, il 31 dicembre 1997, si stenderà un bilancio approfondito dell'applicazione del piano di risanamento al fine di rivederne i parametri, se del caso. Il CL sarà privatizzato a condizione che l'operazione finanziaria condotta dallo Stato, attraverso la SPBI, si concluda in pareggio. A tal fine, le autorità francesi hanno affermato che al momento della privatizzazione lo Stato non intende abbandonare senza contropartita adeguata la clausola di prelievo sugli utili del CL di cui beneficia la SPBI. Il carattere adeguato della contropartita sarà allora oggetto di valutazione da parte delle banche consulenti.
Nell'ambito delle discussioni svoltesi fra i rappresentanti della Commissione e le autorità francesi, queste hanno ribadito la loro volontà di procedere ad una privatizzazione, in linea di principio entro cinque anni, se il « business plan » verrà rispettato e quindi se la banca ritroverà la sua efficienza economico-finanziaria.
Le autorità francesi hanno inoltre affermato che i proventi della privatizzazione potrebbero contribuire al pareggio finale della SPBI. In tale ottica, i titoli del CL detenuti dallo Stato potrebbero essere conferiti alla SPBI.
4. i) La Commissione ha chiesto informazioni più dettagliate sul ruolo svolto dagli azionisti di minoranza (in particolare Thomson e CDC) nel piano di risanamento del CL, in particolare sulle condizioni eventualmente previste per il ritiro di tali azionisti dalla SPBI.
Le autorità francesi hanno sottolineato che la Thomson CSF e la CDC rimangono garanti delle perdite subite dall'OIG, se queste superano 12,3 miliardi di FF, nel limite di 1,77 miliardi di FF per Thomson CSF e, se del caso, di ulteriori 300 milioni di FF per la CDC. La data in cui dovrà essere soddisfatto tale impegno è stata rinviata al 31 dicembre 2012.
Per quanto riguarda la SPBI, le autorità francesi hanno precisato che è una società in nome collettivo con due soci: lo Stato e la Thomson SIEG, controllata dalla Thomson CSF. La responsabilità della Thomson SIEG, secondo lo statuto della SPBI, è limitata all'importo della sua partecipazione al capitale di quest'ultima, vale a dire a 1 000 FF. Non è previsto il ritiro di detta impresa.
4. j) Le autorità francesi avevano annunciato che il CL avrebbe ridotto il proprio bilancio di almeno 100 miliardi di FF, a parte gli effetti della costituzione del CDR, nel più breve tempo possibile. Esse hanno poi confermato tale riduzione, precisando che potrà avvenire attraverso disinvestimenti, bancari o non bancari, cessioni di crediti, titolarizzazioni e cessioni di titoli di investimento.
In particolare, le autorità francesi hanno dichiarato che è stata messa in vendita l'intera rete bancaria in America Latina, che sono stati approntati mandati a vendere o progetti di cessione per altre componenti internazionali del gruppo, che è stata ceduta la Banca Lombarda in Italia e sono state messe in vendita la CLBN in Olanda ed una consociata specializzata francese. Le operazioni di cessione già avviate riguardano più di 120 miliardi di FF di cespiti del bilancio consolidato del CL, senza contare le operazioni di titolarizzazione (circa 14 miliardi di FF).
4. k) Il « business plan » prevede la rifocalizzazione dell'attività del CL sulle due funzioni di base di banca commerciale in Francia e di banca delle grandi imprese e dei grandi investitori nel mondo. Il CL ha dichiarato che le attività di banca al dettaglio e parabancarie al di fuori dell'Europa saranno cedute. Le autorità francesi non hanno fornito precisazioni su eventuali cessioni supplementari.
4. l) Le autorità francesi hanno trasmesso alla Commissione una relazione provvisoria sull'attività e i bilanci dell'OIG. I risultati del 1994 sono poco significativi, poiché l'avvio dell'attività è stato assai lento. Sono stati ceduti 2 miliardi di FF di cespiti, mentre il costo del mantenimento dei cespiti in portafoglio è ammontato a 2,5 miliardi di FF di nuovi fondi. Tale importo è aumentato nel marzo 1995 fino a 3,3 miliardi di FF, a causa della persistente debolezza del mercato immobiliare.
5. COMMENTI RICEVUTI NELL'AMBITO DEL PROCEDIMENTO
5.1. Reazioni dei terzi interessati
La Banque Nationale de Paris (BNP) e la Société Générale, due banche francesi paragonabili per dimensioni al CL, hanno fatto pervenire alla Commissione i loro commenti sul caso in esame. Poiché i due fascicoli ricevuti sono assai simili, le argomentazioni ivi contenute sono esposte insieme qui di seguito.
L'associazione degli azionisti dipendenti ed ex dipendenti del gruppo Crédit Lyonnais (« Crédit Lyonnais Actionnaires Salariés ») ha espresso alla Commissione le proprie preoccupazioni sul futuro del CL, segnatamente per quanto riguarda la riduzione delle dimensioni della banca. Essa ha inoltre affermato che la politica aggressiva e audace condotta dal CL durante la seconda metà degli anni '80 è stata esplicitamente sostenuta dallo Stato francese.
La Rappresentanza permanente del Regno Unito presso l'Unione europea e la « British Bankers Association » hanno anch'esse inviato lettere nelle quali esprimono il proprio accordo con la Commissione riguardo all'applicazione alle banche delle norme in materia di aiuti di Stato, pur insistendo sulla necessità di preservare la fiducia degli operatori economici nella solidità del sistema bancario. Per quanto riguarda il CL, esse hanno affermato che la Commissione deve verificare che l'aiuto sia limitato al minimo indispensabile e che il CL stesso fornisca importanti contropartite in termini di vendita di cespiti e di riduzione delle attività.
La Rappresentanza permanente della Danimarca presso l'Unione europea ha parimenti inviato una lettera nella quale esprime la sua approvazione per l'atteggiamento della Commissione. Tuttavia, le osservazioni danesi sono pervenute dopo il termine previsto per la risposta nella comunicazione della Commissione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e sono dunque riportate a scopo puramente informativo. Le autorità danesi hanno inoltre dichiarato che in alcuni casi, al fine di evitare che il rischio di fallimento di una o più grandi banche scateni una crisi sistemica, possono rendersi necessarie misure urgenti ed immediate.
Le argomentazioni delle banche francesi si possono riassumere nei punti seguenti:
I) Il piano di salvataggio non contiene un chiaro obiettivo strategico. Senza una riduzione chiara e significativa dell'ambito di attività in termini geografici e di funzioni esercitate, si potrebbe temere la semplice ricostruzione della banca sotto forma identica grazie al sostegno dello Stato.
II) I capitali impiegati non godono di remunerazione normale. Il piano comporta infatti un aiuto di Stato del valore compreso, al 1° gennaio 1995, fra 50 e 62 miliardi di FF, al netto dei contributi apportati dal CL. Tale importo si ottiene sommando i valori attuali dell'aumento del capitale (5,3 miliardi di FF), dell'operazione di dismissione (fra 54 e 66 miliardi di FF), dopo la detrazione del valore attuale dei proventi dall'incasso delle obbligazioni senza cedola (7,8 miliardi di FF) e di quelli derivanti dalla clausola di « ritorno a giorni migliori » (1 miliardo di FF). Il tasso di attualizzazione impiegato (7,81 %) è stato ottenuto a partire dalle stime delle autorità francesi sul valore delle obbligazioni a tasso zero. La stima del costo dell'operazione di dismissione è basata sull'ipotesi che l'intero portafoglio di cespiti trasferiti sarà venduto in cinque anni e che ogni anno dovrà essere sostenuto un costo variabile tra il 5 e il 6 % per il mantenimento delle attività in portafoglio (« portage »).
III) Il piano provoca gravi distorsioni del gioco della concorrenza che non sono compensate da un impegno significativo di ristrutturazione da parte del CL. Secondo i reclamanti, la politica assai aggressiva condotta dal CL durante gli anni che vanno dal 1987 al 1993, in particolare per quanto riguarda l'acquisizione di partecipazioni bancarie e industriali a prezzi assai elevati, era già stata finanziata in gran parte dallo Stato (il quale ha apportato quasi 20 miliardi di FF di fondi propri, mentre l'autofinanziamento ha rappresentato meno di 6 miliardi di FF). Inoltre, col suo intervento sproporzionato, il CL avrebbe rappresentato un fattore importante di aggravio della crisi immobiliare in Francia. In effetti, il CL prima dello scorporo deteneva quasi un terzo del totale dei crediti concessi agli operatori professionali del settore immobiliare (105 miliardi di FF su 324 miliardi di FF), ovvero più del doppio degli impieghi totali della BNP e della Société Générale, enti creditizi paragonabili per dimensioni al CL. Di fronte a tali elementi, le condizioni di realizzazione del piano appaiono poco vincolanti e lo snellimento del CL puramente virtuale, poiché le azioni di razionalizzazione intraprese da quest'ultimo in Francia hanno carattere e portata identici a quelle dei concorrenti (nel 1994, il personale del CL impiegato sul territorio metropolitano francese diminuiva del 2 % ad ambito d'attività costante, mentre quello corrispondente della BNP calava della 2,3 %) (9).
IV. Pertanto, si propongono le seguenti misure correttrici:
1) la gestione del CDR deve essere resa indipendente (il capitale, gli organi direttivi e il personale devono essere totalmente indipendenti dal CL), al fine di prevenire qualsiasi possibilità di conflitti di interesse;
2) Altus, SDBO e Colbert devono restare consolidati nell'ambito del gruppo CL, il quale deve assumere esso stesso i costi connessi alla liquidazione di tali banche;
3) deve essere imposto un limite massimo alla garanzia dello Stato;
4) la sovvenzione d'esercizio concessa dallo Stato al CL, derivante dalla sostituzione nel bilancio del CL degli attivi non redditizi scorporati con il prestito alla SPBI, deve essere fortemente ridotta;
5) deve essere eliminata la possibilità di riporto dei disavanzi di esercizio ai fini fiscali;
6) occorre « proteggere » la clausola di « ritorno a giorni migliori » per il periodo inizialmente previsto (20 anni), che il CL sia privatizzato o meno;
7) il CL deve cedere componenti sostanziali del suo apparato di produzione, sia in Europa che fuori;
8) gli impegni del CL devono essere precisati, censiti e resi irrevocabili; inoltre, una relazione pubblica annuale deve rendere conto dell'applicazione del piano.
La maggior parte delle osservazioni formulate dalle due banche francesi, già prese in considerazione dalla Commissione in occasione dell'avvio del procedimento, per quanto riguarda sia la valutazione della sussistenza di un aiuto, sia la richiesta di informazioni, sono oggetto di un'analisi più approfondita in occasione della valutazione del contenuto di aiuto dell'operazione e dell'esame della sua compatibilità col mercato comune.
La Commissione ritiene tuttavia che talune argomentazioni presentate dai reclamanti non possano essere accettate, in particolare per quanto riguarda i punti 2) e 4). Il punto 3) non è pertinente al problema della valutazione da parte della Commissione del carattere di aiuto di tale garanzia.
Il desiderio espresso dai reclamanti che Altus, SDBO e Colbert non siano trasferite alla struttura di scorporo non pare accettabile per due motivi. In primo luogo, se tali consociate fossero rimaste parte del gruppo CL, quest'ultimo avrebbe avuto bisogno di un aumento di capitale supplementare di almeno 9 miliardi di FF per far fronte alle richieste di accantonamenti avanzate dai revisori dei conti. In secondo luogo, in ogni caso alla fine del 1995 tali consociate saranno riacquisite dal CL se non saranno state vendute o liquidate prima. Il prezzo di riacquisto potrà essere fissato da due banche d'affari indipendenti.
Riguardo alla riduzione della sovvenzione d'esercizio, i reclamanti argomentano in particolare che all'importo delle perdite stimate dai revisori dei conti dovrebbero essere aggiunti i costi del mantenimento in portafoglio (« portage ») dei cespiti scorporati. La Commissione ritiene che tale argomentazione non sia corretta, poiché implica che l'aiuto concesso venga contato due volte, dato che secondo le autorità francesi l'importo delle perdite include tutti i costi di « portage » delle attività.
5.2. Risposte date dalle autorità francesi alle reazioni dei terzi
La Commissione ha discusso le argomentazioni presentate dai terzi nel corso di incontri regolari con le autorità francesi, i cui commenti sono riportati ai punti 6 e 7, relativi alla valutazione dell'operazione e all'esame della sua compatibilità col mercato comune.
6. VALUTAZIONE
6.1. Conferma degli elementi di aiuto insiti nelle misure finanziarie in favore del Crédit Lyonnais
Poiché il CL è una banca controllata dallo Stato, al fine di valutare la presenza di elementi di aiuti di Stato nel sostegno finanziario prestato a tale banca, la Commissione applica il « principio dell'investitore in economia di mercato ».
Si può considerare che le misure di ristrutturazione applicate nel 1994 e proseguite nel 1995 formino un processo globale di ristrutturazione, al quale sono connessi gli aiuti concessi in quegli anni.
6.1.1. L'aumento di capitale
Per quanto riguarda l'aumento di capitale effettuato nel maggio 1994, sulla base dei documenti che le sono stati trasmessi la Commissione ritiene che sia stato di gran lunga insufficiente per assicurare la redditività futura. Occorre osservare che tale aumento di capitale era essenziale per la sopravvivenza della banca, poiché il coefficiente di solvibilità di quest'ultima era disceso al di sotto del livello minimo dell'8 %. Ciononostante, l'operazione suddetta non faceva parte di un piano [. . .] di risanamento della banca.
Inoltre, il prezzo pagato dallo Stato per le nuove azioni emesse a fronte dell'aumento di capitale sembra essersi basato su una stima troppo ottimistica del valore della banca. Le autorità francesi hanno argomentato che tale valutazione era stata certificata dalla [. . .]; diversi elementi inducono tuttavia a ritenere che un investitore privato non avrebbe accettato questa stima in relazione ad un simile investimento nel CL.
Prima di accettare di fornire nuovi capitali, un investitore privato avrebbe in realtà domandato uno studio approfondito e completo degli impieghi del CL e dei suoi conti nonché un programma particolareggiato di risanamento, mentre la [. . .], tra i cui compiti non rientrava quello di passare in rassegna i principali impieghi del CL, ha proceduto alla sua valutazione in base alle informazioni fornite dal CL stesso (che per la maggior parte erano comunque di pubblico dominio), informazioni che la [. . .] non è stata messa in grado di verificare integralmente. In secondo luogo, il valore dei cespiti netti è stato valutato in base ai conti del 1993, che sembravano non riflettere il valore reale, segnatamente per quanto riguarda il portafoglio di partecipazioni industriali e gli attivi bancari. Infine, un investitore privato avrebbe anche considerato che determinati impieghi, in particolare nell'ambito del portafoglio industriale, i cui proventi erano inferiori ai costi di finanziamento, avrebbero gravato negativamente sui futuri risultati della banca. Di conseguenza avrebbe potuto venir giudicato necessario un deprezzamento ulteriore del valore netto dei cespiti.
Pertanto, invece di poter contare su una remunerazione appropriata per gli investimenti effettuati nel maggio 1994, senza dover fornire nuovi finanziamenti, lo Stato ha dovuto prendere in considerazione nuove misure di sostegno finanziario per il CL.
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In conformità della direttiva 89/647/CEE, le autorità di vigilanza bancaria devono fare in modo che una banca il cui coefficiente di solvibilità sia sceso al di sotto dell'8 % prenda i provvedimenti necessari per tornare quanto prima ad un livello adeguato mediante operazioni di ricapitalizzazione ovvero mediante una riduzione degli impieghi, oppure cessare la propria attività. Tuttavia, queste operazioni di ricapitalizzazione o di riduzione degli investimenti possono costituire un aiuto se non avvengono alle normali condizioni di mercato. D'altro canto il coefficiente minimo di solvibilità è un vincolo che trova la sua ragione d'essere anche nel principio d'ordine logico che un minimo di solvibilità costituisce un presupposto imprescindibile per la buona gestione di una banca. L'esigenza di un minimo di solvibilità costituisce dunque uno dei criteri di valutazione dell'efficienza economico-finanziaria di una banca e garantisce al tempo stesso la parità delle condizioni di concorrenza.
Si deve pertanto concludere che un investitore privato operante in un'economia di mercato non avrebbe accettato, come viceversa ha fatto lo Stato francese nel maggio 1994, di iniettare capitali propri nel CL al prezzo di 774 FF per azione, senza esaminare in modo [. . .] la contabilità della banca e senza che vi fosse un piano di ristrutturazione [. . .] che dimostrasse che il CL recupererà un livello soddisfacente di efficienza economico-finanziaria entro tempi ragionevoli. Sulla base delle informazioni disponibili, quindi, l'aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF è da considerarsi un aiuto di Stato.
6.1.2. L'assunzione a carico dello Stato nell'ambito della prima operazione di dismissione
Si è giunti alla conclusione che anche l'assunzione a carico dello Stato di 18,4 miliardi di FF nell'ambito dell'operazione di dismissione del 1994, contiene elementi d'aiuto di Stato.
Iniziando il procedimento, la Commissione aveva considerato che, come riconosciuto dal governo francese, l'assunzione di cespiti da parte dello Stato era necessaria per la sopravvivenza del CL, poiché altrimenti la necessità di accantonamenti adeguati avrebbe prosciugato le riserve della banca, rendendola così insolvibile. Senza un'assunzione a carico dello Stato o altre operazioni della stessa portata, il CL avrebbe dovuto essere messo in liquidazione.
In secondo luogo, l'assunzione a carico dello Stato non era remunerata da un premio di rischio fisso, per quanto comportasse una clausola di « ritorno a giorni migliori », la quale peraltro sembra non avere valore pratico vista la sopravvalutazione dei cespiti dubbi e visto anche che l'eventualità di un tale ritorno a giorni migliori non aveva alcun solido fondamento. La suddetta sopravvalutazione avrebbe reso da un lato insufficiente l'apporto di fondi derivante dall'assunzione delle attività, come menzionato dalla [. . .] nel suo rapporto sul CL, e dall'altro estremamente probabile il ricorso a tali fondi. Poiché l'assunzione a carico risultava indispensabile per la sopravvivenza del CL e d'altro canto era prevedibile che non si poteva attendere alcuna remunerazione, l'elemento di aiuto contenuto in tale operazione è di entità praticamente pari all'importo così garantito.
Inoltre, questa operazione è avvenuta circa tre anni dopo il cambiamento della congiuntura economica nel settore. Durante tutto questo periodo, il CL non ha costituito [. . .] fondo di accantonamento a fronte dei propri impieghi, i quali hanno continuato ad aumentare, mentre diversi esperti esprimevano la valutazione che una parte [. . .] degli impieghi nel settore immobiliare avrebbe dovuto essere coperta da opportuni accantonamenti.
La Commissione aveva inoltre respinto l'argomentazione addotta dal governo francese, secondo il quale l'assunzione dei rischi in questione non costituirebbe un aiuto di Stato essendo stata effettuata dagli azionisti su richiesta della Commission bancaire e mettendo in atto un meccanismo di dismissione adottato anche da altre banche francesi. In effetti, il CL presenta alcune particolarità rispetto alle altre banche francesi che hanno adottato simili meccanismi di dismissione. Per cominciare il CL non ha registrato perdite significative sul valore nominale delle attività trasferite alla struttura specifica di dismissione (OIG), dato che ha potuto cedere queste stesse attività al loro valore contabile netto grazie al fatto che lo Stato si è assunto i rischi attinenti a tale struttura, mentre i fondi di accantonamento costituiti dal CL a fronte di tali impieghi erano pressoché trascurabili rispetto al valore nominale dei cespiti in questione.
In secondo luogo, dalle informazioni ricevute sembra che, rispetto agli altri dispositivi di scorporo, solamente la società specifica del CL (OIG) abbia beneficiato di un'assunzione dei rischi da parte dello Stato. Proprio tale assunzione dei rischi ha consentito al CL di mantenere gli impieghi iscritti nella contabilità per il 1994 senza dover procedere né ad ulteriori accantonamenti, né ad una ricostituzione dei fondi propri, conformemente alle norme in materia di solvibilità degli enti creditizi. Sembra che le altre banche francesi non abbiano goduto dello stesso vantaggio, dato che hanno dovuto costituire società specifiche esterne all'area di consolidamento dei rispettivi gruppi, prese in carico dalle holding finanziarie anziché dagli azionisti ultimi di tali banche.
In terzo luogo, solamente nel caso del CL il dispositivo prevede il pagamento di 4 miliardi di FF al CL per il servizio del prestito accordato alla società specifica. Tale pagamento è dunque da considerarsi evidentemente un aiuto che si aggiunge a quello rappresentato dall'assunzione degli attivi.
Si deve di conseguenza concludere che nel meccanismo di dismissione e segnatamente nel fatto che lo Stato si assuma i rischi connessi agli attivi trasferiti nonché il servizio del prestito, sono presenti congrui aiuti.
6.1.3. La seconda operazione di dismissione
Nel 1995, nell'ambito della seconda operazione di salvataggio, il meccanismo di scorporo è stato modificato per tener conto di altre perdite potenziali che avrebbero superato i fondi propri di base del CL. Le autorità francesi hanno dichiarato che la soluzione adottata è stata richiesta dalla Commission bancaire ed è la sola che consenta di rispettare i molteplici vincoli imposti al piano di risanamento, vale a dire la protezione dei depositanti, il rispetto delle norme in materia di diritto bancario, commerciale e borsistico, la minimizzazione dei costi del piano per il contribuente, la prevenzione di qualsiasi distorsione del gioco della concorrenza ed infine la tutela degli interessi patrimoniali dello Stato e degli azionisti di minoranza.
Essi hanno inoltre affermato che il costo per lo Stato di qualsiasi soluzione alternativa sarebbe stato molto più elevato, che l'assunzione totale a carico dello Stato delle attività trasferite è necessaria al fine di consentire lo scorporo e la certificazione dei conti del CL, e che la clausola di « ritorno a giorni migliori », unitamente agli utili derivanti dalla cessione di attività, dalle obbligazioni a tasso zero e dalla privatizzazione della banca, copre i costi di tale assunzione, compresa la remunerazione del prestito del CL alla SPBI.
Ciononostante, la Commissione ritiene che il meccanismo di scorporo ed in particolare l'assunzione da parte dello Stato dei rischi e dei costi connessi a tale meccanismo costituisca un aiuto di Stato. Il carattere di aiuto di tale assunzione di rischi e di costi può essere dedotto da diversi fattori: essa è infatti necessaria per la sopravvivenza del CL, ha una durata straordinaria, comporta un livello di rischio assai elevato e non lascia prevedere alcuna remunerazione adeguata, potendo subire variazioni rilevanti alle quali il CL è incapace di far fronte.
Stando alle informazioni disponibili, la Commissione non ha ragione di concludere che i costi globali prevedibili del meccanismo prescelto per lo Stato francese siano meno elevati di quelli che lo Stato azionista avrebbe dovuto sostenere se fosse stata adottata la soluzione di una liquidazione controllata o di qualsiasi altra soluzione di vendita o ristrutturazione, tenendo conto degli eventuali vincoli costituiti dalle normative nazionali o comunitarie relative ai diversi scenari possibili, normative che possono determinare costi di liquidazione più elevati nel settore bancario che in quello industriale.
Inoltre, lo Stato avrebbe potuto sostenere costi molto minori se fosse intervenuto prima. Se infatti fosse intervenuto per limitare la crescita eccessiva del CL, avrebbe limitato anche i rischi ai quali la banca si stava esponendo, forte del sostegno del suo azionista e delle sue dimensioni, e quindi i costi ulteriori del risanamento da parte dello Stato.
Si ricorda a tale riguardo che la politica aggressiva del CL, soggetta a controlli insufficienti, e la qualità modesta dei suoi impieghi avevano condotto l'agenzia Moody's a rivedere verso il basso il « rating » della banca, fissandolo due punti al di sotto del massimo. Tale « rating » rimaneva tuttavia ancora superiore alla qualità effettiva del portafoglio del CL, data la garanzia costituita dalla presenza dello Stato come azionista principale della banca.
Inoltre, già all'inizio del 1992 le autorità francesi erano state messe all'erta da vari elementi: il cambiamento della congiuntura con le sue chiare conseguenze sugli impieghi del CL nei settori immobiliare e industriale, la fragile situazione del CLBN, segnatamente a causa del suo coinvolgimento, assieme al CL, nella vicenda della MGM, le partecipazioni in imprese pubbliche in disavanzo come Usinor-Sacilor, ed infine la cattiva gestione segnalata dalle prime inchieste condotte dalla Commission bancaire in talune consociate del gruppo come Altus.
Il CL continuava però la sua politica di espansione [. . .]. Il bilancio totale aumentava da 1 600 miliardi di FF alla fine del 1991 a quasi 2 000 miliardi di FF alla fine del 1993, segnando così in due anni un incremento del 25 %, di cui la metà impiegato per l'acquisizione della BfG in Germania, conclusa nel dicembre 1992; contemporaneamente, il CL rafforzava la propria presenza in America, Asia ed Africa; il portafoglio industriale e commerciale, pari a quasi 38 miliardi di FF alla fine del 1991, raggiungeva i 50 miliardi di FF circa alla fine del 1993, con un aumento del 30 %. Risulta pertanto evidente che un controllo più rigoroso dell'espansione del CL avrebbe limitato i costi del risanamento. Il piano di risanamento appare quindi tardivo.
Si noti che le autorità francesi non hanno presentato alcuna soluzione alternativa consistente nella liquidazione controllata o nella vendita a blocchi, né alcuna valutazione dei suoi costi. Se fosse stata adottata una tale soluzione, anche se i costi relativi fossero stati prossimi a quelli della soluzione prescelta, è evidente che la distorsione del gioco della concorrenza sarebbe risultata molto minore. Pertanto, secondo il principio della proporzionalità, avrebbe dovuto essere scelta tale soluzione alternativa.
[. . .]
Se si può comprendere perché le autorità francesi abbiano optato per la soluzione del riassetto accompagnato da un importante sostegno finanziario statale, non si devono dimenticare gli effetti negativi rilevanti di tale soluzione sulla concorrenza. Tali effetti esigono importanti contropartite.
Infine, è assai probabile che il costo sostenuto dallo Stato per l'operazione di salvataggio sarebbe stato assai inferiore se fossero stati preparati un'analisi approfondita e completa ed un piano di risanamento adeguato in occasione del primo intervento o anche in precedenza.
In conclusione, dati gli elementi di cui sopra e sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione ritiene che l'aumento di capitale, i diversi elementi del meccanismo CDR/SPBI, nonché l'assunzione da parte dello Stato dei cespiti trasferiti contengano importanti elementi di aiuto di Stato.
6.2. Valutazione del « business plan »
Il « business plan » del CL sembra affrontare i problemi di fondo della banca e consentirle di ripristinare la sua efficienza economico-finanziaria. Alcune precisazioni sembrano tuttavia necessarie.
Per cominciare, dato che il sistema di salvataggio del CL consente di riportare il coefficiente di solvibilità a livello dell'8,3 %, minimizzando al tempo stesso l'importo delle risorse sborsate attualmente dallo Stato, se ne può concludere che l'aiuto non è superiore in misura significativa a quello che è oggi il minimo indispensabile. Sono tuttavia necessarie importanti contropartite affinché il CL non sia ricostituito sotto forma identica, affinché partecipi in misura significativa ai costi di ristrutturazione ed affinché compensi adeguatamente i concorrenti per la distorsione della concorrenza provocata dall'aiuto.
Effettivamente, stando alle informazioni fornite dalle autorità francesi sull'evoluzione dei fondi propri del CL, il piano di ristrutturazione permette a quest'ultimo di tornare all'efficienza economico-finanziaria con un coefficiente di solvibilità sufficiente. Con un tasso di aumento dei capitali propri appartenenti al gruppo (il 18 % in cinque anni) superiore al tasso di crescita dell'attivo ponderato (pari al 4,6 %), il coefficiente di solvibilità potrà rafforzarsi.
Si può facilmente pervenire ad una stima dell'evoluzione del coefficiente di solvibilità e del suo valore alla fine del processo di risanamento, sulla base delle stime effettuate dal CL sulla crescita dell'attivo ponderato e dei fondi propri appartenenti al gruppo e nell'ipotesi, particolarmente prudente, che i fondi propri residui (interessenze di minoranza e fondi propri complementari) rimangano costanti al livello del 1994 (quasi 50 miliardi di FF). Tali calcoli indicano che il coefficiente di solvibilità rimarrà superiore al minimo regolamentare per tutto il periodo di riassetto (tabella 4).
SPAZIO PER TABELLA
Le ipotesi del « business plan » sembrano tuttavia peccare leggermente di ottimismo. Per quanto riguarda i tassi di interesse, nominali e reali, il « business plan » presuppone che discendano nel 1995 fino ad un livello basso (4,78 %) e rimangano stabili in seguito (4,67 %). Per ora, tuttavia, la riduzione dei tassi di interesse è avvenuta solo in misura limitata: i tassi di interesse a breve termine attuali si aggirano infatti attorno al 7,2 %, e sono quindi superiori al previsto di 2,4 punti percentuali. Dato che il tasso d'inflazione rimane basso (10), ciò significa che i tassi di interesse reali sono elevati. A tali livelli di tassi di interesse, l'esperienza passata e gli studi realizzati dalla Commission bancaire indicano che il risanamento di una banca è più difficile.
In particolare, gli studi presentati dalla Commission bancaire nell'ambito delle sue relazioni annuali indicano che esiste generalmente una relazione positiva tra i tassi di interesse reali e il rendimento minimo che le banche devono ottenere in media dalle loro operazioni di credito al fine di remunerare le risorse assunte in prestito e coprire i costi dell'intermediazione (per raggiungere cioè il punto di pareggio).
L'inasprimento monetario determina la riduzione della domanda di credito e l'aumento della concorrenza tra gli enti creditizi, diminuendo così i margini delle banche. Inoltre, la curva piatta dei tassi di interesse in Francia (i tassi a breve termine sono di fatto quasi allo stesso livello di quelli a lungo termine) penalizza le attività di mercato e aumenta i costi connessi alla presenza in portafoglio delle attività immobiliari. Infine, le istituzioni creditizie più deboli vengono a sostenere costi di finanziamento più elevati, godendo di un « rating » peggiore soprattutto per i prestiti a lungo termine (11).
Per tutti questi motivi, l'ipotesi che il CL possa raggiungere e addirittura superare i concorrenti in termini di coefficiente d'esercizio da qui alla fine del 1999 sembra eccessivamente ottimistica. Secondo tale ipotesi, infatti, il CL aumenterebbe la sua quota di mercato; pare tuttavia più realistico immaginare che anche i concorrenti si sforzeranno di migliorare la loro produttività e non permetteranno quindi tale sorpasso. Recuperare terreno si può quando esistono sprechi e inefficienze che possono essere eliminate, ma per superare i concorrenti il CL dovrebbe applicare nuovi sistemi di gestione più efficaci e redditizi di quelli messi in opera attualmente e in futuro dai concorrenti. Tale obiettivo pare pertanto eccessivamente ambizioso.
Inoltre, il miglioramento previsto del livello dei costi non deve essere sopravvalutato. In particolare, la riduzione dei costi del personale in Francia è limitata dal sistema attuale di licenziamento che non favorisce il rinnovamento del personale con elementi più giovani e meglio preparati per l'introduzione, la diffusione e l'applicazione intensiva di sistemi informatizzati. Benché siano stati stabiliti, di concerto con i sindacati, dei piani sociali per favorire le dimissioni volontarie del personale in eccedenza, qualsiasi altro tentativo di conservare e di attirare il personale più valido nonché di migliorarne la produttività sembra destinato a incontrare difficoltà.
Si aggiunga infine che [. . .] per gli anni dal 2000 al 2014 [. . .] il « business plan » prevede una crescita dell'utile al netto delle imposte del 4 % all'anno; dato un tasso d'inflazione del 2 % circa all'anno, ciò significa un tasso di crescita reale automatico dell'utile netto del 2 % all'anno, coeteris paribus. È evidente che tale approccio aritmetico non è realistico. Se infatti il mercato bancario cresce in misura solamente marginale, tale ipotesi presuppone un aumento della quota di mercato detenuta dal CL. Tale ipotesi non può quindi essere accettata.
In definitiva, pare più appropriato presupporre una stabilizzazione degli utili reali dopo il risanamento. Infatti, il tasso di redditività dei capitali propri previsto per il 1999 (12,4 %) conferma il ritorno del CL all'efficienza economico-finanziaria, mentre il suo aumento automatico negli anni successivi sembra troppo ottimistico.
Di conseguenza, occorre stimare in modo più prudente la capacità di risanamento del CL. Evidentemente ciò significa che le previsioni delle entrate attese dallo Stato (derivanti dalla clausola di « ritorno a giorni migliori », nonché per lo Stato azionista, dai dividendi e dalla destinazione a riserva degli utili) devono essere riviste verso il basso, sulla base dell'ipotesi di un tasso di crescita nominale dell'utile al netto delle imposte pari al 2 % per il periodo 2000-2014.
6.3. Quantificazione dell'intervento dello Stato
Occorre innanzitutto considerare che la quantificazione del costo che l'operazione di salvataggio del CL comporta per lo Stato è molto complessa, vista la difficoltà di valutare l'aiuto insito nel meccanismo di dismissione. L'aiuto contenuto nell'assunzione a carico dello Stato delle attività scorporate non può infatti essere stimato con precisione a causa dell'aleatorietà della valutazione del rischio inerente a dette attività. Ai fini di una stima significativa dell'aiuto contenuto nell'assunzione a carico sono necessarie valutazioni dettagliate e puntuali per ciascuna attività scorporata, realizzabili solo da revisori professionisti. Di conseguenza la Commissione ha voluto esaminare i risultati di diverse valutazioni alle quali hanno cooperato più esperti, tra cui la Commission bancaire, i nuovi revisori interni del CL e le banche consulenti.
Il valore dell'aiuto contenuto nell'assunzione a carico dello Stato può essere stimato indicativamente, come aveva fatto la Commissione all'apertura del procedimento, tenendo conto in primo luogo dell'importo dei fondi propri di cui il CL avrebbe avuto bisogno per non far discendere il coefficiente di solvibilità al di sotto del minimo regolamentare, qualora non avesse beneficiato della copertura dello Stato. L'obiettivo principale dell'assunzione a carico dello Stato del valore netto totale delle attività scorporate è infatti consentire al CL di disfarsi dei predetti cespiti evitando così di dover effettuare ulteriori accantonamenti (necessari sia per il deprezzamento delle attività rispetto al loro valore contabile, sia per i relativi costi di mantenimento in portafoglio) e ricapitalizzazioni, in conformità delle disposizioni vigenti in materia di solvibilità delle istituzioni creditizie. Detti accantonamenti e ricapitalizzazioni avrebbero infatti gravato pesantemente sul bilancio dello Stato.
Grazie alle informazioni fornite dalle autorità francesi è stato possibile applicare il metodo dei fondi propri ed operare una stima più precisa del valore finanziario dell'operazione di salvataggio, nei termini seguenti: 4,9 miliardi di FF per l'aumento di capitale, 60 miliardi di FF per gli accantonamenti (12), circa 4 miliardi di FF per il fabbisogno di fondi propri creato automaticamente dall'operazione di scorporo, pari ad un totale di circa 69 miliardi di FF.
Tuttavia, come sottolineato dalle autorità francesi, il meccanismo messo in atto è inteso ad evitare che il CL registri nella fase attuale le perdite subite e a consentire che esse vengano invece riportate sui prossimi anni permettendone così la compensazione attraverso i diversi elementi del meccanismo stesso. Secondo le autorità francesi il disavanzo derivante dagli abbandoni di crediti del CDR sarà compensato dalla clausola di « ritorno a giorni migliori » che comporta prelievi a beneficio della SPBI, dalle eventuali plusvalenze sulle attività trasferite riprese al valore netto nei conti SPBI, nonché dagli introiti della vendita delle azioni del CL da parte della SPBI al momento della privatizzazione della banca. L'eventuale saldo finale negativo (nel 2014) verrebbe coperto dai proventi dell'incasso delle obbligazioni a tasso zero fino a concorrenza di 35 miliardi di FF.
Per verificare la validità di questo ragionamento, è necessario comparare la rimunerazione che lo Stato in quanto azionista si attende dall'operazione e i costi che lo Stato deve sopportare. Gli importi nominali dei costi attuali e dei redditi futuri attesi dal meccanismo in un avvenire più o meno lontano, in particolare le perdite finali e i proventi della clausola di « ritorno a giorni migliori », dei dividendi e delle obbligazioni a tasso zero, debbono essere comparati in modo corretto. Ciò significa che qualsiasi valore futuro deve essere attualizzato in modo appropriato.
La Commissione deve necessariamente utilizzare questa impostazione, data, da una parte, l'affermazione delle autorità francesi che l'operazione comporterebbe per lo Stato un costo netto finale nullo e, dall'altra, la stima presentata dalle banche concorrenti, nel quadro della procedura, secondo la quale l'importo netto attualizzato dell'aiuto sarebbe compreso tra 50 e 62 miliardi di FF.
Questo metodo per la stima di un intervento statale è stato del resto definito dalla Commissione nella sua comunicazione 93/C 307/03 (13) dalla quale risulta che per valutare gli interventi statali occorre raffrontare il comportamento dello Stato a quello di un investitore privato. In particolare vi si legge che « un investitore commerciale in economia di mercato fornirà capitale di rischio se il valore attuale (si tratta dei flussi di cassa futuri scontati in base al costo del capitale per l'impresa - fattore di sconto interno all'azienda) dei flussi di cassa attesi dall'investimento progettato (che spetteranno all'investitore in forma di dividendi e/o guadagni in conto capitale, debitamente corretti del rischio) è superiore al costo del nuovo apporto ». Nella comunicazione la Commissione afferma inoltre che « l'elemento di aiuto corrisponderà alla differenza fra il costo dell'investimento e il valore opportunamente attualizzato dell'investimento ».
Nella valutazione degli apporti in capitale e dei risultati attesi sotto forma di dividendi e/o di plusvalenze sul capitale, il tasso di attualizzazione deve essere pari a quello che i mercati dei capitali avrebbero utilizzato per valutare il rendimento del loro contributo.
Secondo le stime fatte da diversi esperti, compresi quelli del CL, il tasso di rendimento appropriato per i capitali investiti in una banca è dell'ordine del 12 %. Alla medesima stima si può giungere considerando il tasso medio di rendimento degli ultimi quattro anni di un campione di grandi banche internazionali (14). Il rendimento dei fondi propri che il CL si è prefissato come obiettivo è della medesima entità: il tasso atteso per il 1999, a risanamento avvenuto, è infatti pari al 12,4 %. Di conseguenza la Commissione considera che un tasso del 12 % può essere considerato appropriato per il calcolo del valore attualizzato dei redditi futuri dello Stato.
Al fine di valutare il costo netto che l'operazione comporta per lo Stato è necessario considerare tre elementi. Innanzitutto occorre notare che essendo la SPBI una società in nome collettivo di proprietà dello Stato, essa beneficia di un'assunzione totale a carico di quest'ultimo. Il contenuto di aiuto dell'operazione include quindi non soltanto le perdite sul prestito partecipativo al CDR, ma anche i costi di finanziamento della SPBI.
In secondo luogo, il metodo adottato deve essere applicato nella fattispecie considerando che senza piano di salvataggio il valore del CL sarebbe stato nullo, giacché le perdite avrebbero prosciugato i fondi propri della banca. Di conseguenza, alle somme impiegate per l'intervento vanno contrapposti i proventi delle obbligazioni a tasso zero, il gettito della clausola di « ritorno a giorni migliori » (il « prelievo ») e le quote dei risultati che lo Stato riceverà in qualità di azionista diretto e indiretto (Thomson e CDC) del CL, mediante sia la distribuzione dei dividendi che la destinazione degli utili alle riserve.
Infine va considerato che dai contributi finanziari netti effettivi apportati dal CL al meccanismo CDR/SPBI a titolo della clausola di ritorno a giorni migliori debbono essere dedotte le entrate a titolo di imposte alle quali lo Stato deve rinunciare per consentire che il CL contribuisca ai costi dell'operazione. Essendo la clausola un prelievo sui risultati al lordo delle imposte francesi, lo Stato perde infatti le imposte alle quali avrebbe avuto normalmente diritto.
Di conseguenza l'aiuto è composto dagli elementi seguenti:
i) l'aumento di capitale;
ii) la rinuncia ai crediti a favore del CDR sul prestito partecipativo di 135 miliardi di FF concesso dalla SPBI e preso a carico dallo Stato dopo aver tenuto conto dei proventi e dei costi di mantenimento in portafoglio e di ristrutturazione delle attività;
iii) il costo netto di mantenimento in portafoglio di altre attività scorporate, pari al saldo tra il costo per la SPBI del prestito concesso dal CL e i proventi per la SPBI del prestito partecipativo accordato al CDR.
A fronte dei costi predetti vanno considerati:
iv) i redditi futuri attualizzati delle obbligazioni a tasso zero;
v) i proventi futuri attualizzati della clausola di « ritorno a giorni migliori », nonché la quota dei risultati attesi dallo Stato direttamente e indirettamente (Thomson e CDC), dalla quale viene detratta la perdita d'imposte dovuta a tale clausola.
L'aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF è stato realizzato nel luglio del 1994 e corrisponde al valore attuale di 5,2 miliardi di FF.
Per quanto riguarda il punto ii), occorre innanzitutto tener conto che la perdita massima della SPBI sul CDR non può superare l'importo del prestito partecipativo, a meno che la SPBI non fornisca altri anticipi al CDR (15). Per giungere ad una stima di questa perdita, dovrebbero essere considerati in linea di massima più elementi: il valore attuale delle perdite latenti in tali attività, il loro costo di mantenimento in portafoglio o di liquidazione, i proventi della loro vendita, la probabilità di un'attivazione delle garanzie, l'evoluzione dei mercati. Tale stima è particolarmente difficile data la natura delle attività e la volatilità delle condizioni del mercato.
Semplificando, si possono suddividere le attività scorporate in due categorie, la prima composta dai crediti di dubbia esigibilità, ai quali si riferivano presumibilmente tutti gli accantonamenti da realizzare, l'altra costituita dai crediti più esigibili. Per quanto concerne la prima categoria, le autorità francesi avevano dichiarato in un primo tempo che la perdita prevedibile era pari agli accantonamenti previsti stimati, con l'assistenza dei revisori interni, a circa 50 miliardi di FF. Dopo aver esaminato i risultati di diversi studi realizzati dalle autorità francesi con la collaborazione dei revisori interni, della Commission bancaire e delle banche consulenti, la Commissione è giunta alla conclusione che a tale importo occorre aggiungere anche gli accantonamenti del CL per il primo semestre 1994 e i costi di mantenimento in portafoglio delle attività per l'esercizio 1994, anch'essi trasferiti al CDR, che possono essere stimati a circa 9,8 miliardi di FF.
A tale importo va addizionato il costo di finanziamento delle attività più esigibili [punto iii)], il cui costo di mantenimento in portafoglio è sopportato dalla SPBI, che si finanzia presso il CL. Il tasso praticato sul prestito concesso dal CL è pari al 7 % per il 1995 e successivamente all'85 % del tasso del mercato monetario (TMM). Qualora tutti gli attivi vengano ceduti in cinque anni ad un ritmo costante (16) e se il TMM permane stabile al 4,7 % (tasso utilizzato dal CL per la preparazione del « business plan »), si può stimare questo costo a circa 11 miliardi di FF (valore attualizzato).
SPAZIO PER TABELLA
Da tale importo vanno dedotti i proventi delle attività più esigibili, il cui valore nominale ammonta secondo le autorità francesi a circa 5,2 miliardi di FF, pari ad un valore attualizzato di 4,1 miliardi di FF. Di conseguenza il costo netto di mantenimento in portafoglio di altre attività scorporate può essere stimato a circa 7 miliardi di FF.
Questi costi globali che lo Stato deve sopportare (circa 72 miliardi di FF) debbono essere dedotti dalle entrate che gli derivano dalle obbligazioni a tasso zero [punto iv)], dalla clausola di « ritorno a giorni migliori » e dagli utili (per l'azionista Stato) in termini di dividendi versati o utili destinati alle riserve [punto v)].
Per quanto concerne la sottoscrizione di obbligazioni a tasso zero per 10 miliardi di FF [punto iv)], essa deve fornire una plusvalenza di 35 miliardi di FF in venti anni, per un tasso d'interesse del 7,8 %. Pertanto il valore attuale di questa plusvalenza equivale, applicando il medesimo tasso, a circa 8 miliardi di FF (valore al 1° gennaio 1995).
Per determinare in che misura il CL contribuisce al finanziamento del meccanismo, occorre ovviamente prendere in considerazione la totalità dei redditi di cui lo Stato dovrebbe beneficiare in base al piano di risanamento, ivi compresi tutti gli utili, quelli prelevati per la struttura di scorporo in virtù della clausola e quelli che dovrebbero restare all'azionista Stato al netto delle imposte e che sono destinati o al versamento di dividendi o alle riserve [punto v)]. Va notato che detraendo dal costo dell'operazione anche il valore attuale degli utili futuri spettanti allo Stato, direttamente e indirettamente (Thomson e CDC), sotto forma di dividendi distribuiti o di aumento delle riserve, si tiene di fatto conto del valore di un'eventuale privatizzazione o, in assenza di tale privatizzazione, del valore attuale del CL a ristrutturazione avvenuta, secondo il metodo del valore netto attuale dei « cash-flow » futuri.
Quanto alla clausola di « ritorno a giorni migliori », occorre considerare che lo Stato perde i dividendi ai quali avrebbe normalmente diritto come azionista diretto e indiretto del CL [con il 71 % del capitale (17)] nonché la quota degli utili che gli spetterebbe sotto forma d'imposte. Il contributo netto del CL ai costi del meccanismo di scorporo è pertanto limitato. Senza la clausola predetta, lo Stato avrebbe infatti ricevuto circa il 35 % dei profitti a titolo di imposta e il 71 % dell'importo restante (che corrisponde all'81 % degli utili) in quanto azionista, mentre con la clausola lo Stato ne riceve subito circa il 47 % dei risultati a titolo della clausola (18) e complessivamente il 90 %, perdendo tuttavia una parte delle imposte che sarebbero state pagate in Francia (circa un sesto del gettito della clausola). La differenza in più derivante allo Stato dalla clausola è pertanto pari al 9 % degli utili, corrispondente a circa 3 miliardi di FF in venti anni (valore attuale).
È pertanto chiaro che ciò che lo Stato guadagna grazie alla clausola viene perso in termini di imposte e dividendi normali, ad eccezione della quota del prelievo in virtù della clausola che lo Stato effettua [. . .]. La clausola costituisce tuttavia un obbligo che produce un effetto di « imbrigliamento » per il CL, tanto più che il prelievo precede gli accantonamenti al fondo per i rischi bancari generali.
Secondo il « business plan » il valore attuale dei prelievi a titolo della clausola di « ritorno a giorni migliori » e degli utili per l'azionista Stato possono essere stimati rispettivamente a circa 18 e 12 miliardi di FF.
La Commissione considera tuttavia che il « business plan » si fonda su ipotesi piuttosto ottimistiche (vedi punto 6.2). Il tasso d'interesse del mercato monetario è infatti attualmente molto più elevato di quello applicato alle stime del « business plan » per il 1995 e l'analisi dei casi precedenti di risanamento di banche e gli studi sul « punto di pareggio » per gli enti creditizi suggeriscono che il ripristino dell'efficienza è sovente meno facile quando i tassi d'inflazione sono bassi e i tassi d'interesse reale elevati che viceversa. Inoltre sembra difficile che il CL possa riuscire a ridurre i costi operativi così rapidamente (18 % in quattro anni), come sarebbe necessario per raggiungere i concorrenti. A tali considerazioni occorre infine aggiungere che il « business plan » ipotizza per il periodo compreso tra il 2000 e il 2014 una crescita automatica degli utili, al netto delle imposte, pari al 4 % all'anno, che non sembra né realistica [. . .].
Per tutte queste ragioni sembra dunque più corretto supporre una stabilizzazione degli utili reali a risanamento avvenuto. Il tasso di rendimento dei fondi propri previsto per il 1999 (12,4 %) conferma infatti il ritorno all'efficienza economico-finanziaria del CL, mentre il suo aumento automatico negli anni seguenti sembra basato su una valutazione troppo ottimistica. Ciò significa che i proventi della clausola di « ritorno a giorni migliori » e i proventi per l'azionista Stato, in termini di dividendi e riserve, devono essere corretti al ribasso. L'analisi di sensibilità, basata sull'ipotesi di un tasso di crescita nominale dell'utile al netto delle imposte pari al 2 %, stima questi due elementi rispettivamente a 15 e a 10 miliardi di FF.
Tale stima non può tuttavia essere considerata definitiva, giacché lo Stato perde, per effetto della clausola, una parte delle imposte dovutegli. Nel calcolo del costo dell'intervento dello Stato si deve tener conto di tale perdita legata alla possibilità di beneficiare del ritorno dell'impresa a giorni migliori. Una siffatta agevolazione fiscale, che può essere concessa agli investitori sia privati che pubblici, si applica solo alle imprese in difficoltà. Pertanto tale tipo di facilitazione costituisce in linea di massima un aiuto di Stato.
Come indicato in precedenza, il prelievo a titolo della clausola si applica prima della detrazione delle imposte francesi. Dato che il CL beneficia di un riporto dei disavanzi di bilancio ai fini fiscali per i primi cinque anni e che quasi la metà dei redditi del CL proviene dall'estero, la perdita di imposta può essere stimata al 17,5 % del valore attuale del gettito della clausola nel periodo compreso tra il 2000 e il 2014, pari a circa 2 miliardi di FF. Dedotto tale importo, il gettito attualizzato della clausola di « ritorno a giorni migliori » va stimato a 13 miliardi di FF.
SPAZIO PER TABELLA
Ricapitolando, i diversi elementi che compongono l'operazione di salvataggio del CL vengono stimati come segue:
i) aumento di capitale per un valore attuale di 5,2 miliardi di FF;
ii) rinuncia a crediti da parte del CDR sul prestito partecipativo della SPBI per un importo massimo di 135 miliardi di FF e stimato a 60 miliardi di FF, considerati i proventi e i costi di mantenimento in portafoglio delle attività di dubbia esigibilità;
iii) costo netto di mantenimento in portafoglio di altre attività scorporate per 7 miliardi di FF, pari al saldo tra il costo per la SPBI del prestito concesso dal CL (11 miliardi di FF) e i proventi per la SPBI del prestito partecipativo accordato al CDR (4 miliardi di FF).
A fronte dei costi del dispositivo vanno messi:
iv) il valore attuale dei proventi futuri delle obbligazioni a tasso zero, pari a circa 8 miliardi di FF;
v) il valore attuale degli introiti futuri che lo Stato riceverà a titolo della clausola di « ritorno a giorni migliori » e in qualità di azionista, corretti a seguito dell'analisi di sensibilità, per circa 23 miliardi di FF.
Il saldo di circa 41 miliardi di FF costituisce la stima del valore attuale del costo netto che il dispositivo può generare per lo Stato e sul quale la Commissione ha basato la sua analisi di compatibilità. Tuttavia, data la notevole incertezza che caratterizza taluni elementi del piano, in particolare le perdite del CDR e i proventi futuri per la SPBI, occorre applicare ai costi predetti, ad eccezione dell'aumento di capitale (36 miliardi di FF), un margine di variazione di circa il 10 %. Di conseguenza la stima del costo netto massimo dell'intervento statale è di circa 45 miliardi di FF.
6.4. Altri elementi di valutazione
In merito alla privatizzazione del CL, la Commissione prende atto dell'affermazione delle autorità francesi secondo la quale la privatizzazione potrà essere presa in considerazione solo dopo il risanamento della banca. Secondo il « business plan » presentato dalle autorità francesi, il CL ritornerebbe all'efficienza economico-finanziaria nel 1999. La Commissione considera che il « business plan » è sufficientemente realistico e realizzabile, quanto meno per quanto concerne il periodo fino al 2000. Di conseguenza anch'essa ritiene che la privatizzazione potrà aver luogo a partire dal 1999.
La Commissione considera che, sulla base delle informazioni ricevute dalle autorità francesi, la questione del ruolo di Thomson SIEG e CDC nell'operazione di salvataggio del CL non è pertinente alla problematica che la Commissione deve esaminare.
6.5. Distorsione degli scambi tra Stati membri
La liberalizzazione dei servizi finanziari e l'integrazione dei mercati finanziari hanno per effetto di rendere gli scambi intracomunitari sempre più sensibili alle distorsioni della concorrenza.
Un aiuto ad una banca internazionale come il CL, il quale eroga prestiti ed altre risorse finanziare alle imprese che sono in concorrenza sui mercati internazionali, offre servizi finanziari in competizione con altri enti creditizi europei, e ha potenziato le sue attività all'estero attraverso la sua rete di agenzie al di fuori della Francia, è certamente suscettibile di esercitare un effetto distorsivo sugli scambi intracomunitari. In particolare gli aiuti in questione garantiscono al CL la sopravvivenza e gli consentono di ristrutturare un certo numero di controllate estere, soprattutto nei Paesi Bassi, in Spagna, in Portogallo e in Germania, che sono in concorrenza con altri istituti finanziari comunitari.
Va notato che attualmente la metà delle attività del CL è situata fuori della Francia, in buona parte nella Comunità, che l'aiuto al CL è destinato, in misura non trascurabile, a coprire perdite importanti al di fuori della Francia all'interno della Comunità e che l'aiuto in questione consentirà al CL di restare presente sul mercato in altre parti della Comunità stessa.
Di conseguenza occorre considerare che l'aumento di capitale e l'assunzione a carico dello Stato ricadono nel disposto dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato in quanto suscettibili di costituire aiuti di Stato e di falsare la concorrenza a livello comunitario.
7. ESAME DELLA COMPATIBILITÀ DEGLI AIUTI
7.1. Considerazioni generali
Dopo la valutazione della presenza di elementi di aiuto di Stato nelle misure di sostegno finanziario accordato al CL, occorre esaminare se tale aiuto può essere compatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafi 2 e 3 del trattato.
Occorre innanzitutto considerare che non si tratta né di un aiuto a carattere sociale concesso a favore dei singoli consumatori, né di un aiuto inteso a facilitare lo sviluppo di talune regioni francesi.
La metà dei cespiti del CL e probabilmente la medesima quota delle attività che esso svolge sono infatti situate al di fuori della Francia. L'attività in Francia è distribuita su tutto il territorio, ma concentrata nei medi e grandi agglomerati urbani.
Non si tratta neppure di un aiuto destinato a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia, in quanto è inteso a porre fine alle difficoltà di un solo beneficiario, il CL, e non alle difficoltà di tutti gli operatori del settore. Inoltre la Commissione considera che i problemi del CL non trovano origine in una crisi bancaria sistemica in atto in Francia, quantunque il CL non sia la sola banca francese in difficoltà (anche altre banche, in particolare pubbliche, sono alle prese con problemi analoghi). Le cause delle perdite del CL sono specifiche a tale banca e sembrano legate, in larga misura, alla politica aggressiva di credito e d'investimento che la banca ha perseguito nella seconda metà degli anni '80, senza che il controllo dei rischi e la valutazione delle attività acquisite fossero sufficientemente rigorosi. La Commissione è consapevole della particolare sensibilità dei mercati finanziari e delle conseguenze negative indesiderabili che l'eventuale richiesta di fallimento di una banca come il CL potrebbe provocare; tuttavia l'aiuto concesso non può neppure essere qualificato di comune interesse europeo.
Di conseguenza potrà essere presa in considerazione solo la deroga prevista dall'articolo 92, paragrafo 3, lettera c).
Come menzionato in precedenza, la compatibilità di tali misure deve essere valutata alla luce delle regole specifiche concernenti gli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, tenendo conto anche dell'effetto dell'intervento statale sul sistema finanziario dello Stato membro interessato. Per quanto riguarda il caso specifico del settore bancario, la Commissione ritiene che un aiuto al salvataggio e alla ristrutturazione può essere compatibile purché siano rispettate le quattro condizioni descritte in precedenza (punto 3.2).
In particolare la Commissione deve valutare se l'effetto distorsivo dell'aiuto di Stato sulla concorrenza sia compensato dagli elementi concreti di contropartita contenuti nel piano di ristrutturazione. Tale compensazione è necessaria per dichiarare che l'aiuto non è contrario all'interesse comune.
Data l'enorme entità dell'aiuto, che è anche destinato a coprire le perdite derivanti dalle attività acquisite dal CL durante la sua espansione aggressiva degli anni '80, il contributo del CL deve essere considerevole e comportare una riduzione della sua presenza commerciale, seppure nel rispetto dell'esigenza di ripristinare e mantenere l'efficienza economico-finanziaria. Tale contributo deve contenere contropartite reali e rilevanti anche perché la soluzione del fallimento è preclusa, date le conseguenze negative indesiderabili e sproporzionate che avrebbe sulle altre banche e sui mercati finanziari. Si noti che per un'impresa privata di natura non bancaria che presentasse perdite di tale entità si sarebbe probabilmente chiesta l'apertura del fallimento. Ne consegue che la distorsione della concorrenza indotta dall'aiuto è particolarmente rilevante e deve essere compensata da contropartite altrettanto consistenti. Va rilevato infine che il disavanzo non è colmato dagli utili previsti neppure nell'arco di venti anni.
7.2. Valutazioni della Commissione e condizioni da porre per l'autorizzazione dell'aiuto
7.2.1. Separazione tra il CL e il CDR
Alla luce delle modifiche apportate dalle autorità francesi al meccanismo di controllo del CDR che sono state descritte in precedenza, la Commissione considera che il rischio di conflitto di interessi sarà eliminato se gli organi e i responsabili di tale struttura non dipenderanno dal CL. Anche il personale operativo utilizzato dovrebbe dipendere finanziariamente dal CDR stesso. È infine necessario che sia garantita l'indipendenza dal CL degli organi di direzione delle attività scorporate.
Per quanto concerne la clausola di cointeressenza per incentivare il CL a gestire in modo efficace la struttura di scorporo, la Commissione ritiene che una volta attuata una separazione netta tra il CL e il CDR, tale clausola non sarà più necessaria e dovrà dunque essere soppressa, come già convenuto con le autorità francesi in via informale.
7.2.2. Riacquisto degli attivi scorporati
Quanto alla possibilità di riacquisto da parte del CL di taluni attivi scorporati, la Commissione ritiene che le modifiche delle regole di gestione del CDR non hanno apportato una soluzione adeguata al problema.
La Commissione ritiene infatti che se si consentisse al CL di riacquistare al prezzo di mercato la totalità o una parte delle partecipazioni cedute al CDR al valore contabile in quanto non era più in grado di finanziarle, intendendo in tal modo di permettergli di mantenere relazioni commerciali privilegiate con le imprese in questione, il CL beneficerebbe due volte dell'aiuto, il che sarebbe evidentemente insostenibile sotto il profilo della tutela della concorrenza.
La Commissione considera che se il CL riterrà utile riacquistare talune attività dovrà poterlo fare, senza tuttavia fruire di un vantaggio indebito. Di conseguenza il CL potrà riacquistare attività scorporate, nella misura limitata indicata nel contratto d'intenti, soltanto al prezzo al quale l'attività è stata trasferita al CDR o al prezzo di mercato, se quest'ultimo è superiore al prezzo di trasferimento dell'attivo al CDR.
7.2.3. Riporto dei disavanzi di bilancio ai fini fiscali
Per quanto riguarda il riporto dei disavanzi di bilancio, la Commissione applica i principi della disciplina sugli aiuti alla ristrutturazione che prevede che qualsiasi perdita compensata da un aiuto non può beneficiare della possibilità di riporto a fini fiscali. Di conseguenza le perdite del 1994 corrispondenti all'aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF non possono essere oggetto di riporto a fini fiscali.
Quanto ai disavanzi residui, la Commissione chiede alle autorità francesi di sopprimere la possibilità di riporto al momento della privatizzazione del CL in caso di cessione della clausola di « ritorno a giorni migliori ».
7.2.4. Riduzione dell'attivo per 100 miliardi di FF e cessione di parte della rete bancaria
Onde limitare il volume dell'aiuto allo stretto necessario e fornire una contropartita sufficiente, senza peraltro compromettere le prospettive future di efficienza economico-finanziaria del CL, è necessario un contributo significativo in termini di riduzione delle dimensioni del CL. Pur tenendo conto delle necessità di riservatezza, la Commissione deve vigilare affinché tale riduzione di dimensioni venga effettivamente realizzata.
Il « business plan » mira a rifocalizzare le operazioni del CL sulle due attività di base di banca commerciale in Francia e banca delle grandi imprese e dei grandi investitori nel mondo. Il CL ha dichiarato che l'attività di banca al dettaglio fuori Europa nonché le attività parabancarie fuori Europa saranno cedute, così come talune consociate europee di scarsa redditività che svolgono attività bancaria al dettaglio [vedi punto 4. j)]. La Commissione prende atto della cessione, già effettuata o da effettuarsi entro il 1998, delle seguenti società:
a) talune consociate francesi specializzate nel [. . .] (1995);
b) CLBN (Olanda), CLBS (Svezia), Banca Lombarda (Italia) e l'insieme degli sportelli di banca al dettaglio in Gran Bretagna (1995);
c) altre consociate europee;
d) tutte le consociate dell'America Latina (1995);
e) altre consociate della rete internazionale fuori Europa.
Le cessioni avviate nel 1995 riguardano attività iscritte nel bilancio consolidato del CL per un valore di oltre 120 miliardi di FF. Le autorità francesi hanno inoltre dichiarato che il CL ha previsto la titolarizzazione di crediti per quasi 14 miliardi di FF. Tuttavia la Commissione ritiene che tale titolarizzazione non costituisce una contropartita valida dell'aiuto, in quanto il CL si limita a cedere il rischio che grava sulle attività in questione, conservando i legami commerciali con i suoi clienti.
Le cessioni summenzionate non provocano un ridimensionamento dell'attivo del CL, tale da configurarsi come contropartita sufficiente, a prescindere dal semplice effetto della ristrutturazione. Le predette cessioni, che sono previste nel « business plan », riguardano soprattutto le attività meno redditizie che il CL avrebbe dovuto cedere in ogni caso, anche in assenza di qualsiasi aiuto.
La Commissione ritiene che, data l'enorme entità dell'aiuto e considerati gli effetti distorsivi sulla concorrenza, il CL deve fare uno sforzo significativo, partecipando in misura sufficiente ai costi della ristrutturazione e compensando i concorrenti per tali distorsioni. In proposito giova ricordare che numerose controllate e succursali bancarie del CL all'estero sono state acquisite nel contesto della politica aggressiva condotta dal CL nel corso degli ultimi anni, grazie al sostegno statale - una politica che nessun'altra banca europea ha potuto perseguire per mancanza di mezzi. È evidente che le cessioni previste nel « business plan » non possono essere giudicate tali da costituire una compensazione appropriata per l'aiuto in questione.
Di conseguenza oltre alle consociate non o scarsamente redditizie devono essere cedute consociate o succursali redditizie, affinché il CL possa finanziare la sua ristrutturazione per quanto possibile con i propri mezzi. Giacché talune controllate vanno ristrutturate prima di poter essere vendute, le cessioni potranno avvenire in linea di massima entro tre anni a partire dalla data della presente decisione.
Le autorità francesi hanno informato la Commissione che il CL sarà tenuto a ridimensionare la sua capacità commerciale, riducendo entro la fine del 1998 di almeno il 35 % la sua presenza commerciale all'estero, compresa la rete bancaria europea, in linea con gli impegni assunti dal governo francese [. . .].
Se tale obiettivo non potesse essere realizzato nel termine previsto senza provocare importanti perdite contabili che costringerebbero l'azionista di riferimento ad apportare un ulteriore sostegno finanziario, in particolare per assicurare l'osservanza del coefficiente di solvibilità europeo, la Commissione riesaminerebbe la possibilità di prorogare tale termine.
I proventi delle cessioni non potranno essere utilizzati dal CL per riacquistare altre reti o attività bancarie, bensì soltanto per finanziare la ristrutturazione di altre attività, per esempio [. . .]. Di fatto il CL può sfruttare al meglio i proventi delle cessioni delle controllate, destinandoli alla ristrutturazione delle consociate in perdita, giacché, eliminate le perdite importanti, il rendimento di tali ristrutturazioni sarà particolarmente elevato.
7.2.5. Privatizzazione e cessione della clausola di « ritorno a giorni migliori »
Nel quadro delle discussioni tra i rappresentanti della Commissione e le autorità francesi, queste ultime hanno riaffermato la loro volontà di procedere alla privatizzazione del CL una volta risanata la sua situazione economica e finanziaria. Se verrà rispettato il « business plan », il consolidamento della situazione economico-finanziaria ed il ritorno all'efficienza finanziaria del CL avrà luogo entro un termine di cinque anni.
La Commissione apprezza l'intenzione delle autorità francesi, in quanto l'obiettivo della privatizzazione presuppone la riuscita del piano di risanamento e diminuisce le distorsioni della concorrenza, limitando l'estensione temporale del meccanismo (durata prevista venti anni) e dunque l'incertezza sui relativi rischi e costi netti. Di conseguenza la privatizzazione avrà per effetto di ridimensionare l'importanza dell'aiuto a condizione che i relativi proventi vengano versati alla SPBI. Nel contempo essa consente di limitare l'effetto distorsivo dell'aiuto che avrebbe altrimenti durata ventennale.
Qualsiasi modifica delle clausole del piano, in particolare al momento della privatizzazione del CL, potrebbe incidere sul costo finale a carico dello Stato e dovrà quindi essere notificata alla Commissione prima della sua realizzazione, affinché la Commissione possa accertarsi della compatibilità di tali modifiche con il mercato comune. Un rinvio della privatizzazione oltre il termine di cinque anni dovrà essere pertanto oggetto di una comunicazione alla Commissione. Inoltre la cessione della clausola di « ritorno a giorni migliori » dovrà aver luogo al prezzo di mercato, stabilito sulla base di una perizia indipendente.
La Commissione ritiene che, sebbene per l'azionista Stato la vendita del CL con o senza clausola non presenti in linea di massima alcuna differenza in termini economici (a parte l'effetto per gli azionisti di minoranza), dato che l'abbandono della clausola a titolo oneroso avrà per effetto di far lievitare il prezzo di vendita di un importo pari al suo valore attuale, le conseguenze per i concorrenti possono essere diverse.
Una vendita aperta al grande pubblico, con l'annuncio che la clausola sarà annullata, dovrebbe comportare un aumento delle azioni messe in vendita dallo Stato corrispondente al valore di mercato di tale clausola.
7.3. Controllo e vigilanza sull'applicazione del piano di risanamento del CL
La Commissione ritiene che occorre vigilare sulla corretta esecuzione del piano, soprattutto sullo snellimento del bilancio, sulla riorganizzazione incentrata sulle attività di base, sulla razionalizzazione di queste ultime, nonché sul contributo del CL alla struttura di scorporo sotto forma di prelievi o di dividendi. Nella disciplina sugli aiuti alla ristrutturazione, la Commissione prevede che tali aiuti non dovrebbero essere di norma necessari che una tantum.
Di conseguenza ogni sei mesi le autorità francesi dovranno sottoporre alla Commissione i documenti seguenti:
a) una relazione dettagliata sull'applicazione del piano, nonché le relazioni presentate al Parlamento;
b) gli stati patrimoniali, i conti profitti e perdite e le relazioni degli amministratori delle società partecipanti all'operazione di dismissione, ovvero OIG, CDR, SPBI e CL;
c) un elenco delle attività scorporate, liquidate o vendute, con l'indicazione dei prezzi di vendita, dei nomi degli acquirenti e dei nominativi delle banche alle quali sono stati affidati i mandati a vendere;
d) un elenco dettagliato delle rinunzie a crediti del CDR a valere sul prestito partecipativo concesso dalla SPBI;
e) un elenco dettagliato delle attività bancarie cedute dal CL al di fuori della struttura di scorporo, con una valutazione, basata su criteri obiettivi e verificabili, della riduzione della sua presenza commerciale all'estero;
f) conti dettagliati sui contributi del CL alla struttura di scorporo sotto forma di prelievi o di dividendi.
Qualsiasi intenzione di modificare il piano comunicato alla Commissione e approvato da quest'ultima, in particolare al momento della privatizzazione, dovrà essere notificata alla Commissione stessa prima della sua realizzazione.
8. CONCLUSIONI
In conclusione, sia l'aumento di capitale realizzato nel 1994 che l'assunzione a carico dello Stato dei rischi e dei costi degli impieghi trasferiti, secondo i nuovi termini stabiliti nel 1995, nonché gli altri elementi del dispositivo di dismissione e di scorporo contengono importanti elementi di aiuto di Stato, ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato. La stima del costo netto attualizzato che il sistema può fare gravare sullo Stato è pari a 5,2 miliardi di FF per l'aumento di capitale e 36 miliardi di FF per la presa in carico. Data l'incertezza quanto a taluni elementi del piano, è opportuno introdurre un margine di variazione di circa il 10 % sul valore dell'intervento statale, al netto dell'aumento di capitale. Pertanto la stima massima del costo netto attualizzato è pari a 45 miliardi di FF.
Tali misure sono state esaminate attentamente alla luce dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato, per stabilire se possano essere considerate compatibili con il mercato comune. Viste le considerazioni esposte in precedenza, gli aiuti concessi al CL sembrano rispettare le condizioni previste nella disciplina degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà. Di conseguenza, subordinatamente ad un certo numero di condizioni, talune delle quali costituiscono contropartite indispensabili affinché un aiuto così ingente possa essere compatibile con l'interesse comune, gli aiuti in oggetto possono essere esentati dal divieto di cui all'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CE e all'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE in quanto compatibili con il mercato comune, in applicazione delle disposizioni dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CE e dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c) dell'accordo SEE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto contenuto nel piano di risanamento del Crédit Lyonnais sotto forma di aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF, dell'assunzione a carico dei rischi e dei costi connessi alle attività trasferite alla struttura di scorporo (fino ad un importo di 135 miliardi di FF) e dei vantaggi fiscali inerenti alla clausola di « ritorno a giorni migliori », per un costo globale netto a carico dello Stato, dedotte le entrate, pari ad un massimo di 45 miliardi di FF, è dichiarato compatibile con il mercato comune e con l'accordo SEE a norma dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato CE e dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c) dell'accordo SEE.
Articolo 2
L'autorizzazione dell'aiuto di cui all'articolo 1 è subordinata al rispetto da parte della Francia delle condizioni e degli obblighi seguenti:
a) garantire l'attuazione di tutte le misure di risanamento e di tutte le disposizioni previste per il dispositivo descritto all'articolo 1;
b) non modificare le condizioni stabilite nel piano di risanamento, salvo previo accordo della Commissione. La clausola di « ritorno a giorni migliori » può essere ceduta in ogni caso non prima della privatizzazione del Crédit Lyonnais, e solo al prezzo di mercato; tale prezzo sarà verificato da perizie indipendenti;
c) garantire la riduzione della capacità commerciale del Crédit Lyonnais, data l'entità dei costi del sistema a carico dello Stato stimati complessivamente a 45 miliardi di FF, mediante la diminuzione di almeno il 35 % della sua presenza commerciale all'estero, compresa la rete bancaria europea, entro la fine del 1998, in linea con gli impegni assunti dalla Francia [. . .]. Qualora tale obiettivo non potesse essere raggiunto entro il termine previsto senza perdite cospicue, che indurrebbero l'azionista di riferimento ad apportare un nuovo sostegno finanziario, soprattutto per garantire il rispetto del coefficiente di solvibilità europeo, la Commissione esaminerebbe la possibilità di prorogare tale termine. Se i costi del meccanismo, stimati a 45 miliardi di FF, verranno superati, occorrerà riesaminare l'entità della riduzione della presenza commerciale del Crédit Lyonnais concordata [. . .];
d) sopprimere la possibilità per il Crédit Lyonnais di beneficiare di un riporto ai fini fiscali dei disavanzi di bilancio per la perdita del 1994 coperta dall'aumento di capitale di 4,9 miliardi di FF;
e) sopprimere la possibilità per il Crédit Lyonnais di riacquistare attività industriali e commerciali scorporate, a meno che l'acquisto non avvenga al prezzo al quale l'attività è stata trasferita al CDR o al prezzo di mercato se quest'ultimo è superiore al prezzo di trasferimento dell'attività al CDR, e in ogni caso nei limiti di un valore globale di 5 miliardi di FF;
f) escludere qualsiasi interessenza del Crédit Lyonnais ai proventi dei realizzi del CDR;
g) operare una netta separazione tra il CDR e il Crédit Lyonnais, per quanto concerne i dirigenti, l'amministrazione, nonché il sistema di controllo e di vigilanza sulla gestione delle attività scorporate;
h) assicurare l'indipendenza nei confronti del Crédit Lyonnais degli organi di direzione degli attivi scorporati;
i) eliminare qualsiasi possibilità per il Crédit Lyonnais di riportare i disavanzi fiscali di bilancio residui degli anni anteriori al 1995 se, al momento della privatizzazione, la clausola di « ritorno a giorni migliori » è oggetto di cessione;
j) vigilare a che il Crédit Lyonnais destini i proventi delle cessioni alla ristrutturazione degli elementi dell'attivo e delle attività non redditizie;
k) vigilare a che il Crédit Lyonnais versi alla SPBI gli importi del prelievo in virtù della clausola di « ritorno a giorni migliori »;
l) versare alla SPBI i proventi della privatizzazione del Crédit Lyonnais, in particolare quelli derivanti dalla vendita delle azioni detenute attualmente dalla SPBI, e proporre al Parlamento di versare alla SPBI i proventi della privatizzazione della parte residua di azioni.
Articolo 3
La Commissione ha tenuto conto della dichiarazione delle autorità francesi secondo la quale per il Crédit Lyonnais è stato chiaramente fissato l'obiettivo della privatizzazione che dovrebbe poter essere realizzata, grazie al risanamento previsto, entro cinque anni. Pertanto un rinvio della privatizzazione al di là dei cinque anni dovrà essere oggetto di una comunicazione alla Commissione.
Articolo 4
Le autorità francesi collaborano pienamente al controllo sull'attuazione della presente decisione e presentano alla Commissione, ogni sei mesi a partire dal 1° marzo 1995, i documenti seguenti:
a) una relazione dettagliata sull'applicazione del piano, nonché le relazioni presentate al Parlamento;
b) gli stati patrimoniali, i conti profitti e perdite e le relazioni degli amministratori delle società partecipanti all'operazione di dismissione, ovvero OIG, CDR, SPBI e Crédit Lyonnais;
c) un elenco delle attività scorporate, liquidate o vendute, con l'indicazione dei prezzi di vendita, dei nomi degli acquirenti e dei nominativi delle banche alle quali sono stati affidati i mandati a vendere;
d) un elenco dettagliato delle rinunzie a crediti del CDR a valere sul prestito partecipativo concesso dalla SPBI;
e) un elenco dettagliato delle attività bancarie cedute dal Crédit Lyonnais al di fuori della struttura di scorporo, con una valutazione, basata su criteri obiettivi e verificabili, della riduzione della sua presenza commerciale all'estero;
f) conti dettagliati sui contributi del Crédit Lyonnais alla struttura di scorporo sotto forma di prelievi o di dividendi.
La Commissione potrà chiedere a revisori specializzati di esaminare tali documenti e valutare l'attuazione del piano.
Articolo 5
La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 26 luglio 1995.

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