Document ID: 31988R2684

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// // REGO (CEE) N. 2684/88 DELLA COMMISSIONE
del 26 agosto 1988
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di videoregistratori originari del Giappone e della Repubblica di Corea
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previa consultazione in seno al comitato consultivo istituito da detto regolamento,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel marzo 1987, la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea dei produttori di apparecchi elettronici di consumo (European Association of Consumer Electronic Manufacturers - EACEM) a nome dei produttori che rappresentano la maggior parte della produzione comunitaria di videoregistratori. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping riguardo al prodotto in oggetto originario della Repubblica di Corea e del Giappone, nonché al pregiudizio sostanziale da esse derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura.
Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2) la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di videoregistratori, di cui al codice ex 8521 10 39 della nomenclatura combinata, originari del Giappone e della Repubblica di corea ed ha iniziato una inchiesta.
(2) La Commissione ha ufficialmente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i ricorrenti e ha offerto alle parti direttamente interessate l'opportunità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere intese.
Tutti gli esportatori, alcuni importatori e tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno presentato osservazioni per iscritto.
Hanno inoltre formulato osservazioni alcuni operatori commerciali, consumatori finali e organismi che rappresentano gli acquirenti comunitari del prodotto.
(3) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari ed ha svolto inchieste presso le seguenti società:
a) Ricorrenti:
- J2T Video, (Berlino) GmbH, Repubblica federale di Germania,
- Telefunken Fernseh und Rundfunk GmbH, Hannover,
- Grundig AG, Fuerth, Repubblica federale di Germania,
- Nokia-Graetz, Pforzheim, Repubblica federale di Germania,
- Philips International BV, Eindhoven, Paesi Bassi,
- Ferguson PLC, Enfield, Regno Unito,
- Thomson Grand Public, Parigi, Francia;
b) Produttori/esportatori dei paesi d'origine:
- Daewoo Electronics Co Ltd, Inchon, Corea,
- Goldstar Electric Co Ltd, Seul, Corea,
- Samsung Electronics Co Ltd, Gyonggi-do, Corea,
- Funai Electric Co Ltd, Osaka, Giappone,
- Orion Electric Co Ltd, Kobe, Giappone;
c) Società consociate degli esportatori responsabili delle vendite nella Comunità:
- Samsung Electronics GmbH, Steinbach, Repubblica federale di Germania,
- Goldstar Deutschland GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,
- Funai Electric Trading Europe GmbH, Amburgo, Repubblica federale di Germania,
- Goldstar UK, Londra, Regno Unito,
- Samsung Electronics UK, Surbiton, Regno Unito;
d) Importatori indipendenti:
- Amstrad Consumer Electronics PLC, Brentwood, Regno Unito,
Amstrad International Hong Kong, Hong Kong,
- Currys Group PLC, Londra, Regno Unito,
- Dixons Ltd, Edgware, Regno Unito,
- ISP KG, Dreleich, Repubblica federale di Germania.
(4) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte particolareggiate da parte dei produttori comunitari ricorrenti, degli esportatori e di alcuni importatori ed ha verificato, per quanto necessario, le informazioni ivi contenute.
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo da gennaio ad agosto 1987, periodo di riferimento.
B. PORTATA DELLA PROCEDURA
(6) La Commissione ha aperto la procedura nei confronti di tutti i produttori di videoregistratori coreani noti e di due produttori giapponesi.
(7) Gli esportatori hanno formulato le seguenti argomentazioni:
- l'esclusione di alcuni altri esportatori dal campo d'applicazione dell'inchiesta rappresenta una discriminazione;
- una inchiesta selettiva costituisce una violazione della legislazione comunitaria e una deviazione delle procedure correnti della Commissione;
- esiste la presunzione di pratiche di dumping da parte di altri produttori giapponesi di videoregistratori e del pregiudizio da esse provocato. L'industria europea non li ha inclusi nella denuncia semplicemente a causa dei loro legami commerciali con altri produttori giapponesi di videoregistratori e del pregiudizio da esse provocato. L'industria europea non li ha inclusi nella denuncia semplicemente a causa dei loro legami commerciali con altri produttori/esportatori non citati.
Secondo la Commissione tali argomentazioni sono infondate.
(8) La decisione della Commissione di avviare la presente inchiesta unicamente nei confronti degli esportatori della Corea del Sud e delle società giapponesi Funai e Orion, si basava sulla denuncia che faceva riferimento esplicitamente alla Corea e alle due società giapponesi e non presentava alcun elemento di prova relativo al dumping o al pregiudizio provocato da importazioni di altra origine. Al momento dell'apertura della procedura, la Commissione non disponeva di altri elementi di prova relativi a pratiche di dumping su altre importazioni dal Giappone o da altri paesi oppure all'eventuale pregiudizio da esse provocato. Di conseguenza, la Commissione non ha operato alcuna discriminazione.
(9) A norma della legislazione comunitaria la Commissione non è tenuta ad avviare sempre procedure antidumping nei confronti di tutti gli esportatori di un determinato paese. Nessuna disposizione del diritto comunitario stabilisce che la Commissione debba estendere l'inchiesta a tutte le importazioni originarie di un determinato paese.
È prassi della Commissione aprire le inchieste nei confronti di tutte le importazioni originarie di un determinato paese dato che, nella maggior parte dei casi, dagli elementi di prova disponibili risulta che tutte le importazioni provenienti da un paese sono effettuate in dumping e provocano un pregiudizio sostanziale. Nella fattispecie, gli elementi di prova disponibili non confermavano tale ipotesi ed i ricorrenti hanno esplicitamente limitato la denuncia ad alcuni esportatori.
(10) La Commissione ha ovviamente esaminato se la richiesta dei ricorrenti di limitare l'inchiesta a determinate società fosse giustificata. A questo proposito le asserzioni secondo le quali i ricorrenti avrebbero compilato la denuncia in modo selettivo a causa dei legami con altri esportatori non sono state ritenute convincenti. Infatti, in altre cause antidumping le stesse società ricorrenti non avevano esitato a presentare una denuncia contro società giapponesi con le quali collaboravano in altri settori.
(11) Per valutare l'opportunità di estendere la procedura ad altri esportatori dopo l'apertura dell'inchiesta, la Commissione ha esaminato le informazioni ricevute dagli esportatori sulle esportazioni che avrebbero provocato pregiudizio ed ha concluso che non sussistono elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping in base ai dati presentati che, a parte il metodo discutibile, non sono suffragati da alcuna documentazione, né da informazioni di mercato indipendenti e sufficientemente rappresentative. Non vi sono inoltre elementi a riprova del fatto che, per salvaguardare la propria quota di mercato nei confronti della concorrenza esercitata da questi altri esportatori, l'industria comunitaria non abbia potuto applicare prezzi comprendenti un adeguato margine di utile.
Da indagini di mercato indipendenti e rappresentative risulta inoltre che, a differenza di quanto è stato accertato per i produttori oggetto della presente procedura, gli altri fornitori non hanno praticato sempre sottoquotazioni, nè hanno aumentato la rispettiva quota di mercato.
Quanto alle esportazioni di videoregistratori prodotti da Philips in Austria e venduti nella Comunità agli stessi prezzi degli apparecchi prodotti dall'industria comunitaria, gli esportatori stessi non hanno addotto un eventuale pregiudizio derivante da tali importazioni.
(12) La Commissione si riserva il diritto di estendere la procedura in una fase successiva ad altre importazioni, se dai dati disponibili risultasse che importazioni in dumping da altri paesi provocano pregiudizio all'industria comunitaria.
C. PRODOTTO IN ESAME
Nell'ambito della presente procedura sono sorti alcuni problemi sulla definizione del prodotto in esame e quella di prodotto simile. a) Definizione del prodotto in esame
(13) I prodotti in questione sono i videoregistratori. Questi apparecchi sono in grado di ricevere segnali televisivi trasmessi da stazioni emittenti, nonché di registrare e di riprodurre i segnali audio e video su e da un nastro magnetico. Quando l'apparecchio è collegato a un monitor oppure a un televisore si può visualizzare la cassetta registrata.
Il videoregistratore è dotato di un dispositivo che trasporta il nastro in modo da realizzare il contatto con le testine audio e video per la registrazione e la cancellazione. Le testine video sono fissate ad un tamburo rotante intorno al quale scorre il nastro, secondo il principio della scansione elicoidale. Le testine audio sono fisse ed esplorano il nastro lungo un cammino lineare. Il tamburo rotante, il nastro e il dispositivo di inserzione della cassetta sono azionati da motori elettrici.
I videoregistratori contengono di norma un'unità di alimentazione, un sintonizzatore per ricevere i segnali emessi da emittenti televisive, circuiti per l'elaborazione dei segnali audiovisivi, circuiti di controllo del funzionamento ed altri circuiti per funzioni complementari facoltative (per esempio circuiti per migliorare la definizione dell'immagine - HQ).
b) Definizione di prodotto simile
(14) I videoregistratori commercializzati presentano diverse caratteristiche, che possono essere variamente combinate, in base alle caratteristiche e alla marca, la gamma di videoregistratori comprende tanto apparecchi poco costosi quanto modelli di prezzo elevato e di qualità professionale.
Le principali caratteristiche sono le seguenti:
1o formato, quale BETA o VHS;
2o numero di testine, che incide sulla qualità delle immagini registrate;
3o velocità di registrazione e di riproduzione singola o multipla, ovvero slow play, long play e extended o super long play;
4o dispositivi per la « pausa » e la ripetizione rallentata (« slow motion »);
5o registrazione con un unico comando;
6o funzioni di preselezione, quali il numero di programmi e il numero di giorni per i quali l'apparecchio può essere programmato in anticipo;
7o funzioni di sintonizzazione;
8o indici contagiri;
9o visualizzatori grafici;
10o comandi a distanza, con o senza filo, con diverse funzioni;
11o riavvolgimento automatico a fine nastro;
12o funzioni di registrazione del suono, quali monofonia, stereofonia, alta fedeltà oppure alta fedeltà digitale;
13o dispositivo di accensione automatica;
14o diverse dimensioni, compresi i modelli compatti e portatili.
I videoregistratori devono inoltre essere compatibili con diversi standard televisi in vari paesi. I principali sistemi sono NTSC (Stati Uniti, Estremo Oriente e altri paesi), Secam (Francia) e Pal (Europa occidentale), ciascuno con diversi sottostandard, che possono essere associati in un unico televisore o videoregistratore per permettere la ricezione dei segnali emessi dalle televisioni di due o più paesi.
Nonostante l'ampia gamma di standard e di caratteristiche, nessuna parte ha messo in dubbio il fatto che gli apparecchi in questione possano essere considerati come prodotti simili, che utilizzano la stessa tecnologia di base e soddisfano le stesse esigenze dei consumatori.
(15) Nel corso dell'inchiesta è sorto il problema di stabilire se i riproduttori di videocassette e gli apparecchi che comprendono in un unico blocco un videoregistratore oppure un riproduttore e un televisore debbano essere inseriti nella procedura.
I ricorrenti hanno sostenuto che i riproduttori di videocassette contengono gli stessi meccanismi di base, ad esclusione del sintonizzatore e delle testine di registrazione e, come videoregistratori, possono essere impiegati per visionare videocassette. I ricorrenti affermano inoltre che i riproduttori sono in concorrenza con i videoregistratori e pertanto hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
Secondo gli esportatori, tuttavia, la mancanza di un dispositivo di registrazione costituisce una differenza determinante e pertanto i riproduttori di videocassette non possono sostituire i videoregistratori sul piano del consumo.
La Commissione ha deciso di escludere i riproduttori dalla presente procedura in quanto la mancanza di sintonizzatore e di dispositivo di registrazione ne limita le applicazioni. Gli utilizzatori di tali apparecchi non possono infatti registrare i programmi, ma unicamente riprodurre cassette preregistrate e quindi, per il consumatore medio, un riproduttore non può sostituire un videoregistratore. I riproduttori televisvi, di prezzo inferiore, presentano maggiori vantaggi per applicazioni industriali, commerciali o pedagogiche, quando non è necessario disporre di un dispositivo di registrazione.
(1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.
(2) GU n. C 256 del 26. 9. 1987, pag. 15.
Per tali motivi i riproduttori di videocassette e i videoregistratori debbono essere considerati prodotti diversi. Non sono stati inoltre presentati sufficienti elementi di prova per dimostrare che tali prodotti si fanno concorrenza sul mercato.
Sono quindi esclusi dalla procedura gli apparecchi comprendenti in un unico blocco un riproduttore di videocassette e un televisore.
(16) La Commissione ritiene invece che gli apparecchi comprendenti in un unico blocco un videoregistratore e un monitor televisivo rientrino nei prodotti oggetto dell'avviso di apertura e della successiva inchiesta. Tali apparecchi contengono un videoregistratore che ne costituisce l'elemento essenziale. La presenza di un monitor televisivo non modifica le caratteristiche del videoregistratore incorporato. La Commissione si riserva pertanto il diritto di proporre al Consiglio di istituire dazi definitivi anche su tali prodotti.
D. VALORE NORMALE
(17) Nei confronti dei produttori che hanno venduto videoregistratori con la propria marca, in quantitativi sufficientemente rappresentativi e nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno, il valore normale è stato determinato a titolo provvisorio in base alla media ponderata dei prezzi di ciascun modello sul mercato interno.
(18) Quando i prodotti in questione, nel periodo di riferimento, sono stati venduti in quantitativi rilevanti sul mercato interno, a prezzi che non consentivano di ricuperare tutti i costi, il valore normale è stato determinato in base al valore costruito.
(19) I valori costruiti sono stati calcolati di norma in base al sistema dei conti delle singole società, tenendo conto di tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti nel corso di normali operazioni commerciali nel paese d'origine per i materiali e la produzione, nonché delle spese di vendita e di gestione e delle altre spese generali. A tali costi è stato aggiunto un equo margine di profitto, che per ciascun esportatore è stato determinato, a titolo provvisorio, in base alle vendite remunerative di videoregistratori sul mercato interno.
(20) Oltre a commercializzare i prodotti in questione con la propria marca, tutti gli esportatori hanno venduto i videoregistratori alle OEM (Original Equipment Manufacturers), vale a dire ad importatori che hanno venduto i prodotti nella Comunità con la propria marca. Tali apparecchi avevano generalmente un design diverso da quello dei prodotti venduti con la marca dell'esportatore. Dato che nel periodo di riferimento, sui mercati, del Giappone e della Corea non sono stati venduti prodotti OEM, sono stati impiegati i valori costruiti per stabilire, a titolo provvisorio, i valori normali da confrontare con i prezzi all'esportazione alle OEM.
(21) In tali casi, la Commissione ha riconosciuto che esiste una differenza tra le vendite dei prodotti commercializzati con la marca del costruttore e le vendite alle OEM. Dato tuttavia che sui mercati del Giappone e della Corea, nel periodo di riferimento, non sono state effettuate vendite a società OEM, non è stato possibile valutare con precisione eventuali differenze in termini di costi o di profitti (vedi punto 41). Secondo la legislazione comunitaria i valori costruiti devono essere determinati aggiungendo ai costi di produzione un adeguato margine di utile e, qualora non siano disponibili dati attendibili sul profitto normalmente realizzato sul mercato del paese d'origine, il margine deve essere determinato in base ad altri elementi adeguati.
(22) Pertanto, in considerazione del fatto che la Commissione ha riconosciuto la differenza esistente tra le vendite dei prodotti commercializzati con il nome del costruttore e le vendite alle OEM, si ritiene equo tener conto di tale differenza, in termini di costi o di profitto, impiegando un margine di utile inferiore nel calcolo dei valori costruiti da confrontare con i prezzi all'esportazione alle OEM.
(23) In mancanza di indicazioni relative a tali differenze per quanto riguarda le vendite alle OEM sui mercati del Giappone e della Corea, si ritiene opportuno applicare a tutti i valori costruiti lo stesso margine di profitto del 5 %, invece del margine di profitto impiegato nel calcolo degli altri valori costruiti per le vendite di videoregistratori effettuate dagli esportatori sul mercato interno.
(24) Non è stato possibile determinare il valore normale relativo alla società Orion, che non ha effettuato vendite sul mercato interno ed ha esportato videoregistratori destinati alle OEM, oltre che con la propria marca, e che non ha collaborato in misura sufficiente durante l'inchiesta svolta in loco per determinare il valore costruito.
(25) Alcune società avevano fornito informazioni inesatte. Dall'inchiesta in loco svolta dalla Commissione è emerso che due esportatori coreani non avevano indicato alcune vendite interne nella risposta al questionario della Commissione. I dati omessi riguardavano il 15 % dei quantitativi comunicati alla Commissione e pertanto sono stati presi in considerazione ai fini della determinazione del valore normale.
(26) Riguardo ai costi di produzione di tre esportatori, dall'inchiesta in loco della Commissione sono emerse parziali divergenze tra le risposte fornite dalle società nel questionario e la documentazione interna. In questi casi la Commissione ha valutato i costi di produzione in base ai dati disponibili.
E. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE
(27) Quando le vendite sono state effettuate direttamente a clienti indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati a titolo provvisorio in base ai prezzi pagati o pagabili per i videoregistratori destinati all'esportazione nella Comunità.
(28) Dall'inchiesta della Commissione è emerso che i due esportatori giapponesi avevano fornito dati inesatti, dichiarando che un'elevata percentuale delle rispettive esportazioni era destinata a paesi terzi. In base ai nomi dei clienti e alle caratteristiche tecniche dei videoregistratori la Commissione ha tuttavia concluso che tali importazioni erano destinate alla Comunità. Nel calcolo del prezzo provvisorio si è quindi tenuto conto delle esportazioni in questione.
(29) Dall'inchiesta in loco della Commissione, è emerso che quattro esportatori non avevano detratto dal prezzo all'esportazione determinati sconti concessi a clienti indipendenti nella Comunità. Dato che le società interessate non erano in grado di fornire dati specifici sugli importi in questione, la Commissione ha effettuato i propri calcoli in base ai dati disponibili. Sono stati così dedotti importi sino al 15 % del prezzo all'esportazione, a seconda del tipo in questione.
(30) Non è stato possibile stabilire un prezzo all'esportazione per la società Orion, che ha rifiutato di collaborare per chiarire i due punti succitati.
(31) Quando le esportazioni sono state effettuate a società consociate nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti, a titolo provvisorio, in base ai prezzi ai quali i videoregistratori sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente, tenendo debitamente conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di profitto del 10 %, che, in questa fase, è stato considerato equo alla luce dei risultati di importatori indipendenti.
(32) Per costruire i prezzi all'esportazione, la ripartizione dei costi rispetto alle vendite di videoregistratori, quando era necessaria, è stata effettuata in linea di massima in base al giro d'affari. A tal fine, sono state impiegate le cifre relative ai costi e al giro d'affari dell'esercizio 1987 degli importatori collegati. Alcuni importatori hanno chiesto di ripartire determinati costi secondo un metodo diverso. La proposta è stata accolta soltanto nei casi in cui è stato dimostrato in modo soddisfacente che il metodo proposto era più adeguato ai fini della ripartizione dei costi sostenuti.
I costi ripartiti comprendevano tutte le spese amministrative e generali, comprese le spese di pubblicità, finanziate tanto dall'esportatore quanto dall'importatore collegato. Per ciascuna transazione sono stati dedotti sconti, riduzioni e i prodotti offerti in omaggio, con il rispettivo valore reale.
(33) Nella risposta al questionario della Commissione la società Funai ha dichiarato di non aver effettuato vendite a clienti nella Comunità attraverso società consociate. Dall'inchiesta è emerso tuttavia che la Funai Japan controllava una società in Germania, la Funai Electric Trading (Europe) GmbH che, in base ai suoi conti, ha acquistato e rivenduto videoregistratori a clienti nella Comunità. La Funai ha affermato che Funai Electric Trading (Europe) GmbH deve essere considerata come un agente di vendita, in quanto non ha acquistato partite di prodotto ed ha operato in base ad un margine fisso di profitto lordo. Dall'inchiesta è tuttavia emerso che la Funai Electric Trading (Europe) GmbH ha ricevuto le ordinazioni, ha negoziato e concluso contratti di vendita con i clienti europei per proprio conto ed era la beneficiaria delle lettere di credito aperte dai suoi clienti per il pagamento delle merci ordinate. Secondo la Commissione, appare pertanto evidente che la Funai Electric Trading (Europe), GmbH ha svolto le normali funzioni di una consociata di vendita nella Comunità.
F. CONFRONTO
(34) Ai fini di un valido confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto, ove necessario, delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, quali la natura delle merci, gli oneri all'importazione e le imposte indirette, nonché le spese di vendita inerenti alle vendite effettuate, sempre che le parti interessate abbiano potuto giustificare le rispettive richieste. Tutte i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.
(35) Per quanto riguarda le differenze nella natura delle merci ai fini della determinazione preliminare, la Commissione ha tenuto conto delle seguenti differenze:
- standard televisivi (PAL e NTSC, ecc.),
- comandi a distanza,
- velocità di registrazione,
- qualità dell'immagine,
- registrazione del suono (monofonia, stereofonia o alta fedeltà),
- numero di testine video,
- accessori compresi nel prezzo del videoregistratore (cavi, computer, videocassette, ecc.).
Tali adeguamenti sono stati effettuati in base alle differenze tra i prezzi sul mercato interno, se disponibili, oppure sul costo di produzione comprendente un margine di utile. Quando non erano disponibili dati di questo tipo, gli adeguamenti sono stati valutati in funzione di altri elementi noti.
(36) In merito alle differenze relative a oneri all'importazione e a imposte dirette, gli esportatori coreani hanno chiesto di aggiungere al prezzo all'esportazione del prodotto in questione l'importo del dazio e di altri oneri all'importazione, rimborsato alle società al momento dell'esportazione dei videoregistratori.
I dazi e gli altri oneri all'importazione che gravano sui videoregistratori venduti sul mercato coreano non corrispondono agli importi rimborsati per l'esportazione degli stessi prodotti, poiché gli apparecchi venduti sul mercato interno contengono una percentuale maggiore di parti prodotte in Corea rispetto a quelli esportati.
La richiesta è stata tuttavia respinta in quanto, secondo la legislazione comunitaria, si può tener conto di tali rimborsi soltanto se gli oneri all'importazione gravano su un prodotto simile e sui materiali in esso incorporati se il prodotto in questione è destinato al consumo nel paese d'origine.
Durante l'inchiesta in loco i tre esportatori non sono stati in grado di indicare, con elementi verificabili, l'importo del dazio e degli oneri all'importazione compreso nei prezzi dei videoregistratori sul mercato interno. La Commissione ha pertanto stimato detti importi ai fini di una determinazione preliminare.
(37) Sono stati inoltre apportati adeguamenti per tener conto di differenze relative a:
- trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori,
- imballaggio,
- condizioni di pagamento,
- garanzie,
- retribuzioni e commissioni dei venditori.
(38) Per quanto riguarda i modi di pagamento, i tre esportatori coreani hanno chiesto di tener conto del costo del credito per finanziare il versamento dell'imposta sul valore aggiunto e dell'imposta di fabbricazione.
La Commissione non ha tuttavia potuto accertare l'importo esatto di tali costi, né l'esistenza di un rapporto diretto con le vendite in questione. L'importo delle imposte da finanziare dipende in realtà dal carico fiscale globale di ciascuna società. Nella presente fase della procedura, tali richieste di adeguamento sono state pertanto respinte.
(39) Nelle retribuzioni dei venditori, quattro esportatori avevano inserito le spese per il personale non direttamente impiegato nelle attività di vendita, come gli autisti e il personale di segreteria. Gli adeguamenti sono stati pertanto valutati in base ai dati disponibili.
(40) Un esportatore ha chiesto di tener conto delle perdite subite sulle vendite di prodotti ad operatori commerciali nell'ambito di campagne promozionali. La richiesta è stata respinta, in quanto tali costi non possono essere direttamente collegati a vendite specifiche di videoregistratori ad operatori commerciali e le relative perdite devono pertanto essere considerate come spese promozionali generali.
(41) Quattro esportatori hanno chiesto di apportare ulteriori adeguamenti, oltre a quelli già effettuati a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, particolarmente riguardo a differenze nelle condizioni e nelle modalità di vendita, per tener conto di determinati costi nel calcolo del valore normale da confrontare con i prezzi all'esportazione alle OEM, che vendono i prodotti importati nella Comunità con la propria marca. Gli esportatori hanno sostenuto che tali vendite non sono state effettuate allo stesso stadio commerciale, in quanto riguardavano grandi quantitativi fob Giappone o Corea e implicavano spese di vendita minime rispetto a quelle sostenute dalle società di vendita sui mercati giapponesi e coreani. Gli esportatori non sono tuttavia stati in grado di dimostrare in modo soddisfacente in quale misura, se in Giappone o in Corea fossero presenti numerose OEM come nella Comunità, tali costi divergerebbero da quelli effettivamente sostenuti per le vendite ad acquirenti indipendenti sul mercato interno.
Anche in mancanza di tali elementi di prova, tuttavia, la Commissione nel calcolo del valore normale da confrontare con i prezzi all'esportazione delle OEM, ha ammesso l'esistenza di una differenza in termini di costi o di profitti e ne ha tenuto debitamente conto (vedi punto 23).
G. MARGINI DI DUMPING
(42) I valori normali relativi a ciascun modello esportato dalle quattro società in questione sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione di modelli analoghi, prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di videoregistratori originari del Giappone e della Corea da parte di tutti gli esportatori oggetto dell'inchiesta. Il margine di dumping è pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
I margini di dumping variano secondo l'esportatore con la seguente media ponderata:
- Daewoo: 29,2 %
- Goldstar: 26,4 %
- Samsung: 25,2 %
- Funai: 18,0 %.
(43) Nei confronti della società Orion, che durante l'inchiesta non ha sufficientemente collaborato, non è stato possibile stabilire il valore normale, né i prezzi all'esportazione. In conformità della procedura seguita in passato, si considera opportuno applicare a tale esportatore il margine di dumping più elevato accertato nello stesso paese di esportazione. A questo proposito, la Commissione ha ritenuto che i risultati dell'inchiesta relativi alla società Funai fornivano una base adeguata per determinare con sufficiente precisione il margine di dumping applicabile alla Orion, dato che le due società presentano analogie in termini di strutture di produzione e di vendita. La Commissione ritiene che si sarebbe premiata la mancata cooperazione se alla Orion fosse stato attribuito un margine di dumping inferiore a quello relativo ad un'esportatore che invece aveva collaborato.
È apparso inoltre inopportuno applicare alla Orion il margine di dumping relativo ad una società coreana, in quanto la struttura delle società in questione e le altre caratteristiche dell'economia coreana presentano rilevanti divergenze rispetto alla situazione dei produttori giapponesi di videoregistratori.
H. INDUSTRIA DELLA COMUNITÀ
Andamento e situazione attuale
(44) Quando, tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80, il videoregistratore è diventato un prodotto di grande consumo, i produttori europei e giapponesi erano in concorrenza per imporre diversi sistemi di registrazione sul mercato. Philips e Grundig vendevano il proprio sistema Video 2000, mentre la maggior parte dei produttori giapponesi e alcune società europee impiegavano il sistema VHS (messo a punto dalla JVC) ed alcuni altri produttori giapponesi proponevano il tipo Beta della società Sony. Alla fine, il sistema VHS è riuscito a conquistare il mercato mondiale. Nel 1983-1984, Philips e Grundig hanno abbandonato il sistema Video 2000 e pertanto tutti i produttori europei hanno dovuto utilizare il VHS, su licenza della JVC, oppure concludere una joint venture con un produttore giapponese di videoregistratori già in possesso di una licenza VHS e del know-how necessario per effettuare la produzione. Inoltre, prima di rinunciare al sistema Video 2000, Philips e Grundig avevano presentato una denuncia antidumping contro i produttori giapponesi di videoregistratori, in seguito alla quale le società giapponesi avevano assunto l'impegno di limitare le esportazioni nella Comunità. Numerose società giapponesi avevano quindi insediato impianti di produzione di videoregistratori nella Comunità.
(45) Attualmente possono essere individuate diverse categorie di società che producono oppure montano videoregistratori nella Comunità.
In primo luogo, alcune società come Philips e Grundig che sono controllate interamente dal capitale europeo, mentre la ex Standard Elektrik Lorenz/ITT, ora denominata Nokla-Graetz, è stata acquistata nel 1988 dal gruppo Finnish Nokla.
In secondo luogo, la joint venture tra società europee e giapponesi quali la J2T (50 % Thomson e 50 % JVC Japan che fornisce il gruppo Thomson: Telefunken, Saba, Nordmende, Ferguson and Thomson Grand Public e JVC Europe) e la MB Video (controllata per il 65 % da Matsushita e per il 35 % da Bosch). Tali società sono state considerate produttori comunitari dato che i videoregistratori da esse prodotti contengono un'elevata percentuale di parti di produzione europea. Si è inoltre tenuto conto del contributo a lungo termine di tali imprese in termini di investimento e di occupazione nella CEE.
In terzo luogo, alcune società controllate interamente dai giapponesi che hanno inoltre installato impianti di produzione nella Comunità. La Commissione lascia in sospeso la questione del se considerare tali società come parte dell'industria comunitaria oppure come semplici impianti di assemblaggio.
(46) Philips, Grundig, Nokla-Graetz e J2T sostengono attivamente la denuncia e rappresentano oltre il 50 %, in volume, dei videoregistratori prodotti o montati nella Comunità.
Si può inoltre ritenere che abbiano aderito alla denuncia la MB Video e la maggior parte delle società europee interamente controllate dai giapponesi, che nel corso della procedura hanno risposto al questionario della Commissione.
(47) Secondo la Commissione gli impianti di produzione o di montaggio installati dagli esportatori, oggetto dall'inchiesta, non possono essere considerati come facenti parte della industria comunitaria, in quanto sono collegati agli esportatori e interamente controllati da questi ultimi. In base ai dati di cui attualmente la Commissione dispone, si tratta di Goldstar Electronis Europe GmbH, Worms, nella Repubblica federale di Germania e Samsung UK e Orion nel Regno Unito. Anche la Funai possiede impianti di produzione nel Regno Unito nell'ambito di una joint venture con Amstrad, uno dei principali importatori di videoregistratori dalla Funai Japan. Anche quest'ultima joint venture dovrebbe pertanto essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria.
La Commissione ha accertato che, nel periodo di riferimento, soltanto uno dei produttori ricorrenti ha importato videoregistratori da un'esportatore oggetto dell'inchiesta. Dato tuttavia il volume irrilevante di tali importazioni e il loro carattere sporadico l'esclusione della società in questione dall'inchiesta comunitaria non si giustifica.
I. PREGIUDIZIO
a) Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
Industria coreana
(48) Il volume delle esportazioni dei prodotti di origine coreana, pari a 75 000 unità nel 1985, è stato di 425 000 unità nel 1986, di 1 224 000 unità nel 1987, di cui 623 000 unità durante il periodo di riferimento. Nel 1985, quando sono iniziate le esportazioni di videoregistratori coreani nella Comunità, la corrispondente quota di mercato era dell'1,2 % (nella Comunità dei Dodici). Nel 1986 tale percentuale era del 6,1 % e nel 1987 aveva raggiunto il 15,3 % del mercato comunitario complessivo. Nel periodo di riferimento, la quota di mercato dei produttori coreani era del 13,3 %.
Funai e Orion (Giappone)
(49) Considerate complessivamente, le esportazioni di Funai e Orion ammontavano a 293 000 unità nel 1984, 466 000 unità nel 1985, 991 000 nel 1986 e 762 000 unità nel periodo di riferimento.
La Funai ha iniziato ad esportare videoregistratori nella Comunità nel 1984 e la Orion nel 1982. La quota di mercato complessiva delle due società è passata dal 5,1 % nel 1984 al 7,6 % nel 1985, per salire successivamente al 13,9 % nel 1986 e al 15,7 % nel periodo di riferimento.
È opportuno ribadire che le due società in questione hanno esportato rilevanti quantitativi nella Comunità attraverso paesi terzi e pertanto è difficile determinare il quantitativo esatto di esportazioni destinate al mercato comunitario e il volume dei prodotti effettivamente importati. Per effettuare tale valutazione, la Commissione ha esaminato i dati relativi alla destinazione e alle specifiche tecniche forniti dagli esportatori interessati e da altre fonti.
Nel periodo di riferimento la quota di mercato di tutti gli esportatori interessati, pari all'8,6 % nel 1985, è passata al 29 %.
b) Prezzi
(50) La Commissione ha esaminato la politica dei prezzi attuata dagli esportatori e dai produttori comunitari a due stadi commerciali: il prezzo ai consumatori finali, facendo riferimento a inchieste di mercato indipendenti e rappresentative e i prezzi al rivenditore (vale a dire a distributori o a operatori commerciali) effetuando inchieste sulla base delle risposte date ai questionari.
Sottoquotazioni
(51) Per valutare il margine di sottoquotazione, la Commissione ha confrontato i prezzi applicati dai produttori comunitari con quelli degli esportatori oggetto dell'inchiesta nei due principali mercati comunitari, Regno Unito e Repubblica federale di Germania, che complessivamente rappresentono oltre il 60 % del mercato comunitario ed assorbono oltre il 70 % delle esportazioni in questione.
Gli esportatori hanno effettuato vendite a clienti indipendenti nella Comunità, direttamente oppure attraverso le consociate di vendita. Per confrontare tali prezzi di vendita con quelli dei produttori comunitari, la Commissione ha calcolato la media ponderata dei prezzi di vendita per i diversi canali commerciali, tenendo conto delle vendite effettuate alle OEM, ai distributori o agli operatori commerciali. Il prezzo di vendita medio dei singoli esportatori per ciascun canale commerciale in ogni Stato membro è stato quindi confrontato con le cifre corrispondenti relative ai produttori comunitari.
(52) Data l'ampio assortimento di modelli sul mercato, non è possibile confrontare modelli identici. Ai fini del confronto, la Commissione ha scelto determinati modelli comunitari, considerati rappresentativi in quanto si trovavano nella fascia inferiore della gamma dei prezzi, nella quale rientrano quasi tutti i videoregistratori venduti dagli esportatori in questione.
Ai fini del confronto, la Commissione ha scelto modelli aventi le stesse funzioni di base e caratteristiche simili. Non sono quindi stati apportati adeguamenti per tener conto di differenze nelle caratteristiche tecniche o formali, dato che eventuali differenze secondarie non sono state considerate sufficientemente rilevanti per giustificare tali adeguamenti.
Per confrontare i prezzi degli esportatori con quelli dei produttori comunitari, è stata presa in considerazione la media dei prezzi di vendita netti per i vari canali commerciali dei prodotti comunitari. Quando in un determinato canale di distribuzione non si sono verificate vendite di un produttore comunitario, sono stati apportati opportuni adeguamenti.
Ai fini della determinazione preliminare, per questo periodo di riferimento, da tale confronto sono emersi margini di sottoquotazione di almeno il 20 % nel Regno Unito e del 30 % nella Repubblica federale di Germania. I margini erano nettamente più elevati per determinati esportatori. La differenza delle sottoquotazioni tra Regno Unito e Repubblica federale di Germania può essere dovuta al fatto che, prima del periodo di riferimento, il mercato dei videoregistratori nel Regno Unito aveva subito un calo dei prezzi superiore a quello registrato in qualsiasi altro mercato della CEE e pertanto il produttore comunitario era già stato costretto a diminuire i suoi prezzi. Le vendite sul mercato del Regno Unito non permettevano di realizzare alcun profitto ed erano già effettute in perdita.
c) Incidenza delle importazioni in dumping sull'industria comunitaria
1o Conseguenze sulla quota di mercato di imprese che producono o montano videoregistratori nella Comunità
(53) Il consumo nella CEE (Comunità nella sua composizione attuale) è passato da 5 800 000 unità nel 1984 a 6 200 000 unità nel 1985 e ammontava a 7 milioni di unità nel 1987. Fatta eccezione per le importazioni relativamente stabili di videoregistratori originari dell'Austria, che rappresentano il 5 % circa del mercato comunitario, tutte le altre impor tazioni nella Comunità provenivano da esportatori giapponesi non oggetto della procedura. La corrispondente quota di mercato è passata dal 66 % nel 1984 al 56 % nel 1985 e al 40 % nel 1986, scendendo infine al 24,6 % nel periodo di riferimento. Ciò è dovuto al fatto che i giapponesi hanno iniziato a installare impianti di produzione o di assemblaggio nella Comunità invece di esportare direttamente. Per lo stesso motivo, l'andamento globale delle attività di produzione e assemblaggio nella Comunità, comprendenti anche le attività delle imprese controllate dai giapponesi, mette in evidenza un netto incremento, dal 24 % nel 1984 al 29 % nel 1985, 34 % nel 1986 e al 40 % nel periodo di riferimento.
Tuttavia, dal confronto fra la diminuzione delle altre importazioni (38,4 %) e l'incremento della produzione e dell'assemblaggio nella Comunità (+16 %) emerge che nell'arco di due anni le importazioni in dumping hanno conquistato oltre il 20 % della quota di mercato di tutti gli altri fornitori, impedendo in tal modo agli impianti comunitari di produzione o di assemblaggio, di approfittare della brusca flessione di queste altre importazioni. Inoltre, prendendo in considerazione le singole imprese, la quota di mercato delle società che producono o montano videoregistratori nella Comunità è effettivamente diminuita.
2o Conseguenze sui prezzi dei produttori comunitari
(54) Con la progressiva diffusione dei videoregistratori, i prezzi hanno registrato una costante flessione nel corso degli anni, come avviene di norma nel settore dell'elettronica di consumo. Il calo dei prezzi è dovuto tanto alla concorrenza quanto alle conseguenze delle economie di scale e dei progressi a livello di progettazione e razionalizzazione. Dalle inchieste di mercato di cui dispone la Commissione nonché dall'andamento dei prezzi dei produttori ai rivenditori, risulta un costante calo dei prezzi, sino al 1985, del 5-10 % annuo.
Dal 1985 in poi, tale tendenza generale si è trasformata in una brusca flessione con un indice del 20 % circa all'anno. La diminuzione dei prezzi medi dei videoregistratori nella Comunità è continuata anche nel periodo di riferimento. Per esempio, i prezzi di un assortimento rappresentativo dei principali modelli sul mercato tedesco nel terzo trimestre dal 1987 erano pari al 79 % dei prezzi registrati nel terzo trimestre dell'anno precedente.
La brusca e crescente flessione dei prezzi dei videoregistratori concide con la comparsa degli esportatori in questione sul mercato comunitario. L'industria comunitaria è stata costretta ad adeguarsi a questo ribasso dei prezzi per non essere eliminata dal mercato.
d) Redditività
(55) L'andamento del conto profitti e perdite di determinati produttori comunitari di videoregistratori indica perdite ingenti negli anni 1983 e 1984 dovute in gran parte all'ammortamento degli investimenti per il sistema Video 2000.
Complessivamente, le imprese comunitarie che producono o montano videoregistratori hanno registrato un calo di profitti tra il 1985 e il 1986 e la maggior parte di esse ha subito gravi perdite sulle vendite di videoregistrtori nel periodo di riferimento. Tali perdite erano dovute alla brusca flessione dei prezzi di mercato dei videoregistratori verificatasi tra il 1985 e il 1987, benché nello stesso periodo l'industria comunitaria fosse riuscita a ridurre notevolmente i costi di produzione grazie ad una accresciuta automazione ed efficienza.
e) Conclusioni
(56) Per determinare se l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio sostanziale, la Commissione ha rilevato che pur essendo positivi, in termini assoluti e considerati isolatamente, gli indici relativi alla capacità, alla produzione e alle vendite hanno registrato un sensibile ritardo rispetto all'andamento generale del mercato e sono aumentati in misura nettamente inferiore rispetto alle importazioni dalla Corea e dalle società Funai e Orion, nonché rispetto al consumo generale. Tale situazione è particolarmente evidente per quanto riguarda l'industria ricorrente. Nonostante l'incremento del volume di produzione dell'industria ricorrente, la sua quota di mercato e quella delle società giapponesi che avevano installato impianti di produzione e di assemblaggio nella Comunità è diminuita. A titolo provvisorio, è stato quindi concluso che l'incremento della quota di mercato degli esportatori oggetto dell'inchiesta, è stato realizzato a scapito dell'industria comunitaria dei videoregistratori.
La politica dei prezzi attuata dagli esportatori ha inoltre provocato un sensibile calo dei prezzi dei videoregistratori nella Comunità. La sottoquotazione era rilevante e si è manifestata constantemente nel corso di tutto il periodo di riferimento. Anche se la maggior parte dei videoregistratori esportati rientrava nel segmento inferiore del mercato, la sottoquotazione in un settore in cui si concentrano quasi tutte le vendite ha provocato una flessione generale dei prezzi poiché ha inciso sulla differenza di prezzo che poteva essere chiesta ai consumatori per apparecchi aventi caratteristiche supplementari. I produttori comunitari di videoregistratori non hanno quindi potuto compensare le perdite subite nel segmento inferiore del mercato con margini di profitto più elevati sulle vendite degli apparecchi di qualità superiore.
In base ai risultati dell'inchiesta preliminare, la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria dei videoregistratori subisce effettivamente un pregiudizio sostanziale.
J. PREGIUDIZIO PROVOCATO DALLE IMPORTAZIONI IN DUMPING
a) Conseguenze delle importazioni in dumping
(57) Per valutare se il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria sia stato provocato da pratiche di dumping, la Commisione ha accertato che la flessione dei prezzi, la perdita della quota di mercato e le perdite finanziarie o la diminuzione della redditività subite dall'industria comunitaria concidono con l'incremento del volume delle importazioni delle cinque società interessate.
Il brusco calo dei prezzi è iniziato nel 1985 con la comparsa dei produttori coreani sul mercato comunitario e l'afflusso delle importazioni dalle società Orion e Funai ed è continuato nel periodo di riferimento. In un mercato caratterizzato da una accesa concorrenza tra i prezzi, un elevato margine di sottoquotazione dovuto a pratiche di dumping da parte degli esportatori ha avuto inevitabilmente un effetto negativo sul prezzi, sulle vendite e, di conseguenza, sulla redditività del produttori comunitari.
Dal 1985 in poi gli utili del ricorrenti sono diminuiti e, per la maggior parte delle imprese interessate, si sono trasformati in perdite che hanno raggiunto livelli particolarmente allarmanti nel periodo di riferimento.
b) Incidenza di altri fattori
(58) Gli esportatori hanno affermato che la concorrenza sul mercato era generalizzata e che tutti i produttori, e non soltanto quelli citati nella denuncia, hanno ridotto i propri prezzi. A questo proposito gli esportatori hanno fornito esempi di offerte a basso prezzo da parte di produttori esclusi dalla procedura oppure di produttori ricorrenti.
La Commissione, facendo ricorso a indagini di mercato indipendenti e rappresentative sui mercati francese, tedesco, olandese e britannico ha accuratamente esaminato se altre società, oltre a quelle oggetto dell'inchiesta, avessero effettuato costantemente sottoquotazioni e se in tal caso avessero ottenuto vantaggi, come un incremento della quota di mercato. Non sono state prese in considerazione alcune campagne di vendita a basso prezzo realizzate localmente e per brevi periodi e riguardanti unicamente determinati modelli, poiché è generalmente ammesso che, per ridurre il livello eccessivamente elevato delle scorte oppure per liquidare alcuni modelli di cui sia stata abbandonata la produzione, i prezzi possano essere nettamente inferiori alla media per un periodo limitato. Da tali inchieste è emerso chiaramente che, nei periodi di riferimento e in tutto l'anno 1986, soltanto le cinque società in questione hanno costantemente applicato prezzi inferiori a quelli di altri fornitori. Tutti i loro modelli sono stati venduti a prezzi inferiori a quelli di modelli analoghi di altri produttori. Le società citate dagli esportatori hanno proposto offerte a basso prezzo soltanto in casi sporadici e non hanno attuato costantemente una politica di prezzi bassi. In questa fase dell'inchiesta appare invece evidente che la tendenza alla flessione dei prezzi deve essere attribuita alle cinque società in questione.
Tali conclusioni sono confermate dal fatto che, nel periodo di riferimento oppure nei dodici mesi precedenti, nessun altro produttore di videoregistratori operante sul mercato comunitario ha acquisito una significativa quota di mercato. D'altro canto, le cinque società nei cui confronti sono state accertate pratiche di dumping, oltre ad incrementare il volume delle vendite, hanno anche sostanzialmente incrementato la propria quota di mercato.
(59) È stato inoltre affermato che le perdite subite dai ricorrenti erano dovute alla cattiva gestione e alle conseguenze ritardate dell'abbandono del sistema Video 2000. Philips e Grundig hanno indubbiamente subito gravi perdite in seguito al passaggio dal sistema Video 2000 al VHS, ma tali perdite sono state registrate prima della comparsa degli esportatori in questione sul mercato comunitario.
Nel 1985 e nel 1986 l'industria comunitaria stava entrando in una fase di ripresa, principalmente in seguito all'espansione della domanda, quando sono iniziate le esportazioni nella Comunità dei prodotti coreani e le società Funai e Orion hanno bruscamente intensificato le loro esportazioni.
Le gravi perdite subite dalla maggior parte dei produttori comunitari non erano dovute a processi di produzione obsoleti. La Commissione ha accertato che i metodi di produzione delle imprese comunitarie da essa visitate, in linea di massima, non presentavano sostanziali differenze rispetto a quelli degli esportatori interessati e che l'elevato livello di automazione dell'industria europea riduceva gli eventuali vantaggi degli esportatori in termini di costo del lavoro.
A titolo provvisorio, la Commissione ha pertanto concluso che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non è provocato da altri fattori.
c) Conclusione
(60) Il volume delle importazioni in dumping, la corrispondente quota di mercato ed i prezzi ai quali i prodotti oggetto di dumping sono stati venduti nella Comunità, nonché le perdite e il calo dei profitti subiti dalle società che producono o montano videoregistratori nella Comunità, hanno indotto la Commissione a concludere che le conseguenze delle importazioni in dumping di videoregistratori, considerate isolatamente, costituiscono un pregiudizio sostanziale per l'industria comunitaria interessata.
(61) Dall'inchiesta è emerso inoltre che i produttori coreani potrebbero ulteriormente incrementare le loro esportazioni data l'attuale capacità di produ zione, pari a circa 8 milioni di unità all'anno. Sul piano mondiale tale capacità può essere assorbita soltanto da due grandi mercati, gli Stati Uniti e la CEE. Il mercato statunitense è caratterizzato da una intensa concorrenza, non permette di realizzare profitti e sembra aver raggiunto il punto di saturazione, tanto da giustificare l'introduzione di alcune misure di autolimitazione, è quindi molto probabile che l'industria coreana tenterà di intensificare ulteriormente le esportazioni nella Comunità. Per il 1988 è stato previsto che le importazioni nella Comunità di videoregistratori coreani dovrebbe raggiungere approssimativamente 2 milioni di unità, con una quota di mercato del 25 %.
Di conseguenza, è probabile che le esportazioni di videoregistratori nella Comunità da parte delle società in questione aumentino ulteriormente, provocando quindi un pregiudizio ancora più grave di quello accertato.
K. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
a) Considerazioni generali
(62) Per valutare se nell'interesse della Comunità sia opportuno prendere provvedimenti contro le importazioni in dumping di videoregistratori giapponesi e coreani, che hanno provocato un sostanziale pregiudizio all'industria comunitaria ricorrente, la Commissione ha tenuto conto in primo luogo del fatto che, a causa delle ingentissime perdite subite dai produttori comunitari, la sopravvivenza dell'industria stessa è in pericolo. Tale situazione potrebbe incidere anche sulla produzione comunitaria di televisori a colori e di altri apparecchi elettronici di consumo.
(63) Le tecnologie relative ai videoregistratori e ai televisori sono strettamente collegate. La perdita di know-how e di progressi tecnologici nel settore dei videoregistratori si tradurrà pertanto in una perdita di qualsiasi vantaggio concorrenziale nella tecnologia dei televisori.
La produzione di videoregistratori implica l'impiego di tecnologia che, con alcune modifiche, può essere trasferita ad altri apparecchi elettronici di consumo. Tale settore richiede infatti l'impiego della meccanica di alta precisione (motori miniaturizzati, testine, ecc.) e di circuiti elettronici estremamente complessi. Se la produzione di videoregistratori venisse abbandonata, andrebbe perduto un rilevante know-how tecnico in diversi settori industriali di primo piano e inoltre la capacità produttiva dell'industria europea dell'elettronica di consumo sarebbe gravemente danneggiata anche per il futuro.
(64) Sul piano dell'occupazione, se l'industria ricorrente decidesse di abbandonare la produzione di videoregistratori si perderebbero migliaia di posti di lavoro.
(65) Gli esportatori, gli importatori e le associazioni di operatori commerciali e di consumatori finali hanno sostenuto che l'istituzione di dazi provocherebbe aumenti di prezzo, ridurrebbe la concorrenza e comprimerebbe la domanda.
Riguardo ad eventuali incrementi di prezzo occorre tener presente che uno degli obiettivi dell'istituzione di dazi antidumping è esattamente l'aumento dei prezzi dei prodotti importati. Effettivamente non si può garantire che i consumatori possano continuare a beneficiare di vantaggi derivanti da pratiche di concorrenza sleale.
Secondo la Commissione, eventuali svantaggi per i consumatori dovuti all'aumento dei prezzi dei videoregistratori in seguito all'istituzione di dazi provvisori saranno compensati da risultati positivi quali il mantenimento dell'occupazione e la salvaguardia della posizione dell'industria comunitaria in un importante settore tecnologico. La Commissione non ritiene che la domanda generale di videoregistratori diminuirà a causa di un aumento della speculazione. Negli ultimi anni la domanda nella Comunità ha registrato un costante aumento e il mercato della CEE è ancora lontano dal punto di saturazione.
La Commissione non prevede inoltre che in seguito all'istituzione di dazi antidumping diminuisca la concorrenza tra le imprese. Gli esportatori interessati saranno sempre in grado di competere sul mercato, senza contare che nella Comunità esportano anche numerosi produttori di videoregistratori di diversi paesi. L'unica differenza rispetto al passato sarà il fatto che i cinque esportatori oggetto della presente procedura non potranno più trarre vantaggio dalle pratiche di dumping.
(66) In conclusione, dopo aver esaminato le argomentazioni di tutte le parti interessate, la Commissione ritiene che nell'interesse a lungo termine della Comunità sia necessario eliminare il pregiudizio provocato dalle importazioni in dumping all'industria comunitaria e che i vantaggi di tale intervento compensino ampiamente eventuali conseguenza, principalmente sui prezzi, che potrebbero essere in contrasto con gli interessi dei consumatori.
L. DAZIO
(67) Per eliminare il pregiudizio subito dai produttori comunitari ricorrenti, i prezzi di vendita devono essere aumentati in misura sostanziale. Ciò consentirà ai produttori comunitari di coprire i costi di produzione e realizzare un adeguato profitto. Di conseguenza, l'importo del dazio deve essere sufficiente per eliminare le sottoquotazioni degli esportatori e per permettere all'industria comunitaria di incrementare i prezzi e le vendite onde realizzare un adeguato utile sulle vendite.
(68) Per eliminare le sottoquotazioni, la Commissione ritiene che il dazio debba essere, se possibile, pari al magine di sottoquotazione accertato provvisoria mente, corrispondente ad almeno il 25 % (percentuale media dei diversi margini accertati nei paesi interessati).
(69) L'industria comunitaria ha affermato che sulle vendite di videoregistratori nella Comunità è necessario realizzare un utile compreso tra il 12 % e il 15 % per poter operare efficacemente sul piano della concorrenza, in considerazione delle esigenza relative a ricerca e sviluppo, automazione della produzione e pubblicità, nonché dei costi del finanziamento adeguato nella Comunità.
Secondo la Commissione, affinché l'industria comunitaria possa effettuare investimenti per l'automazione, le attività di ricerca e sviluppo e la progettazione di nuovi prodotti, è indispensabile un adeguato margine di profitto. In considerazione del fatto che gli investimenti per ricerca e sviluppo nel settore dell'alta tecnologia implicano spese elevate e che i videoregistratori, essendo articoli prodotti in serie non richiedono tassi di profitto eccezionalmente elevati, ai fini delle conclusioni preliminari un indice di redditività delle vendite minimo del 10 % può essere considerato adeguato.
(70) Per calcolare l'importo minimo del dazio, e tenendo conto della sottoquotazione media e di un adeguato margine di utile, la Commissione ha dovuto tuttavia considerare che anche nelle attuali circostanze l'industria comunitaria nel suo complesso non realizza alcun profitto. La maggior parte delle imprese che producono o montano videoregistratori hanno subito gravi perdite e soltanto alcune società hanno realizzato profitti molto limitati oppure hanno raggiunto la soglia di redditivià. Ai fini della determinazione preliminare, la Commissione non ha tenuto conto dell'importo delle perdite. Pertanto, per compensare le conseguenze del pregiudizio dagli esportatori nel corso della procedura, la Commissione ha ritenuto necessario aumentare il prezzo di un margine corrispondente alla sottoquotazione e al tasso di profitto necessario. Con tale calcolo si ottiene un incremento dei prezzi del 35 %.
(71) Per definire l'aliquota del dazio da istituire a titolo provvisorio, la Commissione ha dovuto esprimere il fattore di incremento de prezzi di cui al punto 70 in percentuale del valore cif di importazioni di videoregistratori dalla Corea e dalla società Funai. A tal fine, i prezzi medi di tutte le vendite degli esportatori nei diversi stadi commerciali sono stati rapportati al valore cif dei prodotti al momento dell'importazione. È stato accertato che il valore cif espresso in percentuale del prezzo di vendita al primo acquirente indipendente nella Comunità corrisponde in media al 75 %.
(72) Il fattore di incremento dei prezzi di cui al punto 70 è stato quindi espresso in percentuale del valore cif accertato. È stato in tal modo calcolato che l'aumento dei prezzi alla frontiera comunitaria, necessario per eliminare il pregiudizio, è del 46,7 %.
Dato che nei confronti degli esportatori oggetto dell'inchiesta non sono stati accertati margini di dumping pari o superiori al 46,7 %, l'importo dei dazi antidumping provvisori dovrebbe essere pari ai margini di dumping accertati.
Il dazio da istituire nel confronti dell'Orion dovrebbe essere calcolato in base al margine di dumping accertato per la società Funai. Dato che la procedura non è stata aperta nel confronti del Giappone in qualità di paese d'origine bensì nei confronti di due società giapponesi, non è possibile riscuotere un dazio sulle esportazioni effettuate da altri produttori o esportatori giapponesi di videoregistratori.
(73) Il dazio provvisorio da istituire si applica a tutti i videoregistratori originari della Corea e ai videoregistatori prodotti o esportati dalla società Orion e Funai. Il dazio non si applica ai riproduttori di videocassette.
(74) È necessario fissare un termino entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere intese. Inoltre, va ricordato che tutte le conclusioni formulate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio pari al 29,2 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sulle importazioni di videoregistratori di cui al codice ex 8521 10 39 della nomenclatura combinata, originari della Repubblica di Corea.
Ai videoregistratori prodotti o esportati dalle società qui di seguito elencate si applicano le seguenti aliquote del dazio, espresse in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto:
- Daewoo: 29,2 %
- Goldstar: 26,4 %
- Samsung: 25,2 %.
L'aliquota del dazio applicabile ai videoregistratori originari del Giappone e prodotti oppure esportati dalle società Funai o Orion è pari al 18,0 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
2. Il dazio di cui al presente articolo non si applica ai riproduttori di videocassette.
3. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali. 4. L'immissione in libera pratica nella Cominità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono rendere noto il loro punto di vista e chiedere di essere intese dalla Commissione entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applicherà per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 26 agosto 1988.

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