Document ID: 31996D0530

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 7 febbraio 1996 relativa ad aiuti previsti dalla Regione Friuli-Venezia Giulia (Italia) per lo sviluppo economico delle zone montane (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (96/530/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CEE) n. 804/68 del Consiglio, del 27 giugno 1968, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1538/95 (2), in particolare l'articolo 23,
dopo aver invitato gli interessati, a norma dell'articolo 93, paragrafo 2, primo comma, a presentare osservazioni e viste tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I
1. Con lettera del 6 luglio 1993, registrata il 27 luglio 1993, la Rappresentanza permanente dell'Italia presso le Comunità europee ha notificato alla Commissione, a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CE, la legge regionale (Friuli-Venezia Giulia) n. 496/93 recante aiuti a favore dello sviluppo economico nelle zone montane. Le autorità italiane hanno comunicato alla Commissione informazioni complementari con lettera del 9 dicembre 1993, registrata il 17 dicembre 1993.
Dato che la valutazione delle disposizioni del progetto di legge in questione rientrava nell'ambito di competenza di diversi servizi della Commissione, il dossier è stato diviso in due parti: l'aiuto N 465/A/93 e l'aiuto N 465/B/93. L'aiuto N 465/B/93 riguardava le misure di cui agli articoli 10, 11, 12 e 15 del progetto di legge suddetto.
Con lettera SG(94) D/2424 del 21 febbraio 1994, la Commissione ha informato il governo italiano della decisione di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato nei riguardi delle misure previste dall'articolo 11 della legge regionale n. 496/93, che apparivano come aiuti al funzionamento, tali da non poter beneficiare di alcuna delle deroghe istituite dall'articolo 92 del trattato e quindi da considerarsi incompatibili con il mercato comune.
Per quanto riguarda invece gli articoli 10 e 15 del progetto di legge in questione la Commissione ha preso atto dell'impegno delle autorità italiane a sopprimere questi aiuti. Relativamente all'articolo 12 la Commissione non ha sollevato obiezioni.
La Commissione, nell'ambito di detta procedura, ha invitato il governo italiano a presentare osservazioni.
La Commissione ha invitato altresì gli altri Stati membri e gli altri interessati a presentare osservazioni attraverso una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3).
Soltanto il governo italiano ha presentato osservazioni, con lettere del 30 settembre 1994, registrata il 5 ottobre 1994, e del 20 dicembre 1994, registrata il 27 dicembre 1994, nonché con telefax dell'11 maggio 95, registrato il 15 maggio 1995.
2. Le misure in questione consistono nella concessione di sovvenzioni straordinarie a fondo perduto alle cooperative del settore lattiero-caseario situate in zone di montagna, nel territorio di comuni figuranti nell'elenco allegato alla direttiva 75/273/CEE del Consiglio, del 28 aprile 1975, destinate a coprire le passività di bilancio di dette cooperative per l'esercizio 1992.
Le spese che hanno originato tali passività devono risalire agli anni 1990, 1991 o 1992 e non possono riferirsi all'acquisto di materie prime.
Le cooperative devono presentare un piano di risanamento della gestione finanziaria e una dichiarazione attestante la veridicità del bilancio presentato; inoltre esse non devono aver beneficiato già di altri aiuti.
3. Le autorità regionali hanno assicurato che gli aiuti progettati non sarebbero erogati prima della decisione definitiva della Commissione.
II
1. Nell'ambito della suddetta procedura, le autorità italiane hanno fornito le seguenti precisazioni:
La dotazione di bilancio ammonta a tre miliardi di lire (circa 1,41 milioni di ECU). L'aiuto, da erogarsi per un anno, non è cumulabile. Si tratta di un intervento una tantum destinato a compensare al 100 % le perdite derivanti da spese di ammodernamento o ristrutturazione delle aziende o dalla commercializzazione dei prodotti. Quanto all'origine delle perdite, viene precisato che si tratta di perdite di gestione di varia origine, per esempio crediti inesigibili o semplici debiti su conti correnti dovuti ad un'insufficiente capitalizzazione.
2. Le autorità italiane obiettano anzitutto che le misure riguardo alle quali la Commissione ha avviato la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CE non costituiscono un fattore di distorsione della concorrenza, in quanto non alterano il funzionamento della politica agricola comune, non riducono in alcun modo i costi di trasformazione e di commercializzazione delle cooperative interessate, né hanno l'effetto di incrementare la produttività.
3. Le autorità italiane affermano che le misure progettate non possono essere considerate come aiuti al funzionamento, poiché sono intese a riequilibrare il bilancio delle cooperative, compromesso da una capitalizzazione insufficiente e da crediti inesigibili, nonché a ripristinare il livello operativo e competitivo delle cooperative stesse.
4. Le autorità italiane precisano inoltre di essere state indotte ad adottare tali misure per ragioni socioeconomiche, quali il risanamento e lo sviluppo delle cooperative interessate, e più in particolare a causa della mancata erogazione degli aiuti regionali per il trasporto di latte, previsti dall'articolo 8, paragrafo 1, punto 1 della legge regionale n. 16/1967, notificata il 24 marzo 1967, in merito alla cui compatibilità con il mercato comune la Commissione non si è mai pronunciata.
Quanto agli aiuti di cui all'articolo 8, paragrafo 1, punto 1, essi sono stati oggetto di opportune misure ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1 del trattato (aiuto E 17/94). Il paragrafo 1 di detto articolo è stato infatti abrogato dalla legge regionale n. 36/1992.
Le autorità italiane asseriscono che, senza il ripianamento dei debiti, le imprese interessate sarebbero costrette al fallimento, con gravi conseguenze per questa parte della regione, già indebolita economicamente.
Le autorità italiane concludono che gli aiuti di cui trattasi non sono tali da alterare le condizioni degli scambi in misura contraria all'interesse comune e non sono quindi incompatibili con il mercato comune.
III
1. In virtù dell'articolo 23 del regolamento (CEE) n. 804/68, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, gli articoli da 92 a 94 del trattato sono applicabili alla produzione e al commercio dei prodotti contemplati all'articolo 1 di detto regolamento, salvo disposizioni contrarie del medesimo.
2. A termini dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi con gli Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
Le misure di cui trattasi sono aiuti concessi mediante risorsi statali. Esse sono intese a garantire la sopravvivenza e la produzione delle imprese beneficiarie, le quali, senza questo apporto, sarebbero state costrette a ritirarsi dal mercato o a razionalizzare il loro comportamento economico.
Tali misure hanno dunque per effetto di migliorare la situazione economica delle imprese beneficiarie rispetto ai loro concorrenti che non ricevono questo appoggio. Di conseguenza, esse falsano o minacciano di falsare la concorrenza nel senso sopra indicato.
Visto il valore pecuniario degli scambi di prodotti del settore considerato (nel 1993, esportazioni dell'Italia verso la CE: 405,66 Mio di ECU; importazioni CE verso l'Italia; 2 057,65 Mio di ECU; produzione del settore: 3 675 Mio di ECU (4), di cui 81,9 Mio di ECU per la regione Friuli-Venezia Giulia), gli aiuti (1,41 Mio di ECU) rappresentano una quota non trascurabile del valore della produzione regionale e possono incidere sugli scambi tra gli Stati membri, favorendo la produzione nazionale a detrimento delle importazioni dagli altri Stati membri.
A questo proposito giova sottolineare che l'entità relativamente modesta dell'aiuto e le dimensioni limitate delle imprese beneficiarie non escludono a priori l'eventualità di un'influenza sugli scambi tra Stati membri.
In considerazione di quanto premesso, gli aiuti in oggetto sono da ritenersi come aiuti di Stato rispondenti ai criteri enunciati all'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
La Commissione ritiene che gli argomenti avanzati a questo proposito dalle autorità italiane - cioè che le misure in questione non ridurrebbero affatto i costi di trasformazione e di commercializzazione delle cooperative interessate e non ne aumenterebbero neppure la produttività - non siano pertinenti, in quanto l'argomentazione che precede permette di concludere che gli aiuti rispondono alle condizioni dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
3. Il principio dell'incompatibilità sancito dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato è tuttavia soggetto ad eccezioni.
IV
1. Le deroghe previste dal paragrafo 2 dello stesso articolo 92 sono manifestamente inapplicabili nella fattispecie. Del resto le autorità italiane non le hanno invocate.
2. Quanto alle deroghe di cui al paragrafo 3, viene precisato che gli obiettivi perseguiti devono corrispondere all'interesse della Comunità e non già a quello di un particolare settore dell'economia nazionale.
Queste deroghe devono essere interpretate in modo restrittivo, in sede di esame di ogni programma di aiuto a finalità regionale o settoriale o dei singoli casi di applicazione di regimi di aiuto generali.
È noto che le deroghe possono essere concesse solo qualora la Commissione abbia accertato che l'aiuto è necessario per la realizzazione di uno degli obiettivi menzionati. Se infatti si accordasse il beneficio delle suddette deroghe a degli aiuti che non implicano una tale contropartita, si permetterebbero delle perturbazioni degli scambi e si creerebbero delle distorsioni di concorrenza ingiustificate dal punto di vista dell'interesse comunitario, nonché, corrispettivamente, degli indebiti vantaggi per gli operatori di determinati Stati membri.
3. Nella fattispecie, l'aiuto non presenta alcuna contropartita di questo genere. Né il governo italiano, né la Commissione hanno infatti addotto o riscontrato alcuna giustificazione atta a dimostrare che l'aiuto soddisfa le condizioni necessarie per l'applicazione di una delle deroghe contemplate all'articolo 92, paragrafo 3.
4. Non si tratta di misure intese a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), in quanto i possibili effetti sugli scambi sono anzi contrari all'interesse comune.
Non si tratta neppure di misure volte a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia dello Stato membro interessato ai sensi della stessa disposizione.
5. Le osservazioni presentate dal governo italiano inducono la Commissione a formulare le osservazioni e le conclusioni che seguono.
In merito all'argomento cui senza questi aiuti le imprese sarebbero costrette al fallimento, è normale che le forze in gioco nell'economia di mercato portino talvolta alla scomparsa delle imprese non competitive, anche nelle regioni economicamente indebolite.
6. Come già osservato dalla Commissione in occasione dell'avvio della procedura a norma dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, siffatti aiuti possono essere considerati compatibili con il mercato comune soltanto a talune precise condizioni, ovverossia:
- devono coprire gli oneri finanziari di prestiti contratti per finanziare investimenti già realizzati;
- l'importo equivalente a sovvenzione cumulata degli eventuali aiuti concessi al momento dell'accensione dei prestiti e degli aiuti di cui trattasi non deve superare i tassi generalmente ammessi dalla Commissione, vale a dire, per gli investimenti in materia di trasformazione e commercializzazione, il 55 % per i progetti conformi ai programmi settoriali o a uno degli obiettivi di cui all'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 866/90 e il 35 % per gli altri progetti, fatti salvi i criteri di selezione di cui al punto 2 dell'allegato della decisione 90/342/CEE, applicato per analogia alla valutazione degli aiuti a mente dell'articolo 92 del trattato;
- infine, gli aiuti devono essere consecutivi ad adeguamenti dei tassi d'interesse dei nuovi prestiti effettuati in considerazione della variazione del prezzo del denaro, ovvero interessare aziende agricole con buone potenzialità economiche, soprattutto nel caso in cui gli oneri finanziari derivanti dai prestiti contratti siano di entità tale da mettere in pericolo l'azienda stessa, con eventuale rischio di fallimento.
Di fatto, le autorità italiane non impongono alcuna condizione circa l'origine dei debiti delle cooperative beneficiarie. Inoltre, le passività vengono coperte al 100 % e non è dimostrato che si tratti di oneri finanziari relativi a prestiti in corso contratti per la realizzazione di investimenti.
7. Inoltre, le misure progettate non rispettano gli orientamenti comunitari relativi agli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (5).
Detti orientamenti, adottati dalla Commissione nel 1994 successivamente all'avvio della procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, definiscono la prassi generale nei riguardi degli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione in tutti i settori.
Nel settore agricolo, lo Stato membro interessato può, se lo desidera, applicare gli orientamenti generali ai singoli beneficiari, alternativamente alle regole speciali (applicate al momento dell'avvio della procedura poiché allora non esistevano alternative).
Secondo questi orientamenti, gli aiuti per il salvataggio devono consistere, tra l'altro, in aiuti di tesoreria concessi sotto forma di garanzie su crediti rimborsabili ad un tasso equivalente al tasso di mercato.
Sempre secondo gli stessi orientamenti, tutti i piani di ristrutturazione devono obbligatoriamente consentire, entro un congruo termine di tempo, il ripristino dell'efficienza economica a lungo termine dell'impresa beneficiaria, sulla base di ipotesi realistiche quanto alle future condizioni di esercizio. Di conseguenza, qualsiasi aiuto alla ristrutturazione deve essere abbinato ad un efficace programma di ristrutturazione o di rilancio, da presentarsi alla Commissione con tutte le precisazioni necessarie.
Dal momento che nessuna delle condizioni summenzionate è soddisfatta, gli aiuti di cui trattasi non possono essere giustificati come aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.
Le misure di aiuto previste dall'articolo 11 della legge regionale n. 496 sono pertanto da considerarsi come aiuti al funzionamento. Esse non sono infatti idonee a migliorare in maniera duratura le condizioni e la situazione strutturale in cui si trovano le imprese beneficiarie.
Contrariamente a quanto asseriscono le autorità italiane, il ripianamento di debiti non collegato a precedenti investimenti può costituire un aiuto al funzionamento.
Per quanto riguarda l'argomento avanzato dalle autorità italiane - cioè che le misure in questione non costituerebbero un elemento di distorsione della concorrenza dal momento che non alterano il funzionamento della politica agricola comune, la Commissione constata che si può avere una distorsione della concorrenza anche senza l'alterazione del funzionamento della suddetta politica. Di conseguenza la Commissione ritiene che questo argomento non sia pertinente ai fini dell'esame della compatibilità delle suddette misure con il mercato comune.
Di conseguenza, in ordine alle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) per gli aiuti destinati a favorire o ad agevolare lo sviluppo economico delle regioni o di talune attività contemplate alla lettera c), la Commissione constata che esse non sono applicabili agli aiuti in questione, a causa del loro carattere di aiuti al funzionamento.
8. Nelle osservazioni comunicate il 20 dicembre 1994, le autorità regionali avanzano nuovi argomenti a giustificazione degli aiuti progettati.
Mentre il testo dell'articolo 11 della legge regionale ammetteva la copertura di debiti di origine imprecisata, il che è peraltro confermato dalla scheda descrittiva trasmessa il 6 luglio 1993, nella delibera del 23 novembre 1994 la Giunta regionale dichiara che «le perdite (. . .) sono state originate dalle impreviste spese sostenute dai caseifici cooperativi a seguito della mancata erogazione dei contributi regionali per il trasporto del latte previsti dall'articolo 8, paragrafo 1, punto 1 della legge regionale n. 16/1967, senza che questa abbia formulato alcuna osservazione in merito».
Secondo l'Italia tale legge è stata notificata alla Commissione nel 1967, ma questa non si è mai pronunciata al riguardo ed il provvedimento da allora è rimasto inapplicato.
La citata delibera dispone inoltre che la domanda di aiuto sia corredata di una dichiarazione del rappresentante legale della cooperativa, sostitutiva dell'atto di notorietà, attestante che l'origine delle perdite è quella summenzionata. In questo modo verrebbero soddisfatti i legittimi interessi dei beneficiari.
La Commissione ha preso in considerazione anche questi nuovi argomenti. Tuttavia, occorre precisare che si tratta di un nuovo regime, cosa peraltro riconosciuta dal governo italiano nella scheda descrittiva. Questo nuovo regime va giudicato alla luce dell'attuale situazione di diritto e di fatto. Si deve pertanto constatare che, anche qualora la Commissione avesse approvato in passato un regime di aiuto a favore degli stessi beneficiari, tale approvazione non potrebbe in alcun modo condizionare una decisione concernente un nuovo regime, recante misure diverse dal precedente, benché rivolte agli stessi beneficiari.
Anche nell'ipotesi che la non opposizione della Commissione riguardo al precedente regime potesse pregiudicare la decisione sul nuovo regime, il che non è secondo la Commissione, si deve constatare che in pertinenza essa ha considerato gli aiuti per il trasporto del latte come «aiuti al funzionamento e come tali incompatibili con il mercato comune ai sensi degli articoli 92 e 93 del trattato» (6). Di conseguenza, anche nell'ipotesi più favorevole l'Italia non può invocare a giusto titolo il precedente regime.
Quanto alla dichiarazione relativa all'origine delle perdite, né il governo italiano ha fornito, né la Commissione ha riscontrato, alcun elemento che dimostri l'esistenza di un nesso causale tra la mancata erogazione dei contributi per il trasporto del latte e le perdite subite dai caseifici cooperativi.
Inoltre, il governo italiano non ha dato la garanzia che il ripianamento dei debiti non superasse, per ciascun beneficiario, l'importo che lo stesso beneficiario avrebbe dovuto ricevere a titolo di contributo per il trasporto del latte in virtù del passato regime.
Considerato quanto premesso, la Commissione non può accedere alle giustificazioni addotte dal governo italiano.
Di conseguenza, l'aiuto in oggetto non può beneficiare di alcuna delle deroghe previste dall'articolo 92 del trattato e deve essere considerato incompatibile con il mercato comune,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti di cui all'articolo 11 del disegno di legge regionale n. 496/1993 sono incompatibili con il mercato comune a norma dell'articolo 92 del trattato CE e non possono essere erogati.
Articolo 2
Le autorità italiane sono tenute a revocare la disposizione di cui all'articolo 1 entro un termine di due mesi a decorrere dalla data di notificazione della presente decisione.
Articolo 3
Il governo italiano informa la Commissione, entro un termine di due mesi a decorrere dalla data di notificazione della presente decisione, in merito alle misure prese per conformarsi alla medesima.
Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 7 febbraio 1996.

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