Document ID: 31986R2800

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REGOLAMENTO (CEE) N. 2800/86 DELLA COMMISSIONE
del 9 settembre 1986
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di congelatori originari dell'URSS, accetta gli impegni assunti nell'ambito della procedura relativa alle importazioni di alcuni tipi di congelatori originari della Iugoslavia e della Repubblica democratica tedesca e chiude la procedura stessa, nonché chiude la procedura relativa alle importazioni di alcuni tipi di congelatori
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare gli articoli 9, 10 e 11,
previe consultazioni in seno al comitato consultivo in conformità del suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Procedura
(1) Nel settembre 1985, la Commissione ha ricevuto una denuncia nella quale si affermava che le importazioni di alcuni tipi di congelatori originari della Repubblica democratica tedesca, dell'URSS e della Iugoslavia erano oggetto di dumping e causa di pregiudizio all'industria comunitaria. La denuncia è stata presentata dal Consiglio europeo dei costruttori di elettrodomestici (CECED), a nome dei produttori che rappresentano quasi tutta la produzione comunitaria dei congelatori in oggetto.
(2) La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse arrecato all'industria comunitaria, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura. Pertanto, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni di alcuni tipi di congelatori originari della Repubblica democratica tedesca, dell'URSS e della Iugoslavia ed ha iniziato un'inchiesta.
I prodotti in oggetto sono i congelatori elettrici ad uso domestico, utilizzati per congelare e conservare prodotti alimentari freschi, di cui alla sottovoce ex 84.15 C II della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 84.15-32, 84.15-41 e 84.15-46.
(3) La Commissione ha debitamente informato dell'avvio della procedura gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori, nonché i ricorrenti, ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere noto per iscritto il loro punto di vista e di essere intese.
Alcuni produttori comunitari, alcuni importatori, nonché l'esportatore della Repubblica democratica tedesca, Union Haushaltgeraete, ed i due esportatori iugoslavi notoriamente interessati, Loske Tovarne Hladilnikov e Gorenje, hanno reso noto per iscritto il loro punto di vista. Inoltre, l'esportatore della Repubblica democratica tedesca, nonché i due esportatori iugoslavi ed i quattro importatori comunitari legati all'esportatore iugoslavo Gorenje hanno chiesto ed ottenuto di essere intesi.
Nessuna osservazione è stata formulata da parte o per conto degli acquirenti comunitari dei prodotti in questione.
Gli esportatori iugoslavi hanno chiesto ed ottenuto di prendere visione dei dati forniti alla Commissione da altre parti interessate dall'inchiesta, sempreché fossero pertinenti alla difesa dei loro interessi, fossero stati utilizzati dalla Commissione nell'inchiesta e non fossero riservati ai sensi dell'articolo 8 del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(4) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie per una determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio ed ha svolto inchieste in loco presso le seguenti società:
Produttori comunitari
- Germania:
AEG AG
Bosch-Siemens Hausgeraete GmbH
Liebherr Hausgeraete GmbH
- Danimarca:
Broedrene Gram A/S
Maskinfabrikken Derby A/S
Electrolux Danmark A/S
- Francia:
Thomson Electroménager SA
- Italia:
Industrie riunite eurodomestici SpA
Zanussi elettrodomestici SpA
Ocean SpA
- Regno Unito:
LEC Refrigeration plc
Esportatori iugoslavi
Loske Tovarne Hladilnikov (LTH) Gorenje
Importatori comunitari
- Germania:
Gorenje Vertriebs GmbH
- Belgio:
Asogem SA
EWA SA
Artsel SA
Zanker SA
- Danimarca:
Gorenje Skandinavien A/S
- Francia:
Garelly SA
Générale Sidex SA
- Italia:
Gorenje Korting SpA
- Paesi Bassi:
Kalorik BV
Peja Import BV
La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte dettagliate sul pregiudizio e le sue cause da un certo numero di produttori che rappresentano complessivamente oltre il 70 % della produzione comunitaria dei prodotti in questione, dagli esportatori della Repubblica democratica tedesca e della Iugoslavia e dalla maggior parte degli importatori. Le informazioni raccolte sono state verificate, per quanto necessario, dalla Commissione.
Benché sollecitato più volte, l'esportatore sovietico, Technointorg, ha rifiutato di fornire le informazioni chieste dalla Commissione. Le conclusioni preliminari in merito alla sua posizione sono state pertanto tratte sulla base dei dati disponibili forniti da importatori comunitari.
(5) Il periodo fissato dalla Commissione per la determinazione di eventuali pratiche di dumping è quello compreso fra il 1o gennaio ed il 30 novembre 1985.
B. Definizione dei prodotti
(6) I prodotti in oggetto sono i congelatori elettrici ad uso domestico, nei due tipi sotto indicati:
- modelli tipo cofano, di capacità pari o superiore a 600 l (codice Nimexe 84.15-32), in appresso denominati « cofani », e
- modelli tipo armadio (codici Nimexe 84.15-41 e 46), in appresso denominati « armadi ».
Dall'inchiesta è emerso che questi prodotti non costituiscono prodotti simili ai sensi del regolamento antidumping.
È vero che i due tipi di congelatori hanno la stessa funzione, vale a dire il congelamento di prodotti freschi e la conservazione di alimenti già congelati.
Tuttavia, gli armadi hanno l'aspetto esteriore di un frigorifero con uno o due sportelli anteriori. All'interno sono muniti di ripiani o di cassetti scorrevoli che permettono un facile accesso. Inoltre, per l'aspetto esteriore e le rifiniture, generalmente migliori che nei cofani, e per le dimensioni ridotte e normalizzate, sono adatti ad essere installati nelle cucine.
I cofani, invece, muniti di coperchio ed ingombranti, vengono in genere collocati in una cantina o in un garage. Inoltre, sono più adatti alla conservazione di alimenti voluminosi e l'accesso agli alimenti sistemati sul fondo è alquanto disagevole.
Nella loro politica di vendita, i produttori fanno del resto una chiara distinzione tra i due tipi di congelatori, che presentano caratteristiche diverse, percettibili da parte dell'acquirente e tali da influenzarne la scelta.
È stata pertanto fatta una distinzione tra i due tipi di prodotti, sia a livello di dumping che di andamento delle importazioni, dei prezzi e dell'impatto che le importazioni stesse hanno sull'industria comunitaria.
C. Valore normale
(7) Per quanto riguarda le importazioni originarie della Iugoslavia, il valore normale è stato determinato sulla base dei prezzi comparabili realmente pagati o pagabili nel corso di normali operazioni commerciali per i prodotti simili destinati al consumo sul mercato iugoslavo. Il calcolo del valore normale è stato effettuato sulla base delle medie ponderate mensili.
In un primo tempo, i due esportatori iugoslavi hanno fatto notare che le vendite sul mercato iugoslavo non vengono effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e che non costituiscono una base appropriata per determinare il valore normale, in quanto i relativi prezzi, soggetti ad un regime di controllo da parte delle autorità iugoslave, sono artificiosamente elevati. Nessuna giustificazione è stata tuttavia addotta a sostegno di tale affermazione e gli esportatori hanno infine abbandonato questo argomento. In ogni modo, a prescindere dagli elementi specifici del caso in esame, la Commissione non ritiene che l'espressione « normali operazioni commerciali » presupponga l'esistenza di condizioni di concorrenza perfetta; anche quando sulla concorrenza influiscono fattori quali un cartello, un monopolio o un regime di prezzi minimi, i prezzi di vendita intervengono nel corso di normali operazioni commerciali, purché siano accessibili in linea generale a tutti gli acquirenti reali o potenziali e coprano la totalità dei costi di produzione.
(8) Per stabilire se le importazioni originarie della Repubblica democratica tedesca e dell'URSS siano state oggetto di pratiche di dumping, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che questi paesi non hanno un'economia di mercato e, pertanto, ha basato le sue conclusioni sul valore normale in un paese ad economia di mercato. A questo proposito, il ricorrente aveva proposto come riferimento il mercato interno spagnolo; l'esportatore tedesco-orientale ed un importatore legato all'esportatore sovietico hanno contestato tale proposta, sostenendo che i prezzi praticati su detto mercato sono artificiosamente elevati. La Commissione ha ritenuto che una base di confronto opportuna e realistica fosse offerta dai prezzi praticati sul mercato interno iugoslavo. Nessuna delle parti ha sollevato obiezioni in merito.
D. Prezzo all'esportazione
(9) Per quanto riguarda l'esportatore iugoslavo LTH e l'esportatore della Repubblica democratica tedesca, Union Haushaltgeraete, la Commissione ha preso in considerazione i prezzi realmente pagati o pagabili all'esportazione verso la Comunità.
(10) L'esportatore sovietico, che non ha collaborato, e l'esportatore iugoslavo Gorenje vendono i loro prodotti a filiali aventi sede nella Comunità. Previa verifica, la Commissione ha concluso che i prezzi praticati tra queste parti associate non potevano servire come riferimento. Di conseguenza, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti sulla base dei prezzi ai quali i prodotti importati vengono venduti per la prima volta ad un acquirente indipendente; sono stati inoltre effettuati degli adeguamenti, in considerazione delle spese sostenute tra l'importazione e la rivendita, dazi doganali compresi, e calcolando un margine di profitto del 5 % ritenuto equo sulla base di un confronto con i margini di profitto degli importatori indipendenti dei prodotti in questione.
La filiale francese delle società Gorenje ha fatto notare che un margine del 5 % è eccessivo rispetto a quello che essa realizza effettivamente. La Commissione ritiene che il margine realizzato da questa società non possa essere preso in considerazione, in quanto risulta da transazioni tra parti associate. In ogni caso, per il calcolo dei prezzi all'esportazione della Gorenje, la Commissione ha applicato l'articolo 2, paragrafo 8, lettera b), del regolamento (CEE) n. 2176/84 che prevede un certo numero di adeguamenti per tener conto tra l'altro anche di un equo margine di profitto. Per i motivi già indicati, la Commissione ritiene che un margine del 5 % sia equo.
E. Confronto
(11) Nel confrontare il valore normale con i prezzi all'esportazione per ciacuno dei prodotti simili, la Commissione ha tenuto conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi ed ha effettuato gli opportuni adeguamenti quando le parti interessate hanno dimostrato che la loro richiesta in tal senso era giustificata. Gli adeguamenti sono stati apportati in considerazione di alcune differenze relative alla natura dei prodotti, alle condizioni di credito e garanzia, alle commissioni, agli stipendi pagati ai venditori, alle spese di trasporto, di assicurazione, di movimentazione e carico, nonché ai costi accessori.
Per quanto riguarda la Iugoslavia, è stato inoltre effettuato un adeguamento a causa del rimborso, per i prodotti esportati verso la Comunità, degli oneri all'importazione gravanti sui prodotti materialmente incorporati nei congelatori quando questi sono destinati ad essere venduti sul mercato iugoslavo.
Tutti i confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrica.
Gli esportatori iugoslavi hanno chiesto inoltre altri sette adeguamenti.
(12) Il primo è stato chiesto in considerazione delle differenze nelle spese relative a ricerca e sviluppo e alla pubblicità. Gli esportatori non sono tuttavia riusciti a dimostrare l'esistenza di un nesso diretto tra questi costi e le vendite in questione sul mercato interno iugoslavo; la Commissione ha pertanto considerato questi costi come spese generali per le quali non è in genere ammesso alcun adeguamento.
La normativa comunitaria limita, infatti, gli elementi di cui occorre tener conto per stabilire la comparabilità dei prezzi ad un determinato numero di fattori pertinenti, di cui all'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2176/84, in particolare natura dei prodotti, quantitativi, condizioni di vendita, data e stadio commerciale. Nel caso in esame, l'unica voce sotto la quale potrebbero essere esaminate la spese generali è quella relativa alle condizioni di vendita. Gli adeguamenti sono tuttavia limitati alle differenze che presentano un rapporto diretto con le vendite considerate. Secondo la Commissione, questo rapporto deve essere funzionale: da una parte, i costi vengono sostenuti perché viene effettuata una vendita e, dall'altra, sono indispensabili per soddisfare le condizioni di vendita stabilite. Secondo la normativa comunitaria, non è questo, in genere, il caso delle differenze esistenti nelle spese amministrative e generali.
(13) Il secondo adeguamento è stato chiesto in considerazione delle spese di finanziamento delle scorte destinate al mercato interno. La Commissione ha considerato detti costi come spese generali, per le quali, sulla base dei motivi di cui al punto 12, non è in genere ammesso alcun adeguamento.
Gli esportatori iugoslavi non sono riusciti a dimostrare che il livello delle scorte in questione sia dovuto alla necessità di soddisfare obblighi particolari relativi a contratti di vendita per il mercato iugoslavo.
(14) Il terzo adeguamento è stato chiesto in considerazione del fatto che i materiali ed i componenti acquistati in Iugoslavia ed utilizzati per la produzione dei congelatori destinati al mercato iugoslavo sono sostanzialmente più costosi di quelli acquistati sul mercato europeo e destinati alla produzione di congelatori per esportazione. A detta degli esportatori, il solo fatto che i congelatori esportati contengano componenti e materiali importati in proporzioni più elevate rispetto ai congelatori venduti sul mercato iugoslavo giustifica, di per sé, l'esistenza di differenze nella natura del prodotto.
Dall'inchiesta è emerso, tuttavia, che l'utilizzazione di materiali e componenti di diversa origine non dava luogo a differenze nella natura del prodotto percettibili da parte dell'acquirente e tali da influenzarne la scelta, né ad altre differenze che influissero sulla comparabilità dei prezzi e tali, pertanto da richiedere adeguamenti a norma dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento (CEE) n. 2176/84.
A questo proposito gli esportatori sostengono che in ogni caso l'elenco dei fattori che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, di cui all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento suddetto non sia esauriente e che l'articolo 2, paragrafo 10, fissi soltanto alcuni orientamenti per la determinazione degli adeguamenti.
La Commissione non condivide questa interpretazione e ritiene che i paragrafi 9 e 10 dell'articolo 2 siano esaurienti. Tale conclusione si basa non soltanto sulla formulazione del paragrafo 9, ma anche sul riferimento contenuto nel paragrafo 10 ai soli « elementi di cui al paragrafo 9 ». Quanto alle differenze nei costi dei materiali e componenti utilizzati nella fabbricazione dei congelatori, esse non rientrano in alcun modo nelle categorie di fattori di cui ai paragrafi 9 e 10 dell'articolo 2. Queste disposizioni non si riferiscono infatti a fattori che influiscono sulla comparabilità dei costi, i quali possono essere influenzati dalla specifica situazione del mercato interno dell'esportatore permettendo a quest'ultimo di esportare in dumping. Esse si riferiscono, invece, a fattori che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, i quali sono un elemento determinante per la scelta dell'acquirente. Dato che nel caso in esame l'articolo 2, paragrafo 10, non è applicabile, per la Commissione il problema dell'esatta portata degli orientamenti forniti per la sua applicazione non sussiste più.
(15) Il quarto adeguamento è stato chiesto in considerazione dell'esistenza di un premio all'esportazione ottenuto nel quadro di un programma di promozione delle esportazioni organizzato dalla camera di commercio della Slovenia. Gli esportatori hanno giustificato gli importi riscossi nel quadro di questo programma durante il periodo coperto dall'inchiesta. Hanno sostenuto che il programma ha lo scopo di compensare la differenza tra l'importo degli oneri all'importazione realmente corrisposto e quello del rimborso ricevuto al momento dell'esportazione dei prodotti in esame, di cui sopra al punto 11.
L'adeguamento è rifiutato in quanto non è stata fornita alcuna prova in merito al fatto che questo programma costituisca realmente un rimborso di oneri all'importazione quali quelli citati all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), del regolamento (CEE) n. 2176/84 e definiti nelle note all'allegato del regolamento suddetto.
(16) Il quinto adeguamento è stato chiesto in considerazione dell'inflazione che interviene tra la vendita e il pagamento e che avrebbe l'effetto di diminuire il livello reale dei prezzi di vendita interni.
La Commissione osserva, in primo luogo, che un adeguamento è stato debitamente effettuato in considerazione delle condizioni di pagamento le quali, in un'economia di mercato, sono influenzate dal tasso d'inflazione sul mercato in questione. In secondo luogo, essa fa notare che nessun altro adeguamento è previsto dalla normativa comunitaria in materia.
(17) Il sesto adeguamento è stato chiesto in considerazione del fatto che, per il confronto dei prezzi, non può essere utilizzato il tasso di cambio ufficiale del dinaro iugoslavo, in quanto non corrispondente al valore reale di detta moneta.
La Commissione osserva che questo tasso ufficiale è quello utilizzato dalle società che operano in Iugoslavia per la conversione delle transazioni effettuate in valuta. Di conseguenza, essa ritiene valido per il confronto dei prezzi il tasso di cambio ufficiale del dinaro iugoslavo. (18) Il settimo adeguamento è stato richiesto in considerazione dell'esistenza di tassi preferenziali per il finanziamento del fondo di rotazione per la produzione destinata all'esportazione.
La Commissione ritiene che si tratti di spese generali per le quali, sulla base dei motivi di cui al punto 12, non è previsto alcun adeguamento.
F. Margine
(19) Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di rilevanti pratiche di dumping da parte di tutti gli esportatori interessati con margini uguali alla differenza tra il valore normale determinato e il prezzo all'esportazione nella Comunità. L'entità dei margini varia a seconda dell'esportatore, dello Stato membro importatore e del modello di congelatore interessato. La media ponderata dei margini di dumping è pari alle percentuali del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sottoindicate:
1.2.3 // // // // // Armadi // Cofani // // // // Gorenje // 76 % // 86 % // LTH // nessuna esportazione verso la Comunità // 101 % // Union Haushaltgeraete // 169 % // nessuna esportazione verso la Comunità // Technointorg // 204 % // nessuna esportazione verso la Comunità
// // // G. Pregiudizio
(20) Per quanto riguarda il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria dalle importazioni effettuate in dumping, gli elementi raccolti dalla Commissione nel corso dell'inchiesta sono illustrati nei punti che seguono.
Cofani
(21) Dalle verifiche effettuate dalla Commissione emerge che le importazioni in esame, originarie unicamente della Iugoslavia, sono passate da 37 345 unità nel 1981 a 39 196 unità nel 1985, con un conseguente aumento della quota di mercato che è passata nello stesso periodo, dal 2,5 % al 2,7 %. L'esame dei prezzi delle importazioni in questione ha rivelato, rispetto ai prezzi dei prodotti simili fabbricati dai produttori comunitari, sottoquotazioni variabili a seconda degli esportatori e degli Stati membri importatori; per la maggior parte delle importazioni esse sono pari, in media, al 7 %.
La produzione comunitaria di cofani è diminuita da 1 257 000 unità nel 1981 a 1 120 000 unità nel 1985. Nello stesso periodo, l'industria comunitaria ha proceduto a ridurre la capacità di produzione che è diminuita da 1,9 milioni circa di unità nel 1981 a 1,5 milioni circa di unità nel 1985. Il tasso di sfruttamento della capacità è pertanto aumentato dal 68 % nel 1981 al 77 % nel 1985. In termini di volume, le vendite nella Comunità sono rimaste relativamente stabili intorno al milione di unità. Nello stesso periodo, è rimasto stabile anche il consumo, attestato su 1,5 milioni di unità circa, cosicché la quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria non ha praticamente subito variazioni, passando dal 66,4 % nel 1981 ad appena il 67,3 % nel 1985. Dai dati raccolti dalla Commissione emerge un deterioramento dei risultati finanziari dei produttori comunitari, che accusano margini ritenuti insufficienti e addirittura perdite.
(22) La Commissione ha esaminato altri fattori che potrebbero aver arrecato un pregiudizio all'industria comunitaria. Ha accertato che la quota di mercato comunitario delle importazioni originarie di paesi terzi diverse da quelle oggetto dell'inchiesta è aumentata dal 7,9 % nel 1981 al 13,7 % nel 1985. Dai dati di cui la Commissione dispone emerge, inoltre, l'esistenza tra alcuni produttori comunitari di un'accentuata concorrenza, che ha l'effetto di mantenere i prezzi a livelli relativamente bassi. Le importazioni effettuate in dumping sono rimaste stabili in termini sia di volume che di quota di mercato e le sottoquotazioni riscontrate tra il loro prezzo e quello dei prodotti simili dell'industria comunitaria sono relativamente modeste.
Sulla scorta di quanto sopra e sulla base dei dati di cui dispone la Commissione ritiene che le importazioni effettuate in dumping pur avendo arrecato un pregiudizio all'industria comunitaria, quest'ultimo, considerato separatamente, non può essere ritenuto sostanziale.
Armadi
(23) Dalle verifiche effettuate dalla Commissione emerge che le importazioni in oggetto, originarie della Iugoslavia, della Repubblica democratica tedesca e dell'URSS, sono triplicate, passando da 39 546 unità nel 1981 a 123 200 unità nel 1985. Parallelamente, la quota di mercato comunitario da esse detenuta è aumentata, nello stesso periodo dal 2,5 % al 7,6 %. Nei paesi in cui si sono maggiormente concentrate, vale a dire Francia, Belgio e Regno Unito, tra il 1981 e il 1985 la loro quota di mercato è rispettivamente aumentata dal 6,6 % al 16 %, dall'8,4 % al 24,0 % e dal 3,5 % all'8,5 %. L'esame dei prezzi delle importazioni in oggetto ha rivelato rispetto ai prezzi dei prodotti simili fabbricati dall'industria comunitaria, l'esistenza di sostanziali sottoquotazioni che variano a seconda dell'e sportatore, dello Stato membro importatore e del modello di congelatore interessato; la media delle sottoquotazioni riscontrate varia nel modo seguente:
- Gorenje dal 7 % al 25 %
- Union Haushaltsgeraete dal 28 % al 50 %
- Technointorg dal 40 % al 50 %.
L'industria comunitaria fa rilevare, inoltre, che i prezzi da essa praticati già rispecchiano una depressione causata dalle importazioni in oggetto.
I dati verificati dalla Commissione rivelano che la produzione comunitaria di armadi è diminuita da 1 343 000 unità nel 1981 ad 1 264 000 unità nel 1985; il tasso di sfruttamento della capacità produttiva, rimasta praticamente invariata su 1,9 milioni di unità, è pertanto diminuito dal 69,7 % nel 1981 al 66,6 % nel 1985. Le vendite effettuate sul mercato comunitario sono scese da 1 186 000 unità nel 1981 a 1 120 000 unità nel 1985. Di conseguenza mentre il consumo si è mantenuto al livello di 1,6 milioni di unità, la quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria è diminuita dal 74,3 % nel 1981 al 68,9 % nel 1985; per quanto concerne i paesi in cui le importazioni si sono concentrate, nel corso dello stesso periodo, la quota di mercato è passata dal 74,0 % al 56,7 % in Francia, dal 50,6 % al 44,4 % in Belgio ed è rimasta invariata, vale a dire pari al 47 % soltanto nel Regno Unito, dove il consumo è aumentato del 35 %. I dati raccolti dalla Commissione rivelano un deterioramento dei risultati finanziari dei produttori comunitari, la maggior parte dei quali accusa margini di profitto ritenuti insufficienti e addirittura perdite.
(24) Per determinare l'impatto delle importazioni effettuate in dumping sull'industria comunitaria, la Commissione ha considerato le importazioni in dumping e gli esportatori interessati entrambi nella loro totalità. Le due società esportatrici che hanno collaborato hanno sostenuto che l'impatto delle rispettive esportazioni verso la Comunità doveva essere esaminato separatamente e, vista l'esiguità delle rispettive quote di mercato comunitario, ritengono di non aver arrecato un pregiudicio sostanziale.
Per esaminare l'opportunità del cumulo in ciascun caso, la Commissione ha preso in considerazione la comparabilità dei prodotti importati in termini di caratteristiche fisiche, i volumi importati, l'aumento di questi ultimi rispetto ad un periodo di riferimento, il basso livello dei prezzi dei prodotti esportati dalla totalità degli esportatori in questione, nonché il grado di competitività di ciascun prodotto importato rispetto al prodotto simile dell'industria comunitaria. Sulla base dell'esame effettuato, essa ritiene giustificato concludere che le importazioni in dumping provenienti dalle società in oggetto hanno contributo in misura analoga al pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria; tali importazioni sono state inoltre effettuate a condizioni tali che, se considerasse uno degli esportatori separatamente, essa agirebbe in modo discriminante nei confronti degli altri. La Commissione ha pertanto concluso che, per determinare l'entità e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, era opportuno considerare le importazioni effettuate in dumping e le società interessate nella loro totalità.
(25) L'esportatore iugoslavo ha fatto notare che, a causa delle differenze nelle norme tecniche e nei prezzi, il mercato comunitario dei congelatori non rappresenta un mercato unico, ma è costituito da una serie di mercati nazionali che occorre considerare separatamente se si vuole determinare l'esistenza di un eventuale pregiudizio.
La Commissione ha constatato che, non sussistendo le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 5, primo comma, secondo trattino, del regolamento (CEE) n. 2176/84, la Comunità non può essere suddivisa in due o più mercati competitivi. La determinazione di un eventuale pregiudizio deve essere pertanto effettuata facendo riferimento all'industria comunitaria nel suo complesso, quale definita al primo comma in limine del suddetto paragrafo 5. Naturalmente, nell'ambito del mercato comunitario, la Commissione ha tenuto conto delle specifiche caratteristiche dei mercati nazionali, in particolare per determinare le sottoquotazioni di prezzo delle importazioni in oggetto rispetto ai prezzi dei prodotti simili fabbricati dall'industria comunitaria.
(26) L'esportatore iugoslavo ha inoltre sostenuto che i suoi prodotti hanno una cattiva reputazione presso i distributori ed i consumatori e che beneficiano di un servizio di assistenza tecnica meno efficiente di quello dei prodotti comunitari. Egli ritiene pertanto che, a parità di qualità, i suoi prodotti debbano essere venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli dei prodotti comunitari.
Per determinare le sottoquotazioni, la Commissione ha confrontato prodotti simili, in particolare per quanto riguarda il volume, l'aspetto esteriore e gli accessori, ma non ha provato a determinare l'impatto della preferenza del consumatore, che dipende spesso da una valutazione soggettiva e che sarebbe difficile quantificare. Del resto, nessun elemento di prova concreto è stato fornito in merito alla misura in cui l'eventuale preferenza dell'acquirente influirebbe sul prezzo che questi sarebbe disposto a pagare. (27) La Commissione ha esaminato gli altri fattori che, singolarmente o combinati fra loro, potrebbero aver arrecato un pregiudizio all'industria comunitaria.
Per quanto riguarda il mercato francese, che è uno di quelli in cui le importazioni in oggetto si sono concentrate, l'esportatore iugoslavo ha sollevato il problema delle conseguenze derivanti dal regime di controllo dei prezzi istituito dalle autorità francesi. La Commissione ha accertato che in Francia, durante il periodo coperto dall'inchiesta, i prezzi industriali dei congelatori erano effettivamente soggetti ad un regime di controllo inteso, in sostanza, a limitarne l'aumento. A prescindere dalle eventuali conseguenze di tale regime, la Commissione ha tuttavia riscontrato sottoquotazioni sostanziali tra i prezzi delle importazioni effettuate in dumping e quelli dei prodotti dell'industria comunitaria.
La Commissione ha constatato che il settore degli elettrodomestici in generale, e quello dei congelatori in particolare, sono stati colpiti dalla recessione economica, dalla saturazione del mercato e dal debole tasso degli acquisti di sostituzione. È stato accertato tuttavia, che il ristagno del mercato ha colpito più le industrie comunitarie che le importazioni effettuate in dumping, le quali, dal 1981 al 1985, sono triplicate.
(28) La Commissione ha accertato inoltre che, dal 1981 al 1985, la quota di mercato comunitario detenuta dalle importazioni originarie di paesi terzi non interessati dall'inchiesta è rimasta relativamente stabile, cioè intorno al 7 %. Inoltre, mentre dal 1981 al 1985 la capacità di produzione dell'industria comunitaria è rimasta invariata, il tasso di sfruttamento è nettamente diminuito. Non è escluso che la concorrenza tra i produttori comunitari abbia potuto, entro centri limiti, influire sul livello dei prezzi di mercato. Tuttavia, le sottoquotazioni riscontrate tra i prezzi delle importazioni effettuate in dumping e quelli dei prodotti simili fabbricati dall'industria comunitaria sono sostanziali.
In conclusione, il sostanziale incremento delle importazioni effettuate in dumping e i prezzi estremamente bassi di questi prodotti nella Comunità hanno indotto la Commissione a stabilire che le importazioni effettuate in dumping, considerate separatamente, hanno causato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria interessata.
H. Interesse della Comunità
(29) Le autorità e gli esportatori iugoslavi hanno sostenuto che non sarebbe nell'interesse della Comunità adottare misure di difesa. Essi hanno sottolineato i rapporti commerciali tra Iugoslavia e Comunità e, in particolare, il fatto che gli esportatori in oggetto sono essi stessi acquirenti di materiali e componenti originari della Comunità e che, pertanto, un'eventuale riduzione del livello delle esportazioni iugoslave di congelatori verso la Comunità darebbe luogo ad un calo diretto ed immediato delle esportazioni comunitarie verso la Iugoslavia.
In linea di massima, l'istituzione, nel quadro delle disposizioni applicabili in materia, di misure di difesa non ha lo scopo di eliminare il prodotto importato dal mercato comunitario, bensì quello di sopprimere le conseguenze negative della politica sleale praticata in materia di prezzi dagli esportatori dei paesi terzi. Inoltre, e in particolare nel caso in esame, nessuno dei produttori comunitari dei materiali e componenti in oggetto ha trasmesso alla Commissione osservazioni sulla base delle quali si possa concludere che essi condividono l'opinione delle autorità e degli esportatori iugoslavi.
(30) La Commissione non ha ricevuto alcuna osservazione da parte dei consumatori. Essa ha tuttavia esaminato l'effetto che le misure di difesa potrebbero avere su di loro ed è arrivata alla conclusione che, tenuto conto della durata media di un congelatore e del livello delle misure di difesa di cui ai punti 33 e 34, l'incidenza di queste ultime non dovrebbe essere eccessiva.
(31) La Commissione ha tenuto conto delle difficoltà sopraelencate che colpiscono l'industria comunitaria e del fatto che esse diventerebbero più gravi se nessuna misura venisse presa nel caso in esame. Essa ha concluso, pertanto, che nell'interesse della Comunità occorre adottare misure opportune.
(32) In particolare, la Commissione ha concluso che, onde evitare che nel corso della procedura venga arrecato un ulteriore pregiudizio, occorre istituire un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di congelatori originari dell'URSS.
I. Aliquota del dazio
(33) Considerata l'entità del pregiudizio arrecato, l'aliquota del dazio deve essere inferiore ai margini di dumping accertati in via provvisoria, ma sufficiente ad eliminare il pregiudizio subito. Tenuto conto del prezzo di vendita necessario per garantire un equo margine di profitto ai produttori comunitari più efficienti, nonché dei prezzi di vendita nella Comunità delle importazioni oggetto di dumping, la Commissione ha stabilito che l'aliquota del dazio necessaria per eliminare il pregiudizio sia pari al 33 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto. J. Impegni
(34) L'unico esportatore iugoslavo di armadi, Gorenje, e l'esportatore tedesco-orientale, Union Haushaltgeraete, sono stati informati delle principali risultanze dell'inchiesta preliminare; dopo aver presentato le loro osservazioni in merito, hanno offerto impegni sui prezzi.
Detti impegni comportano aumenti di prezzo che non superano in alcun caso i margini di dumping determinati e sono sufficienti ad eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, in quanto portano il prezzo di queste importazioni al livello del prezzo di vendita necessario ai produttori della Comunità per realizzare un equo profitto. È possibile, inoltre, controllare la corretta attuazione dell'impegno. Di conseguenza, gli impegni assunti sono ritenuti accettabili e la procedura può essere chiusa senza ricorrere all'istituzione di un dazio antidumping.
Il comitato consultivo non ha sollevato alcuna obiezione in merito.
K. Conclusione della procedura
(35) Per quanto riguarda i cofani, e tenuto conto delle conclusioni relative al pregiudizio di cui al punto 22, la Commissione ritiene opportuno chiudere la procedura senza adottare alcuna misura di difesa.
(36) Il ricorrente è stato informato dei principali fatti e argomenti sulla base dei quali la Commissione intendeva procedere alla chiusura della procedura senza adottare alcuna misura di difesa.
Il ricorrente ha obiettato che le importazioni di cofani dalla Iugoslavia provocano un abbassamento anormale dei prezzi di mercato e che l'istituzione di misure per i soli armadi darebbe probabilmente luogo ad una maggiore pressione delle importazioni di cofani.
La Commissione replica che le conclusioni devono essere tratte separatamente per ciascuno dei prodotti. Per quanto riguarda i cofani, tenuto conto degli elementi di cui ai punti 21 e 22, la Commissione ritiene che, pur ammettendo che le importazioni effettuate in dumping abbiano arrecato un pregiudizio all'industria comunitaria, questo, preso isolatamente, non possa essere considerato sostanziale, e che sia pertanto opportuno porre termine alla procedura senza adottare alcuna misura di difesa.
Il comitato consultivo non ha sollevato obiezioni in merito.
L. Limite di tempo
(37) Occorre fissare il termine entro il quale le parti interessate possano, dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, rendere noto il loro punto di vista e chiedere di essere intese dalla Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di congelatori di cui alla sottovoce ex 84.15 C II della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 84.15-41 e 84.15-46, originari dell'URSS.
2. L'importo del dazio è pari al 33 % del prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
3. Si applicano i provvedimenti in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è soggetta al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Gli impegni assunti da Gorenje (Velenje, Iugoslavia) e da Union Haushaltgeraete (Berlino, Repubblica democratica tedesca) nell'ambito della procedura antidumping, relativa alle importazioni dei congelatori di cui alla sottovoce ex 84.15 C II della tariffa doganale comune, corrispondente ai codici Nimexe 84.15-41 e 84.15-46, originari della Iugoslavia e della Repubblica democratica tedesca, sono accettati.
Articolo 3
L'inchiesta svolta nel quadro della procedura di cui all'articolo 2 è chiusa.
Articolo 4
Per quanto riguarda le importazioni dei congelatori di cui alla sottovoce ex 84.15 C II della tariffa doganale comune, corrispondente al codice Nimexe 84.15-32, la procedura è chiusa.
Articolo 5
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c), del regolamento (CEE) n. 2176/84, le parti interessate possono rendere noto il loro punto di vista e chiedere di essere intese dalla Commissione entro il termine di un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento. Articolo 6
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 14 del regolamento (CEE) n. 2176/84, l'articolo 1 del presente regolamento è applicabile per un periodo di quattro mesi oppure fino all'adozione da parte del Consiglio di misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 9 settembre 1986.

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