Document ID: 31991L0493

DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 22 luglio 1991 che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca (91/493/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 43,
viste le proposte della Commissione (1),
visti i pareri del Parlamento europeo (2),
visti i pareri del Comitato economico e sociale (3),
considerando che, in vista della realizzazione del mercato interno e in particolare per garantire un armonioso funzionamento dell'organizzazione comune del mercato nel settore dei prodotti della pesca, istituita dal regolamento (CEE) n. 3796/81 (4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2886/89 (5), è necessario che la commercializzazione dei pesci e dei prodotti ittici non sia più ostacolata da divergenti normative sanitarie in vigore negli Stati membri; che si potrà così realizzare una maggiore armonizzazione della produzione e della commercializzazione e assicurare pari condizioni di concorrenza, garantendo nel contempo al consumatore prodotti di qualità;
considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione legislativa del 17 marzo 1989 (6), ha chiesto alla Commissione di elaborare proposte globali sull'igiene della produzione e della commercializzazione dei prodotti della pesca, che contengano anche soluzioni per il problema dei nematodi;
considerando che i prodotti della pesca appena catturati sono, in linea di massima, indenni da contaminazioni ad opera di microrganismi; che possono essere tuttavia successivamente soggetti a contaminazione e decomposizione se vengono manipolati e trasformati in maniera non igienica;
considerando che occorre stabilire le norme essenziali a garanzia di una corretta igiene durante la manipolazione dei
prodotti della pesca freschi o trasformati in tutte le fasi della produzione, della conservazione e del trasporto;
considerando che è opportuno applicare, per analogia, alcune norme di commercializzazione che sono state fissate in applicazione dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 3796/81 per determinare i requisiti sanitari di questi prodotti;
considerando che spetta anzitutto all'industria ittica accertare che i prodotti della pesca siano conformi alle norme sanitarie della presente direttiva;
considerando che le autorità competenti degli Stati membri devono verificare, per mezzo di ispezioni e controlli, che i produttori e i fabbricanti rispettino le norme sanitarie suddette;
considerando che si devono istituire misure comunitarie di controllo per garantire l'applicazione uniforme in tutti gli Stati membri delle disposizioni della presente direttiva;
considerando che, per garantire un funzionamento armonioso del mercato unico, le misure adottate devono applicarsi nello stesso modo agli scambi del mercato nazionale e agli scambi intracomunitari;
considerando che, nell'ambito degli scambi intracomunitari, si applicano ai prodotti della pesca le norme stabilite dalla direttiva 89/662/CEE del Consiglio, dell'11 dicembre 1989, relativa ai controlli veterinari applicabili negli scambi intracomunitari, nella prospettiva della realizzazione del mercato interno (7), modificata dalla direttiva 90/675/CEE (8);
considerando che i prodotti della pesca provenienti da paesi terzi e destinati alla commercializzazione nella Comunità non devono fruire di un regime più favorevole di quello in vigore nella Comunità; che è pertanto opportuno istituire una procedura comunitaria per il controllo delle condizioni di produzione e di commercializzazione nei paesi terzi affinché possa applicarsi un regime comune d'importazione fondato su condizioni equivalenti;
considerando che le importazioni in questione sono sottoposte alle norme di controllo ed alle misure di salvaguardia che formano oggetto della direttiva 90/675/CEE del Consiglio, del 10 dicembre 1990, che fissa i principi relativi all'organizzazione dei controlli veterinari per i prodotti che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità;
considerando che, per tener conto di situazioni particolari, conviene concedere deroghe ad alcuni stabilimenti in attività
anteriormente al 1o gennaio 1993 per consentire loro di adeguarsi alla totalità delle condizioni previste dalla presente direttiva;
considerando che è opportuno affidare alla Commissione il compito di prendere alcune misure di applicazione della presente direttiva; che occorre istituire a tale scopo procedure di stretta ed efficace collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri nell'ambito del comitato veterinario permanente;
considerando che le disposizioni fondamentali stabilite dalla presente direttiva potranno essere ulteriormente precisate,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
CAPITOLO I Disposizioni generali
Articolo 1
La presente direttiva stabilisce le norme sanitarie che disciplinano la produzione e la commercializzazione dei prodotti della pesca destinati al consumo umano.
Articolo 2
Ai fini della presente direttiva si intende per:
1) prodotti della pesca: tutti gli animali marini o di acqua dolce o parti di essi, comprese le loro uova e lattime, esclusi i mammiferi acquatici, le rane e gli animali acquatici oggetto di altri atti comunitari;
2) prodotti dell'acquacoltura: tutti i prodotti della pesca nati ed allevati in condizioni controllate dall'uomo fino al momento della loro commercializzazione come prodotti alimentari. Si considerano tuttavia prodotti dell'acquacoltura anche i pesci o crostacei d'acqua dolce o di mare catturati giovani nel loro ambiente naturale ed allevati in cattività fino a quando abbiano raggiunto la taglia commerciale richiesta per il consumo umano. I pesci ed i crostacei di taglia commerciale catturati nel loro ambiente naturale e conservati vivi per essere venduti più tardi non sono considerati prodotti dell'acquacoltura se vengono semplicemente conservati in vivai senza che venga fatto nulla per aumentarne la taglia o il peso;
3) refrigerazione: il procedimento che consiste nell'abbassare la temperatura dei prodotti della pesca tanto da avvicinarla a quella del ghiaccio fondente;
4) prodotti freschi: i prodotti della pesca, interi o preparati, compresi i prodotti condizionati sotto vuoto o in atmosfera modificata che, ai fini della conservazione, non hanno subito alcun trattamento diverso dalla refrigerazione;
5) prodotti preparati: i prodotti della pesca sottoposti ad una operazione che ne abbia modificato l'integrità anatomica, quali l'eviscerazione, la decapitazione, l'affettatura, la sfilettatura, la tritatura, ecc.;
6) prodotti trasformati: i prodotti della pesca che hanno subito un procedimento chimico o fisico, ad esempio cottura, affumicamento, salagione, essiccazione, marinatura, ecc., applicato ai prodotti refrigerati o congelati, associati o meno ad altri prodotti alimentari, oppure una combinazione di questi procedimenti;
7) conserva: il procedimento che consiste nel confezionare i prodotti in recipienti ermeticamente chiusi e nel sottoporli ad un trattamento termico sufficiente a distruggere o inattivare tutti i microrganismi che potrebbero proliferare, independentemente dalla temperatura alla quale il prodotto è destinato ad essere conservato;
8) prodotti congelati: i prodotti della pesca sottoposti ad un procedimento di congelazione con cui è stata raggiunta al centro del prodotto una temperatura minima di almeno -18 oC, previa stabilizzazione termica;
9) confezionamento: l'operazione destinata a proteggere i prodotti della pesca mediante un involucro, un contenitore o altro materiale idoneo;
10) lotto: il quantitativo di prodotti della pesca ottenuto in circostanze praticamente identiche;
11) partita: il quantitativo di prodotti della pesca destinato ad uno o più acquirenti nel paese destinatario ed inoltrato con un solo mezzo di trasporto;
12) mezzi di trasporto: le parti riservate al carico negli autoveicoli, nei veicoli su rotaia e negli aeromobili, nonché le stive dei pescherecci o i contenitori per il trasporto terrestre, marittimo o aereo;
13) autorità competente: l'autorità centrale d'uno Stato membro competente per effettuare i controlli veterinari, o qualsiasi autorità cui essa ha delegato tale competenza;
14) stabilimento: ogni locale in cui dei prodotti della pesca sono preparati, trasformati, refrigerati, congelati, confezionati o immagazzinati. Gli impianti collettivi per le aste e i mercati all'ingrosso in cui si effettuano soltanto l'esposizione e la vendita all'ingrosso non sono considerati stabilimenti;
15) commercializzazione: la detenzione o l'esposizione per la vendita, la messa in vendita, la vendita, la consegna o qualsiasi altra forma di immissione sul mercato nella Comunità, ad esclusione della cessione diretta, sul mercato locale, di piccole quantità da un pescatore al venditore al minuto o al consumatore, che devono essere sottoposte ai controlli sanitari prescritti dalle normative nazionali per il controllo del commercio al minuto;
16) importazione: l'introduzione nel territorio della Comunità di prodotti della pesca provenienti da paesi terzi;
17) acqua di mare pulita: l'acqua marina o salmastra che non presenta contaminazioni microbiologiche, sostanze nocive e/o plancton marino tossico in quantità tali da incidere sui requisiti sanitari dei prodotti della pesca, da utilizzare alle condizioni stabilite dalla presente direttiva;
18) nave officina: la nave a bordo della quale i prodotti della pesca sono sottoposti ad una o più delle seguenti operazioni seguite da un confezionamento: sfilettatura, affettatura, pelatura, tritatura, congelazione o trasformazione.
Non sono considerati navi officina:
- i pescherecci che praticano soltanto la cottura dei gamberetti e dei molluschi a bordo,
- i pescherecci che provvedono soltanto al congelamento a bordo.
Articolo 3
1. I prodotti della pesca catturati nel loro ambiente naturale sono commercializzati se rispondono ai seguenti requisiti:
a) sono stati:
i) catturati e eventualmente manipolati per il dissanguamento, la decapitazione, l'eviscerazione e il taglio delle pinne, refrigerati o congelati, a bordo delle navi conformemente a norme igieniche che dovranno essere stabilite dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione. La Commissione presenterà anteriormente al 1o ottobre 1992 proposte a tale scopo;
ii)
eventualmente manipolati in navi officina riconosciute in conformità dell'articolo 7, rispettando le norme del capitolo I dell'allegato.
La cottura dei gamberetti e dei molluschi a bordo deve rispettare le disposizioni stabilite nell'allegato, capitolo III, punto I, paragrafo 5 e nel capitolo IV, punto IV, paragrafo 7, lettera a). Queste navi sono oggetto di una registrazione specifica da parte delle autorità competenti;
b)
durante e dopo le operazioni di sbarco sono stati manipolati nell'osservanza del capitolo II dell'allegato;
c)
sono stati manipolati e, se del caso, confezionati, preparati, trasformati, congelati, scongelati o immagazzinati in condizioni igieniche in stabilimenti riconosciuti ai sensi dell'articolo 7, nell'osservanza dei capitoli III e IV dell'allegato.
L'autorità competente può autorizzare, in deroga al capitolo II, punto 2 dell'allegato, il travaso all'attracco dei prodotti freschi della pesca in recipienti destinati alla spedizione immediata in uno stabilimento riconosciuto o in un impianto per le aste o in un mercato all'ingrosso registrati per esservi controllati;
d)
sono stati sottoposti ad un controllo sanitario, nell'osservanza del capitolo V dell'allegato;
e)
sono stati confezionati nel modo appropriato, nell'osservanza del capitolo VI dell'allegato;
f)
sono muniti di un contrassegno di identificazione nell'osservanza del capitolo VII dell'allegato;
g)
sono stati immagazzinati e trasportati in condizioni igieniche soddisfacenti, nell'osservanza del capitolo VIII dell'allegato.
2. Quando è possibile dal punto di vista tecnico e commerciale, l'eviscerazione deve essere praticata il più rapidamente possibile dopo la cattura o lo sbarco.
3. I prodotti dell'acquacoltura vengono commercializzati se rispondono ai seguenti requisiti:
a)
la macellazione deve essere effettuata in condizioni igieniche appropriate; i prodotti dell'acquacoltura non devono essere insudiciati da terra, fanghiglia o feci; se non vengono trasformati subito dopo la macellazione, devono essere conservati refrigerati;
b)
devono inoltre soddisfare i requisiti di cui al paragrafo 1, lettere da c) a g).
4. a) La commercializzazione di molluschi bivalvi vivi avviene nell'osservanza della direttiva 91/492/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei molluschi bivalvi vivi (9).
b)
In caso di trasformazione, i molluschi bivalvi devono soddisfare, oltre ai requisiti di cui alla lettera a), i requisiti di cui al paragrafo 1, lettere da c) a g).
Articolo 4
I prodotti della pesca destinati ad essere immessi vivi sul mercato devono essere tenuti costantemente nelle condizioni più idonee alla sopravvivenza.
Articolo 5
Non possono essere commercializzati i seguenti prodotti:
- pesci velenosi delle famiglie Tetraodontidae, Molidae, Diodontidae e Canthigasteridae;
- prodotti della pesca contenenti biotossine (ad esempio la ciguatossina o le tossine che paralizzano i muscoli).
Norme particolareggiate sulle specie oggetto del presente articolo e sui metodi di analisi saranno stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 15.
Articolo 6
1. Gli Stati membri provvedono a che le persone responsabili per lo stabilimento prendano tutte le misure necessarie affinché, in tutte le fasi della produzione dei prodotti della pesca, siano osservate le disposizioni della presente direttiva.
A tal fine dette persone procedono ad autocontrolli basati sui seguenti principi:
- identificazione dei punti critici nel loro stabilimento, in funzione dei procedimenti di fabbricazione utilizzati;
- definizione ed attuazione di metodi di sorveglianza e di controllo di detti punti critici;
- prelievo di campioni per analisi in un laboratorio riconosciuto dell'autorità competente, ai fini di controllo dei metodi di pulizia e disinfezione ed ai fini di verifica dell'osservanza delle norme stabilite dalla presente direttiva;
- conservazione di una registrazione scritta o registrata in maniera indelebile dei punti precedenti, in vista della loro presentazione all'autorità competente. I risultati dei vari controlli ed esami saranno, in particolare, conservati durante un periodo di almeno due anni.
2. Se i risultati degli autocontrolli o qualsiasi informazione di cui dispongono le persone responsabili di cui al paragrafo 1 evidenziano o fanno sospettare l'esistenza di un rischio sanitario, vengono prese sotto controllo ufficiale le misure appropriate, fatte salve le misure di cui all'articolo 3, paragrafo 1, quarto comma della direttiva 89/662/CEE.
3. Le modalità di applicazione del paragrafo 1, secondo comma sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 15.
Articolo 7
1. L'autorità competente procede al riconoscimento degli stabilimenti dopo averne accertato la conformità alle disposizioni della presente direttiva per quanto concerne la natura delle attività che essi esercitano. Il riconoscimento deve essere rinnovato se uno stabilimento inizia ad esercitare attività diverse da quelle per le quali esso è stato riconosciuto.
L'autorità competente prende le opportune misure se le condizioni richieste non sono più soddisfatte. A tal fine essa tiene segnatamente conto delle risultanze di un eventuale controllo effettuato ai sensi dell'articolo 8.
L'autorità competente procede alla registrazione degli impianti collettivi per le aste e dei mercati all'ingrosso non soggetti a riconoscimento, dopo averne accertata la conformità alle disposizioni della presente direttiva.
2. Tuttavia, alla condizione espressa che i prodotti provenienti dalle navi officina e dagli impianti collettivi per le aste e dai mercati all'ingrosso soddisfino le norme d'igiene fissate dalla presente direttiva, gli Stati membri possono, per i requisiti in materia di attrezzature e di strutture previsti ai capitoli da I a IV dell'allegato, concedere alle navi officina e agli impianti collettivi per le aste o ai mercati all'ingrosso un termine supplementare, fino al 31 dicembre 1995, per conformarsi ai requisiti per il riconoscimento previsti al capitolo IX. Potranno ottenere siffatte deroghe soltanto le navi officina e gli impianti collettivi per le aste o i mercati all'ingrosso che esercitano la loro attività al 31 dicembre 1991 e che avranno presentato all'autorità nazionale competente, anteriormente al 1o luglio 1992, una richiesta debitamente motivata a tale scopo. Questa domanda deve essere corredata da un piano e da un programma di lavoro che precisino i termini entro i quali le navi officina e gli impianti collettivi per le aste o i mercati all'ingrosso potranno conformarsi a detti requisiti. Qualora venga richiesto un contributo finanziario comunitario, potranno essere accettati soltanto i progetti conformi ai requisiti della presente direttiva.
3. L'autorità competente redige un elenco degli stabilimenti da essa riconosciuti, ai quali attribuisce un numero di riconoscimento ufficiale.
L'elenco degli stabilimenti riconosciuti e ogni ulteriore modifica sono comunicati da ciascuno Stato membro alla Commissione. La Commissione comunica queste informazioni agli altri Stati membri.
4. Gli stabilimenti vengono regolarmente ispezionati e controllati sotto la responsabilità dell'autorità competente, che deve avere libero accesso a tutte le parti degli stabilimenti per accertare l'osservanza delle disposizioni della presente direttiva.
Qualora dalle ispezioni e dai controlli risulti che le disposizioni della presente direttiva non vengono osservate, l'autorità competente adotta i provvedimenti opportuni.
5. I paragrafi 1, 3 e 4 si applicano anche alle navi officina.
6. I paragrafi 3 e 4 si applicano anche ai mercati all'ingrosso e agli impianti collettivi per le aste.
Articolo 8
1. Laddove sia necessario per l'applicazione uniforme della presente direttiva, esperti della Commissione possono effettuare controlli sul posto in collaborazione con le autorità competenti degli Stati membri. Essi possono verificare in particolare se gli stabilimenti sono effettivamente conformi alle disposizioni della presente direttiva. Lo Stato membro nel cui territorio viene effettuato un controllo presta agli esperti l'assistenza necessaria per l'adempimento della loro missione. La Commissione comunica agli Stati membri l'esito dei controlli.
2. Le modalità di applicazione del paragrafo 1 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 15.
Articolo 9
1. Si applicano le norme fissate dalla direttiva 89/662/CEE per quanto riguarda i prodotti della pesca destinati al consumo umano, in particolare per quanto attiene all'organizzazione dei controlli da parte dello Stato membro destinatario e ai conseguenti provvedimenti, nonché alle misure di salvaguardia da applicare.
2. La direttiva 89/662/CEE è così modificata:
a) nell'allegato A è aggiunto il seguente trattino:
«- Direttiva 91/493/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1991, che stabilisce le norme sanitarie applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca (GU n. L 268 del 24. 9. 1991 pag. 15.)»;
b) nell'allegato B è soppresso il seguente trattino:
«- prodotti della pesca destinati al consumo umano».
CAPITOLO II Importazioni da paesi terzi
Articolo 10
Le disposizioni applicate alle importazioni di prodotti della pesca provenienti da paesi terzi devono essere almeno equivalenti a quelle che disciplinano la produzione e la commercializzazione dei prodotti comunitari.
I prodotti della pesca catturati nel loro ambiente naturale da un peschereccio battente bandiera di un paese terzo devono essere assoggettati ai controlli di cui all'articolo 18, paragrafo 3 della direttiva 90/675/CEE.
Articolo 11
1. Le condizioni particolari di importazione dei prodotti della pesca sono stabilite per ogni paese terzo o gruppo di paesi terzi secondo la procedura prevista all'articolo 15, in funzione della situazione sanitaria del paese terzo interessato.
2. Per consentire di stabilire le condizioni d'importazione e per controllare le condizioni di produzione, di magazzinaggio e di spedizione dei prodotti della pesca destinati alla Comunità, esperti della Commissione e degli Stati membri effettuano controlli in loco.
Gli esperti degli Stati membri incaricati di tali controlli sono designati dalla Commissione su proposta degli Stati
membri.
Questi controlli sono effettuati per conto della Comunità, la quale prende a suo carico le spese corrispondenti.
La frequenza e le modalità di detti controlli sono determinate secondo la procedura prevista all'articolo 15.
3. Per stabilire le condizioni d'importazione dei prodotti della pesca di cui al paragrafo 1 si prendono in considerazione soprattutto:
a) la legislazione del paese terzo;
b)
l'organizzazione dell'autorità competente del paese terzo e dei suoi servizi ispettivi, i poteri attribuiti a tali servizi e la sorveglianza a cui sono sottoposti, nonché le possibilità di cui dispongono detti servizi per vigilare sull'effettiva osservanza della normativa nazionale vigente;
c)
le condizioni sanitarie di produzione, di magazzinaggio e di spedizione effettivamente applicate ai prodotti della pesca destinati alla Comunità;
d)
le garanzie che il paese terzo può fornire in merito al rispetto dei requisiti fissati al capitolo V dell'allegato.
4. Le condizioni d'importazione di cui al paragrafo 1 devono comprendere:
a)
le modalità per il rilascio del certificato sanitario che deve accompagnare le partite destinate alla Comunità;
b)
l'apposizione del bollo che consenta di identificare i prodotti della pesca, segnatamente mediante il numero di riconoscimento dello stabilimento di provenienza, salvo nel caso di prodotti della pesca congelati, sbarcati immediatamente per l'industria conserviera e accompagnati dal certificato di cui alla lettera a);
c)
un elenco di stabilimenti riconosciuti e, se del caso, di navi officina, di impianti collettivi per le aste o di mercati all'ingrosso registrati ed approvati dalla Commissione secondo la procedura prevista all'articolo 15.
A tal scopo vengono redatti uno o più elenchi di stabilimenti, in base ad una comunicazione delle competenti autorità del paese terzo alla Commissione. Uno stabilimento può figurare in un elenco soltanto se è ufficialmente riconosciuto dall'autorità competente del paese terzo che esporta nella Comunità. Il riconoscimento è rilasciato se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
- rispondenza a requisiti equivalenti a quelli prescritti dalla presente direttiva,
- sorveglianza dello stabilimento da parte di un servizio ufficiale di controllo del paese terzo.
5. Le condizioni di cui al paragrafo 4, lettere a) e b) possono essere modificate secondo la procedura prevista all'articolo 15.
L'elenco di cui al paragrafo 4, lettera c) può essere modificato dalla Commissione, in conformità delle norme stabilite dalla decisione 90/13/CEE della Commissione (10).
6. Per far fronte a situazioni particolari, e secondo la procedura prevista all'articolo 15, possono essere autorizzate importazioni in provenienza diretta da uno stabilimento o da una nave officina di un paese terzo allorquando quest'ultimo non è in grado di fornire le garanzie previste al paragrafo 3 e sempre che questo stabilimento o questa nave officina abbiano ottenuto, previa ispezione effettuata conformemente al paragrafo 2, un'autorizzazione particolare. La decisione di riconoscimento stabilisce le condizioni specifiche d'importazione valide per i prodotti provenienti da tale stabilimento o nave officina.
7. In attesa che siano stabilite le condizioni d'importazione di cui al paragrafo 1, gli Stati membri applicano alle importazioni dei prodotti della pesca provenienti dai paesi terzi condizioni almeno equivalenti a quelle relative alla produzione e all'immissione sul mercato dei prodotti comunitari.
Articolo 12
1. Le norme ed i principi previsti dalla direttiva 90/675/CEE sono applicabili, in particolare per quanto riguarda l'organizzazione ed il seguito da dare ai controlli che devono effettuare gli Stati membri e le misure di salvaguardia da attuare.
2. Senza pregiudizio dell'osservanza delle norme e dei principi di cui al paragrafo 1 del presente articolo ed in attesa dell'attuazione delle decisioni di cui all'articolo 8, punto 3 ed all'articolo 30 della direttiva 90/675/CEE e all'articolo 11 della presente direttiva, le pertinenti modalità nazionali di applicazione dell'articolo 8, punti 1 e 2 di detta direttiva rimangono applicabili.
CAPITOLO III Disposizioni finali
Articolo 13
Gli allegati sono modificati dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.
Articolo 14
La Commissione, previa consultazione degli Stati membri, presenta al Consiglio, anteriormente al 1o luglio 1992, una relazione concernente i requisiti minimi in materia di strutture e di attrezzature che debbono rispettare i piccoli stabilimenti che provvedono alla distribuzione sul mercato locale e sono situati in zone soggette a particolari vincoli di approvvigionamento, corredate di eventuali proposte sulle
quali il Consiglio, deliberando secondo la procedura di voto dell'articolo 43 del trattato, si pronuncia anteriormente al 31 dicembre 1992.
Articolo 15
1. Nei casi in cui si fa riferimento alla procedura prevista dal presente articolo, il comitato veterinario permanente, istituito con la decisione 68/361/CEE (11), è investito senza indugio della questione dal suo presidente, su iniziativa di quest'ultimo o a richiesta di uno Stato membro.
2. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere è formulato alla maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2 del trattato per l'adozione della decisione che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni al comitato, viene attribuita ai voti dei rappresentanti degli Stati membri la ponderazione definita all'articolo precitato. Il presidente non partecipa alla votazione.
3. a) La Commissione adotta le misure previste qualora siano conformi al parere del comitato.
b) Se le misure previste non sono conformi al parere del comitato, o in mancanza di parere, la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta in merito alle misure da prendere. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
Se il Consiglio non ha deliberato entro un termine di tre mesi a decorrere dalla data in cui gli è stata sottoposta la proposta, la Commissione adotta le misure proposte, tranne nel caso in cui il Consiglio si sia pronunciato a maggioranza semplice contro tali misure.
Articolo 16
Per tener conto dell'eventuale assenza, al 1o gennaio 1993, di una decisione sulle modalità di applicazione della presente direttiva, si potranno adottare per un periodo di due anni le misure transitorie necessarie, secondo la procedura prevista all'articolo 15.
Articolo 17
Le disposizioni della presente direttiva verranno riesaminate prima del 1o gennaio 1998 dal Consiglio che delibera su proposte della Commissione basate sull'esperienza acquisita.
Articolo 18
Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva anteriormente al 1o gennaio 1993. Essi ne informano la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
Articolo 19
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 22 luglio 1991.

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