Document ID: 31993D0406

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 23 dicembre 1992 relativa ad una procedura a norma dell'articolo 85 del Trattato CEE nei riguardi di Langnese-Iglo GmbH (IV/34.0720) (Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento d'applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato CEE(1) , modificato da ultimo dall'atto di adesione della Spagna e del Portogallo, in particolare l'articolo 3, paragrafo 1,
visto il regolamento (CEE) n. 1984/83 della Commissione, del 22 giugno 1983, relativo all'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3 del Trattato CEE a categorie di accordi di acquisto esclusivo(2) , in particolare l'articolo 14, e il regolamento n. 19/65/CEE del Consiglio, del 2 marzo 1965, relativo all'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3 del Trattato a categorie die accordi e pratiche concordate(3) , in particolare l'articolo 7,
vista la domanda presentata da Mars GmbH il 18 settembre 1991 a norma dell'articolo 3, paragrafo 2 del regolamento n. 17 in relazione agli ostacoli, incompatibili con le norme sulla concorrenza, posti in essere da Langnese-Iglo GmbH per impedire a Mars GmbH la commercializzazione di gelati in Germania,
vista la decisione della Commissione del 19 dicembre 1991 di avviare la procedura,
vista la decisione del 25 marzo 1992 con cui la Commissione ha disposto provvedimenti d'urgenza,
dopo aver dato all'impresa la possibilità di presentare le proprie osservazioni sugli addebiti contestati dalla Commissione, a norma dell'articolo 19, paragrafo 1 del regolamento n. 17 e del regolamento n. 99/63/CEE della Commissione, del 25 luglio 1963, relativo alle audizioni previste all'articolo 19, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 17 del Consiglio(4) ,
sentito il comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
I. I FATTI
1. Oggetto della procedura
(1) Su domanda della società Mars GmbH (in appresso «Mars») del 18 settembre 1991 la Commissione ha deciso il 19 dicembre 1991 di avviare la procedura degli articoli 85 e 86 del Trattato CEE nei riguardi rispettivamente di Langnese-Iglo GmbH (in appresso «L-I») e Schoeller Lebensmittel GmbH & Co. KG (in appresso «SLG»).
(2) Il gruppo Mars operante a livello mondiale produce in Francia gelati in barrette destinati al mercato europeo. La distribuzione di tali gelati in confezioni individuali e multipack su tutto il territorio tedesco è iniziata nel 1990. Mars sostiene che lo smercio dei suoi gelati in Germania è ostacolato dagli accordi di esclusiva incompatibili con le norme sulla concorrenza stipulati da L-I e da SLG con un gran numero di dettaglianti.
(3) Mediante decisione del 25 marzo 1992 (in appresso «D/25.3.92») la Commissione ha constatato che gli accordi stipulati da L-I sulla base di un contratto tipo denominato «accordo di fornitura» nella misura in cui riguardano la distribuzione dei propri gelati monodose preconfezionati e offerti senza alcun'altra prestazione di servizi, costituiscono in prima analisi una infrazione all'articolo 85, paragrafo 1 del Trattato CEE.
(4) Oggetto della presente procedura è l'adozione, facente seguito alla D/25.3.92, di una decisione definitiva a norma dell'articolo 85 del Trattato CEE nei riguardi dei citati «accordi di fornitura» di SLG. La Commissione si riserva di estendere la sua valutazione definitiva anche alle altre eventuali infrazioni contro le norme comunitarie della concorrenza menzionate nella D/25.3.92.
(5) La compatibilità degli accordi esclusivi a cui partecipa SLG con le norme comunitarie sulla concorrenza forma oggetto di valutazione nell'ambito di una procedura parallela. SLG aveva notificato alla Commissione il 7 maggio 1985 il contratto tipo di fornitura. Con lettera del 20 settembre 1985 la Direzione generale della Concorrenza aveva informato SLG che, in base agli elementi desunti essenzialmente dalla notifica, il contratto tipo notificato era compatibile con le regole della concorrenza del Trattato CEE(5) . La valutazione della Commissione riferita all'intero mercato tedesco dei gelati si basava sul presupposto che restasse garantito l'accesso di altre imprese al commercio al dettaglio. Con lettera del 29 novembre 1991 la Direzione generale della Concorrenza della Commissione ha informato SLG che la procedura sarebbe stata proseguita.
La maggioranza delle quote sociali di SLG è detenuta da privati. Il 49 % del capitale è posseduto direttamente e indirettamente dalla Suedzucker AG, che detiene anche una partecipazione del 75 % nella Milchhof Eiskrem GmbH & Co. KG («Eismann») (infra n. 34). Il gruppo Suedzucker ha registrato nell'esercizio 1990/1991 ricavi per 4 540 Mio di DM. Nel settembre 1991 SLG ha stipulato con la Jacobs Suchard Manufacturing GmbH & Co. KG (in appresso «Jacobs Suchard») un accordo di cooperazione. Jacobs Suchard è un'impresa del gruppo Philip Morris che commercializza prodotti alimentari e voluttuari a livello mondiale. Oggetto dell'accordo di cooperazione è lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di gelati, tra cui gelati in barrette.
2. L'impresa
(6) L-I produce e distribuisce gelati e alimenti surgelati. Nel 1991 L-I ha registrato un fatturato lordo di [ 2 000](6) Mio di DM (1990: [ 2 000] Mio di DM), di cui [ 1 000] Mio di DM (1990: [ 1 000] Mio di DM) con i gelati.
(7) L-I è una consociata della Deutsche Unilever GmbH. Il gruppo Unilever ha realizzato nel 1990 un fatturato esterno di 9 197 Mio di DM di cui circa il 70 % nel settore alimentare.
(8) Il gruppo internazionale Unilever è uno dei leader mondiali nel campo della produzione di beni di consumo. Le due società madri, Unilever N.V. e Unilever PLC, hanno presentato nel 1990 un fatturato consolidato di 72 117 Mio di HFL. Imprese del gruppo Unilever producono e distribuiscono gelati in tutti i paesi membri della CEE e in molti altri paesi del mondo. Il gruppo Unilever ha annunciato nella relazione annuale del 1990 che in futuro produrrà in fabbriche specializzate gelati di alta qualità (come i gelati monodose «Sky» e «Magnum») destinati alla distribuzione a livello internazionale.
3. Il prodotto
(9) I gelati sono fabbricati in forma industriale e artigianale mediante varie materie prime in differenti proporzioni. Essi sono destinati ad essere consumati dal consumatore - con o senza l'aggiunta di altri ingredienti - nella forma materiale acquistata al momento della fabbricazione.
(10) I gelati vengono dosati in porzioni individuali o dal consumatore stesso, o come servizio reso dal venditore o alla fonte dal produttore. Salvo rare eccezioni i gelati di produzione artigianale figurano soltanto nel gruppo intermedio, mentre quelli di produzione industriale rientrano in tutti e tre i gruppi. Il gelato di produzione industriale viene perciò normalmente suddiviso dal settore stesso in tre categorie: gelati per il consumo a domicilio, gelati per grandi consumatori e gelati monodose.
(11) La capacità refrigerante dei gelati monodose si esaurisce entro breve tempo. Il consumo avviene pertanto necessariamente nelle immediate vicinanze dell'ultimo impianto frigorifero.
(12) Contrariamente ai gelati artigianali che vengono offerti normalmente all'acquirente ai fini del consumo immediato sul luogo di produzione, i gelati di fabbricazione industriale si avvalgono di canali distributivi che permettono di dissociare il luogo del consumo dal luogo di produzione. I gelati industriali raggiungono il consumatore nelle più svariate occasioni, in funzione delle quali sono stati concepiti i singoli gruppi di prodotti. A volte i prodotti dei vari gruppi si distinguono semplicemente per la confezione, a volte il gelato di base è identico ma si differenzia per l'aggiunta di ulteriori ingredienti, e a volte i prodotti sono completamente differenti.
(13) I gelati industriali per grandi consumatori e i gelati monodose (porzioni individuali preconfezionate dal produttore) nonché i gelati di fabbricazione artigianale sono destinati ad essere consumati dall'acquirente al di fuori del suo domicilio, a distanza quindi dalle possibilità di refrigerazione di cui dispone. Contrariamente ai gelati artigianali e ai gelati destinati ai grandi consumatori, i gelati monodose industriali non sono atti a subire ulteriori prestazioni di servizi da parte del venditore, dato che vengono offerti nella loro forma definitiva per essere consumati immediatamente sul posto.
(14) Quando i gelati monodose preimballati dal produttore vengono presentati in confezioni multipack, essi sono destinati non tanto al consumo fuori casa, quanto al consumo in casa, come i gelati per il consumo a domicilio(7) . Lo stesso dicasi quando i consumatori acquistano a titolo di provvista uno o più cartoni di gelati in porzioni individuali. Solo di rado i multipack o cartoni interi contenenti porzioni individuali vengono acquistati per essere consumati immediatamente sul posto.
(15) Il canale distributivo attraverso il quale vengono commercializzati i gelati di fabbricazione industriale varia in funzione delle differenti esigenze del consumatore. I gelati per il consumo a domicilio e in multipack vengono offerti prevalentemente attraverso il commercio al dettaglio di alimentari e le vendite a domicilio(8) , le confezioni per i grandi consumatori sono destinate al settore della ristorazione (nel senso più ampio), i gelati monodose si trovano in tutti i canali distributivi. Il canale di distribuzione per i gelati monodose, al di fuori dei negozi di alimentari e delle vendite a domicilio, nonché per i gelati destinati ai grandi consumatori, viene definito dal settore stesso come «commercio tradizionale». I gelati monodose vengono distribuiti per il 55 % circa dal «commercio tradizionale», per il 35 % circa dai negozi di alimentari e per il 10 % circa attraverso le vendite a domicilio.
(16) Il listino prezzi n. 5/91 di L-I per il commercio al dettaglio di alimentari prevede gelati in confezioni tipo famiglia, gelati monodose («gelati d'impulso») e confezioni plurime (multipack). Il confronto dei dodici articoli in multipack con i corrispondenti articoli in confezioni individuali mostra che il prezzo della singola porzione offerta in multipack è superiore a quello del gelato individuale venduto singolarmente, salvo per due articoli («Magnum» e «Magnum Weiss»). Nel commercio al dettaglio di alimentari invece le confezioni multipack vengono normalmente offerte a prezzi inferiori, per ogni porzione individuale, a quelli dei gelati monodose venduti singolarmente.
(17) I gelati industriali in grandi contenitori utilizzati dai grossi consumatori per ricavarne singole porzioni(9) risultano più convenienti dal punto di vista del prezzo per il rivenditore che i gelati monodose. Ma se si tiene conto del costo del servizio per formare le porzioni di gelato individuali il prezzo si avvicina in pratica a quello fatturato per i gelati monodose preconfezionati.
4. Il mercato tedesco dei gelati
a) Mercato globale
(18) Agli inizi degli anni '60 una serie di imprese, fra cui anche L-I, hanno iniziato la commercializzazione di gelati di fabbricazione industriale. All'epoca venivano offerti sul mercato quasi esclusivamente gelati di produzione artigianale. Per conquistare il mercato, L-I e le altre imprese hanno effettuato ingenti investimenti, in particolare per dotare il commercio al dettaglio dei necessari frigocongelatori.
(19) Il processo di unificazione della Germania avviato nel novembre 1989 ha aperto ai produttori di gelati industriali nuove possibilità di smercio nella ex RDT, di cui si è avvalsa in particolare anche L-I. A prescindere da questa circostanza, si prevede che le vendite di gelati in Germania aumenteranno a media scadenza del 10-15 %.
(20) Non sono note rilevazioni statistiche sulle vendite dei gelati artigianali. Tuttavia in base alle stime della Confederazione nazionale dell'industria dolciaria tedesca, settore gelati (Bundesverband der Deutschen Suesswarenindustrie e. V. - Fachsparte Eiskrem), le vendite di gelati artigianali sono passate tra il 1970 e il 1990 da 85 Mio di litri a 133 Mio di litri.
(21) Per quanto riguarda le vendite dei gelati industriali esistono dati statistici, in volume (litri/pezzi) e in valore, raccolti dalla Confederazione nazionale dell'industria dolciaria tedesca, settore gelati, presso i suoi aderenti(10) . I dati espressi in valore si basano sui prezzi di vendita al consumatore finale comprensivi di IVA, raccomandati dai produttori. Qui di seguito sono riportati i dati in volume(11) .
/* Tabelle: v. GUCE */
(22)
/* Tabelle: v. GUCE */
Germania raggiunge il 97 %. Solo una piccola parte dei gelati venduti a domicilio e dei gelati per grandi consumatori viene venduta con il marchio commerciale dei rivenditori.
(24) L-I è presente su tutto il territorio nazionale con tutti i suoi prodotti e, eccettuati i servizi di vendita a domicilio, in tutti i canali distributivi. La ripartizione delle vendite di gelati monodose fra i vari canali distributivi nel 1991 è stata la seguente (milioni di litri):
- vendite a domicilio [...]
- «commercio tradizionale» [...]
- commercio di alimentari [...]
[...]
c) Altre imprese presenti sul mercato
(25) L'associazione di categoria dei produttori tedeschi di gelati industriali comprende 14 imprese. Ulteriori imprese di rilievo che distribuiscano gelati industriali in Germania non sono note.
(26) Oltre ad L-I, soltanto SLG occupa una posizione di mercato di un certo rilievo. Persino le maggiori delle restanti imprese detengono una quota inferiore al 10 % sia sulle vendite complessive sia per le altre categorie di prodotti diverse dalle confezioni multipack. Inoltre queste imprese riforniscono in misura rilevante i rivenditori che smerciano gelati con marchi propri e i servizi di vendita a domicilio. Nel campo dei multipack i principali offerenti sono Oetker, L-I e recentemente anche Mars.
d) Canali di distribuzione
- Il commercio al dettaglio di alimentari
(27) Quasi la metà di tutti i gelati venduti in Germania tramite il commercio al dettaglio di alimentari proviene da L-I (SLG circa 20 %, Oetker circa 9 %, marchi commerciali circa 11 %, tutti gli altri circa 10 %).
(28) Come già detto (supra n. 15) circa il 35 % delle vendite complessive di gelati monodose avviene tramite il commercio al dettaglio di alimentari (1991: circa 54 Mio di litri), e precisamente tramite circa 92 000 punti di vendita. In questo canale distributivo L-I ha un volume di smercio pari al [...] % circa(12) .
(29) Nel 1991 il [...] % delle vendite di gelati monodose di L-I nel commercio al dettaglio di alimentari era assicurato mediante la concessione di sconti in base ad esclusiva.
- Il «commercio tradizionale»
(30) Il «commercio tradizionale» può essere suddiviso in «commercio specializzato» e «ristorazione». Il «commercio specializzato» comprende svariate tipologie di punti di vendita: stazioni di servizio, chioschi, pasticcerie, teatri, cinema, centri sportivi, ecc. Nell'ambito della «ristorazione» si distinguono il settore alberghi/ristoranti/bar e il settore del catering (mense, ospedali, comunità, ecc.).
(31) Attraverso il «commercio tradizionale» vengono commercializzati soprattutto i gelati per grandi consumatori e i gelati monodose nonché in misura minore i gelati in confezioni multipack. Più raro è lo smercio di confezioni tipo famiglia. I gelati monodose vengono venduti sia nel commercio specializzato che nel settore della ristorazione, mentre i gelati per grandi consumatori vengono venduti esclusivamente attraverso il settore della ristorazione. I gelati monodose commercializzati attraverso quest'ultimo settore hanno raggiunto un volume di 72 Mio di litri nel 1990 e di 85 Mio di litri nel 1991 (circa 55 % delle vendite complessive di gelati monodose).
(32) La Commissione ritiene in base alle informazioni in suo possesso che sul totale dei punti vendita del «commercio tradizionale» circa 225 000 offrono gelati monodose.
(33) Nel 1991 L-I contava nel «commercio tradizionale» in complesso circa [ 80 000] clienti per i gelati monodose. Il volume di vendite di L-I in questo settore è stato di [...] Mio di litri, di cui il [...] % (circa [...] Mio di litri) venduto tramite grossisti vincolati da contratto. Pertanto la quota occupata dai gelati monodose L-I nel «commercio tradizionale» è ammontata nel 1991 al [ 50] % circa ([...] Mio di litri su un totale di 85 Mio di litri). Da un prospetto riguardante il «commercio tradizionale» (gelati e alimenti surgelati) risulta che nel periodo 1987-1991 ogni anno circa il [...] % dei clienti L-I dell'anno precedente non sono stati più approvvigionati l'anno successivo. Si è trattato tuttavia quasi esclusivamente di cessazione dell'attività da parte del rivenditore o di cessazione delle forniture da parte di L-I. Meno dell'[...] % all'anno della clientela complessiva è passata alla concorrenza.
(34) Come risulta da quanto sopra, la posizione di SLG nei riguardi di L-I è più forte nel «commercio tradizionale» che non nel commercio di alimentari. Le altre imprese operanti nel «commercio tradizionale» sono le ditte Warncke e Milchhof/Eismann presenti su tutto il territorio nonché numerose imprese che operano a livello regionale. Le stesse ditte Warncke e Milchhof/Eismann occupano però solo quote di mercato di gran lunga inferiori al 10 %.
5. La distribuzione dei gelati di Langnese-Iglo GmbH
(35) La distribuzione dei gelati al commercio al dettaglio di alimentari viene effettuata tramite i magazzini centrali dei grandi rivenditori al dettaglio di prodotti alimentari e tramite i cosiddetti «broker». La funzione dei «broker» è di fornire ai loro acquirenti l'intero assortimento del mercato. Caratteristica dell'assortimento offerto dai «broker» è la presenza di più marche. I «broker» non sono legati da vincoli di esclusiva.
(36) La funzione dei «broker» è sorta per soddisfare l'esigenza del commercio di acquistare l'intero assortimento da un solo operatore. L'accentramento delle forniture su un unico «broker» e su una stessa data è economicamente più vantaggioso che l'approvvigionamento da parte di più imprese.
(37) Nel settore del «commercio tradizionale» L-I si avvale di grossisti [...]. La quota di questi grossisti sul volume globale di vendite di gelati di L-I in questo settore ammonta al [...] % circa.
(38) Per il resto l'approvvigionamento dei punti di vendita del «commercio tradizionale» viene effettuato direttamente dall'organizzazione di vendita di L-I. Il gruppo tedesco Unilever è però venuto incontro dall'inizio del 1992 alle esigenze di determinati grandi acquirenti di forniture raggruppate. La sua consociata Van den Bergh Food Service GmbH & Co. KG ha assunto in questo contesto anche la fornitura di gelati. Per il futuro L-I non esclude la comparsa di «broker» indipendenti in altri settori del «commercio tradizionale».
(39) I costi del sistema di distribuzione L-I (mezzi di trasporto, frigocongelatori, personale) ammontano al [...] % del fatturato globale; nel settore del «commercio tradizionale» raggiungono anzi il [...] %.
6. Gli «accordi di fornitura»
a) Contenuto rilevante ai fini della presente procedura
(40) Il contratto tipo notificato prevede l'obbligo di L-I di fornire al cliente i gelati del suo rispettivo assortimento. Il cliente è tenuto a sua volta a conservare nel frigocongelatore messo a disposizione da L-I soltanto «prodotti Langnese-Iglo» nonché a vendere «nel suo punto di vendita esclusivamente gelati o prodotti analoghi acquistati direttamente da Langnese-Iglo».
(41) Il cliente riceve il listino prezzi in vigore al momento della stipula dell'accordo. La composizione dei listini prezzi varia tuttavia di anno in anno. Così ad esempio nel listino prezzi per i gelati monodose valevole dal 1o gennaio 1990 figuravano 17 nuovi articoli su un totale di 45 articoli.
(42) Il contratto tipo prevede che l'accordo sia stipulato a «tempo determinato» con possibilità di proroga tacita di anno in anno salvo denuncia scritta di una delle due parti con un preavviso di sei mesi prima della scadenza. Gli accordi che hanno una durata determinata (che partendo dall'entrata in vigore vanno oltre il 31 dicembre dell'anno di calendario successivo) scadono, anche senza denuncia esplicita, dopo cinque anni dalla loro entrata in vigore.
(43) L-I si riserva la facoltà «per motivi di redditività», di denunciare l'accordo di fornitura con un preavviso di un mese se il fatturato realizzato dal cliente negli ultimi docici mesi è inferiore a 950 DM.
b) Canali distributivi e categorie di prodotti in questione
(44) L-I utilizza il contratto tipo a livello del commercio al dettaglio nel settore del «commercio tradizionale» per tutte le categorie di prodotti vendute attraverso questo canale distributivo (supra n. 31). Questo genere di accordi vengono stipulati da L-I esclusivamente sulla base di tale contratto tipo.
(45) Dei [...] clienti di L-I per i gelati monodose nel commercio tradizionale, [...] avevano stipulato nel 1991 un «accordo di fornitura».
(46) La Commissione non ha potuto accertare con precisione i fatturati realizzati nel quadro degli «accordi di fornitura» [...]. Ciò significa che
- nel 1990 circa [...] Mio di litri ([...] % di 37 Mio di litri) e
- nel 1991 circa [...] Mio di litri ([...] % di 45 Mio di litri)
di gelati monodose sono stati venduti nell'ambito di «accordi di fornitura». A questo quantitativo deve essere aggiunto il fatturato realizzato (supra n. 37) dai grossisti nell'ambito di accordi di fornitura stipulati a favore di L-I.
c) Durata
(47) Gli «accordi di fornitura» stipulati a partire dal 1o gennaio 1984 vengono suddivisi da L-I secondo tre tipi di durata:
- contratti con durata determinata di cinque anni;
- contratti con durata determinata massima di due anni e successiva proroga automatica;
- contratti con durata determinata superiore a due anni - ma inferiore a cinque anni - e successiva proroga automatica, ma che scadono al massimo dopo cinque anni senza che sia necessaria una denuncia.
A metà del 1992 L-I ha chiesto alle sue succursali di vendita di inserire la seguente disposizione in tutti i nuovi contratti da stipulare: «Gli accordi che si prorogano automaticamente non possono avere una durata superiore ai cinque anni. Dopo cinque anni il contratto termina automaticamente.»
L-I ha indicato che la durata determinata media degli «accordi di fornitura» è di 2,5 anni.
d) Carattere usuale degli «accordi di fornitura»
(48) I produttori e grossisti operanti nel «commercio tradizionale» stipulano normalmente contratti di esclusiva che coincidono ampiamente con gli «accordi di fornitura» di L-I. Per quanto riguarda SLG, è noto che circa il [...] % dei suoi clienti operanti in questo settore sono vincolati dall'obbligo di vendere esclusivamente gelati acquistati direttamente da SLG.
e) Accordi supplementari
(49) Nell'ambito degli «accordi di fornitura» L-I stipula con determinati clienti ulteriori accordi in base ai quali concede a tali clienti una partecipazione alle spese relative a determinati investimenti. Il pagamento viene concesso alla condizione che l'«accordo di fornitura» sia valido fino ad una data determinata. In caso di risoluzione anticipata del rapporto di affari il cliente si impegna a restituire pro rata le somme già ricevute.
f) Contratti dei grossisti
(50) I grossisti (supra n. 37) operanti per L-I nel settore del «commercio tradizionale» stipulano relativamente all'«assortimento della ditta Langnese-Iglo GmbH» contratti di esclusiva che nel contenuto ricalcano gli «accordi di fornitura». Contrariamente al contratto tipo di L-I, questi accordi non prevedono alcuna limitazione della durata di validità.
7. Accordi generali
(51) Nell'ambito del «commercio tradizionale» esistono accordi generali per i distributori di benzina e i cinema.
(52) [...]
(53) [...]
(54) [...]
(55) [...]
8. L'installazione di frigocongelatori nel commercio al dettaglio
(56) La distribuzione capillare dei gelati, che è il presupposto della fabbricazione industriale di questo prodotto, richiede una catena ininterrotta del freddo fino al consumatore. Nel settore del «commercio tradizionale» L-I si richiama ad una «legge del mercato» in base a cui i produttori sono obbligati ad installare frigocongelatori nei punti di vendita al dettaglio. Per contro il commercio al dettaglio di alimentari dispone dei mezzi finanziari e tecnici necessari per dotarsi di sufficienti impianti di conservazione per prodotti surgelati.
(57) Le condizioni per la messa a disposizione gratuita dei frigocongelatori formano parte integrante degli «accordi di fornitura» oppure vengono riconosciute all'atto della presa in consegna degli apparecchi dai rivenditori che non hanno stipulato un «accordo di fornitura». I frigocongelatori vengono messi a disposizione esclusivamente per esporre i prodotti L-I. L-I non tollera, in particolare nel settore del commercio al dettaglio di alimentari, deroghe al vincolo d'uso di questi apparecchi convenuto fra le parti.
(58)Il numero dei frigocongelatori installati da L-I ammonta a circa [...], di cui [...] nel commercio tradizionale e [...] nel commercio alimentare. Nel 1991 L-I ha messo a disposizione dei suoi rivenditori [...] frigocongelatori nel quadro di «accordi di fornitura».
(59) La dimensione dei frigocongelatori messi a disposizione è stabilita in funzione delle prospettive di smercio del punto di vendita e della cadenza degli approvvigionamenti. I frigocongelatori vengono riapprovvigionati generalmente ogni settimana, a volte anche giornalmente o più volte al giorno.
9. Valutazione di L-I della situazione del mercato
a) Barriere all'entrata
(60) La commissione è a conoscenza di analisi elaborate da L-I in connessione con l'ingresso sul mercato da parte di Mars. Tali analisi formano la base per le strategie difensive considerate necessarie dal punto di vista di L-I.
(61) Secondo L-I l'entrata di Mars sul mercato era «sensibilmente ostacolata» nel «commercio tradizionale» tra l'altro per i seguenti motivi:
[...].
b) Importanza degli «accordi di fornitura»
(62)L-I sostiene che gli «accordi di fornitura» sono giustificati dalle esigenze concrete della distribuzione. Essi permettono a L-I di programmare con precisione l'approvvigionamento corrente di un gran numero di punti di vendita e di minimizzare i costi della commercializzazione. Se ogni punto di vendita fosse libero di acquistare di tanto in tanto, a sua discrezione, un quantitativo più o meno grande di prodotti da terzi, tale cadenza delle forniture sarebbe seriamente perturbata. In assenza degli accordi non sarebbe possibile assicurare l'efficienza del sistema di trasporto né pianificare e mantenerne l'economicità. Se venisse meno l'esclusiva L-I teme di dover cessare i rapporti di affari con quei punti di vendita il cui fatturato di prodotti L-I non giustifica più dal punto di vista economico l'approvvigionamento da parte di L-I. L'approvvigionamento dei consumatori finali di gelati risulterebbe sensibilmente peggiorato rispetto alla situazione attuale. Abbandonare il sistema dell'esclusiva significherebbe per L-I un nuovo orientamento nel «commercio tradizionale». In particolare, in caso di utilizzazione di canali distributivi alternativi, occorrerebbe ridurre notevolmente l'impiego di personale o, qualora fosse mantenuto l'approvvigionamento in proprio, esso dovrebbe essere probabilmente aumentato.
10. I gelati nella CEE
(63)
/* Tabelle: v. GUCE */
(65) A livello comunitario operano soltanto i gruppi Unilever e Mars; imprese del gruppo Unilever sono i principali offerenti nel Regno Unito, in Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio/Lussemburgo, Danimarca, Irlanda e Portogallo. In Francia l'impresa di Unilever occupa la stessa posizione dell'impresa Nestlé, mentre leader del mercato è il gruppo Miko/ Ortiz. I gruppi Miko/Ortiz, Artic/Beatrice, Nestlé e Schoeller offrono gelati in diversi Stati membri.
(66) Contratti analoghi agli «accordi di fornitura» di L-I vengono stipulati normalmente in questo settore oltre che in Germania, anche in Francia, Italia e Danimarca. In tutta la CEE è generalizzata la prassi dei frigocongelatori messi a disposizione del commercio al dettaglio dai produttori esclusivamente per la vendita dei loro gelati.
(67) Nella CEE non esistono norme armonizzate per la fabbricazione dei gelati. Le differenze normative esistenti, in particolare per quanto riguarda le materie grasse ammesse (materie grasse animali/vegetali), possono dar luogo a differenze nei prodotti e nei costi.
(68) Gli assortimenti offerti da L-I nei singoli Stati membri si differenziano per la composizione e i marchi utilizzati. I prezzi medi al dettaglio di determinati articoli di Mars e Unilever offerti in più Stati membri variano sensibilmente gli uni dagli altri.
(69) In base agli elementi in possesso della Commissione gran parte degli scambi di gelati tra Stati membri avviene tra imprese appartenenti allo stesso gruppo.
II. VALUTAZIONE GIURIDICA
A. ARTICOLO 85, PARAGRAFO 1
1. Restrizione della concorrenza
(70) Gli «accordi di fornitura» designano L-I come unica fonte di approvvigionamento per il rivenditore. Tale clausola ricomprende da un lato l'acquisto dei prodotti contrattuali (obbligo di acquisto esclusivo) e vieta dall'altro l'acquisto di prodotti concorrenti (divieto di concorrenza).
a) Obbligo di acquisto esclusivo
(71) Il rivenditore si impegna ad acquistare i prodotti contrattuali soltanto da L-I. Questo divieto contrattuale impedisce al rivenditore di avvalersi di offerte di prodotti contrattuali provenienti da altri fornitori. La concorrenza tra L-I e altri fornitori di prodotti contrattuali per approvvigionare il rivenditore è esclusa (restrizione della concorrenza interna alla marca).
(72) Gli accordi di acquisto esclusivo si ripercuotono tuttavia indirettamente anche sulla concorrenza tra offerenti di prodotti dell'intero mercato rilevante (concorrenza fra le marche). Essi rendono più difficile o impossibile la formazione di strutture distributive indipendenti che sono necessarie per consentire l'accesso al mercato di nuovi concorrenti o per migliorare una posizione di mercato già acquisita.
b) Divieto di concorrenza
(73) L'obbligo contrattuale di acquistare esclusivamente i prodotti previsti dal contratto implica nel contempo il divieto di commercializzare merci che sono in concorrenza con i prodotti contrattuali (restrizione della concorrenza fra le marche).
c) Effetti restrittivi cumulati
(74) L'obbligo di acquisto esclusivo e il divieto di concorrenza sono complementari. La combinazione delle due pattuizioni, come si presenta nel caso di specie, rafforza gli effetti restrittivi della concorrenza.
2. Idoneità a pregiudicare gli scambi tra Stati membri
(75) Sia l'obbligo di acquisto esclusivo che il divieto di concorrenza hanno per oggetto e per effetto di limitare le possibilità di scelta del rivenditore interessato alla sola offerta di L-I. Gli offerenti di prodotti contrattuali e di prodotti in concorrenza con questi sono, a prescindere dalla loro localizzazione geografica e dall'origine delle merci, esclusi dalla concorrenza nei riguardi del rivenditore in questione. Gli accordi di fornitura conducono pertanto anche ad una compartimentazione del mercato tedesco nei riguardi di merci provenienti da altri Stati membri, come ad esempio nei riguardi dei gelati di Mars fabbricati in Francia.
3. Carattere sensibile
(76) Gli «accordi di fornitura» ricadono sotto il divieto dell'articolo 85, paragrafo 1, però soltanto qualora pregiudichino sensibilmente la concorrenza e gli scambi tra Stati membri. Per valutare il carattere sensibile degli effetti pregiudizievoli di tali accordi occorre determinare prima il mercato rilevante all'interno del quale si esplicano tali effetti.
(77) I prodotti contrattuali previsti dall'obbligo di acquisto esclusivo sono i gelati dell'assortimento L-I. Poiché L-I stipula «accordi di fornitura» soltanto con i distributori al dettaglio del commercio «tradizionale», i prodotti in causa sono soprattutto i gelati monodose e i gelati per grandi consumatori.
(78) Oggetto del divieto di concorrenza sono i «gelati o prodotti analoghi». Il divieto di concorrenza è tuttavia rilevante soltanto nella misura in cui detti prodotti sono in concorrenza con i prodotti contrattuali.
(79) Si tratta perciò di stabilire quali prodotti, contemplati dagli accordi di fornitura, e in quale ambito geografico, sono in concorrenza con i gelati monodose e i gelati per grandi consumatori dell'assortimento L-I e formano pertanto oggetto di offerta e di domanda.
a) Mercato del prodotto
(80) Il mercato del prodotto è costituito essenzialmente da tutti i prodotti che sono considerati equivalenti dal consumatore in base alle loro caratteristiche, il loro prezzo o la loro utilizzazione. Dal punto di vista del consumatore si possono distinguere in base a questi criteri le seguenti tre categorie di prodotti.
(81) I gelati offerti nell'ambito di prestazioni gastronomiche formano per la loro particolarità un mercato distinto dal punto di vista del prodotto(13) . In questo mercato rientrano in sostanza(14) una parte dei gelati industriali per grandi consumatori e dei gelati artigianali.
(82) Per la stretta interconnessione, specifica del prodotto, tra impianto frigorifero e consumo, il luogo del consumo dei gelati è determinante per l'accertamento dell'analogia dei prodotti sotto il profilo delle norme di concorrenza. Il gelato acquistato dal consumatore deve essere o consumato subito sul luogo dell'acquisto o introdotto al più presto, come provvista, nell'impianto frigorifero al domicilio del consumatore stesso. Tale provvista resta però a disposizione soltanto per il fabbisogno a domicilio. Data la mancante disponibilità degli specifici gruppi di articoli per il fabbisogno fuori casa, in particolare per il fabbisogno immediato che sorge «d'impulso» fuori casa, i gelati in confezioni multipack e per il consumo a domicilio costituiscono un mercato distinto. Di questo fanno parte anche i gelati monodose, forniti dai servizi di vendita a domicilio a titolo di provvista da conservare nei congelatori privati. La Corte di giustizia ha riconosciuto nella sua giurisprudenza che prodotti identici possono far parte di mercati distinti qualora soddisfino una domanda specifica(15) .
(83) Dal punto di vista dei consumatori, la parte dei gelati industriali per grandi consumatori e dei gelati artigianali che non viene consumata nell'ambito di prestazioni gastronomiche in porzioni individuali preparate normalmente sul momento, nonché i gelati monodose industriali che non vengono commercializzati dai servizi di vendita a domicilio, sono di conseguenza considerati analoghi.
(84) Il punto di vista dei consumatori non è tuttavia il solo criterio determinante. Per i motivi esposti qui di seguito nel caso di specie si impone una valutazione differenziata, tenuto conto delle differenti condizioni della concorrenza ai vari livelli distributivi e della coesistenza di canali distributivi differenti attraverso i quali i prodotti in questione raggiungono il consumatore.
(85) Gli «accordi di fornitura» vengono stipulati tra L-I e rivenditori al dettaglio e vertono sulla concorrenza tra produttore e/o grossista per l'accesso al commercio al dettaglio. Essi riguardano pertanto l'offerta e la domanda di gelati in questo canale distributivo che è costituito dal commercio al dettaglio di alimentari e dal «commercio tradizionale».
(86) Il commercio al dettaglio di alimentari e il «commercio tradizionale» sono canali distributivi che commercializzano tutti i tipi di gelati industriali. Per contro a queste forme di distributori al dettaglio non vengono offerti gelati artigianali né esiste una rispettiva domanda da parte loro. Sul mercato, costituito dal lato dell'offerta da produttori di gelati industriali e grossisti e dal lato della domanda da dettaglianti, i gelati di fabbricazione artigianale non costituiscono oggetto di scambi commerciali. La seguente valutazione del quesito, se gli «accordi di fornitura» debbano essere privati dell'eventuale beneficio dell'applicazione del regolamento (CEE) n. 1984/83 della Commissione(16) a norma dell'articolo 14, lettera b) dello stesso regolamento, deve pertanto limitarsi alle condizioni della concorrenza esistenti allo stadio della distribuzione in cui intervengono gli «accordi di fornitura». I gelati artigianali venduti per il consumo immediato in porzioni individuali preparate manualmente sul momento, non rientrano pertanto nel mercato del prodotto da prendere in considerazione nella presente fattispecie.
(87) Per quanto riguarda i gelati industriali monodose e i gelati in vaschette o altri contenitori (gelati scooping) per grandi consumatori destinati al consumo immediato in porzioni singole preparate manualmente sul momento, il commercio al dettaglio soddisfa differenti funzioni distributive(17) che dipendono dalle differenti caratteristiche dei prodotti e fanno sì che i canali distributivi di queste due categorie di prodotti coincidano solo marginalmente.
(88) I gelati monodose vengono acquistati dai dettaglianti nella stessa forma in cui li rivendono al consumatore. Essi si prestano in particolare ad essere acquistati dal consumatore in forma di self service. I gelati in vaschette ed altri contenitori per grandi consumatori necessitano per contro un'ulteriore manipolazione, ossia la suddivisione in porzioni individuali. Il plusvalore così creato viene retribuito con un margine di guadagno generalmente più elevato rispetto a quello applicato sui gelati monodose. Queste differenze fanno sì che i gelati monodose e i gelati in vaschette per grandi consumatori vengano offerti in misura significativa soltanto nel settore della ristorazione, e qui in parte ai fini di consumi differenti (i gelati in vaschette per grandi consumatori nell'ambito di prestazioni gastronomiche, i gelati monodose nelle vendite ambulanti per il consumo immediato). I rivenditori al dettaglio di alimenti e il «commercio specializzato tradizionale» che (insieme ai servizi di vendita a domicilio) vendono la maggior parte dei gelati industriali, non sono generalmente specializzati nella vendita di gelati per grandi consumatori.
(89) I gelati industriali monodose e i gelati in vaschette per grandi consumatori sono prodotti che divergono anche sotto il profilo della tecnica di produzione. Il gelato industriale monodose è un prodotto finito costituito da una massa di gelato unita ad altri ingredienti la cui combinazione richiede generalmente un alto grado di tecnologia e know how. Il gelato in vaschette è un prodotto intermedio che acquista le sue caratteristiche definitive soltanto attraverso la preparazione delle porzioni individuali.
(90) I vari gruppi di prodotti appartengono pertanto a mercati distinti. Il mercato rilevante dal punto di vista del prodotto ai fini della presente procedura comprende pertanto i gelati monodose industriali commercializzati in tutti i canali distributivi, eccettuate le vendite a domicilio(18) .
(91) L-I contesta tale delimitazione del mercato del prodotto. Essa sostiene che i gelati di produzione artigianale e industriale, i gelati in multipack e i gelati «scooping» soddisfano tutti lo stesso bisogno.
(92) La presente valutazione degli «accordi di fornitura» sulla base delle norme comunitarie di concorrenza resterebbe invariata anche se il mercato del prodotto venisse delimitato esclusivamente in base al punto di vista del consumatore (supra n. 83). I produttori di gelati artigianali non sono acquirenti di gelati monodose industriali. Gli «accordi di fornitura» non incidono su questo canale distributivo. Essi incidono per contro in particolare anche sui gelati per grandi consumatori, commercializzati esclusivamente tramite il «commercio tradizionale». Gli effetti rilevanti sotto il profilo della concorrenza degli «accordi di fornitura» su questo ultimo gruppo di prodotti sono pertanto equiparabili, in questo campo, a quelli rilevabili per i gelati industriali monodose.
(93) Inoltre L-I non tiene sufficientemente conto né della circostanza che la disponibilità dei gelati è soggetta a vincoli di localizzazione né delle caratteristiche della domanda che è d'impulso e saltuaria. Il gelato in confezioni multipack che il consumatore conserva a casa nel suo congelatore come altre confezioni tipo famiglia di gelati non può sostituire un altro articolo ancorché identico fuori casa in quanto ivi non disponibile.
b) Mercato geografico
(94) Benché la produzione dei gelati industriali sia caratterizzata da una netta tendenza alla internazionalizzazione, la distribuzione è organizzata a livello prettamente nazionale. Le peculiarità nazionali si riflettono nelle differenti strutture di mercato, assortimenti e prezzi. Le preferenze dei rispettivi consumatori sono legate a marche differenti. Gli «accordi di fornitura» ed analoghi contratti destinati a garantire le vendite vengono stipulati a livello nazionale. Le norme di fabbricazione dei gelati non sono armonizzate. Nella presente fattispecie l'applicazione delle norme comunitarie in materia di concorrenza deve pertanto limitarsi al mercato tedesco(19) .
c) Posizione della Langnese-Iglo GmbH sul mercato rilevante
(95) Il mercato rilevante ha registrato nel 1991 un volume di circa 140 Mio di litri (vendite globali di gelati monodose di cui il 10 % tramite le vendite a domicilio). Nel 1991 L-I ha commercializzato sul mercato rilevante [...] Mio di litri pari anche ad una quota di mercato del [ 45] % circa.
(96) Fra le imprese operanti sul mercato rilevante soltanto SLG (tenuto conto anche del contratto di cooperazione con Jacobs Suchard - supra n. 5) e Mars fanno parte di gruppi la cui importanza economica è comparabile a quella di L-I. Tutte le altre imprese presenti in tale mercato hanno un'importanza economica nettamente inferiore.
(97) Nel commercio al dettaglio di alimentari e nel «commercio tradizionale» L-I occupa una posizione di primo piano. Nel primo settore non solo sul mercato rilevante del prodotto ma anche per altri tipi di gelati da consumo e nel settore contiguo degli alimenti surgelati. Inoltre Unilever è uno dei gruppi leader nel campo alimentare, il che privilegia a priori le imprese del gruppo nei loro rapporti di affari con il commercio al dettaglio di alimentari.
(98) I prodotti L-I offerti sul mercato rilevante sono essenzialmente prodotti di marche di grande notorietà. Questa circostanza rafforza la posizione di L-I soprattutto anche nei riguardi del commercio e compensa il potere eventualmente esistente dal lato della domanda.
(99) La posizione di mercato di L-I è assicurata a tutti i livelli distributivi da vari tipi di accordi e contratti: nel «commercio tradizionale» mediante accordi con i grossisti (supra n. 37) nonché da accordi generali (supra n. 51) e nel mercato rilevante complessivo dai vincoli di uso esclusivo dei frigocongelatori forniti da L-I su quasi tutto il mercato (supra n. 56).
d) Importanza quantitativa degli accordi di esclusiva stipulati da L-I nel mercato rilevante
(100) Nel mercato rilevante L-I ha commercializzato nel 1991 circa [...] Mio di litri in base agli accordi di fornitura (supra n. 46) e circa [...] Mio di litri tramite grossisti vincolati da esclusiva (supra n. 33), il che corrisponde al [ 15] % circa del volume complessivo di vendite sul mercato rilevante.
(101) Su un totale di circa 225 000 punti di vendita nel «commercio tradizionale» e 92 000 punti di vendita nel commercio al dettaglio di alimentari operanti sul mercato rilevante, L-I ha stipulato per i suoi prodotti «accordi di fornitura» con circa [...] punti vendita (supra n. 45) (pari al [ 15] % circa).
e) Valutazione degli effetti degli «accordi di fornitura»
(102) Per valutare tali effetti occorre prendere in considerazione la rete di accordi dello stesso tipo conclusi dall'impresa che è parte degli accordi da esaminare sotto il profilo delle regole della concorrenza. Qualora questa rete di contratti non produca di per sé effetti sensibili, essi vanno valutati alla luce degli effetti di analoghi complessi di accordi di altre imprese operanti sul mercato rilevante.
(103) Nella sua comunicazione relativa agli accordi di importanza minore(20) , la Commissione ha definito in termini quantitativi il concetto di «sensibilità». In base a tale definizione, gli accordi non si considerano sensibili e sono pertanto sottratti al divieto dell'articolo 85, paragrafo 1, qualora i prodotti che ne formano oggetto non rappresentano più del 5 % del mercato rilevante o quando il fatturato totale realizzato dalle imprese partecipanti non supera 200 Mio di ECU.
(104) In riferimento a tali crtiteri si rileva che gli «accordi di fornitura» interessano circa il [ 15] % dei punti di vendita e circa il [ 15] % del volume di vendita sul mercato rilevante. Anche il fatturato di L-I supera di gran lunga la soglia stabilita per gli accordi di importanza minore. Già queste due circostanze permettono di concludere che gli «accordi di fornitura» restringono sensibilmente la possibilità dei concorrenti nazionali e di altri Stati membri di accedere al mercato rilevante o di migliorare la loro posizione su tale mercato. Pertanto non è necessario esaminare gli effetti di altre reti di accordi analoghi stipulati da altre imprese sul mercato rilevante.
(105) L-I controbatte richiamandosi ai principi enunciati dalla Corte di giustizia nella sentenza del 12 dicembre 1967 nella causa n. 23/67 «Haecht I»(21) e precisati ulteriormente nella sentenza del 28 febbraio 1991 nella causa C-234/89 «Henninger»(22) . La citata giurisprudenza non è tuttavia pertinente nella presente fattispecie. Soltanto se l'insieme dei contratti dello stesso tipo, stipulati dall'impresa i cui contratti formano oggetto di esame in base alle norme comunitarie di concorrenza, non risponde di per sé al criterio della sensibilità, la citata giurisprudenza impone che siano ricompresi nella valutazione anche gli effetti cumulati di reti analoghe coesistenti sullo stesso mercato. In questo caso si applicano da un lato soglie più basse [in base alla sentenza della Corte di giustizia del 28 febbraio 1991 nella causa n. C-234/89 «Henninger»(23) la Commissione ha stabilito queste soglie più basse per i contratti di fornitura di birra(24) ], ma dall'altro criteri più rigorosi per quanto riguarda il carattere sensibile degli accordi. L'effetto cumulato di reti parallele di contratti deve però essere in seguito preso in considerazione in base alla citata giurisprudenza in sede di valutazione delle condizioni esistenti sul mercato rilevante globale.
(106) Gli «accordi di fornitura» restringono pertanto in maniera sensibile la concorrenza fra i prodotti di più marche sul mercato rilevante e sono atti a pregiudicare sensibilmente il commercio tra Stati membri.
107) Questa valutazione vale per la totalità degli «accordi di fornitura» esistenti. L'articolo 85, paragrafo 1, non consente di scindere singoli contratti o reti di contratti in modo tale da sottrarre al divieto delle intese gli elementi «non sensibili». Ciò si evince in particolare anche dall'articolo 85, paragrafo 2, la cui conseguenza giuridica, ossia la nullità degli accordi restrittivi della concorrenza, osta per motivi di certezza del diritto, specie nel caso di reti di contratti, ad una tale scissione.
B. ARTICOLO 85, PARAGRAFO 3
1. Esenzione per categoria
(108) L'articolo 85, paragrafo 1 può, in base all'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 1984/83, non applicarsi agli «accordi di fornitura» in particolare qualora i prodotti oggetto degli accordi siano «determinati» ai sensi del citato articolo 1 e qualora gli accordi non siano conclusi per una durata indeterminata [articolo 3, lettera d) del regolamento (CEE) n. 1984/83].
a) Carattere determinato dei prodotti contrattuali
(109) I prodotti che formano oggetto dell'obbligo di acquisto esclusivo sono i gelati del rispettivo assortimento L-I (supra n. 40).
(110) Gli assortimenti di prodotti possono essere considerati «prodotti» ai sensi dell'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 1984/83 [n. 38 della comunicazione della Commissione del 22 giugno 1983 relativa ai regolamenti (CEE) n. 1983/83 e (CEE) n. 1984/83(25) ]. Tali assortimenti rispondono al criterio della determinatezza, se sono specificati nel contratto «con l'indicazione della marca o altra denominazione» (n. 36 della citata comunicazione). Scopo di tale requisito della determinatezza è di consentire una valutazione univoca sotto il profilo delle regole della concorrenza e di tutelare il rivenditore contro il rischio che il fornitore allarghi, per sua decisione unilaterale, la gamma dei prodotti formanti oggetto del contratto.
(111) L'assortimento si concretizza attraverso il listino prezzi consegnato all'atto della stipula dell'«accordo di fornitura». Gli articoli dell'assortimento di gelati monodose della marca «Langnese» diventano in tal modo prodotti contrattuali. L'obbligo di acquisto si riferisce tuttavia al «rispettivo» assortimento, la cui composizione varia di anno in anno. Le modifiche annuali della composizione dei rispettivi listini prezzi riguardano però soltanto certi articoli di tale assortimento, senza che ciò alteri il carattere determinato dell'assortimento stesso(26) . Gli «accordi di fornitura» rispondono pertanto ai requisiti previsti dall'articolo 1 del citato regolamento.
b) Durata del contratto
(112) Gli accordi che per la loro durata rientrano nella categoria «Contratti di durata determinata massima di due anni e successiva proroga automatica» (supra n. 46) sono, ai sensi dell'articolo 3, lettera b) del regolamento (CEE) n. 1984/83, conclusi «a tempo indeterminato» (cfr. n. 39 della comunicazione) perché il loro termine dipende da un evento futuro incerto. L'articolo 1 del citato regolamento non è pertanto applicabile.
(113) Tale conclusione non può essere confutata adducendo che gli accordi di fornitura hanno inizialmente una durata determinata dopo la cui scadenza iniziano a decorrere ulteriori periodi di tempo determinati dal termine di preavviso in caso di recesso, per cui in sostanza la durata dei contratti è determinata. Ciò significherebbe che ai sensi della citata disposizione i contratti hanno una durata «indeterminata» soltanto se non è stata pattuita né la data di scadenza del contratto né la facoltà di recesso. L'elemento decisivo ai fini della valutazione in base alle norme sulla concorrenza è che i contratti non hanno una durata determinata dato che essa dipende dall'iniziativa di una delle parti contraenti.
(114) Lo stesso vale per gli «accordi di fornitura» la cui durata è superiore a cinque anni per effetto di una clausola integrativa (supra n. 46). Per contro gli «accordi di fornitura» stipulati per una durata massima di cinque anni soddisfano anche questa condizione richiesta per beneficiare dell'esenzione per categoria.
2. Ritiro del beneficio dell'applicazione dell'esenzione per categoria
(115) L'articolo 14 del regolamento (CEE) n. 1984/83 stabilisce che la Commissione può conformemente all'articolo 7 del regolamento (CEE) n. 19/65/CEE del Consiglio(27) ritirare il beneficio dell' esenzione per categoria se gli accordi esentati hanno comunque effetti che sono incompatibili con le condizioni previste dall'articolo 85, paragrafo 3 del Trattato. Il beneficio dell'esenzione per categoria può essere ritirato in particolare quando l'accesso degli altri fornitori ai vari stadi della distribuzione in una parte sostanziale del mercato comune venga sensibilmente ostacolato. Si tratta perciò di esaminare soprattutto se gli «accordi di fornitura» soddisfano le condizioni dell'articolo 85, paragrafo 3. In questo contesto verrà esaminato il quesito se l'accesso allo stadio del commercio al dettaglio sia sensibilmente ostacolato (infra n. 140).
a) Miglioramento della distribuzione delle merci
(116) Il considerando n. 5 del regolamento (CEE) n. 1984/83 indica che gli accordi di acquisto esclusivo permettono in genere un miglioramento della distribuzione dei prodotti in quanto consentono al fornitore di programmare con maggiore precisione e con maggiore anticipo la vendita dei suoi prodotti ed assicurano al rivenditore l'approvvigionamento regolare in funzione del suo fabbisogno durante la validità degli accordi stessi. In questo modo le imprese partecipanti possono limitare i rischi di fluttuazioni di mercato e ridurre i propri costi distributivi. In base al considerando n. 8 del citato regolamento un divieto di concorrenza è normalmente necessario per ottenere i miglioramenti della distribuzione ricercati tramite l'esclusiva d'acquisto perché in tal modo si obbliga il rivenditore a concentrare i suoi sforzi di vendita sui prodotti oggetto del contratto.
(117) L-I sostiene che gli «accordi di fornitura» producono per essa stessa e per i suoi contraenti i menzionati effetti positivi (supra n. 62). Non si rilevano elementi che potrebbero mettere in forse questa affermazione relativamente ad L-I. Se ciò sia il caso anche per il singolo contraente che rinuncia alla sua libertà commerciale è irrilevante.
(118) Per conseguire un «miglioramento» ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 3, non è tuttavia sufficiente che gli accordi comportino dei vantaggi per le imprese partecipanti. Gli accordi devono comportare sensibili e obiettivi vantaggi per tutti in modo da compensare gli inconvenienti che ne derivano sul piano della concorrenza(28) .
(119) Un eventuale vantaggio per la collettività potrebbe essere l'intensificazione della concorrenza fra marche diverse [considerando n. 6 del regolamento (CEE) n. 1984/83]. Si deve infatti assumere che gli «accordi di fornitura» permettono a L-I di rafforzare sensibilmente la sua posizione nei riguardi dei suoi concorrenti attuali e potenziali. Ma nel caso di una impresa così forte sul mercato come L-I, un rafforzamento del genere non conduce a più concorrenza bensì a meno concorrenza, dato che la rete dei suoi contratti costituisce un importante ostacolo all'accesso al mercato (infra n. 128).
(120) L'approvvigionamento capillare e regolare dei consumatori è un altro criterio di cui si dovrebbe tenere conto in sede di valutazione economica a favore degli «accordi di fornitura». L-I fa riferimento anche a questo criterio. L-I teme di dover rinunciare, per motivi di costi, ad approvvigionare determinati punti di vendita che realizzano un fatturato ridotto qualora questo fatturato dovesse ancora ripartirsi fra più fornitori.
(121) Questo timore di L-I non viene messo in dubbio per un certo numero di punti di vendita. Non vi sono tuttavia indizi che l'approvvigionamento capillare e regolare dei consumatori di gelati ne risulterebbe compromesso. La concorrenza tra fornitori riguarda inoltre anche i costi del sistema distributivo. Una eventuale decisione di L-I di cessare per motivi di costi di approvvigionare un dato punto di vendita, sarebbe pertanto un effetto della concorrenza ed apporterebbe al concorrente vincente come compenso la quota di fatturato fino ad allora coperta da L-I. È da presumere che produttori locali minori siano in grado di approvvigionare i punti di vendita nel loro immediato raggio d'azione a costi più vantaggiosi che non i produttori operanti con un sistema distributivo di dimensione nazionale. Ma anche partendo dall'ipotesi molto improbabile che non vi sia nessun concorrente disposto a riprendere la quota di fornitura di L-I, la funzione distributiva potrebbe essere assunta da intermediari indipendenti che raggruppano più offerte e provvedono a soddisfare il fabbisogno complessivo del punto di vendita. Il fatto che attualmente non esiste un siffatto commercio intermediario autonomo è imputabile anche agli obblighi di acquisto esclusivo in uso nel settore, in gran parte vietati in base alla presente procedura. L'apertura del mercato va anche a beneficio di L-I che grazie al futuro (co-) approvvigionamento dei punti di vendita legati attualmente a SLG da vincoli di esclusiva, e grazie quindi ad una struttura più diffusa delle sue vendite, può compensare gli svantaggi sul piano dei costi conseguenti alla diminuzione dei fatturati dei singoli punti di vendita.
(122) Non si ravvisano ulteriori argomenti importanti a favore degli «accordi di fornitura» in sede di valutazione delle loro implicazioni economiche. Tali accordi non conducono pertanto ad un miglioramento della distribuzione dei prodotti ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 3.
b) Congrua partecipazione degli utilizzatori ai vantaggi derivanti dagli accordi
(123) Non si può neppure presumere che gli utilizzatori beneficino in congrua misura dei vantaggi derivanti dagli accordi restrittivi della concorrenza. Tale partecipazione degli utilizzatori è ipotizzabile soltanto quando, sotto la pressione di una efficace concorrenza, le parti contraenti sono costrette a ripercuotere su di essi gli utili derivanti dagli accordi restrittivi della concorrenza. Ciò non si verifica nel caso di specie a causa dei contratti di esclusiva in uso nel settore i quali conducono alla uniformità e trasparenza dello strumento distributivo.
(124) Inoltre gli accordi di esclusiva restringono le possibilità di scelta degli utilizzatori. Nei punti di vendita legati da vincoli di esclusiva il consumatore trova soltanto l'assortimento di gelati di un determinato produttore. E anche se nelle vicinanze esiste un altro punto di vendita (vincolato) che offre l'assortimento di un altro produttore, ciò non costituirebbe una valida alternativa. Da un lato questo caso non è affatto la regola. Dall'altro risulta disagevole per il consumatore cambiare punto di vendita per acquistare determinati articoli di assortimenti differenti. Semplicemente per soddisfare un suo bisogno d'impulso, non permanente, il consumatore non sarà disposto ad accettare tali circostanze.
c) Eliminazione della concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi
(125) Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia si presume che sussista la condizione negativa della «eliminazione» della concorrenza prevista dall'articolo 85, paragrafo 3, allorché sul mercato rilevante manca una concorrenza effettiva(29) . Occorre perciò esaminare se il mercato rilevante è compartimentato in modo tale da essere al riparo dalla concorrenza esterna (barriere di accesso al mercato) e quali sono le condizioni di concorrenza esistenti all'interno di tale mercato.
- Barriere che ostacolano l'accesso al mercato
(126) Il mercato rilevante è costituito dal «commercio tradizionale» e dal commercio al dettaglio di alimentari, settori distributivi attraverso i quali vengono commercializzati rispettivamente circa il 61 % e il 39 % del volume globale del mercato rilevante. Le condizioni della concorrenza in questi due settori si differenziano notevolmente.
(127) Nel settore del commercio al dettaglio di alimentari le posizioni preminenti occupate da L-I ed SLG, che insieme realizzano ben oltre i tre quarti delle vendite complessive di questo canale distributivo, nonché la concentrazione della domanda rendono difficile l'accesso di altri concorrenti o il rafforzamento delle quote da questi già detenute. Ciò vale in particolare per i produttori che non soddisfano la domanda dei rivenditori che distribuiscono gelati con marchi propri (commerciali). La distribuzione attraverso il commercio al dettaglio di alimentari si giustifica soltanto in caso di un grande volume di vendite che possono essere assicurate solo da pochi nuovi operatori. Del resto una forte concentrazione dal lato della domanda costituisce di per sé una barriera all'accesso al mercato perché rende più probabile ed efficace una reazione di difesa contro i potenziali concorrenti da parte delle imprese già stabilite sul mercato(30) .
(128) Nel settore del «commercio tradizionale» L-I e SLG smerciano ben oltre i due terzi del volume complessivo. L'accesso a tale settore viene inoltre ostacolato essenzialmente dai contratti di esclusiva esistenti. [...]. L'effetto di sbarramento di questi contratti contro l'accesso al mercato dipende dal numero dei punti di vendita legati da questi vincoli di esclusiva ai produttori nazionali rispetto ai punti di vendita non vincolati, nonché dal volume delle vendite effettuate nell'ambito di tali accordi rispetto a quelle effettuate tramite punti di vendita non vincolati, e infine dalla durata dei contratti stessi(31) . A questo riguardo è determinante l'effetto cumulativo dell'insieme degli accordi di esclusiva esistenti.
(129) Nel settore del «commercio tradizionale» L-I ha vincolato la maggior parte ([...] %) dei suoi punti di vendita (supra n. 45). SLG sembra stipulare contratti esclusivi di fornitura con il [...] % circa dei suoi punti di vendita in questo settore. Tenuto conto delle elevate quote di queste due imprese sul volume complessivo di vendite del «commercio tradizionale» e dato l'uso molto diffuso di tali contratti di esclusiva nel settore, si può assumere che la percentuale dei rivenditori legati da vincoli di esclusiva si situa in complesso su questi ordini di grandezza.
(130) Su un volume complessivo di [...] Mio di litri di gelati industriali monodose commercializzati da L-I nel 1991 in questo settore (supra n. 24), [...] Mio di litri (supra n. 46) rientrano in «accordi di fornitura» ([...] %). Se si aggiungono i [...] Mio di litri che L-I vende al «commercio tradizionale» tramite grossisti soggetti a vincoli di esclusiva, si giunge ad una percentuale del [ 50] % circa delle vendite vincolate. Non esistono indizi che mettono in luce, per l'intero settore del «commercio tradizionale», circostanze che si discostino in maniera significativa dai dati riguardanti L-I(32) .
(131) Gli effetti di compartimentazione derivanti dai contratti di esclusiva potrebbero tuttavia essere attenuati se i contratti fossero di breve durata. A questo riguardo è da premettere che le condizioni di mercato illustrate più sopra sussistono in qualsiasi momento. Ciò che è tuttavia possibile è di competere con gli altri concorrenti per riuscire a stipulare contratti di esclusiva. Questa concorrenza non può comunque in nessun caso sostituire il libero accesso al commercio al dettaglio. Poiché i contratti di esclusiva offrono al rivenditore particolari vantaggi economici in cambio della restrizione della sua libertà commerciale(33) , risulta che in pratica la maggioranza dei rivenditori operanti sul mercato rilevante optano per questi vantaggi, a scapito della loro libertà commerciale, quando l'assortimento da commercializzare non comporta rischi economici.
(132) Nella concorrenza per la stipula di contratti di esclusiva risultano svantaggiate le imprese la cui strategia commerciale non prevede questo tipo di contratti. Tali imprese sono forzate ad adottare queste misure benché siano in contrasto con la loro politica commerciale. Lo stesso vale per le imprese che entrano per la prima volta sul mercato. I rivenditori si ripromettono generalmente migliori prospettive di smercio per prodotti già presenti sul mercato che per quelli che si devono ancora affermare. Specie quando il vincolo di esclusiva riguarda assortimenti completi, i rivenditori saranno poco propensi a lanciarsi in esperimenti. In sostanza gli offerenti di assortimenti parziali sono esclusi dalla stipula di contratti di esclusiva.
(133) In un mercato in cui sono usuali i contratti di esclusiva, l'effetto di compartimentazione derivante da tali contratti, qualora siano di breve durata, viene attenuato soltanto nei confronti delle imprese che per la posizione occupata sul mercato sono in grado, dal punto di vista organizzativo e del prodotto, di entrare in concorrenza con altre per la stipula di questo tipo di accordi. Per il resto durate fisse fino a due anni, con successiva facoltà di proroga a tempo indeterminato, non possono essere considerate brevi. Esse si situano al limite massimo accettabile in condizioni di concorrenza effettiva sotto tutti gli altri aspetti [articolo 3, lettera d) del regolamento (CEE) n. 1984/83].
(134) Un'ulteriore barriera all'accesso al mercato è costituita dalla polverizzazione della domanda nel settore del «commercio tradizionale». Per costituire un sistema distributivo rispondente a criteri di economicità, occorre conquistare un numero rilevante e geograficamente concentrato di clienti che possono essere approvvigionati da depositi/magazzini centrali regionali. Poiché non esiste né può formarsi, a causa degli obblighi di acquisto esclusivo usuali nel settore, un commercio intermediario indipendente, l'offerente che intenda penetrare in questo settore del mercato rilevante entro tempi ragionevoli o ampliare geograficamente la posizione che già occupa, non ha altre alternative che la cooperazione con un produttore già introdotto o l'aquisizione della sua impresa. I concorrenti che intendano conquistare sull'intero mercato entro termini ragionevoli una notevole quota di mercato, possono raggiungere questo obiettivo soltanto tramite L-I ed SLG. La forte posizione di queste due imprese leader nel mercato esclude che la collaborazione con altre imprese si risolva in una efficace concorrenza nei loro riguardi. Ciò vale anche per imprese della potenza economica di Jacobs Suchard e Mars. Queste forme di cooperazione concorrono del resto a rafforzare le strutture di mercato già esistenti.
(135) Senza voler illustrare in dettaglio tutti gli ostacoli all'accesso al mercato rilevante (si potrebbero ad esempio citare in particolare la tecnologia e il know how necessari per la produzione dei gelati industriali monodose e le preferenze dei consumatori formatesi grazie a lunghi anni di esperienza e ingenti spese promozionali), resta da sottolineare l'effetto di compartimentazione in tutto il mercato rilevante derivante dall'uso esclusivo dei frigocongelatori messi a disposizione dei dettaglianti in forma capillare dai produttori già presenti sul mercato (supra n. 56).
(136) La messa a disposizione gratuita o quasi gratuita di questi apparecchi necessari per la vendita dei gelati significa che i rivenditori al dettaglio rinunciano alla loro libertà commerciale ma non devono effettuare a proprie spese i relativi investimenti. Perfino le imprese che sono disposte e in grado di aderire a questa prassi commerciale in uso nel settore risultano soggette a restrizioni sul piano della concorrenza. Esse devono infatti riuscire ad indurre i rivenditori a sostituire i frigocongelatori già presenti o a installare frigocongelatori supplementari.
(137) La sostituzione dei frigocongelatori messi fino ad allora a disposizione da un altro produttore di gelati implica la rinuncia a commercializzare i relativi prodotti. Se tale produttore è una impresa della potenza economica di L-I, e se il concorrente è meno noto sul mercato o non offre una alternativa pienamente equivalente all'assortimento originario (assortimento parziale), il rivenditore non effettuerà lo scambio.
(138) L'installazione di frigocongelatori supplementari incontra un limite allorché la superficie disponibile è insufficiente o è adibita ad altri scopi commerciali che la vendita di gelati. Nel «commercio tradizionale» esistono sicuramente punti di vendita che non hanno spazio per frigocongelatori supplementari. L'opinione che negli altri esercizi commerciali in genere «si troverà comunque un posto per un (piccolo) frigocongelatore» misconosce evidentemente le condizioni nelle quali si svolge il commercio al dettaglio specie quello dei generi alimentari. Da un lato i gelati monodose non possono essere offerti «in qualsiasi punto» dell'esercizio ma, essendo destinati al consumo immediato, devono essere esposti nelle immediate vicinanze delle casse(34) . Inoltre ogni parte della superficie complessiva di un negozio al dettaglio è adibita di regola ad una determinata funzione. I frigocongelatori vengono installati in funzione delle esigenze complessive del negozio. Generalmente non è neppure probabile che le vendite di gelati aumenterebbero sensibilmente se venissero installati frigocongelatori supplementari. Le somme e gli spazi supplementari che implica l'installazione di ulteriori apparecchi vengono sottratti ad altri scopi commerciali senza dar luogo ad un fatturato supplementare.
(139) L'unica circostanza che è indice di una certa apertura del mercato rilevante è la costante espansione di quest'ultimo. Se l'ampliamento del mercato conduce ad un incremento del fatturato soltanto dei punti di vendita vincolati, non si tratta di un fattore che facilita l'accesso al mercato. La situazione è diversa allorché compaiono nuovi punti di vendita. Ma poiché in questo settore sono prassi corrente i contratti di esclusiva, la concorrenza per conquistare i nuovi punti di vendita e quelli i cui vincoli di esclusiva vengono a scadenza si riduce alla stipula di questo tipo di contratti. L'apertura dei mercati nei nuovi Laender tedesco-orientali è esempio concreto di uno sviluppo del genere. L'espansione del mercato rilevante conduce in queste circostanze soltanto a ristrette possibilità di accesso o di espansione all'interno del mercato, e ciò in particolare per nuovi concorrenti e offerenti di assortimenti parziali.
(140) La valutazione del complesso dei contratti di esclusiva e delle altre circostanze giuridiche ed economiche più sopra illustrate mostra che nel mercato rilevante l'accesso allo stadio del commercio al dettaglio e quindi l'accesso al mercato è sensibilmente ostacolato. Già sotto questo profilo sussiste il presupposto per il ritiro del beneficio dell'esenzione per categoria (supra n. 115). Gli «accordi di fornitura» concorrono in misura rilevante a tale compartimentazione del mercato. Tale valutazione è corroborata dalla costatazione che, a quanto risulta, da lungo tempo nessun offerente è riuscito a modificare sensibilmente, a suo favore, la struttura del mercato rilevante.
(141) Alla stessa conclusione si giungerebbe perfino qualora si ricomprendessero nel mercato rilevante del prodotto anche i gelati artigianali e quelli industriali destinati ai grandi consumatori (supra n. 83):
- l'accesso al mercato dei produttori artigianali di gelati non è soggetto, a quanto risulta, a restrizioni significative, ma è praticamente irrilevante per la struttura del mercato. L'accesso al mercato dei produttori di gelati monodose industriali tramite i produttori di gelati artigianali è invece del tutto escluso;
- per quanto riguarda la commercializzazione dei gelati industriali per il grande consumo, sono prassi corrente i contratti di esclusiva come quelli in uso per i gelati industriali monodose (supra n. 44). È da tenere presente che per questa categoria di prodotti il «commercio tradizionale» costituisce l'unico canale distributivo. Gli effetti degli «accordi di fornitura» rilevanti sul piano della concorrenza sono perciò in questo settore equiparabili per tutte le categorie di prodotti;
- infine sarebbe inopportuno replicare a un produttore di gelati monodose industriali che l'accesso al mercato è precluso a questa categoria di prodotti ma che la commercializzazione di altre categorie di prodotti presenta meno problemi.
- Concorrenza all'interno del mercato rilevante
(142) Le summenzionate barriere all'accesso al mercato rilevante impediscono anche che all'interno di tale mercato si verifichino significativi spostamenti nelle rispettive quote di mercato.
(143) L-I afferma tuttavia che quanto meno nei suoi rapporti con SLG esiste una concorrenza effettiva.
(144) Considerata la posizione preminente di L-I nel settore del commercio alimentare (supra n. 27) questa valutazione non si attaglia comunque a questo settore. Ciò è vero non solo per l'elevata quota di L-I sul volume globale di smercio di questo canale distributivo, ma in particolare anche per il suo potere economico, la sua posizione di rilievo sul mercato contiguo degli alimenti surgelati e la sua appartenenza al gruppo Unilever, uno dei principali fornitori del commercio alimentare sul mercato geografico.
(145) Nel settore del «commercio tradizionale» la concorrenza tra L-I e SLG si sviluppa essenzialmente intorno alla stipula dei contratti di esclusiva che esclude altri parametri competitivi per la durata dei contratti.
(146) In complesso è da presumere che in un mercato a struttura duopolista, come quella del mercato rilevante, la concorrenza tra i duopolisti sia tendenzialmente limitata. Ogni comportamento aggressivo di una delle due imprese conduce con molta probabilità direttamente contro reazioni da parte dell'altra impresa che ha un potenziale di mercato equiparabile. Di qui la convinzione che è nell'interesse della comune massimizzazione dei profitti rinunciare a farsi reciprocamente concorrenza.
(147) Ne consegue che sussiste la condizione negativa della «eliminazione» della concorrenza prevista dall'articolo 85, paragrafo 3, poiché sul mercato rilevante manca una concorrenza effettiva. Gli «accordi di fornitura» producono effetti che sono incompatibili con le condizioni previste dall'articolo 85, paragrafo 3. In particolare essi rendono notevolmente più difficile l'accesso di altri fornitori allo stadio della distribuzione al dettaglio.
(148) Resta da definire se gli «accordi di fornitura» possono essere scissi in modo tale da attribuire soltanto ad una parte di essi i summenzionati effetti negativi ed applicare nei riguardi dell'altra l'articolo 85, paragrafo 3. È superfluo accertare se tale distinzione sarebbe opportuna in altre circostanze economiche e giuridiche. Data la forte posizione di mercato di L-I e le molteplici difese da essa predisposte, a prescindere dagli «accordi di fornitura», mediante barriere all'entrata e accordi (supra n. 99) l'insieme dei contratti in questione non soddisfa le condizioni della citata norma. Per il resto i contratti di esclusiva (supra n. 37) stipulati con i grossisti che commercializzano [...] Mio di litri di gelati monodose industriali L-I venduti nel «commercio tradizionale», non formano oggetto delle presenti misure, le quali riguardano soltanto gli «accordi di esclusiva» che L-I stipula con i rivenditori al dettaglio.
C. TUTELA DELL'AFFIDAMENTO
(149) L-I sostiene che la Commissione non può discostarsi dalla valutazione formulata nella lettera amministrativa dei suoi servizi competenti del 20 settembre 1985 diretta a SLG. È vero che tale comunicazione era soggetta alla riserva di una eventuale modifica significativa delle circostanze di diritto o di fatto. Ma tale evento non si è verificato. I dati essenziali riguardanti il mercato sarebbero rimasti invariati dalla notifica effettuata nell'anno 1985.
(150) In linea di massima occorre fare presente che tutt'al più il destinatario può far valere un interesse legittimo a che la posizione espressa in una lettera amministrativa sia mantenuta.
(151) Contrariamente a quanto sostiene L-I, anche le circostanze di fatto si sono modificate. Già l'accesso al mercato di Mars e di Jacobs Suchard configura un elemento di fatto che giustifica un riesame della valutazione data. Tale riesame si impone inoltre anche perché soltanto queste nuove più recenti circostanze hanno posto in evidenza la compattezza del mercato. Nulla osta pertanto a che la Commissione proceda ad una valutazione degli «accordi di fornitura» che si discosta da quella formulata nella lettera amministrativa del 20 settembre 1985.
D. ARTICOLO 3 DEL REGOLAMENTO N. 17
(152) Per i motivi che precedono la Commissione accerta a norma dell'articolo 3, paragrafo 1 del regolamento n. 17, su domanda di Mars, che gli «accordi di fornitura» costituiscono un'infrazione all'articolo 85.
(153) Gli «accordi di fornitura» di cui sopra sono tuttora in vigore. Occorre pertanto obbligare L-I a rinunciare ai diritti di esclusiva relativi ai punti di vendita previsti dal contratto e a comunicare tale rinuncia ai suoi contraenti. Date le peculiarità del presente caso si deve tuttavia consentire a L-I di adire il tribunale di primo grado delle Comunità europee contro la presente decisione. L'efficacia del presente ordine di cessazione è pertanto sospesa per tre mesi dalla notifica della presente decisione.
(154) L'ordine di cessazione sarebbe tuttavia vano se fosse consentito a L-I di sostituire gli attuali «accordi di fornitura» direttamente con altri nuovi. È perciò necessario vietare a L-I la stipula di nuovi contratti del genere durante il periodo di tempo necessario per consentire una modifica sensibile delle condizioni di mercato. La Commissione considera appropriato fissare al riguardo un termine di cinque anni, tenuto conto della rigidità della struttura del mercato e delle barriere all'accesso ricordate anteriormente. Inoltre L-I può chiedere la revoca anticipata del divieto se le condizioni di mercato si sono modificate sensibilmente prima della scadenza di tale periodo,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli accordi stipulati da Langnese-Iglo GmbH e comportanti l'obbligo dei dettaglianti stabiliti in Germania di acquistare esclusivamente da detta impresa gelati monodose industriali(35) destinati alla rivendita (esclusiva dei punti di vendita) costituiscono una infrazione all'articolo 85, paragrafo 1 del Trattato CEE.
Articolo 2
Per gli accordi di cui all'articolo 1 è revocato il beneficio dell'applicazione del regolamento (CEE) n. 1984/83, nella misura in cui soddisfano alle condizioni dell'esenzione per categoria da questo previste.
Articolo 3
Langnese-Iglo GmbH è tenuta, entro tre mesi dalla notifica della presente decisione, a comunicare ai rivenditori con i quali ha stipulato accordi del tipo indicato all'articolo 1 tuttora in corso il testo degli articoli 1 e 2 che precedono, informandoli espressamente della nullità degli accordi stessi.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 393D0406.1Articolo 4
A Langnese-Iglo GmbH è fatto divieto fino al 31 dicembre 1997 di stipulare accordi del tipo indicato all'articolo 1.
Articolo 5
La presente decisione è destinata a
Langnese-Iglo GmbH
Dammtorwall 15
D-W-2000 Hamburg 36
Fatto a Bruxelles, il 23 dicembre 1992.

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