Document ID: 31996D0434

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 20 marzo 1996 relativa alle misure di aiuto previste dall'Italia a favore delle imprese che si trovano in stato di insolvenza determinato dall'obbligo di restituire aiuti in attuazione di decisioni comunitarie adottate a norma degli articoli 92 e 93 del trattato (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (96/434/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato istitutivo della Comunità Europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2,
dopo aver inviato le parti interessate a presentare osservazioni in conformità dell'articolo 93, paragrafo 2, primo comma del trattato,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 20 dicembre 1994 la Commissione ha informato il governo italiano di aver deciso l'apertura del procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato riguardo alla legge n. 80/1993, recante norme per l'applicabilità dell'amministrazione straordinaria di cui alla legge n. 95/1979 alle imprese il cui stato di insolvenza sia determinato dall'obbligo di restituire allo Stato ovvero a società ed enti pubblici aiuti di Stato in attuazione di decisioni di organi comunitari adottate in applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato.
Nell'ambito di questo procedimento la Commissione ha invitato il governo italiano a presentare osservazioni, mentre gli altri Stati membri ed i terzi interessati sono stati informati a mezzo di comunicazione pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (1). Nessun altro Stato membro o terzo interessato si è avvalso di tale possibilità.
II
Il governo italiano ha fatto conoscere la propria posizione con lettera del 9 febbraio 1995. Ulteriori informazioni sono state trasmesse con lettere del 23 giugno 1995 e del 12 gennaio 1996.
III
Le misure in questione prevedono l'applicazione della procedura di amministrazione straordinaria di cui alla legge n. 95/1979 a quelle «imprese il cui stato di insolvenza sia determinato dall'obbligo di restituire allo Stato, ad enti pubblici, o a società a prevalente partecipazione pubblica una somma non inferiore al 51 per cento del capitale versato e comunque non inferiore a 50 miliardi di lire, in attuazione di decisioni di organi comunitari adottate in applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato istitutivo della Comunità economica europea . . .».
Le autorità italiane hanno precisato che tali disposizioni sono state applicate in un solo caso, relativo all'impresa Nuova Cartiera di Arbatax, oggetto della decisione 92/296/CEE della Commissione (2). Sulla base delle informazioni comunicate dalle autorità italiane con telex del 3 giugno 1992 la restituzione degli aiuti incompatibili col mercato comune ai sensi di questa decisione è stata iscritta nel bilancio dell'impresa interessata; nessun elemento consente di concludere che al riconoscimento del debito derivante da tale iscrizione contabile abbia fatto seguito il rimborso effettivo delle relative somme. Da ultimo, le autorità italiane hanno annunciato la costituzione di una commissione amministrativa incaricata di rivedere i criteri di applicazione della legge n. 95/1979 e successive modifiche ed integrazioni, con riguardo, tra l'altro, alla possibilità di abrogare le disposizioni di cui alla legge n. 80/1993.
IV
Le disposizioni di cui alla legge n. 80/1993 danno vita ad un regime di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo sullo Spazio economico europeo, in quanto consentono alle imprese beneficiarie, per il momento la sola Nuova Cartiera di Arbatax, in futuro eventuali altri beneficiari cui la legge in questione venisse applicata, di continuare a fruire dei vantaggi derivanti da aiuti già dichiarati in conflitto col diritto comunitario. Detti vantaggi derivano da risorse statali che l'impresa interessata sarebbe tenuta a restituire in forza di previe decisioni della Commissione o di pronuncie della giustizia comunitaria nonché dall'eventuale concessione della garanzia del Tesoro di cui all'articolo 2 bis della legge n. 95/1979 e sono riservati alle imprese che si trovino in stato di insolvenza a causa dell'obbligo di rimborsare aiuti che la Commissione ed, in ipotesi, il giudice comunitario hanno considerato in contrasto con gli articoli 92 e 93 del trattato.
Considerato il combinato disposto delle leggi n. 95/1979 e n. 80/1993 e tenuto conto della definizione comunitaria di piccola e media impresa nel campo della politica degli aiuti di Stato (3), le imprese beneficiarie delle misure in discorso sono da considerarsi grandi imprese, la cui attività incide ordinariamente sugli scambi tra Stati membri.
L'applicazione di tali disposizioni comporta a favore dei beneficiari un vantaggio illegittimo in grado di provocare distorsioni di concorrenza in quanto, considerato che le disposizioni della legge n. 80/1993 da un lato si riferiscono ad aiuti giudicati dalla Commissione incompatibili col mercato comune e con il funzionamento dell'accordo SEE e, dall'altro, si applicano anche nelle ipotesi in cui la fondatezza delle relative decisioni sia stata confermata dal giudice comunitario, esse hanno l'effetto di privare di concreta esecutività le decisioni comunitarie da cui deriva l'obbligo di rimborso di aiuti di Stato incompatibili col diritto comunitario, perpetuando la situazione di illegittimo vantaggio che le medesime decisioni intendevano sopprimere.
Detta normativa risulta inoltre applicabile ai beneficiari individuati dalla legge n. 80/1993 su tutto il territorio nazionale ed in tutti i settori economici; essa non ha pertanto finalità settoriali o regionali. Peraltro, l'assenza di limitazioni settoriali fa sì che rientrino a pieno titolo nel campo di applicazione delle norme in questione le imprese appartenenti a settori sensibili ed oggetto di stretta sorveglianza comunitaria in merito all'eventuale erogazione di aiuti di Stato.
Per quanto riguarda il caso specifico della Nuova Cartiera di Arbatax, le autorità italiane hanno osservato che l'applicazione della legge n. 80/1993 non è stata accompagnata dall'erogazione della garanzia dello Stato di cui all'articolo 2 bis della legge n. 95/1979 e che da ciò conseguirebbe l'assenza di misure di aiuto ricollegabili alla legge n. 80/1993.
Questa circostanza indica unicamente che, nel caso di specie, al mantenimento in capo al beneficiario degli aiuti di Stato oggetto della sopra richiamata decisione 92/296/CEE non si è aggiunta l'attribuzione di nuove risorse statali.
Un meccanismo - quale quello disciplinato dalla legge n. 80/1993 - che, secondo il diritto nazionale, abbia l'effetto di bloccare la restituzione di aiuti di Stato dichiarati incompatibili con il mercato comune e con il funzionamento dell'accordo SEE, evitando in tal modo il ripristino della situazione precedente l'erogazione, impedendo l'eliminazione dei vantaggi di cui i beneficiari abbiano goduto per effetti degli stessi aiuti e consentendo ai beneficiari di continuare a godere di vantaggi che incidono sugli scambi comunitari e sono in grado di provocare distorsioni di concorrenza rappresenta esso stesso un regime di aiuti di Stato incompatibile col mercato comune e con il funzionamento dell'accordo SEE ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1 di tale accordo, al quale non si applicano le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafi 2 e 3 del trattato CE ed all'articolo 61, paragrafi 2 e 3, dell'accordo SEE. In particolare, nel caso della Nuova Cartiera di Arbatax, deve constatarsi non l'erogazione di risorse aggiuntive, ma la conservazione, a favore della stessa impresa, di aiuti già dichiarati incompatibili col diritto comunitario di cui lo Stato membro interessato è tenuto ad assicurare la restituzione, per cui anche in questo caso l'applicazione della legge n. 80/1993 è funzionale all'attribuzione di un vantaggio derivante da risorse statali e consente di confermare la qualificazione di questa situazione come aiuto di Stato incompatibile col mercato comune e con il funzionamento dello Spazio economico europeo ai sensi degli articoli 92 e 93 del trattato e 61 dell'accordo SEE.
Inoltre, la legge n. 80/1993, nel rendere applicabile la legge n. 95/1979 ad imprese tenute a restituire aiuti di Stato in attuazione di decisioni adottate a norma degli articoli 92 e 93 del trattato CE, comporta la possibilità che alle imprese beneficiarie venga concessa la garanzia dello Stato di cui all'articolo 2 bis della legge n. 95/1979. Tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE, nonché dei principi ispiratori della politica della Commissione in materia di garanzie pubbliche (4), siffatta possibilità rientra nel campo di applicazione degli articoli 92 e seguenti del trattato e 61 e seguenti dell'accordo SEE, sia nel caso in cui la garanzia sia subordinata al pagamento di un corrispettivo, dal momento che, in assenza della garanzia del Tesoro, l'impresa beneficiaria - trattandosi di un'entità economica le cui difficoltà sono testimoniate dallo stato di insolvenza - potrebbe trovarsi nell'impossibilità di conseguire sul mercato il prestito che la garanzia statale è intesa a confortare, sia, a maggior ragione, nell'ipotesi in cui la concessione della garanzia non implichi alcuna contropartita, dato che, in quest'ultimo caso, il comportamento dello Stato si discosterebbe nettamente dall'atteggiamento che, in analoghe circostanze, assumerebbe un imprenditore che operi razionalmente sul mercato.
L'applicazione della legge n. 80/1993 comporta pertanto, sotto diversi profili, la concessione a favore dei beneficiari di aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE.
V
Le misure di cui trattasi costituiscono inoltre aiuti illegali, in quanto adottate in violazione della procedura di esame preventivo di cui all'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Pur essendo applicabili fin dal 1992, tali misure sono infatti state notificate soltanto nel 1993 ed a seguito di formale invito in questo senso rivolto dalla Commissione alle autorità italiane. Peraltro, trattandosi di norme introduttive di un nuovo regime di aiuti, tali misure non possono essere considerate come aiuti esistenti rientranti nell'ambito del procedimento E 13/92, relativo alle disposizioni di base della legge n. 95/1979, attualmente oggetto di esame ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 1 del trattato (5).
VI
Per tutte le ragioni sopra esposte, la normativa di cui alla legge n. 80/1993 costituisce, ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE, un regime di aiuti di Stato incompatibile con il mercato comune e con il funzionamento dello Spazio economico europeo. Ad essa non si applica alcuna delle deroghe previste dai paragrafi 2 e 3 degli stessi articoli 92 e 61. Le norme in questione non sono infatti destinate ai singoli consumatori né ad ovviare ai danni causati da calamità naturali o altri eventi eccezionali; essi inoltre non hanno finalità regionali, settoriali o culturali e non sono dirette alla promozione di un importante progetto di comune interesse europeo.
Le disposizioni di cui alla legge n. 80/1993 sono incompatibili col mercato comune in quanto, pur senza comportare necessariamente il trasferimento a favore dei beneficiari di nuove risorse statali, consentono che imprese tenute alla restituzione di aiuti di Stato in forza di decisioni adottate a norma degli articoli 92 e 93 del trattato conservino i vantaggi derivanti dagli stessi aiuti sottraendosi in tal modo alla restituzione del beneficio conseguito in violazione del diritto comunitario, oltre a conseguire eventuali altri vantaggi nel caso in cui venga concessa loro la garanzia statale di cui all'articolo 2 bis della legge n. 95/1979.
L'unico rimedio adeguato alla situazione sopra descritta consiste nell'abrogazione delle disposizioni di cui alla legge n. 80/1993, accompagnata dalla restituzione allo Stato degli aiuti incompatibili col mercato comune a suo tempo versati all'impresa Nuova Cartiera di Arbatax ed esaminati nella decisione 92/296/CEE. Il governo italiano non ha tuttavia assunto un formale impegno in tal senso. Esso infatti ha definito tale abrogazione come un'eventualità futura, che dipende dai risultati dei lavori della commissione amministrativa incaricati della revisione dei criteri di applicazione della legge n. 95/1979, la quale peraltro non dispone di poteri decisionali.
L'abrogazione delle disposizioni di cui alla legge n. 80/1993 risulta imprescindibile per eliminare un dispositivo funzionale a possibili ripetute violazioni delle norme di cui agli articoli 92 e 93 del trattato, nonché degli articoli 61 e 62 dell'accordo SEE.
Poiché le disposizioni della legge n. 80/1993 sono state applicate nel caso della restituzione degli aiuti versati alla Nuova Cartiera di Arbatax, occorre inoltre procedere senza ulteriori ritardi al recupero degli aiuti in questione al fine di ripristinare la situazione anteriore alla concessione degli aiuti stessi, eliminando tutti i vantaggi economici di cui l'impresa beneficiaria ha illegittimamente goduto dalla data di versamento degli aiuti stessi (6),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le misure di aiuto di Stato previsto dalla legge italiana n. 80/1993 sono illegali in quanto non sono state preventivamente notificate alla Commissione a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Le stesse misure sono incompatibili col mercato comune e con il funzionamento dell'accordo SEE ai sensi dell'articolo 92 del trattato e dell'articolo 61 dell'accordo SEE.
Articolo 2
L'Italia procede all'abrogazione delle disposizioni di cui alla legge n. 80/1993.
Articolo 3
L'Italia informa la Commissione, entro due mesi a decorrere dalla notificazione della presente decisione, delle misure adottate per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 20 marzo 1996.

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