Document ID: 32007D0655

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 5 luglio 2005
relativa all’aiuto previsto dall’Italia a favore del settore zootecnico e del settore olivicolo in base agli articoli 4 e 5 della legge n. 290/99 all’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 ed alla legge n. 252/91
[notificata con il numero C(2004) 4769]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(2007/655/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare le loro osservazioni ai sensi delle summenzionate disposizioni (1), e tenuto conto di tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1)
Con lettera del 6 agosto 1998, protocollata il 12 agosto 1998, la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea ha notificato alla Commissione, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, un disegno di legge sulla proroga di termini nel settore agricolo. Tale legge è stata protocollata come aiuto numero N 490/1998.
(2)
Con lettera del 30 novembre 1998, protocollata il 4 dicembre 1998, le autorità italiane hanno risposto alla richiesta di informazioni della Commissione del 1o ottobre 1998.
(3)
Con lettera del 13 settembre 1999, la Commissione ha chiesto alle autorità italiane di trasmettere le informazioni da essa richieste con lettera del 28 gennaio 1999, non ancora pervenute. Nella stessa lettera la Commissione ha invitato le autorità italiane a confermare le notizie di stampa secondo le quali il disegno di legge era stato convertito dal Parlamento, nella legge 17 agosto 1999, n. 290, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 195 del 20 agosto 1999.
(4)
Con lettera del 25 ottobre 1999, protocollata il 5 novembre 1999, le autorità italiane hanno confermato che il disegno di legge era stato convertito in legge con il n. 290/99. La stessa lettera conteneva in allegato il testo della legge adottata e forniva inoltre una parte delle informazioni richieste dalla Commissione con la lettera del 28 gennaio 1999.
(5)
Sulla base delle suddette informazioni, il regime di aiuti è stato trascritto nel registro degli aiuti non notificati, con il numero NN 155/99.
(6)
Con lettera del 24 febbraio 2000 (2), la Commissione ha informato l’Italia della sua decisione di avviare il procedimento previsto dall’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE nei confronti degli articoli 4 e 5 della legge n. 290/99, dell’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 dell’11 marzo 1988 (Legge finanziaria del 1988) e della legge n. 252/91 dell’8 agosto 1991. Nella stessa lettera la Commissione informava inoltre l’Italia di non avere obiezioni nei confronti degli altri articoli (articoli 1, 2, 3, 6, 7 e 8) della legge n. 290/99 in quanto non configuranti un aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(7)
Con la stessa lettera, la Commissione intimava all’Italia di fornire, ai sensi dell’articolo 10, paragrafi 2 e 3, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio (3), entro un mese dal ricevimento di tale lettera, tutti i documenti, informazioni ed elementi necessari ai fini della valutazione della compatibilità delle misure in questione.
(8)
La decisione della Commissione di avviare il suddetto procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (4). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare le proprie osservazioni.
(9)
Con lettera del 23 marzo 2000, le autorità italiane hanno chiesto una proroga di 30 giorni del termine fissato dalla Commissione per la presentazione delle informazioni richieste con l’avvio del procedimento.
(10)
Con lettera del 18 maggio 2000, le autorità italiane hanno presentato alla Commissione le loro osservazioni in merito all’avvio del procedimento.
(11)
Con lettera del 13 ottobre 2000, le autorità italiane hanno trasmesso le informazioni richieste dalla Commissione con la lettera del 17 luglio 2000.
(12)
Con lettera del 31 gennaio 2001, le autorità italiane hanno chiesto una proroga del termine fissato dalla Commissione per la presentazione delle informazioni richieste nella lettera del 13 dicembre 2000.
(13)
Con lettera del 12 luglio 2001, le autorità italiane hanno trasmesso le informazioni richieste.
(14)
La Commissione ha inoltre ricevuto delle osservazioni da parte di terzi con lettera del 30 giugno 2000. Essa ha trasmesso tali osservazioni all’Italia, che ha avuto la possibilità di esprimere il proprio parere. Non sono pervenuti commenti specifici in merito a questa lettera da parte delle autorità italiane.
(15)
Il 12 marzo 2002, in considerazione della diversità e dell’assenza di collegamento fra le misure di aiuto previste dall’articolo 4 della legge n. 290/99 da un lato e quelle previste dall’articolo 5 della stessa legge e dall’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e dalla legge n. 252/91, la Commissione ha deciso di scindere il caso in due fascicoli separati, vale a dire C/7A/2000 e C/7B/2000 concernenti rispettivamente l’articolo 4 della legge n. 290/99 e l’articolo 5 della legge n. 290/99, l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91.
(16)
Con lettera del 5 aprile 2002 (5) la Commissione ha informato l’Italia di aver adottato una decisione finale negativa nei confronti delle misure di aiuto previste dall’articolo 4 della legge n. 290/99. Con la stessa lettera, la Commissione ha inoltre informato l’Italia che la decisione in questione non riguardava, né produceva effetti alle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998, per le quali era prevista una proroga con l’articolo 4 della legge n. 290/99. Analogamente, la decisione in questione non riguardava l’articolo 5 della legge n. 290/99, né l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91, vale a dire la base giuridica per la concessione degli aiuti menzionati nell’articolo 5 della legge n. 290/99, che vengono esaminati nell’ambito dell’aiuto di Stato n. C/7B/2000.
(17)
Ulteriori informazioni sono state trasmesse dalle autorità italiane con la lettera del 27 febbraio 2003, protocollata il 28 febbraio 2003, contenente le informazioni richieste dalla Commissione nella sua lettera dell’8 maggio 2002.
(18)
In seguito al risultato della riunione fra funzionari della Commissione e le autorità italiane svoltasi il 24 marzo 2004 e di diverse discussioni informali sullo stesso argomento, le autorità italiane hanno chiesto, con lettera del 20 maggio 2004, protocollata il 14 giugno 2004, un ulteriore lasso di tempo per fornire le informazioni ancora necessarie ai fini dell’esame del fascicolo.
(19)
Con lettera del 29 ottobre 2004 e protocollata il 3 novembre 2004, le autorità italiane hanno trasmesso ulteriori informazioni. Nella stessa lettera veniva indicato che esse avrebbero chiesto di mantenere riservati i dati finanziari, gli interventi effettuati e i rendiconto delle società interessate.
(20)
Con lettera del 24 novembre 2004, protocollata il 3 dicembre 2004, le autorità italiane hanno trasmesso ulteriori informazioni. Esse hanno inoltre precisato che non era stata presentata fino a quel momento alcuna richiesta di riservatezza.
(21)
Ulteriori informazioni sono state trasmesse con lettera del 4 aprile 2005, protocollata il 7 aprile 2005.
II. DESCRIZIONE DELL’AIUTO
II.1. Campo d’applicazione della presente decisione
(22)
La legge n. 290/99 prevede una proroga di termini per varie operazioni nel settore agricolo. Tale legge è suddivisa in otto articoli. Nella sua decisione del 24 febbraio 2000, la Commissione aveva deciso di non sollevare obiezioni nei confronti degli articoli 1, 2, 3, 6, 7 e 8 della legge in quanto non configuravano un aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1 del trattato CE. La decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, riguardava, d’altro canto, gli articoli 4 e 5 della stessa legge, nonché l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91, che costituiva il fondamento giuridico per la concessione degli aiuti menzionati nell’articolo 5 della legge n. 290/99.
(23)
Una decisione finale negativa sull’articolo 4 della legge n. 290/99 è stata adottata dalla Commissione il 5 aprile 2002. La presente decisione riguarda l’articolo 15, paragrafo 16, della legge n. 67/88, la legge n. 252/91, l’articolo 4 (solo per le operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998) e l’articolo 5 della legge n. 290/99.
II.2. Contesto
(24)
In base alle informazioni trasmesse, alla fine degli anni ’80, il settore della zootecnia in Italia ha sofferto a causa di una eccessiva frammentazione della produzione che ha portato ad avere delle strutture superate, inadatte ad una produzione di qualità. Allo scopo di modernizzare l’intero sistema la legge n. 87/90, successivamente modificata dalla legge n. 252/91, prevedeva aiuti a sostegno di progetti integrati, vale a dire progetti che riunivano più imprese in una logica a grappolo. I progetti venivano inclusi in un programma approvato dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), sul presupposto che dovevano essere finanziati solo progetti intrapresi da un gruppo di imprese collegate fra loro e in grado di garantire il completamento dell’intero progetto. Questo significava inoltre che ogni società partecipante era responsabile del completamento dell’intero progetto garantendo (con una clausola) l’impegno in solido di tutte le società aggregate. Inoltre, a tutte le società veniva richiesta una importante partecipazione finanziaria ai progetti, attraverso una nuova capitalizzazione e, nel caso delle cooperative, anche sotto forma di un prestito decennale. Le garanzie richieste dallo Stato (garanzia sull’intero progetto e capitalizzazione delle società) per la concessione dell’aiuto rappresentavano un vincolo finanziario notevole per le società interessate.
(25)
Dato che le risorse stanziate per il completamento dei progetti integrati non erano sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario globale del settore, sono state utilizzate risorse aggiuntive previste dalla legge n. 67/88 per finanziare gli stessi progetti integrati. Gli interventi in questione sono stati effettuati nell’ambito di un programma globale di razionalizzazione e ristrutturazione del settore della carne bovina, che in Italia, a differenza di altri paesi europei, è iniziato solo nei primi anni ’90. Altri paesi dell’Unione europea, come la Francia, avevano avviato programmi di ristrutturazione e razionalizzazione dei loro impianti di macellazione fin dagli anni ’70 (6). Il numero elevato di impianti di macellazione presenti in Italia e la loro inadeguata distribuzione sul territorio nazionale imponevano una drastica riorganizzazione del settore che, secondo le autorità italiane, poteva essere realizzata solo con un forte sostegno pubblico e sulla base di un programma destinato a modernizzare l’intero settore. Per poter sopravvivere, le imprese italiane dovevano accelerare il processo di innovazione tecnologica e ristrutturazione organizzativa secondo due direttrici:
a)
razionalizzazione dei sistemi di riproduzione attraverso l’adozione di metodi di miglioramento tecnologico diretti a ottenere produzioni standardizzate a costi competitivi;
b)
diversificazione di produzioni di elevato livello qualitativo e razionalizzazione di prodotti di qualità costante e omogenea.
Il compito di attuare la legge n. 67/88 è stato delegato ad un gruppo di esperti, incaricato di redigere un programma di azioni urgente, definire l’impostazione strategica e decidere se i progetti presentati potevano essere ammessi al finanziamento.
In considerazione della gravità della crisi del settore della carne bovina, le azioni previste dal programma erano orientate principalmente verso questo settore e, in minor misura, verso quelli della carne suina e ovina.
II.3. Le misure
(26)
La legge n. 67/88 che prevede i benefici creditizi di cui all’articolo 5 della legge n. 290/99, stabilisce disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ed è la legge finanziaria italiana del 1988. L’articolo 15, comma 16, della legge prevede che le cooperative agricole e i loro consorzi possano contrarre mutui nel limite massimo di ITL 700 miliardi per la costruzione, ristrutturazione ed ampliamento dei loro impianti di macellazione (7). La legge prevede inoltre che, nei limiti di ITL 100 miliardi nel 1988 e ITL 50 miliardi nel 1989, detti mutui possano essere destinati a operazioni di consolidamento delle passività esistenti relativamente alle strutture e impianti sopra indicati. Per tali mutui è concesso un contributo in conto interessi nella misura massima di 10 punti percentuali. Le disposizioni del comma in questione si applicano anche per il finanziamento dei progetti relativi al consolidamento e allo sviluppo degli allevamenti da latte e da carne di cooperative agricole e loro consorzi. Tale legge non è mai stata notificata alla Commissione ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(27)
L’articolo 5 della legge notificata stabilisce i casi in cui i benefici creditizi sui mutui contratti ai sensi dell’articolo 1, comma 16, della legge n. 67/88 restano validi anche quando alcune delle condizioni inizialmente fissate non sono state soddisfatte. Più precisamente, l’articolo 5, comma 2, precisa che i benefici creditizi relativi a mutui contratti ai sensi del suddetto articolo 15, comma 16, per azioni congiunte di sviluppo e consolidamento di passività, restano validi anche nel caso di parziale realizzazione del progetto integrato approvato ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 87/90, come sostituito dall’articolo 1 della legge n. 252/91, purché il progetto integrato del soggetto beneficiario del mutuo sia portato a compimento. L’articolo 5, comma 3, stabilisce che i benefici creditizi relativi ai mutui contratti per solo consolidamento di passività restano validi anche nel caso di mancata realizzazione, parziale o totale, del progetto integrato purché il soggetto beneficiario del mutuo presenti un proprio progetto di investimento da realizzare con parte del ricavato del mutuo concesso. Il comma 4 prevede inoltre che le imprese aggregate per la realizzazione di un progetto integrato di sviluppo di rilevanza nazionale nel settore zootecnico, già ammesse al finanziamento ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 87/90, come sostituito dall’articolo 1 della legge n. 252/91, mantengono la titolarità e la destinazione del finanziamento agevolato anche nel caso del venir meno dell’originario progetto integrato, purché portino a termine la propria parte di progetto.
(28)
L’articolo 4 prevede misure dirette ad agevolare le operazioni di credito agrario. In particolare, esso proroga fino a dodici mesi le rate delle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998. I beneficiari sono aziende agricole, a prevalente indirizzo olivicolo, delle regioni Puglia, Calabria e Sicilia, condotte da coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo principale, nonché cooperative olivicole di conduzione, danneggiate dalla grave crisi di mercato delle olive e dell’olio. I medesimi interventi, con le stesse procedure e modalità, si applicano anche a favore delle aziende agricole e delle cooperative olivicole di conduzione di altre regioni con zone a vocazione olivicola, in cui è accertata la grave crisi di mercato delle olive e dell’olio. L’articolo considera a prevalente indirizzo olivicolo le aziende agricole e le cooperative olivicole di conduzione che traggono da dette produzioni almeno il cinquanta percento della produzione lorda vendibile.
(29)
Il 3 aprile 2002 (8) la Commissione ha adottato una decisione finale negativa nei confronti degli aiuti previsti dall’articolo 4 della legge n. 290/99. Tale decisione, come risulta chiaramente dal testo della stessa, non riguardava né produceva effetti sulle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998, per le quali l’articolo 4 della legge n. 290/99 prevedeva una proroga. Tali operazioni devono quindi essere ancora valutate.
(30)
L’altra legge citata all’articolo 5 come fondamento giuridico per la concessione di varie forme di aiuto è la legge n. 252/91 che modifica la legge n. 87/90 sugli interventi urgenti per la zootecnia. Essa assiste varie misure straordinarie nella zootecnia attuate sotto forma di progetti integrati di rilevanza nazionale, autorizzando i relativi stanziamenti. La legge inoltre promuove la costituzione di una società per azioni con capitale sottoscritto per almeno il 51 per cento dal ministero delle politiche agricole e forestali, incaricata di svolgere i seguenti compiti:
a)
accordare fideiussioni a fronte di operazioni creditizie;
b)
effettuare operazioni di provvista da destinare ad operazioni creditizie di investimento;
c)
concedere finanziamenti per interventi relativi alle azioni di risanamento e liquidazione di società;
d)
acquisire quote di partecipazione di società costituite per la realizzazione di progetti speciali.
II.4. Beneficiari
(31)
Agricoltori del settore zootecnico attivi nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della carne.
II.5. Dotazione finanziaria
(32)
La dotazione finanziaria totale aggiornata destinata all’esecuzione dei progetti integrati ammonta a:
Legge n. 252/91: ITL 97 015 515 581 (circa 50 mio EUR),
Legge n. 67/88 (mutui per lo sviluppo): ITL 6 349 660 726 (circa 3,280 mio EUR),
Legge n. 67/88 (mutui per il consolidamento): ITL 1 968 222 804 (circa 1,016 mio EUR).
III. MOTIVAZIONI DELLA DECISIONE DI AVVIARE IL PROCEDIMENTO
(33)
L’articolo 5 della legge n. 290/99 fissa le condizioni alle quali i benefici creditizi sui mutui contratti nell’ambito di atti legislativi specifici restano validi anche quando le condizioni inizialmente fissate non sono state soddisfatte. Al momento in cui la Commissione aveva deciso di avviare il procedimento previsto dall’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, non erano disponibili informazioni sulle leggi a cui fa riferimento l’articolo 5 e che sono strettamente connesse alla valutazione del suddetto articolo. Le autorità italiane hanno trasmesso i testi delle due leggi (legge n. 252/91 e legge n. 67/88) alla Commissione dietro sua espressa richiesta. Tuttavia quando la Commissione ha deciso di avviare il procedimento previsto dall’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE le autorità italiane non avevano ancora fornito ulteriori informazioni o dati supplementari sulle leggi in questione o sulle misure di aiuto in esse contenute. La Commissione non era quindi in grado di stabilire se l’articolo 5 della legge n. 290/99 facesse riferimento all’aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, in quanto le autorità italiane non avevano fornito informazioni precise al riguardo. Tuttavia, consentendo a determinate aziende agricole di continuare a beneficiare di aiuti specifici anche nei casi in cui esse non fossero in grado di soddisfare tutti gli obblighi fissati inizialmente per l’ammissibilità a tali benefici, la misura sembrava favorire queste aziende rispetto alle altre che, nella stessa situazione, avevano dimostrato di essere in grado di soddisfare tutti gli obblighi inizialmente assunti. La misura prevista dall’articolo 5 pertanto, dava adito almeno ad una presunzione di aiuto che, in assenza di informazioni da parte delle autorità italiane, poteva essere chiarita solo attraverso l’avvio del procedimento previsto dall’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.
(34)
Inoltre, l’articolo 5 della legge n. 290/99 non poteva essere valutato facendo astrazione dagli atti legislativi che costituivano il fondamento giuridico per la concessione di vantaggi specifici (benefici creditizi e finanziamenti), ai quali esso fa riferimento: cioè l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91. I testi di tali strumenti sono stati trasmessi dalle autorità italiane alla Commissione su sua espressa richiesta. Entrambi questi atti legislativi prevedono chiaramente degli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Più precisamente, l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 prevede la concessione di mutui agevolati alle cooperative agricole e consorzi per i quali può essere concessa una sovvenzione in conto interessi fino ad un massimo del 10 %. Tale agevolazione rimuove quindi, per le aziende agricole beneficiarie, l’onere rappresentato dal pagamento del tasso di interesse pieno in vigore sul mercato al momento in cui il mutuo è stato concesso e che, d’altro canto, dovrebbe essere pagato da qualsiasi altra azienda agricola non ammessa allo stesso beneficio. L’agevolazione in questione sarebbe, in questo caso, pari alla differenza fra il tasso di interesse di mercato (9), in vigore al momento della concessione del mutuo e il tasso di interesse (più basso) effettivamente pagato dai beneficiari grazie al contributo pubblico. La legge n. 252/91 autorizza invece lo stanziamento di fondi pubblici per la realizzazione di diversi tipi di progetti nel settore zootecnico e così facendo favorisce i destinatari di tali fondi rispetto alle altre aziende agricole che devono realizzare progetti simili basandosi unicamente sulle proprie risorse finanziarie. Per definizione, le due misure suddette sembravano quindi ricadere nel campo di applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(35)
Al momento dell’avvio del procedimento, la Commissione non era in grado di stabilire la legittimità di tali misure di aiuto. Nonostante ripetute richieste specifiche a questo riguardo (10), le autorità italiane di fatto non avevano chiarito alla Commissione se tali atti legislativi erano stati notificati ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE e quindi se le misure in essi contenute erano parte di regimi di aiuto esistenti valutati dalla Commissione alla luce degli articoli 87, 88 e 89 del trattato CE o se non erano mai stati notificati alla Commissione.
(36)
Da un punto di vista sostanziale, la Commissione nutriva dubbi circa la compatibilità di alcuni aspetti dei regimi di aiuto previsti da detti atti legislativi con il mercato comune. Sulla base delle informazioni disponibili in quel momento, ricavate da una analisi dei testi trasmessi alla Commissione, alcune delle misure contenute nell’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e nella legge n. 252/91, potevano effettivamente costituire aiuti di funzionamento. In assenza di informazioni più precise e dettagliate in grado di infirmare tale impostazione preliminare, ciò non poteva che indurre la Commissione ad adottare una posizione negativa nei confronti di tali aiuti.
(37)
Per quanto riguarda l’articolo 4 della legge n. 290/99, la Commissione, nella sua decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato, ha invitato l’Italia a fornire tutte le informazioni disponibili sulle condizioni (tassi di interesse, eventuali garanzie…) alle quali erano stati originalmente concessi i mutui per i quali veniva prevista una proroga dall’articolo 4 della legge n. 290/99, e l’ammontare totale dei mutui concessi, nonché a indicare se gli aiuti in questione rientrassero in un regime di aiuti già esistente (e in caso affermativo precisare quale). Dato che la decisione finale concernente l’articolo 4 della legge n. 290/99, non riguardava, né produceva effetti sulle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998, per le quali era prevista una proroga dall’articolo 4 della legge n. 290/99, tali mutui dovevano ancora essere esaminati al fine di verificare se gli aiuti in questione fossero concessi a condizioni di mercato (in tal caso sarebbe stato necessario determinare tali condizioni), o se rientrassero in regimi di aiuto già esistenti approvati dalla Commissione (in tale caso, sarebbe stato necessario determinare tali regimi).
IV. INFORMAZIONI FORNITE DALL’ITALIA SUCCESSIVAMENTE ALL’AVVIO DEL PROCEDIMENTO
(38)
In seguito all’avvio del procedimento e in risposta alle richieste specifiche della Commissione, le autorità italiane hanno fornito informazioni dettagliate con lettera del 18 maggio 2000, con lettera del 13 ottobre 2000, con lettera del 5 luglio 2001, con lettera del 27 febbraio 2003 e con lettera del 29 ottobre 2004, protocollata il 3 novembre 2004. Le informazioni fornite in queste lettere devono essere lette nella loro totalità, in quanto le autorità italiane, in seguito ad una indagine approfondita, hanno riveduto alcuni dei dati forniti in origine, in particolare per quanto riguarda i dati finanziari aggregati. Di conseguenza, le informazioni trasmesse sono riassunte alla parte III.3, dove viene indicato il riferimento alla lettera interessata.
V. OSSERVAZIONI DI TERZI
(39)
La Commissione ha ricevuto una sola lettera proveniente da terzi. Tale lettera, del 30 giugno 2000, è stata inviata da CONAZO, nella sua qualità di leader di un gruppo di imprese che aveva beneficiato dei fondi concessi dalle autorità italiane sulla base delle leggi n. 252/91 e n. 67/88, oggetto del procedimento della Commissione.
(40)
Nella sua lettera CONAZO esprimeva soprattutto la propria sorpresa per il fatto che, nell’avvio del procedimento, la Commissione aveva esplicitamente dichiarato di non essere stata informata dell’esistenza della legge n. 252/91 e della legge n. 67/88 e quindi del fatto che le autorità italiane avevano concesso degli aiuti sulla base delle suddette leggi.
(41)
Secondo questa cooperativa la Commissione non poteva non essere al corrente del drastico programma di riorganizzazione dei settori zootecnico e della macellazione, avviato dalle autorità italiane fin dal 1986. Nella stessa lettera, CONAZO fa riferimento all’ampio programma di ristrutturazione dei due settori summenzionati progettato dal Comitato interministeriale italiano per la programmazione economica (CIPE) nel 1991. La società ricorda inoltre che le drastiche iniziative intraprese nel settore della macellazione hanno portato ad una notevole riduzione del numero degli impianti di macellazione, che è sceso da più di 8 500 unità negli anni ’80 alle 3 000 attuali.
VI. VALUTAZIONE
(42)
Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(43)
Gli articoli 87 e 88 del trattato si applicano alla produzione e agli scambi dei prodotti a favore dei quali le autorità italiane hanno deciso di concedere un aiuto. In effetti, l’articolo 40 del regolamento (CE) n. 1254/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine (11) stabilisce che, fatte salve disposizioni contrarie del regolamento, gli articoli 87, 88 e 89 del trattato si applicano alla produzione e al commercio dei prodotti del settore delle carni bovine. Una disposizione analoga figura all’articolo 21 del regolamento (CEE) n. 2759/75 del Consiglio, del 29 ottobre 1975, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni suine (12) e all’articolo 23 del regolamento (CE) n. 2529/2001 del Consiglio, del 19 dicembre 2001, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni ovine e caprine (13).
VI.1. Esistenza dell’aiuto
(44)
L’articolo 5 della legge n. 290/99 stabilisce i casi in cui i benefici creditizi sui mutui contratti ai sensi di taluni atti legislativi restano validi anche quando le condizioni inizialmente fissate non fossero state soddisfatte. Consentendo a determinate aziende agricole di continuare a beneficiare di aiuti specifici anche nei casi in cui esse non erano in grado di soddisfare tutti gli obblighi fissati inizialmente per l’ammissibilità a tali benefici, la misura sembrava favorire queste aziende rispetto alle altre che, nella stessa situazione, avevano dimostrato di essere in grado di soddisfare tutti gli obblighi inizialmente assunti.
(45)
Inoltre, tale articolo non può essere valutato facendo astrazione degli atti legislativi che costituiscono il fondamento giuridico per la concessione di vantaggi specifici (benefici creditizi e finanziamenti), ai quali esso fa riferimento: cioè l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91. Come già descritto ai paragrafi da 37 a 39 supra, entrambi questi atti legislativi prevedono chiaramente degli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Più precisamente, l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 prevede la concessione di mutui agevolati alle cooperative agricole e consorzi per i quali può essere concessa una sovvenzione in conto interessi fino ad un massimo del 10 %. Ciò significa che lo Stato rimuove quindi, per le aziende agricole beneficiarie, l’onere rappresentato dal pagamento del tasso di interesse pieno in vigore sul mercato al momento in cui il mutuo è stato concesso e che, d’altro canto, dovrebbe essere pagato da qualsiasi altra azienda agricola non ammessa allo stesso beneficio. L’agevolazione è, in questo caso, pari alla differenza fra il tasso di interesse di mercato in vigore al momento in cui il mutuo è stato concesso e il tasso di interesse effettivamente pagato dai beneficiari grazie al contributo pubblico.
(46)
La legge n. 252/91 autorizza lo stanziamento di fondi pubblici per la realizzazione di diversi tipi di progetti nel settore zootecnico e così facendo favorisce i destinatari di tali fondi rispetto alle altre aziende agricole che devono realizzare progetti simili basandosi unicamente sulle proprie risorse finanziarie. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, un miglioramento nella posizione concorrenziale di un’impresa in conseguenza di un aiuto finanziario dello Stato porta ad una possibile distorsione di concorrenza nei confronti di altre imprese concorrenti che non ricevono tale aiuto. Esiste inoltre un elevato volume di scambi intracomunitari nel settore zootecnico (14) e la misura è quindi in grado di falsare la concorrenza e incidere sugli scambi fra gli Stati membri.
(47)
La Commissione conclude pertanto che la misura in questione ricade nel divieto dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
VI.1. a) Compatibilità dell’aiuto
(48)
Il divieto dell’articolo 87, paragrafo 1, è seguito dalle deroghe previste dall’articolo 87, paragrafi 2 e 3.
(49)
Le deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 2, sono manifestamente inapplicabili data la natura dell’aiuto in questione e i suoi obiettivi. Peraltro l’Italia non ha sostenuto che fosse applicabile l’articolo 87, paragrafo 2.
(50)
L’articolo 87, paragrafo 3, precisa le circostanze nelle quali un aiuto di Stato può essere considerato compatibile con il mercato comune. La compatibilità con il mercato comune deve essere valutata dal punto di vista della Comunità e non da quello di un singolo Stato membro.
(51)
L’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), è manifestamente inapplicabile in quanto l’aiuto non è destinato a favorire lo sviluppo economico di regioni dove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione.
(52)
Per quanto riguarda l’articolo 87, paragrafo 3, lettera b), l’aiuto in questione non è destinato a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo o a porre rimedio ad un grave turbamento dell’economia in Italia.
(53)
L’aiuto non è destinato né è idoneo a promuovere gli obiettivi di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettera d).
(54)
Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato un aiuto destinato ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche può essere considerato compatibile con il mercato comune sempre che non alteri le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. Il regime di aiuti notificato deve quindi essere valutato alla luce di tale articolo e delle disposizioni specifiche applicabili al caso in questione.
(55)
Tutti i progetti integrati che hanno beneficiato degli aiuti previsti dalla legge n. 67/88 e dalla legge n. 252/91 sono stati approvati prima del 31 dicembre 1992 (15). I relativi impegni finanziari sono stati approvati prima della stessa data. Gli aiuti in questione non sono mai stati notificati alla Commissione e sono pertanto illegali ai sensi dell’articolo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 659/1999. Secondo il punto 23.3 degli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (16), gli aiuti illegali ai sensi dell’articolo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 659/1999 devono essere valutati secondo le regole e gli orientamenti vigenti alla data in cui sono stati concessi.
(56)
Secondo le autorità italiane tutti gli aiuti concessi erano connessi ad investimenti effettuati nell’ambito dei cinque progetti integrati approvati (17). Gli investimenti sono stati effettuati sia a livello di produzione primaria (zootecnia) che a livello di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.
(57)
Gli investimenti considerati ammissibili all’aiuto riguardavano sostanzialmente: l’ammodernamento tecnologico e sanitario, il rafforzamento degli impianti di macellazione, l’eliminazione e l’utilizzo di sotto prodotti, le linee per la lavorazione e l’imballaggio della carne, l’adeguamento di spazi e impianti per una migliore presentazione dei prodotti, l’acquisto di strutture produttive e di impianti di lavorazione e commercializzazione al fine di migliorare la tecnologia di produzione, l’acquisto di impianti diretti a favorire lo sviluppo di processi qualitativi. Nella valutazione dei progetti globali si sono presi in considerazione anche gli investimenti in attività immateriali come la commercializzazione e i brevetti, ma tali investimenti non sono mai stati finanziati.
(58)
I seguenti tipi di spesa non erano considerati ammissibili all’aiuto:
-
attività promozionali e pubblicitarie,
-
investimenti immateriali come marchi commerciali,
-
costi di progettazione e costruzione,
-
spese legali, amministrative e fiscali.
VI.1. a) 1. Investimenti connessi alla trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli
(59)
Al momento in cui i progetti e i relativi impegni venivano approvati, la Commissione considerava compatibili con il mercato comune tutti gli investimenti in cui l’intensità dell’aiuto non superava le intensità massime di aiuto normalmente ammesse dalla Commissione per il settore, vale a dire il 55 % (75 % nelle regioni Obiettivo 1) nel caso di progetti conformi ai programmi settoriali o ai criteri generali fissati nel regolamento (CEE) n. 866/90 (18), il 35 % (50 % nelle regioni Obiettivo 1) per tutti gli altri progetti, a condizione che non fossero esclusi dai criteri di selezione fissati nell’allegato alla decisione della Commissione del 7 giugno 1990 relativa agli investimenti che potrebbero essere finanziati nell’ambito dei regolamenti (CEE) n. 866/90 e (CEE) n. 867/90, utilizzati con i necessari adeguamenti nell’applicazione dell’articolo 87 del trattato.
(60)
È necessario quindi appurare se gli investimenti che hanno beneficiato degli aiuti abbiano effettivamente rispettato i requisiti del regolamento (CEE) n. 866/90, nonché le restrizioni settoriali previste dalla decisione della Commissione del 7 giugno 1990. Il punto 2.10 dell’allegato alla suddetta decisione che riguarda esplicitamente il settore della carne e delle uova, determina gli investimenti prioritari, vale a dire quegli investimenti che sono visti con particolare favore dalla Commissione in quanto si ritiene che essi agevolino più di altri lo sviluppo di un settore specifico.
(61)
Per quanto riguarda gli investimenti prioritari, la Commissione considera con favore la creazione di impianti di taglio connessi ai macelli, in particolare in aree produttive dove impianti di questo tipo non esistono. D’altro canto lo stesso punto esclude tutti gli investimenti che portino ad un aumento della capacità di macellazione di suini, bovini, ovini o volatili da cortile, a meno che una struttura di capacità equivalente cessi d’essere utilizzata dalla stessa o da un’altra impresa o, nel caso di suini, bovini, ovini e volatili da cortile diversi da polli, il livello di produzione della regione indichi una riduzione della capacità produttiva.
(62)
Come indicato dalle autorità italiane, solo alcuni degli investimenti effettuati dalle stesse riguardavano la creazione di impianti di taglio. Dato che le autorità italiane non sono state in grado di precisare la quota di investimenti destinata agli impianti di taglio, è necessario accertare se gli investimenti in questione rientrino nel tipo di investimenti esplicitamente escluso dal punto 2.10, vale a dire se essi abbiano portato ad un aumento della capacità di macellazione, a meno che una struttura di capacità equivalente sia stata abbandonata dalla stessa o da un’altra impresa (19).
(63)
Nella lettera del 12 luglio 2001, le autorità italiane hanno sottolineato che gli investimenti nel settore della macellazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli sono stati realizzati nell’ambito di sette progetti. Esse hanno presentato dati che dimostrano che, per ogni impianto partecipante al progetto, la capacità di macellazione posteriore è complessivamente inferiore a quella anteriore in ragione di 30 capi/ora. Il requisito del punto 2.10 dell’allegato alla decisione 90/342/CEE è quindi rispettato.
(64)
Le intensità di aiuto, espresse come equivalente sovvenzione lordo di aiuto, secondo il metodo descritto negli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale (20) e includendo tutte le forme di aiuto pubblico concesse ai sensi delle leggi n. 252/91 e n. 67/88 (la legge n. 290/1999 non modificava le intensità di aiuto, il volume di aiuto, né i beneficiari dell’aiuto di cui alle leggi n. 252/91 e n. 67/88), non superavano il tasso del 75 % di aiuto (per gli investimenti situati in regioni obiettivo 1) e il tasso del 55 % di aiuto, autorizzato in quel momento nel caso di investimenti connessi alla trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli per le aree situate al di fuori dell’Obiettivo 1. Indipendentemente dalla situazione geografica degli investimenti, tutti gli investimenti in esame quindi hanno rispettato le intensità massime di aiuto autorizzate dalla normativa comunitaria in vigore in quel periodo, come indicato nella tabella 1:
Tabella 1
Investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione
Costi ammissibili (ITL)
Contributo totale (ITL)
%
CONAZO
Investimenti in aree sfavorite
4 972 623 097
3 729 467 323
75,00 %
Investimenti in altre aree
48 753 248 149
26 480 183 539
54,31 %
FIORUCCI
Investimenti
39 831 488 798
14 170 000 000
35,57 %
GUARDAMIGLIO
Investimenti
15 296 548 104
5 477 000 000
35,81 %
INALCA
Investimenti
139 597 581 320
42 502 000 000
30,45 %
PRUNOTTO
Investimenti
4 243 327 136
1 930 000 000
45,48 %
CAMALLEVAMENTI
Investimenti
4 667 623 201
2 567 192 000
55,00 %
C.L.S.M.
Investimenti
6 067 000 000
3 260 533 100
53,74 %
(65)
Conformemente all’articolo 11 del regolamento (CEE) n. 866/90, le misure in questione sono dirette alla razionalizzazione e allo sviluppo del condizionamento, della conservazione, del trattamento e della trasformazione dei prodotti agricoli o del riciclo di sottoprodotti o dei residui di fabbricazione, al miglioramento dell’immissione sul mercato, compreso il miglioramento della trasparenza della formazione dei prezzi, all’applicazione di nuove tecniche di trasformazione, compreso lo sviluppo di nuovi prodotti e sottoprodotti o l’apertura di nuovi mercati, nonché ad investimenti innovatori ed al miglioramento della qualità dei prodotti.
(66)
Le spese ammissibili, conformemente all’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 866/90 si limitano a:
-
l’acquisizione di beni immobili, escluso l’acquisto di terreni,
-
l’acquisizione di nuove macchine e attrezzature, compresi i programmi informatici e software,
-
le spese generali, in particolare gli onorari di architetti, ingegneri, consulenti, le spese per studi di fattibilità entro il limite del 12 % delle spese di cui sopra.
(67)
Come sarà chiarito sotto (cfr. punti 80-98), le esigenze di riequilibrio finanziario sono state escluse dalle spese ammissibili, che sono state ricalcolate unicamente sulla base di spese direttamente connesse agli investimenti e ai costi ammissibili all’aiuto. Inoltre, il programma del CIPE mirava esplicitamente ad assicurare la coerenza e la conformità con le norme dell’OCM.
(68)
Sulla base delle considerazioni che precedono gli aiuti concessi dalle autorità italiane, finalizzati ad effettuare gli investimenti previsti nell’ambito dei progetti integrati descritti sopra, sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE. Questo vale tuttavia solo per gli aiuti concessi in relazione alla effettiva attuazione degli investimenti, con esclusione di eventuali aiuti concessi per il riequilibrio finanziario delle società interessate e degli aiuti connessi ai mutui per il consolidamento che saranno valutati nei punti che seguono.
VI.1. a) 2. Investimenti nelle aziende
(69)
Come già spiegato, il regime in questione ha inoltre previsto aiuti a favore di investimenti al livello di produzione primaria effettuati da gruppi di società coerentemente con la motivazione fondamentale dell’intero progetto.
(70)
Un aiuto è stato concesso alle società CONAZO, GEA e Val di Cesola (21). Le spese ammissibili e l’aiuto totale ricevuto figurano nella tabella 2:
Tabella 2
Investimenti nel settore della produzione
Totale dei costi ammissibili ITL
Contributo totale ITL
%
CONAZO
7 652 930 000
2 678 525 500
35,00 %
G E A
2 368 708 000
558 831 181
23,59 %
Val di Cesola
553 923 850
278 830 197
50,34 %
(71)
Alla data di approvazione dei vari progetti e del conseguente stanziamento delle relative risorse, gli aiuti agli investimenti nelle aziende sono stati valutati sulla base delle disposizioni del regolamento (CE) n. 2328/91 del Consiglio relativo al miglioramento dell’efficienza delle strutture agrarie (22). Il regolamento, che aveva introdotto un sistema di finanziamento parziale diretto a migliorare l’efficienza delle imprese agricole, è stato applicato alle aziende individuali. Esso aveva istituito un quadro di azione comune che autorizzava o obbligava gli Stati membri ad attuare un certo numero di regimi di aiuto che ricevevano un finanziamento parziale a livello comunitario. Contemporaneamente il regolamento aveva istituito una disciplina riguardante la concessione di determinati tipi di aiuti nazionali da parte degli Stati membri. L’articolo 35 del regolamento (CEE) n. 2328/91 definiva le condizioni alle quali gli Stati membri erano autorizzati a concedere aiuti di Stato finalizzati al raggiungimento degli stessi obiettivi del regolamento. Più precisamente, l’articolo 35 dichiarava che il regolamento «non pregiudica la facoltà degli Stati membri di adottare, nel settore contemplato dal regolamento, ad eccezione del settore disciplinato dall’articolo 2, dagli articoli da 6 a 9, dall’articolo 11, dall’articolo 12, paragrafi 2, 3 e 4, e dall’articolo 17, misure di aiuto supplementari, le cui condizioni o modalità di concessione si scostino da quelle in esso previste o i cui importi superino i massimali in esso previsti, sempreché tali misure siano adottate in conformità degli articoli 92, 93 e 94 del trattato». Il paragrafo 2 dell’articolo 35 stabiliva che «ad eccezione dell’articolo 92, paragrafo 2, del trattato, le disposizioni degli articoli 92, 93 e 94 del trattato non si applicano alle misure di aiuto disciplinate dall’articolo 2, dagli articoli da 6 a 9, dall’articolo 11, dall’articolo 12, paragrafi 2, 3 e 4, e dall’articolo 17».
(72)
I tipi di aiuti che gli Stati membri erano autorizzati a concedere erano quindi chiaramente definiti dalle disposizioni dell’articolo 35, che limitava il campo di intervento degli Stati membri in materia di aiuti puramente statali. In pratica, gli Stati membri dovevano notificare alla Commissione qualsiasi decisione di concedere aiuti per iniziative comprese nel campo di applicazione del regolamento, nell’ambito del procedimento previsto dal regolamento stesso per la concessione del cofinanziamento comunitario oppure nell’ambito degli articoli 87 e 88 del trattato in riferimento agli aiuti di Stato. Le autorità italiane non hanno notificato alla Commissione gli aiuti in questione nell’ambito del procedimento previsto dal regolamento (CEE) n. 2328/91 allo scopo o di ottenere un cofinanziamento comunitario o di concedere gli aiuti in conformità al disposto dell’articolo 12, paragrafi 2, 3 e 4, dello stesso regolamento. Tali aiuti devono quindi essere valutati alla luce degli articoli 87, 88 e 89 del trattato nei limiti e alle condizioni previsti dal regolamento.
(73)
L’articolo 12 del regolamento (CEE) n. 2328/91 precisa i tipi di investimenti che gli Stati membri erano autorizzati a finanziare esclusivamente con loro risorse. Come viene dichiarato all’articolo 35, gli articoli 87, 88 e 89 del trattato non si applicano ai paragrafi 2, 3 e 4 dell’articolo 12. Gli aiuti in questione quindi possono essere valutati solo sulla base dei paragrafi 1 e 5 dell’articolo 12 del regolamento (CEE) n. 2328/91.
(74)
Gli aiuti previsti dall’articolo 12, paragrafo 1 sono misure di aiuto supplementari che, a condizioni rigidamente definite, possono essere concesse dagli Stati membri in aggiunta al sistema di aiuti cofinanziati dalla Comunità, concessi ai sensi del regolamento (CEE) n. 2328/91. Tali aiuti supplementari possono essere concessi solo ad aziende che soddisfino tutte le condizioni stabilite dal regolamento (articoli 5-9) per l’ammissibilità agli aiuti comunitari e solo per integrare aiuti cofinanziati precedentemente approvati. Gli aiuti di cui trattasi esulano dall’ambito d’applicazione di tale paragrafo, dato che questo riguarda solo aiuti destinati ad integrare aiuti cofinanziati precedentemente approvati.
(75)
L’articolo 12, paragrafo 5, precisava i tipi di aiuti agli investimenti non soggetti ai divieti e alle limitazioni previsti dalle altre disposizioni dell’articolo e che potevano in linea di principio essere autorizzati:
-
misure di aiuto all’acquisto di terreni,
-
crediti di esercizio agevolati per un periodo non superiore alla durata di una campagna agricola,
-
misure di aiuto per l’acquisto di riproduttori maschi,
-
garanzie per i prestiti contratti, compresi gli interessi,
-
misure di aiuto agli investimenti concernenti la protezione e il miglioramento dell’ambiente, purché non determinino un aumento della produzione,
-
misure per investimenti intesi al miglioramento delle condizioni d’igiene negli allevamenti nonché al rispetto delle norme comunitarie in materia di benessere degli animali, o delle norme nazionali quando sono più rigide delle norme comunitarie, sempreché detti investimenti non causino un aumento della produzione, a condizione che essi siano conformi alle disposizioni degli articoli 87 e 88 (allora 92 e 93) del trattato.
(76)
Le autorità italiane hanno dichiarato, con lettera del 13 ottobre 2000, che sono stati concessi aiuti, ai sensi della legge n. 252/91 per investimenti nella produzione primaria, solo per tre progetti. Gli investimenti in questione erano finalizzati alla ristrutturazione e al miglioramento di centri di riproduzione al fine di ridurre i costi di produzione, migliorare la qualità e migliorare l’igiene e il benessere degli animali. Nel complesso gli investimenti hanno permesso di migliorare la ventilazione dei locali, ridurre la densità degli animali, migliorare l’illuminazione, la distribuzione idrica, ecc. Le autorità italiane hanno assicurato che l’aiuto è stato concesso per il completamento di investimenti che andavano oltre le norme comuni in materia di igiene e benessere degli animali fissate nella direttiva 91/629/CEE (23) e nella direttiva 91/630/CEE (24). Nella lettera del 24 novembre 2004, protocollata il 3 dicembre 2004, esse hanno fornito l’elenco degli investimenti per dimostrare che questi ultimi erano diretti a migliorare l’igiene e il benessere degli animali e superavano le norme allora in vigore in materia di igiene e benessere degli animali. Ogni progetto finanziato è stato oggetto di controlli da parte di una commissione di ispezione del ministero e della regione competente per verificare che gli obiettivi dei progetti fossero raggiunti.
(77)
L’intensità massima di aiuto prevista dal regolamento (35 % e 75 % nelle zone svantaggiate), incluse tutte le risorse pubbliche di aiuto trasferite agli investimenti in questione non è stata superata.
(78)
Inoltre, le autorità hanno assicurato che il numero totale di animali non è aumentato, in seguito al completamento degli investimenti e che tutti gli investimenti sono stati effettuati in conformità al disposto dell’articolo 6 del regolamento (CEE) n. 2328/91.
(79)
Come verrà precisato nella sezione VI.1. a) 3, le spese ammissibili non includono le cosiddette esigenze di riequilibrio finanziario, né i mutui per il consolidamento delle passività.
(80)
Alla luce di quanto precede, gli aiuti concessi dalle autorità italiane destinati agli investimenti nella produzione primaria sopra menzionati sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE.
VI.1. a) 3. Aiuti al riequilibrio finanziario delle società e al consolidamento delle passività
(81)
Come già ricordato nella sezione precedente, l’articolo 5, comma 2, della legge n. 290/99 stabilisce che i benefici creditizi relativi a mutui contratti ai sensi dell’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88, per azioni congiunte di sviluppo e consolidamento di passività, restano validi anche nel caso di parziale realizzazione del progetto integrato approvato ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 87/90, come sostituito dall’articolo 1 della legge n. 252/91, purché il progetto integrato del soggetto beneficiario del mutuo sia portato a compimento. Il comma 3 dell’articolo 5 stabilisce che i benefici creditizi relativi a mutui contratti ai sensi della legge summenzionata per solo consolidamento di passività, restano validi anche nel caso di mancata realizzazione, parziale o totale, del progetto integrato, purché il soggetto beneficiario del mutuo presenti un proprio progetto di investimento da realizzare con parte del ricavato del mutuo concesso.
(82)
I benefici creditizi di cui all’articolo 5 della legge n. 290/99, oggetto della valutazione iniziale della Commissione, sono previsti dalla legge n. 67/88. L’articolo 15, comma 16, della suddetta legge, nei cui confronti la Commissione aveva deciso di avviare il procedimento, stabilisce che le cooperative e i loro consorzi possono contrarre mutui nel limite complessivo massimo di ITL 700 miliardi per la costruzione, ristrutturazione e ampliamento di impianti di macellazione. Esso prevede inoltre che detti mutui possano essere destinati, nei limiti di ITL 100 miliardi nel 1988 e ITL 50 miliardi nel 1989, anche ad operazioni di consolidamento delle passività esistenti a favore dei soggetti e relativamente alle strutture e impianti sopra indicati.
(83)
Sia l’articolo 5 della legge n. 290/99 che l’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88 offrono pertanto la possibilità di utilizzare gli stanziamenti previsti anche a fini di consolidamento di passività.
(84)
Inoltre, in base alle informazioni trasmesse dalle stesse autorità italiane nella loro lettera di risposta all’apertura del procedimento da parte della Commissione (25), nell’ambito della legge n. 252/91, lo Stato ha tenuto conto anche di quelle che vengono definite «esigenze di riequilibrio finanziario». Secondo le stesse autorità, l’esecuzione del progetto richiedeva un elevato impegno finanziario sia per quanto riguarda l’effettiva attuazione del «progetto di sviluppo» che per il riequilibrio dell’impegno finanziario da esso derivante (26). Le esigenze di «riequilibrio finanziario» sono state considerate un elemento supplementare rispetto agli investimenti in quanto erano strettamente connesse all’importo finanziario generato dai detti investimenti.
(85)
Da quanto precede si evince che parte degli stanziamenti finanziari concessi dalle autorità italiane alle società per i relativi progetti erano in realtà destinati a consentire a tali società di fare fronte all’onere finanziario conseguente agli investimenti in questione, ma non strettamente collegato ad essi.
(86)
La Commissione ha sempre espresso dei dubbi circa la compatibilità con il mercato comune degli aiuti per il consolidamento di passività previsti dalla legge n. 67/88 e quelli diretti al riequilibrio finanziario concessi dalla legge n. 252/91. Nella loro lettera di risposta all’avvio del procedimento, in data 18 maggio 2000, le autorità italiane hanno sostenuto che entrambi tali aiuti erano stati concessi in relazione agli investimenti effettuati nell’ambito dei progetti integrati previsti. In effetti le autorità italiane hanno dichiarato che la stessa Legge n. 67/88 aveva collegato il riconoscimento del consolidamento delle passività all’effettivo completamento dei progetti di investimento. A loro avviso, il mutuo per il consolidamento era semplicemente diretto a rifornire le cooperativa di liquidità e a questo riguardo, svolgeva lo stesso ruolo di una sovvenzione. Tale mutuo era un’operazione finanziaria sempre collegata ad un progetto di investimento.
(87)
Nonostante tali affermazioni, la Commissione ha espresso dubbi sui suddetti aiuti affermando che, a differenza di quanto sostenuto dalle autorità italiane, dalla descrizione fornita e dai testi delle leggi, gli aiuti sembravano diretti a sollevare i beneficiari delle loro difficoltà finanziarie senza alcun collegamento con l’effettivo completamento degli investimenti. Nella stessa lettera nella quale esprimeva le proprie riserve, la Commissione invitava inoltre le autorità italiane a precisare se gli aiuti in questione fossero conformi ad eventuali disposizioni applicabili al momento in cui gli aiuti erano stati concessi.
(88)
Nella loro risposta alla suddetta lettera (27), le autorità italiane hanno dichiarato che, per quanto riguarda il riequilibrio finanziario, le iniziative finanziarie previste tenevano conto del fabbisogno finanziario globale di ogni progetto integrato. Tale fabbisogno finanziario globale consisteva negli investimenti veri e propri e nell’equilibrio finanziario che non poteva superare il 50 % del fabbisogno finanziario globale. Il riequilibrio finanziario quindi garantiva il pagamento degli oneri finanziari connessi agli investimenti effettuati.
(89)
In seguito alle osservazioni della Commissione su questo punto specifico, le autorità italiane, nella loro lettera del 29 ottobre 2004, protocollata il 3 novembre 2004, hanno provveduto a disaggregare le esigenze di riequilibrio finanziario dalle spese ammissibili. Pertanto, le esigenze di equilibrio finanziario delle società, originariamente incluse fra le spese ammissibili connesse agli investimenti, sono state detratte. Ciò significa che le spese ammissibili considerate per lo stanziamento di fondi sono solo quelle direttamente connesse al completamento degli investimenti che hanno ottenuto il finanziamento alle condizioni di cui sopra. Il riequilibrio finanziario, in effetti, non si è mai tradotto in un trasferimento supplementare di risorse finanziarie dallo Stato verso le società che hanno avviato progetti integrati, ma è stato originariamente aggiunto alle spese ammissibili.
(90)
Secondo il nuovo calcolo (che esclude le esigenze di riequilibrio finanziario dalle spese ammissibili), l’intensità dell’aiuto alle due cooperative che ne hanno beneficiato (CONAZO e Consorzio latterie sociali mantovane) è sempre limitata al 35 % per la produzione primaria, è inferiore al 55 % per il settore della trasformazione e commercializzazione nelle zone normali ed è limitata al 75 % nelle zone svantaggiate, come indica la seguente tabella:
Tabella 3
Riequilibrio finanziario
Costi ammissibili ITL
Contributo pubblico (Legge n. 252/91)
%
CONAZO
Produzione
7 652 930 000
2 678 525 500
35,00
Trasformazione nelle zone svantaggiate
4 972 623 097
3 729 467 323
75,00
Trasformazione
48 753 248 149
20 700 797 658
42,46
Totale CONAZO
61 378 801 246
27 108 790 481
44,16
Consorzio Latterie Sociali Mantovane
Trasformazione nelle zone non svantaggiate
6 067 000 000
3 260 533 100
53,74
(91)
Per quanto riguarda il consolidamento delle passività, le autorità italiane hanno precisato che i cosiddetti finanziamenti per il consolidamento di passività erano destinati a finanziarie sia i cosiddetti «mutui per lo sviluppo», vale a dire mutui collegati al completamento dei progetti integrati per i quali le risorse messe a disposizione con la legge n. 252/91 si erano rivelate insufficienti e i «mutui per il consolidamento» diretti a finanziarie investimenti precedenti.
(92)
I «mutui per lo sviluppo» sono concessi nell’ambito dei progetti integrati finanziati dalla legge n. 252/91 e alle stesse condizioni. Tali mutui sono stati concessi a CONAZO, GEA e Val di Cesola. L’equivalente sovvenzione lordo di tali mutui è stato incluso nell’intensità totale di aiuto mentre l’equivalente sovvenzione massimo è quello derivante dal cumulo degli aiuti sotto forma di sovvenzioni ai sensi della legge n. 252/91 e sotto forma di mutui allo sviluppo ai sensi della legge n. 67/88. Le intensità totali di aiuto erano conformi alle intensità autorizzate allora dalla Commissione (come indicato alla tabella 2 supra).
(93)
I «mutui di consolidamento», che riguardano solo CONAZO, invece, sono connessi ad investimenti effettuati in precedenza e sono diretti a ridurre il costo di mutui di finanziamento contratti in relazione a precedenti investimenti. Essi vengono concessi alle condizioni fissate nella lettera della Commissione del 7 marzo 1989 (28), vale a dire:
-
gli aiuti (ad esempio le assunzioni a carico degli interessi da pagare) devono essere destinati ad alleggerire gli oneri finanziari di mutui preesistenti contratti per finanziare investimenti,
-
l’equivalente sovvenzione cumulato degli eventuali aiuti preesistenti concessi quando i mutui sono stati contratti e del nuovo aiuto, non può superare i tassi generalmente ammessi dalla Commissione per gli investimenti a livello della produzione primaria: 35 % o 75 % nelle zone svantaggiate ai sensi della direttiva 75/268/CEE; per gli investimenti a livello della trasformazione o commercializzazione: 55 % (75 % nelle zone obiettivo 1),
-
i nuovi aiuti devono essere concessi a seguito di adeguamenti dei tassi sui nuovi mutui effettuati a causa delle variazioni del costo del denaro - l’importo degli aiuti deve essere inferiore o pari alla modifica dei tassi sui nuovi mutui - o attribuiti ad aziende agricole che presentano garanzie di redditività, in particolare nei casi in cui gli oneri finanziari derivanti da prestiti preesistenti siano tali da mettere in pericolo la sopravvivenza delle aziende agricole, con il rischio dell’eventuale fallimento.
(94)
Nel caso in esame, con lettera del 12 luglio 2001 e con lettera del 29 ottobre 2004 e protocollata il 3 novembre 2004, le autorità italiane hanno precisato che i mutui per il consolidamento delle passività sono stati concessi ad una sola società, CONAZO la quale non si trovava in difficoltà finanziarie. L’aiuto concesso per il consolidamento di passività era diretto a sollevarla da debiti che essa aveva contratto per poter effettuare precedenti investimenti, al fine di consentire alla cooperativa di intraprendere i nuovi investimenti per l’ammodernamento del settore zootecnico. I mutui per il consolidamento sono stati concessi per finanziare progetti intrapresi fra il 1986 e il 1993, relativi alla realizzazione di impianti di macellazione, la costruzione di edifici, l’acquisto di attrezzature e di un centro per la riproduzione, per un importo totale di ITL 12 396 406 733 (circa 6 mio EUR). L’equivalente sovvenzione lordo di questo contributo rispetto alle spese ammissibili globali è di circa il 9 % (ITL 1 198 351 597) non superando quindi l’intensità di aiuto ammessa dalla Commissione, come precisato sopra.
(95)
L’aiuto è stato concesso per aiutare la cooperativa a far fronte alle difficoltà derivanti da tassi di interessi molto elevati, dal 17,80 % nel 1986 al 14,75 % nel 1993. Anche se la posizione economica della cooperativa in questione era solida, gli elevati tassi di interesse chiesti dalle banche ne stavano gravemente danneggiando la situazione finanziaria. Inoltre, la cooperativa aveva intrapreso nuovi investimenti nell’ambito dei progetti integrati finanziati ai sensi della legge n. 252/91. Per poter partecipare a tali progetti, la cooperativa doveva rispettare la condizione sine qua non che la parte di fabbisogno finanziario globale non coperta dal contributo statale fosse assicurata dalle imprese beneficiarie in due modi:
a)
con un aumento di capitale ad opera dei soci dell’impresa oppure con un mutuo decennale ai tassi di mercato per la copertura di una quota pari ad almeno il 20 %;
b)
con una garanzia che coprisse l’intero progetto. La garanzia doveva inoltre essere accompagnata da una clausola di responsabilità in solido, in base alla quale ogni partecipante al progetto integrato era responsabile nei confronti degli altri soci ove una parte o la totalità del progetto non fosse realizzata.
(96)
Secondo le autorità italiane, il cumulo dei nuovi impegni finanziari con i vecchi (derivanti dagli alti tassi di interesse per il completamento di precedenti investimenti) avrebbe avuto pesanti conseguenze anche per società finanziariamente sane come quella interessata dalla misura. Inoltre i «mutui per il consolidamento» sono sempre stati collegati ad un piano di sviluppo della società, che ne attestasse la situazione finanziaria, gli investimenti effettuati e da effettuare, nonché il rispetto delle condizioni indicate al punto 94.
(97)
Gli investimenti per i quali sono stati concessi mutui per il consolidamento delle passività sono diversi e totalmente autonomi da quelli finanziati ai sensi della legge n. 252/91 e il contributo pubblico nei confronti del consolidamento delle passività (alle condizioni indicate sopra) non incide sulle intensità di aiuto degli investimenti finanziati ai sensi della legge n. 252/91.
(98)
Inoltre, le autorità italiane hanno sottolineato come il comma 3 dell’articolo 5 della legge n. 290/99 (che stabilisce che i benefici creditizi sui mutui contratti ai sensi della legge n. 67/88 per solo consolidamento di passività, restano validi anche nel caso di mancata realizzazione, parziale o totale, del progetto integrato, purché il soggetto beneficiario del mutuo presenti un proprio progetto di investimento da realizzare con parte del ricavato del mutuo) non sia mai stato applicato. Non è mai stato concesso alcun aiuto (sotto forma di mutui per il consolidamento di passività) per investimenti che non siano stati realizzati integralmente.
(99)
Sulla base delle informazioni fornite dalle autorità italiane, la Commissione può quindi concludere che:
-
i mutui per il consolidamento di passività concessi ai sensi della legge n. 67/88 sono compatibili con le norme sugli aiuti di Stato applicabili al momento in cui l’aiuto è stato concesso,
-
le risorse finanziarie concesse ai sensi della legge n. 67/88 in quanto mutui per lo sviluppo, sono stati inclusi nella dotazione finanziaria globale di ogni progetto e sono stati valutati alla luce delle norme sugli aiuti di Stato applicabili agli investimenti nella produzione primaria o nel settore della trasformazione e commercializzazione [cfr. capitoli VI.1. a) 1 e VI.1. a) 2],
-
le esigenze di riequilibrio finanziario non hanno mai dato adito a trasferimenti di risorse pubbliche e il loro importo è stato detratto dalle spese ammissibili.
VI.2. d) Per quanto riguarda i mutui di cui all’articolo 4 della legge n. 290/99
(100)
Le autorità italiane hanno chiaramente indicato nella loro lettera del 27 febbraio 2003, che la misura prevista dall’articolo 4 della legge n. 290/99 non è mai stata applicata, in quanto non è stato possibile individuare le operazioni di credito che la legge intendeva finanziare (cioè: le operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998). Tali operazioni creditizie erano di fatto inesistenti e pertanto non è stato concesso alcun aiuto di Stato, ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato nell’ambito dell’articolo 4 della legge n. 290/99 e delle misure ad esso connesse.
VI.3. FINAGRA
VI.3.1. Esistenza dell’aiuto
(101)
Come si ricorda nel paragrafo che precede, la legge n. 252/91 prevede inoltre la costituzione di una società finanziaria di partecipazioni di diritto privato, con un capitale sottoscritto e versato di ITL 70,114 milioni. Il principale azionista è il ministero delle politiche agricole e forestali che detiene una quota del 92,79 % della società. Il rimanente 7,21 % appartiene a 13 diversi enti creditizi.
(102)
I compiti istituzionali della società sono i seguenti: assistenza nella preparazione di programmi economico/finanziari di ristrutturazione e sviluppo, concessione di fideiussioni per operazioni creditizie, operazioni di provvista mediante ricorso al mercato, acquisizione e cessione di quote di partecipazione di società, cooperative, consorzi, enti e associazioni e concessione di finanziamenti.
(103)
Con il decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999«Riordino degli enti e delle società di promozione e istituzione della società Sviluppo Italia SpA», FINAGRA è stata incorporata in Sviluppo Italia SpA (29).
(104)
Le autorità italiane hanno ripetutamente affermato che le operazioni di FINAGRA non hanno mai comportato elementi di aiuti di Stato e FINAGRA ha sempre operato a normali condizioni d’economia di mercato ai sensi della comunicazione della Commissione sulla applicazione degli articoli 92 e 93 (ora articoli 87-89) del trattato CE alle aziende pubbliche (30).
(105)
Allo scopo di dimostrare che FINAGRA ha sempre operato a normali condizioni di mercato, su richiesta della Commissione le autorità italiane hanno presentato dettagli di tutte le dodici operazioni (in imprese ai sensi dell’articolo 5) approvate dalla società al 31 dicembre 1998 (31).
(106)
Una analisi degli interventi effettuati da FINAGRA indica che tale società ha operato a tre livelli:
-
acquisizione di partecipazioni,
-
concessione di mutui,
-
concessione di garanzie.
(107)
Nella loro lettera del 13 ottobre 2000, le autorità italiane hanno sottolineato che, anche se lo statuto della società prevede operazioni di salvataggio e ristrutturazione, FINAGRA non ha mai intrapreso operazioni di questo tipo.
VI.3.1. a) Acquisizione di partecipazioni
(108)
La posizione della Commissione sull’acquisizione di partecipazioni pubbliche in società private è illustrata nella comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato CE alle partecipazioni pubbliche. Secondo la suddetta comunicazione, per «partecipazione pubblica» si deve intendere una partecipazione diretta dell’amministrazione centrale, regionale o locale oppure una partecipazione diretta di istituzioni finanziarie o altri enti nazionali, regionali o industriali che vengono finanziati da risorse statali ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE o sui quali l’amministrazione centrale, regionale o locale esercita un’influenza dominante.
(109)
L’Italia, attraverso il ministero delle politiche agricole, detiene una quota di circa il 92 % in FINAGRA; pertanto questa partecipazione può definirsi «pubblica» ai sensi della suddetta comunicazione.
(110)
Il trattato afferma il principio di imparzialità per quanto riguarda il regime della proprietà privata (ex articolo 222) e il principio di eguaglianza fra le imprese pubbliche e private. Questo significa che l’azione della Commissione non può né penalizzare né favorire le autorità pubbliche che effettuano trasferimenti di capitali alle società. Né spetta alla Commissione pronunziarsi sulla scelta che le società fanno fra i metodi di finanziamento - mutuo o capitale proprio - indipendentemente dalla circostanza che i fondi siano di origine pubblica o privata. A questo riguardo, la Commissione deve accertare se le partecipazioni acquisite da FINAGRA in varie società operanti nel settore agricolo costituissero in realtà degli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo l, del trattato CE e debbano quindi essere valutati sulla base degli articoli 87, 88 e 89 del trattato CE o se, come sostenuto dalle autorità italiane, tali interventi non costituivano aiuti di Stato, ai sensi della summenzionata comunicazione.
(111)
La comunicazione distingue quattro situazioni nelle quali le pubbliche autorità possono avere l’occasione di acquisire una partecipazione nel capitale di società:
a)
la costituzione di una società;
b)
trasferimento parziale o totale di proprietà dal settore privato a quello pubblico;
c)
in una impresa pubblica già esistente, iniezione di capitale fresco o conversione di fondi di dotazione in capitale;
d)
in una impresa privata già esistente, partecipazione ad un aumento di capitale.
(112)
L’acquisizione diretta, parziale o totale, di una partecipazione nel capitale di una società preesistente, senza alcun apporto di capitale fresco, non costituisce aiuto di Stato alla società in questione.
(113)
In base alle informazioni trasmesse dalle autorità italiane, gli interventi di FINAGRA in società preesistenti del settore privato hanno assunto la forma di un aumento di capitale azionario della società interessata e pertanto non si può subito escludere che essi costituissero un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(114)
L’apporto di capitale fresco in una società privata non può tuttavia essere considerato un evidente aiuto di Stato quando il capitale viene messo a disposizione dallo Stato in circostanze che sarebbero accettabili per un investitore privato che opera in normali condizioni di mercato. Si è invece in presenza di un aiuto di Stato quando il principio dell’«investitore privato» non è rispettato e l’apporto di capitale fresco avviene in circostanze che non sarebbero accettabili per un investitore privato che operi in normali condizioni di mercato (32). Il punto 3.2 della comunicazione elenca sei casi in cui ciò può verificarsi.
(115)
Nella loro lettera del 13 ottobre 2000 le autorità italiane dichiarano che le partecipazioni sono sempre state assunte su base temporanea per un periodo non superiore a cinque anni. In base ad una analisi preliminare quindi, le partecipazioni potrebbero ricadere nel campo di applicazione del punto 3.3 iii) della comunicazione dove si afferma che sussiste aiuto di Stato quando la partecipazione è a breve termine, la durata e il prezzo di vendita sono stabiliti in anticipo, in modo che l’investitore ottiene un risultato sensibilmente inferiore a quello che avrebbe potuto aspettarsi da un investimento effettuato sul mercato dei capitali per lo stesso periodo. Le informazioni trasmesse dalle autorità italiane, tuttavia, hanno dimostrato che le somiglianze con la ipotesi prevista al punto 3.3 iii), sotto il profilo della sussistenza di un aiuto di Stato, si limitano a questo aspetto. In effetti, un’acquisizione limitata nel tempo non era mai stata prevista in nessun documento legale e venne decisa discrezionalmente dal consiglio di amministrazione, nel quale erano rappresentati anche gli altri 13 membri. FINAGRA, come viene precisato più avanti (cfr. punto 120) ha acquisito la partecipazione nelle cooperative nella sua qualità di «socio sovventore» ottenendo benefici più elevati rispetto ad un investitore regolare. L’obbligo che incombeva ad ogni socio sovventore era di conservare le azioni per un periodo di tempo minimo, ma senza alcun obbligo di venderle allo scadere di tale periodo. Come viene precisato più avanti, FINAGRA era uno dei molti soci sovventori (fra i quali figuravano degli enti creditizi) ed era soggetto esattamente alle stesse regole/obblighi di qualsiasi altro investitore privato. Nel caso di altre società, il periodo di partecipazione media di FINAGRA oscillava da 3 a 3,5 anni e la vendita è avvenuta al valore di mercato. Le autorità italiane hanno ribadito diverse volte che il prezzo di vendita delle azioni non è mai stato predeterminato, ma è stato fissato ai valori di mercato. Esse hanno negato l’esistenza di qualsiasi elemento (documento legale, accordo scritto o verbale o intesa implicita di qualsiasi tipo) che potesse indicare una determinazione a priori del prezzo di vendita della partecipazione, che è stato definito invece sulla base del valore di mercato al momento della vendita (cfr. lettera del 27 febbraio 2003).
(116)
In effetti, secondo le autorità italiane, questo è dimostrato dal fatto che in tutti i casi, tranne uno, FINAGRA ha ottenuto una remunerazione positiva dalla vendita delle azioni. La sola eccezione è costituita dall’acquisto di azioni di una cooperativa (ARA) che ha chiesto l’amministrazione controllata, con una perdita di ITL 500 000 000 (circa 250 000 EUR). La perdita subita in un’operazione di acquisto di azioni non poteva essere considerata per sé come un’indicazione che FINAGRA non abbia operato come qualsiasi altro investitore privato, quando la decisione di acquisire azioni nella società era corretta e si basava su solide prospettive economiche e finanziarie ed erano stati impiegati tutti i mezzi per recuperare il capitale investito. Nel caso specifico, al momento in cui venne deciso l’acquisto, la cooperativa stava intraprendendo un processo di ristrutturazione e modernizzazione allo scopo di accrescere la produzione e razionalizzare i processi industriali. La cooperativa presentava un elevato potenziale di crescita, in quanto era ben radicata nella realtà del contesto geografico nel quale operava. Essa aveva registrato una crescita costante delle entrate dal 1990 al 1994 e mostrava un miglioramento delle sue prestazioni economiche. La cooperativa, tuttavia, si è trovata in difficoltà quando ha dovuto far fronte agli elevati costi di ammodernamento e alla diminuzione del prezzo della carne. Nel 1996, quindi, essa è entrata in amministrazione controllata. La cooperativa, che partecipava inoltre ad un progetto integrato finanziato dalla legge n. 252/92, ha completato la parte del progetto di sua competenza. Al termine della amministrazione controllata, lo Stato ha recuperato l’intero ammontare stanziato per gli investimenti finanziati. La partecipazione azionaria di FINAGRA, tuttavia, andò persa in seguito all’amministrazione controllata della società, anche se furono attivate tutte le procedure per il recupero. Le autorità italiane hanno precisato, nella loro lettera del 24 novembre 2004, che era stata escussa una garanzia per un totale di ITL 125 000 000 e quindi l’importo residuo di ITL 375 000 000 costituisce un credito detenuto da FINAGRA. Al momento, la procedura di recupero è ancora pendente e FINAGRA potrà recuperare (in seguito a regolari procedure di recupero) almeno il 40 % del credito in questione.
(117)
Alla luce di quanto precede, la partecipazione a breve termine di FINAGRA non può essere considerata in sé stessa come un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1.
(118)
È necessario tener conto anche di altri elementi della partecipazione. In particolare, le autorità italiane, nella lettera del 12 luglio 2001, hanno presentato uno studio approfondito per dimostrare che i loro interventi sotto forma di acquisto di partecipazioni azionarie, sono stati effettuati secondo i principi di mercato, dopo una attenta valutazione della situazione finanziaria della società e in particolare della struttura e del volume del suo debito. Non è stato effettuato alcun investimento quando la situazione finanziaria della società era tale da non lasciar prevedere un rendimento normale del capitale investito entro un lasso di tempo ragionevole. Come hanno esplicitamente dichiarato le autorità italiane, in tutti i casi in questione, gli interventi di FINAGRA si sono basati su una analisi approfondita della situazione finanziaria della società (valutazione dei rendiconti finanziari al momento dell’operazione) orientata sulla possibilità di ottenere rendimenti normali dagli investimenti effettuati. La posizione finanziaria della società era sempre solida. I criteri utilizzati per valutare l’efficienza economica di una società prima di decidere l’acquisto di azioni erano i seguenti:
-
posizione della società sul mercato (contesto geografico, livello di diversificazione, percentuale di vendite sul mercato globale e locale),
-
la tendenza della società a generare profitti/ricavi e una analisi critica delle ragioni che determinano tali profitti,
-
il margine operativo lordo, il profitto marginale e l’attivo netto,
-
l’efficienza della gestione finanziaria nell’uso delle risorse totali.
Questi criteri sono stati dettagliati e codificati nel regolamento interno di FINAGRA.
Le autorità italiane hanno fornito i particolari delle acquisizioni di azioni in cinque società/cooperative, precisando la situazione delle società in questione rispetto ad ognuno dei parametri summenzionati (cfr. lettera del 5 febbraio 2001 e lettera del 26 novembre 2004).
(119)
La partecipazione di FINAGRA in una società non ha rappresentato, in generale, più del 30 % del capitale netto della società oggetto dell’acquisizione e non ha mai superato il 10 % del capitale di FINAGRA al momento in cui è stata presa la decisione di procedere all’acquisto della partecipazione, come indicato nella seguente tabella:
Tabella 4
Quote detenute da FINAGRA nel capitale netto totale delle società (33)
Società
MCLC
Capitale netto
FINAGRA
%
1994
28 412 481 648
1 240 200 000
4,36
1995
28 458 138 741
2 479 800 000
8,71
1996
30 546 834 954
2 479 800 000
8,12
1997
32 191 589 226
2 479 800 000
7,70
1998
33 957 143 898
2 479 800 000
7,30
1999
32 090 948 834
1 239 600 000
3,86
2000
34 682 267 274
1 239 600 000
3,57
Unicarni
Capitale netto
FINAGRA
%
1994
12 669 243 845
2 000 000 000
15,79
1995
13 416 526 526
2 000 000 000
14,91
1996
14 558 518 843
2 060 000 000
14,15
1997
51 844 215 895
1 060 000 000
2,04
1998
51 918 316 470
1 075 000 000
2,07
1999
57 568 500 113
765 899 344
1,33
2000
60 804 913 354
795 580 426
1,31
2001
63 879 483 570
778 153 996
1,22
2002
64 931 137 640
799 164 462
1,23
Ultrocchi
Capitale netto
FINAGRA
%
1995
46 033 965 272
1 805 200 000
3,92
1996
46 202 537 881
1 805 200 000
3,91
1997
46 376 056 268
1 805 200 000
3,89
Guardamiglio
Capitale netto
FINAGRA
%
1995
9 807 056 542
0
0,00
1996
17 688 327 264
3 000 000 000
16,96
1997
17 457 904 625
3 000 000 000
17,18
1998
17 703 648 203
3 000 000 000
16,95
(120)
Le società hanno sempre presentato prospettive di investimento normali e un margine di autofinanziamento sufficiente. Nelle operazioni svolte, FINAGRA ha definito i criteri per la dismissione degli investimenti effettuati e ottenuto garanzie dalle controparti in conformità ai principi contenuti nella summenzionata comunicazione. Come prevede lo statuto di FINAGRA, il Consiglio di amministrazione era costituito da cinque membri, che rappresentavano anche i soci di minoranza (banche, istituti di credito e imprese private). Tutte le delibere del consiglio sono state prese a maggioranza e in piena autonomia dal governo. Tali delibere non erano soggette a ratifica o controllo da parte della pubblica amministrazione. Tutti gli interventi venivano valutati con piena autonomia dal consiglio di amministrazione, che esercitava la propria attività nel rispetto delle norme applicabili a qualsiasi banca commerciale (decreto legislativo n. 385/93). Il consiglio ha svolto le attività finanziarie e creditizie di FINAGRA in piena autonomia dallo Stato, basando le proprie decisioni su tre elementi: il rischio, il rendimento atteso e l’efficienza economica dell’impresa. Tali procedure sono definite nel regolamento interno di FINAGRA.
(121)
Inoltre, quando la partecipazione riguardava delle cooperative, FINAGRA partecipava in qualità di socio sovventore. Questo significa che, secondo la normativa italiana, essa occupava una posizione speciale rispetto ai soci ordinari delle cooperative e cioè:
-
otteneva un profitto più elevato dei soci ordinari (in media il 2 % in più),
-
poteva nominare un membro del consiglio di amministrazione e un membro del collegio dei sindaci,
-
acquisendo la partecipazione in una cooperativa in qualità di socio sovventore, FINAGRA otteneva delle garanzie sul 50 % del capitale investito, sotto forma di pegno. Tale garanzia non era richiesta dagli altri soci ed era una garanzia straordinaria subordinata alla partecipazione di FINAGRA.
(122)
FINAGRA, in questo modo, acquisendo partecipazioni in cooperative in qualità di socio sovventore, agiva come qualsiasi altro socio privato, per la maggior parte banche ed istituti di credito, alle stesse condizioni. Le autorità italiane ne hanno fornito la prova, trasmettendo l’elenco di tutti gli istituti di credito e privati/società partecipanti in qualità di soci sovventori nelle cooperative partecipate da FINAGRA (34) (cfr. tabella 5 al punto 136). Esse hanno inoltre fornito la documentazione riguardante l’intervento di una banca in una di queste cooperative, MCLC, per dimostrare che FINAGRA ha agito alle stesse condizioni di qualsiasi altro socio sovventore privato, con la sola differenza che FINAGRA richiedeva maggiori garanzie prima di decidere se finanziare una cooperativa in qualità di socio sovventore. Inoltre, esse hanno trasmesso le deliberazioni per l’emissione di quote destinate a soci sovventori di Unicarni e le richieste (e l’accoglimento) di molti istituti di credito privati che desideravano divenire soci sovventori.
(123)
La garanzia complementare richiesta da FINAGRA, consisteva in un pegno a favore di FINAGRA sul 50 % delle azioni. A titolo di esempio, nel caso di MCLC, il pegno in titoli di Stato ammontava a ITL 1 240 000 000 (su un totale di azioni detenute da FINAGRA per un valore di ITL 2 479 800 000) e nel caso di Unicarni esso ammontava a ITL 674 000 000 (su un totale di azioni detenute da FINAGRA per un valore di ITL 2 825 900 000). Le autorità italiane hanno sottolineato che tale garanzia complementare (che è notevole rispetto alle azioni delle società detenute da FINAGRA), non veniva richiesta dagli altri soci sovventori privati ed è, secondo loro, un’ulteriore prova che FINAGRA applicava gli stessi (e perfino più severi) criteri degli investitori privati.
(124)
Come ulteriore elemento, le autorità italiane hanno inoltre osservato che il bilancio finale consuntivo di FINAGRA ha sempre registrato un rendimento positivo del capitale.
(125)
Sulla base degli elementi che precedono, la Commissione può concludere che, nell’acquisto di partecipazioni azionarie, FINAGRA ha agito come qualsiasi altro operatore privato, nelle condizioni di mercato. Nell’acquisizione in questione non erano quindi presenti elementi di aiuti di Stato, ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
VI.3.1. b) Concessione di mutui
(126)
Come indicato al punto 106 sopra, le attività di FINAGRA comprendevano anche la concessione di mutui a società operanti nel settore dell’agricoltura. In base alle informazioni trasmesse dalle autorità italiane, FINAGRA ha concesso mutui per un importo totale di ITL 17 800 milioni.
(127)
Nella lettera del 13 ottobre 2000, le autorità italiane hanno dichiarato che i mutui sono sempre stati concessi a condizioni di mercato, applicando un tasso di interesse che rifletteva il rischio connesso al mutuo concesso e che non era mai inferiore a quello in vigore al momento della concessione dei mutui.
(128)
I mutui erano concessi ad un tasso di interesse equivalente a quello applicato sui titoli di Stato (Rendistato) per operazioni di durata superiore a 18 mesi, meno 5 punti. Il tasso di interesse minimo è fissato tuttavia al 3 %. In generale il tasso di interesse sui titoli di Stato è considerato come punto di riferimento per la determinazione della redditività economica degli investimenti finanziari. Un investimento è considerato redditizio se il suo prevedibile rendimento è stimato almeno pari a quello che può essere ottenuto con uno stesso importo investito in titoli di Stato. Tuttavia, la riduzione di 5 punti rispetto al tasso Rendistato, è un segnale che FINAGRA può aver accettato tassi inferiori a quelli di mercato nel concedere i mutui.
(129)
A questo riguardo, le autorità italiane hanno osservato che la scelta delle società alle quali i mutui erano concessi, veniva effettuata con estrema attenzione al fine di minimizzare il rischio di insolvenza In effetti, nella concessione di mutui, FINAGRA ha agito come qualsiasi istituzione finanziaria operante nelle condizioni di mercato, esaminando la possibilità di concedere mutui ai summenzionati beneficiari. I mutui venivano concessi sulla base di investimenti presentati dai richiedenti e i contratti prevedevano sempre condizioni di concessione e rimborso dei mutui compatibili con gli impegni delle società che chiedevano il mutuo. I contratti prevedevano sempre un rimborso dei mutui entro 48 mesi o immediato nel caso di inadempimento o di ritardi nel rimborso. I mutui erano sempre concessi per sostenere progetti economicamente validi e per favorire l’aggregazione di diversi soggetti nella gestione di progetti basati su programmi industriali concreti con realistiche prospettive di sviluppo. La capacità di rimborso è stata valutata da FINAGRA sulla base dei documenti a disposizione (rendiconti finanziari, progetti di investimento, piani triennali) e di successive analisi approfondite coerenti con le indagini effettuate allo stesso fine dagli istituti di credito. Inoltre, tutte le società interessate hanno regolarmente restituito gli importi dovuti, in base alle scadenze stabilite, il che dimostra, secondo le autorità italiane, che la scelta delle società era basata su criteri strettamente economici, diretti a minimizzare il rischio di insolvenza.
(130)
Il tasso di interesse minimo riscosso da FINAGRA era del 3 % fino al maggio 1999 e del 2 % dopo tale periodo (fino al giugno 2000, quando FINAGRA si è fusa in Sviluppo Italia). Si tratta chiaramente di tassi inferiori ai tassi di riferimento della Commissione applicabili nel periodo in questione.
(131)
Tuttavia, si può operare una distinzione fra cooperative e imprese private che hanno ricevuto i mutui. Solo due cooperative hanno ricevuto mutui da FINAGRA (MCLC e Unicarni) per un importo totale di ITL 8,3 miliardi.
(132)
Nel caso delle cooperative, i mutui sono stati concessi da FINAGRA alle condizioni stabilite per i soci sovventori, una particolare figura di membro di cooperative esplicitamente prevista dalla legge n. 59/92 (cfr. descrizione supra, punto 120). La decisione di concedere mutui è stata presa da FINAGRA sulla base del rendimento sui mutui, in funzione dei tassi relativi stabiliti negli statuti delle cooperative. Queste decisioni sono state accolte dal Consiglio di amministrazione di FINAGRA, nel quale sono rappresentati tutti i soci sovventori e gli altri soci (fra i quali, come spiegato prima, diverse banche, istituti di credito e investitori privati).
(133)
I tassi di interesse applicati erano parte del rendimento atteso sugli investimenti di capitale, sui quali FINAGRA, in qualità di socio sovventore, otteneva un rendimento più elevato rispetto ai soci ordinari, rientrando quindi nella strategia di investimento globale di FINAGRA. In effetti, non solo FINAGRA poteva controllare direttamente la gestione delle società che ricevevano i mutui (35) e ottenere profitti più elevati, ma poteva anche ridurre i costi di gestione, avendo come soci banche e istituti di credito rinomati. Le autorità italiane hanno dichiarato che gli altri soci sovventori privati, prestando denaro alle cooperative di cui erano soci, applicavano gli stessi tassi di interesse, in quanto si trattava dei tassi definiti nel regolamento sulla raccolta di mutui dei soci, approvato dalle cooperative.
(134)
Secondo le autorità italiane, quindi, i tassi di interesse sui mutui applicati da FINAGRA dovrebbero essere valutati alla luce delle altre condizioni connesse alla concessione dei mutui, cioè
-
il nesso fra lo status di socio sovventore di cooperative e quello di mutuante,
-
il fatto che i tassi applicati sui mutui fossero gli stessi per tutti i soci sovventori,
-
la partecipazione diretta di FINAGRA alla gestione delle cooperative beneficiarie dei mutui, attraverso la sua partecipazione ai loro consigli di amministrazione,
-
il rendimento di capitale del 2 % più elevato di quello di qualsiasi altro socio «regolare» delle cooperative,
-
il fatto che FINAGRA concedeva mutui solo a cooperative che davano sufficienti garanzie di rimborso, applicando regole più rigide per la concessione dei mutui,
-
i bassi costi di gestione di FINAGRA, dovuti al fatto di essere partecipata da banche che le permettevano di ottenere tassi più bassi,
-
il regolamento interno per la raccolta di capitali, che prevedeva un tasso minimo del 3 % fino al maggio 1999, anche quando l’applicazione del tasso Rendistato meno 5 punti avrebbe portato a valori vicini allo zero ed addirittura negativi in alcuni casi.
(135)
Al fine di dimostrare che FINAGRA era uno dei molti soci sovventori di queste cooperative, le autorità italiane hanno trasmesso il testo della richiesta (e risposta positiva) presentata da molti istituti di credito al fine di divenire soci sovventori di MCLC e Unicarni, alle stesse condizioni di FINAGRA.
(136)
Il numero dei soci sovventori di MCLC e Unicarni figura nella seguente tabella:
Tabella 5
Soci sovventori di MCLC e Unicarni
Soci sovventori di MCLC e Unicarni
1994
23
1995
35
1996
39
1997
52
1998
55
1999
58
2000
61
2001
79
2002
93
2003
103
Nel 2004 Unicarni aveva 10 soci sovventori per un valore totale di quote di finanziamento di 5 918 000 EUR e MCLC, 64 soci sovventori per un valore totale di quote di finanziamento di 1 559 286 EUR.
(137)
Tutti i soci sovventori, nella concessione di mutui, erano vincolati dalle regole sulla raccolta dei mutui approvate dagli amministratori delle cooperative. Tali regole prevedevano un tasso di interesse equivalente a quello sui titoli di Stato (Rendistato) per operazioni di durata superiore a 18 mesi, meno 5 punti. Il tasso di interesse minimo richiesto era fissato al 3 % fino al maggio 1999. FINAGRA, quindi, agiva come qualsiasi altro socio sovventore (privato) nella concessione di mutui alle cooperative.
(138)
I soci sovventori fornivano una parte importante dei fondi ottenuti dalle due cooperative. Come risulta dalla tabella che segue, MCLC e Unicarni, nel periodo fra il 1996 e il 2003, hanno ricevuto mutui da FINAGRA e da altri investitori privati, tutti soci sovventori.
Tabella 6
Mutui concessi a MCLC e Unicarni da tutti i soci sovventori nel periodo 1996-2003
Anno
Totale dei mutui ricevuti da parte di soci sovventori (ITL)
Numero di soci sovventori
Valore dei mutui concessi da FINAGRA (ITL)
1996
6 390 361 001
39
3 500 000 000 (36)
1997
6 727 572 001
48
1998
10 366 345 007
51
33 000 000 000 (37)
1999
10 274 854 007
53
2000
8 342 949 006
53
2001
8 520 314 006
54
2002
6 603 670 715
91
2003
7 491 842 237
98
(139)
Il fatto che questi mutui venivano concessi alle stesse condizioni degli altri investitori privati, che investivano in misura notevole nelle stesse cooperative nelle quali FINAGRA è entrato in qualità di socio sovventore, dimostra il rispetto del principio della parità di trattamento.
(140)
Sulla base delle considerazioni che precedono, la Commissione può concludere che, nella concessione di mutui alle cooperative FINAGRA si è comportata come avrebbe fatto, nelle stesse condizioni, un investitore privato operante sul mercato. La preferenza accordata da FINAGRA a specifici mutuatari del settore agricolo deriva dalla propensione e destinazione statutaria ad intervenire nelle aziende agricole. A questo riguardo, i mutui concessi da FINAGRA alle cooperative non configurano un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(141)
Nel caso di altre imprese private, non si può escludere che la differenza fra i tassi di aiuto ai quali i mutui sono stati concessi e i tassi di riferimento della Commissione, configuri un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato, pur nel rispetto di tutte le condizioni menzionate supra ai punti 125-129. In effetti, la differenza fra il rendimento dei mutui concessi a imprese private e quello dei mutui concessi a cooperative nelle quali FINAGRA era socio sovventore è innegabile ed è stata riassunta ai punti 131-133 supra. Nel caso delle cooperative, FINAGRA, anche quando applicava tassi che erano inferiori ai tassi di riferimento della Commissione, agiva come qualsiasi altro investitore privato avrebbe fatto nella stessa situazione attendendosi un rendimento più elevato da operazioni di capitale alle quali i mutui erano connessi. La situazione caratterizzata da tale rendimento supplementare, e dal comportamento di FINAGRA sul mercato, comportamento che può essere assimilato a quello di qualsiasi altro operatore privato nella stessa situazione, non ricorre chiaramente nel caso di mutui concessi ad altre imprese private.
(142)
Le autorità italiane hanno dichiarato che FINAGRA ha concesso mutui solo a due imprese private (Guardamiglio e Ultrocchi) e che la differenza fra i tassi applicati per questi mutui e il tasso di riferimento della Commissione applicabile in quel momento variava da -3,18 a -5,20 punti percentuali. Secondo le autorità italiane, tale differenza può essere considerata un aiuto al completamento di investimenti relativi ai progetti integrati previsti dalla legge n. 252/91, ma chiaramente distinti da quelli finanziati dalla suddetta legge. Gli investimenti, quindi, pur rispettando tutti i criteri per la concessione del finanziamento nell’ambito della legge n. 252/91, non hanno ricevuto alcun finanziamento ai sensi della suddetta legge né altri fondi pubblici. Questi progetti pur riguardando dei progetti integrati, erano funzionalmente indipendenti da essi. I mutui quindi, rientravano in una strategia diretta al completamento dei progetti integrati, ma utilizzando diversi strumenti di finanziamento (anche se non cumulati, come in questo caso). L’intensità di aiuto equivalente sovvenzione lordo dei due mutui concessi per il completamento di investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione è di 0,96 % e 4,51 %, come indicato nella seguente tabella:
Tabella 7
Mutui di FINAGRA a imprese private
Beneficiario
Costi ammissibili (non coperti dalla legge n. 252/91) (ITL)
Differenziale di interessi (ITL)
% di aiuto
1
2
3
4 = 3/2
Guardamiglio
9 162 000 000
413 508 030
4,51 %
Ultrocchi
42 940 033 423
415 954 000
0,96 %
(143)
Considerando che tutti gli investimenti sovvenzionati sono conformi alle norme applicabili agli investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione elencate al capitolo VI.1. a) 1 e che l’intensità dell’aiuto (calcolata come equivalente sovvenzione lordo della differenza fra il tasso applicato per questi mutui e il tasso di riferimento della Commissione in quel momento) rientrano nell’intensità massima di aiuto applicabile per questo tipo di investimenti, la Commissione può concludere che i mutui concessi da FINAGRA ad imprese private configurino un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato. Questi aiuti sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE.
VI.3.1. c) La prestazione di garanzie
(144)
Nella lettera del 29 ottobre 2004 e protocollata il 3 novembre 2004 e nella lettera del 23 novembre 2004, le autorità italiane hanno precisato che FINAGRA ha fornito una sola garanzia relativamente a mutui bancari, a favore di Guardamiglio.
(145)
La garanzia a favore di Guardamiglio (fideiussione), del valore di ITL 2 miliardi, è stata concessa su un mutuo di ITL 17 miliardi, che Guardamiglio ha integralmente rimborsato senza escussione della garanzia.
(146)
Al momento in cui è stata accesa la garanzia, le forniture di garanzie statali sono state esaminate alla luce dei principi contenuti nella lettera della Commissione SG(89) D/4328 del 5 aprile 1989, nella lettera della Commissione agli Stati membri SG(89) D/12772 del 12 ottobre 1989 e nella comunicazione della Commissione agli Stati membri sull’applicazione degli articoli 92 e 93 del trattato CE e dell’articolo 5 della direttiva 80/723/CEE della Commissione alle imprese pubbliche dell’industria manifatturiera (38). Sulla base di questi documenti, la Commissione ammetteva le garanzie solo se la loro escussione era subordinata, per contratto, a condizioni specifiche che potevano arrivare fino alla dichiarazione obbligatoria di insolvenza dell’impresa beneficiaria o di una qualsiasi procedura analoga. La valutazione dell’elemento di aiuto delle garanzie comportava un’analisi della situazione finanziaria del mutuatario. L’elemento di aiuto ravvisato nelle garanzie corrispondeva alla differenza fra il tasso che il mutuante pagherebbe sul libero mercato e quello effettivamente ottenuto con il beneficio della garanzia, al netto di un eventuale premio pagato per quest’ultima.
(147)
Nel caso in esame, secondo le autorità italiane, la garanzia non costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato per le seguenti ragioni:
-
il beneficiario non si trova in difficoltà finanziarie,
-
il mutuatario ha ottenuto un mutuo per ITL 17 miliardi sul mercato finanziario, il che dimostra che la società è considerata affidabile e l’investimento redditizio,
-
la garanzia riguarda una operazione finanziaria specifica, per un importo fisso e per un periodo di tempo limitato. La garanzia copre solo circa l’11 % del totale del mutuo,
-
il mutuante non ha ricevuto il mutuo a condizioni più favorevoli del normale tasso di mercato, in conseguenza dell’intervento della garanzia di FINAGRA,
-
l’escussione della garanzia è corredata di condizioni specifiche per il recupero del credito, sia attraverso una composizione extragiudiziale o, conformemente a quanto prevede il codice civile italiano, attraverso l’esecuzione forzata del credito sulle attività del debitore garantito,
-
il premio chiesto da FINAGRA è un tasso annuale dello 0,40 % e rappresenta, secondo le autorità italiane, il prezzo di mercato vigente per le garanzie supplementari (39) in quel momento, considerando la solida situazione finanziaria del beneficiario, le sue prospettive economiche e gli investimenti che stavano per essere effettuati. Il prezzo di mercato di una garanzia primaria al momento era, secondo le autorità italiane, dello 0,70 %. Nel caso di una garanzia supplementare, il tasso di mercato si situava fra lo 0,40 % e lo 0,70 %, secondo la situazione finanziaria del beneficiario. Nel caso di un mutuo concesso ad una società giudicata positivamente da un insieme di banche e con buone prospettive economiche, che attraversava un profondo processo di ammodernamento, il tasso annuale del 0,40 % riflette, come dichiarato dalle autorità italiane, il tasso di mercato applicabile a questo tipo di operazione. La garanzia è collegata ad un’operazione sottostante (effettuazione di investimenti) parzialmente finanziati da risorse pubbliche attraverso la legge n. 252/91 e quindi conformemente alle norme sugli aiuti di Stato.
(148)
Alla luce delle informazioni che precedono, la Commissione può concludere che la garanzia prestata da FINAGRA non costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
VII. CONCLUSIONI
(149)
La Commissione constata che l’Italia ha dato illegalmente esecuzione all’aiuto di cui trattasi, in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato. Tuttavia, dalle considerazioni che precedono, si evince che:
-
le misure di aiuto previste dall’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88, dall’articolo 5 della legge n. 290/99 e dalla legge n. 252/91 (progetti integrati) sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato,
-
le misure previste dall’articolo 4 della legge n. 290/99 (cioè: le operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998) non sono mai state attuate e quindi non hanno dato adito ad un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato,
-
gli interventi di FINAGRA, ai sensi della legge n. 252/91, concernenti l’acquisizione di partecipazioni azionarie, la concessione di mutui a cooperative e la prestazione di garanzie, non costituiscono un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato,
-
gli interventi di FINAGRA, ai sensi della legge n. 252/91, concernenti la concessione di mutui ad imprese private costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato. Essi sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Le misure di aiuto cui l’Italia ha dato esecuzione a favore del settore zootecnico, previste dall’articolo 15, comma 16, della legge n. 67/88, dall’articolo 5 della legge n. 290/99 e dalla legge n. 252/91 (progetti integrati) e gli interventi di FINAGRA ai sensi della legge n. 252/91 relativi alla concessione di mutui ad imprese private sono compatibili con il mercato comune ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
2. Le misure previste dall’articolo 4 della legge n. 290/99, relative ad operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998, non sono mai state attuate e quindi non hanno dato adito ad un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
3. Gli interventi di FINAGRA, ai sensi della legge n. 252/91 concernenti l’acquisizione di partecipazioni azionarie, la concessione di mutui a cooperative e la prestazione di garanzie, non costituiscono un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
Articolo 2
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 5 luglio 2005.

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