Document ID: 31984D0405

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 6 agosto 1984
relativa ad una procedura ai sensi dell'articolo 85 del trattato CEE (IV/30.350 - Zinc Producer Group)
(I testi in lingua francese, inglese, olandese e tedesca sono i soli facenti fede)
(84/405/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento di applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato CEE (1), modificato da ultimo dall'atto di adesione della Grecia, in particolare gli articoli 3, paragrafo 1 e 15, paragrafo 2,
vista la decisione della Commissione del 20 luglio 1982 di avviare la procedura,
dopo aver sentito le imprese interessate ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 1 del regolamento n. 17 e dell'articolo 3 del regolamento n. 99/63/CEE della Commissione, del 25 luglio 1963, relativo alle audizioni previste dall'articolo 19, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 17 del Consiglio (2),
dopo aver consultato il comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
I. I FATTI
A. LE IMPRESE
Le imprese oggetto della presente decisione sono i seguenti produttori di zinco:
(1) Billiton Nederland BV (in appresso « Billiton ») con sede all'Aia; Billiton ha rilevato il 1o gennaio 1969 il 50 % delle quote di capitale della Kempensche Zinkmaatschappij (KZM), e il 1o marzo 1970 il restante 50 %. Dal 1971, Billiton possiede, tramite la KZM, la metà delle quote di capitale della società Budelco BV (Budel), una fonderia di zinco a Budel, mentre l'altra metà è detenuta dalla Australian Overseas Smelting Pty (AOS), filiale di Australian Mining & Smelting Europe Ltd (AMSE), (infra, punto 5);
(2) Metallgesellschaft Aktiengesellschaft (in appresso MG) con sede a Francoforte sul Meno;
(3) Société minière et métallurgie de Penarroya SA (in appresso Penarroya) con sede a Parigi; questa società ha una partecipazione di maggioranza nella Pertusola Sud (Italia);
(4) Preussag Aktiengesellschaft (in appresso PAG) con sedi a Berlino e a Hannover;
(5) Rio Tinto Zinc Corporation PLC (in appresso RTZ) con sede a Londra; essa deteneva e detiene una partecipazione di maggioranza nelle seguenti imprese:
- CRS Limited, società con sede a Victoria (Australia), che svolge le funzioni di società holding;
- Australian Mining and Smelting Limited (AM&S), anch'essa società holding con sede a Melbourne (Australia);
- ISC Limited, società con sede a Londra;
- CRA Limited, società con sede a Melbourne (Australia);
- Australian Overseas Smelting Pty (AOS) e AM&S Europe Limited (AMSE), entrambe filiali di AM&S; AOS detiene il 50 % del capitale sociale di Budelco BV (supra, punto 1). AMSE è la società holding di AM&S per le attività del gruppo RTZ sul mercato europeo dello zinco;
- Commonwealth Smelting Limited (CSL), filiale di AMSE, con sede a Avonmouth (Regno Unito);
(6) Union minière SA (in appresso UM) con sede a Bruxelles; essa è la società madre delle seguenti imprese:
- Métallurgie Hoboken-Overpelt SA (MHO);
- Société Prayon (SP) - in liquidazione;
- Compagnie royale asturienne des mines (CRAM);
- Société Vielle Montagne (VM).
Essa era la società madre della Société générale des minerais (SGM), che nel 1981 è stata interamente assorbita dalla UM. Parte delle filiali di UM sono state acquisite soltanto nel corso del periodo contemplato dalla presente decisione; prima di allora esse erano imprese indipendenti.
B. IL PRODOTTO E IL SUO MERCATO
(7) La materia prima per la produzione dello zinco è il concentrato di blenda (Zinkblende), che viene ricavato dal minerale di zinco, ed inviato alle fonderie. Oltre allo zinco, il minerale contiene anche altri metalli. Dalla blenda, attraverso diversi processi produttivi (in particolare la fusione) si ricava lo zinco grezzo. Lo zinco grezzo può presentare gradi di purezza differenti, e sarà denominato a seonda dei casi zinco Good Ordinary Brand-GOB (grado di purezza 98,5 %) o zinco Special High Grade - SHG (grado di purezza 99,995 %).
Ma lo zinco metallico può ricavarsi anche sottoponendo a lavorazione le scorie e i rottami di zinco o riciclando svariati tipi di materiali contenenti zinco.
Lo zinco grezzo viene trasformato in prodotti semilavorati o in prodotti finali, e utilizzato anche nelle leghe. In molte applicazioni è possibile sostituire lo zinco con l'alluminio o la plastica.
(8) Nel 1983, la produzione mondiale di zinco si è aggirata sui 6,3 milioni di tonnellate, di cui 1,3 milioni di tonnellate nella Comunità. I principali produttori di zinco della Comunità, in base alle capacità produttive ed alla produzione effettiva, sono i seguenti (in migliaia di tonnellate per il 1983; i dati sono arrotondati):
1.2.3 // // // // Imprese // Capacità // Produzione // // // // UM (comprese MHO, CRAM, VM) // 570 // 390 // MG // 220 // 160 // PAG // 200 // 180 // Penarroya (compresa Pertusola) // 210 // 170 // RTZ (con tutte le filiali) // 190 // 190 // Billiton (compresa Budel) // 90 // 90 // // //
I volumi di produzione non corrispondono necessariamente a quelli di vendita, dato che in periodi di bassa congiuntura lo zinco viene prodotto per essere stoccato.
Altri importanti produttori di zinco sono l'Unione Sovietica (produzione 1983: 1 050 000 tonnellate circa), Giappone (1983: circa 700 000 tonnellate), USA, Canada e Australia. La quota parte dei produttori comunitari nella produzione mondiale si mantiene dagli anni '60 costantemente sul 20 % circa, mentre quella dei produttori giapponesi e dei paesi del blocco orientale è passata nello stesso periodo dal 20 al 25 % circa.
(9) Spesso le fonderie si associano alle miniere ed alle società che trasformano lo zinco. Nel periodo contemplato dalla presente decisione, fra le imprese interessate, Penarroya, UM e RTZ erano legate a miniere. Ma la produzione di minerale di queste miniere collegate era ed è tuttora insufficiente a coprire il fabbisogno delle fonderie, con la conseguenza che l'industria europea dello zinco deve dipendere dalle forniture di minerale di miniere di paesi extracomunitari (Canada, Perù, Australia e Svezia). Il 65 % del minerale di zinco necessario alla Comunità viene pertanto importato. Alcune imprese (soprattutto UM e MG) sono collegate ad altre imprese che trasformano lo zinco. (10) La vendita di minerale di zinco dall'impresa mineraria alla fonderia e la vendita dello zinco dalla fonderia agli utilizzatori si effettuano in generale sulla base di contratti di fornitura a lunga scadenza. Il prezzo di vendita del minerale da parte delle società minerarie è determinato in base al prezzo del metallo, dal quale viene sottratto il costo della fusione (treatment-charge) per le fonderie. Il costo di fusione corrisponde ad una percentuale del prezzo di vendita del metallo.
(11) Di norma, i prezzi dello zinco risultano dal gioco della domanda e dell'offerta, e la determinazione di questo prezzo ha luogo alla borsa dei metalli di Londra (London Metal Exchange - LME), dove domanda e offerta si incontrano e determinano la quotazione giornaliera. Sino al 1964, i contratti di fornitura di minerale di zinco e di zinco metallico hanno fatto riferimento a questa quotazione giornaliera. Ma le fluttuazioni giornaliere dei prezzi, tipiche delle quotazioni di borsa, hanno dato luogo ad incertezze sul prezzo da applicare soprattutto per i contratti di fornitura a lungo termine di minerale o di zinco metallico. Data la sostituibilità dello zinco, vi era il rischio che a fronte di aumenti della quotazione delle LME, aumenti che potevano essere originati anche da operazioni speculative, gli utilizzatori dello zinco ricorressero a materiali di sostituzione.
(12) Dalla fine degli anni '70, i diversi produttori di zinco determinano autonomamente e direttamente il prezzo di vendita, con la conseguenza che, grazie alla trasparenza del mercato ed all'applicazione di condizioni contrattuali quasi identiche, le disparità di prezzo fra i diversi produttori sono praticamente scomparse o sussistono soltanto per brevi periodi. Quando un produttore annuncia pubblicamente un nuovo prezzo dello zinco, che viene successivamente adottato da 5 a 6 altri produttori, questo nuovo prezzo viene pubblicato nel bollettino Metal Bulletin quale nuovo « prezzo alla produzione ».
Il 1o marzo 1984 il prezzo di una tonnellata di zinco (GOB) si aggirava sui 1 050 dollari USA.
(13) L'industria dello zinco è stata caratterizzata negli ultimi anni da perdite finanziarie, anche se è probabile che in seguito all'aumento del prezzo dello zinco, verificatosi dall'autunno del 1983, la situazione sia migliorata.
(14) La situazione del mercato mondiale dello zinco è seguita da un gruppo di studio, costituito nel quadro delle Nazioni Unite, del quale fanno parte, oltre ai rappresentanti delle industrie, anche gli Stati membri e la Commissione. Questo « UN-Zinc-Study-Group » analizza fra l'altro dati di mercato riguardanti ad esempio la produzione, la domanda, i prezzi, ecc., e li trasmette in forma sintetica alle imprese, senza peraltro formulare raccomandazioni di sorta sul comportamento da tenere sul mercato. Ciò facendo non fa più di quanto una normale associazione commerciale avrebbe il diritto di fare secondo le regole di concorrenza. I produttori di zinco della Comunità hanno inoltre istituito un comitato di collegamento (comité de liaison) che è in rapporto, fra l'altro, con i servizi della Commissione. I servizi della Commissione hanno partecipato a riunioni dei due organismi.
C. L'ACCORDO DEL 9 E 10 LUGLIO 1964
(15) In data 9 e 10 luglio 1964, le principali società minerarie e fonderie di zinco dell'occidente, escluse quelle del Giappone, fra le quali le imprese UM, MG, PAG, Penarroya e RTZ, decisero di costituire un gruppo di produttori di zinco (Zinc Producer Group - ZPG) e di divenirne membri. L'iniziativa fu promossa dalle imprese canadesi e anglo-australiane, mentre i produttori dell'Europa continentale vi aderirono soltanto con riluttanza.
(16) Secondo l'accordo, i membri dello ZPG dovevano fissare quanto prima possibile un prezzo comune di produzione dello zinco ed applicarlo nei contratti con le società minerarie e gli utilizzatori. Questo prezzo alla produzione (Zinc producer price) doveva sostituirsi al riferimento alla quotazione LME dello zinco figurante nei contratti di fornitura. Il prezzo alla produzione venne fissato a 125 sterline, restando inteso che l'obiettivo perseguito era un prezzo di 100 sterline. A quell'epoca, la quotazione alla LME era di 140 sterline.
(17) Per proteggere il prezzo alla produzione, i membri dello ZPG si misero inoltre d'accordo per
- cessare le vendite di zinco alla LME e vietarne la vendita anche alle imprese di trasformazione; - sostenere con i loro acquisti le quotazione dello zinco alla LME, qualora esse fossero scese a 85 sterline e procurare i fondi necessari a tale scopo;
- introdurre, se necessario, restrizioni alla propria produzione di zinco.
(18) Le imprese convennero inoltre di vendere lo zinco esclusivamente ad acquirenti finali e nei limiti del loro fabbisogno, di vietare a questi ultimi la rivendita, e di applicare, se necessario, restrizioni concordate alla vendita di zinco.
(19) I membri dello ZPG si misero anche d'accordo sull'organizzazione e sulla direzione dello ZPG, sulle modalità delle riunioni future, nonché sull'istituzione di diversi « sottocomitati » con il compito di raccogliere dati ed effettuare studi di mercato.
(20) I membri dello ZPG convennero infine di rendere sempre noto il prezzo alla produzione attraverso un « price leader » e che tale prezzo sarebbe stato adottato anche dagli altri membri.
(Verbale RTZ del 15 luglio 1974 « Draft Minutes of the Zinc Contrat Committee held in London on 9th and 10th July 1964 » e allegati.)
D. L'ATTUAZIONE DEGLI ACCORDI DEL 9 E 10 LUGLIO 1964
(21) Fino al 1977, lo ZPG si è riunito almeno una trentina di volte. Nel corso di tali riunioni sono stati presi accordi concernenti il prezzo alla produzione, la divulgazione del prezzo ad opera del price-leader, le misure di sostegno del prezzo della produzione, le restrizioni della produzione (incluso il controllo degli investimenti) nonché della vendita di zinco. Il prezzo alla produzione convenuto il 9 e 10 luglio 1964 è stato modificato almeno 12 volte nel corso di tale periodo.
Durante queste riunioni, il comitato direttivo dello ZPG (Steering Committee), ha spesso richiamato all'attenzione dei membri gli accordi del luglio 1964 e li ha esortati a rispettarli. Nel 1972 la ZPG pubblicò un documento, recante il seguente titolo: « Zinc Producer Price Basis - Terms and Definitions - (revised 1972) », che riassume i punti essenziali degli accordi del luglio 1964.
(22) Nel corso di questi 14 anni, sia il numero che la composizione dei membri si sono modificati. In occasione della riunione del 2 e 3 settembre 1964 entrò ad esempio a far parte del gruppo l'impresa Budel BV. Nel corso della riunione del 27 novembre 1968, su iniziativa di RTZ, che temeva le percussioni della legislazione inglese sui cartelli, il gruppo venne addirittura ufficialmente sciolto, benché la successiva riunione avesse luogo già nel marzo 1969, senza che nulla si fosse modificato rispetto alla riunione precedente. Anche un rappresentante di RTZ continuò a participare alle riunioni del gruppo.
I. L'attuazione dell'accordo sui prezzi
1. Sino all'autunno 1977
(23) A partire dal luglio 1964, i membri del gruppo applicarono, nei loro contratti di fornitura sia con le imprese minerarie che con gli utilizzatori, il prezzo alla produzione convenuto. Essi ottennero inoltre che tale prezzo venisse pubblicato nel bollettino specializzato di Londra Metal Bulletin come « prezzo alla produzione »; questo bollettino costituiva inoltre per il gruppo la fonte « ufficiale » di informazione sul prezzo convenuto (verbale ZPG sulla riunione del 2 e 3 settembre 1964).
(24) I membri del gruppo si attennero anche effettivamente al prezzo alla produzione, anche se occasionalmente concedevano sconti. Ciò indusse più volte il gruppo ad esortare i membri ad un maggiore rispetto della « disciplina dei prezzi » (telex RTZ del 3 giugno 1966).
A partire dal 1975, gli sconti divennero sempre più frequenti. Ciò era dovuto al fatto che la produzione non si era adattata alla situazione di mercato e che il prezzo alla produzione risultava a quell'epoca largamente superiore alla quotazione ufficiale dello zinco alla LME (documento di lavoro MG del 31 ottobre 1977). Come può leggersi in tale documento, « il prezzo alla produzione istituito nel 1964 ha pertanto cessato per la prima volta di esercitare un'influenza stabilizzatrice ». In un verbale del consiglio di amministrazione di MG del 31 maggio 1977 si legge che i tempi del prezzo alla produzione « sono prima o poi destinati a tramontare ».
D'altra parte, la SP, all'epoca filiale di UM, affermava invece che occorreva mantenere « in ogni caso » il prezzo alla produzione (verbale del consiglio di amministrazione di MG del 16 giugno 1977) e nel corso di una riunione dello stesso consiglio di MG del 12 luglio 1977 venne « espressa la speranza che entro la fine del settembre 1977 il prezzo alla produzione possa pienamente affermarsi sul mercato ». (25) Anche AMSE si rese conto nel 1977 che le difficoltà erano originate dal divario fra la quotazione LME e il prezzo alla produzione. In un telex del 21 luglio 1977 si raccomanda infatti di mantenere il sistema del prezzo alla produzione e contemporaneamente di cessare la pratica degli sconti e di ridurre il divario fra la quotazione LME e il prezzo alla produzione. Il mantenimento di questo sistema, benché riconosciuto « illecito », è ritenuto necessario, unitamente a maggiori restrizioni concordate della produzione dei membri del gruppo, anche in un telex del 4 agosto 1977.
2. La concertazione per le modifiche del prezzo
(26) A partire dall'ottobre 1977 non è più possibile provare che il prezzo alla produzione veniva fissato nel quadro delle riunioni dello ZPG.
Il citato documento di lavoro MG del 31 ottobre 1977, pur riconoscendo che dal 1964 il prezzo convenuto alla produzione avesse risolto i problemi sul mercato dello zinco « in maniera quasi ottimale, per oltre 12 anni », esortava tuttavia ad avviare (autunno 1977) il necessario risanamento del mercato tramite un « modello di leadership di prezzo europea », nella fattispecie ad opera di MG.
La modifica del prezzo dello zinco effettuata da MG nell'ottobre 1977 fu seguita nel giro di pochi giorni da tutte le imprese interessate dalla presente decisione. Il prezzo annunciato da MG venne pubblicato come « prezzo alla produzione » nel numero del 2 novembre 1977 di Metal Bulletin. Come risulta dal verbale del consiglio di amministrazione di MG dell'8 novembre 1977, la « leadership delle imprese europee in materia di prezzi si è in tal modo realizzata ».
Analogo è il contenuto della seguente frase, figurante in un documento di lavoro per la riunione del collegio sindacale della MG del 21 novembre 1977: « il ruolo di "price-leader" . . . assunto da MG nelle ultime settimane dovrà . . . in futuro . . . essere maggiormente sostenuto anche dalle imprese europee ».
Analogamente, in una nota di MG del 5 dicembre 1977 relativa a contatti con un produttore canadese di zinco, figura quanto segue: « . . . (Cominco) considera con favore la leadership europea in materia di prezzi di MG, e raccomanda un migliore e più rapido scambio di informazioni tramite una rivista specializzata . . . ». Il verbale della riunione del comitato direttivo di MG del 31 gennaio 1978 raccomanda inoltre che questa volta MG non dovrebbe avviare il ribasso del prezzo alla produzione.
In un telex del 2 febbraio 1978 inviato a RTZ da AMSE, quest'ultima afferma di prevedere un ribasso del prezzo alla produzione entro la fine della settimana, e che Billiton avrebbe dovuto assumere la leadership, seguita in ciò dalle imprese tedesche. Nel telex del 3 febbraio 1978 AMSE dichiara di apprendere che « Billiton ha rinviato la propria decisione a dopo la riunione del comitato di collegamento. In un certo senso, questo potrebbe essere il risultato della presa in considerazione del punto di vista di AMSE ». Immediatamente dopo la riunione del comitato di collegamento (primi di febbraio 1978) il prezzo dello zinco venne ribassato, indistintamente da tutte le imprese oggetto della presente decisione, da 600 a 550 dollari USA alla tonnellata.
Questo prezzo restò in vigore sino all'agosto del 1978.
(27) Nell'aprile del 1978, AMSE desiderava un prezzo alla produzione più elevato. In un telex del 12 aprile 1978, si afferma al riguardo che AMSE doveva aumentare il prezzo soltanto se fosse stata seguita in ciò da un numero sufficiente di altri produttori, affinché il Metal Bulletin pubblicasse il nuovo prezzo. « Purtroppo, - continua il telex - le probabilità di riuscire ad aumentare il prezzo sono diventate nettamente più scarse in quanto i produttori tedeschi, olandesi e belgi sembrano essere soddisfatti (del prezzo alla produzione esistente) ». Secondo il verbale della riunione del consiglio di amministrazione di MG del 13 giugno 1978, perché potesse aversi un aumento del prezzo, mancava soltanto l'annuncio di due società minerarie europee.
Fra il 10 e il 21 agosto 1978, tutte le imprese interessate hanno aumentato nella stessa misura, ossia a 625 dollari USA, il prezzo dello zinco (nota di MG del 23 agosto 1978).
Ritocchi di prezzo analoghi, più o meno simultanei, vennero effettuati dai produttori interessati fra il 25 e il 27 ottobre 1978 e fra il 16 e il 23 gennaio 1979 (telex AMSE del 23 gennaio 1979).
Questo « comportamento parallelo » dei produttori consentì al Metal Bulletin di scrivere quanto segue nel numero del 31 ottobre 1978: « . . . It was just like the good old days. In a little over 48 hours earlier last week no less than seven zinc producers posted $ 720 per ton by the end of Thursday 26. These were: VM, Asturienne, Penarroya, Preussag, . . . and Metallgesellschaft. On Friday 27th, further moves to $ 720 were announced by . . ., AMSE, . . . »
(. . . Era proprio come ai vecchi tempi. Agli inizi della settimana scorsa, in poco più di 48 ore, non meno di sette produttori di zinco hanno annunciato il prezzo di 720 dollari alla tonnellata per la fine di giovedì 26. Si trattava delle seguenti imprese: VM, Asturienne, Penarroya, Preussag, . . . e Metallgesellschaft. Venerdì 27 questo prezzo di 720 dollari fu annunciato da . . ., AMSE, . . .).
Da una nota interna di Billiton del 26 aprile 1979 risulta che il giorno precedente i produttori di zinco tedeschi, francesi e americani avevano discusso con un rappresentante di Billiton il futuro prezzo alla produzione. Nella nota si raccomanda che questa volta l'iniziativa del rialzo dei prezzo venga presa da un produttore di zinco integrato anziché da Billiton, e che quest'ultimo dovrebbe annunciare un aumento del prezzo soltanto dopo la pubblicazione di un nuovo prezzo nel MB.
II. Sostegno e protezione del prezzo alla produzione
1. Azione congiunta per influenzare la LME
a) Astensione dei produttori dalle vendite
(28) A partire dal 1964, i membri dello ZPG hanno cessato le loro vendite alla LME. Con lo scioglimento del gruppo nell'autunno del 1977, anche questo accordo venne a cadere, ma i suoi effetti possono essere riscontrati ancora in un verbale della riunione del consiglio di amministrazione di MG del 14 febbraio 1978, in cui si afferma che nelle trattative con gli altri produttori di zinco la MG doveva respingere la soluzione consistente nel collocare le eccedenze di zinco alla LME.
Questa concertazione sulle vendite ebbe come conseguenza una sostanziale contrazione degli stock di zinco della LME, con il risultato che a tale borsa veniva trattato quasi esclusivamente zinco proveniente da paesi del blocco orientale, di qualità inferiore (nota interna di Billiton del 4 giugno 1973).
b) Azione congiunta tramite filiali
(29) Se da un lato i membri dello ZPG si astenevano dal vendere zinco alla LME, dall'altro procedevano di concerto ad acquisti di zinco alla LME per regolarizzare l'offerta e di conseguenza la quotazione in borsa.
aa) L'impresa Merafine
(30) Nella riunione dei giorni 2 e 3 settembre 1964, i membri dello ZPG convennero di effettuare acquisti di sostegno presso la LME tramite una società svizzera, alla quale ciascun membro doveva versare una sterlina per tonnellata di zinco prodotta. Entro l'estate del 1965, tutte le imprese interessate dalla presente decisione avevano versato a questa società (Merafine SA) le somme richieste, sia direttamente, sia indirettamente tramite filiali di loro proprietà o successivamente acquisite. Nel giugno del 1965, Merafine SA intervenne per la prima volta alla LME, allo scopo di stabilizzare le quotazioni tramite acquisti di zinco. Questi acquisti vennero ripetuti fino al novembre 1968. Lo zinco acquistato venne venduto da Merafine SA al di fuori della Comunità europea, ad esempio nella Cina popolare (relazione Merafine del 26 giugno 1968).
Nella riunione dello ZPG del 27 novembre 1968, la Merafine, che nell'esercizio finanziario 1968 aveva registrato un fatturato superiore a 10 milioni di franchi svizzeri, venne sciolta. I membri del gruppo si misero tuttavia d'accordo per costituire una nuova società svizzera (Adena Metal SA) con un capitale sociale, nel 1970, di 12 milioni di franchi svizzeri.
bb) L'impresa Adena
(31) La società per azioni Adena Metal SA (in appresso « Adena ») fu fondata il 24 gennaio 1969 a Zurigo. Nell'atto costitutivo del 30 aprile 1969, diverse imprese fra cui RTZ, UM, Billiton, MG, PAG e Penarroya, si impegnarono ad acquistare azioni di Adena, sia direttamente, sia tramite imprese collegate. Dal canto suo, Adena stipulò il 27 maggio 1969 un contratto con la ditta Cassamet SA di Zurigo, in base al quale quest'ultima avrebbe effettuato gli acquisti di zinco alla LME per conto di Adena. Fra il giugno 1969 e la metà del 1973, su istruzioni dello ZPG.
Adena acquistò zinco alla LME, allo scopo di mantenere la quotazione dello zinco sui livelli desiderati dallo ZPG. Adena vendette lo zinco acquistato al di fuori della Comunità europea (ad esempio nel Nord America - documento Adena del 6 giugno 1973).
L'8 marzo 1974, i membri del gruppo decisero lo scogliemento di Adena. Il capitale sociale esistente venne successivamente ripartito fra i membri dello ZPG azionisti di Adena, fra i quali figuravano tutte le imprese interessate dalla presente decisione. La liquidazione di Adena e Cassamet si concluse il 31 marzo 1976. c) Acquisti concordati dei produttori alla LME
(32) Nella riunione del 26 novembre 1974, i membri del gruppo decisero la creazione di un « Comitato consultivo per il mercato » (Market Advisory Committee - MAC ), con il compito di determinare i quantitativi di zinco che ciascun membro del gruppo avrebbe dovuto acquistare alla LME (quota). La decisione lasciava peraltro ai membri che non intendevano procedere a tali acquisti la possibilità sia di ridurre la loro produzione in proporzione alla quota, sia di stoccare quantitativi di zinco prodotto in misura pari a tale quota, evitando comunque in ogni caso di immetterli sul mercato. (Documento del comitato direttivo, senza data, relativo al periodo 1o dicembre 1974 - 28 febbraio 1975.)
(33) Fra le imprese di cui trattasi, MG, Billitone e RTZ optarono per l'acquisto, mentre UM, Penarroya e PAG preferirono ridurre i quantitativi prodotti. Si convenne che le imprese che avevano scelto l'opzione della riduzione avrebbero giustificato ufficialmente la loro decisione con un calo delle vendite (verbale della riunione ZPG del 26 novembre 1974). Secondo la decisione, tutte le imprese dovevano, nelle loro scelte, tener conto delle raccomandazioni formulate dalla MAC (note AMSE del 26 novembre 1974). Una nota interna di AMSE del 14 gennaio 1975 spiega questa decisione dello ZPG con il fatto che il gruppo temeva nel novembre 1974 uno slittamento della quotazione « libera » dello zinco, con il rischio di conseguenti pressioni sul prezzo alla produzione.
(34) Acquisti congiunti di zinco presso la LME vennero decisi anche negli anni 1975 e 1976 da tutte le imprese interessate (verbale ZPG del 26 febbraio 1975, nota interna UM del 14 marzo 1975, telex UM del 15 aprile 1976, note interne AMSE del 9 gennaio 1976 e del 22 aprile 1976).
Fra il novembre 1974 e il luglio 1975, lo ZPG ha ritirato dal mercato europeo oltre 90 000 tonnellate di zinco allo scopo di sostenere il prezzo alla produzione (nota del 16 luglio 1975). Per il periodo compreso fra il luglio 1975 e l'ottobre 1975, i membri del gruppo convennero di acquistare 60 000 tonnellate di zinco sul mercato europeo.
(35) Ancora nel 1977 Billiton, UM, PAG e Penarroya convennero di acquistare 75 000 tonnellate di zinco nordcoreano prima del suo arrivo alla LME e di non immetterlo sul mercato europeo. Questa decisione fu effettivamente eseguita. In una nota del 31 dicembre 1977 della società Montanore BV, incaricata di queste operazioni di acquisti, si legge al riguardo:
« The result of the action was that in the period December 1976 to March 1977 the LME 3 months zinc price rose from £ 373 to £ 458 with positive beneficial effect on the price realizations of European producers. The marked improvement in price to producers was probably in the order of about £ 35 per tonne over the total of producers' sales »
(L'operazione ha avuto come risultato di far aumentare la quotazione dello zinco a 3 mesi alla LME da 373 a 458 sterline fra dicembre 1976 e marzo 1977, con favorevoli ripercussioni sui prezzi spuntati dai produttori europei. Il prezzo alla produzione ha registrato un netto miglioramento, che dovrebbe aggirarsi sulle 35 lire sterline per tonnellata metrica per il totale delle vendite dei produttori).
2. Restrizioni sulla produzione e sugli investimenti
(36) Come convenuto nel corso della riunione dello ZPG dei giorni 9 e 10 luglio 1974, i membri del gruppo stipularano e misero successivamente in applicazione determinati accordi intesi a limitare la produzione di zinco. Da un lato, queste restrizioni miravano, tramite una diminuzione concordata dell'offerta di zinco, ad evitare che i membri del gruppo cedessero alla tentazione di vendere sia alla LME, sia direttamente agli utilizzatori, lo zinco eccedentario invendibile sulla base del prezzo alla produzione. Ciò rischiava infatti di determinare un ribasso delle quotazioni alla LME e di compromettere il prezzo alla produzione. D'altro lato, queste restrizioni della produzione miravano ad impedire che le eccedenze di zinco fossero eventualmente vendute a basso prezzo sul « mercato nazionale » o nella « zona d'influenza » di altri membri dello ZPG.
I produttori potevano tuttavia non ridurre la produzione, ma lo zinco prodotto doveva essere immagazzinato (documento RTZ del 19 maggio 1966).
(37) Il primo accordo vertente su effettive restrizioni della produzione fu concluso il 26 maggio 1966, e alla fissazione di quantitativi di produzione di riferimento per ciascuna impresa doveva procedere l'assemblea generale dello ZPG (documento ZPG del 18 settembre 1967).
(38) Il 26 giugno 1968, i produttori convennero di non creare nuove capacità produttive senza prima avvertire lo ZPG. Essi si impegnarono a sottoporre i loro livelli di produzione (tonnellate di zinco prodotto) all'approvazione dell'assemblea generale dello ZPG. Contemporaneamente, essi decisero di ridurre la loro produzione del 20 % (allegato n. 1 al verbale della riunione ZPG).
Altri accordi vertenti su limitazioni della produzione di tutte le imprese interessate vennero conclusi negli anni 1967, 1969-1972 (1970: riduzione lineare del 15 %, nota interna di Penarroya del 30 ottobre 1970), e 1974-1976. Per il mese di ottobre 1975, lo ZPG aveva ad esempio stabilito quote di produzione cui tutte le imprese interessate dovevano attenersi. Il quantitativo di riferimento per quel mese si aggirava ad esempio sulle 20 000 tonnellate per Penarroya/Pertusola e sulle 42 000 tonnellate per RTZ (AMSE) (nota interna di AMSE del 13 agosto 1975).
(39) Per il 1977, non è più possibile dimostrare la conclusione, nel quadro delle riunioni dello ZPG, di accordi per la limitazione della produzione. Ma da un telex AMSE del 4 aprile 1977 risulta che fra i produttori si era svolto uno scambio di informazioni su imminenti riduzioni della produzione.
Nel verbale della riunione del comitato direttivo di MG del 13 settembre 1977 si legge che da una riunione del gruppo di studio dello zinco (supra, punto 14) non sarebbero probabilmente scaturiti accordi vincolanti in materia di riduzione della produzione, bensì al massimo raccomandazioni per il 1978. Da un verbale della riunione del consiglio di amministrazione di MG del 28 febbraio 1978, risulta inoltre che fra MG e PAG si era avuto uno scambio di informazioni sui volumi di produzione di zinco prospettati per il 1978.
III. Accordi per la ripartizione del mercato
1. La situazione del mercato nel 1964
(40) Quando, nella riunione del 9 e 10 luglio 1964, decisero di regolamentare il mercato dello zinco, soprattutto in Europa, i produttori sapevano che l'efficacia della fissazione di un prezzo alla produzione esigeva, oltre ad un'azione congiunta per influire sulla LME e restrizioni concordate della produzione, un'altra precauzione, ossia la protezione dei mercati tradizionali di vendita dei diversi produttori. Una penetrazione su questi mercati sarebbe stata possibile in generale soltanto con un'azione sui prezzi, e ciò avrebbe significato la fine del prezzo alla produzione (nota interna di RTZ del 16 ottobre 1966).
D'altro lato, fra i paesi esistevano già correnti tradizionali di esportazione, ad esempio dal Belgio e dalla Francia verso la Germania. I produttori di zinco non volevano interrompere queste tradizionali correnti di scambio.
2. La natura degli accordi restrittivi
(41) Gli accordi stipulati tra i membri dello ZPG per limitare le vendite sui mercati nazionali reciproci non sono stati di norma decisi, come le altre misure, dall'assemblea generale dallo ZPG. si trattò per lo più di accordi « a margine » (o al di fuori) delle riunioni dello ZPG, dato che quest'ultimo, in quanto organizzazione intesa a regolamentare il mercato mondiale dello zinco, si occupava solo marginalmente di mercati parziali come quello della Comunità europea.
a) Protezione del mercato tedesco
(42) Dopo aver esaminato, nella riunione dello ZPG dei giorni 2 e 3 giugno 1966, la situazione del mercato europeo dello zinco e in particolare di quello tedesco, in vista di restrizioni alle importazioni, i membri dello ZPG organizzarono diverse riunioni fra le varie imprese per concordare effettivamente tali restrizioni. Il 9 giugno 1966, i produttori belgi e tedeschi di zinco (VM, MG e PAG) si incontrarono allo scopo di « evitare un'inutile concorrenza sul mercato tedesco » (nota interna di RTZ del 10 giugno 1966).
In una riunione svoltasi a Colonia il 2 novembre 1967 fra PAG e MG da un lato e VM, MHO, SP, CRAM, Penarroya e Billiton (Budel) dall'altro, vennero fissati contingenti per le esportazioni di zinco dalla Francia, dal Belgio e dai Paesi Bassi verso la Germania e fu sottolineato che spettava in primo luogo ai produttori tedeschi di soddisfare il fabbisogno di zinco in Germania. Questo sistema di contingenti venne rinnovato dalle imprese l'8 e il 29 aprile 1968 per l'anno 1968 (note interne di PAG del 13 marzo 1968 e del 10 aprile 1968 e nota interna di VM del 3 maggio 1968). Fra queste imprese, il 1o agosto 1968, vennero fissati analoghi contingenti all'importazione per il mercato tedesco (nota interna di PAG del 12 agosto 1968).
(43) A VM fu affidato il compito di vigilare sul rispetto degli impegni assunti. A tal fine, le imprese interessate comunicarono a VM i loro volumi di esportazione mentre PAG e MG inviarono i dati concernenti le importazioni tedesche. In caso di divergenze fra queste due fonti, VM cercava di individuare da chi erano state effettuate le esportazioni in eccesso rispetto ai contingenti concessi ai produttori francesi, belgi e olandesi (vedi ad esempio i telex del 29 settembre 1969, del 9 marzo 1970 e dell'11 novembre 1970 fra MG e UM).
(44) Nei giorni 20 agosto 1971, 6 luglio 1972 e 21 maggio 1973, Billiton e MG discussero delle restrizioni alle vendite di Billiton in Germania. Nel corso dei colloqui Billiton promise una certa « moderazione » sul mercato tedesco.
(45) Il 13 settembre 1971, rappresentanti di Billiton, KZM, MG, PAG, Penarroya, UM si incontrarono per fissare i rispettivi contingenti di importazione di zinco GOB in Germania (in totale 51 500 tonnellate al massimo, nota di Billiton del 16 settembre 1971). Il 5 giugno e il 13 dicembre 1972, fra queste imprese si svolsero ulteriori discussioni sulle restrizioni alle importazioni, nel corso delle quali vennero decise limitazioni per le esportazioni di Billiton (KZM), Penarroya e UM.
Analoghe discussioni e prese di contatto per stabilire limitazioni per le vendite in Germania ebbero luogo il 19 marzo 1974, il 5 agosto 1975 e il 2 dicembre 1975 fra PAG e MG e AMSE. PAG convenne con AMSE che quest'ultima avrebbe limitato le proprie vendite di zinco in Germania, eventualmente sulla base di uno scambio fra una certa quota del mercato tedesco e la possibilità di accedere alle materie prime.
(46) Il 19 settembre 1975, tutte le imprese oggetto della presente decisione stabilirono i loro contingenti previsti di esportazione verso la Germania per il periodo settembre-dicembre 1975 (nota interna di AMSE del 2 ottobre 1975).
(47) PAG, MG e AMSE convennero, in incontri separati, di mantenersi anche in futuro in contatto per sorvegliare l'evoluzione del mercato dello zinco in Germania (nota di AMSE del 5 agosto 1975). In tale occasione, PAG e MG si dichiararono contrarie all'ingresso di AMSE sul mercato tedesco (nota interna di UM del 13 agosto 1975). Lo scopo perseguito da AMSE con questi incontri era di annunciare la propria intenzione di operare in futuro anche sul mercato tedesco, benché perlomeno con MG esistesse un accordo secondo il quale ISC non doveva vendere zinco in Germania. Queste discussioni fra AMSE e MG, e AMSE e PAG ebbero anche come conseguenza restrizioni delle vendite delle imprese tedesche sul mercato inglese per il 1976 (telex del 2 dicembre 1975 da AMSE a PAG).
(48) Agli inizi di febbraio del 1976, AMSE studiò la possibilità di vendere zinco tramite Billiton, nel quadro del contingente assegnato a quest'ultima per la Germania. MG obiettò a AMSE che in passato era stato convenuto che ISC e MG si sarebbero astenute dal vendere zinco rispettivamente in Germania e in Inghilterra. In caso di vendite di zinco di AMSE in Germania, MG minacciò di adottare analoghe misure di ritorsione nel Regno Unito (nota interna di MG del 5 febbraio 1976). Il 1o ottobre 1976, AMSE assicurò a MG che il suo ingresso sul mercato tedesco sarebbe avvenuto con molte cautele e senza fare concorrenza sui prezzi, per « non perturbare il mercato » (nota di MG del 1o ottobre 1976).
(49) Altre discussioni sulle vendite di zinco sul mercato tedesco si svolsero ancora nel marzo/aprile 1977 fra MG e AMSE e MG e Billiton (verbale MG del 19 aprile 1977), nonché nell'ottobre/novembre 1977 fra PAG e AMSE. In tale occasione, PAG si dichiarò « preoccupata » dal comportamento di Billiton sul mercato tedesco (nota interna di AMSE del 4 novembre 1977).
b) Ripartizioni del mercato fra Billiton e RTZ
(50) Billiton e RTZ (CRA) stipularono nel 1971 un contratto per la gestione in comune della società mineraria « Budelco » di Budel (Paesi Bassi). L'accordo « Heads of Agreement » concluso il 7 maggio 1971 fra le due società madri prevedeva una ripartizione dei mercati della Comunità (articoli 2-4), nonché un sistema di contingenti per le vendite al di fuori delle rispettive « zone d'influenza » (articoli 5-6). Tutti gli Stati che a quell'epoca erano membri della Comunità facevano parte della zona d'influenza di Billiton.
Questo accordo « Heads of Agreement » fu ridiscusso, e riconfermato nei punti esposti più sopra, nel corso delle riunioni fra Billiton e AMSE, che nel frattempo era succeduta a CRA, del 20 dicembre 1972, del 6 febbraio 1973 e del 19 aprile 1973. Un'apertura del continente europeo ad AMSE « sarebbe stata inoltre contraria agli accordi di mercato conclusi dagli altri produttori di zinco della Comunità con Billiton ». (Relazioni di Billiton del 14 febbraio 1973 e del 23 maggio 1973.) (51) Nel 1974, Billiton non poté però più opporsi alle sempre più intense pressioni esercitate da AMSE per vendere zinco nel continente europeo. Nell'agosto 1974, Billiton e AMSE convennero che quest'ultima avrebbe potuto vendere sul continente europeo, tramite Billiton, 100 tonnellate di zinco al mese nel corso del quarto trimestre e 150 tonnellate al mese nel 1975, sulla base del prezzo alla produzione maggiorato di 15 sterline. Il 17 luglio 1975, Billiton e AMSE modificarono l'accordo in modo da consentire ad AMSE un accesso al mercato continentale europeo nel quadro di contingenti di vendita concordati. Billiton ammise inoltre che AMSE poteva cercare di ottenere contingenti di vendita per il mercato continentale europeo da altri produttori (nota interna di AMSE del 18 luglio 1975).
(52) Nell'agosto 1975, Billiton e AMSE negoziarono una partecipazione di AMSE al contingente attribuito a Billiton per la Francia dagli altri produttori europei (15 000 tonnellate) (nota di AMSE del 12 settembre 1975). Un'analoga partecipazione per 5-6 000 tonnellate fu concessa da Billiton a AMSE per il mercato tedesco. Questa quota di AMSE doveva tuttavia essere imputata dagli altri produttori europei di zinco sul contingente di Billiton per la Germania (10 000 tonnellate). Inoltre, AMSE poteva rifornire soltanto gli acquirenti che non erano già clienti di Billiton (nota di Billiton Metall GmbH del 28 gennaio 1976). Questi accordi vennero anche largamente applicati (nota di AMSE del 20 ottobre 1975).
(53) Il 1o ottobre 1975, Billiton e AMSE decisero che per gli anni 1976 e 1977 avrebbero negoziato congiuntamente con i produttori europei continentali un aumento dei contingenti di esportazione di zinco (documento AMSE: Marketing in Continental Europe, October 1975).
Per il 1976, Billiton elaborò un elenco che indicava i clienti con i quali AMSE non doveva trattare, quelli che potevano essere eventualmente riforniti congiuntamente, e quelli che potevano essere riforniti esclusivamente da AMSE. Quest'ultima autorizzò Billiton a vendere nel Regno Unito soltanto a determinati utilizzatori designati nominalmente, e ciò in contropartita del proprio limitato accesso ai mercati francese e tedesco (telex del 9 febbraio 1976 e nota interna di AMSE del 6 maggio 1976).
(54) Anche nel 1977 e nel 1978 fra Billiton e AMSE si svolsero trattative sui contingenti per la vendita di zinco sul mercato comunitario. L'ultimo contatto che può essere comprovato fra queste due imprese per discutere delle restrizioni reciproche di vendita ebbe luogo il 27 aprile 1978 (nota interna di Billiton del 2 maggio 1978).
c) Ulteriori ripartizioni del mercato
(55) Fra le imprese oggetto della presente decisione esistevano accordi di contingentamento delle forniture di zinco fra i diversi paesi all'interno della Comunità (nota AMSE del 12 maggio 1975 e telex AMSE del 25 giugno 1975), nonché i documenti citati ai punti 50 e 52).
(56) Quando negli anni 1974 e 1975, AMSE intensificò gli sforzi per vendere zinco negli altri Stati membri, essa fu costretta a negoziare con i « produttori europei », onde ottenerne il consenso per il suo « ingresso sul mercato » (nota AMSE del 9 luglio 1975). Queste trattative si svolsero effettivamente in seguito.
UM e Penarroya dettero il loro consenso alla vendita di zinco AMSE sul continente solo dopo molte esitazioni; Penarroya annunciò la propria intenzione di vendere in futuro zinco anche nel Regno Unito, assicurando peraltro che non intendeva perturbare troppo il mercato inglese (nota AMSE del 24 gennaio 1974). Nel febbraio 1975, AMSE e Penarroya negoziarono la vendita, nel corso del 1975, di 1 000 tonnellate di zinco sui mercati nazionali reciproci.
(57) Le ulteriori trattative fra AMSE e Penarroya e fra AMSE e UM per la vendita da parte di AMSE di zinco in Francia e in Belgio sono comprovate dai documenti AMSE del 28 luglio 1975, del 31 luglio 1975, del 6 agosto 1975, del 27 agosto 1975, nonché dal verbale di discussione di UM del 21 agosto 1975 e dalla nota interna di UM del 13 agosto 1975).
(58) I contatti fra AMSE e Penarroya, UM, PAG, e Billiton per la vendita di zinco da parte di AMSE sul continente europeo continuarono anche nel 1976 (nota interna di MG del 5 febbraio 1976, nota interna di AMSE del 28 gennaio 1976).
(1) GU n. 13 del 21. 2. 1962, pag. 204/62.
(2) GU n. 127 del 20. 8. 1963, pag. 2268/63.
(1) Raccolta 1982, pag. 1575.
(1) G.J. Stigler, The Kinky Oligopoly Demand Curve and Rigid Prices, Journal of Political Economy, Vol. L V, 1947, pag. 431.
(1) Raccolta 1975, pag. 1663, in particolare pag. 1942 e pag. 1966.
(2) Raccolta 1981, pag. 2021, in particulare pag. 2031.
(1) Raccolta 1980, pag. 2229.
(1) GU n. L 319 del 29. 11. 1974, pag. 1.
(59) Fra il 24 ottobre e il 4 novembre 1977, AMSE riprese contatti con Billiton, PAG e Penarroya in merito alle vendite di zinco progettate al di fuori del Regno Unito; in tale occasione, PAG e Penarroya si lamentarono delle vendite di zinco effettuate da Billiton e AMSE al di fuori dei loro rispettivi mercati nazionali.
E. EFFETTI DEGLI ACCORDI
(60) Gli accordi sul prezzo alla produzione e la loro attuazione pratica hanno bensì attenuato gli effetti di oscillazioni « erratiche » delle quotazioni LME dello zinco per le società minerarie, le fonderie e i consumatori. Ma questo prezzo concordato alla produzione comportava inconvenienti per le imprese non collegate con imprese minerarie o di trasformazione, che risentivano in modo particolare delle conseguenze di un prezzo non conforme alla leggi del mercato. Già nel settembre del 1967, le fonderie europee di zinco lavoranti su ordinazione si lamentarono « del grave onere che veniva loro imposto con il mantenimento del sistema del prezzo alla produzione e le rigorose restrizioni di produzione, a fronte di una sfavorevole situazione di mercato » (nota interna dello ZPG del 20 settembre 1967).
(61) Inoltre, a causa dell'influenza esercitata sulla LME e dei modesti quantitativi e della scarsa qualità dello zinco ivi trattato, i consumatori avevano scarse possibilità di sfuggire ad un prezzo alla produzione molto elevato, come quello degli anni 1975-1977. A ciò deve aggiungersi che la quotazione artificiale della LME non riproduceva mai, data la scarsità dell'offerta di zinco, il prezzo « giusto » di mercato.
È precisamente in seguito alle pressioni esercitate dagli utilizzatori di zinco, che i membri dello ZPG sono stati spesso costretti ad abbassare di volta in volta il prezzo alla produzione, mantenuto ad un livello artificialmente elevato (telex di AMSE del 3 febbraio 1971 e del 27 ottobre 1972), oppure a non aumentarlo nella misura giudicata « di per sé » auspicabile dallo ZPG (nota RTZ del 28 settembre 1966).
(62) Grazie alla loro forza di offerta, i membri dello ZPG tentarono di impore prezzi che si discostavano notevolmente da quelli che il mercato sarebbe stato disposto a pagare (telex AMSE del 25 febbraio 1974).
D'altra parte, essi espressero « sdegno e costernazione » quando appresero che partite di zinco erano state offerte sul mercato da commercianti indipendenti o da produttori, a prezzi inferiori a quello alla produzione (lettera di AMSE del 19 settembre 1973).
(63) Nonostante questi accordi e la loro applicazione pratica, si deve rilevare che i membri dello ZPG non sono riusciti ad escludere totalmente la concorrenza, il che dimostra che alcuni dei membri hanno effettuato offerte occasionali di zinco al di sotto del prezzo alla produzione ovvero non si sono attenuti ai loro obblighi in materia di contingenti di produzione e di esportazione.
F. PROCEDURA
(64) La Commissione ha avviato le prime indagini sull'operato dello ZPG nel corso del 1977. Fra il 14 giugno 1978 e il 30 luglio 1980 essa ha compiuto in totale 19 accertamenti ai sensi dell'articolo 14 del regolamento n. 17, presso tutte le imprese interessate dalla presente decisione.
Da questi accertamenti è scaturito il procedimento dinanzi alla Corte di giustizia nella causa 155/79, che si è concluso con la sentenza del 18 maggio 1982 (1).
La Commissione ha atteso la sentenza prima di avviare la procedura ai sensi dell'articolo 85 del trattato.
(65) Dopo l'inizio della procedura formale dinanzi alla Commissione, il 20 luglio 1982, e dopo la comunicazione degli addebiti, le imprese di cui trattasi hanno potuto prendere visione e fare fotocopie di diversi atti della Commissione, riguardanti il presente procedimento, fatta eccezione per determinati documenti interni dei servizi della Commissione nonché per i documenti per i quali le imprese hanno invocato la tutela del segreto professionale.
II. VALUTAZIONE GIURIDICA
ARTICOLO 85, PARAGRAFO 1
A. LE RESTRIZIONI DELLA CONCORRENZA
I. L'accordo concernente il prezzo alla produzione e le misure di sostegno
1. Il prezzo alla produzione
(66) La fissazione di un prezzo alla produzione da parte delle imprese Billiton, MG, PAG, Penarroya, RTZ e UM ha ostacolato la loro libertà sia di negoziare con le società minerarie un prezzo per l'acquisto di minerale di zinco, sia di fissare nei confronti degli utilizzatori di zinco un prezzo di vendita rispondente al loro tornaconto economico. Questo accordo era idoneo ed era inteso a restringere la concorrenza sui prezzi all'interno della Comunità europea. Per l'esistenza di tale limitazione della concorrenza è irrilevante se il prezzo alla produzione applicato nei contratti con le società minerarie (deduzione fatta del compenso per la fusione) o con gli utilizzatori sia stato sempre effettivamente rispettato o se sono stati invece occasionalmente concessi sconti. Determinante è il fatto che il prezzo alla produzione concordato abbia sempre costituito un valore di riferimento per la determinazione del prezzo nei contratti di approvvigionamento di minerale o di fornitura di zinco. L'accordo per la fissazione del prezzo pattuito alla produzione ha pertanto sempre influenzato almeno indirettamente la politica dei prezzi delle imprese.
2. Il divieto di rivendita, le limitazioni della produzione e la notifica degli investimenti
(67) L'accordo che obbligava le imprese ad imporre un divieto di rivendita agli acquirenti di zinco (supra, punto 18), ad attenersi a determinati volumi di produzione stabiliti e ripartiti di concerto (supra, punti 36-39), nonché a notificare gli investimenti allo ZPG (supra, punto 38), costituisce del pari una restrizione della concorrenza. Da un lato ciò ha obbligato i produttori ad imporre a loro volta ad altre imprese (gli acquirenti di zinco) restrizioni alla loro attività economica (divieto di rivendita), dall'altro, gli stessi produttori hanno limitato con l'accordo la loro autonomia operativa.
(68) Anche l'obbligo di notificare i piani di investimento all'assemblea generale dello ZPG, che si pronunciava sulle relative proposte, ostacolava la libertà di decisione economica dei membri: l'obbligo della notifica degli investimenti, con un esame conclusivo del progetto da parte dei concorrenti, andava ben oltre un semplice scambio di informazioni sugli investimenti, avente per oggetto soltanto il previsto andamento dei mercati e le capacità di produzione, senza giungere all'adozione di misure che rischiano di incidere sulla libertà di decisione e sulla responsabilità delle imprese in materia di investimenti. Ciò vale anche per lo scambio di informazioni e per le raccomandazioni concernenti i tagli di produzione (supra, punto 39). Siffatti comportamenti vanno considerati alla stregua di pratiche concordate.
(69) Irrilevante è a tale riguardo l'argomento addotto dalle imprese, secondo cui l'accordo per l'imposizione di un divieto di rivendita, di contingenti di produzione e dell'obbligo di notificare gli investimenti non avrebbe avuto nessuna conseguenza pratica. Le quote di produzione concordate di anno in anno nei verbali delle riunioni dello ZPG dimostrano che le imprese hanno anche rispettato tali quota, perché altrimenti sarebbe stato superfluo ripeterne l'attribuzione. Nei diversi verbali concernenti gli accordi in materia di quote di produzione non figura inoltre nessuna indicazione che i membri dello ZPG non si sarebbero attenuti agli accordi. Quanto all'affermazione di Penarroya di non aver ridotto la sua produzione conformemente alla propria quota, ma di averla addirittura parzialmente aumentata, va osservato che la decisione dello ZPG ammetteva la possibilità di produrre senza limitazioni, con l'obbligo però di stoccare lo zinco prodotto. L'obiezione concernente l'aumentata produzione di Penarroya negli anni 1974 e 1976 manca pertanto di contenuto.
(70) Quanto al divieto di rivendita, si deve osservare che questo obbligo viene ribadito ancora nel 1972 in un documento della ZPG (supra, punto 17). Se effettivamente questo obbligo non avesse avuto alcuna rilevanza pratica, non avrebbe avuto senso sottolinearlo ancora otto anni dopo la sua introduzione.
(71) Va però osservato che in definitiva per l'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 1, è sufficiente che con le restrizioni della concorrenza si sia voluto perseguire un determinato scopo. Non è quindi necessario che tale scopo venga in tutto o in parte effettivamente conseguito, ossia che le restrizioni della concorrenza producano gli effetti voluti. A ciò si aggiunga che già con la decisione concordata di imporre un divieto di rivendita, di limitare la produzione e di controllare gli investimenti, nonché con lo scambio di informazioni e le raccomandazioni concernenti i tagli di produzione, è stata limitata l'indipendenza concorrenziale ed economica delle imprese, sulle quali gravava la minaccia di doversi giustificare dinanzi allo ZPG in caso di inosservanza degli accordi.
3. Le limitazioni della vendita dello zinco alla LME e gli acquisti di zinco
(72) L'obbligo che le imprese si sono reciprocamente imposte di non vendere più zinco alla LME, ed eventualmente di acquistare le partite di zinco prima che esse arrivassero su tale piazza, o di effettuare direttamente o tramite imprese terze acquisti di sostegno delle quotazioni della LME, costituisce del pari una restrizione della concorrenza. Tale obbligo ha avuto per oggetto e per effetto di influenzare la quotazione dello zinco in modo da non farla discostare eccessivamente dal prezzo alla produzione. Si voleva in tal modo attenuare le pressioni esercitate dal mercato sui membri dello ZPG affinché modificassero tale prezzo alla produzione. Le imprese hanno pertanto allineato la quotazione LME, che risultava dal gioco della domanda e dell'offerta, sul prezzo alla produzione concordato, con la conseguenza di indebolire le pressioni concorrenziali che scaturivano dalla quotazione LME.
4. Giustificazioni addotte dalle imprese per il loro comportamento
(73) Agli argomenti invocati da tutte le imprese oggetto della presente decisione, ossia che l'adozione concertata di un prezzo alla produzione e di misure di sostegno avrebbe avuto lo scopo, da un lato di contenere le quotazioni spesso eccessivamente alte dello zinco alla LME e, dall'altro, di evitare le sensibili fluttuazioni e gli aumenti di origine speculativa delle quotazioni della LME, nonché il dumping praticato dai paesi a commercio di stato; che nel corso degli anni il prezzo alla produzione non si sarebbe discostato eccesivamente dalla quotazione LME; che tale prezzo avrebbe corrisposto alla situazione del mercato; e che di conseguenza gli accordi non avrebbero avuto effetti negativi sulla concorrenza, può obiettarsi quanto segue:
Le imprese che devono far fronte a difficili situazioni di mercato o a crisi congiunturali possono avvalersi soltanto di mezzi conformi ai principi della concorrenza. La fissazione concordata di prezzi di acquisto o di vendita fra concorrenti non costituisce un mezzo appropriato per porre rimedio ad asserite difficoltà di mercato. Neppure presunti eccessi di capacità autorizzano le imprese a commettere infrazioni alle regole di concorrenza del trattato CEE. Persino il difendersi da asserite pratiche di dumping non può costituire una giustificazione ad interventi sui prezzi e sul mercato operati sulla base di accordi interni tra concorrenti.
Ma gli argomenti addotti dalle imprese sono scarsamente convincenti anche perché di norma le misure adottate per far fronte a difficili situazioni di mercato non si protraggono poi per oltre un decennio. Inoltre, il prezzo concordato alla produzione è stato a lungo superiore alla quotazione LME. Questa quotazione non può essere pertanto utilizzata quale criterio per valutare la conformità del prezzo alla produzione alla situazione del mercato, perché anche su di essa le imprese hanno esercitato la loro influenza. Il comportamento dei membri dello ZPG ha avuto come risultato che alla borsa metalli di Londra furono trattate soltanto partite marginali di zinco e per giunta di qualità non rappresentativa.
(74) L'argomento invocato dalle imprese, che le autorità degli Stati membri e anche i servizi della Commissione sarebbero stati a conoscenza degli accordi sui prezzi e delle misure di sostegno e le autorità di alcuni paesi li avrebbero addirittura espressamente approvati, può obiettarsi che la conoscenza degli accordi sui prezzi o la partecipazione ad essi o persino la loro autorizzazione da parte di organi degli Stati membri non possono sottrarre siffatti accordi dall'applicazione delle regole di concorrenza del trattato CEE. È bensì vero che i servizi della Commissione erano al corrente dell'esistenza di un « prezzo dello zinco alla produzione » e di tagli di produzione, ma mai fu a conoscenza dei servizi della Commissione che l'accordo « prezzo alla produzione » e le riduzioni di produzione erano collusivi.
Se un « prezzo alla produzione » è pubblicato sulla stampa specializzata nessuno può supporre a priori che questa pubblicazione implica una violazione dell'articolo 85 ed i membri di una associazione commerciale possono nel quadro dell'associazione constatare l'esistenza di sovraccapacità senza pervenire a una collusione sulle riduzioni di capacità. I tentativi di argomentare nel presente caso che, poiché le autorità pubbliche erano a conoscenza di qualcosa di quanto si faceva, tutto ciò che fu determinato era noto a tutti, devono essere respinti.
Alcuni di questi argomenti possono essere formulati circa il coinvolgimento delle autorità degli Stati membri. Comunque, le imprese interessate non possono sottrarsi alle regole di concorrenza unicamente con l'argomento che qualche organo di un governo era a conoscenza o persino aveva approvato l'utilizzazione dell'accordo « prezzo alla produzione ».
II. La concertazione per le modifiche dei prezzi
(75) Quando nel 1977 il sistema del « prezzo alla produzione » stabilito dell'accordo del 1964 cessò di essere valido in Europa, si creò una situazione in cui non sembrava esistere un price-leader naturale in grado di agire indipendentemente dai suoi concorrenti con la certezza che questi ultimi l'avrebbero quasi certamente seguito. Inoltre, è stabilito che MG discusse internamente della necessità di stabilire un sistema di leadership dei prezzi europea, il che è indicativo del fatto che alcune delle imprese interessate cercarono di sostituire l'accordo scaduto con una specie di leadership dei prezzi indicativa. La situazione realizzatasi in questo caso sembra aver piuttosto avuto le caratteristiche di una situazione che potrebbe determinare la creazione di quella che in economia è nota come « barometric price leadership » (leadership dei prezzi indicativa) (1). Questo non toglie alle imprese interessate la capacità di « determinare in modo indipendente la politica che intendono adottare nel mercato comune ». In queste circostanze un parallelismo dei prezzi in un oligopolio che produce prodotti omogenei non è di per sé prova di una pratica concordata. Piuttosto, una prova sufficiente può risultare da prezzi paralleli unitamente con altre indicazioni, quali i contatti fra le imprese sui cambi di prezzi auspicabili prima del cambio o uno scambio di informazioni che rinforza dei contatti di questo tipo. (76) Nel caso in questione, ci sono indicazioni che tra l'ottobre 1977 e l'aprile 1979 MG aveva sperato di andare oltre il « barometric price leadership », che altre imprese avevano avuto contatti e che dopo tali contatti i prezzi furono modificati. Tuttavia, gli elementi di prova disponibili non sono sufficienti per qualificare il comportamento parallelo delle imprese interessate come una pratica concordata ai sensi dell'articolo 85.
III. Ripartizione dei mercati
(77) Gli accordi conclusi fra UM, Penarroya, Billiton, AMSE, PAG e MG, di immettere nel territorio tradizionale di vendita di un altro produttore soltanto determinati quantitativi di zinco stabiliti con esattezza e di concerto (supra, punto 55), nonché di fissare contingenti di esportazione per il mercato tedesco (supra, punti 42-49), costituiscono restrizioni alla vendita di zinco e una ripartizione dei mercati ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 1. Accordi di questo tipo sono espressamente menzionati dall'articolo 85, paragrafo 1, lettera c), quali esempi di restrizioni della concorrenza vietate. Ciò vale anche per gli accordi relativi a restrizioni delle esportazioni verso la Germania conclusi fra MG e RTZ direttamente o indirettamente tramite le filiali di RTZ, ISC e AMSE, nonché per gli accordi fra MG e Billiton e fra MG e PAG con RTZ (supra, punto 47). A queste restrizioni delle esportazioni verso la Germania era abbinata una clausola di reciprocità, in base alla quale MG e PAG non potevano a loro volta rifornire il mercato nazionale dell'impresa collegata (ossia Billiton nei Paesi Bassi, ISC o AMSE nel Regno Unito). Una siffatta ripartizione del mercato è particolarmente evidente anche nel caso Budel fra AMSE-CRA (entrambe filiali di RTZ) e Billiton nell'accordo « Heads of Agreement » (supra, punto 50).
(78) Le difficoltà incontrate da AMSE a partire dal 1974, quando cercò di rifornire anche il mercato europeo continentale (supra, punti 55-59), dimostrano del pari l'esistenza di ripartizioni del mercato fra i produttori dell'Europa continentale come anche fra di loro e RTZ. Le imprese convennero in comune sia la restrizione delle vendite di RTZ sul continente europeo, sia le limitazioni delle esportazioni dei produttori continentali verso il Regno Unito (supra, punto 58).
(79) È in tal modo assodato che tutte le imprese oggetto della presente decisione intendevano restringere ed hanno effettivamente limitato la concorrenza che risultava dalle forniture di zinco fra gli Stati membri.
È vero che occorre riconoscere che a partire dal 1974, RTZ, tramite la sua filiale AMSE e per effetto della pressione di quest'ultima sul mercato dello zinco dell'Europa continentale, ha sensibilmente disgregato il sistema dei contingenti all'esportazione esistente fra gli altri produttori di zinco. Ma anche questa penetrazione sul mercato dell'Europa continentale è stata effettuata in seguito a trattative e alla fissazione di quote massime.
(80) Se da un lato è possibile dimostrare l'esistenza fra le imprese oggetto della presente decisione di nuove « discussioni », « trattative » o « prese di contatto » in merito alle vendite di zinco sui mercati nazionali reciproci, ciò non significa necessariamente che possa parlarsi di « accordi » vertenti sulla ripartizione dei mercati. Queste discussioni, trattative e contatti configurano però una consultazione diretta fra le imprese nell'intento di regolarizzare le forniture internazionali di zinco e disciplinare di conseguenza la concorrenza. Questa consultazione, che doveva ad esempio influenzare un concorrente nelle sue esportazioni di zinco o informare gli altri concorrenti sulle esportazioni effettuate affinché ne potessero tener conto nel loro comportamento di mercato, costituisce quanto meno una pratica concordata. Anche su questo piano, le imprese hanno deliberatamente optato per una collaborazione pratica, anziché esporsi alla concorrenza e ai rischi ad essa inerenti (vedi sentenze della Corte di giustizia nelle cause riunite 40-48, 50, 54-56, 11, 113, 114/73 (Suiker-Unie) (1) e nella causa 172/80 (Zuechner) (2).
(81) Alla tesi avanzata delle imprese che i documenti presentati non permettono di giungere a conclusioni quanto all'esistenza di accordi, in quanto trattavasi generalmente soltanto di note interne delle diverse imprese, e che anche se si fosse trattato di accordi, questi ultimi non avrebbero avuto nessuna portata pratica in quanto, da un lato, le imprese si sarebbero comunque limitate, per motivi propri, al loro mercato nazionale tradizionale, e che dall'altro, gli accordi non sono stati effettivamente applicati, può opporsi quanto segue:
Nella misura in cui i documenti consistono in note interne delle diverse imprese, non vi è motivo di dubitare dell'esattezza dei fatti in essi riportati. E ciò tanto più che varie note interne di diverse imprese rivelano in modo concordante l'esistenza di trattative o di conversazioni in merito al contingentamento delle esportazioni (supra, punti 52-53 e punti 56-59). Il fatto che dai documenti risulti che un'impresa (RTZ) abbia tentato per vari anni di indurre le altre imprese ad accettare le sue forniture di zinco sul loro mercato nazionale e che queste ultime abbiano ammesso determinati quantitativi, comprova precisamente l'esistenza di accordi per la limitazione delle importazioni. L'autorizzazione di contingenti all'importazione implica il divieto di superare tali contingenti e costituisce pertanto del pari un divieto indiretto di esportazione.
Dai vari documenti presentati risulta anche che le imprese hanno in linea di massima rispettato le quote stabilite.
(82) Del resto, per stabilire che restrizioni concordate all'importazione costituiscono restrizioni della concorrenza ai sensi dell'articolo 85, non è necessario provare che tali restrizioni sono state effettivamente applicate. Le obiezioni delle imprese vanno quindi considerate alla stregua di semplici « espedienti » di difesa.
IV. Responsabilità per le infrazioni
(83) Le imprese di cui trattasi hanno partecipato agli accordi e alle pratiche concordate sia direttamente sia tramite filiali o imprese da loro controllate. Società madri, società filiali e imprese controllate devono essere considerate come un'unica entità economica, e la società madre è pertanto responsabile del comportamento della filiale.
Nella misura in cui Billiton e UM hanno in seguito assorbito imprese che al momento della conclusione degli accordi erano imprese autonome (KZM e Budel per Billiton, VM e Asturienne per UM), il comportamento delle imprese incorporate deve essere imputato all'impresa incorporante. È quanto risulta dal fatto che lo ZTG abbia ad esempio imputato a Billiton tutte le spese e gli oneri incombenti a KZM o a Budel per la loro partecipazione alla società Adena (supra, punto 31). L'obiezione di Billiton, secondo la quale essa avrebbe partecipato allo ZPG e alle sue decisioni soltano a partire dal 1971, quando rilevò intregralmente la KZM, va pertanto respinta.
(84) Lo ZPG deve essere considerato come un'intesa su scala mondiale il cui centro decisionale si è sempre trovato al di fuori della Comunità europea. All'intesa hanno partecipato, oltre alle imprese di cui trattasi, numerose altre imprese, che non hanno o non avevano filiali con sede nella Comunità e le cui forniture sul mercato comunitario sono state scarse o occasionali. Per lo ZPG, che controllava l'80 % circa del mercato mondiale dello zinco, la Comunità europea rappresentava soltanto un mercato parziale (supra, punto 8). Gli impulsi e le iniziative in seno allo ZPG provenivano da imprese extracomunitarie. In una relazione di MG del 3 luglio 1964 sulla creazione dello ZPG, si parla addirittura di un « Diktat » delle imprese inglesi, australiane e canadesi. Data la struttura del mercato dello zinco, anche senza accordi restrittivi queste imprese dei paesi terzi non avrebbero però potuto contribuire sostanzialmente ad un miglioramento della situazione concorrenziale all'interno della Comunità. La loro partecipazione allo ZPG ha avuto pertanto un'incidenza soltanto indiretta sulla Comunità.
Sembra pertanto opportuno limitare l'applicazione dell'articolo 85 alle imprese che hanno direttamente cercato di falsare la situazione concorrenziale all'interno della Comunità.
B. IL PREGIUDIZIO AL COMMERCIO INTRACOMUNITARIO
(85) Gli accordi per la ripartizione dei mercati erano di per sé tali da pregiudicare direttamente il commercio intracomunitario, poiché avevano lo scopo di impedire le forniture di zinco fra gli Stati membri o di mantenerle entro limiti circoscritti. Gli accordi sui prezzi e la concertazione sulle future modifiche dei prezzi da parte di tutte le imprese di cui trattasi incidevano sugli scambi comunitari in quanto miravano ad eliminare - ed hanno effettivamente eliminato - la concorrenza internazionale di prezzo. Ciò vale anche per l'accordo vertente sull'imposizione di un divieto di rivendita agli acquirenti e per l'influenza esercitata congiuntamente sulla quotazione dello zinco alla LME. I controlli e le limitazioni della produzione e degli investimenti avevano del pari l'effetto di privare le imprese di ogni possibilità e stimolo a collocare lo zinco prodotto, ma invendibile in uno Stato membro, in un altro Stato membro.
Tutti gli accordi e le pratiche concordate fra le imprese in questione avevano per oggetto e per effetto di provocare una divisione artificiale ed una compartimentazione dei mercati degli Stati membri della Comunità.
ARTICOLO 85, PARAGRAFO 3
(86) Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, seconda frase del regolamento n. 17 una decisione di esenzione in base all'articolo 85, paragrafo 3 può essere concessa soltanto se gli accordi, le decisioni e le pratiche concordate di cui all'articolo 85, paragrafo 1 sono stati notificati alla Commissione. Poiché nella fattispecie tale notifica non è stata effettuata non è possibile concedere un'esenzione.
(87) Nella misura in cui le imprese sostengono che l'accordo sui prezzi alla produzione ha contribuito a migliorare la produzione e la distribuzione dello zinco e ha procurato vantaggi sia per i consumatori (grazie all'asserita stabilizzazione dei prezzi) sia per gli Stati membri (attenuando l'inflazione) e che, nonostante la mancata notifica, la Commissione dovrebbe tener conto di questi vantaggi in un esame ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 3 (quindi come se la notifica fosse stata effettuata), può obiettarsi quanto segue: sembra quanto meno molto dubbio, per i motivi esposti nel precedente punto 60, che gli accordi e le pratiche concordate abbiano effettivamente procurato sostanziali vantaggi. Ma la questione va posta diversamente. Nel caso in esame si dovrebbe valutare piuttosto l'utilità macro-economica degli accordi alla luce dei principi e delle finalità del trattato CEE. Poiché il prezzo alla produzione fissato di concerto, lo scambio di informazioni sulle modifiche dei prezzi, l'influenza esercitata congiuntamente sulle quotazioni dello zinco alla LME, i controlli sulla produzione e sugli investimenti, e infine le ripartizioni dei mercati e gli ostacoli alle esportazioni, miravano in primo luogo ad attenuare la concorrenza fra i partecipanti e a compartimentare i mercati nazionali all'interno della Comunità, non sarebbe in ogni caso stato possibile, anche se fossero stati notificati, concedere un'esenzione alla totalità degli accordi e delle pratiche. La mancanza di notificazione è decisiva e non può essere effettuato un esame su base ipotetica (vedi sentenza della Corte di giustizia nella causa 30/78: Distillers Company Ltd/Commissione (1).
ARTICOLO 15, PARAGRAFO 2 DEL
REGOLAMENTO N. 17
A. L'INTENTO DELIBERATO
(88) Le infrazioni sono state poste in atto da tutte le imprese intenzionalmente. Non soltanto i loro comportamenti erano voluti, ma le imprese erano anche consapevoli che tali comportamenti potevano ricadere sotto i divieti delle regole di concorrenza.
B. LA DURATA DELLE INFRAZIONI
I. Inizio delle infrazioni
(89) Le infrazioni consistenti in accordi intesi alla fissazione del prezzo dello zinco alla produzione, ad esercitare un'influenza sulla LME, alla limitazione e al controllo della produzione di zinco e degli investimenti, nonché alla ripartizione dei mercati hanno avuto inizio dalla fine della prima riunione dello ZPG, il 10 luglio 1964. A tal fine è irrilevante il fatto che queste infrazioni siano state poste in atto soltanto più tardi.
(90) Per le imprese MG, PAG, Penarroya, RTZ e UM l'infrazione ha pertanto inizio il 10 luglio 1964. Non ha rilevanza il fatto che RTZ sia diventata impresa comunitaria soltanto dopo l'adesione del Regno Unito alla Comunità, poiché gli effetti principali sono stati sentiti all'interno della Comunità di allora.
(91) Per Billiton, che risponde anche per l'impresa KZM, acquisita in un secondo tempo, e per l'impresa Budel l'infrazione inizia con l'adesione di KZM allo ZPG, il 3 settembre 1964.
II. Fine delle infrazioni
(92) Le imprese non hanno posto fine alle infrazioni con una decisione comune adottata ad una data precisa. La crisi dello ZPG ha avuto piuttosto origine nel fatto che gradualmente singole imprese non si sono più attenute agli accordi, pregiudicando in tal modo l'indispensabile coesione interna del gruppo. Per questo motivo è difficile stabilire una data precisa per la fine delle infrazioni. A favore delle imprese, si conviene pertanto di considerare come fine delle infrazioni l'ultimo effetto degli accordi e delle pratiche concordate che è possibile documentare.
1. Fissazione del prezzo dello zinco alla produzione
(93) Secondo le proprie dichiarazioni, MG ha modificato per la prima volta il prezzo dello zinco autonomamente e senza concordarsi con le altre imprese nell'ottobre 1977 (supra, punto 22). Da questo fatto può dedursi che fino ad allora la concertazione sui prezzi attuata dalle imprese oggetto della presente decisione ha potuto incidere restrittivamente sulla concorrenza. Ciò trova conferma nella dichiarazione di Penarroya che « dalla fine del 1977, vale a dire dalla cessazione delle attività dello ZPG, Penarroya ha assunto un atteggiamento indipendente ».
(94) La fine dell'accordo per la fissazione di un prezzo alla produzione nell'ambito dello ZPG va pertanto fatta risalire all'ottobre 1977.
2. Accordo per influenzare le quotazioni della LME
(95) Per tutte le imprese oggetto della presente decisione è possibile comprovare l'adozione e l'applicazione di misure intese ad influenzare la LME fino all'aprile del 1976 (supra, punto 34). Le imprese Billiton, PAG, Penarroya e UM hanno posto fine all'infrazione soltanto alla fine del 1977 (supra, punto 35), anno in cui effettuarono le operazioni di acquisto in comune dello zinco nordcoreano.
3. Limitazione e controllo della produzione e degli investimenti
(96) L'esistenza di accordi vincolanti destinati a limitare la produzione e gli investimenti può essere dimostrata, per tutte le imprese interessate, sino alla fine del 1975 (supra, punto 38). Una concertazione fra tutte le imprese, attuata sotto forma di raccomandazioni in tale materia, può essere documentata sino all'autunno 1977, e accordi bilaterali fra MG e PAG sino all'aprile del 1978 (supra, punto 39).
4. Ripartizione dei mercati
(97) L'accordo generale e la concertazione reciproca fra tutte le imprese interessate di rispettare i rispettivi mercati nazionali restarono in vigore fino alla fine del 1976 (supra, punto 58), mentre impegni bilaterali e multilaterali in tale materia furono conclusi ancora nell'aprile del 1978 fra Billiton et AMSE. Poiché è impossibile provare fino a quando questi accordi esercitarono i loro effetti restrittivi, la fine dell'infrazione per Billiton e RTZ va fatta risalire all'aprile del 1978 (supra, punto 54).
C. AZIONE CONTINUATA
(98) Le infrazioni non sono state poste in atto stipulando di volta in volta un nuovo accordo o decidendo una nuova pratica concordata, bensì si è trattato di misure basate tutte sull'accordo generale del 9 e 10 luglio 1964. In definitiva, esse sono state commesse nel quadro di un'unica applicazione continuata di tale accordo di base, con gli opportuni adattamenti alla situazione di fatto. Il fatto che durante l'esecuzione di tale accordo siano intervenuti cambiamenti (come ad esempio il passaggio dall'impresa Merafine all'impresa Adena, o la transizione da un prezzo concordato alla produzione ad una concertazione per le modifiche del prezzo) non può pregiudicare questa conclusione. A partire dal 1964 e fino alle date menzionate nei precedenti punti 93-97 i produttori di zinco hanno basato il loro comportamento sulla decisione di base del 9 e 10 luglio 1964. Per le violazioni dell'articolo 85, si tratta pertanto di infrazioni continuate ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 2988/74 del Consiglio (1).
D. GRAVITÀ DELLE INFRAZIONI
(99) Le infrazioni commesse dalle imprese, ossia la fissazione diretta e indiretta dei prezzi di acquisto e di vendita e delle altre condizioni, la limitazione e il controllo della produzione, della distribuzione e degli investimenti, nonché la ripartizione dei mercati costituiscono in linea di principio infrazioni di particolare gravità. Ciò risulta già dal fatto che esse sono espressamente menzionate nell'articolo 85. Le infrazioni commesse erano dirette contro le basi della Comunità.
Ma nella fattispecie occorre tenere presente quanto segue: le imprese hanno effettivamente cercato di neutralizzare gli effetti negativi di fluttuazioni erratiche della quotazione in borsa dello zinco. Tutte le imprese oggetto della presente decisione (ad eccezione di RTZ) hanno aderito allo ZPG unicamente per non isolarsi dal mercato mondiale dello zinco, dal quale largamente dipendevano. D'altra parte, l'esistenza di un prezzo dello zinco alla produzione era notoria, ed è vero che le imprese potevano legittimamente ritenere che il loro comportamento, in quanto noto, non poteva configurare un'infrazione di particolare gravità.
(100) Relativamente alla limitazione e al controllo della produzione e degli investimenti, è possibile che l'argomento addotto dalle imprese, ossia che gli accordi in questione sarebbero serviti soltanto ad evitare un eccesso di offerta di zinco, sia fondato. Anche se nella fattispecie si è trattato di limitazioni quantitative, che non hanno comportato nessun miglioramento della struttura dell'offerta né a medio né a lungo termine, si deve riconoscere che gli accordi miravano ad aiutare le impese a far fronte ad una difficile situazione economica. Inoltre, le riduzioni della produzione non sono state di entità tale da rischiare di escludere totalmente la concorrenza. È anche possibile che questi accordi non siano stati sempre applicati integralmente.
(101) L'accordo per la ripartizione di mercati si è in un primo momento limitato a fissare la situazione effettivamente esistente nel 1964 e caratterizzata da una limitata importanza del commercio di zinco fra gli Stati membri.
(102) A partire dal 1974 le imprese hanno anche reagito con una relativa moderazione alle pressioni esercitate dalle imprese inglesi per esportare nel continente e non hanno ermeticamente chiuso questo mercato alla importazioni dal Regno Unito. Nel quadro di questi accordi, anche RTZ ha autorizzato, a titolo di compensazione, un certo volume di esportazioni nel Regno Unito. Gli accordi non hanno pertanto avuto come conseguenza una protezione integrale dei rispettivi mercati nazionali, ma si sono limitati a « canalizzare » l'afflusso di zinco. Questo effetto restrittivo « moderato » attenua di conseguenza la gravità dell'infrazione.
(103) In generale, gli accordi non sono mai riusciti ad escludere totalmente la concorrenza, e allo sfaldamento del gruppo ha contribuito non poco proprio la concorrenza residuale.
(104) Quali circostanze attenuanti per le singole imprese occorre ancora tener presente che:
- MG ha contribuito all'abolizione del sistema della fissazione del prezzo alla produzione (supra, punto 36);
- Billiton ha svolto un ruolo soltanto secondario in seno allo ZPG ed ha contribuito, tramite l'impresa comunitaria Budel, e le pressioni che quest'ultima esercitava sul mercato dello zinco, a far naufragare gli accordi per la ripartizione dei mercati;
- PAG ha tenuto, nell'applicazione degli accordi, un atteggiamento sostanzialmente passivo, e può essere considerata piuttosto come un « gregario » in seno allo ZPG;
- RTZ, con le pressioni esercitate sul mercato continentale europeo, ha dapprima attenuato gli effetti anticoncorrenziali degli accordi per la ripartizione dei mercati, ed in seguito ne ha provocato la totale disgregazione.
Per la determinazione dell'ammenda la Commissione tiene inoltre conto delle dimensioni delle imprese (espressa in termini di volumi di produzione di zinco), nonché della difficile situazione economica che affligge l'intero settore dello zinco nella Comunità e in particolare le imprese oggetto della presente decisione. Dopo la comunicazione degli addebiti, tutte queste imprese hanno inoltre contribuito a far luce sui fatti. Tenendo presenti tutte queste circostanze, la Commissione è giunta alla conclusione che nella fattispecie non è opportuno infliggere ammende dell'ammontare che sarebbe stato appropriato in considerazione del tipo e della durata delle infrazioni commesse,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Le seguenti imprese
- Billiton Nederland BV,
- Metallgesellschaft Aktiengesellschaft,
- Société minière et métallurgique de Penarroya SA,
- Preussag Aktiengesellschaft,
- Rio Tinto Zinc Corporation PLC,
- Union minière SA,
hanno commesso infrazioni all'articolo 85, paragrafo 1 del trattato CEE in quanto a partire dal 10 luglio 1964 esse hanno, direttamente o indirettamente tramite imprese da esse controllate o acquisite,
- concordato sino all'ottobre 1977 un prezzo dello zinco alla produzione;
- influenzato in comune, sino all'aprile 1976, la quotazione dello zinco alla borsa dei metalli di Londra;
- concluso, sino all'ottobre 1977, accordi o intese comuni per la limitazione della produzione e degli investimenti;
- convenuto in comune, sino alla fine del 1976, di rispettare i mercati nazionali reciproci,
ed hanno anche posto effettivamente in atto questi accordi.
2. Le imprese Metallgesellschaft e Preussag hanno inoltre commesso infrazioni all'articolo 85, paragrafo 1, in quanto hanno continuato ad applicare gli accordi per la limitazione della produzione anche oltre la data indicata più sopra e fino all'aprile 1978, e Billiton e RTZ in quanto hanno mantenuto in vigore gli accordi sulla ripartizione dei mercati fino all'aprile 1978.
Articolo 2
Per le infrazioni di cui all'articolo 1, paragrafi 1 e 2 vengono inflitte le seguenti ammende:
a) a Billiton Nederland BV 350 000 (trecentocinquantamila) ECU pari a 885 157 Fl;
b) a Metallgesellschaft Aktiengesellschaft 500 000 (cinquecentomila) ECU pari a 1 120 165 DM;
c) a Société minière 500 000 (cinquecentomila) ECU pari a 3 437 800 FF;
d) a Preussag Aktiengesellschaft 500 000 (cinquecentomila) ECU pari a 1 120 165 DM;
e) a Rio Tinto Zinc Corporation PLC 500 000 (cinquecentomila) ECU pari a 294 758,50 £;
f) a Union minière SA 950 000 (novecentocinquantamila) ECU pari a 43 063 310 FB. Articolo 3
Le ammende di cui all'articolo 2 devono essere pagate entro tre mesi dalla pubblicazione della presente decisione e versate sui seguenti conti della Commissione delle Comunità europee:
a) Ambro-Bank, Amsterdam, n. 41.60.95.518;
b) e d) Sal. Oppenheim & Cie, Koeln, n. 260/00/64910;
c) Société générale, Paris, n. 5.770.006.5;
e) Lloyds Bank Ltd, London, n. 108.63.41;
f) Banque Bruxelles-Lambert, Bruxelles, n. 310-0231000-32.
Articolo 4
Le seguenti imprese sono destinatarie della presente decisione:
a) Billiton Nederland BV
PO Box 436 (Dr. van Zeelandstraat 1)
NL-2260 AK Leidschendam
b) Metallgesellschaft AG
Reuterweg, 14
D-6000 Frankfurt am Main
c) Société minière et métallurgique de Penarroya
Tour Maine-Montparnasse
33, av. du Maine
F-75755 Paris Cedex 15
d) Preussag AG
Leibnizufer 9
Postfach 4827
D-3000 Hannover 1
e) The Rio Tinto Zinc Corporation PLC
PO Box 133
6 St James's Square
UK-London SW1Y 4LD
f) Union minière
Avenue Louise 54 Bte 10
B-1050 Bruxelles
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 192 del trattato CEE.
Fatto a Bruxelles, il 6 agosto 1984.

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