Document ID: 31997R2496

REGOLAMENTO (CE) N. 2496/97 DEL CONSIGLIO dell'11 dicembre 1997 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare gli articoli 9, 11 e 23,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1. Misure in vigore
(1) Con regolamento (CEE) n. 2200/90 (2), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese, in appresso denominata «Cina». In seguito alla denuncia presentata dall'industria comunitaria e alla successiva inchiesta della Commissione, il Consiglio ha concluso, con regolamento (CEE) n. 1607/92 (3), che il dazio antidumping era stato assorbito, modificando il regolamento (CEE) n. 2200/90, e ha istituito un dazio supplementare sulle importazioni di silicio metallico cinese equivalente all'importo del dazio iniziale.
2. Domanda di riesame
(2) Dopo la pubblicazione, nel febbraio 1995, di un avviso (4) di imminente scadenza delle misure in vigore, la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame presentata dal Comité de Liaison des Industries de Ferro-Alliages (C.L.I.F.A.) a nome di produttori che rappresenterebbero una proporzione maggioritaria della produzione totale del prodotto in questione nella Comunità. La domanda conteneva elementi di prova relativi alle pratiche di dumping sul prodotto originario della Cina e al grave pregiudizio che provocherebbe probabilmente la scadenza delle misure esistenti, considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta a fini di riesame.
(3) Il 27 luglio 1995, la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5) (in appresso denominato «avviso di apertura»), l'apertura di un riesame del regolamento (CEE) n. 2200/90 per quanto riguarda le importazioni nella Comunità di silicio metallico originario della Cina e ha avviato un'inchiesta a norma dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 3283/94 (6), successivamente abrogato e sostituito dal regolamento (CE) n. 384/96, in appresso denominato «regolamento di base». La Commissione, inoltre, ha deciso di avviare di sua iniziativa un riesame provvisorio a norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento di base.
3. Inchiesta
(4) La Commissione ha ufficialmente informato dell'inizio del riesame i produttori esportatori e gli importatori notoriamente interessati e le loro associazioni, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari denunzianti. Si è data alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere di essere sentite entro il termine fissato nell'avviso di apertura. Un certo numero di importatori e due organizzazioni che rappresentano l'industria utilizzatrice hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Sono state concesse audizioni ai produttori comunitari e agli esportatori cinesi che le avevano richieste.
(5) Al fine di determinare il dumping e il pregiudizio, la Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate, ricevendo risposte dai quattro produttori comunitari denunzianti e da due importatori.
(6) Nessuno dei produttori cinesi del prodotto simile ha risposto al questionario, mentre alcuni esportatori cinesi (operatori commerciali) hanno risposto entro il termine ivi specificato.
(7) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai tini della determinazione del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti
- Vereinigte Aluminium Werke AG, Bonn, Germania
- Ferroatlántica SL, Madrid, Spagna
- Pechiney Electrométallurgie, Parigi, Francia
- Industria Elettrica Indel SpA, Belluno, Italia
b) Produttori nel paese analogo
ELKEM A/S, Oslo/Kristiansand, Norvegia
FESIL A/S, Trondheim, Norvegia
(8) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° luglio 1994 e il 30 giugno 1995 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta.
(9) Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di misure definitive. Le parti hanno avuto il tempo di rendere note le loro osservazioni in merito a dette comunicazioni e, quando ne hanno fatto richiesta, sono state nuovamente sentite dalla Commissione, che ha tenuto debitamente conto delle opinioni espresse.
(10) Data la complessità del procedimento, in particolare la necessità di stabilire elementi precisi in relazione ai produttori del paese analogo che non rientrano nell'inchiesta, non si è potuta concludere l'inchiesta entro il termine indicativo di cui all'articolo 11, paragrafo 5 del regolamento di base.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(11) Il prodotto oggetto del procedimento è il silicio metallico ottenuto in forno elettrico ad arco per riduzione del quarzo con diversi composti del carbonio. Il silicio metallico è commercializzato in blocchi, granuli o polvere secondo specifiche tecniche relative alla purezza riconosciute a livello internazionale, in base a cui si possono distinguere diverse qualità destinate a diverse utilizzazioni finali, segnatamente la produzione di siliconi («qualità chimica») e la produzione di alluminio primario e secondario. Il suo tenore di silicio è inferiore al 99,99 % in peso. Nel periodo dell'inchiesta, il silicio metallico era classificato al codice NC 2804 69 00 della nomenclatura combinata.
Il silicio metallico più puro, ossia quello con un tenore di silicio non inferiore al 99,99 % in peso, utilizzato per lo più dall'industria dei semiconduttori elettronici, rientra in un altro codice NC e non è oggetto del presente procedimento.
2. Prodotto simile
(12) Le stesse specifiche tecniche internazionali si applicano sia al prodotto importato menzionato nella denuncia che al silicio metallico prodotto nella Comunità. Malgrado alcune differenze in termini di purezza e di dimensioni tra il prodotto cinese e quello comunitario, le loro caratteristiche fisiche e le loro applicazioni sono sostanzialmente le stesse. Ciò vale anche per il silicio metallico prodotto e venduto sul mercato interno del paese analogo (Norvegia). Pertanto, il prodotto comunitario e quello importato sono prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Paese analogo
(13) Dato che la Cina non è un paese a economia di mercato, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, la Commissione ha stabilito il valore normale in base ai dati ottenuti dai produttori di un paese terzo a economia di mercato («paese analogo»). Nell'inchiesta iniziale, il valore normale era stato determinato in base ai prezzi pagabili nella Comunità.
(14) Nell'avviso di apertura del riesame, la Commissione ha ritenuto che, come paese terzo ad economia di mercato, la Norvegia fosse indicata per il calcolo del valore normale. Questa scelta preliminare si basava sulle informazioni comunicate nella domanda di riesame, secondo le quali, per la struttura dei costi e la tecnologia di produzione, i produttori norvegesi del prodotto in questione figuravano ai primi posti sul mercato mondiale, il che consentiva una valutazione affidabile del valore normale.
(15) Tutte le parti interessate hanno avuto la possibilità di formulare osservazioni sulla scelta del paese analogo. Gli esportatori hanno sollevato obiezioni, manifestandosi però dopo il termine fissato nell'avviso di apertura. Essi hanno proposto l'Estonia come paese analogo alternativo, affermando erroneamente che questo paese era stato scelto come paese analogo nell'inchiesta iniziale. In ogni caso, non sono state fornite prove della rappresentatività della produzione estone. Nel corso di un'audizione, altre parti hanno addirittura contestato l'esistenza di una produzione in Estonia in quanto, secondo loro, le statistiche Eurostat rifletterebbero soltanto le esportazioni trasbordate originarie di altri paesi. Sono stati proposti come paesi analoghi anche la Romania e il Brasile, ma senza addurre elementi di prova tali da dimostrare che sarebbero più adatti che la Norvegia come paese analogo.
(16) Nel corso dell'inchiesta, la Commissione ha confermato che la Norvegia era uno dei più importanti ed efficienti produttori di silicio metallico del mondo. Il basso costo dell'energia in questo paese costituisce un notevole vantaggio, dato che questo tipo di costi rappresenta una componente rilevante del costo di produzione del silicio metallico. Inoltre i produttori norvegesi beneficiano di una buona disponibilità di materie prime e di condizioni di esportazione favorevoli, in parte perché le fabbriche si trovano in genere nei porti industriali. Per di più, il processo di produzione norvegese è simile a quello utilizzato attualmente in Cina, e la presenza di due grossi produttori in concorrenza con le importazioni garantisce l'esistenza di normali condizioni di mercato. Infine, nel periodo dell'inchiesta i due produttori norvegesi che hanno collaborato hanno venduto sul mercato interno quantitativi piuttosto ingenti superiori al 5 % delle esportazioni dalla Cina nella Comunità.
(17) In considerazione di quanto precede, si e ritenuto opportuno e appropriato utilizzare la Norvegia come paese analogo per stabilire il valore normale riguardo alle esportazioni dalla Cina nella Comunità.
2. Valore normale
(18) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha stabilito che il volume delle vendite di una qualità di silicio metallico simile a quella esportata dalla Cina effettuate sul mercato interno dai produttori norvegesi a clienti non collegati erano inferiori al 5 % del volume dei prodotti in questione esportati nella Comunità, e quindi rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base.
(19) Successivamente, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base, la Commissione ha stabilito se le vendite interne del prodotto simile fossero avvenute nell'ambito di normali operazioni commerciali determinandone la proporzione remunerativa. Si è riscontrato che oltre il 20% delle vendite, in termini di volume, veniva effettuato al di sotto del costo medio. Il valore normale, quindi, è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le sole vendite remunerative rimanenti, il cui volume superava il 10 %. Il valore normale è stato stabilito al livello fob frontiera norvegese.
3. Prezzi all'esportazione
(20) Hanno risposto al questionario inviato dalla Commissione cinque società che esportano il prodotto in questione dalla Cina rappresentate dalla Camera di commercio cinese per l'importazione e l'esportazione di metalli, minerali e prodotti chimici. Date le poche risposte ricevute, peraltro incomplete, non si sono potute utilizzare molte informazioni. In particolare, le risposte non contenevano prove del fatto che erano state segnalate tutte le vendite del prodotto in questione nella Comunità. Le risposte, inoltre, non menzionavano il fatto che alcuni dei principali importatori comunitari potevano essere collegati agli esportatori nell'ambito della rete di importazione ed esportazione «Minemetals» controllata dallo Stato. Pertanto, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base per le conclusioni relative ai prezzi all'esportazione ci si e dovuti basare, nella maggior parte dei casi, sui dati disponibili. A tale riguardo, si è cercato di stabilire se, in mancanza di altre fonti d'informazione, il prezzo all'esportazione del prodotto in questione potesse basarsi sulle statistiche Eurostat relative alle importazioni. Nel valutare l'attendibilità delle informazioni contenute in queste statistiche, la Commissione ha osservato che i dati relativi al codice NC 2804 69 00 riguardavano unicamente il silicio metallico. Inoltre, secondo le informazioni disponibili, le caratteristiche del silicio metallico esportato dalla Cina sono rimaste praticamente invariate per tutto il periodo dell'inchiesta, per cui si è ritenuto che basarsi sul prezzo medio fosse un metodo sufficientemente accurato.
(21) Si è pertanto concluso che il metodo più appropriato per stabilire il prezzo all'esportazione era prendere in considerazione il valore cif delle importazioni indicato in Eurostat per il codice NC in questione e le statistiche corrispondenti per l'Austria, la Finlandia e la Svezia prima della loro adesione alla Comunità.
4. Confronto
(22) Tuttavia, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati adeguati per tener conto delle differenze addotte, e, debitamente dimostrate, che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Il valore normale e stato adeguato per tener conto di una differenza relativa allo stadio commerciale rispetto alle esportazioni cinesi, visto che in genere le vendite interne norvegesi vengono effettuate direttamente agli utilizzatori finali. Si è proceduto ai debiti adeguamenti anche per i costi di trasporto e di assicurazione, stabilendo i costi corrispondenti in base ai dati, contenuti nelle risposte dell'esportatore cinese al questionario. Il prezzo all'esportazione e stato espresso al livello fob frontiera cinese.
5. Margine di dumping
(23) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, la media ponderata del valore normale (fob frontiera norvegese) è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione (fob frontiera cinese).
(24) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha rivelato l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo del quale il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo all'esportazione cif, franco frontiera comunitaria è del 68,1 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(25) La Commissione ha esaminato se i produttori comunitari che hanno appoggiato la domanda di riesame e che hanno collaborato all'inchiesta rappresentassero una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base. Si è riscontrato a tale riguardo che i quattro produttori che hanno collaborato al riesame hanno prodotto quasi tutta la produzione comunitaria totale. Si è pertanto concluso che detti produttori costituivano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo sul mercato comunitario
(26) Il consumo apparente (UE a 15) di silicio metallico sul mercato comunitario (in base alle risposte ai questionari, ai dati Eurostat e alle informazioni sul mercato di cui dispone la Commissione) è aumentato da circa 195 000 t nel 1992 a circa 256 000 t alla fine del periodo dell'inchiesta (+ 32 % circa).
2. Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
(27) Va ricordato che, nel 1992, gli esportatori cinesi hanno assorbito il dazio antidumping in vigore (cfr. punto 1). Nella presente inchiesta, si è stabilito che il volume delle importazioni in dumping nella Comunità di silicio metallico originario della Cina, espresso in tonnellate, era notevolmente diminuito dopo l'istituzione del dazio antidumping supplementare (antiassorbimento) nel 1992. In seguito, tuttavia, queste importazioni sono nuovamente aumentate del 171 % tra il 1993 e il 1994 e del 13,5 % tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta. Tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, le importazioni originarie della Cina, vendute nella Comunità, sono aumentate del 37 % in volume. Queste constatazioni contraddicono le dichiarazioni secondo le quali l'istituzione di dazi antidumping supplementari avrebbe escluso il silicio metallico cinese del mercato comunitario.
(28) La quota di mercato comunitario di queste importazioni, stimata in base al consumo apparente, è aumentata dal 3,7 % al 3,8 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta (+3 %).
3. Prezzi delle importazioni in dumping
(29) Come si è spiegato ai punti 20 e 21, la natura incompleta delle poche risposte ai questionari inviate dagli esportatori cinesi ha costretto la Commissione a stabilire il prezzo all'esportazione in base ai dati statistici, (Eurostat e statistiche nazionali dell'Austria, della Finlandia e della Svezia). Dall'inchiesta è emerso che, dopo il riesame delle misure nel 1992, i prezzi cinesi, dazio non corrisposto, sono aumentati del 12,5 % nel 1993, per poi diminuire nuovamente tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta raggiungendo quasi il livello del 1992. Tra il 1992, anno in cui sono stati istituiti i dazi antidumping supplementari, e la fine del periodo dell'inchiesta, questi prezzi sono aumentati solo del 4 %.
(30) La Commissione, inoltre, ha confrontato i prezzi delle importazioni cinesi con quelli dei produttori comunitari onde determinare l'esistenza di eventuali sottoquotazioni. A tal fine, si è stabilito anzitutto quale silicio metallico prodotto nella Comunità (qualità standard utilizzata dall'industria dell'alluminio) equivalesse, per le specifiche e le utilizzazioni, al prodotto cinese importato. Visto che dalla Cina si importa solo la qualità standard, il confronto dei prezzi si è limitato ai prodotti di qualità standard dell'industria comunitaria. Successivamente, si è confrontata la media ponderata dei prezzi all'importazione del prodotto cinese, adeguata ai livelli netti franco magazzino, dazio corrisposto della Comunità allo stesso stadio commerciale. Per questa analisi, si sono esaminati i quattro mercati più importanti (Germania, Regno Unito, Francia e Italia).
(31) Si è così riscontrato che, durante il periodo dell'inchiesta, i prezzi delle importazioni cinesi non erano inferiori a quelli dei produttori comunitari. Tuttavia, nell'analizzare i prezzi di rivendita effettivi al primo acquirente indipendente del silicio metallico cinese, applicati da uno dei principali importatore non collegati che rappresenta l'11 % delle importazioni totali dalla Cina e che ha collaborato all'inchiesta, si è riscontrato che questi prezzi erano inferiori del 7 % circa ai prezzi corrispondenti dell'industria comunitaria. Inoltre, è importante sottolineare che sul mercato comunitario era in vigore un dazio antidumping fisso di 396 ecu/tonnellata, pari al 51 % del prezzo cif. Con lo scadere di queste misure, quindi, si avrebbe una sottoquotazione non inferiore al 30 %.
4. Situazione dell'industria comunitaria
a) Osservazioni generali
(32) Diverse parti interessate hanno fatto notare che l'industria comunitaria non subisce più alcun pregiudizio, visto che, dalla fine del periodo dell'inchiesta, la domanda di silicio metallico è cambiata provocando un problema di approvvigionamento e un notevole rincaro.
Va osservato che, a norma dell'articolo 6, paragrafo 1 del regolamento di base, le istituzioni comunitarie analizzano solitamente il dumping e il pregiudizio in base alla situazione prevalente nel periodo dell'inchiesta, poiché gli effetti di sviluppi quali quelli menzionati più sopra possono essere valutati con precisione solo nell'ambito di un'inchiesta svolta correttamente, in cui tutte le parti interessate possano esprimere il loro parere e sia possibile verificare e analizzare le informazioni comunicate.
(33) Nella fattispecie, l'instabilità del mercato del silicio metallico giustifica, l'impostazione adottata dai servizi della Commissione, poiché senza un'inchiesta non è possibile trarne alcuna conclusione da queste presunte fluttuazioni dei prezzi.
(34) Per determinare lo stato dell'industria comunitaria, la Commissione ha tenuto conto dei seguenti indicatori economici:
b) Produzione
(35) La produzione comunitaria è passata da circa 98 000 tonnellate a circa 122 000 tonnellate tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta (+24,1 %). I dati relativi a questo periodo indicano un calo della produzione nel 1993 (-1,2 %), seguito da un incremento globale dovuto alle prospettive favorevoli del mercato mondiale. Due produttori comunitari che avevano partecipato alla prima inchiesta hanno cessato l'attività nel 1992 mentre un altro ha ristrutturato uno stabilimento di produzione in Spagna nel 1993. La produzione degli altri produttori comunitari è rimasta stabile o è lievemente aumentata.
c) Capacità e utilizzazione degli impianti
(36) La capacità produttiva dell'industria comunitaria è aumentata del 5 % tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, grazie soprattutto alla ristrutturazione in Spagna. Per lo stesso motivo, l'utilizzazione degli impianti è aumentata del 18 % nello stesso periodo.
d) Scorte
(37) L'andamento delle scorte riflette l'instabilità del mercato e le aspettative dell'industria comunitaria circa la probabile evoluzione del mercato comunitario. Le scorte dell'industria comunitaria sono aumentate del 47 % tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, passando da circa 11 600 tonnellate a circa 17 000 tonnellate.
e) Vendite
(38) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono passate da circa 80 800 tonnellate nel 1992 a circa 111 200 tonnellate alla fine del periodo dell'inchiesta (+37,6 % nel periodo dell'inchiesta).
f) Quota di mercato
(39) L'aumento del volume delle vendite ha fatto si che la quota di mercato passasse dal 39,8 % nel 1992 al 41,1 % nel periodo dell'inchiesta.
g) Prezzi medi di vendita e andamento dei prezzi
(40) I prezzi dell'industria comunitaria sono aumentati del 3% dopo l'istituzione dei dazi antidumping supplementari sulle importazioni originarie della Cina, per poi calare nuovamente del 3 % tra il 1993 e il 1994. Nel periodo in esame i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono aumentati del 2 %.
h) Redditività
(41) La media ponderata della perdita globale registrata dall'industria comunitaria tra il 1992 e il 1993 è pari al 21 7 % e al 22 % per le vendite di silicio metallico sul mercato comunitario. Malgrado la ristrutturazione dello stabilimento spagnolo e la lieve tendenza al rialzo dei prezzi di mercato, l'industria comunitaria è rimasta in perdita anche nel periodo 1993-1994 registrando, nell'intero periodo dell'inchiesta una perdita del 13 4 % (media ponderata).
(42) La media ponderata delle perdite subite è scesa del 38 % tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta. Ciò nonostante negli ultimi dieci anni l'industria comunitaria del silicio metallico non ha realizzato alcun profitto.
i) Occupazione
(43) La situazione occupazionale si è costantemente deteriorata tra il 1992 e il 1994, con un calo della forza lavoro totale dell'industria comunitaria pari al 7 %.
5. Conclusione
(44) Dopo l'istituzione delle misure, la posizione dell'industria comunitaria è migliorata in termini di produzione, utilizzazione degli impianti e vendite. Tuttavia, si è registrato un ristagno della capacità e della quota di mercato. L'industria comunitaria non ha potuto aumentare i prezzi in misura sufficiente neanche dopo l'istituzione delle misure, in quanto i cinesi hanno continuato ad abbassare i prezzi. Inoltre, considerati il notevole incremento delle scorte, le perdite di posti di lavoro e l'accumularsi di nuove perdite finanziarie, si conclude che l'industria comunitaria continua a subire un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(45) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni oggetto di dumping dalla Cina e se altri fattori abbiano causato tale pregiudizio oppure vi abbiano contribuito.
1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(46) Il silicio metallico prodotto dalla Comunità e in diretta concorrenza con quello importato dalla Cina, soprattutto in termini di prezzi, non essendovi differenze qualitative di rilievo. Il prodotto importato è destinato agli stessi clienti, per lo più fonderie di alluminio.
(47) Trattandosi di un prodotto di base, il mercato del silicio metallico è molto sensibile in termini di prezzi, per cui i bassi prezzi praticati da determinati venditori provocano una depressione generalizzata del mercato. L'inchiesta ha rivelato che, dopo il riesame delle misure nel 1992, i prezzi cinesi, dazio non corrisposto, sono aumentati del 12,5 % nel 1993, ma sono poi tornati quasi al livello del 1992 tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta.
Tra il 1992, anno dell'istituzione delle misure antidumping supplementari (cfr. punto 29), e la fine del periodo dell'inchiesta, questi prezzi sono aumentati solo del 4 %, per cui il loro livello ha provocato indiscutibilmente un ribasso del prezzo del silicio metallico sul mercato comunitario.
(48) Inoltre, tra il 1993 e la fine del periodo dell'inchiesta i prezzi cinesi sono scesi del 7 %, contro un aumento del 3 % dei prezzi del mercato comunitario. Ciò dimostra che gli esportatori cinesi sono in grado di assorbire in parte l'effetto dei dazi antidumping in vigore.
(49) L'industria comunitaria, che aveva tentato di aumentare i prezzi nel 1993, si è dovuta adeguare alla politica cinese in materia. Nel 1994, pertanto, l'industria comunitaria ha cercato di ridurre le sue perdite finanziarie ribassando i prezzi e sforzandosi di migliorare le vendite.
(50) Per di più, a causa della depressione dei prezzi provocata dalle importazioni cinesi e nonostante l'aumento del consumo di silicio metallico sul mercato comunitario, l'industria comunitaria ha continuato a subire perdite o è riuscita a malapena a coprire i costi di produzione.
(51) Gli esportatori cinesi hanno obiettato che alle importazioni dalla Cina non sono più attribuibili né un pregiudizio né la probabilità che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria si ripeta, visto che la produzione di silicio metallico dell'industria comunitaria è aumentata, soprattutto dal 1992 in poi.
(52) Nondimeno, come si è detto in precedenza (cfr. punto 35), la produzione dell'industria comunitaria è aumentata del 24,1 % tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta in un mercato la cui espansione è stata pari al 32 % (cfr. punto 26). Contestualmente, le scorte dell'industria comunitaria sono aumentate del 46,6 % (cfr. punto 37). Anziché aumentare le vendite, come faceva sperare la situazione favorevole del mercato, l'industria comunitaria si è vista costretta ad aumentare le scorte e non si è potuta adeguare ai prezzi eccessivamente bassi, dazio non corrisposto, delle importazioni cinesi, che hanno continuato ad arrivare sul mercato comunitario.
(53) Concludendo, le importazioni cinesi in dumping hanno avuto indiscutibilmente un effetto depressivo sui prezzi di mercato della Comunità incidendo sulla situazione finanziaria dell'industria comunitaria.
2. Effetto di altri fattori
(54) Tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta sono entrate nella Comunità importazioni di silicio metallico provenienti da paesi produttori diversi dalla Cina. La quota di mercato delle importazioni norvegesi (calcolata in base ai dati sul consumo apparente di cui al punto 26) è passata dal 22,1 % nel 1992 al 27,7 % alla fine del periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo, le importazioni originarie del Brasile sono scese dal 10,4 al 7,3 %. Ciò vale anche per gli altri due grossi esportatori di silicio metallico nella Comunità, il Sudafrica e l'Australia, le cui importazioni sono passate rispettivamente dal 14,8 al 9,2 % e dal 4,1 al 3 %.
(55) Gli esportatori cinesi hanno dichiarato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria può essere stato causato anche dal silicio metallico originario della Russia e dell'Ucraina. Secondo la Commissione, tuttavia, la qualità del silicio metallico russo e ucraino non è paragonabile a quella del silicio metallico europeo o cinese. La qualità standard esportata dalla Cina contiene infatti lo 0,5 % di Fe contro un tenore compreso tra lo 0,8 e l'1 % per il prodotto russo e ucraino. I suddetti prodotti importati, quindi, devono subire un trattamento specifico prima di poter essere paragonati ai prodotti europei e cinesi.
Del resto, si è stabilito che negli Stati Uniti d'America le misure antidumping non vengono applicate al silicio metallico originario della Russia perché questi prodotti devono essere trattati e depurati prima di poter essere utilizzati dalle fonderie di alluminio.
(56) La Commissione, inoltre, ha esaminato le statistiche Eurostat relative alle importazioni riscontrando che le importazioni originarie della Russia e dell'Ucraina non vengono effettuate su base regolare. Nel 1992, non sono state effettuate importazioni né dalla Russia né dall'Ucraina. Secondo le informazioni di cui si dispone riguardo al mercato, la capacità di produzione effettiva dei due paesi sarebbe limitata a 100 000 t all'anno, per cui è poco probabile che vengano spediti ingenti quantitativi dalla Russia o dall'Ucraina.
(57) Infine, si è stabilita che la quota di mercato del Sudafrica è diminuita per problemi di produzione e che quella della Norvegia è aumentata, ma con il massimo prezzo cif indicato in Eurostat.
(58) Non sono emersi altri elementi tali da incidere negativamente sulla situazione dell'Industria comunitaria.
3. Conclusione
(59) Considerati la semplicità del processo di produzione, il carattere consolidato e la semplicità del prodotto offerto attraverso canali di vendita analoghi nella Comunità e la trasparenza del mercato, la Commissione ritiene che la politica dei bassi prezzi cinesi abbia influito in misura molto negativa sulla situazione dell'industria comunitaria.
Anche se determinate importazioni originarie di altri paesi possono aver contribuito a peggiorare la situazione dell'industria comunitaria, il contenimento dei prezzi, considerato isolatamente, ha chiaramente causato un grave pregiudizio a detta industria.
G. PERSISTENZA DEL DUMPING/PREGIUDIZIO
1. Considerazioni generali
(60) Gli esportatori hanno osservato che per determinare la probabilità di una persistenza del dumping e del pregiudizio occorre analizzare l'andamento del mercato nel periodo compreso tra il 1988 e la fine del periodo dell'inchiesta.
(61) La Commissione ha esaminato il livello delle importazioni nella Comunità a 15 effettuate durante un quadriennio, segnatamente quelle avvenute dopo l'istituzione dei dazi antidumping supplementari a causa dell'assorbimento. Si tratta infatti di un periodo abbastanza lungo per poter individuare le tendenze degli indicatori di pregiudizio nelle inchieste antidumping.
2. Posizione cinese sul mercato mondiale
(62) Le esperienze passate e la situazione attuale dimostrano che l'industria cinese ha continuato ad esportare silicio metallico nella Comunità a prezzi di dumping. Essendo emerso dall'inchiesta antidumping svolta dal governo statunitense nel 1991 che le esportazioni cinesi erano state oggetto di dumping, sono stati istituiti dazi antidumping del 134 %, dopo di che si è registrato un crollo delle esportazioni cinesi negli Stati Uniti.
(63) La Cina è di gran lunga il primo fornitore di silicio metallico del mondo. La maggior parte delle esportazioni cinesi, pari a circa 116 000 nel 1994, viene assorbita dal Giappone, che nel 1994 ha acquistato 83 763 tonnellate, ossia il 72 % delle esportazioni cinesi totali. Le vendite cinesi agli altri paesi asiatici sono aumentate vertiginosamente fino al 1993, mentre le vendite sul mercato statunitense sono rimaste eccessivamente contenute a causa dei dazi antidumping in vigore dal 1991. Le vendite alla Comunità europea, invece, sono riaumentate nel 1994 sebbene i dazi antidumping fossero tuttora in vigore.
(64) Le esportazioni cinesi di silicio metallico in Giappone sono ristagnate tra il 1993 e il 1994, totalizzando rispettivamente 86 400 e 82 600 tonnellate. In Australia si è verificata la stessa situazione. Contestualmente, sono diminuite le esportazioni cinesi nella Corea del Sud. Tutto ciò sta a dimostrare che il mercato giapponese e gli altri mercati asiatici sono saturi, come conferma il fatto che i volumi delle esportazioni in Giappone, nella Corea del Sud e in Australia, principali clienti della Cina, sono considerevolmente aumentati fino al 1993 per poi stabilizzarsi.
3. Capacità di produzione della Cina
(65) Gli esportatori hanno addotto la chiusura di un gran numero di fabbriche cinesi e la riduzione della capacità di produzione della Cina. Inoltre, l'aumento del consumo interno di silicio metallico in Cina farebbe diminuire i quantitativi disponibili per l'esportazione. Gli stessi esportatori hanno dichiarato che per la fine del decennio si prevede un aumento della domanda nella Comunità, che la capacità dell'industria comunitaria non basterà a soddisfare.
(66) Secondo le informazioni relative al mercato, la produzione cinese di silicio metallico è calata da 450 000 tonnellate nel 1989 a 250 000 tonnellate nel 1994. Probabilmente, non appena scadranno le misure in vigore nella Comunità e negli Stati Uniti, i cinesi convertiranno la produzione di altre leghe in produzione di silicio metallico e ritorneranno agli alti livelli di produzione necessari per poter esportare nella Comunità.
4. Probabilità che si verifichi una persistenza del dumping
(67) Per quanto riguarda il dumping, va ricordato che nel periodo dell'inchiesta le pratiche di dumping sulle importazioni in questione originarie della Cina sono continuate ad un livello analogo a quello individuato durante l'inchiesta del 1992 sull'assorbimento dell'aliquota del dazio iniziale. Inoltre, poco prima di aderire alla Comunità, l'Austria, la Finlandia e la Svezia importavano dalla Cina a prezzi bassi, probabilmente in dumping. È pertanto molto probabile che la cessazione delle misure provocherebbe la persistenza del dumping ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base.
5. Probabilità che si verifichi una persistenza del pregiudizio
(68) I prezzi delle importazioni cinesi sono rimasti bassi, continuando ad esercitare un effetto depressivo sui prezzi comunitari del silicio metallico, anche dopo l'istituzione dei dazi antidumping supplementari. Tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, i prezzi delle importazioni cinesi erano i più bassi del mercato comunitario e, pur rappresentando una modesta percentuale del consumo comunitario, hanno inciso in misura considerevole sulla tendenza al ribasso dei prezzi in generale. Infine, la scadenza del dazio fisso di 396 ECU/t provocherebbe una sottoquotazione del 30 %.
(69) Se scadranno le misure in vigore, data l'enorme capacità di produzione della Cina e l'esistenza di elevati dazi antidumping negli Stati Uniti è molto probabile che i cinesi cercheranno di incrementare le vendite sul mercato comunitario a prezzi bassissimi, aggravando ulteriormente la depressione dei prezzi e, pertanto, il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Ciò è confermato dall'andamento delle importazioni in Svezia e in Finlandia prima e dopo l'adesione alla Comunità. Tra luglio e dicembre del 1994, la Svezia ha importato 493 tonnellate, mentre non sono state dichiarate importazioni dalla Cina per il periodo gennaio-giugno 1995. Lo stesso è avvenuto in Finlandia, che ha importato 2 097 tonnellate dalla Cina nel secondo semestre del 1994 e non ha dichiarato importazioni per il primo semestre del 1995. È evidente che il volume delle importazioni cinesi è fortemente influenzato dall'esistenza o dall'assenza di misure antidumping. Pertanto, la cessazione dei dazi antidumping in vigore provocherebbe perlomeno il persistere del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
6. Conclusione
(70) In considerazione di quanto precede, si conclude che se le misure antidumping attualmente in vigore dovessero scadere gli esportatori cinesi continuerebbero ad esportare nel mercato comunitario a prezzi bassissimi. Il persistere della depressione dei prezzi che ne conseguirebbe sul mercato comunitario causerebbe un ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni generali
(71) In conformità dell'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato, in funzione di tutti gli elementi di prova forniti, se si potesse concludere in modo inconfutabile che non è nell'interesse della Comunità continuare ad applicare misure.
A tal fine, la Commissione ha preso in considerazione l'impatto delle misure esistenti e di altri eventuali misure, nonché le conseguenze della loro mancata istituzione per tutte le parti coinvolte nel procedimento.
2. Conseguenze per l'industria comunitaria
(72) Le misure antidumping devono ovviare a pratiche commerciali sleali che causano un pregiudizio all'industria comunitaria, ripristinando una situazione di effettiva concorrenza che, come tale, favorisce gli interessi di tutti gli operatori della Comunità.
(73) Nell'ambito della presente inchiesta, si è stabilito che l'industria comunitaria continua a subire un pregiudizio e che molto probabilmente la sua situazione finanziaria, già precaria, si deteriorerà ulteriormente se non rimarranno in vigore le misure antidumping necessarie per correggere gli effetti delle importazioni in dumping. A termine, quindi, ciò potrebbe mettere a repentaglio l'esistenza dell'intera industria comunitaria. Due delle società che hanno partecipato all'inchiesta precedente non esistono più. La Commissione ritiene che la diminuzione del numero di produttori sul mercato comunitario potrebbe provocare una diminuzione commisurata della concorrenza.
(74) In base a quanto si è accertato, è logico concludere che lo scadere delle misure provocherà ulteriori chiusure di fabbriche e perdite di posti di lavoro.
(75) Nell'esaminare l'interesse della Comunità in relazione all'industria comunitaria, la Commissione ha dovuto tener conto dei futuri sviluppi. Basandosi sugli studi relativi al futuro dell'industria mondiale del silicio metallico, si può legittimamente supporre che l'utilizzazione di questo prodotto potrebbe aumentare del 5 % circa all'anno.
(76) La ristrutturazione in corso nell'industria comunitaria, inoltre, dimostra che quest'ultima non è disposta ad abbandonare questo segmento di produzione e che pertanto occorre agire per controbilanciare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping.
3. Effetti sugli utilizzatori
(77) I singoli utilizzatori non hanno comunicato informazioni di rilievo nel corso della presente inchiesta. Un'associazione comunitaria di utilizzatori e due associazioni nazionali hanno fornito informazioni chiedendo l'abrogazione delle misure.
(78) Un'associazione di produttori di alluminio del Regno Unito ha affermato, senza però presentare elementi di prova che la qualità del silicio metallico importato dalla Cina giustificava un prezzo inferiore a quello dello stesso prodotto originario di altri paesi. Per di più, né nell'inchiesta iniziale né in quella attuale si è stabilita una differenza di rilievo in termini di qualità tale da giustificare prezzi diversi tra il silicio metallico cinese e quello originario di altre fonti. La richiesta è stata quindi respinta.
(79) La stessa associazione ha dichiarato altresì che la posizione concorrenziale dei prodotti di alluminio ottenuti nella Comunità ha risentito, a livello internazionale, dell'istituzione delle misure antidumping. Tuttavia, si è stabilito che il silicio metallico utilizzato nella Comunità per produrre l'alluminio destinato all'esportazione può entrare nella Comunità in esenzione dai dazi grazie al regime di perfezionamento attivo. L'argomentazione addotta, quindi, non è stata accettata.
(80) Un utilizzatore ha dichiarato che mantenere in vigore dazi antidumping sulle importazioni cinesi di silicio metallico è contrario all'interesse della Comunità, poiché l'industria comunitaria non sarebbe in grado di fornire quantitativi sufficienti al mercato comunitario. Si è accertato che, data la presenza di altri fornitori extracomunitari, il rischio di una penuria generalizzata è minimo.
(81) Per quanto riguarda il contesto concorrenziale del mercato comunitario, le industrie utilizzatrici e gli altri operatori economici hanno sempre tratto vantaggio dalla presenza sul mercato di un gran numero di concorrenti dato che, anche sfruttando pienamente la sua capacità di produzione, l'industria comunitaria potrebbe soddisfare solo il 50 % circa della domanda.
Di conseguenza, sarà sempre necessario importare. Una volta istituite misure antidumping, i produttori stabiliti in Cina potrebbero promuovere le esportazioni nella Comunità a prezzi equi. Le uniche misure antidumping attualmente in vigore nei confronti delle importazioni di silicio metallico nella Comunità sono quelle applicate alle importazioni originarie della Cina e del Brasile.
(82) Analizzando l'incidenza delle misure in vigore sulla struttura del costo di produzione delle fonderie di alluminio, si è rilevato che occorre un peso compreso tra il 5,5 e il 6 % di silicio metallico per produrre l'alluminio 226 e 231, pari al 50 % della produzione totale di alluminio. Il valore del silicio metallico utilizzato per questa produzione rappresenta il 5,2 % del costo globale dell'alluminio. L'incidenza delle misure esistenti sul prezzo di una lega di alluminio contenente solo silicio metallico originario della Cina è dell'1,7 %. Si tratta di una percentuale relativamente modesta dei costi di produzione totali, il che fa pensare che gli eventuali effetti sugli utilizzatori delle misure antidumping in vigore sarebbero molto limitati.
4. Effetti sugli importatori
(83) Solo un numero limitato di importatori ha inviato alla Commissione osservazioni relative all'interesse della Comunità. Uno di essi ha collaborato alla determinazione del dumping e del pregiudizio.
(84) Una società con sede nel Regno Unito, che non importa più il prodotto in questione, ha spiegato che i prezzi fob praticati dagli esportatori cinesi hanno solo un lieve effetto depressivo.
La società ha aggiunto che, dopo l'istituzione delle misure, il prezzo è aumentato di oltre 300 sterline/tonnellata. Essa ha dichiarato inoltre che l'industria comunitaria non aveva tratto un gran vantaggio dall'istituzione delle misure, poiché i principali fornitori del mercato comunitario sono Norvegia e Sudafrica, che si sarebbero avvalsi dell'istituzione delle misure antidumping nei confronti delle importazioni cinesi per dominare il mercato britannico.
Va sottolineato che, dall'istituzione delle misure antidumping supplementari fino al periodo dell'inchiesta, la media ponderata di tutte le importazioni di silicio metallico nella Comunità è aumentata solo del 9,8 %. L'industria comunitaria, inoltre, ha maggiorato i prezzi del 2 % nello stesso periodo (cfr. punto 40). Si è già detto (cfr. punto 57) che la quota di mercato del Sudafrica è diminuita per problemi di produzione e che quella della Norvegia è aumentata, ma con il massimo prezzo CIF Eurostat.
Le argomentazioni, quindi, sono state respinte.
5. Impatto sul contesto concorrenziale
(85) Per quanto riguarda la situazione concorrenziale sul mercato comunitario, la Commissione ha cercato di stabilire se le misure esistenti e il loro mantenimento in vigore potessero incidere sulla concorrenza effettiva. Anzitutto, va ricordato che dopo cinque anni dall'istituzione delle misure antidumping il silicio metallico di origine cinese era tuttora disponibile sul mercato comunitario, dove intanto è aumentata la presenza di altri esportatori. La Commissione è quindi giunta alla conclusione che non è realistico prevedere né gravi carenze di silicio metallico sul mercato né effetti negativi sulla concorrenza effettiva.
6. Conclusione relativa all'interesse della Comunità
(86) Avendo esaminato gli elementi e le considerazioni di cui sopra, in particolare le argomentazioni addotte dall'industria comunitaria, dall'industria comunitaria a valle e dagli importatori del prodotto in questione, si ritiene che, tutto sommato, sia nell'interesse della Comunità mantenere in vigore le misure antidumping applicabili al silicio metallico originario della Cina.
I. MISURE ANTIDUMPING
1. Livello necessario per eliminare il pregiudizio
(87) Nel corso dell'inchiesta, si è stabilito che le vendite del prodotto in questione non erano remunerative, perché i prezzi di vendita dell'industria comunitaria erano inferiori al costo di produzione verificato.
(88) Per ottenere un livello di riferimento non pregiudizievole dei prezzi all'esportazione, la Commissione ha stabilito anzitutto il costo di produzione effettivo dell'industria comunitaria. Per quanto riguarda l'equo margine di utile, un produttore comunitario ha dichiarato di aver bisogno, per poter rimanere competitivo, di un profitto minimo del 7,5 % sulle vendite al lordo delle imposte. La Commissione si è servita di un'aliquota pari al 6,5 % sul fatturato, ritenuta sufficiente data la natura del prodotto, che richiede solo investimenti modesti per la ricerca e lo sviluppo e per gli impianti di produzione.
(89) Il prezzo determinato sommando l'utile del 6,5 % al costo di produzione medio dell'industria comunitaria teneva debitamente conto delle differenze relative allo stadio commerciale tra le importazioni e le vendite dell'industria comunitaria.
(90) Il margine di pregiudizio, determinato in funzione dei prezzi cif cinesi (dati Eurostat) ammontava al 49 % del prezzo cif delle importazioni in questione. Se si tiene conto del margine di pregiudizio attuale, che è inferiore al margine di dumping effettivo si dovrebbero applicare dazi di 376,5 ECU/t invece di quelli attualmente in vigore, pari a 396 ECU/t.
2. Dazi definitivi
(91) Viste le summenzionate conclusioni relative al dumping, al pregiudizio, alla causalità, alla probabilità che persistano dumping e pregiudizio e all'interesse della Comunità, la Commissione ritiene necessario continuare ad applicare misure antidumping tali da ripristinare condizioni di concorrenza leali ed effettive sul mercato comunitario del silicio metallico.
(92) Riferendosi all'articolo 8 del regolamento di base, gli operatori commerciali cinesi hanno proposto un impegno o l'istituzione di un dazio variabile. La loro scarsa collaborazione, dimostrata dalla qualità carente delle risposte cinesi ai questionari, dimostra perché sarebbe estremamente difficile sorvegliare efficacemente gli impegni. D'altro canto, dato il precedente comportamento degli operatori commerciali cinesi, non si ritiene opportuno istituire un dazio variabile.
(93) In considerazione di quanto precede, e visto che le misure sono in vigore, al livello attuale, dal 1992, si ritiene più opportuno istituire misure antidumping nei confronti delle importazioni di silicio metallico originario della Cina sotto forma di un dazio antidumping ad valorem, con un'aliquota fissata al 49 %.
(94) Il Consiglio conferma le suddette conclusioni,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese di cui al codice NC 2804 69 00.
2. L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è del 49 %.
3. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 10 dicembre 1997.

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