Document ID: 31997R1092

REGOLAMENTO (CE) N. 1092/97 DELLA COMMISSIONE del 16 giugno 1997 che istituisce dazi antidumping provvisori sulle importazioni nella Comunità di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari, originari del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità europea (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (4), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. IL PROCEDIMENTO
1. Apertura
(1) Nell'agosto 1994, la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5), l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di confezioni di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari originari del Giappone.
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dalla Federazione europea dei fabbricanti di fiammiferi (FEFA) a nome dei principali produttori di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari della Comunità, la cui produzione collettiva rappresenta una proporzione molto rilevante della produzione comunitaria totale del prodotto in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e del notevole pregiudizio che ne consegue ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta antidumping.
2. Inchiesta
(3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura dell'inchiesta i produttori/esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti, offrendo alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
Alcuni produttori/esportatori del paese interessato, i produttori comunitari denunzianti e numerosi importatori della Comunità hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Sono state chieste e ottenute audizioni.
(4) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e ha ricevuto risposte dai produttori comunitari denunzianti, da quattro produttori/esportatori giapponesi e da cinque importatori indipendenti stabiliti nella Comunità.
(5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per la determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti:
- Swedish Match Belgium SA, Geraardsbergen, Belgio
- Fosforera Española SA, Madrid, Spagna (6),
- Fosforeira Portuguesa, Lisbona, Portogallo.
b) Produttori/esportatori nel paese esportatore:
- Kobe Match Co. Ltd, Ibo-Gun
- Yaka Chemical Industry Co. Ltd, Himeji
- Daiwa Trading & Industrial Co. Ltd, Himeji
- Harima Match Company Co. Ltd, Himeji.
(6) I seguenti importatori indipendenti, stabiliti nella Comunità, hanno partecipato al procedimento in corso rispondendo a un questionario specifico:
- JNB & Klug, Naerum, Danimarca
- Gadget Print PVBA, Bruxelles, Belgio
- Ecodeux NV, Gand, Belgio
- Werbeträger Vertriebs GmbH, Grande, Germania.
- Zündholz International, Meckesheim, Germania.
(7) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° luglio 1993 e il 30 giugno 1994 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»).
L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio 1990 e il 30 giugno 1994.
L'inchiesta si è protratta oltre il termine indicato all'articolo 7, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in appresso denominato «regolamento di base») a causa della sua complessità, e in particolare della necessità di verificare accuratamente le numerose cifre e argomentazioni presentate sia per gli operatori giapponesi che per quelli della Comunità, nonché di valutare globalmente il pregiudizio in funzione delle nuove comunicazioni.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(8) Si tratta dei fiammiferi recanti messaggi pubblicitari in scatole o in bustine (in appresso denominati «fiammiferi pubblicitari»), di cui al codice NC 3605 00 00, venduti in una vasta gamma di forme, dimensioni e rifiniture diverse. Si distinguono dai fiammiferi per uso domestico, che rientrano nello stesso codice NC, per il logo o il messaggio pubblicitario stampati sulla parte esterna della scatola o della bustina.
(9) Dall'inchiesta è risultato che i fiammiferi pubblicitari venduti sul mercato giapponese ed esportati dal Giappone nella Comunità possono essere considerati identici o direttamente paragonabili, per le caratteristiche fisiche, la funzione e gli usi, ai fiammiferi pubblicitari prodotti e venduti dall'industria comunitaria. Tutti questi fiammiferi pubblicitari, pertanto, possono essere considerati un solo prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale
(10) Per decidere se il valore normale per i produttori/esportatori giapponesi potesse essere stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, vale a dire in funzione dei prezzi dei modelli corrispondenti del prodotto simile effettivamente pagati o pagabili dai clienti indipendenti sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali, la Commissione ha proceduto come segue.
(11) Anzitutto, si è accertato che i tipi di fiammiferi pubblicitari venduti sul mercato interno dai quattro produttori/esportatori che hanno collaborato potevano essere considerati identici o direttamente paragonabili ai tipi di fiammiferi pubblicitari esportati nella Comunità.
(12) In seguito, la Commissione ha appurato se le vendite totali sul mercato interno di ciascun produttore/esportatore fossero rappresentative rispetto alle sue esportazioni totali di fiammiferi pubblicitari nella Comunità. Il volume totale delle vendite di ciascun produttore sul mercato interno è risultato superiore del 5 % al volume totale delle esportazioni nella Comunità, e quindi è stato considerato rappresentativo.
(13) La Commissione, inoltre, ha cercato di stabilire se i quantitativi di ciascuno dei singoli tipi di fiammiferi pubblicitari venduti dai produttori/esportatori sul loro mercato interno e risultati paragonabili a quelli esportati nella Comunità fossero sufficienti. Le vendite sul mercato interno dei vari tipi di prodotti nel periodo dell'inchiesta sono state considerate sufficientemente rappresentative quando i rispettivi volumi corrispondevano almeno al 5 % del volume di esportazioni dello stesso tipo nella Comunità.
(14) La Commissione ha poi cercato di stabilire, in base alla percentuale redditizia delle vendite sul mercato interno, se le vendite sul mercato interno di quantitativi rappresentativi di ciascun tipo di prodotto fossero state effettuate in numero sufficiente nel corso di normali operazioni commerciali.
(15) Dato che questo requisito è stato soddisfatto per un gran numero di tipi diversi, il valore normale per ciascuno di questi tipi è stato stabilito in base ai prezzi pagati o pagabili dagli acquirenti indipendenti sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base.
(16) Negli altri casi, quando si è riscontrato che un certo tipo di prodotto non era stato venduto in quantitativi rappresentativi o che le vendite non erano state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno, il che impediva di fare un regolare confronto in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base. In questo caso, la Commissione ha utilizzato il costo verificato di fabbricazione più un importo ragionevole per le spese generali, amministrative e di vendita e un equo margine di utile. Le spese generali, amministrative e di vendita nonché il profitto sono stati determinati per lo più in rapporto agli altri tipi di fiammiferi pubblicitari venduti dallo stesso produttore/esportatore.
Nel caso di un produttore/esportatore, si è ritenuto di non poter utilizzare i dati relativi alle spese generali, amministrative e di vendita e agli utili per mancanza di vendite sufficienti di certi tipi di prodotti nel corso di normali operazioni commerciali e per le notevoli differenze tra le spese generali, amministrative e di vendita e gli utili relativi ai diversi tipi di prodotti. Di conseguenza, le spese generali, amministrative e di vendita e gli utili sono stati calcolati, per questa società, in rapporto alle vendite degli stessi tipi di prodotti effettuate sul mercato interno dalle altre società che hanno collaborato. Questo metodo è stato giudicato ragionevole e attendibile, in quanto i dati relativi alle vendite dei tipi di prodotti corrispondenti effettuate sul mercato interno da altre società sono stati utilizzati unicamente in caso di vendite rappresentative avvenute nel corso di normali operazioni commerciali.
(17) Nel corso dell'inchiesta, è risultato che una società non produceva direttamente determinate categorie di fiammiferi (bustine) esportate nella Comunità in quel periodo. I prodotti venivano acquistati da un produttore giapponese non collegato che non ha collaborato con la Commissione nel presente procedimento. Dato che detto produttore/esportatore non aveva effettuato vendite rappresentative del prodotto sul mercato interno, il valore normale è stato determinato in via provvisoria, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera c) del regolamento di base, in funzione dei prezzi dei tipi paragonabili di fiammiferi pubblicitari fabbricati e venduti da un altro produttore che ha collaborato e che, nel periodo dell'inchiesta, aveva venduto un volume considerevole di modelli identici sul mercato interno.
2. Prezzo all'esportazione
(18) Dato che tutte le vendite all'esportazione di fiammiferi pubblicitari nella Comunità erano state effettuate ad importatori indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione per tutti gli esportatori/produttori è stato stabilito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base, in funzione dei prezzi all'esportazione realmente pagati o pagabili al netto di tutti gli oneri, di tutti gli sconti e di tutte le riduzioni (comprese quelle differite).
3. Confronto
(19) Ai fini di un equo confronto si è tenuto debitamente conto, mediante opportuni adeguamenti, delle differenze che siano state addotte entro i termini prefissi e di cui sia stata dimostrata l'incidenza sulla comparabilità dei prezzi. Gli adeguamenti sono stati effettuati ogniqualvolta la società ha potuto dimostrare l'effetto delle presunte differenze sui prezzi e sulla comparabilità dei prezzi, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, per quanto riguarda i diversi stadi commerciali, le spese di garanzia, di trasporto e di movimentazione, il costo dei crediti e le retribuzioni dei venditori.
(20) Tre società hanno dichiarato che il valore normale dovrebbe essere stabilito solo in base alle vendite ai distributori non collegati. Dall'inchiesta della Commissione è risultato che le esportazioni nella Comunità venivano effettuate esclusivamente ai distributori, mentre le vendite sul mercato interno riguardano sia i distributori non collegati che, in misura considerevole, i grossisti indipendenti o direttamente gli utilizzatori finali. La Commissione ha cercato quindi di sapere se queste categorie di clienti nazionali svolgessero, per il prodotto in questione, funzioni ben separate da quelle dei distributori nella Comunità e se queste diverse funzioni si traducessero, sul mercato corrispondente, in termini di quantitativi venduti, politica dei prezzi e struttura dei prezzi applicati.
L'inchiesta non ha rivelato differenze tangibili, in termini di quantitativi venduti o di prezzi applicati, per le vendite sul mercato interno alle diverse categorie di clienti non collegati. Nella maggior parte dei casi, inoltre, la Commissione ha avuto prove sufficiente del fatto che, in realtà, le varie categorie di clienti del mercato interno avevano svolto funzioni diverse nel canale di distribuzione tra produttori e utilizzatori finali.
La richiesta, pertanto, è stata respinta per mancanza di prove relative all'effetto tangibile sui prezzi, ai quantitativi venduti e alle funzioni svolte nella catena di distribuzione.
Per stabilire il valore normale, quindi, si è tenuto conto di tutte le vendite sul mercato interno ai primi clienti indipendenti, che si trattasse di grossisti, di distributori o di utilizzatori finali.
(21) Una società ha chiesto un adeguamento per le spese di garanzia, ma al momento della verifica si è constatato che le merci fornite ai clienti CE, oggetto della richiesta, non sono state consegnate in base alla conferma dell'ordinazione, per cui è stato necessario fabbricare e fornire nuovamente i prodotti. Si è ritenuto quindi che non si trattasse tanto di una «garanzia» per un prodotto fornito quanto di un prodotto fornito dal produttore giapponese senza rispettare l'ordinazione concordata e confermata, ragion per cui i clienti non hanno accettato le forniture.
La richiesta di adeguamento per le garanzie è stata quindi respinta perché ritenuta ingiustificata.
4. Margini di dumping
(22) Il confronto allo stadio franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale ha rivelato l'esistenza di pratiche di dumping per tutte le società che hanno collaborato, con un margine di dumping pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(23) Le medie ponderate dei margini di dumping stabiliti provvisoriamente per ciascun produttore/esportatore, espresse in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(24) Per le società che non hanno risposto al questionario della Commissione né si sono manifestate in altro modo, il margine di dumping deve essere determinato, secondo la Commissione, in base ai dati disponibili a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, vale a dire quelli accertati e controllati dalla Commissione durante l'inchiesta.
Non avendo motivo di pensare che le società che non hanno collaborato avrebbero praticato il dumping a livelli inferiori ai massimi livelli accertati e per evitare di premiarne la mancata collaborazione, la Commissione ha ritenuto opportuno applicare il massimo margine di dumping accertato per un esportatore/produttore che ha collaborato, cioè 63,5 %.
D. DEFINIZIONE DELL'INDUSTRIA COMUNITARIA
(25) In conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base, e secondo le informazioni disponibili per quanto riguarda la produzione totale di fiammiferi pubblicitari nella Comunità, nel presente procedimento per «industria comunitaria» si intendono i produttori comunitari del prodotto simile la cui produzione collettiva rappresenta una proporzione rilevante della produzione comunitaria totale, che hanno appoggiato la denuncia e che hanno collaborato attivamente al procedimento. L'industria comunitaria così definita rappresenta il 78 % circa della produzione comunitaria totale di fiammiferi pubblicitari.
(26) Dall'inchiesta è risultato che uno dei produttori comunitari che hanno appoggiato la denuncia importava anch'esso il prodotto oggetto di dumping e del presente procedimento. La Commissione, pertanto, ha dovuto stabilire se detta società dovesse essere esclusa dalla definizione dell'industria comunitaria a norma dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
(27) A tale riguardo, va ricordato che l'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base non prevede l'esclusione automatica dei produttori che importano i prodotti in dumping, ma impone alla Commissione di analizzare i singoli casi per determinare se l'esclusione di un produttore sia giustificata. Nel caso in oggetto, si è ritenuto opportuno stabilire se la società fosse principalmente un produttore, e svolgesse accessoriamente un'attività d'importatore per integrare la sua produzione comunitaria e offrire una gamma completa di prodotti, oppure se si trattasse di un importatore con una produzione supplementare relativamente limitata nella Comunità.
Nell'inchiesta attuale, si è stabilito che i tipi di prodotti importati rappresentavano meno del 4 % della produzione propria del produttore, il che basta a dimostrare che gli interessi principali della società rimangono nella Comunità. Si è pertanto deciso di non escludere il produttore in questione dalla valutazione dell'industria comunitaria.
Tuttavia, non si è tenuto conto dell'impatto delle summenzionate importazioni nello stabilire i fattori relativi al pregiudizio per quanto riguarda l'industria comunitaria. Inoltre, si è accertato che nessuno dei produttori comunitari denunzianti era collegato a esportatori giapponesi per il prodotto in questione.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo sul mercato comunitario
(28) Ai fini dell'inchiesta, il consumo è stato stabilito in base alle vendite dei principali operatori commerciali, tenendo conto delle vendite totali di fiammiferi pubblicitari dell'industria comunitaria, sostenendo le esportazioni da essa dichiarate, e aggiungendo le importazioni originarie del Giappone. Non si disponeva infatti di informazioni complete sugli altri produttori non denunzianti della Comunità né risultavano importazioni da altri paesi terzi durante il periodo dell'inchiesta sul pregiudizio.
(29) Il consumo di fiammiferi pubblicitari, quindi, è sceso da 441,2 milioni di unità a 383,8 milioni, per un calo del 13 % in volume tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, mentre il valore del mercato è aumentato del 3 %.
2. Importazioni in dumping
a) Volume e valore
(30) Sebbene nel codice NC del prodotto in questione rientrino anche i fiammiferi per uso domestico, che esulano dalla presente inchiesta, tutte le importazioni dal Giappone di prodotti del codice NC 3605 00 00 sono state considerate importazioni di fiammiferi pubblicitari, in quanto non si disponeva di prove relative all'importazione nella Comunità di fiammiferi per uso domestico originari del Giappone.
(31) Il volume delle importazioni di fiammiferi pubblicitari dal Giappone è sceso da 161,2 milioni di unità nel 1990 a 139,8 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta, ossia del 13 %.
(32) In termini di valore (ecu), queste importazioni sono aumentate del 31 %. Va osservato, tuttavia, che la maggior parte di dette importazioni è stata fatturata in yen ai clienti stabiliti nella Comunità, per cui si deve tener conto dell'apprezzamento dello yen rispetto all'ecu nel periodo 1992/1993.
b) Quota di mercato
(33) Nel periodo in esame, la quota di mercato comunitario dei produttori giapponesi si è stabilizzata attorno al 36 % in termini di volume ed è aumentata del 24 % in termini di valore, passando dal 29 % nel 1990 al 35,7 % nel periodo dell'inchiesta.
c) Prezzi delle importazioni in dumping
(34) Per l'analisi dei prezzi si sono presi in considerazione quattro modelli di base, denominati BX 1, BX 2, BX 3 e BX 3 A, che rappresentano oltre il 50 % delle vendite totali di fiammiferi pubblicitari effettuate dagli esportatori giapponesi nella Comunità.
(35) Come si è detto nel considerando 32, la maggior parte delle esportazioni giapponesi verso il mercato comunitario è stata fatturata in yen. Su queste basi, è risultato che tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta il prezzo medio delle importazioni in dumping è aumentato solo del 3 %.
Tra il 1993 e il periodo dell'inchiesta si è registrato un calo del 2 % circa.
Se ci si basa sui prezzi delle esportazioni giapponesi convertiti in ecu, si ottiene un aumento del 40 % dei prezzi giapponesi che riflette il forte apprezzamento dello yen rispetto all'ecu.
d) Sottoquotazione
(36) Dall'inchiesta è risultato che i fiammiferi pubblicitari sono stati venduti sul mercato comunitario, a secondo dell'entità delle ordinazioni, a tre categorie di clienti diverse:
- la prima categoria comprende i clienti le cui ordinazioni non superano le 5 000 unità;
- la seconda categoria comprende i clienti che acquistano tra 5 001 e 55 000 unità;
- la terza categoria comprende tutte le ordinazioni di entità superiore.
Le diverse categorie si riflettono nei listini prezzi dei vari venditori di fiammiferi pubblicitari nella Comunità.
(37) Si è riscontrato inoltre che, mentre le vendite giapponesi hanno riguardato unicamente le piccole ordinazioni e parte di quelle medie (non più di 10 000 unità), l'industria comunitaria ha venduto a tutte le summenzionate categorie di clienti.
Ciò è dimostrato dal fatto che il 46 % del volume dei prodotti giapponesi è stato venduto alla prima categoria di clienti, il 44 % alla seconda e solo il 10 % alla terza.
L'industria comunitaria, invece, ha venduto il 16 % alla prima categoria, il 30 % alla seconda e il 54 % a clienti che hanno ordinato più di 55 000 unità.
(38) Basandosi su questa ripartizione, si sono confrontati i prezzi praticati dagli esportatori giapponesi ai clienti indipendenti con quelli che l'industria comunitaria ha applicato a modelli identici di fiammiferi pubblicitari sul mercato comunitario, distinguendo fra le tre categorie di clienti.
(39) Dato che i prodotti giapponesi sono stati importati attraverso importatori non collegati che li hanno rivenduti agli utilizzatori, mentre la maggior parte delle vendite dell'industria comunitaria è stata effettuata direttamente a detti utilizzatori, per garantire un equo confronto si è dovuta adeguare la media dei prezzi di vendita giapponesi applicati ai primi importatori indipendenti della Comunità per i diversi modelli a uno stadio commerciale paragonabile a quello dell'industria comunitaria.
A tale scopo, la Commissione ha esaminato i dati forniti dagli importatori non collegati del prodotto simile che hanno collaborato.
Uno di essi ha fornito a tal fine dati esaurienti, rappresentativi e attendibili; i prezzi all'importazione, determinati allo stadio CIF franco frontiera comunitaria, sono stati quindi maggiorati del 33 %.
(40) Si è accertato inoltre che sei tipi identici di fiammiferi pubblicitari (5 L-BX 3/BX 3 A, BX 1, 5 H-BX 5/BX 5 A, BM 20-BK 2, BMJ 18-BK 3 e BMJ 20) erano rappresentativi sia delle vendite dell'industria comunitaria che delle esportazioni giapponesi verso il mercato comunitario.
Questi tipi, quindi, sono stati utilizzati per il confronto dei prezzi. In tal modo, si è coperto l'84 % circa del volume delle vendite dell'industria comunitaria e il 65 % circa di quelle degli esportatori giapponesi che hanno collaborato.
Il confronto ha messo in luce una sottoquotazione per tutti gli esportatori giapponesi, con un margine medio pari al 6,2 % del prezzo di vendita dell'industria comunitaria. I margini medi di sottoquotazione per i diversi segmenti erano del 5,5 % per le piccole ordinazioni, del 6,5 % per le ordinazioni medie e del 7,2 % per le grosse ordinazioni.
(41) Queste margini di sottoquotazione relativamente modesti vanno rapportati all'andamento della redditività e dei prezzi dell'industria comunitaria, analizzato in modo approfondito più avanti, e all'andamento dei prezzi delle importazioni giapponesi. Si è accertato infatti che la redditività dell'industria comunitaria è andata declinando, con perdite particolarmente pesanti nei segmenti dove la presenza dei prodotti giapponesi era più massiccia.
Per quanto riguarda l'andamento dei prezzi si è constatato che, dal 1991 al periodo dell'inchiesta, i prezzi dell'industria comunitaria sono aumentati solo del 4 %, mentre i prezzi giapponesi, espressi in ecu, sono aumentati del 40 %, pur continuando a rimanere inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Volume e valore delle vendite
(42) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle vendite di fiammiferi pubblicitari dell'industria comunitaria senza acquisti di prodotti giapponesi è calato di 36 milioni di unità (- 12,8 %). Nel periodo dell'inchiesta sono stati venduti 244 milioni di unità, contro 280 milioni nel 1990. Nello stesso periodo, il valore delle vendite è diminuito del 3 % circa.
b) Quota di mercato
(43) Dai dati di cui sopra risulta che la quota di mercato comunitaria dell'industria comunitaria è rimasta stabile in termini di volume (63,4 % nel 1990 e 63,5 % nel periodo dell'inchiesta). In termini di valore, invece, si è avuto un calo del 10 % circa (dal 70,9 % al 64,2 %).
c) Capacità di produzione e utilizzazione degli impianti
(44) Nel periodo in esame, la produzione dell'industria comunitaria si è attestata intorno a 306 milioni di unità (- 8,2 % tra il 1990 e il 1992 e + 13 % tra il 1992 e il 1993).
L'inchiesta della Commissione ha rivelato la mancanza di basi attendibili per misurare la capacità di produzione e l'utilizzazione degli impianti, dovuta soprattutto alla polivalenza delle attrezzature produttive e ai cicli produttivi diversi in funzione dell'entità delle ordinanze e dei tempi di riconversione necessari.
d) Andamento dei prezzi dell'industria comunitaria
(45) Per valutare l'andamento dei prezzi dell'industria comunitaria ci si è basati sui prezzi praticati sul mercato comunitario per i tipi di fiammiferi pubblicitari prodotti dall'industria comunitaria paragonabili a quelli esportati dai produttori giapponesi.
La maggior parte (80 %) dei tipi di fiammiferi pubblicitari considerati per l'analisi dei prezzi è paragonabile a quelli giapponesi analizzati nel considerando 34, il che garantisce una considerevole conseguenza dei diversi tipi esaminati.
(46) Nonostante l'incremento del 4,3 % dei prezzi medi di vendita dei produttori comunitari, tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta il livello dei prezzi non è bastato a coprire le spese dell'industria nel periodo dell'inchiesta. Per di più, tra il 1992 e il 1993 l'industria comunitaria non ha potuto maggiorare i prezzi, inferiori del 4 % rispetto al livello del 1991.
e) Redditività
(47) La Commissione ha esaminato la ripartizione interna dei costi e la corrispondente valutazione della redditività presentate dall'industria comunitaria. Nel valutare la redditività durante il periodo dell'inchiesta, non si è tenuto conto di alcune imputazioni dei costi relativi agli anni precedenti, quali le spese di ristrutturazione, né delle altre spese che non è stato possibile giustificare.
(48) Si è accertato che la redditività globale dell'industria comunitaria per il prodotto in questione è calata da un utile del 2,6 % nel 1992 a perdite dello 0,9 % nel periodo dell'inchiesta. Per fare un'analisi accurata, tuttavia, si sono analizzati gli elementi e i dati relativi alla redditività in funzione della situazione specifica del mercato di questi prodotti, dividendolo per segmenti di vendita come si è detto nel considerando 36.
(49) Le vendite giapponesi riguardavano principalmente le ordinazioni non superiori a 55 000 unità, vale a dire le piccole e medie ordinazioni (cfr. considerando 37) e hanno rappresentato oltre il 90 % del volume totale di vendite giapponesi nella Comunità (oltre il 32 % del mercato globale). La Commissione ha pertanto concluso che le vendite di fiammiferi pubblicitari dei produttori giapponesi sono destinate a segmenti specifici del mercato comunitario.
(50) Parallelamente, si è riscontrato un andamento diverso della redditività dell'industria comunitaria a seconda delle varie categorie di clienti. La redditività media delle vendite relative alle piccole e medie ordinazioni, che rappresentano il 46 % circa del volume delle vendite dell'industria comunitaria, è passata da un utile del 3,36 % sul giro d'affari nel 1991 a perdite dell'8,9 % nel periodo dell'inchiesta.
Nello stesso periodo, invece, le vendite relative alle grosse ordinazioni, dove la presenza dei prodotti giapponesi è meno massiccia che negli altri due segmenti, hanno registrato una redditività costante del 6 % circa sul giro d'affari.
Ciò nonostante, l'industria comunitaria ha subito perdite anche all'interno di questa categoria per i principali tipi di fiammiferi pubblicitari di cui al considerando 40, utilizzati per accertare la sottoquotazione, mentre un altro tipo è stato venduto con un margine di utile notevolmente più basso. Si può quindi concludere che, pur risentendo meno delle importazioni giapponesi in dumping, questo segmento ha comunque subito un calo di redditività.
f) Flusso di cassa
(51) In mancanza di dati per i singoli prodotti, il flusso di cassa è stato determinato per l'intera società. Le attività dell'industria comunitaria diverse da quelle riguardanti il prodotto in questione (per lo più vendite di fiammiferi per uso domestico e attività commerciali) hanno rappresentato oltre il 20 % del totale.
Tra il 1992 e il 1993, il flusso di cassa globale generato è calato di oltre il 22 %, il che denota una notevole diminuzione della capacità di autofinanziamento dell'industria comunitaria. Visto il calo dell'utile d'esercizio per i prodotti in questione, la riduzione del flusso di cassa non può essere attribuita alle altre attività dell'industria, che sono rimaste redditizie.
g) Investimenti
(52) Nonostante il deterioramento della situazione finanziaria globale, tra il 1990 e il 1993 l'industria comunitaria ha investito principalmente in apparecchiature tipografiche. Gli investimenti previsti per gli anni a venire dipenderanno dal miglioramento del flusso di cassa e della situazione globale dell'industria comunitaria.
h) Occupazione
(53) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, l'occupazione nel settore dei fiammiferi pubblicitari è calata del 13 %, e la difficile situazione finanziaria dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta sta mettendo a repentaglio altre centinaia di posti di lavoro.
4. Conclusioni relative al pregiudizio
(54) Dal 1990 al periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria, che ha dovuto far fronte alle importazioni in dumping di fiammiferi pubblicitari a basso prezzo originari del Giappone, ha perso una notevole quota di mercato in termini di valore (- 10 % circa), mentre quella delle importazioni giapponesi è aumentata del 24 %, rimanendo elevata per tutto il periodo in esame.
Sebbene si sia potuto mantenere il volume di produzione e i prezzi siano leggermente aumentati, si è riscontrato che, pur rimanendo al di sotto dei costi di produzione, nel periodo dell'inchiesta i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono risultati superiori a quelli delle importazioni originarie del Giappone. L'analisi della redditività ha dato risultati estremamente negativi in determinati segmenti del mercato.
(55) A causa della diminuzione del cash flow, non è stato possibile effettuare gli investimenti necessari, ad esempio nelle tecnologie tipografiche, senza compromettere l'intera situazione finanziaria dell'industria comunitaria. Inoltre, si sono dovuti ridurre considerevolmente i posti di lavoro, e quelli rimanenti sono seriamente minacciati dalla difficile situazione finanziaria del settore.
(56) Di conseguenza, la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria aveva subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(57) La Commissione si è chiesta in che misura il notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse causato dall'impatto delle importazioni giapponesi in dumping e se altri fattori avessero portato o contribuito a detto pregiudizio, in modo da evitare che il pregiudizio provocato da questi altri fattori fosse attribuito alle importazioni in dumping.
Gli altri fattori sono l'andamento del consumo, la concorrenza degli altri produttori della Comunità, le altre importazioni, le esportazioni dell'industria comunitaria e il comportamento dei principali operatori economici durante il periodo in esame.
1. Impatto delle importazioni in dumping dal Giappone
(58) Si è accertato che i fiammiferi pubblicitari prodotti dall'industria comunitaria sono in concorrenza diretta con quelli importati dal Giappone e che non esistono differenze qualitative tra le due categorie. I prodotti sono destinati agli stessi utilizzatori e venduti attraverso canali simili. Data la trasparenza del mercato, la presenza di importazioni in dumping a basso prezzo ha avuto un impatto negativo diretto sulla situazione dell'industria comunitaria.
(59) Per valutare con precisione l'impatto delle importazioni dal Giappone, va osservato anzitutto che, sebbene il loro volume non sia aumentato dal 1990, queste importazioni hanno sempre rappresentato una quota rilevante del mercato comunitario (oltre un terzo).
In secondo luogo, nel periodo suddetto la quota di mercato giapponese è aumentata del 24 % in valore, mentre quella dell'industria comunitaria è diminuita del 10 %.
(60) Si è riscontrato inoltre che per tutto il periodo in esame i prezzi giapponesi sono stati inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Nonostante il considerevole aumento dei prezzi giapponesi nel periodo dell'inchiesta, si è continuato a registrare una sottoquotazione media del 6,2 % rispetto a quelli dell'industria comunitaria. Al tempo stesso, malgrado il lieve rincaro dei prezzi di vendita media dell'industria comunitaria, la sua redditività per il prodotto in questione è stata negativa, soprattutto nei segmenti di vendita dove la presenza dei prodotti giapponesi era più massiccia. Ciò denota una depressione dei prezzi dell'industria comunitaria.
Ciò sta a indicare che, nell'intero periodo in esame, i prezzi dell'industria comunitaria sono stati notevolmente contenuti a causa dei prezzi modici delle importazioni in dumping.
(61) Di fatto, la redditività dell'industria comunitaria è risultata alquanto negativa (- 8,9 %) per le vendite ai clienti che ordinavano piccoli e medi quantitativi di fiammiferi pubblicitari, settori di concentrazione delle vendite di prodotti giapponesi. Per le vendite ai grossi clienti, dove la presenza di prodotti giapponesi è minima, si è registrato un utile medio del 6 %.
Ciò dimostra che le difficoltà dell'industria comunitaria sono collegate e commisurate direttamente alla presenza sul mercato delle importazioni giapponesi in dumping.
(62) L'impatto delle importazioni in dumping sull'industria comunitaria va rapporto altresì all'entità del margine di dumping effettivo per gli esportatori interessati, pari in media al 28 %.
2. Impatto degli altri fattori
a) Andamento del consumo
(63) Tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, il volume del consumo nella Comunità è calato del 13 %, contro un aumento del valore del 7 %. La diminuzione del volume è dovuta a diversi fattori, tra cui il calo del numero di fumatori, il fatto che la pubblicità dei prodotti a base di tabacco sia stata vietata per legge in alcuni Stati membri, la concorrenza degli altri prodotti recanti messaggi pubblicitari (come gli accendini) e la recessione generalizzata del mercato comunitario (1992-1993).
A tale riguardo, tuttavia, va ribadito che in questo periodo l'industria comunitaria ha perso il 10 % in valore della sua quota di mercato, contro un aumento del 24 % di quella degli esportatori giapponesi.
I fiammiferi giapponesi, inoltre, si concentrano in determinati settori di vendita dove la loro posizione si è rafforzata rispetto a quella dell'industria comunitaria dopo il periodo di recessione.
Se la quota di mercato globale dei produttori giapponesi esportati è tuttora più elevata in termini di volume che in termini di valore, ciò è dovuto al fatto che, in media, i prezzi di vendita giapponesi sono più bassi di quelli dell'industria comunitaria. Ne consegue che, nel periodo dell'inchiesta relativa al pregiudizio, le importazioni giapponesi in dumping a basso prezzo hanno avuto un impatto negativo e costante sull'industria comunitaria, contrariamente all'andamento del consumo.
b) Altri produttori comunitari di fiammiferi pubblicitari
(64) Gli altri produttori di fiammiferi pubblicitari della Comunità, situati per lo più in Italia, Spagna e Francia, rappresentavano, durante il periodo dell'inchiesta, il 22 % della produzione comunitaria totale. Non si dispone né di informazioni né di elementi di prova relativi al loro impatto pregiudizievole sull'industria denunziante e al fatto che la loro situazione economica si sia sviluppata in modo diverso da quella dell'industria comunitaria.
I dati disponibili riguardo al principale produttore comunitario non denunziante indicano invece una diminuzione considerevole delle sue vendite e della sua produzione durante il periodo in esame. Ciò permette di concludere che gli altri produttori della Comunità hanno dovuto far fronte alle stesse difficoltà dei produttori denunzianti, e che il loro eventuale impatto sulla situazione critica di questi ultimi sarebbe stato irrilevante.
c) Altre importazioni nella Comunità
(65) Dalle statistiche disponibili risulta che sono stati importati nella Comunità prodotti dello stesso codice NC come fiammiferi pubblicitari. Pur trattandosi unicamente di spedizioni originarie della Polonia e della Croazia, queste importazioni sono state considerate importazioni di fiammiferi per uso domestico in quanto dalle informazioni disponibili risulta che in questi paesi non vi è alcuna produzione di questi prodotti.
Di conseguenza, le importazioni dei prodotti in questione da altri paesi terzi sono state considerate irrilevanti e, pertanto, non possono aver contribuito al deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
d) Esportazioni e altre attività dell'industria comunitaria
(66) L'esportazione ha sempre rappresentato una parte limitata delle vendite globali dell'industria comunitaria. Dal 1990 al periodo dell'inchiesta, le esportazioni al di fuori della Comunità hanno rappresentato il 14 % delle vendite totali dell'industria comunitari per i prodotti in questione e sono rimaste stabili. Il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, pertanto, non può essere attribuito ad un calo delle esportazioni.
(67) Nel periodo dell'inchiesta, le altre attività dell'industria comunitaria hanno rappresentato il 20 % circa delle sue vendite totali. Si è accertato che queste altre attività (segnatamente il commercio di fiammiferi pubblicitari e la produzione e la vendita di fiammiferi per uso domestico) sono state redditizie e quindi non potevano essere considerate responsabili della difficile situazione dell'industria comunitaria.
e) Evoluzione della situazione economica generale
(68) Per valutare in modo esauriente il comportamento dei principali operatori economici, si è proceduto ad un'analisi dettagliata del periodo in esame.
(69) In questo periodo, la tendenza negativa generale del mercato comunitario ha comportato una contrazione del settore dei fiammiferi pubblicitari di cui tutti gli operatori economici avrebbero dovuto risentire in misura analoga. Tuttavia, l'analisi dei risultati dell'inchiesta in corso ha dimostrato che ciò non è avvenuto.
(70) Nel 1992, infatti, il volume del consumo è diminuito del 9 % circa in tutta la Comunità rispetto al 1990. Nello stesso periodo, l'industria comunitaria ha registrato una diminuzione dei prezzi, del volume delle vendite, della quota di mercato corrispondente e della produzione pari, rispettivamente, al 4 % in media, al 14 %, al 5 % e all'8 %.
Nello stesso periodo, pur rimanendo di gran lunga inferiori a quelli dell'industria comunitaria, i prezzi delle esportazioni giapponesi sono aumentati in media del 7 %, senza ripercussioni negative sul volume delle importazioni che è rimasto stabile. Per contro, la quota degli esportatori giapponesi di questo mercato in fase di contrazione è aumentata dell'8 %.
(71) Nello stesso periodo, si è registrata altresì una diminuzione del consumo del mercato comunitario (+ 3 % in valore) e delle vendite dell'industria comunitaria (- 11 %), con una perdita pari all'8 % della quota di mercato corrispondente. Per contro, il valore delle importazioni giapponesi è aumentato del 16 %, con un incremento del 21 % della quota di mercato corrispondente.
(72) Sebbene nel 1993 l'industria comunitaria desse qualche segno di ripresa rispetto al 1992 (incremento della produzione, aumento del volume e del valore della quota di mercato e lieve maggiorazione dei prezzi di vendita), qualsiasi tendenza positiva è stata frenata dalla notevole quota di mercato delle importazioni in dumping (oltre il 34 %) a cui si è aggiunto il basso livello dei prezzi applicati dagli esportatori oggetto dell'inchiesta, che risultano inferiori di un altro 2 % se analizzati in yen, moneta delle fatture.
I bassi prezzi imposti dalle importazioni in dumping hanno fatto sì che, nel 1993, i prezzi comunitari fossero inferiori del 4 % rispetto al 1991, il che ha provocato un deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria.
(73) Dal 1993 al periodo dell'inchiesta, il volume del consumo è nuovamente diminuito del 9 %; dopo due anni di prezzi contenuti, l'industria comunitaria ha aumentato i suoi prezzi medi di vendita senza però raggiungere un livello redditizio a causa del calo del volume delle vendite (11 %), di una perdita della quota di mercato (2,5 %) e di una diminuzione della produzione (4 %).
(74) Nello stesso periodo, il valore del consumo, il valore delle vendite e la quota di mercato dell'industria comunitaria sono diminuiti rispettivamente del 5 %, del 4 % e del 3 %, contro un incremento della quota di mercato delle importazioni giapponesi di oltre il 2 % in volume e del 10 % in valore.
(75) Quest'analisi cronologica dal 1990 al periodo dell'inchiesta rispecchia il forte divario che esiste da sempre tra i prezzi giapponesi e quelli dell'industria comunitaria. È evidente, infatti, che prima dell'apprezzamento dello yen i prezzi giapponesi erano notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. La sottoquotazione dei prezzi giapponesi rispetto a quelli comunitari è proseguita anche nel periodo dell'inchiesta, nonostante il considerevole apprezzamento dello yen e gli aumenti in ecu che ne sono conseguiti. L'industria comunitaria, quindi, ha subito un pregiudizio per tutti gli anni esaminati.
3. Conclusioni relative al nesso di causalità
(76) L'impatto considerevole delle importazioni oggetto dell'inchiesta sull'industria comunitaria è dovuto all'effetto combinato dell'elevata quota di mercato, specialmente in determinati segmenti di vendita, del basso livello dei loro prezzi e delle perdite sulle vendite che ne sono conseguiti per l'industria comunitaria, segnatamente nei segmenti dove la presenza delle importazioni in dumping a basso prezzo era più massiccia.
(77) Visto, che tecnicamente, i fiammiferi pubblicitari sono prodotti semplici, offerti attraverso canali di vendita analoghi agli stessi utilizzatori nella Comunità, la Commissione ritiene che le importazioni a basso prezzo abbiano avuto un forte impatto negativo sulla situazione già critica dell'industria comunitaria. Vista la trasparenza del mercato, i bassi prezzi di queste importazioni erano perfettamente noti ai clienti effettivi e potenziali dell'industria comunitaria.
(78) Per tutti questi motivi, sebbene la situazione negativa dell'industria comunitaria non sia stata causata unicamente dalle importazioni del prodotto in questione provenienti dal Giappone, si deve concludere che l'impatto delle importazioni a basso prezzo e dell'elevata quota di mercato delle importazioni in dumping, considerate separatamente, ha recato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni generali
(79) La Commissione ha esaminato, basandosi sulle informazioni disponibili, se si potesse concludere con certezza che applicare misure non sarebbe nell'interesse della Comunità.
A tale scopo, essa ha preso in considerazione l'impatto delle eventuali misure e le conseguenze della loro mancata istituzione.
2. Conseguenze per l'industria comunitaria
(80) Nel valutare l'interesse della Comunità si deve tener presente, in particolare, la necessità di eliminare gli effetti delle pratiche di dumping causa del pregiudizio in termini di distorsioni degli scambi e di ripristinare una concorrenza leale. La Commissione, infatti, ha riscontrato che, nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria aveva cercato di razionalizzare la produzione e aveva investito per rimanere competitiva e conservare la propria quota di mercato. Ciò dimostra che l'industria non è disposta a rinunciare a questo segmento della produzione.
(81) Di fatto, l'inchiesta ha dimostrato che l'industria comunitaria è tuttora competitiva e nel complesso vitale. Tuttavia, gli elevati quantitativi di importazioni a basso prezzo hanno notevolmente peggiorato la sua situazione economica dal 1990 in poi, come dimostrano chiaramente lo scarso rendimento delle vendite ai piccoli clienti nonché la depressione e il contenimento dei prezzi sul mercato comunitario. A lungo termine, questa situazione negativa non è sostenibile.
(82) Nell'analizzare l'interesse della Comunità in relazione all'industria comunitaria, la Commissione deve tener conto del modo in cui la sua situazione si evolverà qualora non si metta fine alle importazioni in dumping dal Giappone. Dai dati disponibili si desume che si avrebbero altri effetti negativi in termini di redditività, investimenti e occupazione.
3. Impatto sugli importatori e sui commercianti
(83) Solo un numero limitato di importatori ha reso note le sue osservazioni alla Commissione. Alcuni di essi hanno collaborato pienamente alla determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio, mentre altri hanno preferito non farlo. Tutte le osservazioni ricevute sono state esaminate come spiegato più avanti.
(84) Una società del Regno Unito che produce e importa il prodotto in questione ha contestato l'istituzione di misure antidumping nei confronti delle importazioni giapponesi sostenendo che avrebbe avuto effetti negativi non solo sulle esportazioni giapponesi ma anche sulle sue attività collaterali nel Regno Unito, riducendo l'offerta per i piccoli clienti.
La società, inoltre, ha dichiarato che il principale produttore comunitario, parte dell'industria denunziante, non era interessato ai clienti che ordinavano meno di 10 000 unità e che quindi gli esportatori giapponesi costituivano l'unica fonte affidabile di forniture per le piccole ordinazioni.
(85) A prescindere dal fatto che questa società non ha collaborato con la Commissione nell'inchiesta attuale e che pertanto le sue affermazioni non sono state né dimostrate né verificate, gli elementi forniti dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta indicano che il volume delle sue vendite ai clienti le cui ordinazioni erano inferiori a 10 000 unità ha rappresentato il 28 % circa delle vendite totali durante il periodo dell'inchiesta. In valore, queste vendite hanno rappresentato oltre il 37 % delle sue vendite totali nella Comunità. Ciò sta a dimostrare, contrariamente a quanto si afferma, che l'industria comunitaria è totalmente presente in questo segmento del mercato.
(86) Un altro importatore ha dichiarato che esistono accordi tra alcuni produttori comunitari e determinati paesi dell'Europa centrale per trasferire la produzione sul loro territorio. Le misure, quindi, non potrebbero avere alcun effetto positivo sul futuro occupazionale della Comunità, ma anzi aumenterebbero ulteriormente la disoccupazione a livello degli importatori comunitari. Il vantaggio così acquisito permetterebbe ai produttori comunitari di eliminare definitivamente la concorrenza dei giapponesi e di tutti gli importatori non collegati nella Comunità.
(87) La Commissione non ha ricevuto elementi di prova a sostegno di quest'affermazione, di cui non si ritiene opportuno tenere conto data la sua natura prettamente congetturale.
(88) Altri importatori non collegati che si sono manifestati e hanno collaborato con la Commissione hanno addotto le seguenti argomentazioni e sono giunti alla conclusione che l'istituzione di misure sarebbe contraria all'interesse della Comunità.
Qualsiasi tipo di misura avrebbe ripercussioni negative sia per gli importatori di fiammiferi pubblicitari dal Giappone, in quanto ne aumenterebbe i costi e ne ridurrebbe gli utili, che per gli utilizzatori, costretti a pagare prezzi più elevati per il prodotto in questione. Le iniziative volte a tutelare l'industria comunitaria, quindi, avrebbero effetti negativi in termini di prezzi, costi e occupazione.
(89) Secondo la Commissione, i vantaggi che l'assenza di misure comporterebbe per un numero molto limitato di importatori vanno confrontati con gli svantaggi globali che ne conseguirebbero per l'industria comunitaria nel suo insieme e per la sua situazione economica. Se non si prenderanno misure, infatti, è probabile che si debbano chiudere vari stabilimenti nella Comunità, con tutti gli effetti negativi che ne risulterebbero per l'economia.
4. Ripercussioni sugli utilizzatori
(90) Per valutare l'impatto di un'applicazione o meno delle misure a livello degli utilizzatori, la Commissione ha inviduato gli utilizzatori potenziali di fiammiferi pubblicitari sul mercato comunitario. Si tratta di ristoranti, alberghi e bar (47 %), di vari altri settori (servizi finanziari, industria, terziario, ecc.) (35 %) e dei produttori di tabacco (18 %).
(91) L'impatto sugli utilizzatori consisterebbe principalmente in un aumento dei prezzi di vendita dei fiammiferi pubblicitari. Considerato che i fiammiferi pubblicitari rappresentano solo una parte modestissima del budget pubblicitario dei suddetti utilizzatori, la Commissione ritiene che un rincaro dei prezzi avrebbe ripercussioni limitate.
Per di più, la concorrenza fra i vari supporti pubblicitari (accendini, penna a sfera, ecc.) dovrebbe far sì che il rincaro dei prezzi dei fiammiferi pubblicitari rimanga a un livello estremamente contenuto.
(92) In considerazione di quanto precede e del fatto che l'istituzione di misure non porterebbe ad un'esclusione dal mercato comunitario, si può concludere che un eventuale rincaro non metterebbe gli utilizzatori comunitari in una situazione di reciproco svantaggio.
5. Impatto sulle condizioni di concorrenza del mercato comunitario
(93) Gli importatori dei prodotti oggetto di dumping hanno dichiarato che l'istituzione di misure antidumping rafforzerebbe la posizione dell'industria denunziante, che rappresenta già il 78 % dell'intera produzione comunitaria e detiene una quota superiore al 50 % del mercato comunitario globale. In particolare, essi sostenengo che, una volta istituite le misure, l'industria comunitaria fisserebbe i prezzi sul mercato comunitario a livelli così bassi che in pratica gli importatori ne sarebbero esclusi.
(94) Anche se la Commissione riconosce che l'industria comunitaria occupa una posizione importante sul mercato comunitario, gli elementi disponibili non permettono di concludere che i denunzianti abuserebbero di questa posizione a seguito delle misure antidumping.
D'altro canto, la presunta politica dell'industria comunitaria imperniata sulla riduzione dei prezzi darebbe risultati solo a lungo termine e, vista la situazione finanziaria dell'industria comunitaria, si rivelerebbe estremamente controproducente, per cui è poco probabile che venga applicata.
Il mercato comunitario, infine, è di gran lunga lo sbocco commerciale e la fonte di reddito principale per l'industria comunitaria mentre ha solo un'importanza secondaria per gli esportatori giapponesi, che quindi potrebbero resistere molto più a lungo dell'industria comunitaria ad una politica non redditizia imperniata su prezzi poco elevati.
(95) Quanto agli importatori non collegati nella Comunità per i quali il mercato comunitario è molto importante, va sottolineato che, sebbene la loro politica dei prezzi dipenda per lo più dal comportamento relativo dei loro fornitori giapponesi, essi beneficiano comunque delle importazioni giapponesi in dumping e quindi di pratiche commerciali sleali rispetto ad altri operatori del mercato comunitario.
Inoltre, si è accertato che i prezzi di rivendita dei fiammiferi pubblicitari giapponesi, adeguati in funzione dei dati finanziari comunicati dagli importatori non collegati che hanno collaborato, sono tuttora inferiori ai prezzi dell'industria comunitaria.
In considerazione di quanto precede, la Commissione non può concludere che il ripristino di pratiche commerciali leali avrà effetti negativi sulla concorrenza o sugli stessi importatori.
(96) Va osservato, infatti, che le misure proposte non sono tali da escludere dal mercato comunitario i prodotti giapponesi, che presumibilmente continueranno ad essere presenti. Inoltre, una volta ripristinata una concorrenza leale, potrebbero arrivare sul mercato comunitario nuovi concorrenti, attirati dai prezzi remunerativi.
Comunque sia, gli importatori e gli utilizzatori dei prodotti in questione continuerebbero a trarre vantaggio dalla presenza sul mercato di almeno due forze competitive principali.
6. Conclusioni relative all'interesse della Comunità
(97) In considerazione di quanto precede, e avendo esaminato le argomentazioni presentate dagli importatori del prodotto in questione, in particolare la necessità di eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping in termini di distorsione degli scambi e di ripristinare una concorrenza leale, la Commissione è giunta alla conclusione che, tutto sommato, non vi è alcun motivo impellente di non prendere misure antidumping provvisorie nei confronti delle importazioni in questione.
H. DAZIO PROVVISORIO
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(98) Nel determinare il livello delle misure necessarie per eliminare il pregiudizio causato dalle importazioni in dumping, la Commissione ha confrontato i loro prezzi all'esportazione per i vari tipi con un livello sufficiente per consentire all'industria comunitaria di coprire i costi e di ottenere un utile ragionevole.
(99) Di conseguenza, si è confrontato il prezzo all'esportazione di un dato tipo di fiammiferi pubblicitari importati dal Giappone, debitamente adeguato allo stadio commerciale dell'industria comunitaria (cfr. considerando 39), con il costo effettivo medio di produzione dell'industria comunitaria per un tipo analogo, maggiorato di un margine di utile del 5 % sul giro d'affari. Questo margine di utile può essere considerato un minimo ragionevole se si tiene conto del fabbisogno di investimenti e dell'importo che l'industria comunitaria otterrebbe presumibilmente in assenza di pratiche di dumping pregiudizievoli.
(100) Il livello necessario per eliminare il pregiudizio è stato determinato, per ciascuno degli esportatori giapponesi, esprimendo l'aumento dei prezzi necessario per ottenere prezzi all'esportazione non pregiudizievoli in percentuale della media ponderata del valore dei fiammiferi pubblicitari importati, franco frontiera comunitaria.
2. Misure provvisorie
(101) In conformità dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base, il livello dei dazi provvisori deve essere pari al margine di dumping oppure, se inferiore, all'importo necessario per eliminare il pregiudizio.
(102) È risultato che i singoli margini di dumping per i produttori giapponesi che hanno collaborato variano tra il 9,4 e il 42,1 %.
Dato che i margini di dumping determinati provvisoriamente per tre esportatori giapponesi erano superiori ai livelli di eliminazione del pregiudizio, l'aliquota del dazio antidumping provvisorio per questi esportatori deve essere basata sui margini di pregiudizio riscontrati.
(103) Dato che il margine di dumping determinato provvisoriamente per un esportatore giapponese era inferiore al corrispondente livello di eliminazione del pregiudizio, l'aliquota del dazio antidumping provvisorio deve corrispondere al margine di dumping riscontrato.
(104) La Commissione ritiene che il dazio antidumping per i produttori del paese interessato che non hanno risposto al questionario né si sono manifestati in altro modo debba essere pari al massimo margine di dumping determinato oppure, se inferiore, al massimo margine di pregiudizio.
Dato che il massimo margine di pregiudizio (42,1 %) è inferiore al massimo margine di dumping riscontrato, il dazio residuo per i produttori/esportatori che non hanno collaborato dovrebbe essere pari al massimo margine di pregiudizio riscontrato.
I. DISPOSIZIONI FINALI
(105) Nell'interesse di una sana gestione, si deve stabilire un termine entro il quale le parti interessate possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere un'audizione. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e potranno essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fiammiferi pubblicitari di cui al codice NC ex 3605 00 00 (codice Taric 3605 00 00 * 10) originari del Giappone.
Ai fini del presente regolamento, per fiammiferi pubblicitari si intendono i fiammiferi recanti un messaggio pubblicitario invece del logo o della denominazione dettagliata del fabbricante oppure in aggiunta a detto logo o a detta denominazione.
2. Ai fini del presente regolamento, l'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è del 42,1 %, fatta eccezione per le importazioni di prodotti fabbricati ed esportati dalle seguenti società, a cui si applicheranno le seguenti aliquote del dazio:
a) 23,7 % per i prodotti fabbricati ed esportati dalla Daiwa Trading & Industrial Co. Ltd (codice Taric 8022);
b) 12,2 % per i prodotti fabbricati ed esportati dalla Kobe Match Co. Ltd (codice Taric 8023);
c) 9,4 % per i prodotti fabbricati ed esportati dalla Yaka Chemical Industry Co. Ltd (codice Taric 8024).
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le nome vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 2423/88, le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale termine.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 16 giugno 1997.

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