Document ID: 31992R2305

REGOLAMENTO (CEE) N. 2305/92 DEL CONSIGLIO del 4 agosto 1992 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario del Brasile e che decide la riscossione definitiva degli importi vincolati a titolo di dazio provvisorio
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato consultivo a norma di detto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Misure provvisorie
(1) Con il regolamento (CEE) n. 906/92 (2) la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di silicio metallico originario del Brasile e classificato nel codice NC 2804 69 00.
B. Procedura successiva
(2) Dopo l'istituzione del dazio provvisorio le parti interessate che lo avevano chiesto sono state sentite dalla Commissione e hanno inoltre comunicato per iscritto le loro osservazioni sulle conclusioni preliminari dell'inchiesta.
(3) Le parti notoriamente interessate hanno chiesto e ottenuto di essere informate in merito ai principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo provvisorio. Dopo la comunicazione di tali informazioni è stato fissato un termine entro il quale le parti potevano eventualmente presentare le loro osservazioni.
(4) Le osservazioni presentate oralmente e per iscritto dalle parti sono state esaminate e la Commissione ha debitamente modificato le sue conclusioni per tenerne conto.
C. Prodotto in esame e prodotto simile
(5) Un'organizzazione professionale che rappresenta gli interessi dell'industria chimica della Comunità ha affermato che la definizione del prodotto in esame formulata nel punto 8 del regolamento (CEE) n. 906/92 conteneva imprecisioni in merito alla composizione chimica del silicio metallico utilizzato come materia prima nella produzione di siliconi.
(6) L'organizzazione professionale suddetta ha inoltre affermato che il silicio metallico destinato ad applicazioni chimiche non poteva essere considerato un prodotto simile al silicio metallico destinato ad applicazioni metallurgiche per i motivi già indicati nel punto 10 del regolamento (CEE) n. 906/92.
(7) È opportuno precisare che alcuni oligoelementi, quali il piombo, contenuti nel silicio metallico costituiscono impurezze in quanto impediscono la formazione della sintesi chimica detta di Rochow e quindi la produzione di clorosilani, precursori dei silosilani utilizzati nella produzione di siliconi. Analogamente la produzione di alluminio implica, anche se in misura minore, esigenze specifiche in materia di tenore di oligoelementi, quali il fosforo, la cui presenza deve essere ridotta al minimo.
(8) Senza dover ripetere quanto è già stato affermato nel regolamento suddetto, la Commissione ritiene necessario mettere in evidenza il fatto che tutte le qualità di silicio metallico sono ottenute con un unico e identico processo produttivo iniziale, descritto nel punto 6 del regolamento (CEE) n. 906/92. Il fatto che la qualità standard di silicio metallico sia soggetta ad un ulteriore processo di affinazione con l'aggiunta o l'eliminazione di oligoelementi per soddisfare le specifiche esclusive di alcuni utilizzatori, specialmente nella chimica dei siliconi, non significa che il silicio metallico di qualità chimica sia un prodotto distinto rispetto alle altre qualità di silicio metallico. Tutte le qualità presentano infatti caratteristiche fisiche estremamente simili, provengono dagli stessi impianti, passano attraverso le stesse reti di distribuzione e presentano differenze insignificanti sul piano dei costi di produzione.
(9) La Commissione mette inoltre in evidenza il fatto che l'elenco degli impieghi del silicio metallico di cui al punto 8 del regolamento (CEE) n. 906/92 non è limitativo e che la presente procedura comprende tutte le qualità di silicio metallico aventi tenore di silicio, in peso, inferiore al 99,99 %, indipendentemente dal tenore di oligoelementi. La Commissione conferma inoltre che è tecnicamente possibile utilizzare il silicio metallico normalmente destinato all'industria chimica per la metallurgia dell'alluminio, a condizione che il tenore di fosforo non superi un determinato limite.
(10) Il Consiglio conferma quindi che tutte le qualità di silicio metallico sono prodotte dall'industria comunitaria e presentano caratteristiche tecniche analoghe a quelle delle qualità brasiliane, come risulta dal punto 11 del regolamento (CEE) n. 906/92. Il Consiglio conferma inoltre le conclusioni della Commissione secondo le quali è opportuno considerare tutte le qualità di silicio metallico, definite nel punto 7 del regolamento (CEE) n. 906/92, come un unico prodotto ai fini della determinazione del dumping e del conseguente pregiudizio per l'industria comunitaria nell'ambito della presente procedura.
D. Dumping
1. Valore normale
(11) Ai fini delle conclusioni definitive il valore normale è stato stabilito in linea di massima secondo gli stessi metodi utilizzati per la determinazione provvisoria del margine di dumping, dopo aver eventualmente tenuto conto dei nuovi elementi e delle argomentazioni presentati dalle parti.
(12) Un produttore brasiliano ha affermato che in due mesi consecutivi nel corso del periodo dell'inchiesta le sue vendite sul mercato interno non raggiungevano la percentuale del 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità e che pertanto non potevano essere considerate come base adeguata per il calcolo del valore normale.
La Commissione ritiene che il criterio di rappresentatività delle vendite dell'esportatore sul mercato interno si applichi in genere a tutto il periodo dell'inchiesta e non su base mensile, anche quando il valore normale è stato definito mensilmente per compensare per quanto possibile gli effetti dell'inflazione in Brasile. Le vendite in questione devono quindi essere inserite nella determinazione del valore normale, conformemente al metodo indicato nel punto 14 del regolamento (CEE) n. 906/92.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(13) Alcuni produttori brasiliani hanno chiesto che fossero esclusi dal calcolo del valore normale costruito i costi di produzione corrispondenti ai mesi nel corso dei quali è stato attuato il piano di risanamento economico del governo brasiliano (piano Collor). Nel periodo compreso tra marzo e giugno 1990 le misure di risanamento avrebbero provocato distorsioni che implicavano un aumento anormale del costo dell'energia e la sottovalutazione del dollaro americano rispetto al cruzeiro.
La Commissione ritiene tuttavia che non sia giustificato escludere i dati relativi al periodo nel quale è stato applicato il piano Collor. Tutte le considerazioni in materia di dumping devono infatti basarsi su dati reali ed esaurienti, quali i costi e le vendite effettuate dalla società nel periodo dell'inchiesta, che sono verificati al momento del controllo diretto in loco.
In secondo luogo non si può concludere, in base alle presunte conseguenze del piano Collor, che gli elementi del costo di produzione rilevati dalla Commissione non riflettano la situazione economica generale del Brasile nel corso del periodo, né che tali elementi non si siano determinati nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno brasiliano.
Infine, anche se il piano Collor avesse provocato una provvisoria sopravvalutazione del cruzeiro rispetto al dollaro, i servizi comunitari non possono contestare né la fondatezza, né le conseguenze delle misure attuate in materia di politica monetaria dal governo brasiliano. La Commissione si è quindi basata sui tassi di cambio fissati dalle autorità competenti e effettivamente applicati per le transazioni in esame, conformemente alla prassi normalmente seguita, per tutti i calcoli per i quali è stato necessario effettuare conversioni di valuta.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(14) Numerosi produttori brasiliani hanno chiesto che i redditi degli interessi finanziari realizzati nell'ambito di operazioni valutarie possano compensare totalmente l'importo delle spese di finanziamento dell'impresa e che eventualmente la realizzazione di un prodotto finanziario netto riduca l'importo del costo di produzione dell'impresa stessa.
La Commissione ritiene al contrario che i prodotti finanziari possano essere presi in considerazione unicamente a condizione che siano collegati all'attività di produzione principale e di vendita dell'impresa e soltanto sino a concorrenza degli oneri finanziari che derivano direttamente dalla stessa attività di produzione e di vendita. Da tale compensazione non può comunque risultare un prodotto finanziario netto da dedurre dai costi di produzione dell'impresa.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(15) Un produttore brasiliano ha chiesto che il valore normale costruito fosse determinato in base ai costi di produzione della prima metà del periodo dell'inchiesta in quanto, come dimostrerebbe la presunta disponibilità delle scorte, le transazioni effetuate nella seconda metà del periodo riguardavano materiali fabbricati precedentemente a costi nettamente inferiori.
La Commissione non può accogliere tale domanda poiché i dati forniti non confermano la presunta disponibilità delle scorte. La società in questione non ha inoltre presentato a sostegno della domanda i dati, peraltro disponibili, relativi ai costi di produzione valutati in base ai costi attualizzati.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(16) Un produttore brasiliano ha chiesto che fosse esclusa dalla determinazione del valore normale una transazione registrata per errore tra quelle effettuate sul mercato interno, mentre riguardava l'esportazione di un campione ad una società americana.
Il Consiglio conferma la conclusione della Commissione, secondo la quale tale transazione deve essere esclusa dal campo di applicazione della presente procedura.
(17) Un produttore brasiliano ha chiesto di modificare il metodo impiegato per calcolare la media del margine di utile, dato che il risultato ottenuto era sopravvalutato in considerazione del fatto che alcuni quantitativi di silicio metallico venduti dalla società stessa sul mercato interno non erano stati presi in considerazione correttamente ai fini della determinazione provvisoria del valore normale costruito.
Dopo aver esaminato la questione, la Commissione ha accolto la domanda e ha effettuato l'adeguamento della media del margine di utile della società.
(18) Il Consiglio conferma le conclusioni suddette e le conclusioni di cui al punti 14 - 16 del regolamento (CEE) n. 906/92.
2. Prezzi all'esportazione
(19) Ai fini delle conclusioni definitive il prezzo all'esportazione è stato in linea di massima determinato secondo gli stessi metodi utilizzati per la determinazione provvisoria del margine di dumping, dopo aver eventualmente tenuto conto degli elementi e delle argomentazioni presentati dalle parti, quando queste ultime hanno fornito elementi di prova pertinenti.
(20) Alla luce di tali osservazioni e di quanto risulta nei punti 17 e 18 del regolamento (CEE) n. 906/92, il Consiglio conferma gli accertamenti e le conclusioni della Commissione in materia di prezzi all'esportazione.
3. Confronto
(21) Un produttore brasiliano ha presentato numerose domande in merito ad adeguamenti da effettuare sui costi di trasporto e sulle spese di imballaggio relativi ad alcune transazioni all'esportazione nella Comunità.
Il Consiglio conferma la decisione della Commissione di respingere tali domande, in quanto queste ultime non erano sostenute da elementi di prova sufficienti per giustificare il riesame dei dati raccolti e verificati al momento dell'inchiesta presso la società interessata.
(22) Alcuni produttori brasiliani hanno affermato che erano necessari adeguamenti al valore normale determinato in base alle vendite sul mercato interno, per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in considerazione delle spese di vendita derivanti da transazioni effettuate in quantitativi diversi sul mercato interno rispetto al mercato comunitario di esportazione.
Il Consiglio conferma che la domanda deve essere respinta, dato che i richiedenti non hanno presentato elementi di prova sufficienti per dimostrare che la richiesta era giustificata.
In mancanza di altre osservazioni in materia, il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai punti 19 e 20 del regolamento (CEE) n. 906/92.
4. Margini di dumping
(23) In seguito alle modifiche apportate al valore normale oppure al prezzo all'esportazione, come risulta nei punti precedenti, la media ponderata dei margini di dumping, espressa in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i singoli esportatori è rispettivamente pari a:
- Rima Electrometalúrgica SA: 67,0 %
- Ligas de Alumínio SA (Liasa): 50,6 %
- Eletroila SA: 44,1 %
- Companhia Ferroligas Minas Gerais
(Minasligas): 26,4 %
- Camargo Correa Metais SA: 20,4 %
- Companhia Brasileira Carboreto de
Cálcio: 18,3 %.
Alla luce di quanto precede, il Consiglio conferma l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di silicio metallico originario del Brasile per quanto riguarda tutti gli esportatori brasiliani suddetti.
(24) Per quanto riguarda gli esportatori brasiliani che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, conformemente alle disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Dato che gli esportatori che hanno collaborato alla presente procedura hanno effettuato quasi tutte le vendite di silicio metallico brasiliano nella Comunità, la Commissione ritiene che i risultati dell'inchiesta rappresentino la base più adeguata per la determinazione del margine di dumping. In tali condizioni, se nei confronti degli esportatori che hanno rifiutato di collaborare non si applicasse il margine di dumping più elevato accertato in seguito all'inchiesta, pari al 67 %, si offrirebbero possibilità di elusione e si incoraggerebbe il rifiuto a collaborare in futuro. Il Consiglio conferma tale impostazione e le relative conclusioni nei confronti di tale categoria di esportatori.
E. Pregiudizio
(25) Nelle conclusioni provvisorie la Commissione ha ritenuto che l'industria comunitaria produttrice di silicio metallico avesse subito un pregiudizio sostanziale. La conclusione si basava essenzialmente sulla convergenza di alcuni indicatori economici relativi ai produttori della Comunità quali la diminuzione del volume delle vendite, la riduzione delle quote di mercato, l'erosione dei prezzi e le conseguenti perdite finanziarie.
(26) Un produttore brasiliano ha sostenuto che, poiché i prezzi cif delle importazioni di silicio metallico originario del Brasile sono espressi in ecu, il calo dei prezzi è stato sopravvalutato, a causa delle variazioni della parità del cambio tra il dollaro e l'ecu. La Commissione rileva tuttavia che i prezzi delle importazioni provenienti dal Brasile, espressi in ecu o in un'altra moneta comunitaria, tra il 1986 e il 1990 hanno effettivamente esercitato una pressione al ribasso sul mercato della Comunità.
(27) Numerosi produttori brasiliani hanno chiesto un adeguamento per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi in considerazione dei diversi livelli commerciali ai quali erano state effettuate le transazioni, ovvero delle differenze esistenti tra lo stadio commerciale dell'importatore e quello dell'utente finale, ai fini della determinazione della sottoquotazione dei prezzi e del margine di pregiudizio attribuibili agli esportatori interessati.
Tali adeguamenti sono stati applicati sistematicamente per effettuare un equo confronto con i prezzi dell'industria comunitaria, quando le informazioni presentate erano complete, verificabili e compatibili tra loro.
Il Consiglio conferma il metodo seguito dalla Commissione e le relative conclusioni.
(28) Non sono stati presentati alla Commissione altre argomentazioni o altri elementi relativi alla determinazione del pregiudizio.
Il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione esposte nei punti 24-26, 28 e 30-35 del regolamento (CEE) n. 906/92, nonché nei punti 26-28 del presente regolamento.
F. Causalità
(29) Nelle conclusioni provvisorie, la Commissione ha affermato che esiste un collegamento tra la diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria e il corrispondente aumento della quota di mercato degli esportatori brasiliani, per stabilire l'esistenza di uno stretto rapporto di causa ed effetto tra le pratiche di dumping sulle importazioni di silicio metallico dal Brasile e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tale conclusione era inoltre confermata dalla trasparenza del mercato mondiale del silicio metallico, che è estremamente sensibile alle fluttuazioni dei prezzi.
(30) Un produttore brasiliano ha affermato che la diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria è dovuta all'incapacità di quest'ultima di soddisfare l'incremento della domanda di silicio metallico di qualità superiore. Tale affermazione è smentita dai dati di cui dispone la Commissione in merito all'utilizzazione delle capacità di produzione e alle diverse qualità di silicio metallico fabbricate dall'industria comunitaria, in particolare nel periodo dell'inchiesta.
(31) Un altro produttore ha sostenuto che le importazioni originarie della Repubblica popolare cinese erano sistematicamente effettuate a prezzi inferiori a quelli applicati dagli esportatori brasiliani e costituivano praticamente un riferimento mondiale sul quale era opportuno allinearsi.
La Commissione ricorda a questo proposito che una procedura antidumping è attualmente in corso nei confronti delle importazioni di silicio metallico originario della Cina e ritiene infondata l'affermazione secondo la quale i prezzi del silicio metallico di origine cinese costituirebbero un riferimento per il livello dei prezzi sui mercati mondiali. In realtà la quota del mercato comunitario di cui dispongono gli esportatori cinesi è relativamente modesta rispetto a quella degli esportatori brasiliani e il silicio metallico di origine cinese ha inoltre una serie di applicazioni potenziali molto più limitata del prodotto brasiliano. Non si può quindi ritenere che il silicio metallico originario della Cina abbia potuto incidere in misura determinante sulla determinazione dei prezzi.
(32) Un altro produttore ha affermato che le importazioni originarie di altri paesi terzi, quali Argentina, Australia o Cina non erano state prese in considerazione nella valutazione della causalità e che, tra l'altro, nel punto 17 del regolamento (CEE) n. 2200/90 (3) si escludeva che le importazioni originarie del Brasile fossero responsabili del pregiudizio subito dall'industria comunitaria interessata.
La Commissione ritiene che tali elementi non contestino la validità delle affermazioni esposte nel punto 38 del regolamento (CEE) n. 906/92 e che le considerazioni relative ad un periodo anteriore in base alle quali il Consiglio aveva elaborato le proprie conclusioni in una procedura precedente, relativa alle importazioni dello stesso prodotto originario della Repubblica popolare cinese, non si applichino ai dati specifici raccolti nel corso di un'altra procedura antidumping. Rimane inoltre incontestabile il fatto che le importazioni in questione, oggetto di dumping, abbiano avuto conseguenze negative sulla situazione dell'industria comunitaria e che il pregiudizio provocato, considerato isolatamente, sia rilevante.
(33) Un altro produttore brasiliano ha affermato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era in gran parte attribuibile al comportamento dei produttori della Comunità e alla concorrenza tra le imprese comunitarie, nonché al logorio degli impianti produttivi. A sostegno di tali affermazioni non sono stati tuttavia forniti elementi di prova sufficienti per contestare le conclusioni provvisorie della Commissione in materia.
Il Consiglio conferma pertanto le conclusioni della Commissione esposte nei punti 37 e 38 del regolamento (CEE) n. 906/92, nonché nei punti 30-34 del presente regolamento.
G. Interesse della Comunità
1. Considerazioni generali
(34) Dato che la Commissione non ha ricevuto nuovi elementi o argomentazioni a questo proposito, il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai punti 39 e 40 del regolamento (CEE) n. 906/92.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(35) In mancanza di nuovi elementi a questo proposito, il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai punti 41 e 42 del regolamento (CEE) n. 906/92.
3. Interesse delle altre parti
(36) L'organizzazione professionale già citata, che rappresenta gli interessi dell'industria chimica comunitaria, ha nuovamente espresso la propria preoccupazione in merito alla perdita di competitività di tale industria sul mercato comunitario rispetto ad alcuni concorrenti situati al di fuori della Comunità, che non sono penalizzati dall'istituzione di misure antidumping sui fattori produttivi.
(37) Altre organizzazioni professionali che rappresentano gli interessi delle industrie produttrici di alluminio di seconda fusione hanno espresso la loro preoccupazione riguardo ai costi supplementari che le industrie di trasformazione a valle dovranno sostenere per i prodotti intermedi da esse utilizzati.
I rappresentanti di alcune società commerciali operanti sul piano internazionale nel settore delle ferroleghe hanno mosso obiezioni analoghe, sostenendo che tutte le industrie comunitarie che utilizzano il silicio metallico non avrebbero più potuto fruire di una fonte di approvvigionamento esterna a buon mercato.
(38) La Commissione è consapevole delle probabili conseguenze dell'istituzione di misure antidumping sul costo dei prodotti intermedi utilizzati da alcune imprese comunitarie.
Tuttavia, questo aumento riguarda solo il silicio metallico di origine brasiliana e che rappresenta meno del 15 % del mercato comunitario nel 1990. Altre fonti di approvvigionamento sono disponibili e utilizzate, per cui non è possibile affermare che questo aumento si ripercuoterebbe nella stessa proporzione sui costi di produzione dei prodotti finiti. In queste condizioni, non è corretto concludere che l'imposizione di un dazio antidumping sulle importazioni di silicio metallico brasiliano condurrebbe le industrie utilizzatrici comunitarie a subire uno svantaggio comparato proporzionale all'ammontare del dazio imposto rispetto ai loro concorrenti nei paesi terzi. L'incidenza dei costi supplementari degli input non è in alcun caso paragonabile all'incidenza diretta e al pregiudizio provocato dalle importazioni a prezzi di dumping sull'industria produttrice interessata.
Occorre inoltre rilevare che, contrariamente ad alcune affermazioni secondo le quali il silicio metallico di origine brasiliana sarebbe insostituibile, l'industria chimica comunitaria realizza la sintesi chimica di Rochow utilizzando silicio metallico di origine non brasiliana e a tal fine si rifornisce di silicio metallico di qualità chimica da fonti comunitarie e non comunitarie.
(39) Il Consiglio conferma le osservazioni della Commissione di cui al punto 43, nonché le conclusioni esposte nei punti 44 e 45 del regolamento (CEE) n. 906/92 e nei punti 35-39 del presente regolamento, dalle quali risulta che nell'interesse della Comunità è necessario eliminare le conseguenze del pregiudizio subito dall'industria comunitaria a causa delle pratiche di dumping accertate.
Tuttavia, se un cambiamento di circostanze dovesse intervenire rimettendo in discussione le conclusioni precedenti, la Commissione sarebbe pronta eventualmente a riesaminare la situazione dell'industria comunitaria nel suo insieme alla luce dei nuovi elementi.
H. Dazio
(40) Nelle conclusioni provvisorie la Commissione ha ritenuto che, per eliminare il pregiudizio subito e ripristinare una situazione di normale redditività per l'industria comunitaria, fosse necessario istituire misure antidumping che consentissero all'industria comunitaria di ottenere utili sufficienti e di aumentare l'indice di utilizzazione degli impianti di produzione. I dazi provvisori istituiti erano quindi pari alla differenza tra il prezzo del silicio metallico di origine brasiliana e il prezzo di riferimento necessario affinché l'industria comunitaria potesse coprire i costi e realizzare un adeguato margine di utile, fissato al 6,5 %.
Il Consiglio conferma il metodo seguito dalla Commissione e le relative conclusioni.
(41) Alcuni produttori brasiliani hanno affermato che il prezzo di riferimento comunitario utilizzato per calcolare il margine di pregiudizio era sopravvalutato rispetto al margine necessario per eliminare il pregiudizio subito.
La Commissione non può accogliere tale argomentazione. Infatti, come risulta dal punto precedente, il prezzo di riferimento è stato determinato in base ai costi di produzione dell'industria comunitaria, ai quali è stato aggiunto un adeguato margine di utile, affinché i produttori comunitari possano ottenere un utile sufficiente sul capitale investito.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(42) La Commissione ritiene che, per determinare le aliquote dei dazi definitivi da istituire, i singoli margini di pregiudizio definiti nei punti 48 e 49 del regolamento (CEE) n. 906/92 debbano essere espressi in percentuale del valore cif delle importazioni. I singoli margini di pregiudizio rappresentano l'aumento dei prezzi alla frontiera della Comunità che sarebbe necessario per eliminare il pregiudizio provocato dai singoli esportatori. Dopo le correzioni e gli altri adeguamenti che incidono sulla media ponderata dei prezzi cif all'esportazione dei produttori brasiliani interessati, i singoli margini di pregiudizio sono pari rispettivamente a:
- Rima Electrometalúrgia SA: 34,6 %
- Ligas de Alumínio SA (Liasa): 36,8 %
- Eletroila SA: 29,8 %
- Companhia Ferroligas Minas Gerais
(Minasligas): 43,8 %
- Camargo Correa Metais SA - CCM: 24,2 %
- Companhia Brasileira Carboreto de
Cálcio - CBCC: 51,0 %
(43) Il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai punti 46-48 del regolamento (CEE) n. 906/92 e conclude che, in considerazione degli elementi indicati nel punto precedente del presente regolamento, l'aliquota del dazio da istituire deve essere pari al margine di dumping per tutti gli esportatori precedentemente indicati, ad eccezione dei casi in cui i singoli margini di pregiudizio, essendo inferiori ai margini di dumping, determinano la quota del dazio:
- Rima Electrometalúrgia SA: 34,6 %
- Ligas de Alumínio SA (Liasa): 36,8 %
- Eletroila SA: 29,8 %
- Companhia Ferroligas Minas Gerais
(Minasligas): 26,4 %
- Camargo Correa Metais SA - CCM: 20,4 %
- Companhia Brasileira Carboreto de
Cálcio - CBCC: 18,3 %
(44) Il Consiglio, per i motivi già indicati nel punto 24 del presente regolamento, conferma che alle società che non hanno risposto al questionario della Commissione oppure che non si sono manifestate sarà applicato il dazio più elevato, pari al 36,8 %. Si premierebbe infatti la mancata cooperazione e si offrirebbero possibilità di elusione se i dazi applicabili a tali produttori/esportatori fossero inferiori al dazio antidumping più elevato determinato in seguito all'inchiesta.
I. Riscossione dei dazi provvisori
(45) In considerazione dei margini di dumping accertati e della gravità del pregiudizio provocato all'industria comunitaria, il Consiglio ritiene necessario riscuotere definitivamente gli importi versati a titolo di dazio antidumping provvisorio, sino a concorrenza dell'importo del dazio definitivo istituito.
J. Impegno
(46) Dopo l'istituzione dei dazi antidumping provvisori, tutti i produttori brasiliani interessati hanno offerto un impegno comune globale relativo ai quantitativi e, in alternativa, impegni sul prezzi individuali.
Previe consultazioni, gli impegni non sono stati considerati accettabili dalla Commissione, che ha comunicato ai produttori interessati i motivi che giustificano tale decisione. In particolare, gli impegni proposti non sono tali da eliminare il pregiudizio e, date le fluttuazioni del prezzo del silicio metallico sul mercato mondiale, richiederebbero frequenti adeguamenti. Il Consiglio conferma il punto di vista della Commissione e ritiene necessaria l'istituzione di dazi antidumping,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo pari al 36,8 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, sulle importazioni di silicio metallico di cui al codice NC 2804 69 00, originario del Brasile (codice addizionale Taric: 8654).
2. L'aliquota del dazio applicabile al silicio metallico prodotto dalle società qui di seguito indicate è pari rispettivamente a:
Codice addizionale Taric - Rima Electrometalúrgia SA, Belo Horizonte: 34,6 % 8649 - Eletroila SA, Belo Horizonte: 29,8 % 8650 - Companhia Ferroligas Minas Gerais (Minasligas), Contagem: 26,4 % 8651 - Camargo Correa Metais SA, Sao Paulo: 20,4 % 8652 - Companhia Brasileira Carboreto de Cálcio (CBCC), Rio de Janeiro: 18,3 % 8653
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi delle somme versate a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CEE) n. 906/92 sono riscossi sino alle aliquote del dazio definitivamente istituito.
Gli importi vincolati in eccedenza rispetto alle aliquote del dazio definitivo sono liberati.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 4 agosto 1992.

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