Document ID: 31987D0423

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
dell'11 marzo 1987
relativa all'aiuto concesso dal governo belga a favore di un'impresa produttrice di ceramica sanitaria situata a La Louvière
(I testi francese e olandese sono i soli facente fede)
(87/423/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver intimato agli interessati, ai sensi delle disposizioni del suddetto articolo, di presentare le loro osservazioni, e dopo averne preso atto,
considerando quanto segue:
I
Con decisioni 83/130/CEE (1) e 85/153/CEE (2), la Commissione ha constatato che gli aiuti di FB 475 milioni e di FB 83 milioni concessi nel 1981 e nel 1983 senza notifica preliminare a favore di un'impresa del settore della ceramica situata a La Louvière sotto forma di assunzioni di partecipazione, erano incompatibili con il mercato comune e andavano pertanto soppressi. Tali decisioni hanno dato origine alle cause 52/84 e 40/85 dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee.
Malgrado gli aiuti ripetutamente concessi, l'impresa in questione, la SA Boch, nel 1984 si è nuovamente trovata in difficoltà finanziarie e ciò ha indotto le autorità belghe, nella fattispecie gli organismi regionali, a decidere di continuare ad intervenire, questa volta sotto forma di un conferimento di capitale di FB 295,3 milioni. La Commissione, che il 23 agosto 1984 aveva avviato la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato CEE, ha stabilito con decisione 86/366/CEE (3) che questo terzo aiuto non doveva essere concesso e che un anticipo di FB 104 milioni, versato illecitamente nel 1984 per consentire all'impresa di continuare le sue attività fino all'inizio del 1985, doveva essere ricuperato.
Nel gennaio 1985, l'organismo regionale belga - praticamente unico azionista della SA Boch - ha deciso di procedere alla liquidazione dell'impresa e di costituire una nuova entità giuridica destinata a rilevare il comparto « ceramica sanitaria » della precedente società.
Il 13 marzo 1985 è stata costituita la nuova società, denominata Noviboch, e dotata di un capitale di FB 400 milioni - interamente versato - dalle autorità regionali belghe. Dal 1o giugno 1985 la nuova società ha rilevato l'attività commerciale del comparto « sanitari » del suo predecessore in liquidazione. Nell'agosto 1985 Noviboch ha acquistato dai liquidatori di Boch gli immobili di quest'ultima, il materiale e l'avviamento del comparto « sanitari » al netto dei crediti e lo stock « sanitari », che la Commisione valuta a circa 100 000 pezzi.
L'avvio completo di Noviboch è avvenuto il 1o settembre 1985.
II
La Commissione, essendo giunta a conoscenza dell'intenzione del governo belga di costituire e finanziare la nuova società, lo ha informato, con telex del 23 gennaio 1985, che ogni aiuto destinato a consentire il proseguimento della produzione di apparecchi sanitari di ceramica di Boch doveva essere oggetto di una notifica preliminare alla Commissione.
Il governo belga, con telex del 1o febbraio 1985, ha risposto comunicando la sua decisione di procedere alla liquidazione della SA Boch e di costituire quanto prima una nuova entità giuridica destinata a sostituire la vecchia impresa, rifiutando di considerare la propria partecipazione al capitale della nuova società come un aiuto. Ha inoltre comunicato che avrebbe inviato successivamente informazioni più dettagliate.
Con lettera del 28 febbraio 1985, la Commissione ha ricordato al governo belga la serie di aiuti illegali che quest'ultimo aveva concesso a Boch e gli ha chiesto di garantire il rispetto degli obblighi ad esso incombenti ai sensi dell'articolo 93, del trattato CEE, notificando alla Commissione i nuovi aiuti allo stadio di progetto e non dando applicazione alle misure progettate prima di una decisione definitiva nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato. A questo punto la Commissione ha anche sottolineato a Boch e Noviboch, con lettere in data 6 marzo 1985, la precarietà e l'illegittimità degli aiuti in questione, i quali potrebbero formare oggetto di una domanda di restituzione.
Non avendo ricevuto dal governo belga nessuna risposta alla lettera del 28 febbraio 1985, né peraltro le informazoni dettagliate promesse, il 22 maggio 1985 la Commissione ha deciso di avviare la procedura dell'articolo 93, pargrafo 2 del trattato CEE nei confronti dell'aiuto sotto forma di assunzione di partecipazione di FB 400 milioni, degli elementi di aiuti eventualmente risultanti dalla ripresa da parte di Noviboch delle attività della SA Boch in liquidazione e degli aiuti all'investimento previsti.
La Commissione ha ritenuto che gli aiuti in questione, rientrando nel divieto posto dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE, non sembravano soddisfare alle condizioni necessarie per beneficiare di una delle deroghe dei paragrafi 2 e 3 del suddetto articolo, e con lettera del 7 giugno 1985, ha intimato al governo belga di presentarle le sue osservazioni.
III
Il governo belga ha risposto alla lettera della Commissione con telex del 26 luglio 1985, nel quale ha ribadito l'opinione secondo cui l'assunzione di partecipazione al capitale di Noviboch non costituiva un aiuto di Stato ma una decisione simile a quella di un azionista privato, in quanto le attività della nuova impresa presentavano prospettive serie di redditività. Ha inoltre fatto notare che la costituzone di Noviboch non avrebbe minacciato di falsare la concorrenza, in quanto le sue capacità produttive sono limitate ad un massimo di 5 000 a 6 000 t. Il governo belga ha negato che le esportazioni dell'ex impresa Boch fossero aumentate considerevolmente e si è riservato il diritto di apportare precisazioni in merito nelle osservazioni ulteriori. Il governo belga ha poi fatto valere che, se l'assunzione di partecipazione fosse un aiuto, esso dovrebbe beneficiare della deroga dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) del trattato a favore degli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni nelle quali il tenore di vita è anormalmente basso e in cui si riscontra una situazione di grave sottoccupazione.
Per quanto riguarda la ripresa delle attività della SA Boch in liquidazione, il governo belga ha contestato che la cessione, effettuandosi sotto la sola responsabilità dei liquidatori dell'impresa, potesse comportare elementi di aiuto.
Infine ha sottolineato che considerava irregolare sia la procedura in causa sia quelle che l'avevano preceduta in quanto la Commissione non aveva comunicato gli elementi sui quali si fondava per opporsi alla partecipazione in oggetto.
Facendo seguito ad una domanda della Commissione, con lettera del 20 novembre 1986, il governo belga ha fornito informazioni complementari concernenti la produzone, le vendite e le esportazioni realizzate da Noviboch dall'inizio delle sue attività e gli investimenti realizzati e progettati. Inoltre ha precisato che non era stata presa nessuna decisione in merito all'eventuale concessione di aiuti agli investimenti in applicazione delle leggi belghe sull'espansione economica.
Nel quadro della consultazione dei terzi interessati, i governi di altri tre Stati membri, due federazioni industriali, la SA Noviboch e altre due imprese dello stesso settore hanno presentato delle osservazioni.
IV
Gli interventi dello Stato sotto forma di assunzione di partecipazione possono comportare elementi di aiuti di Stato; nella fattispecie si può ritenere che la costituzione di Noviboch per conto dei pubblici poteri belgi non vada valutata singolarmente.
L'effetto della messa in liquidazione della SA Boch e della concomitante costituzione di una nuova entità giuridica destinata a continuare alcune attività della prima, è assolutamente paragonabile alle conseguenze che avrebbe avuto una ristrutturazione industriale e finanziaria completa della SA Boch per conto dei pubblici poteri. Il legame fra le due entità giuridiche è inoltre evidenziato dal fatto che i loro indirizzi e i numeri di telefono e di telex sono identici e che gli apparecchi sanitari di porcellana venduti con il nome Noviboch nel 1985 erano identici a quelli che Boch aveva prodotto e venduto in precedenza. Il legame fra le due società è inoltre messo in evidenza dal fatto che Noviboch partecipa ai costi dei licenziamenti connessi alla transizione da Boch a Noviboch.
È inoltre opportuno prendere in esame la precaria situazione finanziaria di Boch nel gennaio 1985 come conseguenza di vari anni di perdite sostanziali, la vetustà dell'apparato produttivo, la sovraccapacità nel settore della ceramica sanitaria, l'obbligo imposto al governo belga di sopprimere gli aiuti illecitamente concessi nel 1981 e nel 1983 e la procedura avviata all'epoca nei riguardi del progetto di un terzo aiuto, di cui era già stato concesso illecitamente un anticipo nel 1984. Alla luce di quanto precede, la dotazione di un capitale di FB 400 milioni per la continuazione della produzione di ceramica sanitaria a La Louvière, attraverso la costituzione di una nuova entità giuridica denominata Noviboch, costituisce un aiuto di Stato.
Per quanto riguarda gli elementi di aiuto eventualmente risultanti dalla ripresa di beni immobili e mobili di Boch da parte di Noviboch, il governo belga ha osservato che tale cessione è avvenuta sotto la sola responsabilità dei liquidatori della SA Boch, i quali hanno esercitato la loro funzione in piena indipendenza e responsabilità nei confronti dei terzi e hanno fatto procedere a tutte le perizie necessarie. Le altre informazioni ottenute nel quadro della procedura non sono contraddittorie al riguardo e si può quindi considerare che la cessione effettuata nel quadro della liquidazione volontaria di Boch non ha comportato elementi di aiuto.
Gli interventi in applicazione delle leggi belghe di espansione economica del 1959 e del 1970 assumono la forma di abbuoni di interesse sui crediti destinati a realizzare investimenti, di premi in conto capitale, di garanzie di Stato sui crediti contratti dalle imprese presso organismi bancari che hanno beneficiato dell'abbuono, e di un'esenzione quinquennale dall'imposta fondiaria. Siffatti interventi costituiscono aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE, in quanto permettono all'impresa beneficiaria di scaricarsi, mediante fondi pubblici, di una parte del costo dell'investimento che di norma dovrebbe sostenere.
La ceramica sanitaria è oggetto di scambi fra Stati membri e i produttori sono in concorrenza. Noviboch esporta circa il 60 % della sua produzione di ceramica sanitaria, nella fattispecie di porcellana sanitaria, in altri Stati membri. Dal giugno 1985 al settembre 1986 ha venduto 1 945 t in Germania, 1 360 t nei Paesi Bassi, 380 t in Francia, 136 t nel Regno Unito e 258 t in vari altri paesi, ciò che equivale rispettivamente al 28,6 %, 20 %, 5,6 %, 2 % e 3,8 % delle sue vendite totali. Le esportazioni dell'UEBL di porcellana sanitaria (codice Nimexe 69.10-10) negli altri Stati membri sono state pari a 11 042 t nel 1982, 14 090 nel 1983, 14 110 nel 1984 e 11 072 nel 1985, e ciò rappresenta rispettivamente 29,9 %, 34,8 %, 35,1 % e 29,6 % della totalità degli scambi intracomunitari di porcellana sanitaria (in peso).
Di conseguenza gli aiuti del governo belga incidono sugli scambi fra Stati membri e falsano la concorrenza ai sensi dell'articolo 92, pargrafo 1 favorendo l'impresa Noviboch e la produzione belga di ceramica sanitaria.
Quando l'aiuto finanziario della Stato rafforza la posizione di alcune imprese rispetto ad altre concorrenti comunitarie, esso va considerato lesivo per le altre imprese.
L'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CEE sancisce il principio dell'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che presentano le caratteristiche in esso enunciate. Le deroghe a tale principio, previste all'articolo 92, paragrafo 2, non sono applicabili nella fattispecie a motivo della natura degli aiuti proposti, che inoltre non perseguono tali finalità.
L'articolo 92, paragrafo 3 del trattato CEE stabilisce quali aiuti possono considerarsi compatibili con il mercato comune. La compatibilità con il trattato deve essere valutata nel contesto della Comuntià e non in quello di un solo Stato membro. Allo scopo di preservare il buon funzionamento del mercato comune e per tener conto dei principi enunciati all'articolo 3, lettera f) del trattato, le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3 del trattato CEE devono essere interpretate in senso restrittivo in sede di esame di qualsiasi regime di aiuti o di un singolo intervento specifico.
Per quanto riguarda le deroghe di cui al paragrafo 3, lettera a), dell'articolo 92 del trattato CEE relative agli aiuti destinati a favorire lo sviluppo di talune regioni, occorre considerare che l'agglomerazione di La Louvière, pur potendo fruire di un regime di aiuti belga a finalità regionale a motivo della sua situazione socioeconomica sfavorevole, non presenta le caratteristiche di regione in cui il tenore di vita è anormalmente basso o in cui si riscontra una situazione di grave sottoccupazione ai sensi della deroga di cui alla lettera a).
Tali deroghe, in particolare, si applicano unicamente quando la Commissione è un grado di stabilire che, senza l'aiuto, il libero gioco delle forze di mercato non indurebbe l'impresa beneficiaria ad adottare un comportamento atto a contribuire alla realizzazione di uno degli boiettivi perseguiti.
Per quanto riguarda le deroghe dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) del trattato CEE è evidente che l'aiuto in oggetto non è destinato a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, né a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia belga.
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, pargrafo 3, lettera c) del trattato CEE a favore degli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche o di talune regioni, va osservato che Noviboch produce e vende ceramica sanitaria di elevata qualità su scala relativamente modesta con 269 dipendenti. La sua produzione in volume è attualmente inferiore al 20 - 30 % rispetto a quella del suo predecessore Boch, che aveva una produzione di massa e occupava più di 400 persone nel comparto « ceramica sanitaria ».
In base ai dati forniti dal governo belga nel quadro della procedura, le attività di Noviboch devono considerarsi redditizie.
Va inoltre osservato che Noviboch non ha rilevato la divisione « vasellame » di Boch, in cui erano occupati più di 400 dipendenti.
La ristrutturazione effetto della liquidazione di Boch ha quindi contribuito ad un risanamento del settore della ceramica eccedentario nella Comunità. La Commissione ha inoltre preso atto del fatto che La Louvière si trova in una delle zone meno favorite del Belgio.
Alla luce di quanto precede si può considerare che l'aiuto concesso sotto forma di dotazione di capitale di FB 400 milioni nel quadro della costituzione di Noviboch, può beneficiare delle deroghe previste all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato.
Tenuto conto delle eccedenze di capacità produttiva nel settore della ceramica sanitaria, conviene tuttavia subordinare l'autorizzione di questo aiuto a condizioni particolari soprattutto per evitare che Noviboch persegua la politica perturbatrice del mercato del suo predecessore Boch mediante fondi pubblici. A tale scopo è necessario assicurarsi che almeno per un periodo di tre anni i pubblici poteri non accordino più aiuti al funzionamento o destinati a finanziare investimenti atti ad aumentare la produzione dell'impresa; onde consentire alla Commissione di vigilare sul corretto funzionamento del mercato comune, durante questo periodo è necessario che venga comunicato un rapporto annuale relativo all'attività commerciale di Noviboch.
Per conseguire gli obiettivi della presente decisione è inoltre necessario informare la Commissione dei progetti di aiuto diversi da quelli sopra menzionati e che costituirebbero casi concreti d'applicazione dei regimi di aiuto generali e regionali già approvati dalla Commissione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
La Commissione delle Comunità europee non muove obiezioni nei confronti dell'aiuto alla SA Noviboch sotto forma di dotazione di capitale per un importo di FB 400 milioni concesso alla medesima nel 1985 nel quadro della sua costituzione purché:
1. il governo belga si astenga, fino al 31 dicembre 1989, dal concedere qualsiasi aiuto - compresi i casi concreti di applicazione dei regimi di aiuto già approvati dalla Commissione - atto a contribuire ad un incremento delle capacità produttive di Noviboch o a coprire sue eventuali perdite;
2. il governo belga notifichi alla Commissione, fino al 31 dicembre 1989, a norma dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato CEE tutti i progetti di aiuti a favore di Noviboch diversi da quelli sopra menzionati e sotto qualsiasi foma, compresi i casi concreti di applicazione dei regimi di aiuto già approvati dalla Commissione;
3. il governo belga fornisca alla Commissione, per ciascuno degli esercizi dal 1986 al 1989 inclusi, i conti annuali di Noviboch nonché le cifre annuali relative alla produzione e alle esportazioni di questa impresa, espresse in volume ed in valore. Tali informazioni devono essere comunicate alla Commissione nel corso del primo trimestre dell'anno successivo a quello di riferimento.
Articolo 2
Il governo belga informa la Commissione, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, delle misure adottate per conformarvisi.
Articolo 3
Il Regno del Belgio è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'11 marzo 1987.

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