Document ID: 31997R0165

REGOLAMENTO (CE) N. 165/97 DELLA COMMISSIONE del 28 gennaio 1997 che impone un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare gli articoli 7 e 23,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Il 22 febbraio 1995, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia e ha iniziato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito alla denuncia presentata dalla Confederazione europea dell'industria calzaturiera (CEC) per conto delle federazioni nazionali i cui membri rappresentavano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di calzature oggetto dell'inchiesta. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al conseguente grave prediudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) In considerazione del numero elevato di produttori nell'industria comunitaria, nel caso in esame, prima di iniziare l'inchiesta, è stato considerato opportuno esaminare in modo particolareggiato il grado di sostegno o di opposizione alla denuncia, in conformità dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96 (nel prosieguo: «regolamento di base»). Dall'esame è risultato un netto sostegno alla denuncia, poiché le società interessate rappresentavano approssimativamente il 54 % della produzione comunitaria complessiva stimata delle calzature in questione.
(4) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati e le relative associazioni rappresentative, nonché i rappresentanti dei paesi esportatori. Tutte le parti direttamente interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(5) Le autorità dei paesi esportatori interessati e numerosi esportatori ed importatori nella Comunità, nonché le relative associazioni rappresentative e associazioni di categoria hanno comunicato osservazioni scritte. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta entro il termine fissato sono state sentite.
(6) In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che sostenevano la denuncia e in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base, è stato considerato opportuno limitare l'inchiesta al numero di produttori che potesse essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile. A questo proposito l'invio dei questionari per la raccolta dei dati ai fini della valutazione del pregiudizio eventualmente subito dall'industria comunitaria è stato limitato alle federazioni nazionali dei produttori nella Comunità e a ventotto società selezionate tra le sessantotto che hanno esplicitamente sostenuto la denuncia. Ai fini della verifica, data la difficoltà di svolgere inchieste particolareggiate nelle sedi delle ventotto società suddette (in seguito denominate «primo gruppo»), sono state selezionate nove società (in seguito denominate «campione per la verifica»), le cui risposte sono state accuratamente verificate con inchieste in loco.
(7) La Commissione ha inviato questionari alle parti qui di seguito indicate:
- produttori/esportatori cinesi ed indonesiani citati nella denuncia,
- esportatori di Hong Kong citati nella denuncia,
- autorità competenti dei paesi esportatori interessati,
- esportatori non citati nella denuncia che si sono manifestati e hanno chiesto i questionari entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
Complessivamente sono state ricevute cinque risposte dai produttori/esportatori dell'Indonesia e trenta risposte dai produttori/esportatori della Repubblica popolare cinese.
(8) In considerazione del numero elevato di risposte (complessivamente 35), la Commissione, in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base, ha deciso di limitare l'inchiesta ad un congruo numero di esportatori disposti a collaborare. È stato raggiunto un accordo con i legali degli esportatori che hanno collaborato sulla selezione di un campione di tre società della Repubblica popolare cinese e di tre società dell'Indonesia.
(9) La Commissione ha inoltre inviato questionari a tutti gli importatori noti. Sono state ricevute risposte da diciassette importatori.
(10) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione provvisoria del dumping e del pregiudizio, ed ha svolto inchieste presso le sedi delle società qui di seguito elencate.
a) Produttori comunitari
Il campione per la verifica di cui al considerando 6 comprendeva complessivamente nove società situate in Francia, Portogallo, Spagna e Regno Unito, ovvero in paesi in cui la produzione delle calzature in questione è rilevante. Questi Stati membri rappresentavano infatti l'81 % della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione nel 1994.
Le nove società suddette hanno chiesto che la loro ragione sociale non fosse divulgata, in quanto alcune di esse avevano ricevuto minacce di ritorsioni commerciali da parte di alcuni clienti che erano al tempo stesso importatori e grandi rivenditori nella Comunità. L'inchiesta ha confermato che effettivamente alcuni produttori comunitari erano stati sottoposti ad una forte pressione commerciale, allo scopo di indurli a rinunciare alla collaborazione e a ritirare il sostegno alla denuncia. È stato pertanto considerato opportuno non divulgare il nome delle nove società.
b) Importatori/distributori
- Groupe André SA, Parigi (F)
- Chausseurop SA, Le Havre (F)
- Atlex SA, Rouen (F)
- Intermedium bv, Hoofddorp (NL)
- British Shoe Corporation Ltd, Leicester (UK).
c) Esportatori/produttori in Indonesia
- P.T. Dragon
- PT. Sindoll Pratama
- P.T. Emperor Footwear Indonesia.
(11) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio 1994 e il 31 dicembre 1994 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»). La portata geografica dell'inchiesta per tale periodo era la Comunità nella sua composizione al momento dell'apertura del procedimento, ovvero tutti i quindici Stati membri.
(12) A causa del volume e della complessità delle informazioni provenienti da diverse fonti e, in particolare, dei numerosi tipi diversi di calzature oggetto dell'inchiesta, essa ha superato il termine previsto all'articolo 6, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 3283/94 del Consiglio (4), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1251/95 (5), a norma del quale è stato avviato il presente procedimento.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto in esame
(13) I prodotti in esame nel presente procedimento sono le calzature con suole esterne di gomma o plastica e tomaie di materie tessili, di cui ai codici 6404 19 10 ed ex 6404 19 90 della nomenclatura combinata. Da detta definizione sono escluse le calzature per lo sport, quali calzature dette da tennis, da pallacanestro, da ginnastica, da allenamento e calzature simili, di cui al codice NC 6404 11 00.
(14) Va inoltre osservato che alcuni tipi di calzature denominate anche «espadrilles», con tomaie di tela e suole esterne di corda intrecciata, anche rinforzate con gomma o plastica su una superficie variabile, senza tacco e con suola di spessore non superiore a 2,5 cm, erano già soggette a misure antidumping e pertanto sono state escluse dalla presente inchiesta.
(15) Data la vasta gamma di calzature che possono essere classificate nei due codici NC in questione, all'inizio dell'inchiesta è stato deciso di ripartire i prodotti in questione in categorie e, sul piano operativo, di raccogliere e gestire i dati in funzione di tali categorie.
A tal fine i prodotti sono stati ripartiti in quattro categorie:
SPAZIO PER TABELLA
(16) Le calzature inserite in tali categorie, pur corrispondendo ad una vasta gamma di forme, tipi e metodi di produzione, hanno essenzialmente le stesse caratteristiche di base e le stesse applicazioni e sono considerate come prodotti simili dai consumatori. Pertanto, ai fini del presente procedimento e in conformità della prassi consueta della Comunità, esse sono considerate come un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(17) L'inchiesta ha stabilito che le calzature prodotte dall'industria comunitaria e vendute sul mercato comunitario erano disponibili in diversi tipi e forme. È stato tuttavia concluso che tutti i tipi di calzature avevano le stesse caratteristiche generali e gli stessi impieghi.
(18) Alcune parti interessate hanno affermato che i produttori comunitari non avevano la capacità di fabbricare grandi quantitativi del tipo di prodotto importato dai paesi interessati e che pertanto non esisteva una produzione comunitaria del prodotto simile. Per dimostrare questa affermazione, un grande importatore e rivenditore ha chiesto a numerosi produttori comunitari quotazioni scritte per un'eventuale grande ordinazione di calzature con tomaie di materie tessili e suole vulcanizzate. Sono state inviate alla Commissione copie di numerose risposte negative, che, secondo l'importatore e rivenditore in questione, dimostravano che il prodotto non poteva essere fabbricato nella Comunità.
È opportuno ricordare che i principali criteri da applicare ai fini della determinazione del «prodotto simile» riguardano le caratteristiche tecniche o fisiche generali, l'impiego e le funzioni e infine la percezione che i consumatori hanno del prodotto e che a tal fine non viene preso in considerazione il metodo impiegato per la produzione. A questo proposito, anche se il processo di vulcanizzazione è leggermente diverso da quello dello stampaggio per iniezione, le differenze secondarie derivanti dai processi di produzione lasciano inalterato il fatto che i prodotti importati e quelli fabbricati nella Comunità possono essere considerati intercambiabili in termini di applicazioni, impieghi e percezione dei consumatori e quindi sono in concorrenza tra loro. Nel presente caso, i prodotti importati da paesi terzi, aventi caratteristiche simili e gli stessi impieghi, sono in concorrenza in termini di prezzi con i prodotti fabbricati nella Comunità. Va inoltre rilevato che la Commissione ha ricevuto elementi di prova del fatto che il processo di vulcanizzazione è ancora applicato nella Comunità.
(19) Dopo aver ulteriormente esaminato l'affermazione dell'importatore/rivenditore interessato, la Commissione ha constatato che le informazioni comunicate erano incomplete. La società in questione non aveva infatti inviato alla Commissione numerose altre risposte di produttori comunitari che dichiaravano di produrre il tipo di calzature richiesto e affermavano di essere disposti a fornire il prodotto chiesto dall'importatore e di avere la capacità necessaria. I produttori comunitari hanno realizzato campioni del prodotto richiesto e hanno comunicato le quotazioni per l'ordinazione potenziale. L'argomentazione dell'importatore/distributore sull'incapacità dei produttori comunitari di fabbricare il prodotto simile con un determinato metodo è stata quindi respinta.
(20) Si ritiene pertanto che le calzature soggette al presente procedimento prodotte nella Repubblica popolare cinese e in Indonesia ed esportate nella Comunità siano prodotti simili alle calzature prodotte nella Comunità, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
(21) Analogamente, le calzature soggette al presente procedimento prodotte in Indonesia sono state considerate prodotti simili alle calzature prodotte nella Repubblica popolare cinese ed esportate nella Comunità. Questa considerazione è particolarmente pertinente dato che l'Indonesia è stata utilizzata come paese analogo ai fini del calcolo del valore normale relativo alla Repubblica popolare cinese, come è esposto nei considerandi 40 e 41.
C. DUMPING
1. Indonesia
a) Campionamento
(22) Come già detto nel considerando 8, la Commissione ha utilizzato tecniche di campionamento conformemente all'articolo 17 del regolamento di base ed ha selezionato tre società da inserire nel campione per l'Indonesia.
(23) Con l'accordo delle società interessate, è stato deciso di attribuire alle società indonesiane che hanno collaborato all'inchiesta della Commissione, ma che non sono state inserite nel campione, la media ponderata dei margini di dumping stabiliti per le società del campione.
(24) Le società che sono state selezionate per il campione e hanno collaborato pienamente all'inchiesta sono state informate del fatto che nei loro confronti sarebbero stati stabiliti margini di dumping e aliquote del dazio individuali.
b) Valore normale
(25) Per stabilire il valore normale relativo a ciascuna società indonesiana del campione, la Commissione ha determinato in primo luogo se le vendite complessive sul mercato interno delle calzature in questione da parte di ciascun produttore fossero rappresentative rispetto alle vendite complessive delle calzature in questione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base, le vendite sul mercato interno sono di norma considerate rappresentative quando il volume delle vendite complessive del prodotto simile realizzate da ciascun produttore sul mercato interno è pari ad almeno il 5 % del volume delle vendite complessive del prodotto in esame per l'esportazione nella Comunità.
(26) È stato stabilito che nel periodo dell'inchiesta nessuna società del campione aveva realizzato un volume sufficiente di vendite delle calzature in questione sul mercato interno, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base e che pertanto il valore normale non poteva essere calcolato in base ai prezzi pagati sul mercato interno. È stato quindi considerato opportuno costruire il valore normale relativo alle società indonesiane del campione in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base, aggiungendo al costo di produzione di ciascun tipo di prodotto esportato nella Comunità un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto.
(27) Dall'inchiesta è risultato che nel periodo dell'inchiesta una società aveva venduto sul mercato interno quantitativi sostanziali di prodotti della stessa categoria generale, in questo caso calzature con tomaie di materia plastica, non soggette al presente procedimento. Nei confronti di questa società le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto sono stati determinati, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b) del regolamento di base, facendo riferimento agli importi effettivamente sostenuti per la produzione e la vendita in Indonesia di calzature con tomaie di materia plastica.
(28) In mancanza di vendite sul mercato interno del prodotto simile oppure della stessa categoria generale di prodotti da parte delle altre due società del campione, le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto ai fini del calcolo del valore normale relativo a queste due società sono stati stabiliti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c) del regolamento di base, con qualunque altro metodo appropriato, nella fattispecie in riferimento agli importi effettivi accertati per la società di cui al considerando 27.
c) Prezzo all'esportazione
(29) Dato che gli esportatori indonesiani hanno venduto le calzature in questione ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base, ovvero in funzione dei prezzi effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti per l'esportazione.
d) Confronto
(30) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione delle società del campione, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, quando gli adeguamenti richiesti erano giustificati. Sono stati pertanto applicati adeguamenti per tener conto di differenze inerenti a caratteristiche fisiche, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio, costo dei crediti, commissioni bancarie, fideiussioni e garanzie.
(31) Una società indonesiana del campione ha chiesto una detrazione per tener conto di differenze inerenti allo stadio commerciale. La società ha affermato che tale detrazione era giustificata in quanto le sue vendite per l'esportazione nella Comunità erano effettuate in grandi quantitativi a distributori e a grossisti, mentre le vendite sul mercato interno di calzature con tomaie di materia plastica, in base alle quali erano state determinate le spese generali, amministrative e di vendita utilizzate per la costruzione del valore normale, riguardavano quantitativi non rilevanti ed erano fatte a dettaglianti e operatori commerciali. In seguito ad un esame più accurato durante l'inchiesta sul posto, è stato stabilito che anche gli acquirenti di calzature con tomaie di materia plastica sul mercato interno erano effettivamente distributori e grossisti. Di conseguenza la richiesta è stata respinta poiché, essendo il valore normale e il prezzo all'esportazione allo stesso stadio commerciale, non era necessario né giustificato alcun adeguamento.
e) Margini di dumping
(32) Per calcolare il margine di dumping di ciascuna società del campione, la Commissione ha confrontato la media ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, tranne nei casi in cui l'andamento dei prezzi all'esportazione era sensibilmente diverso in relazione a differenti acquirenti, regioni e periodi. In tali circostanze i prezzi all'esportazione sono stati confrontati, per ogni operazione, con la media ponderata dei valori normali, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base.
(33) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping sulle calzature in questione nel periodo dell'inchiesta da parte di due società del campione. I margini di dumping provvisori relativi a dette società, così stabiliti ed espressi in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(34) I margini di dumping per le due società che hanno collaborato e non sono state selezionate sono stati determinati in base alla media ponderata stabilita per il campione. Il margine di dumping medio per il campione è stato ottenuto come media ponderata dei margini di dumping stabiliti per ciascuna società. In conformità dell'articolo 9, paragrafo 6 del regolamento di base, non si è tenuto conto del margine di dumping nullo calcolato per la terza società. Il margine di dumping provvisorio così stabilito ed espresso in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria era del 15,4 %.
Le due società alle quali sarà applicato il margine medio del campione sono:
- P.T. Bosaeng Jaya e
- P.T. Volmacarol.
(35) Nei confronti dei produttori indonesiani che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestati, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base. Visto tuttavia l'elevato livello di omessa collaborazione da parte degli esportatori indonesiani e per evitare di premiare il rifiuto di collaborare, la Commissione ha considerato opportuno, a titolo provvisorio, calcolare il margine di dumping residuo in base alla media dei margini di dumping massimi accertati per le operazioni di ciascuna società del campione. Il margine così stabilito era del 53 %.
2. Repubblica popolare cinese
a) Campionamento
(36) Come già detto nel considerando 8, nei confronti della Repubblica popolare cinese sono state impiegate le tecniche di campionamento di cui all'articolo 17 del regolamento di base. Sono state selezionate tre società con il consenso dei rappresentanti legali delle società che hanno collaborato.
(37) È stato deciso di attribuire alle società cinesi che hanno collaborato e che non sono state inserite nel campione un margine di dumping determinato in base alla media ponderata dei margini di dumping stabiliti per le tre società del campione.
(38) Il margine di dumping per le società che non hanno collaborato deve essere stabilito in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base.
(39) In considerazione del fatto che la Repubblica popolare cinese non è un paese retto da un'economia di mercato, deve essere calcolato un unico margine di dumping in funzione della media ponderata dei margini relativi agli esportatori che hanno collaborato e a quelli che non hanno collaborato.
b) Valore normale e scelta del paese analogo
(40) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, il valore normale è stato stabilito in base ai dati comunicati da alcuni produttori in un paese ad economia di mercato («paese analogo»).
(41) Nella denuncia è stato proposto di scegliere la Thailandia come paese analogo. La proposta è stata tuttavia contestata da numerosi importatori e dagli esportatori cinesi, per motivi inerenti alla differenza di sviluppo economico tra la Repubblica popolare cinese e la Thailandia. Due organismi commerciali, la Foreign Trade Association (FTA) e la Federation of the European Sporting Goods Industry (FESI) e gli esportatori cinesi hanno proposto l'Indonesia. Alcune parti interessate, in diverse fasi del procedimento, hanno proposto altri paesi, Bangladesh, India, Pakistan e Vietnam, senza tuttavia presentare elementi di prova per giustificare la scelta di un paese rispetto ad un altro.
Dopo aver esaminato le scarse informazioni disponibili relative a tutti i paesi proposti, la Commissione ha infine concluso che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, l'Indonesia poteva essere ragionevolmente scelta come paese analogo, in considerazione del numero elevato di fornitori operanti sul mercato e della relativa analogia dei processi di produzione rispetto alla Repubblica popolare cinese. Non sono inoltre emerse differenze significative relativamente all'accesso alle materie prime. L'Indonesia era stata inoltre proposta dai produttori cinesi e i produttori comunitari non avevano fatto obiezioni.
c) Calcolo del valore normale
(42) L'inchiesta ha dimostrato che le società del paese analogo che hanno collaborato non hanno realizzato un volume sufficiente di vendite del prodotto in questione sul mercato interno, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. Pertanto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, in mancanza di un volume sufficiente di vendite sul mercato interno in Indonesia, il valore normale relativo agli esportatori cinesi inseriti nel campione è stato calcolato utilizzando i valori normali costruiti, relativi a ciascun tipo di prodotto, per le società indonesiane del campione.
(43) Come risulta dai considerandi 26, 27 e 28 il valore costruito è stato stabilito aggiungendo ai costi di fabbricazione di ciascun modello un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto. A questo proposito va rilevato che sono stati presi in considerazione i tipi di prodotti indonesiani che, secondo le informazioni comunicate alla Commissione, erano simili ai tipi di prodotti cinesi oppure, in mancanza di tipi simili, quelli maggiormente comparabili ai prodotti cinesi esportati nella Comunità dalle società del campione.
d) Calcolo del prezzo all'esportazione
(44) Dall'inchiesta della Commissione è risultato che le esportazioni delle tre società cinesi del campione sono state fatte direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità. È stato pertanto possibile stabilire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili.
e) Confronto
(45) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione delle società del campione, sono stati applicati adeguamenti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quando tali differenze erano debitamente giustificate. Sono stati pertanto applicati adeguamenti per tener conto di differenze inerenti a caratteristiche fisiche, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio e costo dei crediti.
f) Margine di dumping
i) Società che hanno collaborato
(46) Secondo quanto esposto nel considerando 51, ai fini del calcolo di un unico margine di dumping per la Repubblica popolare cinese, la Commissione ha considerato necessario calcolare in primo luogo il margine di dumping relativo a ciascuna società del campione. A tal fine, la Commissione ha confrontato il valore normale a livello franco fabbrica e i prezzi all'esportazione degli esportatori cinesi che hanno collaborato a livello FOB. Il confronto è stato fatto in base alla media ponderata dei prezzi di vendita di ciascun modello di calzature fabbricato dalle società del campione ed esportato nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
(47) Quando i prezzi all'esportazione presentavano variazioni significative in relazione a regioni, acquirenti e periodi e quando con l'utilizzazione della media ponderata dei prezzi all'esportazione non era possibile valutare correttamente il margine di dumping, il valore normale costruito di un determinato modello indonesiano è stato confrontato con il prezzo all'esportazione del modello cinese comparabile prendendo in esame le singole operazioni di esportazione, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base.
(48) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping relativamente alle calzature in questione originarie della Repubblica popolare cinese ed esportate nella Comunità dalle società del campione nel periodo dell'inchiesta. Il margine di dumping per le trenta società che hanno collaborato è stato stabilito in base alla media ponderata dei margini di dumping stabiliti per le tre società del campione, espressa in percentuale del prezzo CIF frontiera comunitaria.
ii) Società che non hanno collaborato
(49) Il margine di dumping per le società che non hanno collaborato è stato stabilito in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base. Nella fattispecie, è stato considerato, a titolo provvisorio, che i dati disponibili più appropriati fossero i margini di dumping più elevati accertati per le operazioni di ciascuna delle tre società del campione. Il margine di dumping così stabilito in base alla media aritmetica, è stato quindi espresso in percentuale del prezzo CIF frontiera comunitaria.
iii) Determinazione di un unico margine di dumping per la Cina
(50) Tutti gli esportatori cinesi che hanno risposto al questionario della Commissione hanno chiesto un trattamento individuale relativamente ai rispettivi prezzi all'esportazione e, di conseguenza, la determinazione di margini di dumping individuali. Nell'esame del merito di tali richieste, la Commissione ha verificato se gli esportatori che hanno collaborato al procedimento avessero un grado di indipendenza comparabile a quello delle imprese in un paese ad economia di mercato e tale da giustificare la deroga al principio fissato nell'articolo 9, paragrafo 5 del regolamento di base, secondo il quale per le importazioni provenienti da un paese non retto da un'economia di mercato deve essere determinato un unico dazio per paese. A tal fine, agli esportatori sono stati inviati questionari particolareggiati su aspetti relativi a proprietà, gestione, controllo e determinazione delle politiche commerciali prove sufficienti per dimostrare che le loro operazioni fossero sufficientemente indipendenti dalle autorità cinesi per giustificare un trattamento individuale. Le richieste sono state quindi respinte e le società ne sono state debitamente informate.
(51) Come è precisato nel considerando 39, per la Repubblica popolare cinese è stato calcolato un unico margine di dumping utilizzando la media ponderata dei margini relativi agli esportatori che hanno collaborato e di quelli che non hanno collaborato. Per gli esportatori che hanno collaborato la media ponderata corrispondeva alla media ponderata dei margini di dumping stabiliti per le tre società del campione, mentre la media ponderata per gli esportatori che non hanno collaborato è stata determinata, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base, con i dati disponibili, ovvero in base alla media dei margini di dumping massimi accertati per le operazioni di ciascuna delle tre società del campione.
(52) L'inchiesta è stata caratterizzata da un elevato livello di omessa collaborazione da parte degli esportatori della Repubblica popolare cinese. In considerazione della vasta gamma di tipi di calzature di diversi prezzi che possono essere importati nell'ambito dei due codici della nomenclatura combinata di cui al presente procedimento (cfr. considerando 15), nel caso in esame è stato opportuno stabilire il margine di dumping con il metodo descritto nel considerando 49.
(53) Come è detto nel considerando 50, a nessun esportatore cinese che ha collaborato è stato applicato un trattamento individuale. La Commissione, in conformità dell'articolo 9, paragrafo 5 del regolamento di base, ha quindi calcolato per la Repubblica popolare cinese un unico margine di dumping in base alla media ponderata dei margini relativi agli esportatori che hanno collaborato e a quelli che non hanno collaborato. Il margine di dumping provvisorio così stabilito per tutti gli esportatori della Repubblica popolare cinese, espresso in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria, era del 138,7 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Produttori denunzianti
(54) Dato che l'inchiesta ha confermato che la conclusione esposta nel considerando 3 era corretta, la Commissione ritiene che, ai fini del presente procedimento, le società denunzianti costituiscano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
2. Applicazione dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a): definizione di industria comunitaria
(55) Nel corso dell'inchiesta è stato riscontrato che un produttore comunitario del primo gruppo, definito nel considerando 6, importava il prodotto oggetto di dumping dai paesi soggetti al presente procedimento. In tali circostanze la Commissione ha esaminato se, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base, la società in questione dovesse essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria.
A questo proposito va precisato che l'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) non stabilisce che debbano essere automaticamente esclusi i produttori che importano i prodotti oggetto di dumping, bensì impone alle istituzioni comunitarie l'obbligo di considerare nei singoli casi se sia giustificata l'esclusione dei produttori che si trovino in tale situazione.
Ai fini dell'esame, sembra opportuno determinare se l'attività principale della società in questione fosse la produzione e se le importazioni rappresentassero semplicemente un'attività marginale, volta ad integrare la produzione comunitaria, oppure se si trattasse di un importatore con una limitata produzione supplementare nella Comunità. Questa impostazione è al tempo stesso corretta e conforme alla prassi normalmente seguita dalla Comunità e alla giurisprudenza della Corte di giustizia (6).
A questo proposito l'inchiesta ha messo in evidenza che le importazioni dei prodotti oggetto di dumping interessati rappresentavano meno del 25 % del giro d'affari della società in questione. La Commissione ritiene quindi che l'attività principale della società fosse la produzione di calzature nella Comunità e che pertanto la società non fosse protetta dalle conseguenze delle pratiche di dumping. Pertanto, ai fini dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base, è stato considerato che questa società, insieme con gli altri produttori che hanno collaborato, costituisce l'industria comunitaria.
E. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
(56) Ai fini dell'accertamento del pregiudizio nel presente procedimento, la Commissione ha esaminato i dati relativi al periodo 1991-1994.
(57) Riguardo ai tipi di dati sottoindicati, va rilevato che non tutte le informazioni sui fattori economici raccolte a livello delle singole società del primo gruppo e delle società del campione per la verifica avevano attinenza con la situazione dell'industria comunitaria delle calzature ai fini dell'accertamento del pregiudizio. Per esempio, poiché la produzione è effettuata su ordinazione, non vengono di norma tenute scorte e quindi questo indicatore non è significativo ai fini dell'analisi del pregiudizio; la stessa osservazione vale per la capacità e l'utilizzazione della capacità, in quanto la capacità inutilizzata non può essere attribuita unicamente al prodotto simile, Quindi, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 5 del regolamento di base, ai fini dell'analisi la Commissione ha tenuto conto unicamente dei fattori economici pertinenti in rapporto con la situazione dell'industria comunitaria interessata.
2. Metodi impiegati per la raccolta dei dati
(58) Come già si è detto nel considerando 6, in considerazione del numero elevato di società che hanno sostenuto la denuncia e in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base, la Commissione ha considerato opportuno limitare la raccolta dei dati ai fini dell'accertamento del pregiudizio alle seguenti parti:
- le federazioni nazionali dei produttori nella Comunità e
- un congruo numero di società che rappresentano il massimo volume della produzione che poteva essere adeguatamente esaminato entro il periodo di tempo disponibile (ovvero le ventotto società del primo gruppo, selezionate rispetto alle sessantotto società che hanno sostenuto la denuncia).
(59) È stato accuratamente verificato che le ventotto società selezionate fossero rappresentative dell'industria comunitaria nel suo complesso, in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti:
- la loro produzione comprendeva, nel modo più equilibrato possibile, le quattro categorie di prodotti in esame;
- il campione rifletteva le diverse dimensioni e strutture produttive delle società comunitarie e
- le società selezionate erano rappresentative dei principali Stati membri produttori.
(60) Sono state raccolte informazioni provenienti dalle federazioni nazionali dei produttori di calzature, facendo ricorso alla loro conoscenza approfondita del mercato locale e dalle 28 società del primo gruppo, definito nel considerando 6. Gli indicatori del pregiudizio sono stati presi in considerazione al livello più adatto, secondo i casi:
- sul piano comunitario, per i dati più generali, quali consumo nella Comunità, produzione, volume delle vendite ed occupazione;
- a livello del primo gruppo di società, per le tendenze relative ai prezzi e per i dati inerenti ai costi, compresa la redditività.
(61) Le 28 società suddette del primo gruppo che hanno accettato di collaborare rappresentavano il 25,6 % di tutta la produzione comunitaria stimata del prodotto simile.
3. Consumo complessivo sul mercato comunitario
(62) Per calcolare il consumo complessivo delle calzature oggetto della presente inchiesta, la Commissione ha tenuto conto dei totali combinati delle seguenti vendite:
- il volume delle vendite nella Comunità di tutti i produttori comunitari delle calzature in questione, in base alle informazioni ottenute dalle federazioni nazionali dei produttori di calzature nella Comunità e ai dati Eurostat relativi alle esportazioni di tali produttori al di fuori della Comunità;
- le importazioni nella Comunità delle calzature in questione dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia;
- le importazioni nella Comunità del prodotto in questione da tutti gli altri paesi terzi.
(63) La Commissione ha così accertato che il consumo comunitario del prodotto in questione è aumentato di 10 milioni di paia, passando da 314 milioni di paia nel 1991 a 324 milioni di paia nel periodo dell'inchiesta, con un incremento percentuale del 3 % circa.
4. Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(64) In conformità dell'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se nel presente procedimento antidumping la valutazione cumulativa delle importazioni dai due paesi interessati fosse giustificata.
(65) Nel 1994, il volume complessivo delle importazioni oggetto di dumping soggette all'inchiesta e originarie della Repubblica popolare cinese era di 129,5 milioni di paia. Nello stesso periodo il volume complessivo delle importazioni oggetto di dumping del prodotto in esame e originarie dell'Indonesia era di 31,5 milioni di paia.
(66) Nel 1994 la quota di mercato nella Comunità delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina era del 39,9 %, mentre la quota di mercato relativa all'Indonesia era del 9,7 %. Nei due casi, pertanto, il volume delle importazioni non poteva essere considerato trascurabile.
(67) Inoltre, come risulta da quanto precede, nel corso dell'inchiesta sono stati stabiliti margini di dumping rilevanti per i due paesi.
(68) L'inchiesta ha inoltre rivelato che le condizioni della concorrenza sul mercato comunitario erano simili per quanto riguarda le calzature importate dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia e che non vi erano differenze significative sul piano della qualità tra il prodotto cinese e quello indonesiano. In effetti i prodotti in questione erano intercambiabili dal punto di vista del consumatore, erano venduti a prezzi bassi nelle stesse zone geografiche della Comunità ed erano commercializzati attraverso gli stessi canali di distribuzione. Essi erano inoltre presenti simultaneamente sul mercato comunitario ed erano generalmente destinati allo stesso segmento del mercato delle calzature (alla fascia bassa e medio-bassa del mercato).
(69) Alla luce di tali elementi, la Commissione ha considerato che la valutazione cumulativa era giustificata e, di conseguenza, gli effetti delle importazioni oggetto di dumping dai due paesi sono stati esaminati congiuntamente ai fini dell'analisi del pregiudizio.
5. Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping valutate cumulativamente
(70) Il volume totale delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia, considerate complessivamente, è passato da 106,5 milioni di paia nel 1991 a 161 milioni di paia nel periodo dell'inchiesta, con un aumento del 50 % circa. La corrispondente quota di mercato combinata è passata dal 33,9 % nel 1991 al 50 % circa nel 1994.
6. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping e sottoquotazione
(71) In base alle informazioni comunicate dagli importatori e dalle loro organizzazioni, dall'inchiesta è risultato che, all'interno delle stesse categorie generali descritte nel considerando 15, vi era stato un graduale spostamento delle importazioni verso tipi di calzature più complesse e più esclusive, con un corrispondente aumento generalizzato dei prezzi all'importazione tra il 1991 e il 1994.
(72) Per calcolare la sottoquotazione dei prezzi, sono stati effettuati confronti, in primo luogo per ciascuna categoria, tra il prezzo all'importazione CIF (ottenuto dai dati Eurostat) per ciascun paese interessato, adeguato a livello franco consegna, merce sdoganata e i prezzi di vendita sul mercato comunitario, realizzati dai produttori comunitari del campione per la verifica allo stesso stadio commerciale, a livello di distributori e grossisti.
In base alle singole categorie ed espressi in percentuale dei prezzi di vendita dei produttori comunitari, dai confronti sono risultati margini di sottoquotazione rilevanti con un massimo del 47 % per la Repubblica popolare cinese e del 25 % per l'Indonesia.
(73) È stato tuttavia effettuato un secondo calcolo della sottoquotazione, selezionando i modelli cinesi ed indonesiani maggiormente esportati, in volume, dalle società che hanno collaborato appartenenti al campione utilizzato per la determinazione del dumping. I modelli sono stati divisi in sedici gruppi di calzature (per esempio pantofole per adulti aperte, sandali estivi per donna, calzature con lacci con tomaie di tela per bambini). Dato che questi gruppi sono definiti con maggiore accuratezza rispetto alle categorie di cui al considerando 15, è possibile ottenere una più grande precisione nell'analisi. I prezzi franco consegna di questi gruppi di prodotti nella Comunità sono stati confrontati con i prezzi franco consegna di modelli identici o comparabili dei produttori comunitari inseriti nel campione per la verifica del pregiudizio, di cui al considerando 6.
Da questo confronto sono risultati margini di sottoquotazione ancora più rilevanti, sino al 63 % per la Repubblica popolare cinese e al 51 % per l'Indonesia.
7. Situazione dell'industria comunitaria
Produzione
(74) Dalle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali dei produttori di calzature risulta che la produzione delle calzature in questione nella Comunità è diminuita da 141,5 milioni di paia nel 1991 a 112,8 milioni di paia nel 1994, con un calo del 20 % circa.
Volume delle vendite
(75) Tra il 1991 e il 1994 il volume delle vendite del prodotto in questione nella Comunità è diminuito del 27 %. Il volume delle vendite è stato stabilito detraendo le esportazioni nei paesi terzi dalla produzione comunitaria complessiva, determinata in base alle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali.
Giro d'affari
(76) In base alle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali e dai produttori che hanno collaborato, la Commissione ha stabilito che tra il 1991 e il 1994 il giro d'affari complessivo del prodotto in questione è diminuito del 26 %.
Quota di mercato
(77) La Commissione, utilizzando i dati ottenuti dalle federazioni nazionali e da Eurostat, ha stabilito che la quota di mercato dei produttori comunitari nella Comunità, pari al 41,5 % nel 1991, è scesa al 29,3 % nel 1994.
Prezzi dei produttori comunitari
(78) Dall'inchiesta è risultato che i prezzi di vendita medi dei produttori comunitari per pantofole ed altre calzature da camera con tomaie di materie tessili (categorie A e B) sono leggermente scesi tra il 1991 e il 1994. Tale tendenza, in un periodo di quattro anni, non riflette il livello medio di inflazione, né l'aumento dei costi di produzione.
Per quanto riguarda le calzature per l'esterno con tomaie di materie tessili soggette alla presente inchiesta (categorie C e D), la Commissione ha stabilito che tra il 1991 e il 1994 il prezzo medio dei prodotti di queste categorie è aumentato. I risultati di un ulteriore esame, confermati dalle informazioni ricevute da numerose parti, comprendenti tanto produttori comunitari quanto importatori, hanno rivelato tuttavia che l'aumento dei prezzi era dovuto a modifiche della composizione dei prodotti, in quanto i produttori comunitari sono stati progressivamente costretti ad abbandonare la produzione di modelli a basso prezzo.
Redditività
(79) La Commissione ha accertato che, per i prodotti oggetto dell'inchiesta, la redditività globale (in base al giro d'affari) delle società del primo gruppo è progressivamente diminuita dall'8,2 % nel 1991 al 2,6 % nel 1994. I margini di profitto delle società del campione per la verifica hanno confermato la tendenza alla diminuzione.
(80) A questo proposito occorre prendere in considerazione la composizione dell'industria comunitaria delle calzature, che comprende numerose piccole e medie imprese occupate nella fabbricazione di calzature quasi esclusivamente su ordinazione, con prezzi determinati in base ai costi diretti con un profitto per ogni modello. Dato che le spese dirette, quali materie prime e manodopera diretta, rappresentavano sino all'80 % del prezzo delle calzature, è stato stabilito che nessuna società poteva subire perdite per alcuni mesi senza essere costretta a chiudere per mancanza di denaro liquido. Inoltre, nel periodo in esame, numerose aziende effettivamente hanno dovuto chiudere (cfr. considerando 82). La struttura dei costi è l'elemento essenziale della presente inchiesta e l'origine dell'estrema vulnerabilità di questo settore industriale ad uso intensivo di lavoro, che non dispone dei mezzi necessari per resistere alla pressione delle importazioni oggetto di dumping a basso prezzo neanche per un periodo di tempo limitato.
Occupazione e chiusura di impianti
(81) Dalle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali è risultato che l'occupazione nel settore che produce le calzature in esame è diminuita del 25 %, con un calo del numero delle persone occupate da 30 000 nel 1991 a 23 600 nel periodo dell'inchiesta.
(82) Riguardo al numero di società che fabbricavano le calzature oggetto della presente inchiesta e che hanno cessato la produzione tra il 1991 e il 1994, le federazioni nazionali dei produttori hanno comunicato informazioni particolareggiate sulla chiusura di 28 impianti in sette Stati membri (Belgio, Spagna, Finlandia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito).
8. Conclusioni in materia di pregiudizio
(83) Alla luce delle conclusioni di cui al considerando 80 sul volume delle importazioni e sui loro effetti potenziali sui prezzi nella Comunità, tutti gli indicatori economici sopra citati, determinati in base alle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali dei produttori di calzature e da singole società, mettono in evidenza che la situazione dei produttori comunitari, rispetto al prodotto in questione, si è sensibilmente deteriorata tra il 1991 e il 1994. Come è stato dimostrato, l'industria comunitaria nel suo complesso ha subito il calo della produzione, del volume delle vendite e del giro d'affari, nonché della redditività e dell'occupazione, a cui si aggiunge la chiusura di numerose imprese.
(84) La Commissione ritiene quindi che l'industria comunitaria delle calzature oggetto della presente inchiesta abbia subito un pregiudizio che può essere considerato grave ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Introduzione
(85) In conformità dell'articolo 3, paragrafo 7 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse causato dalle importazioni oggetto di dumping dalla Cina e dall'Indonesia oppure se altri fattori avessero causato tale pregiudizio oppure vi avessero contribuito.
Come è detto nel considerando 68, le importazioni di prodotti oggetto di dumping dai paesi interessati colpiscono principalmente la fascia bassa e medio-bassa del mercato, che è generalmente considerata la più sensibile alle variazioni di prezzo. A questo proposito va ricordato che le calzature oggetto del presente procedimento prodotte nella Comunità e le calzature equivalenti importate dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia sono in concorrenza diretta tra loro in quanto, per il consumatore, vi sono poche differenze percettibili o significative in termini di qualità tra le calzature importate e quelle prodotte nella Comunità.
2. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(86) Per esaminare gli effetti delle importazioni oggetto di dumping, va tenuto presente che, data la natura del prodotto in questione e la varietà di canali di distribuzione, il mercato comunitario delle calzature è trasparente e sensibile al prezzo. A questo proposito è stato constatato che l'aumento del volume e della quota di mercato di tali importazioni e il rilevante margine di sottoquotazione accertato hanno coinciso con la perdita della quota di mercato e il deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria.
(87) Nonostante l'aumento dei prezzi di alcuni tipi dei prodotti in questione originari della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia tra il 1991 e il 1994, dovuto al miglioramento qualitativo della composizione dei prodotti, le importazioni oggetto di dumping sono state costantemente vendute a prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria e hanno in tal modo mantenuto la pressione sui prezzi.
(88) La Commissione ha quindi concluso che esiste un collegamento tra le importazioni oggetto di dumping e a basso prezzo dai paesi interessati e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
3. Effetti di altri fattori
a) Importazioni da altri paesi terzi
(89) È stato considerato se altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia, avessero causato il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria oppure vi avessero contribuito e in particolare se le importazioni provenienti da altri paesi oltre ai due soggetti all'inchiesta avessero contribuito a questa situazione.
(90) A questo proposito alcune parti interessate hanno richiamato l'attenzione della Commissione sulle importazioni nella Comunità provenienti dal Vietnam. Dai dati Eurostat risulta che il volume delle importazioni dei prodotti in questione provenienti dal Vietnam è aumentato in misura significativa, passando da approssimativamente 1,2 milioni di paia nel 1991 a 20,5 milioni di paia nel 1994. Riguardo ai prezzi di queste importazioni, a causa della mancanza di informazioni sulla composizione dei prodotti, non è possibile stabilire dati sufficientemente attendibili per l'elaborazione di conclusioni. Finora non sono stati presentati elementi di prova sufficienti sulla determinazione dei prezzi delle esportazioni dal Vietnam nella Comunità per giustificare l'estensione a tale paese del campo di applicazione della presente inchiesta.
(91) Va inoltre osservato che la quota di mercato nella Comunità di tutti i paesi terzi, incluso il Vietnam, ma escluse la Repubblica popolare cinese e l'Indonesia, tra il 1991 e il 1994 è scesa dal 24,6 % al 21,1 %. Si può quindi concludere che le importazioni provenienti da altri paesi, oltre a quelli interessati dal presente procedimento, non hanno contribuito in misura significativa oppure non hanno contribuito affatto al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
b) Concorrenza interna
(92) Diverse parti interessate hanno affermato che nella Comunità vi era una forte concorrenza interna tra i produttori di Spagna, Portogallo e Italia e i produttori degli altri Stati membri e che per questo motivo diverse società si sono trovate in una situazione economica critica. È stato inoltre affermato che in tali circostanze le prestazioni e i risultati dei produttori di calzature presentavano differenze marcate tra gli Stati membri.
La Commissione è consapevole del fatto che, a causa dei vantaggi comparati per fattori di costo, principalmente in termini di costo del lavoro, di cui beneficiano alcuni Stati membri, alcune imprese possono produrre calzature ad un costo inferiore rispetto a quello di altri Stati membri e quindi possono vendere a prezzi più bassi. Questa situazione incide ovviamente sulla situazione finanziaria dei produttori con costi superiori. Questi vantaggi, insieme con le conseguenze di fluttuazioni dei tassi di cambio di alcune valute nel periodo in esame, possono aver causato le difficoltà economiche di alcune società, mentre i risultati finanziari di altre imprese sono leggermente migliorati.
(93) Riguardo alle argomentazioni suesposte, occorre distinguere tra concorrenza leale e sleale, ricordando che, nell'ambito di un mercato unico, operano meccanismi che mantengono eque condizioni di concorrenza tra i produttori comunitari.
Inoltre, ai fini dell'accertamento del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, è stata presa in considerazione la situazione dei produttori comunitari delle calzature in questione nei principali Stati membri produttori. I risultati dell'accertamento riflettono la situazione dell'industria comunitaria nel suo complesso. I dati globali utilizzati per l'accertamento del pregiudizio compensano quindi le eventuali differenze interne tra le prestazioni dell'industria comunitaria. Se la concorrenza interna fosse stata l'unica forza trainante del mercato, la quota di mercato dell'industria comunitaria non sarebbe diminuita dal 41,5 % nel 1991 al 29,3 % nel 1994.
(94) È stato sostenuto che numerosi produttori comunitari hanno trasferito alcune delle operazioni ad uso più intensivo di lavoro in paesi terzi con bassi costi della manodopera, contribuendo in tal modo al pregiudizio globale subito dall'industria comunitaria, in particolare per quanto riguarda l'occupazione. A questo proposito, la Commissione ritiene che alcuni produttori comunitari abbiano dovuto prendere questo tipo di provvedimenti a scopo difensivo per ridurre i costi, nel tentativo di competere con le importazioni oggetto di dumping e che questa situazione costituisca una prova supplementare della pressione esercitata dalle importazioni oggetto di dumping.
4. Conclusioni sul rapporto di causalità
(95) Anche se altri fattori oltre alle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati possono aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, la Commissione ha concluso che le importazioni oggetto di dumping a basso prezzo dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia, considerate isolatamente, hanno causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria. Questa conclusione è giustificata dai diversi elementi suesposti, in particolare dal livello della sottoquotazione dei prezzi e dal rilevante aumento delle importazioni oggetto di dumping, grazie ai quali i paesi in questione hanno ottenuto quasi la metà del mercato comunitario. L'industria comunitaria ha quindi subito il calo della redditività e numerose imprese hanno dovuto chiudere, in un periodo in cui il consumo nella Comunità era in aumento e le importazioni da altri paesi in diminuzione.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(96) La Commissione ha esaminato se, alla luce di tutti gli elementi di prova presentati e nonostante la conclusione sul dumping e sul pregiudizio, esistessero motivi convincenti per giustificare la conclusione che nella fattispecie l'istituzione di misure non era nell'interesse della Comunità. A tal fine e in conformità dell'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato l'incidenza di eventuali misure e le conseguenze della mancata istituzione di misure provvisorie per tutte le parti interessate dal procedimento.
Ai fini della valutazione dell'interesse della Comunità, è stata presa in particolare considerazione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dalle pratiche di dumping e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(97) In mancanza di misure volte a correggere gli effetti delle importazioni oggetto di dumping dalla Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia, la situazione dei produttori comunitari si deteriorerebbe ulteriormente e sarebbe minacciata la sopravvivenza dell'industria comunitaria nel suo complesso. Secondo la Commissione, inoltre, la diminuzione del numero di produttori presenti sul mercato comunitario può provocare una corrispondente restrizione della concorrenza.
(98) Alla luce dei fatti accertati, si può concludere che, qualora le importazioni oggetto di dumping dovessero continuare, altri impianti verrebbero chiusi e sarebbero perduti altri posti di lavoro, aggravando le perdite già subite sul piano dell'occupazione.
3. Interesse di altre industrie comunitarie
(99) Alcuni importatori hanno affermato che l'istituzione di misure avrebbe effetti negativi su altri settori industriali nella Comunità, tra l'altro sulle imprese che esportano macchinari per la fabbricazione di calzature nella Repubblica popolare cinese e in Indonesia.
La Commissione non ha ricevuto elementi di prova in merito e i produttori comunitari di tali macchinari non si sono manifestati. Non vi sono inoltre motivi per ritenere che la domanda di macchinari provenienti dalla Comunità da parte dei produttori di calzature dei paesi esportatori sia superiore a quella dell'industria comunitaria stessa. Di conseguenza, il mantenimento o il recupero della quota di mercato dell'industria comunitaria delle calzature in condizioni di concorrenza leale e libera sarebbe vantaggioso anche per i produttori di macchinari per la fabbricazione di calzature.
(100) Per quanto riguarda la chiusura di impianti, nella presente inchiesta è stato osservato che in molti Stati membri i produttori europei di calzature e i loro fornitori tendono a concentrarsi geograficamente e spesso in zone già colpite dalla crisi industriale. La chiusura di una sola fabbrica può quindi avere gravi ripercussioni per altre imprese della zona e in particolare sui fornitori delle materie prime.
4. Interesse degli importatori e dei rivenditori
(101) Diversi importatori e rivenditori hanno sostenuto in termini generali che l'istituzione di misure antidumping avrebbe danneggiato la loro attività, particolarmente sul piano dell'occupazione. La Commissione ha esaminato con particolare attenzione le conseguenze dell'istituzione di misure sull'occupazione e sono stati accuratamente valutati gli effetti potenziali per tutte le parti interessate, comprendenti, oltre ai produttori comunitari, i fornitori di materie prime o di componenti, gli importatori e i rivenditori.
Non sono stati presentati elementi di prova concreti per dimostrare che l'istituzione di misure avrebbe provocato perdite di posti di lavoro per il settore dell'importazione o del commercio al minuto. La Commissione ritiene comunque che l'eventuale calo dell'occupazione nelle società che importano o rivendono i prodotti in questione (anche se il settore della vendita al dettaglio dovrebbe essere meno colpito di quello degli importatori) sia ampiamente compensato dalla salvaguardia dei posti di lavoro nel settore produttivo, che, come ha dimostrato l'inchiesta, è già stato gravemente colpito, e nelle industrie a monte suddette.
5. Impatto sui consumatori
(102) È stato sostenuto che nella fattispecie, in caso di istituzione di misure antidumping, se i dazi fossero trasferiti sui prezzi al consumo sarebbero danneggiati i consumatori con redditi modesti che sono costretti ad acquistare le calzature dell'estremità inferiore della gamma.
Anche se effettivamente i dazi antidumping devono essere sostenuti in una fase intermedia tra l'importazione e il consumo finale, occorre ricordare che i dazi sono riscossi sul prezzo CIF all'importazione e che di conseguenza la loro incidenza sui prezzi al dettaglio è sensibilmente attenuata. In realtà, visti i margini sostanziali, superiori in media al 100 %, normalmente realizzati tra l'importazione e la vendita al minuto, si può prevedere che i consumatori non debbano sostenere l'intero impatto del dazio. A questo proposito, numerosi grandi rivenditori hanno affermato di aver già ridotto i propri margini per rispondere alle aspettative dei consumatori. Non sono stati tuttavia presentati elementi di prova a questo proposito.
(103) La Commissione ritiene inoltre che l'effetto dei dazi sui prezzi sia probabilmente attenuato dal fatto che l'industria comunitaria, con una quota di mercato del 29 %, non potrà aumentare i prezzi oltre un determinato livello, senza rischiare di aggravare l'attuale tendenza alla diminuzione della quota di mercato. Inoltre le importazioni provenienti dai paesi non soggetti al presente procedimento hanno una quota di mercato del 21 % ed è prevedibile che i produttori di tali paesi non desiderino, né possano imporre aumenti dei prezzi. Di conseguenza, gli eventuali aumenti dei prezzi sul mercato sarebbero probabilmente modesti.
6. Altre argomentazioni sull'interesse della Comunità
(104) Alcune parti interessate hanno affermato che, data la capacità dell'industria delle calzature di spostare l'offerta su scala mondiale, le misure sarebbero inefficaci e l'unico risultato prevedibile di un dazio antidumping nei confronti della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia sarebbe un cambiamento di fornitori, in quanto le calzature verrebbero importate da altri paesi a basso costo di lavoro quali Bangladesh, India o Vietnam.
A questo proposito la Commissione osserva che l'esistenza di altre fonti di approvvigionamento non giustifica l'ulteriore esposizione dell'industria comunitaria alle importazioni oggetto di dumping causa del pregiudizio.
Si ritiene inoltre che il fatto che gli esportatori possano trasferire i loro impianti di produzione ad altri paesi al di fuori della Comunità per eludere il pagamento dei dazi antidumping non giustifichi, di per sé, la mancata istituzione di misure da parte delle istituzioni comunitarie, quando sia stato stabilito che le esportazioni da determinati paesi terzi sono oggetto di dumping sul mercato comunitario e hanno causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria. Se la situazione prevista dovesse precisarsi, l'industria comunitaria interessata ha la possibilità di ricorrere ai mezzi legali di cui dispone per opporsi alle pratiche di dumping causa del pregiudizio oppure all'elusione delle misure antidumping.
7. Conclusione sull'interesse della Comunità
(105) Dopo aver esaminato i diversi interessi nel loro complesso, la Commissione ritiene che non esistano motivi convincenti per non prendere misure contro le importazioni oggetto di dumping in questione.
In mancanza di un'adeguata difesa contro le pratiche di dumping causa del pregiudizio accertate, la situazione dell'industria comunitaria si aggraverebbe e i produttori comunitari sarebbero costretti a cessare l'attività oppure a trasferire la produzione al di fuori della Comunità.
H. DAZIO PROVVISORIO
1. Livello necessario per eliminare il pregiudizio
a) Osservazioni preliminari
(106) In conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato quale livello del dazio sarebbe stato sufficiente per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria a causa delle pratiche di dumping.
Il prezzo all'esportazione delle importazioni oggetto di dumping doveva quindi essere confrontato con il livello dei prezzi al quale l'industria comunitaria avrebbe potuto coprire i costi e realizzare un profitto adeguato (in seguito denominato «prezzo superiore alla soglia del pregiudizio»).
A questo proposito l'inchiesta ha stabilito che un margine di profitto pari al 7 % del giro d'affari fosse un profitto minimo adeguato, in considerazione del fatto che tale margine di profitto era stato realizzato prima dell'aumento delle importazioni oggetto di dumping, nonché della necessità di finanziare investimenti a lungo termine e in particolare dell'utile che l'industria comunitaria avrebbe potuto ottenere in mancanza del dumping causa del pregiudizio.
(107) Come è stato spiegato nel considerando 15, all'inizio dell'inchiesta la Commissione ha considerato opportuno ripartire il prodotto in questione in diverse categorie, in base alle quali si sarebbe effettuato il confronto tra i prezzi. Tuttavia, come già si è detto nel considerando 73, nel corso dell'inchiesta è emerso che, per i produttori che hanno collaborato, la corrispondenza tra i prodotti sarebbe stata più accurata con una ripartizione più particolareggiata tra i diversi modelli. A tal fine i modelli maggiormente esportati dagli esportatori cinesi e indonesiani del campione sono stati selezionati e ripartiti in sedici gruppi di calzature.
(108) Pertanto, per calcolare il livello di eliminazione del pregiudizio, il prezzo all'importazione cif, adeguato a livello franco consegna, merce sdoganata, è stato confrontato con il prezzo superiore alla soglia del pregiudizio dei produttori comunitari allo stesso stadio commerciale, in base alle categorie e ai gruppi corrispondenti. Occorre rilevare che i prezzi all'importazione sono stati adeguati a livello franco consegna, merce sdoganata, tenendo conto dell'aliquota del dazio normale oppure dell'aliquota applicabile nell'ambito del SPG (secondo i casi), nonché di un importo per il margine lordo medio stabilito in base alle informazioni verificate comunicate da importatori indipendenti.
(109) Per stabilire i prezzi dell'industria comunitaria superiori alla soglia del pregiudizio, è stato considerato opportuno prendere come riferimento il costo di produzione delle società comunitarie del campione per la verifica.
b) Indonesia
(110) Come è spiegato nei considerandi 73 e 107, il confronto tra i prezzi all'esportazione applicati dagli esportatori indonesiani che hanno collaborato per i gruppi di prodotti pertinenti e il prezzo superiore alla soglia del pregiudizio dei produttori comunitari per calzature comparabili degli stessi gruppi rappresentativi è apparso appropriato ai fini della corrispondenza dei prodotti. Per gli esportatori che hanno collaborato questo metodo è stato utilizzato quando la maggiore precisione rappresentava un vantaggio per la collaborazione. I margini individuali di eliminazione del pregiudizio sono stati calcolati in base a tali elementi. I margini di eliminazione del pregiudizio così ottenuti per le società indonesiane che hanno collaborato e appartenenti al campione, espressi in percentuale del prezzo cif, erano compresi tra lo 0 % e il 72,3 %, con una media del 32,4 % da applicare alle società che hanno collaborato non comprese nel campione. Per le società del campione, con un'unica eccezione, questi margini erano superiori ai rispettivi margini di dumping stabiliti. In conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base, l'importo del dazio antidumping provvisorio per tutte le società indonesiane che hanno collaborato, eccetto una, deve essere stabilito in base ai margini di dumping stabiliti.
(111) In conformità del principio secondo il quale non deve essere premiata l'omessa collaborazione, la Commissione ha considerato opportuno calcolare il margine di eliminazione del pregiudizio per gli esportatori indonesiani che non hanno collaborato in base alle statistiche Eurostat sulle importazioni ripartite per categorie, in quanto questi dati erano l'unica fonte attendibile di informazione generale. È stato quindi fatto un confronto tra questi prezzi e i prezzi remunerativi dei produttori comunitari per le calzature delle categorie corrispondenti. Per gli esportatori indonesiani che non hanno collaborato è stato così ottenuto un margine di eliminazione del pregiudizio del 36,5 %, inferiore al margine di dumping residuo stabilito. L'importo del dazio antidumping residuo per le importazioni provenienti dall'Indonesia deve quindi essere stabilito a questo livello.
c) Repubblica popolare cinese
(112) Per quanto riguarda le esportazioni dalla Repubblica popolare cinese, occorre ricordare che agli esportatori che hanno collaborato non è stato applicato alcun trattamento individuale. È stato pertanto necessario calcolare un unico margine di eliminazione del pregiudizio per la Repubblica popolare cinese in base alla media ponderata dei margini di eliminazione del pregiudizio calcolati per gli esportatori che hanno collaborato e al margine di eliminazione del pregiudizio stabilito per gli esportatori che non hanno collaborato. Va rilevato che questi margini sono stati stabiliti con gli stessi metodi descritti nei considerandi 110 e 111 e impiegati per l'Indonesia, poiché anche per la Repubblica popolare cinese il livello di omessa collaborazione era molto elevato. Per la Repubblica popolare cinese è stato così calcolato un margine di eliminazione del pregiudizio del 94,1 %, inferiore al margine di dumping; di conseguenza, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base, il dazio antidumping provvisorio per tutte le importazioni originarie della Repubblica popolare cinese deve essere determinato in base al margine necessario per eliminare il pregiudizio.
2. Correlazione tra le misure antidumping e i contingenti quantitativi
(113) Alcune parti interessate hanno sostenuto che non potevano essere istituite misure antidumping sulle importazioni di prodotti delle categorie A e B originari della Repubblica popolare cinese, poiché tali importazioni erano già soggette ad un contingente quantitativo per tutta la Comunità, a norma del regolamento (CE) n. 519/94 del Consiglio (7), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1897/96 (8).
(114) La Commissione non può accettare questa affermazione, che a suo parere si basa su un'interpretazione errata della base logica del regolamento suddetto. Il regolamento ha infatti introdotto un nuovo regime commerciale, nell'ambito del quale sono state abolite circa 4 617 restrizioni nazionali previste dal precedente regime nei confronti dei paesi non retti da un'economia di mercato, quasi tutte applicabili alla Repubblica popolare cinese. Queste restrizioni sono state sostituite da contingenti comunitari per sette prodotti cinesi e dalla sorveglianza comunitaria per altri ventisei prodotti.
Questi contingenti autonomi rientrano quindi negli strumenti messi in atto ai fini della liberalizzazione e, soprattutto, dell'uniformità del regime commerciale con la Repubblica popolare cinese.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 397R0165.1
Di conseguenza, non è stato messo in atto alcun altro strumento di difesa commerciale contro il pregiudizio al quale le misure antidumping dovrebbero porre rimedio. Pertanto, in seguito all'inchiesta antidumping dalla quale è risultato che le misure antidumping sono giustificate, l'istituzione di misure è opportuna, indipendentemente dall'esistenza dei contingenti in questione.
Va infine ricordato che oltre il 75 % delle calzature oggetto dell'inchiesta non è soggetto ai contingenti.
I. DISPOSIZIONI FINALI
(115) A fini di buona amministrazione deve essere fissato un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di misure definitive.
(116) Dato il numero di parti interessate al presente procedimento, l'esame dei fatti richiederà probabilmente un periodo di tempo piuttosto lungo. La Commissione ha quindi informato gli esportatori notoriamente interessati, che non hanno fatto obiezioni, di avere intenzione di proporre che il dazio provvisorio abbia una durata di nove mesi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni delle calzature di cui al codice NC 6404 19 10, nonché fatta eccezione per le calzature denominate «espadrilles», definite nel paragrafo 3 - delle calzature di cui al codice NC ex 6404 19 90 (codice Taric 6404 19 90 * 90), originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio in base al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Ai fini del paragrafo 1, per calzature denominate «espadrilles» si intendono calzature con tomaie di tela e suole esterne di corda intrecciata, anche rinforzate con gomma o plastica su una superficie variabile, senza tacco e con suola di spessore non superiore a 2,5 cm.
4. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi e di altre pratiche doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia equivalente all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto degli articoli 20 e 21 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono, entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatto salvo il disposto degli articoli 7, 9, 10 e 14 del regolamento (CE) n. 384/96, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di nove mesi, se il Consiglio non adotta misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 28 gennaio 1997.

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