Document ID: 31989R3074

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REGOLAMENTO (CEE) N. 3074/89 DELLA COMMISSIONE
dell'11 ottobre 1989
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di tubi saldati originari della Iugoslavia e della Romania
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
previe consultazioni in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel febbraio 1988 la Comissione ha ricevuto una denuncia presentata dal comitato di collegamento dell'industria dei tubi di acciaio della Comunità europea per conto del produttori che rappresentano la maggior parte della produzione comunitaria dei tubi in questione.
(2) La denuncia conteneva elementi di prova in merito all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio da esse arrecato elementi ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura.
Con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha pertanto annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di tubi saldati, di ferro o di acciai non legati, di cui ai codici NC 7306 30 51, 7306 30 59, ex 7306 30 71 ed ex 7306 30 79.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori/esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché il ricorrente, ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere noto il loro punto di vista per iscritto e di chiedere un'audizione.
Durante l'inchiesta, la Commissione è stata informata che altri produttori iugoslavi oltre quelli già noti erano coinvolti nel caso in questione. Anche ad essi la Commissione ha dato la possibilità di rendere noto il loro punto di vista.
Inoltre, gli esportatori interessati hanno chiesto che fosse prorogato il termine per la compilazione dei questionari loro inviati dalla Commissione.
Pertanto, la Commissione ha dovuto prorogare i termini stabiliti.
(4) La maggior parte dei produttori comunitari, alcuni importatori, un produttore/esportatore iugoslavo e l'esportatore rumeno hanno reso noto il loro punto di vista per iscritto. Alcuni di essi hanno anche chiesto e ottenuto di essere intesi.
(5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie ai fini della determinazione dei fatti ed ha svolto inchieste in loco presso i seguenti:
a) produttori comunitari:
- Mannesmannroehren-Werke AG, Duesseldorf, Germania,
- IBS (United Tube Mills), Atene, Grecia,
- Dalmine SpA, Dalmine, Italia,
- Arbed SA, Lussemburgo, Lussemburgo;
b) produttore/esportatore non comunitario:
- Zeljezara Sisak, Iugoslavia;
c) importatori comunitari:
- Mannesmann Handel AG, Duesseldorf, Germania,
- Montan Handel Peter Richter & Co., Duesseldorf, Germania.
(6) Il periodo coperto dall'inchiesta va dal 1o luglio 1987 al 30 giugno 1988.
B. DUMPING
a) Valore normale
(7) Iugoslavia
Il valore normale è stato determinato sulla base dei prezzi comparabili realmente pagati o pagabili nel corso di normali operazioni commerciali per un prodotto simile sul mercato iugoslavo.
Le vendite considerate per calcolare il valore normale erano state effettuate ad acquirenti indipendenti, con profitto e in quantitativi notevoli. La media ponderata dei prezzi di tali vendite è stata pertanto ritenuta rappresentativa del mercato interno iugoslavo.
Poiché, durante il periodo di riferimento, in Iugoslavia il tasso di inflazione era alquanto elevato, i valori normali sono stati calcolati mese per mese. Ai fini del calcolo sono stati utilizzati i tassi di cambio ufficiali pubblicati dal governo iugoslavo.
(8) Romania
Poiché la Romania non è un paese ad economia di mercato, era necessario determinare il valore normale sulla base del prezzo al quale il prodotto simile era stato venduto per il consumo sul mercato interno in un paese terzo a economia di mercato. In tale contesto, si è ritenuto opportuno determinare il valore normale per la Romania in base ai prezzi di vendita del prodotto simile sul mercato interno iugoslavo.
La Commissione infatti ritiene che tra Romania e Iugoslavia non sussistano differenze di rilievo per quanto riguarda i processi di produzione, la fornitura di materie prime, la scala di produzione e la qualità del prodotti finiti. Tenuto conto del fatto che in Iugoslavia vi è un equo rapporto tra costo di produzione e prezzo, essa ha pertanto concluso che fosse ragionevole applicare ai prodotti rumeni il valore normale determinato per la Iugoslavia.
Nessuna obiezione in merito è stata sollevata dall'esportatore rumeno.
b) Prezzi all'esportazione
(9) Sia per la Iugoslavia che per la Romania i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per il prodotto simile venduto ai fini dell'esportazione verso la Comunità.
c) Confronto
(10) Nel confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, la Commissione ha tenuto conto, ove necessario, delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, quali quelle relative a sconti, commissioni, condizioni di credito, trasporto, assicurazione, movimentazione, imballaggio e relativi costi.
(11) Tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.
d) Margini di dumping
(12) Dal confronto preliminare dei fatti è emerso che le importazioni sono state effettuate in dumping, con margini pari alla differenza tra il valore normale e il prezzo all'esportazione verso la Comunità debitamente adeguato. La media ponderata dei margini di dumping, come percentuale dei prezzi franco frontiera comunitaria, è stata provvisoriamente determinata come segue:
- Iugoslavia 40,6 %,
- Romania 31,7 %.
C. PREGIUDIZIO
(13) Le importazioni dalla Iugoslavia sono aumentate da 20 720 t nel 1986 a 45 560 t nel 1988 e quelle dalla Romania da 7 230 t nel 1986 a 19 986 t nel 1988. Cumulativamente, le importazioni dai due paesi sono passate da 27 950 t nel 1986 a 65 546 t nel 1988, con un incremento del 135 % circa.
(14) La corrispondente quota di mercato è passata dal 2,8 % nel 1986 al 5,1 % nel 1988 per la Iugoslavia e dall'1 % al 2,2 % nello stesso periodo per la Romania. La quota di mercato cumulativa è passata dal 3,8 % nel 1986 al 7,3 % nel 1988. Negli Stati membri più colpiti, vale a dire Repubblica federale di Germania e Italia, la quota di mercato cumulativa ha rispettivamente raggiunto nei primi sei mesi del 1988 il 23,6 % e il 15,1 %.
(15) Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione, emerge inoltre che durante il periodo di riferimento i prodotti importati in dumping dalla Iugoslavia e dalla Romania sono stati venduti nella Comunità a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli praticati dai produttori comunitari. Il prezzo medio dei prodotti originari della Romania e della Iugoslavia era inferiore rispettivamente del 22,6 % e del 18,6 % rispetto al prezzo praticato per prodotti analoghi dai produttori comunitari.
(16) Il netto aumento delle importazioni in dumping dei prodotti in esame originari della Romania e della Iugoslavia ha notevolmente contribuito a frenare la ripresa della produzione comunitaria. Tra il 1986 e il 1988 quest'ultima è aumentata del 4,2 % mentre nello stesso periodo il consumo nella Comunità è salito del 19,8 %.
(17) L'afflusso delle importazioni in dumping ha impedito ai produttori comunitari di beneficiare in misura adeguata dell'aumento della domanda. Anziché un moderato miglioramento, il tasso di utilizzazione degli impianti, già relativamente basso nel 1986, ha registrato nel 1987 un'ulteriore diminuzione e, nel 1988, soltanto in alcuni casi è lievemente migliorato, rimanendo però nettamente al di sotto dei livelli del 1985.
(18) La vendita sul mercato comunitario dei prodotti oggetto di dumping a prezzi inferiori del 18 %-22 % rispetto a quelli praticati dai produttori comunitari e, con essa, un sostanziale incremento della quota di mercato per un prodotto standardizzato, hanno causato un calo dei prezzi nella Comunità. I produttori comunitari hanno dovuto o accettare di vendere in perdita o ridurre le loro vendite, con una conseguente diminuzione della loro quota di mercato, nonché crescenti perdite finanziarie o diminuzioni di profitto.
(19) La Commissione ha inoltre esaminato se il pregiudizio sia stato arrecato da fattori diversi dalle importazioni in dumping. È emerso che tra il 1986 e il 1988 sono considerevolmente aumentate anche le importazioni da altri paesi terzi. Più in particolare, è risultato che l'incremento era in massima parte dovuto alle importazioni del prodotto in esame originario della Turchia e del Venezuela. Nel frattempo, la Commissione ha ricevuto elementi di prova in merito all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni da detti paesi e al pregiudizio da esse arrecato all'industria comunitaria. Quest'ultima ha presentato una denuncia al riguardo e la Commissione ha aperto una procedura antidumping relativa alle importazioni dei prodotti in questione originari della Turchia e del Venezuela (1).
(20) Tuttavia, l'aumento delle importazioni in dumping dalla Iugoslavia e dalla Romania e l'entità della sottoquotazione di cui ai considerando da (13) a (18) hanno indotto la Commissione a concludere che le importazioni dalla Romania e dalla Iugoslavia, considerate separatamente, arrecano un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria, indipendentemente dal fatto che probabilmente anche le importazioni dalla Turchia e dal Venezuela abbiano contribuito a deteriorarne la situazione.
D. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(21) La produzione di tubi di ferro e di acciaio costituisce un'industria fondamentale nella Comunità, strettamente collegata a monte all'industria siderurgica. Essa rappresenta il principale acquirente dei prodotti primari di acciaio CECA a fini di trasformazione. Nel 1988, il 15 % circa dell'acciaio grezzo prodotto nella CEE è stato assorbito dalla produzione di tubi.
A causa di un eccesso di capacità produttiva il settore è stato sottoposto ad un rigoroso processo di ristrutturazione ancora in corso. Nel 1988 esso contava nella Comunità 74 500 occupati contro 123 500 nel 1981. A livello regionale gli stabilimenti sono situati vicino ai centri di produzione dell'acciaio, che già accusano problemi occupazionali connessi alla contrazione dell'industria siderurgica.
(22) Il settore dei tubi a sua volta costituisce un importante fornitore per tutti i rami dell'industria manifatturiera, in primo luogo ingegneria meccanica, autoveicoli, costruzioni, costruzioni metalliche ed energia. Per poter produrre l'intera gamma di prodotti a costi competitivi, l'industria deve mantenere un adeguato indice di utilizzazione degli impianti, dato sostanzialmente dalla produzione dei tubi standardizzati che sono direttamente concorrenti rispetto ai prodotti oggetto di dumping importati dalla Romania e dalla Iugoslavia e rappresentano una parte sostanziale degli utili ricavati dall'industria. In considerazione del fatti esposti, si ritiene che nell'interesse della Comunità sia necessario mantenere un'industria dei tubi di acciaio vitale ed efficiente e adottare opportune misure contro le pratiche commerciali sleali in esame. Al riguardo la Commissione ritiene che l'istituzione di dazi antidumping provvisori eliminerebbe gli effetti dannosi dovuti alla sottoquotazione dei prodotti importati dalla Romania e dalla Iugoslavia, contribuendo ad una maggiore stabilità dei prezzi dei tubi di acciaio saldati nella Comunità. Si ritiene che gli effetti secondari del lieve aumento di prezzo dei prodotti importati sulla produzione dei succitati settori saranno irrilevanti. Nessuna obiezione è stata formulata da parte o per conto delle società comunitarie acquirenti o trasformatrici dei tubi di acciaio saldati in oggetto.
E. DAZI PROVVISORI
(23) Sulla base delle risultanze preliminari in merito all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni in oggetto dalla Romania e dalla Iugoslavia, nonché al pregiudizio da esse arrecato, e al fine di impedire che tali importazioni arrechino un ulteriore pregiudizio, si ritiene che nell'interesse della Comunità sia necessario istituire dazi antidumping provvisori.
(24) I dazi provvisori dovrebbero essere inferiori ai margini di dumping constatati, ma sufficienti per eliminare il pregiudizio. A tal fine, poiché la sottoquotazione è stata considerata il fattore di pregiudizio determinante, la Commissione ritiene sufficiente un dazio ad valorem tale da eliminare i margini di sottoquotazione accertati.
Pertanto, la Commissione ha stabilito dazi antidumping provvisori
- del 18 % per i tubi di acciaio saldati importati dalla Iugoslavia
- e del 22 % per quelli importati dalla Romania
calcolati sul prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
(25) Sarebbe opportuno fissare un periodo entro il quale le parti interessate potessero rendere noto il loro punto di vista e chiedere un'audizione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di tubi saldati, di ferro o di acciai non legati, filettati o filettabili, zincati o no, di sezione circolare, con diametro esterno inferiore o uguale a 168,3 mm, di cui ai codici NC 7306 30 51, 7306 30 59, ex 7306 30 71 ed ex 7306 30 79 originari della Iugoslavia e della Romania.
2. L'aliquota del dazio è del 18 % per i prodotti originari della Iugoslavia e del 22 % per i prodotti originari della Romania. Il dazio viene calcolato sul prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
3. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. La messa in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88 le parti interessate possono rendere noto per iscritto il loro punto di vista e chiedere di essere intese dalla Commissione entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 14 del regolamento (CEE) n. 2423/88 esso si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, l'11 ottobre 1989.

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