Document ID: 31985L0397

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DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
del 5 agosto 1985
concernente i problemi sanitari e di polizia sanitaria negli scambi intracomunitari di latte trattato termicamente
(85/397/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare gli articoli 43 e 100,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
visto il parere del Comitato economico e sociale (2),
considerando che, fintatoché il commercio intracomunitario del latte sarà ostacolato dalla diversità tra le esigenze sanitarie degli stati membri, il funzionamento armonioso del mercato comune e in particolare delle organizzazioni comuni dei mercati non avrà gli effetti desiderati;
considerando che, per eliminare tali differenze, le disposizioni di carattere sanitario degli stati membri dovranno essere ravvicinate;
considerando che, tenendo conto dell'estensione del settore lattiero-caseario e della diversità dei problemi da risolvere, occorre limitarsi, in una prima fase, a fissare le norme applicabili al latte trattato termicamente, escludendo provvisoriamente gli altri prodotti derivati dal latte, tranne, a titolo derogatorio e tenuto conto dell'uso particolare di tale prodotto, il latte pastorizzato concentrato fornito in cisterna;
considerando che il latte deve provenire da animali indenni da malattie pericolose per la salute umana; che tuttavia occorre tener conto delle differenze ancora esistenti tra gli stati membri per quanto riguarda lo stato sanitario dei loro allevamenti;
considerando che le aziende produttrici devono disporre di strutture atte a garantire che gli animali siano tenuti e il latte sia prodotto in soddisfacenti condizioni igieniche; che è necessario prevedere l'elaborazione di un codice d'igiene per precisare tali condizioni;
considerando che è necessario fissare norme igieniche relative alla raccolta e al trasporto del latte verso il centro di raccolta o di normalizzazione o verso lo stabilimento di trattamento, nonché definire le condizioni sanitarie del personale addetto a queste operazioni;
considerando che il latte crudo di ciascuna azienda di produzione deve essere sottoposto periodicamente ad analisi o prove per verificare la sua conformità alle norme fissate; che devono poter essere inoltre effettuati controlli nelle aziende per verificare in particolare l'igiene della produzione lattiera e lo stato sanitario generale degli animali ad essa destinati; che tali controlli devono essere eseguiti secondo modalità adottate a livello comunitario;
considerando che è opportuno accettare il principio di un'ispezione per sondaggio per verificare la presenza di residui di sostanze che potrebbero nuocere alla salubrità del latte;
considerando che si dovrebbe fare in modo che i paesi destinatari possano procedere, in modo non discriminatorio e nell'osservanza delle disposizioni generali del trattato, a verifiche ed ispezioni quanto alla conformità delle forniture con i requisiti della presente direttiva;
considerando che il latte trattato termicamente deve essere prodotto, depositato e trasportato in condizioni tali da offrire le massime garanzie in materia di igiene; che la necessità di una registrazione o di un riconoscimento per i centri di raccolta o di normalizzazione e gli stabilimenti di trattamento mira a facilitare il controllo dell'osservanaza di tali condizioni; che occorre prevedere una procedura destinata a risolvere i conflitti che potrebbero sorgere tra stati membri sulla fondatezza del riconoscimento di uno stabilimento o di un centro;
considerando che occorre instaurare un controllo comunitario per verificare se le norme prescritte sono applicate uniformemente in tutti gli stati membri; che occorre prevedere che le modalità di tali controlli debbano essere precisate secondo una procedura comunitaria in sede di comitato veterinario permanente;
considerando che, per quanto concerne gli scambi intracomunitari, il rilascio di un certificato compilato dall'autorità competente del paese speditore costituisce il mezzo più appropriato per fornire alle autorità competenti del paese destinatario l'assicurazione che un invio di latte trattato termicamente soddisfa ai requisiti imposti dalla presente direttiva;
considerando che gli stati membri devono avere la facoltà di rifiutare che sia messo in circolazione nel loro territorio latte trattato termicamente proveniente da un altro stato membro quando si sia constatato che esso non risponde alle disposizioni di questa direttiva; che tuttavia, se non vi sono motivi sanitari contrari e se lo speditore o il suo mandatario ne fanno domanda, è necessario permettere la rispedizione di questo latte; che inoltre, per permettere agli interessati di valutare i motivi che hanno condotto al divieto o alla restrizione occorre che essi siano portati a conoscenza dello speditore o del suo mandatario e, in alcuni casi, delle autorità competenti del paese speditore;
considerando che, qualora sorgesse una controversia sulla fondatezza di un'interdizione o di una restrizione tra lo speditore e le autorità dello stato membro destinatario, occorre dare allo speditore la possibilità di chiedere il parere di un esperto;
considerando che gli stati membri devono avere la facoltà di vietare l'introduzione sul loro territorio di latte pastorizzato in provenienza da uno stato membro in cui sia apparsa una epizoozia; che, secondo la natura e il carattere di tale epizoozia, il divieto deve essere limitato al latte proveniente da una parte del territorio del paese speditore oppure può estendersi all'insieme di tale territorio; che, in caso di insorgenza nel territorio di uno stato membro di una malattia contagiosa, è necessario che siano prese rapidamente misure appropriate per lottare contro tale malattia; che occorre che i pericoli derivanti da tali malattie e le misure di difesa resesi necessarie siano valutati nello stesso modo nell'insieme della Comunità; che a tal fine occorre istituire in seno al comitato veterinario permanente di cui sopra una procedura comunitaria d'urgenza secondo la quale dovranno essere prese le misure necessarie;
considerando che è necessario affidare alla Commissione il compito di prendere alcune misure d'applicazione della presente direttiva; che a tal fine occorre prevedere una procedura che instaura una stretta ed efficace cooperazione tra la Commissione e gli stati membri in sede di comitato veterinario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
La presente direttiva stabilisce le prescrizioni di carattere sanitario e di polizia sanitaria relative al latte trattato termicamente destinato agli scambi intracomunitari.
Fino all'entrata in vigore delle disposizioni comunitarie relative a questa materia e nel rispetto delle disposizioni generali del trattato, gli scambi intracomunitari di prodotti derivati dal latte, diversi dal latte trattato termicamente, non sono soggetti agli effetti della presente direttiva. Tuttavia, in deroga alle definizioni di cui all'articolo 2, il latte pastorizzato concentrato, introdotto in cisterne nel territorio di uno stato membro per esservi commercializzato tale e quale o dopo trasformazione, è soggetto ai requisiti della presente direttiva.
Articolo 2
Ai fini della presente direttiva si applicano, per quanto necessario, le definizioni dell'articolo 2 della direttiva 64/432/CEE (1) modificata da ultimo dalla direttiva 85/320/CEE (2), e dell'articolo 3 del regolamento (CEE) n. 1411/71 (3).
Inoltre si intende per:
a) latte crudo: il latte prodotto dalla secrezione della ghiandola mammaria di una o più vacche lattifere;
b) azienda di produzione: lo stabilimento situato sul territorio di uno stato membro e nel quale si trovano una o più vacche destinate alla produzione di latte;
c) latte trattato termicamente: il latte atto al consumo umano ottenuto tramite un trattamento termico direttamente ed esclusivamente da latte crudo, quale è definito alla lettera a), che si presenta sotto forma di latte pastorizzato, di latte UHT e di latte sterilizzato quali definiti all'allegato A, capitolo VII, punti 2, 3, 4, 5 e 6;
d) paese speditore: lo stato membro dal quale il latte trattato termicamente è spedito in un altro stato membro;
e) paese destinatario: lo stato membro a destinazione del quale è spedito il latte trattato termicamente proveniente da un altro stato membro;
f) servizio ufficiale: il servizio veterinario o qualsiasi altro servizio di livello equivalente designato dallo stato membro interessato per controllare l'applicazione della presente direttiva;
g) stabilimento di trattamento: lo stabilimento situato nel territorio di uno stato membro nel quale il latte è trattato termicamente.
Articolo 3
A. Gli stati membri curano che venga spedito nel territorio di un altro stato membro:
1) come latte trattato termicamente, soltanto il latte che risponde ai seguenti requisiti generali:
a) deve essere stato ottenuto da latte crudo ai sensi dell'articolo 2, lettera a):
i) che non ha subito alcuna sottrazione o addizione diverse da quelle relative alle operazioni di normalizzazione del tenore di grassi;
ii) che proviene da vacche che soddisfano le condizioni di cui al capitolo VI, parte A, dell'allegato A;
iii) che proviene da aziende di produzione che soddisfano le condizioni generali d'igiene fissate nell'allegato A, capitolo VI, parte B;
iv) che soddisfa le condizioni di cui all'allegato A, capitolo VI, parte C per quanto riguarda l'igiene della mungitura, della raccolta, della manipolazione e del trasporto, nonché l'igiene del personale preposto a tali operazioni;
v) che proviene da vacche e da aziende di produzione che sono controllate periodicamente dalle autorità nazionali competenti, segnatamente in applicazione dell'articolo 11, paragrafo 1;
vi) che è stato controllato conformemente all'articolo 11, paragrafo 2, e soddisfa le norme stabilite nell'allegato A, capitolo VI, parte D;
b) deve provenire da uno stabilimento di trattamento che soddisfa i requisiti dell'allegato A, capitoli I, II e V; inoltre, se il latte crudo è passato attraverso un centro di raccolta, deve provenire da un centro di raccolta che soddisfa i requisiti dell'allegato A, capitoli I, III e V e, se il latte crudo è passato attraverso un centro di normalizzazione, quest'ultimo deve soddisfare i requisiti dell'allegato A, capitoli I, IV e V;
c) deve esservi stato trattato conformemente ai requisiti di cui all'allegato A, capitolo VII;
d) se è confezionato, deve essere stato confezionato conformemente alle disposizioni dell'allegato A, capitolo VIII in uno stabilimento di trattamento nel quale il latte è stato trattato;
e) deve essere stato depositato conformemente alle disposizioni dell'allegato A, capitolo IX;
f) durante il trasporto verso il paese destinatario, deve essere accompagnato, conformemente all'allegato A, capitolo X, da un certificato di salubrità conforme al modello di cui all'allegato B;
g) deve essere trasportato in condizioni sanitarie soddisfacenti, conformemente all'allegato A, capitolo XI;
2) come latte pastorizzato, soltanto latte che soddisfa i requisiti di cui al paragrafo 1 e abbia subito un solo processo di pastorizzazione;
3) come latte trattato termicamente destinato al consumo umano diretto, soltanto il latte che, inoltre, presenta un peso pari o superiore a 1 030 g per litro constatato su latte a 10 °C o l'equivalente su latte completamente sgrassato a 20 °C e contiene almeno 28 g di materie proteiche per litro e un tasso di materia secca sgrassata pari o superiore all'8,50 %, restando inteso che, fatte salve le disposizioni adottate nell'ambito dell'organizzazione comune dei mercati del latte e dei prodotti lattiero-caseari, non potranno essere fissati requisiti più rigorosi per il latte destinato all'industria.
B. Gli stati membri che concedono agli stabilimenti riconosciuti siti nel loro territorio una delle deroghe di cui all'articolo 4, paragrafo 2, e all'allegato A, capitolo VII, punto 6, non possono vietare o limitare l'introduzione nel loro territorio di latte trattato termicamente proveniente da uno stabilimento di trattamento di un altro stato membro che benefici della stessa deroga.
Articolo 4
1. Gli stati membri curano che:
- le cisterne adibite al trasporto del latte siano utilizzate solo per il trasporto di latte, prodotti lattiero-caseari e acqua potabile;
- i locali, gli impianti e il materiale non siano adibiti ad usi diversi dalla raccolta, dal trattamento e dal magazzinaggio del latte e dei prodotti lattiero- caseari. Se un'azienda elabora prodotti alimentari ottenuti parzialmente dal latte e da prodotti lattiero-caseari, i prodotti che entrano nella fabbricazione di tali prodotti alimentari devono, se non hanno in precedenza subito un trattamento termico o qualsiasi altro trattamento che non influisca sfavorevolmente sul latte o sui prodotti lattiero-caseari, essere immagazzinati e trattati in locali distinti specialmente riservati a tale scopo.
2. Gli stati membri che, in deroga al paragrafo 1, autorizzano l'impiego delle cisterne e del materiale per il trasporto, nonché la fabbricazione in momenti diversi di altri prodotti alimentari liquidi, curano che vengano prese tutte le misure atte ad evitare l'inquinamento dei prodotti contemplati dalla presente direttiva, nonché la loro alterazione.
Gli stati membri informano la Commissione e gli altri stati membri in merito alle deroghe concesse e trasmettono loro l'elenco degli stabilimenti che beneficiano di tali deroghe.
3. Il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione, stabilisce l'elenco dei prodotti alimentari destinati al consumo umano, di cui al paragrafo 2, che possono formare oggetto della deroga concernente il trasporto.
Secondo la stessa procedura vengono inoltre determinate le condizioni da osservare per adibire nuovamente al trasporto del latte le cisterne impiegate per il trasporto dei prodotti alimentari di cui al primo comma.
4. Gli stati membri curano che:
a) le cisterne che beneficiano della deroga di cui al paragrafo 2 non possano essere adibite al trasporto del latte trattato termicamente destinato ad uno stato membro che non concede detta deroga. Su richiesta dello stato membro destinatario, l'autorità competente dello stato membro di spedizione gli fornisce un elenco delle cisterne che non beneficiano della deroga;
b) sul certificato di salubrità figuri un'indicazione chiara che consenta l'identificazione delle cisterne adibite al trasporto esclusivo del latte trattato termicamente.
Articolo 5
1. Ciascuno stato membro redige un elenco degli stabilimenti di trattamento riconosciuti e un elenco dei centri di raccolta e di normalizzazione da esso riconosciuti se questi ultimi sono interessati dagli scambi intracomunitari di latte trattato termicamente, attribuendo un numero di riconoscimento a ciascuno di essi, ed invia tale elenco agli altri stati membri ed alla Commissione.
Uno stato membro riconosce uno stabilimento o centro in questione solo se è comprovato che esso soddisfa i requisiti della presente direttiva. Lo stato ritira il riconoscimento qualora non siano più soddisfatte le condizioni che ne costituiscono il presupposto. Gli altri stati membri e la Commissione vengono informati del riconoscimento.
2. Un'ispezione regolare degli stabilimenti o centri riconosciuti è effettuata dal servizio ufficiale. La sorveglianza ed il controllo permanente degli stabilimenti, nonché dei centri riconosciuti è effettuata dal servizio ufficiale. La sorveglianza ed il controllo permanente degli stabilimenti, nonché dei centri di raccolta e di normalizzazione, sono assicurati sotto la responsabilità del servizio ufficiale.
Il personale del servizio ufficiale può essere assistito da personale appositamente addestrato a tale fine. Il personale del servizio ufficiale deve avere libero accesso in ogni momento a tutti i reparti dello stabilimento o centri interessati dalla produzione di latte trattato termicamente, per accertare l'osservanza delle disposizioni della presente direttiva.
3. Uno stato membro, qualora ritenga, segnatamente in seguito ad uno dei controlli o verifiche previsti all'articolo 7, paragrafi 1 e 2, che le disposizioni per il riconoscimento non siano o non siano più osservate da uno stabilimento o centro situato in un altro stato membro, ne informa la competente autorità centrale di tale stato. Quest'ultima prende tutte le misure necessarie che possono andare fino al ritiro del riconoscimento e comunica alla competente autorità centrale del primo stato membro le decisioni prese con le relative motivazioni.
Qualora nutra il timore che tali misure non vengano prese o non siano sufficienti, il primo stato membro esamina, insieme allo stato membro interessato, i mezzi per ovviare alla situazione, se del caso con una visita in loco. In caso di controversia quanto all'applicazione delle disposizioni della presente direttiva non disciplinate nell'ambito dell'articolo 10, va cercata una soluzione sulla base di un metodo e/o di riferimento riconosciuti, conformemente alla procedura di cui all'articolo 14, previo parere del comitato scientifico veterinario.
Gli stati membri informano la Commissione di eventuali controversie e delle soluzioni adottate.
4. Se tali stati membri non possono raggiungere un accordo, uno di essi adisce entro un termine ragionevole la Commissione, che incarica uno o più esperti di esprimere un parere. In attesa di tale parere, lo stato membro speditore, deve, per gravi motivi di sanità pubblica, su richiesta dello stato membro destinatario, potenziare i controlli nei confronti del latte trattato termicamente proveniente dallo stabilimento in questione.
Lo stato membro destinatario può, da parte sua, intensificare i controlli nei confronti del latte trattato termicamente proveniente dallo stesso stabilimento e, in caso di risultato positivo, adottare le misure previste all'articolo 7, paragrafo 4.
La Commissione, su richiesta di uno dei due stati membri interessati, incarica immediatamente un esperto di recarsi sul luogo di immagazzinamento della spedizione messa in questione e/o nello stabilimento speditore, per proporre i provvedimenti conservativi appropriati.
Tenuto conto del parere di cui al primo comma, gli stati membri possono essere autorizzati, secondo la procedura prevista all'articolo 13, a rifiutare provvisoriamente l'introduzione nel proprio territorio di latte trattato termicamente proveniente da tale stabilimento.
La predetta autorizzazione può essere ritirata, tenuto conto di un nuovo parere elaborato da uno o più esperti, secondo la procedura prevista all'articolo 13.
Gli esperti devono avere la cittadinanza di uno stato membro diverso da quelli in controversia.
5. Le modalità generali d'applicazione del presente articolo sono adottate secondo la procedura prevista all'articolo 14.
Articolo 6
1. Esperti veterinari della Commissione possono procedere, in collaborazione con le autorità competenti degli stati membri, là dove ciò sia indispensabile per l'applicazione uniforme della presente direttiva, a controlli sul posto; in particolare possono verificare se gli stabilimenti o centri riconosciuti applichino effettivamente le disposizioni della presente direttiva e segnatamente quelle dell'allegato A.
Lo stato membro nel cui territorio è effettuato un controllo assiste gli esperti nell'adempimento della loro missione. La Commissione informa lo stato membro interessato sui risultati dei controlli effettuati.
Lo stato membro interessato adotta le misure eventualmente necessarie per tener conto dei risultati di tale controllo. Qualora lo stato membro non adotti dette misure, la Commissione, previo esame della situazione in seno al comitato veterinario permanente, può fare ricorso alle disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 4, quinto e sesto comma.
2. Anteriormente all'applicazione dei controlli di cui al paragrafo 1 e secondo la procedura dell'articolo 14, sono fissate le disposizioni generali di applicazione del presente articolo ed è compilato un « vademecum » contenente le norme da osservare al momento dell'ispezione prevista nel paragrafo 1.
3. Anteriormente al 1o luglio 1990, il Consiglio procederà al riesame di questo articolo in base ad una relazione della Commissione, corredata di eventuali proposte.
Articolo 7
1. Fatte salve le disposizioni degli articoli 5 e 6, un paese destinatario può verificare se la spedizione di latte trattato termicamente quale è definito all'articolo 2 è accompagnata dal certificato di salubrità prescritto.
2. In caso di presunzione grave di irregolarità il paese destinatario può procedere in modo non discriminatorio a controlli per verificare che siano osservate le condizioni previste dalla presente direttiva.
3. Le verifiche e le ispezioni si effettuano di norma nel luogo di destinazione delle merci o in qualsiasi altro luogo appropriato, purché la scelta di tale luogo causi il minor numero possibile di inconvenienti all'inoltro delle merci.
Le verifiche e le ispezioni di cui al paragrafi 1 e 2 non devono provocare ritardi esagerati nell'inoltro o nell'immissione sul mercato delle merci, o ritardi che potrebbero compromettere le qualità del latte.
4. Se nel corso di un controllo effettuato in base al paragrafo 2 si constata che il latte non soddisfa le condizioni previste dalla presente direttiva, l'autorità competente del paese destinatario può lasciare allo speditore, al destinatario o al loro mandatario, a loro spese, la scelta tra il rinvio della merce o l'impiego della medesima per altri scopi o la sua distruzione, purché ad essi non ostino considerazioni di carattere sanitario o, nel caso contrario, disporre la sua distruzione. In ogni caso sono adottate misure preventive per evitare l'impiego abusivo di tale latte e il certificato deve recare indicazioni precise circa la destinazione del suddetto latte.
5. a) Dette decisioni devono essere comunicate allo speditore o al suo mandatario unitamente alle ragioni che le hanno determinate. Dietro sua richiesta, dette decisioni motivate devono essergli immediatamente comunicate per iscritto, insieme all'avvertimento relativo ai mezzi d'impugnazione previsti dalla vigente legislazione, delle procedure e dei termini entro cui l'atto deve essere impugnato. b) Se tali decisioni sono fondate sulla diagnosi di una malattia contagiosa o infettiva o di una alterazione tale da costituire un pericolo per la salute umana o degli animali o su una infrazione grave delle prescrizioni della presente direttiva, esse sono immediatamente comunicate alla competente autorità centrale dello stato membro dove ha avuto luogo la produzione e alla Commissione.
c) In seguito a tale comunicazione, possono essere prese opportune misure in conformità della procedura di cui all'articolo 13, intese in articolare a coordinare le misure adottate in altri stati membri per il latte in causa.
6. Anteriormente al 1o luglio 1990, il Consiglio procderà al riesame di questo articolo in base ad una relazione della Commissione, corredata di eventuali proposte.
Articolo 8
1. La presente direttiva lascia impregiudicati i mezzi d'impugnazione accordati dalla legislazione vigente negli stati membri contro le decisioni delle autorità competenti e previsti dalla presente direttiva.
2. Ciascuno stato membro accorda agli speditori di latte che non può essere commercializzato, conformemente all'articolo 7, il diritto di chiedere il parere di un esperto. Ciascuno stato membro fa in modo che, prima che le autorità competenti adottino altre misure, quali la distruzione del latte, gli esperti possano stabilire se sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 7, paragrafo 4.
L'esperto deve avere la cittadinanza di uno stato membro diverso da quello di spedizione o di destinazione.
Su proposta degli stati membri, la Commissione redige un elenco degli esperti che potranno essere incaricati di esprimere tali pareri.
Le modalità generali d'applicazione del presente articolo, in particolare per quanto riguarda la procedura da seguire nell'elaborazione di detti pareri, sono determinate secondo la procedura prevista all'articolo 14.
Articolo 9
Gli allegati della presente direttiva sono modificati dal Consiglio che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, al fine del loro adeguamento all'evoluzione tecnologica.
Articolo 10
1. Gli stati membri provvedono affinché, fatti salvi i requisiti complementari di cui all'articolo 3, parte A, punto 3, nel territorio di un altro stato membro sia spedito solo il latte trattato termicamente proveniente da stabilimenti di trattamento che soddisfano le norme previste nell'allegato A, capitoli VI e VII per la fase 1.
Tuttavia uno stato membro che, sin dalla data prevista dall'articolo 16, applichi per il latte trattato termicamente destinato al consumo nazionale le norme microbiologiche previste per la fase 2 può, una volta constatata tale applicazione secondo la procedura di cui all'articolo 14, subordinare l'introduzione nel suo territorio del latte sterilizzato e del latte UHT alle norme previste in tale fase per il prodotto finito e l'introduzione del latte pastorizzato alle norme previste sia per il latte crudo che per il latte pastorizzato.
Gli stati membri curano che, al più tardi il 1o gennaio 1993, siano applicabili negli scambi intracomunitari le norme previste all'allegato A, capitoli VI e VII, per la fase 2, a meno che il Consiglio non decida, a maggioranza qualificata, in base a una relazione della Commissione, accompagnata da eventuali proposte, di rinviare il termine di due anni al massimo.
Inoltre, a decorrere dal 1o aprile 1990, le norme della fase 2 si applicano al latte destinato al consumo umano diretto.
2. I metodi di analisi e di prova da utilizzare per accertare il rispetto delle norme di cui al paragrafo 1 sono adottati in base alla procedura prevista dall'articolo 14 anteriormente al 1o gennaio 1989.
Secondo la medesima procedura viene adottato, previo parere del comitato veterinario scientifico, un metodo in sostituzione della prova modificata della torbidità secondo Aschaffenburg, che consenta la differenziazione tra latte sterilizzato e latte UHT.
Tuttavia, nell'attesa di tali decisioni, gli stati membri, nel periodo di applicazione della fase 1, riconoscono come metodi di riferimento i metodi di analisi e di prova riconosciuti a livello internazionale.
Articolo 11
1. Gli stati membri curano che le aziende produttrici siano sottoposte ad un controllo periodico che consenta di accertare l'osservanza delle disposizioni in materia d'igiene.
Inoltre, quando sussista un sospetto che i requisiti di sanità animale previsti nel capitolo VI dell'allegato A non siano soddisfatti, essi curano che il veterinario ufficiale controlli lo stato sanitario generale degli animali lattiferi e, là dove si renda necessario, faccia eseguire un esame clinico della mammella di tali animali.
Qualora il controllo o i controlli di cui al primo e secondo comma consentano di accertare l'inosservanza delle prescrizioni in materia di igiene, il servizio ufficiale adotta gli opportuni provvedimenti. 2. Gli stati membri curano che il latte crudo e il latte trattato termicamente siano sottoposti ad un controllo da effettuarsi dagli stabilimenti, sotto la supervisione e la responsabilità del servizio ufficiale, nonché sotto il controllo periodico del servizio ufficiale, per accertare che il latte risponda ai requisiti della presente direttiva.
3. Gli stati membri curano che vengano effettuati controlli per la ricerca dei residui di sostanze ad azione farmacologica, ormonale, di antibiotici, di antiparassitari, di detergenti e di altre sostanze nocive o eventualmente atte a alterare le caratteristiche organolettiche o a rendere pericoloso se non nocivo per la salute umana il consumo del latte, se detti residui superano i limiti di tolleranza ammessi o, qualora non sia fissata una tolleranza, le proporzioni di cui è dimostrata l'innocuità in base alle conoscenze scientifiche e su cui il comitato scientifico veterinario si è pronunciato.
4. Se il latte esaminato non è conforme ai requisiti della presente direttiva e presenta in particolare tracce di residui che superano le tolleranze ammesse, il latte trattato termicamente dovrà essere escluso dagli scambi intracomunitari.
Gli esami dei residui devono essere effettuati in base a metodi scientificamente riconosciuti e dimostrati nella pratica, in particolare in base a quelli definiti nelle direttive comunitarie o in altre norme internazionali.
I risultati degli esami dei residui devono potere essere valutati secondo i metodi di riferimento fissati in applicazione dell'articolo 10.
Al fine dei controlli delle aziende produttrici e secondo la procedura di cui all'articolo 14, viene elaborato un codice generale d'igiene precisante le condizioni igieniche generali da rispettare nelle aziende produttrici, in particolare le condizioni di manutenzione dei locali e quelle della mungitura. La Commissione provvederà alla pubblicazione di tale codice.
5. Se sussiste un fondato sospetto dell'inosservanza di quanto è prescritto dalla presente direttiva, il servizio ufficiale procede ai controlli necessari e, se il sospetto trova conferma, prende le opportune misure ed in particolare ritira il riconoscimento.
6. Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, adotta, entro due anni a decorrere dalla notifica della presente direttiva, le modalità e la frequenza dei controlli di cui ai paragrafi 1 e 2, nonché le tolleranze di cui al paragrafo 3.
In base alla stessa procedura, potrà essere decisa l'estensione degli esami ad altre sostanze non contemplate nel paragrafo 3.
7. Fino all'entrata in vigore delle disposizioni del presente articolo, le regolamentazioni nazionali restano applicabili nel rispetto delle disposizioni generali del trattato.
Articolo 12
1. Uno stato membro può, nel rispetto delle disposizioni generali del trattato, adottare i seguenti provvedimenti:
a) in caso di insorgenza dell'afta epizootica in un altro stato membro, può vietare temporaneamente o limitare l'introduzione nel suo territorio di latte pastorizzato ottenuto in uno stabilimento riconosciuto che raccoglie latte crudo nella zona di protezione che verrà fissata in applicazione della direttiva 64/432/CEE o che è situato in tale zona;
b) nel caso in cui questa malattia epizootica assuma carattere estensivo o in caso di insorgenza di una nuova malattia grave e contagiosa degli animali, può vietare temporanemente o limitare l'introduzione nel suo territorio di latte pastorizzato e latte UHT proveniente da tutto il territorio di detto stato.
2. Ogni stato membro deve comunicare senza indugio agli altri stati membri e alla Commissione l'insorgere nel proprio territorio di ogni malattia di cui al paragrafo 1, lettera b), non contemplata dalla direttiva 82/894/CEE (1) e le misure di lotta adottate. Deve altresì comunicare loro senza indugio la scomparsa della malattia.
3. Le misure adottate dagli stati membri in base al paragrafo 1, e la loro relativa abrogazione, devono essere comunicate senza indugio agli altri stati membri e alla Commissione con l'indicazione dei motivi.
Può essere deciso, secondo la procedura di cui all'articolo 13, che tali misure debbono essere modificate, in particolare allo scopo di garantirne il coordinamento con quelle adottate dagli altri stati membri, oppure abolite.
4. Qualora si verifichi la situazione di cui al paragrafo 1 e risulti necessario che anche altri stati membri applichino le misure prese in virtù di detto paragrafo ed eventualmente modificate conformemente al paragrafo 3, le disposizioni opportune sono decise secondo la procedura di cui all'articolo 14.
Articolo 13
1. Nei casi in cui si fa riferimento alla procedura definita nel presente articolo, il comitato veterinario permanente, istituito con decisione del Consiglio del 15 ottobre 1968, in appresso denominato « comitato », è immediatamente consultato dal presidente su iniziativa di quest'ultimo o su richiesta di uno stato membro.
2. In seno al comitato, ai voti degli stati membri è attribuita la ponderazione di cui all'articolo 148, paragrafo 2, del trattato. Il presidente non partecipa alla votazione.
3. Il rappresentante della Commissione presenta un progetto delle misure da adottare. Il comitato esprime il proprio parere su tali misure entro un termine di due giorni. Esso si pronuncia alla maggioranza di quarantacinque voti.
4. La Commissione adotta le misure e ne assicura l'immediata applicazione, se sono conformi al parere del comitato. Se non sono conformi al parere del comitato o in mancanza di un parere, la Commissione presenta senza indugio al Consiglio una proposta relativa alle misure da adottare. Il Consiglio adotta dette misure a maggioranza qualificata.
Se il Consiglio non procede all'adozione di misure entro quindici giorni dalla data di presentazione della suddetta proposta, la Commissione adotta le misure proposte e ne assicura l'immediata applicazione, tranne nel caso in cui il Consiglio si sia pronunciato a maggioranza semplice contro dette misure.
Articolo 14
1. Nei casi in cui si fa riferimento alla procedura definita nel presente articolo, il comitato è immediatamente consultato dal presidente, su iniziativa di quest'ultimo o su richiesta di uno stato membro.
2. In seno al comitato, ai voti degli stati membri è attribuita la ponderazione di cui all'articolo 148, paragrafo 2, del trattato. Il presidente non partecipa alla votazione.
3. Il rappresentante della Commissione presenta un progetto delle misure da adottare. Il comitato esprime il proprio parere su tali misure entro un termine che il presidente può fissare in base all'urgenza dei problemi in esame. Esso si pronuncia alla maggioranza di quarantacinque voti.
4. La Commissione adotta le misure e ne assicura l'immediata applicazione, se sono conformi al parere del comitato. Se non sono conformi al parere del comitato o in mancanza di un parere, la Commissione presenta senza indugio al Consiglio una proposta relativa alle misure da adottare.
Il Consiglio adotta dette misure a maggioranza qualificata.
Se il Consiglio non procede all'adozione di misure entro tre mesi dalla data di presentazione della suddetta proposta, la Commissione adotta le misure proposte e ne assicura l'immediata applicazione, tranne nel caso in cui il Consiglio si sia pronunciato a maggioranza semplice contro dette misure.
Articolo 15
Fino all'adozione di un regime comunitario relativo alle importazioni di latte trattato termicamente in provenienza dai paesi terzi, le disposizioni nazionali applicabili a tali importazioni non devono essere più favorevoli di quelle che disciplinano gli scambi intracomunitari.
Articolo 16
Gli stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 1o gennaio 1989.
Articolo 17
Gli stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 5 agosto 1985.

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