Document ID: 31995R1645

REGOLAMENTO (CE) N. 1645/95 DELLA COMMISSIONE del 5 luglio 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di forni a microonde originari della Repubblica popolare cinese, della Repubblica di Corea, della Tailandia e della Malaysia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (2), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel dicembre 1993, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di forni a microonde originari della Repubblica popolare cinese, della Repubblica di Corea, della Tailandia e della Malaysia e ha iniziato un'inchiesta.
Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dal Groupement interprofessionnel des fabricants d'appareils d'équipement ménager (Gifam), per conto dei produttori che assertivamente effettuano una parte sostanziale della produzione complessiva di forni a microonde nella Comunità europea.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni del prodotto originario dei paesi summenzionati e al pregiudizio da esse derivante che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(2) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i denunzianti e ha dato alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite.
Numerosi produttori dai paesi interessati e un'organizzazione che rappresenta gli importatori nella Comunità (FTA, The Foreign Trade Association) hanno comunicato osservazioni scritte. Diverse parti hanno chiesto di essere sentite.
(3) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e ha ricevuto informazioni particolareggiate dai produttori comunitari denunzianti, da tre esportatori collegati ai produttori cinesi e da quattro produttori coreani, nonché da un produttore malese e da uno tailandese. Hanno inoltre comunicato informazioni particolareggiate un esportatore collegato ad un produttore coreano e al produttore tailandese, nonché 18 importatori, la maggior parte dei quali è collegata ai produttori coreani e malesi.
(4) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per la determinazione provvisoria e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società.
a) Produttori comunitari denunzianti
- AEG Hausgeräte AG, Germania (AEG)
- Candy Elettrodomestici Srl e la sua società di produzione Gasfire SpA, Italia (Candy),
- Groupe Moulinex SA, Francia (Moulinex),
- Thomson Electroménager SNC, Francia (Thomson).
È stata inoltre svolta un'inchiesta presso la sede della Compagnie européenne pour la fabrication d'enceintes à micro-ondes, Sarl (Cefemo), Francia, una joint venture che nel periodo dell'inchiesta era costituita da AEG, Thomson e Toshiba (Giappone).
Le prime due società hanno venduto forni a microonde prodotti nell'ambito della joint venture.
Dopo l'apertura del procedimento antidumping, la Toshiba ha deciso di cessare la produzione di forni a microonde in associazione con la Cefemo e di non collaborare all'inchiesta. Di conseguenza, nella valutazione della situazione dell'industria comunitaria non si è tenuto conto delle informazioni relative alla Toshiba (produzione, vendite, quote di mercato).
b) Esportatori dei prodotti cinesi
- Vergary Ltd, Hong Kong
- SMC Microwave Products Co. Ltd, Hong Kong
- SMC Microwave Products Co. Ltd. Isole Vergini britanniche, Hong Kong
c) Produttori coreani
- Daewoo Electronics Co. Ltd, Corea (Daewoo)
- LG Electronics Inc., Corea (LG) (4)
- Korea Nisshin Co. Ltd, Corea (Korea Nisshin)
- Samsung Electronics Co. Ltd, Corea (Samsung Korea)
d) Produttore malese
- Samsung Electronics (M) SDN.BDH, Malaysia (Samsung Malaysia)
e) Produttore tailandese
- Acme Industry Co. Ltd, Tailandia (Acme)
f) Esportatore nella Comunità dei prodotti di origine coreana e tailandese
- Imarflex Mfg. Co. Ltd, Giappone
g) Importatori collegati nella Comunità
- Daewoo Electronics SA, Francia
- LG Goldstar France Sarl, Francia
- LG Electronics UK Limited, Regno Unito
- LG Electronics Deutschland GmbH, Germania
- Samsung Electronics France, Francia
- Samsung Electronics GmbH, Germania
- Samsung Electronics Comercial Iberica SA, Spagna
- Samsung Electronics (UK) Limited, Regno Unito
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° ottobre 1992 e il 30 settembre 1993 (periodo dell'inchiesta).
(6) A causa del volume e della complessità dei dati raccolti ed esaminati, in particolare dato il numero elevato della parti interessate, la durata dell'inchiesta ha superato il normale periodo di un anno.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(7) I prodotti oggetto della denuncia, nei cui confronti è stato aperto il procedimento, sono i forni a microonde per uso domestico, di cui al codice NC 8516 50 00.
(8) I forni a microonde sono utilizzati per riscaldare oppure cuocere alimenti con l'impiego dell'energia elettromagnetica. In alcuni modelli il processo di cottura avviene con una combinazione di energia elettromagnetica e di elementi riscaldanti tradizionali.
(9) È stato stabilito che esistono diversi modelli di forni a microonde, in particolare per quanto riguarda le seguenti caratteristiche principali:
- capacità;
- funzioni:
- unicamente energia elettromagnetica (microonde), ovvero con una sola funzione;
- energia elettromagnetica con un grill, ovvero con due funzioni;
- energia elettromagnetica con un grill e con un forno classico, ovvero forno combinato oppure con tre funzioni;
- sistema operativo, che può essere meccanico o elettronico; e
- funzioni supplementari, quali regolazione della potenza, diversa potenza di uscita, timer e memorizzazione dei programmi di cottura.
Tutti i forni a microonde, che hanno caratteristiche di base simili, ai fini del presente procedimento sono considerati come un unico prodotto comprendente una vasta gamma di modelli, dai tipi più semplici e a basso prezzo a quelli complessi e di prezzo elevato. Tra i diversi modelli o gruppi di modelli non può essere tracciata una netta linea di demarcazione.
Nonostante le differenze sopra elencate, tutti i forni a microonde hanno infatti la stessa funzione, sono sostanzialmente intercambiabili, sono direttamente concorrenziali e non possono essere distinti come prodotti diversi sul mercato.
In base ai risultati dell'inchiesta, è stato concluso che tutti i forni a microonde esportati dai quattro paesi interessati rientrano nella gamma di modelli del prodotto sopra descritto.
(10) È stato esaminato se i forni a microonde venduti sui mercati interni fossero prodotti simili a quelli venduti dall'industria comunitaria. Dall'inchiesta è emerso che i diversi forni a microonde venduti sul mercato interno della Corea, che è stata scelta come paese analogo ad economia di mercato per stabilire il valore normale relativo alla Cina, erano generalmente, nonostante alcune differenze in termini di tensione, di design o di disponibilità di funzioni specifiche quali i sensori del peso o dei gas, identici o simili ai forni a microonde prodotti e venduti dall'industria comunitaria per quanto riguarda caratteristiche fisiche, applicazioni e impieghi.
I produttori della Malaysia e della Tailandia che hanno collaborato non hanno effettuato vendite nei rispettivi mercati interni e di conseguenza non erano disponibili informazioni tecniche sui forni a microonde venduti in tali mercati.
È stato inoltre stabilito che i forni a microonde esportati nella Comunità dai quattro paesi interessati avevano caratteristiche tecniche di base simili o identiche a quelle dei forni prodotti e venduti nella Comunità.
La Commissione considera quindi che i forni a microonde prodotti e venduti nella Comunità siano prodotti simili ai forni a microonde venduti in Corea e a quelli importati dalla Repubblica popolare cinese, dalla Corea, dalla Malaysia e dalla Tailandia ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in seguito denominato « il regolamento di base »).
C. DUMPING
a) Repubblica popolare cinese
1) Osservazioni generali
(11) Dall'inchiesta svolta per i forni a microonde esportati dalla Cina è risultato che il volume delle esportazioni comunicato dai due produttori situati in Cina che hanno collaborato era sensibilmente superiore al volume delle importazioni dalla Cina indicate nelle statistiche della Comunità per il periodo dell'inchiesta. La Commissione non ha potuto individuare con certezza il motivo di tale discrepanza, ma, in considerazione dei canali di esportazione sotto specificati, sembra molto probabile che alcune delle esportazioni indicate dai due produttori cinesi ed effettuate attraverso le loro società di Hong Kong siano state effettivamente dichiarate come originarie di Hong Kong al momento dell'importazione nella Comunità. Le statistiche comunitarie sulle importazioni indicano effettivamente che le importazioni dichiarate come originarie di Hong Kong nel periodo dell'inchiesta ammontavano a 51 000 unità, un quantitativo lievemente inferiore alla discrepanza succitata.
Da tale divergenza si rileva quindi che in alcune circostanze le dichiarazioni effettuate dagli importatori nella Comunità non erano corrette e che le importazioni dichiarate come originarie di Hong Kong devono essere oggetto di particolare attenzione.
2) Valore normale
(12) Dato che, ai fini del presente procedimento antidumping, la Cina è considerata come un paese non avente un'economia di mercato, la Commissione ha stabilito il valore normale corrispondente in funzione del valore normale determinato in un paese analogo, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base. Come risulta dall'avviso di apertura, la Commissione ha esaminato se la Corea poteva essere scelta come paese analogo e ha concluso che questa scelta era appropriata e sufficientemente giustificata, in considerazione delle seguenti caratteristiche del mercato e dei produttori che in esso operano:
- in termini di volume, l'entità del mercato interno coreano supera in misura considerevole le esportazioni nella Comunità dalla Cina,
- questo mercato è sufficientemente competitivo poiché in esso operano numerosi fornitori di dimensioni considerevoli,
- i produttori coreani possono accedere facilmente ai principali componenti dei forni a microonde, poiché essi stessi sono tra i principi fornitori di componenti sul piano mondiale,
- questi produttori fabbricano alcuni dei principali componenti di base quali il magnetron (a questo proposito, nell'inchiesta è stato confermato che i produttori cinesi interessati acquistavano questi componenti sul mercato mondiale, in cui i fornitori coreani hanno una parte rilevante).
Sono stati inoltre presi in considerazione i seguenti elementi relativi al mercato e ai produttori coreani:
- dall'inchiesta è risultato che la Corea è uno dei principali produttori di forni a microonde a livello mondiale,
- data l'entità della loro produzione complessiva, si può ritenere che i produttori coreani siano efficienti in termini di costi, e
- alcuni di questi produttori sono aziende completamente integrate.
Nessuna parte interessata ha inoltre proposto un altro paese analogo.
(13) Una società cinese ha affermato che la Corea poteva essere inadatta, in considerazione del sistema di distribuzione degli elettrodomestici sul mercato interno che è descritto nella denuncia.
La denuncia affermava che, data la struttura del mercato degli elettrodomestici in generale, l'entità dei margini per la distribuzione poteva essere considerata eccezionalmente elevata. La denuncia, tuttavia, non esaminava in modo approfondito la situazione dei produttori coreani di elettrodomestici e le loro vendite nella rete di distribuzione. La Commissione ha esaminato l'attività di questi produttori e, dopo aver verificato accuratamente tutti i dati presentati in merito alle vendite sul mercato interno, ha accertato che il mercato coreano è regolato dai principi dell'economia di mercato e ha dimensioni considerevoli. Come risulta da quanto segue, la Commissione ha comunque applicato nei confronti dei produttori coreani alcuni adeguamenti per tener conto delle differenze relative ai valori normali e ai prezzi all'esportazione che incidono sulla loro comparabilità e in particolare delle differenze relative alle caratteristiche fisiche, agli oneri all'importazione e alle imposte indirette, nonché alle spese di vendita. Si è tenuto conto di questi adeguamenti per stabilire il valore normale relativo al paese analogo.
È stato quindi concluso che la Corea è il paese analogo più appropriato ai fini della determinazione del valore normale dei forni a microonde esportati dalla Cina.
(14) Il valore normale per i singoli modelli esportati dalla Cina, secondo il metodo scelto per la determinazione del valore normale dei produttori coreani interessati (vedi punti 18-25), è stato costruito oppure è stato stabilito in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili sul mercato interno della Corea per modelli direttamente comparabili, in funzione delle principali caratteristiche dei forni a microonde descritte nel punto 9. Il valore normale costruito è stato ottenuto in base a tutti i costi di produzione sostenuti in Corea, comprendenti anche un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita, ai quali è stato aggiunto un adeguato margine di profitto. Per ciascun modello esportato dai produttori cinesi sono stati trovati modelli direttamente comparabili di almeno due o tre produttori coreani. Il valore normale di ciascun modello delle società cinesi è stato quindi calcolato come la media ponderata dei valori normali dei modelli direttamente comparabili dei produttori coreani.
3) Prezzo all'esportazione
(15) Per stabilire il prezzo all'esportazione la Commissione ha preso in esame tutte le transazioni effettuate nel periodo dell'inchiesta che sono state comunicate dai produttori cinesi. La Commissione ha dovuto tener conto del fatto che non esisteva alcun prezzo del prodotto cinese venduto per l'esportazione nella Comunità dal paese d'origine, dato che tutte le vendite all'esportazione erano avvenute attraverso le organizzazioni di vendita collegate situate ad Hong Kong. Il prezzo all'esportazione è stato quindi calcolato in base al prezzo al quale il prodotto in questione è stato rivenduto dalle società di vendita di Hong Kong agli acquirenti indipendenti nella Comunità, secondo la prassi normalmente seguita dalle istituzioni comunitarie. Ai fini della determinazione del prezzo all'esportazione si è tenuto conto di un margine del 5 %. Secondo le informazioni presentate dalle società di vendita, questo margine corrisponde ai costi sostenuti per le operazioni di esportazione svolte a Hong Kong.
4) Confronto
(16) Per quanto riguarda le differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, nel confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione relativo alle esportazioni dalla Cina sono stati applicati anche gli adeguamenti chiesti dai produttori coreani interessati e che sono stati considerati giustificati e significativi a noma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera c) del regolamento di base riguardo al mercato coreano. Gli adeguamenti applicati riguardano le differenze relative alle caratteristiche fisiche, agli oneri all'importazione e alle imposte indirette, nonché alle spese di vendita, secondo quanto è esposto nel punto 31. Il valore normale dei singoli modelli frano frontiera coreana è stato confrontato con i prezzi all'esportazione franco frontiera cinese in base a ciascuna transazione.
5) Margine di dumping
(17) Dal confronto risultava l'esistenza di pratiche di dumping riguardo alle importazioni di forni a microonde originari della Cina considerate complessivamente. La media ponderata del margine di dumping stabilito per le importazioni di forni a microonde originari della Cina, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è del 20,8 %.
Una società ha chiesto un trattamento individuale. Dall'inchiesta è tuttavia emerso che si trattava di una joint venture tra una società di Hong Kong e due società cinesi. L'analisi particolareggiata dello statuto sociale della joint venture effettuata dalla Commissione ha messo in evidenza il fatto che le autorità cinesi sono implicate, in forma diretta o indiretta, di fatto o a titolo contrattuale, nella produzione e nelle vendite di forni a microonde. Secondo la prassi normalmente seguita dalla Commissione, è stato ritenuto opportuno non applicare il trattamento individuale chiesto dall'esportatore di Hong Kong nel presente procedimento riguardo alle esportazioni nella Comunità di forni a microonde originari della Repubblica popolare cinese.
Inoltre, in base alla valutazione dei quantitativi delle importazioni esposta nel punto 11, la Commissione ritiene che tutti i produttori cinesi che hanno esportato nella Comunità nel periodo dell'inchiesta abbiano collaborato e che pertanto le informazioni da essi comunicate possano essere utilizzate per elaborare le conclusioni relative al dumping.
b) Corea
1) Valore normale
(18) Alcuni produttori coreani hanno indicato il costo dei componenti utilizzati nei modelli esportati senza inserire all'importazione e le imposte indirette che dovrebbero normalmente gravare su questi componenti quando sono incorporati nei forni a microonde destinati al consumo in Corea. In tal caso, per calcolare il costo di produzione sostenuto per i forni a microonde venduti sul mercato interno, ai costi dei materiali è stato aggiunto un importo adeguato.
(19) Per la determinazione del valore normale relativo ai produttori coreani, la Commissione ha esaminato in primo luogo se le vendite complessive di questi produttori sul mercato interno fossero rappresentative rispetto alle corrispondenti esportazioni nella Comunità.
Dall'esame è risultato che tre società vendevano sul mercato interno quantitativi nettamente superiori al 5 % delle vendite all'esportazione e che la quarta società non vendeva forni a microonde sul mercato interno.
Per quest'ultima società il valore normale è stato quindi calcolato, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione del costo di produzione dei modelli di forni a microonde esportati nella Comunità. Per calcolare il valore normale si è tenuto conto di tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti in Corea per i materiali e la produzione, ai quali è stato aggiunto un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e un congruo margine di profitto. A questo proposito è stato stabilito che una società collegata del produttore in questione al di fuori della Corea si occupava delle attività di ricerca e sviluppo relative ai forni a microonde fabbricati in Corea. Per costruire il valore normale si è quindi tenuto conto anche di questi costi. Dato che la società in questione non effettuava vendite sul mercato interno, le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto sono stati stabiliti rispetto alla media delle altre società coreane che realizzavano vendite remunerative sul mercato interno, secondo quanto è esposto in appresso.
(20) Per le tre società che vendevano forni a microonde sul mercato interno, la Commissione ha esaminato se queste vendite si svolgessero generalmente nel corso di normali operazioni commerciali, ovvero se fossero globalmente remunerative e se i prezzi fossero stabiliti in condizioni concorrenziali.
La redditività delle vendite di forni a microonde è stata stabilita in funzione dei modelli più venduti di ciascun produttore, che rappresentavano oltre l'85 % delle rispettive vendite complessive sul mercato interno. In considerazione dei numerosissimi modelli venduti sul mercato interno da ciascun produttore, talvolta in piccoli quantitativi per i singoli modelli, questo metodo è stato considerato il più adatto e rappresentativo.
La valutazione è stata inoltre fatta in funzione delle informazioni comunicate dalle società sui costi complessivi di produzione sostenuti per i prodotti venduti sul mercato interno. Quando, dopo le verifiche, è risultato che le informazioni comunicate erano incomplete i costi di produzione sono stati opportunamente modificati.
Dall'esame svolto per stabilire se le vendite fossero effettuate in normali condizioni commerciali è risultato che un produttore non aveva realizzato vendite remunerative sul mercato interno. È stato quindi concluso che le vendite di questo produttore sul mercato interno non si erano svolte nel corso di normali operazioni commerciali e che il valore normale corrispondente doveva essere calcolato a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base. A tal fine è stato utilizzato il costo di fabbricazione di tale produttore, al quale sono state aggiunte le spese generali, amministrative e di vendita sostenute per i prodotti venduti sul mercato interno. Per la determinazione del valore normale è stato usato il tasso di profitto medio delle altre due società che avevano venduto il prodotto simile nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato coreano.
(21) Per le due società suddette la Commissione ha esaminato se i singoli modelli di forni a microonde fossero venduti nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno. A questo proposito la Commissione ha stabilito quale percentuale delle vendite complessive di ciascun modello fosse effettuata a prezzi remunerativi. Quando tutte le vendite oppure almeno l'80 % delle vendite complessive di ciascun modello erano remunerative, per determinare il valore normale corrispondente sono stati utilizzati i prezzi di vendita medi, a condizione che il modello in questione fosse comparabile a quello esportato. Quando la percentuale delle vendite remunerative era compresa tra il 20 % e l'80 % delle vendite complessive, la Commissione ha stabilito il valore normale unicamente in base alla media delle vendite remunerative.
Quando le vendite remunerative di un modello erano inferiori al 20 % delle vendite complessive, i prezzi non sono stati utilizzati per determinare il valore normale.
(22) Con tale valutazione delle vendite remunerative sul mercato interno secondo i modelli, la Commissione ha stabilito per ciascuna società interessata il margine di profitto realizzato sulle vendite effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. I margini di profitto specifici sono stati utilizzati, quando era necessario, per stabilire il valore normale costruito per ciascuna delle due società, mentre la media ponderata del margine di profitto delle due società è stata utilizzata per calcolare il valore normale relativo alle altre due società che non avevano venduto il prodotto in questione sul mercato interno (vedi punto 19) o che non avevano effettuato vendite remunerative (vedi punto 20).
(23) Per determinare il valore normale relativo alle due società le cui vendite sul mercato interno erano remunerative, la Commissione ha esaminato le osservazioni da esse presentate sui modelli venduti sul mercato interno che, in termini di caratteristiche fisiche, erano assertivamente identici o direttamente comparabili ai modelli venduti per l'esportazione nella Comunità. Alla luce di queste osservazioni, i produttori in questione avevano concluso che il valore normale doveva esser stabilito esclusivamente in base ai prezzi pagati o pagabili nel corso di normali operazioni commerciali. La Commissione ha esaminato se i modelli fossero comparabili alla luce di quattro criteri, ovvero capacità, funzioni (una, due o tre funzioni, vedi punto 9), sistema operativo (meccanico o elettronico) e altre caratteristiche dei modelli venduti sul mercato e di quelli esportati. Quando, in base ai risultati di questo esame, la Commissione ha stabilito che la domanda era accettabile e che le vendite si erano svolte nel corso di normali operazioni commerciali, il valore normale è stato stabilito in base alla media dei prezzi di vendita sul mercato interno.
(24) Per numerosi modelli assertivamente comparabili la Commissione ha tuttavia stabilito quanto segue:
- in alcuni casi i modelli differivano per almeno una delle principali caratteristiche, quali capacità, funzioni e sistema operativo (vedi punto 9);
- in altri casi i produttori avevano affermato che i modelli erano identici oppure comparabili, chiedendo al tempo stesso per i modelli in questione adeguamenti sostanziali per l'effettivo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione. Tutti gli adeguamenti chiesti in questi casi si riferivano alle differenze relative ai costi di produzione di tali modelli e rappresentavano una parte considerevole del costo di produzione complessivo. La Commissione ha concluso che questo elemento da solo fosse sufficiente per dimostrare che questi modelli non potevano essere considerati identici o comparabili.
(25) Alla luce di quanto precede la Commissione ha ritenuto opportuno applicare il seguente metodo:
- nei casi in cui i produttori non hanno presentato prove conclusive della comparabilità dei modelli, la Commissione ha utilizzato le informazioni comunicate su altri modelli per stabilire se sul mercato interno fossero venduti modelli comparabili; quando esistevano modelli comparabili, il valore normale è stato stabilito in base ai relativi prezzi di vendita sul mercato interno;
- in mancanza di modelli comparabili venduti sul mercato interno, il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base. I valori normali sono stati calcolati in funzione di tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti in Corea per il materiale e la fabbricazione, ai quali è stato aggiunto un importo per le spese generali, amministrative e di vendita. È stato utilizzato il tasso di profitto specifico realizzato dalla società interessata sulle vendite effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali.
2) Prezzo all'esportazione
(26) Per ciascun produttore, il prezzo all'esportazione è stato determinato in base ad oltre l'85 % del volume complessivo delle esportazioni, prendendo in considerazione i modelli più venduti. Come è stato fatto per il valore normale, è stato considerato necessario applicare questo metodo in considerazione dei numerosi modelli venduti per l'esportazione in piccoli quantitativi. Questo metodo è stato considerato rappresentativo poiché teneva conto di un volume sostanziale delle esportazioni complessive.
(27) Quando le vendite all'esportazione sono state fatte direttamente ad importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi pagati o pagabili dagli importatori suddetti.
(28) Quando le vendite all'esportazioni sono state fatte a società comunitarie collegate al produttore, che hanno importato il prodotto nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base ai prezzi di rivendita applicati dagli importatori collegati al primo acquirente indipendente nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base. A tal fine si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, compreso il dazio doganale e di un margine di profitto del 5 % sul giro d'affari, che è stato considerato equo alla luce delle informazioni comunicate alla Commissione nel presente procedimento e in procedimenti precedenti sullo stesso settore commerciale.
(29) Quando le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita comunicate dagli importatori collegati non corrispondevano ai costi effettivamente sostenuti da queste società per la rivendita dei forni a microonde nella Comunità oppure non tenevano conto dei costi relativi a queste vendite che erano sostenuti o rimborsati dai produttori/esportatori, nel calcolo dei prezzi all'esportazione sono stati inseriti i costi corrispondenti, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
3) Confronto
(30) Il valore normale per ciascun modello, determinato con il metodo suesposto, è stato confrontato a livello franco fabbrica con il prezzo all'esportazione franco fabbrica prendendo in esame le singole transazioni.
(31) Ai fini di un equo confronto sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Sono stati applicati gli adeguamenti richiesti che sono stati considerati significativi e giustificati, a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base. Gli adeguamenti riguardavano le differenze relative alle caratteristiche fisiche, agli oneri all'importazione e alle imposte indirette, nonché alle spese di vendita.
(32) Nei confronti di una società che non aveva venduto i prodotti in questione sul mercato interno è stata applicata la media ponderata degli adeguamenti accordati alle altre società coreane rispetto alle loro vendite remunerative.
4) Margine di dumping
(33) Dal confronto risulta l'esistenza di pratiche di dumping riguardo alle importazioni del prodotto in questione originario della Corea.
(34) La media ponderata dei margini di dumping stabilita a titolo provvisorio per ciascun produttore coreano ed espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(35) Per i produttori/esportatori oppure per gli esportatori coreani che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
Poiché dal confronto tra i dati sulle esportazioni nella Comunità comunicati da tutti i produttori comunitari che hanno collaborato e le statistiche comunitarie sulle importazioni risultava un elevato livello di cooperazione, la Commissione ha stabilito che gli elementi disponibili più attendibili erano quelli accertati nell'inchiesta. Dato che, inoltre, non vi era motivo per ritenere che i produttori che non hanno collaborato avessero fatto ricorso a pratiche di dumping in misura inferiore al livello massimo riscontrato, la Commissione ha considerato che in questo caso si dovesse stabilire il margine di dumping più elevato che era stato determinato nel corso dell'inchiesta per un produttore che aveva collaborato. Questa impostazione è stata considerata necessaria per evitare di creare condizioni favorevoli all'elusione.
c) Malaysia
1) Valore normale
(36) Dall'inchiesta della Commissione è emerso che l'unico produttore malese che ha collaborato non ha venduto forni a microonde sul mercato interno. Il corrispondente valore normale è stato quindi costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base. Dato che per il mercato interno della Malaysia non erano disponibili informazioni relative alle vendite del prodotto simile da parte di altri produttori, né alle vendite effettuate nello stesso settore commerciale, la Commissione ha considerato che le spese generali, amministrative e di vendita e il tasso di profitto da utilizzare per costruire il valore normale dovevano essere stabiliti su « un'altra base equa ». A questo proposito la Commissione ha considerato opportuno prendere in considerazione le spese generali, amministrative e di vendita e il tasso di profitto stabiliti per le vendite remunerative in Corea. Questo metodo è stato considerato equo dato che nel presente procedimento antidumping il mercato coreano era l'unico nel quale siano state realizzate vendite remunerative del prodotto simile in quantitativi rappresentativi. Inoltre, come risulta nei punti 12 e 13, il mercato coreano è sufficientemente ampio e gli operatori economici interessati operano in condizioni di concorrenza. Infine il produttore malese interessato è una società interamente controllata da uno dei principali produttori coreani. Si può quindi supporre che il produttore malese avrebbe avuto una struttura dei costi e un comportamento analogo se avesse venduto i prodotti in questione sul mercato interno.
I valor normali dei modelli esportati sono stati quindi calcolati prendendo in considerazione tutti i costi di produzione, fissi e variabili, sostenuti dal produttore malese per i materiali e la fabbricazione, ai quali è stato aggiunto un importo per le spese generali, amministrative e di vendita e un equo margine di profitto pari a quello determinato per i produttori coreani che avevano effettuato vendite remunerative nel corso di normali operazioni commerciali, come risulta dai punti 19-22.
(37) I costi dei componenti utilizzati dal produttore malese per ciascun modello sono stati adeguati per tener conto degli oneri all'importazione e delle imposte indirette che dovrebbero normalmente gravare su questi componenti quando sono incorporati nei forni a microonde destinati al consumo in Malaysia, ma che non sono riscossi in quanto il produttore opera in una zona di libero scambio.
2) Prezzo all'esportazione
(38) In conformità del metodo impiegato per le esportazioni dagli altri paesi interessati, per determinare il prezzo all'esportazione è stato preso in considerazione oltre l'85 % di tutte le transazioni relative alle esportazioni realizzate nel periodo dell'inchiesta. Per le vendite dirette ad importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi pagati o pagabili.
(39) Quando le vendite all'esportazione sono state fatte a società comunitarie collegate al produttore, che hanno importato il prodotto nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base ai prezzi di rivendita applicati dagli importatori collegati al primo acquirente indipendente nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base. A tal fine si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, compreso il dazio doganale e di un margine di profitto del 5 % sul giro d'affari, che è stato considerato equo alla luce delle informazioni comunicate alla Commissione nel presente procedimento e in procedimenti precedenti sullo stesso settore commerciale.
(40) Quando le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita comunicate dagli importatori collegati non corrispondevano ai costi effettivamente sostenuti da queste società per la rivendita dei forni a microonde nella Comunità oppure non tenevano conto dei costi relativi a queste vendite che erano sostenuti o rimborsati dal produttore/esportatore, nel cacolo dei prezzi all'esportazione sono stati inseriti i costi corrispondenti, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
3) Confronto
(41) Il valore normale per ciascun modello, determinato con il metodo suesposto, è stato confrontato a livello franco fabbrica con il prezzo all'esportazione franco fabbrica prendendo in esame le singole transazioni.
(42) Ai fini di un equo confronto e dato che il valore normale era stato stabilito in base alle spese generali, amministrative e di vendita sostenute per le vendite remunerative sul mercato coreano e in base al margine di profitto relativo a tali vendite, al produttore malese sono stati applicati gli stessi adeguamenti che erano stati chiesti e ritenuti giustificati e significativi sul mercato coreano, a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base.
Sono stati applicati adeguamenti relativi alle differenze inerenti alle caratteristiche fisiche, agli oneri all'importazione e alle imposte indirette in conformità dell'effettiva situazione in Malaysia, nonché alle spese di vendita.
4) Margine di dumping
(43) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda le importazioni del prodotto in questione originario della Malaysia.
(44) La media ponderata del margine di dumping stabilito a titolo provvisorio per il produttore malese, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(45) Come è avvenuto per la Corea (vedi punto 35), per i produttori o gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestati il dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
Dai dati relativi alle esportazioni nella Comunità comunicati dall'unico produttore malese che ha collaborato e dalle statistiche comunitarie sulle importazioni risultava un elevato livello di collaborazione. È stato quindi considerato opportuno applicare in questo caso il dumping determinato per l'unico produttore che ha collaborato.
È stato inoltre considerato necessario applicare questo metodo per evitare di creare condizioni favorevoli all'elusione.
d) Tailandia
1) Valore normale
(46) Come è stato stabilito per la Malaysia (vedi punto 36), la Commissione ha accertato che l'unico produttore tailandese che ha collaborato non ha venduto forni a microonde oppure prodotti che rientrino nello stesso settore commerciale sul mercato interno. Di conseguenza, per stabilire il valore normale è stato applicato lo stesso metodo seguito per il produttore malese.
(47) I costi dei componenti utilizzati dal produttore tailandese per ciascun modello sono stati adeguati per tener conto degli oneri all'importazione e delle imposte indirette che dovrebbero normalmente gravare su questi componenti quando sono incorporati nei forni a microonde destinati al consumo in Tailandia, ma che non sono riscossi in quanto il produttore opera in una zona di libero scambio.
2) Prezzo all'esportazione
(48) Per determinare il prezzo all'esportazione è stato preso in considerazione oltre l'85 % di tutte le transazioni relative alle esportazioni realizzate nel periodo dell'inchiesta. Dato che tutte le vendite del produttore tailandese per l'esportazione nella Comunità sono state fatte direttamente ad importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi pagati o pagabili.
3) Confronto
(49) Il valore normale per ciascun modello, determinato con il metodo suesposto, è stato confrontato a livello franco fabbrica con il prezzo all'esportazione franco fabbrica prendendo in esame le singole transazioni.
(50) Ai fini di un equo confronto e dato che il valore normale era stato stabilito in base alle spese generali, amministrative e di vendita sostenute per le vendite remunerative sul mercato coreano e in base al margine di profitto relativo a tali vendite, al produttore tailandese sono stati applicati gli stessi adeguamenti che erano stati chiesti e ritenuti giustificativi sul mercato coreano, a norma dell'articolo 2, paragrafo 9 e 10 del regolamento di base. Sono stati applicati adeguamenti relativi alle differenze inerenti alle caratteristiche fisiche, agli oneri all'importazione e alle imposte indirette in conformità dell'effettiva situazione in Tailandia, nonché alle spese di vendita.
4) Margine di dumping
(51) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda le importazioni del prodotto in questione originario della Tailandia.
(52) La media ponderata del margine di dumping stabilito a titolo provvisorio per il produttore tailandese, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(53) Per i prodotti o gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestati il dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
(54) Dato che, a differenza di quanto è risultato per Corea e Malaysia, dal confronto tra i dati del produttore tailandese che ha collaborato relativi al volume delle esportazioni nella Comunità e le statistiche comunitarie sul volume delle importazioni risulta un elevato livello di non cooperazione, che è stato confermato anche da altre informazioni ricevute nel corso dell'inchiesta, la Commissione ha considerato che era necessario evitare qualsiasi possibilità di elusione.
A causa della mancata cooperazione non sono disponibili informazioni sulle attività di esportazione dei produttori che non si sono manifestati e dalle statistiche sulle importazioni non si possono trarre conclusioni sui prezzi all'esportazione. È stato quindi considerato che i dati disponibili più attendibili fossero quelli stabiliti nel corso dell'inchiesta nei confronti del produttore che ha collaborato. Dato che, alla luce di quanto precede, non vi era motivo per ritenere che i produttori che non hanno collaborato avessero fatto ricorso a pratiche di dumping in misura inferiore al livello massimo riscontrato, è stato considerato adeguato a tal fine il maggior margine di dumping ponderato determinato riguardo ad un segmento di forni microonde nel quale il produttore tailandese che ha collaborato ha effettuato esportazioni significative.
(55) Questo metodo è stato considerato necessario per evitare di premiare la mancata collaborazione.
(56) Il margine di dumping determinato a titolo provvisorio per tutte le altre esportazioni dalla Tailandia, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è del 31,8 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(57) Dall'inchiesta svolta è risultato che le società operanti nel settore della produzione o dell'assemblaggio di forni a microonde nella Comunità possono essere divise in quattro categorie:
- società denunzianti;
- società con sede nella Comunità e con capitale per la maggior parte comunitario che non hanno sostenuto la denuncia, alcune delle quali, secondo le informazioni ricevute nel presente procedimento antidumping, hanno importato considerevoli quantitativi di forni a microonde dai paesi interessati;
- società con sede nella Comunità, con capitale per la maggior parte non comunitario, che non sono collegate ai produttori di forni a microonde assertivamente oggetto di dumping dei paesi esportati e che non hanno collaborato all'inchiesta;
- società con sede nella Comunità che sono collegate ad alcuni produttori di forni a microonde assertivamente oggetto di dumping dei paesi esportatori e che non hanno collaborato all'inchiesta.
(58) Per definire l'industria comunitaria sono stati utilizzati tanto i dati ottenuti da analisi di mercato (per esempio riguardo alla produzione delle società che non hanno collaborato oppure che non hanno sostenuto la denuncia) quanto le informazioni ricevute nelle risposte ai questionari, dato che non tutte le società suddette operanti sul mercato comunitario hanno collaborato all'inchiesta. Occorre precisare che è stato possibile verificare le informazioni ricevute da diverse fonti e che quindi la valutazione è complessivamente attendibile.
(59) La Commissione ha esaminato se fosse opportuno escludere dalla definizione di industria comunitaria alcune delle società operanti nella Comunità per valutare se le società denunzianti effettuavano una parte notevole della produzione comunitaria complessiva, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
Occorre precisare che l'articolo 4, paragrafo 5 non stabilisce che debbano essere automaticamente esclusi i produttori comunitari collegati agli esportatori oppure ai produttori di paesi terzi oppure i produttori che importano i prodotti assertivamente oggetto di dumping, bensì impone alle istituzioni comunitarie l'obbligo di considerare nei singoli casi se sia giustificata l'esclusione dei produttori che si trovino in tale situazione.
La Commissione ha considerato tra l'altro se le società operanti nella Comunità integravano la loro attività di produzione o di assemblaggio nella Comunità con importazioni supplementari, oppure se le società operavano in qualità di importatori con un'attività supplementare di produzione nella Comunità relativamente limitata.
(60) Per quanto riguarda le società denuzianti, la Commissione ha accertato che nessuna di esse aveva importato forni a microonde dai paesi esportati interessati nel periodo dell'inchiesta.
(61) Riguardo alle società operanti nella Comunità e collegate alle società coreane, la Commissione ha considerato, secondo la prassi generalmente seguita in precedenza, che il rapporto con i produttori/esportatori interessati costituisse una forma di protezione contro gli effetti delle importazioni oggetto di dumping. In casi precedenti e in circostanze analoghe le istituzioni comunitarie hanno concluso che se tali società fossero state prese in considerazione nelle risultanze sul pregiudizio sarebbero stati distorti i dati generali sulla struttura dell'industria comunitaria. La Commissione ritiene quindi che le società in questione debbano essere escluse dalla definizione di industria comunitaria.
(62) Per lo stesso motivo, anche una società operante nella Comunità e collegata ad un produttore tailandese che non ha collaborato dovrebbe essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria.
(63) In base ai risultati delle analisi di mercato è stato accertato che le società con capitale per la maggior parte comunitario che non hanno collaborato hanno importato quantitativi sostanziali di forni a microonde dai paesi interessati. Tuttavia, in mancanza di informazioni precise sulla entità della loro attività di produzione di forni a microonde nella Comunità e per ottenere una stima attendibile della produzione comunitaria complessiva, che è necessaria per determinare se le società denunzianti costituiscono una parte notevole dell'industria comunitaria, nella fase attuale è stato deciso di non escludere queste società, applicando quindi il metodo più rigoroso per valutare la posizione delle società denunzianti.
(64) Per quanto riguarda infine le società operanti nella Comunità con un capitale per la maggior parte non comunitario, che non sono collegate ai produttori/esportatori dei prodotti assertivamente oggetto di dumping, in questa fase non è stato ritenuto necessario esaminare in modo particolareggiato se queste società facessero parte dell'industria comunitaria ai fini del presente procedimento antidumping. Infatti, anche se si considera che queste società appartengano all'industria comunitaria, le società per conto delle quali è stata presentata la denuncia e che hanno pienamente collaborato alla presente inchiesta hanno effettuato almeno il 60 % della produzione complessiva di forni a microonde da arte dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta e quindi rappresentano una parte notevole dell'industria comunitarie ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
Per la parte restante del documento, per « industria comunitaria » si intendono quindi unicamente le società comunitarie per conto delle quali è stata presentata la denuncia.
E. PREGIUDIZIO
a) Volume del mercato comunitario
(65) In base ai dati ottenuti nell'ambito del presente procedimento antidumping e da analisi di mercato generali, la Commissione ha stabilito che il consumo apparente complessivo di forni a microonde è diminuito da 7 130 000 unità nel 1989 a 4 830 000 unità nel 1990. Il calo sostanziale della domanda era dovuto al fatto che in tale periodo erano state diffuse informazioni su eventuali rischi per la salute derivanti dall'utilizzazione dei forni a microonde. A causa dell'incertezza del mercato alla fine del 1989 si sono accumulate notevoli scorte a livello della distribuzione e nel 1990 sono diminuite le vendite dei produttori. Dopo questa sensibile diminuzione il mercato si è ripreso raggiungendo 6 710 000 unità nel 1992 e 7 260 000 unità nel periodo dell'inchiesta, con un incremento del 50 % rispetto al 1990. Occorre osservare che, a parte il calo spettacolare nel 1990 e il corrispondente aumento nel 1991, il volume complessivo del mercato può essere considerato relativamente stabile.
Il consumo apparente è stato inoltre verificato in base alle informazioni ottenute da analisi di mercato e relative alle vendite di forni a microonde ai consumatori finali. Con i due metodi utilizzati per determinare il consumo di forni a microonde sul mercato comunitario si ottiene un risultato analogo riguardo all'entità del mercato, con differenze dovute alle scorte costituite presso produttori, importatori o intermediari.
b) Cumulo delle importazioni dai paesi interessati
(66) Secondo la prassi normalmente seguita dalle istituzioni comunitarie, la Commissione ha esaminato se gli effetti delle importazioni di forni a microonde dai quattro paesi interessati, per quanto riguarda l'industria comunitaria, dovessero essere analizzati cumulativamente e a tal fine ha preso in considerazione i seguenti criteri:
- livello assoluto e relativo delle importazioni nel periodo dell'inchiesta,
- comparabilità dei prodotti importati in termini di caratteristiche fisiche e intercambiabilità degli impieghi finali e
- analogia del comportamento sul mercato.
Nel periodo dell'inchiesta le importazioni dalla Cina, dalla Corea dalla Malaysia e dalla Tailandia, considerando ogni paese singolarmente, riguardavano quantitativi rilevanti rispetto alla produzione comunitaria.
Riguardo alla comparabilità dei prodotti importati, l'inchiesta ha confermato che i forni a microonde originari dei paesi interessati sono prodotti simili a quelli venduti dall'industria comunitaria, come è stato stabilito nel punto 10.
Dall'inchiesta è infine emerso che i prezzi dei prodotti importati originari dei quattro paesi erano inferiori a quelli applicati dall'industria comunitaria.
(67) Due produttori coreani hanno affermato che le importazioni dalla Corea non dovevano essere considerate cumulativamente con le importazioni dagli altri paesi, dato che queste importazioni erano diminuite tra il 1989 e il 1992 e che i prezzi medi dei forni a microonde di origine coreana erano sensibilmente superiori a quelli degli stessi prodotti importati dagli altri paesi interessati.
La Commissione conferma che le importazioni dalla Corea hanno avuto un calo sostanziale, passando da 1 830 000 unità nel 1989 a 1 110 000 unità nel 1990.
Questa diminuzione temporanea del volume delle importazioni corrisponde semplicemente alla sostanziale flessione del consumo nella Comunità provocata dai pretesi rischi per la salute derivanti dall'impiego dei forni a microonde (vedi punto 65). Alla luce tuttavia del successivo andamento delle importazioni dalla Corea, che nel periodo dell'inchiesta aveva una quota di mercato del 24,4 %, il cumulo è considerato appropriato.
La Commissione ha inoltre stabilito che i prezzi dei forni a microonde originari della Corea erano conformi ai prezzi dei prodotti originari degli altri paesi soggetti al presente procedimento e che quindi erano sostanzialmente inferiori a quelli applicati dall'industria comunitaria.
La Commissione ritiene quindi che nella presente inchiesta siano pienamente soddisfatte le condizioni richieste per il cumulo delle importazioni di forni a microonde originari della Corea con quelle dagli altri paesi interessati.
(68) Il produttore malese ha sostenuto che le importazioni dalla Malaysia non dovevano essere cumulate con quelle degli altri paesi interessati, dato che il volume annuo di importazioni dalla Malaysia e la corrispondente quota di mercato erano irrilevanti.
Nell'inchiesta la Commissione ha stabilito che le importazioni di forni a microonde originari della Malaysia, inesistenti nel 1991, sono rapidamente aumentate e hanno raggiunto un quantitativo sostanziale nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo la quota di mercato di queste importazioni è passata dallo 0 % al 2,7 % circa. In considerazione dell'andamento delle importazioni e del fatto che il produttore malese ha iniziato la sua attività nel 1991 dopo aver effettuato un notevole investimento in un impianto di grande capacità, le importazioni in questione non possono essere considerate irrilevanti. Inoltre i prezzi medi delle importazioni dalla Malaysia nella Comunità erano sostanzialmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
(69) Alla luce di quanto precede la Commissione conclude che, secondo la prassi normalmente seguita della Comunità, il cumulo delle importazioni dalla Cina dalla Malaysia, dalla Corea e dalla Tailandia è giustificato.
c) Volume e quote di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(70) Per stabilire il volume complessivo delle importazioni di forni a microonde dai quattro paesi interessati la Commissione ha utilizzato le informazioni presentate dai produttori cinesi, coreani e malesi che hanno collaborato al procedimento e ha utilizzato le statistiche Eurostat per le importazioni dalla Tailandia.
Il volume delle importazioni così determinato, considerato complessivamente, è diminuito da 2 170 000 unità nel 1989 a 1 560 000 unità nel 1990, aumentando successivamente sino a 2 580 000 unità nel 1991, a 2 330 000 unità nel 1992 e infine a 3 050 000 unità nel periodo dell'inchiesta. Questa tendenza mette in evidenza l'instabilità delle importazioni, dovuta principalmente alle succitate fluttuazioni del consumo nella Comunità nel 1989 e nel 1990. È stato comunque accertato che le importazioni sono aumentate del 18 % tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta.
(71) In funzione dell'entità del mercato comunitario l'andamento del volume delle importazioni dai quattro paesi interessati, considerate complessivamente, corrisponde ad un aumento della quota di mercato dal 30,4 % nel 1989 al 32,3 % nel 1990, al 37,9 % nel 1991, al 34,7 % nel 1992 e al 42,0 % nel periodo dell'inchiesta.
d) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(72) In base ai risultati dell'inchiesta è stato accertato che nel periodo dell'inchiesta i prezzi dei forni a microonde originari dei paesi interessati erano sensibilmente inferiori ai prezzi applicati dall'industria comunitaria. Per determinare il margine di cui i prezzi dei produttori/esportatori erano inferiori a quelli applicati dall'industria comunitaria, la Commissione ha confrontato i prezzi di vendita applicati ad acquirenti indipendenti dall'industria comunitaria e dai produttori/esportatori interessati in quattro Stati membri (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Le vendite complessive sui mercati di questi Stati membri sono state considerate rappresentative per il mercato comunitario nel suo complesso in quanto costituivano oltre l'80 % di tutte le vendite nella Comunità.
(73) La Commissione ha inoltre tenuto conto delle principali caratteristiche dei forni a microonde (capacità, funzioni, sistema operativo, vedi punto 9) ai fini del confronto tra i prezzi e ha confrontato la media ponderata dei prezzi di vendita dei singoli modelli di ogni produttore/esportatore sul mercato di ciascuno dei quattro Stati membri suddetti con la media ponderata dei prezzi corrispondenti dei modelli comparabili dei produttori comunitari.
Dato che il confronto è stato fatto a livello « », sono stati applicati adeguamenti per i dazi pagati, nonché per le spese di assicurazione, nolo e trasporto interno nella Comunità quando le transazioni riguardavano vendite non effettuate a questo livello, bensì realizzate direttamente dai produttori/esportatori agli importatori indipendenti nella Comunità. Gli adeguamenti sono stati applicati in funzione delle informazioni ricevute nell'ambito del presente procedimento antidumping dagli altri produttori/esportatori interessati.
(74) Dal confronto dei prezzi è risultato che esistevano margini di sottoquotazione rilevanti per tutti i produttori situati nei paesi esportatori. La media ponderata del margine di sottoquotazione per paese esportatore era del 29 % per la Cina, era compresa tra il 21 % e il 31 % per la Corea e corrispondeva al 33 % per la Malaysia e al 40 % per la Tailandia.
e) Situazione dell'industria comunitaria
1) Osservazioni generali
(75) Per valutare la situazione dell'industria comunitaria occorre tener conto del fatto che le informazioni relative a produzione, capacità, vendite, quota di mercato e redditività riguardano l'industria comunitaria come era costituita nel periodo dell'inchiesta. Prima di questo periodo l'industria comunitaria aveva tuttavia subito numerosi cambiamenti che hanno inciso sugli indicatori economici esaminati nei punti seguenti:
- Una società appartenente all'industria comunitaria, la Moulinex, nel 1990 ha acquisito il controllo di un'altra società comunitaria, la Krups, che in precedenza non produceva forni a microonde. La Moulinex ha così acquisito una marca molto nota e una rete di distribuzione affermata che integrava quella di cui già disponeva.
- Alla fine del 1991 un'altra società appartenente all'industria comunitaria, la AEG, si è associata alla Cefemo, una joint venture costituita per la produzione di forni a microonde (vedi punto 4, produttori comunitari denunzianti) e ha iniziato la produzione e le vendite nel 1992. In tal modo una nuova società, che in precedenza aveva venduto, ma non fabbricato forni a microonde nella Comunità, ha iniziato la propria attività in qualità di produttore comunitario.
Di conseguenza, nel periodo 1991-1992 si poteva prevedere un aumento di alcuni indicatori economici quali produzione, volume delle vendite o quota di mercato, indipendentemente dalle eventuali influenze negative che possono essere stabilite nella presente inchiesta.
2) Produzione
(76) Tra il 1991 e il 1992 la produzione è passata da circa 1 500 000 unità a circa 1 700 000 unità, in seguito all'inizio dell'attività di un nuovo produttore comunitario ed è invece diminuita del 3 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta (circa 1 600 000 unità).
3) Capacità e utilizzazione degli impianti
(77) La capacità di produzione dell'industria comunitaria è passata da 1 500 000 unità circa nel 1989 a 2 500 000 unità nel 1992 ed è rimasta stabile per tutto il periodo dell'inchiesta. Come è stato fatto per il volume della produzione, questo andamento deve essere valutato alla luce dell'ingresso sul mercato di un nuovo produttore comunitario.
L'utilizzazione degli impianti è diminuita dal 76 % nel 1989 al 68 % nel 1991 e al 65 % nel periodo dell'inchiesta.
4) Vendite e quote di mercato
(78) Il volume delle vendite dei produttori denunzianti nella Comunità, espresso in unità, è aumentato da circa 1 100 000 unità nel 1989 a circa 1 500 000 unità nel 1992 e successivamente è rimasto stabile sino al periodo dell'inchiesta. Questo andamento generale non è tuttavia conforme all'espansione del mercato comunitario complessivo.
La quota di mercato dell'industria comunitaria, dopo essere passata dal 16 % nel 1989 al 24 % nel 1990, è successivamente scesa al 23 % nel 1992 e al 21 % nel periodo dell'inchiesta.
Questa flessione è avvenuta nonostante le iniziative attuate dall'industria comunitaria per consolidare la propria posizione sul mercato e nonostante la diminuzione dei prezzi.
5) Prezzi
(79) In base alla valutazione dei prezzi dell'industria comunitaria, effettuata per le categorie di forni a microonde specificate nel punto 9, i prezzi medi sul mercato comunitario sono costantemente diminuiti, con un calo superiore all'11 % dal 1991 sino alla fine del periodo dell'inchiesta.
6) Scorte
(80) Le scorte di forni a microonde dell'industria comunitaria, che erano diminuite del 23 % tra il 1989 e il 1990, sono in seguito sensibilmente aumentate sino al periodo dell'inchiesta.
7) Redditività
(81) I risultati finanziari dell'industria comunitaria per quanto riguarda le vendite di forni a microonde sul mercato comunitario si sono gravemente deteriorati, passando da una redditività media nel 1989-1991 a sostanziali e crescenti perdite finanziarie nel 1992 e nel periodo dell'inchiesta. I risultati finanziari, espressi in forma indicizzata prendendo come anno di riferimento il 1989, sono passati da 100,0 nel 1989 a 40,8 nel 1990 e da 133,4 nel 1991 a perdite pari a - 13,6 ne 1992. Nel periodo dell'inchiesta le perdite ammontavano a - 76,0. In termini assoluti le perdite subite nel periodo dell'inchiesta hanno raggiunto un livello tale da mettere in pericolo lo sopravvivenza dell'industria comunitaria. Nell'inchiesta è stato stabilito che il deterioramento dei risultati finanziari dell'industria comunitaria è provocato dal calo del giro d'affari relativo ai forni a microonde. In realtà le vendite dell'industria comunitaria e la corrispondente quota di mercato espresse in termini di volume sono diminuite in misura inferiore rispetto al valore delle vendite, dato che l'industria comunitaria ha tentato di adeguare i propri prezzi di vendita a quelli delle importazioni in questione. Come è stato stabilito nel punto 74, i prezzi di queste importazioni sono stati costantemente e sensibilmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Quest'ultima ha tentato di adeguarsi ai prezzi delle importazioni per salvaguardare la sua posizione sul mercato.
8) Investimenti
(82) Tra il 1989 e il 1992 gli investimenti sono stati considerevoli, dato che l'industria comunitaria cercava di aumentare l'efficienza e di consolidare la sua presenza sul mercato. Gli investimenti erano infatti rilevanti rispetto al giro d'affari complessivo e ai costi dell'industria comunitaria. A causa tuttavia del grave deterioramento dei risultati finanziari nel 1992 e nel periodo dell'inchiesta, in quest'ultimo periodo l'industria comunitaria non ha potuto mantenere gli investimenti allo stesso livello. Occorre precisare che, ai fini della presente valutazione, la Commissione non ha tenuto conto degli investimenti della AEG in qualità di nuovo produttore nella Comunità (vedi punto 75).
f) Argomentazioni relative al pregiudizio
(83) La maggior parte dei produttori/esportatori e la FTA hanno affermato che, poiché secondo le cifre contenute nella denuncia, le quote di mercato, le vendite e il volume di produzione dell'industria comunitaria sono aumentati, l'industria comunitaria non ha subito alcun pregiudizio.
A questo proposito è opportuno rilevare che la denuncia conteneva unicamente elementi di prova sufficienti e che le informazioni presentate sulle società operanti nella Comunità non distinguevano con precisione tra le società denunzianti e gli altri operatori. La Commissione ha esaminato in modo particolareggiato la situazione dei diversi operatori, come è esposto alla lettera D e in base ai risultati di questo esame ha stabilito quali operatori costituiscano l'industria comunitaria ai fini del presente procedimento. Occorre inoltre precisare che si può concludere che l'industria comunitaria subisce un pregiudizio anche se non tutti i fattori elencati nell'articolo 4, paragrafo 2 del regolamento di base hanno un andamento negativo. È infatti sufficiente che diversi fattori abbiano un andamento negativo. Come risulta da quanto sopra esposto, dall'inchiesta è emerso che l'industria interessata ha subito conseguenze negative rispetto a numerosi fattori sino alla fine del periodo dell'inchiesta, come si rileva tra l'altro dall'andamento della produzione, delle vendite e della quota di mercato.
g) Conclusione
(84) Nel corso dell'inchiesta è stato stabilito che l'industria comunitaria ha dovuto far fronte a crescenti importazioni di forni a microonde originari dai quattro paesi interessati, che si sono intensificate a decorrere dal 1992 e che sono state effettuate a prezzi nettamente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Nonostante i considerevoli investimenti volti ad aumentare la produttività, l'industria comunitaria ha subito un deterioramento dei risultati finanziari ed ha subito perdite sostanziali e crescenti.
Nonostante l'insediamento di un nuovo produttore e l'acquisizione di una marca e di una rete di distribuzione supplementare da parte di un altro produttore, dal 1992 in poi la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita e le scorte sono progressivamente aumentate.
In tali circostanze, alla luce dell'andamento negativo di tali indicatori economici, è stato concluso che l'industria comunitaria dei forni a microonde ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4 del regolamento antidumping di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
a) Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(85) L'aumento del volume e della quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping, a prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria, a partire dal 1991 hanno coinciso con il deterioramento dei risultati finanziari dell'industria comunitaria. Nello stesso tempo l'industria comunitaria, pur attuando una strategia di mercato, in particolare in materia di prezzi, che in circostanze normali avrebbe consolidato la sua posizione sul mercato, ha subito un calo progressivo della quota di mercato a decorrere dal 1992.
(86) Sono inoltre considerati particolarmente significativi i seguenti elementi.
- I prezzi di rivendita dei forni a microonde cinesi e malesi applicati al primo acquirente indipendente dagli importatori collegati (i produttori/esportatori tailandesi e cinesi non hanno effettuato vendite ad importatori collegati nel periodo dell'inchiesta), che offrivano la stessa gamma di modelli e utilizzavano gli stessi canali di distribuzione dell'industria comunitaria, sono mediamente diminuiti del 9 % tra il 1991 e la fine del periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo i prezzi dei forni a microonde venduti dall'industria comunitaria sono mediamente diminuiti dell'11 %. I prezzi medi di rivendita degli importatori collegati ai produttori/esportatori coreani e malesi dal 1991 in poi erano inferiori del 25 % circa alla media dei prezzi di rivendita dell'industria comunitaria.
- Nello stesso tempo, nonostante il considerevole calo dei prezzi medi dei forni a microonde venduti dall'industria comunitaria, a partire dal 1991 e benché i prezzi medi dei forni a microonde per le esportazioni dirette dai quattro paesi interessati agli acquirenti indipendenti nella Comunità siano rimasti relativamente stabili, i livelli significati di sottoquotazione dei prezzi che sono stati ancora riscontrati nel periodo dell'inchiesta mettono chiaramente in evidenza la depressione dei prezzi dell'industria comunitaria a decorrere dal 1991.
(87) È stato pertanto concluso che le importazioni oggetto di dumping dai quattro paesi interessati hanno considerevolmente contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
b) Altri fattori
(88) La Commissione ha esaminato se altri fattori, oltre alle importazioni in questione oggetto di dumping, ovvero le importazioni da altri paesi terzi, il comportamento dell'industria comunitaria stessa, l'andamento del mercato comunitario oppure altri elementi avessero provocato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
1) Importazioni da altri paesi
(89) Diversi produttori/esportatori hanno affermato che il presente procedimento antidumping è discriminatorio, dato che anche le importazioni di altri paesi terzi hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
A questo proposito occorre rilevare che le importazioni da altri paesi terzi, espresse in volume, tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta sono aumentate del 6 %, mentre il volume delle importazioni dai quattro paesi soggetti al procedimento sono aumentate del 18 % e il mercato comunitario è aumentato complessivamente, in volume, del 7 %. In conclusione, nonostante l'aumento della quota di mercato delle importazioni originarie da determinati paesi esaminato qui di seguito, nel periodo suddetto la quota di mercato complessiva delle importazioni nella Comunità dai paesi non soggetti al presente procedimento antidumping è diminuita.
Dall'esame della situazione dei singoli paesi che hanno esportato forni a microonde nella Comunità sono emerse le seguenti tendenze.
- Giappone: le importazioni sono costantemente diminuite dal 1991 in poi e la corrispondente quota di mercato è scesa al 5 % nel periodo dell'inchiesta.
- Svezia e Stati Uniti: a partire dal 1991 le importazioni da ambedue i paesi sono aumentate in misura superiore all'espansione del mercato. Nel periodo dell'inchiesta la quota di mercato delle importazioni dalla Svezia ha raggiunto l'8 % e quella delle importazioni dagli Stati Uniti era del 4 % circa.
- Altri paesi terzi (Turchia, Taiwan, Singapore, Hong Kong): le quote di mercato dei singoli paesi nella Comunità erano inferiori all'1 %.
(90) È stato stabilito che i prezzi medi all'importazione dei forni a microonde originari del Giappone, della Svezia e degli Stati Uniti erano sostanzialmente superiori ai prezzi all'importazione degli stessi prodotti originari dei paesi soggetti al presente procedimento antidumping. Per i tre paesi suddetti la Commissione non dispone inoltre di elementi che indichino che le importazioni in questione siano state fatte a prezzi di dumping.
2) Altri produttori comunitari che non hanno sostenuto la denuncia
(91) Si è certificato che la situazione delle società comunitarie che non hanno sostenuto la denuncia (vedi lettera D), è costantemente peggiorata a partire dal 1989. La loro quota di mercato, rispetto al 19 % nel 1989, è scesa al 14 % nel 1991 e ha subito un ulteriore flessione sino al 10 % nel periodo dell'inchiesta.
3) Comportamento dell'industria comunitaria
(92) Numerosi produttori situati nei paesi soggetti all'inchiesta hanno sostenuto che il pregiudizio assertivamente subito dall'industria comunitaria deve essere attribuito, almeno in parte agli errori dell'industria comunitaria e quindi non dovrebbe essere attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 395R1645.1
A questo proposito è stato sostenuto che le perdite finanziarie subite dall'industria comunitaria erano dovute all'acquisizione da parte della Moulinex di diverse società, in particolare della Krups e ai costi di finanziamento collegati a queste operazioni.
Dall'inchiesta svolta a questo proposito è risultato che l'aumento dei costi di finanziamento sostenuti dalla Moulinex a causa dell'acquisizione della Krups erano minimi e che in circostanze normali sarebbero stati compensati da un margine sulla crescente cifra d'affari attraverso i canali di distribuzione della Krups. Questa valutazione dell'industria comunitaria dal 1990 al 1991, come risulta dal punto 81. Le altre acquisizioni alle quali gli esportatori hanno fatto riferimento sono avvenute in periodi precedenti e non hanno avuto effetti negativi apparenti sui risultati finanziari nel periodo dell'inchiesta.
(93) In secondo luogo è stato affermato che gli impianti del principale produttore comunitario sono obsoleti e inefficienti. A questo proposito la Commissione ricorda che sono stati realizzati investimenti considerevoli in linee di produzione tecnologicamente avanzate sino al 1992.
(94) In terzo luogo è stato affermato che le fluttuazioni dei tassi di cambio, che nel 1992 sono state particolarmente rilevanti nella Comunità, hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
Benché non si possa negare che le fluttuazioni dei tassi di cambio, principalmente nel Regno Unito, in Spagna e in Italia, abbiano inciso sui risultati dell'industria comunitaria, dall'inchiesta è emerso che i mercati in questione, pur essendo significativi in termini di volume complessivo, non sono i mercati principali per l'industria comunitaria e che quindi l'effetto delle fluttuazioni è stato limitato.
c) Conclusione
(95) Alla luce di quanto precede e ai fini delle risultanze provvisorie, la Commissione ha concluso che, anche se è probabile che altri fattori secondari abbiano contribuito al pregiudizio, le importazioni oggetto di dumping dalla Cina, dalla Corea, dalla Malaysia e dalla Tailandia, esaminate isolatamente, hanno provocato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria, in considerazione dei prezzi eccessivamente bassi e della notevole e crescente quota di mercato.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(96) Le misure antidumping hanno l'obiettivo di eliminare gli effetti negativi sulle attività commerciali provocati dalle pratiche di dumping causa del pregiudizio e di ripristinare condizioni effettive di concorrenza che, in quanto tali, corrispondono all'interesse della Comunità.
(97) Nel presente procedimento è stato stabilito che, a causa delle importazioni oggetto di dumping, la sopravvivenza dell'industria comunitaria è minacciata, tra l'altro a causa della precarietà della sua situazione finanziaria. In mancanza di misure provvisorie tale situazione si aggraverebbe e i produttori comunitari denunzianti potrebbero essere costretti a rinunciare alla produzione di forni a microonde.
(98) È inoltre opportuno osservare che le conseguenze negative di questa situazione non colpirebbero unicamente il settore della produzione di forni a microonde, ma avrebbero anche una considerevole incidenza sui fornitori di componenti e di pezzi di ricambio. Sarebbe inoltre indirettamente colpito l'intero settore degli elettrodomestici, che perderebbe una parte rilevante della sua attività e non potrebbe più operare efficacemente sul piano della produzione e dei canali di distribuzione.
(99) Un esportatore ha affermato che l'istituzione di misure è contraria all'interesse della Comunità, dato che le importazioni dalla Corea sono una fonte di approvvigionamento alternativo e che se queste importazioni dovessero ridursi si limiterebbe la scelta sul mercato comunitario.
In considerazione del numero elevato di fornitori presenti sul mercato, operanti nella Comunità e nei paesi terzi, non sembra probabile che l'istituzione di misure al livello proposto possa limitare la gamma di forni a microonde disponibili per i consumatori oppure impedire la concorrenza leale in termini di prezzi tra le diverse marche. L'affermazione del produttore non sembra quindi giustificata.
(100) Le misure provvisorie potrebbero incidere sulla quota di mercato e sull'attività commerciale degli importatori che hanno in gran parte beneficiato dei prezzi bassi delle importazioni oggetto di dumping, ma queste conseguenze non sarebbero contrarie all'interesse comunitario nel suo complesso, dato che le misure dovrebbero avere effetti positivi per i distributori che hanno subito la concorrenza sleale.
(101) Una società collegata ad un esportatore interessato e che produce forni a microonde nella Comunità ha affermato di essere penalizzata senza alcuna giustificazione, poiché aveva effettuato ingenti investimenti nella Comunità. La Commissione non ritiene tuttavia che, per aver realizzato investimenti nella Comunità, il produttore in questione sia autorizzato ad importare a prezzi di dumping e quindi a provocare pregiudizio all'industria comunitaria, essendo al tempo stesso difeso contro le conseguenze di tali importazioni a causa del collegamento con l'esportatore.
(102) La Commissione ha quindi concluso che nell'interesse generale della Comunità devono essere istituite misure antidumping sulle importazioni di forni a microonde originari della Cina, della Corea, della Tailandia e della Malaysia.
H. DAZIO PROVVISORIO
(103) Per stabilire il livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping accertati e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(104) Dato che il pregiudizio si manifesta principalmente in forma di sottoquotazione e di depressione dei prezzi e di conseguenza con la diminuzione della quota di mercato e con gravi perdite finanziarie, per eliminare il pregiudizio è necessario che l'industria possa aumentare i prezzi sino ad un livello remunerativo, per ristabilire condizioni effettive di concorrenza.
Per calcolare l'aumento del prezzo necessario, la Commissione ha considerato che i prezzi effettivi delle importazioni dovevano essere confrontati con i prezzi di vendita corrispondenti ai costi di produzione dei produttori denunzianti, più un equo margine di profitto.
(105) A tal fine la Commissione ha utilizzato i costi di produzione dei produttori denunzianti, ai quali sono state aggiunte le spese generali, amministrative e di vendita. È stato inoltre considerato che un margine di profitto del 5 % sul giro d'affari fosse il margine minimo necessario affinché l'industria comunitaria potesse operare efficacemente.
La media ponderata dei prezzi di vendita effettivi applicati dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta è stata confrontata con i valori calcolati con il metodo suesposto e, secondo i casi, è stato aggiunto l'importo necessario per ottenere il margine di profitto minimo. I prezzi così ottenuti sono stati confrontati con i prezzi medi delle importazioni oggetto di dumping utilizzati per stabilire la sottoquotazione.
La differenza tra i due prezzi, espressa in media ponderata e in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, era nettamente superiore ai margini di dumping accertati per tutti i produttori interessati. I dazi provvisori dovrebbero quindi essere pari ai margini di dumping stabiliti.
(106) Per i motivi esposti nel punto 17, è stato stabilito un unico dazio per tutti i produttori della Repubblica popolare cinese.
(107) Per stabilire il livello del dazio relativo ai produttori della Repubblica di Corea che non hanno risposto al questionario, né si sono manifestati, è stato considerato opportuno, dato l'elevato grado di cooperazione, calcolare l'aliquota del dazio in base al margine di dumping più elevato determinato nei confronti di un produttore che aveva collaborato all'inchiesta relativa a questo paese (vedi punto 35).
Per la Malaysia è stato considerato opportuno stabilire l'aliquota del dazio in base al margine di dumping determinato nei confronti dell'unico produttore che ha collaborato (vedi punto 45).
Per i produttori tailandesi che non hanno risposto al questionario, né si sono manifestati altrimenti, è stato considerato opportuno, dato che l'inchiesta ha messo in evidenza un elevato livello di non cooperazione, stabilire l'aliquota del dazio in funzione del margine di dumping massimo accertato rispetto ad un segmento del mercato dei forni a microonde nel quale il produttore tailandese che ha collaborato ha effettuato un considerevole quantitativo di vendite all'esportazione (vedi punti 54-56).
(108) Alla luce di quanto precede devono essere istituiti i seguenti dazi antidumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria:
SPAZIO PER TABELLA
(109) A fini di buona amministrazione deve essere fissato un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo.
I. SVILUPPI SUCCESSIVI AL PERIODO DELL'INCHIESTA
(110) Nel dicembre 1994 una società situata in un nuovo Stato membro ha comunicato alla Commissione di aver acquisito uno dei due produttori cinesi di forni a microonde che avevano collaborato al presente procedimento. La società ha chiesto alla Commissione di prendere in considerazione questo elemento e ha affermato tra l'altro che l'istituzione di misure antidumping non era giustificata. La società ha inoltre affermato di non aver subito alcun pregiudizio e di produrre quantitativi sostanziali di forni a microonde nella Comunità ampliata. Qualora la Commissione dovesse comunque concludere che l'istituzione di misure è giustificata, la società ha chiesto che al produttore cinese in questione sia applicato un trattamento individuale.
Riguardo alle affermazioni della società suddetta, la Commissione ha espresso le osservazioni seguenti:
- Secondo la prassi normalmente seguita alla Commissione e confermata dalla Corte di giustizia, non si tiene conto degli elementi successivi al periodo dell'inchiesta. Infatti, conformemente alle disposizioni della legislazione antidumping della Comunità [articolo 7, paragrafo 1, lettera c) del regolamento di base] le conclusioni elaborate nei procedimenti antidumping si basano sulla situazione predominante nel periodo dell'inchiesta, generalmente un periodo di un anno che si conclude prima dell'apertura ufficiale del procedimento.
Con l'esame della situazione relativa ad un periodo determinato è possibile svolgere l'inchiesta particolareggiata, nonché la verifica e l'analisi delle affermazioni contenute nella denuncia in base a fatti accertabili, per elaborare conclusioni attendibili.
Se l'inchiesta non fosse limitata ad un periodo di riferimento specifico, le inchieste si prolungherebbero per un tempo indeterminato e non sarebbe possibile elaborare conclusioni in base ad informazioni verificate. Questo aspetto è particolarmente rilevante nella situazione in esame, in considerazione delle affermazioni della società.
- In base alle informazioni non verificate relative al livello di produzione della società in questione, le società denunzianti rappresentano tuttora una parte considerevole dell'industria comunitaria, in quanto effettuano oltre il 40 % della produzione complessiva. A questo proposito la Commissione ha fatto una stima prudente per determinare se le società denunzianti effettuassero una parte considerevole della produzione comunitaria complessiva, a norma dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base (vedi lettera D). Occorre inoltre rilevare che la società può essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria se risulta che non è stata esposta al pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping (vedi lettera D).
- Il produttore cinese di cui la società in questione ha assertivamente assunto il controllo non ha chiesto un trattamento individuale durante l'inchiesta. La società non ha fornito, informazioni che dimostrino che il metodo proposto dalla Commissione a titolo provvisorio fosse ingiustificato.
Alla luce di quanto precede, la Commissione non ritiene che la richiesta della società in questione sia giustificata, ma intende continuare ad esaminare la situazione nel corso del presente procedimento antidumping,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di forni a microonde di cui al codice NC 8516 50 00, originari della Repubblica popolare cinese, della Repubblica di Corea, della Malaysia e della Tailandia.
2. L'aliquota del dazio antidumping, applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 5 luglio 1995.

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