Document ID: 32004D0341

Decisione della Commissione
del 10 dicembre 2003
relativa all'aiuto di Stato al quale l'Italia, Regione Campania, ha dato esecuzione in favore del settore agricolo
[notificata con il numero C(2003) 4469]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(2004/341/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detto articolo(1) e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Con lettera del 31 ottobre 1994, protocollata il 4 novembre 1994, l'Italia ha notificato alla Commissione, a norma all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, l'aiuto previsto dalla legge regionale n. 24 del 12 agosto 1993 della Regione Campania, recante "disciplina, promozione e valorizzazione dell' agricoltura biologica in Campania".
(2) L'aiuto, inizialmente registrato con il numero N 645/94, è stato in seguito iscritto nel registro degli aiuti non notificati con il numero NN 140/94, avendo la Commissione constatato che la legge era già stata adottata ed era entrata in vigore senza alcuna clausola sospensiva.
(3) Con lettera del 27 luglio 1995 [SG(95) D/10012] la Commissione ha informato l'Italia della propria decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato riguardo all'aiuto in oggetto.
(4) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(2). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare le loro osservazioni.
(5) La Commissione ha ricevuto osservazioni in merito da parte dell'Italia, con lettera del 29 settembre 1995, protocollata il 3 ottobre 1995.
(6) Con lettera del 6 dicembre 1995, protocollata nella stessa data, la Commissione ha ricevuto osservazioni da parte della Rappresentanza permanente di Danimarca presso l'Unione europea. Essa le ha trasmesse all'Italia, con lettera n. VI/001809 dell'8 gennaio 1996, offrendo l'opportunità di commentarle, ma non ha ricevuto alcuna osservazione da parte dell'Italia.
(7) Con telex n. VI/29692 del 22 luglio 1996 i servizi della Commissione hanno invitato le autorità italiane a fornire chiarimenti sulle osservazioni da esse presentate nell'ambito dell'avvio del procedimento, con lettera del 29 settembre 1995, protocollata il 3 ottobre 1995. I servizi della Commissione non hanno ricevuto alcuna risposta al telex suddetto.
(8) Al fine di concludere l'esame del fascicolo, i servizi della Commissione, con telex n. AGR 021605 del 7 agosto 2003, hanno inviato un sollecito alle autorità italiane, invitandole a rispondere al loro precedente telex n. VI/29692 del 22 luglio 1996. Ai servizi della Commissione non è pervenuta alcuna risposta.
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL'AIUTO
(9) La legge regionale in esame disciplina, a livello regionale, la promozione e l'introduzione di tecniche di agricoltura biologica. L'unica misura di aiuto prevista riguarda la concessione di un contributo a favore delle aziende in conversione (articolo 19 della legge regionale n. 24/93) destinato a compensare le perdite di reddito che le aziende agricole subiscono nel periodo di conversione dalle tecniche agricole tradizionali alle tecniche di agricoltura biologica di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91, per un massimo di quattro anni. Il contributo copre fino al 75 % dei mancati redditi.
(10) La Commissione, basandosi sulle considerazioni di seguito esposte, decideva di aprire, nei confronti di tale aiuto, il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato.
(11) La Commissione considerava generalmente con favore gli aiuti volti ad agevolare la conversione verso forme di produzione biologica conformi al regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991, relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all'indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari(3), a condizione che l'entità degli aiuti stessi non fosse superiore al valore reale delle perdite di reddito subite dall'agricoltore a causa della conversione.
(12) Il regolamento (CEE) n. 2092/91 stabilisce in modo vincolante le condizioni che devono risultare soddisfatte affinché i prodotti agricoli possano essere definiti prodotti biologici e qualsivoglia disposizione nazionale (o regionale) in materia deve rispettarle.
(13) La legge regionale in esame non soddisfaceva tali condizioni, segnatamente per quanto concerne:
a) la durata del periodo di conversione [la legge regionale prevede un periodo di conversione di due anni sia per le colture annue che per quelle perenni, mentre l'allegato I del regolamento (CEE) n. 2092/91 indica, per le seconde, un periodo minimo di tre anni];
b) la possibilità di incorporare ingredienti non ottenuti con tecniche di produzione biologica [senza che sia fatto riferimento alle percentuali massime ammissibili ai fini dell'impiego delle indicazioni relative al metodo di produzione biologico nella denominazione di vendita del prodotto o nell'elenco degli ingredienti, come specificato all'articolo 5 del regolamento (CEE) n. 2092/91];
c) gli organismi preposti al controllo (che non figuravano nell'elenco degli organismi di controllo riconosciuti dall'Italia);
d) l'elenco dei prodotti riportato negli allegati relativi alle norme di produzione [non corrispondente all'elenco dei prodotti che figura negli allegati del regolamento (CEE) n. 2092/91].
(14) Inoltre, l'articolo 12 della legge regionale prevede che i prodotti di provenienza extraregionale debbano essere accompagnati da apposita certificazione rilasciata dalle autorità competenti del territorio di provenienza.
(15) All'interno della Comunità, la circolazione dei prodotti dell'agricoltura biologica è libera se risultano rispettate le norme di produzione e le disposizioni relative al condizionamento e alla commercializzazione stabilite nell'allegato III del regolamento (CEE) n. 2092/91. Ne consegue che la legge regionale in questione violava anche il disposto dell'articolo 12 del regolamento (CEE) n. 2092/91 che vieta di limitare la commercializzazione dei prodotti dell'agricoltura biologica.
(16) Tenuto conto del fatto che le disposizioni della legge regionale n. 24/93 della regione Campania discordavano, sotto diversi aspetti, dalle disposizioni vincolanti del regolamento (CEE) n. 2092/91, la Commissione riteneva che l'aiuto di cui all'articolo 19 della legge regionale non potesse beneficiare di alcuna delle deroghe previste dall'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato.
III. OSSERVAZIONI DEGLI INTERESSATI
(17) Con lettera del 6 dicembre 1995, protocollata nella stessa data, la Commissione ha ricevuto osservazioni da parte della Rappresentanza permanente di Danimarca presso l'Unione europea.
(18) Nelle sue osservazioni il ministero danese dell'Agricoltura e della pesca dichiarava di condividere le obiezioni espresse dalla Commissione nella sua decisione di avviare il procedimento nei riguardi dell'aiuto in oggetto. A suo parere, gli aiuti in favore dell'agricoltura biologica dovrebbero essere infatti concessi solo alle aziende agricole che rispettano le disposizioni previste dal regolamento (CEE) n. 2092/91.
(19) Nella sua lettera il ministero dell'Agricoltura esprimeva inoltre la sua preoccupazione per il fatto che le disposizioni italiane prevedessero una restrizione all'importazione di prodotti biologici nella regione in questione. Riguardo al metodo di calcolo dell'aiuto previsto dalla legge italiana, il ministero ricordava che gli impegni assunti dai beneficiari avrebbero dovuto essere mantenuti per almeno cinque anni (e non al massimo per quattro), secondo quanto stabilito dal regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio del 30 giugno 1992 relativo a metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale(4).
IV. OSSERVAZIONI DELL'ITALIA
(20) La Commissione ha ricevuto osservazioni da parte dell'Italia, per conto della Regione Campania, con lettera del 29 settembre 1995, protocollata il 3 ottobre 1995.
(21) Nelle loro osservazioni le autorità italiane facevano presente che "la legge non aveva trovato attuazione dal momento che la Giunta regionale addivenne nella determinazione di sospenderne, con deliberazione n. 1703 del 28.3.1995, l'applicazione", in parte per il fatto che non ne era stata data tempestiva notifica alla Commissione a norma dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, e in parte perché erano necessari adeguamenti che rendessero tale normativa maggiormente coerente con la regolamentazione comunitaria sull'agricoltura biologica.
(22) Per rispondere a quest'ultima esigenza era stato predisposto uno schema di disegno di legge, che tuttavia non aveva avuto seguito a causa della fine della legislatura regionale.
(23) Nelle loro osservazioni le autorità italiane dichiaravano di condividere i rilievi formulati dalla Commissione, i quali costituivano per loro un'ulteriore sollecitazione a procedere alla revisione della legge regionale n. 24/93. Le autorità italiane confermavano infine che l'applicazione della legge regionale n. 24/93 continuava a rimanere sospesa.
V. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
(24) A norma dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(25) La misura in esame prevede la concessione di aiuti mediante risorse pubbliche a determinate aziende agricole che innegabilmente beneficiano in questo modo di un indebito vantaggio economico e finanziario a detrimento di altre aziende che non ricevono lo stesso contributo. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia il rafforzamento della posizione di un'impresa risultante da un aiuto di Stato può falsare la concorrenza nei confronti di altre imprese che non beneficiano dello stesso aiuto(5).
(26) La misura incide sugli scambi tra Stati membri in quanto il volume di scambi intracomunitari dei prodotti agricoli è considerevole, come risulta dalla tabella che segue(6), in cui sono riportati i valori complessivi delle importazioni e delle esportazioni agricole tra l'Italia e il resto dell'UE nel periodo 1993-2001(7). Occorre considerare che in Italia la Campania è un importante produttore di prodotti agricoli.
SPAZIO PER TABELLA
(27) Va inoltre ricordato che secondo la Corte di giustizia un aiuto ad un'impresa può essere tale da pregiudicare gli scambi fra gli Stati membri e da alterare la concorrenza qualora l'impresa stessa si trovi in concorrenza con prodotti provenienti da altri Stati membri, anche senza essere essa stessa esportatrice. Quando uno Stato membro concede una sovvenzione ad un'impresa, la produzione nazionale può risultarne invariata o aumentare, con la conseguenza che le possibilità delle imprese stabilite in altri Stati membri di esportare i loro prodotti nel mercato di questo Stato membro ne sono diminuite. Un aiuto siffatto può pertanto incidere sugli scambi tra Stati membri e falsare la concorrenza(8).
(28) La Commissione conclude pertanto che la misura rientra nel divieto di cui all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(29) Al divieto espresso dall'articolo 87, paragrafo 1, fanno seguito alcune deroghe contenute nel paragrafo 2 e nel paragrafo 3 dello stesso articolo.
(30) Le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, lettere a), b) e c), sono manifestamente inapplicabili, vista la natura e le finalità della misura di aiuto in questione. L'Italia, infatti, non ha chiesto l'applicazione né delle lettere a) e b) né della lettera c) dell'articolo 87, paragrafo 2.
(31) Anche l'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), è inapplicabile in quanto gli aiuti non sono destinati a favorire lo sviluppo delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione.
(32) Parimenti inapplicabile è l'articolo 87, paragrafo 3, lettera b), dal momento che gli aiuti in questione non sono destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo né a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia italiana.
(33) L'aiuto in esame non è nemmeno destinato o idoneo a promuovere le finalità di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera d).
(34) In considerazione della natura e delle finalità degli aiuti in esame, l'unica deroga eventualmente applicabile è quella di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
Disposizioni applicabili
(35) L'applicabilità della summenzionata deroga deve essere valutata alla luce delle disposizioni che disciplinano la concessione di aiuti di Stato nel settore agricolo, ossia gli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo(9) (in prosieguo "gli orientamenti"), entrati in vigore il 1o gennaio 2000.
(36) Secondo quanto previsto dal punto 23.3 degli orientamenti, la Commissione applica detti orientamenti a decorrere dal 1o gennaio 2000 alle nuove notifiche di aiuti di Stato e alle notifiche in corso a tale data. Gli aiuti illegittimi di cui all'articolo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 659/99 del Consiglio del 22 marzo 1999 recante modalità di applicazione dell'articolo 88 del trattato CE(10) sono valutati secondo le regole e gli orientamenti vigenti alla data in cui sono stati concessi.
(37) Occorre considerare che per "dare esecuzione" si intende non solo la concessione vera e propria dell'aiuto ma il conferimento di poteri che consentono di erogare l'aiuto senza ulteriori formalità(11).
(38) Sulla base delle considerazioni svolte, la misura di aiuto in oggetto deve essere esaminata alla luce della normativa in materia di aiuti di Stato applicabile a questo tipo di misure prima dell'entrata in vigore degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo(12).
(39) La misura in esame, prevista dall'articolo 19 della legge regionale n. 24/93, consiste nella concessione di un contributo alle aziende che si convertono alla produzione biologica ed è intesa a compensare le perdite di reddito che le aziende agricole subiscono nel periodo di conversione dalle tecniche agricole tradizionali alle tecniche di agricoltura biologica di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91, per un massimo di quattro anni. L'aiuto copre fino al 75 % delle perdite suddette.
(40) Prima dell'adozione degli orientamenti attualmente applicabili, la Commissione valutava la compatibilità di questo tipo di aiuti applicando per analogia le disposizioni del regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio del 30 giugno 1992 relativo a metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale(13).
(41) L'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2078/92 stabiliva che, a condizione che avessero effetti positivi per l'ambiente e lo spazio naturale, degli aiuti potevano essere destinati agli imprenditori agricoli che si impegnassero a ridurre sensibilmente l'impiego di concimi e/o fitofarmaci, oppure mantenessero le riduzioni già effettuate o introducessero o mantenessero metodi dell'agricoltura biologica.
(42) L'articolo 10 del regolamento (CEE) n. 2078/92 stabiliva che gli Stati membri mantenevano la facoltà di adottare misure d'aiuto supplementari che prevedessero condizioni o modalità di concessione diverse da quelle da esso stabilite o il cui importo fosse superiore ai limiti in esso fissati(14), sempreché tali misure non rientrassero nel campo di applicazione dell'articolo 5, paragrafo 2 e fossero adottate conformemente agli obiettivi del regolamento, nonché agli articoli 92, 93 e 94 (ora articoli 87, 88 e 89) del trattato.
(43) Come indicato nella decisione di avvio del procedimento nel caso in esame, la Commissione considerava generalmente con favore gli aiuti volti ad agevolare la conversione verso forme di produzione biologica conformi al regolamento (CEE) n. 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli, a condizione che l'entità degli aiuti stessi non fosse superiore al valore reale delle perdite di reddito subite dall'agricoltore a causa della conversione.
(44) Alla luce della normativa applicabile si può ritenere che la misura in esame, intesa a favorire la conversione ai metodi di produzione biologici previsti dal regolamento (CEE) n. 2092/91, persegua le finalità di cui alla misura a) dell'articolo 2 del regolamento 2078/92 (favorire l'introduzione o il mantenimento di metodi dell'agricoltura biologica).
(45) Tuttavia la misura in esame prevede semplicemente un aiuto inteso a compensare fino al 75 % delle perdite di reddito che le aziende agricole subiscono nel periodo di conversione dalle tecniche agricole tradizionali alle tecniche di agricoltura biologica, per un massimo di quattro anni. Non è stato indicato in che modo siano valutate e calcolate le perdite in questione, sulla cui base viene quantificato l'aiuto, così da permettere alla Commissione di verificare che l'aiuto non sia superiore al valore reale delle perdite subite dall'agricoltore a causa della conversione.
(46) Inoltre, tenuto conto delle osservazioni presentate dalle autorità danesi, occorre considerare che le autorità italiane non hanno fornito alcuna chiara indicazione sulla durata dell'impegno a convertirsi all'agricoltura biologica (che risulterebbe essere al massimo di quattro anni) o sulle condizioni alle quali potrebbe essere concesso l'aiuto, nei casi in cui l'agricoltore non sia personalmente in grado di sottoscrivere un impegno per il periodo minimo richiesto [cinque anni, secondo il regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio](15).
(47) Inoltre, come ricordato dalla Commissione nella sua decisione di avviare il procedimento, il regolamento (CEE) n. 2092/91 stabilisce in modo vincolante le condizioni che devono risultare soddisfatte affinché i prodotti agricoli possano essere definiti prodotti biologici, e qualsivoglia eventuale disposizione nazionale (o regionale) in materia deve rispettarle.
(48) La legge regionale in esame, come hanno anche riconosciuto le autorità italiane nella loro lettera del 29 settembre 1995, non soddisfa tali condizioni, in particolare per quanto riguarda:
a) la durata del periodo di conversione [la legge regionale prevede un periodo di conversione di due anni sia per le colture annue che per quelle perenni, mentre l'allegato I del regolamento (CEE) n. 2092/91 indica, per le seconde, un periodo minimo di tre anni];
b) la possibilità di incorporare ingredienti non ottenuti con tecniche di produzione biologica [in particolare nessun riferimento è fatto alle percentuali massime ammissibili ai fini dell'impiego delle indicazioni relative al metodo di produzione biologico nella denominazione di vendita del prodotto o nell'elenco degli ingredienti, come specificato all'articolo 5 del regolamento (CEE) n. 2092/91];
c) gli organismi preposti al controllo (che non figurano nell'elenco degli organismi di controllo riconosciuti dall'Italia);
d) l'elenco dei prodotti riportato negli allegati relativi alle norme di produzione [non corrispondente all'elenco dei prodotti che figura negli allegati del regolamento (CEE) n. 2092/91].
(49) Nonostante le reiterate richieste in tal senso, le autorità italiane non hanno fornito alcuna indicazione sulle modifiche effettivamente apportate alla legge regionale in esame al fine di renderla conforme al regolamento (CEE) n. 2092/91.
(50) Alla luce della valutazione di cui sopra, la Commissione deve pertanto concludere che i dubbi espressi nella sua decisione di avviare il procedimento nei riguardi della misura in oggetto sono confermati, dal momento che la misura stessa non è conforme alla normativa in materia di aiuti di Stato applicabile prima del 1o gennaio 2000 agli aiuti alla conversione ai metodi di produzione biologici di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91.
(51) La valutazione della misura in oggetto da parte della Commissione resta immutata, anche facendo riferimento ai nuovi orientamenti applicabili agli aiuti di Stato.
(52) In primo luogo, nonostante un recente sollecito in tal senso inviato con telex AGR 021605 del 7 agosto 2003, le autorità italiane non hanno tuttora fornito alcuna indicazione sulle modifiche effettivamente apportate alla legge regionale in esame al fine di renderla conforme al regolamento (CEE) n. 2092/91.
(53) In secondo luogo, occorre considerare che il punto 5.3 (aiuti nel settore agroambientale) degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo(16), applicabile a questo tipo di aiuto, rimanda agli articoli 22, 23 e 24 del regolamento (CE) n. 1257/1999(17), che ha abrogato e sostituito il regolamento (CEE) n. 2078/92, nonché alle relative modalità di attuazione ora previste dal regolamento (CE) n. 445/2002 della Commissione, del 26 febbraio 2002, recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG)(18).
(54) Le nuove disposizioni attualmente applicabili a questo tipo di aiuti, oltre a nuovi requisiti che non risultano essere soddisfatti dalla misura in esame(19), prevedono gli stessi requisiti fondamentali contemplati dal regolamento (CEE) n. 2078/92.
(55) Tali requisiti fondamentali, come è stato sopra dimostrato, non sono soddisfatti dalla misura di aiuto prevista dall'articolo 19 della legge regionale n. 24/93, in particolare per quanto riguarda la necessità di dimostrare alla Commissione le perdite di reddito subite dall'agricoltore, le modalità di calcolo delle suddette perdite e la durata degli impegni sottoscritti dagli agricoltori.
(56) Sulla base della valutazione di cui sopra, l'aiuto previsto dall'articolo 19 della legge regionale n. 24/93 non è conforme alla normativa in materia di aiuti di Stato applicabile agli aiuti alla conversione ai metodi di produzione biologici di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91 e non può pertanto beneficiare della deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato. Come indicato ai punti 30-33, l'aiuto non può beneficiare di alcun'altra deroga prevista dal trattato e deve pertanto considerarsi incompatibile con il mercato comune.
(57) Tuttavia, poiché l'applicazione della legge è stata sospesa dalle autorità italiane (cfr. punto 21 della presente decisione) non è necessario ordinare il recupero dell'aiuto.
(58) Per quanto riguarda l'articolo 12 della legge regionale (secondo il quale i prodotti di provenienza extraregionale devono essere accompagnati obbligatoriamente da apposita certificazione rilasciata dalle autorità competenti nel territorio di provenienza), va osservato quanto segue. I prodotti dell'agricoltura biologica possono circolare liberamente all'interno della Comunità se risultano rispettate le norme di produzione e le disposizioni relative al condizionamento e alla commercializzazione stabilite nell'allegato III del regolamento (CEE) n. 2092/91. Ne consegue che la legge regionale in questione violava anche il disposto dell'articolo 12 del regolamento (CEE) n. 2092/91, che vieta di limitare la commercializzazione dei prodotti dell'agricoltura biologica. Questo elemento non incide tuttavia sulla compatibilità dell'aiuto con il mercato comune, ma costituisce piuttosto una violazione a sé stante della normativa comunitaria, che potrebbe formare oggetto di un procedimento di infrazione (articolo 226 del trattato CE). La Commissione si riserva il diritto di intervenire sul punto in questione, ma dal momento che l'applicazione della legge è stata sospesa dalle autorità italiane, allo stato non risulta necessario avviare tale procedimento.
VI. CONCLUSIONI
(59) Alla luce delle considerazioni sopra esposte, la misura di aiuto prevista dall'articolo 19 della legge regionale n. 24/93 della Regione Campania intesa a compensare le perdite di reddito che le aziende agricole subiscono nel periodo di conversione dalle tecniche agricole tradizionali alle tecniche di agricoltura biologica di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91 non può beneficiare di alcuna delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato ed è pertanto incompatibile con il mercato comune.
(60) Secondo le informazioni fornite dalle autorità italiane, alla legge regionale n. 24/93 non è stata data esecuzione.
(61) Non occorre pertanto ordinare il recupero dell'aiuto in oggetto,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato istituito dall'articolo 19 della legge regionale n. 24/93 della Regione Campania, al quale l'Italia intendeva dare esecuzione per compensare le perdite di reddito che le aziende agricole subiscono quando si convertono alle tecniche di agricoltura biologica di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91, è incompatibile con il mercato comune.
A detto aiuto non può essere data esecuzione.
Articolo 2
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione l'Italia comunica alla Commissione i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 10 dicembre 2003.

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