Document ID: 31999R0362

REGOLAMENTO (CE) N. 362/1999 DELLA COMMISSIONE del 18 febbraio 1999 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di cavi di acciaio originarie della Repubblica popolare cinese, dell'India, del Messico, del Sudafrica e dell'Ucraina e accetta gli impegni offerti da alcuni esportatori di Ungheria e Polonia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 905/98 (2), in particolare gli articoli 7 e 8,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Il 20 maggio 1998, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di cavi di acciaio originarie della Repubblica popolare cinese (di seguito «RPC»), dell'India, della Repubblica di Corea (di seguito «Corea»), del Sudafrica e dell'Ucraina.
Il 30 luglio 1998 la Commissione ha ugualmente annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni dello stesso prodotto originarie dell'Ungheria, del Messico e della Polonia (4).
(2) I procedimenti erano stati avviati in seguito a due denunce presentate nell'aprile e giugno 1998 dal comitato di collegamento dell'Unione delle industrie europee di trefoli e cavi d'acciaio (EWRIS) per conto di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria complessiva di cavi di acciaio. Le denunce contenevano elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto suindicato e del conseguente notevole pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura dei procedimenti.
In seguito, si è ritenuto opportuno unificare i due procedimenti ai fini dell'esame del dumping e del pregiudizio (cfr. il considerando 6).
(3) La Commissione ha notificato ufficialmente l'apertura del procedimento ai produttori comunitari, ai produttori/esportatori, agli importatori, ai fornitori e agli utilizzatori notoriamente interessati, nonché alle associazioni interessate e ai rappresentanti dei paesi esportatori e ha offerto inoltre alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine stabilito negli avvisi di apertura. Tutte le parti che ne hanno presentato richiesta sono state sentite.
(4) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate. Per via del gran numero di produttori comunitari all'origine della denuncia e dei termini stabiliti dall'articolo 6, paragrafo 9, del regolamento (CE) n. 384/96 (di seguito denominato «il regolamento di base»), la Commissione ha deciso di determinare il pregiudizio sulla base di un campione dei produttori comunitari denunzianti, in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base. Ha ricevuto risposte da 21 produttori/esportatori dei paesi interessati, da tre importatori e da tre fornitori dell'industria a monte. Nessuna risposta è pervenuta alla Commissione dall'industria utilizzatrice.
(5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare in via preliminare il dumping, il pregiudizio e l'interesse comunitario e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
A. Produttori comunitari denunzianti
a) Danimarca
Randers Rebslageri
b) Francia
Trefileurope
c) Germania
BTS Drahtseile GmbH
d) Italia
Redaelli Tecnacordati SpA
e) Spagna
Trenzas y Cables SL
f) Regno Unito
Bridon International Limited
B. Produttori/esportatori
a) Ungheria
Drótáru és Drótkötél Ipari és Kereskedelmi Rt, Miskolc
b) India
Usha Martin Industries & Usha Beltron Ltd, Calcutta
Mohatta & Heckel, Bombay
c) Corea
Kiswire Ltd, Seul e Pusan
Manho Rope & Wire Ltd, Pusan
Chung Woo Rope Co., Ltd, Pusan
Chun Kee Steel and Wire Rope Co., Ltd, Suncheon
d) Messico
Aceros Camesa SA de CV, Messico
Cablesa SA de CV, Queretaro
Poiché, in seguito alla visita di verifica effettuata, si è accertato che quest'ultimo produttore non aveva esportato il prodotto in causa durante il periodo dell'inchiesta, esso è escluso dal procedimento antidumping.
e) Polonia
Drumet SA, Wloclawek
Gruppo «Linodrut» (5)
f) Sudafrica
Haggie Rand Limited, Cleveland
C. Importatori collegati nella Comunità
a) SPAZIO PER TABELLA
b) SPAZIO PER TABELLA
c) SPAZIO PER TABELLA
(6) Per entrambi i procedimenti, l'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio 1997 e il 31 marzo 1998 (di seguito denominato «il periodo dell'inchiesta» o «PI»).
Il periodo considerato per determinare il pregiudizio copriva gli anni dal 1° gennaio 1994 al 31 marzo 1998 (di seguito denominato «il periodo in esame»)
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(7) I prodotti in esame sono i cavi di acciaio, compresi i cavi chiusi e ad esclusione dei cavi di acciaio inossidabile, con sezione trasversale massima superiore a 3 mm, muniti o no di accessori (di seguito denominati, ricorrendo alla terminologia industriale, «cavi di fili di acciaio» o «CFA»), classificabili nei codici NC 7312 10 82, 7312 10 84, 7312 10 86, 7312 10 88, 7312 10 99.
I CFA consistono di tre componenti essenziali: il filo d'acciaio che forma il trefolo, i trefoli avvolti intorno all'anima e l'anima stessa. Le caratteristiche e il modello di queste componenti variano a seconda dei requisiti fisici necessari nell'applicazione dei CFA. In alcuni casi, anche un singolo trefolo può essere utilizzato come CFA.
Esistono diverse qualità di filo d'acciaio, con diametro e resistenza alla trazione differenti. Il filo d'acciaio può essere zincato o lucido.
Il trefolo si ottiene ritorcendo parecchi fili strettamente uniti e disposti in diversi disegni geometrici o formazioni (ad es. tipo «standard». «seal», «filler» e «warrington»). La quantità, la qualità e le dimensioni del filo di acciaio e le caratteristiche specifiche della costruzione definiscono le proprietà di ciascun tipo di CFA.
I trefoli vengono solitamente assemblati e avvolti intorno ad un'anima, che può essere di fibra (naturale o sintetica) o di acciaio, o un misto di fibra e acciaio.
Vi sono altre caratteristiche dei CFA quali la direzione di trefolatura, il fatto che siano o meno preformati o altre particolari proprietà (ad es. CFA compattati, gherlini, cavi dotati di resistenza rotazionale). In genere sono a sezione trasversale circolare, ma possono averla anche rettangolare; possono essere tagliati a misura o provvisti di accessori (ganci, anelli) ed essere ricoperti di plastica.
I CFA sono utilizzati per un'ampia gamma di applicazioni, da quelle di tipo più generale ai settori della pesca, marittimo e cantieristico, petrolifero e del gas, minerario, della silvicoltura, dei trasporti aerei, dell'ingegneria civile, nell'edilizia e nella costruzione di ascensori. Nonostante la varietà di applicazioni e alcune trascurabili differenze nelle rispettive caratteristiche fisiche, tutti questi prodotti sono considerati uno stesso prodotto.
2. Prodotto simile
(8) Sebbene alcuni produttori/esportatori abbiano affermato che i prodotti in causa provenienti da paesi esportatori differenti non fossero tutti simili, si è accertato che non vi erano differenze significative nelle caratteristiche fisiche e tecniche di base dei vari tipi di CFA (cfr. descrizione al considerando 7). Per quanto riguarda le applicazioni e gli usi dei CFA, nonostante la presenza di un ampio ventaglio di industrie utilizzatrici, si è appurato che tutti i CFA vengono essenzialmente utilizzati per gli stessi scopi.
L'inchiesta ha accertato inoltre che i CFA prodotti e venduti sui mercati interni di Ungheria, India, Corea, Messico, Polonia e Sudafrica e quelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria presentavano essenzialmente le stesse caratteristiche fisiche e tecniche e le stesse applicazioni di quelli esportati nella Comunità dai paesi interessati. Si è accertato inoltre, per ciascun tipo di prodotto, che i CFA importati nella Comunità dai paesi interessati erano intercambiabili con quelli prodotti nella Comunità. Si è pertanto concluso che tutti i CFA costituiscono un prodotto simile, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale
a) Metodo generale (RPC, Ungheria, India, Corea, Messico, Polonia, Sudafrica e Ucraina)
(9) Per la determinazione del valore normale, la Commissione ha esaminato in primo luogo, per ciascun produttore/esportatore dei paesi interessati dal procedimento che ha accettato di collaborare, se il volume complessivo delle vendite interne del prodotto in causa fosse rappresentativo ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, cioè se tali vendite rappresentassero più del 5 % del volume delle vendite del prodotto per l'esportazione nella Comunità.
Si è poi stabilito se le vendite complessive interne di ciascun tipo di prodotto equivalessero al 5 % o più del volume delle vendite per l'esportazione nella Comunità dello stesso tipo di prodotto.
Per quei tipi di prodotto che soddisfacevano la condizione suindicata, la Commissione ha esaminato se fossero state realizzate vendite sufficienti nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.
Allorché, per ciascun tipo di prodotto, il volume delle vendite interne effettuate a prezzi superiori al costo unitario rappresentava almeno l'80 % delle vendite, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite interne. Quando, per ciascun tipo di prodotto, il volume delle vendite remunerative rappresentava meno dell'80 % ma non era inferiore al 10 % delle vendite, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le restanti vendite interne remunerative.
(10) Per quei tipi di prodotto il cui volume delle vendite interne era inferiore al 5 % del volume destinato all'esportazione nella Comunità, o il cui volume di vendite interne remunerative era inferiore al 10 %, le vendite interne sono state considerate insufficienti, ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 2 e 4, del regolamento di base, e non se ne è pertanto tenuto conto. In tali casi, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi applicati, da altri produttori del paese interessato, per le vendite interne rappresentative del tipo di prodotto corrispondente effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(11) Quando, per ciascun tipo di prodotto, le vendite interne di altri produttori del paese interessato risultavano insufficienti o non abbastanza rappresentative, il valore normale è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6, del regolamento di base, in base ai costi di produzione sostenuti dal produttore/esportatore interessato per il tipo di prodotto esportato in questione, maggiorati di un congruo margine per le spese generali, amministrative e di vendita (di seguito denominate «SCAV») e per il profitto. Il calcolo delle SGAV si è basato sulle vendite interne rappresentative e quello del profitto sulle vendite rappresentative effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
b) Ricorso ai dati disponibili (India e Polonia)
(12) Un produttore/esportatore indiano e uno polacco non hanno provveduto a fornire informazioni adeguate circa il valore normale; erano insufficienti, in particolare, i dati riguardanti i costi di produzione. In tali circostanze, la Commissione ha dovuto determinare il valore normale per tali società in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18, paragrafi 1 e 5, del regolamento di base. Si è deciso in via provvisoria che le informazioni sul valore normale fornite dall'altro produttore/esportatore del paese interessato che ha collaborato all'inchiesta costituissero la base più adeguata.
c) Paese analogo per i paesi non ad economia di mercato (RPC e Ucraina)
(13) Poiché la RPC e l'Ucraina sono entrambi considerati paesi non ad economia di mercato, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base, si è reso necessario determinare il valore normale per questi paesi facendo riferimento ad un paese terzo ad economia di mercato. Il denunziante ha proposto la Norvegia, proposta ripresa dalla Commissione nell'avviso di apertura. Un produttore/esportatore cinese, entro i termini stabiliti dall'avviso, ha espresso il proprio disaccordo rispetto a tale scelta e ha proposto in alternativa l'India. Un produttore ucraino si è ugualmente dichiarato contrario e ha invece proposto la Turchia.
Dopo aver svolto un'inchiesta, si è constatato che la Norvegia non rappresentava un paese analogo adeguato, poiché, essendovi un solo produttore e importazioni piuttosto limitate, il livello di concorrenza su quel mercato risultava molto basso. Il mercato interno norvegese era inoltre di dimensioni assai ridotte.
È stata svolta un'inchiesta per stabilire la possibilità di utilizzare il valore normale negli Stati Uniti, caratterizzati dalla presenza di un ampio ventaglio di prodotti in un mercato competitivo. Soltanto una delle società statunitensi contattate ha accettato di collaborare. Tuttavia, nel corso dell'inchiesta si è constatato che il livello di collaborazione offerto da questo produttore non era sufficiente per permettere alla Commissione di verificare in modo soddisfacente, per ciascun tipo di prodotto, il livello dei prezzi pagati sul mercato statunitense e i costi di produzione.
Al tempo stesso, la Commissione ha valutato se la Tailandia o la Turchia potessero considerarsi scelte opportune, contattando a tal fine un certo numero di società dei due paesi, le quali tuttavia, nonostante il notevole impegno da parte della Commissione, hanno rifiutato di collaborare.
Date le circostanze, si è deciso di ricorrere ad uno dei paesi ad economia di mercato interessati dal procedimento. La Commissione ha ritenuto che l'India fosse il paese analogo più appropriato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base, per i seguenti motivi: anzitutto, il mercato interno indiano è il maggiore per dimensioni tra i paesi interessati, ed è caratterizzato da un numero significativo di produttori locali in concorrenza tra di loro; in secondo luogo, le vendite sul mercato interno indiano del prodotto in esame sono le più rappresentative rispetto alle esportazioni cinesi e ucraine nella Comunità.
Per i motivi summenzionati, il valore normale per le esportazioni cinesi e ucraine nella Comunità è stato stabilito sulla base dei prezzi effettivamente pagati o pagabili da acquirenti indipendenti sul mercato indiano.
2. Prezzo all'esportazione
a) Metodo generale
(14) Allorché le vendite per l'esportazione nella Comunità sono state effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti sulla base dei prezzi effettivamente pagati o pagabili dai suddetti acquirenti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(15) In India, Corea e Sudafrica, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti sulla base dei prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità, applicando adeguamenti per tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, incluso un congruo margine per le SGAV e per il profitto. Il livello del margine di profitto è stato determinato in base alle informazioni sui profitti realizzati fornite dagli importatori non collegati del prodotto in esame nella Comunità che hanno collaborato all'inchiesta, allorché si è ritenuto che tali dati fossero rappresentativi e attendibili.
b) Trattamento individuale (RPC)
(16) Quattro produttori/esportatori cinesi hanno richiesto un trattamento individuale, vale a dire determinazione di prezzi all'esportazione distinti e, di conseguenza, il calcolo di un margine di dumping per ciascuno di loro.
La Commissione ha verificato se le quattro imprese potevano dimostrare un grado di indipendenza dallo Stato cinese, sia sul piano giuridico che di fatto, comparabile a quello che prevarrebbe in un paese ad economia di mercato. A tal fine sono state rivolte ai produttori/esportatori domande dettagliate circa la proprietà, la gestione, il controllo e la decisione in materia di politiche commerciali delle loro imprese.
Le quattro società non sono riuscite a dimostrare in modo soddisfacente alla Commissione di essere sufficientemente indipendenti dalle autorità cinesi. In particolare, si deve notare che il capitale delle imprese è di proprietà statale, come pure gli impianti di produzione.
Fatta eccezione per una delle società, per la quale è risultato evidente dal regolamento societario che il potere decisionale relativo a tutte le operazioni essenziali spettava allo Stato, le altre tre imprese non hanno neppure presentato copia dei loro «statuti societari».
Di conseguenza, non è stato possibile determinare se le suddette imprese fossero o meno indipendenti dalle autorità cinesi, se avessero libertà di decisione quanto ai salari, al livello di produzione e alla politica dei prezzi, con particolare riguardo ai quantitativi venduti sul mercato interno o esportati.
La Commissione ha pertanto deciso che l'applicazione di un trattamento individuale per le suddette quattro imprese non fosse opportuno.
3. Confronto
(17) Ai fini di un equo confronto, sono stati applicati i dovuti adeguamenti per le differenze per le quali è stata presentata domanda ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, vale a dire: imposte indirette, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio, costi del credito, servizio di assistenza e commissioni.
(18) Tre società coreane, la società ungherese e una società indiana hanno presentato domanda di adeguamento per gli oneri all'importazione. La domanda è stata accolta per la società ungherese e per quelle coreane, fatta eccezione per un'impresa che non ha potuto dimostrare l'esistenza di un legame diretto tra le materie prime importate utilizzate nella fabbricazione del prodotto in esame venduto sul mercato interno e l'adeguamento richiesto. L'adeguamento non è stato accordato alla società indiana, la quale non è riuscita a dimostrare che alcune materie prime, principalmente zinco, erano da essa importate dietro pagamento di dazi e venivano incorporate nel prodotto in esame venduto sul mercato interno.
(19) La società sudafricana e una società polacca hanno richiesto un adeguamento per le differenze relative allo stadio commerciale. L'impresa sudafricana ha motivato la richiesta affermando che le vendite interne erano state effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti o attraverso filiali, mentre le vendite per l'esportazione erano state effettuate a grandi distributori che avevano provveduto a rivendere il prodotto. Riguardo alle vendite attraverso filiali, ha sostenuto infatti che dette vendite svolgevano funzioni di portata maggiore e che si applicavano prezzi più elevati di quanto non avveniva nelle vendite effettuate direttamente dalla fabbrica. L'adeguamento non è stato accordato, in quanto la società non ha potuto dimostrare che vi fosse una differenza costante e uniforme nei prezzi applicati sul mercato interno tra vendite ad acquirenti indipendenti e vendite attraverso filiali.
(20) Una società polacca ha affermato che le vendite per l'esportazione nella Comunità erano state effettuate a distributori e grossisti, che acquistavano notevoli quantità di prodotto, mentre le vendite sul mercato interno venivano effettuate a distributori e utilizzatori finali che ne acquistavano quantitativi ridotti. Tuttavia, l'impresa non ha potuto dimostrare né che le categorie di clienti, che essa sosteneva essere di diversa natura, svolgessero funzioni differenti, né che vi fosse una disparità uniforme e distinta di prezzi tra i diversi stadi commerciali sul mercato interno del paese esportatore. Di conseguenza, la domanda di adeguamento non sembra giustificata.
(21) Una società indiana ha affermato che nel determinare il costo del credito la Commissione dovrebbe ricorrere alla data del pagamento effettivo piuttosto che al termine di pagamento indicato nella fattura. Tale domanda è stata respinta, poiché si è ritenuto che nel calcolare i prezzi applicati la data del pagamento effettivo non fosse un fattore di cui tener conto, ma che occorresse invece considerare il termine di pagamento indicato nella fattura.
(22) La società sudafricana ha chiesto un adeguamento per la conversione valutaria, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera j), del regolamento di base, affermando che i prezzi all'esportazione dovrebbero essere adeguati a causa della rivalutazione del rand sudafricano nei confronti delle valute europee durante il PI. La domanda è stata respinta, poiché non si sono registrate variazioni sensibili delle fluttuazioni dei cambi.
(23) La summenzionata impresa polacca ha chiesto un adeguamento per il suo valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k), del regolamento di base, sostenendo che, mentre la sua produzione per l'esportazione si basava su ordinativi, le sue vendite interne erano effettuate principalmente dalle scorte, per finanziare le quali essa doveva sostenere delle spese. Tuttavia, poiché la società non ha potuto dimostrare che la differenza relativa ai costi di finanziamento incidesse sulla comparabilità dei prezzi, e in assenza di prove a sostegno del fatto che per tale motivo i clienti pagassero prezzi uniformemente differenti sul mercato interno, l'adeguamento chiesto non è stato accordato.
4. Margini di dumping
a) Metodo
(24) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, per determinare il margine di dumping è stato effettuato il confronto tra la media ponderata del valore normale per ciascun tipo di prodotto e la media ponderata del prezzo all'esportazione, a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per tutti i paesi interessati ad eccezione della Corea.
(25) Per le società interessate che non hanno collaborato e che non hanno risposto al questionario della Commissione, non si sono manifestate o non hanno fornito i dati necessari durante l'inchiesta, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base.
Per determinare il livello di collaborazione nella presente inchiesta, si è effettuato il confronto tra le cifre Eurostat e i dati sul volume delle esportazioni nella Comunità forniti dai produttori/esportatori che hanno collaborato. Dal confronto è emerso un elevato livello globale di collaborazione per tutti i paesi sottoposti all'inchiesta. La Commissione ha pertanto ritenuto opportuno fissare il margine di dumping per le società che non hanno collaborato di un paese determinato al livello del margine più elevato o del margine unico stabilito per un produttore/esportatore che ha collaborato dello stesso paese, poiché non vi è motivo di pensare che un produttore/esportatore che non ha collaborato abbia fatto ricorso al dumping a livelli inferiori a quelli più elevati riscontrati.
Tale impostazione è stata ritenuta necessaria anche per evitare di premiare l'omessa collaborazione nonché di fornire una possibilità di elusione.
b) Livello dei margini di dumping
(26) Il margine di dumping provvisorio espresso in percentuale del prezzo CIF frontiera comunitaria è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(27) Ungheria:
SPAZIO PER TABELLA
(28) India:
SPAZIO PER TABELLA
(29) Corea:
SPAZIO PER TABELLA
I suddetti margini sono de minimis.
(30) Messico
SPAZIO PER TABELLA
(31) Polonia:
SPAZIO PER TABELLA
(32) Sudafrica:
SPAZIO PER TABELLA
(33) SPAZIO PER TABELLA
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
1. Produzione comunitaria
(34) Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), e paragrafo 2, alcuni produttori/esportatori hanno affermato che un produttore comunitario denunziante dovrebbe essere escluso dalla definizione di industria comunitaria, essendo egli collegato ad un importatore e ad una catena di società commerciali e di distribuzione che avevano importato il prodotto in causa nella Comunità dai paesi sottoposti all'inchiesta durante il periodo in esame.
Si deve osservare che il produttore comunitario denunziante in questione non ha effettuato alcuna importazione durante il periodo in esame.
Per quanto riguarda le importazioni da parte delle società commerciali del gruppo, la Commissione ha stabilito che il produttore comunitario in questione apparteneva effettivamente ad un gruppo di imprese che comprendeva un importatore e società di distribuzione, i quali avevano importato CFA dai paesi interessati durante il PI. Si è accertato che la struttura del gruppo ha subito delle modifiche tra il 1994 e il PI. Tuttavia, durante l'intero periodo in esame, il produttore comunitario denunziante in causa e i suddetti importatore e società di distribuzione detenevano azioni in comune e dovevano perciò considerarsi società collegate.
Dopo aver esaminato la struttura del gruppo, la Commissione ha accertato che non si poteva escludere l'esistenza di un certo grado di controllo tra le società collegate, direttamente o attraverso la finanziaria comune. La Commissione ha stabilito che il volume delle importazioni in dumping effettuate dalle società collegate durante il PI equivaleva al 2 % del consumo comunitario, al 6 % del totale delle importazioni da paesi terzi e soltanto all'11 % della produzione del produttore comunitario denunziante. Si è pertanto concluso che l'attività principale di quest'ultimo consisteva nella produzione di CFA.
Riguardo al comportamento del produttore comunitario denunziante interessato sul mercato comunitario, la Commissione ha accertato che, nonostante l'eventualità di un controllo del tipo summenzionato, gli effetti negativi delle importazioni in dumping colpivano detto produttore comunitario allo stesso modo degli altri produttori comunitari denunzianti esaminati nel corso del presente procedimento. Si deve notare al riguardo che, in seguito all'esistenza di dette importazioni, l'impresa in questione non ha adottato sul mercato comunitario una politica commerciale significativamente diversa da quella degli altri produttori comunitari denunzianti. Si è appurato che, a causa delle importazioni originarie dei paesi interessati durante il PI, il produttore comunitario in questione ha subito una costante e significativa sottoquotazione dei prezzi (con una sottoquotazione media ponderata pari al 75,8 %). Si è ritenuto pertanto che il suddetto produttore comunitario non abbia tratto indebitamente vantaggio dalle importazioni interessate né sia stato risparmiato dagli effetti negativi delle pratiche di dumping.
Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha ritenuto che non vi fosse motivo per escludere il produttore comunitario denunziante in questione dalla produzione comunitaria complessiva.
(35) La Commissione ha accertato che durante il PI alcuni produttori comunitari denunzianti hanno acquistato CFA da varie fonti esterne alla Comunità, compresi i paesi interessati. Tuttavia, il volume di tali importazioni rappresenta una quota trascurabile della produzione complessiva (cioè meno dell'1 % della produzione complessiva di CFA dei produttori comunitari denunzianti). Si è pertanto ritenuto che tali acquisti siano conformi alla normale prassi commerciale dei produttori consistente nell'aggiungere alla propria gamma di prodotti una quota limitata di importazioni. Le importazioni suddette erano quindi necessarie perché essi potessero offrire un ventaglio completo di prodotti ed essere competitivi sul mercato comunitario.
(36) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ritiene che la produzione comunitaria sia rappresentata da tutte le società produttrici di CFA nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. Dette società vengono denominate in appresso «i produttori comunitari».
2. Industria comunitaria
(37) Un certo numero di piccoli produttori che hanno appoggiato la denuncia non hanno fornito risposta al questionario della Commissione. In conformità dell'articolo 4, paragrafo 1, la definizione di industria comunitaria è stata pertanto riferita al resto dei produttori che hanno collaborato all'inchiesta.
(38) Su tale base, «l'industria comunitaria» è rappresentata dai 20 produttori comunitari all'origine della denuncia, vale a dire: Bremer Drahtseilerei Lüling GmbH (Germania), Bridon International Limited (Regno Unito), BTS Drahtseile GmbH (Germania), Cables Y Alambres Especiales SA (Spagna), Casar Drahtseilwerk Saar GmbH (Germania), Cordoaria Oliveira SA (Portogallo), Drahtseilerei Gustav Kocks GmbH (Germania), Holding Ficadi (Francia), Iscar Funi Metalliche (Italia), D. Koronakis SA (Grecia), Metalcalvi Wire Ropes (Italia), Midland Wire Cordage Co. Ltd (Regno Unito), Randers Rebslageri (Danimarca), Redaelli Tecnacordati SpA (Italia), Trefileurope (Francia), Trenzas Y Cables SL (Spagna), Vereinigte Drahtseilwerke GmbH (Germania), Voest-Alpine Austria Draht GmbH (Austria), Vornbäumen-Stahlseile GmbH e Wadra GmbH (Germania).
(39) L'industria comunitaria rappresentava il 97 % della produzione comunitaria complessiva stimata, e costituiva quindi una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
(40) Come indicato sopra, ai fini della determinazione del pregiudizio nel presente procedimento, la Commissione ha analizzato i dati relativi al periodo in esame. Va osservato tuttavia che, riguardo all'evoluzione degli indicatori di pregiudizio nel periodo in esame, la Commissione, ai fini di un confronto tra un anno e l'altro, si è basata sulle cifre relative ai 15 mesi del periodo dell'inchiesta (il 1997 e un trimestre del 1998) per estrapolare i dati relativi ad un PI della durata di 12 mesi.
2. Raccolta di dati relativi al pregiudizio
(41) La Commissione ha chiesto e ottenuto dall'industria comunitaria informazioni sulla produzione, sulla capacità, sull'indice di utilizzazione degli impianti, sulle vendite, sulle scorte e sull'occupazione («dati globali»). Considerato il gran numero di produttori dell'industria comunitaria, e in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base, la Commissione ha determinato i risultati per gli altri indicatori del pregiudizio (prezzi, redditività, costi di produzione e investimenti) sulla base di un campione di produttori dell'industria comunitaria («dati campione»).
(42) Il campione è stato selezionato in base all'ubicazione e alle dimensioni delle società in termini di produzione, e comprende società sia di grandi che di ridotte dimensioni. Si deve inoltre osservare che la Commissione ha incluso sei produttori di sei Stati membri nel loro campione.
Le società selezionate rappresentavano il 61 % della produzione del prodotto in questione dell'industria comunitaria durante il PI.
3. Consumo comunitario
(43) Il calcolo del consumo comunitario è basato sulle risposte al questionario (volume di vendite dell'industria comunitaria), sui dati Eurostat (volume delle importazioni) e sulla denuncia (livello delle vendite dei produttori comunitari che non hanno appoggiato la denuncia).
Sulla base di quanto precede, il consumo comunitario ha registrato un lieve aumento nel periodo, da 141 000 tonnellate nel 1994 a 147 500 tonnellate nel PI, con un incremento complessivo del 5 %. Si deve osservare che il consumo è aumentato tra il 1994 e il 1995 (7 %), per poi diminuire tra il 1995 e il 1996 (7 %). Ha infine registrato un leggero incremento nel 1997 rispetto al 1996.
4. Importazioni nella Comunità dai paesi interessati
a) Importazioni dalla Corea
(44) Dal momento che si è accertato che i margini di dumping per le importazioni di CFA dalla Corea sono de minimis, l'esame del pregiudizio in appresso non include la valutazione dell'impatto delle importazioni dalla Corea.
b) Importazioni dal Messico
(45) Secondo i denunzianti, le statistiche Eurostat relative alle importazioni dal Messico erano notevolmente inferiori al livello effettivo delle importazioni effettuate nel periodo in esame. Essi sostengono infatti che in tale periodo i CFA venivano importati come fili di acciaio sotto due codici NC inesatti.
La Commissione ha contattato i funzionari doganali dello Stato membro in causa, i quali, dopo aver svolto un'inchiesta, hanno confermato che i CFA erano stati importati sotto i codici NC segnalati dai denunzianti. Alla luce di questi risultati, la Commissione ha deciso di includere le statistiche Eurostat disponibili per i due codici NC utilizzati per importare CFA dal Messico.
c) Cumulo
(46) La Commissione ha esaminato se le importazioni di CFA originarie della RPC, Ungheria, India, Messico, Polonia, Sudafrica e Ucraina dovessero venire analizzate cumulativamente, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.
(47) A tale riguardo, uno dei produttori/esportatori si è pronunciato contro il cumulo delle importazioni originarie dell'Ungheria, affermando che l'andamento di tali importazioni in termini di volume non poteva essere confrontato con l'andamento delle importazioni originarie degli altri paesi interessati.
La Commissione ha valutato tali argomentazioni e ha appurato che il volume delle importazioni dall'Ungheria era notevole per tutto il periodo in esame, poiché era aumentato da 1 407 t nel 1994 a 2 121 t nel PI. Va notato che l'andamento delle importazioni dai singoli paesi non basta a giustificare di per sé il rifiuto di una valutazione cumulativa. In ogni caso, si è accertato che l'evoluzione delle importazioni dall'Ungheria corrispondeva all'andamento delle importazioni dai paesi interessati considerate nel loro complesso. La Commissione ha concluso pertanto che le importazioni dall'Ungheria dovessero venire analizzate cumulativamente.
(48) Un altro produttore/esportatore ha affermato che le importazioni dal Messico erano de minimis, che di conseguenza il Messico dovrebbe essere escluso dalla presente inchiesta e che, in ogni caso, per le importazioni da quel paese non si dovesse procedere al cumulo con quelle dagli altri paesi interessati.
La Commissione ha tuttavia concluso che le importazioni dal Messico erano superiori alla soglia minima (cfr. sopra per le importazioni dal Messico), dal momento che rappresentavano il 3 % del consumo comunitario durante il PI.
(49) Come dichiarato sopra, i margini di dumping accertati per tutti i paesi interessati erano compresi tra il 34 % e il 132 % ed erano quindi superiori al livello de minimis. I volumi delle importazioni dai sette paesi in questione erano comparabili sia in termini assoluti che relativi e non potevano essere considerati trascurabili.
(50) Riguardo alle condizioni di concorrenza, l'inchiesta ha accertato che i CFA importati dai paesi interessati, analizzati per tipo di prodotto, presentavano caratteristiche fisiche e tecniche essenziali simili. Inoltre, tali tipi di CFA erano intercambiabili sia con altri tipi importati dai paesi in questione che con quelli di produzione comunitaria e sono stati commercializzati nella Comunità nello stesso periodo, attraverso canali di vendita comparabili e alle stesse condizioni commerciali. Si è perciò ritenuto che i CFA importati erano in concorrenza tra di loro e con il prodotto simile dell'industria comunitaria.
(51) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ritiene che siano soddisfatti tutti i criteri stabiliti dall'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base, ovvero: il margine di dumping per ciascun paese esportatore è superiore al margine de minimis, il volume delle importazioni da ciascun paese è da considerarsi non trascurabile e le condizioni di concorrenza tanto tra i prodotti importati quanto tra questi ultimi e i prodotti simili dell'industria comunitaria sono comparabili. Di conseguenza, le importazioni dai sette paesi interessati sono state analizzate cumulativamente.
d) Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
(52) Il volume delle importazioni in dumping nella Comunità originarie dei paesi interessati è aumentato da 17 429 t nel 1994 a 33 668 t nel PI, il che rappresenta un incremento complessivo del 93 %.
(53) La quota di mercato detenuta dai suddetti paesi è aumentata dal 12 % nel 1994 al 23 % nel PI, il che equivale ad un incremento di 11 punti percentuali nel periodo in esame. Nel PI le quote di mercato dei singoli paesi interessati erano comprese tra l'1,4 % e il 7,8 %.
e) Prezzi delle importazioni in dumping
(54) L'analisi relativa alla sottoquotazione dei prezzi è stata effettuata per ciascun tipo di CFA. Per ognuno di questi tipi, la Commissione ha confrontato la media ponderata dei prezzi di vendita dei produttori/esportatori con quella dei produttori comunitari denunzianti al netto di tutte le riduzioni e imposte, calcolate in base alle vendite al primo cliente non collegato. La media del prezzo di vendita dei produttori comunitari denunzianti è stata ponderata in funzione dei volumi di vendite dei singoli tipi di CFA. Questa media del prezzo di vendita è stata confrontata con la cifra corrispondente per ciascuno dei produttori/esportatori interessati, calcolata in base ai loro prezzi di rivendita nella Comunità, e ponderata rispetto al volume delle vendite.
(55) Per arrivare ad uno stadio commerciale paragonabile con le vendite dei produttori comunitari denunzianti, si sono adeguati i prezzi all'importazione dei paesi in questione per tener conto dei costi di movimentazione e dei dazi doganali pagabili. Gli adeguamenti sono stati fatti in base alle informazioni ricevute dagli importatori.
(56) Mediante il suddetto confronto si è determinata la seguente media ponderata della sottoquotazione dei prezzi, espressa in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari:
- RPC: 60,1 %
- Ungheria: 47,3 %
- India: da 40,1 % a 41,2 %
- Messico: 31,9 %
- Polonia: da 38,7 % a 43,7 %
- Sudafrica: 21,6 %
- Ucraina: 54,0 %
(57) Si deve osservare che i prezzi delle importazioni dai paesi interessati sono rimasti a livelli costantemente e notevolmente inferiori rispetto a quelli dell'industria comunitaria nel periodo dal 1994 al PI.
5. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, capacità e indici di utilizzazione degli impianti
(58) Il volume di produzione del prodotto in questione fabbricato dall'industria comunitaria è rimasto stabile per tutto il periodo in esame, passando da 144 484 t nel 1994 a 145 192 t nel PI, il che rappresenta un incremento complessivo inferiore all'1 %.
(59) La capacità dell'industria comunitaria ha registrato un aumento dell'11 %. Riguardo a tale incremento, si deve osservare che i macchinari per la fabbricazione di funi e cavi hanno una lunga durata di vita effettiva (in alcuni casi superiore a 20 anni); pertanto, si è notato che la sostituzione di macchinari obsoleti comportava inevitabilmente un aumento delle capacità, dati i migliori risultati delle macchine moderne. Il notevole volume di investimenti effettuati nel 1995 può essere in gran parte attribuito ad un solo produttore comunitario che aveva sostituito macchinari ormai superati. Nello stesso periodo, l'indice di utilizzazione degli impianti ha registrato un calo, passando dal 64 % nel 1994 al 58 % nel PI.
b) Scorte
(60) Le scorte dell'industria comunitaria sono aumentate in misura notevole nel periodo, passando da 30 607 t nel 1994 a 39 780 t nel PI, con un incremento cioè del 30 % e che è stato particolarmente elevato tra il 1994 e il 1995 (24 %).
c) Volume di vendite e quota di mercato
(61) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono diminuite da 106 042 t nel 1994 a 96 776 t nel PI, con un decremento di 9 266 t (9 %).
(62) Il confronto tra l'andamento del volume di vendite e quello del consumo indica una diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria nel periodo in esame. Tale quota di mercato è infatti scesa dal 75 % del 1994 al 66 % nel PI, il che equivale ad una perdita di 9 punti percentuali nel corso del periodo in esame.
d) Prezzi
(63) La media ponderata dei prezzi di vendita dei CFA venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario ha registrato un lieve aumento complessivo tra il 1994 e il PI (passando da 1,34 ECU/kg a 1,46).
Si deve osservare che i prezzi delle importazioni in questione sono rimasti costantemente e significativamente inferiori a quelli praticati dall'industria comunitaria.
e) Redditività
(64) Si deve notare che non erano disponibili dati sulla redditività dei CFA per tutte le società incluse nel campione, in quanto il sistema di contabilità di alcune di esse non era in grado di identificare separatamente i valori per il prodotto in esame. Di conseguenza, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 8, del regolamento di base, la Commissione ha fatto ricorso alla redditività del settore disponibile più simile per descrivere la situazione dell'industria comunitaria. La redditività delle imprese nel loro complesso è stata considerata rappresentativa dei CFA, dal momento che questo prodotto rappresentava una quota notevole del fatturato globale per tutte le società interessate.
La redditività media dei produttori comunitari denunzianti inclusi nel campione è scesa da +1,3 % nel 1994 a -0,6 % nel 1997. L'inchiesta ha appurato che, nonostante un modesto aumento dei prezzi medi di vendita e del volume di produzione, le vendite dell'industria comunitaria e quindi la sua quota di mercato sono diminuite (rispettivamente del 9 % e di 9 punti percentuali).
f) Investimenti
(65) Gli investimenti hanno registrato un aumento globale del 24 %, passando da 7 094 000 ECU nel 1994 a 8 826 000 ECU nel PI. Gli investimenti hanno riguardato in generale la sostituzione dei macchinari.
g) Occupazione
(66) Nel periodo in esame il numero di addetti impiegati dall'industria comunitaria è diminuito, da 2 710 addetti nel 1994 a 2 559 nel PI, il che rappresenta un calo del 6 %.
h) Produttività
(67) La produttività dell'industria comunitaria (cioè il volume prodotto per addetto) è aumentata nel periodo in esame (del 6 % tra il 1994 e il PI).
6. Conclusioni in merito al pregiudizio
(68) La Commissione ha concluso che l'industria comunitaria ha subito una considerevole pressione sui prezzi di vendita nel periodo in esame per via delle importazioni originarie dei paesi interessati, le quali sono penetrate sul mercato della Comunità in quantità sempre maggiori determinando una notevole sottoquotazione dei prezzi applicati da tale industria nel periodo dell'inchiesta. Di conseguenza, l'industria ha perso una quota significativa di mercato in un momento in cui il consumo registrava invece un leggero incremento (del 5 %). Si deve inoltre osservare che, sebbene i livelli di produzione siano rimasti stabili, le vendite sono diminuite lungo tutto il periodo, mentre le scorte sono andate aumentando costantemente e in misura considerevole.
Infine, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria è peggiorata nel corso del periodo, passando da una percentuale di profitti pari all'1,3 % nel 1994 a perdite nel 1997 (-0,6 %).
Sulla base dei dati suesposti, la Commissione ha concluso in via provvisoria che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(69) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni in dumping da RPC, Ungheria, India, Messico, Polonia, Sudafrica e Ucraina e ha valutato inoltre altri fattori, affinché il pregiudizio determinato da questi altri fattori non fosse attribuito alle importazioni in dumping, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base.
a) Effetti delle importazioni in dumping
(70) L'aumento in volume e in quota di mercato delle importazioni in dumping nonché la notevole sottoquotazione dei prezzi durante il periodo in esame, da un lato, sono senza alcun dubbio coincisi con il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, dall'altro. Questo è evidenziato in particolare da una diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria e dal deteriorarsi della sua redditività nel corso del periodo in esame.
Riguardo più in particolare alle quote di mercato, si deve osservare che dal 1994 al PI le importazioni dai paesi interessati sono aumentate di una percentuale superiore al tasso di consumo (con un incremento complessivo del 93 %). Ciò rappresenta un aumento globale della quota di mercato detenuta dalle importazioni in causa pari a 11 punti percentuali, mentre la quota dei produttori comunitari è diminuita di 9 punti percentuali. In particolare, il notevole incremento delle importazioni registratosi tra il 1994 e il 1995 (pari al 73 %) è coinciso con una perdita di 10 punti percentuali della quota di mercato dell'industria comunitaria nello stesso periodo.
Pertanto, la Commissione ha concluso che la perdita della quota di mercato subita dall'industria comunitaria è coincisa con l'aumento della quota detenuta dai paesi interessati.
(71) Inoltre, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria ha subito un notevole deterioramento nel periodo in esame, passando da una situazione di profitti ad una di perdite in un mercato sul quale si registrava contemporaneamente un costante aumento della domanda. In particolare, la situazione finanziaria è peggiorata tra il 1994 e il 1995 (da +1,3 % a -0,3 %), nello stesso periodo in cui l'industria subiva una perdita significativa della quota di mercato (10 punti percentuali).
(72) Infine, in termini di prezzi di vendita, si deve notare che i prezzi praticati dall'industria comunitaria sono aumentati nel periodo 1994-1995, in coincidenza con aumenti dei costi delle materie prime. Tuttavia, a causa della pressione determinata dal massiccio incremento (+73 %) di importazioni a basso prezzo nel 1995, effettuate a prezzi notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria, quest'ultima non è riuscita a coprire i suoi costi, nonostante avesse già aumentato i prezzi.
Sebbene, nel tentativo di riguadagnare la precedente posizione sul mercato, l'industria comunitaria nel 1996 abbia ridotto i prezzi, recuperando in tal modo parte della quota di mercato perduta, la sua redditività non ha fatto che diminuire. Nel 1997, infatti, nonostante il mantenimento della posizione sul mercato grazie al miglioramento della produttività e all'aumento dei prezzi, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria è rimasta negativa (-0,6 %).
b) Effetti causati da altri fattori
(73) La Commissione ha esaminato se altri fattori, diversi dalle importazioni in dumping in oggetto, possano aver causato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. In particolare, ha analizzato l'andamento del consumo, l'evoluzione e l'impatto delle importazioni da altri paesi terzi e l'effetto determinato dall'aumento dei costi delle materie prime, nonché se il pregiudizio subito possa essere stato causato da importazioni effettuate dall'industria comunitaria.
i) Consumo
(74) Nell'esaminare se l'andamento del consumo abbia influito sulla situazione dell'industria comunitaria, la Commissione ha osservato che nel periodo in esame, nonostante un calo registratosi tra il 1995 e il 1996 (8 %), il livello complessivo di consumo è aumentato del 5 %. È pertanto improbabile che il pregiudizio possa essere attribuito all'andamento del consumo.
ii) Importazioni da altri paesi terzi
(75) Riguardo alle importazioni da altri paesi terzi non interessati dal presente procedimento, si è accertato che tali importazioni, sebbene rappresentassero una quota significativa del mercato comunitario (9 % nel periodo dell'inchiesta), erano diminuite durante il periodo in esame, dal 10 % nel 1994 al 9 % nel PI.
In tale contesto la Commissione, sulla base dei dati Eurostat, ha esaminato in particolare l'andamento dei volumi e dei prezzi delle importazioni dalla Corea, nonché quello delle importazioni da Repubblica ceca, Romania, Russia e Turchia.
Corea
(76) Nell'ambito dell'inchiesta sono state esaminate le importazioni dalla Corea, per le quali si sono accertati margini di dumping de minimis. La Commissione ha esaminato il volume delle importazioni nel periodo in esame ed ha appurato che è rimasto stabile. I prezzi delle importazioni dalla Corea sono risultati comparabili a quelli dell'industria comunitaria, pertanto il pregiudizio subito da quest'ultima non può essere attribuito alle importazioni suddette.
Repubblica ceca
(77) Quanto alle importazioni dalla Repubblica ceca, sebbene il loro prezzo unitario sia rimasto inferiore a quello applicato dall'industria comunitaria durante il PI, il volume delle importazioni da quel paese è diminuito nel corso del periodo.
Romania
(78) Nonostante un considerevole aumento delle importazioni dalla Romania, all'inizio del periodo in esame esse erano ad un livello estremamente basso (soltanto 217 t nel 1994), che continuava a restare tale al termine del periodo (0,9 % nel PI)
Russia
(79) Per quanto riguarda le importazioni dalla Russia, nonostante alcune fluttuazioni registrate nel periodo in esame, la quota di mercato di quel paese rappresentava solamente lo 0,3 % nel PI.
Turchia
(80) L'inchiesta ha accertato che, nonostante un aumento delle importazioni dalla Turchia nel periodo in esame, con un conseguente incremento della quota di mercato (1,7 % nel PI), i prezzi unitari di tali importazioni erano notevolmente più elevati di quelli dei paesi oggetto dell'inchiesta e per i quali sono stati determinati margini di dumping e di pregiudizio.
Conclusioni
(81) La Commissione ritiene che le importazioni dai suddetti paesi terzi non interessati dal presente procedimento possano aver contribuito al pregiudizio subito, con particolare riguardo a quelle dalla Repubblica ceca e dalla Turchia. Tuttavia, l'inchiesta ha dimostrato che questi fattori non erano sufficienti per annullare il nesso causale tra le importazioni in dumping in oggetto e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria, soprattutto tenuto conto della quota di mercato di questi paesi terzi e del suo andamento durante il periodo in esame (con un aumento dal 5,9 % nel 1994 al 6,7 % nel PI).
Altri paesi terzi
(82) La Commissione ha accertato che la quota di mercato complessiva di altri paesi terzi è diminuita durante il periodo in esame (passando dal 4 % nel 1994 al 2,7 % nel PI) e che i prezzi delle importazioni da questi paesi erano notevolmente più elevati di quelli delle importazioni in dumping.
iii) Materie prime
(83) La Commissione ha esaminato inoltre se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria possa essere stato determinato dagli aumenti dei costi delle materie prime nel periodo in esame.
Si è ritenuto in proposito che l'industria comunitaria, date le limitate possibilità di sostituire i CFA con altri prodotti, avrebbe dovuto essere in grado di far fronte ad aumenti dei costi delle materie prime. Tuttavia, l'inchiesta ha dimostrato che l'aumento dei prezzi praticati dall'industria comunitaria nel periodo 1994-1995, se confrontato all'incremento delle importazioni a basso prezzo in oggetto, non è stato sufficiente a coprire i suddetti aumenti dei costi delle materie prime.
iv) Pregiudizio causato dall'industria comunitaria mediante le sue proprie importazioni
(84) Alcuni esportatori hanno affermato che l'industria comunitaria aveva causato un pregiudizio mediante le sue proprie importazioni del prodotto in questione dai paesi interessati durante il periodo in esame.
A tale proposito, come si è già spiegato nella sezione sulla definizione di produzione comunitaria, la Commissione ha appurato che tali acquisti erano conformi, in generale, alla normale prassi commerciale dei produttori consistente nell'aggiungere alla propria gamma di prodotti una quota limitata di importazioni. Le suddette importazioni erano quindi necessarie perché essi potessero offrire un ventaglio completo di prodotti ed essere competitivi sul mercato comunitario. Per quanto riguarda invece le relazioni di un produttore comunitario denunziante con un importatore e taluni distributori, al termine di un'inchiesta specifica si è concluso che tale società non aveva adottato un comportamento diverso da quello di altri produttori comunitari interessati dal procedimento. Di conseguenza, l'impatto delle importazioni effettuate da queste società non può essere attribuito al produttore comunitario.
La Commissione ha pertanto concluso che l'industria comunitaria non aveva causato alcun pregiudizio mediante le sue proprie importazioni di CFA.
c) Conclusioni in merito alla causa del pregiudizio
(85) Sebbene non si possa escludere che una parte delle importazioni da altri paesi terzi possa aver contribuito a determinare il pregiudizio, l'inchiesta ha dimostrato che questi fattori non erano di per sé sufficienti ad annullare il nesso causale tra le importazioni in dumping in oggetto e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Sulla scorta di quanto procede, la Commissione ha concluso che le importazioni dai sette paesi interessati, prese cumulativamente, hanno determinato un grave pregiudizio per l'industria comunitaria.
G. INTERESSE COMUNITARIO
1. Osservazioni preliminari
(86) La Commissione ha esaminato in via provvisoria, in base a tutti gli elementi di prova presentati, se, nonostante le conclusioni relative al dumping e al pregiudizio, si dovesse concludere per motivi impellenti che, nella fattispecie, non è nell'interesse della Comunità imporre delle misure.
A tal fine, la Commissione ha considerato le ripercussioni dell'adozione o della mancata adozione delle misure su tutte le parti coinvolte nel procedimento.
2. Raccolta dei dati relativi all'interesse comunitario
(87) Per valutare l'impatto derivante dall'adozione delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti notoriamente interessate, incluse l'industria a monte, i produttori comunitari all'origine della denuncia, gli importatori/grossisti e gli utilizzatori. Va osservato che nessuna risposta è pervenuta dall'industria utilizzatrice. Sulla base dei dati forniti dalle parti che hanno collaborato, la Commissione è giunta alle seguenti conclusioni.
3. Impatto sulle industrie a monte
(88) La principale materia prima utilizzata nella produzione dei CFA è il filo di acciaio industriale, in particolare il filo di acciaio ad alto tenore di carbonio che può venire zincato o altrimenti ricoperto. Si deve osservare che nella produzione di CFA vengono utilizzate altre materie prime importanti quali fibre sintetiche, lubrificanti e materiali da imballaggio (in particolare bobine). Il filo di acciaio utilizzato dall'industria comunitaria viene fabbricato essenzialmente dalle maggiori industrie siderurgiche europee. Ne esiste di diverse qualità e diametri, tuttavia i produttori comunitari di filo di acciaio dispongono della gamma completa necessaria per la produzione di CFA.
(89) Due società produttrici di materie prime hanno collaborato all'inchiesta della Commissione. Le due imprese contavano circa 1 417 addetti nel 1997. Il loro fatturato complessivo nello stesso anno era di 312 milioni di ECU, di cui 54 milioni di ECU relativi alle materie prime in oggetto (equivalenti a circa il 17 % del fatturato complessivo). La redditività delle due società era del 5 % circa nel 1997.
4. Impatto sull'industria comunitaria
a) Natura e struttura dell'industria comunitaria
(90) L'industria comunitaria è composta di piccole e medie imprese situate in nove Stati membri (Austria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito). Va notato che la produzione di CFA è un'industria ad alta intensità di capitali e che necessita di notevoli attività di ricerca e sviluppo per continuare a migliorare la gamma di prodotti, in particolare i CFA speciali utilizzati per i progetti (cfr. sotto). I CFA vengono spesso trasformati dall'industria comunitaria e/o dalle società collegate (taglio, impalmatura e montaggio di accessori o trasformazione in altri articoli quali brache, ecc.). È evidente che qualsiasi impatto negativo sui CFA inciderebbe in misura significativa su tali attività.
(91) Nell'industria comunitaria nel suo complesso erano impiegati circa 2 600 addetti durante il PI.
(92) In aggiunta alla produzione di CFA standard, l'industria comunitaria fabbrica anche una vasta gamma di CFA speciali destinati a progetti particolari, ad esempio per la costruzione di ponti o tetti sospesi. Questo tipo di produzione è solitamente per una quantità e per un termine determinati (ovvero per il volume e la durata necessari per il progetto). Si deve osservare che questa produzione destinata a progetti specifici è diventata nel corso degli anni un'importante fonte di reddito per l'industria comunitaria. Poiché i progetti richiedono in genere una stretta cooperazione tecnica con i clienti (per la quale sono necessari macchinari e tecnologie avanzati) e servizi complementari (non solo l'installazione dei CFA, ma anche un servizio di manutenzione e riparazione più a lungo termine), va osservato che l'industria comunitaria rappresenta il principale fornitore in questo segmento del mercato comunitario.
(93) Si è appurato che i CFA per progetti specifici possono essere fabbricati con gli stessi macchinari e dalla stessa forza lavoro del prodotto standard di dimensioni equivalenti, e che la produzione dei primi dipende quindi in larghissima misura dalla produzione dei secondi, in particolare per la ripartizione delle spese generali.
b) Vitalità dell'industria comunitaria
(94) Si deve osservare che nell'ultimo decennio la situazione dell'industria comunitaria di CFA si è deteriorata, principalmente a causa delle chiusure intervenute nell'industria utilizzatrice (ad es. il settore minerario) e delle riduzioni di capacità delle flotte pescherecce in seguito all'introduzione delle quote. Di conseguenza, l'industria ha dovuto subire una ristrutturazione e un consolidamento molto rilevanti. Come si è già spiegato al considerando 43, nel periodo in esame essa ha consolidato la sua situazione ed è riuscita a far fronte ad un aumento della domanda.
(95) Tuttavia, durante il periodo in esame l'industria comunitaria è passata da una situazione in cui registrava profitti ad una di perdite, le quali si sono concentrate essenzialmente nel 1995, cioè in un momento in cui le importazioni dai paesi interessati dalla presente inchiesta sono penetrate in quantità molto elevate sul mercato comunitario. Inoltre, dati i prezzi molto bassi di queste importazioni in dumping, l'industria non ha potuto rialzare i suoi prezzi adattandoli all'aumento dei costi, subendo quindi un pregiudizio sia per il volume che per il valore poco elevato delle importazioni in causa.
(96) La Commissione ritiene che, data la precedente opera di ristrutturazione e di miglioramento della produttività, l'industria comunitaria sarebbe strutturalmente vitale, purché sul mercato comunitario sia possibile ripristinare condizioni di leale concorrenza.
c) Effetti dell'imposizione o della mancata imposizione di misure
(97) In seguito all'imposizione delle misure, i prezzi dei CFA sul mercato comunitario dovrebbero salire. Questo aumento dovrebbe permettere all'industria comunitaria di recuperare la sua redditività e di aumentare, entro una certa misura, i volumi delle vendite.
(98) In assenza di misure, è probabile che l'andamento negativo dell'industria comunitaria continui, comportando, a lungo termine, la chiusura di alcune società. Taluni impianti di produzione dell'industria operano difatti pressoché in perdita e dovrebbero quasi certamente chiudere a breve termine, il che significherebbe la perdita immediata di posti di lavoro. L'industria dovrebbe subire una nuova perdita di quota di mercato e un ulteriore aggravarsi della sua situazione finanziaria. Come spiegato sopra, qualora l'andamento negativo dovesse continuare, ciò non inciderebbe soltanto sulla produzione di CFA standard, ma anche sulla fabbricazione del prodotto destinato a progetti specifici, che non è esportato in volumi di qualche rilievo dai paesi interessati.
(99) In conclusione, l'imposizione delle misure dovrebbe consentire all'industria comunitaria di recuperare rispetto al pregiudizio subito ed è pertanto da ritenersi nell'interesse dell'industria stessa.
5. Impatto sugli importatori/grossisti
(100) Quattro importatori/grossisti comunitari, non collegati agli esportatori, hanno collaborato al presente procedimento. Essi hanno affermato che l'istituzione delle misure avrebbe nella fattispecie ripercussioni negative sugli importatori/grossisti del prodotto in esame nella Comunità.
(101) L'inchiesta ha accertato che i CFA rappresentavano una quota significativa delle loro attività per due degli importatori non collegati sia in termini di fatturato (tra il 40 % e l'80 %) che di profitti (percentuale compresa tra il 3 % e il 18 %). Si deve tuttavia osservare che tuti gli importatori/grossisti (tranne uno) commercializzano anche altri prodotti, quali cordame di fibre, filo, cavi, catene, ferramenta e accessori. Una parte importante delle loro attività commerciali consiste nella trasformazione di CFA (ad es. taglio, impalmatura e montaggio di accessori o trasformazione in altri articoli quali brache, ecc.). Si è inoltre appurato che gli importatori/grossisti commercializzano i CFA prodotti nella Comunità.
(102) Sebbene si possa ritenere che l'imposizione delle misure si ripercuota sugli importatori/grossisti, data la loro attività di trasformazione dei CFA, nonché il fatto che essi commercializzano altre gamme di prodotti e CFA di produzione comunitaria, la Commissione ha concluso che l'adozione delle misure in oggetto non dovrebbe incidere sensibilmente su di loro.
6. Impatto sugli utilizzatori
(103) Dal momento che i CFA vengono utilizzati per un ampio ventaglio di applicazioni, un numero elevato di industrie utilizzatrici è interessato dal presente procedimento. La Commissione ha constatato che le principali applicazioni del prodotto sono le seguenti (elenco non esaustivo): applicazioni di tipo generale, settori della pesca, marittimo e cantieristico, petrolifero e del gas, minerario (in profondità e in superficie), della silvicoltura, dei trasporti aerei (inclusi ski-lift e funivie), dell'ingegneria civile (ponti sospesi, torri, piloni strallati, strutture di tetti coperti), nell'edilizia (gru) e nella costruzione di ascensori.
(104) L'analisi della Commissione riflette il vasto numero di industrie utilizzatrici interessate e l'ampia gamma di applicazioni in ogni settore. Sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione ha accertato che i costi totali delle industrie utilizzatrici erano compresi tra 50 000 ECU e 18 milioni di ECU, il che rispecchia la grande varietà di dimensioni delle società in oggetto. Inoltre, la percentuale di costi relativi al prodotto in esame era compresa tra lo 0,01 % e soltanto il 3 %, il che dimostra che i CFA non costituiscono un prodotto fondamentale per tali imprese.
(105) Nel valutare gli eventuali effetti derivanti dall'imposizione delle misure sugli utilizzatori, la Commissione ha concluso che, data l'incidenza trascurabile dei costi relativi ai CFA sulle industrie utilizzatrici, l'aumento di questi costi non dovrebbe incidere sensibilmente su di esse. Si deve inoltre osservare che le industrie utilizzatrici interessate continueranno a disporre di altre fonti di approvvigionamento di CFA non soggette a misure antidumping.
7. Conclusioni relative all'interesse comunitario
(106) Considerati il tasso di aumento delle importazioni dai paesi interessati nel corso del periodo in esame, e il comportamento degli esportatori sul mercato comunitario (sottoquotazioni costanti e considerevoli rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria), è probabile che, in assenza di misure, questa tendenza perdurerebbe aggravando ulteriormente il pregiudizio subito dai produttori comunitari denunzianti.
(107) L'imposizione delle misure dovrebbe aiutare l'industria comunitaria a migliorare la sua redditività, il che inciderà positivamente sulle condizioni di concorrenza del mercato comunitario e ridurrà la minaccia di chiusure con conseguente riduzione di posti di lavoro. In particolare, la Commissione ha tenuto conto del fatto che, qualora non si ponesse rimedio alle pratiche commerciali sleali dei produttori/esportatori, l'industria comunitaria potrebbe essere costretta a chiudere un certo numero di impianti di produzione, il che annullerebbe i vantaggi a medio termine derivanti, per l'industria utilizzatrice, dalla possibilità di rifornirsi a prezzi ridotti.
(108) L'aumento dei prezzi previsto dovrebbe avere un impatto soltanto marginale sulle industrie utilizzatrici.
(109) La Commissione ha concluso che, date le circostanze, non esistono motivi impellenti che impediscano l'istituzione delle misure antidumping.
H. MISURE PROVVISORIE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(110) Avendo stabilito che le importazioni in dumping in esame hanno causato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria e che non esistono motivi impellenti che impediscano di prendere provvedimenti, le misure previste dovrebbero essere imposte ad un livello sufficiente ad eliminare il pregiudizio causato da dette importazioni senza superare i margini di dumping stabiliti.
L'eliminazione di tale pregiudizio presuppone la possibilità per l'industria di aumentare i prezzi delle importazioni del prodotto in questione originarie dei paesi interessati ad un livello non pregiudizievole.
Per determinare l'aumento dei prezzi necessario a tal fine, cioè il margine di pregiudizio, la Commissione ha ritenuto di dover confrontare i prezzi delle importazioni in dumping con i prezzi di vendita dell'industria comunitaria, maggiorati del profitto che quest'ultima avrebbe potuto realizzare in assenza del dumping pregiudizievole imputabile ai paesi oggetto dell'inchiesta.
Su tale base, si è effettuato il confronto tra la media ponderata dei prezzi all'esportazione per i tipi di prodotto utilizzati nella determinazione della sottoquotazione dei prezzi, per il PI e a livello CIF frontiera comunitaria, adeguati in funzione del dazio doganale pagato e dei costi di movimentazione, e la media ponderata dei prezzi di vendita effettivi dei produttori comunitari denunzianti inclusi nel campione, aumentati per coprire il mancato profitto e maggiorati di un margine di profitto del 5 %. Ai fini della determinazione preliminare è stato considerato che questo margine di profitto era il minimo necessario per salvaguardare la vitalità del settore.
2. Dazi provvisori
(111) In conformità dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, l'importo del dazio provvisorio deve corrispondere al margine di dumping stabilito o all'importo necessario per eliminare il pregiudizio, qualora quest'ultimo importo sia inferiore al margine di dumping.
Per tutte le società situate nella RPC, Ungheria, India, Polonia e Ucraina si è accertato che i margini di pregiudizio erano, in tutti i casi, superiori ai margini di dumping. Di conseguenza, i dazi provvisori per le società dei paesi summenzionati sono stati calcolati sulla base dei margini di dumping riscontrati.
Per le imprese situate in Messico e Sudafrica, i margini di pregiudizio risultavano inferiori ai margini di dumping. Di conseguenza, i dazi provvisori per le società di questi due paesi sono stati stabiliti al livello dei margini di pregiudizio.
3. Impegni
(112) I produttori/esportatori ungheresi e polacchi hanno offerto alla Commissione impegni sui prezzi, in conformità dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento di base. La Commissione ha considerato che gli impegni offerti dai produttori/esportatori interessati erano accettabili.
L'accettazione degli impegni sui prezzi deve essere subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura valida corrispondente all'impegno, che identifichi chiaramente il produttore/esportatore e contenga le informazioni elencate in allegato. In assenza di tale fattura, l'opportuna aliquota del dazio antidumping sarà riscossa.
(113) La Commissione osserva che in caso di violazione o di revoca di un impegno può essere imposto un dazio antidumping, in conformità dell'articolo 8, paragrafo 9, e dell'articolo 10 del regolamento di base.
(114) Va inoltre rilevato che, in conformità dell'articolo 8, paragrafo 6, del regolamento di base, anche se nel corso dell'inchiesta sono stati accettati impegni, l'inchiesta sul dumping, sul pregiudizio e sull'interesse della Comunità viene normalmente completata.
I. DISPOSIZIONI FINALI
(115) A fini di buona amministrazione occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 399R0362.1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di cavi di acciaio, compresi i cavi chiusi e ad esclusione dei cavi di acciaio inossidabile, con sezione trasversale massima superiore a 3 mm, muniti o no di accessori, classificabili nei codici NC ex 7312 10 82 (codice TARIC 7312 10 82*10), ex 7312 10 84 (codice TARIC 7312 10 84*10), ex 7312 10 86 (codice TARIC 7312 10 86*10), ex 7312 10 88 (codice TARIC 7312 10 88*10) ed ex 7312 10 99 (codice TARIC 7312 10 99*10), originarie della Repubblica popolare cinese, dell'Ungheria, dell'India, del Messico, della Polonia, del Sudafrica e dell'Ucraina.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile ai prezzi netti franco frontiera comunitaria del prodotto in questione fabbricato dalle società elencate sotto, dazio non corrisposto, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. In deroga al paragrafo 1, il dazio provvisorio non si applica alle importazioni del prodotto in esame fabbricato e direttamente esportato e fatturato ad una società importatrice nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, dalle società di cui all'articolo 2, paragrafo 3.
4. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
1. Gli impegni offerti dalle società di cui al paragrafo 3 nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni di cavi di acciaio, compresi i cavi chiusi e ad esclusione dei cavi di acciaio inossidabile, con sezione trasversale massima superiore a 3 mm, muniti o no di accessori, classificabili nei codici NC ex 7312 10 82 (codice TARIC 7312 10 82*10), ex 7312 10 84 (codice TARIC 7312 10 84*10), ex 7312 10 86 (codice TARIC 7312 10 86*10), ex 7312 10 88 (codice TARIC 7312 10 88*10) ed ex 7312 10 99 (codice TARIC 7312 10 99*10), originarie della Repubblica popolare cinese, dell'Ungheria, dell'India, del Messico, della Polonia, del Sudafrica e dell'Ucraina, sono accettati.
2. Al momento della richiesta di immissione in libera pratica, conformemente ad un impegno, l'esenzione dal dazio è subordinata alla presentazione alle autorità doganali competenti degli Stati membri di una fattura valida corrispondente all'impegno rilasciata da una delle società di cui al paragrafo 3. Gli elementi principali di tale fattura sono elencati nell'allegato.
3. Le importazioni accompagnate da una fattura corrispondente ad un impegno vengono dichiarate nei seguenti codici addizionali Taric:
SPAZIO PER TABELLA
Articolo 3
1. In conformità dell'articolo 20, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 384/96 e salvo il disposto dell'articolo 20, paragrafi 2 e 3, dello stesso regolamento, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
2. In conformità dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate che si siano manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura del procedimento possono presentare le loro osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla sua entrata in vigore.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 18 febbraio 1999.

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