Document ID: 31991D0512

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 25 luglio 1991 recante accettazione degli impegni assunti nell'ambito del riesame di misure antidumping relative alle importazioni di corindone artificiale originario dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica popolare cinese e nell'ambito della procedura antidumping relativa alle importazioni di corindone artificiale originario del Brasile e della Iugoslavia e recante chiusura dell'inchiesta (91/512/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 10,
sentito il comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) La Commissione ha ricevuto le seguenti domande da parte del Consiglio europeo delle federazioni delle industrie chimiche (CEFIC), a nome dei produttori che realizzano la maggior parte della produzione comunitaria di corindone artificiale:
- una domanda di riesame di misure antidumping [articolo 15, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88] relative alle importazioni di corindone artificiale dalla Cecoslovacchia e dalla Repubblica popolare cinese e istituite dalla decisione 84/650/CEE della Commissione (2);
- una domanda di riesame di misure antidumping [articolo 14, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88] relative alle importazioni di corindone artificiale originario dell'URSS, dell'Ungheria e della Polonia e istituite dalla decisione 86/464/CEE della Commissione (3);
- una denuncia antidumping relativa alle importazioni di corindone artificiale dal Brasile e dalla Iugoslavia.
In conformità dell'articolo 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88 la Commissione ha notificato l'imminente scadenza (4) delle misure antidumping concernenti la Cecoslovacchia e la Repubblica popolare cinese. La domanda del CEFIC, ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, conteneva elementi di prova del fatto che la scadenza delle misure antidumping in vigore avrebbe nuovamente provocato o avrebbe minacciato di provocare un pregiudizio. La Commissione ha pertanto pubblicato un avviso riguardante l'intenzione di procedere al riesame (5) di tali misure ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Riguardo alla domanda di riesame ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88 sono stati presentati elementi di prova di una modifica delle circostanze sufficienti a giustificarne la necessità. La Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (6), ha pertanto annunciato l'apertura di una procedura di riesame di misure antidumping relative alle importazioni nella Comunità di corindone artificiale di cui al codice NC ex 2818 10 00, originario dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica popolare cinese e ha iniziato un'inchiesta.
Per quanto riguarda la nuova denuncia, sono stati presentati elementi di prova in merito alle pratiche di dumping sulle importazioni del prodotto in questione originario del Brasile e della Iugoslavia e al contributo di tali importazioni al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio della procedura. La Commissione, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (7), ha pertanto annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di corindone artificiale di cui al codice NC ex 2818 10 00, originario del Brasile e della Iugoslavia e ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ne ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i ricorrenti e ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere audizioni.
Tutti gli esportatori interessati hanno avuto la possibilità di esercitare i diritti contemplati all'articolo 7, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88 e quasi tutti gli esportatori si sono avvalsi di tale possibilità.
(3) La maggior parte dei produttori e degli esportatori noti hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto.
Non sono state presentate osservazioni a nome dei produttori e degli esportatori della Repubblica popolare cinese e dell'URSS. I rappresentanti dei governi dei due paesi hanno tuttavia presentato osservazioni per conto degli esportatori interessati e hanno avuto la possibilità di prendere conoscenza delle informazioni di cui la Commissione disponeva, nonché di esprimere il proprio parere in merito.
Numerosi importatori e operatori commerciali, un'organizzazione che rappresenta gli utilizzatori finali nella Comunità e tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno risposto in modo particolareggiato al questionario della Commissione.
Tutti gli esportatori, i rappresentanti dei governi della Repubblica popolare cinese e dell'URSS, alcuni importatori e un ricorrente hanno chiesto ed ottenuto audizioni.
(4) La Commissione ha chiesto e verificato le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
Produttori CEE:
- Huels AG, Germania
- Rhina Schmelzwerk GmbH, Germania
- Universal Abrasives Ltd, Regno Unito
- Pechiney Electrometallurgie, Francia
- Samatec SpA, Italia
- CIA Vascongada de Abrasivas SA, Spagna
Tutte le società succitate, ad esclusione della CIA Vascongada de Abrasivas SA, Spagna, aderivano al CEFIC.
Esportatori di paesi terzi:
Brasile
- Elfusa Geral de Eletrofusao Lda, Sao Paulo, Brasile
- Carborundum SA, Vinhedo, Brasile
- Norton SA, Sao Paulo, Brasile
Iugoslavia
- Tovarna Dusika Ruse, Ruse, Iugoslavia
Importatori nella Comunità:
Collegati ad un esportatore brasiliano:
- Norton GmbH, Wesseling, Germania
- Norton PLC Materials Division, Ipswich, Regno Unito
Non collegati
- Smyris Abrasivi Srl, Pero, Italia
La Commissione ha chiesto e ricevuto informazioni scritte particolareggiate da parte dei produttori comunitari ricorrenti, degli esportatori sopra citati e di alcuni importatori e ha verificato le informazioni ivi contenute nella misura ritenuta necessaria.
A causa del numero elevato delle parti interessate, delle numerose audizioni effettuate, della proroga dei termini chiesta da alcuni esportatori e dell'ampliamento dell'inchiesta alle importazioni dal Brasile e dalla Iugoslavia, il periodo necessario per la conclusione dell'inchiesta stessa è stato superiore a dodici mesi.
(5) Per quanto riguarda la procedura di riesame (importazioni dalla Cecoslovacchia, dalla Repubblica popolare cinese, dall'URSS, dall'Ungheria e dalla Polonia), l'inchiesta relativa alle pratiche di dumping si riferiva al periodo compreso tra il 1o gennaio e il 31 dicembre 1989 (periodo dell'inchiesta). Per la procedura relativa al Brasile e alla Iugoslavia è stato scelto un periodo più lungo (1o gennaio 1989 - 30 aprile 1990) per poter meglio tener conto degli effetti del tasso di inflazione, che in tali paesi è particolarmente elevato.
B. PRODOTTO IN ESAME
(6) Il prodotto oggetto del procedimento è l'ossido di alluminio fuso, detto anche corindone artificiale, che si presenta come ossido di alluminio cristallino. Il corindone artificiale, di cui esistono diversi tipi, è prodotto in due forme principali:
- corindone artificiale normale, avente un tenore di ossido di alluminio compreso tra il 94 % e il 97 % (Al2O3) e
- corindone artificiale bianco, avente un tenore di ossido di alluminio compreso tra il 97,5 % e il 99,5 % (Al2O3).
Il corindone artificiale è un prodotto di fusione ottenuto in forno elettrico ad arco a temperature superiori a 2 000 °C. La materia prima utilizzata per la produzione di corindone artificiale normale è la bauxite in forma naturale o calcinata. Il corindone artificiale bianco è invece ottenuto dall'allumina calcinata (prodotto della lavorazione della bauxite).
Il corindone artificiale è una polvere cristallina avente caratteristiche specifiche (per esempio durezza compresa tra 9,0 e 9,2), che è utilizzato principalmente dall'industria di trasformazione come materiale abrasivo e refrattario per la produzione di:
- mole,
- carta abrasiva e smerigliata,
- sabbia per abrasioni,
- vernici per metallizzazione con arco-plasma,
- materiali resistenti all'abrasione per determinati rivestimenti del suolo,
- materiali refrattari in forni e in casseforti.
Il corindone artificiale è un componente essenziale di tutti i tipi di materiali di smerigliatura, perforazione o levigatura, con frequenti applicazioni nell'industria automobilistica e siderurgica, nonché nel settore della produzione di energia.
(7) Nel corso del processo di produzione si ottiene un determinato quantitativo di corindone artificiale di seconda qualità, avente un tenore di ossido di alluminio (Al2O3) inferiore a quello precedentemente indicato e un tenore relativamente elevato di ossido di ferro (Fe2O3). L'impiego di tale sottoprodotto del corindone artificiale è limitato ai cosiddetti prodotti ad agglomerato resinoide, quali alcuni tipi di mole e a determinate operazioni di sabbiatura.
Il prodotto è commercializzato principalmente in forma di grani (polvere cristallina). Nel corso del periodo dell'inchiesta, tuttavia, gli esportatori cinesi, polacchi e iugoslavi hanno venduto un quantitativo del prodotto in grumi (granulometria 0-100 mm). Il prodotto in forma cristallina è normalmente commercializzato secondo gli standard di qualità internazionali (FEPA nella Comunità) e, in funzione delle esigenze degli utilizzatori, può subire un trattamento termico speciale (calcinazione) che ne aumenta la durata.
Poiché le differenze tra i diversi tipi e qualità sono ampiamente compensate dalle analogie, si ritiene che, ai fini del presente procedimento, il corindone artificiale sia un prodotto unico.
(8) Il corindone artificiale venduto dagli esportatori interessati sui rispettivi mercati interni e quello prodotto dall'industria comunitaria è del tutto simile a quello importato dai paesi in questione. Le differenze qualitative secondarie tra i diversi tipi non sono sufficienti per rendere diversi tali prodotti.
(9) Alcuni esportatori, importatori, operatori e utilizzatori finali hanno mosso obiezioni in merito alla comparabilità del corindone artificiale importato e di quello prodotto nella Comunità. Le parti hanno affermato che il corindone artificiale importato è generalmente di qualità inferiore e che, date tali differenze qualitative, il prodotto comunitario non può essere considerato simile a quello importato.
(10) La Commissione ritiene tuttavia che tali argomentazioni non siano fondate. Le semplici differenze qualitative tra prodotti che hanno le stesse caratteristiche fisiche essenziali e gli stessi impieghi non sono sufficienti per differenziare tali prodotti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Tale opinione è confermata dal fatto che il prodotto importato fa concorrenza al prodotto simile dell'industria comunitaria.
(11) Tanto il corindone artificiale normale quanto il corindone artificiale bianco sono classificati al codice NC ex 2818 10 00 (corindone artificiale).
C. VALORE NORMALE
(12) La Cecoslovacchia, la Repubblica popolare cinese, l'URSS, l'Ungheria e la Polonia devono essere considerati come paesi non aventi un'economia di mercato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione ha pertanto elaborato le sue conclusioni in base al valore normale in un paese ad economia di mercato.
(13) La denuncia relativa alle pratiche di dumping si basava su un confronto tra i prezzi all'esportazione e i prezzi applicati dai produttori statunitensi sul mercato interno. I servizi della Commissione non hanno considerato accettabile la scelta degli Stati Uniti come paese di riferimento. È stato pertanto considerato più ragionevole stabilire il valore normale in base ai prezzi vigenti sul mercato iugoslavo, poiché, in termini di caratteristiche tecniche di base, i prodotti ivi forniti sono del tutto comparabili a quelli originari della Cecoslovacchia, della Repubblica popolare cinese, dell'URSS, dell'Ungheria e della Polonia. Gli esportatori, gli importatori e i produttori comunitari non hanno mosso obiezioni nei confronti di tale scelta.
(14) È stato accertato che il produttore iugoslavo di corindone artificiale operava secondo normali principi di redditività. Poiché le vendite dei due tipi di corindone artificiale, normale e bianco, sul mercato iugoslavo erano remunerative, ai fini della determinazione del valore normale sono stati presi in considerazione i prezzi vigenti sul mercato interno. Dato che, tuttavia, su tale mercato non sono state effettuate vendite di corindone artificiale normale in grumi, non è stato possibile determinare un adeguato livello dei prezzi di tale prodotto. Il corrispondente valore normale è stato quindi stabilito aggiungendo un margine di profitto standard al costo di produzione complessivo.
I prezzi di vendita interni sono stati determinati in base alla media dei prezzi di vendita delle due qualità del prodotto. Per quanto riguarda il corindone artificiale in grumi, il valore costruito è stato calcolato in base alla media dei costi e dei profitti. Nei due casi il valore normale è stato stabilito su base mensile per tener conto degli effetti dell'inflazione.
(15) È stato accertato che due dei tre esportatori brasiliani producevano e vendevano con profitto quantitativi consistenti della qualità normale del prodotto sul mercato interno e che uno di essi effettuava anche vendite remunerative di corindone artificiale bianco sullo stesso mercato. Il valore normale è stato pertanto determinato in base ai prezzi di vendita sul mercato interno. A tal fine è stata calcolata la media dei prezzi di vendita per i due tipi del prodotto, normale e bianco. Anche nei confronti degli esportatori brasiliani il valore normale è stato calcolato su base mensile per tener conto degli effetti dell'elevato tasso di inflazione.
Un produttore brasiliano ha effettuato in perdita una parte consistente delle vendite sul mercato interno. In tal caso il valore normale è stato calcolato aggiungendo un adeguato margine di profitto al costo di produzione complessivo.
D. PREZZI ALL'ESPORTAZIONE
(16) I prezzi all'esportazione per ciascuna transazione tra gli esportatori cecoslovacchi, ungheresi e polacchi e i clienti indipendenti nella Comunità sono stati determinati in base ai prezzi pagati o pagabili.
(17) Nei confronti degli esportatori cinesi, che non hanno collaborato all'inchiesta, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base agli elementi di prova disponibili. A tal fine la Commissione ha utilizzato le informazioni comunicate dagli importatori dei prodotti cinesi in Belgio, Germania e Italia, che nel periodo dell'inchiesta ricevevano circa il 90 % delle esportazioni cinesi. I prezzi all'esportazione sono stati ottenuti dai prezzi d'acquisto pagati dagli importatori cif frontiera comunitaria, dai quali sono stati dedotti i costi di trasporto e i costi accessori per arrivare al livello franco fabbrica.
(18) Anche i prezzi all'esportazione relativi all'esportatore sovietico, che ha rifiutato di collaborare, sono stati stabiliti in base ai dati disponibili. Tutte le esportazioni di corindone artificiale dall'URSS erano destinate alla Germania. Soltanto un importatore tedesco, che ha ricevuto circa il 25 % delle esportazioni sovietiche, ha collaborato nel corso del procedimento. La Commissione ha utilizzato i prezzi d'acquisto indicati nei contratti d'esportazione e nelle fatture e li ha adeguati al livello franco fabbrica deducendo i costi di trasporto. Tali prezzi sono stati ritenuti complessivamente abbastanza precisi, dato che le statistiche ufficiali presentavano risultati analoghi.
(19) I prezzi all'esportazione dei prodotti iugoslavi sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili, prendendo in esame le singole transazioni a clienti indipendenti nella Comunità.
(20) Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione dei prodotti brasiliani, nei confronti dell'unico esportatore che ha venduto esclusivamente ad importatori collegati nella Comunità il prezzo all'esportazione è stato costruito in base al prezzo di vendita ai primi acquirenti indipendenti nella Comunità, tenendo debitamente conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e di un margine di profitto corrispondente ad un adeguato utile di gestione nel settore in esame, in considerazione dei profitti normalmente realizzati dagli importatori indipendenti.
In tutti gli altri casi sono stati presi in considerazione i prezzi fatturati agli importatori indipendenti. I prezzi all'esportazione per ogni transazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili.
E. CONFRONTO
(21) I valori normali e i prezzi all'esportazione sono stati adeguati al livello franco fabbrica per tener conto delle condizioni di vendita. I diversi valori normali sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione prendendo in esame le singole transazioni. Sono stati effettuati adeguamenti per tener opportunamente conto delle spese di trasporto, del costo del credito, dei costi accessori, delle retribuzioni dei venditori e delle commissioni pagate agli agenti.
In considerazione degli effetti dell'inflazione sui prezzi interni in Brasile e in Iugoslavia, i valori normali sono stati calcolati su base mensile e confrontati con i prezzi all'esportazione del tipo di prodotto corrispondente, prendendo in esame le singole transazioni.
(22) I valori normali e i prezzi all'esportazione relativi agli esportatori cinesi e sovietici sono stati confrontati franco fabbrica allo stesso stadio commerciale. Sono stati effettuati adeguamenti in base ai dati disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
F. MARGINI
(23) Dal confronto è emerso che, per tutti gli esportatori, i prezzi accertati nella maggior parte delle transazione erano inferiori al valore normale. I margini di dumping (differenza tra il valore normale e il prezzo all'esportazione) sono stati aggregati per tutte le transazione e per i due tipi di corindone artificiale (normale e bianco). Le medie ponderate complessive dei margini di dumping, espresse in percentuale del prezzo all'esportazione cif frontiera comunitaria dei singoli esportatori, sono le seguenti:
- Czechoslovak Ceramics Company Ltd, Praga, Cecoslovacchia 39,1 % - Machine Tool and Tool Branch Chamber of China Chamber of Commerce for Machinery and Electronic Products Imports and Export, Beijing, Cina 47,4 % - V/O Stankoimport, Mosca, URSS 9,8 % - Hungarian Aluminium Corporation, Budapest Ungheria 31,3 % - Inter-Vis Co. Ltd, Varsavia, Polonia 24,5 % - Elfusa Geral de Eletrofusao Lda, Sao Paulo, Brasile 20,0 % - Carborundum SA, Vinhedo, Brasile 4,5 % - Norton SA, Sao Paulo, Brasile 53,4 % - Tovarna Dusika Ruse, Ruse, Iugoslavia 28,7 %
G. PREGIUDIZIO
(24) Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta che le importazioni nella Comunità di corindone artificiale dalla Cecoslovacchia, dalla Repubblica popolare cinese, dall'URSS, dall'Ungheria, dalla Polonia, dal Brasile e dalla Iugoslavia, considerate complessivamente, sono passate da 32 480 t nel 1986 a 39 220 t nel 1989, con un incremento del 20,75 %. Nello stesso periodo l'incremento delle importazioni per i singoli paesi era compreso tra il 7,9 % (URSS) e il 145,7 % (Cina). Soltanto le importazioni dal Brasile hanno avuto una diminuzione del 25,2 %. La quota di mercato complessiva dei sette paesi esportatori è lievemente aumentata, passando dal 19,5 % nel 1986 al 19,7 % nel 1989, dato che in tale periodo sono aumentate le singole quote di mercato, fatta eccezione per quella relativa alle importazioni dal Brasile, che è scesa dal 5,3 % al 3,3 %.
Tra il 1986 e il 1989 le vendite complessive dei principali produttori comunitari sono aumentate del 18,4 %, con un lieve incremento della corrispondente quota di mercato, che è passata dal 62,3 % al 63,2 %. Nello stesso periodo il consumo di corindone artificiale nella Comunità è aumentato del 19,7 %.
(25) La Commissione ha determinato la sottoquotazione dei prezzi confrontando i prezzi del corindone artificiale applicati dagli esportatori con la media ponderata dei prezzi corrispondenti dello stesso prodotto venduto dai produttori comunitari. Data la trasparenza dei prezzi sul mercato comunitario, è stato ritenuto opportuno effettuare il confronto tra i prezzi cif frontiera comunitaria, dazi corrisposti, per ciascuna transazione svolta dagli esportatori nel periodo dell'inchiesta e i prezzi franco fabbrica dell'industria comunitaria. Nei confronti degli esportatori cinesi e sovietici che non hanno collaborato all'inchiesta, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, è stata utilizzata la media dei prezzi di vendita, che, in mancanza di altre informazioni, è stata considerata come l'elemento più attendibile.
Poiché alcuni esportatori ed importatori, nonché l'associazione dei produttori tedeschi di abrasivi (Verein Deutscher Schleifmittelwerke eV) hanno messo in evidenza alcune differenze qualitative tra i diversi tipi del corindone artificiale importato e il prodotto comunitario, la Commissione ha calcolato la sottoquotazione in base ai tipi del prodotto comparabili, esclusi i tipi speciali di costo più elevato.
Nei confronti dei singoli esportatori è stata stabilita la seguente media ponderata dei margini di sottoquotazione:
- Czechoslovak Ceramics Company Ltd, Praga, Cecoslovacchia 25,7 % - Machine Tool and Tool Branch Chamber of China Chamber of Commerce for Machinery and Electronic Products Imports und Export, Beijing, Cina 30,8 % - V/O Stankoimport, Mosca, URSS 32,0 % - Hungarian Aluminium Corporation, Budapest Ungheria 12,0 % - Inter-Vis Co. Ltd, Varsavia, Polonia 29,4 % - Elfusa Geral de Eletrofusao Ltda, Sao Paulo, Brasile 10,6 % - Carborundum SA, Vinhedo, Brasile 27,7 % - Norton SA, Sao Paulo, Brasile 14,9 % - Tovarna Dusika Ruse, Ruse, Iugoslavia 25,9 %
Cumulo
(26) La Commissione ritiene che, per determinare l'incidenza delle importazioni in questione sull'industria comunitaria, gli effetti di tutte le importazioni debbano essere considerati cumulativamente. Per valutare l'opportunità del cumulo in ciascun caso, la Commissione ha preso in considerazione la comparabilità dei prodotti importati e la misura in cui ciascun prodotto importato era in concorrenza sul mercato comunitario con il prodotto simile dell'industria comunitaria. È stato ritenuto inoltre che tutti gli esportatori avessero avuto un comportamento analogo sul mercato comunitario (come risulta dalla rilevante sottoquotazione dei prezzi) e che la loro quota di mercato non fosse trascurabile. La quota di mercato relativamente modesta del prodotto cinese doveva essere considerata alla luce delle misure già in vigore.
In base a tale analisi globale la Commissione ha concluso che tutte le esportazioni dai paesi interessati, vale a dire Cecoslovacchia, Repubblica popolare cinese, URSS, Ungheria, Polonia, Brasile e Iugoslavia sono state effettuate in condizioni tali che, se la situazione di ciascun esportatore fosse stata considerata singolarmente, la Commissione avrebbe agito in modo discriminatorio nei confronti degli altri esportatori. La Commissione ha pertanto concluso che gli effetti delle importazioni in dumping sull'industria comunitaria devono essere considerati cumulativamente per tutti gli esportatori interessati.
Situazione dell'industria comunitaria
(27) a) La produzione e le vendite dei produttori comunitari hanno avuto un andamento abbastanza conforme all'incremento del consumo apparente nella Comunità e pertanto l'industria comunitaria ha potuto mantenere la quota di mercato che aveva nel 1984, quando sono state istituite le misure antidumping.
b) Anche se non sono state accertate violazioni degli impegni sui prezzi, occorre tenere presente che tra il 1986 e il 1989 i costi di produzione del coridone artificiale nella Comunità sono aumentati e che i prezzi dei prodotti importati, pur essendo conformi agli impegni, potevano avere ancora effetti negativi sui prezzi dell'industria comunitaria.
c) La costante presenza delle importazioni oggetto di dumping, effettuate in grandi quantitativi e a prezzi bassi, ha costretto i produttori comunitari, i cui costi di produzione erano aumentati, a ridurre i propri prezzi per salvaguardare la quota di mercato in un periodo di espansione della domanda. In molti casi i produttori comunitari non hanno potuto recuperare interamente l'aumento dei costi di produzione, dovuto ad un brusco incremento del prezzo delle materie prime.
d) A causa della depressione dei prezzi e dell'incremento dei costi, nel periodo compreso tra il 1986 e il 1989 i produttori comunitari hanno subito perdite finanziarie oppure hanno operato con margini di profitto ridotti.
La situazione della redditività è rimasta precaria, nonostante l'incremento delle vendite dei principali produttori comunitari, che sono aumentate del 18,5 % in un mercato in espansione, rispetto ad un incremento del consumo del 19,8 %.
Causa del pregiudizio (28) a) Dall'esame dei conti di costo e della documentazione relativa alle vendite dell'industria comunitaria è emerso che nel periodo dell'inchiesta i produttori comunitari, nel corso delle contrattazioni, hanno dovuto far fronte a offerte a basso prezzo da parte degli importatori di corindone artificiale dai sette paesi interessati e hanno quindi dovuto ridurre sensibilmente i propri prezzi oppure rinunciare ai contratti. Sono stati presentati elementi di prova del fatto che, in molti casi, l'industria comunitaria ha perso i contratti anche dopo aver ridotto i prezzi al di sotto dei costi di produzione variabili a causa di offerte di prezzi da parte degli esportatori della Cecoslovacchia, della Repubblica popolare cinese, dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, del Brasile e della Iugoslavia, che non erano in alcun modo influenzate dall'incremento del costo delle materie prime e, di conseguenza, dei costi di produzione.
Dall'inchiesta è emerso che l'industria comunitaria, a causa della sottoquotazione dei prezzi dei prodotti importati oggetto di dumping e della conseguente depressione dei prezzi sul mercato comunitario, non ha potuto realizzare utili adeguati. La Commissione ha pertanto concluso che le importazioni in esame, a causa delle conseguenze delle pratiche di dumping, hanno provocato il grave deterioramento della situazione dell'industria comunitaria e ne hanno ostacolato la ripresa.
b) La Commissione ha inoltre esaminato se tale situazione sia stata provocata da altri fattori, quali il volume e i prezzi delle importazioni da altri paesi terzi oppure dalla flessione della domanda. È stato accertato che le importazioni da altri paesi terzi sono aumentate molto più lentamente delle importazioni in questione e che sono state effettuate a prezzi sensibilmente superiori a quelli dei prodotti di origine cecoslovacca, cinese, sovietica, ungherese, polacca, brasiliana e iugoslava. Non risultava inoltre che tali importazioni fossero oggetto di dumping.
Per quanto riguarda la domanda è stato accertato che il consumo di corindone artificiale nella Comunità tra il 1986 e il 1989 è aumentato del 19,8 % e che anche i produttori comunitari hanno accresciuto la produzione e le vendite. Tale incremento è stato tuttavia possibile unicamente con considerevoli concessioni in termini di prezzi e a scapito della redditività.
Conclusioni
(29) In tali circostanze, la Commissione ritiene che le misure antidumping in vigore nei confronti della Repubblica popolare cinese e della Cecoslovacchia non possano scadere ai sensi dell'articolo 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto la loro scadenza minaccerebbe di aggravare le conseguenze negative delle importazioni e provocherebbe pertanto un ulteriore pregiudizio. Riguardo alle importazioni dalla Polonia, dall'Ungheria e dall'Unione sovietica dall'inchiesta è emerso che, alla luce della modifica delle circostanze relative alla situazione del mercato, le misure antidumping adottate non sono state sufficienti per evitare un ulteriore pregiudizio e per favorire la ripresa dell'industria comunitaria.
La Commissione ritiene pertanto che le misure antidumping in vigore relative alle importazioni di corindone artificiale dalla Repubblica popolare cinese, dalla Cecoslovacchia, dalla Polonia, dall'Ungheria e dall'URSS debbano essere mantenute in vigore oppure riesaminate, in conformità delle risultanze dell'inchiesta.
(30) Per quanto riguarda le importazioni di corindone artificiale dal Brasile e dalla Iugoslavia, la Commissione ritiene che il volume e la quota di mercato di tali importazioni, nonché la rilevante sottoquotazione dei prezzi, abbiano contribuito in misura considerevole al pregiudizio subito dall'industria comunitaria e che tali effetti non possano essere considerati isolatamente rispetto a quelli prodotti dalle importazioni dagli altri cinque paesi senza provocare discriminazioni. Si ritiene pertanto che sia opportuno adottare misure di difesa anche nei confronti delle importazioni in questione oggetto di dumping originarie del Brasile e della Iugoslavia.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(31) Per valutare se nell'interesse della Comunità sia opportuno adottare misure nei confronti delle importazioni oggetto di dumping, la Commissione ritiene che la sopravvivenza dell'industria interessata sia minacciata a causa del lungo periodo di insufficiente redditività. La produzione di corindone artificiale e le sue applicazioni finali in industrie fondamentali (automobile, siderurgia) hanno una grande rilevanza per la Comunità sul piano tecnologico, economico e strategico. L'industria in questione, oltre ad occupare numerose persone, è molto innovativa e competitiva, grazie ai rilevanti investimenti (comprendenti anche iniziative esemplari, quali la costruzione di impianti di depurazione) effettuati negli ultimi anni. Tale processo è ora minacciato unicamente dalle importazioni a basso prezzo dalla Cecoslovacchia, dalla Repubblica popolare cinese, dall'URSS, dall'Ungheria, dalla Polonia, dal Brasile e dalla Iugoslavia.
(32) La Commissione ha inoltre tenuto conto degli interessi degli utilizzatori e dell'industria di trasformazione nella Comunità che, in seguito all'istituzione di misure di difesa, potrebbero pagare un prezzo più elevato per il prodotto in questione. Si ritiene tuttavia che gli indispensabili aumenti dei prezzi, volti a ripristinare la redditività dei produttori comunitari di corindone artificiale, avranno effetti limitati sul costo complessivo del prodotto finito.
In base alle stime dei costi fornite dall'industria che trasforma il corindone artificiale, la Commissione ritiene che i vantaggi a favore dei produttori comunitari compensino abbondantemente gli eventuali svantaggi per gli utilizzatori e le industrie di trasformazione.
(33) La Commissione rileva inoltre che le misure antidumping hanno lo scopo di ovviare alle distorsioni della concorrenza provocate da pratiche commerciali sleali e che tali misure non incidono sulle importazioni non oggetto di dumping provenienti da altre fonti. A questo proposito occorre ricordare che gli acquirenti non possono continuare a fruire dei vantaggi in termini di prezzo di cui hanno precedentemente beneficiato, in quanto tali vantaggi sono il risultato di pratiche commerciali sleali.
Vista la situazione critica in cui si trova l'industria comunitaria del corindone artificiale, la Commissione ha concluso che nell'interesse della Comunità occorre intervenire per tutelare l'industria comunitaria contro la concorrenza sleale e per favorire il processo di ripresa.
I. MISURE NECESSARIE
(34) La Commissione ha stabilito che, in mancanza di misure antidumping, si verificherebbe un ulteriore pregiudizio e che le misure precedentemente in vigore sono state insufficienti per eliminare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping. La Commissione ha inoltre stabilito che le importazioni oggetto di dumping dal Brasile e dalla Iugoslavia hanno contribuito a tale situazione e hanno ostacolato la ripresa dell'industria comunitaria. La Commissione ritiene pertanto che sia necessario istituire misure antidumping sulle importazioni da tutti i paesi interessati.
Tali misure non dovrebbero tuttavia superare i margini di dumping accertati. Poiché la principale causa del pregiudizio è la sottoquotazione dei prezzi dell'industria comunitaria da parte dei prezzi applicati dagli esportatori, si ritiene sufficiente eliminare, se possibile, tale margine di sottoquotazione. Senza la sottoquotazione dei prezzi, infatti, l'industria comunitaria potrebbe nuovamente operare in modo soddisfacente. Ai prezzi degli esportatori dovrebbe pertanto essere aggiunto il corrispondente margine di sottoquotazione oppure il margine di dumping, qualora quest'ultimo sia inferiore. Alla luce di tali elementi, la Commissione ritiene che eventuali dazi antidumping dovrebbero avere le seguenti aliquote:
Cecoslovacchia 25,7 %
Repubblica popolare cinese 30,8 %
URSS 9,8 %
Ungheria 12,0 %
Polonia 24,5 %
Brasile
Carborundum 4,5 %
Elfusa 10,6 %
Norton 14,9 %
Iugoslavia 25,9 %
J. IMPEGNI
(35) Dopo essere stati informati in merito ai principali fatti e considerazioni sulla base dei quali si intendeva istituire misure di difesa, tutti gli esportatori interessati hanno offerto impegni sui prezzi.
La Commissione ritiene che tali impegni siano accettabili, poiché hanno l'effetto di portare o di mantenere i prezzi delle esportazioni ad un livello che la Commissione considera sufficiente per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
La Commissione rileva inoltre che, in caso di violazione di tali impegni, possono essere immediatamente istituiti dazi provvisori, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2423/88 e che il Consiglio può successivamente istituire dazi definitivi, in base ai fatti accertati nel corso della presente inchiesta relativa alle pratiche di dumping e al pregiudizio da esse derivante.
(36) Il Comitato consultivo è stato consultato in merito a tale linea di condotta. I rappresentanti della Francia e del Regno Unito hanno mosso obiezioni nei confronti delle misure proposte. La Commissione ha pertanto sottoposto la sua proposta all'approvazione del Consiglio, in conformità dell'articolo 9, paragrafo 1 e dell'articolo 10, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
La proposta della Commissione è considerata accettata, poiché il Consiglio, entro il termine previsto al paragrafo 1 dell'articolo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88, non ha preso, a maggioranza qualificata, una decisione diversa,
DECIDE:
Articolo 1
Sono accettati gli impegni offerti da:
- Czechoslovak Ceramics Company Ltd, Praga, Cecoslovacchia,
- Machine Tool and Tool Branch Chamber of China Chamber of Commerce for Machinery and Electronic Products Import and Export, Beijing, Cina,
- V/O Stankoimport, Mosca, URSS,
- Hungarian Aluminium Corporation, Budapest, Ungheria,
- Inter-Vis Co. Ltd, Varsavia, Polonia,
- Elfusa Geral de Eletrofusao Lda, Sao Paulo, Brasile,
- Carborundum SA, Vinhedo, Brasile,
- Norton SA, Sao Paulo, Brasile,
- Tovarna Dusika Ruse, Ruse, Iugoslavia,
nell'ambito del riesame delle misure antidumping relative alle importazioni di corindone artificiale, di cui al codice NC ex 2818 10 00, originario dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica popolare cinese e nell'ambito della procedura antidumping relativa alle importazioni di corindone artificiale, di cui al codice NC ex 2818 10 00, originario del Brasile e della Iugoslavia.
Articolo 2
È chiusa l'inchiesta riguardante il riesame di misure antidumping relative alle importazioni di corindone artificiale originario dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica popolare cinese e rigurdante la procedura antidumping relativa alle importazioni di corindone artificiale originario del Brasile e della Iugoslavia.
Fatto a Bruxelles, il 25 luglio 1991.

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