Document ID: 31996R0394

REGOLAMENTO (CE) N. 394/96 DELLA COMMISSIONE del 4 marzo 1996 che impone un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fibre di poliesteri in fiocco originarie della Bielorussia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1251/95 (2), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (4), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nell'agosto 1994, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di fibre di poliesteri in fiocco originarie della Bielorussia.
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dal CIRFS (Comitato internazionale per il rayon e le fibre sintetiche), per conto dei produttori comunitari che assertivamente effettuavano una proporzione maggioritaria della produzione complessiva di fibre di poliesteri in fiocco nella Comunità.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti. Le parti direttamente interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite.
(4) Un produttore del paese interessato, diversi importatori e l'industria comunitaria denunziante hanno comunicato osservazioni scritte. Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(5) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e ha ricevuto informazioni dai produttori comunitari denunzianti, da un esportatore bielorusso e da due importatori comunitari che hanno collaborato.
(6) Anche gli acquirenti e l'industria di trasformazione del prodotto nella Comunità hanno presentato osservazioni, direttamente oppure attraverso i loro rappresentanti.
(7) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni considerate necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori comunitari denunzianti:
- Hoechst AG, Frankfurt am Main, Germania,
- Du Pont de Nemours, Bad Homburg, Germania,
- Montefibre SpA Enichem, Milano, Italia,
- Akzo Fibres and Polymers Division, Arnheim, Paesi Bassi,
- Wellman International Ltd, Co. Meath, Irlanda,
- La Seda de Barcelona SA, El Prat de Llobrega, Spagna,
- Nurel SA, Hospitalet de Llobrega, Spagna;
b) tre produttori situati in due paesi aventi un'economia di mercato:
- Shinkong Synthetic Fibers Cooperation, Taiwan,
- Tuntex Distinct Cooperation, Taiwan,
- Zaklady Wlokien Chemicznych Elana SA, Polonia.
(8) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° luglio 1993 e il 30 giugno 1994 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»).
(9) Data la complessità del caso, dovuta soprattutto alle difficoltà incontrate nel reperimento di dati attendibili in un paese ad economia di mercato di riferimento (in appresso denominato «paese analogo»), l'inchiesta ha superato il normale termine di un anno fissato all'articolo 7, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in appresso denominato «regolamento di base»).
A questo proposito la Commissione, come era stato proposto dal denunziante, ha interpellato un produttore di fibre di poliesteri in fiocco in Polonia, che ha comunicato alcune informazioni e ha accettato di collaborare soltanto in una fase molto avanzata del procedimento. La Commissione in seguito si è messa in contatto con diversi produttori coreani, che hanno rifiutato di collaborare. Infine, due produttori taiwanesi di fibre di poliesteri in fiocco hanno risposto alla richiesta della Commissione e hanno accettato di collaborare al procedimento (cfr. considerandi 24-28).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione e impiego del prodotto in esame
(10) I prodotti in esame sono le fibre sintetiche di poliesteri in fiocco (in appresso denominate «FPF»), non cardate né pettinate, né altrimenti preparate per la filatura. Si tratta di una materia prima utilizzata in varie fasi della produzione tessile, a seconda della natura dei prodotti da fabbricare.
(11) I prodotti possono essere ripartiti in due categorie, a seconda che siano utilizzati per la filatura oppure per altre applicazioni. Circa il 60 % delle FPF consumate nella Comunità è utilizzato per la filatura di tessuti e mescolato, se necessario, con altre fibre quali lana o cotone. La parte restante viene utilizzata per l'imbottitura di prodotti tessili (cuscini, sedili di automobili, giacche a vento e simili), comprese alcune applicazioni diverse dalla filatura, come la fabbricazione di tappeti. All'interno di queste due categorie le FPF presentano differenze di dimensioni o tipo, essenzialmente in funzione del titolo e del taglio.
(12) Le caratteristiche fisiche essenziali delle due categorie principali e dei diversi tipi di prodotto all'interno di ciascuna categoria sono tuttavia identiche. In tali circostanze e conformemente alle inchieste precedenti, ai fini del presente procedimento le FPF devono essere considerate come un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(13) La Commissione ha stabilito che le FPF esportate nella Comunità dalla Bielorussia hanno caratteristiche di base e applicazioni simili a quelle dei prodotti fabbricati e venduti nella Comunità. Le FPF originarie della Bielorussia hanno inoltre caratteristiche di base e applicazioni simili a quelle dei prodotti fabbricati e venduti nel paese analogo (cfr. considerando 24-28).
(14) L'Eurofibrefill, un'associazione costituita da un gruppo di utilizzatori di FPF, ha sostenuto che i prodotti esportati dalla Bielorussia non erano comparabili a quelli fabbricati e venduti dai produttori comunitari, i quali appartenevano ad una categoria superiore in termini di qualità e complessità.
(15) Questa affermazione non è accettabile, poiché le caratteristiche fisiche dei prodotti sono molti simili e l'utilizzazione delle FPF di qualità assertivamente inferiore non differisce sostanzialmente da quella dei prodotti di qualità presumibilmente superiore. Nel corso dell'inchiesta è stato accertato che nelle ordinazioni dei clienti e nelle fatture i prodotti originari della Bielorussia erano stati descritti secondo criteri di classificazione identici a quelli dei prodotti comunitari; i prodotti importati inoltre sono stati venduti ad utilizzatori finali che hanno acquistato, per le stesse applicazioni, anche prodotti di origine comunitaria. Le eventuali differenze qualitative non sono quindi sufficienti per giustificare la distinzione tra i prodotti.
(16) A questo proposito, un esportatore bielorusso e l'Eurofibrefill hanno contestato il fatto che le FPF vendute a Taiwan, scelto come paese analogo, fossero un prodotto simile alle fibre esportate dalla Bielorussia nella Comunità, sostenendo che la differenza in termini di resistenza alla rottura era un fattore decisivo tale da annullare le altre considerazioni in base alle quali i prodotti potevano essere considerati simili.
(17) La Commissione ha concluso che, nonostante eventuali scostamenti secondari riguardo all'aspetto e alle caratteristiche, quali la resistenza alla rottura, dovuti a varianti della composizione chimica oppure del processo di fabbricazione delle fibre vendute sui due mercati, le divergenze non sono sostanziali rispetto alle caratteristiche di base e alle applicazioni del prodotto, nonché alla percezione che di esso hanno gli acquirenti e i consumatori.
(18) È stato quindi considerato che le FPF esportate dalla Bielorussia nella Comunità, quelle vendute sul mercato interno di Taiwan e quelle fabbricate e vendute nella Comunità sono prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale e scelta del paese analogo
(19) Poiché la Bielorussia, avente una produzione annua di circa 130 000 tonnellate, non è un paese retto da un'economia di mercato, il valore normale doveva essere determinato in base alle informazioni ottenute relativamente al mercato interno di un paese terzo ad economia di mercato (paese di riferimento), a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base.
(20) A questo proposito il denunziante ha proposto di utilizzare la Polonia come paese analogo. L'unico produttore di FPF sul mercato polacco ha accettato di collaborare con la Commissione.
(21) Dopo la verifica delle informazioni comunicate e l'analisi delle condizioni generali del mercato in Polonia relativamente al prodotto in questione, è stato deciso, in base alle considerazioni esposte in appresso, di non scegliere la Polonia come paese analogo.
(22) In Polonia il consumo è relativamente modesto (25 000 tonnellate circa) e l'unico produttore, con un volume di produzione piuttosto esiguo, controlla oltre il 90 % del mercato. In tali circostanze non esiste alcuna concorrenza tra i prezzi, poiché le importazioni dai paesi terzi (Bielorussia, Germania e Slovacchia) sono trascurabili, in considerazione degli elevati dazi all'importazione, con aliquote sino al 26 %. A causa della scarsità del consumo, inoltre, il numero di consumatori è relativamente basso.
(23) In tali circostanze è stato concluso che nel periodo dell'inchiesta il settore delle FPF in Polonia non era sufficientemente aperto, né orientato verso il mercato. Dopo aver verificato il costo di produzione e i prezzi di vendita sul mercato interno della società che ha collaborato, la Commissione ha concluso che un valore normale stabilito in tali circostanze non sarebbe stato conforme a normali condizioni di mercato e avrebbe prodotto un risultato eccessivamente sfavorevole all'esportatore bielorusso.
(24) La Commissione ha quindi esaminato la possibilità di scegliere Taiwan come paese analogo, anche in considerazione del fatto che i due produttori taiwanesi disposti a collaborare avevano già partecipato a precedenti procedimenti antidumping in cui Taiwan era stato utilizzato come paese analogo. L'esportatore bielorusso non si è opposto a questa proposta, fatta eccezione per la comparabilità del prodotto (cfr. considerando 34), né sono state fatte obiezioni da parte delle autorità responsabili. La scelta di Taiwan è stata proposta a titolo definitivo in considerazione dei seguenti elementi.
- Apertura e rappresentatività del mercato di Taiwan:
(25) I due produttori taiwanesi che hanno accettato di collaborare realizzano in modo efficiente ingenti volumi di produzione e commercializzano i loro prodotti in un mercato interno aperto e competitivo, nel quale operano nove produttori nazionali. Il consumo interno di FPF è superiore a 400 000 tonnellate ed è in parte soddisfatto da prodotti importati da diversi paesi, che sono soggetti a dazi all'importazione dell'1 % circa.
(26) I rapporti tra l'offerta e la domanda sono quindi determinati dalla concorrenza. In considerazione dell'efficienza delle società taiwanesi, la Commissione ha accertato che i costi e i prezzi di vendita effettivi applicati sul mercato interno aperto costituiscono una base attendibile per il calcolo del valore normale. È stato inoltre stabilito che i due produttori taiwanesi, che hanno regolarmente venduto sul mercato interno quantitativi sostanziali dei prodotti in questione a clienti indipendenti, avevano un volume di vendite rappresentativo rispetto al volume complessivo delle esportazioni dalla Bielorussia nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
- Accesso alle materie prime di base:
(27) I produttori taiwanesi, nel periodo dell'inchiesta, hanno potuto accedere liberamente alle materie prime ai prezzi vigenti sul mercato mondiale e i prezzi applicati sul mercato interno erano apparentemente determinati dalle forze economiche di un sistema di mercato libero e non regolamentato.
(28) In base agli elementi suesposti e in conformità dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base, è stato pertanto ritenuto che la scelta di Taiwan come paese analogo per la determinazione del valore normale fosse opportuna e appropriata.
2. Calcolo del valore normale
(29) Dato che non era possibile determinare i prezzi all'esportazione secondo la categoria e il tipo di FPF (cfr. considerando 30), ai fini della determinazione provvisoria il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata di tutte le vendite di FPF (indipendentemente da categoria e qualità) realizzate nel periodo dell'inchiesta dai due produttori che hanno collaborato sul mercato di Taiwan. Dato che, nella seconda metà del periodo dell'inchiesta, i prezzi hanno avuto variazioni significative tanto sul mercato di Taiwan quando per le esportazioni dalla Bielorussia e i quantitativi esportati sono aumentati sensibilmente, sono stati stabiliti due valori normali, uno per la prima metà del periodo dell'inchiesta e l'altro per la seconda metà. Poiché la media ponderata dei prezzi così determinata era superiore alla corrispondente media ponderata dei costi, è stato considerato che le vendite sul mercato di Taiwan sono state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. In considerazione delle informazioni disponibili sulle categorie e sui tipi dei prodotti venduti per l'esportazione dall'esportatore bielorusso, questa impostazione è stata considerata valida.
3. Prezzo all'esportazione
(30) Le informazioni utilizzabili comunicate entro un termine adeguato dall'unico esportatore bielorusso che ha collaborato riguardavano soltanto una piccola parte delle esportazioni complessive di FPF dalla Bielorussia nella Comunità (700 tonnellate su 32 000 tonnellate). La Commissione, anche in considerazione della scarsa collaborazione da parte degli importatori/distributori che hanno acquistato la maggior parte dei prodotti originari della Bielorussia, ha quindi stabilito i prezzi all'esportazione in funzione dei dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
(31) A questo proposito, è stato ritenuto che i dati Eurostat costituissero la base più adatta. Non è stato tuttavia possibile determinare i prezzi per categoria e tipo di prodotto. La media dei prezzi all'esportazione così ottenuta era comparabile a quella calcolata in funzione delle informazioni comunicate dall'esportatore che ha collaborato. Alla luce dell'andamento dei prezzi e dei quantitativi delle esportazioni nel periodo dell'inchiesta (cfr. considerando 29), è stato calcolato un prezzo all'esportazione distinto, in media ponderata, per la prima e la seconda metà di detto periodo.
4. Confronto
(32) Il valore normale è stato confrontato con il prezzo all'esportazione a livello fob frontiera nazionale.
(33) Secondo i casi (e in presenza di informazioni sufficienti), il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati adeguati in considerazione di alcune spese di vendita specificate nell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base. Gli adeguamenti per le differenze che incidono sui prezzi riguardavano i costi di trasporto, assicurazione, movimentazione e credito.
(34) L'esportatore bielorusso ha chiesto un adeguamento per asserite differenze qualitative dovute alla diversa resistenza alla rottura delle FPF esportate dalla Bielorussia nella Comunità e delle FPF vendute sul mercato interno di Taiwan. L'esportatore sosteneva che il prodotto di Taiwan era di qualità superiore a causa della maggiore resistenza alla rottura. L'esportatore bielorusso, che aveva comunicato alla Commissione di avere intenzione di documentare la richiesta, non ha tuttavia presentato alcun elemento di prova e comunque la Commissione non ha ricevuto informazioni tali da giustificare l'adeguamento richiesto. La richiesta è stata pertanto respinta.
5. Margine di dumping
(35) Dal confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è emersa l'esistenza di pratiche di dumping, con margini pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(36) La media ponderata del margine di dumping, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari al 43,5 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(37) Dall'inchiesta è risultato che la quota della produzione comunitaria complessiva realizzata dai produttori denunzianti nel periodo dell'inchiesta corrispondeva ad oltre il 90 % della produzione comunitaria del prodotto simile. Si può quindi considerare che i produttori comunitari denunzianti costituiscano «l'industria comunitaria» ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo comunitario di FPF
(38) Negli ultimi quattro anni il consumo apparente di FPF nella Comunità, considerato nel suo complesso, è leggermente aumentato. Rispetto a 455 000 tonnellate nel 1991, il consumo è passato a 475 000 tonnellate nel 1992, è temporaneamente sceso a 450 000 tonnellate nel 1993 (con 215 000 tonnellate nella seconda metà del 1993, che corrisponde alla prima parte del periodo dell'inchiesta) ed era pari a 250 000 tonnellate nel primo semestre del 1994.
2. Fattori relativi alle importazioni oggetto di dumping
a) Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(39) I dati Eurostat precedenti al 1992 si riferiscono all'ex Unione Sovietica. I dati distinti per la Bielorussia sono disponibili a partire dal 1992. Nel 1991 il volume complessivo delle importazioni nella Comunità del prodotto in questione originario dell'Unione Sovietica era di 1 524 tonnellate. Le importazioni dalla Bielorussia registrate nelle statistiche erano di 5 863 tonnellate nel 1992, 22 101 tonnellate nel 1993 e 32 063 tonnellate nel periodo dell'inchiesta. Secondo quanto risulta dai dati disponibili, le importazioni originarie dell'ex Unione Sovietica erano in realtà essenzialmente originarie della Bielorussia e come tali sono state trattate nell'analisi del pregiudizio. Le importazioni sono pertanto aumentate del 2 100 % tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta.
(40) La quota di mercato nella Comunità delle importazioni di FPF originarie della Bielorussia è passata dallo 0,3 % nel 1991 all'1,2 % nel 1992, al 4,9 % nel 1993 e al 6,9 % nel periodo dell'inchiesta. Nel periodo dell'inchiesta l'aumento si è intensificato: nella seconda metà del 1993 le esportazioni (11 788 tonnellate) erano raddoppiate rispetto al volume del 1992 e nei primi sei mesi del 1994 le esportazioni (20 275 tonnellate) erano quasi quadruplicate rispetto al volume del 1992, raggiungendo una quota di mercato semestrale dell'8,0 %.
b) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(41) Il confronto tra la media ponderata dei prezzi franco fabbrica dell'industria comunitaria e la media ponderata dei prezzi all'esportazione dei prodotti bielorussi, a livello cif frontiera comunitaria (sdoganati), ottenuta da Eurostat mette in evidenza l'esistenza di margini di sottoquotazione per tutto il periodo dell'inchiesta. Il margine di sottoquotazione, espresso in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari, era del 37,4 % nel periodo compreso tra giugno e dicembre 1993, mentre nella seconda metà del periodo dell'inchiesta (gennaio-giugno 1994) era del 34,7 %. La media ponderata del margine di sottoquotazione per l'intero periodo dell'inchiesta era del 35,7 %. Questo risultato è stato confermato da un confronto specifico in base ai dati parziali comunicati dell'esportatore bielorusso (cfr. considerando 30).
3. Fattori relativi alla situazione dell'industria comunitaria
(42) La situazione dell'industria comunitaria deve essere esaminata alla luce delle misure antidumping in vigore.
- Il 22 ottobre 1992, in seguito al riesame delle misure antidumping imposte dal regolamento (CEE) n. 3946/88 del Consiglio (6), il Consiglio, con il regolamento (CEE) n. 3017/92 (7), ha modificato le aliquote dei dazi antidumping applicabili alle importazioni di fibre tessili sintetiche di poliesteri originarie della Romania, di Taiwan, della Turchia, delle Repubbliche di Serbia e del Montenegro e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e ha chiuso il procedimento nei confronti delle importazioni originarie del Messico e degli Stati Uniti d'America.
- Il 15 gennaio 1993 il Consiglio, con il regolamento (CEE) n. 54/93 (8), ha imposto dazi antidumping definitivi sulle importazioni nella Comunità di fibre sintetiche di poliesteri originarie dell'India e della Repubblica di Corea.
a) Produzione
(43) Negli ultimi quattro anni la produzione comunitaria di FPF è rimasta relativamente stabile. Rispetto a 370 000 tonnellate nel 1991, la produzione, dopo aver raggiunto un valore massimo di 390 000 tonnellate nel 1992, era di 365 000 tonnellate nel 1993 e di 370 000 tonnellate nel periodo dell'inchiesta.
b) Capacità di produzione e utilizzazione degli impianti
(44) La capacità di produzione di FPF è scesa da 485 000 tonnellate nel 1991 a 478 000 tonnellate nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo i coefficienti di utilizzazione degli impianti sono passati dal 76 % al 78 %. Il lieve aumento del coefficiente di utilizzazione degli impianti nel periodo dell'inchiesta è dovuto al calo della capacità di produzione dell'industria comunitaria.
c) Scorte
(45) Il volume delle scorte, pur essendo diminuito da 33 000 tonnellate nel 1991 a 30 000 tonnellate alla fine del 1993, è rimasto ad un livello ancora significativo, anche in considerazione del fatto che le FPF sono un prodotto di base, pari al 6 %-8 % della produzione comunitaria annua.
d) Volume delle vendite e quota di mercato dell'industria comunitaria
(46) Mentre il volume delle importazioni di FPF originarie della Bielorussia è aumentato in misura significativa e costante negli ultimi quattro anni (cfr. considerandi 39 e 40), nello stesso periodo le vendite dei produttori comunitari sono diminuite da 373 000 tonnellate nel 1991 a 355 000 tonnellate nel 1993 e a 358 000 tonnellate nel periodo dell'inchiesta. La quota di mercato ha avuto un andamento analogo e, rispetto all'82,1 % nel 1991, è scesa all'80,2 % nel 1992 e nel 1993 e al 78,3 % nel periodo dell'inchiesta. Nella prima metà del 1994, quando il consumo è lievemente aumentato, la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa al 76,5 %.
e) Andamento dei prezzi sul mercato comunitario
(47) I prezzi delle FPF di produzione comunitaria, in moneta nazionale e nei mercati interni corrispondenti, sono diminuiti costantemente, con un calo, in media ponderata, del 15 % circa tra il 1991 e la fine del 1993.
(48) Occorre rilevare che i prezzi delle FPF, per tutti gli operatori sul mercato, sono stati influenzati dall'andamento dei prezzi delle principali materie prime come il PTA (acido tereftalico puro), il DMT (dimetiltereftalato) e il glicole, che rappresentano il 60 %-70 % circa del costo di produzione del prodotto finito. I prezzi di queste materie prime, a causa della scarsità a livello mondiale, che si è manifestata alla fine del 1993 e si è protratta nel 1994, sono infatti aumentati e i prezzi delle FPF hanno seguito la stessa tendenza, sin dall'inizio del 1994, in modo conforme al corrispondente incremento dei costi di produzione.
f) Redditività dell'industria comunitaria
(49) Le FPF hanno subito per un lungo periodo gli effetti di pratiche di dumping (cfr. considerando 42). Nel corso dell'inchiesta è infatti risultato che complessivamente l'industria comunitaria ha avuto risultati finanziari insoddisfacenti, anche prima del 1991. La situazione si è sensibilmente deteriorata dal 1991 in poi (con perdite del 7,9 % sul giro d'affari). Una leggera ripresa si è prodotta nel 1992 (con perdite del 6,4 % sul giro d'affari) quando sono state istituite le misure antidumping. Le perdite si sono tuttavia nuovamente aggravate nel 1993 (14,9 % sul giro d'affari) e in particolare nel secondo semestre (18,8 %). Il lieve miglioramento della situazione finanziaria nella prima metà del 1994 (perdite del 13 % sul giro d'affari) era dovuto in parte al fatto che tutti gli operatori sul mercato comunitario erano stati costretti ad aumentare i prezzi a causa dell'aumento del costo di produzione (cfr. considerando 48); in tali circostanze l'industria comunitaria aveva potuto limitare le perdite. È comunque evidente che nel periodo considerato nel suo complesso la situazione finanziaria è peggiorata.
g) Occupazione
(50) Anche se l'industria delle FPF non è ad uso intensivo di lavoro, l'occupazione ha subito una costante erosione, con un calo complessivo del 25 % (corrispondente a 1 200 posti di lavoro) tra il 1991 e il 1994, dovuto essenzialmente al licenziamento del personale dei settori non produttivi, quali vendite, amministrazione e altre attività generali e soltanto in parte al calo della capacità di produzione. Queste misure erano state attuate per agire contro i bassi prezzi di vendita e il conseguente calo della redditività.
4. Conclusioni in materia di pregiudizio
(51) Alla luce di quanto precede e in particolare del deterioramento dei risultati finanziari, del calo delle vendite e della quota di mercato e della perdita di posti di lavori, la Commissione ha concluso, ai fini delle risultanze preliminari, che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(52) Nell'esame svolto per stabilire se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dagli effetti delle pratiche di dumping, la Commissione ha accertato che il rapido aumento delle importazioni oggetto di dumping di FPF originarie della Bielorussia, che nello stesso tempo ha provocato l'unico aumento significativo della quota di mercato di un paese terzo nella Comunità nel periodo dell'inchiesta, ha coinciso con la perdita della quota di mercato e il calo della redditività dell'industria comunitaria, nonostante l'espansione del consumo sul mercato della Comunità. Il deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria è dovuto all'erosione dei prezzi sul mercato della Comunità, che è stata evidentemente influenzata dalla significativa sottoquotazione dei prezzi dell'industria comunitaria da parte delle importazioni dalla Bielorussia.
(53) Occorre rilevare che, essendo le FPF un prodotto di base, il mercato è trasparente e molto sensibile al prezzo e di conseguenza la sottoquotazione dei prezzi da parte dei fornitori aventi quote di mercati significative ha effetti negativi sui prezzi del mercato nel suo complesso. Il fatto che dal 1993 la Bielorussia abbia una quota di mercato superiore a quella degli altri paesi esportatori può essere spiegato unicamente con l'aggressiva politica dei prezzi.
(54) A questo proposito è opportuno ricordare che la situazione del mercato interno della Bielorussia, caratterizzato dal ristagno del consumo e da una redditività insufficiente, a causa delle difficoltà economiche sorte in seguito ai mutamenti politici, nonché dalla disponibilità di una considerevole capacità di produzione, favorisce l'espansione delle esportazioni sui mercati esteri. Questa situazione è stata confermata nel corso dell'inchiesta dai dati comunicati dall'esportatore bielorusso, dai quali risultava che nel periodo dell'inchiesta le vendite sul mercato interno sono costantemente diminuite, mentre le cifre relative alle esportazioni erano in sensibile aumento. Questa tendenza non ha alcun rapporto con le normali condizioni economiche, come risulta dall'entità dei margini di dumping e di sottoquotazione accertati e il comportamento dell'esportatore danneggia gravemente l'industria comunitaria.
2. Effetti di altri fattori
a) Altre importazioni
(55) La Commissione ha inoltre esaminato se le importazioni da altri paesi abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, in considerazione del fatto che le importazioni da altri paesi, ovvero Taiwan, Turchia, Romania, Repubbliche di Serbia e del Montenegro, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, India e Corea, sono già soggette a misure antidumping.
(56) A questo proposito occorre precisare che il volume delle importazioni dai paesi suddetti (corrispondenti ad una quota di mercato del 5 % circa nel periodo dell'inchiesta) è rimasto relativamente stabile, con una tendenza alla diminuzione a partire dal 1992. Dai dati Eurostat (vedi punto 31) risulta che i prezzi all'importazione delle FPF originarie dei paesi soggetti alle misure antidumping sono rimasti stabili e a livelli nettamente superiori a quelli dei prezzi delle esportazioni dalla Bielorussia nella Comunità.
(57) Per quanto riguarda le importazioni da altri paesi non soggetti alle misure antidumping, in quanto le misure originariamente istituite sono state successivamente abrogate e le importazioni realizzate in volumi significativi, è stato accertato che le quote di mercato degli Stati Uniti e della Polonia, pari all'1,4 % per ciascun paese nel periodo dell'inchiesta, sono lievemente aumentate negli ultimi quattro anni, mentre i prezzi sono rimasti stabili e ad un livello nettamente superiore a quello dei prezzi delle esportazioni dalla Bielorussia. Nello stesso tempo le importazioni dalla Svizzera, effettuate a prezzi elevati rispetto a quelle degli altri paesi, sono invece diminuite e la corrispondente quota di mercato nel periodo dell'inchiesta è scesa all'1,6 %.
(58) La quota di mercato complessiva degli altri fornitori di FPF sul mercato comunitario, comprendenti più di 15 paesi esportatori, è passata dal 3,4 % nel 1991 a quasi il 7 % nel 1992 ed è scesa al 5,2 % nel periodo dell'inchiesta; i prezzi corrispondenti sono lievemente diminuiti negli ultimi quattro anni, restando tuttavia ad un livello nettamente superiore ai prezzi all'esportazione dei prodotti originari della Bielorussia. In considerazione inoltre dei quantitativi insignificanti delle importazioni per singolo paese, l'incidenza di tali importazioni sul mercato comunitario appare irrilevante.
(59) Di conseguenza, non si può considerare che le importazioni da altri paesi abbiano avuto un'incidenza quantificabile sui risultati dell'industria comunitaria.
b) Recessione economica
(60) L'associazione degli utilizzatori europei di FPF, Eurofibrefill, ha sostenuto che la situazione critica dell'industria comunitaria non era provocata dalle importazioni di fibre dalla Bielorussia e che le difficoltà da essa incontrate erano invece attribuibili alla contrazione della domanda, causata dalla recessione economica generale e al conseguente calo della produzione, del consumo e di prezzi nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta.
(61) La debolezza dell'economia che si è manifestata con i bassi prezzi prevalenti all'inizio del 1993 avrebbe potuto incidere sui risultati dell'industria comunitaria, ma la recessione non spiega l'aumento della quota di mercato delle importazioni dalla Bielorussia (cfr. considerando 40). In effetti la perdita della quota di mercato dell'industria comunitaria delle FPF è equivalente all'aumento della quota di mercato dell'esportatore bielorusso. Se la fase discendente dell'industria comunitaria fosse stata causata unicamente dalla tendenza sfavorevole delle condizioni economiche generali, anche le importazioni dalla Bielorussia avrebbero subito le conseguenze della crisi e non avrebbero ottenuto un aumento della quota di mercato.
c) Produttività dell'industria delle FPF
(62) Secondo l'Eurofibrefill, la situazione dell'industria comunitaria delle FPF era aggravata dall'asserita inefficienza e le perdite dovute all'eccesso di capacità produttiva e allo squilibrio strutturale.
(63) Le affermazioni relative alle carenze strutturali e alla mancanza di competitività che la Eurofibrefill non ha documentato, sono infondate, poiché le moderne attrezzature dell'industria comunitaria e i continui investimenti in nuove macchine mettono in evidenza il suo costante impegno per la riduzione dei costi. Occorre inoltre rilevare che i produttori di FPF di tutto il mondo utilizzano attrezzature di produzione europea, considerate estremamente affidabili. Inoltre, rispetto al consumo nella Comunità, la capacità dell'industria comunitaria non è eccessiva.
d) Conclusione sulla causa del pregiudizio
(64) La Commissione non ha individuato altri fattori, oltre a quelli suesposti, che avrebbero potuto contribuire al pregiudizio subito dall'industria comunitaria delle FPF.
(65) La recessione economica e le importazioni da altri paesi, anche se possono aver avuto effetti negativi sulla situazione dell'industria comunitaria, non sono sufficienti per giustificare l'indebolimento della sua posizione in termini di perdita di redditività e di diminuzione della quota di mercato. Appare evidente che le importazioni oggetto di dumping originarie della Bielorussia, considerate isolatamente, a causa dei bassi prezzi e dei considerevoli quantitativi, in costante aumento, hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni generali
(66) Per stabilire se gli interessi della Comunità esigano un intervento in forma di misure antidumping, vanno presi complessivamente in considerazione gli interessi delle diverse parti, compresi gli interessi dell'industria comunitaria, degli utilizzatori e dei consumatori. Ai fini dell'esame, occorre prendere in particolare considerazione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dalle pratiche di dumping e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza.
2. Interesse dell'industria comunitaria e effetti sulla concorrenza
(67) Nel corso dell'inchiesta è stato stabilito che l'industria comunitaria subisce un pregiudizio in forma di calo delle vendite e di diminuzione delle quote di mercato, con conseguenti perdite finanziarie sostanziali. L'industria comunitaria è stata inoltre costretta a ridurre in misura significativa il numero dei dipendenti. L'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti con le pratiche di dumping dovrebbe impedire l'ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria che, in mancanza di misure, non potrà più essere competitiva. La competitività in questo settore dipende in gran parte dal costante ammodernamento degli impianti di produzione, per il quale sono necessari investimenti che in futuro l'industria comunitaria non potrebbe più finanziare a causa delle difficoltà finanziarie.
(68) Per valutare gli effetti sulla concorrenza di eventuali misure antidumping nel caso in esame, occorre tener conto del fatto che l'industria comunitaria ha ancora una quota di mercato significativa (78 % nel periodo dell'inchiesta). A questo proposito vanno fatte le seguenti considerazioni.
(69) L'istituzione delle misure antidumping ha l'obiettivo di provocare l'aumento dei prezzi applicati dagli esportatori bielorussi nella Comunità. L'aumento dei prezzi potrebbe successivamente incidere sulla competitività relativa dei prodotti importati. Non si prevede tuttavia che l'introduzione di tali misure abbia l'effetto di ridurre la concorrenza sul mercato comunitario. I produttori comunitari, pur avendo una considerevole quota di mercato, non hanno potuto far fronte alla pressione esercitata dalle importazioni oggetto di dumping. Si ritiene che le misure antidumping, tanto in generale, quanto nel caso specifico, non provochino l'esclusione dal mercato comunitario delle importazioni originarie del paese interessato. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti con le pratiche di dumping intende evitare l'ulteriore declino dell'industria comunitaria, salvaguardando quindi la disponibilità di una vasta scelta di fornitori di FPF e rafforzando la concorrenza. Si può infatti ragionevolmente supporre che, in mancanza di tali misure, la situazione dell'industria comunitaria si deteriorerebbe ulteriormente.
3. Altri interessi specifici coinvolti
(70) Vanno inoltre presi in considerazione gli effetti dell'istituzione di misure antidumping sulle importazioni di FPF rispetto agli interessi specifici di altre parti oltre all'industria comunitaria, in particolare dell'industria di trasformazione e dei consumatori.
(71) L'Eurofibrefill e l'esportatore bielorusso hanno affermato che nella recente situazione di carenza dell'offerta (1994) i consumatori comunitari dipendevano dalle importazioni a basso prezzo.
(72) La Commissione conferma che nel 1994 la domanda di FPF nella Comunità è aumentata. L'espansione della domanda ha provocato alcune difficoltà di approvvigionamento sul mercato comunitario. Non si può tuttavia parlare di un deficit strutturale dell'offerta. Il consumo annuo di FPF sul mercato comunitario è compreso tra 480 000 e 500 000 tonnellate, mentre la capacità di produzione annua disponibile dell'industria comunitaria è di circa 530 000 tonnellate.
(73) L'esportatore bielorusso ha inoltre affermato che, in seguito all'istituzione di misure antidumping sulle sue esportazioni nella Comunità, la sua attività di produzione sarebbe danneggiata e potrebbe cessare; sarebbe in tal modo ridotta la varietà delle fonti esterne di approvvigionamento di cui dispongono gli utilizzatori comunitari, che diventerebbero quindi ancora più dipendenti da altri fornitori esterni.
(74) Riguardo alle argomentazioni già citate nel considerando 69, la Commissione riafferma che l'obiettivo delle misure antidumping è l'eliminazione degli effetti di pratiche commerciali sleali. Le pratiche commerciali del paese esportatore interessato hanno provocato la distorsione del funzionamento del mercato delle FPF nella Comunità e hanno causato la perdita della quota di mercato e la depressione dei prezzi dei produttori comunitari. In mancanza di misure volte a correggere questa distorsione la situazione dell'industria comunitaria subirebbe un'ulteriore deterioramento, che non si verificherebbe in una situazione di concorrenza effettiva.
(75) Dalle informazione disponibili, comunicate dall'esportatore e ottenute dai dati Eurostat, appare evidente che l'esportatore, dal 1993 in poi, ha orientato le vendite verso i mercati di esportazione, ovvero verso la Comunità europea e gli altri paesi terzi (cfr. considerando 54). È quindi estremamente improbabile che il produttore sia costretto a cessare la fabbricazione di FPF a causa di misure antidumping istituite sulle esportazioni oggetto di dumping nella Comunità.
(76) Occorre inoltre tenere presente che l'industria comunitaria è stata danneggiata dalle importazioni da altri paesi terzi, ovvero Romania, Taiwan, Turchia, Repubbliche di Serbia e del Montenegro, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, India e Corea, che sono attualmente soggette a misure antidumping. Tutti questi paesi sarebbero trattati in maniera discriminatoria e l'efficacia delle misure applicate sarebbe compromessa, se non fosse preso alcun provvedimento contro le importazioni a basso prezzo dalla Bielorussia.
(77) Dopo aver esaminato gli interessi delle diverse parti, la Commissione conclude che la mancata difesa dell'industria comunitaria delle FPF contro le pratiche di dumping causa del pregiudizio sarebbe contraria all'interesse della Comunità. Si ritiene inoltre necessario che le FPF originarie della Bielorussia ricevano un trattamento non discriminatorio rispetto alle importazioni di FPF originarie di altri paesi terzi e in particolare rispetto alle importazioni attualmente soggette a misure antidumping.
(78) La Commissione ritiene pertanto che sia nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping per evitare che le importazioni oggetto di dumping causino un ulteriore pregiudizio nel corso dell'inchiesta.
H. IMPOSIZIONE DI DAZI PROVVISORI
(79) La Commissione ritiene che misure debbano essere istituite in forma di dazio provvisorio ad valorem. Per determinare il livello del dazio, la Commissione ha tenuto conto del margine di dumping accertato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(80) Per eliminare il pregiudizio, che era costituito principalmente da depressione dei prezzi, perdita di quota di mercato e soprattutto da perdite finanziarie, è necessario che l'industria comunitaria possa aumentare i suoi prezzi a livelli remunerativi senza subire un calo delle vendite. A tal fine, i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dovrebbero aumentare in misura sufficiente per eliminare il dumping causa del pregiudizio.
(81) La Commissione ha quindi calcolato il livello dei prezzi al quale l'industria comunitaria potrebbe coprire i costi e ottenere adeguato margine di utile. Alla media ponderata dei costi di produzione dei produttori comunitari di FPF, a livello franco fabbrica, è stato aggiunto un margine di profitto del 6 % per raggiungere il livello di eliminazione del pregiudizio. Il margine di profitto del 6 % sui costi, ai fini della determinazione preliminare, è stato considerato sufficiente per il finanziamento degli investimenti dell'industria a lungo termine. La Commissione ha confrontato, allo stesso stadio commerciale, la media dei prezzi cif delle importazioni oggetto di dumping ottenuti dalle statistiche Eurostat (cfr. considerando 31), dazio corrisposto, con il corrispondente livello dei prezzi necessari per eliminare il pregiudizio. La differenza così ottenuta è stata espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, delle importazioni oggetto di dumping. Poiché la percentuale così calcolata è superiore al margine di dumping stabilito, l'aliquota del dazio antidumping provvisorio, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 3 del regolamento di base, deve essere determinata in base al margine di dumping accertato, pari al 43,5 %.
I. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(82) A fini di buona amministrazione, deve essere fissato un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fibre sintetiche di poliesteri in fiocco, di cui al codice NC 5503 20 00, originarie della Bielorussia.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari al 43,5 %.
3. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
4. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 4 marzo 1996.

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