Document ID: 31990R1048

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REGOLAMENTO (CEE) N. 1048/90 DEL CONSIGLIO
del 25 aprile 1990
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di apparecchi riceventi per la televisione, a colori, con schermo di piccole dimensioni, originari della Repubblica di Corea e riscuote definitivamente il dazio provvisorio
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo, ai sensi del suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Misure provvisorie
(1) Con il regolamento n. 3232/89 (2), la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di apparecchi riceventi per la televisione, a colori, con schermo di piccole dimensioni, originari della Repubblica di Corea e corrispondenti al codice NC 8528 10 71. Il dazio è stato prorogato per un periodo massimo di due mesi dal regolamento (CEE) n. 374/90 del Consiglio (3).
B. Procedura successiva
(2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping, tutti gli esportatori citati nel regolamento (CEE) n. 3232/89, nonché i rappresentanti dei ricorrenti hanno chiesto ed ottenuto di essere intesi dalla Commissione. Le parti hanno inoltre comunicato per iscritto le loro osservazioni sulle conclusioni provvisorie.
(3) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive ed ha effettuato inchieste presso le sedi delle seguenti società:
Importatori nella Comunità
- Schneider Rundfunkwerke AG, Tuerkheim, Repubblica federale di Germania,
- Yoko International BV, Halfweg, Paesi Bassi.
(4) Le parti hanno chiesto ed ottenuto di essere informate sui fatti e sulle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi e la riscossione degli importi delle garanzie depositati a titolo di dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine entro il quale, dopo le riunioni di informazioni, le parti potevano comunicare le proprie osservazioni. La Commissione ha tenuto debitamente conto delle osservazioni comunicate oralmente e per iscritto e, secondo i casi, ha modificato le proprie conclusioni.
(5) Data la complessità della procedura è stato necessario verificare un ingente volume di dati ed esaminare le numerose argomentazioni formulate. Non è stato pertanto possibile chiudere l'inchiesta entro il termine fissato all'articolo 7, paragrafo 9, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. Prodotto simile, prodotto oggetto dell'inchiesta e industria comunitaria
(6) Nelle conclusioni provvisorie (paragrafi da 7 a 9 del regolamento (CEE) n. 3232/89) la Commissione ha accertato che tutti i televisori prodotti nella Comunità possono essere considerati prodotti simili agli apparecchi esportati dalla Corea. La Commissione aveva indicato le principali caratteristiche del settore in questione rispetto al mercato degli apparecchi televisivi a colori nella Comunità. Nel regolamento sono state inoltre elencate le principali caratteristiche in base alle quali è stato effettuato il confronto tra i modelli coreani e quelli prodotti nella Comunità. Alcuni modelli della gamma superiore erano stati esclusi dal confronto, pur rientrando nella definizione di prodotto simile, per ottenere una equivalenza globale delle caratteristiche tra i modelli comparabili e per evitare eventuali conclusioni fuorvianti.
(7) Dopo l'istituzione del dazio provvisorio, alcuni esportatori che in precedenza non avevano collaborato con la Commissione, hanno contestato la decisione di inserire nella procedura tutti gli apparecchi televisivi con la diagonale dello schermo inferiore o uguale a 42 cm (16 pollici). Tali esportatori hanno chiesto di escludere dalla procedura gli apparecchi con la diagonale dello schermo, pari a 6 pollici. Una richiesta analoga è stata presentata da uno degli esportatori che aveva collaborato già nella fase iniziale della procedura. In quest'ultimo caso il
produttore/esportatore interessato, che tuttavia non aveva venduto sul mercato interno oppure nella Comunità apparecchi televisivi con uno schermo di dimensioni inferiori a 14 pollici (37 cm), ha presentato una domanda iniziale relativa all'esclusione degli apparecchi con schermo di dimensioni inferiori a 10 pollici (25,4 cm) ed ha successivamente modificato tale richiesta chiedendo unicamente l'esclusione degli apparecchi con schermo di dimensioni pari o inferiori a 6 pollici (15 cm circa). Tali modelli sono inoltre generalmente commercializzati in varianti aventi dimensioni di 5,5 pollici e di 5 pollici.
(8) Le parti che hanno chiesto l'esclusione di tali modelli hanno giustificato la richiesta in base a differenze in termini di caratteristiche fisiche, ad alcune distinzioni tra gli impieghi ai quali sono destinati gli apparecchi con schermi pari o inferiori a 6 pollici e quelli più grandi, nonché in base ad alcuni elementi di carattere formale. La Commissione riconosce che gli apparecchi con schermi di 6 pollici sono nettamente più piccoli e più leggeri, e pertanto più facilmente trasportabili, dei televisori da 14 o da 16 pollici, che, come risulta dal terzo comma del paragrafo 35 del regolamento (CEE) n. 3232/89, sono i modelli più rappresentativi. La Commissione ritiene che sia possibile operare una distinzione tra i televisori a 6 pollici ed i modelli più grandi in considerazione delle differenze di dimensioni e di peso, nonché delle caratteristiche tecniche che agevolano l'impiego dei modelli più piccoli con diversi tipi di alimentazione a batteria. I televisori con schermo di 6 pollici sono normalmente utilizzati in modo discontinuo e per brevi periodi e spesso all'aperto. La collocazione particolare di tali modelli sul mercato è confermata dal fatto che, nel periodo dell'inchiesta, non sono state riscontrate differenze significative tra i prezzi dei modelli da 6 pollici e di quelli di dimensioni superiori (14 e 16 pollici). In mancanza di una netta differenza tra i prezzi, la decisione del consumatore di acquistare l'apparecchio più piccolo è indubbiamente condizionata dall'impiego sostanzialmente differente al quale esso è destinato.
In tali circostanze la Commissione conclude che gli apparecchi televisivi con la diagonale dello schermo pari o inferiore a 6 pollici debbano essere esclusi dalla presente procedura.
Il Consiglio conferma tali conclusioni, nonché le risultanze esposte nei paragrafi da 7 a 9, 34 (sul quale le parti interessate non hanno comunicato osservazioni) e 35 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
D. Dumping
i) Valore normale
(9) Ai fini delle conclusioni definitive il valore normale è stato determinato in linea di massima con gli stessi metodi applicati per l'accertamento provvisorio del dumping, dopo aver preso in considerazione i nuovi elementi e le argomentazioni presentate dalle parti.
(10) Come risulta dal paragrafo 11 del regolamento (CEE) n. 3232/89, ai fini delle conclusioni provvisorie non si è tenuto conto di una forma di sconto concessa dai produttori coreani ai propri clienti sul mercato interno per vendite rateali effettuate dai clienti stessi agli utilizzatori finali. I produttori in questione avevano chiesto che, nel calcolo effettuato per determinare il valore normale, tali sconti fossero dedotti dai prezzi di vendita sul mercato interno. È stato accertato che lo sconto relativo alle vendite rateali, definito da una società come uno sconto per promuovere prodotti strategici, è generalmente accordato in Corea nel settore dell'elettronica di consumo, anche se non tutti i produttori hanno chiesto di dedurlo dai prezzi interni. Gli esportatori interessati hanno presentato numerose osservazioni in merito alle conclusioni provvisorie della Commissione, che si basavano principalmente su considerazioni di fatto relative alla concessione degli sconti e su argomentazioni giuridiche concernenti l'esistenza di un rapporto diretto tra gli sconti e le vendite degli esportatori sul mercato coreano.
Come risulta dal regolamento (CEE) n. 3232/89, la Commissione non contesta i fatti in questione. Dopo aver esaminato le argomentazioni degli esportatori, la Commissione riconosce che tali sconti, pur essendo subordinati alla vendita rateale effettuata dal cliente dell'esportatore ad un utilizzatore finale, riducono i prezzi applicati dall'esportatore ai propri clienti e pertanto dovrebbero essere considerati in rapporto diretto con i prezzi in questione, come una forma di sconti differiti. La Commissione conclude pertanto che, ai fini della determinazione del valore normale, tali sconti devono essere dedotti dai prezzi di vendita lordi applicati dall'esportatore sul mercato interno.
Tale conclusione viene confermata dal Consiglio.
(11) Quando le esportazioni nella Comunità degli apparecchi televisivi in questione sono state effettuate dai produttori coreani su base OEM, la Commissione ha calcolato i valori normali costruiti da confrontare con i prezzi dei prodotti esportati. Tali valori sono stati calcolati in base al costo di produzione e ad un margine di profitto ridotto al 5 %, come risulta dai paragrafi 10, 13, 14 e 15 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
Un produttore coreano, che in un primo tempo aveva proposto il tasso di profitto del 5 % come un margine adeguato ai fini del calcolo, ha tuttavia sostenuto che il metodo della Commissione, anche se il margine di profitto impiegato era inferiore a quello realizzato globalmente sulle vendite di televisori nel mercato interno dai tre produttori coreani che avevano collaborato all'inchiesta, non teneva sufficientemente conto di altre differenze tra le vendite attraverso il canale OEM e le vendite dei prodotti commercializzati con la marca del produttore. È stato tra l'altro affermato che il metodo della Commissione non teneva conto di differenze in termini di costi tra i diversi tipi di vendite. In particolare riguardo alle spese di pubblicità e di finanziamento. Tali spese erano state inserite nei valori normali costruiti utilizzati dalla Commissione, ma, secondo il produttore coreano, non sarebbero state effettivamente sostenute se i produttori coreani avessero effettuato vendite sul mercato interno attraverso il canale OEM.
In mancanza di vendite di tipo OEM sul mercato interno coreano, la Commissione ritiene che non sussistano validi motivi per presupporre l'esistenza di tali differenze o per valutarne l'entità. in realtà, dagli elementi di prova disponibili sulle vendite di tipo OEM di prodotti coreani nella Comunità, risulta che i prezzi e i profitti possono essere superiori a quelli realizzati sulle vendite dei prodotti venduti con la marca del produttore nello stesso mercato e per modelli comparabili. In tali circostanze, se esistessero vendite OEM sul mercato coreano, le differenze suddette sarebbero ampiamente compensate dal margine di profitto utilizzato per calcolare i corrispondenti valori costruiti. La Commissione conclude pertanto che l'utilizzazione di un margine di profitto ridotto compensa qualsiasi eventuale differenza in termini di costi (dopo aver apportato gli adeguamenti) e di profitti nel calcolo del valore normale costruito da confrontare con i prezzi all'esportazione OEM. Il Consiglio conferma tale conclusione.
(12) I rappresentanti dei ricorrenti hanno sostenuto che nel contesto della presente procedura il termine « OEM » era utilizzato impropriamente e che pertanto veniva accordato un trattamento più favorevole alle esportazioni nella Comunità di prodotti coreani commercializzati con la marca del distributore. Secondo i ricorrenti, le esportazioni effettuate a tali distributori non dovrebbero rientrare nelle transazioni di tipo OEM, che dovrebbero riferirsi soltanto alle esportazioni destinate ai produttori di materiali originali che integrano le vendite dei propri prodotti sul mercato interno con la vendita di prodotti importati con la stessa marca. La Commissione ritiene tuttavia che, se sul mercato interno coreano fossero state effettuate vendite a distributori che commercializzano il prodotto con la propria marca, tali transazioni avrebbero probabilmente implicato una sensibile differenza sul piano dei costi e dei profitti, tale da giustificare l'impostazione illustrata nel paragrafo 11. Riguardo alla presente procedura, la Commissione ritiene che il termine « OEM » sia stato usato correttamente e contesta l'affermazione secondo la quale le conclusioni sarebbero state alterate dal confronto tra determinati prezzi all'esportazione e i valori normali specifici determinati in base ad elementi non appropriati. Il Consiglio conferma tale posizione.
(13) Un esportatore aveva chiesto che, come risulta dal paragrafo 11, non si dovesse tenere conto delle spese di pubblicità ai fini del calcolo dei valori normali costruiti. Se tuttavia se ne tiene conto, secondo l'esportatore, deve essere applicato un metodo diverso da quello utilizzato dalla Commissione. L'esportatore ha affermato infatti che le spese di pubblicità sostenute sul mercato interno riguardavano unicamente le vendite degli apparecchi televisivi ad alta tecnologia, che non erano paragonabili ai modelli esportati e ai modelli venduti sul mercato interno presi in considerazione ai fini del calcolo del valore normale. Le spese di pubblicità dovrebbero pertanto essere ripartite unicamente rispetto alle vendite sul mercato interno di apparecchi televisivi ad alta tecnologia e non rispetto al volume complessivo delle vendite, come aveva proposto la Commissione. Tale impostazione non è condivisa dalla Commissione, che ha ritenuto poco realistico ripartire le spese di pubblicità relative ad apparecchi televisivi rispetto ai singoli modelli. Tale metodo non è inoltre giustificato dagli elementi di prova disponibili. Anche se in alcuni casi gli annunci pubblicitari riguardavano un determinato modello, la campagna intendeva comunque promuovere le vendite dell'intera gamma di apparecchi prodotti dall'industria in questione. Il Consiglio conferma tale opinione.
(14) Un esportatore ha sostenuto che la Commissione, nel calcolo dei valori normali costruiti in base ai costi di produzione da applicare ai modelli venduti sul mercato interno, ha ripartito le spese di finaziamento in modo erroneo, che non può essere altrimenti giustificato se non con l'intenzione di eludere la norma secondo la quale si deve tener conto del costo del credito sul mercato nazionale ai fini della determinazione del valore normale. L'esportatore aveva invece ripartito le spese complessive di finanziamento rispetto al giro di affari totale, comprendente tanto le vendite sul mercato interno, quanto le esportazioni. Si è in tal modo verificata una situazione in cui la deduzione per il costo del credito sul mercato interno, relativa agli apparecchi in questione, che era stata accertata in Corea in base alle condizioni di credito accordate ai clienti locali e ai tassi di interesse a breve termine, era sensibilmente superiore alle spese di finanziamento effettivamente pagate o pagabili e ripartite rispetto al giro di affari complessivo. Tale situazione era anomala, dato che non si ripresentava per i valori normali costruiti relativi agli altri esportatori coreani che avevano collaborato nel corso dell'inchiesta. L'esportatore interessato ha dichiarato che tale anomalia derivava dall'elevato capitale di risparmio della società, che le permetteva di finanziare il capitale di esercizio senza dover ricorrere in misura sostanziale alle banche e agli istituti di credito.
La Commissione, pur ammettendo che si possa verificare una situazione di questo genere, non ritiene che tali circostanze si applichino all'esportatore in questione, né agli altri esportatori soggetti all'inchiesta, anche se per questi ultimi le spese di finanziamento effettivamente pagate o pagabili, rispetto al fatturato, erano ancora inferiori a quelle dell'esportatore ricorrente. La Commissione ritiene, infatti, che la ripartizione uniforme di tutte le spese di finanziamento effettivamente pagate o pagabili rispetto al fatturato non tenga conto dell'enorme disparità esistente tra le condizioni di credito accordate sul mercato interno e quelle applicate sui mercati d'esportazione. In mancanza di una ripartizione più precisa delle spese di finanziamento controllate, la Commissione non ritiene di dover applicare o accettare tale ripartizione uniforme. Il metodo da essa impiegato per la determinazione definitiva è stato proposto ed utilizzato spontaneamente da un altro esportatore. In primo luogo viene calcolato l'importo assoluto dei costi degli interessi sostenuti per finanziare le condizioni di credito accordate sul mercato interno e successivamente tale importo viene ripartito rispetto al valore delle vendite realizzate sul mercato interno nel periodo di riferimento. Dopo che tale importo assoluto è stato dedotto dalle spese di finanziamento effettivamente sostenute oppure ancora da pagare, l'importo rimanente è ripartito rispetto al volume totale delle vendite per tener conto del restante fabbisogno del capitale di esercizio, come le scorte e i lavori in fase di esecuzione. La Commissione mette in evidenza che il metodo impiegato non è in contrasto con le disposizioni del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto, in base ai dati disponibili, tiene conto dei diversi elementi relativi alle condizioni di vendita dell'esportatore. Contrariamente a quanto l'esportatore afferma, la Commissione non confonde i costi di opportunità imputati con i costi effettivi, né ritiene che « ci sia qualcosa di sbagliato nel fatto che i costi del credito ai clienti sul mercato interno siano superiori ai costi del credito all'esportazione ». Non può inoltre essere accettata l'argomentazione secondo la quale il metodo applicato elude o « annulla » gli adeguamenti per i costi del credito sul mercato interno, che sono stati invece apportati dalla Commissione in base agli elementi accertati. Il metodo in questione riguarda unicamente la ripartizione delle spese di finanziamento in funzione degli elementi disponibili.
La Commissione ritiene che il procedimento utilizzato permetta di ripartire correttamente i costi e il Consiglio conferma tale conclusione.
ii) Prezzo all'esportazione
(15) Quando le esportazioni sono state effettuate direttamente dai produttori coreani a clienti indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per i modelli in questione.
Nei confronti di due esportatori che hanno venduto i propri prodotti nella Comunità attraverso due importatori collegati con sede negli Stati membri, è stato considerato opportuno, dato il rapporto esistente tra esportatore ed importatore, costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente.
Tale metodo non è stato applicato nei confronti del terzo esportatore che ha collaborato nel corso dell'inchiesta. I prodotti venduti da quest'ultimo con la propria marca rappresentavano infatti appena l'11 % delle esportazioni totali, di cui l'8 % era stata effettuata attraverso società consociate. Le restanti vendite dell'esportatore, pari all'89 % del totale sono state effettuate a società OEM operanti nella Comunità. Come risulta dal paragrafo 16 del regolamento (CEE) n. 3232/89, sono state considerate rappresentative soltanto le vendite su base OEM.
Tale metodo corrisponde a quello utilizzato per l'accertamento provvisorio del dumping, tenendo conto dei nuovi elementi presentati e delle argomentazioni formulate dalle parti interessate.
(16) Riguardo al metodo impiegato per calcolare il prezzo all'esportazione costruito, due esportatori coreani hanno affermato di essere stati discriminati rispetto al terzo esportatore che ha collaborato all'inchiesta, nei confronti del quale è stato applicato un metodo diverso. Sono state infatti escluse dalla determinazione di dumping le vendite nella Comunità dei prodotti commercializzati con la marca del produttore, dato che il loro volume non era stato considerato sufficientemente rappresentativo. Le conclusioni relative a tale produttore-esportatore sono state pertanto basate esclusivamente sulle vendite ad importatori indipendenti (società OEM). Uno dei due esportatori ha osservato che i margini di dumping relativi alle esportazioni effettuate attraverso importatori collegati erano nettamente superiori a quelli relativi alle esportazioni ad acquirenti indipendenti nella Comunità. L'altro esportatore ha affermato che l'esclusione dalla determinazione del dumping delle vendite dei prodotti commercializzati con la marca del produttore avrebbe dovuto comprendere anche le sue esportazioni, corrispondenti ad una percentuale relativamente modesta, che erano state effettuate attraverso una consociata la cui attività nel periodo di riferimento si sarebbe svolta in condizioni non rappresentative (fase di avviamento).
(1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.
(2) GU n. L 314 del 28. 10. 1989, pag. 1.
(3) GU n. L 41 del 15. 2. 1990, pag. 1.
La Commissione non accetta le affermazioni relative ad un trattamento discriminatorio ed ingiusto nei confronti di tali esportatori e ritiene di aver applicato correttamente le disposizioni del regolamento (CEE) n. 2423/88. Nel caso in questione, ai fini della procedura, si è tenuto conto dell'89 % delle vendite all'esportazione, considerate rappresentative, mentre l'11 % è stato escluso dalla determinazione. La situazione dell'esportatore che ha chiesto l'esclusione di una piccola percentuale (5 % circa) delle rispettive vendite all'esportazione era diversa, dato che tali transazioni rientravano nelle vendite dei prodotti commercializzati con la marca del produttore, che erano state considerate rappresentative per l'esportatore in questione. Anche se l'importatore collegato che ha effettuato tali vendite ha dovuto effettivamente sostenere le spese di avviamento della società, tale onere finanziario non costituisce una ragione sufficiente per giustificare l'esclusione dalla determinazione del dumping delle transazioni di vendita rappresentative e delle spese sostenute ad esse pertinenti.
(17) I due esportatori coreani nei cui confronti è stato calcolato il prezzo all'esportazione costruito hanno affermato che il tasso di profitto (10 %) imputato dalla Commissione agli importatori collegati era eccessivo e non realistico. I ricorrenti hanno giustificato la propria affermazione in base alla maturità tecnologica del prodotto e al saggio di profitto più basso utilizzato in altre procedure recenti e in particolare in una procedura relativa ad un prodotto elettronico di consumo relativamente nuovo. La Commissione, pur non contestando la maturità tecnologica dell'attuale generazione di apparecchi televisivi a colori, ritiene che nel 1987 il settore nel suo complesso fosse ancora in una fase di espansione e che pertanto gli importatori indipendenti abbiano realizzato adeguati profitti. Occorre inoltre rilevare che in un'altra procedura, per un prodotto di largo consumo in un periodo di riferimento corrispondente in gran parte a quello della presente procedura, ai fini della conclusione definitiva è stato applicato un tasso di profitto nettamente superiore al 10 %. Gli esportatori coreani hanno inoltre affermato che il tasso di profitto teorico relativo agli importatori indipendenti che viene impiegato per costruire i prezzi all'esportazione deve essere adeguato alle dimensioni e al tipo di organizzazione dei singoli importatori. La Commissione condivide tale argomentazione ed ha esaminato accuratamente la redditività di tutti gli importatori indipendenti che hanno collaborato all'inchiesta. Tra i diversi tassi di profitto accertati è stato scelto il tasso corrispondente a quello di una società che, per struttura e dimensioni, poteva essere considerata simile agli importatori coreani collegati. La Commissione non ha tuttavia accolto l'argomentazione di un esportatore, il quale ha affermato che il tasso di profitto doveva tener conto delle spese di avviamento sostenute da un importatore collegato. Il prezzo all'esportazione viene infatti costruito per creare une situazione analoga a quella di un importatore indipendente che, per rimanere operativo, deve realizzare in media un adeguato margine di profitto. La Commissione ritiene comunque che dai dati disponibili risulti che il margine impiegato era valido tanto per un piccolo importatore con costi contenuti, quanto per una grande società con una organizzazione strutturata di vendita e di marketing.
(18) I due esportatori coreani suddetti hanno rimborsato alle loro consociate nella Comunità importi rilevanti per le spese di pubblicità e le altre spese generali da esse sostenute. Ai fini della determinazione del dazio provvisorio la Commissione non ha tenuto conto di tali rimborsi ed ha considerato le spese in questione come costi a carico delle società consociate.
Dato che le spese originariamente effettuate dalle consociate rientrano nei costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, il successivo rimborso da parte delle società coreane di controllo non è pertinente e non deve pertanto essere preso in considerazione nel calcolo dei prezzi all'esportazione. Gli esportatori hanno continuato a chiedere che si tenesse conto di tali rimborsi, generalmente facendo riferimento all'importo elevato rimborsato alle consociate tedesche, anche se la stessa situazione era stata accertata, in misura minore, nei confronti delle società britanniche. Le argomentazioni presentate non differivano sostanzialmente da quelle già illustate nel paragrafo 20 del regolamento (CEE) n. 3232/89. In alcuni casi sono state proposte alcune alternative per la ripartizione delle spese in questione. La Commissione ha confermato le conclusioni già formulate nel regolamento (CEE) n. 3232/89, dopo aver apportato alcuni adeguamenti; riguardo al primo esportatore è stato corretto l'importo relativo alle spese di garanzia, per ovviare ad un errore provocato dalla contabilizzazione imprecisa dei rimborsi in questione da parte della consociata; per quanto riguarda l'altro esportatore sono state eliminate due voci che non erano in rapporto diretto con i costi normalmente sostenuti dalla società consociata.
Alla luce delle considerazioni esposte nei paragrafi da 15 a 18, il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni della Commissione formulate nei paragrafi da 16 a 20 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
(19) Un esportatore-produttore coreano ha venduto quantitativi rilevanti dei prodotti in questione su base OEM ad un importatore indipendente che non ha fornito alla Commissione tutti i dati di carattere finanziario chiesti in merito a tali importazioni, come risulta dal paragrafo 21 del regolamento (CEE) n. 3232/89. La Commissione ritiene che i dati forniti dall'esportatore, che ha tentato di convincere l'importatore interessato a fornire ulteriori informazioni alla Commissione, non debbano essere riesaminati o contestati a causa della mancata collaborazione dell'importatore. Il Consiglio conferma tale conclusione.
(20) Durante l'inchiesta svolta presso la sede di un importatore indipendente è stato accertato che quest'ultimo aveva concluso un accordo con un esportatore coreano in merito al rimborso delle spese di pubblicità, come risulta dal paragrafo 22 del regolamento (CEE) n. 3232/89. Avendo esaminato esaurientemente le argomentazioni delle parti interessate, nonché i termini dell'accordo relativo al rimborso di determinate spese pubblicitarie, la Commissione ha concluso che non esiste un accordo di compensazione tra l'esportatore e l'importatore ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Le esportazioni in questione sono state pertanto prese in considerazione ai fini della determinazione definitiva. Gli importi rimborsati dall'esportatore all'importatore a titolo delle spese pubblicitarie sostenute da quest'ultimo sul mercato locale, che in realtà costituiscono una forma di sconto differito, sono stati dedotti dai prezzi di fatturazione pagabili nel confronto tra i prezzi all'esportazione ed il valore normale. Tali sconti riducono effettivamente i prezzi di vendita applicati all'importatore indipendente e devono pertanto essere considerati in rapporto diretto con le vendite in esame.
Il Consiglio conferma tale conclusione.
iii) Confronto
(21) Come risulta dai paragrafi da 23 a 26 del regolamento (CEE) n. 3232/89, tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.
Ai fini di un equo confronto tra il valore normale ed i prezzi all'esportazione, la Commissione ha tenuto debitamente conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, riguardanti le caratteristiche fisiche, gli oneri all'importazione e le imposte indirette, nonché le condizioni e le modalità di vendita, quando è stato possibile dimostrare l'esistenza di tali differenze. Sono stati inoltre apportati adeguamenti per tener conto di differenze relative alle spese per commissioni, imballaggio, trasporto, assicurazione, movimentazione e carico, nonché ai costi accessori, alle modalità di pagamento, alle garanzie, alle remunerazioni e ai premi dei venditori.
Il Consiglio ha confermato tale impostazione. Nei paragrafi da 22 a 26 del presente regolamento sono esposti i nuovi elementi presentati delle parti interessate e le relative argomentazioni.
(22) Il metodo applicato per confrontare i prodotti esportati con quelli comparabili venduti sul mercato interno, illustrato nel paragrafo 24 del regolamento (CEE) n. 3232/89, non è stato contestato dalle parti, fatta eccezione per un esportatore che ha rilevato che la Commissione non aveva applicato correttamente il principio del confronto, in quanto, nella fattispecie, aveva determinato l'adeguamento relativo alle differenze delle caratteristiche fisiche in base alla differenza dei costi complessivi di produzione di modelli analoghi, invece di tener conto del valore della differenza delle caratteristiche fisiche dei prodotti interessati, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Nella determinazione definitiva la Commissione ha corretto tale incongruenza.
Ai fini della determinazione provvisoria, la Commissione aveva valutato le differenze relative alle caratteristiche fisiche in base ai rispettivi costi di produzione, poiché era impossibile individuare tali differenze e le corrispondenti differenze nel valore di mercato dei modelli venduti sul mercato coreano.
Ai fini della determinazione definitiva, la Commissione ha tuttavia deciso di valutare le differenze nelle caratteristiche fisiche in termini di costo pieno di produzione, compreso il margine di profitto realizzato sui modelli venduti sul mercato interno. La Commissione ritiene che, per determinare le differenze nel valore di mercato, tale metodo sia più corretto rispetto a quello precedentemente applicato, che non teneva conto delle spese di vendita, delle spese generali ed amministrative, nonché del profitto, che sono normalmente comprese nei prezzi dei modelli venduti sul mercato interno utilizzati ai fini del confronto. Gli esportatori coreani hanno affermato che le differenze nelle caratteristiche fisiche dovrebbero continuare ad essere valutate in base ai corrispondenti costi di produzione, in mancanza di differenze in termini di prezzi. Secondo la Commissione, tale impostazione non tiene conto delle indicazioni del mercato, dato che in linea di massima le differenze nelle caratteristiche fisiche corrispondono a caratteristiche di marketing che implicano una differenza di prezzo che proporzionalmente al costo di produzione è nettamente superiore al risultato ottenuto con il metodo che tiene conto del costo pieno e di un normale profitto. La Commissione conferma pertanto quest'ultima impostazione.
(23) Riguardo alle condizioni di pagamento, un esportatore ha affermato che determinati pagamenti per gli interessi relativi alla condizione « documenti contro accettazione », dovuti a terzi per le esportazioni effettuate alle consociate, non devono essere dedotti dai prezzi all'esportazione nel confronto tra questi ultimi e il valore normale, in quanto tali costi rientrano nel prezzo di trasferimento tra società collegate, di cui la Commissione non tiene conto nel calcolo dei prezzi all'esportazione costruiti.
La Commissione non può accettare tale argomentazione, dato che i pagamenti degli interessi relativi alla condizione « documenti contro accettazione » sono costi effettivamente sostenuti dall'esportatore, indipendentemente del fatto che siano pagati in Corea oppure dall'importatore collegato, che debbono essere dedotti per determinare il prezzo all'esportazione franco fabbrica ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 8 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
L'esportatore, fatta salva la richiesta presentata, ha inoltre affermato che il tasso di interesse utilizzato dalla Commissione per calcolare l'incidenza di tali oneri era eccessivamente elevato. L'esportatore ha presentato dati che differivano tanto da quelli contenuti nella sua prima dichiarazione, quanto da quelli accertati dalla Commissione durante l'inchiesta in loco. I nuovi dati erano tuttavia conformi all'articolo 2, paragrafo 10, lettera c) iii) del regolamento suddetto e sono stati pertanto accettati dalla Commissione, che li ha utilizzati ai fini del calcolo della deduzione in questione.
(24) Un esportatore ha contestato il metodo applicato dalla Commissione per determinare diversi adeguamenti, sostenendo in linea di massima che la Commissione non aveva valutato correttamente l'esistenza di un « rapporto diretto » tra le spese e le vendite in questione.
L'esportatore ha sostenuto che la Commissione non aveva tenuto conto di alcune spese di vendita, che avrebbero dovuto essere dedotte dai prezzi vigenti sul mercato interno per calcolare il valore normale. In particolare la Commissione non avrebbe tenuto conto dei seguenti elementi:
- spese di finanziamento per la riscossione dell'IVA,
- alcune spese di manutenzione,
- retribuzioni del personale dirigente e delle segretarie dell'ufficio vendite.
Come risulta dai paragrafi 27, 28 e 30 del regolamento (CEE) n. 3232/89, la Commissione aveva concluso che tali spese non erano in rapporto diretto con le vendite in questione e che rientravano nelle spese generali della società. Le argomentazioni formulate dall'esportatore non sono state considerate sufficienti per modificare le risultanze della prima inchiesta svolte nella prima inchiesta.
Lo stesso esportatore ha sostenuto inoltre che due voci inerenti alle spese di vendita all'esportazione, che la Commissione ha dedotto dai prezzi all'esportazione pagati o pagabili, rientravano nelle spese generali e non erano quindi in rapporto diretto con tale prezzo. La prima voce riguardava una tariffa per i servizi, relativa principalmente all'ispezione dei prodotti destinati all'esportazione e alle spese di movimentazione. La seconda voce corrispondeva ad una commissione trattenuta dalla direzione generale del gruppo, che tratta tutte le fatture all'esportazione nella Comunità, sugli importi pagati da clienti esteri e riscossi dalla direzione generale stessa. La Commissione non ritiene che siano stati presentati elementi ed argomentazioni sufficienti per modificare le conclusioni elaborate in base ai risultati delle inchieste oppure per modificare la decisione di dedurre tali oneri ai fini del calcolo di un prezzo all'esportazione franco fabbrica corretto.
Alla luce delle considerazioni esposte nei paragrafi da 21 a 24 del presente regolamento, il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai paragrafi da 23 a 31 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
iv) Margini di dumping
(25) I valori normali per i modelli venduti sul mercato interno dai produttori-esportatori coreani soggetti all'inchiesta sono stati confrontati, transazione per transazione, con i prezzi all'esportazione dei modelli comparabili. Dall'esame definitivo dei fatti risulta che i tre esportatori interessati hanno effettuato pratiche di dumping sugli apparecchi televisivi a colori, con schermo di piccole dimensioni, originari della Repubblica di Corea. Il margine di dumping è pari alla differenza tra il valore normale calcolato ed il prezzo all'esportazione nella Comunità.
I margini di dumping variano a seconda dell'esportatore, con la seguente media ponderata espressa in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria
- Daewoo Electronics Co. Ltd: 10,23 %
- Goldstar Co. Ltd: 10,42 %
- Samsung Electronics Co. Ltd: 10,50 %
(26) Per gli esportatori che non hanno presentato osservazioni durante l'inchiesta è stato determinato un margine di dumping del 19,65 % in base agli elementi disponibili, come risulta nel paragrafo 33 del regolamento (CEE) n. 3232/89. Gli esportatori non hanno presentato nuovi elementi, né formulato nuove argomentazioni a questo proposito.
I ricorrenti hanno sostenuto che tale metodo era nettamente favorevole agli esportatori che non avevano collaborato, per i quali è stato determinato un margine medio ponderato in base alle statistiche comunitarie sulle importazioni. Il valore così ottenuto, tuttavia, incorpora anche i dati relativi alle società che hanno collaborato, i cui margini di dumping sono nettamente inferiori al margine medio risultante dalle statistiche. Per eliminare tale errore statistico i riccorenti hanno proposto di correggere i prezzi medi all'importazione con un coefficiente pari ad almeno il 5 %. La Commissione, pur riconoscendo l'esistenza del fenomeno statistico in questione, conferma la propria posizione, poiché non sussistono elementi di prova che giustifichino l'introduzione di tale coefficiente correttivo, il quale pertanto sarebbe del tutto arbitrario.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
E. Pregiudizio
(27) Nel regolamento che istituisce il dazio provvisorio la Commissione aveva concluso che l'industria comunitaria dei prodotti in questione aveva subito un pregiudizio sostanziale. Le risultanze della Commissione si basavano principalmente su elementi quali il rapido incremento del volume delle importazioni di televisori coreani e della corrispondente quota di mercato, la sottoquotazione dei prezzi applicati dagli esportatori in questione sul mercato comunitario, l'accelerazione del processo di trasferimento della produzione nei paesi terzi con conseguenti perdite di posti di lavoro e l'andamento negativo della redditività dei produttori riccorenti.
(28) Dopo la pubblicazione del regolamento (CEE) n. 3232/89 non sono stati presentati alla Commissione nuovi elementi sulle risultanze in materia di pregiudizio. Alcuni esportatori hanno chiesto chiarimenti sulla composizione delle statistiche relative alla quota di mercato e hanno chiesto se la produzione extracomunitaria dei produttori ricorrenti fosse compresa nelle statistiche. La Commissione ha risposto agli esportatori fornendo le informazione richieste. Gli esportatori hanno inoltre contestato le conclusioni in materia di pregiudizio riguardo ad alcuni punti.
- Due esportatori hanno contestato gli elementi di prova relativi al pregiudizio. Un esportatore ha sostenuto che dai dati presentati nel regolamento (CEE) n. 3232/89 risulta unicamente l'esistenza di una situazione concorrenziale « normale e sana » e che la situazione dell'industria comunitaria non è effettivamente peggiorata tra il 1984 e il 1987. L'esportatore ha affermato che nel periodo in esame l'incremento della domanda era « molto probabilmente » dovuto all'intensificazione della concorrenza sul mercato, nel quale la concorrenza tra i prezzi era unicamente funzione di vantaggi in termini di costi. Il secondo esportatore ha affermato che l'andamento negativo della redditività dell'industria comunitaria a partire dal perido 1985-1986 era provocato da fattori già presenti prima dell'inizio delle importazioni di prodotti coreani. Tale esportatore ha inoltre sostenuto che il tasso di utilizzazione degli impianti e l'entità delle scorte dell'industria comunitaria dimostravano l'assenza di pregiudizio. L'esportatore non ha tuttavia tenuto alcun conto delle argomentazioni del paragrafo 43 del regolamento (CEE) n. 3232/89, secondo le quali tali elementi non sono indicatori attendibili della situazione dell'industria comunitaria del settore.
- Un esportatore ha contestato il confronto tra i modelli in base ai quali la Commissione ha effettuato l'analisi della sottoquotazione dei prezzi. Le argomentazioni particolareggiate dell'esportatore contenevano alcuni errori materiali e comunque non fornivano motivi validi per giustificare una modifica della posizione della Commissione. Quest'ultima ritiene infatti di aver effettuato un equo confronto tra i modelli coreani e quelli prodotti nella Comunità, tenendo conto di tutte le caratteristiche dei prodotti. La Commissione ha risposto all'esportatore per iscritto.
Il Consiglio conferma pertanto le conclusioni della Commissione esposte nei paragrafi da 36 a 47 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
F. Minaccia di pregiudizio
(29) La Commissione aveva concluso, a titolo provvisorio, che esisteva una minaccia di ulteriore pregiudizio da parte delle esportazioni coreane, data la grande capacità di produzione del paese e in considerazione della possibilità di deviare le esportazioni dal mercato statunitense, ormai saturo.
Due esportatori hanno formulato osservazioni sulle risultanze della Commissione enunciate nel paragrafo 48 del regolamento (CEE) n. 3232/89, sostenendo che la Commissione non aveva presentato elementi di prova in merito ai fattori elencati nell'articolo 4, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Nel paragrafo 48 la Commissione ha in realtà fatto riferimento alla capacità di esportazione del paese di origine. Il tasso di incremento delle importazioni in dumping non è indicato esplicitamente, essendo già stato citato nel paragrafo 37 del regolamento (CEE) n. 3232/89. Tra il 1984 e il 1987 il tasso annuo di incremento era superiore al 100 %.
Un esportatore ha affermato che la possibilità di deviazione delle esportazioni dal mercato degli Stati Uniti a quello della Comunità era priva di fondamento, data la differenza tra i modelli (probabilmente in riferimento alla differenza tra gli standard di telediffusione). La Commissione osserva che quest'ultima argomentazione non è convincente, in considerazione dell'estrema flessibilità della produzione di apparecchi televisivi, citata nel paragrafo 42 del regolamento (CEE) n. 3232/89, nonché della capacità dell'industria del settore di introdurre sul mercato con grande rapidità modelli aventi caratteristiche diverse.
Il Consiglio conferma pertanto le conclusioni provvisorie della Commissione.
G. Causa del pregiudizio
(30) Nei paragrafi da 49 a 55 del regolamento (CEE) n. 3232/89 la Commissione ha concluso che il rapido afflusso delle importazioni di prodotti coreani ha coinciso con un'altrettanto rapida perdita della quota di mercato dell'industria comunitaria, con l'erosione e la sottoquotazione dei prezzi dei corrispondenti modelli prodotti nella Comunità, nonché con il deterioramento della redditività delle società della Comunità, che hanno pertanto accelerato il processo di trasferimento degli impianti di montaggio nei paesi terzi. La Commissione aveva concluso che le importazioni in dumping dalla Corea, considerate isolatamente, avevano provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria degli apparecchi televisivi a colori con piccolo schermo.
(31) Un esportatore ha affermato che la Commissione non aveva dimostrato che il pregiudizio sostanziale era stato provocato dalle importazioni in dumping di prodotti coreani, dato che gli elementi che costituiscono il pregiudizio si sarebbero manifestati anche in mancanza di pratiche di dumping. Tale argomentazione riguarda principalmente le risultanze della Commissione in materia di sottoquotazione dei prezzi, che in realtà era soltanto uno dei diversi elementi del pregiudizio sostanziale analizzati nel regolamento (CEE) n. 3232/89. L'esportatore sostiene che la divergenza tra il margine di sottoquotazione compreso tra il 36 % e il 49 % e il margine di dumping pari al 10 %-13 % dimostra che la sottoquotazione dei prezzi si sarebbe verificata anche in mancanza di dumping. Tale osservazione, pur essendo verosimile, non giustifica la conclusione dell'esportatore secondo la quale non sarebbe possibile attribuire alle pratiche di dumping in questione un pregiudizio sostanziale derivante dalla sottoquotazione dei prezzi. Tale argomentazione sembra sostenere che si può soltanto dimostrare la causa del pregiudizio e pertanto si giustificano le misure di difesa contro le pratiche di dumping unicamente se i margini di dumping sono almeno pari al livello di pregiudizio. La Commissione non condivide tale opinione, come risulta anche dalle conclusioni esposte nel paragrafo 63 del regolamento (CEE) n. 3232/89.
(32) Un altro esportatore ha ribadito le argomentazioni già esaminate dalla Commissione nel paragrafo 54 del regolamento (CEE) n. 3232/89 ed ha affermato che la Commissione non ha preso in considerazione l'incidenza delle operazioni di montaggio efettuate nella Comunità da imprese controllate da società giapponesi. La Commissione osserva che l'installazione nella Comunità di impianti di produzione controllati da società giapponesi si è svolta gradualmente in un periodo abbastanza lungo. In termini di quota di mercato non è possibile individuare tale evoluzione, dato che la produzione nella Comunità ha sostituito in gran parte le importazioni dal Giappone oppure la precedente capacità. Non sussistono comunque elementi di prova per dimostrare che tale tendenza abbia contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria ricorrente al quale si riferisce la presente procedura.
(33) Lo stesso esportatore contesta l'affermazione della Commissione secondo la quale l'industria del Regno Unito avrebbe subito un pregiudizio sostanziale, sostenendo che il mercato britannico era protetto da un accordo di autolimitazione. La Commissione conferma le argomentazioni espresse nel paragrafo 47 del regolamento (CEE) n. 3232/89 e osserva che la determinazione del pregiudizio, come quella del dumping, dipende da analisi e calcoli basati sugli elementi raccolti durante l'inchiesta. Non si può dedurre l'assenza di dumping e di pregiudizio semplicemente dall'esistenza di un accordo di autolimitazione o da un'altra forma di restrizione relativi ad un determinato mercato. La Commissione conclude che non sussistono elementi di prova a sostegno della tesi dell'esportatore e ribadisce che le risultanze in materia di pregiudizio si basano su dati relativi al mercato del Regno Unito.
(34) L'esportatore ribadisce che la presente procedura costituisce una discriminazione nei confronti degli esportatori coreani, dato che altri paesi esportatori, quali Austria, Giappone, Malaysia e Singapore, non sono stati sottoposti all'inchiesta. La Commissione ha presentato le proprie argomentazioni a questo proposito nel paragrafo 54 del regolamento (CEE) n. 3232/89. L'esportatore sostiene che tali argomentazioni, pur corrispondendo alla verità « non implicano necessariamente che i prodotti in questione (ovvero i televisori a colori con piccolo schermo originari dei paesi suddetti) non siano oggetto di dumping nella Comunità e quindi causa di pregiudizio ». A sostegno di tali argomentazioni, tuttavia, gli esportatori non hanno fornito alcun elemento di prova relativo all'esistenza del dumping e del pregiudizio. In mancanza di tali dati, dopo aver esaminato la situazione degli altri esportatori nella Comunità, la Commissione non dispone di elementi sufficienti per giustificare l'apertura di una procedura antidumping, come ha chiesto l'esportatore. Inoltre, anche se il pregiudizio potesse essere attribuito alle importazioni da altri paesi, non sussistono motivi per ritenere che il pregiudizio provocato dalle esportazioni coreane in dumping sarebbe in tal caso irrilevante.
Il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni della Commissione, presentate nei paragrafi da 49 a 55 del regolamento (CEE) n. 3232/89, secondo le quali le importazioni in questione, considerate isolatamente, hanno provocato un pregiudizio sostanziale.
H. Interesse della Comunità
(35) Le parti interessate non hanno presentato alla Commissione nuovi elementi o argomentazioni in merito all'interesse della Comunità. Il Consiglio pertanto conferma le conclusioni della Commissione esposte nei paragrafi da 56 a 60 del regolamento (CEE) n. 3232/89, secondo le quali nell'interesse della Comunità è opportuno eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping accertato per l'industria comunitaria. I vantaggi di tale protezione per la vitalità attuale e la futura espansione di tale industria compensano ampiamente gli eventuali svantaggi per il consumatore, peraltro di carattere provvisorio, che si manifesterebbero in termini di lievi incrementi dei prezzi di alcuni tipi di televisori importati.
I. Dazio
(36) Sono stati istituiti dazi antidumping provvisori corrispondenti ai margini di dumping accertati, dato che i margini di pregiudizio, benché siano stati fissati in modo restrittivo al livello dell'equivalente cif dei margini di sottoquotazione accertati, erano nettamente superiori.
(37) Dato che le risultanze della Commissione in materia di pregiudizio esposte nel regolamento (CEE) n. 3232/89 sono state confermate dal Consiglio e che il margine di pregiudizio rimane nettamente superiore ai margini di dumping accertati a titolo definitivo, in base al metodo di calcolo del margine di pregiudizio di cui al paragrafo 62 del regolamento suddetto il Consiglio ha concluso che i dazi da istituire devono corrispondere al livello dei margini di dumping accertati.
(38) Il Consiglio prende nota della disponibilità della Commissione ad avviare immediatamente una procedura di riesame qualora un produttore coreano di apparecchi televisivi a colori con piccolo schermo possa fornire sufficienti elementi di prova per dimostrare di non aver effettuato esportazioni nella Comunità nel periodo dell'inchiesta oggetto della presente procedura, oppure di aver iniziato ad esportare nel periodo immediatamente successivo oppure di avere intenzione di effettuare esportazioni nella Comunità e di non essere né collegato, né associato ad alcuna delle società soggette alla presente inchiesta come indicato al paragrafo 64 del regolamento (CEE) n. 3232/89. In attesa di tale riesame, tuttavia, il Consiglio ritiene che si offrirebbe l'opportunità di eludere il dazio se nei casi suddetti si applicassero dazi antidumping inferiori al margine di dumping massimo accertato. Il Consiglio rileva che finora non è stata presentata alcuna domanda di riesame.
(39) Nel paragrafo 65 del regolamento (CEE) n. 3232/89 la Commissione ha dichiarato di aver deciso di escludere temporaneamente alcuni esportatori di Hong Kong dall'applicazione del dazio provvisorio, qualora fosse stata attribuita origine coreana ai prodotti da essi esportati nella Comunità. Tale disposizione, introdotta a richiesta degli esportatori di Hong Kong e dei loro rappresentanti, è stata contestata dai ricorrenti e da un produttore coreano, i quali hanno sostenuto che la deroga implicita dalla normale applicazione delle norme sull'origine non è corretta ed è discriminatoria nei confronti degli esportatori coreani. Alla luce degli elementi di cui dispone, la Commissione ritiene che tale deroga non sia giustificata e che non debba essere prorogata oltre il periodo di applicazione del dazio provvisorio sui televisori a colori con schermo di piccole dimensioni originari della Corea. Il Consiglio conferma tale conclusione.
J. Impegni
(40) Non sono state ricevute offerte formali di impegni. Un esportatore, che aveva presentato proposte informali, è stato informato dalla Commissione che quest'ultima, nella fattispecie, non sarebbe stata in grado di raccomandare l'accettazione di impegni. La Commissione ritiene infatti che, in considerazione della mancata collaborazione delle parti durante la procedura e della rapidità con la quale si possono modificare i modelli in tale settore industriale, sarebbe difficile verificare l'adempimento degli impegni e le operazioni di controllo sarebbero estremamente costose. Alla luce di tali elementi e dato l'elevato grado di mobilità della capacità di produzione degli apparecchi televisivi in questione, la Commissione ritiene inoltre che gli impegni non rappresentino attualmente uno strumento adeguato per ripristinare corrette condizioni di concorrenza sul mercato. Il Consiglio conferma tali conclusioni.
K. Riscossione dei dazi provvisori
(41) Visti i margini di dumping accertati e data la gravità del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, il Consiglio ritiene che gli importi garantiti a titolo di dazio antidumping provvisorio debbano essere riscossi definitivamente sino all'importo del dazio definitivo istituito,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo del 19,6 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, sulle importazioni di apparecchi riceventi per la televisione, a colori, con schermo di piccole dimensioni, del codice NC ex 8528 10 71 (codice Taric: 8528 10 71*10) originari della Repubblica di Corea (codice addizionale Taric: 8429).
L'aliquota del dazio relativo agli apparecchi riceventi per la televisione, a colori, con schermo di piccole dimensioni, fabbricati ed esportati dalle società qui di seguito elencate, è pari alle seguenti percentuali del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato:
1.2.3 // // Aliquota del dazio // Codice supplementare Taric // - Daewoo Electronics Co. Ltd: // 10,2 % // 8425 // - Goldstar Co. Ltd: // 10,4 % // 8426 // - Samsung Electronics co. Ltd: // 10,5 % // 8427.
2. Il dazio di cui al paragrafo 1 si applica agli apparecchi riceventi per la televisione, a colori, con schermo di piccole dimensioni, con la diagonale dello schermo compreso tra 15,5 cm e 42 cm, combinati o meno con una radio e/o un orologio nello stesso involucro. 3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi riscossi o vincolati a titolo di dazio antidumping provvisorio in conformità del regolamento (CEE) n. 3232/89 sono riscossi sino alle aliquote del dazio definitivo istituito, quando l'aliquota del dazio è inferiore al dazio antidumping provvisorio, e, in tutti gli altri casi, sino alle aliquote dei dazi provvisori. Gli importi vincolati in eccedenza rispetto alle aliquote del dazio definitivo sono liberati.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 25 aprile 1990.

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