Document ID: 32000R0124

REGOLAMENTO (CE) N. 124/2000 DELLA COMMISSIONE
del 20 gennaio 2000
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fibre di poliesteri in fiocco (FPF) originarie dell'Australia, dell'Indonesia e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 905/98(2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Il 22 aprile 1999, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di fibre di poliesteri in fiocco (in appresso "FPF") originarie dell'Australia, dell'Indonesia e della Thailandia e ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato aperto in seguito ad una denuncia presentata nel marzo 1999 dal Comitato internazionale per il rayon e le fibre sintetiche (CIRFS) per conto di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di FPF. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) Nella stessa data, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(4), è stata annunciata l'apertura di un procedimento parallelo antisovvenzioni relativo alle importazioni nella Comunità del medesimo prodotto originario di diversi paesi tra cui Australia, Indonesia e Thailandia.
(4) Attualmente sono in vigore misure antidumping sulle importazioni di FPF originarie della Bielorussia [regolamento (CE) n. 1490/96(5)] e di Taiwan [regolamento (CE) n. 1728/1999(6)]. Le misure nei confronti della Repubblica di Corea sono state abrogate nell'agosto 1999 [regolamento (CE) n. 1728/1999(7)].
(5) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori comunitari denunzianti, i produttori esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori nonché gli utilizzatori e i fornitori comunitari. Alle parti direttamente interessate è stata data la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(6) Alcuni produttori esportatori dei paesi interessati, nonché diversi produttori comunitari denunzianti, utilizzatori comunitari e importatori hanno comunicato osservazioni scritte. Tutte le parti che hanno chiesto un'audizione entro il termine di cui sopra indicando che la loro richiesta era giustificata da ragioni particolari sono state sentite.
(7) Visto l'elevato numero di produttori esportatori indonesiani, la Commissione ha applicato tecniche di campionamento ai sensi dell'articolo 17 del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso "regolamento di base"). Informazioni particolareggiate le sono state fornite da un campione rappresentativo di produttori esportatori indonesiani, come indicato più avanti ai considerando 18 e 19.
Hanno risposto al questionario della Commissione anche un produttore esportatore australiano e quattro produttori esportatori thailandesi.
Inoltre, sette produttori comunitari denunzianti e due utilizzatori comunitari hanno fornito risposte considerate significative e complete.
(8) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni considerate necessarie ai fini di una determinazione preliminare del dumping, del conseguente pregiudizio e dell'interesse della Comunità e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori comunitari denunzianti
Germania
- DuPont De Nemours GmbH, Francoforte
- Trevira GmbH & Co KG, Francoforte
Irlanda
- Wellman International Ltd, Mullagh, Kells, Co. Meath
Spagna
- Catalana De Polimers, Barcellona
Italia
- Montefibre SpA, Milano
b) produttori esportatori dei paesi esportatori
Australia
- Leading Synthetics Pty Ltd, Campbellfield, Melbourne
Indonesia
- P.T. Indorama Synthetics Tbk, Giacarta
- P.T. Panasia Indosyntec, Bandung
Thailandia
- Indo Poly (Thailand) Ltd, Nakornpathom
- Teijin Polyester (Thailand) Ltd, Bangkok
- Teijin (Thailand) Ltd, Bangkok
- Tuntex (Thailand) Public Co., Ltd, Bangkok.
(9) L'inchiesta relativa al dumping ha riguardato il periodo dal 1o aprile 1998 al 31 marzo 1999 (in appresso "periodo dell'inchiesta" o "PI"). L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo dal 1996 alla fine del periodo dell'inchiesta.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(10) Il prodotto in esame è costituito dalle fibre sintetiche di poliesteri in fiocco, non cardate né pettinate né altrimenti preparate per la filatura, attualmente classificabili al codice NC 5503 20 00, comunemente denominate fibre di poliesteri in fiocco (FPF).
(11) Questo prodotto è un materiale di base utilizzato in diverse fasi del processo di fabbricazione dei tessili, secondo il tipo di tessile da produrre. Il 60 % circa del consumo comunitario di FPF è assorbito dalla filatura, ovvero la fabbricazione di filamenti per la produzione di tessili, eventualmente previa mescolatura con altre fibre quali cotone o lana. Il 25 % circa è destinato a lavorazioni di riempimento, quali l'imbottitura di alcuni prodotti tessili (ad esempio cuscini, sedili per automobili, giacche), e il restante 15 % è impiegato per la produzione di articoli non tessuti, in particolare di tappeti. Il prodotto in questione viene venduto in diversi tipi, identificabili attraverso varie specificazioni (ad esempio den o decitex, lucentezza, trattamento al silicone), e in diverse qualità, ossia prima qualità e qualità inferiori. Il fatto che i potenziali usi specifici e la qualità dei vari tipi di FPF venduti possano differire non comporta differenze significative nelle caratteristiche fisiche essenziali dei vari tipi. Ai fini della presente inchiesta essi sono pertanto considerati come un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(12) La Commissione ha constatato che non vi erano differenze a livello di caratteristiche fisiche essenziali e applicazioni tra le FPF importate nella Comunità originarie dell'Australia, dell'Indonesia e della Thailandia e le FPF prodotte dai produttori comunitari denunzianti e vendute sul mercato comunitario. È risultato inoltre che non vi erano differenze tra le FPF prodotte in Australia, Indonesia e Thailandia e esportate verso la Comunità europea e quelle vendute sui mercati interni di tali paesi. Si è pertanto concluso che sia le FPF prodotte e vendute dall'industria comunitaria sul mercato comunitario che le FPF prodotte e vendute sui mercati interni di Australia, Indonesia e Thailandia erano simili, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base, alle FPF importate nella Comunità dai tre paesi soggetti all'inchiesta.
C. CAMPIONAMENTO IN INDONESIA
a) Campionamento
(13) Per consentire alla Commissione di selezionare un campione, a norma dell'articolo 17, paragrafo 2, del regolamento di base, è stato chiesto ai produttori esportatori di manifestarsi entro tre settimane dall'inizio del procedimento e di fornire informazioni di base relative alle loro vendite per esportazione e sul mercato interno, alle loro precise attività riguardanti la produzione del prodotto in esame nonché alla ragione sociale e alle attività di tutte le loro consociate nel settore delle FPF. A tale riguardo la Commissione ha anche contattato le autorità indonesiane e l'associazione indonesiana dei produttori esportatori, le quali non hanno sollevato obiezioni contro il ricorso al campionamento.
b) Preselezione delle società che hanno collaborato
(14) Sette società indonesiane si sono manifestate e hanno fornito le informazioni richieste entro il termine di tre settimane. Esse sono state inizialmente ritenute società che collaboravano e sono state prese in considerazione nella selezione del campione.
Le società che si sono manifestate entro il termine di tre settimane rappresentavano il 100 % del totale delle importazioni dall'Indonesia nella Comunità.
(15) Le società che hanno collaborato infine non inserite nel campione sono state informate del fatto che l'eventuale dazio antidumping sulle loro esportazioni sarebbe stato calcolato a norma dell'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base.
(16) Le eventuali società non manifestatesi entro il termine di tre settimane sono state ritenute società che non collaboravano.
c) Selezione del campione
(17) Inizialmente, d'intesa con l'associazione indonesiana dei produttori esportatori, per il campione sono state scelte tre società indonesiane. L'associazione indonesiana ha proposto di sostituire due delle società scelte inizialmente con altre due, che tuttavia non potevano considerarsi più rappresentative di quelle già scelte. Le autorità indonesiane sono state informate in merito.
(18) Alle tre società inizialmente selezionate è stato inviato un questionario. Una delle società ha dato risposte insoddisfacenti, non conformi alle informazioni di base precedentemente fornite ai fini del campionamento e un'altra società non ha risposto in modo completo entro il termine peraltro prorogato due volte. Pertanto è stato comunicato alle due società che esse non erano più considerate società che collaboravano all'inchiesta e che questa avrebbe forse avuto per loro un esito meno favorevole di quello che avrebbe potuto avere se esse avessero collaborato.
(19) Dato il livello di mancata collaborazione delle società inizialmente scelte per il campione, è stata aggiunta al campione l'unica altra società indonesiana che aveva collaborato, la quale aveva compilato in modo soddisfacente il questionario allo scopo di ottenere un esame individuale (cfr. il considerando 21). L'associazione indonesiana dei produttori esportatori e le autorità indonesiane sono state informate in merito e non hanno sollevato obiezioni.
(20) Alle due società che alla fine hanno costituito il campione e che hanno pienamente collaborato all'inchiesta sono stati attribuiti specifici margini di dumping e applicate aliquote di dazio individuali.
d) Esame individuale nel contesto del campionamento
(21) La Commissione ha ricevuto due richieste di esame individuale entro il termine fissato a tale scopo a norma dell'articolo 17, paragrafo 3, del regolamento di base.
Tuttavia, soltanto una delle due richieste era accompagnata da un questionario compilato in modo soddisfacente; la società in questione era quella aggiunta al campione a seguito della mancata collaborazione di due delle società inizialmente selezionate come indicato sopra al considerando 19.
(22) L'altro produttore esportatore che ha chiesto un esame individuale non ha compilato il questionario entro il termine fissato e la sua richiesta non ha quindi potuto essere accolta. Tuttavia, ha continuato ad essere ritenuto una società che collaborava in quanto aveva fornito informazioni di base soddisfacenti per la costituzione del campione, nel quale non era stato inserito.
D. DUMPING
(23) Nella presente sezione è in primo luogo illustrato il metodo generale usato per stabilire se il prodotto in esame sia stato importato nella Comunità in dumping (considerando da 24 a 35). Successivamente, nei considerando da 36 a 63, sono esposte le questioni emerse nell'ambito dell'inchiesta per ciascun paese interessato.
1. Valore normale
(24) A norma dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base la Commissione ha prima esaminato se le vendite di FPF effettuate da ciascun produttore esportatore sul mercato interno ad acquirenti indipendenti fossero rappresentative, ossia se il loro volume totale fosse pari o superiore al 5 % del volume totale delle corrispondenti vendite per esportazione verso la Comunità.
Dall'esame è emerso che durante il periodo dell'inchiesta tutti i produttori esportatori soggetti all'inchiesta avevano effettuato sul mercato interno vendite di FPF rappresentative.
(25) Riguardo all'esame per tipo di prodotto, come indicato al considerando 12, la Commissione ha considerato i tipi venduti sul mercato interno ed esportati che avevano qualità, titolo, lucentezza, trattamento al silicone e impieghi simili come direttamente comparabili.
Alcuni produttori esportatori hanno sostenuto che le FPF di qualità inferiore dovessero essere ulteriormente distinte in diverse sottoqualità. Tuttavia, a sostegno di tale richiesta non è stato proposto alcun criterio di differenziazione generalmente riconosciuto e pertanto la richiesta è stata provvisoriamente respinta.
(26) Le vendite sul mercato interno di un particolare tipo di prodotto sono state considerate sufficientemente rappresentative quando il volume del tipo in questione venduto ad acquirenti indipendenti durante il periodo dell'inchiesta era pari o superiore al 5 % del volume totale del tipo comparabile venduto per l'esportazione verso la Comunità.
(27) La Commissione ha poi esaminato se le vendite effettuate sul mercato interno da ciascuna società si potessero considerare effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.
A tal fine è stata determinata, per ciascun tipo di prodotto esportato, la proporzione delle vendite sul mercato interno ad acquirenti indipendenti non effettuata in perdita durante il periodo dell'inchiesta:
a) Per i tipi per i quali oltre l'80 % delle vendite sul mercato interno (in volume) era effettuato a prezzi non inferiori ai costi unitari e la media ponderata del prezzo di vendita era pari o superiore alla media ponderata del costo di produzione, il valore normale, per tipo, è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi di tutte le vendite del tipo in questione sul mercato interno.
b) Per i tipi per i quali almeno il 10 % ma non oltre l'80 % delle vendite sul mercato interno (in volume) era effettuato a prezzi non inferiori ai costi unitari, il valore normale, per tipo, è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi delle vendite del tipo in questione sul mercato interno effettuate a prezzi pari o superiori ai costi unitari.
c) Per i tipi per i quali meno del 10 %, in volume, delle vendite sul mercato interno era effettuato ad un prezzo non inferiore ai costi unitari si è ritenuto che il tipo in questione non fosse venduto nell'ambito di normali operazioni commerciali e quindi il valore normale è stato costruito.
(28) Quando sussistevano le condizioni di cui ai considerando 26 e 27, lettere a) e b), il valore normale per il tipo di prodotto corrispondente è stato basato sul prezzo realmente pagato o pagabile da acquirenti indipendenti sul mercato interno del paese esportatore durante il periodo dell'inchiesta, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(29) Per i tipi di cui sopra alla lettera c), nonché per quelli non venduti in quantità rappresentative sul mercato interno, come indicato sopra al considerando 26, il valore normale ha dovuto essere costruito.
Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sommando le spese generali, amministrative e di vendita (SGAV) sostenute e la media ponderata dei profitti realizzati dai produttori esportatori interessati che hanno collaborato sulle vendite del prodotto simile effettuate sul mercato interno nell'ambito di normali operazioni commerciali durante il periodo dell'inchiesta alla media dei loro costi di produzione durante tale periodo.
2. Prezzo all'esportazione
(30) Poiché tutte le esportazioni del prodotto in esame di tutti i produttori esportatori sono state effettuate direttamente ad acquirenti indipendenti della Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili all'esportazione.
3. Confronto
(31) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, si è tenuto debitamente conto, in forma di adeguamenti, delle differenze incidenti sulla comparabilità dei prezzi.
Sono stati quindi concessi, ove opportuno e giustificato, adeguamenti per le differenze riguardanti le spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e le spese accessorie, gli oneri all'importazione e le imposte indirette, i costi di imballaggio, credito, assistenza, le commissioni, gli sconti e le riduzioni.
Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è stato effettuato allo stadio franco fabbrica.
a) Margine di dumping per le società soggette all'inchiesta
(32) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale per tipo di prodotto, determinato come indicato al considerando 27, è stata confrontata con la media ponderata dei prezzi all'esportazione determinati come indicato al considerando 30.
b) Margine di dumping per le società che hanno collaborato non inserite nel campione
(33) Nel caso dell'Indonesia, per i produttori esportatori che si sono manifestati a norma dell'articolo 17 del regolamento di base ma non sono stati sottoposti ad un esame individuale il margine di dumping è stato stabilito, a norma dell'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base, in base alla media ponderata dei margini di dumping delle società inserite nel campione.
c) Margine di dumping per le società che non hanno collaborato
(34) Per i produttori esportatori che non hanno compilato il questionario della Commissione (cfr. considerando 19) né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato stabilito in base ai dati disponibili, a norma dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base.
(35) Per ogni paese soggetto all'inchiesta il volume delle esportazioni verso la Comunità indicato dai produttori esportatori che hanno collaborato è stato confrontato con le equivalenti statistiche Eurostat delle importazioni per stabilire il livello generale di collaborazione:
a) per ciascuno dei paesi interessati per cui è risultato un livello generale di collaborazione elevato si è ritenuto opportuno stabilire per le società che non hanno collaborato un margine di dumping residuo al livello del margine di dumping più elevato stabilito per una società del paese in questione che ha collaborato o al livello dell'unica società che ha collaborato. Si è adottato questo criterio in quanto non c'è ragione di ritenere che un produttore esportatore di un paese interessato che non ha collaborato abbia praticato un dumping inferiore rispetto a un produttore esportatore dello stesso paese che ha collaborato;
b) per ciascuno dei paesi interessati per cui è risultato un livello generale di collaborazione ridotto si è ritenuto opportuno stabilire per le società che non hanno collaborato un margine di dumping residuo ad un livello superiore al margine di dumping più elevato stabilito per una società che ha collaborato. Infatti vi è motivo di ritenere che l'elevato livello di non collaborazione risulti dal fatto che i produttori esportatori del paese interessato che non hanno collaborato abbiano in generale praticato un dumping superiore rispetto ai produttori esportatori dello stesso paese che hanno collaborato.
Il criterio di cui sopra nei confronti delle società che non hanno collaborato è stato inoltre ritenuto necessario per impedire che tali società traessero vantaggio dalla loro mancata collaborazione.
4. Questioni specifiche emerse nell'ambito dell'inchiesta in relazione alla determinazione del dumping per ciascuno dei paesi interessati
a) Australia
i) Valore normale
(36) Il produttore esportatore australiano che ha collaborato ha effettuato sul mercato interno vendite sostanziali del prodotto in questione ad un utilizzatore collegato. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base, tali vendite non sono state ritenute effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali e non sono state usate per la determinazione del valore normale.
Ove necessario i costi di produzione e le SGAV indicati sono stati corretti prima di essere usati per la verifica dell'esistenza di normali operazioni commerciali e per la costruzione del valore normale.
Per tutti gli altri aspetti il valore normale è stato stabilito secondo il metodo generale di cui ai considerando da 24 a 29. Su tale base, esso è stato stabilito con riferimento ai prezzi di vendita sul mercato interno o ai valori costruiti, secondo i tipi di prodotto.
ii) Prezzo all'esportazione
(37) Tutte le vendite del prodotto in questione effettuate dal produttore esportatore australiano sul mercato comunitario sono state effettuate ad acquirenti indipendenti. Per questa società i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti secondo il metodo generale di cui al considerando 30, ossia in base ai prezzi realmente pagati o pagabili.
iii) Confronto
(38) Secondo il metodo generale di cui al considerando 31, ove opportuno e giustificato sono stati concessi adeguamenti per differenze riguardanti le spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e le spese accessorie, i costi di credito e le commissioni.
(39) Il produttore esportatore australiano ha chiesto un adeguamento per differenze inerenti alle spese di imballaggio in quanto per alcuni clienti del mercato interno la merce è consegnata su palette. La richiesta è stata respinta poiché queste erano fatturate al cliente separatamente.
(40) Il produttore esportatore australiano ha chiesto adeguamenti del valore normale per differenze nei costi sostenuti per fornire garanzie, assistenza tecnica e servizi. La società non ha illustrato in modo soddisfacente la natura delle sue richieste né ha fornito spiegazioni adeguate o prove documentarie a sostegno degli importi degli adeguamenti richiesti. Inoltre non è stata in grado di dimostrare che i fattori in questione causavano l'applicazione di prezzi diversi agli acquirenti del mercato interno e dei mercati di esportazione. La richiesta pertanto è stata respinta.
iv) Margine di dumping
(41) Il margine di dumping provvisorio è stato stabilito come indicato sopra ai considerando da 32 a 35.
(42) È risultato che l'unico produttore esportatore australiano che ha collaborato rappresentava la totalità delle esportazioni australiane verso la Comunità. Il margine di dumping residuo per l'Australia è stato quindi stabilito, come indicato al considerando 35, lettera a), al livello del margine di dumping determinato per l'unica società che ha collaborato, ossia la Leading Synthetics Pty Ltd.
(43) Il margine di dumping provvisorio espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari al 19,6 %.
b) Indonesia
i) Valore normale
(44) Uno dei due produttori esportatori indonesiani soggetti all'inchiesta ha effettuato sul mercato interno alcune vendite del prodotto in questione a un utilizzatore collegato. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base, tali vendite non sono state ritenute effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali e non sono state usate per la determinazione del valore normale.
Ove necessario i costi di produzione e le SGAV indicati sono stati corretti prima di essere usati per la verifica dell'esistenza di normali operazioni commerciali e per la costruzione del valore normale.
Per tutti gli altri aspetti il valore normale è stato stabilito secondo il metodo generale di cui ai considerando da 24 a 29. Per entrambi i produttori esportatori, secondo i tipi di prodotto, sono stati determinati un valore normale basato sui prezzi delle vendite effettuate sul mercato interno e valori costruiti.
ii) Prezzo all'esportazione
(45) Tutte le vendite del prodotto in questione effettuate sul mercato comunitario dai due produttori esportatori indonesiani soggetti all'inchiesta sono state effettuate ad acquirenti indipendenti. I prezzi all'esportazione per le società sono stati stabiliti secondo il metodo generale di cui al considerando 30, ossia in base ai prezzi realmente pagati o pagabili.
iii) Confronto
(46) Secondo il metodo generale di cui al considerando 31, ove opportuno e giustificato sono stati concessi adeguamenti per differenze riguardanti gli sconti, le spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e le spese accessorie, i costi di credito e le commissioni.
iv) Margine di dumping
(47) I margini di dumping provvisori per i due produttori esportatori soggetti all'inchiesta sono stati stabiliti come indicato sopra al considerando 32.
(48) Per i produttori esportatori che hanno collaborato non inseriti nel campione (cfr. considerando da 13 a 22) è stato stabilito un margine di dumping in base alla media ponderata per volume dei margini di dumping delle due società del campione.
(49) Inoltre, come indicato sopra al considerando 18, due produttori esportatori indonesiani inseriti nel campione iniziale non hanno collaborato all'inchiesta dopo che la selezione era stata ultimata. Tali società rappresentano il 30 % circa delle esportazioni del prodotto in esame verso la Comunità. Pertanto si è ritenuto appropriato stabilire un margine di dumping residuo come indicato al considerando 35, lettera b), ossia ad un livello superiore al margine di dumping più elevato determinato per una società che ha collaborato inserita nel campione. Il margine di dumping residuo per l'Indonesia è stato quindi stabilito in base alla media ponderata per volume dei due tipi di prodotto per i quali è stato stabilito il margine di dumping specifico più elevato e che rappresentavano un volume rappresentativo di esportazioni verso la Comunità.
(50) I margini di dumping provvisori espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
c) Thailandia
(51) In totale si sono manifestati e hanno collaborato all'inchiesta quattro produttori esportatori. Due di essi erano società collegate.
i) Valore normale
(52) Il valore normale è stato stabilito secondo il metodo generale di cui ai considerando da 24 a 29. Per i tipi di prodotti di cui al considerando 27, lettera c), nonché per un tipo, venduto da una società, per il quale il volume delle vendite sul mercato interno non era rappresentativo rispetto al volume delle vendite per esportazione verso la Comunità europea, il valore normale ha dovuto essere costruito. In tutti gli altri casi il valore normale è stato stabilito in base ai prezzi di vendita sul mercato interno.
Ove necessario i costi di produzione e le SGAV indicati sono stati corretti prima di essere usati per la verifica dell'esistenza di normali operazioni commerciali e per la costruzione del valore normale.
(53) Una società che ha collaborato ha chiesto che un determinato tipo fosse escluso dal calcolo del margine di dumping in quanto i relativi costi e prezzi risentivano di una fase di avviamento, oppure, qualora tale richiesta non fosse accettata, che fosse concesso un opportuno adeguamento. La società tuttavia non ha proposto nessun adeguamento appropriato. Visto che il valore di tali vendite rappresentava più del 59 % del totale delle vendite per esportazione del prodotto in questione verso la Comunità europea durante il periodo dell'inchiesta, non si ritiene appropriato escluderle dal calcolo del margine di dumping.
In tali circostanze, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base, essendosi la fase di avviamento estesa oltre il periodo dell'inchiesta, i. costi medi di produzione considerati per questo tipo di produzione, per il periodo dell'inchiesta, sarebbero stati quelli applicabili alla fine di tale fase, se le informazioni appropriate fossero state presentate prima della visita di verifica e entro tre mesi dall'inizio dell'inchiesta.
ii) Prezzo all'esportazione
(54) Tutte le vendite del prodotto in questione effettuate sul mercato comunitario dai quattro produttori esportatori thailandesi che hanno collaborato sono state effettuate ad acquirenti indipendenti. I prezzi all'esportazione per tali società sono stati stabiliti secondo il metodo generale di cui al considerando 30, ossia in base ai prezzi realmente pagati o pagabili.
iii) Confronto
(55) Secondo il metodo generale di cui al considerando 31, ove opportuno e giustificato, sono stati concessi adeguamenti per le differenze riguardanti le spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e le spese accessorie, gli oneri all'importazione e le imposte indirette, i costi di imballaggio, credito e assistenza, le commissioni, gli sconti e le riduzioni.
(56) I quattro produttori esportatori che hanno collaborato hanno tutti chiesto un adeguamento per differenze relative allo stadio commerciale. Tuttavia, un produttore ha basato la richiesta su elementi ritenuti inappropriati e un altro non ha dimostrato costanti ed evidenti differenze tra le funzioni e i prezzi per i diversi stadi commerciali nel mercato interno, che già non fossero incluse in altri adeguamenti richiesti. Inoltre, nessun produttore esportatore ha giustificato in modo soddisfacente l'importo dell'adeguamento richiesto. Pertanto in questa fase non è stato concesso nessun adeguamento per differenze relative allo stadio commerciale.
(57) Due produttori esportatori hanno chiesto un adeguamento per la conversione valutaria sostenendo che durante il periodo dell'inchiesta vi era stata una sostenuta tendenza al ribasso della valuta di fatturazione delle esportazioni rispetto alla valuta della contabilità. Si è tuttavia accertato che durante il periodo dell'inchiesta anziché una tendenza sostenuta al ribasso vi era un tasso di cambio fluttuante; pertanto, la richiesta è stata respinta.
(58) Una società ha chiesto un adeguamento per un dazio di ritorno tardivamente, ossia quasi due mesi dopo la scadenza del termine per la presentazione dei questionari compilati. Inoltre, non ha fornito la documentazione legislativa dettagliata richiesta nel questionario e non ha dimostrato che i dazi erano stati realmente restituiti. Pertanto non è stato concesso nessun adeguamento.
(59) Tre società hanno chiesto adeguamenti per servizi di assistenza tecnica forniti da personale interno. Tali richieste sono state tuttavia respinte in quanto l'assistenza non era prevista dalla legge né dai contratti di vendita esaminati, le società non hanno fornito prove del fatto che si trattasse di costi post-vendita e non è stato dimostrato che l'assistenza fornita abbia influito sui prezzi.
iv) Margine di dumping
(60) I margini di dumping provvisori per i quattro produttori esportatori soggetti all'inchiesta sono stati stabiliti come indicato sopra al considerando 32.
(61) È pratica abituale della Commissione stabilire un solo margine di dumping medio ponderato per le società collegate. Margini di dumping individuali potrebbero infatti incoraggiare l'elusione delle misure antidumping, e renderle in tal modo inefficaci, consentendo ai produttori collegati di effettuare le loro esportazioni verso la Comunità tramite la società con il margine di dumping individuale più basso. Secondo la prassi suindicata, si è attribuito ai due produttori esportatori collegati appartenenti allo stesso gruppo un solo margine di dumping, prima calcolando un margine per società e poi determinando una media ponderata di tali margini.
(62) Il livello generale di cooperazione in Thailandia è risultato molto elevato (fino al 100 %). Il margine di dumping residuo per la Thailandia, espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è stato pertanto stabilito come indicato al considerando 35, lettera a), ossia al livello del margine di dumping più alto determinato per una società che ha collaborato.
(63) I margini di dumping provvisori stabiliti, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
E. PREGIUDIZIO
1. Definizione dell'industria comunitaria
(64) I produttori noti di FPF nella Comunità sono quattordici. Nove di essi sono denunzianti nel presente procedimento, ma all'inizio solo otto hanno compilato il questionario. Uno di questi otto inoltre non ha risposto alle lettere inviategli dalla Commissione per ottenere dati mancanti. Si è quindi considerato che due produttori comunitari denunzianti non hanno collaborato all'inchiesta. Su tale base, dall'inchiesta è risultato che la produzione dei sette produttori comunitari denunzianti che hanno collaborato rappresentava durante il PI l'85 % circa della produzione comunitaria totale di FPF.
I sette produttori costituiscono quindi l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base. In appresso i produttori comunitari che hanno collaborato sono denominati "l'industria comunitaria".
2. Analisi della situazione del mercato comunitario di FPF
a) Consumo nella Comunità
(65) Non essendosi potuta ottenere nessuna collaborazione riguardo al volume delle vendite dei produttori comunitari non denunzianti, il consumo comunitario indicato nella tabella qui sotto è stato determinato in base al volume combinato delle vendite dell'industria comunitaria, al volume delle importazioni dai paesi interessati dalla presente inchiesta, ai dati Eurostat sulle importazioni da altri paesi terzi e a stime del volume delle vendite dei produttori comunitari che non hanno collaborato.
SPAZIO PER TABELLA
b) Importazioni di FPF nella Comunità dai paesi interessati
i) Valutazione cumulativa delle importazioni
(66) La Commissione ha esaminato se le importazioni di FPF originarie dei paesi interessati dovessero essere valutate cumulativamente ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base. Dall'esame è emerso quanto segue:
a) il margine di dumping relativo a ciascun paese, come indicato sopra, era superiore ai valori minimi;
b) il volume delle importazioni da ciascun paese non era trascurabile rispetto al consumo comunitario;
c) l'analisi delle condizioni di concorrenza esistenti tra le FPF importate e il prodotto comunitario e delle condizioni della concorrenza tra le FPF importate indicano che,
- come esposto sopra al considerando 12, le FPF originarie di tutti i paesi esportatori e le FPF di produzione comunitaria sono prodotti simili,
- le FPF originarie di tutti i paesi esportatori erano vendute agli stessi acquirenti attraverso canali di vendita simili,
- le FPF originarie di tutti i paesi esportatori erano vendute a prezzi simili;
d) dall'inchiesta è emerso che i paesi esportatori interessati vendevano le FPF direttamente ad acquirenti indipendenti, quali fabbricanti di prodotti tessili, fabbricanti di cuscini e imbottite e venditori di FPF; è inoltre emerso che l'industria comunitaria vendeva il prodotto simile attraverso gli stessi canali di vendita e alle stesse categorie di acquirenti, anche se la maggior parte delle vendite era effettuata a utilizzatori finali.
Pertanto, vi erano ragioni sufficienti per cumulare le importazioni originarie dei paesi sopra citati.
ii) Volume delle importazioni
(67) Tra il 1996 e il PI le importazioni originarie dei paesi interessati hanno registrato l'andamento sotto indicato:
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Comext 2.
iii) Quota di mercato delle importazioni in questione
(68) La quota di mercato in volume detenuta dalle importazioni originarie dei paesi interessati è notevolmente aumentata nel periodo considerato.
SPAZIO PER TABELLA
La tendenza mostrata dalle tabelle che precedono conferma il netto aumento delle importazioni dai paesi interessati nel mercato comunitario, sia in termini assoluti che in termini di quota di mercato.
iv) Prezzo medio delle importazioni
(69) Dal 1996 al PI i prezzi di vendita sul mercato comunitario delle FPF originarie dei paesi interessati hanno registrato una continua tendenza al ribasso per tutto il periodo, come indicato nella tabella qui sotto:
SPAZIO PER TABELLA
v) Sottoquotazione dei prezzi
(70) Per determinare la sottoquotazione dei prezzi la Commissione ha esaminato dati relativi al PI. La sottoquotazione è stata stabilita sulla base di un confronto tra il prezzo all'esportazione e i prezzi praticati dall'industria comunitaria.
I prezzi di vendita dell'industria comunitaria presi in considerazione sono quelli applicati agli acquirenti indipendenti, se necessario adeguati allo stadio franco fabbrica, ossia costi di trasporto esclusi. Visto che l'industria comunitaria vendeva principalmente a utilizzatori finali mentre i produttori esportatori vendevano sia a questi che a distributori/grossisti, i prezzi di vendita dei produttori esportatori (cif frontiera comunitaria) sono stati adeguati per tener conto di tali differenze relative allo stadio commerciale e dei dazi pagati. Tutti i prezzi sono stati confrontati previa esclusione di sconti e ribassi.
I prezzi medi ponderati sono stati confrontati per tipi di FPF simili, quali definiti nei questionari della Commissione. La media ponderata dei margini di sottoquotazione, espressa in percentuale dei prezzi di vendita medi dell'industria comunitaria, era pari al 34,7 % per l'Indonesia, al 21 % per l'Australia e al 32,7 % per la Thailandia.
3. Situazione economica dell'industria comunitaria
a) Osservazioni preliminari
(71) L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo dal 1996 fino alla fine del PI. Occorre notare che durante questo periodo erano in vigore misure antidumping nei confronti della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Bielorussia con un conseguente impatto sull'industria comunitaria.
b) Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti
(72)
SPAZIO PER TABELLA
Come illustrato nella tabella, la produzione dell'industria comunitaria è stata generalmente stabile.
(73) Quanto alla capacità, occorre notare che gli impianti per la produzione di FPF sono usati anche per la fabbricazione di altri prodotti non interessati dal presente procedimento, quali fasci e top. Pertanto, la capacità relativa alla produzione di FPF è stata determinata sulla base dell'effettiva produzione dei vari prodotti comprese le FPF. Su tale base, la capacità è diminuita del 7 %.
La diminuzione della capacità produttiva si può attribuire al fatto che l'industria comunitaria ha chiuso alcune linee di produzione e alcuni stabilimenti o li ha destinati alla produzione di altri prodotti non coperti dalla presente inchiesta ai fini di una più efficiente utilizzazione degli impianti.
(74) Quanto al tasso di utilizzazione della capacità produttiva, come risulta dalla tabella qui sopra, durante il periodo considerato esso è aumentato dell'8 %. Questo aumento tuttavia è il risultato diretto della riduzione della capacità produttiva.
c) Volume delle vendite dell'industria comunitaria
(75) Come risulta dalla tabella qui sotto, durante il periodo considerato il volume di FPF vendute dall'industria comunitaria sul mercato comunitario è diminuito del 6 %:
SPAZIO PER TABELLA
Questo andamento indica che le vendite dell'industria comunitaria non hanno seguito l'evoluzione del consumo, che durante lo stesso periodo, come indicato sopra al considerando 65, è aumentato del 27 %. Infatti il volume delle vendite ha seguito soltanto in modo approssimativo l'evoluzione del consumo tra il 1996 e il 1997 quando è aumentato del 3 % a fronte di un aumento dei consumi del 14 %; da allora fino al PI ha registrato un continuo movimento verso il basso.
d) Prezzo di vendita medio e andamento dei prezzi
(76) Durante il periodo considerato la media ponderata dei prezzi del prodotto in questione venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario ha registrato una notevole diminuzione. Come mostra la tabella qui sotto, durante tale periodo il prezzo medio è sceso dell'11 %:
SPAZIO PER TABELLA
Dall'inchiesta è emerso che i prezzi delle FPF risentono anche dell'andamento dei prezzi delle materie prime di base, ad esempio l'acido tereftalico puro (ATP), il dimetiltereftalato (DMT) e il glicole che rappresentano tra il 60 e il 70 % del costo di produzione delle FPF finite.
e) Quota di mercato
(77) Da un confronto tra il volume delle vendite e quello del consumo comunitario emerge che durante il periodo considerato la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita in misura significativa. La tabella qui sotto ne illustra l'andamento:
SPAZIO PER TABELLA
La tabella indica che durante il periodo esaminato il movimento verso il basso è stato continuo. Tuttavia, tra il 1996 e il 1997 la perdita di quota di mercato è stata relativamente limitata, con un calo di 6,4 punti percentuali. È stata invece sostanziale, con un calo di 18 punti percentuali, tra il 1996 e il PI.
f) Scorte
(78)
SPAZIO PER TABELLA
Come indicato dalla tabella qui sopra, tra il 1996 e il PI le scorte sono aumentate in misura significativa, ossia del 22 %.
g) Redditività
(79) Nel 1996 la perdita media ponderata, espressa in percentuale delle vendite nette, subita dall'industria comunitaria è stata del 4 %.
SPAZIO PER TABELLA
Poi, come mostra la tabella qui sopra, la situazione finanziaria è migliorata, specialmente nel 1998 (utile del 6,34 %). Tale miglioramento era invero il risultato del processo di ristrutturazione intrapreso dall'industria comunitaria per introdurre processi produttivi più efficienti e utilizzare alcune linee di produzione per prodotti più specializzati con un margine di profitto più elevato. Tuttavia il suddetto margine di profitto dovrebbe essere considerato in rapporto al tasso del 10 %, ritenuto il tasso minimo necessario per garantire l'efficienza di questo tipo di industria a lungo termine.
Occorre inoltre notare che il profitto conseguito durante il PI è stato soprattutto determinato dai risultati del settore dei prodotti speciali (18,85 %). Nel settore delle fibre cave e standard non tessute, in cui le importazioni sono particolarmente presenti, il profitto ha soltanto raggiunto rispettivamente lo 0,86 % e l'1,37 %.
Inoltre, dall'inchiesta è emerso che la ristrutturazione dell'industria comunitaria ha comportato un calo delle SGAV del 15,3 % dal 1996 al PI. È anche importante notare che nel periodo considerato i prezzi delle materie prime sono diminuiti in misura significativa: secondo i dati forniti durante la verifica, in tale periodo i prezzi dell'ATP sono scesi del 35,6 % e quelli del glicole del 14,3 %. Si è stimato che l'effetto combinato delle riduzioni di prezzo di queste materie prime abbia fatto diminuire del 31 % il costo di produzione delle FPF.
Entrambi i fattori suindicati, ossia la riduzione delle SGAV e il calo dei prezzi delle materie prime, suggeriscono che il costo di produzione sia diminuito più rapidamente dei prezzi di vendita, consentendo all'industria comunitaria di realizzare nuovamente dei profitti dal 1998 in poi. In realtà si ritiene che il profitto attuale sia il più alto che si possa ottenere vista la pressione delle importazioni sui prezzi. A breve termine non è possibile migliorare ulteriormente l'efficienza dell'industria.
h) Investimenti
(80)
SPAZIO PER TABELLA
Durante il periodo esaminato gli investimenti annuali dell'industria comunitaria sono stati consistenti, come indicato nella tabella qui sopra. Occorre notare che questo significativo impegno rappresenta per lo più investimenti effettuati per sostituire i macchinari nel quadro di un programma di ristrutturazione generale.
i) Occupazione
(81) In seguito a un certo grado di riduzione della capacità produttiva e alla ristrutturazione, nel settore del prodotto in questione l'occupazione è diminuita del 20 %, come mostra la tabella qui sotto:
SPAZIO PER TABELLA
j) Conclusioni sulla situazione dell'industria comunitaria
(82) Dall'analisi sopra esposta risulta che durante il periodo considerato alcuni indicatori economici quali capacità (- 7 %), volume delle vendite (- 6 %), prezzi di vendita (- 11 %), quota di mercato (- 26 %), scorte (+ 22 %), investimenti (- 9 %) e occupazione (- 20 %) hanno registrato tendenze negative, in particolare tra il 1997 e il PI.
(83) Nel frattempo la produzione è aumentata marginalmente dell'1 %. In seguito a una riduzione della capacità produttiva, l'utilizzazione degli impianti è aumentata dell'8 %. La redditività, negativa nel 1996 e nel 1997, è diventata positiva nel 1998 e nel PI senza tuttavia raggiungere il livello ritenuto soddisfacente.
(84) Dall'inchiesta è inoltre emerso che l'industria comunitaria ha subito una significativa pressione sui prezzi. Infatti, per le importazioni originarie dei paesi interessati è stata stabilita una sottoquotazione sostanziale (in media del 40 %).
(85) Alla luce di quanto precede, in particolare della forte perdita di quota di mercato e della diminuzione dei prezzi di vendita, la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio definito grave.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Introduzione
(86) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni in dumping dall'Indonesia, dalla Thailandia e dall'Australia. Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base ha inoltre esaminato altri fattori per evitare che il pregiudizio dovuto a questi fosse erroneamente attribuito alle importazioni in dumping oggetto dell'inchiesta.
2. Osservazione generale
(87) Di recente le istituzioni della Comunità hanno accertato che l'industria comunitaria subiva un pregiudizio e che questo era causato dalle importazioni in dumping da alcuni paesi tra cui Taiwan e Bielorussia. Questa industria pertanto era in una situazione di debolezza già all'inizio della presente inchiesta e risultava ancora vulnerabile durante il periodo esaminato.
3. Effetti delle importazioni in dumping
(88) Dalla presente inchiesta è emerso che durante il periodo esaminato le importazioni dai paesi interessati nel mercato comunitario sono aumentate in misura notevole, ossia di quasi sette volte. Nel 1996 da tali paesi sono state importate 7549 t di FPF, mentre il volume importato durante il PI è stato di 51911 t. In seguito a tale andamento delle importazioni la quota di mercato detenuta dai paesi interessati è aumentata dall'1,66 % nel 1996 all'8,97 % durante il PI. Durante lo stesso periodo, i prezzi medi di vendita di queste importazioni sono diminuiti del 22 %. Il margine di sottoquotazione rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria era del 40 %.
(89) I suddetti sviluppi hanno avuto luogo in un momento in cui l'industria comunitaria era particolarmente vulnerabile in quanto si stava risollevando dopo un periodo di importazioni in dumping da altri paesi terzi.
(90) Essi hanno portato a una situazione in cui l'industria comunitaria, invece di beneficiare del ripristino di condizioni di correttezza commerciale in seguito all'imposizione di misure antidumping contro le importazioni da altri paesi terzi, ha dovuto far fronte a un ulteriore deterioramento. Come indicato sopra, l'inchiesta sul pregiudizio ha stabilito un generale peggioramento della situazione dell'industria comunitaria con forti diminuzioni della quota di mercato (- 26 %), del volume delle vendite (- 6 %) e dei prezzi di vendita (- 11 %).
(91) Occorre anche rilevare che le maggiori perdite subite dall'industria comunitaria riguardano i tipi di FPF principalmente importati dai paesi in questione. Infatti le importazioni di prodotti di FPF tessuti rappresentano circa il 50 % e quelle di prodotti standard non tessuti circa il 29 % di tutte le importazioni di FPF dai paesi interessati. Per questi particolari tipi di prodotti i profitti realizzati dall'industria comunitaria erano rispettivamente del 3,1 % e dello 0,86 %, contro profitti medi del 18,85 % circa per i prodotti più specializzati, importati in misura più limitata.
(92) Quanto precede è di particolare rilevanza in quanto le FPF importate e quelle prodotte nella Comunità sono prodotti simili, offerti sul mercato comunitario attraverso canali di vendita simili. La crescente presenza di consistenti volumi di FPF importate in dumping dai paesi interessati ha pertanto avuto complessivamente un notevole impatto su tale mercato. Inoltre, data la trasparenza del mercato, i bassi prezzi offerti per le FPF importate dai paesi interessati, ben noti a tutti i potenziali acquirenti del mercato comunitario, hanno fortemente influito sul livello dei prezzi dell'industria comunitaria.
(93) In base agli elementi sopra esposti si è concluso che le importazioni in dumping a basso prezzo hanno avuto un impatto fortemente negativo sulla situazione dell'industria comunitaria.
4. Impatto di altri fattori
a) Andamento del consumo
(94) Come rilevato sopra al considerando 65, dal 1996 al PI il consumo sul mercato comunitario è aumentato del 27 %, il che indica che il mercato delle FPF era in rapida crescita. Pertanto il consumo non può essere ritenuto causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
b) Importazioni di FPF da altri paesi terzi
(95) Il totale delle importazioni nel mercato comunitario di FPF originarie di paesi diversi da Indonesia, Thailandia e Australia presenta l'andamento seguente:
SPAZIO PER TABELLA
SPAZIO PER TABELLA
(96) Occorre sottolineare che i due principali paesi esportatori, ossia Taiwan e Corea del Sud, sono soggetti a un'inchiesta antisovvenzioni iniziata parallelamente alla presente inchiesta. Dall'inchiesta antisovvenzioni è risultato che le importazioni dalla Corea del Sud non erano sovvenzionate, ma che le importazioni sovvenzionate da Taiwan combinate con quelle dai paesi oggetto della presente inchiesta antidumping contribuivano al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Da un'analisi dell'andamento dei prezzi delle importazioni dalla Corea del Sud e da Taiwan risulta che anch'essi hanno contribuito alla pressione esercitata sui prezzi nella Comunità. I dati disponibili mostrano che i prezzi medi delle importazioni da tali paesi oscillavano tra quelli praticati dai paesi interessati dal presente procedimento e quelli dell'industria comunitaria. Quanto alle importazioni da altri paesi terzi, il loro volume limitato e i loro prezzi, al livello di quelli dell'industria comunitaria, indicano che esse non hanno contribuito all'abbassamento dei prezzi rilevato sul mercato.
Sulla base di quanto precede non si può escludere che le importazioni nella Comunità dalla Corea del Sud e da Taiwan abbiano influito sulla situazione economica dell'industria comunitaria. Tuttavia, con il loro livello e i loro prezzi, esse non possono togliere rilevanza al nesso di causalità tra le importazioni dai paesi interessati e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
c) Esportazione e altre attività dell'industria comunitaria
(97) L'esportazione verso i paesi terzi ha sempre rappresentato per l'industria comunitaria un'attività minore. Da un livello del 9 % circa del totale delle vendite nel 1996, le esportazioni sono scese al 5 % durante il PI. La tabella qui sotto riporta i volumi esportati:
SPAZIO PER TABELLA
Durante il periodo considerato le vendite per esportazione dell'industria comunitaria si sono quasi dimezzate. Esse si considerano tuttavia modeste rispetto alla produzione totale dell'industria comunitaria. Qualsiasi pregiudizio in termini di riduzione della produzione a causa di una diminuzione del volume delle vendite per esportazione è pertanto molto limitato.
(98) È stato sostenuto che le importazioni sono aumentate in un momento in cui l'industria comunitaria ha ridotto la sua capacità produttiva del 7 %, percentuale che corrisponde ad una quota significativa del volume delle importazioni, rendendo inevitabile un aumento di queste per soddisfare la domanda. A tale riguardo occorre notare che l'industria comunitaria ha ancora capacità di riserva. Inoltre, la diminuzione di capacità riflette solo circa la metà dell'aumento delle importazioni dai paesi interessati.
Inoltre, dall'inchiesta è emerso che la riduzione della capacità era il risultato della chiusura o della conversione ad altre produzioni di alcuni impianti che non potevano operare economicamente a causa delle importazioni a basso prezzo. In assenza di misure nel caso in esame, potrebbero verificarsi altre chiusure. Se invece fossero ripristinate condizioni di correttezza commerciale, l'industria comunitaria sarebbe in grado in futuro di rifornire una quota maggiore del mercato comunitario, considerati i suoi risultati precedenti e data la possibilità di destinare nuovamente alcune linee di produzione ai prodotti di FPF.
5. Conclusioni sulla causa del pregiudizio
(99) Non si può escludere che fattori diversi dalle importazioni in dumping dai paesi interessati, in particolare le importazioni da altri paesi terzi soggetti ad un'inchiesta parallela antisovvenzioni, abbiano contribuito alla difficile situazione dell'industria comunitaria. Tuttavia, il sostanziale aumento del volume delle importazioni dai paesi interessati e il notevole grado di diminuzione e di sottoquotazione dei prezzi hanno avuto gravi conseguenze negative sulla situazione dell'industria comunitaria. Si è pertanto concluso che tali importazioni, considerate separatamente, hanno arrecato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Introduzione
(100) Ai fini delle conclusioni finali la Commissione ha esaminato se, nonostante le risultanze sul dumping pregiudizievole, vi fossero valide ragioni per concludere che nella fattispecie l'adozione di misure non è nell'interesse della Comunità. A tal fine, ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato gli effetti delle misure per tutte le parti interessate dal procedimento.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(101) Da quasi un decennio l'industria comunitaria risente di importazioni di FPF a basso prezzo. L'obiettivo dell'adozione di misure antidumping è quello di ripristinare condizioni di concorrenza leale nel mercato della Comunità tra i produttori comunitari e i produttori esportatori dei paesi terzi.
Negli ultimi anni l'industria comunitaria si è notevolmente adoperata per migliorare la sua produttività, nel tentativo di abbassare i suoi costi di produzione e di migliorare la sua competitività in questo mercato sensibile ai prezzi. Durante il periodo esaminato ha compiuto particolari sforzi di razionalizzazione. Ad esempio, un produttore comunitario ha chiuso due dei suoi impianti produttivi per ridurre i costi e migliorare la propria produttività.
Visto il tipo di pregiudizio subito dall'industria comunitaria, in particolare l'impossibilità di ripresa dalla difficile situazione dovuta ad altre importazioni in dumping, la Commissione ritiene che in assenza di misure antidumping molto probabilmente la situazione dell'industria comunitaria registrerebbe un ulteriore deterioramento. Tale evoluzione potrebbe comportare un'ulteriore riduzione dell'occupazione e infine una diminuzione del numero di produttori nella Comunità.
Inoltre, gli attuali sforzi di ristrutturazione compiuti dall'industria comunitaria mostrano che essa non intende abbandonare questo segmento di produzione, in particolare in quanto il mercato è in rapida crescita. L'adozione di misure antidumping sarebbe quindi nell'interesse dell'industria comunitaria.
3. Impatto sugli importatori e sugli utilizzatori
(102) La Commissione ha inviato questionari a undici importatori noti indipendenti, ai produttori esportatori dei paesi interessati e a quattordici utilizzatori di FPF della Comunità. Nessuno degli importatori ha compilato il questionario inviato dalla Commissione durante la presente inchiesta, mentre tre utilizzatori hanno risposto. Inoltre, due associazioni di utilizzatori hanno presentato osservazioni sul presente procedimento.
(103) Dall'analisi dei dati forniti dalle tre società utilizzatrici è emerso che solo una di esse importava FPF dai paesi interessati dal presente procedimento. Questo utilizzatore ha sostenuto che il particolare tipo di FPF usato nella produzione del suo prodotto finito non viene prodotto dall'industria comunitaria e che pertanto l'imposizione di misure antidumping comprometterebbe la sua redditività. La Commissione, tuttavia, in base alla descrizione del tipo di FPF importato dall'utilizzatore ha accertato che almeno tre dei produttori comunitari denunzianti offrono questo prodotto sul mercato. In ogni caso, l'imposizione di misure antidumping non impedirà di effettuare importazioni nella Comunità, ma si limiterà a ripristinare condizioni di correttezza commerciale. Si è pertanto concluso che l'argomento addotto dall'utilizzatore in questione non poteva essere accettato.
Non essendo stati forniti dagli utilizzatori ulteriori elementi intesi a dimostrare che le misure antidumping avrebbero potuto arrecare danno alla loro attività, non sono stati effettuati altri accertamenti.
(104) Un'associazione di utilizzatori della Comunità ha chiesto l'esclusione di alcuni tipi di FPF assertivamente non prodotti dall'industria comunitaria. Non sono stati tuttavia forniti dati tecnici sufficienti a sostegno di questa affermazione. La Commissione non ha pertanto potuto trarre conclusioni sulla validità di questo argomento.
(105) Sulla base di quanto precede si può concludere che il deterioramento della situazione degli utilizzatori eventualmente causato dall'imposizione di misure antidumping contro le importazioni di FPF dai paesi interessati non sarebbe comunque significativo.
4. Conclusioni
(106) Sulla base delle considerazioni e dei fatti sopra esposti e dopo aver esaminato gli argomenti presentati dall'industria comunitaria e dagli utilizzatori comunitari del prodotto in questione, si è concluso che non vi erano ragioni valide per non imporre misure relative alle importazioni dall'Indonesia, dall'Australia e dalla Thailandia, intese a garantire condizioni competitive in termini di leale applicazione dei prezzi e a contrastare il protrarsi del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
H. MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
(107) Per impedire che le importazioni in dumping in questione continuino ad arrecare pregiudizio prima della fine dell'inchiesta, si dovrebbero adottare misure provvisorie in forma di dazi ad valorem.
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(108) Per stabilire il livello dei dazi provvisori si è tenuto conto sia dei margini di dumping stabiliti che dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. A tale riguardo occorre notare che i margini di sottoquotazione calcolati per tutti i tipi del prodotto simile erano notevolmente superiori ai relativi margini di dumping. Di conseguenza, anche il livello di eliminazione del pregiudizio espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria sarebbe superiore ai rispettivi margini di dumping stabiliti per i produttori esportatori. In tale contesto, si ricorda che il livello di eliminazione del pregiudizio è stabilito in base alla differenza tra il prezzo all'esportazione e il costo di produzione dei produttori comunitari maggiorato di un importo corrispondente al profitto che sarebbe prevedibile in assenza di importazioni in dumping, mentre per determinare il margine di sottoquotazione si usa lo stesso prezzo all'esportazione, ma un prezzo di vendita più basso realmente applicato dall'industria comunitaria.
2. Misure provvisorie
(109) Poiché in tutti i casi il margine di dumping è risultato inferiore ai margini di sottoquotazione dei prezzi e quindi, nella fattispecie, anche al livello di eliminazione del pregiudizio, i dazi provvisori da imporre dovrebbero corrispondere ai margini di dumping accertati, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base.
(110) Tuttavia, per quanto riguarda il procedimento parallelo antisovvenzioni, ai sensi dell'articolo 24, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2026/97 del Consiglio(8) (in appresso "il regolamento di base antisovvenzioni") e dell'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento di base, nessun prodotto può essere soggetto nel contempo a dazi antidumping e a dazi compensativi al fine di porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione. Nella presente inchiesta è risultato opportuno imporre in via provvisoria un dazio antidumping sulle importazioni del prodotto in questione originario dell'Australia, dell'Indonesia e della Thailandia e quindi occorre determinare se e in che misura i margini di sovvenzione e di dumping derivino dalla stessa situazione.
(111) Nel procedimento parallelo antisovvenzioni è stato accertato che in Indonesia e in Thailandia, tra altri paesi, il livello di sovvenzionamento era inferiore al livello minimo e che quindi non si dovevano imporre dazi compensativi.
(112) Quanto all'Australia, è stato proposto, ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento di base antisovvenzioni un dazio compensativo provvisorio corrispondente all'importo della sovvenzione, risultato inferiore al margine di pregiudizio. Tutti i sistemi di sovvenzione esaminati in Australia costituivano sovvenzioni all'esportazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a), del regolamento di base antisovvenzioni. In quanto tali, potevano soltanto influire sul prezzo all'esportazione del produttore esportatore australiano, determinando in tal modo un più alto margine di dumping. In altri termini, il margine di dumping provvisorio accertato per l'unico produttore australiano che ha collaborato è in parte dovuto all'esistenza delle sovvenzioni all'esportazione. Pertanto non si ritiene appropriato imporre un dazio compensativo e un dazio antidumping entrambi interamente corrispondenti ai margini di sovvenzione e di dumping accertati a titolo provvisorio. Il dazio antidumping provvisorio dovrebbe quindi essere adeguato in modo da riflettere l'effettivo margine di dumping restante dopo l'imposizione del dazio compensativo provvisorio che compensa l'effetto delle sovvenzioni all'esportazione.
(113) Sulla base di quanto precede le aliquote del dazio provvisorio, espresso in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(114) Le aliquote del dazio antidumping applicabili ad alcune società a titolo individuale indicate nel presente regolamento sono state stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse quindi riflettono la situazione delle società in questione accertata durante l'inchiesta. Queste aliquote (a differenza del dazio istituito per il paese, applicabile a "tutte le altre società") sono applicabili esclusivamente alle importazioni di prodotti originari del paese interessato e fabbricati dalle società in questione e precisamente dalle specifiche persone giuridiche menzionate. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società non specificamente menzionata con indicazione della ragione sociale e della sede nel disposto del presente regolamento, comprese le società collegate a quelle specificamente menzionate, non possono beneficiare delle aliquote in questione e sono soggetti all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre società".
(115) Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali (ad esempio in seguito ad un cambiamento della ragione sociale della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza indugio alla Commissione(9) con tutte le informazioni pertinenti, in particolare l'indicazione delle eventuali modifiche nelle attività della società riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite all'estero, connesse ad esempio al cambiamento della ragione sociale o ai cambiamenti a livello di entità produttive o di vendita. La Commissione, se del caso, procederà, sentito il comitato consultivo, a modificare il regolamento di conseguenza, aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali.
I. DISPOSIZIONI FINALI
(116) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e potrebbero essere riesaminate ai fini di eventuali misure definitive,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fibre sintetiche di poliesteri, non cardate né pettinate né altrimenti preparate per la filatura, attualmente classificabili al codice NC 5503 20 00, originarie dell'Australia, dell'Indonesia e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio per l'Australia è stata adeguata in modo da riflettere l'effettivo margine di dumping restante dopo l'imposizione del dazio compensativo stabilito a titolo provvisorio dal regolamento (CE) n. 123/2000 della Commissione(10).
3. Le aliquote del dazio provvisorio applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dalle società sotto elencate sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
4. Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
A norma dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, presentare osservazioni sull'applicazione dello stesso.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 20 gennaio 2000.

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