Document ID: 31999R0616

REGOLAMENTO (CE) N. 616/1999 DELLA COMMISSIONE del 23 marzo 1999 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filo di acciaio inossidabile avente un diametro inferiore a 1 mm originarie della Repubblica di Corea
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 905/98 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Il 25 giugno 1998, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di filo di acciaio inossidabile avente un diametro inferiore a 1 mm originarie della Repubblica di Corea (di seguito «Corea»). Nella stessa data è stata avviata una parallela inchiesta antisovvenzioni.
(2) Il procedimento è stato aperto in seguito ad una denuncia presentata nel maggio 1998 dall'Associazione europea della siderurgia (Eurofer) per conto di produttori comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di filo di acciaio inossidabile. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping per tale prodotto e al conseguente pregiudizio grave, che sono stati ritenuti sufficienti, previa consultazione, per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha notificato ufficialmente l'apertura del procedimento ai produttori comunitari denunzianti, ai produttori/esportatori, agli importatori, ai fornitori e agli utilizzatori notoriamente interessati, nonché alle associazioni interessate e ai rappresentanti dei paesi esportatori e ha offerto inoltre alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine stabilito negli avvisi di apertura. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(4) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e ha ricevuto risposte da un certo numero di società della Comunità e dei paesi esportatori.
(5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare in via preliminare il dumping, il pregiudizio e l'interesse comunitario e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari
- AB Sandvik Steel, Sandviken, Svezia
- Bekaert N.V., Zwevegem, Belgio
- Gusab Stainless, Mjolby, Svezia
- Sprint-Metal, Paris, Francia
- Sprint Metal Edelstahlzieherei GmbH, Hemer, Germania
- Rigby-Maryland Stainless Ltd., Liversedge, Regno Unito
- Rodacciai SpA e Rodasider S.r.l., Bosisio Parrini, Italia
- Società Italiana Kanthal SpA, Cinisello Balsamo, Italia
b) Produttori/esportatori in Corea
- Dae Sung Rope MFG. Co. Ltd., Pusan
- Korea Sangsa Co. Ltd., Seul/Pusan
- Korea Welding Electrode Co Ltd., Seul
- Kowel Special MFG Steel Wire Co. Ltd., Pusan
- Seah Metal Products Co. Ltd., Chang Won
- Shine Metal Co. Ltd., Pusan
c) Importatori nella Comunità collegati ai produttori/esportatori
- Kos Europe GmbH, Düsseldorf, Germania
d) Importatori nella Comunità non collegati ai produttori/esportatori
- Trio Handels GmbH, Eppstein, Germania
- Bodo Trading GmbH, Dreieich, Germania
(6) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° aprile 1997 e il 31 marzo 1998 (di seguito denominato «il periodo dell'inchiesta» o «PI»).
Il periodo considerato per determinare il pregiudizio copriva gli anni dal 1° gennaio 1994 al 31 marzo 1998 (di seguito denominato «il periodo in esame»).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(7) Il prodotto in esame è il filo di acciaio inossidabile, contenente il peso il 2,5 % o più di nichel, altro da quello contenente in peso tra il 28 % e il 31 % e non più di nichel e tra il 20 % e il 22 % e non più di cromo, avente un diametro inferiore a 1 mm (di seguito denominato «FAI»), attualmente classificabile al codice NC ex 7223 00 19.
(8) Questo prodotto è definito principalmente in base alle sue caratteristiche fisiche, come filo rifinito a freddo, nonché alla sua classificazione in uno specifico gruppo qualitativo di acciaio inossidabile. Il FAI si ottiene modellando la vergella in modo da ridurre la sezione trasversale. La sezione trasversale finale è in genere circolare. Per trasformare la vergella in FAI si utilizzano vari tipi di procedimenti. In base alle richieste del cliente, il FAI può presentare caratteristiche meccaniche o chimiche (diametro, resistenza alla trazione, qualità dell'acciaio inossidabile) e aspetto superficiale (lucido, opaco, rivestito) specifici e differenti, il che si traduce in una vasta gamma di tipi di prodotto (di seguito denominati anche «modelli»). Nonostante tali differenze, tutti i tipi di FAI devono essere considerati un unico prodotto.
(9) Il filo di acciaio inossidabile di diametro inferiore a 1 mm è fabbricato mediante trafilatura a umido e ottenuto riducendo il diametro con una macchina provvista di più stampi lubrificati a olio. La produzione di FAI di queste dimensioni è assai più costosa rispetto alla fabbricazione di filo di dimensioni maggiori (1 mm o più) poiché, per ottenere le caratteristiche specifiche del prodotto, sono necessarie diverse fasi di trasformazione successive ed è richiesta un'alta intensità di manodopera.
Il filo di acciaio inossidabile di diametro inferiore a 1 mm è prodotto mediante trafilatura a umido e ottenuto riducendo il diametro con una macchina dotata di più stampi lubrificati a olio. La produzione di filo di acciaio inossidabile di queste dimensioni è sostanzialmente più costosa rispetto alla fabbricazione di filo di dimensioni maggiori (1 mm e più) poiché per ottenere le caratteristiche specifiche del prodotto, sono necessarie diverse fasi di trasformazione successive ed è richiesto un maggiore impiego di manodopera.
(10) Il FAI è ulteriormente trasformato dagli utilizzatori che producono ad esempio materiali di filtrazione ultrafini, filo per tessitura, molle ecc. Questi prodotti semilavorati vengono poi utilizzati nei settori automobilistico, elettromeccanico, tessile, per applicazioni in campo medico ecc.
(11) Nel corso dell'inchiesta si è accertato in via provvisoria che esistono differenze nelle caratteristiche fisiche e negli usa fra il FAI avente un diametro pari o superiore a 1 mm e quello avente un diametro inferiore a 1 mm. Queste differenze si riferiscono in particolare alla resistenza alla trazione, al rivestimento e alla duttilità del prodotto. Inoltre, il filo sottile viene utilizzato principalmente per applicazioni di dimensioni estremamente sottili quali strumenti e apparecchiature medici e chirurgici, filtri fini ecc., mentre il filo spesso è impiegato soprattutto nell'edilizia, nell'industria automobilistica, per i cuscinetti e per talune applicazioni meccaniche e domestiche. Per tali motivi si può affermare che l'intercambiabilità tra le applicazioni del filo sottile e quelle del filo spesso è molto limitata. Tuttavia, si indagherà in modo più approfondito sulla possibilità di distinguere nettamente tra questi due prodotti.
2. Prodotto simile
(12) L'inchiesta ha accertato che il FAI prodotto in Corea e venduto sul mercato interno o esportato verso la Comunità e quello prodotto e venduto nella Comunità dai produttori comunitari denunzianti avevano effettivamente caratteristiche fisiche e applicazioni identiche ed erano pertanto prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso «il regolamento di base»).
C. DUMPING
1. Valore normale
(13) Per la determinazione del valore normale, la Commissione ha esaminato in primo luogo, per ciascun produttore/esportatore dei paesi interessati dal procedimento che ha accettato di collaborare, se il volume complessivo delle vendite interne del prodotto in questione fosse rappresentativo ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, cioè se tali vendite rappresentassero più del 5 % del volume delle vendite del prodotto esportato nella Comunità.
Si è poi stabilito per ciascun produttore/esportatore se le vendite complessive interne di ciascun tipo di prodotto equivalessero al 5 % o più del volume delle vendite dello stesso tipo di prodotto esportato nella Comunità.
Per quei tipi di prodotto che avevano superato il suddetto test di rappresentatività, la Commissione ha esaminato se fossero state realizzate vendite sufficienti nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base.
Allorché, per ciascun tipo di prodotto, il volume delle vendite interne effettuate a prezzi superiori al costo unitario rappresentava almeno l'80 %, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite interne. Quando, per ciascun tipo di prodotto, il volume delle vendite remunerative rappresentava meno dell'80 % ma non era inferiore al 10 % delle vendite, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le restanti vendite interne remunerative.
Per quei tipi di prodotto il cui volume delle vendite interne era inferiore al 5 % del volume esportato nella Comunità, o il cui volume di vendite interne remunerative era inferiore al 10 %, le vendite interne sono state considerate insufficienti, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base, e non se ne è pertanto tenuto conto. In tali casi, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi applicati da altri produttori del paese interessato per le vendite interne rappresentative del tipo di prodotto corrispondente effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base.
Quando, per ciascun tipo di prodotto, le vendite interne di altri produttori del paese interessato risultavano insufficienti o non abbastanza rappresentative, il valore normale è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base, in base ai costi di produzione sostenuti dal produttore/esportatore interessato per il tipo di prodotto esportato in questione, maggiorati di un congruo margine per le spese generali, amministrative e di vendita (di seguito denominate «SGAV») e per il profitto. Il calcolo delle SGAV si è basato sulle vendite interne rappresentative e quello del profitto sulle vendite interne rappresentative effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
2. Prezzo all'esportazione
(14) Allorché le vendite per l'esportazione nella Comunità sono state effettuate direttamente ad importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti sulla base dei prezzi effettivamente pagati o pagabili dai suddetti importatori, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
(15) Per le vendite all'esportazione effettuate a importatori comunitari collegati a un produttore esportatore, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, in base ai prezzi ai quali i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità, applicando adeguamenti per tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, incluso un congruo margine per le SGAV e per il profitto. Il livello del margine di profitto è stato determinato in base alle informazioni sui profitti realizzati fornite dagli importatori non collegati del prodotto in esame nella Comunità che hanno collaborato all'inchiesta.
(16) A tale proposito, un importatore coreano collegato nella Comunità ha chiesto che dalle SGAV da esso sostenute venisse sottratto l'importo delle commissioni ricevute dalla società madre in Corea. Si è accertato che le commissioni pagate dalla Corea all'importatore collegato nella Comunità si basavano in realtà sulle vendite direttamente effettuate dalla società madre ad acquirenti indipendenti nella Comunità e che il suddetto importatore collegato non prestava alcun servizio in relazione a tali vendite. Di conseguenza, non si è tenuto conto delle suddette commissioni nel determinare il prezzo all'esportazione costruito.
3. Confronto
(17) Ai fini di un equo confronto, sono stati applicati i dovuti adeguamenti per le differenze che, secondo quanto è stato affermato e dimostrato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, incidevano sulla comparabilità dei prezzi, vale a dire: imposte indirette, oneri all'importazione, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio, costi del credito, servizio di assistenza e commissioni.
(18) Sei società hanno chiesto un adeguamento per gli oneri all'importazione. A norma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base, la richiesta è stata respinta nel caso di un'impresa, in quanto quest'ultima non è riuscita a dimostrare che le materie prime erano state importate dietro pagamento di dazi e venivano incorporate nel prodotto in esame venduto sul mercato interno. Per le altre cinque società l'adeguamento è stato concesso soltanto quando si è potuto dimostrare che le materie prime sulle quali erano pagabili dazi all'importazione venivano incorporate nei prodotti in questione venduti sul mercato interno e che i dazi all'importazione non erano stati riscossi o rimborsati per il prodotto esportato nella Comunità.
(19) Una società ha richiesto un adeguamento per le differenze relative allo stadio commerciale, affermando che tutte le sue vendite interne erano state effettuate direttamente ad acquirenti, mentre una parte delle sue vendite sul mercato comunitario era stata realizzata attraverso un importatore collegato. Secondo l'impresa, poiché ai fini del confronto tutte le spese sostenute dall'importatore collegato sarebbero state sottratte dal prezzo all'esportazione, si sarebbero anche dovute sottrarre dal prezzo sul mercato interno le spese indirette di vendita sostenute per le vendite interne.
La richiesta è stata respinta in via provvisoria, in quanto il produttore/esportatore interessato non è stato in grado di dimostrare che il prezzo all'esportazione costruito era a uno stadio commerciale diverso rispetto al valore normale e che tale differenza incideva sulla comparabilità dei prezzi, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d) del regolamento di base.
4. Margini di dumping
(20) In conformità dell'articolo 2, paragrafi 10 e 11 del regolamento di base, si è effettuato il confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione. Per le società interessate dal presente procedimento che non hanno risposto al questionario della Commissione o non si sono manifestate, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base.
Per determinare il livello di collaborazione nella presente inchiesta, si è effettuato il confronto tra le cifre Eurostat e i dati sul volume delle esportazioni nella Comunità forniti dai produttori/esportatori che hanno collaborato. Dal confronto è emerso un elevato livello globale di collaborazione. La Commissione ha pertanto ritenuto opportuno fissare il margine di dumping per le società che non hanno collaborato all'inchiesta al livello del margine individuale più elevato stabilito per un produttore/esportatore che ha collaborato, poiché non vi è motivo di ritenere che il livello del dumping praticato da un produttore/esportatore che non ha collaborato sia inferiore al margine più elevato accertato.
Tale impostazione è stata ritenuta necessaria anche per evitare di premiare l'omessa collaborazione nonché di fornire una possibilità di elusione.
(21) I margini di dumping, espressi in percentuale dal prezzo CIF frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
D. PREGIUDIZIO
1. Definizione dell'industria comunitaria
Produttori comunitari
(22) Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base, la produzione comunitaria è costituita da:
- i produttori per conto dei quali è stata presentata la denuncia e che hanno collaborato all'inchiesta («i produttori denunzianti che hanno collaborato»),
- i produttori per conto dei quali è stata presentata la denuncia e che non hanno collaborato all'inchiesta («i produttori denunzianti che non hanno collaborato»), e infine
- altri produttori comunitari che non sono all'origine della denuncia, non hanno collaborato al procedimento e non vi si sono neppure opposti.
Industria comunitaria
(23) I produttori denunzianti che hanno collaborato soddisfano le condizioni di rappresentatività previste dall'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base, poiché rappresentano una percentuale superiore al 75 % della produzione comunitaria complessiva del prodotto in esame. Si è pertanto considerato che essi costituivano l'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del suddetto regolamento.
2. Osservazione preliminare: aspetti relativi alla concorrenza
(24) Nel corso delle tre inchieste antidumping e antisovvenzioni parallele relative al filo di acciaio inossidabile, ossia quello avente un diametro pari o superiore a 1 mm, nonché relative al prodotto in esame, ossia il FAI di diametro inferiore a 1 mm (AS-385), alcune parti interessate hanno affermato che l'insieme dei dati forniti dall'industria comunitaria nell'ambito del procedimento antidumping non era attendibile in conseguenza dell'applicazione uniforme del sistema «extra di lega» e che pertanto non sarebbe stato possibile effettuare un'analisi accurata del pregiudizio.
Le parti summenzionate basavano le loro affermazioni sui risultati presentati in una decisione della Commissione (Caso IV/35.814 - «Extra di lega») (4), la quale ha stabilito che i produttori comunitari di prodotti piatti di acciaio inossidabile avevano modificato «in maniera concordata i valori di riferimento della formula di calcolo dell'extra di lega, pratica che ha avuto per oggetto ed effetto di limitare e falsare il gioco normale della concorrenza sul mercato comune».
Queste parti, pur ammettendo che la suddetta decisione si riferisce ai prodotti piatti (in opposizione ai prodotti lunghi, come il filo di acciaio inossidabile), sostengono in primo luogo che una pratica concordata esisteva anche per il filo di acciaio inossidabile, e, in secondo luogo, che quand'anche una tale pratica non fosse esistita per tale prodotto, la pratica illegale esistente per i prodotti piatti avrebbe comunque avuto un effetto di sinergia o un effetto «a valle» su di esso.
Data la rilevanza che le suddette affermazioni potrebbero assumere nel quadro del presente procedimento, la Commissione ha esaminato gli eventuali effetti di tali fatti sull'affidabilità dei dati raccolti.
Dal momento che il FAI, per motivi tecnici, non viene fabbricato a partire dai prodotti piatti, qualsiasi effetto «a valle» su di esso dovuto alla pratica concordata accertata per i prodotti piatti appare dubbio; inoltre, non si ha alcuna prova neppure del fatto che la suddetta pratica concordata sia stata applicata dai fornitori di materie prime per FAI. Infine, i produttori di prodotti piatti sono in larga misura diversi dai produttori di FAI nonché notevolmente meno numerosi.
A tale proposito, sebbene i produttori/esportatori in questione abbiano presentato una denuncia (IV/E-1/37.271) in data 5 ottobre 1998 presso la DG IV, quest'ultima non ha avviato alcuna inchiesta su una presunta violazione dell'articolo 85 del trattato CE relativamente al prodotto in esame. In realtà, tale denuncia non è altro che l'estensione di un'altra denuncia riguardante le barre lucide di acciaio inossidabile (pure appartenenti alla categoria dei prodotti lunghi di acciaio) presentata alla DG IV il 3 febbraio 1998 (IV/E-1/36.930) e per la quale, ai sensi dell'articolo 6 del regolamento (CEE) n. 99/63 della Commissione, il 28 ottobre 1998 è già stata inviata ai denunzianti una lettera in cui essa viene respinta, nonostante una decisione definitiva in merito non sia ancora stata adottata.
In conformità della suddetta decisione, il sistema «extra di lega» sarebbe illegale soltanto se applicato in maniera concordata. Tuttavia, la presente inchiesta ha dimostrato che l'industria comunitaria non applica l'extra di lega in modo uniforme: alcune società lo applicano per tutti i clienti, altre soltanto per alcuni di essi, altre ancora non lo applicano affatto.
Si è osservato inoltre, effettuando un confronto tra i prezzi di vendita applicati dai membri dell'industria comunitaria, che i prezzi di vendita per modelli identici variavano. Infine, anche laddove esso veniva applicato, si è accertato che l'extra di lega rappresentava soltanto una modesta percentuale del prezzo totale del prodotto in esame.
La Commissione ha pertanto concluso che non esistono prove che i dati raccolti relativi al pregiudizio non siano attendibili in conseguenza dell'applicazione del sistema «extra di lega».
3. Consumo comunitario
(25) Per valutare il consumo comunitario apparente del prodotto in esame, la Commissione si è basata sui dati relativi al volume di vendite del prodotto nella Comunità forniti dall'industria comunitaria che ha collaborato all'inchiesta e da Eurofer. A tali cifre sono state sommate quelle relative alle importazioni, calcolate in base alle informazioni fornite dai produttori/esportatori che hanno collaborato del paese interessato nonché ai dati Eurostat.
(26) Negli anni dal 1994 al periodo dell'inchiesta, il consumo comunitario apparente di FAI equivaleva a 17 171 tonnellate (t) nel 1994, a 20 045 t nel 1995, a 17 857 t nel 1996, a 20 088 t nel 1997 ed a 21 810 t nel periodo dell'inchiesta (PI), il che rappresenta un incremento del 27 % tra il 1994 e il PI.
4. Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping
(27) Le importazioni in dumping hanno registrato il seguente andamento (in tonnellate): 1 158 t nel 1994, 1 875 t nel 1995, 2 847 t nel 1996, 3 977 t nel 1997 e 4 415 t nel PI, il che equivale ad un aumento complessivo del 281 % (in altri termini, durante il PI il volume di queste importazioni era quasi quadruplicato rispetto al 1994).
(28) Anche la quota di mercato delle importazioni coreane è aumentata costantemente e significativamente: 7 % nel 1994, 9 % nel 1995, 16 % nel 1996, 20 % nel 1997 e 20 % nel PI, il che rappresenta un incremento complessivo del 185 % negli anni dal 1994 al PI.
Si deve osservare che, sebbene la Commissione abbia accertato che soltanto due società coreane vendevano a prezzi in dumping, il margine di dumping unico medio ponderato per la Corea era tuttavia superiore alla soglia de minimis, mentre la quota di mercato delle importazioni coreane superava il livello stabilito dall'articolo 5, paragrafo 7 del regolamento di base.
5. Prezzi delle importazioni in dumping
a) Andamento dei prezzi
(29) I prezzi medi di vendita applicati dai produttori/esportatori per kg (in ECU) hanno registrato il seguente andamento: 4,35 nel 1994, quindi un aumento sino al 5,02 nel 1995, e infine una diminuzione pressoché costante: 4,83 nel 1996, 4,66 nel 1997 e 4,67 nel PI.
b) Sottoquotazione dei prezzi
Metodologia
(30) Per il periodo dell'inchiesta, si è stabilito il confronto tra i prezzi di vendita, a livello stadio di consegna, di modelli equivalenti dell'industria comunitaria e dei produttori/esportatori. Il prezzo all'esportazione e livello stadio di consegna è stato ottenuto maggiorando il valore CIF all'esportazione di un congruo margine per coprire i costi dell'assicurazione e del nolo dalla frontiera comunitaria all'acquirente finale.
(31) Il margine di sottoquotazione unico del paese esportatore è stato calcolato sulla base della media ponderata dei margini di sottoquotazione accertati per i produttori/esportatori che hanno collaborato.
Margine di sottoquotazione
(32) Il margine di sottoquotazione medio ponderato calcolato per la Corea è del 12,1 % (con margini di sottoquotazione individuali compresi tra il 10,6 % e il 31,1 %).
6. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(33) La produzione totale dell'industria comunitaria ha registrato il seguente andamento: 12 664 t nel 1994, 14 289 t nel 1995, 11 651 t nel 1996, 12 915 t nel 1997 e 14 138 t nel PI, il che rappresenta un aumento complessivo dell'11 %. La produzione ha seguito quindi l'evoluzione del mercato, riflettendo l'eccezionale congiuntura del 1995, il successivo calo e infine l'andamento positivo avutosi nel corso del PI.
b) Utilizzazione degli impianti
(34) L'indice di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria, dopo aver raggiunto una punta massima nel 1995 (89,1 %), ha registrato un netto decremento nel 1996 (69,9 %) e in seguito, nonostante un certo recupero intorno al PI (80,5 %), non è risalito ai livelli precedenti.
c) Volume delle vendite
(35) L'andamento delle vendite realizzate dall'industria comunitaria è rimasto relativamente stabile tra il 1994 e il PI (con un lieve aumento: da 11 312 t a 11 884 t), pur riflettendo, entro una certa misura, l'eccezionale situazione del mercato sopra ricordata nel 1995 (12 511 t) e nel PI (11 884 t). Le vendite non hanno tuttavia rispecchiato l'espansione del consumo comunitario apparente: infatti, mentre quest'ultimo è aumentato del 27 % tra il 1994 e il PI, nello stesso periodo le vendite dell'industria comunitaria hanno registrato soltanto un incremento del 5 %.
d) Quota di mercato
(36) La perdita costante in termini di quota di mercato da parte dell'industria comunitaria, in ragione di 12 punti percentuali tra il 1994 e il PI (dal 66 % al 54 %), dimostra che l'industria non ha guadagnato quote di mercato grazie all'espansione del consumo comunitario e neppure per via dell'eccezionale congiuntura del mercato nel 1995 (con una quota di mercato in calo pari al 62 % nel 1995 e al 58 % nel 1996) e nel PI, poiché ha subito un notevole pregiudizio a causa dell'aumento delle importazioni in dumping e non è riuscita a recuperare la sua precedente posizione sul mercato.
e) Prezzi
(37) I prezzi medi di vendita dell'industria comunitaria hanno registrato un aumento tra il 1994 (5,04 ECU/kg), il 1995 (5,78 ECU/kg) e il 1996 (5,86 ECU/kg). Le importazioni a basso prezzo originarie della Corea sono notevolmente aumentale a partire dal 1996; la maggioranza dei membri dell'industria comunitaria ha mantenuto i prezzi precedenti, mentre alcune società li hanno ridotti per seguire i prezzi bassi delle importazioni in dumping. A partire dal 1996 e sino al PI, i prezzi medi dell'industria comunitaria sono diminuiti in misura notevole (5,21 nel 1997 e 5,19 durante il PI), il che indica che tale industria ha subito una depressione dei prezzi. Inoltre, in reazione all'aumento delle importazioni a basso prezzo, l'industria non ha potuto far altro che chiudere la produzione e la vendita di certi modelli di prodotto standard, privilegiando alcune nicchie di mercato in cui i prezzi (ma anche i costi di produzione) erano più elevati e la concorrenza diretta delle importazioni coreane meno forte. Pertanto, si può presumere che il calo dei prezzi sarebbe stato ancora più accentuato se l'industria comunitaria avesse continuato a fabbricare l'intera gamma di modelli di prodotto.
f) Occupazione
(38) La forza lavoro dell'industria comunitaria è diminuita costantemente a partire dal 1995, quando l'andamento del mercato ha determinato un considerevole aumento della forza lavoro direttamente legata al prodotto in esame nella Comunità. Il numero degli addetti è quindi aumento da 499 nel 1994 a 566 nel 1995, per poi scendere a 521 nel PI.
g) Investimenti
(39) Gli investimenti, dopo aver registrato una punta massima nel 1995 (4,592 MECU), sono nettamente diminuiti nel 1996 (1,498 MECU). Nonostante un nuovo incremento nel 1997 (2,532 MECU e 2,481 MECU nel PI) non hanno tuttavia recuperato il livello precedente.
h) Redditività
(40) La redditività dell'industria comunitaria ha registrato un calo tra il 1994 (3,6 %) e il PI (-0,6 %), sebbene il suo andamento abbia anche riflettuto la congiuntura favorevole del 1995 (8,5 %). L'industria sta subendo delle perdite nonostante il summenzionato miglioramento della situazione del mercato alla fine del 1997 (-0,8 %) e durante il PI. Si può supporre che tale deterioramento sarebbe stato persino più grave se l'industria avesse continuato a produrre e a vendere quei modelli di prodotto oggetto della politica dei prezzi più aggressiva da parte delle esportazioni coreane.
7. Conclusioni in merito al pregiudizio
(41) Tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, le vendite dell'industria comunitaria sono rimaste relativamente stabili. Pur riflettendo in certa misura gli sviluppi del mercato nel 1995 e pur registrando, dopo un calo significativo nel 1996, un lieve aumento intorno al PI, le vendite non hanno beneficiato dell'espansione del consumo comunitario; quest'ultimo è aumentato in misura notevole, passando da 17 171 t a 21 810 t nello stesso periodo (un incremento del 27 %). Ciò ha determinato una diminuzione costante della quota di mercato dell'industria comunitaria.
(42) Nonostante l'industria comunitaria abbia aumentato in certa misura la produzione e mantenuto relativamente stabili il suo volume di vendite e i suoi prezzi, tra il 1994 e il PI la sua redditività non ha beneficiato della situazione di espansione nel mercato ed è diminuita fino a registrare delle perdite.
(43) La Commissione ha concluso pertanto in via provvisoria che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Effetti delle importazioni di dumping
(44) Il forte aumento in volume (+281 %) e in quote di mercato (dal 7 % al 20 %) delle importazioni in dumping tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta nonché la notevole sottoquotazione dei prezzi accertata (compresa tra il 10,6 % e il 31,1 %, con un margine medio ponderato del 12,1 %) hanno coinciso con il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria in termini di diminuzione della quota di mercato, depressione dei prezzi e deteriorarsi della redditività.
(45) Il mercato del FAI nella Comunità ha registrato una crescita del 27 % tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta. Tuttavia, il volume di vendite dell'industria comunitaria, pur riflettendo in certa misura tale andamento del mercato, è aumentato soltanto del 5 %, e non ha quindi beneficiato della suddetta espansione. D'altra parte, le importazioni dalla Corea hanno registrato un notevole incremento (+281 %) nello stesso periodo, mentre la loro quota di mercato è aumentata considerevolmente (+122 %) tra il 1995 e il 1997. Ciò è coinciso con l'andamento negativo della situazione dell'industria comunitaria, che ha perso quote di mercato ed è stata costretta a ridurre sia gli investimenti che i prezzi a partire dal 1996, con conseguenti perdite finanziarie nel 1997.
(46) Una volta confrontati con le importazioni a basso prezzo originarie della Corea nel 1996, la maggioranza dei produttori comunitari hanno cercato di mantenere i loro prezzi di vendita precedenti, mentre una minoranza di essi li ha ridotti. Entrambe le strategie hanno avuto un impatto negativo sulla redditività, sia direttamente (prezzi più bassi) che indirettamente (i prezzi rimasti alti hanno determinato un minore volume di vendite, il che ha comportato costi di produzione maggiori per tonnellata). A partire dal 1996, tutti i produttori comunitari hanno abbassato considerevolmente i prezzi di vendita, causando un ulteriore effetto negativo sulla loro redditività, nonostante abbiano tentato di concentrarsi su alcune nicchie di mercato per evitare di subire un pregiudizio ancor più grave dalle importazioni in dumping. Ciò mostra con chiarezza la sensibilità ai prezzi del mercato e il notevole impatto della sottoquotazione dei prezzi praticata dai produttori coreani.
2. Effetti di altri fattori
(47) In conformità dell'articolo 3, paragrafo 7 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se altri fattori, diversi dalle importazioni in dumping in oggetto, possano aver influito sulla situazione dell'industria comunitaria, con particolare riguardo al ruolo di altri produttori comunitari che non hanno collaborato all'inchiesta e all'impatto delle importazioni da altri paesi.
a) Altri produttori comunitari
(48) I produttori/esportatori hanno affermato che gli altri produttori comunitari non denunzianti, dati i loro volumi di vendite e le loro quote di mercato, potrebbero aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Al riguardo, si è tuttavia osservato che il volume delle vendite di tali altri produttori comunitari è rimasto più o meno stabile tra il 1994 e il PI (ed è anzi diminuito del 21 % tra il 1995 e il PI), e inoltre che la loro quota di mercato ha registrato una forte diminuzione nello stesso periodo (dal 23 % al 16 %). Ciò dimostra chiaramente che neppure tali altri produttori hanno tratto vantaggio dall'espansione del mercato comunitario. Riguardo poi ai loro prezzi di vendita, dall'inchiesta non è emersa alcuna indicazione di una sottoquotazione rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria, sebbene, tenuto conto della trasparenza del mercato del FAI, si è concluso che i produttori comunitari che non hanno collaborato dovrebbero aver seguito un andamento simile a quello dell'industria comunitaria. L'argomento addotto è pertanto respinto.
b) Importazioni dai paesi terzi
(49) I produttori/esportatori hanno inoltre sostenuto che le importazioni dai paesi terzi, soprattutto dalla Svizzera, potrebbero aver contribuito a determinare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(50) Le importazioni dalla Svizzera sono rimaste stabili in termini di volume e di quota di mercato tra il 1994 e il PI, rappresentando il 3 % del consumo comunitario totale durante tale periodo, mentre le importazioni coreane sono aumentate dal 7 % al 20 % negli stessi anni. Riguardo poi ai loro prezzi di vendita, dall'inchiesta non è emersa alcuna indicazione di una sottoquotazione rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria. Per quanto riguarda altri paesi terzi, i volumi di vendite e le ridotte quote di mercato dei singoli paesi sono rimasti stabili nello stesso periodo o hanno registrato solo un lieve aumento; inoltre, anche per questi paesi non è emersa alcuna indicazione di una sottoquotazione rispetto ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria. L'argomento addotto è pertanto respinto.
c) Altro
(51) La Commissione ha esaminato inoltre se altri fattori, diversi da quelli summenzionati, possano aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, in particolare una contrazione della domanda oppure variazioni dell'andamento dei consumi, nonché gli sviluppi tecnologici e le prestazioni dell'industria comunitaria in termini di esportazioni e di produttività.
(52) Quanto allo sviluppo della domanda o alle variazioni dell'andamento dei consumi, si è già stabilito sopra che il mercato del FAI ha conosciuto un'espansione tra il 1994 e il PI; si è accertato altresì che, mentre l'industria comunitaria non ha beneficiato di questa espansione, il volume di vendite e la quota di mercato dei produttori/esportatori sono aumentati in misura notevole.
(53) Per quanto riguarda gli sviluppi tecnologici e la produttività dell'industria comunitaria, si è stabilito che tra il 1994 e il PI l'industria ha cercato di mantenere gli stessi livelli di produzione e di investimenti per non perdere in termini di competitività. Il livello delle sue esportazioni è rimasto stabile nel corso del periodo in esame e le sue vendite realizzate sui mercati di esportazione si sono dimostrate più remunerative rispetto a quelle effettuate sul mercato comunitario.
(54) Pertanto, l'inchiesta ha dimostrato che altri fattori, diversi dalle importazioni in dumping in oggetto, non erano di per sé sufficienti ad annullare il nesso causale tra dette importazioni in dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
3. Conclusioni in merito alla causa del pregiudizio
(55) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che le importazioni in dumping dalla Corea hanno determinato un grave pregiudizio per l'industria comunitaria.
(56) Ciò non pregiudica le conclusioni della Commissione nel parallelo procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni nella Comunità di filo di acciaio inossidabile avente un diametro inferiore a 1 mm originarie dell'India e della Repubblica di Corea.
F. INTERESSE COMUNITARIO
1. Osservazione di carattere generale
(57) Per l'analisi dell'interesse comunitario la Commissione ha valutato due scenari, vale a dire gli effetti più probabili nel caso in cui vengano istituite le misure antidumping e gli effetti più probabili nel caso in cui vengano istituite le misure antidumping e gli effetti più probabili qualora ciò non avvenga. In tale contesto, la Commissione ha tenuto conto soprattutto delle eventuali ripercussioni dell'adozione delle misure sull'industria comunitaria, sui fornitori di materie prime e sugli utilizzatori del prodotto in esame.
2. Industria comunitaria e altri produttori comunitari
a) Situazione complessiva
(58) L'industria comunitaria ha dimostrato di essere un'industria strutturalmente vitale, in grado di adattare la sua gamma di prodotti in funzione dei mutamenti della situazione di competitività sul mercato nonchè di concentrarsi su alcune nicchie di mercato in cui la concorrenza con le importazioni in dumping era minore.
(59) Nonostante tale contesto strutturalmente vitale, non si può tuttavia escludere che l'industria comunitaria, in assenza di misure antidumping, diminuisca l'attività di fabbricazione del prodotto in esame nella Comunità. Questa conclusione appare giustificata a motivo del lungo periodo di deterioramento della redditività dell'industria dovuto alle importazioni in dumping. In assenza di misure, infatti, l'effetto di depressione dei prezzi determinato da tali importazioni continuerà a vanificare tutti gli sforzi dell'industria comunitaria volti a recuperare un margine di redditività soddisfacente.
b) Occupazione
(60) La situazione dell'industria comunitaria è andata costantemente peggiorando a partire dal 1995. Qualora tale andamento negativo dovesse perdurare, l'industria potrebbe essere costretta a chiudere la produzione nella Comunità, mettendo a rischio circa 500 posti di lavoro direttamente legati al prodotto in esame. D'altra parte, l'imposizione delle misure permetterebbe invece all'industria comunitaria di conservare e sviluppare le sue attività di produzione nella Comunità.
c) R& S
(61) Il prodotto in esame richiede costanti investimenti in R& S, per lo più riguardo al processo di produzione, cioè allo sviluppo di tecnologie di fabbricazione rispettose dell'ambiente e basate su un utilizzo razionale dell'energia. A tale proposito, l'industria comunitaria ha dovuto ridurre notevolmente i suoi investimenti e tale tendenza negativa continuerà qualora le misure antidumping non vengano istituite.
3. Importatori non collegati
(62) Importatori non collegati del prodotto in causa nella Comunità hanno collaborato in misura limitata. Per le società che hanno collaborato all'inchiesta, si è accertato che né l'occupazione né un livello elevato di investimenti erano direttamente legati a tale prodotto.
(63) Alla luce di tali risultati, la Commissione ha concluso in via provvisoria che l'eventuale adozione delle misure antidumping non dovrebbe incidere sensibilmente sugli importatori non collegati.
4. Fornitori
(64) La Commissione ha verificato i dati presentati dai seguenti sei fornitori che hanno accettato di collaborare all'inchiesta:
- Acciaierie Valbruna s.r.l., Vicenza, Italia
- Acciaierie Bolzano s.r.l., Bolzano, Italia
- Cogne Acciai Speciali, Aosta, Italia
- Fagersta Stainless AB, Fagersta, Svezia
- Roldan SA, Madrid, Spagna
- Ugine Savoie Imphy, Ugine, Francia
(65) Al questionario hanno risposto anche altri due fornitori dell'industria comunitaria: Avesta Sheffield Ltd (Scheffield, Regno Unito) e Krupp Edelstahlprofile (Siegen, Germania). Secondo quanto hanno affermato, essi subirebbero l'impatto negativo sia della concorrenza diretta delle importazioni di vergella provenienti da paesi terzi, che sono sensibilmente aumentate negli ultimi anni, sia dell'effetto «a monte» delle importazioni in dumping del prodotto in oggetto. Infatti, poiché la concorrenza nel settore del filo di acciaio inossidabile era molto forte, l'industria comunitaria si è rivolta a fornitori di materie prime più economici, rifornendosi quindi in paesi al di fuori della Comunità quali Corea, India e Taiwan ed esercitando nel contempo una certa pressione sui prezzi dei suoi fornitori per assicurarsi la disponibilità di materie prime a basso prezzo.
(66) L'imposizione di dazi antidumping sul prodotto in esame consentirebbe ai fornitori comunitari di vergella di acciaio inossidabile di migliorare la loro situazione economica, attualmente in fase di deterioramento, e di recuperare la loro redditività, il che permetterebbe loro di effettuare gli investimenti necessari.
5. Utilizzatori
(67) Gli utilizzatori sono le industrie che trasformano il filo e i cui prodotti semilavorati vengono successivamente impiegati per applicazioni di dimensioni estremamente sottili, filtri, taluni apparecchi di uso domestico, per strumenti e apparecchiature medici ecc. Su 60 questionari inviati, la Commissione ha ricevuto risposta soltanto da quattro società:
- Bever GmbH, Kirchhunden, Germania
- Tucai SA, Barcellona, Spagna
- Tubiflex, Orbassano, Italia
- Max Rhodius GmbH, Weissenburg, Germania
(68) Dal livello poco elevato di collaborazione è lecito concludere in via provvisoria che l'eventuale istituzione dei dazi antidumping non dovrebbe incidere sensibilmente sulle industrie utilizzatrici, perché la materia prima in questione non costituisce per esse un fattore di costo significativo, o anche perché la loro produzione di prodotti derivati legata al FAI rappresenta soltanto una percentuale ridotta della loro produzione complessiva. Inoltre, date le aliquote del dazio relativamente modeste proposte per i produttori/esportatori interessati, il numero elevato di produttori in concorrenza tra loro situati nella Comunità e la presenza di importazioni da altri paesi terzi, si ritiene che le misure non dovrebbero comportare un aumento globale rilevante del prezzo del FAI nella Comunità.
6. Effetti sulla concorrenza e di distorsione degli scambi
(69) Per quanto riguarda gli effetti sugli scambi degli eventuali dazi antidumping, sebbene il prodotto in esame venga esportato dall'industria comunitaria verso altri paesi terzi, non è però esportato verso il paese interessato, a causa, tra l'altro, dei considerevoli dazi all'importazione esistenti in questo paese per il FAI. Inoltre, data l'attuale situazione internazionale, il mercato comunitario è uno dei pochi mercati aperti in cui la domanda di prodotti dell'acciaio rimane elevata.
(70) Per quanto riguarda gli effetti delle eventuali misure antidumping sulla concorrenza all'interno della Comunità, alcune parti interessate hanno affermato che l'imposizione dei dazi comporterebbe, oltre ad un aumento dei prezzi del FAI, la scomparsa dei produttori/esportatori in questione dal mercato comunitario, il che ridurrebbe notevolmente il livello di concorrenza.
(71) In considerazione della summenzionata posizione sul mercato dei produttori/esportatori interessati, dei dazi relativamente modesti proposti, del numero elevato di produttori nella Comunità e della trasparenza del mercato, si può concludere che i produttori comunitari continueranno a disporre di un numero considerevole di concorrenti forti sul mercato comunitario. Di conseguenza, gli utilizzatori potranno beneficiare anche in futuro della possibilità di scegliere tra diversi fornitori del prodotto in esame.
(72) Infine, alcune parti interessate hanno affermato che l'imposizione delle misure non può essere nell'interesse della Comunità, tenuto conto delle presunte pratiche concordate relative alla formula di calcolo dell'extra di lega a cui si è già accennato. A tale proposito si fa riferimento alle osservazioni di cui al considerando (24) e seguenti.
7. Conclusioni relative all'interesse comunitario
(73) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che non esistono motivi impellenti che impediscano l'istituzione delle misure antidumping.
G. MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(74) Sulla base delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse della Comunità, la Commissione ritiene necessario istituire dazi antidumping provvisori al fine di impedire che le suddette importazioni in dumping arrechino ulteriore pregiudizio alla Comunità.
(75) Allo scopo di stabilire il livello dei suddetti dazi, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping riscontrati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Il necessario aumento dei prezzi è stato determinato in base ad un confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione utilizzata per calcolare la sottoquotazione dei prezzi (cfr. considerando (30) e seguenti) e i prezzi non pregiudizievoli di diversi modelli venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario. Il prezzo non pregiudizievole è stato stabilito aggiungendo al prezzo di vendita applicato dall'industria comunitaria la sua perdita media effettiva e maggiorando poi questo importo di un margine di profitto del 5 %. Quest'ultimo margine equivale a quello già considerato come il minimo necessario per questo tipo di industria in casi precedenti. La differenza risultante dal suddetto confronto è stata poi espressa in percentuale del totale del valore CIF all'importazione.
2. Misure provvisorie
(76) Sulla scorta di quanto precede, si ritiene che i dazi antidumping provvisori dovrebbero essere istituiti al livello dei margini di dumping accertati, ma non dovrebbero essere superiori ai margini di pregiudizio, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(77) Per quanto riguarda il parallelo procedimento antisovvenzioni, si deve osservare che, ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 2026/97 del Consiglio, l'aliquota del dazio compensativo deve corrispondere all'importo della sovvenzione, a meno che il margine di pregiudizio sia inferiore a tale importo.
(78) In conformità dell'articolo 24, paragrafo 1 del suddetto regolamento (CE) n. 2026/97 del Consiglio nonché dell'articolo 14, paragrafo 1 del regolamento di base, nessun prodotto può essere soggetto nel contempo a dazi antidumping e a dazi compensativi al fine di porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione. Considerando che devono essere imposti dazi antidumping sulle importazioni del prodotto in questione, occorre determinare se e in quale misura il margine di sovvenzione e il margine di dumping derivino dalla stessa situazione.
(79) Nella fattispecie, è emerso che parecchi dei sistemi di sovvenzione esaminati dall'inchiesta costituivano sovvenzioni all'esportazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 4, lettera a) del regolamento (CE) n. 2026/97. Le sovvenzioni in quanto tali possono soltanto influire sui prezzi all'esportazione dei produttori/esportatori coreani, dando luogo ad un aumento dei margini di dumping. In altri termini, i margini di dumping stabiliti sono interamente o in parte dovuti all'esistenza delle sovvenzioni all'esportazione. In tali circostanze, non si ritiene appropriato imporre sia dazi compensativi che dazi antidumping fino a totale concorrenza dei margini di sovvenzione e di dumping determinati. Di conseguenza, è necessario adeguare i dazi antidumping affinché corrispondano agli effettivi margini di dumping rimanenti dopo l'imposizione dei dazi compensativi volti a controbilanciare l'effetto delle sovvenzioni all'esportazione.
(80) Sulla scorta di quanto precede, e tenuto conto dei risultati del procedimento antisovvenzioni, le aliquote del dazio antidumping proposte, espresse in percentuale del prezzo CIF frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
Dato il livello elevato di collaborazione riscontrata, nei confronti di tutti gli altri produttori/esportatori dovrebbe essere applicato il dazio antidumping più alto stabilito per una singola società, il che equivale al 17,0 %.
H. DISPOSIZIONI FINALI
(81) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filo di acciaio inossidabile avente un diametro inferiore a 1 mm, contenente in peso il 2,5 % o più di nichel, ad esclusione di (altro da) quello contenente in peso tra il 28 % e il 31 % e non più di nichel e tra il 20 % e il 22 % e non più di cromo, attualmente classificabile al codice NC ex 7223 00 19 (codice TARIC 7223 00 19 * 10), originarie della Corea.
2. Il suddetto dazio antidumping è stato adeguato affinché corrisponda agli effettivi margini di dumping rimanenti dopo l'imposizione dei dazi compensativi determinati in via provvisoria dal regolamento (CE) n. 619/1999 della Commissione (5).
3. Le aliquote del dazio applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
4. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
A norma dell'articolo 21, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 23 marzo 1999.

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