Document ID: 32003D0438

Decisione della Commissione
del 16 ottobre 2002
relativa al regime di aiuto di Stato C 50/01 (ex NN 47/2000) - Società finanziarie - cui il Lussemburgo ha dato esecuzione
[notificata con il numero C(2002) 3741]
(Il testo in lingua francese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/438/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni a norma di detti articoli(1),
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel 1997 il Consiglio Ecofin ha adottato un codice di condotta in materia di tassazione diretta delle imprese per porre fine alle pratiche sleali in materia(2). In seguito all'impegno assunto in detto codice, la Commissione nel 1998 ha pubblicato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(3) (in prosieguo "la comunicazione"), in cui ribadisce la propria determinazione ad applicare tali regole in maniera rigorosa e nel rispetto del principio della parità di trattamento. Il presente procedimento rientra in tale ambito.
(2) Con lettera del 12 febbraio 1999 (D/50716) la Commissione ha chiesto al Lussemburgo informazioni complementari relative al regime lussemburghese delle società finanziarie. Con lettera del 26 marzo 1999 (A/32604) le autorità lussemburghesi hanno comunicato alla Commissione che la misura suddetta era stata abrogata in data 20 febbraio 1996.
(3) Con lettera del 25 aprile 2000 (D/51738) la Commissione ha chiesto informazioni complementari considerato che il regime in questione, sebbene abrogato, avrebbe potuto produrre effetti e/o continuare a produrne. Le informazioni complementari sono state trasmesse alla Commissione dalle autorità lussemburghesi con lettera del 10 maggio 2000 (A/34012).
(4) Con lettera SG(2001) D/289743 dell'11 luglio 2001 la Commissione ha notificato al Lussemburgo la decisione di avviare il procedimento formale d'indagine previsto all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei confronti del regime fiscale applicabile alle società finanziarie. Con lettera del 14 settembre 2001 (A/37233) il Lussemburgo ha trasmesso osservazioni sull'avvio del procedimento.
(5) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(4). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni sulla misura in questione. La Commissione non ha ricevuto alcuna osservazione al riguardo da parte di terzi interessati.
(6) Con lettera del 21 marzo 2002 (D/51274) la Commissione ha chiesto al Lussemburgo ulteriori informazioni, che le sono state trasmesse con lettera dell'11 aprile 2002 (A/32745).
II. DESCRIZIONE DELLA MISURA
(7) Lo status di società finanziaria è disciplinato dalla circolare LIR n. 120 del 14 luglio 1989 (in prosieguo la "circolare 120" oppure la "circolare"). Tale circolare è stata abrogata con la circolare LIR n. 1120 del 20 febbraio 1996. Complessivamente sono state autorizzate ad operare come società finanziarie 9 società, di cui 7 sono state operative.
(8) Una società finanziaria di un gruppo internazionale è una società di capitali residente, pienamente soggetta a tassazione ed il cui oggetto esclusivo consiste nella concessione di prestiti a società del gruppo, rifinanziati mediante mezzi e strumenti finanziari quali emissioni pubbliche, prestiti privati o prestiti bancari. Una parte preponderante dei prestiti deve essere accordata dalla società finanziaria a società del gruppo che si trovano all'estero. In base a detta circolare, un gruppo internazionale estero designa società collegate sotto il profilo finanziario e stabilite in almeno due paesi diversi dal Lussemburgo. La società madre della società finanziaria deve essere una società del gruppo e disporre di capitale proprio per almeno 7,5 miliardi di franchi lussemburghesi (LUF) (circa 187,5 milioni di EUR) oppure del controvalore di tale importo.
(9) Lo status di società finanziaria in linea di massima era accordato per un periodo illimitato.
(10) La circolare precisa che in materia di imposta sul reddito, i prestiti concessi da una società finanziaria alle società del gruppo devono determinare un utile commerciale adeguato, in linea con il normale comportamento di un oculato amministratore nei suoi rapporti con terzi indipendenti in circostanze analoghe. A tale fine l'utile commerciale preso in considerazione ai fini dell'imposizione delle società finanziarie lussemburghesi è un reddito minimo pari ad 1/4 % (0,25 %) dell'ammontare dei prestiti accordati e può scendere a 1/8 % (0,125 %) se il rischio finanziario è coperto da una garanzia formalmente costituita. Ogniqualvolta la società calcola margini di remunerazione effettivi che permettono di realizzare un utile commerciale superiore all'utile minimo, occorre tener conto di detto utile commerciale al momento della tassazione della società finanziaria.
(11) Ai fini del calcolo dell'imposta comunale sulle imprese, che rappresenta un'imposta sul capitale di esercizio oppure un'imposta sul prodotto, non vanno inclusi né i crediti assunti per il finanziamento dei prestiti ai membri del gruppo né l'interesse pagato su tali crediti.
(12) Le risorse finanziarie esterne di cui la società finanziaria disponga momentaneamente possono soltanto a titolo eccezionale essere incluse in conti fruttiferi per una durata massima di otto giorni: gli interessi che maturano devono essere aggiunti all'utile commerciale.
(13) La società finanziaria può dedurre dal reddito imponibile le ritenute d'acconto applicate negli altri paesi sugli interessi che le vengono corrisposti. Le imposte che gravano gli interessi pagati all'estero da società del gruppo non possono essere soggette ad imposta sul reddito lussemburghese e/o essere deducibili dall'utile commerciale.
III. MOTIVI CHE HANNO DETERMINATO L'AVVIO DEL PROCEDIMENTO
(14) Nella sua valutazione delle informazioni fornite dalle autorità lussemburghesi, la Commissione si è chiesta se il metodo di fissazione dei tassi di remunerazione, l'esclusione dei mezzi di rifinanziamento del calcolo dell'imposta comunale e l'esercizio di un possibile potere discrezionale da parte dell'amministrazione potessero recare un vantaggio alle società finanziarie. Essa inoltre ha considerato che siffatto vantaggio potesse essere concesso mediante risorse di Stato, che potesse incidere sulla concorrenza e sugli scambi intracomunitari e infine che potesse essere selettivo. La Commissione ha infine stimato che non fosse applicabile alcuna deroga al principio generale di divieto degli aiuti di Stato. Tali dubbi hanno indotto la Commissione ad avviare il procedimento formale d'indagine.
IV. OSSERVAZIONI DEL LUSSEMBURGO
(15) Le osservazioni delle autorità lussemburghesi possono essere riassunte come segue.
(16) Il regime delle società finanziarie, una volta abrogato, non produceva più effetti eccetto nei confronti delle imprese cui fino alla fine dell'anno 2001 si applicavano le disposizioni della circolare 120. Le autorità lussemburghesi hanno inoltre sollevato il problema dei prezzi di trasferimento(5) e hanno difeso la soluzione adottata nel Granducato. Infine hanno ritenuto che la misura non costituisse aiuto ai sensi dell'articolo 87 del trattato.
I prezzi di trasferimento
(17) I legami che esistono tra due imprese di uno stesso gruppo permettono (almeno in teoria) a queste ultime di fissare condizioni di prestazione di beni o di servizi che si differenziano da quelle che sarebbero state applicabili se le due parti avessero agito come imprese indipendenti operanti su liberi mercati. Le imprese possono quindi essere tentate di suddividere gli utili all'interno del gruppo in modo da minimizzare il totale degli oneri fiscali gravanti sull'insieme del gruppo. Nel caso dei gruppi multinazionali, tale ripartizione si traduce spesso nell'ampliamento della base imponibile in un paese e nella riduzione della stessa in un altro. Ciò spiega la preoccupazione dei governi di vigilare affinché i prezzi di trasferimento all'interno di uno stesso gruppo si avvicinino il più possibile al prezzo del mercato.
(18) Nel quadro dell'OCSE, di cui fanno parte gli Stati membri, è stato adottato il principio della piena concorrenza al fine di eliminare l'incidenza di condizioni speciali sul livello degli utili. Questo principio, enunciato all'articolo 9 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE, si prefigge un duplice obiettivo: valutare correttamente l'imposta in ciascun paese ed evitare, nella misura del possibile, la doppia imposizione. In tal modo, e nella misura del possibile, si potrà applicare parità di trattamento alle imprese multinazionali e a quelle indipendenti. Tra i metodi utilizzati per determinare i prezzi di trasferimento figura il metodo dei prezzi comparabili sul libero mercato oppure, in alternativa, il metodo del prezzo di costo maggiorato ("cost plus").
(19) Al fine di evitare l'evasione fiscale e nel rispetto del principio della piena concorrenza, le autorità lussemburghesi constatano che l'articolo 164 della legge 4 dicembre 1967 concernente l'imposta sul reddito costituisce il fondamento della legislazione in materia di prezzi di trasferimento. In tale contesto è stata adottata la circolare 120 per facilitare la tassazione delle attività amministrative esercitate da società finanziarie. L'amministrazione lussemburghese, di norma, tenta di raffrontare i prezzi praticati nell'ambito di uno stesso gruppo con quelli praticati nel quadro di operazioni comparabili tra imprese indipendenti. Tuttavia, per mancanza di elementi di raffronto, simile approccio non è sempre possibile.
(20) Di conseguenza, nella fattispecie, l'amministrazione lussemburghese, aveva optato per il metodo del prezzo di costo maggiorato per determinare i prezzi di trasferimento dei servizi intragruppo prestati dalle società finanziarie di gruppi multinazionali. In base ad un metodo uniforme, come quello raccomandato dall'OCSE, la soglia minima per stabilire il reddito imponibile è stata fissata pari allo 0,25 % dell'ammontare dei prestiti accordati (0,125 % se il rischio finanziario è coperto da garanzia formalmente costituita). Ciononostante, qualora una società finanziaria realizzasse un utile commerciale superiore al risultato minimo calcolato in base alla circolare 120, ai fini dell'imposizione della società si doveva tener conto di siffatto utile commerciale.
La circolare 120 non comportava l'esistenza di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato
La misura deve recare un vantaggio
(21) La misura non era destinata a ridurre la pressione fiscale di norma gravante sulle società finanziarie, ma aveva come unico scopo, in applicazione del metodo del prezzo di costo maggiorato, di stabilire con la massima precisione possibile un prezzo di mercato per le prestazioni dei servizi intragruppo. Il Lussemburgo constata che la Commissione, al punto 13 della comunicazione, sottolinea che le misure di pura tecnica fiscale, ad esempio le disposizioni volte ad evitare la doppia imposizione o l'evasione fiscale, non costituiscono aiuti di Stato. Trattandosi di una misura generale che aveva per oggetto di evitare l'evasione fiscale e di generare un utile commerciale appropriato ed equo per le società finanziarie, la circolare 120 non costituiva aiuto di Stato.
(22) Il requisito dell'appartenenza delle società finanziarie ad un grande gruppo internazionale avente un capitale proprio pari ad almeno 7,5 miliardi di LUF (circa 187,5 milioni di EUR) permetteva di garantire, nella maggior parte dei casi, che l'ammontare dei pagamenti non fosse troppo basso giacché, diversamente, sarebbe necessario un tasso più elevato per garantire la conformità con le condizioni del mercato.
(23) Il Lussemburgo osserva che la Commissione si limita ad interrogarsi sul modo in cui è rispettato il principio della piena concorrenza e sul modo in cui sono fissate le percentuali di rendimento nonché sulla giustificazione dell'esclusione dei mezzi di rifinanziamento dal calcolo dell'imposta comunale.
(24) Le autorità lussemburghesi ritengono che la Commissione critichi due aspetti concernenti il vantaggio tratto dalle società finanziarie: da un lato, l'applicazione pratica del metodo del prezzo di costo maggiorato rispetto all'utilizzazione dei prezzi di trasferimento effettivamente pagati e, d'altro lato, l'esclusione dei mezzi di rifinanziamento dal calcolo dell'imposta comunale.
(25) Quanto al primo aspetto, il Lussemburgo sottolinea che soltanto nel caso in cui i prezzi di trasferimento praticati dall'impresa fossero stati superiori a quelli derivanti dall'applicazione del metodo del prezzo di costo maggiorato l'utilizzazione di detto metodo avrebbe potuto recare un vantaggio all'impresa che avrebbe in tal modo beneficiato di una base imponibile inferiore. Il Lussemburgo ritiene che il margine minimo fissato nella circolare 120 fosse in realtà tutt'al più superiore al margine derivante dalle condizioni del mercato, per cui il regime non ha presentato alcun interesse sotto il profilo fiscale per le società finanziarie. Qualora la Commissione dovesse concludere che l'applicazione della circolare 120 costituiva aiuto di Stato illegale e ne richiedesse il recupero, occorrerebbe individuare dette imprese ed effettuare un calcolo individuale per ciascuna impresa sulla base dei prezzi di trasferimento reali.
(26) Il Lussemburgo osserva che la Commissione ammette il ricorso a metodi quali quello del prezzo di costo maggiorato e che non sussisterebbe alcun vantaggio qualora il ricorso a detti metodi alternativi portasse ad un'imposizione pari o almeno comparabile a quella che si sarebbe potuta ottenere tra due operatori indipendenti in base al metodo classico secondo cui l'utile imponibile si ottiene dalla differenza tra i ricavi e le spese dell'impresa. Il Lussemburgo sostiene che a parere della Commissione si deve ritenere che esista un vantaggio quando il risultato ottenuto applicando il metodo del prezzo di costo maggiorato non è sufficientemente comparabile a quello che si sarebbe ottenuto con il metodo classico. Tuttavia la Commissione non affronta la questione della portata del preteso vantaggio e, da parte sua, il Lussemburgo ritiene che il metodo del prezzo di costo maggiorato non procurerà in alcun caso un vantaggio tale che il reddito imponibile non sia più comparabile con quello che si sarebbe potuto ottenere tra due operatori indipendenti mediante il metodo classico.
(27) Quanto al secondo aspetto, a parere delle autorità lussemburghesi, la Commissione sembra ritenere che l'esclusione dei mezzi di rifinanziamento dalla base imponibile ai fini del calcolo dell'imposta comunale potrebbe tradursi nella concessione di un vantaggio a favore delle società finanziarie. Tuttavia le autorità lussemburghesi ritengono che tali esclusioni siano giustificate. Ciò spiega la non-deducibilità di detti oneri ai fini del calcolo dell'imposta comunale fino al 1990. Il risultato ottenuto applicando le regole dell'imposta sul reddito alle società serve anche da base per l'imposta commerciale comunale, salvo eventuali aggiunte o soppressioni. Tra le aggiunte figuravano, prima del 1990, gli oneri finanziari. Il fatto di tener conto degli oneri finanziari portava a situazioni assurde in cui l'ammontare dell'imposta superava perfino l'utile. Ciò giustifica l'esclusione degli oneri finanziari dal reddito comunale imponibile.
Il vantaggio deve essere concesso mediante risorse di Stato
(28) Il Lussemburgo riconosce che, ammesso che la circolare 120 abbia concesso un vantaggio, ciò è avvenuto mediante risorse di Stato.
La misura deve essere selettiva
(29) Quanto alla pretesa selettività che deriverebbe dall'applicazione di una prassi discrezionale, le autorità lussemburghesi confermano che l'amministrazione non dispone di alcun potere discrezionale per accordare o rifiutare l'applicazione del regime delle società finanziarie. Qualora invece tale selettività risulti da una deroga di natura legislativa o amministrativa alle disposizioni fiscali, le autorità lussemburghesi affermano che le regole in materia di aiuti di Stato non sono mai state applicate a una situazione comparabile al caso specifico. La Commissione non cita alcun precedente.
(30) Il Lussemburgo osserva che al punto 20 della comunicazione la Commissione spiega che alcune agevolazioni fiscali sono talvolta limitate a talune forme di imprese, a certe loro funzioni o a certi tipi di produzione e che possono costituire aiuti di Stato. Ciononostante il Lussemburgo constata che non esiste alcun esempio di decisione o di sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee in cui una misura sia stata definita selettiva per il fatto che si applicherebbe unicamente a talune forme di imprese o a determinate loro funzioni.
(31) Secondo il Lussemburgo non è soddisfatto il criterio della selettività in quanto la circolare 120 si basa sull'applicazione normale del regime fiscale lussemburghese. Essa è destinata a tutti i gruppi internazionali di dimensione sufficiente e si iscrive nel contesto della lotta contro prezzi di trasferimento anormalmente bassi. Le uniche condizioni imposte riguardano la dimensione del gruppo e la sua presenza in più Stati. Simili limitazioni sono necessarie per garantire la serietà ed un volume di operazioni gestite dal Lussemburgo sufficiente per mettere in luce difficoltà nella determinazione dei prezzi di trasferimento delle imprese in questione. I principi della determinazione del risultato imponibile di una società finanziaria proposti nella circolare si basano sulle regole del prezzo di trasferimento indicate dall'OCSE, che sono di portata generale e possono essere applicate da tutti i contribuenti interessati dal problema delle fatturazioni intragruppo. La circolare non consiste nell'applicazione di un'aliquota d'imposta inferiore alle società finanziarie ma, tutt'al più, prevede di regolare in particolare il calcolo della base imponibile tenendo conto della specificità delle imprese multinazionali.
(32) In subordine, a parere del Lussemburgo, quand'anche fosse considerato dalla Commissione come una deroga al sistema normale, il regime delle società finanziarie è giustificato dalla natura e dalla struttura del sistema. Le autorità lussemburghesi hanno voluto conciliare il principio della certezza del diritto con il principio della piena concorrenza. Per le ragioni succitate, esse hanno scelto il metodo del prezzo di costo maggiorato per dare ai contribuenti interessati un punto di riferimento fissando una soglia minima ai fini della dichiarazione degli utili percepiti dalle operazioni interne.
La misura falsa la concorrenza e incide sugli scambi tra Stati membri
(33) Dato che le regole in materia di prezzi di trasferimento sono volte ad evitare trasferimenti occulti di utili all'estero mediante metodi di fatturazione inappropriati, la circolare 120 era destinata ai gruppi internazionali. L'obiettivo non era di permettere la riduzione globale dell'utile imponibile in seno ai gruppi internazionali, bensì di evitare l'evasione fiscale. Pertanto, secondo il Lussemburgo, la circolare non può essere considerata come un vantaggio per migliorare la posizione concorrenziale delle imprese di detti gruppi nel mercato comune.
Il principio di legittimo affidamento
(34) A parere del Lussemburgo i contribuenti cui si applicava la circolare 120 possono invocare il principio di legittimo affidamento per opporsi alla restituzione di un eventuale aiuto di Stato derivante dall'applicazione di detta circolare. Non esiste alcun precedente per l'applicazione delle regole in materia di aiuti di Stato alle scelte dei metodi di calcolo della base imponibile. Siffatta applicazione rappresenterebbe un'estensione radicale ed imprevedibile dell'attuale campo di applicazione dell'articolo 88 del trattato.
(35) Inoltre, all'epoca, la Commissione aveva considerato che le norme relative alla tassazione delle sedi generali dei gruppi internazionali stabiliti in Europa non rientrassero nel campo di applicazione delle disposizioni del trattato sugli aiuti di Stato(6). Pertanto il Lussemburgo poteva legittimamente credere alla legalità della circolare.
(36) Inoltre, fino alla pubblicazione della comunicazione nel 1998, la politica comunitaria in materia di aiuti di Stato non era chiara. Un eventuale recupero potrebbe tutt'al più intervenire per i vantaggi ottenuti successivamente alla data di pubblicazione della comunicazione.
Il principio di non-retroattività delle leggi fiscali
(37) Il Lussemburgo ritiene che una domanda di recupero dei pretesi aiuti equivarrebbe ad una modifica retroattiva del regime fiscale di diritto comune, il che sarebbe contrario al principio costituzionale fondamentale della non-retroattività delle leggi fiscali. La Commissione non può ragionevolmente imporre il recupero quando gli aiuti derivano da un regime fiscale generale contestato a posteriori dalla Commissione.
Impossibilità di recuperare il preteso aiuto
(38) Il Lussemburgo ritiene che secondo costante giurisprudenza, quando è effettivamente impossibile recuperare un aiuto illegale, uno Stato membro non possa essere tenuto a recuperarlo. Tale è la situazione del Lussemburgo nel caso di specie. L'ammontare dell'aiuto non è quantificabile in quanto non sarebbe possibile stabilire i prezzi di trasferimento reali che avrebbero dovuto essere applicati dalle società finanziarie, né contemplare di utilizzare un altro metodo tra quelli descritti dall'OCSE.
V. VALUTAZIONE DELLA MISURA
(39) Dopo aver considerato le osservazioni delle autorità lussemburghesi, la Commissione conferma la posizione preliminare espressa nella lettera dell'11 luglio 2001(7) al Lussemburgo con cui avvia il procedimento formale di indagine ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato. Essa ritiene che le osservazioni presentate dal Lussemburgo non abbiano permesso di dissipare i dubbi che vi aveva espresso e quindi considera che il regime fiscale esaminato costituisca un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato. La Commissione reputa inoltre che tale aiuto sia illegale e che si tratti di un aiuto al funzionamento che non può essere dichiarato compatibile con il mercato comune. Ciononostante, nella fattispecie, ritiene che il Lussemburgo e le imprese beneficiarie avessero motivo di nutrire fondate aspettative per opporsi al recupero dell'aiuto.
(40) Come premessa, la Commissione può accettare le osservazioni del Lussemburgo per quanto riguarda il problema dei prezzi di trasferimento in un contesto internazionale. Nulla osta a che le amministrazioni fiscali utilizzino un sistema di prezzo di costo maggiorato per determinare la base imponibile per servizi intragruppo prestati dalle società finanziarie. Tale sistema è assimilabile ad una misura di tecnica fiscale, come previsto al punto 13, secondo trattino, della comunicazione. Cionondimeno, per effetto di talune modalità di applicazione del metodo nel caso specifico, non si può escludere la possibilità della concessione di aiuti.
(41) Per essere considerata un aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, la misura deve soddisfare tutti e quattro i criteri illustrati in appresso.
Vantaggio
(42) In primo luogo, la misura deve conferire alle imprese beneficiarie un vantaggio che riduce gli oneri normalmente gravanti il loro bilancio. Il ricorso a metodi alternativi di determinazione del reddito imponibile per evitare che talune transazioni nascondano vantaggi indotti o premi unicamente allo scopo di evadere l'imposta deve, di norma, avere come obiettivo un livello di imposizione comparabile a quello risultante dall'applicazione, nell'ambito di relazioni tra operatori indipendenti, del metodo classico in cui il reddito imponibile è rappresentato dalla differenza tra i risultati e le spese dell'impresa. Ciò corrisponde al principio della piena concorrenza. In materia di prezzi di trasferimento, questo principio internazionale figura all'articolo 9 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE sul reddito e sul capitale (ed è precisato nelle direttive OCSE sui prezzi di trasferimento del 1995). Poiché, per compiere un'analisi, occorre tener conto dei fatti e delle circostanze individuali, le linee direttive dell'OCSE non consigliano l'utilizzazione di zone di sicurezza (ad esempio margini prestabiliti).
(43) Le autorità lussemburghesi non hanno fornito informazioni sul modo in cui sono stati determinati in pratica i tassi di rendimento utilizzati per stabilire la base imponibile delle società finanziarie secondo il metodo del prezzo di costo maggiorato. Se la Commissione può accettare la tesi secondo cui l'amministrazione non disponeva di alcun potere discrezionale per accordare o rifiutare l'applicazione del regime delle società finanziarie, dalle risposte del Lussemburgo si evince chiaramente che l'amministrazione disponeva di siffatto potere per quanto riguarda la determinazione del tasso di rendimento da applicare. La circolare 120 ha fissato un tasso minimo pari allo 0,25 % dell'ammontare dei prestiti concessi (0,125 % se il rischio finanziario è coperto da garanzia formalmente costituita). Ciò nondimeno non ha previsto né modalità né direttive per fissare di fatto il tasso. Al contrario, le autorità lussemburghesi hanno espressamente indicato che sono stati applicati soltanto i tassi minimi (0,25 % in un caso, 0,125 % in sei casi) raccomandati dalla circolare. La Commissione conclude pertanto che le società finanziarie e i gruppi cui appartengono potevano trarre vantaggio dal fatto che, in pratica, il Lussemburgo ha sistematicamente accordato il tasso minimo senza verificare se tale tasso minimo rispecchiasse la realtà economica delle prestazioni di servizi in questione.
(44) Da notare che nel caso di prestazioni transfrontaliere di servizi intragruppo, non si tratta di comparare il sistema del prezzo di costo maggiorato con i prezzi di trasferimento reali, bensì di accertare che il sistema consenta una imposizione analoga a quella che si sarebbe potuta applicare mediante il metodo classico. L'entità del vantaggio tratto dal sistema non deve essere determinata in questa fase dell'analisi, ma soltanto in vista di un eventuale recupero dell'aiuto: la Commissione osserva che, nella fattispecie, è stato applicato in maniera sistematica il tasso minimo dello 0,25 % dell'ammontare dei prestiti accordati (0,125 % se il rischio finanziario era coperto da garanzia formalmente costituita). Il Lussemburgo non ha fornito alcuna indicazione quanto all'esistenza di un controllo che garantisse l'adeguamento del tasso minimo al livello d'imposizione derivante dall'applicazione del metodo classico. Di conseguenza la Commissione ritiene che il comportamento dell'amministrazione fiscale abbia avuto per effetto di recare un vantaggio.
(45) Quanto all'esclusione dei mezzi di rifinanziamento dalla base imponibile necessaria per calcolare l'imposta comunale, la Commissione può accettare alcuni degli argomenti addotti dal Lussemburgo.
Incidenza sulla concorrenza e sugli scambi intracomunitari
(46) Il criterio è soddisfatto nella misura in cui una parte preponderante dei prestiti doveva essere accordata dalla società finanziaria a società del gruppo situate fuori del Lussemburgo. Inoltre, conformemente alla giurisprudenza della Corte(8) e come sottolineato al punto 11 della comunicazione, il semplice fatto che l'aiuto rafforzi la posizione dell'impresa rispetto ad altre imprese concorrenti negli scambi intracomunitari permette di concludere che gli scambi ne sono stati influenzati. Nella fattispecie, le società finanziarie o le imprese dei gruppi cui appartengono hanno potuto trovarsi in siffatta posizione rafforzata per effetto della diminuzione dell'onere fiscale applicato alla loro società in Lussemburgo. In tal caso, e tenuto conto della possibilità che i gruppi in questione operino in settori caratterizzati dall'esistenza di scambi intracomunitari, la Commissione ritiene che la misura sia atta ad incidere su detti scambi.
(47) Anche ammesso, come sostengono le autorità lussemburghesi, che l'obiettivo principale della circolare 120 non consistesse nel permettere una riduzione globale dell'utile imponibile, ma nell'evitare trasferimenti occulti, una misura deve essere valutata secondo i suoi effetti e non secondo i suoi scopi. Conformemente alla giurisprudenza della Corte(9), l'obiettivo perseguito dal regime in causa non è sufficiente per sottrarlo ipso facto alla qualifica di aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
Selettività
(48) Considerato che le disposizioni fiscali in questione riguardano unicamente le società finanziarie appartenenti a gruppi multinazionali presenti in almeno due paesi diversi dal Lussemburgo, soltanto determinate imprese avevano accesso ai vantaggi di cui sopra. Quanto al requisito dell'appartenenza delle società finanziarie ad un grande gruppo internazionale avente un minimo di capitale, la Commissione constata che il Lussemburgo non ha fornito alcuna prova attestante che senza siffatta soglia occorreva un tasso più elevato per assicurare la conformità con le condizioni del mercato. Inoltre, come precisato al punto 20 della comunicazione, alcune agevolazioni fiscali sono talvolta limitate a talune forme di imprese, come ad esempio i servizi all'interno del gruppo. È il caso appunto del regime lussemburghese delle società finanziarie. Il criterio della selettività è quindi soddisfatto.
(49) Un altro elemento di selettività deriva dal fatto che la società madre della società finanziaria deve disporre di capitali propri pari almeno a 7,5 miliardi di LUF (circa 187,5 milioni di EUR). Ciò implica una selettività a favore dei grandi gruppi dato che i gruppi che non avessero potuto realizzare la soglia minima di spese sarebbero esclusi da uguale trattamento secondo il sistema del prezzo di costo maggiorato. Le stesse autorità lussemburghesi ammettono che il requisito dell'appartenenza delle società finanziarie ad un grande gruppo internazionale e l'imposizione di un utile minimo permettevano di garantire un volume di attività sufficiente in Lussemburgo.
(50) La Commissione ritiene che detti elementi di selettività non siano giustificati dalla natura o dalla struttura del sistema fiscale lussemburghese. In particolare la Commissione non considera che siffatte limitazioni siano necessarie per garantire la serietà ed un volume di operazioni gestite dal Lussemburgo sufficiente per mettere in luce difficoltà nella determinazione del prezzo di trasferimento delle imprese in questione(10). Le difficoltà connesse alla fissazione del prezzo di trasferimento riguardano in linea di massima tutte le prestazioni di servizi o consegne di beni effettuate tra società collegate. Tali difficoltà, per quanto eventualmente accentuate dal carattere internazionale di siffatte prestazioni o consegne di beni, non sono incontrate unicamente dalle società appartenenti ad un gruppo multinazionale di dimensione rilevante. In ogni caso le difficoltà in questione non sono pertinenti, considerato che le autorità lussemburghesi hanno sistematicamente applicato un tasso minimo per calcolare il prezzo di costo maggiorato.
(51) Quanto all'osservazione del Lussemburgo secondo la quale non esiste alcun precedente sotto forma di decisione o di sentenza della Corte, la Commissione constata semplicemente che siffatti precedenti non sono necessari. La qualificazione del regime dei centri di coordinamento come aiuto di Stato deriva direttamente dall'articolo 87, paragrafo 1, del trattato. Da notare tuttavia che secondo la giurisprudenza recente, misure fiscali hanno carattere selettivo e costituiscono aiuti di Stato qualora il loro beneficio sia riservato alle imprese che effettuano investimenti superiori ad un certo ammontare che creano un certo numero di posti di lavoro(11). La Commissione ritiene che nella fattispecie si debba applicare lo stesso ragionamento.
(52) Quanto alla volontà di conciliare il principio della certezza del diritto con il principio della piena concorrenza e di fornire ai contribuenti un punto di riferimento, nulla osta a che le amministrazioni fiscali scelgano la formula del prezzo di costo maggiorato. La Commissione non critica l'utilizzazione di tale sistema per facilitare la fissazione dei prezzi di trasferimento per le operazioni tra società collegate sotto il profilo finanziario. Ciononostante, nella fattispecie, l'applicazione sistematica del tasso minimo deve essere considerata come una deroga all'utilizzazione corretta del metodo del prezzo di costo maggiorato, che può aver conferito un vantaggio a talune imprese senza peraltro essere giustificata dalla natura o dalla struttura del sistema.
Risorse di Stato
(53) Nella fattispecie, la riduzione dell'ammontare dell'imposta, conseguente all'applicazione della circolare 120, comporta una diminuzione del gettito fiscale, che costituisce risorse di Stato.
Compatibilità
(54) Le autorità lussemburghesi non hanno contestato la valutazione preliminare della compatibilità del regime delle società finanziarie di cui alla decisione di avvio del procedimento formale d'indagine(12), che la Commissione conferma e che può essere riassunta come segue.
(55) Le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, del trattato, riguardanti gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, gli aiuti destinati a ovviare ai danni recati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali e gli aiuti concessi all'economia di determinate regione della Repubblica federale di Germania nella fattispecie non sono applicabili.
(56) La deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato, che prevede la possibilità di autorizzare aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, non può essere invocata.
(57) Il regime delle società finanziarie non rientra neppure nella categoria dei progetti di comune interesse europeo ammessi alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato né può beneficiare della deroga di cui alla lettera d) del medesimo articolo dato che non è destinato a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
(58) Si deve inoltre esaminare se il regime delle società finanziarie possa beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato che autorizza gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche sempreché non alterino le condizioni di scambio in misura contraria al comune interesse. I vantaggi fiscali accordati nel quadro del regime in questione non sono connessi alla realizzazione d'investimenti, alla creazione di posti di lavoro o di progetti specifici. Essi costituiscono unicamente sgravi fiscali continui e devono di conseguenza essere considerati aiuti al funzionamento. La Commissione ritiene pertanto che gli aiuti in questione possano incidere sugli scambi in misura contraria al comune interesse e che di conseguenza non possano beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
Recupero degli aiuti
(59) Le misure in questione non possono essere considerate come aiuti esistenti ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE(13) (attualmente articolo 88). Infatti sono state poste in essere dopo l'entrata in vigore del trattato, non sono mai state notificate alla Commissione ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, non sono soggette a prescrizione e costituivano aiuti fin dal momento della loro entrata in vigore. Esse configurano pertanto nuovi aiuti. Quando gli aiuti di Stato concessi illegalmente risultano incompatibili con il mercato comune, la conseguenza naturale di siffatta conclusione è che dovrebbero essere recuperati presso i beneficiari ai sensi dell'articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999. Il recupero dell'aiuto tende a ripristinare, nella misura del possibile, lo stato di competitività esistente prima della sua concessione. Né l'assenza di precedenti ai fini dell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato alla scelta dei metodi di calcolo della base imponibile né la pretesa mancanza di chiarezza della politica comunitaria in materia di aiuti di Stato giustificherebbero una deroga a questo principio fondamentale.
(60) Quanto alla pretesa impossibilità di recuperare l'aiuto e al principio della non retroattività delle leggi fiscali, la giurisprudenza ha constatato che anche supponendo che il recupero di un credito d'imposta ponga difficoltà sul piano amministrativo, tale circostanza non permette di considerare il recupero tecnicamente impossibile da realizzare(14). Inoltre, secondo costante giurisprudenza, uno Stato membro non può eccepire norme, prassi o situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per sottrarsi all'esecuzione degli obblighi ad esso incombenti in base al diritto comunitario. In particolare, una disposizione che preveda un termine per la revoca di un atto amministrativo che sia fonte di diritti deve essere applicata, al pari di tutte le disposizioni pertinenti del diritto nazionale, in modo tale da non rendere praticamente impossibile la ripetizione in forza del diritto comunitario e da tenere pienamente in conto dell'interesse comunitario(15). Diversamente, gli Stati membri potrebbero sfuggire ad un controllo effettivo degli aiuti di Stato mediante il mancato rispetto dell'obbligo di cui all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato ad essi incombente di notificare preliminarmente i progetti di aiuto.
Legittimo affidamento
(61) Ciononostante, l'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio stabilisce che "la Commissione non impone il recupero dell'aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto comunitario". Secondo la giurisprudenza della Corte e la prassi decisionale della Commissione l'ordine di recupero dell'aiuto violerebbe un principio generale del diritto comunitario qualora, per effetto dell'azione della Commissione, il beneficiario di un aiuto invocasse il principio di legittimo affidamento per far valere che l'aiuto è stato accordato conformemente alla legislazione comunitaria.
(62) Nella causa Van den Bergh e Jurgens(16) la Corte ha dichiarato:
"Dalla costante giurisprudenza della Corte emerge che il principio della tutela del legittimo affidamento può essere fatto valere dall'operatore economico nel quale un'istituzione abbia fatto sorgere fondate aspettative. Tuttavia, l'operatore economico prudente ed accorto, qualora sia in grado di prevedere l'adozione di un provvedimento comunitario idoneo a ledere i suoi interessi, non può invocare detto principio nel caso in cui il provvedimento venga adottato."
(63) Nella decisione 2001/168/CECA della Commissione, del 31 ottobre 2000, relativa alle leggi spagnole in materia di imposta sulle società(17), la Commissione ha riconosciuto l'analogia tra il sistema spagnolo in questione ed un sistema francese da essa approvato in quanto non costituiva aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CEE (attualmente articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE). Nella fattispecie la Commissione rileva che il regime lussemburghese delle società finanziarie è molto simile al sistema introdotto in Belgio con il regio decreto n. 187 del 30 dicembre 1992 riguardante la tassazione dei centri di coordinamento. I due sistemi riguardano attività intragruppo e per determinare la base imponibile utilizzano il metodo del prezzo di costo maggiorato. Nella decisione del 2 maggio 1984 la Commissione ha considerato che il sistema non costituisse aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato CE. Benché tale decisione non sia stata pubblicata, il fatto che la Commissione non abbia sollevato obiezioni nei confronti del sistema belga dei centri di coordinamento all'epoca è stata resa pubblica nella quattordicesima relazione sulla politica di concorrenza nonché in una risposta ad un'interrogazione parlamentare(18).
(64) A questo proposito la Commissione osserva che la decisione relativa al regime belga dei centri di coordinamento è stata adottata prima dell'entrata in vigore del regime lussemburghese delle società finanziarie. La Commissione nota inoltre che tutti i beneficiari del regime sono stati autorizzati ad operare come società finanziarie prima della decisione della Commissione dell'11 luglio 2001 relativa all'avvio del procedimento formale d'indagine. La Commissione osserva altresì che la circolare 120 è stata abrogata il 20 febbraio 1996 e che dal 31 dicembre 2001 non si applica più ai beneficiari. Di conseguenza la Commissione accetta gli argomenti addotti dal Lussemburgo concernenti l'esistenza di fondate aspettative da parte dei beneficiari del regime e rinuncia ad imporre il recupero degli aiuti concessi.
VI. CONCLUSIONI
La Commissione conclude che il regime lussemburghese delle società finanziarie costituisce un regime di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato cui non sono applicabili le deroghe previste all'articolo 87, paragrafo 2 o paragrafo 3, di detto trattato. La Commissione osserva inoltre che il Lussemburgo ha illegalmente dato esecuzione al sistema in causa in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato. Ciononostante essa constata che il sistema è stato abrogato il 20 febbraio 1996 e che i vantaggi fiscali accordati ai beneficiari sono cessati il 31 dicembre 2001. Infine la Commissione riconosce il diritto dei beneficiari degli aiuti di invocare il principio di legittimo affidamento per opporsi al recupero degli aiuti incompatibili con il mercato comune. Di conseguenza la Commissione non esige il recupero di detti aiuti,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il regime fiscale applicabile alle società finanziarie cui il Granducato di Lussemburgo ha dato esecuzione in base alla circolare LIR n. 120 del 12 giugno 1989 costituisce un regime di aiuti incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
Il Granducato di Lussemburgo è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 16 ottobre 2002.

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