Document ID: 32004R1447

REGOLAMENTO (CE) N. 1447/2004 DELLA COMMISSIONE
del 13 agosto 2004
che istituisce misure provvisorie di salvaguardia nei confronti delle importazioni di salmone d’allevamento
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3285/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo al regime comune applicabile alle importazioni e che abroga il regolamento (CE) n. 518/94 (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2474/2000 del Consiglio (2), in particolare gli articoli 6 e 8,
visto il regolamento (CE) n. 519/94 del Consiglio, del 7 marzo 1994, relativo al regime comune applicabile alle importazioni da alcuni paesi terzi e che abroga i regolamenti (CEE) n. 1765/82, n. 1766/82 e n. 3420/83 (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 427/2003 (4), in particolare gli articoli 5 e 6,
previe consultazioni nell’ambito del comitato consultivo istituito a norma dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 3285/94, nonché del regolamento (CE) n. 519/94,
considerando quanto segue:
1. PROCEDURA
(1)
Il 6 febbraio 2004, l’Irlanda e il Regno Unito hanno informato la Commissione che l’andamento delle importazioni di salmone atlantico d’allevamento sembrava richiedere l’istituzione di misure di salvaguardia a norma dei regolamenti (CE) n. 3285/94 e n. 519/94. Essi hanno presentato informazioni complete degli elementi di prova a loro disposizione, determinati sulla base dell’articolo 10 del regolamento (CE) n. 3285/94 e dell’articolo 8 del regolamento (CE) n. 519/94, e hanno chiesto alla Commissione di adottare misure di salvaguardia ai sensi di detti strumenti.
(2)
L’Irlanda e il Regno Unito hanno fornito elementi di prova del fatto che le importazioni di salmone atlantico d’allevamento nella Comunità europea stanno registrando un rapido aumento, sia in termini assoluti, sia per quanto riguarda la produzione e il consumo comunitari.
(3)
Essi hanno affermato che l’aumento del volume delle importazioni di salmone atlantico d’allevamento ha avuto, tra l’altro, un impatto negativo sui prezzi dei prodotti simili o direttamente concorrenziali nella Comunità, nonché sulla quota di mercato detenuta dai produttori comunitari, con un conseguente pregiudizio per questi ultimi.
(4)
L’Irlanda e il Regno Unito hanno fatto altresì presente che, a giudicare dalle informazioni fornite dai produttori comunitari, l’eventuale ritardo da parte della Comunità europea nell’adottare misure di salvaguardia comporterebbe un pregiudizio a cui sarebbe poi difficile ovviare, e ha chiesto che tali misure vengano prese con urgenza.
(5)
La Commissione ha informato tutti gli Stati membri della situazione e si è consultata con essi in merito alle modalità e alle condizioni d’importazione, all’andamento delle importazioni e agli elementi di prova dell’esistenza di un grave pregiudizio, nonché in merito ai vari aspetti della situazione economica e commerciale per quanto concerne il prodotto comunitario in questione.
(6)
Il 6 marzo 2004, la Commissione ha avviato un’inchiesta relativa al grave pregiudizio o alla minaccia di grave pregiudizio per i produttori comunitari del prodotto simile al prodotto importato o in diretta concorrenza con esso. Tale prodotto è stato definito come salmone d’allevamento, anche in filetti, fresco, refrigerato o congelato («il prodotto in esame») (5) come illustrato in appresso.
(7)
La Commissione ha ufficialmente informato dell’apertura dell’inchiesta i produttori esportatori e gli importatori notoriamente interessati, le loro associazioni rappresentative, nonché i rappresentanti dei paesi esportatori e i produttori comunitari. La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti summenzionate, alle associazioni rappresentative di allevatori di salmone nella Comunità e a tutte le parti che si sono manifestate entro il termine stabilito nell’avviso di apertura. A norma dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 519/94 del Consiglio e dell’articolo 6 del regolamento (CE) n. 3285/94 del Consiglio, la Commissione ha dato inoltre alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite.
(8)
Alcuni governi, alcuni produttori esportatori e le loro associazioni rappresentative, i produttori, fornitori, trasformatori e importatori della Comunità, nonché le loro associazioni rappresentative hanno presentato le proprie osservazioni per iscritto. Nell’elaborare le conclusioni provvisorie si è tenuto conto delle osservazioni scritte e orali presentate dalle parti. Sono state raccolte e verificate tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione provvisoria e sono state effettuate visite di verifica presso le sedi di otto produttori comunitari.
(9)
A tutte le parti sono stati comunicati i fatti e le considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva istituire misure di salvaguardia provvisorie, nonché la forma delle misure provvisorie proposte. Inoltre, si è data loro la possibilità di presentare osservazioni, che sono state esaminate e delle quali si è tenuto conto, ove ritenuto opportuno, nelle conclusioni provvisorie.
2. ELENCO DELLE PARTI CHE HANNO COLLABORATO ALL’INCHIESTA
3. PRODOTTO IN ESAME
(10)
Il prodotto in merito al quale è stato comunicato alla Commissione che l’andamento delle importazioni sembrava richiedere l’istituzione di misure di salvaguardia è il salmone atlantico d’allevamento, anche in filetti, fresco, refrigerato o congelato.
(11)
Si ritiene che limitando il prodotto in esame al salmone atlantico d’allevamento si fornirebbe una definizione troppo ristretta del prodotto. Tenuto conto delle caratteristiche fisiche delle diverse specie di salmone (dimensioni, forma, sapore, ecc.), del processo di produzione e della sostituibilità, per il consumatore, di tutti i tipi di salmone d’allevamento, si ritiene che tutto il salmone d’allevamento costituisca un unico prodotto. Analogamente, benché il salmone d’allevamento venga venduto sotto diverse presentazioni (pesce intero eviscerato, pesce intero eviscerato decapitato o filetti), tutte queste presentazioni sono destinate alla stessa utilizzazione finale e possono essere facilmente sostituite.
(12)
Alcune parti hanno affermato che il salmone congelato è diverso dal salmone fresco e non dovrebbe far parte del prodotto in esame. Una parte ha sostenuto che i trasformatori lo preferiscono, mentre i consumatori privilegiano il salmone fresco. Un’altra ha affermato che il salmone congelato non è una materia prima adatta per l’affumicatura. Tali affermazioni si sono rivelate infondate. I trasformatori utilizzano tanto il salmone d’allevamento fresco quanto quello congelato e le differenze sono risultate minime. Inoltre, entrambe le preparazioni sono destinate al medesimo impiego finale. L’argomentazione è stata pertanto respinta.
(13)
Si ritiene pertanto che il salmone d’allevamento (non allo stato libero) (fresco, refrigerato o congelato) nelle diverse presentazioni descritte costituisca un unico prodotto. Esso è attualmente classificabile nei codici NC ex 0302 12 00, ex 0303 11 00, ex 0303 19 00, ex 0303 22 00, ex 0304 10 13 ed ex 0304 20 13.
4. PRODOTTI SIMILI O DIRETTAMENTE CONCORRENZIALI
(14)
Si è esaminato in via preliminare se il prodotto dei produttori comunitari (in appresso denominato «prodotto simile») fosse simile al prodotto in esame importato o direttamente concorrente con esso.
(15)
Ai fini di una determinazione provvisoria, si è tenuto conto in particolare delle seguenti conclusioni dell’inchiesta preliminare.
(16)
a)
Il prodotto importato e il prodotto comunitario rientrano nella stessa classificazione internazionale ai fini tariffari (codice SA a sei cifre). Presentano inoltre caratteristiche fisiche identiche o simili, ad esempio dal punto di vista del sapore, delle dimensioni, della forma e della consistenza. Il prodotto venduto sul mercato interno viene generalmente commercializzato come prodotto di prima qualità e il suo prezzo al dettaglio è spesso più elevato. Tuttavia, per essere «simili», i prodotti non devono essere assolutamente identici, e le piccole differenze di qualità non giustificano una modifica delle conclusioni globali riguardanti la somiglianza tra il prodotto importato e quello comunitario;
b)
il prodotto importato e il prodotto comunitario sono stati venduti attraverso canali simili o identici, le informazioni sui prezzi erano di facile accesso ed erano i prezzi a costituire il principale fattore concorrenziale tra il prodotto in esame e quello dei produttori comunitari;
c)
il prodotto importato e il prodotto comunitario sono entrambi destinati a utilizzazioni finali identiche o simili, e costituiscono pertanto prodotti alternativi o di sostituzione e facilmente intercambiabili;
d)
il prodotto importato e il prodotto comunitario sono stati entrambi considerati dai consumatori prodotti alternativi destinati a soddisfare una domanda specifica. Da questo punto di vista, le differenze segnalate da alcuni esportatori e importatori non erano che variazioni di scarso rilievo.
(17)
Si è pertanto concluso in via provvisoria che il prodotto importato e il prodotto comunitario sono «simili o direttamente concorrenziali».
5. IMPORTAZIONI
5.1. Aumento delle importazioni
5.1.1. Introduzione
(18)
Si è svolta un’analisi preliminare, fondata sui dati relativi al periodo 2000-2003, sulla base delle importazioni effettuate nell’ultimo periodo per il quale erano disponibili dati, per verificare se le importazioni nella Comunità del prodotto in esame fossero quantitativamente aumentate in misura tale, in termini assoluti o relativamente alla produzione comunitaria totale, e/o a condizioni tali, da causare o rischiare di causare un grave pregiudizio ai produttori comunitari. Una parte ha sostenuto che l’aumento delle importazioni era dovuto al fatto che i dati relativi alle importazioni riguardavano anche quelle di salmone allo stato libero. Dalle informazioni disponibili (statistiche sulle esportazioni statunitensi e canadesi) risulta tuttavia che le importazioni di salmone allo stato libero nella Comunità sono modeste e sono comunque diminuite tra il 2000 e il 2003. Una parte ha contestato altresì l’idoneità del 2000 come anno di riferimento, sostenendo che quell’anno i prezzi del salmone erano insolitamente elevati. L’analisi si concentra tuttavia sui principali sviluppi degli ultimi anni, e il suo esito non sarebbe diverso se si adottasse il 1999 o il 2001 come anno di riferimento.
(19)
Le conclusioni provvisorie indicate di seguito si basano pertanto sui dati relativi al periodo 2000-2003.
5.1.2. Volume delle importazioni
(20)
Le importazioni sono passate da 372 789 tonnellate nel 2000 a 455 948 tonnellate nel 2003, con un aumento del 22 %. Tra il 2002 e il 2003, le importazioni sono cresciute del 15 %.
(21)
Rispetto alla produzione comunitaria, le importazioni sono scese dal 254 % nel 2000 al 235 % nel 2001, registrando però nuovamente una ripresa e attestandosi a 252 % nel 2003.
(22)
I dati relativi agli anni 2002 e 2003 indicano che nel 2003 le importazioni trimestrali sono state più elevate rispetto al medesimo trimestre del 2002, e che i maggiori aumenti (fino a 20,8 %) si sono verificati nella seconda metà del 2003.
Fonte: Eurostat.
T1 2002
T2 2002
T3 2002
T4 2002
Volume (t)
86 753
96 988
93 375
119 657
T1 2003
T2 2003
T3 2003
T4 2003
Volume (t)
92 667
108 655
112 862
141 763
Aumento su base annua
6,8 %
12,0 %
20,8 %
18,5 %
5.1.3. Conclusione
(23)
Sulla base dei dati relativi alle importazioni effettuate tra il 2000 e il 2003, si constata provvisoriamente un aumento delle importazioni recente, repentino, brusco e considerevole, sia in termini assoluti, sia per quanto riguarda la produzione.
5.2. Prezzo delle importazioni
(24)
Sono state inoltre esaminate le condizioni in cui sono state effettuate le importazioni sulla base dei dati Eurostat. Benché tali dati comprendano anche una piccola quantità di salmone allo stato libero, si ritiene che ciò non abbia inciso in maniera significativa sui prezzi.
(25)
Va sottolineato, a questo proposito, che tra settembre 1997 e maggio 2003 è stato applicato un prezzo minimo all’importazione a un’elevata percentuale delle importazioni di salmone d’allevamento proveniente dalla Norvegia (55 % circa del mercato comunitario). Durante il 2002, il mancato rispetto degli impegni nei confronti del prezzo minimo all’importazione da parte di alcuni produttori esportatori norvegesi ha incominciato a compromettere l’efficacia di tale dispositivo, facendo scendere i prezzi. Nel dicembre di tale anno si è quindi proposto di abolire le misure antidumping e compensative nei confronti delle importazioni dalla Norvegia, e tali misure sono state abolite nel maggio 2003. Nel 2002 e durante la prima metà del 2003, i prezzi delle importazioni sono diminuiti, anche a causa del mancato rispetto del prezzo minimo all’importazione da parte di alcuni esportatori norvegesi, o del loro ritiro volontario dei relativi impegni.
(26)
Tra il 2000 e il 2003, i prezzi delle importazioni sono diminuiti del 28,5 %. Si ritiene che tale calo non corrisponda a una normale fluttuazione dei prezzi sul mercato, tenuto conto della sua portata in termini assoluti e del fatto che i produttori esportatori non hanno ricavato vantaggi eccezionali nel 2000 e che il costo di produzione non ha registrato un calo sensibile tra il 2000 e il 2003.
2000
2001
2002
2003
Prezzo delle importazioni
3,55
2,99
2,87
2,54
Fonte: Eurostat.
(27)
L’andamento recente dei prezzi è illustrato con maggior chiarezza dai dati trimestrali. I prezzi delle importazioni, relativamente stabili nel 2002 (tra 2,83 e 2,93 EUR), sono scesi da 2,87 EUR nel primo trimestre del 2003 a 2,24 EUR nel terzo trimestre, per poi registrare una parziale ripresa (2,48 EUR) nell’ultimo trimestre.
Fonte: Eurostat.
T1 2002
T2 2002
T3 2002
T4 2002
Prezzo delle importazioni
2,83
2,93
2,86
2,85
T1 2003
T2 2003
T3 2003
T4 2003
Prezzo delle importazioni
2,87
2,62
2,24
2,48
(28)
Mentre per il primo trimestre del 2004 non sono ancora disponibili dati Eurostat completamente attendibili, dalle informazioni attualmente a disposizione risulta che in tale periodo i prezzi sono aumentati, raggiungendo all’incirca 2,53 EUR/kg. Si tratta di un livello leggermente inferiore alla media del 2003, e le informazioni più recenti indicano che i prezzi stanno nuovamente registrando una tendenza al ribasso e sono estremamente bassi. Benché alcuni sostengano che i prezzi aumenteranno nei prossimi mesi, tale affermazione non è dimostrata, e fonti industriali dei paesi esportatori confermano in effetti l’attuale bassissimo livello dei prezzi.
5.3. Quota di mercato delle importazioni
(29)
La quota di mercato delle importazioni è scesa da 73,5 % nel 2000 a 71,9 % nel 2001, stabilizzandosi all’incirca a tale livello nel 2002 (72 %). Nel 2003, essa è passata dal 72,0 % del 2002 a 75,0 %, registrando una crescita di 3 punti percentuali e raggiungendo il livello più elevato del periodo in esame.
2000
2001
2002
2003
Importazioni
73,5 %
71,9 %
72,0 %
75,0 %
6. DEFINIZIONE DEI PRODUTTORI COMUNITARI
(30)
Il prodotto comunitario in esame è stato quasi interamente prodotto in Scozia e in Irlanda, benché esistano anche due produttori in Francia e almeno uno in Lettonia.
(31)
Nel 2003, la produzione comunitaria complessiva del prodotto in esame ammontava a 180 593 tonnellate, 85 231 delle quali da attribuire ai produttori che hanno offerto piena collaborazione durante la fase provvisoria dell’inchiesta, pari cioè al 47 % della produzione comunitaria globale. Essi rappresentano pertanto una percentuale maggioritaria della produzione comunitaria totale ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, lettera c), del regolamento (CE) n. 3285/94 e dell’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 519/94, e sono quindi considerati produttori comunitari ai fini delle conclusioni provvisorie.
7. SVILUPPI IMPREVISTI
(32)
Verso la fine del 2002, i produttori norvegesi avevano previsto una produzione complessiva di salmone di 446 000 tonnellate circa per il 2003. Nel febbraio 2003, Kontali Analyse (che fornisce informazioni sull’industria) prevedeva catture pari a 475 000 tonnellate, ossia 30 000 tonnellate in più rispetto alla produzione dell’anno precedente, indicando però che la maggior parte di tale aumento sarebbe stata destinata a mercati emergenti quali Russia e Polonia e a mercati dell’Estremo Oriente quali Giappone, Hong Kong, Taiwan e Cina. La crescita in Estremo Oriente era negativa dal 2000, ma la Norvegia contava sull’apertura del mercato cinese per invertire tale tendenza nel 2003.
(33)
In realtà, nel 2003 la produzione norvegese ha raggiunto 509 000 tonnellate (circa 63 000 tonnellate in più rispetto alle previsioni del governo norvegese) e le catture hanno superato del 6 % le stime della Kontali. La produzione era anche superiore di 64 000 tonnellate (o 14 %) a quella del 2002. Contemporaneamente, anziché subire un’inversione, la tendenza al ribasso delle vendite in Estremo Oriente si è accentuata (- 6,0 %). Anche la crescita dei mercati emergenti ha inoltre subìto un rallentamento, passando da 47 a 32 % in Russia e da 50 a 30 % nei paesi terzi europei. In effetti, il consumo complessivo a livello mondiale è cresciuto soltanto del 6 %, rispetto al 9 % del 2002 e al 14 % del 2001. Le previsioni relative alla produzione, rivelatesi errate, e l’andamento del consumo mondiale, non potevano essere previsti.
(34)
La Norvegia ha quindi dovuto affrontare un grave problema di sovrapproduzione, che sembra aver riconosciuto. Nell’agosto 2003, infatti, per cercare di eliminare le eccedenze dal mercato, alcuni produttori norvegesi hanno valutato la possibilità di congelare 30 000 tonnellate di salmone d’allevamento. Successivamente, però, essi hanno abbandonato tale idea e l’offerta sul mercato è rimasta eccessiva.
(35)
Nel dicembre 2002, inoltre, la Commissione aveva proposto di abolire le misure antidumping e antisovvenzioni nei confronti della Norvegia. Tali misure sono state abolite nel maggio 2003. Tali misure avevano assunto, in larga misura, la forma di prezzi minimi all’importazione, garantendo di fatto un prezzo minimo per i produttori esportatori. Quando è stato proposto di ritirare le misure, numerosi produttori esportatori norvegesi hanno ritirato volontariamente i propri impegni o hanno semplicemente smesso di osservarli. Nel complesso, i produttori norvegesi di salmone sono fortemente indebitati con le banche del paese. Quando i prezzi sono calati, e in mancanza di prezzi minimi all’importazione, le banche hanno incominciato ad adottate misure per ridurre la propria esposizione al rischio di credito, esigendo il rimborso dei prestiti. Si è instaurato così un circolo vizioso, che ha comportato un aumento delle catture, un’ulteriore pressione sui prezzi e una sempre maggiore pressione ad esportare. Benché ci si potesse attendere un modesto adeguamento provvisorio dei prezzi all’importazione in seguito all’abolizione delle misure nei confronti della Norvegia, non era possibile prevedere l’entità del crollo dei prezzi (aggravato dal problema della sovrapproduzione) e il circolo vizioso venutosi ad instaurare a causa del comportamento del sistema bancario descritto in precedenza.
(36)
Nel 2003, il valore della corona norvegese è diminuito del 13 % rispetto all’euro, del 12 % rispetto alla corona danese e del 14 % rispetto alla corona svedese. Pur non essendo inattese, le fluttuazioni valutarie sono state relativamente forti e sostenute, ed hanno superato i limiti di una fluttuazione normale. Benché l’euro si sia rafforzato anche nei confronti della sterlina inglese, quest’ultima ha perso soltanto il 6 % cosicché, rispetto all’inizio dell’anno, il salmone d’allevamento prodotto nel Regno Unito è risultato più costoso di quello importato dalla Norvegia nella zona euro. I principali importatori di salmone d’allevamento norvegese nella Comunità sono Danimarca, Svezia, Germania e Polonia. Gran parte di queste importazioni, tuttavia, viene direttamente trasportata all’interno della Comunità verso paesi della zona euro quali Francia e Spagna. Inoltre, più della metà del salmone d’allevamento importato in Danimarca, e quasi tutto il salmone importato in Polonia e in altri nuovi Stati membri, viene rivenduto nella zona euro dopo la trasformazione. Pertanto, la perdita di valore della corona norvegese rispetto all’euro ha inciso non soltanto sulle importazioni norvegesi effettuate direttamente nella zona euro, ma anche su quelle di paesi quali la Danimarca e la Polonia, che trasformano il salmone d’allevamento per poi rivenderlo nella zona euro. Tali fluttuazioni valutarie hanno reso, nel complesso, il mercato comunitario più allettante per i produttori esportatori norvegesi, proteggendoli in qualche misura dall’effetto di una diminuzione dei loro prezzi in euro e corona, ed aiutandoli a mantenere i loro proventi delle esportazioni nella valuta nazionale. Ciononostante, sono diminuiti anche i prezzi unitari in corona norvegese. Nel contempo, queste fluttuazioni monetarie hanno fatto scendere il prezzo del salmone importato nella Comunità europea, rendendolo più allettante per importatori e utilizzatori quali l’industria di trasformazione. Gran parte della sovrapproduzione norvegese è stata quindi esportata verso la Comunità europea.
(37)
Dall’analisi preliminare risulta quindi che gli sviluppi imprevisti responsabili dell’aumento delle importazioni vanno attribuiti a una notevole sovrapproduzione in Norvegia (nonostante previsioni inferiori), accentuata dall’incapacità dell’industria norvegese di aumentare - contrariamente alle previsioni - le esportazioni verso mercati diversi da quello comunitario, alla portata inattesa degli effetti dell’abolizione delle misure di difesa commerciale nei confronti della Norvegia e al comportamento del sistema bancario norvegese, descritto in precedenza, unitamente all’aumento del valore dell’euro che ha reso il mercato comunitario, nel complesso, più allettante per gli esportatori norvegesi. Tali sviluppi e le loro conseguenze verranno esaminati in maniera più approfondita nella fase definitiva del presente procedimento.
8. GRAVE PREGIUDIZIO
8.1. Introduzione
(38)
Per accertare in via provvisoria l’esistenza di un grave pregiudizio ai danni dei produttori comunitari del prodotto simile, è stata effettuata un’analisi preliminare di tutti i fattori pertinenti, oggettivi e quantificabili, che incidono sulla loro situazione, esaminando in particolare, per il prodotto in esame, l’andamento dei dati complessivi della Comunità relativamente a consumo, capacità di produzione, produzione, utilizzazione delle capacità, occupazione, produttività, vendite complessive e quota di mercato. Tali dati complessivi poggiano su informazioni statistiche raccolte da Regno Unito e Irlanda attraverso studi nel settore industriale. I dati relativi alle società si basano su informazioni in materia di flusso di cassa, utile sul capitale investito, scorte, prezzi, sottoquotazione e redditività per gli anni 2000-2003, fornite dai produttori comunitari che hanno collaborato.
(39)
Va sottolineato, innanzitutto, che nell’industria comunitaria del salmone d’allevamento, così come in altri settori, il ciclo di produzione che precede la cattura è lungo e relativamente poco flessibile e che, una volta pescato, il salmone d’allevamento va venduto immediatamente, visto che può essere immagazzinato soltanto per pochi giorni se congelato. Le operazioni di congelamento sono costose e, in ogni caso, le capacità di congelamento nella Comunità sono limitate. Pertanto, il livello di produzione dev’essere programmato con almeno due anni di anticipo e, una volta programmato, può venire modificato solo marginalmente. Un’offerta eccessiva ha quindi un effetto ritardato sulla produzione, ma le sue conseguenze sui prezzi sono immediate e gravi.
8.2. Analisi della situazione dei produttori comunitari
8.2.1. Consumo
(40)
Il consumo del prodotto in esame nella Comunità è stato determinato in via provvisoria sulla base della produzione complessiva di tutti i produttori comunitari e delle importazioni totali del prodotto in esame nella Comunità registrate nei dati Eurostat, sottraendo le esportazioni della Comunità europea.
(41)
Tra il 2000 e il 2003, il consumo nella Comunità è aumentato del 19,7 %, passando da 507 705 a 607 728 tonnellate.
(42)
Va sottolineato che il livello di elasticità del prezzo del salmone è relativamente elevato e che l’aumento nettamente più pronunciato del consumo nel 2003 può quindi essere imputato, almeno in parte, al calo dei prezzi di vendita all’ingrosso.
8.2.2. Capacità di produzione e utilizzazione delle capacità
(43)
La produzione di salmone d’allevamento nella Comunità europea è limitata da autorizzazioni governative che specificano il quantitativo massimo di pesce vivo che può essere tenuto nell’acqua in un certo luogo e in un determinato momento. I dati forniti relativamente alle capacità si basano sul quantitativo globale autorizzato piuttosto che sulla capacità fisica di contenimento delle gabbie utilizzate dai produttori comunitari. La richiesta e la conservazione delle autorizzazioni hanno un costo relativamente basso e quindi è tale anche il costo del mantenimento delle capacità eccessive.
(44)
L’inchiesta preliminare ha indicato che la capacità di produzione teorica, rimasta stabile tra il 2000 e il 2002, è aumentata del 2,2 % tra il 2000 e il 2003.
(45)
L’utilizzazione delle capacità (ossia la quantità di pesce effettivamente allevato rispetto al quantitativo autorizzato) è passata dal 43 % nel 2000 al 48 % nel 2001, per poi aumentare costantemente fino a raggiungere il 52 % nel 2003. Tale andamento rispecchia il fatto che la produzione è aumentata del 23 % tra il 2000 e il 2003, mentre il quantitativo autorizzato è aumentato soltanto del 2,2 %.
8.2.3. Produzione
(46)
La produzione (vista come pesce catturato) è aumentata del 23 %, passando da 146 664 tonnellate nel 2000 a 180 593 tonnellate nel 2003, pari ad una crescita annua del 7 %.
(47)
Si osservi che a causa della lunghezza del ciclo di produzione, quest’ultima viene programmata con almeno due anni di anticipo e che, una volta avviato tale ciclo, i livelli di produzione possono essere modificati soltanto marginalmente.
8.2.4. Occupazione
(48)
L’occupazione relativa al prodotto in esame è scesa del 6 %, passando da 1 269 persone occupate nel settore nel 2000 a 1 193 nel 2003. L’occupazione ha registrato un calo nel 2001, poi una leggera ripresa nel 2002 ed è rimasta stabile nel 2003.
8.2.5. Produttività
(49)
La produttività è costantemente aumentata durante il periodo in esame, passando da 115 tonnellate nel 2000 a 151 tonnellate nel 2003. Tale andamento rispecchia il sempre maggior ricorso a sistemi automatici di alimentazione e ad altri dispositivi che consentono un minore impiego di manodopera, nonché la forte pressione esercitata per ridurre i costi alla luce delle crescenti perdite finanziarie.
8.2.6. Volume delle vendite
(50)
Tra il 2000 e il 2002, le vendite del prodotto simile effettuate dai produttori comunitari sono cresciute del 14,3 %, passando da 134 916 a 154 171 tonnellate. Tale aumento si è verificato contemporaneamente ad un incremento dei consumi dell’8,5 %. Tra il 2002 e il 2003, le vendite dei produttori comunitari sono calate dell’1,6 %, passando da 154 171 a 151 780 tonnellate, benché in tale periodo il consumo sia aumentato del 10,3 %.
8.2.7. Quota di mercato
(51)
La quota di mercato dei produttori comunitari è salita da 26,5 % nel 2000 a 28,1 % nel 2001, attestandosi all’incirca a tale livello nel 2002. Essa è poi scesa a 25,0 % nel 2003, perdendo 3 punti percentuali e registrando il livello più basso del periodo in esame. Tale andamento è dovuto al fatto che nel 2003 le importazioni sono aumentate non solo in termini assoluti ma anche rispetto al consumo.
8.2.8. Flusso di cassa
(52)
Il flusso di cassa ha potuto essere analizzato soltanto per quanto riguarda la situazione delle società produttrici del prodotto in esame che hanno collaborato all’inchiesta, anziché in relazione esclusivamente al prodotto in esame. Si è ritenuto pertanto che tale indicatore fosse meno significativo rispetto agli altri mostrati. Ciononostante, risulta evidente che negli anni 2001, 2002 e 2003 il flusso di cassa è stato nettamente negativo.
8.2.9. Utile sul capitale investito (Return on Capital Employed - ROCE)
(53)
L’utile sul capitale investito ha potuto essere analizzato soltanto per quanto riguarda la situazione delle società produttrici del prodotto in esame che hanno collaborato all’inchiesta, anziché in relazione esclusivamente al prodotto in esame. Pertanto, si è ritenuto che anche questo indicatore fosse meno significativo rispetto agli altri indicatori esaminati. Ciononostante, risulta che l’utile sul capitale investito è sceso dal 34 % del 2000 a quasi zero nel 2001 e nel 2002, per poi crollare a - 20 % nel 2003.
8.2.10. Prezzo del prodotto simile
(54)
Il prezzo medio del prodotto simile ha registrato un calo del 20,3 % tra il 2000 e il 2003, periodo in cui si è registrata una diminuzione costante dei prezzi. Questi ultimi hanno raggiunto il livello minimo (2,79 EUR/kg) nel 2003.
(55)
Le informazioni disponibili per il primo trimestre del 2004 indicano che il prezzo unitario medio delle vendite dei produttori comunitari è lievemente aumentato, seguendo l’andamento dei prezzi medi all’importazione. Dalle informazioni più recenti emerge tuttavia una nuova tendenza al ribasso dei prezzi. Una parte ha sostenuto che (rispetto ai tassi di cambio annuali medi) la diminuzione dei prezzi in sterline inglesi era meno significativa. Si ritiene tuttavia che la Commissione non debba abbandonare la sua prassi consolidata nei casi di difesa commerciale, che consiste nell’utilizzare l’euro come unità monetaria.
8.2.11. Costi
(56)
Oltre all’andamento dei prezzi, è stato esaminato l’andamento dei costi. Tra il 2000 e il 2003, essi hanno registrato una fluttuazione compresa tra 3,0 e 3,2 EUR/kg.
8.2.12. Redditività
(57)
La redditività delle vendite dei produttori comunitari nella Comunità è scesa da 7,3 % nel 2000 a - 3,3 % nel 2001. Le perdite sono state meno pronunciate nel 2002 (- 2,5 %) ma sono successivamente aumentate, passando a - 17,1 % nel 2003. Nel 2003, quando le importazioni hanno raggiunto il loro massimo livello e il prezzo medio delle importazioni ha toccato il livello minimo (2,54 EUR/kg), anche il prezzo medio del prodotto comunitario ha raggiunto il suo livello più basso (2,79 EUR/kg). Il calo di redditività dei produttori comunitari tra il 2000 e il 2003 ha coinciso con la diminuzione del prezzo al kilogrammo del prodotto dei produttori comunitari, passato da 3,50 a 2,79 EUR.
8.2.13. Scorte
(58)
In tale contesto, le scorte si riferiscono al pesce vivo, ancora in acqua. I produttori comunitari, come tutti gli altri, dispongono di scorte trascurabili di pesce catturato, visto che questo dev’essere venduto immediatamente. Un calo dei livelli delle scorte finali indica pertanto una diminuzione del quantitativo di pesce vivo allevato in previsione della cattura nei due anni successivi. Nella fattispecie, quindi, la diminuzione del livello delle scorte indicano un pregiudizio crescente.
(59)
I livelli delle scorte sono passati da 36 332 tonnellate nel 2000 a 53 178 tonnellate nel 2002, per poi scendere a 43 024 tonnellate nel 2003. Si tratta di una diminuzione del 19,1 % tra il 2002 e il 2003.
8.2.14. Conclusioni
(60)
Si rammenta che dall’inchiesta è emerso che tra il 2000 e il 2003, e soprattutto tra il 2002 e il 2003, il prodotto in esame è stato importato sul mercato comunitario in quantitativi sempre maggiori e in volumi elevati.
(61)
Per quanto riguarda la situazione dei produttori comunitari, tra il 2000 e il 2002, la capacità di produzione teorica è rimasta pressoché stabile, mentre la produzione è aumentata del 14,8 %. Pertanto, l’utilizzazione delle capacità è cresciuta dal 43 % al 50 % in tale periodo. Anche le scorte di pesce vivo hanno registrato un aumento. L’occupazione è leggermente diminuita, mentre la produttività è aumentata, essenzialmente a causa di un maggior ricorso all’automazione.
(62)
I volumi delle vendite sono aumentati del 14,3 % tra il 2000 e il 2002 (rispetto ad una crescita del consumo dell’8,5 %) e la quota di mercato dei produttori comunitari è salita da 26,5 % a 28,0 %.
(63)
Tuttavia, anche in tale periodo i prezzi sono calati del 13,7 % tra il 2000 e il 2002, e nonostante una lieve riduzione dei costi nel 2002 (dovuta in parte ad una maggiore utilizzazione delle capacità e a una migliore produttività), ne è conseguito un calo della redditività, che dal 7,3 % del 2000 è divenuta deficitaria nel 2001 (- 3,3 %) e nel 2002 (- 2,5 %). Anche l’utile sul capitale investito e il flusso di cassa hanno registrato un andamento negativo in questo periodo.
(64)
Tra il 2002 e il 2003, la situazione dei produttori comunitari è notevolmente peggiorata. Benché la capacità di produzione e la produzione siano aumentate (del 7,3 %) conformemente ai piani di produzione elaborati in precedenza, determinando una maggiore utilizzazione delle capacità ed un miglioramento della produttività, tutti gli altri indicatori hanno registrato un andamento negativo. Le scorte di pesce vivo sono diminuite del 19,1 %. Mentre il consumo cresceva del 10,3 %, le vendite dei produttori comunitari sono calate dell’1,6 %, ed essi hanno subìto perdite in termini di quota di mercato. Inoltre, i prezzi sono diminuiti di un ulteriore 7,6 %, mentre i costi sono risaliti al loro livello medio per i quattro anni presi in considerazione. Ne è conseguito un forte calo della redditività e i produttori comunitari hanno subìto perdite del 17,1 %, riflesse in un utile sul capitale investito pari a - 20 %. L’apparente miglioramento del flusso di cassa ha rispecchiato in realtà una riduzione delle scorte di pesce vivo e un’incapacità a reinvestire.
(65)
Tenuto conto di tutti questi fattori, si è concluso in via provvisoria che i produttori comunitari hanno subìto un grave pregiudizio, concretatosi in un notevole peggioramento generale della loro situazione.
9. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(66)
Per verificare se esista un nesso causale tra l’aumento delle importazioni e il grave pregiudizio, garantendo d’altra parte che il pregiudizio causato da altri fattori non fosse attribuito a tale crescita delle importazioni, gli effetti pregiudizievoli dovuti a fattori che sono stati ritenuti causa del pregiudizio sono stati esaminati distinguendoli l’uno dall’altro; questi effetti pregiudizievoli sono stati imputati ai rispettivi fattori che li hanno causati e, dopo aver attribuito il pregiudizio all’insieme dei fattori causali accertati, si è stabilito se l’aumento delle importazioni fosse una causa «reale e sostanziale» del grave pregiudizio.
9.1. Analisi dei singoli fattori causali del pregiudizio
9.1.1. Effetti dell’aumento delle importazioni
(67)
Come indicato in precedenza, tra il 2000 e il 2003, e soprattutto tra il 2002 e il 2003, il prodotto in esame è stato importato sul mercato comunitario in quantitativi sempre maggiori e in volumi elevati.
(68)
Dato che il salmone d’allevamento è essenzialmente un prodotto di base, i prezzi costituiscono il principale fattore concorrenziale tra il prodotto in esame e il prodotto simile. È generalmente riconosciuto che le importazioni, in particolare quelle provenienti dalla Norvegia, dominano il mercato e determinano il livello dei prezzi. Pertanto, anche un basso livello di sottoquotazione comporta un’erosione dei prezzi per i produttori comunitari.
(69)
Nella fattispecie, l’effetto più pregiudizievole dell’aumento delle importazioni è consistito nelle ingenti perdite finanziarie subite dai produttori comunitari. A causa dell’influenza esercitata dalle importazioni sul mercato e sui prezzi, la loro crescita ha comportato un calo dei prezzi in tutta la Comunità. Se tale crescita fosse stata inferiore, anche la pressione sui prezzi sarebbe stata meno accentuata. Se la domanda sul mercato comunitario fosse stata tale da consentire di far fronte all’aumento delle importazioni a prezzi sensibilmente più elevati, anche a scapito delle vendite e della quota di mercato dei produttori comunitari, è possibile che questi ultimi non avrebbero subìto un grave pregiudizio.
(70)
Tra il 2000 e il 2002, il prezzo delle importazioni è diminuito del 19 %, e i prezzi dei produttori comunitari hanno seguito il medesimo andamento. La quota di mercato delle vendite dei produttori comunitari nella Comunità è effettivamente aumentata in tale periodo, ma tale crescita ha rispecchiato decisioni in materia di produzione adottate negli anni precedenti, e tanto nel 2001 quanto nel 2002 le vendite dei produttori comunitari sono state effettuate in perdita.
(71)
Tra il 2002 e il 2003, le importazioni sono aumentate del 15 %. La loro quota di mercato è passata dal 72 % al 75 %, mentre quella dei produttori comunitari è scesa da 28 % a 25 %. Nello stesso periodo, le importazioni sono salite dal 236 % al 252 % della produzione comunitaria. Risulta pertanto che le importazioni sono aumentate, rispetto tanto alla produzione quanto al consumo nella Comunità, a scapito dei produttori comunitari.
(72)
Tuttavia, l’aspetto più importante di tale aumento delle importazioni consiste nel suo effetto sui prezzi e sulla redditività dei produttori comunitari. Come indicato in precedenza, è generalmente riconosciuto che le importazioni (in particolare quelle provenienti dalla Norvegia) determinano il livello dei prezzi del salmone d’allevamento sul mercato comunitario. È stata pertanto analizzata l’esistenza di una sottoquotazione per stabilire se le importazioni a basso costo abbiano effettivamente comportato un’erosione dei prezzi praticati dai produttori comunitari.
(73)
Per determinare, in via provvisoria, il livello di sottoquotazione, sono stati esaminati i dati relativi ai prezzi per periodi comparabili, allo stesso stadio commerciale e per vendite effettuate a clienti simili. Basandosi su un confronto tra i prezzi medi franco Glasgow praticati dai produttori comunitari e quelli praticati dai produttori esportatori agli importatori nella Comunità (CIF frontiera comunitaria, dazio doganale compreso), si constata una sottoquotazione compresa tra il 3,1 % e il 7,1 % per gli ultimi tre anni. Tale situazione avrebbe comportato un’erosione dei prezzi dei produttori comunitari poiché, a causa della loro elevata quota di mercato, sono le importazioni a determinare il livello dei prezzi. Risulta, in particolare, che l’aumento delle importazioni a prezzi sempre più bassi fino al terzo trimestre del 2003 ha costretto i produttori comunitari a ridurre costantemente i prezzi fino a tale trimestre, con le conseguenti perdite da essi subite in tale anno.
(74)
Tale analisi è confermata da un confronto diretto tra i prezzi delle importazioni e i prezzi praticati dai produttori comunitari. I prezzi delle importazioni sono diminuiti del 28,5 % tra il 2000 e il 2003, passando da 3,62 a 2,59 EUR/kg, dazio compreso. Contemporaneamente, il prezzo medio del prodotto simile è sceso del 20 %, passando da 3,50 a 2,79 EUR/kg, con un calo costante.
(75)
Tra il 2002 e il 2003, il prezzo medio unitario delle importazioni è sceso da 2,93 a 2,59 EUR/kg, dazio compreso. Mentre le importazioni sono aumentate, raggiungendo il livello massimo, e il loro prezzo medio ha toccato il livello più basso (2,59 EUR/kg, dazio compreso), i prezzi delle importazioni hanno trascinato i prezzi dei produttori comunitari verso il basso, e il prezzo medio del prodotto comunitario ha raggiunto il suo livello minimo (2,79 EUR/kg). Il prezzo medio unitario del prodotto comunitario (adeguato franco Glasgow) è sceso da 3,02 a 2,79 EUR/kg, con un calo dell’8 %.
2000
2001
2002
2003
Prezzi unitari delle vendite comunitarie (1 000 EUR/t) (7)
3,50
3,23
3,02
2,79
Prezzi unitari delle importazioni, dazio doganale compreso (1 000 EUR/t) (8)
3,62
3,05
2,93
2,59
(76)
La diminuzione dei prezzi dei produttori comunitari sarebbe stata la causa principale di un netto calo della redditività. Nel 2000, quando il costo al kilo era pari a 3,1 EUR e il prezzo di vendita (adeguato franco Glasgow) era di 3,50 EUR, i produttori comunitari hanno registrato un utile del 7,3 %. Nel 2001 e nel 2002, benché siano aumentate l’utilizzazione delle capacità, la produzione, la produttività, le scorte di pesce vivo, le vendite e la quota di mercato, essi hanno subìto perdite finanziarie, una riduzione dell’utile globale sul capitale investito e un flusso di cassa generale negativo, mentre i prezzi delle vendite (adeguati franco Glasgow) sono calati rispettivamente a 3,23 e 3,02 EUR e i costi, dopo un lieve aumento iniziale, sono scesi a 3,2 EUR nel 2001 e a 3,0 EUR nel 2002. Anche l’occupazione ha subìto un calo.
(77)
Nel 2003, mentre i prezzi (adeguati franco Glasgow) sono scesi a 2,79 EUR a causa della pressione esercitata dalle importazioni a basso costo, ed i costi si sono ristabiliti al livello del 2000 (3,1 EUR), i produttori comunitari hanno subìto una perdita del 17,1 %, rispecchiata nell’andamento negativo dell’utile globale sul capitale investito e del flusso di cassa. Contemporaneamente, il volume delle vendite è diminuito dell’1,6 % e la quota di mercato ha perso 3 punti percentuali, mentre il volume e la quota di mercato delle importazioni sono aumentati. Sebbene la capacità, l’utilizzazione delle capacità e la produzione, nonché la produttività siano aumentate, e l’occupazione sia rimasta stabile, l’aumento delle importazioni a basso prezzo ha un effetto ritardato sull’utilizzazione delle capacità, sulla produzione e sull’occupazione. La diminuzione delle scorte di pesce vivo nel 2003 dimostra che ci si può attendere un calo della produzione causato dall’aumento delle importazioni.
(78)
Alla luce di quanto precede, si è concluso in via provvisoria che vi è una correlazione tra l’aumento delle importazioni e il grave pregiudizio subìto dai produttori comunitari, e che l’aumento delle importazioni a basso prezzo ha avuto effetti pregiudizievoli sui produttori comunitari, in particolare sotto forma di una pressione al ribasso sui prezzi praticati sul mercato comunitario, con ingenti perdite finanziarie per i produttori comunitari.
9.1.2. Effetti delle variazioni del livello del consumo nel Regno Unito
(79)
Una parte ha sostenuto che il consumo nel Regno Unito sarebbe diminuito nel 2003, causando pregiudizio ai produttori comunitari. Tuttavia, il mercato britannico non può essere isolato dal resto del mercato comunitario, e il consumo nella Comunità europea è cresciuto del 19,7 % tra il 2000 e il 2003 e del 10,3 % tra il 2002 e il 2003. Pertanto, le ingenti perdite subite dai produttori comunitari nel 2003 sarebbero state causate dai prezzi bassi piuttosto che da un asserito calo dei consumi.
9.1.3. Effetti delle variazioni dell’andamento delle esportazioni
(80)
Sono stati inoltre esaminati gli effetti delle variazioni del livello delle esportazioni. Le esportazioni sono aumentate durante l’intero periodo in esame, raddoppiando tra il 2002 e il 2003; si conclude pertanto, benché una parte affermi il contrario, che le variazioni dell’andamento delle esportazioni non figurano tra le cause del grave pregiudizio subìto dai produttori comunitari. In ogni caso, i dati relativi alla redditività poggiano su dati riguardanti unicamente le vendite nella Comunità.
9.1.4. Effetti dell’eventuale capacità eccessiva
(81)
È stato inoltre esaminato se gli effetti pregiudizievoli non siano imputabili alla capacità eccessiva dei produttori comunitari. Durante il periodo dell’inchiesta, la capacità teorica di produzione è aumentata del 2,2 % tra il 2000 e il 2003 - quindi assai meno di produzione e consumo. Inoltre, come indicato in precedenza, la capacità teorica corrisponde alla quantità totale di pesce vivo autorizzata dal governo. Il costo della richiesta e della conservazione delle autorizzazioni è basso. I principali fattori di costo sono infatti i giovani salmoni (novellame), i mangimi e la manodopera. Si è pertanto concluso in via provvisoria che l’aumento della capacità teorica non è stato causa di grave pregiudizio per i produttori comunitari.
9.1.5. Effetti della concorrenza tra i produttori comunitari
(82)
Alcuni esportatori hanno sostenuto che il calo del prezzo del salmone sul mercato comunitario era dovuto ad un’offerta eccessiva da parte dei produttori della Comunità. Tuttavia, nel 2003 le importazioni sono aumentate del 15 %, mentre le vendite dei produttori comunitari nella Comunità sono diminuite. Inoltre, il prezzo su tale mercato è determinato delle importazioni, non dai produttori comunitari. In effetti, da un esame della politica dei prezzi adottata da tutte le parti nel 2002 e nel 2003, emerge chiaramente che i prodotti importati sono stati costantemente venduti a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori comunitari, che hanno seguito la tendenza al ribasso dei prezzi delle importazioni. Gli effetti della concorrenza tra i produttori comunitari si equilibrano - le perdite subite dagli uni sono compensate dagli utili di altri, a parità di condizioni. Si conclude pertanto in via provvisoria che la concorrenza tra i produttori comunitari non è stata causa del grave pregiudizio constatato.
9.1.6. Effetti del tasso di mortalità più elevato sui costi di produzione
(83)
Una parte ha sostenuto che tassi di mortalità dei salmoni superiori alla norma in Irlanda, nonché lo scoppio di epidemie nel Regno Unito e in Irlanda nel 2002 e nel 2003, potrebbero aver provocato l’aumento dei costi di produzione e costretto alcuni produttori ad interrompere il normale ciclo di produzione. Dalle informazioni disponibili risulta che tali fenomeni sono limitati a pochissimi allevatori. Inoltre, come indica la tabella seguente, i costi di produzione dei produttori comunitari sono diminuiti nel 2002, per poi avvicinarsi al livello medio del quadriennio considerato nel 2003. Si conclude pertanto in via provvisoria che tassi di mortalità dei salmoni superiori alla norma non sono stati causa di gravi effetti pregiudizievoli. Ciononostante, tale aumento sarà oggetto di un esame più approfondito durante la fase definitiva dell’inchiesta.
2000
2001
2002
2003
Costo di produzione medio (1 000 EUR/t)
3,1
3,2
3,0
3,1
9.1.7. Effetti di costi di produzione generalmente più elevati
(84)
Una parte ha sostenuto che i costi di produzione dell’industria norvegese sono inferiori a quelli dei produttori comunitari, e che ciò spiega in parte l’aumento delle importazioni e il grave pregiudizio. Dalle informazioni attualmente disponibili risulta che mentre la Norvegia gode di certi vantaggi relativamente a determinati costi, i produttori comunitari sono avvantaggiati relativamente ad altri. Nel complesso, si osserva che non solo i produttori comunitari, ma anche quelli norvegesi, subiscono attualmente perdite significative sul mercato. Come indicato al punto 8.2.12, nel 2002 i produttori comunitari hanno subìto perdite pari a - 2,5 %. Dai dati forniti dal governo norvegese, risulta che nel 2002, su un campione di 151 allevamenti di salmoni e trote arcobaleno, le perdite sono state pari a - 13 %. (Non sono ancora stati pubblicati dati comparabili per il 2003.) Inoltre, i produttori norvegesi erano fortemente indebitati, e tale debito rappresenta una percentuale significativa dei loro costi totali. Il debito complessivo (esclusi capitale netto e accantonamenti) era pari a 6,8 miliardi di NOK, rispetto a un fatturato totale di 5,7 miliardi di NOK (9). Tale situazione ha fatto sì che in alcuni casi le banche del paese diventassero effettivamente proprietarie di allevamenti norvegesi. Pertanto, si conclude in via provvisoria che i produttori norvegesi non sono più efficienti di quelli comunitari, ma tale argomento sarà oggetto di un esame più approfondito durante la fase definitiva dell’inchiesta.
9.1.8. Costi di trasporto più elevati in Scozia
(85)
Una parte ha sostenuto che le località isolate della Scozia dispongono di infrastrutture meno sviluppate e che ciò fa aumentare i costi e potrebbe causare pregiudizio ai produttori comunitari. A tale proposito, si rileva che in Norvegia - paese le cui importazioni dominano il mercato comunitario - la piscicoltura viene spesso praticata in località remote che dispongono di infrastrutture di trasporto relativamente modeste.
(86)
I costi di trasporto non rappresentano una percentuale elevata del costo totale di produzione del salmone d’allevamento e variano a seconda dell’origine del prodotto e della sua destinazione. Nel complesso, non si ritiene che esista una differenza significativa tra Norvegia, Regno Unito e Irlanda per quanto riguarda i costi di trasporto verso il mercato comunitario. È inoltre probabile che, in generale, i produttori esportatori (che per definizione sono situati fuori della Comunità europea) debbano sostenere costi di trasporto più elevati per vendere i propri prodotti sul mercato comunitario. Non si ritiene pertanto che costi di trasporto più elevati in Scozia abbiano contribuito al pregiudizio subìto dai produttori comunitari.
(87)
Inoltre, e in ogni caso, non è stato assolutamente dimostrato che i costi di trasporto in Scozia siano aumentati negli ultimi anni e, pertanto, non è possibile imputare il recente aumento delle perdite finanziarie subite dai produttori comunitari a costi di trasporto più elevati.
9.1.9. Altri fattori
(88)
Durante l’inchiesta provvisoria non sono stati individuati altri fattori causali rilevanti.
9.2. Attribuzione degli effetti pregiudizievoli ai diversi fattori
(89)
L’aumento delle importazioni ha avuto soltanto un effetto negativo limitato sui quantitativi venduti dai produttori comunitari, benché le vendite e la quota di mercato di questi ultimi abbiano registrato un calo nel 2003. Risulta in particolare, tuttavia, che il sensibile aumento delle importazioni ha avuto un effetto devastante sulla redditività dei produttori comunitari, tenuto conto del contemporaneo calo dei prezzi. Dato che le importazioni (che rappresentano il 70-75 % circa del mercato) determinano i prezzi, la spirale ribassista dei loro prezzi ha inciso in maniera significativa sull’erosione dei prezzi dei produttori comunitari. Ne sono conseguite ingenti perdite per i produttori comunitari. In questa fase, non sono stati individuati altri fattori, oltre all’aumento delle importazioni a basso costo, che potrebbero aver contributo al pregiudizio.
9.3. Conclusioni
(90)
Pertanto, dopo aver accertato che gli altri fattori noti non hanno sortito effetti pregiudizievoli, si è concluso in via provvisoria che sussiste un nesso reale e sostanziale tra l’aumento delle importazioni a basso costo e il grave pregiudizio subìto dai produttori comunitari.
10. SITUAZIONE CRITICA
(91)
Si è concluso in via provvisoria che ci si trova in presenza di una situazione critica in cui un ritardo causerebbe ai produttori comunitari un pregiudizio a cui sarebbe poi difficile ovviare. A causa dell’aumento delle importazioni a basso costo del prodotto in esame, essi hanno registrato notevoli perdite, segnatamente in termini di scorte di pesce vivo, prezzi unitari, redditività e utile sul capitale investito.
(92)
La situazione finanziaria dei produttori comunitari, che hanno subìto ingenti perdite nel 2003 (- 17,1 %), risulta estremamente precaria. A causa di tali perdite, infatti, le imprese di alcuni di essi sono già fallite o sono state poste in amministrazione controllata, e molti altri produttori prevedono di ridurre la produzione o di ritirarsi dal mercato. Alcuni produttori comunitari stanno cercando di vendere le proprie imprese tenendole in attività. Dato, tuttavia, che essi stanno subendo perdite e che le loro attività sono fallite o sono state poste in amministrazione controllata, i potenziali acquirenti non sono numerosi. Altri produttori stanno semplicemente cessando le attività per arginare le perdite.
(93)
Nel 2003 e durante i primi mesi del 2004, cinque produttori comunitari hanno dichiarato fallimento o la loro attività è stata posta in amministrazione controllata. Altri due sono stati rilevati da produttori di mangimi (con i quali erano fortemente indebitati) e le loro attività vengono progressivamente ridotte. Inoltre, altri sette produttori comunitari hanno cessato, o stanno per cessare, l’attività.
(94)
A causa delle ingenti perdite registrate nel 2003, certi produttori comunitari - segnatamente società indipendenti che non possono contare sul sostegno finanziario di un gruppo più grande - si sono trovati a dipendere dal rimborso dilazionato dei crediti concesso dai produttori di mangimi e a ricorrere a scoperti come fonte di finanziamento a medio o lungo termine. Alcune società sono costrette a sacrificare la redditività per poter disporre di un flusso di cassa sufficiente per rispettare i propri impegni finanziari (ad esempio, catturando il pesce prima che abbia raggiunto le dimensioni ottimali). Tale strategia può garantire la loro sopravvivenza per un breve periodo, ma sta ulteriormente riducendo la loro redditività e quindi la loro efficienza economica a medio e lungo termine.
(95)
Se le prospettive in materia di allevamento di salmone nella Comunità non registreranno un miglioramento immediato e sostanziale, un sempre maggior numero di produttori comunitari sarà costretto a dichiarare fallimento o vedrà porre le proprie attività in amministrazione controllata, dato che i produttori di mangimi e le banche cercano di limitare la propria esposizione a crediti inesigibili. Lo scoperto di alcuni produttori comunitari è giunto a termine o è stato ridotto. Nel Regno Unito, le autorità nazionali hanno avviato discussioni con le banche per determinare le ragioni che le hanno spinte a ritirare il proprio appoggio. Le banche hanno sottolineato, tuttavia, di dover operare secondo criteri commerciali.
(96)
Si può prevedere che se non verranno applicate misure provvisorie di salvaguardia al mercato della Comunità europea, i prodotti in esame continueranno a venire importati nella Comunità in quantità elevate e, soprattutto a causa della conseguente erosione costante dei prezzi, i produttori comunitari continueranno a subire perdite e molti ancora saranno costretti a dichiarare fallimento. Tale danno sarebbe difficilmente riparabile, dato che le imprese saranno state chiuse, gli ex dipendenti saranno stati costretti a trasferirsi per trovare lavoro e le fonti di credito saranno caute a finanziare la riapertura di imprese fallite. Se si vuole evitare una situazione del genere, è necessario adottare misure provvisorie di salvaguardia.
10.1. Conclusioni
(97)
Di conseguenza, tenuto conto della precaria situazione economica dei produttori comunitari, causata dalle ingenti perdite subite, e della costante minaccia rappresentata dai produttori esportatori, si ritiene che ci si trovi in presenza di una situazione critica in cui l’eventuale ritardo nell’adottare misure provvisorie di salvaguardia comporterebbe un pregiudizio a cui sarebbe poi difficile ovviare. Si conclude pertanto che le misure provvisorie di salvaguardia debbano essere adottate senza indugio.
11. CONSIDERAZIONI FINALI
(98)
L’analisi preliminare delle risultanze dell’inchiesta conferma che ci si trova in presenza di una situazione critica, nonché la necessità di istituire misure provvisorie di salvaguardia per impedire che i produttori comunitari subiscano un ulteriore pregiudizio a cui sarebbe difficile ovviare.
11.1. Forma e livello delle misure provvisorie di salvaguardia
(99)
Dato che la produzione comunitaria di salmone d’allevamento è insufficiente per soddisfare la domanda, occorre garantire che le misure adottate non impediscano l’accesso dei produttori esportatori al mercato comunitario. Poiché il pregiudizio subìto dai produttori comunitari sarebbe essenzialmente imputabile al volume elevato delle importazioni, che comporta prezzi bassi e causa l’erosione e il blocco dei prezzi, le misure adottate dovrebbero essere volte ad aumentare i prezzi senza limitare inutilmente l’offerta.
(100)
I regolamenti (CE) n. 3285/94 e (CE) n. 519/94 prevedono che le misure di salvaguardia provvisorie assumano la forma di aumenti dei dazi doganali. Andrebbero pertanto privilegiate, se opportuno, misure tariffarie. Nella fattispecie, per garantire l’apertura del mercato comunitario e un’offerta sufficiente per soddisfare la domanda, è opportuno fissare contingenti esenti da dazi di salvaguardia che rispecchino i livelli d’importazione tradizionali. Al di là di tali contingenti, le importazioni dovrebbero essere soggette a un dazio supplementare. Il salmone d’allevamento può quindi continuare ad essere importato entro i livelli tradizionali senza il pagamento di dazi supplementari, mentre quantitativi illimitati possono essere importati pagando il dazio supplementare.
(101)
Per mantenere i flussi commerciali tradizionali e garantire che il mercato comunitario rimanga accessibile a piccoli fornitori, i contingenti tariffari andrebbero suddivisi tra i paesi/regioni che hanno un interesse sostanziale a fornire il prodotto in esame, mentre una parte del contingente dovrebbe essere riservata ad altri paesi. Dopo aver consultato la Norvegia e le Isole Faer Øer, che hanno tale interesse sostanziale e detengono una considerevole quota delle importazioni, si ritiene opportuno assegnare un contingente tariffario specifico a ciascuno di questi paesi, commisurato alla percentuale sul quantitativo totale del prodotto fornita dal paese durante il triennio 2001-2003. Poiché la stragrande maggioranza delle importazioni in tale periodo era originaria della Norvegia e delle Isole Faer Øer, occorre applicare un contingente specifico nazionale a detti paesi e un altro contingente a tutti gli altri. Per evitare un inutile onere amministrativo, i contingenti tariffari andrebbero assegnati in base alla regola del «primo arrivato, primo servito».
(102)
Risulta che, in condizioni normali, il consumo di salmone d’allevamento nella Comunità stia aumentando del 4 %-5 % circa l’anno, tenuto conto degli elevati livelli di crescita osservati nei nuovi Stati membri. Per tener conto di tale evoluzione, i contingenti tariffari (stabiliti sulla base delle importazioni medie tra il 2001 e il 2003) andrebbero aumentati del 5 %. Poiché il mercato del salmone è stagionale ed è caratterizzato da importazioni e vendite più elevate nella seconda metà dell’anno, anche i contingenti tariffari dovrebbero essere oggetto di adeguamenti stagionali. I contingenti sono stati calcolati in «equivalenti pesci interi» e i tassi di conversione applicati al prodotto importato in filetti o intero sono pari rispettivamente a 1 per 0,65 e 1 per 0,9.
(103)
Il dazio supplementare dovrebbe essere fissato ad un livello tale da porre rimedio alla situazione dei produttori comunitari senza però costituire un inutile, eccessivo onere per importatori e utilizzatori. Un dazio ad valorem è ritenuto inadeguato poiché agirebbe come incentivo a ridurre i prezzi delle importazioni esenti da dazio e aumenterebbe in termini reali in caso di aumento dei prezzi. È pertanto opportuno stabilire un dazio fisso.
(104)
Il livello di sottoquotazione, che rispecchia la percentuale di cui il prezzo del prodotto importato risulta inferiore al livello del prezzo che i produttori comunitari potrebbero ottenere in una situazione non pregiudizievole, è ritenuto una base ragionevole per stabilire il livello del dazio. Per tener conto del principio di proporzionalità nella fattispecie (il 70-75 % del prodotto in esame viene importato), il livello di sottoquotazione è stato calcolato provvisoriamente sulla base del prezzo medio ponderato non pregiudizievole, per tonnellata, del prodotto comunitario, basato a sua volta sul costo di produzione del prodotto comunitario maggiorato di un margine d’utile minimo per l’industria in questione (5 %). Tale prezzo non pregiudizievole è stato confrontato con il prezzo medio ponderato, per tonnellata, del prodotto in esame importato durante il primo trimestre del 2004 (10), calcolato in via provvisoria. Dalla differenza tra i due prezzi, espressa in percentuale del prezzo CIF/frontiera comunitaria del prodotto importato, è emersa una sottoquotazione del 17,8 %, che rappresenta un dazio di 469 EUR/t (equivalenti pesci interi), pari, sulla base dei tassi di conversione sopra indicati, a 522 EUR/t per i pesci eviscerati e a 722 EUR/t per i filetti.
(105)
Occorre prevedere un riesame delle misure da parte della Commissione qualora la situazione dovesse cambiare.
(106)
Conformemente alla legislazione comunitaria e agli obblighi internazionali della Comunità, le misure provvisorie di salvaguardia non dovrebbero applicarsi ai prodotti originari di un paese in via di sviluppo fintantoché la sua quota delle importazioni del prodotto in esame nella Comunità non supera il 3 %. A tale proposito, si osserva che le importazioni provenienti dal Cile durante il periodo più recente per cui si dispone di dati attendibili (seconda metà del 2003) sono inferiori al 3 %; risulta pertanto opportuno escludere tale paese dall’applicazione del dazio di salvaguardia supplementare istituito a norma delle misure provvisorie di salvaguardia e riesaminare la sua situazione durante la fase definitiva dell’inchiesta. Occorre quindi specificare i paesi in via di sviluppo ai quali non si applicano le misure provvisorie di salvaguardia: tali paesi sono elencati nell’allegato II.
11.2. Sistema di controllo
(107)
Come indicato in precedenza, si ritiene che l’andamento delle importazioni del prodotto in esame abbia causato un grave pregiudizio ai produttori comunitari. Si ritiene pertanto nell’interesse della Comunità istituire un sistema di sorveglianza a posteriori in conformità dell’articolo 11 del regolamento (CE) n. 3285/94 e dell’articolo 9 del regolamento (CE) n. 519/94, per quanto riguarda le importazioni del prodotto in esame immesse in libera pratica nella Comunità. Tale misura consentirà, in particolare, di sorvegliare attentamente le importazioni provenienti da paesi ai quali non vengono applicate le misure provvisorie. Per garantire la coerenza, il sistema di sorveglianza dovrebbe avere la stessa durata delle misure provvisorie. Tale sorveglianza dev’essere attuata conformemente al regime di cui all’articolo 308 quinquies del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (11), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2286/2003 (12), e gli Stati membri devono comunicare settimanalmente le informazioni alla Commissione.
11.3. Durata
(108)
Le misure provvisorie non dovrebbero rimanere in vigore per un periodo superiore ai 200 giorni. Esse dovrebbero entrare in vigore alla data del 15 agosto 2004 e rimanervi per un periodo di 176 giorni, a meno che prima di tale scadenza non vengano istituite misure definitive o l’inchiesta non venga chiusa senza l’istituzione di misure.
12. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
12.1. Osservazioni preliminari
(109)
Oltre ad esaminare gli sviluppi imprevisti, l’aumento delle importazioni, il grave pregiudizio, la causa del pregiudizio e la situazione critica, si è valutato se esistessero motivi validi per giungere alla conclusione che l’istituzione di misure provvisorie non fosse nell’interesse della Comunità. A tal fine, si è valutato, sulla base degli elementi di prova disponibili, l’impatto delle eventuali misure provvisorie su tutte le parti interessate dai procedimenti nonché le probabili conseguenze dell’istituzione o meno di tali misure.
12.2. Interesse dei produttori comunitari
(110)
I produttori comunitari registrano, nel complesso, un fatturato annuo di oltre 500 milioni di EUR e si ritiene che, oltre a creare direttamente occupazione (circa 1 450 posti di lavoro), essi occupino indirettamente altre 8 000 persone nell’industria di trasformazione e in altri settori. Essi fanno parte di un’industria fortemente in crescita, la cui produzione è raddoppiata tra il 1995 e il 2001, e dimostrano una sempre maggiore efficienza nella produzione di un prodotto per il quale esiste un mercato in espansione tanto nella Comunità, quanto nel resto del mondo. Infine, essi sono vitali e competitivi in condizioni normali di mercato e la loro produttività è in crescita.
(111)
La situazione dei produttori comunitari corre chiaramente un grave rischio, se non verrà modificato l’attuale livello di importazioni a basso prezzo. Le misure proposte saranno applicate a tutte le importazioni del prodotto in esame diverse da quelle provenienti da paesi in via di sviluppo le cui esportazioni nella Comunità europea non superano il 3 % delle importazioni comunitarie. Esse si applicheranno quindi al 95 % circa di tali importazioni. Si può pertanto prevedere che le misure saranno efficaci e consentiranno ai prezzi dei produttori comunitari di aumentare fino ad un livello ragionevole.
12.3. Interesse delle industrie dipendenti
(112)
I salmoni vengono generalmente allevati in zone lontane ed isolate - essenzialmente la costa occidentale della Scozia e dell’Irlanda. Le possibilità di occupazione sono limitate e l’attività economica generata dall’allevamento del salmone apporta un contributo significativo all’economia locale. Senza tale contributo, molte delle piccole imprese locali che forniscono beni e servizi ai produttori comunitari e ai loro dipendenti non sarebbero più redditizie. L’adozione di misure provvisorie efficaci è quindi nell’interesse delle industrie dipendenti.
12.4. Interesse degli allevatori di giovani salmoni e dei produttori di mangimi
(113)
I principali fornitori dei produttori comunitari (allevatori di giovani salmoni e produttori di mangimi) hanno interesse ad avere una domanda forte e prevedibile del loro prodotto, e a un prezzo che consenta loro di ottenere un congruo profitto. Dato che alcuni di tali fornitori hanno anche concesso ingenti crediti ai produttori comunitari, è altresì nel loro interesse che questi restino in attività e riescano a pagare i debiti contratti. Se la situazione dei produttori comunitari non migliorerà, molti allevatori di giovani salmoni non potranno esigere i crediti concessi: ne conseguirà un calo della redditività e, in alcuni casi, potrebbe risultare compromessa la loro capacità di proseguire l’attività commerciale. Lo stesso vale per i produttori di mangimi. L’adozione di misure provvisorie è quindi nell’interesse degli allevatori di giovani salmoni e dei produttori di mangimi.
12.5. Interesse degli utilizzatori, dei trasformatori e degli importatori nella Comunità
(114)
Per valutare l’impatto dell’eventuale istituzione di misure sugli importatori, sui trasformatori e sugli utilizzatori, sono stati inviati questionari agli importatori, ai trasformatori e agli utilizzatori noti del prodotto in esame sul mercato comunitario. Gli importatori/trasformatori/utilizzatori sono generalmente un unico operatore e, in effetti, molti sono collegati a produttori esportatori fuori della Comunità, soprattutto in Norvegia. Sono pervenute le risposte di sei importatori/trasformatori/utilizzatori e di un’associazione di trasformatori. Inoltre, alcune associazioni di trasformatori hanno inviato le proprie osservazioni alla Commissione.
(115)
Alcuni hanno sostenuto che non bisognava adottare misure poiché i prezzi del salmone d’allevamento avevano subìto soltanto un breve calo temporaneo nei due-tre mesi successivi all’abolizione delle misure antidumping nei confronti della Norvegia nel maggio 2003, e in seguito erano tornati a livelli normali. I trasformatori hanno sottolineato che qualsiasi incremento dei prezzi farebbe aumentare i loro costi di produzione, ridurrebbe le loro vendite e la loro redditività e potrebbe comportare una perdita di posti di lavoro e addirittura il trasferimento delle attività; essi hanno inoltre fatto presente che l’occupazione è più elevata nel settore della trasformazione del pesce che non nella piscicoltura e che in alcuni casi il loro settore offre lavoro in regioni caratterizzate da una bassa occupazione.
(116)
Sebbene per il primo trimestre del 2004 non siano ancora disponibili dati Eurostat completamente attendibili, dalle informazioni a disposizione risulta che dall’ultimo trimestre del 2003 i prezzi delle importazioni sono aumentati, raggiungendo all’incirca 2,53 EUR/kilo nel primo trimestre del 2004, e che anche i prezzi dei produttori comunitari hanno registrato un lieve aumento. Questi ultimi restano tuttavia nettamente inferiori a un prezzo non pregiudizievole. Inoltre, le informazioni più recenti indicano che i prezzi stanno nuovamente seguendo una tendenza al ribasso.
(117)
I principali costi sostenuti dai trasformatori consistono nel costo della materia prima e della manodopera, ed è vero quindi che un aumento dei prezzi della materia prima farebbe salire i costi dei trasformatori. Tuttavia, sulla base delle informazioni fornite da questi, il costo della materia prima è diminuito del 10 % tra il 2002 e il 2003, dopo il calo del 18 % già registrato tra il 2000 e il 2002. Nel 2003, esso era inferiore del 26 % al livello del 2000. Nel contempo, dalle informazioni fornite risulta che i prezzi di vendita dei trasformatori sono rimasti pressoché identici nel 2002 e nel 2003. Tre di essi hanno fornito informazioni sulla redditività della loro attività di trasformazione del salmone, dalle quali emerge che la redditività è passata da 15 % nel 2000 a 31 % nel 2002 e a 33 % nel 2003. Pur non essendo necessariamente rappresentativo di tutta l’industria di trasformazione, questo livello di redditività non viene considerato atipico. Alcuni trasformatori lo hanno contestato, senza però fornire informazioni dettagliate in merito alla propria redditività. In tali circostanze, risulta che l’industria di trasformazione è assolutamente in grado di assorbire un modesto aumento del costo della materia prima senza che ciò comporti la perdita di posti di lavoro o il trasferimento delle attività. In ogni caso, è chiaro che gli attuali livelli dei prezzi sono insostenibili a medio e lungo termine.
(118)
I trasformatori hanno sostenuto altresì che i commercianti che operano sui principali mercati europei e i consumatori devono poter continuare a disporre di un prodotto di buona qualità a prezzi bassi. Essi hanno espresso particolare preoccupazione per gli acquisti speculativi che potrebbero venire effettuati subìto dopo l’introduzione di un contingente tariffario, affermando che se il contingente venisse raggiunto essi potrebbero dover cessare la produzione. Hanno infine dichiarato che, in caso di adozione di misure, queste dovrebbero permettere di mantenere un’offerta adeguata e contribuire alla stabilità dei prezzi sul mercato per consentire una migliore previsione dei costi. A tale proposito, mentre alcuni si sono mostrati assolutamente contrari a qualsiasi forma di misura, altri hanno indicato che, qualora fossero state adottate misure, avrebbero preferito un sistema di contingenti tariffari, e alcuni di essi un sistema di licenze.
(119)
Si deve osservare che le misure provvisorie proposte consistono in contingenti tariffari calcolati sulla media delle importazioni nella Comunità (compresi i nuovi Stati membri) tra il 2001 e il 2003, maggiorate del 5 %, al di là delle quali si applica un dazio supplementare. L’industria di trasformazione comunitaria dovrebbe pertanto continuare a disporre di una fornitura adeguata di materie prime senza alcun dazio supplementare.
(120)
Si ritiene pertanto che i possibili effetti negativi per i trasformatori/utilizzatori e gli importatori non possano essere considerati tali da risultare superiori ai vantaggi che dovrebbe comportare per i produttori comunitari l’istituzione delle misure provvisorie proposte, corrispondenti al minimo indispensabile per impedire un ulteriore peggioramento della situazione dei produttori medesimi.
12.6. Interesse dei consumatori nella Comunità
(121)
Dal momento che il prodotto in esame è un bene di consumo, la Commissione ha informato varie organizzazioni di consumatori dell’apertura dell’inchiesta, senza tuttavia ricevere alcuna risposta. Tenuto conto dell’entità dello scarto tra il prezzo dei pesci interi franco allevamento e il prezzo di vendita al dettaglio dei prodotti trasformati a base di salmone, si ritiene improbabile che le misure incidano in maniera significativa sui prezzi al dettaglio e l’impatto sui consumatori è quindi da ritenersi minimo.
13. PROROGA DEL TERMINE PER I PROCEDIMENTI IN CORSO
(122)
Ai sensi dell’articolo 7 del regolamento (CE) n. 3285/94 e dell’articolo 6 del regolamento (CE) n. 519/94, quando la Commissione ritiene necessaria una misura di vigilanza o di salvaguardia comunitaria, adotta le necessarie decisioni a tal fine entro nove mesi dall’avvio dell’inchiesta. In circostanze eccezionali, tuttavia, questo periodo può essere prolungato al massimo di altri due mesi.
13.1. Motivi della proroga
(123)
Per le ragioni seguenti, si ritiene che ci si trovi in circostanze eccezionali che giustificano la proroga di due mesi del termine per la conclusione delle inchieste di salvaguardia relative al prodotto in esame.
(124)
Il 1o maggio 2004, dieci nuovi Stati membri sono entrati a far parte della Comunità europea. Fino ad allora, l’inchiesta relativa ai procedimenti in corso riguardava soltanto l’UE a 15. Un numero elevato di parti interessate ha cooperato all’inchiesta finora svolta in relazione al prodotto in esame, e si prevede che anche gli operatori economici dei nuovi Stati membri desiderino cooperare appieno alle inchieste future. Per verificare le nuove informazioni pervenute, la Commissione invierà altri questionari ai produttori comunitari, ai produttori di mangimi e agli allevatori di giovani salmoni della Comunità, nonché agli importatori, ai trasformatori e agli utilizzatori dei nuovi Stati membri onde accertarne la situazione specifica. Per consentire agli operatori economici interessati di esercitare i propri diritti ai sensi dell’articolo 6 del regolamento (CE) n. 3285/94 e dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 519/94, è opportuno concedere loro un lasso di tempo ragionevole per rispondere ai questionari. Prima di trarre le proprie conclusioni, i servizi della Commissione dovranno poi verificare le informazioni contenute nelle risposte ai questionari mediante indagini presso le sedi delle parti interessate.
(125)
In seguito alla conclusione dell’inchiesta complementare della Commissione, e prima dell’adozione di eventuali misure di salvaguardia definitive nei confronti dei prodotti in esame, la Comunità europea dovrà inoltre comunicare tempestivamente le misure proposte ad alcuni partner commerciali con i quali ha concluso accordi bilaterali e ai partner commerciali dell’OMC.
(126)
Inoltre, se le misure provvisorie (che dovrebbero essere in vigore parallelamente all’inchiesta) dovessero scadere nell’ultimo trimestre del 2004, verrebbe a crearsi una situazione di incertezza sul mercato nel periodo di maggiore attività, ossia prima di Natale.
13.2. Proroga del termine
(127)
Si ritiene pertanto che, alla luce della situazione descritta, ci si trovi in circostanze eccezionali che giustificano la proroga di due mesi, dal 6 dicembre 2004 al 6 febbraio 2005, del termine per la conclusione dell’inchiesta di salvaguardia relativa al salmone d’allevamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Sistema di contingenti tariffari e dazi supplementari
1. È aperto un sistema di contingenti tariffari per un periodo compreso tra il 15 agosto 2004 e il 6 febbraio 2005 relativo alle importazioni nella Comunità di salmone d’allevamento (non allo stato libero), anche in filetti, fresco, refrigerato o congelato, classificato nei codici NC ex 0302 12 00, ex 0303 11 00, ex 0303 19 00, ex 0303 22 00, ex 0304 10 13 ed ex 0304 20 13 (in appresso denominato «salmone d’allevamento»). Il volume dei contingenti tariffari e i paesi ai quali essi si applicano sono specificati all’allegato I. I contingenti sono stati calcolati in «equivalenti pesci interi» e i tassi di conversione applicati al prodotto importato in filetti (gruppo 2) o intero (gruppo 1) sono pari rispettivamente a 1 per 0,65 e 1 per 0,9.
2. Il salmone allo stato libero non è assoggettato o imputato a contingenti tariffari. Ai fini del presente regolamento, per salmone allo stato libero s’intende quello catturato in mare, per il salmone dell’Atlantico o del Pacifico, o in acque fluviali, per quello del Danubio, per il quale le parti interessate abbiano fornito prove soddisfacenti alle autorità competenti dello Stato membro in cui è stata accettata la dichiarazione doganale di immissione in libera pratica, mediante tutti i documenti opportuni.
3. Per determinare il livello del dazio supplementare, il salmone d’allevamento di cui ai codici NC ex 0302 12 00, ex 0303 11 00, ex 0303 19 00 ed ex 0303 22 00 rientra nel gruppo 1 dell’allegato I, mentre quello classificato nei codici NC ex 0304 10 13 ed ex 0304 20 13 rientra nel gruppo 2.
4. Fatte salve le disposizioni dell’articolo 2, alle importazioni di salmone d’allevamento che superano il livello del contingente tariffario si applica il dazio supplementare specificato all’allegato I per il gruppo di appartenenza.
5. Alle importazioni di salmone d’allevamento continua ad applicarsi l’aliquota convenzionale del dazio di cui al regolamento (CE) n. 2658/87 del Consiglio (13), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2344/2003 della Commissione (14), o una qualsiasi aliquota preferenziale del dazio.
6. La Commissione potrebbe riesaminare tali misure qualora la situazione dovesse cambiare.
Articolo 2
Paesi in via di sviluppo
Le importazioni di salmone d’allevamento originarie di uno dei paesi in via di sviluppo elencati nell’allegato II non vengono assoggettate o imputate ai contingenti tariffari.
Articolo 3
Disposizioni generali
1. L’origine del salmone d’allevamento a cui si applica il presente regolamento viene determinata conformemente alle disposizioni in vigore nella Comunità.
2. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 3, l’eventuale immissione in libera pratica nella Comunità di salmone d’allevamento originario di un paese in via di sviluppo è subordinata:
a)
alla presentazione di un certificato di origine rilasciato dalle autorità nazionali competenti di detto paese e conforme ai requisiti di cui all’articolo 47 del regolamento (CEE) n. 2454/93; e
b)
alla condizione che il prodotto sia stato trasportato direttamente, ai sensi dell’articolo 4, da detto paese nella Comunità.
3. Il certificato di origine di cui al paragrafo 2, lettera a), non è richiesto per le importazioni di salmone d’allevamento corredate di una prova dell’origine rilasciata o compilata secondo le norme definite per poter beneficiare delle misure tariffarie preferenziali.
4. La prova dell’origine viene accettata solo se il salmone d’allevamento soddisfa i criteri di determinazione dell’origine specificati nelle disposizioni comunitarie vigenti.
Articolo 4
Trasporto diretto
1. Si considerano trasportati direttamente nella Comunità da un paese terzo:
a)
i prodotti trasportati senza attraversare il territorio di un altro paese terzo;
b)
i prodotti il cui trasporto è stato effettuato attraversando il territorio di uno o più paesi terzi diversi dal paese di origine, all’occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in tali paesi, a condizione che l’attraversamento dei paesi terzi sia giustificato da motivi geografici o attinenti esclusivamente alle necessità del trasporto e a condizione che i prodotti:
-
siano rimasti sotto il controllo delle autorità doganali del paese o dei paesi di transito o di deposito,
-
non vi siano stati immessi in commercio o per il consumo, e
-
vi abbiano subìto unicamente operazioni di scarico e di ricarico.
2. La prova che sono state soddisfatte le condizioni di cui al paragrafo 1, lettera b), deve essere fornita alle autorità della Comunità. Detta prova può essere presentata, in particolare, sotto forma di uno dei seguenti documenti:
a)
un documento di trasporto unico rilasciato nel paese d’origine per l’attraversamento del paese o dei paesi di transito;
b)
un certificato rilasciato dalle autorità doganali del paese o dei paesi di transito contenente:
-
una descrizione esatta delle merci,
-
la data del loro carico o ricarico o, se del caso, del loro imbarco o sbarco, con l’indicazione delle navi utilizzate.
Articolo 5
Importazioni in corso di trasporto verso la Comunità
1. Il presente regolamento non si applica ai prodotti in corso di trasporto verso la Comunità ai sensi del paragrafo 2.
2. Sono considerati in corso di trasporto verso la Comunità i prodotti che:
-
sono usciti dal territorio del paese d’origine prima della data di entrata in vigore del presente regolamento, e
-
sono scortati dal luogo di carico nel paese d’origine sino al luogo di scarico nella Comunità da un documento di trasporto valido rilasciato prima della data di entrata in vigore del presente regolamento.
3. Le parti interessate forniscono alle autorità doganali la prova che sono state rispettate le condizioni di cui al paragrafo 2.
Tuttavia, le autorità possono considerare che i prodotti hanno lasciato il paese d’origine prima della data di entrata in vigore del presente regolamento quando viene esibito uno dei seguenti documenti:
-
in caso di trasporto marittimo, la polizza di carico dalla quale risulta che il carico è stato effettuato prima di tale data,
-
in caso di trasporto per ferrovia, la lettera di vettura che è stata accettata dai servizi delle ferrovie del paese di origine prima di tale data,
-
in caso di trasporto su strada, il contratto di trasporto internazionale di merci su strada (CMR) o qualsiasi altro documento di trasporto rilasciato nel paese di origine prima di tale data,
-
in caso di trasporto aereo, la lettera di vettura aerea dalla quale risulta che la compagnia aerea ha preso in consegna i prodotti prima di tale data.
Articolo 6
Gli Stati membri e la Commissione collaborano strettamente per garantire l’osservanza del presente regolamento.
Articolo 7
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e si applica sino al 6 febbraio 2005.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 13 agosto 2004.

Labels: 2
17
5
3
6
18