Document ID: 31988R1418

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REGOLAMENTO (CEE) N. 1418/88 DELLA COMMISSIONE
del 17 maggio 1988
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, originarie del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato dal regolamento (CEE) n. 1761/87 (2), in particolare l'articolo 11,
previe consultatzioni in sede di comitato consultivo istituito dal regolamento (CEE) n. 2176/84,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel marzo 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal comitato dei costruttori europei di stampanti (EUROPRINT) a nome dei produttori che, secondo la denuncia, rappresentavano complessivamente la maggior parte della produzione comunitaria delle stampanti in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse derivante, elementi ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura. Pertanto, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, corrispondenti al codice NC ex 8471 92 90, originarie del Giappone e ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti e ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere intese.
La maggior parte degli esportatori giapponesi, alcuni importatori e tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno reso note per iscritto le loro osservazioni.
Hanno inoltre formulato osservazioni alcuni operatori commerciali, utilizzatori finali ed organizzazioni in rappresentanza degli acquirenti comunitari del prodotto.
(3) La Commissione ha raccolto e verificato le informazioni da essa ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari e ha svolto inchieste presso le sedi delle società qui di seguito elencate.
a) Produttori CEE:
- Honeywell Information Systems Italia SpA, (Hisi), Italia,
- Mannesmann-Tally GmbH, Repubblica federale di Germania,
- Olivetti Peripheral Equipment SpA, Italia,
- Philips Kommunkations Industrie AG, R.f. di Germania.
Tutti i produttori comunitari citati sono membri di Europrint.
b) Esportatori giapponesi:
- Alps Electrical Co Ltd, Tokyo,
- Brother Industries LTd, Nagoya,
- Citizen Watch Co. Ltd, Tokyo,
- Copal Co. Ltd, Tokyo,
- Fujitsu Ltd, Tokyo,
- Japan Business Computer Co. Ltd, Yokohoma,
- Nakajima All Precison Co Ltd, Tokyo,
- NEC Corporation, Tokyo,
- OKi Electric Industry Co. Ltd, Fukushima,
- Seiko Epson Corporation, Matsumoto,
- Seikosha Co. Ltd, Tokyo,
- Shinwa Digital Industry Co. Ltd, Tokyo,
- Star Micronics Co. Ltd, Shizuoka,
- Tokyo Electric Co. Ltd, Tokyo,
- Tokyo Juki Industrial Co. Ltd, Tokyo.
Gli esportatori sopra citati, ad eccezione di Japan Business Computer Co. Ltd, sono membri del comitato dei costruttori giapponesi di stampanti (CJPRINT).
c) Importatori nella Comunità:
- Alps Electric Europa GmbH, Rf di Germania
- Brother International Europe Ltd, Regno Unito
- Brother International GmbH, Rf, di Germania
- SA Brother International Belgium NV, Belgio
- Citizen Europe Ltd, Regno Unito
- Fijitsu Deutschland GmbH, R.f. di Germania
- Fujitsu Europe Ltd, Regno Unito
- Juki Europe GmbH, R.f., di Germania
- NEC Business Systems (Deutschland) GmbH, R.f. di Germania
- NEC Business Systems (Europe) Ltd, Regno Unito
- Okidata GmbH, R.f. di Germania
- Epson (UK) Limited, Regno Unito
- Epson Deutschland GmbH, R.f., di Germania
- Seikosha GmbH, R.f., di Germania
- Star Micronics Deutschland GmbH, R.f., di Germania
- Star Micronics Ltd Regno Unito
- Toshiba Europa (I.E.) GmbH, R.f., di Germania
- Toshiba Information Systems (UK) Ltd, Regno Unito.
(4) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte particolareggiate da parte dei produttori comunitari ricorrenti, di quasi tutti gli esportatori e di alcuni importatori e ha verificato per quanto necessario le informazioni ivi contenute.
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo aprile 1986 - marzo 1987 (periodo di inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(6) Nel corso della procedura sono emersi alcuni problemi concernenti il prodotto in esame e la definizione di prodotto simile.
a) Prodotto in esame
(7) I prodotti in esame sono le stampanti a impatto seriale a matrice di punti. Si tratta di unità periferiche d'uscita di elaboratori elettronici, che pertanto non possono operare autonomamente e stampano unicamente i dati già contenuti nel computer. Le stampanti in questione utilizzano una tecnologia di stampa ad impatto: un dispositivo meccanico (di norma un martelletto o una testina) colpisce un nastro inchiostrato per formare un carattere sulla carta o su un altro supporto. I metodi di stampa prevalenti sono a carattere piano, quello ad impatto (vedi punto 19) oppure quello ad impatto seriale a matrice di punti. Le macchine che utilizzano quest'ultima tecnologia stampano un carattere, una cifra o un'immagine utilizzando un'unica testina che forma una serie di piccoli punti separati sul supporto. I punti sono stampati da aghi attivati elettronicamente situati nella testina. I caratteri, le cifre, i grafici e le immagini sono ottenuti secondo la diversa disposizione dei punti.
(8) Sui mercati del Giappone e dell'Europa occidentale si trovano numerosi e diversi modelli di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, dalle macchine prodotte in serie relativamente a basso prezzo da collegare a micro e minicomputer alle grandi stampanti di costo elevato inserite nei sistemi di elaborazione dei dati per stampare grandi volumi di materiale. Tra i due estremi del mercato si trova una vasta gamma di vari modelli atti a soddisfare la domanda di diversi tipi di utilizzatori finali. In Europa occidentale sono venduti complessivamente circa 800 modelli diversi.
(9) Quanto alla tecnica di stampa la principale differenza tra tutti i modelli disponibili concerne il numero di aghi contenuti nella testina. Nel periodo oggetto dell'inchiesta le testine delle stampanti presenti sul mercato contenevano 9, 18 oppure 24 aghi. Secondo le informazioni di cui dispone la Commissione si trovano attualmente sul mercato stampanti con testina a 27 elementi, mentre entro la fine del 1988 dovrebbe essere disponibile un modello con testina a 48 aghi.
Una stampante con matrice ad alta risoluzione (testina a 24 elementi) offre una migliore qualità di stampa di una stampanta a 9 aghi. Si ritiene tuttavia che le testine a 18 aghi offrano una qualità di stampa analoga a quella delle testine a 24 aghi. A questo proposito occorre rilevare che la qualità di stampa può essere migliorata con più passaggi della testina sullo stesso carattere, a scapito tuttavia della velocità e che le testine a 24 aghi sono indispensabili per stampare i caratteri giapponesi. L'attuale classificazione comprende la qualità standard, quasi lettera (che può essere ottenuta con quasi tutte le testine) e lettera, riservata alla testine a 18, 24 o più aghi.
(10) Le differenze tra i vari modelli di stampanti a impatto seriale a matrice di punto presenti sul mercato giapponese ad europeo riguardano il numero di aghi della testina, la disposizione degli aghi stessi, la velocità di esecuzione, le dimensioni e il peso della macchina, la qualità di stampa, nonché numerosi altri elementi quali software, applicazioni, caratteristiche tecniche e operative, accessori e interfacce, ciascuno dei quali può essere preso in considerazione dagli utenti finali nella valutazione di un determinato modello. b) Definizione di prodotto simile
(11) Per definire il prodotto simile ai fini della presente procedura, che concerne una vasta gamma di stampanti, i servizi della Commissione hanno dovuto esaminare se le stampanti destinate ai mercati del Giappone e delle Comunità, le macchine importate dal Giappone e quelle prodotte nella Comunità, nonché i diversi modelli di stampanti a impatto seriale a matrice di punti disponibili sul mercato comunitario costituiscano un'unica categoria di prodotti oppure rientrino in diverse categorie nettamente separate. A questo proposito la Commissione ha dovuto esaminare in primo luogo le caratteristiche tecniche e fisiche delle stampanti. In secondo luogo, nella valutazione degli elementi comuni e analoghi nei diversi prodotti, si è dovuto tener conto delle applicazioni e dell'utilizzazione di questi ultimi. La Commissione ritiene inoltre che nella presente procedura non sia possibile definire il prodotto simile indipendentemente dagli aspetti specifici del mercato in questione e dal modo in cui i prodotti stessi vengono percepiti dagli utenti. Infine, per quanto riguarda i diversi tipi di modelli, la Commissione ha ritenuto opportuno prendere in considerazione altri fattori per individuare eventuali linee di demarcazione.
(12) La Commissione ha considerato in primo luogo che tutte le stampanti a impatto seriale a matrice di punti, essendo basate sulla stessa tecnologia precedentemente illustrata, abbiano caratteristiche fisiche e tecniche identiche. Le differenze concernenti il numero di aghi della testina, la disposizione degli aghi stessi (a linee parallele o spezzate), la velocità d'esecuzione, le dimensioni e il peso, le varie specifiche tecniche, gli accessori, il software o le interfacce possono incidere sulla qualità e sull'utilizzazione delle stampanti, senza peraltro alterarne le caratteristiche tecniche e fisiche di base. Secondo la Commissione, inoltre, le differenze tecniche e fisiche non dovrebbero essere interpretate in modo eccessivamente restrittivo e i prodotti dovrebbero essere considerati dissimili soltanto se le diverse caratteristiche implicano divergenze fondamentali in termini di applicazione, utilizzazione o percezione che gli utenti hanno dei prodotti stessi. Si può quindi ritenere che le stampanti in questione, utilizzando la stessa tecnologia e presentando caratteristiche tecniche e fisiche sostanzialmente analoghe, rientrino in un'unica categoria di prodotti.
(13) Dato che sul mercato europeo sono tuttavia presenti vari modelli di stampanti, la Commissione ha esaminato la possibilità di prendere in considerazione caratteristiche fisiche e tecniche non di base, quali velocità di esecuzione, numero di aghi, peso e simili, per tracciare una netta linea di dimarcazione tra i diversi modelli. Alcuni istituti per le ricerche di mercato utilizzano come criterio di classificazione la velocità di stampa (caratteri per secondo), senza tuttavia trovare un acordo sull'effettiva ripartizione dei prodotti. A questo proposito gli esportatori giapponesi hanno dichiarato che, a causa della costante evoluzione tecnica delle stampanti, non si può effettuare la suddivisione del mercato in base ad un criterio di velocità. La Commissione condivide tale opinione, tanto più che la velocità è soltanto una delle diverse caratteristiche delle stampanti ed è strettamente collegata alla qualità di stampa. Un altro criterio di classificazione proposto, il numero di aghi nella testina, non può essere determinante in quanto esistono stampanti aventi lo stesso numero di aghi che presentano caratteristiche e possibilità d'applicazione nettamente diverse.
Stampanti con diversi numeri di aghi possono d'altra parte avere la stessa applicazione a livello di utilizzatori finali. Il numero di aghi della testina può inoltre essere cambiato senza alterare sostanzialmente l'uso della macchina. Nella relazione presentata per conto del comitato dei costruttori giapponesi sono elencate almeno otto caratteristiche tecniche e sei caratteristiche commerciali di cui occorre tenere conto per tracciare linee di demarcazione tra le diverse stampanti a fini della classificazione. Il CJPRINT rileva tuttavia che la tecnologia di stampa a matrice di punto è soggetta ad una rapida evoluzione ed a costanti mutamenti, che si riflettono di conseguenza sulle caratteristiche tecniche delle stampanti, in base alle quali è stata effettuata la classificazione.
(14) In consideranzione dell'enorme varietà e complessità delle caratteristiche fisiche e tecniche delle stampanti a impatto seriale a matrice di punti, la Commissione ha chiesto alla società di ricerca di mercato tedesca IMV Info-Marketing Verlagsgesellschaft fuer Buerosysteme, Duesseldorf, di svolgere uno studio di mercato comparato. La società tedesca ha classifcato i modelli di stampanti in base al numero di aghi della testina e alla velocità di stampa, mettendo tuttavia in evidenza che questo tipo di classificazione era piuttosto arbitrario, nonché soggetto a contestazioni e a successive revisioni secondo l'evoluzione tecnica. Dallo studio emerge inoltre che alcune stampanti, pur presentando differenze relative a testine, velocità di stampa, dimensioni, peso e caratteristiche, svolgono praticamente le stesse funzioni. L'applicazione di una stampante dipende inoltre tanto dall'hardware quanto dal software. Macchine con diverse testine, velicità o caratteristiche possono pertanto avere prestazioni o applicazioni analoghe. La Commissione ha quindi concluso che caratteristiche diverse, escluse quelle tecniche e fisiche di base, non sono sufficienti per determinare una netta ripartizione tra i diversi modelli.
(1) GU n. L 201 del 30. 7. 1984, pag. 1.
(2) GU n. L 167 del 26. 6. 1987, pag. 9.
(3) GU n. C 111 del 25. 4. 1987, pag. 2.
(15) Per quanto riguarda le applicazioni e l'utilizzazione delle stampanti, nonché il modo in cui gli utenti percepiscono tali prodotti, la Commissione ha rilevato in primo luogo che tutte le macchine in questione hanno sostanzialmente le stesse applicazioni e prestazioni, vale a dire la stampa su carta o su altro supporto di informazioni già contenute nel computer. A questo proposito, in termini di orientamento dei consumatori nei confronti delle stampanti, la Commissione è consapevole del fatto che i vari modelli sono destinati a soddisfare diverse esigenze degli utilizzatori finali in quanto presentano differenze relative a testine di stampa, velocità di esecuzione, dimensioni, peso, specifiche tecniche, accessori, software e interfacce.
Secondo quanto è stato accertato, tuttavia, esistono unicamente due grandi aree di applicazione, personale o professionale. Una macchina destinata ad applicazioni commerciali può inoltre facilmente essere impiegata dagli utilizzatori finali per applicazioni personali, come avviene frequementemente secondo lo studio dell'IMV. La Commissione riconosce che il livello di intercambiabilità commerciale tra i diversi modelli diminuisce quando aumentano le divergenze in termini di specifiche tecniche e operative, senza che tuttavia si possa tracciare una netta ripartizione tra i diversi modelli in base alle applicazioni e alla percezione dei consumatori finali. La Commissione ha invece accertato che, da molti punti di vista, sul piano della concorrenza esistono delle sovrapposizioni. La Commissione ha pertanto concluso che diversi modelli di stampanti, oltre ad avere sostanzialmente le stesse applicazioni, sono parzialmente intercambiabili a livello commerciale.
(16) Prendendo in esame altri eventuali criteri di classificazione dei diversi modelli, la Commissione ha riscontrato che in passato i diversi tipi di stampanti sono stati costantemente modificati parallelamente all'evoluzione della tecnologia. Con l'ulteriore progresso tecnologico, in effetti, qualsiasi ripartizione (semmai è esistita) tra diversi modelli o gruppi di modelli sarebbe comunque soggetta a variazioni e mutamenti. La Commissione ha inoltre accertato che i produttori stessi non operano alcuna distinzione tra i vari tipi di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, classificate in differenti segmenti di mercato, in termini di produzione, distribuzione o contabilità. Dato che i costruttori europei e giapponesi utilizzano gli stessi impianti e lo stesso personale per tutti i modelli, le stampanti a impatto seriale a matrice di punti sono effettivamente prodotte con processi di lavorazione analoghi. Per tutti i modelli inoltre sono utilizzati gli stessi canali di distribuzione e si applicano gli stessi sistemi di contabilità interna.
(17) Dall'inchiesta è emerso che il mercato comunitario delle stampanti a impatto seriale e matrice in punti comprende una serie di prodotti non classificati in categorie nettamente separate.
(18) Ai fini della presente procedura la Commissione ha pertanto concluso che le analogie tra i diversi modelli di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, in termini di caratteristiche fisiche e tecniche, applicazioni e utilizzazione finale erano più rilevanti delle corrispondenti differenze.
c) Argomentazioni relative alla definizione di prodotto simile
(19) Europrint ha sostenuto che nella definizione di prodotto simile, oltre a tutte le stampanti a impatto seriale a matrice di punti, dovrebbero essere comprese le stampanti ad impatto seriale a carattere pieno, che, come le precedenti, sono unità periferiche di elaboratori elettronici. Europrint riconosce tuttavia che dovrebbero essere escluse dalla presente procedura le stampanti specifiche destinate ad una unica applicazione, quale la stampa di ricevute di sportelli bancari automatici, libretti bancari e ricevute di registratori di cassa.
(20) A questo proposito la Commissione ha rilevato che le stampanti ad impatto a carattere pieno usano un dispositivo detto « a margherita », una ruota piatta che gira a elevata velocità, sui raggi della quale si trovano i caratteri che vengono colpiti da un martelletto per essere stampati. Una stampante ad impatto seriale a carattere pieno presenta il vantaggio di offrire la qualità lettera, ma può riprodurre unicamente i caratteri presenti sulla margherita e pertanto non può essere utilizzata per formare grafici o immagini. Le caratteristiche fisiche e tecniche di base delle stampanti a impatto seriale a matrice di punti e delle stampanti a impatto seriale a carattere pieno sono diverse.
(21) Le diverse tecnologie incidono in modo rilevante sulle applicazioni delle macchine: le prestazioni delle stampanti a margherita si limitano ai caratteri e alle cifre presenti sul dispositivo di stampa, mentre la tecnologia della matrice di punti permette di stampare una gamma quasi illimitata di caratteri di diverse qualità e colori. La Commissione ha pertanto concluso che le stampanti ad impatto a carattere pieno e le stampanti a impatto seriale a matrice di punti non sono prodotti simili.
(22) È sorta la questione di determinare se le stampanti in grado di riprodurre caratteri giapponesi e destinate unicamente al mercato interno possano essere considerate prodotti simili venduti sul mercato del paese esportatore ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento (CEE) n. 2176/84. A questo proposito è stato affermato che le stampanti di questo tipo non sono prodotti simili dato che l'hardware è diverso da quello dei modelli esportati e le possibilità di utilizzare sono più numerose di quelle dei modelli disponibili sul mercato europeo.
(23) La Commissione ha tuttavia rilevato che le caratteristiche fisiche e tecniche e le applicazioni delle stampanti vendute sul mercato del Giappone e della Comunità non presentano differenze sostanziali. Le stampanti giapponesi vendute sul mercato interno disponendo di hardware e software supplementare e specifico, possono riprodurre caratteri giapponesi, a differenza delle macchine vendute sul mercato comunitario, ma questo unico elemento non appare sufficientemente rilevante per escluderle dalla definizione di prodotto simile. I due tipi di stampanti soddisfano esattamente le esigenze dei rispettivi utilizzatori finali e possono essere impiegate per applicazioni identiche nei diversi mercati geografici. Le stampanti a impatto seriale a matrice di punti vendute sul mercato giapponese sono pertanto prodotti simili alle stampanti disponibili sul mercato comunitario.
(24) La società Apple ha affermato che il suo modello di stampante « Imagewriter » importato dal Giappone è stato creato esclusivamente per i sistemi di elaborazione Apple e può essere utilizzato unicamente con i computer della stessa marca. Nessun'altra stampante può essere collegata agli elaboratori Apple senza modifiche tecniche. Le due ditte comunitarie alle quali la Apple aveva proposto di produrre questo tipo di stampante non avevano la capacità di soddisfare la domanda della Apple oppure non erano in grado di produrre esse stesse i principali componenti oppure non disponevano di un processo di produzione sufficientemente automatizzato e controllato per soddisfare le esigenze della Apple in materia di qualità.
(25) A questo proposito la Commissione ha rilevato che la stampante Imagewriter presenta sostanzialmente tutte le caratteristiche fisiche e tecniche di una stampante a impatto seriale a matrice di punti. Le principali differenze tra la Imagewriter e le macchine prodotte nella Comunità riguardavano la compatibilità a livello di connessione e di codici e implicavano l'impiego di un cavo di collegamento speciale tra i computer Apple e la stampante. Tali differenze non sono tuttavia sufficienti per escludere dalle definizioni di prodotti simili la stampante Imagewriter. Dato che la Apple si è rivolta a un fornitore giapponese per ragioni che non concernevano la capacità tecnica dei produttori comunitari di produrre una stampante tale da soddisfare le esigenze della Apple, la Commissione non ritiene giustificato escludere la stampante Imagewriter dalla presente procedura.
(26) La società Brother ha sostenuto che i costruttori comunitari non producono un prodotto simile al modello Twinwriter, il quale unisce la tecnologia della stampa a matrice di punti a quella della stampa a carattere pieno. Per riunire in un'unica stampante le tecnologie della stampa a matrice di punti e a carattere pieno sono stati creati componenti e software specifici. La Twinwriter è infine in grado di svolgere due tipi di prestazioni, in quanto essendo dotata di un dispositivo a margherita può stampare caratteri alfabetici in qualità lettera e, con una testina a nove aghi, può riprodurre una vasta gamma di segni, simboli e grafici.
(27) La Commissione ha rilevato in primo luogo che la Twinwriter presenta tutte le caratteristiche fisiche e tecniche di una stampante a impatto seriale a matrice di punti. In secondo luogo l'unico obiettivo della combinazione di due diverse tecnologie è di ottenere in un'unica macchina la versatilità della stampante a matrice di punti e la qualità lettera della stampante a carattere pieno. Tuttavia anche le stampanti a matrice di punti prodotte dalle ditte comunitarie e vendute sul mercato della Comunità nel periodo di riferimento sono in grado di stampare in qualità lettera. In termini di applicazioni la Commissione non ha pertanto riscontrato differenze essenziali tra la Twinwriter e le altre stampanti. La Commissione ha quindi concluso che la Twinwriter deve essere considerata una stampante ad impatto seriale a matrice di punti avente alcune caratteristiche tecniche proprie delle stampanti a impatto a carattere pieno e non ha considerato opportuno escludere la Twinwriter dalla presente procedura.
(28) La NEC ha sostenuto che le sue stampanti con testina a 24 aghi non potevano essere considerate prodotti simili a quelli comunitari dato che i costruttori comunitari non offrono macchine di questo tipo. Inoltre, secondo la società, le stampanti in questione costituiscono un mercato separato in considerazione della loro qualità, nonché della complessità di caratteristiche, accessori e funzioni. Una argomentazione analoga è stata formulata dalla società Seikosha in merito ad un nuovo modello che presenterebbe caratteristiche tecniche e operative diverse da quelle delle stampanti prodotte nella Comunità.
(29) La Commissione non ha potuto accogliere tali argomentazioni. In primo luogo Olivetti e Mannesmann-Tally vendono sul mercato comunitario stampanti con testina a 24 aghi. In secondo luogo, secondo la Commissione, la definizione di prodotto simile al prodotto importato non deve essere inter pretata in modo talmente restrittivo da giustificare la conclusione che due prodotti non sono simili per differenze qualitative, a meno che queste ultime non alterino sostanzialmente l'utilizzazione, l'applicazione o la percezione dei due prodotti da parte dell'utilizzazione finale.
Dallo studio dell'IMV risulta che, riguardo alle caratteristiche fisiche e tecniche, i modelli prodotti nella Comunità sono simili alle stampanti NEC. Non emergono differenze rilevanti sul piano dell'utilizzazione, in quanto le stampanti in questione vengono impiegate per applicazioni commerciali e l'elaborazione di testi. La presunta qualità superiore delle stampanti NEC non implica quindi che la loro utilizzazione sia fondamentalmente diversa da quella di un'altra stampante di qualità elevata. Ai fini della presente procedura la Commissione ha pertanto concluso che tutte le stampanti prodotte nella Comunità sono prodotti simili alle stampanti NEC e Seikosha.
(30) Il CJPRINT ha infine affermato che le stampanti a impatto seriale a matrice di punti dovrebbero essere classificate in base ai quattro principali settori di utilizzatori finali, in modo da definire quattro diversi prodotti simili. Per i motivi illustrati nei paragrafi 13-15 la Commissione non ha accolto tale proposta di segmentazione del mercato.
(31) Alla luce degli elementi precedentemente illustrati, la Commissione ha concluso che le stampanti a impatto seriale a matrice di punti possono essere considerate un'unica categoria di prodotti che presentano analogie sostanziali riguardo a tecnologia, caratteristiche fisiche e tecniche di base, applicazioni e impiego. Le differenze esistenti non sono sufficienti per tracciare una netta ripartizione tra i diversi modelli disponibili. Qualsiasi tentativo di definire vari prodotti simili entro la gamma delle stampanti a matrice di punti sarebbe pertanto basato su criteri complicati e arbitrari, difficilmente attuabili. La Commissione ha quindi concluso che le stampanti a impatto seriale a matrice di punti presentano caratteristiche sufficientemente analoghe per essere considerate prodotti simili nel contesto della presente procedura. Pertanto, ai fini delle conclusioni preliminari della Commissione, tutte le stampanti suddette prodotte nella Comunità sono considerate prodotti simili alle stampanti dello stesso tipo esportate dal Giappone, fatta eccezione per le macchine destinate a impieghi specifrici.
C. VALORE NORMALE
(32) Per ciascuno dei modelli esportati venduto in quantitativi sufficienti sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali il valore normale è stato determinato a titolo provvisorio in base alla media ponderata dei prezzi vigenti sul mercato interno. Nei casi in cui il volume di tali vendite era inferiore alla soglia di 5 %, stabilita dalla Commissione in precedenti casi analoghi, rispetto al volume di esportazione dei modelli in questione nella Comunità, la Commissione ha ritenuto che tali vendite fossero insufficienti per essere rappresentative ed ha determinato il valore normale in base al valore costruito.
(33) Contrariamente a quanto hanno affermato alcuni esportatori, nella determinazione del valore normale in base ai prezzi vigenti sul mercato interno la Commissione non ha considerato opportuno tener conto di eventuali prezzi di trasferimento tra società collegate o filiali di vendita degli esportatori. La Commissione, in base agli elemnti di prova forniti, non era persuasa che tali prezzi potessero essere considerati come pagati o pagabili nel corso di normali operazioni commerciali per un prodotto simile e che non fossero influenzati dai rapporti esistenti tra le parti interessate. Ai fini della determinazione del valore normale sono stati pertanto impiegati unicamente i prezzi corrisposti da acquirenti indipendenti. Le vendite agli acquirenti indipendenti, dato che rappresentavano comunque almeno il 70 % di tutte le transazioni, sono state considerate sufficientemente rappresentative di tutte le vendite sul mercato interno.
(34) Quando modelli aventi caratteristiche tecniche e operative direttamente comparabili ai prodotti esportati nella Comunità sono stati vesnduti in quantitativi sufficienti sul mercato interno, nel periodo oggetto dell'inchiesta, a prezzi che in media non permettevano di recuperare tutti i costi, il valore normale è stato determinato in base al valore costruito del modello in questione.
Un esportatore non ha tuttavia comunicato dati sufficienti sui costi di produzione dei singoli modelli. In conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84 il valore normale è stato determinato in base ai dati disponibili, vale a dire ai costi di produzione medi dei modelli prodotti dall'esportatore stesso.
(35) Quando sul mercato interno si sono verificate vendite di un modello direttamente comparabile a quello esportato nella Comunità oppure quando tali vendite erano insufficienti, il valore costruito è stato stabilito in base ai costi, fissi e variabili, sostenuti nel paese d'origine per i materiali e la produzione del modello esportato nella Comunità, ai quali è stato aggiunto un importo adeguato per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali e il profitto.
(36) L'importo relativo alle spese di vendita e di gestione, nonché alle altre spese generali e al profitto da inserire nel valore costruito è stato calcolato in base alle spese sostenute e al profitto realizzato dall'esportatore in questione sulle vendite remunerative di modelli comparabili effettuate sul mercato interno oppure, se queste ultime erano insufficienti, sulle vendite di modelli strettamente affini a quelli esportati. Quando non si sono verificate vendite di questo tipo, oppure quando il volume di tali vendite era insufficiente, il calcolo è stato basato sulla media ponderata delle spese sostenute e del profitto realizzato da altri esportatori soggetti all'inchiesta sulle vendite remunerative del prodotto simile nel mercato interno. Quando le vendite in questione sono state effettuate da una o più società consociate, con funzioni simili a quelle di un reparto vendite della società produttrice, si è tenuto conto di un importo, in linea di vendita e di gestione le le altre spese generali delle consociate stesse.
(37) Quando non è stato determinato in funzione del giro d'affari, l'importo da imputare a titolo di spese di vendita e di gestione e di altre spese generali è stato calcolato in base alla pratica contabile dell'esportatore, nei casi in cui la Commissione ha accertato che il metodo impiegato era adeguato per la determinazione dei costi in questione. Gli esportatori hanno chiesto che l'importo da imputare per determinati costi non fosse calcolato in base al giro d'affari, né alla consueta pratica contabile. Tali richieste non sono state considerate accettabili, dato che i metodi proposti erano stati elaborati unicamente ai fini dell'inchiesta antidumping in questione. La Commissione pertanto non ha ritenuto opportuno derogare al metodo normalmente seguito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento (CEE) n. 2176/84, secondo il quale tutti i calcoli dei costi devono basarsi sui dati contabili disponibili, normalmente ripartiti, se necessario, in modo proporzionale alla cifra d'affari per ciascun prodotto e ciascun mercato in questione.
Più particolarmente alcuni esportatori hanno chiesto di ripartire determinati costi in base al giro d'affari e di imputare altri costi, relativi per esempio alla ricerca e allo sviluppo, ai singoli prodotti in questione. Tale metodo è stato considerato accettabile a condizione che si potesse dimostrare che tutti i restanti costi ripartiti in base al giro d'affari non potevano essere imputati ai singoli prodotti. In caso contrario determinati costi non sarebbero stati adeguatamente ripartiti. Si è ritenuto in particolare che, quando i costi di ricerca e sviluppo potevano essere attribuiti con certezza ad un determinato prodotto attualmente commercializzato, vale a dire le stampanti a matrice di punti, era possibile imputare un determinato importo ai prodotti specifici. È stato inoltre considerato che dovevano essere imputati al prodotto in questione, in base al giro d'affari, tutti i costi di ricerca e sviluppo di carattere generale, oppure inerenti a prodotti che ancora dovevano essere venduti entro la fine del periodo di riferimento oppure a prodotti che potevano incidere sui costi di produzione delle stampanti in questione.
Tutti i costi di questo tipo sono finanziati dal giro d'affari complessivo e dal profitto dell'esportatore interessato, compreso il fatturato relativo al prodotto in questione e pertanto è stato concluso che la base più appropriata per ripartire tali costi era il giro d'affari.
(38) Alcuni esportatori di stampanti giapponesi hanno venduto i prodotti in questione, unicamente all'esportazione nella Comunità oppure tanto sul mercato giapponese quanto sul mercato dell'esportazione, a clienti indipendenti che li hanno rivenduti con la rispettiva marca (OEM: Original Equipment Manufacturers). Alcuni di questi modelli avevano forma e caratteristiche teniche diverse da quelli venduti con la marca del produttore.
Alcuni esportatori hanno affermato che i valori normali dovevano essere basati sulla media ponderata di tutte le vendite effettuate sul mercato giapponese nel corso di normali operazioni commerciali. Secondo la Commissione, tuttavia, un'impostazione di questo tipo non terrebbe conto delle differenze tra le vendite dei prodotti di marca e le vendite alle OEM. Pertanto il valore normale dei prodotti venduti alle OEM nella Comunità è stato determinato in base ai prezzi di un prodotto comparabile venduto alle OEM in Giappone nel corso di normali operazioni commerciali. Se tali vendite non erano effettuate in volume sufficiente, il valore normale è stato stabilito in base al valore costruito del prodotto in questione. Gli importi da inserire in considerazione delle spese di vendita e di gestione, nonché delle spese generali e del profitto sono stati in tal caso calcolati in base alle spese sostenute e al profitto realizzato dall'esportatore interessato sulle vendite remunerative di modelli strettamente affini al modello esportato effettuate alle OEM sul mercato interno. Quando non si sono verificate tali vendite oppure queste ultime erano in volume insufficiente, il calcolo dell'importo è stato basato sulla media ponderata delle spese sostenute e del profitto realizzato da altri esportatori oggetto dell'inchiesta sulle vendite remunerative del prodotto simile effettuate alle OEM sul mercato interno. (39) Numerosi esportatori hanno affermato che le spese di vendita e di gestione e le altre spese generali sostenute dalle loro organizzazioni di vendita in Giappone e il profitto realizzato da queste ultime non dovevano essere inseriti nel calcolo del valore normale, indipendentemente dal fatto che si fosse tenuto conto del valore costruito o dei prezzi vigenti sul mercato interno. Gli esportatori in questione hanno affermato che in tal modo il valore normale sarebbe determinato con un metodo analogo a quello seguito per il calcolo dei prezzi all'esportazione nei confronti delle organizzazioni di vendita collegate all'esportatore nella Comunità, nel quale tali costi sono dedotti per costruire i prezzi all'esportazione.
(40) La Commissione ritiene tuttavia che nei casi in esame tali spese debbano essere inserite nella determinazione del valore normale.
In primo luogo è stato accertato che tutte le organizzazioni di vendita interessate svolgevano quasi unicamente funzioni di reparto o di visione vendite. Quando tali organizzazioni svolgevano altre attività oltre alla vendita sul mercato interno (quali importazione e rivendita di prodotti di altre ditte), la Commissione ha accertato che i costi relativi alle funzioni supplementari non aumentassero l'imputazione dei costi alle vendite di stampanti a matrice di punti, effettuata sulla base del giro d'affari complessivo dell'organizzazione di vendita.
In secondo luogo, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2176/84, il valore normale calcolato in base al prezzo vigente sul mercato interno è il prezzo realmente pagato o pagabile nel corso di normali operazioni commerciali per il prodotto simile nel paese d'esportazione. Tale prezzo comprende le spese di vendita e di gestione, nonché le altre spese generali e il profitto che, nel caso degli esportatori in questione, corrispondono alle spese e al profitto delle rispettive organizzazioni di vendita sul mercato interno. Pertanto, secondo la Commissione, i costi sostenuti dalle organizzazioni di vendita devono essere inseriti nel valore normale quando quest'ultimo è calcolato in base ai prezzi vigenti sul mercato interno. In terzo luogo, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2176/84, quando il valore normale è determinato in base al valore costruito, al costo di produzione deve essere aggiunto un adeguato importo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali e il profitto. Il valore normale è in tal modo calcolato come se fossero state effettuate vendite sul mercato interno. Per poter considerare che tali vendite siano state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali nel mercato in esame, i prezzi corrispondenti devono tener conto di un importo pari a quello sostenuto dal venditore per le spese di vendita e di gestione e per le altre spese generali. Dato che nel corso delle normali operazioni commerciali le vendite di stampanti a matrici di punti in Giappone sono effettuate quasi interamente da società di vendita di proprietà del produttore o da esso controllate e che le organizzazioni di vendita svolgono le funzioni di un reparto vendite della società produttrice, le spese di vendita e di gestione e le altre spese generali sostenute dalle società di vendita degli esportatori sono costi di cui si deve tener conto ai fini della determinazione del valore normale costruito relativo ai singoli esportatori.
D. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE
(41) I prezzi all'esportazione dei prodotti direttamente venduti dai produttori giapponesi a importatori indipendenti nella Comunità sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per i prodotti venduti.
(42) In altri casi i prodotti esportati sono stati venduti a consociate che hanno importato il prodotto nella Comunità. In tali circostanze, in considerazione del rapporto esistente tra esportatore e importatore, si è ritenuto opportuno costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Da quest'ultimo prezzo sono stati dedotti sconti, riduzioni e il valore degli articoli offerti gratuitamente in occasione di una determinata vendita e si è tenuto debitamente conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, compresi i dazi e le tasse.
(43) Alcune vendite ad acquirenti indipendenti nella Comunità sono inoltre state effettuate da consociate dell'esportatore con sede nella Comunità o altrove. In alcuni casi è emerso che, pur non essendo l'importatore ufficiale, la società collegata ha svolto determinate funzioni di importatore ed ha sostenuto alcuni costi normalmente a carico di quest'ultimo. Le società in questione hanno ricevuto ordinazioni e acquistato il prodotto dall'esportatore, rivendendolo, tra l'altro, a clienti indipendenti, di norma distributori del prodotto in questione in zone in cui l'esportatore non disponeva di una consociata per l'importazione e la distribuzione del prodotto. Alcuni esportatori hanno inoltre venduto a un acquirente indipendente nella Comunità attraverso varie consociate. In tutti questi casi, ad eccezione di uno, le due consociate si trovavano nella Comunità. Nel caso che rappresenta l'eccezione, solo una consociata aveva sede nella Comunità e una al di fuori di essa. In tali circostanze i costi normalmente sostenuti da un importatore sono stati assunti dalle due consociate in questione. Una di esse ha pagato un determinato prezzo all'esportatore e ha ricevuto un prezzo superiore da parte della seconda società.
È stato affermato che in questi casi il prezzo all'esportazione realmente pagato o pagabile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento (CEE) n. 2176/84 dovrebbe corrispondere a quello fatturato da qualsiasi consociata per il prodotto venduto ad acquirenti indipendenti nella Comunità.
(44) La Commissione ritiene che, nei casi in esame, i prodotti sono stati venduti all'esportazione nella Comunità dall'esportatore giapponese ad una consociata situata nella Comunità o in un paese terzo. Le società in questione, indipendentemente dal fatto che siano riconosciute come importatori ufficiali del prodotto, svolgono le funzioni di una società importatrice controllata. Dato il rapporto esistente tra l'esportatore e la consociata il prezzo all'esportazione, considerato un prezzo di trasferimento, non può essere preso in esame in quanto non è attendibile. Il prezzo all'esportazione è stato quindi costruito in base al prezzo al quale il prodotto è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente, tenendo debitamente conto di tutti i costi sostenuti dalla società o dalle consociate in questione, a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(45) Le ripartizioni dei costi, quando erano necessarie per costruire i prezzi all'esportazione, sono state in linea di massima effettuate in base al giro d'affari. I dati inerenti ai costi e al giro d'affari utilizzati in tali circostanze si riferivano di norma all'ultimo esercizio finanziario delle società importatrici collegate e si basavano su conti sottoposti a revisione. Quando la ripartizione delle spese di vendita, di gestione e delle altre spese generali non è stata effettuata in base al giro d'affari, l'importo da imputare è stato calcolato in conformità della pratica contabile dell'esportatore, se la Commissione aveva accertato che il metodo impiegato era adeguato per determinare i costi in questione. Per determinati tipi di costi, gli esportatori hanno chiesto di non effettuare una ripartizione in base al fatturato, né alla consueta pratica contabile. Tali richieste non sono state considerate accettabili, in quanto i metodi proposti erano stati formulati unicamente ai fini dell'inchiesta antidumping in questione. Secondo la Commissione, pertanto, non sussistevano motivi validi per giustificare l'applicazione di un metodo diverso da quello previsto nell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento (CEE) n. 2176/84, a norma del quale, in linea di massima, tutti i calcoli dei costi devono basarsi sui dati contabili disponibili, normalmente ripartiti, se necessario, in modo proporzionale alle cifra d'affari per ciascun prodotto e ciascun mercato in questione.
(46) I costi ripartiti comprendevano tutte le spese di gestione e le spese generali relative alle vendite in esame, indipendentemente dal fatto che fossero sostenute dall'esportatore o dall'importatore collegato.
(47) Alcune società importatrici collegate hanno affermato che i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita variavano secondo il tipo di cliente. Soltanto alcuni importatori hanno presentato alla Commissione dati contabili sufficienti per provare la validità di tale affermazione e in tali circostanze sono state effettuate diverse ripartizioni dei costi secondo il tipo di cliente. Il metodo seguito si basava in linea di massima sul giro d'affari prodotto dalle diverse categorie di acquirenti.
(48) Per stabilire un prezzo all'esportazione costruito cif frontiera comunitaria, si è tenuto conto dei dazi doganali della Comunità e di un utile del 5 % sul fatturato. La Commissione ha fissato la percentuale del 5 % in considerazione di dati forniti da alcuni importatori indipendenti del prodotto in questione. In base alle informazioni disponibili gli utili erano compresi tra il 5 % e il 10 %. Secondo la Commissione, dato il tipo di transazioni in questione, un ragionevole margine di profitto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84 non dovrebbe essere inferiore al 5 %. Tale percentuale è stata pertanto applicata a tutte le vendite degli importatori collegati al primo acquirente indipendente nella Comunità.
(49) Per determinare i prezzi all'esportazione la Commissione ha controllato almento il 70 % di tutte le transazioni relative ai prodotti di ciascun esportatore effettuate nel corso del periodo in riferimento. Tale percentuale è stata considerata rappresentativa di tutte le transazioni degli esportatori nel periodo in esame.
E. CONFRONTO
(50) Ai fini di un valido confronto tra il valore normle e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto opportunamente conto delle differenze tali da incidere sulla comparabilità dei prezzi per quanto riguarda la natura dei prodotti, le condizioni e le modalità di vendita, nei casi in cui è stato dimostrato che tali differenze si trovavano in rapporto diretto con le vendite in questione. Sono state prese in considerazione a questo proposito differenze relative a condizioni di credito, garanzie, commissioni, retribuzioni degli operatori commerciali, imballagio, trasporto, assicurazione, movimentazione e costi accessori.
(51) I confronti tra valore normale e prezzi all'esportazione, questi ultimi calcolati in base ai prezzi realmente pagati oppure a prezzi costruiti, sono stati effettuati allo stesso stadio commerciale. I prezzi o i valori costruiti ai quali sono stati apportati adeguamenti sono stati stabiliti a livello di società di esportazione oppure di società o organizzazioni di vendita operanti sul mercato interno. I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti franco società oppure organizzazioni di vendita esportatrici. Per poter confrontare il prezzo all'esportazione e il valore normale su basi comparabili si è tenuto debitamente conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(52) Per quanto riguarda la natura dei prodotti, è stato chiesto di tener conto di differenze relative a caratteristiche e prestazioni tecniche tra determinati modelli venduti sul mercato giapponese e i modelli corrispondenti esportati nella Comunità. Le stampanti vendute sul mercato giapponese sono infatti in grado di riprodurre tanto caratteri alfanumerici quanto alcuni tipi di caratteri giapponesi (fonetici o di altro tipo). A norma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2176/84, in tali circostanze gli adeguamenti devono basarsi in linea di massima sull'effetto di tali differenze sul valore di mercato nel paese di origine o di esportazione e « quando i dati relativi ai prezzi vigenti sul mercato interno non sono disponibili oppure non consentono un valido confronto, il calcolo deve basarsi sui costi di produzione degli elementi che determinano tali differenze ». In mancanza di dati attendibili sui prezzi vigenti sul mercato interno applicabili alle prestazioni supplementari delle stampanti, l'adeguamento è stato calcolato in base alle differenze tra i valori costruiti delle stampanti in questione stabiliti aggiungendo al costo di produzione, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2176/84, un adeguato margine di profitto. In mancanza di dati attendibili sulla redditività degli elementi in questione in Giappone, è stato considerato ragionevole prendere in esame un margine di profitto uguale a quello accertato per la stampante stessa.
Un esportatore che ha chiesto di tener conto delle differenze tra le caratteristiche fisiche dei modelli venduti sul mercato interno e di quelli esportati non ha fornito sufficienti elementi di prova a sostegno e, in particolare, non ha reso noti dati particolareggiati sui costi di produzione dei modelli esportati. Dato che non è stato quindi possibile effettuare un adeguato confronto tra i costi, la richiesta è stata respinta.
(53) Un esportatore ha inoltre chiesto di tener conto delle differenze di quantità tra le vendite effettuate sul mercato interno e quelle all'esportazione nella Comunità. La richiesta si basava sulla differenza tra i costi di produzione di differenti quantità. Non sono stati tuttavia presentati sufficienti elementi di prova fondati su dati contabili relativi ai risparmi realizzati sui costi di produzione di differenti quantità e la richiesta è stata pertanto respinta.
(54) È stato inoltre chiesto di tener conto di differenze inerenti alle spese generali e amministrative, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera c) del regolamento (CEE) n. 2176/84. Secondo l'articolo in questione, tuttavia, gli adeguamenti relativi alle differenze nelle condizioni e nelle modalità di vendita si limitano alle differenze in diretto rapporto con le vendite in esame e in linea di massima non vengono effettuati adeguamenti per differenze relative alle spese amministrative e generali. Nel caso in esame la Commissione non ha ritenuto che le spese generali e amministrative rientrassero nella categoria delle spese direttamente collegate con le vendite in questione oppure che la situazione degli esportatori interessati presentasse elementi specifici tali da giustificare una deroga al principio generale. La Commissione pertanto non ha ritenuto opportuno non tener conto delle differenze relative alle spese generali e amministrative.
(55) Alcune parti hanno affermato che, quando le vendite sul mercato interno sono effettuate attraverso società di vendita collegate, dovrebbe essere seguita un'impostazione identica a quella applicata per le società importatrici collegate, secondo la quale si tiene conto di tutti i costi dell'importatore ai fini di costruire il prezzo all'esportazione. Tale argomentazione confonde due questioni diverse, vale a dire la costruzione del prezzo all'esportazione in base al prezzo di rivendita dell'importatore collegato e il confronto tra valore normale e prezzo all'esportazione. In conformità del regolamento (CEE) n. 2176/84 per costruire il prezzo all'esportazione si deducono tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, al fine di determinare un prezzo che non sia influenzato del rapporto esistente tra la società esportatrice e gli importatori ad essa collegati. Al confronto tra il valore normale e il prezzo dell'esportazione si applicano altre norme, in base alle quali sono stati effettuati adeguamenti dei prezzi in considerazione di tutti gli elementi accettabili, come risulta dai precedenti paragrafi da 50 a 54. PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 388R1418.1
(56) Alcuni esportatori hanno chiesto inoltre di tener conto delle differenze di costi tra le vendite effettuate esclusivamente a operatori in Giappone e le vendite a operatori e distributori nella Comunità. Non sono stati ricevuti elementi di prova relativi a differenze di costo tra le vendite a operatori sul mercato interno e quelle a distributori nella Comunità di cui si potesse tener conto a norma dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento (CEE) n. 2176/84 e che non fossero già stati presi in considerazione, come risulta dai precedenti paragrafi da 50 a 54.
F. MARGINI DI DUMPING
(57) Per ogni modello di ciascun esportatore il valore normale è stato confrontato con i prezzi all'esportazione di modelli comparabili, prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping relative alle importazioni di stampanti a matrice di punti originarie del Giappone da parte di tutti gli esportatori giapponesi sottoposti all'inchiesta, con un margine pari alla differenza tra il valore normale determinato e il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(58) I margini di dumping variano secondo l'esportatore, con la seguente media ponderata:
%
- Alps Electrical Co. Ltd: 7,4
- Brother Industries Ltd: 45,8
- Citizen Watch Co. Ltd: 55,0
- Copal Co. Ltd: 18,6
- Fujitsu Ltd: 86,0
- Japan Business Computer Co. Ltd: 22,4
- Nakajima Ltd: 12,3
- NEC Corporation: 70,0
- OKI Electric Industry Co. Ltd: 9,2
- Seiko Epson Corporation: 33,6
- Seikosha Co. Ltd: 73,0
- Shinwa Digital Industry Co. Ltd: 10,5
- Star Micronics Co. Ltd: 13,6
- Tokyo Electric Co. Ltd: 4,8
- Tokyo Juki Industrial Co. Ltd: 83,5
(59) Per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono espressi altrimenti durante l'inchiesta, il margine di dumping è stato valutato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84.
A questo proposito la Commissione ritiene che i risultati dell'inchiesta costituiscano la base più idonea per determinare il margine di dumping e che si offrirebbe la possibilità di eludere il dazio se si attribuisse agli esportatori in questione un margine di dumping inferiore al margine massimo di 86 % stabilito per un esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Si ritiene pertanto opportuno applicare al gruppo di esportatori suddetti quest'ultimo margine di dumping.
Inoltre la consociata di un esportatore, durante l'inchiesta svolta presso la sua sede, ha rifiutato l'accesso ad informazioni ritenute necessarie dalla Commissione per verificare la documentazione della società stessa. La Commissione non ha potuto pertanto accertare l'attendibilità dei dati ricevuti per la determinazione dei prezzi all'esportazione relativi alla società interessata e pertanto ha ritenuto opportuno elaborare le conclusioni preliminari concernenti la società stessa in base ai fatti disponibili, vale a dire ai risultati dell'inchiesta.
È stato considerato che nel caso in esame si offrirebbe l'opportunità di eludere il dazio e si premierebbe la mancanza di collaborazione se il margine di dumping attribuito all'esportatore in questione fosse inferiore al margine di dumping massimo stabilito per un esportatore che ha collaborato all'inchiesta. Pertanto la Commissione ha ritenuto opportuno applicare alla società il margine di dumping massimo.
G. INDUSTRIA COMUNITARIA
(60) Nella Comunità operano otto produttori di stampanti a impatto seriale a matrice di punti. Dall'inchiesta è emerso che nel periodo in esame le quattro ditte aderenti a Europrint hanno prodotto il 65 % circa di tutte le stampanti a impatto seriale a matrice di punti nella Comunità, una quota notevole della produzione comunitaria complessiva ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(61) La Commissione ha inoltre accertato che nel periodo oggetto dell'inchiesta tre membri di Europrint, Mannesmann-Tally, Hisi e Philips hanno importato dal Giappone stampanti a impatto seriale a matrice di punti in quantitativi pari rispettivamente al 51 %, al 42 % e all'11 %, in volume, delle loro vendite complessive nella Comunità (partendo dal presupposto che tutti i prodotti importati siano stati venduti).
(62) A questo proposito il CJPRINT ha affermato che un ricorrente dovrebbe essere escluso dalla procedura se le sue importazioni non possono essere considerate come un'azione difensiva provvisoria e se semplicemente impiega le proprie risorse di società multinazionale per importare prodotti dalle fonti che, a suo parere, offrono i migliori prodotti ai prezzi più bassi, indipendentemente dalla loro collocazione geografica. Secondo il CJPRINT, pertanto, i tre produttori comunitari in questione dovrebbero essere esclusi in quanto le loro importazioni non possono essere considerate come un'azione difensiva temporanea, dato che i prodotti sono importati in quantitativi rilevanti e rivenduti con considerevole profitto con la marca degli importatori, che hanno in tal modo aumentato la propria quota di mercato.
(63) A proposito di tali argomentazioni, la Commissione ha rilevato che l'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2176/84 lascia in certa misura alla discrezione delle istituzioni comunitarie di decidere in merito all'esclusione di determinati produttori comunitari importatori dei prodotti oggetto di dumping. Nell'esercizio di tale facoltà la Commissione ha considerato normale che grandi imprese operanti sul mercato internazionale acquistino parte della loro gamma di modelli da altri produttori. Il fatto che un produttore comunitario abbia importato prodotti per i quali sono state accertate pratiche di dumping e li abbia rivenduti con un adeguato margine di profitto di per se stesso non impedisce al produttore stesso di presentare una denuncia di dumping o di chiedere che si tenga conto del pregiudizio che ha subito. Per decidere in merito all'opportunità di escludere un produttore comunitario dalla procedura, la Commissione ha esaminato se le importazioni dei prodotti oggetto di dumping e la vendita di questi ultimi sul mercato comunitario, per le ragioni che le hanno motivate, il volume dei quantitativi importati o qualsiasi altra circostanza, debbano essere considerate un'operazione che rientra nella normale e corretta pratica commerciale. A questo proposito occorre accertare in quale misura le importazioni in questione possano essere considerate un'azione di autodifesa.
(64) Per quanto riguarda i motivi alla base di tali importazioni, la Commissione ha accertato che tutti i modelli importati dai produttori comunitari rientrano nel segmento inferiore del mercato delle stampanti a impatto seriale a matrice di punti. Prima del 1983 le tre società in questione erano presenti in questo segmento di mercato con i propri prodotti. La decisione di sostituire i propri modelli con le stampanti di origine giapponese si basava in primo luogo sulla considerazione di carattere generale che, per difendere la propria posizione sul mercato, un produttore di stampanti a matrice di punti deve essere in grado di offrire una gamma completa di prodotti ed essere presente in tutti i segmenti di mercato. Infatti, se non avessero offerto una gamma completa, le tre società avrebbero corso il rischio di perdere vendite e clienti in altri settori e di conseguenza di essere completamente eliminate dal mercato delle stampanti. In secondo luogo, dati i bassi prezzi vigenti sul mercato comunitario a causa delle importazioni dal Giappone, i costi di sviluppo e di produzione di un nuovo modello di stampante non avrebbero potuto essere recuperati entro un periodo di tempo ragionevole. I prezzi offerti dai produttori giapponesi erano talmente ridotti che, anche considerato il basso livello dei prezzi di rivendita sul mercato comunitario, i prodotti importati hanno potuto essere rivenduti con un ragionevole profitto.
(65) Per quanto riguarda il volume delle importazioni e altre circostanze, la Commissione ha ritenuto che i quantitativi in questione non fossero tanto elevati da giustificare l'esclusione delle tre società. Dato che quasi tutte le importazioni riguardavano stampanti a prezzi relativamente bassi, in termini di valore la percentuale di tali importazioni rispetto al fatturato complessivo delle tre società è nettamente inferiore alla corrispondente percentuale in termini di volume.
(66) Il numero di stampanti importate rappresenta inoltre una percentuale trascurabile delle vendite complessive nel segmento inferiore del mercato comunitario. Nel 1983 le importazioni di prodotti giapponesi da parte di produttori comunitari ammontavano a 4 460 unità, cioè a 0,5 % del consumo. Nel 1986 sono state importate 91 138 unità, pari al 4,3 % del consumo complessivo nella Comunità.
(67) Dall'inchiesta emerge inoltre che i margini di profitto sulle vendite delle stampanti importate erano superiori di appena il 5 %, come percentuale della redditività delle vendite, all'indice di redditività delle vendite delle stampanti dei produttori comunitari.
(68) Di conseguenza, la Commissione ritiene che le ragioni che hanno indotto le tre società a importare dal Giappone stampanti a impatto seriale a matrice di punti, nonché gli altri elementi presi in esame possono essere considerati come una comprensibile azione di autodifesa necessaria per rimanere sul mercato. Dato che la situazione di mercato dei produttori comunitari si è aggravata dopo il 1983, ai fini della presente procedura il fatto che le importazioni in questione non abbiano carattere provvisorio non può essere considerato determinante. Ai fini delle conclusioni preliminari la Commissione ha quindi ritenuto che le tre società aderenti a Europrint che hanno importato stampanti a impatto seriale a matrice di punti originarie dal Giappone a prezzi di dumping non debbano essere escluse dalla procedura relativa ai produttori comunitari che rappresentano l'industria della Comunità.
(69) Secondo la Commissione, pertanto, per « industria comunitaria » si intende i quattro produttori comunitari membri di Europrint.
H. PREGIUDIZIO
a) Volume e quote di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(70) Per quanto riguarda il pregiudizio non erano disponibili dati precisi sulle importazioni complessive e sul consumo totale. In base agli studi di mercato forniti dagli esportatori giapponesi, la Commissione ha calcolato che tra il 1983 e il 1986 il consumo complessivo di stampanti a impatto seriale a matrice di punti nelle Comunità è passato da 800 000 unità a 2 093 000 unità. Nello stesso periodo, le importazioni nella Comunità di stampanti a matrice di punti originarie del Giappone sono passate da 390 000 unità a 1 522 000 unità. A tale incremento corrisponde un aumento della quota di mercato dei produttori giapponesi dal 49 % nel 1983 al 73 % nel 1986.
In queste cifre sono comprese le stampanti importate dai produttori comunitari la cui percentuale rispetto alle importazioni complessive dal Giappone è passata da 1 % nel 1983 al 6 % nel 1986.
(71) Nel periodo in esame, secondo le informazioni fornite dagli esportatori giappponesi che hanno collaborato con la Commissione nel corso della procedura, le esportazioni di stampanti giapponesi nella Comunità ammontavano a 2 000 000 di unità circa. Ai fini delle conclusioni preliminari, si può valutare che il 90 % dei prodotti esportati, pari a 1 800 000 unità, sia stato venduto sul mercato comunitario. Nello stesso periodo la vendite complessive di stampanti prodotte dalle società aderenti a Europrint e vendute nella Comunità ammontavano a 272 000 unità circa.
(72) Per quanto riguarda la ripartizione del mercato comunitario delle stampanti in questione, le informazioni di cui disponeva la Commissione riguardavano un segmento di macchine a basse velocità con stampa principalmente, ma non esclusivamente, in qualità standard, un segmento di macchine a velocità media comprendente stampanti per uso professionale con stampa anche in qualità lettera e un segmento di macchine ad alta velocità in grado di stampare anche in qualità lettera. Secondo tale ripartizione è stato delineato l'andamento del mercato tra il 1983 e il 1986. Nel segmento inferiore il consumo complessivo è passato da 255 000 unità a 807 000 unità, con un incremento del 316 %. Nello stesso periodo la quota di mercato delle stampanti giapponesi è aumentata dal 65 % all'88 %, mentre quella dei produttori comunitari è scesa dal 24 % al 7 %. Nel segmento intermedio, il consumo complessivo è passato da 473 000 unità a 1 133 000 unità, con un incremento del 239 %. Nello stesso periodo la quota di mercato delle stampanti giapponesi è aumentata dal 46 % al 65 %, contro una diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria dal 34 % al 25 %. Nel segmento superiore il consumo totale, pari a 72 000 unità nel 1983, è salito a 153 000 unità nel 1986. La quota di mercato delle stampanti giapponesi è aumentata dal 4 % nel 1983 al 47 % nel 1986. Nello stesso periodo la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa dal 61 % al 28 %.
(73) Nel periodo 1983-1986 le esportazioni in Giappone di stampanti a impatto seriale a matrice a punti prodotte nelle Comunità sono scese da 1 040 unità a 0.
b) Prezzi
(74) Secondo gli studi di mercato presentati dagli esportatori giapponesi, tra il 1983 e il 1986, la media ponderata dei prezzi di tutti i produttori delle stampanti in esame è scesa del 35 % nei segmenti inferiore e superiore e di 21 % nel segmento intermedio. Nel periodo compreso tra il 1985 e i primi tre mesi del 1987 la media ponderata dei prezzi di un produttore comunitario in tutti i segmenti di marcato è scesa nei diversi Stati membri del 25 %-38 % nel segmento inferiore, del 6 %-23 % nel segmento intermedio e del 4 %-14 % nel segmento superiore. Il calcolo si basa sulla media ponderata dei prezzi di vendita del produttore comunitario nella Repubblica federale di Germania, in Francia, in Italia e nel Regno Unito dove è venduto oltre l'80 % della produzione comunitaria, nonché delle esportazioni giapponesi nella Comunità. È quindi emerso che nel segmento inferiore e intermedio, dove le esportazioni giapponesi sono maggiormente presenti, la flessione dei prezzi del produttore comunitario è stata nettamente superiore a quella registrata nel segmento superiore, nel quale le vendite di macchine giapponesi incidono in misura minore.
(75) Per quanto riguarda la differenza tra i prezzi, la Commissione non ha tenuto conto dei prodotti venduti a operatori indipendenti in Giappone e destinati all'esportazione nella Comunità. Effettivamente, ai fini della presente procedura, i prezzi di tali modelli, fissati dagli operatori stessi, non potevano essere confrontati con quelli dei modelli comunitari. (76) Nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli esportatori giapponesi hanno venduto ad acquirenti indipendenti nella Comunità direttamente dal Giappone oppure attraverso le loro consociate di vendita nella Comunità. Per confrontare i prezzi di vendita dei prodotti importati con quelli delle stampanti prodotte nella Comunità la Commissione ha calcolato la media ponderata dei prezzi di vendita per i diversi canali di distribuzione, vale a dire le vendite alle OEM, ai distributori, agli intermediari e agli utilizzatori finali. Il prezzo di vendita medio di ciascun esportatore giapponese nei singoli canali di distribuzione nei quattro Stati membri (Francia, Repubblica federale di Germania, Italia e Regno Unito) è stato confrontato con le cifre corrispondenti relative a ciascuno dei quattro produttori comunitari.
(77) Per effettuare il confronto la Commissione si è basata sullo studio della IMV, precedentemente citato, relativo al confronto tra i modelli. Lo studio ha individuato tre segmenti principali secondo il numero di aghi nella testina (9, 18 e 24), suddividendoli ulteriormente in sette sottosegmenti secondo la velocità di stampa.
(78) Benché sul mercato sia disponibile un'enorme varietà di modelli, ai fini di un confronto non esistono modelli indentici. La Commissione ha pertanto selezionato alcuni modelli da essa ritenuti rappresentativi, in base al volume di vendita nei singoli sottosegmenti, in ciascuno dei quali sono stati presi in considerazione almeno due modelli prodotti nella Comunità. Nel terzo segmento dello studio IMV, tuttavia, era disponibile soltanto un modello comunitario in ciascun sottosegmento. Ai fini del confronto i due sottosegmenti in questione sono stati quindi considerati complessivamente. I modelli comunitari considerati rappresentativi corrispondevano al 67 % circa della vendite complessive di tutti i modelli dell'industria comunitaria nella Comunità.
(79) La Commissione ha quindi confrontato i prezzi dei produttori comunitari per i modelli selezionati con i prezzi degli esportatori giapponesi per i modelli classificati negli stessi sottosegmenti. I modelli giapponesi sono stati scelti in base alle analogie (caratteristiche tecniche e operative) con i modelli comunitari comparabili. Quasi tutte le caratteristiche tecniche e operative dei modelli giapponesi erano analoghe o superiori a quelle dei modelli comunitari comparabili. Quando un modello simile non era disponibile, i prezzi dei produttori comunitari sono stati confrontati con quelli di modelli giapponesi classificati in un sottosegmento superiore.
(80) I modelli giapponesi presi in considerazione ai fini del confronto rappresentavano il 52 % circa di tutte la vendite degli esportatori giapponesi per i quali sono disponibili dati. Tale percentuale comprende unicamente i modelli giapponesi simili ai modelli comunitari in questione che sono stati direttamente confrontati con questi ultimi senza apportare adeguamenti o con adeguamenti minimi. Gli adeguamenti sono stati effettuati unicamente per tener conto di differenze nelle modalità e nelle condizioni di vendita, nonché dei diversi canali di distribuzione. Non sono state prese in considerazione differenze inerenti a caratteristiche tecniche e operative, in quanto queste ultime non sono state ritenute abbastanza rilevanti per gisutificare gli adeguamenti. Era inoltre estremamente difficile quantificare l'eventuale incidenza di tali differenze in termini di valore.
(81) Nel primo segmento otto modelli di tre produttori comunitari sono stati confrontati con trentasette modelli di nove esportatori giapponesi, nel secondo segmento il confronto è stato effettuato tra quattro modelli di tre produttori comunitari e tre modelli di due esportatori giapponesi, mentre nel terzo segmento due modelli di due produttori comunitari sono stati confrontati con dieci modelli di sei esportatori giapponesi. In base a tale confronto la Commissione ha accertato che, per quasi tutte le transazioni, la differenza tra i prezzi era compresa tra il 5 % e il 21 %. I dati su cui si basa il calcolo della differenza tra i prezzi sono riservati e in precedenza non sono mai stati disponibili per alcun studio di mercato.
(82) A questo proposito gli esportatori giapponesi avevano tuttavia affermato che alcuni modelli dei costruttori comunitari erano più pesanti o avevano una durata utile più lunga di quella dei modelli giapponesi comparabili oppure presentavano caratteristiche specifiche diverse da quelle delle stampanti giapponesi e che tali differenze giustificavano i prezzi più elevati, almeno nei confronti di alcuni utilizzatori. Nell'ambito della presente procedura e ai fini delle conclusioni provvisorie la Commissione non era in grado di verificare l'esattezza e la validità di tali affermazioni. Nella presente fase della procedura non era inoltre possibile valutare l'incidenza di tali differenze sulla percezione dei prodotti in esame da parte dei consumatori e quindi sui prezzi. La Commissione pertanto non è stata in grado di elaborare conclusioni provvisorie in merito a tali argomentazioni. La Commissione, lasciando per il momento in sospeso qualsiasi considerazione sugli aspetti sostanziali delle argomentazioni formulate dagli esportatori giapponesi, dispone comunque di sufficienti elementi di prova per riterne che il margine medio di differenza tra i prezzi sia pari almeno al 10 %.
c) Altri fattori economici pertinenti
(83) Quanto alla situazione generale dell'industria comunitaria, la Commissione ha accertato che la capacità di produzione effettiva delle società aderenti a Europrint tra il 1983 e il 1986 è passata da 242 800 unità a 528 000 unità, con un coefficiente di sfruttamento degli impianti relativamente stabile del 70 % circa. Nello stesso periodo la produzione è quindi aumentata da 175 000 unità a 390 000 unità. La crescita della produzione è tutttavia dovuta principalmente all'incremento del 404 % registrato da una delle industrie, mentre la produzione delle altre tre società comunitarie nello stesso periodo è aumentata soltanto di una percentuale compresa tra il 140 % e il 174 %.
(84) Il numero di stampanti vendute dai produttori comunitari nel mercato della Comunità è passato da 151 000 unità nel 1984 (esclusi Spagna e Portogallo) a 258 000 unità nel 1986 (compresi Spagna e Portogallo). Nello stesso periodo le scorte dei produttori comunitari di stampanti ad impatto seriale a matrice di punti sono aumentate più rapidamente delle vendite, passando da 23 000 unità nel 1983 a oltre 78 000 unità nel 1986. La quota di mercato complessiva dei produttori comunitari per quanto riguarda le stampanti in questione è scesa dal 33 % circa nel 1983 al 18 % nel 1986.
(85) L'indice di redditività dei produttori comunitari sulle vendite dei propri prodotti nel mercato della Comunità mette in evidenza una sensibile tendenza alla flessione dal 1984 in poi. Nel 1984 tutte la società aderenti a Europrint avevano realizzato profitti sulle vendite delle stampanti di produzione propria, mentre nel 1986 una società aveva già subito perdite rilevanti. Tra il 1984 e il 1986 i margini di profitto delle altre società sono diminuiti rispettivamente del 63 %, 30 % e 16 % circa.
(86) In base ai risultati provvisori relativi al 1987, la tendenza alla flessione continua. Nel 1987 i conti operativi di due società dovrebbero registrare perdite rilevanti e i margini di profitto delle altre due società, già estremamente bassi, dovrebbero subire un'ulteriore riduzione. Tali risultati devono essere valutati in considerazione delle iniziative e degli investimenti di ampia portata relizzati dai quattro produttori comunitari per ridurre i costi di produzione delle stampanti.
(87) Tra il 1984 e il 1986 l'occupazione nell'industria comunitaria è rimasta stabile.
d) Conclusioni
(88) Per stabilire se l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio sostanziale ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2176/84, la Commissione ha rilevato che le cifre relative alla capacità, alla produzione e alle vendite, anche se in termini assoluti e considerate isolatamente, indicano una tendenza positiva, registrano un ritardo rilevante rispetto all'andamento generale del mercato, nonché un incremento molto più lento nei confronti delle importazioni dal Giappone e del consumo generale. Tra il 1983 e il 1986, mentre il consumo generale è aumentato di circa il 262 % (da 800 000 unità a 2 100 000 unità circa), l'industria comunitaria ha avuto un incremento di capacità del 217 %, mentre la produzione è salita del 222 % (approssimativamente da 175 000 unità a 388 000 unità) e l'incremento delle vendite delle stampanti di produzione propria non ha superato il 171 %, (prendendo come base le vendite del 1984). L'aumento della produzione è stato inoltre parzialmente annullato da un incremento delle scorte di 334 %. In altri termini, l'aumento di produzione dell'industria comunitaria è stato in parte assorbito dal corrispondente aumento delle scorte. Le cifre relative all'andamento finanziario mettono in evidenza infine che la situazione dell'industria comunitaria ha subito un rapido deterioramento, tuttora in corso.
(89) Il calo di redditività si è manifestato con molteplici conseguenze. I produttori comunitari sono stati particolarmente prudenti per quanto riguarda gli investimenti in nuove capacità e conseguentemente l'occupazione non è aumentata, nonostante l'incremento della produzione e delle vendite, dato che gli imprenditori non hanno voluto affrontare il rischio di assumere nuovo personale in un settore sempre meno redditizio. L'industrie comunitaria è stata inoltre costretta a ridurre le spese per ricerca e sviluppo relative alle stampanti ad un livello nettamente inferiore rispetto a quello dei principali concorrenti giapponesi. A causa della mancanza di risorse sufficienti da destinare a nuove tecnologie, i costruttori europei sono già in ritardo rispetto allo sviluppo di nuove tecniche quali la stampa laser o a getto d'inchiostro.
(90) Inoltre, a causa delle previsioni di un costante calo dei prezzi, sono stati rinviati o abbandonati progetti relativi al lancio di nuovi modelli da parte dei produttori comunitari, che non hanno pertanto potuto avviare iniziative valide e redditizie in questo settore. La situazione non è migliorata nonostante gli interventi messi in atto dall'industria comunitaria per ridurre i costi fissi al fine di sostenere la concorrenza dei modelli giapponesi venduti sul mercato a prezzi inferiori.
L'esigenza di ridurre i costi ha indotto un produttore aderente a Europrint a chiudere un impianto situato al di fuori della Comunità che produceva stampanti destinate al segmento inferiore di mercato e vendute per il 90 % nella Comunità.
(91) Pur concentrando la produzione su una gamma limitata di modelli, l'industria comunitaria non è stata in grado di operare con coefficienti di sfruttamento degli impianti sufficientemente elevati. In seguito alla diminuzione della quota di mercato, l'industria comunitaria, a differenza dei suoi concorrenti giapponesi, non ha inoltre potuto beneficiare di economie di scala derivanti da un maggior volume di produzione.
(92) Per quanto riguarda il pregiudizio, gli esportatori giapponesi hanno affermato che tutti i ricorrenti appartengono a gruppi industriali molto più grandi che realizzano elevati profitti. A questo proposito la Commissione rileva che in conformità dell'articolo 4, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2176/84 il pregiudizio può essere valutato unicamente in rapporto alla produzione comunitaria del prodotto simile. Nel caso in esame, pertanto, il pregiudizio deve essere determinato in rapporto alle operazioni di produzione e di vendita dei produttori comunitari relative alle stampanti a impatto seriale a matrice di punti. Il fatto che il pregiudizio subito in tali operazioni possa essere stato compensato da profitti in altri settori della società non deve essere preso in considerazione.
(93) In base all'inchiesta preliminare la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria delle stampanti a impatto seriale a matrice di punti subisce attualmente un pregiudizio sostanziale.
I. PREGIUDIZIO DERIVANTE DALLE IMPORTAZIONI IN DUMPING
a) Conseguenze delle importazioni oggetto di dumping
(94) Per determinare se il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria sia stato provocato dalle pratiche di dumping ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2176/84, la Commissione ha accertato che il calo dei prezzi, la diminuzione della quota di mercato e le perdite finanziarie oppure la diminuzione della redditività dell'industria comunitaria coincidono con l'incremento del volume delle importazioni delle stampanti a matrice di punti originarie del Giappone. Inoltre altri indicatori della situazione di un'industrie, quali le cifre relative alla capacità e alle scorte, in base alle medie ponderate e in rapporto al consumo complessivo, mettono in evidenza un netto deterioramento delle condizioni dell'industria comunitaria tra il 1984 e il 1986. In un mercato caratterizzato dalla concorrenza tra i prezzi e ampiamente dominato dagli esportatori giapponesi, le notevoli sottoquotazioni praticate da questi ultimi, in condizioni di dumping, ha notevoli conseguenze negative sulle vendite e, di conseguenza, sulla redditività dei produttori comunitari concorrenti. La connessione tra elementi quali predominanza sul mercato, sottoquotazione e dumping emerge chiaramente nei segmenti inferiore e intermedio dove il calo dei prezzi dei produttori comunitari è molto più elevato di quello registrato nel segmento superiore, in cui gli esportatori giapponesi controllano una quota di mercato minore.
b) Conseguenza di altri fattori
(95) Per stabilire se il pregiudizio subito dai ricorrenti potesse essere attribuito ad altri fattori ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2176/84, la Commissione ha esaminato in primo luogo se sussistevano elementi di questo tipo attribuibili alle singole società comunitarie. Non sono tuttavia stati presentati o accertati elementi di prova attendibili per dimostrare che il pregiudizio poteva essere provocato da problemi interni delle società in questione. Secondo le relazioni annuali di bilancio per il 1986, le quattro società mettevano in evidenza risultati almeno soddisfacenti in altri settori di attività collegati alla burotica. Secondo la Commissione, pertanto, i fattori inerenti alle singole società non hanno contribuito, se non in misura minima, al deterioramento globale della situazione economica dei produttori europei di stampanti a matrice di punti aderenti a Europrint.
(96) Per quanto riguarda l'eventualità che il pregiudizio sia stato provocato da fattori quali la contrazione della domanda oppure il volume e i prezzi delle importazioni non oggetto di dumping, come già risulta dall'inchiesta, la Commissione ha accertato che nel periodo dal 1983 al 1986 la domanda di stampanti periferiche e in particolare di stampanti a impatto seriale a matrice di punti è nettamente aumentata e secondo le previsioni di organizzazioni per le ricerche di mercato dovrebbe ancora aumentare in futuro. Nello stesso periodo, inoltre, sono sensibilmente diminuite le importazioni di stampanti a matrice di punti prodotte da società non giapponesi. Non risultava inoltre che i prezzi ai quali questi ultimi prodotti importati sono stati venduti fossero sensibilmente inferiori a quelli dei produttori comunitari. Ai fini delle risultanze provvisorie, la Commissione conclude pertanto che il pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria non può essere attribuito alla contrazione della domanda, né al volume e ai prezzi di importazioni non oggetto di dumping.
c) Argomentazioni degli esportatori e degli importatori di stampanti giapponesi a impatto seriale a matrice di punti in merito alle cause del pregiudizio
(97) In merito all'esistenza di altri fattori che avrebbero potuto provocare pregiudizio, gli esportatori e un importatore di stampanti giapponesi a impatto seriale a matrice di punti hanno formulato diverse argomentazioni.
(98) In primo luogo il CJPRINT ha affermato che l'indebolimento dei costruttori europei è dovuto alla strategia da essi attuata e volta a creare e a mantenere nicchie di mercato per i propri sistemi completi di elaborazione basati sui personal computer. In altri termini, le società europee hanno fornito principalmente stampanti destinate al settore di mercato costituito dagli utilizzatori dei loro sistemi di elaborazione. Secondo gli esportatori giapponesi, inoltre, le stampanti di produzione comunitaria fornivano una gamma limitata di prestazioni ed erano commercializzate soltanto in alcune zone geografiche della Comunità. In secondo luogo, a parere del CJPRINT, i produttori comunitari hanno attuato una strategia di economia dei costi a breve termine con l'importazione di stampanti a matrice di punti di origine giapponese, rinunciando in tal modo a sviluppare il know-how necessario per la tecnologia e la commercializzazione di stampanti destinate al mercato di massa. In terzo luogo i produttori comunitari avrebbero avviato troppo tardi la produzione di stampanti compatibili con i personal computer IBM, la cui domanda era in espansione già dal 1983. Le stampanti giapponesi a impatto seriale a matrici di punti avrebbero infine prestazioni nettamente superiori a quelle delle stampanti dello stesso tipo prodotte nella Comunità per quanto riguarda caratteristiche e valutazioni, nonché in termini di qualità. Il CJPRINT ha concluso che la situazione economica dell'industria comunitaria non era dovuta al dumping, bensì al fatto che gli esportatori avevano attuato strategie di mercato più efficaci, offrivano prodotti di qualità superiore e applicavano tecniche di marketing più efficienti e meglio adeguate alle esigenze dei consumatori.
(99) La Seiko Epson, per il fatto di essere stata in passato il fornitore esclusivo della IBM, ha affermato di aver acquisito vantaggi significativi in termini di costi e di esperienza grazie ai quali ha potuto controllare una quota di mercato predominante senza ricorrere a pratiche di dumping.
(100) La Apple ha affermato che le sue importazioni di stampanti Imagewriter non erano tali da provocare pregiudizio, dato che nessun fornitore comunitario disponeva della capacità necessaria per soddisfare le esigenze della Apple in campo mondiale.
La capacità di produzione complessiva di stampanti a impatto seriale a matrice di punti nella Comunità (comprese anche le società non aderenti a Europrint) nel 1986 rappresentava soltanto il 75 % circa del previsto fabbisogno della Apple per l'anno commerciale avente inizio il 1o aprile 1987.
(101) Per valutare la pertinenza di tali argomentazioni, la Commissione ha esaminato in primo luogo se l'industria comunitaria abbia applicato una strategia volta a creare nicchie di mercato e se effettivamente abbia reagito troppo tardi all'esigenza di adeguare i propri prodotti all'evoluzione del mercato. È stato accertato che prima del 1984 tutte le società aderenti a Europrint offrivano sul mercato comunitario le proprie stampanti a impatto seriale a matrice di punti classificate nel settore inferiore. L'Olivetti produce e vende tuttora stampanti destinate al mercato di massa. Anche la Mannesmann-Tally, che si è ritirata dal mercato di massa nel 1984, produce una stampante dello stesso tipo, destinata al settore ristretto dei produttori di bilance industriali. La Hisi ha cessato la produzione del proprio modello di stampante per il mercato di massa nel settembre 1986, quando ha deciso di sostituirlo con una stampante prodotta in Giappone. La Philips ha prodotto e venduto le proprie stampanti a bassa velocità con testina a nove aghi sino al 1984, quando ha deciso di sostituire tali modelli con stampanti di origine giapponese. Secondo la Commissione, ai fini delle conclusioni preliminari, tali elementi dimostrano che i produttori comunitari non hanno seguito strategie volte a creare nicchie di mercato. L'attuale predominanza degli esportatori giapponesi sul mercato di massa è dovuta al fatto che i produttori comunitari sono stati quasi totalmente eliminati dalle importazioni giapponesi.
(102) Quanto alle importazioni di stampanti di origine giapponese da parte di tre società aderenti a Europrint, la Commissione rileva in primo luogo che il pregiudizio subito da un produttore comunitario in seguito alle importazioni di prodotti oggetto di dumping da parte di altri produttori comunitari può non essere influenzato dal fatto che il produttore stesso abbia importato prodotti dello stesso tipo. In secondo luogo il fatto che il pregiudizio di un produttore comunitario derivi dalle importazioni di un altro produttore comunitario di per se stesso non è pertinente. L'unico tipo di pregiudizio da non prendere in considerazione è quello causato dall'importatore a se stesso e che pertanto si aggiunge al pregiudizio derivante dalle vendite di altri importatori oppure dalle importazioni di altri produttori comunitari.
(103) Alla luce di tali considerazioni, la Commissione ha accertato che i tre produttori comunitari in questione hanno importato unicamente prodotti oggetto di dumping che non erano in concorrenza con i propri modelli oppure non erano comparabili a questi ultimi.
Philips e Hisi hanno completamente abbandonato la produzione di stampanti destinate al mercato di massa, mentre la Mannesmann-Tally ha cambiato strategia di marketing vendendo le proprie stampanti a bassa velocità unicamente su mercati vincolati. Philips inoltre non ha venduto le stampanti di origine giapponese come prodotti separati, dato che ha incorporato tutti i modelli importati nei propri sistemi di elaborazione.
(104) Per quanto riguarda la questione della compatibilità con i personal computer IBM, la Commissione ha accertato che prima del 1983 la principale quota di mercato comunitario non era controllata da IBM, ma da un altro produttore. I costruttori di stampanti a impatto seriale a matrici di punti dovevano quindi fornire macchine adeguate ai sistemi della società predominante. Tutte le imprese aderenti a Europrint erano inoltre in grado di produrre ed hanno effettivamente prodotto stampanti compatibili con tutti i personal computer disponibili sul mercato, ad eccezione degli elaboratori IBM, dato che la Seiko Epson deteneva i diritti esclusivi di produrre stampanti compatibili. Nel 1984, quando tali diritti sono stati eliminati e nel 1985 il mercato delle stampanti è stato caratterizzato dalla concorrenza tra le imprese per produrre stampanti compatibili con computer IBM e nel 1986 la compatibilità era diventata la norma. La quota di mercato delle stampanti compatibili con IBM è passata dal 10 % nel 1983 al 29 % nel 1984 ed è ulteriormente salita al 48 % nel 1985, per raggiungere un primo valore massimo del 70 % nel 1986.
(105) La Commissione non ritiene tuttavia che le società europee abbiano reagito troppo tardi all'evoluzione del mercato. Mannesmann-Tally e Hisi hanno iniziato a produre stampanti a matrici di punti compatibili con elaboratori IBM alla fine del 1983, seguite da Olivetti nel marzo 1984 e da Philips nell'agosto dello stesso anno. In tali circostanze non può essere accolta l'argomentazione secondo la quale l'industria comunitaria avrebbe risposto con ritardo alla domanda di mercato relativa alle stampanti compatibili con IBM. A questo proposito le dichiarazioni della Seiko Epson possono in parte spiegare il suo successo di mercato ma non dimostrano in modo decisivo che la società non abbia contribuito con pratiche di dumping al pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria.
(106) Quanto alla presunta superiorità dei prodotti giapponesi in termini di tecniche di marketing e di qualità la Commissione non ha ricevuto né accertato elementi di prova tali da indicare che le stampanti prodotte dall'industria comunitaria nel loro complesso fossero di qualità inferiore, richiedessero maggiore manutenzione oppure fossero inadeguate alle esigenze degli utilizzatori finali.
I produttori comunitari hanno presentato alla Commissione articoli pubblicati in riviste indipendenti e specializzate che, contrariamente a quanto affermano gli esportatori giapponesi, elogiavano l'efficienza e la compatibilità delle stampanti prodotte da diversi costruttori europei aderenti a Europrint. Non risultava inoltre che le reti di distribuzione o i servizi dopovendita dei produttori europei fossero inferiori a quelli degli esportatori giapponesi. Le argomentazioni formulate a questo proposito non sono quindi state accettate.
(107) Quanto alle argomentazioni della Apple, la Commissione ha rilevato che la società in questione, essendosi rivolta unicamente a due produttori comunitari, non può affermare che era impossibile far produrre nella Comunità il proprio modello di stampante Imagewriter per motivi di qualità. In merito alle argomentazioni inerenti alla capacità, la Commissione ha rilevato in primo luogo che la Apple si riferisce alla cifre di capacità comunitaria del 1986, che erano già fortemente compresse dal volume insoddisfacente delle vendite dell'industria comunitaria, vendite in calo a causa delle pratiche di dumping degli esportatori giapponesi. Non appare accettabile utilizzare cifre eccessivamente basse a causa di pratiche di dumping come argomentazione per dimostrare l'insufficienza della capacità. In secondo luogo la Commissione ha accertato che le cifre relative alla capacità fornite dall'industria comunitaria si riferivano unicamente ad un unico turno di lavoro. Con due o tre turni di lavoro, che potrebbero essere introdotti senza nuovi investimenti sostanziali, la capacità dell'industria comunitaria sarebbe almeno due volte superiore rispetto a quella indicata dalla cifre fornite. Ai fini delle conclusioni preliminari, l'argomentazione della Apple non è stata pertanto accolta.
d) Conclusione
(108) In conclusione il volume e la quota di mercato delle importazini oggetto di dumping, i prezzi ai quali le stampanti in dumping sono state vendute nella Comunità, nonché la diminuzione dei profitti e le perdite subite dall'industria comunitaria hanno indotto la Commissione a stabilire che le conseguenze delle importazioni in dumping di stampanti a impatto seriale a matrice di punti originarie del Giappone, considerate isolatamente, hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
J. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
a) Considerazioni di carattere generale
(109) Per valutare se nell'interesse della Comunità sia opportuno prendere provvedimenti contro le importazioni in dumping di stampanti a impatto seriale a matrice di punti originarie del Giappone che, come risulta dalla procedura, hanno provocato un sostanziale pregiudizio all'industria comunitaria ricorrente, la Commissione ha considerato in primo luogo che le stampanti sono un elemento essenziale dei sistemi di elaborazione elettronica dei dati e che l'industria della stampanti svolge una funzione determinante nell'ambito della produzione di macchine per ufficio. Le stampanti sono il principale dispositivo in grado di presentare i dati d'uscita del computer e l'unica apparecchiatura che fornisca all'utilizzatore finale la stampa su carta dei dati di input e di output. La tecnologia delle stampanti deve quindi svilupparsi parallelamente a quella dei computer in termini di configurazione, complessità e potenza. Dato lo stretto collegamento esistente tra stampanti e computer, l'abbandono o la riduzione sostanziale della produzione di stampanti da parte dei costruttori comunitari avrebbe gravi conseguenze sul settore dell'elaborazione elettronica dei dati nella Comunità.
(110) In secondo luogo la Commissione ha considerato che, dato il rapido sviluppo delle tecnologie di stampa, i produttori di stampanti devono trovarsi in una solida posizione economica per potersi adeguare a questa evoluzione. Appare evidente che soltanto le società che dispongono di risorse sufficiente possono effettuare gli investimenti necessari per sostenere la concorrenza sul mercato dell'ultima generazione di stampanti, basate su tecnologie a non impatto quali laser, deposizione di ioni, stampa termica o a getto d'inchiostro. Un produttore di stampanti a impatto seriale a matrice di punti in difficoltà oppure un reparto di produzione di stampanti a impatto seriale a matrice di punti di una società più grande che non siano redditizi oppure realizzino profitti estremamente bassi non saranno in grado di affrontare la sfida tecnologica. Il ritardo accumulato in un mercato in rapida evoluzione avrà ulteriori e inevitabili effetti negativi sull'occupazione. Secondo la Commissione, pertanto, per salvaguardare l'interesse della Comunità è necessario intervenire affinché l'industria comunitaria possa continuare ad operare efficacemente.
b) Argomentazioni formulate da esportatori, importatori, operatori commerciali e utilizzatori finali
(111) A questo proposito il CJPRINT e Seiko Epson dubitano che l'istituzione di dazi antidumping possa effettivamente contribuire a incrementare la quota di mercato e la redditività dei costruttori comunitari di stampanti. Secondo il CJPRINT anche dopo l'istituzione dei dazi l'industria comunitaria continuerà a seguire l'attuale strategia di mercato. Il segmento inferiore di mercato ha inoltre ampiamente raggiunto il punto di saturazione, senza alcun margine oppure con margini ridottissimi per volumi di vendita o profitti supplementari e in altri segmenti di mercato l'industria comunitaria è già redditizia. Secondo il CJPRINT, inoltre, i dazi antidumping favoriranno con ogni probabilità i concorrenti di paesi terzi e avranno la rischiosa conseguenza di rendere più competitive le stampanti che utilizzano tecnologie a non impatto, la cui produzione non è ancora iniziate nella Comunità.
(112) Gli esportatori prevedono inoltre che l'aumento dei prezzi delle stampanti giapponesi dovuto all'applicazione del dazio costituirà un ostacolo per il processo di espansione e di ammodernamento del settore della burotica con effetti negativi su diversi dell'economia comunitaria (finanza, affari, scienza, istruzione, professioni legali, produzione e commercio al dettaglio), che saranno privati di un vantaggio competitivo sui mercati mondiali.
(113) Numerosi operatori e utilizzatori finali hanno affermato che l'istituzione di dazi antidumping potrebbe provocare distorsioni della concorrenza, impedire nuovi investimenti nel settore della burotica e pregiudicare l'occupazione nel settore della distribuzione dato che gli importatori OEM, o i distributori, per assorbire il dazio dovranno ridurre i profitti.
(114) È stato inoltre affermato che eventuali dazi potrebbero frenare le iniziative giapponesi in materia di ricerca e sviluppo relative alle stampanti destinate alla Comunità, rallentando in tal modo lo sviluppo tecnologico della Comunità, con il conseguente deterioramento della situazione delle imprese comunitarie in rapporto diretto con il settore dei personal computer e con probabili effetti negativi in termini di profitti e occupazione. Il CJPRINT ha messo inoltre in evidenza che le vendite di stampanti giapponesi nella Comunità hanno creato numerosi posti di lavoro nel settore della distribuzione.
(115) La Apple ha affermato che un aumeto del prezzo del modello di stampante Imagewriter non la indurrebbe comunque ad acquistare stampanti prodotte nella Comunità. I dazi antidumping potrebbero tuttavia pregiudicare l'intero sistema degli scambi internazionali in quanto altri paesi potrebbero essere indotti a esercitare pressioni affinché Apple acquisti presso i fornitori nazionali le stampanti destinate ai suoi sistemi di elaborazione relativi ai personal computer.
(116) La Commissione ha tenuto conto di tutte le opinioni espresse, nonché delle probabili conseguenze sui prezzi e sulla concorrenza che potrebbero derivare dall'istituzione di dazi antidumping provvisori. In primo luogo la Commissione rileva che, pur essendo difficile prevedere tali conseguenze, dall'esperienza effettuata con altre procedure antidumping risulta che in passato i dazi hanno avuto il previsto effetto positivo sull'industria comunitaria. L'argomentazione su cui si basa la previsione che i dazi antidumping siano inefficaci nel caso in esame, vale a dire che l'industria europea ha adottato una strategia di mercato sbagliata, si è già rivelata inesatta. Il fatto che le vendite nel segmento inferiore del mercato non consentano profitti elevati e che la redditività sia diminuita anche in altri segmenti è dovuto all'elevato margine di dumping che i dazi previsti dovrebbero eliminare. La Commissione non condivide quindi il parere degli esportatori, seconda il quale non è necessario istituire dazi antidumping. La Commissione ritiene al contrario che il ripristino di corrette condizioni di concorrenza basata sui prezzi permetterà ai produttori comunitari di realizzare i profitti necessari e indurrà l'industria comunitaria ad adeguarsi all'evoluzione tecnologica oppure a sviluppare nuove tecnologie. (117) Per quanto riguarda i presunti vantaggi a favore dei concorrenti di paesi terzi, la Commissione ritiene che il ripristino di corrette condizioni di concorrenza sia favorevole a tutti gli operatori economici, indipendentemente dal fatto che siano situati nella Comunità o in paesi terzi.
(118) La Commissione ritiene inoltre che gli interessi dell'industria di trasformazione, dei distributori e degli utilizzatori finali, nonché dei consumatori, debbano essere valutati tenendo conto delle molteplici conseguenze che si manifesterebbero se non venissero ripristinate condizione di concorrenza corretta tali da salvaguardare l'industria comunitaria produttrice di stampanti a impatto seriale a matrice di punto.
La Commissione è consapevole del fatto che i prezzi delle stampanti giapponesi potrebbero aumentare e che pertanto gli utilizzatori finali o le società OEM dovrebbero pagare prezzi superiori per le forniture o le macchine per ufficio. Occorre tuttavia ricordare che i prezzi vantaggiosi di cui hanno precedentemente beneficato tali acquirenti derivavano da pratiche commerciali sleali, il cui mantenimento non è in alcun modo giustificato. La Commissione non può inoltre accettare l'argomentazione secondo la quale i dazi antidumping rallenterebbero lo sviluppo tecnologico oppure l'ammodernamento della burotica, dato che i dazi stessi sono introdotti affinché l'industria comunitaria delle stampanti possa recuperare un indice di redditività sufficiente in normale condizioni di mercato per investire in nuove tecnologie.
(119) Secondo la Commissione l'aumento dei prezzi delle stampanti giapponesi, contrariamente a quanto è stato affermato, non dovrebbe incidere sensibilmente sull'occupazione nel settore della distribuzione. Dato che, in base alle previsioni di cui dispone la Commissione, la domanda globale di stampanti dovrebbe aumentare a breve termine, il settore della distribuzione non dovrebbere correre alcun rischio. La Commissione ritiene che per tutelare gli interessi della Comunità sia più opportuno salvaguardare l'occupazione nel settore manifatturiero piuttosto che favorire l'attività di operatori e distributori, strettamente collegata alle importazioni. Occorre inoltre notare che, se l'industria comunitaria può ragionevolmente prevedere di realizzare profitti nel settore delle stampanti, l'incremento della produzione e delle vendite avrà un effetto immediato e positivo sull'occupazione. Tale ipotesi è stata confermata dai calcoli dell'industria comunitaria comunicati alla Commissione. Con ogni probabilità l'eventuale diminuzione del numero complessivo di occupati nelle industrie di trasformazione e nel settore della distribuzione, se anche si verificasse, sarebbe limitato e compensato all'aumento dell'occupazione nell'industria manifatturiera.
(120) La Commissione non può infine accettare le argomentazioni della Apple o di altri operatori commerciali secondo le quali l'istituzione di dazi antidumping provocherebbe distorsioni della concorrenza e li obbligherebbe a ricorrere ad un fornitore specifico. Il ripristino di corrette condizioni commerciali tra costruttori di stampanti nella Comunità e nei paesi terzi non può provocare distorsioni della concorrenza. Al contrario, sarà possibile ristabilire una corretta concorrenza tra i prezzi a vantaggio di operatori e consumatori.
Le società OEM e i consumatori saranno comunque completamente liberi di decidere presso quale fornitore acquistare le proprie stampanti.
c) Conclusione
(121) Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso che nell'interesse della Comunità è necesario prendere provvedimenti per salvaguardare l'industria comunitaria. Per stabilire se sia opportuno eliminare il pregiudizio prima dell'elaborazione di conclusione definitive, la Commissione ha dovuto tener conto del rapido deterioramento della situazione dell'industria comunitaria negli ultimi anni e in particolare nel periodo di riferimento. La Commissione ritiene pertanto necessario prendere provvedimenti provvisori per frenare tale processo.
(122) In conclusione e in base alle risultanze provvisorie, la Commissione ritiene che nell'interesse primario della Comunità il pregiudizio dovuto alle pratiche di dumping debba essere provvisoriamente eliminato e che l'industria comunitaria debba essere tutelata contro le importazioni oggetto di dumping originarie dal Giappone. Per evitare che nel corso della procedura sia arrecato ulteriore pregiudizio, appare opportuno istituire dazi antidumping provvisori.
K. DAZIO
(123) Per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria i prezzi di vendita dei prodotti in questione devono aumentare in misura sostanziale, affinché i produttori comunitari possano coprire i costi di produzione e realizzare un adeguato profitto. Pertanto il dazio dovrebbe essere sufficiente per eliminare la differenza tra i prezzi degli esportatori giapponesi e quelli dei produttori comunitari e per permettere a questi ultimi di aumentare i prezzi e di incrementare le vendite al fine di ottenere un adeguato indice di redditività.
(124) Secondo la Commissione, per eliminare la differenza tra i prezzi il dazio dovrebbe essere pari al margine medio accertato a titolo provvisorio, vale a dire al 10 %. (125) Per quanto concerne la redditività delle vendite di stampanti a impatto seriale a matrice di punti nella Comunità l'industria comunitaria ha affermato che era necessario un indice di redditività delle vendite compreso tra il 18 % e il 20 % per operare in modo efficace sul piano concorrenziale e commerciale, tenendo conto delle esigenze in materia di ricerca e sviluppo, automazione industriale e pubblicità, nonché dei costi del finanziamento nella Comunità.
(126) La Commissione ha ritenuto che, data la brevità del ciclo di vita delle stampanti a impatto seriale a matrice di punti, per poter introdurre nuovi modelli l'industria comunitaria deve intensificare le attività di ricerca e sviluppo, effettuare nuovi investimenti nel settore dell'automazione industriale e destinare maggiore risorse al marketing. Nel prossimo futuro saranno inoltre necessarie spese supplementari di ricerca e sviluppo per mettere a punto le nuove tecnologie di stampa destinate a sostituire la tecnologia a impatto. A questo proposito la Commissione ha tenuto conto delle spese correnti medie dei produttori comunitari in tali settore ed ha concluso che un indice di redditività delle vendite di stampanti a matrici di punti del 12 % era un minimo adeguato. Tale indice è conforme alla normale redditività delle vendite dei produttori comunitari registrata negli ultimi anni in altri settori della burotica.
(127) Per calcolare l'aliquota minima del dazio, tenendo opportunamente conto del margine medio di differenza tra i prezzi e di un adeguato margine di profitto, la Commissione ha dovuto considerare che anche nella situazione attuale l'industria comunitaria nel suo complesso è redditizia. La Commissione ha tenuto pertanto conto dell'indice medio di redditività delle vendite di stampanti a impatto seriale a matrice di punti prodotte dall'industria comunitaria nel periodo oggetto dell'inchiesta. Alla luce delle precedenti considerazione è stato calcolato un fattore corrispondente alla differenza tra i prezzi effettivi delle stampanti giapponesi e i prezzi di vendita nella Comunità che gli esportatori giapponesi dovranno complessivamente applicare dopo l'istituzione di dazi antidumping aventi un'aliquota tale da permettere all'industria comunitaria di realizzare un indice di redditività del 12 % sulle vendite di stampanti a impatto seriale a matrici di punti. L'incremento dei prezzi in tal modo calcolato è del 20,5 %.
(128) Per definire l'aliquota del dazio da istituire a titolo provvisorio, la Commissione ha dovuto esprimere il fattore relativo all'incremento dei prezzi di cui al paragrafo 127 in percentuale del valore cif delle importazioni di stampanti a impatto seriale a matrice di punti originarie del Giappone. A tale fine la Commissione ha determinato in primo luogo la media ponderata del valore cif delle importazione giapponesi e ai rispettivi modelli di stampanti, i cui prezzi erano stati impiegati per definire i margini di differenza dei prezzi. Gli esportatori presi in esame effettuano l'83 % di tutte le esportazioni giapponesi nella Comunità di stampanti a impatto seriale a matrice di punti per le quali erano disponibili dati attendibili. Le vendite degli esportatori in questione erano state inoltre effettuate per una percentuale superiore all'82 % da importatori collegati. In base alle informazioni fornite dagli esportatori interessati, sono stati calcolati il prezzo di vendita medio di tutte le vendite e il valore cif medio di tutte le importazioni da parte di importatori collegati relativi ai modelli di stampanti in questione. È stato accertato che il valore cif espresso in percentuale del prezzo di vendita al primo acquirente indipendente era pari al 68 %.
(129) La percentuale di cui al paragrafo 127 è stata quindi espressa in percentuale del valore cif accertato. De tale calcolo è stato ottenuto un risultato pari al 33,4 % corrispondente all'incremento del prezzo alla frontiera comunitaria necessaria per eliminare il pregiudizio.
(130) La Commissione riconosce che un dazio provvisorio di per sé stesso, nel breve periodo di tempo in cui rimane in vigore, non è in grado di produrre le conseguenze positive descritte nei paragrafi precedenti. Tali considerazioni sono state comunque esposte per permettere alle parti interessate abbiano l'opportunità di esprimere il proprio parere in merito.
(131) Per eliminare, per quanto possibile, il pregiudizio provocato dalle importazioni oggetto di dumping, è stato considerato opportuno istituire un dazio provvisorio pari al 33,4 % sui prodotti esportati dalle società nei confronti delle quali è stato accertato un margine di dumping pari o superiore a tale percentiale. Il dazio antidumping provvisorio sui prodotti esportati dalle restanti società dovrebbe essere pari ai margini di dumping accertati.
(132) Il dazio provvisorio da istituire si applica a tutte le stampanti a impatto seriale a matrice di punti originarie del Giappone, ad eccezione delle stampanti destinate ad applicazioni specifiche. Il criterio da seguire per determinare quali stampanti siano esenti dai dazi provvisori è la loro utilizzazione in macchine per l'automazione delle operazioni bancarie, sportelli bancari automatici, registratori di cassa, macchine per punti di vendita, calcolatori, distributori automatici di biglietti e ricevute aventi un'unica larghezza di carattere e/o lettori di strisce magnetiche e/o dispositivi automatici per il cambiamento di pagina.
(133) Appare opportuno fissato un termine entro il quale le parti interessate possono rendere note le proprie opinioni e chiedere di essere intese. Occorre inoltre rilevare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la proponga l'istituzione di un dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di stampanti a impatto seriale a matrice di punti, di cui al codice NC ex 8471 92 90 originarie del Giappone.
2. L'aliquota del dazio è pari al 33,4 % del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, fatta eccezione per le importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 venduti all'esportazione nella Comunità dalle seguenti società, ai quali si applica l'aliquota sottoindicata:
- Alps Electrical Co. Ltd: 7,4 %
- Copal Co. Ltd: 18,6 %
- Japan Business Computer Co. Ltd: 22,4 %
- Nakajima Ltd: 12,3 %
- OKI Electric Industry Co. Ltd: 9,2 %
- Shinwa Digital Industry Co. Ltd: 10,5 %
- Star Micronis Co. Ltd: 13,6 %
- Tokyo Electronic Co. Ltd. 4,8 %
3. Il dazio di cui al presente articolo non si applica alle stampanti a impatto seriale a matrice di punti indicati al paragrafo 1, impiegate in macchine per l'automazione delle operazioni bancarie, sportelli bancari automatici, registri di cassa elettrici, macchine per punti di vendita, calcolatori, distributori automatici di biglietti e di ricevute aventi un'unica larghezza di caratteri e/o lettori di strisce magnetiche e/o dispositivi automatici per il cambiamento di pagina.
4. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2176/84, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare per iscritto le loro osservazioni e chiedere di essere intese dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2176/84, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non approvi misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 17 maggio 1988

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