Document ID: 32010D0707

DECISIONE DEL CONSIGLIO
del 21 ottobre 2010
sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione
(2010/707/UE)
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 148, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione europea,
visto il parere del Parlamento europeo (1),
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (2),
visto il parere del Comitato delle regioni (3),
visto il parere del Comitato per l’occupazione (4),
considerando quanto segue:
(1)
Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) dispone nell’articolo 145 che gli Stati membri e l’Unione si adoperino per sviluppare una strategia coordinata a favore dell’occupazione, e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile nonché mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di realizzare gli obiettivi previsti all’articolo 3 del trattato sull’Unione europea (TUE). Gli Stati membri, tenuto conto delle prassi nazionali in materia di responsabilità delle parti sociali, considerano la promozione dell’occupazione una questione di interesse comune e coordinano in sede di Consiglio le loro azioni al riguardo, in base alle disposizioni dell’articolo 148 TFUE.
(2)
Il TUE sancisce, all’articolo 3, paragrafo 3, che l’Unione mira alla piena occupazione e combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali e dispone che l’Unione prenda iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri. L’articolo 8 del TFUE dispone che in tutte le sue azioni l’Unione mira ad eliminare le ineguaglianze nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne. In virtù dell’articolo 9 l’Unione tiene conto, nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, delle esigenze connesse alla promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale, la lotta contro l’esclusione sociale, e un elevato livello di istruzione e formazione.
(3)
A norma del TFUE, il Consiglio deve adottare orientamenti a favore dell’occupazione e indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri.
(4)
La strategia di Lisbona lanciata nel 2000 era basata sulla consapevolezza che l’UE, per far fronte alla concorrenza mondiale, ai cambiamenti tecnologici, alle sfide ambientali e all’invecchiamento della popolazione, doveva migliorare occupazione, produttività e competitività rafforzando nel contempo la coesione sociale. La strategia di Lisbona è stata rilanciata nel 2005 a seguito di un riesame intermedio che ha conferito maggiore centralità alla crescita e al miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione.
(5)
La strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione ha contribuito a creare un consenso sull’impostazione generale delle politiche economiche e occupazionali dell’UE. Nel 2005 il Consiglio, con la decisione 2005/600/CE (5), ha adottato nell’ambito di tale strategia indirizzi di massima per le politiche economiche e orientamenti a favore dell’occupazione, che sono stati rivisti con la decisione 2008/618/CE (6). I 24 orientamenti hanno posto le basi dei programmi nazionali di riforma, definendo le principali priorità per le riforme macroeconomiche, microeconomiche e del mercato del lavoro per l’intera Unione. L’esperienza dimostra tuttavia che le priorità definite dagli orientamenti non erano sufficientemente chiare e che i collegamenti tra di essi non erano abbastanza forti, il che ne ha limitato l’impatto sull’elaborazione delle politiche nazionali.
(6)
La crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008 ha provocato pesanti perdite di posti di lavoro e di produzione potenziale e un gravissimo deterioramento delle finanze pubbliche. Il piano europeo di ripresa economica, tuttavia, ha aiutato gli Stati membri ad affrontare la crisi, in parte mediante uno stimolo fiscale coordinato, mentre l’euro ha costituito un’ancora per la stabilità macroeconomica. La crisi ha dimostrato pertanto che il coordinamento delle politiche economiche dell’UE, quando è rafforzato e reso efficace, può dare ottimi risultati. La crisi ha evidenziato altresì la stretta interdipendenza fra le prestazioni economiche e quelle occupazionali degli Stati membri.
(7)
La Commissione ha proposto di definire una nuova strategia per il prossimo decennio, nota come Europa 2020, per consentire all’Unione di uscire più forte dalla crisi e di far progredire la sua economia verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, accompagnata da elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Cinque obiettivi principali, elencati negli orientamenti corrispondenti, costituiscono traguardi comuni che devono orientare l’azione degli Stati membri, tenendo in considerazione le rispettive posizioni di partenza e le situazioni nazionali, e dell’Unione. Gli Stati membri dovrebbero inoltre adoperarsi con il massimo impegno per conseguire i traguardi nazionali ed eliminare gli ostacoli che frenano la crescita.
(8)
Nell’ambito di strategie globali di uscita dalla crisi economica, gli Stati membri dovrebbero attuare riforme ambiziose per garantire la stabilità macroeconomica, la promozione di nuovi e migliori posti di lavoro e la sostenibilità delle finanze pubbliche, migliorare la competitività e la produttività, ridurre gli squilibri macroeconomici e migliorare le prestazioni del mercato del lavoro. Il ritiro dello stimolo fiscale dovrebbe essere operato e coordinato nell’ambito del patto di stabilità e crescita.
(9)
Nell’ambito della strategia Europa 2020 gli Stati membri e l’Unione europea devono attuare riforme finalizzate a una «crescita intelligente», guidata dalla conoscenza e dall’innovazione. Le riforme devono puntare a migliorare la qualità dell’istruzione e garantirne l’accesso a tutti, nonché potenziare sia la ricerca sia le prestazioni delle imprese e a perfezionare il quadro normativo onde promuovere l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze in tutta l’Unione. Le riforme devono incoraggiare l’imprenditoria, lo sviluppo delle piccole e medie imprese (PMI) e contribuire a trasformare le idee creative in prodotti, servizi e processi innovativi che permettano di stimolare la crescita, creare posti di lavoro di qualità e sostenibili, favorire la coesione territoriale, economica e sociale e gestire meglio le sfide proprie della società europea e mondiale. In tale contesto, è di fondamentale importanza sfruttare appieno le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
(10)
Le politiche dell’Unione e degli Stati membri, ivi inclusi i programmi di riforma, devono puntare alla «crescita sostenibile». Crescita sostenibile significa costruire un’economia efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse, sostenibile e competitiva, assicurare un’equa ripartizione di costi e benefici e sfruttare il ruolo guida dell’Europa nella corsa allo sviluppo di nuovi processi e tecnologie, comprese le tecnologie verdi. Gli Stati membri e l’Unione devono varare le riforme necessarie per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e garantire un uso efficiente delle risorse, contribuendo così anche alla prevenzione del degrado ambientale e della perdita di biodiversità. Devono inoltre migliorare il clima imprenditoriale, favorire la creazione di posti di lavoro verdi e aiutare le imprese ad ammodernare la base industriale.
(11)
Le politiche dell’Unione e i programmi di riforma degli Stati membri devono puntare anche alla «crescita inclusiva». Crescita inclusiva significa costruire una società coesa in cui i cittadini possano prepararsi ai cambiamenti e gestirli e, di conseguenza, partecipare attivamente alla società e all’economia. Le riforme degli Stati membri devono pertanto garantire a tutti accesso e opportunità in tutto l’arco della vita, in modo da ridurre la povertà e l’esclusione sociale eliminando i fattori che ostacolano la partecipazione al mercato del lavoro, specialmente per le donne, i lavoratori anziani, i giovani, le persone con disabilità e gli immigrati regolari. Occorre inoltre estendere i benefici della crescita economica a tutti i cittadini e a tutte le regioni e promuovere una crescita capace di favorire l’occupazione sulla base di un lavoro dignitoso. I programmi di riforma degli Stati membri devono quindi puntare in via prioritaria a garantire il funzionamento dei mercati occupazionali mediante investimenti finalizzati al buon esito delle transizioni, ai sistemi d’istruzione e di formazione, allo sviluppo di competenze appropriate, al miglioramento qualitativo dei posti di lavoro e alla lotta contro la segmentazione, la disoccupazione strutturale, la disoccupazione giovanile e l’inattività, assicurando una protezione sociale adeguata e sostenibile e un’inclusione attiva per prevenire e ridurre la povertà, concentrandosi in particolare sulla lotta alla povertà di chi lavora e alla riduzione della povertà dei gruppi più esposti al rischio di esclusione sociale, tra cui i bambini e i giovani, sempre nel rispetto del risanamento di bilancio convenuto.
(12)
Una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro è un presupposto indispensabile per migliorare la crescita e far fronte alle sfide demografiche. Per dare attuazione a tutti gli aspetti degli orientamenti negli Stati membri è quindi essenziale integrare in tutti i settori politici una prospettiva di pari opportunità visibile. Occorre creare le condizioni per sostenere l’offerta di servizi assistenziali adeguati, abbordabili e di qualità ai bambini in età prescolare. Si dovrebbe applicare il principio della parità tra uomo e donna nelle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
(13)
Le riforme strutturali dell’Unione e degli Stati membri possono dare un contributo effettivo alla crescita e all’occupazione purché rafforzino la competitività dell’Unione nell’economia mondiale, offrano nuovi sbocchi agli esportatori europei e assicurino un accesso competitivo alle importazioni vitali. Pertanto, le riforme devono tener conto delle proprie implicazioni in termini di competitività esterna per stimolare la crescita e la partecipazione dell’Europa ai mercati aperti ed equi di tutto il mondo.
(14)
La strategia Europa 2020 deve essere sostenuta da una serie integrata di politiche europee e nazionali, che gli Stati membri e l’Unione devono attuare integralmente e tempestivamente per assicurare le ricadute positive delle riforme strutturali coordinate e un contributo più coerente delle politiche europee agli obiettivi della strategia. Gli orientamenti offrono agli Stati membri il quadro entro il quale delineare, attuare e verificare le politiche nazionali nell’ambito della strategia globale dell’UE. Gli obiettivi principali di Europa 2020 elencati negli orientamenti corrispondenti devono guidare gli Stati membri nel definire i rispettivi obiettivi ed eventuali sotto-obiettivi, tenendo conto delle rispettive posizioni di partenza e situazioni nazionali e secondo le rispettive procedure decisionali nazionali. In questo gli Stati membri possono basarsi opportunamente sugli indicatori sviluppati dal comitato per l’occupazione e dal comitato per la protezione sociale. L’obiettivo principale a favore dell’occupazione si concentra sulla riduzione della disoccupazione presso i gruppi vulnerabili, tra cui i giovani.
(15)
La politica di coesione e i fondi strutturali fanno parte di importanti meccanismi attuativi volti a realizzare le priorità di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva negli Stati membri e nelle regioni. Nelle conclusioni del 17 giugno 2010 il Consiglio europeo ha sottolineato l’importanza di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale al fine di contribuire al successo della nuova strategia Europa 2020.
(16)
In sede di definizione e di attuazione dei programmi nazionali di riforma alla luce di tali orientamenti, gli Stati membri devono garantire una governanza efficace della politica occupazionale. Sebbene i presenti orientamenti siano destinati agli Stati membri, la strategia Europa 2020, secondo le circostanze, deve essere attuata, verificata e valutata in partenariato con tutte le autorità nazionali, regionali e locali e in stretta collaborazione con i parlamenti, le parti sociali e i rappresentanti della società civile, che contribuiranno all’elaborazione dei programmi nazionali di riforma, alla loro attuazione e alla comunicazione globale sulla strategia.
(17)
Integra la strategia Europa 2020 una serie più limitata di orientamenti, che sostituisce i precedenti 24 e affronta in modo coerente questioni riguardanti l’occupazione e la politica economica in senso lato. Gli orientamenti per le politiche a favore dell’occupazione degli Stati membri, allegati alla presente decisione, sono strettamente legati agli orientamenti per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione allegati alla raccomandazione del Consiglio, del 13 luglio 2010, sugli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione (7) insieme ai quali costituiscono gli «orientamenti integrati di Europa 2020».
(18)
Questi nuovi orientamenti integrati, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo, danno agli Stati membri indicazioni precise su come definire e attuare i propri programmi nazionali di riforma, tenendo conto dell’interdipendenza e in linea con il patto di stabilità e crescita. Gli orientamenti a favore dell’occupazione devono essere alla base di tutte le eventuali raccomandazioni specifiche per paese rivolte dal Consiglio agli Stati membri a norma dell’articolo 148, paragrafo 4, TFUE, parallelamente alle raccomandazioni specifiche per paese trasmesse agli Stati membri a norma dell’articolo 121, paragrafo 4 del trattato, per ottenere un pacchetto coerente di raccomandazioni. Gli orientamenti per l’occupazione dovrebbero costituire inoltre la base per la redazione della relazione comune sull’occupazione che Consiglio e Commissione europea trasmettono ogni anno al Consiglio europeo.
(19)
In conformità del rispettivo mandato che ha fondamento nel trattato, il comitato per l’occupazione e il comitato per la protezione sociale dovrebbero monitorare i progressi inerenti agli aspetti occupazionali e sociali degli orientamenti per l’occupazione, in particolare muovendo dalle attività svolte con il metodo di coordinamento aperto nei settori dell’occupazione e della protezione sociale e dell’inclusione sociale. Il comitato per l’occupazione dovrebbe inoltre tenersi in stretto contatto con gli altri organi preparatori del Consiglio pertinenti, ivi incluso il settore dell’istruzione.
(20)
Sebbene debbano essere elaborati ogni anno, i presenti orientamenti dovrebbero rimanere stabili fino al 2014 per mantenere la centralità dell’applicazione,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Sono adottati gli orientamenti per le politiche degli Stati membri, di cui all’allegato, a favore dell’occupazione.
Articolo 2
Le politiche occupazionali degli Stati membri tengono conto degli orientamenti e ad essi si fa riferimento nei programmi nazionali di riforma.
Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione.
Fatto a Lussemburgo, addì 21 ottobre 2010.

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