Document ID: 31995R1984

REGOLAMENTO (CE) N. 1984/95 DELLA COMMISSIONE del 10 agosto 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbone attivato in polvere originario della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 125/95 del Consiglio (2), segnatamente l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (4), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel settembre 1993, la Commissione ha ricevuto una denuncia depositata dal Consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica (nel testo: Cefic) per conto dei produttori comunitari che presumibilmente rappresentano l'ampia maggioranza della produzione comunitaria di carbone attivato in polvere.
La denuncia conteneva elementi di prova di pratiche di dumping del prodotto citato originario della Repubblica popolare cinese e del pregiudizio materiale che ne deriva, considerati sufficienti per giustificare l'avvio della procedura.
(2) Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di carbone attivato in polvere originario della Repubblica popolare cinese ed ha aperto un'indagine.
(3) La Commissione ha informato ufficialmente gli esportatori e gli importatori presumibilmente interessati e i rappresentanti del paese esportatore dell'apertura del procedimento ed ha offerto alle parti interessate la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e di essere sentite.
(4) I rappresentanti di un solo esportatore cinese, la Shanghai Chemicals Import & Export Corporation, di Shanghai, hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti ed hanno inviato le loro osservazioni per iscritto. Anche i rappresentanti di numerosi importatori del prodotto in questione sono stati sentiti ed hanno presentato le loro osservazioni per iscritto.
(5) I rappresentanti del Cefic hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti ed hanno presentato le loro osservazioni per iscritto.
(6) Un produttore comunitario che non aveva sottoscritto la denuncia, la VCA Srl di Monopoli, Italia, ha pure presentato le sue osservazioni per iscritto ma non ha compilato il questionario della Commissione e non ha chiesto di essere sentito.
(7) La Commissione ha chiesto e verificato tutti i dati necessari in vista della determinazione preliminare ed ha svolto indagini nelle sedi delle imprese seguenti:
a) produttori comunitari:
- CECA SA, Parigi, Francia,
- Chemviron Carbon, Bruxelles, Belgio,
- Norit NV., Amersfoort, Paesi Bassi.
b) Importatori/distributori:
- Germania:
- Europe Asia International Trade Development GmbH, Amburgo,
- Lurgi Aktivkohle GmbH, Francoforte, sul Meno.
- Italia:
- Camel Chemicals, Milano,
- Carboclean, Milano,
- Hydro-line, Milano.
La Commissione inoltre ha ricevuto ed utilizzato informazioni inviate da altri due importatori comunitari che hanno completato il questionario loro inviato.
(8) I questionari sono stati inviati a sei esportatori noti della Repubblica popolare cinese e a due imprese con sede ad Hong Kong che commerciano carbone attivato in polvere cinese. Solo la Shanghai Chemicals Import & Export Corporation ha risposto al questionario della Commissione. Gli altri esportatori cinesi o la ditta di import-export di Hong Kong non hanno quindi fornito alcuna cooperazione.
(9) Gli Stati Uniti d'America (nel testo: « gli USA ») sono stati utilizzati come « paese di riferimento » per calcolare il valore normale (vedi considerando 23 e seguenti), di conseguenza la Commissione ha visitato due imprese produttrici locali di carbone attivato in polvere. Tuttavia, entrambe le imprese hanno chiesto di non divulgare il loro nome.
(10) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping ha preso in esame il periodo dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1993 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO
1. Descrizione del prodotto in esame
(11) Il prodotto oggetto dell'inchiesta è il carbone attivato in polvere (nel testo « PAC »), ottenuto da numerose materie prime come il carbone, la torba, la lignite, il legno, i noccioli di olive o i gusci delle noci di cocco, che vengono attivate nella Comunità, nella Repubblica popolare cinese e negli USA (il paese di riferimento per quanto riguarda il valore normale), attraverso vapore o un procedimento chimico.
(12) Il carbone attivato per mezzo del vapore è prodotto in due fasi: all'inizio la materia prima (carbone, torba, ecc.) è carbonizzata e viene prodotto il coke. La fase successiva comporta il trattamento del prodotto semilavorato con vapore per allargare le pareti porose interne. Attraverso questo procedimento è possibile modificare facilmente la struttura dei pori e il carbone può essere destinato a vari usi.
(13) Il carbone attivato chimicamente è prodotto mescolando una sostanza chimica con un materiale carbonaceo (in genere legno) e carbonizzando il miscuglio che ne deriva. Le sostanze chimiche generalmente impiegate, l'acido fosforico o il cloruro di zinco, provocano l'aumento del volume della materia prima e ne dilatano la struttura interna. Va sottolineato tuttavia che nella Comunità non si impiega più il cloruro di zinco come attivatore e l'attivazione chimica è attualmente ottenuta con l'acido fosforico. Questa evoluzione è giustificata principalmente da motivi di carattere ambientale e di costo (l'attivazione con il cloruro di zinco è più costosa di quelle con l'acido fosforico). Le imprese statunitensi che hanno cooperato all'inchiesta della Commissione utilizzano acido fosforico per produrre PAC attivato chimicamente. Peraltro dai dati inviati dagli importatori che hanno deciso di cooperare con la Commissione, emerge che il PAC attivato chimicamente originario della Repubblica popolare cinese è attivato principalmente con il cloruro di zinco (sebbene taluni esportatori cinesi abbiano esportato nella Comunità PAC attivato con acido fosforico).
(14) Variando il procedimento di produzione di base, o mescolando PAC attivato a vapore con PAC attivato per via chimica (« miscugli »), possono essere prodotti vari tipi di PAC. Il prodotto finito presenta varie caratteristiche o proprietà tecniche che lo rendono più o meno adatto alle diverse applicazioni. A tutti questi tipi diversi di PAC si fa riferimento nel testo con il termine « qualità ». Per quanto riguarda le applicazioni principali, il PAC è utilizzato per purificare l'acqua o trattare le acque reflue e dall'industria farmaceutica, chimica e alimentare per l'assorbimento di colori ed impurità.
(15) Tuttavia, va sottolineato che ha struttura porosa del carbone non va allargata nello stesso modo quando si tratta di rimuovere molecole di dimensioni ridotte da soluzioni (ad esempio nel processo di purificazione dell'acqua) o quando si tratta di rimuovere molecole di colore (ad esempio da soluzioni di zucchero). Ne consegue che allargare la struttura dei pori risulta più costoso quando il rendimento cada ed è necessaria maggiore energia. Pertanto, la produzione del carbone destinato al trattamento dell'acqua è meno costosa di quella del carbone necessario per decolorare lo zucchero e gli utilizzatori selezionano quindi attentamente il tipo di carbone più vantaggioso in termini di costo per le applicazioni specifiche.
(16) Il carbone attivato esiste inoltre sotto forma granulare o di pastiglie (estruso). Tuttavia questi prodotti non rientrano nel procedimento in oggetto visto che sono fabbricati in modo diverso e servono per applicazioni differenti. Inoltre non è stata presentata nessuna denuncia di dumping per quanto riguarda altre forme di carbone attivato.
(17) La Commissione ha appurato che se da un lato il PAC può essere fabbricato con varie materie prime, si presenta in qualità diverse e può essere utilizzato per numerosi scopi, le sue caratteristiche essenziali restano praticamente le stesse e ai fini dell'attuale procedimento può essere considerato un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(18) Alcune parti interessate sostengono che il PAC cinese attivato chimicamente con cloruro di zinco, è un prodotto che possiede caratteristiche tecniche particolari e proprietà di porosità che lo rendono particolarmente adatto a talune applicazioni. Di conseguenza esse sostengono che il prodotto citato non può essere considerato alla stregua del PAC prodotto nella Comunità (o del PAC attivato chimicamente, prodotto negli USA). Le stesse parti interessate tuttavia hanno ammesso che il PAC cinese attivato chimicamente è in diretta concorrenza con il PAC attivato chimicamente prodotto nella Comunità e, in taluni casi, persino con il PAC attivato a vapore, prodotto nella Comunità.
(19) Sebbene l'agente attivante principale del PAC cinese attivato chimicamente sia effettivamente diverso da quello impiegato nella Comunità, la Commissione ritiene che il prodotto finale cinese, tanto attivato chimicamente che a vapore (oppure utilizzando i due modi), sia sufficientemente simile per quanto riguarda le caratteristiche tecniche e gli impieghi per essere considerato un prodotto analogo al PAC attivato chimicamente o a vapore prodotto nella Comunità. In tale ambito va sottolineato che nessuna delle parti interessate contesta il fatto che i rispettivi metodi di produzione siano estremamente simili (ad eccezione dell'agente chimico-attivante); che le caratteristiche generali fisiche e tecniche del PAC prodotto a vapore o per attivazione chimica nella Comunità e nella Repubblica popolare cinese sono estremamente simili e che si tratta di prodotti concorrenti. Inoltre, le parti interessate stesse hanno affermato che le diverse qualità di PAC sono praticamente intercambiabili visto che possono avere la stessa applicazione di base o svolgere la stessa funzione di base.
(20) Di conseguenza, secondo le conclusioni provvisorie della Commissione, il PAC prodotto e venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario è un prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 al PAC esportato dalla Repubbllica popolare cinese nella Comunità.
(21) Per analogia, tenuto conto del considerando 19, la Commissione conclude inoltre che il PAC prodotto negli Stati Uniti (il paese di riferimento per quanto rigurda la determinazione del valore normale) è analogo al PAC originario della Repubblica popolare cinese esportato nella Comunità.
C. INDUSTRIA COMUNITARIA
(22) L'indagine della Commissione ha dimostrato che i produttori comunitari che hanno cooperato all'inchiesta rappresentano circa il 92 % delle vendite di PAC prodotto nella Comunità e, di conseguenza ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, possono essere considerati rappresentanti dell'« industria comunitaria ». In tale ambito, va evidenziato che questi produttori non soltanto fabbricano PAC ma anche carboni attivati in altre forme (granuli o pastiglie). Alcune imprese svolgono anche altre attività nel settore del carbone attivato e fabbricano prodotti diversi rispetto ai carboni attivati.
D. DUMPING
1. Valore normale - scelta del paese simile
(23) Poiché la Repubblica popolare cinese non è un paese ad economia di mercato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88 il valore normale è determinato in base al valore del prodotto in un paese ad economia di mercato (« paese di riferimento »).
(24) Per quanto riguarda la scelta del paese di riferimento, sono state considerate numerose possibilità. Gli autori della denuncia hanno proposto di adottare gli USA mentre alcuni importatori e l'esportatore cinese che ha cooperato all'indagine hanno proposto la Malaysia. In base alle informazioni disponibili, la Commissione ha ritenuto opportuno inserire anche il Giappone tra le opzioni possibili.
(25) I questionari per raccogliere le informazioni sono stati inviati a tutti i produttori conosciuti dei tre paesi, tuttavia gli unici dati significativi sono stati inviati da due dei quattro produttori conosciuti di PAC negli USA. Di conseguenza, non è possibile utilizzare come paese di riferimento né la Malaysia né il Giappone.
Nel decidere sull'opportunità di scegliere gli USA come paese di riferimento, la Commissione ha tenuto conto dei dati che seguono:
- le importazioni negli USA dai paesi terzi rappresentano circa il 18 % del consumo interno totale di carbone attivato,
- durante il periodo d'indagine, la produzione di PAC negli USA è ammontata a 67 087 t (mentre quella della Repubblica popolare cinese è stata stimata a 50 000 t),
- gli USA applicano dazi doganali ridotti, pari al 4 %, sulle importazioni di PAC dalle « nazioni più favorite »,
- gli USA non applicano contingenti o misure antidumping alle importazioni di PAC,
- l'accesso alle materie prime e i metodi di produzione (attivazione chimica/vapore) del PAC negli USA sono praticamente identici a quelli della Repubblica popolare cinese e della Comunità,
- la produzione di PAC negli USA poggia su un numero ristretto di grandi produttori che beneficiano di economie di scala, mentre la produzione nella Repubblica popolare cinese poggia su numerosi piccoli produttori. Visto che la produzione di PAC non richiede un largo impiego di manodopera, si ritiene che gli eventuali vantaggi comparativi del basso costo della manodopera in Cina siano ampiamente controbilanciati dalle economia di scala negli USA,
- il PAC prodotto dalle imprese statunitensi che hanno cooperato (che rappresentano circa il 50 % della produzione totale di PAC nel paese), è considerato prodotto simile a quello esportato dai produttori cinesi nella Comunità.
(26) Da quanto sopra, è chiaro che gli USA non sono né un mercato isolato né un mercato chiuso e per quanto riguarda l'accesso alle materie prime, il volume di produzione e lo stesso prodotto, la situazione è analoga a quella della Repubblica popolare cinese. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, gli USA sono di conseguenza una scelta appropriata ed equa di paese di riferimento per determinare il valore normale nel caso specifico.
2. Valore normale - calcolo del valore normale
(27) Il valore normale è stato calcolato per tutte le qualità di PAC originario della Repubblica popolare cinese ad esportato verso la Comunità durante il periodo d'indagine in base ai dati concernenti le qualità equivalenti di PAC prodotto dai produttori statunitensi che hanno cooperato con la Commissione. In tale ambito, per ogni qualità cinese esportata verso la Comunità, è stato determinato un prezzo al consumo medio ponderato di vendita sul mercato interno ai distributori delle qualità equivalenti prodotte negli USA.
(28) Dal confronto del costo globale di produzione dei due metodi di produzione (attivazione chimica o a vapore), emerge che i prezzi interni al consumo negli USA includono un margine di profitto. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5, lettera a), punto i) del regolamento (CEE) n. 2423/88, il valore normale è stato quindi determinato con riferimento alle singole qualità, utilizzando il prezzo di vendita del PAC negli USA allo stadio di vendita al consumo e di distribuzione, durante il periodo d'indagine.
3. Prezzo all'esportazione
(29) A causa della mancata cooperazione da parte della maggioranza degli esportatori cinesi e delle variazioni dei prezzi, spesso notevoli, tra le numerose diverse qualità del PAC importato nella Comunità, la Commissione ha esaminato attentamente il metodo più equo ed appropriato per fissare i prezzi all'esportazione nel caso specifico.
(30) Come già menzionato nel considerando 16, il carbone attivato esiste anche sotto forma granulare e a pastiglia e, a fini statistici, tutti i tipi di carbone attivato sono raggruppati sotto lo stesso codice della nomenclatura combinata. Di conseguenza, non è possibile distinguere nei dati Eurostat le importazioni di carbone attivato in polvere dal carbone attivato in altra forma. Ciò significa che i dati Eurostat non possono essere utilizzati per fissare i prezzi all'esportazione del PAC.
(31) Tuttavia, grazie all'ampia cooperazione da parte degli importatori/distributori (che probabilmente rappresentano la grande maggiornaza dei clienti della Repubblica popolare cinese), la Commissione ha deciso che la base più opportuna per fissare i prezzi all'esportazione fosse quella di adottare i prezzi cif frontiera comunitaria all'importazione dichiarati dalle imprese che hanno cooperato, trasformandoli in prezzi fob alla frontiera cinese. Ciò è stato fatto deducendo i costi di assicurazione e di nolo conosciuti.
(32) Va sottolineato che una delle parti interessate con sede nella Comunità è risultata collegata a un esportatore cinese, operava infatti in quanto agente importatore. Per questo esportatore, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, è stato necessario costruire il prezzo all'esportazione in base al prezzo al quale il prodotto è venduto dall'agente agli importatori indipendenti nella Comunità. A tal fine, tutti i costi sostenuti dall'agente collegato sono stati presi in considerazione ai fini di un adeguamento, compreso un margine di profitto.
4. Confronto
(33) Per calcolare il margine di dumping, la Commissione ha effettuato un confronto, riferito allo stesso livello degli scambi, tra il valore normale e il prezzo all'esportazione (ossia a livello delle vendite degli esportatori cinese agli importatori/distributori comunitari e dei produttori statunitensi ai distributori interni). Il confronto è stato effettuato sulla base di ogni singola transazione per ciascuna qualità di PAC originario della Repubblica popolare cinese, esportato nella Comunità durante il periodo d'indagine. In tale ambito, la Commissione ha concluso che i prezzi utilizzati si situavano ad un livello commerciale simile ai fini dell'indagine (ossia il prezzo al consumo negli USA è considerato il livello commerciale simile al prezzo fob alla frontiera cinese).
(34) Ove opportuno (e quando erano disponibili informazioni pertinenti), i valori normali e i prezzi all'esportazione sono stati adeguati tenendo conto di talune spese di vendita, di cui all'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Questi adeguamenti, che tengono conto delle differenze che influiscono sulla possibilità di confrontare i prezzi comprendono il trasporto, l'assicurazione, i costi d'imballaggio e le commissioni.
(35) Alcune parti interessate hanno sostenuto l'impossibilità di effettuare un confronto tra qualità di PAC prodotte nella Repubblica popolare cinese e negli Stati Uniti senza analisi di laboratorio approfondite e una procedura di prova uniforme delle varie qualità considerate. Provvisoriamente, tuttavia, la Commissione ha deciso che ciascuna qualità di PAC cinese corrisponde ad una qualità equivalente di PAC prodotta negli USA e che la base dei confronti delle qualità effettuati dalla Commissione (ossia le specifiche tecniche disponibili e gli impieghi conosciuti), è appropriata e ragionevole nel caso in questione. Questa conclusione è giustificata inoltre dal fatto che le parti interessate non hanno chiesto specifici adeguamenti motivati da differenze tecniche o fisiche tra le qualità di PAC prodotto nella Repubblica popolare cinese e negli Stati Uniti. Inoltre, non sono stati proposti metodi di confronto alternativi.
5. Margine di dumping
(36) Sulla base di ogni singola transazione, il confronto mostra l'esistenza di dumping per quanto riguarda il PAC originario della Repubblica popolare cinese esportato nella Comunità durante il periodo d'indagine. Il margine di dumping corrisponde alla differenza tra il valore normale, così come è stato determinato, ed i prezzi all'esportazione nella Comunità. Il margine di dumping medio ponderato di tutte le transazioni, espresso in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, ammonta a 71,5 %.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo della Comunità, volume e quota del mercato delle importazioni
a) Osservazioni di carattere generale (37) Per calcolare il consumo totale di PAC nella Comunità (in t), la Commissione ha sommato le vendite totali nella Comunità del PAC prodotto nella Comunità dai produttori che hanno cooperato all'indagine, il totale delle vendite stimate nella Comunità dei produttori che non hanno cooperato, le importazioni conosciute nella Comunità di PAC originario della Repubblica popolare cinese e le importazioni stimate nella Comunità di PAC originario di paesi terzi diversi dalla Repubblica popolare cinese (nel testo: « altri paesi terzi »). I dettagli relativi alle fonti dei dati sono specificati in appresso.
(38) I dati impiegati dalla Commissione per quanto riguarda i produttori che non hanno cooperato all'indagine nella Comunità, derivano da due fonti, ossia il Cefic e taluni importatori e distributori. In mancanza di informazioni in senso contrario, si ritiene che la produzione totale stimata dei produttori che non hanno cooperato sia stata venduta all'interno e all'esterno della Comunità nelle stesse proporzioni accertate per le vendite dei produttori comunitari che hanno cooperato.
(39) Per quanto riguarda il volume delle importazioni originarie della Repubblica popolare cinese, come osservato nel considerando 30, non sono disponibili statistiche ufficiali relative alle importazioni di PAC, tuttavia, i dati forniti alla Commissione dall'esportatore cinese che ha cooperato all'indagine, assieme ai dati forniti dai distributori e dagli importatori che hanno cooperato, sembrano rappresentare la quasi totalità delle importazioni nella Comunità e, di conseguenza, costituiscono la base dei risultati provvisori della Commissione relativi al volume delle importazioni cinesi.
(40) Per quanto riguarda le importazioni da altri paesi terzi, taluni importatori e distributori hanno sostenuto che i dati Eurostat disponibili per i codici della nomenclatura combinata relativa ai carboni attivati erroneamente comprendono anche prodotti diversi dai carboni attivati. Essi sostengono inoltre che numerosi paesi che, secondo Eurostat, hanno esportato carboni attivati nella Comunità, in realtà non producono sostanze di questo tipo.
(41) Dopo aver verificato la fondatezza delle affermazioni e dei dati forniti, la Commissione anzitutto ha escluso dai suoi calcoli relativi alle importazioni, al consumo, ecc., quei paesi che, sebbene elencati da Eurostat come esportatori di carbone attivato verso la Comunità, non sono considerati fabbricanti di questo prodotto dal Cefic e dagli importatori/distributori. Per quanto concerne gli altri paesi elencati da Eurostat, che sono oggettivamente fabbricanti di carbone attivato (ed esportatori del prodotto verso la Comunità), è stata stimata la quantità delle esportazioni di PAC utilizzando i dati forniti dal Cefic e dagli importatori/distributori.
b) Consumo comunitario (42) Su tale base, la Commissione ha calcolato che il consumo comunitario di PAC da circa 34 100 t nel 1990 è passato a circa 36 100 t nel 1991 e a circa 37 300 t nel 1992. Durante il periodo di indagine, il livello del consumo è sceso a circa 35 250 t. Si è comunque osservato un aumento globale del consumo del 3,3 % tra il 1990 e il periodo d'indagine.
c) Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping (43) Per quanto riguarda il volume delle importazioni oggetto di dumping originarie della Repubblica popolare cinese, questo è aumentato da 1 395 t nel 1990 a 2 895 t nel 1991 e a 4 439 t nel 1992. Durante il periodo d'indagine, il volume delle importazioni oggetto di dumping è sceso a 4 008 t. Questa cifra denota comunque un aumento globale del volume delle importazioni del 187 % tra il 1990 e il periodo d'indagine.
(44) La quota del mercato comunitario corrispondente alle importazioni oggetto di dumping di PAC originario della Repubblica popolare cinese è stata pari al 4,1 % nel 1990, all'8 % nel 1991, all'11,9 % nel 1992 e all'11,4 % durante il periodo d'indagine.
2. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping e sottoquotazione
(45) L'indagine della Commissione ha dimostrato che la media ponderata del prezzo cif alla frontiera comunitaria delle importazioni del PAC cinese era di 755 ECU/t nel 1990, di 830 ECU/t nel 1991, di 784 ECU/t nel 1992 e di 835 ECU/t durante il periodo d'indagine. Le cifre rivelano un rincaro del 10,6 % tra il 1990 e il periodo d'indagine.
(46) Per verificare la consistenza della sottoquotazione, la Commissione ha anzitutto ritenuto opportuno stabilire quali qualità di PAC prodotto nella Comunità corrispondono, per quanto riguarda le specifiche tecniche e gli impieghi, alle qualità di PAC cinese importato. Come nel caso di cui al considerando 35, alcune parti interessate hanno sostenuto che non fosse possibile effettuare un confronto dei prezzi tra le qualità di PAC prodotto nella Comunità e quelle della Repubblica popolare cinese senza procedere ad analisi di laboratorio indipendenti basati su metodi di prova uniformi.
(47) A tale proposito, la Commissione ha constatato che per ogni singola qualità di PAC originario della Repubblica popolare cinese e venduto nella Comunità, esistono numerose qualità di PAC prodotto nella Comunità, in diretta concorrenza. Per quanto riguarda la maggior parte delle qualità, i prodotti concorrenti sono tecnicamente simili. Di conseguenza la Commissione ritiene che il confronto effettuato tra le qualità di PAC prodotto in Cina e nella Comunità si basa su criteri oggettivi, segnatamente i dati tecnici e gli impieghi comunicati dalle parti che hanno cooperato all'indagine e costituisce, ai fini della presente decisione provvisoria, la base più equa e più appropriata per determinare l'effettiva presenza di una sottoquotazione.
(48) Prendendo in considerazione le singole qualità, i prezzi di vendita netti medi ponderati franco fabbrica dei produttori comunitari nella Comunità sono stati confrontati con i prezzi medi ponderati all'importazione delle qualità equivalenti cinesi, previo adeguamento ai livelli prezzo netto franco deposito, dazio corrisposto. Il confronto può considerarsi effettuato allo stesso stadio commerciale, visto che entrambi gli insiemi di prezzi considerati erano destinati alla vendita agli utilizzatori finali. Considerando ogni singola qualità, il confronto ha mostrato che solo una qualità cinese, che rappresenta l'1,3 % del totale delle importazioni di PAC cinese, non risultava sottoquotata rispetto ai prezzi dei produttori comunitari franco fabbrica. Per quanto riguarda tutte le altre qualità cinesi prese in esame, i margini di sottoquotazione, espressi in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari franco fabbrica, variavano dal 6,2 % al 37,2 %. Su una base media ponderata per tutte le qualità di PAC cinese, la Commissione ha determinato che il livello globale della sottoquotazione è pari al 23,5 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Osservazioni preliminari (49) In primo luogo, va precisato che, se non altrimenti specificato, tutti i dati di cui ai considerandi da 50 a 59 si riferiscono esclusivamente ai produttori comunitari che hanno cooperato appieno nell'indagine svolta dalla Commissione. Come menzionato al considerando 22, i produttori comunitari che hanno cooperato rappresentano circa il 92 % delle vendite complessive di tutti i produttori comunitari durante il periodo d'indagine.
(50) Va inoltre sottolineato che, tra il 1990 e il periodo d'indagine, sono state importate nella Comunità da paesi terzi diversi dalla Repubblica popolare cinese, per iniziative di taluni produttori comunitari che hanno cooperato all'indagine, quantitativi estremamente ridotti di PAC. Sebbene questi quantitativi rappresentino solo circa lo 0,7 % del totale delle vendite annue nella Comunità, tutti i dati relativi a questi acquisti sono stati comunque esclusi dai dati di cui ai considerandi da 51 a 58. Le informazioni contenute nei considerando citati si riferiscono, di conseguenza, al PAC prodotto nella Comunità.
b) Produzione (51) L'indagine della Commissione ha stabilito che la produzione nella Comunità è scesa progressivamente da 38 663 t nel 1990 a 32 581 t durante il periodo d'indagine, con una contrazione pari al 15,7 %.
c) Capacità produttiva e utilizzo degli impianti (52) La Commissione ha determinato che la capacità di produzione dei fabbricanti comunitari si è mantenuta relativamente stabile ad un livello di circa 51 000 t tra il 1990 e il periodo d'indagine. Tuttavia, il calo continuo della produzione, ha provocato un calo dell'utilizzo degli impianti dal 76,3 % nel 1990 al 64,2 % durante il periodo d'indagine.
d) Scorte (53) L'indagine ha dimostrato che le scorte di PAC dei produttori comunitari sono calate del 27 % tra il 1990 e il periodo d'indagine.
e) Vendite e quota di mercato (54) Il volume delle vendite nella Comunità dei produttori comunitari che hanno cooperato all'indagine è andato riducendosi costantemente da 28 240 t nel 1990 a 24 510 t durante il periodo d'indagine, con una contrazione pari al 13,2 %. Per quanto riguarda le vendite effettuate all'esterno della Comunità dai produttori comunitari che hanno cooperato all'indagine, l'inchiesta della Commissione ha determinato che si è prodotto un calo globale del 9,3 %, da 10 166 t nel 1990 a 9 220 t durante il periodo d'indagine. Per quanto riguarda le vendite dei produttori comunitari che non hanno cooperato, le stime fanno supporre, nello stesso periodo, un volume stabile di circa 2 000 t.
(55) La quota di mercato nella Comunità dei produttori comunitari che hanno cooperato all'indagine si è ridotta dall'82,8 % nel 1990 al 69,5 % durante il periodo d'indagine. La quota di mercato nella Comunità dei produttori comunitari che non hanno cooperato è ritenuta stabile, pari al 5,7 % circa, nello stesso periodo.
f) Prezzi e costi (56) Il prezzo di vendita medio ponderato di tutte le qualità di PAC venduto nella Comunità dai produttori comunitari è aumentato da 1 531 ECU/t nel 1990 a 1 605 ECU/t nel 1991. Nel 1992 e nel periodo d'indagine, i prezzi sono scesi a 1 589 ECU/t e a 1 552 ECU/t rispettivamente. Tra il 1990 e il periodo d'indagine, il prezzo di vendita medio ponderato nella Comunità di tutte le qualità di PAC è di conseguenza aumentato solo dell'1,4 %.
(57) La Commissione ha determinato che i costi produttivi medi ponderati dei produttori comunitari sono aumentati costantemente da 1 384 ECU/t nel 1990 a 1 720 ECU/t durante il periodo d'indagine, con un incremento pari al 24,3 %. L'aumento dei costi produttivi deriva principalmente dal rincaro delle materie prime, da più elevati costi fissi provocati dal minore utilizzo degli impianti e dai costi della protezione ambientale.
g) Redditività (58) Nel 1990 i produttori comunitari hanno rivacato un profitto medio ponderato globale pari al 9,6 % (sul volume d'affari) per quanto riguarda le vendite nella Comunità di tutte le qualità di PAC prodotte nella Comunità. Nel 1991 la situazione finanziaria di questi produttori è peggiorata, hanno infatti ottenuto un profitto medio ponderato globale di solo il 2,4 %. Nel 1992 la posizione si è aggravata ulteriormente con una perdita media ponderata del 5,4 %. Nel periodo d'indagine la perdita media ponderata globale su tutte le qualità di PAC vendute nella Comunità si è attestata sul 10,8 %.
h) Occupazione (59) L'indagine ha dimostrato che il numero delle persone che lavorano nel settore del PAC nella Comunità è calato del 16,3 %, esattamente da 734 y 614, tra il 1990 e il periodo d'indagine.
i) Conclusioni relative al pregiudizio (60) La maggior parte dei fattori e economici citati, presi in esame dalla Commissione, ossia la produzione, l'utilizzo degli impianti, il volume delle vendite, la redditività e l'occupazione, dimostrano chiaramente che la posizione dei produttori comunitari è stata danneggiata dal 1990 al periodo d'indagine. È evidente che questi produttori non sono stati in grado di aumentare i prezzi nella misura necessaria per far fronte all'aumento dei costi di produzione, subendo di conseguenza notevoli perdite durante il periodo d'indagine. Tra il 1990 e il periodo d'indagine si è verificata inoltre una contrazione considerevole della quota di mercato.
(61) Dopo aver esaminato tutti questi fattori, la Commissione ha concluso, ai fini dei risultati preliminari, che i produttori comunitari di PAC hanno subito un prejuidizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 2423/88, per quanto riguarda la produzione di PAC.
F. CAUSA DEL PREGUIDIZIO
1. Conseguenze delle importazioni oggetto di dumping
(62) Come constatato al considerando 43, il volume delle importazioni oggetto di dumping originarie della Repubblica popolare cinese è aumentato del 187 % tra il 1990 e il periodo d'indagine. La quota del mercato comunitario di PAC detenuta dalle importazioni cinesi oggetto di dumping è aumentata in modo considerevole dal 4,1 % all'11,4 % nello stesso periodo ed è evidente che quest'aumento della quota di mercato s'è verificato a danno dei produttori comunitari, la cui quota è calata dall'82,8 % al 69,5 %. È anche chiaro che quest'aumento delle importazioni oggetto di dumping è coinciso con il calo del volume delle vendite e dei livelli di produzione dei produttori comunitari, sebbene il consumo comunitario sia aumentato del 3,3 % tra il 1990 e il periodo d'indagine. Inoltre, la notevole sottoquotazione, rispetto ai prezzi di vendita dei produttori comunitari, delle importazioni cinesi di PAC oggetto di dumping (con margini che raggiungono il 37,2 %) deve aver contribuito ad impedire ai produttori comunitari di aumentare i loro prezzi ai livelli di profitto.
(63) Se da un lato la Commissione riconosce che gli esportatori cinesi hanno aumentato globalmente i loro prezzi di vendita del 10,6 % tra il 1990 e il periodo d'indagine, le esportazioni di PAC durante il periodo d'indagine sono state effettuate tuttavia a prezzi di consistente dumping, con conseguente seria sottoquotazione rispetto ai prezzi dei produttori comunitari, contribuendo in tal modo al preguidizio da loro sofferto.
(64) Di conseguenza, la Commissione ritiene che le importazioni oggetto di dumping del PAC originario della Repubblica popolare cinese abbiano causato un preguidizio all'industria comunitaria.
2. Altri fattori
(65) Nell'esame delle cause del preguidizio a danno dei produttori comunitari di PAC, la Commissione ha pure tenuto conto dell'effetto di fattori diversi rispetto alle importazioni provenienti dalla Cina. In tale ambito, la Commissione ha anzitutto esaminato il livello delle importazioni nella Comunità da altri paesi terzi. Utilizzando la metodologia di cui ai considerandi 40 e 41, è stato determinato che le importazioni da questi paesi terzi sono aumentate da circa 2 600 t nel 1990 a circa 5 500 t nel 1992, anche se il volume delle importazioni è calato a circa 4 700 t durante il periodo d'indagine. Sebbene queste cifre rappresentino un aumento globale di circa l'80 % di queste importazioni tra il 1990 e il periodo d'indagine, si tratta tuttavia di un tasso molto inferiore di quello osservato per quanto riguarda le importazioni provenienti dalla Cina. La quota di mercato nella Comunità di queste importazioni dai paesi terzi è aumentata dal 7,6 % nel 1990 al 13,3 % durante il periodo d'indagine.
(66) Dall'esame dei dati disponibili emerge che soltanto le importazioni dalla Malaysia sono aumentate con un tasso simile a quelle originarie della Repubblica popolare cinese tra il 1990 e il periodo d'indagine, ossia da circa 600 t a circa 1 750 t. Il volume delle importazioni dalla Malaysia è notevolmente inferiore rispetto a quello delle importazioni cinesi e di conseguenza tale paese detiene una quota di mercato sensibilmente più bassa nella Comunità (ossia il 4,9 % rispetto all'11,4 % per quanto riguarda le importazioni della Repubblica popolare cinese durante il periodo d'indagine).
(67) Tuttavia, facendo riferimento ai dati Eurostat disponibili, l'esportatore cinese che ha cooperato all'indagine ha sostenuto che le importazioni della Malaysia sono state effettuate a prezzi di dumping. Inoltre è stato pure sostenuto che, essendo il prezzo rilevato da Eurostat per quanto riguarda queste importazioni inferiore al prezzo all'importazione cinese, qualsiasi preguidizio a danno dei produttori comunitari dovesse farsi risalire alle importazioni dalla Malaysia e non a quelle provenienti dalla Repubblica popolare cinese.
Il Cefic ha ribattuto che i produttori comunitari non dispongono di prove di dumping per quanto riguarda le importazioni di PAC dalla Malaysia. Inoltre, ancora prima che fosse fatta l'affermazione succitata da parte dell'esportatore cinese, uno dei principali importatori di PAC della Cina e della Malaysia ha fornito alla Commissione dati concernenti i prezzi, dati che indicano che le importazioni originarie della Malaysia non sono state effettuate in dumping.
Come precisato al considerando 30, va inoltre ricordato che secondo i dati Eurostat il codice NC 3802 10 00 comprende non soltanto il PAC ma anche carboni attivati in forma granulare e a pastiglia (che, generalmente, sono prodotti più costosi del PAC). Visto che, secondo i dati di mercato disponibili, le informazioni concernenti i prezzi all'importazione dalla Malaysia non si riferiscono esclusivamente al prodotto sotto inchiesta, i prezzi derivati da Eurostat non possono essere messi a confronto con i prezzi reali del PAC concernenti i produttori comunitari o la Repubblica popolare cinese ottenuti nel corso dell'indagine.
(68) In considerazione di quanto sopra (e segnatamente della natura contraddittoria delle affermazioni delle parti interessate), la Commissione ritiene che i dati disponibili affidabili siano insufficienti per permetterle di trarre conclusioni sulla fondatezza o meno dell'esistenza di dumping in relazione ai prezzi delle importazioni malesi. Attualmente non è giustificato ampliare l'indagine in corso alla Malaysia. Inoltre, le informazioni disponibili concernenti i prezzi all'importazione dalla Malaysia non permettono alla Commissione di trarre conclusioni sugli effetti di queste importazioni sul mercato comunitario.
(69) La Commissione ha inoltre esaminato il volume delle vendita di PAC di tutte le qualità esportate all'esterno della Comunità dai produttori comunitari. È stato possibile determinare che queste vendite rappresentano circa il 27 % del totale del volume delle vendite dei produttori comunitari tra il 1990 e il periodo d'indagine. In termini quantitativi, queste vendite corrispondono a 10 166 t nel 1990, a 10 127 t nel 1991, a 8 430 t nel 1992 e a 9 220 t durante il periodo d'indagine. Tra il 1990 e il periodo d'indagine, le cifre indicano un calo del 9,3 %. È chiaro che questa perdita nelle esportazioni all'esterno della Comunità ha minato ulteriormente la situazione economica generale dei produttori comunitari per quanto riguarda il PAC sebbene, prese singolarmente, le vendite siano state effettuate con profitto.
(70) Alcune parti interessate hanno sostenuto che l'eventuale pregiudizio a danno dei produttori comunitari è stato provocato dall'eccesso di capacità produttiva di PAC nella Comunità. Le parti interessate hanno sostenuto che l'eccesso di capacità è dovuto al calo della domanda, derivante dai progressi tecnologici e dall'aumento dell'uso di carboni attivati riciclabili (ossia granuli e pastiglie). Tuttavia, è stato possibile determinare con certezza che, senza tener conto di un qualsiasi aumento possibile della domanda di carboni attivati riciclabili, il consumo di PAC nella Comunità è aumentato in realtà del 3,3 % tra il 1990 e il periodo d'indagine. Inoltre, visto che l'eccesso di capacità era osservabile anche nel 1990, quando i produttori comunitari hanno ottenuto profitti adeguati (vedi considerandi 52 e 58), il pregiudizio subito da questi produttori durante il periodo d'indagine non può essere attribuito al fattore citato.
3. Conclusioni relative alla causa del pregiudizio
(71) Se è possibile sostenere che l'aumento del volume delle importazioni dai paesi terzi diversi dalla Repubblica popolare cinese (in particolare la Malaysia) può aver contribuito alle perdite subite dall'industria comunitaria e che la contrazione delle vendite all'esterno del mercato comunitario non ha migliorato la situazione dei produttori comunitari, tuttavia non si può negare che le importazioni di PAC originario della Repubblica popolare cinese, prese separatamente, a causa dei prezzi bassi praticati in regime di dumping, della notevole sottoquotazione, del volume crescente e della crescente penetrazione sul mercato abbiano, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, provocato un pregiudizio notevole all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni di carattere generale
(72) Per determinare se l'interesse della Comunità richiede che si introducano misure antidumping, è necessario valutare i vari interessi nel loro insieme, compresi gli interessi dell'industria, degli utilizzatori e dei consumatori della Comunità. Ai fini di questa valutazione, occorre esaminare con particolare attenzione la necessità di eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole che distorcono gli scambi, e di ricreare un contesto di concorrenza reale.
(73) In tale ottica, la Commissione ha preso in esame l'effetto delle misure antidumping sul PAC originario della Repubblica popolare cinese, tenendo conto degli interessi delle diverse parti.
2. Interesse dei produttori comunitari
(74) In considerazione delle perdite finanziarie crescenti, la Commissione ritiene che la produttività dell'industria comunitaria di PAC possa essere messa in pericolo se non verranno adottate misure volte a correggere l'effetto delle importazioni cinesi oggetto di dumping. Se si riduce il numero dei produttori presenti sul mercato comunitario, si riduce la concorrenza. In effetti la Commissione è stata informata che uno stabilimento per la produzione di PAC nella Comunità sta per essere smantellato, in vista di una chiusura definitiva alla fine del 1995. Ciò provocherebbe un'ulteriore perdita di posti di lavoro in un'industria già in declino dal punto di vista dell'occupazione e, se si permettesse alle importazioni oggetto di dumping di continuare, altri stabilimenti di produzione nella Comunità potrebbero essere costretti a chiudere.
3. Interesse degli utilizzatori
(75) Una delle parti interessate ha sostenuto che la domanda del mercato di PAC nella Comunità non può essere soddisfatta senza importazioni, a causa dell'elevato livello delle esportazioni dei produttori comunitari. Tuttavia, come emerge chiaramente dalle informazioni fornite ai considerandi 42, 52 e 69, la capacità di produzione dell'industria comunitaria che risulta dopo aver dedotto le vendite all'esportazione, supera ancora il consumo annuale del mercato comunitario. Inoltre, le importazioni provenienti dai paesi terzi ad esclusione della Repubblica popolare cinese, rappresentano circa il 14 % del mercato comunitario. La Commissione quindi ritiene che non si verificherebbero carenze nelle forniture di PAC qualora misure antidumping venissero adottate nei confronti della Repubblica popolare cinese. Da questo punto di vista, l'obiettivo delle misure di difesa commerciale non è quello di escludere dal mercato comunitario esportatori che hanno praticato dumping pregiudizievole, ma semplicemente di reinstaurare una concorrenza leale.
(76) Le conseguenze di un possibile aumento del prezzo del PAC cinese a seguito dell'imposizione di misure antidumping va anche esaminato chiedendosi quale percentuale gli acquisti di PAC da parte degli utilizzatori rappresentino rispetto ai loro approvvigionamenti complessi. Si potrebbe sostenere che le imprese pubbliche che utilizzano il PAC per purificare l'acqua e gli utilizzatori industriali che lo impiegano per il trattamento delle acque reflue, la decolorazione e l'assorbimento di impurità, abbiano beneficiato nel breve periodo dei prezzi bassi delle importazioni cinesi oggetto di dumping. Tuttavia, sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione ritiene che, ai fini delle presenti risultanze provvisorie, il PAC rappresenti un materiale di rilevanza secondaria e che gli acquisti da parte degli utilizzatori rappresentino solo una piccola quota del fabbisogno complessivo di fattori produttivi. Le misure contro il dumping di conseguenza, non dovrebbero avere un grosso impatto sui bilanci generali degli utilizzatori, ipotesi verosimilmente confermata dal fatto che fino ad oggi nessun utilizzatore industriale o pubblico di PAC ha presentato osservazioni in tal senso alla Commissione nel corso dell'indagine.
4. Conclusioni
(77) Sulla base di quanto sopra, la Commissione conclude che la situazione precaria dei produttori comunitari impone di intervenire contro il dumping. Il possibile impatto di tale misura sugli utilizzatori di PAC non è, tutto considerato, ritenuto sufficiente per negare la protezione legittima dei produttori comunitari di PAC contro pratiche commerciali sleali. Di conseguenza, la Commissione ritiene necessario imporre misure provvisorie antidumping sulle importazioni di PAC originarie della Repubblica popolare cinese.
H. DAZIO PROVVISORIO
(78) Per fissare un livello di dazio adeguato per eliminare il pregiudizio del dumping, è anzitutto necessario considerare il margine di profitto minimo netto di imposta che permetta ai produttori comunitari di mantenere la loro competitività. A tale proposito, un produttore ha affermato che è necessaria una percentuale del 15 %, mentre un altro ha indicato una percentuale del 10 %. Considerato tuttavia che il PAC è un prodotto di lunga tradizione e che la domanda è aumentata solo di poco negli ultimi anni, la Commissione ritiene che le cifre succitate siano eccessive. Inoltre, va sottolineato che il livello generale di profitto netto, prima dell'imposizione, ottenuto dai produttori comunitari in tutte le loro attività nel settore del carbone attivato, è risultato compreso tra l'1 % e il 5 % durante il periodo d'indagine. Queste cifre comprendono non solo le vendite in perdita di PAC, ma anche le vendite di carbone attivato in forma granulare e a pastiglia, l'installazione degli impianti e i servizi tecnici. Di conseguenza, la Commissione ritiene che, ai fini della presente procedura, sia ragionevole fissare un profitto al netto d'imposta del 5 % sul prezzo di vendita in pari del PAC nella Comunità.
(79) La Commissione ha calcolato per ciascuna qualità cinese importata nella Comunità durante il periodo d'indagine, un prezzo netto di vendita medio ponderato franco fabbrica per le qualità equivalenti prodotte dall'industria comunitaria. Come rilevato al considerando 58, i produttori comunitari hanno subito una perdita globale nell'effettuare le vendite di PAC nella Comunità durante il periodo d'indagine. Di conseguenza si è reso necessario aumentare questi prezzi di vendita medi ponderati netti franco fabbrica ad un livello che non soltanto permetta all'industria comunitaria di coprire i costi di produzione ma anche di ottenere un profitto ragionevole del 5 %.
(80) Il prezzo che offre un margine di profitto ai produttori comunitari, fissato per ciascuna qualità cinese, è stato poi messo a confronto con il prezzo all'importazione cif cinese, adeguato al livello sdoganato franco magazzino nella Comunità. La differenza tra i due prezzi (che corrisponde all'importo richiesto per eliminare il pregiudizio), espressa su una base media ponderata come percentuale del prezzo all'importazione cif, franco frontiera comunitaria, ammonta al 66,8 %.
(81) Visto che il margine di dumping determinato nella misura del 71,5 % nell'ambito del presente procedimento risulta superiore alla percentuale che consente di eliminare il pregiudizio, il dazio antidumping dovrà basarsi sull'importo inferiore ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
I. DISPOSIZIONI FINALI
(82) Nell'interesse di una buona amministrazione, è necessario fissare un termine entro il quale le parti interessate possano esprimere le loro posizioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Inoltre, va sottolineato che tutte le conclusioni formulate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbone attivato in polvere di cui al codice NC ex 3802 10 00 (codice Taric: 3802 10 00 * 91) originario della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio antidumping, sul prezzo netto franco frontiera comunitaria non sdoganato è del 66,8 %.
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1, è subordianta alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, le parti interessate possono presentare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 10 agosto 1995.

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