Document ID: 31998R0502

REGOLAMENTO (CE) N. 502/98 DELLA COMMISSIONE del 3 marzo 1998 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di dischi magnetici (minidischi da 3,5&Prime;) originari dell'Indonesia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare gli articoli 7 e 9,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Il 6 aprile 1995, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni dischi magnetici (minidischi da 3,5&Prime;) originari del Canada, dell'Indonesia, di Macao e della Thailandia e ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato iniziato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte del Comitato dei produttori europei di minidischi (Diskma) per conto dei produttori che complessivamente realizzano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria di minidischi da 3,5&Prime;.
La denuncia conteneva elementi di prova, relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto suindicato e del conseguente grave pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il denunziante e ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere un'audizione.
(4) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e ha ricevuto informazioni particolareggiate dai produttori comunitari denunzianti, da un produttore dell'Indonesia, nonché da un produttore della Thailandia e dalla società commerciale ad esso collegata.
(5) La Commissione ha svolto visite di verifica nei locali delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti
SPAZIO PER TABELLA
b) Produttori/esportatori dei paesi interessati
Indonesia:
- PT Beneluxindo, Giacarta, e società collegate Benelux Manufacturing e Prime Standard di Hong Kong.
Thailandia:
- V-SA Magnetic Co. Ltd, Bangkok (produttore);
- V-SA Cast Co. Ltd, Bangkok (società commerciale collegata).
(6) Ai fini della determinazione del dumping, l'inchiesta ha riguardato il periodo dal 1° marzo 1994 al 28 febbraio 1995 (in appresso «periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio ha riguardato il periodo tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta.
(7) Dazi antidumping definitivi sono già stati imposti sulle importazioni di minidischi da 3,5&Prime; originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica popolare cinese dal regolamento (CEE) n. 2861/93 del Consiglio (4), di Hong Kong e della Repubblica di Corea dal regolamento (CE) n. 2199/94 del Consiglio (5), nonché degli Stati Uniti, del Messico e della Malaysia dal regolamento (CE) n. 663/96 del Consiglio (6).
(8) A causa del volume e della complessità dei dati raccolti ed esaminati, nonché dell'inchiesta antielusione (7) parallelamente svolta ai sensi dell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso «regolamento di base»), la durata dell'inchiesta, non soggetta ai termini di cui all'articolo 6, paragrafo 9, del medesimo, ha superato il periodo di un anno.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto
(9) I prodotti per i quali è stato aperto il procedimento sono i minidischi da 3,5&Prime;, utilizzati per registrare e memorizzare informazioni digitali codificate (codici NC ex 8523 20 90 ed ex 8524 90 91).
(10) Per quanto riguarda i minidischi da 3,5&Prime; di cui al codice NC ex 8524 90 91 (dal 1° gennaio 1996 codice NC ex 8524 91 10), dall'inchiesta è emerso che, benché in termini tecnici tali minidischi rientrino nella descrizione di cui al considerando 9, essi comportano dati o istruzioni (esclusi i suoni e le immagini) del tipo utilizzato nelle macchine automatiche per l'elaborazione dell'informazione. In base ai dati attualmente disponibili, è stato concluso che tali minidischi non potevano essere considerati come un unico prodotto insieme ai minidischi di cui al codice NC ex 8523 20 90, che non comportano i dati suddetti. Poiché inoltre non sono state trovate prove di dumping o di pregiudizio relative a tale prodotto, il procedimento in relazione allo stesso deve essere chiuso; le risultanze si riferiscono unicamente ai minidischi di cui al codice NC ex 8523 20 90, che sono stati oggetto di tutti i procedimenti precedenti.
(11) I minidischi in esame erano disponibili in diversi tipi, secondo la capacità di memorizzazione e i metodi di commercializzazione. Tuttavia non esistevano differenze significative nelle caratteristiche fisiche e nella tecnologia di base dei diversi tipi di minidischi, che inoltre presentavano tutti un elevato grado di intercambiabilità. Pertanto, in conformità della posizione precedentemente adottata dalle istituzioni comunitarie, ai fini del presente procedimento tutti i minidischi da 3,5&Prime; di cui al codice NC ex 8523 20 90 devono essere considerati come un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(12) I diversi tipi di minidischi di cui al codice NC ex 8523 20 90 prodotti nella Comunità o esportati verso la Comunità dai paesi in oggetto utilizzano la stessa tecnologia di base e sono simili in termini di caratteristiche fisiche essenziali e di applicazioni finali. Essi devono pertanto essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Canada, Macao e Thailandia
(13) La Commissione non ha ritenuto necessario determinare se le importazioni di minidischi da 3,5&Prime; originari del Canada, di Macao e della Thailandia fossero oggetto di dumping, in quanto il pregiudizio da esse arrecato durante il periodo dell'inchiesta è stato ritenuto trascurabile. Pertanto la Commissione ha chiuso il procedimento relativamente alle importazioni originarie da tali paesi con la decisione (CE) n. 98/175/CE (8).
2. Indonesia
a) Valore normale
(14) Un produttore indonesiano, che rappresentava quasi tutte le importazioni rilevate del prodotto nella Comunità dall'Indonesia, ha collaborato all'inchiesta. Tale produttore otteneva tutte le materie prime dalla società capogruppo di Hong Kong, mentre tutte le sue vendite erano gestite da un'altra delle consociate, una società commerciale avente sede anch'essa a Hong Kong. Il produttore indonesiano pertanto non aveva alcun ufficio vendite o acquisti, ma soltanto un reparto produzione e un ufficio spedizioni.
(15) Il produttore di cui trattasi non effettuava vendite sul mercato indonesiano. Poiché la Commissione non disponeva di informazioni relative a vendite effettuate su tale mercato da altri produttori indonesiani, è stato necessario costruire il valore normale a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, ossia in base al costo di produzione nel paese d'origine, maggiorato di un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (in appresso «spese GAV») e per i profitti. Il costo dei materiali è stato basato sul costo realmente sostenuto dalla capogruppo di Hong Kong. Gli altri costi di fabbricazione sono stati basati sui costi realmente sostenuti dal produttore indonesiano. Le SGAV sono state calcolate, a norma dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base, sulla base delle spese generali e amministrative sostenute dal produttore indonesiano, maggiorate delle SGAV della capogruppo di Hong Kong e della società commerciale sua consociata per il prodotto in questione. Quanto ai profitti, è stato ritenuto ragionevole usare il profitto registrato nei rendiconti consolidati del gruppo, poiché quest'ultimo opera nel campo della fabbricazione e commercio di supporti magnetici.
b) Prezzo all'esportazione
(16) Tutte le vendite sono state effettuate a prezzi di trasferimento alla capogruppo di Hong Kong, che a sua volta ha venduto i prodotti, tramite la società commerciale sua consociata, ad acquirenti indipendenti della Comunità. Pertanto si è concluso che il prezzo all'esportazione doveva essere determinato con riferimento ai prezzi realmente pagati o pagabili alla società commerciale collegata di Hong Kong.
c) Confronto
(17) Ai fini di un equo confronto, allo stadio franco fabbrica indonesiana, tra il prezzo all'esportazione costruito e il valore normale costruito sono stati effettuati adeguamenti per nolo e assicurazione, costi di credito e commissioni ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettere e), g) e i), del regolamento di base. Come indicato sopra al considerando 14, a causa del rapporto tra il produttore indonesiano e la società commerciale collegata di Hong Kong, i prezzi praticati dalla società produttrice alla società commerciale collegata, tramite la capogruppo, non sono attendibili. Per determinare un prezzo all'esportazione attendibile dall'Indonesia verso la Comunità, il prezzo praticato da Hong Kong alla Comunità è stato adeguato al livello franco Indonesia.
Poiché le funzioni di un operato collegato possono essere considerate simili a quelle di un operatore che agisce in base a commissione, una detrazione del 6 %, basata su un importo adeguato per le «spese GAV» e i profitti, è stata applicata ai prezzi praticati dalla società commerciale collegata nei confronti degli acquirenti indipendenti della Comunità. Tale percentuale è stata considerata adeguata dato il grado di coinvolgimento dell'operatore collegato nelle attività di vendita dell'esportatore.
d) Margine di dumping
(18) La media ponderata del valore normale è stata confrontata con la media ponderata dei prezzi all'esportazione. Il margine di dumping provvisorio per il produttore indonesiano, espresso come percentuale del valore totale cif frontiera comunitaria delle importazioni, è risultato pari al 41,1 %.
(19) In considerazione dell'eventualità che possa esservi un altro produttore/esportatore indonesiano, che non abbia risposto al questionario della Commissione, è stato determinato un margine di dumping residuo in base ai dati disponibili ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base. Ciò è stato fatto per evitare di premiare l'omessa collaborazione e per evitare qualsiasi opportunità di elusione. Quando le cifre relative alle esportazioni verso la Comunità fornite dal produttore indonesiano che ha collaborato sono state confrontate con le statistiche comunitarie relative alle importazioni è emerso che vi era un grado di collaborazione molto elevato. Pertanto la Commissione ha concluso che i dati disponibili più attendibili erano quelli accertati nell'inchiesta e che, non essendovi motivo di ritenere che gli eventuali produttori/esportatori non cooperanti avessero praticato il dumping ad un livello inferiore rispetto a quello accertato per per il produttore che ha collaborato, il margine residuo doveva essere fissato allo stesso livello, ossia al 41,1 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(20) Sono state chieste informazioni a tutti i produttori noti dei prodotti in oggetto nella Comunità. La Commissione, come nei procedimenti precedenti, ha tenuto anche conto del fatto che alcuni produttori comunitari erano collegati a produttori dei paesi interessati da detti procedimenti, nei cui confronti sono state accertate pratiche di dumping che hanno conseguentemente causato un grave pregiudizio.
(21) Come nei procedimenti precedenti, la Commissione ha concluso che la valutazione degli effetti delle importazioni in dumping dei prodotti originari dell'Indonesia sarebbe distorta se non fossero esclusi dalla definizione di industria comunitaria i produttori comunitari collegati ai produttori dei paesi interessati dai procedimenti anteriori nei cui riguardi è stato accertato il ricorso a pratiche di dumping per il prodotto simile e l'aver causato un grave pregiudizio al denunziante.
(22) Sulla base dell'approccio sopra esposto, la quota della produzione comunitaria complessiva realizzata dai produttori denunzianti nel periodo dell'inchiesta era almeno dell'85 %. Il denunziante (DISKMA) rappresentava quindi una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale del prodotto.
E. PREGIUDIZIO
Osservazione preliminare
(23) Occorre rilevare che il Consiglio ha già stabilito che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio a causa delle importazioni in dumping dal Giappone, da Taiwan, dalla Repubblica popolare cinese, da Hong Kong, dalla Repubblica di Corea, dalla Malaysia, dal Messico e dagli Stati Uniti. Nel presente procedimento la Commissione ha esaminato se le importazioni in dumping del prodotto in questione originario dell'Indonesia abbiano anch'esse contribuito al grave pregiudizio dell'industria comunitaria.
(24) L'esame della Commissione riguardava la Comunità esistente composta di 15 Stati membri.
1. Consumo comunitario, volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(25) La Commissione ha fatto riferimento al metodo adottato nei procedimenti precedenti, con un adeguamento per tener conto del consumo in Austria, Finlandia e Svezia durante il periodo considerato.
(26) Il consumo comunitario determinato su tale base è risultato pari a 819 milioni di unità nel 1992, a 1 095 milioni di unità nel 1993, a 1 400 milioni di unità nel 1994 e a 1 413 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta, con un incremento del 73 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta.
(27) Le importazioni dall'Indonesia sono aumentate da 0,19 milioni di unità nel 1992 a 91,5 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta, ossia di 480 volte in tale arco di tempo. Parallelamente all'aumento delle importazioni dall'Indonesia, la relativa quota di mercato, calcolata sulla base del consumo comunitario, passava dallo 0,02 % nel 1992 all'1,56 % nel 1993, al 6,04 % nel 1994 e al 6,48 % nel periodo dell'inchiesta.
2. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(28) Per unico produttore indonesiano che ha collaborato la sottoquotazione è stata determinata confrontando i prezzi di vendita al primo acquirente indipendente della Comunità, adeguati in considerazione dei dazi all'importazione pagati e delle spese post-importazione, con la media ponderata dei prezzi franco fabbrica dell'industria comunitaria. Il confronto è stato effettuato separatamente per ciascuno dei tipi di prodotti importati (ossia alta densità all'ingrosso/confezionati, doppia densità all'ingrosso).
(29) Dal confronto è emerso, in media ponderata, un margine di sottoquotazione del 26,1 % per il produttore che ha collaborato.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione e sfruttamento degli impianti
(30) Il volume della produzione dei prodotti in oggetto da parte dell'industria comunitaria è aumentato da 105 milioni di unità nel 1992 a 175 milioni nel 1993, a 243 milioni nel 1994 e a 246 milioni nel periodo dell'inchiesta, con un incremento assoluto del 134 % nel periodo considerato. Il coefficiente di sfruttamento degli impianti era pari in media all'80 % nel 1992, all'85 % nel 1993, al 94 % nel 1994 e al 93 % nel periodo dell'inchiesta, vicino al massimo effettivo.
b) Vendite e quota di mercato
(31) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità sono aumentate da 97 milioni di unità nel 1992 a 158 milioni nel 1993, a 219 milioni nel 1994 e a 232 milioni nel periodo dell'inchiesta. Quanto alla quota di mercato, questa era dell'11,8 % nel 1992, del 14,4 % nel 1993, del 15,6 % nel 1994 e del 16,5 % nel periodo dell'inchiesta. L'aumento della quota di mercato deve essere considerato alla luce delle previgenti misure antidumping delle quali l'industria comunitaria ha beneficiato. Tale circostanza riguarda in particolare le importazioni dal Giappone, da Taiwan, dalla Cina e da Hong Kong, che rappresentavano una quota di mercato del 44,3 % nel 1992, ma erano scese al 7,5 % nel periodo dell'inchiesta. Tuttavia, a causa della pressione delle importazioni in dumping oggetto del presente procedimento, per raggiungere tale crescita della quota di mercato l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre i prezzi, specialmente nel segmento dei dischetti all'ingrosso.
c) Prezzi e redditività
(32) Anche se i costi unitari dell'industria comunitaria sono diminuiti del 34 %, da 0,488 ECU a 0,324 ECU tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, nello stesso arco di tempo i prezzi di vendita sono diminuiti del 37 %, da 0,504 ECU a 0,318 ECU. Di conseguenza la redditività complessiva ha subito un deterioramento, passando da un valore positivo del 3,2 % sulle vendite nel 1992 a perdite dell'1,9 % nel periodo dell'inchiesta.
d) Conclusioni in materia di pregiudizio
(33) Alla luce di quanto precede, la Commissione conclude a titolo provvisorio che l'industria comunitaria subisce un grave pregiudizio.
(34) Nel complesso la situazione rimane essenzialmente quella rilevata nei procedimenti precedenti. La produzione, le vendite e lo sfruttamento degli impianti hanno avuto un andamento positivo, dovuto in gran parte all'espansione del mercato. Tuttavia, i benefici connessi a tali fattori positivi sono stati neutralizzati dai bassi livelli dei prezzi, che sono rimasti di gran lunga inferiori ai livelli necessari per generare profitti sufficienti a finanziare gli investimenti indispensabili affinché l'industria comunitaria potesse adeguarsi alla rapida evoluzione del settore della tecnologia dell'informazione. Nonostante l'espansione del mercato, nel periodo esaminato i prezzi dell'industria comunitaria sono diminuiti del 37 % con un conseguente notevole peggioramento della situazione finanziaria.
(35) Occorre infine rilevare che i fattori suddetti, compreso l'aumento delle quote di mercato dell'industria comunitaria, devono essere valutati alla luce del fatto che l'industria comunitaria, durante il periodo esaminato, ancora risentiva negativamente degli effetti delle anteriori pratiche di dumping accertate nei procedimenti precedenti.
F. NESSO DI CAUSALITÀ
(36) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni in dumping dall'Indonesia e se altri fattori abbiano causato tale pregiudizio oppure vi abbiano contribuito.
1. Effetti delle importazioni oggetto di dumping dall'Indonesia
(37) Sia i volumi che le quote di mercato delle importazioni in dumping hanno registrato tassi di incremento di gran lunga superiori a quello del consumo comunitario. In numeri indici, il consumo è aumentato da 100 nel 1992 a 173 nel periodo dell'inchiesta; le cifre corrispondenti per i volumi delle importazioni in dumping sono 100 e 48 700 e per le relative quote di mercato 100 e 32 400. Date la natura normalizzata del prodotto e la trasparenza del mercato, le vendite delle importazioni in dumping a prezzi che presentavano sostanziali margini di sottoquotazione rispetto a quelli dell'industria comunitaria non potevano non avere conseguenze negative per quest'ultima, che ha dovuto diminuire i propri prezzi nel tentativo di resistere alla pressione delle importazioni in dumping e di ottenere un'adeguata quota di mercato nella Comunità, mantenendo al tempo stesso un livello di produzione sufficiente per l'uso economico delle risorse. La conseguente depressione dei prezzi ha determinato le perdite sopracitate. La conseguente depressione dei prezzi ha determinato le perdite sopracitate. L'industria comunitaria è diventata un'industria in perdita nel momento in cui le importazioni indonesiane raggiungevano la loro attuale importante quota di mercato superiore al 6 %.
2. Effetti di altri fattori
(38) Occorre ricordare (cfr. considerando 7) che il Consiglio ha già stabilito che le importazioni dei prodotti simili dal Giappone, da Taiwan, dalla Repubblica popolare cinese, da Hong Kong, dalla Repubblica di Corea, dalla Malaysia, dal Messico e dagli Stati Uniti oggetto di dumping e avevano causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria. Poiché il periodo dell'inchiesta del procedimento precedente relativo a Malaysia, Messico e Stati Uniti (1° agosto 1993 - 31 luglio 1994) si sovrappone per un periodo di cinque mesi a quello del presente procedimento, è chiaro che le importazioni dai tre paesi in questione sono state anch'esse causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria nel periodo esaminato nella presente inchiesta. Tuttavia, le importazioni in dumping dall'Indonesia introdotte nel mercato comunitario a basso prezzo in quantitativi crescenti tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta hanno avuto un impatto considerevole. Esse sono state tanto più pregiudizievoli in quanto, dal 1990, l'industria comunitaria era già stata indebolita dalle importazioni in dumping oggetto dei precedenti procedimenti e continuava a subire il pregiudizio da queste derivante.
(39) Le importazioni da altri paesi e da quelli soggetti a misure antidumping sono rimaste stabili tra il 1992 e il 1995, ad un livello compreso tra il 5 % e il 6 % del consumo comunitario. Le informazioni di cui dispone la Commissione nella fase provvisoria del procedimento non consentono di trarre conclusioni circa la possibilità che queste importazioni siano oggetto di dumping e causa di pregiudizio.
(40) Pertanto, anche se le importazioni originarie di altri paesi, compresi quelli oggetto dei precedenti procedimenti, avessero causato un pregiudizio all'industria comunitaria, tale circostanza non modificherebbe il fatto che il pregiudizio arrecato dalle importazioni in dumping originarie dell'Indonesia, considerate separatamente, è grave.
3. Conclusioni
(41) In tali circostanze la Commissione conclude, ai fini delle risultanze provvisorie, che nonostante il pregiudizio accertato da parte delle importazioni in dumping dal Giappone, da Taiwan, dalla Repubblica popolare cinese, da Hong Kong, dalla Repubblica di Corea, dalla Malaysia, dal Messico e dagli Stati Uniti, le importazioni in dumping dall'Indonesia, per i loro bassi prezzi, per l'aumento della relativa quota di mercato comunitario tra il 1992 e la conclusione dell'inchiesta e per il conseguente deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria, considerate isolatamente, hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(42) Nei procedimenti precedenti (cfr. considerando 7) il Consiglio ha stabilito che nell'interesse della Comunità era opportuno istituire misure nei confronti delle importazioni in dumping del prodotto in oggetto. Inoltre, data la sovrapposizione tra il periodo dell'inchiesta del presente procedimento e quello del procedimento immediatamente precedente, nella fattispecie non era giustificato procedere nuovamente ad un esame globale dell'interesse della Comunità. Peraltro, come nei procedimenti precedenti, non sono state fornite informazioni né dagli utenti del prodotto né da altre parti interessate. Tuttavia, sulla base dei dati disponibili, la Commissione ha esaminato il probabile impatto di eventuali misure, o della mancata adozione di misure, sull'industria comunitaria e sugli altri operatori economici del settore del prodotto in questione.
2. Conseguenze per l'industria comunitaria
(43) Nel 1992, l'industria comunitaria consisteva di quattro imprese, piccole o medie. Si tratta di un'industria ad alta intensità di capitale anziché di lavoro e le società interessate erano in grado di soddisfare in modo flessibile la domanda di un mercato comunitario in espansione. Tuttavia, dal 1990, la crescente concorrenza delle importazioni in dumping di varia origine ha creato continue difficoltà ai produttori comunitari, che hanno dovuto ripetutamente fare ricorso agli strumenti antidumping comunitari.
(44) Quando i prodotti sono diventati prodotti maturi, due produttori comunitari hanno ristrutturato i loro investimenti e hanno cessato la produzione di minidischi da 3,5&Prime; nella Comunità. Pertanto solo due società sono rimaste attive nella produzione e nella vendita di tali prodotti. Si tratta di società economicamente valide, come dimostra il fatto che tra il 1994 e il 1995 la produzione è aumentata da 242 a 281 milioni di unità e i costi unitari sono diminuiti del 10 % circa. L'industria comunitaria è in grado di approvvigionare in modo efficiente il mercato di un prodotto che, pur essendo ad uno stadio maturo del suo ciclo vitale, costituisce il supporto di informazione di base per molti utenti di elaboratori elettronici.
(45) L'istituzione di misure di difesa eliminerebbe le pressioni esercitate sul mercato comunitario dalle importazioni in dumping oggetto dell'inchiesta. L'industria comunitaria potrebbe aumentare i prezzi ad un livello sufficiente per raggiungere un adeguato utile operativo, il che le consentirebbe di restare presente in un settore tecnologico importante e in rapido sviluppo. Qualora non venissero istituite misure di difesa, i produttori rimasti sarebbero invece forse costretti a cessare la produzione per mancanza di redditività.
3. Conseguenze per l'industria fornitrice
(46) Vista la produzione dell'industria comunitaria, pari nel 1995 ad oltre 280 milioni di dischetti, e vista la sua quota di mercato comunitario, pari al 16,5 %, la scomparsa di tale industria avrebbe conseguenze dannose per i fornitori di componenti. Nell'interesse di questi ultimi sarebbe pertanto opportuno adottare misure antidumping.
4. Conseguenze per utenti e consumatori
(47) Per quanto riguarda gli interessi degli utenti di minidischi da 3,5&Prime;, in particolare l'industria del software, gli eventuali vantaggi di breve periodo in termini di prezzi devono essere confrontati con gli effetti a lungo termine del mancato ripristino di un'effettiva concorrenza. Come rilevato sopra, la mancata adozione di misure minaccerebbe gravemente l'efficienza dell'industria comunitaria, la cui scomparsa di fatto ridurrebbe l'offerta e la concorrenza a danno dei consumatori, comprese le società di software.
(48) Inoltre, l'effetto a valle complessivo che il dazio proposto avrebbe sui prezzi, tenuto conto della quota di mercato dell'Indonesia e di ragionevoli presupposti sulle elasticità dei prezzi di mercato, potrebbe consistere in un incremento massimo dei prezzi al dettaglio inferiore al 2 %. Si ritiene tuttavia improbabile che l'incremento raggiunga anche solo tale livello, in quanto il 75 % delle importazioni dall'Indonesia è costituito da dischetti all'ingrosso. Questi sono una merce destinata in gran parte alla duplicazione, attività in cui rappresentano una parte trascurabile dei costi, e pertanto non è affatto certo che un incremento conseguente al dazio verrebbe pienamente trasferito sui consumatori. Questa ipotesi è avvalorata dall'esistenza di un certo eccesso di capacità produttiva a livello globale, che in qualche misura limita le possibilità di aumento dei prezzi, nonché dal carattere normalizzato del prodotto, dalla trasparenza del mercato e dagli effetti osservati dopo l'istituzione delle misure precedenti.
5. Concorrenza effettiva ed effetti distorsivi degli scambi
(49) Nel valutare l'interesse della Comunità occorre tenere specialmente conto della necessità di eliminare le distorsioni degli scambi causate dalle pratiche pregiudizievoli di dumping e di ripristinare un'effettiva concorrenza. Le misure antidumping si limitano ad eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping e quindi non sono un ostacolo all'approvvigionamento da paesi terzi a prezzi equi. Quello che viene eliminato è soltanto l'elemento sleale nel vantaggio di prezzo degli esportatori. Pertanto le importazioni sarebbero ancora concorrenti sulla base del loro reale vantaggio concorrenziale e l'accesso degli esportatori al mercato comunitario non dovrebbe subire riduzioni.
6. Conclusioni
(50) Esaminati i diversi interessi coinvolti, si conclude a titolo provvisorio che nel presente procedimento l'istituzione di misure contribuirà a ristabilire condizioni di concorrenza leale eliminando gli effetti pregiudizievoli delle pratiche di dumping indonesiane e offrirà all'industria comunitaria la possibilità di conservare e di sviluppare le sue attività nel settore quanto mai importante della memorizzazione e trasmissione dei dati. Sarebbe altresì mantenuto il mercato dell'industria comunitaria che fornisce i componenti.
(51) Inoltre, alla luce delle conclusioni del Consiglio nei procedimenti precedenti, nell'interesse della Comunità, per impedire che gli effetti delle misure già prese siano compromessi ed evitare discriminazioni nei confronti dei paesi le cui esportazioni sono risultate oggetto di dumping e causa di grave pregiudizio, devono essere istituite misure di difesa relativamente alle importazioni in dumping dei minidischi da 3,5&Prime; oggetto del presente procedimento.
Nell'interesse della Comunità è quindi necessario adottare misure antidumping nei confronti delle importazioni in dumping dei prodotti originari dell'Indonesia.
H. DAZIO
(52) La Commissione considera che le misure debbano essere in forma di dazi provvisori ad valorem. Per stabilire il livello dei dazi provvisori, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping accertati e dell'importo dal dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(53) Poiché il pregiudizio è costituito principalmente dal calo dei prezzi, dalla mancanza di redditività oppure da perdite finanziarie, per eliminare tale pregiudizio è necessario che l'industria comunitaria possa aumentare i prezzi a livelli adeguati, senza subire un calo del volume delle vendite.
(54) Per calcolare l'aumento di prezzo necessario, la Commissione ha ritenuto che i prezzi effettivi delle importazioni dovessero essere confrontati con prezzi di vendita corrispondenti ai costi di produzione dei produttori comunitari denunzianti, maggiorati di un congruo importo per il profitto.
(55) A tal fine, come nei precedenti procedimenti relativi ai minidischi, la Commissione ha utilizzato i costi di produzione rappresentativi dell'industria denunziante, nonché il margine di profitto preso in considerazione nei procedimenti precedenti (12 % sul giro d'affari), margine che era ritenuto necessario per garantire l'efficienza dell'industria comunitaria e che sarebbe stato prevedibilmente realizzato in assenza di importazioni oggetto di dumping.
(56) I prezzi calcolati in base ai costi e al profitto suddetti sono stati confrontati con i prezzi delle importazioni oggetto di dumping utilizzati per stabilire la sottoquotazione, come esposto al considerando 28.
(57) Le differenze tra questi prezzi, stabilite in media ponderata ed espresse in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, erano superiori ai margini di dumping accertati per il produttore indonesiano che ha collaborato. Pertanto i dazi antidumping provvisori devono essere fissati al livello dei margini di dumping accertati nell'inchiesta.
(58) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano presentare osservazioni e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riconsiderate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di minidischi da 3,5&Prime;, utilizzati per registrare e memorizzare informazioni digitali codificate di cui al codice NC ex 8523 20 90 (codice addizionale Taric 8523 20 90 10), originari dell'Indonesia.
2. L'aliquota del dazio da applicare al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è pari al 41,1 %.
3. Salvo altrimenti disposto, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Il procedimento antidumping è chiuso relativamente alle importazioni di minidischi da 3,5&Prime; di cui al codice NC ex 8524 91 10, che comportano dati o istruzioni (ad esclusione del suono o dell'immagine) del tipo utilizzato nelle macchine automatiche per l'elaborazione dell'informazione.
Articolo 3
Fermo restando il disposto dell'articolo 20 ed a norma dell'articolo 21 del regolamento (CE) n. 384/96, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 4
Salvo il disposto degli articoli 7, 9, 10 e 14 del regolamento (CE) n. 384/96, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Articolo 5
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 3 marzo 1998.

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