Document ID: 31993R3386

REGOLAMENTO (CE) N. 3386/93 DEL CONSIGLIO del 6 dicembre 1993 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) originaria della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo, a norma del suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Misure provvisorie (1) Con il regolamento (CEE) n. 2799/92 (2) la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) originaria della Repubblica popolare cinese, di cui al codice NC 2519 90 30.
B. Procedura successiva (2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, cinque esportatori cinesi e alcuni importatori indipendenti hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti dalla Commissione. Le parti suddette, nonché altri importatori indipendenti, alcuni consumatori finali e le autorità cinesi hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni sulle risultanze.
(3) Le parti sono state inoltre informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano comunicare le loro osservazioni sulle informazioni ricevute.
(4) Le osservazioni presentate dalle parti per iscritto e oralmente sono state prese in considerazione e le risultanze della Commissione sono state opportunamente modificate.
C. Prodotto in esame e prodotto simile (5) Alcuni esportatori cinesi, importatori indipendenti e consumatori finali hanno riaffermato che la magnesite sinterizzata originaria della Comunità e di altri paesi non è un prodotto simile a quello originario della Repubblica popolare cinese. A questo proposito gli esportatori cinesi hanno proposto alla Commissione di nominare un perito indipendente per stabilire se la magnesite cinese sia un « prodotto simile » a qualsiasi altro tipo di magnesite sinterizzata, per quanto riguarda la qualità dei giacimenti e i processi di estrazione e di trattamento, nonché le caratteristiche chimiche e fisiche e le applicazioni del prodotto finito.
(6) La Commissione ammette che un perito indipendente possa fornire dati precisi su eventuali differenze tra la magnesite cinese e il prodotto originario di altre fonti. Le istituzioni comunitarie, d'altra parte, riconoscono l'esistenza di tali differenze. Non è inoltre stato contestato il fatto che, nonostante tali differenze, le caratteristiche fisiche o chimiche essenziali di tutti i tipi di magnesite sono identiche. L'affermazione secondo la quale i diversi tipi di magnesite non sono prodotti simili potrebbe essere giustificata unicamente se le caratteristiche di base fossero diverse. Il fatto che la magnesite sinterizzata di qualsiasi origine sia impiegata in modo intercambiabile dagli utilizzatori finali conferma la conclusione che i diversi tipi costituiscono un unico prodotto simile. Per questi motivi e per quelli indicati nei punti 10, 11 e 12 del regolamento (CEE) n. 2799/92 non si è ritenuto necessario nominare un perito indipendente.
Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
D. Dumping a) Paese di riferimento
(7) Nel regolamento (CEE) n. 2799/92 la Commissione ha concluso che la Turchia era un paese di riferimento adeguato ai fini della determinazione del valore normale relativo alla Repubblica popolare cinese. Dopo l'istituzione del dazio provvisorio alcuni esportatori hanno contestato la scelta della Turchia come paese di riferimento e hanno proposto la Cecoslovacchia, considerata più adatta in considerazione delle caratteristiche dei giacimenti, dei processi di trattamento e della gamma della qualità di MgO (ossido di magnesio). Detti esportatori hanno affermato che l'ex Cecoslovacchia, pur essendo un paese ad economia di mercato, ha una struttura economica più simile a quella della Cina.
La Commissione ricorda tuttavia che, a norma del regolamento (CEE) n. 1765/82 (1), non si può considerare l'ex Cecoslovacchia come un paese ad economia di mercato per quanto riguarda il periodo dell'inchiesta, compreso tra luglio 1990 e giugno 1991. Secondo l'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il valore normale non può essere stabilito in base ai prezzi e ai costi di un paese non avente un'economia di mercato.
Per selezionare un paese ad economia di mercato ai fini del calcolo del valore normale, la Commissione tiene conto di diversi fattori, quali l'accesso alle materie prime e la rappresentatività del mercato rispetto ai quantitativi esportati dal paese esportatore e considera se i costi e i prezzi del prodotto in questione siano determinati da forze di mercato concorrenziali.
Dopo aver esaminato le condizioni vigenti in Turchia alla luce di tali considerazioni, la Commissione ha concluso, come risulta dal punto 15 del regolamento (CEE) n. 2799/92, che la Turchia è un paese di riferimento adeguato.
Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
b) Valore normale
(8) Riguardo alla situazione dei prezzi in Turchia, la Commissione ha concluso che, a causa dell'elevata percentuale di vendite tra società collegate, il valore normale non poteva essere stabilito in base ai prezzi di vendita. È stato tuttavia accertato, come risulta dal punto 16 del regolamento (CEE) n. 2799/92, che i costi di produzione del produttore turco sono determinati attraverso un sistema di offerte concorrenziali. Il valore normale può quindi essere stabilito in base ai costi di produzione, poiché questi ultimi sono determinati nel corso di normali operazioni commerciali.
(9) Dopo l'istituzione dei dazi provvisori, gli esportatori cinesi hanno affermato che il valore normale, costruito per ciascuna qualità di MgO e adeguato per tener conto delle differenze esistenti tra la Cina e la Turchia, non rifletteva pienamente i vantaggi naturali della Cina, dove, secondo le loro affermazioni, la magnesite poteva essere estratta e trattata più facilmente che in Turchia.
La Commissione accetta in parte questa argomentazione. Riguardo alle differenze inerenti ai metodi di estrazione e di trattamento, la Commissione riconosce che, a causa di alcuni vantaggi naturali, la produzione di magnesite sinterizzata in Cina non implica determinati costi. Nel regolamento (CEE) n. 2799/92 il valore normale è stato adeguato per tener conto delle operazioni di arricchimento e di cernita che sono necessarie in Turchia, ma non in Cina. La Commissione ritiene ora che si debba tener conto anche della maggiore facilità di accesso alle materie prime in Cina rispetto alla Turchia. Pertanto, in considerazione dell'effettivo rapporto minerale/materiale di sterro accertato in Turchia e del livello di adeguamento proposto dagli esportatori cinesi, i costi di estrazione sono stati ridotti del 20 % rispetto a quelli determinati in Turchia.
Si ritiene quindi che il valore normale stabilito nei confronti del produttore turco rifletta i vantaggi naturali della Cina. Gli esportatori cinesi hanno chiesto un adeguamento supplementare per tener conto della vicinanza dei forni alle miniere a cielo aperto. A questo proposito occorre precisare che la decisione di collocare i forni nelle vicinanze delle miniere e di spostarli in funzione dell'avanzamento dei lavori di estrazione è influenzata dal fatto che in Cina la struttura dei prezzi non è determinata dal mercato. L'applicazione di adeguamenti in tali circostanze sarebbe in contrasto con gli obiettivi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(10) Il Consiglio conferma il valore normale così stabilito.
c) Prezzo all'esportazione
(11) Dato che le parti interessate non hanno presentato osservazioni sostanziali a questo proposito, il Consiglio conferma il metodo impiegato per stabilire i prezzi all'esportazione che è esposto nel punto 18 del regolamento (CEE) n. 2799/92.
E. Confronto e margini di dumping (12) Gli esportatori cinesi hanno sostenuto che i produttori cinesi usano forni a pozzo da coke, semplici e a basso costo e hanno chiesto un adeguamento del 10 % per tener conto del fatto che in Cina i costi di cottura sono inferiori. La Commissione ha tuttavia accertato che anche il produttore turco usa forni a pozzo. La Commissione ha invece accettato di applicare un adeguamento in considerazione del costo superiore della nafta utilizzata dal produttore turco e i costi di produzione sono stati pertanto ridotti del 3 %. Alcuni importatori ed utilizzatori finali, prima e dopo l'istituzione di misure provvisorie, hanno affermato che, quando importavano magnesite calcinata a morte dalla Cina, essi stessi dovevano svolgere alcune operazioni quali l'analisi del prodotto, il controllo del carico e l'eliminazione delle sostanze estranee. È stato affermato che, per effettuare queste operazioni, gli importatori dovevano frequentemente utilizzare personale in Cina. Per quanto riguarda i produttori turchi queste operazioni sono normalmente svolte dai produttori stessi e non richiedono alcun intervento degli acquirenti. Gli importatori e gli utilizzatori finali hanno quindi chiesto che fosse applicato un adeguamento a norma dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88, per tener conto delle differenze inerenti alle condizioni di vendita che incidono sulla comparabilità dei prezzi. In base alle informazioni raccolte, la Commissione ritiene che la richiesta di adeguamento sia giustificata. In funzione dei dati comunicati dal produttore turco, è stato stimato che questi costi corrispondono al 6 % del prezzo di vendita costruito e, ai fini del confronto, il valore normale è stato debitamente modificato.
Dato che le altri parti non hanno comunicato alcuna osservazione, il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni esposte nel punto 19 del regolamento (CEE) n. 2799/92.
Dall'esame definitivo dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità, corrispondente a 47 ECU per tonnellata.
(13) Ai fini delle risultanze provvisorie la Commissione ha stabilito un unico margine di dumping per tutti gli esportatori cinesi. Gli esportatori che hanno collaborato hanno contestato questo metodo e hanno sostenuto che nei loro confronti la Commissione avrebbe dovuto calcolare margini di dumping individuali.
La Commissione ricorda tuttavia che, riguardo alle esportazioni da paesi che non hanno un'economia di mercato, il trattamento individuale costituisce un'eccezione da applicare unicamente nei casi in cui i produttori interessati possano dimostrare di essere liberi di fissare i prezzi all'esportazione senza l'intervento dello Stato. Lo Stato, esercitando il proprio potere di controllo, potrebbe infatti modificare gli schemi della produzione e degli scambi per approfittare del margine di dumping inferiore. L'efficacia di eventuali misure sarebbe quindi compromessa. A questo proposito, come risulta dal punto 21 del regolamento (CEE) n. 2799/92, gli esportatori, in qualità di imprese a partecipazione statale, non sono indipendenti e non possono fissare liberamente i prezzi all'esportazione. È stato pertanto stabilito un unico margine di dumping per tutti gli esportatori cinesi. Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
F. Pregiudizio (14) Nel regolamento (CEE) n. 2799/92 (punti da 22 a 32) la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio sostanziale in seguito alle importazioni oggetto di dumping di magnesite sinterizzata originaria della Repubblica popolare cinese. Le importazioni del prodotto in questione dalla Repubblica popolare cinese sono passate da 117 000 t nel 1988 a oltre 176 000 t nel periodo dell'inchiesta, compresa tra il 1o luglio 1990 e il 30 giugno 1991. Nello stesso periodo, nonostante l'espansione del mercato, la quota di mercato dei produttori comunitari è diminuita e il livello dei prezzi è rimasto eccessivamente basso. Tutti i produttori comunitari hanno venduto in perdita oppure hanno subito una contrazione dei profitti. Dato che le parti interessate non hanno presentato nuove argomentazioni a questo proposito, il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni della Commissione esposte nel punto 32 del regolamento (CEE) n. 2799/92.
(15) Gli esportatori cinesi hanno affermato che per le qualità con un tenore di MgO superiore al 92 % l'industria comunitaria non ha subito pregiudizio, in quanto i produttori comunitari interessati avrebbero registrato un costante incremento delle vendite, del volume di produzione e del coefficiente di utilizzazione degli impianti.
Come risulta dal punto 32 dal regolamento (CEE) n. 2799/92, la Commissione, nel corso dell'inchiesta, non ha riscontrato alcun aumento delle vendite, del volume di produzione e dell'utilizzazione degli impianti dei produttori comunitari per quanto riguarda le qualità di magnesite in questione. L'argomentazione non tiene inoltre conto del fatto che, secondo l'articolo 4, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il pregiudizio deve essere stabilito rispetto alla produzione comunitaria del prodotto simile, che comprende tutti i tipi e tutte le qualità di magnesite, in gran parte intercambiabili. Anche se le vendite di alcune qualità sul mercato comunitario non subiscono nella stessa misura di altre le conseguenze delle importazioni oggetto di dumping, la situazione deve essere esaminata alla luce dei risultati globali dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità per il prodotto simile, ovvero per ogni tipo e qualità di magnesite. L'argomentazione è stata pertanto respinta. Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
G. Causa del pregiudizio (16) Come risulta dai punti 33 e 34 del regolamento (CEE) n. 2799/92, la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio sostanziale a causa delle importazioni oggetto di dumping, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Dopo l'istituzione delle misure provvisorie, gli esportatori cinesi e alcuni importatori hanno invece sostenuto che l'aumento dei costi di produzione subito dall'industria comunitaria dimostra che il pregiudizio non era attribuibile alle importazioni dalla Cina, bensì a fattori interni. Le parti hanno inoltre affermato che anche le importazioni dalla Corea del Nord avevano provocato pregiudizio.
(17) Per quanto riguarda la prima argomentazione, la Commissione non ha riscontrato alcun aumento significativo dei costi dei produttori comunitari tra il 1988 e il periodo dell'inchiesta. Il deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria era dovuto alla pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni oggetto di dumping dalla Cina, mentre i costi sono rimasti stabili. La Commissione non può quindi ammettere che l'industria comunitaria sia responsabile del pregiudizio da essa subito a causa dell'aumento dei costi di produzione. L'argomentazione deve pertanto essere respinta.
(18) Riguardo alle importazioni dalla Corea del Nord, la Commissione osserva che la Cina è di gran lunga la principale fonte delle importazioni di magnesite sinterizzata nella Comunità. Nel periodo di riferimento, le importazioni nella Comunità del prodotto in questione originario della Corea del Nord rappresentavano il 15 % del totale, rispetto al 46 % delle importazioni dalla Cina. Pertanto, anche se non si può escludere che altri fattori oltre alle importazioni oggetto di dumping dalla Cina possano aver avuto effetti negativi sull'industria comunitaria, si deve concludere che il considerevole aumento di volume e i bassi prezzi delle importazioni cinesi oggetto di dumping hanno provocato la diminuzione della quota di mercato e il deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria. Si può quindi concludere che queste importazioni, considerate isolatamente, hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
(19) I produttori di refrattari hanno sostenuto che i prodotti importati dalla Cina da essi utilizzati non avevano provocato pregiudizio all'industria comunitaria, in quanto quest'ultima non forniva la magnesite sinterizzata con le adeguate caratteristiche chimiche.
A questo proposito, la Commissione ricorda che tutti i tipi di magnesite importati e la magnesite prodotta dall'industria comunitaria sono prodotti simili aventi le stesse caratteristiche fisiche e chimiche essenziali e le stesse applicazioni. La Commissione ha inoltre accertato che l'industria comunitaria è in grado di fornire tutti i tipi di magnesite, compresi quelli che soddisfano i requisiti chiesti dagli utilizzatori suddetti. Nel caso in esame, l'industria comunitaria non ha potuto vendere questi tipi di magnesite ai produttori di refrattari, che si erano invece rivolti agli esportatori cinesi, a causa dei prezzi inferiori da essi applicati. Questa circostanza costituisce un'ulteriore conferma del fatto che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio a causa delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina.
Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
H. Dazio (20) Per quanto riguarda l'importo del dazio, nel punto 44 del regolamento (CEE) n. 2799/92 la Commissione ha stabilito che, per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria a causa delle pratiche di dumping, deve essere istituito un dazio pari all'intero margine di dumping (fissato nel punto 12 del presente regolamento). Con l'applicazione di questa aliquota del dazio, i prezzi dei prodotti cinesi sarebbero pari al valore normale. Dato che, dopo l'istituzione del dazio provvisorio, non sono state presentate nuove argomentazioni a questo proposito, il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni della Commissione.
Riguardo alla forma del dazio, la Commissione ritiene che la struttura dell'economia pianificata lasci agli esportatori cinesi un considerevole margine di manovra per ridurre ulteriormente i prezzi all'esportazione, che in effetti sono costantemente diminuiti dal 1988 in poi. Dato che il mercato della magnesite è estremamente sensibile alle variazioni dei prezzi, il dazio dovrebbe essere istituito in forma tale da evitare un ulteriore calo dei prezzi degli esportatori cinesi. Non sembra quindi opportuno istituire un dazio ad valorem, né in forma di importo fisso.
In tali circostanze è stato ritenuto opportuno stabilire un prezzo minimo al quale la magnesite di origine cinese dovrebbe essere venduta sul mercato comunitario. Il prezzo minimo è stato calcolato in base alla media ponderata del valore normale della magnesite sinterizzata stabilito nel punto 9 tenendo conto degli adeguamenti di cui al punto 12. Il prezzo minimo, adeguato al valore cif frontiera comunitaria è pari a 120 ECU per tonnellata per tutte le qualità. Il dazio deve quindi corrispondere alla differenza tra il prezzo minimo e il prezzo netto franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento. Il Consiglio conferma questa conclusione.
I. Interesse della Comunità (21) Per valutare se era necessario istituire le misure in questione, sono stati presi in considerazione due elementi essenziali. In primo luogo le misure antidumping hanno l'obiettivo di eliminare le distorsioni della concorrenza derivanti da pratiche commerciali sleali, per ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità. In secondo luogo, date le circostanze specifiche del caso in esame, se non venisse ripristinata una situazione di concorrenza leale sul mercato sarebbe pregiudicata la sopravvivenza dell'industria della magnesite sinterizzata, dato che attualmente i produttori comunitari non sono in grado di realizzare i profitti necessari per continuare l'attività. La scomparsa dell'industria comunitaria implicherebbe la perdita di competenze tecniche, posti di lavoro e investimenti (vedi punto 40 del regolamento (CEE) n. 2799/92).
(22) Alcuni importatori e utilizzatori finali hanno affermato che eventuali aumenti dei costi a carico dei produttori di refrattari avrebbero effetti negativi sulla capacità concorrenziale di tali imprese rispetto ai produttori di paesi terzi.
La Commissione riconosce che questa industria si trova attualmente in una situazione critica sul mercato comunitario e sul piano internazionale e che le difficoltà attuali potrebbero essere aggravate dagli aumenti dei prezzi della magnesite sinterizzata. La Commissione ritiene tuttavia che con un dazio in forma di prezzo minimo per tonnellata, di cui al punto 20, gli utilizzatori delle qualità superiori potranno acquistare il prodotto a prezzi non sensibilmente superiori a quelli dei loro concorrenti di paesi terzi e quindi potranno salvaguardare la loro competitività. In linea di massima, inoltre, anche se a breve termine gli utilizzatori possono essere avvantaggiati dall'assenza di dazi, il mancato ripristino di condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario provocherebbe, a più lungo termine, una restrizione della concorrenza e l'aumento dei prezzi.
(23) Alcuni importatori hanno sostenuto che non era necessario tutelare l'industria comunitaria nei confronti delle importazioni di un prodotto che non era in grado di fornire.
Anche se la produzione comunitaria è attualmente insufficiente per soddisfare la domanda del prodotto in questione, la Commissione ha accertato che l'industria comunitaria opera ad un livello di utilizzazione degli impianti eccessivamente basso e che dispone di vaste riserve. A causa dei bassi prezzi delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina l'industria comunitaria non ha potuto utilizzare la capacità disponibile ed ampliare gli impianti di produzione. L'argomentazione degli importatori si basa inoltre su un'errata interpretazione delle conseguenze dei dazi antidumping. Nonostante l'applicazione dei dazi, infatti, i consumatori comunitari potranno sempre acquistare magnesite di origine cinese a prezzi competitivi. Quando, come avviene nel presente procedimento, il dazio è pari al margine di dumping, ma inferiore all'importo necessario per eliminare interamente il pregiudizio, viene annullato unicamente l'elemento sleale del vantaggio di prezzo degli esportatori. Dato che, inoltre, sul mercato comunitario operano numerosi altri fornitori di paesi terzi, secondo la Commissione non esiste alcun rischio di carenza dell'offerta.
(24) Gli esportatori cinesi hanno riaffermato che l'istituzione di misure inefficaci era contraria all'interesse della Comunità, in quanto l'applicazione di dazi antidumping sulle importazioni di magnesite sinterizzata di origine cinese avrebbe provocato un netto incremento delle importazioni a basso prezzo dalla Corea del Nord. Come è stato affermato nel punto 41 del regolamento (CEE) n. 2799/92, qualora le importazioni dalla Cina fossero sostituite in gran parte da importazioni presumibilmente oggetto di dumping dalla Corea del Nord, la Commissione prenderebbe in considerazione un'azione adeguata.
(25) Per detti motivi e per quelli esposti nei punti da 40 a 43 del regolamento (CEE) n. 2799/92, la Commissione conclude che nella fattispecie è necessario intervenire per tutelare l'interesse della Comunità. Il Consiglio conferma dette risultanze e conclusioni.
J. Riscossione del dazio provvisorio (26) Nella fattispecie, in considerazione della modifica della forma del dazio, il Consiglio non ritiene opportuno decidere la riscossione definitiva dei dazi antidumping provvisori,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) di cui al codice NC 2519 90 30, originaria della Repubblica popolare cinese.
2. L'importo del dazio è pari alla differenza tra 120 ECU per tonnellata e il prezzo netto, franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento, qualora quest'ultimo sia inferiore.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 6 dicembre 1993.

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