Document ID: 31997R1951

REGOLAMENTO (CE) N. 1951/97 DEL CONSIGLIO del 6 ottobre 1997 recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93, che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) (in prosieguo «il regolamento di base»), in particolare l'articolo 11, paragrafo 6,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA PRECEDENTE
(1) In seguito a una denuncia presentata dal Consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica (CEFIC), con regolamento (CEE) n. 2690/84 (2) la Commissione ha imposto dazi antidumping provvisori sulle importazioni di corindone artificiale originario, tra l'altro, della Repubblica popolare cinese. Successivamente, con decisione n. 84/650/CEE (3), la Commissione ha accettato un impegno offerto dalla China National Import and Export Corporation e ha abrogato i dazi provvisori imposti in precedenza.
(2) In seguito ad una richiesta presentata dal CEFIC, è stato effettuato un riesame delle misure summenzionate che ha determinato l'adozione della decisione 91/512/CEE (4), con la quale la Commissione ha accettato gli impegni offerti da sei società cinesi autorizzate dalla camera di commercio cinese ad esportare corindone artificiale nella Comunità.
(3) È stato successivamente accertato che altre esportazioni venivano compiute dalla Cina da parte di altri esportatori o organismi commerciali in precedenza ignoti alla Commissione, ciò che ha determinato, mediante regolamento (CEE) n. 2552/93 del Consiglio (5), l'imposizione di un dazio antidumping residuo definitivo del 30,8 % sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese, ad eccezione delle importazioni vendute per esportazione nella Comunità dalle sei società cinesi dalle quali erano stati accettati gli impegni relativi ai prezzi.
(4) La Commissione ha in seguito appurato che i suddetti impegni non erano stati rispettati. Il dazio antidumping è stato di conseguenza esteso alle sei imprese cinesi di cui al regolamento (CE) n. 2556/94 del Consiglio (6), il che ha determinato l'applicazione di un dazio antidumping del 30,8 % a partire dal 22 ottobre 1994 su tutte le importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese.
B. INCHIESTA RELATIVA AL RIESAME
(5) Il 27 luglio 1995, una domanda di riesame è stata presentata dal CEFIC per conto dei produttori comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione di corindone artificiale della Comunità. La domanda, presentata a norma dell'articolo 12 del regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio (7), sostituito in seguito dal regolamento di base, era basata sul fatto che il dazio antidumping definitivo attualmente in vigore sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese non aveva determinato un movimento adeguato dei prezzi di rivendita nella Comunità, dato che tale dazio era stato compensato da un'ulteriore diminuzione dei prezzi cinesi all'esportazione. L'industria comunitaria veniva pertanto a subire, secondo i ricorrenti, un ulteriore pregiudizio dalle importazioni cinesi oggetto di dumping.
(6) Poiché sono trascorsi oltre quattro anni dall'adozione delle misure che hanno fatto seguito all'ultimo riesame del 1991, e sulla base di prove che hanno evidenziato un mutamento della situazione relativa sia al dumping che al pregiudizio, la Commissione ha ritenuto opportuno avviare un riesame provvisorio per determinare sia il dumping che il pregiudizio, a norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento di base.
(7) Il 12 gennaio 1996, mediante avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (8), la Commissione ha annunciato l'avvio della procedura di riesame del regolamento (CEE) n. 2552/93, a norma dell'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento di base.
(8) I produttori cinesi sostenevano che la richiesta di riesame includeva prove concernenti esclusivamente l'evoluzione dei prezzi di rivendita nel mercato comunitario, mentre non veniva fornita alcuna informazione rilevante in merito alla situazione attuale del mercato dei ricorrenti, come avviene di norma nel caso di una denuncia che dia luogo ad un'inchiesta completa volta a determinare sia il dumping che il pregiudizio.
A tale riguardo, si deve osservare che la denuncia allegava prove sufficienti tanto di un sensibile aumento in volume e in quote di mercato delle importazioni dalla Cina di corindone artificiale, associato ad una diminuzione dei prezzi cinesi all'esportazione, quanto di un corrispondente calo della quota di mercato dei produttori comunitari.
(9) La Commissione ha informato ufficialmente i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati e ha offerto alle parti direttamente in causa l'opportunità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite.
(10) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e ha ricevuto risposte, oltre che dai produttori comunitari all'origine della denuncia e da altri due produttori della Comunità, da otto esportatori e tre importatori cinesi nella Comunità. Quanto al paese ad economia di mercato da utilizzarsi come riferimento per determinare il valore normale per la Repubblica popolare cinese, la Commissione ha ricevuto risposte da tre produttori brasiliani e da un produttore statunitense.
(11) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della procedura e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari:
- Péchiney Electrométallurgie, Francia,
- Universal Abrasives, Regno Unito,
- H. C. Starck, Germania,
b) Importatori nella Comunità:
i) importatore collegato:
- Sinabrasive Import-Export GmbH, Ratingen, Germania;
ii) importatori non collegati:
- Smyris Abrasive srl, Pero, Italia,
- Mineralien-Werke Kuppenheim GmbH, Kuppenheim, Germania.
(12) I seguenti esportatori cinesi hanno fornito una risposta completa al questionario:
- China Abrasives Import and Export Corporation, Canton, RPC,
- CMEC Guizhou Corporation Ltd, Guizhou, RPC,
- Guangdong Machinery & Equipment Import & Export, Guangzhou, RPC,
- Guiyang Xinsheng Abrasives & Abrasive Tools Factory, Guiyang, RPC,
- Mount Tai Abrasives Company, Shandong, RPC,
- Shandong Machinery & Equipment Import & Export Corp., Qingdao, RPC,
- The 7th Grinding wheel Factory Import & Export Corp., Guizhou, RPC,
- White Dove (Group) Corporation Ltd, Zhengzhou, RPC.
(13) Poiché il Brasile è stato selezionato quale paese di riferimento per determinare il valore normale, come precisato ai considerando da 25 a 28, la Commissione ha svolto un'inchiesta presso le sedi di tre produttori brasiliani di corindone artificiale, i cui nomi non vengono menzionati nel presente regolamento per ragioni di confidenzialità.
(14) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 1995 (di seguito denominato «il periodo dell'inchiesta»), mentre il periodo considerato per determinare il pregiudizio copriva gli anni dal 1992 al 1995. L'ambito geografico dell'inchiesta comprendeva la Comunità quale era costituita al momento dell'avvio dell'inchiesta stessa, composta dunque da quindici Stati membri.
(15) Tutte le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare la modifica delle misure vigenti. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti interessate potevano presentare le loro osservazioni in merito a tali informazioni.
(16) Dato che il riesame provvisorio nei confronti delle importazioni dalla Cina non si era concluso prima della scadenza del periodo di cinque anni di applicazione delle misure in causa (vale a dire entro il 26 luglio 1996), tale riesame provvisorio ha riguardato anche, conformemente all'articolo 11, paragrafo 7 del regolamento di base, le circostanze di cui all'articolo 11, paragrafo 2 del suddetto regolamento (le circostanze da valutare nell'ambito di un riesame in previsione della scadenza, ovvero il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio). Per tale motivo l'inchiesta ha superato il periodo normale di un anno stabilito all'articolo 6, paragrafo 9 del regolamento di base.
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto in esame
(17) Il prodotto oggetto del presente riesame è l'ossido di alluminio fuso, detto anche corindone artificiale, classificato a partire dal 1° gennaio 1997 ai codici NC 2818 10 10 e 2818 10 90. Il corindone artificiale viene prodotto in due forme principali, la cui formula chimica è identica (Al203):
- corindone artificiale normale, avente un tenore di ossido di alluminio compreso tra il 94 % e il 97 %, e
- corindone artificiale bianco, avente un tenore di ossido di alluminio compreso tra il 97,5 % e il 99,5 %.
Dato che nella Comunità vengono ugualmente fabbricate e vendute piccole quantità di corindone artificiale rosa, avente un tenore di ossido di alluminio simile a quello del corindone artificiale bianco, il termine «corindone artificiale bianco» utilizzato di seguito sarà comprensivo anche di tale corindone artificiale rosa.
(18) La materia prima utilizzata per la produzione di corindone artificiale normale è la bauxite in forma naturale o calcinata. Il corindone artificiale bianco è invece ottenuto dall'allumina calcinata (prodotto della lavorazione della bauxite). Il corindone artificiale è un prodotto di fusione ottenuto in forno elettrico ad arco a temperature superiori ai 2 000 °C.
Per via delle sue caratteristiche specifiche, in particolare della sua durezza, il corindone artificiale è utilizzato principalmente per la produzione di materiali abrasivi quali mole semplici e a disco o carta smerigliata nonché per la produzione di materiali refrattari.
Nel corso del processo di produzione si ottiene un determinato quantitativo di corindone artificiale di seconda qualità, avente un tenore di ossido di alluminio inferiore al 94 %, il cui impiego è limitato alla fabbricazione di mole ad agglomerante resinoide e a determinate operazioni di sabbiatura.
(19) Nella Comunità il prodotto è commercializzato principalmente in forma di grani per mistura (dimensioni inferiori a 10 mm) e di grani per mole (polvere cristallina). In quest'ultima forma, esso viene normalmente classificato secondo gli standard internazionali (FEPA nella Comunità). Tuttavia, il corindone artificiale viene commercializzato anche in forma di grumi di granulometria variabile (comunque superiore a 100 mm).
La varietà di forme in cui il prodotto in questione viene venduto corrisponde alle diverse fasi dello stadio finale del processo di produzione. Ai fini dell'inchiesta, sia il corindone artificiale bianco che quello normale sono stati classificati nelle seguenti quattro categorie, a seconda della forma in cui il prodotto viene commercializzato:
- grumi;
- grani per mistura (dimensioni: 0-10 mm);
- grani per mole macro (norme FEPA: 8-220);
- grani per mole micro (norme FEPA: 240-1200).
(20) I produttori cinesi hanno affermato che il corindone artificiale normale e quello bianco costituiscono due prodotti distinti e dotati di qualità e caratteristiche diverse, e pertanto non sono sostituibili nella produzione di prodotti finali abrasivi specifici. Di conseguenza, sostengono che il corindone artificiale normale e quello bianco dovrebbero essere trattati separatamente ai fini dell'inchiesta antidumping.
Si deve tuttavia osservare che gli argomenti avanzati dai produttori cinesi si riferiscono esclusivamente all'impiego di corindone artificiale per la fabbricazione di prodotti finali abrasivi, e non valgono invece per la produzione di materiali refrattari, che rappresenta l'altro utilizzo finale principale di tale prodotto e per la quale la questione dell'intercambiabilità del corindone normale e bianco non è stata sollevata.
Inoltre, si è constatato che sia il corindone artificiale normale che quello bianco vengono prodotti a partire dalla stessa materia prima (bauxite) e mediante un identico processo produttivo di base. I due prodotti posseggono poi le stesse caratteristiche chimico-fisiche fondamentali e vengono impiegati per le stesse applicazioni finali. Poiché entrambi sono infatti utilizzati per la produzione di abrasivi e di materiali refrattari e sono in certa misura intercambiabili per quanto riguarda tali impieghi, non è possibile tracciare una distinzione netta tra le forme principali del prodotto in base al loro utilizzo. Pertanto, ai fini della presente inchiesta le diverse forme di corindone artificiale sono state considerate come un unico prodotto. Tale impostazione conferma quella adottata nell'inchiesta precedente.
2. Prodotto simile
(21) La Commissione ha constatato che il corindone artificiale prodotto e commercializzato nella Comunità e in Brasile - Stato scelto quale paese di riferimento - da una parte, e quello importato dalla Cina, dall'altra, erano prodotti a partire dalla stessa materia prima e fabbricati utilizzando le stesse tecnologie di base. Ha constatato inoltre che il corindone artificiale comunitario e quello brasiliano possedevano caratteristiche chimico-fisiche essenziali, applicazioni e impieghi comparabili a quelli del corindone artificiale importato dalla Repubblica popolare cinese.
(22) In tale contesto, i produttori cinesi affermano che il corindone artificiale importato dalla Cina in forma di grumi non è comparabile in alcun modo allo stesso prodotto commercializzato dai produttori comunitari in forma di grani.
A tale riguardo è stato inoltre accertato che grumi e grani corrispondono a due fasi finali, l'una successiva all'altra, del processo di produzione del corindone artificiale. Trasformare i grumi in grani è infatti un'operazione semplice, che viene spesso effettuata dagli importatori/operatori commerciali con effetti trascurabili sul prezzo di mercato del prodotto. Le esportazioni cinesi di corindone artificiale in forma di grumi rappresentavano del resto soltanto il 25 % del totale delle esportazioni del prodotto in questione nella Comunità, mentre il restante 75 % veniva esportato in forma di grani. Tale ripartizione delle vendite era simile a quella accertata per i produttori comunitari.
(23) Sulla scorta di quanto precede, il corindone artificiale prodotto e venduto nella Comunità e in Brasile e quello importato dalla Repubblica popolare cinese debbono essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
D. DUMPING
(24) La persistenza del dumping è stata verificata innanzitutto per accertare se vi fosse motivo di prorogare le misure contro le importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese e, in caso affermativo, se l'asserita modifica delle circostanze relative al margine di dumping richiedesse un conseguente adattamento delle misure in vigore.
1. Valore normale
(25) Nel determinare il valore normale, si è tenuto conto del fatto che la Repubblica popolare cinese non è considerata un paese ad economia di mercato. A norma dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, per la determinazione del valore normale ci si è dovuti pertanto basare su un paese terzo ad economia di mercato. A tale riguardo, l'avviso di apertura del procedimento di riesame proponeva, quali paesi ad economia di mercato adeguati per la determinazione del valore normale, il Brasile e gli Stati Uniti d'America (USA). I produttori cinesi hanno affermato che la scelta del Brasile non era appropriata, in quanto tale mercato è monopolizzato da un solo grande produttore e l'allumina (la materia prima utilizzata nella produzione di corindone artificiale bianco) verrebbe acquisita a prezzi artificiosamente elevati dal suo principale concorrente sul mercato interno o importata dall'Australia. I produttori cinesi hanno perciò sostenuto che i prezzi del corindone artificiale brasiliano sono eccessivamente alti a che ciò ha contribuito a far cessare le esportazioni dal Brasile verso la Comunità.
(26) Sebbene la Commissione abbia chiesto ai due produttori statunitensi noti di corindone artificiale di collaborare al presente riesame, soltanto uno di essi ha accettato di rispondere al questionario. Una domanda di collaborazione è stata inoltre rivolta ai tre produttori brasiliani noti nel settore, i quali hanno accettato tutti di fornire le informazioni richieste.
(27) Si è constatato che per i tre produttori brasiliani le vendite sul mercato interno del prodotto in causa durante il periodo dell'inchiesta rappresentavano circa l'80 % del totale delle esportazioni dalla Cina nella Comunità. Date le dimensioni relative dei tre produttori in questione, apparentemente nessuno di loro godeva di una posizione dominante sul mercato brasiliano. Secondo le stime, si ritiene inoltre che le importazioni in Brasile provenienti da paesi terzi rappresentino circa il 20 % del mercato interno. Il Brasile deve pertanto essere considerato un mercato sufficientemente aperto e competitivo per il corindone artificiale. La bauxite, che costituisce la materia prima principale, è facilmente disponibile in un'area vicina agli impianti di lavorazione; che si registrava una fornitura rilevante di tale materia prima dall'Australia, né è stato provato che l'allumina venga venduta a prezzi artificiosamente elevati da nessuno dei tre produttori agli altri due. Infine, le esportazioni brasiliane di corindone artificiale nella Comunità nel corso del 1995 ammontavano a quasi 3 000 t, ciò che rappresenta un volume notevole. Considerato quanto sopra, e tenuto conto del numero di produttori statunitensi e brasiliani che hanno collaborato all'inchiesta, il Brasile è da considerarsi un paese ad economia di mercato adeguato ai fini della determinazione del valore normale per le esportazioni cinesi nella Comunità.
(28) Si è proceduto alla determinazione del valore normale per ciascun tipo di prodotto di corindone artificiale esportato dalla Cina nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta. Il valore normale per tipo di prodotto è stato stabilito in genere sulla base dei prezzi pagati o pagabili da clienti indipendenti in Brasile per vendite del prodotto simile effettuate in quantità sufficienti e nel corso di normali operazioni commerciali. Nei casi in cui si è appurato che un dato tipo di prodotto non era stato affatto commercializzato in Brasile, o lo era stato in quantità insufficiente, da nessuno dei produttori oggetto dell'inchiesta, il valore normale per tale prodotto è stato costruito sommando ai suoi costi di produzione in Brasile un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. Gli importi relativi alle suddette spese e ai profitti sono basati su dati effettivi attinenti alla produzione e alla vendita del prodotto simile, nel corso di normali operazioni commerciali, da parte del produttore in questione sul mercato brasiliano, conformemente all'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base.
2. Prezzo all'esportazione
(29) Le esportazioni del prodotto in questione nella Comunità da parte dei produttori cinesi che hanno risposto al questionario della Commissione rappresentavano circa il 76 % del totale delle importazioni dalla Cina durante il periodo dell'inchiesta (statistiche Eurostat). Il prezzo all'esportazione è stato stabilito in genere sulla base del prezzo effettivo pagato o pagabile per il prodotto venduto per l'esportazione dalla Repubblica popolare cinese a clienti indipendenti nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
(30) Si è appurato che le informazioni fornite da un produttore cinese in merito al prezzo all'esportazione erano false. Si è deciso pertanto di non tenerne conto e, conformemente all'articolo 18 del regolamento di base, i prezzi all'esportazione per tale produttore sono stati determinati sulla base delle informazioni fornite dai suoi importatori non collegati nella Comunità.
(31) Altri due produttori cinesi hanno venduto per l'esportazione ad un importatore collegato nella Comunità, ma poiché tale importatore ha accettato di collaborare in un solo caso, si è potuto costruire il prezzo all'esportazione sulla base del prezzo di rivendita al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Tutti i costi sostenuti dall'importatore tra l'importazione e la rivendita, con l'aggiunta di un importo adeguato per il profitto, sono stati detratti dal prezzo di rivendita al fine di determinare un prezzo all'esportazione affidabile, conformemente all'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base. L'importo per il profitto è stato calcolato facendo riferimento a quelli realizzati dagli importatori indipendenti che hanno collaborato. Quanto all'altro produttore cinese, si è considerato che abbia rifiutato di collaborare.
(32) Per quanto riguarda le esportazioni effettuate dal suddetto produttore cinese che non ha collaborato o da quelli che non si sono manifestati, si è dovuto determinare il prezzo all'esportazione, a norma dell'articolo 18 del regolamento di base, sulla base dei dati disponibili. Poiché si è ritenuto che le cifre riportate da Eurostat, debitamente aggiustate per detrarne il volume e il valore delle importazioni nella Comunità effettuate dai produttori cinesi che hanno collaborato, rappresentassero la base migliore, il prezzo all'esportazione è stato determinato a partire da tale base.
3. Confronto
(33) Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati confrontati per ciascun tipo di prodotto a livello FOB. Allo scopo di garantire un confronto equo tra valore normale e prezzo all'esportazione, si è tenuto conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi e, se necessario, sono stati effettuati adeguamenti in tal senso, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base.
(34) Se una quota considerevole delle vendite sul mercato interno brasiliano sono state effettuate agli utilizzatori finali, ovvero ai produttori di mole e di materiali refrattari, la maggior parte delle esportazioni cinesi nella Comunità sono state effettuate agli operatori commerciali. Tuttavia, poiché in Brasile non si è riscontrata una netta differenza di prezzo tra vendite agli utilizzatori finali e vendite dagli operatori commerciali, non si è provveduto a un adeguamento relativamente ai diversi stadi commerciali.
(35) Sono stati effettuati adeguamenti per altri fattori che incidono sulla comparabilità dei prezzi: il nolo marittimo, il costo dell'assicurazione per il trasporto e il costo del credito sono stati detratti, se del caso, dal prezzo all'esportazione per poterlo esprimere a livello FOB frontiera cinese.
(36) Nel caso del valore normale, sono stati effettuati adeguamenti per il trasporto interno fino al porto e per le spese di imbarco allo scopo di portare il valore normale, inizialmente stabilito a livello franco fabbrica, a livello FOB frontiera brasiliana. Sono stati inoltre effettuati, se necessario, adeguamenti per il costo del credito.
(37) I produttori cinesi hanno affermato che il corindone artificiale in forma di grani originario della Cina deve venire sottoposto ad un'ulteriore trasformazione da parte dell'importatore per poter essere venduto sul mercato comunitario. La Commissione ha accertato che il prodotto cinese era stato effettivamente sottoposto ad una serie di operazioni, inclusi la risetacciatura, l'eliminazione di ferro e infine l'imballaggio, prima di essere venduto agli utilizzatori finali. Inoltre, talvolta si è reso necessario essiccarlo e/o trasformarlo in blocchi di forma cubica. I costi relativi a tali operazioni sono stati detratti dal valore normale ai fini della comparabilità con il prezzo all'esportazione del prodotto cinese.
(38) Poiché non sono state fornite prove delle differenze fisiche che determinerebbero, secondo i ricorrenti, la qualità inferiore del prodotto cinese, a tale riguardo non sono stati accordati ulteriori adeguamenti.
4. Margine di dumping
(39) A norma dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, la media ponderata del valore normale per tipo di prodotto di corindone artificiale è stata confrontata alla media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo corrispondente. Dal confronto è emersa l'esistenza del dumping, nonché che i margini di dumping per tipo di prodotto equivalevano all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione.
(40) Sette esportatori cinesi hanno richiesto che venissero determinati per loro margini di dumping individuali. Tuttavia, alcuni esportatori non hanno fornito alcun documento giustificativo a sostegno di tale domanda, mentre altri hanno fornito soltanto la licenza commerciale, documento che non è stato ritenuto sufficiente a corroborare l'affermazione dei suddetti esportatori secondo cui essi sarebbero indipendenti dallo Stato. Di conseguenza, la loro richiesta non ha potuto essere accolta. Si è quindi ritenuto appropriato, secondo la prassi comunitaria precedente, stabilire un unico margine di dumping per tutte le importazioni originarie della Cina.
(41) Il margine di dumping è stato calcolato confrontando la media ponderata complessiva del valore normale alla media ponderata complessiva del prezzo all'esportazione. L'importo di detto margine, espresso in percentuale del prezzo all'esportazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è stato fissato all'88,7 %.
E. INDUSTRIA COMUNITARIA
(42) I produttori comunitari all'origine della denuncia che hanno collaborato all'inchiesta rappresentano quasi il 50 % della produzione complessiva di corindone artificiale nella Comunità. Gli altri produttori noti, pur non collaborando pienamente all'inchiesta, hanno espresso parere favorevole ad un riesame delle misure in vigore.
Considerato quanto sopra, si è ritenuto che i produttori comunitari all'origine della denuncia che hanno collaborato all'inchiesta costituiscano, ai fini dell'inchiesta, l'industria comunitaria in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. PREGIUDIZIO
1. Consumo comunitario
(43) Il consumo comunitario di corindone artificiale è aumentato di 70 272 t dal 1992 (272 913 t) sino al termine del periodo dell'inchiesta (343 185 t), per un aumento complessivo del 25 %. Tale crescita è stata costante a partire dal 1993, dopo un lieve decremento del 2,4 % nel 1992-1993.
2. Volume e prezzi delle importazioni oggetto di dumping
2.1. Volume e quote di mercato delle importazioni
(44) Il volume delle importazioni dalla Cina è andato continuamente aumentando ed è più che quadruplicato nel corso del periodo esaminato, da 13 403 t nel 1992 e 54 836 t nel 1995. La quota di mercato di tali importazioni ha conosciuto un andamento progressivo analogo: 4,9 % nel 1992, 6,6 % nel 1993, 9,7 % nel 1994 e 16 % nel 1995, con un ulteriore incremento dell'11 % della quota di mercato a partire dal 1992.
2.2. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(45) Per il periodo dell'inchiesta, i calcoli della sottoquotazione sono stati effettuati separatamente per il corindone artificiale normale e per quello bianco e ciascun tipo è stato classificato in quattro categorie a seconda del mix di grani. Ai fini del confronto, è stato effettuato un adeguamento ai prezzi dei grani applicati dagli esportatori (franco frontiera comunitaria) per tener conto dei dazi doganali e antidumping, maggiorato di una detrazione relativa ai costi di trasformazione sostenuti dagli importatori nella Comunità (calcolata in base ad informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta). I prezzi dei produttori comunitari sono stati considerati a livello franco fabbrica. Dai confronti, effettuati a stadi commerciali paragonabili, è risultata una media ponderata del margine di sottoquotazione del 21,7 % per tutti i tipi di corindone artificiale durante il periodo dell'inchiesta.
L'inchiesta ha confermato che nel periodo 1991-1994, durante il quale erano in vigore gli impegni, i prezzi cinesi (secondo i dati Eurostat) erano in media inferiori a quelli praticati dall'industria comunitaria, e persino inferiori ai prezzi degli impegni. Inoltre, il dazio ad valorem del 30,8 % imposto nel giugno 1994 è stato largamente compensato da una successiva diminuzione del 24 % del prezzo all'esportazione tra il 1994 e il 1995.
2.3. Conclusione
(46) È stato confermato appieno che i fatti denunciati nella domanda di riesame sussistono. Il volume e la quota di mercato delle importazioni cinesi sono considerevolmente aumentati durante il periodo esaminato, mentre la sostituzione degli impegni con l'imposizione di un dazio ha determinato un'ulteriore diminuzione dei prezzi all'esportazione.
3. Situazione dell'industria comunitaria
3.1. Produzione, capacità di produzione e indice di utilizzazione degli impianti
(47) La produzione dell'industria comunitaria è aumentata costantemente, fatta eccezione per il 1993, da 91 056 t nel 1992 a 102 821 t nel 1995. Tuttavia, tale incremento della produzione di 11 500 t (12,9 %) deve essere considerato in relazione ad un incremento del consumo di 70 000 t (25 %) avvenuto nello stesso periodo.
(48) La capacità di produzione dell'industria comunitaria è rimasta costante, a 140 700 t per il periodo preso in esame.
(49) L'indice medio di utilizzazione degli impianti per l'industria comunitaria è sceso dal 66 % nel 1992 al 60 % nel 1993, per poi salire sino al 73 % nel 1995, dal momento che la produzione era aumentata senza che la capacità di produzione mutasse in modo sensibile.
3.2. Volume delle vendite e quota di mercato dell'industria comunitaria
(50) Le vendite dei produttori comunitari all'origine della denuncia sono aumentate costantemente nel periodo in esame (fatta eccezione per il 1993), da 87 488 t nel 1992 a 93 531 t nel 1995 (un incremento del 6,9 %). Tuttavia, tale sviluppo del volume delle vendite, se paragonato ad un aumento assai maggiore del consumo apparente nella Comunità, ha determinato una diminuzione della quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria, dal 32,1 % nel 1992 al 27,3 % nel 1995.
3.3. Scorte
(51) Le scorte di corindone artificiale di cui dispone l'industria comunitaria sono aumentate costantemente da 11 842 t nel 1992 a 17 160 t nel 1995, con un incremento del 45 %.
3.4. Andamento dei prezzi
(52) Negli ultimi anni i prezzi praticati dall'industria comunitaria sono scesi, poiché i produttori comunitari sono stati costretti ad adeguarsi alla pressione al ribasso esercitata dalle importazioni cinesi in dumping. Ciò ha causato una diminuzione media dei prezzi dell'8 % negli anni 1992-1994, nonostante una leggera ripresa dopo il 1994, comunque inferiore in media al 2 %.
3.5 Redditività
(53) La Commissione ha accertato che nel corso del periodo in esame l'industria comunitaria di produzione del corindone artificiale ha conseguito risultati finanziari modesti. I peggiori risultati finanziari si sono registrati nel 1994 (-23,6 % su base della media ponderata), allorché i prezzi erano scesi al punto più basso. Nel 1995 (periodo dell'inchiesta), le perdite sono state contenute al -13,9 % sulla base della media ponderata, in parte grazie ad un incremento, in tale periodo, della produzione da parte dell'industria comunitaria di tipi speciali di corindone destinati ad applicazioni specifiche. Tuttavia, in media le perdite hanno prevalso nel corso dell'intero periodo considerato.
3.6. Occupazione
(54) I livelli occupazionali dell'industria comunitaria hanno subito una serie di variazioni durante il periodo considerato, tanto che nel 1995 si registravano livelli analoghi a quelli del 1992 (circa 750 effettivi).
4. Conclusioni in merito al pregiudizio
(55) Nonostante le misure in vigore, da una valutazione globale dei principali indicatori economici si desume che l'industria comunitaria del corindone artificiale mostra ancora chiari segni di difficoltà economica. Sebbene la produzione e le vendite dei ricorrenti siano aumentate nel corso del periodo in esame, tale incremento non ha rispecchiato il contemporaneo aumento di consumo del prodotto, con una conseguente perdita in quota di mercato del 4,8 % tra il 1992 e il 1995. Le perdite finanziarie hanno prevalso durante l'intero periodo considerato, ed anzi l'industria comunitaria non è stata in grado di far fronte alla pressione dei prezzi e alle difficoltà finanziarie incontrate quando il procedimento era stato sottoposto a riesame nel 1991. Si conclude pertanto che l'industria comunitaria ha continuato a subire un grave pregiudizio nel corso del periodo in esame.
5. Causa del pregiudizio
5.1. Importazioni di dumping
(56) La Commissione ha esaminato in quale misura il pregiudizio subito dall'industria comunitaria abbia continuato ad essere causato dalle importazioni in dumping. È stato appurato che detto pregiudizio consisteva principalmente in perdite finanziarie determinate da una diminuzione dei prezzi accompagnata da una perdita della quota di mercato in un mercato in espansione. In tale contesto, si è osservato che la quota di mercato delle importazioni cinesi è aumentata in modo sostanziale contemporaneamente alla diminuzione della quota di mercato dell'industria comunitaria, mentre i prezzi cinesi erano notevolmente inferiori a quelli praticati dall'industria comunitaria. Si è pertanto concluso che le importazioni cinesi hanno contribuito in larga misura al persistere del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
5.2. Altre importazioni
(57) Sono stati esaminati gli effetti delle importazioni da altri paesi terzi sul pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Fino al 26 luglio 1996 erano in vigore misure relative al corindone artificiale per un certo numero di Stati, ovvero Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Brasile, Repubblica di Slovenia, Federazione russa e Ucraina. I produttori comunitari non avevano richiesto un riesame della scadenza di tali misure, in quanto ritenevano che le importazioni dai suddetti paesi non costituissero più una minaccia per l'industria comunitaria.
Sulla base dei dati Eurostat, l'inchiesta ha confermato che nel corso del periodo esaminato le importazioni da tali paesi sono rimaste relativamente costanti in termini di quote di mercato, con un lieve aumento di quelle dalla Russia e dall'Ucraina. Inoltre, i prezzi delle importazioni originarie di questi Stati sono in ogni caso rimasti costantemente più elevati dei prezzi cinesi, mentre non si sono avute indicazioni del fatto che esse fossero oggetto di dumping.
5.3. Struttura dell'industria(58) La Commissione ha esaminato i fatti per stabilire se le difficoltà affrontate dall'industria comunitaria possano venire attribuite a problemi strutturali. È stato riscontrato che l'industria ha compiuto notevoli sforzi di razionalizzazione, ciò che le ha permesso di sviluppare la produzione di un'ampia gamma di tipi di corindone artificiale, compresi alcuni tipi speciali, nonché di essere competitiva per quanto riguarda tale prodotto. I produttori comunitari hanno inoltre effettuato importanti investimenti, in particolare allo scopo di soddisfare le esigenze di protezione dell'ambiente, ed hanno modernizzato tale industria nel suo complesso.
5.4. Conclusioni in merito alla causa del pregiudizio
(59) Poiché non sono stati riscontrati altri fattori che potrebbero aver avuto un impatto particolare sulla situazione dell'industria comunitaria, si è concluso che, a causa dell'incremento del loro volume e del ribasso dei prezzi, le importazioni dalla Cina, considerate isolatamente, hanno continuato a causare un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
6. Probabilità di persistenza del dumping e del pregiudizio
(60) Sulla scorta di quanto precede e al fine di valutare gli effetti della scadenza delle misure in vigore, si è tenuto conto dei seguenti fatti:
(61) - Dall'imposizione delle prime misure nel 1984, l'industria comunitaria del corindone artificiale ha subito una profonda ristutturazione, caratterizzata dalla chiusura di alcune società e dalla fusione di altre. Inoltre, l'industria si è orientata verso lo sviluppo di una produzione molto specializzata di tipi di corindone artificiale, con particolare riguardo per il corindone artificiale bianco. Nonostante tali iniziative di ristrutturazione, il presente riesame ha mostrato che il persistere del dumping e il ribasso dei prezzi cinesi hanno ostacolato le possibilità di ripresa dell'industria, determinando i modesti risultati finanziari registrati dall'insieme dei produttori. Qualora si lasciassero scadere le misure, ne conseguirebbe un ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
(62) - Per quanto riguarda la questione del dumping, va osservato che negli ultimi anni le misure vigenti si sono generalmente dimostrate insufficienti a prevenire il persistere del dumping, con un conseguente sostanziale aumento del volume delle importazioni in causa. La quota di mercato delle importazioni cinesi è aumentata dal 5 % nel 1992 al 16 % nel 1996. Va osservato inoltre che gli impegni in vigore tra il 1991 e il 1994 non sono stati rispettati e che il dazio ad valorem, imposto poi nel 1994 a motivo di tale inadempienza, è stato ampiamente compensato da un notevole ribasso del prezzo all'esportazione. Alla luce del comportamento degli esportatori interessati e del tasso di crescita delle importazioni cinesi, è da ritenersi molto probabile che, in assenza di misure efficaci, il dumping e il relativo pregiudizio continuino.
(63) Da quanto precede si desume che dalla scadenza delle misure in oggetto deriverebbero probabilmente un aggravarsi degli effetti negativi del dumping e dunque un ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. Sembra pertanto legittimo continuare ad imporre le suddette misure, adattandole tuttavia alla luce dei risultati della presente inchiesta relativi sia al dumping che al pregiudizio, allo scopo di garantire che le misure siano adeguate alle circostanze accertate nel corso dell'inchiesta stessa.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. L'industria comunitaria del corindone artificiale
(64) Nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria del corindone artificiale era composta da società di grandi dimensioni aventi sede in vari Stati membri. La produzione del corindone artificiale rappresenta un ramo importante di attività per queste imprese, le quali negli ultimi anni hanno investito con continuità in tale settore per garantire, in particolare, il rispetto delle esigenze di protezione dell'ambiente nei metodi di produzione. L'industria è inoltre in grado di fornire un'ampia gamma di tipi di corindone artificiale, incluso un certo numero di prodotti speciali utilizzati per applicazioni specifiche, soprattutto nell'industria siderurgica e automobilistica. La sopravvivenza della suddetta industria è perciò da considerarsi, dal punto di vista della varietà e delle capacità di specializzazione, nell'interesse degli utilizzatori comunitari. In tale contesto, si deve notare che, sebbene non tutti i tipi di prodotto in causa siano stati importati dalla Cina, l'inchiesta ha accertato che il persistere di importazioni a basso prezzo di taluni tipi di corindone minaccia la redditività dell'industria comunitaria nel suo complesso e che, in mancanza di misure efficaci, un ulteriore deterioramento della situazione sarebbe assai probabile.
(65) Un'associazione di produttori di abrasivi ha osservato che le misure antidumping sono in vigore ormai da lungo tempo. Ha affermato inoltre che negli ultimi anni un certo numero di società produttrici ha cessato l'attività, mentre altre hanno effettuato delle fusioni, il che ha determinato una notevole riduzione del numero di fornitori del prodotto nell'ambito dell'industria comunitaria, tanto che il perdurare delle misure in vigore potrebbe non essere più giustificato.
A tale riguardo, si deve notare che i produttori di corindone artificiale attualmente presenti sul mercato rappresentano una notevole capacità di produzione, tale da permettere di soddisfare circa il 90 % del consumo di corindone nel corso del periodo dell'inchiesta. Inoltre, sebbene negli ultimi anni l'industria comunitaria abbia subito una ristrutturazione su vasta scala nel tentativo di razionalizzare la produzione, tali sforzi sono stati in gran parte compromessi dal continuo aumento delle importazioni in dumping. Si deve osservare in particolare che il dazio imposto nel 1994 è stato quasi interamente compensato, vanificando in tal modo qualsiasi effetto utile ottenuto dall'industria grazie alle misure in questione.
(66) È stato inoltre affermato che i produttori comunitari godono di una posizione dominante dovuta a unioni tra imprese avvenute di recente sul mercato e che tale posizione sarebbe di ostacolo alle esigenze della concorrenza nel mercato comunitario. Va osservato che la fusione in oggetto, riguardante un produttore all'origine della denuncia e un altro produttore austriaco, è stata autorizzata ai sensi della normativa comunitaria sulla concorrenza. Data inoltre la presenza sul mercato di altri produttori comunitari (attualmente in numero di quattro, in seguito alla suddetta fusione) e di importazioni da vari altri paesi, l'asserzione di cui sopra non appare giustificata.
2. L'industria utilizzatrice
(67) Si ricorda che gli utilizzatori comunitari di corindone artificiale sono principalmente i fabbricanti di abrasivi (quali mole semplici e a disco, carta smerigliata e abrasiva) e l'industria dei prodotti refrattari (materiali refrattari per forni e casseforti).
Le applicazioni nell'industria degli abrasivi rappresentano il 70 % del consumo comunitario, mentre quelle nell'industria dei materiali refrattari rappresentano il restante 30 %.
(68) Nessuno degli utilizzatori ha contattato la Commissione in seguito alla pubblicazione dell'avviso di apertura. La Commissione ha tuttavia inviato dei questionari ad un certo numero di utilizzatori noti di corindone artificiale tra i più importanti nella Comunità, che rappresentavano un ventaglio di possibili impieghi del prodotto, sia per quello importato dalla Cina che per quello di produzione comunitaria. Al questionario hanno risposto un consistente numero di imprese e un'associazione di utilizzatori.
(69) Le informazioni fornite erano per lo più di natura generale, in gran parte incomplete e contenenti indicazioni insufficienti circa l'impatto delle misure. Sulla base dell'insieme delle informazioni fornite per i due settori (abrasivi e materiali refrattari), si può affermare che l'impatto potenziale delle misure antidumping sarebbe notevolmente diverso a seconda del contenuto di corindone artificiale nei prodotti finali; tale contenuto dipende, a sua volta, dalle applicazioni nelle due industrie in questione. Si stima infatti che la percentuale del costo del corindone artificiale sul costo di produzione finale dei prodotti finali sia compreso tra il 5 % e il 25 % per l'industria degli abrasivi e tra l'8 % e il 40 % per quella dei materiali refrattari. Tuttavia, gli eventuali effetti derivanti dall'imposizione di un dazio verrebbero ridotti al minimo dal fatto che tutti gli utilizzatori si riforniscono di corindone artificiale proveniente non solo dall'industria comunitaria, ma anche da parecchi altri paesi.
Tenuto conto del fatto che gli utilizzatori acquistano il corindone da diverse fonti nonché del livello di consumo comunitario di corindone artificiale cinese nel periodo dell'inchiesta, si stima che in media l'impatto di un aumento dell'aliquota del dazio sui costi dei prodotti delle due industrie sarebbe dell'1,2 % per il settore degli abrasivi e del 3 % per quello dei refrattari.
(70) D'altra parte, sembra che vi siano utilizzatori per le cui applicazioni specifiche il corindone artificiale importato dalla Cina non può venire utilizzato e che hanno dichiarato di dipendere dai quantitativi forniti dall'industria comunitaria.
(71) Un fabbricante di prodotti abrasivi ha osservato che l'applicazione del dazio potrebbe indurre i produttori cinesi a cessare la commercializzazione di corindone artificiale e ad iniziare invece a fabbricare ed esportare prodotti finiti. Tuttavia, non sono state fornite prove a sostegno del fatto che tali sarebbero le probabili conseguenze del mantenimento dei dazi antidumping, e in ogni caso non si tratta di una ragione in sé sufficiente per non imporre tali dazi.
(72) È stato anche affermato che alcuni utilizzatori di corindone artificiale subivano gli effetti negativi della concorrenza, sia sul mercato comunitario che sui mercati dei paesi terzi, a causa dei concorrenti dei paesi terzi che potevano acquistare materie prime non soggette a misure antidumping. Dato l'ampio ventaglio di applicazioni del prodotto in questione, la natura di tali affermazioni, del resto non sostenute da prove sostanziali, risultava troppo generica per poter dimostrare fino a che punto gli utilizzatori interessati sarebbero stati danneggiati dai suddetti effetti negativi. Va ricordato, in ogni caso, che l'inchiesta ha accertato che l'attuale dazio antidumping è stato compensato dagli esportatori cinesi e che le misure in vigore precedentemente ai dazi ad valorem non sono state rispettate. Di conseguenza, qualsiasi presunta diminuzione delle condizioni di concorrenza leale non può attribuirsi ai dazi antidumping in vigore. Tale argomento deve pertanto essere respinto.
(73) Due utilizzatori di corindone artificiale dell'industria degli abrasivi hanno inoltre affermato che i dazi antidumping imposti sul corindone cinese determinerebbero trasferimenti della produzione e perdita di posti di lavoro.
Nel caso in questione, una delle due società che sostengono che le misure antidumping causerebbero trasferimenti di produzione hanno già trasferito parte della loro produzione in un paese terzo, adducendo come giustificazione, in particolare, il basso costo del lavoro al di fuori della Comunità; la seconda impresa ha ammesso che il trasferimento, oltre a rappresentare un'alternativa agli alti costi di produzione e alle spese relative all'importazione, costituiva anche una tendenza comune tra i suoi concorrenti e non collegata alle misure antidumping.
Poiché non è possibile, inoltre, far ricadere sui dazi antidumping la responsabilità di trasferimenti di produzione decisi in precedenza, e dal momento che l'inchiesta ha appurato che il dazio antidumping è stato pienamente compensato dagli esportatori cinesi e non ha avuto l'effetto atteso sui prezzi, questo argomento deve essere respinto.
(74) Un utilizzatore, dopo aver contattato un produttore comunitario il quale non era in grado, al momento, di fornirgli l'intero quantitativo di prodotto richiesto, ha affermato che vi sarebbe una carenza di offerta di alcuni tipi di corindone artificiale. Un altro utilizzatore ha affermato invece che a sua conoscenza non si è verificata nessuna carenza di offerta del prodotto. Nessun altro utilizzatore ha sollevato tale argomento, che deve pertanto essere respinto.
(75) Un utilizzatore ha affermato che, nel contesto della globalizzazione degli scambi, non si dovrebbe imporre alcun dazio antidumping.
Va ricordato che l'imposizione delle misure antidumping è finalizzata a garantire le condizioni di un equo e leale svolgimento del commercio e della concorrenza, in accordo con la legislazione comunitaria adottata conformemente alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio. Poiché tale principio non è contestato dall'utilizzatore in questione, le sue affermazioni non sono state ritenute valide.
(76) Si deve osservare inoltre che alcuni utilizzatori hanno indicato espressamente che le misure antidumping avrebbero un effetto positivo per loro; poiché infatti alcuni tipi di utilizzatori affermano che la qualità del prodotto e la prossimità dell'offerta costituiscono fattori decisivi nella scelta del fornitore di corindone artificiale, la difesa della situazione dell'industria comunitaria apporterebbe tali vantaggi in futuro e sarebbe pertanto nell'interesse dei suddetti utilizzatori.
(77) Infine, si ritiene che, sebbene i dazi antidumping dovrebbero consentire un aumento dei prezzi applicati dall'industria comunitaria, qualsiasi rialzo dei prezzi sarebbe limitato dall'elevato livello di concorrenza del mercato comunitario e dal numero di fornitori alternativi del prodotto. Nel complesso, dalla modifica delle misure in causa non dovrebbero derivare effetti negativi di un qualche rilievo sugli utilizzatori.
3. Conclusioni in merito all'interesse della Comunità
(78) Considerando quanto precede, si ritiene che non vi siano motivi impellenti per non mantenere le misure nel caso in questione. Va inoltre osservato che l'industria comunitaria ha effettuato notevoli investimenti e che tale opera di ristrutturazione ha determinato una maggiore efficienza del settore. La Commissione conclude pertanto che il mantenimento della misure antidumping è nell'interesse della Comunità al fine di eliminare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping, e che le misure devono essere modificate in conformità dei risultati della presente inchiesta.
H. MISURE NECESSARIE
(79) Nel calcolare un importo adeguato per il dazio, il Consiglio ha osservato che il pregiudizio causato all'industria comunitaria consiste principalmente in considerevoli perdite finanziarie dovute al ribasso dei prezzi in conseguenza di una sottoquotazione dei prezzi stessi. È necessario quindi che le misure adottate consentano in futuro all'industria comunitaria di migliorare la propria situazione finanziaria.
(80) A tale riguardo, è stato calcolato un livello di eliminazione del pregiudizio basato sulla media ponderata dei costi di produzione per ciascun tipo di prodotto fornito dai produttori comunitari, maggiorata di una quota di profitto del 5 % ritenuta adeguata per questo tipo di industria. Si è poi effettuato il confronto tra tale livello di eliminazione del pregiudizio e la media ponderata dei prezzi all'importazione su base cif, dazi corrisposti, per gli stessi tipi di prodotti utilizzati per i calcoli della sottoquotazione, con un adeguamento per tener conto dei costi di importazione e di trasformazione sostenuti dagli importatori.
Poiché dal confronto è risultato un livello di pregiudizio più elevato del margine di dumping fissato, il dazio deve basarsi sul margine di dumping riscontrato, pari all'88,7 %, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(81) Per garantire l'efficacia delle misure e ridurre al minimo il rischio di elusione dei dazi attraverso una manipolazione dei prezzi, si ritiene opportuno imporre il dazio sotto forma di un importo fisso in ecu per tonnellata.
L'importo del dazio, calcolato sulla base del livello di dumping di cui sopra, è pari a 204 ecu per tonnellata,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
L'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 2552/93 è sostituito dal seguente testo:
«Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale di cui ai codici NC 2818 10 10 e 2818 10 90 originario della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, del prodotto non sdoganato è di 204 ecu per tonnellata.
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.»
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 6 ottobre 1997.

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