Document ID: 32008D0717

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 27 febbraio 2008
relativa all’aiuto di Stato C 46/07 (ex NN 59/07) cui la Romania ha dato esecuzione a favore dell’azienda Automobile Craiova (ex Daewoo România)
[notificata con il numero C(2008) 700]
(Il testo in lingua rumena è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2008/717/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l’accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l’articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato le parti interessati a presentare osservazioni a norma delle disposizioni succitate (1) e tenuto conto di dette osservazioni,
considerando quanto segue:
1. PROCEDIMENTO
(1)
Il 17 gennaio 2007 la Commissione ha chiesto informazioni in merito a diverse imprese pubbliche rumene, tra cui SC Automobile Craiova SA (di seguito «Automobile Craiova»), ex Daewoo România (2), nel contesto del processo nazionale di privatizzazione. La Romania ha fornito le informazioni con lettera del 15 febbraio 2007. La Commissione ha chiesto ulteriori informazioni alle date dell’8 marzo 2007 e del 22 maggio 2007, informazioni che la Romania ha provveduto a fornire con lettere, rispettivamente, del 21 marzo 2007 e del 25 maggio e 31 maggio 2007. Il 3 maggio 2007 si è tenuta una riunione con le autorità rumene.
(2)
Con lettera del 5 luglio 2007 la Commissione ha chiesto alle autorità rumene di abolire le condizioni specifiche previste dal contratto di privatizzazione di Automobile Craiova, facendo presente nel contempo che la mancata sospensione di ogni aiuto concesso illegalmente avrebbe portato la Commissione ad adottare una decisione di avviare un procedimento di indagine formale a norma dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, e di emettere un’ingiunzione di sospensione a norma dell’articolo 11, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio (3).
(3)
Con lettera del 18 luglio 2007 le autorità rumene hanno informato la Commissione che le verrà notificata la privatizzazione di Automobile Craiova. Con lettera del 20 agosto 2007 la Commissione ha ricordato alla Romania che la privatizzazione di Automobile Craiova dovrà essere notificata prima dell’adozione di qualsiasi provvedimento che le autorità pubbliche possano impegnarsi ad attuare.
(4)
Nel settembre del 2007 la Commissione ha appreso dalla stampa che le autorità rumene avevano firmato in data 12 settembre 2007 un contratto di compravendita con l’unico offerente, la società Ford.
(5)
Con lettera datata 10 ottobre 2007 la Commissione ha informato la Romania della propria decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE relativamente alla concessione di un aiuto illegale e di emettere un’ingiunzione di sospensione. La decisione della Commissione di avviare il procedimento e di emettere un’ingiunzione di sospensione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (4). La Commissione ha invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni in merito alla misura di aiuto in questione.
(6)
La Romania ha trasmesso le sue osservazioni con lettera del 24 ottobre 2007. Con lettera del 23 novembre 2007 Ford ha presentato le sue osservazioni, che sono state trasmesse alle autorità rumene in data 30 novembre 2007. Con lettera del 7 dicembre 2007 la Romania ha presentato le proprie osservazioni in merito ai commenti trasmessi da Ford.
(7)
La Commissione ha chiesto ulteriori informazioni con lettere del 12 ottobre 2007, del 17 ottobre 2007, del 19 ottobre 2007, del 14 novembre 2007 e del 14 gennaio 2008. La Romania ha trasmesso dette informazioni complementari con lettere datate 18 ottobre 2007, 24 ottobre 2007, 6 novembre 2007, 12 novembre 2007, 19 novembre 2007, 23 novembre 2007, 7 dicembre 2007, 8 gennaio 2008 e 23 gennaio 2008.
(8)
La Commissione ha tenuto riunioni con le autorità rumene e i rappresentati della Ford nelle date del 5 ottobre 2007, 12 ottobre 2007, 7 novembre 2007, 15 novembre 2007, 17 dicembre 2007 e 24 gennaio 2008.
2. DESCRIZIONE
2.1. Impresa interessata
(9)
Automobile Craiova è un’azienda attiva nel settore commerciale dei pezzi di ricambio per automobili, come pure nella produzione di marmitte per auto e di prodotti di falegnameria in PVC. Lo Stato rumeno detiene il 72,4 % delle azioni dell’impresa tramite l’agenzia rumena per le privatizzazioni AVAS (Autoritatea pentru Valorificarea Activelor Statului - «Autorità per il recupero delle attività di Stato»), mentre la rimanente quota azionaria del 27,6 % è detenuta da un fondo privato di investimenti (SIF Oltenia) e da persone fisiche e giuridiche di diritto privato. Le azioni dell’impresa sono quotate alla borsa valori di Bucarest. Nel 2005 Automobile Craiova ha registrato un utile di 83 479 EUR e nel 2006 di 51 125 EUR. Nel 2005 l’azienda ha registrato un fatturato di 2,15 Mio EUR e nel 2006 di 2,14 Mio EUR.
(10)
L’azienda ha una controllata, Daewoo România (di seguito «DWAR»), che è al tempo stesso azionista di maggioranza di Mecatim. L’azienda produttrice di automobili DWAR è stata creata nel 1994 sotto forma di un’impresa comune nella quale lo Stato rumeno deteneva il 49 % e Daewoo Motors South Korea il 51 % delle azioni. Dopo il fallimento di Daewoo Motors, DWAR ha rilevato nel 2006 il 51 % delle sue proprie azioni: tale quota di azioni del 51 % è stata annullata nel novembre del 2007, in conformità della normativa rumena nel settore delle società commerciali, cosicché Automobile Craiova ha acquisito il pieno controllo di DWAR.
(11)
Nel 2007 DWAR contava 3 959 lavoratori assunti. Nel 2006 la società ha prodotto 24 898 automobili, prevalentemente di piccole dimensioni (utilitarie). Nel 2007 era prevista una produzione di circa 19 000 automobili; nel gennaio del 2008 la produzione di automobili è cessata. DWAR fabbrica anche motori per diverse controllate di GM Daewoo. L’azienda di Craiova ha una capacità produttiva annua di 100 000 automobili.
(12)
Nel 2006 DWAR ha registrato perdite per circa 350 Mio EUR; alla data del 30 aprile 2007, inoltre, registrava perdite per circa 3,4 Mio EUR. Nel 2006 i debiti totali dell’azienda ammontavano all’incirca a 88 Mio EUR, di cui 56 Mio EUR verso il bilancio dello Stato e 25 Mio EUR verso i fornitori.
(13)
Sulla base dei rendiconti finanziari, nel 2006 l’azienda possedeva terreni e immobilizzazioni per un valore di 193 Mio EUR, materie prime e altri materiali per un valore di 55 Mio EUR, disponibilità liquida per una somma di 96 Mio EUR nonché crediti e regolarizzazioni per un valore di 108 Mio EUR. In conclusione, sulla base del bilancio consuntivo del 2006, in quello stesso 2006 DWAR deteneva attivi netti per un valore di 419 Mio EUR.
(14)
Mecatim è una controllata di DWAR: quest’ultima possiede il 75 % delle azioni di Mecatim, mentre il 20 % è di proprietà di AVAS e il rimanente 5 % è in mano ad azionisti privati di minoranza. La Mecatim, che ha sede a Timișoara, è attiva prevalentemente nel settore della produzione di pezzi di ricambio e motori per autoveicoli. Tuttavia, l’azienda ha cessato di fabbricare tali prodotti e attualmente commercializza autoveicoli.
(15)
Automobile Craiova è situata in una regione che può beneficiare di aiuti a norma dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE.
2.2. Processo di privatizzazione
(16)
Il 19 e il 21 maggio 2007 l’agenzia rumena per le privatizzazioni AVAS ha annunciato la vendita della partecipazione del 72 % di sua proprietà in Automobile Craiova. Benché diverse società avessero fatto pervenire in precedenza lettere di interesse non vincolanti, solamente due investitori potenziali, ossia Ford Motor Company (in appresso denominata «Ford») e General Motors (denominati seguito «GM») hanno acquistato il «memorandum informativo» (dossier di informazioni) che consentiva loro di avere accesso alle informazioni e alla documentazione contenute nel «data room» e di presentare, in conclusione, un’offerta definitiva e vincolante.
(17)
Il dossier informativo conteneva determinate condizioni relative in particolare ai livelli minimi di produzione, al livello occupazionale e agli investimenti. In base alla tabella di valutazione, il prezzo offerto rappresentava soltanto il 35 % del punteggio complessivo, mentre gli investimenti totali corrispondevano al 25 %, la realizzazione di un livello di integrazione della produzione del 60 % a quattro anni dall’acquisto rappresentava il 20 % e l’impegno a conseguire un livello di produzione di 200 000 automobili sempre al quarto anno dall’acquisto rappresentava un ulteriore 20 %. Se il livello di integrazione della produzione offerto era inferiore al 60 % e/o se tale livello poteva essere conseguito soltanto dopo più di quattro anni dall’acquisto, all’investitore venivano attribuiti 0 punti per il criterio di valutazione in questione. Lo stesso valeva per il criterio del livello di produzione: se il livello di produzione offerto era inferiore alle 200 000 automobili al quarto anno dall’acquisto e/o se per arrivare a tale livello era necessario un periodo di tempo superiore ai quattro anni, all’investitore venivano assegnati 0 punti.
(18)
Il termine per la presentazione delle offerte definitive era stato fissato al 5 luglio 2007. Essendo l’unica società che aveva presentato un’offerta vincolante, Ford ha vinto la gara d’appalto: inizialmente ha offerto un prezzo di vendita di 55 Mio EUR, ma, dopo ulteriori contrattazioni, lo ha portato a 57 Mio EUR.
(19)
Nella fase negoziale che ha fatto seguito alla procedura di gara d’appalto le parti hanno concordato che Ford, l’acquirente, ottenesse tramite una riorganizzazione la proprietà degli attivi industriali di Automobile Craiova, DWAR e Mecatim, mentre gli attivi non strategici (principalmente beni immobili e riserve di liquidità netta) sarebbero stati scorporati e sarebbero rimasti di proprietà dello Stato. Lo Stato si è inoltre impegnato a fare tutto il possibile per acquisire il rimanente 28 % delle azioni detenuto dagli azionisti privati per poi rivenderlo alla Ford.
(20)
Il contratto di compravendita è stato firmato il 12 settembre 2007.
3. DECISIONE DI AVVIARE IL PROCEDIMENTO DI INDAGINE FORMALE E DI EMETTERE L’INGIUNZIONE DI SOSPENSIONE
(21)
Il procedimento di indagine formale è stato avviato perché la Commissione nutriva dei dubbi quanto al fatto che il processo di privatizzazione avesse comportato la concessione di un aiuto di Stato.
(22)
Anzitutto, la Commissione nutriva dei dubbi quanto al fatto che la gara d’appalto si fosse svolta in modo aperto, trasparente e non discriminatorio. Sulla base delle informazioni disponibili all’epoca, tratte prevalentemente da articoli pubblicati sulla stampa, la Commissione aveva motivo di ritenere che taluni investitori potenziali fossero stati posti in situazione di svantaggio nella fase iniziale e scoraggiati dal presentare un’offerta.
(23)
In secondo luogo, la Commissione sospettava che le condizioni legate alla privatizzazione avessero determinato una riduzione del prezzo di vendita, accordando quindi un vantaggio all’azienda che doveva essere privatizzata. In base alle informazioni disponibili al momento dell’adozione della decisione di avviare il procedimento di indagine formale, l’AVAS aveva stabilito quattro condizioni, che avrebbero potuto abbassare il prezzo di vendita e scoraggiare altre parti potenzialmente interessate dal presentare un’offerta. Il prezzo offerto rappresentava soltanto il 35 % del punteggio totale.
(24)
Inoltre, la Commissione si è chiesta se le autorità rumene non abbiano associato alla privatizzazione una garanzia relativa al livello occupazionale. Secondo il dossier informativo, i potenziali offerenti dovevano presentare un piano aziendale che comprendeva l’impegno da parte loro a mantenere il numero esistente di dipendenti. Allo stesso modo, la bozza del contratto di compravendita allegata al dossier informativo prevede l’obbligo per l’acquirente di mantenere il numero esistente di dipendenti per i cinque anni a venire: qualora l’acquirente non rispetti tale obbligo, il contratto di compravendita diviene de jure nullo e privo di effetti, senza necessità di alcuna notifica né di altra formalità. Infine, le autorità rumene hanno informato i potenziali acquirenti già prima di pubblicare l’avviso relativo alla privatizzazione dell’azienda che uno dei principali obiettivi di quest’ultima era mantenere il numero di posti di lavoro esistente.
(25)
Per finire, la Commissione sospettava che la rinegoziazione di determinate condizioni durante la fase negoziale che ha fatto seguito alla gara di appalto avesse eventualmente conferito un vantaggio all’acquirente, la società Ford. In base alle informazioni disponibili all’epoca, sembra che lo Stato rumeno si sia impegnato a farsi carico dei crediti effettivi e potenziali nei confronti di Automobile Craiova, compreso un credito doganale per una somma di 800 Mio EUR. Per di più, Ford e le autorità rumene hanno deciso, nel quadro dei successivi negoziati, una riorganizzazione dell’azienda che prevedeva la separazione dell’attività principale (la produzione di automobili) dagli attivi non strategici, in particolare i beni immobili. A seguito di tale riorganizzazione, Ford verrebbe ad acquisire e a pagare unicamente l’attività industriale dell’azienda, mentre lo Stato conserverebbe la proprietà dei terreni.
(26)
Dal momento che la Romania ha firmato il contratto di privatizzazione malgrado i ripetuti avvertimenti che le sono stati rivolti dalla Commissione, quest’ultima ha emesso nel contempo un’ingiunzione di sospensione.
4. OSSERVAZIONI DELLA ROMANIA
(27)
In primo luogo, le autorità rumene sottolineano che la gara d’appalto era incondizionata e si è svolta in modo aperto, trasparente e non discriminatorio. Il primo annuncio in merito all’intenzione di privatizzare DWAR, pubblicato il 5 dicembre 2006, come pure l’avviso pubblicato il 9/12 marzo 2007, non elencano nessun criterio di preselezione né di selezione, e ancor meno prevedono condizioni da rispettare da parte degli offerenti. Anche l’avviso relativo alla privatizzazione pubblicato il 18/21 maggio 2007 non stabiliva nessuna condizione obbligatoria, bensì soltanto i criteri per l’assegnazione del punteggio alle diverse offerte. Inoltre, le autorità rumene sostengono che l’incremento del livello occupazionale non era stato scelto come criterio nell’ambito della gara d’appalto. In conclusione, poiché tutti i potenziali offerenti avevano accesso alla totalità delle informazioni disponibili, l’intero processo di privatizzazione si è svolto in modo trasparente: di conseguenza, nessun potenziale offerente è stato scoraggiato dal presentare un’offerta.
(28)
In secondo luogo, le autorità rumene affermano che né il dossier informativo né la bozza del contratto di compravendita imponevano condizioni vincolanti, senza alcuna possibilità di rinegoziarle da parte dei potenziali offerenti. La Romania spiega che inizialmente l’AVAS intendeva privatizzare la DWAR nella sua interezza, ma che poi, nel corso del processo di privatizzazione, ha deciso di dare ai potenziali offerenti la possibilità di presentare offerte unicamente per l’acquisto degli attivi industriali dell’azienda (escludendo quindi i beni immobili). Attira inoltre l’attenzione sul fatto che tutti i potenziali offerenti sapevano, fin dall’inizio, che i beni immobili non erano compresi nell’offerta di privatizzazione, ma che sarebbero invece stati venduti separatamente.
(29)
In terzo luogo, le autorità rumene fanno osservare che i criteri contenuti nel dossier informativo non incidevano in alcun modo sulle offerte degli offerenti, soprattutto perché tutte le parti potenzialmente interessate erano aziende produttrici di automobili. Non solo, ma esse sostengono che i criteri in questione non hanno inciso sul prezzo di acquisto offerto da Ford, in quanto tali criteri erano compatibili con il piano aziendale presentato da quest’ultima società. Secondo la Romania, infatti, il livello di produzione di 200 000 automobili l’anno specificato dall’AVAS nel dossier informativo deve essere conseguito per ragioni economiche: considerate le dimensioni e la capacità dello stabilimento, attrezzato per costruire utilitarie, una produzione annua inferiore alle 200 000 unità non sarebbe redditizia.
(30)
In quarto luogo, la Romania sostiene che quando ha venduto la sua partecipazione in Automobile Craiova ha agito come un qualsiasi operatore economico presente sul mercato. Sostiene che il prezzo che ne ha ricavato corrisponde al valore di mercato e avanza i seguenti argomenti a sostegno di questa affermazione: nel 2006 DWAR ha acquistato il 51 % delle sue azioni dalla sua ex società madre Daewoo Motors Ltd al prezzo di vendita di 50 Mio USD. Il valore del 100 % delle azioni, all’epoca, ammontava pertanto a 78 Mio EUR. Ford ha offerto un prezzo di 57 Mio EUR per una quota del 72,4 % delle azioni di Automobile Craiova, il che corrisponderebbe alla somma di 78 Mio EUR per il 100 % delle azioni. Inoltre, tenuto conto del valore per azione scambiata in borsa, il valore di tutte le azioni di Automobile Craiova alla data del 16 marzo 2007 era pari a circa 59 Mio EUR. Di conseguenza, il prezzo di acquisto di 57 Mio EUR pagato da Ford per il 72 % delle azioni è superiore al prezzo di mercato. Non solo: il processo di ristrutturazione prevede che AVAS conserverà anche la proprietà degli attivi collegati. Infine, in base alla valutazione di DWAR realizzata da un esperto indipendente (KPMG) dopo il fallimento della sua società madre, nel 2004 l’azienda era valutata per una somma compresa tra 18 e 81 Mio USD, a seconda del metodo di valutazione utilizzato.
(31)
In quinto luogo, per quanto riguarda il presunto indennizzo, la Romania ha presentato informazioni dettagliate in merito all’accordo relativo ai debiti contenuto nella legge speciale sulla privatizzazione di Automobile Craiova. La Romania afferma che, conformemente alla normale prassi commerciale, l’AVAS si fa carico soltanto dei debiti non prevedibili e che non possono essere quantificati. Le autorità rumene sottolineano che Automobile Craiova e DWAR non hanno debiti pendenti nei confronti dello Stato, fatta eccezione per quelli risultanti dal normale svolgimento della loro attività commerciale. Inoltre, grazie ai pagamenti per una somma di 10 Mio USD versati nel 2006 alla società madre (5), DWAR non ha più alcun debito pendente nei confronti delle ex controllate Daewoo.
(32)
In sesto luogo, le autorità rumene spiegano l’origine del credito doganale per una somma di 800 Mio EUR. A norma della legge 71/1994 sull’attrazione di investitori stranieri, le imprese rumene erano esentate dai dazi doganali e dall’imposta sul reddito se soddisfacevano le seguenti quattro condizioni: capitale estero sottoscritto minimo per un importo di 50 Mio USD; almeno il 50 % della produzione viene esportato; un livello di integrazione della produzione pari ad almeno il 60 %; infine, il capitale sociale non deve diminuire nei 14 anni successivi alla data della sottoscrizione straniera facendo scendere la partecipazione dell’investitore straniero al disotto dei 50 Mio USD.
(33)
L’autorità doganale locale ha calcolato il livello di integrazione della produzione dell’azienda nel 2005 e ha concluso che non era stata raggiunta la soglia minima del 60 %; ha quindi sollecitato il rimborso dell’importo dell’esenzione fiscale, che ammontava a 800 Mio EUR. DWAR ha presentato ricorso contro questa decisione dinanzi all’Autorità doganale nazionale. Dal momento che il tribunale di primo grado ha confermato la decisione relativa al rimborso, DWAR ha presentato un nuovo ricorso. Con sentenza del 27 giugno 2007, l’organo giurisdizionale di appello ha annullato l’ordine di rimborso.
(34)
In conclusione, le autorità rumene sottolineano che DWAR non ha beneficiato di nessuna remissione del debito.
(35)
In settimo luogo, le autorità rumene affermano che il mantenimento del livello occupazionale esistente non ha rappresentato una condizione del processo di privatizzazione, in quanto non è mai stato un criterio di assegnazione di punteggio. Allo stesso modo, la bozza del contratto di compravendita allegata al dossier informativo aveva soltanto valore indicativo, in modo tale che gli offerenti potenziali potessero comprendere che le singole disposizioni del contratto potevano formare oggetto di negoziazioni bilaterali. I potenziali offerenti che non avevano intenzione di mantenere il livello occupazionale esistente, quindi, potevano in ogni caso presentare una loro offerta con un diverso piano aziendale.
(36)
Per finire, per quel che riguarda i successivi negoziati relativi alle altre disposizioni contrattuali, la Romania sostiene che tali negoziati facevano parte del normale processo di contrattazione precedente la stipula definitiva del contratto di compravendita.
5. OSSERVAZIONI DEI TERZI INTERESSATI
(37)
Con lettera del 23 novembre 2007, la società Ford è intervenuta in qualità di parte interessate nel procedimento avviato dalla Commissione.
(38)
In primo luogo, Ford sostiene che il processo di privatizzazione si è svolto in modo aperto, trasparente, non discriminatorio e senza alcuna condizione. Tutta la corrispondenza intercorsa tra Ford e AVAS nell’ambito di tale processo è stata resa pubblica nel «data room».
(39)
In secondo luogo, i criteri di assegnazione non costituivano condizioni obbligatorie, tali da poter scoraggiare potenziali offerenti: al contrario, Ford ha dichiarato di aver interpretato tali criteri come negoziabili. Non solo, ma i criteri di valutazione non hanno influito in alcun modo sull’offerta di Ford, dato che i requisiti del piano aziendale presentato dalla società superavano di gran lunga quelli stabiliti nel dossier informativo.
(40)
In terzo luogo, il prezzo di acquisto corrisposto da Ford alla AVAS rappresenta il valore di mercato delle azioni oggetto della gara d’appalto. Ford ha dichiarato che era intenzionata a pagare un prezzo di acquisto massimo di 100 Mio USD (= 71,4 Mio EUR) per il 100 % delle azioni dell’azienda, il che corrisponderebbe a un prezzo di 51,7 Mio EUR per il 72,4 % delle azioni (6). Ford non aveva intenzione di offrire un prezzo più alto, anche in assenza dei criteri di assegnazione del punteggio. Inizialmente la società aveva offerto un prezzo di acquisto di 55 Mio EUR, ma, dopo ulteriori negoziati con le autorità rumene, lo ha portato a 57 Mio EUR. Per di più, essendo Ford l’unico offerente, la sua offerta rappresenta il valore di mercato.
(41)
Per finire, Ford afferma che gli indennizzi inclusi nel contratto di compravendita corrispondevano a una normale prassi commerciale nel caso di acquisto di imprese: essi erano pertanto conformi alla situazione di mercato e non hanno determinato un prezzo di vendita inferiore rispetto all’offerta più alta che si sarebbe potuta ottenere. Ford pone l’accento sul fatto che questi indennizzi sono esclusivamente relativi ai rischi che non rientrano nel normale svolgimento dell’attività commerciale e che un nuovo investitore non è in grado di valutare all’atto dell’acquisizione di un’impresa. La società si è fatta carico di tutti i debiti e le passività dell’azienda Automobile Craiova, inclusa DWAR, che sono sorti nel quadro dello svolgimento della normale attività commerciale e che sono stati quantificati e resi pubblici nel «data room». Ford, tuttavia, non era disposta ad assumersi i rischi potenziali che non poteva valutare né quantificare in base a un’adeguata verifica preliminare («due diligence»).
6. VALUTAZIONE
6.1. Esistenza di un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE
(42)
Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, salvo deroghe contemplate dal medesimo trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati membri, ovvero mediante risorse statali, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
6.1.1. Risorse statali e concessione di un vantaggio
(43)
Le condizioni previste dal contratto di privatizzazione sono state stabilite dall’agenzia pubblica rumena per le privatizzazioni (AVAS). Associando al contratto condizioni simili, che avrebbero potuto determinare una riduzione del prezzo di vendita, così come viene dimostrato più avanti, lo Stato rumeno ha accettato di non ottenere il prezzo più alto possibile. Il prezzo inferiore di vendita per la partecipazione azionaria del 72,4 % è stato quindi pagato mediante mancate entrate dello Stato: la misura, pertanto, implica delle risorse statali.
(44)
La Commissione inoltre osserva che le azioni dell’agenzia pubblica rumena per le privatizzazioni, AVAS, sono imputabili allo Stato - il che non è contestato dalle autorità rumene.
(45)
Non è possibile ritenere che una determinata misura costituisca un aiuto qualora essa non conferisca un vantaggio (7). La Commissione deve quindi stabilire se la misura in questione conferisca o no un vantaggio.
(46)
Un’impresa beneficia di un vantaggio qualora ottenga dallo Stato qualcosa di positivo che non avrebbe ottenuto in condizioni normali di mercato. A tale scopo, occorre verificare in primo luogo se lo Stato ha agito in qualità di operatore economico presente sul mercato o se invece ha agito in quanto autorità statale che ha venduto un’impresa in condizioni non corrispondenti alle condizioni normali di mercato.
(47)
A norma dell’articolo 86, paragrafo 1, del trattato CE, le imprese pubbliche formano oggetto di norme sugli aiuti di Stato. L’articolo 295 del medesimo trattato CE stabilisce la neutralità delle norme comunitarie per quanto riguarda la proprietà pubblica e privata.
(48)
Conformemente alla giurisprudenza consolidata degli organi giurisdizionali comunitari (8) nonché alle norme e alla prassi elaborate dalla Commissione per il settore degli aiuti di Stato nel contesto delle privatizzazioni (9), quando uno Stato membro possiede o vende imprese, oppure compra o vende azioni di imprese, non viene a configurarsi alcun vantaggio qualora il comportamento di detto Stato membro sia conforme a quello che avrebbe un investitore che operi in un’economia di mercato.
(49)
Di conseguenza, quando la privatizzazione viene realizzata mediante vendita di azioni alla borsa valori, si presume generalmente che sia avvenuta a condizioni di mercato e che non comporti un aiuto di Stato. Quando invece viene realizzata mediante vendita commerciale, si può presupporre che non comporti un aiuto di Stato qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni: anzitutto, l’impresa viene venduta mediante gara d’appalto svolta in condizioni di concorrenza, aperta a tutti gli offerenti, trasparente e non discriminatoria; in secondo luogo, alla privatizzazione non sono associate condizioni non abitualmente praticate nel caso di transazioni comparabili tra privati e tali da poter diminuire il prezzo di vendita; in terzo luogo, l’impresa viene venduta all’offerente che presenta l’offerta più vantaggiosa sotto il profilo finanziario; e in quarto luogo, gli offerenti devono disporre di tempo e informazioni sufficienti per compiere una valutazione adeguata degli attivi per i quali presentano l’offerta (10). In altri casi, le vendite commerciali devono essere esaminate per stabilire se comportino un eventuale aiuto e, quindi, devono essere notificate.
(50)
In simili casi, stabilire se una transazione relativa a beni dello Stato comporti un aiuto significa in generale valutare se un operatore economico sul mercato posto in situazione analoga si sarebbe comportato nello stesso modo, cioè avrebbe venduto l’impresa allo stesso prezzo. Nell’applicare il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato, le considerazioni di natura non economica, ad esempio, motivazioni legate alla politica industriale, considerazioni riguardanti il livello occupazionale o obiettivi di sviluppo regionale, che non sarebbero accettabili per un operatore economico sul mercato, non possono essere ritenute validi motivi per accettare un prezzo più basso, ma, al contrario, sono indicative dell’esistenza di un aiuto. La Commissione ha illustrato a più riprese tale principio (11), che è stato inoltre confermato dalla giurisprudenza costante della Corte (12).
(51)
Di conseguenza, qualora non sia soddisfatta una qualsiasi delle condizioni summenzionate, la Commissione ritiene che la privatizzazione debba essere esaminata per stabilire se comporti un aiuto di Stato e, quindi, debba essere notificata (13). L’osservanza dei requisiti illustrati sopra, quindi, garantirebbe allo Stato il prezzo migliore per le proprie azioni, ossia il prezzo di mercato, e, di conseguenza, non sarebbe implicato nessun aiuto di Stato.
(52)
Con l’imposizione di determinate condizioni all’acquirente nell’ambito della privatizzazione lo Stato può far diminuire il prezzo di vendita, rinunciando così ad entrate supplementari. Allo stesso modo, determinate condizioni possono scoraggiare i potenziali investitori interessati dal presentare un’offerta, cosicché le condizioni di concorrenza in cui si svolge la gara d’appalto vengono distorte e, quindi, persino l’offerta migliore presentata sotto il profilo finanziario non rappresenta necessariamente il valore di mercato reale (14).
(53)
Imponendo simili condizioni e, di conseguenza, accettando di non ottenere il prezzo migliore per le azioni o gli attivi di sua proprietà, lo Stato non agisce come farebbe un operatore economico sul mercato: quest’ultimo, infatti, cercherebbe di ricavare il prezzo più elevato possibile, mentre invece lo Stato sceglie di vendere l’azienda a un prezzo inferiore al valore di mercato. Un operatore economico sul mercato non avrebbe un interesse economico a imporre condizioni comparabili (in particolare il mantenimento del livello occupazionale, condizioni che vanno a vantaggio della regione geografica in questione o che garantiscono un determinato livello di investimenti), ma venderebbe invece l’impresa al miglior offerente, il quale sarebbe in seguito libero di decidere del futuro dell’impresa rilevata o degli attivi acquisiti (15).
(54)
Questo non significa che tutte le condizioni previste da una procedura di privatizzazione comportino automaticamente la presenza di elementi di aiuto di Stato. Anzitutto, non rappresentano un problema quelle condizioni che si ritrovano abitualmente anche nelle transazioni concluse tra privati: determinati indennizzi standard, la prova della solvibilità dell’offerente o la conformità alla legislazione nazionale in materia di rapporti di lavoro. Inoltre, le condizioni che non sembrano essere abitualmente imposte nel caso di transazioni tra privati comportano la presenza di un aiuto di Stato soltanto nella misura in cui possono ridurre il prezzo di vendita e possono conferire un vantaggio. Il fatto che queste condizioni non comportino un aiuto di Stato deve essere dimostrato separatamente per ciascuna fattispecie (16).
(55)
Nel caso di specie, la gara d’appalto organizzata dalle autorità rumene aveva principalmente lo scopo di ottenere un determinato livello di produzione e un determinato numero di posti di lavoro a Craiova. Le autorità rumene non hanno presentato alcun elemento di prova che dimostri che le condizioni in questione sono state imposte per motivi di cui anche un operatore economico sul mercato avrebbe tenuto conto.
(56)
Nell’ambito della privatizzazione di Automobile Craiova l’agenzia rumena per le privatizzazioni ha stabilito quattro condizioni, sotto forma di criteri di assegnazione, per selezionare l’aggiudicatario: il prezzo di acquisto offerto rappresentava il 35 % del punteggio complessivo, mentre gli investimenti totali corrispondevano al 25 %, la realizzazione di un livello di integrazione della produzione del 60 % a quattro anni dall’acquisto rappresentava il 20 % e l’impegno a conseguire un livello di produzione di 200 000 automobili sempre al quarto anno dall’acquisto rappresentava un ulteriore 20 %. Qualora il potenziale investitore non avesse rispettato le ultime due condizioni, alla sua offerta sarebbero stati attribuiti 0 punti per i criteri di valutazione in questione. Di conseguenza, era praticamente impossibile che un potenziale investitore, il quale si fosse prefisso una diversa destinazione industriale dell’impianto di produzione di automobili, potesse aggiudicarsi l’appalto unicamente grazie a un prezzo di vendita più alto senza soddisfare i requisiti relativi ai livelli di produzione e di integrazione della produzione (nell’ipotesi che il livello di investimenti fosse lo stesso).
(57)
Nell’ipotesi che un investitore concorrente avesse potuto proporre un livello di investimenti analogo ma non fosse stato in grado di soddisfare il requisito del livello di produzione, per aggiudicarsi l’appalto tale offerente concorrente avrebbe dovuto offrire un prezzo pari al 230 % del prezzo offerto da Ford (17). In termini più concreti: per superare l’offerta di Ford, che era di 57 Mio EUR, un potenziale investitore avrebbe dovuto offrire un prezzo di vendita di oltre 133 Mio EUR (cioè superiore di 76 Mio EUR rispetto a quello di Ford) in modo da compensare il mancato rispetto della condizione relativa al livello di produzione. Sia Ford che i suoi potenziali concorrenti devono aver tenuto conto di questi fattori, i quali hanno quindi influito tanto sulla loro decisione di presentare un’offerta quanto sul prezzo offerto.
(58)
La Commissione osserva che, sebbene l’annuncio formale della privatizzazione di Automobile Craiova non contenesse alcun riferimento a condizioni, dato che le condizioni esatte sono state precisate soltanto nel successivo «memorandum informativo», l’obiettivo globale delle autorità rumene per quanto riguardava il mantenimento di un determinato livello occupazionale e di produzione di automobili nel sito in questione era però di pubblico dominio. Secondo la Commissione, vi sono indicazioni che taluni investitori potenziali, che avrebbero potuto prendere in considerazione una diversa strategia industriale, sono stati scoraggiati dal manifestare un concreto interesse verso l’impresa fin da questa fase iniziale.
(59)
Occorre sottolineare in questo contesto che il livello di produzione di 200 000 automobili l’anno corrisponde al doppio della capacità attuale, la quale, oltretutto, oggi è notevolmente sottoutilizzata. Il livello di produzione da conseguire è specificato in modo dettagliato e, quindi, comporterà sicuramente un incremento significativo della presenza sul mercato. La Commissione ritiene che tale situazione sia paragonabile a quella in cui il comportamento economico di una società è influenzato da misure statali che riducono i costi normalmente sostenuti da un’impresa oppure da sovvenzioni dirette.
(60)
Per quanto riguarda la distinzione, cui fanno riferimento le autorità rumene, tra le condizioni e il modello di assegnazione del punteggio, la Commissione non ritiene pertinente tale argomento: assegnare dei punti per i livelli di produzione e di integrazione equivale, di fatto, alle condizioni effettivamente associate al processo di privatizzazione, condizioni che, secondo la Commissione, hanno fatto diminuire il prezzo di vendita. La Commissione non può accettare l’argomento secondo cui il prezzo di vendita ottenuto riflette il valore di mercato dell’impresa. Non solo, ma se anche così fosse, essa dispone di indicazioni che gli investitori potenziali, investitori che proponevano una diversa strategia di produzione o un’attività industriale differente e che non erano disposti a produrre 200 000 automobili l’anno né a realizzare un livello di integrazione del 60 %, sono stati scoraggiati in partenza dal presentare un’offerta e, quindi, la loro posizione concorrenziale nell’ambito della gara d’appalto ne è risultata indubbiamente indebolita. Queste sembrano essere le circostanze in cui le autorità rumene hanno scelto il modello di assegnazione del punteggio descritto in precedenza. In effetti, un offerente che proponeva una diversa strategia industriale ha deciso, alla fine, di non presentare un’offerta, pure avendo partecipato alla fase precedente della procedura di gara d’appalto.
(61)
Per quanto riguarda la possibilità di negoziare le condizioni associate, la Commissione non può accettare l’argomento avanzato dalle autorità rumene secondo il quale la negoziabilità delle condizioni era nota a tutti i potenziali investitori e poteva essere facilmente dedotta dai documenti di gara. È vero che AVAS, in risposta alle domande rivoltele da Ford, ha confermato che la bozza del contratto di compravendita aveva soltanto valore indicativo, doveva cioè essere considerata un punto di partenza per ulteriori negoziati. Quest’affermazione, tuttavia, si riferisce soltanto ai negoziati contrattuali inerenti a una vendita di azioni mediante contrattazioni basate su offerte definitive, migliorate e irrevocabili e non conferma, in generale, che fosse effettivamente possibile condurre ulteriori negoziati in merito alle condizioni obbligatorie previste dall’avviso pubblico, in particolare per quanto riguardava gli elementi della tabella di valutazione. La Romania non ha fornito alcuna prova a sostegno del fatto che i criteri della tabella di valutazione potessero essere considerati negoziabili. In effetti, se tali criteri fossero stati veramente negoziabili, il modello di assegnazione del punteggio avrebbe perso qualsiasi concreta rilevanza.
(62)
La Commissione non concorda con l’argomentazione avanzata dalle autorità rumene secondo cui l’AVAS aveva confermato che era possibile assumere una diversa posizione nel corso dei negoziati. Questa risposta dell’AVAS, infatti, si riferisce esclusivamente all’interrogativo di Ford in merito al requisito che prevedeva che l’acquirente rinunciasse al diritto di sollecitare protezione e un risarcimento da parte dello Stato qualora gli attivi di Automobile Craiova fossero rivendicati con successo da terzi: la Commissione ritiene che da tale dichiarazione non sia possibile dedurre che in generale tutte le condizioni erano negoziabili.
(63)
La Commissione non può considerare validi i calcoli presentati dalle autorità rumene, volti a dimostrare che il prezzo pagato da Ford rappresenterebbe il valore di mercato dell’impresa Automobile Craiova. Anzitutto, il prezzo di vendita corrisposto da Ford per il 72 % delle azioni di Automobile Craiova, incluse DWAR e Mecatim, non può essere paragonato al prezzo pagato da DWAR nel 2006 per il 51 % delle sue proprie azioni. Inoltre, si deve tener conto anche del contesto economico generale del periodo in cui è stata realizzata quest’ultima vendita: quando la società Daewoo Motors, che aveva dichiarato fallimento, ha accettato di vendere il 51 % delle sue azioni nel 2006, DWAR doveva far fronte a debiti consistenti (il credito doganale ancora non rimborsato, i debiti verso altre controllate di Daewoo ecc.).
(64)
In secondo luogo, non è accettabile paragonare il prezzo di vendita e il valore quotato in borsa delle azioni di Automobile Craiova, pari a circa 50 Mio EUR, in quanto un simile ragionamento non tiene conto del fatto che, quando si rileva una partecipazione di maggioranza, il valore delle azioni è notevolmente più alto della somma dei prezzi corrisposti per le singole azioni. Non solo, ma dato che soltanto una quota molto esigua delle azioni è effettivamente disponibile sul mercato, è possibile che il prezzo quotato in borsa non rifletta il valore reale dell’azienda.
(65)
Alla luce di quanto illustrato sopra, la Commissione non può far altro che concludere che le condizioni associate alla privatizzazione di Automobile Craiova hanno determinato la riduzione del prezzo di vendita dell’azienda e hanno scoraggiato altri offerenti potenziali dal presentare le loro offerte. Di conseguenza, lo Stato ha rinunciato a entrate derivanti dalla privatizzazione.
(66)
Tenuto conto delle osservazioni suesposte, la Commissione conclude che, nella fattispecie, si configura un vantaggio economico conferito mediante l’impiego di risorse statali all’attività economica oggetto della privatizzazione.
(67)
All’apertura del procedimento a norma dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione nutriva dei dubbi quanto al fatto che la gara d’appalto si fosse svolta in modo trasparente e non discriminatorio, in particolare per quanto riguardava le pari opportunità di accesso di tutte le potenziali parti interessate alle informazioni relative all’azienda da privatizzare, i criteri di assegnazione del punteggio e la possibilità di negoziare determinate disposizioni contrattuali con l’agenzia rumena per le privatizzazioni (AVAS). In base alle informazioni disponibili all’epoca, si sono svolte delle discussioni preliminari tra le autorità rumene e alcuni produttori di autovetture prima che venisse pubblicato l’annuncio ufficiale della privatizzazione.
(68)
Le autorità rumene affermano che tutti i potenziali investitori hanno avuto accesso in egual misura alle informazioni e che nessuno di essi ha potuto beneficiare di condizioni di favore; sostengono inoltre che i contatti preliminari avviati dal governo con le parti potenzialmente interessate non hanno influito sulla strategia né sulla procedura di privatizzazione.
(69)
In base alle informazioni fornite dalle autorità rumene, la Commissione osserva che queste ultime hanno condotto discussioni preliminari informali con diversi investitori potenziali, tutte incentrate su tematiche simili riguardanti l’impresa che doveva essere privatizzata: l’acquisizione del pieno controllo degli attivi industriali, i debiti e le passività dell’azienda nonché una procedura di privatizzazione in tempi rapidi. Si suppone che lo Stato avvii questo tipo di discussioni nella sua qualità di venditore, allo scopo di ottenere una serie di informazioni preliminari quali la domanda del mercato, il prezzo minimo di vendita ecc. La Commissione concorda sul fatto che può ritenersi usuale che il governo avvii simili consultazioni e contatti preliminari con i potenziali investitori prima di pubblicare l’annuncio della privatizzazione, purché la finalità o l’esito di queste discussioni non consista nel definire le condizioni da associare alla gara d’appalto.
(70)
Dopo la pubblicazione dell’annuncio di privatizzazione solo due offerenti potenziali, Ford e GM, hanno acquistato il «dossier informativo» che ha consentito loro di avere accesso alle informazioni e alla documentazione contenute nel «data room» e di presentare, in conclusione, un’offerta definitiva e vincolante. È vero che, dopo la pubblicazione dell’annuncio di privatizzazione, le due società hanno potuto consultare nel «data room» tutta la corrispondenza intercorsa tra AVAS, da un lato, e le stesse Ford e GM, dall’altro. Di conseguenza, la Commissione conclude che, in questa fase del processo di privatizzazione, i due investitori potenziali hanno potuto accedere in egual misura alle informazioni disponibili.
(71)
Per concludere, alla luce delle informazioni fornite dalle autorità rumene, i dubbi della Commissione quanto al fatto che la gara d’appalto per la privatizzazione di Automobile Craiova sia stata aperta, trasparente e non discriminatoria sono stati fugati.
(72)
All’apertura del procedimento a norma dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione ha espresso dei dubbi quanto al fatto che, nel quadro del processo di privatizzazione, AVAS potesse esonerare l’impresa dal pagamento di taluni debiti (in particolare un credito doganale per una somma di 800 Mio EUR) e potesse inoltre offrire una garanzia riguardo al pagamento dei debiti nei confronti delle altre ex controllate di Daewoo.
(73)
In merito al credito doganale, le autorità rumene hanno fornito elementi probanti che dimostrano che il credito in questione è stato dichiarato non giustificato da un organo giurisdizionale nazionale, in quanto deriva da un’interpretazione e un’applicazione erronee della legislazione nazionale. Tale credito doganale è stato quindi cancellato. Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, gli organi giurisdizionali nazionali sono tenuti non soltanto all’applicazione integrale delle disposizioni del diritto comunitario relative agli aiuti di Stato, ma possono inoltre rifiutare di applicare, se necessario, qualsiasi disposizione di diritto nazionale che sia in contrasto con le disposizioni del diritto comunitario (18). La Commissione, dopo aver esaminato le motivazioni della sentenza che ha stabilito la cancellazione del credito doganale, ha concluso che tale cancellazione non ha comportato la concessione di un nuovo aiuto.
(74)
Per quanto riguarda le passività correnti risultanti dal normale svolgimento dell’attività commerciale, le autorità rumene hanno sostenuto che non saranno rilevate da AVAS, bensì pagate da DWAR.
(75)
Per quanto riguarda la garanzia offerta da AVAS per le sopravvenienze passive, le autorità rumene hanno spiegato che la garanzia statale si applica esclusivamente ai crediti non noti connessi all’attività svolta da DWAR in passato, quelli cioè che nessun nuovo investitore avrebbe potuto valutare e quantificare in base a un’adeguata verifica preliminare («due diligence»). Non solo, ma le autorità affermano che il farsi carico di queste passività corrisponde a una normale prassi commerciale nell’ambito di abituali negoziati contrattuali.
(76)
In conclusione, sono stati fugati i dubbi, espressi dalla Commissione nella decisione di avvio del procedimento di indagine formale, circa una possibile esenzione dal rimborso dei debiti.
(77)
All’apertura del procedimento a norma dell’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione sospettava che AVAS avesse potuto modificare, durante la fase negoziale, le condizioni stabilite per la gara d’appalto in modo tale da favorire il piano industriale di Ford. Le autorità rumene dimostrano che le modifiche apportate ad altre disposizioni contrattuali nel corso della fase negoziale rientrano nelle normali prassi commerciali e, inoltre, erano autorizzate nel quadro della strategia di privatizzazione adottata per l’impresa in questione (si tratta cioè di negoziati basati su offerte definitive, migliorate e irrevocabili). La Romania sottolinea inoltre che l’offerta presentata da Ford prevedeva l’acquisizione di un’unità di produzione (attualmente DWAR); in cambio, Ford offriva un pacchetto comprendente il prezzo di vendita di 57 Mio EUR più gli attivi non strategici che sarebbero rimasti di proprietà dello Stato.
(78)
In fase di negoziato AVAS e Ford hanno concordato un processo di ristrutturazione aziendale che è stato anche definito e illustrato nel contratto di compravendita. In base a questo piano di ristrutturazione Automobile Craiova e Mecatim proseguiranno la loro attività nel quadro di DWAR: gli attivi principali (gli attivi industriali) delle tre aziende rimarranno di proprietà di DWAR, mentre i rimanenti attivi non strategici (principalmente beni immobili) verranno scorporati per costituire una nuova azienda, la Newco. Anche le riserve di liquidità netta di cui dispone DWAR diventeranno di proprietà di Newco. Non solo: l’AVAS si è impegnata a fare tutto il possibile per rilevare le rimanenti azioni della nuova impresa DWAR (attivi principali) detenuto dagli azionisti di minoranza per poi rivenderle alla Ford.
(79)
In conclusione, gli argomenti avanzati dalle autorità rumene hanno fugato i dubbi espressi dalla Commissione per quanto riguarda la fase negoziale.
6.1.2. Selettività
(80)
La misura è selettiva in quanto favorisce soltanto Automobile Craiova, compresa l’azienda produttrice di automobili DWAR.
6.1.3. Distorsione della concorrenza ed effetti sugli scambi tra Stati membri
(81)
Automobile Craiova è un’azienda produttrice di automobili e pezzi di ricambio e DWAR è un’azienda produttrice di automobili: tali prodotti vengono commercializzati su larga scala in tutto il territorio dell’Unione europea. Di conseguenza, la misura in questione minaccia di falsare la concorrenza e di incidere sugli scambi tra Stati membri.
6.1.4. Conclusioni
(82)
Tenuto conto delle considerazioni suesposte, la Commissione conclude che l’aver stabilito le condizioni in esame comporta l’esistenza di un aiuto di Stato, in quanto dette condizioni determinano la riduzione del prezzo di vendita della partecipazione azionaria del 72,4 % in Automobile Craiova e conferiscono un vantaggio all’entità economica privatizzata. La presente decisione si applica esclusivamente alla vendita di detta partecipazione del 72,4 % da parte di AVAS alla società Ford e non si pronuncia in via preliminare in merito a una futura valutazione di un’eventuale vendita del rimanente 27,6 % delle azioni.
(83)
La Commissione osserva che la summenzionata entità economica beneficia del vantaggio conferito e rappresenta il beneficiario dell’aiuto di Stato.
6.2. Calcolo dell’entità dell’aiuto
(84)
Il valore dell’aiuto di Stato concesso è pari alla differenza tra il valore di mercato dell’impresa (il prezzo più alto possibile che AVAS avrebbe ottenuto per la partecipazione del 72,4 % in Automobile Craiova se non avesse associato alla vendita le condizioni summenzionate) e il prezzo effettivamente ricevuto. Di tale differenza si è fatto carico lo Stato.
(85)
Ovviamente è difficile valutare quale prezzo si sarebbe ottenuto in una gara d’appalto aperta, trasparente, non discriminatoria e incondizionata. La soluzione migliore consisterebbe nell’annullare il risultato della gara d’appalto e nell’organizzare una nuova procedura di privatizzazione, senza imporre alcuna condizione e garantendo, perciò, che non venga concesso nessun aiuto di Stato. Questa soluzione è stata prospettata alle autorità rumene, ma non è stata accolta.
(86)
Per poter valutare l’elemento di aiuto accordato all’attività economica privatizzata, elemento risultante dalla privatizzazione, occorre stimare il valore di mercato dell’impresa. A seguito delle discussioni con le autorità rumene e con Ford, e tenuto conto delle specifiche circostanze del caso, la Commissione ritiene opportuno, nella fattispecie, basare l’analisi del valore di mercato sul valore d’inventario dell’impresa venduta.
(87)
Nell’esaminare il valore contabile dell’impresa al momento della gara d’appalto, si constata che secondo il bilancio patrimoniale alla data del 31 marzo 2007 (ossia i dati più recenti che i potenziali offerenti hanno potuto consultare per decidere la loro offerta), il valore totale degli attivi dell’impresa, detratti i debiti totali, era pari a - 465 Mio EUR. Tale valore non comprende i beni immobili che Ford, alla fine, non ha acquistato. Per di più, come si è spiegato in precedenza, nel contratto di compravendita le due parti hanno stabilito che alla vendita dovesse far seguito un processo di ristrutturazione aziendale. In primo luogo, Ford non avrebbe acquistato gli attivi non strategici dotati di valore dell’impresa, che sarebbero stati scorporati e sarebbero rimasti di proprietà di AVAS. In secondo luogo, AVAS avrebbe conservato anche le riserve di liquidità netta per un importo di 310 Mio RON (circa 92 Mio EUR) insieme alle corrispondenti passività dell’impresa (si stimava che le liquidità fossero sufficienti per far fronte alle passività). Per finire, il bilancio patrimoniale del marzo 2007 prevedeva degli accantonamenti per l’eventuale rimborso del credito doganale (descritto ai considerando 25 e 73), il quale riduceva notevolmente il valore d’inventario dell’impresa; in seguito alla sentenza di cui sopra il credito è stato cancellato e l’accantonamento ha potuto essere svincolato.
(88)
Oltre a questi elementi, le autorità rumene hanno presentato argomenti a favore di alcune modifiche dei valori del bilancio patrimoniale, in modo da riflettere adeguatamente il valore reale degli attivi. In particolare, si è provveduto ad adeguare opportunamente il valore di terreni ed edifici, macchinari ed attrezzature, di altri beni materiali e delle scorte, in modo da rifletterne il valore reale di mercato.
(89)
Se si prendono in considerazione tutti questi fattori, ossia se si detraggono le riserve di liquidità netta, non si tiene conto delle passività e degli accantonamenti per il credito doganale e si applicano infine gli adeguamenti menzionati, il valore d’inventario dell’intera impresa DWAR (100 %) risulta pari a 115 923 000 EUR, il che significa che il valore d’inventario della partecipazione del 72,4 % in DWAR ammonta a 83 928 000 EUR.
(90)
La differenza tra il valore d’inventario dell’impresa, così come è stato determinato, e il prezzo effettivamente pagato da Ford (57 Mio EUR) è pari a 26 928 000 EUR. In conclusione, quindi, l’importo dell’aiuto di Stato è di 26 928 000 EUR.
6.3. Classificazione della misura statale come aiuto illegale
(91)
A norma dell’articolo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, con «aiuto illegale» si intende un nuovo aiuto attuato in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE.
(92)
Le autorità rumene non hanno notificato la misura prima di darle esecuzione e le hanno dato esecuzione in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE. Di conseguenza, la misura costituisce un aiuto illegale.
6.4. Compatibilità dell’aiuto illegale
(93)
Dal momento che si è stabilito che la misura statale costituisce un aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, è necessario verificare se la misura possa essere compatibile con il mercato comune.
(94)
Le deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 2, del trattato CE non si applicano al caso di specie in quanto la misura di aiuto non ha carattere sociale né è concessa ai singoli consumatori. Inoltre, la misura non è destinata a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali né è concessa all’economia di determinate regioni della Repubblica federale di Germania che risentono della divisione della Germania.
(95)
Non si applicano neppure le deroghe di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettere b) e d), del trattato CE, previste per gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, come pure per gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
(96)
Restano da esaminare le deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato CE e dai pertinenti orientamenti comunitari.
(97)
La Commissione non dispone di informazioni secondo le quali l’aiuto possa essere considerato compatibile con il trattato CE sulla base degli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà («orientamenti») (19).
(98)
Conformemente a detti orientamenti, l’impresa che riceve un aiuto alla ristrutturazione deve trovarsi in difficoltà, ossia non deve essere in grado, con le proprie risorse o con le risorse che può ottenere dai proprietari/azionisti o dai creditori, di contenere perdite che, in assenza di un intervento esterno delle autorità pubbliche, la condurrebbero quasi certamente al collasso economico, nel breve o nel medio periodo. Se è vero che nel 2006 DWAR ha registrato perdite per circa 350 Mio EUR e debiti per una somma di 88 Mio EUR, l’impresa disponeva comunque di attivi per un valore di 419 Mio EUR (principalmente beni immobili). Per di più, a seguito della privatizzazione e della vendita a Ford, DWAR entrerebbe a far parte di un gruppo di imprese più grande ai sensi degli orientamenti, gruppo che molto probabilmente le potrebbe accordare un sostegno finanziario per superare le sue difficoltà. In conclusione, DWAR non può essere considerata un’impresa in difficoltà ai sensi degli orientamenti.
(99)
Inoltre, la concessione di un aiuto alla ristrutturazione è subordinata all’esistenza di un piano di ristrutturazione di solida concezione, la cui durata deve essere la più limitata possibile, che deve permettere di ripristinare la redditività a lungo termine dell’impresa entro un lasso di tempo ragionevole e sulla base di ipotesi realistiche circa le condizioni operative future. Le autorità rumene non hanno presentato un tale piano di ristrutturazione.
(100)
Occorre inoltre evitare indebite distorsioni della concorrenza. Queste ultime si presentano in generale sotto forma di una limitazione della presenza dell’impresa sul mercato o sui mercati in cui opera alla fine del periodo di ristrutturazione (misure compensative). Per quanto riguarda Automobile Craiova, le condizioni associate al processo di privatizzazione garantiscono un incremento significativo della capacità e, quindi, una presenza accresciuta sul mercato rilevante.
(101)
Nonostante i dubbi manifestati dalla Commissione all’apertura del procedimento di indagine formale, la Romania non ha dimostrato che le condizioni di cui sopra siano state soddisfatte. La Commissione conclude pertanto che le condizioni previste dagli Orientamenti non sono state soddisfatte.
(102)
La Commissione osserva che Automobile Craiova è situata in una regione assistita a norma dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE, cioè in una regione che può beneficiare di aiuti a finalità regionale. Tuttavia, le autorità rumene non hanno fornito nessuna informazione che dimostri che siano state rispettate le condizioni previste dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per la concessione di aiuti a finalità regionale.
(103)
La Commissione osserva che effettivamente le condizioni associate all’accordo di privatizzazione si riferivano agli investimenti programmati e al mantenimento del livello occupazionale, obiettivi che potrebbero essere paragonati a quelli di un aiuto a finalità regionale. Tuttavia, si osserva anche che il prezzo ridotto ottenuto da Ford non era subordinato al rispetto delle norme stabilite dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, come ad esempio il mantenimento del progetto nella regione per un periodo di tempo determinato, la verifica dei costi ammissibili o le regole in materia di cumulo degli aiuti, trasparenza e controllo.
(104)
Inoltre, la Commissione osserva che la Romania ha notificato, a parte, un aiuto a finalità regionale (20), che sarà valutato nel merito con una nuova decisione.
(105)
Inoltre, la Commissione osserva che la misura di aiuto non è compatibile ai sensi di altri orientamenti o quadri di riferimento comunitari. In ogni caso, le autorità rumene non hanno fatto riferimento a nessuna disposizione di questo tipo.
(106)
Tenuto conto delle considerazioni suesposte, la Commissione conclude che l’aiuto è incompatibile con il mercato comune.
7. RECUPERO
(107)
Ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, nel caso di decisioni negative relative a casi di aiuti illegali la Commissione adotta una decisione con la quale impone allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto dal beneficiario.
(108)
Solo l’aiuto incompatibile può essere recuperato. La Commissione ha stabilito che un aiuto per un importo di 26 928 000 EUR è stato concesso illegalmente. Tale aiuto non è compatibile a norma di nessuna disposizione comunitaria in materia di aiuti di Stato e, pertanto, deve essere recuperato.
(109)
La Commissione conclude che il beneficiario dell’aiuto di Stato è l’entità economica che è stata privatizzata, ossia i principali attivi industriali detenuti da Automobile Craiova e DWAR o da qualsiasi altra entità che succeda ad esse. La Commissione osserva che, conformemente ai termini del contratto di compravendita, in seguito al processo di ristrutturazione dell’impresa tale entità economica sarà proprietaria soltanto degli attivi industriali principali, che hanno beneficiato delle condizioni associate al processo di privatizzazione, e non degli attivi non strategici.
(110)
Considerate le clausole sospensive specifiche previste nel contratto di compravendita, come pure l’ingiunzione di sospensione emessa dalla Commissione, ad oggi non è stata data ancora esecuzione al contratto di compravendita concluso tra AVAS e Ford. Di conseguenza, la Commissione conclude che l’aiuto non è stato messo a disposizione del beneficiario e, quindi, non è necessario pagare interessi sul rimborso.
(111)
La Commissione constata che le riserve di liquidità netta di Automobile Craiova e DWAR (nonché altri attivi non strategici) non rientrano nella transazione tra AVAS e Ford e, perciò, non sono state rilevate da quest’ultima società. Per questo motivo la Commissione, nel calcolare il valore d’inventario dell’impresa allo scopo di quantificare l’importo dell’aiuto, non ha tenuto conto di dette riserve di liquidità netta. In conclusione, in seguito alla presente decisione, l’aiuto non sarà rimborsato attingendo a tali riserve di liquidità netta. Pertanto, la Commissione chiede di essere tenuta al corrente del processo di ristrutturazione dell’impresa e chiede, in particolare, che le vengano forniti elementi di prova circa il livello delle riserve di liquidità netta alla data del contratto di compravendita e alla data del rimborso, come pure di essere informata in merito a qualsiasi differenza risultante nel livello delle riserve tra queste due date,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L’aiuto di Stato al quale la Romania ha dato esecuzione nell’ambito del processo di privatizzazione di Automobile Craiova per un importo di 26 928 000 EUR è incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
1. La Romania adotta tutte le misure necessarie per recuperare presso il beneficiario l’aiuto di cui all’articolo 1, che è stato concesso illegalmente al beneficiario stesso.
2. Gli importi da recuperare comprendono gli interessi, che decorrono dalla data in cui detti importi sono stati messi a disposizione del beneficiario fino a quella del loro effettivo recupero.
3. Gli interessi sono calcolati secondo il regime dell’interesse composto, a norma del capo V del regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione (21).
4. Il recupero viene eseguito senza indugio e secondo le procedure del diritto interno, a condizione che queste consentano l’esecuzione immediata ed effettiva della presente decisione.
Articolo 3
1. Il recupero dell’aiuto di cui all’articolo 1 è immediato ed effettivo.
2. La Romania garantisce l’attuazione della presente decisione entro quattro mesi dalla data della sua notifica.
Articolo 4
1. Entro due mesi dalla notifica della presente decisione, la Romania trasmette le seguenti informazioni alla Commissione:
a)
l’importo totale che deve essere recuperato presso il beneficiario;
b)
una descrizione dettagliata delle misure già adottate e previste per conformarsi alla presente decisione;
c)
documenti attestanti che al beneficiario è stato intimato di rimborsare l’aiuto;
d)
documenti attestanti che l’aiuto è stato rimborsato;
e)
documenti attestanti che l’aiuto non è stato rimborsato attingendo agli attivi industriali non strategici che si prevede vengano trasferiti alla nuova impresa, di recente creazione, di proprietà di AVAS e di azionisti di minoranza (principalmente riserve di liquidità netta e beni immobili), ossia agli attivi non strategici quali vengono definiti nel contratto di compravendita;
f)
una descrizione dettagliata dell’attuazione del processo di ristrutturazione dell’impresa così come viene definito nel contratto di compravendita.
2. La Romania tiene regolarmente informata la Commissione dei progressi delle misure nazionali adottate per l’attuazione della presente decisione fino al completo recupero dell’aiuto di cui all’articolo 1. Trasmette immediatamente, dietro semplice richiesta della Commissione, le informazioni relative alle misure già adottate e previste per conformarsi alla presente decisione. Fornisce inoltre informazioni dettagliate riguardo agli importi dell’aiuto e degli interessi percepiti sulla somma da recuperare già recuperati presso il beneficiario.
Articolo 5
La Romania è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 27 febbraio 2008.

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