Document ID: 31988R2005

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REGOLAMENTO (CEE) N. 2005/88 DELLA COMMISSIONE
del 5 luglio 1988
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di stampanti seriali ad impatto a caratteri pieni originarie del Giappone
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2176/84 del Consiglio, del 23 luglio 1984, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato dal regolamento (CEE) n. 1761/87 (2), in particolare l'articolo 11,
previa consultazione in seno al comitato consultivo istituito dal suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Procedura
(1) Nel marzo 1987 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal comitato dei costruttori europei di stampanti (EUROPRINT) a nome di alcuni produttori la cui produzione complessiva rappresenta, secondo la denuncia, una parte notevole della produzione comunitaria delle stampanti in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione originario del Giappone e al pregiudizio sostanziale da esse derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura. Pertanto, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di stampanti a caratteri pieni (a margherita) corrispondenti al codice NC ex 8471 92 90, originarie del Giappone, ed ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ha ufficialmente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore, nonché i ricorrenti ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare per iscritto le loro osservazioni e di chiedere un'audizione.
Due degli esportatori giapponesi notoriamente interessati, alcuni importatori e tutti i produttori comunitari notoriamente interessati hanno comunicato per iscritto le lore osservazioni.
Osservazioni sono state formulate anche da alcuni operatori commerciali e consumatori finali, nonché da alcune organizzazioni che rappresentano gli acquirenti comunitari del prodotto in esame.
(3) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie per una determinazione provvisoria ed ha svolto inchieste in loco presso i seguenti:
a) Produttori comunitari:
- Olivetti Peripheral Equipment Spa, Italia,
- Triumph-Adler, GmbH, RF di Germania;
b) Esportatori giapponesi:
- Tokyo Electric Co Ltd, Tokyo,
- Tokyo Juki Industrial Co Ltd, Tokyo;
c) Importatori comunitari:
- Juki Europe GmbH, RF di Germania.
(4) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte dettagliate dai produttori comunitari ricorrenti, dai due esportatori e da alcuni importatori ed ha verificato, per quanto necessario, le informazioni ivi contenute.
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo dall'aprile 1986 al marzo 1987.
B. Prodotto in questione, prodotto simile e industria comunitaria
(6) I prodotti in questione sono le stampanti seriali ad impatto con caratteri pieni (SIFF). Esse sono unità periferiche, vale a dire macchine collegate ad un elaboratore, che stampano soltanto informazioni già contenute nel sistema. La tecnica di stampa è quella ad impatto con la quale il carattere viene stampato sulla carta spingendo il mezzo di scrittura contro un nastro inchiostrato. La testina di stampa delle stampanti SIFF è costituita da una ruota portacaratteri chiamata margherita. Ruotando ad alta velocità la margherita posiziona le lamine (petali) sulle quali sono montati i caratteri. Un martello spinge poi i petali contro il nastro stampando i caratteri.
(7) Sul mercato comunitario si contano molti tipi di stampanti SIFF. Secondo le informazioni disponibili, nel periodo dell'inchiesta sono stati venduti diversi modelli, dalle stampanti a margherita a basso costo e a velocità ridotta, destinate ad usi commerciali e al trattamento dei testi (fascia inferiore del mercato) a quelli ad alto prezzo ed elevata velocità, destinati a sistemi per il trattamento testi con elevato rendimento (fascia superiore del mercato). Tra le due fasce esiste un'ampia gamma di modelli atti a soddisfare le esigenze dei vari tipi di utilizzatori.
(8) Per determinare il prodotto simile, data la varietà di modelli, la Commissione ha dovuto esaminare se le stampanti SIFF costituiscano un'unica categoria di prodotti o appartengano a diverse categorie separate da elementi distintivi chiaramente definiti. A questo proposito, la Commissione ha accertato che tutte le stampanti SIFF sono basate sulla tecnologia sopra descritta e presentano caratteristiche fisiche e tecniche di base identiche. Le differenze relative a velocità di stampa, dimensione e peso, caratteristiche e specifiche, accessori, software o interfacce possono influire sulla qualità e sull'impiego della stampante, ma non sulle caratteristiche fisiche e tecniche di base. Inoltre, secondo la Commissione, le differenze nelle caratteristiche fisiche o tecniche non debbono indurre a ritenere che i prodotti non siano « simili », a meno che tali differenze non diano luogo ad una sostanziale diversità nell'impiego, nell'utilizzazione e nella percezione che il cliente ha dei prodotti stessi. Dato che la loro tecnologia è identica e le loro caratteristiche fisiche e tecniche di base sono simili, le stampanti in questione appartengono ad un'unica categoria.
(9) Data la pluralità di modelli sul mercato comunitario, la Commissione ha esaminato se fosse opportuno operare una distinzione tra i vari modelli sulla base di caratteristiche diverse da quelle fisiche e tecniche di base quali la velocità di stampa, il numero di aghi della testina di stampa, il peso, ecc. È emerso, tuttavia, che non esistono criteri generalmente riconosciuti per distinguere i vari modelli l'uno dall'altro. Inoltre, le caratteristiche tecniche delle stampanti SIFF evolvono e cambiano rapidamente. La Commissione ha constatato che il mercato delle macchine in questione deve piuttosto considerarsi costituito da una serie di prodotti non chiaramente distinti gli uni dagli altri. Sembra probabile che con l'ulteriore sviluppo tecnico gli elementi di distinzione tra i vari modelli saranno, se esisteranno, variabili. La Commissione ha pertanto concluso che le differenze nelle caratteristiche diverse da quelle tecniche e fisiche di base non sono sufficienti per stabilire una netta distinzione tra i vari tipi di stampanti.
(10) Per quanto riguarda l'impiego, l'utilizzazione e la percezione da parte degli utilizzatori delle stampanti SIFF, la Commissione ha constatato in primo luogo che esse hanno tutte lo stesso impiego di base e svolgono la medesima funzione di base, vale a dire quella di stampare su carta o altro supporto informazioni contenute in un computer. A questo proposito, e per quanto riguarda l'atteggiamento degli utilizzatori, la Commissione è consapevole del fatto che i diversi modelli di stampanti sono intesi a soddisfare esigenze diverse a seconda della velocità di stampa, delle dimensioni, delle caratteristiche, del software e dell'interfaccia. È risultato, tuttavia, che gli impieghi principali sono soltanto due, vale a dire privato o per ufficio. Inoltre, una stampante destinata a lavori d'ufficio può essere facilmente usata dagli utilizzatori per impieghi individuali. La Commissione riconosce che il grado di intercambiabilità di vari modelli di stampanti diminuisce quanto più aumentano le differenze nelle caratteristiche e nelle specifiche. Ciò non vuol dire tuttavia che tra i modelli esista una netta distinzione in base all'impiego finale e alla percezione degli utilizzatori. La Commissione ha invece constatato che, sul piano della concorrenza, esistono notevoli sovrapposizioni tra i diversi modelli. Essa ha pertanto concluso che, oltre all'identità di impiego e utilizzazione di base, esiste, almeno ad un certo livello, una intercambiabilità tra i diversi modelli di stampanti. (11) Per quanto riguarda gli altri fattori in base ai quali si potrebbe operare una netta distinzione tra i vari modelli di stampanti, la Commissione ha accertato che in passato il progresso tecnico ha dato luogo ad un rapido mutamento dei modelli. È emerso altresì che gli stessi produttori non fanno alcuna distinzione tra i loro vari tipi di stampanti SIFF, classificate in diversi segmenti di mercato, per quanto riguarda produzione, distribuzione o contabilità. Per tutti i tipi di modelli da loro prodotti i costruttori di stampanti SIFF europei e giapponesi hanno impianti simili e impiegano lo stesso personale; tutte le stampanti SIFF sono il risultato di processi produttivi simili. Inoltre, per tutti i modelli vengono utilizzati gli stessi canali di distribuzione e la stessa contabilità interna.
(12) La Commissione ha pertanto concluso che gli elementi simili di tutte le stampanti SIFF, per quanto riguarda le caratteristiche tecniche e fisiche, l'impiego e l'utilizzazione finale, sono ai fini della presente procedura più importanti delle differenze. Essa ritiene pertanto che tutte le stampanti SIFF siano sufficientemente analoghe per essere considerate prodotti simili nel contesto della presente procedura.
(13) Per quanto riguarda l'industria europea, secondo i dati di cui la Commissione dispone, la Comunità conta cinque produttori di stampanti SIFF. Dall'inchiesta è emerso che durante il periodo preso in esame, le due società appartenenti all'Europrint hanno prodotto il 60 % circa della produzione comunitaria totale di stampanti SIFF, e quindi una parte notevole della produzione comunitaria totale del prodotto simile ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2176/84. La Commissione ha pertanto considerato come industria comunitaria i due produttori comunitari membri dell'Europrint.
C. Valore Normale
(14) Nessuno dei due esportatori ha venduto con il proprio marchio commerciale il prodotto simile sul mercato interno per un volume superiore al limite, stabilito dalla Commissione in casi precedenti, pari al 5 % del volume delle esportazioni dei modelli in esame effettuate verso la Comunità. La Commissione ha pertanto ritenuto che tali vendite fossero troppo limitate per essere rappresentative ed ha determinato il valore normale per tutti i modelli sulla base del valore costruito. Il valore costruito è stato calcolato tenendo conto dei costi, tanto fissi quanto variabili, nel paese d'origine, dei materiali e della produzione per il modello esportato nella Comunità più un equo importo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali e di un equo margine di profitto.
(15) Per quanto riguarda le spese di vendita e di gestione e le altre spese generali, nonché il margine di profitto, entrambi gli esportatori interessati non hanno realizzato, se non in misura insufficiente, vendite redditizie del prodotto simile sul mercato interno. Di conseguenza, per uno dei due esportatori, il valore normale è stato determinato sulla base delle spese sostenute e dell'utile realizzato sulle vendite di stampanti a matrice di punti dall'esportatore medesimo sul mercato interno. Questo tipo di stampanti è stato ritenuto il più adatto all'interno dello stesso settore commerciale generale, in quanto è l'unica stampante ad impatto che la società interessata vende sul mercato interno. Per quanto riguarda l'altra società esportatrice, le uniche stampanti ad impatto da essa vendute sul mercato interno erano quelle a stampa parallelo; di conseguenza, è stato ritenuto opportuno fare riferimento a queste ultime per il calcolo di un importo equo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali, e del margine di profitto da sommare al costo di produzione per determinare il valore normale per la società in questione. Nessun elemento di prova è stato fornito in merito ad una eventuale significativa differenza di spesa e di utile tra i vari tipi di stampanti, vale a dire a matrice di punti, a margherita e a stampa parallelo; inoltre, il metodo scelto è stato proposto anche dai due esportatori interessati.
(16) Quando è stato necessario procedere ad una ripartizione per la maggiorazione relativa alle spese di vendita, di gestione, nonché alle altre spese generali, essa è stata in genere effettuata sulla base della cifra d'affari. In altri casi, l'importo da ripartire è stato calcolato in base al metodo contabile dell'esportatore se la Commissione ha ritenuto che tale metodo fosse adeguato per i costi in questione. Per alcuni costi è stato chiesto di effettuare la ripartizione in base a fattori diversi dalla cifra d'affari e dalla normale prassi contabile della società. Tali richieste non sono state ritenute accettabili, in quanto la ripartizione proposta era unicamente prevista per l'inchiesta antidumping in questione. Di conseguenza, la Commissione ha ritenuto che non sussistesse alcun motivo valido per non applicare l'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento (CEE) n. 2176/84, a norma del quale tutti i calcoli dei costi devono basarsi sui dati contabili disponibili, normalmente ripartiti, se necessario, in modo proporzionale alla cifra d'affari per ciascun prodotto e ciascun mercato in questione.
(1) GU n. L 201 del 30. 7. 1984, pag. 1.
(2) GU n. L 167 del 26. 6. 1987, pag. 9.
(3) GU n. C 121 del 7. 5. 1987, pag. 4.
(17) Oltre che con il proprio marchio commerciale, uno degli esportatori interessati ha esportato il prodotto in questione nelle Comunità su base « OEM ». I modelli sono stati venduti a società OEM che a loro volta li hanno venduti con il proprio marchio. Alcuni dei modelli differivano da quelli venduti con il marchio del costruttore sia nel design che nelle specifiche tecniche. Tuttavia, l'esportatore in questione non ha realizzato sufficienti vendite redditizie sul mercato interno del prodotto simile commercializzato sulla base OEM in modo da poter essere confrontato con le esportazioni dei modelli OEM. In mancanza di questo dato di riferimento, il valore normale è stato determinato in base al valore costruito del prodotto in questione.
(18) Per quanto riguarda il margine di profitto, e le spese di vendita e di gestione, nonché le altre spese generali, la Commissione non ha ricevuto informazioni relative alle vendite del prodotto simile commercializzato su base OEM sul mercato interno da parte di nessun altro produttore o esportatore giapponese. Pertanto, per l'esportatore interessato l'importo è stato calcolato in base alle spese sostenute e al profitto realizzato dall'esportatore medesimo sulle vendite a società OEM sul mercato interno di stampanti a matrice di punti. Questo tipo di stampanti è stato ritenuto il prodotto più appropriato nell'ambito dello stesso settore commerciale generale al pari del prodotto in questione in quanto questa era l'unica stampante ad impatto venduta dalla società sul mercato interno. Nessun elemento di prova è stato fornito in merito ad una eventuale sostanziale differenza, in termini di spese e di profitto, tra i due prodotti, vale a dire le stampanti a matrice di punti e quelle a margherita. Il metodo è stato proposto dall'esportatore interessato.
(19) Un esportatore ha sostenuto che le spese di vendita e di gestione e le altre spese generali sostenute, nonché il profitto realizzato dalle sue organizzazioni di vendita in Giappone non dovessero essere inclusi nel calcolo del valore normale, sia che fosse basato sul valore costruito sia che fosse basato sui prezzi interni. In tal modo, secondo l'esportatore interessato, si assimilerebbe la determinazione del valore normale alla determinazione dei prezzi all'esportazione offerti alle organizzazioni di vendita collegate con gli esportatori nella Comunità, in cui tali costi sono detratti per costruire i prezzi all'esportazione.
(20) La Commissione ritiene, tuttavia, che nella fattispecie tali spese debbano essere incluse nella determinazione del valore normale.
(21) In primo luogo, è stato accertato che l'organizzazione di vendita in questione svolgeva essenzialmente funzioni proprie di una filiale o di un reparto vendite. Nei casi in cui l'organizzazione di vendita ha svolto funzioni diverse dalla vendita sul mercato interno (ad es. importazione e rivendita dei prodotti di altri produttori), la Commissione ha ritenuto che i costi relativi a queste altre funzioni non implicavano un aumento dei costi relativi alla vendita delle stampanti a margherita, in quanto la ripartizione veniva effettuata sulla base del giro d'affari totale dell'organizzazione di vendita.
(22) In secondo luogo, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2176/84, per valore normale basato sul prezzo interno si intende il prezzo effettivamente pagato o pagabile nel corso di normali operazioni commerciali per un prodotto simile nel paese d'esportazione. Tale prezzo comprende le spese di vendita e di gestione, le altre spese generali, nonché un margine di profitto, fattori che nel caso degli esportatori in questione sono costituiti dalle spese di vendita e di gestione dalle altre spese generali e dal margine di profitto delle loro organizzazioni di vendita sul mercato interno. Di conseguenza, secondo la Commissione, le spese di queste organizzazioni devono essere incluse nel valore normale quando questo sia basato sui prezzi praticati sul mercato interno.
(23) In terzo luogo, quando il valore normale si basa sul valore costruito, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2176/84, si aggiunge ai costi di produzione un importo equo per le spese di vendita e di gestione nonché per le altre spese generali (e per il profitto). Tale disposizione è intesa a consentire una determinazione del valore normale come se le vendite fossero state effettuate sul mercato interno. Affinché tali vendite interne possano essere considerate effettuate nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato in questione, nei loro prezzi deve figurare un importo pari a quello sostenuto dal venditore per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali. Poiché in Giappone le vendite di stampanti a margherita nel corso di normali operazioni commerciali sono per lo più effettuate tramite società di vendita possedute interamente o controllate e poiché queste ultime svolgono le funzioni di reparti vendita delle società produttrici, le spese di vendita, di gestione e generali sostenute dalle rispettive società di vendita degli esportatori sono costi che devono essere presi in considerazione per determinare il valore costruito dei singoli esportatori.
D. Prezzo all'esportazione
(24) Per quanto riguarda le esportazioni direttamente effettuate dai produttori giapponesi ad importatori indipendenti della Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per il prodotto venduto. (25) In un caso il prodotto è stato importato nella Comunità da una affiliata. Dato il rapporto tra l'esportatore e l'importatore, è stato ritenuto opportuno costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Gli sconti e il valore delle merci fornite gratuitamente in connessione con le vendite sono stati detratti dal prezzo praticato nei confronti dell'acquirente indipendente e sono stati effettuati opportuni adeguamenti in considerazione di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e le rivendita, compresi tutti i dazi e le tasse.
(26) Nei casi in cui è stato necessario procedere a una ripartizione dei costi nel costruire i prezzi all'esportazione, la ripartizione è stata in genere effettuata in base alla cifra d'affari. Come riferimento sono stati presi i costi e la cifra d'affari relativi all'ultimo esercizio finanziario disponibile degli importatori collegati e sulla base di conti già sottoposti a revisione. È stato seguito un metodo alternativo a quello basato sul giro d'affari soltanto nei casi in cui sia stato provato in modo soddisfacente alla Commissione che esso avrebbe consentito una ripartizione più rispondente ai costi sostenuti.
(27) I costi ripartiti comprendevano tutte le spese di vendita e amministrative, nonché le altre spese generali, relative alle vendite in questione, finanziate dall'esportatore o dall'importatore collegato.
(28) Per determinare il prezzo all'esportazione CIF frontiera comunitaria, sono stati altresì effettuati adeguamenti in considerazione dei dazi doganali comunitari e di un utile del 5 % sulla cifra d'affari. La Commissione non ha rivevuto alcuna informazione in merito alla redditività delle vendite del prodotto in questione effettuate da importatori indipendenti nella Comunità. Tuttavia, data la natura del settore commerciale nel suo insieme, quale accertata dalla Commissione in base alle informazioni ricevute da importatori di altri tipi di stampanti, vale a dire le stampanti a matrice di punti, è stato stabilito che un equo margine di profitto ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2176/84 non dovesse essere inferiore al 5 %. Questa percentuale è stata pertanto applicata a tutte le vendite dell'importatore collegato interessato al primo acquirente indipendente nella Comunità.
(29) Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione, la Commissione ha esaminato, per i prodotti di ciascun esportatore, almeno il 70 % delle transazioni effettuate nel periodo dell'inchiesta. Tale percentuale è stata ritenuta rappresentativa di tutte le transazioni operate dagli esportatori nel periodo suddetto.
E. Confronto
(30) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, la Commissione ha tenuto conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, quali quelle riguardanti la natura delle merci e le condizioni e modalità di vendita, quando le affermazioni relative all'esistenza di un rapporto diretto tra dette differenze e le vendite in questione sono state opportunamente comprovate. In particolare, si è tenuto conto delle differenze riguardanti condizioni di credito, garanzie, commissioni, retribuzioni dei venditori, imballaggio, trasporto, assicurazione, movimentazione e costi accessori.
(31) Il confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, determinati, questi ultimi, sia in base ai prezzi pagati che ai prezzi all'esportazione costruiti, è stato effettuato allo stesso stadio commerciale. I prezzi o i valori costruiti che sono stati oggetto di adeguamenti sono stati determinati per le società esportatrici, le società di vendita sul mercato interno o le organizzazioni di vendita. I prezzi all'esportazione sono stati determinati al livello della società di vendita sui mercati d'esportazione o dell'organizzazione di vendita. Per porre il prezzo all'esportazione e il valore normale su basi comparabili, si è tenuto debitamente conto delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2176/84.
(32) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera c) del regolamento (CEE) n. 2176/84 sono stati chiesti adeguamenti in considerazione di alcune spese di gestione e generali, in particolare spese di pubblicità e promozione. Tuttavia, a norma del medesimo articolo 2, paragrafo 10, lettera c), gli adeguamenti per differenze nelle condizioni e modalità di vendita si limitano alle differenze in diretto rapporto con le vendite in questione e, in linea di massima, non si procede ad adeguamenti per differenze riguardanti spese di gestione e generali. Nel caso in esame, la Commissione ha ritenuto che le spese indicate nella richiesta di adeguamento fossero di carattere generale e non rientrassero nella categoria delle spese direttamente connesse con le vendite. La Commissione ha ritenuto inoltre che in nessun caso la situazione degli esportatori interessati fosse cosí eccezionale da giustificare una deroga al principio generale in base al quale non vengono effettuati adeguamenti per le spese di gestione e generali. Essa ha concluso pertanto che nessun adeguamento dovesse essere concesso per le differenze riguardanti le spese in questione.
(33) È stato inoltre sostenuto che, poiché nel caso degli importatori collegati il prezzo all'esportazione viene definito tenendo conto di tutte le spese da essi sostenute, si dovrebbe seguire un criterio analogo nei casi in cui le vendite sul mercato interno vengono effettuate tramite una società di vendite consociata. Tale argomento confonde due punti diversi, vale a dire la determinazione del prezzo all'esportazione in base ad un prezzo di rivendita praticato da un importatore collegato e il confronto tra valore normale e prezzo all'esportazione. Per quanto riguarda il calcolo del prezzo all'esportazione, il regolamento (CEE) n. 2176/84 prevede la detrazione di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, per consentire di definire un prezzo sul quale non incida il rapporto tra la società esportatrice e gli importatori ad essa collegati. Per quanto riguarda invece il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, si applicano le disposizioni in base alle quali sono stati effettuati tutti gli opportuni adeguamenti, di cui ai punti 30 e 31.
F. Margini di dumping
(34) Il valore normale dei singoli modelli di ciascun esportatore è stato confrontato con i prezzi all'esportazione, se del caso adeguati, dei modelli comparabili, separatamente per le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei fatti risulta che le importazioni di stampanti a margherita originarie del Giappone sono state oggetto di dumping da parte di entrambi gli esportatori giapponesi interessati dall'inchiesta, con un margine di dumping pari alla differenza tra il valore normale determinato e il prezzo all'esportazione verso la Comunità:
- Tokyo Electric Co Ltd, Tokyo: 21,05 %
- Tokyo Juki Industrial Co Ltd, Tokyo: 22,01 %.
(35) Per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né hanno altrimenti reso noto il loro punto di vista, il dumping è stato determinato in base ai fatti disponibili. A questo proposito la Commissione ha ritenuto che le informazioni contenute nella denuncia fornissero la base più idonea per la determinazione del margine di dumping e che applicare agli esportatori in questione un margine di dumping inferiore al margine più elevato (58 %) attribuito nella denuncia ad un esportatore, che non ha collaborato all'inchiesta, avrebbe creato una possibilità di eludere il dazio. Si ritiene pertanto opportuno attribuire agli esportatori in questione il margine di dumping sopra indicato.
G. Pregiudizio
(36) Per quanto riguarda le importazioni e il consumo nella Comunità, la Commissione non ha potuto disporre di alcun dato preciso in merito al loro volume totale. Secondo i ricorrenti, che hanno basato le loro affermazioni sulle proprie ricerche di mercato, l'andamento del consumo totale di stampanti SIFF è stato il seguente: 1983: 199 560 unità; 1984: 297 517 unità; 1985: 289 725 unità; 1986: 263 840 unità. Nel contempo, le importazioni di stampanti SIFF dal Giappone nella Comunità sono aumentate da 140 260 unità nel 1983 a 216 179 unità nel 1984, per stabilizzarsi sulle 200 610 unità nel 1985 e sulle 195 000 nel 1986. A tale andamento corrisponde un incremento della quota di mercato detenuta dai produttori giapponesi nella Comunità dal 70 % nel 1983 al 74 % nel 1986. Nello stesso periodo, la quota di mercato dei due produttori membri dell'Europrint è aumentata dal 6 % al 9 %.
(37) Per quanto riguarda i prezzi, nel periodo dal 1983 al 1987 (primo trimestre) si constata in media una lieve tendenza al ribasso nei prezzi praticati dai produttori comunitari, benché i loro modelli di stampanti SIFF siano tecnicamente migliorati di anno in anno. Per quanto riguarda la sottoquotazione, secondo le risultanze dell'inchiesta, nessuno dei due esportatori giapponesi che hanno collaborato con la Commissione ha praticato prezzi inferiori a quelli dei produttori comunitari. Tuttavia, i due esportatori in questione rifornivano soltanto il 6 % del mercato comunitario. Per quanto riguarda gli esportatori giapponesi che non hanno collaborato all'inchiesta, la Commissione si è basata sul confronto fra i loro prezzi di listino e quelli dei produttori comunitari forniti dall'industria comunitaria. Dal confronto è emerso che gli esportatori giapponesi offrivano i loro modelli simili a quelli dei produttori comunitari a prezzi di listino sostanzialmente inferiori, in in alcuni casi, rispetto a quelli ei dei produttori comunitari, con un margine medio di sottoquotazione del 15 %. Tuttavia, data la mancanza di collaborazione da parte di detti esportatori giapponesi, non è stato possibile effettuare un esame approfondito della situazione dei prezzi nella Comunità.
(38) Per quanto riguarda la situazione generale dell'industria comunitaria, la Commissione ha riscontrato che la capacità dei due produttori comunitari è aumentata da 55 000 unità nel 1983 a 81 500 unità alla fine del periodo dell'inchiesta (marzo 1987) e che, nello stesso periodo, il tasso di utilizzazione degli impianti è aumentato dal 30 % al 35 %, con una punta del 53 % nel 1984. La produzione è aumentata da 16 238 unità nel 1983 a 28 555 unità alla fine del marzo 1987. Le vendite dei due produttori comunitari interessati presentano il seguente andamento: 1983: 11 466; 1984: 14 973; 1985: 25 631; 1986: 23 428; fine marzo 1987: 22 567. Nello stesso periodo, le scorte dei due produttori comunitari in questione sono aumentate da 5 113 stampanti SIFF alla fine del 1983 a 16 670 unità alla fine del marzo 1987. Tali cifre rappresentano rispettivamente il 45 % delle vendite effettuate nel 1983 e il 74 % circa delle vendite effettuate nei dodici mesi antecedenti al marzo 1987.
(39) Per quanto riguarda la redditività delle vendite effettuate dai produttori comunitari, nel periodo dal 1984 al 1987 la Triumph-Adler non ha ricavato alcun utile dalle vendite di stampanti SIFF. Nel periodo dal 1983 a fine marzo 1987, le perdite di questa società sono state caratterizzate da notevoli fluttuazioni dovute in gran parte a circostanze esterne alla Comunità. Per quanto riguarda la Olivetti, il margine di profitto che nel 1984 era stato soddisfacente, nel 1987 risultava ridotto di 2/3 nonostante i considerevoli sforzi compiuti e i consistenti investimenti effettuati per ridurre il costo di produzione delle stampanti.
(40) Nell'accertare se l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio sostanziale, la Commissione ha constatato che la capacità, il volume delle vendite e la quota di mercato, considerati seperatamente, presentano una tendenza moderatamente positiva. Tuttavia, dal 1985 si registra una costante diminuzione dello sfruttamento degli impianti. Inoltre, l'aumento delle scorte e soprattutto la diminuzione della redditività indicano che dal 1985 la situazione dell'industria comunitaria ha subito un sostanziale peggioramento. Ciò dimostra che i produttori comunitari hanno potuto migliorare la loro posizione sul mercato soltanto vendendo i loro prodotti a prezzi appena sufficienti per coprire i costi.
(41) A causa del calo di redditività, nonostante l'aumento della produzione e delle vendite il livello occupazionale è rimasto invariato. Inoltre, la prevedibile continua flessione dei prezzi ha già provocato nel 1987 il completo abbandono della produzione di stampanti SIFF da parte della Triumph-Adler, che non registrava utili dal 1984.
(42) Sulla base dell'inchiesta preliminare la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria di stampanti SIFF sta attualmente subendo un pregiudizio sostanziale.
H. Casualità tra importazioni in dumping e pregiudizio
a) Incidenza delle importazioni in dumping
(43) La Commissione ha constatato che la tendenza al ribasso nei prezzi dei produttori comunitari e la minore redditività dell'industria comunitaria coincidono con l'incremento in volume delle importazioni di stampanti SIFF dal Giappone. Inoltre, nel periodo dell'inchiesta, fatta eccezione per le società TEC e Tokyo Juki, si è avuto un margine di sottoquotazione presumibilmente pari al 15 %. Pertanto la Commissione ritiene che, in un mercato caratterizzato da un'accentuata concorrenza in ordine ai prezzi quale quello delle stampanti SIFF, il volume delle importazioni in dumping e la sottoquotazione, uniti ad una flessione dei prezzi già in atto, abbiano sostanzialmente pregiudicato la redditività dell'industria comunitaria.
b) Ripercussioni di altri fattori
(44) La Commissione ha riscontrato che nel periodo dal 1985 al 1987 circostanze esterne alla Comunità hanno considerevolmente influito sui risultati finanziari di un produttore comunitario. È inoltre emerso che la domanda di stampanti SIFF è in diminuzione in quanto sul mercato comunitario è disponibile un sempre maggior numero di stampanti basate su altre tecnologie. La Commissione ha pertanto limitato la sua valutazione al rapporto di causalità tra le importazioni in dumping e il pregiudizio subito dall'altro produttore comunitario (Olivetti), la cui situazione economica non è stata sostanzialmente modificata da circostanze verificatesi al di fuori del mercato comunitario. Essa ha inoltre considerato che il calo registrato nelle vendite dell'industria comunitaria tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta (- 12 %) è in massima parte dovuto alla flessione della domanda.
(45) Eliminando i due fattori suddetti, la Commissione ha constatato tuttavia che la continua diminuzione di redditività accusata dal 1984 in poi dal produttore comunitario interessato non può essere ricondotta esclusivamente alla flessione della domanda o a fattori diversi dal dumping. In realtà, il consumo totale è aumentato fino al 1984 e si è mantenuto relativamente stabile nel 1985, mentre la redditività del produttore comunitario in questione è diminuita quasi del 50 % tra il 1984 e il 1985, di un ulteriore 35 % tra il 1985 e il 1986 e ancora del 7,5 % tra il 1986 e la fine del periodo dell'inchiesta. Il consumo totale è invece diminuito soltanto del 9 % circa tra il 1985 e il 1986 e di un ulteriore 3 % fino alla fine del periodo dell'inchiesta.
(46) Sulla base dei fatti sopra esposti la Commissione ha stabilito che sussistono elementi di prova sufficienti per concludere in via provvisoria che il volume delle importazioni in dumping, la loro penetrazione sul mercato e la considerevole sottoquotazione delle stampanti SIFF importate in dumping dal Giappone rispetto a quelle costruite nella Comunità, considerati separatamente, sono la causa del considerevole calo registrato nella redditività dell'industria comunitaria e hanno pertanto arrecato all'industria medesima un pregiudizio sostanziale.
I. Interesse della Comunità
(47) Nel valutare se nell'interesse della Comunità sia opportuno adottare misure contro le importazioni in dumping dal Giappone di stampanti SIFF che, secondo i risultati dell'inchiesta, arrecano un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria ricorrente, la Commissione ha considerato in primo luogo che le stampanti costituiscono una parte essenziale nell'elaborazione elettronica dei dati e rappresentano un settore fondamentale dell'industria di macchine per ufficio. La Commissione, inoltre, era consapevole del fatto che l'introduzione di altre tecniche di stampa ha ridotto l'importanza delle stampanti SIFF sul mercato. Tuttavia, secondo le previsioni dell'industria comunitaria, almeno nei prossimi anni le stampanti SIFF deterranno una quota non trascurabile del mercato complessivo di stampanti. Inoltre, la Commissione ha considerato che le stampanti sono la principale unità periferica degli elaboratori, nonché l'unica macchina capace di fornire all'utilizzatore finale una stampa su carta dei dati immessi nel ed emessi dal computer. Pertanto, la tecnologia delle stampanti deve essere sviluppata di pari passo con quella dei computer in termini di configurazione, sofisticazione e potenza. Data la stretta connessione fra stampanti e computer, l'abbandono o la sostanziale riduzione della produzione di stampanti da parte dell'industria comunitaria avrebbero conseguenze alquanto negative per l'industria degli elaboratori nella Comunità.
(48) La Commissione ha altresì considerato che, per potersi dedicare alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, l'industria comunitaria dovrebbe essere in grado di realizzare utili sufficienti nella produzione dei modelli attuali. Inoltre, secondo la Commissione, rimanere indietro in un mercato che si sviluppa così rapidamente come quello delle stampanti produrrebbe inevitabili effetti negativi non soltanto nel settore specifico ma anche sul livello di occupazione nell'industria degli elaboratori in genere. La Commissione ritiene pertanto opportuno e rispondente all'interesse della Comunità preservare l'efficienza dell'industria della Comunità preservare l'efficienza dell'industria comunitaria di stampanti SIFF.
(49) La Commissione ha anche preso in esame dei distributori, degli utilizzatori finali e delle società OEM di stampanti SIFF, nonché le ripercussioni di un eventuale dazio antidumping sulla loro situazione. La Commissione era consapevole del fatto che i prezzi delle stampanti SIFF originarie del giappone sarebbero aumentati e che i distributori, gli utilizzatori finali e le società OEM avrebbero pertanto dovuto pagare un importo più elevato per i loro acquisti di stampanti o di macchine per ufficio. Tuttavia si deve considerare che detti acquirenti hanno beneficiato di prezzi vantaggiosi nel quadro di pratiche sleali e che, pertanto, non è in alcun modo giustificato consentire che detti prezzi continuino ad essere applicati. Inoltre, l'eventuale incremento netto dei costi dovuto all'istituzione del dazio rappresenterà per gli acquirenti di stampanti SIFF soltanto una parte relativamente modesta dei loro costi operativi totali. La Commissione ha altresì considerato che questo aspetto deve essere messo a confronto con le molteplici difficoltà, non ultimo un calo dell'occupazione nella Comunità, che sorgerebbero qualora non si procedesse a tutelare l'industria comunitaria e a preservare quindi l'efficienza dell'industria europea di stampanti SIFF. Valutati i vari aspetti, essa ha concluso che nell'interesse della Comunità è più opportuno tutelare un'industria comunitaria.
(50) Di fronte a tutti i predetti aspetti la Commissione è d'avviso che è nell'interesse della Comunità assicurare la protezione dell'industria comunitaria. Quanto all'opportunità di eliminare il pregiudizio prima di aver ottenuto risultanze definitive, la Commissione ha dovuto tener conto della rapidità con cui la situazione dell'industria comunitaria si è aggravata negli ultimi anni. La Commissione ritiene necessario arrestare il processo in atto.
(51) In conclusione, sulla base delle risultanze preliminari, la Commissione ritiene di capitale interesse per la Comunità tutelare provvisoriamente l'industria comunitaria contro le importazioni in dumping dal Giappone. Per impedire che nel corso della procedura venga arrecato un ulteriore pregiudizio è pertanto opportuno istituire un dazio antidumping provvisorio.
J. Dazio
(52) Per quanto riguarda l'utile sulle vendite di stampanti SIFF nella Comunità, la Commissione ritiene che la rapida evoluzione della domanda di stampanti SIFF e la necessità per l'industria comunitaria di poter introdurre nuovi modelli richiedano un potenziamento del settore ricerca e sviluppo, nuovi investimenti nell'automazione e più elevate spese di commercializzazione. Inoltre, le nuove tecniche di stampa che nei prossimi anni potrebbero sostituire la tecnica ad impatto comporteranno spese supplementari per ricerca e sviluppo. La Commissione ha quindi considerato le spese correnti medie della Olivetti in questo campo e ha calcolato che un profitto netto del 12 % sulle vendite di stampanti SIFF costituisce un minimo adeguato. Tale margine corrisponde all'utile normalmente realizzato sulle vendite dai produttori comunitari di altri settori della burotica negli ultimi anni.
(53) Per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, occorre un sostanziale aumento dei prezzi di vendita, tale da consentire ai produttori comunitari di coprire i costi di produzione e realizzare un equo profitto. Pertanto, l'importo del dazio deve essere sufficiente per consentire ai produttori comunitari di aumentare i loro prezzi e le loro vendite e di realizzare un utile adeguato.
(54) Nel calcolare l'importo minimo del dazio, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che soltanto due esportatori giapponesi avevano fornito dati attendibili sulle loro vendite nella Comunità. Data la mancanza di collaborazione da parte degli altri esportatori giapponesi, la Commissione non ha potuto effettuare un'indagine intesa a stabilire l'entità della sottoquotazione o fino a che punto fossero stati impediti aumenti di prezzo. Pertanto, la Commissione ha deciso di basare le proprie conclusioni sul fatto che non sono emerse sottoquotazioni da parte dei due esportatori giapponesi che hanno collaborato all'inchiesta (vale a dire TEC e Tokyo Juki) e sulle informazioni contenute nella denuncia, secondo la quale si è avuta una sottoquotazione pari in media al 15 %. La Commissione ha considerato tale margine di sottoquotazione valido per gli altri esportatori giapponesi.
(55) La Commissione ha considerato che, nonostante le circostanze attuali, le vendite del produttore comunitario in questione sono redditizie. A questo proposito, e ai fini delle conclusioni preliminari, è stato ritenuto opportuno che il dazio coprisse la differenza tra l'effettivo utile realizzato sulle vendite di stampanti SIFF nella Comunità e l'utile ritenuto necessario per ottenere il minimo adeguato del 12 %. Pertanto, la Commissione ha stabilito un fattore che dovrebbe consentire al produttore comunitario interessato di realizzare un utile del 12 % sulle vendite di stampanti SIFF nella Comunità.
(56) Nel calcolare tale fattore per le due società giapponesi interessate, non è stato tenuto conto di eventuali incrementi della quota di mercato, né delle economie di scala di cui l'industria comunitaria potrebbe beneficiare in seguito all'aumento del dazio. Nei casi in cui non è emersa una sottoquotazione sostanziale, la Commissione ha considerato che il dazio dovrebbe ovviare al pregiudizio attuale e che essa non può prevedere come i produttori comunitari reagiranno all'evoluzione del mercato conseguente all'istituzione dei dazi.
(57) Per stabilire l'aliquota del dazio provvisorio, la Commissione ha dovuto esprimere il fattore di cui al punto 55 come percentuale del valore CIF delle importazioni di stampanti SIFF dal Giappone. A tal fine, essa ha dovuto in primo luogo determinare la media ponderata del valore CIF per i due esportatori giapponesi. Pertanto, ha fatto riferimento ai due esportatori giapponesi che avevano collaborato all'inchiesta e ai loro modelli di stampanti. Dalle informazioni fornite da detti esportatori è emerso che il valore CIF espresso come percentuale del prezzo di vendita al primo acquirente indipendente era pari all'85 %.
(58) La percentuale di cui al punto 55 è stata poi espressa come percentuale del valore CIF accertato. Dal calcolo si ottiene come risultato 12,4 %, che rappresenta l'incremento del prezzo alla frontiera comunitaria necessario per eliminare il pregiudizio arrecato dai due esportatori giapponesi interessati.
(59) Per quanto riguarda gli altri esportatori giapponesi, la Commissione ha ritenuto necessario eliminare anche la sottoquotazione. Ha pertanto stabilito un fattore che copre la sottoquotazione valutata al 15 % e l'aumento del prezzo da applicare alle stampanti giapponesi per consentire al produttore comunitario interessato di realizzare un utile del 12 % sulle vendite di stampanti SIFF nella Comunità.
(60) Mancano dati disponibili sul valore medio CIF per gli esportatori che non hanno collaborato. Per i due esportatori che hanno collaborato all'inchiesta il valore CIF è stato determinato sulla base di dati specificamente relativi alle due società, che non possono essere ritenuti rappresentativi per gli altri esportatori giapponesi. Peraltro, uno dei due esportatori suddetti non aveva un importatore collegato nella Comunità e l'altro presentava una struttura dei costi non rappresentativa. Pertanto, il loro valore CIF non poteva essere ritenuto rappresentativo di quello degli esportatori che non hanno collaborato all'inchiesta. La Commissione ha quindi ritenuto opportuno determinare il valore CIF in base alla considerazione che esso era simile al valore CIF calcolato per le esportazioni di stampanti seriali ad impatto a matrice di punti, che, espresso come percentuale del prezzo di vendita al primo acquirente indipendente, era pari al 68 %. In base a tale stima, il fattore di cui al punto 59 è stato poi espresso come percentuale del valore CIF stimato, ottenendo come risultato il 43,2 %, che è l'incremento del prezzo alla frontiera comunitaria necessario per eliminare il pregiudizio.
(61) La Commissione riconosce che, nel breve periodo in cui sarà applicabile, il dazio provvisorio non avrà necessariamente per l'industria comunitaria gli effetti positivi sopra descritti. Tuttavia, le considerazioni esposte sono state tra l'altro formulate per dare alle parti interessate la possibilità di fare osservazioni in merito.
(62) Di conseguenza, al fine di eliminare per quanto possibile il pregiudizio arrecato dalle importazioni in dumping, è stato ritenuto che l'importo del dazio provvisorio dovesse essere del 43,2 % per le esportazioni di tutti gli esportatori giapponesi, tranne TEC e Tokyo Juki per i quali il dazio avrebbe dovuto essere del 12,4 %.
(63) Il dazio provvisorio si applica a tutte le stampanti seriali ad impatto a caratteri pieni originarie del Giappone.
(64) Sarebbe opportuno fissare un termine entro il quale le parti interessate possano formulare osservazioni e chiedere un'audizione. Sarebbe inoltre opportuno affermare che tutte le conclusioni tratte ai fini del presente regolamento sono preliminari e potrebbero dover essere riesaminate qualora la Commissione proponesse l'istituzione di un dazio definitivo, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito und dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di stampanti seriali ad impatto a caratteri pieni corrispondenti al codice NC ex 8471 92 90 originarie del Giappone.
2. L'aliquota del dazio è pari al 43,2 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria dazio non corrisposto, fatta eccezione per le importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 venduti per l'esportazione verso la Comunità dalle società sottoindicate, per le quali l'aliquota del dazio è la seguente:
- Tokyo Electric Co Ltd: 12,4 %
- Tokyo Juki Industrial Co Ltd: 12,4 %
3. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia equivalente all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2176/84, le parti interessate possono rendere noto il loro punto di vista e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2176/84, l'articolo 1 del presente regolamento è applicabile per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 5 luglio 1988.

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