Document ID: 32005D0261

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 30 marzo 2004
sul regime di aiuti che il Regno Unito sta progettando di applicare in relazione alla riforma del sistema di tassazione delle imprese del governo di Gibilterra
[notificata con il numero C(2004) 929]
(Il testo in lingua inglese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2005/261/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare il primo sottoparagrafo l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni a norma di detti articoli (1) e viste tali osservazioni,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1)
Con lettera del 12 agosto 2002, registrata il 19 agosto [SG(2002) A/8328], il Regno Unito ha notificato alla Commissione, in conformità all'articolo 88, paragrafo 3), del trattato CE, la riforma sulla tassazione delle imprese del governo di Gibilterra (di seguito «la riforma»).
(2)
Il 16 ottobre 2002 la Commissione decideva di avviare il procedimento descritto nell'articolo 88, paragrafo 2), del trattato che istituisce la Comunità europea, in relazione alla riforma [C(2002) 3734]. Tale decisione veniva notificata al Regno Unito il 18 ottobre 2002 [SG(2002) D/232221]. Dopo una proroga del termine, il Regno Unito rispondeva con lettera datata 16 dicembre 2002 (A/39214).
(3)
La decisione della Commissione di dare avvio al procedimento di indagine formale veniva pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, invitando le parti interessate a presentare le loro osservazioni (2). I commenti sono stati presentati dalla CEOE (Confederación Española de Organizaciones Empresariales) in data 30 dicembre 2002 (A/39469), da Ålands Landskapsstyrelse (Finlandia) il 2 gennaio 2003 (A/30002), dal governo spagnolo il 2 e 3 gennaio 2003 (A/30003 e A/30018), e dal governo di Gibilterra il 3 gennaio 2003 (A/30011). Questi commenti sono stati inviati al Regno Unito, che ha risposto con lettera datata 13 febbraio 2003 (A/31313).
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELLA MISURA
(4)
La descrizione seguente rende conto degli emendamenti alle proposte di riforma fatti dal governo di Gibilterra in risposta all'avvio del procedimento di indagine formale sull'aiuto di Stato. Tali emendamenti sono stati esposti nella lettera del Regno Unito datata 16 dicembre 2002 e riassunti nei punti 27-30 che seguono.
(5)
L'obiettivo dichiarato della riforma consiste nell'adozione di un nuovo regime generale per la tassazione delle imprese che non comprenda alcun elemento di aiuto di Stato, per fornire certezza giuridica alle società operanti a Gibilterra e assicurare introiti sufficienti al governo di Gibilterra derivanti dalla tassazione delle imprese. La riforma è altresì intesa all'adeguamento al codice di condotta UE in materia di tassazione delle imprese (3) (di seguito «il codice di condotta») e al rapporto OCSE sulla concorrenza fiscale dannosa (4). Secondo il governo di Gibilterra, un elemento essenziale della riforma consiste nell'abolizione generale dell'imposizione fiscale sugli utili delle società, ad eccezione di imposte complementari sulle attività delle imprese di pubblici servizi e di servizi finanziari. Le proposte di riforma sono basate sulla completa eliminazione di qualsiasi discriminazione fra attività economica residente e non residente, o interna e non interna, ovvero l'eliminazione dei provvedimenti completamente isolati dal resto dell'economia nazionale. La legislazione riguardante le società esenti e qualificate verrà abolita. In tal modo, sarà eliminata la distinzione formale fra la cosiddetta economia offshore e onshore.
(6)
Il sistema fiscale generale da introdurre tramite la riforma consiste in un'imposta sui salari, un'imposta sull'occupazione di beni immobili e un'imposta di registro, applicabili a tutte le società di Gibilterra. Il governo di Gibilterra prevede che le proprie entrate, attualmente molto limitate ma essenziali, derivanti dalla tassazione delle imprese, pari a 13,7 milioni di GBP (circa 20 milioni di EURO), che rappresentano il 9,25 % delle entrate governative totali, saranno ampiamente mantenute con il nuovo sistema, basato su queste tre imposte generali, applicabili a tutte le società di Gibilterra. Ciò a fronte di imposte sul reddito delle persone fisiche per 53,6 milioni di GBP (circa 77 milioni di EUR) che rappresentano il 36,3 % delle entrate. Gli introiti derivanti dalle imposte complementari sulle attività delle imprese di pubblici servizi e servizi finanziari saranno limitati, ma probabilmente copriranno i mancati introiti derivanti dalla tassazione delle imprese secondo il sistema generale.
(7)
La riforma verrà attuata tramite:
-
l'ordinanza sulle società (imposta sui salari) [«Companies (Payroll Tax) Ordinance»];
-
l'ordinanza sulle società (tassa di registro annuale) [«Companies (Annual Registration Fee) Ordinance»];
-
l'ordinanza sulle aliquote («Rates Ordinance»);
-
l'ordinanza sulle società (tassazione di determinate attività) [«Companies (Taxation of Designated Activities) Ordinance»].
(8)
La normativa verrà applicata dal governo di Gibilterra una volta approvata dal Parlamento di Gibilterra («House of Assembly»). Come parte della riforma, l'ordinanza sull'esonero delle società («Companies Taxation & Concessions Ordinance») e i regolamenti relativi all'imposta sul reddito delle cosiddette «società qualificate» [«Income Tax (Qualifying Companies) Regulations»] saranno abrogate con effetto immediato. L'ordinanza relativa all'imposta sul reddito verrà emendata per abrogare o debitamente modificare tutte le norme che assoggettano le società all'imposta sul reddito.
(9)
Le norme verranno applicate dal Commissioner for Income Tax (sovrintendente delle imposte sul reddito) di Gibilterra. Tutte le società di Gibilterra dovranno depositare il bilancio al registro delle imprese («Companies Registry») in conformità alla IV e alla VII direttiva UE sul diritto delle società. Tutte le società di Gibilterra soggette ad imposizione fiscale dovranno presentare al Commissioner i conti fiscali e verranno inoltre adottate misure rigorose al fine di assicurare la conformità a tali obblighi. Per la prima volta a Gibilterra, sarà istituito un tribunale che si occuperà specificamente di questioni di tassazione delle imprese (denominato «Companies Taxation of Designated Activities Tribunal»), i cui scopi saranno quelli di esercitare tali poteri in relazione ai ricorsi e ad altre questioni derivanti dall'applicazione della nuova normativa. Tali poteri includeranno la potestà di richiedere a una società la disponibilità a ispezioni da parte del tribunale in relazione a tutti i libri contabili, conti, registri del personale o altri documenti che, a discrezione del tribunale, contengano o possano contenere informazioni riguardanti l'oggetto dei procedimenti.
(10)
La tassazione dei profitti sarà sostituita da un'imposta generale sui salari conformemente alla quale tutte le società site a Gibilterra saranno soggette a un'imposta pari a 3 000 GBP per dipendente per ogni anno. Ogni «datore di lavoro» a Gibilterra dovrà pagare l'imposta sui salari per il numero totale dei propri «dipendenti» a tempo pieno e parziale che sono «impiegati a Gibilterra». I termini principali utilizzati saranno definiti come segue:
-
per «datore di lavoro» si intende qualsiasi società costituita o registrata in base a qualsiasi legge in vigore a Gibilterra, che corrisponda emolumenti per proprio conto o che corrisponda un pagamento a una qualsiasi persona in relazione a un servizio o a servizi forniti da un individuo che viene considerato come dipendente;
-
per «dipendente» si intende ogni individuo a cui vengano corrisposti o siano da corrispondere emolumenti, compresi i direttori diversi da coloro che non esercitano altre funzioni oltre a quelle di un direttore, nonché lavoro a tempo parziale e saltuario;
-
per «dipendente a Gibilterra» si intende ogni dipendente che sia stato assunto a Gibilterra, che lavori a, o a partire da, Gibilterra o sia residente a Gibilterra.
(11)
Il governo di Gibilterra introdurrà dettagliate regole antielusione al fine di eliminare qualsiasi possibilità di abuso. Ciò comprenderà l'introduzione del concetto di «presunto dipendente» e di regole specifiche relative ai dipendenti che potrebbero svolgere un'attività al di fuori di Gibilterra. L'effetto combinato del significato dei termini «dipendenti» e «dipendenti a Gibilterra» coprirà essenzialmente tutti i dipendenti fisicamente presenti a Gibilterra. Secondo i dati del Regno Unito, su un totale di 14 000 dipendenti a Gibilterra, 10 100 sono impiegati nel settore privato.
(12)
Tutte le società che occupano degli immobili a Gibilterra a fini imprenditoriali pagheranno un'imposta sull'occupazione di beni immobili per un importo equivalente alla percentuale di imposizione derivante dalle aliquote generali sugli immobili a Gibilterra (attualmente si prevede una percentuale del 100 %).
(13)
L'importo dell'imposta sui salari, insieme a quello dell'imposta sull'occupazione di beni immobili, sarà limitato al 15 % dei profitti. Pertanto, le società pagheranno l'imposta sui salari e quella sull'occupazione di beni immobili solo se producono utili, per un ammontare non superiore al 15 % degli utili.
(14)
La grande maggioranza delle società a Gibilterra sarà soggetta unicamente alle due imposte suddette. Secondo il governo di Gibilterra, non è possibile stimare il numero di società presenti a Gibilterra che sarebbero soggette all'imposta sui salari e all'imposta sull'occupazione di beni immobili per un importo superiore al 15 % degli utili e che, in conseguenza del limite sopra descritto, pagheranno imposte per un importo corrispondente al 15 % degli utili, poiché ciò varierà su base annua, a seconda delle circostanze individuali di ogni società.
(15)
Il governo di Gibilterra sostituirà le imposte attualmente corrisposte dalle società di Gibilterra (per un ammontare di circa 40 GBP annue) con un'imposta di registro applicabile a tutte le società di Gibilterra, pari a 150 GBP annue, per le società non aventi come obiettivo la generazione di utili, e di 300 GBP annue, per le società aventi come obiettivo la generazione di utili.
(16)
Alcune attività determinate, ossia imprese di servizi finanziari e imprese di pubblici servizi, saranno soggette ad un'imposta complementare o sovrattassa sugli utili generati da tali attività. Le rispettive imposte saranno applicate solo agli utili che possono essere ricondotti a tali attività determinate. Secondo le stime fornite dal Regno Unito, su circa 29 000 società a Gibilterra, 179 saranno assoggettate all'imposta complementare sulle attività di servizi finanziari, mentre 23 saranno assoggettate all'imposta complementare sulle attività di pubblici servizi.
(17)
La definizione di società di «servizi finanziari» comprende, tra l'altro:
-
istituti di credito;
-
prestatori di denaro;
-
società di investimenti, intermediari di borsa, mediatori, consulenti o manager;
-
intermediari per assicurazioni sulla vita e fondi di investimento collettivi;
-
operatori o fiduciari di fondi di investimento collettivi;
-
intermediari, agenti o dirigenti assicurativi;
-
fiduciari professionisti;
-
manager di imprese;
-
uffici di cambio;
-
revisori contabili.
La definizione di servizi finanziari comprende anche società che offrono consulenza o forniscono servizi a livello finanziario, legale, fiscale o contabile.
(18)
La definizione di attività di «imprese di pubblici servizi» comprende la fornitura di servizi, impianti o strutture relativi a:
-
telecomunicazioni (telefonia vocale, comunicazioni via fax, comunicazione e trasmissione di dati, servizi di callback e call through);
-
elettricità (generazione, distribuzione e fornitura);
-
acqua (produzione, importazione/esportazione, fornitura di acqua potabile o salata);
-
fognature (fornitura, messa in funzione, gestione, riparazione, manutenzione, sostituzione, modifica, restauro, ricambio, rinnovo di condotti e smaltimento/trattamento dei liquami);
-
petrolio (raccolta, produzione, importazione/esportazione, miglioramento del trattamento, estrazione, stoccaggio, distribuzione e fornitura di carburante).
(19)
Le società di servizi finanziari, oltre all'imposta sui salari e a quella sull'occupazione dei beni immobili, saranno soggette ad un'imposta complementare sugli utili derivanti da attività di servizi finanziari, alla percentuale dell'8 % su tali utili (calcolati in base agli standard contabili validi a livello internazionale). Le società di servizi finanziari saranno soggette annualmente all'imposta sui salari, all'imposta sull'occupazione di beni immobili e all'imposta complementare con un limite complessivo del 15 % degli utili.
(20)
Le imprese di pubblici servizi, oltre all'imposta sui salari e a quella sull'occupazione di beni immobili, saranno soggette ad un'imposta complementare sugli utili derivanti dalle attività di servizi, alla percentuale del 35 % su tali utili (calcolati in base agli standard contabili validi a livello internazionale). A tali società sarà consentito di dedurre l'imposta sui salari e l'imposta sull'occupazione di beni immobili dall'importo dovuto per l'imposta complementare. Sebbene anche le società di servizi avranno un limite complessivo annuo del 15 % degli utili per l'imposta sui salari e l'imposta sull'occupazione di beni immobili, l'applicazione dell'imposta complementare garantirà che queste società paghino sempre un'imposta pari al 35 % degli utili.
(21)
L'imposizione relativa all'imposta complementare sarà determinata in base alle attività. Le stesse regole si applicheranno ai servizi finanziari e alle attività delle società di servizi. Pertanto, in caso di società «ibride»:
-
una società impegnata in attività di pubblici servizi e in attività generali vedrà tassare gli utili derivanti da tali servizi al 35 %;
-
una società impegnata in attività di servizi finanziari e in attività generali vedrà tassare gli utili derivanti dalle attività di servizi finanziari all'8 %;
-
una società impegnata in attività di pubblici servizi e di servizi finanziari vedrà tassare gli utili derivanti dai pubblici servizi al 35 % e gli utili derivanti dai servizi finanziari all'8 %.
(22)
La stessa distinzione verrà operata in relazione agli utili da investimenti, specificamente qualsiasi utile conseguito da una società ibrida derivante da rendite, royalty, premi, qualsiasi altro utile derivante da immobili presenti a Gibilterra, dividendi, interessi o sconti. Tali utili da investimenti saranno tassati mediante l'imposta complementare con un'aliquota dell'8 % o 35 % nella parte rappresentata da utili e redditi derivanti dalle attività di servizi finanziari o da quelli di pubblici servizi rispetto all'intero volume degli utili o redditi commerciali ottenuti dalla società.
(23)
In base all'ordinanza sulle aliquote, sono esentate alcune strutture. Fra le strutture esentate sono comprese corti di giustizia, chiese, cimiteri, giardini pubblici, strutture inabitabili di difesa militare, strutture di difesa civile, fari e il museo di Gibilterra. Tali strutture saranno quindi esentate dall'aliquota addizionale, l'imposta sull'occupazione di beni immobili. Le autorità di Gibilterra possono altresì ridurre o condonare il pagamento di qualsiasi aliquota generale laddove ciò rientri «nell'interesse dello sviluppo di Gibilterra».
(24)
Sia l'ordinanza sulle società (imposta sui salari) sia l'ordinanza sulle società (tassazione di determinate attività) istituiscono regole per il calcolo degli utili o profitti. Tali regole sono necessarie per l'applicazione del limite del 15 % di utili imponibili ai fini dell'imposta sui salari e a scopi di determinazione dell'imponibile ai fini dell'importo supplementare sulle attività di servizi finanziari. Gli utili sono calcolati in conformità agli standard contabili del Regno Unito, emendati per l'uso a Gibilterra da parte della Gibraltar Society of Chartered and Certified Accountancy Bodies.
(25)
Ai fini della determinazione degli utili, sono escluse plusvalenze e minusvalenze.
(26)
Ai fini della determinazione degli utili, sono deducibili, tra l'altro, le seguenti detrazioni per ammortamento:
-
in relazione ai centri di intrattenimento, stabilimenti, fabbriche, nonché altre strutture, 4 % all'anno;
-
in relazione a impianti e macchinari, fino a 30 000 GBP per il primo anno in cui viene eseguita la spesa (fino a 50 000 GBP per attrezzature informatiche), e 331/3 % del rimanente negli anni successivi.
(27)
In risposta all'avvio del procedimento di indagine formale sull'aiuto di Stato, il governo di Gibilterra ha effettuato le seguenti modifiche alle proposte di riforma tributaria.
(28)
Sono state eliminate le norme che avrebbero limitato a 500 000 GBP l'imposta dovuta combinato per l'imposta sui salari, l'imposta sull'occupazione di beni immobili e, dove applicabile, l'8 % di imposta complementare sulle attività di servizi finanziari. L'eliminazione del limite quantitativo sarà associata a una riduzione dell'importo supplementare per le società di servizi finanziari dall'8 % degli utili a un'aliquota unica ma non ancora determinata, compresa fra il 4 e il 6 %.
(29)
È stata eliminata la norma che avrebbe esentato alcune strutture della Upper Rock di Gibilterra dalle imposte (e di conseguenza dall'imposta sull'occupazione di beni immobili).
(30)
Sono state eliminate le norme che avrebbero esentato le seguenti classi di reddito a scopi di rilevazione degli utili:
-
qualsiasi interesse ricevuto da qualsiasi società imponibile in relazione a qualsiasi prestito da essa concesso a qualsiasi persona al fine di finanziare investimenti in progetti di sviluppo destinati a promuovere lo sviluppo economico e sociale di Gibilterra, laddove i termini e le condizioni di tale prestito siano stati approvati per iscritto a tali fini dalle autorità di Gibilterra;
-
l'interesse pagabile su qualsiasi prestito a carico del Consolidated Fund (cioè le finanze del governo di Gibilterra) dalla data e nella misura specificata dal benestare concesso dalle autorità di Gibilterra.
III. MOTIVI PER AVVIARE IL PROCEDIMENTO
(31)
Nella valutazione delle informazioni fornite dal Regno Unito nella notifica, la Commissione ha tenuto presente che un certo numero di caratteristiche della proposta di riforma avrebbero potuto conferire un beneficio alle società di Gibilterra. In particolare:
-
l'intero sistema garantirebbe dei benefici alle società di Gibilterra rispetto a quelle del Regno Unito (selettività regionale);
-
il requisito di produrre utili prima di essere assoggettati all'imposta sui salari e all'imposta sull'occupazione di beni immobili conferirebbe dei vantaggi alle società non redditizie;
-
il limite del 15 % all'imposizione delle imposte sui salari e dell'imposta sull'occupazione di beni immobili costituirebbe un vantaggio per le società che ne usufruiscono;
-
il limite di 500 000 GBP all'imposizione delle imposte sui salari e dell'imposta sull'occupazione di beni immobili costituirebbe un vantaggio per le società che ne usufruiscono;
-
alcune caratteristiche tecniche della riforma potrebbero dare luogo ad aiuto di Stato (alcune esenzioni dalle imposte/dall'imposta sull'occupazione di beni immobili ed esenzioni per determinati introiti da interessi al fine della determinazione degli utili).
(32)
La Commissione ha altresì tenuto presente che tali vantaggi verrebbero concessi tramite risorse statali, influirebbero sugli scambi fra gli Stati membri e avrebbero carattere selettivo. La Commissione ha inoltre tenuto conto del fatto che non si applica alcuna delle eccezioni al divieto generale di concessione di aiuti di Stato di cui agli articoli 87, paragrafo 2), e 87, paragrafo 3), del trattato che istituisce la Comunità europea. Su tali basi, la Commissione nutre dubbi sulla compatibilità della misura con il mercato comune e pertanto ha deciso di dare avvio al procedimento di indagine formale.
IV. OSSERVAZIONI DEL REGNO UNITO
(33)
Le osservazioni formulate dal Regno Unito possono essere riassunte nel modo di seguito descritto.
(34)
Le obiezioni della Commissione in relazione alle proposte di riforma così come esposte nella decisione di avviare un procedimento di indagine formale sull'aiuto di Stato ricadono in sei voci, tutte basate sulla specificità:
-
il fatto che le società siano soggette ad imposta solo in caso di produzione di utili costituirebbe un vantaggio per le società non redditizie rispetto a quelle redditizie;
-
l'applicazione del limite del 15 % degli utili avvantaggerebbe le imprese che ne usufruiscono, riducendone l'imposizione in relazione all'imposta sui salari, all'imposta sull'occupazione di beni immobili, nonché all'imposta complementare sui servizi finanziari, se applicabile;
-
l'applicazione del limite quantitativo di 500 000 GBP avvantaggerebbe le imprese che ne usufruiscono, riducendone l'imposizione in relazione all'imposta sui salari, all'imposta sull'occupazione di beni immobili, nonché all'imposta complementare sui servizi finanziari, se applicabile;
-
l'esenzione per certe proprietà situate sulla Upper Rock conferisce un vantaggio fiscale alle imprese situate in tali strutture;
-
i due provvedimenti che prevedono l'esenzione dell'interesse su certi prestiti dal calcolo degli utili, al fine dell'applicazione delle regole delle imposte sulle società, costituiscono un vantaggio per alcune società;
-
diverse caratteristiche del regime tributario proposto danno origine a una minore imposizione tributaria per le società con sede a Gibilterra rispetto alle società con sede nel Regno Unito, costituendo pertanto un vantaggio per le prime («specificità regionale»).
(35)
Né il Regno Unito né il governo di Gibilterra condividono i dubbi della Commissione riguardo al possibile carattere di aiuto di Stato di alcuni elementi delle riforme. Tuttavia, senza pregiudizio alcuno alla possibilità che le proposte originali di riforma contengano elementi di aiuto di Stato, il governo di Gibilterra intende:
-
eliminare il limite di 500 000 GBP dal nuovo sistema tributario in progetto;
-
abolire la norma di esenzione dalle aliquote d'imposta (e quindi dall'imposta sull'occupazione di beni immobili) per alcuni immobili situati sulla Upper Rock di Gibilterra;
-
abolire la norma di esenzione di determinati introiti derivanti da interessi al fine della determinazione degli utili.
(36)
Le tre obiezioni restanti non danno luogo ad aiuto di Stato.
(37)
L'assenza di imposizione fiscale in caso di mancata redditività non si configura come misura selettiva. È vero che né l'imposta sui salari né l'imposta sull'occupazione di beni immobili sono dovute se la società non produce utili. L'utile è la conditio sine qua non dell'imponibilità, ma non rappresenta la base di calcolo fiscale, bensì una condizione precedente all'imponibilità fiscale stessa. Ciò risulta naturale, poiché un'imposta su una società non redditizia diviene un'imposta sul capitale della società. Contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, l'«evento operativo» che sottende l'imposta sui salari e l'imposta sull'occupazione di beni immobili non è l'utile. Gli «eventi operativi» sono rappresentati dall'impiego remunerativo di un dipendente e dall'utilizzo remunerativo di proprietà immobiliari. I salari oppure l'occupazione di beni immobili sono fattori secondari. La logica del regime proposto è duplice: l'impiego e l'occupazione costituiscono la base fiscale, mentre la redditività costituisce una soglia quantitativa inferiore per l'imposizione. Sia la base fiscale sia la limitazione quantitativa sono di natura generale, applicabili nello stesso modo a tutte le società, indipendentemente dalle dimensioni o dal settore di attività.
(38)
Anche se le limitazioni quantitative fossero selettive, la natura e la logica del regime di tassazione delle imprese previsto richiedono che le società vengano tassate unicamente se producono il denaro con cui pagare i tributi. La stessa Commissione ha ammesso, al punto 25 della comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese (5) (di seguito «la comunicazione») che tale selettività viene giustificata dalla natura del sistema tributario. Ciò è valido per un sistema tributario basato sull'uso redditizio del lavoro e delle proprietà immobiliari, come avviene per un sistema «puramente» basato sugli utili, in cui non vengono tassate le società non redditizie. Non può essere fatto un parallelo con i contributi della sicurezza sociale, poiché essi servono a uno scopo diverso e non collegato alla redditività delle società.
(39)
La limitazione proposta non è selettiva. Per costituire aiuto di Stato, il provvedimento fiscale dev'essere selettivo, privilegiando determinate società e/o settori rispetto ad altri. L'applicazione del limite del 15 % dipenderà dalla relazione fra utile e numero di dipendenti in un determinato anno. Ciò avvantaggerà potenzialmente tutte le società, sia grandi che piccole, in tutti i settori dell'economia, che in un determinato anno raggiungano quel livello di utili in relazione all'imposta sui salari. Non è pertanto possibile definire uno specifico gruppo di società per cui si applichino i limiti di imposizione fiscale e, in ogni caso, il gruppo cambierà anno per anno. Le regole sono applicabili a livello generale e disponibili per tutte le società di Gibilterra. La stessa Commissione spiega, al punto 14 della comunicazione, che pur essendo alcune imprese ovvero alcuni settori avvantaggiati più di altri da una misura fiscale, ciò non significa necessariamente che ad essa si applichino le regole relative agli aiuti di Stato.
(40)
Il governo di Gibilterra ha ideato un regime fiscale generale basato sui semplici fattori di proprietà immobiliare e salari, da un lato, e sulla presenza di redditività, dall'altro. Al contempo ha deciso di voler applicare gli oneri in modo regressivo. In effetti esistono due fasce di imposizione basate sugli utili in generale. Se l'imposta dovuta è inferiore al 15 % degli utili generali, viene corrisposta l'intera somma. Se l'imposta dovuta eccede il 15 % degli utili generali, per il surplus viene applicata l'aliquota dello zero per cento. Tale decisione è completamente in linea con la libertà del governo di Gibilterra nel formulare il proprio regime fiscale senza dover ricorrere all'applicazione delle regole relative agli aiuti di Stato.
(41)
Il governo di Gibilterra, con il nuovo sistema, vuole limitare l'esborso fiscale massimo delle società. Se esistono differenti aliquote fiscali in «fasce» diverse (se la base fiscale ha dimensioni diverse), ognuna sarà sempre inferiore all'altra e in tal modo conferirà un vantaggio ai contribuenti che siano abbastanza fortunati o in grado di organizzare le proprie attività in modo da pagare l'aliquota fiscale inferiore. Tutto ciò non costituisce comunque aiuto di Stato.
(42)
Anche se il limite del 15 % costituisce un vantaggio specifico per le società a cui si applica, esso potrebbe ancora essere giustificato dalla natura o dallo schema generale del sistema di cui fa parte. Tutte le imposte dirette a Gibilterra devono trovare un equilibrio ottimale fra la massimizzazione delle entrate fiscali e la limitazione dell'imponibilità massima dei contribuenti individuali, in modo da non eccedere la loro capacità contributiva. Può pertanto essere necessario rendere regressive le imposte dirette a certi livelli. Qualche limite di questo tipo risulta essenziale per le circostanze specifiche dell'economia di Gibilterra, come ad esempio la geografia e le risorse di lavoro limitate. L'economia di Gibilterra è limitata e più vulnerabile di altre agli squilibri creati dalla concorrenza fiscale naturale ed equa fra le giurisdizioni. Le società potrebbero non essere in grado di trasferirsi da un grande Stato membro tanto facilmente quanto riescono a farlo da un'economia tanto esile quanto quella di Gibilterra. Senza le limitazioni quantitative imposte alla base fiscale, l'obiettivo principale insito in ogni sistema fiscale, cioè assicurare le entrate necessarie per coprire la spesa pubblica, potrebbe essere compromesso dalle fluttuazioni del mercato.
(43)
Il lavoro a Gibilterra è un patrimonio difficilmente tassabile. Tuttavia un onere sul lavoro non può seguire lo stesso principio progressivo e la stessa logica delle imposte sugli utili. Un'imposta sul lavoro deve al contempo prendere in considerazione sia la capacità di una società di creare reddito imponibile, sia il bisogno di assicurare la necessaria stabilità della forza lavoro. A causa della natura ciclica dell'economia e della redditività delle imprese, un'imposta sul lavoro che non contenesse un elemento regressivo potrebbe sollecitare sospensioni massicce dal lavoro e instabilità in tempo di fluttuazioni cicliche o discesa del mercato. A causa delle dimensioni estremamente limitate dell'economia, le variazioni casuali risultanti da fluttuazioni economiche generali possono avere un effetto proporzionale molto più ampio a Gibilterra rispetto a quello che avrebbero in un'economia più estesa. La logica interna del sistema proposto di applicazione dell'imposta sui salari, pertanto, giustifica la limitazione dell'applicazione di detta imposta sui salari in relazione agli utili.
(44)
Al contrario, le imprese di pubblici servizi sarebbero assoggettabili all'imposta sulle imprese in misura pari al 35 % degli utili. Ciò è giustificato dalla natura e dalla logica del sistema, poiché la stabilità del lavoro è assicurata dal fatto che le imprese di pubblici servizi sono strettamente collegate al territorio servito e, come diretto risultato delle piccole dimensioni del mercato di Gibilterra, occupano una posizione di monopolio o semimonopolio naturale, che le rende altamente redditizie. Non sorge pertanto la stessa necessità di un elemento regressivo nell'imposta applicata alle imprese di pubblici servizi.
(45)
Non vi è valida base giuridica per affermare che, in presenza di due giurisdizioni tributarie separate e realmente autonome, i livelli delle aliquote d'imposta nelle due giurisdizioni possono essere paragonati e quello più basso può essere considerato come aiuto di Stato soltanto per il fatto di essere più basso. Ciò significherebbe che esiste aiuto di Stato ogni volta in cui un'autorità fiscale regionale autonoma, responsabile della gestione delle spese pubbliche nella regione, sulla base di preferenze pubbliche democraticamente espresse, sceglie di tagliare le spese e ridurre l'imposizione fiscale. Questo problema è stato affrontato dall'avvocato generale (6), ma non è mai stato preso in considerazione dalla Corte poiché le cause in questione sono state ritirate. In uno di una serie di casi più recenti riguardanti le province basche, il Tribunale di primo grado ha affermato che la decisione contestata non aveva effetto sulla competenza di Álava nell'adottare provvedimenti fiscali generali applicabili all'intera regione (7).
(46)
Tali variazioni regionali fra giurisdizioni autonome non rappresentano aiuto di Stato ai fini dell'articolo 87 del trattato CE. Una misura di aiuto di Stato è presente unicamente se le risorse di Stato vengono utilizzate tramite una perdita di gettito fiscale. Questa valutazione presuppone che esista un'aliquota d'imposta per una certa attività che si applica in tutto lo Stato membro, cosa che non avviene dove la tassazione è soggetta all'autonomia territoriale, invece che essere imposta uniformemente e poi variata a seconda dell'ubicazione. Analogamente, l'analisi di un vantaggio selettivo si basa sull'assunto che esista un livello di tassazione altrimenti applicabile a una certa attività nel territorio preso in considerazione.
(47)
I criteri relativi agli aiuti di Stato partono dal presupposto che il presunto aiuto possa essere paragonato a un'aliquota d'imposta standard o normale. Una presunta misura di aiuto di Stato può essere presente unicamente se in qualche senso rappresenta un'eccezione o un'esenzione da uno standard che altrimenti sarebbe applicabile alla società che lo riceve. Un'aliquota d'imposta a cui il beneficiario della presunta misura d'aiuto non sarebbe soggetto, neanche se fosse abolita l'aliquota attualmente applicabile che costituisce aiuto, non può essere valido termine di paragone al fine di stabilire se sia o meno presente un «aiuto». L'unico standard di paragone possibile al fine di determinare la selettività è la situazione fiscale che si applicherebbe altrimenti nella stessa giurisdizione fiscale. Dove un simile regime, come a Gibilterra, viene deciso localmente, la questione non è pertinente.
(48)
La posizione della Commissione sembrerebbe rendere impossibile a ogni giurisdizione fiscale che non coprisse tutto lo Stato membro l'adozione di qualsiasi aliquota d'imposta eccetto quella applicabile nell'altra giurisdizione fiscale dello Stato. Esso non potrebbe adottare un'aliquota inferiore, poiché ciò costituirebbe automaticamente aiuto di Stato, per semplice paragone. Ma la giurisdizione fiscale non potrebbe neanche adottare un'aliquota superiore, poiché l'aliquota d'imposta presente nel resto dello Stato diventerebbe automaticamente aiuto di Stato. Ciò comporterebbe che quasi ogni esercizio di autonomia fiscale darebbe origine ad aiuto di Stato, sia nella giurisdizione in questione o, caso ancora più assurdo, altrove nello Stato membro. Le differenziazioni nella tassazione diretta delle imprese si verificano di frequente negli Stati membri come conseguenza dei vari strati di suddivisione territoriale anche ai livelli di municipalità più bassi. In tale contesto, è possibile fare un parallelo con l'accordo dell'OMC in materia di sovvenzioni e misure compensative, dove si statuisce chiaramente che «la definizione o la modifica di aliquote di imposta di applicazione generale, introdotta da qualsiasi livello governativo che abbia titolo di farlo, non sarà da ritenersi una sovvenzione specifica» per la formulazione di regole che proibiscono la concessione di tali sovvenzioni (articolo 2, paragrafo 2).
(49)
Se il Regno Unito e la Spagna stipulassero un accordo per stabilire una sovranità congiunta su Gibilterra, la posizione della Commissione sulla specificità regionale avrebbe l'effetto assurdo che l'aliquota d'imposta prevalente a Gibilterra dovrebbe allinearsi all'aliquota d'imposta prevalente nel Regno Unito e in Spagna. Altrimenti, vi sarebbe aiuto di Stato nella giurisdizione che applica l'aliquota inferiore.
(50)
La Commissione sembra suggerire che l'esistenza di tasse in due separate giurisdizioni fiscali nello stesso Stato, anche se l'aliquota d'imposta percentuale formale è identica, in presenza di esenzioni diverse o differenti detrazioni, implichi che le società beneficiarie di tali detrazioni o esenzioni ricevano aiuto se, a parità di ogni altra condizione, dovessero pagare un'aliquota d'imposta più alta nell'altra giurisdizione. Tuttavia, la teoria della Commissione è inadeguata alla realtà del caso di Gibilterra. I paralleli fra base fiscale o struttura fiscale di un'imposta sui redditi delle imprese possono talvolta essere fatti con un'imposta sui redditi delle imprese in un'altra giurisdizione, ma è semplicemente impossibile fare paragoni utili o sensati fra sistemi fiscali completamente diversi, poiché la base fiscale non è la stessa.
(51)
Se portato avanti, il ragionamento della Commissione sulla specificità regionale non rispetterebbe il principio fondamentale di sussidiarietà della normativa comunitaria e potrebbe costituire un abuso di potere. Se lo Stato membro interessato può operare con due o più giurisdizioni fiscali autonome che competono per le entrate fiscali derivanti dalle imposte sulle società entro il territorio, senza effetti di distorsione significativi sulla concorrenza, non è compito della Comunità, in base al principio di sussidiarietà del trattato che istituisce la Comunità europea, intervenire negli accordi costituzionali dello Stato membro. La Commissione sembra infatti voler cercare di utilizzare le regole dell'aiuto di Stato per ottenere uniformità fiscale fra gli Stati membri dell'UE.
(52)
La Commissione può suggerire che uno Stato non possa eccepire la propria legge nazionale, neanche la legge costituzionale, per evitare gli obblighi derivanti dalla legge comunitaria. Questo principio è tuttavia irrilevante nella questione della selettività. La questione della selettività sorge poiché si suggerisce che una determinata misura fiscale sia più favorevole rispetto a una regola fiscale più generale che si applicherebbe altrimenti. Ciò non può alterare il diritto fondamentale di uno Stato membro a organizzare il proprio sistema fiscale in modo che regioni fiscali autonome ottengano gli introiti necessari a finanziare imprese pubbliche in modo indipendente e non discriminatorio. Non ci può essere aiuto di Stato sulla base di specificità regionale in circostanze in cui, come per Gibilterra, esiste una reale giurisdizione fiscale indipendente che determina autonomamente il proprio sistema fiscale e in cui le imposte applicate dalle altre giurisdizioni fiscali dello Stato non sono esigibili.
(53)
La posizione della Commissione interferirebbe seriamente con le possibilità degli Stati membri di decentralizzare i loro poteri e quindi stabilire la necessaria autonomia fiscale nelle regioni, per coprire le spese determinate nell'esercizio di tali poteri decentralizzati. Sarebbe impossibile per ogni regione o giurisdizione fiscale incrementare o ridurre le tasse senza creare aiuto di Stato, sia nella propria regione (se l'imposta venisse ridotta) o altrove (se l'imposta venisse incrementata). Sarebbe assurdo suggerire l'idea che le regole relative agli aiuti di Stato debbano essere interpretate in modo tale da rendere impossibile a uno Stato membro di decentralizzare i poteri fiscali in modo efficace una volta modificata la propria costituzione.
(54)
La Commissione afferma che in assenza di uno specifico regime fiscale di imposte sulle società a Gibilterra, le società di Gibilterra sarebbero soggette al regime fiscale standard del Regno Unito. Ciò rappresenta un serio malinteso della posizione costituzionale di Gibilterra. Il regime fiscale standard del Regno Unito si applica nel Regno Unito e non in altre giurisdizioni fiscali. Non si tratta di un regime normale o residuale che si applica in assenza di provvedimenti speciali. Il fatto che il Regno Unito sia responsabile per le relazioni straniere di Gibilterra non significa che tutte le disposizioni giuridiche del Regno Unito si applichino automaticamente a Gibilterra.
(55)
Gibilterra è un territorio d'oltremare del Regno Unito e fa parte dei domini di Sua Maestà la Regina, ma non costituisce parte del Regno Unito. Gibilterra non è una regione facente parte del Regno Unito in ogni senso. Essa possiede il proprio ordine costituzionale che comprende le proprie istituzioni distinte da quelle del Regno Unito. Gibilterra adotta inoltre la propria legislazione. In relazione a precise questioni interne, Gibilterra è autonoma e indipendente. Gibilterra è una giurisdizione fiscale autonoma ed economicamente autosufficiente. Essa non riceve alcuna assistenza finanziaria dal Regno Unito e le leggi fiscali del Regno Unito non si applicano a Gibilterra. Al governo di Gibilterra si richiede di generare sufficienti introiti tramite imposte per finanziare autonomamente le proprie spese ed esso è competente al fine di legiferare e applicare i provvedimenti di tassazione delle imprese a Gibilterra. Le economie di Gibilterra e del Regno Unito sono interamente distinte e separate. Di conseguenza Gibilterra è totalmente distinta dal Regno Unito sotto ogni aspetto e specificamente a livello costituzionale, politico, legislativo, economico, fiscale, geografico e di conseguimento delle entrate.
(56)
Nello stesso modo in cui Gibilterra non fa parte del Regno Unito, e proprio per tale ragione, Gibilterra non fa parte del Regno Unito ai fini della legislazione comunitaria. La legislazione comunitaria si applica a Gibilterra in virtù dell'articolo 299, paragrafo 4, del trattato che istituisce la Comunità europea e non in virtù dell'articolo 299, paragrafo 1. I seguenti punti illustrano lo status speciale e separato di Gibilterra e il fatto che Gibilterra non possa essere considerata una regione del Regno Unito ai fini degli aiuti di Stato:
-
la portata dello status di membro comunitario di Gibilterra è differente da quella del Regno Unito. In particolare, Gibilterra non fa parte dell'unico territorio fiscale definito a livello comunitario (ossia il territorio comunitario ai fini dell'IVA);
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la legislazione comunitaria è in vigore a Gibilterra in virtù della European Communities Ordinance 1972 (ordinanza del 1972 sulle Comunità europee), legislazione primaria approvata dal Parlamento di Gibilterra, e non in virtù della European Communities Act 1972 (legge del 1972 sulle Comunità europee), che conferisce efficacia alla legge comunitaria nel Regno Unito;
-
il potere legislativo di Gibilterra applica le direttive comunitarie a Gibilterra indipendentemente dall'applicazione del Regno Unito;
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se la legge comunitaria richiede l'istituzione di autorità competenti, Gibilterra istituisce le proprie autorità competenti, distinte da quelle istituite agli stessi fini nel Regno Unito; e
-
fino alla sentenza del Tribunale europeo per i diritti umani nel caso Matthews, Gibilterra era esclusa dalla partecipazione alle elezioni al Parlamento europeo sebbene questa esclusione fosse stata operata in forza dell'allegato II della legge del 1976 sulle elezioni dirette che affermava quanto segue: «Il Regno Unito applicherà le disposizioni di questo atto soltanto nei confronti del Regno Unito».
(57)
La Commissione sembra temere che il nuovo sistema di imposte sulle società proposto da Gibilterra possa dare luogo a una concorrenza fiscale dannosa. Sia il Regno Unito sia il governo di Gibilterra credono che la riforma fiscale proposta sia compatibile con il codice di condotta in materia di tassazione delle imprese e con il rapporto dell'OCSE sulla concorrenza fiscale dannosa. Le misure fiscali dannose solitamente implicano mancanza di trasparenza, mancanza di scambio di informazioni e un trattamento fiscale più favorevole per le società non residenti rispetto a quelle residenti. Con la riforma proposta, Gibilterra eliminerà tutti gli aspetti dannosi dell'attuale tassazione per le società esenti e qualificate. Anche se Gibilterra fosse considerata un territorio fiscale vantaggioso, questa preoccupazione non può essere affrontata facendo appello alle regole relative agli aiuti di Stato quando invece non è presente alcun aiuto di Stato.
V. OSSERVAZIONI DELLE PARTI INTERESSATE
(58)
Sono state ricevute osservazioni da parte del governo di Gibilterra, da parte della Spagna, dalla CEOE (Confederazione spagnola delle organizzazioni imprenditoriali) e dell'esecutivo delle isole Åland (Ålands Landskapsstyrelsee).
(59)
Il governo di Gibilterra è consapevole e appoggia pienamente le argomentazioni fornite dal Regno Unito (8). Gli ulteriori argomenti presentati dal governo di Gibilterra nelle proprie osservazioni separate possono essere riassunti come segue.
(60)
Il governo di Gibilterra non ha alcun potere di tassare le società del Regno Unito. Analogamente, il governo del Regno Unito non ha alcun potere di tassare le società di Gibilterra. Le leggi fiscali di Gibilterra sono applicate esclusivamente dalle autorità di Gibilterra.
(61)
L'obiettivo della riforma consiste nell'applicare un regime fiscale per le imprese conforme sia alle regole sugli aiuti di Stato sia al codice di condotta. La riforma fa anche parte dell'obiettivo più ampio di assicurare la conformità agli standard internazionali della regolamentazione e supervisione finanziaria e di ottenere una buona posizione nella comunità finanziaria internazionale. Gibilterra in passato era considerata «paradiso fiscale» dal Fondo monetario internazionale (FMI), dal gruppo di azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio dei capitali (Financial Action Task Force, FATF) e dall'OCSE. I rapporti del FMI e del FATF su Gibilterra (9) confermano la conformità di Gibilterra ai principali standard internazionali sulla regolamentazione e supervisione finanziaria. L'impegno del governo di Gibilterra nei confronti dell'OCSE (10) fornisce l'adeguamento ai requisiti per lo scambio di informazioni e la trasparenza. La riforma fiscale di Gibilterra, nella sua forma emendata, risulta di fatto conforme al codice di condotta UE. La riforma è inoltre conforme alle regole sugli aiuti di Stato. L'autorizzazione a norma delle regole sugli aiuti di Stato resta l'ultimo ostacolo nel processo atto a garantire che Gibilterra, come richiesto dalla comunità internazionale, compresa l'Unione europea, abbia ora affrontato tutti i lati negativi della sua natura di paradiso fiscale.
(62)
Due misure di Gibilterra, il regime di esenzione e quello relativo alle società qualificate, fanno parte delle undici misure in merito alle quali la Commissione ha dato avvio alle indagini formali sugli aiuti di Stato in data 11 luglio 2001. Tutte le undici misure sono comprese nel gran numero di misure fiscali identificate come dannose dal gruppo «Codice di condotta» (11). Esse sono state prescelte dalla Commissione per applicare le regole sugli aiuti di Stato, talvolta applicando nuove interpretazioni del criterio di selettività, essenziale per la nozione di aiuto di Stato. Il semplice fatto che un regime fiscale venga elencato fra quelli dannosi nel codice di condotta non significa tuttavia necessariamente che esso implichi un aiuto di Stato (punto 30 della comunicazione). Procedendo in tal modo, la Commissione ha avviato una strategia che potrebbe facilmente condurre all'indesiderata conseguenza, per la politica di concorrenza, che le misure fiscali responsabili di una significativa distorsione della concorrenza a detrimento dell'efficace funzionamento del mercato singolo vengano poi lasciate intatte per motivi politici (la Commissione si astiene dall'utilizzare provvedimenti appropriati di armonizzazione fiscale), mentre sistemi fiscali meno dannosi vengono costantemente messi in discussione dalla Commissione in un modo che non rispetta i principi di equità di trattamento. Al fine di ottenere un livello comune di imposizione delle imprese in tutta l'Unione europea, se è questo l'obiettivo da raggiungere, la Commissione deve ricorrere a misure di armonizzazione fiscale. Altrimenti potrebbe aver luogo un abuso di potere. Il punto 15 della comunicazione conferma che le differenze fra i sistemi fiscali in quanto tali non sono regolamentate dalle norme sugli aiuti di Stato, ma dovrebbero essere invece affrontate in base agli articoli da 95 a 97 del trattato CE.
(63)
Il nuovo sistema affronterà le preoccupazioni riguardanti una probabile concorrenza fiscale dannosa. Innanzitutto, la riforma abolisce ogni distinzione fra società residenti e non residenti (cosiddetto «ring-fencing»), che è stata alla base dell'analisi del codice di condotta e del rapporto dell'OCSE sulla concorrenza fiscale dannosa, e l'aspetto di selettività della legislazione relativa alle società esenti e qualificate. La riforma si applica in un modo uniforme a tutte le società registrate a Gibilterra. In secondo luogo, essa fornisce trasparenza del sistema, poiché a tutte le società viene richiesto di presentare i conti fiscali. Infine, le società di servizi finanziari a Gibilterra non verranno esentate dalla tassazione, ma saranno soggette ad un'imposta complementare sugli utili riconducibili a tali attività.
(64)
Il limite al 15 % degli utili e la non tassazione delle società non redditizie sono di generale applicazione e non costituiscono selettività materiale. Il semplice fatto che una società possa beneficiare di una regola generale in un determinato anno rispetto a un'altra società appartenente alla stessa giurisdizione fiscale non può essere sufficiente a costituire aiuto di Stato secondo le regole del trattato che istituisce la Comunità europea. Questo risultato chiaramente non è contemplato dai punti 13-14 della comunicazione.
(65)
La selettività regionale potrebbe nascere se ci fosse un'imposta applicabile in tutto lo Stato, ma i parlamenti o le autorità regionali avessero potestà di ridurne l'aliquota (o di statuirne l'esenzione) nelle loro regioni. Un problema di selettività potrebbe pertanto nascere se i poteri di imposizione fiscale della regione che si presume conceda aiuti sono poteri in qualche senso secondari o supplementari al fine di modificare un regime standard o residuale. Questa potrebbe essere la posizione di altri Stati membri, ma non è la posizione di Gibilterra. La situazione è completamente differente se la giurisdizione fiscale che si presume conceda aiuti è ed è stata, in ogni momento rilevante, una vera e propria giurisdizione fiscale autonoma, che determina il proprio sistema fiscale in maniera indipendente sotto la propria responsabilità di bilancio e in cui non sono pagabili le imposte dell'altra giurisdizione fiscale nello Stato.
(66)
Fatta salva la possibilità che le deviazioni applicabili in generale rispetto a una norma nazionale adottate da una regione pienamente autonoma (rispetto a una regione che agisce in base a una delegazione di poteri ad hoc) senza alcun legame con il bilancio centrale costituiscano o meno aiuto di Stato, la riforma fiscale di Gibilterra è fondamentalmente diversa anche sotto tale aspetto. Non solo si tratta di un'autentica autonomia, sui generis, nel territorio, ma questa autonomia è utilizzata per adottare indipendentemente un sistema completamente diverso e separato, non basato in alcun modo sullo schema o sulle norme del Regno Unito. È pertanto assolutamente inappropriato e irrilevante paragonare le regole fiscali di Gibilterra alle regole che si applicherebbero se lo stesso soggetto fiscale avesse sede nel Regno Unito.
(67)
Il Tribunale di primo grado ha recentemente rivisto le decisioni della Commissione sull'avvio di procedure formali in casi riguardanti le misure fiscali adottate, al fine di concedere un certo grado di autonomia regionale alle province basche nell'ambito della costituzione spagnola. Tuttavia, le province basche applicano i loro poteri fiscali per deviare dal sistema fiscale nazionale ottenendo sgravi fiscali per regole altrimenti applicabili. Nelle sue conclusioni preliminari, secondo cui le misure fiscali in questione sarebbero selettive e potrebbero costituire aiuto di Stato illegale, la Commissione non si è basata sul fatto che esse si applicavano solo ad una parte del territorio spagnolo. Il Tribunale di primo grado ha rilevato specificamente in un caso (12) che la decisione della Commissione di avviare dei procedimenti «non pregiudica affatto la competenza del Territorio Histórico de Álava ad emanare misure fiscali generali applicabili sull'insieme del territorio della regione interessata».
(68)
La riforma non ha natura regionale ai fini delle regole sugli aiuti di Stato, poiché le misure fiscali in questione, che costituiscono l'intero ed esclusivo sistema fiscale per le società, si applicherebbero nello stesso modo in tutta la giurisdizione fiscale interessata.
(69)
Le osservazioni dell'esecutivo delle isole Åland possono essere riassunte nel modo di seguito descritto.
(70)
Nel decidere che la riforma potrebbe costituire aiuto di Stato, la Commissione afferma che la possibile esistenza di selettività regionale viene presa in considerazione al fine di trarre delle conclusioni. La Commissione cita precedenti decisioni, compresa la decisione di avviare il procedimento di indagine formale sull'aiuto di Stato relativa alle società di assicurazione vincolate nelle isole Åland. Questo invito a presentare osservazioni si riferisce alla possibile esistenza di specificità regionale. Il riferimento è stato tuttavia tralasciato nella decisione finale della Commissione. Pertanto il caso Åland non può servire come esempio di specificità regionale o selettività. Il resoconto della precedente prassi della Commissione dovrebbe fare riferimento solo alla decisione finale della Commissione.
(71)
Se una regione autonoma ha la potestà esclusiva di legiferare in materia di tassazione diretta sulle imprese e tale regione introduce una misura fiscale, questa misura dev'essere valutata e autorizzata in conformità agli stessi principi che si applicherebbero se fosse introdotta da uno Stato membro. La regione autonoma dev'essere considerata una giurisdizione separata nelle aree in cui il potere legislativo rientra esclusivamente nella propria legislazione. Ciò significa che la compatibilità di una misura fiscale con le regole sugli aiuti di Stato dev'essere giudicata nello stesso modo, sia che venga adottata da uno Stato membro sia che venga adottata da una regione autonoma. Ogni altra conclusione renderebbe impossibile a una regione autonoma l'esercizio del proprio potere legislativo in un modo diverso dal resto dello Stato membro. Di conseguenza una misura fiscale che è di natura generale nell'ambito di una regione autonoma non deve essere considerata selettiva e non costituisce aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, nella misura in cui la regione detiene potestà esclusiva in materia fiscale, indipendentemente dal fatto che l'imposta applicata in tale area sia diversa da quella dello Stato membro a cui tale regione appartiene. Qualsiasi altra interpretazione metterebbe a repentaglio l'autorità della regione in materia fiscale.
(72)
La Spagna essenzialmente appoggia l'analisi preliminare della Commissione sulla riforma, esposta nell'invito a presentare osservazioni (13). Le osservazioni aggiuntive espresse dalla Spagna possono essere riassunte nel modo di seguito descritto.
(73)
Il sistema fiscale di Gibilterra rappresenta un tema estremamente importante per la Spagna, a causa della contiguità geografica dei due territori e per il serio pregiudizio che ciò causa alle finanze pubbliche spagnole. La concorrenza sleale da parte di Gibilterra può essere descritta come dannosa poiché, sia con il presente sistema, sia con le nuove disposizioni proposte, il carico fiscale su imprese e investimenti è molto inferiore rispetto alla Spagna. Questa riforma continuerebbe a essere dannosa per il sistema fiscale spagnolo, poiché manterrebbe il livello di imposizione sostanzialmente più basso a Gibilterra che in Spagna, dove l'aliquota standard di imposta per le imprese è del 35 %, e differirebbe sensibilmente dal sistema fiscale del Regno Unito, con il rischio che le imprese si potrebbero trasferire a Gibilterra al fine di avvantaggiarsi di un sistema fiscale più favorevole. È probabile che la maggior parte delle ditte a Gibilterra pagherebbero meno dell'imposizione massima del 15 %, almeno 15-20 punti percentuali in meno sia della Spagna sia del Regno Unito.
(74)
Per le 28 800 società non assoggettabili all'imposta complementare su attività di pubblici servizi e di servizi finanziari, il sistema fiscale proposto non è in realtà un'imposta generale sugli utili d'impresa, ma una combinazione di varie imposte individuali soggette a massimale, che rendono l'imposizione fiscale estremamente esigua o inesistente (la riforma viene definita «ad aliquota zero» a Gibilterra). La maggior parte di queste società possono essere considerate società che forniscono un semplice recapito o società di gestione dei capitali e, posto che generino utili, la loro imponibilità sarebbe di 3 000 GBP per dipendente all'anno. Poiché la maggior parte di loro ha solo un impiegato (ragioniere o revisore), solitamente a metà tempo, pagherebbero solo un massimo di 3 000 GBP all'anno di tasse se non occupano immobili, cosa che avviene di solito.
(75)
L'introduzione dell'imposta di registro determinerebbe una discriminazione a livello fiscale a favore di società che non generano utili (150 GBP), come le società che forniscono un semplice recapito o le società di gestione dei capitali, rispetto alle società attive (300 GBP). Questo sarebbe un chiaro esempio di mantenimento dello statu quo a favore di quel tipo di società.
(76)
Il settore dei servizi finanziari genera il 30 % del prodotto interno lordo. Le imposte sugli utili delle imprese di servizi finanziari non costituirebbero una vera e propria imposta sulle società, poiché l'imposizione combinata di tali aziende per mezzo dell'imposta sui salari, dell'imposta sull'occupazione di beni immobili e dell'imposta complementare non supererebbe il 15 % del loro profitto ovvero la somma di 500 000 GBP.
(77)
Le società offshore resterebbero al di fuori del campo di applicazione delle due nuove imposte: circa 8 000 società senza presenza fisica a Gibilterra verrebbero quindi esentate. La riforma lascia intatta la situazione fiscale di imprese prive di personale o di strutture a Gibilterra.
(78)
Gibilterra è una regione che, lungi dall'essere indipendente dagli aiuti o dagli incentivi messi a punto per spingere lo sviluppo economico, gode di un'invidiabile salute finanziaria.
(79)
Per quanto riguarda la natura selettiva di un eventuale aiuto, l'imposta complementare sugli utili sarebbe applicata solo alle società che forniscono determinati servizi finanziari e pubblici servizi. Tale specificità non può derivare o essere giustificata dalla natura o dallo schema generale del sistema (14). Le società di settori in cui il capitale è estremamente mobile, che assumono poco personale, sarebbero fondamentalmente soggette solo al pagamento dell'imposta sui salari, e in tal modo la loro imposizione sarebbe limitata. Ciò conferirebbe un vantaggio esclusivamente alle ditte i cui costi fossero ridotti e la cui redditività fosse incrementata rispetto ai loro concorrenti.
(80)
L'avvocato generale della Corte di giustizia delle Comunità europee ha affermato (15) che tutte le misure comprendenti un vantaggio concorrenziale, incluso un vantaggio finanziario, «limitato ad imprese che investono in una determinata zona dello Stato membro sono imputabili allo Stato in questione e non possono quindi, per definizione, nell'economia del sistema fiscale dello Stato, essere intese come misure di carattere generale». Egli ha inoltre affermato che «il fatto che le misure in discorso siano adottate da collettività territoriali dotate di competenza esclusiva ai sensi del diritto nazionale» era «una circostanza meramente formale», «non sufficiente a giustificare il trattamento preferenziale riservato alle imprese che rientrano nel campo di applicazione» delle leggi regionali.
(81)
Sebbene l'obiettivo dichiarato della riforma progettata consista nell'adozione di un nuovo regime di imposizione fiscale per le società che non implichi alcun elemento di aiuto di Stato, essa non può essere esentata dalle disposizioni dell'articolo 87 sostenendo che si tratta di misure fiscali o che essa persegue obiettivi di legislazione in materia di imprese. Gli effetti principali della riforma a livello immediato sono la distorsione delle condizioni della concorrenza nell'area interessata e la spinta al trasferimento delle aziende. Il regime avvantaggerebbe sensibilmente le imprese situate a Gibilterra, poiché l'aliquota effettiva di imposta in quel territorio sarebbe molto più bassa (o persino inesistente) paragonata a quella applicata nel Regno Unito. Stabilendo una chiara riduzione del carico fiscale per le imprese interessate, tale selettività regionale distorcerebbe la concorrenza e inciderebbe sugli scambi fra gli Stati membri.
(82)
Il meccanismo tecnico dell'imposta sui salari può essere considerato dannoso nel significato del punto B del codice di condotta, in aggiunta al fatto che il regime fiscale di Gibilterra, così com'è, ha determinato un onere fiscale significativamente inferiore a qualsiasi altro generalmente imposto nel Regno Unito. La riforma agirebbe da disincentivo alla presenza economica sostanziale a Gibilterra e soddisferebbe dunque il criterio relativo alle misure fiscali dannose di cui al punto B.3 del codice di condotta. Il Regno Unito, finora, non ha onorato le promesse fatte sotto gli auspici dell'OCSE, allo scopo di rimuovere Gibilterra dalla lista dei paradisi fiscali non cooperativi.
(83)
L'approccio economico di Gibilterra è dannoso nei confronti di Gibilterra stessa, poiché ha dato luogo a un'economia priva di solide fondamenta e insostenibile a medio o lungo termine. Ha inoltre privato la regione confinante, Campo de Gibilterra, di opportunità di potenziale sviluppo. Campo de Gibilterra è attualmente una delle regioni più depresse della Spagna. La relativa prosperità di Gibilterra è dovuta in gran parte al sottosviluppo della regione circostante.
(84)
Questo sistema fiscale, oltre a essere discriminatorio e sleale, incoraggia anche l'evasione fiscale e il riciclaggio del denaro. L'evasione fiscale stimolata dalla possibilità di riciclaggio del denaro a Gibilterra sta causando seri danni alle finanze pubbliche spagnole e tali operazioni di riciclaggio facilitano le attività delle bande criminali organizzate. Il già menzionato rapporto del FMI sottolinea che non ci sono regole cogenti per osteggiare il riciclaggio di denaro a Gibilterra.
(85)
La CEOE appoggia l'analisi preliminare della Commissione sulla riforma, esposta nell'invito a presentare osservazioni, e argomenta che la riforma potrebbe seriamente danneggiare gli interessi delle aziende spagnole. I suoi commenti addizionali possono essere riassunti nel modo di seguito descritto.
(86)
Il carico fiscale sarebbe molto inferiore rispetto a quello delle aziende presenti nelle zone metropolitane del Regno Unito e in Spagna: l'imposizione fiscale totale a Gibilterra sarebbe limitata al 15 %, mentre nel Regno Unito e in Spagna è di almeno il 30 % e anche superiore. Con il nuovo regime, molte ditte di Gibilterra pagherebbero pochissime tasse. I costi da sopportare per le ditte beneficiarie sarebbero inferiori rispetto ai loro concorrenti. Questo livello di imposte molto inferiore a Gibilterra è fortemente discriminatorio e mina la competitività delle aziende spagnole e del Regno Unito in tale settore.
(87)
La grande maggioranza delle imprese con sede a Gibilterra ha dimensioni limitate (solitamente sono dirette da una sola persona e occupano strutture molto piccole) e sono impegnate in attività di gestione di capitali, tanto che l'unico reddito da esse generato consiste in redditi da capitali derivanti dalla gestione dei patrimoni. Posto che la base della riforma è la tassazione in base al numero dei dipendenti delle società e alla superficie dei locali da esse impiegati, nonché l'esenzione fiscale dei redditi da capitali, la maggior parte delle ditte con sede a Gibilterra non pagherebbe alcuna tassa sulle imprese.
(88)
Il Regno Unito appoggia le osservazioni dell'esecutivo delle isole Åland. Nel commentare le osservazioni del governo spagnolo e della CEOE, il Regno Unito ha ripetuto e fatto riferimento ad alcune delle argomentazioni già illustrate nella risposta all'avvio del procedimento. Le ulteriori osservazioni del Regno Unito possono essere riassunte nel modo di seguito illustrato.
(89)
La riforma non causerà «seri danni» all'erario pubblico spagnolo. Il sottosviluppo nell'area di Campo non deriva dal sistema fiscale di Gibilterra. È anzi vero il contrario, poiché la regione ottiene un considerevole ammontare di introiti da Gibilterra. Le cifre dell'occupazione di gennaio 2003 mostrano, ad esempio, che i cittadini spagnoli legalmente impiegati a Gibilterra rappresentano approssimativamente il 18 % della forza lavoro di Gibilterra. Gibilterra fornisce pertanto un'importante fonte di impiego e di introiti per i lavoratori spagnoli che provengono dalle aree circostanti, nonché considerevoli introiti per l'area di Campo da parte di cittadini di Gibilterra che spendono in tale regione. La Spagna è anche il secondo maggiore esportatore verso Gibilterra. Gibilterra non è tanto ricca quanto si crede ed è una regione dell'obiettivo 2 ai fini del Fondo europeo di sviluppo regionale.
(90)
Le differenze di aliquote d'imposta e basi d'imposta fra Stati membri e regioni fiscali autonome rappresentano un problema di sovranità che esula dall'ambito dell'articolo 87 del trattato che istituisce la Comunità europea. Lo scopo delle regole sugli aiuti di Stato consiste nel colpire i vantaggi dati dallo Stato o tramite risorse dello Stato a certe imprese specifiche. Le aliquote inferiori d'imposta applicabili generalmente in un territorio fiscalmente autonomo non soddisfano questo requisito di specificità materiale e non costituiscono pertanto aiuto di Stato. La concorrenza fra i sistemi fiscali di regioni fiscali autonome può sorgere non solo dalle differenze nelle aliquote d'imposta, ma anche dai metodi diversi di calcolo del reddito imponibile. Tali differenze nel metodo di calcolo non costituiscono aiuto di Stato, se il sistema fiscale è applicato in modo realmente non discriminatorio nell'ambito del territorio fiscale autonomo. Non è chiaro come la riforma possa sostanzialmente mettere in pericolo l'economia spagnola, provocando il trasferimento delle imprese a Gibilterra. Il Regno Unito non è al corrente di alcuna società spagnola che si sia trasferita a Gibilterra al fine di beneficiare del presunto «sistema fiscale favorevole» fornito dall'attuale sistema fiscale per le imprese. Invece, altre nazioni dell'UE, come Grecia e Irlanda, nonché le nuove nazioni entrate a far parte dell'UE, come Estonia, Ungheria e Cipro, hanno aliquote di imposta generali relativamente «basse» per le imprese.
(91)
La critica al sistema in quanto combinazione di varie imposte è errata. La logica del sistema riformato è che l'impiego e l'occupazione di immobili costituiscono la base fiscale, mentre la redditività costituisce una soglia inferiore di imponibilità. Il sistema non fa altro che abbandonare semplicemente la tassazione dei redditi come evento imponibile per quanto riguarda le società. I criteri di impiego e occupazione degli immobili si applicano orizzontalmente a tutte le società in tutti i settori. Essi non avvantaggiano, ad esempio, le società maggiori rispetto alle minori o viceversa. L'abbandono del limite di utile di 500 000 GBP ai fini dell'imposizione elimina qualsiasi possibilità che la riforma possa avvantaggiare le società maggiori rispetto alle minori. Il fatto che l'imposta di registro ammonti a 150 GBP per le società non redditizie e a 300 GBP per le società redditizie non costituisce aiuto di Stato poiché la differenza di 150 GBP dell'imposta di registro dev'essere considerata de minimis.
(92)
Sebbene la riforma possa essere correttamente descritta come «imposta sugli utili ad aliquota zero» (a causa della scelta dei salari e dell'occupazione degli immobili, e non degli utili, come base fiscale), è errato descriverla unicamente in questi termini. La posizione precisa è che l'elemento essenziale della riforma è l'abolizione generale della tassazione del reddito delle imprese (salvo che per un'imposta complementare su attività di servizi finanziari e di pubblici servizi) e la sua sostituzione con le imposte sui salari pagabili da tutte le società.
(93)
Nessuna delle imposte complementari (su servizi finanziari o pubblici servizi) costituisce aiuto di Stato. Mentre la selettività materiale potrebbe essere messa in discussione, tali imposte non si qualificano come «vantaggi» rispetto alla norma generale per gli scopi della definizione di aiuto; il loro obiettivo è opposto. Per tale ragione, l'affermazione che i settori di servizi non finanziari non sono assoggettati all'imposta complementare è infondata.
(94)
L'affermazione secondo la quale la riforma rappresenterebbe un vantaggio per le società di Gibilterra rispetto a quelle del Regno Unito è inesatta e rappresenta un fraintendimento del concetto di specificità regionale, dello status costituzionale di Gibilterra e del suo status ai fini del trattato che istituisce la Comunità europea. Si presume che il governo spagnolo non intenda persistere in tale argomentazione, cosa che impedirebbe un'efficace decentralizzazione dei poteri impositivi da parte degli Stati membri e potrebbe minare, tra l'altro, l'autonomia fiscale delle sue province basche. I casi citati dal governo spagnolo (16), nel contesto della specificità regionale, non sono rilevanti in quanto in nessuno di tali casi vi erano situazioni in cui le regioni interessate avevano autonomia indipendente nei campi in cui veniva concessa una deroga dal sistema fiscale generale. L'autonomia fiscale a cui si fa riferimento in relazione ad alcuni casi baschi (17) è applicata per concedere riduzioni fiscali in relazione al sistema fiscale generale spagnolo, mentre nel caso di Gibilterra la sua autonomia viene applicata per creare un sistema fiscale fondamentalmente diverso da quello del Regno Unito.
(95)
Le affermazioni relative, tra l'altro, all'evasione fiscale e al riciclaggio di denaro sono infondate e irrilevanti ai fini del presente procedimento in materia di aiuti di Stato. Non è quindi il caso di farne una dettagliata contestazione. Tuttavia Gibilterra rispetta alti standard di regolamentazione e supervisione finanziaria, sia nel settore pubblico sia in quello privato. La Commissione dei servizi finanziari di Gibilterra è un ente indipendente e stimato. Tale visione è stata corroborata da vari organismi internazionali, che hanno anche elogiato le iniziative di Gibilterra per osteggiare il riciclaggio di denaro. Gibilterra è stata una delle prime giurisdizioni nell'ambito dell'UE ad attuare la direttiva comunitaria sul riciclaggio del denaro estendendola a tutti i crimini. Una relazione del Gruppo di azione finanziaria internazionale (FATF/GAFI), pubblicata nel novembre 2002, riporta che «Gibilterra ha in vigore un robusto arsenale di leggi, regolamenti e pratiche amministrative al fine di contrastare il riciclaggio del denaro sporco» ed è «vicina al rispetto completo delle 40 raccomandazioni del FATF» (18). Una relazione del FMI datata ottobre 2001 ha rilevato che Gibilterra era conforme a 66 su 67 standard internazionali stabiliti sulla regolamentazione finanziaria, concludendo che la «supervisione è generalmente efficace e accurata (…) Gibilterra si classifica come supervisore di buon livello» (19). In base alle regole OCSE, Gibilterra è stata classificata come una giurisdizione fiscale cooperativa.
VI. VALUTAZIONE
(96)
Per essere considerata come aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato che istituisce la Comunità europea, una misura deve soddisfare i quattro criteri seguenti. Innanzitutto, la misura deve garantire ai beneficiari un vantaggio in grado di ridurre i costi che essi sopportano normalmente nel corso della loro attività. Secondariamente, il vantaggio dev'essere concesso dallo Stato o tramite risorse statali. In terzo luogo, la misura deve incidere sulla concorrenza e sugli scambi fra gli Stati membri. Infine, la misura dev'essere specifica o selettiva nel favorire determinate imprese o la produzione di determinate merci.
(97)
Secondo il punto 16 della comunicazione, il criterio principale di applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE a una misura fiscale è che essa «instauri, a favore di talune imprese dello Stato membro, un'eccezione all'applicazione del sistema tributario. Occorre quindi determinare innanzitutto quale sia il sistema generale applicabile». Tuttavia, dato che la riforma in oggetto solleva questioni in materia di selettività materiale e regionale, la Commissione dovrà esaminare prima l'aspetto della selettività regionale. La questione della selettività materiale dei diversi componenti della riforma nel contesto di Gibilterra viene esaminata separatamente in seguito, ai punti 128-152.
(98)
Nella sua decisione di avviare il procedimento di indagine formale sull'aiuto di Stato (20), la Commissione ha identificato il modo in cui la riforma nel suo insieme fornisce vantaggi alle società di Gibilterra rispetto a quelle del Regno Unito. Né il Regno Unito né il governo di Gibilterra hanno contestato la base fattuale di tale confronto, che viene pertanto ripetuta e approfondita in seguito.
(99)
Il regime fiscale per le imprese del Regno Unito prevede un'aliquota massima del 30 % sugli utili delle società. Al contrario, con la riforma, l'aliquota massima di imposta per tutte le società di Gibilterra, escluse le società di servizi, è del 15 %.
(100)
Le differenze fra il regime fiscale delle imprese del Regno Unito, da un lato, e quello di Gibilterra come previsto dalla riforma, dall'altro, hanno come conseguenza che le società operanti nel Regno Unito saranno tassate con un'aliquota massima del 30 % degli utili mentre le società (diverse dalle società di servizi) operanti a Gibilterra saranno tassate fino ad un massimo del 15 % degli utili. In aggiunta, come descritto di seguito ai punti 128-152, alcuni tipi di società potranno evitare completamente le imposte oppure sostenerle per il 5 % degli utili. Queste differenze di trattamento fiscale rappresentano un vantaggio per le società diverse dalle società di servizi, con sede a Gibilterra, rispetto alle società con sede nel Regno Unito.
(101)
Ulteriori vantaggi per le società con sede a Gibilterra rispetto a quelle nel Regno Unito sono costituiti da altre differenze nel regime fiscale. La Commissione osserva che con la riforma i redditi da capitali sono esclusi dal calcolo degli utili. Al contrario, i redditi da capitali sono generalmente soggetti a tassazione nel Regno Unito. Analogamente, le differenze nelle detrazioni da ammortamento danno luogo a dei vantaggi. Invece del 331/3 % di detrazioni per ammortamento sulle spese per impianti e macchinari, il regime fiscale del Regno Unito fornisce una detrazione del 25 % del valore residuo e non prevede alcun ammortamento generalmente applicabile per il primo anno.
(102)
Come risulta evidente dai precedenti paragrafi, l'opinione della Commissione sulla selettività regionale della proposta di riforma fiscale di Gibilterra è sostanzialmente che essa fornisce in generale un livello di imposizione fiscale inferiore rispetto a quello applicabile nel Regno Unito e che questa differenza equivale a un vantaggio selettivo per le società operanti a Gibilterra. Tale premessa risulta coerente con il punto 16 della comunicazione. Esso afferma che «il principale criterio per applicare l'articolo [87], paragrafo 1, a una misura fiscale» consiste nel fatto che «tale misura instauri, a favore di talune imprese dello Stato membro, un'eccezione all'applicazione del sistema tributario». Come indicato al punto 17 della comunicazione, «la prassi decisionale della Commissione ha finora dimostrato che solo le misure il cui ambito si estende a tutto il territorio dello Stato non soddisfano il criterio di specificità di cui all'articolo [87], paragrafo 1,» e «il trattato stesso definisce come configuranti aiuti le misure volte a promuovere lo sviluppo economico di una regione» (21). Anche se si applicassero automaticamente e in eguale misura a tutti gli operatori economici fiscalmente assoggettabili a Gibilterra, senza introdurre alcuna differenza di trattamento in favore di uno o più settori di attività, cosa che non rientra nel caso presente, le summenzionate riduzioni fiscali «sono infatti destinate esclusivamente ad imprese situate in una determinata regione dello Stato membro in questione e costituiscono per le stesse un vantaggio del quale non possono giovarsi imprese che intendano compiere analoghe operazioni economiche in altre zone dello stesso Stato» (22). In tal caso, le summenzionate riduzioni fiscali favoriscono realmente imprese che sono soggetti fiscali a Gibilterra, rispetto alle ditte operanti nel Regno Unito.
(103)
Il Regno Unito, il governo di Gibilterra e l'esecutivo delle isole Åland non condividono l'opinione per cui la misura sarebbe selettiva, cioè che favorirebbe «talune imprese o talune produzioni». Essi argomentano che dovrebbe essere fatta distinzione fra i casi in cui lo Stato concede benefici fiscali di estensione limitata a parte del territorio nazionale e casi in cui tali benefici vengono concessi da un'autorità regionale infrastatale per la parte territoriale che ricade nella sua giurisdizione: i primi sono selettivi poiché la loro estensione è limitata ad alcune delle imprese sotto la giurisdizione statale, mentre i secondi rappresentano misure generali poiché si applicano a tutte le imprese ricadenti nella giurisdizione dell'autorità regionale.
(104)
La Commissione ritiene in primo luogo che l'elemento di selettività nel concetto di aiuto è basato su un paragone fra il trattamento favorevole concesso ad alcune imprese e il trattamento che si applica ad altre imprese nello stesso sistema di riferimento. La definizione di tale sistema assume un'importanza aggiuntiva nel caso delle misure fiscali, poiché l'esistenza stessa di un vantaggio può essere stabilita unicamente in collegamento a un sistema fiscale definito come normale. In teoria, sia dallo schema generale del trattato, che riguarda gli aiuti concessi dallo Stato o tramite risorse statali, sia dal ruolo fondamentale che le autorità principali degli Stati membri svolgono nel definire l'ambiente politico ed economico in cui operano le imprese, grazie alle misure da esse adottate, ai servizi che forniscono ed eventualmente ai trasferimenti finanziari che compiono, si evince che il sistema in cui tale paragone dovrebbe essere fatto è l'economia dello Stato membro. A tale riguardo, il testo dello stesso trattato, che classifica le misure volte a «favorire lo sviluppo economico» di una regione particolare [articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c)] come aiuto di Stato che può essere considerato compatibile, statuisce che i benefici la cui portata sia limitata a parte del territorio dello Stato soggetto alle regole sull'aiuto possono essere considerati benefici selettivi. È chiaro che se il contesto di riferimento per la determinazione della selettività territoriale di una misura è il territorio in cui si applica, le misure che avvantaggiano tutte le imprese in quel territorio diverrebbero per definizione misure generali. La prassi costante della Commissione, confermata dalla Corte di giustizia, consiste al contrario nel classificare come aiuti i regimi applicabili in particolari regioni o territori che sono favorevoli in paragone al regime generale di uno Stato membro (23).
(105)
Secondariamente, l'argomentazione del Regno Unito, secondo cui i benefici di limitata estensione territoriale divengono misure generali nella regione interessata solo perché sono stabiliti dall'autorità regionale invece che da quella centrale e che si applicano in tutto il territorio sottoposto alla giurisdizione regionale, non può essere compatibile con il concetto di aiuto. Il concetto è oggettivo, comprende ogni tipo di aiuto in grado di ridurre il carico normalmente sopportato dal bilancio di una o più ditte in varie forme, indipendentemente da fini, giustificazioni od obiettivi o dallo status dell'autorità pubblica che lo stabilisce o il cui bilancio sopporta l'onere. Una distinzione basata esclusivamente sull'entità che decide la misura eliminerebbe ogni efficacia dell'articolo 87 del trattato, destinato ad applicarsi alle misure interessate solo in base ai loro effetti sulla concorrenza e sul commercio della Comunità (24). Questo tipo di aiuto, pertanto, non può essere affrontato in modo diverso da misure che hanno gli stessi obiettivi, utilizzano le stesse risorse e hanno gli stessi effetti su commercio e concorrenza, solo in base al criterio formale del grado di autonomia dell'autorità infrastatale che lo stabilisce. Secondo le conclusioni summenzionate dell'avvocato generale Saggio, nelle cause riunite C-400/97, C-401/97 e C-402/97, «il fatto che le misure in discorso siano adottate da collettività territoriali dotate di competenza esclusiva ai sensi del diritto nazionale appare invero una circostanza meramente formale (...) che non è sufficiente a giustificare il trattamento preferenziale riservato alle imprese che rientrano nel campo di applicazione dei provvedimenti forali. Se così non fosse, lo Stato potrebbe agevolmente evitare l'applicazione, in parte del proprio territorio, delle disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato semplicemente apportando modifiche alla ripartizione interna delle competenze in determinate materie, così da invocare la natura ‘generale’ per quel determinato territorio della misura in questione».
(106)
La Commissione sottolinea che l'utilizzo di un criterio meramente istituzionale per differenziare gli «aiuti» dalle «misure generali» porterebbe inevitabilmente a differenze di trattamento nell'applicazione delle regole sugli aiuti agli Stati membri, a seconda che abbiano adottato un modello centralizzato o decentralizzato di allocazione delle competenze fiscali (o altre competenze, come ad esempio quelle legate alla previdenza sociale). Se le argomentazioni del Regno Unito fossero accettate, gli Stati membri in cui l'organizzazione amministrativa interna permettesse a determinate autorità regionali al di sotto del livello statale di apportare cambiamenti al sistema fiscale generale in forma di benefici fiscali applicabili alle ditte che operano nelle rispettive regioni, sfuggirebbero alle regole sull'aiuto regionale in relazione a tali regioni e tali misure.
(107)
La Commissione sottolinea che, se le misure completamente identiche per obiettivi, tecnica ed effetti non fossero soggette alle stesse regole, ciò andrebbe contro l'uguaglianza di trattamento e creerebbe serie distorsioni nel funzionamento del mercato comune. L'esistenza di regole sugli aiuti riguardanti vantaggi fiscali regionali dovrebbe essere basata su criteri obiettivi e non può dipendere da un fattore puramente istituzionale come l'applicazione, in un momento particolare, di autonomia fiscale più o meno estesa in favore di un'autorità infrastatale di ampiezza territoriale più o meno estesa. Se tale tecnica fosse generalizzata, comprometterebbe l'uguaglianza nell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato, rendendole pertanto inefficaci.
(108)
Nell'approccio della Commissione, l'autonomia fiscale dell'autorità regionale che concede i benefici non è mai stata considerata come un fattore che permetta di non considerare le misure come aiuto. Nella decisione 93/337/CEE (25), il riconoscimento che «le competenti istituzioni di ciascuna delle tre province basche possono, a determinate condizioni, conservare, stabilire e regolamentare il regime tributario all'interno del loro territorio» non impediva alla Commissione di rilevare che ai vantaggi fiscali in questione creati dalle tre province si applicava l'articolo 87, paragrafo 1, e dal dichiararli incompatibili perché non erano conformi alle regole sugli aiuti regionali e settoriali (26). Altri casi riguardanti le misure adottate dalle autorità delle province basche sono stati decisi sulla base della selettività materiale (27). La questione della selettività regionale non era stata affrontata dalle corti comunitarie nello stabilire la validità di tali decisioni (28), poiché la Commissione non si era basata su tale criterio nella propria decisione: le osservazioni del Regno Unito e del governo di Gibilterra sulla competenza territoriale non sono pertanto rilevanti. Nelle successive decisioni sui regimi di sgravi fiscali attuati da autorità fiscali autonome, la Commissione, nell'affermare che le misure esaminate costituivano aiuto a causa della loro selettività materiale, ha espressamente lasciato aperta la possibilità di esaminarne la selettività territoriale (29). In una recente decisione riguardante i vantaggi fiscali concessi dalle autorità della regione delle Azzorre, la Commissione è giunta alla conclusione che le misure considerate erano selettive sebbene si applicassero a tutte le imprese attive in quella regione (30).
(109)
Infine, la Commissione sottolinea che classificare tali misure come aiuto non mette in questione l'autonomia fiscale di Gibilterra, derivante da relativi accordi e prassi costituzionali. Essa cerca semplicemente di assicurare che, in casi dove Gibilterra eserciti la propria autonomia riducendo l'ammontare di imposte applicate a livello nazionale, i benefici fiscali concessi siano conformi alle regole comunitarie sull'aiuto regionale e alle altre strutture applicabili, su una base di eguaglianza per tutto il territorio comunitario. Ciò sia detto senza pregiudizio per la possibilità che tali vantaggi siano compatibili con il mercato comune.
(110)
La Commissione non può neanche sostenere che le riduzioni fiscali summenzionate siano giustificate dalla natura o dallo schema generale del sistema fiscale, o che a causa della loro razionalità economica siano necessarie o funzionali in relazione all'efficacia di quel sistema, in particolare, nella misura in cui queste riduzioni non derivino dall'applicazione di principi quali la proporzionalità o la tassazione progressiva, poiché al contrario generalmente favoriscono imprese in una regione specifica indipendentemente dalla loro situazione finanziaria e non possono essere considerate insite nel sistema fiscale.
(111)
Il Regno Unito e il governo di Gibilterra avanzano una serie di argomentazioni a sostegno della tesi in base alla quale, se la riforma proposta produce in generale una minore imposizione fiscale per le società di Gibilterra rispetto a quelle del Regno Unito, non comporta per sé stessa aiuto di Stato nel senso inteso dall'articolo 87, paragrafo 1, del trattato che istituisce la Comunità europea. Tali argomentazioni vengono esaminate di seguito.
(112)
Affermare che l'aiuto di Stato sia presente solo se le risorse di Stato vengono utilizzate tramite perdita di introiti fiscali e che nel caso di Gibilterra non si verifica tale perdita poiché non esiste un'aliquota d'imposta del Regno Unito per un'attività che si possa applicare anche a Gibilterra, rappresenta un'argomentazione sulla natura formale della misura. Ugualmente formalistica, nel senso inteso dall'avvocato generale Saggio, è l'argomentazione secondo cui, anche se la presunta misura di aiuto fosse abolita, l'aliquota standard o normale del Regno Unito non si applicherebbe e che perciò qualsiasi paragone nel caso in cui il sistema fiscale venga concepito a livello locale non è significativo ai fini degli aiuti di Stato. Dato che lo stesso risultato può essere ottenuto con tecniche giuridiche diverse, ottenendo una deroga esplicita a un sistema che si applicherebbe altrimenti o stabilendo sistemi formalmente separati da applicare a situazioni simili, la selettività di una misura non può essere determinata unicamente applicando il criterio «but for», paragonando la situazione risultante dalla relativa misura con la situazione che esisterebbe in mancanza di detta misura. Al contrario, è necessario paragonare la misura sulla base di altre misure che si applicano in situazioni simili, in questo caso la tassazione delle società nel Regno Unito. Sebbene la valutazione di una misura con le regole sugli aiuti di Stato non dipenda dalla natura delle misure precedentemente in vigore, si può notare che il sistema fiscale attualmente applicato a Gibilterra segue ampiamente il modello del Regno Unito, con l'eccezione dei vantaggi concessi all'economia offshore.
(113)
Analogamente, le argomentazioni del governo di Gibilterra, che contrappongono i poteri regionali (o secondari) di ridurre un'aliquota d'imposta nazionale ai propri poteri indipendenti su tutto il sistema fiscale, riguardano le competenze interne del Regno Unito e dei suoi territori. In ogni caso, il livello di autonomia fiscale conferito a un determinato territorio non può rappresentare il fattore decisivo poiché, essendo questo elemento a discrezione degli Stati membri, sarebbe impossibile stabilire una chiara distinzione al riguardo e ciò condurrebbe a un trattamento iniquo di situazioni simili. Un tale risultato andrebbe inoltre contro il principio per cui, al fine di stabilire il carattere di aiuto di Stato di una determinata misura, bisogna contemplarne gli effetti.
(114)
Il Regno Unito afferma che non esiste un sistema comune di riferimento a cui le società di Gibilterra sarebbero soggette nel caso in cui la misura fosse abolita. Si tratta di un ragionamento circolare, poiché l'assenza di un sistema comune è la conseguenza della concessione di autonomia fiscale e la stessa esistenza di una giurisdizione fiscale specifica in una determinata regione è il risultato di una scelta effettuata dallo Stato membro in questione. Se un governo centrale decide di cedere il proprio potere per stabilire una struttura impositiva uniforme per le imprese, permettendo a un'entità subnazionale di ridurre l'aliquota d'imposta o introdurre un altro sistema fiscale più vantaggioso, il risultato della decentralizzazione di potere è una deroga dal comune sistema di riferimento. Di fatto, fornire direttamente una riduzione dell'aliquota d'imposta, o concedere a un territorio la possibilità di ridurre un'aliquota d'imposta comune, o esentare un territorio da un sistema comune concedendogli il potere di stabilire un sistema fiscale più vantaggioso, produce lo stesso risultato: permette a determinate società di una certa regione di pagare imposte più basse mentre le risorse di Stato vanno perdute.
(115)
La Commissione non può accettare la tesi del Regno Unito secondo cui una giurisdizione fiscale che non interessi l'intero Stato membro non potrebbe adottare alcuna aliquota d'imposta se non quella applicabile nell'altra giurisdizione fiscale dello Stato. Come già precedentemente menzionato, la chiave per qualsiasi analisi di misure fiscali alla luce delle regole sugli aiuti di Stato sta nello stabilire il sistema applicabile comunemente, in questo caso il sistema fiscale del Regno Unito. In tale contesto, si dovrebbe notare che la presente decisione non riguarda un meccanismo che permetterebbe a tutte le autorità locali di un livello particolare (regioni, territori o altro) di introdurre e applicare imposte locali. Al contrario, il caso considerato implica una riduzione applicabile unicamente a Gibilterra. In ogni caso, il fatto che un vantaggio fiscale costituisca aiuto di Stato non significa che non possa essere ritenuto compatibile con il mercato comune.
(116)
L'argomentazione secondo cui l'imposizione di un'aliquota maggiore d'imposta in una data regione avrebbe automaticamente la conseguenza che le aliquote d'imposta inferiori applicate nel resto dello Stato diventino aiuto di Stato non ha niente a che vedere con il caso in questione, non corrisponde alla tesi sostenuta dalla Commissione e non è corretta. In tal caso, ci sarebbe un sistema comune applicato in tutte le regioni tranne una. Per definizione, tale sistema non costituirebbe aiuto di Stato. Ovviamente, la deroga risultante dall'aliquota maggiore applicata in una data regione non costituirebbe un vantaggio e pertanto non si configurerebbe nemmeno come aiuto di Stato. Questo dimostra ancora una volta che è comunque possibile per uno Stato membro concedere autonomia fiscale a determinate regioni senza necessariamente concedere aiuti di Stato a determinate società.
(117)
I paralleli tratti dal Regno Unito con l'accordo dell'OMC in materia di sussidi non sono rilevanti, in quanto l'ordinamento giuridico nell'Unione europea è affatto distinto da qualsiasi legge internazionale prevista dagli accordi dell'OMC, il regime di controllo degli aiuti di Stato in un singolo mercato dev'essere ovviamente più rigoroso rispetto alle regole applicabili ai sussidi elaborate in un accordo mondiale e il fatto che una misura possa non essere considerata un «sussidio specifico» in base all'accordo sui sussidi non può ridurre la portata della definizione di aiuto prevista dall'articolo 87, paragrafo 1, del trattato che istituisce la Comunità europea (31).
(118)
Per quanto riguarda le conseguenze in termini di aiuti di Stato di ogni futura decisione da parte del Regno Unito nel condividere la sovranità su Gibilterra con la Spagna, le argomentazioni presentate sono meramente di natura ipotetica e si riferiscono a una situazione che in ogni caso dovrebbe essere affrontata con provvedimenti specifici riguardanti l'applicazione della legislazione comunitaria. I fatti attualmente relativi al caso in questione non sono in accordo con l'ipotesi presentata dal Regno Unito e non risultano quindi rilevanti nell'accertare l'eventuale esistenza di aiuto di Stato.
(119)
Il Regno Unito obietta al paragone fatto dalla Commissione fra differenti esenzioni e ammortamenti presenti a Gibilterra con quelle del Regno Unito. I motivi di tale obiezione sono che, laddove i sistemi fiscali o le basi fiscali sono diversi, è impossibile fare paragoni significativi. Tuttavia, a differenza di quanto asserito dal Regno Unito, è possibile effettuare paragoni significativi, come indicato nel precedente punto 100. Le differenze identificate costituiscono ulteriori elementi di analisi in grado di dimostrare che, rispetto al sistema fiscale del Regno Unito (il «sistema comune applicabile»), le imprese di Gibilterra in generale godono di una minore pressione fiscale.
(120)
Il Regno Unito invoca il principio di sussidiarietà, al fine di sostenere che se uno Stato membro può funzionare con due o più giurisdizioni fiscali autonome in competizione per le entrate fiscali derivanti dalla tassazione delle imprese entro il proprio territorio senza subire significativi effetti di distorsione sulla concorrenza, non rientra nel principio di sussidiarietà del trattato CE che l'intervento nella struttura costituzionale dello Stato membro diventi di competenza comunitaria. Quest'argomentazione è basata sia sulla falsa premessa che non ci siano effetti di distorsione significativi (o che essi siano contenuti interamente entro il Regno Unito e Gibilterra senza fuoriuscire in altri Stati membri) sia sul fraintendimento del principio di sussidiarietà. L'articolo 5 del trattato CE è piuttosto esplicito sul fatto che il principio di sussidiarietà si applica unicamente in quelle aree che non rientrano nella competenza esclusiva della Comunità. Poiché il controllo degli aiuti di Stato rappresenta un settore di esclusiva competenza della Commissione, il principio di sussidiarietà non si applica. Nell'esaminare le riforme proposte, compresa la questione della selettività regionale, così come in qualsiasi indagine in materia di aiuti di Stato riferita a misure fiscali, la Commissione non persegue l'uniformità fiscale, ma adempie semplicemente ai suoi obblighi previsti dal trattato in merito di controllo degli aiuti di Stato.
(121)
Contrariamente a quanto affermato dal Regno Unito, il principio secondo cui uno Stato membro non può invocare la propria legge nazionale per evitare gli obblighi derivanti dalla legislazione comunitaria è invero rilevante in relazione al problema della selettività. Come già stabilito, il modo in cui uno Stato membro è organizzato ai fini della tassazione è una questione di forma: esso non può invocare l'esistenza di regioni fiscali autonome, per quanto estesi siano i loro poteri, al fine di sfuggire all'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato. Ciò, tuttavia, non interferisce con la possibilità per gli Stati membri di decentrare i loro poteri. La questione riguarda l'esercizio di tali poteri decentrati. Gli Stati membri e gli organismi a cui sono stati devoluti i poteri devono garantire che la normativa comunitaria, compresa quella sugli aiuti di Stato, venga rispettata. Più concretamente, dove i poteri fiscali vengono devoluti ma permane un sistema di riferimento centrale, gli Stati membri devono assicurare che le riduzioni delle imposte, qualora costituiscano aiuto, siano compatibili con il mercato comune.
(122)
Il Regno Unito afferma, tra l'altro, che Gibilterra non fa parte del Regno Unito, possiede le proprie istituzioni e ordine costituzionale ben distinti ed è autonoma, autogovernata ed economicamente autosufficiente.
(123)
La Commissione accetta che Gibilterra non faccia parte del Regno Unito ai fini delle leggi nazionali e che abbia istituzioni distinte, sebbene le autorità del Regno Unito mantengano alcune competenze e prerogative, compreso il potere di assicurare che le misure adottate da Gibilterra nelle questioni interne non entrino in conflitto con gli obblighi del Regno Unito derivanti dal trattato CE. Tuttavia, come nel caso di altre regioni autonome, questo fatto non cambia la valutazione delle misure adottate dalle autorità di Gibilterra. Gibilterra fa parte della Comunità in virtù dei propri legami con il Regno Unito. Tutte le regole della Comunità si applicano a Gibilterra, fatte salve le eccezioni risultanti dall'articolo 28 dell'atto di adesione, da quando il Regno Unito è divenuto uno Stato membro e in forza del suo status di membro. Di conseguenza, i cittadini dei territori britannici dipendenti che acquistano la cittadinanza da un collegamento con Gibilterra sono cittadini dell'Unione. Questi cittadini e le società iscritte a Gibilterra godono dei diritti e della libertà riconosciute dal trattato, compresa la libertà di fornire servizi, la libertà di residenza e di libera circolazione dei capitali, importanti per le attività economiche dei beneficiari. Il Regno Unito è responsabile di assicurare il rispetto della normativa comunitaria a Gibilterra, che a tal fine viene considerata parte del suo territorio (32). Gibilterra dev'essere pertanto considerata parte del Regno Unito ai fini delle regole sugli aiuti di Stato, compresa l'applicazione degli articoli 87 e 88 alle misure fiscali.
(124)
Anche se potrebbe essere vero che la legge CE si applica a Gibilterra in virtù dell'articolo 299, paragrafo 4, del trattato CE piuttosto che dell'articolo 299, paragrafo 1, tale fatto non consente a Gibilterra una posizione particolare ai fini dell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato in generale e sugli aiuti di Stato regionali in particolare. I paragrafi 1, 2 e 4 dell'articolo 299 prevedono tutti che si applichino le norme del trattato e che nessuna differenza sia rilevata fra il regime giuridico dei vari territori elencati in ogni paragrafo, fatte salve deroghe specifiche ed espresse. Come spiegato precedentemente, l'atto di adesione non esclude Gibilterra dall'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato. Il modo in cui la normativa UE è applicata a Gibilterra, compresa la trasposizione di direttive e l'istituzione di autorità competenti, non è rilevante per stabilire se la riforma in questione costituisca o meno aiuto di Stato. Il modo in cui uno Stato membro attua la legislazione UE è una questione meramente legata alla divisione interna di competenze nell'ambito dello Stato. Il fatto che una misura venga adottata a livello subnazionale non influisce in alcun modo sull'applicazione dell'articolo 87 del trattato CE (33).
(125)
Infine, il fatto che il bilancio di un determinato territorio sia autosufficiente non è immediatamente rilevante per la valutazione delle misure adottate dalle autorità di quel territorio alla luce delle regole sugli aiuti di Stato. Tale valutazione dev'essere basata sugli effetti delle misure per le imprese che ne beneficiano e non sulla situazione dell'autorità che le concede. In particolare, un piccolo territorio come Gibilterra può divenire autosufficiente proprio in conseguenza alla sua capacità di applicare tasse inferiori e attrarre così le imprese, in particolare le attività offshore. In ogni caso, è opinione comune che Gibilterra dipende dal Regno Unito, tra l'altro, per la sua politica estera, compresa l'appartenenza all'Unione europea, per la difesa e per la sua politica monetaria. Essa beneficia di una serie di servizi forniti dal Regno Unito. Inoltre, dalla struttura istituzionale esistente sembra che la responsabilità finanziaria per Gibilterra ricada in ultima analisi sul Regno Unito.
(126)
Per quanto riguarda i commenti dell'esecutivo delle isole Åland sul fatto che una misura fiscale generale entro una regione autogovernata non è selettiva, essi si basano su argomentazioni simili a quelle avanzate dal Regno Unito e dal governo di Gibilterra. La Commissione fa riferimento al ragionamento prima sviluppato, in particolare ai punti 104-109. La Commissione rileva inoltre che nel caso delle società assicurative vincolate delle isole Åland era in grado di stabilire la selettività materiale della misura. Al fine di ottenere una decisione finale negativa sulla misura non fu pertanto necessario basarsi sulla sua selettività regionale.
(127)
La Commissione conclude pertanto che, istituendo un sistema di tassazione delle imprese a Gibilterra, con un'aliquota in generale inferiore rispetto al Regno Unito, la riforma conferisce un vantaggio selettivo alle imprese a Gibilterra.
(128)
Una conseguenza della limitazione dell'importo combinato di imposta sui salari e imposta sull'occupazione di beni immobili al 15 % degli utili è che, indipendentemente da salari e dall'occupazione di beni immobili, le società che non producono utili non vengono tassate. Ciò diviene effettivamente un'esenzione per le società non redditizie e costituisce un vantaggio che solleva tali società dall'imposta sui salari e dall'imposta sull'occupazione di beni immobili che normalmente graverebbero sui loro bilanci.
(129)
Tale esenzione dalle due imposte succitate è selettiva, poiché si applica soltanto alle società che non producono utili. Oltre alle imprese in difficoltà e a quelle la cui fonte principale di reddito deriva da redditi di capitale, ogni anno tra tali società potrebbero essere comprese, ad esempio, imprese operanti in settori di attività ciclica, imprese agli stadi iniziali di attività e società i cui utili vengano eliminati tramite pagamenti addizionali ad azionisti-dipendenti o altri dipendenti. La Commissione non può accettare le argomentazioni del Regno Unito secondo cui la limitazione quantitativa insita nel sistema che esenta le società non redditizie, applicandosi nello stesso modo a tutte le società, indipendentemente da grandezza e settore, non sarebbe pertanto selettiva. Sebbene apparentemente generali, è in realtà possibile identificare certe categorie definibili di società che si avvantaggiano dall'esenzione fiscale, come verrà dimostrato in seguito.
(130)
La Commissione non può neppure accettare le argomentazioni del Regno Unito per cui, anche se l'esenzione per le società non redditizie fosse selettiva, ciò sarebbe giustificato dalla natura o dal regime di tassazione delle imprese.
(131)
Mentre l'esenzione delle società non redditizie è una caratteristica intrinseca di un sistema basato sulla tassazione degli utili, ciò non avviene quando l'imposta è applicata sul numero dei dipendenti o sull'utilizzo aziendale di proprietà immobiliari. Tali sistemi sono stati concepiti in modo tale da stabilire una base completamente differente per le imprese assoggettabili. Ad esempio, nella logica interna di un sistema di imposta sui salari, si prevede che ogni dipendente generi una corrispondente imponibilità all'imposta sui salari per l'impresa che l'ha assunto. In tal senso, il parallelo fatto dalla Commissione con i contributi di previdenza sociale è valido, indipendentemente dal fatto, come osserva il Regno Unito, che il loro fine sia diverso da una misura fiscale. Anche se l'imposta sui salari fosse introdotta come un sostituto dell'imposta sugli utili (questa non è un'argomentazione avanzata dal Regno Unito), rientrerebbe ancora nella logica di un sistema basato sull'imposta sui salari che le società non redditizie siano assoggettate a tale imposta. L'utilizzo dei salari come indicatore di redditività elimina la necessità di accertare i redditi o supera le difficoltà legate a tale accertamento. Non è il caso di Gibilterra, dove, secondo la riforma, la misurazione degli utili delle società è una caratteristica delle disposizioni relative sia all'imposta sui salari sia all'imposta complementare.
(132)
Il Regno Unito afferma che il sistema è basato sull'uso redditizio del lavoro e pertanto coerente come tale. Ciò suggerisce l'esistenza di un sistema ibrido, in cui due differenti basi fiscali vengono utilizzate a seconda della situazione delle società. In tali circostanze, diviene impossibile rilevare la natura e lo schema generale del sistema e applicare questa giustificazione. In particolare, non si può tenere conto del fatto che ogni caratteristica di tale sistema è parte integrante dello schema generale, poiché ciò corrisponderebbe ad accettare una giustificazione automatica di tale sistema.
(133)
La Commissione conclude pertanto che l'esenzione delle società non redditizie dall'imposta sui salari e dall'imposta sull'occupazione di beni immobili, tramite l'applicazione del limite del 15 %, ha natura selettiva e, se vengono soddisfatte le altre condizioni, può costituire aiuto di Stato per quelle società che ne beneficiano. Non può essere giustificata dalla natura o dallo schema generale del sistema fiscale proposto. Ciò si esprime senza pregiudizio alcuno per la valutazione della compatibilità di tale misura.
(134)
Una seconda conseguenza della limitazione dell'importo combinato dell'imposta sui salari e di quella sull'occupazione di beni immobili al 15 % degli utili è che le società che producono redditi, e la cui imposizione fiscale eccederebbe altrimenti tale soglia, vengono esonerate dalle imposte che dovrebbero versare oltre tale soglia. Questa riduzione fiscale costituisce un vantaggio per le società che ne beneficiano, esonerandole da un onere che normalmente peserebbe sul loro bilancio.
(135)
Anche il limite del 15 % è pertanto selettivo, poiché solo un numero limitato di società potrà godere di una riduzione dell'imposizione fiscale tramite la sua applicazione. Sebbene Regno Unito e Gibilterra non affermino più che al massimo dieci imprese beneficeranno di tale limite, esso limita comunque la portata dell'applicazione dell'imposta sui salari e dell'imposta sull'occupazione di beni immobili. I beneficiari saranno società ad alto impiego di manodopera che, per l'anno fiscale in questione, hanno bassi utili in relazione al numero dei dipendenti e all'occupazione di strutture immobiliari. L'applicazione di un sistema basato unicamente sul sistema dell'imposta sui salari e dell'imposta sull'occupazione di beni immobili comporterebbe un livello molto alto di tassazione per tali società.
(136)
A riguardo delle argomentazioni di Regno Unito e Gibilterra, la Commissione osserva che non è possibile identificare un gruppo specifico di società e che le regole sono applicabili generalmente a tutte le società di Gibilterra. Tuttavia, ciò non impedisce che il limite del 15 % sia di fatto selettivo nel modo descritto al paragrafo precedente. A tale riguardo, i riferimenti fatti al punto 14 della comunicazione da parte del Regno Unito e Gibilterra non sono rilevanti poiché non escludono la possibilità che apparentemente le misure generali possano costituire aiuto di Stato. In particolare, il punto 14 prevede, ad esempio, incentivi fiscali per investimenti e misure specifiche mirati a ridurre la tassazione del lavoro «per tutte le imprese», il che non si applica per il limite del 15 %, il quale avvantaggia solo le società che producono un utile limitato rispetto al numero dei dipendenti. Inoltre, il limite del 15 % non è una misura puramente tecnica nel senso del primo capoverso del punto 13 della comunicazione. Mentre i sistemi convenzionali di tassazione delle imprese limitano la proporzione di utili pagati in tasse attraverso l'applicazione di aliquote d'imposta (i sistemi a fasce includono un'aliquota massima d'imposta), la misura tecnica equivalente in un sistema basato sull'imposta sui salari è l'aliquota d'imposta per dipendente, nel caso di Gibilterra, con un'aliquota uniforme di 3 000 GBP. L'introduzione, in un sistema fiscale basato sull'imposta sui salari e sull'imposta sull'occupazione di beni immobili, di un limite collegato a un criterio diverso, cioè il livello di utili, non può essere paragonato all'applicazione di aliquote variabili in un sistema progressivo di tassazione degli utili, giustificato dalla natura e dallo schema generale del sistema (punto 24 della comunicazione). Il limite del 15 % non rappresenta neanche una misura in grado di perseguire un obiettivo di politica economica generale, nel senso inteso dal secondo capoverso del punto 13 della comunicazione, così come non riduce il carico fiscale collegato a determinati costi di produzione per l'intera economia di Gibilterra, beneficiando solo un numero limitato di imprese. Inoltre, il limite non è collegato direttamente ai costi di lavoro o di proprietà immobiliari per uso aziendale, ma piuttosto alla redditività delle società. Quest'ultimo è un elemento esterno all'imposta sugli stipendi e all'imposta sull'occupazione di beni immobili.
(137)
La Commissione non accetta l'argomentazione del Regno Unito per cui, se il limite del 15 % è selettivo, è giustificato dalla natura e/o dallo schema generale del sistema di cui fa parte. Non c'è niente di intrinseco in un sistema di tassazione dell'uso redditizio della forza lavoro e degli immobili che richieda un limite alla percentuale di utili che una società deve pagare a seguito dell'uso di tali fattori tassabili. La logica inerente di tale sistema è che più persone una società impiega e più immobili utilizza, maggiore sarà la sua imponibilità fiscale. Le argomentazioni avanzate dal Regno Unito sono di natura essenzialmente economica. Esse non sono collegate alla logica interna del sistema proposto.
(138)
Il Regno Unito suggerisce che l'economia di Gibilterra è più vulnerabile che la maggior parte delle altre agli shock creati dalla competizione fiscale e che è possibile che le società non si possano permettere di andarsene da uno Stato membro maggiore tanto facilmente quanto possono fare con Gibilterra. Tuttavia, la Commissione fa notare che sono state presentate poche prove a supporto di questa ipotesi, la quale, rivelandosi vera, suggerirebbe che il limite del 15 % sia parte di una strategia messa a punto per trattenere, se non attirare, capitale mobile verso Gibilterra che, a causa delle limitatezze fisiche del territorio, probabilmente sarà meta di servizi finanziari e di altro genere. Analogamente, l'argomentazione secondo cui un elemento regressivo non sarebbe richiesto nella tassazione delle imprese di pubblici servizi che occupano posizioni di monopolio o quasi monopolio del mercato di Gibilterra, indica che il capitale mobile è l'obiettivo del limite del 15 %.
(139)
Per quanto riguarda l'argomentazione per cui, senza un elemento regressivo, una tassa sul lavoro potrebbe scatenare massicce sospensioni dal lavoro e instabilità in tempi di fluttuazioni cicliche del mercato, la Commissione potrebbe semplicemente osservare che si tratta di una caratteristica inerente a tale sistema. In ogni caso, a 3 000 GBP per dipendente, l'imposta sui salari rappresenterebbe solo una piccola parte del costo del lavoro generale per unità (34). Pertanto, l'incentivo a ridurre i posti di lavoro al fine di controllare i costi esisterebbe nella stessa misura in presenza o assenza di imposta sui salari.
(140)
La Commissione sottolinea anche l'impatto del limite del 15 % sui settori offshore e onshore dell'economia di Gibilterra. Il settore offshore comprende società esentate e società qualificate, la cui legislazione verrà abrogata come parte della riforma. Le società esentate tendono a non avere presenza fisica a Gibilterra (né dipendenti né strutture) e pagano una tassa fissa compresa fra 200 GBP e 300 GBP all'anno. Al contrario, le società qualificate hanno una presenza fisica a Gibilterra (impiegano un numero significativo di persone) e negoziano la loro aliquota d'imposta con le autorità. La grande maggioranza delle società qualificate paga l'imposta per le imprese a un'aliquota compresa fra 2 % e 10 % degli utili. Il limite del 15 % pertanto frena ogni aumento che le società qualificate potrebbero affrontare nell'attuazione della riforma. Al contrario, l'economia onshore (a differenza delle imprese di pubblici servizi) vedrebbe diminuire la propria aliquota d'imposta dall'attuale aliquota d'imposta standard per le imprese, pari al 35 %. Il governo di Gibilterra sembra anche ammettere che la riforma nel suo insieme (cioè comprendendo il limite del 15 %) è stata messa a punto per rispondere a particolari «esigenze e preferenze» fiscali dei settori all'interno dell'industria dei servizi finanziari offshore (35). La Commissione osserva inoltre che, nell'abbandonare il progetto originale di un limite di 500 000 GBP dell'imposizione fiscale, il Regno Unito ha indicato che Gibilterra, di conseguenza, ridurrà l'imposta complementare sui servizi finanziari dall'8 % al 4-6 %. Ciò suggerisce che la limitazione dell'imposizione fiscale viene intesa a favore di società di servizi finanziari, molte delle quali sono società qualificate, la fonte principale di impiego nel «centro finanziario» di Gibilterra.
(141)
La Commissione conclude pertanto che nelle circostanze del caso di specie, il limite del 15 % è selettivo e, se le altre condizioni vengono soddisfatte, può costituire aiuto di Stato per le società che beneficiano della sua applicazione. Non può essere giustificato dalla natura o dallo schema generale del sistema fiscale proposto. Ciò viene detto senza pregiudizio sulla valutazione della compatibilità di tale misura.
(142)
Il punto 13 della comunicazione statuisce che «le misure fiscali a favore di tutti gli agenti economici che operano sul territorio di uno Stato membro sono, in linea di principio, misure di carattere generale. Devono essere effettivamente destinate a tutte le imprese su una base di parità di accesso e il loro ambito non dev'essere di fatto ridotto, ad esempio, dal potere discrezionale dello Stato nella loro concessione o attraverso altri elementi che ne limitino gli effetti pratici. Questa condizione non restringe tuttavia il potere degli Stati membri di scegliere la politica economica che ritengono più appropriata e, in particolare, di ripartire la pressione fiscale nella maniera prescelta sui diversi fattori di produzione. Non costituiscono aiuto di Stato, purché si applichino indistintamente a tutte le imprese e tutte le produzioni, le misure sotto elencate:
-
misure di pura tecnica fiscale (ad esempio, fissazione delle aliquote di imposta, delle regole di deprezzamento e di ammortamento e di quelle per il riporto delle perdite; disposizioni volte ad evitare la doppia imposizione o l'evasione fiscale);
-
misure che, nel ridurre l'onere fiscale connesso a determinati costi di produzione, perseguono un obiettivo di politica economica generale (ad esempio, ricerca e sviluppo, ambiente, formazione, occupazione)».
(143)
Senza pregiudizio per le considerazioni riguardanti gli effetti delle proposte di riforma (nel suo insieme) ai punti 147-152 o quelle riguardanti la selettività regionale ai punti 98-127, l'imposta sui salari, per cui tutte le imprese siano imponibili per l'ammontare di una somma fissa per dipendente all'anno può, almeno in certe circostanze, essere considerata selettiva se applicata in assenza di un sistema generale di tassazione degli utili delle società e in sostituzione di tale sistema. Ciò avviene quando si prendono in considerazione le caratteristiche specifiche dell'economia di Gibilterra e in particolare l'esistenza di un grande settore offshore senza alcuna presenza fiscale, il quale sfuggirebbe a ogni tassazione con il sistema dell'imposta sui salari e dell'imposta sull'occupazione di beni immobili. Anche se un simile sistema si applica formalmente senza discriminazioni a tutte le imprese, di fatto esso va a beneficio delle attuali «società esenti» che non hanno alcun dipendente a Gibilterra. Ciò costituisce un vantaggio specifico a favore di queste imprese senza presenza reale a Gibilterra, che di conseguenza non incorrono nella tassazione per le imprese. Questo vantaggio non è realmente accessibile a tutte le imprese su base paritaria nel senso inteso dalla seconda frase del punto 13 della comunicazione. In realtà, l'effetto pratico del vantaggio è ristretto a certe imprese. Inoltre, l'imposta sui salari proposta da Gibilterra essenzialmente non costituisce una misura fiscale di natura puramente tecnica nel senso inteso dal primo capoverso del punto 13 della comunicazione, poiché non è un adeguamento tecnico di un sistema generale, ma riguarda la base fiscale. In questo caso specifico, l'esenzione non rappresenta una misura volta a fini di politica economica generale nel senso del secondo capoverso del punto 13 della comunicazione, poiché non riduce alcun costo di produzione, ma aumenta invece i costi del lavoro. Lo stesso ragionamento vale ugualmente per un'imposta sull'occupazione di beni immobili applicata in assenza di un sistema generale di tassazione degli utili delle società e in sostituzione di tale sistema, secondo cui l'imposizione fiscale di ogni impresa è fissata a un'aliquota equivalente alla stessa percentuale fissa della sua imposizione derivante dalle aliquote generali sui beni immobili. Tale misura avvantaggia anche le attuali «società esenti», che normalmente non hanno presenza fisica a Gibilterra. Di conseguenza, la Commissione conclude che, nelle circostanze del presente caso e tenendo presente l'esistenza di un'ampia economia offshore a Gibilterra, il sistema proposto è materialmente un aiuto selettivo.
(144)
Tale sistema, inoltre, rivolto solo al numero dei dipendenti o all'utilizzo commerciale di immobili in un contesto dove un gran numero di società non ha dipendenti né immobili, non gode dello stesso carattere di generalità della tassazione degli utili delle società, che mira a tassare il risultato dell'attività economica in toto. Pertanto, può essere considerato selettivo almeno in circostanze come quelle del caso di specie. Questa situazione dev'essere distinta da un sistema in cui l'imposta sui salari o l'imposta sull'occupazione di beni immobili viene addizionata all'imposta generale sui redditi, che assicura un'ampia tassazione di tutti i settori dell'economia e rappresenta pertanto un aspetto minore della tassazione delle imprese.
(145)
Anche se può essere vero, come affermato dalla Spagna, che le disposizioni relative all'imposta di registro sono discriminatorie, favorendo le società non redditizie, questa discriminazione non rappresenta una fonte di aiuti di Stato. Come indicato dal Regno Unito, la differenza di 150 GBP (circa 225 EUR) di imposta di registro fra i due tipi di società è molto al di sotto della soglia de minimis (36) di 100 000 EUR in un periodo di tre anni. Posto che tutte le condizioni rilevanti vengano rispettate, la differenza di imposta di registro è pertanto de minimis e non costituisce aiuto di Stato.
(146)
La Spagna sostiene che l'assenza di imposte complementari per settori diversi da quelli dei servizi finanziari e pubblici servizi conferisce un vantaggio alle società operanti in tali settori. La Commissione non condivide tale opinione. Anche se può essere vero che qualora lo Stato conferisca un vantaggio a un gruppo identificabile di società, questo può costituire prima facie aiuto di Stato, ciò non è vero laddove lo Stato crea uno svantaggio. Quando lo Stato impone un onere fiscale eccezionale sulle società, come ad esempio una sovrattassa, si può trattare di aiuto di Stato solo se viene dimostrato che provoca un vantaggio corrispondente per i concorrenti identificabili di coloro che devono sopportare lo svantaggio. Contrariamente a quanto sostenuto dal Regno Unito, lo scopo delle imposte complementari non è rilevante per stabilire se si tratti di una fonte di aiuto di Stato. Nondimeno, la Commissione conclude che l'effetto immediato delle imposte complementari, preso isolatamente, è quello di creare uno svantaggio per le società interessate. Questa conclusione è senza pregiudizio per la considerazione di questa imposta complementare come parte di un sistema che di fatto prevede fasce d'imposta diverse per diversi tipi di imprese.
(147)
La seguente tabella 1 espone i dati (37) su varie categorie di società di Gibilterra e sul loro livello di imposizione fiscale, misurato sugli utili, in base alla riforma proposta. Si deve notare che, sebbene in alcuni casi l'imposizione fiscale di ogni singola società verrà anche determinata dal numero dei dipendenti o dall'utilizzo commerciale di immobili, l'effetto combinato dei vari limiti e imposte complementari produce diversi livelli generali di tassazione, misurati sugli utili, per diversi settori dell'economia.
Tabella 1: Dati sulle società di Gibilterra
Aliquota d'imposta
Numero
Attuale
Dopo la riforma
Tutte le società (suddivise per settore)
29 000
Servizi finanziari
179
0-35 %
5-15 % (40)
Pubblici servizi
23
35 %
35 %
Altro
28 798
0-35 %
0-15 %
Tutte le società (suddivise per utili)
29 000
Con utili
10 400
0-35 %
0-15 % (38)
Senza utili
18 600
-
-
Società con utili (suddivise per status)
10 400
Non esenti
1 400
0-35 %
0-15 % (38)
Esenti
9 000
0 %
0-5 % (39) (40)
Non esenti con utili (suddivise per utili)
1 400
Producono utili
540
0-35 %
0-15 % (38)
Senza utili
500
-
-
Non esenti con utili (suddivise per status)
1 400
Qualificate
140
2-10 % (41)
0-15 %
Non qualificate
1 260
35 % (42)
0-15 %
Pubblici servizi
23
35 %
35 %
Esenti con utili (suddivise per settore)
9 000
Servizi finanziari
70
0 %
5 % (39) (40)
Servizi non finanziari
8 930
0 %
0 % (39)
(148)
La tabella 1 mostra come determinati settori chiaramente definiti dell'economia di Gibilterra sarebbero interessati dall'attuazione della riforma in termini di tassazione. Sebbene la Commissione riconosca che, con la riforma, la distinzione formale fra economia offshore e onshore sarà abolita, il confronto della tassazione serve a illustrare la natura selettiva insita nel sistema fiscale proposto. Vari tipi di società saranno soggetti a diverse aliquote d'imposta, ulteriore elemento a conferma del fatto che il sistema proposto concede vantaggi selettivi ai settori che beneficiano di aliquote inferiori.
(149)
Il settore offshore a Gibilterra è attualmente oggetto di due indagini parallele sugli aiuti di Stato per le società esenti e per quelle qualificate. A tale riguardo, la Commissione ha reputato che, esentandole dalle imposte, le autorità di Gibilterra concedono un aiuto di Stato alle società esenti (43). Analogamente, in una decisione adottata nello stesso giorno della presente, la Commissione ha stabilito che, concedendo un'aliquota d'imposta bassa rispetto all'aliquota standard di imposta per le imprese, le autorità di Gibilterra concedono aiuti di Stato alle società qualificate (44).
(150)
Dalla tabella 1 risulta chiaro che dopo l'attuazione della riforma, le società esenti al di fuori del settore dei servizi finanziari continueranno a essere tassate a un'aliquota effettiva pari a zero. Il motivo è che le società esenti tendono a non avere presenza fisica a Gibilterra. Di conseguenza, non hanno dipendenti né strutture aziendali a Gibilterra e pertanto non saranno soggette a imposte sui salari e neanche all'imposta sull'occupazione di beni immobili. La loro posizione privilegiata «a tassazione zero» è mantenuta dalla riforma, che in effetti continua a concedere loro aiuti di Stato. Le società esenti nel settore dei servizi finanziari sperimenteranno l'imposizione della tassa del 5 % con l'attuazione della riforma. Tuttavia, anche se tassate per la prima volta, manterranno la loro posizione privilegiata nell'economia di Gibilterra, poiché il 5 % degli utili sarà il limite della loro imposizione fiscale. Al contrario, il resto dell'economia di Gibilterra sarà soggetto a un limite superiore, pari al 15 % o al 35 %.
(151)
La Commissione conclude che la riforma perpetua la situazione già esistente, in cui le società esenti sono beneficiarie di aiuti di Stato. Più in generale, il sistema prevede diversi livelli di imposizione dei redditi rispetto ai differenti settori dell'economia e pertanto concede un vantaggio selettivo alle imprese che appartengono ai settori in cui si applicano le aliquote inferiori. Anche per tale ragione, il regime notificato è materialmente selettivo.
(152)
Le misure notificate comprendono pertanto selettività sia regionale che materiale e quest'ultima deriva da varie caratteristiche specifiche del sistema proposto e dall'analisi di tale sistema nel suo insieme.
(153)
La concessione delle esenzioni e riduzioni fiscali descritte dettagliatamente nei precedenti punti 98-152 comprende una perdita di entrate fiscali che, in base al punto 10 della comunicazione, equivale all'uso di risorse statali in forma di spese fiscali. Come confermato dalla Corte di giustizia, tale principio si applica anche ai vantaggi concessi da enti regionali o locali degli Stati membri (45). L'argomentazione secondo cui non si perdono entrate fiscali perché le imposte del Regno Unito non si applicherebbero a Gibilterra è già stata discussa precedentemente. Ne consegue pertanto che il vantaggio è concesso dallo Stato e tramite risorse statali.
(154)
Gibilterra è un'economia di mercato aperta. È possibile che molte delle società basate a Gibilterra (e i gruppi a cui appartengono) siano attive in settori dove vi sono scambi fra Stati membri. Ciò è vero in modo particolare nel settore dei servizi, dove le relative disposizioni comunitarie si applicano completamente a Gibilterra. La Corte di giustizia ha ripetutamente statuito che nel caso in cui gli aiuti concessi dallo Stato rafforzino la posizione di un'impresa nei confronti di altre imprese concorrenti nel commercio intracomunitario, tale impresa dev'essere considerata interessata da tali aiuti. A tal fine, non è necessario che l'impresa beneficiaria esporti i propri prodotti. Qualora uno Stato membro conceda aiuti a un'impresa, la produzione interna, per tale ragione, può essere mantenuta o aumentata, con il risultato che le imprese con sede in altri Stati membri hanno minori possibilità di esportare i loro prodotti nel mercato di quello Stato membro. Analogamente, qualora uno Stato membro conceda aiuti a imprese operanti nelle industrie di servizi e distribuzione, non è necessario per tali imprese esercitare la loro attività al di fuori dello Stato membro affinché gli aiuti abbiano un effetto sugli scambi comunitari, soprattutto nel caso di imprese con sede vicina alla frontiera fra due Stati membri. La quantità relativamente esigua di aiuto o le dimensioni relativamente piccole dell'impresa che lo riceve, non escludono in sé la possibilità che ne venga influenzato il commercio intracomunitario (46). Pertanto, nella misura in cui le società di Gibilterra operano in settori in cui esiste un beneficio a livello di scambi intracomunitari derivante da tale esenzione, essa incide sugli scambi il commercio fra gli Stati membri, distorcendo o minacciando di distorcere la concorrenza.
(155)
Il Regno Unito, il governo di Gibilterra e la Spagna hanno formulato osservazioni sulla conformità della riforma ai criteri indicati nel codice di condotta e in altre norme internazionali. Tuttavia, come osservato dal governo di Gibilterra, la valutazione di una misura come dannosa (o meno, come è il caso di questa riforma (47)) in base al codice non ha conseguenze dirette sulla valutazione ai fini degli aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. Ugualmente, le affermazioni fatte dalla Spagna e respinte dal Regno Unito in relazione all'evasione fiscale e al riciclaggio di denaro, come sottolineato dallo stesso Regno Unito, non sono rilevanti ai fini dell'indagine sugli aiuti di Stato.
(156)
La Commissione respinge l'osservazione da parte del governo di Gibilterra secondo cui, nelle sue azioni riguardanti gli aiuti di Stato, la Commissione non ha rispettato l'uguaglianza di trattamento. Non è stata presentata alcuna prova specifica a supporto di tale affermazione. In ogni caso, indagando sull'eventuale presenza di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE, la Commissione è obbligata a considerare ogni misura solo nei suoi meriti. Sebbene il governo di Gibilterra sostenga che le misure di cui agli articoli 95-97 del trattato CE costituiscono il modo di procedere appropriato, la Commissione rileva che il punto 15 della comunicazione deve essere letto in collegamento con il punto 6, riferito chiaramente alle possibili azioni in relazione agli effetti dei provvedimenti fiscali generali nell'ambito degli Stati membri. Implicita in tale affermazione è la richiesta che Gibilterra venga considerato alla stregua di uno Stato membro a pieno titolo, allo stesso modo in cui l'esecutivo delle isole Åland richiede che le misure di tassazione diretta adottate dalle regioni autogovernate siano valutate come se fossero adottate da uno Stato membro. Tuttavia, il trattato che istituisce la Comunità europea non prevede fondamenti che giustifichino tale richiesta.
(157)
Né il Regno Unito né il governo di Gibilterra hanno tentato di argomentare che, se costituisce aiuto, la riforma può essere considerata compatibile con il mercato comune. La Commissione, pertanto, mantiene la posizione indicata nella propria valutazione di compatibilità presentata all'avvio del procedimento. Tale valutazione viene ripetuta e approfondita come segue.
(158)
Nessuna delle eccezioni di cui all'articolo 87, paragrafo 2, del trattato CE può essere applicata in questo caso poiché la riforma non si propone gli obiettivi elencati in tale disposizione.
(159)
Ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), una misura di aiuto viene considerata compatibile con il mercato comune quando viene prevista per favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di disoccupazione. Tali aree sono definite dalla mappa degli aiuti regionali del Regno Unito, per il periodo compreso fra il 2000 e il 2006, come approvata dalla Commissione con il numero di aiuto di Stato N 265/00 (48). Poiché Gibilterra non fa parte di tali aree, questo provvedimento non si applica.
(160)
Per quanto riguarda le eccezioni indicate all'articolo 87, paragrafo 3, lettere b) e d), la riforma non è destinata a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo né a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia del Regno Unito, né a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
(161)
Infine, è necessario esaminare se alla riforma possa applicarsi l'eccezione prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), secondo cui gli aiuti concessi per agevolare lo sviluppo di talune attività economiche o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, possano essere considerati compatibili con il mercato comune.
(162)
Gli elementi della riforma identificati come danti origine a un vantaggio e la riforma nel suo insieme, se comparata con il sistema di tassazione delle imprese nel Regno Unito, esentano le imprese interessate dagli oneri che graverebbero solitamente sui loro bilanci nel normale svolgimento della loro attività. Tale sgravio non è collegato né ad investimenti né alla creazione di posti di lavoro e pertanto costituisce aiuto al funzionamento, i cui vantaggi cesseranno non appena esso verrà sospeso. In base alla prassi costante della Commissione, tali aiuti non possono essere considerati in grado di facilitare lo sviluppo di talune attività economiche o di talune regioni economiche. Inoltre, Gibilterra non è inclusa nella mappa degli aiuti regionali per il Regno Unito (49).
VII. CONCLUSIONI
(163)
La Commissione conclude che la riforma costituisce regime di aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Non si applica alcuna delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, o all'articolo 87, paragrafo 3. Il Regno Unito non è pertanto autorizzato ad attuare la riforma,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le proposte notificate dal Regno Unito per la riforma del sistema di tassazione delle imprese a Gibilterra costituiscono regime di aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune.
Tali proposte non possono essere pertanto attuate.
Articolo 2
Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, 30 marzo 2004.

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