Document ID: 31996R0940

REGOLAMENTO (CE) N. 940/96 DELLA COMMISSIONE del 23 maggio 1996 che impone un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filati testurizzati di poliesteri originari dell'Indonesia e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità europea (2), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (3), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel luglio 1994, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (4), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di filati testurizzati di poliesteri originari dell'Indonesia, dell'India e della Thailandia ed ha avviato un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dal Comitato internazionale del rayon e delle fibre sintetiche (CIRFS), per conto dei produttori comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione totale di filati testurizzati nella Comunità europea.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in oggetto originario dei paesi succitati e al conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il denunziante ed ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere un'audizione.
(4) I rappresentanti di alcuni esportatori, il denunziante e un'associazione di esportatori hanno presentato osservazioni scritte. L'associazione degli esportatori indiani ha chiesto ed ottenuto di essere sentita.
(5) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate ed ha ricevuto informazioni dettagliate dai produttori comunitari denunzianti, da numerosi produttori indiani, indonesiani e thailandesi e da un importatore nella Comunità collegato ad un produttore indiano.
(6) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni considerate necessarie ai fini della determinazione preliminare ed ha svolto inchieste nelle sedi delle imprese seguenti:
a) Produttori comunitari
Rhône Poulenc, Francia
Hoechst AG, Germania
Nylstar, Germania
Unifi, Irlanda
Montefibre Spa Enichem, Italia
Akzo Fibres and Polymers Division, Paesi Bassi
Nurel SA, Spagna
Exsa, Regno Unito
b) Produttori/esportatori dei paesi esportatori
India
Akai Impex Limited, Bombay
Bahuma Polytex Ltd, Ahmedabad
Century Enka Ltd, Pune
DCL Polyesters Ltd, Hyderabad
Indo Rama Synthetics (India) Ltd, Bombay
Raymond Synthetics Ltd, Allahabad
Reliance Industries Ltd, Bombay
Indonesia
P.T. Hadtex Indosyntec, Bandung
P.T. Indo Roma Synthetics, Jakarta
P.T. Polysindo Eka Perkasa, Jakarta Pusat
P.T. Susilia Indah Synthetic Fibres, Industries, Jakarta Pusat
P.T. Vastex Prima Industries, Bandung
Thailandia
Sunflag (Thailand) Ltd, Bangkok
Tuntex (Thailand) Public Company Limited, Bangkok
Chareonsawatt Stretched Yarn Co. Ltd, Nakhorn Pathom.
(7) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo dal 1° luglio 1993 al 30 giugno 1994 («periodo dell'inchiesta»).
(8) A causa del numero dei soggetti interessati, del relativo volume e della complessità dei dati raccolti ed esaminati, l'inchiesta ha superato la normale durata di un anno prevista dall'articolo 7, paragrafo 9, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in appresso: «regolamento di base»).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto
(9) Il prodotto oggetto della denuncia è il filato testurizzato di poliestere (PTY) di cui ai codici NC 5402 33 10 e 5402 33 90. Esso deriva direttamente dal filo continuo parzialmente orientato ed è utilizzato nei settori tessile e della lavorazione a maglia per produrre tessuti di poliestere o misti di poliestere e cotone.
Esistono diversi tipi di PTY, a seconda del peso «denaro», del numero di filamenti e, della brillantezza. Esistono inoltre diverse qualità che dipendono dall'efficacia del processo produttivo. Tuttavia, non si riscontrano differenze significative per quanto riguarda le caratteristiche materiali di base e gli impieghi dei diversi tipi e delle diverse qualità di PTY. Di conseguenza, tutti i tipi di PTY sono considerati un unico prodotto ai fini del presente procedimento.
2. Prodotto simile
(10) L'inchiesta ha dimostrato che i PTY venduti sui mercati interni dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia hanno caratteristiche di base ed impieghi simili rispetto a quelli esportati da questi paesi nella Comunità. Analogamente, i PTY prodotti dall'industria comunitaria e venduti sul mercato comunitario presentano caratteristiche di base e impieghi simili rispetto a quelli esportati nella Comunità dai paesi in questione.
(11) Di conseguenza, la Commissione considera che i PTY venduti sui mercati interni dei paesi esportatori, quelli esportati da questi paesi nella Comunità e quelli prodotti e venduti nella Comunità siano prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale
a) India
(12) È stato esaminato in primo luogo, per ciascun produttore indiano, se le vendite complessive del prodotto in questione sul mercato interno ammontavano almeno al 5 % del volume delle esportazioni del prodotto simile nella Comunità, percentuale che, con costante prassi, è considerata sufficiente ai fini di un confronto adeguato. Le sette imprese indiane che hanno collaborato hanno raggiunto individualmente un volume di vendite sul mercato interno superiore al limite del 5 %.
(13) In seguito, per ciascuno dei tipi venduti dalle sette imprese indiane sul mercato interno e considerati identici o direttamente paragonabili a quelli venduti all'esportazione nella Comunità, la Commissione ha determinato se le vendite sul mercato interno fossero realizzate in quantitativi sufficienti.
(14) I quantitativi delle vendite sul mercato interno di ciascun tipo di prodotto sono stati considerati sufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base, nei casi in cui il volume di ciascun tipo di PTY venduto in India durante il periodo dell'inchiesta rappresentava una percentuale pari o superiore al 5 % del volume del tipo paragonabile di PTY esportato nella Comunità.
(15) In seguito, la Commissione ha valutato per ciascuna delle sette imprese indiane se le vendite sul mercato interno di ciascun tipo di PTY fossero state eseguite nel corso di normali operazioni commerciali, esaminando la proporzione delle vendite remunerative del tipo in questione.
(16) Per valutare se le vendite sul mercato interno fossero state eseguite nel corso di normali operazioni commerciali è stato applicato il metodo esposto in appresso.
Nei casi in cui il volume del tipo di PTY venduto a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato secondo la definizione dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) punto ii) del regolamento di base rappresentava oltre l'80 % delle vendite complessive di quel tipo, il valore normale è stato stabilito come la media ponderata di tutte le transazioni di vendita sul mercato interno del tipo in questione durante il periodo dell'inchiesta, remunerative o meno.
Nei casi in cui il volume del tipo di PTY venduto a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava meno dell'80 % ma una quantità sufficiente delle vendite complessive di quel tipo, il valore normale è stato stabilito come la media ponderata delle sole transazioni di vendita remunerative sul mercato interno del tipo in questione.
Nei casi in cui il volume del tipo di PTY venduto a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava una quantità insufficiente delle vendite complessive di quel tipo, si è ritenuto che il tipo in questione non fosse venduto nel corso di normali operazioni commerciali e di conseguenza si dovesse costruire il valore normale.
(17) Secondo il metodo suesposto, per quanto riguarda cinque imprese indiane era possibile basare il valore normale di tutti i tipi di PTY esportati nella Comunità sul prezzo praticato sul mercato interno per tipi analoghi, dopo aver dedotto dal prezzo di vendita tutti gli sconti e le riduzioni direttamente collegati alle vendite in esame, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base. Per quanto riguarda un'impresa indiana che esporta due tipi di PTY nella Comunità, il valore normale relativo ad un tipo è stato basato sul prezzo praticato sul mercato interno del tipo analogo, mentre per l'altro è stato necessario costruire il valore normale con il metodo esposto al punto 18, in mancanza di vendite di quel tipo sul mercato interno. Per quanto riguarda un'altra impresa che ha esportato nella Comunità soltanto un tipo di PTY ed ha venduto in perdita il tipo analogo sul mercato interno, è stato necessario costruire il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base.
(18) Il valore costruito è stato determinato sommando ai costi di fabbricazione dei tipi di prodotto in questione un importo ragionevole per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto.
L'importo delle spese generali, amministrative e di vendita è stato fissato per due produttori interessati in riferimento alle spese sostenute da ciascun produttore per le vendite remunerative dei prodotti simili sul mercato interno. Per un produttore il profitto è stato calcolato sulla base del profitto realizzato sulle vendite remunerative di prodotti simili sul mercato interno. Per quanto riguarda un altro produttore, in assenza di vendite remunerative di prodotti simili sul mercato interno, il profitto è stato calcolato sulla base del profitto realizzato dagli altri produttori sulle vendite remunerative del prodotto simile sul mercato interno.
b) Indonesia
(19) La Commissione, per determinare se le vendite sul mercato interno del prodotto in questione da parte dei produttori indonesiani che hanno collaborato fossero state effettuate in quantitativi sufficienti per permettere un confronto adeguato e nel corso di normali operazioni commerciali, ha applicato lo stesso metodo seguito nei confronti dei produttori indiani (cfr. punti 12-16).
(20) Su questa base è stato possibile appurare che per ciascuno dei produttori indonesiani interessati, tanto il volume complessivo delle vendite di PTY effettuate sul mercato interno quanto quello delle vendite interne di ciascun tipo di PTY, erano superiori al 5 % dei volumi corrispondenti del prodotto simile venduto all'esportazione nella Comunità. Di conseguenza, si è ritenuto che le vendite totali sul mercato interno e le vendite interne di ciascun tipo di prodotto fossero state effettuate in quantitativi sufficienti ai fini di un confronto corretto.
(21) È stato inoltre appurato che su un totale di 49 tipi di PTY venduti all'esportazione nella Comunità dai cinque produttori indonesiani interessati, soltanto per quanto riguarda 32 tipi il prodotto simile corrispondente era stato venduto sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. Di conseguenza per tali 32 tipi il valore normale è stato fissato in base al prezzo praticato sul mercato interno per i tipi analoghi, dopo aver dedotto tutti gli sconti e le riduzioni direttamente collegati alle vendite in esame, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base.
(22) Per quanto riguarda i restanti 17 tipi di PTY venduti all'esportazione nella Comunità, è stato necessario costruire il valore normale, dato che non sono state realizzate vendite di tipi analoghi sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali.
(23) Per ciascun produttore indonesiano interessato, il valore normale costruito è stato determinato sommando ai costi di fabbricazione dei tipi di prodotto in questione un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto. Questo importo è stato determinato in base alle spese sostenute e ai profitti realizzati da ciascun produttore sulle vendite remunerative dei prodotti simili sul mercato interno.
c) Thailandia
(24) La Commissione, per determinare se le vendite sul mercato interno del prodotto in questione da parte dei produttori che hanno collaborato in Thailandia fossero state effettuate in quantitativi sufficienti per permettere un valido confronto e nel corso di normali operazioni commerciali, ha applicato lo stesso metodo seguito nei confronti dei produttori indiani (cfr. punti 12-16).
(25) Su questa base, è stato appurato che per ciascuno dei produttori interessati in Thailandia, tanto le vendite complessive di PTY sul mercato interno quanto il volume delle vendite interne di ciascun tipo superavano il 5 % dei volumi corrispondenti del prodotto simile venduto all'esportazione nella Comunità. Di conseguenza, le vendite totali e le vendite di ciascun tipo di prodotto sul mercato interno sono state ritenute effettuate in quantitativi sufficienti ai fini di un valido confronto.
(26) È stato inoltre accertato che su un totale di 19 tipi di PTY venduti all'esportazione nella Comunità da tre produttori interessati in Thailandia, solo per quanto riguarda 14 tipi il prodotto simile corrispondente era stato venduto sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. Di conseguenza, per questi 14 tipi il valore normale è stato fissato sulla base del prezzo praticato sul mercato interno per tipi analoghi, dopo aver dedotto tutti gli sconti e le riduzioni direttamente collegati alle vendite in esame, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base.
(27) Per quanto riguarda i restanti cinque tipi di PTY venduti all'esportazione nella Comunità da parte di uno dei produttori interessati in Thailandia, è stato necessario costruire il valore normale perché non erano stati venduti tipi analoghi sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali.
(28) Per questo produttore, il valore normale costruito è stato determinato sommando ai costi di fabbricazione dei tipi di prodotto in esame un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto. Questo importo è stato fissato sulla base delle spese sostenute e i profitti realizzati dal produttore interessato sulle vendite remunerative di prodotti simili sul mercato interno.
2. Prezzo all'esportazione
(29) Il prezzo all'esportazione è stato generalmente stabilito in base al prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto in questione venduto all'esportazione nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base.
(30) Per quanto riguarda un esportatore indiano che aveva venduto una piccola quantità del prodotto ad un importatore collegato nella Comunità, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base al prezzo al quale il prodotto importato era stato rivenduto all'acquirente indipendente nella Comunità. Per costruire i prezzi all'esportazione, sono stati effettuati adeguamenti per tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e per un margine di profitto del 3 %, considerato provvisoriamente adeguato alla luce dei dati in possesso della Commissione concernenti i profitti realizzati dagli importatori indipendenti nel settore in questione.
3. Confronto
(31) Il valore normale per tipo di prodotto è stato confrontato con il prezzo all'esportazione del tipo corrispondente, per ogni singola transazione, a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale.
(32) Ai fini di un equo confronto, il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati adeguati ai sensi delle disposizioni dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base, in considerazione a determinate differenze che influiscono sulle comparabilità dei prezzi. Questi adeguamenti concernono gli oneri all'importazione, le imposte indirette e le spese di vendita relative a vendite eseguite a condizioni diverse. Gli adeguamenti di cui trattasi sono stati applicati unicamente quando è stato dimostrato che tali differenze erano direttamente collegate alle vendite in esame.
(33) È stata concessa una detrazione chiesta da alcuni esportatori thailandesi ed indiani per quanto riguarda gli oneri all'importazione gravanti su materie prime materialmente incorporate nel prodotto simile destinato al consumo nel paese d'origine, che non sono stati riscossi o rimborsati per il prodotto esportato nella Comunità.
4. Margini di dumping
a) Produttori che hanno collaborato
(34) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping per tutte le imprese interessate che hanno collaborato, con margini pari alla misura in cui il valore normale stabilito supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
I margini di dumping medi ponderati per produttore, espressi in percentuale dei prezzi franco frontiera comunitaria per il prodotto non sdoganato, sono i seguenti:
India
SPAZIO PER TABELLA
Indonesia
SPAZIO PER TABELLA
Thailandia
SPAZIO PER TABELLA
b) Produttori che non hanno collaborato
(35) Per quanto riguarda i produttori dei paesi esportatori interessati che non hanno risposto in maniera soddisfacente al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, la Commissione ha ritenuto opportuno determinare il margine di dumping in base ai dati disponibili ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. A questo proposito è stato considerato che i dati più attendibili fossero quelli ottenuti dalla Commissione durante l'inchiesta. Per evitare di premiare la mancata cooperazione e affinché le misure introdotte costituiscano una difesa efficace per l'industria comunitaria contro le pratiche commerciali sleali, ai fini della determinazione provvisoria, si è ritenuto opportuno determinare il margine di dumping per quanto riguarda i produttori che non hanno collaborato in ciascuno dei paesi interessati nella misura del margine di dumping più elevato riscontrato nei confronti dei produttori che hanno collaborato nei rispettivi paesi.
I margini di dumping provvisori per i produttori che non hanno collaborato sono stati in tal modo fissati al 42,9 % per l'India, al 22 % per l'Indonesia e al 29,6 % per la Thailandia.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(36) Non tutti i produttori di PTY nella Comunità hanno collaborato all'inchiesta. Di conseguenza, per fissare il totale della produzione di PTY nella Comunità e definire l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base, sono stati utilizzati i dati ottenuti dalle risposte ai questionari, le cifre Eurostat e i dati del comitato per le fibre sintetiche, concernenti la produzione delle imprese che non hanno collaborato. Su questa base, il totale della produzione di PTY nella Comunità è stato calcolato pari a circa 95 000 t.
(37) La Commissione ha valutato se si dovesse escludere dalla definizione di industria comunitaria di cui all'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base, un'impresa produttrice di PTY nella Comunità, che ha collaborato all'inchiesta ed è controllata da un produttore in Turchia.
A tale proposito, va ricordato che questa impresa aveva acquistato la materia essenziale per la produzione di PTY, il filo continuo di poliestere parzialmente orientato (partially oriented polyester yarn - POY) dalla società turca che esportava POY e PTY sul mercato comunitario. L'impresa turca, in quanto esportatore produttore, rientra tra le parti interessate al riesame delle misure antidumping sulle importazioni di POY e di PTY originari, tra l'altro, della Turchia, avviato simultaneamente al presente procedimento.
(38) Secondo la prassi seguita in passato dalla Comunità, si è ritenuto che questo produttore comunitario, grazie al suo rapporto con il produttore/esportatore interessato in Turchia non subisse gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping. Si è inoltre ritenuto, ai sensi della prassi succitata, che il fatto di inserire questo produttore nella definizione di industria comunitaria avrebbe distorto la valutazione degli effetti. La circostanza che il produttore comunitario interessato produca PTY derivanti da POY venduti a prezzi di trasferimento dall'esportatore turco collegato che pratica dumping e provoca pregiudizio ai denunzianti, rende infatti inaffidabili i dati relativi al costo di produzione del prodotto interessato. Si è ritenuto pertanto necessario escludere dalla definizione di industria comunitaria il produttore comunitario in questione.
(39) Sulla base di quanto sopra, durante il periodo dell'inchiesta la quota del totale della produzione comunitaria rappresentata dai produttori denunzianti che hanno collaborato superava il 50 %. Di conseguenza, è confermato che i denunzianti rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione e costituiscono l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Consumo comunitario di PTY
La Commissione ha accertato che il consumo totale apparente di PTY nella Comunità è passato da 230 000 t nel 1991 a 237 000 t nel 1992, scendendo a 221 000 t nel 1993 e aumentando nuovamente a 241 000 t durante il periodo dell'inchiesta. Queste cifre rappresentano un aumento globale del consumo pari a circa il 5 % durante il periodo in esame.
2. Comportamento degli esportatori sul mercato comunitario
a) Cumulo delle importazioni oggetto di dumping
(40) La Commissione ha esaminato se le importazioni originarie dei paesi interessati dovessero essere valutate cumulativamente per valutarne l'impatto sull'industria comunitaria. Quest'analisi è stata svolta sulla base dei seguenti criteri:
volume delle importazioni originarie di ciascuno dei paesi interessati, analogia delle caratteristiche materiali e intercambiabilità dell'utilizzo finale per quanto riguarda i prodotti importati e tra questi e i prodotti simili fabbricati nella Comunità, nonché analogia dei canali di distribuzione e della politica dei prezzi sul mercato comunitario da parte dei produttori dei paesi interessati.
(41) Per quanto riguarda l'India, il volume delle importazioni originarie di questo paese è sceso costantemente dal 1992, calando a 2 274 t durante il periodo dell'inchiesta, pari allo 0,9 % del consumo comunitario complessivo in quel periodo. Questo volume delle importazioni è stato ritenuto trascurabile e di conseguenza, in conformità della prassi abituale della Comunità e ai fini delle conclusioni provvisorie, si deve ritenere che le importazioni del prodotto in questione originario dell'India non abbiano contribuito al notevole pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. Queste importazioni sono state quindi escluse dalla valutazione del pregiudizio.
(42) Per quanto riguarda le importazioni originarie dell'Indonesia e della Thailandia, i produttori interessati in questi paesi hanno sostenuto che le loro esportazioni verso la Comunità non dovevano essere cumulate con quelle originarie degli altri paesi coinvolti, in quanto il loro livello sarebbe stato trascurabile. È stato tuttavia accertato che dal 1991 le importazioni nella Comunità da ciascuno dei due paesi interessati sono aumentate in maniera costante e che durante il periodo dell'inchiesta l'Indonesia ha esportato 11 518 t di PTY, pari al 4,8 % del consumo comunitario, mentre ha esportato 6 925 t, pari al 2,9 % del consumo comunitario. Questi livelli di importazione non possono essere ritenuti trascurabili né in termini assoluti, né in termini relativi.
(43) Dopo aver esaminato i fatti, è stato appurato che le importazioni di PTY dall'Indonesia e dalla Thailandia, tanto reciprocamente quanto rispetto ai PTY prodotti nella Comunità, sono simili sotto tutti gli aspetti ed intercambiabili.
L'inchiesta ha inoltre dimostrato che le importazioni indonesiane e thailandesi di PTY sono in concorrenza fra di loro e con il prodotto simile fabbricato dall'industria comunitaria. Inoltre, queste importazioni sono vendute nella Comunità utilizzando canali commerciali analoghi e con politiche dei prezzi simili. In tali circostanze, è stato concluso che gli effetti delle importazioni interessate originarie dell'Indonesia e della Thailandia devono essere valutati cumulativamente.
b) Volume e quote di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(44) Le importazioni di PTY originari dell'Indonesia e della Thailandia, considerate cumulativamente, sono aumentate da 3 863 t nel 1991 a 9 490 t nel 1993 e a 18 443 t durante il periodo dell'inchiesta. Questa cifra rappresenta un aumento della quota del mercato comunitario dall'1,7 % nel 1991 al 4,3 % nel 1993 e al 7,7 % durante il periodo dell'inchiesta.
3. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(45) Per verificare l'esistenza di sottoquotazione dei prezzi, tutti i tipi fabbricati dall'industria comunitaria e quelli importati nella Comunità dall'Indonesia e dalla Thailandia sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda del peso («denaro») dei diversi tipi. In seguito la Commissione ha confrontato il prezzo di vendita medio ponderato dell'industria comunitaria di ciascun gruppo con il prezzo medio ponderato di ogni impresa esportatrice interessata per quanto riguarda il gruppo simile allo stesso stadio commerciale. I margini della sottoquotazione rilevati per ogni gruppo sono stati in seguito ponderati per ottenere un unico margine per ciascuna impresa esportatrice.
I prezzi dell'industria comunitaria sono stati considerati a livello franco fabbrica, mentre i prezzi degli esportatori sono stati considerati a livello franco frontiera comunitaria, prodotto non sdoganato.
(46) Il confronto ha messo in evidenza i margini di sottoquotazione durante il periodo dell'inchiesta. Per quanto riguarda l'Indonesia i margini variano dal 37,4 % al 46,8 % a seconda dell'esportatore interessato, con una media ponderata globale del 41,3 % e per quanto riguarda la Thailandia variano dal 48,2 al 52,7 % con una media ponderata globale pari al 49,6 %.
4. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, capacità produttiva e utilizzazione degli impianti
(47) La produzione dell'industria comunitaria di PTY è scesa in maniera costante da 104 000 t nel 1991 a 92 000 t nel 1993, con una leggera ripresa pari a 95 000 t durante il periodo dell'inchiesta. Queste cifre rappresentano un calo globale della produzione comunitaria pari all'8,6 %, mentre il consumo è aumentato del 5 % durante lo stesso periodo.
(48) La capacità di produzione di PTY da parte dell'industria comunitaria è aumentata di circa il 7 %, passando da 114 000 t nel 1991 a 122 000 t durante il periodo dell'inchiesta.
(49) L'indice di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria è calato globalmente dal 91 % al 78 %. Considerando che l'industria dei filati di poliesteri è ad uso intensivo di capitali (un tasso di utilizzazione del 90 % è ritenuto normale), il calo di questo indice ha avuto ripercussioni significative sulla ripartizione delle spese fisse.
b) Volume delle vendite e quota di mercato
(50) I quantitativi di PTY venduti nella Comunità dall'industria comunitaria sono calati da circa 87 000 t nel 1991 e nel 1992 a 83 000 t nel 1993 per risalire a 87 000 t durante il periodo dell'industria in un periodo di espansione della domanda.
(51) La quota dell'industria comunitaria nel mercato comunitario è passata dal 37,7 % nel 1991, al 36,8 % nel 1992, al 37,7 % nel 1993 e al 36 % durante il periodo dell'inchiesta. La stabilità relativa generale delle vendite ha provocato un leggero calo della quota di mercato a causa dell'aumento del consumo comunitario.
c) Andamento dei prezzi
(52) I prezzi dei PTY hanno subito fluttuazioni seguendo i prezzi delle materie prime utilizzate per la produzione del prodotto a monte POY, ossia l'acido tereftalico puro (ATP), il dimetiletilene (DMT), il glicole. La tendenza all'aumento dei prezzi dei PTY registrata alla fine del periodo dell'inchiesta (primo semestre del 1994) rispetto al 1993 (secondo semestre), risulta dalla carenza a livello mondiale di queste materie prime e dal conseguente aumento dei prezzi.
Questi prezzi sono quindi aumentati per tutti gli operatori sul mercato allo stesso momento.
d) Redditività
(53) È stato accertato che, in generale e dal 1992 in poi, l'industria comunitaria ha registrato risultati finanziari negativi. La situazione globalmente redditizia del 1992 si è trasformata in passivo, peggiorando in particolare durante il periodo dell'inchiesta, durante il quale sono state registrate perdite medie pari a circa il 10 % del fatturato. Tutti i produttori comunitari denunzianti hanno subito perdite gravi o un calo della redditività.
e) Occupazione e investimenti
(54) Va sottolineato che sebbene la produzione di PTY non sia caratterizzata da largo impiego di manodopera, si è verificato un calo costante dei posti di lavoro nell'industria comunitaria.
La maggior parte delle imprese ha generalmente ridotto il livello degli investimenti. L'aumento della capacità produttiva di PTY è dovuto in particolare ai massicci investimenti effettuati nel 1992 e nel 1993 da un'impresa, collegata a un produttore di un paese terzo, che ha ridotto drasticamente le sue importazioni di POY dall'impresa madre estendendo contemporaneamente la sua produzione di POY e di conseguenza la sua capacità produttiva di PTY nella Comunità.
5. Conclusioni relative al pregiudizio
(55) In base all'andamento negativo degli indicatori economici succitati, rappresentato principalmente dal calo della produzione, dell'utilizzazione degli impianti e della quota di mercato, nonostante un certo aumento del consumo comunitario di PTY, nonché da perdite finanziarie crescenti, la Commissione conclude a titolo provvisorio che l'industria comunitaria subisce pregiudizio notevole.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(56) La Commissione ha esaminato se il notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni oggetto di dumping e se altri fattori abbiano causato o contribuito al pregiudizio.
1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping originarie dell'Indonesia e della Thailandia
(57) In considerazione dell'aumento della penetrazione sul mercato e della politica aggressiva di sottoquotazione praticata sulle importazioni di PTY originari dell'Indonesia e della Thailandia, appare evidente che queste importazioni hanno contribuito al deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. Dal 1991, le importazioni originarie di questi due paesi hanno raggiunto di gran lunga la maggiore quota di mercato a livello comunitario (7,7 % durante il periodo dell'inchiesta), rispetto alle importazioni originarie di altri paesi terzi. Durante lo stesso periodo l'industria comunitaria ha subito una lieve perdita della quota di mercato, nonostante l'aumento del consumo comunitario, nonché notevoli perdite finanziarie. L'aumento delle importazioni originarie dell'Indonesia e della Thailandia può essere spiegato generalmente con il basso livello dei prezzi applicati da questi due paesi, nettamente inferiore ai prezzi dell'industria comunitaria. Questa situazione si è verificata persino durante la seconda metà del periodo dell'inchiesta (primo semestre del 1994), nel quale i prezzi comunitari hanno mostrato una certa ripresa, corrispondente all'aumento dei prezzi delle materie prime.
2. Effetto di altri fattori
(58) La Commissione ha inoltre esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria possa essere attribuito a fattori diversi rispetto alle importazioni dall'Indonesia e dalla Thailandia. L'analisi era particolarmente giustificata in quanto la redditività dell'industria comunitaria aveva cominciato a deteriorarsi già nel 1992, mentre le importazioni originarie dell'Indonesia e della Thailandia erano aumentate in maniera significativa nel 1993.
a) Importazioni originarie di altri paesi
- Taiwan e Turchia
(59) Va ricordato che le misure antidumping introdotte nel 1988 sono ancora in vigore per quanto riguarda le importazioni di PTY originari della Turchia e di Taiwan. Il riesame di queste misure da parte della Commissione, attualmente in corso, potrebbe rilevare che le importazioni dalla Turchia e Taiwan, nonostante il calo del volume e della quota di mercato, hanno avuto un impatto pregiudizievole sull'industria comunitaria e hanno contribuito alle difficoltà da essa incontrate.
- Malaysia, Stati Uniti, Sudafrica e Slovacchia
(60) È stato sostenuto che le importazioni originarie di questi paesi hanno influito sulla situazione dell'industria comunitaria.
(61) Per quanto riguarda la Malaysia, un procedimento antidumping è stato avviato nell'aprile 1995 e l'inchiesta è ancora in corso. Dato che la Commissione ha concluso che esistono elementi di prova sufficienti circa l'esistenza di pratiche di dumping e di pregiudizio per giustificare l'apertura dell'inchiesta, non si può escludere che le importazioni della Malaysia, la cui quota del mercato comunitario è passata dallo 0 % nel 1991 all'1,9 % durante il periodo dell'inchiesta, abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(62) Le importazioni di PTY originari degli Stati Uniti, sebbene ancora significative (con una quota di mercato pari al 4,1 % durante il periodo dell'inchiesta), sono scese del 16 % per quanto riguarda il volume tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta. Le importazioni di PTY dal Sudafrica sono aumentate, in termini di quota del mercato comunitario, dall'1,07 % nel 1991 all'1,47 % durante il periodo dell'inchiesta. Le cifre Eurostat non forniscono tuttavia dati sui tipi di PTY importati e quindi non è possibile trarre conclusioni per quanto riguarda i prezzi praticati e per quanto riguarda le importazioni di PTY originari degli Stati Uniti o del Sudafrica.
(63) Per quanto riguarda la Slovacchia, le importazioni di PTY nella Comunità originari di questo paese nel periodo dell'inchiesta hanno raggiunto una quota di mercato comunitario pari al 3,1 %. È tuttavia emerso che a partire dal 1993, a causa di un investimento di un produttore comunitario in Slovacchia, una quota considerevole delle importazioni nella Comunità originarie di questo paese sono state effettuate a prezzi di trasferimento tra parti collegate. Si può ragionevolmente presumere che queste importazioni non siano state effettuate dal produttore comunitario in questione a danno della sua stessa redditività. Di conseguenza, è stato concluso che le importazioni slovacche non possano avere avuto un impatto significativo sulla situazione dell'industria comunitaria.
- Conclusioni
(64) È possibile che le importazioni di PTY originari di Taiwan, della Turchia e della Malaysia, per le quali sono state accertate pratiche pregiudizievoli di dumping oppure sono in corso inchieste nel quadro di procedimenti antidumping, abbiano contribuito alla situazione sfavorevole dell'industria comunitaria. Per quanto riguarda le importazioni di PTY originari degli Stati Uniti e del Sudafrica, per le quali non esistono informazioni risolutive sui prezzi, non è possibile escludere che esse abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tuttavia, anche se queste importazioni avessero contribuito al pregiudizio, non sarebbe eliminato l'effetto pregiudizievole delle importazioni originarie dell'Indonesia e della Thailandia.
b) Altri produttori comunitari
(65) Visto che i produttori denunzianti rappresentano circa il 50 % del totale della produzione comunitaria di PTY, si è ritenuto necessario esaminare il comportamento di altri produttori comunitari di PTY ed il suo possibile impatto sulla situazione dei denunzianti.
(66) La capacità produttiva stimata degli altri produttori di PTY della Comunità è - a quanto consta - rimasta stabile negli ultimi quattro anni. Lo stesso vale per quanto riguarda la produzione che è leggermente aumentata con un andamento simile alla produzione dell'industria comunitaria, esclusivamente nel primo semestre del 1994. La quota di mercato di questi altri produttori comunitari durante il periodo dell'inchiesta ha avuto un lieve calo simile a quello dell'industria denunziante.
(67) Di conseguenza, non si può concludere che la politica di questi produttori abbia avuto effetti pregiudizievoli sulla situazione precaria dell'industria denunziante, oltre a quelli derivanti dalla normale concorrenza.
c) Competitività dell'industria comunitaria
(68) Gli esportatori indiani hanno sostenuto che l'industria comunitaria ha sviluppato, grazie ad un'ampia ristrutturazione, impianti estremamente avanzati dal punto di vista tecnico creando un'eccedenza di capacità. Questi esportatori hanno inoltre sostenuto che, date queste circostanze il pregiudizio notevole per l'industria comunitaria, ammesso che sia esistito, è stato provocato dalle scelte da essa effettuate.
(69) La Commissione ha valutato queste osservazioni e ha concluso che per quanto riguarda alcune imprese comunitarie il livello degli investimenti è rimasto significativo, in particolare perché in questo tipo di industria è necessario un rinnovo costante dei macchinari e degli impianti. Questi investimenti sono necessari per poter competere in maniera efficiente e giustificano solo parzialmente il calo dell'indice di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria. Comunque, la capacità produttiva complessiva dell'industria comunitaria non è eccessiva rispetto al consumo comunitario e a ragionevoli previsioni di vendita.
d) Esportazioni dell'industria comunitaria
(70) Alcuni produttori dei paesi esportatori interessati hanno sostenuto che la situazione difficile che a suo dire l'industria comunitaria subisce sul mercato comunitario può spiegarsi con l'aumento delle esportazioni dell'industria comunitaria dal 1991.
(71) A questo proposito occorre rilevare che le statistiche Eurostat sulle esportazioni comunitarie di PTY indicano un aumento del 15,5 % del volume durante il periodo di esame. Tuttavia questi risultati sono attribuibili soltanto alle esportazioni dei produttori comunitari che non rientrano nella definizione di industria comunitaria, dato che le esportazioni di quest'ultima sono leggermente diminuite nello stesso periodo. Di conseguenza, l'argomentazione sostenuta dai produttori dei paesi esportatori interessati è infondata.
c) Tassi di cambio e condizioni di mercato
(72) Gli esportatori indonesiani hanno sostenuto che tassi di cambio favorevoli del dollaro statunitense rispetto all'Ecu hanno favorito le esportazioni indonesiane nella Comunità.
(73) La circostanza che i tassi di cambio del dollaro rispetto all'Ecu possano aver reso le importazioni di PTY fatturate in dollari statunitensi più interessanti per gli importatori, non fa venir meno il fatto che il prodotto è stato esportato a prezzi di dumping durante tutto il periodo dell'inchiesta e che gli effetti pregiudizievoli di queste importazioni possono essere stati in tal modo potenziati.
(74) Gli esportatori indonesiani hanno inoltre sostenuto che i costi della manodopera sono notevolmente superiori nella Comunità rispetto all'Indonesia e che pertanto i prezzi dei PTY prodotti nella Comunità sono nettamente superiori a quelli degli stessi prodotti fabbricati in Indonesia.
(75) Va sottolineato che la manodopera che lavora in questo tipo di industria rappresenta una parte ridotta dei costi di produzione. La differenza dei prezzi dei filati importati oggetto di dumping ed i prezzi dei filati prodotti dall'industria comunitaria non può essere giustificata in misura significativa dalle differenze dei costi della manodopera.
(76) Alcuni produttori in Thailandia hanno sostenuto che l'imposizione di misure antidumping sarebbe del tutto ingiustificata nella situazione attuale a causa dell'aumento rilevante dei prezzi all'esportazione da essi praticati rispetto alla primavera del 1994 e che tale aumento sarebbe più che sufficiente per eliminare qualsiasi eventuale pratica di dumping o qualsiasi eventuale pregiudizio durante il periodo dell'inchiesta.
(77) L'aumento dei prezzi nel primo semestre del 1994, ossia nella seconda parte del periodo dell'inchiesta, è principalmente il risultato di un aumento dei costi dovuti all'aumento del prezzo delle materie prime e di conseguenza riflette semplicemente un aumento generale dei prezzi a livello globale. Come già indicato, i margini di sottoquotazioni sono rimasti gli stessi durante il periodo in questione.
(78) Inoltre, va ricordato che, la prassi normale della Commissione nel quadro dei procedimenti antidumping, sono esaminati fatti e cifre relativi ad un preciso periodo dell'inchiesta. Gli avvenimenti che si verificano dopo il periodo dell'inchiesta, in questo caso dopo il giugno 1994, di norma non possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo del dumping e del pregiudizio, poiché l'esigenza di verificare queste circostanze renderebbe praticamente permanente l'inchiesta. Inoltre gli esportatori potrebbero manipolare i risultati con aumenti temporanei dei prezzi dopo l'avvio di un procedimento antidumping. Comunque, in base ai dati ottenuti per quanto riguarda il periodo dell'inchiesta, l'aumento dei prezzi, se mantenuto dopo il periodo in questione, rimane ad un livello di dumping pregiudizievole.
3. Conclusioni sulla causa del pregiudizio
(79) Da quando enunciato nei paragrafi precedenti risulta che, dopo avere escluso altri fattori che hanno avuto comunque soltanto un impatto limitato, le importazioni di PTY originari dell'Indonesia e della Thailandia costituiscono una causa concreta del deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
(80) In effetti, l'aumento delle importazioni indonesiane e thailandesi, regolarmente vendute a prezzi bassi con pratiche di dumping durante il periodo dell'inchiesta ha avuto un impatto particolarmente nefasto sull'industria comunitaria, che cominciava appena a riprendersi dal pregiudizio subito da altre importazioni oggetto di dumping.
Si è accertato che queste ultime sono state vendute a prezzi sensibilmente inferiori a quelli dei produttori comunitari durante il periodo dell'inchiesta, anche se in misura minore rispetto alle importazioni indonesiane e thailandesi.
(81) Di conseguenza si è giunti alla conclusione che, arrivando sul mercato comunitario con prezzi bassi e pratiche di dumping, provocando un calo del livello dei prezzi sul mercato comunitario e quindi una perdita di profitti da parte dell'industria comunitaria, le importazioni oggetto di dumping indonesiane e thailandesi cumulate hanno provocato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria di PTY.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni di carattere generale
(82) Per determinare se l'interesse della Comunità richieda un intervento, occorre prendere in considerazione tutti gli interessi, e in particolare quelli dei produttori, degli utilizzatori e dei consumatori nella Comunità.
Nel quadro di questo esame, si terrà conto in particolare dell'esigenza di eliminare gli effetti di distorsione degli scambi provocati dal dumping pregiudizievole e di ripristinare una situazione effettiva di concorrenza.
2. Interesse dell'industria comunitaria e impatto sulla concorrenza
(83) Nel quadro dell'inchiesta è stato possibile accertare che l'industria comunitaria deve affrontare una situazione pregiudizievole caratterizzata da un calo generale della produzione, dal ristagno delle vendite a prezzi ridotti e dal calo della quota di mercato, effetti che congiuntamente hanno provocato notevoli perdite finanziarie. Inoltre, essa è stata costretta a ridurre il numero dei posti di lavoro. L'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti attraverso le pratiche di dumping permetterebbe all'industria comunitaria di competere con le importazioni in maniera equa, in caso contrario essa rischierebbe di perdere la sua competitività. La competitività in questo settore dipende in larga misura dalla capacità di finanziare la costante modernizzazione degli impianti di produzione e tali investimenti potrebbero risultare problematici per l'industria comunitaria a causa delle difficoltà e del deterioramento della situazione finanziaria.
(84) Per esaminare gli effetti sulla concorrenza di eventuali misure antidumping nella fattispecie, è necessario tener conto del fatto che l'industria comunitaria di PTY aveva una quota di mercato del 36 % durante il periodo dell'inchiesta. A questo proposito sono pertinenti alcune considerazioni, esposte nei punti 85, 86 e 87.
(85) L'istituzione di misure antidumping avrà un impatto sui livelli del prezzo delle importazioni originarie della Thailandia e dell'Indonesia nella Comunità e potrebbe quindi influire sulla relativa competitività di queste importazioni. Tuttavia, la concorrenza sul mercato comunitario non sarà ridotta a causa dell'istituzione di queste misure.
(86) Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti attraverso le pratiche di dumping ha l'obiettivo di evitare ulteriori difficoltà per l'industria comunitaria ed eventualmente per i produttori dei paesi terzi che vendono sul mercato comunitario e che non praticano prezzi sleali, contribuendo in tal modo a mantenere la disponibilità di un'ampia scelta di produttori di PTY. Appare evidente che, in assenza di misure, la situazione dell'industria comunitaria peggiorerà ulteriormente.
(87) Va inoltre ricordato che l'industria comunitaria ha dovuto far fronte ad importazioni originarie di altri paesi terzi, segnatamente Taiwan e la Turchia, attualmente oggetto di misure antidumping. Questi paesi subirebbero un trattamento discriminatorio e l'efficacia delle misure sarebbe compromessa, qualora non venissero adottate misure per eliminare gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping originarie dell'Industria e della Thailandia.
3. Altri interessi in questione
(88) È necessario tener conto anche degli effetti derivanti dall'applicazione di misure antidumping sulle importazioni di PTY originarie della Thailandia o dell'Indonesia rispetto agli interessi specifici di soggetti diversi dall'industria comunitaria, tra cui l'industria di trasformazione ed i consumatori.
(89) Gli utilizzatori non hanno presentato argomentazioni per quanto riguarda l'impatto del prezzo dei PTY sui prodotti finiti. Comunque, dato il livello limitato delle misure proposte, l'impatto sui prodotti finali, principalmente tessuti e tappeti, può essere considerato trascurabile.
(90) Alcuni produttori indonesiani e thailandesi hanno sostenuto che l'imposizione di misure antidumping non sarebbe nell'interesse comunitario perché gli impianti comunitari non hanno una capacità produttiva sufficiente per rifornire gli acquirenti comunitari. I produttori della Thailandia hanno aggiunto che le misure antidumping contribuirebbero ad aggravare ulteriormente gli attuali problemi del mercato provocati dalla carenza dell'offerta e sarebbero dannose per l'industria di trasformazione della Comunità.
(91) Queste argomentazioni non possono essere accolte visto che, considerando la capacità di produzione dei produttori comunitari denunzianti e non denunzianti, non si riscontrano carenze strutturali per quanto riguarda l'approvvigionamento (consumo e capacità di produzione pari in media a circa 240 000 t).
4. Conclusioni relative all'interesse comunitario
(92) Dopo avere esaminato i diversi interessi in questione, la Commissione ha concluso che la mancata difesa contro le pratiche di dumping che hanno provocato un pregiudizio notevole all'industria comunitaria di PTY, dimostrato in particolare dalle perdite finanziarie, dal calo della produzione e dal leggero calo della quota di mercato, accelererebbe il deterioramento della situazione di questa industria e quindi non sarebbe nell'interesse della Comunità. Si ritiene inoltre necessario applicare un trattamento non discriminatorio delle importazioni di PTY originari dell'Indonesia e della Thailandia rispetto alle importazioni di PTY originari di altri paesi terzi, attualmente oggetto di misure antidumping. Non sono emerse ragioni convincenti per non applicare misure antidumping.
(93) Di conseguenza, la Commissione ritiene che l'interesse comunitario imponga l'istituzione di misure antidumping.
H. DAZIO
(94) Per evitare che l'industria comunitaria subisca un ulteriore pregiudizio durante l'inchiesta, si ritiene opportuno istituire misure antidumping sulle importazioni di PTY originarie dell'Indonesia e della Thailandia, di modo che l'industria possa ottenere i profitti ragionevoli di cui è stata privata dagli effetti delle importazioni oggetto di dumping. A tal fine, è opportuno applicare un dazio antidumping provvisorio nella forma di un dazio ad valorem.
(95) Per fissare il livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto del livello del dumping riscontrato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(96) La Commissione, per calcolare l'importo di dazio adeguato per rimediare alla situazione precaria dell'industria comunitaria, ha dovuto tener conto del fatto che questa situazione è caratterizzata principalmente da risultati finanziari negativi a causa della depressione dei prezzi derivante dalla sottoquotazione. Per eliminare questo tipo di pregiudizio è necessario che le misure adottate permettano all'industria comunitaria di realizzare vendite e prezzi che offrano profitti ragionevoli.
(97) A tal fine, la Commissione ha calcolato il livello di prezzo ritenuto adeguato per eliminare il pregiudizio in base al costo di produzione medio ponderato dell'industria comunitaria, comprendente un profitto del 6 % ritenuto sufficiente per finanziare gli investimenti produttivi dell'industria a lungo termine. La Commissione ha in seguito confrontato il livello di eliminazione del pregiudizio con i prezzi medi all'importazione franco frontiera comunitaria, dazio corrisposto. I margini del pregiudizio riscontrati superano, per tutte le imprese e i paesi interessati, i margini di dumping fissati e quindi i dazi devono basarsi sui margini di dumping ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base.
(98) Per quanto riguarda il calcolo del livello del dazio provvisorio per i produttori in ciascuno dei paesi esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestati, la Commissione ritiene opportuno, per i motivi di cui al punto 35, fissare il livello del dazio antidumping provvisorio al margine di dumping stabilito nel punto suddetto per quando riguarda le importazioni originarie dell'Indonesia e della Thailandia, pari rispettivamente al 22 % e al 29,6 %.
(99) Come esposto al considerando n. 41, si conclude a titolo provvisorio che l'importazione dei prodotti in questione originari dell'India non hanno contribuito al pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria. La Commissione ritiene dunque che non siano necessarie, in questa fase dell'inchiesta, misure di difesa nei confronti di queste importazioni.
I. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(100) Ai fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine congruo entro il quale le parti possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Inoltre occorre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filati testurizzati di poliesteri di cui ai codici NC 5402 33 10 e 5402 33 90, originari dell'Indonesia e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo altrimenti disposto, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono presentare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 23 maggio 1996.

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