Document ID: 31991R0577

REGOLAMENTO (CEE) N. 577/91 DEL CONSIGLIO del 4 marzo 1991 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di semiconduttori cosiddetti « EPROM » (erasable programmable read only memories) originari del Giappone
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare gli articoli 10 e 11,
vista la proposta presentata dalla Commissione, previa consultazione in sede di comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel dicembre 1986 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'Associazione europea dei fabbricanti di componenti elettronici (EECA), a nome di quasi tutti i produttori comunitari, effettivi o potenziali, di EPROM (erasable programmable read only memories - memorie a sola lettura cancellabile e programmabili). La denuncia conteneva elementi di prova in merito alle pratiche di dumping sulle importazioni di EPROM originarie del Giappone e al pregiudizio sostanziale da esse provocato all'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Tali elementi di prova sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di una procedura.
(2) Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2) la Commissione ha annunciato l'avvio di una procedura antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di microcircuiti elettronici detti EPROM che allora erano classificati alla sottovoce ex 85.21 D della tariffa doganale comune e corrispondevano ai codici Nimexe ex 85.21-47, ex 85.21-69 e ex 85.21-71, originari del Giappone e ha iniziato un'inchiesta.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i ricorrenti e ha offerto alle parti direttamente interessate l'opportunità di comunicare per iscritto le loro osservazioni e di chiedere un'audizione.
(4) Cinque esportatori giapponesi, gli importatori collegati nella Comunità e tutte le società comunitarie ricorrenti hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni. Due esportatori commerciali hanno deciso, per motivi di carattere commerciale, di non collaborare con la Commissione.
(5) Un esportatore giapponese si è manifestato in una fase successiva e, insieme con i due esportatori suddetti, ha fornito informazioni nel corso del procedimento.
(6) Un utilizzatore finale ha presentato le proprie osservazioni.
(7) Non sono state presentate osservazioni da parte di importatori indipendenti.
(8) Quasi tutti gli esportatori giapponesi e gli importatori collegati nella Comunità, tutte le società ricorrenti e un utilizzatore finale nella Comunità hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti.
(9) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari e ha svolto inchieste presso le sedi delle società seguenti:
a) Società comunitarie ricorrenti:
- SGS Microelettronica SpA, Italia (SGS),
- Thomson Semiconducteurs, Francia (Thomson), successivamente incorporata nella SGS-Thomson (ST).
b) Produttori/esportatori giapponesi:
- Fujitsu Limited, Tokio e Kawasaki (Fujitsu),
- Hitachi Ltd, Tokio e Musashi (Hitachi),
- Mitsubishi Electric Corporation, Tokio e Itami City, Osaka (Mitsubishi),
- NEC Corporation, Tokio (NEC),
- Texas Instruments (Japan) Ltd, Tokio (Texas).
c) Importatori nella Comunità collegati agli importatori giapponesi:
- Fujitsu Microelectronik GmbH, Germania,
- Fujitsu Microelectronic Ireland Ltd, Irlanda,
- Hitachi Electronic Components (Europe) GmbH, Germania,
- Hitachi Electronic Components (UK) Ltd, Regno Unito,
- Hitachi Semiconductor (Europe) GmbH, Germania,
- Mitsubishi Electric (Europe) GmbH, Germania,
- Mitsubishi Electric (UK) Ltd, Regno Unito,
- NEC Electronics (Germany), GmbH, Germania,
- NEC Semiconductors (UK) Ltd, Regno Unito,
- NEC Ireland Ltd, Irlanda,
- Texas Instruments Deutschland GmbH, Germania,
- Texas Instruments Italia SpA, Italia,
- Texas Instruments France SA, Francia.
d) Utilizzatori finali:
- International Computers Ltd, Regno Unito.
(10) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte particolareggiate dalle società comunitarie ricorrenti, dagli esportatori e dagli importatori collegati.
(11) Un esportatore giapponese ha presentato una relazione elaborata da una società di consulenza aziendale e relativa ad uno studio su alcuni elementi dell'inchiesta, quali il pregiudizio e l'interesse della Comunità in rapporto alle EPROM originarie del Giappone.
(12) Le informazioni contenute in tali relazioni sono state opportunamente verificate e analizzate.
(13) I cinque esportatori giapponesi che hanno collaborato nel corso dell'inchiesta sono stati informati in merito alle conclusioni della Commissione e alcuni hanno presentato osservazioni scritte e orali, che sono state debitamente esaminate.
(14) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra aprile 1986 e marzo 1987. L'esame del pregiudizio si riferiva al periodo 1983-1987 per quanto riguarda l'andamento del volume, delle quote di mercato e di altri indicatori economici e al periodo 1o aprile 1986 - 31 marzo 1987 per l'analisi particolareggiata dei dati sui prezzi.
(15) L'inchiesta si è protratta per un periodo più lungo del previsto a causa della complessità dell'industria delle EPROM e dell'internazionalizzazione dei processi di fabbricazione.
B. PRODOTTI OGGETTO DELL'INCHIESTA, PRODOTTI SIMILI E INDUSTRIA DELLA COMUNITÀ
a) Prodotti oggetto dell'inchiesta
(16) I prodotti oggetto dell'inchiesta sono alcuni tipi di microcircuiti EPROM compresi anche i microcircuiti detti OTP (one time programmable read only memories - memorie a sola lettura programmabili una sola volta) (3), assemblati oppure in forma di wafer o piastrine trattate, fabbricati con diverse varianti della tecnologia MOS (metal oxide semiconductor), compresa la tecnologia CMOS (complementary MOS) e NMOS (MOS a effetto di campo), di qualsiasi densità, indipendentemente dal tempo di accesso, dalla configurazione, dal contenitore o dall'involucro. A decorrere dal 1o gennaio 1990 le EPROM sono classificate nei seguenti codici NC:
- 8542 11 63, 8542 11 65 e 8542 11 66 (EPROM in forma finita),
- 8542 11 10 (wafer non ancora tagliati in chip),
- 8542 11 30 (chip),
- 8542 11 76 (OTP).
(17) La Commissione ha inoltre chiesto informazioni sulle EPROM assemblate in paesi terzi con wafer e piastrine trattati prodotti in Giappone per essere successivamente importati nella Comunità. Dalle informazioni ottenute risultava che i quantitativi dei prodotti in questione importati nella Comunità erano allora relativamente limitati. È stato pertanto deciso di non includere nell'inchiesta i prodotti importati in seguito a tali operazioni di assemblaggio.
b) Determinazione del prodotto simile
(18) Per determinare il prodotto simile ai fini del presente procedimento, la Commissione ha esaminato se possono essere considerati prodotti simili alle EPROM:
i) i wafer e le piastrine trattate;
ii) le EPROM aventi densità diverse e ottenute con processi diversi.
ad i) Wafer e piastrine trattati
(19) Numerosi esportatori sostengono che i wafer trattati e le piastrine da essi ottenute non sono prodotti simili alle EPROM. Pur ritenendo che le diverse EPROM possano essere considerate come un gruppo omogeneo di prodotti distinti, ma correlati, gli esportatori sostengono che una piastrina trattata senza l'involucro e le connessioni elettriche è priva di valore, dato che il contenitore e le connessioni elettriche sono indispensabili per la funzionalità del dispositivo.
(20) I ricorrenti sostengono che i wafer e le piastrine trattati sono prodotti simili alle EPROM in forma finita, in quanto sono semplicemente EPROM senza involucro aventi le caratteristiche essenziali del prodotto finito. Secondo i ricorrenti, l'esclusione delle EPROM non finite dall'applicazione delle misure antidumping consentirebbe di eludere le misure stesse, dato che le società giapponesi potrebbero semplicemente spedire i wafer e le piastrine nella Comunità, effettuarvi operazioni di assemblaggio e quindi vendere le EPROM come prodotti finiti sul mercato.
(21) Il Consiglio rileva che:
- quando un wafer è lavorato oppure sottoposto ad un trattamento di diffusione le relative piastrine hanno tutte le proprietà elettroniche essenziali che distinguono le EPROM dagli altri prodotti;
- non esiste praticamente un mercato distinto per le EPROM, i wafer e le piastrine;
- le piastrine trattate sono destinate ad essere utilizzate esclusivamente come unità di memoria nelle EPROM in forma finita. Alcuni produttori giapponesi hanno infatti esportato grandi quantitativi di piastrine trattate, generalmente su wafer pretagliati, a società collegate nella Comunità, affinché fossero collaudate e assemblate prima che il prodotto finito venisse immesso sul mercato comunitario attraverso la rete di vendita delle società collegate medesime.
(22) Alla luce di quanto precede, è stato stabilito che i wafer e le piastrine trattate sono prodotti simili alle EPROM in forma finita.
ad ii) Diverse densità e lavorazioni delle EPROM
(23) La maggior parte degli esportatori giapponesi ha affermato che le EPROM aventi densità differenti e sottoposte a diverse lavorazioni devono essere considerate prodotti distinti e che i diversi tipi di EPROM rientrano in un gruppo costituito da prodotti diversi, ma correlati. A questo proposito è stato affermato che l'entità degli eventuali dazi antidumping deve essere determinata separatamente per ciascun tipo di EPROM e che, per tener debitamente conto del pregiudizio e dell'interesse della Comunità, è necessario distinguere tra diverse densità e tecnologie. È stato affermato che in tal modo sarebbero esenti da eventuali dazi antidumping le EPROM di densità pari o superiore a 1 megabit, che non formano oggetto della denuncia di dumping e non sono state fabbricate nel periodo di riferimento, sicché sarebbero escluse dall'ambito dell'inchiesta.
(24) Alcuni esportatori giapponesi sostengono inoltre che le EPROM della nuova generazione, con una densità superiore a 1 megabit, non possono essere considerati prodotti simili alle EPROM attuali per i motivi seguenti:
- la concezione e la tecnologia di produzione sono diverse;
- per la produzione sono necessari nuovi impianti e apparecchiature;
- sono necessarie nuove architetture e le applicazioni sono diverse.
(25) I ricorrenti sostengono che le diverse densità e tecnologie non sono sufficienti per differenziare i prodotti. Le distinzioni effettuate da alcuni esportatori presupporrebbero l'esistenza di numerose ed ipotetiche industrie in cui verrebbero frammentati un prodotto e una categoria di produzione generalmente riconosciuti. I ricorrenti hanno inoltre affermato che la differenziazione dei prodotti in base alla densità o al perfezionamento oppure a varianti minori del processo di produzione farebbero prevalere differenze minori, di caratteristiche e impieghi, su sostanziali analogie, mentre in realtà nessuna di tali differenze giustifica la configurazione di un prodotto simile distinto.
Il Consiglio ha formulato le seguenti osservazioni:
(26) - con il costante processo di espansione delle conoscenze e di perfezionamento tecnologico, è stato possibile produrre circuiti di memoria più piccoli e più complessi, aventi maggiore densità e in grado di fornire migliori prestazioni. Dopo l'introduzione delle EPROM nei primi anni Settanta, si sono succedute ad intervalli di tre o quattro anni nuove generazioni di EPROM, ciascuna delle quali aveva una capacità di memoria quattro o due volte superiore a quella della generazione precedente. Dall'inchiesta è emerso che nel 1984 il tipo di EPROM più venduto nella Comunità, dopo aver quasi completamente sostituito le EPROM di 16 K e di 32 K, era la EPROM di 64 K. Nello stesso anno era stata introdotta per la prima volta la EPROM di 256 K. Nel 1986, tuttavia, quest'ultimo tipo era venduto in quantitativi significativi e stava gradualmente sostituendo la EPROM di 64 K, mentre venivano introdotte gradualmente le generazioni di 512 K e di 1 megabit;
(27) - le EPROM aventi diverse densità e sottoposte a processi differenti rientrano inoltre nella stessa categoria generale di prodotti che svolgono le stesse funzioni essenziali, indipendentemente dall'estensione della memoria. Anche se il progetto e la tecnologia di trattamento hanno subito modifiche nelle successive generazioni aventi densità diverse, la caratteristica essenziale di una EPROM, cioè la funzione di memoria, è rimasta invariata. Le caratteristiche fisiche principali, inoltre, non sono cambiate;
(28) - benché le EPROM di diverse densità non siano sempre intercambiabili dal punto di vista pratico, i prodotti finali, come gli elaboratori elettronici, sono rielaborati o modificati per accogliere EPROM di densità maggiore al fine di risparmiare spazio sui circuiti stampati e di ridurre i costi di fabbricazione. Dato che ogni nuova generazione di EPROM implica una modifica in termini di capacità di memoria e di progettazione dei prodotti destinati agli utenti finali, la determinazione dei prezzi delle generazioni successive è strettamente collegata. A questo proposito numerose parti interessate alla procedura hanno affermato che l'introduzione di una EPROM di capacità superiore implica il calo dei prezzi delle EPROM di capacità inferiore non appena il prezzo della nuova generazione viene fissato ad un determinato livello rispetto al prezzo della generazione precedente.
(29) In considerazione di quanto precede, si ritiene che le analogie tra le EPROM aventi diverse densità e sottoposte a processi diversi superino le differenze in termini di capacità di memoria, progettazione e tecnologia di trattamento. Si conclude pertanto che le EPROM aventi densità differenti e sottoposte a processi diversi sono prodotti simili.
Futura densità delle EPROM
(30) È stato inoltre esaminato se le EPROM che in futuro avranno densità di 2 e 4 megabit debbano essere considerate prodotti simili. È stato osservato che nel periodo dell'inchiesta non sono state effettuate importazioni di prodotti aventi una densità superiore a 1 megabit, anche se alcune società ricorrenti e determinati esportatori giapponesi stavano già effettuando ricerche in questo senso.
Si rileva inoltre che l'avviso di apertura della presente procedura si riferisce a tutte le EPROM, indipendentemente dalla densità.
In base alle informazioni disponibili relative alla densità attuale e futura delle EPROM, in particolare per quanto riguarda le specifiche tecniche e le applicazioni, tutte le EPROM, indipendentemente dalle future densità, sono considerate prodotti simili.
(31) EPROM del tipo « Flash »
Dopo il periodo dell'inchiesta è stato introdotto sul mercato un nuovo tipo di prodotto, la cosiddetta EPROM « Flash ». Quasi tutti gli esportatori giapponesi sostengono che tale prodotto dovrebbe essere considerato come una EEPROM (electrically erasable read only memory - memoria a sola lettura programmabile e cancellabile elettricamente), che non è soggetta alla presente procedura antidumping. Le società ricorrenti sostengono che le EPROM Flash, che essenzialmente hanno le stesse caratteristiche tecniche delle EPROM, dovrebbero essere considerate prodotti simili.
Occorre rilevare che effettivamente le EEPROM non sono considerate prodotti simili e sono escluse dalla presente procedura. In base alle informazioni di carattere tecnico raccolte dalla Commissione si può concludere che le EPROM Flash, pur essendo cancellabili elettricamente, sono costruite su una struttura di cella EPROM e non EEPROM e sono assemblate in contenitori EPROM/OTP, dotati degli stessi terminali. Le EPROM Flash sostituiscono inoltre generalmente le EPROM. Si ritiene pertanto che le EPROM Flash, se sono basate sulla stessa tecnologia, siano prodotti simili alla EPROM.
(32) Prodotti destinati ad applicazioni militari
Un esportatore ha sostenuto che le EPROM destinate ad applicazioni militari non devono essere considerate prodotti simili alle EPROM per usi commerciali e che pertanto devono essere escluse dalla presente procedura.
Occorre osservare che, nonostante le differenze di classificazione doganale, le EPROM destinate ad applicazioni militari sono dispositivi standard sottoposti a severi collaudi e utilizzati anche per applicazioni civili che richiedono elevate prestazioni e grande affidabilità (satelliti, ecc.).
È stato pertanto concluso che le EPROM destinate ad applicazioni militari sono prodotti simili alle EPROM per applicazioni commerciali.
c) Industria comunitaria
(33) Relativamente alla definizione di prodotto simile, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ai fini della determinazione del pregiudizio deve essere stabilito quali società costituiscano l'industria comunitaria. A questo proposito sono stati presi in esame i seguenti elementi:
i) i processi di fabbricazione relativi alla produzione di EPROM;
ii) le attività collegate alla produzione di EPROM delle società comunitarie che si sono manifestate nel corso della procedura.
(34) ad i) Per quanto riguarda il processo di fabbricazione delle EPROM, si osserva che si possono distinguere due fasi principali:
- le operazioni di diffusione e di selezione dei wafer (operazioni front-end) riguardano la produzione delle piastrine su wafer di silicio e il collaudo delle singole piastrine per mettere in evidenza gli eventuali difetti. La diffusione rappresenta la fase più impegnativa dal punto di vista tecnologico, in quanto richiede rilevanti investimenti nella ricerca di base e nella messa a punto della complessa tecnologia di fabbricazione. Al termine del trattamento del wafer, le piastrine in esso contenute posseggono già tutte le caratteristiche essenziali del prodotto finito;
- con le operazioni di assemblaggio e di collaudo finale, le piastrine sono tagliate, collegate e incapsulate in contenitori, normalmente di tipo ceramico e infine sottoposte al collaudo prima della spedizione. Questa fase di produzione (operazione back-end) è meno impegnativa dal punto di vista tecnologico e richiede capitali relativamente modesti in attività di ricerca e sviluppo. Rispetto al costo totale di produzione, tuttavia, i costi di montaggio sono generalmente significativi e possono talvolta superare i costi del processo di diffusione.
(35) ad ii) Per quanto riguarda la produzione di EPROM da parte delle società comunitarie che si sono manifestate nel corso della procedura, si rileva che, a parte le due società ricorrenti (attualmente ridotte ad una dopo la fusione tra SGS e Thomson), nel periodo dell'inchiesta tre società collegate agli esportatori giapponesi hanno importato wafer e piastrine che hanno in seguito assemblato per produrre EPROM nella Comunità.
(36) Benché dal punto di vista tecnologico e dell'investimento di capitale la diffusione dei wafer sia molto più rilevante delle operazioni di assemblaggio e di collaudo, queste ultime possono rappresentare una percentuale elevata del costo di produzione.
(37) La questione di determinare se le società che effettuano unicamente operazioni di collaudo o di assemblaggio appartengano all'industria comunitaria può tuttavia rimanere aperta.
(38) Anche se le società che effettuano unicamente operazioni di montaggio o di collaudo dovessero rientrare nell'industria comunitaria, si deve esaminare se, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5, primo trattino del regolamento (CEE) n. 2423/88, le società collegate ad esportatori giapponesi che hanno importato i prodotti oggetto dell'inchiesta debbano essere escluse dalla definizione di industria comunitaria. A questo proposito si è tenuto conto del fatto che le società che importano e assemblano nella Comunità i wafer e le piastrine originari dal Giappone vendono il prodotto finito attraverso gli stessi canali di vendita utilizzati per le EPROM importate direttamente dal Giappone dallo stesso esportatore giapponese. La determinazione del prezzo delle EPROM come prodotto finito, assemblate nella Comunità oppure esportate direttamente dal Giappone, è inoltre effettuata dalla stessa società madre giapponese. Le eventuali pratiche di dumping da parte dell'esportatore giapponese hanno comunque un'incidenza sulla società collegata che effettua le operazioni di montaggio, dato che quest'ultima beneficia direttamente o indirettamente delle pratiche sleali. Di conseguenza è opportuno escludere dai produttori che rappresentano l'industria comunitaria le società che importano wafer e piastrine da assemblare nella Comunità da esportatori giapponesi a cui sono collegate.
Argomenti relativi alla definizione di industria comunitaria
(39) Numerosi esportatori giapponesi hanno contestato il fatto che i ricorrenti, secondo quanto è affermato nell'avviso di apertura della procedura antidumping, rappresentino sostanzialmente tutti i produttori comunitari, effettivi o potenziali di EPROM. Essi osservano che, dal momento che la tecnologia della fabbricazione di wafer e piastrine EPROM può essere acquistata da numerose fonti, qualsiasi produttore europeo di componenti elettronici operante su vasta scala può essere considerato un potenziale produttore comunitario di EPROM. Essi affermano anche che le società che effettuano operazioni di assemblaggio nella Comunità dovrebbero essere comprese nella definizione di industria comunitaria, dato che l'assemblaggio e il collaudo rappresentano una percentuale significativa dei costi di produzione delle EPROM. A sostegno di tali affermazioni essi adducono che, poiché a norma della legislazione allora in vigore le operazioni di assemblaggio erano sufficenti per conferire l'origine comunitaria ai prodotti assemblati nella Comunità, sarebbe più opportuno definire l'industria comunitaria in termini di prodotti originari della Comunità.
(40) In risposta a tali argomenti occorre mettere in evidenza che, dopo la pubblicazione dell'avviso di apertura della procedura, nessuna società, a parte le due società ricorrenti e alcune imprese di montaggio collegate agli esportatori giapponesi, ha affermato di essere un produttore effettivo e potenziale di EPROM e ha chiesto di essere inserita nell'industria comunitaria. A questo proposito il Consiglio ritiene che le società tecnicamente in grado di produrre EPROM non debbano essere considerate come produttori potenziali, a meno che non si siano già impegnate in qualche modo nella futura produzione di EPROM.
Per le società collegate alle società giapponesi che importano wafer e piastrine per assemblarli nella Comunità, valgono le osservazioni di cui ai punti 36, 37 e 38.
(41) In conclusione il termine « industria comunitaria » si riferisce alle società ricorrenti rappresentate dall'EECA, vale a dire SGS e Thomson.
C. VALORE NORMALE
(42) Per determinare il valore normale relativo ai tipi di EPROM esportati e venduti nella Comunità, sono stati analizzati i prezzi e i costi sul mercato giapponese. Dall'analisi è emerso che nel periodo dell'inchiesta i prezzi relativi ai prodotti aventi densità di 128 K, 256 K, 512 K e 1 megabit sono diminuiti, mentre per i prodotti aventi densità di 16 K, 32 K e 64 K, che si trovavano al termine del ciclo vitale, i prezzi sono rimasti stabili oppure sono leggermente aumentati. In termini di costi dalle informazioni relative all'andamento trimestrale è emerso che, in linea di massima, nel periodo in questione i costi relativi a tutti i tipi del prodotto, indipendentemente dalla densità, sono diminuiti, anche se in alcuni trimestri i costi erano superiori a quelli del trimestre precedente, a causa del calo della produzione. Nell'ultimo trimestre i costi relativi alle EPROM di 64 K sono lievemente aumentati, in seguito al calo del volume di produzione.
(43) Per ciascun esportatore i prezzi sono stati confrontati con la media ponderata dei costi di produzione. Dal confronto è emerso che, per quasi tutti gli esportatori e per molti tipi del prodotto, i costi di produzione superavano i prezzi vigenti sul mercato interno tanto in termini quantitativi, quanto su una base media ponderata. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, le vendite relative a tali tipi di EPROM non sono state considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Per i tipi del prodotto venduti in perdita è stato quindi costruito il valore normale. Quando sul mercato interno sono state effettuate vendite remunerative di EPROM, per la determinazione del valore normale sono stati utilizzati i prezzi vigenti sul mercato interno, a condizione che il volume delle vendite superasse il 5 % del volume delle vendite nella Comunità. Quando il volume delle vendite sul mercato giapponese non superava tale percentuale, il valore normale è stato costruito. Tale procedimento è stato applicato poiché, in conformità della prassi seguita in passato, si ritiene che un volume di vendite inferiore al limite del 5 % sia insufficente per un adeguato confronto.
(44) Sono stati costruiti i valori normali per quanto riguarda le esportazioni di piastrine su wafer pretagliati, di piastrine già tagliate oppure di EPROM non collaudate, dal momento che questi tipi di prodotto non sono venduti sul mercato giapponese.
(45) I valori costruiti sono stati determinati aggiungendo al costo di produzione un adeguato margine di profitto. Il costo di produzione è stato calcolato in base a tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti in Giappone per i materiali e la fabbricazione, più un adeguato importo per le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto.
(46) Gli importi relativi alle spese generali, amministrative e di vendita da inserire nei valori costruiti sono stati calcolati in base alle spese effettivamente sostenute dagli esportatori in questione, mentre gli importi relativi al profitto sono stati determinati in base agli utili realizzati dagli esportatori sulle vendite remunerative di EPROM sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta.
(47) Il costo di produzione è stato determinato in funzione dell'entità economica dell'esportatore rispetto alle attività da esso svolte sul mercato giapponese. I costi sono stati pertanto calcolati tenendo conto dei costi pieni della società madre produttrice e delle società di vendita consociate oppure collegate che svolgono le funzioni di ufficio vendita della società madre. Nella fattispecie, ai fini del calcolo del valore normale, non si è tenuto conto delle transazioni tra la società produttrice madre e le sue società di vendita e sono state prese in considerazione unicamente le transazioni tra le società di vendita e i clienti indipendenti.
(48) Quando, per calcolare i costi relativi alle EPROM, si è dovuto ripartire tali costi tra i diversi prodotti, è stata generalmente accettata la pratica contabile seguita dall'esportatore. Tuttavia, dopo le inchieste effettuate presso gli esportatori, le risposte al questionario della Commissione sono state, praticamente in tutti i casi, riesaminate o completate con informazioni supplementari. Sono state inoltre apportate modifiche in merito ad alcune spese indicate dagli esportatori.
(49) Spese per ricerca e sviluppo
Tutte le spese di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo dell'inchiesta che si riferivano alla produzione di EPROM, attuale o futura, sono state adeguatamente imputate al costo di produzione delle EPROM relativo al periodo dell'inchiesta. Alcune spese per ricerca e sviluppo dichiarate da alcuni esportatori sono state modificate a seguito di una ripartizione più precisa dei costi in questione.
In un caso specifico, dalla ripartizione effettuata dall'esportatore risultava che ai prodotti MOS, escluse le EPROM, erano imputate spese per ricerca e sviluppo nettamente superiori alle spese relative alle EPROM. In base a un'analisi svolta dalla Commissione sulle spese di ricerca e sviluppo sostenute da altre parti soggette alla procedura, tenendo inoltre conto della rilevanza delle EPROM come elemento motore per lo sviluppo tecnologico di altri prodotti MOS, è stato deciso di imputare le spese di ricerca e sviluppo dichiarate complessivamente per i prodotti MOS alle EPROM in base al fatturato.
Argomenti relativi alla determinazione del valore normale
(50) Alcuni esportatori affermano che il valore normale dovrebbe essere determinato in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili sul mercato interno dato che, benché alcune vendite siano state effettuate in perdita, tutti i costi sarebbero comunque stati recuperati in un periodo più lungo del periodo di riferimento. Secondo gli esportatori, pertanto, le corrispondenti transazioni dovrebbero essere considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
(51) Il Consiglio non può riconoscere valido tale argomento. Dato che il periodo dell'inchiesta comprende un intero anno, le vendite di EPROM a prezzi che non consentono il recupero di tutti i costi equamente ripartiti nel periodo in questione non possono essere considerate come effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(52) Un altro esportatore sostiene che occorre tener conto della situazione specifica ed eccezionale dell'industria delle EPROM, caratterizzata dalla rapida obsolescenza dei prodotti e da una brusca flessione dei costi di produzione su un breve periodo.
L'esportatore afferma inoltre che i prezzi hanno subito variazioni nel corso del periodo dell'inchiesta e nella fase successiva e che pertanto, se per il periodo di dodici mesi relativi all'inchiesta si determina un unico valore normale da confrontare con i prezzi all'esportazione prendendo in esame le singole transazioni nello stesso periodo, i risultati ottenuti non riflettono la situazione del mercato nel periodo di riferimento. L'esportatore propone pertanto che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88, secondo il quale il valore normale e il prezzo all'esportazione devono essere confrontati per quanto possibile contemporaneamente, i confronti tra il valore normale e il prezzo all'esportazione siano effettuati su base trimestrale. In tal caso i valori normali dovrebbero essere stabiliti su base trimestrale.
(53) La Commissione, dopo aver esaminato la situazione specifica ed eccezionale dell'industria delle EPROM, nelle prime fasi del procedimento riteneva che i valori normali dovessero effettivamente essere determinati su base trimestrale per calcolare con maggiore accuratezza il margine di dumping. Nei questionari inviati la Commissione ha pertanto chiesto di presentare i dati ripartiti per trimestre. Dalle analisi dei dati è tuttavia risultato evidente che il valore normale relativo alla maggior parte dei dispositivi in questione avrebbe dovuto essere costruito in base ai costi di produzione, per cui al momento dell'esame delle informazioni fornite dagli esportatori, si è dovuto tener conto delle oscillazioni dei costi, della mancanza di dati per alcuni tipi di prodotto e per determinati trimestri a causa della mancata produzione, nonché della difficoltà di stabilire un rapporto tra i costi effettivi e le singole transazioni di vendita. Per tali motivi il Consiglio conclude che è opportuno determinare i valori normali su base annua. I risultati così ottenuti, secondo il Consiglio, riflettono la situazione del mercato nel periodo dell'inchiesta.
Equo margine di profitto
(54) Numerosi esportatori sostengono che il margine di profitto calcolato dalla Commissione relativamente alle vendite remunerative di EPROM nel periodo dell'inchiesta è eccessivamente elevato rispetto alla domanda, che nello stesso periodo aveva subito una flessione.
Un altro esportatore ha affermato che il calcolo basato sulla media ponderata di tutte le vendite remunerative sul mercato interno escludeva le vendite di determinati prodotti effettuate in perdita e che un margine di profitto equo e rappresentativo dovrebbe essere calcolato tenendo conto di tutte le vendite, indipendentemente dalla loro redditività.
È stato inoltre sostenuto che non è corretto considerare isolatamente ogni singola generazione di memorie e prendere in esame periodi di tempo troppo brevi e che si otterrebbe un quadro più realistico se la redditività fosse valutata rispetto al ciclo di vita completo dei prodotti, nonché delle EPROM in generale.
(55) Per costruire i valori normali, il Consiglio deve determinare un adeguato margine di profitto da aggiungere al costo di produzione. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'equo margine di profitto è calcolato « in base ai profitti realizzati dal produttore o esportatore sulle vendite redditizie del prodotto simile sul mercato interno ».
Le vendite redditizie sono state pertanto determinate come risulta dal punto 43. Qualora sia stato accertato che nel periodo dell'inchiesta sono state effettuate vendite remunerative, alcune singole transazioni possono essere state effettuate in perdita, a condizione che nel periodo in esame siano state realizzate sufficienti vendite redditizie per ottenere un profitto globale.
Tale procedimento è considerato ragionevole e i risultati così ottenuti appaiono attendibili. Le differenze riscontrate tra i singoli esportatori riflettono la posizione concorrenziale e la politica dei prezzi di ciascuna società.
D. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE
(56) I cinque esportatori che hanno risposto al questionario della Commissione entro i termini fissati hanno venduto EPROM in forma finita a clienti indipendenti nella Comunità attraverso società consociate di vendita situate nella Comunità. Tutti gli esportatori in questione hanno spedito nella Comunità EPROM in forma finita fabbricate in Giappone. Tre esportatori hanno inoltre spedito wafer e piastrine destinati ad un ulteriore trattamento nelle società consociate nella Comunità, prima di essere venduti in forma finita attraverso le filiali di vendita. Numerosi esportatori hanno venduto direttamente EPROM in forma finita ad importatori indipendenti nella Comunità, oltre ad aver effettuato vendite attraverso le rispettive consociate. Alcuni esportatori hanno venduto EPROM, in quantitativi tuttavia poco rilevanti, destinati all'esportazione nella Comunità attraverso gli uffici acquisti aperti in Giappone da società comunitarie non collegate.
(57) Per quanto riguarda le vendite all'esportazione effettuate direttamente dai produttori giapponesi ad acquirenti indipendenti nella Comunità e ad acquirenti indipendenti in Giappone (uffici acquisti), i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto.
(58) In tutti gli altri casi, quando le vendite sono state effettuate a società consociate che hanno importato il prodotto nella Comunità, in considerazione dei rapporti esistenti tra esportatore e importatore, è stato considerato opportuno costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali i prodotti finiti sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Ai fini del calcolo è stato necessario distinguere tra:
i) le EPROM esportate in forma finita e vendute ad acquirenti indipendenti nella stessa forma e
ii) le EPROM esportate per essere sottoposte ad un ulteriore trattamento nella Comunità e successivamente vendute in forma finita.
Per alcuni esportatori che hanno effettuato operazioni di assemblaggio o di trattamento nella Comunità, non è stato possibile distinguere tra le vendite delle EPROM come prodotto finito individuando quali di tali prodotti erano stati esportati in forma finita dal Giappone e quali erano stati sottoposti a operazioni di montaggio o ad altro tipo di trattamento nella Comunità, dopo essere stati importati in forma di wafer o di piastrine. In tal caso la distinzione tra i quantitativi venduti è stata effettuata in base al rapporto tra i quantitativi di EPROM in forma finita e i quantitativi di EPROM destinate all'assemblaggio o ad altri tipi di trattamento importati nella Comunità.
ad i) I prezzi all'esportazione cif frontiera comunitaria per i prodotti finiti sono stati costruiti detraendo dai prezzi di rivendita agli acquirenti indipendenti tutti i costi sostenuti dalla società di vendita consociata nel periodo compreso tra l'importazione e la rivendita, compresi i dazi e le imposte e un adeguato margine di utile. In mancanza di collaborazione da parte degli importatori indipendenti, il margine di utile è stato valutato al 5 % del fatturato.
ad ii) Per i prodotti non finiti i prezzi all'esportazione cif frontiera comunitaria sono stati costruiti, in primo luogo, detraendo dai prezzi di rivendita agli acquirenti indipendenti tutti i costi e il margine di profitto determinati per la società di vendita consociata e, in secondo luogo, tutti i costi sostenuti dall'impresa consociata per le operazioni di assemblaggio o di ulteriore trattamento. A quest'ultima impresa non è stato attribuito un margine di profitto supplementare.
(59) Alcune transazioni relative all'esportazione di determinati tipi di prodotto non sono state prese in considerazione poiché i quantitativi in questione erano irrilevanti, oppure poiché mancavano dati attendibili per determinare il valore normale. Si ritiene che tale procedimento abbia un'incidenza trascurabile sulle conclusioni in materia di dumping.
Argomenti relativi alla determinazione dei prezzi all'esportazione
(60) Un esportatore sostiene che un margine di profitto equo per le sue società importatrici affiliate nella Comunità è inferiore al 5 % utilizzato nel caso in esame.
(61) Il Consiglio ritiene che i profitti o le perdite effettivi delle società consociate di un esportatore che svolgono tra l'altro la funzione di importatori nella Comunità non possono essere presi in considerazione, dato che tali risultati sono influenzati dal rapporto esistente tra l'esportatore e la società di importazione. In base ai dati disponibili, un margine di profitto del 5 % è considerato equo per un importatore indipendente di prodotti simili a quelli oggetto dell'inchiesta.
(62) Un altro esportatore sostiene che il metodo impiegato dalla Commissione per costruire i prezzi all'esportazione di wafer e di piastrine, in base ai prezzi delle EPROM come prodotti finiti agli acquirenti indipendenti nella CEE, non è assolutamente corretto. Secondo l'esportatore, la decisione di investire in impianti di produzione di EPROM in Europa ha avuto come unico risultato il fatto che il margine di dumping attribuitogli è sensibilmente superiore al margine che sarebbe stato determinato se non avesse installato impianti di produzione nella Comunità.
(63) Senza entrare nel merito della decisione dell'esportatore di investire in impianti di produzione in Europa, il Consiglio ritiene che il metodo applicato per costruire i prezzi all'esportazione dei wafer e delle piastrine sia corretto dal momento che si è tenuto conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, nonché di un equo margine di profitto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
Il fatto che i costi sostenuti dall'esportatore in questione nella Comunità fossero elevati rispetto ai costi corrispondenti in Giappone non pregiudica la validità del metodo impiegato. Altri esportatori che effettuano operazioni di assemblaggio nella Comunità non hanno contestato il metodo.
E. CONFRONTO
(64) Per effettuare un valido confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, si è tenuto opportunamente conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quali le differenze riguardanti le caratteristiche fisiche, gli oneri all'importazione e le imposte indirette e le spese di vendita in rapporto diretto con i prodotti in questione, quando le parti interessate hanno chiesto adeguamenti. Tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.
(65) In termini di caratteristiche fisiche i diversi tipi di EPROM sono stati differenziati in base alle seguenti caratteristiche e specifiche tecniche:
- gruppi di prodotti, vale a dire EPROM assemblate, wafer o piastrine trattate,
- densità,
- processi di fabbricazione, quali le tecnologie CMOS e NMOS, comprese le varianti « shrunk die »,
- materiale del contenitore (ceramica o plastica, ecc.),
- tipo di involucro (DIP, LCC, SOP, ecc.),
- tempo di accesso,
- rivestimento del supporto,
- configurazione.
Il prezzo all'esportazione di un prodotto individuato in conformità di tali caratteristiche e specifiche è stato pertanto facilmente confrontato con il valore normale di un prodotto simile.
(66) Per quanto riguarda le differenze relative alle spese di vendita in rapporto diretto con i prodotti in questione, sono stati apportati adeguamenti per differenze riguardanti:
- trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori,
- imballaggio,
- forme di pagamento,
- garanzie, assistenza tecnica e altri servizi post vendita,
- retribuzioni dei venditori e commissioni.
(67) Data la scarsa rilevanza degli adeguamenti chiesti ai fini del confronto e in considerazione della complessità dell'inchiesta in altri settori, le domande degli esportatori sono state accolte senza effettuare controlli accurati, fatta eccezione per i casi in cui risultava evidente che le spese per le quali erano chiesti gli adeguamenti non erano costi in rapporto diretto con le vendite in questione. Non si è tenuto conto, tra l'altro, di domande di adeguamento relative ai costi del trasporto interno e alle spese di assicurazione, nonché alle retribuzioni del presunto personale di vendita. In alcuni casi sono stati chiesti adeguamenti per diritti di brevetto. Non è stato tuttavia ritenuto opportuno apportare tale adeguamento, in quanto quest'ultimo incideva nella stessa misura sul valore normale e sui prezzi all'esportazione e pertanto non aveva alcuna rilevanza ai fini del calcolo del dumping.
F. MARGINI
(68) Il valore normale relativo a ciascun tipo di prodotto esportato dalle singole società è stato confrontato con i prezzi all'esportazione di prodotti comparabili prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di EPROM originarie del Giappone prodotte ed esportate da tutte le società giapponesi soggette all'inchiesta, vale a dire Fujitsu Limited, Hitachi Ltd, Mitsubishi Electric Corporation, NEC Corporation e Texas Instruments (Japan) Ltd, con un margine di dumping pari alla differenza tra il valore normale e il prezzo all'esportazione nella Comunità.
I margini di dumping variano secondo l'esportatore e per ciascun esportatore secondo lo Stato membro importatore, il tipo di EPROM e il cliente. La media ponderata dei margini relativi agli esportatori sopra citati, espressa in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria, è compresa tra il 35 % e il 106 %.
(69) Per gli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione il dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
A questo proposito si ritiene che i risultati dell'inchiesta forniscano la base più adeguata per determinare il margine di dumping e che si offrirebbe l'opportunità di eludere il dazio se agli esportatori in questione venisse attribuito un margine di dumping inferiore al margine massimo del 106 % accertato nei confronti degli esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. Per tali motivi si ritiene opportuno attribuire a tali esportatori quest'ultimo margine di dumping.
G. PREGIUDIZIO
a) Evoluzione e situazione attuale dell'industria comunitaria
(70) La Commissione ha ricevuto e verificato le informazioni scritte particolareggiate sulle attività delle società ricorrenti che costituiscono l'industria comunitaria inerenti alla produzione di EPROM. Da tali informazioni sono emersi diversi elementi.
Dopo il periodo dell'inchiesta, due società ricorrenti, l'italiana SGS e la francese Thomson, hanno riunito le rispettive attività di produzione di semiconduttori.
(71) Una società ha iniziato l'attività di produzione di semiconduttori nel 1983 con l'acquisizione di un'azienda che precedentemente era controllata da due altre società. La società acquisita produceva EPROM con tecnologia NMOS aventi densità di 16 K, 32 K e 64 K e EPROM con tecnologia CMOS aventi densità di 16 K e di 32 K. La società ha deciso di ampliare la propria attività di produzione di EPROM e all'inizio del 1984 ha avviato un vasto programma di ricerca e sviluppo per mettere a punto nuovi prodotti nell'ambito della tecnologia NMOS (64 K, 128 K e 256 K) e CMOS (64 K), nonché nell'ambito di nuove tecnologie. Alla fine dell'anno si prevedeva che, per il periodo 1985 - 1987, sarebbero state effettuate rilevanti vendite di EPROM prodotte con le nuove tecnologie. Tali obiettivi di vendita non sono stati tuttavia mai realizzati.
- I ritardi verificatisi nell'avvio della produzione delle DRAM di 64 K hanno inciso sullo sviluppo delle EPROM di 64 K e pertanto i wafer necessari per la produzione delle EPROM di 64 K hanno dovuto essere acquistati da un fornitore di un paese terzo per essere montati nella Comunità.
- Le condizioni di mercato hanno costretto la società a riesaminare il programma di ricerca e sviluppo, in particolare alla luce delle gravi perdite subite sulle vendite di EPROM. La società non ha potuto avviare la piena produzione di alcuni dispositivi NMOS di densità superiore e ha dovuto abbandonare qualsiasi ulteriore attività sulla tecnologia NMOS. Lo sviluppo della tecnologia CMOS, che è stato mantenuto, ha subito un rallentamento nel 1986 a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi.
(72) La seconda società, che aveva iniziato la produzione di EPROM nella CEE sin dai primi anni Ottanta, durante il periodo dell'inchesta ha prodotto in quantitativi rilevanti una vasta gamma die EPROM, comprendente le densità di 16 K, 32 K, 64 K, 128 K, 256 K e 512 K.
Tra il 1983 e il 1985 la produzione è stata effettuata esclusivamente negli impianti preesistenti. Alla fine del 1983 la società ha approvato un piano relativo alla costruzione di una linea di produzione più avanzata, che avrebbe dovuto essere destinata essenzialmente alla produzione su grande scala di dispositivi di 64 K e 256 K. Secondo il piano, entro la fine del 1986 la nuova linea di produzione avrebbe dovuto essere operativa a piena capacità. A causa della grave flessione dei prezzi delle EPROM sui mercati della Comunità e sui mercati mondiali la società ha dovuto più volte rinviare l'attuazione del piano e la piena capacità ha potuto essere raggiunta soltanto alla fine del 1988, invece che alla fine del 1986 come era stato inizialmente previsto, con un ritardo di quasi due anni. Tale situazione ha contribuito in misura significativa alle gravi perdite subite dalla società e al mancato rendimento degli investimenti.
b) Situazione dell'industria comunitaria
(73) Da quanto precede appare evidente che le due società ricorrenti hanno prodotto e venduto EPROM in quantitativi rilevanti prima e durante il periodo dell'inchiesta, all'interno e al di fuori del mercato comunitario. Gli esportatori giapponesi non hanno seriamente contestato tale circostanza. Si può pertanto considerare che l'industria comunitaria delle EPROM, rappresentata dalle società ricorrenti, è un'industria stabilita.
Fattori del pregiudizio
a) Volume e quote di mercato delle importazioni di EPROM di origine giapponese
(74) Benché non siano disponibili dati precisi sulle importazioni e sul consumo complessivi, in base alle informazioni ottenute dalle parti interessate nel corso della procedura e da altre fonti, la Commissione ha potuto effettuare una stima del consumo nella Comunità con sufficiente precisione. Da tale valutazione è emerso che il consumo di EPROM è sensibilmente aumentato tra il 1984 e 1986, passando da 29,9 a 33,2 milioni di unità ed è diminuito nel 1987 (28,8 milioni di unità). Nello stesso periodo le vendite di EPROM di origine giapponese nella CEE sono passate da circa 6 milioni di unità nel 1983 a 15,6 milioni di unità nel 1987 e hanno raggiunto un massimo di 26,2 milioni di unità nel 1986. La quota di mercato dei produttori giapponesi è aumentata dal 71 % al 79 % tra il 1984 al 1986 ed è scesa al 54 % nel 1987.
Occorre rilevare che tali cifre si basano sulle unità del prodotto e che, poiché la domanda riguarda la capacità di memoria, per valutare il consumo con maggiore precisione si dovrebbe calcolare il numero di bit di memoria secondo la densità dei singoli dispositivi. Con i dati disponibili non è tuttavia possibile effettuare tale calcolo per l'intero periodo in questione. Dai dati disponibili si può dedurre che nel 1987 il consumo e la quota di mercato dei produttori giapponesi, espressi in bit di memoria, erano superiori ai valori calcolati su base unitaria. Le vendite di EPROM di origine giapponese nella Comunità, misurate in bit di memoria, sono nettamente aumentate:
- 1984: 1,2 milioni di megabit,
- 1985: 1,8 milioni di megabit,
- 1986: 3,0 milioni di megabit.
(75) Durante l'inchiesta sono emersi alcuni elementi relativi all'eventuale esistenza di un mercato grigio per le EPROM, dato che i prezzi di determinati tipi dei prodotto in Giappone sarebbero stati inferiori a quelli praticati nella Comunità. Non è stato possibile quantificare il volume di tali vendite ma, in base alle informazioni disponibili, i quantitativi in questione dovrebbero essere relativamente ridotti. In ogni caso, indipendentemente dal volume di tali vendite, l'inserimento di tali transazioni nei calcoli avrebbe implicato l'incremento della quota di mercato dei prodotti giapponesi.
b) Prezzi
(76) Dall'analisi dei prezzi delle EPROM effettuata dalla Commissione risulta che prima e durante il periodo dell'inchiesta si è registrata una netta flessione sui mercati comunitari e mondiali. Soltanto alla fine del periodo i prezzi si sono stabilizzati oppure, in alcuni casi, sono lievemente aumentati. Da un'analisi più approfondita risulta che il grave calo dei prezzi è superiore alla flessione che si potrebbe ragionevolmente prevedere in considerazione delle economie di scala e delle curve di esperienza tipiche di questa industria. I prezzi delle EPROM di origine giapponese erano infatti generalmente inferiori ai costi di produzione.
c) Altri indicatori economici pertinenti
(77) È stato accertato che tra il 1984 e il periodo dell'inchiesta la produzione di una società ricorrente è diminuita in termini di unità di prodotto e di capacità complessiva. Nello stesso periodo la produzione dell'altra società ricorrente è invece aumentata.
(78) È stato accertato che tra il 1984 e il periodo dell'inchiesta l'utilizzazione degli impianti delle due società ricorrenti è nettamente diminuita.
(79) Nello stesso periodo le scorte delle sue società sono sensiblimente aumentate, tanto in termini di unità di prodotto quanto di capacità globale di memoria.
(80) Le entrate complessive realizzate dalle due società ricorrenti sulle vendite di EPROM sono sensibilmente diminuite tra il 1984 e il periodo dell'inchiesta. Occorre inoltre rilevare che anche la società ricorrente che nel periodo suddetto aveva nettamente aumentato le vendite di EPROM in termini di prodotto unitario e di capacità complessiva di memoria ha registrato una perdita in termini di fatturato.
(81) Sul piano economico tra il 1985 e il 1987 i produttori comunitari di EPROM hanno subito gravi perdite, che hanno raggiunto il massimo nel 1986 a causa del livello eccessivamente basso dei prezzi di mercato.
d) Conclusione
(82) Dagli elementi sopra indicati risulta che, in seguito al rilevante incremento delle importazioni e delle vendite di EPROM originarie del Giappone e al contemporaneo calo dei prezzi, l'industria comunitaria non ha potuto utilizzare pienamente gli impianti e beneficiare delle economie di scala. In tali circostanze le entrate sono diminuite e le scorte si sono accumulate. L'industria comunitaria ha subito gravi perdite finanziarie e il capitale investito non ha prodotto redditi, se non con sensibili ritardi.
H. IMPUTABILITÀ DEL PREGIUDIZIO ALLE IMPORTAZIONI IN DUMPING
a) Conseguenze delle importazioni in dumping ed altri fattori
(83) I produttori/esportatori giapponesi sostengono che le loro importazioni in dumping non hanno provocato la flessione dei prezzi sul mercato comunitario delle EPROM, in quanto essi si sarebbero adeguati alle condizioni di mercato esistenti. È stato accertato che negli ultimi quattro anni il Giappone è stato il principale esportatore di EPROM nella Comunità e che ha costantemente aumentato la propria quota di mercato a scapito dei produttori comunitari e degli esportatori americani. I produttori/esportatori giapponesi avevano inoltre una posizione analoga sul mercato mondiale. Si può pertanto presumere che gli esportatori/produttori giapponesi abbiano svolto la funzione di leader del prezzo.
(84) I produttori/esportatori giapponesi sostengono inoltre che il pregiudizio subito dai produttori comunitari di EPROM non è stato provocato dal livello eccessivamente basso dei prezzi di mercato, bensì da altri fattori quali il ritardo dell'ingresso sul mercato e le cattive prestazioni oppure da altri elementi non legati al prezzo, quali errori di strategia e di gestione e difficoltà strutturali e tecniche. Anche se i produttori comunitari sono effettivamente entrati sul mercato relativamente tardi e si sono occupati essenzialmente del settore delle EPROM di bassa e media densità, occorre rilevare che le due società ricorrenti avevano da lungo tempo relazioni d'affari con numerose grandi industrie utilizzatrici di EPROM. Si può pertanto ritenere che in termini di prestazioni, strategia, gestione e qualità del prodotto l'industria comunitaria potesse soddisfare le esigenze di tali consumatori.
(85) Alcuni produttori/esportatori giapponesi sostengono che le società ricorrenti hanno trascurato l'attività relativa alle EPROM per produrre dispositivi più redditizi negli impianti destinati alla fabbricazione di EPROM. Dall'inchiesta non sono tuttavia emersi elementi a sostegno di tale argomentazione.
b) Conclusioni
(86) Alla luce di quanto precede il Consiglio conclude che le conseguenza delle importazioni in dumping di EPROM originarie del Giappone, considerate isolatamente, hanno provocato pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria interessata.
I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(87) Per valutare se sia nell'interesse della Comunità adottare misure contro le importazioni in dumping di EPROM originarie del Giappone, che hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria ricorrente, il Consiglio ha tenuto conto dei vantaggi derivanti dalla produzione in serie, nonché della particolare situazione dell'industria comunitaria delle EPROM e delle industrie che utilizzano tali dispositivi.
Riguardo ai vantaggi relativi alla produzione in serie di EPROM, il Consiglio ritiene che un'industria comunitaria vitale contribuirebbe a rafforzare globalmente l'intero settore dell'elettronica nella Comunità. In primo luogo le EPROM svolgono una funzione essenziale ai fini dello sviluppo di altri dispositivi più complessi nel settore dei semiconduttori. In secondo luogo l'industria dei semiconduttori, tra i quali rientrano anche le EPROM, ha un'importanza strategica dato che tali prodotti sono i principali componenti utilizzati dalle industrie dell'elaborazione elettronica dei dati, delle telecomunicazioni e dei mezzi di trasporto.
In terzo luogo l'impiego della tecnologia più avanzata nella produzione di EPROM migliora non solo la competitività dell'industria interessata, ma anche quella dell'industria elettronica a valle. In quarto luogo l'industria comunitaria delle EPROM rappresenta una fonte alternativa di approvvigionamento per l'industria elettronica della Comunità, riducendo quindi la dipendenza di prodotti giapponesi. Quest'ultimo aspetto è considerato essenziale, dato che i produttori giapponesi sono normalmente integrati verticalmente e quindi fabbricano anche i prodotti finali in concorrenza con la produzione dell'industria elettronica comunitaria.
Per quanto riguarda la situazione specifica dell'industria comunitaria delle EPROM occorre rilevare che le due società ricorrenti, che hanno successivamente unito le attività di produzione, hanno prodotto EPROM per lungo tempo, offrendo una vasta gamma di dispositivi e mantenendo un elevato grado di investimenti in ricerca e sviluppo, impianti produttivi e attrezzature. Le due società sono quindi particolarmente vulnerabili nei confronti di nuove eventuali pratiche di dumping e devono poter contare su eque condizioni di mercato nel futuro.
Alla luce delle risultanze relative al periodo dell'inchiesta, si può prevedere che la ripresa di pratiche di dumping da parte degli esportatori giapponesi e le relative conseguenze sulla situazione finanziaria dei produttori comunitari costringerebbero questi ultimi a interrompere la produzione di EPROM. Gli esportatori giapponesi potrebbero pertanto consolidare la loro posizione dominante sul mercato comunitario e la concorrenza si ridurrebbe in misura tale da ledere gli interessi della Comunità.
Argomenti relativi all'interesse della
Comunità
(88) Quasi tutte le parti interessate hanno formulato osservazioni sull'interesse comunitario relativamente all'istituzione di dazi antidumping o di altre misure. Quasi tutti gli esportatori giapponesi contestano l'opportunità dell'istituzione di dazi. Gli argomenti da essi avanzati costituiscono, nella maggior parte dei casi, varianti di un nucleo di argomenti illustrati in appresso:
- l'istituzione di dazi antidumping è contraria all'interesse della Comunità, in quanto tali misure provocherebbero l'aumento dei prezzi dei diversi tipi di EPROM nella Comunità, con conseguenze negative sulla competitività di determinate industrie che utilizzano la tecnologia più avanzata e pertanto vanificherebbero le iniziative volte a migliorare la competitività del settore;
- i produttori statunitensi ed altri produttori non europei potranno trarre vantaggio dell'aumento dei prezzi in misura maggiore dei ricorrenti;
- un incremento dei prezzi potrebbe indurre alcune imprese che utilizzano le EPROM a prendere in esame la possibilità di trasferire all'estero una parte delle attività operative;
- la quota di mercato dei ricorrenti non aumenterà in misura significativa, dato che le società in questione non sono concorrenziali in termini di costi e di fattori non basati sui prezzi.
(89) L'EECA, che rappresenta i ricorrenti, sostiene che l'imposizione di misure di salvaguardia è conforme agli interessi della Comunità in quanto:
- la produzione nel settore dei semiconduttori è un elemento essenziale per la vitalità dell'industria elettronica europea nel suo complesso, dato che le EPROM sono uno dei principali prodotti in tale settore e l'industria che li fabbrica ha un'importanza strategica;
- senza una produzione di semiconduttori vitale, la capacità concorrenziale dei produttori europei di altri dispositivi elettronici sarebbe compromessa e l'industria europea sarebbe svantaggiata sul piano tecnologico rispetto ai produttori giapponesi;
- l'industria elettronica europea deve disporre di una fonte di approvvigionamento locale e deve essere in grado di collaborare con i produttori comunitari di semiconduttori nella messa a punto di nuovi prodotti concorrenziali. Tutti i principali produttori giapponesi di semiconduttori sono integrati verticalmente e sono in concorrenza con le industrie europee che utilizzano tali dispositivi. Se non venissero imposte misure di salvaguardia per la tutela dell'industria comunitaria delle EPROM, gli utilizzatori della CEE dovrebbero rifornirsi unicamente presso i produttori di paesi terzi;
- con la scomparsa dei produttori europei di EPROM la concorrenza sarebbe limitata e, in mancanza di un valido interlocutore sul mercato, i produttori dei paesi terzi potrebbero determinare i tipi di prodotto da fornire e fissare i relativi prezzi.
(90) Il Consiglio ha tenuto conto di tutti i pareri espressi.
(91) In primo luogo il Consiglio riconosce l'importanza del settore dell'elettronica per l'industria comunitaria nel suo complesso ed è consapevole della funzione strategica delle EPROM quale prodotto di punta della tecnologia. L'azione della Comunità in materia di ricerca e sviluppo, per esempio la realizzazione del progetto Jessi, conferma tale orientamento. Azioni di questo tipo intendono migliorare la competitività dell'industria, sempre che quest'ultima possa operare in condizioni commerciali eque.
(92) In secondo luogo, per quanto riguarda le argomentazioni formulate da alcuni esportatori in merito alle conseguenze negative di un aumento dei prezzi sul mercato comunitario in seguito all'istituzione di dazi antidumping, non si può ammettere che i vantaggi ottenuti in passato con pratiche commerciali sleali possano ora essere utilizzati come giustificazione per non prendere i necessari provvedimenti volti a ristabilire eque condizioni commerciali.
(93) Per quanto riguarda l'argomentazione secondo la quale il costo dei dazi antidumping per le industrie che utilizzano le EPROM sarebbe del tutto sproporzionato agli eventuali vantaggi a favore dei ricorrenti, il Consiglio mette in evidenza che il costo delle EPROM è generalmente limitato rispetto al costo del prodotto finito fabbricato dalle industrie utilizzatrici. Non sussistono quindi elementi in base ai quali si possa affermare che il costo di eventuali misure antidumping sarebbe sproporzionato per le industrie utilizzatrici. A questo proposito appare significativo il fatto che nessuna argomentazione di questo tipo sia stata sollevata dagli utilizzatori di EPROM.
(94) L'argomentazione secondo la quale i produttori statunitensi e non europei beneficeranno dell'aumento dei prezzi delle EPROM in misura maggiore dei ricorrenti, in seguito ad una deviazione della domanda, non è stata sostenuta da elementi di prova decisivi. Si può comunque osservare che, qualora fosse accertata l'esistenza di pratiche di dumping da parte di tali fornitori, sarebbero presi adeguati provvedimenti.
(95) In conclusione, dopo aver preso in considerazione le argomentazioni formulate da tutte le parti interessate, il Consiglio ritiene che nell'interesse della Comunità sia necessario intervenire per tutelare l'industria comunitaria delle EPROM, affinché quest'ultima possa svilupparsi in eque condizioni di mercato. In considerazione, tuttavia, delle caratteristiche specifiche dell'industria delle EPROM, quali il breve ciclo di vita dei prodotti, l'instabilità e la rapida tendenza al ribasso dei costi e dei prezzi, nonché l'andamento dei prezzi a partire dal periodo oggetto dell'inchiesta, nell'interesse della Comunità dovrebbero essere applicate misure sufficientemente flessibili per seguire la dinamica dell'industria delle EPROM, senza mettere inutilmente in difficoltà l'industria che utilizza tali prodotti.
J. MISURE
Impegni sui prezzi
(96) Con la decisione 91/131/CEE (4) la Commissione, in conformità dell'articolo 10, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ha accettato gli impegni offerti da ciascuno dei seguenti esportatori giapponesi:
- Fujitsu Ltd,
- Hitachi Ltd,
- Mitsubishi Electric Corp.,
- NEC Corp.,
- Sharp Corp.,
- Texas Instruments (Japan) Ltd e
- Toshiba Corp.
Dazio
(97) In base alle informazioni di cui dispone, il Consiglio ritiene che gli esportatori che hanno offerto impegni rappresentino attualmente tutti i produttori giapponesi di EPROM che esportano nella Comunità. È tuttavia opportuno istituire un dazio antidumping definitivo per salvaguardare l'efficacia degli impegni e per prevenire, tra l'altro, le esportazioni verso la Comunità nel « mercato grigio » che, come è noto, esiste per il prodotto in questione.
(98) Dato che per impedire l'elusione del dazio, l'aliquota del dazio da istituire deve essere equivalente al margine massimo di dumping accertato nei confronti di un esportatore che ha collaborato al procedimento, ma inferiore a tale margine, qualora un dazio meno elevato sia sufficiente per eliminare il pregiudizio, la Commissione ha quantificato il pregiudizio subito dalle società ricorrenti a causa delle importazioni in dumping nel modo seguente:
la media ponderata dei prezzi di rivendita di determinati tipi di EPROM importate dal Giappone è stata confrontata con i costi di produzione degli stessi tipi di dispositivi che le società ricorrenti producevano e vendevano nella Comunità.
Ai valori relativi a tali costi è stato aggiunto un margine di profitto, per tener conto tra l'altro di nuovi programmi di ricerca e di sviluppo, nonché degli investimenti necessari affinché gli impianti possano funzionare in base alle nuove tecnologie. In base ai risultati di uno studio presentato dall'Università di Monaco sui livelli di profitto necessari per l'industria comunitaria delle DRAM, che a questo proposito può essere considerata abbastanza simile all'industria delle EPROM, un margine del 25 % sul costo di produzione è stato considerato equo in tali circostanze.
In tutti i casi il confronto tra i costi delle società della Comunità, ai quali è stato aggiunto il margine di profitto sopra indicato e i prezzi di rivendita degli esportatori giapponesi per un determinato prodotto ha messo in evidenza che i prezzi dei prodotti giapponesi erano sensibilmente inferiori. La differenza è stata calcolata per ciascun tipo e ciascuna densità, ponderata in base ai quantitativi venduti dall'esportatore nella Comunità e infine espressa in percentuale del valore cif per gli stessi quantitativi presi in considerazione ai fini del calcolo.
Dai risultati di tali operazioni emerge che, mentre i margini di dumping accertati per tutti gli esportatori giapponesi, con un'unica eccezione, espressi in percentuale del valore cif sono sensibilmente inferiori alla percentuale necessaria per eliminare il pregiudizio, quest'ultima percentuale rimane inferiore al livello del margine di dumping massimo accertato. Per l'esportatore con il margine di dumping massimo un dazio del 94 % sul valore cif sarebbe pertanto sufficiente per eliminare il pregiudizio provocato all'industria comunitaria delle EPROM.
(99) Alla luce di tali considerazioni occorre istituire un dazio in forma di dazio ad valorem, con una aliquota del 94 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
(100) In considerazione del fatto che gli impegni offerti dagli esportatori citati nel punto 96 sono stati accettati dalla Commissione, tali esportatori possono essere esclusi dal campo di applicazione del dazio sulle importazioni di EPROM originarie del Giappone,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di microcircuiti elettronici detti EPROM (erasable programmable read only memories - memoria a sola lettura cancellabile e programmabile), di cui ai codici NC ex 8542 11 10, ex 8542 11 30, 8542 11 63 oppure 8542 11 65 oppure 8542 11 66 e ex 8542 11 76 (vedi l'allegato II per i codici Taric e i codici supplementari), originari del Giappone.
2. Ai fini del presente regolamento per EPROM si intendono tutti i tipi del prodotto, comprese le OTP (one time programmable read only memories - memorie a sola lettura programmabili una sola volta) e le EPROM flash, purché siano basate sulla tecnologia EPROM, indipendentemente dalla densità e i prodotti non finiti quali wafer e piastrine (montati o non montati).
3. L'aliquota del dazio è pari al 94 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato.
4. I prodotti di cui al paragrafo 1 sono esenti dal dazio a condizione che:
- siano fabbricati ed esportati nella Comunità dalle seguenti società, che hanno offerto impegni che sono stati accettati ai sensi dell'articolo 1 della decisione 91/131/CEE:
- Fujitsu Limited,
- Hitachi Ltd,
- Mitsubishi Electric Corporation,
- NEC Corporation,
- Sharp Corporation,
- Texas Instruments (Japan) Ltd e
- Toshiba Corporation, oppure che
- siano fabbricati da una delle società di cui al primo trattino ed esportati nella Comunità da una delle società collegate elencate nell'allegato I, oppure che
- siano fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità da una delle società di cui al primo trattino. In tal caso l'esonero dal dazio è subordinato alla presentazione alle autorità doganali di un attestato in cui i produttori confermano di aver venduto il prodotto per il quale si chiede l'esonero ai fini dell'esportazione nella Comunità; l'attestato (il cui modulo figura nell'allegato III) deve contenere una descrizione precisa del tipo di dispositivo venduto e deve indicare la quantità complessiva e il prezzo unitario per ciascun tipo di dispositivo, oppure una dichiarazione secondo la quale il prezzo non era inferiore al prezzo di riferimento applicabile, il numero della fattura, nonché la conferma del fatto che i prodotti sono stati fabbricati e venduti per essere esportati nella Comunità dalla società in questione nell'ambito dell'impegno di cui all'articolo 1 della decisione 31/131/CEE, oppure che sono state soddisfatte le condizioni seguenti:
- la data della conferma dell'ordinativo al primo acquirente indipendente per i prodotti in questione è precedente alla data di entrata in vigore del presente regolamento, e
- la consegna effettiva dei prodotti al primo acquirente indipendente è stata effettuata entro il trimestre (31 marzo, 30 giugno, 30 settembre, 31 dicembre) successivo a quello dell'entrata in vigore del presente regolamento, e
- i prodotti in questione sono stati fabbricati da una delle società elencate nel primo trattino.
5. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali. Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 4 marzo 1991.

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