Document ID: 31997R1890

REGOLAMENTO (CE) N. 1890/97 DEL CONSIGLIO del 26 settembre 1997 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento originari della Norvegia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995 (1), relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, in particolare gli articoli 8 e 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1. Denuncia
(1) Nell'agosto 1996, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento originari della Norvegia. Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata congiuntamente dalla Scottish Salmon Growers' Association Ltd (SSGA) e dalla Shetland Salmon Farmers' Association (SSFA), per conto dei produttori comunitari la cui produzione complessiva di salmoni dell'Atlantico d'allevamento costituiva una proporzione rilevante della produzione comunitaria totale del prodotto in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto originario della Norvegia e del conseguente grave pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(2) Alla stessa data (3) è stato iniziato un procedimento antisovvenzioni parallelo relativo alle importazioni degli stessi prodotti, per il quale si è svolta un'inchiesta distinta del presente procedimento antidumping.
2. Apertura dell'inchiesta
(3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'inizio dell'inchiesta i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti e ha dato alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere di essere sentite.
(4) In considerazione del numero elevato di parti interessate dal procedimento e dei termini vincolanti in conformità dell'articolo 6, paragrafo 9 del regolamento (CE) n. 384/96 (in seguito denominato «regolamento di base»), è stato fatto ricorso al campionamento dei produttori comunitari e dei produttori/esportatori norvegesi.
Per i produttori che sostengono la denuncia, la Commissione ha deciso di limitare l'inchiesta su alcuni aspetti del pregiudizio ad un campione rappresentativo di 16 produttori comunitari, in conformità dell'articolo 17, paragrafi 1 e 2 del regolamento di base.
Riguardo ai produttori/esportatori norvegesi, la Commissione ha selezionato due campioni rappresentativi distinti di sei allevatori e di sei esportatori, previa consultazione e con il consenso delle parti interessate, in conformità dell'articolo 17, paragrafi 1 e 2 del regolamento di base. Tuttavia, la Saga Lax Norge A/S, una società che era stata inizialmente inserita nel campione degli esportatori ma che non ha fornito alla Commissione le informazioni giudicate necessarie ai fini dell'inchiesta, è stata sostituita dalla Domstein Salmon A/S.
(5) La Commissione ha inviato questionari alle società selezionate per i campioni dei produttori comunitari, degli allevatori norvegesi e degli esportatori norvegesi, nonché ad importatori collegati e indipendenti nella Comunità, alle associazioni di distributori e di imprese di trasformazione che si sono manifestate e ai loro membri.
Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite dalla Commissione.
La Commissione ha verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping, del pregiudizio risultante e dell'interesse della Comunità e ha svolto inchieste presso le sedi delle società sotto elencate.
a) Produttori comunitari denunzianti nel Regno Unito
Aquascot, Alness
Ardessie, Dundonnell
Ardvar, Laing
Ayre, Mossbank
Dury, Laxo
Highland Fish Farmer, Aberdeen
Joseph Johnston, Montrose
Kames, Argyll
Kyles of Bute, Tighnabruich
Landcatch, Langbank
Marine Harvest, Edinburgh
Murray Seafood, Dunoon
North Atlantic, Vadlure Walls
Ocean Reaper, Scalloway
Shetland Norse, Lerwick
Strathaird, Inverness
b) Allevatori norvegesi
Aakvik Settefisk A/S, Møre og Romsdal
Bolstad Fiskeoppdrett A/S/ Bolstad Fjordbruk A/S, Hordaland
Finnmark Stamfiskstasjon A/S, Finnmark
Karstensen Fiskeoppdrett A/S, Sogn og Fjordane
Egil Kristoffersen & Sønner A/S, Nordland
Kvernsmolt A/S, Hordaland.
c) Esportatori norvegesi
Hydro Seafood Mowi A/S/Hydro Seafood Sales A/S/Nor-Food A/S Hordaland
Domstein Salmon A/S, Sogn og Fjordane
Skaarfish Group A/S, Sogn og Fjordane
Terra Seafood A/S Norfood Group A/S, Sør-Trøndelag
Timar Seafood A/S, Sør-Trøndelag
Ålesundfisk A/S, Sogn og Fjordane.
d) Importatori nella Comunità
Skaarfish International GmbH, Amburgo, Germania
Timar (Culturas em Agua) Lda, Olhao, Portogallo
e) Industrie di trasformazione nella Comunità
Pêcheries de Fécamp, Francia
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° agosto 1995 e il 31 luglio 1996 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»).
L'inchiesta relativa al pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta.
(7) Essendo stati informati delle conclusioni provvisorie della Commissione, gli esportatori norvegesi di cui all'allegato del presente regolamento hanno offerto impegni in conformità dell'articolo 8 del regolamento di base. Gli impegni sono stati giudicati accettabili dalla Commissione.
(8) La Commissione ha poi concluso l'inchiesta sul dumping e sul pregiudizio e ha informato tutte le parti dei fatti e delle considerazioni principali in base a cui intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi residui applicabili agli esportatori che non avevano offerto impegni, che li avrebbero ritirati in un secondo tempo o che non li avrebbero rispettati. In conformità dell'articolo 20 del regolamento di base, è stato concesso alle parti interessate un certo periodo per poter presentare osservazioni dopo la divulgazione delle informazioni.
(9) La Commissione ha tenuto conto delle osservazioni delle parti, modificando se del caso le sue conclusioni.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(10) I prodotti in esame sono i salmoni dell'Atlantico d'allevamento, anche in filetti, freschi, refrigerati o congelati. La definizione esclude altri prodotti simili della piscicoltura, quali i grossi salmerini e altre specie di salmoni, quali i salmoni del Pacifico, nonché i salmoni allo stato libero e i prodotti ulteriormente preparati, come il salmone affumicato.
I prodotti sopra descritti sono attualmente classificati nei codici NC ex 0302 12 00, ex 0304 10 13, ex 0303 22 00 ed ex 0304 20 13, che corrispondono alle diverse presentazioni del prodotto (pesce intero fresco o refrigerato, filetti freschi o refrigerati, pesce intero congelato e filetti congelati). Si è constatato che tutte queste presentazioni erano abbastanza simili da costituire un unico prodotto ai fini del procedimento.
2. Prodotto simile
(11) L'inchiesta ha dimostrato che i salmoni dell'Atlantico d'allevamento prodotti dall'industria comunitaria e venduti sul mercato comunitario sono simili sotto tutti gli aspetti o molto simili ai salmoni dell'Atlantico d'allevamento prodotti in Norvegia e venduti sui mercati della Norvegia e della Comunità. Essi devono pertanto essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Osservazioni generali
(12) Una delle caratteristiche principali dell'industria norvegese dei salmoni è la rigorosa distinzione tra i piscicoltori (generalmente indicati come «allevatori»), che producono i salmoni e gli operatori commerciali (generalmente citati come «esportatori») che si occupano delle vendite sul mercato interno e per l'esportazione. Di solito, gli allevatori vendono tutta la loro produzione agli esportatori norvegesi e non sono a conoscenza della destinazione finale dei prodotti. Poiché le vendite «destinate al consumo sul mercato interno» (articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base) e le vendite per «l'esportazione dal paese esportatore nella Comunità» (articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base) potevano essere identificate unicamente a livello degli esportatori, la determinazione del dumping è stata effettuata a questo livello.
(13) Gli esportatori norvegesi hanno contestato l'esistenza di questa rigorosa distinzione tra produttori e esportatori, adducendo che le società integrate rappresentavano circa metà del volume di vendite delle società incluse nel campione degli esportatori. Per coerenza con l'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base, hanno proposto di calcolare i costi sostenuti da queste «società integrate» per ottenere il salmone venduto sul mercato interno e per l'esportazione in base ai loro costi di allevamento anziché in base ai dati ricavati per gli allevatori indipendenti del campione di produttori.
Il Consiglio ritiene che, sebbene esista un collegamento tra esportatori e allevatori, soprattutto perché talvolta gli esportatori possiedono, integralmente o in parte, un certo numero di allevamenti di salmoni, nondimeno le due attività siano nettamente separate in termini operativi, come dimostra il fatto che nelle risposte al «prequestionario» distribuito agli esportatori all'inizio dell'inchiesta per il campionamento nessun esportatore ha dichiarato di acquistare il salmone esclusivamente dagli allevamenti «integrati» e pochi allevamenti hanno dichiarato di vendere tutta la loro produzione ad un unico esportatore. Ciò è stato confermato dall'inchiesta successiva sul campione di allevatori e di esportatori norvegesi.
Inoltre, numerosi esportatori oggetto dell'inchiesta, che detengono partecipazioni negli allevamenti di salmone, hanno dichiarato, nella risposta al questionario o durante le visite di verifica, che il prezzo al quale acquistano il salmone dai produttori «collegati» è del tutto conforme a quello applicato dagli allevatori indipendenti e rigorosamente determinato dalle condizioni prevalenti sul mercato.
Va osservato altresì che gli allevatori e gli esportatori di salmone in Norvegia sono organizzati in associazioni commerciali separate, sono soggetti a prescrizioni legali e a necessità finanziarie diverse e difendono spesso interessi commerciali divergenti.
Si è ritenuto quindi che fosse più ragionevole selezionare un campione rappresentativo di allevatori norvegesi e di calcolare «il costo di acquisto» di ciascun esportatore, utilizzato per stabilire se le vendite interne fossero redditizie e per costruire il valore normale, in base alla media ponderata dei prezzi interni di vendita applicati dagli allevatori inclusi nel campione.
2. Valore normale
(14) In primo luogo, si è dovuto esaminare se le categorie di prodotti vendute dai sei esportatori sottoposti all'inchiesta sul mercato interno, definite in termini di condizionamento (freschi, refrigerati o congelati), qualità (superiore, normale o scadente) e presentazione (eviscerati non decapitati, eviscerati decapitati o filetti), potevano essere considerate identiche oppure comparabili alle categorie vendute per l'esportazione nella Comunità. Ciò è stato stabilito per tutte le categorie di salmoni dell'Atlantico d'allevamento vendute sul mercato interno.
Si è deciso di limitare l'inchiesta relativa al dumping a due categorie specifiche (salmoni freschi/refrigerati di qualità superiore e normale, eviscerati non decapitati), che nel periodo dell'inchiesta rappresentavano oltre il 72 % delle esportazioni complessive nella Comunità di ciascun esportatore sottoposto all'inchiesta.
(15) Si è poi esaminato se le vendite di salmoni dell'Atlantico d'allevamento realizzate sul mercato interno da ciascuno dei sei esportatori sottoposti all'inchiesta fossero rappresentative, ovvero effettuate in quantitativi sufficienti. A tal fine, il quantitativo complessivo delle vendite sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta è stato confrontato con il quantitativo complessivo delle vendite per l'esportazione nella Comunità, senza tener conto delle vendite sul mercato interno ad altri esportatori, di cui il venditore non poteva determinare la destinazione finale.
Nessun esportatore sottoposto all'inchiesta aveva un volume di vendite sul mercato interno pari ad almeno il 5 % del volume delle esportazioni dello stesso prodotto nella Comunità, anche se per due esportatori la percentuale era superiore al 4 %. Poiché i dati statistici comunicati dall'industria norvegese indicavano che il consumo interno di salmoni dell'Atlantico d'allevamento, per tutta la Norvegia, era stato pari al 5,2 % delle esportazioni nella Comunità, è stato considerato, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base, che i prezzi applicati dai due esportatori in questione potevano essere considerati rappresentativi per il mercato in esame e che pertanto le loro vendite sul mercato interno erano realizzate in quantitativi sufficienti.
I due esportatori in questione hanno dichiarato che non si sarebbe dovuto calcolare il valore normale in base alle vendite sul mercato interno norvegese, in quanto l'entità del mercato norvegese era stata sopravalutata in seguito all'inclusione di qualità non paragonabili a quelle esportate nella Comunità e per il fatto che, nel procedere al test di rappresentatività, non si erano escluse le vendite in perdita.
Per quanto riguarda l'affermazione che alcune qualità vendute sul mercato interno non erano paragonabili a quelle esportate nella Comunità, va sottolineato che l'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base prevede un confronto tra «le vendite del prodotto simile destinato al consumo sul mercato interno» e «il volume delle vendite del prodotto in questione» esportato nella Comunità.
Nel caso in esame, il prodotto in esame è stato definito come salmoni dell'Atlantico d'allevamento classificati nei codici NC ex 0302 12 00, ex 0304 10 13, ex 0303 22 00 ed ex 0304 20 13, che comprendono il salmone dell'Atlantico d'allevamento di qualità «superiore», «ordinaria» e «di produzione». Sebbene di solito il salmone «di produzione» non venga esportato nella Comunità, si tratta chiaramente di un «prodotto simile», in quanto è «simile sotto tutti gli aspetti» o perlomeno ha «caratteristiche molto somiglianti» a quelle del salmone di qualità superiore o ordinaria, in conformità dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
Per quanto riguarda la mancata esclusione delle vendite in perdita dal test di rappresentatività, si è affermato che non era logico tener conto di dette vendite («non avvenute nel corso di normali operazioni commerciali») per valutare la rappresentatività delle vendite interne ed escludere invece dette vendite dalla determinazione del livello del valore normale.
Va osservato, tuttavia, che l'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base non impone di prendere in considerazione solo le vendite interne redditizie per determinare la rappresentatività del mercato interno. Inoltre, il test «nell'ambito di normali operazioni commerciali» utilizzato per stabilire il valore normale può essere eseguito solo una volta terminato il test di rappresentatività, visto che per analizzare la redditività delle operazioni interne occorrere valutare il costo globale delle vendite in rapporto alle spese generali, amministrative e di vendita di uno o più esportatori.
L'argomentazione degli esportatori relativa all'applicazione del test di rappresentatività è stata quindi respinta.
(16) Nella fase successiva è stato esaminato, per i due esportatori che avevano effettuato vendute sul mercato interno in quantitativi sufficienti e per le due categorie di salmoni dell'Atlantico d'allevamento più vendute per l'esportazione nella Comunità, se le vendite interne di ciascuna categoria fossero sufficientemente rappresentative anche ai fini della determinazione del valore normale. Per coerenza con il test di rappresentatività applicato su base globale, è stata utilizzata una soglia del 4 % (invece del solito 5 %).
In base a tali criteri è stato stabilito che soltanto le vendite sul mercato interno di una categoria di salmoni da parte di una delle due società erano sufficientemente rappresentative.
(17) A questo punto, si è dovuto esaminare se le vendite sul mercato interno della categoria in questione potessero considerarsi realizzate nel corso di normali operazioni commerciali riguardo ai prezzi. A tal fine è stato calcolato il costo pieno delle vendite sul mercato interno addizionando tre componenti:
a) un «costo di acquisto» rappresentativo derivante dalla media ponderata dei prezzi di vendita sul mercato interno applicati agli acquirenti indipendenti dai sei allevatori del campione nel periodo dell'inchiesta;
b) un «adeguamento di lavorazione» medio, determinato in base ai dati comunicati dagli allevatori e dagli esportatori e applicato in tutti i casi in cui il costo del dissanguamento, dell'eviscerazione e dell'imballaggio del pesce non era già incluso nel prezzo applicato dall'allevatore;
c) le spese generali, amministrative e di vendita dell'esportatore in questione per le vendite del prodotto in esame sul mercato interno.
Gli esportatori norvegesi hanno dichiarato che utilizzando il «costo di acquisto», vale a dire la media ponderata dei prezzi di vendita per ciascuna qualità applicati dagli allevatori inclusi nel campione, per calcolare il costo pieno delle vendite interne si sono ottenuti «risultati errati», dichiarandosi inoltre stupiti che nel calcolo dei dumping non si fosse tenuto conto dei costi di produzione degli allevatori.
Sebbene nel questionario inviato agli allevatori oggetto dell'inchiesta figurassero domande sui loro costi di allevamento e sui loro prezzi di vendita agli esportatori indipendenti, il Consiglio ritiene, per i motivi di cui al considerando 13, che l'uso dei «costi di acquisto» costituisse il metodo che più rifletteva il costo pieno sostenuto da un esportatore per procurarsi il salmone destinato ad essere rivenduto a clienti nazionali o per l'esportazione.
Dal confronto tra il costo pieno così calcolato, espresso in corone norvegesi al chilo (NKR/kg) e il prezzo di ciascuna operazione di vendita sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta è stato stabilito che le vendite remunerative della categoria del prodotto in questione, in termini quantitativi, erano inferiori all'80 % (ma superiori al 10 %). Per la categoria del prodotto in questione, il valore normale è stato pertanto stabilito come la media ponderata dei prezzi delle operazioni di vendita remunerative sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base.
Gli esportatori hanno contestato la validità del metodo utilizzato per calcolare il valore normale, basato sui prezzi di vendita interni escluse le vendite a prezzi al di sotto del «pieno costo» medio, deplorando che si ottenessero così valori normali artificialmente elevati per un prodotto deperibile.
L'argomentazione è stata respinta in quanto l'eliminazione delle «vendite a di sotto dei costi» dal calcolo della media ponderata dei prezzi di vendita interni utilizzata come base per il valore normale è in linea con le consuete prassi delle istituzioni comunitarie e del tutto conforme all'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Anche se il salmone è un prodotto deperibile, rimane il fatto che le vendite sottocosto non sono considerate effettuate «nell'ambito di normali operazioni commerciali».
(18) Per tutte le altre categorie del prodotto, il valore normale relativo ai sei esportatori sottoposti all'inchiesta è stato calcolato in base al valore costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base.
Per i due esportatori con vendite rappresentative sul mercato interno il valore costruito è stato calcolato aggiungendo al costo di acquisto (e se necessario all'adeguamento di lavorazione) gli importi corrispondenti alle spese generali, amministrative e di vendita effettivamente sostenute e ai prodotti realizzati da ciascuna società per le vendite del prodotto simile sul mercato interno. A tal fine, la redditività di tali società è stata stabilita confrontando il costo delle vendite sul mercato interno definito nel punto 17, espresso in NKR/kg, con il prezzo di ciascuna operazione di vendita interna nel periodo dell'inchiesta. Poiché i quantitativi delle vendite remunerative, nei due casi, erano inferiori all'80 % (ma superiori al 10 %), ai fini del calcolo della media ponderata della redditività individuale sono state prese in considerazione soltanto le vendite remunerative.
Gli esportatori hanno dichiarato che la media ponderata del margine di utile aggiunta al costo pieno degli esportatori per il calcolo dei valori normali costruiti era «un margine di utile eccessivo e irrealistico per gli allevatori di salmoni». Essi hanno affermato che, a norma dell'articolo 2.2.2 ii) dell'articolo relativo all'applicazione dell'articolo VI del GATT 1994, si sarebbe dovuto utilizzare il profitto effettivo realizzato dagli esportatori anziché un profitto calcolato escludendo le vendite sottocosto. Essi hanno fatto notare, inoltre, che il margine di profitto utilizzato nel presente procedimento era nettamente superiore a quello utilizzato nella precedente inchiesta del 1989/1990.
Non è stato possibile accettare queste argomentazioni per i seguenti motivi. Anzitutto, i dati emersi dall'inchiesta precedente non sono pertinenti nell'ambito della presente inchiesta dato che sia l'articolo 2, paragrafo 6 del regolamento di base sia l'articolo 2.2.2 dell'accordo relativo all'applicazione dell'articolo VI del GATT 1994 impongono di utilizzare «i dati effettivi attinenti alla produzione e alla vendita», vale a dire quelli riscontrati nell'inchiesta in corso. In secondo luogo, le disposizioni summenzionate si riferiscono ai profitti realizzati sulle vendite interne effettuate «nell'ambito di normali operazioni commerciali», definite dall'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base.
(19) Per i quattro esportatori senza vendite rappresentative sul mercato interno il valore costruito è stato calcolato aggiungendo al costo di acquisto (e se necessario all'adeguamento di lavorazione) gli importi corrispondenti alle medie ponderate delle spese generali, amministrative e di vendita effettivamente sostenute e dei profitti realizzati dagli altri due esportatori riguardo alle vendite del prodotto simile sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a) del regolamento di base.
3. Prezzo all'esportazione
(20) Ogniqualvolta le vendite per l'esportazione di salmoni dell'Atlantico d'allevamento erano fatte ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base, in funzione dei prezzi effettivamente pagati o pagabili per i prodotti venduti per l'esportazione.
(21) In quattro casi, quando i prodotti sono stati importati nella Comunità da una società collegata, sono stati costruiti prezzi all'esportazione attendibili, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, in base al prezzo applicato al primo acquirente indipendente, con la deduzione di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e dei profitti. A tal fine, il margine di profitto è stato stabilito in riferimento a quello normalmente realizzato da importatori indipendenti.
Gli esportatori hanno dichiarato che il margine di utile del 2,8 % applicato ai prezzi degli importatori collegati nella Comunità per costruire i prezzi all'esportazione era troppo elevato, in quanto gli importatori collegati fornivano solo «dati di fatturazione».
Non è stato possibile accettare questa argomentazione perché il margine di utile applicato risultava dai dati effettivi ottenuti durante l'inchiesta ed era conforme all'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base.
(22) In un caso la società collegata responsabile delle vendite non ha comunicato informazioni attendibili sui costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita. Ai fini della costruzione del prezzo all'esportazione per l'esportatore interessato, la Commissione ha utilizzato i costi più elevati accertati per un'altra società collegata che ha collaborato all'inchiesta, ritenendo che tali costi fossero i dati disponibili ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base.
(23) In un altro caso un esportatore non ha comunicato alla Commissione informazioni relative alle vendite ad acquirenti indipendenti di quantitativi significativi di salmoni affumicati trasformati nella Comunità da un'impresa di fumigazione collegata che utilizzava i salmoni freschi forniti dall'esportatore interessato. Si è deciso di non tenere conto di tutte le vendite per l'esportazione destinate a questa società collegata.
4. Confronto
(24) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, sono stati applicati adeguamenti, ove necessario, per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi riguardo a trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, nonché al costo dei crediti e alle commissioni, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base.
5. Margine di dumping
(25) Per tutti i sei esportatori sottoposti all'inchiesta, il confronto, per categoria di prodotti, tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione nel periodo dell'inchiesta ha rivelato l'esistenza di dumping. Dato che i margini di dumping variavano secondo la categoria di prodotti, è stata stabilita la media ponderata dei margini di dumping per ciascun esportatore sottoposto all'inchiesta.
(26) Per tutti i sei esportatori, l'analisi dei prezzi all'esportazione su base mensile ha rivelato alcune variazioni dei prezzi dalle quali risulta che in novembre e dicembre, ovvero nel periodo di massimo consumo immediatamente prima di Natale, i prezzi all'esportazione erano sensibilmente inferiori al livello medio del periodo dell'inchiesta. Per due esportatori questa tendenza era sufficientemente marcata da giustificare il calcolo del dumping in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e i prezzi delle singole operazioni di esportazione nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, per valutare correttamente il margine di dumping.
I due esportatori hanno ritenuto che questo metodo fosse contrario al normale confronto «tra medie» di cui all'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base e che quindi, nel caso in oggetto, non vi fosse motivo di discostarsi dall'impostazione normale.
L'argomentazione è stata respinta in quanto, per i due esportatori in questione, vi era una notevole differenza tra i margini di dumping calcolato in base al confronto «media-media» o «media-operazione». Ciò stava ad indicare, che in determinati periodi, era stato effettuato un volume di vendite a basso prezzo tale da giustificare l'applicazione del confronto «media-operazione».
(27) Per la società Saga Lax Norge A/S, che era stata inizialmente inserita nel campione ma che non ha fornito alla Commissione le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'inchiesta, si è dovuto determinare un margine di dumping in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base. A tale riguardo, per i motivi esposti al considerando 101, segnatamente il collegamento tra la Saga Lax Norge A/S e uno degli esportatori oggetto dell'inchiesta che hanno collaborato, la Timar Seafood A/S, si è deciso che alla Saga Lax Norge A/S deve essere attribuito il margine di dumping stabilito per la Timar Seafood A/S, ossia il margine più elevato riscontrato per gli esportatori inclusi nel campione.
(28) Sulla base di queste risultanze la Commissione ha calcolato la media ponderata dei margini di dumping per gli esportatori sottoposti all'inchiesta in conformità dell'articolo 9, paragrafo 6 del regolamento di base. A tal fine, il margine stabilito per la Saga Lax Norge A/S nelle circostanze di cui all'articolo 18 del regolamento di base non è stato preso in considerazione. Dato che la collaborazione dell'industria norvegese in generale è stata soddisfacente e considerata l'obiettività della preselezione degli allevatori e degli esportatori ai fini della costituzione dei campioni, si è concluso che la media ponderata dei margini di dumping doveva essere applicata a tutti gli esportatori non inseriti nel campione che hanno collaborato.
(29) I margini di dumping stabiliti, basati sui prezzi franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(30) Dato che i produttori comunitari che sostenevano la denuncia rappresentano circa il 57 % circa della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione, è stato considerato che costituissero l'industria comunitaria in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
(31) Sono state chieste e ottenute informazioni da tutti i produttori comunitari denunzianti riguardo a produzione, vendite e quota di mercato. Tuttavia, in considerazione del numero elevato di produttori che hanno sostenuto la denuncia e dei termini stabiliti dall'articolo 6, paragrafo 9 del regolamento di base, per gli altri indicatori del pregiudizio ci si è basati su un campione rappresentativo dei produttori comunitari.
(32) Sui 90 produttori che hanno sostenuto la denuncia, è stato selezionato un campione di 16 società, in funzione della situazione geografica e delle dimensioni delle società in termini di produzione e di vendite. Le società selezionate rappresentavano il 73 % della produzione dell'industria comunitaria denunziante e il 42 % della produzione comunitaria totale.
(33) Il pregiudizio è stato stabilito in base ai dati relativi al periodo compreso tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta. La portata geografica dell'inchiesta per tale periodo era la Comunità nella sua composizione al momento dell'apertura del procedimento, comprendente quindi i quindici Stati membri. L'accertamento del pregiudizio è stato effettuato in base ai fattori economici pertinenti, in conformità dell'articolo 3 del regolamento di base.
(34) Va ricordato che gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping dalla Norvegia sulla situazione dell'industria comunitaria dei salmoni dell'Atlantico d'allevamento sono stati stabiliti per la prima volta nel 1991 mediante un precedente procedimento antidumping. In seguito, per ovviare all'impatto delle importazioni dalla Norvegia la Commissione ha imposto più volte prezzi minimi all'importazione nei confronti di questi prodotti. Tali misure, tuttavia, hanno avuto solo effetti a breve termine sul mercato.
(35) I seguenti indicatori del pregiudizio vanno quindi esaminati alla luce della difficile situazione in cui l'industria comunitaria si trova da tempo.
2. Consumo comunitario
(36) Per calcolare il consumo apparente complessivo di salmoni dell'Atlantico d'allevamento nella Comunità, si è tenuto conto dei seguenti aggregati:
- il volume delle vendite nella Comunità dei produttori comunitari, stabiliti in base ai dati comunicati dalla Scottish Salmon Growers'Association, dalla Shetland Salmon Farmers'Association e dalla Irish Salmon Growers'Association e in base ai dati Eurostat per le esportazioni in paesi terzi,
- le importazioni nella Comunità dei prodotti in questione originari della Norvegia (dichiarati nei codici NC 0302 12 00, 0303 22 00, 0304 10 13 e 0304 20 13),
- le importazioni nella Comunità degli stessi prodotti da tutti gli altri paesi terzi.
(37) Al fine di stabilire, per l'intero periodo in esame, dati coerenti corrispondenti alla Comunità ampliata di 15 Stati membri, le importazioni complessive sono state calcolate in base alle pertinenti statistiche sulle importazioni Eurostat e EFTA. Inoltre, perché fosse possibile confrontarli, tutti i dati sono stati convertiti in equivalenti pesci interi. A tal fine, le cifre relative alle importazioni di salmoni freschi e refrigerati e di filetti di salmoni freschi e refrigerati sono state divise rispettivamente per 0,90 e 0,65. Va osservato che i codici NC 0302 12 00, 0304 10 13 e 0304 20 13 possono coprire anche prodotti esclusi dal campo di applicazione del presente procedimento (per esempio salmoni del Pacifico e/o salmoni allo stato libero), le cui importazioni possono tuttavia essere considerate irrilevanti, alla luce dell'origine dichiarata.
(38) Il consumo comunitario apparente di salmoni dell'Atlantico d'allevamento così calcolato è passato da 201 037 tonnellate nel 1992 a 316 866 tonnellate nel periodo dell'inchiesta, con un aumento del 58 %.
3. Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
(39) Il volume globale delle importazioni dalla Norvegia è costantemente e sensibilmente aumentato passando da 134 338 tonnellate nel 1992 a 211 597 tonnellate nel periodo dell'inchiesta, con un incremento del 58 %, conformemente all'espansione del consumo comunitario.
(40) La quota di mercato delle importazioni dalla Norvegia nella Comunità è scesa da circa 67 % nel 1992 a circa 62 % nel 1993 e nel 1994, aumentando successivamente al 67 % nel 1995 e nel periodo dell'inchiesta.
(41) Il fatto che negli ultimi quattro anni e mezzo le importazioni provenienti dalla Norvegia, in un mercato in rapida espansione, abbiano potuto mantenere una quota di mercato molto elevata, riflette la posizione degli esportatori norvegesi sul mercato comunitario. Inoltre, il significativo aumento delle importazioni dalla Norvegia non è stato frenato dai prezzi minimi all'importazione imposti dalla Commissione nello stesso periodo (cfr. punto 76).
4. Prezzi delle esportazioni norvegesi
a) Tendenza globale
(42) I dati statistici indicano che i prezzi all'importazione CIF dei salmoni originari della Norvegia sono generalmente e costantemente diminuiti, con un calo del 27 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta. Questa tendenza sembra inoltre indicare che gli esportatori norvegesi non hanno sempre applicato i prezzi minimi all'importazione imposti nel periodo esaminato.
b) Sottoquotazione
(43) Per il periodo dell'inchiesta, i prezzi dei produttori comunitari del campione sono stati confrontati con i prezzi dei prodotti esportati dalla Norvegia. Per i produttori comunitari sono stati presi in considerazione, ai fini del confronto, i prezzi dei salmoni eviscerati non decapitati. Queste categorie di prodotti rappresentavano oltre il 65 % del volume delle vendite di tutti i tipi di salmoni effettuate dai produttori comunitari del campione e la maggior parte delle importazioni di salmoni norvegesi.
(44) Per gli esportatori, i prezzi sono stati stabiliti in base alle cifre relative alle vendite comunicate dagli esportatori norvegesi che hanno collaborato alle inchieste sul dumping e sulle sovvenzioni. Questi prezzi sono stati adeguati allo stadio frontiera comunitaria, dazio corrisposto.
(45) I confronti sono stati effettuati in base alla media ponderata mensile. I prezzi dei produttori comunitari erano franco fabbrica e allo stadio commerciale notoriamente comparabile a quello delle importazioni dalla Norvegia. Il confronto ha dimostrato l'esistenza di margini di sottoquotazione mensili sino al 12 %. I margini di sottoquotazione erano inoltre più elevati nel principale periodo delle vendite, immediatamente prima di Natale.
(46) Va osservato che i salmoni sono trattati come prodotti di base in un mercato trasparente e competitivo. La valutazione della sottoquotazione è particolarmente difficile, poiché le vendite si svolgono su base giornaliera e i fornitori devono rapidamente adeguarsi, di giorno in giorno o di ora in ora, a qualsiasi riduzione dei prezzi dei concorrenti. I margini di sottoquotazione accertati vanno quindi esaminati nel contesto della pressione costantemente esercitata dalle importazioni della Norvegia sui prezzi di mercato.
(47) Alcuni esportatori hanno affermato che, nel confronto tra i prezzi, doveva essere applicata una maggiorazione ai prezzi norvegesi, in quanto i consumatori sarebbero stati disposti a pagare un prezzo superiore per i salmoni scozzesi. Non sono stati comunicati elementi di prova a sostegno di questa richiesta, in particolare per quanto riguarda le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche dei prodotti tali da giustificare l'adeguamento dei prezzi.
5. Situazione dell'industria comunitaria
5.1. Dati globali
a) Produzione
(48) La produzione di salmoni dell'Atlantico d'allevamento da parte dell'industria comunitaria è passata da 45 801 tonnellate nel 1992 a 90 206 tonnellate nel periodo dell'inchiesta. Tale incremento della produzione, dovuto alla domanda in espansione, ha permesso all'industria comunitaria di ridurre il costo unitario e di migliorare la produttività. A questo proposito, le informazioni comunicate dalle società del campione indicano che nel periodo dell'inchiesta tali società hanno prodotto un quantitativo superiore di 2,35 volte a quello ottenuto nel 1992, con lo stesso numero di lavoratori.
b) Vendite e quote di mercato
(49) Nel periodo in esame il volume delle vendite dell'industria comunitaria nel mercato della Comunità è passato da 42 535 tonnellate nel 1992 a 82 885 tonnellate nel periodo dell'inchiesta, con un aumento di 40 320 tonnellate. A questo proposito occorre tenere presente che nello stesso periodo il consumo nella Comunità è aumentato di quasi 116 000 tonnellate.
(50) Dal confronto tra l'andamento delle vendite e quello del consumo comunitario apparente risulta che la quota di mercato dell'industria comunitaria è passata dal 21,2 % nel 1992 al 28,9 % nel 1994, scendendo successivamente al 26,2 % nel periodo dell'inchiesta.
5.2. Informazioni comunicate dalle società del campione
c) Capacità e utilizzazione degli impianti
(51) È stato riscontrato che le società selezionate del campione applicavano criteri diversi per stabilire la capacità e pertanto non è stato possibile ottenere cifre attendibili per il periodo precedente il periodo dell'inchiesta. Per il periodo dell'inchiesta, tuttavia, le cifre relative alla capacità comunicate dalla Scottish Environment Protection Agency, un'organizzazione di recente istituzione che stabilisce limiti di capacità in base a criteri di tutela ambientale, sono state considerate attendibili. È stato in tal modo stabilito che il coefficiente medio di utilizzazione degli impianti nel periodo dell'inchiesta era del 59 %.
d) Andamento dei prezzi
(52) Tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta i prezzi delle società del campione sono diminuiti del 24 %. Il calo dei prezzi, analogo a quello accertato per i prodotti importati dalla Norvegia, indica che l'industria comunitaria non ha potuto resistere alla pressione dei prezzi dei prodotti norvegesi.
(53) Gli esportatori norvegesi hanno affermato che la tendenza al ribasso dei prezzi era dovuta esclusivamente al miglioramento dell'efficienza in termini di costi dei produttori di salmone a livello mondiale.
(54) L'industria comunitaria ha effettivamente migliorato la propria produzione e le vendite nel periodo esaminato, con conseguente riduzione dei costi unitari ed un notevole miglioramento di produttività. Tuttavia, malgrado ciò, l'inchiesta ha evidenziato che la diminuzione sopra menzionata dei prezzi si è risolta in una insufficiente redditività per l'industria comunitaria. Ciò è dovuto al fatto che i prezzi sono scesi al di sotto di quanto ci si sarebbe potuto aspettare a seguito del guadagno in produttività. Se è vero che il prezzo del salmone diminuisce se diminuisce il costo della produzione, ciò non spiega il deterioramento della redditività dell'industria comunitaria (cfr. considerando 55).
e) Redditività
(55) La redditività media, dopo un miglioramento nel 1992 e nel 1993, è successivamente diminuita nonostante l'espansione del mercato e la riduzione dei costi dell'industria comunitaria. Inoltre, la redditività media non ha mai raggiunto il margine minimo di profitto, circa il 15 % del giro d'affari, che è considerato necessario in una produzione a rischio elevato (a causa dell'incertezza dovuta all'insorgenza di malattie, ai predatori e alle condizioni atmosferiche) e, nel periodo dell'inchiesta, ha toccato il punto più basso dal 1992 (3,3 %). Va rilevato che, durante il periodo dell'inchiesta, la maggior parte delle società del campione ha subito perdite considerevoli.
(56) Per quanto riguarda la redditività, gli esportatori norvegesi hanno giudicato eccessivo il 15 % considerato dalla Commissione un normale margine di utile.
(57) Come si è già detto, dall'inchiesta è risultato che un margine di utile pari al 15 % del giro d'affari è effettivamente necessario a questa industria. A parte l'alto rischio menzionato in precedenza, questa constatazione è stata confermata anche dall'esame dei margini di utile dell'industria del salmone prima del pregiudizio provocato dal dumping e dei margini di utile considerati ragionevoli per altre industrie comunitarie paragonabili quali l'allevamento delle trote e del pollame, tutti casi in cui il 15 % è stato confermato. Inoltre, un utile del 15 % è stato ritenuto ragionevole, anche se prudente, da un produttore comunitario di proprietà norvegese, secondo il quale il 15 % costituiva probabilmente una sottovalutazione per le piccole società. Infine, se si esamina l'utile cumulato sulle vendite effettuate sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali degli allevatori e degli esportatori norvegesi inseriti nel campione, si rileva che è dell'ordine del 15 %.
f) Occupazione
(58) I livelli di occupazione per i produttori comunitari del campione sono rimasti stabili tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta, con circa 1 100 posti di lavoro direttamente collegati alla produzione di salmoni dell'Atlantico d'allevamento. Secondo una stima del livello generale dell'occupazione nella Comunità in questo settore, nel periodo dell'inchiesta 3 300 persone erano occupate nella produzione di salmoni.
g) Investimenti
(59) Tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta gli investimenti sono aumentati. L'aumento degli investimenti deve tuttavia essere interpretato alla luce della situazione specifica dell'allevamento dei salmoni, dato che la metà degli investimenti realizzati nel periodo in esame era destinata alla sostituzione di capitale fisso. Inoltre, in un settore in espansione in cui l'acquisizione di attrezzature moderne è essenziale, l'investimento netto non sembra sufficiente ai fini di una crescita sostenibile a lungo termine.
6. Conclusione
(60) Per determinare se l'industria comunitaria nel periodo in esame avesse subito un pregiudizio grave, la Commissione ha tenuto conto dei seguenti fatti.
(61) L'inchiesta ha dimostrato che i produttori comunitari del campione nel periodo in esame avevano subito una considerevole pressione sui prezzi, che aveva provocato un calo significativo dei prezzi da essi applicati. La situazione finanziaria dei produttori interessati si è quindi deteriorata, in quanto la redditività delle società del campione considerate complessivamente era insufficiente e numerosi produttori hanno subito perdite. Negli ultimi tempi diverse società hanno cessato l'attività e la sopravvivenza di alcune società del campione ancora operanti è seriamente minacciata. Il deterioramento della redditività è ancora più grave alla luce dei notevoli successi ottenuti nel periodo in esame riguardo alla produttività. Va inoltre rilevato che la quota di mercato dell'industria comunitaria, dopo il miglioramento del 1994, è nuovamente diminuita nonostante il significativo aumento del consumo.
(62) Alla luce delle precedenti considerazioni, si è concluso che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1 del regolamento di base. Questa conclusione si basa essenzialmente sulla pressione sui prezzi subita dall'industria comunitaria, nonché sulla diminuzione della redditività dei produttori comunitari del campione, sino ad un livello chiaramente insufficiente.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(63) Per determinare se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni norvegesi in dumping o se invece sia attribuibile, totalmente o in parte, ad altri fattori, si sono esaminati gli elementi seguenti.
1. Nesso di causalità tra le importazioni in questione e il pregiudizio
(64) Va osservato che, essendosi riscontrato che le importazioni di salmone norvegese in dumping sono avvenute contemporaneamente a pagamento di sovvenzioni compensative ai produttori norvegesi, non è possibile distinguere gli effetti concomitanti del dumping e delle sovvenzioni, che devono quindi essere esaminati insieme.
(65) Per esaminare se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dagli effetti delle importazioni oggetto di dumping, è stato osservato, in primo luogo, che il pregiudizio era costituito principalmente dalla costante pressione sui prezzi e dal calo della redditività dei produttori comunitari. Questa situazione è coincisa con il rilevante aumento in volume delle importazioni di salmoni dalla Norvegia a prezzi bassi. Di conseguenza la Norvegia ha potuto mantenere un'elevata quota di mercato (67 %) in un mercato in espansione. Inoltre, i prezzi delle importazioni sono sensibilmente diminuiti nel periodo in esame e nel principale periodo delle vendite è stata accertata una sottoquotazione massima del 12 %. A questo proposito occorre ricordare che il mercato dei salmoni è trasparente. Qualsiasi pressione al ribasso sui prezzi in un mercato di questo tipo è probabilmente causata dal principale fornitore, in questo caso la Norvegia.
(66) Di conseguenza, è stato concluso che l'effetto combinato delle pratiche di dumping e delle sovvenzioni sulle importazioni dalla Norvegia ha causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria.
2. Altri fattori
(67) Si sono esaminati la tendenza del consumo sul mercato comunitario, l'andamento e l'incidenza delle importazioni da altri paesi terzi e la competitività dell'industria comunitaria dei salmoni, per stabilire se possano aver causato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
a) Consumo comunitario
(68) Il consumo comunitario di salmoni dell'Atlantico ha registrato una costante espansione, con un aumento complessivo del 58 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta. Il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può quindi essere attribuito alla tendenza alla diminuzione della domanda.
b) Importazioni da altri paesi terzi
(69) Per quanto riguarda le importazioni da paesi terzi non interessati dal presente procedimento (principalmente Isole Færøer, Cile, Canada e Islanda), si è stabilito che nel periodo in esame la corrispondente quota di mercato è scesa dal 12 % al 7 %. È stato quindi concluso che gli effetti di queste importazioni erano limitati.
c) Competitività dell'industria comunitaria
(70) È opportuno osservare che tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta la competitività dei produttori comunitari di salmoni è nettamente migliorata; la produzione per addetto è più che raddoppiata, il tasso di mortalità dei salmoni è sceso del 23 % e il peso medio dei salmoni allevati è aumentato del 25 %. Inoltre, il volume delle esportazioni dell'industria comunitaria è passato da 3 266 tonnellate nel 1992 a 7 321 tonnellate nel periodo dell'inchiesta. L'industria comunitaria ha quindi raggiunto una considerabile efficienza in termini di costi.
3. Conclusione
(71) Alla luce di quanto procede, è stato concluso che le importazioni in dumping e sovvenzionate di salmoni dalla Norvegia, considerate isolatamente, hanno causato un pregiudizio grave all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(72) Alla luce di tutti gli elementi di prova presentati si è esaminato se, nonostante le conclusioni sul dumping e sul pregiudizio, esistessero motivi validi per giustificare la conclusione che nella fattispecie l'istituzione di misure non era nell'interesse della Comunità. A tal fine, si sono valutate l'incidenza di eventuali misure per tutte le parti interessate dal procedimento e le conseguenze, per le stesse parti, della mancata istituzione di misure provvisorie.
(73) Ai fini di detta valutazione, è stata presa in particolare considerazione, in conformità del regolamento di base, l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dalle pratiche di dumping e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(74) Va ricordato, in primo luogo, che l'industria comunitaria dei salmoni dell'Atlantico d'allevamento ha subito per lungo tempo le conseguenze di pratiche di dumping attribuibili alle esportazioni norvegesi.
(75) La Commissione aveva stabilito l'esistenza di pratiche di dumping pregiudizievoli già nel 1991 (decisione 91/142/CEE della Commissione) (4), quando era stato deciso che, nonostante le risultanze sull'esistenza del dumping e del pregiudizio, non dovevano essere istituite misure, poiché si riteneva che le autorità norvegesi avessero adottato misure a livello nazionale tali da stabilizzare il mercato.
(76) Negli ultimi anni la Commissione ha fissato più volte prezzi minimi all'importazione (novembre 1993, febbraio 1994, marzo 1994) e da ultimo per il periodo compreso tra il 16 dicembre 1995 e il 13 giugno 1996, a norma del regolamento (CE) n. 2907/95 (5). I prezzi minimi all'importazione erano giustificati dal fatto che il volume e i prezzi delle importazioni causavano o minacciavano di causare perturbazioni sul mercato tali da provocare difficoltà economiche, sociali o ambientali e da rendere necessaria l'adozione di misure immediate. Contrariamente alle misure antidumping, l'imposizione di prezzi minimi all'importazione non è subordinata alla conclusione che il paese esportatore abbia fatto ricorso a pratiche commerciali sleali. Queste misure non hanno prodotto gli effetti previsti.
(77) In questo contesto si considera che, in mancanza di misure efficaci per correggere gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni dalla Norvegia, la situazione dell'industria comunitaria continuerà a deteriorarsi sino al momento in cui sarebbe minacciata la sopravvivenza dell'industria stessa.
(78) Occorre ricordare altresì che l'industria comunitaria dei salmoni dell'Atlantico d'allevamento è costituita da piccole e medie imprese, situate generalmente in zone rurali e meno sviluppate della Comunità (regioni che rientrano nell'obiettivo 1), dove l'attività economica è scarsa. Come già è stato detto, l'industria comunitaria ha migliorato costantemente la produttività, che è quindi soddisfacente. Nel corso del processo di ristrutturazione, alcune piccole aziende sono state acquistate da produttori appartenenti a gruppi di maggiori dimensioni. Se non vengono adottate misure, è probabile che il numero di fornitori concorrenti sul mercato diminuisca ulteriormente e che gli investimenti effettuati per aumentare la produttività e per la ristrutturazione non abbiano gli effetti previsti.
3. Interesse di altre industrie comunitarie
(79) Diversi utilizzatori, come le imprese che affumicano il pesce e i grossisti di salmoni dell'Atlantico d'allevamento hanno affermato che l'istituzione di misure sulle importazioni dei prodotti in questione avrebbe effetti negativi sulle loro attività. Questi utilizzatori hanno sostenuto che, se le misure avessero provocato la diminuzione dei quantitativi di salmoni importati dalla Norvegia, non sarebbe stata disponibile alcuna fonte alternativa di approvvigionamento. Gli stessi utilizzatori hanno affermato che, in caso di aumenti dei prezzi dei salmoni dell'Atlantico d'allevamento importati dalla Norvegia, il costo supplementare sarebbe stato trasferito ai consumatori finali, che quindi si sarebbero indirizzati verso altri prodotti. È stato inoltre osservato che l'imposizione di un dazio sui salmoni dell'Atlantico d'allevamento non preparati originari della Norvegia poteva favorire l'industria norvegese che si occupa del trattamento dei salmoni, a detrimento dell'industria di trasformazione comunitaria.
(80) Occorre ricordare anzitutto che l'inchiesta ha dimostrato che l'industria comunitaria ha la capacità di aumentare la produzione e che non esiterebbe a farlo se potesse ottenere un utile adeguato. Inoltre, anche se le misure proposte provocassero la riduzione delle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento originari della Norvegia, sarebbero comunque disponibili fonti di approvvigionamento alternative, come Cile, Canada, Islanda e Isole Faerøer.
(81) Per quanto riguarda la politica dei prezzi che i produttori comunitari potrebbero applicare dopo l'istituzione delle misure, va ricordato che gli eventuali aumenti dei prezzi dei produttori comunitari sono limitati al margine strettamente necessario per ottenere un utile adeguato. Un aumento sostanziale dei prezzi da parte dei produttori comunitari provocherebbe molto probabilmente l'aumento della quota di mercato di altri paesi esportatori nella Comunità. Eventuali aumenti dei prezzi da parte dell'industria comunitaria sono inoltre limitati da un altro fattore, ovvero dalla disponibilità sul mercato di salmerini d'allevamento, prodotti relativamente simili e quindi succedanei dei salmoni, che sono venduti nella Comunità a prezzi lievemente inferiori e che sono stati danneggiati dall'aumento delle importazioni in dumping di salmoni dalla Norvegia.
(82) Riguardo alla possibilità che l'industria comunitaria di trasformazione sia danneggiata dalla concorrenza dei prodotti preparati originari della Norvegia, va rilevato che i dazi antidumping e compensativi saranno riscossi sulla materia prima, che rappresenta soltanto una parte del costo del prodotto preparato. L'incidenza dei dazi previsti non sarà quindi tale da provocare una riduzione delle attività di trasformazione nella Comunità. Inoltre, quasi tutte le imprese di fumigazione del pesce nella Comunità preparano e trattano anche i salmoni di produzione comunitaria, oltre ad altri prodotti, e pertanto non sono interamente dipendenti dai salmoni importati dalla Norvegia.
(83) Va osservato inoltre che, per valutare il probabile impatto delle misure sulle industrie di trasformazione della Comunità, la Commissione ha inviato questionari a tutte le società membri di tre associazioni di operatori commerciali e di industrie di trasformazione che si erano manifestati e avevano chiesto un'audizione.
(84) Sui 93 questionari inviati, solo per uno è pervenuta una risposta completa e verificabile, per cui non è stato possibile valutare, su basi rappresentative, l'effetto che l'istituzione di misure potrebbe avere sull'industria comunitaria che si occupa della distribuzione o della trasformazione del salmone dell'Atlantico d'allevamento.
(85) Dalle informazioni avute finora risulta tuttavia che, per quanto riguarda il salmone affumicato, il costo della materia prima, vale a dire il salmone dell'Atlantico d'allevamento, rappresenta il 45 % circa del costo di produzione totale. Di conseguenza, se il costo della materia prima aumentasse, ad esempio, del 10 %, il costo di produzione del salmone affumicato registrerebbe un aumento totale solo del 4,5 %.
(86) Inoltre, le informazioni comunicate da diverse fonti attendibili sembrano indicare che la situazione delle imprese comunitarie di trasformazione non è uniforme. Alcune società, infatti, producono pasti preparati e appartengono a gruppi di grandi dimensioni. Poiché il costo dei pesci utilizzati come materie prime rappresenta solo una piccola parte del costo del prodotto finale, queste società non dovrebbero essere danneggiate dalle misure proposte. D'altra parte, esiste un certo numero di società che affumicano o conservano i salmoni che dipende in misura maggiore dal prezzo delle materie prime, e che dovrebbero probabilmente trasferire parte del costo supplementare allo stadio commerciale successivo. Come si è già detto al punto 85, l'aumento dei costi sarebbe contenuto. Comunque sia, dalle informazioni avute finora risulta che solo in seguito ad aumenti di prezzi superiori al 20 % si rischierebbe che i consumatori passino ad altri prodotti.
4. Interesse degli importatori
(87) Diversi importatori hanno sostenuto, in termini generali, che l'eventuale istituzione di misure di difesa li avrebbe danneggiati.
(88) Come risulta da quanto precede, le misure proposte, pur permettendo all'industria comunitaria di sormontare gli effetti pregiudizievoli del dumping, non impedirebbero agli importatori di acquistare il salmone dalla Norvegia o da altre fonti, né farebbero aumentare i prezzi in misura superiore a quanto necessario per consentire all'industria comunitaria di registrare nuovamente una redditività ragionevole.
5. Interesse dei consumatori
(89) I rappresentanti dei consumatori (BEUC) hanno sostenuto che le misure di difesa sarebbero contrarie agli interessi dei consumatori nella Comunità, in quanto provocherebbero una restrizione dell'offerta e aumenti dei prezzi al consumo.
(90) Come già è stato indicato, l'esistenza di fonti alternative di approvvigionamento e la disponibilità di succedanei tendono a dimostrare che gli effetti per i consumatori finali saranno minimi o nulli. Va inoltre ricordato che il dazio darà riscosso sul prezzo all'importazione CIF. L'eventuale effetto sui prezzi al dettaglio sarà quindi sensibilmente attenuato. Va inoltre osservato che, con un consumo annuo medio di salmone nella Comunità stimato a 0,8 kg pro capite, l'incidenza globale sui consumatori sarà molto limitata.
6. Conclusione
(91) Dopo aver accuratamente esaminato tutti gli aspetti sopra esposti, si è concluso che l'istituzione di misure antidumping nei confronti delle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento originari della Norvegia è nell'interesse della Comunità, poiché non esistono motivi validi che giustifichino la conclusione che l'istituzione di tali misure non è nell'interesse della Comunità.
H. DAZI ANTIDUMPING
1. Livello dei dazi antidumping
(92) In conformità delle pertinenti disposizioni del regolamento di base, si è esaminato se i dazi dovessero essere inferiori ai margini di dumping rilevati, e se detti dazi inferiori bastassero ad eliminare il pregiudizio per l'industria comunitaria.
(93) A tale riguardo, va tenuto presente che l'imposizione di dazi dovrebbe permettere all'industria comunitaria di applicare i prezzi che sarebbero stati possibili in assenza delle importazioni in dumping. In mancanza di informazioni contrarie, si può ritenere che tali prezzi coprirebbero i suoi costi di produzione garantendole un utile adeguato. A tal fine, i prezzi delle importazioni devono aumentare in misura corrispondente.
(94) Per calcolare l'aumento dei prezzi necessario, i prezzi delle importazioni oggetto di dumping sono stati confrontati con i prezzi di vendita, corrispondenti ai costi di produzione dell'industria comunitaria maggiorati di un congruo margine di profitto. A questo proposito è stato considerato che un margine di profitto del 15 % era il minimo necessario ai fini della vitalità del settore. Per determinare il margine di profitto si sono presi in considerazione i seguenti fattori: l'allevamento del salmone è un settore a rischio elevato, tra l'altro a causa della durata del processo di produzione (18-24 mesi), l'incidenza delle malattie, dei predatori e delle inclementi condizioni atmosferiche alle quali questa industria è frequentemente esposta, l'imprevedibilità dei prezzi dei salmoni, in quanto commercializzati come prodotti di base e la brevissima durata di conservazione. È stato inoltre stabilito che questa industria aveva bisogno di margine di profitto sufficiente per procurarsi i finanziamenti indispensabili onde restare competitiva in un mercato in rapida espansione.
(95) I prezzi all'esportazione dei tipi di prodotti utilizzati ai fini della determinazione della sottoquotazione dei prezzi (cfr. considerando 43) sono stati confrontati, per il periodo dell'inchiesta e a livello franco frontiera comunitaria, adeguati per tener conto delle spese di carico, dei dazi doganali e delle spese sostenute dopo l'importazione, con la media ponderata dei prezzi di vendita dai produttori comunitari selezionati, maggiorati, ove appropriato, dell'importo necessario per coprire i costi di produzione e ottenere il profitto minimo del 15 %.
Livello dei dazi
(96) Si è dovuto tenere presente dell'istituzione di un dazio compensativo residuo del 3,8 % adottata dal Consiglio. In conformità dell'articolo 14, paragrafo 1 del regolamento di base, nessun prodotto può essere soggetto nel contempo a dazi antidumping e a dazi compensativi nell'intento di porre rimedio ad una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione. Nella fattispecie, si è deciso che era possibile istituire entrambi i tipi di dazi perché, non trattandosi di sovvenzioni all'esportazione, le sovvenzioni compensative non avevano alcuna incidenza sul margine di dumping. Le sovvenzioni avevano lo stesso effetto sul valore normale e sul prezzo all'esportazione e, in mancanza di sovvenzioni, il margine di dumping sarebbe rimasto invariato.
Tuttavia, dato che nel caso in oggetto si è riscontrato che il pregiudizio è dovuto sia alle pratiche di dumping che alle sovvenzioni, il livello totale di entrambi i dazi non poteva superare l'importo necessario per eliminare il pregiudizio.
(97) Il margine di dumping stabilito per ciascuno degli esportatori oggetto dell'inchiesta è stato quindi confrontato con l'importo del pregiudizio che non era stato eliminato dal dazio compensativo, ossia con il corrispondente livello di eliminazione del pregiudizio diminuito del 3,8 %. Analogamente, il livello del dazio antidumping applicabile a tutti gli esportatori norvegesi non inclusi nel campione è stato stabilito calcolando, per ogni singola società, la media ponderata dei margini di dumping e dei livelli di eliminazione del pregiudizio più bassi, al netto dei dati compensativi.
(98) Per i due esportatori i cui prezzi all'esportazione sono notevolmente cambiati nel periodo subito prima di Natale (cfr. considerando 26), il livello di eliminazione del pregiudizio è stato calcolato facendo riferimento ai prezzi delle singole esportazioni nella Comunità. Per gli altri quattro, il livello di eliminazione del pregiudizio è stato calcolato facendo riferimento alla media ponderata dei prezzi all'esportazione.
(99) Per i tre esportatori del campione, i dazi antidumping dovrebbero basarsi sul livello di eliminazione del pregiudizio, risultato inferiore al margine di dumping. Per gli altri, invece, i dazi dovrebbero basarsi sui margini di dumping.
2. Impegni
(100) Come si è già detto al considerando 7, gli esportatori norvegesi elencati nell'allegato hanno offerto impegni, a norma dell'articolo 8 del regolamento di base, per le esportazioni del prodotto in questione nella Comunità.
(101) All'inizio dell'inchiesta, l'esportatore norvegese Saga Lax Norge A/S non ha fornito le informazioni necessarie per consentire alla Commissione gli accertamenti relativi al dumping e al pregiudizio per questa società. Va osservato, tuttavia, che la Saga Lax Norge A/S è collegata a un certo numero di società in Norvegia che hanno collaborato pienamente all'inchiesta, tra cui la Timar Seafood A/S, inclusa nel campione di esportatori, per la quale sono stati possibili accertamenti individuali sul dumping e sul pregiudizio. Il livello del dazio residuo è stato stabilito facendo riferimento agli accertamenti relativi alla Timar Seafood A/S. Per stabilire se la Saga Lax Norge A/S e le società ad essa collegate debbano essere assoggettate al dazio senza avere la possibilità di offrire impegni, si deve tener presente che, per gran parte del periodo dell'inchiesta, numerose compagnie collegate, fra cui la Timar Seafood A/S, non erano collegate alla Saga Lax Norge A/S e pertanto non si ritiene opportuno negare loro il beneficio della cooperazione. Si ritiene quindi che non si otterrebbe alcun risultato rifiutando di prendere in considerazione gli impegni offerti dalla Saga Lax Norge A/S. Il controllo degli impegni nel presente procedimento sarà agevolato dall'impegno assunto dal governo norvegese nel procedimento antisovvenzioni parallelo. Si conclude pertanto che dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento, in termini di misure, a tutte le società interessate, compresa la possibilità di offrire impegni di prezzo.
(102) Avendo esaminato detti impegni, la Commissione li ha giudicati accettabili, in quanto eliminerebbero gli effetti pregiudizievoli delle pratiche di dumping a norma dell'articolo 8, paragrafo 1 del regolamento di base.
(103) La Commissione ha consultato, in merito all'accettazione degli impegni, il comitato consultivo, che non ha sollevato obiezioni. Gli impegni offerti dagli esportatori elencati nell'allegato sono stati accettati con decisione 97/634/CE della Commissione (6) e l'inchiesta dovrebbe quindi essere chiusa, per questi esportatori, senza istituire dazi definitivi.
3. Dazi definitivi
(104) Fatta salva l'accettazione degli impegni offerti da un gran numero di esportatori norvegesi, si dovrebbero istituire dazi residui sulle importazioni del prodotto in questione originario della Norvegia onde coprire tutte le esportazioni norvegesi di questo prodotto nella Comunità e consolidare gli impegni scoraggiandone l'elusione. Si dovrebbe inoltre determinare il livello del dazio da istituire in caso di violazione o di ritiro degli impegni.
a) Forma del dazio
(105) Considerati i diversi tipi di dazio applicabili nel caso in esame, si è concluso che il più indicato sarebbe un dazio specifico, espresso come importo fisso in ecu/kg, particolarmente adatto al prodotto in questione e impossibile da eludere mediante una falsa dichiarazione del prezzo alla frontiera comunitaria. Dato che il salmone dell'Atlantico d'allevamento viene commercializzato per lo più come prodotto di base, il cui prezzo non può subire variazioni di rilievo a seconda delle dimensioni, della presentazione o della qualità, e visto che le esportazioni norvegesi nella Comunità consistono per la maggior parte in salmone fresco o refrigerato eviscerato, si ritiene che questa impostazione sia appropriata.
(106) Nel caso in oggetto, inoltre, l'applicazione di un dazio specifico è giustificata anche dal fatto che i valori dichiarati all'importazione nella Comunità non risultano sempre conformi ai prezzi effettivamente applicati dagli esportatori norvegesi ai clienti indipendenti della Comunità.
b) Importo dei dazi
(107) Il dazio antidumping definitivo da istituire sulle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento esportato da compagnie che non hanno offerto alcun impegno, o in caso di violazione o di ritiro degli impegni da parte di un soggetto non esplicitamente menzionato qui di seguito, ammonta a 0,32 ecu/kg peso netto del prodotto.
Le esportazioni di salmone dell'Atlantico d'allevamento effettuate dalle seguenti compagnie, che hanno tutte sottoscritto gli impegni, saranno soggette, in caso di violazione o di ritiro degli impegni, alle seguenti aliquote di dazio:
SPAZIO PER TABELLA
c) Applicazione e gestione dei dazi
(108) Per garantire un'applicazione efficace dei dazi, la Commissione dovrebbe essere autorizzata, previa consultazione del comitato consultivo, a modificare mediante regolamento l'allegato del presente regolamento. Va ricordato che, nel caso in oggetto, le misure sono prese eccezionalmente nei confronti degli esportatori e non dei produttori (cfr. considerando 12 e seguenti), poiché in genere le società esportatrici non partecipano all'attività di produzione. Ciò agevola l'accesso all'industria esportatrice di salmone e aumenta le probabilità che un numero rilevante di nuove società norvegesi cominci a esportare nella Comunità. Pertanto, ai fini di una buona gestione, la Commissione dovrebbe essere autorizzata ad estendere l'esenzione dal pagamento dei dazi a tutti i nuovi esportatori che offrano impegni accettabili,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. a) È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento (non allo stato libero), di cui ai codici NC ex 0302 12 00 (codice Taric: 0302 12 00 19), ex 0304 10 13 (codice Taric: 0304 10 13 19), ex 0303 22 00 (codice Taric: 0303 22 00 19) ed ex 0304 20 13 (codice Taric: 0304 20 13 19), originari della Norvegia.
b) Il presente dazio non si applica al salmone dell'Atlantico allo stato libero (codici Taric 0302 12 0011, 0304 10 1311, 0303 22 0011, 0304 20 1311). Ai fini del presente regolamento, per salmone dell'Atlantico allo stato libero s'intende quello catturato in mare, per il quale le parti interessate abbiano fornito prove soddisfacenti alle autorità competenti dello Stato membro di sbarco mediante tutti i documenti doganali e di trasporto necessari.
2. L'aliquota del dazio applicabile è di 0,32 ecu/kg del peso netto dei prodotti (codice addizionale Taric: 8900), ad eccezione delle importazioni di salmoni dell'Atlantico d'allevamento esportati dalle società elencate nell'allegato del presente regolamento, che sono esentate dai dazi.
3. Salvo disposizione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 397R1890.1
Qualora un nuovo esportatore del paese di esportazione in questione fornisca alla Commissione prove sufficienti che non ha esportato le merci descritte all'articolo 1, paragrafo 1 nel periodo dell'inchiesta, la Commissione può modificare, se del caso, mediante regolamento, sentito il comitato consultivo, l'allegato del presente regolamento onde estendere al nuovo esportatore l'esenzione dal pagamento dei dazi.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 26 settembre 1997.

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