Document ID: 31991D0176

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 25 luglio 1990 relativa ad aiuti concessi dalla provincia di Bolzano a favore delle Acciaierie di Bolzano (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede) (91/176/CECA)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, in particolare l'articolo 4, lettera c),
vista la decisione n. 3484/85/CECA della Commissione, del 27 novembre 1985, recante norme comunitarie per gli aiuti a favore della siderurgia (1), in particolare gli articoli 1, 3, 5 e 6,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni e tenuto conto delle osservazioni stesse,
considerando quanto segue:
I
Nel dicembre 1987, le autorità della provincia autonoma di Bolzano hanno concesso alle Acciaierie di Bolzano (gruppo FALCK) un prestito agevolato di 6 miliardi di lire italiane (circa 3,9 milioni di ecu a sostegno di un investimento di 23 miliardi di lire italiane (circa 15 milioni di ecu), destinato alla conversione di impianti per produrre acciai speciali ad alto valore aggiunto.
Detto prestito, della durata di undici anni, è stato concesso al tasso d'interesse del 3,5 %. Tenendo conto del tasso di riferimento (2) del 12,8 % stabilito dalla Commissione per l'Italia per il 1987, si tratta quindi di un abbuono del 9,3 %. Il fondamento giuridico su cui si basa la concessione di tale prestito agevolato è la legge provinciale n. 25 della provincia autonoma di Bolzano, dell'8 settembre 1981, sugli interventi finanziari nel settore industriale.
La Commissione ha rivolto alle autorità italiane una richiesta di informazioni in merito a tale prestito, con lettera del 26 luglio 1988. In essa sottolineava il fatto che l'aiuto, che non era stato preventivamente notificato alla Commissione a norma dell'articolo 6, paragrafo 1 della decisione n. 3484/85/CECA, non corrispondeva a nessuna delle possibilità di deroga, enumerate nella citata decisione, al divieto degli aiuti alla siderurgia sancito dall'articolo 4, lettera c) del trattato.
Le autorità italiane hanno risposto il 5 novembre 1988 sottolineando che l'investimento in questione rientrava nel piano di ristrutturazione della società Acciaierie di Bolzano, comunicato alla Commissione nel settembre 1982 e da essa approvato nel 1983.
Esse hanno informato la Commissione che il prestito era stato deciso, in via di principio, mediante delibera delle autorità della provincia di Bolzano del 14 febbraio 1983.
Avvalendosi del fatto che il prestito è stato concesso ad una legge provinciale, le autorità italiane ritengono che l'aiuto possa rientrare nella fattispecie prevista dall'articolo 5 della decisione n. 3484/85/CECA, quale aiuto regionale agli investimenti.
II
La Commissione non contesta di aver approvato il piano di ristrutturazione della società FALCK, notificatole nel quadro della decisione n. 2320/81/CECA della Commissione (3), successivamente modificata dalla decisione n. 1018/85/CECA (4).
Il 25 maggio 1983 la Commissione ha approvato secondo la predetta decisione vari aiuti alla ristrutturazione di talune imprese del settore privato italiano, tra cui un importo di 2 miliardi di lire italiane a favore delle Acciaierie di Bolzano da accordare in base alla legge nazionale n. 675/77.
Tuttavia, il governo italiano ha fatto presente alla Commissione, nel corso dell'esame del presente caso, che, a motivo della struttura amministrativa italiana che prevede un'ampia autonomia per le province di Trento e Bolzano, la legge nazionale n. 675/77 non era applicabile in questi territori. Nella provincia di Bolzano si applica dunque la legge provinciale n. 25/81 precitata. Questo fatto, insieme ad altri, ha ritardato l'effettiva concessione di un aiuto connesso al piano di ristrutturazione, che ha avuto poi luogo soltanto nel dicembre 1987.
In base alle informazioni di cui dispone la Commissione, il totale degli investimenti previsti dal piano di ristrutturazione di cui trattasi è dell'ordine di 40 miliardi di lire italiane (circa 26 milioni di ecu). Questo complesso di operazioni industriali ricomprende un investimento di 22,8 miliardi di lire italiane (circa 15 milioni di ecu), che riguarda il miglioramento qualitativo dei prodotti del treno per vergella di Bolzano e l'aumento del peso finale dei rotoli, e che formerebbe appunto specificamente oggetto del prestito di 6 miliardi di lire italiane in questione.
Queste misure di investimento rientravano nel piano di ristrutturazione, a favore del quale la Commissione ha approvato nel 1983 un aiuto agli investimenti dello stesso tipo (prestito agevolato).
III
La Commissione non è più stata tenuta al corrente degli ulteriori sviluppi di quest'aiuto ed è venuta a conoscenza solo accidentalmente dell'erogazione del prestito del dicembre 1987.
In base all'articolo 2, paragrafo 1, quinto trattino della decisione n. 2320/81/CECA, il prestito agevolato approvato avrebbe dovuto essere erogato entro il termine perentorio del 31 dicembre 1985.
Si constata che l'aiuto non è stato versato entro la data perentoria del 31 dicembre 1985. L'aiuto è quindi divenuto successivamente un aiuto illegittimo, non essendo stato nuovamente notificato ed approvato dalla Commissione secondo le norme sulla concessione degli aiuti alla siderurgia comunitaria, in vigore dal 1986 (decisione n. 3484/85/CECA).
IV
Le disposizioni della decisione n. 3484/85/CECA, e quelle della decisione n. 322/89/CECA (5), che ad essa succede dal 1o gennaio 1989, non permettono di considerare tale aiuto compatibile con il mercato comune. In particolare, l'articolo 5 della decisione n. 3484/85/CECA non può essere fatta valere in questo contesto, essendo applicabile solo sul territorio degli Stati membri nei quali non sia stato concesso alcun aiuto in base alle decisioni n. 257/80/CECA (2) e n. 2320/81/CECA, il che non è nel caso dell'Italia.
Basandosi su tali considerazioni, la Commissione ha iniziato la procedura dell'articolo 6, paragrafo 4 della decisione 3484/85/CECA e ha invitato le autorità italiane, con lettera del 22 marzo 1989, a presentarle osservazioni al riguardo; queste sono pervenute con lettera del 30 maggio 1989.
Nelle loro osservazioni, le autorità italiane hanno fatto valere in primo luogo che con lettere in data 3 novembre 1982 e 5 novembre 1986 le autorità della provincia di Bolzano avevano interrogato la Commissione sulla necessità di notificare i singoli casi d'applicazione della legge provinciale n. 25, in occasione di quattro casi particolari (3) che all'epoca si presentavano. Non avendo ottenuto riscontro dalle autorità comunitarie, esse avrebbero concluso che la notifica dei singoli casi non era necessaria.
In secondo luogo, esse si richiamano agli obiettivi precisati tanto nella decisione n. 3484/85/CECA che nella decisione n. 322/89/CECA, per quanto concerne gli aiuti a favore della ricerca e dello sviluppo, e cioè:
- riduzione dei costi di produzione, principalmente grazie a risparmi energetici;
- miglioramento della produttività e della qualità dei prodotti;
- tutela dell'ambiente.
Con ciò esse intendono sottolineare che l'investimento realizzato persegue precisasmente gli stessi obiettivi.
In terzo luogo hanno invocato la mancanza di esperienza della provincia autonoma di Bolzano per quanto riguarda le differenze fra le norme del trattato CEE e quelle del trattato CECA. Sottolineando inoltre che gli aiuti sono stati concessi con urgenza, vista la situazione e dopo aver accertato che l'investimento in questione aveva ottenuto dalla Commissione un parere favorevole ai sensi dell'articolo 54 del trattato CECA. Fanno poi presente che la produzione dell'acciaieria di Bolzano rappresenta soltanto l'1 % circa della produzione nazionale e che quindi non si potrebbe ipotizzare una distorsione della concorrenza suscettibile di incidere sugli scambi fra Stati membri.
In quarto ed ultimo luogo, hanno fatto valere che, trattandosi di un investimento avente un impatto positivo sulle condizioni dell'ambiente, le autorità provinciali avevano tenuto presente, nel finanziarlo, l'interesse generale e specialmente la preservazione del patrimonio agricolo e turistico della provincia di Bolzano.
Secondo le autorità italiane è peraltro certo che, vista la redditività dell'impresa, l'intervento pubblico nella specie non aveva lo scopo di coprire perdite di esercizio.
Nel quadro della procedura soltanto un'associazione professionale, e nessuno Stato membro, ha presentato osservazioni, le quali sono state trasmesse allo Stato membro interessato senza suscitare commenti particolari da parte di quest'ultimo.
V
Le Acciaierie di Bolzano fabbricano prodotti in acciai speciali che sono ricompresi nell'allegato I del trattato CECA al numero di codice 4 400 e sono quindi soggetti alle norme del trattato CECA.
L'articolo 4, lettera c) del trattato recita: sono riconosciuti incompatibili con il mercato comune del carbone e dell'acciaio e, per conseguenza, sono aboliti e proibiti, alle condizioni previste dal presente trattato, nell'interno della Comunità: le sovvenzioni o gli aiuti concessi dagli Stati o gli oneri speciali imposti da essi, in qualunque forma.
Questo divieto riguarda tanto gli aiuti individuali espressamente previsti a favore della siderurgia che l'applicazione di regimi generali, regionali o settoriali.
Le sole deroghe al divieto generale che potevano o possono eventualmente essere accordate sono state o sono enunciate in modo tassativo dai vari codici degli aiuti alla siderurgia: decisioni n. 2320/81/CECA, e fino al 31 dicembre 1985, successivamente decisione n. 3484/85/CECA dal 1o gennaio 1986 al 31 dicembre 1988, e quindi decisione n. 322/89/CECA dal 1o gennaio 1989.
Riguardo alla prima decisione, nel maggio 1983 la Commissione ha autorizzato aiuti agli investimenti a favore delle Acciaierie di Bolzano connessi ad un piano di ristrutturazione notificato nel settembre 1982.
Tuttavia per il versamento dell'aiuto approvato, ossia nella fattispecie per l'erogazione del prestito agevolato, era stabilita la data perentoria del 31 dicembre 1985 in forza dell'articolo 2, paragrafo 1, ultimo trattino della decisione stessa. Tale data non è stata rispettata, e quindi non ci si deve riferire alla decisione n. 2320/81/CECA bensì alla decisione n. 3484/85/CECA, vale a dire al codice degli aiuti alla siderurgia in vigore al momento della erogazione del prestito agevolato. Il codice successivo (decisione n. 322/89/CECA), che proroga in termini identici quello istituito dalla decisione n. 3484/85/CECA, è citato qui solo per memoria a titolo informativo.
Questa distinzione ha una notevole importanza in quanto fino al 31 dicembre 1985 la politica siderurgica della Commissione è consistita nell'autorizzare taluni aiuti per favorire la ristrutturazione industriale e soprattutto il ripristino dell'efficienza finanziaria delle società del settore. Dopo questa data, invece, gli aiuti autorizzabili in deroga al divieto dell'articolo 4, lettera c) del trattato sono elencati in forma tassativa: ricerca-sviluppo, tutela dell'ambiente a determinate condizioni, alcuni aiuti per le chiusure e, se l'impresa beneficiaria è stabilita sul territorio di uno Stato membro nel quale non sia stato concesso nessun aiuto in base alle decisioni n. 257/80/CECA o n. 2320/81/CECA, alcuni aiuti regionali agli investimenti. Quest'ultima clausula non si applica all'Italia ed è quindi irrilevante nel presente contesto.
Le stesse considerazioni valgono per le altre clausole sopramenzionate: non si tratta infatti né di aiuti alla ricerca ed allo svilluppo, né di aiuti per le chiusure, ma di aiuti agli investimenti che quindi non possono formare oggetto delle deroghe attualmente in vigore.
VI
Le autorità italiane hanno avanzato gli argomenti menzionati nel punto IV.
La Commissione ha comunicato alle autorità italiane, con lettera del 5 luglio 1982, che accettava il regime di aiuti regionale istituito dalla legge provinciale n. 25 della provincia di Bolzano. In particolare alla pagina 2 di detta lettera viene specificato che: « le autorità di Bolzano devono inoltre rispettare integralmente la disciplina ed i codici comunitari concernenti la concessione di aiuti a favore della siderurgia . . . ». Questa disposizione è chiara; non si può quindi al riguardo fare riferimento a malintesi o errori d'interpretazione possibili per mancanza di risposte da parte della Commissione.
Nel secondo punto da esse avanzato le autorità italiane hanno fatto riferimento agli obiettivi che devono essere perseguiti dalla ricerca e dallo sviluppo in campo siderurgico per ottenere eventuali aiuti. Trattandosi nella fattispecie di un investimento produttivo e non di ricerca, tale argomento non è pertinente. Inoltre i risparmi di energia e il miglioramento della qualità dei prodotti non costituiscono motivi di deroga ammissibili ai sensi della decisione n. 3484/85/CECA.
È fatto poi referimento al miglioramento delle condizioni ambientali e delle condizioni di lavoro, e al miglioramento della qualità dell'aria e dell'acqua risultante dall'investimento effettuato. In proposito, le autorità italiane avrebbero tuttavia dovuto adempiere alle condizioni necessarie per l'applicazione dell'articolo 3 della decisione n. 3484/85/CECA, indicando che gli investimenti effettuati miravano ad adeguare l'impresa a nuove norme in materia adottate almeno due anni dopo l'entrata in servizio degli impianti, con osservanza del massimale d'intensità previsto nel medesimo articolo. Nella lettera di inizio della procedura questo punto veniva richiamato all'attenzione delle autorità italiane, che tuttavia non hanno fornito in merito nessun elemento che consentisse alla Commissione di applicare la deroga prevista da detto articolo 3.
Inoltre è già stato indicato che un parere favorevole ad un investimento, formulato ai sensi dell'articolo 54 del trattato CECA, non può fungere da autorizzazione agli aiuti. Allo stesso modo, una situazione d'urgenza non può giustificare il fatto che vengano concessi aiuti senza autorizzazione, in contrasto con il diritto comunitario e la prassi costante della Commissione. Non è possibile neppure invocare l'attesa di chiarimenti chiesti alla Commissione, almeno per quanto concerne il settore siderurgico, le cui norme d'applicazione sono nel contempo specifiche e ben note alle diverse amministrazioni degli Stati membri, perché rese pubbliche. L'ignoranza della legge è inallegabile.
Non si può invocare la relativa esiguità della produzione delle Acciaierie di Bolzano ed il conseguente effetto limitato sugli scambi comunitari. L'effetto sugli scambi non costituisce, nel diritto CECA, una condizione necessaria per l'incompatibilità degli aiuti.
Nella fattispecie, l'interesse generale della provincia di Bolzano non può essere validamente allegato. Occorre infatti tener conto dell'interesse comunitario, che spetta alla Commissione valutare, e che presuppone la preservazione delle condizioni di concorrenza all'interno del mercato comune.
VII
L'esistenza di deroghe al divieto generale degli aiuti alla siderurgia sancito dall'articolo 4, lettera c) del trattato non è affatto intesa ad allentare la disciplina comunitaria degli aiuti alla siderurgia, giustificata dalle gravi distorsioni di concorrenza che aiuti incompatibili con il mercato comune potrebbero provocare in un settore che, malgrado il recente risanamento, resta instabile. Occorre quindi che la disciplina comunitaria sia rigorosamente rispettata, il che implica che possono essere autorizzati aiuti ad un'impresa siderurgica soltanto quando la Commissione abbia potuto verificare che le condizioni tassativamente previste dal codice degli aiuti siano effettivamente soddisfatte.
Le considerazioni che precedono hanno dimostrato che queste condizioni non erano soddisfatte e che le osservazioni presentate dalle autorità italiane non sono atte a modificare la prima valutazione della Commissione. Pertanto l'aiuto di cui trattasi va considerato incompatibile con il mercato comune.
Tuttavia è opportuno tener conto delle particolarissime circostanze del caso. Come hanno sottolineato le autorità italiane l'aiuto contestato era in origine compatibile con il mercato comune e il 25 maggio 1983 la Commissione aveva approvato, ai sensi della decisione n. 2320/81/CECA, la concessione di un aiuto di 2 miliardi di lire italiane a favore delle Acciaierie di Bolzano. Questo aiuto è diventato incompatibile soltanto a causa del ritardo nell'attribuirlo a motivo delle norme sulla ripartizione delle competenze fra la provincia di Bolzano e le autorità nazionali italiane. Di conseguenza, la Commissione decide di non chiedere il rimborso dell'aiuto già versato fino alla data di notifica della presente decisione. La Commissione considera che l'aiuto illegittimo soprammenzionato sarà effettivamente soppresso se fino alla scadenza del prestito in questione non saranno più concessi gli abbuoni di interesse posteriori alla data della notifica. Per questo motivo la Commissione chiede alle autorità italiane di adeguare le condizioni del prestito al tasso di riferimento vigente per l'Italia al momento della erogazione dello stesso, cioè al 12,8 %,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE: Articolo 1
L'abbuono d'interesse su un prestito concesso nel dicembre 1987 dalla provincia di Bolzano, in Italia, all'impresa Acciaierie di Bolzano, in applicazione della legge provinciale n. 25, dell'8 settembre 1981, costituisce un aiuto di Stato illegale perché attuato senza preventiva autorizzazione della Commissione, ed è inoltre incompatibile con il mercato comune ai sensi della decisione n. 3484/85/CECA.
A decorrere dalla data di notifica della presente decisione, le autorità della provincia di Bolzano cessano di applicare l'abbuono sulle annualità di detto prestito fino alla sua scadenza. Articolo 2
Le autorità italiane applicano al prestito in questione un tasso pari a quello di mercato al momento dell'erogazione del prestito stesso, definito dalla Commissione come tasso medio di riferimento applicabile ai pagamenti, da parte dell'amministrazione centrale, del contributo in conto interessi agli istituti di credito. Questo nuovo tasso si applica a tutte le annualità del prestito in questione fino alla sua estinzione, a decorrere dalla notifica della presente decisione. Articolo 3
Le autorità italiane informano la Commissione delle disposizioni adottate per conformarsi alla presente decisione entro il termine di due mesi a decorrere dalla sua notifica. Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione. Fatto a Bruxelles, il 25 luglio 1990.

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