Document ID: 32003D0829

Decisione della Commissione
del 25 novembre 2003
relativa a disposizioni nazionali sull'uso di coloranti azoici notificate dalla Germania ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE
[notificata con il numero C(2003) 4356]
(Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/829/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95, paragrafo 6,
considerando quanto segue:
I. I FATTI
(1) Con lettera della rappresentanza permanente della Repubblica federale di Germania presso l'Unione europea del 21 maggio 2003, il governo tedesco, riferendosi all'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE, notificava alla Commissione le disposizioni nazionali sull'uso dei coloranti azoici che ritiene necessario mantenere dopo l'approvazione della direttiva 2002/61/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, che modifica per la diciannovesima volta la direttiva 76/769/CEE del Consiglio relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (coloranti azoici)(1).
1. La normativa comunitaria
1.1. Articolo 95, paragrafi 4 e 6, del trattato CE
(2) L'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE recita: "Allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio o della Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario mantenere disposizioni nazionali giustificate da esigenze importanti di cui all'articolo 30 o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, esso notifica tali disposizioni alla Commissione precisando i motivi del mantenimento delle stesse."
(3) Secondo l'articolo 95, paragrafo 6 "la Commissione, entro sei mesi dalla notifica [...], approva o respinge le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno."
1.2. La direttiva 2002/61/CE
(4) La direttiva 76/769/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi(2), modificata da ultimo dalla direttiva 2003/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(3), fissa norme che limitano la vendita e l'uso di talune sostanze e preparati pericolosi. Il suo articolo 1, paragrafo 1, stabilisce che essa si applica a sostanze e preparati pericolosi elencati nell'allegato I.
(5) L'articolo 2 impone agli Stati membri di prendere tutte le opportune disposizioni affinché le sostanze e i preparati pericolosi elencati in allegato possano essere immessi sul mercato o usati alle condizioni ivi previste.
(6) La direttiva 76/769/CEE è stata più volte modificata, tra l'altro per aggiungere nuove sostanze e preparati pericolosi all'allegato I, introducendo con ciò i limiti alla loro vendita o uso ritenuti necessari per proteggere la salute umana o l'ambiente. Talvolta, viene anche limitata la commercializzazione o l'uso di prodotti trattati o contenenti tali sostanze e preparati.
(7) La direttiva 2002/61/CE, che ha nell'articolo 95 del trattato CE la sua base giuridica, ha inserito nell'allegato I della direttiva 76/769/CEE un nuovo punto 43 sui coloranti azoici, fissando norme sulla vendita e sull'uso di tali sostanze.
(8) I considerando da 2 a 4 della direttiva richiamano i suoi precedenti, affermando che "i prodotti tessili e in cuoio contenenti taluni coloranti azoici possono rilasciare alcune arilammine potenzialmente cancerogene"(4), che "le restrizioni previste o già vigenti in alcuni Stati membri per quanto riguarda l'impiego di prodotti tessili e in cuoio tinti con coloranti azoici incidono sul completamento e sul funzionamento del mercato interno. Occorre dunque ravvicinare le legislazioni degli Stati membri in questo settore e, di conseguenza, modificare l'allegato I della direttiva 76/769/CEE del Consiglio"(5) e che "il Comitato scientifico della tossicità, dell'ecotossicità e dell'ambiente (CSTEA), consultato dalla Commissione, ha confermato che il potenziale cancerogeno dei prodotti tessili e del cuoio tinti con alcuni coloranti azoici desta preoccupazione(6)".
(9) Perciò, come sostiene il considerando 5, "per proteggere la salute umana occorre proibire l'uso dei coloranti azoici pericolosi nonché la commercializzazione di alcuni prodotti tinti con tali sostanze".
(10) Ai sensi del punto 43.1, i coloranti azoici che, per scissione di uno o più gruppi azoici, possono rilasciare una o più delle ammine aromatiche elencate nell'appendice(7), in concentrazioni individuabili, cioè superiori a 30 ppm negli articoli finiti o nelle parti colorate degli stessi, secondo il metodo di calcolo elaborato conformemente all'articolo 2 bis della presente direttiva, non devono essere usati in articoli tessili e in cuoio che potrebbero entrare in contatto diretto e prolungato con la pelle o la cavità orale umana, ad esempio:
- abbigliamento, biancheria da letto, asciugamani, articoli per capelli, parrucche, cappelli, pannolini ed altri articoli sanitari, sacchi a pelo,
- calzature, guanti, cinturini per orologi, borse, portamonete/portafogli, cartelle porta documenti, coprisedie, borse portate attorno al collo,
- giocattoli tessili o in cuoio o rivestiti con tessili o cuoio,
- filati e tessuti destinati al consumatore finale.(8)
(11) Il punto 43.2 afferma che "inoltre gli articoli tessili e in cuoio di cui al punto 1 possono essere commercializzati solo se conformi alle prescrizioni ivi contenute", e concede una deroga limitata nel tempo per articoli tessili prodotti con fibre riciclate, in precedenza colorate con coloranti azoici.
(12) Inoltre, il punto 43. 3 stabilisce che entro l'11 settembre 2005, la Commissione riveda le disposizioni in materia di coloranti azoici alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, ai sensi del considerando 9, secondo cui: "Le disposizioni relative a taluni coloranti azoici dovrebbero essere rivedute alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, in particolare per quanto riguarda la necessità di includere altre sostanze non contemplate dalla presente direttiva nonché altre ammine aromatiche. Gli eventuali rischi per i bambini dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione".
(13) L'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva recita: "Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro l'11 settembre 2003. Essi ne informano immediatamente la Commissione."
2. Disposizioni nazionali notificate
(14) Le disposizioni nazionali comunicate dal governo federale della Germania sono state introdotte dalla seconda ordinanza [Bedarfsgegenständeverordnung] che modifica l'ordinanza sui beni di consumo del 15 luglio 1994. Essa vieta l'uso di coloranti azoici nocivi in otto gruppi di articoli, a contatto prolungato con il corpo, per proteggere il consumatore contro i rischi per la salute, tenuto conto del fatto che tali coloranti possono scindersi in sostanze potenzialmente cancerogene.
(15) L'articolo 3 dell'ordinanza sui beni di consumo, intitolata "Sostanze proibite" afferma che "nella fabbricazione o nel trattamento a fini commerciali degli articoli elencati nell'allegato 1 non possono essere usate le sostanze in esso citate". L'allegato 1 elenca sostanze che non possono essere usate nella fabbricazione o nel trattamento di taluni articoli. Il punto 7 dell'allegato 1 elenca fra le sostanze proibite i "coloranti azoici che, scindendosi in uno o più gruppi azoici, possono formare una delle seguenti ammine(9) esclusi i pigmenti in cui con il metodo di cui al procedimento dell'allegato 10, punto 7, non può essere individuata nessuna delle sottoindicate ammine". I coloranti azoici non possono essere usati nella fabbricazione o nel trattamento delle seguenti categorie di prodotti, di cui all'allegato 1:
1) Abbigliamento, materiali per la fabbricazione di abbigliamento;
2) Biancheria da letto, coperte, cuscini, sacchi a pelo;
3) Asciugamani, stuoie da spiaggia, materassi gonfiabili;
4) Maschere, articoli per capelli, parrucche, ciglia artificiali;
5) Articoli di bigiotteria indossati sulla pelle, bracciali;
6) Marsupi, zaini;
7) Tappetini, fodere per sedili e lettini destinate a lattanti e bambini;
8) Pannolini, assorbenti igienici, slip, tamponi.
II. PROCEDURA
(16) Con lettera del 21 maggio 2003, il rappresentante permanente tedesco presso l'Unione europea ha informato la Commissione del fatto che, ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE, la Repubblica federale di Germania intendeva mantenere le proprie norme nazionali sull'uso di coloranti azoici che derogano a quelle di cui alla direttiva 2002/61/CE che modifica la direttiva 76/769/CEE sulla commercializzazione e l'uso dei coloranti azoici. La Commissione ha ricevuto la lettera il 26 maggio 2003.
(17) Con lettera del 12 giugno 2003, la Commissione informava il governo tedesco di aver ricevuto la notifica ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE e che il periodo di 6 mesi per il suo esame ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, sarebbe iniziato il 27 maggio 2003, il giorno successivo a quello di ricevimento della notifica.
(18) Con lettera dell'1 agosto 2003, la Commissione informava gli altri Stati membri della notifica ricevuta dalla Repubblica federale di Germania. La Commissione ha inoltre pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea(10) un avviso relativo alla notifica per informare altre parti interessate delle norme nazionali che la Germania intendeva mantenere nonché dei motivi invocati a tal fine.
III. VALUTAZIONE GIURIDICA
1. Giudizio sulla ricevibilità
(19) L'articolo 95, paragrafo 4, riguarda casi in cui si notificano norme nazionali in relazione a una misura comunitaria di armonizzazione quando tali norme sono state approvate e messe in atto prima dell'approvazione di quest'ultima e la permanenza delle quali sarebbe con essa incompatibile.
(20) La notifica della Germania pervenuta alla Commissione il 26 maggio 2003 mira a ottenere il mantenimento di norme nazionali che derogano da quelle della direttiva 2002/61/CE, che ravvicina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri al fine di instaurare e far funzionare il mercato interno, approvata in base all'articolo 95 del trattato CE. Inoltre, le norme nazionali sono state approvate e messe in atto nel 1994, cioè prima dell'approvazione della suddetta direttiva.
(21) L'esigenza di un'armonizzazione nel campo dei coloranti azoici deriva dai rischi di cancro presenti in articoli in tessuto e in cuoio colorati con taluni coloranti azoici, rischi preoccupanti, confermati dal CSTEA nel parere del 18 gennaio 1999 e da normative nazionali che vietano taluni coloranti azoici cancerogeni introdotti o notificati da vari Stati membri. La direttiva 2002/61/CE ha perciò introdotto restrizioni all'uso di tali coloranti, vietandone taluni in articoli contenenti sostanze pericolose i cui rischi sono stati chiaramente e sufficientemente dimostrati, articoli cioè tessili o in pelle.
(22) Secondo una giurisprudenza ormai consolidata, una misura comunitaria va interpretata alla luce degli obiettivi perseguiti. La direttiva 2002/61/CE si fonda sull'articolo 95, paragrafo 1, del trattato, la base giuridica delle misure di armonizzazione aventi per oggetto l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno. È chiaro dal terzo considerando della direttiva che il suo obiettivo principale è eliminare gli ostacoli al completamento e al funzionamento del mercato interno dovuti a restrizioni all'uso di certi coloranti azoici già in atto o progettate da alcuni Stati membri.
(23) La Commissione interpreta perciò la direttiva 2002/61/CE come strumento per armonizzare tutti gli attuali usi di coloranti azoici, e impedire così agli Stati membri di introdurre o mantenere restrizioni nazionali al loro uso che vadano oltre quelle indicate in tale direttiva.
(24) Comparando le norme della direttiva 2002/61/CE e quelle nazionali notificate dalla Germania, si constata che il divieto nazionale di usare coloranti azoici ritenuti nocivi alla salute in certi articoli non è conforme ai requisiti della direttiva 2002/61/CE. Le norme tedesche (§ 3 e allegato 1, punto 7) vieta l'uso di coloranti azoici in otto gruppi di articoli ma non si limita ad articoli tessili e di pelletteria come richiede la direttiva 2002/61/CE.
(25) Inoltre l'articolo 95, paragrafo 4, richiede che la notifica delle norme nazionali sia giustificata da motivi relativi a una o più delle esigenze importanti di cui all'articolo 30 o alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro.
(26) Ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE, la Germania ha notificato alla Commissione il testo esatto delle norme che vanno oltre quelle stabilite nella direttiva 2002/61/CE, accludendo alla domanda una breve motivazione basata sulla tutela della salute dei consumatori che, a suo parere, giustifica il mantenimento di tali norme.
(27) Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che la domanda presentata dalla Germania volta a ottenere il mantenimento di proprie norme nazionali sui coloranti azoici sia ammissibile ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE.
2. Valutazione nel merito
(28) Ai sensi dell'articolo 95, paragrafi 4 e 6, primo comma, del trattato della CE, la Commissione deve verificare che siano soddisfatte tutte le condizioni che permettono a uno Stato membro di mantenere le proprie norme nazionali in deroga a una misura di armonizzazione comunitaria prevista in tale articolo. In particolare, le norme nazionali devono essere giustificate da esigenze importanti di cui all'articolo 30 del trattato o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, non devono essere un mezzo di discriminazione arbitraria o di restrizione dissimulata degli scambi tra Stati membri né essere un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
(29) Si noti che la giurisprudenza della Corte concorda nel chiedere che le condizioni per derogare da norme fondamentali del diritto comunitario siano da interpretare in modo restrittivo. Poiché la norma in questione dà luogo a un'eccezione ai principi di applicazione uniforme del diritto comunitario e di unità del mercato, l'articolo 95, paragrafo 4, del trattato della CE, come tutti i provvedimenti derogatori, va interpretato in modo da non estendere il suo campo d'applicazione oltre i casi espressamente previsti. Poiché l'articolo 95 esprime proprio tale deroga, esso va interpretato in senso stretto e applicato con rigore rispetto alla giustificazione richiesta.
2.1. L'onere della prova
(30) Si noti che, nei limiti temporali stabiliti all'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, la Commissione, nell'esaminare se le norme nazionali notificate a norma dell'articolo 95, paragrafo 4, sono giustificate, deve fondarsi sulle "motivazioni" invocate dallo Stato membro notificante. Ciò significa che, secondo le disposizioni del trattato CE, l'onere di provare che le norme nazionali sono giustificate ricade sullo Stato membro richiedente che cerca di mantenerle. Data la struttura procedurale istituita dall'articolo 95 del trattato CE, che comprende termini rigorosi per prendere una decisione, la Commissione si limiterà in genere a esaminare la pertinenza degli elementi prospettati dallo Stato membro richiedente, senza cercare lei stessa possibili giustificazioni.
(31) Spetta allo Stato membro che notifica fornire motivi, fatti e prove scientifiche in misura sufficiente da autorizzare una deroga(11). È perciò interesse dello Stato membro allegare alla notifica ogni elemento sostanziale o giuridico che possa corroborare la domanda(12). La non inclusione di tali elementi nella notifica tesa a mantenere o a introdurre norme nazionali condurrà la Commissione a ritenere infondata la notifica.
(32) Nella lettera di notifica, le autorità tedesche invocano l'obiettivo della tutela della salute dei consumatori. La Commissione controllerà dunque che le norme nazionali siano adeguate allo scopo, cioè necessarie e proporzionate all'obiettivo perseguito, poiché la misura di armonizzazione adottata, la direttiva 2002/61/CE, già si basa essa stessa su un elevato livello di tutela come si evince dall'articolo 95, paragrafo 3, e persegue tale obiettivo in un modo proporzionato.
2.2. Giustificazione in base alle esigenze importanti di cui all'articolo 30 o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro
2.2.1. La posizione tedesca
(33) Il governo federale intende mantenere il divieto nazionale di taluni coloranti azoici per otto gruppi di articoli che entrano a contatto diretto e prolungato con il corpo, anche se non si tratta di articoli tessili o di pelletteria. Esso va quindi oltre le restrizioni della direttiva 2002/61/CE che si limita agli articoli in tessuto e in cuoio.
(34) Per giustificare il mantenimento delle loro norme, le autorità tedesche hanno fornito le motivazioni che seguono.
(35) Le autorità tedesche precisano che "il divieto di coloranti azoici nocivi alla salute in taluni articoli a contatto prolungato con il corpo, attuato dalla Repubblica federale di Germania nel 1994, tutela la salute dei consumatori". Le autorità tedesche affermano anche che "già in quel momento era noto che taluni coloranti azoici potevano scindersi in ammine cancerogene" e ritengono perciò che "qualsiasi contatto diretto del corpo con tali coloranti azoici vada impedito, indipendentemente dal materiale di cui è fatto l'articolo con cui il consumatore entra in contatto prolungato".
(36) Il governo federale ritiene che i coloranti azoici, che possono scindersi in ammine nocive, restino un pericolo per la salute indipendentemente dal fatto che gli oggetti colorati siano in tessuto, in pelle o in un altro materiale.
(37) Come dati scientifici, la Germania si limita a citare due pareri del CSTEA (Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente): il parere su "Risk of cancer caused by textiles and leather goods coloured with azodyes" del 18 gennaio 1999 e il parere sulla relazione (definitiva) "Assessment of the risks to human health posed by azo colorants in toys, writing inks and paper products, and analysis of the advantages and drawbacks of restrictions on their marketing and use" del 12 giugno 2001.
(38) Qui di seguito vengono valutate le dichiarazioni e le posizioni delle autorità tedesche alla luce dei criteri di cui dall'articolo 95, paragrafo 4. Verranno analizzati in particolare i due pareri del CSTEA sui quali la Germania fonda la sua richiesta.
2.2.2. Il parere del CSTEA del 1999
(39) La Commissione ricorda che gli effetti di coloranti azoici sono stati esaminati sia nello studio ordinato dalla Commissione che nel parere del CSTEA del 1999 durante la preparazione della direttiva 2002/61/CE.
(40) Il 18 gennaio 1999, il Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente (CSTEA) esprimeva un parere(13) concludendo che i rischi di cancro connessi all'uso di taluni coloranti azoici fossero fonte di preoccupazione(14). Il Comitato confermava che i coloranti azoici che per scissione formano una delle ammine cancerogene classificate nella categoria cancerogena 1 o 2 e altre 8 ammine dell'elenco tedesco MAK, sono particolarmente inquietanti. Il CSTEA ritiene che la relazione ordinata dalla Commissione esamini correttamente il rischio di cancro per i consumatori in seguito all'uso di tessuti tinti con composti azoici e che le sue conclusioni siano in genere accettabili. Il Comitato è favorevole alla raccomandazione della relazione secondo cui l'uso di coloranti azoici andrebbe limitato senza distinguere tra le 14 ammine classificate dall'UE come agenti cancerogeni della categoria I o II e le 8 ammine classificate dalla Commissione MAK e ritiene che la restrizione non debba essere soggetta all'elaborazione preliminare di un metodo analitico convalidato.
(41) Accogliendo tali raccomandazioni, la direttiva 2002/61/CE ha vietato l'uso di coloranti azoici pericolosi e la commercializzazione di articoli tessili e di pelletteria colorati con sostanze che, in base a dati attendibili, comportano chiari rischi. Per limitare l'uso di coloranti azoici in materiali diversi dai tessuti o dal cuoio, la Germania non può perciò fondarsi sul parere del CSTEA del 1999.
2.2.3. Il parere del CSTEA del 2001
(42) Il CSTEA, nel parere del giugno 2001(15)sosteneva che anche se alcuni prodotti fatti di materiali diversi ma colorati con coloranti azoici avrebbero potuto essere una fonte di esposizione a coloranti azoici, i dati sono tuttavia fortemente lacunosi. La Germania non può perciò fondarsi su tale parere per giustificare una limitazione da parte sua dei coloranti azoici in materiali che non siano tessuti o di cuoio.
(43) Questo secondo parere del CSTEA era noto prima dell'approvazione della direttiva 2002/61/CE.
(44) L'estensione del campo d'applicazione del divieto a materiali la cui rischiosità non è chiaramente provata da dati sufficienti, non appare pertanto giustificata.
2.2.4. Considerazioni d'altro tipo
(45) In proposito, la Commissione sottolinea che pur potendo uno Stato membro chiedere di mantenere in vigore proprie norme nazionali in base a una valutazione dei rischi per la pubblica sanità diversa da quella su cui si era basata la normativa comunitaria al momento in cui ha adottato la misura d'armonizzazione da cui le norme nazionali derogano, spetta ad esso provare la necessità e l'adeguatezza delle norme nazionali in questione.
(46) Le autorità tedesche non hanno fornito alcun elemento atto a dimostrare l'esistenza di rischi noti per la salute umana più gravi di quelli già individuati dalla legislazione comunitaria, né hanno dimostrato che i provvedimenti nazionali interessati non vanno al di là di quanto necessario per cogliere l'obiettivo previsto(16).
(47) Come sopra dimostrato, materiale e dati presentati dalle autorità tedesche a sostegno della domanda di applicare l'articolo 95, paragrafo 4, sono molto limitati. Nella loro motivazione, le autorità tedesche giustificano il mantenimento delle norme nazionali con la tutela del consumatore senza fornire dati o altre informazioni che la provino, o dati scientifici su rischi che evidenzino l'insufficienza della misura comunitaria d'armonizzazione, oppure un qualche esame dei rischi per la salute - come uno studio sull'esposizione dei consumatori - che permetta di giustificare il mantenimento delle norme nazionali. E non forniscono neppure informazione alcuna sull'uso dei coloranti azoici nella fabbricazione di articoli di materiale diverso dal tessuto o dal cuoio.
(48) Riguardo agli altri argomenti presentati dalle autorità tedesche, la Commissione ricorda che vietare un prodotto costituisce una restrizione al commercio nel mercato interno e quindi un serio ostacolo al fondamentale obiettivo della libera circolazione delle merci. Una restrizione siffatta dovrebbe dunque fondarsi su motivi molto solidi, e dall'esame della richiesta tedesca non emerge un motivo di tale portata.
(49) Nel complesso, la documentazione e gli argomenti presentati dalle autorità tedesche a sostegno della richiesta di una deroga ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, non permettono di concludere che le norme nazionali siano giustificate da un'esigenza importante di cui all'articolo 30 del trattato CE. La richiesta della Germania di mantenere sue norme nazionali non soddisfa pertanto tutte le condizioni di cui all'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE.
2.3. Norme nazionali che non costituiscono una discriminazione arbitraria, una restrizione dissimulata nel commercio tra Stati membri e non rappresentano un ostacolo al funzionamento del mercato interno
(50) Ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, la Commissione approva o respinge le norme nazionali in questione dopo avere verificato se costituiscano uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra Stati membri e se rappresentino un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
(51) Si ricordi che una domanda ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE va valutata alla luce delle condizioni stabilite sia in tale paragrafo che nel paragrafo 6 del medesimo articolo. Se anche una di quelle condizioni non è soddisfatta, la domanda va rifiutata senza che sia necessario esaminare le altre.
(52) Poiché la richiesta formulata dalla Germania non soddisfa le condizioni fondamentali di cui all'articolo 95, paragrafo 4 (cfr. parte III, sezione 2.2, della presente decisione), la Commissione non è tenuta a verificare se le norme nazionali notificate siano, o no, uno strumento di discriminazione arbitraria, una restrizione dissimulata nel commercio tra Stati membri e un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
IV. CONCLUSIONE
(53) Alla luce degli elementi di cui dispone per valutare nel merito le motivazioni avanzate per le norme nazionali notificate, e alla luce di quanto sopra esposto, la Commissione ritiene che la richiesta della Germania, presentata il 21 maggio 2003, di mantenere norme nazionali che derogano dalla direttiva 2002/61/CE che modifica la direttiva 76/769/CEE riguardo alla vendita e all'uso di taluni coloranti azoici:
- è ammissibile,
- non soddisfa tutte le condizioni stabilite dall'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE, in quanto la Germania non ha giustificato il mantenimento delle norme nazionali con l'esigenza importante di tutelare la salute dei consumatori.
(54) La Commissione ha perciò motivo di ritenere che le norme nazionali notificate non possano essere approvate ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le norme nazionali che limitano l'uso e la commercializzazione di coloranti azoici notificate dalla Repubblica federale di Germania ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE sono respinte.
Articolo 2
La Repubblica federale di Germania è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 25 novembre 2003.

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