Document ID: 32003R1235

Regolamento (CE) n. 1235/2003 della Commissione
del 10 luglio 2003
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di silicio originario della Russia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1) (in appresso denominato "regolamento di base"), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1972/2002(2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Il 12 ottobre 2002, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3) ("avviso di apertura"), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di silicio originario della Russia.
(2) Il procedimento antidumping è stato avviato in seguito alla denuncia presentata il 30 agosto 2002 da Euroalliages (Comitato di collegamento dell'industria delle ferroleghe) ("denunziante") per conto di produttori che rappresentano il 100 % della produzione comunitaria di silicio. La denuncia conteneva elementi di prova, considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento, relativi a pratiche di dumping sul prodotto citato e al grave pregiudizio da esse derivante.
(3) La Commissione ha notificato ufficialmente l'apertura del procedimento al denunziante, ai produttori/esportatori, agli importatori/operatori commerciali, ai fornitori e agli utilizzatori, nonché alle loro associazioni notoriamente interessate e ai rappresentanti della Russia, offrendo inoltre alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(4) Il denunziante, i produttori esportatori, gli importatori, i fornitori e gli utilizzatori hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Sono state sentite tutte le parti che ne avevano fatto richiesta entro i tempi fissati e che avevano dimostrato di avere particolari ragioni per essere sentite.
(5) Per consentire ai produttori esportatori russi di chiedere lo status di economia di mercato ("SEM") o il trattamento individuale ("TI"), la Commissione ha inviato i moduli di domanda alle tre società russe elencate nella denuncia, che hanno chiesto lo status di economia di mercato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base o un trattamento individuale nel caso in cui dall'inchiesta fosse emersa una non rispondenza alle condizioni stabilite per il SEM.
(6) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Hanno risposto al questionario i produttori comunitari denunzianti, i produttori esportatori che hanno collaborato, tre importatori, tre fornitori, cinque utilizzatori e un'associazione di utilizzatori.
(7) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping, del pregiudizio e dell'interesse della Comunità. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori esportatori:
- OJSC Bratsk Aluminium Plant, Bratsk, regione di Irkutsk, Russia (che fa parte del RUSAL Holding Group)
- SUAL-Kremny-Ural LLC ("SKU"), Kamensk, regione degli Urali, Russia (che fa parte del SUAL Holding Group)
- JSC ZAO Kremny, Irkutsk, regione di Irkutsk, Russia (che fa parte del SUAL Holding Group)
b) importatore:
- Pultwen Ltd, Maidenhead, Regno Unito
c) produttori comunitari:
- Invensil, Pechiney Group, Parigi, Francia
- Ferroatlantica, Madrid, Spagna
- R W Silicium, Pocking, Germania
d) produttori del paese analogo:
- Fesil ASA, Trondheim, Norvegia
- Elkem ASA, Oslo, Norvegia
(8) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o ottobre 2001 e il 30 settembre 2002 ("periodo dell'inchiesta" o "PI"). La valutazione delle tendenze nel quadro dell'analisi relativa al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 1998 e la fine del PI ("periodo in esame").
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(9) Il prodotto in esame è il silicio originario della Russia, attualmente classificabile al codice NC 2804 69 00 (contenente, in peso, meno del 99,99 % di silicio).
(10) Il silicio, prodotto in forni ad arco con elettrodi immersi mediante riduzione carbotermica del quarzo (silice) in presenza di vari tipi di agenti riducenti al carbonio, viene commercializzato in blocchi, grani, granuli o polvere secondo le specifiche tecniche accettate internazionalmente per quanto riguarda la sua purezza. Il silicio viene usato prevalentemente dall'industria chimica, per la produzione di metilclorosilano, triclorosilano o tetraclorosilano, e dall'industria dell'alluminio, per la produzione di forni fusori primari e secondari per leghe di alluminio con cui fabbricare leghe di fonderia per diverse industrie tra cui, in particolare, quella automobilistica. Il silicio più puro, cioè quello contenente, in peso, almeno il 99,99 % di silicio, che è utilizzato principalmente dall'industria dei semiconduttori elettronici, corrisponde ad un altro codice NC e non rientra nel presente procedimento.
2. Prodotto simile
(11) Tutti i produttori esportatori russi che hanno collaborato all'inchiesta hanno dichiarato che il silicio prodotto in Russia ed esportato nel mercato comunitario non poteva essere considerato paragonabile a quello di produzione comunitaria. A detta di queste società, il silicio prodotto in Russia sarebbe di qualità nettamente inferiore a quello dell'industria comunitaria a causa della diversa composizione chimica.
(12) La Commissione ritiene che, malgrado alcune differenze relative alla composizione chimica e alla purezza, il silicio prodotto nella Comunità, in Russia e nel paese analogo (Norvegia) sia sostanzialmente lo stesso, poiché le differenze chimiche riguardano gli oligoelementi e non alterano la natura fondamentale del prodotto. Si è riscontrato altresì che i tipi di silicio provenienti dall'UE, dalla Russia e dalla Norvegia avevano sostanzialmente le stesse caratteristiche fisiche e venivano venduti a gruppi di utilizzatori diversi per usi diversi. Nel confrontare le esportazioni dei produttori russi con il silicio prodotto e venduto sul mercato dell'UE si è tenuto conto delle differenze qualitative. Di conseguenza, l'argomentazione viene respinta in via provvisoria.
(13) Pertanto, si considera provvisoriamente che il silicio fabbricato in Russia e venduto sul mercato interno del paese, quello esportato nella Comunità, quello venduto sul mercato interno norvegese e quello fabbricato e venduto nella Comunità dall'industria comunitaria presentino sostanzialmente le stesse caratteristiche fisiche e tecniche e le stesse applicazioni. Si è quindi concluso in via provvisoria che questi prodotti costituiscono un prodotto simile ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
(14) A detta di un produttore esportatore russo, la tabella indicante il numero di controllo del prodotto (NCP) inserita dalla Commissione nel questionario antidumping (AD) non riportava indicazioni sufficientemente precise sulla composizione chimica dei vari tipi di silicio, il che ha impedito di effettuare un valido confronto. Poiché la proposta concreta che corroborava l'argomentazione è pervenuta in netto ritardo rispetto al termine fissato per rispondere al questionario AD, a questo stadio del procedimento la Commissione non può procedere all'analisi necessaria per giustificare una modifica della tabella NCP del questionario. Ciò nonostante, la Commissione intende approfondire l'esame della questione nelle fasi successive del procedimento.
C. DUMPING
1. Valore normale
a) Status di economia di mercato ("SEM")
(15) Poiché l'inchiesta attuale è stata avviata prima che entrasse in vigore la modifica del regolamento di base, introdotta dal regolamento (CE) n. 1972/2002, ad essa non si applica il nuovo regime definito dalla modifica suddetta. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base, il valore normale è determinato a norma dei paragrafi da 1 a 6 di detto articolo per quei produttori esportatori che possono dimostrare di soddisfare i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del medesimo regolamento, e cioè la prevalenza di condizioni dell'economia di mercato relativamente alla produzione e alla vendita del prodotto simile.
(16) Tutti i produttori esportatori russi che hanno collaborato hanno chiesto il SEM. Le domande sono state esaminate sulla base dei cinque criteri previsti dall'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del regolamento di base. L'inchiesta ha dimostrato la conformità delle tre società con i criteri pertinenti.
(17) L'industria comunitaria ha potuto presentare le sue osservazioni in merito, e in particolare si è informata se i prezzi delle materie prime fossero quelli di mercato. Ulteriori indagini hanno dimostrato che i prezzi delle materie prime utilizzate dai tre produttori esportatori russi erano più o meno conformi ai prezzi del mercato mondiale nonché ai prezzi d'acquisto dell'industria comunitaria. Si è inoltre specificato chiaramente che si ovvierà alle distorsioni dei prezzi dell'elettricità che dovessero emergere nel prosieguo dell'inchiesta mediante opportuni adeguamenti.
(18) Considerato tuttavia che i produttori esportatori russi che hanno collaborato rappresentavano il 100 % della produzione russa di silicio e che lo status di economia di mercato è stato concesso a tutti, non si è dovuto ricorrere al paese analogo.
b) Determinazione del valore normale
(19) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha stabilito anzitutto, per ciascuno dei produttori esportatori, se le sue vendite complessive del prodotto in esame sul mercato interno fossero rappresentative rispetto al totale delle esportazioni nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base, le vendite effettuate sul mercato interno sono state considerate rappresentative quando, per ciascun produttore esportatore, il volume totale di tali vendite corrispondeva ad almeno il 5 % del volume totale delle esportazioni nella Comunità. Dall'inchiesta è emerso che tali vendite interne erano rappresentative.
(20) Per ciascuno dei tipi di prodotto in esame venduti dai produttori esportatori sui rispettivi mercati interni e considerati direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità, si è esaminato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di un determinato tipo del prodotto in esame sono state considerate sufficientemente rappresentative se nel PI il loro volume complessivo corrispondeva almeno al 5 % del volume totale delle vendite del tipo comparabile esportate nella Comunità.
(21) La Commissione ha poi esaminato se le vendite effettuate sul mercato interno da ciascuna società si potessero considerare realizzate nel corso di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.
(22) Si è esaminato inoltre se le vendite di ciascuno di ciascun tipo di prodotto sul mercato interno potevano essere considerate effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e a tal fine è stata calcolata la proporzione di vendite remunerative ad acquirenti indipendenti del tipo di prodotto in questione. Allorché il volume delle vendite di silicio effettuate a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato rappresentava l'80 % o più del volume complessivo delle vendite e la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno realizzate durante il PI, remunerative o meno. Quando il volume delle vendite remunerative rappresentava meno dell'80 % del volume complessivo delle vendite o quando la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era inferiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivo sul mercato interno, calcolato come media ponderata delle sole vendite remunerative purché queste ultime rappresentassero almeno il 10 % del volume complessivo delle vendite.
(23) Quando il volume delle vendite remunerative di qualsiasi tipo di silicio era inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite, è stato considerato che il volume delle vendite di questo tipo di prodotto fosse insufficiente e che quindi il prezzo sul mercato interno non potesse essere utilizzato ai fini della determinazione del valore normale.
(24) In tutti i casi in cui si è utilizzato un valore normale costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sommando ai costi di produzione, eventualmente adattati, dei tipi di prodotto esportati, un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (di seguito denominate "SGAV") e per il margine di utile.
(25) Per quanto riguarda i costi di fabbricazione, segnatamente quelli per l'energia, si è riscontrato che i prezzi applicati dai fornitori di elettricità russi ai due produttori di silicio non potevano ragionevolmente riflettere i costi associati alla produzione di elettricità se confrontati ai prezzi dei produttori rappresentativi di elettricità della Comunità, del paese analogo e della Russia. Il costo dell'energia per questi due produttori è stato quindi giudicato non affidabile, e si è deciso in via provvisoria di utilizzare il prezzo applicato per l'energia ad un altro produttore in Russia.
(26) A norma dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, per le SGAV e i profitti si sono utilizzati gli importi corrispondenti al produttore esportatore in questione.
2. Prezzo all'esportazione
(27) I tre produttori esportatori che hanno collaborato hanno venduto la maggior parte del prodotto in esame ad importatori con sede nell'Unione europea (Regno Unito), in Svizzera e nelle isole Vergini britanniche. Dalle informazioni disponibili a questo stadio dell'inchiesta risulta che si tratta di importatori indipendenti. Di conseguenza, i prezzi all'esportazione per i tre produttori esportatori che hanno collaborato sono stati stabiliti, in via provvisoria, sulla base dei loro prezzi di vendita agli importatori suddetti.
3. Confronto
(28) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione a livello franco fabbrica, sono stati applicati opportuni adeguamenti per tener conto delle differenze che, secondo quanto affermato e dimostrato, incidevano sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. Gli adeguamenti applicati riguardano lo stadio commerciale, il nolo fluviale e marittimo, le spese d'imballaggio, le spese di credito e altri oneri (movimentazione, carico, dichiarazioni doganali, ecc.). Due società hanno chiesto un adeguamento per le differenze quantitative, che però è stato loro negato perché di queste differenze si è già tenuto conto nel determinare il livello di adeguamento commerciale concesso per i diversi tipi di clienti. Una società ha chiesto un adeguamento per le differenze in termini di caratteristiche fisiche. Poiché dagli elementi di prova contenuti nella richiesta risulta che oltre il 95 % dei tipi è stato venduto sia sul mercato CE che su quello interno, si è effettuato un confronto con i NCP che hanno caratteristiche analoghe. Di conseguenza, non è stato possibile concedere un adeguamento per le differenze in termini di caratteristiche fisiche poiché non si disponeva di elementi di prova sufficienti basati sulle singole operazioni.
4. Margine di dumping
(29) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, determinate come si è illustrato più sopra. Il confronto ha dimostrato l'esistenza di pratiche di dumping. Il margine di dumping provvisorio è stato espresso in percentuale del prezzo CIF frontiera comunitaria, dazio non corrisposto.
(30) Per la SKU LLC e la ZAO Kremny, che appartengono allo stesso gruppo (SUAL), si è calcolata un'unica media ponderata del margine di dumping, poiché la Commissione è solita stabilire un unico margine di dumping per i produttori esportatori collegati onde impedire che le future esportazioni nella Comunità vengano convogliate attraverso le società con il margine più basso.
(31) I margini di dumping provvisori sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(32) Essendosi registrato per la Russia un livello di collaborazione del 100 %, il margine di dumping residuo è stato fissato provvisoriamente al livello del più alto margine di una società che ha collaborato (33,4 %).
D. PREGIUDIZIO
1. Definizione dell'industria comunitaria
(33) I tre produttori comunitari denunzianti hanno risposto ai questionari collaborando pienamente all'inchiesta. Si è riscontrato che durante il PI, in cui questi tre produttori rappresentavano il 100 % della produzione, uno di essi ha importato il prodotto in esame da altri paesi terzi, segnatamente il Sudafrica, per integrare i prodotti forniti ai suoi clienti. Queste importazioni sono diminuite nel periodo in esame, in particolare tra il 1998 e il 1999, quando sono scese del 50 % in seguito all'apertura di nuovi impianti di produzione comunitari da parte del produttore in questione e di un impegno strategico nei confronti del mercato del silicio dell'UE. Durante il PI, i quantitativi importati rappresentavano, in volume, solo il 2,1 % delle vendite di silicio dell'industria comunitaria nella Comunità (3,5 % delle vendite del produttore in questione). Le percentuali di produzione sono rispettivamente dell'1,9 % e del 3,2 %. Considerata la loro scarsa entità, si conclude che queste importazioni non incidono sullo status di produttore comunitario del produttore in questione.
(34) Si è quindi ritenuto che i tre produttori comunitari rimanenti costituiscano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
2. Pregiudizio
2.1. Consumo nella Comunità
(35) Il consumo comunitario è stato determinato in base al volume combinato delle vendite effettuate dall'industria comunitaria nella Comunità, ai dati Eurostat sulle importazioni da altri paesi terzi e alle vendite verificate nella Comunità provenienti dal paese in questione.
TABELLA 1 Consumo comunitario (basato sul volume delle vendite)
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte verificate ai questionari e Eurostat.
(36) Il consumo di silicio dell'UE ha raggiunto nel 2000 una punta di quasi 390000 tonnellate seguita da una diminuzione nel 2001 e nel PI che lo ha portato a 371540 tonnellate. L'incremento per l'intero periodo in esame è pari al 28 %.
2.2. Importazioni in questione
a) Volume delle importazioni in questione
(37) Tra il 1998 e il PI, il volume delle importazioni dalla Russia nell'UE ha registrato il seguente andamento:
TABELLA 2 Volume delle importazioni in questione
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte verificate ai questionari.
(38) Tra il 1998 e il 1999, le importazioni di silicio russo sono calate di oltre il 40 % (cioè di 4526 tonnellate), per poi aumentare ogni anno in termini assoluti dal 1999 in poi, fino alla fine del periodo in esame, con una punta massima nel 2000 (+ 7900 tonnellate) e nuovi incrementi sia nel 2001 (+ 2735 tonnellate) che nel PI (+ 1099 tonnellate), malgrado la diminuzione del consumo dell'UE registrata nel 2001 e nel PI. Nel periodo in esame, quindi, le importazioni dalla Russia sono aumentate complessivamente di oltre il 67 %.
b) Quota di mercato delle importazioni in questione
(39) La tabella che segue indica l'andamento della quota di mercato delle importazioni dal paese in questione.
TABELLA 3 Quota di mercato delle importazioni dalla Russia (in base al volume delle vendite)
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte verificate ai questionari e Eurostat.
(40) La quota di mercato delle importazioni dalla Russia ha seguito una curva ascendente come il volume delle importazioni, anche se in misura minore perché frenata dall'aumento del consumo dell'UE. Nel periodo in esame, la quota di mercato delle importazioni in dumping è aumentata dell'1,1 %, cioè di quasi un terzo.
(41) Tra il 1998 e il 1999, i produttori russi hanno perso almeno metà della loro quota di mercato (dal 3,7 % all'1,9 %) a causa del minor volume delle esportazioni. La situazione, tuttavia, si è praticamente riequilibrata l'anno successivo. La quota di mercato è poi ulteriormente aumentata fino ad arrivare al 4,8 % nel PI.
c) Prezzi medi delle importazioni oggetto di dumping
(42) La tabella seguente indica l'andamento dei prezzi del silicio russo alla frontiera comunitaria e le vendite sul mercato comunitario.
TABELLA 4 Prezzo medio delle importazioni in dumping
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Eurostat.
(43) Durante il periodo in esame il prezzo medio delle importazioni in dumping è diminuito dell'11 %, raggiungendo il livello più basso (-19 %) tra il 2000, quando il prezzo medio è arrivato a 1131 EUR/t a causa della maggiore domanda nell'UE, e il PI, in cui si è registrato il livello minimo di 929 EUR/t.
d) Sottoquotazione e depressione dei prezzi
(44) Per determinare la sottoquotazione si sono analizzati i dati relativi al PI. Come si è detto al considerando 10, vari tipi di silicio vengono prodotti e venduti sul mercato comunitario dall'industria comunitaria e dai produttori esportatori russi. La sottoquotazione è stata determinata mediante un confronto diretto tra i prezzi di vendita di ciascun tipo di silicio praticati dall'industria comunitaria e quelli dei produttori esportatori interessati. I prezzi di ciascun tipo di prodotto sono stati raffrontati previa detrazione di sconti e riduzioni.
(45) I prezzi di vendita dei produttori esportatori interessati sono i prezzi cif franco frontiera comunitaria maggiorati dei dazi doganali e dei costi di scarico. I prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono stati adeguati, ove necessario, al livello franco fabbrica previa detrazione dei costi di trasporto.
(46) Il confronto (effettuato tra le medie ponderate) ha rivelato, per la Russia, margini medi di sottoquotazione dei prezzi, espressi in percentuale dei prezzi medi dell'industria comunitaria, superiori all'11 %.
(47) A tale riguardo, si deve tener conto della depressione dei prezzi avvenuta nel periodo in esame, in cui l'industria comunitaria ha subito perdite considerevoli.
2.3. Situazione economica dell'industria comunitaria
a) Nota preliminare
(48) Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, si sono valutati tutti i fattori e gli indicatori economici pertinenti che incidono sulla situazione dell'industria comunitaria.
b) Produzione, capacità di produzione e utilizzazione degli impianti
TABELLA 5 Produzione
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(49) Durante il periodo in esame, la produzione dell'industria comunitaria è aumentata del 34 %, ma ha subito un calo del 3 % tra il 2001 e il PI. Durante il PI, la produzione di silicio dell'industria comunitaria ha rappresentato il 38,7 % del consumo comunitario.
TABELLA 6 Capacità di produzione
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(50) La capacità di produzione è aumentata ogni anno tranne nel PI, in cui ha registrato una lieve diminuzione. Nel periodo in esame, la capacità è aumentata complessivamente del 30 % in seguito alle decisioni prese nel 1998 in materia di investimenti.
TABELLA 7 Utilizzazione degli impianti
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(51) La tabella che precede rivela che nel periodo in esame l'utilizzazione degli impianti è diminuita del 3 %.
c) Volume delle vendite e prezzi
TABELLA 8 Volume delle vendite
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(52) Le vendite dell'industria comunitaria ad acquirenti indipendenti della Comunità sono aumentate del 57 % tra il 1998 e il PI. Nel 2001, l'industria comunitaria ha subito una diminuzione delle vendite nel tentativo di mantenere invariati i suoi prezzi a fronte del ribasso del silicio proveniente dalla Russia. Questa tendenza si è invertita nel PI, poiché l'industria comunitaria si è vista costretta a reagire alle pressioni in termini di prezzi onde mantenere i suoi volumi di vendite.
(53) Nel periodo in esame, le vendite alle società collegate si sono attestate al di sotto del 6 % di tutte le vendite di silicio.
TABELLA 9 Prezzi praticati dall'industria comunitaria per il silicio
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(54) Tra il 1998 e il PI, i prezzi medi ai quali l'industria comunitaria ha venduto il silicio sul mercato comunitario sono notevolmente diminuiti (-16 %), con un andamento annuale simile a quello dei prezzi delle importazioni dalla Russia tranne che nel 2001, quando alla diminuzione dei prezzi russi è corrisposto un aumento dei prezzi dell'industria comunitaria. I prezzi medi sono crollati nel 1999, scendendo a 1184 EUR/t, per poi risalire a 1271 EUR/t nel 2001. La diminuzione del 7 % verificatasi nel PI ha portato i prezzi ad un livello equivalente a quello del 1999.
d) Quota di mercato
TABELLA 10 Quota di mercato
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(55) La quota di mercato dell'industria comunitaria è passata dal 29,8 % nel 1998 al 36,7 % nel PI, in linea con l'aumento della produzione e delle vendite. Tra il 1998 e il 1999 si è registrato un forte aumento (+5,4 % del mercato) dovuto all'apertura dei nuovi impianti di produzione dell'UE, a cui ha fatto seguito un incremento di minore entità (+2,4 %) tra il 2001 e il PI.
e) Scorte
TABELLA 11 Scorte
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(56) Come risulta dalla tabella che precede, nel periodo in esame le scorte sono diminuite del 29 %. Se si esclude il 2000, le scorte si sono aggirate sulle 33000 tonnellate fino al PI, quando sono scese ad un livello di poco superiore a 23000 tonnellate.
(57) Nel PI le scorte sono scese al di sotto del 17 % delle vendite dell'industria comunitaria nell'UE, contro il 38 % circa nel 1998. Ciò è dovuto in parte al fatto che di solito le scorte vengono costituite al termine di ciascun anno di calendario per tener conto del calo della produzione corrispondente ai mesi invernali, quanto i costi dell'energia raggiungono i livelli massimi. Alla fine del PI, cioè in settembre, gli effetti dell'accumulazione delle scorte non si erano ancora fatti sentire pienamente.
f) Redditività e cash flow
(58) La tabella che segue illustra l'andamento della redditività espressa in percentuale del valore netto delle vendite nel periodo in esame.
TABELLA 12 Redditività
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(59) Se si eccettua il 2000, la redditività è diminuita costantemente nell'intero periodo passando da un profitto del 12,6 % nel 1998 ad una perdita del 2,1 % nel PI. Nel 2000 si è registrato nuovamente un utile sulle vendite grazie all'aumento dei prezzi di vendita e alla diminuzione dei costi di produzione che ha comportato l'incremento degli investimenti. Gli utili sono diminuiti nel 2001 causa l'aumento dei costi di produzione, segnatamente per l'energia e i beni di consumo, a cui non ha fatto riscontro un'evoluzione analoga dei prezzi di vendita, il cui incremento è stato minimo. La maggiorazione dei costi medi verificatasi quell'anno (80 EUR) è stata compensata solo per metà dall'aumento dei prezzi al cliente. L'erosione dei prezzi corrispondente al PI ha fatto sì che l'industria comunitaria operasse in perdita malgrado la lieve diminuzione dei costi di produzione medi.
TABELLA 13 Cash flow
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(60) Nel periodo in esame il cash flow ha registrato un calo del 64 %, con un andamento analogo a quello della redditività.
g) Investimenti, utile sul capitale investito e capacità di procurarsi capitali
TABELLA 14 Investimenti
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(61) I notevoli investimenti del periodo 1998-2000 miravano principalmente ad aumentare la capacità di produzione in funzione delle condizioni favorevoli del 1998 e dell'evoluzione positiva del silicio comunitario che l'industria comunitaria prevedeva all'epoca. Effettivamente, nel periodo 1998-2000 il consumo comunitario è aumentato del 34 %.
(62) Dall'inchiesta è risultato che nel periodo in esame l'utile operativo sugli investimenti, compreso il deprezzamento cumulato, si è deteriorato in linea con l'andamento della redditività.
TABELLA 15 Utile sul capitale investito e capacità di procurarsi capitali
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(63) Tutte le società che costituiscono l'industria comunitaria fanno parte di gruppi più grossi, dalla cui situazione finanziaria dipende la capacità di queste società di procurarsi capitali. Nel periodo in esame i gruppi suddetti non hanno segnalato alcun problema di mobilitazione dei capitali, ma l'arrivo di finanziamenti per i nuovi progetti nel settore del silicio ha comportato varie difficoltà, come dimostrano i dati verificati di cui al considerando 61, da cui risulta che nel PI gli investimenti sono stati solo del 22 % rispetto al 1998.
h) Occupazione, produttività e salari
TABELLA 16 Occupazione
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(64) Dalla tabella precedente risulta che l'occupazione è salita del 16 % durante il periodo in esame, a seguito dell'aumento della capacità di produzione, ma non ha registrato ulteriori incrementi nel PI.
(65) Poiché l'aumento percentuale della produzione è stato superiore a quello dell'occupazione, nello stesso periodo la produttività è salita del 15 %, come risulta dalla tabella seguente:
TABELLA 17 Produttività
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(66) Nel periodo in esame, le retribuzioni medie dei dipendenti dell'industria comunitaria sono aumentate di meno dell'1 % all'anno, rimanendo quindi al di sotto del tasso d'inflazione.
TABELLA 18 Retribuzioni
SPAZIO PER TABELLA
2.4. Entità del margine di dumping
(67) L'incidenza sull'industria comunitaria dell'entità del margine di dumping effettivo non può essere considerata trascurabile se si considerano il volume e i prezzi delle importazioni in questione. L'inchiesta ha dimostrato infatti che nel complesso le importazioni originarie della Russia sono state vendute a prezzi di dumping sul mercato comunitario durante il PI. La pressione sui prezzi della Comunità sarebbe stata ovviamente meno forte, o addirittura non sarebbe esistita, in assenza di dumping.
2.5. Crescita
(68) Tra il 1998 e il PI, il mercato comunitario ha registrato una crescita globalmente positiva. Tra il 1998 e il PI sono aumentate sia le vendite che la quota di mercato dell'industria comunitaria. Come si è già spiegato, tuttavia, l'aumento è dovuto soprattutto alla decisione di procurarsi maggiori quantitativi di silicio da fonti comunitarie anziché da altri paesi terzi. Nello stesso periodo, le importazioni dalla Russia hanno registrato una forte crescita (circa 8200 t) e la quota di mercato delle importazioni a basso prezzo in dumping è aumentata dell'1,1 %. Tra il 1999 e il PI, le importazioni e la quota di mercato della Russia sono aumentate rispettivamente di 11700 t e del 2,9 %. La contrazione progressiva del mercato ha fatto sì che tra il 2000 e il PI i prezzi all'importazione diminuissero dell'18 % a fronte di un costante aumento delle importazioni e della quota di mercato della Russia.
2.6. Compensazione degli effetti del dumping subito in passato
(69) Non è stata dimostrata alcuna attività di dumping sul mercato comunitario nel periodo che precede il periodo in esame. Di conseguenza, non si ritiene che il recupero da un dumping precedente abbia contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
2.7. Conclusioni relative al pregiudizio
(70) Si è registrato un aumento dei seguenti fattori: volumi di produzione (+34 %), capacità (+30 %), utilizzazione degli impianti (+3 %), volume delle vendite comunitarie (+57 %), quota di mercato (+6,9 %), scorte (-29 %), occupazione (+16 %) e produttività (+15 %). Sono invece diminuiti i prezzi di vendita (-16 %), la redditività (-14,7 %), il cash flow (-64 %), gli investimenti (-78 %) e l'utile sui capitali investiti (-44,8 %), mentre il ritmo di aumento delle retribuzioni medie è stato inferiore al tasso d'inflazione (&lt; 1 % all'anno).
(71) Da un esame più accurato, tuttavia, si evince che i principali sviluppi positivi per l'industria comunitaria si sono verificati tra il 1998 e il 2000, dopo di che la situazione è realmente migliorata solo in termini di scorte (-14 %). In questo periodo, infatti, tutti gli altri indicatori sono aumentati in misura minima, sono rimasti invariati o hanno registrato una diminuzione. Secondo la Commissione, quindi, si tratta del periodo in cui l'industria comunitaria ha subito inequivocabilmente il pregiudizio più grave.
(72) I miglioramenti corrispondenti al periodo 1998-2000 sono direttamente riconducibili agli investimenti in impianti di produzione supplementari decisi dall'industria comunitaria nel 1998 (tra il 1998 e il 2000, la capacità di produzione dell'UE è aumentata del 26 %, passando da 125000 a 158000 tonnellate). Ultimamente, inoltre, si sono prorogati per altri cinque anni i dazi antidumping sulle importazioni di silicio dalla Repubblica popolare cinese dopo un riesame in previsione della scadenza(4). Per di più, le vendite di silicio fruttavano utili considerevoli all'industria comunitaria (cfr. considerando 58).
(73) Alla luce di quanto precede, in particolare della diminuzione in termini di redditività e di prezzi di vendita registrata dall'industria comunitaria nell'intero periodo in esame, e dell'andamento degli altri indicatori di pregiudizio tra il 2000 e il PI, si è concluso provvisoriamente che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
E. NESSO DI CAUSALITÀ
1. Introduzione
(74) Per poter trarre conclusioni provvisorie in merito all'esistenza di un nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, la Commissione ha esaminato in primo luogo l'incidenza delle importazioni oggetto di dumping originarie del paese interessato sulla situazione di tale industria.
(75) In secondo luogo, si sono analizzati fattori diversi dalle importazioni in dumping (aumento dei costi di produzione dell'industria comunitaria, presunta mancanza di concorrenza tra il silicio originario dell'UE e quello proveniente dalla Russia, importazioni di silicio che la stessa industria comunitaria avrebbe effettuato dalla Russia, maggiore attività di esportazione dell'industria comunitaria, calo del consumo di silicio nell'UE dal 2001 in poi, presunta elusione dei dazi antidumping cinesi attraverso la Russia o altri paesi terzi, importazioni nella Comunità da altri paesi terzi, ecc.) per evitare che l'eventuale pregiudizio da essi causato all'industria comunitaria fosse attribuito alle importazioni in dumping.
2. Effetti delle importazioni in dumping originarie del paese interessato
(76) Durante il periodo in esame, il volume delle importazioni in dumping nella Comunità di silicio originario della Russia e la loro quota di mercato sono aumentati rispettivamente del 67 % e dell'1,1 %. Tra il 2000 e il PI, cioè nel periodo in cui l'industria comunitaria ha subito il maggior pregiudizio, le importazioni sono aumentate del 27 %. La quota di mercato delle importazioni russe è aumentata dell'1,7 % nel 2000, dello 0,9 % nel 2001 e del 2,4 % nel PI (cfr. il considerando 39), mentre i dati relativi all'industria comunitaria sono - 0,9 % nel 2000, 0,0 % nel 2001 e 0,3 % nel PI (cfr. il considerando 55). Tra il 2000 e il PI, quindi, le quote di mercato delle importazioni dalla Russia sono aumentate rispettivamente dell'1,2 % e del 2,4 %.
(77) I prezzi russi sono diminuiti globalmente dell'11 % tra il 1998 e il PI. Nel periodo 1998-2000, tuttavia, i prezzi delle importazioni dalla Russia sono aumentati dell'8 % causa la maggiore domanda di silicio nella Comunità. Ciò conferma che i problemi più gravi sono insorti tra il 2000 e il PI, quando i prezzi russi sono diminuiti del 18 % per poi raggiungere il livello più basso di tutto il periodo in esame. Il fenomeno va rapportato al tipo di prodotto oggetto dell'inchiesta. Il silicio è un prodotto di base con prezzi trasparenti, che garantiscono agli utilizzatori una piena consapevolezza dell'andamento del mercato. Stando così le cose, l'afflusso di prodotti a basso prezzo, sia pure in quantitativi modesti, può avere un'incidenza considerevole sull'intero mercato. I prezzi dell'industria comunitaria sono diminuiti del 16 % nello stesso periodo in linea con l'andamento dei prezzi russi, che pure superavano in media del 27 %. Tali pressioni sui prezzi sono ulteriormente dimostrate dalla sottoquotazione praticata dai produttori esportatori russi e dal livello dei prezzi dell'industria comunitaria, che è stato in gran parte eccessivamente basso nel PI.
(78) A tali sviluppi ha fatto riscontro un declino progressivo dei principali indicatori economici riguardanti l'industria comunitaria, in particolare i prezzi di vendita (- 4 %) e la redditività (si è passati da un utile del 5 % a una perdita del 2,1 %).
(79) I produttori esportatori, infine, hanno dichiarato che il silicio prodotto in Russia ed esportato nell'UE viene venduto a clienti diversi su mercati diversi rispetto a quello prodotto e venduto dall'industria comunitaria. Il silicio russo sarebbe venduto prevalentemente ai produttori di alluminio, mentre le industrie chimiche costituiscono gli utilizzatori più rilevanti per l'industria comunitaria. Un produttore esportatore ha affermato addirittura che il silicio russo viene venduto esclusivamente ai produttori di alluminio secondario.
(80) L'argomentazione suddetta non è stata corroborata da elementi concreti, poiché si è riscontrato che il silicio era venduto a tutti i gruppi di utilizzatori, cioè sia alle industrie chimiche che ai produttori di alluminio primario e secondario, e che l'industria comunitaria deve affrontare la concorrenza in tutti i segmenti del mercato.
(81) Di conseguenza, si conclude in via provvisoria che il silicio prodotto ed esportato dai produttori russi è in concorrenza con quello prodotto dall'industria comunitaria; che le importazioni russe sono state effettuate a prezzi di dumping e che hanno recato pregiudizio all'industria comunitaria. Per il momento, quindi, l'argomentazione viene considerata infondata.
3. Effetti di altri fattori
3.1. Aumento dei costi di produzione dell'industria comunitaria
(82) L'inchiesta ha dimostrato che il costo medio di produzione del silicio prodotto dall'industria comunitaria ha registrato il seguente andamento:
TABELLA 19 Costo di produzione medio
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(83) Nel periodo in esame, il costo medio di produzione dell'industria comunitaria è sceso del 2 % in termini reali, passando da 1250 EUR/t nel 1998 a 1160 e 1170 EUR nel 1999 e nel 2000 grazie alle economie di scala dovute all'aumento della capacità. I nuovi aumenti registrati nel 2001 e nel PI, che hanno portato il costo di produzione a 1200 e a 1210/t sono stati causati dal rincaro dei mezzi di produzione, segnatamente l'energia e i beni di consumo. Se tuttavia i prezzi di vendita fossero rimasti al livello del 2000 (1231 EUR/t), l'industria comunitaria avrebbe ottenuto un margine di utile dell'1,7 %, una cifra che sarebbe potuta risultare ancora più elevata se, in un mercato normale, i prezzi di vendita avessero potuto reagire alla duplice pressione del rincaro dei mezzi di produzione e del normale tasso d'inflazione.
(84) Si ritiene quindi, in via provvisoria, che l'andamento del costo medio di produzione non abbia contribuito in modo significativo al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
3.2. Importazioni di silicio russo ad opera dell'industria comunitaria
(85) Contrariamente a quanto affermato, non si è trovato alcun elemento di prova relativo all'acquisto e all'importazione di silicio di origine russa da parte dell'industria comunitaria. Se varie società collegate all'industria comunitaria hanno acquistato silicio russo per il loro consumo, l'hanno fatto indipendentemente da qualsiasi controllo o influenza dell'industria comunitaria.
(86) In via provvisoria, pertanto, si conclude che il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria non è attribuibile a quest'ultima.
3.3. Attività di esportazione dell'industria comunitaria
(87) Dall'inchiesta è risultato che l'attività di esportazione dell'industria comunitaria ha registrato il seguente andamento:
TABELLA 20 Esportazioni dell'industria comunitaria
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte, verificate, dell'industria comunitaria al questionario.
(88) È importante tener conto delle esportazioni dell'industria comunitaria, che possono incidere su indicatori di pregiudizio quali la produzione e l'utilizzazione degli impianti.
(89) Le esportazioni di silicio dell'industria comunitaria si sono dimezzate durante il periodo in esame, prevalentemente nel PI, passando da meno del 4,8 % di tutte le vendite nel 2001 a meno del 2,4 % nel PI. L'eventuale incidenza del calo delle esportazioni sulla situazione economica globale dell'industria comunitaria è comunque limitata dalla scarsa entità dei volumi esportati. Va sottolineato inoltre che l'attuale valutazione del pregiudizio si è concentrata unicamente sulla situazione dell'industria comunitaria nel mercato comunitario.
(90) Si ritiene quindi, in via provvisoria, che l'attività di esportazione dell'industria comunitaria non abbia contribuito in modo significativo al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
3.4. Diminuzione del consumo nell'UE
(91) Il consumo è aumentato di 81000 tonnellate (28 %) nell'intero periodo in esame, con una lieve diminuzione di 17000 tonnellate (6 %) tra il 2000 e il PI. Poiché il pregiudizio subito dall'industria comunitaria si traduce prevalentemente in un calo dei prezzi di vendita e della redditività dovuto alle importazioni in dumping dalla Russia, questa tendenza non può essere annoverata tra i fattori principali all'origine di detto pregiudizio.
3.5. Elusione delle misure cinesi
(92) A quando si è affermato, il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sarebbe dovuto al fatto che i prodotti cinesi vengono dichiarati originari della Russia o di altri paesi terzi per eludere i dazi antidumping attualmente applicati al silicio originario della Cina.
(93) Per quanto riguarda la Russia, non è emerso alcun elemento che suffragasse quanto era stato affermato. I volumi delle vendite di silicio di origine russa nel PI dichiarati dagli esportatori che hanno collaborato sono addirittura lievemente superiori a quelli di Eurostat. Il silicio importato dalla Russia, quindi, non è direttamente riconducibile a nessuno degli esportatori che hanno collaborato, i quali hanno coperto il 100 % della produzione durante il PI.
(94) Dalle informazioni disponibili si evince che nel PI le importazioni in questione sono state caratterizzate, rispetto alle importazioni russe, da volumi inferiori, da prezzi medi superiori o da entrambi i fattori.
(95) Si conclude pertanto, in via provvisoria, che il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria non è dovuto all'eventuale elusione dei dazi antidumping attualmente applicati alle importazioni di silicio originario della Cina.
3.6. Importazioni nella CE da altri paesi terzi
(96) La tabella seguente indica l'andamento e i prezzi medi delle importazioni di silicio nella Comunità da paesi diversi dalla Russia:
TABELLA 21 Importazioni nella Comunità da altri paesi terzi
(volume)
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Eurostat.
TABELLA 22 Importazioni nella Comunità da altri paesi terzi
(prezzo medio)
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Eurostat.
(97) È stato affermato che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria va attribuito alle importazioni nella Comunità da altri paesi terzi, in particolare la Norvegia e il Brasile, che hanno volumi e quote di mercato superiori a quelli delle importazioni dalla Russia.
(98) Nel periodo in esame, le importazioni dai due paesi suddetti sono risultate effettivamente di gran lunga superiori a quelle dalla Russia, ma hanno subito una diminuzione proprio tra il 2000 e il PI, cioè nel periodo corrispondente al massimo pregiudizio per l'industria comunitaria. Per di più, il loro prezzo medio ha superato nettamente i prezzi russi (+29 % per la Norvegia e +18 % per il Brasile). Anche se nel PI i prezzi delle importazioni da altri paesi terzi, tranne la Norvegia, sono rimasti nettamente al di sotto di quelli dell'industria comunitaria, si tratta di differenze relativamente modeste che rappresentano il vantaggio normale del silicio prodotto nell'UE rispetto al prodotto importato.
(99) Si è dichiarato altresì che il Sudafrica e la Cina hanno contribuito al pregiudizio, ma dai dati disponibili risulta chiaramente che le importazioni da questi paesi sono avvenute in quantitativi inferiori e a prezzi superiori a quelli delle importazioni dalla Russia.
(100) Si ritiene pertanto che le importazioni nella Comunità provenienti da altri paesi terzi non abbiano contribuito in modo significativo al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
4. Conclusioni sul nesso di causalità
(101) L'aumento delle importazioni in dumping durante il periodo in esame, segnatamente tra il 2000 e il PI, a cui si sono aggiunte le sottoquotazioni e la depressione dei prezzi, ha avuto gravi ripercussioni sulla situazione dell'industria comunitaria, specie per quanto riguarda i prezzi di vendita e la redditività, causando un grave pregiudizio in un mercato aperto con prezzi trasparenti.
(102) Alla luce di quest'analisi, nella quale si è provveduto alle opportune separazioni e distinzioni tra gli effetti di tutti gli altri fattori noti e gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping sulla situazione dell'industria comunitaria, si conferma che questi altri fattori non sono sufficienti ad annullare il nesso causale tra le importazioni in dumping e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni preliminari
(103) Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se l'istituzione di misure antidumping possa essere contraria all'interesse globale della Comunità. L'analisi si è basata sulla valutazione complessiva degli interessi in gioco, vale a dire quelli dell'industria comunitaria, degli importatori/operatori commerciali indipendenti e degli utilizzatori del prodotto in esame, nella misura in cui tutte le parti interessate hanno fornito le informazioni richieste al riguardo.
(104) Per valutare il probabile impatto derivante dall'adozione delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate, inviando questionari all'industria comunitaria, agli importatori/utilizzatori del prodotto in esame e alle loro associazioni.
(105) Su questa base si è esaminato se, nonostante le conclusioni sul dumping, sul pregiudizio e sulla causa del pregiudizio, esistano motivi convincenti per concludere che, nella fattispecie, non è nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(106) L'industria comunitaria ha subito un pregiudizio a causa delle importazioni in dumping di silicio dalla Russia. Considerata la natura del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, segnatamente in termini di prezzi di vendita e di redditività, la Commissione ritiene che la mancata istituzione di dazi antidumping peggiorerà immancabilmente la sua situazione. Ne conseguiranno molto probabilmente un ulteriore pregiudizio e, a medio termine, la potenziale scomparsa dell'industria in questione, se si considera l'entità del deterioramento dei suoi utili nel periodo in esame.
(107) Istituendo dazi antidumping, invece, si ripristineranno condizioni di scambio leali, che consentiranno all'industria comunitaria di mantenere una certa efficienza come produttore di silicio, che è stata ampiamente dimostrata, contemporaneamente al suo impegno nei confronti del mercato dell'UE, negli anni successivi al 1997, quando l'industria comunitaria ha ridotto la propria dipendenza dalle importazioni investendo negli impianti di produzione. Il Consiglio era intervenuto all'epoca per mantenere eque condizioni di mercato rinnovando i dazi antidumping istituiti nei confronti del silicio originario della Repubblica popolare cinese, il che ha permesso all'industria comunitaria di ottenere utili considerevoli e di investire in nuovi impianti di produzione a vantaggio dell'UE.
(108) L'adozione di misure antidumping sarebbe quindi nell'interesse dell'industria comunitaria.
3. Interesse degli importatori indipendenti e degli utilizzatori e possibile incidenza sui consumatori
(109) La Commissione ha inviato questionari a due importatori noti non collegati e a dodici utilizzatori di silicio nella Comunità, nonché ad un'organizzazione di utilizzatori. Nessuno degli importatori non collegati ha collaborato al procedimento.
(110) Solo cinque degli utilizzatori non collegati e l'associazione degli utilizzatori hanno risposto al questionario. Sebbene i cinque utilizzatori rappresentassero nel PI il 23 % delle importazioni comunitarie e il 16 % del consumo comunitario di silicio, le informazioni da essi fornite erano poco attendibili e non hanno permesso di valutare correttamente l'impatto del silicio sui loro costi.
3.1. Possibile incidenza delle misure sugli importatori
(111) Vista la totale mancanza di collaborazione da parte degli importatori non collegati, si conclude in via provvisoria che l'eventuale impatto negativo delle misure proposte sugli importatori sarebbe probabilmente minimo.
3.2. Possibile incidenza sugli utilizzatori
(112) Il prodotto in questione viene utilizzato principalmente dai fabbricanti di prodotti di silicio o di alluminio. Uno dei cinque utilizzatori che hanno collaborato è un produttore di silicio, mentre gli altri sono produttori di alluminio. È giunta una comunicazione anche da un'associazione di produttori della Comunità.
(113) Estrapolando le scarse informazioni avute dagli utilizzatori che hanno collaborato, si calcola che i costi del silicio abbiano rappresentato in media il 10 % (essendo compresi tra l'8 % e il 12 %) del loro fatturato totale nel PI. Sebbene siano state fornite poche indicazioni circa il margine di utile medio di questi utilizzatori, non si può escludere che le misure proposte abbiano un'incidenza negativa su di essi. Nella peggiore delle ipotesi, qualora i dazi venissero adottati integralmente e facessero aumentare i prezzi in proporzione nell'intero mercato, l'impatto delle misure proposte sui costi degli utilizzatori potrebbe aggirarsi intorno al 2,5 %. Si tratta però di un calcolo poco affidabile viste le poche informazioni disponibili.
(114) Considerati la scarsa collaborazione degli utilizzatori e il livello delle misure proposte, si conclude che gli eventuali effetti negativi sugli utilizzatori sarebbero comunque inferiori ai vantaggi previsti per l'industria comunitaria.
3.3. Possibile incidenza sui consumatori
(115) Dato che il prodotto in esame è un prodotto industriale di base, sembra improbabile che le misure proposte si ripercuotano in qualche modo sui singoli consumatori.
4. Effetti di distorsione della concorrenza e degli scambi
(116) Secondo alcune parti, le misure limiterebbero la scelta degli utilizzatori e la disponibilità di silicio sul mercato comunitario. Di fatto, l'industria comunitaria non è in grado di soddisfare l'intera domanda comunitaria. Le misure dovrebbero ripristinare una concorrenza effettiva e leale sul mercato comunitario, correggendo soltanto gli effetti distorsivi del dumping pregiudizievole praticato dai produttori esportatori russi. Molto probabilmente, il silicio originario della Russia sarà ancora disponibile sul mercato comunitario, al pari dei notevoli quantitativi importati da altri paesi terzi. Gli utilizzatori continueranno perciò a poter scegliere tra prodotti concorrenti, anche se a prezzi non di dumping/non pregiudizievoli. Per contro, è molto probabile che questa libertà di scelta venga meno se l'industria comunitaria continuerà a subire un pregiudizio causa la mancata istituzione delle misure disparendo, a termine, dal gruppo di fornitori del prodotto in esame.
(117) Non istituire misure nella fattispecie significherebbe mantenere e ampliare la distorsione della concorrenza e determinerebbe un ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. La scomparsa dell'industria comunitaria ridurrebbe la concorrenza e quindi la scelta di prodotti per gli utilizzatori del mercato comunitario.
5. Conclusioni in merito all'interesse della Comunità
(118) In base ai fatti e alle considerazioni che precedono, si conclude, in via provvisoria, che non esistono motivi validi per non istituire misure sulle importazioni di silicio originario della Russia.
G. MISURE PROVVISORIE
1. Livello provvisorio di eliminazione del pregiudizio
(119) Avendo stabilito che le importazioni in dumping in esame hanno causato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria e che non esistono motivi validi che impediscano di adottare misure, i dazi previsti dovrebbero essere istituiti ad un livello sufficiente ad eliminare il pregiudizio causato da dette importazioni senza superare i margini di dumping stabiliti.
(120) Nel calcolare l'entità del dazio necessario ad eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole, si è ritenuto che le misure dovessero essere tali da consentire all'industria comunitaria di coprire i propri costi di produzione e di ottenere complessivamente un profitto al lordo delle imposte pari a quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping, sulle vendite del prodotto simile nella Comunità. Nel valutare il probabile profitto, la Commissione ha tenuto conto degli utili realizzati dall'industria comunitaria tra il 1998 e il 2000, cioè prima che si facesse sentire pienamente l'impatto delle importazioni dalla Russia.
(121) Su questa base si è concluso in via provvisoria che un margine di utile del 6,5 % sul fatturato totale possa essere considerato un minimo appropriato per l'industria comunitaria in assenza delle pratiche di dumping pregiudizievoli.
(122) Si è affermato che il margine suddetto sarebbe troppo elevato, suggerendo un margine del 2-3 % per le società che operano nel settore in base agli utili medi realizzati negli ultimi anni dalle società del settore chimico. Va sottolineato che nel 1998, prima del pregiudizio provocato dalle importazioni in dumping dalla Russia, l'industria comunitaria aveva ottenuto un margine di utile piuttosto soddisfacente (12,6 %), il che significa che i produttori di silicio sono in grado di surclassare le altre società del settore chimico. Visti però i mutamenti del mercato comunitario del silicio verificatisi tra il 1998 e il PI, si ritiene che l'industria comunitaria non avrebbe potuto ottenere questo margine di utile neanche in assenza delle importazioni in dumping. In ogni caso, un margine di utile del 6,5 % viene considerato ragionevole visto l'andamento della redditività nel periodo in esame. Il margine suddetto, inoltre, consentirebbe all'industria comunitaria di effettuare i necessari investimenti a lungo termine.
(123) I livelli di eliminazione del pregiudizio sono stati quindi calcolati in base alla differenza tra il costo di produzione dell'industria comunitaria, maggiorato del margine di utile suddetto, e il prezzo di vendita effettivo netto del silicio importato. La differenza è stata poi espressa in percentuale del prezzo all'importazione cif a livello frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto. Da questi calcoli sono risultati margini di pregiudizio compresi tra il 25,6 % e il 25,2 %.
2. Dazio antidumping provvisorio proposto
(124) In considerazione di quanto precede, e conformemente alla regola del dazio inferiore di cui all'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, il dazio antidumping provvisorio deve essere equivalente al livello di eliminazione del pregiudizio oppure, se inferiore, al margine di dumping accertato. Devono pertanto essere istituiti i dazi seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
H. DISPOSIZIONI FINALI
(125) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che le conclusioni riguardanti l'istituzione dei dazi elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di silicio contenente, in peso, meno del 99,99 % di silicio, di cui al codice NC 2804 69 00, originario della Russia.
2. La seguente aliquota del dazio provvisorio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, verrà applicata ai prodotti dei seguenti produttori:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo diversa indicazione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
1. Fatto salvo il disposto dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento.
2. A norma dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese dalla sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 10 luglio 2003.

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