Document ID: 32002D0597

Decisione della Commissione
del 3 aprile 2002
relativa all'aiuto di Stato cui l'Italia intende dare esecuzione in favore delle imprese olivicole a norma dell'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290
[notificata con il numero C(2002) 1188]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(2002/597/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detto articolo(1) e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Con lettera del 6 agosto 1998, protocollata il 12 agosto 1998, la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea ha notificato alla Commissione, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, un disegno di legge concernente una proroga di termini nel settore agricolo. L'aiuto è stato registrato con il numero N 490/98.
(2) Con lettere del 1o ottobre 1998 e del 28 gennaio 1999 la Commissione ha richiesto alle autorità italiane informazioni complementari. Con lettera del 30 novembre 1998, protocollata il 4 dicembre 1998, le autorità italiane hanno risposto alla lettera della Commissione del 1o ottobre 1998.
(3) Con lettera del 13 settembre 1999 la Commissione ha sollecitato le autorità italiane a fornirle le informazioni richieste nella sua lettera del 28 gennaio 1999 che, a tale data, non le erano ancora pervenute. Nella stessa lettera la Commissione invitava inoltre le autorità italiane a confermare le informazioni pubblicate da alcuni organi di stampa secondo cui il disegno di legge sarebbe stato approvato dal Parlamento come legge 17 agosto 1999, n. 290, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 195 del 20 agosto 1999.
(4) Con lettera del 25 ottobre 1999, protocollata il 5 novembre 1999, le autorità italiane hanno confermato che il disegno di legge era stato approvato come legge 17 agosto 1999, n. 290. Nella stessa lettera hanno trasmesso alla Commissione il testo della legge adottata e fornito alcune delle informazioni richieste dalla Commissione stessa nella sua lettera del 28 gennaio 1999.
(5) In base a tali informazioni il regime è stato iscritto nel registro degli aiuti non notificati con il numero NN 155/99.
(6) Con lettera del 24 febbraio 2000, SG(2000) D/101808, la Commissione ha comunicato all'Italia la decisione di avviare il procedimento dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE nei confronti degli articoli 4 e 5 della legge 17 agosto 1999, n. 290, nonché dell'articolo 15, paragrafo 16, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (legge finanziaria 1988) e della legge 8 agosto 1991, n. 252, che costituivano la base giuridica per l'erogazione dei benefici di cui all'articolo 5 della legge 290/99. Nella stessa lettera la Commissione informava inoltre l'Italia che essa non muoveva obiezioni nei confronti degli altri articoli (1, 2, 3, 6, 7 e 8) della legge 17 agosto 1999, n. 290, in quanto non costituivano aiuti ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(7) Con la stessa lettera la Commissione ha invitato l'Italia a trasmettere, a norma dell'articolo 10, paragrafi 2 e 3, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio(2), entro un mese dalla ricezione della medesima, tutti i documenti, le informazioni e i dati necessari per valutare la compatibilità delle misure in esame.
(8) La decisione di avvio del procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni.
(9) Con lettera del 23 marzo 2000 le autorità italiane hanno chiesto che il termine fissato dalla Commissione per la trasmissione delle informazioni richieste all'atto dell'avvio del procedimento venisse prorogato di trenta giorni.
(10) Con lettera del 18 maggio 2000 le autorità italiane hanno presentato alla Commissione osservazioni relativamente all'avvio del procedimento.
(11) Con lettera del 17 luglio 2000 la Commissione ha sollecitato ulteriori informazioni in merito alle osservazioni trasmesse dalle autorità italiane con lettera del 18 maggio 2000.
(12) Con lettera del 13 ottobre 2000 le autorità italiane hanno trasmesso le informazioni richieste dalla Commissione nella lettera del 17 luglio 2000.
(13) Con lettera del 13 dicembre 2000 la Commissione ha richiesto ulteriori informazioni.
(14) Con lettera del 31 gennaio 2001 le autorità italiane hanno sollecitato una proroga del termine fissato dalla Commissione per la presentazione delle informazioni richieste nella lettera del 13 dicembre 2000.
(15) Con lettera del 12 luglio 2001 le autorità italiane hanno trasmesso le informazioni richieste.
(16) La Commissione ha inoltre ricevuto osservazioni da terzi interessati con lettera del 30 giugno 2000 e le ha trasmesse all'Italia, offrendole l'opportunità di esprimere il proprio parere. Le autorità italiane non hanno trasmesso osservazioni specifiche sulla lettera in questione.
(17) Il 12 marzo 2002, dato che le misure d'aiuto previste dall'articolo 4 della legge 290/99, da una parte, e quelle previste dall'articolo 5 della stessa legge e dall'articolo 15, paragrafo 16, della legge n. 67/88 e dalla legge n. 252/91, dall'altra, avevano natura diversa e non erano connesse tra loro, la Commissione ha deciso di scindere il procedimento in due parti distinte: la prima reca il numero C/7A/2000 e riguarda l'articolo 4 della legge n. 290/99, mentre la seconda reca il numero C/7B/2000, e riguarda l'articolo 5 della legge n. 290/99, l'articolo 15, paragrafo 16, della legge n. 67/88 e la legge n. 252/91. La presente decisione concerne unicamente le misure d'aiuto previste dall'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290. Essa tuttavia non riguarda né produce effetti sulle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998, per le quali l'articolo 4 dispone una proroga dei termini. Le misure d'aiuto previste dall'articolo 5 della stessa legge, dall'articolo 15, paragrafo 16, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (legge finanziaria del 1988) e dalla legge 8 agosto 1991, n. 252, costituenti la base giuridica per l'erogazione dei benefici creditizi di cui all'articolo 5 della legge n. 290/99, non formano quindi oggetto della presente decisione. Esse continueranno ad essere valutate nel quadro dell'aiuto di Stato n. C/7B/2000 e saranno oggetto di una decisione separata.
II. DESCRIZIONE DELL'AIUTO
(18) La legge 17 agosto 1999, n. 290 pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 195 del 20 agosto 1999 dispone la proroga di termini di prossima scadenza relativi a diversi adempimenti concernenti il settore agricolo. La legge si compone di otto articoli. Nella sua decisione del 24 febbraio 2000 la Commissione ha deciso di non sollevare obiezioni nei confronti degli articoli 1, 2, 3, 6, 7 e 8 della legge, poiché non costituivano aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. La decisione di avvio del procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, riguardava invece gli articoli 4 e 5 della stessa legge nonché l'articolo 15, paragrafo 16, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (legge finanziaria 1988) e la legge 8 agosto 1991, n. 252, costituenti la base giuridica per l'erogazione dei benefici creditizi di cui all'articolo 5 della legge n. 290/99.
(19) Come già dichiarato al paragrafo 17, la presente decisione riguarda unicamente gli aiuti di cui all'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, valutati nell'ambito del procedimento C/7A/2000.
Articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290
(20) L'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, contiene misure intese a facilitare le operazioni di credito agricolo. In particolare, prevede una proroga fino a dodici mesi delle rate delle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998. Sono beneficiari della misura le aziende agricole delle regioni Puglia, Calabria e Sicilia a prevalente indirizzo olivicolo, condotte da coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo principale, nonché le cooperative olivicole di conduzione danneggiate dalla grave crisi di mercato delle olive e dell'olio di oliva. Possono beneficiare di tali misure, con le stesse procedure e modalità, le aziende agricole e le cooperative olivicole di conduzione di altre regioni con zone a vocazione olivicola in cui sia accertata la grave crisi di mercato delle olive e dell'olio. L'articolo definisce come aziende agricole e cooperative olivicole a prevalente indirizzo olivicolo quelle che traggono da tali produzioni almeno il cinquanta per cento della produzione lorda vendibile.
(21) Le rate prorogate sono assistite da concorso pubblico nel pagamento degli interessi ai sensi del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 9 novembre 1985 che reca norme di indirizzo e di coordinamento per la determinazione dei tassi minimi agevolati annui da praticare nelle operazioni di credito agrario. Per tale concorso pubblico nel pagamento degli interessi è previsto uno stanziamento di 10 miliardi di ITL per il 1999 a carico del "Fondo di solidarietà nazionale".
(22) Inizialmente, ossia nella lettera alla Commissione del 30 novembre 1998, le autorità italiane avevano giustificato le misure del suddetto articolo 4 sostenendo che "le disposizioni in questione si rendono necessarie per intervenire a favore dei produttori olivicoli delle Regioni Calabria, Puglia e Sicilia che, nella campagna 1997-1998, anche a causa di particolari condizioni ambientali, hanno subito gravi ed insostenibili difficoltà nella commercializzazione del prodotto a causa delle rilevanti importazioni di olio di oliva provenienti dai paesi extracomunitari ricadenti nell'area mediterranea e della repentina caduta del prezzo di ritiro delle olive da parte dei trasformatori, determinando in tal modo una grave crisi di remunerazione e di esercizio delle imprese". In tale lettera le autorità italiane hanno aggiunto che, per tali ragioni, "le aziende olivicole si sono trovate in notevoli difficoltà finanziarie tali da non poter far fronte al pagamento delle rate di operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998. Per venire incontro alle difficoltà economiche delle aziende olivicole, singole ed associate, impossibilitate a fronteggiare la debitoria contratta per la realizzazione della produzione, esse hanno pertanto deciso di prorogare fino a dodici mesi le rate di scadenza fino al 31 marzo 1998, data di scadenza ordinaria del prestito per la conduzione della campagna olivicola". Nella stessa lettera del 30 novembre 1998 le autorità italiane aggiungevano che gli aiuti creditizi erano analoghi a quelli previsti dall'articolo 4 della legge 14 febbraio 1992, n. 185(4), attivabili in presenza di danni economici sui bilanci aziendali a seguito di eventi calamitosi che abbiano compromesso l'ordinaria realizzazione dei raccolti. Secondo le autorità italiane "si tratterebbe quindi di aiuti del tutto occasionali, essendo solo riferiti alla campagna di produzione del 1997 e 1998 e limitati a sole tre regioni: Puglia, Calabria, e Sicilia".
(23) Sulla base di tali osservazioni, sempre nella lettera del 30 novembre 1998, le autorità italiane hanno sostenuto che la misura di aiuto ricadeva nella fattispecie prevista dall'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE come "aiuto destinato ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da eventi eccezionali".
(24) La Commissione ha risposto con lettera del 28 gennaio 1999 in cui ricordava alle autorità italiane la sua politica in fatto di aiuti nazionali in caso di danni subiti dalla produzione agricola o dai mezzi di produzione, precisando che l'aumento del volume delle importazioni da paesi terzi non poteva certamente essere invocato da uno Stato membro come "evento eccezionale", dal momento che l'esistenza di condizioni di mercato difficili a causa di pressioni concorrenziali da altri paesi rientra nel gioco normale delle forze di mercato.
(25) Nella lettera seguente, del 25 ottobre 1999, le autorità italiane hanno precisato che "alla base dell'aiuto non vi erano difficoltà di mercato - fisiologiche e normali in un'economia aperta - bensì i moti e disordini di piazza che sono sfociati in blocchi stradali e ferroviari, come comprovato dai rapporti inoltrati dai prefetti delle province interessate. Il malessere diveniva poi collettivo a causa dei contemporanei massicci sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi, che provocavano una psicosi di tracollo economico ed aggravavano la situazione di disagio sociale". Secondo le autorità italiane era evidente che "a tale situazione esplosiva non poteva essere fornita dalle autorità italiane unicamente una risposta in termini di ordine pubblico, ed è in tale contesto che si inseriva la misura in questione, adottata con i caratteri della necessità e dell'urgenza". La conclusione delle autorità italiane era quindi che si trattava di "una misura straordinaria ed eccezionale a fronte di una situazione grave, imprevista ed imprevedibile, che può senza sforzo essere inquadrata nella ipotesi di 'evento eccezionale' previsto dall'articolo 87, paragrafo 2, lettera b) del trattato, e correttamente interpretata dalla Commissione stessa come comprensiva di disordini interni o scioperi. In sostanza, l'intervento 'de quo' non va valutato come un aiuto, bensì come una misura con funzione di ammortizzatore sociale e mirata ad evitare più gravi disordini".
(26) Le autorità italiane non hanno fornito nessun'altra informazione su questa misura specifica nelle lettere che hanno fatto seguito all'avvio del procedimento. Nella prima lettera successiva all'avvio del procedimento(5) si sono limitate a segnalare che non era stata data esecuzione alla misura d'aiuto prevista dall'articolo 4 della legge n. 290 e che i relativi aiuti non erano stati erogati.
III. OSSERVAZIONI DI TERZI INTERESSATI
(27) La Commissione ha ricevuto un'unica lettera da un terzo interessato, datata 30 giugno 2000 e inviata da Conazo - Consorzio Zootecnico Nazionale scarl, che ha scritto nella sua veste di leader di un gruppo di imprese beneficiarie dei fondi concessi dalle autorità italiane a norma delle leggi n. 252/91 e n. 67/88 oggetto del procedimento avviato dalla Commissione. Nella sua lettera Conazo ha formulato commenti esclusivamente in merito all'articolo 5 della legge 17 agosto 1999, n. 290, e alle leggi n. 252/91 e n. 67/88 che non costituiscono oggetto della presente decisione.
IV. VALUTAZIONE
(28) In base all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato sono incompatibili con il mercato comune nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati ovvero mediante risorse statali sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
(29) Gli articoli 87 e 88 del trattato si applicano alla produzione e al commercio dei prodotti a favore dei quali le autorità italiane hanno deciso di concedere gli aiuti. L'articolo 33 del regolamento n. 136/66/CEE del Consiglio, del 22 settembre 1966, relativo all'attuazione di un'organizzazione comune dei mercati nel settore dei grassi(6), stabilisce per l'appunto che, fatte salve disposizioni contrarie dello stesso regolamento, gli articoli 92, 93 e 94 (ora 87, 88 e 89) del trattato si applicano alla produzione e al commercio delle olive e dell'olio d'oliva.
Esistenza dell'aiuto
(30) L'articolo 4 della legge in oggetto prevede la proroga dei termini per il rimborso delle rate di mutui di vario tipo a favore di specifiche aziende agricole delle regioni Puglia, Calabria e Sicilia a prevalente indirizzo olivicolo e dispone lo stesso vantaggio, alle stesse condizioni, a favore di tutte le aziende e cooperative olivicole di altre regioni a vocazione olivicola in cui si accerti la stessa grave crisi del mercato delle olive e dell'olio gravante sulle tre regioni di cui sopra. Le rate prorogate sono assistite da concorso pubblico nel pagamento degli interessi per il quale, per il 1999, è previsto uno stanziamento di 10 miliardi di ITL. La proroga dei termini di rimborso delle rate fornisce alle imprese agricole beneficiarie un sollievo finanziario di cui non potrebbero altrimenti fruire. A tale agevolazione si aggiunge il concorso pubblico nel pagamento degli interessi che allevia, per le medesime imprese, l'onere finanziario legato al pagamento dell'intero tasso di interesse applicato ai mutui da esse contratti. Sotto questo profilo tali due agevolazioni favoriscono le imprese beneficiarie rispetto ad altre imprese agricole che, nella stessa situazione, sono obbligate a fare affidamento solo sulle proprie risorse finanziarie pagando le rate alla normale data di scadenza ed al normale tasso di interesse ad esse applicabile. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, il rafforzamento della posizione di una determinata impresa derivante da aiuti economici concessi dallo Stato determina una potenziale distorsione della concorrenza rispetto alle imprese concorrenti che non beneficiano di analoghi contributi(7).
(31) Dalle due tabelle seguenti si rileva inoltre l'esistenza di consistenti scambi comunitari nel mercato delle olive e dell'olio d'oliva; la misura è pertanto in grado di falsare la concorrenza e incidere sugli scambi fra Stati membri.
Scambi italiani con il resto dell'UE
SPAZIO PER TABELLA
Scambi comunitari totali
SPAZIO PER TABELLA
(32) La Commissione conclude pertanto che le misure contravvengono al divieto di cui all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
(33) Il divieto dell'articolo 87, paragrafo 1 è seguito da deroghe indicate nei paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo.
(34) Le autorità italiane hanno costantemente sostenuto che le misure atte a facilitare le operazioni di credito agricolo di cui all'articolo 4 della legge n. 290 rientrano nel campo d'applicazione dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b) del trattato, che dichiara compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali.
(35) Per verificare se la deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato è applicabile nella fattispecie, è necessario valutare gli aiuti in esame alla luce del punto 11.2.1 degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo(8) (in appresso "gli orientamenti"), che riguarda gli aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali o da altri eventi eccezionali. Come dichiarato in tale punto, le norme relative a siffatti aiuti costituiscono eccezioni al principio generale dell'incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, sancito dall'articolo 87, paragrafo 1 del trattato. Per tale motivo la Commissione ha costantemente ritenuto che i concetti di "calamità naturale" ed "evento eccezionale" contenuti nell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b) andassero interpretati in maniera restrittiva.
(36) Finora la Commissione ha considerato come calamità naturali terremoti, valanghe, frane e inondazioni. Nel novero degli eventi eccezionali sono stati accolti la guerra, i disordini interni e gli scioperi e, con alcune riserve e in funzione della loro estensione, gravi incidenti nucleari o industriali e incendi che causano perdite estese. Tuttavia, a causa delle intrinseche difficoltà relative alla previsione di tali eventi, la Commissione valuta le proposte di erogazione degli aiuti a norma dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), caso per caso, tenendo conto della prassi precedentemente seguita in materia. Una volta dimostrata l'esistenza di una calamità naturale o altro evento eccezionale, è consentito un aiuto fino al 100 % per compensare i danni materiali subiti.
(37) In relazione a quanto sopra, come già ricordato nell'apertura di procedura, occorre innanzitutto rilevare che l'articolo 4 della legge n. 290 parla assai genericamente di "grave crisi di mercato delle olive e dell'olio", formulazione su cui potrebbero fondarsi interventi intesi a fronteggiare qualunque tipo di perturbazione o difficoltà delle aziende di cui trattasi, anche privi dell'eccezionalità addotta dalle autorità italiane e richiesta per l'applicabilità dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE.
(38) A spiegazione di tale crisi, nella lettera del 30 novembre 1998, le autorità italiane hanno inizialmente parlato di "gravi ed insostenibili difficoltà nella commercializzazione del prodotto a causa delle rilevanti importazioni di olio di oliva provenienti da paesi extracomunitari ricadenti nell'area mediterranea e della repentina caduta del prezzo di ritiro delle olive da parte dei trasformatori che determinava una grave crisi di remunerazione e dunque di esercizio delle imprese". Esse sostenevano che l'evento era stato di tale gravità ed eccezionalità da indurre il Parlamento all'adozione della legge 3 agosto 1998, n. 313, che è finalizzata a tutelare e valorizzare l'olio di produzione italiana, aggiungendo però che le norme di salvaguardia del prodotto italiano non avevano risolto il problema della crisi settoriale subita dalle aziende olivicole che si sono trovate in difficoltà finanziarie tali da non poter far fronte al pagamento delle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento, in scadenza entro il 31 marzo 1998.
(39) In risposta a queste osservazioni, la Commissione ha richiamato l'attenzione(9) delle autorità italiane sul fatto che un aumento del volume delle importazioni da paesi terzi con l'inevitabile calo dei prezzi e le difficoltà di commercializzazione che esso comporta non può essere fatto valere da uno Stato membro come un evento eccezionale in grado di giustificare la concessione del tipo di aiuti in esame o di qualsiasi altro tipo di aiuti, a prescindere dalla gravità del problema e dai suoi effetti sui produttori. Condizioni di mercato difficili dovute alla pressione concorrenziale di altri paesi rientrano nel normale andamento delle forze di mercato. Tutti i produttori operanti nel mercato sono soggetti a tali condizioni e devono adottare misure adeguate per reagire ad esse. Adottando misure d'aiuto a favore dei produttori di particolari zone o anche dell'intero territorio di uno Stato membro, altro non si farebbe che scaricare le difficoltà di mercato dalle imprese beneficiarie su quelle di altri Stati membri che, pur colpite dalla stessa crisi, non possono beneficiare di analoghe forme di aiuto e devono pertanto affrontare la crisi di mercato con le proprie risorse e i propri mezzi. Per definizione un tale aiuto falserebbe la concorrenza e inciderebbe sugli scambi tra Stati membri.
(40) In risposta alle obiezioni della Commissione, nella lettera del 25 ottobre 1999 le autorità italiane hanno rettificato la loro posizione precisando, come già riportato al considerando 25, che alla base dell'aiuto non vi erano "difficoltà di mercato - fisiologiche e normali in un'economia aperta - bensì i moti ed i disordini di piazza che sono sfociati in blocchi stradali e ferroviari, come comprovato dai rapporti inoltrati dai prefetti delle province interessate". La situazione, sempre secondo le autorità italiane, era stata resa ancora più grave dai "contemporanei sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi che hanno provocato una psicosi di tracollo economico e hanno aggravato la situazione di disagio sociale". Per le autorità italiane si tratta quindi una misura di ordine pubblico con carattere di necessità ed urgenza che dovrebbe rientrare nella definizione di disordini interni o scioperi di cui all'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato.
(41) A parte la contraddizione rilevabile nelle due versioni fornite dalle autorità italiane nelle prime due lettere(10) alla Commissione precedenti l'avvio del procedimento, va osservato che le stesse autorità non hanno mai trasmesso informazioni a sostegno delle motivazioni da loro addotte in tali lettere o a prova delle loro affermazioni successive all'avvio del procedimento stesso, pur essendo state invitate dalla Commissione a fornire tutte le informazioni necessarie alla valutazione del caso.
(42) I dubbi espressi dalla Commissione all'atto dell'avvio del procedimento non sono dunque stati dissipati dalle autorità italiane e la Commissione ritiene pertanto indimostrato che la deroga dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b) del trattato possa applicarsi alla misura di cui all'articolo 4 della legge n. 290/99.
(43) In base alla prassi seguita dalla Commissione(11), i moti ed i disordini di piazza menzionati dalle autorità italiane potrebbero rientrare nella definizione di disordini interni e scioperi di cui all'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato e giustificare quindi un risarcimento fino al 100 % dei danni subiti, indipendentemente dall'entità di quest'ultimi. Tuttavia, se è vero che in certi casi disordini e scioperi possono essere considerati come "eventi eccezionali" ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b) del trattato, è anche vero che occorre dimostrare in primo luogo l'esistenza di tali disordini e, in secondo luogo, che esiste un nesso diretto fra questi ultimi ed i danni subiti dai potenziali beneficiari dell'indennizzo.
(44) Le autorità italiane non hanno mai trasmesso alcuna prova a conferma di quanto sopra, né prima né dopo l'avvio del procedimento, ma si sono limitati a dichiarare che gli asseriti moti e disordini di piazza hanno causato blocchi stradali e ferroviari comprovati dai rapporti inoltrati dai prefetti delle province interessate. Questi rapporti non sono mai pervenuti alla Commissione né le autorità italiane hanno trasmesso alcun altro documento in grado di dimostrare lo stato di effettiva emergenza venutasi a creare a seguito di tali eventi. Esse non hanno fornito le date esatte o l'arco di tempo e i luoghi precisi in cui tali eventi si sarebbero verificati né le circostanze che li avrebbero causati.
(45) Non è chiaro inoltre per quale ragione tali eventi abbiano colpito selettivamente solo il settore olivicolo e non il settore agricolo nel suo complesso o addirittura l'intera struttura economica delle regioni interessate. Non è stata fornita alcuna quantificazione dei danni causati né è stato in alcun modo spiegato come i moti e i blocchi stradali in questione abbiano potuto danneggiare così gravemente la produzione di olive e di olio d'oliva come sostengono le autorità italiane.
(46) Inoltre, premesso che le autorità italiane affermano che la misura ha natura limitata sia sotto il profilo geografico che sotto il profilo temporale, non è chiaro perché esse abbiano deciso di applicare le agevolazioni, alle stesse condizioni, a tutte le imprese e cooperative olivicole di altre regioni italiane a vocazione olivicola confrontate ad una grave crisi sul mercato delle olive e dell'olio d'oliva, oltre che alle imprese e cooperative olivicole delle tre regioni prioritariamente beneficiarie dell'intervento, ossia la Calabria, la Puglia e la Sicilia. L'aiuto pertanto non è mai stato esclusivamente limitato alle imprese di Puglia, Calabria e Sicilia, cioè alle imprese e cooperative di quelle regioni che, secondo le autorità italiane, sono state direttamente colpite dai fatti in questione. L'estensione della misura a tutte le imprese e cooperative olivicole di tutte le regioni italiane a carattere olivicolo sarebbe giustificata solo nel caso in cui gli eventi avessero assunto dimensioni nazionali, il che però non è mai stato dimostrato dalle autorità italiane.
(47) Le dimensioni nazionali dell'intervento rafforzano la convinzione della Commissione che la misura sia stata adottata per aiutare imprese in difficoltà a far fronte a una grave situazione debitoria venutasi a creare per ragioni indipendenti da quelle addotte dalle autorità italiane. Gli aiuti in questione potrebbero essere stati pertanto concessi per il salvataggio delle imprese stesse e dovrebbero quindi essere valutati non sulla base dell'articolo 87, paragrafo 2 lettera b) del trattati ma bensì ai sensi degli "Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà"(12).
(48) La Commissione ha rivolto una domanda in tal senso nella sua prima richiesta di informazioni complementari alle autorità italiane. I dubbi della Commissione erano motivati dal fatto che, nella sintesi dei lavori parlamentari inviata insieme al disegno di legge originario (approvato in seguito come legge n. 290), il relatore faceva osservare che l'articolo che prevedeva misure agevolative nell'ambito del credito agrario (allora articolo 5) era analogo ad un articolo già presentato nel disegno di una precedente legge e poi soppresso a seguito dei rilievi formulati dalla Commissione europea con lettera inoltrata all'Italia il 5 marzo 1998. In tale contesto il relatore, facendo osservare che le provvidenze in questione avrebbero potuto contrastare con l'articolo 87 del trattato CE, faceva anche notare l'esistenza di disposizioni puntuali relative agli aiuti di Stato alle imprese contenute nel documento della Commissione europea "Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà". Tali considerazioni inducevano la Commissione a ritenere che detto articolo potesse essere interpretato in tal senso e la spingevano ad invitare le autorità italiane a chiarire questo punto. Tale richiesta di chiarimenti è stata però completamente ignorata dalle autorità italiane, che hanno insistito sull'applicabilità dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), alla misura in oggetto.
(49) Il dubbio è stato ribadito dalla Commissione in sede di avvio del procedimento. Anche in questo caso, nonostante l'invito a trasmettere informazioni contenuto nella lettera inviata in tale occasione, non è stato fornito alcun dato e le autorità italiane non hanno tentato in alcun modo di giustificare la misura sulla base degli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. Nella lettera del 18 maggio 2000 esse si sono limitate a dichiarare che non era stata data esecuzione alla misura e non erano stati concessi i relativi aiuti. A loro giudizio la mancata esecuzione della misura poneva termine alle discussioni svolte con la Commissione circa la natura della medesima e la base giuridica sulla quale essa doveva essere valutata.
(50) Da quanto detto sopra risulta che le misure d'aiuto previste dall'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, non possono beneficiare neppure della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
(51) Di conseguenza, la Commissione deve concludere che le misure d'aiuto previste dall'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, costituiscono aiuti al funzionamento e come tali risultano incompatibili con il mercato comune. La presente decisione riguarda solo il regime di aiuti che ha natura generale e astratta e che, per i motivi esposti in precedenza, non risponde alla norme applicabili. Essa non pregiudica l'esame degli eventuali aiuti individuali forniti a singole imprese che potrebbero beneficiare di una deroga e che dovrebbero essere notificati alla Commissione ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato ai fini del loro esame. La presente decisione inoltre non riguarda, né produce effetti sulle operazioni di credito agrario, di esercizio e di miglioramento in scadenza entro il 31 marzo 1998, cui fa riferimento, prevedendo una deroga dei termini relativi alle rate, il summenzionato articolo 4.
V. CONCLUSIONI
(52) Dalle considerazioni di cui sopra risulta che le misure d'aiuto previste dall'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, sono incompatibili con il mercato comune e non possono pertanto beneficiare di alcuna delle deroghe all'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(53) Non è necessario procedere al recupero dell'aiuto poiché esso non è stato né eseguito né versato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato destinato ad agevolare le operazioni di credito agricolo previste dall'articolo 4 della legge 17 agosto 1999, n. 290, è incompatibile con il mercato comune.
A detto aiuto non può pertanto essere data esecuzione.
Articolo 2
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, l'Italia comunica alla Commissione i provvedimenti adottati per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 3 aprile 2002.

Labels: 18
19
5
6