Document ID: 31985D0074

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 23 novembre 1984 relativa ad una procedura ai sensi dell'articolo 85 del trattato CEE (IV/30.907 - Prodotti del perossigeno) (I testi in lingua inglese, francese e tedesca sono i soli facenti fede)
(85/74/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento d'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato (1), modificato da ultimo dall'atto di adesione della Grecia, in particolare gli articoli 3 e 15,
vista la decisione della Commissione del 9 settembre 1983 d'iniziare d'ufficio la procedura dell'articolo 3 del regolamento n. 17,
dopo aver dato modo alle imprese interessate di manifestare il loro proprio punto di vista relativamente agli addebiti formulati dalla Commissione, conformemente all'articolo 19, paragrafo 1, del regolamento n. 17 e conformemente al regolamento n. 99/63/CEE della Commissione, del 25 luglio 1963, relativo alle audizioni previste dall'articolo 19, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 17 del Consiglio (2),
previa consultazione del comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
I. I FATTI
I prodotti
(1) I prodotti oggetto della presente decisione sono il perossido di idrogeno e i suoi derivati perborato di sodio e persolfati. Insieme ad altri prodotti non interessati dalla presente decisione (perossidi organici ed inorganici) detti prodotti formano il settore del «perossigeno». Il perossido di idrogeno, il prodotto di base, è un potente ossidante; esso è in gran parte destinato al fabbisogno interno (per la produzione di perborato di sodio e di altri derivati) ma viene anche impiegato nell'industria cartaria, tessile e chimica come candeggiante e per il trattamento dei rifiuti. Il perborato di sodio, il principale derivato, viene impiegato come candeggiante nella fabbricazione di detergenti sintetici e di detersivi in polvere. I persolfati sono composti inorganici utilizzati principalmente come promotori della polimerizzazione nell'industria delle materie plastiche.
Le parti
(2) Hanno partecipato agli accordi e/o alle pratiche concordate oggetto della presente decisione le seguenti imprese:
- Solvay et Cie, Bruxelles (Solvay),
- Laporte Industries (Holding) PLC, Londra (Laporte),
- Degussa AG, Francoforte (Degussa),
- L'Air Liquide, Parigi (L'Air Liquide),
- Produits Chimiques Ugine Kuhlmann (ora Atochem), Parigi (PCUK).
Le attività mondiali di Solvay e Laporte nel settore del «perossigeno» sono coordinate e raggruppate dal 1970 in una serie di filiali comuni che operano con la ragione sociale Interox.
(3) Non esiste una finanziaria né un consiglio di direttori o dirigenti a livello di gruppo. La politica di Interox è decisa da un comitato paritetico di direttori generali di Solvay e Laporte, che non dispone ufficialmente di alcun potere di gestione o di controllo. Le società Interox si concertano sui problemi di marketing, finanziari e tecnici, nell'ambito di un apposito gruppo di coordinamento che ha sede presso gli uffici delle società controllanti a Londra e a Bruxelles. Le attività correnti di produzione e di vendita di ciascuna società Interox negli Stati membri sono gestite dalla locale filiale di Solvay o Laporte, in quanto le società Interox della CEE, che non dispongono generalmente di personale proprio, utilizzano a pagamento i servizi del personale delle società controllanti.
Nell'ottobre 1983, PCUK è stata sciolta e le sue attività di produzione e commercializzazione del «perossigeno» sono state cedute a Atochem, che fa parte del gruppo Elf-Aquitaine.
L'Air Liquide e Atochem gestiscono in comune un impianto per la produzione di perossido d'idrogeno (Oxysynthèse) mentre producono indipendentemente il perborato di sodio; esse hanno uffici di vendita distinti per i due prodotti.
I mercati e i prezzi
a) PEROSSIDO D'IDROGENO
(4) Nella CEE e nei paesi terzi sul mercato opera un numero estremamente ristretto di produttori.
Il mercato del perossido d'idrogeno nella CEE (escluso il fabbisogno interno e le vendite ad altri produttori) rappresenta complessivamente all'incirca 90 000 tonnellate (circa 75 milioni di ECU nel 1981).
La quota di mercato del gruppo Interox è superiore al 50 %; al secondo posto viene Degussa con il ... % (3) mentre i due produttori francesi detengono ciascuno una quota del ... % circa.
Gli altri produttori dell'Europa occidentale sono Montedison, Eka-Bohus (Svezia) e Foret (Spagna). I maggiori produttori fuori d'Europa si trovano negli Stati Uniti e in Giappone; una parte minima della loro produzione viene importata nella Comunità.
(5) I prezzi del prodotto variano considerevolmente non solo fra Stati membri ma anche all'interno di ogni Stato in funzione del settore d'impiego: in uno stesso Stato membro, il prezzo pagato dalla clientela minore può essere il quadruplo di quello praticato agli utilizzatori principali.
L'industria chimica, che effettua ordinativi in blocco, paga generalmente i prezzi più bassi e può negoziare grossi sconti sui prezzi di listino. I prezzi di ogni mercato nazionale variano sensibilmente: infatti, alcuni grossi clienti del settore chimico pagano solo il 40 % del prezzo pagato da altri grossi utilizzatori. Inoltre il livello dei prezzi in uno Stato membro può essere anche il doppio di quello vigente in un altro Stato membro: ad esempio il prezzo medio in Francia è generalmente la metà di quello praticato nei paesi limitrofi.
Dettagli dei prezzi ottenuti dalla Commissione indicano (ad esempio) che nel primo trimestre del 1982 la forcella dei prezzi per i cinque principali clienti del settore chimico era compresa nel Regno Unito fra 915 e 1 435 ECU per tonnellata ed in Francia fra 354 e 737 ECU per tonnellata.
Le industrie cartaria e tessile hanno un numero considerevole di clienti che spesso acquistano quantitativi annuali modesti e i prezzi sono più alti di quelli dell'industria chimica e si osservano altresì ampi scarti nei prezzi medi fra Stati membri e tra singoli clienti.
Trattandosi di un prodotto omogeneo che tutti i maggiori produttori europei fabbricano secondo il medesimo procedimento (processo «AO» o autossidazione), le strutture dei costi non presentano grosse differenze.
È significativo che in una nota interna di Interox il prodotto venga descritto come «una merce avente le caratteristische di un prodotto di base (0,5 milioni di tonnellate/anno ... venduto a prezzi e ricarichi propri di una specialità», e che presenta «costi di sviluppo estremamente elevati per chi volesse iniziare la produzione». Le cifre ottenute dalla Commissione indicano margini lordi di profitto per il perossido d'idrogeno dell'ordine del ... % del valore delle vendite.
b) PERBORATO DI SODIO
(6) La maggior parte del perborato di sodio viene prodotto e consumato nell'Europa occidentale. Nella CEE opera un piccolo numero di produttori: oltre ai produttori di perossido d'idrogeno, che producono tutti a valle il perborato di sodio, questo è fabbricato solo da altri due gruppi chimici che dipendono dalle forniture del prodotto di base.
Nel 1981 il mercato della CEE rappresentava circa 450 000 tonnellate (225 milioni di ECU); la quota del gruppo Interox era del ... %, quella di Degussa del ... % mentre i produttori francesi detenevano ciascuno il ... %.
La clientela, relativamente scarsa, è costituita principalmente da multinazionali che producono detergenti e detersivi in polvere. Di conseguenza gli scarti di prezzo, sebbene non irrilevanti, sono meno consistenti di quelli riscontrati per il perossido d'idrogeno.
c) PERSOLFATI
(7) Il maggiore produttore di persolfati della CEE è la società Peroxid-Chemie di Interox. Gli altri produttori sono Degussa e L'Air Liquide. Interox detiene approssimativamente i 2/3 del mercato totale che è di circa 12 000 tonnellate l'anno.
Posizione dei produttori della CEE
(8) I produttori europei (comprese le filiali negli altri continenti) rappresentano complessivamente circa il 75 % della produzione mondiale di perossido d'idrogeno: il gruppo Interox, Degussa e Oxysynthèse sono i tre maggiori produttori mondiali.
I Produttori europei rappresentano circa l'80 % della produzione mondiale di perborato di sodio: il gruppo Interox è il maggior produttore mondiale.
I produttori europei rappresentano complessivamente circa la metà della produzione mondiale di persolfati.
Le infrazioni
(9) Dagli accertamenti effettuati il 9 e 10 dicembre 1980 dalla Commissione a norma dell'articolo 14, paragrafo 3, del regolamento n. 17 e dalle risposte alla richiesta di informazioni a norma dell'articolo 11 del medesimo risulta che:
a) perlomeno dal 1961 i suddetti produttori hanno commercializzato il perossido d'idrogeno e il perborato di sodio nella CEE sulla base di un accordo o intesa che riservava ai produttori locali il rispettivo mercato nazionale [«norma del mercato nazionale» (home market rule)];
b) in base ad un accordo originariamente concluso nel 1958 secondo il quale la quota di mercato di Solvay in Francia, sia per il perossido d'idrogeno che per il perborato di sodio, doveva salire ad 1/3 del mercato nazionale e rimanere successivamente a tale livello, il gruppo Solvay/Laporte Interox, L'Air Liquide e PCUK si sono divisi tra loro in parti uguali il mercato francese;
c) in base ad un accordo concluso per iscritto intorno al 1969 tra Solvay e Degussa, le forniture di perossido d'idrogeno e di perborato di sodio alla grossa clientela nel Benelux sono state divise secondo quote prestabilite tra Degussa e il gruppo Interox di Solvay/Laporte e sono state fissate quote per i quantitativi residui («accordo Benelux»);
d) in base ad un accordo concluso per iscritto intorno al 1970, il mercato tedesco del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio è stato diviso fra Degussa e il gruppo Interox di Solvay/Laporte rispettivamente nella misura del 62 e 38 % per il perossido d'idrogeno e del 72 e 28 % per il perborato di sodio; le imprese si mantenevano costantemente in contatto per garantire il rispetto del listino prezzi («accordo Germania»);
e) in base ad un accordo conluso nel 1973, il gruppo Interox di Solvay/Laporte e Degussa mantenevano le quote convenute delle vendite di persolfati sul mercato mondiale, che erano rispettivamente del 70 e 30 %, e coordinavano le loro politiche dei prezzi.
Gli accordi contro i quali vengono formulati gli addebiti sono descritti in appresso.
A. LA NORMA DEL MERCATO NAZIONALE
Partecipanti: Solvay, Laporte, Degussa, L'Air Liquide, PCUK (ora Atochem)
Compartimentazione dei mercati nazionali
(10) Il mercato del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio nella CEE è rigidamente compartimentato. Ogni produttore si limita infatti a rifornire gli utilizzatori finali degli Stati membri in cui possiede unità di produzione.
Di conseguenza in Germania, in Belgio, nei Paesi Bassi e nel Lussemburgo il gruppo Interox e Degussa sono i soli produttori e fornitori di perossido d'idrogeno. L'Air Liquide e Atochem (in precedenza PCUK), che producono solo in Francia (Oxysynthese), non vendono perossido d'idrogeno nei suddetti paesi.
In Francia, il perossido d'idrogeno è prodotto solo da Interox, L'Air Liquide e Atochem ma non da Degussa. Il mercato è diviso in parti uguali tra di esse, mentre Degussa non ha mai venduto la propria produzione in questo paese.
Nel Regno Unito, le filiali Interox di Laporte sono le uniche imprese che producono perossido d'idrogeno; esse detengono quindi il monopolio dell'offerta.
La rigida compartimentazione dei mercati nazionali e la mancanza di scambi intracomunitari provocano considerevoli differenze di prezzo soprattutto tra la Francia e gli Stati membri confinanti.
(11) Un'analoga compartimentazione si riscontra anche nel mercato del perborato di sodio, con l'unica differenza che Degussa, che smercia la propria produzione soprattutto nel Benelux e nella Repubblica federale di Germania, dove possiede unità di produzione, fornisce piccoli quantitativi ad alcuni clienti minori (rappresentanti meno dell'1 % del mercato) in Francia, in Italia e nel Regno Unito.
Risulta altresì che almeno Interox impedisce ai propri clienti di rivendere all'estero. Ai commercianti belgi che nel 1975 e 1980 hanno rifornito il mercato tedesco è stato chiesto di cessare le forniture a tale mercato. I produttori hanno inoltre concluso accordi a lungo termine per limitare le importazioni di perossido d'idrogeno nella CEE e in particolare le importazioni dall'Austria dove Alpine è il produttore locale. Si tratta di una piccola impresa la quale è tenuta a dichiarare ai produttori maggiori i quantitativi di perossido d'idrogeno che prevede di vendere nella CEE. In Belgio le vendite non possono superare le 200 tonnellate annue.
Quando le esportazioni di Alpine in Francia hanno superato di 70 t al mese le «previsioni» fornite agli altri produttori, L'Air Liquide ha protestato. Risulta che, secondo Interox, un intervento di Degussa presso Alpine avrebbe consentito di controllare queste esportazioni.
II «principio del mercato nazionale»
(12) Dalla documentazione reperita presso Solvay risulta che nel 1961 i produttori hanno accettato di organizzare il mercato europeo in base al rispetto del principio dei «mercati nazionali».
Nel 1959 i principali produttori creavano un'associazione, il «BITOP» (Bureau international technique de l'eau oxygénée et du perborate de soude). Questo organismo, ufficialmente competente solo per le questioni tecniche di interesse comune, era in realtà considerato l'opportuno tramite per la conclusione di accordi di ripartizione del mercato tra i produttori. Quando nel 1961 Solvay progettò di espandersi oltre i propri mercati nazionali tradizionali ossia il Belgio e i Paesi Bassi, installando nuovi stabilimenti in Francia, Repubblica federale di Germania e Italia, i produttori di tali paesi si dichiararono disposti ad accettare Solvay in cambio di «una contropartita». A quel tempo BITOP progettava di istituire un sistema di quote per le esportazioni di perossido d'idrogeno e perborato di sodio - che avrebbe dovuto comprendere anche le «esportazioni» intracomunitarie - e ai produttori che avrebbero dovute cedere a Solvay una parte del rispettivo «mercato nazionale» fu proposto, come contropartita, un aumento della loro quota nel cartello delle esportazioni. I produttori che non erano interessati dai progetti di Solvay - cioé i produttori austriaci, svizzeri e britannici - dovevano rinunciare ad un terzo delle loro esportazioni fuori dei «mercati nazionali» a favore dei produttori che subivano le conseguenze della presenza di Solvay.
(13) Alla base del sistema di quote all'esportazione modificato, sebbene indipendente da esso, stava il principio del rispetto dei mercati nazionali. Il sistema di quote all'esportazione veniva pertanto descritto come «accessorio alla ripartizione geografica (mercati nazionali)» [accessory to a geographical sharing (home markets)]. Lo stesso documento continua con: «il principio della protezione dei mercati nazionali vale per tutti i paesi del mercato comune» (the protection of home markets is applicable in all common market countries). Sembra che vi fossero poche eccezioni a tale regola: ad esempio al produttore austriaco Alpine era stata assegnata una piccola quota delle forniture ad altri mercati europei. Il documento osserva: «il BITOP presume che la norma del mercato nazionale si aplichi rigorosamente al mercato belga dell'H2O2. Tuttavia, in forza di un accordo bilaterale tra Solvay e Alpine, quest'ultima mantiene, entro certi limiti, la possibilità di vendere in Belgio (200 t telles quelles)».
Da tutta la documentazione risulta che esisteva già un accordo tra produttori per l'organizzazione del mercato europeo in base al principio della protezione dei mercati nazionali.
(14) Nella sua risposta alla richiesta di informazioni ai sensi dell'articolo 11 del regolamento n. 17, Solvay descrive la norma del mercato interno come»il vecchio principio secondo il quale è logico che ogni produttore venda la maggior parte della sua produzione nel paese in cui produce ... si tratta di una norma che esisteva prima dell'ingresso sul mercato di Solvay, indipendentemente dagli accordi aventi per oggetto la ripartizione dei mercati di esportazione». Nelle loro risposte alla comunicazione degli addebiti, tuttavia, sia Solvay che Laporte negano che Solvay abbia con ciò implicitamente ammesso l'esistenza di accordi di questo tipo tra produttori.
(15) Nel 1962 veniva costituito un cartello d'esportazione del perborato di sodio ma non si dispone di informazioni dettagliate sul metodo di calcolo delle quote. Nello stesso anno BITOP cambiava la propria denominazione in «CIPP» (Centre d'information de peroxide d'hydrogène et de perborate de soude).
Sebbene, per quanto riguarda l'organizzazione dei mercati, i produttori sostengano che CIPP si occupava solo delle quote destinate ai paesi terzi, è evidente che il principio del mercato nazionale continuava a presiedere alle loro relazioni reciproche sul mercato europeo, che rappresentava il 90 % delle loro vendite. Nel 1968 Degussa (che fino alloro aveva prodotto solo nella Repubblica federale di Germania) progettava di insediare una nuova unità di produzione ad Anversa. Solvay, che palesemente temeva un'invasione della propria zona da parte di Degussa, reagiva boicottando il CIPP per 18 mesi. La controversia fu risolta nel 1969 e 1970 con la conclusione di un accordo per la divisione del mercato del Benelux e di quello tedesco e di conseguenza Solvay cessò di boicottare il CIPP. In una nota del 23 marzo 1970 un dirigente di Laporte osservava: «Il principio del mercato interno è stato sostanzialmente rispettato in questo periodo». Successivamente si chiariva che il ruolo di CIPP non si limitava ai mercati dei paesi terzi: «va tenuto presente che le attività che CIPP svolge in via ufficiale o ufficiosa alle sessioni plenarie rappresentano una parte trascurabile delle sue realizzazioni effettive. Le discussioni e le vivaci reazioni relative ai mercati terzi rappresentano una valvola di sicurezza che tende a dissimulare il fatto che essi rappresentano appena il 10 % del fatturato, ed una percentuale ancora minore in termini di redditività». Ne consegue implicitamente che il CIPP si occupava in realtà soprattutto della stabilità e della organizzazione del mercato europeo.
(16) Nella nota veniva già ventilato lo scioglimento del CIPP. Vi si legge che poiché in Europa restano ormai solo tre produttori di una certa importanza - Solvay/Laporte, Degussa e L'Air Liquide/PCUK - «il CIPP deve essere sciolto e sostituito da un accordo di portata più restretta ma più efficace fra i tre produttori».
Il CIPP venne effettivamente sciolto nel 1972, mentre continuava la collaborazione tra i tre grossi gruppi. Le quote dei paesi terzi erano gestite da un comitato «ad hoc», ma i produttori si concertavano anche relativamente alla partecipazione agli appalti di grossi progetti. Generalmente si trattava di costruire in un paese terzo uno stabilimento chiavi in mano, la cui gestione veniva affidata su licenza ad un produttore locale o ad un'impresa comune. In un verbale interno di Laporte (di data imprecisata) si legge «Riunione a Parigi per discutere le condizioni comuni. Grecia. Dovremmo ritirarci. Degussa non presenterà offerte. Controllare con i francesi». Risulta altresì che quando nella CEE venne indetta una gara per un nuovo progetto di investimento (nel 1979 per un gruppo produttore chimico nella Repubblica federale di Germania), Degussa faceva assegnamento sul rispetto della norma del «mercato nazionale», sicché quando fu informata da Laporte che erano state sollecitate offerte da parte dei produttori francesi, dichiarò che i francesi avrebbero dovuto «cooperare» ossia fissare volutamente un prezzo non competitivo onde permettere a Degussa, produttore locale, di ottenere l'aggiudicazione del progetto. (È difficile confrontare le offerte pervenute, ma alla fine si dovette rinunciare al progetto).
(17) Da una nota di Laporte del 18 aprile 1979 relativa ad una riunione con Degussa, risulta che all'epoca vigeva ancora tra i principali gruppi un preciso accordo per la ripartizione del mercato europeo; tale accordo stabiliva inoltre i paesi che ciascuno di essi poteva rifornire. (In testa alla nota figurava la dicitura «riservatissimo - non schedare». La prima pagina recava la stampigliatura «RED» in lettere maiuscole. Risulta che il termine «red note» veniva usato da Laporte per distinguere la documentazione relativa agli accordi per la ripartizione del mercato, che doveva rimanere segreta).
Degussa progettava di rinunciare alla produzione del perossido di sodio - surrogato del perossido d'idrogeno - prodotto di cui deteneva il monopolio nella CEE e che vendeva non solo nel Benelux e nella Repubblica federale di Germania ma anche in altri paesi, ad esempio in Francia e nel Regno Unito. La rinuncia di Degussa significava che la clientela avrebbe dovuto rivolgersi al mercato per ottenere un quantitativo equivalente di perossido di idrogeno. È significativo il fatto che entrambe le parti ritenessero non che i produttori si sarebbero fatti concorrenza per soddisfare la nuova domanda e neppure che Degussa avrebbe in futuro fornito perossido d'idrogeno in luogo di perossido di sodio, bensi che la nuova domanda sarebbe stata soddisfatta in ciascun mercato in base alle quote già fissate. Degussa sarebbe stata così totalmente estromessa dal mercato britannico e da quello francese e le nuove commesse sarebbero andate a Interox rispettivamente nella misura del 100 % e del 33 %. È altresì significativo che le quote delle nuove commesse a Interox nella Repubblica federale di Germania e in Francia corrispondessero alle quote ad essa attribuite dagli accordi originari. Degussa reclamava tuttavia la metà delle nuove commesse di perossido d'idrogeno ed evidentemente entrambe le parti ritenevano che non sarebbe stato difficile convincere gli altri produttori (in particolare quelli francesi) a rinunciare ad una parte del vantaggio che essi si ripromettevano, come «contropartita dell'iniziativa di Interox». È significativo infine che l'Europa sia divisa tra Germania, da un lato, e mercati «Interox», dall'altro, come pure che i mercati in cui sono presenti altri produttori siano definiti «mercati per i quali esiste una ripartizione» e che i produttori siano designati con il termine «parti». Il fatto che si prevedesse che nel Regno Unito la totalità delle nuove commesse sarebbe andata a Interox conferma che i produttori riconoscevano che tale mercato era abitualmente riservato a Laporte. È ugualmente significativo che Degussa, per quanto ansiosa di assicurarsi parte della quota del Regno Unito qualora questa si fosse accresciuta, garantiva a Laporte che sarebbe stato possibile «tenere interamente sotto controllo» tali forniture.
(18) Laporte e Solvay sostengono che la proposta non è stata mai realizzata. È irrilevante il fatto che essa lo sia stata o no. Ciò che invece importa è l'ipotesi su cui la proposta si basava, cioè che la nuova domanda avrebbe dovuto essere ripartita tra i produttori in modo tale da mantenere lo status quo su ogni mercato.
Le deduzioni dei produttori
(19) I produttori negano all'unanimità che esiste attualmente o esisteva in passato un'intesa o accordo generale tra di essi per la divisione del mercato CEE in base al principio del «mercato nazionale».
I produttori obiettano concordemente che la rigida struttura degli scambi e il fatto che ogni produttore rifornisca solo certi mercati non è il frutto di accordi o pratiche concordati, bensì la conseguenza del gioco delle normali forze del mercato. Essi sostengono che l'istituzione della CEE non ha eliminato gli ostacoli invisibili agli scambi quali la necessità della certezza degli approvvigionamenti, la preferenza della clientela per i fornitori locali, le fluttuazioni valutarie, i problemi e i costi di trasporto.
(20) Solvay sostiene che, dal lato della domanda, la divisione del mercato risulta, per quanto riguarda Interox, dall'ubicazione delle sue unità di produzione e, per gli altri produttori, da una serie di fattori quali le capacità produttive e i problemi tecnici di trasporto. Solvay nega altresì che le regole di concorrenza obblighino un produttore a condurre un'attiva politica commerciale negli altri Stati membri: il fatto che un produttore si limiti a vendere sul mercato nazionale sarebbe illegittimo solo qualora fosse il frutto di una concertazione di cui peraltro non esiste alcuna prova. Il fenomeno osservato dalla Commissione sarebbe la naturale conseguenza della situazione oligopolistica che caratterizza il settore del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio, prodotti per i quali i prezzi e le quote di mercato tendono spontaneamente a stabilizzarsi su posizioni di equilibrio.
Secondo Solvay, per evitare una guerra commerciale che sarebbe controproducente i produttori devono accettare siffatto equilibrio. Nondimeno. Solvay ammette di aver tentato di penetrare in taluni mercati, installandovi nuove unità produttive: ciò si è verificato, ad esempio, nel 1956 quando la società ha cominciato ad operare anche in Francia, Germania e Italia. Un'analoga situazione si è verificata alla fine degli anni '60, quando Degussa ha insediato uno stabilimento ad Anversa. Per penetrare su un mercato, i produttori sono obbligati ad installarvi un'unità di produzione dando agli altri produttori motivo di temere una vera e propria «guerra commerciale» a meno che non riducano le proprie attività per lasciare spazio al nuovo arrivato.
(21) Degussa riconosce altresì l'esistenza del principio del «mercato nazionale», ma sostiene che tale principio è il frutto non già di una concertazione, bensì di una valutazione indipendente dei produttori che operano su un mercato oligopolistico. Il motivo per cui i produttori francesi non sarebbero penetrati nel mercato tedesco è che essi temevano rappresaglie da parte di Degussa in Francia. Per quanto riguarda il proprio ingresso nel mercato del Benelux nel 1970, Degussa sostiene che ciò non è dovuto ad un precedente accordo con Solvay. Degussa escludeva tuttavia la possibilità di rappresaglie da parte di Solvay perché il principale acquirente dei prodotti del nuovo stabilimento sarebbe stato Henkel, il suo cliente di più antica data.
(22) Laporte ammette che i termini «norma del mercato nazionale» o «principio del mercato nazionale» non compaiono solo nei documente reperiti dalla Commissione e che tali termini erano impiegati anche da altri produttori. Essa sostiene tuttavia che l'applicazione di tale principio o norma non interferisce nel gioco delle forze del mercato e che la Commissione ha dato eccessivo rilievo alla documentazione e alle circostanze pregiudizievoli in cui è stata reperita.
Conclusioni sui fatti
(23) La Commissione non condivide la tesi secondo la quale la suddivisione del mercato rigorosamente coincidente con i confini nazionali - che nelle CEE è una caratteristica sia del settore del perossido di idrogeno che del perborato di sodio - derivi dal libero gioco delle forze del mercato o sia frutto di scelte di politica commerciale autonomamente assunte dai produttori.
Essa ritiene che la suddivisione dei mercati derivi da un accordo o da una intesa di lunga durata (vigente almeno dal 1961) fra i produttori che originariamente si basava sull'accettazione del «home market principle», cioé del principio del mercato nazionale, secondo il quale i mercati nazionali sarebbero stati riservati ai produttori locali. Quando un produttore allargava la propria sfera d'attività (come ha fatto Degussa nel 1968- 1979) istallando o programmando l'insediamento di unità produttive in un mercato nazionale che in precendenza non faceva parte della sua sfera di azione, quest'iniziativa veniva ritenuta un'azione sleale o ostile; ciò spiega perché Solvay abbia boicottato il CIPP per ben 18 mesi. Nondimeno, la controversia fra i due gruppi venne in definitiva risolto con la conclusione di un accordo di ripartizione del mercato che disciplinava minuziosamente le quote del mercato del Benelux assegnate alle parti e disponeva il mantenimento dello status quo in Germania, donde il commento che il principio ne era emerso «più o meno intatto». Anche il mercato francese sarebbe stato ugualmente diviso fra i produttori in questione. La Commissione non ritiene che questi accordi bilaterali fossero frutto di iniziative isolate o non coordinate fra di loro, ma crede anzi che esse rientrino in un più ampio disegno di compartimentazione del mercato, basato sull'assegnazione di un determinato territorio a ciascun produttore. La ratio di questi accordi risiede nella suddivisione del mercato disponibile fra alcuni produttori; la loro applicazione pratica è stata possibile solo perché i partecipanti avevano la certezza che gli accordi sulla divisione del settore, l'attribuzione dei clienti e la fissazione dei prezzi era al riparo da indesiderate iniziative di altri produttori.
La «red note» del 18 aprile 1979 dimostra non solo che esistevano stretti contatti fra Degussa, Interox ed i produttori francesi, ma anche che il mercato comunitario era oggetto di un accordo ben preciso sulla ripartizione delle commesse fra i produttori. Il documento in questione, insieme a testimonianze risalenti al 1961 ed al 1970, costituisce l'indispensabile riprova della collusione esistente fra i produttori allo scopo di organizzare il mercato europeo.
(24) La sorveglianza sul rispetto delle quote concordate dalle parti fu lasciata prima al BITOP e poi al CIPP; da ultimo erano i produttori stessi che vi provvedevano mediante appositi contratti. Ovviamente, in tutti questi incontri non si affrontavano soltanto questioni di natura tecnica o le quote di esportazione verso i mercati terzi; ciò si desume chiaramente dall'uscita di Solvay per protesta contro l'espansione di Degussa nel Benelux e dalle osservazioni fatte da Laporte sulle loro attività.
L'espressione «principio del mercato nazionale» (home market rule, home market principle) era impiegata dagli stessi produttori in relazione alla compartimentazione del mercato e non è un'invenzione della Commissione. Contrariamente alla tesi sostenuta da Laporte, la Commissione non ritiene che si debbano trascurare e ignorare le implicazioni della documentazione rinvenuta presso i produttori, dove si fa esplicita menzione di tale principio.
La particolare attenzione che richiedono la manipolazione ed il trasporto del perossido d'idrogeno (ma non del perborato di sodio) non costituisce un ostacolo alla fornitura del prodotto al di là delle frontiere nazionali - come invece sostenevano i produttori. Degussa ad esempio rifornisce una parte considerevole del mercato tedesco dal proprio stabilimento di Anversa, mentre alcune concentrazioni del prodotto vendute in Francia da Interox vengono fabbricate in Belgio. Nemmeno il canale della Manica costituisce un grosso ostacolo, come dimostrato dalla espressa volontà di Degussa di assicurarsi parte della quota del Regno Unito, ove quest'ultima fosse aumentata.
(25) La Commissione ritiene pertanto che le prove da essa acquisite dimostrino che:
(i) la maggior parte del mercato comunitario è compartimentato in zone esattamente coincidenti con i confini nazionali e che ogni produttore rifornisce esclusivamente i territori nel cui ambito possiede impianti di produzione;
(ii) questa compartimentazione dei mercati deriva e può attribuirsi a un accordo o ad un'intesa fra i produttori;
(iii) i vari accordi di divisione dei mercati per quanto riguarda Germania, Benelux e Francia non sono casi isolati o fortuiti ma costituiscono parte integrante di un cartello formato dai produttori per organizzare il mercato.
B. GLI ACCORDI DI RIPARTIZIONE DEL MERCATO IN FRANCIA
Partecipanti: Solvay, Laporte, L'Air Liquide, PCUK (ora Atochem)
L'accordo di agenzia del 1958
(26) Intorno al 1958 Solvay costruì un nuovo stabilimento per la fabbricazione di perossido di idrogeno e di perborato di sodio in località Tavaux, in Francia. Nello stesso periodo, i due produttori francesi creavano la società Oxysynthèse, filiale comune per la produzione di perossido di idrogeno.
Con un accordo scritto del 1958 (che un secondo accordo del 1977 riproduceva nelle sue linee essenziali) Solvay nominava i due produttori francesi suoi agenti per la vendita in Francia dei suoi prodotti a base di perossido di idrogeno. Il contratto prevedeva che all'inizio di ogni anno le parti avrebbero consensualmente definito il quantitativo di ciascun prodotto che sarebbe stato venduto in nome o per conto di Solvay.
I produttori hanno tuttavia riconosciuto di aver concordato contestualmente alla firma del contratto, che ciascuno di essi avrebbe rifornito un terzo del mercato francese di perossido di idrogeno e di perborato di sodio. L'accordo restò in vigore anche dopo il 1970, quando venne creata Interox e si tennero riunioni a scadenze regolari per tenere sotto controllo la situazione del mercato e sorvegliare la gestione delle quote.
(27) Nel 1973 la società chimica Rhône-Poulenc costrui a St Fons un nuovo stabilimento per la produzione di idrochinone che aveva un fabbisogno annuo di parecchie migliaia di tonnellate di perossido di idrogeno. Solvay (Interox) sostenne - a norma dell'accordo sulla ripartizione del mercato - di avere il diritto di fornire un terzo del fabbisogno della nuova impresa, ma i produttori francesi si opposero e stipularono con Rhône-Poulenc un contratto col quale si assicuravano la copertura totale del fabbisogno di quest'ultima. I tre produttori non raggiunsero mai un accordo su come ripartire il fabbisogno della nuova unità produttiva di Rhône-Poulenc. Lo stabilimento di St Fons acquista l'intero suo fabbisogno (circa 5 000 t/anno) dai produttori francesi.
All'inizio degli anni '70 Solvay prese a organizzare la propria rete di vendite in Francia e a diminuire la propria dipendenza dagli accordi di agenzia. La risoluzione di quest'ultimo accordo ebbe luogo - con preavviso - il primo gennaio 1975 e da quel momento in poi Interox iniziò a vendere e a commercializzare autonomamente in Francia i prodotti a base di perossido di ossigeno.
Continuazione degli accordi sulla ripartizione del mercato
(28) Mentre l'accordo di agenzia veniva risolto secondo le modalità da esso previste, l'accordo sulle quote non venne mai formalmente risolto né le imprese partecipanti hanno mai presentato alcuna documentazione che ne comprovasse la risoluzione.
Secondo Solvay, gli accordi sulle quote sarebbero giunti a scadenza contestualmente all'accordo di agenzia. Dalle prove che la Commissione ha acquisito risulta invece che gli accordi continuavano ad essere applicati, non solo nel senso che la divisione del mercato concordata dalle tre parti era mantenuta, ma anche nel senso che tale suddivisione era ascrivibile al perdurare di una collusione fra i tre produttori.
Mantenimento della divisione del mercato concordata dalle parti
(29) Dal 1975, anno in cui giunse a scadenza l'accordo di agenzia, Solvay ha continuato a assorbire la quota di mercato francese di sua spettanza, cioè un terzo. La copertura del fabbisogno di Rhône-Poulenc non era stata presa in considerazione dalle parti al momento in cui fu inizialmente concordata la divisione del mercato e, dalla documentazione esaminata, risulta che tale fabbisogno veniva considerato a sé nell'ambito del mercato complessivo del perossido di idrogeno. A quanto risulta Solvay accettò tacitamente che lo stabilimento della Rhône-Poulenc a St Fons venisse trattato come un caso a parte.
Ad esclusione di tale stabilimento, le quote di mercato francese mediamente assorbite dai tre produttori di idrossido di idrogeno tra il 1975 e 1980 furono rispettivamente le seguenti: AL 32,3 %; PCUK 33,3 %, Interox 34,4 %. Complessivamente, il mercato francese (escluso lo stabilimento della Rhône-Poulenc a St Fons) assorbì nel 1980 circa 15 000 t di perossido di idrogeno.
La divisione del mercato in tre parti quasi uguali si riscontra anche nel settore del perborato di sodio: infatti, nello stesso periodo 1975- 1980 le percentuali medie dei tre produttori erano rispettivamente le seguenti: AL 32 %, PCUK 34 %, Interox 34 %. Nel 1980 il mercato francese assorbì circa 83 000 t di perborato di sodio.
Scambio di informazioni sulle forniture
(30) Anche dopo il 1975, i tre produttori che rifornivano il mercato francese continuarono, come in precedenza, a scambiarsi informazioni particolareggiate sulla rispettiva produzione e sulle rispettive vendite. Questo scambio avveniva mensilmente per il tramite di un'organizzazione nota come «Chambre syndicale de l'eau oxygénée et des persels», che raccoglie e pubblica le statistiche dei produttori e dati aggregati relativi all'intero mercato francese. Dato che i produttori effettivi di perossido di idrogeno su questo mercato sono solo due, è evidente che ognuno di essi è automaticamente informato della produzione e delle vendite dell'altro gruppo ed è quindi in grado di accertarsi che la quota di mercato di sua spettanza risulti sempre prossima a un terzo del totale.
In realtà, oltre alle statistiche mensili pubblicate dalla suddetta «Chambre syndicale», i produttori si sono scambiati informazioni ancor più particolareggiate su questioni non ricomprese nell'informativa «ufficiale». I dati pubblicati dalla camera sindacale non contengono infatti il dettaglio delle vendite ai singoli clienti, né questi ultimi possono essere identificati da un esame dei dati. Inoltre, i produttori negano di essersi scambiati informazioni se non attraverso l'associazione ufficiale. Senonché, i documenti ottenuti dalla Solvay e relativi al 1978-1981 dimostrano che quest'ultima società era stata puntualmente e accuratamente tenuta informata delle vendite effettuate da L'Air Liquide, da PCUK e da Oxysynthèse ai singoli clienti.
(31) Di conseguenza, Solvay conosceva fino all'ultima tonnellata il quantitativo di perossido di idrogeno fornito nel 1978, nel 1979 e nel 1980 dai produttori alle due principali industrie chimiche clienti, nonché i quantitativi esatti venduti da Oxysynthèse a Rhône-Poulenc per la produzione di idrochinone nello stabilimento di St Fons. Sulla base di tali dati, Solvay era in grado di sorvegliare l'andamento della propria quota di mercato in ognuno dei principali settori (cartario, tessile e chimico, ad eccezione dello stabilimento di Rhône-Poulenc a St Fons).
Per il 1979 ed il 1980 Solvay era inoltre a conoscenza dell'esatto tonnellaggio fornito dai produttori francesi a ciascun cliente, nel settore chimico e cartario, compresi i nominativi di colore che non erano suoi clienti (ciò significa che Solvay deve aver ottenuto le informazioni da PCUK e/o da L'Air Liquide). La documentazione conferma inoltre che i produttori hanno considerato come un caso speciale il fabbisogno di idrochinone dello stabilimento della Rhône-Poulenc a St Fons.
(32) Solvay conosceva del pari l'esatto quantitativo di perborato di sodio venduto nel 1978, 1979, 1980 dai produttori francesi a ognuno dei quattro principali produttori di detergenti e poteva sincerarsi di coprire all'incirca un terzo del fabbisogno di ciascuno di essi (va notato che i dati mensili forniti dalla Chambre syndicale sono aggregati e non contengono una suddivisione per cliente).
A norma dell'articolo 11 del regolamento 17, la Commissione ha controllato le vendite effettuate da ciascun produttore ai principali suoi clienti e i dati ottenuti confermano l'accuratezza di quelli registrati da Solvay; di conseguenza, essi non erano semplici stime, ma constituivano informazioni quantitativamente esatte, ottenibili cioè soltanto dagli altri fornitori.
Dal 1981, cioè in seguito alle andagini che la Commissione ha effettuato a partire dal dicembre 1980, dalla documentazione non emerge più alcuna informazione relativa ai singoli clienti.
Tesi sostenute dai produttori
(33) Tutti i produttori indistintamente hanno negato che l'accordo mirante a dividere il mercato in tre quote abbia continuato ad essere applicato dopo la risoluzione dell'accordo di agenzia (1975). Essi sostengono che le variazioni della percentuale delle rispettive quote di mercato che si registrano di anno in anno non sarebbero confacenti con le esigenze di un sistema di quote fisse.
Si sostiene inoltre, in relazione al perossido di idrogeno, che sarebbe illogico escludere le forniture allo stabilimento Rhône-Poulenc di St Fons e che, se esse venissero incluse, Interox avrebbe coperto soltanto il 25 % del mercato francese.
(34) Un'altra tesi sostenuta dai produttori è che non esiste alcuna prova di collusione; lo scambio di informazioni attraverso la «Chambre syndicale» non avrebbe avuto lo scopo di consentire di sorvegliare il rispetto delle quote del mercato francese assegnate alle parti. Solvay asserisce che la documentazione dalla quale risulterebbe che essa era a conoscenza fino all'ultima tonnellata dei quantitativi venduti a ciascun cliente importante - e che non possono desumersi dalle statistiche ufficiali pubblicate dalla Chambre syndicale - non costituiscono una prova concludente di eventuali scambi di informazioni supplementari. Gli altri due produttori non sono in grado di fornire spiegazioni di come queste informazioni supplementari siano giunte in possesso di Solvay, mentre quest'ultima sostiene che esse sarebbero potute provenire dai clienti interessati a comunicare a potenziali fornitori il loro fabbisogno annuo. Solvay ha fornito alla Commissione alcuni resoconti di visite a clienti che - a suo dire - conforterebbero la sua tesi.
Conclusioni
(35) La Commissione ritiene che l'accordo mirante a suddividere in parti uguali fra i tre fornitori il mercato francese di perossido di idrogeno e di perborato di sodio sia un accordo autonomo rispetto all'accordo di agenzia cessato nel 1975 e che, in pratica, esso sia restato in vigore almeno fino al dicembre 1980, quando la Commissione iniziò le proprie indagini.
È bensì vero che le quote di spettanza dei singoli produttori variavano di anno in anno, ma è anche vero che - nei sei anni in cui la Commissione ritiene che gli accordi di ripartizione siano stati in vigore - le quote medie di mercato dei due prodotti in oggetto sono state quasi esattamente pari ad un terzo, coincidendo cioè con la suddivisione inizialmente concordata.
La tesi secondo cui non vi sarebbe stata alcuna ragione di escludere la Rhône-Poulenc di St Fons dalla triplice ripartizione del mercato del perossido di idrogeno è smentita dalla documentazione delle parti stesse, dalla quale si desume chiaramente che St Fons è considerato come un caso speciale. Comunque sia, la tesi sostenuta dai produttori non si applica al settore del perborato di sodio, dove si riscontra la stessa suddivisione del mercato in tre parti.
(36) Le informazioni scambiate erano ben più minuziose di quelle pubblicate ufficialmente dalla «Chambre syndicale», le quali consentono già di per sé di risalire ai comportamenti e alle quote di mercato detenute dai singoli produttori. I dati relativi ai quantitativi complessivamente venduti ai singoli clienti dai produttori francesi (dati che figurano nei documenti di Interox) sono dati la cui accuratezza e precisione può derivare soltanto dai contatti intervenuti fra i fornitori stessi. La Commissione non condivide la tesi secondo cui informazioni così dettagliate ed accurate sulle vendite dei concorrenti erano state ottenute dagli utilizzatori. I resoconti delle visite, forniti da Solvay a sostegno della tesi surriferita, non si riferiscono in genere neppure ai clienti del cui consumo Solvay era minuziosamente informata e, anche quando riguardano clienti che figurano nei documenti, questi resoconti forniscono solo stime generiche del loro fabbisogno mensile o annuale, che non coincidono con le cifre ben altrimenti particolareggiate figuranti nelle tabelle sulle quali si basa la Commissione. Quest'ultima conclude pertanto che i produttori si sono sistematicamente scambiati informazioni dettagliate sulle vendite da essi effettuate ai maggiori clienti. Con lo scambio di dati particolareggiati, ciascun produttore era non solo in grado di accertarsi che la sua quota di mercato (un terzo) fosse rispettata, ma anche di risalire alle cause di eventuali sbilanci o scostamenti dalla quota fissata.
C. ACCORDO «BENELUX»
Partecipanti: Solvay, Laporte, Degussa
(37) Per insediare ad Anversa la nuova unità produttiva di Degussa - la cui entrata in funzione era prevista per il 1970 - alla fine del 1969 Solvay e la stessa Degussa conclusero un accordo per suddividersi il mercato e spartirsi i principali clienti di perossido di idrogeno e di perborato di sodio.
Inizialmente, Solvay si era opposta al programma di insediamento di Degussa, boicottando per ben 18 mesi le riunioni del CIPP.
Il mercato olandese del perossido di idrogeno doveva essere diviso in parti uguali fra i due produttori. Per il mercato belga erano stati stipulati accordi speciali per coprire il fabbisogno dei due maggiori clienti: UCB venne assegnato a Solvay mentre il fabbisogno di AKZO venne equamente ripartito tra quest'ultima e Degussa. Per la parte rimanente del mercato belga Degussa fu autorizzata ad aumentare gradualmente la propria quota fino a raggiungere un terzo del mercato complessivo.
Nel settore del perborato di sodio, il mercato del Benelux venne considerato come una sola entità il cui fabbisogno sarebbe stato coperto per l'80 % da Solvay e per il 20 % da Degussa, mentre per le forniture alla Henkel - il più vecchio cliente di Degussa - le percentuali si invertivano nel senso che Degussa avrebbe coperto l'80 % del fabbisogno di questa.
(38) Gli accordi sopra richiamati assunsero la veste un «Gentlemen's Agreement» (redatto in forma scritta) che era ancora in vigore almeno fino all'aprile 1979 e figurava in note interne di carattere riservato.
Malgrado le ripetute richieste rivolte alle due parti durante e dopo le indagini, la Commissione non è mai entrata in possesso di copie di queste relazioni e ha dovuto limitarsi a fare assegnamento sui ragguagli forniti da Laporte nelle risposte alle domande che le sono state rivolte a norma dell'articolo 11.
L'accordo restò in vigore anche dopo che Solvay e Laporte ebbero creato il gruppo Interox.
Tre volte all'anno si svolgevano riunioni allo scopo di esaminare il funzionamento dell'accordo e correggere eventuali scostamenti dalle quote fissate. Il produttore la cui quota di mercato risultava inferiore a quella spettantegli provvedeva a correggere gli eventuali squilibri riducendo i propri prezzi di vendita o offrendo condizioni speciali in modo da aumentare le vendite nel trimestre successivo. I produttori furono anche in contatto telefonico per assicurarsi che l'accordo venisse effettivamente osservato. Nel corso degli anni l'accordo iniziale venne alquanto modificato ed emersero comportamenti commerciali nuovi non previsti all'inizio. Cionondimeno, come ha ammesso Solvay, le parti si sono incontrate regolarmente almeno fino alla fine del 1980 e si sono messe d'accordo sulle rispettive quote di mercato.
(39) Nel 1978 - pare su iniziativa di Degussa - si propose di «semplificare» l'accordo «Benelux» (e l'accordo «Germania») e quindi di ridurre i contatti al minimo indispensabile. Nessuna delle parti espresse peraltro l'intenzione di modificare lo status quo definito dagli accordi. In tale occasione si disse che, per avere successo, la semplificazione degli accordi sarebbe consistita essenzialmente nella disponibilità dei dirigenti «al più alto livello» ad esercitare la propria influenza sui vertici aziendali nazionali per assicurare che questi si attenessero rigorosamente alle quote concordate; ogni deviazione sarebbe stata contestata. Questa proposta, che venne approvata in una riunione di Degussa e Interox del 17 aprile 1979, per essere presentata a funzionari superiori delle due società, prevedeva che i vertici societari avrebbero informato i dirigenti delle filiali nazionali che ogni accordo particolareggiato eventualmente concluso in passato dai due gruppi era abrogato (ciò che non corrispondeva alla realtà) e che per l'avvenire essi si sarebbero fatti guidare dal «buon senso». I contatti dovevano essere ridotti al minimo e ad essi avrebbero provveduto solo alcuni funzionari direttivi esplicitamente designati a tale scopo da ciascuna delle parti.
Solvay e Laporte asseriscono che la proposta di «semplificare» gli accordi non è mai stata attuata; se le cose stanno così, non si può non concludere che gli accordi hanno continuato ad essere applicati come in passato.
Solvay, Laporte e Degussa ammettono di aver partecipato all'accordo Benelux fino al dicembre 1980.
D. ACCORDO «GERMANIA»
Partecipanti: Solvay, Laporte, Degussa
(40) Un accordo distinto, collegato al precedente, venne raggiunto nel 1970 da Degussa e dai rappresentanti di Solvay e di Laporte in ordine alla spartizione del mercato tedesco. Oggetto dell'accordo (che fu redatto in forma scritta) era di mantenere lo status quo risultante dalla media delle vendite rispettivamente effettuate dai due gruppi nella Repubblica federale di Germania nei tre anni precedenti nei due settori del perossido di idrogeno e del perborato di sodio.
Di conseguenza, il gruppo Interox ottenne il 38 % e Degussa il 62 % del mercato del perossido di idrogeno, mentre le relative percentuali del mercato del perborato di sodio furono rispettivamente fissate al 28 e al 72 %. Nel 1980 il mercato tedesco assorbi rispettivamente 23 000 e 130 000 t di questi due prodotti.
Copie dell'accordo in oggetto vennero inviate ai rispettivi vertici nazionali ma, anche in questo caso, le parti si sono rifiutate di comunicarne il testo alla Commissione.
Le riunioni si svolgevano tre o quattro volte all'anno per controllare nei particolari l'applicazione degli accordi sulle quote. In un documento del 1974 reperito presso Solvay, le quote («Soll») spettanti ai due produttori erano addirittura indicate fino a due cifre decimali (38,64 % e 61,36 %). Da questo documento si desume inoltre che erano stati conclusi accordi particolari - peraltro non rivelati dai produttori - in ordine alla suddivisione del fabbisogno dei principali clienti, quali AKZO, Ciba Geigy e Henkel; la nota del 1979 relativa all'incontro Degussa-Interox rivela inoltre che per vari clienti erano state assegnate quote speciali.
Non è chiaro se l'accordo iniziale stabilisse nei dettagli come dovevano fissarsi i prezzi. In pratica risulta che i due gruppi fossero settimanalmente in contatto telefonico per fare in modo che i rispettivi prezzi di listino - che erano identici - venissero rispettati.
(41) Nel 1979 le parti si adoperarono per semplificare l'accordo «Germania», che richiedeva contatti molto più stretti - e quindi un maggior rischio che venissero alla luce - dell'accordo «Benelux». Si raggiunse un accordo di principio secondo cui per l'avvenire le parti si sarebbero preoccupate meno di sorvegliare il rispetto dei prezzi praticati ai singoli clienti purché non vi fosse alcun rischio nel rispettare lo schema di base dei prezzi. Anche gli accordi sulle quote dei singoli clienti o dei singoli settori dovevano essere semplificati in modo da non alterare lo status quo. Per quanto riguarda i prezzi, se una delle parti desiderava praticare prezzi inferiori a quelli di listino per una nuova utilizzazione, il contatto iniziale doveva avvenire tramite il coordinamento di Interox (attraverso la sede centrale di Solvay o Laporte). Tutti questi punti dovevano essere sintetizzati in un documento allegato all'accordo iniziale «Germania». Anche in questo caso le parti hanno asserito che le modifiche proposte non furono mai poste in atto.
Le parti hanno anche ammesso la loro partecipazione all'accordo «Germania» fino al dicembre 1980.
Relativamente agli accordi per la Repubblica federale di Germania e per il Benelux esse sostengono però che si trattava soltanto di facilitare il mantenimento di un «equilibrio» che già esisteva di fatto a causa della struttura oligopolistica del mercato.
E. ACCORDI SUI PERSOLFATI
Partecipanti: Solvay, Laporte, Degussa
(42) Nel 1979, in seguito a un procedimento per violazione della normativa antitrust iniziato negli Stati Uniti, nel settore dei persolfati, tra l'altro anche nei confronti di Solvay e Laporte, la Commissione iniziò a svolgere indagini su una possibile estensione alla Comunità europea degli accordi contestati sul mercato statunitense. I rappresentanti di Laporte negarono categoricamente che fossero mai esistiti accordi restrittivi riguardanti il mercato europeo e le indagini vennero chiuse.
Senonché, dagli elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini connesse alla presente causa, risulta che, all'incirca nel 1974, il gruppo Interox e Degussa raggiunsero un accordo sulla fissazione delle rispettive quote di vendita di persolfati sul mercato mondiale (compresa la CEE) che assegnava a ciascuna di esse rispettivamente il 70 e il 30 % del mercato; queste percentuali riproducevano la struttura delle vendite rispettivamente effettuate nel periodo 1971-1973.
Risulta inoltre che furono stipulati accordi fra Peroxid-Chemie (società del gruppo Interox cui era affidata prevalentemente la produzione di persolfati) e Degussa per dividersi il settore dopo che il produttore olandese AKZO ebbe cessato la produzione nel 1977.
Venivano periodicamente scambiati dati relativi alle vendite complessive e prese le iniziative idonee a riequilibrare eventuali scostamenti dalle quote. La collaborazione nel settore dei persolfati comprendeva altresì consultazioni per il coordinamento della politica dei prezzi.
II. IN DIRITTO
A. ARTICOLO 85 DEL TRATTATO CEE
Articolo 85, paragrafo 1
(43) A norma dell'articolo 85, paragrafo 1, sono incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli accordi tra imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune ed in particolare quelli consistenti nel:
a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione;
b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti;
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;
d) ...
e) ...
Accordi e pratiche concordate
Il cartello generale: la norma del mercato nazionale
(44) La Commissione non ritiene che la rigida compartimentazione del mercato CEE e il fatto che ogni produttore si limiti a svolgere le proprie attività su certi mercati siano riconducibili al gioco delle forze di mercato o alla libera valutazione dei produttori. Nei documenti reperiti per il 1961 si parla spesso di una «norma del mercato nazionale» che, come confermato da Solfay, esisteva già indipendentemente da qualsiasi accordo accessorio sulle quote di mercato nei mercati terzi. Dalle prove raccolte risulta che la «norma del mercato nazionale» era accettata dai produttori nel quadro della reciproca cooperazione su cui si basava l'organizzazione del settore. Il «principio del mercato nazionale» veniva menzionato nuovamente nel 1970 e si diceva che tale principio era emerso sostanzialmente intatto dall'epoca delle controversie tra Solvay e Degussa, controversie che si erano risolte con la conclusione di accordi per il mantenimento dello status quo e di accordi sulle quote in Germania e nel Benelux. Dal documento del 1979 («nota rossa») risulta che tutti i produttori continuavano a cooperare nel reciproco interesse, dividendo tra di loro di comune accordo il mercato CEE.
(45) Perché si configuri una pratica concordata, non occorre che le parti abbiano previamente concordato un piano preciso o dettagliato [sentenza della Corte di giustizia del 16 dicembre 1975 (4) nelle cause riunite 40-48/73, 50/73, 54-56/73, 111/73, 113-114/73 (Suiker Unie e altri contro Commissione), punti 173-174 della motivazione]. I principi di coordinamento e cooperazione stabiliti dalla giurisprudenza della Corte vanno visti in relazione al principio informatore delle regole di concorrenza del trattato, secondo cui ogni operatore economico deve stabilire in via autonoma la politica che intende adottare nel mercato comune. Tale requisito d'indipendenza non priva le imprese della possibilità di adattarsi opportunamente all'attuale o previsto comportamento dei concorrenti ma vieta ad esse rigorosamente di concertarsi direttamente o indirettamente allo scopo o con l'effetto di influire sul comportamento dei concorrenti effettivi o potenziali, o di rivelare ad essi il comportamento che hanno deciso o prevedono di adottare sul mercato.
Dalla documentazione reperita risulta che i produttori non decidevano in merito ai propri mercati e clienti in base ad una valutazione indipendente. I produttori affermano infatti espressamente e concordamente che le loro attività prima nel «BITOP» e successivamente nel «CIPP» si basavano sulla «norma del mercato nazionale». Dalla «nota rossa» del 1979, relativa alla riunione di Degussa-Interox, risulta che tutti i produttori si concertavano strettamente - sia direttamente che indirettamente - sulla politica e sulle strategie che intendevano adottare e che vi era un accordo generale relativamente alla ripartizione delle nuove commesse su ogni mercato nazionale.
(46) Dalle prove raccolte risulta che:
a) intenzione concorde dei produttori era di condurre la loro politica commerciale nella CEE in base al principio della protezione dei tradizionali mercati nazionali, della limitazione delle loro vendite agli Stati in cui possedevano unità di produzione e della ripartizione delle commesse sui mercati in cui operavano più produttori in base a specifici accordi;
b) in omaggio a tale principio, essi limitavano le proprie attività a certi mercati;
c) di conseguenza il mercato CEE continuava ad essere suddiviso in mercati nazionali.
La Commissione ritiene pertanto che l'effettiva compartimentazione della maggior parte dei mercati nazionali nella CEE sia frutto, se non in senso stretto di un accordo, almeno di una concertazione tra Solvay, Laporte (operante tramite Interox), Degussa, L'Air Liquide e PCUK (ora Atochem).
Gli accordi «Germania», «Benelux» e «persolfati»
(47) Gli accordi conclusi nel 1969-1970 tra Degussa e il gruppo Interox di Solvay-Laporte per la ripartizione del mercato e la concertazione sui prezzi del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio in Germania e nel Benelux, nonché l'accordo «persolfati» del 1974, relativo agli scambi mondiali, compresi quelli intracomunitari, sono accordi ai sensi del mercato e la strategia dei singoli gruppi di produttori erano oggetto di precisi e dettagliati accordi stipulati per iscritto, su cui si basava la politica commerciale dei produttori stessi.
Accordo per la ripartizione del mercato francese
(48) L'accordo originario per la ripartizione del mercato francese del perossido di idrogeno e di quello del perborato di sodio, nei quali a ciascun produttore veniva assegnata una quota di un terzo, è un accordo ai sensi dell'articolo 85.
La Commissione ritiene che, contrariamente a quanto sostengono le parti, il comportamento convergente di queste ultime e il fatto che dopo il 1974 siano state mantenute le quote inizialmente convenute siano frutto del proseguimento di un'azione concertata.
Alla Commissione consta che per dare a ciascuno di essi la possibilità di esercitare un effettivo controllo sull'osservanza delle quote stabilite, i tre produttori si scambiavano informazioni dettagliate sulle forniture ai principali clienti, non solo ufficialmente, ma anche in via ufficiosa. Da questa prassi si desume che tra i produttori continuava a sussistere un accordo esplicito o implicito per la ripartizione del mercato. Il fatto che i produttori abbiano continuato a rispettare le quote convenute è quindi il risultato di un accordo o quanto meno di una pratica concordata.
Le imprese
(49) Nella fattispecie la Commissione non ritiene che il gruppo Interox sia abbastanza indipendente dalle due società controllanti, Solvay e Laporte per esonerare queste ultime dalla responsabilità che ad esse incombe in base alle regole di concorrenza della CEE. Il gruppo Interox è semplicemente il canale attraverso il quale Solvay e Laporte coordinano le loro operazioni nel settore del «perossigeno» e si dividono gli utili, mentre tutte le principali decisioni commerciali vengono prese dalle società controllanti. Le società Interox non determinano indipendentemente il proprio comportamento sul mercato, ma seguono sostanzialmente le direttive impartite dalle società controllanti.
Nella comunicazione degli addebiti, la Commissione si era espressamente riservata di esaminare in futuro l'applicabilità dell'articolo 85 del trattato agli accordi Interox. Sebbene Solvay e Laporte obiettino che Interox è un'impresa indipendente risultante da una fusione e che, in quanto tale, non rientra nel campo di applicazione dell'articolo 85, paragrafo 1, agli effetti del presente procedimento, esse hanno riconosciuto la responsabilità che ad esse, in quanto società controllanti, incombe in ordine ad eventuali infrazioni commesse da Interox.
Il fatto che L'Air Liquide e PCUK gestissero uno stabilimento comune per la prodzione di perossido di idrogeno (Oxysynthèse) non pregiudica la loro indipendenza in quanto imprese.
Durante i periodi considerati l'altro fornitore francese oltre a L'Air Liquide era PCUK, appartenente alla conglomerata Pechiney-Ugine-Kuhlmann.
Nel 1983, in seguito alla ristrutturazione dell'industria chimica francese, le attività di PCUK per la produzione di «perossigeno» sono state cedute a Atochem, appartenente al gruppo Elf-Aquitaine. La Commissione ritiene che essendo Atochem l'attuale titolare dell'impresa contravventrice ed essendo essa subentrata nelle attività e negli obiettivi economici di PCUK nel settore considerato, ogni eventuale decisione vada indirizzata ad Atochem, che risponde altresì del pagamento delle ammende eventualmente inflitte per le infrazioni commesse da PCUK.
Pertanto sono destinatarie della presente decisione Solvay, Laporte, Degussa, L'Air Liquide e Atochem.
Restrizioni della concorrenza
(50) L'accordo generale sulla ripartizione del mercato e sulle quote, nonché i signoli accordi relativi a determinate zone e prodotti, disciplinano insieme la quasi totalità del commercio dei prodotti di cui trattasi nella maggior parte del mercato comune; a tali accordi, che riguardano un importante settore industriale, hanno partecipato tutti i principali produttori operanti sul mercato europeo.
L'accordo sul «mercato nazionale», stipulato nel 1961 e modificato nel 1970 in funzione dei programmi di espansione di Degussa nel Benelux, definiva le zone che potevano essere approvvigionate da ogni produttore e consolidava le posizioni dei produttori, pregiudicando la libera circolazione dei prodotti di cui trattasi nel mercato comune.
I singoli accordi (Benelux, Germania, Francia e «persolfati») miravano ad eliminare qualsiasi effettiva concorrenza tra le parti sui mercati e per i prodotti in questione, scopo che praticamente è stato realizzato.
Le parti sostengono che, data la struttura del mercato, la posizione dei produttori e la natura dei prodotti, gli accordi non hanno alterato le preesistenti condizioni di concorrenza. Secondo la Commissione l'argomento è irrilevante. L'articolo 85 infatti si applica ai mercati oligopolistici esattamente come si applica ai mercati più frammentati. Il solo fatto che le parti abbiano riconosciuto la necessità di aderire ad accordi che mantenevano lo status quo o fissavano le quote di mercato dei singoli produttori indica che le condizioni di mercato sarebbero state diverse in regime di libera concorrenza.
Effetti sul commercio tra Stati membri
(51) Gli accordi conclusi a livello europeo (e mondiale) tra i maggiori produttori di «perossigeno» hanno praticamente escluso qualsiasi scambio tra Stati membri, tranne che attraverso i canali controllati dall'accordo restrittivo. La «norma del mercato nazionale» impediva ai produttori di rifornire i clienti delle zone riservate ad altri produttori o limitava la loro attività a determinati mercati in base a quote stabilite. Gli scambi avvenivano quindi solo nel quadro dell'organizzazione di mercato convenuta o sotto forma di vendite effettuate da coproduttori.
Dato che tutti gli accordi restrittivi miravano ad una rigorosa ripartizione del mercato fra produttori, tali accordi non possono essere esaminati prescindendo da questa circostanza. Tuttavia, anche considerati singolarmente, gli accordi per la ripartizione del mercato nel Benelux, in Germania e in Francia influiscono in misura sensibile sul commercio tra Stati membri.
L'accordo Benelux riguarda il commercio in tre Stati membri. Gli altri accordi che dividono ogni mercato nazionale tra due o tre produttori contribuiscono praticamente al mantenimento degli ostacoli agli scambi. Inoltre, sia Degussa che il gruppo Interox hanno filiali in vari Stati membri, sicché i prodotti forniti su un mercato nazionale nel quadro di un accordo di ripartizione possono anche essere originari di un altro Stato membro: ad esempio Interox fornisce in Francia certi prodotti del suo stabilimento in Belgio.
L'accordo «persolfati» fissava le quote dei due maggiori produttori nell'intera Comunità e di conseguenza influiva sul commercio tra Stati membri.
Conclusione
(52) La Commissione ritiene quindi che
a) l'accordo o le pratiche concordate tra i produttori, per cui il mercato comunitario veniva organizzato in base al rispetto del principio del mercato nazionale e alla limitazione delle rispettive vendite a determinate zone;
b) l'accordo del 1958 che ripartiva il mercato francese del perossido di idrogeno e del perborato di sodio in egual misura tra Solvay (in seguito Interox), L'Air Liquide e PCUK;
c) l'accordo «Benelux» del 1969 che fissava le quote di Solvay (in seguito Interox) e Degussa in Belgio, nei Paesi Bassi e nel Lussemburgo per il perossido d'idrogeno e il perborato di sodio, in base alle percentuali convenute;
d) l'accordo «Germania» del 1970, ai sensi del quale venivano fissate in base allo status quo le quote di Degussa e del gruppo Interox sui mercati tedeschi del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio e i prezzi di vendita dei produttori ed avevano luogo continui contatti volti a garantire il rispetto dei listini prezzi;
e) l'accordo «persolfati» del 1974, che fissava le quote di Degussa e Interox sul mercato dei persolfati della CEE e coordinava le loro strategie in materia di prezzi,
configurano violazioni dell'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE.
Articolo 85, paragrafo 3
(53) A norma dell'articolo 85, paragrafo 3, del trattato CEE, qualora ricorrano certe condizioni, la Commissione può accordare alle imprese un'esenzione dal divieto dell'articolo 85, paragrafo 1. All'uopo è tuttavia pregiudizialmente necessario che gli accordi o le pratiche concordate in oggetto siano stati regolarmente notificati, il che nella fattispecie non è avvenuto.
D'altra parte detti accordi o pratiche concordate non potrebbero beneficiare di esenzione neppure se fossero stati regolarmente notificato. Accordi come quelli in esame, riguardanti la ripartizione dei mercati e la fissazione dei prezzi in un importante settore industriale in cui opera un numero ristretto di produttori, i quali vi hanno aderito praticamente tutti, sono nella loro essenza contrari agli obiettivi fondamentali del trattato. Non si può dire che gli accordi contribuiscano a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti in oggetto e il loro risultato è eliminare ogni possibilità di effettiva concorrenza per tali prodotti. L'utile che ne deriva (cioè stabilità delle quote di mercato e prezzi elevati) va a vantaggio dei soli partecipanti.
B. REGOLAMENTO N. 17
Ammende
(54) A norma dell'articolo 15 del regolamento n. 17 la Commissione può infliggere ammende che variano da un minimo di mille ad un massimo di un milione di ECU con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10 % del volume d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che, intenzionalmente o per negligenza, hanno partecipato all'infrazione. Per determinare l'ammontare dell'ammenda occorre tenere conto, oltre che della gravità dell'infrazione, anche della sua durata.
Nella fattispecie, la Commissione non può non ritenere che gli accordi e le pratiche concordate configurino infrazioni di estrema gravità e di lunga durata.
La gravità dell'infrazione consiste nel fatto che per un lungo periodo i produttori di perossido d'idrogeno, perborato di sodio e persolfati hanno praticamente limitato ogni possibilità di effettiva concorrenza in un mercato il cui volume di affari è di parecchie centinaia di milioni di ECU l'anno e avrebbero probabilmente continuato a concertarsi segretamente a tempo indeterminato se la Commissione non ne avesse scoperto le prove.
La divisione dei mercati su base nazionale e la serie di accordi per la ripartizione dei mercati e sulle quote costituiscono, nel loro insieme, un cartello che pregiudica il commercio tra Stati membri in misura contraria ad uno degli obiettivi fondamentali del trattato CEE, vale a dire la creazione di un unico mercato.
Il cartello che configurava infrazioni gravi e intenzionali alle regole di concorrenza della CEE è rimasto in vigore anche dopo gli accertamenti effettuati nel 1979 dalla Commissione nel settore dei persolfati a norma dell'articolo 14, paragrafo 2.
(55) Quanto alla durata, l'accordo «mercato nazionale» risale praticamente alla creazione del mercato comune, mentre gli accordi per la Francia risalgono al 1958 e quelli per il Lussemburgo e la Germania e l'accordo «persolfati» risalgono rispettivamente al periodo 1969-1970 e al 1974.
Dato che l'accordo «mercato nazionale» e l'accordo relativo alla divisione del mercato francese erano antecedenti all'entrata in vigore, il 6 febbraio 1962, del regolamento n. 17, la Commissione determinerà l'ammontare delle ammende unicamente in base alle operazioni posteriori alla data citata.
Benché l'accordo «mercato nazionale» fosse in vigore sin dal 1961, la Commissione considera che, ai fini dell'articolo 15 del regolamento n. 17, le sue implicazioni più serie vengano in causa a partire all'incira dal 1970 a partire dalla formazione dell'Interox, la concentrazione effettiva dei produttori in soli tre gruppi principali, e dagli accomodamenti raggiunti per consentire l'espansione di Degussa nel Benelux.
Le parti sostengono di aver posto immediatamente termine alle infrazioni contestate dopo gli accertamenti effettuati dalla Commissione nel dicembre 1980. Sebbene non esista al riguardo alcuna prova concreta, per determinare l'ammontare delle ammende la Commissione presume che le infrazioni siano effettivamente cessate a partire da tale data.
(56) Per determinare l'ammontare delle ammende, è opportuno tuttavia fare una certa distinzione fra la responsabilità di Solvay, Laporte e Degussa, da un lato, e quella dei produttori francesi, dall'altro. Il gruppo Interox di Solvay-Laporte e Degussa sono i maggiori produttori mondiali dei prodotti di cui trattasi e hanno svolto un ruolo determinante nella concezione e nel funzionamento del cartello. Degussa, il secondo produttore mondiale, ha partecipato agli accordi per il Benelux e la Germania: il fatto che l'impresa non vendesse in Francia o nel Regno Unito era dovuto alla norma del mercato nazionale di cui essa era uno dei principali beneficiari, essendo la Germania il maggior mercato della CEE.
(57) Nel 1980, ultimo anno in cui, stando alle prove raccolte, ha funzionato il cartello, il volume d'affari del gruppo Interox nella CEE, per i prodotti di cui trattasi, ammontava a circa ... milioni di ECU. Sebbene dopo la costituzione del gruppo Interox, Solvay e Laporte, in quanto società controllanti, rispondano entrambe delle attività del gruppo, la Commissione infligge ammende separate. Considerando che Solvay è la maggiore tra le società parti del gruppo Interox, e che il perossido rappresenta nel fatturato totale di Laporte una quota di gran lunga maggiore che per Solvay, la Commissione opera una certa distinzione tra le due società.
Si deve considerare, inoltre, che la responsabilità di Laporte per gli accordi per la Francia ed il Benelux risale al 1970, quando il gruppo Interox era stato costituito, dato che entrambi gli accordi in questione erano stati negoziati all'origine da Solvay con le altre parti.
Per l'esercizio conclusosi il 30 settembre 1980, il fatturato di Degussa nella CEE per i prodotti di dui trattasi ammontava a ... milioni di ECU. I produttori francesi svolgevano un ruolo di minor rilievo, in conseguenza del fatto che la loro quota del mercato CEE era inferiore a quella di Interox e Degussa. Pur non avendo i produttori francesi partecipato agli accordi per il Benelux e la Germania, il fatto che essi limitassero le loro attività ai rispettivi mercati nazionali ha contribuito a rendere più efficaci gli accordi restrittivi relativi ad altri mercati, conclusi tra Interox e Degussa, in particolare per quanto riguarda il mantenimento dei differenziali di prezzo tra gli Stati membri.
Nel 1980 le vendite di perossido d'idrogeno e di perborato di sodio a terzi (esclusi i coproduttori) effettuate dai produttori francesi nella CEE ammontavano a ... milioni di ECU per L'Air Liquide e a ... milioni per PCUK.
Cessazione delle infrazioni
(58) A norma dell'articolo 3 del regolamento n. 17, se la Commissione constata un'infrazione agli articoli 85 e 86 del trattato CEE, può obbligare le imprese intressate a porre fine all'infrazione constatata.
La Commissione non ha potuto accertare se le infrazioni siano effettivamente cessate. Solvay e Laporte hanno ammesso l'esistenza di accordi specifici per la ripartizione del mercato, ma sostengono che, data la loro natura, «essi non si prestavano ad una risoluzione formale». Dal canto suo Degussa, pur dichiarando che «non è escluso che suoi dipendenti abbiano partecipato» a tali accordi, nega che la direzione dell'impresa fosse al corrente dell'esistenza degli accordi stessi. Alla Commissione non risulta che l'accordo per la Francia sia scaduto alla fine del 1974, come sostengono i partecipanti. In conclusione non vi sono prove che le parti abbiano posto fine a tutte le infrazioni constatate nella presente decisione. Di conseguenza, a norma dell'articolo 3 del regolamento n. 17, le parti devono porre immediatamente termine agli accordi e pratiche concordate.
Alle parti è inoltre fatto divieto di concludere accordi o porre in atto pratiche concordate di effetto equivalente e in particolare è vietato qualsiasi scambio di listini prezzi o di informazioni, sia globali che particolareggiate, sulle vendite ai singoli clienti, che possa dare loro la possibilità di controllare l'osservanza delle quote di mercato o la ripartizione della clientela stabilite dagli accordi; è inoltre vietato qualsiasi scambio, diretto o indiretto, di informazioni abitualmente riservate sui costi di altri produttori, sui loro prezzi, progetti d'investimento e di produzione, inviti a presentare offerte per progetti di costruzione di impianti.
Ogni sistema di scambio di informazioni, se e in quanto fornisca ai partecipanti informazioni del tipo sopra richiamato, dovrà essere modificato o eliminato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC, Degussa AG, L'Air Liquide SA e Produits Chimiques Ugine Kuhlmann hanno violato l'articolo 85 del trattato CEE per aver partecipato almeno fino al 13 dicembre 1980 ad accordi o pratiche concordate a decorrere dal 1961 che limitavano le loro vendite di perossido d'idrogeno e perborato di sodio ai rispettivi mercati nazionali o a certi mercati nazionali in cui vigevano accordi restrittivi sulle quote.
2. Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC, L'Air Liquide SA e Produits Chimiques Ugine Kuhlmann hanno violato l'articolo 85 del trattato CEE per aver partecipato a decorrere dal 1958 (nel caso di Laporte, successivamente alla costituzione di Interox, nel 1970) ad accordi o pratiche concordate che ripartivano in tre parti uguali il mercato francese del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio tra Solvay (più tardi, gruppo Interox), L'Air Liquide e PCUK.
3. Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC e Degussa AG hanno violato l'articolo 85 del trattato CEE per aver partecipato dal 1969 (nel caso di Laporte a decorrere dalla costituzione di Interox, nel 1970) perlomeno fino al 13 dicembre 1980 ad accordi o pratiche concordate che dividevano, in base a quote concordate, il mercato del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio nel Benelux e ripartivano le principali commesse di determinati clienti in base a quote prestabilite tra Solvay (più tardi gruppo Interox) e Degussa.
4. Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC e Degussa AG hanno violato l'articolo 85 del trattato CEE per aver partecipato ad accordi e pratiche concordate attraverso le quali, a decorrere dal 1970 sino almeno al 13 dicembre 1980, il mercato del perossido d'idrogeno e del perborato di sodio in Germania era stato ripartito tra il gruppo Interox e Degussa ed era stato stabilito che i produttori in questione avrebbero mantenuto costanti contatti allo scopo di garantire il rispetto dei listini prezzi (che erano identici).
5. Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC e Degussa AG hanno violato l'articolo 85 del trattato CEE per aver partecipato, dal 1974 fino ad almeno il 13 dicembre 1980, ad un accordo che fissava le rispettive quote sul mercato dei persolfati della CEE per il gruppo Interox e Degussa e che coordinava le loro strategie in materia di prezzi.
Articolo 2
Solvay et Cie, Laporte Industries (Holdings) PLC, Degussa AG, L'Air Liquide SA e Atochem (in quanto successore di PCUK) devono porre fine immediatamente alle infrazioni constatate (qualora non l'abbiano già fatto) e ad esse sono vietati in futuro qualsiasi accordo, pratica concordata o decisione che abbiano effetti equivalenti e in particolare lo scambio organizzato di listini prezzi o di informazioni commerciali, abitualmente coperte dal segreto commerciale, che mettano i partecipanti al corrente, direttamente o indirettamente, di dati relativi ad altri produttori riguardanti quantitativi prodotti o venduti, costi, prezzi di vendita, sconti, partecipazioni a gare d'appalto, programmi di produzione o d'investimento, o che consentano loro di vigilare sull'osservanza di qualsiasi accordo di ripartizione del mercato o di determinazione dei prezzi o di altro tipo di accordo concernente il mercato comunitario o di qualsiasi mercato nazionale all'interno della CEE.
Articolo 3
Alle imprese destinatarie della presente decisione sono inflitte le seguenti ammende, per le infrazioni di cui all'articolo 1, se ed in quanto commesse dopo l'entrata in vigore del regolamento n. 17:
a) Solvay et Cie, Bruxelles:
3 000 000 di ECU, ossia 134 775 300 FB;
b) Laporte Industries (Holdings) PLC, Londra:
2 000 000 di ECU, ossia 1 206 254 £;
c) Degussa AG, Francoforte:
3 000 000 di ECU, ossia 6 687 120 DM;
d) L'Air Liquide, Parigi:
500 000 ECU, ossia 3 418 005 FF;
e) Atochem, Parigi (in quanto successore di PCUK):
500 000 ECU, ossia 3 418 005 FF.
Articolo 4
L'ammontare delle ammende inflitte ai sensi dell'articolo 3 deve essere versato entro tre mesi dalla data della notifica della presente decisione ai seguenti conti bancari della Commissione:
a) Solvay:
Banque Bruxelles-Lambert, Bruxelles, n. 310-0231000-32;
b) Laporte:
Lloyds Bank PLC, Londra, n. 108.63.41;
c) Degussa:
Sal. Oppenheim & C., Colonia, n. 260/00/64 910;
d) e e) L'Air Liquide e Atochem:
sté Générale, Parigi, n. 5.770.006.5.
Articolo 5
Sono destinatarie della presente decisione:
- Solvay et Cie, 33 rue du Prince Albert, B-1050 Bruxelles;
- Laporte Industries (Holdings) PLC, 14 Hanover Square, UK-London WIR OBE;
- Degusa AG, Weissfrauenstrasse 9, D-6000 Frankfurt am Main 11;
- L'Air Liquide SA, 75 Quai d'Orsay, F-75131 Paris;
- Atochem, La Défense 5, F-92091 Paris-La Défense.
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 192 del trattato CEE.
Fatto a Bruxelles, il 23 novembre 1984.

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