Document ID: 32003D0382

Decisione della Commissione
dell'8 dicembre 1999
relativa ad un procedimento d'applicazione dell'articolo 81 CE
(Caso IV/E-1/35.860-B Tubi d'acciaio senza saldatura)
[notificata con il numero C(1999) 4154]
(Le versioni in lingua tedesca, francese, inglese e italiana sono le sole facenti fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/382/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento di applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1/2003(2), in particolare gli articoli 3 e 15,
vista la decisione della Commissione del 20 gennaio 1999 di avviare il procedimento nel presente caso,
dopo aver offerto alle imprese interessate l'occasione di manifestare il loro punto di vista riguardo agli addebiti mossi dalla Commissione,
dopo aver consultato il comitato consultivo in materia di intese e di posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
I. I FATTI
A. Procedimento
(1) Il 1o e 2 dicembre 1994, agendo in forza di una decisione della Commissione del 25 novembre 1994, alcuni funzionari della Commissione e rappresentanti delle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri interessati hanno effettuato accertamenti in virtù dell'articolo 14, paragrafo 3, del regolamento n. 17 presso un certo numero di imprese, tra le quali British Steel plc, Mannesmannröhren-Werke AG e Vallourec SA, che sono destinatarie della presente decisione. La Commissione intendeva verificare l'eventuale esistenza di un'infrazione all'articolo 81 del trattato CE (già articolo 85 CE).
(2) Tali accertamenti sono stati effettuati contemporaneamente con gli agenti dell'autorità di vigilanza EFTA (in prosieguo "AVE") a seguito di una domanda presentata in virtù dell'articolo 8, paragrafo 3, del protocollo 23 all'accordo sullo Spazio economico europeo (in prosieguo "accordo SEE") per accertare un'eventuale infrazione all'articolo 53 dell'accordo SEE.
(3) Con decisione del 6 dicembre 1995, l'AVE, ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 3, del protocollo n. 23 dell'accordo SEE, ha trasmesso il fascicolo alla Commissione, ritenendo che i documenti rinvenuti nel corso degli accertamenti dimostrassero un'alterazione del commercio intracomunitario.
(4) Tra settembre 1996 e dicembre 1997 sono stati effettuati ulteriori accertamenti ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento n. 17 presso le società Vallourec, Dalmine e Mannesmannröhren-Werke AG. Successivamente sono state indirizzate a tutte le imprese destinatarie della presente decisione richieste di informazioni ai sensi dell'articolo 11 del regolamento n. 17.
(5) Avendo Dalmine SpA, Siderca SAIC e Groupe Techint rifiutato di comunicare alcune delle informazioni chieste, il 6 ottobre 1997 la Commissione ha indirizzato loro una decisione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 5, del regolamento n. 17. Siderca e Dalmine hanno presentato ricorso contro tale decisione al Tribunale di primo grado delle Comunità europee. Con ordinanza del 24 giugno 1998 il ricorso di Dalmine è stato dichiarato manifestamente irricevibile.
(6) In data 15 maggio 1998 la Commissione ha indirizzato una decisione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 5, del regolamento n. 17 anche a Mannesmannröhren-Werke AG, che ha rifiutato di fornire le informazioni richieste.
(7) Il 20 gennaio 1999 la Commissione ha inviato una comunicazione di addebiti ai destinatari della presente decisione nonché a Siderca SAIC e Tubos de Acero de México SA.
(8) Le imprese hanno potuto accedere al fascicolo costituito dalla Commissione per questo caso fra l'11 febbraio e il 22 aprile 1999. Con lettere in data 11 maggio 1999, la Commissione ha inviato copia delle decisioni di accertamento del novembre 1994 anche alle imprese che non ne erano destinatarie e che, pertanto, non avevano potuto accedervi.
(9) Dopo aver risposto per iscritto alla comunicazione degli addebiti, tutti i destinatari della presente decisione hanno partecipato all'audizione che si è svolta il 10 giugno 1999.
B. Le parti
1. Mannesmannröhren-Werke AG
(10) Mannesmannröhren-Werke AG (di seguito "MRW") è un'impresa di diritto tedesco controllata al 79 % da Mannesmann AG, che è un gruppo tedesco diversificato attivo nei seguenti settori: costruzione meccanica, engineering delle industrie di trasformazione, tecnologie dell'informazione, elettronica, fabbricazione di pezzi per auto, produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti siderurgici nonché fornitura dei servizi connessi. Il restante 21 % del capitale di MRW appartiene a Thyssen Stahl AG, produttore tedesco d'acciaio. MRW è la società holding per tutte le attività di produzione di tubi di Mannesmann. MRW è attiva nella produzione di tubi e nella produzione di acciaio e di semilavorati per tubi, nonché nella trasformazione dell'acciaio.
(11) Nei settori della produzione di tubi MRW ha delle partecipazioni nelle seguenti società: Mannesmannrohr GmbH (100 %), Mannesmannröhren-Werke Sachsen GmbH (100 %), Mannesmann SA - Brasile (76 %), Mannesmann Sümerbank Boru Endüstrisi TAS - Turchia (60 %), Europipe GmbH (50 %), MHP Mannesmann Hoesch Präzisrohr GmbH (50 %), Röhrenwerk Gebr. Fuchs GmbH (50 %), International Drill Pipe Assembly SA (49 %) e DMV Stainless BV (33,33 %). Inoltre controlla al 100 % la Mannesmann Handel GmbH, che si occupa della distribuzione di tubi e del commercio del gruppo Mannesmann.
(12) Dal 1o ottobre 1997 le attività nel settore dei tubi senza saldatura di MRW sono state cedute a Vallourec & Mannesmann Tubes, di cui MRW detiene il 45 % del capitale.
(13) MRW controlla Vallourec SA, dopo averne acquistato la partecipazione detenuta da Usinor. Il fatturato di MRW nel 1998 è stato di 4570 milioni di DEM (circa 2321 milioni di EUR).
2. Vallourec SA
(14) Vallourec SA (in prosieguo Vallourec, citata a volte nei documenti come "VLR") è un'impresa di diritto francese che, tramite l'affiliata Valtubes, è attiva nel settore della produzione e della trasformazione di tubi e dei prodotti connessi. Tramite l'affiliata Sopretac produce e trasforma altri materiali ferrosi. Le principali affiliate di Valtubes sono Vallourec Industries, Valti, Vallourec Précision Étirage, Vallourec Précision Soudage, Valinox Welded, DMV, Stainless BV (33,33 %), Vallourec Oil & Gas, International Drill Pipe Assembly SA (51 %), Tubular Industries Scotland Ltd e Valmont. Nel 1998 Vallourec ha realizzato un fatturato di 14867 milioni di FRF (circa 2252 milioni di EUR).
(15) Il 3 giugno 1997 la Commissione ha autorizzato l'acquisizione del controllo di Vallourec da parte di MRW e la concentrazione delle attività di produzione di tubi senza saldatura di Mannesmann e di Vallourec. Dal 1o ottobre 1997 tali attività sono confluite in Vallourec & Mannesmann Tubes, di cui Vallourec SA detiene il 55 % del capitale.
3. British Steel Limited
(16) In seguito alla fusione avvenuta il 6 ottobre 1999 tra British Steel plc e Koninklijke Hoogovens NV, British Steel plc è diventata controllata al 100 % di Corus Group plc. Questo ha determinato un cambiamento del suo nome e della sua forma giuridica. L'8 ottobre 1999, British Steel plc è diventata British Steel Limited (in prosieguo BS). BS è uno dei principali produttori siderurgici europei, attivo principalmente nella produzione e nella distribuzione di prodotti CECA. Produce anche tubi saldati. Fino al 1995 BS produceva tubi senza saldatura laminati a caldo e finiti; oggi si limita a commercializzare tubi senza saldatura tramite la sua filiale Tubular Supply Services Limited (TSSL) e ad eseguire la finitura a freddo tramite la filiale Cold Drawn Tubes Limited. Nel 1998 BS ha realizzato un fatturato di 6228 milioni di GBP (circa 9207 milioni di EUR).
4. Dalmine SpA
(17) Dalmine SpA (di seguito "Dalmine") era l'affiliata di Ilva (principale produttore siderurgico italiano) per la produzione di tubi senza saldatura. Il 27 febbraio 1996 Techint BV, affiliata di Siderca SAIC, ha acquisito il controllo di Dalmine. Oltre a Dalmine, le imprese del gruppo Techint-Siderca attive nel settore dei tubi sono Siderca SAIC (Argentina) e Tubos de Acero de México SA (Messico) (di seguito "Tamsa"). Queste tre imprese, che si presentano con la comune denominazione DST-Pipes, producono congiuntamente più di 2 milioni di tonnellate di tubi d'acciaio. Gli OCTG (Oil Country Tubular Goods, v. considerando 29) sono la specialità di Tamsa e rappresentano la maggior parte della produzione di Siderca SAIC, mentre Dalmine è specializzata nella produzione di "linepipe" e di tubi meccanici. Quest'ultima produce e vende principalmente tubi senza saldatura, ma tramite l'affiliata Tubificio di Piombino srl produce anche tubi saldati di piccole dimensioni. La capacità produttiva di tubi senza saldatura di Dalmine è di 930000 t/anno. Nel 1998 Dalmine ha realizzato un fatturato di 1300082 miliardi di ITL (circa 669 milioni di EUR).
5. Sumitomo Metal Industries Limited
(18) L'impresa giapponese Sumitomo Metal Industries Limited (di seguito "SMI") figura tra i primi quindici produttori d'acciaio mondiali. Produce tubi d'acciaio con e senza saldatura. SMI è il più importante produttore giapponese di tubi senza saldatura. Nel 1998 ha realizzato un fatturato di 1469418 milioni di yen (circa 10505 milioni di EUR).
6. Nippon Steel Corporation
(19) L'impresa giapponese Nippon Steel Corporation (in prosieguo "NSC") è il secondo produttore mondiale di acciaio. Produce tubi d'acciaio con e senza saldatura. Nel 1998 ha realizzato un fatturato di 1975062 milioni di JPY (circa 13489 milioni di EUR).
7. Kawasaki Steel Corporation
(20) L'impresa giapponese Kawasaki Steel Corporation (in prosieguo "KSC") si colloca tra i primi quindici produttori di acciaio mondiali. Produce tubi d'acciaio con e senza saldatura. Nel 1998 ha realizzato un fatturato di 836240 milioni di JPY (circa 5711 milioni di EUR).
8. NKK Corporation
(21) L'impresa giapponese NKK Corporation (in prosieguo "NKK") si colloca tra i primi dieci produttori di acciaio mondiali. Produce tubi d'acciaio con e senza saldatura. Nel 1998 ha realizzato un fatturato di 1013636 milioni di JPY (circa 6923 milioni di EUR).
C. Il mercato
1. I tubi d'acciaio in generale
(22) Il settore dei tubi d'acciaio comprende un'ampia gamma di tubi destinati a tutta una serie di utilizzazioni grazie all'impiego di processi di produzione diversi.
(23) In base al processo di fabbricazione si distinguono:
- i tubi d'acciaio senza saldatura, fabbricati partendo da prodotti pieni che vengono forati e assottigliati a caldo senza sottrazione di metallo,
- i tubi d'acciaio saldati (longitudinalmente o elicoidalmente), fabbricati partendo da prodotti piatti che vengono messi in forma e saldati. Possono essere classificati in tubi grandi (aventi un diametro esterno pari o superiore a 406,4 mm) e tubi piccoli e medi (aventi un diametro esterno inferiore a 406,4 mm).
(24) Negli ultimi 25 anni si è osservato un calo progressivo dell'importanza dei tubi senza saldatura, rispetto alla totalità dei tubi prodotti e consumati, a favore dei tubi saldati. Nel 1960 il 52 % dei tubi d'acciaio prodotti a livello mondiale erano tubi saldati, mentre attualmente questi rappresentano il 68,5 %. Si è assistito quindi ad un processo di sostituzione che può essere spiegato, fra l'altro, dai progressi tecnologici nella fabbricazione dei tubi saldati i quali hanno permesso di soddisfare, con un costo di produzione inferiore, le esigenze fino ad allora soddisfatte soltanto dai tubi senza saldatura. Sembra però che il processo di sostituzione tra le due tipologie abbia raggiunto il suo limite: per alcune utilizzazioni (pressioni molto elevate, grande durezza, resistenza alle alte temperature) possono essere impiegati solamente i tubi senza saldatura.
2. La crisi dell'industria siderurgica
(25) Il mercato siderurgico comunitario registra, dagli anni '70, una crisi lunga e grave i cui aspetti più significativi sono stati la persistente caduta della domanda e il crollo di prezzi. Tali condizioni di mercato hanno comportato gravi problemi di eccesso di capacità, bassi tassi di utilizzazione degli impianti e prezzi insufficienti a coprire i costi di produzione e a garantire la redditività delle imprese. La crisi del mercato siderurgico non ha colpito soltanto la siderurgia CECA ma anche i settori siderurgici fuori CECA, in cui rientrano i tubi oggetto della presente decisione. Per far fronte a questa crisi, fra il 1977 e il 1988 la Commissione, sulla base del trattato CECA, ha adottato dei regimi più o meno vincolanti di quote di produzione o di fornitura accompagnati da misure relative ai prezzi e al commercio estero.
(26) Per quanto riguarda precisamente il settore dei tubi nella Comunità dopo il 1980, la produzione comunitaria ha subito un severo processo di ristrutturazione per adeguare le capacità alle condizioni mutevoli del mercato. Fino alla fine del 1990, le capacità di produzione di tubi senza saldatura sono state ridotte del 20 % circa. Fra il 1988 e il 1991 il settore ha perso più di 20000 posti di lavoro. Dall'inizio del 1991, l'aggravarsi del deterioramento nella produzione comunitaria, insieme al crescente afflusso di importazioni, ha fatto prendere decisioni draconiane per ridurre le capacità all'essenziale e ha portato alla chiusura di varie unità produttive in Germania, in Italia e nel Regno Unito.
(27) Nel 1972 tra le misure commerciali anticrisi adottate dalla Commissione figura un accordo di autolimitazione delle esportazioni concluso con il governo giapponese. A seguito della richiesta del ministero giapponese dell'industria e del commercio estero (MITI), i sei produttori giapponesi integrati, compresi quattro dei destinatari della presente decisione, hanno concluso nel 1975 un accordo di quote d'esportazione di prodotti siderurgici verso la Comunità. Nel 1978, come misura d'accompagnamento del piano anticrisi del 1977, la Commissione ha stipulato con il MITI un accordo inteso a disciplinare i prezzi in modo da escludere le perturbazioni sul mercato comunitario e a mantenere così le correnti di scambio tradizionali(3). L'accordo, sebbene imperniato sui prodotti CECA, prevedeva che le due parti cercassero di evitare perturbazioni sui mercati della prima trasformazione dell'acciaio (tra cui i tubi). L'accordo del 1978 è stato rinnovato fino al 1987. In virtù di un'intesa fra la Commissione e il MITI, l'autorizzazione accordata da quest'ultimo all'accordo sulle quote concluso dalle imprese giapponesi è stata rinnovata fino al 1990.
3. I mercati dei prodotti
(28) I prodotti oggetto del presente caso sono i tubi d'acciaio al carbonio senza saldatura (ossia esclusi i tubi d'acciaio inossidabile), e più particolarmente quelli destinati all'industria petrolifera e del gas, che rappresentano fra il 40 e il 50 % del consumo di tubi senza saldatura(4). Un pozzo di petrolio è destinato a permettere la risalita, al livello del suolo (on shore) o dell'acqua (off shore), dell'idrocarburo o del gas dal giacimento, da una profondità compresa fra 2000 e 5000 metri sotto terra per essere poi condotto agli impianti di lavorazione. I tubi senza saldatura utilizzati da questo settore industriale appartengono a due grandi categorie.
a) Tubi da sondaggio (OCTG)
(29) I tubi da sondaggio sono comunemente denominati OCTG. Gli OCTG comprendono i tubi lisci e i tubi raccordati mediante filettatura standard o premium. Hanno caratteristiche speciali ottenute con diverse operazioni di finitura, rifinitura e controllo (trattamento termico, controllo con ultrasuoni, prove di pressione idrostatica, rivestimento interno ed esterno). Nella decisione Mannesmann/ Vallourec(5) la Commissione si è pronunciata constatando l'esistenza di due diversi mercati del prodotto all'interno degli OCTG:
- i tubi di rivestimento (casing) e di produzione (tubing). I primi devono assicurare la tenuta delle pareti dei pozzi (devono resistere alle fortissime pressioni provenienti dai movimenti del terreno), mentre i secondi assicurano la risalita del petrolio o del gas. Esiste un solo standard mondiale per i tubi di rivestimento e di produzione (API 5 CT). Si tratta di tubi per lo più non saldati anche se per rivestimento si possono utilizzare anche tubi saldati,
- i tubi da estrazione (drill pipe). Essi portano la sonda di perforazione ed hanno una duplice funzione: trasmettere alla sonda un movimento di rotazione e permettere la fuoriuscita del fango di trivellazione. Sono raccordati mediante filettature speciali molto perfezionate, che devono resistere agli sforzi meccanici di trazione e di torsione ed essere a tenuta stagna. Per questi tubi vi è un solo standard mondiale (API 5 D). Si tratta esclusivamente di tubi senza saldatura.
(30) La Commissione ritiene che, tenuto conto delle informazioni di cui dispone, questa definizione del mercato sia valida anche per il presente caso.
(31) Gli OCTG possono essere venduti senza filettatura (tubi lisci, definiti anche nello standard API) o già filettati. La filettatura spesso è eseguita dalla stessa fabbrica o almeno all'interno della stessa società che fabbrica i tubi. Si parla allora di "mill-joint". Può succedere che le filettature siano eseguite in un'officina completamente distinta dalla fabbricazione dei tubi e si parla allora di "shop-joint", che è il caso più frequente negli Stati Uniti, ma esistono anche officine di filettatura nel Regno Unito.
(32) Il raccordo dei tubi OCTG mediante filettatura può essere standard (comunemente detto API) o speciale (comunemente detto "premium" di solito protetto da brevetti). Contrariamente alle filettature standard che non sono a perfetta tenuta stagna (la filettatura costituisce un canale di fuoriuscita naturale che il grasso applicato nel montaggio non riesce a turare nel corso del tempo), le filettature "premium" hanno una tenuta "metallo su metallo" che evita ogni rischio di fuoriuscita. Vi sono vari giunti "premium": VAM (utilizzato da Vallourec, SMI e BS), NS-CC (utilizzato da NS), Fox (utilizzato da KSC), NK 3SB (utilizzato da NKK), Antares (utilizzato da Dalmine), BDS (utilizzato da MRW).
(33) I tubi filettati standard rappresentano il 55 % circa delle vendite totali di OCTG delle imprese destinatarie della presente decisione. La stessa percentuale è del 17 % per le vendite nella Comunità (cfr. allegato 2) dove, dalla metà degli anni 80, predominano i filettati premium.
b) I tubi da trasporto ("linepipe")
(34) I tubi per il trasporto del petrolio e del gas a media e breve distanza sono comunemente chiamati "linepipe". Essi richiedono una grande compattezza e durezza, un'alta resistenza alle temperature elevate o basse e alla corrosione, nonché una buona saldabilità. Nella decisione Mannesmann/Vallourec precitata la Commissione ha considerato che questi tubi costituiscono un mercato del prodotto distinto. La Commissione ritiene che, tenuto conto delle informazioni di cui dispone, questa definizione del mercato sia valida anche per il presente caso. All'interno di questo mercato si distinguono i linepipe "project", che sono assoggettati a specifiche particolari e destinati a determinati progetti, e i linepipe "commerciali", che sono standardizzati e venduti mediante prelievo dagli stock. I linepipe "project" rappresentano il 45 % circa delle vendite totali di linepipe senza saldatura delle imprese destinatarie della presente decisione. La percentuale è del 31 % per le vendite nella Comunità (cfr. allegato 2).
4. I mercati geografici
(35) Nella decisione Mannesmann/Vallourec precitata la Commissione ha ritenuto che il mercato degli OCTG è quasi certamente mondiale, in considerazione del fatto che il costo del trasporto è trascurabile rispetto al prezzo, che vi è un solo standard mondiale per ciascun tipo di questi tubi (API 5 CT per i tubi di rivestimento e di produzione e API 5 D per i tubi di estrazione) e che il commercio fra l'Europa e il resto del mondo è significativo. La Commissione ritiene che, tenuto conto delle informazioni di cui dispone, questa definizione del mercato sia valida anche per il presente caso.
(36) Per i linepipe, nella decisione Mannesmann/Vallourec la Commissione ha considerato come mercato geografico per lo meno il mercato europeo, dato che il costo del trasporto non è significativo, che l'interpenetrazione dei mercati è notevole e che i prezzi non differiscono da un paese all'altro. La Commissione ritiene che, tenuto conto delle informazioni di cui dispone, questa definizione del mercato sia valida anche per il presente caso.
5. L'offerta
a) Produzione e commercio estero
(37) Come risulta dalla tabella dell'allegato 1, la Comunità è la principale zona produttrice a livello mondiale di tubi senza saldatura: esportando il 45 % circa della sua produzione, è anche il principale esportatore mondiale, seguita immediatamente dal Giappone e dall'America latina.
(38) All'interno della CE i paesi produttori di tubi senza saldatura sono sei. La Germania, l'Italia e la Francia rappresentano insieme l'85 % della produzione comunitaria.
(39) OCTG e linepipe rappresentano circa il 50 % della produzione totale di tubi senza saldatura a livello mondiale.
(40) La ripartizione geografica delle forniture di OCTG senza saldatura dei destinatari della presente decisione figura nell'allegato 3. La principale destinazione è la Cina (27 %), seguita dall'Europa (20 %), dal Medio Oriente (10 %) e dall'Estremo Oriente (10 %).
(41) La ripartizione geografica delle forniture di linepipe senza saldatura dei destinatari della presente decisione figura nell'allegato 4. La principale destinazione è l'Europa (27 %), seguita dall'Estremo Oriente (24 %), dall'America del nord (13 %) e dal Medio Oriente (12 %).
b) I principali produttori
(42) I tubi standard e tubi più sofisticati di qualità superiore sono fabbricati sugli stessi laminatoi e macchinari e subiscono successivamente una finitura specifica in funzione della loro utilizzazione finale: filettatura, giunti speciali, trattamenti termici, profilature, trafilatura. I produttori più importanti sono presenti in tutti i mercati dei prodotti (MRW-Vallourec, il gruppo Techint, SMI, NSC, NKK, KSC e US Steel). Altri produttori si sono specializzati in alcuni mercati.
c) Evoluzione delle capacità produttive
(43) Fra il 1975 e il 1994 la capacità di produzione di tubi senza saldatura a livello mondiale è aumentata del 20 %, ma non uniformemente nelle varie zone geografiche. Nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti, ad un aumento tra il 1975 e il 1980 è seguita una progressiva riduzione, che prosegue tuttora. In Giappone l'aumento delle capacità è continuato fino al 1985, ma da allora si è avviato un processo contrario. Nell'Europa centrale ed orientale la capacità di produzione si mantiene più o meno stabile dal 1975. Infine, in Asia e in America latina le capacità produttive hanno continuato ad aumentare. Si è prodotto quindi uno spostamento geografico dell'offerta.
(44) L'evoluzione dell'offerta di tubi senza saldatura è essenzialmente legata a quella del mercato petrolifero. Alla fine degli anni '70, infatti, la domanda mondiale di tubi per l'industria petrolifera è fortemente aumentata. Ciò ha provocato la costruzione di nuovi laminatoi per tubi in Giappone, in Cina e nell'URSS che sono entrati in funzione verso la metà degli anni '80. Con il crollo della domanda a partire dal 1982 l'industria è entrata in crisi ed è stato necessario ridurre le capacità.
(45) Attualmente, a livello mondiale esiste un eccesso di capacità che alcune fonti valutano al 40 %. Ciò è confermato dalle risposte dei destinatari della presente decisione alle richieste di informazioni della Commissione in virtù dell'articolo 11 del regolamento n. 17.
6. La domanda
(46) Fra il 1960 e il 1980 il consumo mondiale di tubi senza saldatura è cresciuto regolarmente (salvo nel 1975) ad un ritmo del 5 % all'anno. Dopo il 1980 è iniziato a diminuire fino a giungere all'attuale livello di poco superiore a quello del 1960 e secondo alcune fonti dovrebbe stabilizzarsi in futuro.
(47) La domanda è caratterizzata da forti variazioni cicliche, collegate a quelle del mercato petrolifero. Secondo il programma previsionale acciaio della Commissione per il primo semestre e per tutto il 1999(6), all'andamento assai favorevole del settore dei tubi d'acciaio nel 1997 e nella prima parte del 1998 è seguito un forte deterioramento verso la fine dell'anno, in particolare a causa del crollo della domanda del settore petrolifero e della mancanza di nuovi progetti di costruzione di oleodotti.
(48) I principali consumatori di OCTG e linepipe sono le compagnie di prospezione ed estrazione di petrolio, che effettuano i loro acquisti normalmente mediante gare di appalto internazionali.
(49) Il consumo mondiale di OCTG senza saldatura è di circa 5,1 milioni di tonnellate all'anno; quello di linepipe senza saldatura è anch'esso di 5,1 milioni di tonnellate all'anno(7).
(50) La seguente tabella riporta il consumo di OCTG senza saldatura nella Comunità, nonché in Germania, Francia, Italia e Regno Unito.
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Elaborazione sulla base dei dati forniti dalle imprese e di quelli del commercio estero.
(51) La seguente tabella riporta il consumo di linepipe senza saldatura nella Comunità, nonché in Germania, Francia, Italia e Regno Unito.
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Elaborazione sulla base dei dati forniti dalle imprese e di quelli del commercio estero.
(52) Il consumo nel Regno Unito rappresenta quindi il 35 % circa del consumo comunitario di OCTG e linepipe senza saldatura.
D. Il club Europa-Giappone
(53) I documenti ottenuti in copia dalla Commissione in occasione dell'ispezione del 1o dicembre 1994 attestavano incontri fra produttori europei e giapponesi di tubi d'acciaio senza saldatura menzionati come "Club Europa/Giappone". Essi facevano anche riferimento a delle regole di base dell'accordo ("Fundamentals") che sembravano regolare i rapporti fra questi produttori. Il 17 settembre 1996, in occasione degli accertamenti effettuati ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento n. 17, Vallourec ha fornito una dichiarazione scritta, in risposta alle richieste verbali di chiarimenti degli agenti della Commissione, in merito al "Club Europa-Giappone" e ai "Fundamentals". In tale dichiarazione erano descritte le regole di base dell'accordo ("Fundamentals"), i prodotti oggetto dell'accordo, la durata e le modalità pratiche di funzionamento dell'accordo.
(54) Il contenuto essenziale di questa dichiarazione è confermato dalla risposta di BS del 31 ottobre 1997 alla richiesta di informazioni della Commissione: "[...]. In practice, domestic markets were reserved to the local producers in the first instance"(8) (pag. 11932)(9). Tali affermazioni sono corroborate dalle dichiarazioni pronunciate nel giugno 1995 dinanzi al procuratore della Repubblica di Bergamo da vari dirigenti di Dalmine, tra cui il [...], che afferma di aver partecipato alle riunioni (pagg. 8220 ter 1-29).
1. Inizi dell'accordo
(55) Il "club Europa-Giappone" iniziò le sue attività nel 1977. Nella sua dichiarazione Vallourec scrive:
"Ces échanges ont commencé après la chute du marché de 1977 (postérieure au premier boom pétrolier)"
(pag. 6258)(10).
2. I prodotti, i partecipanti e l'organizzazione del "club"
a) I prodotti
(56) Dalla dichiarazione scritta di Vallourec risulta che i prodotti oggetto degli accordi descritti in appresso sono gli OCTG API e i linepipe "project" senza saldatura.
b) I partecipanti
(57) Secondo le risposte di Vallourec (pag. 6355), BS (pag. 11932), NSC (pagg. 13547-13549), NKK (pagg. 14456-14457, 14491-14498), SMI (pagg. 14176-14177) e KSC (pag. 14605) alle richieste di informazioni della Commissione, i membri del club erano, da parte europea, British Steel, Dalmine, Mannesmann e Vallourec e, da parte giapponese, Kawasaki, NKK, Nippon Steel e Sumitomo Metals.
c) Organizzazione
(58) Dalla dichiarazione scritta di Vallourec risulta che le riunioni dei membri del club si svolgevano a tre livelli:
- degli esperti,
- dei manager,
- dei presidenti.
(59) L'articolazione di queste riunioni risulta chiaramente nel documento "Timetable for OCTG/Linepipe" presentato da British Steel durante la riunione del 23 settembre 1993: gli europei coordinano le loro posizioni in riunioni preparatorie, poi le discutono con i giapponesi e i latino-americani ai tre livelli indicati al considerando 58(11) (pag. 4912).
(60) Il club Europa-Giappone si riuniva due volte l'anno circa, a scadenze irregolari. Nel corso dell'ispezione del 17 settembre 1996 effettuata ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento n. 17, Vallourec ha precisato le date di alcune delle riunioni svoltesi tra il 1992 e il 1994 (14 aprile 1992 a Firenze, 23 ottobre 1992 a Tokyo, 19 maggio 1993 a Parigi, 5 novembre 1993 a Tokyo e 16 marzo 1994 a Cannes) (pag. 6358). Vari documenti presi in copia presso Vallourec (pagg. 15586 e 4350) attestano riunioni del club Europa-Giappone nel 1989 e nel 1991.
3. Principi
(61) L'accordo su OCTG e linepipe, come è descritto da Vallourec, si basa su tre pilastri:
a) protezione dei mercati nazionali (i "fundamentals");
b) [...];
c) [...].
a) I "fundamentals"
(62) Secondo la dichiarazione di Vallourec la regola fondamentale dell'accordo (menzionata nei documenti come "fundamentals") consiste nella protezione dei mercati nazionali dei vari produttori. Il Regno Unito (off shore) era considerato semiprotetto, nel senso che un concorrente doveva contattare il produttore locale di tubi per l'industria petrolifera prima di presentare la sua offerta (pag. 6257). Il documento "entretien BSC" (pagg. 15596-15599) conferma questa regola.
(63) Nella sua risposta ai quesiti posti in occasione dell'ispezione effettuata il 22 aprile 1997 ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento n. 17, MRW ne parla in questi termini:
"Mir ist der Begriff 'Fundamentals' nur im Zusammenhang mit Verhaltensweisen europäischer und japanischer Hersteller aus der Vergangenheit (dh vor 1.4.1995) bekannt. Nach meiner Kenntnis, handelt es sich bei den - 'Fundamentals' - um eine Übereinkunft betreffend OCTG-Rohre und Project linepipe, die im wesentlichen den Schutz der jeweiligen Heimatsmärkte bezweckte. Dies bedeutete, daß japanische Hersteller in diesen Bereichen nicht in europäischen Märkte vordrängen sollten, während europäische Hersteller nicht nach Japan liefern sollten"
(12) (pag. 10990A).
(64) Nella dichiarazione rilasciata il 1o giugno 1995 dinanzi al procuratore della Repubblica di Bergamo, il sig. [...], [...] fra il 1991 e la fine del 1992, poi direttore commerciale della stessa divisione fino alla fine del 1994, ha dichiarato:
"le gare d'appalto [...] venivano costantemente vinte dalla Dalmine, in quanto nelle riunioni dei club dei produttori (cartelli) che si tenevano due volte l'anno, una volta in Europa ed una volta in Giappone, si stabiliva un gentlement agreement per il quale ciascun produttore avrebbe avuto diritto di vincere in patria le gare d'appalto, sulla base di una regola internazionalmente accettata per cui, fatta pari a 100 l'offerta dell'operatore nazionale, gli altri operatori si impegnano ad offrire un prezzo superiore di un tasso variabile tra l'8 e il 10 % ... Se taluno degli operatori, in violazione del patto, sottoquota un concorrente sul mercato domestico, subisce come sanzione minacce di ritorsione tali da ritirare l'offerta, ma ciò non capita perché la regola è rigidamente osservata"
(13) (pag. 8220 ter, pag. 12).
(65) Nella risposta scritta del 4 aprile 1997 al quesito posto in occasione degli accertamenti del 13 febbraio 1997 riguardante il contenuto dei "fundamentals", Dalmine ritiene che "Esse possano riflettere la posizione dell'industria comunitaria dei tubi in acciaio senza saldatura ... Questa posizione si è sviluppata su due linee: attuazione di un processo di razionalizzazione ...; contatti con l'industria giapponese la cui capacità produttiva superava la domanda. I contatti si riferivano all'esportazione di tubi (specialmente quelli per l'industria petrolifera) in aree diverse dalla CE (quali Russia e Cina) e volgevano anche a limitare l'esportazione di tubi alla CE in seguito alla chiusura degli impianti di British Steel e quindi a proteggere l'industria comunitaria dei tubi senza saldatura"(14) (pagg. 15099-15101).
(66) Nella risposta del 31 ottobre 1997 alla richiesta di informazioni della Commissione, BS afferma a proposito del club Europa-Giappone: "In practice, domestic markets were reserved to the local producers in the first instance"(15) (pag. 11933).
(67) I "fundamentals" sono citati anche nella nota interna di Vallourec (pagg. 15591-15594) relativa alla riunione del 1o giugno 1990 (secondo la nota interna di Vallourec del 24 luglio 1990) fra BS e Vallourec:
"L'analyse de VLR est qu'il ne faut pas ouvrir la porte aux Japs en les favorisant d'un british content. Il faut jouer les fondamentals à fond, la première démarche étant d'écrire via le pt du Club aux pt Jap pour signaler les implantations des shojas en UK. Il paraît ambitieux d'imaginer que BSC puisse organiser un sharing key en PJ japonais alors que SMI se casse les dents sur ce point depuis de longs mois"
(16) (pag. 15598).
(68) Da un esame delle forniture dei membri del club Europa-Giappone risulta che questo principio era rispettato.
OCTG E LINEPIPE SENZA SALDATURA
Quota del produttore nazionale nelle forniture di BS, Dalmine, MRW, Vallourec, SMI, KSC, NSC e NKK
SPAZIO PER TABELLA
Fonte:
Risposte delle imprese alle richieste di informazioni articolo 11.
(69) È alla luce di questa protezione dei mercati nazionali che va interpretata la seguente frase contenuta nella nota interna di Vallourec del 20 giugno 1994 [...]: "STDM devrait tout de même respecter à peu près le UK en échange de notre protection du Mexique et de l'Argentine, mais dans le reste du monde il essaiera de développer ses ventes au maximum"(17) (pag. 15813).
b) "Special markets"
(70) [...].
(71) [...].
c) Le ripartizione degli altri mercati
(72) [...].
(73) [...].
(74) [...].
(75) [...].
(76) [...].
(77) La stessa cooperazione si esercitava anche per progetti particolari (pag. 4283).
4. I contratti d'approvvigionamento di tubi lisci conclusi tra BS, Vallourec, Dalmine e MRW
(78) È nel contesto della protezione dei mercati nazionali ("fundamentals") che la cessazione della produzione di tubi senza saldatura laminati a caldo prevista da BS nel 1990 ha sollevato il problema del carattere "non nazionale" del mercato britannico. Vallourec e BS hanno perciò introdotto il concetto di "fundamentals improved". Nel resoconto di una riunione fra Vallourec e British Steel del 24 luglio 1990, alla rubrica "Rispetto del Regno Unito da parte dei giapponesi" si legge:
"MRW est le seul producteur européen qui fasse peur aux japonais et qui puisse donc imposer un respect des 'fundamentals improved'. MRW aurait un intérêt à la défense des 'fundamentals' sur le UK puisqu'il fournirait une partie des plain end pipes après l'arrêt de Clydesdale... VLR insiste sur le fait que toute alliance en Europe doit être faite avec une part suffisamment forte pour MRW"
(18) (pagg. 15586 e segg.).
Alla fine della riunione:
"BS et VLR s'accordent pour dire que ce renforcement de la CEE est jouable et doit aboutir à des - 'fundamentals improved' - qui interdiraient aux japonais l'accès du UK même après que Clydesdale aurait été fermé. PhV(19) ajoute qu'un respect à 100 % des - 'fundamentals' - en UK est impossible mais que si les exceptions ne dépassent pas 15000 tonnes par an, la situation sera supportable. BS évoque toutefois la possibilité d'acheter des plain ends à UTM, SIDERCA et TAMSA pour éviter leur concurrence sauvage"
(20) (pag. 15587).
(79) Dopo la chiusura della fabbrica di Clydesdale, BS ha concluso accordi di fornitura di tubi lisci per TSSL, sua affiliata per il trattamento termico e la filettatura, con:
- Vallourec (24 luglio 1991) per il [...] % del suo fabbisogno (pagg. 12867 e segg.),
- Dalmine (4 dicembre 1991) per il [...] % del suo fabbisogno (pagg. 12910 e segg.),
- MRW (9 agosto 1993) per il [...] % del suo fabbisogno (pagg. 12948 e segg.).
(80) L'ipotesi di una ripartizione delle forniture di tubi lisci tra gli europei e il nesso fra prezzi e quantità vendute da BS e vendite di tubi lisci da parte degli europei avevano già formato oggetto di riflessione da parte di VLR in marzo e in maggio 1990 a proposito della chiusura di Clydesdale: "... si ... on peut obtenir des Japonais qu'ils n'interviennent pas sur le marché UK, et que le problème se règle entre Européens. Dans ce cas on partagerait effectivement les tubes lisses entre MRW, VLR et Dalmine. Dans ce scénario II, on aurait probablement intérêt à lier les ventes de VLR à la fois au prix et au volume du VAM vendu par BSC"(21); (pagg. 15624-15625); (nei contratti i prezzi dei tubi lisci che MRW, Vallourec e Dalmine s'impegnavano a fornire a BS dipendono dai prezzi dei tubi filettati venduti da BS) "MRW/DALMINE/VLR obtiennent que BSC achète ses tubes lisses en priorité aux Européens que se répartissent cette fourniture selon une règle stricte"(22) (pag. 15611). Due mesi dopo (il 24 luglio 1990), il fatto che MRW avrebbe fornito i tubi lisci a BS era considerato acquisito: ("MRW aurait un intérêt à la défense des 'fundamentals' sur le UK puisqu'il fournirait une partie des plain end pipes après l'arrêt de Clydesdale"(23) (pag. 15586).
(81) Con questi contratti BS si impegnava:
- ad acquistare da Vallourec ([...] %), MRW ([...] %) e Dalmine ([...] %) tutto il suo fabbisogno di tubi lisci precedentemente soddisfatto dai suoi stabilimenti di Clydesdale,
- a comunicare trimestralmente a Vallourec, MRW e Dalmine i prezzi che praticava,
- a comunicare ogni anno a Vallourec, MRW e Dalmine le quantità di tubi lisci che consumava.
(82) A loro volta Vallourec, MRW e Dalmine si impegnavano a fornire a BS quantità di tubi lisci indeterminate (non conosciute in anticipo) e a non offrirgli prezzi discriminatori né condizioni di vendita discriminatorie rispetto ad altri clienti del Regno Unito continentale. Tali accordi sono stati conclusi per cinque anni, scaduti i quali continuano ad essere validi salvo preavviso di dodici mesi delle parti.
5. Il riassetto del club
a) La crisi del 1993
i) Elementi perturbatori
(83) Vari elementi hanno turbato l'equilibrio dell'accordo:
- la ristrutturazione dell'industria europea, in particolare la cessazione dell'attività "Tubi non saldati" da parte di BS e la possibile chiusura dell'impresa New Tubemeuse (di seguito NTM),
- l'ascesa dei produttori dell'America latina che rendeva difficilmente applicabili le chiavi di ripartizione definite nell'ambito del club Europa-Giappone,
- l'importanza crescente degli OCTG saldati, dei quali la quota mondiale è valutabile al 20 %, malgrado le disparità fra regioni (in Europa la quota di OCTG saldati è assai modesta (circa 5 %) mentre può arrivare al 50 % negli USA ad esempio).
ii) La posizione degli europei
(84) Il documento intitolato "Paper for presidents on OCTG and project linepipe" (pagg. 4902-4908)(24) (in prosieguo "paper for presidents") e il documento intitolato "g) Japanese" (pagg. 4909-4914)(25) prendono atto di questi elementi perturbatori e precisano la posizione degli europei per la riunione di Tokyo del 5 novembre 1993. In sostanza gli europei vogliono che la ristrutturazione dell'industria europea in corso vada principalmente a vantaggio dei produttori europei riservando loro il mercato europeo (comprese le regioni offshore). Il piano d'azione proposto consiste:
- nel determinare i quantitativi accettabili che i giapponesi e i latino-americani forniscano in Europa,
- nel minacciare i giapponesi, se non rispettano l'impegno, di:
a) [...];
b) [...];
c) non ristrutturare l'industria europea né assicurare il ritiro di NTM;
d) presentare una denuncia di dumping.
b) La riunione del 5 novembre 1993
(85) La riunione di Tokyo ha dato luogo ad un nuovo accordo tripartito il cui contenuto si rispecchia in un documento relativo alla chiave di ripartizione consegnato alla Commissione il 12 novembre 1997 (pag. 7320) da un terzo che ha chiesto di non divulgare la sua identità e la cui fonte è, secondo l'informatore, un agente commerciale di uno dei partecipanti alla riunione (in prosieguo documento "sharing-key").
Vi sono state discusse tre principali questioni:
- le conseguenze dell'allargamento del club ai latinoamericani,
- le conseguenze della ristrutturazione dell'industria europea,
- [...].
i) Le conseguenze dell'allargamento del club all'America latina
(86) Il documento "sharing key" attesta il parziale successo dei contatti allacciati con i latinoamericani. [...]. I produttori latinoamericani, tuttavia, hanno formulato una riserva espressa sul rispetto del mercato europeo(26) (pag. 7320) e hanno fornito notevoli quantitativi in Europa. Il documento "sharing key" contraddice espressamente la risposta di Vallourec alle domande poste oralmente nel corso dell'ispezione del 18 dicembre 1997 e le risposte di Siderca SAIC e Tamsa alla comunicazione degli addebiti, secondo le quali i contatti esplorativi avviati dagli europei alla fine del 1993 con i latinoamericani non avrebbero dato alcun risultato.
ii) Incidenza della ristrutturazione dell'industria europea sugli accordi
(87) Tanto nel documento preparatorio quanto nell'accordo stesso, occorre distinguere la chiusura dello stabilimento del produttore belga NTM dal ritiro di BS.
Chiusura di NTM
(88) In seguito alla chiusura del mercato dell'ex URSS e alla riduzione della domanda mondiale di tubi per l'industria petrolifera negli anni 1992-1993, la situazione finanziaria di NTM si è fortemente deteriorata. Ciò ha indotto la società madre (Soconord) a cercare un socio interessato, in particolare, agli impianti di filettatura la cui competitività era migliore di quella degli impianti a caldo (forno elettrico e laminatoio). I negoziati svoltisi [...] non hanno avuto alcun esito. La produzione di NTM è cessata totalmente il 31 dicembre 1993; gli impianti di filettatura e il laminatoio sono stati trasferiti in Iran dall'agosto 1996.
(89) Come attestano i documenti "paper for presidents" e "g) japanese", la chiusura eventuale di NTM è stata utilizzata come arma di negoziato nel tentativo di ottenere dai giapponesi delle contropartite. Poiché le forniture di NTM si concentravano sul Medio ed Estremo Oriente ed erano non trascurabili, la sua eventuale chiusura era molto vantaggiosa, tenuto conto delle chiavi di ripartizione, per i giapponesi e i latino-americani.
Acquisto da parte di Vallourec delle attività di finitura degli OCTG di BS
(90) Il permanere di impianti di produzione di tubi nel Regno Unito, risultato di un programma di razionalizzazione, dimostrerebbe ai concorrenti non europei che il Regno Unito era sempre un produttore primario di un'industria europea forte (pagg. 4626-4640). Come dimostra il documento "paper for presidents", gli europei volevano assicurarsi che l'abbandono dell'attività relativa ai tubi senza saldatura da parte di BS non avrebbe modificato né le chiavi di ripartizione né la posizione del mercato britannico:
"Although the japanese have agreed not to request changes in our agreements if the EC seamless industry were to restructure, there is no guarantee that they would follow this precept if British Steel were to exit the tubemaking or finishing in the UK"
(27) (pag. 4902).
(91) Il 21 gennaio 1993 BS ha inviato a Vallourec (probabilmente anche a MRW e a Dalmine) una bozza di proposte in vista di un accordo sulla ristrutturazione del settore dei tubi senza saldatura, da discutersi in una riunione a Heathrow il 29 gennaio 1993 fra Mannesmann/Vallourec/Dalmine/British Steel (pag. 4628). In questo documento è scritto: "British Steel has indicated its intention to withdraw eventually from seamless tube manufacture. It seeks to do this in an orderly and controlled manner in order to avoid disruption in the supply of tubes to its customers and to assist these producers who acquire the business to retain the order load... Discussions have been held over the last six months between British Steel and other producers interested in acquiring assets from British Steel and British Steel believes that there is a consensus to proceed along the lines described in this paper"(28). Una delle proposte consisteva nel trasferire a Vallourec le attività OCTG, mantenendo in vigore i contratti di fornitura di tubi lisci tra BS e Vallourec, MRW e Dalmine nelle stesse proporzioni. Lo stesso giorno si è svolta una riunione fra MRW e BS durante la quale MRW "agreed that Vallourec should take the lead in the future ownership of the OCTG Business"(29) (pag. 4626). Nel documento di Dalmine intitolato "Seamless steel tube system in Europe and market evolution" (pag. 2053) di maggio-agosto 1993, si dice che una soluzione del problema BS valida per tutti può essere trovata soltanto in un contesto europeo...; il fatto che Vallourec acquisisca gli impianti di BS era ammesso anche da Dalmine.
(92) Il 22 febbraio 1994 Valtubes (affiliata di Vallourec) ha acquisito il controllo degli impianti scozzesi di BS specializzati nel trattamento termico e nella filettatura VAM ed ha costituito la società Tubular Industries Scotland Ltd (TISL), leader del mercato del mare del Nord per la fornitura di tubi filettati con giunti superiori o standard(30). Vallourec, che avrebbe avuto la possibilità di recedere dai contratti sottoscritti da BS [clausola 9 i)] e avrebbe avuto, quindi, uno sbocco ulteriore per la sua produzione di tubi lisci, il 31 marzo 1994 ha rinnovato i contratti di approvvigionamento di tubi lisci, conclusi da BS con Dalmine e MRW, citati al considerando 79. Il contratto con MRW era ancora in vigore il 24 aprile 1997 (data dell'ispezione presso MRW). Quello concluso tra TISL e Dalmine è tuttora in vigore, ma in seguito alla comunicazione degli addebiti le parti hanno convenuto, come misura cautelare, che se la Commissione avesse confermato i suoi addebiti nella decisione finale, il contratto sarebbe stato risolto con effetto retroattivo al 30 marzo 1999.
(93) Il 31 marzo 1994 BS ha firmato con Vallourec (TISL) un contratto di fornitura, da parte di BS, [...] di alcuni tipi di tubi lisci di piccolo diametro per OCTG. Questo contratto è scaduto insieme alla chiusura di Wednesfield nel dicembre 1995. Non lo si può ovviamente separare dall'acquisto, effettuato da Vallourec un mese prima, degli impianti scozzesi di BS specializzati nel trattamento termico e nella filettatura VAM.
(94) Il documento "sharing key" dimostra che la ristrutturazione dell'industria europea ha influito sui negoziati e che questi si sono conclusi, quanto meno per i giapponesi, nel senso voluto dagli europei: l'Europa era loro riservata. I latino-americani hanno, invece, espresso il loro disaccordo su questo punto.
iii) Mercato cinese
(95) [...].
6. Fine dell'accordo
(96) Anche se l'ultima riunione di cui esista traccia nel fascicolo risale al marzo 1994, dalla dichiarazione di Vallourec risulta che il club Europa-Giappone ha cessato le sue attività soltanto nel 1995.
(97) MRW afferma che i "fundamentals" risalgono al passato (cioè a data anteriore a quella del 1o aprile 1995, di entrata in carica del sig. [...]).
II. VALUTAZIONE GIURIDICA
A. Considerazioni generali
(98) L'articolo 81, paragrafo 1, del trattato vieta, perché incompatibili con il mercato comune, tutti gli accordi tra imprese e le pratiche concordate che possono alterare gli scambi tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune, in particolare quelli consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi di vendita ovvero altre condizioni di transazione, nel limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti e nel ripartire i mercati.
B. Il Club Europa-Giappone
1. Natura dell'infrazione
(99) Secondo la Commissione, perché una restrizione costituisca un accordo ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato non è necessario che l'accordo sia giuridicamente vincolante per le parti. Vi è accordo se le parti giungono ad un concorso di volontà tale da limitare o essere atto a limitare la loro libertà commerciale, determinando le linee della loro azione reciproca sul mercato o della loro astensione. Non sono necessarie né sanzioni contrattuali né procedimenti esecutivi. Non è neppure necessario che l'accordo sia fatto in forma scritta(31).
(100) Dal 1977 le imprese BS, Dalmine, MRW, Vallourec, KSC, NKK, NSC e SMI sono pervenute ad un concorso di volontà sulle loro politiche commerciali riguardanti i tubi OCTG API e i linepipe "project" senza saldature in varie aree geografiche. Si tratta quindi di un accordo ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato la cui esistenza è attestata, oltre che dalla dichiarazione di Vallourec e Dalmine (cfr. considerando 62-69) da altri documenti. Nel "paper for presidents" datato 23 settembre 1993 citato al considerando 84, si parla di "the current agreements" (gli accordi in corso) e "our agreements" (i nostri accordi). Nel documento "resoconto del colloquio con JF a Bruxelles", gli "accordi" sono menzionati come sinonimo del "club" o ancora del "sistema attuale". Nel documento "sharing key" è scritto chiaramente: "The following sharing key was agreed"..."50 % increase of price was agreed"; "above agreement is valid through end of march 94"(32) (pag. 7320).
2. Oggetto ed effetto dell'accordo
(101) Nelle dichiarazioni dei vari produttori, il contenuto dell'accordo è così presentato:
- i rapporti fra produttori sono disciplinati da regole fondamentali ("fundamentals") che vietano a ciascuno di vendere nei mercati nazionali dei concorrenti partecipanti all'accordo,
- [...],
- [...],
- [...].
(102) Nel prescrivere il rispetto dei mercati nazionali dei vari produttori (ossia mercati tedesco, francese, italiano, britannico, giapponese), l'accordo ha così avuto l'obiettivo di restringere la concorrenza nel mercato comune in quanto l'offerta di tubi senza saldatura negli Stati membri ove esisteva un produttore nazionale è stata limitata dall'astensione degli altri produttori, parti dell'accordo, dal fornire tubi su detti mercati.
(103) I due aspetti dell'accordo Europa-Giappone [...] ricadrebbero anch'essi nel divieto dell'articolo 81 del trattato, se fosse accertato che tali pratiche hanno consentito ai produttori di limitare l'offerta all'interno del mercato comune o di fissarne il prezzo in maniera diretta o indiretta. Nel caso in esame la Commissione non è in grado di fornire la prova di siffatto effetto restrittivo sul mercato comune, né dell'effetto restrittivo dell'accordo nel territorio SEE non facente parte della Comunità. L'accordo Europa-Giappone forma quindi oggetto della presente decisione soltanto in quanto prevedeva il rispetto dei mercati nazionali ("fundamentals") e riguardava Stati membri.
(104) La Corte di giustizia delle Comunità europee si è così pronunciata nella causa ACF Chemiefarma: "la ripartizione dei mercati nazionali ha lo scopo di restringere la concorrenza e il volume degli scambi nel mercato comune"(33). È incontestabile che "ai fini dell'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 1, è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti dell'accordo qualora questo abbia l'effetto di restringere, impedire o alterare il gioco della concorrenza"(34). La tabella riportata al considerando 68 dimostra che il rispetto dei mercati nazionali era di fatto garantito.
3. Pregiudizio arrecato al commercio fra Stati membri
(105) Un accordo per il rispetto dei mercati nazionali pregiudica gli scambi fra Stati membri nella misura in cui riguarda le vendite di un produttore comunitario in un altro Stato membro, ma anche le vendite nel mercato comune provenienti da un paese terzo(35).
(106) Di fatto i produttori, concertandosi, hanno potuto modificare i quantitativi di tubi che ognuno di essi, in assenza di concertazione, avrebbe venduto sui mercati degli Stati membri(36). Il pregiudizio agli scambi intracomunitari è sensibile perché le forniture dei prodotti oggetto dell'accordo, effettuate dalle imprese destinatarie della presente decisione nei quattro mercati "nazionali" interessati, rappresentano il 15 % circa del consumo comunitario di OCTG e linepipe senza saldatura.
4. Partecipazione delle imprese
(107) I produttori europei e giapponesi hanno riconosciuto che si sono svolte riunioni fra di loro ed ammesso di avervi partecipato. Nelle risposte alle richieste di informazioni loro indirizzate, le imprese hanno fornito alla Commissione le date di alcune riunioni fra il 1992 e il 1994, ammettendo tuttavia che la creazione del "club" risaliva alla fine degli anni '70 (la dichiarazione di Vallourec fa risalire l'inizio della concertazione al 1977). Nelle loro risposte alla comunicazione degli addebiti, i produttori latino-americani hanno fornito alla Commissione delle cifre attestanti le loro forniture in Europa, il che, insieme alla riserva espressa concernente il rispetto da parte loro del mercato europeo, ha indotto la Commissione a ritirare gli addebiti mossi nei loro confronti.
5. Durata dell'infrazione
(108) Secondo le dichiarazioni di Vallourec, le riunioni del club Europa-Giappone sono iniziate nel 1977 (pag. 6257) e sono continuate fino al 1995 (pag. 6257). Tuttavia, in considerazione degli accordi di autolimitazione delle esportazioni stipulati tra la Commissione e il governo giapponese, descritti al punto 27, la Commissione ritiene che sussista un'infrazione solo a partire dal 1990.
6. Conclusione sull'applicabilità dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato
(109) Tenuto conto di quanto precede, la Commissione ritiene che tutte le imprese destinatarie della presente decisione, accordandosi sul rispetto dei relativi mercati nazionali, abbiano violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato.
C. I contratti conclusi fra British Steel, Vallourec, Dalmine e MRW
1. Natura dell'infrazione
(110) Anche se si tratta di tre contratti distinti conclusi in date diverse, essi sono stati frutto di un solo accordo intervenuto inizialmente fra Vallourec e BS (cfr. considerando 78); Vallourec li ha rinnovati d'accordo con BS, Dalmine e MRW nel contesto della ristrutturazione dell'industria europea (cfr. considerando 91).
2. Oggetto ed effetto dei contratti
(111) L'oggetto di tali contratti era l'approvvigionamento in tubi lisci del "leader" del mercato degli OCTG nel Mare del Nord e lo scopo era quello di mantenere nel Regno Unito un produttore nazionale per ottenere il rispetto dei "fundamentals" nell'ambito del Club Europa-Giappone. Il loro effetto ed oggetto principale è stata la ripartizione fra MRW, Vallourec e Dalmine di tutto il fabbisogno del concorrente BS (Vallourec a partire dal 1994). I contratti facevano dipendere i prezzi d'acquisto dei tubi lisci dai prezzi dei tubi filettati da BS; inoltre limitavano la libertà d'approvvigionamento di BS (Vallourec dal febbraio 1994) obbligando quest'ultima a comunicare ai suoi concorrenti i prezzi di vendita praticati e i quantitativi venduti. MRW, Vallourec (fino al febbraio 1994) e Dalmine si impegnavano a consegnare ad un concorrente (BS, poi Vallourec dal marzo 1994) quantitativi non conosciuti in anticipo.
(112) L'articolo 81, paragrafo 1, del trattato stabilisce espressamente l'incompatibilità con il mercato comune degli accordi aventi per oggetto od effetto la ripartizione dei mercati. I contratti aventi per oggetto e da cui risulti una ripartizione delle forniture al principale produttore di tubi filettati in un mercato che rappresenta più della metà del consumo comunitario di OCTG (cfr. considerando 50) comportano una sensibile restrizione della concorrenza all'interno del mercato comune.
3. Pregiudizio degli scambi fra Stati membri
(113) Il commercio intracomunitario è alterato in quanto il contratto riguarda forniture dirette al Regno Unito provenienti dalla Francia, dalla Germania e dall'Italia. Il pregiudizio agli scambi intracomunitari è sensibile perché le forniture dei prodotti oggetto dell'accordo effettuate dalle imprese destinatarie della presente decisione nel Regno Unito rappresentano il 20 % circa del consumo comunitario di OCTG senza saldatura.
4. Partecipanti
(114) Hanno partecipato all'accordo Vallourec, MRW, Dalmine e BS (quest'ultima soltanto fino a febbraio 1994).
5. Durata dell'infrazione
(115) Per BS l'infrazione è durata da luglio 1991 (data della firma del contratto con Vallourec) a febbraio 1994 (data dell'acquisto degli impianti di BS da parte di Vallourec); per MRW da agosto 1993 (data della firma del contratto con BS) almeno fino al 24 aprile 1997 (cfr. considerando 92); per Vallourec da luglio 1991 a marzo 1999 e per Dalmine da dicembre 1991 (data della firma del contratto con BS) a marzo 1999 (cfr. considerando 92).
6. Conclusioni sull'applicabilità dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato
(116) Tenuto conto di quanto precede, la Commissione ritiene che MRW, BS, Dalmine e Vallourec, concludendo dei contratti che hanno avuto l'effetto di ripartire le forniture di tubi lisci a BS (Vallourec a partire dal 1994), abbiano violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE.
D. Inapplicabilità dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato
(117) L'articolo 81, paragrafo 3, del trattato non è applicabile poiché nessuno degli accordi oggetto della presente decisione è stato notificato, né sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento n. 17.
E. Argomenti delle parti
1. Relativi al procedimento
a) Le decisioni relative agli accertamenti di novembre 1994
(118) Le imprese giapponesi nonché Dalmine e MRW contestano la legittimità delle decisioni sulla cui base la Commissione ha proceduto agli accertamenti nel dicembre 1994 e, di conseguenza, la possibilità per la Commissione di utilizzare i documenti ottenuti in occasione delle ispezioni. Secondo dette imprese il sistema istituito dall'articolo 56 dell'accordo SEE esclude la possibilità di un concorso di competenze fra l'AVE e la Commissione ("one stop shop"). Se la Commissione sospettava un'infrazione all'articolo 81 del trattato, essendo la sola istanza competente essa non avrebbe dovuto dar seguito alla domanda dell'AVE.
(119) Per la Commissione tale argomentazione deve essere respinta per il fatto che le decisioni da essa adottate in novembre 1994, relative all'esistenza di accordi e/o pratiche concordate, sulla base delle informazioni in suo possesso, avevano il duplice obiettivo di verificare se tali pratiche potevano:
- alterare gli scambi fra Stati membri della Comunità (infrazione all'articolo 81 del trattato);
- e/o alterare gli scambi fra le parti contraenti dell'accordo SEE (infrazione all'articolo 53 dell'accordo).
La domanda dell'AVE riguardava soltanto una parte del SEE (la Norvegia), mentre gli accertamenti effettuati dalla Commissione erano molto più estesi, come si evidenzia dal testo delle decisioni relative. Contrariamente a quanto argomentato dalle imprese, la Commissione era pertanto competente ad effettuare gli accertamenti su richiesta dell'AVE e ad effettuare i propri per stabilire la possibile esistenza di altre infrazioni.
(120) La duplice base giuridica delle decisioni di accertamento - trattato CE (in particolare l'articolo 81) e accordo SEE (in particolare l'articolo 53) - era quindi legittima in quanto in tale fase d'indagine la Commissione non poteva stabilire se i fatti costituissero infrazioni unicamente all'articolo 81 del trattato o anche all'articolo 53 SEE. Dopo l'accertamento dei fatti e il rinvio del caso da parte dell'AVE, la Commissione era anche la sola istanza competente per la prosecuzione del procedimento nel quadro dell'accordo SEE.
b) Utilizzazione da parte della Commissione del documento "sharing key"
(121) Tutte le imprese, escluse MRW e BS che non si sono pronunciate al riguardo, contestano il fatto che la Commissione possa valersi del documento "sharing key" non avendone precisato né la fonte, né l'autore, né la data, né l'occasione in cui è stato elaborato. La Commissione ha peraltro il diritto di non rivelare le sue fonti di informazione quando le sia rivolta una domanda in tal senso. Essa può utilizzare un documento di questo tipo quando più elementi ne rendono verosimile l'autenticità:
- il documento di Vallourec del 27 gennaio 1994 (pagg. 4822-4823) constata l'esistenza "degli accordi" o di un "sistema attuale" o di un "club" e le cifre ivi citate ([...]) coincidono con quelle oggetto di un accordo secondo il documento "sharing key",
- alcuni punti oggetto dell'accordo descritto nel documento "sharing key" ([...]) erano specificamente trattati nelle proposte dei produttori europei per la riunione di novembre,
- la lista delle riunioni del club di cui la Commissione è a conoscenza (cfr. considerando 60), indica che la riunione successiva a quella di Tokyo di novembre 1993 si è tenuta nel marzo 1994 a Cannes. Il documento "sharing key" menziona lo svolgimento della successiva riunione dei presidenti in marzo 1994.
(122) In ogni caso la Commissione non ha utilizzato questo documento separatamente come prova, ma come ulteriore indizio facente parte dell'insieme delle prove.
c) Accesso al fascicolo
(123) MRW sostiene di non aver avuto accesso alla documentazione interna dell'AVE, da questa trasmessa alla Commissione in dicembre 1995.
(124) La Commissione ritiene trattarsi dei documenti di lavoro di una pubblica autorità, trasmessi a norma dell'articolo 10, paragrafo 3, del protocollo n. 23 dell'accordo SEE. Pertanto vanno considerati documenti interni e non possono essere resi accessibili conformemente alla comunicazione della Commissione relativa all'accesso al fascicolo(37).
(125) Dalmine fa valere che vari passaggi delle versioni non riservate (quindi accessibili) di taluni documenti del fascicolo erano stati semplicemente schermati senza che fosse fornita una sintesi del loro contenuto. Tale pratica non sarebbe conforme alla comunicazione della Commissione precitata.
(126) La Commissione è tenuta a tutelare l'interesse legittimo delle imprese a che i loro segreti commerciali o altre informazioni riservate non siano divulgati a terzi. La Commissione considera accettabile la prassi di schermare i passaggi riservati, salvaguardando nel contempo la comprensione generale dei documenti.
d) Termine per rispondere alla comunicazione degli addebiti
(127) MRW e Dalmine sostengono che il termine imposto dalla Commissione per rispondere alla comunicazione degli addebiti non era sufficiente, in considerazione del gran numero di documenti e delle varie lingue nelle quali erano redatti.
(128) La Commissione ha accordato un termine di due mesi per la risposta delle imprese, conformemente alla prassi in vigore dal 1993 (cfr. 23a Relazione sulla politica di concorrenza, punto 207).
2. Relativi ai fatti
a) Esistenza dell'accordo
(129) Nelle risposte scritte alla comunicazione degli addebiti e nel corso dell'audizione, Vallourec e Dalmine hanno riconosciuto esplicitamente l'esistenza dell'accordo Europa-Giappone descritto dalla Commissione per gli OCTG standard e i linepipe project. BS, pur dichiarando di non contestare i fatti, ha messo in dubbio l'esistenza dell'accordo ["British Steel submits that if there was an agreement as alleged, it should be assessed in its economic context...The reasons why such an agreement would not have restricted competition within the Community to an appreciable extent, suggest that there would not have been any commercial rationale for such an agreement - which calls into question whether in fact there was an agreement of the kind alleged in the SO"(38)]. MRW non si è pronunciata sui fatti descritti dalla Commissione.
(130) KSC afferma di non essere in grado di dimostrare che i fatti descritti dalla Commissione nella comunicazione degli addebiti non sono corretti. KSC nonché NSC, NKK ed SMI contestano che le prove siano sufficienti a stabilire la loro partecipazione ad un accordo teso alla protezione dei mercati nazionali. NKK, pur ammettendo che durante le riunioni i produttori europei gli avessero chiesto di rispettare i loro mercati nazionali, sostiene di aver mantenuto la propria strategia commerciale fondata sulle sue decisioni senza sentirsi impegnata dalle suddette richieste. SMI sostiene che i mercati nazionali erano oggetto di discussione proprio per escluderli da una chiave di ripartizione globale.
(131) Per la Commissione, come ricordato durante l'audizione senza ottenere risposta dalle imprese, i documenti citati ai considerando 62-67 e 100 costituiscono un insieme di indizi seri, precisi e concordanti, sufficiente a provare l'esistenza e il contenuto dell'accordo. In primo luogo la dichiarazione [...] di Vallourec [...] è assai chiara e precisa ed è corroborata dagli altri documenti. In secondo luogo le imprese giapponesi hanno riconosciuto di non poter fornire precisazioni sulle riunioni del club Europa-Giappone:
"NSC cannot exclude the possibility that some of its former employees who were responsible for the seamless tube business participated in such meetings prior to July 1995" (pag. 13548). "NSC cannot confirm whether its former employees attended meetings between European and Japanese producers and, if so, in what capacity they attended" (pag. 14159)(39).
"SMI felt it important to stress that it relied on recollections of SMI employees since, without having documents and records, it could not be absolutely certain as to the accuracy of the employees' accounts" (pag. 14430)(40).
"To the best of Mr. [...] (NKK) knowledge, there is no information other than that ... contained in our reply dated 07 November 1997" (pag. 14493)(41).
"The fact that KSC only has hearsay information concerning these meetings means that the information it can provide to the Commission is necessarily vague" (pag. 14616)(42).
(132) Le imprese giapponesi sostengono di aver fornito tra il 1977 e il 1995 ingenti quantitativi di OCTG e di linepipe sul mercato britannico del Mare del Nord. Il fatto di non aver effettuato forniture in Germania, Francia e Italia dipenderebbe da ragioni economiche oggettive che non presuppongono l'esistenza di un accordo per il rispetto dei mercati nazionali. Infatti, secondo tali imprese il mercato britannico ha delle caratteristiche particolari rispetto agli altri tre mercati:
- il Mare del Nord è una zona off-shore che non fa parte del territorio doganale della Comunità. Le importazioni in questa regione perciò non sono colpite da dazi doganali e non possono formare oggetto di procedimenti antidumping;
- il mercato del Mare del Nord è molto attrattivo tanto in termini quantitativi (è il più importante della CE) che in termini di prezzi (i tubi utilizzati sono filettati "premium", quindi più cari). Pertanto i costi di trasporto dal Giappone possono essere facilmente assorbiti.
(133) Viceversa, secondo le imprese giapponesi (e BS), esistevano forti barriere alle vendite delle imprese giapponesi sugli altri mercati comunitari:
- la politica commerciale della Commissione (cfr. considerando 27),
- i dazi doganali erano fissati al 9 % del prezzo dei tubi,
- le quantità di tubi consumate erano molto ridotte e si presumeva che l'entità media dei contratti fosse assai modesta,
- i costi di trasporto: secondo alcune stime delle imprese giapponesi rappresentavano più del 20 % del prezzo fob dei filettati standard,
- le norme e le esigenze d'omologazione nazionali,
- i termini di consegna dal Giappone: tra quattro e sei settimane,
- la fortissima posizione dei produttori europei sui rispettivi mercati nazionali,
- la minaccia di procedimenti antidumping,
- la preferenza nazionale da parte dei produttori petroliferi e delle imprese di distribuzione di gas che erano imprese pubbliche,
- le regole sui contratti pubblici che non riconoscevano alle imprese non comunitarie alcun diritto.
(134) La Commissione considera sufficientemente accertata l'esistenza di un accordo che, fra l'altro, prevedeva il rispetto dei mercati nazionali. Il fatto che le imprese giapponesi non abbiano esportato nel mercato comune trova la sua spiegazione naturale in quest'accordo. Inoltre, dopo aver esaminato i fattori economici addotti dalle imprese, la Commissione conclude che essi non possono escludere l'esistenza dell'accordo, quale descritto ai considerando 61-77, per i motivi esposti qui di seguito.
(135) In primo luogo i "fundamentals" costituivano soltanto un elemento di un accordo più vasto che regolava l'insieme delle relazioni commerciali (esclusi i mercati degli Stati Uniti e del Canada) dei produttori europei e giapponesi. Come qualsiasi accordo, si basava su un equilibrio degli interessi propri di ciascuna parte, che possono essere divergenti. In tal senso, anche se secondo le imprese giapponesi i mercati europei continentali non presentavano alcun interesse, è probabile che il contenuto dell'accordo sarebbe stato diverso o che la sua stessa esistenza sarebbe stata messa in questione se non vi fosse stato inserito il rispetto dei mercati nazionali europei.
(136) In secondo luogo i pretesi ostacoli all'ingresso non erano tali da escludere la possibilità di vendite giapponesi sui mercati nazionali dei produttori europei. Anzi, da vari documenti risulta che le imprese europee consideravano le vendite delle imprese giapponesi, sia di prodotti finiti che di tubi lisci da filettare in loco (pagg. 15611, 15623), una minaccia reale. Ciò dimostra chiaramente che è proprio l'esistenza dell'accordo per il rispetto dei mercati nazionali che ha impedito ai produttori giapponesi di esportare sui mercati europei.
(137) Gli argomenti economici avanzati dalle imprese non possono essere accolti per le seguenti ragioni:
- le misure commerciali adottate dalla Commissione per far fronte alla crisi siderurgica, e più concretamente l'accordo con le autorità giapponesi, miravano ad evitare perturbazioni del mercato. Tali misure, mentre hanno potuto indurre le imprese giapponesi a non impegnarsi ad esportare in Europa fino al 1990, non giustificano il mantenimento della stessa politica dopo quella data,
- visto l'eccesso di capacità strutturale del settore (cfr. considerando 45) e i costi fissi elevati, qualsiasi vendita ad un prezzo superiore al costo variabile contribuisce a coprire i costi fissi e quindi a ridurre i costi di tutta la produzione. Di conseguenza anche i mercati sui quali il consumo dei prodotti in questione non era molto elevato presentano un interesse certo per tutti i produttori,
- le imprese giapponesi esportano, per mare e in ogni parte del mondo, più del 95 % della loro produzione di tubi per l'industria petrolifera. Negli interventi fatti da dette imprese nel corso dell'audizione, i prezzi del trasporto in Europa sono stati presentati separatamente, considerando cioè che le navi trasportino soltanto un piccolo quantitativo di tubi e che la loro sola destinazione sia l'Europa. Ciò non tiene conto della possibilità di raggruppare i carichi, che ridurrebbe il costo. Del resto nel trasporto via mare la distanza non è un fattore determinante del prezzo. Inoltre i prezzi indicati non erano costi reali ma stime, non essendo stato effettuato nessun confronto fra i costi reali di trasporto sostenuti dalle imprese e i costi reali di produzione, il che avrebbe consentito di verificare se le vendite non coprivano i costi,
- per quanto riguarda la supposta differenza di norme e i requisiti nazionali di omologazione va segnalato che la norma API è mondiale e che le eventuali esigenze di omologazione da parte dei consumatori valgono per qualunque parte del mondo.
- I tempi di consegna dal Giappone degli OCTG, API e linepipe "project" sono gli stessi che per i filettati premium per i quali le imprese non hanno ritenuto che costituissero un ostacolo.
- La fortissima posizione dei produttori europei sui rispettivi mercati nazionali, più che un ostacolo per le esportazioni delle imprese giapponesi in Europa costituisce, secondo la Commissione, la constatazione del fatto che i "fundamentals" erano rispettati.
- La Commissione non può accogliere l'argomento di una minaccia di procedimenti antidumping quale ostacolo per le esportazioni giapponesi in Europa. Nessun procedimento antidumping è stato avviato contro le importazioni giapponesi di prodotti siderurgici e alcune di quelle avviate contro altri paesi (che peraltro riguardavano i tubi senza saldatura in generale) non hanno avuto successo. Inoltre le imprese giapponesi (ed europee) sono state sottoposte a procedimenti antidumping negli Stati Uniti per vari prodotti siderurgici, senza che ciò ne abbia provocato il ritiro dal mercato americano,
- quanto alla pretesa preferenza nazionale dei produttori petroliferi e delle imprese di distribuzione di gas, le imprese giapponesi non hanno fornito esempi di un'offerta da parte loro che non sia stata accettata. In mancanza di offerte è impossibile concludere contratti,
- quanto alle regole per gli appalti pubblici, esse non escludevano la possibilità che le imprese giapponesi concludano dei contratti.
(138) La Commissione riconosce determinati svantaggi dei produttori giapponesi per quanto riguarda le loro vendite in Europa, dovuti alla distanza e ai dazi doganali, che tuttavia non riescono a spiegare la loro assenza sul mercato europeo per un periodo così lungo.
b) Durata dell'accordo
(139) Le imprese giapponesi sostengono che la dichiarazione di Vallourec attesta l'avvio di contatti posteriormente al 1977 senza però precisare una data esatta. Dalmine sostiene che, anche se si sono potuti avviare contatti nel 1977, nulla indica che si siano conclusi con un accordo come quello descritto dalla Commissione, accordo che avrebbe potuto intervenire più tardi. Secondo queste imprese la Commissione non può basarsi semplicemente sulla dichiarazione di Vallourec per fissare al 1977 l'inizio dell'accordo. SMI, da parte sua, non si opporrebbe se la Commissione considerasse che le riunioni siano iniziate nella metà degli anni '80.
(140) La Commissione si basa sulla dichiarazione di Vallourec al riguardo e considera che nessuna impresa abbia fornito precisi elementi capaci di contraddirla.
(141) Per quanto riguarda la fine dell'accordo, KSC, SMI, NKK e Dalmine sostengono di non aver partecipato a nessuna riunione del club Europa-Giappone dopo il 1994.
(142) Secondo la Commissione non è necessario tenere una riunione per partecipare ad un accordo esistente da molto tempo. La dichiarazione di Vallourec del 17 settembre 1996 attesta che i contatti con le imprese giapponesi erano cessati da poco più di un anno. Occorre inoltre tener conto del fatto che gli accertamenti sono stati effettuati in dicembre 1994. Per questo la Commissione ha concluso, al considerando 108, che l'accordo è durato dal 1977 al 1995 (salvo per BS).
3. Relativi alla valutazione giuridica
a) Il Club Europa-Giappone
(143) Le imprese giapponesi nonché BS sostengono che se ci fosse stato un accordo per il rispetto dei mercati nazionali non avrebbe avuto effetto sulla concorrenza all'interno del mercato comune perché le vendite delle imprese giapponesi si imbattevano negli ostacoli sopra descritti (cfr. considerando 133); BS, da parte sua, sostiene di non aver venduto sui mercati nazionali degli altri produttori perché, dopo la costruzione del suo laminatoio per tubi, aveva scelto di concentrarsi sul suo mercato nazionale e quindi un accordo per la sua astensione non avrebbe avuto effetto sulla concorrenza.
(144) Tuttavia quando è accertato che un accordo ha per oggetto di restringere la concorrenza ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato, non è necessario esaminarne gli effetti concreti sul mercato (cfr. considerando 104): la questione è giuridicamente rilevante soltanto ai fini della determinazione dell'ammontare delle eventuali ammende(43).
(145) Le imprese giapponesi traggono argomento anche dal fatto che esse vendono direttamente agli utilizzatori finali (imprese petrolifere) e di conseguenza i prodotti non sono oggetto di vendite successive. Perciò l'accordo non inciderebbe sugli scambi intracomunitari ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato. La Commissione ritiene che questa tesi trascuri il fatto che quattro imprese europee, oltre alle quattro giapponesi, hanno partecipato all'accordo di cui uno degli elementi era il rispetto dei mercati nazionali. Per la Commissione un accordo di questo tipo può influenzare le correnti degli scambi fra Stati membri interessati in senso contrario alla realizzazione degli obiettivi del mercato unico. Per le ragioni suesposte (cfr. considerando 106) gli scambi intracomunitari possono essere alterati sensibilmente dall'accordo.
b) I contratti conclusi fra BS, Vallourec, Dalmine e MRW
(146) In primo luogo le quattro parti negano che i tre contratti risultino da un accordo fra di loro: i contratti erano stati negoziati e conclusi separatamente e singolarmente.
(147) La Commissione ritiene invece che, come risulta dai considerando 78-81, BS e Vallourec (su iniziativa di Vallourec nel contesto del rinnovo del contratto di licenza VAM) si siano accordate per convenire che BS si approvvigionasse di tubi lisci da MRW, Dalmine e Vallourec onde salvaguardare il carattere "interno" del mercato britannico di fronte alle imprese giapponesi. Successivamente, nel 1993, le quattro imprese erano giunte ad un consenso per mantenere tali contratti (cfr. considerando 91) nel contesto della ristrutturazione dell'industria europea, consenso che hanno fatto valere anche dinanzi ai produttori giapponesi. Per questi motivi la Commissione ritiene che i contratti in oggetto siano contrari all'articolo 81, paragrafo 1, del trattato.
(148) In secondo luogo le quattro parti sostengono che i contratti erano giustificati dal punto di vista commerciale e che il loro contenuto non è contrario all'articolo 81, paragrafo 1, del trattato.
(149) BS sostiene che, per ragioni economiche sue proprie aveva deciso fin dal 1990 di abbandonare la produzione di tubi senza saldatura laminati a caldo (Clydesdale), come è effettivamente avvenuto nell'aprile 1991. I suoi impianti di Airdree ("Imperial") furono mantenuti nel breve periodo e richiedevano un approvvigionamento sicuro di tubi lisci. Le percentuali assegnate ad ognuno dei tre partner sarebbero giustificate nella misura in cui, data la volatilità della domanda nel Regno Unito, sarebbe stato molto rischioso per BS impegnarsi ad acquistare quantitativi fissi per 5 anni o con un solo fornitore. Poiché l'impresa dipendeva da una licenza di Vallourec per la produzione di OCTG, Vallourec disponeva di un potere negoziale fortissimo per diventare il principale fornitore ([...] %). Per ridurre le scorte e le spese di magazzinaggio, Dalmine e MRW avrebbero costituito scelte naturali in quanto in grado di consegnare il prodotto in una settimana, mentre le forniture giapponesi avrebbero richiesto varie settimane. Inoltre BS sostiene che la formula scelta per il calcolo del prezzo dei tubi lisci avrebbe garantito ad ogni fornitore un margine senza restringere la concorrenza. Infine, per l'applicazione di questa formula BS avrebbe svelato solo i prezzi medi del trimestre precedente.
(150) Secondo Dalmine il suo contratto con BS le garantiva uno sbocco sul mercato più importante d'Europa, [...]. Del resto Dalmine ritiene di non essersi impegnata a fornire quantitativi di tubi lisci non conosciuti in anticipo, in quanto i quantitativi venivano stabiliti ogni mese. Dalmine sostiene che tutt'al più avrebbe esercitato soltanto un ruolo secondario nella conclusione del contratto.
(151) MRW sostiene che il suo contratto con BS le permetteva di migliorare l'utilizzazione della propria capacità produttiva dopo il crollo del mercato dell'ex URSS e dopo aver perso una causa con Vallourec a proposito del diritto di MRW a utilizzare il proprio giunto "premium".
(152) Secondo la Commissione l'obiettivo dei contratti era quello di mantenere BS come produttore nel Regno Unito nel quadro dei "fundamentals" (cfr. considerando 146). Di fatto, visto l'eccesso di capacità strutturale esistente all'epoca nel settore dei tubi senza saldatura [il regolamento (CEE) n. 2396/92 della Commissione che istituisce un dazio antidumping sulle importazioni di alcuni tipi di tubi senza saldatura originari dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica di Croazia, cita un tasso di utilizzazione delle capacità molto inferiori al 75 %, "cifra considerata come soglia di redditività(44)"], BS non poteva temere una mancanza di tubi lisci o forniture a prezzi antieconomici. Dal fascicolo risulta anche (pagg. 15611 e 15612) che, tramite i contratti, il mercato britannico si manteneva a prezzi elevati ["Certains clients UK voudront profiter d'opportunité de tubes lisses à prix plus bas que ceux offerts par les Européens à BSC et chercheront à imposer à BSC des tubes lisses d'origine sud-américaine, ce que BSC aura du mal à refuser"(45)]. Inoltre, per evitare una "concorrenza selvaggia" BS aveva persino evocato la possibilità di comprare tubi lisci da produttori che non fossero Vallourec, MRW e Dalmine (pagg. 15586 e 15587). Infine, i produttori non europei sarebbero stati in grado di fornire i tubi lisci nel termine minimo di cinque o sei settimane previsto dai contratti citati(46). Del resto i contratti non prevedevano altra sanzione per mancata consegna se non quella di includere il quantitativo non fornito nel calcolo del tonnellaggio annuo cui il fornitore aveva diritto, il che avrebbe avuto soltanto l'effetto di ridurre di fatto la percentuale delle forniture prevista nei contratti. Se ne deduce che il termine di consegna non aveva l'importanza che BS dice di attribuirgli.
(153) In ogni caso i contratti contenevano clausole restrittive della concorrenza:
- definendo i quantitativi da fornire a BS in termini di percentuale invece che di quantità fisse, Vallourec, MRW e Dalmine si impegnavano in favore di un concorrente a fornire quantitativi non conosciuti in anticipo. In tal modo hanno parzialmente rinunciato, in favore di un concorrente, ad approfittare dell'eventuale aumento del consumo sul mercato dei tubi filettati, dato che la possibilità di BS (poi Vallourec) di chiedere a MRW, Dalmine e Vallourec quantità di tubi lisci senza alcuna limitazione, la metteva in grado di soddisfare l'eventuale incremento della domanda. Vallourec, MRW e Dalmine non si sarebbero impegnate a fornire quantitativi non noti in anticipo senza aver la certezza che BS non ne avrebbe approfittato per accrescere a loro danno la sua quota sul mercato dei tubi filettati. Per evitare ciò, in virtù della clausola 9 c), i fornitori potevano recedere nei contratti dimostrando che la loro applicazione aveva effettivamente provocato delle perdite nei loro conti di esercizio. Così la definizione dei quantitativi in termini di percentuale dissuadeva la concorrenza sulle quantità fra MRW, Vallourec e Dalmine per le loro forniture a BS,
- come conseguenza della formula adottata per il calcolo dei prezzi, che faceva dipendere i prezzi dei tubi lisci da quelli dei tubi filettati, Vallourec, MRW o Dalmine perdevano ogni interesse a farsi concorrenza sui prezzi dei tubi filettati nel Regno Unito. Una riduzione dei prezzi dei tubi filettati avrebbe comportato una riduzione di quelli dei tubi lisci che dette imprese si erano impegnate a fornire a BS (poi Vallourec); le quattro parti si garantivano in tal modo che i prezzi nel Regno Unito rimanessero alti,
- le informazioni (sui prezzi e i quantitativi) che BS (poi Vallourec) si è obbligata a fornire, in virtù dei contratti, alle altre parti sono informazioni coperte dal segreto d'affari. La comunicazione di tali informazioni serviva a mantenere sotto controllo le condizioni del mercato britannico.
(154) Vallourec sostiene di aver rinnovato i contratti per gli stessi motivi che avevano indotto BS a concluderli.
(155) La Commissione ritiene invece che, come risulta dal fascicolo (cfr. considerando 91), il rinnovo da parte di Vallourec era stato concordato fra le quattro parti nel contesto della ristrutturazione dell'industria europea per mantenere una produzione "interna" per il Regno Unito.
F. Sanzioni
1. Considerazioni generali
(156) Ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 la Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ammende che variano da un minimo di 1000 EUR ad un massimo di un milione di EUR, con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10 % del volume d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che hanno partecipato all'infrazione, quando, intenzionalmente o per negligenza, commettano un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato.
(157) Per determinare l'ammontare dell'ammenda, la Commissione deve prendere in considerazione tutti gli elementi di fatto pertinenti e, in particolare, la gravità e la durata dell'infrazione.
(158) Nella fattispecie, la Commissione applicherà anche la sua comunicazione del 18 luglio 1996 sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi di intesa tra imprese(47).
2. Gravità dell'infrazione
(159) Per determinare la gravità dell'infrazione la Commissione prende in considerazione la natura dell'infrazione, l'impatto concreto sul mercato e l'estensione del mercato geografico rilevante.
(160) La Commissione constata che nel caso in esame i tubi oggetto dell'accordo (OCTG API e linepipe project senza saldatura) sono solo una parte dei tubi senza saldatura destinati all'industria petrolifera e del gas. Gli OCTG API e i linepipe project venduti nella Comunità dalle imprese destinatarie della presente decisione non rappresentano che il 19 % del consumo comunitario di OCTG e linepipe senza saldatura, mentre la parte rimanente del consumo è coperta da OCTG e linepipe senza saldatura che non rientrano nell'accordo (più del 50 %) e da importazioni provenienti da paesi terzi diversi dal Giappone (più del 21 %). D'altra parte, grazie ai progressi della tecnologia di fabbricazione dei tubi saldati realizzati negli ultimi 25 anni, una parte della domanda di OCTG e di linepipe senza saldatura poteva essere soddisfatta con tubi saldati di diametro medio, dal costo di produzione inferiore (cfr.considerando 24). Per questo motivo l'infrazione ha avuto, di fatto, un'incidenza limitata sul mercato.
(161) Tuttavia un accordo che, come quello di cui alla presente decisione, aveva ad oggetto il rispetto dei mercati nazionali costituisce per sua stessa natura un'infrazione molto grave al diritto comunitario, giacché pregiudica il buon funzionamento del mercato interno. I produttori, consapevoli dell'illiceità dei loro comportamenti, si sono accordati per instaurare un sistema segreto e istituzionalizzato, destinato a restringere la concorrenza in un settore industriale importante. Inoltre i quattro Stati membri in questione rappresentano la maggior parte del consumo degli OCTG e dei linepipe senza saldatura nella Comunità e dunque un vasto mercato geografico.
(162) Tenuto conto delle considerazioni che precedono, l'infrazione deve essere qualificata come molto grave. Tuttavia la Commissione tiene conto del fatto che le vendite dei prodotti in questione effettuate dalle imprese destinatarie della presente decisione nei quattro Stati membri interessati ammontano solamente ad un importo di 73 milioni di EUR circa all'anno.
(163) Tenuto conto di quanto precede, l'ammontare dell'ammenda, che dipende dalla gravità dell'infrazione, deve essere fissato a 10 milioni di EUR.
(164) Per quanto riguarda i contratti conclusi fra BS, MRW, Dalmine e Vallourec, la Commissione considera che non si trattava che di un modo di mettere in opera il principio del rispetto dei mercati nazionali rientrante nel contesto del club Europa-Giappone. Per tale motivo, la Commissione non intende imporre un importo supplementare a titolo d'ammenda.
(165) Tutte le imprese destinatarie della presente decisione sono di grande dimensione. Non è quindi il caso di differenziare gli importi stabiliti.
3. Durata dell'infrazione
(166) Come indicato sopra (cfr. considerando 108) la Commissione prende in considerazione l'esistenza di un'infrazione solo a partire dal 1990. Ne consegue che la durata dell'infrazione va dal 1990 al 1995 per Vallourec, MRW, Dalmine, KSC, NKK, NSC e SMI. Per BS l'infrazione è durata dal 1990 al 1994. Si tratta quindi di un'infrazione di durata media, che giustifica una maggiorazione del 10 % all'anno dell'importo stabilito in funzione della gravità.
(167) L'importo di base dell'ammenda è quindi fissato a 15 milioni di EUR per Vallourec, MRW, Dalmine, KSC, NKK, NSC e SMI, e a 14 milioni di EUR per BS.
4. Circostanze attenuanti
(168) La Commissione considera che il settore dei tubi di acciaio ha versato in una situazione protratta di crisi come esposto al considerando 26. Il deterioramento della situazione settoriale sensibile, in particolare dal 1991, unito all'afflusso crescente delle importazioni, ha dato luogo a riduzioni di capacità e chiusure di stabilimenti.
(169) Tali considerazioni giustificano una riduzione degli importi di base a motivo delle circostanze attenuanti del 10 %.
5. Applicabilità della comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese
(170) Vallourec è stata la sola impresa destinataria dalla presente decisione a fornire elementi sostanziali sull'esistenza ed il contenuto dell'intesa, elementi che hanno permesso alla Commissione di accertare con minor difficoltà l'infrazione all'articolo 81, paragrafo 1, del trattato. Vallourec ha inoltre comunicato alla Commissione che non contestava la materialità dei fatti sui quali si basava la comunicazione degli addebiti.
(171) Questa collaborazione giustifica una riduzione dell'ammontare dell'ammenda del 40 % in virtù del punto D.2 primo e secondo trattino della comunicazione precitata.
(172) Nella risposta scritta alla comunicazione degli addebiti e nel corso dell'audizione Dalmine ha detto alla Commissione che non contestava la materialità dei fatti sui quali si basavano le accuse.
(173) Una riduzione del 20 % le è quindi accordata in virtù del punto D.2 secondo trattino della comunicazione precitata.
(174) Per quanto riguarda MRW, la Commissione considera il suo comportamento ambiguo: pur non avendo contestato i fatti né nella risposta scritta alla comunicazione degli addebiti né durante l'audizione, non ha mai chiaramente espresso la sua posizione. Del resto MRW ha rifiutato di fornire alcune delle informazioni che la Commissione ha chiesto mediante decisione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 5, del regolamento n. 17. Secondo la Commissione un'applicazione della comunicazione non è giustificata in questo caso. Ciò vale anche per BS che, pur dichiarando di non contestare i fatti, ha messo in dubbio l'esistenza dell'accordo nella forma descritta dalla Commissione nella comunicazione degli addebiti.
(175) Per quanto riguarda KSC, NKK, NSC e SMI, la Commissione non ha constatato una collaborazione effettiva che giustifichi l'applicazione della comunicazione precitata. Tali imprese hanno contestato l'esistenza dell'accordo durante tutto il procedimento,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
1. Mannesmannröhren-Werke AG, Vallourec SA, British Steel Limited, Dalmine SpA, Sumitomo Metal Industries Limited, Nippon Steel Corporation, Kawasaki Steel Corporation e NKK Corporation hanno violato le disposizioni dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE, partecipando, nella maniera e nella misura indicate nella motivazione della presente decisione, ad un accordo che prevedeva fra l'altro la protezione dei rispettivi mercati nazionali dei tubi OCTG filettati standard e linepipe project senza saldatura.
2. L'infrazione è durata dal 1990 al 1995 per Mannesmannröhren-Werke AG, Vallourec SA, Dalmine SpA, Sumitomo Metal Industries Limited, Nippon Steel Corporation, Kawasaki Steel Corporation e NKK Corporation. Per British Steel Limited l'infrazione è durata dal 1990 al febbraio 1994.
Articolo 2
1. Mannesmannröhren-Werke AG, Vallourec SA, British Steel Limited e Dalmine SpA hanno violato le disposizioni dell'articolo 81, paragrafo 1, del trattato, concludendo, nell'ambito dell'infrazione di cui all'articolo 1, contratti risultanti in una ripartizione delle forniture di tubi OCTG lisci a British Steel Limited (Vallourec SA a partire dal 1994).
2. Per British Steel Limited l'infrazione è durata dal 24 luglio 1991 a febbraio 1994. Per Vallourec SA è durata dal 24 luglio 1991 al 30 marzo 1999. Per Dalmine SpA è durata dal 4 dicembre 1991 al 30 marzo 1999. Per Mannesmannröhren-Werke AG è durata dal 9 agosto 1993 al 24 aprile 1997.
Articolo 3
Le imprese di cui agli articoli 1 e 2 pongono immediatamente fine alle accertate infrazioni, se non l'hanno già fatto, e si astengono in futuro dal ripetere gli atti o i comportamenti specificati in detti articoli e dall'adottare qualsiasi misura di effetto equivalente.
Articolo 4
A motivo dell'infrazione constatata all'articolo 1, alle imprese ivi elencate sono irrogate le seguenti ammende:
SPAZIO PER TABELLA
Articolo 5
L'importo delle ammende irrogate è versato entro tre mesi dalla notificazione della presente decisione sul conto bancario seguente:
Compte n. 310-0933000-43
Commissione europea
Banque Bruxelles-Lambert
Agence européenne
Rond-point Schumann 5
B-1040 Bruxelles
Scaduto il termine, saranno automaticamente dovuti gli interessi calcolati al tasso praticato dalla Banca centrale europea per le sue operazioni pronti contro termine il primo giorno lavorativo del mese in cui è stata adottata la presente decisione, maggiorato di 3,5 punti percentuali, ossia 6,5 %.
Articolo 6
Sono destinatari della presente decisione:
1. Mannesmannröhren-Werke AG, Wiesenstraße 36, D-45473 Mülheim
2. Vallourec SA. 130, rue de Silly, BP 415, F-92103 Boulogne Billancourt Cedex
3. British Steel Limited, 15 Marylebone Road, London NW1 5JD, United Kingdom
4. Dalmine SpA, Piazza Caduti 6 luglio 1944, n. 1, I-24044 DALMINE (Bergamo)
5. Sumitomo Metal Industries Limited, Ote Centre Building, 1-3, Ohtemachi 1-Chome, Chiyoda-Ku, Tokyo, 100-8113 Japan
6. Nippon Steel Corporation, 6-3 Otemachi 2-chome, Chiyoda-ku, Tokyo 100-8071, Japan
7. Kawasaki Steel Corporation, Hibiya Kokusai Building, 2-3, Uchisaiwaicho 2-chome, Chiyoda-ku, Tokyo 100-0011, Japan
8. NKK Corporation, 1-1-2 Marunouchi Chiyoda-ku, Tokyo 100-8202, Japan
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 256 del trattato CE.
Fatto a Bruxelles, l'8 dicembre 1999.

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