Document ID: 31985D0305

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 13 febbraio 1985
relativa al progetto di aiuto del governo del Regno Unito a favore dei comparti delle industrie dell'abbigliamento, della calzatura, della maglieria e dei tessili
(Il testo in lingua inglese è il solo facente fede)
(85/305/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver intimato agli interessati di presentare le loro osservazioni ai sensi dell'articolo 93 ed averne preso atto,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 18 aprile 1984 il governo del Regno Unito notificava alla Commissione l'intenzione di istituire un regime di aiuti a norma dell'articolo 8 dell'Industrial Development Act del 1982, a favore di certi comparti del settore dell'abbligamento, della calzatura, della maglieria e del tessile.
Il regime, che mirava a consentire a piccole e medie imprese di investire in attrezzature a tecnologia d'avanguardia, prevedeva stanziamenti per un massimo di 20 000 000 di sterline. Gli aiuti consistevano in sovvenzioni di non più del 20 % delle spese per investimenti o in garanzie per l'80 % e prestiti biennali garantiti da istituti finanziari autorizzati per l'acquisto di attrezzature d'avanguardia.
Dopo un primo esame di tale regime, la Commissione concludeva che l'aumento della produttività, addotto dal Regno Unito come ragione principale dell'aiuto, era stato in gran parte conseguito. La Commissione riteneva inoltre che, data la situazione dell'industria britannica dell'abbigliamento, della maglieria e del tessile, relativamente favorevole rispetto a quella di altri Stati membri, gli aiuti rischiavano di indurre uno sviluppo contrario all'interesse della Comunità.
La Commissione riteneva altresì che il regime notificato dal governo del Regno Unito non soddisfacesse certe condizioni per beneficiare di aiuti settoriali.
La Commissione riteneva che il regime in questione, favorendo certe imprese o produzioni in settori caratterizzati da un elevato volume di scambi e da una forte concorrenza, rischiava di incidere sugli scambi fra gli Stati membri ed era pertanto incompatibile con il mercato comune. La Commissione riteneva altresì che detto regime non soddisfaceva le condizioni necessarie per beneficiare di una delle deroghe dell'articolo 92 del trattato CEE.
La Commissione avviava pertanto la procedura dell'articolo 93, paragrafo 2, primo comma, del trattato e con lettera del 19 giugno 1984 intimava al governo del Regno Unito di presentare le sue osservazioni.
II
Con lettere dell'8 agosto 1984 e dell'11 dicembre 1984, nel quadro della procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2, del trattato, il governo del Regno Unito comunicava alla Commissione le modifiche apportate al regime in oggetto ed in particolare la riduzione della garanzia dall'80 % al 70 % del costo totale degli investimenti.
Il governo del Regno Unito non rispondeva però alla maggior parte delle obiezioni della Commissione e, in particolare, non forniva sufficienti giustificazioni economiche per il regime proposto, che la Commissione aveva richiesto in considerazione dell'andamento favorevole delle industrie interessate e dei risultati positivi da esse recentemente conseguiti.
Nelle osservazioni presentate nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, altri tre Stati membri e una federazione di imprese dei settori interessati condividevano le riserve della Commissione ed esprimevano vive preoccupazioni, facendo presente che il programma di aiuti rischiava di falsare la concorrenza nella Comunità, in quanto procurava ai beneficiari indebiti vantaggi concorrenziali rispetto ad altri produttori di tessili e abbigliamento della Comunità. Si faceva altresì presente che il favorevole andamento dell'industria tessile e dell'abbigliamento del Regno Unito negli ultimi anni non giustificava la concessione degli aiuti.
Sei federazioni del settore del Regno Unito presentavano anch'esse osservazioni nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato, dichiarandosi favorevoli al regime previsto e mettendo in rilievo i vantaggi della tecnologia di punta e delle nuove tecniche di produzione. Esse sottolineavano l'esiguità degli aiuti previsti e rilevavano che il regime previsto avrebbe avuto effetti positivi sul rafforzamento della Comunità.
III
Nei settori dell'abbigliamento, della calzatura, della maglieria e dei tessili il volume degli scambi tra gli Stati membri è elevato, e la concorrenza è molto forte. Quando gli aiuti di Stato rafforzano la posizione di certe imprese rispetto ad altre imprese concorrenti sul mercato comunitario, si deve ritenere che quest'ultimo ne sia danneggiato. Nel caso specifico, il regime di aiuti previsto, riducendo i costi normalmente a carico delle piccole e medie imprese dei suddetti settori nel Regno Unito, rischia di incidere sugli scambi e falsa o minaccia di falsare la concorrenza tra gli Stati membri ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, favorendo le suddette industrie. L'articolo 12, paragrafo 1, del trattato sancisce l'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che corrispondono ai criteri in esso enunciati.
Nella fattispecie non sono applicabili le deroghe previste nell'articolo 92, paragrafo 2, del trattato.
L'articolo 92, paragrafo 3, del trattato stabilisce quali aiuti possano essere considerati compatibili con il mercato comune. Tale compatibilità deve essere determinata dal punto di vista della Comunità e non di un singolo Stato membro. Onde garantire il buon funzionamento del mercato comune e tener conto dei principi di cui all'articolo 3, lettera f), del trattato, le deroghe al principio dell'articolo 92, paragrafo 1, previste nell'articolo 92, paragrafo 3, devono essere interpretate restrittivamente in sede di esame dei regimi di aiuti o dei casi individuali di applicazione.
In particolare, tali deroghe si applicano esclusivamente agli aiuti per i quali la Commissione sia in grado di stabilire che, in loro mancanza, il solo gioco delle forze di mercato non indurrebbe le imprese beneficiarie a comportarsi in modo tale da contribuire alla realizzazione di uno degli obiettivi perseguiti dalle suddette deroghe.
Concedendo il beneficio di tali deroghe ad aiuti che non contribuiscono alla realizzazione di uno dei suddetti obiettivi o che non sono all'uopo indispensabili si accorderebbe un indebito vantaggio finanziario alle industrie di certi Stati membri, provocando perturbazioni degli scambi e distorsioni della concorrenza negli scambi intracomunitari senza che ciò sia giustificato da un interesse della Comunità.
Il governo del Regno Unito non è stato in grado di fornire né la Commissione di riscontrare alcun elemento per stabilire che il regime di aiuti in questione possiede i requisiti necessari per beneficiare di una delle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Quanto alle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato per gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo di talune regioni, va osservato che il Regno Unito non è contraddistinto da un tenore di vita anormalmente basso o da una grave forma di sottoccupazione ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a); quanto alla deroga di cui alla lettera c), va rilevato che l'aiuto non è finalizzato allo sviluppo di talune regioni economiche, essendo destinato ad imprese di determinati settori economici a prescindere dalla loro ubicazione.
Quanto alla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), del trattato, è evidente che il regime in oggetto non è volto a promuovere l'esecuzione di un importante progetto di comune interesse europeo o a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia del Regno Unito. Nonostante le attuali difficoltà socioeconomiche del Regno Unito esse non sono maggiori di quelle degli altri paesi della Comunità, sicché è evidente il pericolo di una corsa agli aiuti statali, dato che qualsiasi aiuto di Stato rischia di pregiudicare il commercio fra Stati membri.
Quanto alla deroga prevista dall'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato, a favore di « aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche », la situazione del mercato nei settori in questione dovrebbe assicurarne lo sviluppo normale anche senza interventi dello Stato, sicché non può ritenersi che gli aiuti progettati « agevolino » lo sviluppo quando se ne valuti le necessità dal punto di vista comunitario e non di un singolo Stato membro.
Dall'esame dell'andamento recente e della situazione attuale delle industrie comunitarie interessate risulta che esse sono più competitive che in passato. Infatti, dopo essere state per vari anni costrette dalla depressione del mercato e dall'aumento delle importazioni a basso costo a chiudere numerosi stabilimenti e a ridurre la manodopera, tali industrie sono ora in fase di netto recupero. Nel 1984, grazie al rapido aumento della produttività, al miglioramento dei metodi di commercializzazione e di gestione, ad una gamma di prodotti di alta qualità e all'impiego di una nuova generazione di attrezzature tecnologicamente avanzate, la maggior parte delle imprese dei settori in questione nella Comunità è riuscita a conseguire gli obiettivi della ristrutturazione, ritornando sostanzialmente ai livelli di competitività necessari a garantirne il rilancio sul mercato internazionale dei tessili.
Di conseguenza la Commissione ritiene che aiuti a favore delle industrie tessili e dell'abbigliamento nella Comunità non siano di massima più giustificati e, in particolare, che nuovi aiuti settoriali a favore di dette industrie costituirebbero mere azioni di sostegno nell'interesse nazionale dello Stato membro che li istituisce, trasferirebbero i restanti problemi strutturali e di occupazione da uno Stato membro all'altro e, per di più, non soddisferebbero i requisiti stabiliti dalla disciplina comunitaria degli aiuti all'industria tessile.
Ciò vale in particolare per le industrie tessili, dell'abbigliamento e della maglieria del Regno Unito di cui numerosi indicatori evidenziano le ristrutturazioni e il positivo andamento dell'economia. Nuove tecnologie, massiccia razionalizzazione e nuove attrezzature hanno già reso le industrie britanniche più efficienti, consentendo loro una maggiore produzione di filati, tessuti e vestiti di alta qualità; la produttività è notevolmente salita, essendo la produzione unitaria aumentata di circa il 25 % dal 1980. D'altra parte il governo del Regno Unito non può più sostenere che le imprese non dispongono dei capitali necessari al finanziamento degli investimenti a causa della bassa redditività, poiché i profitti sono notevolmente aumentati e, di conseguenza, si registra una ripresa degli investimenti, premessa indispensabile per un risanamento duraturo del settore.
Inoltre, altri indicatori, quali l'andamento della produzione e delle vendite, confermano che la recessione è stata superata nel 1983 e che la situazione è in costante miglioramento.
Con particolare riguardo allo scopo dichiarato del regime, volto a consentire investimenti in moderni macchinari, si fa notare che il Regno Unito è avvantaggiato massicci rispetto ad altri Stati membri in quanto il forte aumento dei profitti determina massicci investimenti in nuove tecnologie. In proposito va osservato che le industrie britanniche dei settori considerati hanno già beneficiato per diversi anni di cospicui interventi finanziari dello Stato, in applicazione di regimi di aiuti generali, regionali o specifici che hanno contribuito notevolmente alla ripresa.
Come negli altri settori destinati a beneficiare degli aiuti, di recente anche nell'industria della calzatura la tendenza negativa della produzione in termini di quantità e qualità è rallentata e si è addirittura invertita. Inoltre, negli ultimi anni si sono registrati un miglioramento della qualità delle calzature prodotte nel Regno Unito ed un aumento della produzione netta per lavoratore e impresa, parzialmente dovuti al tendenziale aumento delle spese per investimenti e alla diminuzione del numero delle imprese e dei posti di lavoro. Per di più, nel periodo 1983-1984 le esportazioni complessive in termini quantitativi, pur non essendo aumentate in modo significativo, sono cresciute proporzionalmente alle vendite totali dei produttori del Regno Unito, mentre le esportazioni verso altri Stati membri sono salite a più del 60 % delle esportazioni totali. In questa situazione, il regime di aiuti previsto diminuendo artificialmente il costo degli investimenti nei settori interessati, indebolirebbe la posizione concorrenziale di altri produttori comunitari e, di conseguenza, falserebbe la concorrenza e provocherebbe una diminuzione dei prezzi a danno di quei produttori che sono finora riusciti a sopravvivere grazie a ristrutturazioni e a miglioramenti della produttività e delle qualità realizzati con risorse proprie, costringendoli eventualmente a ritirarsi dal mercato. Va osservato che gran parte della produzione delle industrie britanniche dei tessili, della maglieria, dell'abbigliamento e della calzatura che dovrebbero beneficiare dell'aiuto, è esportata verso altri Stati membri, dove, data la lenta crescita della domanda, il regime di aiuti previsto, se attuato, rischia di alterare le condizioni degli scambi.
Inoltre, il regime previsto dal governo del Regno Unito a favore delle suddette industrie equivale sostanzialmente ad un regime di aiuti agli investimenti in generale ed agli investimenti per l'ammodernamento delle attrezzature, una categoria di aiuti per la quale la Commissione ha sempre espresso forti riserve, specie alla luce dei principi generali di aiuti all'industria tessile che la Commissione ha indicato nel 1971 e nel 1977. Il regime in oggetto non impone alle imprese beneficiarie una contropartita in termini di ristrutturazione e prescinde da qualsiasi criterio di selettività, potendo gli investimenti consistere semplicemente nella sostituzione del macchinario e al limite nell'ampliamento delle attività di una determinata impresa.
Poiché i fini generali del regime non sono descritti con sufficiente chiarezza né vengono indicati obiettivi quantitativi in termini di capacità, occupazionale e ristrutturazionale, la Commissione non è assolutamente in grado di valutare a priori gli effetti negativi del regime sulla concorrenza.
Benché il governo britannico abbia accettato di applicare criteri di valutazione specifici a certe branche particolarmente sensibili, il regime previsto non opera alcuna selezione tra le varie industrie, né definisce in modo sufficientemente chiaro i criteri da utilizzare per accertare l'efficienza economico-finanziaria delle imprese.
Dato che il regime in oggetto nulla dispone in merito all'applicazione simultanea alternativa di diversi regimi di aiuti a favore di dette industrie, la possibilità di sovvenzionare in tal modo imprese che non rientrano nel regime stesso ne vanificherebbe la già scarsa selettività, rischiando di aggravare gli effetti negativi sulla concorrenza.
Analogamente, l'applicazione simultanea cumulativa di un altro regime già in vigore in aggiunta agli aiuti disponibili nel quadro del presente programma settoriale aumenterebbe fino al 30 % l'intensità dell'aiuto per ogni investimento e, di conseguenza, aggraverebbe gli effetti negativi del regime in oggetto.
Né la notifica iniziale né le osservazioni presentate nel quadro della procedura dimostrano a sufficienza l'esistenza di problemi specifici delle piccole e medie imprese, sicché è probabile che gli aiuti incidano sulle condizioni degli scambi tra Stati membri, provocando distorsioni di concorrenza ingiustificate sotto il profilo dell'interesse comunitario.
Il governo del Regno Unito, inoltre, dichiara, esplicitamente di voler favorire lo sviluppo delle piccole imprese più lungimiranti che possono permettersi di acquistare attrezzature a tecnologia avanzata; tale approccio è però ancora più pericoloso della concessione di aiuti a tutte le piccole imprese, poiché contribuisce unicamente a migliorare la posizione finanziaria delle imprese più competitive e dinamiche senza essere finalizzato al conseguimento di uno degli obiettivi menzionati nell'articolo 92, paragrafo 3, del trattato e, nello stesso tempo, rischia di aggravare gli effetti negativi sulla concorrenza.
In conclusione, il regime previsto a favore delle industrie dell'abbigliamento, della calzatura, della maglieria e tessili del Regno Unito, notificato alla Commissione e modificato nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2, favorirebbe le imprese del Regno Unito nei settori in questione, la cui posizione sul mercato non dipenderebbe più solo dalla loro efficienza, dai loro meriti e capacità; favorirebbe quindi unicamente l'economia britannica senza assicurare, dal punto di vista comunitario, uno sviluppo idoneo a controbilanciare la conseguente distorsione del mercato.
Di conseguenza, l'aiuto in questione non soddisfa i requisiti necessari per beneficiare di una delle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, del trattato, HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Il Regno Unito non può dare esecuzione al regime di aiuti a certi comparti delle industrie dell'abbigliamento, della calzatura, della maglieria e dei tessili, notificato alla Commissione con lettera del 18 aprile 1984 e modificato con lettere dell'8 agosto 1984 e 11 dicembre 1984 nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato CEE.
Articolo 2
Il Regno Unito informa la Commissione, nel termine di due mesi a decorrere dalla notifica della presente decisione, delle misure che esso ha adottato per conformarvisi.
Articolo 3
Il Regno Unito è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 13 febbraio 1985.

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