Document ID: 32004D0001

Decisione della Commissione
del 16 dicembre 2003
relativa alle disposizioni nazionali sull'impiego di paraffine clorurate a catena corta notificate dal Regno dei Paesi Bassi a norma dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE
[notificata con il numero C(2003) 4749]
(Il testo in lingua olandese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2004/1/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95, paragrafo 6,
considerando quanto segue:
I. FATTI
(1) Con lettera del 17 gennaio 2003 della rappresentanza permanente del Regno dei Paesi Bassi presso l'Unione europea, il governo olandese, facendo riferimento all'articolo 95, paragrafo 4, del trattato, ha notificato alla Commissione le proprie disposizioni nazionali sull'impiego di paraffine clorurate a catena corta (SCCP - Short Chain Chlorinated Paraffins), denominate in seguito "SCCP" al fine di mantenerle in vigore in deroga a quanto disposto dalla direttiva 2002/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2002, recante ventesima modifica della direttiva 76/769/CEE del Consiglio per quanto riguarda le restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (SCCP)(1).
1. ARTICOLO 95, PARAGRAFI 4 E 6, DEL TRATTATO
(2) L'articolo 95 del trattato recita, ai paragrafi 4 e 6:
"4. Allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio e della Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario mantenere disposizioni nazionali giustificate da esigenze importanti di cui all'articolo 30 o relative alla protezione dell'ambiente e dell'ambiente di lavoro, esso notifica tale disposizione alla Commissione precisando i motivi del mantenimento delle stesse.
(...)
6. La Commissione, entro sei mesi dalle notifiche di cui ai paragrafi 4 e 5, approva o respinge le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
In mancanza di decisione della Commissione entro detto periodo, le disposizioni nazionali di cui ai paragrafi 4 (...) sono considerate approvate.
Se giustificato dalla complessità della questione e in assenza di pericolo per la salute umana, la Commissione può notificare allo Stato membro interessato che il periodo di cui al presente paragrafo può essere prolungato per un ulteriore periodo di massimo sei mesi."
2. DIRETTIVA 2002/45/CE
(3) La direttiva 76/769/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi(2), come modificata, disciplina l'immissione in commercio e l'impiego di talune sostanze e preparati pericolosi.
(4) A norma dell'articolo 1, paragrafo 1, la direttiva si applica alle sostanze e ai preparati pericolosi elencati nell'allegato I. L'articolo 2 dispone che gli Stati membri prendano tutte le opportune disposizioni affinché le sostanze ed i preparati pericolosi elencati nell'allegato I possano essere immessi sul mercato od utilizzati soltanto alle condizioni ivi previste.
(5) La direttiva 76/769/CEE è stata modificata più volte, tra l'altro per aggiungere sostanze e preparati pericolosi nuovi all'allegato I e introdurre quindi le restrizioni alla loro commercializzazione e/o al loro impiego necessarie per tutelare la salute umana e/o l'ambiente.
(6) Adottata sulla base giuridica dell'articolo 95 del trattato, la direttiva 2002/45/CE inserisce nell'allegato I della direttiva 76/769/CEE un nuovo punto 42 riguardante gli alcani, C10 -C13, cloro (paraffine clorurate a catena corta - SCCP) e stabilisce le norme che disciplinano l'immissione in commercio e l'impiego di tali sostanze.
(7) A norma del punto 42.1 le SCCP non possono essere immesse in commercio per l'utilizzazione come sostanze o come componenti di altre sostanze o preparati in concentrazioni superiori all'1 %:
- per la lavorazione dei metalli,
- per l'ingrasso del cuoio.
(8) Il punto 42.2 dispone che entro il 1o gennaio 2003 la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri e con la commissione dell'OSPAR, riesaminerà tutti i rimanenti usi delle SCCP alla luce di eventuali nuovi dati scientifici riguardanti i rischi per la salute e per l'ambiente di tali sostanze e informerà il Parlamento europeo dei risultati.
(9) L'articolo 2, paragrafo 1, dispone che gli Stati membri adottino e pubblichino entro il 6 luglio 2003 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva, che essi ne informino immediatamente la Commissione e che applichino dette disposizioni entro il 6 gennaio 2004.
3. DISPOSIZIONI NAZIONALI
(10) Le disposizioni nazionali notificate dai Paesi Bassi sono state introdotte con la decisione del 3 novembre 1999 che stabilisce norme che proibiscono taluni impieghi di paraffine clorurate a catena corta [decisione paraffine clorurate, legge sulle sostanze chimiche (WMS)], (staatsblad van het Koninkrijk der Nederlanden, annata 1999, n. 478).
(11) L'articolo 1 stabilisce che la decisione si applica agli alcani clorurati con una catena da 10 a 13, contenente atomi di carbonio, e un grado di clorurazione non inferiore al 48 % in termini di peso.
L'articolo 2, paragrafo 1, dispone che le SCCP di cui all'articolo 1 non possano essere utilizzate:
a) come plastificanti in vernici, rivestimenti o sigillanti,
b) nei fluidi per la lavorazione dei metalli,
c) come sostanze ritardanti di fiamma nella gomma, nelle materie plastiche o nei prodotti tessili.
A norma dell'articolo 2, paragrafo 2, tuttavia, le SCCP possono continuare ad essere utilizzate fino al 31 dicembre 2004 come sigillanti per dighe o come componenti antifiamma nei nastri trasportatori destinati esclusivamente all'impiego nel settore estrattivo.
(12) Tali disposizioni sono state notificate alla Commissione allo stato di progetto l'8 marzo 1999 a norma della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche(3). In tale occasione i Paesi Bassi hanno indicato che l'introduzione di tali disposizioni era necessaria al fine di conformarsi agli impegni presi nel quadro della convenzione per la prevenzione dell'inquinamento marino di origine terrestre (convenzione di Parigi) e della decisione 95/1 della commissione di Parigi (Parcom), del giugno 1995, relativa all'eliminazione graduale delle SCCP, adottata in applicazione della convenzione di Parigi, di cui il Regno dei Paesi Bassi è parte contraente(4). Cinque Stati membri(5) nonché la Commissione europea hanno inviato osservazioni, mentre la Spagna ha espresso un parere dettagliato. Tutti questi Stati membri, ad eccezione di Danimarca e Austria, e la Commissione europea si sono opposti all'introduzione delle disposizioni nazionali notificate.
4. INFORMAZIONI GENERALI SULLE SCCP
(13) Le paraffine clorurate sono sostanze chimiche prodotte dalla clorurazione di paraffine o alcani a catena lineare. Sono spesso suddivise in diversi gruppi a seconda della lunghezza della catena del materiale di partenza e della quantità di cloro contenuta nel prodotto finale. I tre gruppi principali sono le paraffine clorurate a catena corta, media e lunga (SCCP, MCCP e MCCP, rispettivamente). Le SCCP sono prodotte dalle paraffine a catena lineare con una lunghezza da C 10 a C 13. Le SCCP commerciali possono contenere in media tra il 49 e il 71 % di cloro. Possono essere immesse nel mercato e impiegate allo stato puro, ma possono anche essere presenti sotto forma di impurità in altre sostanze e preparati, in particolare le MCCP(6).
(14) Nella Comunità europea le SCCP sono impiegate principalmente come additivi nei fluidi per la lavorazione dei metalli. Sono inoltre impiegate come sostanze ritardanti di fiamma nei preparati a base di gomma e come additivi nelle vernici ed in altri sistemi di rivestimento. Utilizzi minori comprendono l'impiego delle SCCP come agenti d'ingrasso e di ammorbidimento del cuoio, di impregnazione dei prodotti tessili e come additivi per i composti sigillanti.
(15) In considerazione della loro tossicità e della loro presunta persistenza e tendenza alla bioaccumulazione le SCCP figurano fra le sostanze in relazione alle quali la Convenzione di Parigi (ora Convenzione OSPAR)(7) prevede l'introduzione di misure antinquinamento. Nella prima metà degli anni Novanta la Commissione di Parigi aveva espresso preoccupazioni circa le emissioni di SCCP nell'ambiente marino ed aveva iniziato a prendere in considerazione eventuali provvedimenti normativi volti a disciplinare l'impiego di tali sostanze. I produttori europei avevano presentato a suo tempo una proposta di accordo volontario il cui obiettivo era quello di sopprimere gradualmente la fornitura di SCCP destinate all'impiego nei fluidi per la lavorazione dei metalli, incoraggiando al contempo l'industria a valle ad utilizzare prodotti meno nocivi per l'ambiente acquatico. In seguito al fallimento dei negoziati, la Commissione di Parigi ha infine adottato la decisione PARCOM 95/1. Ritenendo che tale decisione non fosse supportata da un'appropriata analisi dei rischi, il Regno Unito ha votato contro l'adozione del provvedimento.
(16) Con regolamento (CE) n. 1179/94 della Commissione(8) le SCCP sono state incluse nel primo elenco di sostanze prioritarie soggette ad una valutazione dei rischi a norma del regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio, del 23 marzo 1993, relativo alla valutazione e al controllo dei rischi presentati dalle sostanze esistenti(9), di cui è stato nominato relatore il Regno Unito.
(17) Il rapporto sulla valutazione dei rischi delle SCCP elaborato dal Regno Unito è stato adottato nella sua versione definitiva nel settembre 1997, dopo essere stato sottoposto per esame agli esperti tecnici degli Stati membri(10). Il rapporto (che tiene conto di tutti dati scientifici disponibili entro il 1996, inclusi quelli su cui si basa la decisione 95/1 Parcom) evidenzia taluni rischi ambientali per gli organismi acquatici dovuti all'impiego di SCCP nella lavorazione dei metalli e nella rifinitura del cuoio, per i quali propone di prendere in considerazione eventuali misure di riduzione dei rischi. Gli altri impieghi non sono considerati preoccupanti per l'ambiente acquatico e per la salute umana, sebbene siano ritenute necessarie ulteriori informazioni e prove per precisare in maniera adeguata i possibili rischi ambientali derivanti dall'impiego di SCCP nella gomma.
(18) Il rapporto sulla valutazione dei rischi presentato dal Regno Unito è stato sottoposto al SCTEE (comitato scientifico per tossicità, ecotossicità e ambiente) per una "peer review". Nel parere del 27 novembre 1998(11) il CSTEE ha confermato la validità scientifica dei risultati del rapporto.
(19) Con la direttiva 98/98/CE della Commissione(12) le SCCP sono state classificate come sostanze pericolose nell'ambito dell'allegato I della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose(13). In particolare, esse sono classificate come cancerogeni della categoria 3 ed etichettate con l'indicazione di rischio R 40 (possibilità di effetti irreversibili) e il simbolo Xn (nocivo). Sono inoltre classificate come pericolose per l'ambiente ed etichettate con l'indicazione di rischio R 50/53 ("altamente tossico per gli organismi acquatici" e "può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente"), nonché il simbolo N ("pericoloso per l'ambiente").
(20) Il rapporto sulla valutazione dei rischi delle SCCP è stato finalizzato nell'ottobre 1999(14). I risultati della valutazione dei rischi delle SCCP e la corrispondente strategia di riduzione dei rischi sono stati adottati a livello comunitario con la raccomandazione 1999/721/CE della Commissione, del 12 ottobre 1999(15) a norma del regolamento (CEE) 793/93. Le parti pertinenti della raccomandazione sono riportate qui di seguito.
"I. VALUTAZIONE DEI RISCHI
A. Salute umana
La conclusione della valutazione dei rischi per LAVORATORI, CONSUMATORI E PERSONE ESPOSTE INDIRETTAMENTE ATTRAVERSO L'AMBIENTE è che per il momento non occorrono ulteriori informazioni e/o prove e non sono necessarie misure di riduzione del rischio oltre a quelle già in atto. Si è pervenuti a tale conclusione per il seguente motivo:
- la valutazione dei rischi mette in luce che non si prevedono rischi per le categorie di popolazione di cui sopra. La via principale di potenziale esposizione dei lavoratori durante la fabbricazione e l'uso è l'esposizione cutanea. L'inalazione è una potenziale via di esposizione nell'uso dei fluidi per la lavorazione dei metalli e degli adesivi a caldo contenenti la sostanza. Si ritengono sufficienti le misure atte a ridurre i rischi già adottate nel quadro della legislazione comunitaria in vigore per la protezione dei lavoratori o per altri settori,
- l'esposizione dei consumatori, che può avvenire per contatto con i prodotti in cuoio trattati con la sostanza e attraverso l'uso non professionale dei fluidi per la lavorazione dei metalli, non è stata ritenuta preoccupante.
B. Ambiente
La conclusione della valutazione dei rischi per l'ambiente per L'ECOSISTEMA ACQUATICO (sedimenti) e TERRESTRE è che occorrono ulteriori informazioni e/o prove. Si è pervenuti a tale conclusione per il seguente motivo:
- è necessaria una migliore informazione per precisare adeguatamente i rischi per i sedimenti derivanti dalla fabbricazione della sostanza e dall'impiego della stessa nelle gomme, i rischi per il suolo e i sedimenti derivanti dalla formulazione e dall'uso dei fluidi per la lavorazione dei metalli e dei prodotti di finitura per il cuoio e infine i rischi per il suolo e i sedimenti su scala regionale.
Le informazioni richieste sono le seguenti:
- determinazione sperimentale della costante Koc(16),
- dati relativi al monitoraggio nel suolo e nei sedimenti in prossimità della fonte di emissione della sostanza,
- prove di tossicità sugli organismi che popolano il suolo e i sedimenti se le informazioni di cui sopra non dissipano i timori per i compartimenti ambientali citati.
La conclusione della valutazione dei rischi per l'ambiente per I MICRORGANISMI DEGLI IMPIANTI DI DEPURAZIONE e L'ATMOSFERA è che per il momento non occorrono ulteriori informazioni e/o prove e non sono necessarie misure di riduzione del rischio oltre a quelle già in atto. Si è pervenuti a tale conclusione per il seguente motivo:
- la valutazione dei rischi mette in luce che non si prevedono rischi per i comparti ambientali citati. Si ritengono sufficienti le misure atte a ridurre i rischi già adottate.
La conclusione della valutazione dei rischi per l'ambiente per L'ECOSISTEMA ACQUATICO (esclusi i sedimenti) e GLI EFFETTI NON SPECIFICI AD UN COMPARTO MA IMPORTANTI PER LA CATENA ALIMENTARE è che occorrono misure specifiche di riduzione del rischio. Si è pervenuti a tale conclusione per i seguenti motivi:
- timori per gli effetti sui comparti ambientali acquatici locali di cui sopra a seguito dell'esposizione dovuta alla formulazione e all'uso di fluidi per la lavorazione dei metalli contenenti la sostanza e dei prodotti di finitura del cuoio contenenti la sostanza,
- timori per gli effetti non specifici ad un comparto ma importanti per la catena alimentare causati dalla formulazione e dall'uso di prodotti di finitura del cuoio contenenti la sostanza o di fluidi per la lavorazione dei metalli contenenti la sostanza.
II. STRATEGIA DI RIDUZIONE DEL RISCHIO PER L'AMBIENTE
Per tutelare l'ambiente contro i rischi legati all'uso e alla formulazione dei prodotti, in particolare nel caso della lavorazione dei metalli e della finitura del cuoio, si deve considerare la possibilità di applicare limitazioni alla commercializzazione e all'uso su scala comunitaria. Sono necessarie ulteriori attività per stabilire quali utilizzi giustifichino l'applicazione di deroghe. Le misure identificate ai fini di protezione ambientale ridurranno anche l'esposizione umana."
(21) Il 20 giugno 2000 la Commissione ha adottato una proposta di modifica della direttiva 76/769/CE mirante ad introdurre le restrizioni sull'immissione in commercio e sull'impiego suggerite dalla valutazione comunitaria dei rischi, che ha infine condotto all'adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio della direttiva 2002/45/CE.
(22) Come richiesto dal punto 42.2 dell'allegato I della direttiva 76/769/CEE, modificata dalla direttiva 2002/45/CE, la Commissione ha avviato un riesame dei rimanenti usi delle SCCP. Nell'ambito di tale riesame, la Commissione ha chiesto al Regno Unito, in qualità di Stato membro relatore per le SCCP a norma del regolamento (CE) n. 793/93, di raccogliere e rivedere tutti i dati pertinenti disponibili e, all'occorrenza, di aggiornare il rapporto di valutazione dei rischi comunitario. La Commissione ha inoltre chiesto al segretariato OSPAR se vi fossero nuovi dati scientifici circa i rischi connessi alle SCCP suscettibili di comportare una modifica delle conclusioni contenute nel precedente rapporto. La Commissione ha infine chiesto al SCTEE se fosse a conoscenza di nuovi dati scientifici in grado d'influenzare i risultati della valutazione e quindi modificarne le conclusioni.
(23) Nel proprio parere del 22 dicembre 2002, il SCTEE ha concluso che il riesame delle nuove conoscenze sulle SCCP non evidenzia la necessità di modificare le conclusioni della valutazione dei rischi comunitaria(17).
(24) Nel febbraio 2003 il Regno Unito ha presentato un progetto di rapporto che aggiorna la valutazione dei rischi delle SCCP a seguito della direttiva 2002/45/CE. Tale progetto è stato successivamente sottoposto agli esperti tecnici degli Stati membri(18) per esame. La versione finale è stata resa disponibile alla fine del luglio 2003. Il rapporto esamina i dati riguardanti l'esposizione ambientale, il percorso e gli effetti delle SCCP, resi disponibili successivamente al completamento della relazione originaria, riesaminando i rischi derivanti dagli usi non soggetti alle restrizioni in materia d'immissione in commercio e d'impiego di cui alla direttiva 2002/45/CE. Sono stati presi in considerazione anche i due pareri del CSTEE di cui sopra (punti 18 e 23). Diversamente dalla valutazione del rischio originaria, il rapporto aggiornato considera anche i rischi per l'ambiente marino, a livello locale e su scala più ampia. Quest'ultimo aspetto è stato valutato in relazione ai criteri recentemente messi a punto per l'individuazione di sostanze persistenti o molto persistenti, bioaccumulative o altamente bioaccumulative e tossiche (PBT, vPBT, PvBT o vPvBT)(19). Si esaminano inoltre in dettaglio le emissioni di SCCP nell'intero ciclo di vita dei prodotti che li contengono.
(25) Il rapporto si concentra sui rischi ambientali e comprende due parti. La prima parte illustra una valutazione dei rischi effettuata sulla base dei rapporti tra i valori PEC/PNEC(20) (in seguito "valutazione dei rischi di tipo classico"). La seconda parte affronta la valutazione delle SCCP alla luce dei criteri PBT e valuta i rischi per l'ambiente marino nel suo insieme (in seguito "valutazione PBT").
(26) I risultati della valutazione aggiornata dei rischi sono riportati qui di seguito:
"x) i) Occorrono ulteriori informazioni e/o prove.
I rapporti PEC/PNEC meno favorevoli indicano un possibile rischio per le acque di superficie ed i sedimenti (derivanti dalla formulazione e dall'impiego (applicazione) di rivestimenti per tessili), il suolo (dalla formulazione e dall'impiego nella gomma e nei tessili e da fonti regionali di rifiuti che rimangono nell'ambiente) e di avvelenamento secondario (dalla formulazione e dall'impiego nella gomma e nei tessili, e dall'impiego nelle vernici e nei rivestimenti), come pure per gli ecosistemi marini (da tutti gli impieghi di paraffine clorurate a catena corta, tranne gli impieghi nei sigillanti, nella formulazione di vernici e nei siti di produzione). Sono necessarie ulteriori informazioni specifiche sull'esposizione, al fine di rendere più precise le stime delle emissioni. In particolare, potrebbero essere acquisite informazioni circa:
- le emissioni effettive dalla composizione e dalla conversione della gomma,
- le quantità di paraffine clorurate a catena corta impiegate nei tipici siti di composizione (formulazione) e di rivestimento dei tessili,
- le emissioni dei siti di formulazione dei rivestimenti e di rivestimento dei tessili,
- le emissioni dei siti di applicazione delle vernici e
- le emissioni durante l'impiego e lo smaltimento di prodotti.
La sostanza corrisponde ai criteri di controllo per essere considerata come una sostanza PBT; una prova di simulazione di biodegradabilità può essere quindi eseguita per determinare il tempo di dimezzamento nell'ambiente marino. Ulteriori dati tossicologici consentirebbero di rivedere il PNEC per l'acqua ed i sedimenti marini, ma l'esigenza di raccogliere tali dati è meno importante della determinazione della persistenza. Va inoltre presa in considerazione l'eventuale esecuzione di ulteriori prove di biodegradabilità nel suolo delle paraffine clorurate a catena corta.
Nota:
Le misurazioni indicano che la sostanza è ampiamente diffusa nell'ambiente. L'andamento dei livelli non è noto e questi potrebbero essere connessi ad impieghi precedenti ora sotto controllo. Inoltre, tali misurazioni non evidenziano un rischio chiaro. Tuttavia, desta preoccupazione la presenza di paraffine clorurate a catena corta nell'Artico e nei predatori marini. Sebbene non sia possibile in base a prove scientifiche affermare che esiste un rischio attuale o futuro per l'ambiente, alla luce dei seguenti elementi:
- i dati che indicano una presenza nella flora e nella fauna,
- l'apparente persistenza della sostanza (in base a prove di laboratorio),
- il tempo necessario per raccogliere le informazioni, e
- il fatto che sarebbe difficile ridurre l'esposizione se le informazioni supplementari confermassero il rischio,
si potrebbe prendere in considerazione a livello politico l'opportunità di esaminare da subito le opzioni cautelative di gestione dei rischi anche in assenza dei dati relativi alla durata media di dimezzamento nell'ambiente, al fine di ridurre le quantità di sostanza introdotte nell'ambiente acquatico (e nel suolo mediante l'impiego di rifiuti per concimazione), incluse quelle derivanti dai 'rifiuti che rimangono nell'ambiente'. Tale misura potrebbe essere rivista nel caso in cui una prova di simulazione ambientale dimostrasse che il criterio di persistenza non è raggiunto. In quest'ambito va sottolineato che a norma delle convenzioni internazionali la sostanza sembra soddisfare i criteri di classificazione come possibile inquinante organico persistente (POP).
x) ii) Per il momento non occorrono ulteriori informazioni e/o prove e non sono necessarie misure di riduzione del rischio oltre a quelle già in atto.
Questa conclusione si applica alla valutazione di:
- il comparto delle acque superficiali locali per i siti di produzione, la formulazione e l'impiego di sigillanti, la formulazione e l'impiego di vernici e rivestimenti, e a livello regionale (va osservato che vi sono delle incertezze riguardo al valore della PNEC per questo estremo della catena e, se i dati fossero interpretati in modo più restrittivo, si individuerebbero rischi possibili per i siti di produzione, la composizione e la conversione di gomma e l'applicazione industriale di vernici e rivestimenti),
- il comparto locale dei sedimenti per i siti di produzione, la formulazione e l'impiego di sigillanti, la formulazione e l'impiego di vernici e rivestimenti, e a livello regionale,
- gli impianti di trattamento delle acque reflue per tutti gli impieghi,
- il comparto atmosferico e i processi di trattamento delle acque reflue per la produzione e per tutti gli impieghi,
- il comparto terrestre locale per i siti di produzione, la formulazione e l'impiego di sigillanti, la formulazione e l'impiego di vernici ed il comparto dei terreni agricoli a livello regionale (va osservato che vi sono delle incertezze riguardo al valore della PNEC per questo estremo della catena e, se i dati fossero interpretati in modo più restrittivo, si individuerebbero rischi possibili per l'impiego industriale di vernici), e
- l'avvelenamento secondario per i siti di produzione, l'impiego di sigillanti e la formulazione di vernici."
(27) Invitato dalla Commissione ad esaminare il rapporto aggiornato sulla valutazione dei rischi e a chiarire alcune questioni specifiche rilevanti per la valutazione delle disposizioni nazionali notificate, il 3 ottobre 2003 il SCTEE ha adottato il suo parere in merito(21). Nel formulare il suo parere il SCTEE ha tenuto conto anche dello studio "Ecotoxicological advice on chlorinated paraffins" commissionato dal governo olandese e della "OSPAR Priority Substance Series" sulle SCCP (OSPAR Commission, 2001) nonché dello "UNECE ad hoc Expert Group Substance Dossier" sulle SCCP (Final Draft II, 2003). Per quanto riguarda la valutazione PBT, il SCTEE ritiene che pur essendovi ancora elementi d'incertezza connessi alla classificazione delle SCCP come sostanze PBT, sulla base dei dati disponibili, e viste in particolare le prove della presenza di SCCP in comparti ambientali e predatori al livello superiore della catena in località remote, tale classificazione è appropriata e difficilmente potrà essere modificata a seguito di nuove ricerche. Tuttavia il SCTEE ribadisce la sua posizione secondo la quale la classificazione PBT non può costituire l'unica base per la gestione dei rischi e considera che a tal fine è necessaria un'analisi più particolareggiata dei rischi e, come minimo, delle fonti, dei percorsi e delle vie di penetrazione nell'ambiente marino. Per quanto riguarda la "valutazione del rischio di tipo classico" il SCTEE rileva che tale valutazione, benché si fondi su una serie di ipotesi particolarmente pessimistiche in termini di emissioni e esposizione, ha esteso le aree di preoccupazione anche ai rischi per l'ambiente acquatico, i sedimenti ed il suolo derivanti dal rivestimento di tessili e dall'impiego nella gomma. Il SCTEE osserva anche che per il suolo e i sedimenti, diversamente da quanto è indicato nel rapporto, si dovrebbe applicare un fattore extra di 10 ai rapporti PEC/PNEC, il che renderebbe tutti i quozienti di rischio per il suolo e i sedimenti maggiori di 1. Tuttavia il SCTEE considera che i valori PNEC impiegati per valutare i rischi per questi comparti ambientali non siano affidabili. Il SCTEE sostiene che misure corrette di gestione del rischio dovrebbero piuttosto basarsi su PNEC rilevati per via sperimentale ed è dell'opinione che i dati necessari a tal fine potrebbero essere raccolti in tempi relativamente rapidi. Punti deboli sono anche rilevati nelle ipotesi relative agli aspetti di avvelenamento secondario. In conclusione, il SCTEE, pur riconoscendo che gli impieghi delle SCCP attualmente non soggetti a controlli nel quadro delle misure comunitarie di riduzione del rischio esistenti possono dare adito a preoccupazioni sotto il profilo degli effetti ambientali, ritiene che i dati disponibili non sono sufficienti per giustificare misure di riduzione del rischio e suggerisce che ulteriori informazioni e test sono necessari al fine di una corretta valutazione dei rischi.
(28) A seguito degli sviluppi sopra illustrati la Commissione, ai sensi dell'articolo 10 del regolamento (CEE) n. 793/93(22), sta preparando un regolamento allo scopo di imporre all'industria di comunicare i dati e le informazioni mancanti, onde consentire una valutazione più attendibile dei rischi. Dopo essere stato esaminato dagli esperti tecnici degli Stati membri la nuova valutazione aggiornata dei rischi sarà successivamente sottoposta, se del caso, al SCTEE per una "peer review".
(29) Oltre ai provvedimenti comunitari di cui sopra, le SCCP sono oggetto di altri provvedimenti legislativi comunitari. In considerazione della tossicità delle SCCP per gli esseri umani e per l'ambiente acquatico, della loro diffusa presenza nell'ambiente acquatico e del fatto che siano già oggetto della decisione 95/1 Parcom, con decisione 2455/2001/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2001, relativa all'istituzione di un elenco di sostanze prioritarie in materia di acque e che modifica la direttiva 2000/60/CE(23) le SCCP sono state incluse nell'elenco di sostanze pericolose prioritarie a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, della direttiva. Conformemente a questa direttiva vanno adottati a livello comunitario provvedimenti specifici al fine di eliminare immediatamente o gradualmente, entro vent'anni dall'adozione, gli scarichi, le emissioni e le perdite di dette sostanze. Finora nessun provvedimento è stato adottato per le SCCP.
II. PROCEDIMENTO
(30) Al momento dell'adozione della direttiva 2002/45/CE la delegazione dei Paesi Bassi ha votato contro tale direttiva affermando, nella dichiarazione di voto resa il 24 aprile 2002, che l'attuazione di una direttiva relativa alle SCCP impedirebbe ai Paesi Bassi di rispettare i propri obblighi internazionali a norma della convenzione di Parigi e della decisione 95/1 Parcom.
(31) Con lettera della rappresentanza permanente del Regno dei Paesi Bassi, datata 17 gennaio 2003, il governo olandese, facendo riferimento all'articolo 95, paragrafo 4, del trattato, ha notificato alla Commissione le disposizioni nazionali sull'impiego delle SCCP che intende mantenere in vigore dopo l'adozione della direttiva 2002/45/CE.
(32) Con lettera datata 25 marzo 2003 la Commissione ha informato il governo olandese di aver ricevuto la notifica a norma dell'articolo 95, paragrafo 4 del trattato, precisando che il periodo di sei mesi previsto per l'esame della notifica a norma dell'articolo 95, paragrafo 6, decorreva dal 22 gennaio 2003, il giorno successivo al ricevimento della notifica.
(33) Con lettera datata 15 aprile 2003 la Commissione ha informato gli altri Stati membri circa la notifica dei Paesi Bassi. La Commissione ha pubblicato inoltre un avviso riguardante la notifica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea(24) al fine di informare gli interessati circa le disposizioni nazionali che i Paesi Bassi intendono mantenere in vigore, nonché delle motivazioni presentate.
(34) Nel febbraio 2003, il Regno Unito ha presentato il primo progetto di rapporto aggiornato sulla valutazione dei rischi delle SCCP citato nella sezione I.4 della presente decisione.
(35) Il 17 luglio 2003, ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato, la Commissione ha notificato al Regno dei Paesi Bassi la decisione 2003/549/CE, recante stessa data, con la quale prorogava il termine di cui al primo comma di detto paragrafo per approvare o respingere le disposizioni nazionali notificate, di un ulteriore periodo con scadenza il 20 dicembre 2003. La Commissione ha ritenuto che, in assenza di un effettivo pericolo per la salute umana, tale proroga era giustificata dall'esigenza di consultare il SCTEE al fine di ottenere per quanto possibile chiarimenti circa le questioni sollevate dal progetto di rapporto aggiornato sulla valutazione dei rischi.
(36) Alla fine del luglio 2003 il Regno Unito ha presentato la versione finale del rapporto aggiornato sulla valutazione dei rischi delle SCCP, che è stata successivamente presentata per esame al SCTEE, insieme ai dati presentati dal Regno dei Paesi Bassi a corredo della sua notifica.
(37) Il 3 ottobre 2003 il CSTEE ha adottato il parere di cui alla sezione I.4 della presente decisione.
III. VALUTAZIONE
1. AMMISSIBILITÀ
(38) Nella decisione 2003/549/CE citata la Commissione aveva concluso che la domanda presentata dal Regno dei Paesi Bassi era ammissibile. Si rinvia a tale decisione ai fini della presente decisione. È tuttavia utile ricordare sotto quali aspetti le disposizioni nazionali notificate sono incompatibili con le disposizioni della direttiva 2002/45/CE.
(39) In sintesi, le disposizioni nazionali notificate si discostano da quanto prescritto dalla direttiva 2002/45/CE per i seguenti aspetti:
- l'impiego di SCCP con un grado di clorurazione uguale o superiore al 48 % come plastificanti in vernici, rivestimenti o sigillanti e come sostanze ritardanti di fiamma nella gomma, nelle materie plastiche o nei tessili, che secondo la direttiva non è da assoggettare a restrizioni relativamente all'immissione in commercio e all'utilizzo, è proibito nei Paesi Bassi,
- l'impiego nei fluidi per la lavorazione dei metalli di sostanze e preparati che contengono SCCP con un grado di clorurazione uguale o inferiore al 48 %, che secondo la direttiva non è da assoggettare a restrizioni relativamente all'immissione in commercio o all'utilizzo se le SCCP sono presenti in una concentrazione inferiore all'1 %, è proibito nei Paesi Bassi.
2. MERITO
(40) Conformemente all'articolo 95, paragrafo 4, e paragrafo 6, primo comma, del trattato, la Commissione deve accertarsi che siano soddisfatte tutte le condizioni che consentono ad uno Stato membro di mantenere le proprie disposizioni nazionali in deroga ad una misura d'armonizzazione comunitaria.
(41) In particolare, la Commissione deve valutare se le disposizioni nazionali siano o no giustificate da esigenze importanti di cui all'articolo 30 del trattato o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro e che non vadano al di là di quanto è necessario per conseguire il legittimo obiettivo perseguito. Se considera che le disposizioni nazionali soddisfano le condizioni di cui sopra, la Commissione, conformemente all'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, deve inoltre verificare se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
(42) Va rilevato che, in considerazione del termine indicato all'articolo 95, paragrafo 6 del trattato, la Commissione, quando valuta se le misure nazionali notificate ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, siano giustificate, deve fondarsi sui motivi invocati dallo Stato membro che effettua la notifica. Ciò significa che, ai sensi delle disposizioni del trattato, spetta allo Stato membro richiedente dimostrare che le misure nazionali che intende mantenere sono giustificate. In considerazione del quadro procedurale stabilito dall'articolo 95 del trattato e, in particolare, del termine rigoroso previsto per l'adozione di una decisione, la Commissione deve normalmente limitarsi ad esaminare la pertinenza degli elementi presentati dallo Stato membro richiedente, senza dover cercare essa stessa eventuali altre ragioni o giustificazioni.
(43) Tuttavia, se alla Commissione sono noti elementi alla luce dei quali una revisione della misura di armonizzazione comunitaria alla quale derogano le misure nazionali notificate può rivelarsi necessaria, essa può tenere conto di tali elementi nel valutare le misure nazionali notificate.
2.1. GIUSTIFICAZIONE PER MOTIVI ATTINENTI ALLE ESIGENZE IMPORTANTI DI CUI ALL'ARTICOLO 30 O RELATIVI ALLA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE O DELL'AMBIENTE DI LAVORO
(44) I Paesi Bassi ritengono che il mantenimento delle disposizioni nazionali sia necessario per proteggere l'ambiente acquatico e la salute umana dai rischi derivanti dagli attuali impieghi delle SCCP. Essi citano il principio di precauzione che, a loro parere, deve essere interpretato nel senso che non si può attendere che si verifichi un problema grave, in considerazione della particolare importanza che riveste nei Paese Bassi la necessità di assicurare un'alta qualità delle falde acquifere e delle acque di superficie ai fini di un'adeguata protezione della salute umana. I Paesi Bassi ricordano che le SCCP sono sostanze molto pericolose e sono classificate come pericolose sia per la salute umana che per l'ambiente nel quadro della direttiva 67/548/CEE. Sono inoltre considerate sostanze persistenti e particolarmente nocive per l'ambiente acquatico nell'ambito della convenzione OSPAR. In considerazione della presenza delle SCCP nell'ambiente, la decisione della Commissione di Parigi (ora Commissione OSPAR) 95/1 prescrive l'eliminazione graduale del loro utilizzo. I Paesi Bassi sottolineano che le SCCP rappresentano una minaccia seria per l'ambiente acquatico olandese. Tale conclusione risulterebbe evidente dallo studio di un tossicologo olandese allegato alla notifica presentata dai Paesi Bassi. Sarebbe a rischio anche la salute pubblica visto che nei Paesi Bassi sia le acque di superficie che le falde acquifere sono ampiamente utilizzate per l'estrazione di acqua potabile.
(45) Nel valutare se le disposizioni nazionali siano giustificate, come sostengono i Paesi Bassi, da motivi relativi alla tutela ambientale e della salute umana, la Commissione aveva osservato in precedenza, nella decisione 2003/549/CE, che dovevano essere prese in considerazione non solo le prove presentate dai Paesi Bassi, ma anche tutti i dati pertinenti in suo possesso e in particolare i risultati delle valutazioni di rischio effettuate nell'ambito del regolamento (CEE) n. 793/93, nonché qualsiasi altra prova disponibile.
(46) Nel ribadire questo suo punto di vista, la Commissione ricorda che successivamente a tale decisione sono stati resi disponibili la versione finale del rapporto aggiornato di valutazione dei rischi delle SCCP e il relativo parere del SCTEE del 3 ottobre 2003 citato nella sezione I.4. In considerazione della loro rilevanza per la valutazione delle disposizioni nazionali occorre pertanto tener conto anche di queste informazioni.
(47) Per quanto riguarda le prove presentate dai Paesi Bassi, la Commissione aveva in precedenza già esaminato lo studio olandese allegato alla notifica e, nella decisione 2003/549/CE, aveva concluso che, a differenza di quanto sostenuto dai Paesi Bassi, lo studio non evidenzia un rischio per l'ambiente acquatico e per la popolazione nei Paesi Bassi e quindi non corrobora la motivazione addotta dai Paesi Bassi per il mantenimento delle disposizioni nazionali. Questo studio non verrà quindi preso ulteriormente in considerazione.
(48) Globalmente, gli elementi presi in considerazione dalla Commissione ai fini della valutazione delle disposizioni nazionali comprendono: la valutazione originaria dei rischi delle SCCP presentata dal Regno Unito nel 1997 e il relativo parere del SCTEE del 27 novembre 1998, le conclusioni della valutazione dei rischi delle SCCP, quali sono state adottate con raccomandazione 1999/721/CE, la valutazione aggiornata dei rischi delle SCCP presentata dal Regno Unito alla fine del luglio 2003, il risultato della discussione svoltasi su tale valutazione in sede di the comitato di esperti tecnici degli Stati Membri e il parere del SCTEE del 3 ottobre 2003. Va osservato che nel formulare quest'ultimo parere il SCTEE, su richiesta della Commissione, ha esaminato anche lo studio presentato dai Paresi Bassi.
2.1.1. Salute umana
(49) La valutazione dei rischi originaria sulle SCCP finalizzata nel 1997 e il relativo parere del SCTEE del 27 novembre 1998 non evidenziano timori per la salute umana in conseguenza degli impieghi delle SCCP attualmente vietati dalle disposizioni nazionali. Nessun timore per la salute umana in relazione a tali impieghi è stato inoltre espresso nelle successive conclusioni della valutazione dei rischi adottata a livello comunitario nel 1999(25) o nel parere del SCTEE del 22 dicembre 2002. Va osservato che nel formulare quest'ultimo parere il SCTEE ha preso in considerazione sia le nuove informazioni sulle SCCP sia le prevedibili conseguenze favorevoli derivanti dall'applicazione delle restrizioni stabilite dalla direttiva 2002/45/CE recentemente adottata. Infine, l'assenza di timori per la salute umana per tutti i rimanenti impieghi delle SCCP è stata confermata dalla successiva versione finale del rapporto di valutazione dei rischi aggiornato presentata dal Regno Unito alla fine del luglio 2003 e dal relativo parere del SCTEE del 3 ottobre 2003, che ha preso in considerazione anche lo studio presentato dai Paesi Bassi.
(50) Alla luce di quanto precede e in assenza di qualsiasi prova contraria si può concludere che le disposizioni nazionali non sono giustificate dalla necessità di tutelare la salute umana.
2.1.2. Ambiente
(51) Le disposizioni nazionali vanno valutate in relazione a ciascuno degli aspetti per i quali sono più restrittive delle disposizioni della direttiva 2002/45/CE, a partire dal divieto degli impieghi delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati per la lavorazione dei metalli.
2.1.2.1. Divieto degli impieghi delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati per la lavorazione dei metalli
(52) La direttiva 2002/45/CE consente l'impiego delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati per la lavorazione dei metalli in concentrazioni fino all'1 %. Questo valore limite, non previsto nella proposta originaria della Commissione, è stato introdotto alla fine per evitare che le paraffine clorurate a catena media (MCCP) rientrassero nel campo d'applicazione del divieto di utilizzazione previsto dalla direttiva. Le MCCP contengono SCCP come componenti o impurità in concentrazioni che vanno dallo 0,3 % all'1 % e "possono avere impieghi simili alle SCCP e sono utilizzate come sostitute delle SCCP come additivi per pressioni estreme nei fluidi per la lavorazione dei metalli additivi, come plastificanti in vernici e come additivi per sigillanti"(26). Il legislatore comunitario ha ritenuto che questo limite di concentrazione avrebbe assicurato un livello adeguato di tutela dell'ambiente senza pregiudicare possibili future misure per le MCCP in attesa dei risultati della valutazione dei rischi comunitaria di queste ultime sostanze attualmente in corso(27).
(53) Né il rapporto di valutazione originario dei rischi delle SCCP, né il relativo parere del SCTEE del 27 novembre 1998 e le conclusioni della valutazione del rischio adottata con la raccomandazione 1999/721/CEE(28) chiariscono se questo limite di concentrazione assicuri una sufficiente protezione. Nel suo parere del 22 dicembre 2002, il SCTEE, dopo aver attentamente esaminato le nuove informazioni sulle SCCP e dopo aver anche espressamente considerato le restrizioni stabilite dalla direttiva 2002/45/CE, non mette in causa tale limite di concentrazione.
(54) Invitato dalla Commissione a chiarire la questione, il CSTEE conclude nel suo parere del 3 ottobre 2003 che questo impiego delle SCCP potrebbe ancora comportare rischi inaccettabili.
(55) Si può perciò concludere che le disposizioni nazionali, nella misura in cui vietano l'impiego delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati per la lavorazione dei metalli, possono essere giustificate dall'esigenza di proteggere l'ambiente.
(56) Inoltre, in assenza di altre informazioni che inducano a credere che il legittimo obiettivo perseguito possa essere conseguito con misure meno restrittive, in particolare un limite di concentrazione più basso per le SCCP come componenti di altre sostanze e preparati, si può concludere che le disposizioni nazionali non sembrano andare al di là di quanto è necessario per conseguire tale obiettivo.
2.1.2.2. Divieto dell'impiego delle SCCP come sostanze e come componenti di altre sostanze e preparati per gli impieghi rimanenti
(57) Va innanzitutto valutato il divieto dei rimanenti impieghi delle SCCP in quanto sostanze.
(58) Il rapporto di valutazione dei rischi originario sulle SCCP e il relativo parere del SCTEE del 27 novembre 1998 non evidenziano rischi per l'ambiente in conseguenza di impieghi di SCCP diversi da quelli per la lavorazione dei metalli e per l'ingrasso del cuoio. Questa conclusione viene avallata dalla Commissione nella raccomandazione 1999/721/CEE(29). Il SCTEE, nel suo parere del 22 dicembre 2002, dopo un'attenta valutazione delle nuove informazioni riguardanti le SCCP e tenuto conto anche delle prevedibili conseguenze favorevoli derivanti dall'applicazione delle restrizioni stabilite dalla direttiva 2002/45/CE recentemente adottata, non ha ravvisato l'opportunità di modificare questa conclusione.
(59) Le conclusioni della versione finale del rapporto aggiornato sulla valutazione dei rischi delle SCCP, presentata dal Regno Unito alla fine del luglio 2003, divergono da quelle delle valutazioni precedenti. Questo rapporto compie una nuova più esaustiva valutazione dei rischi ambientali derivanti da tali impieghi sulla base di nuovi dati ed informazioni. Oltre ad una nuova valutazione dei rischi ambientali con la metodologia tradizionale basata sul rapporto PEC/PNEC (di seguito "valutazione dei rischi di tipo classico"), è stata compiuta una valutazione dei rischi per l'ambiente marino nel suo insieme alla luce dei criteri per l'individuazione delle sostanze PBT (di seguito "valutazione PBT"). Il rapporto aggiornato sostituisce quindi, per le parti comuni, i rapporti precedenti e i relativi pareri, che non devono perciò essere più tenuti presenti ai fini della valutazione delle disposizioni nazionali.
(60) La Commissione aveva già esaminato la prima versione di questa relazione, resa disponibile dal Regno Unito, in forma di progetto, nel febbraio 2003. Nella decisione 2003/549/CE la Commissione aveva concluso che essa non dava una risposta chiara all'interrogativo se le informazioni disponibili costituissero prove scientifiche sufficienti per giustificare il ricorso a misure di riduzione del rischio. Inoltre, la Commissione aveva osservato che il progetto di relazione non individuava chiaramente gli impieghi delle SCCP che destano timori né stabiliva in che misura si potrebbero giustificare misure di riduzione dei rischi per far fronte a tali preoccupazioni.
(61) La versione finale del rapporto, pur chiarendo taluni aspetti della valutazione del rischio, contiene ancora indicazioni poco chiare. Da un lato, i risultati della "valutazione classica del rischio" non sono considerati sufficientemente attendibili. Analogamente, la "valutazione PBT" non è considerata concludente. D'altro lato, viene espressa l'opinione che l'ampia diffusione delle SCCP nell'ambiente, combinata con le probabili proprietà PBT di tali sostanze, desta timori che potrebbero giustificare il ricorso a misure precauzionali di controllo per ridurre le quantità di sostanza introdotte nell'ambiente acquatico e nel suolo.
(62) Gli esperti tecnici degli Stati membri, dopo aver esaminato il rapporto aggiornato e aver rilevato le incertezze rimanenti, hanno espresso il parere che si dovrebbero prendere immediatamente in considerazione misure di riduzione dei rischi.
(63) Nel suo parere del 3 ottobre 2003 il SCTEE giunge a conclusioni diverse. A differenza del relatore e degli esperti tecnici degli Stati membri, il SCTEE ritiene che i dati e le informazioni su cui si è basata la "valutazione PBT", anche se confortano la classificazione delle SCCP come sostanze PBT, non forniscono una base scientifica sufficiente per misure di riduzione del rischio. Per quanto riguarda i risultati della "valutazione dei rischi di tipo classico", il SCTEE, nonostante le residue incertezze, concorda con la valutazione secondo cui l'impiego delle SCCP nei tessili e nella gomma dà luogo a possibili rischi ambientali. Inoltre, il SCTEE mette in evidenza che possono esservi rischi in conseguenza di tutti gli altri impieghi delle SCCP per quanto riguarda il possibile impatto sul suolo e sui sedimenti. Tuttavia il SCTEE non ritiene che i dati e le informazioni disponibili costituiscano una valida base scientifica per misure di riduzione del rischio. Piuttosto, visto che i dati necessari per ridurre le incertezze residue potrebbero essere raccolti in tempi relativamente rapidi, il SCTEE opina che per prendere misure di riduzione dei rischi si dovrebbe attendere l'esito di una nuova valutazione compiuta sulla base di valori adeguati per PEC e PNEC.
(64) Da quanto precede si desume che permangono incertezze sulla valutazione dei rischi derivanti dagli impieghi rimanenti delle SCCP. Se le opinioni divergono quanto all'interpretazione delle informazioni disponibili in termini di giustificazione di eventuali misure di riduzione del rischio, vi è tuttavia un consenso sul fatto che tutti gli impieghi rimanenti delle SCCP, anche se per ragioni differenti e in misura variabile, sono da considerare fonte di potenziali preoccupazioni.
(65) La Commissione ricorda che una situazione di incertezza scientifica in merito all'esistenza di un rischio può giustificare il mantenimento di misure di protezione precauzionali necessarie per assicurare il livello di protezione auspicato per un periodo di tempo limitato, nella misura in cui questo periodo è necessario per sgombrare le incertezze scientifiche(30). È chiaro che una tale situazione può ritenersi esistere riguardo ai rischi potenziali derivanti dai rimanenti impieghi delle SCCP. Inoltre, alla luce di tali preoccupazioni potenziali, la Commissione non può escludere che la direttiva 2002/45/CE, che consente tali usi, potrebbe essere insufficiente per garantire il livello di protezione perseguito dai Paesi Bassi.
(66) In questa situazione e tenuto conto del principio di precauzione si può concludere che le disposizioni nazionali, nella misura in cui vietano gli impieghi rimanenti delle SCCP, possono rimanere in vigore per un periodo di tempo limitato, al fine di non sospendere l'applicazione di misure esistenti che potrebbero rivelarsi giustificate alla luce della nuova valutazione dei rischi. Questa conclusione appare tanto più giustificata in quanto le SCCP sono classificate come sostanze pericolose prioritarie a norma della direttiva 2000/60/CE, in relazione alle quali è prevista la necessità di provvedimenti specifici volti a eliminare immediatamente o gradualmente, gli scarichi, le emissioni e le perdite, con l'obiettivo ultimo di assicurare una più efficace protezione e il miglioramento dell'ambiente acquatico.
(67) Questa conclusione vale per il divieto degli impieghi rimanenti delle SCCP come sostanze. Per quanto riguarda il divieto dell'impiego delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati, si deve innanzitutto osservare che questi impieghi non sono trattati nel rapporto aggiornato di valutazione dei rischi. Invitato dalla Commissione a chiarire se tali impieghi presentino un rischio, il SCTEE, nel suo parere del 3 ottobre 2003, conclude in senso negativo, salvo che per l'impiego nelle materie plastiche, per il quale potrebbero esservi dei problemi.
(68) Si può perciò concludere che le disposizioni nazionali, nella misura in cui vietano l'impiego delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati negli impieghi rimanenti, salvo che nelle materie plastiche, non sono giustificate dall'esigenza di proteggere l'ambiente.
(69) Rimane da stabilire se le disposizioni nazionali, nella misura in cui la Commissione ritiene che possano essere temporaneamente mantenute, non vadano al di là di quanto è necessario per conseguire il legittimo obiettivo perseguito. A tale proposito, la Commissione osserva che sono in corso discussioni nel quadro della direttiva 2000/60/CEE per individuare le misure più efficaci sotto il profilo dei costi e più proporzionate per il controllo delle emissioni di SCCP e che finora non si è riusciti a definire misure meno restrittive delle disposizioni nazionali che siano in grado di assicurare che il livello di esposizione dell'ambiente alle SCCP derivante dagli impieghi rimanenti venga effettivamente mantenuto al minimo. In base alle informazioni disponibili le disposizioni nazionali sembrano costituire l'unico mezzo disponibile per consentire il mantenimento dell'elevato livello di protezione ambientale perseguito dai Paesi Bassi.
(70) In base alle informazioni disponibili e in attesa dell'individuazione delle migliori misure di riduzione del rischio di cui sopra, si può concludere che le disposizioni nazionali non sono sproporzionate al legittimo obiettivo perseguito.
(71) La Commissione esaminerà se adeguare la direttiva 2002/45/CE e/o proporre misure appropriate come richiesto dalla direttiva 2000/60/CE tenendo conto delle eventuali informazioni supplementari di cui sopra.
2.2. ASSENZA DI UNA DISCRIMINAZIONE ARBITRARIA O DI UNA RESTRIZIONE DISSIMULATA NEL COMMERCIO TRA GLI STATI MEMBRI E DI UN OSTACOLO AL FUNZIONAMENTO DEL MERCATO INTERNO
2.2.1. Assenza di discriminazione arbitraria
(72) In forza dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato, la Commissione deve verificare che le disposizioni nazionali previste non costituiscano un mezzo di discriminazione arbitraria. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, l'assenza di discriminazione significa che non si può applicare un trattamento diverso a situazioni simili, né un trattamento simile a situazioni diverse.
(73) Le disposizioni nazionali hanno carattere generale e si applicano agli impieghi delle SCCP a prescindere dal fatto che le sostanze siano prodotte nei Paesi Bassi o siano importate da altri Stati membri. In mancanza di prove contrarie, si può concludere che le disposizioni nazionali non sono uno strumento di discriminazione arbitraria.
2.2.2. Assenza di una restrizione dissimulata nel commercio
(74) Disposizioni nazionali che limitano l'impiego di prodotti in modo più restrittivo di una direttiva comunitaria costituiscono normalmente un ostacolo agli scambi, in quanto i prodotti che possono legittimamente essere immessi sul mercato ed utilizzati nel resto della Comunità si trovano ad essere esclusi, per effetto di un divieto di impiego, dalla commercializzazione nello Stato membro in questione. Le condizioni di cui al paragrafo 6 dell'articolo 95 sono intese ad evitare che le restrizioni basate sui criteri dei paragrafi 4 e 5 vengano applicate per motivi non ammissibili e costituiscano in realtà misure economiche per impedire l'importazione di prodotti da altri Stati, cioè un mezzo per proteggere indirettamente la produzione nazionale.
(75) Come si è accertato sopra, l'obiettivo delle disposizioni nazionali è effettivamente quello di proteggere l'ambiente dai rischi derivanti dagli impieghi delle SCCP. In mancanza di prove indicanti che le disposizioni nazionali costituiscano in realtà una misura intesa a proteggere la produzione nazionale, si può concludere che esse non costituiscono una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri.
2.2.3. Assenza di ostacoli al funzionamento del mercato interno
(76) Tale condizione non può essere interpretata in modo da precludere l'approvazione di qualsiasi disposizione nazionale suscettibile di influenzare la realizzazione del mercato interno. Infatti qualsiasi disposizione nazionale che deroga ad una misura di armonizzazione finalizzata all'istituzione e al funzionamento del mercato interno costituisce in sostanza una misura suscettibile di incidere sul mercato interno. Di conseguenza, per salvaguardare l'utilità della procedura di deroga di cui all'articolo 95 del trattato CE, nel contesto dell'articolo 95, paragrafo 6, il concetto di ostacolo al funzionamento del mercato interno deve essere inteso come effetto sproporzionato rispetto all'obiettivo perseguito.
(77) È stato accertato che le disposizioni nazionali possono essere temporaneamente mantenute per motivi attinenti alla protezione dell'ambiente e che, in base alle informazioni disponibili, esse sembrano costituire l'unico mezzo disponibile per consentire il mantenimento dell'elevato livello di protezione ambientale perseguito dai Paesi Bassi. La Commissione considera perciò che, in attesa che siano individuate le misure più appropriate di riduzione del rischio, può concludere che la condizione relativa all'assenza di ostacoli al funzionamento del mercato interno è soddisfatta.
IV. CONCLUSIONE
(78) Alla luce delle considerazioni che precedono, si può concludere che le disposizioni nazionali:
- possono essere temporaneamente mantenute per motivi attinenti alla protezione dell'ambiente e non vanno al di là di quanto è necessario per conseguire l'obiettivo perseguito nella misura in cui vietano l'impiego delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati nei fluidi per la lavorazione dei metalli o come sostanze ritardanti di fiamma nelle materie plastiche, come plastificanti in vernici, rivestimenti o sigillanti nonché come sostanze ritardanti di fiamma nei tessili,
- non sono giustificate da motivi attinenti alla protezione dell'ambiente nella misura in cui vietano l'uso delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati, in concentrazioni inferiori all'1 %, destinati all'impiego come plastificanti in vernici, rivestimenti o sigillanti nonché come sostanze ritardanti di fiamma nella gomma o nei tessili.
(79) Inoltre le disposizioni nazionali, nella misura in cui possono essere temporaneamente mantenute, non costituiscono uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e non rappresentano un ostacolo al funzionamento del mercato interno.
(80) La Commissione considera perciò che le disposizioni nazionali, nei limiti sopra specificati, possono essere autorizzate. Tuttavia, viste le circostanze specifiche nelle quali esse sono state esaminate, la Commissione ritiene che l'autorizzazione deve essere limitata nel tempo. Come illustrato nella sezione I.4 della presente decisione, sono in corso iniziative volte a raccogliere le informazioni necessarie per eliminare o ridurre le incertezze della valutazione dei rischi delle SCCP. Non si può quindi escludere che le disposizioni nazionali non risultino giustificate alla luce delle nuove informazioni. L'approvazione dovrebbe essere concessa per il tempo necessario per raccogliere e valutare attentamente le informazioni necessarie. La Commissione ritiene che un periodo che scada il 31 dicembre 2006 è a tal fine necessario. L'autorizzazione scadrà in tale data,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le disposizioni nazionali sulle SCCP notificate dai Paesi Bassi il 21 gennaio 2003 a norma dell'articolo 95, paragrafo 4, sono approvate nella misura in cui non si applicano all'uso delle SCCP come componenti di altre sostanze e preparati, in concentrazioni inferiori all'1 %, destinati all'impiego come:
- plastificanti in vernici, rivestimenti o sigillanti,
- sostanze ritardanti di fiamma nella gomma o nei prodotti tessili.
Articolo 2
La presente decisione è applicabile fino al 31 dicembre 2006.
Articolo 3
Il Regno dei Paesi Bassi è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 16 dicembre 2003.

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