Document ID: 32000R1742

Regolamento (CE) n. 1742/2000 della Commissione
del 4 agosto 2000
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di polietilentereftalato (PET) originarie dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), modificato da ultimo da regolamento (CE) n. 905/98(2), in particolare l'articolo 7,
previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1. Apertura
(1) Il 6 novembre 1999, con un avviso (qui di seguito denominato "avviso di apertura") pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping nei confronti delle importazioni nella Comunità di un determinato tipo di polietilentereftalato originarie dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, della Repubblica di Corea (di seguito denominata "Corea"), di Taiwan e della Thailandia.
(2) Il procedimento è stato avviato a seguito di una denuncia presentata, nel settembre 1999, dall'Associazione europea dei produttori di materie plastiche (APME) (in appresso "il denunziante") per conto di produttori che rappresentano l'85 % della produzione comunitaria di polietilentereftalato. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al conseguente grave pregiudizio, ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) Nel novembre 1999, la Commissione ha aperto un procedimento antisovvenzioni nei confronti del medesimo prodotto originario dell'India, dell'Indonesia, della Corea, della Malaysia, di Taiwan e della Thailandia(4).
(4) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori esportatori e gli importatori/operatori commerciali notoriamente interessati, nonché le loro associazioni, i rappresentanti dei paesi esportatori interessati, gli utilizzatori, i fornitori e i produttori comunitari denunzianti, offrendo loro la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(5) Alcuni produttori esportatori dei paesi interessati, nonché produttori comunitari, utilizzatori comunitari e importatori/operatori commerciali, hanno comunicato le proprie osservazioni per iscritto. È stata concessa la possibilità di un'audizione a tutte le parti che ne hanno fatto richiesta entro il termine fissato, dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.
(6) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura. Nove produttori comunitari, 17 produttori esportatori dei paesi interessati, nonché tre importatori della Comunità collegati ai produttori esportatori hanno risposto al questionario. La Commissione ha inoltre ricevuto risposte da tre importatori/operatori commerciali non collegati nella Comunità, da nove utilizzatori, cinque fornitori e cinque associazioni professionali. La Commissione ha richiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare del dumping, del pregiudizio e dell'interesse della Comunità, e ha proceduto a verifiche presso le sedi delle seguenti società:
1. Produttori comunitari
- Du Pont Polyesters Ltd (Regno Unito)
- Eastman Chemicals BV (Paesi Bassi)
- INCA International SpA (Italia)
- Italpet Preforme SpA (Italia)
- KOSA GmbH (Germania)
- Shell Chemicals Ltd (Regno Unito)
- Wellman PET Resins Europe (Paesi Bassi)
- Aussapol SpA (Italia)
- CEP-Tergal Fibre (Francia)
2. Importatori non collegati nella Comunità
- Polytrade GmbH (Germania)
- Global Services International (Italia)
3. Utilizzatori
- Crown Cork and Seals - European division (Francia)
- Guala Closures, Polybox Group (Italia)
- Evian - Volvic, Danone Group (Francia)
- Perrier Vittel M.T, Nestlé Group (Francia)
- Cott Beverages Ltd (Regno Unito)
4. Fornitori
- BP Amoco Chemicals Ltd (Regno Unito)
5. Produttori esportatori
India
- Reliance Industries Ltd - Bombay
- Pearl Engineering Polymers Limited - Nuova Delhi
Indonesia
- P.T. Bakrie Kasei Corporation - Giacarta
- P.T. Indorama Synthetics Tbk - Giacarta
- P.T. Polypet Karyapersada - Giacarta
Malaysia
- Hualon Corporation - Kuala Lumpur
- MPI Polyester Industries - Shah Alam
Corea
- Honam Petrochemical Corporation - Seul
- Tongkook Corporation - Seul
- Daehan Synthetic Fiber Corporation - Seul
- SK Chemicals Corporation - Seul
Taiwan
- Tuntex Distinct Corporation - Taipei
- Shinkong Synthetic Fibers Corporation - Taipei
- Far Eastern Textile Ltd - Taipei
- Nan Ya Plastics Corporation - Taipei
Thailandia
- Thai Shingkong Industry Corporation Limited - Bangkok.
(7) L'inchiesta relativa a dumping e pregiudizio riguarda il periodo compreso fra il 1o ottobre 1998 e il 30 settembre 1999 (in appresso denominato "periodo dell'inchiesta"). L'inchiesta relativa all'andamento della situazione nell'ambito dell'esame del pregiudizio riguarda il periodo compreso tra il 1o gennaio 1996 e la fine del periodo dell'inchiesta ("periodo in esame").
2. Prodotto in esame e prodotto simile
Prodotto in esame
(8) Il prodotto in esame è il polietilentereftalato utilizzato solitamente nell'industria della plastica per la produzione di bottiglie e fogli. Esiste anche un altro tipo di polietilentereftalato utilizzato nella produzione di fibre di poliestere. Il processo di produzione dei due tipi di polietilentereftalato è identico fino ad una certa fase: entrambi vengono infatti prodotti mediante policondensazione di acido tereftalico depurato (ATD) o di dimetiltereftalato con glicol etilenico. Il polietilentereftalato utilizzato nell'industria delle materie plastiche viene polimerizzato con un metodo analogo a quello impiegato per la produzione della fibra di poliestere, talvolta in impianti comuni. La differenza tra i due tipi di polietilentereftalato consiste principalmente nel fatto che il prodotto in esame viene sottoposto ad un ulteriore processo denominato "trasformazione allo stato solido", che ne aumenta il valore di "viscosità intrinseca" ("valore IV" o "valore ItV"). Pertanto, è il livello di IV a differenziare il prodotto in esame dal polietilentereftalato utilizzato nell'industria delle fibre di poliestere. Il polietilentereftalato con un valore IV inferiore a 0,7 viene impiegato per la produzione di fibre di poliestere ed è quindi escluso dalla presente inchiesta antidumping.
(9) La viscosità del polietilentereftalato può anche venire espressa in forma diversa, ossia in termini di "coefficiente di viscosità", o "numero di viscosità". Nel corso dell'inchiesta è risultato che l'equivalente di un valore IV pari a 0,7 è un coefficiente di viscosità di 78 ml/g, come risulta dalle prove effettuate in conformità della norma DIN 53728, e non di 173, come indica il denunziante. Tale valore è il risultato di un uso erroneo della norma di prova DIN 53728 in una relazione rilasciata da Hoechst nel 1991. La Commissione ha deciso pertanto di utilizzare il valore pari o superiore a 78 ml/g che, in conformità della norma DIN 53728 correttamente applicata, è il coefficiente di viscosità per il tipo di polietilene tereftalato utilizzato nella produzione di bottiglie e fogli di plastica.
(10) Alla luce di quanto precede, il prodotto in esame è il polietilentereftalato avente un coefficiente di viscosità pari o superiore a 78 ml/g, corrispondente ad un valore di viscosità intrinseca pari o superiore a 0,7 (in appresso denominato "PET" o "polietilentereftalato"), importato con i codici NC 39076020 ed ex 3907 60 80.
(11) L'inchiesta ha rivelato l'esistenza di diversi tipi di PET, che si distinguono per una serie di fattori quali viscosità, additivi, comportamento durante la fusione, ecc., ma che presentano le medesime caratteristiche di base e hanno le stesse applicazioni.
Prodotto simile
(12) La Commissione ha accertato che il PET fabbricato dai produttori comunitari e venduto sul mercato comunitario e quello prodotto nei paesi interessati ed esportato nella Comunità sono prodotti simili, dato che presentano le medesime caratteristiche di base e hanno le stesse applicazioni. Lo stesso emerge dal confronto tra il PET venduto sul mercato interno dei paesi esportatori e quello esportato nella Comunità. Si è concluso pertanto che si tratta di prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso denominato "regolamento di base").
B. DUMPING
1. Metodo generale
(13) Il metodo generale sotto descritto è stato applicato a tutti i paesi esportatori interessati. Pertanto, la presentazione delle conclusioni relative al dumping per ciascuno dei sei paesi interessati riguarda soltanto gli elementi propri di ciascuno di essi.
Valore normale
(14) Per determinare il valore normale, la Commissione ha esaminato in primo luogo, per ciascun produttore esportatore, se le vendite complessive di PET sul mercato interno fossero rappresentative rispetto alle vendite complessive del prodotto in esame destinate all'esportazione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite sul mercato interno di un produttore esportatore sono state considerate rappresentative quando il volume delle vendite complessive sul mercato interno era pari ad almeno 5 % del volume delle vendite totali destinate all'esportazione nella Comunità.
(15) La Commissione ha quindi individuato i tipi di PET venduti sul mercato interno dalle società che avevano un volume totale di vendite rappresentativo, risultati identici o direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità.
(16) Per ciascuno di questi tipi, si è analizzato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di ciascun tipo sono state considerate sufficientemente rappresentative quando il volume totale delle vendite di tale tipo di PET sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta rappresentava almeno il 5 % del volume complessivo delle vendite del tipo di PET comparabile esportato nella Comunità.
(17) È stato inoltre esaminato se le vendite di ciascun tipo sul mercato interno fossero state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, stabilendo la percentuale delle vendite remunerative del tipo di prodotto in questione ad acquirenti indipendenti. Quando il volume delle vendite a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato (in appresso "vendite remunerative") rappresentava almeno l'80 % del volume complessivo delle vendite e quando la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi applicati sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta per tutte le vendite, remunerative o meno. Quando il volume delle vendite remunerative rappresentava meno dell'80 %, ma più del 10 %, del volume complessivo delle vendite, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi applicati unicamente per le vendite remunerative.
(18) Nei casi in cui il volume delle vendite remunerative di PET è risultato inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite, si è ritenuto che il volume delle vendite di questo tipo di prodotto fosse insufficiente e che in tali circostanze non fosse possibile calcolare il valore normale in base al prezzo praticato sul mercato interno.
(19) Quando non è risultato possibile utilizzare i prezzi di un determinato tipo di prodotto venduto sul mercato interno da un produttore esportatore, si è deciso di utilizzare il valore normale costruito invece dei prezzi applicati da altri produttori esportatori sul mercato interno. Tenuto conto dei diversi tipi di prodotto e dei vari fattori (viscosità, additivi, comportamento durante la fusione, ecc.) che li caratterizzano, l'utilizzazione dei prezzi praticati da altri produttori esportatori sul mercato interno avrebbe richiesto nella fattispecie l'applicazione di numerosi adeguamenti, molti dei quali basati su stime. Si è ritenuto pertanto che il valore costruito per ciascun produttore esportatore rappresentasse una base più idonea per determinare il valore normale.
(20) Pertanto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato calcolato aggiungendo ai costi di fabbricazione dei tipi esportati, all'occorrenza adeguati, un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti. A tal fine, la Commissione ha esaminato se le spese generali, amministrative e di vendita sostenute dai produttori ed esportatori interessati sul mercato interno e i profitti da essi realizzati costituissero dati attendibili.
(21) Le spese generali, amministrative e di vendita reali sono state considerate attendibili quando il volume delle vendite della società interessata sul mercato interno poteva essere considerato rappresentativo rispetto al volume delle vendite destinate all'esportazione nella Comunità. Il margine di profitto ottenuto sul mercato interno è stato determinato sulla base delle vendite interne dei tipi venduti nel corso di normali operazioni commerciali. A tal fine, è stato seguito il metodo di cui al considerando 17. Qualora i criteri stabiliti non risultassero soddisfatti, sono stati utilizzati una media ponderata delle spese generali, amministrative e di vendita e/o il margine di profitto delle altre società che avevano effettuato un volume sufficiente di vendite nel corso di normali operazioni commerciali.
Prezzo all'esportazione
(22) Ogniqualvolta il PET è stato esportato ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato determinato in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ossia sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili per i prodotti venduti per l'esportazione.
(23) Quando le vendite per l'esportazione sono state effettuate a un importatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, in funzione del prezzo al quale i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente. In tali circostanze, sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e dei profitti, onde stabilire un prezzo all'esportazione attendibile. Il profitto è stato fissato a 5 %, una percentuale ritenuta ragionevole alla luce del ruolo svolto dalle parti interessate.
Confronto
(24) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
Margine di dumping per le società oggetto dell'inchiesta
(25) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, per ciascun produttore esportatore la media ponderata del valore normale per ogni tipo di prodotto è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione per tipo. Tuttavia, ogniqualvolta si sia accertato che l'andamento dei prezzi all'esportazione variava sensibilmente tra diversi acquirenti, regioni e periodi, e che il suddetto confronto non consentiva di valutare correttamente il margine di dumping, la media ponderata del valore normale è stata confrontata con i prezzi all'esportazione nella Comunità delle singole operazioni.
Margine di dumping residuo
(26) In conformità dell'articolo 18 del regolamento di base, per le società che non hanno collaborato è stato calcolato un margine di dumping "residuo" in base ai dati disponibili.
(27) Tenuto conto dell'ottimo livello di collaborazione di tutti i paesi, per garantire l'efficacia di eventuali misure si è deciso di fissare il margine di dumping residuo al livello del margine di dumping più elevato accertato per una società che ha collaborato.
2. India
(28) Due società hanno risposto al questionario destinato ai produttori esportatori.
Valore normale
(29) Nella risposta al questionario, una società indiana ha detratto dai prezzi di vendita sul mercato interno indicati sulle fatture, un importo corrispondente alle imposte sulle vendite, sostenendo che queste erano state indirettamente pagate in precedenza. L'inchiesta ha dimostrato che, in realtà, durante il periodo dell'inchiesta la società era esente da imposte sulle vendite. L'elenco delle vendite effettuate sul mercato interno è stato pertanto corretto.
(30) Per tutti i tipi di PET esportati dal produttore esportatore indiano (eccetto uno), la Commissione ha determinato il valore normale sulla base del prezzo delle vendite effettuate sul mercato interno, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(31) Per il restante tipo di PET, la Commissione ha costruito il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Dato che la società aveva realizzato un volume sufficiente di vendite di altri tipi di PET sul mercato interno, per costruire il valore normale sono stati utilizzati le spese generali amministrative e di vendita e il margine di profitto realizzato su tali vendite.
Prezzo all'esportazione
(32) Tutte le vendite destinate all'esportazione sono state effettuate a importatori indipendenti nella Comunità. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
Confronto
(33) Quando sono risultate soddisfatte le condizioni richieste, si è proceduto ad adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti a spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e spese accessorie, costi di credito, commissioni e restituzione del dazio.
(34) La richiesta di una società indiana relativa all'adeguamento per tener conto della restituzione del dazio è risultata ingiustificata. Si è stabilito che qualsiasi vantaggio tratto da tale regime interessava in maniera identica i prezzi e i costi dei prodotti destinati tanto all'esportazione quanto al mercato interno. La richiesta è stata pertanto respinta.
(35) La stessa società ha chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto del cosiddetto "sconto fedeltà". L'inchiesta ha dimostrato che si trattava in realtà di spese di promozione delle vendite pagabili ad agenti di vendita dopo il periodo dell'inchiesta a condizione che venissero conseguiti obiettivi di vendita specifici. Tale richiesta poggiava inoltre su risultati ipotetici e non è stato dimostrato che il sistema di sconti sia stato utilizzato in maniera costante o generale. La domanda di adeguamento è stata pertanto respinta.
(36) La società ha chiesto infine un adeguamento per tener conto delle retribuzioni dei venditori sul mercato interno e delle esportazioni. Essa non è stata tuttavia in grado di fornire gli indispensabili elementi di prova a sostegno della domanda o di dimostrare l'incidenza sulla comparabilità dei prezzi. La richiesta è stata pertanto respinta su entrambi i fronti.
Margine di dumping
(37) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(38) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
3. Indonesia
(39) Tre società hanno risposto al questionario destinato ai produttori esportatori. Anche una società stabilita nella Comunità, collegata a un produttore esportatore e un'altra stabilita fuori della Comunità, collegata allo stesso produttore esportatore, hanno inviato una risposta.
Valore normale
(40) Una società indonesiana ha fornito informazioni fuorvianti ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base, per quanto riguarda la sua organizzazione e le spese generali, amministrative e di vendita sostenute per la fabbricazione e le vendite del prodotto in esame. Inoltre, dato che la società ha indicato soltanto una parte delle spese generali, amministrative e di vendita sostenute per la fabbricazione e le vendite di PET, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base si è deciso di non tener conto degli importi comunicati e di utilizzare i dati disponibili, ossia la media delle spese generali, amministrative e di vendita sul mercato interno stabilite per gli altri due produttori esportatori indonesiani che hanno collaborato.
(41) Un altro produttore esportatore non ha comunicato tutte le spese generali, amministrative e di vendita sostenute per la fabbricazione e le vendite del prodotto in esame. Dato, tuttavia, che la parte ha agito al meglio delle sue possibilità e che i dati forniti erano verificabili, la Commissione ha potuto correggere le cifre comunicate nel questionario sulla base delle informazioni ottenute e verificate in loco.
(42) Per alcuni tipi di prodotto venduti da un produttore esportatore indonesiano, la Commissione ha potuto stabilire il valore normale sulla base dei prezzi delle vendite sul mercato interno di tipi comparabili, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base.
(43) In tutti gli altri casi, la Commissione ha costruito il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Per un produttore esportatore le cui vendite sul mercato interno erano rappresentative (cfr. il considerando 21), iI valore normale è stato costruito aggiungendo al costo di fabbricazione dei tipi esportati le spese generali, amministrative e di vendita della società, nonché il profitto realizzato da questa. Nel caso di un altro produttore esportatore, sono stati utilizzati le spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto della società che aveva realizzato un volume sufficiente di vendite sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. Per quanto riguarda la società alla quale è stato applicato l'articolo 18, paragrafo 1, sono stati utilizzati il costo di fabbricazione dei tipi esportati dalla società, la media delle spese generali, amministrative e di vendita degli altri produttori esportatori che hanno collaborato e il margine di profitto della società che ha effettuato un volume sufficiente di vendite nel corso di normali operazioni commerciali in Indonesia.
Prezzo all'esportazione
(44) Due produttori esportatori indonesiani hanno effettuato tutte le vendite del prodotto in esame destinate all'esportazione nella Comunità ad acquirenti indipendenti. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(45) Un produttore esportatore indonesiano ha effettuato tutte le vendite destinate all'esportazione ad acquirenti indipendenti nella Comunità attraverso due società commerciali collegate, una delle quali stabilita nella Comunità. La Commissione ha pertanto dovuto costruire il prezzo all'esportazione conformemente all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.
Confronto
(46) Quando sono risultate soddisfatte tutte le condizioni richieste, si è proceduto ad adeguamenti per tener conto delle spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e spese accessorie, costi di imballaggio, credito e commissioni.
Margine di dumping
(47) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(48) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
4. Repubblica di Corea
(49) Cinque società hanno risposto al questionario destinato ai produttori esportatori. Un produttore esportatore ha poi deciso di non collaborare non volendo consentire alla Commissione di procedere a verifiche presso la sua sede. Due società collegate ad uno dei produttori esportatori che hanno collaborato, una in Corea e l'altra nella Comunità, hanno risposto al questionario destinato alle società collegate.
Valore normale
(50) Alcuni elementi di costo comunicati da due produttori esportatori coreani hanno dovuto essere corretti in conformità dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base.
(51) Per tutti i produttori esportatori coreani, tranne uno, la Commissione ha potuto stabilire il valore normale sulla base del prezzo delle vendite effettuate sul mercato interno in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(52) Per una società, la Commissione ha costruito il valore normale conformemente all'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Nel caso di questo produttore esportatore, che aveva effettuato un volume rappresentativo di vendite sul mercato interno ma non nel corso di normali operazioni commerciali, la Commissione ha utilizzato le sue spese generali, amministrative e di vendita e la media ponderata del margine di profitto delle altre società coreane che avevano realizzato un volume sufficiente di vendite nel corso di normali operazioni commerciali.
Prezzo all'esportazione
(53) Tre produttori esportatori coreani hanno effettuato tutte le vendite del prodotto in esame direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(54) Le vendite di un produttore esportatore coreano destinate all'esportazione nella Comunità sono state effettuate sia direttamente ad acquirenti indipendenti, sia attraverso un importatore collegato nella Comunità. In quest'ultimo caso, pertanto, il prezzo all'esportazione è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, mentre il prezzo all'esportazione delle restanti vendite è stato determinato conformemente all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(55) Una società coreana ha sostenuto che i prezzi all'esportazione delle vendite di campioni non dovevano essere utilizzate per stabilire il prezzo all'esportazione. La verifica ha dimostrato tuttavia che alcuni di questi cosiddetti campioni erano stati venduti in quantitativi più elevati di quelli che si registrano in normali operazioni commerciali e che tali vendite facevano parte di una strategia di commercializzazione volta ad acquisire quote di mercato. Si è pertanto ritenuto giustificato includere nel calcolo le vendite di campioni destinate all'esportazione, escludendo quelle che non erano state chiaramente effettuate in normali quantitativi commerciali.
Confronto
(56) Quando sono risultate soddisfatte le condizioni richieste, si è proceduto ad un adeguamento per tener conto delle differenze inerenti a spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e spese accessorie, costi di credito, imballaggio, commissioni, oneri all'importazione e imposte indirette (restituzione del dazio).
(57) Tre produttori esportatori coreani hanno chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto del costo dei crediti. Le società, tuttavia, hanno venduto il prodotto in esame ad acquirenti sul mercato interno nell'ambito del cosiddetto sistema di "pagamento su conto corrente" in vigore sul mercato coreano. Le modalità di pagamento non sono state concordate al momento della vendita oppure, in caso di accordo precedente, sono state ignorate. Non è stato pertanto possibile procedere ad adeguamenti in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
(58) Tre produttori esportatori hanno chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto della restituzione del dazio. La verifica ha dimostrato che la prima società ha beneficiato anche di una restituzione del dazio per una parte delle vendite effettuate sul mercato interno. In mancanza di un fattore che incida sulla comparabilità dei prezzi, si è ritenuto ingiustificato applicare un adeguamento a tali vendite interne. La Commissione ha pertanto ridotto la detrazione. La seconda società non ha fornito elementi di prova in merito alla relazione tra l'importo della restituzione del dazio richiesto e le materie prime fisicamente incorporate nel prodotto durante il periodo dell'inchiesta. L'importo della restituzione del dazio è stato pertanto ricalcolato per tener conto dell'importo del dazio corrisposto per le materie prime importate durante il periodo dell'inchiesta. La terza società ha fornito informazioni fuorvianti in merito al metodo utilizzato per calcolare l'importo richiesto e non è stato pertanto possibile quantificare con precisione l'adeguamento richiesto per la restituzione del dazio. Non è stato pertanto possibile procedere all'adeguamento.
(59) Una società ha chiesto un adeguamento per tener conto delle differenze inerenti allo stadio commerciale tra vendite effettuate sul mercato interno e vendite destinate all'esportazione. Le presunte differenze tra stadi commerciali non erano riscontrabili sul mercato interno. Dato che la società non è stata in grado di dimostrare differenze costanti ed evidenti tra le funzioni relative ai diversi stadi commerciali, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), seconda frase, del regolamento di base, la richiesta è stata respinta.
Margine di dumping
(60) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(61) Nel caso di un produttore esportatore coreano, tale metodo non avrebbe ríspecchiato la reale portata delle pratiche di dumping. Oltretutto, dato che l'andamento dei prezzi all'esportazione variava notevolmente tra produttori e regioni diversi, il valore normale stabilito sulla base della media ponderata è stato confrontato con i prezzi di tutte le singole esportazioni verso la Comunità.
(62) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
5. Malaysia
(63) Due società hanno risposto al questionario destinato ai produttori esportatori.
Valore normale
(64) Per un tipo di PET venduto da uno dei produttori esportatori malesi, la Commissione ha potuto stabilire il valore normale sulla base dei prezzi delle vendite sul mercato interno in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(65) Per l'unico altro tipo di PET venduto dalla suddetta società, nonché per tutti i tipi venduti dall'altra società, la Commissione ha costruito il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Le spese generali, amministrative e di vendita delle società e il margine di profitto sono stati utilizzati in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.
(66) Una società malese ha ripartito in maniera errata alcune spese generali, amministrative e di vendita, segnatamente quelle finanziarie. La Commissione ha pertanto corretto le spese generali, amministrative e di vendita comunicate ridistribuendo le spese pertinenti sulla base dei fatti stabiliti nel corso della verifica in loco.
Prezzo all'esportazione
(67) I due produttori esportatori malesi che hanno collaborato hanno effettuato tutte le vendite del prodotto in esame destinate al mercato comunitario ad acquirenti indipendenti. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
Confronto
(68) Quando sono risultate soddisfatte le condizioni richieste, si è proceduto ad adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti a spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico, commissioni, credito e altri fattori.
(69) Una società ha chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto di una presunta differenza inerente allo stadio commerciale. Essa non è stata però in grado di dimostrare che tale presunta differenza avesse inciso sulla comparabilità dei prezzi o di fornire gli indispensabili elementi di prova a sostegno della sua domanda. Inoltre, la richiesta si basava soltanto su quattro operazioni a cosiddetti distributori le cui funzioni non risultavano costantemente e opportunamente diverse da quelle di altri acquirenti. La domanda è stata pertanto respinta.
Margine di dumping
(70) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(71) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
6. Taiwan
(72) Quattro società hanno risposto al questionario destinato ai produttori esportatori.
(73) Una società di Taiwan non ha esportato il prodotto in esame nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta. Essa ha affermato tuttavia che per determinare quali vendite rientrassero nel periodo dell'inchiesta, avrebbe dovuto essere utilizzata, come data di vendita, la data del contratto e non quella della fattura. È pressi corrente della Commissione utilizzare la data della fattura come data di vendita, dato che le condizioni di vendita vengono di norma fissate in maniera irrevocabile sulla fattura rilasciata al cliente. Esistono alcune eccezioni: la data del contratto, dell'ordine di acquisto o della conferma dell'ordine viene utilizzata, ad esempio, qualora tali documenti siano più idonei per determinare le condizioni di vendita, conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera j), del regolamento di base. Nessuna di tali eccezioni si applica tuttavia alla società in questione e pertanto la richiesta è stata respinta. In mancanza di un volume rilevante di vendite per l'esportazione nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, la Commissione non ha stabilito un margine di dumping specifico per tale società.
Valore normale
(74) Per i tre restanti produttori esportatori di Taiwan, ad eccezione di uno, la Commissione ha stabilito il valore normale sulla base dei prezzi di vendita sul mercato interno in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(75) Per l'altra società, la Commissione ha costruito il valore normale in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Essa ha utilizzato le spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto della società, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.
Prezzo all'esportazione
(76) I produttori esportatori di Taiwan hanno effettuato tutte le vendite del prodotto in esame destinato all'esportazione nella Comunità ad acquirenti indipendenti. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili conformemente all'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
Confronto
(77) Quando sono risultate soddisfatte le condizioni richieste, si è proceduto ad adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti a spese di trasporto, nolo, assicurazione, oneri, imballaggio, credito e commissioni.
Margine di dumping
(78) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(79) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
7. Thailandia
(80) Una società ha risposto al questionario destinato ai produttori esportatori. Anche una società stabilita nella Comunità, collegata al produttore esportatore, ed un'altra, stabilita fuori della Comunità, collegata al medesimo produttore esportatore hanno inviato una risposta.
Valore normale
(81) Per il produttore esportatore tailandese, la Commissione ha potuto stabilire il valore normale sulla base del prezzo delle vendite sul mercato interno in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
Prezzo all'esportazione
(82) Il produttore esportatore tailandese ha effettuato le vendite destinate all'esportazione nella Comunità sia direttamente ad acquirenti indipendenti, sia attraverso un importatore collegato nella Comunità. Per quest'ultimo, pertanto, il prezzo all'esportazione è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base.
Confronto
(83) Quando sono risultate soddisfatte le condizioni richieste, si è proceduto ad adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti ad oneri all'importazione, spese di trasporto, movimentazione, imballaggio, credito e commissioni.
Margine di dumping
(84) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale di ciascun tipo del prodotto in esame esportato nella Comunità è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione di ciascun tipo corrispondente.
(85) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda i produttori esportatori che hanno collaborato. I margini di dumping provvisori, espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
8. Conclusioni
(86) La Commissione ha stabilito margini di dumping sostanziali per tutte le società che hanno collaborato e per tutti i paesi interessati dal procedimento. Nel caso di sei di tali società di quattro paesi diversi (India, Indonesia, Malaysia e Corea), i prezzi all'esportazione erano così bassi da non coprire il costo totale di fabbricazione del prodotto. Per alcune società, le vendite nella Comunità hanno comportato ingenti perdite che, in un caso, hanno superato il 50 % del fatturato. Tale situazione dimostra che alle esportazioni nella Comunità viene applicata una politica tariffaria estremamente aggressiva.
C. INDUSTRIA COMUNITARIA
(87) I seguenti nove produttori comunitari hanno collaborato all'inchiesta, ossia hanno risposto al questionario della Commissione, permesso l'esecuzione di accertamenti in loco e fornito le informazioni supplementari richieste dalla Commissione:
- Du Pont Polyesters Ltd (UK),
- Eastman Chemicals BV (NL),
- INCA International SpA (I),
- Italpet Preforme SpA (I),
- KOSA GmbH (D),
- Shell Chemicals Ltd (UK),
- Wellman PET Resins Europe (NL),
- Aussapol SpA (I),
- CEP-Tergal Fibre (F).
(88) Va sottolineato che, pur non figurando tra le società per conto delle quali è stata presentata la denuncia, Aussapol SpA e CEP - Tergal Fibre l'hanno sostenuta e hanno collaborato all'inchiesta.
(89) Si fa rilevare inoltre che, pur utilizzando uno stabilimento in Malaysia, la società Eastman è stata inclusa nell'industria comunitaria, avendo importato soltanto quantitativi trascurabili di PET dalla sua affiliata malese. Nessun'altra delle società che hanno collaborato ha importato PET dai paesi interessati durante il periodo dell'inchiesta.
(90) Nessuno degli altri tre produttori comunitari ha risposto ai questionari della Commissione o si è opposto al procedimento.
(91) Durante il periodo dell'inchiesta, la produzione cumulata dei nove produttori che hanno collaborato è stata di 1042350 tonnellate, pari all'85 % della produzione totale della Comunità, valutata a 1220000 tonnellate nello stesso periodo.
(92) La Comunità ritiene pertanto che i nove produttori che hanno collaborato costituiscano l'"industria comunitaria" ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
D. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
Informazioni utilizzate
a) Dati relativi alle importazioni
(93) Come fonte di informazioni sulle importazioni sono stati utilizzati i dati Eurostat e i dati forniti dai produttori esportatori. La voce pertinente della nomenclatura combinata, NC 39076000, riguarda tutte le forme primarie di polietilentereftalato e comprende pertanto, oltre al prodotto in esame, anche i granuli di PET utilizzati per produrre le fibre di poliestere. Poiché la produzione comunitaria di fibre di poliestere è rimasta costante tra il 1996 e l'inizio del periodo dell'inchiesta(5), la Commissione ha ritenuto che anche le importazioni di granuli di PET utilizzati per tale produzione siano rimaste costanti.
(94) Secondo la denuncia, nel 1998 il prodotto in esame ha rappresentato, in termini quantitativi, il 90 % delle importazioni totali di PET, mentre il restante 10 % (circa 47000 t) è stato utilizzato per produrre fibre di poliestere. Questa informazione è stata confermata durante l'inchiesta dalle stime di vari produttori comunitari e da pubblicazioni relative a studi di mercato. Per stabilire i quantitativi totali del prodotto in esame importati nella Comunità, per ogni anno del periodo in esame è stata detratta dai dati Eurostat sulle importazioni la stessa quantità stimata di granuli di PET importati per la produzione di fibre di poliestere (47000 t).
(95) I quantitativi importati da ciascun paese sono stati stabiliti con lo stesso metodo, ma tenendo conto anche dei dati forniti dai produttori esportatori che hanno collaborato.
b) Dati relativi all'industria comunitaria
(96) I dati relativi all'industria comunitaria sono stati ricavati dalle risposte al questionario dei nove produttori comunitari che hanno collaborato, successivamente verificate. I dati richiesti riguardavano il periodo compreso tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta; in questo arco di tempo, tuttavia, l'industria comunitaria ha subito una profonda ristrutturazione, caratterizzata da fusioni e scorpori vari. Non tutte le società hanno potuto quindi fornire, come richiesto, dati relativi ad un periodo così lontano nel tempo. Pertanto, il 1996 è il primo anno per il quale sono disponibili dati sufficientemente completi sull'industria comunitaria quale si presentava nel periodo dell'inchiesta.
(97) Tuttavia, per ottenere un quadro completo della situazione dell'industria comunitaria, specialmente per quanto riguarda i prezzi e la redditività, occorreva osservare l'andamento delle vendite di PET sul mercato comunitario per un periodo più lungo. Sono stati perciò utilizzati, all'occorrenza, dati dell'industria comunitaria e dati ottenuti da fonti professionali esterne.
2. Andamento delle vendite di PET sul mercato comunitario dall'inizio degli anni '90
(98) Il polietilentereftalato ha incominciato ad essere ampiamente utilizzato nella Comunità verso la fine degli anni '80 per imbottigliare bibite e in seguito, progressivamente, anche per imbottigliare acque minerali e sorgive. Pertanto, la domanda di PET sul mercato comunitario è cresciuta molto rapidamente dall'inizio degli anni '90 (oltre 10 % l'anno). Il potenziale di crescita di questo mercato è tuttora considerevole: il mercato delle bottiglie per acque minerali non è ancora maturo in vari Stati membri e inizia a svilupparsi la domanda per altre applicazioni (birra, latte, cibi preparati).
(99) All'inizio degli anni '90, l'industria comunitaria di PET ha incominciato a svilupparsi attraverso la conversione di stabilimenti per la produzione di fibre o filati di poliestere esistenti. Tuttavia, la domanda in rapida espansione ha reso necessaria la costruzione di linee di produzione completamente nuove, espressamente destinate alla produzione di PET e delle sue principali materie prime. Nonostante il rapido aumento degli investimenti in nuovi impianti, l'offerta non riusciva a soddisfare la domanda, analogamente a quanto avveniva in altre parti del mondo. Nella prima metà del 1995 vi è stata infatti penuria di PET a livello mondiale. Di conseguenza, i prezzi del polietilentereftalato e delle sue principali materie prime sono saliti alle stelle. Si è trattato di aumenti temporanei, poiché nel giro di pochi mesi sono state attivate nella Comunità sufficienti capacità di produzione di PET e delle sue principali materie prime. Gli utilizzatori del prodotto in esame, prevedendo una diminuzione dei prezzi, hanno cessato di acquistarlo subito dopo la punta dell'estate 1995 (il consumo di PET segue lo stesso andamento stagionale del consumo di bibite e acqua minerale). I prezzi hanno quindi incominciato a scendere precipitosamente. Questo calo è sopraggiunto prima di quello dei prezzi delle materie prime ed è stato più pronunciato. A causa di questo scarto di tempo nella diminuzione dei prezzi, l'industria comunitaria ha registrato perdite all'inizio del 1996. Queste avrebbero dovuto essere temporanee ma, in seguito all'arrivo sul mercato comunitario di importazioni oggetto di dumping, come illustrato in appresso, la situazione è di fatto ulteriormente peggiorata.
3. Consumo
(100) Il consumo apparente di PET nella Comunità è stato stabilito in base alle importazioni totali del prodotto in esame nella Comunità, alle quali è stato aggiunto il totale delle vendite accertate dell'industria comunitaria sul mercato comunitario, e alle stime delle vendite dei produttori comunitari che non hanno collaborato (basate sulle loro capacità di produzione note e sul rapporto tra vendite medie e capacità calcolato per l'industria comunitaria).
(101) Durante il periodo dell'inchiesta, il consumo comunitario di PET ha raggiunto 1350000 t circa. Come si rileva dalla tabella seguente, esso è aumentato del 63 % tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta. Rispetto al 1998, il consumo nel periodo dell'inchiesta è rimasto pressoché stabile, a causa essenzialmente della costituzione di scorte nel 1998 da parte degli utilizzatori, che hanno approfittato dei livelli molto bassi dei prezzi in quel periodo.
SPAZIO PER TABELLA
4. Importazioni nella Comunità dai paesi interessati
Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in questione
(102) Si è esaminato in primo luogo se, in base alle conclusioni di cui sopra sul dumping, si dovesse procedere ad una valutazione cumulativa delle importazioni da tutti i paesi interessati.
a) Importazioni originarie dell'India, della Corea, della Malaysia e della Thailandia
(103) Si è constatato che:
- i margini di dumping superano la soglia minima in tutti e quattro i paesi,
- i volumi delle importazioni non erano trascurabili durante il periodo dell'inchiesta, come indicano le quote di mercato di questi paesi, comprese tra 2,6 % e 3,3 % (tra 9 % e 28,5 % in termini di quota delle importazioni),
- una valutazione cumulativa risulta adeguata date le condizioni di concorrenza esistenti sia tra le importazioni originarie di questi paesi, sia tra queste importazioni e il prodotto comunitario simile. Lo dimostra il fatto che i volumi e le quote di mercato di queste importazioni sono almeno triplicati tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta; il loro andamento sotto il profilo dei prezzi è stato analogo, con un calo oscillante tra il 42 % e il 66 % tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta. Nel periodo dell'inchiesta, i loro prezzi erano molto simili tra loro ed erano inferiori ai prezzi medi dell'industria comunitaria di percentuali fino al 15,4 %. Gli esportatori di questi paesi utilizzano inoltre gli stessi canali commerciali o canali simili.
(104) Per questi motivi, si è concluso provvisoriamente che le importazioni originarie dell'India, della Corea, della Malaysia e della Thailandia vanno valutate cumulativamente.
b) Importazioni originarie di Indonesia e Taiwan
(105) Analogamente a quanto constatato a proposito delle importazioni originarie dei paesi sopracitati:
- i margini di dumping superano la soglia minima in entrambi i paesi,
- i volumi delle importazioni non erano trascurabili durante il periodo dell'inchiesta, come indicano le quote di mercato del 2,7 % per le importazioni originarie dell'Indonesia e del 2,8 % per quelle provenienti da Taiwan,
- il loro andamento sotto il profilo dei prezzi è stato analogo, con un calo del 40 % per le importazioni originarie dell'Indonesia e del 42 % per quelle originarie di Taiwan tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta; in tale periodo, i loro prezzi erano molto simili tra loro, nonché a quelli dei suddetti paesi, ed erano inferiori ai prezzi medi dell'industria comunitaria di percentuali fino al 5 %. Gli esportatori di questi paesi utilizzano inoltre gli stessi canali commerciali o canali simili.
(106) Il volume delle importazioni da Taiwan ha registrato, tuttavia, un andamento diverso da quello dei suddetti paesi. Il volume delle importazioni provenienti dall'Indonesia è diminuito, nel complesso, del 18 % tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta; questo dato risulta però da un calo del 30 % tra il 1996 e il 1997, un aumento del 100 % tra il 1997 e il 1998 e un nuovo calo del 42 % tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta. Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, il volume delle importazioni originarie di Taiwan è diminuito del 23 %, registrando un andamento annuale analogo a quello delle importazioni originarie dell'Indonesia (- 51 % tra il 1996 e il 1997, + 92 % tra il 1997 e il 1998 e - 18 % tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta).
(107) Alla luce di quanto precede, si conclude provvisoriamente che le importazioni originarie di Indonesia e Taiwan sono state effettuate per lo più alle stesse condizioni di concorrenza e attraverso gli stessi canali commerciali, sono aumentate costantemente tra il 1997 e il 1998 (come quelle dai paesi sopracitati), detenevano quote di mercato consistenti durante il periodo dell'inchiesta e presentavano lo stesso livello di prezzi, risultati prezzi di dumping. È pertanto adeguato valutare cumulativamente le importazioni originarie dei sei paesi in questione.
Volume delle importazioni in questione
(108) Il volume delle importazioni in questione ha registrato il seguente andamento:
SPAZIO PER TABELLA
(109) Il volume delle importazioni in questione è aumentato del 136 % tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, raggiungendo il livello di 307184 tonnellate. Dopo una crescita costante tra l'inizio e la fine del 1998, le importazioni hanno iniziato a diminuire all'inizio del 1999, quando l'industria comunitaria ha ridotto i suoi prezzi e le scorte di utilizzatori e importatori sono risultate elevate; le importazioni sono rimaste però considerevoli.
Quote di mercato delle importazioni in questione
(110) La quota di mercato delle importazioni in questione ha registrato il seguente andamento:
SPAZIO PER TABELLA
(111) La quota di mercato delle importazioni in questione ha quasi raggiunto il 23 % durante il periodo dell'inchiesta, con un aumento del 45 % rispetto al 1996. Tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta, la quota di mercato di queste importazioni è diminuita leggermente in seguito al suindicato calo dei volumi importati.
Prezzi delle importazioni in questione
(112) I prezzi delle importazioni in questione sono diminuiti del 45 % tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, del 24 % tra il 1996 e il 1997, del 10,5 % tra il 1997 e il 1998 e del 19 % tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta. In media, il prezzo cif dazio non corrisposto per il prodotto in questione originario dei paesi interessati era di 550 euro/t durante il periodo dell'inchiesta. L'inchiesta ha rivelato che numerosi esportatori operavano in perdita sul mercato comunitario, seguendo quindi una politica dei prezzi aggressiva nei confronti di tale mercato.
Sottoquotazione dei prezzi
(113) Sono stati confrontati i prezzi di vendita dell'industria comunitaria e quelli dei produttori esportatori dei paesi in questione sul mercato della Comunità durante il periodo dell'inchiesta. Il confronto è stato effettuato dopo aver dedotto le riduzioni e gli sconti. I prezzi dell'industria comunitaria sono stati adeguati al livello franco fabbrica. I prezzi delle importazioni oggetto di dumping erano i prezzi cif alla frontiera comunitaria, maggiorati dei dazi e di un adeguamento per tener conto dello stadio commerciale e dei costi di movimentazione. Gli adeguamenti sono stati effettuati in base ad informazioni raccolte durante l'inchiesta, in particolare presso importatori non collegati che hanno collaborato.
(114) Su tale base, si è constatata la seguente sottoquotazione da parte delle importazioni oggetto di dumping:
SPAZIO PER TABELLA
Il fatto che i tassi medi di sottoquotazione siano così bassi è dovuto al contenimento dei prezzi causato dal comportamento dei produttori esportatori dei paesi interessati, che vendevano non solo a prezzi di dumping, ma anche a prezzi inferiori ai costi. L'industria comunitaria è stata così costretta ad adeguarsi ai prezzi delle importazioni oggetto di dumping per cercare di conservare la sua quota di mercato. Va tenuto presente che, dato il forte potere contrattuale di vari grandi acquirenti dei prodotti di PET, l'andamento del mercato è determinato quasi esclusivamente da considerazioni di prezzo.
5. Situazione dell'industria comunitaria
Produzione, capacità di produzione e utilizzazione degli impianti
(115) Come rivela la tabella seguente, tra il 1996 e la fine del periodo dell'inchiesta la produzione è aumentata dell'89 %. Nello stesso periodo, la capacità è aumentata dell'83 % grazie ai notevoli investimenti effettuati dall'industria comunitaria per poter rifornire il mercato comunitario in rapida espansione. Il tasso di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria è rimasto relativamente stabile. Gli impianti e le apparecchiature utilizzati dall'industria comunitaria sono quasi completamente destinati alla fabbricazione del prodotto in esame.
SPAZIO PER TABELLA
Volume, valore e prezzi unitari delle vendite
(116) Come indica la tabella seguente, tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta il volume delle vendite dell'industria comunitaria ad acquirenti non collegati sul mercato comunitario è aumentato del 62 % (in questo contesto non si è tenuto conto dei prezzi di Italpet, ritenuti inattendibili). I prezzi di vendita medi sono calati del 36 % nello stesso periodo; tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta soltanto, i prezzi sono diminuiti del 18 %, raggiungendo il livello di 670 euro per tonnellata consegnata all'acquirente finale.
SPAZIO PER TABELLA
Quota di mercato
(117) La quota di mercato dell'industria comunitaria rappresentava il 63 % nel 1996, il 65 % nel 1997, il 60 % nel 1998 e il 62 % nel periodo dell'inchiesta. Tra il 1997 e il 1998, la quota di mercato è scesa di 5 punti percentuali e ha parzialmente recuperato nel periodo dell'inchiesta, quando l'industria comunitaria, come si è indicato sopra, ha ridotto considerevolmente i suoi prezzi.
Redditività
(118) Prima del 1995, l'industria comunitaria era economicamente efficiente, poiché, come si è già indicato, operava su un mercato relativamente nuovo e in rapida espansione. Nel 1995, anno caratterizzato da un'offerta limitata, l'industria comunitaria realizzava utili sulle vendite dell'ordine del 20 %. Dato che il crollo dei prezzi del polietilentereftalato nell'ultimo trimestre del 1995 non è stato accompagnato immediatamente da una diminuzione corrispondente dei costi, nel 1996 si è iniziato a registrare perdite; calcolati annualmente, i prezzi delle materie prime, specialmente quelli dell'acido tereftalico depurato (ATD), sono aumentati in media dell'8 % tra il 1995 e il 1996, mentre quelli del PET sono scesi del 35 %. Nel 1996 si sono registrate pertanto perdite del 19 %. Si è ritenuto però che il calo dei prezzi rappresentasse una reazione eccessiva del mercato dopo una fase di penuria. L'industria comunitaria si aspettava un graduale aumento dei prezzi e dei margini di profitto ma, in presenza di importazioni a basso prezzo dai paesi interessati, i margini non sono aumentati, e nel 1997 le perdite si attestavano al 19 %.
(119) Nel 1998, le perdite hanno iniziato a ridursi, ma verso la fine dell'anno, all'inizio del periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria ha dovuto adeguare i propri prezzi a quelli delle importazioni oggetto di dumping, per recuperare le quote di mercato perdute; le perdite sono così ulteriormente aumentate di 15 punti percentuali, raggiungendo il 32 % del fatturato netto nel periodo dell'inchiesta.
(120) Varie parti interessate hanno sostenuto che il mercato del PET è ciclico e presenta crisi ricorrenti di sottocapacità, che provocano un aumento dei prezzi e consentono di realizzare utili elevati, seguite da periodi di sovraccapacità che deprimono i prezzi e possono causare perdite. Dette parti hanno chiesto alla Commissione di tener conto di questo elemento ciclico nella sua analisi, affermando che il periodo dell'inchiesta corrispondeva al momento di crisi del ciclo. Esse hanno sostenuto inoltre che era ormai chiaro che l'industria comunitaria stava recuperando e che il ciclo avrebbe registrato nuovamente una punta massima tra il 2002 e il 2003. Le parti hanno chiesto quindi che gli utili fossero esaminati su un periodo più lungo e non in un momento preciso.
(121) La Commissione ha respinto la richiesta in considerazione del fatto che il consumo di PET si è sviluppato solo recentemente su larga scala, e che è pertanto troppo presto per giudicare se il mercato sia ciclico o meno. Inoltre, il punto minimo del ciclo, se si può considerare tale, è durato dalla metà del 1996 alla metà del 1999, un periodo troppo lungo per essere attribuito alla fase di un ciclo.
Occupazione
(122) Alla fine del periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria occupava circa 1450 persone, con un incremento del 20 % rispetto al 1996. Tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta, questa tendenza si è interrotta, con il licenziamento di 30 persone circa per ridurre i costi.
Investimenti
(123) Tra il 1996 e il 1998, l'industria comunitaria ha investito complessivamente 516 milioni di euro per creare nuove capacità o ampliare quelle esistenti, con una media annua di 172 milioni di euro. Durante il periodo dell'inchiesta sono stati effettuati investimenti solo per 31 milioni di euro.
(124) Per soddisfare la domanda futura, che, secondo le previsioni, continuerà a crescere stabilmente nei prossimi anni, occorreranno nuovi investimenti. La maggior parte dei produttori comunitari aveva previsto nuovi investimenti, ma le perdite subite durante il periodo dell'inchiesta sono state così forti che gli azionisti hanno respinto i loro progetti. Pertanto, la capacità dell'industria comunitaria non aumenterà significativamente prima dell'inizio del 2002, poiché ci vogliono due anni circa per rendere operativo un nuovo impianto di produzione di PET.
6. Conclusioni relative al pregiudizio
(125) Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, le importazioni in questione sono aumentate del 136 %, con un aumento di 7 punti percentuali della quota di mercato, che ha raggiunto quasi il 23 %. La quota di mercato di queste importazioni ha toccato il 26,4 % nel 1998, prima che l'industria comunitaria decidesse di difendere la sua posizione di mercato (la sua quota era diminuita di 5 punti percentuali tra il 1997 e il 1998) riducendo significativamente i prezzi.
(126) Tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta i prezzi medi delle importazioni in questione sono diminuiti del 45 %, con un calo del 19 % tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta. Nello stesso arco di tempo, i prezzi dell'industria comunitaria sono diminuiti del 36 %, con un'analoga caduta del 18 % tra il 1998 e il periodo dell'inchiesta.
(127) L'industria comunitaria, che fin dal 1996 aveva subito un assottigliamento dei margini di profitto e, successivamente, perdite finanziarie, non è riuscita a risanare la propria situazione. Al contrario, durante il periodo dell'inchiesta essa ha registrato un aumento delle perdite finanziarie, avendo dovuto diminuire i prezzi per difendere la sua posizione di mercato. Inoltre, malgrado la rapida espansione del mercato, l'industria comunitaria non ha potuto investire a causa della sua situazione precaria.
(128) La Commissione ritiene pertanto che l'industria comunitaria abbia subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base.
E. NESSO DI CAUSALITÀ
1. Introduzione
(129) Conformemente all'articolo 3, paragrafo 6 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dalle importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi interessati. In conformità dell'articolo 3, paragrafo 7 del regolamento di base, essa ha esaminato anche altri fattori, per evitare che il pregiudizio dovuto a questi venisse attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
2. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(130) Nel 1997, le importazioni a basso prezzo originarie dei paesi interessati hanno iniziato a deprimere i prezzi impedendo gli aumenti che sarebbero stati necessari per tener conto dell'andamento dei costi delle materie prime. La struttura del mercato, caratterizzata da un numero limitato di grandi acquirenti rispetto a numerosi fornitori, è tale che gli effetti delle importazioni oggetto di dumping si sono fatti sentire rapidamente su tutto il mercato.
(131) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, le importazioni dai paesi interessati hanno registrato il seguente andamento:
- i loro volumi sono più che raddoppiati (nella seconda metà del 1998 le importazioni sono aumentate ancor più rapidamente che nella prima metà dell'anno, seguendo uno schema che contraddice totalmente l'andamento stagionale del consumo e confermando che alcuni acquirenti od operatori commerciali stavano approfittando del basso livello dei prezzi delle importazioni in questione),
- la loro quota di mercato, pari a 14,8 % nel 1997, ha raggiunto quasi il 23 %,
- i loro prezzi sono crollati del 27 %.
(132) Nello stesso periodo, l'industria comunitaria:
- è stata costretta ad adeguarsi alla riduzione dei prezzi perché alcuni grossi clienti avevano sospeso gli acquisti chiedendo che venissero applicati gli stessi prezzi delle importazioni oggetto di dumping,
- ha subito un ulteriore calo della redditività,
- ha bloccato completamente tutti i progetti d'investimento.
(133) Alla luce dell'evidente concomitanza tra l'aumento del volume e dei prezzi delle importazioni in questione, da un lato, e il peggioramento della situazione dell'industria comunitaria, dall'altro, si è concluso che le importazioni a prezzi di dumping originarie dei paesi interessati hanno avuto gravi ripercussioni sulla situazione dell'industria comunitaria.
3. Effetto di altri fattori
Importazioni da altri paesi
(134) Durante il periodo dell'inchiesta, la Comunità ha importato il prodotto in esame, oltre che dai suddetti paesi, principalmente da Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti, con quote di mercato rispettivamente dell'1,3 %, dell'1 % e dell'1,6 %. Il volume delle importazioni dagli Stati Uniti è diminuito quasi della metà tra il 1996 e il periodo dell'inchiesta, mentre le importazioni dall'Arabia Saudita sono raddoppiate e quelle dalla Turchia sono aumentate del 7 %, come rivela la tabella seguente.
SPAZIO PER TABELLA
(135) I prezzi delle importazioni originarie degli Stati Uniti e della Turchia erano nettamente superiori a quelli delle importazioni originarie dei paesi interessati e anche ai prezzi di vendita medi dell'industria comunitaria.
(136) I prezzi delle importazioni originarie dell'Arabia Saudita sono scesi ad un livello molto basso durante il periodo dell'inchiesta e, benché la loro quota di mercato fosse solo dell'1,3 %, non si può escludere che abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Andamento del consumo nella Comunità
(137) Il consumo di PET nella Comunità è aumentato rapidamente e tale tendenza dovrebbe confermarsi almeno per i prossimi dieci anni. Una contrazione del mercato non è perciò all'origine del pregiudizio.
Eccesso di capacità produttiva e forte concorrenza a livello dei prezzi sul mercato comunitario
(138) Varie parti interessate hanno obiettato che l'industria comunitaria, non avendo riconosciuto il carattere ciclico del mercato, ha creato un eccesso di capacità che ha depresso i prezzi e acutizzato la concorrenza tra i produttori comunitari sotto il profilo dei prezzi. Alcune parti hanno sostenuto inoltre che l'industria comunitaria è direttamente responsabile del pregiudizio subito, avendo ridotto sostanzialmente i suoi prezzi di vendita nel tentativo di escludere i produttori esportatori asiatici dal mercato comunitario.
(139) Inoltre, alcuni utilizzatori hanno sostenuto che l'industria comunitaria ha reagito in maniera eccessiva alla pressione sui prezzi, mentre avrebbe dovuto sapere che considerazioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti da parte dei grandi utilizzatori della Comunità le avrebbero consentito un ampio margine di protezione.
(140) La Commissione ha esaminato le seguenti osservazioni:
- L'inchiesta non ha confermato l'affermazione secondo la quale i produttori comunitari avrebbero creato capacità di produzione eccessive. Si è constatato che, nel periodo in esame, la capacità dell'industria comunitaria e degli altri produttori comunitari di PET corrispondeva approssimativamente al consumo comunitario e che, a medio termine, la capacità è aumentata proporzionalmente al consumo. Un forte eccesso di capacità esisteva invece in Asia ed è stato accresciuto, all'inizio del 1998, dal crollo in Cina della domanda del tipo di PET strettamente affine al prodotto in esame, utilizzato per la produzione di fibre di poliestere e fabbricato in impianti identici. I produttori esportatori dei paesi interessati disponevano dunque di capacità in eccedenza per la produzione di PET e le hanno utilizzate per fabbricare e vendere il prodotto in esame nella Comunità a prezzi di dumping.
- Per quanto riguarda l'acutizzarsi della concorrenza tra produttori comunitari a livello dei prezzi, l'inchiesta ha messo in luce che dal 1996 la concorrenza sul mercato comunitario era effettivamente intensa tra tutti i fornitori, compresi i produttori esportatori dei paesi interessati. Tuttavia, la pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni in questione è aumentata verso la metà del 1998 a causa del rapido aumento dei volumi importati (che sono quasi raddoppiati nel giro di pochi mesi) e dei prezzi molto bassi ai quali tali importazioni erano offerte. L'industria comunitaria ha cercato di resistere alle riduzioni dei prezzi richieste dagli utilizzatori, cosicché le sue vendite sono crollate. Essa ha reagito a questi sviluppi adeguandosi ai prezzi bassi delle importazioni oggetto di dumping, nel tentativo di non perdere clienti.
- Per quanto riguarda le considerazioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti, la Commissione ritiene che, sospendendo gli acquisti dall'industria comunitaria, alcuni clienti abbiano chiaramente dimostrato di poter trovare facilmente altri fornitori che offrivano prezzi più bassi.
- L'affermazione che i prezzi sono stati ridotti unicamente nell'intento di escludere dal mercato comunitario i concorrenti dei paesi interessati è inaccettabile, visto che l'industria comunitaria ha diminuito i suoi prezzi soprattutto per reagire alla perdita di quote di mercato.
(141) L'affermazione secondo la quale l'industria comunitaria era direttamente responsabile del pregiudizio subito e/o che questo era dovuto ad un eccesso di capacità produttiva sul mercato comunitario non ha trovato pertanto conferma.
Prezzi delle materie prime
(142) Varie parti interessate hanno sostenuto che il calo dei prezzi era dovuto alla riduzione dei prezzi delle principali materie prime.
(143) I costi delle materie prime rappresentano il 60 % circa dei costi totali della produzione di PET. La principale materia prima utilizzata è l'acido tereftalico depurato (ATD), ottenuto per lo più dal p-xilene (PX), un distillato del petrolio. Il PX, l'ATD e il PET seguono pertanto grosso modo le fluttuazioni dei prezzi del petrolio e dell'USD, con variazioni che dipendono dal rapporto tra offerta e domanda esistente a un dato momento per ciascuno dei tre prodotti.
(144) Esiste uno stretto legame tra i prezzi dell'APD e quelli del PET, e i produttori di PET non dispongono di un ampio margine per fissare i loro prezzi. In effetti, l'inchiesta ha dimostrato che gli utilizzatori di PET osservano attentamente l'andamento dei prezzi dell'APD per negoziare i prezzi del PET da una posizione di forza.
(145) La Commissione ha rilevato che tra il secondo e il quarto trimestre del 1998 si è registrata una forte erosione dei margini nei confronti dei prezzi dell'APD. Questo peggioramento corrisponde al periodo in cui le importazioni oggetto di dumping dai paesi in questione hanno quasi raddoppiato la loro già consistente quota di mercato e l'industria comunitaria ha dovuto reagire riducendo i suoi prezzi più di quanto fossero diminuiti quelli dell'ATD. Pertanto, l'affermazione secondo la quale i prezzi del prodotto in esame erano diminuiti soltanto perché stavano diminuendo i prezzi delle materie prime non è stata confermata dall'inchiesta.
4. Conclusioni sul nesso di causalità
(146) La Commissione ha constatato l'esistenza di chiari elementi di prova del nesso causale tra le importazioni oggetto di dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tale conclusione si basa in particolare sul fatto che i prezzi sul mercato comunitario sono stati contenuti fin dall'inizio del 1997, quando i prezzi delle importazioni originarie dei paesi interessati hanno incominciato a scendere più rapidamente di quelli dell'industria comunitaria. Nel terzo trimestre del 1998 è iniziata una nuova fase: le importazioni oggetto di dumping sono aumentate molto rapidamente raddoppiando quasi la loro quota di mercato (dal 14,8 % del 1997 al 26,4 % nel 1998), mentre l'industria comunitaria ha visto la sua quota di mercato ridursi di 5 punti percentuali. Poiché i prezzi delle importazioni oggetto di dumping continuavano a scendere, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre ulteriormente i prezzi per arrestare la caduta della sua quota di mercato. Ne sono conseguiti un aumento delle perdite finanziarie e la completa sospensione dei progetti d'investimento, nonostante si prevedesse chiaramente una rapida crescita della domanda.
(147) L'inchiesta ha indicato inoltre che non è comunque da escludere che le importazioni originarie dell'Arabia Saudita possano aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tuttavia, l'inchiesta ha dimostrato che né tale fattore, né quelli esaminati sopra hanno inciso sulla situazione dell'industria comunitaria in modo tale da interrompere il nesso causale esistente tra il pregiudizio da essa subito e le importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi in questione.
(148) Si conclude pertanto provvisoriamente che le importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi in questione hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6 del regolamento di base.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni generali
(149) La Commissione ha esaminato se, nonostante le conclusioni relative alle pratiche pregiudizievoli di dumping, esistessero fondati motivi per concludere che nella fattispecie l'istituzione di misure era contraria all'interesse della Comunità. A tal fine, conformemente all'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato l'impatto di eventuali misure su tutte le parti coinvolte nel procedimento, nonché le conseguenze dell'adozione o meno di misure in base a tutti gli elementi raccolti.
2. L'inchiesta
(150) La Commissione ha inviato questionari a importatori, fornitori di materie prime, utilizzatori industriali del prodotto in esame e associazioni di categoria dei produttori di acque minerali e bibite analcoliche. In totale sono stati inviati 93 questionari, ma solo 17 risposte sono pervenute entro il termine stabilito.
(151) Le seguenti parti hanno risposto entro il termine al questionario.
Tre importatori:
- Polytrade Gmbh (Germania)
- Global Services International (Italia)
- Helm AG (Germania)
Essi rappresentano il 35 % delle importazioni dai paesi in questione.
Cinque fornitori diretti di materie prime:
- BASF AG (Germania)
- BP Amoco Chemicals Ltd (Regno Unito)
- Exxon Mobil Chemical Europe Inc (Belgio)
- INEOS plc (Regno Unito)
- Interquisa (Spagna)
Essi rappresentano oltre il 75 % delle materie prime acquistate dall'industria comunitaria.
Nove utilizzatori di PET in tre settori (per la descrizione di questi settori, si veda oltre):
Trasformatori di preformati/bottiglie:
- Crown Cork and Seals - European division (Francia)
- Guala Closures, Polybox Group (Italia)
- IFAP SpA (Italia)
- Sodripack NV (Belgio)
Produttori di acque minerali e sorgive:
- Evian - Volvic, Danone Group (Francia)
- Perrier Vittel M.T, Nestlé Group (Francia)
Imprese integrate d'imbottigliamento di bibite:
- Cott Beverages Ltd (Regno Unito)
- Schweppes Belgium (Belgio)
- Silver Spring Mineral Water Ltd (Regno Unito)
Questi utilizzatori rappresentano il 16 % delle importazioni dai paesi interessati e il 17 % del consumo comunitario di PET.
(152) Hanno inoltre preso contatto con la Commissione 5 associazioni di categoria, che hanno fornito alcuni dati aggregati e formulato osservazioni per conto dei loro membri:
l'Unione delle associazioni europee del settore delle bibite;
UNESEM (l'associazione europea dei produttori di acque minerali e sorgive);
ANEABE (l'associazione spagnola dei produttori di acque minerali);
MINERACQA (l'associazione italiana dei produttori di acque minerali);
Chambre Syndicale des eaux minérales (l'associazione francese dei produttori di acque minerali).
3. Probabili effetti dell'istituzione di misure sull'industria comunitaria
(153) Come si è detto, l'industria comunitaria è costituita da nove produttori, che hanno subito un grave pregiudizio a causa delle importazioni oggetto di dumping originarie dei paesi in questione. Il pregiudizio consiste essenzialmente in ingenti e crescenti perdite finanziarie dovute alla depressione e al contenimento dei prezzi. Inoltre, a causa di tali perdite, l'industria comunitaria ha rinviato gli investimenti in nuovi impianti che si era proposta di effettuare (il costo medio di un impianto di PET è superiore a 100 milioni di euro), nonostante il prevedibile aumento della domanda. Dal 1996, il settore del PET è stato oggetto di una profonda ristrutturazione e negli ultimi due anni, a causa di perdite finanziarie prolungate, due multinazionali (ICI e Shell) attive in tale settore hanno ceduto le loro attività.
(154) È chiaro che le misure proposte sarebbero vantaggiose per l'industria comunitaria che, con i suoi sforzi di ristrutturazione, ha dimostrato di ambire a restare presente in un settore in piena espansione, e che è un'industria efficiente, come dimostra l'andamento delle sue esportazioni: le vendite al di fuori della Comunità rappresentavano il 18 % delle sue vendite complessive durante il periodo dell'inchiesta e sono evolute più rapidamente di quelle nella Comunità.
(155) In assenza di misure, il futuro dell'industria comunitaria - che occupa 1450 persone -, sarebbe seriamente minacciato dato che essa non potrebbe sostenere ulteriori perdite dell'ordine di quelle registrate nel periodo dell'inchiesta.
(156) Benché alcuni fattori contingenti menzionati da varie parti interessate, quali fluttuazioni dei tassi di cambio e prezzi del petrolio, possano sortire temporaneamente effetti positivi sui risultati dell'industria comunitaria (in questo settore i periodi di aumento dei prezzi delle materie prime sembrerebbero incidere favorevolmente sui margini di profitto dei produttori di PET), in assenza di misure antidumping volte ad annullare gli effetti del commercio sleale l'industria comunitaria ha scarse probabilità di superare in modo duraturo l'attuale difficile situazione finanziaria. È inoltre essenziale che l'industria comunitaria abbia la possibilità di migliorare i propri utili, per essere in grado di effettuare gli investimenti necessari a garantire la sua redditività a lungo termine.
4. Probabili effetti dell'istituzione di misure sugli importatori
(157) Uno degli importatori che hanno collaborato realizza la parte principale del suo fatturato con il prodotto in questione. Esso ha affermato che l'eventuale istituzione di dazi sulle importazioni di PET metterebbe in pericolo l'intera società.
(158) Per il secondo degli importatori che hanno collaborato, il prodotto in esame rappresenta circa un quarto del fatturato. Eventuali misure dovrebbero pertanto incidere in minor misura su esso.
(159) Per il terzo degli importatori che hanno collaborato, il prodotto in esame è all'origine di una quota di fatturato molto ridotta. È pertanto probabile che eventuali misure non incidano seriamente sulla sua situazione.
(160) Il personale direttamente addetto alla vendita del prodotto in esame e dunque interessato da eventuali misure è costituito in totale da dieci persone circa per le tre società della Comunità che hanno collaborato.
(161) Poiché le misure antidumping hanno esclusivamente lo scopo di ripristinare condizioni di commercio leale e non di vietare le importazioni, la Commissione ritiene che una serie di clienti degli importatori continueranno probabilmente ad acquistare PET originario dei paesi in questione. L'esistenza di questi importatori non sembra pertanto in pericolo.
5. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulle industrie a monte
Produttori di ATD e PX
(162) I tre produttori che hanno collaborato (BP AMOCO, Interquisa ed Exxon) fanno parte di gruppi petrolchimici e hanno effettuato cospicui investimenti negli ultimi cinque anni per soddisfare la crescente domanda di questi prodotti sul mercato comunitario.
(163) Il personale totale occupato nei loro stabilimenti di produzione di ATD/PX era di 700 unità circa durante il periodo dell'inchiesta.
(164) L'unico acquirente di ATD è l'industria dei poliesteri (all'interno della quale l'industria del PET acquista il 60 % dell'ATD venduto nella Comunità). I produttori comunitari di ATD vendono oltre il 75 % della loro produzione nella Comunità. Pertanto, la situazione dei produttori comunitari di ATD dipende in larga misura dalle buone condizioni di salute dell'industria comunitaria di PET. Se i prezzi del PET sono molto bassi, anche i produttori di ATD sono costretti ad abbassare i loro prezzi. In effetti, durante il periodo dell'inchiesta i fornitori che hanno collaborato hanno ridotto i loro margini di profitto perché i loro clienti versavano in condizioni talmente difficili che essi temevano che avrebbero cessato di produrre PET e quindi di consumare ATD.
(165) La situazione del produttore comunitario di PX che ha collaborato è ancora più difficile, poiché esso opera in un mercato estremamente competitivo e negli ultimi anni i suoi margini di profitto si sono sensibilmente assottigliati o si sono trasformati in perdite. Nel 1999, la produzione di PX nella Comunità è stata ridotta perché il livello dei prezzi era ritenuto inaccettabile.
(166) L'istituzione di misure sarebbe pertanto vantaggiosa per queste industrie e consentirebbe loro di effettuare nuovi investimenti per soddisfare la crescente domanda.
Produttori di glicol etilenico
(167) I due produttori che hanno collaborato (BASF, INEOS) fanno parte di gruppi chimici e fabbricano un'ampia gamma di prodotti chimici. Il personale impiegato nella produzione di glicol etilenico è di 100 unità circa.
(168) La produzione di PET non è l'unico sbocco possibile di questo prodotto, che viene largamente utilizzato per altri scopi, in particolare nell'industria automobilistica. Queste società sono pertanto meno direttamente interessate dall'andamento dei prezzi e della domanda di PET. L'inchiesta ha rivelato comunque che il mercato di questo prodotto è molto competitivo e che la redditività è peggiorata negli ultimi due anni a causa delle difficoltà attraversate dall'industria comunitaria del PET.
Conclusioni
(169) L'istituzione di misure antidumping sembra essere chiaramente nell'interesse delle industrie a monte, che non solo migliorerebbero la loro situazione, ma sarebbero anche in grado di effettuare investimenti nei prossimi anni.
6. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulle industrie a valle
Descrizione dei settori degli utilizzatori
(170) Attualmente, il PET è utilizzato soprattutto per produrre bottiglie per bibite analcoliche e acque minerali e sorgive. Il suo impiego nella fabbricazione di contenitori destinati a prodotti diversi dalle bevande (alimenti solidi o detergenti) e di fogli resta marginale. Le bottiglie di PET sono prodotte in due fasi, per dare loro la voluta resistenza: in un primo momento, attraverso l'iniezione di PET in stampi, si ottengono dei "preformati"; questi vengono poi soffiati e trasformati in bottiglie. I preformati sono di facile trasporto, essendo piccoli e densi, mentre le bottiglie vuote sono fragili e il loro trasporto molto costoso.
(171) I mercati dell'acqua minerale e delle bibite analcoliche sono organizzati diversamente per quanto riguarda l'imbottigliamento:
- le normative sanitarie impongono obblighi maggiori ai produttori di acque minerali e sorgive. Essi sono generalmente tenuti ad avere un impianto d'imbottigliamento presso la sorgente e ad utilizzare materie prime che rispondano a requisiti rigorosi e, in taluni paesi, siano autorizzate dalle autorità sanitarie. La grande maggioranza dei preformati utilizzati dai produttori di acque minerali è fabbricata in proprio, di solito in stabilimenti prossimi alle linee di soffiaggio e d'imbottigliamento.
- I produttori di bibite tendono ad installare i loro impianti in siti atti a minimizzare i costi di distribuzione:
- I produttori di bibite di marche note tendono ad acquistare all'esterno preformati e/o bottiglie già fabbricate. Essi dispongono di una rete di fornitori autorizzati, i cosiddetti "trasformatori" di preformati/bottiglie. Nessuno di questi produttori ha risposto al questionario o si è manifestato altrimenti. La Commissione non ha potuto perciò prenderli in considerazione.
- Produttori di bibite più piccoli o che fabbricano prodotti con il marchio dei loro clienti (specialmente per la grande distribuzione) tendono a produrre in proprio i preformati e a soffiare le proprie bottiglie.
(172) Si possono così distinguere tre grandi gruppi di utilizzatori di PET:
- "trasformatori" di preformati/bottiglie, che rappresentano all'incirca il 40 % del consumo di PET nella Comunità,
- produttori di acque minerali e sorgive, che rappresentano il 35 % circa del consumo di PET,
- imprese integrate d'imbottigliamento di bibite, che assorbono il 7 % circa del consumo di PET.
Le restanti quote di PET sono utilizzate da varie imprese di imballaggio di alimenti e farmaci e dai produttori di fogli di plastica.
"Trasformatori" di preformati/bottiglie
(173) I trasformatori di preformati sono i principali utilizzatori di PET, ma le quattro società che hanno collaborato rappresentano soltanto il 7 % circa del consumo comunitario. Le loro importazioni costituiscono il 10 % circa delle importazioni originarie dei paesi in questione e rappresentano oltre il 30 % del loro consumo di PET.
(174) Alcune delle grandi società che operano nel settore (Schmalbach Lubeca, Alpla e Resilux) non hanno collaborato all'inchiesta.
(175) Il personale impiegato complessivamente dalle società che hanno collaborato ammonta ad oltre 400 unità.
(176) In base alle informazioni di cui dispone la Commissione, il PET necessario a produrre preformati rappresenta il 75 % circa dei costi di fabbricazione unitari e il 70 % circa dei costi di produzione totali. Esso è pertanto un elemento di costo critico per queste imprese. L'inchiesta ha rivelato che, nella maggior parte dei casi, i prezzi dei preformati vengono negoziati includendo un meccanismo volto a tener conto delle variazioni dei prezzi del PET.
(177) Poiché, tuttavia, la concorrenza in questo settore è molto forte e gli acquisti di preformati/bottiglie per bibite sono concentrati nelle mani di alcuni grossi acquirenti (i produttori di bibite di marche ben note), non è chiaro in quale misura i trasformatori sarebbero in grado di trasferire gli aumenti di prezzo del PET sui prezzi dei preformati.
(178) Gli utilizzatori di PET, così come gli importatori, hanno sostenuto che l'istituzione di dazi antidumping indurrà alcune multinazionali che producono preformati e/o imbottigliano bibite a trasferire i propri stabilimenti altamente standardizzati di produzione di preformati verso paesi dell'Europa orientale per non pagare tali dazi. La maggior parte delle grandi società di questo settore dispone già di stabilimenti in questi paesi e non dovrebbe pertanto avere difficoltà a trasferire una parte della produzione fuori della Comunità. Le importazioni di preformati sono esenti da dazi doganali.
(179) Secondo le informazioni fornite alla Commissione, i costi di trasporto non sono un deterrente sufficiente al trasferimento. È vero che, ad esempio, un autocarro può trasportare, invece di 24 tonnellate di granuli di PET, solo 17 tonnellate circa di preformati da 0,5 litri, e che pertanto il trasporto di preformati è più caro del 30 % circa del trasporto di PET, ma tale aumento incide sui costi di produzione complessivi soltanto a concorrenza del 2,5 % circa. D'altro lato, i paesi vicini della Comunità offrivano già vantaggi concorrenziali in assenza di dazi antidumping, senza che ciò abbia provocato trasferimenti. Il fatto è che tali vantaggi erano più che compensati da considerazioni di prossimità, flessibilità e affidabilità di rifornimenti, essenziali per gli utilizzatori.
(180) In base alle informazioni fornite dalle società che hanno collaborato, si è concluso che l'istituzione di misure antidumping inciderebbe sensibilmente sui costi di fabbricazione dei trasformatori. Tuttavia, non si può determinare con precisione l'impatto sulla loro redditività. Inoltre, come si è detto, le società che hanno collaborato rappresentano solo una percentuale esigua di questa industria. È pertanto difficile valutare le conseguenze di eventuali misure sull'insieme del settore.
Produttori di acque minerali e sorgive
(181) Le due società di questo settore che hanno collaborato rappresentano all'incirca il 10 % del consumo comunitario del prodotto in esame. Le loro importazioni rappresentano l'1 % circa delle importazioni provenienti dai paesi in questione e meno del 4 % del loro consumo di PET.
(182) Le due società contano complessivamente oltre 4000 unità, occupate nel processo produttivo che impiega il prodotto in esame.
(183) Le due società che hanno collaborato sono i due principali operatori del mercato francese delle acque minerali. I gruppi Danone e Nestlé possiedono sorgenti di acque minerali anche in altri Stati membri, ma solo le filiali francesi hanno risposto alla Commissione. Esse rappresentano pertanto una quota piuttosto ridotta del settore comunitario delle acque minerali, che costituisce a sua volta solo una parte del settore delle acque in bottiglia. Inoltre, le società che hanno collaborato producono soltanto acque minerali di marca e presentano pertanto una struttura dei costi specifica.
(184) Il costo del PET è la principale componente (un po' meno di un quarto) dei costi di fabbricazione di queste società e rappresenta il 10 % circa dei loro costi di produzione totali.
(185) Per quanto riguarda i produttori di acque minerali e sorgive di categorie inferiori, le associazioni che rappresentano tali società hanno sottolineato che, poiché le loro spese generali e amministrative sono molto basse rispetto a quelle dei produttori di acque minerali di marca, il costo del PET incide maggiormente sui loro costi di produzione totali e sulla loro redditività. Un aumento dei prezzi conseguente all'istituzione di misure antidumping avrebbe pertanto gravi ripercussioni su questi produttori, che operano già con margini di utile ridotti e non potrebbero aumentare i prezzi poiché i loro principali acquirenti, le catene di supermercati, rifiuterebbero tali aumenti.
(186) Nessun produttore dei settori delle acque minerali e sorgive di categorie inferiori ha collaborato individualmente all'inchiesta. Le uniche informazioni fornite alla Commissione dalle associazioni di categoria sono pervenute in ritardo e non sono state verificate. Esse non hanno pertanto consentito di trarre conclusioni in merito all'incidenza di eventuali misure sulle società che operano in questi settori.
(187) In base alle informazioni fornite dalle società che hanno collaborato e successivamente verificate, la Commissione ha concluso che le misure proposte non incideranno in maniera significativa sui produttori di acque minerali, poiché essi dispongono di buoni margini di redditività e importano solo quantitativi limitati di PET. Inoltre, grazie alla loro posizione di mercato, i produttori di acque minerali di categorie superiori possono probabilmente aumentare i propri prezzi di vendita.
Imprese integrate d'imbottigliamento di bibite
(188) Le tre società di questo settore che hanno collaborato rappresentano all'incirca il 2 % del consumo comunitario del prodotto in esame. Le loro importazioni costituiscono il 5 % circa delle importazioni provenienti dai paesi in questione e rappresentano oltre il 65 % del loro consumo di PET.
(189) Le tre società contano complessivamente circa 200 unità, occupate nel processo produttivo che impiega il prodotto in esame.
(190) Le società che hanno collaborato sono integrate verticalmente a monte e a valle, ossia producono preformati, li trasformano in bottiglie e imbottigliano le bibite. Queste società rappresentano solo una piccola percentuale di tutta l'industria delle bibite analcoliche e la loro produzione è destinata essenzialmente ai distributori e alle marche di categorie inferiori.
(191) Dalle informazioni di cui dispone la Commissione, risulta che il PET utilizzato per produrre contenitori per bibite incide per oltre il 10 % sui costi di fabbricazione e per l'8 % circa sui costi di produzione totali. Esso rappresenta pertanto un elemento di costo importante per queste società.
(192) Le società integrate d'imbottigliamento di bibite riforniscono essenzialmente le catene di supermercati. Poiché i prezzi al dettaglio delle bibite di bassa gamma sono diminuiti negli ultimi anni, e poiché i grandi rivenditori di questo prodotto hanno un potere contrattuale molto forte, i produttori di bibite incontreranno resistenza a qualsiasi loro tentativo di aumentare i prezzi.
(193) La Commissione ritiene che l'istituzione di misure possa ridurre i margini di redditività di questa industria, dato che è improbabile che l'aumento dei costi che ne risulterà sia compensato da un corrispondente aumento degli introiti.
7. Probabili effetti dell'istituzione di misure sulle forniture di PET sul mercato comunitario
(194) Vari utilizzatori e importatori di PET hanno espresso preoccupazione in merito al rischio di una penuria di PET sul mercato comunitario nei prossimi due anni; le importazioni saranno allora necessarie e non andrebbero scoraggiate da dazi elevati.
(195) La Commissione ritiene che un'eventuale penuria di forniture sul mercato comunitario sarà dovuta al pregiudizio arrecato all'industria comunitaria dalle importazioni oggetto di dumping, che ha impedito a quest'ultima di effettuare investimenti nonostante la prevedibile crescita della domanda. È pertanto urgente garantire all'industria comunitaria condizioni di concorrenza leale, per consentirle di procedere agli investimenti rinviati a causa delle pratiche pregiudizievoli di dumping.
(196) Le importazioni a prezzi leali saranno comunque possibili, poiché l'eccesso di capacità esistente in Asia non si esaurirà prima che vengano effettuati gli indispensabili nuovi investimenti dell'industria comunitaria.
8. Conclusioni sull'interesse della Comunità
(197) L'istituzione di misure antidumping è chiaramente nell'interesse dell'industria comunitaria e dei suoi fornitori di materie prime.
(198) L'istituzione di misure consentirà alle imprese di migliorare la propria redditività e di effettuare gli investimenti indispensabili per la vitalità a lungo termine di questi settori ad alta intensità di capitale.
(199) La valutazione degli effetti sugli altri settori interessati è molto meno chiara, essenzialmente perché le conclusioni sono tratte in base alle informazioni fornite dalle società che hanno collaborato, ritenute scarsamente rappresentative. Benché vi siano indizi del fatto che le misure potrebbero incidere su determinati settori, è difficile, in questa fase, generalizzare le conclusioni al riguardo, per mancanza di informazioni. Di per sé, l'omessa collaborazione sembra indicare che i settori interessati non dovrebbero subire gravi ripercussioni.
(200) È indubbio, tuttavia, che l'industria comunitaria sia stata danneggiata da pratiche pregiudizievoli di dumping, che l'hanno costretta a contenere i prezzi e le hanno impedito di risanare la propria situazione finanziaria. Se la situazione resterà immutata, le perdite, che durante il periodo dell'inchiesta hanno raggiunto un livello insostenibile, costringeranno l'industria comunitaria a cessare la produzione di PET nella Comunità.
(201) Se l'industria comunitaria fosse costretta a cessare o a ridurre drasticamente la produzione di PET, la Comunità diverrebbe dipendente dalle forniture esterne e dovrebbe far fronte a fluttuazioni più accentuate dei prezzi in caso di penuria. Una siffatta situazione sarebbe contraria agli interessi degli utilizzatori, che hanno affermato di non voler dipendere esclusivamente dalle importazioni di PET.
(202) Alla luce di quanto precede, la Commissione ha concluso che, nella fase provvisoria, non vi siano motivi convincenti per non istituire misure antidumping provvisorie nel presente caso.
G. MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(203) Per evitare di aggravare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping, si è ritenuto opportuno adottare misure antidumping sotto forma di dazi provvisori.
(204) Per determinare il livello di tali dazi, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping constatati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(205) Poiché il pregiudizio consiste essenzialmente in un abbassamento dei prezzi e nella soppressione degli aumenti necessari a ripristinare l'efficienza economico-finanziaria, per eliminare tale pregiudizio occorre che l'industria possa aumentare i prezzi di vendita. A tal fine, i prezzi delle importazioni del prodotto in esame originarie dei paesi oggetto dell'inchiesta devono essere aumentati fino a raggiungere un livello non pregiudizievole.
(206) A tal fine, la Commissione ha determinato un prezzo non pregiudizievole aggiungendo ai costi di produzione dell'industria comunitaria (senza tener conto dei costi di talune società ritenuti eccezionali o indebitamente elevati) un congruo margine di profitto del 7 %, ritenuto necessario per assicurare l'efficienza dell'industria oltreché l'utile che essa avrebbe potuto sperare di ottenere in assenza di importazioni oggetto di dumping. Tenuto conto delle perdite finanziarie registrate dall'industria comunitaria negli anni precedenti al periodo dell'inchiesta, la Commissione esaminerà, nella fase definitiva del procedimento, se questo prezzo non pregiudizievole rispecchi adeguatamente la situazione nel presente caso, alla luce, in particolare, dell'evoluzione dei tassi di cambio e dei prezzi delle materie prime.
(207) Il prezzo non pregiudizievole è stato confrontato con i prezzi delle importazioni oggetto di dumping utilizzati per calcolare la sottoquotazione, come indicato al considerando 115. Le differenze emerse da tale confronto sono state quindi espresse in percentuale del valore totale cif all'importazione.
2. Misure provvisorie
(208) Alla luce di quanto precede, si ritiene necessario istituire un dazio antidumping provvisorio a livello del margine di dumping accertato ma non superiore al margine di pregiudizio di cui sopra, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(209) Anche nel quadro del procedimento antisovvenzioni parallelo vengono istituiti dazi compensativi sul PET originario di India, Malaysia, Taiwan e Thailandia. Dato che nessun prodotto può essere soggetto nel contempo a dazi antidumping e a dazi compensativi nell'intento di porre rimedio a una medesima situazione risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione, il livello dei dazi antidumping tiene conto dell'importo del dazio compensativo stabilito nell'ambito del procedimento antisovvenzioni, in conformità dell'articolo 14, paragrafo 1 del regolamento di base.
(210) Per quanto riguarda l'India e la Malaysia, non si è ritenuto opportuno istituire dazi compensativi e dazi antidumping fino a totale concorrenza dei margini di sovvenzione e di dumping determinati, poiché le sovvenzioni rilevate consistevano in sovvenzioni all'esportazione o erano minime.
(211) Quanto a Taiwan e Thailandia, le sovvenzioni constatate nel quadro dell'inchiesta parallela non consistono in sovvenzioni all'esportazione e si ritiene pertanto che non abbiano inciso sul prezzo all'esportazione e sul relativo margine di dumping. I dazi compensativi possono pertanto essere istituiti contemporaneamente ai dazi antidumping, purché, nel loro insieme, non superino il margine di eliminazione del pregiudizio.
(212) Per quanto riguarda il dazio residuo da applicare ai produttori esportatori che non hanno collaborato, il livello di collaborazione è stato ritenuto soddisfacente per tutti i paesi. Il dazio residuo è stato pertanto fissato sulla base dell'aliquota del dazio più elevata stabilita per un produttore che ha collaborato in ciascun paese, ossia sulla base dei dazi antidumping e dei dazi compensativi nel loro insieme (e pertanto, per l'India, il dazio antidumping residuo è inferiore ai dazi antidumping applicati a società specifiche).
(213) Sulla base di quanto precede, le aliquote del dazio antidumping sono state fissate confrontando i margini di eliminazione del pregiudizio, i margini di dumping e, all'occorrenza, le aliquote del dazio compensativo e la loro natura.
(214) Il fatto che i prezzi del PET possano seguire le fluttuazioni dei prezzi del petrolio greggio, non dovrebbe comportare un dazio più elevato. Si è pertanto ritenuto opportuno dare al dazio la forma di un importo specifico per tonnellata. Tale importo è stato ottenuto applicando l'aliquota del dazio antidumping ai prezzi cif all'esportazione utilizzati per calcolare il livello di eliminazione del pregiudizio durante il periodo dell'inchiesta.
(215) Si propongono pertanto le seguenti aliquote di dazio:
INDIA
SPAZIO PER TABELLA
INDONESIA
SPAZIO PER TABELLA
COREA
SPAZIO PER TABELLA
MALAYSIA
SPAZIO PER TABELLA
TAIWAN
SPAZIO PER TABELLA
THAILANDIA
SPAZIO PER TABELLA
(216) I dazi antidumping specificati per ciascuna società nel presente regolamento sono stati stabiliti in base alle risultanze dell'inchiesta suesposta e rispecchiano pertanto la situazione constatata in tale ambito per quanto riguarda le suddette società. Tali dazi (diversamente al dazio nazionale applicabile a "tutte le altre società") si applicano esclusivamente alle importazioni di prodotti originari del paese in questione e fabbricati dalle società, ossia dalle specifiche persone giuridiche indicate. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società non specificamente menzionata con denominazione e indirizzo nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle menzionate, non possono beneficiare di tali dazi e devono essere assoggettati ai dazi applicabili a "tutte le altre società".
(217) Qualsiasi richiesta di applicazione di dette aliquote individuali del dazio antidumping, ad esempio, in seguito al cambiamento di nome di un'entità o alla costituzione di nuove entità di produzione o di vendita, dev'essere rivolta senza indugio alla Commissione(6) ed essere accompagnata da tutte le informazioni utili, in particolare quelle relative ad eventuali modifiche delle attività della società legate alla produzione, alle vendite interne e alle vendite per l'esportazione, conseguenti a tali cambiamenti relativi al nome o alle entità di produzione o di vendita. All'occorrenza, la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, modificherà il regolamento di conseguenza aggiornando l'elenco delle società che beneficiano delle aliquote del dazio individuali.
H. DISPOSIZIONE FINALE
(218) Ai fini di una corretta gestione, è necessario fissare un periodo entro il quale le parti interessate che si sono manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Inoltre, va precisato che tutte le risultanze relative all'istituzione di dazi, elaborate ai fini del presente regolamento, sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di polietilentereftalato avente un coefficiente di viscosità pari o superiore a 78 ml/g, in conformità della norma DIN (Deutsche Industrienorm) 53728, classificabile ai codici NC 39076020 e ex 3907 60 80 (Codice Taric 3907608010), originarie dell'India, dell'Indonesia, della Malaysia, della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia.
2. Le aliquote del dazio antidumping provvisorio applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono le seguenti per i prodotti originari dei paesi sottoelencati:
SPAZIO PER TABELLA
Le suddette aliquote non si applicano ai prodotti fabbricati dalle società sottoelencate, soggette al dazio antidumping seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Qualora le merci in questione siano state danneggiate prima dell'immissione in libera pratica e, pertanto, sia stato applicato il criterio proporzionale al prezzo realmente pagato o pagabile per determinare il valore doganale ai sensi dell'articolo 145 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione(7), l'importo del dazio antidumping, calcolato sulla base degli importi sopra fissati, viene ridotto proporzionalmente al prezzo realmente pagato o pagabile.
4. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
1. Fatte salve le disposizioni dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
2. Ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 4 agosto 2000.

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