Document ID: 31992R3482

REGOLAMENTO (CEE) N. 3482/92 DEL CONSIGLIO del 30 novembre 1992 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di grandi condensatori elettrolitici all'alluminio originari del Giappone e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CEE) n. 1451/92 (2) (in seguito denominato il regolamento che istituisce il dazio provvisorio) la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di grandi condensatori elettrolitici all'alluminio, con un prodotto CV (capacità per voltaggio nominale) compreso tra 18 000 e 310 000 mc (micro coulomb), originari del Giappone e rientranti nel codice NC ex 8532 22 00 (in seguito denominati condensatori). Con il regolamento (CEE) n. 2848/92 (3) il Consiglio ha prorogato il dazio per un periodo massimo di due mesi.
B. PROCEDURA SUCCESSIVA
(2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio le parti interessate che ne hanno fatto richiesta sono state sentite dalla Commissione. Le parti hanno inoltre comunicato per iscritto le loro osservazioni sulle risultanze.
(3) Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state informate in merito ai principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano comunicare le loro osservazioni sulle informazioni ricevute.
(4) Le osservazioni presentate dalle parti oralmente e per iscritto sono state prese in considerazione e le risultanze della Commissione sono state opportunamente modificate.
(5) Dopo l'istituzione dei dazi provvisori, un produttore ed esportatore che aveva collaborato nella prima parte del procedimento ha rifiutato di fornire le informazioni chieste dalla Commissione in merito ad alcune transazioni all'esportazione e ha comunicato alla Commissione di non avere più intenzione di partecipare all'inchiesta. L'esportatore, al quale la Commissione ha comunicato che le risultanze definitive sarebbero state elaborate in base agli elementi disponibili, ha confermato di non voler più collaborare all'inchiesta.
A causa della mancanza di informazioni, la Commissione non ha potuto determinare, ai fini delle risultanze definitive, il numero complessivo delle transazioni all'esportazione e il prezzo di alcune di esse.
In tali circostanze la Commissione non disponeva delle informazioni attendibili necessarie per stabilire le conclusioni in materia di dumping e di pregiudizio nei confronti dell'esportatore. Le relative risultanze sono state quindi elaborate in funzione degli elementi disponibili, conformemente all'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
Il Consiglio conferma questa conclusione.
(6) Data la complessità del procedimento e a causa della necessità di verificare il grande volume di dati ricevuti e le numerose argomentazioni presentate, non è stato possibile concludere l'inchiesta entro i termini normalmente previsti.
C. INDUSTRIA COMUNITARIA
(7) Nei punti 8-12 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio la Commissione ha accertato che i tre produttori che sostenevano la denuncia avevano i requisiti necessari per essere considerati l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione ha inoltre accertato che non esistevano motivi validi per escludere la Nederlandse Philips Bedrijven BV dalla definizione di industria comunitaria.
(8) Uno degli esportatori che hanno collaborato ha contestato le conclusioni della Commissione relative alla definizione di industria comunitaria con le seguenti argomentazioni:
(i) la Philips stessa, attraverso una delle società del gruppo, la Philips Consumer Electronics BV, ha importato i prodotti oggetto di dumping:
(ii) i vantaggi in termini di prezzo ottenuti dalla Philips Consumer Electronics BV con l'acquisto di condensatori in Giappone devono aver compensato le perdite corrispondenti subite dalla divisione che produce i condensatori, la Nederlandse Philips Bedrijven BV. La Philips nel suo complesso avrebbe quindi tratto vantaggio dalle pratiche di dumping e pertanto dovrebbe essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria.
Riguardo a tali argomentazioni, la Commissione ricorda che, secondo la prassi normalmente seguita nei casi precedenti, i produttori comunitari che effettuano importazioni sono esclusi dall'industria comunitaria soltanto se non sono esposti alle conseguenze delle importazioni oggetto di dumping oppure se traggono da esse vantaggi indebiti oppure se, rispetto alla propria produzione, importano quantitativi tali da far ritenere che abbiano abbandonato l'attività produttiva nella Comunità.
Infatti, se tali società fossero prese in considerazione ai fini delle risultanze sul pregiudizio, sarebbero distorti i dati aggregati relativi alla composizione dell'industria comunitaria.
(9) Alla luce di tali considerazioni, la Commissione ha esaminato se le importazioni effettuate dalla Philips Consumer Electronics BV giustificassero l'esclusione dell'intero gruppo Philips dalla definizione di industria comunitaria. A questo proposito la Commissione ha verificato in primo luogo se la Philips si fosse in qualche modo tutelata contro gli effetti delle pratiche di dumping oppure se ne avesse tratto benefici e ha concluso, come risulta nei punti 21 e 23 del presente regolamento, che la Philips Bedrijven BV ha subito un pregiudizio sostanziale a causa delle pratiche di dumping e che pertanto era esposta alle pratiche commerciali sleali.
La Commissione ha inoltre riscontrato che gli eventuali vantaggi ottenuti dalla Philips Consumer Electronics BV non hanno compensato gli svantaggi subiti dalla Nederlandse Philips Bedrijven BV. Oltre ad aver perduto le vendite alla Philips Consumer Electronics BV, la società non ha potuto beneficiare di economie di scala e non ha effettuato gli investimenti e le spese di ricerca e sviluppo che sarebbero stati necessari. Per questi motivi, allo scopo di eliminare le pratiche di dumping causa del pregiudizio, la Philips ha sostenuto la denuncia antidumping. La società non avrebbe partecipato a tale azione se i vantaggi ottenuti dalla Philips Consumer Electronics BV avessero compensato il pregiudizio subito dalla Nederlandse Philips Bedrijven BV.
Per quanto riguarda l'impegno della Philips a continuare la produzione nella Comunità, i quantitativi importati dalla Philips Consumer Electronics BV sono poco rilevanti rispetto alla produzione della Nederlandse Philips Bedrijven BV. Inoltre, le risultanze di cui al punto 10 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio non sono state contestate dalle parti interessate.
(10) La Commissione, che ha la responsabilità di stabilire se debbano essere esclusi dalla definizione di industria comunitaria i produttori collegati agli esportatori o agli importatori oppure i produttori che abbiano importato i prodotti oggetto di dumping, ritiene di disporre degli elementi sufficienti per confermare la decisione di non escludere la Nederlandse Philips Bedrijven BV.
Alla luce di tali elementi, il Consiglio conferma le considerazioni e le risultanze esposte nei punti 9-12 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio e ritiene che non esistano motivi validi per escludere la Nederlandse Philips Bedrijven BV dall'industria comunitaria.
D. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(11) Nei punti 13-15 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio la Commissione ha definito i prodotti soggetti al procedimento e ha concluso che i condensatori fabbricati e venduti dall'industria comunitaria costituivano un'unica categoria di prodotti e che erano prodotti simili ai condensatori importati dal Giappone.
(12) Un esportatore, senza contestare la determinazione del prodotto simile fatta dalla Commissione, ha affermato che dovevano essere elaborate risultanze separate in materia di pregiudizio per quanto riguarda i condensatori di tipo DIN e quelli di tipo « snap-in ». L'esportatore riteneva che, data la mancanza di differenziazione tra le due categorie di prodotti, non fosse possibile valutare correttamente il rapporto esistente tra le sue esportazioni, costituite essenzialmente da prodotti di tipo « snap-in » e i dati relativi al mercato presentati dal ricorrente.
Secondo la Commissione, dato che i condensatori DIN e « snap-in » sono stati considerati prodotti simili e sono intercambiabili in termini di applicazione, non è giustificato distinguere le risultanze in due categorie, tanto più che l'esportatore che ha presentato tale richiesta non ha addotto argomentazioni o elementi di prova da cui risulti che i due tipi di prodotto non possono essere considerati prodotti simili. L'industria comunitaria produce i due tipi di condensatori in percentuali stimate al 30 % per il tipo DIN e al 70 % per il tipo « snap-in », mentre le ditte giapponesi esportano quasi esclusivamente il tipo « snap-in ». L'esportatore che ha presentato la richiesta ha ammesso che i condensatori « snap-in » stanno sostituendo nella Comunità i condensatori di tipo DIN. I due tipi di prodotti sono quindi direttamente concorrenziali e la dimunuzione dei prezzi dei condensatori « snap-in » incide inevitabilmente sui prezzi dei condensatori DIN.
In considerazione di tali elementi, la Commissione ha ritenuto che la richiesta dell'esportatore non fosse giustificata.
Il Consiglio conferma la conclusione della Commissione e le risultanze esposte nei punti 13-15 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
E. DUMPING
1. Valore normale
(13) Le parti interessate non hanno comunicato osservazioni sul metodo utilizzato per calcolare i valori normali ai fini delle conclusioni provvisorie di cui ai punti 16 e 17 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Per quanto riguarda uno degli esportatori soggetti all'inchiesta, la Commissione ha rilevato l'esistenza di un errore materiale nel calcolo delle spese generali, amministrative e di vendita. Tali spese sono state ricalcolate e i valori normali relativi all'esportatore interessato sono stati adeguatamente modificati. L'esportatore interessato non ha mosso obiezioni a questo proposito.
2. Prezzo all'esportazione
(14) Le parti interessate non hanno comunicato osservazioni riguardo alla determinazione dei prezzi all'esportazione ai fini delle risultanze preliminari nel punto 18 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Il Consiglio conferma le risultanze della Commissione.
3. Confronto
(15) Le parti interessate non hanno contestato il metodo impiegato dalla Commissione per il confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione, né le decisioni della Commissione in merito agli adeguamenti di cui ai punti 19-21 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Il Consiglio conferma tali risultanze.
4. Margini di dumping
(16) I valori normali e i prezzi all'esportazione sono stati confrontati prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame definitivo dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di condensatori originari del Giappone, con un margine pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(17) Un esportatore ha contestato il metodo con il quale la Commissione ha calcolato i margini di dumping, che sono stati determinati prendendo in esame unicamente i modelli più venduti tra quelli esportati nella Comunità. La Commissione rileva che i modelli selezionati rappresentano oltre il 70 % di tutte le transazioni all'esportazione e che, in numerosi casi quando il numero di transazioni era molto elevato, la Commissione ha normalmente considerato che un quantitativo pari al 70 % delle transazioni all'esportazione fosse sufficientemente rappresentativo, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Occorre inoltre osservare che lo stesso esportatore ha chiesto alla Commissione di limitare il numero delle transazioni interne da comunicare nel corso dell'inchiesta, a causa del grande volume delle transazioni stesse.
In tali circostanze la Commissione ritiene che, nella fattispecie, il ricorso a tecniche di campionatura sia del tutto giustificato.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
(18) Ai fini delle risultanze definitive la Commissione ha tenuto conto di nuovi elementi disponibili relativi al valore totale delle vendite nella Comunità degli esportatori che hanno collaborato e i margini di dumping sono stati adeguatamente modificati.
(19) Le medie ponderate dei margini di dumping per ciascun esportatore, espressa in percentuale del valore totale cif, sono le seguenti:
- Elna Co. Ltd: 35,8 %
- Nippon Chemi-con Corporation: 11,6 %
- Rubycon Corporation: 30,1 %
(20) Per quanto riguarda gli altri esportatori che non hanno collaborato, la Commissione non ha ricevuto alcuna osservazione sulle conclusioni esposte nei punti 23 e 24 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio. Un esportatore ha chiesto di rispondere al questionario con molto ritardo rispetto al termine fissato nell'avviso di apertura e poco prima della pubblicazione del regolamento che istituisce il dazio provvisorio. La domanda non è stata accolta, in quanto la società interessata non aveva osservato le norme procedurali applicabili ai procedimenti antidumping.
In tali circostanze il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione di cui ai punti 23 e 24 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio. Il margine di dumping determinato per gli esportatori che non hanno collaborato è del 75 %.
F. PREGIUDIZIO
(21) Nel punto 33 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio sostanziale, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, principalmente in termini di calo della redditività e di perdita di quota di mercato.
(22) Un esportatore ha chiesto di escludere dal procedimento un tipo specifico di condensatore venduto ad un acquirente in Italia, sostenendo che tali vendite non avevano provocato pregiudizio all'industria comunitaria. L'esportatore ha affermato che le vendite di tale prodotto erano state effettuate ad un prezzo superiore a quello offerto da un produttore comunitario e che tali esportazioni, destinate ad un unico Stato membro, non potevano provocare pregiudizio all'industria comunitaria negli altri Stati membri. A proposito di tale richiesta la Commissione rileva che il tipo specifico di condensatore in questione era stato considerato un prodotto simile e che tale decisione non era stata contestata. La Commissione e il Consiglio, inoltre, hanno sempre determinato l'esistenza del pregiudizio provocato all'industria interessata valutando l'effetto congiunto di tutte le importazioni in dumping del prodotto in questione nella Comunità, senza tener conto dell'incidenza di un determinato tipo di prodotto oppure di una singola transazione.
La Commissione non può pertanto accettare la richiesta dell'esportatore.
Il Consiglio conferma tale conclusione.
(23) Non sono state ricevute altre osservazioni delle parti interessate in merito alle conclusioni della Commissione enunciate nei punti 25-33 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
G. RAPPORTO DI CAUSALITÀ
(24) Nel punto 34 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio la Commissione ha osservato che l'incremento del volume e della quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping ha coinciso con il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. La Commissione ha esaminato se altri fattori avessero provocato pregiudizio all'industria comunitaria e nel punto 38 ha concluso che le importazioni in dumping dal Giappone, considerate isolatamente, hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
(25) Un esportatore ha sostenuto che i problemi dei produttori comunitari non erano dovuti alle esportazioni dal Giappone, bensì al fatto che i produttori comunitari erano meno efficienti degli esportatori giapponesi in termini di costi e che i prodotti commercializzati dall'industria comunitaria erano troppo specializzati rispetto alle esigenze del mercato.
Senza entrare nel merito della questione inerente agli eventuali vantaggi di costo di cui fruirebbero gli esportatori giapponesi, occorre rilevare che l'industria comunitaria, come risulta dal punto 35 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio, non ha potuto utilizzare l'ampliamento della propria capacità e beneficiare delle economie di scala a causa della rilevante sottoquotazione dei prezzi dei prodotti di origine giapponese. La Commissione ritiene comunque che, data l'entità della sottoquotazione dei prezzi, superiore ai presunti vantaggi di costo, questi ultimi siano irrilevanti.
La Commissione rileva inoltre che gli esportatori interessati dal presente procedimento hanno costantemente venduto i loro prodotti nella Comunità a prezzi inferiori al costo di produzione, come risulta nel punto 26 e nel punto 40 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio. In tali circostanze, la Commissione ritiene che, indipendentemente dall'esistenza di vantaggi di costo, qualora questi ultimi fossero accertati, le evidenti pratiche di dumping attuate dagli esportatori hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
È stato inoltre affermato che i produttori comunitari vendevano condensatori DIN e « snap-in » eccessivamente specializzati. Dall'inchiesta è tuttavia emerso che i produttori comunitari fabbricano condensatori aventi le caratteristiche tecniche chieste dai clienti. L'argomentazione dell'esportazione è quindi priva di fondamento e non può essere accolta.
(26) Non sono state formulate altre argomentazioni in merito alle risultanze della Commissione sulle cause del pregiudizio che sono esposte nei punti 34-38 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio. La Commissione convalida quindi tali risultanze.
Il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(27) Ai fini delle conclusioni provvisorie la Commissione ha preso in esame gli interessi dei produttori comunitari, degli utilizzatori e dei consumatori finali dei condensatori e nel punto 43 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio ha concluso che, nell'interesse della Comunità, era necessario eliminare gli effetti del pregiudizio provocato all'industria comunitaria dalle pratiche di dumping che sono state accertate.
(28) La Commissione ha inoltre esaminato l'incidenza che i dazi proposti potrebbero avere sugli utilizzatori di condensatori nella Comunità. Per un prodotto di consumo, il costo del condensatore incorporato in un'unità rappresenta l'1,7 % circa del costo dei materiali oppure l'1 % circa del prezzo franco fabbrica, compresi manodopera, spese generali e profitto. L'incidenza di un dazio del 75 % sul costo dei materiali sarà un aumento dell'1,275 %, mentre al livello franco fabbrica il prezzo aumenterà dello 0,75 %. L'incidenza del dazio sul prezzo pagato dai consumatori finali sarà ancora inferiore e pertanto può essere considerata trascurabile.
(29) La Commissione, pur riconoscendo che qualsiasi riduzione dei costi è importante per l'industria dei prodotti elettronici di consumo, come risulta nel punto 40 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio, deve valutare tutti gli interessi delle parti interessate per valutare se, nell'interesse della Comunità, sia necessario istituire misure antidumping. Nella fattispecie l'industria comunitaria, a causa dei prezzi applicati dagli esportatori, che sono stati sempre inferiori ai costi di produzione, potrebbe essere costretta a cessare la propria attività se non venissero ripristinate condizioni di correttezza commerciale e in tali circostanze potrebbero scomparire i vantaggi in termini di prezzi inferiori di cui ha sinora beneficiato l'industria che utilizza i prodotti in questione.
La Commissione ritiene quindi che nell'interesse della Comunità sia necessario ripristinare una situazione di concorrenza leale e che gli eventuali svantaggi dell'istituzione delle misure antidumping siano limitati in proporzione e nel tempo.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
I. DAZIO
(30) Ai fini della determinazione del livello dei dazi definitivi da istituire, il Consiglio conferma i metodi e le risultanze della Commissione esposti nei punti 44-47 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio, per quanto riguarda le importazioni dei prodotti delle società che hanno collaborato e delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione entro i termini fissati.
La Commissione non ha ricevuto alcuna argomentazione delle parti interessate su tali risultanze.
(31) Riguardo all'esportatore di cui al punto 5 del presente regolamento, la Commissione ha concluso che, vista l'impossibilità di determinare i corrispondenti prezzi all'esportazione, le risultanze definitive sul livello del dazio dovevano essere elaborate in base agli elementi disponibili, conformemente all'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, come è stato fatto per gli altri esportatori che non hanno collaborato. Gli elementi disponibili presi in considerazione ai fini della determinazione del dazio sono indicati nei punti 24 e 47 del regolamento che istituisce il dazio provvisorio.
Il Consiglio conferma tali conclusioni.
J. IMPEGNI
(32) Alcuni esportatori hanno offerto alla Commissione impegni sui prezzi. Dopo aver esaminato le offerte, la Commissione ha concluso che, data la diversità dei tipi di condensatori e in considerazione della rapida evoluzione della tecnologia, non era possibile controllare efficacemente l'osservanza degli impegni da parte degli esportatori.
La Commissione ritiene quindi di non poter accettare gli impegni. Gli esportatori sono stati informati della decisione della Commissione.
Il Consiglio conferma tale conclusione.
K. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(33) Visti i margini di dumping accertati e data la gravità del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, il Consiglio ritiene necessario che gli importi vincolati a titolo di dazio antidumping provvisorio siano riscossi sino all'importo del dazio definitivo istituito. Quando il dazio definitivo è superiore al dazio provvisorio, gli importi vincolati devono essere riscossi sino all'importo di quest'ultimo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di grandi condensatori elettrolitici all'alluminio, con un prodotto CV (capacità per voltaggio nominale) compreso tra 18 000 e 310 000 mc (microcoulomb), ad un voltaggio pari ad almeno 160 V e aventi un diametro pari o superiore a 19 mm e una lunghezza pari o superiore a 20 mm, originari del Giappone e rientranti nel codice NC ex 8532 22 00 (codici Taric: 8532 22 00 *11 e 8532 22 00 *91).
2. L'aliquota del dazio è pari al 75 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato (codice addizionale Taric 8665), salvo per i prodotti delle seguenti società, che sono soggette alle seguenti aliquote del dazio, espresse in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato:
Articolo 2
Gli importi vincolati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CEE) n. 1451/92 sono riscossi sino alle aliquote del dazio definitivo istituito nel caso delle società Nippon Chemi-con Corporation e Rubycon Corporation e sino alle aliquote del dazio provvisorio applicabile in tutti gli altri casi.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 30 novembre 1992.

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