Document ID: 31994R3119

REGOLAMENTO (CE) N. 3119/94 DELLA COMMISSIONE del 19 dicembre 1994 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (2), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO (1) Nell'agosto 1993, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, della Georgia, del Brasile e del Sudafrica.
Il procedimento è stato aperto in seguito a una denuncia presentata dalla Euroalliage (comitato di coordinamento dell'industria delle ferroleghe) per conto di tutti i produttori comunitari di ferro-silico-manganese.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping del prodotto originario dei paesi suindicati e del notevole pregiudizio da esse derivante, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
(2) La Commissione ha informato ufficialmente i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i denunzianti ed ha offerto alle parti direttamente interessate l'opportunità di presentare osservazioni scritte e di essere sentite.
(3) Cinque produttori comunitari hanno risposto al questionario della Commissione ed hanno presentato osservazioni scritte. È stato accertato che le società suddette forniscono il 66 % del ferro-silico-manganese prodotto nella Comunità e sono quindi state considerate rappresentative dell'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (di seguito denominato « regolamento di base »).
(4) Diversi produttori dell'Ucraina, della Georgia, del Brasile e del Sudafrica e tre importatori comunitari, uno dei quali collegato ad un produttore sudafricano, hanno risposto al questionario della Commissione e hanno presentato osservazioni scritte.
(5) Per quanto riguarda la Russia, la denuncia indicava l'esistenza di ferro-silico-manganese di origine russa, in base a dati statistici Eurostat, ma non identificava alcun produttore. La Commissione ha inviato questionari ai potenziali produttori di ferro-silico-manganese in tale paese, ovvero ai produttori di ferroleghe e agli operatori commerciali notoriamente interessati. Nessun produttore ha risposto al questionario, mentre è stata ricevuta la risposta di un commerciante, in cui si afferma che in Russia non si produce ferro-silico-manganese. Anche i rappresentanti delle autorità russe hanno sostenuto che in Russia non vi sono impianti di produzione di questo prodotto e che tale paese non dovrebbe quindi essere incluso nel procedimento.
Tuttavia, la Commissione ha ricevuto elementi di prova da cui risulta che notevoli quantitativi di ferro-silico-manganese originario della Russia sono stati esportati nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta. In considerazione di tali circostanze e per evitare qualsiasi eventuale discriminazione o elusione, la Russia non può essere esclusa dalla presente inchiesta.
(6) Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta sono state sentite.
(7) La Commissione ha chiesto e verificato le informazioni ritenute necessarie ai fini di una determinazione preliminare del dumping e del pregiudizio ed ha condotto indagini presso la sede delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti:
- Sadaci SA, Belgio;
- Dunkerque Electrometallurgie (DEM), Francia;
- Fornileghe SpA, Italia;
- Italghisa SpA, Italia.
b) Produttori brasiliani:
- Companhia Paulista de Ferro-Ligas, Sao Paulo;
- Sibra Electrosiderurgica Brasileira, Bahia.
c) Produttori sudafricani:
- Samancor Limited, Johannesburg;
- Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited, Witbank.
d) Importatori collegati:
- Samancor International Limited, Regno Unito.
e) Importatori indipendenti:
- Sirce SpA, Italia;
- Société Anonyme des Minerais, Lussemburgo.
(8) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping ha riguardato il periodo compresotra il 1o aprile 1992 e il 31 marzo 1993 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO (9) Descrizione del prodotto in esame
Il prodotto oggetto dell'inchiesta è il ferro-silico-manganese, classificato al codice NC 7202 30 00.
Il ferro-silico-manganese è una lega composta principalmente di manganese, silicio, carbonio, fosforo e zolfo. È disponibile in diverse qualità a seconda, in particolare, del contenuto in carbonio della lega e delle diverse misure dei granuli. Dall'inchiesta risulta che tutte le qualità hanno la medesima applicazione come deossidante oppure come legante nella produzione dell'acciaio e sono di norma tra loro intercambiabili, sebbene alcuni tipi particolari di acciaio possano richiedere l'uso di qualità specifiche.
Ai fini della presente inchiesta, tutte le qualità sono state considerate come un unico prodotto. Tuttavia, considerando che i prezzi tendono a variare secondo le qualità, il confronto tra i prezzi è stato effettuato per la qualità più richiesta, ossia per il prodotto contenente almeno il 65 % di manganese e circa il 17 % di silicio, in granuli della dimensione da 10 a 200 mm (ferro-silico-manganese standard).
(10) Prodotto simile
La Commissione ha stabilito che il prodotto esportato dal Brasile e dal Sudafrica è simile, nelle sue caratteristiche fisiche di base e nelle applicazioni, al prodotto destinato al consumo in tali paesi e a quello prodotto dall'industria comunitaria. Di conseguenza, questi prodotti sono stati considerati simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
Analogamente, la Commissione ha stabilito che il ferro-silico-manganese esportato dalla Russia, dalla Georgia e dall'Ucraina è simile a quello prodotto dall'industria comunitaria e, per quanto riguarda la Russia e l'Ucraina, a quello prodotto e venduto per il consumo in Brasile, paese di riferimento per tali esportazioni (vedi considerando 12).
C. DUMPING (11) Non è stato calcolato alcun margine di dumping nei confronti delle importazioni dalla Georgia, poiché è stato concluso che le importazioni da tale paese nel periodo dell'inchiesta erano insignificanti (vedi considerando 34).
Valore normale
a) Russia e Ucraina
(12) Dato che entrambi tali paesi non sono retti da un'economia di mercato, il valore normale è stato determinato a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base, in funzione delle informazioni ottenute da un altro paese produttore a economia di mercato.
(13) Nella denuncia si è proposto il Brasile come paese di riferimento. La Commissione ha ritenuto la scelta di tale paese appropriata e opportuna per i seguenti motivi:
- in base alle informazioni di cui dispone la Commissione, il ferro-silico-manganese prodotto in Brasile e nei paesi interessati ha caratteristiche fisiche simili e la stessa applicazione;
- le condizioni di accesso alle materie prime in Brasile sono generalmente comparabili a quelle dei paesi esportatori interessati per i quali sono disponibili informazioni, essendovi in entrambi i casi un'asserita disponibilità locale delle principali materie prime necessarie alla produzione del ferro-silico-manganese;
- in Brasile la concorrenza riguardo alle vendite di ferro-silico-manganese è sufficiente affinché i prezzi siano determinati dalle forze di mercato; secondo le informazioni di cui dispone la Commissione in Brasile i produttori di ferro-silico-manganese sono almeno cinque e le importazioni provengono da più fornitori;
- i quantitativi di ferro-silico-manganese venduti dai produttori brasiliani nel mercato interno nel periodo dell'inchiesta erano superiori ai quantitativi esportati nella Comunità da ciascuno dei paesi interessati e quindi possono essere considerati rappresentativi.
Il valore normale per la Russia e per l'Ucraina è stato quindi determinato sulla base del valore normale calcolato per il Brasile (vedi considerando 14).
b) Brasile
(14) È stato appurato che i due produttori brasiliani che hanno collaborato con la Commissione erano collegati, ovvero che una delle due società era controllata dall'altra. Di conseguenza, si è ritenuto più appropriato calcolare un unico valore normale e un unico margine di dumping per tutto il gruppo. Il valore normale per il Brasile è stato quindi stabilito in base alla media dei dati presentati dai due produttori, come risulta qui di seguito.
(15) Le vendite di ferro-silico-manganese sul mercato interno del Brasile erano superiori al 5 % dei quantitativi esportati nella Comunità e sono state quindi considerate sufficientemente rappresentative ai fini del calcolo del valore normale.
(16) Tuttavia, in considerazione delle rapide variazioni dei prezzi causate dall'iperinflazione brasiliana e per poter effettuare un confronto con i prezzi all'esportazione per quanto possibile contemporaneamente, il valore normale è stato determinato su base mensile.
(17) Quasi tutte le vendite del prodotto in esame in Brasile erano effettuate ad acquirenti indipendenti. La Commissione ha esaminato se tali vendite siano state fatte nell'ambito di normali operazioni commerciali raffrontando, su base mensile, la media ponderata del prezzo di vendita con il costo medio unitario di entrambi i produttori.
Per i mesi in cui il prezzo medio ponderato ha superato il costo medio unitario, il valore normale, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, è stato determinato rispetto alle vendite sul mercato interno, ovvero al prezzo medio ponderato mensile.
Per i mesi in cui il prezzo medio ponderato sul mercato nazionale non era sufficiente per recuperare tutti i costi nell'ambito di normali operazioni commerciali, il valore normale è stato basato su un valore costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) del regolamento di base, calcolato aggiungendo al costo di produzione un importo equo per le spese generali, amministrative e di vendita e un margine di profitto.
(18) In mancanza di altri criteri validi per la determinazione di un equo margine di profitto, è stata scelta la percentuale del 5 % che, in base alle informazioni di cui dispone la Commissione, costituisce il minimo necessario affinché l'industria in questione possa operare efficacemente.
c) Sudafrica
(19) Entrambi i produttori sudafricani hanno venduto sul mercato interno, a prezzi remunerativi applicati nel corso di normali operazioni commerciali, più del 5 % delle quantità esportate nella Comunità. Tali vendite sono state considerate pertanto sufficientemente rappresentative per essere utilizzate come base per il calcolo del valore normale.
(20) La Commissione ha esaminato se le vendite dei produttori sudafricani sul mercato interno siano state effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali e ha escluso, ove esistenti, le vendite ad acquirenti collegati. Nel caso di un produttore sudafricano, la Commissione ha escluso le vendite ad un acquirente con il quale, come è stato appurato, esisteva un accordo di compensazione e nei cui confronti la Commissione ha ritenuto che i prezzi applicati non fossero comparabili con quelli praticati ad acquirenti non associati. In base alle altre vendite, la Commissione ha stabilito che il prezzo medio di ciascun produttore sul mercato interno era superiore ai rispettivi costi unitari.
(21) Il valore normale per i due produttori sudafricani è stato quindi stabilito sulla base del prezzo medio ponderato per la vendita di ferro-silico-manganese sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base.
Prezzo all'esportazione
a) Russia
(22) Data la mancanza di collaborazione da parte dei produttori russi, il prezzo all'esportazione è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. A questo proposito la Commissione ha ritenuto che gli elementi più attendibili a sua disposizione fossero le medie mensili dei prezzi contenuti nelle statistiche Eurostat relative alle importazioni di ferro-silico-manganese di origine russa durante il periodo dell'inchiesta.
b) Ucraina
(23) I dati sulle vendite all'esportazione comunicati dai produttori ucraini che hanno collaborato non erano utilizzabili, in particolare a causa dell'impossibilità di distinguere, sulla base delle risposte al questionario, le vendite destinate alla Comunità da quelle destinate ad altri paesi. Inoltre, un importatore nella Comunità collegato a un produttore ucraino non ha collaborato all'inchiesta, impedendo così l'accesso alle informazioni concernenti i costi e i prezzi di rivendita che erano necessarie per determinare il prezzo all'esportazione in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base.
(24) Tuttavia, la Commissione ha ricevuto e verificato i dati relativi alle vendite all'esportazione di origine ucraina effettuate a due importatori indipendenti nella Comunità. Tali vendite sono risultate pari al 53 % delle importazioni totali di ferro-silico-manganese di origine ucraina nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta. In considerazione di tali circostanze, è stato ritenuto opportuno calcolare i prezzi all'esportazione in base alle informazioni fornite da tali importatori e, per le altre vendite, in base ai dati più attendibili. Nella fattispecie è stato considerato che le medie mensili dei prezzi rilevati dalla Eurostat per le importazioni originarie dell'Ucraina durante il periodo dell'inchiesta costituiscono le informazioni più attendibili. L'utilizzazione di tali statistiche è giustificata dal fatto che esse erano, di norma, conformi ai prezzi comunicati dagli importatori e verificati dalla Commissione.
Il prezzo all'esportazione è quindi stato determinato, in parte, in riferimento al prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto ai fini dell'esportazione nella Comunità e, in parte, in base ai dati a disposizione della Commissione.
c) Brasile
(25) Tutte le vendite all'esportazione nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta sono state effettuate direttamente ad importatori indipendenti.
Il prezzo all'esportazione è quindi stato determinato in base al prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto ai fini dell'esportazione nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base.
d) Sudafrica
(26) Quando le vendite destinate alla Comunità erano effettuate direttamente ad importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base al prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto ai fini dell'esportazione nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base.
Per le esportazioni nella Comunità destinate ad importatori collegati, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti secondo le disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento di base, in funzione del prezzo al quale il prodotto importato è rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Questo prezzo è stato adeguato per tenere conto di tutte le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di profitto del 3 %, che è stato provvisoriamente considerato equo alla luce delle informazioni di cui la Commissione disponeva per il settore produttivo interessato.
Confronto
(27) Il valore normale è stato confrontato con i prezzi all'esportazione, per quanto possibile, in base alle singole transazioni. Ai fini di un equo confronto, sono stati effettuati adeguamenti prendendo in considerazione le differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quali le differenze relative alle spese di vendita, per le quali sono stati presentati elementi di prova sufficienti, conformemente all'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base.
(28) Per le esportazioni dall'Ucraina è stato effettuato un adeguamento al fine di tener conto delle differenti caratteristiche fisiche del prodotto, quali un alto contenuto di fosforo e formati non frantumati, quando le domande di adeguamento erano giustificate.
(29) Per il Brasile e il Sudafrica i confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrico, mentre per la Russia e l'Ucraina sono stati presi in considerazione i prezzi allo stadio fob, che è stato considerato il primo livello adeguato di confronto dato che, nei paesi non a economia di mercato, i costi non possono essere presi in considerazione per la determinazione dei prezzi sulla base dei quali si confrontano i prezzi all'esportazione e il valore normale.
Margini di dumping
(30) Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping, con margini pari all'importo di cui il valore normale così determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(31) La media ponderata dei margini di dumping per i paesi e le imprese interessate, espressa in percentuale rispetto al prezzo cif franco frontiera comunitaria, dazio doganale non corrisposto, è la seguente:
- Russia: 57,4 %, - Ucraina: 52,8 %, - Brasile: Gruppo formato dalla Companhia Paulista de Ferro-Ligas e dalla Sibra Electrosiderurgica Brasileira: 40,6 %, - Sudafrica: - Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited: 45,3 %, - Samancor Limited: 57,8 %.
(32) Per i produttori brasiliani e sudafricani che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. A questo proposito, è stato ritenuto che i migliori dati disponibili fossero quelli ottenuti nel corso dell'inchiesta. Poiché non vi era alcun motivo per ritenere che le società che non hanno collaborato abbiano praticato margini di dumping inferiori a quelli massimi rilevati, i margini di dumping relativi alle società che non hanno collaborato sono stati fissati a tali livelli.
D. PREGIUDIZIO Cumulo degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(33) La Commissione ha esaminato se gli effetti sull'industria comunitaria delle importazioni dai paesi interessati debbano essere analizzati cumulativamente ed a tal fine si è basata sui seguenti criteri: volume delle importazioni nel periodo dell'inchiesta, comparabilità dei prodotti importati in termini di caratteristiche fisiche e di intercambiabilità dell'uso finale e analogia del comportamento degli operatori del mercato.
(34) Per quanto riguarda la Georgia, dalle informazioni di cui dispone la Commissione risulta che, nel periodo dell'inchiesta, il volume delle importazioni di ferro-silico-manganese originario di tale paese è stato minimo (lo 0,9 % del consumo comunitario). Secondo la normale prassi della Commissione ed ai fini delle conclusioni preliminari, è stato ritenuto che tali importazioni non potessero arrecare pregiudizio all'industria comunitaria e, di conseguenza, è stato deciso di escluderle dalla valutazione del pregiudizio.
(35) Per quanto riguarda le importazioni originarie della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica, si è concluso che i prodotti importati da ciascuno di tali paesi erano in concorrenza tra di loro e con i prodotti simili originari della Comunità, che i volumi delle importazioni da ciascun paese nel periodo considerato erano rilevanti e che l'andamento dei prezzi è stato simile. In considerazione di tali elementi è stato concluso che le importazioni da tali paesi dovevano essere esaminate cumulativamente.
Consumo comunitario, volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(36) Nel periodo considerato il consumo comunitario di ferro-silico-manganese è cresciuto praticamente in modo ininterrotto. In totale, esso è passato da 415 263 t nel 1989 a 504 403 t nel periodo dell'inchiesta, con un aumento del 21,4 %.
(37) Il volume totale delle importazioni di ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica è aumentato in modo continuo e notevole, passando dalle 64 358 t del 1989 alle 150 198 t registrate nel periodo dell'inchiesta, con un aumento del 133,4 %.
- In base agli elementi di cui dispone la Commissione, ovvero alle statistiche Eurostat, le esportazioni dalla Russia sono aumentate da circa 66 t nel 1989 a circa 16 871 t nel periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo le esportazioni dell'Ucraina sono aumentate da circa 198 t a circa 33 284 t.
- Il Brasile ha aumentato le proprie esportazioni nella Comunità da 11 239 t nel 1989 a 50 030 t nel periodo dell'inchiesa.
- Per quanto riguarda il Sudafrica, tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta le esportazioni hanno avuto alcune fluttuazioni. I volumi sono tuttavia sempre stati considerevoli e sono stati inferiori alle 50 000 t unicamente nel 1990.
(38) Rispetto al consumo totale apparente, la quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping è cresciuta notevolmente tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, passando dal 15,4 % al 29,7 %. Le quote di mercato dei singoli paesi interessati, nel periodo dell'inchiesta, erano pari al 3,3 % per la Russia, al 6,6 % per l'Ucraina, al 9,9 % per il Brasile e al 9,9 % per il Sudafrica.
Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(39) La Commissione ha confrontato i prezzi dell'industria comunitaria con quelli degli esportatori interessati nel mercato comunitario nel periodo dell'inchiesta. Sono stati presi in considerazione i prezzi applicati ad acquirenti indipendenti, adeguati quando necessario al livello franco fabbrica dell'industria comunitaria, per effettuare il confronto allo stesso stadio commerciale.
(40) Il confronto ha rivelato margini di sottoquotazione fino al 16,3 %. Per valutare tale margine di sottoquotazione, rilevato nel corso dell'indagine, occorre tener presente che durante i quattro anni precedenti i produttori comunitari avevano dovuto ridurre i prezzi di oltre il 40 % a causa della pressione al ribasso esercitata da tutti gli esportatori interessati.
Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(41) La produzione comunitaria totale di ferro-silico-manganese è cresciuta da 114 180 t nel 1989 a 118 332 t durante il periodo dell'inchiesta, con un aumento del 3,6 %.
b) Capacità produttiva e utilizzazione degli impianti
(42) Per quanto riguarda la capacità, occorre rilevare che gli impianti di produzione del ferro-silico-manganese sono concepiti per la lavorazione di prodotti diversi, in funzione della domanda di mercato e dell'ottimizzazione dei costi. Di conseguenza è stato difficile determinare il livello di capacità per il prodotto in questione. Tuttavia, in base alla valutazione della capacità produttiva normalmente attribuita dai produttori comunitari alla produzione di ferro-silico-manganese, la capacità totale non ha subito variazioni tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, con un conseguente leggero aumento dell'utilizzazione degli impianti, passata dal 59,6 % al 61,8 %.
c) Volume delle vendite dell'industria comunitaria
(43) Il volume delle vendite dell'industria comunitaria nella Comunità è aumentato, passando da 100 000 t nel 1989 a 115 432 t nel periodo dell'inchiesta. Tale aumento è tuttavia sensibilmente inferiore all'espansione del consumo (21,4 %) registrata nel periodo in esame.
d) Quota di mercato
(44) Dal confronto tra l'andamento del volume delle vendite e quello del consumo apparente nella Comunità risulta che la quota di mercato dei produttori comunitari è scesa dal 24,1 % nel 1989 al 22,9 % nel periodo dell'inchiesta.
e) Scorte
(45) Per quanto riguarda il livello delle scorte dei produttori comunitari tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, non è possibile configurare una tendenza ben determinata, ad eccezione del fatto che gli aumenti e le diminuzioni delle scorte dei singoli produttori hanno coinciso con i rispettivi aumenti e cali di produzione.
f) Andamento dei prezzi
(46) La pressione al ribasso che le importazioni oggetto di dumping hanno esercitato sui prezzi ha obbligato l'industria comunitaria a ridurre costantemente i propri prezzi tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, nel tentativo di mantenere la propria quota di mercato. I prezzi, su base indicizzata, hanno avuto il seguente andamento: 100 nel 1989, 73 nel 1990, 67 nel 1991, 61 nel 1992 e 60 nel periodo dell'inchiesta.
g) Redditività
(47) La media ponderata del reddito netto dei produttori comunitari, espressa in forma di percentuale del giro d'affari, indica un profitto del 16,9 % nel 1989, che si è trasformato in una perdita del 14,9 % nel 1990. Le perdite si sono successivamente ancora aggravate, sino a raggiungere il 26 % nel 1991, il 36,9 % nel 1992 e il 36,3 % nel periodo dell'inchiesta.
h) Occupazione
(48) Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta l'occupazione nel settore del ferro-silico-manganese è scesa del 14,7 %.
Conclusione in merito al pregiudizio
(49) L'esame dei dati relativi al pregiudizio ha rivelato che l'industria comunitaria ha subito un calo notevole della quota di mercato in un periodo nel quale il consumo comunitario registrava un aumento del 21,4 %. I risultati finanziari dei produttori comunitari sono passati dai profitti soddisfacenti del 1989 alle pesanti perdite del 36,3 % verificatesi nel periodo dell'inchiesta. Anche l'occupazione è scesa notevolmente.
(50) Vista l'importanza di tali fattori economici negativi, la Commissione conclude che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO a) Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(51) Nell'esame effettuato per determinare se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni in dumping, la Commissione ha riscontrato che la situazione finanziaria dei produttori comunitari che era caratterizzata da risultati soddisfacenti, si è gravemente deteriorata nello stesso periodo di tempo, ovvero tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, durante il quale il volume delle importazioni oggetto di dumping è più che raddoppiato.
È stata inoltre osservata una sottoquotazione generalizzata, praticata da tutti gli esportatori interessati. Data la sensibilità ai prezzi del mercato del ferro-silico-manganese, i produttori comunitari hanno dovuto adeguare i propri prezzi alla tendenza al ribasso provocata da tutti gli esportatori soggetti all'inchiesta. Di conseguenza i produttori comunitari hanno subito una riduzione dei prezzi del 40 %. Ciò nonostante, l'industria comunitaria non ha potuto aumentare le proprie vendite proporzionalmente alla crescita della domanda e l'indice di utilizzazione degli impianti è rimasto a livelli bassi. Tali fattori hanno determinato una grave erosione dei profitti.
(52) Un produttore sudafricano ha asserito che, poiché le esportazioni dal Sudafrica sono rimaste relativamente stabili tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta, con la conseguente flessione della quota di mercato, tali esportazioni non avrebbero potuto contribuire al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. La Commissione tuttavia ha appurato che i notevoli volumi di importazioni in dumping registrati durante il periodo suddetto e la costante diminuzione dei prezzi, nel periodo dell'inchiesta inferiori a quelli dei produttori europei sino al 13,4 %, hanno contribuito all'erosione dei prezzi ed alle perdite finanziarie subite dall'industria comunitaria.
b) Incidenza di altri fattori
(53) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato da fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping. In particolare, la Commissione ha esaminato l'andamento dei consumi nel mercato comunitario, nonché l'evoluzione e l'impatto delle importazioni da paesi terzi non soggetti alla presente procedura.
(54) Tra il 1989 e il periodo dell'inchiesta il consumo comunitario di ferro-silico-manganese ha registrato una tendenza all'aumento (vedi considerando 36). Di conseguenza, il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può essere attribuito all'andamento della domanda.
(55) Per quanto riguarda le importazioni da paesi terzi non soggetti al presente procedimento, la Commissione ha accertato che la loro quota di mercato era diminuita, globalmente, dal 47,5 % nel 1989 al 36 % nel periodo dell'inchiesta. Inoltre, ad eccezione della Norvegia, nessun paese esportatore aveva una quota di mercato superiore al 2 % nel periodo dell'inchiesta e la quota di mercato totale di tali paesi, esclusa la Norvegia, era diminuita dal 6,1 % nel 1989 al 5,2 % nel periodo dell'inchiesta.
(56) La Commissione ha esaminato, in particolare, l'andamento della quantità e dei prezzi delle importazioni del prodotto originario della Norvegia, che è il maggiore esportatore di ferro-silico-manganese nella Comunità. È stato appurato che la quota di mercato della Norvegia era scesa dal 41,4 % nel 1989 al 30,8 % nel periodo dell'inchiesta. La causa di tale calo può essere attribuita alla decisione della Norvegia di continuare a vendere a prezzi superiori a quelli applicati dai produttori comunitari. Tale politica dei prezzi deve essere contrapposta a quella dei produttori comunitari i quali, nel tentativo di mantenere le proprie quote di mercato, avevano seguito la tendenza al ribasso determinata dagli esportatori indagati, a costo di perdite sempre crescenti nelle loro vendite di ferro-silico-manganese nella Comunità. Alla luce di tali elementi, le esportazioni dalla Norvegia non possono essere ritenute responsabili della situazione precaria dell'industria comunitaria.
(57) Visto quanto precede la Commissione ha concluso che, benché non si possa escludere che le importazioni di cui sopra abbiano avuto conseguenze negative sull'industria comunitaria, le importazioni oggetto di dumping originarie della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica, hanno autonomamente causato notevole pregiudizio all'industria comunitaria a causa dei prezzi e dell'aumento del volume e della quota di mercato, che hanno provocato il calo della quota di mercato e le continue perdite di detta industria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ a) Considerazioni generali
(58) I dazi antidumping mirano generalmente ad eliminare le pratiche commerciali sleali che causano pregiudizio all'industria comunitaria. La soluzione adottata dovrebbe permettere il ripristino della concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse della Comunità.
(59) In tale contesto bisogna notare che, sebbene le misure antidumping possano provocare l'aumento dei prezzi all'esportazione e quindi influenzare la loro competitività relativa, l'imposizione di misure non dovrebbe avere alcun effetto negativo sulla concorrenza nel mercato comunitario. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi ottenuti slealmente con le pratiche di dumping dovrebbe prevenire l'ulteriore peggioramento della situazione dell'industria comunitaria e degli esportatori che non hanno fatto ricorso a vendite sottocosto e quindi salvaguardare la disponibilità di un'ampia gamma di fornitori.
b) Interessi in gioco
(60) L'inchiesta ha dimostrato che l'industria comunitaria si trova in una situazione precaria, messa in evidenza in particolare dalle pesanti e crescenti perdite accusate negli ultimi quattro anni e dal calo dell'occupazione, a causa del crescente volume delle importazioni oggetto di dumping nella Comunità. Se non verrà trovata una soluzione è probabile che, in considerazione delle perdite subite, uno o più produttori siano costretti a cessare la produzione a breve termine e che, in un periodo di tempo piuttosto breve, questa industria comunitaria scompaia completamente.
(61) I consumatori, ossia i produttori di acciaio, hanno affermato che l'imposizione di misure antidumping aumenterebbe i costi dell'industria dell'acciaio, che si trova già in difficoltà finanziarie.
(62) La Commissione ammette che anche gli interessi dell'industria dell'acciaio debbano essere presi in considerazione, ma nota tuttavia che il ferro-silico-manganese costituisce una percentuale modesta del costo di produzione dell'acciaio (circa l'1 % del costo di una tonnellata di acciaio). In tali circostanze, la Commissione ritiene che l'incidenza delle misure antidumping sui costi sostenuti dai produttori di acciaio non sia tale da giustificare la rinuncia all'adozione di provvedimenti nei confronti delle importazioni sleali.
(63) Dopo aver esaminato attentamente tutti gli elementi sopra menzionati la Commissione ritiene pertanto, nell'interesse della Comunità, sia opportuno imporre misure antidumping provvisorie sulle importazioni di ferro-silico-manganese originario della Russia, dell'Ukraina, del Brasile e del Sudafrica.
G. DAZIO (64) Ai fini della determinazione del livello del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto del margine di dumping accertato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(65) Poiché il pregiudizio è provocato essenzialmente dalla continua riduzione dei prezzi e dalle conseguenti perdite finanziarie, per eliminare tale pregiudizio è necessario che i prezzi all'esportazione aumentino in misura sufficiente per permettere all'industria comunitaria di applicare prezzi remunerativi.
(66) Per determinare l'aumento di prezzo necessario, la Commissione ha confrontato la media dei prezzi all'importazione franco frontiera comunitaria adeguati, se necessario, a livello franco fabbrica del produttore comunitario, con la media ponderata del costo di produzione dei produttori comunitari, più un margine di profitto del 5 %, considerato il minimo necessario per salvaguardare la redditività di tale industria.
(67) Nel caso del Brasile, essendo una società collegata all'altra, è stato ritenuto appropriato calcolare un unico margine di pregiudizio per l'intero gruppo.
(68) Il confronto ha rivelato i seguenti margini di pregiudizio per ciascun esportatore/produttore:
- Russia: 82,8 %, - Ucraina: 70,7 %, - Brasile: Gruppo formato dalla Companhia Paulista de Ferro-Ligas e dalla Sibra Electrosiderurgica Brasileira: 70,9 %, - Sudafrica: - Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited: 57,4 %, - Samancor Limited: 55,6 %.
(69) Dato che nel caso del produttore sudafricano Samancor, la soglia di pregiudizio è risultata inferiore al relativo margine di dumping, il dazio provvisorio da istituire dovrà corrispondere al margine di pregiudizio stabilito, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base. In tutti gli altri casi, dato che i margini di dumping constatati erano inferiori ai relativi margini di pregiudizio, il dazio da istituire dovrà corrispondere ai margini di dumping rilevati.
(70) Per quanto riguarda la Georgia, si ritiene di non dover istituire misure provvisorie sulle importazioni originarie di tale paese, poiché è stato concluso a titolo provvisorio che tali importazioni non avrebbero potuto causare un pregiudizio all'industria comunitaria.
(71) Nel caso delle società brasiliane e sudafricane che non hanno collaborato all'inchiesta né si sono manifestate altrimenti, il dazio sarà stabilito in base ai dati disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base. Poiché non vi è motivo di ritenere che l'applicazione di dazi inferiori a quelli massimi previsti sia sufficiente ad eliminare il pregiudizio causato da tali importazioni, per evitare l'elusione del dazio e per non premiare la mancata collaborazione, la Commissione ritiene che nei confronti delle società che non hanno collaborato si debba istituire un dazio pari al dazio più elevato calcolato per il ferro-silico-manganese originario del Brasile e del Sudafrica.
H. DISPOSIZIONI FINALI (72) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono presentare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni formulate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di ferro-silico-manganese di cui al codice NC 7202 30 00, originario della Russia, dell'Ucraina, del Brasile e del Sudafrica.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento è la seguente:
- 57,4 % per il ferro-silico-manganese originario della Russia,
- 52,8 % per il ferro-silico-manganese originario dell'Ucraina,
- 40,6 % per il ferro-silico-manganese originario del Brasile,
- 55,6 % per il ferro-silico-manganese originario del Sudafrica (codice addizionale Taric - 8818), ad eccezione di quello prodotto dalla società sottoindicata, alla quale si applica il seguente dazio:
- 45,3 % Highveld Steel and Vanadium Corporation Limited, Witbank (codice addizionale Taric - 8819).
3. Salvo altrimenti disposto, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le proprie osservazioni e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Fatti salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di tale periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 19 dicembre 1994.

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