Document ID: 31987D0533

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DECISIONE DELLA COMMISSIONE
dell'8 aprile 1987
relativa ad un aiuto concesso dal governo italiano a favore dei negozianti italiani di zucchero
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(87/533/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento (CEE) n. 1785/81 del Consiglio, del 30 giugno 1981, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (1), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 606/82 (2), in particolare l'articolo 44,
dopo aver intimato agli interessati di presentare le loro osservazioni, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2, primo comma del trattato (3),
considerando quando segue:
I
Il 14 novembre 1984, in occasione della riunione del comitato di gestione per lo zucchero, la Commissione ha preso atto di una misura d'aiuto prevista dalla delibera del comitato interministeriale per la programmazione economica in appresso denominato CIPE, dell'11 ottobre 1984 (4) e dei provvedimenti del comitato interministeriale prezzi, in appresso denominato CIP, n. 39/1984 del 24 ottobre 1985 (5) e n. 41/1984 del 16 novembre 1984 (6).
Tale misura prevede la concessione di un aiuto ai negozianti italiani di zucchero di 37,12 Lit al kg per lo zucchero bianco in giacenza alla data del 29 ottobre 1984, esente da imposta di fabbricazione e per il quale è stato pagato il sovrapprezzo. Tale misura è intesa a mantenere il livello delle entrate dei negozianti colpiti dalla decisione, adottata dal CIPE, di diminuire i prezzi massimi dello zucchero dal 30 ottobre 1984.
II
1. Con lettera in data 23 novembre 1984, la Commissione ha reso nota al governo italiano la sua riserva circa detta misura di aiuto ed ha subordinato la propria posizione in proposito alle conclusioni alle quali sarebbe pervenuta quanto al principio di fissazione dei prezzi dello zucchero a livello nazionale. Il 18 dicembre 1985 la Commissione ha deciso di non considerare il principio di tale fissazione per lo zucchero in Italia come un'infrazione al regime comunitario di prezzi.
Con lettera in data 7 maggio 1986, la Commissione ha comunicato al governo italiano di aver deciso di avviare nei confronti della misura di aiuto di cui sopra la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato.
La Commissione ha infatti ritenuto che tale misura
- costituisca un aiuto al funzionamento, senza alcun effetto duraturo sul miglioramento delle strutture del settore;
- risponda ai criteri dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, senza poter beneficiare delle deroghe di cui ai paragrafi 2 e 3 dello stesso articolo;
- costituisca, inoltre, per sua natura e per le modalità di finanziamento, un'infrazione all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero e, di conseguenza, sia incompatibile con il mercato comune, ai sensi del suddetto articolo 92.
La Commissione, nel quadro di detta procedura, ha invitato il governo italiano a presentare le sue osservazioni.
La Commissione ha invitato anche gli altri Stati membri e gli interessati diversi dagli Stati membri a presentare le loro osservazioni.
2. Il 22 luglio 1986, il governo italiano ha risposto alla lettera della Commissione del 7 maggio 1986, sottolineando, tra l'altro, che la riduzione del prezzo dello zucchero decisa dal provvedimento del CIP n. 39/1984 ha impedito ai commercianti di vendere, senza subire perdite, lo zucchero in giacenza al 29 ottobre 1984. Di conseguenza, secondo il governo italiano, detto provvedimento non costituisce un aiuto, in quanto il suo scopo è quello di pervenire ad una parità di trattamento con il prodotto venduto anteriormente alla riduzione del prezzo.
3. Con lettera in data 9 gennaio 1987, il governo italiano ha comunicato alla Commissione quanto segue:
- nella comunicazione della Commissione, conforme all'articolo 93, paragrafo 2, primo comma del trattato, destinata agli interessati diversi dagli altri Stati membri, la Commissione aveva affermato che il regime di prezzi massimi per lo zucchero in Italia non era contrario al regime comunitario di prezzi;
- la decisione evidenzia maggiormente la logica a cui s'ispira la misura nazionale destinata ad equilibrare le condizioni che prevalgono sui mercati per i negozianti che avevano acquistato lo zucchero prima della diminuzione del prezzo nazionale e che l'avevano poi rivenduto;
- per tali motivi il governo italiano invita la Commissione a riesaminare in una luce più favorevole le misure destinate a ristabilire condizioni eque per gli operatori interessati.
III
I quantitativi di zucchero oggetto dell'aiuto ai negozianti di zucchero sono i seguenti:
- stima del quantitativo di zucchero, in giacenza presso negozianti alla data del 29 ottobre 1984, che può beneficiare dell'aiuto:
47 839 t (stando alle informazioni fornite dalle autorità italiane), cioè:
- il 3,75 % della produzione italiana per la campagna 1984/1985, pari a 1 274 000 t (fonte Eurostat),
- il 24,8 % dei quantitativi importati nella campagna 1984/1985 (fonte Eurostat);
in base a questi dati l'importo totale dell'aiuto raggiungerebbe la somma di 1 700 000 000 di Lit pari a 1 164 000 ECU;
- quantitativi di zucchero importato annualmente degli Stati membri (EUR 10) (fonte Eurostat):
- campagna 1982/1983: 283 000 t,
- campagna 1983/1984: 273 000 t,
- campagna 1984/1985: 239 773 t;
essendo l'Italia deficitaria di zucchero, la produzione è limitata alla quota A.
IV
1. L'aiuto, previsto per qualsiasi quantitativo di zucchero detenuto in giacenza al 29 ottobre 1984, falsa la concorrenza. Esso favorisce infatti i negozianti italiani che detenevano zucchero bianco in giacenza al 29 ottobre 1984, rispetto ai loro concorrenti degli altri Stati membri, operanti nel settore dello zucchero ed intenzionati a commercializzarlo successivamente a tale data.
Va osservato a questo proposito che dal 30 ottobre 1984 queste due categorie di operatori economici sono soggette agli stessi prezzi massimi di vendita dello zucchero, fissati dal CIPE. Va rammentato nel contempo che soltanto i negozianti che detenevano lo zucchero in giacenza al 29 ottobre 1984 riceveranno l'aiuto di 37,12 Lit al kg.
Questi ultimi, grazie all'aiuto, sono quindi in grado di praticare, se lo desiderano, condizioni di vendita più convenienti rispetto a quelle che potrebbero offrire i loro omologhi degli altri Stati membri, che non beneficiano di interventi dello Stato.
Questa misura incide anche sugli scambi di zucchero tra l'Italia e gli altri Stati membri che potrebbero esportare verso tale paese. Le esportazioni degli operatori economici degli altri Stati membri, infatti, dal 30 ottobre 1984 saranno frenate, poiché i negozianti italiani preferiranno da tale data smerciare dapprima lo zucchero che hanno in giacenza dal 29 ottobre 1984 - zucchero per il quale possono beneficiare dell'aiuto di 37,12 Lit al kg - e soltanto dopo quello importato che non beneficia di alcun aiuto dagli altri Stati membri.
2. La misura rientra quindi nel caso, previsto all'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, di incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che non soddisfano alle condizioni di cui all'articolo stesso.
L'incompatibilità non può essere annullata ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 2 del trattato, dato che le deroghe da esso previste non sono applicabili al caso in oggetto. Le deroghe di cui al paragrafo 3 dello stesso articolo indicano gli obiettivi precisi che devono essere perseguiti con la concessione degli aiuti, obiettivi che devono riguardare il perseguimento dell'interesse comunitario; le deroghe, tra l'altro, possono essere concesse soltanto se la Commissione può stabilire che l'aiuto è necessario alla realizzazione di uno degli obiettivi enunciati in dette disposizioni. Concedere il beneficio delle deroghe ad aiuti che non implicano tale contropartita equivarrebbe ad accettare una situazione pregiudizievole per gli scambi tra gli Stati membri, distorsioni della concorrenza non giustificate dall'interesse comunitario e, di conseguenza, vantaggi immotivati per alcuni Stati membri.
È chiaro che la misura in causa non è destinata a « promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo », ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera b); non si tratta neppure di una misura destinata a « porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro, ai sensi della stessa disposizione. Quanto alle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) relative ad aiuti destinati a favorire o ad agevolare lo sviluppo economico di talune regioni o di talune attività di cui alla suddetta lettera c), si deve constatare che l'aiuto è concesso ad esclusivo beneficio di alcuni negozianti italiani, senza riferimento a criteri di adattamento o di miglioramento della struttura di commercializzazione. Di conseguenza tale misura deve essere considerata come un aiuto al funzionamento per tali negozianti, tipo di aiuto al quale la Commissione in linea di massima si è sempre opposta, in quanto la sua concessione non è subordinata a condizioni tali da consentire l'applicazione delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c).
Si deve rilevare inoltre che il fatto che la Commissione abbia deciso che il regime nazionale di fissazione dei prezzi massimi per lo zucchero in Italia non costituisca un'infrazione rispetto al regime comunitario dei prezzi, non consente di concludere che l'aiuto in causa, destinato secondo le autorità italiane a compensare la fissazione a livello nazionale di prezzi inferiori, alla data del 30 ottobre 1984, può beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) del trattato.
3. La concessione dell'aiuto in causa non tiene conto del principio secondo cui gli Stati membri non hanno più la facoltà di statuire unilateralmente in materia di redditi, nell'ambito di un'organizzazione comune di mercato, concedendo aiuti di questo tipo.
Esistono inoltre limiti al potere degli Stati membri di intervenire dirattamente nel funzionamento delle organizzazioni comuni di mercato che comportano un sistema di prezzo comune, che ormai sono di competenza esclusiva della Comunità.
Di conseguenza, anche se fosse stato possibile applicare una delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3 del trattato, il fatto che la misura d'aiuto in esame costituisce un'infrazione dell'organizzazione comune di mercato dello zucchero avrebbe escluso l'applicazione di tale deroga.
4. L'aiuto in causa non soddisfa quindi le condizioni richieste per beneficiare di una delle deroghe di cui all'articolo 92 e deve essere considerato incompatibile con il mercato comune e le autorità italiane devono prendere le misure necessarie affinché non sia concesso.
La presente decisione non anticipa le conseguenze che la Commissione trarrà quanto al recupero del suddetto aiuto presso i beneficiari e al finanziamento della politica agraria comune tramite il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia, nel caso in cui l'aiuto fosse stato concesso prima della conclusione della procedura d'esame di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto, che consiste in un versamento ai negozianti italiani di 37,12 Lit al kg per il quantitativo di zucchero bianco in giacenza, esente da imposta di fabbricazione e per il quale è stato pagato il sovrapprezzo previsto dalla delibera del CIPE dell'11 ottobre 1984 e dai provvedimenti del CIP n. 39/1984 del 24 ottobre 1984 e n. 41/1984 del 16 novembre 1984, è incompatibile con il mercato comune, ai sensi dell'articolo 92 del trattato e non può quindi essere concesso.
Articolo 2
Entro un mese dalla notifica della presente decisione, il governo italiano informa la Commissione circa le misure esportare adottate per conformarsi alle disposizioni dell'articolo 1.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'8 aprile 1987.

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