Document ID: 31992R0830

REGOLAMENTO (CEE) N. 830/92 DEL CONSIGLIO del 30 marzo 1992 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di filati di poliesteri (fibre artificiali in fiocco) originari di Taiwan, dell'Indonesia, dell'India, della Repubblica popolare cinese e della Turchia e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
previa formale domanda al Consiglio di associazione CEE-Turchia, in conformità dell'articolo 47, paragrafo 1 del protocollo addizionale all'accordo che crea un'associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia (2), e in mancanza di una decisione di detto Consiglio di associazione entro il termine di cui all'articolo 47, paragrafo 2 del suddetto protocollo,
vista la proposta della Commissione presentata previe consultazioni in seno al comitato consultivo a norma del suddetto regolamento,
considerando quanto segue:
A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CEE) n. 2904/91 (3), la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di filati di fibre di poliesteri in fiocco di cui ai codici NC 5509 21 10, 5509 21 90, 5509 22 10, 5509 22 90, 5509 51 00 e 5509 53 00, originari di Taiwan, dell'Indonesia, dell'India, della Repubblica popolare cinese e della Turchia, e ha chiuso la procedura antidumping riguardo alle importazioni dei filati in questione originari della Repubblica di Corea e alle importazioni di filati per cucire di cui al codice NC 5508 10 11 originari di tutti i paesi interessati dalla procedura.
Con il regolamento (CEE) n. 202/92 (4), il Consiglio ha prorogato il suddetto dazio per un periodo di due mesi.
B. SEGUITO DELLA PROCEDURA
(2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, le parti interessate che ne hanno fatto richiesta hanno avuto l'opportunità di essere intese dalla Commissione. Esse hanno altresì reso noto per iscritto il proprio punto di vista sulle risultanze.
(3) Alcuni esportatori, che non si erano manifestati alla Commissione entro il termine specificato nell'avviso di apertura, hanno risposto al questionario della Commissione in generale parecchio tempo dopo che le inchieste in loco nei paesi esportatori interessati avevano avuto luogo e, in molti casi, dopo l'adozione delle misure provvisorie. Su richiesta, detti esportatori sono stati intesi dalla Commissione. Il loro punto di vista è stato esaminato, ma effettuare una nuova inchiesta per uno qualsiasi di loro avrebbe indebitamente ritardato la procedura. Le loro risposte al questionario non hanno potuto pertanto essere prese in considerazione.
(4) Su richiesta, le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi e la definitiva riscossione degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio. Ad esse è stato inoltre concesso un periodo di tempo entro cui fare rimostranze in seguito alle informazioni ricevute.
(5) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti sono state esaminate e, se del caso, le conclusioni della Commissione sono state opportunamente modificate.
(6) A causa della complessità della procedura, in particolare della puntuale verifica della grande quantità di dati ad essa relativi e dei numerosi argomenti avanzati, come precisato al punto 9 del regolamento (CEE) n. 2904/91 l'inchiesta non ha potuto essere conclusa entro il normale termine di un anno.
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
i) Definizione del prodotto
(7) La Fédération internationale de la Filterie ha sostenuto, e l'importatore comunitario che effettua operazioni di finissaggio di filati per cucire citato al punto 11 del regolamento (CEE) n. 2904/91 ha continuato a ribadire, che i cosiddetti « filati greggi », ovvero filati di poliesteri al 100 % utilizzati per la produzione di filati per cucire, dovrebbero essere considerati come un prodotto distinto, dagli altri filati di poliesteri in fiocco contemplati dalla procedura in quanto diversi in termini di caratteristiche tecniche e applicazioni finali. Tuttavia, nel complesso, non sono stati presentati nuovi elementi di prova volti a dimostrare che le pretese caratteristiche speciali dei « filati greggi » in questione non si constatano anche in altri filati utilizzati per la produzione di tessuti o di articoli di maglieria.
Il Consiglio conferma al riguardo le conclusioni della Commissione esposte nei punti 10 e 11 del regolamento (CEE) n. 2904/91.
ii) Prodotto simile
(8) Nel punto 12 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha concluso che tutti i filati di poliesteri fabbricati nei paesi esportatori interessati dalla procedura e quelli prodotti nella Comunità sono prodotti simili. Un esportatore cinese ha sostenuto che i filati da lui esportati verso la Comunità non si possono considerare prodotto simile né rispetto ai filati fabbricati nella Comunità, né rispetto a quelli fabbricati negli altri paesi interessati dalla procedura. A sostegno di questa affermazione l'esportatore interessato asserisce che i filati da lui esportati verso la Comunità nel periodo dell'inchiesta erano fabbricati in modo diverso, ovvero non erano giuntati a getto d'aria, presentavano una spolatura di qualità inferiore, venivano considerati di qualità scadente ed erano utilizzati per produrre tessuti scadenti.
La circostanza che i filati cinesi in questione non siano giuntati a getto d'aria e presentino una spolatura di qualità inferiore non modifica il fatto che essi e tutti gli altri filati in questione sono fabbricati con la stessa tecnologia di base e sono simili nelle loro caratteristiche fisiche e tecniche essenziali.
Inoltre, le presunte differenze relative all'utilizzazione e alla percezione da parte del consumatore dei filati cinesi in questione riguardano soltanto la qualità di tali filati e non possono essere ritenute fondamentali per la definizione di prodotto simile nella presente procedura.
La Commissione conclude pertanto che i filati cinesi in questione e i filati di poliesteri fabbricati negli altri paesi esportatori e nella Comunità sono simili ai sensi del regolamento
(CEE) n. 2423/88.
Tale conclusione è confermata dal Consiglio.
D. DUMPING
i) Valore normale
(9) Ai fini delle conclusioni definitive, il valore normale è stato determinato seguendo gli stessi metodi usati per la determinazione provvisoria.
(10) Due esportatori indiani hanno sostenuto che, nel calcolo del valore costruito per i filati esportati, taluni costi e spese avrebbero dovuto essere ripartiti in base alla filatura, ovvero alla quantità di filati prodotti in un certo periodo di tempo, anziché in proporzione al giro di affari. La Commissione ha ritenuto questa richiesta accettabile per un esportatore relativamente ad alcune spese generali di fabbricazione, in base ad ulteriori elementi di prova forniti. Quanto alle spese finanziarie, la Commissione ha riesaminato la determinazione provvisoria ed ha anche accettato questo metodo di ripartizione per entrambi gli esportatori interessati relativamente alla parte delle spese in questione che risultava chiaramente connessa con il finanziamento di impianti e macchinari. In assenza di dati contabili che giustifichino la ripartizione delle altre spese su una base diversa dal giro di affari, la Commissione ritiene che le richieste degli esportatori interessati riguardo a tali spese debbano essere respinte.
(11) Uno degli esportatori di cui al punto 10 ha altresì sostenuto che le spese prese in considerazione nel calcolo del valore costruito avvrebbero dovuto essere ridotte in parte di talune entrate della società. Dato che queste ultime sono risultate non regolarmente ricevute né direttamente connesse con il prodotto in questione, si ritiene che la richiesta debba essere respinta.
(12) Due esportatori indiani hanno sostenuto che nel costruire il valore normale del prodotto esportato, non venduto sul mercato interno, la Commissione aveva erroneamente considerato che i filati in questione erano interamente tinti, mentre in realtà lo erano soltanto in parte. Sulla base degli elementi di prova forniti da uno degli esportatori interessati, la Commissione ha ricalcolato il valore normale costruito per alcuni di detti filati. Per quanto riguarda l'altro esportatore, gli elementi di prova forniti sono ritenuti insufficienti per indurre la Commissione a modificare le risultanze provvisorie.
(13) Un altro esportatore indiano ha sostenuto che il costo delle materie prime usato dalla Commissione per costruire il valore normale dei filati esportati era più elevato di quello sostenuto. Tuttavia, gli elementi di prova forniti dall'esportatore a sostegno della sua affermazione erano sostanzialmente diversi da quelli forniti alla Commissione e da questa esaminati durante l'inchiesta in loco e, pertanto, si ritiene che l'argomento debba essere respinto.
(14) Alla luce delle considerazioni sopra esposte il Consiglio conferma le conclusioni della Commissione.
In mancanza di ulteriori argomenti delle parti interessate oltre quelli esposti nei punti da 10 a 13, il Consiglio conferma anche il metodo usato per determinare il valore normale descritto nei punti da 13 a 19 del regolamento (CEE) n. 2904/91.
ii) Prezzo all'esportazione
(15) Il Consiglio conferma il metodo usato per determinare i prezzi all'esportazione, esposto nei punti 20, 21 e 22 del regolamento (CEE) n. 2904/91, in quanto nessuna osservazione sostanziale in merito è stata formulata dalle parti interessate.
iii) Confronto
(16) Nella fase provvisoria della procedura, gli esportatori indiani che hanno collaborato hanno chiesto un adeguamento per gli oneri all'importazione sulle materie prime fisicamente incorporate nel prodotto simile destinato al consumo in India, non riscossi per il prodotto esportato verso la Comunità. L'adeguamento è stato concesso quando è stata sufficientemente dimostrata la fondatezza della richiesta.
(17) Per tre esportatori indiani, i quantitativi di materie prime effettivamente utilizzati per la fabbricazione del prodotto in questione esportato verso la Comunità durante il periodo dell'inchiesta sono stati superiori al quantitativo esente dagli oneri all'importazione; la differenza era costituita da materie prime acquistate a prezzi interni che, nel quadro del sistema indiano di ricostituzione, possono essere sostituite, in un secondo momento, da materie prime esenti dagli oneri all'importazione.
Due dei tre esportatori interessati hanno contestato l'importo dell'adeguamento concesso per gli oneri all'importazione, sostenendo che il costo usato dalla Commissione nel calcolare l'adeguamento per il quantitativo di materie prime eccedente rispetto a quello esente dagli oneri all'importazione non corrispondeva a quello effettivamente sostenuto. Dai documenti forniti alla Commissione al tempo dell'inchiesta in loco non era possibile dedurre il costo delle materie prime in questione, in quanto tali documenti erano incompleti e non consentivano alla Commissione di assegnare le successive importazioni di materie prime esenti da oneri all'importazione alle operazioni di esportazione del periodo dell'inchiesta per le quali erano state usate materie prime acquistate ai prezzi interni. Pertanto, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha ritenuto opportuno calcolare l'adeguamento per le materie prime in questione sulla base di altri dati disponibili, ovvero i prezzi internazionali delle fibre di poliesteri per il dicembre 1989 pubblicati su « Cotton Outlook ».
A sostegno della loro richiesta, diversi mesi dopo l'inchiesta in loco, gli esportatori interessati hanno fornito documenti e fatture, che a questo stadio della procedura non possono essere verificati e, pertanto, neanche presi in considerazione. La Commissione conferma le sue conclusioni riguardo agli adeguamenti concessi in considerazione degli oneri all'importazione sulle materie prime per i due esportatori interessati.
(18) Uno degli esportatori indiani interessati di cui al punto 17 ha sostenuto inoltre che, per alcune esportazioni di campioni spedite per via aerea, l'adeguamento del prezzo all'esportazione in considerazione dei costi di trasporto doveva essere effettuato a livello del costo di trasporto medio per le altre operazioni di esportazione. Visti i quantitativi coperti dalle operazioni in questione, la Commissione ritiene che non possano essere considerati campioni e, pertanto, l'adeguamento deve essere basato sugli effettivi costi di trasporto considerati, il medesimo esportatore ha inoltre contestato l'entità dell'adeguamento applicato dalla Commissione al valore normale in considerazione degli sconti cassa. Dato che gli elementi di prova forniti a sostegno di tale osservazione non concordano con quelli esaminati in loco presso gli esportatori, la Commissione non ritiene giustificata una modifica della sua determinazione provvisoria.
(19) Come precisato nel punto 25 del regolamento (CEE) n. 2904/91, in seguito alle richieste di numerosi esportatori indiani, la Commissione ha accettato di effettuare un adeguamento in considerazione dei dazi e delle imposte indirette gravanti in una fase anteriore sui fattori produttivi utilizzati per il prodotto simile destinato al consumo in India, rimborsati dal governo indiano in virtù dell'esportazione del prodotto verso la Comunità.
(20) Il ricorrente ha sostenuto che l'entità dell'adeguamento concesso non è conforme all'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 in quanto è superiore a quella dei dazi e delle imposte gravanti sui fattori produttivi utilizzati per il prodotto simile.
La Commissione ribadisce che le informazioni verificate confermano la rispondenza tra l'importo effettivamente rimborsato e dedotto a titolo di adeguamento e i dazi e le imposte indirette effettivamente gravanti sui suddetti fattori produttivi.
(21) Nel punto 18 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha esposto i motivi per cui, ai fini della determinazione del valore normale in Cina, è stato utilizzato il valore normale costruito del prodotto simile fabbricato in India.
(22) Per le ragioni esposte nel punto 8 l'esportatore cinese interessato ha sostenuto che, se la Commissione non conveniva che i suoi filati non erano un prodotto simile nei confronti degli altri filati di poliesteri oggetto della procedura, si sarebbe dovuto effettuare un adeguamento del valore normale per le differenze riguardanti le caratteristiche fisiche che influivano sulla comparabilità dei prezzi tra i filati cinesi in questione e i filati indiani.
In base alle conclusioni tratte durante l'inchiesta e agli ulteriori elementi di prova forniti dall'esportatore in questione, la Commissione ritiene appropriato effettuare un adeguamento del valore normale soltanto per l'effetto sul valore di mercato di alcune delle differenze di qualità in questione, in particolare il fatto che i filati non siano giuntati a getto d'aria e la spolatura di qualità inferiore. L'entità dell'adeguamento richiesto è stata pertanto opportunamente stimata al 5 % e il valore normale è stato ridotto di conseguenza.
(23) Il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni sopra esposte.
iv) Margini di dumping
(24) Il valore normale e i prezzi all'esportazione sono stati confrontati prendendo in esame le singole transazioni per ciascuno degli esportatori che hanno collaborato sottoposto all'inchiesta. Dall'esame definitivo dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping per quanto riguarda le importazioni del prodotto in questione originario di Taiwan, dell'Indonesia, dell'India, della Repubblica popolare cinese e della Turchia da parte di tutti gli esportatori interessati, con un margine di dumping pari all'importo del quale il valore normale, quale definitivamente determinato dopo gli adeguamenti di cui ai punti 10, 12 e 22, supera il prezzo all'esportazione verso la Comunità.
(25) Nel punto 27 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha concluso che, non essendo gli esportatori della Repubblica popolare cinese indipendenti nello stabilire i prezzi all'esportazione, si doveva determinare un margine di dumping unico per tutti tranne la società Guangying Spinning Co. Ltd, per la quale è stato determinato un margine di dumping individuale. Tale società è una joint venture tra un'impresa cinese e una di Hong-Kong collegata ad un gruppo comunitario che importa il prodotto in questione.
(26) Il ricorrente ha sostenuto che applicare a tale esportatore un trattamento individuale costituisce una discriminazione nei confronti degli altri produttori della Comunità che importano anch'essi il prodotto in questione.
La circostanza che la Guangying Spinning Co. Ltd sia collegata, tramite il suo partner di Hong-Kong, al gruppo comunitario, non è pertinente al fatto che la Commissione ha ritenuto opportuno applicare a detto esportatore un trattamento individuale. Come precisato nel punto 27 del regolamento (CEE) n. 2904/91, la ragione del trattamento individuale riservato alla Guangying Spinning Co. Ltd risiede nella relativa indipendenza economica di cui tale società gode nella Repubblica popolare cinese. Secondo la Commissione, ciò è sufficiente per ritenere che le misure prese non saranno eluse da esportazioni di altri esportatori cinesi con margini di dumping più elevati effettuate tramite questa società. Non si riscontra pertanto alcuna discriminazione e gli argomenti del ricorrente non possono essere accettati.
(27) Per gli esportatori indiani che hanno collaborato e non sono stati selezionati ai fini dell'inchiesta la Commissione, per i motivi esposti nel punto 5 del regolamento (CEE) n. 2904/91, ha applicato la media ponderata del margine di dumping definitivamente determinato per gli esportatori indiani sottoposti all'inchiesta.
Il ricorrente ha contestato tale procedimento sostenendo che qualsiasi margine di dumping determinato, distinto da un margine di dumping individuale o da un margine di dumping a livello nazionale, diventa arbitrario. Tuttavia, il procedimento alternativo suggerito dal ricorrente semplicemente implicava un margine di dumping ugualmente distinto per gli esportatori che avevano collaborato non selezionati ai fini dell'inchiesta, ma ad un livello più elevato di quello determinato dalla Commissione.
Tenendo conto del fatto che le società da sottoporre all'inchiesta sono state decise dalla Commissione e che tutti gli esportatori che hanno collaborato ne sono stati informati all'inizio dell'inchiesta e non hanno sollevato obiezioni, non esistono motivi per cui la Commissione debba modificare il procedimento applicato.
(28) La media ponderata dei margini di dumping per ciascun esportatore, espressa in percentuale dei prezzi cif frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
La media ponderata dei margini di dumping accertati per gli esportatori sopracitati sottoposti all'inchiesta è pari al 2,9 %. Tale percentuale è considerata il margine di dumping da attribuire agli esportatori indiani che hanno collaborato, ma che non sono stati sottoposti all'inchiesta. SPAZIO PER TABELLA
(29) I margini di dumping accertati per le società Guangying Spinning Co. Ltd, Guangzhou e P.T. Kewairam Indonesia, Bandung, possono essere considerati minimi e pertanto, ai fini della presente procedura, si ritiene che le importazioni dei prodotti di tali società non siano state oggetto di dumping.
(30) Nei punti 30 e 31 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha trattato la questione della determinazione del margine di dumping relativo agli esportatori che non avevano risposto al questionario della Commissione entro i termini fissati, né si erano manifestati altrimenti, compreso il conseguente ricorso ai dati disponibili a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione ha operato una distinzione tra i vari paesi interessati in base alla misura in cui le esportazioni dichiarate dagli esportatori che avevano collaborato coprivano le esportazioni complessive dai rispettivi paesi. Su tale base, i margini di dumping per gli esportatori dei paesi con un elevato tasso di copertura delle esportazioni, ovvero India e Repubblica popolare cinese, sono stati stimati pari al più elevato margine di dumping accertato per un esportatore sottoposto all'inchiesta nei rispettivi paesi. Per gli esportatori dei paesi con un basso tasso di copertura delle esportazioni, ovvero Taiwan, l'Indonesia e la Turchia, i margini di dumping sono stati calcolati in base ad altre informazioni disponibili, in particolare quelle contenute nella denuncia e nelle statistiche Eurostat, debitamente adeguate, in quanto le informazioni ottenute dagli esportatori dei suddetti paesi che avevano collaborato non potevano essere considerate rappresentative di tutti gli altri esportatori.
(31) I rappresentanti del governo indonesiano e degli esportatori dell'Indonesia e di Taiwan hanno sostenuto che l'elevato livello del margine di dumping nazionale provvisoriamente determinato è ben lontano dal rispecchiare i prezzi e i costi effettivi di detti paesi. Pertanto, la Commissione non dovrebbe basarsi sulle affermazioni contenute nella denuncia per la determinazione del valore normale, bensì attenersi maggiormente alle informazioni verificate durante l'inchiesta. Inoltre, essi hanno fornito alla Commissione dati statistici relativi al tipo di prodotto effettivamente oggetto della maggior parte delle importazioni nella Comunità dai suddetti due paesi, dati non disponibili nelle statistiche Eurostat.
Con riferimento ai suddetti argomenti, la Commissione osserva che, mentre i costi delle materie prime dei filati in questione indicati nella denuncia sono più o meno corrispondenti ai costi medi riscontrati in tutti i paesi esportatori interessati dalla procedura, altrettanto non avviene per spese generali e profitti che, in media, sono di gran lunga inferiori a quelli indicati nella denuncia. Tale situazione, suffragata da fonti esterne, segnatamente lo studio relativo al confronto dei costi di produzione del 1989 effettuato dalla Federazione internazionale delle industrie tessili e i dati forniti circa i tipi di prodotti effettivamente esportati da società diverse da quelle sottoposte all'inchiesta a Taiwan e in Indonesia, hanno indotto la Commissione a calcolare nuovamente il valore normale da usare nella determinazione definitiva dei margini di dumping nazionali relativi a detti paesi, adeguando ulteriormente, se del caso, le informazioni contenute nella denuncia.
(32) L'associazione degli esportatori turchi ha espresso seri dubbi circa l'esattezza dei dati statistici Eurostat utilizzati per la determinazione del margine di dumping relativo alla Turchia. Su richiesta, le autorità doganali nazionali interessate hanno effettuato un'inchiesta, da cui risulta che una parte sostanziale delle importazioni registrate in Eurostat sotto il codice NC corrispondente ai filati in questione originari della Turchia è stata erroneamente classificata in quanto avrebbe dovuto essere registrata sotto una voce non coperta dalla procedura. A causa di questa erronea classificazione la copertura delle esportazioni da parte degli esportatori turchi sottoposti all'inchiesta aumenta notevolmente e, pertanto, la Commissione ritiene che il più elevato margine di dumping accertato per un esportatore sottoposto all'inchista costituisca una base idonea per la determinazione del margine di dumping relativo a questo paese.
(33) Il ricorrente si è opposto a questo cambiamento nel metodo usato per determinare il margine di dumping relativo alla Turchia. Si sostiene che, nonostante l'errata classificazione, la Turchia non dovrebbe essere considerata un paese con un'elevata copertura delle esportazioni e pertanto il relativo margine di dumping non dovrebbe essere basato sul margine più elevato accertato per un esportatore che ha collaborato, bensì dovrebbe essere determinato ad un livello più alto.
La Commissione osserva che, in seguito all'errata classificazione, nel totale delle importazioni dalla Turchia le importazioni del prodotto in questione dichiarate dai tre esportatori turchi sottoposti all'inchiesta rappresentano attualmente una parte tale che le informazioni ottenute dalle tre società sono rappresentative di tutti gli altri esportatori del paese e costituiscono pertanto il dato disponibile più appropriato ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(34) Sulla scorta di quanto sopra, sono stati determinati i seguenti margini di dumping, espressi in percentuale dei prezzi cif frontiera comunitaria:
Taiwan 14,3 %
Indonesia 11,9 %
India 7,8 %
Repubblica popolare cinese 23,5 %
Turchia 10,1 %
(35) Il Consiglio conferma le risultanze e conclusioni sopra esposte.
E. PREGIUDIZIO
i) Cumulo degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(36) Nel punto 34 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha concluso che l'effetto sull'industria comunitaria delle importazioni in dumping dai cinque paesi interessati dalla procedura doveva essere valutato congiuntamente. Un esportatore cinese ha obiettato su questa conclusione e ha sostenuto che l'effetto dannoso delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese non doveva essere cumulato con quello delle altre importazioni in questione, bensì considerato separatamente. Secondo l'esportatore le importazioni dalla Repubblica popolare cinese dovrebbero essere attribuite al segmento scadente del mercato, non concorrenziale rispetto al segmento medio o elevato in cui si trovano gli altri filati. A sostegno della sua osservazione, l'esportatore cinese ha inoltre affermato che l'andamento del volume delle importazioni cinesi, in netto contrasto con l'aumento delle importazioni dagli altri paesi interessati, registrava un costante declino dal 1987 e che, nel valutare il cumulo, la Commissione avrebbe dovuto tener conto dell'ulteriore flessione delle importazioni cinesi dopo il periodo dell'inchiesta.
(37) Il fatto che i filati cinesi importati durante il periodo dell'inchiesta non fossero giuntati a getto d'aria e presentassero una spolatura di qualità inferiore non consente di tracciare una netta linea di demarcazione tra tali filati e quelli importati dagli altri paesi interessati o fabbricati nella Comunità. Come concluso nel punto 8, tutti i filati interessati dalla procedura sono simili, qualunque ne sia la fonte. Inoltre, i filati di ogni origine sono in misura considerevole commercialmente fungibili e concorrenti tra loro, come emerge dalla scarsa differenza in termini di percezione da parte del consumatore tra i filati cinesi e quelli interessati fabbricati altrove. L'argomento addotto è pertanto respinto.
Per quanto riguarda l'andamento del volume delle importazioni cinesi in dumping nella Comunità, esse sono aumentate da 3 546 tonnellate nel 1986 a 6 755 tonnellate nel 1987, per passare a 4 490 tonnellate nel 1988 e scendere a 3 310 tonnellate durante il periodo dell'inchiesta. Queste importazioni pertanto non hanno registrato alcuna effettiva variazione, ma, dopo aver raggiunto valori massimi nel 1987 e nel 1988, durante il periodo dell'inchiesta sono rimaste più o meno al livello del 1986, livello che non può essere considerato trascurabile. Nel valutare il cumulo, di norma la Commissione non esamina l'andamento registrato dalle importazioni dopo il periodo dell'inchiesta, in quanto in alcuni casi esse potrebbero essere influenzate dall'avvio della procedura.
(38) In seguito all'errata classificazione di cui al punto 32, gli esportatori turchi hanno sostenuto che la quota di mercato comunitario detenuta nel 1989 dalle importazioni in questione originarie della Turchia, quale riveduta, si doveva considerare minima e pertanto non sufficiente per arrecare un pregiudizio notevole all'industria comunitaria. Pertanto, per queste importazioni la procedura avrebbe dovuto essere chiusa senza l'adozione di misure di difesa.
Dal confronto tra il livello di queste importazioni, quale riveduto, e il consumo comunitario apparente emerge che durante il periodo dell'inchiesta queste importazioni hanno continuato a detenere una quota di mercato non trascurabile. L'argomento addotto deve pertanto essere respinto.
(39) Alla luce delle considerazioni sopra esposte il Consiglio conferma le risultanze della Commissione di cui ai punti 33 e 34 del regolamento (CEE) n. 2904/91 e conclude che gli effetti delle importazioni in dumping cinesi e turche devono essere esaminati cumulativamente con quelli delle altre importazioni in questione.
ii) Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(40) In seguito all'errata classificazione di cui al punto 32 relativa alle importazioni dei filati in questione originari della Turchia, il volume e la quota di mercato complessivi delle importazioni in dumping dai cinque paesi interessati, indicati nei punti 35 e 36 del regolamento
(CEE) n. 2904/91, devono essere opportunamente adeguati. Il volume delle importazioni in dumping nella Comunità da detti paesi durante il periodo dell'inchiesta risulta ora pari a 15 407 tonnellate, corrispondenti ad una quota di mercato comunitario dell'8,3 %. Nel 1986 il volume e la quota di mercato delle importazioni in questione erano rispettivamente pari a 7 877 tonnellate e al 3,7 %.
Il Consiglio conferma le conclusioni sopra esposte.
iii) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(41) In sede di risultanze provvisorie la Commissione ha determinato la sottoquotazione per tutti i paesi interessati e per quasi tutti gli esportatori sottoposti all'inchiesta. La media ponderata della sottoquotazione era del 56,48 %. L'esportatore cinese di cui al punto 22 ha sostenuto che, nel determinare la sottoquotazione, la Commissione avrebbe dovuto, ai fini del confronto tra i prezzi dei filati cinesi importati e quelli dei filati comunitari, effettuare un adeguamento in considerazione delle differenze di qualità. La Commissione ha ritenuto giustificato tener conto di un adeguamento pari a quello applicato al valore normale; il livello di sottoquotazione dell'esportatore interessato è stato pertanto ridotto in misura corrispondente.
Il Consiglio conferma la conclusione di cui sopra, nonché le risultanze della Commissione in merito ai margini di sottoquotazione di cui al punto 37 del regolamento (CEE) n. 2904/91.
iv) Situazione dell'industria comunitaria
(42) Nel valutare la situazione dell'industria comunitaria, la Commissione ha preso in considerazione vari indicatori economici relativamente ai produttori comunitari sottoposti all'inchiesta ed ha ritenuto opportuno fare riferimento ad alcuni di detti indicatori in un contesto più ampio, ovvero la situazione generale dei produttori dei filati in questione nella Comunità.
Per quanto riguarda i produttori comunitari sottoposti all'inchiesta emergono i fatti seguenti:
- nel periodo compreso tra il 1986 e il 1989 il volume della produzione e l'utilizzazione degli impianti su base annua sono rimasti generalmente stabili;
- dal 1986 in poi il volume delle vendite è stato conforme a quello della produzione e, di conseguenza, i livelli delle scorte di fine anno non hanno registrato effettive variazioni;
- l'andamento del volume delle vendite rispetto a quello del consumo comunitario apparente ha determinato un certo aumento della quota di mercato detenuta dai produttori in questione fin dal 1986;
- i produttori comunitari sono stati costretti, in generale, ad astenersi dall'aumentare i loro prezzi quando l'incremento dei costi di produzione avrebbe normalmente reso opportuno farlo. In molti casi, dalla fine del 1988 essi sono stati addirittura obbligati ad abbassare i loro prezzi a livelli che non consentivano di realizzare un equo profitto e, per lo più, non coprivano nemmeno i costi di produzione;
- le perdite subite nel 1988 e nel 1989 sulle vendite sono state in media rispettivamente dell'1,3 % e del 5,9 %;
- tra il 1988 e il 1989 sono stati perduti più di 1 000 posti di lavoro, con una riduzione del 20 % quasi del personale occupato nel 1987.
La Commissione ha inoltre considerato alcuni fattori economici pertinenti relativamente a tutti i produttori comunitari del prodotto simile:
- il volume totale della produzione nella Comunità secondo le stime del ricorrente, peraltro non contestate da nessuna delle parti interessate, è diminuito da 202 700 t nel 1986 a 157 150 t nel periodo dell'inchiesta, ovvero di più del 22 %;
- tra il 1986 e il 1989, 77 unità di produzione interamente o in parte operanti nel settore della filatura dei filati di poliesteri in questione sono state chiuse in nove paesi della Comunità in seguito a processi di ristrutturazione o per cessazione dell'attività.
(43) Nessuna ulteriore informazione in merito alle risultanze sul pregiudizio è stata comunicata alla Commissione, benché un esportatore cinese abbia contestato tali risultanze in diversi punti.
(44) L'esportatore in questione ha sostenuto che le risultanze della Commissione circa la produzione, l'utilizzazione degli impianti, le vendite, le scorte e la quota di mercato dei produttori comunitari sottoposti all'inchiesta non sono segno di pregiudizio. Viene altresì sostenuto che le risultanze provvisorie non contengono alcuna indicazione dell'andamento dei prezzi determinato dalla Commissione e che, dato che i produttori comunitari sottoposti all'inchiesta in genere fabbricavano sia i filati in questione che altri prodotti tessili, le risultanze circa la redditività, la chiusura degli impianti e l'occupazione non avrebbero dovuto essere elaborate a livello di società, ma riguardare soltanto i filati specificamente interessati. Sulla base dei suddetti argomenti l'esportatore conclude che le risultanze della Commissione non comprendono sufficienti indicatori di pregiudizio.
La Commissione ritiene che, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, in sede di determinazione della sfavorevole situazione dell'industria comunitaria, le tendenze dei fattori economici indicativi non debbano essere valutate separatamente, in quanto né singolarmente, né riuniti, questi possono necessariamente fornire un orientamento decisivo. Nel punto 45 del regolamento (CEE) n. 2904/91 è infatti precisato che, date le caratteristiche dell'industria in questione, fattori economici quali produzione, vendite, scorte e quota di mercato non rispecchiavano chiaramente, comunque, le difficili condizioni di mercato in cui i produttori comunitari sottoposti all'inchiesta avevano dovuto operare e che, di conseguenza, il pregiudizio era più adeguatamente rispecchiato dall'andamento di altri parametri quali prezzi, redditività e occupazione.
Durante il periodo dell'inchiesta i prezzi praticati dai produttori comunitari sottoposti all'inchiesta sono diminuiti in media del 2,9 % rispetto a quelli del 1988. Tuttavia, l'aspetto indicativo in proposito è il fatto che questi produttori sono stati costantemente nell'impossibilità di aumentare i loro prezzi sin dal 1986, nonostante la pressione esercitata dall'incremento dei costi di produzione nel periodo in questione.
La Commissione conferma che le risultanze relative alla redditività riguardano specificamente i filati in questione e che i posti di lavoro perduti dai produttori comunitari sottoposti all'inchiesta riguardano principalmente le attività di filatura dei filati in questione, in quanto tali attività erano esclusive o prevalenti per la maggior parte dei produttori selezionati per l'inchiesta.
(45) Il medesimo esportatore ha osservato che nessuna conclusione in merito al pregiudizio può essere tratta da dati non verificati dalla Commissione. Il punto 3 del regolamento (CEE) n. 2904/91 espone la ragione per cui nella presente procedura la Commissione ha deciso di selezionare un certo numero di società per l'inchiesta, nonché i criteri seguiti in tale selezione. Nelle risultanze provvisorie la Commissione concludeva che l'industria comunitaria aveva subito un pregiudizio notevole che si rivelava, in particolare, nell'erosione dei prezzi, nell'insufficiente redditività, nonché in perdite e nel calo dell'occupazione. L'andamento negativo di tutti questi parametri, su cui sono basate le conclusioni provvisorie relative al pregiudizio, è stato riscontrato praticamente presso tutti i produttori che sono stati sottoposti all'inchiesta e che sono rappresentativi dell'industria comunitaria, e pertanto non si può sostenere che queste conclusioni siano tratte da dati non verificati.
(46) Il Consiglio conferma le risultanze sopra esposte e conclude che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, come emerge in particolare dal mancato rialzo dei prezzi che normalmente si sarebbe dovuto verificare e dal deterioramento della redditività e dell'occupazione.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
i) Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(47) In sede di risultanze provvisorie la Commissione ha accertato che l'evoluzione dei parametri negativi nella Comunità, per quanto riguarda i prezzi, la redditività e l'occupazione, corrisponde cronologicamente alla massima penetrazione delle importazioni in questione. A prescindere dalle questioni già discusse nei punti 36 e 38, nessun altro argomento è stato addotto dalle parti interessate riguardo all'imputabilità del pregiudizio alle importazioni in questione.
ii) Effetto di altri fattori
(48) Alcuni esportatori hanno sostenuto che, nelle risultanze provvisorie, la Commissione non ha adeguatamente preso in considerazione l'impatto delle importazioni del prodotto in questione originario dell'Egitto e del Brasile quando ha concluso che le importazioni in dumping dai paesi interessati dalla procedura, prese separatamente, hanno arrecato un pregiudizio notevole. Essi hanno altresì sostenuto che, a norma dell'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione è tenuta a valutare l'impatto negativo di altri fattori che possono anch'essi aver arrecato un pregiudizio notevole.
(49) Nel punto 50 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha constatato un netto aumento delle importazioni del prodotto in questione originario dell'Egitto e del Brasile e il livello apparentemente basso dei relativi prezzi. Tuttavia, ha anche considerato che dai prezzi indicati nelle statistiche Eurostat non si potevano trarre conclusioni, in quanto essi coprivano differenze estremamente rilevanti tra diversi tipi di prodotto e che nessuna altra informazione era disponibile al riguardo. La Commissione ha ancora considerato che, anche se le importazioni dai due paesi interessati avessero arrecato un pregiudizio, non per questo il pregiudizio arrecato dalle importazioni in dumping originarie dei paesi interessati dalla procedura sarebbe risultato non notevole.
In mancanza di informazioni attendibili sui prezzi all'esportazione, dopo un ulteriore esame della questione la Commissione non ha attualmente ragione di ritenere che le importazioni dall'Egitto e dal Brasile abbiano arrecato un pregiudizio.
A norma dell'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la responsabilità del pregiudizio arrecato dalle pratiche di dumping può essere attribuita agli esportatori interessati anche se il pregiudizio in questione è soltanto una parte di un pregiudizio più ampio imputabile ad altri fattori. L'articolo citato stabilisce soltanto che i pregiudizi causati da altri fattori non devono essere attribuiti alle importazioni oggetto di dumping.
Nel presente caso, data la sensibilità del prezzo dei filati in questione, il basso livello dei prezzi delle importazioni in esame costituisce, attraverso gli effetti del dumping, il fattore più indicativo che determina il contenimento dei prezzi e con questo la flessione della redditività e dell'occupazione. Quanto detto è provato dal fatto che, nonostante la quota di mercato dei produttori comunitari sottoposti all'inchiesta sia aumentata, tali produttori hanno praticamente tutti subito perdite in seguito al mancato rialzo dei prezzi.
Come descritto nel punto 58 del regolamento (CEE) n. 2904/91, i prezzi praticati da ciascuno degli esportatori sottoposti all'inchiesta sono stati confrontati con il costo di produzione nella Comunità, non influenzato dalle importazioni data l'assenza di variazioni nell'utilizzazione degli impianti, al quale è stato aggiunto un margine di profitto pari a quello realizzato prima che venisse avvertito l'impatto di qualsiasi importazione. Pertanto, nessun pregiudizio significativo imputabile ad altre importazioni è attribuito alle importazioni in dumping oggetto della procedura.
(50) Alcuni esportatori hanno sostenuto che la Commissione attribuisce il pregiudizio subito dall'industria comunitaria alle importazioni in dumping in esame, mentre in realtà tale pregiudizio è inerente al lento processo di ristrutturazione in atto nell'industria tessile della Comunità e al conseguente calo della domanda. Per quanto riguarda l'industria della filatura delle fibre di poliesteri, nel punto 44 del regolamento (CEE) n. 2904/91 la Commissione ha constatato che il calo dell'occupazione accusato dai produttori comunitari sottoposti all'inchiesta era il risultato non soltanto della ristrutturazione in atto, ma anche dell'impatto negativo delle importazioni in dumping in questione. Per quanto riguarda la ristrutturazione a livello delle lavorazioni successive e il conseguente calo della domanda dei filati in questione, tale circostanza avrebbe normalmente dovuto determinare una diminuzione del volume delle importazioni in dumping interessate. Ciò tuttavia non è avvenuto, in quanto tali importazioni sono aumentate in termini sia di volume che di quota di mercato.
(51) Il Consiglio conferma le considerazioni sopra esposte, nonché le conclusioni contenute nei punti da 47 a 53 del regolamento (CEE) n. 2904/91.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(52) Un esportatore ha osservato che l'imposizione di dazi sulle importazioni in dumping in questione avrebbe semplicemente avuto come conseguenza il fatto che tali importazioni sarebbero state almeno in parte sostituite da altre importazioni a basso prezzo, effettuate in dumping o meno, ma comunque causa di analogo pregiudizio all'industria comunitaria.
In proposito la Commissione richiama le considerazioni del punto 51 circa la mancanza di elementi di prova sui prezzi all'esportazione da paesi diversi da quelli interessati dalla procedura. Non si può pertanto arguire come probabile la suddetta sostituzione di importazioni. Anche se essa dovesse in qualche misura aver luogo, non sarebbe necessariamente contraria all'interesse della Comunità nella misura in cui dimostrerebbe che gli esportatori interessati dalla procedura sono riusciti a vendere sul mercato comunitario soltanto facendo ricorso a pratiche commerciali sleali.
(53) Alcuni esportatori e diversi produttori di tessuti e importatori della Comunità hanno sostenuto che un aumento del prezzo dei filati importati in questione, dovuto all'adozione di misure antidumping, avrebbe aggravato la difficile situazione in cui si trova già l'industria tessile della Comunità sul piano della concorrenza di fronte alle importazioni di tessuti e indumenti da paesi che producono a basso costo. Alcuni dei produttori di tessuti interessati hanno inoltre osservato che, poiché molte fabbriche di filati della Comunità che avrebbero potuto essere protette dalle misure antidumping avevano già cessato l'attività, l'imposizione di dazi antidumping sui filati importati a questo punto si sarebbe ripercossa sui produttori di tessuti mettendone in pericolo l'attività.
(54) Come indicato nel punto 54 del regolamento (CEE) n. 2904/91, in generale i dazi antidumping sono intesi ad eliminare la distorsione della concorrenza derivante da pratiche commerciali sleali per ripristinare una concorrenza aperta e leale su un determinato mercato. Nel presente caso, l'adozione di misure antidumping è principalmente intesa a neutralizzare l'impatto negativo delle importazioni in dumping sui produttori comunitari dei filati in questione.
Per quanto riguarda l'interesse dell'industria comunitaria di lavorazione di detti filati, la Commissione ritiene che il mancato ripristino di condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario per il prodotto in questione, oltre ad essere, in termini di prezzi più bassi, vantaggioso per i produttori di tessuti e di magliera soltanto a breve termine, minaccerebbe gravemente la vitalità della restante industria della filatura che già versa in una precaria situazione finanziaria. Inoltre, il fatto che parecchi produttori comunitari di filati abbiano cessato la propria attività, non dovrebbe far concludere che quelli ancora attivi non abbiano bisogno di essere protetti da pratiche di dumping che arrecano un pregiudizio.
Il ricorrente nella presente procedura, il quale rappresenta non soltanto i produttori di filati ma anche i produttori di tessuti, nel valutare i vari interessi coinvolti, ritiene che si debba considerare prioritaria l'eliminazione degli effetti negativi del dumping sull'industria comunitaria della filatura. Questa opinione è condivisa dal Comitato sindacale europeo per i tessili, l'abbigliamento e gli articoli di cuoio, i cui membri appartengono sia all'industria della filatura che a quella della tessitura, che, dopo aver attentamente vagliato le contrastanti richieste dei due settori, ha comunicato per iscritto alla Commissione il proprio deciso appoggio all'adozione di misure di difesa definitive nell'ambito della presente procedura.
(55) La Fédération internationale de la filterie e due produttori comunitari di filati per cucire hanno sostenuto che, in seguito alla chiusura della procedura per i filati per cucire di cui al codice NC 5508 10 11 [vedi punto 64 del regolamento (CEE) n. 2904/91], combinata con l'adozione di misure antidumping per le importazioni dai paesi interessati dei filati di poliesteri di cui ai codici NC 5509 22 10 e 5509 22 90 che sarebbero la principale materia prima utilizzata nella fabbricazione dei filati per cucire, alle importazioni di detti filati subentreranno importazioni di filati per cucire, con un conseguente impatto negativo sull'attività dei produttori comunitari di filati per cucire. Si sostiene pertanto che anche i suddetti filati dovrebbero essere esclusi dalla procedura e che, in ogni caso, poiché nel periodo dell'inchiesta essi rappresentavano soltanto il 5,36 % del totale delle importazioni interessate, la loro esclusione non potrebbe pregiudicare in misura significativa l'interesse dell'industria comunitaria ricorrente.
In proposito, il ricorrente, pur non contestando la base giuridica per la chiusura della procedura relativamente ai filati per cucire, ha sostenuto che sarebbe stato più opportuno adottare per questo prodotto misure di difesa. Per quanto riguarda i filati di cui ai codici NC 5509 22 10 e 5509 22 90, il ricorrente contesta che essi siano utilizzati soltanto marginalmente per fini diversi dalla fabbricazione di filati per cucire. Sostiene pertanto che non adottare misure per tali filati originari dei paesi interessati dalla procedura pregiudicherebbe in misura significativa gli interessi dei produttori comunitari di filati interessati, precisione altresì suffragata dal netto aumento delle importazioni dei medesimi filati, che dalla fine del periodo dell'inchiesta sono raddoppiate.
Di fronte ai contrastanti argomenti sopra esposti, la Commissione ha esaminato tutte le informazioni di cui poteva disporre ed ha chiesto ad entrambe le parti di dimostrare la fondatezza delle loro affermazioni. Tuttavia, non è stato ricevuto nessun elemento di prova atto a dimostrare che i filati in questione siano o non siano utilizzati quasi esclusivamente per la fabbricazione di filati per cucire. Inoltre, la Commissione considera che l'impatto sulla competitività dei produttori comunitari di filati per cucire dell'adozione di misure relative ai filati in questione, qualunque esso sia, è pur sempre attenuato dai relativi vantaggi a livello di commercializzazione che tali produttori hanno rispetto ai produttori di filati per cucire dei paesi terzi, ovvero la disponibilità di una completa gamma di colori e la vicinanza nei confronti del cliente. Pertanto, in considerazione del fatto che per i filati in questione sono stati accertati sia il dumping che il pregiudizio, nonché della necessità di evitare elusioni che renderebbero inefficace la difesa dell'industria comunitaria, la Commissione ritiene che l'esclusione richiesta non sia giustificata.
(56) Il Consiglio conferma le risultanze della Commissione e conclude che nell'interesse della Comunità sia opportuno adottare misure antidumping per eliminare gli effetti dannosi delle importazioni in questione originarie di Taiwan, dell'Indonesia, dell'India, della Repubblica popolare cinese e della Turchia. Tali misure dovrebbero assumere la forma di dazi antidumping.
H. DAZIO
(57) Nel determinare l'aliquota del dazio definitivo da istituire, il Consiglio conferma la metodologia e le risultanze della Commissione rispettivamente esposte nei punti da 57 a 62 e nel punto 63 del regolamento (CEE) n. 2904/91, relativamente alle importazioni dagli esportatori che hanno collaborato e dagli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione entro il termine fissato, né si sono altrimenti manifestati.
(58) Nel calcolare l'aumento del prezzo all'esportazione necessario per eliminare il pregiudizio relativamente ad un esportatore cinese, è stato tenuto debitamente conto dell'adeguamento concesso dalla Commissione per differenza di qualità di cui ai punti 22 e 41.
(59) Un esportatore ha sostenuto che prima dell'imposizione dei dazi antidumping la Commissione dovrebbe applicare la procedura di consultazione prevista dall'accordo multifibre (AMF). Il Consiglio osserva tuttavia che detto accordo non impedisce ai paesi che ne sono parte di prendere misure antidumping giustificate e che non sussiste l'obbligo di consultazione preliminare in materia.
(60) Il Consiglio ha esaminato la situazione delle società che hanno iniziato dopo la fine del periodo dell'inchiesta o che inizieranno ad esportare il prodotto in questione verso la Comunità. In seguito a tale esame è giunto alla conclusione che si offrirebbe un'opportunità di elusione applicando dazi antidumping inferiori al dazio massimo determinato nei confronti di un qualsiasi esportatore dei paesi interessati. Tuttavia, il Consiglio osserva che la Commissione è pronta ad avviare senza indugio una procedura di riesame ogniqualvolta la società esportatrice possa dimostrare alla Commissione, fornendo a tal fine sufficienti elementi di prova, che non ha esportato il prodotto in questione verso la Comunità durante il periodo dell'inchiesta effettuata nel quadro della presente procedura, che ha soltanto iniziato ad esportare tale prodotto dopo detto periodo o ha la ferma intenzione di farlo e che non è collegata o associata a nessuna delle società interessate dalla presente procedura le cui importazioni siano state ritenute oggetto di dumping.
I. IMPEGNO
(61) Un esportatore cinese ha offerto un impegno sui prezzi. È stato tuttavia considerato che, non essendo l'esportatore in questione pienamente indipendente nello stabilire i prezzi all'esportazione, esiste il rischio che l'impegno non venga rispettato. Pertanto, previa consultazione, l'impegno non è stato considerato accettabile. L'esportatore in questione, informato dei motivi per cui l'impegno non è stato accettato, ha ritirato la sua offerta.
J. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(62) In considerazione dei margini di dumping accertati e della gravità del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, il Consiglio ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio vengano definitivamente riscossi fino a concorrenza dell'importo del dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di filati semplici o ritorti o ritori su ritorto, contenenti almeno l'85 % in peso di fibre in fiocco di poliesteri, non condizionati per la vendita al minuto, di cui ai codici NC 5509 21 10, 5509 21 90, 5509 22 10 e 5509 22 90 e degli altri filati di fibre in fiocco di poliesteri, misti principalmente o unicamente con fibre artificiali in fiocco o con cotone, non condizionati per la vendita al minuto, di cui ai codici NC 5509 51 00 e 5509 53 00, originari di Taiwan, dell'Indonesia, dell'India, della Repubblica popolare cinese e della Turchia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente: SPAZIO PER TABELLA
fatta eccezione per le importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 fabbricati dalle seguenti società, alle quali si applicano le aliquote sotto indicate: SPAZIO PER TABELLA
Il prezzo franco frontiera comunitaria è netto se, secondo le condizioni di pagamento, quest'ultimo è eseguito entro trenta giorni dell'arrivo delle merci nel territorio doganale della Comunità. Il prezzo è aumentato dell'1 % per ciascun mese di dilazione del pagamento.
3. I dazi non si applicano alle importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 fabbricati dalle seguenti società: P.T. Kewalram Indonesia, Bandung, Indonesia (codice addizionale Taric: 8595) e Guangying Spinning Co. Ltd, Guangzhou, Repubblica popolare cinese (codice addizionale Taric: 8596).
4. Le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali sono applicabili.
Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio ai sensi del regolamento (CEE) n. 2904/91 della Commissione sono definitivamente riscossi fino a concorrenza dell'aliquota corrispondente al dazio definitivo. Gli importi eccedenti rispetto all'aliquota del dazio definitivo sono svincolati.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 30 marzo 1992.

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