Document ID: 31998R1845

REGOLAMENTO (CE) N. 1845/98 DELLA COMMISSIONE del 27 agosto 1998 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di alcuni tipi di grandi condensatori elettrolitici all'alluminio originari degli Stati Uniti d'America e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 905/98 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Il 17 ottobre 1997, una denuncia è stata presentata dalla FARAD (Federation for Appropriate Remedial Anti-Dumping) per conto delle società Nederlandse Philipsbedrijven BV (Paesi Bassi) e BHC Aerovox Ltd (Regno Unito). I denuncianti rappresentavano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria del prodotto simile. La denuncia conteneva elementi di prova di pratiche di dumping relative al prodotto citato e del grave pregiudizio da esse derivante, considerati sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento.
(2) Di conseguenza, il 29 novembre 1997, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3) (in appresso denominato «avviso di apertura»), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di grandi condensatori elettrolitici all'alluminio originari degli Stati Uniti d'America (in appresso denominati «USA») e della Thailandia e ha avviato un'inchiesta.
(3) La Commissione ha informato ufficialmente i produttori/esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i produttori comunitari denunzianti in merito all'apertura del procedimento e ha dato alle parti interessate la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite, entro i limiti stabiliti dall'avviso di apertura.
(4) Alcuni produttori/esportatori dei paesi interessati e i produttori/importatori comunitari denunzianti hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti che ne hanno fatto richiesta entro il termine summenzionato e hanno chiarito i motivi particolari della domanda di audizione sono state sentite.
(5) La Commissione ha inviato questionari alle parti notoriamente interessate e a tutte le altre imprese che si sono manifestate alla Commissione entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(6) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare in via preliminare il dumping, il pregiudizio e l'interesse comunitario e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti
- Nederlandse Philipsbedrijven BV (Zwolle, Paesi Bassi) e la sua società collegata Österreichische Philips Industrie GmbH (Klagenfurt, Austria), (in appresso denominate «Philips»)
b) Importatori
- Acal Electronics Ltd (Bracknell, Regno Unito)
- Beck Elektronik Bauelemente GmbH (Nürnberg, Germania)
c) Produttori/esportatori USA
- Matsushita Electronic Components Corporation of America (Knoxville, USA)
- United Chemi-con Corporation (Illinois, USA)
(7) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo dal 1° ottobre 1996 al 30 settembre 1997 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio 1993 e la fine del periodo dell'inchiesta (in appresso denominato «periodo considerato»).
(8) Va osservato che misure antidumping sono state istituite nel 1992 (4) e nel 1994 (5) nei confronti delle importazioni del prodotto in questione dal Giappone, dalla Repubblica di Corea e da Taiwan. Tali misure sono attualmente in corso di revisione (6).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(9) La procedura riguarda grandi condensatori elettrici, non solidi, elettrolitici all'alluminio, con un prodotto CV (capacità per voltaggio nominale) compreso tra 8 000 e 550 000 ìc (micro-coulomb) a un voltaggio pari ad almeno 160 V (in appresso denominati «LAEC» - Large Aluminium Electrolytic Capacitors), attualmente classificabili nel codice NC ex 8532 22 00.
I LAEC sono componenti elettroniche utilizzate in quasi tutti i tipi di apparecchiature elettroniche, nei settori informatico, delle telecomunicazioni, della strumentazione, industriale, militare, automobilistico e in altri settori dei beni di consumo. In particolare, i tipi di condensatori interessati dalla presente procedura sono utilizzati nella produzione di beni di consumo elettronici durevoli quali televisori, videoregistratori e personal computer.
I tipi di LAEC prodotti variano notevolmente, a seconda - tra l'altro - della capacità, del voltaggio nominale, della temperatura massima di funzionamento e del tipo di configurazione stilistica terminale. Nonostante queste differenze, si è riscontrato che tutti i tipi avevano le stesse caratteristiche fisiche e tecniche di base e gli stessi utilizzi. I LAEC sopra definiti sono stati pertanto considerati un unico prodotto.
(10) La Commissione ha riscontrato che non esisteva alcuna differenza tra le caratteristiche fisiche e tecniche di base e gli utilizzi dei vari tipi di LAEC venduti sul mercato interno dei paesi esportatori e quelli dei LAEC esportati da tali paesi nella Comunità. Questi LAEC sono stati pertanto considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso denominato «regolamento di base»).
(11) Un produttore/esportatore e gli importatori comunitari che hanno collaborato hanno sostenuto che alcuni dei prodotti originari dei paesi in questione da essi venduti sul mercato comunitario non erano comparabili ai prodotti fabbricati e venduti dall'industria comunitaria a causa di differenze a livello di dimensioni, ciclo di vita e configurazione stilistica terminale e che, pertanto, questi prodotti importati e i prodotti fabbricati e venduti dai produttori comunitari non devono essere considerati prodotti simili.
(12) La Commissione ha stabilito che, nonostante queste differenze, i prodotti fabbricati e venduti dall'industria comunitaria e quelli importati nella Comunità dai paesi in questione utilizzavano la stessa tecnologia di base ed erano entrambi prodotti conformemente agli standard industriali applicabili in tutto il mondo. Avendo inoltre le stesse applicazioni e i medesimi utilizzi, i prodotti erano pertanto intercambiabili e in concorrenza tra di loro. Pertanto, alla luce di quanto affermato in precedenza, i prodotti fabbricati e venduti dall'industria comunitaria e quelli esportati dai paesi in questione nella Comunità devono essere considerati prodotti simili.
C. DUMPING
USA
Valore normale
(13) La visita di verifica effettuata presso le sedi di un produttore/esportatore ha rivelato una parziale mancanza di collaborazione, poiché tale società ha omesso di riferire in merito ad una parte considerevole delle sue vendite sul mercato interno. In conformità dell'articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base, ai fini della determinazione del valore normale basato sui prezzi e sul valore normale costruito, sono state incluse le vendite interne non registrate nella risposta al questionario. A tal fine, i prezzi sul mercato interno utilizzati per i quantitativi venduti non registrati sono stati fissati al livello dei prezzi più elevati dei tipi di LAEC identici che erano stati registrati.
(14) Per quanto riguarda il calcolo del valore normale, la Commissione ha determinato in primo luogo se le vendite complessive sul mercato interno di LAEC da parte di ciascun produttore/esportatore fossero rappresentative rispetto alle vendite complessive per l'esportazione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite sul mercato interno erano considerate rappresentative quando il volume delle vendite complessive realizzate da ciascun produttore/esportatore sul mercato interno era pari ad almeno il 5 % del volume delle sue vendite complessive per l'esportazione nella Comunità.
Ciò si era verificato nel caso di tutti i produttori/esportatori.
(15) La Commissione ha esaminato successivamente se i tipi di LAEC venduti sul mercato interno potessero essere considerati identici o direttamente comparabili ai modelli venduti per l'esportazione nella Comunità.
(16) Per ciascun tipo venduto dai produttori/esportatori sul rispettivo mercato interno e risultato comparabile ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità, la Commissione ha esaminato se le vendite sul mercato interno fossero rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di un tipo particolare sono state considerate rappresentative quando il volume delle vendite sul mercato interno di tale tipo nel periodo dell'inchiesta rappresentava almeno il 5 % del volume complessivo delle vendite per l'esportazione di un tipo direttamente comparabile venduto per l'esportazione nella Comunità.
(17) La Commissione ha esaminato quindi se le vendite interne di ciascun tipo potessero considerarsi realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, verificando la percentuale delle vendite remunerative sul mercato interno rispetto alle vendite complessive sul mercato interno del tipo in questione. Quando il volume delle vendite di LAEC a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato (vendite remunerative) rappresentava almeno l'80 % del volume complessivo delle vendite, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivo sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite effettuate sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta. Quando il volume delle vendite remunerative di LAEC rappresentava meno dell'80 % ma più del 10 % del volume complessivo delle vendite, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivo sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi applicati unicamente per le vendite remunerative.
(18) In tali casi, per ciascun tipo, il valore normale è stato stabilito in base al prezzo pagato o pagabile; nel corso di normali operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti sul mercato interno del paese esportatore, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(19) Quando il volume delle vendite remunerative di LAEC era inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite, non si è ritenuto possibile calcolare il valore normale in base al prezzo sul mercato interno.
(20) In tali casi, si è deciso di utilizzare il valore normale costruito invece dei prezzi applicati da altri produttori/esportatori sul mercato interno. A causa della varietà di tipi di prodotto, non è stato possibile individuare tipi identici o simili venduti da altri esportatori/produttori.
(21) Di conseguenza, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sommando ai costi di produzione dei modelli esportati un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per il profitto. A tal fine la Commissione ha esaminato se le spese generali, amministrative e di vendita sostenute dai produttori/esportatori interessati sul mercato interno e i profitti da essi realizzati costituissero dati attendibili. Le spese generali, amministrative e di vendita effettive sono state considerate attendibili quando il volume delle vendite della società interessata sul mercato interno poteva essere considerato rappresentativo (cfr. considerando 14).
Il margine di profitto effettivo sul mercato interno è stato utilizzato quando il volume delle vendite di LAEC a prezzi netti superiori al costo di produzione calcolato rappresentava più del 10 % del volume complessivo delle vendite interne della società interessata. Ciò si è verificato per tutti i produttori/esportatori.
(22) Un produttore/esportatore ha chiesto un adeguamento ai costi di produzione per i costi di avviamento relativi ai nuovi macchinari. Si è sostenuto che i nuovi macchinari non raggiungevano la capacità produttiva prevista calcolata in termini di materiali diretti, manodopera diretta, ammortamento e spese generali di produzione.
Dall'inchiesta è emerso che questa richiesta riguardava la normale sostituzione dei vecchi macchinari ed è stata deprezzata secondo il normale metodo contabile. Si è constatato inoltre che l'utilizzazione dei nuovi macchinari non era caratterizzata da bassi livelli di sfruttamento della capacità produttiva poiché non era possibile dimostrare alcuna fase di avvio. Si è pertanto giunti alla conclusione che non era possibile effettuare alcun adeguamento in tal senso.
(23) Lo stesso produttore/esportatore ha chiesto un adeguamento ai costi di produzione per la produzione di prova di un nuovo tipo di condensatore. Si è sostenuto che i costi relativi a questa produzione dovevano essere esclusi poiché non sarebbe stato corretto valutare i costi reali compresi nella piena produzione commerciale.
Si è stabilito che questi costi erano correlati alla produzione di un nuovo tipo di condensatore che rientra nel campo di applicazione dell'inchiesta. I costi in questione erano infatti le spese relative alla ricerca e sviluppo (R& S). La Commissione ha iscritto nei costi di produzione tutte le spese R& S relative al prodotto in questione affrontate nel periodo dell'inchiesta. Data la natura delle spese R& S (considerando cioè il fatto che esse apportano benefici alla vendita presente e futura dei prodotti) questo approccio è stato ritenuto il più adeguato sia dal punto di vista economico che da quello contabile, poiché la produzione attuale beneficiava anche di spese R& S affrontate in periodi precedenti. Non è stato pertanto possibile accettare la richiesta di adeguamento.
(24) Il produttore/esportatore in questione ha chiesto altresì un adeguamento ai costi di produzione per quanto riguardava i costi di ammortamento certificati. Si è sostenuto che il metodo impiegato per calcolare l'ammortamento non era accettato dalle autorità fiscali e pertanto i costi di ammortamento certificati dovevano essere sostituiti dai costi di ammortamento utilizzati a fini fiscali.
Non è stato possibile accettare questa richiesta poiché i costi di ammortamento indicati dal produttore/esportatore nella sua contabilità certificata sono stati calcolati conformemente ai principi contabili generalmente accettati del paese in questione e rispecchiavano ragionevolmente i costi connessi alla produzione e alla vendita del prodotto in esame. Inoltre, dall'inchiesta è emerso che i metodi di ammortamento utilizzati nella contabilità certificata sono stati utilizzati tradizionalmente. Per tale motivo la Commissione non ha utilizzato le cifre indicate, sebbene legittime dal punto di vista fiscale, ma ha fatto ricorso invece al metodo di ammortamento normale del produttore/esportatore.
(25) Entrambi i produttori/esportatori hanno acquistato dalle società collegate una parte considerevole dei materiali utilizzati nella produzione di condensatori. I produttori/esportatori avevano sostenuto che per calcolare i costi di produzione bisognava utilizzare i prezzi interaziendali poiché tali vendite erano effettuate a prezzi di mercato e comprendevano un profitto. Per le misure provvisorie, questi prezzi interaziendali sono stati utilizzati per il calcolo del dumping. Tuttavia, la Commissione non ha ancora concluso la sua inchiesta volta a chiarire se i prezzi interaziendali possono costituire una base attendibile per determinare i costi di produzione e si giungerà a una conclusione definitiva soltanto nella fase finale dell'inchiesta.
Prezzo all'esportazione
(26) Ogniqualvolta le vendite all'esportazione di LAEC venivano effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in funzione dei prezzi all'esportazione effettivamente pagati o pagabili.
(27) Tuttavia, nella maggior parte dei casi il prezzo all'esportazione è stato praticato a parti collegate. In questi casi il prezzo è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, sulla base del prezzo al quale i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad un acquirente indipendente.
(28) In tali casi, sono stati applicati adeguamenti per tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e in considerazione dei profitti, per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile a livello frontiera comunitaria.
(29) Il margine di profitto è stato provvisoriamente stimato sulla base delle informazioni fornite da alcuni importatori indipendenti nella Comunità, vale a dire in media leggermente al di sopra del 5 % sul giro d'affari.
Confronto
(30) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
Stadio commerciale
(31) Un produttore/esportatore ha chiesto una detrazione per tener conto delle differenze relative allo stadio commerciale in base all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto ii), del regolamento di base. Il produttore/esportatore ha affermato che una società collegata svolgeva, sul mercato interno, alcune funzioni che sono espletate sul mercato di esportazione dalle sue consociate europee. La società ha sostenuto che, nel costruire il prezzo all'esportazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, alcuni dei costi sostenuti dalle consociate collegate nella Comunità, non detratti dal prezzo sul mercato interno, sono detratti dal prezzo pagato dal primo acquirente indipendente, portando in tal modo il prezzo all'esportazione costruito a uno stadio commerciale diverso rispetto al valore normale. Secondo il produttore/esportatore, questa differenza di livello commerciale tra il mercato interno e quello d'esportazione richiede pertanto un adeguamento al suo valore normale al fine di consentire un adeguato confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione.
A tale proposito, va osservato quanto segue. La prassi di ricostruire il prezzo all'esportazione detraendo i costi sostenuti dagli importatori collegati porta il prezzo di una vendita al primo acquirente indipendente al livello di un prezzo concorrenziale alla frontiera comunitaria. Nella fattispecie, il prezzo di rivendita praticato dagli importatori collegati è risultato al livello dei prezzi applicati ai distributori o alle società che utilizzano i condensatori nella loro produzione di apparecchiature elettroniche, vale a dire gli utenti finali. Non si è riscontrata alcuna differenza di prezzo tra questi due canali di vendita. Una detrazione dei costi sostenuti nelle vendite alle due categorie di acquirenti produce un prezzo all'esportazione più prossimo a quello del produttore nella catena di distribuzione. Sul mercato interno, il produttore/esportatore ha sostenuto che la sua consociata collegata ha effettuato le proprie vendite utilizzando canali di vendita identici a quelli impiegati nella Comunità, vale a dire ai distributori e all'industria utilizzatrice di condensatori. Tuttavia, lo stesso produttore/esportatore ha sottolineato che i distributori sul mercato nazionale e i distributori indipendenti sul mercato comunitario non erano del tutto comparabili poiché il secondo gruppo si identificava più da vicino con i dettaglianti.
Inoltre, come già sottolineato precedentemente, la verifica in loco ha accertato che il produttore/esportatore in questione aveva omesso di riferire in merito ad una parte considerevole delle sue vendite sul mercato interno (cfr. considerando 13). La Commissione non è stata quindi in grado di verificare i prezzi e lo stadio commerciale di queste vendite e non ha potuto accertare le affermazioni del produttore/esportatore relative agli stadi commerciali sul mercato interno e su quello d'esportazione.
In base all'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), punto ii), del regolamento di base, quando non è possibile quantificare una differenza esistente nello stadio commerciale sul mercato d'esportazione e su quello interno a causa dell'assenza degli stadi in questione sul mercato interno del paese esportatore è possibile accordare uno speciale adeguamento. Nonostante l'incapacità del produttore/esportatore di fornire i giustificativi richiesti a sostegno della sua domanda di detrazione per tener conto di differenze inerenti allo stadio commerciale e le osservazioni illustrate in precedenza, la Commissione riconosce che lo stadio commerciale sul mercato interno potrebbe non corrispondere esattamente a quello sul mercato d'esportazione e il prezzo all'esportazione ricostruito è più prossimo al produttore nella catena di distribuzione. Per tener conto di ciò, assicurando per quanto possibile che il confronto dei prezzi avvenga al livello adeguato, la Commissione ha adeguato il valore normale al 10 % del margine lordo del produttore/esportatore in questione.
Costo del credito
(32) Un produttore/esportatore ha chiesto un adeguamento del valore normale per tener conto del costo del credito. Dall'inchiesta è emerso che l'ammontare del costo dei crediti era stato gonfiato applicando un tasso di interesse interno alla società artificialmente elevato. Si è pertanto concesso un adeguamento, ma unicamente in base a un tasso d'interesse per i prestiti a breve termine riscontrato nella contabilità certificata del produttore/esportatore in questione.
(33) Sono state effettuate altre detrazioni per le differenze inerenti a spese di importazione, trasporto, assicurazione, movimentazione, sconti e commissioni, quando erano soddisfatte le condizioni richieste, ovvero ogniqualvolta ne è stata fatta richiesta entro i termini fissati e quando le parti interessate hanno potuto dimostrare l'incidenza dell'asserita differenza sui prezzi e sulla loro comparabilità.
Margine di dumping
(34) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, la media ponderata del valore normale per ciascun tipo di prodotto è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione.
(35) Il confronto descritto in precedenza ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping. I margini di dumping provvisori espressi in percentuale del prezzo all'importazione cif franco frontiera comunitaria sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
Margine di dumping per le società che non hanno collaborato all'inchiesta
(36) Per le società che non hanno collaborato, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili.
In considerazione dell'elevato livello di collaborazione, si è ritenuto opportuno fissare il margine di dumping per le società che non hanno collaborato al livello del margine di dumping più elevato accertato per un produttore/esportatore oggetto di un'inchiesta. Non vi è motivo di ritenere che un produttore/esportatore che non ha collaborato abbia praticato il dumping ad un livello inferiore. È stato inoltre considerato necessario applicare questo metodo per evitare di premiare l'omessa collaborazione e di creare condizioni favorevoli all'elusione.
Il margine, espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif franco frontiera comunitaria, è del 25,5 %.
Thailandia
(37) Nessuna società ha risposto al questionario per i produttori/esportatori.
Vista la mancanza di collaborazione dei produttori/esportatori thailandesi, è stato necessario fissare il margine di dumping conformemente all'articolo 18 del regolamento di base sulla base dei fatti disponibili. A tale riguardo, va osservato che le informazioni disponibili erano limitate. Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione dalla Thailandia, le informazioni statistiche in questione erano disponibili soltanto per una gamma più ampia di prodotti. Inoltre, poiché questo prodotto è venduto normalmente dai produttori nazionali direttamente alle industrie utilizzatrici, non è stato possibile ottenere informazioni attendibili relative ai prezzi sul mercato interno thailandese. Le uniche informazioni fornite alla Commissione sono state quelle contenute nella denuncia e si è deciso pertanto di utilizzare tali informazioni per la determinazione del dumping.
(38) Su tale base, il margine, espresso in percentuale del prezzo all'importazione cif franco frontiera comunitaria, è del 39,5 %.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
Produzione comunitaria
(39) Quattro grossi produttori di LAEC, vale a dire la Philips, la BHC Aerovox Ltd (Regno Unito), la Vishay Roederstein GmbH (Germania) e la Siemens-Matsushita Components GmbH & Co. KG (Germania) e alcuni piccoli e medi produttori operano nella Comunità.
(40) Uno di questi produttori, la Siemens-Matsushita Components GmbH & Co. KG (Monaco, Germania), è una joint venture formata da una società tedesca e da una società giapponese e collegata a uno dei produttori/esportatori negli USA. Questo produttore è stato pertanto escluso dall'industria comunitaria, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base: infatti, grazie alle sue relazioni, esso era protetto contro gli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping. Va osservato che questo produttore è stato escluso dall'industria comunitaria anche nelle due precedenti procedure riguardanti i LAEC.
(41) Alcuni produttori/esportatori hanno affermato che uno dei produttori comunitari denunzianti, la Philips, non poteva essere considerato parte dell'industria comunitaria, in quanto un'altra società del gruppo Philips, segnatamente la Philips Consumer Electronics BV, aveva importato LAEC dagli USA nel periodo dell'inchiesta.
Dall'inchiesta è emerso che la Philips Consumer Electronics BV, che ha acquistato il 40 % circa della produzione di Philips ed era tradizionalmente il suo maggior cliente, aveva importato LAEC dagli USA nel periodo dell'inchiesta come componenti per la propria produzione di apparecchiature elettroniche. Si è osservato che i LAEC importati erano utilizzati dalla Philips Consumer Electronics BV esclusivamente come componenti per la propria produzione di apparecchiature elettroniche e non venivano mai rivenduti sul mercato comunitario.
La scelta della Philips Consumer Electronics BV di rifornirsi in parte da esportatori statunitensi è stata resa possibile dalla ripartizione strutturale del gruppo Philips in diversi centri di profitto, ciascuno indipendente e libero di acquistare i materiali dal produttore che offre le migliori condizioni sul mercato. Tale scelta non ha comportato uno spostamento dell'interesse principale della Philips dalla produzione all'importazione.
Per tali motivi, si è ritenuto che le importazioni effettuate dalla Philips Consumer Electronics BV potessero essere considerate una decisione commerciale perfettamente legittima, in quanto essa importava i prodotti oggetto di dumping soltanto in misura limitata, continuando ad appoggiarsi alla sua consociata per la maggior parte delle sue esigenze. Queste importazioni sono state considerate una misura commerciale necessaria fintantoché sul mercato comunitario sono state ripristinate condizioni di concorrenza leali.
Si è pertanto concluso che non esistevano giustificazioni valide per escludere la Philips dall'industria comunitaria. Va osservato che le stesse conclusioni sono state raggiunte nei considerando 10 e 12 del regolamento (CEE) n. 1451/92 della Commissione, che istituisce misure antidumping provvisorie sulle importazioni di LAEC originari del Giappone (7).
(42) Uno dei produttori/esportatori ha affermato inoltre che la Philips doveva essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria in quanto collegata a un produttore negli USA, la North American Philips, che opera nel settore della fabbricazione di LAEC.
Le informazioni fornite alla Commissione indicavano che la North American Philips produceva soltanto per il mercato nordamericano e non aveva esportato LAEC nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
La Commissione ha pertanto concluso che la Philips non dovesse essere esclusa dalla produzione comunitaria.
(43) In considerazione di quanto precede, la produzione comunitaria era rappresentata da tutte le società produttrici di LAEC nella Comunità, ad eccezione della Siemens-Matsushita Components GmbH & Co. KG (Germania). Queste società sono in appresso denominate «i produttori comunitari».
Industria comunitaria
(44) Come menzionato in precedenza, due produttori comunitari hanno sostenuto attivamente la denuncia. Tuttavia, uno dei due produttori denunzianti, la BHC Aerovox Ltd, non è riuscito a trasmettere le informazioni richieste entro i termini fissati ed è stato pertanto escluso dall'ambito dell'industria comunitaria.
(45) Un altro grosso produttore comunitario, la Vishay Roederstein GmbH (Germania), ha espresso sostegno alla denuncia ma non ha compilato il questionario della Commissione.
(46) Un produttore piccolo-medio, la Trobo S.A. (Spagna), ha espresso sostegno alla denuncia ma non ha fornito informazioni complete alla Commissione. Tutti gli altri piccoli e medi produttori non si sono espressi.
(47) In tali circostanze, è stata presa in considerazione la situazione dell'unico produttore comunitario denunziante che ha collaborato, la Philips. Essa rappresentava il 41 % della produzione comunitaria stimata del prodotto oggetto dell'inchiesta nella Comunità e costituiva quindi una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base. Pertanto il produttore sarà denominato in appresso «industria comunitaria» ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
Osservazioni preliminari
(48) Dal punto di vista geografico, l'inchiesta ha riguardato la Comunità nella sua composizione al momento dell'apertura del procedimento, vale a dire con quindici Stati membri.
(49) Va osservato che l'analisi dell'eventuale pregiudizio subito dall'industria comunitaria deve essere effettuata alla luce delle misure antidumping in vigore imposte nel 1992 e nel 1994 in relazione alle importazioni del prodotto in questione dal Giappone, dalla Repubblica di Corea e da Taiwan. Come affermato in precedenza, tali misure, che consistono in dazi antidumping, sono attualmente in fase di riesame.
Consumo comunitario
(50) Il consumo comunitario è stato calcolato sommando le vendite effettuate dall'industria comunitaria nella Comunità, le vendite stimate nella Comunità degli altri produttori comunitari e della società esclusa dalla produzione comunitaria e il volume delle importazioni nella Comunità.
(51) Per quanto riguarda il volume delle importazioni, si è tenuto conto del fatto che il codice NC in cui rientrano i LAEC comprende altri tipi di condensatori non considerati dal presente procedimento e che, pertanto, le statistiche Eurostat non potevano fornire cifre precise relative alle importazioni complessive del prodotto in questione.
Per calcolare il volume delle importazioni provenienti dai paesi interessati, ci si è basati invece su stime fornite dall'industria comunitaria, adeguate per tener conto delle informazioni sottoposte a verifica fornite dai produttori/esportatori che hanno collaborato nei paesi interessati e dagli importatori nella Comunità.
(52) Sulla base di quanto affermato in precedenza, il consumo comunitario è aumentato tra il 1993 e il 1995, passando da 70,7 a 89,2 milioni di unità, e discendendo poi a 82,5 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. Il consumo globale è aumentato del 17 % nel periodo considerato.
Importazioni sul mercato comunitario provenienti dai paesi interessati
Cumulo degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
(53) La Commissione ha esaminato se le importazioni di LAEC originarie degli USA e della Thailandia dovessero essere valutate cumulativamente, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.
(54) A tal riguardo, uno dei produttori/esportatori che hanno collaborato ha contestato la valutazione cumulativa, affermando che l'aumento delle importazioni originarie della Thailandia nel periodo preso in esame era stato di gran lunga più significativo dell'aumento delle importazioni originarie degli USA e che i LAEC originari della Thailandia erano venduti nella Comunità a prezzi nettamente inferiori a quelli dei LAEC originari degli USA.
(55) La Commissione ha esaminato tali obiezioni, tenendo conto delle condizioni dell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base, in base al quale gli effetti delle importazioni vanno valutati cumulativamente solo se è accertato che:
- il margine di dumping stabilito per le importazioni da ciascun paese è superiore a quello minimo definito all'articolo 9, paragrafo 3, e il volume delle importazioni da ciascun paese non è trascurabile; e
- la valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni è opportuna alla luce delle condizioni della concorrenza tra i prodotti importati e tra questi ultimi e il prodotto comunitario simile.
(56) Su questa base, si sono tratte le seguenti conclusioni provvisorie:
- come stabilito nei considerando 35 e 37, i margini di dumping accertati per i due paesi interessati erano superiori a quelli minimi e, come stabilito nel considerando 58, il volume delle importazioni nella Comunità da questi paesi non poteva essere considerato trascurabile;
- per quanto riguarda le condizioni di concorrenza, l'inchiesta ha dimostrato che i LAEC importati dai paesi interessati, considerati in base al tipo, erano simili in termini di caratteristiche fisiche e tecniche essenziali e pertanto intercambiabili. Di conseguenza, si è constatato che questi LAEC erano in concorrenza tra di loro e con il prodotto simile fabbricato dall'industria comunitaria, anche perché tali prodotti erano venduti attraverso canali commerciali comparabili.
(57) In considerazione di quanto precede, la Commissione ha ritenuto che sussistessero tutti i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base. Pertanto, le importazioni provenienti dai paesi in questione sono state esaminate cumulativamente.
Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(58) Il volume delle importazioni oggetto di dumping considerate cumulativamente nella Comunità di LAEC originari degli USA e della Thailandia è aumentato del 51 % nel corso dell'intero periodo preso in considerazione, passando da 11 milioni di unità nel 1993 a 16,9 milioni di unità nel 1995 e attestandosi a 16,6 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta. Il loro mercato considerato cumulativamente è aumentato, passando dal 15,6 % del 1993 al 20,2 % del periodo dell'inchiesta, con un aumento percentuale del 4,6 %.
Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(59) Dall'inchiesta è emerso che i prezzi di vendita medi delle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi interessati erano nettamente inferiori ai prezzi di vendita dell'industria comunitaria per l'intero periodo preso in considerazione.
(60) Ai fini della determinazione della sottoquotazione dei prezzi, si è effettuato un confronto, in base al tipo, tra i prezzi praticati dai produttori/esportatori in questione agli importatori non collegati nella Comunità o, se possibile, i prezzi praticati dagli importatori collegati ai produttori/esportatori ai primi clienti indipendenti nella Comunità e i prezzi praticati dall'industria comunitaria agli acquirenti indipendenti.
(61) Per il confronto del tipo, si sono utilizzati i seguenti criteri: capacità, voltaggio nominale, temperatura di funzionamento e tipo di configurazione stilistica terminale. Questi sono i criteri che incidono maggiormente sui prezzi di vendita e sulla decisione di acquisto del cliente. Se, in base ai criteri summenzionati, non è stato possibile ravvisare tipi esportati e tipi prodotti nella Comunità identici, si sono utilizzati tipi molto simili tra loro.
(62) I due produttori/esportatori statunitensi hanno sostenuto che nel confronto tra tipi importati e tipi prodotti dall'industria comunitaria si dovessero tenere in considerazione anche le dimensioni dei LAEC, poiché il costo di un LAEC è direttamente correlato alle sue dimensioni.
A tal riguardo, va osservato che le informazioni necessarie per rispondere a questa richiesta sono state fornite alla Commissione soltanto ad uno stadio avanzato del procedimento. Un esame preliminare di tali informazioni ha dimostrato che i livelli di sottoquotazione relativi ai tipi simili erano comparabili, che si tenesse conto o meno delle dimensioni dei LAEC importati. Pertanto, ai fini della determinazione provvisoria della sottoquotazione, le dimensioni dei LAEC non sono state prese in considerazione. Questa questione sarà tuttavia analizzata ulteriormente.
(63) Per quanto riguarda le importazioni originarie degli USA, sono state utilizzate le transazioni dei produttori/esportatori che hanno collaborato o, se possibile, le transazioni degli importatori collegati ai produttori/esportatori. Esse rappresentavano un'ampia percentuale delle importazioni totali nella Comunità da questo paese, secondo i rilevamenti di Eurostat. Per i produttori originari della Thailandia, data l'assenza di collaborazione da parte dei produttori/esportatori di questo paese, i prezzi delle importazioni oggetto di dumping sono stati fissati facendo riferimento alle informazioni disponibili, segnatamente i prezzi d'acquisto dei LAEC originari della Thailandia per i due importatori non collegati che hanno collaborato nella Comunità.
(64) Per quanto riguarda le vendite effettuate dall'industria comunitaria, visto il gran numero di tipi diversi di LAEC, per il confronto dei prezzi ci si è basati su una selezione delle transazioni che rappresentava approssimativamente il 70 % del volume delle vendite di tutti i tipi di LAEC fabbricati dall'industria comunitaria.
(65) Si sono presi in considerazione i prezzi di vendita applicati dall'industria comunitaria, adeguandoli, se necessario, allo stadio franco fabbrica. Per quanto riguarda il confronto dei prezzi di vendita delle esportazioni praticati direttamente ai clienti non collegati, adeguamenti sono stati applicati anche ai prezzi di vendita dei produttori/esportatori per tener conto del dazio doganale corrisposto e una detrazione sui costi conseguenti all'importazione e sugli utili. Tutti i prezzi sono stati confrontati dopo aver escluso tutti gli sconti e le riduzioni e a uno stadio commerciale comparabile.
(66) A seguito di tale confronto, si sono riscontrate le seguenti medie ponderate delle sottoquotazioni dei prezzi, espresse in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari:
- USA: tra lo 0 e il 25 %, con una media del 9 %;
- Thailandia: tra lo 0 e il 41 %, con una media del 12 %.
Situazione dell'industria comunitaria
Volume delle vendite dell'industria comunitaria
(67) Il volume delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario è aumentato tra il 1993 e il 1995, passando da un 100 indicizzato a un 118 indicizzato, ma ha poi fatto registrare un calo, discendendo a un 88 indicizzato nel periodo dell'inchiesta e facendo segnare quindi una diminuzione globale del 12 % nel periodo considerato.
Quota di mercato
(68) Dal confronto tra l'andamento delle vendite e quello del consumo comunitario risulta che la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita, passando da un 100 indicizzato nel 1993 a un 75 indicizzato nel periodo dell'inchiesta.
Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti
(69) La produzione dell'industria comunitaria è aumentata tra il 1993 e il 1995, passando da un 100 indicizzato a un 123 indicizzato, ma ha poi fatto registrare un calo, discendendo a un 98 indicizzato nel periodo dell'inchiesta. Ciò rappresenta una diminuzione globale della produzione del 2 % nel periodo considerato. Tuttavia, questa produzione è diminuita di circa il 20 % tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta, durante il quale il suddetto precedente aumento è stato annullato.
(70) La capacità è aumentata del 21 % tra il 1993 e il 1995, è rimasta stabile per tutto il 1996 ed è poi nuovamente aumentata di un ulteriore 15 % nel periodo dell'inchiesta. Va osservato che l'aumento di capacità registrato tra il 1993 e il 1995 era in linea con lo sviluppo del consumo apparente sul mercato comunitario nello stesso periodo. L'aumento della capacità nel periodo dell'inchiesta era dovuto allo sviluppo di una nuova gamma di LAEC cosiddetti «radiali».
(71) Valutata alla luce dello sviluppo della produzione e della capacità, l'utilizzazione degli impianti è aumentata tra il 1993 e il 1994, passando da un 100 indicizzato a un 109 indicizzato, ma è diminuita in seguito progressivamente fino a raggiungere un 72 indicizzato nel periodo dell'inchiesta.
Scorte
(72) Le scorte dell'industria comunitaria hanno registrato un andamento irregolare. Queste scorte sono aumentate tra il 1993 e il 1995, passando da un 100 indicizzato a un 168 indicizzato, sono poi scese nel 1996 approssimativamente ad un 125 indicizzato e sono nuovamente aumentate nel periodo dell'inchiesta, raggiungendo un 252 indicizzato. Il numero dei giorni di vendita rappresentato dalle scorte dell'industria comunitaria si è quasi triplicato nel periodo considerato.
Evoluzione dei prezzi
(73) I prezzi di vendita medi praticati dall'industria comunitaria nei confronti delle parti non collegate sono aumentati del 44 % tra il 1993 e il periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo, i prezzi all'esportazione medi applicati dagli USA e dalla Thailandia sono aumentati rispettivamente del 49 % e del 58 %. Nonostante tale aumento, i prezzi dei paesi esportatori in questione hanno sottoquotato significativamente i prezzi dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta. Nel valutare tali cifre, va tenuto presente che il consumo del prodotto in questione è aumentato considerevolmente tra il 1993 e il periodo dell'inchiesta, che l'evoluzione dei prezzi di vendita medi dipende fortemente dalla composizione dei prodotti e che lo sviluppo dei prezzi sul mercato comunitario è stato influenzato dall'istituzione delle precedenti misure antidumping.
Redditività
(74) I risultati finanziari dell'industria comunitaria, espressi in percentuale delle vendite nette, hanno messo in evidenza una perdita approssimativa del 6 % nel 1993. Questi risultati sono successivamente migliorati e nel 1995 l'industria comunitaria ha fatto registrare un utile del 7 % circa. Tuttavia, dopo il 1995 la situazione si è gravemente deteriorata e si è rilevato che nel periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria era approssimativamente in pareggio.
Va osservato che l'aumento di redditività tra il 1993 e il 1995 ha coinciso con il periodo immediatamente successivo all'istituzione di misure antidumping sulle importazioni di alcuni tipi di LAEC originari del Giappone ( 1992) e di Taiwan e della Repubblica di Corea (1994). Esso ha coinciso altresì con un periodo di incremento delle vendite, sia in termini di volume che di valore, e di aumento dei livelli produttivi.
D'altro canto, il declino della redditività dopo il 1995 andrebbe valutato alla luce del declino delle vendite dell'industria comunitaria, che ha determinato un significativo calo produttivo e un declino nell'utilizzazione degli impianti, con un conseguente aumento dei costi unitari. In effetti, a seguito delle sempre più difficili condizioni di mercato, sono aumentate sia la percentuale dei costi fissi sul costo unitario di produzione, sia le altre spese generali, amministrative e di vendita.
Investimenti
(75) Gli investimenti annuali effettuati dall'industria comunitaria sono aumentati tra il 1993 e il 1996, passando da un 100 indicizzato a un 576 indicizzato. Gli investimenti sono cessati nel periodo dell'inchiesta.
Occupazione
(76) I livelli di occupazione nell'industria comunitaria relativi al prodotto in questione sono diminuiti del 26 % durante il periodo preso in considerazione in seguito, da una parte, alla maggiore efficienza e, dall'altra, al processo di ristrutturazione generale, che ha fatto seguito ai risultati finanziari fatti registrare dopo il 1995.
Produttività
(77) La produttività dell'industria comunitaria, calcolata come produzione per persona occupata, è aumentata tra il 1993 e il 1995, passando da un 100 indicizzato a un 128 indicizzato, essenzialmente a seguito del declino dell'occupazione e dell'aumento dei livelli produttivi. La produttività è diminuita dopo il 1995 a causa del notevole calo produttivo, ma è aumentata nuovamente nel periodo dell'inchiesta, a seguito di un ulteriore declino del livello di occupazione. Nel complesso, la produttività è aumentata del 26 % nel periodo preso in esame.
Conclusioni
(78) L'inchiesta ha dimostrato che l'industria comunitaria ha subito per tutto il periodo preso in esame una significativa pressione sui prezzi, determinata dalle importazioni originarie degli USA, e della Thailandia che, entrando sul mercato comunitario in quantità sempre crescenti, sono giunti a sottoquotare i prezzi di vendita dell'industria comunitaria fino al 25 % e al 41 % rispettivamente nel periodo dell'inchiesta. Inoltre, l'industria comunitaria ha registrato un considerevole calo delle vendite, della quota di mercato e della produzione, in un periodo di crescente domanda sul mercato comunitario (+17 %).
(79) Inoltre, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria, dopo il miglioramento fatto registrare tra il 1993 e il 1995, è stata insoddisfacente e nettamente insufficiente a mantenere investimenti e R& S, visto che nel periodo dell'inchiesta si è rilevata una situazione di pareggio. Va osservato in particolare che le pratiche di dumping pregiudizievole di USA e Thailandia ha avuto luogo in un periodo in cui l'industria si stava riprendendo da precedenti pratiche di dumping.
(80) Per concludere, i livelli di occupazione sono diminuiti costantemente per tutto il periodo preso in esame.
(81) Nel complesso, va osservato che la situazione dell'industria comunitaria si è deteriorata in particolare negli ultimi anni del periodo preso in considerazione (dal 1995 alla fine del periodo dell'inchiesta).
(82) Alla luce delle precedenti considerazioni, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
Osservazioni preliminari
(83) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dalle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi interessati oppure se altri fattori avessero causato tale pregiudizio.
A tale proposito, va ricordato che la Commissione ha già stabilito, in regolamenti precedenti relativi alle importazioni di LAEC nella Comunità, che il mercato comunitario di questo prodotto è trasparente e sensibile in termini di prezzi, per cui la pura e semplice disponibilità di importazioni a prezzi di dumping ha già un impatto percettibile e immediato sulla sua situazione globale.
Effetti delle importazioni oggetto di dumping
(84) L'inchiesta ha dimostrato che il declino delle vendite, della quota di mercato e dei livelli di produzione subito dall'industria comunitaria nel periodo preso in esame ha coinciso con un significativo aumento del volume e della quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi in questione. In effetti, il volume di queste importazioni è aumentato del 51 % e la loro quota di mercato ha guadagnato all'incirca 5 punti percentuali nel corso del periodo considerato, passando da un 100 indicizzato nel 1993 a un 129 indicizzato nel periodo dell'inchiesta. Contemporaneamente, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite del 12 % e la sua quota di mercato è passata da un 100 indicizzato nel 1993 a un 75 indicizzato nel periodo dell'inchiesta.
(85) Si è constatato inoltre che le importazioni provenienti dai paesi in questione sottoquotavano significativamente i prezzi dell'industria comunitaria. Come affermato in precedenza, vista la sensibilità del mercato in termini di prezzi, qualsiasi pressione al ribasso sui prezzi tende ad avere un impatto immediato sul mercato.
(86) Per quanto riguarda la situazione finanziaria dell'industria comunitaria, va tenuto presente che all'inizio del periodo preso in considerazione essa si stava ancora riprendendo da precedenti pratiche di dumping legate alle importazioni di alcuni tipi di LAEC originari del Giappone, di Taiwan e della Repubblica di Corea e stava già facendo registrare delle perdite.
Nel 1994 e nel 1995, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria è migliorata. Tale miglioramento ha coinciso con l'istituzione di misure antidumping sulle importazioni di LAEC dal Giappone, da Taiwan e dalla Repubblica di Corea. Va notato inoltre che in questo periodo, in particolare a seguito della crescente domanda sul mercato comunitario, l'industria comunitaria è riuscita a incrementare il proprio volume di vendita e i prezzi. Essa ha aumentato inoltre produzione e produttività, riducendo costi di produzione e spese di vendita. Ciò ha consentito all'industria comunitaria di registrare utili nel 1995.
Dal 1995 in poi, la redditività dell'industria comunitaria è nuovamente diminuita, nonostante l'aumento dei prezzi di vendita medi, comparabile all'aumento dei prezzi di vendita medi delle importazioni in questione. Questo declino è da imputare principalmente a una diminuzione delle vendite, che ha causato un calo produttivo e una conseguente diminuzione dell'utilizzazione degli impianti e, fino al 1996, della produttività. Anche i cesti di vendita unitari sono aumentati a causa delle difficoltà incontrate dall'industria comunitaria nel commercializzare i propri prodotti.
(87) L'industria comunitaria non ha potuto inoltre beneficiare in misura sufficiente degli effetti delle summenzionate misure antidumping, poiché il ripristino di condizioni commerciali non falsate e la ripresa dell'industria dal pregiudizio precedentemente subito sono state ostacolate, a partire dal 1995, dalle importazioni oggetto di dumping provenienti dagli USA e dalla Thailandia. Queste importazioni sono rimaste stabili in termini di volume tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta, nonostante un calo dei consumi, e hanno pertanto aumentato la loro quota di mercato. A tale riguardo, va osservato che la maggior parte dei produttori/esportatori con sede negli USA e in Thailandia sono collegati ai produttori giapponesi di LAEC.
(88) Per concludere, va osservato che, a seguito dei deludenti risultati finanziari e degli sforzi di ristrutturazione, i livelli di occupazione sono diminuiti costantemente nel periodo preso in esame.
Altri fattori
(89) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria poteva essere stato causato da fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping. In particolare, la Commissione ha analizzato la tendenza dei consumi sul mercato comunitario, le prestazioni dell'industria comunitaria e la sua strategia di commercializzazione, nonché l'evoluzione e l'impatto delle importazioni dai paesi terzi non contemplati dal presente procedimento.
Consumo comunitario
(90) Uno dei produttori/esportatori che hanno collaborato ha affermato che il calo di vendite subito dall'industria comunitaria dopo il 1995 era stato dovuto a una contrazione generale del ciclo economico del mercato dei LAEC.
Va osservato che tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta il consumo comunitario è diminuito dell'8 % e nello stesso periodo le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite del 25 %, facendo registrare un calo nettamente superiore a quello del consumo comunitario. Inoltre, tra il 1995 e il periodo dell'inchiesta, nonostante la diminuzione dei consumi, le importazioni oggetto di dumping valutate cumulativamente originarie degli USA e della Thailandia sono rimaste stabili, in termini di volume, attestandosi sugli elevati livelli del 1995, ma hanno incrementato la loro quota di mercato.
Prestazioni dell'industria comunitaria
(91) Alcuni produttori/esportatori hanno sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non è stato determinato dalle importazioni oggetto di dumping, ma dalle scarse prestazioni dell'industria comunitaria. In particolare, sono state formulate le seguenti osservazioni.
(92) Si è sostenuto che i produttori/esportatori erano più efficienti in termini di costi e di produttività dell'industria comunitaria e che tali vantaggi in termini di costi di produzione consentiva loro di vendere i LAEC a prezzi inferiori.
Tuttavia, pur senza esaminare se i produttori/esportatori in questione hanno effettivamente fruito di vantaggi in termini di costo, va sottolineato che, come affermato in precedenza, a seguito delle crescenti importazioni effettuate dai paesi interessati dalla presente inchiesta a prezzi di dumping, l'industria comunitaria non ha potuto utilizzare appieno i propri impianti produttivi e ha subito un grave pregiudizio. Di conseguenza, si considera che, a prescindere dagli eventuali vantaggi in termini di costo, anche se questi venissero accettati, le pratiche di dumping effettuate dai produttori/esportatori ha causato un pregiudizio all'industria comunitaria.
(93) Si è sostenuto altresì che l'industria comunitaria era meno avanzata nei settori dell'innovazione dei prodotti e della miniaturizzazione rispetto ai produttori/esportatori dei paesi in questione e che, a causa di questo ritardo, la gamma di prodotti dei produttori/esportatori era più completa di quella dell'industria comunitaria: tale situazione rendeva i prodotti dell'industria comunitaria meno attraenti per i clienti.
La Commissione ha confrontato le gamme di prodotti offerte dalle parti che hanno collaborato. Tale confronto ha dimostrato che, nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria ha offerto un'ampia gamma di prodotti, molto simile in termini di caratteristiche fisiche e tecniche e di applicazioni e utilizzi a quella dei produttori/esportatori, ivi compresi i tipi miniaturizzati. Si è riscontrato inoltre che, com'è peraltro consuetudine in questo settore, l'industria comunitaria è stata in grado di fabbricare prodotti «speciali» intesi a rispondere alle esigenze specifiche di taluni clienti. Si è constatato anche che l'industria comunitaria ha introdotto, all'inizio del periodo dell'inchiesta, nuove serie di LAEC miniaturizzati, molto simili ai prodotti miniaturizzati importati.
(94) Per concludere, i produttori/esportatori hanno sostenuto che l'industria comunitaria vendeva LAEC iperspecializzati in termini di durata. Tale iperspecializzazione determinava prezzi di vendita superiori a quelli dei produttori/esportatori in questione.
I risultati dell'inchiesta hanno dimostrato che l'industria comunitaria fabbricava LAEC conformemente alle specifiche richieste dei suoi clienti. Si è constatato inoltre che le specifiche relative alla durata contenute nel catalogo dell'industria comunitaria non erano basate sempre sugli stessi criteri utilizzati dai produttori/esportatori, in quanto esistevano vari modi per esprimere la durata dei LAEC (per esempio «durata del carico totale», «durata di prova», «resistenza», ecc.), in base ai criteri di misurazione impiegati. A tale riguardo, non sono stati forniti elementi di prova atti a dimostrare che l'asserita iperspecificazione dei prodotti dell'industria comunitaria derivasse da qualcos'altro che non fossero i diversi criteri impiegati per misurare la durata. In considerazione di ciò, pertanto, le argomentazioni non si possono considerare documentate e le asserzioni dei produttori/esportatori non possono essere accettate.
Strategia di commercializzazione
(95) Uno dei produttori/esportatori che hanno collaborato ha sostenuto che l'industria comunitaria incentrava la sua strategia di commercializzazione sugli utenti finali, trascurando gli altri canali di vendita, segnatamente i distributori. Si è affermato inoltre che, dato che gli utenti finali esercitano generalmente una pressione al ribasso molto più forte sui prezzi, ciò spiegava le perdite subite dall'industria comunitaria.
Si è constatato però che l'industria comunitaria aveva venduto una percentuale significativa della sua produzione a distributori. Inoltre, non è stato possibile individuare differenze tra i prezzi di vendita praticati dall'industria comunitaria e dai produttori/esportatori agli utenti forali e ai distributori.
Importazioni da altri paesi terzi
(96) Si è riscontrato che la quota di mercato globale delle importazioni provenienti dai paesi terzi non interessati dal presente procedimento era aumentata di 4 punti percentuali nel periodo preso in considerazione. La Commissione ha esaminato in particolare le importazioni provenienti da Giappone, Repubblica di Corea e Taiwan, che rappresentavano approssimativamente il 90 % delle importazioni provenienti da paesi diversi dagli USA e dalla Thailandia nel periodo dell'inchiesta e rappresentano quasi la totalità del suddetto aumento della quota di mercato degli altri paesi terzi.
(97) Le importazioni di LAEC originari di Giappone, Repubblica di Corea e Taiwan sono attualmente soggette a misure antidumping. Tali misure sono attualmente in corso di revisione.
Essendo la quota di mercato valutata cumulativamente delle importazioni giapponesi, coreane e taiwanesi aumentata nel periodo preso in considerazione, passando dal 35 al 38,9 %, ed essendo stato accertato che i prezzi di vendita medi erano inferiori a quelli dell'industria comunitaria, non si può escludere che tali importazioni abbiano contribuito a rafforzare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, nonostante le misure antidumping in vigore.
Conclusione
(98) Benché non si possa escludere che alcune delle importazioni provenienti da altri paesi terzi e la recente riduzione del consumo comunitario possano aver contribuito alla diminuzione di quota di mercato e alla situazione svantaggiata dell'industria comunitaria, l'inchiesta ha dimostrato altresì che questi fattori non erano tali da annullare il nesso causale tra le importazioni oggetto dell'inchiesta e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Tale conclusione si ricava in particolare dalla diminuzione delle vendite e dalla perdita di quota di mercato dell'industria comunitaria in un periodo in cui la domanda nella Comunità è globalmente aumentata, il che ha coinciso con un notevole aumento del volume delle importazioni originarie degli USA e della Thailandia, a prezzi che sottoquotavano quelli dell'industria comunitaria. Di conseguenza, in un periodo in cui stava cercando di riprendersi dalle pratiche di dumping effettuate in precedenza da altri paesi terzi, l'industria comunitaria non è riuscita a beneficiare dell'aumento della domanda sul mercato comunitario, ma non è riuscita a beneficiare neppure delle economie di scala che sarebbero derivate da un incremento del volume delle vendite, nel caso in cui l'industria comunitaria avesse potuto mantenere la sua quota di mercato. Inoltre, a seguito del declino delle vendite; la redditività media dell'industria comunitaria è nuovamente diminuita dopo il 1995, così come i livelli di occupazione e gli investimenti. Si può concludere pertanto che le importazioni oggetto di dumping provenienti dai paesi in questione hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria nel periodo preso in considerazione.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
Osservazioni preliminari
(99) La Commissione ha esaminato provvisoriamente, in base alle informazioni presentate, se, nonostante le risultanze relative al dumping e al pregiudizio, si debba concludere, per motivi impellenti, che nella fattispecie non è nell'interesse della Comunità istituire misure.
A tal fine, la Commissione ha considerato l'impatto dell'istituzione o meno di misure su tutte le parti interessate dal procedimento.
Raccolta di informazioni
(100) Al fine di valutare l'impatto delle misure attualmente in vigore, la Commissione ha richiesto informazioni a tutte le parti notoriamente interessate, ivi comprese le industrie a monte, i produttori comunitari, gli importatori/distributori e gli utenti. Occorre rilevare che le industrie a monte non hanno fornito risposte.
Industria comunitaria
Natura e struttura dell'industria comunitaria
(101) Si rammenta che, sebbene l'industria comunitaria sia rappresentata unicamente dalla Philips, altri produttori comunitari - grandi e piccole-medie imprese - sono sparsi in tutti gli Stati membri.
Sebbene i grandi produttori appartengano a gruppi diversificati a livello internazionale, i produttori comunitari minori sono per lo più piccole e medie imprese a gestione familiare.
(102) Le risposte al questionario sull'interesse della Comunità sono state fornite unicamente dall'industria comunitaria e da un produttore minore con sede in Spagna, che ha espresso sostegno all'istituzione di misure antidumping.
Efficienza dell'industria comunitaria
(103) L'attuale inchiesta ha dimostrato che, tra il 1993 e il 1995, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria, che si stava riprendendo dalle precedenti pratiche di dumping, è notevolmente migliorata, principalmente a causa degli sforzi di ristrutturazione e razionalizzazione compiuti dall'industria comunitaria. La crescente domanda e il generale aumento dei prezzi nella Comunità hanno coinciso con l'istituzione di misure antidumping nel 1992 e nel 1994. Anche l'industria ha messo in evidenza il proprio impegno sul versante tecnologico, introducendo una nuova gamma di LAEC cosiddetti «radiali» nel 1996 e alcuni tipi di LAEC miniaturizzati verso l'inizio del periodo dell'inchiesta. Ciò ha dimostrato che l'industria comunitaria è ancora efficiente, purché si ripristinino condizioni di leale concorrenza. Dopo il 1995, a causa delle importazioni in dumping e del conseguente calo del volume delle vendite, della quota di mercato e dei livelli di produzione, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria è nuovamente peggiorata. Al termine del periodo dell'inchiesta, i risultati finanziari dell'industria comunitaria hanno indicato una situazione di pareggio, che non è sufficiente a garantire un adeguato ritorno sugli investimenti valutati cumulativamente e sulla R& S.
Effetti sulle misure in vigore
(104) Per quanto riguarda le misure antidumping attualmente in vigore sulle importazioni di LAEC originari di Giappone, Taiwan e Repubblica di Corea, va osservato che, tra il 1993 e il 1995, in coincidenza con l'istituzione di queste misure, l'industria comunitaria è riuscita a migliorare la propria situazione finanziaria, segnatamente mediante un aumento dei prezzi e dei volumi di vendita. Nello stesso periodo, la quota di mercato valutata cumulativamente delle importazioni originarie dei paesi summenzionati è rimasta stabile al 35 %.
(105) Dopo il 1995, la quota di mercato valutata cumulativamente delle importazioni originarie di Taiwan e della Repubblica di Corea sono rimaste stabili. Per quanto riguarda il Giappone, il volume delle importazioni originarie di quel paese e la loro relativa quota di mercato è aumentata, nonostante una diminuzione del consumo comunitario. Va tuttavia osservato che le misure antidumping applicabili alle importazioni di LAEC originari del Giappone coprono una gamma più limitata di LAEC rispetto a quella coperta nel presente procedimento relativo alle importazioni dagli USA e dalla Thailandia. I produttori/esportatori giapponesi hanno potuto pertanto continuare a vendere diversi tipi di LAEC sul mercato comunitario, senza pagare alcun dazio antidumping.
Effetti sull'istituzione o meno di misure sulle importazioni originarie degli USA e della Thailandia
(106) Mentre cercava di riprendersi dalle precedenti pratiche di dumping, l'industria comunitaria si è trovata a dover affrontare gli effetti delle importazioni oggetto di dumping originarie degli USA e della Thailandia.
Se si consentirà la prosecuzione di tali importazioni in dumping, la già debole posizione dell'industria comunitaria subirà un ulteriore deterioramento, con la conseguente forte probabilità di una parziale o totale cessazione delle attività. Ciò priverebbe la Comunità di almeno uno dei protagonisti, con una conseguente perdita di ricerca, sviluppo e occupazione. Ciò che è ancora più importante, date le dimensioni dell'industria comunitaria, è che questa situazione potrebbe influenzare le future condizioni di concorrenza.
(107) D'altra parte, dall'esperienza delle misure adottate nei confronti di Giappone, Taiwan e Corea, si può ragionevolmente desumere che, qualora si istituissero delle misure, l'industria comunitaria sarebbe in grado di aumentare il proprio volume di vendite e la sua quota di mercato e, di conseguenza, i suoi livelli produttivi e la sua utilizzazione degli impianti di produzione. Ciò determinerebbe a sua volta un significativo calo dei prezzi per unità e un miglioramento della situazione finanziaria.
Probabili effetti dell'istituzione di misure sugli importatori/distributori
(108) Soltanto due importatori della Comunità, non collegati a produttori/esportatori, hanno collaborato al procedimento. Essi hanno affermato che l'istituzione di misure nell'attuale procedimento avrebbe effetti deleteri sugli importatori del prodotto in questione nella Comunità.
(109) L'inchiesta ha dimostrato che, per questi due importatori non collegati, i LAEC rappresentavano soltanto una percentuale limitata delle loro attività, in termini di volume d'affari e di contributo ai profitti. Si conclude pertanto che, in tali circostanze e in mancanza di altre argomentazioni sostenute da prove, l'istituzione di misure nel presente procedimento avrebbe soltanto un impatto trascurabile.
Probabili effetti dell'istituzione di misure sugli utenti del prodotto in questione
(110) Sono state identificate due categorie di utilizzatori:
- i produttori di dispositivi di alimentazione elettrica. Questi dispositivi sono successivamente inseriti negli apparecchi elettronici finiti di largo consumo;
- i produttori di apparecchi elettronici finiti.
(111) Per quanto riguarda i produttori di dispositivi di alimentazione elettrica, in base alle informazioni disponibili, questa industria occupa all'incirca 12 000 persone e rappresenta un volume d'affari complessivo di circa 1,5 miliardi di ECU. Osservazioni sono state inviate da diverse imprese, che rappresentano all'incirca il 9 % del volume d'affari e dell'occupazione complessivi dell'industria e il cui consumo di LAEC nel periodo dell'inchiesta ha rappresentato all'incirca il 5 % del consumo comunitario, in base alle informazioni disponibili. Queste imprese hanno espresso forti preoccupazioni in merito all'istituzione di misure nel presente procedimento e hanno sostenuto che l'istituzione di misure determinerebbe un significativo incremento dei costi d'acquisto, il che potrebbe costringere un gran numero di imprese a trasferire la produzione al di fuori della Comunità, con una conseguente grave perdita di posti di lavoro.
(112) L'esame dei fatti ha dimostrato che il costo di un LAEC rappresenta approssimativamente il 4 % del costo totale di un dispositivo di alimentazione elettrica. Si è riscontrato altresì che la redditività media ponderata, espressa in percentuale delle vendite nette, delle imprese che hanno fornito informazioni era superiore al 18 % nel periodo dell'inchiesta.
(113) Sebbene la Commissione riconosca che l'industria degli apparecchi elettronici di largo consumo sia altamente competitiva e qualsiasi riduzione di costo sia importante, va sottolineato che i prezzi inferiori offerti dai produttori/esportatori nei paesi in questione sono il risultato di pratiche commerciali sleali, che possono arrecare un grave pregiudizio all'industria comunitaria. Inoltre, non sono state fornite informazioni tali da indurre a credere che i produttori di dispositivi di alimentazione elettrica avevano trasferito la produzione al di fuori della Comunità a seguito delle misure istituite sulle importazioni originarie del Giappone, della Repubblica di Corea e di Taiwan.
(114) Per quanto riguarda i produttori di apparecchi elettronici finiti di largo consumo, un grosso produttore di schermi ha sostenuto che l'istituzione di misure antidumping sui LAEC determinerebbe un aumento dei costi d'acquisto e potrebbe pertanto incidere sulle loro operazioni di fabbricazione nella Comunità. Tuttavia, l'analisi dell'interesse della Comunità, compiuta nel corso del precedente procedimento riguardante i LAEC, ha dimostrato che il costo di un LAEC è raramente superiore all'1 % del costo complessivo di un prodotto finito di largo consumo. Nel corso del presente procedimento, alla Commissione non sono state fornite informazioni contrarie a tale conclusione.
(115) In tali circostanze, si può concludere che l'impatto sugli utilizzatori finali, qualora si istituissero dazi sui LAEC, può essere considerato trascurabile, vista la bassa percentuale dei costi rappresentati dai condensatori sul costo complessivo del prodotto finito. Va osservato che la medesima conclusione è stata raggiunta in tutti gli altri precedenti procedimenti antidumping riguardanti le importazioni di LAEC.
Conclusioni relative all'interesse della Comunità
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 398R1845.1
(116) Visto il tasso d'incremento delle importazioni provenienti dagli USA e dalla Thailandia nel periodo preso in esame e la condotta dei produttori/esportatori sul mercato comunitario, volta a sottoquotare costantemente e significativamente i prezzi dell'industria comunitaria e a sottrarle quote di mercato, è probabile che, in mancanza di misure, questa tendenza continui e aggravi ulteriormente il pregiudizio causato ai produttori comunitari.
(117) Si può prevedere che gli effetti derivanti dall'istituzione di misure consentano all'industria comunitaria di migliorare la redditività mediante un aumento dei livelli produttivi, con conseguenze positive sulle condizioni di concorrenza del mercato comunitario e l'affievolimento della minaccia di cessazioni di attività e riduzioni di posti di lavoro. Gli effetti positivi dovrebbero anche aiutare i produttori comunitari a finanziare investimenti e R& S al fine di diventare ancora più competitivi sul mercato.
(118) Per quanto riguarda gli utilizzatori e i distributori, qualunque previsto aumento dei prezzi creerebbe soltanto svantaggi limitati.
(119) Al fine di equilibrare gli interessi in questione, la Commissione ha considerato in particolare il fatto che l'industria comunitaria potrebbe essere costretta a cessare le sue attività se non si porrà rimedio alle pratiche commerciali sleali impiegate dai produttori/esportatori e i vantaggi a medio termine per l'industria utilizzatrice, consistenti nel rifornirsi a prezzi inferiori, potrebbero quindi scomparire. In realtà, con ogni probabilità, la scomparsa di un importante produttore comunitario potrebbe influenzare il livello totale della concorrenza sul mercato comunitario.
(120) Si può pertanto concludere che non vi sono motivi convincenti per sostenere che l'istituzione di dazi provvisori non è nell'interesse della Comunità.
H. DAZIO PROVVISORIO
Livello di eliminazione del pregiudizio
(121) Poiché è stato stabilito che le importazioni oggetto di dumping in questione hanno causato grave pregiudizio all'industria comunitaria e che non è contrario all'interesse della Comunità intervenire, le misure previste dovrebbero essere istituite ad un livello sufficiente per eliminare il pregiudizio causato da queste importazioni, senza superare i margini di dumping riscontrati.
(122) L'eliminazione di tale pregiudizio richiede che i prezzi delle importazioni oggetto di dumping siano aumentati fino a raggiungere un livello non pregiudizievole.
Per calcolare l'aumento dei prezzi necessario, vale a dire il margine di pregiudizio, la Commissione ha considerato che i prezzi delle importazioni oggetto di dumping dovevano essere confrontati con i prezzi di vendita, corrispondenti ai costi di produzione complessivi - comprese le spese generali, amministrative e di vendita - maggiorati di un congruo margine di profitto.
La media ponderata dei prezzi all'esportazione dei tipi di prodotti utilizzati ai fini della determinazione della sottoquotazione dei prezzi è stata confrontata, per il periodo dell'inchiesta, con la media ponderata effettiva dei prezzi di vendita applicati dall'industria comunitaria maggiorati, ove appropriato, dell'importo necessario per coprire i costi di produzione e di un margine di profitto pari al 12 % del volume d'affari. I prezzi all'esportazione utilizzati e gli adeguamenti effettuati ai fini di questa determinazione erano gli stessi che sono stati descritti ai considerando 60-65.
Ai fini della determinazione preliminare, si è concluso che un margine di profitto del 12 % poteva considerarsi adeguato, in quanto corrispondeva al margine di profitto utilizzato per la determinazione del margine di pregiudizio nel precedente procedimento riguardante le importazioni di LAEC originarie del Giappone. La Commissione non ha riscontrato un mutamento delle circostanze sul mercato comunitario rispetto all'inchiesta relativa a tale procedimento, tale da giustificare un cambiamento del livello di profitto prescelto.
Va inoltre osservato che questo livello di margine di profitto è inferiore ai margini di profitto medio realizzati dai suddetti produttori/esportatori che hanno collaborato.
(123) Per i produttori/esportatori statunitensi che non hanno collaborato, il margine di pregiudizio è stato determinato in base ai fatti disponibili, vale a dire il margine di dumping più elevato riscontrato per le società che hanno collaborato.
(124) Per i produttori/esportatori thailandesi, nessuno dei quali ha collaborato, il margine di pregiudizio è stato fissato in base alle informazioni fornite dagli importatori comunitari non collegati che hanno collaborato. Inoltre, il più elevato margine di pregiudizio riscontrato è stato applicato alla percentuale delle importazioni non coperte da questi importatori non collegati che hanno collaborato. Su questa base, è stata calcolata la media ponderata del margine di pregiudizio per la totalità delle importazioni thailandesi in questione.
Risultati del calcolo
(125) Il suddetto confronto ha messo in evidenza i seguenti livelli di eliminazione del pregiudizio per ciascun produttore/esportatore, espressi in percentuale del prezzo cif netto, franco frontiera comunitaria:
SPAZIO PER TABELLA
Dazio antidumping provvisorio
(126) Tenuto conto di quanto precede, si ritiene che i dazi antidumping provvisori dovrebbero essere istituiti al livello dei margini di dumping accertati, ma non dovrebbero essere superiori ai margini di pregiudizio stabiliti nel precedente considerando 125. Le aliquote proposte per il dazio provvisorio (in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto) sono le seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
I. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(127) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate che si sono manifestate entro i termini fissati nell'avviso di apertura possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di grandi condensatori elettrici, non solidi, elettrolitici all'alluminio, con un prodotto CV (capacità per voltaggio nominale) compreso tra 8 000 e 550 000 ìc (micro-coulomb) ad un voltaggio pari ad almeno 160 V, classificabili nel codice NC ex 8532 22 00 (codici Taric 8532 22 00 11; 8532 22 00 13; 8532 22 00 91 e 8532 22 00 93), originarie degli Stati Uniti d'America e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio antidumping provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
Le summenzionate aliquote non si applicano ai prodotti fabbricati dalla società indicata qui di seguito, che è soggetta alla seguente aliquota del dazio antidumping:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
In conformità dell'articolo 20, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti che si sono manifestate entro i termini fissati nell'avviso di apertura possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
In conformità dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti che si sono manifestate entro i termini fissati nell'avviso di apertura possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese dalla data della sua entrata in vigore.
Articolo 3
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 27 agosto 1998.

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