Document ID: 32002D0892

Decisione della Commissione
dell'11 luglio 2001
relativa al regime di aiuti di Stato al quale la Spagna ha dato esecuzione in favore di alcune imprese di recente costituzione in Álava
[notificata con il numero C(2001) 1760]
(Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2002/892/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente ai suddetti articoli(1) e viste le osservazioni trasmesse,
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Grazie alle informazioni raccolte in occasione dei procedimenti avviati a seguito delle denunce presentate contro gli aiuti di Stato a favore dell'impresa Daewoo Electronics Manufacturing España SA(2) e delle imprese Ramondín SA e Ramondín Cápsulas SA(3), la Commissione ha appreso dell'esistenza nella provincia spagnola di Álava di un regime di aiuti fiscali agli investimenti non notificato sotto forma di riduzione della base imponibile per alcune imprese di recente costituzione.
(2) Con lettera del 29 settembre 1999 [SG (99) D/7813], la Commissione ha informato il Regno di Spagna della decisione di avviare sul caso di specie il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.
(3) Nell'ambito del procedimento in questione le autorità spagnole hanno presentato le loro osservazioni con lettera della Rappresentanza permanente del 2 dicembre 1999, registrata il 6 dicembre 1999.
(4) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(4). Contestualmente la Commissione ha invitato i terzi interessati a presentare le loro osservazioni in merito all'aiuto in oggetto entro un mese dalla data di pubblicazione.
(5) La Commissione ha ricevuto osservazioni da parte della Comunità autonoma di Castilla y León, il 17 marzo 2000; del governo di La Rioja, il 24 marzo 2000; della confederazione imprenditoriale basca - Euskal Entrepresarien Konfederakuntza (in appresso "Confebask"), il 27 marzo 2000, la stessa confederazione ha inoltre inviato, oltre il termine, osservazioni complementari con lettera del 29 dicembre 2000, registrata il 3 gennaio 2001; del collegio basco degli economisti - Ekonomilarien Euskal Elkargoa, il 27 marzo 2000; del circolo degli imprenditori baschi, il 27 marzo 2000, e dell'associazione professionale dei consulenti tributari della Comunità del Paese basco, il 28 marzo 2000. Con lettera D/52998 del 17 maggio 2000, la Commissione ha trasmesso le osservazioni alla Spagna perché questa potesse formulare i suoi commenti a proposito, senza però ricevere alcuna risposta in merito.
(6) Con lettera della Rappresentanza permanente del 22 giugno 2000, le autorità spagnole hanno informato la Commissione che la legge provinciale (Norma Foral) n. 7/2000(5), del 29 marzo, ha abrogato, a decorrere dal 5 aprile 2000, l'articolo 26 della legge provinciale di Álava n. 24/1996(6), del 5 luglio, atto giuridico in forza del quale sono stati concessi gli aiuti fiscali in questione.
II. DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL'AIUTO
(7) Secondo le informazioni di cui la Commissione dispone, non smentite dalle autorità spagnole o da altri interessati, gli aiuti fiscali in oggetto sono stati introdotti in forza dell'articolo 26 della citata legge provinciale n. 24/1996, del 5 luglio, in materia di imposta sulle società(7). Il citato articolo 26 recita come segue:
"1. Le società che avviano la loro attività commerciale alla data di entrata in vigore della presente legge provinciale beneficiano di una riduzione del 99 %, 75 %, 50 % e 25 %, rispettivamente, della base imponibile positiva derivata dall'esercizio dell'attività economica, prima della compensazione con le basi imponibili negative degli esercizi precedenti, per i quattro esercizi fiscali consecutivi a partire dal primo esercizio fiscale in cui conseguono una base imponibile positiva entro i primi quattro anni dall'avvio della loro attività commerciale.
[...]
2. Per beneficiare della presente riduzione, i soggetti devono soddisfare le condizioni seguenti:
a) devono avviare la loro attività con un capitale minimo versato di 20 milioni di ESP;
[...]
e) devono realizzare investimenti in attività fisse materiali nei primi due anni d'attività per un importo minimo di 80 milioni di ESP, e tutti gli investimenti devono riguardare beni destinati all'attività che non siano oggetto di locazione o cessione a favore di terzi. A questo fine, si intende per investimento in attività fisse materiali anche l'acquisizione di beni in leasing, sempre che le imprese si impegnino ad esercitare la loro opzione d'acquisto;
f) devono creare almeno 10 posti di lavoro nei sei mesi successivi all'avvio dell'attività e mantenere a questo livello il numero medio di dipendenti a partire da detto momento fino all'esercizio in cui si estingue il diritto di applicare la riduzione della base imponibile;
[...]
h) devono avere elaborato un piano d'impresa che si estenda su almeno cinque anni.
3. [...]
4. L'importo minimo degli investimenti di cui al paragrafo 2, lettera f) e la creazione minima di posti di lavoro di cui al paragrafo 2, lettera g), sono incompatibili con qualsiasi altro vantaggio fiscale connesso ai predetti investimenti o alla predetta creazione di posti di lavoro.
5. La riduzione di cui al presente articolo viene richiesta all'amministrazione fiscale la quale, dopo avere verificato il rispetto delle condizioni previste, comunica, se del caso, alla società richiedente l'autorizzazione provvisoria, che dovrà essere confermata dall'amministrazione provinciale di Álava.
[...]".
(8) La Commissione osserva che conformemente al preambolo della citata legge provinciale, l'obiettivo dell'aiuto in questione è quello di stimolare la creazione di nuove imprese.
(9) La Commissione osserva inoltre che l'oggetto degli aiuti fiscali in questione è costituito dalla base imponibile positiva dell'imposta sulle società derivata dall'esercizio dell'attività economica, prima della compensazione delle basi imponibili negative degli esercizi precedenti. Nella fattispecie, i beneficiari sono le società che hanno avviato l'attività commerciale successivamente alla data di entrata in vigore della citata legge provinciale, e che hanno investito un importo minimo di 80 milioni di ESP (480810 EUR) in attività fisse materiali e creato almeno 10 posti di lavoro. Inoltre, la Commissione sottolinea che le imprese beneficiarie devono avere un piano d'impresa che si estende su un periodo minimo di cinque anni e devono aver avviato la loro attività con un capitale minimo versato di 20 milioni di ESP (120202 EUR).
(10) La Commissione richiama l'attenzione sul fatto che l'aiuto consiste in una riduzione del 99 %, 75 %, 50 % e 25 %, rispettivamente, della base imponibile positiva, per i quattro esercizi fiscali successivi al primo esercizio fiscale nel quale la base imponibile sia risultata positiva, nei quattro anni successivi all'avvio dell'attività commerciale.
(11) La Commissione osserva che l'aiuto fiscale in questione non è destinato a imprese che svolgono attività particolari o che operano in settori particolari, dato che è ammissibile all'aiuto qualsiasi attività e settore. Non è neppure destinato ad una categoria particolare di imprese, come ad esempio le PMI, dato che può beneficiarne qualsiasi impresa, purché soddisfi le condizioni suesposte.
(12) La Commissione osserva che la riduzione della base imponibile è applicabile a decorrere dall'esercizio fiscale avente inizio il 1o gennaio 1996. Per quanto riguarda il cumulo con altri aiuti, si afferma esplicitamente che gli aiuti fiscali in questione non possono essere cumulati con altri benefici fiscali concessi per la realizzazione di un investimento minimo ovvero per creare un numero minimo di posti di lavoro. Tuttavia, non è escluso il cumulo di detti aiuti fiscali con altri aiuti di carattere non fiscale come sovvenzioni, abbuoni, garanzie, partecipazioni ecc. Non è escluso neppure il cumulo eventuale con altri aiuti fiscali il cui fatto generatore, ossia la circostanza che fa scattare la concessione del beneficio, sia diverso. Tale sarebbe il caso, ad esempio, degli aiuti fiscali consistenti in crediti fiscali(8).
(13) Nella decisione di avviare il procedimento, la Commissione ricorda che, nell'applicazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, è irrilevante il carattere fiscale degli aiuti in questione dato che l'articolo 87 del trattato CE si applica agli aiuti concessi "sotto qualsiasi forma". Tuttavia, in questa fase la Commissione ha chiarito che, per configurare un aiuto, le misure in questione devono soddisfare tutti e quattro i criteri specificati dall'articolo 87 e che si illustrano in appresso.
(14) In primo luogo, in questa fase, la Commissione rileva che la riduzione del 99 %, 75 %, 50 % e 25 % delle citate basi imponibili, in quanto riduce parzialmente il carico fiscale, procura ai beneficiari un vantaggio fiscale.
(15) In secondo luogo, in questa fase, la Commissione ritiene che la riduzione della base imponibile comporti una perdita di introiti fiscali e che equivalga quindi all'impiego di risorse pubbliche sotto forma di spese fiscali.
(16) In terzo luogo, in questa fase, la Commissione ritiene che la riduzione delle citate basi imponibili incida sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri. In effetti, dato che i beneficiari esercitano attività economiche che possono dar luogo a scambi tra gli Stati membri, l'aiuto rafforza la posizione delle imprese beneficiarie rispetto alle imprese concorrenti, incidendo di fatto sugli scambi. Inoltre, le imprese beneficiarie vedono migliorata la loro redditività, grazie all'aumento del risultato netto (profitti al netto delle imposte). Aumenta quindi la loro competitività rispetto alle imprese che non beneficiano dell'aiuto.
(17) Infine, in questa fase, la Commissione è del parere che la riduzione della base imponibile in questione sia specifica o selettiva, nel senso che favorisce solo determinate imprese. Infatti, i requisiti per beneficiare dell'aiuto escludono espressamente tutte le imprese costituite prima della data d'entrata in vigore, a metà del 1996, della citata legge provinciale, che hanno creato meno di 10 posti di lavoro, i cui investimenti sono inferiori agli 80 milioni di ESP (480810 EUR), e il cui capitale versato non supera i 20 milioni di ESP (120202 EUR). Inoltre, la Commissione ritiene che quest'aiuto fiscale non sia giustificato dalla natura o dall'economia del sistema.
(18) D'altra parte, la Commissione ritiene, in questa fase, che il carattere selettivo del beneficio è dovuto ai poteri discrezionali dell'amministrazione fiscale. In effetti, la concessione dell'aiuto in questione non è automatica, in quanto spetta all'amministrazione provinciale di Álava, previo esame della relativa domanda, decidere in merito alla concessione.
(19) In conclusione, in questa fase, la Commissione ritiene che la riduzione della base imponibile in questione configuri un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, dato che genera un vantaggio comparativo, è concesso da uno Stato membro, incide sugli scambi tra gli Stati membri e falsa la concorrenza in quanto favorisce unicamente determinate imprese.
(20) Dato che gli aiuti fiscali in oggetto superano il limite massimo triennale di 100000 EUR, la Commissione ritiene, in questa fase, che gli stessi non ricadono nell'ambito di applicazione della regola de minimis(9).
(21) Non rientrando nella regola de minimis, la Commissione ritiene, in questa fase, che gli aiuti di Stato sono soggetti all'obbligo di notificazione preventiva di cui all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE e all'articolo 62, paragrafo 3, dell'accordo SEE. Dato che le autorità spagnole non hanno rispettato tale obbligo, la Commissione ritiene in via provvisoria che detti aiuti possano considerarsi illegali.
(22) In questa fase, la Commissione rileva anche che nonostante la concessione degli aiuti in questione sia subordinata alla realizzazione di un investimento minimo e alla creazione di un numero minimo di posti di lavoro, i regimi fiscali in questione non garantiscono il rispetto delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato a finalità regionale e ritiene quindi in via provvisoria che questi aiuti non abbiano carattere d'aiuto all'investimento o all'occupazione.
(23) Al contrario la Commissione ritiene, in questa fase, che gli aiuti fiscali abbiano carattere di aiuti al funzionamento, dato che sono finalizzati ad affrancare le imprese dai costi che queste avrebbero dovuto sostenere per la loro normale attività o per la gestione corrente.
(24) La Commissione ricorda che gli aiuti al funzionamento a finalità regionale sono, in linea di principio, vietati. Tuttavia, in via eccezionale tali aiuti possono essere concessi nelle regioni che soddisfano determinate condizioni. Non è questo il caso degli aiuti in oggetto. Di conseguenza la Commissione ritiene in via provvisoria che esistano dubbi sulla compatibilità degli aiuti fiscali in questione alla luce delle norme in materia di aiuti di Stato a finalità regionale.
(25) La riduzione della base imponibile in questione, che non è limitata ad un unico settore, può essere accordata a imprese sottoposte a normative comunitarie di carattere settoriale. Nel caso di specie, la Commissione, in questa fase, ha dubbi sulla compatibilità dei suddetti aiuti nel caso in cui il beneficiario appartiene ad un settore soggetto a specifiche norme comunitarie.
(26) Inoltre, la Commissione ha dubbi sulla compatibilità degli aiuti fiscali in questione con il mercato comune ai sensi delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafi 2 e 3 del trattato CE. Infatti, gli aiuti in oggetto non si possono considerare come aiuti a carattere sociale, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), non sono destinati a ovviare ai danni arrecati da calamità naturali o da altri eventi eccezionali, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), e non rientrano nell'ambito di applicazione delle disposizioni dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera c), riguardanti determinate regioni della Repubblica federale di Germania. Per quanto riguarda le altre deroghe previste dall'articolo 87, paragrafo 3, diverse dalle deroghe di cui alla lettera a) e alla lettera c), la Commissione ritiene, in questa fase, che gli aiuti non sono destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo né a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera b). Gli aiuti in oggetto non rientrano nemmeno nell'ambito di applicazione delle disposizioni dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), relative agli "aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività ...", dato che non presentano alcuna specificità per quanto riguarda le attività delle imprese beneficiarie. Infine, non sono nemmeno destinati a promuovere la cultura o la conservazione del patrimonio ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera d).
(27) Nel quadro del procedimento ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, la Commissione, oltre a richiedere osservazioni, ha invitato contestualmente le autorità spagnole a fornire altresì tutte le informazioni necessarie per la valutazione degli aiuti fiscali consistenti nella riduzione della base imponibile di alcune imprese di recente costituzione in Álava. Le informazioni richieste sono state le seguenti: le copie di tutte le decisioni di concessione della riduzione della base imponibile, i dati sugli investimenti realizzati da ogni beneficiario, i posti di lavoro creati, il capitale sociale, l'importo della riduzione della base imponibile di cui ha beneficiato ogni impresa e il saldo di quanto restava ancora da erogare.
III. OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ SPAGNOLE
(28) Le autorità spagnole hanno presentato le proprie osservazioni con lettera della Rappresentanza permanente del 2 dicembre 1999. In sostanza, le autorità spagnole ritengono che la riduzione della base imponibile non configura un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. Ritengono piuttosto che l'aiuto fiscale in questione sia una misura generale che esula dal campo di applicazione della disciplina in materia di aiuti di Stato. Inoltre, le autorità spagnole rilevano che la misura in questione, il cui obiettivo è quello di stimolare gli investimenti, si iscrive nel quadro di una politica economica a cui fanno ricorso molti governi.
(29) Le autorità spagnole fanno inoltre valere l'assenza di specificità o di carattere selettivo della misura. Infatti, a loro parere, l'apertura della misura a tutti i settori e a tutti i contribuenti che soddisfano i requisiti richiesti elimina ogni carattere di specificità. Questa portata generale non è neppure limitata di fatto. Quanto alla specificità materiale, essa non esiste in quanto le condizioni di investire 80 milioni di ESP e di creare 10 posti di lavoro non sono condizioni discriminatorie ma condizioni oggettive che derivano dalla necessità di garantire l'efficacia della misura in relazione al raggiungimento dell'obiettivo prefissato.
(30) D'altra parte, le autorità spagnole negano il carattere discrezionale delle misure in questione, dato che gli aiuti sono concessi automaticamente, se vengono soddisfatte le condizioni oggettive citate. L'amministrazione provinciale di Álava si limita dunque a verificare che tutte le condizioni siano soddisfatte, e non ha il potere di modulare l'aiuto né di imporre condizioni alla sua concessione. Dall'altra parte, il procedimento di concessione degli aiuti fiscali fissato dall'articolo 26, paragrafo 5, non presenta neanch'esso alcun carattere discrezionale. Infatti, ai sensi di detto articolo "l'amministrazione fiscale (...) comunica, se del caso, alla società richiedente l'autorizzazione provvisoria, che dovrà essere confermata dall'amministrazione provinciale di Álava". Il procedimento va comunque interpretato nel senso che la concessione viene accordata una volta verificate che tutte le condizioni oggettive sono soddisfatte. È per questo che l'espressione "se del caso" non ha un carattere discrezionale.
(31) Inoltre, le autorità spagnole sostengono che la riduzione della base imponibile concessa nella provincia di Álava si ispira a misure vigenti in altri Stati membri, come l'Irlanda, o a misure adottate dall'amministrazione centrale spagnola nel 1993(10). Tuttavia, all'epoca la Commissione non considerò quelle misure come aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87 del trattato CE. Date che le misure adottate dalla provincia di Álava e quelle adottate dall'amministrazione centrale presentano caratteristiche simili, se ne desume che se queste ultime non hanno carattere specifico anche le prime ne sono prive. Le autorità spagnole segnalano inoltre che tanto le misure della provincia di Álava quanto quelle dell'amministrazione centrale spagnola si applicano esclusivamente in una parte dello Stato. Di conseguenza, se la Commissione non rilevò alcuna specificità nelle misure fiscali introdotte dall'amministrazione centrale spagnola, uguale assenza di specificità dovrebbe rilevare in quelle della provincia di Álava.
(32) Le autorità spagnole sostengono d'altra parte che, anche qualora la Commissione dovesse ritenere che la misura è specifica, la misura sarebbe comunque giustificata dalla natura e dall'economia del sistema, ai sensi della comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese (98/C 384/03)(11). Di fatto, la misura in questione è giustificata dalla natura e dall'economia del sistema fiscale, dato che le condizioni necessarie per la sua concessione hanno un carattere oggettivo e orizzontale.
(33) Le autorità spagnole contestano inoltre l'affermazione della Commissione secondo la quale le norme fiscali non soddisfano le condizioni delle norme settoriali. A loro parere, la Commissione dovrebbe specificare quali sarebbero le condizioni concrete violate dalle citate norme fiscali. Le autorità spagnole ritengono non pertinente l'applicazione della normativa in materia di aiuti a finalità regionale, dato che nella fattispecie le misure non configurano aiuti di Stato.
(34) Le autorità spagnole contestano altresì il parere della Commissione secondo il quale gli aiuti incidono sugli scambi tra gli Stati membri in quanto le imprese beneficiarie effettuano attività economiche suscettibili di scambio tra gli Stati membri. A parere delle autorità spagnole non si può generalizzare, come fa la Commissione, poiché è possibile che in alcuni casi concreti gli scambi non risentano in alcuna misura. In altri casi, potrebbe trattarsi di imprese che operano esclusivamente sui mercati locali o in settori non ancora liberalizzati In tutti questi casi comunque mancherebbe una delle condizioni necessarie perché una misura statale possa annoverarsi fra gli aiuti di Stato.
(35) Per quanto riguarda il carattere di aiuti al funzionamento che, secondo la Commissione, rivestirebbero le misure fiscali in questione, le autorità spagnole sottolineano che, sebbene il vantaggio fiscale derivi dalla base imponibile e non dall'investimento, la misura conserva sempre il carattere di stimolo agli investimenti e quindi non la si può considerare un aiuto al funzionamento.
(36) Per questi motivi, le autorità spagnole ritengono che la Commissione debba chiudere il procedimento con una decisione che sancisca che le misure fiscali in questione non soddisfano i criteri per essere considerate aiuti di Stato.
(37) D'altra parte, le autorità spagnole fanno osservare che, ai sensi della legislazione fiscale spagnola, l'amministrazione fiscale può diffondere le informazioni sui contribuenti solo in casi eccezionali. Fra questi casi eccezionali, però, non figura la trasmissione di informazioni alla Commissione. Di conseguenza, le autorità spagnole non possono fornire le informazioni richieste nella decisione di avvio del procedimento.
IV. ALTRE OSSERVAZIONI RICEVUTE DALLA COMMISSIONE
(38) La Commissione sottolinea che le osservazioni riportate in appresso non pregiudicano la questione se le parti che le hanno trasmesse possano essere o meno considerate come "interessati" ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.
Osservazioni della Comunità autonoma di Castilla y León
(39) La Comunità Autonoma di Castilla y León ricorda a titolo preliminare che le misure fiscali in questione fanno parte di quell'insieme di misure fiscali adottate dall'amministrazione provinciale di Álava che sono state impugnate sia a livello interno dello Stato membro che a livello comunitario. Nella fattispecie, la predetta Comunità autonoma rileva che il Tribunale superiore del Paese basco ha annullato, con sentenza del 1999(12), l'articolo 26 che ha introdotto la misura fiscale oggetto del presente procedimento.
(40) La Comunità autonoma di Castilla y León segnala inoltre che le misure fiscali in questione costituiscono aiuti di Stato poiché soddisfano cumulativamente i quattro criteri stabiliti dall'articolo 87 del trattato CE. A sostegno di questa affermazione, la Comunità autonoma invoca in sostanza gli stessi argomenti che figurano nella decisione di avvio del procedimento, precisando inoltre che il carattere selettivo della misura deriverebbe anche dai poteri discrezionali di cui gode l'amministrazione(13). La Comunità autonoma di Castilla y León segnala inoltre che le misure fiscali in oggetto non sono giustificate né dalla natura né dall'economia del sistema fiscale, dal momento che il loro scopo è stimolare la creazione di nuove imprese.
(41) Del resto, la Comunità autonoma di Castilla y León ritiene che gli aiuti fiscali in questione non possano considerarsi compatibili in forza delle deroghe del suddetto articolo 87 del trattato CE, e rileva al riguardo che le misure fiscali in oggetto costituiscono aiuti al funzionamento dato il loro carattere continuativo non legato all'esecuzione di un progetto specifico. Come noto, sono ammesse deroghe agli aiuti al funzionamento, e comunque sempre a determinate condizioni, solo nelle regioni assistite di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE. Essendo il Paese Basco una regione assistita ai sensi della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), gli aiuti al funzionamento non possono essere considerati compatibili. Inoltre, per quanto riguarda gli aiuti in oggetto, non è stato rispettato l'obbligo di notificazione stabilito all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE.
(42) Pertanto, secondo la Comunità autonoma di Castilla y León le misure fiscali in oggetto devono essere considerate come aiuti di Stato illegali, poiché non è stata rispettata la procedura di notificazione di cui all'articolo 88, paragrafo 3, e incompatibili con il mercato comune.
Osservazioni del governo di La Rioja
(43) Il governo di La Rioja afferma che le misure fiscali in questione costituiscono aiuti di Stato poiché soddisfano cumulativamente i quattro criteri stabiliti all'articolo 87 del trattato CE. A sostegno di questa affermazione, il governo di La Rioja fa valere in particolare che la riduzione della base imponibile ha come oggetto ed effetto quello di affrancare il beneficiario da una parte del carico fiscale che altrimenti graverebbe sui suoi profitti. Ciò comporta logicamente per le imprese beneficiarie un vantaggio finanziario che, in mancanza di contropartite a favore dell'amministrazione, implica per quest'ultima una perdita di introiti fiscali. Oltre a ciò, viene ad essere favorita anche l'attività economica dei beneficiari, i quali godono di un vantaggio competitivo rispetto a tutte le altre imprese. Oltre alla specificità materiale, dovuta ai requisiti relativi al capitale sociale minimo di 20 milioni di ESP, all'investimento minimo di 80 milioni di ESP e alla creazione di almeno 10 posti di lavoro, il governo di La Rioja segnala che il carattere discrezionale della riduzione della base imponibile in questione deriva, da un lato, dal potere di cui gode l'amministrazione di determinare i beneficiari dell'aiuto, i termini e i massimali e, dall'altro, dal carattere non automatico della concessione della riduzione della base imponibile.
(44) D'altra parte, il governo di La Rioja ritiene che l'esistenza in Spagna di cinque regimi fiscali non giustifichi la misura fiscale in questione. A tale riguardo, il governo di La Rioja ricorda che l'avvocato generale Saggio, nelle conclusioni in merito alla domanda di pronuncia pregiudiziale nelle cause riunite C 400/97, C 401/97 e C 402/97, ha considerato che il carattere di autorità titolari di competenze in materia fiscale in un territorio non giustifica il trattamento preferenziale a favore delle imprese stabilite nello stesso territorio. Inoltre, queste misure non sono giustificate né dalla natura né dall'economia del sistema fiscale della provincia di Álava, in quanto finalizzate ad accrescere la competitività delle imprese beneficiarie. Il governo di La Rioja ricorda inoltre che il Tribunale superiore di giustizia del Paese basco(14) ha giudicato le misure fiscali in questione sproporzionate e non adeguate allo scopo di promuovere l'attività economica, dal momento che sono suscettibili di influire indirettamente sulla libera circolazione di merci e persone, creando condizioni inaccettabili di vantaggio competitivo.
(45) Il governo di La Rioja ritiene inoltre che gli aiuti fiscali in questione non possono essere considerati compatibili in forza delle deroghe dell'articolo 87 del trattato CE. Secondo il predetto governo autonomo, le autorità spagnole non hanno rispettato l'obbligo di notificazione degli aiuti stabilito dall'articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(46) Pertanto, secondo il governo di La Rioja le misure fiscali in questione devono essere considerate come aiuti di Stato illegali, poiché non si è stata rispettata la procedura di notificazione di cui all'articolo 88, paragrafo 3, e incompatibili con il mercato comune.
Osservazioni della confederazione imprenditoriale basca - Euskal Entrepresarien Konfederakuntza (Confebask)
(47) La Confebask esordisce illustrando le origini storiche del potere fiscale autonomo di cui dispone la provincia di Álava e prosegue dichiarando quanto segue sul merito della questione:
a) La presunta riduzione del debito fiscale. La Commissione ha torto a ritenere che esista un debito fiscale la cui riduzione comporterebbe una perdita di introiti fiscali. Se tale ragionamento fosse corretto, qualsiasi deduzione dell'imposta comporterebbe sempre una perdita di introiti fiscali rispetto all'importo originariamente dovuto. Confebask chiede alla Commissione di riconsiderare la sua posizione dato che in caso contrario potrebbe configurarsi un'armonizzazione irregolare della pressione fiscale attraverso la fissazione di un importo di riferimento in rapporto al quale determinare le possibili perdite di gettito fiscale.
b) L'incidenza sugli scambi tra Stati membri. A parere della Commissione le misure fiscali in questione determinano una distorsione degli scambi commerciali nella misura in cui i beneficiari partecipano a tale scambi. Le differenze esistenti tra i diversi sistemi fiscali incidono sempre sugli scambi commerciali. Pertanto per verificare se le misure fiscali in oggetto incidono realmente sugli scambi commerciali, la Commissione dovrebbe analizzare il sistema fiscale nel suo complesso e non le sue disposizione concrete. A tale riguardo, Confebask sottolinea che, secondo uno studio, la pressione fiscale nel Paese basco sarebbe superiore a quella del resto della Spagna. La Commissione dovrebbe spiegare perché siano proprie queste misure concrete e non altre ad incidere sugli scambi commerciali. In ogni caso, anche ammettendo che una tale incidenza sugli scambi esista, lo strumento per rimuoverla sarebbe quello dell'armonizzazione e non certo quello degli aiuti di Stato.
c) Il carattere selettivo degli aiuti. Secondo Confebask, il carattere selettivo delle misure fiscali deve essere valutato o considerandole come norme di abilitazione che conferiscono all'autorità fiscale la facoltà di concedere a posteriori un beneficio concreto o come norme che concedono direttamente il beneficio fiscale senza bisogno di provvedimenti ulteriori. Tuttavia, nella sua argomentazione la Commissione si basa inizialmente sul primo assunto e successivamente sul secondo. Visto il carattere alternativo dei due assunti, la Commissione dovrebbe spiegare a quale assunto rispondono le misure fiscali in questione, dato che sarebbe contraddittorio voler ricorrere ad entrambi.
- Se le misure fiscali in questione vengono considerate come norme di abilitazione, Confebask si dice contraria ad un tale approccio, dato che l'amministrazione non dispone di potere discrezionale e la concessione è automatica. In effetti l'amministrazione si limita a verificare se il richiedente soddisfa le condizioni per beneficiare degli aiuti. Inoltre, se si considerano le misure fiscali in questione come norme di abilitazione che permettono di concedere aiuti a posteriori, ne consegue che il presente procedimento, nella misura in cui mette in discussione le norme e non i casi concreti, è privo di oggetto. D'altra parte, secondo il primo paragrafo della lettera della Commissione agli Stati membri(15), una disposizione generale che accorda dei benefici si può considerare aiuto soltanto qualora si tratti di un quadro "legislativo che permette la sua concessione senza altri atti". Dato però il carattere astratto della norma di abilitazione, essa non può essere considerata come aiuto di Stato e, di conseguenza, non può essere oggetto della valutazione dell'incidenza sulla concorrenza e sugli scambi tra gli Stati membri.
- Se le misure fiscali in questione sono considerate come norme di concessione diretta degli aiuti, Confebask ricorda che, secondo i punti 19, 20 e 17 della citata comunicazione 98/C 384/03, una misura fiscale può essere specifica e, pertanto costituire un aiuto di Stato, quando è limitata alle imprese pubbliche, a talune forme di imprese oppure a imprese di una certa regione. Tuttavia le misure fiscali in questione non possiedono nessuna di queste specificità, neanche quella territoriale, dato che si estendono a tutto il territorio di competenza delle autorità regionali che le hanno emanate. Per quanto riguarda la specificità legata alle soglie: ossia i 20 milioni di ESP di capitale, gli 80 milioni di ESP d'investimento e i 10 posti di lavoro creati, Confebask ritiene che l'utilizzo di soglie sia una pratica abituale della normativa fiscale, sia essa nazionale che comunitaria. Inoltre, basandosi su numerose sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee e sulle decisioni della Commissione, Confebask rileva che fino a oggi l'esistenza di soglie non è mai stata considerata una specificità. Tanto più che la stessa Commissione riconosce al punto 14 della citata comunicazione che l'effetto di privilegiare determinati settori non comporta automaticamente una specificità.
- D'altra parte, Confebask sostiene che la riduzione della base imponibile della provincia di Álava non è altro che l'adattamento di una misura adottata nel 1993 dall'amministrazione centrale spagnola, menzionata anche dalle autorità spagnole nelle loro osservazioni. Confebask sostiene che le norme sono identiche, fatta eccezione per le soglie. Di conseguenza, dato che i territori limitrofi delle province basche offrono vantaggi fiscali alle imprese di recente costituzione, risulta annullato l'impatto sulla concorrenza della riduzione della base imponibile della provincia di Álava. Oltre a ciò, se dovesse esservi un impatto sulla concorrenza esso sarebbe dovuto alle citate misure dell'amministrazione centrale spagnola suscettibili di interessare un numero di beneficiari ben maggiore. D'altronde, Confebask evidenzia l'esistenza di misure simili in altri Stati membri, misure contro le quali la Commissione non ha avviato alcun procedimento e che il gruppo Primarolo non ha qualificato come misure fiscali dannose. A questo riguardo Confebask rileva che in Francia dal 1994 le impresa di recente costituzione beneficiano di un'esenzione e di una riduzione dell'imposta sulle società per un periodo di cinque anni ovvero, in determinate regioni, di dieci anni. In Corsica vige un regime ancora più favorevole. In Lussemburgo è prevista una riduzione del 25 % dell'imposta sulle società per un periodo di 8 anni. Nel sud d'Italia, l'esenzione fiscale dall'IRPEG e dall'ILOR ha una durata di 10 anni. Infine, in Portogallo vige una riduzione del 25 % dell'imposta sulle società per un periodo che va dai 7 ai 10 anni. Di conseguenza, tutto indica che la riduzione della base imponibile della provincia di Álava non è un sistema eccezionale dal quale deriverebbe una qualche specificità. Al contrario, si tratta di un sistema ampiamente utilizzato negli Stati membri.
d) L'importanza della certezza del diritto. Confebask sostiene che il fatto che la Commissione qualifichi la riduzione fiscale in questione come aiuto illegale compromette i principi di tutela del legittimo affidamento, di divieto delle decisioni arbitrarie da parte delle istituzioni, di certezza giuridica e di proporzionalità, poiché nella sua decisione del 1993 la Commissione ha già considerato il regime fiscale basco conforme al diritto. Al massimo, la Commissione potrebbe modificare la sua posizione per i casi futuri ma non in relazione al passato.
e) L'incompatibilità con il mercato comune. Se le misure fiscali in questione vengono considerate come norme di abilitazione, Confebask ritiene che non si possa valutare la compatibilità se non quando l'aiuto venga concesso per mezzo di una decisione amministrativa. Pertanto il procedimento non è valido, e non consente per il suo stesso carattere di pervenire ad un risultato circa la compatibilità degli aiuti. D'altra parte, se le misure fiscali in questione vengono considerate come norme di concessione diretta degli aiuti, Confebask ritiene che, ai fini della valutazione della compatibilità dell'aiuto, la prassi seguita dalla Commissione e dalla Corte di giustizia esiga che le misure abbiano una specificità settoriale. Inoltre, occorrerebbe determinare la pressione fiscale globale sulle imprese e la pressione fiscale di riferimento. Infine, questo approccio porterebbe alla conclusione assurda che qualsiasi pressione fiscale inferiore alla pressione più elevata fra tutti gli Stati membri costituirebbe un aiuto di Stato. D'altra parte, Confebask contesta anche l'argomentazione della Commissione secondo la quale le misure fiscali sono incompatibili con il mercato comune in quanto non contengono disposizioni specifiche per gli aiuti settoriali, regionali, a favore dei grandi investimenti, ecc., in quanto ritiene che le norme fiscali non possano e non debbano contenere questo tipo di precisazioni. Secondo la Corte di giustizia(16), nelle sue decisioni la Commissione deve stabilire in concreto gli effetti negativi sulla concorrenza, determinando l'impatto reale delle misure in esame. L'incompatibilità non può dunque essere determinata in rapporto a situazioni astratte, proprie di un sistema fiscale, poiché in tal caso tutte le differenze tra i sistemi fiscali si configurerebbero necessariamente come aiuti. Tutto ciò porta Confebask a ribadire ancora una volta l'assenza di una riduzione del debito fiscale normale dovuta alle misure fiscali in questione.
f) Confebask chiede quindi alla Commissione di chiudere definitivamente il procedimento e di dichiarare che le misure fiscali in questione sono conformi al diritto comunitario.
(48) Le osservazioni complementari di Confebask, trasmesse con lettera del 29 dicembre 2000, registrata il 3 gennaio 2001, non sono state prese in considerazione, in quanto pervenute oltre il termine previsto(17). La Commissione segnala inoltre che Confebask non ha presentato domanda di proroga del termine fissato, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE(18).
Osservazioni del collegio basco degli economisti - Euskal Entrepresarien Konfederakuntza (in appresso "CVE")
(49) Il CVE ritiene che in nessuna provincia basca viga un sistema fiscale che soddisfi il criterio di specificità dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, per la semplice ragione che detti sistemi fiscali si applicano soltanto in una parte dello Stato membro. A sostegno di questa tesi, il CVE sostiene che la prassi abitualmente seguita dalla Commissione di considerare specifica una misura fiscale quando essa si applica a una parte dello Stato membro è corretta quando il sistema fiscale è unico. Tuttavia tale prassi non è pertinente quando nello stesso Stato membro vigono diversi sistemi fiscali. Inoltre, essa è contraria alla coerenza del sistema fiscale spagnolo che è molteplice per natura. In effetti, ciascun sistema si applica esclusivamente su una parte del territorio. Così ognuno dei sistemi non è un sistema regionale, bensì è il solo sistema applicabile nel territorio. Inoltre, le perdite di introiti fiscali che possono derivare da certe misure fiscali non danno luogo a trasferimenti da parte del governo centrale. Anzi, esse devono essere compensate con un aumento delle entrate da altre imposte o con una diminuzione della spesa pubblica. D'altronde, la specificità del sistema fiscale spagnolo non può comportare una penalizzazione nell'applicazione del diritto comunitario. Le eventuali distorsioni della concorrenza dovute all'esistenza di cinque sistemi fiscali andrebbero affrontate tramite le norme comunitarie in materia di armonizzazione fiscale.
(50) Tuttavia, il CVE non esclude che nell'esercizio della loro autonomia fiscale i governi provinciali possano adottare misure fiscali suscettibili di rientrare nel campo d'applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. Nel caso in questione, il CVE ritiene che la riduzione della base imponibile esuli dal disposto di detto articolo poiché soddisfa soltanto il criterio della concessione tramite risorse pubbliche. In compenso, detta riduzione non falsa la concorrenza poiché la sua erogazione presuppone l'esistenza di una base imponibile positiva. Inoltre, il suo importo non può essere determinato a priori poiché, ad esempio, in mancanza di profitti, l'aiuto non verrebbe erogato. Lo stesso dicasi in merito all'incidenza sugli scambi, la quale deve essere verificata caso per caso, non essendo sufficiente la mera possibilità che essa si verifichi. Del resto, il CVE esamina se la specificità derivi dalle soglie da rispettare per godere del beneficio della riduzione fiscale in questione o dal potere discrezionale dell'amministrazione provinciale nella concessione della riduzione. A tale riguardo, il CVE ritiene che le summenzionate soglie non comportino alcuna specificità, trattandosi di soglie oggettive e non discriminatorie. Per ciò che riguarda la concessione della riduzione fiscale in questione, non si tratta dell'esercizio di un potere discrezionale quanto piuttosto della verifica che tutte le condizioni siano soddisfatte.
(51) Il CVE conclude che la riduzione della base imponibile, che è una misura generale adottata nel quadro delle competenze in materia fiscale di cui godono i territori baschi, non rientra nel campo d'applicazione dell'articolo 87 del trattato CE.
Osservazioni del Circolo di imprenditori baschi e dell'Associazione professionale dei consulenti tributari della Comunità autonoma del Paese Basco (in appresso "CEV" e "APCPV")
(52) Avendo le due associazioni presentato osservazioni simili o identiche, di seguito se ne riassumono congiuntamente i punti di vista.
(53) Il CEV e l'APCPV contestano la valutazione della Commissione secondo la quale esiste una specificità o una selettività nella riduzione della base imponibile in oggetto, dovuta all'esclusione delle imprese costituite prima dell'entrata in vigore della riduzione fiscale, all'esclusione delle imprese esistenti e all'imposizione di soglie quantitative. In effetti, tutte le norme fiscali si applicano a partire dalla loro entrata in vigore e l'applicazione retroattiva ha un carattere eccezionale. Inoltre, dato che lo scopo della misura in questione è quello di stimolare gli investimenti, è logico che la riduzione fiscale si limiti alle imprese di recente costituzione. Per quanto riguarda le soglie, tra l'altro largamente utilizzate nel settore fiscale, tutto indica che si tratta si soglie oggettive. Quanto all'assenso dell'amministrazione provinciale alla concessione della riduzione della base imponibile, tutto indica che si tratta di un atto di controllo preliminare al fine di verificare che siano soddisfatte tutte le condizioni. Successivamente la concessione diventa automatica.
(54) Per quanto riguarda l'incidenza sugli scambi commerciali, il CEV e l'APCPV ritengono che, diversamente da quello che fa la Commissione, essa vada valutata caso per caso. Ad esempio possono esservi beneficiari che producono esclusivamente per i mercati locali. In un caso del genere le misure fiscali non incidono in nessun modo sugli scambi tra gli Stati membri. Lo stesso dicasi per quanto riguarda l'impatto di dette misure sulla concorrenza. Inoltre, la riduzione della base imponibile a favore dei beneficiari che operano su mercati non ancora liberalizzati non può falsare la concorrenza. D'altronde, analizzando un'unica misura, ossia la riduzione della base imponibile, e facendo quindi astrazione dalla pressione fiscale globale, non è possibile determinare la perdita di introiti fiscali. A tale riguardo, il CEV e l'APCPV segnalano che la pressione fiscale globale nel Paese basco è superiore a quella esistente nel resto della Spagna.
(55) Il CEV e l'APCPV sono del parere che qualora la Commissione continui a ritenere, nonostante le osservazioni precedenti, che la riduzione della base imponibile presenti una specificità, la misura sarebbe comunque giustificata dalla natura e dall'economia del sistema tributario. A sostegno di questa opinione, il CEV e l'APCPV sottolineano che la misura fiscale si applica a tutti gli operatori, indipendentemente dalla loro attività. Inoltre, la misura è necessaria al funzionamento corretto e efficace del sistema, in quanto per misurare la diseguaglianza di una misura occorre inquadrarla nel sistema e determinare se quest'ultimo comporta una riduzione della pressione fiscale. La misura fiscale si conforma al principio d'uguaglianza poiché le imprese di recente costituzione non si trovano nella stessa situazione di un'impresa esistente.
(56) D'altra parte, il CEV e l'APCPV chiedono alla Commissione di valutare la misura in questione tenendo conto, da un lato, dell'esistenza di misure simili in altri Stati membri, quali l'Irlanda, dall'altro, dell'esistenza dal 1993 di misure simili dell'amministrazione centrale spagnola e, infine, dell'applicazione della riduzione della base imponibile in questione in tutto il territorio spagnolo. A tale riguardo, il CEV e l'APCPV rilevano che la Commissione non ha mai considerato queste ultime misure come rientranti nel campo d'applicazione dell'articolo 87 del trattato CE. D'altra parte, il CEV e l'APCPV contestano il carattere di aiuti al funzionamento delle misure fiscali in questione, in quanto gli aiuti al funzionamento non si applicano alle imprese di recente costituzione ma al mantenimento artificiale di imprese esistenti. Del resto il CEV e l'APCPV ritengono che con l'avvio del procedimento contro la riduzione della base imponibile la Commissione persegua un obiettivo di armonizzazione fiscale, avvalendosi a tale scopo degli articoli 87 e 88 del trattato CE, il che configura uno sviamento di potere.
(57) Per questi motivi, il CEV e l'APCPV concludono che la riduzione della base imponibile non rientra nel campo d'applicazione dell'articolo 87 del trattato CE.
V. TRASMISSIONE ALLA SPAGNA DELLE OSSERVAZIONI DI TERZI
(58) Ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 659/1999, con lettera del 18 maggio 2000, la Commissione ha trasmesso alla Rappresentanza permanente della Spagna le altre osservazioni dei terzi precedentemente menzionate, con l'invito a presentare commenti entro il termine di un mese dalla data della lettera. Tuttavia, la Spagna non ha trasmesso alcun commento sulle predette osservazioni.
VI. VALUTAZIONE DELL'AIUTO
VII. IL CARATTERE DI AIUTO DI STATO
(59) La Commissione ricorda che per l'applicazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, il carattere fiscale delle misure in questione è irrilevante, poiché l'articolo 87 del trattato CE si applica alle misure di aiuto "sotto qualsiasi forma". Tuttavia, la Commissione sottolinea che, perché configurino un aiuto, le misure in questione devono soddisfare tutti e quattro i criteri specificati dall'articolo 87 e che si illustrano in appresso.
(60) In primo luogo, la misura deve procurare ai suoi beneficiari un vantaggio che riduca gli oneri che normalmente gravano sul loro bilancio. Tale vantaggio può essere ottenuto tramite varie forme di riduzione del carico fiscale dell'impresa, in particolare tramite una riduzione totale o parziale dello stesso. La riduzione della base imponibile del 99 %, 75 %, 50 % e 25 % soddisfa questo criterio, nella misura in cui offre alle imprese beneficiarie una riduzione del carico fiscale a seguito dell'applicazione dell'aliquota ad un imponibile ridotto. In effetti, in mancanza di questa riduzione della base imponibile, l'impresa beneficiaria dovrebbe pagare un onere fiscale calcolato sul 100 % della base imponibile. La riduzione della base imponibile comporta pertanto una deroga al vigente sistema fiscale comune.
(61) In secondo luogo, la Commissione ritiene che la citata riduzione della base imponibile comporti una perdita di introiti fiscali e dunque equivalga all'impiego di risorse pubbliche sotto forma di spese fiscali. Questo criterio vale anche per gli aiuti accordati dalle amministrazioni regionali e locali degli Stati membri(19). D'altra parte, l'intervento dello Stato può realizzarsi sia tramite disposizioni fiscali di natura legislativa, regolamentare o amministrativa, che tramite provvedimenti dell'amministrazione fiscale. Nel caso in questione, l'intervento statale viene effettuato per il tramite della provincia di Álava, con una disposizione di natura legislativa.
(62) D'altra parte, per quanto riguarda l'argomentazione, riportata in alcune osservazioni dei terzi, secondo la quale sarebbe errato ritenere che la riduzione della base imponibile del 99 %, 75 %, 50 % e 25 % comporti una perdita di introiti fiscali rispetto all'importo normale dell'imposta fissato dalla Commissione, va rilevato che il livello normale dell'imposta deriva dal sistema fiscale in questione e non da una decisione della Commissione. Inoltre, occorre ricordare che, secondo il punto 9, primo capoverso, secondo trattino della citata comunicazione 98/C 384/03, per qualificarsi come aiuto statale "Innanzitutto, la misura deve conferire ai beneficiari un vantaggio che alleggerisca gli oneri normalmente gravanti sul loro bilancio. Tale vantaggio può risultare da una riduzione dell'onere fiscale dell'impresa, sotto varie forme tra cui: (...) - una riduzione totale o parziale dell'ammontare dell'imposta (esenzione, credito d'imposta...)". È esattamente ciò che accade con il beneficio fiscale conferito dalla riduzione parziale del 99 %, 75 %, 50 % e 25 % della base imponibile in questione. Pertanto, questa argomentazione non è ben fondata.
(63) In terzo luogo, la misura deve incidere sulla concorrenza e sugli scambi fra gli Stati membri. A tale riguardo, va sottolineato che, secondo una relazione sulla dipendenza dell'economia basca dall'estero nel periodo 1990-1995(20), le esportazioni erano aumentate non soltanto in termini assoluti ma anche in termini relativi, a scapito delle vendite realizzate nel resto della Spagna(21). Il mercato estero si è dunque sostituito parzialmente al mercato spagnolo. Inoltre, secondo un'altra relazione statistica sul commercio estero del Paese basco(22), la propensione all'esportazione (rapporto tra le esportazioni e il PIL) dell'economia basca è pari al 28,9 %, superando quella della Germania e degli altri paesi europei, che si colloca attorno al 20 %. Secondo questa relazione, nel periodo 1993-1998 la bilancia commerciale basca è rimasta chiaramente in attivo. In concreto, nel 1998 per 100 ESP importate ne sono state esportate 144. Per riassumere, l'economia basca è pertanto un'economia molto aperta verso l'estero con una fortissima tendenza ad esportare la sua produzione. Da tutto ciò emerge quindi che le imprese beneficiarie esercitano attività economiche suscettibili di essere oggetto di scambio commerciale con altri Stati membri. Di conseguenza, l'aiuto rafforza la posizione delle imprese beneficiarie rispetto ad altre imprese concorrenti comunitarie, incidendo così sugli scambi commerciali. Inoltre, le imprese beneficiarie vedono migliorata la loro redditività grazie all'aumento del loro risultato netto (profitti al netto delle imposte) e sono così in grado di fare concorrenza alle imprese escluse dal beneficio di detti aiuti fiscali.
(64) Dato che le norme fiscali in esame hanno un carattere generale e astratto, la Commissione osserva che l'analisi delle loro ripercussioni non può effettuarsi che ad un livello generale e astratto e che non è possibile verificare la loro incidenza su mercati, settori o prodotti concreti come chiedono nelle loro osservazioni alcuni dei terzi interessati. Questa posizione è stata confermata da una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia(23).
(65) Per quanto riguarda l'osservazione secondo la quale l'incidenza sugli scambi dovrebbe essere valutata dalla Commissione confrontando tutti i sistemi fiscali, la Commissione ricorda che oggetto del procedimento avviato ai sensi degli articoli 87 e 88 del trattato CE sono le distorsioni della concorrenza che possono derivare da una norma che favorisce solo determinate imprese dello Stato membro (nel caso in oggetto determinate imprese di recente costituzione) rispetto ad altre, e non già le eventuali distorsioni della concorrenza derivanti da divergenze tra i sistemi fiscali degli Stati membri che, semmai, potrebbero rientrare nell'ambito di applicazione delle disposizioni degli articoli da 93 a 97 del trattato CE.
(66) Quanto al carattere specifico che gli aiuti di Stato debbono rivestire, la Commissione è dell'avviso che la riduzione della base imponibile è specifica o selettiva, nel senso che favorisce determinate imprese. In effetti, i requisiti per poter beneficiare dell'aiuto escludono espressamente tutte le imprese che siano state costituite prima della data d'entrata in vigore a metà del 1996 della citata legge provinciale, che abbiano creato meno di 10 posti di lavoro, i cui investimenti siano inferiori agli 80 milioni di ESP (480810 EUR), e il cui capitale non sia superiore ai 20 milioni di ESP (120202 EUR). A tale riguardo, la Commissione ricorda che, secondo la quinta relazione sulle imprese in Europa(24), nel 1995 il numero di imprese della Comunità europea che impiegavano meno di 10 addetti o che non ne impiegavano affatto ammontava a 16767000, vale a dire il 92,89 % del totale(25). Nel caso della Spagna, questa percentuale era ancora più elevata, circa il 95,00 %(26). È probabile che queste percentuali siano ancora più elevate nel caso delle imprese di recente costituzione, dato che di solito una impresa prende avvio con un personale ridotto, che cresce man mano che l'impresa si consolida e arriva a regime. È il caso della Spagna, dove nel 1995 questa percentuale era ancora più elevata, pari a circa il 98 %(27). In linea di principio tutto indica che una delle condizioni per beneficiare degli aiuti escluda da sola la maggioranza delle imprese. D'altra parte, il carattere oggettivo della soglia citata non impedisce, come pretendono alcuni terzi interessati nelle loro osservazioni, che essa sia selettiva in quanto esclude le imprese che non soddisfano le condizioni previste.
(67) Per quanto riguarda gli eventuali poteri discrezionali dell'amministrazione fiscale, la Commissione osserva che la concessione dell'aiuto non è automatica. La domanda presentata dal beneficiario viene preventivamente esaminata dall'amministrazione provinciale di Álava che può concedere o meno l'aiuto in oggetto. Le autorità spagnole affermano quindi che l'amministrazione provinciale di Álava si limita a verificare che siano soddisfatte tutte le condizioni ma non spiegano perché venga effettuata una verifica preliminare invece di una verifica a posteriori, come è pratica abituale in materia di gestione delle entrate fiscali.
(68) Quanto all'esistenza in altri Stati membri di misure fiscali sotto forma di riduzione della base imponibile, che la Commissione non ha considerato come aventi una specificità materiale per il fatto di essere rivolte a imprese di recente costituzione - il che, secondo quanto affermato in alcune osservazioni dei terzi, avrebbe creato un legittimo affidamento in relazione agli aiuti fiscali a favore delle imprese di recente costituzione - la Commissione rileva che i regimi citati in alcune osservazioni dei terzi presentano differenze rispetto alla riduzione della base imponibile in oggetto. Inoltre, anche ammettendo che alcuni di questi regimi siano simili e che la Commissione non sia intervenuta al riguardo, non sarebbe giustificato continuare con questo approccio errato anche nel caso di specie. A questo riguardo occorre ricordare che secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, "un'eventuale violazione da parte di uno Stato membro, di un obbligo impostogli dal trattato, in relazione col divieto di cui all'articolo 92, non può essere giustificata dalla circostanza che altri Stati membri siano anch'essi venuti meno a detto obbligo. Più distorsioni della concorrenza non hanno sugli scambi tra gli Stati membri l'effetto di neutralizzarsi reciprocamente, ma anzi si cumulano fra loro, il che ne aumenta le conseguenze pregiudizievoli per il mercato comune"(28).
(69) Quanto alla questione sollevata in alcune osservazioni dei terzi sul carattere di norma di abilitazione o di norma di concessione diretta degli aiuti, la Commissione rileva che, nella fattispecie, le norme che fissano la riduzione della base imponibile hanno il carattere di un regime di aiuti. A sostegno di questa valutazione, basti ricordare che, ai sensi del citato regolamento (CE) n. 659/1999, articolo 1, lettera d), per regime di aiuti si intende un "atto in base al quale, senza che siano necessarie ulteriori misure di attuazione, possono essere adottate singole misure di aiuto a favore di imprese definite nell'atto in linea generale e astratta ...". Tuttavia, diversamente da quanto affermano alcuni terzi interessati nelle loro osservazioni, tale carattere di regime di aiuti non pregiudica la presenza o l'assenza di potere discrezionale nell'esecuzione del regime. Il potere discrezionale nella concessione degli aiuti dipenderà dalle caratteristiche concrete del regime stesso. Inoltre, la Commissione rileva che, per stabilire l'esistenza di elementi di aiuto in una misura fiscale, è sufficiente, in mancanza di altri elementi di specificità, che l'amministrazione fiscale disponga di un certo margine di valutazione.
(70) Per quanto riguarda la giustificazione della riduzione della base imponibile in virtù della natura o dell'economia del sistema fiscale, la Commissione sottolinea che si tratta di determinare se le misure fiscali rispondono a obiettivi inerenti al sistema fiscale stesso o se, invece, riguardano altri obiettivi, sempre legittimi, ma esterni al sistema fiscale. Spetta inoltre allo Stato membro interessato stabilire la logica interna del sistema fiscale alla quale obbediscano le misure fiscali(29). In questo caso, le autorità spagnole sostengono che la conformità delle misure in questione alla logica interna del sistema fiscale deriverebbe dal loro carattere oggettivo e orizzontale. Tuttavia, il carattere oggettivo e orizzontale di una misura non ne prova la conformità alla logica interna di un sistema fiscale. Questo carattere non è sufficiente a dimostrare che la misura in questione risponde all'obiettivo principale inerente a ogni sistema fiscale, ossia raccogliere entrate da destinare al finanziamento delle spese dello Stato, e ai principi d'uguaglianza e di progressività inerenti al sistema fiscale spagnolo(30).
(71) D'altra parte, le autorità spagnole affermano nelle loro osservazioni che la riduzione della base imponibile risponde all'obiettivo di stimolare gli investimenti e quindi agli obiettivi di politica industriale perseguiti dal governo basco. In effetti, secondo il documento del governo basco "Política Industrial. Marco General de Actividades 1996-1999" ("Politica industriale. Quadro generale delle attività 1996-1999"): "[...] le politiche fiscali sono indispensabili per favorire lo sviluppo economico e per sostenere i progetti industriali che scommettono sullo sviluppo industriale del Paese [Basco]" [pagina 131]; d'altra parte, nel capitolo intitolato "Instrumentos de política fiscal" (Strumenti di politica fiscale), si legge: "[...] l'autonomia fiscale di cui gode [il Paese Basco] può anche condurci a cercare formule originali per realizzare 'abiti fiscali cuciti su misura', ad esempio per progetti prioritari, oppure agevolazioni fiscali per grandi imprese" [pagina 133]. Di conseguenza, la riduzione della base imponibile si iscrive nel contesto di una politica industriale i cui obiettivi non sono a loro volta inerenti ai sistemi fiscali.
(72) Per riassumere, la Commissione constata che, come segnalato dalle autorità spagnole, la riduzione della base imponibile persegue un obiettivo di politica economica che non è inerente al sistema fiscale. Questa riduzione non è dunque giustificata dalla natura o dall'economia del sistema.
(73) Quanto all'argomentazione relativa all'esistenza nel Paese Basco di una pressione fiscale globale più elevata, menzionata in alcune osservazioni dei terzi, la Commissione ribadisce che nella fattispecie tale argomentazione non è pertinente, dato che il procedimento è stato avviato in merito ad una misura specifica e non in relazione all'intero sistema fiscale di uno dei tre territori baschi.
(74) In conclusione, la Commissione ritiene che la riduzione della base imponibile configuri un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE e dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, dato che genera un vantaggio comparativo, è concesso da uno Stato membro mediante risorse statali, incide sugli scambi tra gli Stati membri e falsa la concorrenza in quanto favorisce unicamente determinate imprese.
VIII. IL CARATTERE ILLEGALE DELLA RIDUZIONE DELLA BASE IMPONIBILE
(75) Poiché il regime in questione non prevede l'impegno delle autorità spagnole di accordare gli aiuti nel rispetto delle condizioni relative agli aiuti de minimis(31), la Commissione ritiene che gli aiuti stessi non possano essere considerati come rientranti nell'ambito della regola de minimis. A tale riguardo, va rilevato che, nell'ambito del procedimento, le autorità spagnole non hanno mai fatto valere che gli aiuti in questione abbiano in tutto o in parte il carattere di aiuti de minimis. Inoltre, gli aiuti in questione non potrebbero rispettare le norme sugli aiuti de minimis, dato che nulla garantisce che la soglia di 100000 EUR non verrà superata. Gli aiuti in oggetto non rivestono neppure il carattere di aiuti esistenti, in quanto non soddisfano le condizioni di cui al citato regolamento (CE) n. 659/1999, articolo 1, lettera b).
(76) La Commissione fa notare che gli aiuti di Stato che non ricadono nell'ambito di applicazione della regola de minimis sono soggetti all'obbligo di notificazione preventiva fissato all'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE e all'articolo 62, paragrafo 3 dell'accordo SEE. Tuttavia, non avendo le autorità spagnole rispettato tale obbligo, la Commissione ritiene che detti aiuti debbano essere considerati illegali. La Commissione deplora il mancato adempimento da parte delle autorità spagnole dell'obbligo di notificazione preventiva degli aiuti in questione.
(77) Quanto all'argomentazione addotta in alcune osservazioni dei terzi, riguardante in sostanza la presunta violazione della tutela del legittimo affidamento e della certezza del diritto, la Commissione è in dovere di respingerla in quanto, da un lato, il regime in questione non ha il carattere d'aiuto esistente e, dall'altro, non essendo mai stato notificato ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, la Commissione non ha potuto adottare una decisione in merito alla sua compatibilità con il mercato comune. Di conseguenza, in relazione alla riduzione della base imponibile, i beneficiari non possono far valere il legittimo affidamento o la certezza del diritto in materia di aiuti di Stato. In questo senso occorre ricordare che: "È giurisprudenza costante che il principio della tutela del legittimo affidamento può essere fatto valere dall'operatore economico nel quale un'istituzione abbia fatto sorgere fondate aspettative (...)". Nella fattispecie, nessuno può invocare il legittimo affidamento o la certezza del diritto(32) data la mancanza di assicurazioni da parte dell'amministrazione. Per questo motivo le obiezioni relative alla violazione del legittimo affidamento o della certezza del diritto non si applicano al caso di specie. A questo proposito, la Commissione ricorda anche che con la sua decisione 93/337/CEE(33) aveva considerato come aiuti di Stato alcune misure fiscali introdotte nel 1988 rispettivamente nei territori storici di Álava, Guipúzcoa e Vizcaya.
IX. VALUTAZIONE DELLA COMPATIBILITÀ CON IL MERCATO COMUNE
(78) La Commissione ribadisce ancora una volta il carattere di regime di aiuti della riduzione della base imponibile. Dato il carattere generale e astratto dei regimi di aiuti, la Commissione non conosce la situazione delle imprese che hanno beneficiato dell'aiuto o che ne beneficeranno. Non è dunque in grado di esaminare l'incidenza specifica che le singole imprese possono avere in concreto sulla concorrenza. È sufficiente accertare che imprese potenzialmente beneficiarie potrebbero ottenere aiuti non conformi alle direttive, agli orientamenti e alle discipline comunitarie vigenti in materia. Inoltre, la Commissione sottolinea che, nella decisione di avvio del procedimento, ha chiesto tutte le informazioni pertinenti sugli aiuti e sulle circostanze specifiche di ogni beneficiario. Tuttavia, le autorità spagnole non hanno fornito nessuna delle informazioni richieste. Appare quindi contraddittorio rimproverare alla Commissione, come fanno alcuni terzi nelle loro osservazioni, il carattere non dettagliato della valutazione e rifiutare al tempo stesso di fornire i dati dettagliati richiesti.
(79) Dato che il regime in questione si applica soltanto nel territorio di Álava definito al livello NUTS III(34), occorre esaminare se gli aiuti concessi in questo territorio possono beneficiare delle deroghe regionali di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato CE. Per quanto riguarda l'ammissibilità agli aiuti della provincia di Álava, la Commissione ricorda che detto territorio non è mai stato ammesso al beneficio della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a) del trattato CE, in quanto il PIL per abitante(35) del Paese basco - regione NUTS II, di cui il territorio di Álava fa parte - è sempre stato superiore al 75 % della media comunitaria. Di fatto, secondo le norme in materia di aiuti regionali(36), le condizioni per poter beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a) del trattato CE sono soddisfatte soltanto quando la regione di livello NUTS II presenta un PIL per abitante non superiore al 75 % della media comunitaria.
(80) Per quanto riguarda l'ammissibilità alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, la Commissione ricorda che, con la sua decisione(37) del 26 settembre 1995, relativa alla modifica della carta degli aiuti regionali in Spagna, ha proposto alle autorità spagnole, conformemente al procedimento stabilito dall'articolo 88, paragrafo 1, del trattato CE, di rivedere la carta in questione, in modo che in tutta la provincia di Álava gli aiuti a favore dello sviluppo regionale potessero essere considerati compatibili con il mercato comune ai sensi della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE. Con lettera della Rappresentanza permanente del 26 settembre 1995, le autorità spagnole hanno accettato la proposta e la nuova carta è entrata in vigore a partire dalla suddetta data. Per quanto riguarda il periodo successivo, la Commissione ricorda che, con decisione dell'11 aprile 2000, ha approvato la carta spagnola degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006. Secondo la suddetta carta, la provincia di Álava rientra ancora tra le regioni in cui gli aiuti a favore dello sviluppo regionale possono essere considerati compatibili con il mercato comune ai sensi della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE.
(81) Gli aiuti di Stato sotto forma di riduzione della base imponibile promuovono la costituzione di nuove imprese nella provincia di Álava, a condizione che dell'investimento iniziale e il numero di posti di lavoro creati superino determinate soglie. Tuttavia, nonostante i requisiti dell'investimento minimo e della creazione di un numero minimo di posti di lavoro, gli aiuti fiscali in questione non rivestono il carattere di aiuto agli investimenti o all'occupazione. In effetti, gli aiuti fiscali non hanno come base né l'importo dell'investimento, né il numero di posti di lavoro, né i costi salariali corrispondenti, ma la base imponibile. Inoltre, non sono versati a concorrenza di un massimale espresso in percentuale dell'importo dell'investimento, o del numero di posti di lavoro, o dei costi salariali corrispondenti, bensì a concorrenza di un massimale espresso in percentuale della base imponibile. A tale riguardo, la Commissione ricorda che l'allegato I degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 98/C 74/06 precisa che: "Gli aiuti fiscali possono essere considerati aiuti inerenti all'investimento quando la loro base è l'investimento stesso. Inoltre, ogni aiuto fiscale può rientrare in questa categoria se è erogato entro un massimale espresso in percentuale dell'investimento". Ne consegue che gli aiuti fiscali che, come nella fattispecie, non soddisfano questi criteri non possono considerarsi come aiuti all'investimento.
(82) Al contrario, questi aiuti, riducendo parzialmente l'imposta sugli utili per le imprese beneficiarie, hanno il carattere di aiuti al funzionamento. Infatti, l'imposta sulle società è un onere fiscale che le imprese sono obbligate a pagare a scadenza periodica nel quadro della loro ordinaria amministrazione. È dunque opportuno esaminare gli aiuti fiscali in oggetto alla luce delle deroghe eventualmente applicabili agli aiuti al funzionamento.
(83) A tale riguardo, la Commissione ricorda che, conformemente ai citati orientamenti 98/C 74/06, gli aiuti regionali che hanno il carattere di aiuti al funzionamento sono, in linea di principio, vietati. Tuttavia, possono eccezionalmente essere concessi in regioni che beneficiano della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato, purché rispettino determinate condizioni di cui ai punti 4.15 a 4.17 dei suddetti orientamenti regionali, oppure nelle regioni ultraperiferiche o nelle regioni a bassa densità di popolazione quando sono destinati a compensare i costi aggiuntivi di trasporto. Orbene, la provincia di Álava, definita a livello NUTS III, non è ammissibile alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE e, comunque la concessione dei suddetti aiuti al funzionamento non è soggetta alle condizioni di cui sopra. Inoltre, la NUTS III di Álava non ha il carattere di regione ultraperiferica(38) né di regione a bassa densità di popolazione(39). Per questo motivo, non sono ammessi gli elementi di aiuto al funzionamento contenuti nella riduzione della base imponibile in questione, in particolare perché non sono concessi né in una regione che beneficia della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato CE, né in una regione ultraperiferica, né in una regione a bassa densità di popolazione. Nella fattispecie questi aiuti sono pertanto incompatibili.
(84) Di conseguenza, la Commissione ritiene che il regime di aiuti fiscali in questione non può considerarsi compatibile con il mercato comune ai sensi delle deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato CE, in quanto esso non si conforma alle suddette norme in materia dei aiuti di Stato a finalità regionale.
(85) Oltre all'applicabilità nei casi precedenti della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, relativa allo sviluppo di talune attività, occorre esaminare l'eventuale applicabilità della deroga con riferimento ad altre finalità. A tale riguardo, si può constatare che la riduzione della base imponibile in questione non è finalizzata allo sviluppo di un'attività economica ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE, in particolare lo sviluppo di azioni a favore delle piccole e medie imprese, della ricerca e dello sviluppo, della tutela dell'ambiente, della creazione di posti di lavoro o della formazione conformemente alle norme comunitarie corrispondenti. Di conseguenza, gli aiuti fiscali in oggetto non possono beneficiare della deroga relativa allo sviluppo di talune attività di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE in virtù dei predetti obiettivi.
(86) Inoltre, non essendo sottoposta ad alcuna restrizione settoriale, la riduzione della base imponibile in questione può essere concessa senza alcuna limitazione a imprese appartenenti a settori sensibili, disciplinati da norme comunitarie specifiche, come quelle applicabili alle attività di produzione, di trasformazione e di distribuzione dei prodotti agricoli, di cui all'allegato I del trattato, alla pesca, al settore carbonifero, alla siderurgia, alla cantieristica, alle fibre sintetiche e all'industria automobilistica(40). Di conseguenza, la Commissione ritiene possibile che gli aiuti fiscali sotto forma di riduzione della base imponibile non rispettino le suddette norme settoriali. Nella fattispecie, la riduzione della base imponibile non rispetta la condizione di non promuovere la creazione di nuove capacità produttive per non aggravare il problema dell'eccesso di capacità di cui soffrono tradizionalmente questi settori. Di conseguenza la Commissione ritiene che, qualora il beneficiario appartenesse ad uno dei settori menzionati, gli aiuti, non essendo sottoposti alle summenzionate norme settoriali, non sarebbero ammissibili alla deroga dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato CE relativa allo sviluppo di talune attività.
(87) Gli aiuti esaminati, che non possono beneficiare delle deroghe dell'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato CE, non possono beneficiare neppure di altre deroghe di cui all'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato CE, in quanto gli aiuti in oggetto non si possono considerare come aiuti a carattere sociale, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), del trattato CE, e non sono destinati a ovviare ai danni arrecati da calamità naturali o da altri eventi eccezionali ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera b), del trattato CE. Non sono nemmeno aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo o a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato CE. D'altra parte, non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera d), del trattato CE, dal momento che non sono destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio. Di conseguenza, questi aiuti sono incompatibili con il mercato comune.
(88) Dato che la riduzione della base imponibile abbraccia vari esercizi, potrebbe darsi che una parte degli aiuti in oggetto debbano ancora esser erogati. Trattandosi di aiuti illegali e incompatibili, le autorità spagnole hanno l'obbligo di annullare il versamento dell'eventuale saldo della riduzione della base imponibile a cui potrebbero ancora aver diritto alcuni dei beneficiari.
(89) Per quanto riguarda gli aiuti incompatibili già versati, occorre ricordare che secondo le argomentazioni sviluppate sopra, i beneficiari non possono far valere il principi generali del diritto comunitario, come la tutela del legittimo affidamento o la certezza del diritto. Pertanto nulla osta all'applicazione dell'articolo 14, paragrafo 1, del citato regolamento (CE) n. 659/1999 in virtù del quale: "Nel caso di decisioni negative relative a casi di aiuti illegali la Commissione adotta una decisione con la quale impone allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l'aiuto dal beneficiario". Per questo le autorità spagnole devono prendere tutti i provvedimenti necessari per recuperare gli aiuti già erogati al fine di ristabilire la situazione economica nella quale si troverebbero le imprese beneficiarie se l'aiuto illegale non fosse stato concesso. Il recupero degli aiuti deve effettuarsi conformemente alle procedure previste e alle disposizioni stabilite dalla legislazione spagnola e comprendere la totalità degli interessi dovuti, calcolati a partire dalla data di concessione dell'aiuto fino alla data effettiva del rimborso sulla base del tasso di riferimento in vigore alla stessa data per calcolare l'equivalente della sovvenzione netta degli aiuti regionali in Spagna(41).
(90) La presente decisione si riferisce al regime di aiuti e deve essere oggetto di esecuzione immediata, compreso il recupero di qualsiasi aiuto individuale concesso nel quadro del regime stesso. La Commissione ricorda altresì che, come di regola, la presente decisione non pregiudica la possibilità di considerare certi aiuti individuali totalmente o parzialmente compatibili con il mercato comune in funzione delle loro caratteristiche proprie, sia nel quadro di una successiva decisione della Commissione sia in applicazione dei regolamenti di esenzione.
(91) Dato che la valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato accordati in forma di riduzione della base imponibile alle imprese Daewoo Electronics Manufacturing España SA, Ramondín SA e Ramondín Cápsulas SA hanno fatto l'oggetto di decisioni(42) separate della Commissione, la presente decisione non si riferisce a detti aiuti.
X. CONCLUSIONI
(92) In base alle considerazioni suesposte, la Commissione conclude che:
- la Spagna ha illegalmente dato esecuzione nella provincia di Álava ad una riduzione della base imponibile degli investimenti in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE,
- la riduzione della base imponibile in oggetto è incompatibile con il mercato comune,
- la Spagna annulla il pagamento del saldo dell'aiuto a cui potrebbero eventualmente ancora avere diritto alcuni beneficiari. Per quanto riguarda gli aiuti incompatibili già erogati, la Spagna prende tutti i provvedimenti necessari per recuperarli al fine di ristabilire la situazione economica nella quale si troverebbero le imprese beneficiarie se l'aiuto illegale non fosse stato concesso,
- la presente decisione non contempla la riduzione della base imponibile concessa all'impresa Daewoo Electronics Manufacturing España SA e alle imprese Ramondín SA e Ramondín Cápsulas SA,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato, sotto forma di riduzione della base imponibile, al quale la Spagna ha dato illegalmente esecuzione nel territorio storico di Álava, in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, tramite l'articolo 26 della legge provinciale 24/1996 del 5 luglio 1996, è incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
La Spagna sopprime il regime di aiuti di cui all'articolo 1, qualora lo stesso fosse ancora in vigore.
Articolo 3
1. La Spagna prende tutti i provvedimenti necessari per recuperare dai beneficiari gli aiuti di cui all'articolo 1, già posti illegalmente a loro disposizione.
La Spagna annulla ogni pagamento in relazione agli aiuti non ancora versati.
2. Il recupero viene eseguito senza indugio e secondo le procedure del diritto interno a condizione che queste consentano l'esecuzione immediata ed effettiva della presente decisione. L'aiuto da recuperare comprende gli interessi, che decorrono dalla data in cui l'aiuto è stato posto a disposizione del beneficiario fino alla data dell'effettivo recupero. Gli interessi sono calcolati sulla base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo dell'equivalente sovvenzione degli aiuti a finalità regionale.
Articolo 4
Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, la Spagna informa la Commissione circa i provvedimenti presi per conformarvisi.
Articolo 5
La presente decisione non contempla gli aiuti concessi in applicazione del regime in questione alle imprese Daewoo Electronics Manufacturing España SA, Ramondín SA e Ramondín Cápsulas SA.
Articolo 6
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'11 luglio 2001.

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