Document ID: 32009D0612

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 10 marzo 2009
relativa alla misura C 5/2000 (ex NN 118/97) cui la Spagna ha dato esecuzione a favore dell’impresa SNIACE SA, situata a Torrelavega (Cantabria), che modifica la decisione 1999/395/CE
[notificata con il numero C(2009) 1479]
(Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2009/612/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
visto l’accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l’articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo avere invitato gli interessati a presentare osservazioni ai sensi del suddetto articolo (1), e viste tali osservazioni,
considerando quanto segue:
1. PROCEDIMENTO
(1)
Con lettera del 17 aprile 1997, l’impresa austriaca Lenzing AG (il maggior produttore di fibre di viscosa dell’UE) ha presentato alla Commissione una denuncia relativa a una serie di misure adottate a favore del suo concorrente spagnolo Sociedad Nacional de Industrias y Aplicaciones de Celulosa Española SA (di seguito «SNIACE»).
(2)
Con lettera del 7 novembre 1997, la Commissione ha comunicato al governo spagnolo la sua decisione di avviare il procedimento di cui all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE.
(3)
Nella decisione 1999/395/CE (2) (di seguito «decisione del 1998»), la Commissione ha considerato illegittimi e incompatibili con il mercato comune gli aiuti concessi dal fondo di garanzia dei salari (di seguito «FOGASA») e dalla tesoreria generale della previdenza sociale (di seguito «TGSS») a favore di SNIACE, in ragione del fatto che gli accordi di rimborso del debito stipulati tra SNIACE e il FOGASA e l’accordo di rinegoziazione del debito stipulato tra SNIACE e la TGSS non erano conformi alle condizioni di mercato, in quanto i tassi d’interesse applicati erano inferiori a quelli di mercato. Detta decisione negativa ingiungeva alla Spagna di recuperare dal beneficiario l’aiuto impugnato.
(4)
Nella sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia delle Comunità europee il 29 aprile 1999 nella causa C-342/96 Regno di Spagna contro Commissione (di seguito «sentenza Tubacex») (3), la Corte ha rilevato che gli accordi di rinegoziazione del debito stipulati dalla TGSS e dal FOGASA non costituivano aiuti di Stato, in quanto detti organismi pubblici si erano comportati alla stregua di un creditore privato che tenta di recuperare le somme dovutegli, purché il tasso d’interesse fosse almeno pari a quello che applicherebbe un creditore privato (4) e che l’accordo di rinegoziazione non facesse sorgere nuovi debiti.
(5)
La Commissione ha deciso di riesaminare la decisione del 1998 alla luce della sentenza Tubacex, in quanto riteneva che le conclusioni della Corte fossero applicabili a SNIACE. Di conseguenza, con lettera del 16 febbraio 2000 indirizzata alle autorità spagnole, la Commissione ha deciso di avviare il procedimento formale di indagine (5) di cui all’articolo 88, paragrafo 2, primo comma, del trattato CE, per procedere alla revoca parziale della decisione del 1998 (di seguito «secondo avvio del procedimento»).
(6)
Con lettera del 21 marzo 2000, la Spagna ha trasmesso alla Commissione le proprie osservazioni sulla decisione relativa al secondo avvio del procedimento.
(7)
Alla luce delle osservazioni formulate dalle autorità spagnole e dalle parti interessate in seguito al secondo avvio del procedimento, il 20 settembre 2000 la Commissione ha chiuso il procedimento formale di indagine con la decisione 2001/43/CE (6) (di seguito «decisione del 2000») e ha concluso che le misure di aiuto concesse a SNIACE non costituivano aiuti di Stato in applicazione della sentenza Tubacex. La decisione del 2000 ha in parte modificato la decisione del 1998, sostituendo il primo paragrafo dell’articolo 1 e sopprimendo l’articolo 2.
(8)
Nella decisione del 2000 la Commissione ha ritenuto che i creditori pubblici, applicando il tasso d’interesse legale, avessero cercato di massimizzare le possibilità di recupero delle somme spettantigli, senza subire perdite finanziarie. A parere della Commissione, «la Spagna si è comportata alla stregua di un ipotetico creditore privato che si fosse trovato nella stessa posizione rispetto a SNIACE» (7).
(9)
In seguito alla decisione del 2000, l’impresa Lenzing ha presentato ricorso contro detta decisione dinanzi al Tribunale di primo grado.
(10)
Il Tribunale di primo grado, con la sentenza pronunciata il 21 ottobre nella causa T-36/99 (8), ha annullato la decisione del 2000 per errore manifesto di valutazione dell’applicazione del criterio del creditore privato. La Corte di giustizia ha confermato la sentenza del Tribunale di primo grado (9).
(11)
A causa di tale annullamento, il secondo procedimento formale di indagine è tuttora aperto.
(12)
Con lettere del 3 dicembre 2004, 13 maggio 2005, 18 luglio 2005 e 7 agosto 2008, la Commissione ha chiesto informazioni complementari alle autorità spagnole, informazioni pervenute a mezzo lettere del 28 febbraio 2005, 4 luglio 2005, 29 settembre 2005, 10 settembre 2008 e 15 settembre 2008.
2. DESCRIZIONE DELLA MISURA
(13)
Il beneficiario delle misure è SNIACE, impresa fondata nel 1939 che produce cellulosa, carta, fibre di viscosa, fibre sintetiche e solfati di sodio. Il fatturato di SNIACE nel 2007 ammontava a 15 milioni di euro.
(14)
Il FOGASA e la TGSS hanno stipulato con SNIACE gli accordi di rimborso e di rinegoziazione dei debiti descritti nei considerando da 15 a 21.
(15)
Il FOGASA è un organismo indipendente che opera sotto il controllo del ministero del Lavoro e dell’immigrazione e si finanzia attraverso i contributi versati dalle imprese. Secondo quanto disposto dall’articolo 33, paragrafo 1, primo comma, dello statuto dei lavoratori, la sua funzione principale consiste nel versare «ai dipendenti gli stipendi che non sono stati loro pagati a causa di insolvenza o fallimento dell’imprenditore». L’articolo 33, paragrafo 4, obbliga il FOGASA a surrogarsi nei diritti e nelle azioni dei lavoratori al fine di ottenere il rimborso degli importi anticipati.
(16)
In forza delle disposizioni del regio decreto n. 505/85 del 6 marzo 1985 (10), il FOGASA può concludere accordi di rimborso degli importi anticipati in termini di accredito degli stipendi e delle indennità ai lavoratori dipendenti, per facilitare il recupero delle somme dovutegli, maggiorate dell’interesse al tasso legale in vigore.
(17)
Il FOGASA ha concluso due accordi di rimborso dei debiti con SNIACE il 5 novembre 1993 e il 31 ottobre 1995. Nel primo caso, l’importo dovuto era di 1 362 708 700 ESP (comprensivo di interessi) e nel secondo di 339 459 878 ESP (comprensivo di interessi).
(18)
Oggetto del primo accordo, del 5 novembre 1993 (di seguito «accordo FOGASA I»), erano gli importi accreditati dal FOGASA in termini di stipendi e indennità dovuti da SNIACE ai suoi dipendenti. Il debito ammontava a 897 652 759 ESP, importo al quale si dovevano sommare interessi pari a 465 055 911 ESP, al tasso del 10 per cento, il che equivaleva a un importo complessivo di 1 362 708 700 ESP. Il debito era vincolato a un’ipoteca sui beni di SNIACE e doveva essere rimborsato secondo un calendario predefinito, rinegoziato il 18 marzo 1999, con gli importi espressi in peseta (ESP) come segue:
Tabella 1
Accordo FOGASA I
(ESP)
Accordo iniziale del 5 novembre 1993
Accordo rinegoziato del 18 marzo 1999
1994
20 000 000
20 000 000
1995
55 000 000
55 000 000
1996
90 000 000
40 000 000
1997
110 000 000
50 000 000
1998
160 000 000
80 000 000
1999
160 000 000
80 000 000
2000
392 527 956
259 427 000
2001
375 180 746
259 427 000
2002
259 427 000
2003
259 427 000
Totale
1 362 708 702
1 362 708 000
(19)
Oggetto del secondo accordo, del 31 ottobre 1995 (di seguito «accordo FOGASA II»), erano gli importi che il FOGASA aveva continuato a pagare dopo il 5 novembre 1993 in termini di stipendi e indennità dovuti da SNIACE ai suoi dipendenti. Il nuovo debito ammontava a 229 424 860 ESP, importo al quale si dovevano sommare interessi pari a 110 035 018 ESP, al tasso del 9 %, il che equivaleva a un importo complessivo di 339 459 878 ESP. Il debito era vincolato a un’ipoteca sui beni di SNIACE e doveva essere rimborsato in conformità di un calendario predefinito, rinegoziato il 18 marzo 1999, con gli importi espressi in peseta (ESP) come segue:
Tabella 2
Accordo FOGASA II
(ESP)
Accordo iniziale del 31 ottobre 1995
Accordo rinegoziato il 18 marzo 1999
1995
5 000 000
1996
20 000 000
10 000 000
1997
20 000 000
10 000 000
1998
20 000 000
10 000 000
1999
30 000 000
20 000 000
2000
30 000 000
20 000 000
2001
30 000 000
20 000 000
2002
40 000 000
50 000 000
2003
149 459 878
156 262 000
Totale
339 459 878
301 262 000
(20)
Secondo le disposizioni dell’articolo 20 della legge generale sulla previdenza sociale (11), la TGSS può accordare la dilazione o il frazionamento dei contributi da versare alla previdenza sociale, nonché delle maggiorazioni applicate a tali contributi. L’articolo 27 della stessa legge precisa che ai debiti dilazionati si aggiungono gli interessi di mora.
(21)
Oggetto dell’accordo dell’8 marzo 1996, modificato dagli accordi del 7 maggio 1996 e del 30 settembre 1997, era la rinegoziazione del pagamento di debiti per un importo totale di 3 510 387 323 ESP, più gli interessi maturati al tasso del 7,5 %, pari a 615 056 349 ESP. Il capitale era costituito da contributi previdenziali arretrati per il periodo febbraio 1991-febbraio 1997. Il pagamento doveva essere effettuato in 120 rate mensili, versando nel corso dei primi due anni soltanto gli interessi, calcolati al tasso legale del 7,5 %, mentre dal terzo al decimo anno i rimborsi avrebbero riguardato il capitale e gli interessi, a tassi annui crescenti del 5 % (da ottobre 1999 a settembre 2001), del 10 % (da ottobre 2001 a settembre 2003), del 15 % (da ottobre 2003 a settembre 2005) e del 20 % (da ottobre 2005 a settembre 2007).
3. MOTIVI CHE HANNO DETERMINATO L’AVVIO DEL PROCEDIMENTO
(22)
Nella decisione di avviare il procedimento, la Commissione ha ritenuto che l’analisi effettuata dalla Corte di giustizia nella causa Tubacex fosse integralmente applicabile alle misure oggetto della decisione del 1998 e che, di conseguenza, si dovesse procedere alla revoca parziale di detta decisione e a una nuova valutazione degli accordi stipulati tra SNIACE e i creditori pubblici.
(23)
Infatti, alla luce della sentenza Tubacex, la Commissione ha espresso dubbi sulle misure adottate dai creditori pubblici:
-
in primo luogo, sull’esistenza di eventuali elementi di aiuti di Stato nelle misure considerate incompatibili nella decisione del 1998 e, in caso affermativo, sulla loro compatibilità, e
-
in secondo luogo, sul comportamento di un creditore privato in circostanze analoghe, il quale avrebbe dovuto esigere un tasso d’interesse più elevato rispetto a quello dei creditori pubblici.
4. OSSERVAZIONI DEGLI INTERESSATI
(24)
I terzi interessati non hanno presentato alcuna osservazione.
5. OSSERVAZIONI DELLA SPAGNA
(25)
Con lettera del 21 marzo 2000, il governo spagnolo ha presentato le proprie osservazioni.
(26)
Le autorità spagnole non concordano con la decisione della Commissione di avviare il procedimento formale di indagine, in quanto a loro avviso tale procedimento non era necessario per procedere alla prevista revoca parziale della decisione del 1998.
(27)
Per quanto concerne l’accordo di rinegoziazione stipulato tra SNIACE e la TGSS, le autorità spagnole non condividono il parere della Commissione secondo cui «sembra probabile che, nel caso di accordi stragiudiziali di rinegoziazione di debiti pregressi o che ne hanno l’effetto, la logica del comportamento del creditore consisterà nel cercare di ottenere dal debitore un tasso d’interesse sugli arretrati superiore al tasso d’interesse vigente per compensare il mancato recupero del debito con mezzi legali». Al contrario, esse sostengono che, tenuto conto della situazione finanziaria della società nonché dei costi, ritardi e incertezze inerenti ai procedimenti giudiziari, gli accordi stragiudiziali portano spesso a stabilire un tasso d’interesse inferiore al tasso legale in vigore.
(28)
Di conseguenza, le autorità spagnole ribadiscono la loro tesi secondo cui la concessione di dilazioni cui si applica il tasso d’interesse legale tutela gli interessi del sistema di previdenza sociale ai fini del recupero di debiti meglio di qualsiasi altra forma di azione che potrebbe essere intrapresa da un creditore privato.
(29)
Il governo spagnolo fa inoltre presente che, mentre un creditore privato può stabilire con il debitore qualsiasi tasso d’interesse, le autorità competenti in materia di previdenza sociale sono tenute dall’articolo 20 della legge generale sulla previdenza sociale ad applicare agli accordi di rinegoziazione di debiti il tasso d’interesse legale.
(30)
Nella decisione di avviare il procedimento, la Commissione ha ritenuto che un confronto tra le condizioni contenute nell’accordo tra creditori privati dell’ottobre 1996 e le condizioni dell’accordo di rinegoziazione stipulato tra la previdenza sociale e SNIACE poteva non essere il modo corretto di applicare il criterio del «creditore privato», come viene definito dalla Corte di giustizia. A questo proposito, le autorità spagnole hanno dichiarato che, tenuto conto dei vincoli giuridici cui è soggetta la pubblica amministrazione, la situazione dei creditori pubblici poteva non essere analoga a quella dei creditori privati. Hanno tuttavia sottolineato che, nonostante le differenze, le condizioni contenute negli accordi stipulati tra la previdenza sociale e SNIACE, da un lato, e tra il FOGASA e SNIACE, dall’altro, erano più rigorose di quelle previste dall’accordo stipulato tra creditori privati.
(31)
Infine, le autorità spagnole hanno ribadito i pareri espressi nell’ambito del procedimento che si è concluso con la decisione del 1998.
6. VALUTAZIONE DELLE MISURE
6.1. MOTIVAZIONE DEL SECONDO AVVIO DEL PROCEDIMENTO
(32)
Le autorità spagnole sostengono che l’avvio di un nuovo procedimento formale di indagine non era necessario per la risoluzione del caso e che il rispetto dei diritti delle parti interessate non era un motivo sufficiente per farlo.
(33)
Da parte sua, la Commissione ritiene che la sentenza Tubacex costituisse un elemento sufficientemente importante perché tale informazione fosse resa nota alle autorità spagnole e ai terzi interessati. Infatti, detta sentenza poteva modificare i criteri di valutazione esposti nella decisione di avviare il procedimento del 7 novembre 1997.
6.2. PRESENZA DI UN AIUTO AI SENSI DELL’ARTICOLO 87, PARAGRAFO 1, DEL TRATTATO
(34)
Con il secondo avvio del procedimento, la Commissione intendeva verificare se gli accordi stipulati tra SNIACE e i creditori pubblici contenessero elementi di aiuti di Stato e, in caso affermativo, se potessero essere dichiarati compatibili.
(35)
La sentenza Tubacex permette di ritenere che gli interventi pubblici sotto forma di rinegoziazione di debiti non costituiscano aiuti di Stato se rispettano i criteri enunciati in detta sentenza (cfr. considerando 4).
(36)
Nella sentenza pronunciata nella causa T-36/99, che annullava la decisione del 2000, il Tribunale di primo grado ha respinto i motivi per i quali la Commissione aveva ritenuto che la TGSS e il FOGASA si fossero comportati alla stregua di un creditore privato. A tal fine, e tenuto conto della sentenza del Tribunale, occorre accertare:
a)
la situazione dei creditori pubblici rispetto a quella dei creditori privati;
b)
la situazione del Banco Español de Crédito (di seguito «Banesto»), creditore privato, rispetto a quella della TGSS e del FOGASA;
c)
le possibilità di recuperare la totalità delle somme spettanti alla TGSS e al FOGASA senza subire perdite economiche; e
d)
le prospettive di redditività futura e l’efficienza economico-finanziaria di SNIACE.
(37)
I criteri enunciati nella sentenza Tubacex e nella sentenza del Tribunale di primo grado nella causa T-36/99 sono cumulabili. Quando i meccanismi istituiti dai creditori pubblici non rispondono ad almeno uno di essi, la Commissione non può applicare il principio del creditore privato.
6.2.1. ACCORDI CONCLUSI CON IL FOGASA
(38)
Diversamente dai fatti che hanno dato luogo alla sentenza Tubacex, i due accordi con il FOGASA sono stati stipulati a circa due anni di distanza e riguardavano debiti diversi. La Commissione ritiene che non si tratti di un unico accordo. Al momento della conclusione del secondo accordo, il FOGASA non ha nemmeno tentato di integrarli al fine di costituirne uno solo avente ad oggetto l’insieme delle somme spettantigli. Il FOGASA ha unificato i debiti pendenti soltanto con l’accordo del 18 marzo 1999 (12), cioè quattro anni dopo il secondo accordo stipulato tra il FOGASA e SNIACE.
(39)
Ai fini della presente valutazione, la Commissione analizzerà innanzitutto l’accordo FOGASA I e quindi l’accordo FOGASA II, tenendo conto dei criteri applicabili al creditore privato.
(40)
SNIACE e il FOGASA hanno stipulato un primo accordo di rinegoziazione del debito il 5 novembre 1993, per un importo di 1 362 708 700 ESP (comprensivo degli interessi). L’accordo è stato stipulato dopo il pagamento da parte del FOGASA degli stipendi e delle indennità dovuti da SNIACE ai suoi dipendenti.
(41)
Ai fini dell’analisi, la Commissione deve operare una distinzione tra il momento della conclusione dell’accordo (analisi ex-ante) e il momento della sua esecuzione (analisi ex-post). È infatti possibile che, dopo aver analizzato un accordo in funzione delle sue caratteristiche al momento della stipula, si concluda che tale accordo non configura aiuti di Stato, e che la sua esecuzione in condizioni diverse da quelle inizialmente previste modifichi questo primo parere e porti a concludere che la misura contiene elementi di aiuto.
(42)
La Commissione osserva che il primo accordo di rinegoziazione del debito con il FOGASA risale al 5 novembre 1993, cioè quasi otto mesi dopo la dichiarazione di sospensione dei pagamenti comunicata dal giudice di primo grado il 25 marzo 1993, in forza della quale il FOGASA era tenuto a pagare i dipendenti di SNIACE. In tale momento, il FOGASA ha vincolato l’accordo a un’ipoteca sui beni di SNIACE al fine di garantire almeno una parte del proprio credito. Il tasso applicato dal FOGASA era del 10 %, come previsto dalla legislazione in vigore al momento della stipula dell’accordo.
(43)
Da parte sua, Banesto aveva concesso nel 1987 e nel 1991, cioè parecchio tempo prima della stipula dell’accordo FOGASA I, alcune linee di credito ipotecario a SNIACE, rispettivamente a tassi del 16 % e del 18 % (le condizioni di mercato all’epoca).
(44)
Va dunque constatato che all’atto della sospensione dei pagamenti nel 1992, SNIACE aveva almeno due creditori: il FOGASA, al quale doveva gli stipendi che non era stata in grado di pagare ai suoi dipendenti, e Banesto, in relazione con i crediti concessi dalla banca che non aveva ancora interamente rimborsato.
(45)
In seguito all’annuncio della sospensione dei pagamenti, Banesto avrebbe potuto far valere i propri diritti come creditore ipotecario privilegiato di SNIACE. Tuttavia, soltanto in forza dell’accordo del 26 settembre 1996, cioè tre anni dopo la stipula dell’accordo FOGASA I, SNIACE ha ceduto a Banesto, a titolo di pagamento di parte dei suoi debiti, le partecipazioni che possedeva nell’impresa Inquitex e alcuni terreni coperti dall’ipoteca.
(46)
Dal canto suo, il FOGASA aveva l’obbligo giuridico di pagare gli stipendi in caso di sospensione dei pagamenti. Allorché ha dovuto versare ai dipendenti di SNIACE gli stipendi, il FOGASA ha cominciato a negoziare con l’impresa un accordo di rinegoziazione al fine di recuperare il proprio credito. Il fatto che Banesto non abbia dato esecuzione ai suoi crediti ipotecari con SNIACE dimostra piuttosto che il FOGASA, stipulando l’accordo di rinegoziazione e ottenendo così garanzie sin dalla comunicazione della sospensione dei pagamenti, ha agito con prudenza e accortezza, al contrario del creditore privato Banesto.
(47)
Di conseguenza, il FOGASA e SNIACE hanno rapidamente concluso trattative che permettevano di presagire la buona volontà delle parti di pervenire a una soluzione amichevole.
(48)
Dopo aver accolto la domanda dei dipendenti di SNIACE, che chiedevano l’accredito degli stipendi e delle indennità loro dovuti in forza del procedimento giudiziario sfociato nella sospensione dei pagamenti, il FOGASA ha concluso un accordo di rinegoziazione dei debiti al fine di ottenere da SNIACE il rimborso degli importi impegnati. Il FOGASA ha applicato il tasso d’interesse legale fissato dalla legge spagnola, cioè il 10 %, all’atto della conclusione dell’accordo.
(49)
La Commissione ritiene che, concedendo a SNIACE una rinegoziazione dei pagamenti, il FOGASA abbia applicato il principio della sentenza Tubacex secondo cui «il creditore non cerca di trarre un lucro straordinario sul denaro che gli spetta, ma desidera soltanto recuperare la totalità delle somme anticipate senza subire un danno economico. A tal fine, allorché concede una dilazione del credito al fine di ottenerne il rimborso, esige il pagamento supplementare di un interesse volto a compensare la svalutazione che il denaro subirà in ragione della dilazione» (13).
(50)
All’epoca della conclusione dell’accordo, il FOGASA era a conoscenza delle difficoltà finanziarie in cui versava SNIACE, motivo per cui era intervenuto a favore dei dipendenti affinché potessero percepire gli stipendi e le indennità che l’impresa non era in grado di versare a causa della sospensione dei pagamenti.
(51)
È certo che, all’epoca dei fatti, l’unico piano di ripristino della redditività di SNIACE degno di tale nome proposto al FOGASA era la rinegoziazione dei debiti. Tuttavia, dopo il grave conflitto sociale attraversato dall’impresa nel 1992, la sua attività cominciava a dare segni di ripresa, lasciando intravedere prospettive di redditività futura, sebbene la posizione dell’impresa continuasse a essere debole.
(52)
L’assenza di un accordo con i creditori privati, nonché il fatto che questi ultimi non avevano provveduto all’esecuzione forzata dei debiti a partire dal 1993, evidenzia che le prospettive di una svolta positiva nell’andamento dell’impresa erano fondate e, di conseguenza, non conveniva provocare il rischio che essa cessasse l’attività.
(53)
La Commissione ritiene che, all’atto della conclusione, l’accordo FOGASA I non costituiva un aiuto di Stato.
(54)
Tra il 5 novembre 1993 e il 18 marzo 1999, data alla quale il FOGASA ha stipulato un nuovo accordo di rinegoziazione che prorogava di altri due anni il termine di pagamento del debito, SNIACE aveva rimborsato soltanto il 50 % circa del suo debito.
(55)
Prima di far valere le garanzie e le ipoteche costituite in suo favore all’atto dell’accordo del 1993, il FOGASA ha preferito modificare l’accordo di rinegoziazione al fine di ampliare al massimo le possibilità di recupero dei propri crediti. La Commissione osserva, per contro, che il 26 settembre 1996 Banesto ha accettato, a titolo di pagamento di parte del debito di SNIACE, alcuni terreni di proprietà dell’impresa, nonché le partecipazioni di SNIACE nell’impresa Inquitex.
(56)
La Commissione ritiene che il comportamento del FOGASA non sia paragonabile a quello di Banesto, che ha cercato di salvaguardare parte del suo credito stipulando l’accordo del 1996, al contrario del FOGASA, che non ha tentato in alcun modo di recuperare il proprio credito in conformità dell’accordo concluso con SNIACE.
(57)
La Commissione segnala che, all’atto della rinegoziazione dell’accordo, il FOGASA non ha preteso il pagamento supplementare di un interesse, giacché l’importo complessivo da versare era lo stesso, sebbene il termine definitivo fosse stato prorogato di due anni (14). Di conseguenza, la Commissione ritiene che l’argomentazione della Spagna (15) secondo cui desiderava proteggere il proprio investimento dalla svalutazione monetaria debba essere respinta.
(58)
La Commissione constata, alla luce della tabella 3 riportata qui di seguito, che all’atto della conclusione dell’accordo del 18 marzo 1999, che ha modificato l’accordo del 5 novembre 1993, l’impresa doveva far fronte a debiti crescenti, perdite ricorrenti e fondi propri negativi, fatto che suscitava dubbi sulle prospettive di recupero del credito.
Tabella 3
(Mio EUR)
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
Vendite
69,3
43,0
4,8
39,3
65,9
34,5
33,6
56,6
57,5
82,0
Risultati
-24,8
-27,9
-22,8
-10,7
0,9
-11,7
-3,0
-9,6
-7,4
1,7
Flusso di cassa
-15,3
-19,8
-20,0
-6,0
6,4
-8,8
2,2
-2,2
-0,6
8,7
Debiti totali
84,1
82,8
95,4
112,6
116,5
108,2
104,9
106,1
112,8
121,8
(59)
Nonostante i risultati lievemente positivi conseguiti nel 1995, occorre riconoscere che la situazione finanziaria dell’impresa indicava che le sue prospettive di redditività erano incerte.
(60)
La Commissione è giunta alla conclusione che il FOGASA non si è comportato alla stregua di un creditore privato, in quanto:
a)
non ha tentato di ottenere, a titolo di pagamento parziale del debito, determinati beni sui quali aveva acquisito diritti in occasione della stipula dell’accordo del 1993;
b)
le prospettive di redditività erano incerte a causa del continuo peggioramento della situazione finanziaria;
c)
non ha preteso il pagamento supplementare di un interesse allorché ha concluso l’accordo di rinegoziazione del 1999, né ha applicato interessi di mora alle somme non pagate in conformità dell’accordo.
(61)
SNIACE e il FOGASA hanno stipulato un secondo accordo di rinegoziazione del debito il 31 ottobre 1995, per un importo di 339 459 878 ESP (comprensivo di interessi). L’accordo è stato stipulato dopo che il FOGASA aveva nuovamente versato gli stipendi e le indennità dovuti da SNIACE ai suoi dipendenti.
(62)
Come per l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, la Commissione ritiene che il comportamento del FOGASA non sia paragonabile a quello di Banesto, che ha cercato di salvaguardare parte del suo credito tramite la conclusione dell’accordo del 1996, mentre il FOGASA, che aveva recuperato soltanto parte dei debiti oggetto dell’accordo del 1993, ha concluso un nuovo accordo nel 1995 avente ad oggetto nuovi debiti.
(63)
Il nuovo accordo è stato concluso sebbene:
i)
l’accordo del 5 novembre 1993 non fosse stato pienamente rispettato;
ii)
avesse ad oggetto nuovi debiti contratti con il FOGASA, il quale, ancora una volta, aveva accolto la domanda dei dipendenti di SNIACE riguardante il pagamento dei loro stipendi; e
iii)
la debolezza finanziaria di SNIACE fosse nota, trattandosi di un’impresa in difficoltà a causa delle perdite ricorrenti che subiva da diversi anni, di alcuni fondi propri negativi e di debiti considerevoli, come risulta dalla tabella riportata al considerando 59.
(64)
È altresì evidente che il FOGASA non ha preso in considerazione la possibilità di procedere all’esecuzione forzata del debito mediante la realizzazione dell’ipoteca costituita in suo favore. È vero che l’esecuzione forzata avrebbe potuto comportare la chiusura dell’impresa, ma è altrettanto indubbio che, nel quadro della liquidazione di SNIACE, il FOGASA avrebbe potuto recuperare la totalità o una parte del debito in seguito alla cessione dei beni dell’impresa.
(65)
In proposito, la Commissione rileva che le autorità spagnole hanno più volte osservato che era impossibile effettuare una valutazione del valore dell’impresa, in base alla quale calcolare l’importo che si sarebbe potuto recuperare, e che ad ogni modo, in caso di liquidazione, il valore dei beni dell’impresa avrebbe potuto subire una forte svalutazione (16). Per questo motivo, il FOGASA ha chiaramente escluso l’ipotesi della liquidazione di SNIACE a favore della soluzione della rinegoziazione.
(66)
Nella loro risposta del 29 settembre 2005, le autorità spagnole hanno aggiunto che «se, all’epoca, il [FOGASA] si fosse rifiutato di sottoscrivere un accordo di recupero senza motivare tale rifiuto, esso avrebbe violato la normativa cui l’organismo è vincolato e avrebbe agito in modo arbitrario». Dalla dichiarazione delle autorità spagnole la Commissione deduce che il FOGASA non abbia voluto giustificare il possibile rifiuto della rinegoziazione del debito. Secondo le autorità spagnole, il fatto di voler recuperare la totalità del debito, persino tramite la chiusura di SNIACE, non è un motivo sufficiente (17).
(67)
La Commissione è giunta alla conclusione che il FOGASA non si è comportato alla stregua di un creditore privato, in quanto:
a)
non ha preteso il pagamento dei debiti oggetto dell’accordo del 1993 in conformità del calendario fissato da tale accordo;
b)
le prospettive di redditività erano incerte a causa del continuo peggioramento della situazione finanziaria;
c)
ha accettato di concludere un accordo avente ad oggetto nuovi debiti.
6.2.2. ACCORDO TGSS
(68)
Come indicato al considerando 21, la TGSS ha stipulato un accordo con SNIACE l’8 marzo 1996, successivamente modificato in data 7 maggio 1996 e 30 settembre 1997. Pur essendo stato concluso circa 18 mesi dopo la stipula del primo accordo, l’accordo finale riguardava gli stessi debiti. Per questo motivo, la Commissione ritiene che si tratti di un unico accordo, modificato diverse volte.
(69)
All’atto della conclusione del primo accordo tra la TGSS e SNIACE, l’8 marzo 1996, e allorché è stata adottata la prima modifica, il 7 maggio 1996, i creditori privati non avevano ancora raggiunto un accordo. Soltanto a partire dal momento in cui è stata adottata la seconda modifica dell’accordo, il 30 settembre 1997, era possibile confrontare la posizione della TGSS con quella dei creditori privati.
(70)
Si può riconoscere, in questa fase, che la TGSS si era spinta più in là dei creditori privati, concludendo un accordo al fine di aumentare al massimo le possibilità di recupero dei propri crediti.
(71)
Ai sensi della legislazione spagnola, la TGSS può stipulare accordi di rinegoziazione dei debiti, purché applichi il tasso d’interesse legale in vigore al momento della conclusione dell’accordo.
(72)
In tal modo, la TGSS ha cercato di salvaguardare i propri crediti senza subire perdite finanziarie, conformemente alla sentenza Tubacex.
(73)
All’atto della conclusione dell’accordo, come già indicato al considerando 63, punto iii), SNIACE era un’impresa in difficoltà a causa delle perdite ricorrenti che subiva da diversi anni, di alcuni fondi propri negativi e di debiti considerevoli.
(74)
Inoltre, le autorità spagnole non hanno potuto rispondere positivamente alla richiesta della Commissione (lettera del 7 agosto 2008, D/53117) di mettere a disposizione i verbali delle riunioni svoltesi tra la TGSS e SNIACE nel 1994 (18). Tali verbali avrebbero permesso alla Commissione di conoscere il contesto delle trattative e di valutare il parere della TGSS riguardo alle possibilità reali di SNIACE di adempiere i propri impegni pregressi e futuri. Tuttavia, nella risposta del 10 settembre 2008, le autorità spagnole hanno affermato di non disporre di tali documenti.
(75)
È però evidente che la TGSS era a conoscenza della situazione finanziaria di SNIACE, in particolare per quanto riguarda l’inadempimento degli impegni assunti con il FOGASA. Poiché l’accordo è stato concluso nel 1996, la TGSS avrebbe potuto accertare, sulla base dei documenti contabili dell’impresa, che SNIACE aveva rispettato solo in parte l’accordo del 1993, e che aveva inoltre concluso un nuovo accordo con il FOGASA nel 1995 (cioè circa 6 mesi prima dell’accordo con la TGSS), avente ad oggetto nuovi debiti.
(76)
La Commissione è giunta alla conclusione che la TGSS non si è comportata alla stregua di un creditore privato, in quanto:
a)
SNIACE non rimborsava regolarmente il debito contratto nei confronti di un altro creditore pubblico (FOGASA), il quale aveva inoltre accettato un accumulo di debiti; e
b)
le prospettive di redditività erano incerte a causa del continuo peggioramento della situazione finanziaria.
6.2.3. CONCLUSIONE SULLA PRESENZA DI AIUTI
(77)
A parere della Commissione, il criterio del creditore privato può considerarsi soddisfatto soltanto per quanto attiene alla misura sfociata nell’accordo del 5 novembre 1993 tra il FOGASA e SNIACE. Detta misura non conferisce quindi un vantaggio a SNIACE.
(78)
Per contro, la Commissione ritiene che l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, modificato il 18 marzo 1999, l’accordo FOGASA II e l’accordo TGSS conferiscano vantaggi a SNIACE ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE, per i motivi esposti nei precedenti paragrafi. Tali misure conferiscono infatti un vantaggio a SNIACE, permettendole di rinegoziare i propri obblighi giuridici in relazione con il versamento dei contributi previdenziali e i debiti contratti con il FOGASA, ai quali SNIACE avrebbe normalmente dovuto ottemperare se tali creditori fossero stati enti privati.
(79)
Per quanto riguarda gli altri criteri, la Commissione ritiene, in primo luogo, che le misure siano finanziate mediante fondi statali, dal momento che sia il FOGASA sia la TGSS sono organismi pubblici le cui risorse provengono dal versamento di contributi obbligatori.
(80)
In secondo luogo, le misure impugnate sono selettive, in quanto si applicano esclusivamente a SNIACE.
(81)
In terzo luogo, i mercati sui quali è attiva SNIACE sono caratterizzati da un livello significativo di scambi commerciali tra gli Stati membri. SNIACE commercializza parte della sua produzione in Europa, dove opera in concorrenza con altre imprese. Di conseguenza, gli aiuti concessi a SNIACE possono incidere sugli scambi tra gli Stati membri. Allo stesso modo, tali misure minacciano di falsare la concorrenza tra i fabbricanti di prodotti tessili.
(82)
Di conseguenza, la Commissione ritiene che le misure relative all’esecuzione dell’accordo FOGASA I, all’accordo FOGASA II e all’accordo TGSS costituiscano aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.
6.3. ESAME DELLA COMPATIBILITÀ DEGLI AIUTI
(83)
La compatibilità delle misure considerate aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE deve essere valutata sulla base delle deroghe previste ai paragrafi 2 e 3 di detto articolo.
(84)
Le deroghe di cui all’articolo 87, paragrafo 2, e all’articolo 87, paragrafo 3, lettere b), d) ed e), non sono applicabili, in quanto le misure non sono destinate a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, né a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio. Nemmeno si tratta di altre categorie di aiuti, determinate con decisione del Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.
(85)
Di conseguenza, occorre valutare le deroghe riguardanti lo sviluppo di talune regioni o di talune attività, previste all’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c).
(86)
Nel caso degli aiuti destinati a favorire lo sviluppo di talune attività, e tenuto conto della natura delle misure in questione, gli unici criteri pertinenti sono quelli relativi agli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.
(87)
Nel caso degli aiuti destinati a favorire lo sviluppo di talune regioni, la Commissione rileva che la regione in cui è situata SNIACE può beneficiare, dal settembre 1995, di aiuti di Stato a finalità regionale in forza dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), e, prima di tale data, poteva beneficiare di aiuti a finalità regionale ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c).
(88)
Di conseguenza, la Commissione deve analizzare le misure alla luce degli orientamenti comunitari sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese in difficoltà e degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale. In forza della comunicazione della Commissione relativa alla determinazione delle norme applicabili alla valutazione degli aiuti di Stato illegalmente concessi (19), gli aiuti sono valutati conformemente ai testi normativi in vigore all’epoca in cui l’aiuto è stato concesso.
(89)
Per quanto riguarda le norme in materia di aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, non sussistono dubbi sul fatto che, in seguito alla pubblicazione della VIII relazione sulla politica di concorrenza del 1979, nonché in tutti gli orientamenti successivi, la Commissione chiede un piano di ristrutturazione che permetta di ripristinare la redditività dell’impresa in difficoltà (20).
(90)
Nella fattispecie, le autorità spagnole non hanno mai dichiarato che le misure costituivano un aiuto per il salvataggio e la ristrutturazione, né hanno tentato di dimostrare che si trattava di un piano di ristrutturazione ai sensi delle norme in vigore all’epoca in cui gli aiuti impugnati sono stati concessi. Tale piano deve comprendere, tra l’altro, misure di risanamento interne e misure compensative, come previsto dalla VIII relazione della Commissione sulla politica di concorrenza del 1979 (paragrafi 227 e 228) e dagli orientamenti adottati a partire dal 1994 (21). L’assenza di un piano di ristrutturazione conferma che l’unico obiettivo dell’aiuto era mantenere in funzione l’impresa, senza esigere alcuna contropartita in relazione con la sua ristrutturazione.
(91)
Per quanto riguarda il piano di ripristino della redditività presentato alla Commissione dalla ricorrente prima dell’avvio del procedimento, le autorità spagnole si sono limitate a indicare, in particolare, nella lettera del 30 giugno 1997 in risposta alla lettera della Commissione del 16 maggio 1997, che la conclusione dell’esperto secondo cui «l’efficienza economico-finanziaria di SNIACE può essere garantita soltanto tramite la concessione di sovvenzioni che le permettano di realizzare progetti di investimento e di rinegoziare il debito» era un’opinione puramente personale, espressa in uno studio privato, e non rispecchiava necessariamente il parere delle autorità spagnole (22).
(92)
Di conseguenza, in assenza di un piano di ristrutturazione, le misure adottate nel quadro degli accordi FOGASA II e TGSS, così come l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, non sono giustificate sulla base della VIII relazione della Commissione europea sulla politica di concorrenza del 1979, né degli orientamenti comunitari sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà del 1994, 1999 e 2004.
(93)
Per quanto riguarda le deroghe previste all’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), relative agli aiuti destinati a favorire o agevolare lo sviluppo di talune regioni, la Commissione rileva che la regione in cui è situata SNIACE può beneficiare, dal settembre 1995, di aiuti di Stato a finalità regionale in forza dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), e, prima di tale data, poteva beneficiare di aiuti a finalità regionale a norma dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera c).
(94)
Tuttavia, gli aiuti concessi a SNIACE non presentano le caratteristiche necessarie per agevolare lo sviluppo di talune regioni economiche ai sensi dell’articolo citato, in quanto sono stati concessi sotto forma di aiuti al funzionamento, cioè senza essere soggetti ad alcuna condizione in materia di investimenti o di creazione di posti di lavoro.
(95)
Dal 1979 (23) la Commissione autorizza gli aiuti che non sono subordinati a un investimento iniziale o alla creazione di posti di lavoro in regioni che possono beneficiare di aiuti a finalità regionale soltanto se lo Stato membro dimostra l’esistenza di svantaggi e ne quantifica l’importanza, il che non è avvenuto nel caso in esame.
(96)
Di conseguenza, le misure adottate nel quadro degli accordi FOGASA II e TGSS, così come l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, non possono essere giustificate sulla base della comunicazione della Commissione del 1979 o degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale del 1998.
(97)
Per quanto riguarda le norme relative all’industria delle fibre tessili in vigore all’epoca in cui sono stati conclusi gli accordi (24), la Commissione ritiene che gli unici aiuti di cui l’impresa poteva beneficiare erano gli aiuti agli investimenti. Tuttavia, le misure impugnate non presentano alcuna delle caratteristiche degli aiuti agli investimenti. Le misure adottate nel quadro degli accordi FOGASA II e TGSS, così come l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, non sono giustificate sulla base della disciplina del 1992 o del 1996.
(98)
La Commissione ritiene che le disposizioni di applicazione dell’accordo FOGASA I, modificato il 18 marzo 1999, così come la conclusione degli accordi FOGASA II e TGSS, non possono essere dichiarate compatibili.
7. PROCEDURA DI RECUPERO DEGLI AIUTI ILLEGALMENTE CONCESSI
(99)
La Commissione ritiene che l’esecuzione dell’accordo FOGASA I, modificato il 18 marzo 1999, nonché gli accordi FOGASA II e TGSS, siano incompatibili con il trattato e il beneficiario è quindi tenuto a rimborsare gli importi percepiti.
(100)
Le modalità di recupero degli aiuti illegali dichiarati incompatibili sono definite nella comunicazione della Commissione «Verso l’esecuzione effettiva delle decisioni della Commissione che ingiungono agli Stati membri di recuperare gli aiuti di Stato illegali e incompatibili» (di seguito «comunicazione del 2007») (25). La giurisprudenza della Corte, in primo luogo, e il paragrafo 37 della comunicazione del 2007 precisano che la Commissione non è tenuta a fissare l’importo esatto da recuperare. Tuttavia, la decisione deve contenere elementi che permettano alla Spagna di determinare tale importo.
(101)
Il regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione (26), recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio (27), stabilisce che agli aiuti da recuperare a norma della decisione di recupero si applicano interessi calcolati a un tasso adeguato, fissato dalla Commissione. Gli interessi maturano dalla data in cui l’aiuto illegittimo è stato posto a disposizione del beneficiario fino alla data del suo recupero. Si applica un tasso d’interesse composto fino alla data di recupero dell’aiuto.
(102)
Ciononostante, per quanto riguarda il metodo di calcolo degli interessi, la Corte di giustizia, nella sentenza dell’11 dicembre 2008 pronunciata nella causa C-295/07, Commissione contro Département du Loiret y Scout, SA (28), ha affermato che il metodo di attualizzazione di un aiuto illegittimo costituisce una questione sostanziale e non procedurale (29). La decisione del 2000 e la decisione relativa al secondo avvio del procedimento sono state adottate molto prima del regolamento (CE) n. 794/2004.
(103)
Di conseguenza, la Commissione ritiene che il metodo di calcolo per il recupero degli aiuti illegittimi debba essere quello utilizzato all’epoca della decisione annullata. Per calcolare l’importo da rimborsare, lo Stato membro utilizzerà quindi il cosiddetto metodo dell’«interesse semplice».
(104)
Ai fini del presente caso, la Commissione opera una distinzione tra l’esecuzione parziale dell’accordo FOGASA I, da un lato, e le misure incompatibili degli accordi FOGASA II e TGSS, dall’altro.
(105)
Come indicato al considerando 77, la Commissione ritiene che l’accordo stipulato tra il FOGASA e SNIACE il 5 novembre 1993 soddisfi il criterio del creditore privato e di conseguenza non costituisca un aiuto di Stato.
(106)
Tuttavia, poiché l’accordo citato è stato rispettato soltanto in parte, la Commissione ritiene che l’accordo FOGASA I, rivisto il 18 marzo 1999, costituisca un aiuto incompatibile e illegale che deve essere recuperato. L’incompatibilità riguarda, da un lato, le somme non versate in conformità dell’accordo fino al 18 marzo 1999 e, dall’altro, la parte restante dell’aiuto a partire da tale data.
(107)
L’aiuto da recuperare comprende gli interessi maturati calcolati sulla base del metodo dell’interesse semplice (cfr. il considerando 101). Le somme rimborsate in conformità dell’accordo FOGASA I prima della sua revisione, sebbene il tasso d’interesse fosse inferiore al tasso d’interesse di riferimento della Commissione, non costituiscono un aiuto di Stato e, di conseguenza, non è necessario recuperarle. I pagamenti effettuati, diversi dagli importi accreditati in conformità degli accordi, possono essere dedotti dalle somme da recuperare in termini di aiuto illegale e incompatibile.
(108)
Come già indicato, la Commissione ritiene che la Spagna abbia concesso aiuti illegittimi sotto forma di un accordo di rimborso, stipulato con il FOGASA il 30 ottobre 1995, e di un accordo di rinegoziazione dei debiti, stipulato con la TGSS l’8 marzo 1996, in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE e che tali aiuti siano incompatibili con il mercato comune e con il funzionamento dell’accordo SEE.
(109)
Poiché gli aiuti sono illegali e incompatibili, essi devono essere integralmente rimborsati e se ne devono annullare gli effetti economici. Gli importi da recuperare corrispondono alla totalità del debito oggetto del secondo accordo con il FOGASA e dell’accordo con la TGSS. A tali importi si sommano gli interessi semplici calcolati in base al tasso di riferimento della Commissione. I pagamenti effettuati possono essere dedotti dalle somme da recuperare.
8. CONCLUSIONE
(110)
Alla luce di quanto precede, la decisione 1999/395/CE deve essere modificata.
(111)
Il primo accordo di rimborso stipulato tra il FOGASA e SNIACE non configura aiuti di Stato.
(112)
Per contro, la nuova valutazione dell’esecuzione dell’accordo di rimborso stipulato con il FOGASA il 3 novembre 1993, dell’accordo di rimborso stipulato sempre con il FOGASA il 30 ottobre 1995, e degli accordi di rinegoziazione stipulati con la TGSS induce a concludere che la Spagna ha concesso un aiuto illegale, in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE, e che tale aiuto è incompatibile con il mercato comune e con il funzionamento dell’accordo SEE.
(113)
Poiché l’aiuto concesso è illegale e incompatibile con il mercato comune, esso deve essere recuperato in conformità del regolamento (CE) n. 659/1999 e se ne devono annullare gli effetti economici,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE
Articolo 1
La decisione 1999/395/CE è modificata come segue:
1)
l’articolo 1 è modificato come segue:
a)
il primo comma è sostituito dal testo seguente:
«L’accordo stipulato il 5 novembre 1993 tra l’impresa Sociedad Nacional de Industrias y Aplicaciones de Celulosa Española SA (SNIACE) e il fondo di garanzia dei salari (FOGASA) non costituiva, alla data in cui è stato stipulato, un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE.»
b)
dopo il primo comma è inserito il comma seguente:
«Sono incompatibili con il mercato comune i seguenti aiuti di Stato cui la Spagna ha dato esecuzione a favore di SNIACE:
a)
accordo stipulato l’8 marzo 1996 (modificato dall’accordo del 7 maggio 1996 e successivamente dall’accordo del 30 settembre 1997) tra SNIACE e la tesoreria generale della previdenza sociale relativo alla rinegoziazione dei debiti;
b)
l’esecuzione dell’accordo stipulato il 5 novembre 1993 tra SNIACE e il FOGASA;
c)
l’accordo stipulato il 31 ottobre 1995 tra SNIACE e il FOGASA.»;
2)
gli articoli 2 e 3 sono sostituiti dal testo seguente:
«Articolo 2
1. La Spagna ottiene dal beneficiario la restituzione degli aiuti di cui all’articolo 1, paragrafo 2.
2. Gli importi da recuperare comprendono gli interessi maturati a decorrere dalla data in cui sono stati posti a disposizione del beneficiario fino alla data del loro recupero effettivo.
3. Il recupero degli aiuti di cui all’articolo 1, paragrafo 2, è immediato ed effettivo.
4. La Spagna vigila affinché la presente decisione sia applicata entro il termine di quattro mesi a decorrere dalla data della sua notificazione.
Articolo 3
1. Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione, la Spagna presenta alla Commissione le seguenti informazioni:
a)
l’importo complessivo (capitale e interessi) da recuperare presso il beneficiario;
b)
la descrizione dettagliata dei provvedimenti già adottati e che intende adottare per conformarsi alla presente decisione;
c)
i documenti comprovanti che è stato ordinato al beneficiario di rimborsare gli aiuti.
2. La Spagna tiene la Commissione informata sull’attuazione dei provvedimenti nazionali adottati in applicazione della presente decisione fino all’avvenuto recupero degli aiuti di cui all’articolo 1, paragrafo 2. Presenta immediatamente, su richiesta della Commissione, informazioni sui provvedimenti già adottati e che intende adottare per conformarsi alla presente decisione. Fornisce altresì informazioni dettagliate sugli importi degli aiuti e degli interessi già recuperati presso il beneficiario.»
Articolo 2
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 10 marzo 2009.

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