Document ID: 31986D0399

5 . 3 . 1980
1 . 9 . 1980
4 . 1981
10 . 1981
15 . 5 . 1982
5 . 3 . 1984
NON SOCI // // // // // // // //
IR
10 . 1979
1 . 1980
3 . 1980
15 . 10 . 1980
1 . 3 . 1981
15 . 10 . 1981
1 . 6 . 1982
15 . 4 . 1984
AA ( 3 ) //
3 . 1 . 1980
5 . 3 . 1980
1 . 9 . 1980
1 . 3 . 1981
1 . 9 . 1981
15 . 5 . 1982
15 . 3 . 1984
( 1 ) NEL 1978 NON SI SONO AVUTE MODIFICHE DEI LISTINI .
( 2 ) APPLICAZIONE RIPORTATA DAI SOCI AL 1O OTTOBRE 1980 .
( 3 ) LISTINO NON FORNITO .*****
DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 10 luglio 1986
relativa ad una procedura d'applicazione dell'articolo 85 del trattato CEE (IV/31.371 - Rivestimenti bitumati)
(I testi in lingua francese e olandese sono i soli facenti fede)
(86/399/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento d'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato CEE (1), modificato da ultimo dall'atto di adesione della Spagna e del Portogallo, in particolare l'articolo 3, paragrafo 1, e l'articolo 15, paragrafo 2,
viste le informazioni comunicate alla Commissione l'11 novembre 1983, nonché la richiesta, presentata l'8 marzo 1985, di considerare tale comunicazione come un reclamo ai sensi dell'articolo 3 del regolamento n. 17,
vista la decisione della Commissione del 14 giugno 1985 di avviare le procedure nel presente caso,
dopo aver dato modo alle imprese interessate di pronunciarsi sugli addebiti contestati dalla Commissione, conformemente all'articolo 19, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 17 e alle disposizioni del regolamento n. 99/63/CEE della Commissione, del 25 luglio 1963, relativo alle audizioni previste dall'articolo 19, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 17 del Consiglio (2),
dopo aver sentito il comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
I FATTI
Le imprese e l'associazione di imprese
(1) Sono oggetto della presente decisione:
- la Société coopérative des asphalteurs belges, Bruxelles (qui di seguito denominata « Belasco »),
- le imprese seguenti, socie di Belasco (qui di seguito denominate collettivamente « i soci »):
- Compagnie générale des asphaltes SA, Bruxelles (« Aspaltco »)
- Antwerps Teer- en Asphaltbedrijf NV, Antwerpen (« ATAB »)
- De Boer & Co. NV, Schoten (« De Boer »)
- Kempisch Asphaltbedrijf NV, Herentals (« KAB »)
- Limburgse Asfaltfabrieken PvbA, Hasselt (« LAF »)
- Lummerzheim & Co. NV, Gent (« Lummerzheim »)
- Vlaams Asfaltbedrijf & Co. PvbA, Staden (« Huyghe »)
nonché due imprese che non sono socie di Belasco (qui di seguito denominate collettivamente « non soci »):
- International Roofing Company SA, Bruxelles (« IR »),
- AL-Asfalt NV Alken (« AA »).
I membri e non membri sono fabbricanti di rivestimenti bitumati. La maggior parte di essi esegue anche lavori di copertura di tetti ed alcuni esercitano anche altre attività, come ad esempio lavori stradali.
Nel 1983, il fatturato globale dei membri si è aggirato sui 3 miliardi di FB (circa 66 milioni di ECU), di cui poco più di un terzo rappresenta la fornitura di rivestimenti bitumati sul mercato belga. I dati relativi a ciascuno dei membri e non membri figurano nell'allegato 1.
(2) La presente decisione riguarda:
- una convenzione entrata in vigore tra i soci il 1o gennaio 1978, nonché le misure adottate dai soci per darvi attuazione e completarla, con la collaborazione, sotto certi aspetti, di Belasco,
- accordi tra soci e non soci sugli sconti
nel periodo 1o gennaio 1978 - 9 aprile 1984 (il periodo considerato).
I prodotti in oggetto
(3) I soci e i non soci sono fabbricanti di feltri bitumati e altri prodotti analoghi impiegati per le loro qualità impermeabili nel settore edilizio, specialmente nei lavori di copertura di tetti. Questi prodotti consistono in una membrana di alcuni millimetri di spessore, condizionata in rotoli e composta di un supporto che può essere fatto di varie materie - feltro, velo di vetro o tessuto di vetro, iuta, fibre plastiche - impregnate e/o ricoperte di uno strato di bitume o di catrame. Attualmente, esistono prodotti a base bituminosa che risultano « migliorati » mediante l'aggiunta di materie plastiche, onde accrescerne soprattutto le proprietà meccaniche. Tutti questi prodotti (compresi i feltri catramati) costituiscono nel loro complesso i prodotti in oggetto, in appresso denominati « rivestimenti bitumati ».
(4) Tra i prodotti in oggetto si possono distinguere tre categorie:
a) I prodotti « Benor », omologati dall'Institut belge de normalisation (IBN), sono disciplinati da norme molto rigorose per quanto riguarda la loro composizione e fabbricazione, nonché il loro rendimento. Questi prodotti, purché vengano assoggettati, al pari degli impianti destinati alla loro produzione, ai controlli periodici del « Bureau de contrôle pour la sécurité de la construction » (SECO), possono recare la menzione « Benor ».
b) Sul mercato esistono altri tipi di rivestimenti bitumati, che in generale sono analoghi ai prodotti Benor, pur non essendo conformi alle prescrizioni IBN per motivi secondari, che attengono soprattutto a considerazioni di razionalizzazione. Questa categoria di prodotti, d'importanza comunque limitata, ha rappresentato circa il 3 % dei rivestimenti bitumati prodotti dai soci nel 1983.
Queste due categorie saranno in appresso denominate congiuntamente i prodotti « Belasco ».
c) Dalla fine degli anni '70, grazie ad innovazioni, è stato possibile immettere progressivamente sul mercato rivestimenti bitumati a base di supporti in fibre plastiche e di bitumi « migliorati ». La quota parte di questi prodotti nuovi sul totale fatturato è passata dal 5 % circa nel 1981, all'11 % circa nel 1982 e al 26 % circa nel 1983. Per essi non è stato possibile emanare norme dell'IBN, perché tali norme si applicano soltanto a prodotti per i quali esista un'esperienza di vari anni.
(5) I soci commercializzano anche altri prodotti, come i mastici e il bitume liquido, che vengono venduti agli stessi clienti e utilizzati in gran parte in associazione con i rivestimenti bitumati (i « prodotti connessi »).
(6) La produzione di rivestimenti bitumati viene commercializzata essenzialmente tramite vendite dirette dei produttori ad imprese generali del settore edilizio o a specialisti dei lavori di copertura dei tetti. Alcuni produttori effettuano direttamente essi stessi tali lavori. Un'altra parte della produzione va ai rivenditori, grossisti o dettaglianti.
(7) Dal 1979 al 1983, il consumo apparente di rivestimenti bitumati in Belgio è calato da 32 a 23 milioni di m2. Diversi soci e non soci hanno fatto presente che questa flessione del mercato si è verificata in concomitanza con l'introduzione dei prodotti nuovi. Dato il prezzo nettamente più alto di questi prodotti ed il loro miglior rendimento, il calo in questione è stato meno drammatico di quanto facciano supporre le cifre summenzionate, pur rappresentando una netta contrazione della domanda.
(8) I rivestimenti bitumati venduti dai soci in Belgio hanno rappresentato in metri quadrati circa il 60 % del consumo apparente di tali prodotti in Belgio nel 1983. Per i sei anni che vanno dal 1978 al 1983, la quota media di mercato dei soci è stata del 58 %. I rivestimenti bitumati fabbricati dai soci rappresentavano nel 1983 circa il 70 % della produzione belga.
(9) Gli scambi dell'unione economica belgo-lussemburghese con gli altri paesi e con i paesi della Comunità nel periodo considerato hanno registrato il seguente andamento in milioni di m2:
1.2.3.4.5 // // // // // // // Importazioni // (di cui CEE) // Esportazioni // (di cui CEE) // // // // // // 1978 // 4,87 // (4,32) // 4,31 // (3,89) // 1979 // 5,00 // (4,23) // 8,00 // (7,19) // 1980 // 5,19 // (4,30) // 9,56 // (9,00) // 1981 // 5,99 // (4,97) // 7,90 // (7,59) // 1982 // 6,06 // (5,12) // 7,49 // (7,25) // 1983 // 5,04 // (4,24) // 7,50 // (6,83) // // // // //
Fonte: Istituto statistico delle Comunità europee.
Le importazioni provenienti da altri Stati membri hanno rappresentato il 12-19 %, a seconda degli anni, del consumo apparente nell'UEBL. Le esportazioni dell'UEBL verso altri Stati membri hanno rappresentato il 12-26 % della produzione.
(10) La quota della produzione dei soci esportata dal Belgio nel periodo considerato è stata del 20-30 %. La maggior parte di tali esportazioni era destinata ai paesi limitrofi.
La società cooperativa Belasco
(11) Belasco è l'associazione dei produttori belgi di rivestimenti bitumati, costituitasi nel 1959 come società cooperativa di diritto belga. Durante tutto il periodo considerato, l'appartenenza a Belasco ha implicato di fatto l'adesione alla convenzione. La principale attività di Belasco è di partecipare all'elaborazione di norme IBN.
A. L'INTESA
La convenzione
(12) Il 1o gennaio 1978 è entrata in vigore tra i soci una convenzione (in appresso: « la convenzione ») con scadenza il 31 dicembre 1983 e soggetta, in mancanza di disdetta espressa, a rinnovo tacito per una durata di cinque anni. La convenzione sostituiva un accordo di contenuto analogo, stipulato alla fine del 1966.
La convenzione prevede fra l'altro:
- l'adozione di listini prezzi e condizioni di vendita minime, applicabili ad ogni fornitura di rivestimenti bitumati in Belgio;
- quote di ripartizione, tra i soci, delle forniture in Belgio;
- sanzioni in caso di inosservanza della convenzione o delle decisioni adottate in forza di essa;
- costituzione di un fondo a garanzia dell'osservanza, da parte dei soci, degli impegni assunti;
- difesa e promozione collettiva degli interessi dei soci, in particolare mediante misure collettive di pubblicità;
- studio e promozione di opportune misure per la normalizzazione e razionalizzazione della produzione e distribuzione di rivestimenti bitumati;
- divieto di fare a clienti regali di qualsiasi genere, o di vendere ad essi prodotti sottocosto.
L'assemblea generale
(13) Con la convenzione, i soci hanno costituito un'« assemblea generale » nella quale ciascuno di essi è rappresentato. L'assemblea ha l'incarico di provvedere all'esecuzione della convenzione; essa designa un esperto contabile, denominato « accountant », per assisterla in tale compito.
Il funzionamento dell'assemblea generale è disciplinato dettagliatamente nella convenzione. Essi si riunisce normalmente una volta al mese; vengono redatti e approvati resoconti delle riunioni.
(14) Oltre a perseguire gli scopi di cui sopra, l'assemblea generale dispone in particolare dei seguenti poteri:
- fissa i prezzi di vendita dei prodotti connessi;
- adotta « le misure di protezione e di difesa che s'impongono qualora, per una qualsiasi causa estranea ai contraenti, lo scopo perseguito (dalla convenzione) . . . risulti minacciato, ad esempio se si inasprisce la concorrenza da parte di imprese estere, oppure vengano costituite nuove imprese o scoperti prodotti di sostituzione . . . »,
- accerta eventuali violazioni delle disposizioni della convenzione e adotta le opportune misure per far cessare o per evitare ogni infrazione allo spirito della convenzione.
(15) Ogni decisione validamente adottata dall'assemblea generale è considerata parte integrante della convenzione.
Le quote
(16) Le quote stabilite nella convenzione sono valide per l'intera durata di quest'ultima, compresi gli eventuali rinnovi. Si tratta in sostanza di quote per le forniture da effettuare sul mercato belga, che fissano la parte di mercato di ciascun socio rispetto agli altri. Le quote non sono tuttavia stabilite in funzione delle vendite, bensì secondo i « consumi », ossia in relazione ai quantitativi di materie prime utilizzate, perché i dati su tali quantitativi sono più facilmente controllabili. Sulla base di questi elementi è possibile - dopo aver operato una detrazione per tener conto delle esportazioni e un aggiustamento per tener conto delle variazioni delle scorte di prodotti finiti - controllare le forniture sul mercato belga. Le quote stabilite dalla convenzione sono le seguenti (arrotondate alla percentuale più vicina):
1.2 // // // // % dei consumi di materie prime // // // Lummerzheim // 27 // Atab // 24 // Asphaltco // 15 // De Boer // 13 // LAF // 8 // KAB // 7 // Huyghe // 6 // // 100 // //
(17) La convenzione prevede un sistema di perequazione, con penalità per i soci che superino la propria quota, e un indennizzo per coloro che non la raggiungano. Il socio che resti al di sotto della propria quota può vedersi ridurre tale quota in determinati casi, secondo una formula stabilita nella convenzione. In caso di recesso di un socio, la relativa quota viene ripartita proporzionalmente tra gli altri soci.
Restrizioni al trasferimento di impianti,
macchinari e personale
(18) I soci s'impegnano a non vendere, cedere, dare in locazione o in comodato a terzi, senza l'autorizzazione dell'assemblea, i propri impianti o macchinari. È autorizzata unicamente la vendita previa demolizione. Se un socio fallisce, o i suoi impianti sono oggetto di sequestro, i soci s'impegnano a contribuire all'acquisto in comune di tali impianti o macchinari. È vietata ogni iniziativa o manovra intesa ad assumere il personale di altri soci, ed è vietato altresì assumere dipendenti di un altro socio senza l'accordo di quest'ultimo.
Restrizioni relative alle lavorazioni per conto terzi
(19) È fatto divieto ai soci di fabbricare, in lavorazione per conto terzi, rivestimenti bitumati per la vendita in Belgio, salvo autorizzazione rilasciata dall'assemblea generale per ciascun caso di specie.
L'esperto contabile
(20) L'esperto contabile ha in particolare il compito di controllare l'osservanza delle quote e dei prezzi fissati. Per consentirgli il controllo delle quote, i soci sono tenuti a consegnare all'esperto contabile « schede mensili » in cui sono segnati i quantitativi acquistati e l'andamento delle scorte di materie prime e di prodotti finiti, nonché dei prodotti esportati. I soci devono tenere a disposizione dell'esperto contabile le fatture, con numerazione progressiva, delle vendite e degli acquisti e consentire la verifica periodica o straordinaria della contabilità completa, unitamente ai documenti giustificativi. L'esperto contabile è incaricato dell'applicazione del sistema di perequazione delle quote, e provvede alle funzioni di segretariato dell'assemblea generale.
Sanzioni - Fondo di garanzia
(21) Indipendentemente dai provvedimenti che può adottare l'assemblea generale, un'impresa che venga meno ad uno degli obblighi ad essa incombenti è tenuta a versare ad un fondo comune una somma forfettaria che, in caso di mancato versamento, viene prelevata sul deposito cauzionale che ciascuna impresa ha costituito presso un fondo di garanzia.
L'APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE
Le quote
(22) Per ciascuno degli anni dal 1978 al 1983 - fatta eccezione per gli anni 1980 e 1981, per i quali la contabilità delle quote venne effettuata un'unica volta - la compensazione tra i soci che avevano superato la propria quota e i soci che invece non l'avevano raggiunta è stata fatta mediante fatture indirizzate a e da Belasco, secondo un bilancio redatto a fine anno dall'esperto contabile in base alla formula stabilita nella convenzione.
(23) Successivamente, è stato deciso che a decorrere dal 1984 la regolarizzazione delle quote sarebbe stata fatta sulla base degli acquisti e delle vendite di rivestimenti bitumati tra i soci, a prezzi stabiliti dall'assemblea generale. Inoltre, i soci hanno deciso di aumentare, dal 1984, la quota di Huyghe, da quest'ultimo ritenuta insufficiente, compensando la differenza con una diminuzione delle quote dagli altri soci.
(24) Il rispetto delle quote è stato controllato in maniera sistematica dall'esperto contabile, che nel giugno 1983 scriveva: « Il controllo degli acquisti, delle vendite (mediante sondaggi), delle fabbricazioni (sulla base dell'impiego di supporti) e degli acquisti di bitume viene . . . da me regolarmente effettuato, come ciascuno di voi ha potuto constatare, sulla base delle osservazioni e rettifiche che vi ho chiesto di fare in seguito agli accertamenti da me compiuti ».
(25) Gli effetti delle quote, nonché il loro rapporto con le politiche dei soci in materia di prezzi e di prodotti, sono illustrati dalle osservazioni formulate dal presidente dell'assemblea agli inizi del 1978 sulle conseguenze del recesso di un produttore (les usines Pol Madou) dall'accordo del 1966, recesso che aveva portato alla stipulazione della convenzione del 1978: « . . . Egli è ora completamente libero di tentare la conquista di una quota di mercato e non mancherà di farlo, dato che ha sempre sostenuto che i propri impianti lavorano al di sotto della loro capacità. Ciascuno di noi avrà occasione di constatare che il nostro ex collega applicherà prezzi bassi, praticherà sconti elevati e arriverà perfino a lanciare nuovi prodotti che non rientrano nel programma Belasco ». (26) Secondo le dichiarazioni rese dai soci nel corso della procedura, il controllo esercitato dall'esperto contabile era in pratica insufficiente, talché alcuni hanno potuto presentare nelle schede mensili cifre inesatte, nascondendo in tal modo agli altri soci il fatto di aver superato la propria quota.
Dall'esame dei dati presentati dai soci relativamente alle forniture effettive sul mercato belga nel periodo 1979-1983 si ricava che per cinque soci le vendite si sono situate al livello previsto dalle quote, tenuto conto delle differenze che possono derivare dalla conversione di chilogrammi di materie prime in metri quadrati di prodotti. Per ATAB e KAB, invece, nell'intero periodo, le vendite hanno superato il doppio delle rispettive quote, e per KAB nel 1983 hanno raggiunto il triplo della quota.
I prezzi
(27) Nel periodo considerato, i prezzi di vendita dei rivestimenti bitumati in Belgio sono stati oggetto di misure di controllo decise dai pubblici poteri. A seconda dei periodi, il controllo si è concretato o in un regime di dichiarazioni preventive di aumento dei prezzi, con facoltà per le autorità di opporvisi entro un certo termine, o in un blocco dei prezzi stessi, con possibilità di derogarvi mediante autorizzazione preventiva. Nell'un caso e nell'altro le imprese dovevano comunicare in via preventiva la propria intenzione di praticare un aumento e notificare successivamente alle autorità ogni nuovo listino recante un aumento. Era permessa la presentazione, da parte di associazioni di categoria, di richieste collettive di aumento.
I listini Belasco
(28) Conformemente alla convenzione, per l'intero periodo considerato i soci hanno adottato un listino comune, il listino Belasco, nel quale sono in sostanza riportati tutti i rivestimenti bitumati commercializzati dai soci, fatta eccezione per i prodotti nuovi. I soci hanno stabilito in comune il momento e l'importo degli aumenti da presentare o notificare collettivamente alle autorità.
(29) Una volta ottenuta l'autorizzazione all'aumento, sul nuovo listino comune e soprattutto sulla data della sua entrata in vigore venivano adottate decisioni comuni. La data di entrata in vigore è stata talora volontariamente ritardata rispetto ai termini più brevi autorizzati dalla legge e, in talune occasioni, in merito alla ripartizione dell'aumento globale autorizzato fra i vari prodotti i soci hanno adottato una posizione comune.
Comunicazioni dei soci ad altri produttori in merito ai listini Belasco
(30) Oltre ai soci ed ai non soci, esistono in Belgio due altri produttori di rivestimenti bitumati: Derbit, che fabbrica esclusivamente prodotti nuovi che non figurano nel listino Belasco, e IG Industries, di Anversa (in appresso « IKO »), che fabbrica principalmente prodotti diversi da quelli oggetto della presente decisione, ma anche, in via accessoria, tipi di rivestimenti bitumati che figurano nel listino Belasco. Un altro produttore belga - les usines Pol Madou di Gand (in appresso « UPM ») - ha fabbricato rivestimenti bitumati riportati nel listino Belasco fino al luglio 1980, quando la società è stata dichiarata fallita.
(31) Nel periodo considerato i listini Belasco hanno subito otto aumenti. In ciascuna di tali occasioni, i soci hanno deciso in comune di comunicare preventivamente ad altri fabbricanti belgi di tipi di prodotti contenuti nel listino informazioni dettagliate sulla propria intenzione di procedere ad aumenti. È stato accertato che in occasione di sette iniziative di aumento queste comunicazioni preventive hanno effettivamente avuto luogo. Fino al maggio 1982 esse venivano generalmente indirizzate al complesso degli altri produttori che fabbricavano tipi di rivestimenti riportati nel listino Belasco. Successivamente a tale data si è avuto un solo aumento, relativamente al quale è stata presa nel settembre 1983 la decisione di comunicare a IR copia della richiesta d'aumento e del progetto di nuovo listino.
(32) I listini adottati da non soci nel periodo considerato recano date prossime e spesso identiche a quelle dei listini stabiliti dai soci e si situano esattamente allo stesso livello, salvo eccezioni di scarsa importanza (vedi allegato 2).
Gli sconti rispetto al listino Belasco
(33) Nel periodo considerato, circa venticinque assemble generali mensili sono state dedicate, almeno parzialmente, alla questione degli sconti praticati o da praticare sul mercato belga. Queste assemblee generali hanno varie volte preso posizione, soprattutto tra il 1978 e il 1980, sulle aliquote degli sconti che i soci potevano praticare. Dopo il 1980, la disciplina degli sconti sembra essere stata seguita con minore regolarità: essa non è stata abbandonata, ma i casi di applicazione sono stati nettamente meno numerosi.
(34) Tra il 1978 e il 1980, nonché nel 1982, hanno avuto luogo contatti o riunioni di rappresentanti dei soci con altri produttori, allo scopo di concludere accordi sui prezzi. Le posizioni comuni che i soci dovevano adottare sono state decise dall'assemblea nel quadro di negoziati con i non soci sui prezzi. Tali discussioni e negoziati hanno portato alla conclusione di accordi tra soci e non soci, dirette a ridurre gli sconti o a stabilire per essi un massimale. (35) Nel gennaio 1978, l'assemblea decide in qual modo si debba reagire ad una campagna condotta da IR, nella quale venivano praticati sconti di cospicua entità: « Pazientare. Tuttavia, qualora s'intenda assolutamente vendere, praticare temporaneamente le stesse condizioni, ma soprattutto non uscire dall'ambito della propria clientela ». Un contatto con IR consente di confermare che la campagna di IR è limitata ad un mese e riguarda unicamente la clientela di tale società.
(36) La costituzione di un consorzio per acquisti, composto da clienti di due soci e di IR, dà luogo, nell'aprile 1978, a « difficoltà ed a competizioni reciproche nella concessione di sconti ». L'assemblea generale adotta allora la posizione seguente: occorre evitare errori di questo genere in futuro: allorché un fornitore venga consultato da un raggruppamento di qualunque tipo, occorre che il fornitore, prima di dare una risposta, consulti i colleghi, affinché sia possibile concertare la risposta stessa.
(37) Nell'aprile 1978, UPM, un produttore belga di rivestimenti bitumati, chiede di incontrare rappresentanti dei soci per studiare le misure da adottare onde contenere le aliquote degli sconti. I soci decidono di tenere con UPM e IR una riunione: nel corso di tale riunione, che ha luogo in aprile o maggio, vengono esaminate proposte intese a bloccare ogni aumento degli sconti e a ridurre gli sconti più alti concessi ai clienti. Il 15 maggio 1978 i soci annunciano ai clienti « la riduzione e limitazione degli sconti », mediante lettera il cui testo è stato deciso dall'assemblea generale.
Successivamente, UPM esprime le proprie rimostranze per il fatto che le riduzioni previste non vengono applicate e i soci riconoscono che il tentativo di ridurre gli sconti si è concluso con un fallimento. Secondo UPM, IR ha aumentato l'entità dei propri sconti prima di applicare le riduzioni previste. La lettera ai clienti ha dato luogo a reazioni negative da parte dei clienti stessi, a causa dei cospicui sconti proposti da alcuni concorrenti. Anche IR esprime le proprie rimostranze per la mancata applicazione degli impegni assunti in materia di sconti, soprattutto da parte di Asphaltco, e minaccia di « rivedere la propria politica ».
(38) Dopo una serie di discussioni con rappresentanti dei soci, IR si dichiara disposta a concludere un accordo che limiti gli sconti al 25 %. I soci decidono di proporre a UPM, che ha parimenti richiesto una riunione per decidere sugli sconti, un incontro con la partecipazione di IR nell'ottobre 1978, allo scopo di concludere un accordo sul suddetto limite del 25 %. L'assemblea decide di associare a tale iniziativa e di prevedere in seguito una riduzione del 2 % per tutti gli sconti applicabili alle varie categorie di clienti, definite in base all'importo del loro fatturato annuo di rivestimenti bitumati.
Dopo un nuovo intervento di UPM, che vorrebbe una riduzione immediata delle aliquote di sconto diverse dall'aliquota massima, l'assemblea decide di concludere un accordo in tal senso con IR e AA. In seguito all'« ultima riunione comune dei fabbricanti », di cui viene fatta menzione nella riunione dell'assemblea generale del 6 novembre 1978, il 30 ottobre 1978 vengono spedite dai soci le lettere che annunciano ai clienti « la riduzione e la limitazione degli sconti ».
(39) Nel periodo ottobre 1978 - gennaio 1979 hanno avuto luogo almeno quattro riunioni tra i soci ed i tre altri produttori, allo scopo di effettuare una nuova riduzione degli sconti, la cui aliquota massima doveva scendere al 23 %.
(40) Nel gennaio 1979, ATAB manifesta l'intenzione di proporre uno sconto del 23 % ad un consorzio di acquisti e chiede che gli altri soci si astengano dall'avanzare offerte migliori. LAF e KAB dichiarano di accettare la concessione, al suddetto consorzio, di uno sconto del 15 %.
Nel marzo e nell'aprile 1979 vengono presentati reclami contro gli sconti praticati da ATAB: si sostiene che questa società avrebbe tra l'altro concesso, oltre ad uno sconto del 23 %, una riduzione aggiuntiva non autorizzata. Dall'inchiesta svolta in merito risulta poi che i reclami non sono fondati e che gli sconti concessi da ATAB sono pienamente conformi agli accordi. Nel marzo 1979 UPM indirizza ai soci un reclamo in merito alla mancata osservanza degli accordi sugli sconti e chiede una « riunione dei fabbricanti », minacciando di intraprendere, qualora la riunione non venga convocata, una lotta di prezzi.
(41) Nel novembre 1979 KAB reclama contro le condizioni praticate da Asphaltco ad un determinato cliente. In tale occasione, LAF chiede che gli altri soci non facciano offerte di sconti uguali o superiori al 5 % ad uno dei suoi clienti che cerca di ottenere condizioni migliori.
(42) Nel maggio 1980 IR lamenta la mancata osservanza degli « sconti massimi convenuti »; quando IR chiede ai soci di limitare le loro proposte di sconti a beneficio di un cliente, l'assemblea decide che i soci non dovranno superare il 23 %. Questa stessa aliquota viene adottata da ATAB nel subentrare ad UPM, società di cui nel frattempo era stato dichiarato il fallimento, nei rapporti che questa società aveva con un cliente; ATAB chiede inoltre agli altri soci di non concedere a questo cliente sconti superiori. Richieste analoghe vengono avanzate da Asphaltco e Huyghe relativamente ad altri clienti.
(43) Nell'aprile e nel maggio 1980, in seguito all'invito formulato dai soci di preparare insieme la nuova richiesta di aumento dei listini, hanno avuto luogo due riunioni dei soci con UPM, IR e AA. (44) Nel verbale dell'assemblea generale del settembre 1980 è menzionata la concorrenza che si fanno i produttori in materia di sconti e si riferisce che in merito AA e IR hanno inoltrato reclami, probabilmente formulati nell'intervallo tra la precedente assemblea generale, tenutasi nel giugno 1980, e l'attuale. Di fronte a tale situazione, i soci « dal canto loro assumono l'impegno di limitare gli sconti al 23 % ».
(45) Nel gennaio 1981, il presidente di Belasco dichiara che il 1980 è stato « l'anno delle occasioni perdute, perché malgrado i contatti e le riunioni con le imprese non socie non è intervenuta alcuna riduzione degli sconti, anzi: quando UPM è fallita (luglio 1980) tutti si sono precipitati sulla clientela di questa fabbrica con una lotta reciproca a base di sconti sempre più alti ». Il presidente insiste poi sull'« importanza della cristallizzazione della clientela ».
(46) Nel giugno 1981 ATAB si difende nuovamente dall'accusa di aver praticato sconti troppo elevati, e tre soci lamentano la perdita di clienti, precisando che in un caso tale perdita è andata a beneficio di un altro socio.
(47) Nel febbraio 1982 l'assemblea generale, a seguito di contatto con IR, fissa una tabella di sconti e di altre condizioni in materia di prezzi che i soci devono osservare.
(48) Nell'agosto dello stesso anno, un socio esprime le proprie rimostranze per gli sconti praticati da KAB, che viene pregata di fornire spiegazioni. Risulta che KAB vende quantità « diverse da quelle previste nei nostri accordi ». Dopo aver avuto una discussione con il presidente, su richiesta dell'assemblea generale KAB conferma di non aver l'intenzione di continuare la fabbricazione dei prodotti in questione, venduti a basso prezzo.
(49) Nel dicembre 1983 l'assemblea fissa gli sconti massimi da praticare sui prodotti nuovi, di cui essa ha determinato il prezzo di vendita.
(50) Nel corso della procedura ciascuno dei soci, fatta eccezione per Lummerzheim, ha presentato per il 1979 e il 1980 (e tre soci per il 1978) esemplari di fatture e note di credito per dimostrare che il proprio comportamento era incompatibile con l'esistenza delle decisioni comuni prese nell'ottobre 1978 e nel marzo 1979, che stabilivano per gli sconti un massimale rispettivamente del 25 % e del 23 %. Di fatto, secondo tali documenti gli sconti concessi dalla maggior parte dei soci nel periodo ottobre 1978 - agosto 1980 sono stati conformi, salvo qualche eccezione per alcuni di essi, alle suddette decisioni. Viceversa ATAB, che d'altra parte superava ampiamente, all'epoca, la propria quota di vendite, ha concesso sistematicamente sconti mediante l'espediente delle note di credito, grazie al quale questa società ha potuto concedere sconti su fattura i cui importi sono stati conformi al massimale del 25 % a decorrere dall'ottobre 1978, e poi al massimale del 23 % dal marzo 1979 al luglio 1980, anche se lo sconto globalmente concesso oltrepassava spesso tali massimali.
Ripartizione della clientela
(51) Con l'espressione « cristallizzazione della clientela » i soci hanno stabilito il principio per cui ciascuno deve rimanere nell'ambito della propria clientela. Nel corso della procedura essi hanno dichiarato che uno degli scopi della convenzione era in effetti di evitare che i clienti di un socio venissero contattati dagli altri soci e sollecitati ad entrare in rapporti d'affari con loro.
(52) Il principio della cristallizzazione, riaffermato dal presidente dell'assemblea agli inizi del 1981 (punto 45), è stato oggetto di varie applicazioni nel periodo dal 1978 al febbraio 1982, concretizzandosi in concertazioni sui prezzi da proporre a singoli clienti, in reclami presentati in sede di assemblea in merito a perdite di clienti (punti 36, 40, 41, 42 e 46), nonché nell'ingiunzione a « restare nell'ambito della propria clientela », emanata in relazione ad una campagna di IR in materia di prezzi (punto 35).
Gli accordi tra soci e non soci
(53) Le circostanze di fatto sopra menzionate consentono di concludere che nel periodo considerato esistevano tra soci e non soci accordi sugli sconti da praticare sui prezzi del listino Belasco.
L'accordo del maggio 1978
(54) I fatti riferiti nel punto 37 dimostrano che i soci UPM e IR sono pervenuti ad un accordo allo scopo di effettuare una riduzione concertata degli sconti concessi ai clienti agli inizi del maggio 1978, e precisamente ad una data anteriore al 15 maggio. Tuttavia, tale accordo non è stato rispettato e l'iniziativa si è conclusa con un fallimento, perché altri produttori praticavano sconti più alti.
L'accordo dell'ottobre 1978
(55) Allorché nell'autunno del 1978, è stata lanciata una nuova iniziativa per la limitazione degli sconti, i soci hanno deciso di ampliare la partecipazione dei non soci associando all'iniziativa AA, probabilmente in considerazione delle circostanze che avevano condotto al fallimento dell'accordo del maggio 1978. Per lo stesso motivo, non vi è dubbio che i soci non hanno indirizzato ai propri clienti una nuova lettera per annunciare una riduzione degli sconti se non dopo aver ottenuto dagli altri produttori l'impegno ad applicare anch'essi tale riduzione. L'esistenza di tale accordo è inoltre confermata dal fatto che in seguito hanno avuto luogo varie riunioni fra le parti, allo scopo di effettuare una nuova riduzione concertata degli sconti rispetto alle aliquote fissate. (56) Dalle circostanze riferite nei punti 39-44 si ricavano indizi in base ai quali è lecito concludere che l'accordo su una nuova riduzione concertata degli sconti, che le parti hanno cercato di concludere nelle riunioni tenutesi tra la fine del 1978 e l'inizio del 1979, sia stato effettivamente stipulato, almeno per quanto riguarda la riduzione del massimale dal 25 al 23 %, agli inizi del mese di marzo. Comunque, anche se questa nuova riduzione non è stata conseguita, l'accordo tra i soci, i non soci e UPM sul rispetto di una disciplina degli sconti, iniziato nell'ottobre 1978, ha continuato ad essere applicato nel 1979 e nella prima parte del 1980.
I fatti riassunti nei punti 44 e 45 portano alla conclusione univoca che va fissato a luglio/agosto 1980 il momento in cui è venuto meno l'accordo sulla limitazione degli sconti, in seguito al fallimento di UPM.
I prodotti nuovi
(57) Tra l'agosto 1980 e il settembre 1981 l'assemblea si è pronunciata in quattro occasioni sull'aliquota di aumento dei prezzi di vendita dei prodotti a base di bitumi migliorati, fissando in merito una percentuale precisa. Successivamente, nel dicembre 1983, l'assemblea ha fissato i prezzi di sei prodotti nuovi, per due categorie di clienti, nonché gli sconti massimi ammessi.
I prodotti connessi
(58) Tra l'aprile 1979 e la fine del periodo considerato l'assemblea si è pronunciata in dieci occasioni sui prezzi di vendita dei prodotti connessi.
Azioni contro i concorrenti
(59) I soci hanno intrapreso o previsto azioni concertate contro altri produttori, per dissuaderli dal condurre una politica di prezzi bassi e/o per toglier loro dei clienti. Sono state anche proposte o decise azioni concordate nei confronti di importatori e produttori stranieri.
(60) Nell'agosto 1981, viene proposto che « i soci si ripartiscano tra di loro i clienti di IKO e presentino offerte con il massimo di sconti, per togliere ad IKO il maggior numero di clienti interessanti. Per evitare che queste forniture abbiano ripercussioni sulla nostra clientela, verranno consegnati unicamente rotoli in imballaggio neutro, sul quale apparirà semplicemente il marchio Benor ». I soci decidono di elaborare elenchi dei clienti di IKO, specificando l'importanza di ciascuno di essi e le condizioni concesse. Nel settembre 1981 si constata che « l'azione decisa nelle riunioni non ha avuto finora risultati concreti, salvo per quanto riguarda Lummerzheim ». In ottobre « si constata che l'azione condotta contro IKO ha dato risultati relativamente ad Asphaltco e a KAB ».
(61) Nel novembre 1983 un socio propone di condurre, con il titolo « lotta contro la concorrenza », un attacco nei Paesi Bassi, per lottare contro le importazioni effettuate in particolare da un rivenditore belga.
Egli si richiama al successo ottenuto da un'operazione del genere, condotta in Germania nel 1973 e 1974, che è consistita nel vendere sottocosto ai clienti di fornitori tedeschi che rifornivano il mercato belga, onde indurli a desistere. Il costo di tale operazione comune è stato ripartito tra i soci dell'epoca in proporzione alle rispettive quote. Nei verbali delle riunioni successive non vi è alcuna notizia sull'esito della proposta di condurre nei Paesi Bassi un'operazione analoga a quella attuata in Germania.
(62) Nel febbraio 1984, in seguito alla proposta di condurre un'azione collettiva contro alcuni concorrenti, viene deciso di redigere un elenco dei clienti da attaccare. Nel corso di una riunione che ha lo scopo . . . « di stabilire chi condurrà l'attacco, che in primo luogo va diretto contro i più deboli, ossia contro gli importatori », l'assemblea compila un elenco delle imprese da attaccare, con l'indicazione del socio che condurrà l'attacco. Viene poi deciso di attaccare in primo luogo AA e Canam Sales (un importatore di rivestimenti bitumati soprattutto dall'Italia, dalla Germania e dai Paesi Bassi), proponendo ai clienti di queste due società sconti aggiuntivi. Nel periodo che intercorre tra questi fatti e la verifica compiuta dalla Commissione presso Belasco il 9 aprile 1984 non vi sono indicazioni sul seguito riservato a tale decisione.
Il caso UPM
(63) Nell'ottobre 1979 i soci apprendono che UPM, un ex socio di Belasco, che si era ritirato alla fine del 1977, ha chiuso la propria fabbrica di feltri, pur continuando a produrre rivestimenti bitumati. In tale occasione, « occorre chiedersi se tutti siano in linea di principio d'accordo su un eventuale assorbimento » della fabbrica di rivestimenti bitumati. Viene fatto presente che UPM potrebbe « scomparire da sola », considerata la situazione attuale, e che in tal caso l'operazione si risolverebbe nel dare « denaro per un cadavere ». Viene deciso di prendere contatti con una ditta straniera che era in rapporti con UPM in vista di un eventuale assorbimento.
(64) UPM fallisce nel luglio 1980. In una riunione che si svolge nel luglio 1980 con le autorità economiche regionali, alcuni rappresentanti di Belasco insistono perché UPM non venga assorbita da imprese straniere, in quanto temono che un tale acquisto « rompa l'equilibrio già così precario del mercato ».
I suddetti rappresentanti manifestano inoltre il proprio interesse all'assorbimento di UPM. La politica dei prodotti
(65) Nel periodo considerato, i soci hanno applicato un programma comune relativamente ai rivestimenti bitumati che figurano nel listino Belasco.
L'assemblea ha deliberato sull'opportunità di mantenere o sopprimere la fabbricazione di alcuni dei suddetti prodotti, nonché su determinate deroghe al programma comune (punti 25 e 48).
(66) Per quanto riguarda i prodotti nuovi, allorché questi hanno incominciato ad acquistare importanza i soci si sono accinti a definire in comune le principali caratteristiche. Nel 1981 i soci hanno deciso - in un momento in cui questi prodotti costituivano ancora una quota estremamente esigua della loro attività - che i rivestimenti a base di supporti in materia plastica sarebbero stati fabbricati unicamente con uno spessore di 4 mm. Dopo essersi scambiati informazioni reciproche sui propri prodotti nuovi, nel dicembre 1982 i soci hanno deciso in comune le concentrazioni di materie plastiche da incorporare nei bitumi migliorati.
Il marchio e la pubblicità comune
(67) I rivestimenti bitumati prodotti dai soci, ad eccezione dei prodotti nuovi, sono stati commercializzati sotto il marchio comune « Belasco », all'occorrenza associato con la sigla « Benor » ed eventualmente con il marchio del fabbricante. Belasco ha finanziato, a favore del marchio comune, campagne pubblicitarie annuali. L'importo dedicato a tali campagne è stato di . . . FB (1) dal 1978 al 1981, di . . . FB nel 1982 e di . . . FB nel 1983. Oltre a questa pubblicità comune, i soci erano liberi di far essi stessi pubblicità ai prodotti contrassegnati dal marchio Belasco, associandovi all'occorrenza il proprio marchio.
(68) Il marchio Belasco e la pubblicità comune non riguardavano i prodotti nuovi, che sono stati commercializzati da ciascun socio con il proprio marchio.
Il periodo di applicazione della convenzione
(69) La convenzione, che è entrata in vigore il 1o gennaio 1978, stabilisce il proprio rinnovo automatico per una durata di cinque anni, qualora alla data del 31 dicembre 1983 non vi sia stata disdetta della convenzione stessa. Non si sono avuti preavvisi di recessi. Al contrario, risulta accertato che, almeno fino alla verifica compiuta dalla Commissione il 9 aprile 1984, i soci hanno avuto l'intenzione di mantenere in vigore la convenzione, eventualmente con modifiche, che erano oggetto di esame in comune.
VALUTAZIONE GIURIDICA
I
Articolo 85, paragrafo 1
(70) L'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE dichiara incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possono pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune, in particolare quelli consistenti nel:
a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione,
b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti,
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento,
(71) I soci, nonché IR e AA, sono imprese e Belasco è un'associazione di imprese ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 1. Un accordo al quale partecipano imprese e un'associazione di imprese rientra nel disposto dell'articolo 85, paragrafo 1.
A. L'ACCORDO
(72) La convenzione è diretta a organizzare il mercato belga dei rivestimenti bitumati. Essa rappresenta, unitamente alle misure prese nel suo ambito dai soci e da Belasco al fine di applicarla e completarla, una serie di accordi e/o di decisioni d'associazione di imprese (« l'accordo ») aventi per oggetto e/o effetto di restringere la concorrenza e di incidere sugli scambi fra Stati membri.
La convenzione
(73) La convenzione prevede diverse disposizioni aventi per oggetto o per effetto di restringere la concorrenza:
i) la fissazione in comune di prezzi e di condizioni minime applicabili alle vendite di rivestimenti bitumati. Tali restrizioni sono esplicitamente previste dall'articolo 85, paragrafo 1, lettera a).
ii) Il divieto fatto ai soci di fare donativi ai propri clienti o di vendere ad essi sottocosto altri prodotti, nonché la fissazione in comune dei prezzi di prodotti connessi. Tale divieto ha per oggetto di evitare che vengano aggirate le disposizioni in materia di prezzi e di condizioni minime.
iii) La fissazione di quote di vendita sul mercato belga ha per oggetto di restringere la concorrenza fra i soci e ripartire fra di loro il mercato da essi occupato congiuntamente. Tale oggetto rientra esplicitamente nel disposto dell'articolo 85, paragrafo 1, lettera c).
iv) Il divieto fatto ai soci di cedere o di affittare i propri impianti di produzioni o macchinari a terzi, nonché le restrizioni imposte sulle lavorazioni per conto terzi. È oggetto di tali disposizioni restringere le possibilità dei concorrenti attuali o potenziali di accedere al mercato o di sviluppare le vendite. L'impegno dei soci di contribuire all'acquisto congiunto degli impianti di un socio, qualora essi vengano sottoposti a pignoramento o sequestro o sono venduti in seguito al fallimento del socio, è diretto allo stesso obiettivo.
v) La pubblicità collettiva. Questa può riguardare misure di pubblicità collettiva a favore di un marchio comune, ed è stata realizzata mediante tali misure. Nel corso della procedura i soci si sono richiamati alla comunicazione della Commissione del 1968 (1), concernente la cooperazione tra imprese, per sostenere che gli accordi sulla pubblicità in comune non sono restrittivi della concorrenza. È opportuno far presente in proposito che la comunicazione suddetta riguarda gli accordi aventi « esclusivamente per oggetto » la pubblicità in comune, e precisa inoltre che tali accordi possono costituire una restrizione della concorrenza quando vengano imposte altre restrizioni.
Nella fattispecie, la pubblicità comune s'inquadra in una convenzione che prevede inoltre restrizioni in materia di prezzi e di prodotti, nonché in materia di quote. I prodotti in causa sono d'altra parte ampiamente normalizzati. In tali condizioni, la pubblicità individuale dovrebbe ancora costituire un mezzo di concorrenza autonomo per i soci. Si può quindi ritenere che la disposizione di cui sopra miri a rafforzare gli altri obiettivi restrittivi della concorrenza contenuti nella convenzione, stabilendo un'assimilazione fra i prodotti dei soci agli occhi degli utilizzatori e limitando la concorrenza che i soci dovrebbero potersi fare in tale ambito, differenziando i propri prodotti.
vi) Lo studio e la promozione di misure di ogni tipo intese alla razionalizzazione e normalizzazione dei prodotti. Tenuto conto del quadro restrittivo della convenzione in cui tale disposizione s'inserisce e della sua realizzazione mediante l'istituzione e l'applicazione di un programma comune per i prodotti Belasco, nonché mediante la fissazione in comune di talune caratteristiche dei nuovi prodotti, è possibile concludere che essa persegue almeno in parte l'obiettivo di limitare la libertà dei soci di differenziare i propri prodotti.
È comunque opportuno precisare che tale addebito non riguarda la partecipazione dei soci alla formulazione di norme IBN.
vii) L'adozione in comune di misure di protezione e di difesa, qualora per una causa esterna alla cerchia dei soci, gli obiettivi della convenzione dovessero essere messi in pericolo da una maggiore concorrenza da parte di fabbricanti stranieri, dalla creazione di nuove imprese di produzione di rivestimenti o dalla scoperta di nuovi prodotti concorrenti. Oggetto di tale disposizione è di rendere più efficaci le altre restrizioni della concorrenza, mediante misure collettive specifiche nel caso in cui sorgano nuove forme di concorrenza da parte di imprese terze.
Le disposizioni che prevedono determinate sanzioni in caso di mancato rispetto della convenzione o delle decisioni prese in virtù di quest'ultima, la costituzione di un fondo che garantisca il rispetto da parte dei soci dei loro obblighi, nonché il potere attribuito all'assemblea generale di far cessare o di impedire qualsiasi infrazione allo spirito della convenzione, hanno il fine specifico di rafforzare gli impegni restrittivi della concorrenza assunti dai soci.
Le misure destinate a realizzare e a completare la convenzione
(74) I soci hanno adottato misure comuni al fine di realizzare effettivamente gli obiettivi restrittivi della convenzione:
i) L'adozione di un listino prezzi comune per i prodotti Belasco. Nel corso della procedura i soci hanno sostenuto che l'allineamento dei loro prezzi era una conseguenza della legislazione belga sui prezzi. Sebbene effettivamente tale legislazione abbia previsto, durante il periodo considerato, l'accoglimento, da parte delle autorità, di domande collettive presentate da associazioni professionali in nome dei propri soci, le singole imprese restavano comunque libere di presentare domande individuali. Anche nel caso di introduzione di una domanda collettiva, l'autorizzazione concessa non faceva che stabilire un massimale di aumento che non doveva necessariamente essere applicato completamente o immediatamente, allorché fosse entrato in vigore. Tali
autorizzazioni infatti lasciavano libere le imprese di stabilire in piena autonomia l'importo e il momento degli aumenti dei propri prezzi o anche di ridurli in qualsiasi momento. A questo riguardo i soci hanno sostenuto che, a causa del ritardo con il quale venivano concesse le autorizzazioni di aumento rispetto agli aumenti dei costi, soprattutto durante il periodo 1980/1981, il massimale autorizzato rappresentava in realtà un minimo sul piano economico. Ciò peraltro nulla toglie al fatto che i nuovi listini dei soci, e soprattutto la data della loro entrata in vigore, siano sempre stati decisi di comune accordo in occasione di ciascun aumento, che i soci abbiano talvolta ritardato volontariamente tale data rispetto ai termini più brevi consentiti dalla legge e che in talune occasioni la ripartizione dell'aumento globale autorizzato per i vari prodotti abbia dato adito a discussioni e prese di posizione comuni fra i soci.
ii) Il controllo e la perequazione delle quote. Il controllo veniva esercitato dall'esperto contabile sulla base di schede mensili. A fine anno, i conti redatti da tale esperto hanno dato lugo a pagamenti di compensazione fra i soci, avvenuti tramite Belasco.
iii) L'introduzione fra i soci di una disciplina in materia di sconti e, in particolare, la fissazione di massimali di sconto per realizzare, con le misure citate al punto i), l'obiettivo della convenzione di ottenere prezzi minimi per la vendita dei rivestimenti bitumati in Belgio. Le misure sono state applicate soprattutto dal 1978 al 1980 e, anche se meno sistematicamente, dal 1981 al 1983.
Il fatto che ATAB in particolare abbia potuto concedere sconti che superavano il massimale previsto dagli accordi tra i soci non permette di concludere che tali accordi non siano mai esistiti o che non siano stati applicati. Quando alcuni soci, fra cui ATAB, sono stati accusati di non aver rispettato i propri impegni, essi si sono preoccupati di difendersi, onde poter in tal modo continuare ad approfittare degli impegni presi dagli altri soci in materia di sconti. Inoltre, l'assemblea stessa ha deciso di avviare indagini in seguito alle accuse di cui sopra.
iv) Le decisioni comuni di comunicare, e l'effettiva comunicazione, ad altri fabbricanti, delle intenzioni comuni dei soci in materia di prezzi. Non ci sono dubbi che tali misure hanno avuto l'oggetto di facilitare, se non d'incoraggiare, un allineamento dei prezzi di tali fabbricanti su quelli dei soci, ampliando e rafforzando in tale modo gli effetti degli accordi sui listini oltre la cerchia dei soci.
v) L'adozione di prezzi comuni per i prodotti connessi. I soci hanno fissato regolarmente, a partire dall'aprile 1979, i prezzi di vari prodotti utilizzati in connessione con i rivestimenti bitumati. Sembra, tuttavia, che in realtà tali prezzi non siano stati rispettati.
vi) L'adozione e l'applicazione, almeno dal 1978 fino alla metà del 1981, del principio della critallizzazione della clientela, nonché delle decisioni con le quali i soci si sono accordati sulle condizioni da proporre a determinati clienti.
Secondo gli elenchi dei clienti acquisiti o perduti, presentati dai soci nel corso della procedura, sembra peraltro che il principio della cristallizzazione sia stato rispettato solo in maniera limitata.
vii) L'azione concertata condotta nell'autunno del 1981 contro un altro fabbricante, IKO, diretta ad indurlo a rinunciare ad una politica di bassi prezzi, azione che ha permesso almeno a tre soci di sottrargli dei clienti.
viii) L'azione comune condotta nel 1980 e diretta ad ostacolare le possibilità di assorbimento dell'impresa di un fabbricante di rivestimenti bitumati dichiarato fallito da parte di una o più imprese straniere. L'obiettivo perseguito dai soci non mirava tanto all'acquisto degli impianti di produzione della società UPM dichiarata fallita, ma piuttosto ad impedire che tale società potesse cadere nelle mani di concorrenti non partecipanti all'accordo. Tale comportamento dei soci era coerente con lo spirito delle disposizioni della convenzione concernenti l'assorbimento dell'impresa di un socio dichiarato fallito da parte degli altri soci e le azioni comuni da condurre quando i suoi obiettivi siano minacciati da un inasprimento della concorrenza esercitata da terzi.
ix) La pratica di un programma comune per i prodotti Belasco, l'utilizzazione in comune del marchio Belasco e le misure comuni di pubblicità a favore di tale marchio. Tali misure hanno perseguito in particolare l'obiettivo di limitare la concorrenza che i soci avrebbero potuto farsi fra loro, malgrado l'ampia normalizzazione dei rivestimenti bitumati in Belgio, differenziando i propri prodotti.
x) Un ulteriore contributo al rafforzamento e all'allargamento della convenzione è venuto dalla partecipazione dei soci ad accordi con i non soci per quanto riguarda gli sconti concessi sui prodotti Belasco. Tali accordi verranno esaminati più avanti. xi) Le decisioni in materia di coordinamento delle caratteristiche dei prodotti nuovi nel settembre 1981 e dicembre 1982, nonché le decisioni comuni di aumento dei prezzi di tali prodotti nel 1981 e di adozione di prezzi di vendita e dei massimali di sconto nel dicembre 1983.
Nel corso della procedura i soci hanno sostenuto che la convenzione riguarderebbe solo i prodotti Benor e che quindi solo questi ultimi dovrebbero rientrare nell'ambito della presente procedura, escludendo pertanto in particolare i prodotti nuovi. Ora, la convenzione riguarda esplicitamente i feltri e altri supporti di ogni genere, catramati o bitumati, nonché i « materiali dello stesso genere eventualmente fabbricati in futuro per soddisfare gli stessi bisogni ». Inoltre, prodotti nuovi sono stati inclusi, fin dalla loro immissione sul mercato, nel calcolo delle quote. Indubbiamente, tali prodotti nuovi sono stati sviluppati autonomamente da ogni fabbricante e la convenzione è stata applicata ai prodotti nuovi solo nella misura limitata, ma graduale, indicata sopra. Nondimeno, l'obiettivo dei soci è consistito nell'estendere gradualmente anche ai prodotti nuovi il regime dei prezzi previsto nella convenzione, a misura che tali prodotti assumevano importanza e nei limiti imposti precisamente dalle loro caratteristiche di novità in particolare l'assenza di normalizzazione, da cui la necessità di coordinarne le caratteristiche.
La conformità dei prezzi di vendita dei prodotti nuovi con le decisioni di aumento o di fissazione dei prezzi non ha potuto essere accertata.
La partecipazione di Belasco all'applicazione dell'accordo
(75) Belasco ha partecipato in vari modi all'applicazione della convenzione e delle misure prese per completarla. Essa ha contribuito, fino al 31 dicembre 1983, alla perequazione delle quote di vendita. È essa che si è avvalsa delle prestazioni e ha versato gli onorari dell'esperto contabile incaricato, secondo la convenzione, di assistere l'assemblea generale nell'applicazione della convenzione e di vigilare sul rispetto della stessa da parte dei soci, in particolare attraverso il controllo delle quote. Essa ha finanziato la pubblicità comune fatta per il marchio Belasco e gestito il fondo di garanzia previsto dalla convenzione.
Gli effetti dell'accordo
(76) Ai fini dell'apprezzamento di un accordo o di una pratica concordata ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 1, l'esame dei suoi effetti concreti diviene superfluo quando risulta che l'accordo o la pratica in questione ha per oggetto di falsare o di restringere il gioco della concorrenza. Tuttavia, oltre ai suoi obiettivi restrittivi, anche gli effetti di un accordo vanno presi in considerazione al fine di valutare la gravità delle infrazioni.
(77) L'accordo comprende sette imprese, le cui vendite in Belgio hanno coperto in media il 58 % del consumo apparente di rivestimenti bitumati in tale paese.
(78) Le quote di vendite, le misure di controllo di tali quote e il sistema di perequazione sono stati applicati all'insieme dei rivestimenti bitumati venduti sul mercato belga nel corso del periodo considerato. Tale sistema di quote ha praticamente eliminato ogni incentivo e interesse dei soci ad aumentare la propria quota di mercato mediante una maggiore concorrenza, in quanto ogni incremento rispetto agli altri soci veniva per principio vietato e sanzionato. Le quote di ripartizione del mercato hanno avuto l'effetto di restringere la concorrenza, anche se ATAB e KAB in particolare hanno potuto aggirare l'accordo sulle quote, approfittando delle misure di controllo giudicate insufficienti, e dichiarare dei consumi inesatti, in quanto i soci in questione hanno comunque potuto approfittare degli impegni restrittivi presi dagli altri soci, come era sicuramente loro intenzione, tenuto conto della loro volontà riconosciuta di nascondere agli altri soci il supero delle rispettive quote.
(79) I prodotti Belasco hanno coperto circa il 90 % dell'insieme dei rivestimenti bitumati immessi sul mercato belga dai soci nel corso del periodo preso in esame. Per tali prodotti i membri hanno ristretto la concorrenza praticando un listino unico deciso in comune, ed escludendo la possibilità per i soci di praticare prezzi diversi. Dal 1978 al 1980 soprattutto, i soci hanno limitato la propria libertà di stabilire autonomamente i propri prezzi di vendita effettivi per i prodotti Belasco, introducendo una disciplina in materia di sconti, diretta soprattutto all'imposizione di massimali.
(80) Gli effetti delle restrizioni in materia di quote e di prezzi elencati dianzi sono stati aggravati da una serie di altre misure, anche se non è provato che queste ultime abbiano effettivamente avuto, in sé stesse, effetti restrittivi importanti: si tratta dell'applicazione di un programma comune dei prodotti Belasco, il principio della cristallizzazione della clientela, l'utilizzazione in comune del marchio comune Belasco e la pubblicità comune fatta per tale marca. (81) La comucicazione da parte dei soci ai non soci delle proprie intenzioni per quanto riguarda il listino comune ha provocato effettivamente un allineamento dei prezzi dei non soci sul listino Belasco.
(82) L'azione collettiva condotta contro IKO per indurla a rinunciare a una politica di bassi prezzi ha peraltro permesso a taluni soci di sottrarle dei clienti.
B. GLI ACCORDI TRA SOCI E NON SOCI SUGLI SCONTI
(83) Gli accordi sulla limitazione degli sconti per la vendita dei rivestimenti bitumati ai quali hanno partecipato i soci e i non soci hanno avuto per obiettivo di restringere la concorrenza sui prezzi fra le imprese partecipanti. Tale obiettivio rientra esplicitamente nel disposto dall'articolo 85, paragrafo 1. Si tratta:
- dell'accordo fra i soci IR e UPM, stipulato nel maggio 1978, sulla limitazione e la riduzione concordata degli sconti e
- dell'accordo diretto allo stesso obiettivo intervenuto fra i soci, IR, UPM e AA al più tardi il 30 ottobre 1978 e che è stato prorogato al luglio - agosto 1980 (UPM è stata dichiarata fallita il 4 luglio 1980).
(84) Dato che tali accordi riguardavano in definitiva i prezzi di vendita, gli sconti potevano avere un senso solo rispetto a un punto di riferimento, nella fattispecie il listino Belasco, applicato da tutti. Di conseguenza, essi non erano applicabili ai prodotti nuovi che erano esclusi da tale listino. Tuttavia, dal 1978 al 1980 tali prodotti nuovi coprivano solo una quota assai modesta del mercato dei rivestimenti bitumati in Belgio: rappresentavano, nel 1979/1980, il 19 % della produzione di rivestimenti bitumati di IR, meno del 5 % della produzione globale dei soci e una quota ristretta delle importazioni, che coprivano al massimo il 13 % del mercato in quel periodo. Essi sono stati inclusi per la prima volta nella tariffa di AA nel marzo 1980. Tali accordi riguardavano quindi una ampia percentuale dei rivestimenti bitumati commercializzati dai partecipanti.
(85) Nel corso della procedura, IR ha sollevato un'obiezione concernente l'opponibilità nei suoi confronti di documenti redatti dai soci indipendentemente da essa, nella fattispecie i verbali dell'assemblea generale di Belasco. Se è vero che bisogna interpretare con prudenza i documenti interni, redatti da chi è parte di un accordo, relativamente alla partecipazione di altre imprese allo stesso accordo, non resta meno vero che, quando, come avviene nella fattispecie, tali documenti presentano un numero sufficiente di indizi precisi e concordanti, essi possono essere considerati una prova sufficiente dei fatti, anche nei confronti delle parti di tale accordo che siano estranee alla redazione dei documenti in questione.
(86) I non soci hanno sostenuto inoltre che anche se erano stati presi degli accordi, essi non avevano l'intenzione di rispettarli. Né l'intenzione nascosta dei non soci al momento della conclusione di tali accordi, per quanto riguarda la loro volontà di conformarvisi, né la circostanza che tali accordi non sarebbero stati rispettati di fatto dai non soci, pur supponendo che ciò sia avvenuto - e taluni elementi permettono di ritenere che ciò sia effettivamente avvenuto - sono tali da modificare la conclusione della Commissione che tali accordi sono effettivamente intervenuti e che i non soci erano parti di tali accordi.
C. INCIDENZA SUGLI SCAMBI FRA GLI STATI MEMBRI
(87) Secondo la pratica amministrativa della Commissione e la costante giurisprudenza della Corte di giustizia, un accordo, per essere tale da incidere sugli scambi fra gli Stati membri, deve, sulla base di un insieme di elementi obiettivi di diritto e di fatto, consentire di ritenere con un grado sufficiente di probabilità che esso può esercitare un'influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale sulle correnti degli scambi fra Stati membri, in un senso che potrebbe nuocere alla realizzazione degli obiettivi di un mercato unico fra Stati.
(88) Le consegne dei partecipanti all'accordo hanno coperto dal 57 al 60 % del consumo apparente dei prodotti in questione e le loro produzioni circa il 70 % della produzione nazionale, nel corso del periodo preso in esame. Oggetto della convenzione e dell'intera intesa fra i soci era di controllare il mercato belga dei rivestimenti bitumati, in particolare attraverso l'adozione di tariffe comuni e di prezzi di vendita minimi, l'introduzione di quote di ripartizione del mercato, e il coordinamento delle gamme di prodotti, nonché restrizioni e azioni collettive dirette a proteggere tale organizzazione di mercato nei confronti della concorrenza, in particolare straniera. L'accordo prevedeva misure intese specificamente ad istituire barriere per proteggere l'organizzazione del mercato dall'ingerenza di fattori esterni, e in particolare per impedire o controllare l'accesso di fornitori estranei. Fra tali misure figuravano le restrizioni al trasferimento di impianti di produzione a concorrenti effettivi o potenziali o all'uso di tali impianti in loro favore, nonché l'organizzazione di un'azione comune per tener testa all'accresciuta concorrenza di altri fornitori, soprattutto esteri. Come è già stato dimostrato nella presente decisione, quest'azione non era affatto soltanto ipotetica. (89) Anche in assenza di misure dirette ad ostacolare la penetrazione dei produttori e dei rivenditori stranieri sul mercato, l'intesa è idonea a pregiudicare il commercio fra Stati membri. La Corte con la sentenza del 17 ottobre 1972, nella causa 8/72, « Cementhandelaren » (1) esprime il parere che restrizioni di concorrenza estese a tutto il territorio di uno Stato membro consolidano compartimentazioni di carattere nazionale, ostacolando in tal modo l'interpenetrazione economica voluta dal trattato. Tale giurisprudenza è stata recentemente richiamata nella sentenza della Corte dell'11 luglio 1985, nella causa 42/84 « Nutricia » (2). Anche se la sentenza Cementhandelaren riguardava un'intesa tra distributori anziché tra produttori, il principo sopra menzionato è ugualmente applicabile nel presente caso.
Gli accordi anticoncorrenziali estesi all'intero territorio di uno Stato membro che abbiano un'incidenza tale da alterare sostanzialmente le condizioni di concorrenza in tale territorio, rischiano di provocare o di accentuare la ripartizione del mercato comune in mercati nazionali distinti, con un'artificiale differenziazione delle condizioni di mercato di ciascuno di essi, ciò che è contrario all'obiettivo sancito dal trattato di una concorrenza libera e non falsata all'interno di un mercato comunitario unificato. Il commercio fra Stati membri ne risentirà nella misura in cui la propenzione degli esportatori esteri ad operare nei singoli mercati nazionali e le condizioni in cui potrebbero farlo saranno diverse da quelle che si sarebbero avute in mancanza di tali accordi.
(90) Inoltre, nella fattispecie, i fornitori esteri del mercato belga, anche quelli solo potenziali, anziché dover far fronte ad un'offerta frazionata da parte di dieci produttori nazionali in reciproca concorrenza, dovevano competere con un fronte compatto composto dalla grande maggioranza dei produttori che agivano in collusione con lo scopo di restringere e falsare il gioco della concorrenza. Ne consegue che venivano falsati i dati su cui si sarebbero potuti fondare i produttori o i rivenditori stranieri per decidere se penetrare o no sul mercato belga, nonché le condizioni di concorrenza, ivi comprese le reazioni collettive eventuali da parte dei partecipanti all'intesa alla pratica di prezzi concorrenziali da parte degli importatori, che essi potevano incontrare su tale mercato.
(91) La comunicazione ad altri produttori belgi di informazioni sulle intenzioni collettive dei membri in materia di tariffe aveva per oggetto ed ha avuto come effetto di rafforzare le ripercussioni dell'intesa oltre la cerchia dei soci.
Analogamente, con gli accordi con i non soci sui ribassi, i soci hanno potuto assicurare più efficacemente la realizzazione dello scopo della convenzione, consistente nell'instaurazione di prezzi minimi per la vendita di rivestimenti bitumati in Belgio, associandovi altri produttori nazionali che rappresentavano, con i soci, una quota di mercato anch'essa più importante. Infatti, le vendite di rivestimenti bitumati da parte delle imprese partecipanti agli accordi in materia di prezzi fra soci e non soci hanno in ogni caso superato il 70 % del consumo apparente in Belgio all'epoca degli accordi.
In quanto misure di attuazione e di rafforzamento della convenzione, gli accordi presi dai soci con i non soci erano atti ad incidere sugli scambi tra Stati membri al pari degli altri elementi dell'intesa.
(92) Inoltre, questi accordi sulla limitazione dei ribassi erano idonei, in quanto tali, ad incidere sulle condizioni di smercio delle importazioni del mercato belga, data l'applicazione di queste misure a tutto il territorio nazionale e la partecipazione della quasi totalità dei produttori nazionali, che provvedevano all'88-94 % della produzione belga all'epoca degli accordi. Il livello dei prezzi risultante da questi accordi era tale da influenzare le decisioni dei produttori e dei rivenditori stranieri di penetrare sul mercato belga e le decisioni sui prezzi di vendita da essi adottate. Nel corso del periodo considerato le importazioni in provenienza da altri Stati membri hanno rappresentato dal 12 al 19 % del consumo apparente.
(93) La posizione concorrenziale delle imprese partecipanti all'accordo sui mercati d'esportazione negli altri Stati membri e, di conseguenza, le correnti di scambio con tali paesi sono suscettibili di essere pregiudicate dall'esistenza di restrizioni della concorrenza, in particolare in materia di prezzi, e dal fatto che a ciascun socio viene assicurata, ma anche limitata rispetto al compleso dei soci, sul piano nazionale, la quota di mercato.
(94) In tali condizioni la Commissione ritiene che sia l'intesa fra i soci, sia gli accordi in materia di sconti stipulati con i non soci per rafforzare gli effetti di tale intesa sono suscettibili di pregiudicare il commercio fra Stati membri, ostacolando l'interpenetrazione dei mercati voluta dal trattato CEE.
II
Articolo 85, paragrafo 3
(95) L'articolo 85, paragrafo 3, prevede la possibilità, a determinate condizioni, di dichiarare inapplicabili le disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, a taluni accordi o pratiche concertate. Ai sensi dell'articolo 4 del regolamento n. 17, tale esenzione può essere concessa soltanto ad accordi o pratiche che siano stati notificati in debita forma alla Commissione.
Né la convenzione né gli accordi fra soci e non soci sono stati notificati. Tuttavia, taluni accordi o pratiche, menzionati nel paragrafo 2 dell'articolo 4 sono esenti da modificazione. Tale è il caso, segnatamente degli accordi dei quali fanno parte unicamente imprese che hanno sede in un unico Stato membro e che non vertono sulle importazioni né sulle esportazioni.
A. L'ACCORDO
(96) Le imprese che partecipano all'accordo hanno tutte sede nello stesso Stato membro. Tuttavia, tenuto conto in particolare delle disposizioni della convenzione che prevedono l'adozione, da parte dell'assemblea generale, di misure di tutela e di difesa nel caso in cui gli obiettivi della convenzione siano minacciati da un rafforzamento della concorrenza da parte di imprese con sede all'estero, occorre concludere che l'intesa fra i soci riguarda le importazioni, ed escludere pertanto l'applicazione dell'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento n. 17.
(97) D'altra parte, anche ammettendo che le disposizioni dell'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento n. 17, fossero applicabili alla convenzione, non sarebbe possibile concedere un'esenzione, perché non tutte le condizioni necessarie per l'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3, sono soddisfatte. Basti osservare in proposito che gli accordi o le pratiche, di cui si constati che contribuiscono a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico, possono essere esonerate solo se riservano agli utilizzatori una congrua parte dell'utile che ne deriva, evitando d'imporre alle imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere tali obiettivi, e di dare a tali imprese la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi. Nessuna delle tre condizioni summenzionate può essere soddisfatta da un'accordo che, fra i suoi obiettivi comporta, da un lato, la fissazione dei prezzi e la ripartizione del mercato fra vari produttori concorrenti che insieme detengono una posizione dominante sul mercato di cui trattasi in uno Stato membro e, d'altro lato, la tutela di tale mercato nei confronti della concorrenza effettiva o potenziale da parte di imprese di altri paesi membri.
B. GLI ACCORDI IN MATERIA DI PREZZI FRA SOCI E NON SOCI
(98) Partecipano a tali accordi unicamente imprese che hanno sede in un solo Stato membro. Poiché non riguardano né le importazioni né le esportazioni questi accordi sono dispensati dall'obbligo di notifica a norma dell'articolo 4, paragrafo 2, del regolamento n. 17. Nel corso della procedura, IR ha menzionato la possibilità di beneficiare di un'esenzione a norma dell'articolo 85, paragrafo 3.
Nessuna delle condizioni per l'applicazione di tale disposizione può ritenersi soddisfatta quando si sia in presenza di puri e semplici accordi in materia di prezzi, diretti a limitare la concorrenza.
III
Articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 17
(99) A norma dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 17, la Commissione, se constata, su domanda o d'ufficio, un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, può obbligare le imprese o associazioni di imprese interessate a porre fine all'infrazione constatata.
(100) Qualora gli interessati abbiano già posto fine alle infrazioni, essa può constatare le infrazioni che sono state commesse, al fine di chiarire la situazione giuridica, nella causa 7/82 « GVL » (1), di poter obbligare le imprese e l'associazione ad astenersi da qualsiasi misura che abbia lo stesso oggetto o effetto ed infliggere ammende per le infrazioni che sono state commesse.
IV
Articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17
(101) Ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17, la Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ammende che vanno da 1 000 a un milione di ECU, con facoltà di aumentare quest'ultimo importo fino al 10 % del volume d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese, quando intenzionalmente o per negligenza commettano un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1. Per determinare l'ammontare dell'ammenda occorre tener conto, oltre che della gravità dell'infrazione, anche della sua durata.
A. L'ACCORDO
(102) Nel caso di cui trattasi la Commissione ritiene sia opportuno infliggere ammende ai soci e a Belasco.
(103) Le imprese partecipanti ad un accordo che prevedeva, fra l'altro, intese in materia di prezzi e di quote di vendita, nonché azioni concertate contro altre imprese concorrenti, fra cui produttori stranieri ed importatori, non potevano ignorare che si trattava di restrizioni della concorrenza. Non vi è dubbio che i soci, partecipando all'intesa, intendevano limitare la concorrenza e che Belasco intendeva contribuire, partecipando all'attuazione della convenzione, all'applicazione di restrizioni della concorrenza.
(104) Nel fissare l'ammontare delle ammende si tiene conto della gravità e della durata delle infrazioni, della cifra d'affari globale di ciascuna delle imprese di cui trattasi, nonché della sua cifra d'affari realizzata nella fornitura di rivestimenti bitumuti in Belgio e, nel caso di Belasco, dei costi annui.
(105) L'adozione di una convenzione fra produttori concorrenti destinata a restringere la concorrenza nei campi più importanti in cui questa è suscettibile di manifestarsi costituisce un'evidente infrazione alle regole di concorrenza del trattato. Fra gli elementi di tale convenzione, le restrizioni che riguardano i prezzi e la ripartizione del mercato, nonché le pratiche concertate ai danni dei concorrenti possono classificarsi fra le più gravi violazioni della libera concorrenza.
(106) Per quanto riguarda la durata dell'accordo essa si estende all'intero periodo inizialmente previsto per la convenzione, ossia dal 1o gennaio 1978 al 31 dicembre 1983, nonché al periodo del suo rinnovo tacito, almeno fino al primo intervento di verifica della Commissione, che risale al 9 aprile 1984. Gli effetti delle restrizioni della concorrenza derivanti dall'accordo, ed eventualmente la durata più limitata di taluni dei suoi elementi, sono stati menzionati in precedenza.
(107) Nella valutazione della gravità delle infrazioni si è tenuto conto del regime sotto vari aspetti meno rigoroso applicato dai soci ai prodotti nuovi, immessi progressivamente sul mercato nel corso del periodo considerato. Tuttavia, questa diversità dei regimi applicati non giustifica una differenziazione delle ammende fra i diversi soci, in funzione delle diverse proporzioni che a tali prodotti nuovi spettino nelle rispettive cifre d'affari.
(108) I soci vanno considerati tutti ugualmente responsabili per l'accordo, ivi compresa la loro partecipazione agli accordi con i non soci.
(109) Nel corso della procedura i soci hanno sostenuto in particolare di non aver mai supposto che un accordo che riguardava la commercializzazione di rivestimenti bitumati in un unico Stato membro potesse pregiudicare il commercio fra Stati membri e ricadere, pertanto, nella sfera d'applicazione dell'articolo 85. Anche se tale argomentazione avrebbe potuto essere accolta più favorevolmente in occasione della conclusione dell'accordo del 1966, di cui non si è tenuto conto nella presente decisione, soprattutto per il motivo esposto, essa appare difficilmente accettabile per la convenzione stipulata nel 1978, tenuto conto della giurisprudenza intervenuta nel frattempo in merito agli accordi « nazionali ». Infatti la convenzione, che prevede l'organizzazione del mercato dei rivestimenti bitumati su base nazionale, è indubbiamente diretta, allo scopo di preservare tale organizzazione, a danneggiare la concorrenza che potrebbe essere esercitata da imprese di altri paesi e prevede espressamente l'adozione di misure a tal fine. Non è tuttavia escluso che i soci, e in particolare le imprese meno importanti, non siano stati pienamente consapevoli del divieto dell'intesa ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 1.
(110) Nello stabilire il livello delle ammende la Commissione ha tenuto conto delle difficoltà economiche che affliggono i produttori di rivestimenti bitumati in particolare a causa della crisi dell'edilizia in Belgio.
B. GLI ACCORDI IN MATERIA DI PREZZI TRA SOCI E NON SOCI
(111) Nelle loro risposte alla comunicazione degli addebiti i non soci hanno ribadito di non aver mai aderito alla convenzione ed hanno sostenuto che, di fronte all'accordo stipulato dai soci, la loro libertà d'azione era limitata: nel determinare le loro politiche, infatti, i non soci non potevano prescindere dall'esistenza dell'accordo, da prezzi praticati dai soci e dai rischi di una reazione concertata da parte di questi ultimi se venivano danneggiati i loro interessi. Per questi motivi, i non soci hanno dichiarato che, quando sono stati invitati dai soci a partecipare ad iniziative comuni intese a limitare le percentuali degli sconti, essi si sono preoccupati di dare l'impressione di accettare, di « seguire il movimento », senza tuttavia avere l'intenzione di rispettare l'accordo. Inoltre, non è stato accertato che essi si siano in realtà conformati all'accordo.
(112) Nell'indicare la loro adesione a misure di restrizione concertata con i soci, in materia di sconti, i non soci avrebbero dovuto tuttavia intuire che ciò dava luogo ad un accordo restrittivo della concorrenza. Tali imprese hanno pertanto partecipato alle infrazioni di cui trattasi, se non altro per negligenza.
(113) Tuttavia, tenuto conto degli elementi di cui al punto 111 e della durata limitata delle infrazioni constatate a loro carico, la Commissione ha deciso di non infliggere ammende ai non soci. La partecipazione di Belasco
(114) Sebbene non possa dirsi che la partecipazione di Belasco all'attuazione dell'accordo sia avvenuta con riferimento alla totalità degli elementi dell'accordo, essa ha tuttavia riguardato in particoare uno dei suoi elementi più gravi, ossia la perequazione delle quote. Inoltre, la partecipazione sia pure limitata di un'associazione professionale ad un accordo deve essere giudicato più severamente in considerazione del fatto che essa è perfettamente al corrente della portata e della gravità delle restrizioni della concorrenza derivanti dall'accordo, come si è incontestabilmente verificato nel caso di specie.
(115) Il fatto che nel presente caso le imprese partecipanti all'accordo fossero membri dell'associazione non impedisce di concludere che, partecipando a tale accordo, Belasco è incorsa in una propria responsabilità, distinta da quella dei soci,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Compagnie générale des asphaltes SA, Antwerps Teer- en Asphaltbedrijf NV, De Boer & Co. NV Kempisch Asphaltbedrijf NV, Limburgse Asfaltfabrieken PvbA, Lummerzheim & Co. e Vlaams Asfaltbedrijf Huyghe & Co. PvbA hanno violato l'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE adottando una convenzione entrata in vigore il 1o gennaio 1978 e rimasta in applicazione almeno fino al 9 aprile 1984, nonché misure collettive destinate ad attuare e completare la convenzione stessa, ivi compresa la loro partecipazione comune agli accordi di cui agli articoli 2 e 3. Partecipando all'attuazione della convenzione, la Société coopérative des asphalteurs belges « Belasco » ha violato le disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE.
Articolo 2
International Roofing Company SA ha violato le disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE concludendo con le imprese di cui all'articolo 1 l'accordo del maggio 1978 relativo agli sconti sui prezzi di vendita dei rivestimenti bitumati.
Articolo 3
International Roofing Company SA e Al-Asfalt NV hanno violato le disposizioni dell'articolo 85, paragrafo 1, del trattato CEE partecipando ad un accordo con le imprese di cui all'articolo 1 in materia di sconti sui prezzi di vendita dei rivestimenti bitumati nel corso del periodo dall'ottobre 1978 al luglio - agosto 1980.
Articolo 4
Agli accordi di cui agli articoli 2 e 3 non è concessa un'esenzione ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 3, del trattato CEE.
Articolo 5
Compagnie générale des asphaltes SA, Antwerpse Teer- en Asphaltbedrijf NV, De Boer & Co. NV Kempisch Asphaltbedrijf NV, Limburgse Asphaltfabriken PvbA, Lummerzheim & Co. NV e Vlaams Asfaltbedrijf Huyghe & Co. PvbA, la Société coopérative des asphalteurs belges, International Roofing Company SA e Al-Asfalt NV porranno immediatamente fine alle infrazioni (nei limiti in cui queste permangono) e si asterranno da qualsiasi accordo, pratica concertata o misura suscettibili di avere un effetto equivalente.
Articolo 6
A causa delle infrazioni di cui all'articolo 1 sono inflitte ai soci e a Belasco le seguenti ammende:
a) a Antwerps Teer- en Asphaltbedrijf NV, Antwerpen, un'ammenda di 420 000 ECU, pari a 18 478 950 FB;
b) a Compagnie générale des asphaltes SA, Bruxelles, un'ammenda di 150 000 ECU, pari a 6 599 625 FB;
c) a Lummerzheim & Co. NV, Gent un'ammenda di 200 000 ECU, pari a 8 799 500 FB;
d) a Limburgse Asfaltfabrieken PvbA, Hasselt, un'ammenda di 30 000 ECU, pari a 1 319 925 FB;
e) a Kempisch Asphaltbedrijf NV, Herentals, un'ammenda di 75 000 ECU, pari a 3 299 812 FB;
f) a De Boer & Co. NV, Schoten, un'ammenda di 75 000 ECU, pari a 3 299 812 FB;
g) a Vlaams Asfaltbedrijf Huyghe & Co. PvbA, Staden un'ammenda di 50 000 ECU, pari a 2 199 875 FB;
h) a Société coopérative des asphalteurs belges, Bruxelles, un'ammenda di 15 000 ECU, pari a 659 962 FB.
Articolo 7
Le ammende di cui all'articolo 6 sono versate in franchi belgi sul conto n. 426-4403001-52 della Commissione presso la Kredietbank, Agenzia Schuman, Rond Point Schuman 2, 1040 Bruxelles entro tre mesi dalla data di notifica della presente decisione.
Articolo 8
Sono destinatarie della presente decisione:
- Antwerps Teer- en Asphaltbedrijf NV
Société anversoise des goudrons et asphaltes SA
Totstraat 24
B-2000 Anvers
- Compagnie générale des asphaltes SA
Rue Maurice de Moor, 1
B-1020 Bruxelles - Lummerzheim & Co NV
Zeeschipstraat 107,
B-9000
- Limburgse Asfaltfabrieken PVBA
Diestersteenweg 102,
B-3510 Kermt-Hasselt
- Kempisch Asphaltbedrijf NV
Hannekenshoek
B-2410 Herentals
- De Boer & Co. NV
Platterijstraat 100
B-2120 Schoten
- Vlaams Asfaltbedrijf Huyghe & Co PVBA
Sleihagestraat 47
B-8820 Staden (Oostnieuwkerke)
- Société coopérative des asphalteurs belges
Avenue Grand Champ 148
B-1150 Bruxelles
- International Roofing Company SA
Avenue de Vivlourde 306
B-1130 Bruxelles
- Al-Asfalt NV
Kolmenstraat 38
B-3820 Alken
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 192 del trattato CEE.
Fatto a Bruxelles, il 10 luglio 1986.

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