Document ID: 31999D0140

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 17 giugno 1998 relativa agli aiuti concessi dal Lussemburgo a ProfilARBED nel quadro degli investimenti da essa realizzati a tutela dell'ambiente [notificata con il numero C(1998) 1764] (Il testo in lingua francese è il solo facente fede) (Testo rilevante ai fini del SEE) (1999/140/CECA)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, in particolare l'articolo 4, lettera c),
vista la decisione n. 2496/96/CECA della Commissione, del 18 dicembre 1996, recante norme comunitarie per gli aiuti a favore della siderurgia (1), in particolare l'articolo 6,
considerando quanto segue:
I
Con lettera del 30 dicembre 1993, registrata dalla Commissione il 4 gennaio 1994, le autorità lussemburghesi avevano notificato a quest'ultima un progetto di aiuti all'impresa siderurgica ProfilARBED (ARBED), nel quadro di investimenti realizzati da detta impresa a tutela dell'ambiente.
Con lettera del 14 giugno 1994 (2) la Commissione aveva informato il governo lussemburghese della decisione, presa il 1° giugno 1994, di avviare, riguardo all'aiuto in questione, la procedura prevista dall'articolo 6, paragrafo 4, della decisione n. 3855/91/CECA (3) (in appresso denominata «Codice degli aiuti alla siderurgia», sostituita ora dalla decisione n. 2496/96/CECA).
Il 9 agosto 1993, ARBED aveva richiesto un aiuto pubblico pari al 25 % delle spese (di 613 milioni di LUF) sostenute per adeguare gli impianti di Esch-Schifflange alle norme in materia di protezione dell'ambiente, investimento che si è tradotto in realtà nella costruzione di una nuova acciaieria elettrica. Con lettera del 19 dicembre 1994, il governo lussemburghese aveva precisato che si proponeva di accordare ad ARBED una sovvenzione in capitale non superiore al 15 % dell'investimento ammissibile, quindi non oltrepassante il livello massimo di 91,950 milioni di LUF, conformemente alle disposizioni della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente (4).
In risposta alla decisione d'avvio del procedimento, le autorità lussemburghesi avevano fatto valere i seguenti argomenti:
1) il complesso siderurgico in questione era sorto, nell'insieme, alla fine del XIX secolo, e, in ogni caso, la fase liquida di Esch esisteva già da più di due anni prima dell'entrata in vigore delle nuove norme;
2) era tecnicamente impossibile raggiungere, con la vecchia acciaieria LDAC, i livelli previsti per la tutela dell'ambiente dalle nuove norme stabilite nel febbraio 1993;
3) tenuto conto delle disposizioni previste nel preambolo, parte II, secondo comma, del codice degli aiuti alla siderurgia, il testo di riferimento in materia era la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente;
4) l'acciaieria elettrica d'Esch soddisfaceva tutti i criteri ivi menzionati. A tale proposito era precisato che:
- le nuove norme in materia di tutela dell'ambiente erano entrate in vigore nel 1990 e rafforzate nel 1993. La fase liquida di Esch esisteva già da oltre due anni prima dell'applicazione delle nuove norme;
- la costruzione dell'acciaieria elettrica costituiva un adattamento del processo di produzione: la fase liquida esistente, basata sul procedimento LDAC e sulle colate continue, era stata trasformata in una fase liquida basata su una tecnologia di produzione elettrica e su colate continue;
- gli aiuti richiesti riguardavano esclusivamente la parte d'investimento priva di redditività economica, mentre le spese legate agli investimenti sostitutivi e di aumento della produttività, cioè la parte di investimenti a finalità economica, erano interamente a carico di ARBED, come previsto dalla citata disciplina comunitaria.
Le autorità lussemburghesi facevano inoltre valere il fatto che, tenuto conto degli ingenti costi di investimento per l'adeguamento delle acciaierie LDAC alle norme in materia di protezione dell'ambiente, e per evitare che gran parte dell'investimento non fosse perduta al momento della sostituzione delle acciaierie esistenti, ARBED aveva deciso di accelerare il programma di sostituzione dei suoi impianti con nuovi impianti conformi alle norme ambientali. In effetti, i costi di investimento sostenuti da ARBED per la protezione dell'ambiente nella nuova acciaieria erano di 613 milioni di LUF. Nell'ipotesi di un mantenimento degli impianti esistenti, il costo degli investimenti che ARBED avrebbe dovuto sostenere sarebbe ammontato, secondo le stime, a 1,5 miliardi di LUF. Anche per tale ragione il governo lussemburghese riteneva che la concessione dell'aiuto sarebbe stata conforme allo spirito dell'articolo 3 del codice degli aiuti alla siderurgia.
II
La Commissione, dopo aver ricevuto le osservazioni presentate dalle autorità lussemburghesi, aveva considerato che:
1) la decisione n. 3855/91/CECA, cioè il codice degli aiuti alla siderurgia vigente al momento dell'adozione della decisione, prevedeva, all'articolo 3, che gli aiuti destinati ad agevolare l'adattamento, in conformità alle nuove disposizioni in materia di tutela dell'ambiente, degli impianti in servizio da almeno due anni prima dell'entrata in vigore di dette disposizioni potevano essere considerati compatibili con il mercato comune;
2) lo stesso codice degli aiuti alla siderurgia, nella parte II del preambolo, enunciava il principio della parità di trattamento fra la siderurgia e gli altri settori per quanto riguarda l'accesso agli aiuti per la tutela dell'ambiente - da cui conseguiva, in linea di principio, un'applicazione generalizzata, per qualsiasi impresa, siderurgica o meno, delle medesime disposizioni di diritto comunitario in materia di aiuti per la tutela dell'ambiente;
3) la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente, pur sottolineando a titolo preliminare che, in base al principio «chi inquina paga», nessun aiuto potrebbe essere concesso agli investimenti necessari per conformare i nuovi impianti a norme obbligatorie, prevedeva espressamente che le imprese che, invece di adattare semplicemente gli impianti esistenti da più di due anni, decidessero di sostituirli con impianti nuovi rispondenti alle nuove norme, potevano beneficiare di aiuti per la quota di investimenti corrispondenti ai costi di adattamento dei vecchi impianti.
La Commissione aveva pertanto ritenuto che l'articolo 3, paragrafo 1, del codice degli aiuti alla siderurgia non ostasse alla possibilità di considerare compatibili con il mercato comune gli aiuti concessi, entro la soglia del 15 % lordo, a imprese che, invece di adattare alle nuove norme ambientali gli impianti esistenti da più di due anni prima dell'entrata in vigore di tali norme, avessero deciso di sostituirli con nuovi impianti rispondenti alle nuove disposizioni, a condizione che l'aiuto non fosse superiore a quello che sarebbe risultato dall'adattamento dei vecchi impianti.
La Commissione aveva quindi concluso che gli aiuti in questione fossero conformi all'articolo 3 della decisione n. 3855/91/CECA e potessero essere considerati compatibili con il mercato comune.
Il 21 dicembre 1994 (5), la Commissione aveva di conseguenza deciso di chiudere il procedimento avviato riguardo agli aiuti per la tutela dell'ambiente a favore dell'impresa ProfilARBED senza sollevare obiezioni.
III
Tale decisione della Commissione è stata impugnata davanti al Tribunale di primo grado delle Comunità europee da British Iron and Steel Producers Association (BISPA), che ha argomentato che le disposizioni del codice degli aiuti alla siderurgia non potevano essere interpretate in maniera estensiva, integrandovi le norme della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente applicabili ai settori contemplati dal trattato CE.
Con sentenza del 25 settembre 1997 nella causa T-150/95, UK Steel Association (già BISPA)/Commissione (6), il Tribunale di primo grado ha annullato la decisione finale della Commissione per il caso in questione, statuendo che gli aiuti di cui ha beneficiato ARBED non potevano essere autorizzati perché:
a) si trattava indubbiamente, nella fattispecie, di aiuti di Stato relativi ad investimenti per una nuova acciaieria in sostituzione della precedente;
b) le disposizioni del codice degli aiuti alla siderurgia, che stabiliscono delle deroghe al divieto di cui all'articolo 4, lettera c), del trattato CECA di concedere aiuti alle imprese siderurgiche, devono essere interpretate in modo restrittivo, con la più grande attenzione alla formulazione letterale del testo;
c) l'articolo 3 del quinto codice degli aiuti alla siderurgia, limitando gli aiuti autorizzabili a quelli destinati ad agevolare l'adattamento alle nuove disposizioni in materia di tutela dell'ambiente degli impianti in servizio da almeno due anni prima dell'entrata in vigore di dette norme, non prevede la possibilità di concedere aiuti ad imprese che, invece di adattare impianti esistenti, decidano di sostituirli con nuovi impianti rispondenti a tali nuove norme;
d) di conseguenza, deve essere respinta la tesi della decisione contestata, secondo la quale sarebbe possibile interpretare l'articolo 3 del codice degli aiuti alla siderurgia collegandolo alla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente, che autorizza aiuti per i nuovi impianti. Le norme di detta disciplina sono infatti contrarie alla chiara formulazione dell'articolo 3 del codice degli aiuti alla siderurgia.
IV
Alla luce di quanto sopra esposto, segnatamente nella sezione III della presente decisione, la Commissione deve concludere, conformemente alla sopra citata sentenza e contrariamente alla sua decisione finale del 21 dicembre 1994 (7), che le osservazioni delle autorità lussemburghesi non erano tali da modificare nella sostanza la prima valutazione da essa formulata al momento della decisione d'avvio del procedimento, secondo la quale gli aiuti in questione non rientravano in alcuna delle deroghe al divieto generale di concedere aiuti stabilito dall'articolo 4, lettera c), del trattato CECA, e secondo cui, in particolare, l'articolo 3 del codice degli aiuti alla siderurgia non poteva essere invocato nella fattispecie per autorizzare detti aiuti.
Di conseguenza gli aiuti concessi ad ARBED per un importo di 91,950 milioni di LUF, non potendo beneficiare di alcuna delle deroghe, previste dal codice degli aiuti alla siderurgia, al divieto di cui all'articolo 4, lettera c), del trattato CECA, devono essere considerati incompatibili con il mercato Comune e devono essere recuperati,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti di Stato concessi ad ARBED dal Lussemburgo, per un importo di 91,950 milioni di LUF, sono incompatibili con il mercato comune del carbone e dell'acciaio ai sensi dell'articolo 4, lettera c), del trattato CECA.
Articolo 2
Il Lussemburgo procede al recupero degli aiuti in questione in conformità alle disposizioni nazionali relative al rimborso dei crediti dello Stato. Onde eliminare gli effetti derivanti da tali aiuti, l'importo è maggiorato degli interessi maturati a decorrere dal momento della loro concessione fino alla data del rimborso. Il tasso d'interesse applicabile è quello utilizzato dalla Commissione per calcolare l'equivalente sovvenzione netto per gli aiuti a finalità regionale nel corso del periodo considerato.
Articolo 3
Entro un termine di due mesi dalla notifica della presente decisione, il Lussemburgo informa la Commissione delle misure adottate per conformarvisi.
Articolo 4
Il Granducato di Lussemburgo è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 17 giugno 1998.

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