Document ID: 31993R2463

REGOLAMENTO (CEE) N. 2463/93 DELLA COMMISSIONE del 1o settembre 1993 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fluorite originaria della Repubblica Popolare Cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
sentito il Comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO (1) Nell'aprile 1992, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2) la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di fluorite, di cui ai codici NC 2529 22 00 ed ex 2529 21 00, originaria della Repubblica Popolare Cinese.
(2) L'avviso è stato pubblicato in seguito ad una denuncia presentata dall'Associazione delle industrie metallurgiche europee (Eurometaux), che rappresentava la maggior parte della produzione comunitaria. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni del prodotto suddetto originario della Repubblica Popolare Cinese e al pregiudizio notevole da esse derivante. Gli elementi di prova sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.
La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti.
La Commissione ha inviato un questionario alle parti interessate, che hanno avuto l'opportunità di comunicare le loro osservazioni scritte e di chiedere di essere sentite.
(3) Tutti i produttori comunitari denunzianti rappresentati dalla Eurometaux hanno risposto ai questionari.
Un produttore comunitario inizialmente non inserito nell'elenco dei produttori denunzianti si è manifestato e ha risposto al questionario della Commissione. I produttori comunitari che hanno collaborato rappresentano complessivamente il 90 % circa della produzione comunitaria di fluorite.
L'Eurometaux ha comunicato le sue osservazioni per iscritto e ha chiesto e ottenuto di essere sentita.
(4) Due organizzazioni commerciali cinesi (Shanghai Metals and Minerals Import and Export Corporation and Citic Trading Inc.), in prosieguo denominate « gli esportatori cinesi », hanno risposto ai questionari.
(5) Soltanto due importatori, non collegati agli esportatori cinesi, hanno risposto in modo esauriente al questionario.
(6) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini del procedimento. A tal fine essa ha svolto un'inchiesta presso le sedi delle seguenti società.
a) Produttori comunitari
- Sogerem, Paris La Défense, Francia,
- Secme, Paris La Défense, Francia,
- Laporte Minerals, Derbyshire, Regno Unito,
- Weardale Fluorspar Ltd, Bishop Auckland, Regno Unito,
- Minerales y Productos Derivados SA, Bilbao, Spagna,
- Mineraria Silius SpA, Cagliari, Italia.
b) Importatori nella Comunità
- Elf Atochem SA, Lione, Francia,
- Aussimont SpA, Milano, Italia.
La Commissione ha inoltre chiesto informazioni ai produttori della Repubblica del Sudafrica, che è stata scelta come paese di riferimento ai fini della determinazione del valore normale (cfr. punti 13 e 14).
È stato inviato un questionario a diversi produttori sudafricani ed è stato effettuato un controllo presso la sede di una società.
(7) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1o gennaio 1991 e il 31 marzo 1992 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE 1. Prodotto in esame (8) Il procedimento è stato aperto riguardo alla fluorite di grado acido e ceramico avente un tenore di fluoruro di calcio (CaF2) superiore al 97 % oppure inferiore al 97 % se si presenta in forma di panello.
La fluorite è utilizzata principalmente per la produzione di acido fluoridrico.
Questo prodotto è essenzialmente utilizzato per l'elettropulitura del silicio e per l'incisione dei vetri.
L'acido fluoridrico può inoltre essere impiegato per la produzione di alcuni acidi quali il CFC, prodotto di base per aerosol e per la refrigerazione, l'HCFC, utilizzato nelle materie plastiche espanse e l'HFA, prodotto di base per materiale plastico rigido.
(9) Dall'inchiesta provvisoria è emerso che la fluorite si presenta in tre tipi diversi:
- grado acido avente un tenore di fluoruro di calcio superiore al 97 %, presente in forma di panello o in polvere;
- grado ceramico avente un tenore di fluoruro di calcio inferiore al 97 %, presente in forma di panello, in polvere e in grumi;
- grado metallurgico il cui tenore acido è normalmente inferiore ai livelli sopraindicati, sempre in forma di grumi.
La fluorite di grado ceramico, in forma di panello o in polvere è perfettamente surrogabile dalla fluorite di grado acido e come quest'ultima può essere utilizzata per la produzione di acido fluoridrico.
La fluorite di grado ceramico in forma di grumi e la fluorite di grado metallurgico, che si presenta sempre in forma di grumi, non sono utilizzate per la produzione dell'acido fluoridrico e quindi non possono essere considerate sufficientemente simili alla fluorite di grado acido oppure alla fluorite di grado ceramico in panello o in polvere per rientrare nella stessa categoria dei prodotti presi in esame ai fini del presente procedimento.
Dall'inchiesta preliminare risulta inoltre che la fluorite in forma di panello (come indicato nell'avviso di apertura) oppure in polvere può essere utilizzata per le stesse applicazioni. L'unica differenza è costituita dal tenore di umidità, che per motivi inerenti al trasporto non è completamento eliminato nella fluorite in panello.
È stato quindi pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3) un avviso che amplia l'oggetto del presente procedimento.
2. Prodotto simile (10) Per quanto riguarda la definizione di prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in prosieguo « il regolamento di base »), la Commissione ha esaminato se la fluorite originaria della Comunità o del Sudafrica potesse essere considerata un prodotto simile al prodotto in esame.
(11) A questo proposito la Commissione ha stabilito che la fluorite originaria della Comunità e del Sudafrica è ottenuta da giacimenti che sono simili a quelli cinesi per quanto riguarda le caratteristiche del minerale e l'esistenza di impurezze. Il minerale è estratto e trattato in modo analogo ed è impiegato per la fabbricazione della stessa gamma di prodotti. Anche se i metodi di estrazione, il tenore di fluorite del giacimento, il livello di impurità e il processo di produzione possono variare da una miniera all'altra, tali differenze non incidono in misura significativa sul prodotto finito, che ha le stesse caratteristiche fisiche e chimiche, le medesime applicazioni ed è del tutto surrogabile, indipendentemente dall'origine.
Sul mercato sudafricano e sul mercato comunitario la fluorite è presente in forma di panello e in polvere.
La Commissione conclude pertanto che tutte le qualità del prodotto oggetto dell'inchiesta, definite nel punto 9, che sono ottenute nella Comunità, nel Sudafrica e in Cina sono simili e devono essere considerate un unico prodotto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING 1. Osservazioni generali (12) Per stabilire se le importazioni di fluorite originaria della Repubblica Popolare Cinese erano oggetto di dumping, la Commissione ha dovuto tener conto del fatto che detto paese non ha un' economia di mercato e pertanto ha effettuato i calcoli in base al valore normale del prodotto di cui trattasi in un paese ad economia di mercato (paese di riferimento). A tal fine la denunziante aveva proposto il Marocco. La Commissione ha preso contatti con un produttore in Marocco, che tuttavia non ha accettato di collaborare.
(13) La Commissione ha quindi dovuto scegliere un altro paese di riferimento. Si è rilevato che il Sudafrica è uno dei principali paesi produttori, con un numero elevato di imprese.
La Commissione ha quindi preso contatti con diversi produttori sudafricani, uno dei quali ha accettato di collaborare. Il Sudafrica è stato considerato un adeguato paese di riferimento in considerazione dell'elevato volume di produzione e della consistenza delle vendite del prodotto di cui trattasi sul mercato interno. Il mercato sudafricano è stato considerato molto competitivo, in quanto è caratterizzato dalla presenza di numerosi produttori nazionali e non è soggetto ad alcuna restrizione sulle importazioni.
In tali circostanze l'industria sudafricana della fluorite ha un sistema di produzione efficiente e applica prezzi del tutto competitivi.
Per questi motivi la Commissione ha ritenuto che, ai fini delle risultanze provvisorie, il Sudafrica fosse un adeguato paese di riferimento.
Poiché in Sudafrica l'accesso alle materie prime è più difficile che in Cina, il produttore sudafricano sostiene alcuni costi supplementari, la Commissione ha tenuto conto del vantaggio naturale di cui fruisce la Cina. Ai fini della determinazione del valore normale è quindi necessario ridurre in misura adeguata i prezzi di vendita sudafricani, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base.
2. Valore normale (14) La Commissione ha esaminato se i prezzi di vendita sul mercato del Sudafrica potessero essere utilizzati per la determinazione del valore normale. Il produttore che ha collaborato all'inchiesta vende il prodotto di cui trattasi sul mercato interno a società non collegate, con forniture regolari di grandi quantitativi, come avviene per le vendite all'esportazione dei prodotti di origine cinese.
(15) Per i motivi suddetti e a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, lettera a) del regolamento di base, il valore normale è stato stabilito in funzione del prezzo di vendita netto di tutte le operazioni economiche dal produttore sudafricano nel corso di normali scambi commerciali per il prodotto destinato al consumo nel mercato sudafricano.
3. Prezzo all'esportazione (16) Il volume delle esportazioni degli esportatori cinesi che avevano collaborato rappresentava soltanto il 21 % delle importazioni complessive di fluorite di origine cinese nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. Questa percentuale è stata considerata insufficiente per essere rappresentativa. In tali circostanze i prezzi all'esportazione del prodotto cinese sono stati determinati in base agli elementi più attendibili [articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base].
(17) Le importazioni del prodotto di cui trattasi rientrano nei codici NC 2529 22 00 e 2529 21 00. In quest'ultimo codice sono comprese le importazioni di fluorite di grado metallurgico e ceramico in grumi, che sono escluse dal presente procedimento. Poiché la Commissione, data la scarsa collaborazione degli esportatori e degli importatori, non ha potuto stabilire il volume delle importazioni di fluorite che rientravano nel codice NC 2529 21 00, i quantitativi importati dalla Cina classificati in tale codice non sono stati presi in considerazione ai fini della determinazione del prezzo all'esportazione.
(18) In tali circostanze si ritiene che i dati disponibili più attendibili siano contenuti nelle statistiche Eurostat relative alle esportazioni dei prodotti cinesi classificate nel codice NC 2529 22 00. Da questi dati risulta un prezzo medio CIF alla frontiera comunitaria pari a 82,5 ECU/t.
4. Confronto (19) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base.
Per il Sudafrica il confronto è stato effettuato a livello franco fabbrica e per la Cina a livello FOB porto cinese, allo stesso stadio commerciale, per i prodotti che rientrano nel codice NC 2529 22 00.
Per quanto riguarda il valore normale, il prodotto esportato dalla Cina è in forma di panello, con un tenore di umidità del 10 % circa, mentre il prodotto venduto sul mercato sudafricano è privo di umidità. La Commissione ha quindi applicato un adeguamento corrispondente ai costi di essiccazione in Sudafrica, per tener conto di questa differenza inerente alle carattarestiche fisiche.
Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione, sono stati dedotti i costi di nolo e di assicurazione per il trasporto dalla Cina, secondo i dati comunicati dagli esportatori cinesi che hanno collaborato.
(20) Gli esportatori cinesi hanno affermato che il prodotto cinese, rispetto a quello sudafricano, era di qualità inferiore, essendo meno raffinato e che quindi la differenza di prezzo era giustificata. La Commissione non ha riscontrato alcun elemento di prova relativo a tali differenze. Al contrario è stato rilevato che gli utilizzatori finali nella Comunità non distinguevano tra il prodotto sudafricano e quello cinese sul piano qualitativo.
Ai fini delle risultanze provvisorie la richiesta di adeguamento è stata quindi respinta.
5. Margine di dumping (21) Dall'esame preliminare dei fatti risulta che le importazioni di fluorite sono oggetto di dumping. Il margine di dumping è pari alla differenza tra il valore normale, determinato con il metodo precedentemente descritto e il prezzo all'esportazione nella Comunità. Calcolato in percentuale della media ponderata del valore CIF delle importazioni in questione, il margine di dumping era del 13,2 %.
(22) Gli esportatori cinesi che hanno collaborato hanno chiesto che fossero fissati margini di dumping relativi alle singole società.
A questo proposito si ritiene che per le esportazioni da un paese che non ha un'economia di mercato il trattamento individuale debba restare assolutamente l'eccezione da applicare solo quando i produttori interessati possano dimostrare di essere liberi di fissare i prezzi all'esportazione senza l'intervento delle autorità dello Stato. La determinazione di singoli margini o dazi antidumping è infatti impropria quando lo Stato, con qualsiasi forma di controllo sugli esportatori interessati, può sfruttare la diversificazione del dazio antidumping, pregiudicando quindi l'efficacia delle misure istituite.
Dato che tutti gli esportatori interessati erano imprese di Stato, non sussistevano i presupposti per l'applicazione del trattamento individuale e quindi per tutte le importazioni dalla Cina è stato fissato un unico margine di dumping.
D. PREGIUDIZIO 1. Considerazioni preliminari (23) a) A causa della scarsa collaborazione degli esportatori e degli importatori e poiché il codice NC 2529 21 00 comprende anche un prodotto (cfr. punto 17) che non è soggetto al procedimento, la Commissione non ha potuto determinare esattamente i quantitativi delle importazioni di fluorite.
Pertanto, ai fini della valutazione dell'incidenza delle importazioni sul mercato comunitario, nella determinazione del pregiudizio la Commissione ha tenuto conto unicamente del prodotto classificato al codice NC 2529 22 00.
b) Una percentuale elevata (83 % nel 1991) delle vendite dei produttori comunitari sul mercato della Comunità è effettuata a società collegate oppure rientra nell'ambito di accordi a lungo termine (mercato vincolato). Gli accordi a lungo termine (sino a 10 anni) prevedono livelli quantitativi e prezzi che possono variare soltanto entro un determinato margine, che dipende in gran parte dai prezzi di costo dei produttori comunitari e dai prezzi di vendita sui mercati mondiali. Gli esportatori cinesi vendono invece esclusivamente a breve termine a importatori indipendenti e a enti finali (mercato libero). La percentuale del mercato libero nel 1991 era di almeno il 30 % del mercato complessivo. Se si prendono in considerazione le importazioni dei prodotti classificati al codice 2529 21 00, la percentuale complessiva del mercato libero è nettamente superiore e potrebbe raggiungere circa il 50 % di tutte le transazioni.
La Commissione ha esaminato se in queste circostanze il mercato vincolato e il mercato libero possano essere considerati distinti in base ai criteri fissati a questo proposito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. La Commissione osserva che nella fattispecie il mercato libero e quello vincolato sono distinti e che le vendite dell'industria comunitaria sul mercato vincolato non sono in concorrenza diretta con i prodotti importati di origine cinese venduti sul mercato libero. Ciò è dovuto al fatto che l'attuale differenza tra i prezzi nei due mercati non è sufficiente per giustificare un cambiamento di fonte di approvigionamento. I prezzi attualmente in vigore per i prodotti di origine cinese importati sul mercato libero non incidono quindi in misura sostanziale sui prezzi dei produttori comunitari nel mercato vincolato e hanno effetti limitati su altri elementi del pregiudizio quali quote di mercato e volume delle vendite.
c) Per i motivi suddetti la Commissione ritiene che le pratiche di dumping relative alle esportazioni cinesi non incidano sostanzialmente sul mercato vincolato.
Salvo diversa indicazione, la valutazione del pregiudizio è stata effettuata esclusivamente in base ai dati relativi al mercato libero.
2. Elementi di pregiudizio collegati alle importazioni oggetto di dumping a) Quota di mercato e volume delle importazioni oggetto di dumping
(24) Alla luce di quanto precede, il consumo comunitario di fluorite è stato valutato a 155 000 t circa nel 1988 e a 124 500 t circa nel 1991. La quota di mercato delle importazioni cinesi è aumentata sostanzialmente passando dal 3 % del 1988 a quasi il 50 % nel 1991.
(25) Tra il 1988 e il 1991 le importazioni di fluorite originaria della Repubblica Popolare Cinese sono aumentate del 1 090 %, passando da 5 145 t a 61 244 t. Nel periodo dell'inchiesta, adeguato su base annua, l'aumento delle importazioni è del 916 %. Questo incremento deve essere valutato alla luce della concentrazione del mercato, pari al 20 % tra il 1988 e il 1991.
b) Prezzi
(26) Dai dati Eurostat risulta che tra il 1988 e il 1990 i prezzi all'esportazione dei prodotti cinesi alla frontiera comunitaria erano in media di 98 ECU/t. Nel periodo dell'inchiesta lo stesso prezzo era di 82 ECU/t, con un calo del 16 %. La Commissione ha inoltre confrontato la media ponderata dei prezzi dei prodotti importati originari della Cina (franco frontiera comunitaria dopo lo sdoganamento) e la media ponderata del prezzo di vendita, calcolato a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale, delle stesse qualità di fluorite vendute dai produttori comunitari.
Nel periodo dell'inchiesta la sottoquotazione dei prezzi, calcolata in base alla media ponderata dai prezzi di vendita dei produttori comunitari, era del 41 %.
3. Elementi relativi alla situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(27) La produzione comunitaria complessiva del prodotto di cui trattasi è scesa da 440 000 t circa nel 1988, a 350 000 t circa nel periodo dell'inchiesta, aggiustato a 12 mesi. Nel 1990 la produzione corrispondeva a 425 000 t.
La percentuale della produzione venduta sul mercato libero era del 26 % nel 1988, del 16 % nel periodo dell'inchiesta e del 27 % nel 1990.
b) Sfruttamento degli impianti
(28) Nel periodo 1988-1991 l'indice di utilizzazione degli impianti è sceso dall'85 % al 67 %.
c) Scorte
(29) Le scorte, dopo l'aumento registrato nel periodo 1988-1990, sono lievemente diminuite nel periodo dell'inchiesta, nonostante il calo delle vendite. Questa tendenza è dovuta al netto calo della produzione e alla crescente utilizzazione delle scorte.
d) Vendite e quota di mercato
(30) Le vendite dei produttori comunitari sul mercato libero sono scese da 113 000 t nel 1988 a 56 000 t nel 1991 e la corrispondente quota di mercato nello stesso periodo è diminuita dal 73 % al 45 %. Nel 1990 le vendite erano di 114 000 t, con una quota di mercato del 72 %.
e) Prezzi
(31) Nel periodo dell'inchiesta i prezzi medi dell'industria comunitaria sono aumentati del 5 % circa rispetto al 1990. La Commissione ritiene che questa tendenza non sia collegata ad un generale incremento dei prezzi del prodotto di cui trattasi, bensì al fatto che l'industria comunitaria si sia ritirata dal segmento di mercato dei grandi quantitativi che è stato conquistato dalle importazioni di origine cinese. Le vendite dell'industria comunitaria sono infatti effettuate attualmente in quantitativi più piccoli, per i quali si applicano prezzi superiori.
f) Profitti
(32) La situazione finanziaria dell'industria comunitaria era alquanto critica, dato che negli ultimi anni l'utile sulle vendite era insufficiente per compensare gli investimenti necessari nelle miniere. Nel periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria ha subito in media perdite considerevoli.
g) Occupazione
(33) Nel corso dell'inchiesta la Commissione ha rilevato che, a causa del calo della produzione e delle vendite, il numero delle persone occupate nell'industria comunitaria è diminuito.
3. Conclusione (34) La Commissione ritiene che l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base. Il pregiudizio si è manifestato principalmente con il calo della produzione e delle vendite e la perdita della quota di mercato.
E. NESSO CAUSALE TRA IL PREGIUDIZIO E LE IMPORTAZIONI OGGETTO DI DUMPING 1. Conseguenze delle importazioni oggetto di dumping (35) La Commissione ha confrontato il volume e la tendenza dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping dalla Repubblica Popolare Cinese e l'andamento degli utili sulle vendite e della quota di mercato dell'industria comunitaria. È stato riscontrato che il deterioramento della situazione economica dell'industria comunitaria ha coinciso con l'aumento del volume delle importazioni di fluorite di origine cinese.
La Commissione ha inoltre accertato che sul mercato libero il prezzo è il principale elemento in base al quale gli acquirenti scelgono la fonte di approvvigionamento. Data la trasparenza e la sensibilità del mercato alle variazioni dei prezzi, la diminuzione dei prezzi della fluorite di origine cinese ha costretto l'industria comunitaria a ridurre i propri prezzi per mantenere un adeguato indice di sfruttamento degli impianti e per salvaguardare la quota del mercato. A causa tuttavia dell'elevato volume delle importazioni oggetto di dumping, i produttori comunitari non hanno potuto mantenere la quota di mercato e hanno ridotto la produzione, con il conseguente aumento dei costi unitari. L'aumento dei costi e la riduzione degli utili sulle vendite hanno provocato il deterioramento della situazione finanziaria.
2. Incidenza di altri fattori (36) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato provocato da altri fattori.
a) Importazioni dal Sudafrica
(37) La Commissione ha riscontrato che il Sudafrica è il principale esportatore di fluorite nella Comunità. Secondo i dati Eurostat, nel 1991 i prezzi all'esportazione dei prodotti originari del Sudafrica, pari a 82 ECU/t, corrispondevano ai prezzi all'esportazione dei prodotti cinesi. Quasi tutte queste importazioni sono state tuttavia effettuate da società collegate agli esportatori. Questi prezzi non possono quindi essere considerati rappresentativi dei prezzi vigenti sul mercato libero. La fluorite importata dal Sudafrica non è più commercializzata sul mercato libero e quindi non è in concorrenza diretta con le vendite dell'industria comunitaria.
Per quanto riguarda le vendite relativamente limitate degli esportatori sudafricani sul mercato libero, è stato rilevato che i prezzi corrispondenti sono nettamente superiori alla media dei prezzi all'esportazione dei prodotti sudafricani registrati dall'Eurostat.
La Commissione ha inoltre rilevato che i quantitativi di fluorite importata dal Sudafrica sono nettamente diminuiti tra il 1988 e il 1991. La Commissione ritiene quindi che le importazioni dal Sudafrica non abbiano provocato, nemmeno parzialmente, il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
b) Altri paesi importatori
(38) Dai dati Eurostat risulta che nel periodo suddetto le importazioni nella Comunità del prodotto di cui trattasi da tutti gli altri paesi sono diminuite. Soltanto le importazioni dalla Cina sono nettamente aumentate in un periodo di depressione del mercato. Il livello dei prezzi delle importazioni da altri paesi terzi era nettamente superiore ai prezzi dei prodotti importati dalla Cina.
c) Contrazione della domanda
(39) Gli esportatori cinesi hanno affermato che il calo della produzione e delle vendite dell'industria comunitaria era dovuto alle misure di tutela dell'ambiente attuate a livello internazionale e alla conseguente contrazione della domanda. Per il 1993, a norma di un accordo internazionale, è effettivamente previsto un calo del 20 % del consumo mondiale di clorofluorocarburi (CFC), di cui l'acido fluoridrico è uno dei principali elementi. Le misure suddette, volte a ridurre il consumo di CFC, hanno tuttavia un'incidenza limitata sulla produzione di fluorite. Dato che anche i prodotti di sostituzione dei CFC sono essenzialmente basati sulla fluorite, la produzione di quest'ultima è in aumento.
3. Conclusione (40) La Commissione ha stabilito che altri elementi, quali le importazioni dal Sudafrica, non hanno provocato un pregiudizio notevole all'industria comunitaria.
Le misure di tutela dell'ambiente hanno avuto un'incidenza limitata e non sono sufficienti per giutificare il calo di produzione, la perdita di posti di lavoro e la riduzione della quota di mercato, che sono i principali indicatori del pregiudizio.
In tali circostanze la Commissione, ai fini delle risultanze provvisorie, conclude che le importazioni originarie della Repubblica Popolare Cinese, a causa del volume elevato, del livello eccessivamente basso dei prezzi e della conseguente perdita di redditività dell'industria comunitaria, considerate isolatamente hanno provocato un pregiudizio notevole a detta industria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (41) Per esaminare se nell'interesse della Comunità fosse necessario intervenire per evitare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping, la Commissione ha considerato che i dazi antidumping hanno in linea di massima l'obiettivo di eliminare le distorsioni della concorrenza derivanti da pratiche commerciali sleali per ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.
Per quanto riguarda il presente procedimento la Commissione ritiene che, senza misure volte a correggere gli effetti delle importazioni dei prodotti cinesi oggetto di dumping, l'industria comunitaria dovrà ritirarsi dal mercato libero. Ciò comporterà l'abbandono di una parte delle attività estrattive e la riduzione del livello di produzione. Dato che i costi unitari aumenterebbero in misura corrispondente, anche la produzione per il mercato vincolato potrebbe diventare antieconomica. Questa situazione provocherebbe nuove chiusure di miniere con la conseguente perdita di posti di lavoro, tecnologia e investimenti.
In realtà l'industria della fluorite ha effettive prospettive di sviluppo, in previsione di un considerevole incremento del consumo nel prossimo futuro.
Per poter beneficiare di questo sviluppo, tuttavia, l'industria comunitaria deve avere la capacità di produrre e di vendere quantitativi sufficienti per realizzare un utile adeguato.
(42) Gli esportatori cinesi hanno affermato che le misure antidumping pregiudicherebbero gravemente la capacità competitiva degli utenti finali sui mercati internazionali, a causa dell'aumento del costo di una materia prima essenziale. L'industria di trasformazione si troverebbe quindi in una situazione di grave svantaggio rispetto ai concorrenti degli Stati Uniti, che possono importare fluorite di origine cinese a prezzi inferiori.
Le misure antidumping possono effettivamente incidere sugli utenti finali del prodotto oggetto del procedimento. Nella fattispecie, tuttavia, la fluorite costituisce una percentuale minima dei costi complessivi degli utenti finali. La continuazione delle pratiche commerciali sleali, con conseguenze quali aumento dei costi unitari, produzione antieconomica e eventuale chiusura di miniere, sarebbe globalmente contraria agli interessi della Comunità.
Con la scomparsa dell'industria comunitaria della fluorite, la Comunità dovrebbe dipendere dai prodotti importati. A lungo termine, inoltre, la diminuzione del numero di concorrenti sul mercato può implicare un aumento dei prezzi per gli utenti finali, essenzialmente imprese del settore chimico. Il rischio è ancora maggiore per l'industria della fluorite, poiché pochi paesi terzi hanno una produzione sufficientemente rilevante.
(43) Per i motivi suddetti la Commissione ritiene che nell'interesse della Comunità, a lungo termine, si debba sostenere l'industria vitale della fluorite.
(44) La Commissione conclude pertanto che nell'interesse della Comunità devono essere adottate misure volte ad eliminare il pregiudizio subito dalla produzione comunitaria a causa delle importazioni di fluorite originaria della Repubblica Popolare Cinese e che a tal fine deve essere istituito un dazio antidumping.
G. DAZIO PROVVISORIO (45) Dall'inchiesta risulta che il pregiudizio è stato provocato essenzialmente dalla sottoquotazione dei prezzi dei prodotti importati oggetto di dumping. Per stabilire se sia oppportuno istituire un dazio con un'aliquota inferiore al margine di dumping, la Commissione ha confrontato la media ponderata dei prezzi di vendita della fluorite di origine cinese (franco frontiera comunitaria, previo sdoganamento) con la media del corrispondente prezzo della fluorite prodotta nello stesso periodo dall'industria comunitaria. Poiché tale differenza era superiore al margine di dumping, il dazio da istituire deve essere pari a quest'ultimo.
Per quanto riguarda la forma del dazio, la Commissione ritiene che la struttura dell'economia cinese, controllata dallo Stato, offra agli esportatori un ampio margine di manovra per ridurre ulteriormente i prezzi all'esportazione. I prezzi degli esportatori cinesi sono infatti costantemente diminuiti dal 1988 in poi. Poiché il mercato della fluorite è sensibile alle variazioni dei prezzi, la forma del dazio dovrebbe essere tale da impedire un ulteriore ingiustificato calo dei prezzi degli esportatori cinesi. Non è quindi opportuno istituire un dazio ad aliquota fissa, né un dazio ad valorem.
In tali circostanze si ritiene opportuno stabilire un prezzo minimo al quale la fluorite di origine cinese deve essere venduta sul mercato comunitario. Il prezzo minimo è stato calcolato in base alla media ponderata del valore normale della fluorite determinato nel punto 15 e adeguato al valore CIF frontiera comunitaria. Il prezzo minimo così ottenuto è di 93,40 ECU/t. Il dazio deve quindi corrispondere alla differenza tra il prezzo minimo e il prezzo netto franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento.
H. DISPOSIZIONE FINALE (46) A fini di buona amministrazione deve essere fissato un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni scritte sulle risultanze esposte nel presente regolamento e chiedere di essere sentite dalla Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di fluorite in panello o in polvere, avente un tenore di fluoruro di calcio (CaF2) superiore al 97 %, di cui al codice NC ex 2529 22 00 (codice TARIC 2529 22 00 * 10) oppure avente un tenore di fluoruro di calcio inferiore al 97 %, di cui al codice NC ex 2529 21 00 (codice TARIC 2529 21 00* 10), originaria della Repubblica Popolare Cinese.
2. Il dazio è pari alla differenza tra il prezzo minimo di 93,40 ECU/t (peso netto del prodotto secco) e il peso netto franco frontiera comunitaria prima dello sdoganamento.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese dalla data d'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 1o settembre 1993.

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