Document ID: 32001R0255

Regolamento (CE) n. 255/2001 della Commissione
del 7 febbraio 2001
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di lampade fluorescenti compatte elettroniche integrali ("CFL-i") originarie della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2238/2000(2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. Apertura
(1) Il 17 maggio 2000, con un avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(3) (di seguito denominato "avviso di apertura"), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di lampade fluorescenti compatte elettroniche integrali originarie della Repubblica popolare cinese (in appresso denominata "RPC").
(2) Il procedimento era stato avviato in seguito ad una denuncia presentata, il 4 aprile 2000, dalla European Lighting Companies Federation (in appresso denominata "il denunziante") per conto di produttori comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria totale di lampade fluorescenti compatte (integrali). La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza delle pratiche di dumping sul prodotto in oggetto e del conseguente grave pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti, previa consultazione, per giustificare l'apertura di un procedimento.
(3) La Commissione ha notificato ufficialmente l'apertura del procedimento ai produttori esportatori e agli importatori/operatori commerciali notoriamente interessati, nonché alle loro associazioni, ai rappresentanti dei paesi esportatori interessati, agli utilizzatori, ai fornitori e ai produttori comunitari all'origine della denuncia. Ha offerto inoltre alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.
(4) Alcune parti interessate hanno presentato le loro osservazioni per iscritto. Tutte le parti interessate che ne hanno fatto richiesta entro il termine summenzionato e hanno chiarito i particolari motivi della domanda di audizione hanno avuto la possibilità di essere sentite.
(5) Visto il numero elevato di produttori esportatori cinesi e di importatori comunitari menzionati nella denuncia, la Commissione ha deciso di applicare tecniche di campionamento conformemente all'articolo 17 del regolamento (CE) n. 384/96 ("regolamento di base"). Per consentire alla Commissione di stabilire se fosse necessario ricorrere al campionamento nonché, in tal caso, di selezionare un campione, tutti i produttori esportatori, nonché gli importatori collegati e non collegati, sono stati invitati a manifestarsi contattando la Commissione e fornendo, secondo quanto specificato nell'avviso di apertura, informazioni basilari sulle loro attività relative al prodotto in esame durante il periodo dell'inchiesta.
(6) Dopo aver esaminato le informazioni presentate dai produttori esportatori e dagli importatori non collegati nella Comunità, e visto lo scarso livello di collaborazione ottenuto da parte dei produttori esportatori cinesi e dai suddetti importatori non collegati nella Comunità, si è deciso che il campionamento non era necessario.
(7) Per consentire ai produttori esportatori della RPC di presentare domanda per ottenere il trattamento riservato alle imprese operanti in economia di mercato (in appresso: "TEM") o un trattamento individuale (in appresso: "TI"), qualora lo desiderassero, i servizi della Commissione hanno inviato i relativi formulari ai produttori esportatori cinesi notoriamente interessati. La Commissione ha ricevuto domande per ottenere il TEM o il TI da parte di 10 produttori esportatori, mentre altri 2 produttori esportatori hanno presentato domanda per il solo TI.
(8) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Ha ricevuto risposte da 3 produttori comunitari denunzianti, 5 importatori non collegati nella Comunità, 12 produttori esportatori i cui impianti di produzione sono situati nella RPC, un importatore collegato nella Comunità e un produttore del paese di riferimento. La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini di una decisione preliminare relativa al dumping, al pregiudizio e all'interesse della Comunità. Ha inoltre effettuato visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
A. Produttori esportatori
- Changzhou Hailong Electronics & Light Fixtures Co. Ltd, Changzhou
- City Bright Lighting (Shenzhen) Ltd, Shenzhen
con l'esportatore collegato
Everbright Lighting (HK) Ltd, Hong Kong
- Deluxe Well Enterprises Ltd, Shenzhen
con l'esportatore collegato
Full Lam Development Ltd, Hong Kong
- Firefly Lighting Corporation Ltd, Xiamen
- Lisheng Electronic & Lighting (Xiamen) Co. Ltd, Xiamen
con l'esportatore collegato
Neonlite Electronic & Lighting (HK) Ltd, Hong Kong
- Ningbo Super Trend Electron Co. Ltd, Ningbo
- Philips & Yaming Lighting Co. Ltd, Shanghai
con l'importatore collegato nella Comunità
Philips Lighting BV, Paesi Bassi
- Sanex Electronics Co. Ltd, Suzhou
- Shenzhen Zuoming Electronic Co. Ltd, Shenzhen
con l'esportatore collegato
Super Trend Lighting Ltd, Hong Kong
- Zhejiang Sunlight Group Co. Ltd, Shangyu.
B. Produttore del paese di riferimento
- Philips Mexicana SA de CV.
C. Produttori comunitari
- Osram GmbH, München, Germania
- Philips Lighting BV, Eindhoven, Paesi Bassi
- SLI Lighting Ltd, Shipley, Regno Unito.
D. Importatori/operatori commerciali non collegati
- IDV GmbH, Langenselbold, Germania
- IKEA, Werne, Germania
- Omicron Lamps Ltd, Arlesey, Regno Unito
- Panda Trade SA, Gonesse, Francia
- SML Europa-Contact, Buchholz, Germania.
(9) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 1999 e il 31 marzo 2000 (in appresso denominato "il periodo dell'inchiesta" o "PI"). La valutazione dei vari andamenti o trends nel quadro dell'analisi relativa al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 1996 fino al termine del PI (in appresso denominato "il periodo in esame").
2. Prodotto in esame e prodotto simile
a) Prodotto in esame
(10) I prodotti in oggetto sono le lampade fluorescenti compatte elettroniche a scarica con uno o più tubi di vetro, in cui tutti gli elementi di illuminazione e tutti i componenti elettronici sono fissati al o incorporati nel supporto (in appresso denominate "il prodotto in esame"). Il prodotto in esame è attualmente classificabile nel codice NC ex85393190.
(11) La denominazione industriale comune di questo prodotto è "lampade fluorescenti compatte" (integrali) o "CFL-i". Tali lampade sono state progettate per sostituire le normali lampade ad incandescenza e per essere inserite negli stessi portalampada. Il prodotto in esame è fabbricato in diversi modelli o tipi, che si differenziano, tra l'altro, in base alla durata di vita, alla potenza (in watt) e al rivestimento della lampada. Nonostante tali differenze, tutti i tipi di prodotto presentano le medesime caratteristiche fisiche e tecniche di base e le stesse applicazioni, e vengono pertanto considerati un unico prodotto ai fini del presente procedimento.
b) Prodotto simile
(12) La Commissione ha accertato che le CFL-i fabbricate nella RPC e vendute sul mercato interno del paese e quelle esportate nella Comunità, da un lato, e il prodotto venduto sul mercato interno del paese di riferimento (il Messico), dall'altro, nonché quello fabbricato e venduto nella Comunità dall'industria comunitaria, presentano sostanzialmente le medesime caratteristiche fisiche e tecniche e le stesse applicazioni. Tali prodotti sono pertanto considerati prodotti simili, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso denominato "il regolamento di base").
(13) Numerosi produttori esportatori hanno affermato che le CFL-i prodotte nella Comunità non potevano essere considerate comparabili a quelle fabbricate nella RPC ed esportate nella Comunità, per via della diversa durata di vita dei due tipi di prodotti. Hanno sostenuto infatti che l'industria comunitaria fabbrica prodotti "di lunga durata" caratterizzati da una durata di vita superiore alle 8000 ore, mentre le esportazioni provenienti dalla RPC nella Comunità riguardavano solo prodotti aventi una durata di vita massima di 6000 ore. Tuttavia, dall'inchiesta è emerso che tutte le lampade CFL-i sono simili, giacché presentano sostanzialmente le medesime caratteristiche fisiche e tecniche di base e le stesse applicazioni. Per una determinazione accurata dei margini di pregiudizio e di sottoquotazione ci si è basati su lampade aventi durate di vita comparabili.
B. DUMPING
1. Valore normale
a) Trattamento riservato alle imprese operanti in economia di mercato ("TEM")
(14) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base, nel caso di inchieste antidumping relative a importazioni originarie della RPC, il valore normale è determinato a norma dei paragrafi da 1 a 6 di detto articolo per quei produttori esportatori che possano dimostrare di soddisfare i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del medesimo regolamento, e cioè la prevalenza di condizioni dell'economia di mercato relativamente alla produzione e alla vendita del prodotto in esame.
(15) La Commissione ha ricevuto domande per ottenere il TEM da parte di 10 produttori esportatori. Poiché in seguito una di queste società non ha inviato la risposta al questionario della Commissione, si è ritenuto che non avesse collaborato all'inchiesta. Le restanti nove richieste di TEM sono state esaminate sulla base dei cinque criteri previsti dall'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del regolamento di base. Due produttori esportatori rispondevano ai criteri richiesti:
- Lisheng Electronic & Lighting (Xiamen) Co. Ltd, Xiamen, una società di proprietà interamente estera, e
- Philips & Yaming Lighting Co. Ltd, a Shanghai, una joint venture tra Philips Lighting BV (60 %) e un'impresa di proprietà dello Stato cinese (40 %). Nonostante la quota azionaria del 40 % detenuta dall'impresa statale, si è accertato che esistevano sufficienti salvaguardie per garantire che tale società non potesse influenzare indebitamente l'attività della joint venture.
(16) Si è accertato che le attività economiche di cinque produttori esportatori erano significativamente influenzate dalle autorità statali, mediante una gestione diretta da parte di rappresentanti dello Stato o attraverso vincoli posti alle loro decisioni commerciali, ad esempio limitazioni alle vendite sul mercato interno. Queste società non sono quindi state in grado di dimostrare che le loro decisioni relative alle vendite venivano prese in risposta a tendenze del mercato che rispecchiavano condizioni di domanda e di offerta, senza significative interferenze statali al riguardo. Questi produttori non rispettavano perciò il criterio di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), primo trattino, del regolamento di base, e pertanto non è stato possibile accordar loro il trattamento riservato alle imprese operanti in economia di mercato.
(17) Due altri produttori esportatori non disponevano di una serie ben definita di documenti contabili di base e non erano in linea con le norme internazionali in materia di contabilità. Queste società non rispondevano quindi al criterio relativo alle norme in materia di contabilità di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), secondo trattino, del regolamento di base, e pertanto non è stato possibile accordar loro il trattamento riservato alle imprese operanti in economia di mercato.
(18) Inoltre, la situazione finanziaria e i costi di produzione di due dei suddetti produttori esportatori erano soggetti a significative distorsioni dovute a una valutazione arbitraria degli attivi. Queste società non rispondevano pertanto al criterio relativo all'assenza di distorsioni derivanti dal precedente sistema ad economia non di mercato di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), terzo trattino, del regolamento di base.
(19) I produttori esportatori interessati e l'industria comunitaria hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni in merito alle suddette conclusioni. Taluni produttori esportatori hanno richiesto maggiori informazioni sui motivi per cui non gli è stato concesso il TEM. La Commissione ha provveduto a fornire tali informazioni e non ha ricevuto ulteriori commenti. Ha inoltre sentito il comitato consultivo, che non ha mosso obiezioni alle conclusioni di cui sopra.
b) Determinazione del valore normale per i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali è stato accordato il TEM
(20) Per un produttore esportatore al quale è stato concesso il TEM e che aveva registrato vendite sul mercato interno, la Commissione ha esaminato in primo luogo se il volume complessivo delle vendite del prodotto in esame sul mercato interno fosse rappresentativo, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, e cioè se tali vendite complessive fossero pari al 5 % o più del volume delle vendite del prodotto in esame esportato nella Comunità.
(21) La Commissione ha poi stabilito, per questo produttore esportatore, se le vendite complessive sul mercato interno di ciascun tipo di prodotto equivalessero al 5 % o più del volume delle vendite dello stesso tipo di prodotto esportato nella Comunità.
(22) Per quei tipi di prodotto che superavano il "test del 5 %", si è esaminato inoltre se fossero state realizzate vendite sufficienti nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base.
(23) Allorché, per tipo di prodotto, il volume delle vendite sul mercato interno effettuate a prezzi superiori al costo unitario rappresentava almeno l'80 % delle vendite e allorché la media ponderata del prezzo era pari o superiore alla media ponderata del costo, il valore normale è stato calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite interne. Si è accertato che tutti i tipi di prodotto venduti sul mercato interno dal suddetto produttore esportatore rientravano in tale categoria.
(24) Di conseguenza, il valore normale per il suddetto produttore esportatore che ha collaborato è stato calcolato sulla base dei prezzi delle vendite interne, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base.
(25) Per quanto riguarda il secondo produttore esportatore al quale è stato concesso il TEM, si è appurato che egli non aveva registrato vendite rappresentative del prodotto in esame sul mercato interno. In assenza dei prezzi delle vendite interne dello stesso tipo di prodotto realizzate dall'altro produttore esportatore al quale è stato concesso il TEM, il valore normale è stato costruito. Il valore normale costruito è stato calcolato in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, vale a dire sommando ai costi di produzione di tale produttore un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (di seguito denominate "SGAV") e per il profitto. Detti importi per le SGAV e il profitto sono stati calcolati in base alle cifre fornite dall'altro produttore esportatore al quale è stato concesso il TEM e che aveva registrato vendite interne realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a), del regolamento di base. L'importo relativo alle SGAV si è basato sulle vendite interne di quest'ultimo produttore realizzate in quantità rappresentative, mentre quello relativo al profitto si è basato sulle sue vendite interne effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
c) Determinazione del valore normale per i produttori esportatori ai quali non è stato accordato il TEM
(26) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale per i produttori esportatori ai quali non è stato accordato il TEM è stato calcolato, per ciascun tipo di prodotto, in base ai prezzi praticati sul mercato del paese di riferimento per prodotti comparabili a quelli venduti dai produttori esportatori cinesi nella Comunità.
(27) Nell'avviso di apertura del presente procedimento, la Commissione ha proposto il Messico quale paese terzo ad economia di mercato adeguato ai fini della determinazione del valore normale per la RPC.
(28) Alcuni produttori esportatori hanno contestato tale scelta e hanno proposto, in alternativa, i seguenti paesi: Brasile, Cina, Indonesia, Corea, Polonia, Tailandia e gli Emirati arabi uniti. La Commissione ha contattato i produttori e le loro associazioni in Brasile, Indonesia, Corea e Tailandia. Negli Emirati arabi uniti non si è registrata una produzione del prodotto in esame per il mercato interno durante il PI. Un solo produttore della Corea ha accettato inizialmente di collaborare all'inchiesta, ma in seguito non ha provveduto a fornire le informazioni necessarie richieste dalla Commissione.
(29) Una delle obiezioni mosse alla scelta del Messico riguardava il diverso voltaggio necessario per il funzionamento dei prodotti venduti sul mercato messicano rispetto a quelli esportati nella Comunità dai produttori cinesi. A tale riguardo, l'inchiesta della Commissione ha confermato che le lampade vendute sui mercati messicano e comunitario avevano un voltaggio diverso. Benché il processo di fabbricazione sia lo stesso, il circuito elettronico e i componenti elettronici dell'alimentatore delle CFL-i venivano progettati in base al voltaggio necessario per il loro funzionamento. Inoltre, i costi di produzione delle CFL-i vendute sul mercato messicano erano più elevati. Tuttavia, la Commissione ha potuto quantificare l'impatto di tali differenze sui costi di produzione e sui prezzi di vendita, in quanto la maggioranza dei produttori esportatori oggetto dell'inchiesta producono lo stesso tipo di CFL-i in modo che possa funzionare a diversi livelli di voltaggio. Pertanto, si è concluso in via provvisoria che era possibile tenere in debito conto le suddette differenze mediante un adeguamento al ribasso dei prezzi di vendita sul mercato interno messicano.
(30) Un'altra obiezione mossa alla scelta del Messico riguardava la presunta mancanza di concorrenza sul mercato nazionale del paese. Tuttavia, la Commissione ha accertato che tale mercato era caratterizzato da una forte concorrenza, con quasi il 70 % dei quantitativi venduti importati in provenienza da diverse origini, inclusa la RPC. Sebbene la società che ha collaborato all'inchiesta sia l'unico produttore messicano sul mercato, vi sono anche altri importanti produttori mondiali del prodotto in esame che vendono direttamente sul mercato messicano. Il fatto che il Messico sia membro del NAFTA contribuisce inoltre a creare un ambiente concorrenziale, il che consente al produttore che ha collaborato all'inchiesta di realizzare profitti congrui, benché non eccessivi.
(31) Si è accertato che il produttore messicano che ha collaborato all'inchiesta era collegato ad un produttore comunitario. Va notato al riguardo che tale relazione non rende, di per sé, poco attendibili le informazioni fornite da tale produttore messicano. Si è appurato che il produttore messicano in questione aveva venduto notevoli quantitativi del prodotto in esame sul mercato interno e che queste vendite erano state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali. Si è proceduto ad un attento controllo per verificare se la relazione in causa fosse all'origine di eventuali distorsioni dei costi di produzione e, di conseguenza, della redditività del produttore messicano interessato, e non è emersa alcuna indicazione che ciò avvenisse.
(32) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha confermato la scelta del Messico quale paese di riferimento adeguato.
(33) Per poter stabilire se le vendite sul mercato messicano dei prodotti comparabili a quelli esportati nella Comunità dai produttori esportatori cinesi fossero state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, il prezzo di vendita sul mercato interno è stato confrontato al costo di produzione totale (cioè al costo di fabbricazione maggiorato delle SGAV). Quando la media ponderata dei prezzi di vendita era pari o superiore alla media ponderata del costo di produzione unitario, e allorché l'80 % o più del volume delle vendite di un particolare tipo di prodotto era al livello del costo unitario o a un livello superiore, il valore normale è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi di tutte le transazioni. Si è accertato che tutti i tipi di prodotto venduti sul mercato interno del paese di riferimento rientravano in tale categoria.
(34) Pertanto, il valore normale è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi delle vendite effettuate sul mercato interno ad acquirenti indipendenti dal produttore messicano che ha collaborato all'inchiesta.
2. Prezzo all'esportazione
a) Trattamento individuale ("TI")
(35) Si ricorda che le summenzionate sette società che non hanno potuto soddisfare i criteri per il TEM avevano chiesto, in alternativa, di ottenere il TI. Altri due produttori esportatori avevano invece presentato domanda soltanto per il TI. In seguito, una di queste imprese ha ritirato la richiesta. La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini di una determinazione del TI riguardo alle otto società in questione. Sei di questi otto produttori esportatori rispondevano ai criteri relativi al TI, e precisamente:
- Changzhou Hailong Electronics & Light Fixtures Co. Ltd, Changzhou
- City Bright Lighting (Shenzhen) Ltd, Shenzhen
- Deluxe Well Enterprises Ltd, Shenzhen
- Sanex Electronics Co. Ltd, Suzhou
- Shenzhen Zuoming Electronic Co. Ltd, Shenzhen
- Zhejiang Sunlight Group Co. Ltd, Shangyu.
(36) Gli altri due produttori esportatori non rispondevano ai criteri relativi al TI. Infatti, le decisioni commerciali prese da una delle due società erano vincolate da limitazioni imposte alle vendite dirette per l'esportazione, mentre l'intervento dello Stato sull'altro produttore risultava eccessivo per via della gestione esclusiva delle sue attività da parte di rappresentanti statali, il che comportava un rischio elevato di elusione. I due produttori esportatori in questione sono:
- Firefly Lighting Corporation Ltd, Xiamen
- Ningbo Super Trend Electron Co. Ltd, Ningbo.
b) Determinazione del prezzo all'esportazione
(37) I prezzi all'esportazione per i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta è stato stabilito sulla base dei prezzi pagati o pagabili per il prodotto in esame venduto al primo acquirente indipendente nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base.
(38) Tuttavia, un produttore esportatore ha realizzato tutte le vendite nella Comunità attraverso una società collegata nella Comunità. Per questo produttore, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti sulla base dei prezzi a cui i prodotti importati sono stati rivenduti per la prima volta ad acquirenti indipendenti nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Sono stati effettuati adeguamenti per tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, incluso un congruo margine per le SGAV e per il profitto. È stato calcolato un livello di profitto del 5 % sulla base delle informazioni sui profitti ottenute per gli importatori indipendenti nella Comunità del prodotto in esame che hanno collaborato all'inchiesta.
3. Confronto
(39) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione allo stadio franco fabbrica, sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze per le quali si è dichiarato e dimostrato che incidono sui prezzi e sulla loro comparabilità. Sono quindi state effettuate detrazioni, se del caso, per le differenze inerenti a caratteristiche fisiche, stadio commerciale, sconti e riduzioni, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, commissioni e credito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base.
(40) Per quanto riguarda gli adeguamenti applicati per le differenze inerenti a caratteristiche fisiche, si deve osservare che la produzione messicana aveva una gamma di 17 tipi di prodotto, che venivano tutti venduti nel corso di normali operazioni commerciali. Per quei tipi di prodotto esportati dai produttori esportatori cinesi nella Comunità, ma che non venivano venduti sul mercato interno messicano, i valori normali sono stati calcolati applicando un adeguamento al valore normale del tipo di prodotto più simile venduto sul mercato messicano. Sono stati applicati adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti a voltaggio, durata di vita, potenza (in watt) e tipo di rivestimento. Per quantificare tali adeguamenti, la Commissione ha tenuto conto non soltanto delle informazioni fornite dal produttore del paese di riferimento, ma anche di quelle dei produttori esportatori della RPC. I produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta sono stati invitati a valutare e presentare osservazioni circa l'impatto di tali differenze in termini sia di prezzi che di costi.
(41) Un produttore esportatore al quale è stato concesso il TEM ha chiesto un adeguamento per le spese sostenute per le vendite sul mercato interno, quali le riserve per crediti inesigibili e le spese di vendita. Detto produttore ha affermato di non incorrere in tali spese quando esportava il prodotto nella Comunità. La richiesta è stata respinta, in quanto non si è potuto dimostrare in che modo tale presunta differenza incidesse sulla comparabilità dei prezzi, come stabilito dal regolamento di base.
4. Margine di dumping
a) Osservazioni generali
(42) In conformità dell'articolo 2, paragrafi 11 e 12 del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, allo stesso stadio commerciale. Il margine di dumping provvisorio è stato espresso in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria per i produttori esportatori interessati.
b) Margini di dumping per i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali è stato concesso il TEM/TI
(43) I margini di dumping individuali sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
c) Margine di dumping unico a livello nazionale per gli altri produttori esportatori
(44) Dall'inchiesta è emerso che il prodotto in esame rappresentava una percentuale di circa il 98 % delle importazioni nella Comunità provenienti dalla RPC classificate sotto il codice NC 85393190. Il calcolo si è basato sulle informazioni fornite dal denunziante e sui dati raccolti durante le verifiche in loco presso le sedi dei produttori esportatori nella RPC. Si è potuto così stimare che il livello di collaborazione era soltanto del 30 % circa.
(45) La Commissione ha calcolato il margine di dumping unico a livello nazionale sulla base delle esportazioni nella Comunità effettuate dai produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali non è stato concesso il TEM o il TI. Anzitutto, essa ha calcolato la media ponderata dei margini di dumping stabiliti per questi produttori esportatori che hanno collaborato. Per quanto riguarda le società che non hanno risposto al questionario della Commissione, non si sono manifestate o non hanno altrimenti collaborato all'inchiesta, si è dovuto calcolare il margine di dumping sulla base dei dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del regolamento di base. Dato il basso livello di collaborazione, e per evitare di premiare la mancata collaborazione, si è concluso che i dati più adeguati da utilizzare fossero quelli relativi ai tipi di prodotto più rappresentativi esportati dai produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali non è stato concesso il TEM o il TI. Si è ritenuto che nessuno dei produttori esportatori che non hanno collaborato avesse praticato il dumping ad un livello inferiore. Il margine di dumping unico a livello nazionale è stato calcolato come la media ponderata dei margini stabiliti per i suddetti due gruppi di imprese.
(46) Al riguardo, si deve osservare che sul livello del margine di dumping unico a livello nazionale ha inciso positivamente il margine di dumping medio ponderato calcolato per i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali non è stato concesso il TEM o il TI, ma che hanno tuttavia risposto al questionario della Commissione.
(47) Il margine di dumping unico a livello nazionale per la RPC calcolato su tale base è del 74,4 %.
C. PREGIUDIZIO
(48) Ai fini della valutazione dell'evoluzione del pregiudizio, il PI è stato, se del caso, annualizzato (cioè i dati relativi al periodo di 15 mesi compreso tra gennaio 1999 e marzo 2000 sono stati divisi per 15 e moltiplicato per 12) per consentire di effettuare confronti con i precedenti anni di calendario.
1. Definizione dell'industria comunitaria
(49) Nel corso del procedimento, la Philips Lighting BV ha informato la Commissione della sua intenzione di non fare più parte del gruppo di denunzianti. Pertanto, i dati relativi a tale società non sono stati presi in considerazione ai fini della determinazione dell'industria comunitaria e del pregiudizio arrecato a detta industria. Si deve altresì osservare che le conclusioni provvisorie relative al pregiudizio e al nesso di causalità sarebbero rimaste immutate quand'anche si fosse tenuto conto dei dati relativi alla Philips Lighting BV.
(50) Gli altri due produttori comunitari che hanno collaborato all'inchiesta rappresentavano oltre l'85 % della produzione comunitaria di CFL-i durante il PI.
(51) Numerosi produttori esportatori hanno sottolineato il fatto che erano gli stessi denunzianti ad importare il prodotto in esame dalla RPC. Al riguardo, si è accertato che i due restanti produttori comunitari che hanno collaborato all'inchiesta avevano effettivamente importato CFL-i dalla RPC e rivenduto tali importazioni. Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base "... qualora i produttori siano collegati agli esportatori o agli importatori o siano essi stessi importatori del prodotto assertivamente oggetto di dumping, l'espressione 'industria comunitaria' può essere interpretata come riferita esclusivamente al resto dei produttori". Durante il PI, circa il 14,6 % delle vendite totali di CFL-i realizzate da questi produttori nella Comunità erano originarie della RPC. Tuttavia, nonostante tali vendite di CFL-i importate, le attività di queste società rimanevano concentrate principalmente nella Comunità. Inoltre, le vendite di cui sopra si spiegano con la necessità per i denunzianti di completare la loro gamma di prodotti per poter essere in grado di soddisfare la domanda, nonché con il tentativo di difendersi contro le importazioni in dumping a basso prezzo. Di conseguenza, le suddette attività commerciali realizzate da questi produttori non hanno modificato in nulla il loro status di produttori comunitari.
(52) Si è quindi ritenuto che i due restanti produttori comunitari costituiscano l'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
(53) Poiché l'industria comunitaria risulta quindi costituita da due soli produttori, per motivi di riservatezza si sono dovute indicizzare tutte le cifre relative a tale industria.
2. Consumo nella Comunità
(54) Il consumo nella Comunità è stato calcolato sulla base dei volumi delle vendite dell'industria comunitaria e della Philips Lighting BV sul mercato comunitario, nonché sulle cifre Eurostat relative ai volumi delle importazioni dal paese interessato e da altri paesi terzi, se del caso con i necessari adeguamenti.
(55) A tale riguardo, come si è già ricordato sopra, si è appurato che non soltanto le lampade CFL-i, ma anche altri prodotti vengono importati sotto il codice NC 85393190. Di conseguenza, è stata effettuata una stima della percentuale di CFL-i sul totale dei prodotti importati sotto questo codice per ogni paese esportatore di CFL-i nella Comunità. Queste stime sono state ricavate dalle risposte al questionario fornite dagli importatori che hanno collaborato per i quali si è accertato che commerciavano la totalità delle importazioni di CFL-i in provenienza da determinati paesi, come pure dalle informazioni fornite dal denunziante e dai produttori esportatori cinesi sottoposte a verifica da parte della Commissione.
(56) Su tale base, il consumo nella Comunità è aumentato del 117 % tra il 1996 e il PI, passando da 56,9 milioni di unità a 123,3 milioni di unità. Incrementi significativi si sono verificati in particolare tra il 1997 e il 1998 e tra il 1998 e il 1999/PI.
3. Importazioni dal paese in oggetto
a) Volume e quota di mercato
(57) Il volume delle importazioni delle CFL-i originarie del paese in oggetto ha registrato un aumento del 261 % tra il 1996 e il PI, passando da 22,4 milioni di unità a 81,1 milioni di unità.
(58) La quota di mercato delle importazioni originarie del paese in oggetto è aumentata dal 39,5 % nel 1996 al 65,8 % nel PI, con un incremento di 26,3 punti percentuali.
b) Prezzi
i) Andamento dei prezzi
(59) Secondo i dati Eurostat, la media ponderata dei prezzi delle importazioni originarie del paese in oggetto ha registrato una diminuzione del 40 % tra il 1996 e il PI. Più specificamente, i prezzi sono rimasti stabili a 1,5 EUR nel 1996 e nel 1997, per poi diminuire nettamente nel 1998 e attestarsi a poco meno di 1 EUR fino al PI.
ii) Sottoquotazione
(60) La Commissione ha esaminato se i produttori esportatori della RPC avessero praticato prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria durante il PI. A tal fine, i prezzi dei produttori esportatori sono stati debitamente adeguati a livello CIF, mentre i prezzi dei produttori comunitari sono stati adeguati allo stadio franco fabbrica. Per poter analizzare la sottoquotazione dei prezzi, le lampade CFL-i esportate e quelle fabbricate nella Comunità dall'industria comunitaria sono state suddivise in gruppi in base alla durata di vita, alla potenza (in watt) e al tipo di rivestimento. All'interno di ciascuno di questi gruppi, si è effettuato il confronto, allo stesso stadio commerciale, tra la media ponderata dei prezzi a livello franco fabbrica praticati dai produttori comunitari e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, applicando, se necessario, adeguamenti per le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche.
(61) Una parte interessata ha affermato che la gamma del prodotto in esame si è recentemente ampliata e che ciò renderebbe impossibile effettuare un confronto dei prezzi.
(62) Va osservato al riguardo che, in base alle informazioni raccolte e verificate dalla Commissione, si è riscontrato che per Ia maggior parte dei tipi di prodotto esportati nella Comunità dalla RPC esistevano modelli comparabili fabbricati nella Comunità.
(63) I margini di sottoquotazione calcolati su tale base, espressi in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
4. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione
(64) La produzione dell'industria comunitaria è aumentata del 49 % tra il 1996 e il PI. Tale incremento si è verificato in modo costante durante l'intero periodo in esame.
b) Capacità e indice di utilizzazione delle capacità
(65) Anche la capacità produttiva totale dell'industria comunitaria ha registrato un aumento del 40 % tra il 1996 e il PI, dovuto all'installazione di nuove linee di produzione. L'indice di utilizzazione delle capacità è aumentato soltanto del 6 % nel corso dello stesso periodo ed era al ribasso nel 1998. Durante l'intero periodo è rimasto costantemente inferiore al 70 %.
c) Scorte
(66) Le scorte hanno registrato un considerevole aumento tra il 1996 e il PI (+ 52 %), per la maggior parte concentrato nel periodo 1999/PI. Durante il PI, Ie scorte rappresentavano circa il 25 % delle vendite totali.
d) Vendite
(67) Tra il 1996 e il PI, il volume delle vendite sul mercato comunitario del prodotto in esame fabbricato nella Comunità è aumentato del 16 %. Si deve osservare che nel corso dello stesso periodo il consumo comunitario ha registrato un incremento del 117 %.
e) Quota di mercato
(68) Tra il 1996 e il PI, l'industria comunitaria ha perso quasi la metà della quota che deteneva sul mercato comunitario (attestata intorno al 20 % durante il PI), mentre nello stesso periodo il consumo complessivo è aumentato del 117 % e la quota di mercato delle importazioni originarie della RPC è aumentata di oltre il 67 %, il che equivale a un guadagno di quota di mercato di circa 26 punti percentuali.
f) Crescita
(69) Come si è già ricordato, mentre il consumo comunitario registrava un aumento del 117 % tra il 1996 e il PI, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è aumentato di circa il 16 % e il volume delle importazioni in oggetto del 261 %. La tendenza alla crescita del mercato non è stata accompagnata da un aumento della quota di mercato dell'industria comunitaria: la quota di mercato di tale industria è anzi diminuita di quasi il 50 % tra il 1996 e il PI, mentre la quota di mercato delle importazioni in oggetto registrava un incremento del 67 % nel corso dello stesso periodo.
g) Prezzi
(70) La media ponderata dei prezzi netti di vendita del prodotto in esame fabbricato e venduto dai produttori comunitari sul mercato comunitario è diminuita del 30 % tra il 1996 e il PI. Tale calo è stato particolarmente marcato a partire dal 1998.
h) Redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa e capacità di ottenere capitali
(71) La media ponderata della redditività, espressa in termini di profitti/perdite in relazione al valore netto delle vendite dei prodotti fabbricati e venduti nella Comunità, è peggiorata tra il 1996 e il PI: dopo aver registrato la punta massima nel 1997, la redditività è infatti diminuita drasticamente fin quasi allo zero nel PI. Lo stesso deterioramento si è verificato per l'utile sul capitale investito, espresso in termini di profitti/perdite in relazione al valore contabile residuo degli investimenti.
(72) Il flusso di cassa generato dal prodotto in esame fabbricato e venduto nella Comunità ha registrato un netto calo tra il 1997 e il 1999. Durante il PI, era ancora attestato ad un valore pari a meno di un terzo del livello del 1996.
(73) Si è riscontrato che l'industria comunitaria non aveva alcuna difficoltà quanto alla capacità di ottenere capitali, sia attraverso il credito bancario che mediante finanziamenti dalla società di controllo.
i) Occupazione, produttività e salari
(74) L'occupazione dell'industria comunitaria ha registrato un aumento tra il 1996 e il 1998, per poi ritornare al livello del 1996 (circa 900 addetti), nel tentativo di ridurre i costi. Anche i salari sono aumentati nel 1997, per registrare successivamente un calo nel 1999/PI. La produttività media è aumentata in modo costante durante l'intero periodo in esame.
j) Investimenti
(75) Gli investimenti dell'industria comunitaria sono aumentati tra il 1996 e il 1998, per poi registrare una diminuzione: tale andamento è collegato principalmente agli investimenti in nuovi macchinari e attrezzature realizzati per incrementare le capacità e migliorare l'efficienza e produttività dell'industria.
k) Entità del margine di dumping
(76) Per quanto riguarda l'incidenza sull'industria comunitaria dell'entità del margine di dumping effettivo, dato il volume e i prezzi delle importazioni dal paese in oggetto, tale incidenza è da ritenersi significativa.
5. Conclusioni in merito al pregiudizio
(77) Si è accertato che durante il periodo 1996-PI, la situazione dell'industria comunitaria è peggiorata, in particolare in termini di diminuzione delle quote di mercato nonché di una considerevole sottoquotazione dei prezzi, depressione dei prezzi e deterioramento della redditività.
(78) Benché il consumo nella Comunità abbia registrato un incremento del 117 %, l'industria comunitaria non ha potuto beneficiare di tale espansione dei consumi. Mentre le vendite dell'industria aumentavano soltanto del 16 % tra il 1996 e il PI, nello stesso periodo le importazioni originarie della RPC registravano un incremento del 261 %.
(79) In termini di andamento dei prezzi, l'industria comunitaria è stata costretta a diminuire costantemente e significativamente i suoi prezzi di vendita tra il 1996 e il PI. Inoltre, dall'inchiesta è emerso che durante il PI le importazioni in oggetto venivano effettuate a prezzi che erano nettamente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Questo andamento ha inciso negativamente sulla redditività dell'industria comunitaria, giacché tale indicatore ha registrato un forte deterioramento a partire dal 1997 fino a raggiungere un livello molto basso nel PI.
(80) Numerosi produttori esportatori hanno sostenuto che l'industria comunitaria non ha subito un pregiudizio, sottolineando, a riprova di tale affermazione, la situazione di tale industria quale risulta dai rendiconti annuali e dall'aumento della sua produzione, delle sue vendite e dell'utilizzazione delle sue capacità.
(81) Quanto al primo punto, si deve notare che i rendiconti annuali si riferiscono all'insieme delle attività delle società in questione, che riguardano anche prodotti diversi da quello in esame. Tuttavia, l'inchiesta si è concentrata sulle attività relative alle sole lampade CFL-i, che rappresentano meno del 5 % delle attività complessive; inoltre, come si è dimostrato sopra, l'industria comunitaria ha effettivamente subito un grave pregiudizio per quanto riguarda le CFL-i.
(82) Per quanto riguarda il secondo punto, in seguito al netto incremento della domanda del prodotto in esame verificatosi tra il 1996 e il PI, l'industria comunitaria ha effettivamente aumentato la sua produzione e l'utilizzazione delle sue capacità. Nonostante l'incremento delle vendite, tuttavia, queste ultime non hanno registrato l'espansione che era stata prevista (previsione che si basava anche sulla crescita del mercato), il che ha comportato un aumento delle scorte. Inoltre, altri indicatori del pregiudizio quali i prezzi, la redditività, l'utile sul capitale investito e il flusso di cassa hanno registrato un netto deterioramento.
(83) Pertanto, la Commissione ha accertato che la situazione dell'industria comunitaria è peggiorata al punto tale da doversi concludere in via provvisoria che tale industria ha subito un grave pregiudizio durante il PI.
D. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Introduzione
(84) Conformemente all'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni oggetto di dumping di CFL-i originarie della RPC abbiano causato all'industria comunitaria un pregiudizio di dimensioni tali da potersi definire grave. In questa analisi, si è avuto cura di esaminare altri fattori noti e diversi dalle importazioni in dumping, che nello stesso periodo potessero aver causato un pregiudizio all'industria comunitaria, per garantire che l'eventuale pregiudizio arrecato da tali fattori non fosse attribuito alle importazioni in questione.
2. Effetti delle importazioni in dumping
(85) Tra il 1996 e il PI, le importazioni in dumping dalla RPC sono aumentate notevolmente in termini di volume (261 %) e di quota di mercato (passando dal 39,5 % al 65,8 %). Per quanto riguarda i prezzi all'esportazione, essi hanno registrato un calo significativo tra il 1997 e il 1998, per poi attestarsi su tali bassi livelli. L'aumento delle importazioni dalla RPC ha coinciso con questa notevole diminuzione dei prezzi. Inoltre, i prezzi delle importazioni in dumping durante il PI erano notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Tutti questi fenomeni hanno coinciso con il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria in termini di calo dei prezzi, di riduzione delle quote di mercato e di andamento negativo della redditività.
(86) Quanto sopra deve essere considerato alla luce del fatto che il prezzo costituisce uno dei criteri principali per i clienti al momento di acquistare CFL-i.
3. Effetti causati da altri fattori
a) Importazioni provenienti da altri paesi terzi
(87) L'inchiesta ha dimostrato che la Polonia e l'Ungheria erano gli unici altri paesi terzi dai quali il prodotto in esame era stato importato nella Comunità a un livello superiore a quello de minimis. Il volume delle importazioni di CFL-i da questi paesi terzi, come pure la loro quota di mercato, hanno infatti registrato un notevole aumento, rispettivamente del 291 % (volume) e di circa 6 punti percentuali, fino ad arrivare al 15 % durante il PI (quota di mercato).
(88) Tuttavia, queste importazioni sono state interamente realizzate da due società che in precedenza avevano fabbricato il prodotto in esame nella Comunità, ma di recente hanno deciso di trasferire le loro attività di produzione in altri paesi terzi. Dall'inchiesta è emerso che, almeno per una delle due società che ha offerto piena collaborazione nel procedimento, tale decisione era in parte dovuta alla politica dei prezzi aggressiva praticata dai produttori esportatori cinesi.
(89) Un produttore esportatore ha affermato che una delle cause del grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria è che i prezzi delle importazioni originarie della Polonia e dell'Ungheria erano inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
(90) Tuttavia, sulla base dei dati Eurostat, i prezzi medi di tali importazioni risultavano notevolmente più alti dei prezzi delle CFL-i originarie della RPC. Inoltre, dall'inchiesta è emerso che, poiché i prezzi registrati da Eurostat si riferiscono a tutti i prodotti importati sotto il codice NC pertinente per il prodotto in esame, alcuni dei quali sono notevolmente più economici delle lampade CFL-i (ad esempio le lampade CFL magnetiche), i prezzi effettivi applicati alle CFL-i dovrebbero essere persino più elevati. Per esempio, durante il PI, gli articoli non CFL-i inclusi sotto il pertinente codice NC rappresentavano in volume una percentuale compresa tra il 56 % e il 79 %.
(91) Sulla scorta di quanto precede, si è concluso in via provvisoria che le suddette importazioni non hanno potuto annullare il nesso causale tra il dumping e il pregiudizio:
b) Altri fattori
(92) La Commissione ha esaminato inoltre se eventuali altri fattori possano aver contribuito a causare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, con particolare riguardo ad una possibile contrazione della domanda, agli sviluppi in campo tecnologico e all'andamento della produttività di tale industria, ai suoi risultati nelle esportazioni e alle sue importazioni del prodotto in esame.
(93) Per quanto riguarda l'andamento della domanda, visto che il consumo apparente di CFL-i è aumentato notevolmente durante il periodo in esame, il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può essere attribuito ad una contrazione della domanda sul mercato comunitario.
(94) Per quanto riguarda gli sviluppi in campo tecnologico e l'andamento della produttività dell'industria comunitaria, essa ha mantenuto e persino aumentato il livello delle sue vendite tra il 1996 e il PI. Ha inoltre realizzato considerevoli investimenti e installato nuove linee di produzione, incrementando così la sua produttività al fine di contenere le perdite di quote di mercato e di competitività registrate. Si è pertanto concluso in via provvisoria che i suddetti sviluppi non possono aver determinato il grave pregiudizio subito dall'industria.
(95) Per quanto riguarda i risultati delle esportazioni, l'industria comunitaria ha aumentato le sue vendite sui mercati di esportazione - dove doveva anche far fronte alla concorrenza dei produttori esportatori oggetto dell'inchiesta - del 136 % tra il 1996 e il PI. Va osservato che le vendite all'esportazione rappresentavano tra il 30 e il 40 % delle vendite totali registrate dall'industria comunitaria durante il PI. Su tale base, si può affermare che l'industria ha dimostrato di essere competitiva. Di conseguenza, l'attività di esportazione non può aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(96) Numerosi produttori esportatori hanno fatto valere il fatto che gli stessi denunzianti importano il prodotto in esame dalla RPC, contribuendo quindi al pregiudizio subito dall'industria.
(97) A tale riguardo, si deve notare che queste importazioni sono giustificate dalla necessità dei denunzianti di completare la loro gamma di produzione in modo da poter soddisfare la domanda. Inoltre, il volume delle importazioni realizzate dall'industria comunitaria rappresenta soltanto il 4 % del volume totale delle importazioni del prodotto in esame originarie della RPC. Si è pertanto concluso in via provvisoria che era improbabile che le importazioni del prodotto in esame originarie della RPC ed effettuate dall'industria comunitaria avessero determinato il pregiudizio subito da detta industria, e che in ogni caso esse non risultavano tali da annullare il nesso causale tra il dumping e il pregiudizio.
4. Conclusioni in merito alla causa del pregiudizio
(98) Il notevole incremento in volume e quota di mercato delle importazioni originarie della RPC, nonché la significativa diminuzione dei loro prezzi di vendita e il livello di sottoquotazione dei prezzi accertato durante il PI, hanno coinciso dal punto di vista temporale con il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Inoltre, non sono stati riscontrati altri fattori tali da annullare il nesso causale tra le importazioni in dumping dal paese in oggetto e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(99) Pertanto, si è concluso in via provvisoria che le suddette importazioni in dumping hanno causato il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
E. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Osservazioni preliminari
(100) Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato la questione dell'interesse della Comunità. L'analisi si è basata sulla valutazione complessiva dei vari interessi in gioco, vale a dire quelli dell'industria comunitaria, degli importatori/operatori commerciali e degli utilizzatori/consumatori del prodotto in esame, nella misura in cui tutte le parti interessare abbiano fornito le informazioni richieste in proposito.
(101) Per valutare il probabile impatto derivante dall'adozione o dalla mancata adozione di misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate. Ha inviato questionari all'industria comunitaria, a 38 importatori/operatori commerciali, a un'associazione di consumatori del prodotto in esame (Bureau Européen des Unions de Consommateurs (BEUC) - Ufficio europeo delle unioni di consumatori), a due associazioni di operatori commerciali e ad un'associazione di produttori. I produttori comunitari e sei importatori/operatori commerciali hanno risposto al questionario, mentre il BEUC non ha fornito risposte né ha presentato informazioni di alcun tipo.
(102) Su tale base, la Commissione ha esaminato se, nonostante le conclusioni relative al dumping, alla situazione dell'industria comunitaria e alla causa del pregiudizio, si dovesse concludere per motivi impellenti che, nella fattispecie, non è nell'interesse della Comunità imporre delle misure antidumping.
2. Industria comunitaria
(103) Qualora le misure vengano adottate, l'industria comunitaria sarà in grado di recuperare almeno una parte della quota di mercato perduta, con un conseguente effetto positivo sulla sua redditività.
(104) L'industria comunitaria ha dimostrato di essere strutturalmente vitale, efficiente e in grado di adattarsi alle trasformazioni del mercato. Essa aveva realizzato margini di profitto compresi tra il 5 % e l'8 % nel 1996 e nel 1997, allorché l'impatto delle importazioni in dumping era meno forte sul mercato, e aveva inoltre effettuato importanti investimenti e registrato buoni risultati nelle esportazioni.
(105) Come si è già ricordato, l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio causato dalle importazioni in dumping originarie della RPC. Qualora le misure antidumping non vengano istituite, è probabile che la situazione di tale industria continui a deteriorarsi. È inoltre probabile che i produttori comunitari che non l'hanno ancora fatto possano decidere di delocalizzare la loro produzione al di fuori della Comunità o di chiudere alcuni impianti per potere far fronte alla concorrenza delle importazioni in dumping. Ciò comporterebbe un'ulteriore perdita di posti di lavoro, incluso personale altamente qualificato nel settore della ricerca e sviluppo ("R & S"). Le lampade CFL-i sono infatti prodotti di alta tecnologia, per i quali sono necessari importanti attività di R & S. L'effetto di depressione dei prezzi causato dalle importazioni in oggetto continuerebbe inoltre a frustrare tutti gli sforzi dell'industria comunitaria volti a recuperare le quote di mercato perdute e ad ottenere un margine di redditività soddisfacente. La mancata adozione delle misure antidumping metterebbe a rischio i nuovi investimenti realizzati, anche nel settore della R & S, investimenti che sono necessari per poter pienamente beneficiare dell'espansione del mercato e garantirvi la presenza a lungo termine dell'industria comunitaria.
3. Importatori/operatori commerciali
(106) La Commissione ha ricevuto le risposte ai questionari da sei importatori. Dopo aver inviato la risposta al questionario, un importatore ha deciso di non collaborare ulteriormente, pertanto sono state effettuate soltanto cinque visite di verifica in loco. I cinque importatori indipendenti che hanno collaborato rappresentavano il 14,1 % delle importazioni totali di CFL-i dalla RPC durante il PI. Il numero di addetti di queste società effettivamente occupati nelle attività collegate alle CFL-i era inferiore a cento.
(107) Per quanto riguarda due di questi importatori, che rappresentano complessivamente meno dell'1 % delle importazioni totali dalla RPC e contano 25 addetti, dal momento che le loro attività sono in larga misura concentrate sulle CFL-i, non si può escludere che l'istituzione dei dazi antidumping possa avere ripercussioni negative su di loro. Tuttavia, altri due dei suddetti cinque importatori trattano anche un'ampia gamma di altri prodotti, mentre il quinto importatore commercia esclusivamente con un produttore esportatore nei confronti del quale non è stato imposto alcun dazio: pertanto, l'istituzione dei dazi non avrà ripercussioni significative su queste ultime società.
(108) Inoltre, si deve notare che, come si è già menzionato, un produttore esportatore cinese non vendeva i prodotti a prezzi in dumping. Alcuni importatori acquistano poi le lampade CFL-i anche dai produttori comunitari, ed esistono fonti alternative per le forniture anche in provenienza da altri paesi terzi. Di conseguenza, gli importatori avranno la possibilità di acquistare da fonti di approvvigionamento che non praticano il dumping sul prodotto in esame.
(109) Sulla scorta di quanto precede, e dato il gran numero di importatori che non hanno collaborato al procedimento, si è concluso in via provvisoria che le misure antidumping non avranno, nel complesso, sugli importatori un impatto negativo tale da risultare più importante dell'esigenza di eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping in termini di distorsioni degli scambi e di ripristinare una concorrenza effettiva.
4. Utilizzatori/consumatori
(110) Gli utilizzatori del prodotto in esame sono le famiglie, l'industria e un vasto numero di esercizi commerciali quali negozi, ristoranti ecc. Tali utilizzatori tendono, in media, ad acquistare dalle fonti di approvvigionamento più economiche disponibili, e hanno quindi tratto vantaggio dai bassi prezzi applicati alle CFL-i negli ultimi anni.
(111) Per quanto riguarda le possibili ripercussioni sugli utilizzatori, si deve notare che il BEUC non ha risposto al questionario né ha presentato informazioni di alcun tipo.
(112) Significativi aumenti di prezzo appaiono molto improbabili, in quanto nei confronti di alcuni produttori esportatori cinesi non sono stati imposti dazi o sono stati istituiti dazi non elevati. Gli importatori hanno praticato fino ad oggi considerevoli rialzi dei prezzi, e sono inoltre disponibili fonti alternative di approvvigionamento da altri paesi terzi nei cui confronti non sono stati imposti dazi. Pertanto, è improbabile che gli importatori ripercuotano i dazi antidumping, interamente o per una quota significativa, sui prezzi al consumatore.
(113) Al contrario, l'istituzione di misure antidumping non esclude la possibilità di una generale diminuzione dei prezzi nel medio periodo, poiché il mercato è in espansione e tutti i produttori trarranno vantaggio da crescenti economie di scala, i cui benefici potranno ripercuotere sui consumatori.
(114) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che gli eventuali effetti delle misure antidumping non avranno, con ogni probabilità, un impatto decisivo sugli utilizzatori.
(115) Numerose parti interessate hanno affermato che i dazi antidumping sarebbero in contrasto con i principi della politica energetica europea, in quanto verrebbero ad aumentare i prezzi del prodotto in esame, riducendo quindi le vendite di lampade a risparmio energetico e incitando i consumatori ad acquistare più lampade ad incandescenza caratterizzate da un maggior consumo di energia.
(116) A tale riguardo, si deve osservare che l'analisi dell'interesse della Comunità si concentra sull'impatto economico relativamente agli operatori economici interessati. Come si è già sottolineato, inoltre, si deve ribadire che appare improbabile che si verifichi un aumento significativo del prezzo delle CFL-i. Quand'anche il prezzo del prodotto in esame aumentasse (nell'improbabile eventualità che i dazi antidumping vengano interamente a ripercuotersi sul prezzo al consumatore), non sembra probabile che i consumatori siano scoraggiati dall'acquistare le CFL-i, poiché, dati i vantaggi economici dovuti alle loro qualità di risparmio energetico, l'acquisto di questo tipo di lampada continuerebbe comunque ad essere economicamente conveniente.
5. Effetti di distorsione degli scambi e della concorrenza
(117) Per quanto riguarda gli effetti delle eventuali misure antidumping sulla concorrenza nella Comunità, la maggior parte dei produttori esportatori interessati, data la forte posizione che detengono sul mercato, continueranno probabilmente a vendere i loro prodotti, benché a prezzi non pregiudizievoli. In realtà, il fatto che nei confronti di alcuni di loro non siano stati imposti dazi o siano stati istituiti dazi non elevati, dimostra che i produttori esportatori cinesi sono in grado di operare nel quadro di eque condizioni di mercato. L'istituzione di dazi antidumping nei confronti di quei produttori esportatori per i quali sono stati determinati margini di dumping e di pregiudizio più elevati dovrebbe in effetti portare ad un calo del loro volume delle vendite e a una riduzione della loro quota di mercato. Tuttavia, data la gamma complessiva di dazi imposti, sul mercato comunitario dovrebbe probabilmente rimanere un numero significativo di imprese concorrenti importanti, inclusi produttori della Polonia e dell'Ungheria. Gli utilizzatori e i consumatori continuerebbero quindi a disporre della possibilità di scegliere tra diversi fornitori del prodotto in esame.
6. Conclusioni in merito all'interesse della Comunità
(118) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che non esistono motivi impellenti che impediscano l'istituzione dei dazi antidumping.
F. MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(119) Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito aI dumping, al pregiudizio, alla causa del pregiudizio e all'interesse della Comunità, si dovrebbero adottare misure provvisorie al fine di impedire che le suddette importazioni in dumping arrechino ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.
(120) Per calcolare il livello del dazio, la Commissione ha tenuto conto del livello dei margini di dumping riscontrati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(121) Per determinare il livello del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio causato dal dumping, sono stati calcolati i margini di pregiudizio. Il necessario aumento dei prezzi è stato determinato in base ad un confronto effettuato, per ciascun tipo di prodotto e allo stesso stadio commerciale, tra la media ponderata dei prezzi all'esportazione e i prezzi non pregiudizievoli dei corrispondenti modelli di CFL-i venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario.
(122) Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto sottraendo dal prezzo di vendita applicato dall'industria comunitaria il suo margine di profitto medio effettivo e aggiungendovi il margine di profitto che si sarebbe potuto ragionevolmente realizzare in assenza del dumping pregiudizievole. Tenuto conto della situazione finanziaria dell'industria comunitaria negli anni precedenti (1996/1997) e della necessità di investimenti a lungo termine, si è ritenuto adeguato utilizzare un margine di profitto dell'8 %.
(123) La differenza risultante dal suddetto confronto tra la media ponderata dei prezzi all'esportazione, determinati per il calcolo della sottoquotazione dei prezzi, e i prezzi non pregiudizievoli dell'industria comunitaria è stata poi espressa in percentuale del totale del valore cif all'importazione. Come era già avvenuto per il calcolo dei margini di sottoquotazione, si è proceduto a tale confronto suddividendo adeguatamente in gruppi i tipi di prodotto.
2. Misure provvisorie
(124) Sulla scorta di quanto precede, si ritiene che nei confronti delle importazioni originarie della RPC dovrebbero essere istituiti dazi antidumping provvisori al livello del margine inferiore, in conformità della "regola del dazio inferiore", a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base. Di conseguenza, il dazio dovrebbe essere stabilito al livello del margine di pregiudizio accertato per la Philips & Yaming, e dei margini di dumping accertati per i rimanenti produttori esportatori.
(125) Per quanto riguarda il dazio unico nazionale da applicare ai restanti produttori esportatori, esso è stato determinato al livello del margine di dumping unico a livello nazionale, in quanto quest'ultimo era inferiore al margine di pregiudizio residuo.
(126) Le aliquote del dazio antidumping applicate alle singole società specificate nel presente regolamento sono state stabilite sulla base delle risultanze della presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione di tali società constatata durante l'inchiesta. Tali aliquote del dazio (in contrasto con il dazio nazionale applicabile a "tutte le altre società") si applicano esclusivamente alle importazioni di prodotti originari del paese interessato fabbricati dalle società, e quindi dalle persone giuridiche specifiche, citate. Le importazioni di prodotti fabbricati da qualsiasi altra società, il nome e l'indirizzo della quale non compaiano espressamente nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle espressamente citate, non possono beneficiare di tali aliquote e saranno soggette all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre società".
(127) Qualsiasi richiesta di applicazione delle suddette aliquote del dazio specifiche per società (ad esempio in seguito al cambiamento di nome della persona giuridica o alla creazione di nuove società di produzione o di vendita) deve essere rivolta senza indugio alla Commissione(4) corredata di tutte le informazioni utili, segnatamente quelle relative ad eventuali modifiche delle attività della società legate alla produzione, alle vendite interne e alle vendite per l'esportazione collegate a tale cambiamento di nome o a tale cambiamento delle società di produzione e di vendita. Dopo aver consultato il comitato consultivo, la Commissione modificherà, se del caso, il regolamento di conseguenza, aggiornando l'elenco delle società che beneficiano delle aliquote del dazio individuali.
G. DISPOSIZIONE FINALE
(128) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate che abbiano provveduto a manifestarsi entro il termine indicato nell'avviso di apertura possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che le conclusioni riguardanti l'imposizione dei dazi elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di misure definitive,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di lampade fluorescenti compatte elettroniche a scarica con uno o più tubi di vetro, in cui tutti gli elementi di illuminazione e tutti i componenti elettronici sono fissati al o incorporati nel supporto, attualmente classificabili nel codice NC ex85393190 (codice TARIC 8539 31 90 91), e originarie della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, dei prodotti in questione fabbricati dalle società elencate sotto, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
1. Fatto salvo il disposto dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento.
2. A norma dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese dalla sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 7 febbraio 2001.

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