Document ID: 31993R2717

REGOLAMENTO (CEE) N. 2717/93 DEL CONSIGLIO del 28 settembre 1993 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso (ferrocromo a basso tenore di carbonio) originario del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo istituito da detto regolamento,
considerando quanto segue:
A. Misure provvisorie (1) La Commissione, con il regolamento (CEE) n. 797/93 (2), ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso (ferrocromo a basso tenore di carbonio), originario del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina.
Il Consiglio, con il regolamento (CEE) n. 2078/93 (3), ha prorogato tale dazio per un periodo non superiore a due mesi.
B. Procedura successiva (2) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, alcune parti interessate hanno comunicato alla Commissione le proprie osservazioni sui risultati dell'inchiesta, di cui si è tenuto debitamente conto. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto l'opportunità di essere sentite.
(3) Alle parti sono stati comunicati i fatti e le considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi definitivi e la riscossione definitiva degli importi vincolati a titolo di dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano comunicare le loro osservazioni sulle informazioni ricevute.
(4) Le informazioni presentate oralmente e per iscritto sono state prese in considerazione e le risultanze della Commissione sono state debitamente modificate.
C. Prodotto in esame e prodotto simile 1. Origine dei prodotti importati
(5) L'esportatore russo, da cui proveniva oltre l'80 % delle importazioni comunitarie del prodotto in esame, ha sostenuto di non essere in grado di determinare l'origine del prodotto esportato, che proveniva da una scorta centrale dell'ex Unione Sovietica. L'esportatore non ha contestato il fatto che la maggior parte delle scorte provenissero dai tre paesi interessati, ma ha affermato che una parte della merce avrebbe potuto essere fornita da un produttore situato in Georgia. Poiché tuttavia nessun elemento di prova è stato presentato a sostegno di tale affermazione e in considerazione del fatto che nei dati EUROSTAT, a partire dalla data in cui vengono fornite informazioni statistiche per ciascuna delle nuove Repubbliche, non figurano importazioni originarie della Georgia, si può ragionevolmente supporre che i quantitativi esportati dall'esportatore di cui sopra non includano materiali provenienti dalla Georgia.
2. Prodotto simile
(6) Nel regolamento (CEE) n. 797/93 (vedi punti 8 e 11), la Commissione aveva stabilito che i diversi tipi di ferrocromo a basso tenore di carbonio, nonostante le variazioni di tale tenore, erano sufficientemente simili per costituire un unico prodotto ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(7) Le parti interessate hanno tuttavia continuato a sostenere che, a causa della differenza di prezzo tra i vari tipi di ferrocromo a basso tenore di carbonio in funzione dell'entità di detto tenore, questi non costituivano un unico prodotto e hanno affermato che la Commissione, nella decisione finale, avrebbe dovuto distinguere tra il prodotto con un tenore di carbonio superiore allo 0,06 % e quello con un tenore di carbonio inferiore. È stato inoltre chiesto che il prodotto con un tenore di carbonio inferiore allo 0,05 % venisse escluso dal campo di applicazione della misura, dato che i quantitativi delle esportazioni nella Comunità erano irrilevanti.
(8) La Commissione non ha potuto accettare queste argomentazioni poiché non erano sostenute da elementi di prova comunicati nel corso dell'inchiesta. In questo contesto la Commissione fa osservare che:
a) i documenti presentati nel corso dell'inchiesta mostrano che i costi di produzione per il ferrocromo a basso tenore di carbonio non dipendono dal livello di carbonio contenuto nel prodotto, dato che quasi tutti i tipi con un tenore inferiore allo 0,5 % sono ottenuti con lo stesso produttivo;
b) dalle informazioni fornite dall'esportatore di cui al punto 5 si rileva che le vendite di prodotti il cui tenore di carbonio variava di un margine compreso tra il 30 % e il 50 % sono state fatturate allo stesso prezzo e con un'identica designazione del prodotto e che
c) la maggior parte degli acquirenti ordina numerosi tipi di ferrocromo con tenori di carbonio specifici. Tali requisiti, tuttavia, intendono in genere indicare unicamente i valori entro i quali il tenore di carbonio del ferrocromo può variare;
d) inoltre, dai documenti presentati dall'esportatore risulta che, nell'ambito delle transazioni fatturate per il prodotto con un tenore di carbonio dello 0,06 %, la maggior parte dei prodotti effettivamente esportati aveva un tenore di carbonio pari o inferiore allo 0,05 %. Il dato si riferisce ad un volume di esportazioni superiore a 1 500 tonnellate di ferrocromo nel periodo dell'inchiesta; si può dunque supporre che le statistiche commerciali sottovalutino in misura considerevole le importazioni di ferrocromo con un tenore di carbonio pari o inferiore allo 0,05 %.
(9) Il Consiglio conferma pertanto il parere della Commissione secondo cui i diversi tipi di ferrocromo a basso tenore di carbonio, nonostante le variazioni di tale tenore, sono essenzialmente intercambiabili e sufficientemente simili per costituire un unico prodotto. Escludere il prodotto con un tenore di carbonio pari o inferiore allo 0,05 % in ragione del trascurabile volume delle transazioni non appare giustificato alla luce delle risultanze emerse dall'inchiesta.
D. Industria comunitaria (10) Dopo l'istituzione dei dazi provvisori, le parti interessate hanno nuovamente chiesto che la società Elektrowerk Weisweiler GmbH (in appresso denominata EWW), l'unico produttore comunitario, fosse esclusa dall'industria comunitaria ai fini del procedimento, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, dal momento che la EWW, o una società ad essa collegata, avrebbe trattato con taluni prodotti dei paesi in questione circa un eventuale acquisto di ferrocromo a basso tenore di carbonio. Dato che non sono stati presentati elementi di prova relativi a importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio da parte del produttore comunitario o del suo gruppo, il Consiglio conferma che la richiesta di escludere questa società dall'industria comunitaria è priva di fondamento.
E. Dumping 1. Valore normale
(11) Dato che i tre paesi interessati non sono ad economia di mercato la Commissione, nel suo calcolo provvisorio, ha determinato il valore normale secondo l'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ovvero in base ai dati relativi ad un paese terzo ad economia di mercato (paese analogo) [vedi punto 14 del regolamento (CEE) n. 797/93]. Poiché il produttore sudafricano di ferrocromo a basso tenore di carbonio proposto dai ricorrenti non ha collaborato nel corso dell'inchiesta, la Commissione si è rivolta per informazioni ad un produttore di ferrocromo dello Zimbabwe. Dopo l'istituzione del dazio provvisorio, detto produttore ha inviato le informazioni richieste, senza tuttavia autorizzare la verifica in loco. Nondimeno, dato che le informazioni presentate erano complete ed esaurienti, non vi era motivo di ritenere che non fossero corrette. La Commissione ha quindi utilizzato tali informazioni per stabilire il valore normale sulla base dei costi di produzione dello Zimbabwe, considerato come mercato analogo, ai quali è stato aggiunto un margine di profitto del 5 %. Il Consiglio conferma questa posizione.
2. Prezzo all'esportazione
(12) Dato che nessuno degli esportatori dei paesi interessati ha comunicato prezzi all'esportazione e i quantitativi esportati entro i termini fissati dopo l'inizio del procedimento [vedi punto 4 del regolamento (CEE) n. 797/93], la Commissione ha calcolato provvisoriamente tali prezzi in base alla media dei prezzi all'importazione indicati nelle statistiche sul commercio della Comunità [vedi punto 16 del regolamento (CEE) n. 797/93].
(13) In seguito all'istituzione dei dazi provvisori un esportatore russo, che aveva risposto al questionario ma non aveva fornito dati particolareggiati completi in merito alle proprie esportazioni, ha presentato elementi di prova relativi ai prezzi all'esportazione ed ai quantitativi esportati. In considerazione della particolare situazione economica e sociale che prevale nei paesi esportatori e dato che tali esportazioni rappresentavano oltre l'80 % delle importazioni comunitarie dei prodotti in questione, si è tenuto conto di queste informazioni ai fini della determinazione definitiva del prezzo all'esportazione.
(14) I prezzi all'esportazione sono stati pertanto stabiliti sulla base dei prezzi e quantitativi comunicati dall'esportatore russo. Sono state prese in considerazione unicamente le spedizioni destinate ad un porto comunitario.
Il Consiglio conferma questa impostazione.
3. Confronto
(15) Ai fini del confronto, i prezzi all'esportazione ed il valore normale sono stati convertiti in ecu. Dato che nella seconda metà del 1991 la divisa dello Zimbabwe aveva subito una notevole svalutazione, sono stati definiti valori normali distinti per le spedizioni effettuate nel terzo e quarto trimestre di detto anno e nella prima metà del 1992.
(16) I prezzi all'esportazione su base fob porto di esportazione russo sono stati confrontati con un valore normale a livello franco fabbrica Zimbabwe. Si è tenuto debitamente conto delle diverse caratteristiche fisiche di cui al punto 15 del regolamento (CEE) n. 797/93.
4. Margine di dumping
(17) Il valore normale e i prezzi all'esportazione sono stati confrontati transazione per transazione. L'esame finale dei risultati del confronto ha dimostrato l'esistenza di pratiche di dumping relative al ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso, originario del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina. Il margine di dumping è pari all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(18) Il margine di dumping è pari a 0,31 ECU per chilogrammo di ferrocromo a basso tenore di carbonio, corrispondente al 44,89 % del valore cif franco frontiera comunitaria.
Il Consiglio conferma il margine di dumping così stabilito.
F. Pregiudizio 1. Elementi del pregiudizio
(19) Le osservazioni delle parti interessate in merito al pregiudizio successivamente all'istituzione del dazio provvisorio non contenevano nuovi elementi per confutare le risultanze dell'inchiesta di cui ai punti 21-28 del regolamento (CEE) n. 797/93. La Commissione ha tra l'altro stabilito che, contrariamente a quanto dichiarato da alcune parti interessate, nel 1992 le importazioni dai paesi di cui trattasi non sono diminuite, bensì sono aumentate di oltre il 10 %, raggiungendo 16 308 tonnellate.
(20) Date le circostanze, la Commissione conferma la conclusione secondo la quale il produttore comunitario ha subito un pregiudizio sostanziale e il Consiglio conferma questa decisione.
2. Causa del pregiudizio
(21) Al punto 30 del regolamento (CEE) n. 797/93, la Commissione ha provvisoriamente stabilito che, in considerazione dell'aumento sostanziale del volume delle vendite e delle quote di mercato, nonché dell'elevato margine di sottoquotazione che, in un mercato trasparente caratterizzato dalla presenza di pochi operatori, hanno pregiudicato la competitività del produttore comunitario, le importazioni in esame hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria. Dato che le osservazioni delle parti interessate in merito alle cause del pregiudizio dopo l'imposizione del dazio provvisorio non contenevano elementi nuovi, la Commissione ribadisce e il Consiglio conferma le risultanze e le conclusioni sopra menzionate.
(22) Riguardo ad altre cause, alcune parti interessate hanno riproposto le osservazioni espresse in merito all'istituzione del dazio provvisorio, secondo le quali il pregiudizio subito dal produttore comunitario era provocato dalle importazioni da altri paesi terzi (quali Sudafrica e Zimbabwe). Le parti hanno inoltre riaffermato che difficoltà economiche del produttore comunitario erano il risultato di una trasformazione nella tecnologia della produzione di acciaio inossidabile, che aveva provocato un calo del consumo di ferrocromo a basso tenore di carbonio.
(23) Tali osservazioni non hanno tuttavia confutato i fatti stabiliti ai punti 31-34 del regolamento (CEE) n. 797/93, da cui emergeva che:
a) le importazioni dei prodotti degli altri principali fornitori nella Comunità erano notevolmente diminuite;
b) i prezzi di vendita di tali quantitativi sul mercato comunitario non avevano provocato nessuna o solo una minima sottoquotazione dei prezzi del produttore comunitario;
c) il consumo di ferrocromo a basso tenore di carbonio nella Comunità aveva subito un lieve incremento.
(24) Inoltre, riguardo alle importazioni per le quali l'indicazione del paese d'origine era stata mantenuta segreta [vedi punto 35 del regolamento (CEE) n. 797/93], la Commissione ha ricevuto informazioni a sostegno dell'ipotesi che considerevoli quantitativi di queste importazioni fossero originari dei tre paesi interessati.
(25) In considerazione di questi fatti, la Commissione ribadisce e il Consiglio conferma la conclusione secondo la quale le importazioni in dumping originarie del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
G. Interesse della Comunità (26) Per valutare l'interesse della Comunità, nella sua decisione provvisoria [vedi punti 37-40 del regolamento (CEE) n. 797/93] la Commissione ha concluso che le misure antidumping avrebbero avuto un effetto positivo sulla concorrenza all'interno della Comunità, poiché avrebbero permesso ai concorrenti tradizionalmente forti di rientrare nel mercato comunitario ed avrebbero offerto all'unico produttore comunitario la possibilità di partecipare alla concorrenza. Ciò avrebbe impedito alla Comunità di dipendere totalmente da un ristretto numero di esportatori per un prodotto ritenuto di importanza strategica, per il quale taluni Stati membri hanno messo a punto un programma di stoccaggio nazionale.
(27) Per quanto riguarda l'interesse dei consumatori di ferrocromo a basso tenore di carbonio, la Commissione ha stabilito che l'incidenza di detto prodotto sulla produzione di acciaio inossidabile è inferiore allo 0,1 % ed ha concluso che l'istituzione di misure sulle importazioni in questione non danneggerebbe la competitività dell'industria comunitaria dell'acciaio inossidabile. La Commissione ha pertanto concluso che, nel caso specifico, è nell'interesse della Comunità tutelare l'industria comunitaria nei confronti della concorrenza sleale delle importazioni in dumping.
(28) In seguito all'imposizione del dazio provvisorio, nessuna delle parti interessate ha presentato nuove argomentazioni o ha contestato le risultanze. Il Consiglio conferma pertanto tali risultanze e conclude che, nell'interesse della Comunità, occorre adottare misure antidumping per eliminare gli effetti negativi delle importazioni in dumping e che tali misure dovrebbero assumere la forma di dazi antidumping.
H. Dazio (29) Per stabilire se il dazio definitivo dovesse essere pari al margine di dumping accertato oppure se un dazio inferiore fosse sufficiente per eliminare il pregiudizio provocato dal dumping la Commissione, ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ha confrontato il margine di dumping con il margine di sottoquotazione, che era la principale causa del pregiudizio, a livello cif. Dato che la sottoquotazione dei prezzi superava nettamente il margine di dumping, l'importo del dazio da istituire deve essere pari a quest'ultimo.
(30) Gli esportatori interessati vendono il ferrocromo a basso tenore di carbonio agli importatori nella Comunità insieme a diversi altri prodotti. Per ridurre al minimo i rischi di elusione dei dazi attraverso una manipolazione dei prezzi, si ritiene opportuno istituire un dazio in forma di importo specifico per chilogrammo. Il dazio definitivo da istituire sulle importazioni di ferrocromo con un tenore di carbonio pari o inferiore allo 0,5 % ammonta quindi a 0,31 ECU per chilogrammo.
(31) Il Consiglio conferma l'importo del dazio.
I. Riscossione dei dazi provvisori (32) Data l'entità del margine di dumping rilevato e la gravità del pregiudizio provocato al produttore comunitario, il Consiglio ritiene necessario che gli importi vincolati a titolo di dazi antidumping provvisori siano integralmente riscossi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso, di cui ai codici NC 7202 49 10 e 7202 49 50, originario del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina.
2. L'importo del dazio è pari a 0,31 ECU per chilogrammo netto.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi vincolati a titolo del dazio antidumping provvisorio istituito a norma del regolamento (CEE) n. 797/93 della Commissione sono definitivamente riscossi alle aliquote del dazio provvisorio.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 28 settembre 1993.

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