Document ID: 32005R0145

REGOLAMENTO (CE) N. 145/2005 DELLA COMMISSIONE
del 28 gennaio 2005
che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbonato di bario originario della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1) (il regolamento di base), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. APERTURA
(1)
Il 30 aprile 2004, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (2) (avviso di apertura), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di carbonato di bario originario della Repubblica popolare cinese (RPC o paese interessato).
(2)
Il procedimento è stato avviato in seguito a una denuncia presentata nel marzo 2004 dalla Solvay Barium Strontium GmbH (il denunziante), l'unico produttore di carbonato di bario della Comunità, rappresentante quindi il 100 % della produzione comunitaria. La denuncia conteneva elementi di prova di pratiche di dumping relative al prodotto citato e del pregiudizio notevole da esse derivante, considerati sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento.
2. PARTI INTERESSATE DAL PROCEDIMENTO
(3)
La Commissione ha avvisato ufficialmente dell'apertura del procedimento il denunziante, i produttori esportatori, gli importatori, i fornitori, gli utilizzatori notoriamente interessati, nonché i rappresentanti della RPC. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.
(4)
Il produttore denunziante, i produttori esportatori, gli importatori, gli utilizzatori e le associazioni degli utilizzatori hanno comunicato le loro osservazioni. Sono state sentite tutte le parti che ne hanno fatto richiesta dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.
(5)
Per consentire ai produttori esportatori della RPC di presentare domanda per ottenere, qualora lo desiderassero, il trattamento riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato o un trattamento individuale, i servizi della Commissione hanno inviato i relativi formulari alle società cinesi notoriamente interessate. Cinque società hanno chiesto lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base o un trattamento individuale nel caso in cui dall'inchiesta fosse emersa una non rispondenza alle condizioni stabilite per il riconoscimento di tale status.
(6)
Nell'avviso di apertura, la Commissione ha indicato che in considerazione del numero elevato di produttori esportatori e importatori, essa avrebbe potuto fare ricorso al campionamento. Si è deciso tuttavia di non utilizzare il campionamento, poiché il numero di produttori esportatori della RPC e di importatori e utilizzatori comunitari disposti a collaborare è risultato inferiore al previsto.
(7)
La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Il questionario compilato è stato inviato dal produttore comunitario denunziante, da cinque importatori indipendenti, da un fornitore di materia prima, da sei utilizzatori, da un'associazione di utilizzatori e da cinque produttori esportatori della RPC.
(8)
La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini di una determinazione provvisoria del dumping, del pregiudizio e dell'interesse della Comunità. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:
a)
Produttore comunitario
-
Solvay Barium Strontium GmbH, Germania.
b)
Produttori esportatori della RPC
-
Hubei Jingshan Chutian Barium Salt Corp. Ltd.
-
Zaozhuang Yongli Chemical Co.
-
Guizhou Hongkaj Chemical Co. Ltd e la società collegata Hengyang Hong Xiang Co. Ltd
-
Guizhou Red Star Developing Co.
-
Hebei Xinji Chemical Group Co. Ltd.
c)
Importatori non collegati
-
Kimpe Sarl, Francia
-
Norkem BV, Paesi Bassi.
d)
Utilizzatori comunitari
-
Ilpea Spa, Italia.
(9)
Al fine di stabilire un valore normale per i produttori esportatori della RPC cui non si poteva concedere lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato, si è effettuata una visita di controllo, per determinare il valore normale in base ai dati relativi a un paese di riferimento, presso la seguente società:
-
Chemical Products Corporation (CPC), Cartersville, produttore negli Stati Uniti.
3. PERIODO DELL'INCHIESTA
(10)
L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1o gennaio 2003 e il 31 dicembre 2003 (periodo dell'inchiesta). L'analisi delle tendenze pertinenti per la determinazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il gennaio 2000 e la fine del periodo dell'inchiesta (periodo in esame).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. IL PRODOTTO IN ESAME
(11)
Il prodotto in esame è il carbonato di bario con un tenore di stronzio superiore a 0,07 % in peso e un tenore di zolfo superiore a 0,0015 % in peso, in polvere, in forma pressata granulare o calcinata granulare, originario della RPC e classificabile al codice NC 2836 60 00.
2. PRODOTTO SIMILE
(12)
Non sono state riscontrate differenze tra il prodotto in esame e il carbonato di bario prodotto e venduto sui mercati interni della RPC e degli Stati Uniti; questi ultimi sono stati inoltre utilizzati come paese di riferimento ai fini della determinazione del valore normale per le importazioni dalla RPC. Il carbonato di bario prodotto e venduto negli USA presenta infatti le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e le medesime applicazioni di quello esportato dalla RPC nella Comunità. Analogamente, non sono state riscontrate differenze tra il prodotto in esame e il carbonato di bario prodotto dall'industria comunitaria e venduto sul mercato comunitario. Entrambi i prodotti presentano le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e le medesime applicazioni. Pertanto, il carbonato di bario prodotto e venduto sul mercato interno della RPC, il carbonato di bario prodotto e venduto sul mercato interno del paese di riferimento e il carbonato di bario prodotto e venduto nella Comunità da parte dell'industria comunitaria presentano le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e le stesse applicazioni. Si conclude pertanto che tutti i tipi di carbonato di bario vanno considerati simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. DUMPING
1. TRATTAMENTO RISERVATO ALLE IMPRESE OPERANTI IN ECONOMIA DI MERCATO
(13)
Nelle inchieste antidumping relative alle importazioni originarie della RPC, il valore normale deve essere determinato a norma dei paragrafi da 1 a 6 dell'articolo 2 del regolamento di base per quei produttori per i quali sia stata accertata la rispondenza ai criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del medesimo regolamento.
(14)
Brevemente, e solo per comodità di riferimento, si riportano di seguito in forma sintetica i criteri che le imprese che richiedono lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato devono dimostrare di rispettare:
-
le decisioni delle imprese in materia di politica commerciale e di costi sono adottate in risposta a tendenze del mercato e senza ingerenze di rilievo da parte dello Stato,
-
i documenti contabili delle imprese sono soggetti a una revisione contabile indipendente, in linea con le norme internazionali in materia di contabilità, e sono di applicazione in ogni caso,
-
non vi sono distorsioni di rilievo derivanti dal precedente sistema a economia non di mercato,
-
le leggi in materia fallimentare e di proprietà garantiscono la certezza del diritto e la stabilità,
-
le conversioni del tasso di cambio vengono effettuate ai tassi di mercato.
(15)
Cinque produttori esportatori della RPC hanno chiesto lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base e hanno compilato e rispedito il relativo modulo di richiesta destinato ai produttori esportatori.
(16)
Le richieste di due società sono state respinte dopo una prima analisi del modulo di richiesta, il quale non dimostrava che tutti i criteri fossero stati rispettati. In particolare, tali società, integralmente o parzialmente di proprietà dello Stato e dirette da un consiglio di amministratori integralmente o parzialmente composto da membri nominati dallo Stato, non hanno dimostrato che non ci fossero ingerenze di rilievo da parte dello Stato a livello di decisioni di politica commerciale. Quanto alle altre tre imprese, la Commissione ha raccolto e verificato presso le loro sedi tutte le informazioni riportate nel modulo di richiesta e ritenute necessarie ai fini dell'inchiesta.
(17)
Dall'inchiesta è emerso che due società rispondevano a tutti i criteri previsti; a questi due produttori esportatori della RPC, elencati di seguito, è stato quindi accordato lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato:
-
Hubei Jingshan Chutian Barium Salt Corp. Ltd
-
Zaozhuang Yongli Chemical Co.
(18)
La seguente tabella presenta un quadro riassuntivo delle decisioni prese per le tre società cui non è stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato, per quanto riguarda ognuno dei cinque criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del regolamento di base.
Società
Criteri
Articolo 2, paragrafo 7, lettera c), primo comma
Articolo 2, paragrafo 7, lettera c), secondo comma
Articolo 2, paragrafo 7, lettera c), terzo comma
Articolo 2, paragrafo 7, lettera c), quarto comma
Articolo 2, paragrafo 7, lettera c), quinto comma
1
Non soddisfatto
2
Non soddisfatto
Non soddisfatto
Non soddisfatto
Soddisfatto
Soddisfatto
3
Non soddisfatto
Fonte: Risposte al questionario, verificate, degli esportatori cinesi che hanno collaborato.
(19)
Alle società interessate è stata data la possibilità di presentare osservazioni in merito alle suddette risultanze.
(20)
Per quanto riguarda la società 2, non è stato possibile individuare gli azionisti della società collegata e quindi stabilire chi controlla la società. Pertanto, non si è potuta escludere un'ingerenza di rilievo da parte dello Stato. La società ha contestato tale decisione, ma non è riuscita a fornire informazioni o elementi di prova con cui poter dimostrare di essere controllata in maggioranza da imprenditori privati e di essere libera da ingerenze di rilievo da parte dello Stato. Si è pertanto concluso che il criterio di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), primo comma, del regolamento di base non risulta soddisfatto.
(21)
Relativamente alla stessa società, l'inchiesta ha rivelato notevoli carenze a livello delle revisioni contabili dei documenti contabili. Gli stessi revisori della società hanno espresso riserve rispetto a, tra gli altri aspetti, gli importi registrati relativi alle vendite, la valutazione delle attività e l'ammortamento. Tuttavia, non sono stati effettuati interventi volti a correggere le carenze individuate dai revisori e la società non è stata in grado di spiegare perché non si è tenuto conto delle riserve. Per queste ragioni, non sarebbe stato possibile calcolare il dumping in modo attendibile. Pur contestando tali conclusioni, la società non ha fornito spiegazioni ragionevoli del fatto che la propria contabilità dovesse essere ritenuta attendibile nonostante le carenze riscontrate. Alla luce di tali elementi, che dimostrano la scarsa attendibilità dei documenti contabili e che i problemi individuati dai revisori non sono stati corretti, si conclude che il criterio di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), secondo comma, del regolamento di base, non è soddisfatto.
(22)
Infine, per quanto riguarda l'acquisizione delle attività da parte della società 2, questa non è riuscita a chiarire a quali condizioni alcune delle attività della società sono state trasferite dalla società precedente, la cui proprietà era collettiva. La Commissione ha pertanto concluso che il criterio di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), terzo comma, del regolamento di base non risulta soddisfatto. La società 2 ha contestato tali conclusioni, ma non ha fornito informazioni o elementi di prova che dimostrassero che non si era in presenza di distorsioni di rilievo derivanti dal precedente sistema a economia non di mercato. La richiesta presentata dalla società 2 è stata pertanto ritenuta infondata e respinta.
(23)
Il comitato consultivo è stato sentito e le parti direttamente interessate sono state informate di tale decisione. L'industria comunitaria ha potuto presentare delle osservazioni e non ha contestato tale posizione di materia di status di impresa operante in condizioni di economia di mercato.
2. TRATTAMENTO INDIVIDUALE
(24)
Conformemente all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, per i paesi cui si applica l'articolo 2, paragrafo 7, viene calcolato, se del caso, un unico dazio per tutto il paese, a meno che le imprese non possano dimostrare, in conformità dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base, a) di essere liberi di rimpatriare i capitali e i profitti; b) di determinare liberamente prezzi e i quantitativi dei prodotti esportati, come pure le condizioni di vendita; c) che la maggior parte delle azioni appartiene a privati; che i funzionari statali che ricoprono cariche nel consiglio di amministrazione o si trovano in una posizione direttiva chiave sono in minoranza o che la società è sufficientemente libera dall'ingerenza dello Stato; d) che le conversioni del tasso di cambio vengono effettuate ai tassi di mercato ed e) che l'ingerenza dello Stato non è tale da consentire l'elusione dei dazi qualora si concedano aliquote diverse ai singoli esportatori.
(25)
I tre produttori esportatori cui non è stato riconosciuto lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato hanno chiesto il trattamento individuale. La Commissione ha quindi verificato se i tre produttori esportatori erano in grado di dimostrare di rispettare i criteri di cui all'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base.
(26)
È emerso che due società (la società 1 e la società 3) erano in misura integrale o predominante di proprietà dello Stato e che il loro consiglio di amministrazione era integralmente o parzialmente composto da membri di nomina statale. Tali società non sono riuscite a dimostrare di essere sufficientemente indipendenti da ingerenze statali e non hanno quindi soddisfatto le condizioni di cui all'articolo 9, paragrafo 5, lettera c), del regolamento di base.
(27)
Pur essendo in parte di proprietà di privati, il terzo produttore esportatore (società 2) non è riuscito a dimostrare chi, in ultima analisi, controlla la società; per questo motivo non è stato possibile escludere ingerenze di rilievo da parte dello Stato. Pertanto, la società non è riuscita a dimostrare di rispettare il criterio di cui all'articolo 9, paragrafo 5, lettera c), del regolamento di base.
(28)
Inoltre, nel caso di tutte e tre le società, l'inchiesta ha evidenziato il rischio di elusione delle misure qualora a tali esportatori fosse concessa un'aliquota di dazio individuale. Tale rischio dipende, in parte, dalla sopracitata ingerenza statale nella gestione di due società e dal fatto che nemmeno l'altro esportatore è riuscito a dimostrare l'assenza di ingerenze di rilievo da parte dello Stato. Considerata inoltre la natura di prodotto primario del prodotto in esame, che non permette di risalire a un determinato produttore, esiste un notevole rischio che si eludano i dazi, esportando attraverso una società che beneficia di un'aliquota di dazio inferiore. Le società non hanno quindi soddisfatto i criteri di cui all'articolo 9, paragrafo 5, lettera c), del regolamento di base.
(29)
Pertanto, nessuno dei tre produttori esportatori ha soddisfatto tutte le condizioni di cui all'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base. Si è quindi concluso che il trattamento individuale non dovesse essere accordato a nessun produttore esportatore cui non fosse stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato.
3. VALORE NORMALE
3.1. Determinazione del valore normale per tutti i produttori esportatori ai quali non è stato accordato lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato
a) Paese di riferimento
(30)
Conformemente all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale per i produttori esportatori ai quali non è stato concesso il trattamento riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato deve essere stabilito in base ai prezzi o al valore costruito di un paese terzo a economia di mercato (paese di riferimento).
(31)
Nell'avviso di apertura del presente procedimento, la Commissione aveva proposto gli Stati Uniti quale paese terzo a economia di mercato adeguato ai fini della determinazione del valore normale per la RPC. Le parti interessate sono state invitate a esprimersi in proposito.
(32)
Tre produttori esportatori hanno contestato tale scelta, sostenendo che il livello di sviluppo economico, il processo di fabbricazione e l'accesso alle materie prime sono diversi tra Stati Uniti e RPC. Tali produttori hanno inoltre sostenuto che il livello di concorrenza negli USA è basso, considerato il fatto che c'è un solo produttore di carbonato di bario e che il mercato interno è protetto da dazi antidumping, e hanno indicati la Corea del Sud, la Russia e l'India come paesi di riferimento alternativi.
(33)
La Commissione ha chiesto la collaborazione di altri potenziali paesi di riferimento, quali India, Giappone e Brasile. Tuttavia, nessuno dei produttori di tali paesi si è detto disposto a collaborare.
(34)
In ogni caso, la Commissione ha concluso che la Corea del Sud non poteva essere un paese di riferimento appropriato in quanto non dispone di fonti interne di barite, la principale materia prima, e produce un quantitativo insignificante di carbonato di bario. Inoltre, la Commissione ha respinto la proposta della Russia come paese di riferimento appropriato in quanto il carbonato di bario prodotto in Russia è di una qualità significativamente inferiore e quindi non paragonabile al prodotto originario della RPC e della Comunità. L'inchiesta ha rivelato anche che il mercato interno del Brasile è limitato e che il livello di protezione è più alto che negli Stati Uniti; per queste ragioni, il Brasile non può essere considerato un paese di riferimento adeguato. Inoltre, non sono stati presentati elementi di prova che indicassero che i paesi proposti come paesi di riferimento alternativi fossero più adeguati degli Stati Uniti.
(35)
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, è emerso che il volume della produzione è significativo e rappresentativo rispetto alle esportazioni cinesi di carbonato di bario.
(36)
Per quanto riguarda il livello di sviluppo economico e i diversi metodi di produzione, ci potrebbero effettivamente essere delle differenze. Quella degli Stati Uniti è un'economia altamente industrializzata e il produttore statunitense utilizza un metodo produttivo più avanzato e più efficiente di quello usato nella RPC. Va però osservato che, se queste differenze hanno un'incidenza sul valore normale, questa va nel senso della riduzione di tale valore negli Stati Uniti, rappresentando quindi un vantaggio per i produttori esportatori cinesi. Si ricorda inoltre che, se necessario, è possibile apportare opportuni adeguamenti. In ogni caso, anche se non si possono escludere differenze locali di metodo di produzione, non è stato dimostrato che esiste un paese diverso dagli Stati Uniti i cui metodi di produzione siano più simili a quello utilizzato negli Stati uniti.
(37)
Per quanto riguarda la concorrenza sul mercato interno degli Stati Uniti, il produttore statunitense è in concorrenza con le importazioni provenienti dalla RPC, dalla Germania e dal Messico. Tali importazioni rappresentano circa il 30 % del mercato, vale a dire una quota sostanziale. Si è pertanto concluso che le condizioni di concorrenza negli Stati Uniti sono eque.
(38)
Per quanto riguarda l'accesso alle materie prime, gli Stati Uniti sono, assieme alla RPC, tra i principali produttori di barite, di cui posseggono importanti riserve. Si è pertanto concluso che, in termini di disponibilità, l'accesso alle materie prime di Stati Uniti e RPC è paragonabile.
(39)
Sulla scorta di quanto precede, si è concluso provvisoriamente che gli Stati Uniti rappresentano un paese di riferimento appropriato, conformemente all'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base.
b) Determinazione del valore normale nel paese di riferimento
(40)
Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale per i produttori esportatori cui non è stato riconosciuto lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato è stato determinato sulla base delle informazioni ricevute dal produttore nel paese di riferimento, sottoposte a verifica, relative a costi e vendite del prodotto simile sul mercato USA per tipi di prodotto paragonabili.
(41)
Il valore normale è stato determinato utilizzando il metodo descritto nei considerando da 43 a 47 e da 53 a 59. Le vendite sul mercato interno negli Stati Uniti sono risultate rappresentative, sebbene alcuni tipi di prodotto non siano stati venduti nel corso di normali operazioni commerciali, siano cioè stati venduti in perdita. Per tali tipi di prodotto, il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, e dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, aggiungendo ai costi di produzione un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (SGAV) e per il profitto. Poiché le vendite del prodotto in esame sul mercato interno sono risultate rappresentative, le SGAV registrate dalla società sono state considerate attendibili e utilizzate. Per quanto concerne il margine di profitto, non è stato possibile basarsi sul margine di profitto realizzato dalla società nell'ambito delle vendite sul mercato interno del prodotto in esame, in quanto tali vendite sono state effettuate in perdita. Poiché nessun altro produttore degli Stati Uniti ha collaborato, la Commissione ha utilizzato il margine di profitto relativo alla produzione e alla vendita della stessa categoria generale di prodotto, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), del regolamento di base.
(42)
Per tutti gli altri tipi di prodotto, il valore normale è stato calcolato come la media ponderata dei prezzi delle vendite effettuate sul mercato interno ad acquirenti indipendenti dal produttore statunitense che ha collaborato all'inchiesta, adeguata come illustrato di seguito.
3.2. Determinazione del valore normale per i produttori esportatori cui è stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato
(43)
Per quanto riguarda il calcolo del valore normale, la Commissione ha innanzitutto stabilito, per ciascun produttore esportatore che ha collaborato, se le sue vendite complessive di carbonato di bario sul mercato interno fossero rappresentative rispetto al totale delle sue esportazioni nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, le vendite sul mercato interno sono state considerate rappresentative quando il loro volume complessivo è risultato pari ad almeno il 5 % del volume complessivo delle vendite all'esportazione nella Comunità da parte del produttore. Nel caso di entrambi i produttori esportatori, durante il periodo dell'inchiesta le vendite complessive del prodotto in esame sul mercato interno hanno raggiunto un volume rappresentativo.
(44)
La Commissione ha successivamente individuato i tipi di prodotto in esame, venduti sul mercato interno, che fossero identici o direttamente comparabili ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità.
(45)
Per ciascuno dei tipi venduti dai produttori esportatori sui rispettivi mercati interni e considerati direttamente comparabili ai tipi di carbonato di bario venduti per l'esportazione nella Comunità, si è esaminato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. Le vendite interne di un determinato tipo di carbonato di bario sono state considerate sufficientemente rappresentative se nel periodo dell'inchiesta il loro volume complessivo è risultato pari ad almeno il 5 % del volume totale delle vendite di carbonato di bario di tipo comparabile esportate nella Comunità. In base a tale analisi, tutti i prodotti a parte uno sono risultati venduti in quantità rappresentative.
(46)
La Commissione ha quindi verificato se le vendite sul mercato interno di ciascun tipo di carbonato di bario, effettuate in quantità rappresentative, potessero essere ritenute realizzate nel corso di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base, verificando la percentuale delle vendite remunerative del tipo di prodotto in questione ad acquirenti indipendenti.
(47)
Le vendite sul mercato interno sono state ritenute remunerative se il prezzo unitario di un determinato tipo di prodotto risultava uguale o superiore al costo di produzione. Pertanto, è stato calcolato il costo di produzione di ciascun tipo di prodotto venduto sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta.
(48)
Un produttore esportatore ha chiesto un adeguamento per tenere conto del costo di avvio, affermando che la produzione a livello normale di utilizzazione degli impianti è cominciata solo dopo l'inizio del periodo dell'inchiesta. La società ha cominciato a produrre carbonato di bario poco dopo l'inizio del periodo dell'inchiesta. La società ha affermato di avere investito, dopo avere acquistato gli impianti, ingenti somme in lavori di riparazione, prima di procedere alle prove di produzione e successivamente alla produzione normale. Essa ha inoltre sostenuto che la fase media di avvio per entrambi gli impianti è di 11 mesi e che la produzione normale sarebbe cominciata 8 mesi dopo l'inizio del periodo dell'inchiesta.
(49)
Contrariamente a quanto affermato da tale produttore esportatore, è emerso che la produzione mensile e i volumi di vendita sono rimasti allo stesso livello per tutto il periodo dell'inchiesta, superando in alcuni casi i volumi mensili di produzione e vendita nel periodo in cui è stato raggiunto il presunto livello normale di utilizzazione degli impianti. I notevoli volumi di vendita, che hanno caratterizzato tutto il periodo dell'inchiesta, non possono corrispondere a vendite realizzate nell'ambito di prove di produzione. Si è pertanto concluso che, per tutto il periodo dell'inchiesta, la società ha prodotto a un livello normale di utilizzazione degli impianti. Inoltre, la società non ha dimostrato che, durante la presunta fase di avvio, il costo unitario di produzione fosse più alto di quello relativo al periodo in cui è stato assertivamente raggiunto un livello normale di utilizzazione degli impianti. In ogni caso, anche se i costi fossero effettivamente stati più elevati, ciò non sarebbe dipeso, come indicato precedentemente, da volumi di produzione inferiori. Pertanto, la richiesta di adeguamento relativa ai costi di avvio, contraddittoria e non avallata da alcun elemento di prova, è stata respinta.
(50)
Lo stesso produttore ha sostenuto che il metodo di ammortamento utilizzato dalla società relativamente a «investimenti sulle attività fisse» non rifletteva in modo appropriato i costi associati alla produzione e alla vendita del prodotto in esame. Gli investimenti effettuati corrispondevano ai costi iniziali di riparazione delle linee di lavorazione dopo l'acquisto e se ne è tenuto conto per un periodo di un anno finanziario, considerato che la società riteneva che il periodo di utilizzo delle attività riparate fosse inferiore a un anno. La società aveva previsto di effettuare ulteriori investimenti dopo tale data. Considerato però che le linee di lavorazione non hanno avuto bisogno di ulteriori interventi di riparazione, l'effettivo periodo di utilizzo degli investimenti si è rivelato più lungo del previsto. La società ha chiesto che il periodo di ammortamento fosse corretto sulla base della realtà economica e dei costi registrati nei libri contabili e debitamente adeguato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base.
(51)
Per quanto riguarda tale richiesta, si ritiene che un livello più alto del normale di spese di riparazione, nel corso del primo anno di proprietà dei materiali usati, non sia anormale e che registrare tali costi nel corso di tale primo anno rientra nelle normali procedure contabili. Il metodo scelto dalla società non era quindi irragionevole, ma corrispondeva alla prassi consueta. Il fatto che successivamente non si sono dovuti sostenere ulteriori costi di riparazione non giustifica l'abbandono delle normali prassi contabili. La richiesta di adeguare i costi in questo senso non è stata ritenuta giustificata ed è stata respinta.
(52)
L'altro produttore esportatore ha chiesto che dai costi di produzione del prodotto in esame fosse sottratto il valore di un sottoprodotto (lo zolfo). Lo zolfo viene ulteriormente trasformato a partire da un gas (H2S) che si libera automaticamente nel corso della produzione del carbonato di bario. Tuttavia, la società non disponeva degli strumenti tecnici in grado di misurare la quantità di gas utilizzato nella produzione di zolfo e non ha potuto pertanto quantificare la richiesta. Infine, da un punto di vista contabile, la società considera lo zolfo e il prodotto in esame due prodotti diversi e i costi di produzione del carbonato di bario sono stati determinati senza tenere conto del valore dello zolfo. Per questi motivi, la richiesta è stata, in via provvisoria, respinta.
(53)
Come affermato al considerando 46, è stata calcolata la percentuale delle vendite remunerative del tipo di prodotto in questione ad acquirenti indipendenti. Allorché il volume delle vendite di un dato tipo di carbonato di bario, effettuate a prezzi netti pari o superiori al costo di produzione calcolato, rappresentava l'80 % o più del volume complessivo delle vendite di quel tipo di prodotto e se, inoltre, la media ponderata del prezzo di quel tipo di prodotto era pari o superiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata dei prezzi di tutte le vendite sul mercato interno di quel determinato tipo di prodotto realizzate durante il periodo dell'inchiesta, remunerative o meno. Nei casi in cui il volume delle vendite remunerative di un dato tipo di carbonato di bario rappresentava l'80 % o meno del volume complessivo delle vendite di quel tipo o la media ponderata del prezzo di tale tipo di prodotto era inferiore al costo di produzione, il valore normale è stato determinato in base al prezzo effettivamente applicato sul mercato interno, calcolato come media ponderata delle vendite remunerative solamente di quel tipo di prodotto, purché tali vendite rappresentassero il 10 % o più del volume totale delle vendite di quel tipo di prodotto.
(54)
Quando il volume delle vendite remunerative di un determinato tipo di prodotto era inferiore al 10 % del volume complessivo delle vendite di quel tipo di prodotto, è stato considerato che il volume delle vendite di tale tipo di prodotto era insufficiente perché si potesse adeguatamente ricorrere al suo prezzo sul mercato interno ai fini della determinazione del valore normale.
(55)
Da tali analisi è emerso che tutti i tipi di prodotto, eccetto uno, sono stati venduti nel corso di normali operazioni commerciali in base al prezzo.
(56)
Per tutti i tipi di prodotto che non sono stati venduti in quantità rappresentative o che non sono stati venduti nel corso di normali operazioni commerciali in base al prezzo, i prezzi sul mercato interno del produttore esportatore in esame non hanno potuto essere utilizzati per determinare il valore normale e si è dovuto ricorrere a un metodo alternativo.
(57)
La Commissione ha quindi fatto ricorso a un valore normale costruito, conformemente all'articolo 2, paragrafi 3 e 6, del regolamento di base.
(58)
In conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito sulla base dei costi di fabbricazione sostenuti da ciascun produttore esportatore, maggiorati di un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita (SGAV) e per il profitto.
(59)
Poiché le SGAV e i profitti realizzati sul mercato interno da ciascuno dei produttori esportatori in questione rappresentano dati attendibili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base, tali dati sono stati utilizzati in tutti i casi in cui il valore normale è stato costruito.
4. PREZZI ALL'ESPORTAZIONE
(60)
Per tutti i produttori esportatori cinesi che hanno collaborato cui è stato riconosciuto lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato, le vendite all'esportazione sono state determinate a livello di singola società. Poiché tutte le vendite all'esportazione del prodotto in esame sono risultate effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità, il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in funzione dei prezzi all'esportazione effettivamente pagati o pagabili.
5. CONFRONTO
(61)
Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati messi a confronto a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, si è tenuto debitamente conto, in forma di adeguamenti, delle differenze che incidono sui prezzi e sulla comparabilità dei prezzi. Opportuni adeguamenti sono stati concessi ogniqualvolta si è accertato che essi erano ragionevoli, precisi e suffragati da elementi di prova sottoposti a verifica.
(62)
Si è pertanto tenuto conto delle differenze relative a spese di imballaggio, costo del credito, sconti e riduzioni, commissioni, trasporto terrestre, assicurazione, movimentazione, servizi post-vendita e stadio commerciale. Per quanto concerne gli oneri bancari, è stato effettuato un adeguamento ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k), del regolamento di base.
(63)
Per quanto riguarda lo stadio commerciale, è emerso che la maggioranza delle vendite sul mercato interno degli Stati Uniti erano state effettuate a utilizzatori finali, mentre le vendite all'esportazione del prodotto in esame proveniente dalla RPC erano state effettuate esclusivamente a distributori. L'adeguamento è stato calcolato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), del regolamento di base, utilizzando la differenza media di prezzo tra vendite a utilizzatori finali e vendite a distributori sul mercato interno degli Stati Uniti.
(64)
Inoltre, l'inchiesta ha permesso di accertare che, nella RPC, grandi quantità della materia prima principale, la barite, sono accessibili senza particolari processi di estrazione, mentre negli Stati Uniti la barite viene estratta in cave o in miniere. Inoltre, in Cina la materia prima viene trasportata in fabbriche vicine, con costi di trasporto trascurabili, mentre negli Stati Uniti i costi necessari al trasporto della barite dalle miniere o dalle cave fino alle fabbriche sono notevoli.
(65)
Si è pertanto ritenuto che fosse giustificato apportare opportuni adeguamenti al valore normale relativo agli Stati Uniti per rendere confrontabili le condizioni di produzione del carbonato di bario negli Stati Uniti e nella RPC. Il valore normale è stato quindi adeguato tenendo conto delle principali differenze a livello di condizioni di produzione, ovverosia delle differenze dei costi di produzione e di trasporto della barite, la principale materia prima.
(66)
Infine, è emerso che negli Stati Uniti l'industria sostiene ingenti spese relative alla protezione ambientale, mentre nella RPC non si sono registrate spese di questo tipo. Il valore normale è stato quindi adeguato anche da questo punto di vista.
6. MARGINE DI DUMPING
6.1. Per i produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta e ai quali è stato accordato lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato
(67)
In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping per ciascun produttore esportatore è stato calcolato, per tipo di prodotto, in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, determinate come si è illustrato sopra.
(68)
I margini di dumping provvisori dei produttori esportatori che hanno collaborato, ai quali è stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato, espressi come percentuale del prezzo CIF netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, sono:
-
Hubei Jingshan Chutian Barium Salt Corp. Ltd
11,2 %
-
Zaozhuang Yongli Chemical
24,4 %.
6.2. Per tutti gli altri produttori esportatori
(69)
Per poter calcolare il margine di dumping unico per l'intero paese applicabile a tutti gli altri produttori esportatori della RPC, la Commissione ha determinato anzitutto il loro livello di collaborazione. Si è effettuato un confronto tra le importazioni totali del prodotto in esame originario della RPC, calcolate sulla base dei dati Eurostat, e i dati effettivi delle risposte al questionario ricevute dagli esportatori della RPC ai quali non è stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato. Su tale base, si è stabilito che il livello di collaborazione era vicino al 100 %.
(70)
Il margine di dumping dei rimanenti esportatori che hanno collaborato, cui non è stato concesso lo status di impresa operante in condizioni di economia di mercato, è stato quindi calcolato confrontando la media ponderata del valore normale fissato per il paese di riferimento e la media ponderata dei prezzi all'esportazione dichiarati dagli esportatori che hanno collaborato; tale confronto ha permesso di calcolare la media ponderata del margine di dumping relativa ai restanti esportatori che hanno collaborato.
(71)
Su tale base, il livello nazionale del dumping è stato calcolato in via provvisoria al 34,0 % del prezzo CIF frontiera comunitaria.
D. PREGIUDIZIO
1. DEFINIZIONE DELL'INDUSTRIA COMUNITARIA
(72)
L'unico produttore comunitario che ha collaborato all'inchiesta rappresentava, durante il periodo dell'inchiesta, il 100 % della produzione comunitaria di carbonato di bario. Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base, tale produttore costituisce pertanto l'industria comunitaria.
(73)
Poiché l'industria comunitaria risulta quindi costituita da un solo produttore, per motivi di riservatezza si sono dovute indicizzare tutte le cifre relative a tale impresa.
2. CONSUMO COMUNITARIO
(74)
Il consumo comunitario è stato calcolato tenendo conto dei volumi di vendita dell'industria comunitaria sul mercato comunitario e delle importazioni dalla RPC e da altri paesi terzi, sulla base dei dati forniti da Eurostat. Tra il 2000 e il 2002, il consumo comunitario di carbonato di bario è diminuito del 10 %, a causa della difficile situazione economica generale. Successivamente, esso ha recuperato fino a raggiungere i livelli del 2000, mentre le importazioni originarie dalla RPC sono aumentate.
2000
2001
2002
Periodo dell'inchiesta
Consumo comunitario (t)
137 742
130 243
124 568
136 722
3. IMPORTAZIONI DAL PAESE INTERESSATO
a) Volume e quota di mercato
(75)
Il volume delle importazioni nella Comunità di carbonato di bario originario della RPC sono passate dalle 54 167 tonnellate del 2000 alle 63 742 tonnellate del periodo dell'inchiesta, aumentando cioè, nel periodo in esame, del 18 %. Le importazioni sono diminuite a 48 900 tonnellate nel 2002, per poi aumentare rapidamente nel periodo dell'inchiesta.
(76)
La quota di mercato corrispondente, pari a circa il 40 % nel 2000, è aumentata del 19 % nel periodo in esame, soprattutto a causa dell'importante aumento delle importazioni originarie della RPC registrato nel 2003.
b) Prezzi
(77)
I prezzi medi delle importazioni dalla RPC sono diminuiti costantemente, passando dai 235 EUR/tonnellata del 2000 ai 186 EUR/tonnellata del periodo dell'inchiesta.
c) Sottoquotazione dei prezzi
(78)
Ai fini dell'analisi della sottoquotazione dei prezzi, la media ponderata dei prezzi di vendita di ciascun tipo di prodotto, venduto dall'industria comunitaria ad acquirenti indipendenti sul mercato comunitario a livello franco fabbrica, è stata confrontata con la corrispondente media ponderata dei prezzi all'esportazione delle importazioni in esame, a livello CIF e con un opportuno adeguamento relativo ai dazi doganali e alle spese successive all'importazione. Il confronto è stato effettuato tra i prezzi al netto di sconti e riduzioni.
(79)
A differenza della RPC, l'industria comunitaria garantisce un prodotto stabile, secondo le indicazioni fornite dal cliente, caratterizzato dalle stesse percentuali di impurità, e offre alla clientela una serie di servizi, quali le analisi di laboratorio. Del valore di mercato di tali servizi si è tenuto conto nel confronto dei prezzi, introducendo un adeguamento del 25 % ai prezzi dell'industria comunitaria, sulla base di informazioni ricevute dall'industria comunitaria.
(80)
Numerosi importatori e utilizzatori hanno sostenuto che i prezzi dell'industria comunitaria sono maggiori in quanto il prodotto è maggiormente reattivo. Tale argomentazione è stata respinta in quanto gli esportatori della RPC, grazie ai progressi tecnologici registrati negli ultimi anni, sono in grado di fornire prodotti equivalenti a ogni tipo di prodotto offerto dall'industria comunitaria. Inoltre, il tipo maggiormente reattivo di carbonato di bario rappresenta meno del 5 % delle vendite dell'industria comunitaria. Si è ritenuto pertanto che non fosse necessario introdurre un adeguamento relativo alle differenze a livello di reattività.
(81)
Dal confronto è emerso che, durante il periodo dell'inchiesta, il prodotto in esame originario della RPC è stato venduto nella Comunità a prezzi che, espressi come percentuale rispetto a quelli dell'industria comunitaria, risultavano inferiori a questi ultimi di un margine compreso tra il 28 % e il 31 %.
4. SITUAZIONE DELL'INDUSTRIA COMUNITARIA
(82)
Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, la Commissione ha valutato tutti i fattori e gli indicatori economici pertinenti che incidono sulla situazione dell'industria comunitaria.
(83)
Si è esaminato se l'industria comunitaria si stesse ancora rimettendo dagli effetti di pratiche di sovvenzioni o dumping passate, ma l'inchiesta non ha rivelato alcuna indicazione in tal senso.
a) Produzione
(84)
Nel periodo in esame, la produzione dell'industria comunitaria è diminuita del 13 %, dopo essere rimasta stabile tra il 2000 e il 2001.
b) Capacità e utilizzazione degli impianti
(85)
Nel periodo in esame, la capacità di utilizzazione degli impianti è diminuita del 14 %. Questo dato non si spiega con il lieve aumento del 2 % della capacità produttiva totale dell'industria comunitaria tra il 2001 e il 2002 nel periodo in esame.
c) Vendite, prezzi e quota di mercato.
(86)
Il volume delle vendite effettuate ad acquirenti indipendenti nella Comunità è diminuito del 17 % dal 2000 al periodo dell'inchiesta (le vendite ad acquirenti indipendenti sono state pari a meno dell'1 % del volume totale delle vendite), mentre la quota di mercato è passata dal 55 %-60 % al 45 %-50 %. Il prezzo medio per tonnellata è diminuito del 7 %, mentre il giro d'affari è diminuito del 23 %.
d) Scorte
(87)
Tra il 2000 e il 2001, le scorte di prodotto finito sono quasi triplicate. Nei due anni successivi, esse si sono ridotte considerevolmente fino a raggiungere, nel periodo dell'inchiesta, un livello doppio rispetto al 2000.
e) Occupazione, produttività e salari
(88)
Nel periodo in esame, l'occupazione nell'industria comunitaria è diminuita del 10 %, mentre i salari sono gradualmente aumentati del 10 %. In tonnellate prodotte per addetto, tra il 2000 e il 2002 la produttività è aumentata del 3 %, per scendere successivamente di quasi il 6 %.
f) Crescita
(89)
Mentre, tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, il consumo comunitario è rimasto fondamentalmente stabile, il volume delle vendite effettuate dall'industria comunitaria è diminuito del 17 %. Contemporaneamente, il volume delle importazioni in esame è aumentato del 18 %. Tale tendenza è stata ancora più evidente tra il 2002 e il periodo dell'inchiesta, quando il consumo comunitario è aumentato di circa il 10 %, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è diminuito di oltre il 10 % e le importazioni dalla RPC sono aumentate di oltre il 30 %. Tra il 2002 e il periodo dell'inchiesta, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite nonostante l'aumento della domanda. La quota di mercato dell'industria comunitaria ha perso quasi nove punti percentuali, soprattutto a causa delle importazioni dalla RPC. Al contrario, tra il 2002 e il periodo dell'inchiesta la quota di mercato detenuta dalle importazioni cinesi è aumentata di oltre il 7 %.
g) Investimenti
(90)
Tra il 2000 e il 2001, gli investimenti sono più che raddoppiati. Nel 2002, sono rimasti stabili e nel 2003 sono ritornati al livello del 2000. Gli investimenti hanno riguardato principalmente i settori della protezione ambientale e della manutenzione.
h) Redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa e capacità di ottenere capitali
(91)
Durante il periodo in esame, le vendite dell'industria comunitaria del prodotto simile non sono state redditizie. Nel 2000, l'industria comunitaria non ha registrato praticamente né profitti né perdite, ma, durante il periodo dell'inchiesta, la situazione è peggiorata e le vendite sono state effettuate abbondantemente in perdita (superiore al -10 %).
(92)
Anche l'utile sul capitale investito, espresso come rapporto tra profitti e perdite rispetto al valore contabile residuo delle attività, è risultato negativo in tutto il periodo in esame ed è peggiorato ogni anno. Durante il periodo dell'inchiesta, l'utile sul capitale investito ha oscillato tra il -25 % e il -20 %.
(93)
Il flusso di cassa generato dal prodotto in esame fabbricato e venduto nella Comunità ha registrato una netta diminuzione tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta: ancora decisamente positivo nel 2000, nel 2001 è diventato negativo, diminuendo ancora nei due anni successivi e superando il valore di -1 000 000 di EUR nel periodo dell'inchiesta.
(94)
Visto il livello estremamente basso di investimenti, l'industria comunitaria non ha avuto difficoltà a ottenere capitale, sia nella forma di prestiti bancari che di capitale netto da parte della società madre.
i) Entità del margine di dumping
(95)
Dati il volume e i prezzi delle importazioni in dumping dal paese interessato, l'incidenza dei margini di dumping effettivi non può essere considerata trascurabile.
5. CONCLUSIONI IN MATERIA DI PREGIUDIZIO
(96)
L'analisi dei suddetti fattori rivela che tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta la situazione dell'industria comunitaria si è considerevolmente deteriorata. Nel periodo in esame, il volume delle vendite è diminuito del 17 %, con conseguente perdita significativa di quota di mercato. I prezzi medi sono scesi e quindi il giro d'affari è diminuito in misura ancor più significativa. Il volume della produzione e l'utilizzazione degli impianti hanno evidenziato una tendenza analoga. A causa del contesto negativo, la situazione relativa a redditività, utile sugli investimenti e flusso di cassa si è notevolmente deteriorata.
(97)
Pertanto, la Commissione ha accertato che la situazione dell'industria comunitaria è peggiorata al punto tale da doversi concludere in via provvisoria che tale industria ha subito un grave pregiudizio, ai sensi dell'articolo 3, paragrafi 1 e 5, del regolamento di base.
E. NESSO DI CAUSALITÀ
1. INTRODUZIONE
(98)
Conformemente all'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni in dumping di carbonato di bario originario del paese interessato abbiano arrecato all'industria comunitaria un pregiudizio di dimensioni tali da potersi definire notevole. Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base, si è avuto cura di esaminare altri fattori noti, oltre alle importazioni oggetto di dumping, che nello stesso periodo possano aver causato un pregiudizio all'industria comunitaria, per garantire che l'eventuale pregiudizio arrecato da tali fattori non venga attribuito alle importazioni in questione.
2. EFFETTO DELLE IMPORTAZIONI OGGETTO DI DUMPING
(99)
Nel periodo in esame, le importazioni oggetto di dumping dal paese interessato sono aumentate in misura significativa in termini di volume (passando da 54 167 tonnellate a 63 742 tonnellate) e di quota di mercato (che è cresciuta di oltre 7 punti percentuali). L'aumento più significativo del volume delle importazioni si è verificato durante il periodo dell'inchiesta (aumento del 30,4 % rispetto al 2002), mentre i prezzi all'importazione sono diminuiti per tutto il periodo in esame.
(100)
Contemporaneamente, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite, la corrispondente quota di mercato ha perso circa 9 punti percentuali e i prezzi medi di vendita sono scesi. Nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria è stata costretta ad abbassare prezzi di vendita a causa della sottoquotazione delle importazioni oggetto di dumping originarie della RPC. A causa dei bassi prezzi di vendita, l'industria comunitaria non è riuscita a coprire i costi di produzione e il suo rendimento è risultato negativo.
3. EFFETTO DI ALTRI FATTORI
a) Importazioni da altri paesi terzi
(101)
Nel periodo in esame, il volume delle importazioni di carbonato di bario dai paesi terzi è aumentato, passando da 6 500 tonnellate a 8 700 tonnellate, con una quota di mercato durante il periodo dell'inchiesta di quasi il 10 %. Gli altri principali paesi terzi che hanno esportato carbonato di bario nella Comunità sono stati il Brasile e la Russia.
(102)
Nel periodo dell'inchiesta, il prezzo medio delle importazioni dalla Russia è stato di 278 EUR/tonnellata. Il prodotto russo è stato quindi significativamente più caro delle importazioni dalla RPC e solo leggermente più a buon prezzo dei prodotti venduti dall'industria comunitaria. Secondo gli importatori e gli utilizzatori, la qualità del carbonato di bario importato dalla Russia è inferiore alla qualità del prodotto in esame importato dalla Repubblica cinese e del prodotto simile venduto dall'industria comunitaria. Essendo di qualità inferiore e allo stesso tempo più caro delle importazioni dalla RPC, il carbonato di bario originario della Russia non è competitivo sul mercato comunitario. Rispetto al prodotto venduto dall'industria comunitaria, la qualità del carbonato di bario russo è significativamente inferiore e non è compensata dalla piccola differenza di prezzo. Non essendo competitivo, nel periodo in esame la quota di mercato detenuta dal prodotto russo è diminuita. Si è pertanto concluso in via provvisoria che le suddette importazioni non erano tali da annullare il nesso causale tra il dumping e il pregiudizio notevole arrecato dalle importazioni originarie della RPC.
(103)
Nel periodo dell'inchiesta, il prezzo medio delle importazioni dal Brasile è stato di 186 EUR/tonnellata. Nel periodo in esame, la quota di mercato detenuta dalle importazioni dal Brasile è aumentata di circa 2 punti percentuali. Considerato l'aumento esiguo delle vendite e il fatto che la quota di mercato non superava il 5 %, si è concluso in via provvisoria che le suddette importazioni non hanno annullato il nesso causale tra il dumping e il pregiudizio notevole arrecato all'industria comunitaria.
(104)
Sulla base delle considerazioni che precedono, si è concluso, in via provvisoria, che le importazioni originarie di altri paesi terzi non sono state tali da annullare il nesso causale tra il dumping e il pregiudizio notevole arrecato dalle importazioni cinesi all'industria comunitaria.
b) Andamento della domanda
(105)
Per quanto riguarda l'andamento della domanda, tra il 2000 e il 2002 il consumo apparente di carbonato di bario è diminuito, anche se l'industria comunitaria è riuscita a conservare la propria quota di mercato. Successivamente, le vendite e la quota di mercato dell'industria comunitaria sono diminuite, anche a fronte del notevole aumento del consumo registrato nel periodo dell'inchiesta. Contemporaneamente, le importazioni cinesi sono riuscite a guadagnare quota di mercato aumentando, nel periodo in esame, di più del 7 %. Pertanto, il notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può essere attribuito a una contrazione della domanda sul mercato comunitario.
c) Oscillazioni monetarie
(106)
Alcune parti interessate hanno sostenuto che il deprezzamento del dollaro USA rispetto all'euro ha favorito le importazioni di carbonato di bario nella Comunità europea. La stragrande maggioranza delle operazioni di importazione nella Comunità europea dal paese interessato è stata effettivamente fatturata in dollari USA. L'euro si è apprezzato rispetto al dollaro USA a partire dalla metà del 2002 e in misura significativa durante il periodo dell'inchiesta, favorendo in questo modo le esportazioni nell'area euro.
(107)
Tuttavia, anche considerando il tasso di cambio prevalente all'inizio del 2002, i prezzi delle importazioni dalla RPC erano inferiori ai prezzi dell'industria comunitaria. Inoltre, un tasso di scambio così favorevole avrebbe dovuto avere un'incidenza anche sulle importazioni dagli altri paesi terzi, anche queste in maggioranza fatturate in dollari USA. Il fatto che le oscillazioni monetarie non abbiano avuto un effetto significativo sulle importazioni dagli altri paesi indica che queste non possono essere considerate la causa principale del notevole aumento delle importazioni oggetto di dumping dal paese interessato.
(108)
Pertanto, si è concluso, in via provvisoria, che, sebbene l'apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro USA possa aver favorito le importazioni di carbonato di bario nella Comunità europea, ciò non è sufficiente ad annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
d) Importazioni dall'industria comunitaria
(109)
Alcune parti interessate hanno sostenuto che l'industria comunitaria ha importato carbonato di bario dalla RPC, contribuendo così al pregiudizio subito. Tuttavia, l'industria comunitaria ha cessato di acquistare tale prodotto dalla RPC dopo il 2001, avendone comunque importato prima di tale data in misura insignificante (pari a circa l'1 % della produzione). Si è pertanto concluso, in via provvisoria, che le importazioni da parte dell'industria comunitaria del prodotto in questione originario della RPC non possono essere considerate una causa determinante del notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
e) Altri fattori
(110)
Numerosi utilizzatori e importatori hanno sostenuto che la Comunità subisce un pregiudizio a causa della presenza sul mercato di un prodotto, costituito da un impasto semiliquido a base di carbonato di bario e acqua, che permette di eliminare le polveri tossiche prodotte dall'utilizzo del carbonato di bario in polvere. Tale prodotto è realizzato dagli importatori comunitari aggiungendo acqua e additivi specifici alle polveri importate dalla RPC.
(111)
Tale argomentazione deve essere respinta, poiché l'industria comunitaria, pur disponendo della tecnologia necessaria per realizzare tale prodotto, non ne promuove la produzione in quanto ritiene poco economico il trasporto dell'acqua. Per questo motivo, essa ha messo a punto, in collaborazione con altre società europee, un'attrezzatura specifica destinata all'industria delle tegole e del mattone, che permette all'utilizzatore di carbonato di bario di mescolare la polvere con l'acqua al momento della produzione, eliminando in questo modo il problema delle polveri tossiche. L'industria comunitaria offre quindi un prodotto concorrente all'impasto semiliquido di cui sopra. Tuttavia, poiché l'impasto è prodotto con carbonato di bario proveniente dalla RPC a prezzi di dumping, esso può essere venduto a un prezzo inferiore a quello della polvere fornita dall'industria comunitaria. Quindi, esso non può essere considerato una causa di pregiudizio, in quanto l'impatto economico dell'impasto è causato esso stesso dalle importazioni oggetto di dumping. In effetti, se il prodotto in esame non fosse stato importato a prezzi di dumping, il prodotto offerto dall'industria comunitaria che è in concorrenza con l'impasto avrebbe potuto affrontare la concorrenza con l'impasto a condizioni eque.
4. CONCLUSIONI RELATIVE AL NESSO DI CAUSALITÀ
(112)
Dall'analisi precedente emerge che si è registrato un sostanziale incremento delle importazioni originarie del paese interessato in termini di volume e di quota di mercato, in particolare tra il 2002 e il periodo dell'inchiesta, parallelamente a un notevole ribasso dei prezzi di vendita e a un livello elevato di sottoquotazione durante il periodo dell'inchiesta. La crescita della quota di mercato delle importazioni cinesi a basso prezzo è coincisa con una significativa riduzione della quota di mercato dell'industria comunitaria, la quale, accompagnata dalla pressione al ribasso sui suoi prezzi, ha determinato in particolare notevoli perdite per l'industria durante il periodo dell'inchiesta. D'altra parte, l'analisi degli altri fattori che avrebbero potuto arrecare pregiudizio all'industria comunitaria ha rivelato che nessuno di questi avrebbe potuto avere un impatto negativo significativo e annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping originarie della RPC e il notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(113)
In base all'analisi che precede, che ha debitamente distinto e separato gli effetti di tutti i fattori noti sulla situazione dell'industria comunitaria dagli effetti pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping, si conclude in via provvisoria che le importazioni originarie della RPC hanno causato all'industria comunitaria un notevole pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. OSSERVAZIONE PRELIMINARE
(114)
In conformità dell'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se, nonostante le conclusioni relative alle pratiche pregiudizievoli di dumping, non vi fossero fondati motivi per concludere che non è nell'interesse della Comunità imporre misure in questo caso particolare. La determinazione dell'interesse della Comunità si è basata su una valutazione degli interessi di tutte le parti coinvolte, e cioè dell'industria comunitaria, degli importatori e degli utilizzatori del prodotto in esame.
2. INCHIESTA
(115)
Per valutare il probabile impatto derivante dall'adozione o dalla mancata adozione delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate. La Commissione ha inviato i questionari all'industria comunitaria, a 10 fornitori di materie prime, a 18 importatori e a 38 utilizzatori del prodotto in esame. Il produttore comunitario, un fornitore di materie prime, cinque importatori, sei utilizzatori e un'associazione di utilizzatori hanno risposto.
3. INDUSTRIA COMUNITARIA
(116)
L'industria comunitaria dispone di una linea di produzione completamente automatizzata, che opera a un buon livello dal punto di vista del rapporto costi/efficacia per quanto riguarda i materiali non conformi alle specifiche e il numero di addetti per tonnellata prodotta, oltre a realizzare investimenti nella sostituzione e a continuare le attività di esportazione.
(117)
Si ritiene che l'istituzione delle misure servirà a ristabilire eque condizioni di concorrenza sul mercato comunitario. Qualora le misure vengano adottate, l'industria comunitaria sarà in grado di recuperare almeno una parte della quota di mercato perduta, con un conseguente effetto positivo sulla sua redditività.
(118)
Come si è già ricordato, l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio causato dalle importazioni in dumping originarie della RPC. Qualora le misure antidumping non vengano istituite, è probabile che la situazione dell'industria continui a deteriorarsi. Questo comporterebbe un'ulteriore perdita di posti di lavoro; non solo, ma l'effetto di ribasso dei prezzi esercitato dalle importazioni in dumping continuerebbe a vanificare tutti gli sforzi dell'industria comunitaria volti, in particolare, a recuperare un'effettiva redditività. La mancata adozione delle misure metterebbe a repentaglio la presenza di tale industria sul mercato comunitario nel lungo periodo, né si può escludere che l'unico produttore comunitario possa essere costretto a cessare l'attività a causa della concorrenza delle importazioni in dumping, qualora per l'appunto le misure non vengano istituite.
4. FORNITORI DI MATERIE PRIME
(119)
Un fornitore di materie prime che rifornisce l'industria comunitaria di solfato di bario naturale ha risposto al questionario. Tale fornitore è l'unico fornitore della principale materia prima necessaria alla produzione di carbonato di bario a operare nella Comunità.
(120)
Se le misure vengono istituite e l'industria comunitaria recupera la quota di mercato perduta, anche il fornitore di materie prime sarà in grado di incrementare le vendite del proprio prodotto. Poiché la materia prima in oggetto rappresenta una proporzione maggioritaria del giro d'affari di tale società, l'istituzione delle misure contribuirà a migliorare la situazione finanziaria del fornitore di materia prima.
(121)
Se le misure non vengono istituite, le vendite dell'industria comunitaria continueranno a diminuire, così come la domanda di materie prime. Tale eventualità si ripercuoterebbe negativamente sulla redditività del fornitore di materia prima.
5. IMPORTATORI
(122)
Cinque importatori, tutti contrari all'istituzione delle misure, hanno risposto al questionario.
(123)
Una parte del prodotto in esame importato in polvere dalla RPC viene successivamente trasformata in impasto semiliquido, aggiungendo acqua e additivi specifici. Poiché il margine di profitto degli importatori relativo alle vendite del prodotto in esame e dell'impasto semiliquido è in media pari al 6,8 %, gli importatori hanno la possibilità di assorbire una parte degli eventuali aumenti di prezzo e trasferirne un'altra ai clienti. Considerati i dazi relativamente bassi che saranno istituiti per le società che operano in condizioni di economia di mercato e considerate le fonti alternative disponibili sulle quali non gravano dazi, l'eventuale aumento di prezzo sarà limitato.
(124)
Poiché le vendite del prodotto in esame e dell'impasto semiliquido rappresentano in media circa il 15 % del giro d'affari totale degli importatori, l'istituzione di un dazio non avrà un'incidenza troppo negativa sulla situazione finanziaria di questi ultimi.
(125)
Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che gli eventuali effetti delle misure antidumping non avranno, con ogni probabilità, un notevole impatto sugli importatori.
6. UTILIZZATORI
(126)
Il questionario è stato compilato e spedito da sei utilizzatori e da un'associazione di utilizzatori. È stata realizzata una visita di verifica presso la società che ha acquistato la maggiore quantità di carbonato di bario durante il periodo dell'inchiesta. I sei utilizzatori che hanno collaborato hanno rappresentato, durante il periodo dell'inchiesta, circa il 9 % del consumo comunitario totale di carbonato di bario. Il numero di addetti di tali società direttamente coinvolti nella produzione di prodotti a base di carbonato di bario è di circa 570. Tutti gli utilizzatori che hanno collaborato, ad eccezione di uno di essi, che acquista il prodotto dall'industria comunitaria, hanno espresso la loro opposizione all'istituzione dei dazi antidumping nel timore di perdere una fonte di approvvigionamento del prodotto in esame a basso prezzo, eventualità che nuocerebbe alla loro competitività sul mercato a valle rispetto ai concorrenti dei paesi terzi.
(127)
Gli utilizzatori di carbonato di bario operano soprattutto nei settori della produzione di vetro per tubi catodici, dell'industria di tegole e mattoni, della ceramica e della produzione di ferrite. Sulla base delle risposte al questionario e delle informazioni raccolte durante un'audizione, è emerso che l'incidenza del carbonato di bario sul costo totale di produzione sostenuto dagli utilizzatori è stata inferiore, in media, all'8 %.
(128)
L'istituzione dei dazi non comporterà una riduzione significativa del livello di concorrenza o una carenza di approvvigionamento del prodotto in esame. Si può anzi prevedere che le importazioni dalla RPC continueranno a rimanere disponibili a prezzi concorrenziali, poiché i dazi individuali proposti per i produttori esportatori cinesi che hanno collaborato all'inchiesta sono inferiori ai livelli di sottoquotazione accertati. Inoltre, sono disponibili anche fonti alternative di approvvigionamento del prodotto da altri paesi terzi sulle quali non grava alcun dazio. Alla luce di quanto precede, si è concluso che gli utilizzatori continueranno a poter acquistare il carbonato di bario a prezzi concorrenziali; si prevede inoltre che l'impatto delle misure proposte sulla competitività delle imprese utilizzatrici rispetto ai loro concorrenti dei paesi terzi sarà limitato.
(129)
Si è affermato che l'industria comunitaria non è in grado di soddisfare l'intera domanda di carbonato di bario della Comunità. A questo proposito, si ricorda che le misure non sono intese a impedire le importazioni nella Comunità, ma ad assicurare che non siano effettuate a prezzi di dumping che recano pregiudizio. Importazioni di varia origine continueranno a soddisfare una parte consistente della domanda comunitaria e non si prevedono quindi problemi di approvvigionamento del prodotto in esame.
(130)
Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso in via provvisoria che gli eventuali effetti delle misure antidumping non avranno, con ogni probabilità, un impatto decisivo sugli utilizzatori.
7. CONCORRENZA E DISTORSIONE DEGLI SCAMBI
(131)
Per quanto riguarda gli effetti delle eventuali misure antidumping sulla concorrenza all'interno della Comunità, i produttori esportatori interessati che hanno collaborato all'inchiesta, data la forte posizione che detengono sul mercato, continueranno probabilmente a vendere i loro prodotti, benché a prezzi non di dumping. Anzi, le aliquote relativamente basse dei dazi proposti per i due produttori esportatori cinesi che operano in condizioni di economia di mercato dovrebbero consentire loro di operare sul mercato comunitario in condizioni di equa e leale concorrenza. Di conseguenza, data la gamma complessiva di dazi imposti, sul mercato comunitario dovrebbe probabilmente rimanere un numero sufficiente di imprese concorrenti importanti, inclusi i produttori del paese interessato, del Brasile, della Russia e dell'India. Pertanto, gli utilizzatori continueranno a poter scegliere tra diversi fornitori di carbonato di bario. D'altra parte, qualora le misure non venissero istituite, il futuro dell'unico produttore comunitario del prodotto in esame potrebbe essere messo a repentaglio. La cessazione dell'attività di tale impresa comporterebbe un'effettiva riduzione di concorrenza sul mercato comunitario.
8. CONCLUSIONI RELATIVE ALL'INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(132)
Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ha concluso, in via provvisoria, che non esistono motivi validi e convincenti che impediscano, nella fattispecie, l'istituzione dei dazi antidumping.
G. PROPOSTA DI MISURE ANTIDUMPING PROVVISORIE
1. LIVELLO DI ELIMINAZIONE DEL PREGIUDIZIO
(133)
Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, alla causa del pregiudizio e all'interesse della Comunità, si ritiene opportuno adottare misure provvisorie al fine di impedire che le importazioni oggetto di dumping in questione arrechino un ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.
(134)
Per calcolare il livello del dazio, la Commissione ha tenuto conto del livello dei margini di dumping riscontrati e dell'importo del dazio necessario a eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(135)
Poiché l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio da parte delle importazioni oggetto di dumping a partire dal 1999, il profitto che avrebbe potuto essere realizzato se non ci fossero state tali importazioni è stato calcolato utilizzando la media ponderata del margine di profitto relativo al prodotto simile registrato tra il 1996 e il 1998. In base a tale calcolo, si ritiene che un margine di profitto del 7,2 % sul giro d'affari possa essere considerato un minimo appropriato per l'industria comunitaria in assenza delle pratiche di dumping pregiudizievoli. Il livello dell'aumento dei prezzi necessario è stato quindi determinato in base al confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione, utilizzata per calcolare la sottoquotazione dei prezzi, e i prezzi non pregiudizievoli dei prodotti venduti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario. Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto correggendo il prezzo di vendita dell'industria rispetto alle perdite effettive registrate e aggiungendo il summenzionato margine di profitto. Le differenze risultanti da tale confronto sono state espresse in percentuale del valore totale all'importazione CIF.
(136)
Dato che il livello necessario per eliminare il pregiudizio è superiore al margine di dumping accertato, le misure provvisorie devono basarsi su quest'ultimo valore.
2. DAZI PROVVISORI
(137)
Alla luce delle considerazioni suesposte, a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento di base, si ritiene che sulle importazioni originarie della RPC debbano essere istituiti dazi antidumping provvisori al livello dei margini di dumping e di pregiudizio più bassi, in conformità della «regola del dazio inferiore». Nella fattispecie, le aliquote di dazio individuali e l'aliquota nazionale dovrebbero pertanto essere fissate al livello del margine di dumping riscontrato.
(138)
Poiché il prodotto è fungibile e le differenze di prezzo tra i diversi tipi di prodotto sono contenute, è emerso che il dazio debba essere istituito sotto forma di un importo specifico per tonnellata al fine di garantire l'efficacia delle misure e scoraggiare la compensazione delle misure antidumping attraverso la diminuzione dei prezzi all'esportazione. Tale importo deriva dall'applicazione del margine di dumping ai prezzi all'esportazione utilizzati per il calcolo del dumping durante il periodo dell'inchiesta.
(139)
Le aliquote del dazio antidumping applicabili individualmente ad alcune società, indicate nel presente regolamento, sono state stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse rispecchiano pertanto la situazione relativa alle società interessate constatata durante tale inchiesta. Tali aliquote del dazio (contrariamente al dazio unico a livello nazionale applicabile a «tutte le altre società») si applicano quindi esclusivamente alle importazioni di prodotti originari del paese interessato fabbricati dalle società, e quindi dalle specifiche persone giuridiche, succitate. I prodotti importati fabbricati da qualsiasi altra società la cui ragione sociale, completa di indirizzo, non sia specificamente menzionata nel dispositivo del presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle specificamente menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e sono soggetti all'aliquota del dazio applicabile a «tutte le altre società».
(140)
Le eventuali richieste di applicazione di tali aliquote individuali (ad esempio in seguito a un cambiamento del nome della società o alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) devono essere inoltrate senza indugio alla Commissione (3), corredate di tutte le informazioni utili, in particolare l'indicazione delle eventuali modifiche nelle attività della società riguardanti la produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite per l'esportazione collegate, ad esempio, a tale cambiamento del nome o ai suddetti mutamenti a livello di entità produttive o di vendita. Se del caso, la Commissione, previa consultazione del comitato consultivo, provvederà a modificare di conseguenza il regolamento, aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote individuali del dazio.
(141)
Il prodotto in esame è fungibile, come spiegato precedentemente, e privo di marchio di fabbrica; la differenza tra le diverse aliquote di dazio individuali è notevole e i produttori esportatori sono numerosi. Tali elementi potrebbero facilitare i tentativi di deviare i flussi di esportazione utilizzando gli esportatori tradizionali e beneficiando così di aliquote inferiori.
(142)
Pertanto, se le esportazioni di una delle società che beneficia delle aliquote di dazio individuali più basse dovessero aumentare di oltre il 30 % in quantità, le relative misure individuali potrebbero essere considerate come potenzialmente insufficienti a compensare le pratiche di dumping pregiudizievoli riscontrate; di conseguenza, e qualora i necessari requisiti siano presenti, sarà possibile iniziare un'inchiesta volta a correggere adeguatamente la forma o il livello delle misure.
H. DISPOSIZIONE FINALE
(143)
Ai fini di buona gestione, è necessario fissare un periodo entro il quale le parti interessate, che si sono manifestate entro il termine specificato nell'avviso di apertura, possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che le conclusioni riguardanti l'imposizione dei dazi elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate ai fini dell'adozione di eventuali dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di carbonato di bario con un tenore di stronzio superiore a 0,07 % in peso e un tenore di zolfo superiore a 0,0015 % in peso, in polvere, in forma pressata granulare o calcinata granulare, originario della RPC e classificabile al codice NC 2836 60 00 (codice TARIC 2836600010).
2. L'entità del dazio antidumping provvisorio sarà pari al valore fisso indicato di seguito per i prodotti fabbricati dai seguenti produttori:
Stato
Produttore
Aliquota del dazio
(EUR/t)
Codice addizionale TARIC
Repubblica popolare cinese
Hubei Jingshan Chutian Barium Salt Corp. Ltd
62, Qinglong Road, Songhe Town, Jingshan County
provincia dello Hubei, Repubblica popolare cinese
20,6
A606
Zaozhuang Yongli Chemical Co.
South Zhuzibukuang Qichun, Zaozhuang City Center District
provincia dello Shangdong, Repubblica popolare cinese
45,7
A607
Tutte le altre società
60,8
A999
3. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
4. In caso di deterioramento delle merci prima della loro immissione in libera pratica e qualora, per questa ragione, il prezzo effettivamente pagato o pagabile subisca una riduzione proporzionale ai fini della determinazione del valore in dogana, conformemente all'articolo 145 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione (4), l'importo del dazio antidumping, calcolato sulla base del valore fisso summenzionato, è ridotto di una percentuale corrispondente alla riduzione del prezzo effettivamente pagato o pagabile.
5. Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono chiedere di essere informate dei principali fatti e considerazioni sulla base dei quali il presente regolamento è stato adottato, presentare le proprie osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore dello stesso.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
L'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di sei mesi.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 28 gennaio 2005.

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