Document ID: 31994R1648

REGOLAMENTO (CE) N. 1648/94 DELLA COMMISSIONE del 6 luglio 1994 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di furazolidone originario della Repubblica popolare cinese
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (2), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO (1) Nel novembre 1993, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'avvio di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di furazolidone originario della Repubblica popolare cinese.
La procedura è stata avviata in seguito ad una denuncia presentata da Orphahell BV, produttore comunitario che realizza tutta la produzione comunitaria del prodotto in questione.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto originario della Repubblica popolare cinese e al pregiudizio notevole da esse derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento.
(2) La Commissione ha debitamente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e il ricorrente e ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere di essere sentite.
(3) Un produttore e diversi esportatori della Repubblica popolare cinese, due importatori e il produttore comunitario ricorrente hanno comunicato osservazioni scritte. I rappresentanti del produttore e degli esportatori cinesi hanno chiesto ed ottenuto di essere sentiti.
(4) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare e ha effettuato un'inchiesta presso la sede del produttore comunitario, Orphahell BV, Mijdrecht, Paesi Bassi.
(5) Poiché la Repubblica popolare cinese è un paese non retto da un'economia di mercato, il valore normale è stato determinato con riferimento ad un paese terzo ad economia di mercato, ossia l'India (come precisato nei considerandi 11 e 12). Su richiesta, sono state ottenute informazioni, successivamente verificate in loco, dal produttore indiano seguente:
- Kemwell Private Ltd, Bangalore.
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo dal 1o ottobre 1992 al 30 settembre 1993 (in appresso denominato periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME, PRODOTTO SIMILE E INDUSTRIA COMUNITARIA I. Descrizione del prodotto in questione (7) Il prodotto oggetto del procedimento è il furazolidone, un antibiotico con la denominazione chimica 3-(5-nitrofurfurilidenamino)-2-ossazolidinone, di cui al codice NC 2934 90 40.
(8) Il furazolidone è utilizzato in alimenti medicati per la cura di malattie dei suini e del pollame e può essere utilizzato anche per la cura del colera e di altre malattie in medicina e in veterinaria.
Esiste soltanto un tipo di furazolidone. Il prodotto non è soggetto a significative differenze di qualità o di utilizzazione.
II. Prodotto simile (9) La Commissione ha constatato che il furazolidone prodotto dall'industria comunitaria e dal produttore indiano e quello prodotto nella Repubblica popolare cinese ed esportato verso la Comunità erano simili per quanto riguarda caratteristiche fisiche essenziali, applicazione e uso.
Pertanto la Commissione ha concluso che il furazolidone importato dalla Cina è un prodotto simile a quello prodotto e venduto dall'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (in prosieguo denominato « regolamento di base »).
III. Industria comunitaria (10) La Commissione ha accertato che durante il periodo dell'inchiesta il produttore comunitario dal quale è stata presentata la denuncia rappresentava la produzione comunitaria totale del prodotto simile. Pertanto la Commissione conclude che detto produttore costituisce l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
C. DUMPING I. Paese analogo (11) Poiché la Repubblica popolare cinese è un paese non retto da un'economia di mercato, il valore normale è stato determinato sulla base delle informazioni ottenute in un paese terzo ad economia di mercato, ossia un paese analogo, in conformità all'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base. A tal fine il ricorrente aveva proposto l'India.
(12) Il produttore e gli esportatori cinesi hanno contestato la scelta dell'India, sostenendo che i prezzi di mercato praticati dal produttore indiano per le vendite sul mercato interno erano particolarmente elevati e quindi non appropriati per la determinazione del valore normale. Inoltre, l'esportatore ha sostenuto che in India il furazolidone veniva prodotto su piccola scala.
In alternativa hanno proposto l'Ungheria o il Messico, sostenendo che entrambi i paesi producevano ed esportavano il furazolidone su vasta scala. La Commissione ha quindi preso contatto con i produttori di tali paesi per esplorare l'opportunità di un'alternativa alla proposta del ricorrente.
Il produttore ungherese noto alla Commissione ha dichiarato che aveva smesso di produrre il prodotto in questione nel 1990, mentre nessuna risposta è pervenuta dal produttore noto in Messico che risulta avere anch'egli cessato la produzione.
Esaminato il mercato indiano del furazolidone, la Commissione ha concluso che la scelta dell'India come paese analogo costituiva una soluzione appropriata ed equa ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base per le seguenti ragioni:
- i prezzi interni in India sono determinati dalle normali forze di mercato in quanto sul mercato indiano esiste un adeguato livello di concorrenza tra il furazolidone prodotto in loco e quello importato;
- il volume prodotto in India è stato ritenuto sufficientemente rappresentativo, rispetto al volume esportato verso la Comunità dalla Cina, per consentire un'adeguata determinazione del valore normale;
- esiste una considerevole analogia tra il processo di produzione applicato in Cina e quello applicato in India;
- infine, essendosi i produttori ungherese e messicano ritirati dal mercato, l'India risulta l'unico altro produttore al mondo del prodotto in questione.
Il valore normale è stato pertanto determinato soltanto in base alle informazioni fornite dal produttore indiano sulla sua produzione interna del prodotto simile.
II. Valore normale (13) Dall'inchiesta presso la società indiana è emerso che le vendite del prodotto in questione da questa effettuata sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta non erano redditizie. Pertanto, il valore normale per detta società è stato determinato conformemente all'articolo 2, paragrafo 5, lettera b) del regolamento di base, vale a dire costruito tenendo conto dei costi dei materiali e della produzione per il prodotto nel paese d'origine, più un importo equo per le spese di vendita e di gestione, nonché per le altre spese generali, e per il profitto.
L'importo per le spese di vendita, generali e amministrative è stato calcolato in base alle spese sostenute dal produttore indiano interessato sulle vendite in India nel settore d'attività in cui rientra il furazolidone. L'importo aggiunto per il profitto (9 %) è stato quello ritenuto equo dal produttore indiano interessato per le vendite in tale settore d'attività in India.
III. Prezzo all'esportazione (14) Poiché tutte le vendite per esportazione sono state effettuate ad acquirenti indipendenti della Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per il prodotto venduto ai fini dell'esportazione verso la Comunità a norma dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera a) del regolamento di base.
IV. Confronto (15) Il valore normale è stato confrontato con i prezzi all'esportazione, per ciascuna transazione, allo stesso stadio commerciale, franco fabbrica. Ai fini di un equo confronto, sono stati effettuati adeguamenti ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base in considerazione delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, in particolare di quelle riguardanti costi di trasporto, assicurazione, modalità di pagamento e commissioni per i quali sono stati forniti sufficienti elementi di prova.
V. Margine di dumping (16) Dal confronto è emersa l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine di dumping pari all'importo di cui il valore normale - così determinato - supera i prezzi all'esportazione verso la Comunità. La media ponderata del margine di dumping in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria era pari al 93 %.
(17) Un produttore cinese ha chiesto la determinazione di un margine individuale in base ai suoi prezzi all'esportazione, sostenendo che, in quanto società mista con capitale sino-giapponese, non riceveva nessuna assistenza, sovvenzione o dotazione dal governo cinese e poteva liberamente negoziare e determinare il livello del suo reddito indipendentemente da qualsiasi decisione dello Stato.
(18) A questo riguardo occorre tenere presente che il regolamento di base richiede soltanto che i regolamenti antidumping indichino il paese e il prodotto sul quale viene imposto il dazio. Il trattamento individuale non è pertanto prescritto dal regolamento di base ed è appropriato soltanto se consente di porre rimedio a pratiche di dumping pregiudizievoli in modo più adeguato ed efficace di un unico dazio generale. Di norma tale ipotesi non ricarre per i paesi di cui all'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base (fra i quali rientra la Repubblica popolare cinese).
(19) Nel passato la Commissione ha osservato che la concessione di un trattamento individuale a esportatori dei suddetti paesi può comportare l'imposizione di aliquote non appropriate e dar luogo alla possibilità per lo Stato di eludere le misure antidumping inoltrando le esportazioni tramite l'esportatore soggetto al dazio inferiore o concentrando la produzione su tale esportatore. La Commissione ha pertanto concluso che le deroghe dalla regola generale secondo la quale per i paesi a commercio di Stato è istituito un unico dazio antidumping debbano essere limitate a casi eccezionali in cui le siano fornite valide prove del fatto che le difficoltà sopraindicate non si verificheranno.
(20) La Commissione ha osservato che, nel presente procedimento, il produttore cinese interessato non ha fornito alcun elemento di prova atto a giustificare tale trattamento eccezionale. Per questa ragione e per i motivi esposti nei considerandi 16 e 17, la Commissione ritiene che nel presente caso il trattamento individuale non sia giustificato.
D. PREGIUDIZIO I. Consumo nella Comunità, volume e quota di mercato delle importazioni in dumping (21) Il consumo del prodotto in questione nella Comunità è stato pari a 790 t nel 1990, 868 t nel 1991, 857 t nel 1992 e 856 t durante il periodo dell'inchiesta. Il volume delle importazioni in dumping dalla Repubblica popolare cinese è passato da 234 t nel 1990 a 338 t nel 1991, a 331 t nel 1992 e a 544 t durante il periodo dell'inchiesta, con un incremento del 132 % nell'arco del periodo considerato. La quota di mercato comunitario delle importazioni in questione è stata pari al 29,6 % nel 1990, al 38,9 % nel 1991, al 38,6 % nel 1992 e al 63,6 % durante il periodo dell'inchiesta.
II. Prezzo delle importazioni in dumping (22) I prezzi del prodotto importato, durante il periodo dell'inchiesta, sono risultati considerevolmente inferiori ai prezzi praticati dall'industria comunitaria. La riduzione del prezzo è stata determinata confrontando i prezzi all'esportazione cinesi per le vendite al primo acquirente indipendente della Comunità con la media ponderata dei prezzi praticati dall'industria comunitaria allo stesso stadio commerciale.
Ove opportuno sono stati effettuati adeguamenti per garantire la comparabilità in termini di costo del trasporto e dazio doganale.
Il margine medio di riduzione dei prezzi constatato durante il periodo dell'inchiesta era pari al 19 %.
III. Situazione dell'industria comunitaria a) Produzione e utilizzazione degli impianti
(23) La produzione in termini di volume del prodotto in questione da parte dell'industria comunitaria, espressa mediante numero indice, è stata pari a 100 nel 1990, a 107 nel 1991, a 84 nel 1992 e a 69 durante il periodo dell'inchiesta.
L'indice di utilizzazione degli impianti dell'industria in questione è diminuito dall'81 % nel 1990 al 71 % nel 1991, al 54 % nel 1992 e al 60 % durante il periodo dell'inchiesta.
b) Vendite e quota di mercato
(24) Il volume delle vendite effettuate nella Comunità dall'industria comunitaria, espresso mediante numero indice, è stato pari a 100 nel 1990, a 120 nel 1991, a 94 nel 1992 e a 90 durante il periodo dell'inchiesta, con una diminuzione del 10 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, arco di tempo nel quale il consumo apparente nella Comunità è aumentato in misura superiore all'8 %. Tale evoluzione del volume delle vendite, rispetto a quello del consumo apparente nella Comunità, corrisponde ad una diminuzione della quota di mercato detenuta dall'industria comunitaria pari quasi al 16 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
c) Calo dei prezzi
(25) A causa della pressione al ribasso sui prezzi conseguente alle importazioni in dumping, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre i suoi prezzi quasi del 19 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta nel tentativo di mantenere il suo indice di utilizzazione degli impianti e la sua quota di mercato. I prezzi, espressi mediante numero indice, erano pari a 100 nel 1990, a 132 nel 1991, a 106 nel 1992 e a 81 durante il periodo dell'inchiesta.
d) Redditività
(26) Per quanto riguarda la redditività dell'industria comunitaria in relazione alle vendite del prodotto sul mercato comunitario, si constata una totale erosione degli utili tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta. Ai profitti realizzati nel 1990 e nel 1991 sono seguite considerevoli perdite nel 1992 e durante il periodo dell'inchiesta.
IV. Conclusione (27) Dall'esame preliminare dei fatti in relazione al pregiudizio emerge che l'industria comunitaria, pur avendo ridotto i suoi prezzi nel tentativo di competere con le importazioni in dumping dalla Repubblica popolare cinese, ha registrato una diminuzione del volume delle vendite e della quota di mercato. L'effetto combinato della diminuzione dei prezzi e del volume delle vendite si è tradotto in sostanziali perdite finanziarie per l'industria in questione.
(28) La Commissione conclude pertanto che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO (29) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato arrecato dalle importazioni in dumping e se altri fattori non avessero potuto causare tale pregiudizio o contribuire ad esso.
I. Effetto delle importazioni in dumping (30) Nell'inchiesta la Commissione ha accertato che l'aumento del volume e della quota di mercato delle importazioni in dumping dalla Repubblica popolare cinese è coinciso con l'aggravarsi della situazione dell'industria comunitaria. A causa del basso livello dei prezzi ai quali il prodotto importato era venduto sul mercato comunitario, l'industria comunitaria è stata costretta a ridurre i suoi prezzi nel vano tentativo di mantenere invariate utilizzazione degli impianti e quota di mercato. Tale riduzione ha determinato un aggravamento della situazione finanziaria dell'industria in questione. Questa situazione si verificava in stretta concomitanza con il considerevole incremento delle importazioni a basso prezzo dalla Repubblica popolare cinese.
II. Incidenza di altri fattori (31) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria potesse essere stato arrecato da fattori diversi dalle importazioni in dumping. In particolare, essa ha considerato l'andamento e l'impatto delle importazioni da paesi terzi non compresi nel procedimento e l'andamento del consumo sul mercato comunitario.
(32) Il volume delle importazioni da paesi terzi non compresi nel procedimento è diminuito di oltre il 92 % tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta e, di conseguenza, la loro quota di mercato durante il periodo dell'inchiesta era soltanto del 2,1 %. Nello stesso periodo il consumo comunitario apparente del prodotto in questione ha subito un incremento superiore all'8 %.
Alla luce di quanto precede, la diminuzione delle vendite e della quota di mercato dell'industria comunitaria non può pertanto essere attribuita all'andamento instabile del consumo del mercato o all'effetto di importazioni da altre fonti.
(33) La Commissione ha inoltre esaminato l'argomento degli esportatori cinesi secondo il quale le diminuzioni nel prezzo del prodotto in questione sono essenzialmente la conseguenza del divieto di gran parte delle sostanze appartenenti al gruppo dei nitrofurani (che comprende il furazolidone) e all'incertezza circa le future applicazioni del prodotto.
La Commissione ha tuttavia osservato che il furazolidone non è uno dei nitrofurani dei quali è vietata nella Comunità la somministrazione agli animali da produzione alimentare. Infatti, il regolamento (CEE) n. 2377/90 del Consiglio (4), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 3426/93 della Commissione (5), ha stabilito un periodo entro il quale saranno effettuati ulteriori studi sul furazolidone per consentire al comitato delle Comunità europee per i medicinali veterinari di formulare una raccomandazione sul suo uso continuato negli animali da produzione alimentare. Il fatto che l'industria comunitaria sia disposta ad un considerevole sforzo d'investimento in questi studi è un segno della sua fiducia nel futuro del prodotto.
(34) Pertanto, la Commissione non ritiene che il divieto di usare talune sostanze appartenenti ai nitrofurani possa dare ragione della significativa diminuzione del prezzo del furazolidone sul mercato comunitario. Si dovrebbe altresì notare che questi fattori non hanno influito sulla domanda del prodotto, che negli ultimi anni ha continuato a crescere.
(35) La Commissione ha quindi concluso che le importazioni in dumping originarie della Repubblica popolare cinese, a causa dei loro prezzi, della loro penetrazione nel mercato comunitario, della conseguente perdita di quota di mercato e del considerevole deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria, hanno arrecato a quest'ultima un pregiudizio notevole.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ (36) Nel valutare l'interesse della Comunità, la Commissione ha tenuto conto di alcuni elementi essenziali. Tra questi vi è il fatto che uno degli scopi fondamentali delle misure antidumping è quello di far cessare le distorsioni della concorrenza derivanti da pratiche commerciali sleali e ripristinare in tal modo una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, obiettivo essenzialmente rispondente all'interesse della Comunità. Inoltre, la mancata adozione di misure provvisorie aggraverebbe la già precaria situazione dell'industria comunitaria, quale risulta specialmente dalla totale mancanza di redditività che ne minaccia la sopravvivenza.
(37) L'industria comunitaria ha precisato alla Commissione che, oltre alla propria produzione, l'unica fonte alternativa di approvvigionamento di furazolidone nella Comunità è attualmente costituita dalle importazioni dalla Repubblica popolare cinese. Questo fatto sembra confermato dal livello delle importazioni nella Comunità da altri paesi, che durante il periodo dell'inchiesta ha raggiunto soltanto 18 t (2,1 % del mercato). Qualora l'industria comunitaria fosse costretta a cessare la produzione, il mercato diventerebbe totalmente dipendente dalle importazioni cinesi.
(38) Per quanto riguarda gli interessi degli utilizzatori del prodotto in questione nella Comunità, i vantaggi di prezzo a breve termine ottenuti grazie ai prezzi delle importazioni in dumping devono essere considerati nel quadro degli effetti a lungo termine del mancato ripristino di una situazione di concorrenza leale. La mancata adozione di misure minaccerebbe seriamente la sopravvivenza dell'industria comunitaria, la cui scomparsa ridurrebbe in realtà la concorrenza ad un'unica fonte di approvvigionamento, in definitiva a danno degli utilizzatori.
(39) La Commissione conclude pertanto che nell'interesse della Comunità occorre eliminare gli effetti del pregiudizio subito dall'industria comunitaria e ripristinare una situazione di concorrenza leale mediante l'istituzione di misure antidumping provvisorie sulle importazioni del prodotto in questione originario della Repubblica popolare cinese.
G. DAZIO (40) Ai fini della determinazione dell'aliquota del dazio provvisorio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping accertati e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(41) Poiché il pregiudizio consiste principalmente in un calo dei prezzi, in una diminuzione della quota di mercato e, in particolare, in perdite finanziarie, affinché esso sia eliminato l'industria deve essere messa in una situazione nella quale i suoi prezzi possano essere aumentati ad un livello rimunerativo senza perdita del volume delle vendite. A tal fine, i prezzi delle importazioni in questione originarie della Repubblica popolare cinese dovrebbero essere adeguatamente aumentati.
Ai fini del calcolo del necessario incremento di prezzo, la Commissione ha considerato che i prezzi delle importazioni in dumping dovevano essere confrontati con i prezzi di vendita basati sul costo di produzione dell'industria comunitaria più un equo profitto.
(42) Su tale base, la media ponderata dei prezzi all'esportazione è stata confrontata, per il periodo dell'inchiesta, a livello franco frontiera comunitaria maggiorato del dazio doganale, con il costo di produzione del produttore comunitario interessato più un margine di profitto, provvisoriamente fissato all'8 %. Questo margine di profitto è stato indicato dal ricorrente come quello minimo necessario nel settore d'attività in questione e corrisponde a quello realizzato dal produttore interessato prima che l'impatto delle importazioni in dumping diventasse significativo.
Dal confronto emerge un margine di pregiudizio che, espresso sulla base di una media ponderata in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è pari al 70,6 %.
(43) Poiché il margine di dumping accertato era superiore al corrispondente aumento dei prezzi all'esportazione necessario per eliminare il pregiudizio quale calcolato sopra, il dazio provvisorio da imporre dovrebbe corrispondere al margine di pregiudizio determinato.
H. DISPOSIZIONI FINALI (44) A fini di buona amministrazione, deve essere stabilito un periodo entro il quale le parti interessate possano comunicare osservazioni e chiedere di essere sentite. Deve inoltre essere precisato che tutti gli accertamenti fatti ai fini del presente regolamento sono provvisori e che potranno essere riesaminati ai fini dell'eventuale proposta di qualsiasi dazio definitivo della Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di furazolidone di cui al codice NC 2934 90 40 originario della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio antidumping applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente: 70,6 %
3. Salvo che sia altrimenti disposto, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 6 luglio 1994.

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