Document ID: 31993D0564

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 22 luglio 1993 relativa agli aiuti che il governo italiano intende concedere alle Cartiere del Garda (Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(93/564/CEE)LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni, conformemente al suddetto articolo,
considerando quanto segue:
I La legge provinciale 8 aprile 1991, n. 7 (1) della Provincia autonoma di Trento prevede, all'articolo 1, interventi per fa la salvaguardia dell'ambiente e il riassetto territoriale del settore produttivo. Ai sensi di detto articolo la Provincia autonoma di Trento (nel prosieguo: « PAT ») può concedere sovvenzioni ad imprese esistenti per il loro trasferimento, totale o parziale, in aree indicate dalla Provincia stessa. Analoghe sovvenzioni possono essere concesse nel caso di ampliamento di imprese esistenti in aree indicate dalla PAT. Ai sensi del comma 1 dell'articolo 1, le sovvenzioni sono destinate a coprire i maggiori oneri originati dal trasferimento. Il secondo comma dell'articolo 1 stabilisce che, in caso di particolare difficoltà nella determinazione di detti maggiori oneri, la sovvenzione può essere concessa in via forfettaria in misura non superiore al 30 % dell'investimento fisso ammesso a carico dell'impresa, con esclusione dei costi di acquisto dell'area.
La legge provinciale n. 7/91 non è stata notificata alla Commissione prima della sua approvazione, contrariamente al disposto dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. La Commissione è stata tuttavia informata dell'intenzione delle autorità provinciali di applicare per la prima volta la legge a beneficio del produttore di carta « Cartiere del Garda », con sede a Riva del Garda.
Attualmente le Cartiere del Garda hanno una capacità produttiva annua di 180 000 t di carta patinata da stampa di grammatura media ed elevata e conta circa 600 dipendenti. L'impresa, che appartiene al gruppo editoriale tedesco Bertelsmann, è oggi relativamente moderna e redditizia ma, per rimanere tale anche in futuro, deve ora raddoppiare la sua capacità produttiva con l'installazione di una nuova macchina continua.
Per l'ampliamento la società dispone di un terreno di 70 000 mq adiacente al suo attuale stabilimento. Detto terreno, che apparteneva alla ex società Atlas Holzwerke, è stato acquistato dalle Cartiere del Garda otto anni or sono ed è destinato, in base al piano urbanistico provinciale e al piano comunale di Riva del Garda, ad attività produttive ed industriali.
La Provincia preferirebbe tuttavia che l'ampliamento non fosse realizzato a Riva del Garda bensì in località Mori, a 20 km di distanza. Riva del Garda è infatti una zona turistica molto frequentata e un aumento dell'attività industriale non la renderebbe certo più attraente per il turismo, ma provocherebbe un peggioramento delle condizioni ambientali.
Se decidessero di installare la loro nuova macchina continua a Mori, lasciando il loro stabilimento di Riva nello stato attuale fino alla luce della sua vita utile, le Cartiere del Garda dovrebbero sostenere costi aggiuntivi, rispetto a quelli che comporterebbe un ampliamento a Riva, sotto il profilo tanto dei costi d'investimento, quanto di quelli di gestione. I maggiori costi d'investimento sarebbero dovuti alla differenza tra un'area « rurale » (Mori) e un'area « urbana » (Riva), mentre i maggiori costi di gestione deriverebbero dall'aumento delle spese per il personale e dalle spese di trasporto tra i due luoghi in caso di scelta di Mori.
La PAT intende compensare, nel caso che le Cartiere del Garda scelgano Mori, solo i sovraccosti di investimento e non anche i costi aggiuntivi di gestione. La base legale di tale compensazione sarebbe costituita dall'articolo 1 della legge provinciale n. 7/91.
II Con lettera in data 11 dicembre 1992, registrata il 15 dicembre, la Commissione è stata informata dell'intenzione della PAT di applicare l'articolo 1 della legge provinciale n. 7/91 a favore del piano di espansione delle Cartiere del Garda a Mori. Informazioni complementari sono state fornite con lettera in data 20 gennaio 1993. In precedenza informazioni sulla legge e su questo primo caso di applicazione erano state date dalla Provincia con lettera in data 15 giugno 1992, in un incontro bilaterale tenutosi il 2 luglio 1992 e con lettera in data 12 novembre 1992. L'impresa beneficiaria e il gruppo cui essa fa capo hanno fornito informazioni in un incontro bilaterale tenutosi il 9 novembre 1992 e con lettera in data 9 dicembre 1992.
Anche se non aveva mai dato il suo benestare alla legge provinciale n. 7/91 in quanto tale, la Commissione ha ritenuto che il governo italiano potesse notificare un caso particolare di applicazione della legge ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato come se fosse un aiuto ad hoc. Sulla base delle informazioni messe a sua disposizione, la Commissione ha ritenuto che l'intervento progettato dalla PAT a favore delle Cartiere del Garda potesse configurarsi come un aiuto, in quanto avrebbe consentito all'impresa di investire a Mori senza sostenere interamente l'onere dell'investimento stesso. Le Cartiere del Garda hanno commissionato uno studio per precisare e quantificare i costi in questione. Essi sono stati poi nuovamente valutati dal Mediocredito Trentino-Alto Adige per conto della PAT. Mentre le Cartiere del Garda erano giunte ad un risultato di 316 Mrd di LIT di sovraccosti di investimento e 197 Mrd di LIT di sovraccosti di gestione per i primi cinque anni, la PAT ha valutato i costi aggiuntivi in 173 377 Mio di LIT per gli investimenti e in 148 560 Mio di LIT per i costi di gestione. Viste le ambiguità presenti nell'identificazione dei costi addizionali, la PAT aveva preso in considerazione l'ipotesi di valersi della facoltà prevista dalla legge provinciale, di versare una somma forfettaria pari al 30 % del costo totale degli investimenti a Mori, fino ad un massimo di 186 Mrd di LIT.
La Commissione ha ritenuto che questo presumibile aiuto per un importo fino a 186 Mrd di LIT fosse stato atto a falsare la concorrenza e ad incidere sugli scambi tra gli Stati membri ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
La Commissione avanzava inoltre dubbi sull'applicabilità all'aiuto delle deroghe di cui all'articolo 92. Essa rilevava che né Riva né Mori si trovano in una zona ammessa a beneficiare di aiuti regionali ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) o c) e che l'aiuto poteva influire negativamente sulla coesione della Comunità escludendo la scelta, per l'investimento in questione, di altre sedi potenziali in zone assistite. La Commissione rilevava altresì che gli aiuti finalizzati all'ampliamento della capacità non soddisfacevano le condizioni stabilite nella disciplina comunitaria degli aiuti in materia di ambiente, che si fonda sulla deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) del trattato. Infine, la Commissione esprimeva dubbi sull'applicabilità della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c); si chiedeva se l'aiuto fosse veramente necessario per conseguire l'effetto desiderato, ossia indurre le Cartiere del Garda a non realizzare l'investimento a Riva, e ricordava che nella Comunità vi era un eccesso di capacità di produzione di carta patinata.
La Commissione ha perciò deciso di iniziare il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato e, con lettera in data 10 febbraio 1993, ha informato il governo italiano di tale decisione, invitandolo a presentare le sue osservazioni. Anche gli altri Stati membri e i terzi interessati sono stati invitati, con apposita comunicazione (2), a presentare osservazioni.
III Il governo italiano ha presentato osservazioni nell'ambito del procedimento con lettera in data 11 marzo 1993 e telex in data 22 aprile 1993, illustrando ancora una volta i motivi per i quali la Provincia si proponeva di intervenire finanziariamente per indurre le Cartiere del Garda ad investire a Mori piuttosto che a Riva. Il governo italiano si faceva portavoce della disponibilità dell'amministrazione provinciale a rinunciare alla facoltà prevista dalla legge provinciale n. 7/91 di concedere una sovvenzione forfettaria in misura del 30 % del costo totale dell'investimento, limitandosi a compensare solo il costo aggiuntivo di investimento accertato dallo studio del Mediocredito; la PAT si sarebbe quindi astenuta dal compensare i sovraccosti di gestione derivanti dalla scelta di Mori. Il governo italiano sosteneva che l'indennizzo per i maggiori oneri d'investimento avrebbe costituito una parziale compensazione degli svantaggi accettati dalle Cartiere del Garda e non una sovvenzione all'impresa e faceva presente che questa aveva accumulato almeno tre anni di ritardo nei suoi programmi di ampliamento a causa delle problematiche di ordine burocratico e giuridico legate all'ipotesi di scelta di Mori. Secondo il governo italiano, le Cartiere del Garda realizzerebbero senz'altro l'investimento a Riva se la PAT non fosse autorizzata ad intervenire finanziariamente a favore della sede alternativa di Mori; l'azienda possiede tutti i diritti per farlo e la PAT non ha strumenti per opporsi. Qualsiasi tentativo di modificare retroattivamente la normativa che l'azienda deve rispettare a Riva potrebbe essere contestato da quest'ultima per vie legali. Il governo italiano ripeteva inoltre che le conclusioni di uno studio di impatto ambientale (inviato a suo tempo alla Commissione) sull'investimento delle Cartiere del Garda non erano negative né per Mori né per Riva.
In risposta all'interrogativo posto dalla Commissione nella sua lettera in data 10 febbraio 1993 circa gli eventuali mezzi alternativi a disposizione del Comune di Riva per dissuadere le Cartiere del Garda dall'investire a Riva, il governo italiano dichiarava che non sarebbe politicamente e giuridicamente corretto modificare in questo momento la destinazione industriale del terreno di proprietà delle Cartiere del Garda. Il governo italiano sottolineava inoltre che con il suo intervento la PAT si proponeva di conseguire due obiettivi: salvaguardare l'ambiente e mantenere l'ubicazione dell'investimento nella stessa zona, e ciò senza falsare la concorrenza, dato che l'azienda non ne ricaverebbe alcun vantaggio. L'intervento non inciderebbe in ogni caso sulla capacità produttiva dell'industria cartaria visto che le Cartiere del Garda realizzerebbero comunque l'investimento, a Riva o a Mori.
In risposta a un'altra domanda concernente il terreno che le Cartiere del Garda possiedono a Riva, il governo italiano precisava che, se l'azienda avesse deciso di installare la nuova macchina continua a Mori, avrebbe ceduto tale terreno alla PAT, che ne avrebbe soppresso la destinazione ad uso industriale, provvedendo però ad evitare che l'azienda ricavasse dalla cessione eventuali vantaggi di natura finanziaria.
Infine il governo italiano si dichiarava disposto a limitare l'applicazione della legge provinciale n. 7/91 esclusivamente al caso Cartiere del Garda qualora la Commissione avesse obiezioni insormontabili nei confronti della legge stessa; sottolineava però che questa rappresenta un interessante e promettente esperimento di una politica di riconversione industriale per motivi ambientali.
Il caso è stato infine discusso in sede bilaterale l'8 marzo e l'11 giugno 1993.
Nel quadro del procedimento hanno presentato osservazioni anche il governo del Regno Unito, il governo francese e il governo tedesco come pure il maggior produttore britannico di carta patinata da stampa pesante e la federazione dell'industria cartaria austriaca.
Queste osservazioni sono state trasmesse con lettera in data 11 maggio 1993 al governo italiano, che vi ha risposto con lettera in data 25 maggio 1993.
IV Un contributo pubblico a un'impresa, destinato a coprire parte del costo degli investimenti realizzati da detta impresa in un determinato luogo, costituisce un aiuto a favore dell'impresa stessa ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato. Ai fini di questa valutazione è irrilevante che il costo dell'investimento in un altro luogo sarebbe stato inferiore e che il contributo copra solo la differenza tra i costi dell'investimento nei due luoghi. La valutazione secondo cui un tale contributo costituisce un aiuto è in linea con la prassi costante della Commissione in ordine alle sovvenzioni alle imprese che accettano di accollarsi costi aggiuntivi investendo in regioni meno favorite o si assumono costi d'investimento superiori per adeguare alle esigenze ambientali gli impianti esistenti.
Di conseguenza, l'intervento che la PAT si propone di attuare versando una somma di 173 377 Mio di LIT (pari a 103 Mio di ECU alla data della presente decisione) alle Cartiere del Garda qualora queste decidano di investire a Mori anziché a Riva costituirebbe un aiuto a favore di detta impresa, anche se tale somma corrisponde ai soli costi aggiuntivi d'investimento che deriverebbero dalla realizzazione dell'investimento a Mori. L'impresa ricava un vantaggio dall'aiuto in quanto viene messa in grado di realizzare l'investimento a Mori senza assumersene interamente l'onere finanziario.
I produttori di carta sono in concorrenza tra loro e i loro prodotti sono oggetto di commercio tra gli Stati membri. Secondo le informazioni comunicate alla Commissione, le Cartiere del Garda producono attualmente circa 175 000 t annue di carta da stampa di grammatura media ed elevata, con e senza legno. L'installazione a Mori o a Riva di un'altra macchina continua raddoppierebbe la capacità produttiva dell'azienda, portandola da 180-200 000 t/anno a circa 400 000 t/anno.
L'Italia ha esportato verso altri Stati membri carta e cartone patinati (codice NC 4810) per 532 320 t nel 1990, 572 877 t nel 1991 e 596 278 t nel 1992, mentre le corrispondenti importazioni da altri Stati membri sono ammontate rispettivamente a 200 531 t, 195 586 t e 238 535 t.
Le Cartiere del Garda partecipano al commercio intracomunitario esportando parte della loro produzione in altri Stati membri. Nel 1990 l'azienda ha esportato 39 300 t di carta patinata senza legno in altri Stati membri, in particolare Francia, Germania e Spagna; dette esportazioni equivalevano a un terzo della sua produzione di questo tipo di carta. Nel 1991 sono state esportate in altri Stati membri 41 100 t e nel 1992 45 000 t. La produzione di carta patinata senza legno delle Cartiere del Garda è ammontata al 3,4 % circa del totale della produzione comunitaria di questo tipo di carta nel periodo 1990-1992. I dati forniti alla Commissione nell'ambito del procedimento riguardano solo la carta senza legno e non includono la produzione di carta con legno dell'azienda.
La concessione di un aiuto finanziario a una data impresa ne rafforza la posizione nei confronti delle imprese che si trovano in concorrenza con essa nella Comunità. Quando ciò avviene, si deve ritenere che l'aiuto incida sulla concorrenza con le altre imprese.
L'articolo 92, paragrafo 1 del trattato stabilisce che, in linea di principio, sono incompatibili con il mercato comune gli aiuti aventi le caratteristiche ivi specificate.
Le deroghe a detto principio, enunciate dall'articolo 92, paragrafo 2 del trattato, sono inapplicabili al caso in esame a causa della natura e degli obiettivi dell'aiuto e non sono state comunque invocate dal governo italiano.
V L'articolo 92, paragrafo 3 del trattato indica quali aiuti possano essere considerati compatibili con il mercato comune. La compatibilità va valutata a livello della Comunità e non di un singolo Stato membro. Per tutelare il corretto funzionamento del mercato comune e il principio sancito dall'articolo 3, lettera f) del trattato, le deroghe al principio stabilito dall'articolo 92, paragrafo 1 che sono previste dall'articolo 92, paragrafo 3 devono essere interpretate in senso restrittivo nell'esame di qualsiasi regime di aiuti o singolo aiuto.
In particolare le deroghe possono essere applicate solo se la Commissione giunge alla conclusione che, se l'aiuto non venisse concesso, le forze di mercato non basterebbero, da sole, a indurre i potenziali beneficiari a comportarsi in modo da raggiungere uno degli obiettivi perseguiti.
Applicare le deroghe in casi in cui l'aiuto non contribuisce alla realizzazione di uno degli obiettivi indicati o non è indispensabile a tal fine significherebbe conferire indebiti vantaggi alle industrie o alle imprese di alcuni Stati membri e consentire che l'aiuto stesso incida sugli scambi e falsi la concorrenza senza alcuna delle giustificazioni fondate sull'interesse comune contemplate dall'articolo 92, paragrafo 3.
Per quanto riguarda le deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c) a favore degli aiuti destinati a favorire o ad agevolare lo sviluppo di talune regioni, va rilevato che il tenore di vita della PAT non è anormalmente basso né vi si riscontra una grave forma di sottoccupazione ai sensi della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera a). Inoltre né Riva né Mori sono ubicate in una zona assistita ai sensi della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c).
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), si deve constatare che l'aiuto non è destinato a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia italiana; del resto il governo italiano non ha sostenuto che questo fosse il caso.
L'altra fattispecie nella quale l'articolo 92, paragrafo 3, lettera b) prevede una deroga riguarda gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo. Nella disciplina comunitaria degli aiuti di Stato in materia ambientale, comunicata agli Stati membri con lettere in data 7 novembre 1974 e 23 marzo 1987, la Commissione ha dichiarato che tali aiuti possono fruire della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b), purché siano concessi per finanziare investimenti complementari di adattamento degli impianti esistenti, ad esclusione di qualsiasi investimento che abbia come risultato un aumento della capacità produttiva.
Poiché l'investimento progettato dalle Cartiere del Garda riguarda l'installazione di una nuova macchina continua per carta ed è quindi unicamente volto ad incrementare la capacità produttiva, un contributo a tale investimento non soddisfa le condizioni stabilite per l'applicabilità della deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera b). A questo proposito la Commissione osserva tuttavia che la disciplina comunitaria di cui sopra ammette la possibilità che aiuti che non rispondono alle condizioni in essa definite possano essere dichiarati compatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c).
L'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato stabilisce che possono considerarsi compatibili con il mercato comune gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche, sempreché non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.
La Commissione rileva che il principale argomento addotto dal governo italiano a favore dell'aiuto alle Cartiere del Garda attiene alla tutela dell'ambiente. È vero che l'investimento che l'impresa intende effettuare sarà in ogni caso compatibile con la legislazione vigente in materia ambientale, che venga realizzato a Riva oppure a Mori; tuttavia, la macchina continua per carta arrecherà maggior pregiudizio a Riva che a Mori, in termini di inquinamento dell'aria e delle acque e in termini di traffico e rumore. L'aiuto che la PAT si propone di concedere per indurre l'azienda ad investire a Mori anziché a Riva ha quindi fini ambientali, pur essendo dettato anche da altri motivi, quali la volontà di mantenere l'investimento nella zona e considerazioni di ordine urbanistico-territoriale.
Ai sensi dell'articolo 130 R, paragrafo 2 del trattato, l'azione della Comunità in materia ambientale è fondata sui principi dell'azione preventiva e della correzione, anzitutto alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio « chi inquina paga ». Le esigenze connesse alla salvaguardia dell'ambiente devono costituire una componente delle altre politiche della Comunità.
Se si considera il caso Cartiere del Garda alla luce di questi principi, si può osservare che l'intervento della PAT è preventivo e rimuove i danni alla fonte, ma non è conforme al terzo principio, visto che non fa pagare chi inquina. La Provincia si propone infatti di compensare la totalità dei sovraccosti d'investimento sostenuti dall'impresa.
È vero che una produzione ripartita fra i due stabilimenti di Mori e di Riva comporterebbe per l'azienda anche costi di gestione aggiuntivi e che questi non verrebbero compensati; tuttavia, in una prospettiva a più lungo termine, la scelta di Mori potrebbe comunque comportare dei vantaggi per l'impresa. Essa potrebbe decidere di trasferire a Mori anche la attività oggi svolte a Riva, alla fine della vita utile dello stabilimento attuale; il sito di Mori, infatti, non solo è più vicino alla principale via di comunicazione stradale, ma offre anche possibilità di ampliamento futuro che non sono disponibili a Riva.
Il governo italiano ha fatto notare che le Cartiere del Garda hanno già subito un notevole pregiudizio finanziario perché l'investimento è stato ritardato di tre anni a causa delle difficoltà che hanno rallentato il processo decisionale. La Commissione rileva che i costi derivanti dalla ritardata realizzazione dell'investimento dovranno essere sopportati dall'impresa qualunque sia il luogo in cui esso verrà finalmente realizzato e che tali costi non possono quindi essere ricollegati al costo addizionale dell'investimento a Mori o ai maggiori costi di gestione di due stabilimenti in due luoghi separati.
La Commissione conclude quindi che l'aiuto previsto a favore delle Cartiere del Garda non è conforme al principio « chi inquina paga » enunciato dall'articolo 130 R, paragrafo 2 del trattato.
Nella lettera in data 10 febbraio 1993 con la quale ha informato il governo italiano della decisione di avviare il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, la Commissione ha chiesto di essere informata di eventuali mezzi alternativi a disposizione delle autorità comunali e provinciali per dissuadere la società dall'investire a Riva, ivi compresa la possibilità di negare le necessarie autorizzazioni per motivi ambientali o urbanisticoterritoriali. Secondo quanto comunicato dal governo italiano nel quadro del procedimento, la PAT, per impedire che l'impresa investa a Riva, non può far altro che ricorrere allo strumento rappresentato dall'aiuto di Stato.
Per quanto riguarda il Comune di Riva, il governo italiano ha dichiarato che l'area che le Cartiere del Garda possiedono a Riva ha una destinazione industriale e che non sarebbe politicamente e giuridicamente corretto modificare la destinazione in questo momento, « cambiando le regole del gioco durante la partita stessa ».
La Commissione ritiene che tale risposta non sia convincente. Il governo italiano non ha dimostrato che non vi sia stata e non esista attualmente la possibilità, per il comune di Riva, di modificare la destinazione dell'area in cui è ubicato il terreno di cui trattasi. Siffatta modifica potrà essere difficile dato l'elevato numero di posti di lavoro in gioco - l'azienda darà lavoro a 784 persone se l'investimento è realizzato a Riva e a 968 se a Mori - ma non assolutamente impossibile. Si può invece assumere che il Comune di Riva consideri i vantaggi dell'investimento in termini di occupazione più importanti dei suoi svantaggi sotto il profilo ambientale; la PAT, che vede forse la situazione in un contesto più ampio, preferendo un modello di sviluppo che punti sul turismo a Riva e sull'industria a Mori, è di parere diverso ma non ha il potere di impedire l'investimento a Riva se non per mezzo dell'aiuto. La diversità delle competenze e le divergenze di opinione delle autorità di uno Stato membro non possono essere prese in considerazione dalla Commissione per autorizzare un aiuto di Stato in una situazione non contemplata da alcuna delle deroghe di cui all'articolo 92.
La Commissione non può che concludere che il governo italiano non ha dimostrato che l'aiuto è assolutamente indispensabile per evitare che le Cartiere del Garda realizzino il loro investimento a Riva del Garda.
Se la zona di Riva nella quale le Cartiere del Garda hanno acquistato il proprio terreno avesse perso la sua destinazione industriale, l'impresa avrebbe dovuto scegliere un luogo alternativo per il suo investimento, la cui realizzazione rappresenta una condizione necessaria per il mantenimento della redditività a lungo termine della società. Se non fosse stato offerto un aiuto in caso di scelta di Mori, l'azienda sarebbe stata completamente libera di scegliere fra tutti i luoghi possibili, non solo all'interno della PAT, ma anche in altre regioni italiane e in altri paesi. A questo proposito va rilevato che la Commissione autorizza aiuti agli investimenti in diverse regioni della Comunità in applicazione delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), e che dette regioni avrebbero avuto la possibilità di essere prescelte per la realizzazione dell'investimento, divenuto così privo di vincoli di sorta in ordine alla sua ubicazione.
Nelle osservazioni comunicate nell'ambito del procedimento, il governo italiano ha respinto questo argomento, sostenendo che l'azienda aveva già deciso di investire a Riva oppure a Mori e che, di conseguenza, gli altri luoghi possibili erano già stati esclusi.
La Commissione ritiene che questa tesi non sia convincente. È vero che, nella situazione creata dalle autorità comunali e provinciali, la scelta dell'azienda è realisticamente limitata all'alternativa tra Riva, soluzione più economica, e Mori, soluzione per cui beneficerebbe di un aiuto. Se tuttavia la scelta di Riva fosse stata esclusa per motivi ambientali e non fossero stati offerti aiuti per l'investimento a Mori, le Cartiere del Garda avrebbero probabilmente preso in considerazione altri luoghi possibili, compresi quelli in cui gli aiuti agli investimenti sono ammessi per favorire lo sviluppo regionale.
La Commissione conclude che il progetto del governo italiano di concedere un aiuto all'investimento delle Cartiere del Garda a Mori contrasta con la politica regionale comunitaria ed è potenzialmente atto a pregiudicare la coesione economica e sociale della Comunità.
Nelle sue osservazioni il governo italiano sostiene anche che, senza la possibilità di investire a Riva e senza l'intervento della PAT a Mori, l'impresa non sarebbe in grado di reperire sui mercati dei capitali le somme necessarie all'investimento.
La Commissione rileva che in tal caso le Cartiere del Garda si sarebbero trovate nella stessa situazione di qualsiasi concorrente che desideri aumentare la propria capacità e che non disponga di un terreno né delle autorizzazioni necessarie per un semplice ampliamento dello stabilimento esistente. Il reperimento dei capitali necessari per la più costosa costruzione di un secondo stabilimento risulterebbe più o meno agevole in funzione delle aspettative di sviluppo del mercato, ma certamente anche della situazione finanziaria e dei risultati passati dell'investitore. A questo proposito la Commissione rileva che le Cartiere del Garda, se si considerano i bilanci del gruppo Bertelsmann cui l'azienda fa capo, hanno registrato ottimi risultati nel 1990-91, pur operando in un mercato più difficile. Nel 1991-92 i risultati della società sono stati qualificati « nuovamente eccellenti » e « molto gratificanti », e ciò malgrado « un mercato della carta molto duro ». La Commissione ritiene, considerando anche i risultati estremamente positivi dello stesso gruppo Bertelsmann, che l'azienda avrebbe ben potuto reperire i fondi necessari per realizzare il suo investimento in una località diversa da Riva senza l'intervento finanziario della PAT.
Per quanto riguarda l'impatto settoriale dell'aiuto, e in particolare la questione se l'aiuto sia atto ad agevolare lo sviluppo del settore senza alterare le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse, la Commissione ricorda di aver posto anche questo interrogativo nella lettera in data 10 febbraio 1993 con la quale ha informato il governo italiano della propria decisione di iniziare il procedimento ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato.
Nelle osservazioni presentate nel quadro del procedimento il governo italiano ha sostenuto che l'intervento della PAT a favore dell'investimento a Mori non inciderebbe affatto sulle capacità di produzione in quanto l'investimento verrebbe comunque realizzato anche senza tale contributo, seppure a Riva. L'impresa ha deciso l'investimento nell'ambito della sua autonoma responsabilità imprenditoriale e decisioni analoghe sono state prese da vari concorrenti. Alla Commissione è stato presentato un elenco di otto concorrenti della Comunità e dei paesi EFTA che hanno avviato nuove capacità di produzione nel 1991-92.
La Commissione è concorde con il governo italiano nel ritenere che spetta all'imprenditore decidere se investire o meno per accrescere la capacità produttiva. Questa decisione dovrebbe essere presa, in linea di principio, senza essere influenzata da aiuti di Stato. Come si è detto sopra, le autorità italiane avrebbero potuto impedire, per motivi ambientali, che l'investimento fosse realizzato a Riva anche con mezzi diversi dalla concessione di un aiuto a Mori. In tal caso l'azienda, come illustrato sopra, avrebbe potuto scegliere tra vari luoghi e avrebbe anche dovuto decidere se, dato il maggior costo degli investimenti necessari, fosse ancora conveniente o meno realizzare il nuovo impianto. L'aiuto che il governo italiano si propone di concedere a Mori non solo esclude altri luoghi possibili, ma agevola anche una decisione positiva sull'opportunità stessa dell'investimento in un periodo difficile, quale quello descritto nelle relazioni di bilancio del gruppo cui le Cartiere del Garda fanno capo. Visto che la produzione aggiuntiva che sarà resa possibile dall'investimento verrà in parte esportata in altri Stati membri, l'aiuto che la PAT intende concedere per l'investimento a Mori non agevolerà lo sviluppo del settore senza alterare le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. Questa conclusione rimane valida anche ritenendo attendibili le stime del governo italiano secondo cui il tasso di crescita delle vendite delle Cartiere del Garda tra il 1989 e il 1997 sarà solo di poco superiore al ritmo di aumento prevedibile del consumo del tipo di carta in questione nella Comunità.
Infine la Commissione prende atto della tesi del governo italiano che l'aiuto che esso si propone di concedere alle Cartiere del Garda sia assimilabile a un aiuto a favore di un produttore di carta da giornale del Regno Unito, SCA Aylesford, al quale la Commissione non si è opposta.
La Commissione tiene innanzitutto a rilevare che la compatibilità con il mercato comune di un aiuto deve essere valutata autonomamente sulla base dell'articolo 92 del trattato, e non sulla base di precedenti decisioni della Commissione relative ed aiuti ad altre imprese. Per quanto riguarda il merito, essa contesta che l'aiuto previsto a favore delle Cartiere del Garda sia simile a quello autorizzato dalla Commissione nel dicembre del 1992 a favore di SCA Aylesford (3). Detta impresa intendeva accrescere la sua produzione di carta da giornale, per la quale utilizza come materia prima esclusivamente carta da macero; a tal fine si accingeva ad investire in una nuova tecnologia non ancora sperimentata, il che faceva del progetto qualcosa di più di un semplice piano di modernizzazione ed espansione. Da nessuno degli elementi comunicati alla Commissione risulta che l'investimento delle Cartiere del Garda comporti rischi analoghi sotto il profilo della materia prima, della tecnologia e della commercializzazione. A causa di tali rischi l'aiuto delle autorità del Regno Unito era indispensabile alla realizzazione stessa dell'investimento; SCA aveva preso in considerazione altri luoghi, ma questi erano stati scartati a causa del rischio più elevato, non compensato dagli aiuti ivi disponibili. Nel caso delle Cartiere del Garda, invece, l'aiuto non è necessario perché l'investimento venga effettivamente realizzato, ma solo affinché abbia luogo a Mori. Nel caso di SCA Aylesford la Commissione ha tenuto conto del fatto che l'importo dell'aiuto previsto sarebbe stato inferiore al risparmio che gli enti locali avrebbero potuto realizzare sulle spese per le discariche grazie ai quantitativi di carta da macero che sarebbero stati assorbiti da SCA per la sua produzione aggiuntiva. Anche questo fattore è assente nel caso della PAT.
L'autorizzazione dell'aiuto a favore di SCA Aylesford è stata motivata anche dalla particolare situazione degli scambi e della concorrenza nel settore della carta da giornale, che limita l'incidenza dell'aiuto sulle condizioni degli scambi tra gli Stati membri.
Infine, la Commissione rileva che l'aiuto di 20 Mio di UKL a favore di SCA corrispondeva all'8 % dell'investimento dell'azienda ad Aylesford in termini lordi, mentre l'aiuto di 173 Mrd di LIT che la PAT intende concedere alle Cartiere del Garda corrisponde al 27 % o più dell'investimento dell'impresa a Mori a seconda che si scelga l'importo dell'investimento calcolato dalle Cartiere del Garda o dalla PAT. Per tutti i motivi suesposti la Commissione non ritiene che la decisione di autorizzare l'aiuto a favore di SCA Aylesford debba indurla ad autorizzare allo stesso modo, per coerenza, anche l'aiuto progettato a favore delle Cartiere del Garda.
Al contrario la Commissione ha ripetutamente adottato decisioni contro aiuti agli investimenti che creano nuova capacità nel settore della carta in aree non assistite (4).
Di conseguenza l'aiuto che il governo italiano si propone di concedere non soddisfa le condizioni stabilite per l'applicazione delle deroghe di cui all'articolo 92, paragrafo 3,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'Italia non può dare esecuzione al progetto delle autorità della Provincia autonoma di Trento che prevede la concessione alle Cartiere del Garda di un aiuto di 173 377 Mio di LIT per investimenti da realizzarsi a Mori.
Articolo 2
Il governo italiano informa la Commissione, entro due mesi dalla data di notifica della presente decisione, delle misure prese per conformarvisi.
Articolo 3
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 22 luglio 1993.

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