Document ID: 31997R0053

REGOLAMENTO (CE) N. 53/97 DELLA COMMISSIONE del 14 gennaio 1997 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filati di poliesteri testurizzati originari della Malaysia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nell'aprile 1995, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di filati di poliesteri testurizzati originari della Malaysia, in conformità dell'articolo 5, paragrafo 9 del regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio (4), successivamente sostituito dal regolamento (CE) n. 384/96 (in seguito denominato «regolamento di base»).
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata nel dicembre 1994 dal CIRFS (Comitato internazionale per il rayon e le fibre sintetiche), per conto di determinati produttori comunitari i quali realizzavano una quota assertivamente maggioritaria della produzione comunitaria di filati di poliesteri testurizzati.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping e del conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e il denunziante e ha dato alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere di essere sentite.
(4) La Commissione ha inoltre inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate.
I produttori comunitari denunzianti hanno comunicato informazioni particolareggiate.
I questionari per gli esportatori sono stati inviati a 15 produttori malesi, secondo le informazioni comunicate dal CIRFS, ma soltanto un produttore/esportatore malese ha collaborato al presente procedimento.
A 25 importatori noti alla Commissione è stata data la possibilità di presentare informazioni e di comunicare le loro osservazioni. Né questi né altri importatori hanno collaborato al presente procedimento.
(5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare ed ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) produttori comunitari
Rhône Poulenc (Francia)
Hoechst AG, Germania
Montefibre SpA Enichem, Italia
Akzo Fibres and Polymers Division Enka BV, Paesi Bassi
Nurel SA, Spagna
Exsa, Regno Unito
Unifi, Irlanda;
b) produttore/esportatore del paese esportatore
Hualon Corporation (M) Sdn. Bhd., Kuala Lumpur.
Nel periodo dell'inchiesta la società che ha collaborato ha realizzato circa il 90 % delle esportazioni complessive di filati di poliesteri testurizzati dalla Malaysia nella Comunità.
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping ha riguardato il periodo compreso tra il 1° gennaio 1994 e il 31 marzo 1995 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Descrizione del prodotto in esame
(7) I prodotti oggetto della denuncia sono i filati di poliesteri testurizzati (in seguito denominati «PTY»), classificati nei codici NC 5402 33 10 e 5402 33 90. Questi filati sono ottenuti direttamente dai filati di poliesteri parzialmente orientati (in seguito denominati «POY») e sono utilizzati nell'industria tessile e della maglieria per la produzione di tessuti di poliesteri oppure di poliesteri e cotone.
Esistono diversi tipi di PTY, in funzione del peso (titolo), del numero di filamenti e della lucentezza. Sono inoltre disponibili diverse qualità, secondo l'efficienza del processo di produzione. Non esistono tuttavia differenze significative in termini di caratteristiche fisiche di base e di applicazioni tra i diversi tipi e qualità di PTY. In tali circostanze, ai fini del presente procedimento tutti i tipi di PTY sono considerati come un unico prodotto.
2. Prodotto simile
(8) Dall'inchiesta è emerso che i PTY venduti sul mercato interno della Malaysia avevano caratteristiche di base e impieghi simili a quelli dei prodotti esportati da questo paese nella Comunità. Analogamente, i PTY prodotti dall'industria comunitaria e venduti sul mercato della Comunità avevano caratteristiche di base e impieghi simili a quelli dei prodotti esportati nella Comunità dalla Malaysia.
(9) Di conseguenza, i PTY venduti sul mercato interno del paese esportatore, quelli esportati da questo paese nella Comunità e quelli prodotti dall'industria comunitaria e venduti sul mercato comunitario sono considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale
(10) È stato esaminato in primo luogo se il volume delle vendite del prodotto in questione realizzate sul mercato interno dall'unico produttore malese che ha collaborato fosse pari ad almeno il 5 % del volume delle esportazioni del prodotto simile nella Comunità. Si considera che questa percentuale corrisponda ad un quantitativo di vendite sufficiente ai fini di un equo confronto a norma dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base. Il volume delle vendite di questo produttore era superiore alla soglia del 5 %.
(11) Per ciascun tipo venduto sul mercato interno e considerato identico o direttamente comparabile ai tipi venduti per l'esportazione nella Comunità, la Commissione ha esaminato se le vendite sul mercato interno dei singoli tipi fossero realizzate in quantitativi sufficienti.
(12) È stato considerato che le vendite di ciascun tipo di prodotto sul mercato interno fossero state effettuate in quantitativi sufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base quanto il volume delle vendite di ciascun tipo di PTY in Malaysia nel periodo dell'inchiesta rappresentava almeno il 5 % del quantitativo delle esportazioni del tipo di prodotto comparabile nella Comunità.
(13) La Commissione ha in seguito esaminato se le vendite interne di ciascun tipo di PTY fossero state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali, verificando la percentuale delle vendite remunerative di ciascun tipo di prodotto in questione.
(14) Per determinare se le vendite sul mercato interno fossero state realizzate nel corso di normali operazioni commerciali è stato applicato il metodo seguente.
Quando il volume delle vendite di un tipo di PTY a prezzi netti pari o superiori ai costi di produzione unitari definiti nell'articolo 2 del regolamento di base rappresentava almeno l'80 % del volume complessivo delle vendite dello stesso tipo, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi di tutte le transazioni di vendita del tipo in questione nel periodo dell'inchiesta, remunerative o o.
Quando il volume delle vendite di un tipo di PTY a prezzi netti pari o superiori ai costi di produzione unitari era inferiore all'80 % del volume complessivo delle vendite dello stesso tipo, il valore normale è stato determinato unicamente in base alla media ponderata delle vendite remunerative del tipo in questione sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta, nei casi in cui queste transazioni riguardavano quantitativi sufficienti.
Con il metodo sopra descritto, il valore normale per i 20 tipi di PTY esportati nella Comunità nel periodo dell'inchiesta è stato determinato in base ai prezzi di vendita sul mercato interno di tipi di PTY comparabili.
2. Prezzi all'esportazione
(15) I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto in questione venduto per l'esportazione dal paese esportatore nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
3. Confronto
(16) Il valore normale, per ciascun tipo di prodotto, è stato confrontato con il prezzo all'esportazione del tipo corrispondente, a livello franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Il valore normale, espresso in media ponderata, è stato confrontato con la media ponderata dei prezzi di tutte le transazioni per l'esportazione nella Comunità, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base.
(17) Ai fini di un equo confronto, il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati adeguati a norma dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, in considerazione delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi.
(18) Al valore normale sono stati applicati adeguamenti in considerazione dei costi di trasporto interno, nonché delle spese relative ad assicurazione, movimentazione, carico e dei modi di pagamento, per arrivare al livello franco fabbrica.
(19) Ai prezzi all'esportazione sono stati applicati adeguamenti relativi a costi di trasporto (interno e oceanico), movimentazione e costi accessori, forme di pagamento e, se del caso, commissioni e assicurazione, per portarli al livello franco fabbrica.
(20) Sono stati applicati adeguamenti unicamente quando è stato dimostrato che le differenze in questione influivano sui prezzi e sulla loro comparabilità.
4. Margine di dumping
(21) Dal confronto di cui al considerando 16 è emersa l'esistenza di pratiche di dumping, con margini pari all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
È stata calcolata la media ponderata del margine di dumping, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto. Per Hualon Corporation (M) Sdn. Bhd, l'unico produttore malese che ha collaborato, il margine di dumping è pari al 16,4 %.
(22) La Commissione ha considerato che nei confronti dei produttori malesi che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, rifiutando in tal modo di collaborare all'inchiesta, fosse opportuno determinare il margine di dumping in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base. A questo proposito è stato considerato che i dati più attendibili fossero quelli accertati durante l'inchiesta e che, per evitare di premiare l'omessa collaborazione, il margine di dumping attribuibile a questi produttori dovesse essere stabilito in base al margine più elevato accertato per il tipo di PTY più rappresentativo in termini di volume e di qualità rispetto ai tipi di prodotti esportati dall'unico produttore malese che ha collaborato. Per il tipo di prodotto in questione, che rappresenta il 20 % del volume delle esportazioni della Hualon Corporation (M) Sdn. Bhd. nella Comunità, è stato così determinato un margine di dumping del 32,5 %, che deve essere attribuito ai produttori malesi che non hanno collaborato all'inchiesta.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(23) Non tutti i produttori di PTY nella Comunità hanno collaborato all'inchiesta, anche se nessun produttore ha espresso opposizione alla denuncia. Pertanto, per determinare la produzione complessiva di PTY nella Comunità, sono stati utilizzati dati sulla produzione delle società che non hanno collaborato provenienti dalle risposte ai questionari, dalle cifre Eurostat e dal CIRFS. La produzione annua di PTY nella Comunità nel periodo dell'inchiesta è stata così stimata a circa 193 000 tonnellate, di cui 97 000 tonnellate prodotte da società comunitarie, non collegate agli esportatori del prodotto assertivamente oggetto di dumping, che hanno sostenuto la denuncia e che hanno collaborato nel corso del procedimento.
(24) Come è stato fatto nel procedimento di riesame di misure antidumping relative alle importazioni di PTY dalla Turchia e da Taiwan (5), nonché nel procedimento antidumping relativo alle importazioni di PTY originari dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia (6), la Commissione ha esaminato se la società Exsa, affiliata di un esportatore situato in Turchia, nel presente procedimento dovesse essere esclusa dalla definizione di industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base.
(25) A questo proposito è opportuno ricordare che la Exsa ha acquistato i POY, i filati dai quali sono ottenuti direttamente i PTY, dalla società di controllo che, secondo quanto è stato accertato, ha esportato questi prodotti nella Comunità a prezzi di dumping. La Exsa ha trasformato i POY in PTY, destinati essenzialmente alla vendita sul mercato comunitario. La società di controllo turca ha inoltre esportato PTY nella Comunità a prezzi di dumping (7). In entrambi i procedimenti suindicati la Exsa è stata quindi esclusa dalla definizione di industria comunitaria dei PTY.
(26) Nel presente procedimento, l'Exsa non è collegata ad alcun esportatore malese. Tuttavia, poiché la Exsa ha prodotto PTY con POY provenienti dalla società di controllo, che ha fatto ricorso a pratiche di dumping, la Commissione ha concluso che l'inserimento dei dati relativi ai PTY prodotti da questa società avrebbe alterato la valutazione della situazione dell'industria comunitaria, rendendone inattendibili i risultati. La Exsa è stata pertanto esclusa dalla definizione di industria comunitaria anche nel presente procedimento.
(27) In base a tali elementi, la quota della produzione comunitaria complessiva detenuta dai produttori denunzianti nel periodo dell'inchiesta corrispondeva al 50 % circa. I denunzianti realizzavano quindi una quota maggioritaria della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base. Nella parte restante del documento, per «industria comunitaria» si intendono quindi unicamente le società comunitarie per conto delle quali è stata presentata la denuncia.
E. PREGIUDIZIO
(28) L'accertamento del pregiudizio da parte della Commissione è stato basato sugli indicatori economici pertinenti relativi al periodo compreso tra il gennaio 1991 e il marzo 1995 (in seguito denominato «periodo in esame»). L'accertamento è stato basato sui dati disponibili relativi ai 15 Stati membri.
1. Consumo comunitario di PTY
(29) La Commissione ha accertato che nel periodo in esame, fatta eccezione per il 1993, il consumo apparente complessivo di PTY è aumentato. Infatti, rispetto a 236 000 tonnellate nel 1991, il consumo è passato a 243 000 tonnellate nel 1992 ed è sceso a 227 000 tonnellate nel 1993, risalendo quindi a 262 000 tonnellate nel 1994. Il consumo comunitario complessivo nel periodo dell'inchiesta (15 mesi) ammonta a circa 330 000 tonnellate. Considerato complessivamente, tra il 1991 e il 1994 il consumo di PTY nella Comunità è aumentato dell'11 % circa e apparentemente questa tendenza è proseguita nel 1995.
2. Comportamento degli esportatori sul mercato della Comunità
a) Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(30) All'inizio del periodo in esame (1991), sul mercato comunitario non sono state registrate importazioni di PTY originari della Malaysia. Le esportazioni dalla Malaysia, inesistenti nel 1991, sono aumentate a 1 000 tonnellate circa nel 1992 (quota di mercato dello 0,4 %), a 2 400 tonnellate circa nel 1993 (quota di mercato dell'1,0 %) e circa 7 900 tonnellate nel 1994 (quota di mercato del 3,0 %). Nel periodo dell'inchiesta (cfr. considerando 6), le esportazioni dalla Malaysia erano pari a 9 000 tonnellate circa, corrispondenti ad una quota di mercato del 3 % (cfr. considerando 29).
b) Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(31) Per valutare i prezzi delle importazioni in questione, i tipi di PTY fabbricati e venduti dai produttori comunitari e quelli esportati dalla Malaysia nella Comunità sono stati ripartiti in gruppi di prodotti comparabili, secondo il titolo e il numero di filamenti. La Commissione ha quindi confrontato la media ponderata del prezzo di vendita dell'industria comunitaria per ciascun gruppo con la media ponderata dei prezzi del gruppo comparabile di PTY esportati, allo stesso stadio commerciale. I margini di sottoquotazione ottenuti per i singoli gruppi sono stati quindi ponderati per determinare un unico margine globale.
I prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono stati stabiliti a livello franco fabbrica e i prezzi all'esportazione comparabili allo stadio franco frontiera comunitaria, dazio corrisposto.
(32) Dal confronto è emerso che nel periodo dell'inchiesta sono stati costantemente registrati margini di sottoquotazione, compresi tra il 5 % e il 43 %, con una media ponderata complessiva del 18,2 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria
a) Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti
(33) La produzione di PTY dell'industria comunitaria è scesa da circa 104 000 tonnellate nel 1991 a circa 92 000 tonnellate nel 1993 ed è successivamente risalita a 95 000 tonnellate circa nel 1994. Nel periodo dell'inchiesta (15 mesi), la produzione dell'industria comunitaria ha raggiunto 121 000 tonnellate (corrispondenti a 97 000 tonnellate circa su base annua).
Occorre rilevare che il livello effettivo di produzione, nonostante l'aumento registrato dopo il 1994, nel periodo dell'inchiesta era ancora inferiore di quasi il 7 % al livello di produzione nel 1991, mentre nello stesso periodo il consumo comunitario di PTY è aumentato dell'11 %.
(34) La capacità di produzione dell'industria comunitaria è passata da 114 000 tonnellate nel 1991 a 118 000 tonnellate nel 1992 e a 122 000 tonnellate nel 1993, scendendo a 107 000 tonnellate nel 1994. Nel periodo dell'inchiesta (15 mesi), la capacità dell'industria comunitaria era pari a 135 925 tonnellate (corrispondenti a 108 740 tonnellate su base annua).
L'aumento della capacità di produzione di PTY dal 1991 al 1993 è dovuto principalmente allo sviluppo di una società irlandese, UNIFI, collegata ad una società statunitense. Questo impianto di produzione ha semplicemente sostituito le importazioni di POY dagli Stati Uniti.
(35) L'utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria è diminuita costantemente tra il 1991 e il 1993, scendendo dal 91 % al 76 % ed è successivamente risalita all'89 % nel periodo dell'inchiesta, principalmente in seguito alla riduzione della capacità avvenuta nel 1994.
b) Volume delle vendite e quota di mercato
(36) I quantitativi di PTY venduti nella Comunità dall'industria comunitaria erano pari a 87 000 tonnellate nel 1991, a 91 000 tonnellate nel 1992, a 87 000 tonnellate nel 1993, a 89 000 tonnellate nel 1994 e hanno raggiunto circa 114 000 tonnellate nel periodo dell'inchiesta (15 mesi), corrispondenti a 87 000 tonnellate su base annua, in un contesto di espansione della domanda.
(37) La quota di mercato dell'industria comunitaria era pari al 37,2 % nel 1991, al 37,7 % nel 1992, al 38,7 % nel 1993, al 34,0 % nel 1994 e al 34,5 % nel periodo dell'inchiesta. Il calo della quota di mercato è dovuto alla relativa stabilità del volume delle vendite dell'industria comunitaria in una fase di crescita della domanda e deve essere valutato alla luce dell'espansione di un produttore nel periodo 1992-1993 (cfr. considerando 34). Se non fossero state prese in considerazione le vendite di questo produttore, la quota di mercato dei restanti produttori che costituiscono l'industria comunitaria sarebbe diminuita in misura ancora più rilevante.
c) Andamento dei prezzi
(38) I prezzi dei PTY applicati dall'industria comunitaria sul mercato della Comunità sono costantemente diminuiti dal 1991 in poi. Nel periodo dell'inchiesta la diminuzione media era del 16 % rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria nel 1991, nonostante l'aumento dei prezzi delle materie prime, avvenuto alla fine del periodo dell'inchiesta (cfr. anche considerandi 58 e 59).
d) Redditività
(39) È stato accertato che, globalmente e dal 1992 in poi, l'industria comunitaria dei PTY ha subito un deterioramento dei risultati finanziari. Mentre nel 1991 sono stati registrati profitti soddisfacenti (+11,2 %), nel 1992 il margine di profitto era soltanto del 2,1 % e nel 1993 sono state subite perdite (-9,4 %). Da allora, tutti i produttori comunitari hanno costantemente subito gravi perdite oppure un deterioramento della redditività, nonostante una relativa diminuzione delle perdite subite globalmente.
e) Occupazione e investimenti
(40) Anche se la produzione di PTY non è ad uso intensivo di lavoro, l'occupazione nell'industria comunitaria è costantemente diminuita.
A causa dell'insufficiente redditività, gli investimenti dell'industria comunitaria sono sensibilmente diminuiti e in molti casi sono scesi ad un livello che pregiudica l'efficienza del processo di produzione.
4. Conclusioni in materia di pregiudizio
(41) Alla luce dell'andamento negativo degli indicatori economici di cui sopra, che si manifesta principalmente con il calo della produzione effettiva, della capacità di produzione e della quota di mercato, nonché con la diminuzione dei prezzi e con notevoli perdite finanziarie, è stato concluso a titolo provvisorio che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio grave.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio
(42) Le importazioni oggetto di dumping di PTY originari della Malaysia sono state eseguite a prezzi bassi rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria (cfr. considerandi 30, 31 e 32). Questa conclusione ha una rilevanza particolare, in quanto, essendo il mercato dei PTY molto trasparente, la politica dei prezzi di alcuni operatori incide sui prezzi che altri operatori possono applicare, tanto più che le importazioni oggetto di dumping in questione e i prodotti dell'industria comunitaria sono stati venduti attraverso gli stessi canali e alle stesse categorie di clienti. L'inchiesta ha inoltre stabilito che nel periodo in esame la quota di mercato di queste importazioni nella Comunità era significativa. Nello stesso periodo l'industria comunitaria ha subito una perdita della quota di mercato, nonostante l'aumento del consumo di PTY nella Comunità e gravi perdite finanziarie.
2. Effetti di altri fattori
(43) Per evitare che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria a causa di altri fattori fosse attribuito alle importazioni oggetto di dumping, la Commissione ha esaminato gli eventuali altri fattori. Questo esame era inoltre giustificato dal fatto che il deterioramento della redditività dell'industria comunitaria era iniziato nel 1992, mentre le importazioni dalla Malaysia sono sensibilmente aumentate nel 1994.
a) Importazioni da altri paesi
- Taiwan e Turchia
(44) Le misure antidumping istituite nel 1988 sulle importazioni di PTY originari della Turchia e di Taiwan sono attualmente ancora in vigore, debitamente modificate in seguito ad un'inchiesta di riesame da cui è emerso che la scadenza delle misure avrebbe potuto provocare la reiterazione del pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
- India, Indonesia e Thailandia
(45) Anche le importazioni nella Comunità di PTY originari dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia sono soggette ad un procedimento antidumping. Dalle risultanze dell'inchiesta è emerso che, mentre le importazioni dall'India erano irrilevanti, le importazioni dall'Indonesia e dalla Thailandia sono nettamente aumentate e sono state effettuate a prezzi di dumping inferiori ai prezzi dei produttori comunitari. È stato pertanto concluso che le importazioni provenienti dall'Indonesia e dalla Thailandia avevano sostanzialmente contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria e che pertanto tali importazioni dovevano essere soggette a misure antidumping.
- USA, Sudafrica e Repubblica slovacca
(46) È stato affermato che le importazioni da questi paesi hanno influenzato la situazione dell'industria comunitaria e che la denuncia era discriminatoria, in quanto non teneva conto delle importazioni da altri paesi.
(47) A questo proposito l'inchiesta ha confermato che le importazioni di PTY dagli USA nel periodo in esame sono aumentate e hanno raggiunto un livello massimo nel 1992. In seguito, pur rimanendo significative (con una quota di mercato assoluta del 4,9 % nel periodo dell'inchiesta), queste importazioni sono costantemente diminuite in volume (-28 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta) e in termini di quota di mercato (-21 % tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta). Inoltre, riguardo ai prezzi all'importazione, i dati di cui dispone la Commissione in base alle cifre Eurostat non distinguono i tipi di PTY importati dagli USA. Non possono quindi essere elaborate conclusioni sui prezzi, fermo restando che la Commissione non ha alcun elemento per ritenere che le importazioni di PTY dagli USA siano state effettuate a prezzi di dumping.
Le importazioni di PTY dal Sudafrica sono rimaste stabili ad un livello trascurabile, con una quota di mercato dell'1 % circa. Per queste importazioni non possono essere elaborate conclusioni sui prezzi, poiché i dati Eurostat non contengono informazioni sui singoli tipi di PTY importati dal Sudafrica, anche se nel periodo dell'inchiesta i prezzi di queste importazioni erano in media superiori del 24 % a quelli dei prodotti originari della Malaysia.
In considerazione di tali elementi, è stato concluso che queste importazioni non avevano contribuito al deterioramento della situazione economica dell'industria comunitaria.
(48) Le importazioni di PTY dalla Repubblica slovacca nella Comunità nel periodo dell'inchiesta avevano una quota di mercato del 3,3 %. È stato tuttavia riscontrato che dal 1993 in poi, in seguito ad un investimento di un produttore comunitario nella Repubblica slovacca, una proporzione maggioritaria delle importazioni nella Comunità da tale paese è stata effettuata a prezzi di trasferimento tra parti collegate. Si può ragionevolmente supporre che il produttore comunitario in questione non abbia realizzato queste importazioni con l'intenzione di nuocere alla propria redditività e l'inchiesta ha rilevato che la società in questione, appartenente all'industria comunitaria, ha subito un deterioramento dei risultati finanziari. È stato quindi concluso che le importazioni dalla Repubblica slovacca non hanno avuto un'incidenza significativa sulla situazione dell'industria comunitaria.
b) Altri produttori comunitari
(49) Poiché i produttori comunitari che sostengono la denuncia realizzano appena il 50 % della produzione comunitaria complessiva di PTY, è stato considerato necessario esaminare il comportamento degli altri produttori di PTY nella Comunità e l'eventuale incidenza sulla situazione dei denunzianti.
(50) La capacità di produzione stimata degli altri produttori di PTY nella Comunità è apparentemente rimasta stabile negli ultimi quattro anni. La stessa osservazione vale per la produzione effettiva. La quota di mercato degli altri produttori comunitari nel periodo dell'inchiesta ha avuto un leggero calo, comparabile a quello subito dall'industria comunitaria.
(51) Non sembra quindi che il comportamento di questi produttori abbia avuto effetti negativi sulla situazione dell'industria comunitaria, oltre a quelli eventualmente derivanti dalla normale concorrenza.
c) Esportazioni dell'industria comunitaria
(52) L'esportatore malese ha affermato che la situazione critica dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità può essere attribuita all'aumento delle esportazioni comunitarie a partire dal 1991.
(53) La logica di questa argomentazione è discutibile. Indipendentemente dal fatto che soltanto i produttori comunitari che non hanno sostenuto la denuncia hanno aumentato le esportazioni (le vendite per l'esportazione dell'industria denunziante sono diminuite dal 1991 in poi), non esistono motivi ragionevoli per affermare che un buon andamento delle esportazioni giustifichi prestazioni insoddisfacenti sul mercato interno. L'affermazione dell'esportatore malese è quindi infondata.
d) Tassi di cambio e condizioni di mercato
(54) L'esportatore malese ha affermato che le esportazioni dalla Malaysia nella Comunità sono state sostenute dal tasso di cambio favorevole del dollaro USA nei confronti dell'ecu.
(55) Anche se i tassi di cambio del dollaro nei confronti dell'ecu possono aver reso particolarmente interessanti per gli importatori le importazioni di PTY fatturate in dollari, rimane impregiudicato il fatto che il prodotto sia stato esportato a prezzi di dumping in tutto il periodo. Le fluttuazioni dei tassi di cambio, che possono aver aggravato gli effetti negativi delle importazioni dalla Malaysia, non possono spiegare né giustificare la considerevole sottoquotazione dei prezzi di tali importazioni nel periodo dell'inchiesta (cfr. considerando 32).
(56) L'esportatore malese ha inoltre affermato che, essendo il costo del lavoro nella Comunità nettamente superiore a quello sostenuto in Malaysia, i prezzi dei PTY prodotti nella Comunità sono sensibilmente superiori a quelli fabbricati in Malaysia.
(57) Occorre rilevare che in questo tipo di industria il costo del lavoro rappresenta una piccola percentuale dei costi di produzione. La differenza tra il prezzo dei filati importati e di quelli prodotti dall'industria comunitaria non può essere dovuta in misura significativa alle differenze tra i costi del lavoro.
(58) Il produttore malese ha affermato che nelle presenti circostanze l'istituzione di misure antidumping non sarebbe giustificata, in considerazione del rilevante aumento dei prezzi all'esportazione a decorrere dal 1994, che era più che sufficiente per eliminare le pretese pratiche di dumping o il pregiudizio assertivamente subito nel periodo dell'inchiesta.
(59) L'aumento dei prezzi è principalmente dovuto all'aumento dei costi in seguito al rincaro delle materie prime e pertanto riflette semplicemente una tendenza generale a livello mondiale. Come già si è detto, in tutto il periodo sono stati accertati margini di sottoquotazione (cfr. considerando 32) e le importazioni sono state costantemente eseguite a prezzi di dumping.
(60) Occorre inoltre ricordare che, secondo la prassi normalmente seguita dalla Commissione nei procedimenti antidumping, sono oggetto dell'inchiesta unicamente fatti e cifre attinenti ad un periodo dell'inchiesta ben determinato. I fatti avvenuti dopo il periodo dell'inchiesta, nella fattispecie dopo marzo 1995, non possono di norma essere presi in considerazione ai fini della determinazione del dumping e del pregiudizio, in quanto per verificare questi fatti sarebbe necessario prolungare un'inchiesta per un tempo indeterminato.
Gli esportatori potrebbero inoltre manipolare i risultati con aumenti dei prezzi di breve durata dopo l'apertura dei procedimenti antidumping. In base alle informazioni ottenute nel periodo dell'inchiesta, anche se dovesse continuare dopo tale periodo, l'aumento dei prezzi sarebbe comunque insufficiente per eliminare le pratiche di dumping causa del pregiudizio.
e) Recessione
(61) Il produttore malese ha affermato che la recessione era la causa principale del pregiudizio subito dai produttori comunitari.
(62) A questo proposito va osservato che l'andamento del consumo apparente nella Comunità esposto nel considerando 29 non mette in evidenza segni di recessione sul mercato dei PTY.
3. Conclusioni in materia di pregiudizio
(63) L'aumento delle importazioni dalla Malaysia, che sono state vendute nel periodo dell'inchiesta a prezzi di dumping, ad un livello eccessivamente basso e inferiore a quello dei prezzi dei produttori comunitari, ha avuto effetti destabilizzanti sull'industria comunitaria, che ha subito il calo della produzione, della quota di mercato e dei prezzi, nonché gravi perdite finanziarie. Come le importazioni di PTY da Taiwan, Turchia, Indonesia e Thailandia, già soggette a procedimenti antidumping, le importazioni oggetto di dumping dalla Malaysia, considerate isolatamente, in tali circostanze hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(64) Per stabilire se l'interesse della Comunità esiga un intervento, vanno presi complessivamente in considerazione gli interessi delle diverse parti, compresi gli interessi dei produttori, degli utilizzatori e dei consumatori nella Comunità. Ai fini di tale esame si deve prendere in particolare considerazione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dalle pratiche di dumping e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza, valutando la situazione dell'industria comunitaria con e senza l'istituzione di misure antidumping.
2. Interesse dell'industria comunitaria ed effetti sulla concorrenza
(65) Nel corso dell'inchiesta è stato stabilito che l'industria comunitaria subisce un pregiudizio in forma di diminuzione generale della produzione, della quota di mercato e dei prezzi di vendita, con conseguenti perdite finanziarie sostanziali. L'industria comunitaria è stata inoltre costretta a ridurre il numero dei dipendenti.
Con il ripristino di una situazione in cui le importazioni in questione non vengano più effettuate a prezzi di dumping, si impedirebbe l'ulteriore deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, che rischia di non essere più competitiva a causa del tipo di pregiudizio subito e delle opportunità di cui dispone per rafforzare la propria posizione sul mercato. La competitività in questo settore dipende in gran parte dal costante ammodernamento degli impianti di produzione, per il quale sono necessari investimenti che l'industria comunitaria avrebbe difficoltà a finanziare a causa della situazione economica precaria (cfr. anche i considerandi 39 e 40).
(66) Per valutare gli effetti sulla concorrenza di eventuali misure antidumping nel caso in esame, occorre tener conto del fatto che l'industria comunitaria dei PTY aveva una quota di mercato del 35 % circa nel periodo dell'inchiesta. A questo proposito vanno fatte le seguenti considerazioni.
(67) L'istituzione di misure antidumping potrebbe incidere sui livelli dei prezzi degli esportatori malesi nella Comunità e di conseguenza sulla competitività relativa dei loro prodotti. Non si prevede tuttavia che l'introduzione di tali misure abbia l'effetto di ridurre la concorrenza sul mercato comunitario. Al contrario, con l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti con pratiche di dumping, l'industria comunitaria e i produttori di paesi terzi che vendono nella Comunità a prezzi equi potrebbero essere in concorrenza sul mercato comunitario, a pari condizioni, con le importazioni oggetto di dumping e verrebbe salvaguardata la disponibilità di una vasta scelta di fornitori di PTY.
(68) Va inoltre ricordato che l'industria comunitaria è stata colpita dalle importazioni oggetto di dumping da altri paesi terzi, Taiwan, Turchia, Thailandia ed Indonesia, nei cui confronti sono state istituite o proposte misure antidumping. Questi paesi sarebbero trattati in maniera discriminatoria o l'efficacia delle misure applicate sarebbe compromessa, se non fosse preso alcun provvedimento per eliminare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping dalla Malaysia.
3. Altri interessi specifici coinvolti
(69) Vanno inoltre presi in considerazione gli effetti dell'istituzione di misure antidumping sulle importazioni di PTY dalla Malaysia rispetto agli interessi specifici di altre parti, oltre all'industria comunitaria e in particolare dell'industria di trasformazione.
(70) Anche se gli utilizzatori di PTY nella Comunità non hanno presentato osservazioni sugli effetti di un aumento dei prezzi di tali prodotti, la Commissione ha esaminato questo aspetto e ha concluso che i dazi antidumping proposti possono essere considerati un elemento secondario della struttura globale dei costi dell'industria tessile. Il costo dei PTY importati dalla Malaysia rappresenta infatti soltanto il 14 % del prezzo di vendita nella Comunità di tessuti di filamenti di poliesteri tinti. Con un dazio antidumping del 16,4 %, l'incidenza massima su tali tessuti sarebbe del 2,3 %.
4. Conclusione sull'interesse della Comunità
(71) Dopo aver esaminato gli interessi delle diverse parti, la Commissione conclude che la mancata difesa dell'industria comunitaria dei PTY contro le importazioni oggetto di dumping, che hanno causato un grave pregiudizio, principalmente in forma di calo della produzione e della quota di mercato e di gravi perdite finanziarie, aggraverebbe il deterioramento di tale industria e sarebbe contraria all'interesse della Comunità. Si ritiene inoltre che le importazioni oggetto di dumping di PTY dalla Malaysia debbano ricevere un trattamento non discriminatorio rispetto alle importazioni degli stessi prodotti originari di altri paesi terzi.
(72) In tali circostanze non sono stati individuati motivi convincenti per non istituire misure antidumping ed è stato concluso che l'istituzione di misure era nell'interesse della Comunità.
H. DAZIO
(73) Alla luce delle risultanze provvisorie nel corso dell'inchiesta, si ritiene che l'istituzione delle misure antidumping debba permettere all'industria comunitaria di ottenere l'equo profitto che non ha potuto realizzare a causa degli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping. A tal fine deve essere imposto un dazio antidumping provvisorio in forma di dazio ad valorem.
(74) Per determinare il livello del dazio provvisorio, è stato tenuto conto del livello di dumping accertato e dell'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(75) Per calcolare l'importo del dazio sufficiente per porre rimedio al pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, la Commissione doveva tener conto del fatto che il pregiudizio si era manifestato principalmente in forma di perdita di quota di mercato e di deterioramento dei risultati finanziari, a causa della depressione dei prezzi provocata dalla sottoquotazione. Per eliminare tale pregiudizio le misure da istituire devono consentire all'industria comunitaria di realizzare vendite a prezzi superiori alla soglia del pregiudizio.
(76) A questo proposito la Commissione ha calcolato il livello dei prezzi franco fabbrica, considerato sufficiente per eliminare il pregiudizio, in base alla media ponderata dei costi di produzione dell'industria comunitaria, con un margine di profitto del 6 %, che è stato considerato adeguato ai fini del finanziamento degli investimenti produttivi a lungo termine. Il livello di eliminazione del pregiudizio è stato confrontato con i prezzi all'importazione franco frontiera comunitaria, dazio corrisposto.
(77) Poiché il livello del pregiudizio stabilito, per l'unico esportatore malese che ha collaborato, supera il margine di dumping accertato, i dazi devono essere stabiliti in base al margine di dumping, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(78) Nei confronti dei produttori del paese esportatore che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, la Commissione ha considerato opportuno, per i motivi esposti nei considerando 22, di stabilire il livello del dazio antidumping provvisorio in base al margine di dumping provvisoriamente fissato nel considerando 22 per le importazioni dalla Malaysia.
I. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(79) A fini di buona amministrazione occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di filati testurizzati di poliesteri di cui ai codici NC 5402 33 10 e 5402 33 90, originari della Malaysia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono, entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, comunicare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 14 gennaio 1997.

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