Document ID: 31997R1732

REGOLAMENTO (CE) N. 1732/97 DELLA COMMISSIONE del 4 settembre 1997 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese, dell'India, della Malaysia, della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (2), in particolare l'articolo 7,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel dicembre 1996, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti originari della Repubblica popolare cinese (in appresso denominato «RPC» dell'India, della Malaysia, della Repubblica di Corea (in appresso denominata «Corea») e di Taiwan e ha avviato un'inchiesta.
Nel gennaio 1997, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (4), la Commissione ha annunciato l'estensione del procedimento alle importazioni dalla Thailandia.
(2) Il procedimento è stato iniziato e poi esteso in seguito alla presentazione di due denunce da parte dell'Istituto europeo dell'industria degli elementi di fissaggio (EIFI), per conto di produttori che rappresentano una quota rilevante della produzione comunitaria di elementi di fissaggio di acciaio inossidabile. Le denunce contenevano elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto originario dei paesi suindicati e del conseguente notevole pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori/esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e i denunzianti e ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(4) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e ha ricevuto risposte dai produttori comunitari denunzianti, da quattro società indiane, da due società della Malaysia, da una società coreana, da sette società di Taiwan, da tre società thailandesi, da sei società della RPC, da una società di Hong Kong che esporta prodotti originari della RPC, da una società brasiliana (che inizialmente era stata presa in considerazione come paese analogo) e da un importatore comunitario collegato ad una società della Malaysia. La Commissione ha ricevuto altresì risposte complete da due importatori non collegati della Comunità.
(5) La Commissione ha verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'accertamento preliminare e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:
Produttori comunitari
- Bulnava srl, Milano (Italia)
- Inox Viti snc di Cattinori Enrico e Bruno, Grumello Del Monte (Italia)
- Tevi srl (Trafilerie e Viterie Italiane srl), Ponte Dell'Olio (Italia)
- Tornillería del Besos SA (Torbesa), Barcellona (Spagna)
- Ugivis SA, Belley (Francia)
Produttori/esportatori e società collegate nei paesi esportatori
India
- Audler Fasteners, Vasai
- Lakshmi Precision Screws Ltd, Rohtak
- Kundan Industries Ltd, Vasai
- Tata Exports Ltd, Bombay
Malaysia
- Tigges Steel Fasteners (M) Sdn. Bhd., Ipoh
- Tong Heer Fasteners Co., Sdn. Bhd., Penang
Corea
- Daegil Trading Co. Ltd, Seoul
Taiwan
- Arrow Fastener Co. Ltd, Taipei
- CLC Industrial Co. Ltd, Tainan
- Min Hwei Enterprise Co., Kaohsiung
- Rodex Fasteners Corp., Chung Li
- Sen Chang Industrial Co., Ltd, Tao Yuen
- Taiwan Shan Yin Intern. Co. Ltd, Kaohsiung
- Tong Hwei Enterprise Co., Ltd, Kaohsiung
- Tong Jou Enterprise Co., Ltd, Kaohsiung
Thailandia
- Dura Fastener Co., Ltd, Samutprakarn
- A.B.P. Stainless Fastener Co., Ltd, Ayutthaya
- Thailock Fastener Co., Ltd, Chon Buri
Hong Kong (società che esportano prodotti originari della RPC)
- Power Van Industrial Co. Ltd
- Tung Wah Metal Manufactory (collegata a una società della RPC)
Brasile (preso in considerazione inizialmente come paese analogo)
- Industrias Micheletto, Canoas
Importatore collegato nella Comunità
- Tigges GmbH & Co. KG, Wuppertal (Germania)
Importatore non collegato nella Comunità
- Acton SA, La Grand-Choix, Francia
(6) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 novembre 1996 (in appresso denominato «periodo dell'inchiesta»). L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1992 e il 30 novembre 1996.
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(7) I prodotti in esame sono gli elementi di fissaggio di acciaio inossidabile (in appresso denominati «SSF») quali i bulloni, i dadi e le viti di acciaio inossidabile utilizzati per tenere insieme meccanicamente due o più elementi, classificati ai codici NC 7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61, 7318 15 70 e 7318 16 30.
Le viti sono elementi di fissaggio con una filettatura esterna sullo stelo, che possono essere utilizzati senza altre parti e fissati nel legno (viti per legno) o su lamiere metalliche (viti autofilettanti) o combinati con un dado e con rondelle per formare un bullone. Le viti possono avere capocchie di varie forme (a coppa, a boccola, piatta, esagonale, ecc.), nonché steli di lunghezze e diametri diversi. Lo stelo può essere interamente o parzialmente filettato.
Gli SSF vengono utilizzati da una vasta gamma di industrie per tutta una serie di applicazioni finali, che richiedono una resistenza alla corrosione atmosferica e chimica e dove anche l'igiene può essere fondamentale, quali le attrezzature per la trasformazione e il magazzinaggio dei prodotti alimentari, gli stabilimenti dell'industria chimica, la produzione di apparecchiature mediche, le apparecchiature per l'illuminazione urbana, la cantieristica, ecc.
(8) Esistono molti tipi di SSF, ciascuno dei quali è definito in funzione delle sue caratteristiche fisiche e tecniche specifiche e della durezza dell'acciaio inossidabile con cui è fatto. Comunque sia, tutti i prodotti in esame che rientrano nella definizione generale degli elementi di fissaggio hanno le stesse caratteristiche fisiche di base e le stesse utilizzazioni e vengono distribuiti attraverso gli stessi canali, per cui sono considerati un'unica categoria di prodotti ai fini della presente inchiesta. Per le necessità tecniche dell'inchiesta, tuttavia, si è deciso di suddividere il prodotto in questione in «tipi» e di raccogliere e trattare i dati in base a questi tipi secondo cinque criteri (5). Ciascuna combinazione di detti criteri, denominata «numero di controllo del prodotto» (in appresso «ncp»), corrisponde ad un tipo specifico di SSF.
(9) Durante l'inchiesta, si è rilevato che gli esportatori interessati vendevano anche alcuni tipi di SSF non standard. Pur non essendo classificati nelle nomenclature standard, questi prodotti, fabbricati su ordinazione, sono considerati prodotti simili sebbene il loro costo, prezzo e margine di utile siano eccezionalmente elevati e non siano rappresentativi della media degli elementi di fissaggio di acciaio inossidabile. Per determinare il dumping, comunque, ci si è basati solo sugli SSF standard, considerati sufficientemente rappresentativi delle esportazioni totali del prodotto nella Comunità.
(10) Nel corso dell'inchiesta, è stato dichiarato che i dadi (codice NC 7318 16 30) dovrebbero essere esclusi perché non venivano prodotti nella Comunità. Va osservato, tuttavia, che il fatto che un tipo specifico di prodotto non sia più prodotto dall'industria comunitaria non basta a farlo escludere dal procedimento antidumping. Comunque sia, la Commissione ha riscontrato che, sebbene si importasse una proporzione rilevante del consumo comunitario di dadi, segnatamente dai paesi interessati, anche l'industria comunitaria aveva una certa produzione di questi prodotti, che avrebbe potuto risentire delle importazioni in questione.
Molto probabilmente, i produttori che hanno mantenuto gli impianti di produzione dei dadi aumenterebbero o riprenderebbero la produzione di questi prodotti se si ripristinassero livelli di prezzi ragionevoli sul mercato comunitario. I servizi della Commissione, quindi, non hanno ritenuto opportuno escludere i dadi dall'inchiesta.
2. Prodotto simile
(11) La Commissione ha rilevato che gli SSF prodotti e venduti sui mercati nazionali dell'India, della Malaysia, della Corea, di Taiwan e della Thailandia, quelli esportati nella Comunità dai paesi in questione e quelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria hanno le stesse caratteristiche e utilizzazioni fisiche, chimiche e tecniche. Si è pertanto concluso che sono tutti prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso denominato «regolamento di base»).
C. DUMPING
1. Valore normale
a) India
(12) Due delle quattro società indiane che hanno collaborato producevano ed esportavano il prodotto in questione, ma non l'hanno venduto sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta. Una terza società che ha collaborato ha prodotto e venduto il prodotto in questione sul mercato interno e l'ha esportato nella Comunità attraverso la quarta società, una società commerciale esportatrice. Per quanto riguarda l'India, quindi, il valore normale è stato calcolato solo per i tre produttori.
(13) Per stabilire il valore normale, i servizi della Commissione hanno analizzato in primo luogo se le vendite interne fossero rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base. A tale riguardo, per l'unico produttore che ha collaborato e che vendeva sul mercato interno, si è stabilito che le vendite interne totali del prodotto in questione rappresentavano più del 5 % del volume delle vendite destinate alla Comunità.
(14) Si è poi esaminato se le vendite interne totali di ciascun tipo di prodotto costituissero il 5 % o più del volume delle esportazioni dello stesso tipo nella Comunità.
Per i tipi di prodotti risultati conformi al test del 5 %, i servizi della Commissione hanno valutato se fossero state effettuate vendite sufficienti nell'ambito di normali operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite al di sotto del costo unitario era inferiore al 20 %, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite sul mercato interno. Per i tipi di prodotti il cui volume di operazioni in perdita era pari o superiore al 20 %, ma non superiore al 90 % delle vendite, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le rimanenti vendite interne remunerative.
Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite interne era inferiore al 5 % del volume destinato ad essere esportato nella Comunità, o il cui volume di vendite interne in perdita era superiore al 90 %, le vendite interne sono state giudicate insufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base e quindi non sono state prese in considerazione. In questi casi, in mancanza di altre vendite interne effettuate da altri produttori indiani, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base. Per ciascun tipo di prodotto, il valore normale è stato calcolato in base a tutti i costi di fabbricazione più tutte le spese generali, amministrative e di vendita (in appresso denominate «SGA») sostenute da questa società e un equo margine di utile. L'importo degli utili è stato stabilito in base alla media ponderata degli utili realizzati sulle vendite interne remunerative del prodotto in questione.
(15) Per i due produttori esportatori che non hanno venduto il prodotto sul mercato interno e per la società commerciale di esportazione il valore normale è stato calcolato, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base e ogniqualvolta si è trovato un tipo di prodotto corrispondente, in funzione della media ponderata dei prezzi franco fabbrica applicati dall'unico produttore che ha collaborato e che vende sul mercato interno quantitativi rappresentativi del tipo corrispondente nell'ambito di normali operazioni commerciali.
In assenza di vendite interne simili effettuate dall'altro produttore nell'ambito di normali operazioni commerciali, o qualora dette vendite fossero insufficienti, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, e paragrafo 6, lettera a) del regolamento di base, vale a dire in base a tutti i costi di produzione sostenuti dal produttore esportatore interessato per produrre il tipo di prodotto in questione maggiorato di un congruo importo per le SGA e per i profitti in base ai dati ottenuti per l'unico produttore indiano che vende sul mercato interno.
b) Corea
(16) Per l'unico produttore esportatore coreano che ha collaborato, si è stabilito che il volume totale delle vendite del prodotto in questione rappresentava oltre il 5 % del volume delle esportazioni nella Comunità.
(17) Si è poi esaminato se le vendite interne totali di ciascun tipo di prodotto fossero pari o superiori al 5 % del volume di prodotti dello stesso tipo esportato nella Comunità.
Per i tipi di prodotti risultati conformi al test del 5 %, i servizi della Commissione hanno valutato se fossero state effettuate vendite sufficienti nell'ambito di normali operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite al di sotto del costo unitario era inferiore al 20 % il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite sul mercato interno. Per i tipi di prodotti il cui volume di operazioni in perdita era pari o superiore al 20 %, ma non superiore al 90 % delle vendite, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le rimanenti vendite interne remunerative.
Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite interne era inferiore al 5 % del volume destinato ad essere esportato nella Comunità, o il cui volume di vendite interne in perdita era superiore al 90 %, le vendite interne sono state giudicate insufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base e quindi non sono state prese in considerazione. In questi casi, in mancanza di altre vendite interne effettuate da altri produttori coreani, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base. Per ciascun tipo di prodotto, il valore normale è stato calcolato in base a tutti i costi di fabbricazione più tutte le spese generali, amministrative e di vendita (in appresso denominate «SGA») sostenute da questa società e un equo margine di utile. L'importo degli utili è stato stabilito in base alla media ponderata degli utili realizzati sulle vendite interne remunerative del prodotto in questione.
c) Malaysia
(18) Per entrambi i produttori esportatori della Malaysia, si è stabilito che il volume totale delle vendite interne del prodotto in questione rappresentava meno del 5 % delle esportazioni nella Comunità. Pertanto, in mancanza di altri prodotti della Malaysia che avessero collaborato, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base, vale a dire in base a tutti i costi di fabbricazione sostenuti da queste società più un congruo importo per le SGA. Non essendo possibile determinare detti importi in base ai dati relativi a questi produttori, dato che le loro vendite interne non erano rappresentative, si è deciso di utilizzare qualunque altro metodo appropriato a norma dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c) del regolamento di base. L'importo delle SGA è stato stabilito in base ai dati relativi al produttore che ha venduto il prodotto sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta, poiché è stato dimostrato che questo importo era conforme alla media della SGA per tutte le società oggetto dell'inchiesta. L'importo degli utili è stato determinato in base alla media ponderata degli utili realizzati dal gruppo a cui apparteneva la società, vale a dire la società in Malaysia e due società di Taiwan, sulle vendite interne effettuate direttamente a clienti indipendenti, escluse le vendite all'interno del gruppo.
d) Taiwan
(19) Per i tre produttori esportatori, si è stabilito che le vendite interne totali del prodotto in questione rappresentavano più del 5 % del volume esportato nella Comunità e quindi erano rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base.
(20) Per i tipi di prodotti risultati conformi al test del 5 %, i servizi della Commissione hanno valutato se fossero state effettuate vendite sufficienti nell'ambito di normali operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite al di sotto del costo unitario era inferiore al 20 %, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite sul mercato interno. Per i tipi di prodotti il cui volume di operazioni in perdita era pari o superiore al 20 %, ma non superiore al 90 % delle vendite, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le rimanenti vendite interne remunerative.
Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite interne era inferiore al 5 % del volume destinato ad essere esportato nella Comunità, o il cui volume di vendite interne in perdita era superiore al 90 %, le vendite interne sono state giudicate insufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. In questi casi, conformemente al secondo capoverso dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base, il valore normale è stato calcolato in base alla media ponderata dei prezzi franco fabbrica applicati da altri produttori dello stesso paese per le vendite interne rappresentative del tipo di prodotto corrispondente effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali.
In mancanza di vendite interne rappresentative del tipo di prodotto corrispondente effettuate da altri produttori dello stesso paese, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base, vale a dire in base a tutti i costi di produzione sostenuti dal produttore esportatore interessato per produrre il tipo di prodotto in questione maggiorati di un congruo importo per le SGA e per i profitti. In genere, l'importo delle SGA e dei profitti è stato stabilito in base alle vendite interne rappresentative residue del prodotto in esame effettuate dal produttore nell'ambito di normali operazioni commerciali.
(21) Dall'inchiesta è risultato che due di queste società erano collegate. Va osservato, quindi, che per stabilire il valore normale costruito ci si è serviti della media ponderata dei prodotti di questi due produttori esportatori collegati e che pertanto si è calcolato un solo margine di dumping.
(22) Questi due produttori esportatori collegati hanno venduto il prodotto in questione sul mercato interno sia attraverso una società di rivendita collegata che direttamente a clienti non collegati. Si è considerato che le vendite alla società di rivendita collegata non fossero state effettuate nell'ambito di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base. In questi casi, quindi, il valore normale è stato stabilito in base ai prezzi di rivendita del prodotto al primo cliente indipendente.
(23) Si è stabilito che le vendite interne totali del prodotto in questione dei tre produttori esportatori rimanenti di Taiwan erano inferiori al 5 % del volume esportato nella Comunità e pertanto non erano rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base. In questi casi il valore normale è stato determinato, nei limiti del possibile, in base ai prezzi interni delle altre società di Taiwan o in base al valore normale costruito secondo il metodo di cui sopra.
Quando si è dovuto costruire il valore normale per un tipo particolare di prodotto, l'importo corrispondente alle SGA e ai profitti è stato stabilito, a norma dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a) del regolamento di base, in base alla media degli importi determinati per gli altri produttori di Taiwan che vendono il prodotto in questione sul mercato interno.
e) Thailandia
(24) Solo una delle tre società thailandesi che hanno collaborato ha effettuato vendite sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta. Per questa società, l'inchiesta ha dimostrato che le vendite interne totali del prodotto in questione rappresentavano più del 5 % del volume esportato nella Comunità.
Per i tipi di prodotti risultati conformi al test del 5 %, i servizi della Commissione hanno valutato se fossero state effettuate vendite sufficienti nell'ambito di normali operazioni commerciali ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Il valore normale, pertanto, è stato determinato in base ai prezzi delle vendite interne o in base al valore normale costruito secondo il metodo di cui al considerando 13.
Quando il volume delle vendite per tipo di prodotto era inferiore al 5 % o quando il volume delle vendite in perdita era superiore al 90 %, il valore normale è stato costruito secondo il metodo di cui al considerando 14.
(25) Per gli altri due produttori esportatori thailandesi, in mancanza di vendite di un tipo di prodotto simile effettuate sul mercato interno thailandese dalla prima società, si è utilizzato il valore normale costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3 e 6 del regolamento di base, aggiungendo al costo di fabbricazione di ciascun tipo di prodotto un congruo importo per le SGA e i profitti. Le SGA e il margine di utile sono stati calcolati in base ai dati relativi alla produzione e alle vendite interne della società thailandese che vendeva sul mercato interno.
f) Repubblica popolare cinese
1. Paese analogo
(26) Dato che la RPC non è considerata un paese a economia di mercato, per stabilire il valore normale si è dovuto scegliere un paese analogo a economia di mercato in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base. Nell'avviso di apertura venivano proposti Brasile e India. Non sono giunte osservazioni in merito entro il termine indicato nell'avviso di apertura né dalle parti interessate né dalle autorità della RPC.
Durante l'inchiesta, tuttavia, sia il Brasile che l'India sono risultati inadeguati. Per quanto riguarda il Brasile, si è riscontrato che la gamma dei tipi di prodotti coperta dall'unico produttore brasiliano che ha collaborato non era abbastanza rappresentativa. Per quanto riguarda l'India, l'inchiesta ha dimostrato che, sebbene esistesse una gamma di prodotti più vasta, i servizi della Commissione non erano in grado di valutare con sufficiente precisione le condizioni di concorrenza sul mercato indiano. I servizi della Commissione hanno poi ritenuto che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, Taiwan rappresentasse la scelta più logica come paese analogo. Nel corso dell'inchiesta, si è appurato che a Taiwan veniva trattata una gamma rappresentativa di prodotti e che il gran numero di fornitori garantiva un livello sufficiente di concorrenza sul mercato.
2. Valore normale
(27) Per i motivi sopra indicati, il valore normale è stato stabilito in base ai prezzi e ai costi dei produttori di Taiwan che vendevano sul mercato interno. Dall'inchiesta è risultato che le vendite interne a Taiwan erano pari o superiori al 5 % delle esportazioni cinesi totali nella Comunità.
(28) Per i tipi di prodotti risultati conformi al test del 5 %, i servizi della Commissione hanno valutato se fossero state effettuate vendite sufficienti nell'ambito di normali operazioni commerciali a norma dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite al di sotto del costo unitario era inferiore al 20 %, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite sul mercato interno. Per i tipi di prodotti il cui volume di operazioni in perdita era pari o superiore al 20 %, ma non superiore al 90 % delle vendite, il valore normale è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le rimanenti vendite interne remunerative.
Per i tipi di prodotti il cui volume di vendite interne era inferiore al 5 % del volume destinato ad essere esportato nella Comunità, o il cui volume di vendite interne in perdita era superiore al 90 %, le vendite interne sono state giudicate insufficienti ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base e quindi non sono state prese in considerazione. In questi casi, il valore normale è stato costruito in conformità dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base, vale a dire, per ciascun tipo di prodotto, in base a tutti i costi di produzione maggiorati di un congruo importo per le SGA e per i profitti. L'importo dei profitti è stato stabilito in base alla media ponderata degli utili realizzati sulle vendite interne remunerative del prodotto in questione.
2. Prezzi all'esportazione
a) India
(29) Per i due produttori esportatori che hanno effettuato esportazioni nella Comunità direttamente a importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base, in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili a detti clienti indipendenti. Dato che la terza società ha venduto, il prodotto in questione a una società commerciale esportatrice non collegata situata in India sapendo, al momento della vendita, che il prodotto era destinato ad essere esportato nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in basi ai prezzi applicati dal produttore alla società commerciale.
b) Corea
(30) L'unico produttore esportatore coreano che ha collaborato ha esportato nella Comunità direttamente a importatori indipendenti, fatturando le forniture direttamente agli importatori o tramite una società commerciale indipendente in Corea. Nel primo caso, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili dai clienti indipendenti in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base. Nel secondo caso, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi fatturati alla società commerciale dal produttore in questione.
c) Malaysia
(31) Per un esportatore della Malaysia che aveva esportato nella Comunità direttamente a importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili da questi importatori indipendenti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
(32) L'altro esportatore della Malaysia ha effettuato tutte le esportazioni del prodotto in questione nella Comunità tramite un importatore collegato. Si è ritenuto pertanto che i prezzi delle vendite della società produttrice della Malaysia alla società importatrice in Europa non fossero attendibili. Pertanto, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente, con adeguamenti per tutte le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita nonché, provvisoriamente, per un margine di utile corrispondente al margine di utile realizzato dalla società sulle vendite agli acquirenti indipendenti della Comunità.
d) Taiwan
(33) I produttori esportatori esportavano nella Comunità direttamente a importatori indipendenti oppure attraverso società commerciali non collegate situate a Taiwan.
Per le esportazioni nella Comunità effettuate direttamente a importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili da questi importatori in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
Per le esportazioni nella Comunità effettuate attraverso dette società commerciali, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi fatturati alle società commerciali dai produttori interessati.
e) Thailandia
(34) Per i due produttori esportatori che hanno effettuato esportazioni nella Comunità direttamente a importatori indipendenti, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base, in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili a detti clienti indipendenti. Dato che il terzo produttore ha venduto il prodotto in questione a una società commerciale esportatrice non collegata situata in Thailandia sapendo, al momento della vendita, che il prodotto era destinato ad essere esportato nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi applicati dal produttore alla società commerciale.
f) Repubblica popolare cinese
1. Trattamento individuale
(35) Tutti i produttori esportatori della RPC che hanno risposto in modo esauriente al questionario della Commissione e che hanno esportato il prodotto in questione nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, nonché la società di Hong Kong che ha esportato SSF originari della RPC, hanno chiesto il trattamento individuale, vale a dire la determinazione di prezzi all'esportazione separati e quindi di margini di dumping individuali.
I servizi della Commissione hanno verificato se queste sette società godessero di un grado di autonomia giuridica e oggettiva dall'influenza dello Stato paragonabile a quello di un paese a economia di mercato. A tal fine, si sono poste a queste società domande dettagliate sulla proprietà, sulla gestione e sul controllo delle politiche commerciali e aziendali.
(36) Le sei società della RPC non hanno dimostrato in modo soddisfacente ai servizi della Commissione che la loro attività era sufficientemente indipendente dalle autorità cinesi. In particolare, si è riscontrato che alcune di esse erano soggette a restrizioni circa la libertà di decidere la politica dei prezzi e i quantitativi da vendere sul mercato interno o per l'esportazione. Inoltre, a vari stadi della vita di queste società, come la creazione, la modifica dello statuto e l'interruzione dell'attività, occorreva l'approvazione delle autorità cinesi. In alcuni casi, infine, gli investitori stranieri si sono ritirati dalle joint venture concluse con dette società nella RPC prima del periodo dell'inchiesta. Si è pertanto deciso che non era opportuno concedere il trattamento individuale a queste sei società.
(37) Per quanto riguarda la società di Hong Kong che esportava SSF originari della RPC, si è stabilito che era registrata a Hong Kong, che non vi erano partecipazioni della RPC e che non aveva collegamenti con nessuna società della RPC. Dall'inchiesta effettuata a Hong Kong è risultato che la società gestiva, in base a un contratto d'affitto, uno stabilimento di produzione di SSF nella RPC che operava quindi sotto la direzione e il controllo dell'ufficio di Hong Kong. È risultato inoltre che la società era indipendente dalle autorità cinese, segnatamente per quanto riguarda i prezzi delle esportazioni nella Comunità e la politica di marketing.
In considerazione di quanto precede, si è deciso provvisoriamente di concedere il trattamento individuale a questa società ai fini dell'inchiesta antidumping in corso.
2. Prezzi all'esportazione
(38) Dall'inchiesta è risultato che le esportazioni di cinque società della RPC che hanno collaborato e di una società di Hong Kong che esportava SSV originari della RPC venivano effettuate direttamente a importatori indipendenti nella Comunità. I prezzi all'esportazione, quindi, sono stati calcolati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto nella Comunità in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.
(39) Per quanto riguarda un'altra società della RPC, si è accertato che le esportazioni nella Comunità venivano effettuate attraverso una società collegata di Hong Kong che vendeva il prodotto a importatori indipendenti nella Comunità. In questo caso, a norma dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti, previo adeguamento per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e dei profitti, in base ai prezzi fatturati dalla società collegata agli importatori indipendenti nella Comunità.
3. Confronto
(40) Ai fini di un equo confronto, si è tenuto debitamente conto, sotto forma di adeguamenti, delle differenze addotte e dimostrate che incidono sulla comparabilità dei prezzi. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, sono stati applicati adeguamenti per le spese di imballaggio, trasporto, assicurazione, movimentazione e per i costi accessori, per le imposte indirette e per gli oneri all'importazione, per le spese di credito e le commissioni.
(41) Una società indiana ha chiesto che fosse applicato un adeguamento per le spese di credito delle vendite sul mercato interno e che si utilizzasse la data effettiva del pagamento. La richiesta è stata respinta in quanto, a norma dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera g) del regolamento di base, si può concedere un adeguamento solo per il numero di giorni stabilito al momento della vendita, in quanto si ritiene che solo le spese di quel numero di giorni abbiano influenzato la decisione dell'acquirente.
(42) Si è respinta anche la richiesta di adeguamenti per gli oneri all'importazione della stessa società indiana perché quest'ultima non ha potuto dimostrare l'esistenza di un chiaro collegamento tra le materie prime importate utilizzate per produrre il prodotto in questione venduto sul mercato interno e l'adeguamento richiesto per gli oneri all'importazione.
(43) Alcuni produttori esportatori di Taiwan hanno chiesto un adeguamento per le differenze negative agli stadi commerciali affermando di vendere quantitativi diversi a tipi di clienti diversi. Detti produttori, tuttavia, non sono stati in grado di dimostrare l'esistenza di chiare differenze tra gli impieghi e i prezzi ai diversi stadi commerciali sul mercato interno di Taiwan. Pertanto, non si sono concessi adeguamenti per le differenze relative agli stadi commerciali.
(44) Una società di Taiwan ha chiesto un adeguamento per le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche e allo stadio commerciale. Entrambe le richieste sono state respinte per i seguenti motivi.
La prima non è stata considerata pertinente, in quanto il calcolo del dumping si basa sul confrontato tra i tipi di prodotti venduti sul mercato interno e sui mercati di esportazione, e i prodotti erano soggetti agli stessi codici tecnici interni attribuiti dalla società. Si è riscontrato invece che si trattava probabilmente degli stessi prodotti.
Per quanto riguarda la seconda richiesta, l'inchiesta ha dimostrato che meno del 10 % delle vendite interne veniva effettuato ad un tipo specifico di clienti. La società, tuttavia, non ha potuto dimostrare l'esistenza di chiare differenze tra gli impieghi e i prezzi ai diversi stadi commerciali sul mercato interno thailandese. Pertanto, non si sono concessi adeguamenti per le differenze relative agli stadi commerciali.
4. Margine di dumping
1. Metodo generale
(45) Di norma, in conformità dell'articolo 2, paragrafi 10 e 11 del regolamento di base, i margini di dumping sono stati stabiliti in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione franco fabbrica allo stesso stadio commerciale.
(46) Per tutti i produttori esportatori coinvolti nel procedimento che non hanno risposto al questionario della Commissione né si sono manifestati in altro modo, il margine di dumping è stato determinato in funzione dei dati disponibili in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento di base.
(47) Per stabilire il grado di cooperazione, si è fatto un confronto tra le eurostatistiche e i dati relativi al volume delle esportazioni nella Comunità forniti dai produttori esportatori dei paesi interessati che hanno collaborato.
Quando il grado di omessa cooperazione era elevato, i servizi della Commissione hanno deciso che i dati più attendibili erano quelli emersi dall'inchiesta, segnatamente la media ponderata di tutte le operazioni in dumping accertate per la società con il più alto margine di dumping.
Quando il grado di cooperazione era elevato, i servizi della Commissione hanno ritenuto opportuno calcolare il margine di dumping delle società che non hanno collaborato in base al più elevato margine di dumping stabilito per un produttore esportatore del paese in questione che aveva collaborato, in quanto non vi era motivo di pensare che il livello del dumping praticato da un produttore esportatore che non aveva collaborato fosse inferiore al massimo livello accertato.
Si è ritenuto necessario applicare questo metodo per evitare di ricompensare la mancata collaborazione e di favorire l'elusione.
2. Margini du dumping
a) India
(48) I margini di dumping, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(49) Per i produttori esportatori indiani che non hanno collaborato, visto l'alto grado di non collaborazione e in conformità del metodo generale di cui ai considerando 46 e 47, il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 133,5 %, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria.
b) Corea
(50) Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(51) Per i produttori esportatori coreani che non hanno collaborato, visto l'alto grado di non collaborazione e in conformità del metodo generale di cui ai considerando 46 e 47, il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 26,7 %, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria.
c) Malaysia
(52) Per un produttore esportatore della Malaysia oggetto dell'inchiesta, la media ponderata del valore normale è stata confrontata, a norma dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, con i prezzi di tutte le singole transazioni di esportazione nella Comunità, poiché si è accertato che i prezzi all'esportazione variavano considerevolmente a seconda dei periodi e che un calcolo basato sulla media ponderata non avrebbe riflettuto appieno il grado di dumping praticato.
I margini di dumping, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(53) Per i produttori esportatori della Malaysia che non hanno collaborato, visto l'alto grado di non cooperazione e in conformità del metodo generale di cui ai considerando da 44 a 46, il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 9,5 %, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria.
d) Taiwan
(54) Per tre produttori esportatori di Taiwan oggetto dell'inchiesta, la media ponderata del valore normale è stata confrontata, a norma dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, con i prezzi di tutte le singole transazioni di esportazione nella Comunità, poiché si è accertato che i prezzi all'esportazione variavano considerevolmente a seconda dei periodi e che un calcolo basato sulla media ponderata non avrebbe riflettuto appieno il grado di dumping praticato.
I margini di dumping, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(55) Come si è già detto, due società di Taiwan erano collegate, per cui vi era un notevole rischio che le misure antidumping fossero aggirate esportando nella Comunità tramite la società con il margine di dumping minore qualora si stabilissero due margini diversi. Si è pertanto deciso di stabilire un unico margine di dumping per le due società in base alla media ponderata dei margini di dumping determinati per entrambe.
(56) Per i produttori esportatori di Taiwan che non hanno collaborato, visto l'alto grado di non cooperazione e in conformità del metodo generale di cui ai considerando da 44 a 46, il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 27,7 %, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria.
e) Thailandia
(57) I margini di dumping, espressi in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
(58) Per i produttori esportatori thailandesi che non hanno collaborato, visto l'alto grado di non cooperazione e in conformità del metodo generale di cui ai considerando da 44 a 46, il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 32,9 %, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria.
f) Repubblica popolare cinese
(59) Per i sei produttori esportatori della RPC che hanno collaborato, a cui è stato rifiutato il trattamento individuale, si sono dovuti mettere insieme i prezzi all'esportazione con Eurostat per coprire le esportazioni totali della RPC nella Comunità. Di conseguenza, si è potuto fare un confronto solo in base ai codici doganali, raggruppando numerosi codici PCN. La media ponderata del valore normale fob franco frontiera nazionale di Taiwan è stata quindi confrontata, per i diversi codici doganali, con la media ponderata del prezzo all'esportazione fob franco frontiera nazionale cinese allo stesso stadio commerciale.
Il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 75,6 %, espresso in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria.
Per quanto riguarda la società di Hong Kong cui è stato concesso il trattamento individuale, la media ponderata del valore normale fob franco frontiera nazionale di Taiwan è stata confrontata con la media ponderata dei suoi prezzi all'esportazione fob franco frontiera nazionale cinese allo stesso stadio commerciale. Il margine di dumping stabilito in via provvisoria è del 16,2 %, espresso in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(60) La Commissione ha esaminato se i denunzianti rappresentassero una proporzione rilevante della produzione comunitaria totale del prodotto in questione e sono giunti alla conclusione che i produttori denunzianti (in appresso denominati «industria comunitaria») avevano prodotto il 63 % della produzione comunitaria totale del prodotto simile nel periodo dell'inchiesta. La Commissione ha quindi concluso che i denunzianti rappresentavano l'industria comunitaria ai sensi degli articoli 4, paragrafo 1, e 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
E. PREGIUDIZIO
1. Osservazioni preliminari
(61) Per determinare il pregiudizio nel presente procedimento, la Commissione ha analizzato i dati relativi al periodo compreso tra il 1992 e il novembre 1996 (in appresso denominato «periodo considerato»). Va osservato, tuttavia, che, per quanto riguarda l'evoluzione degli indicatori di pregiudizio nel periodo considerato, la Commissione si è basata, ai fini di un confronto tra un anno e l'altro, sui dati relativi al periodo dell'inchiesta (undici mesi del 1996) per estrapolare i dati relativi a tutto il 1996.
Dal punto di vista geografico, l'inchiesta ha riguardato la Comunità nella sua composizione al momento dell'apertura del procedimento, vale a dire con quindici Stati membri.
2. Cumulo
(62) La Commissione ha esaminato se le importazioni di SSF originari della RPC, dell'India, della Malaysia, della Corea, di Taiwan e della Thailandia dovessero essere valutate cumulativamente in conformità dell'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base.
La Commissione ha concluso che gli SSF importati dai paesi interessati erano simili sotto tutti gli aspetti (va osservato che gli SSF importati vengono prodotti secondo gli stessi standard di qualità dei prodotti comunitari, di norma gli standard DIN o ISO), intercambiabili e commercializzati nella Comunità attraverso canali di vendita paragonabili e in condizioni commerciali simili, in particolare che sono venduti a livelli di prezzi analoghi notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Si è pertanto ritenuto che gli SSF importati fossero in concorrenza sia tra di essi che con gli SSF prodotti nella Comunità.
Le importazioni di ciascuno dei sei paesi interessati, considerate isolatamente, rappresentavano una quota di mercato non trascurabile.
In considerazione di quanto precede, la Commissione ha ritenuto che sussistessero tutti i criteri di cui all'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base: il margine di dumping per ciascun paese esportatore era superiore a quello minimo, il volume delle importazioni da ciascun paese non era trascurabile (cfr. considerando 64) e la valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni era opportuna alla luce delle condizioni di concorrenza tra i prodotti importati nonché tra questi e i prodotti comunitari simili. Pertanto, le importazioni provenienti dai paesi in questione sono state esaminate cumulativamente.
3. Consumo comunitario
(63) Il consumo comunitario è stato valutato in base alle risposte al questionario (volume delle vendite dell'industria comunitaria), alle informazioni Eurostat (volume delle importazioni) e alla denuncia (livello delle vendite dei produttori comunitari non denunzianti).
Il consumo comunitario apparente così calcolato è rimasto stabile a 47 200 t nel 1992 e nel 1993, passando a 59 900 t nel 1994, a 86 500 t nel 1995 e a 82 400 t nel 1996, per un aumento globale del 75 % nel periodo considerato.
Va osservato che l'andamento del consumo apparente è largamente influenzato dal comportamento sul mercato comunitario degli azionisti, che fungono da intermediari tra tutti i produttori di SSF (industria comunitaria ed esportatori). I dati relativi al consumo apparente, quindi, riflettono gli acquisti fatti dagli azionisti nel periodo considerato e non necessariamente quelli degli utilizzatori. Il lieve calo del consumo apparente registrato nel 1996 sembra dovuto al massiccio incremento delle importazioni negli anni precedenti.
4. Volume cumulato e quota di mercato delle importazioni in dumping
(64) Il volume cumulato delle importazioni in dumping nella Comunità di SSF originari dei paesi in questione è sceso da 15 800 t nel 1992 a 14 800 t nel 1993, per poi passare a 20 600 t nel 1994 e 42 300 t nel 1995 e attestarsi nel 1996 a un livello simile (41 200 t), con un aumento globale del 161 %.
La quota di mercato cumulata di questi paesi, calata dal 33,5 % nel 1992 al 31,4 % nel 1993, è poi passata al 34,3 % nel 1994, al 48,9 % nel 1995 e al 50,1 % nel 1996, per un aumento del 17 % nel periodo considerato. Nel periodo dell'inchiesta, le quote di mercato dei singoli paesi erano le seguenti: Thailandia 2 %, India 3 %, Corea 3,2 %, Malaysia 5,3 %, RPC 12,5 % e Taiwan 24 %.
5. Sottoquotazione dei prezzi
(65) Le sottoquotazioni sono state analizzate per ciascun tipo di SSF. A tal fine, la Commissione ha confrontato la media ponderata mensile dei prezzi di vendita degli esportatori e dell'industria comunitaria al netto di tutte le riduzioni e imposte, calcolata in base alle vendite al primo cliente e debitamente adeguata per tener conto delle differenze relative ai canali di distribuzione. La media mensile del prezzo di vendita dell'industria comunitaria è stata ponderata in funzione dei volumi di vendite delle singole società. Questa media mensile del prezzo di vendita comunitario è stata confrontata con la cifra corrispondente per ciascuno degli esportatori interessati, calcolata in base ai loro prezzi mensili di rivendita nella Comunità, e ponderata rispetto al volume delle vendite.
Per arrivare ad uno stadio commerciale paragonabile con le vendite dell'industria comunitaria, si sono adeguati i prezzi all'importazione dei paesi in questione per tener conto dei costi successivi all'importazione (comprese le spese di movimentazione, finanziamento e trasporto), dei costi di reimballaggio e dei dazi doganali pagabili. Gli adeguamenti sono stati fatti in base alle informazioni ricevute dagli importatori.
I margini di sottoquotazione sono espressi in percentuale dei prezzi dell'industria comunitaria (a livello franco fabbrica) per distinguerli dai margini di vendita sottocosto, espressi in percentuale della media ponderata franco frontiera comunitaria. I margini di sottoquotazione sono i seguenti:
SPAZIO PER TABELLA
La media ponderata globale delle sottoquotazioni di prezzi per tutti i paesi in questione è del 28 % per il periodo dell'inchiesta.
6. Situazione dell'industria comunitaria
6.1. Capacità di produzione e tassi di utilizzazione degli impianti
(66) Il volume della produzione del prodotto in questione dell'industria comunitaria è aumentato da 12 800 t nel 1992 a 12 900 t nel 1993 e a 23 100 t nel 1994, per poi diminuire lievemente nel 1995 (22 400 t) e subire un altro calo nel 1996 (19 000), con un incremento globale del 48 % nel periodo considerato.
Va osservato che la produzione è lievemente aumentata tra il 1993 e il 1994 (80 %), ma ciò è dovuto principalmente all'acquisto di una società non denunziante che produce il prodotto in questione da parte di uno dei produttori comunitari denunzianti. Questo acquisto si riflette anche nella capacità, nelle vendite, negli investimenti e nei livelli occupazionali dell'industria comunitaria indicati qui di seguito.
La capacità dell'industria comunitaria è aumentata del 91 % nello stesso periodo. Tuttavia, nonostante l'incremento della produzione, i livelli di utilizzazione degli impianti sono scesi dall'81 % nel 1992 al 63 % nel 1996.
6.2. Scorte
(67) Le scorte dell'industria comunitaria sono notevolmente aumentate, passando da 2 400 t nel 1992 a 2 900 t nel 1993, a 4 600 t nel 1994, a 5 200 t nel 1995 e a 5 300 t nel 1996, per un incremento del 124 % nel periodo considerato.
6.3. Volume delle vendite e quota di mercato
Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono aumentate da 12 400 t nel 1992 a 13 200 t nel 1993 e a 17 900 t nel 1994, per poi diminuire lievemente nel 1995 (17 400 t) e calare nuovamente nel 1996 (15 800 t), con un incremento globale di 3 400 t (27 %). Si tratta di un modesto incremento rispetto all'aumento del consumo di 35 200 t (75 %) nel periodo considerato.
La quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita dal 26 % nel 1992 al 28 % nel 1993 e al 30 % nel 1994, per poi passare al 20 % nel 1995 e al 19 % nel 1996, con una perdita globale del 7 % nel periodo considerato.
6.4. Prezzi
(68) La media ponderata del prezzo di vendita degli SSF prodotti dall'industria comunitaria sul mercato comunitario riflette un lievissimo incremento globale tra il 1992 e il 1996. La media ponderata del prezzo di vendita dell'industria comunitaria espressa in ECU/t è calata dal 3,36 nel 1992 al 3,19 nel 1993 e al 3,02 nel 1994, è risalita al 3,89 nel 1995 per poi scendere al 3,40 nel 1996. Va osservato che i prezzi delle importazioni in questione sono rimasti sempre nettamente al di sotto di quelli dell'industria comunitaria e che l'andamento dei prezzi va rapportato al forte incremento del consumo, soprattutto tra il 1994 e il 1995.
6.5. Redditività
(69) La situazione finanziaria dell'industria comunitaria è passata da - 3 % nel 1992 all'1,5 % nel 1993, al 4,7 % nel 1995 e al 9,1 % nel 1995, per poi diminuire nel 1996 (0,1 %). Il miglioramento della produttività verificatosi nei primi anni può essere attribuito agli sforzi dell'industria in tal senso (cfr. considerando 72).
La redditività dell'industria comunitaria è considerevolmente aumentata nel 1994 e nel 1995, in concomitanza della perdita di una notevole quota di mercato dell'industria comunitaria nello stesso periodo (- 10 % tra il 1994 e il 1995). Ciò dimostra che l'industria comunitaria ha cercato di mantenere gli utili a scapito della quota di mercato. Nel 1996, tuttavia, l'industria comunitaria era poco più che in equilibrio (lieve utile dello 0,1 %), ed aveva subito ulteriori perdite in termini di quota di mercato.
La media ponderata della redditività per il periodo dell'inchiesta (0,1 %) rappresenta il livello di redditività più basso dal 1992 in poi.
6.6. Investimenti
(70) Gli investimenti (espressi in ecu) sono aumentati globalmente del 72 %, passando da 764 700 nel 1992 a 1 993 900 nel 1993 e a 3 658 600 nel 1994, per poi scendere a 1 520 100 nel 1995 e al 1 312 000 nel 1996. L'aumento globale degli investimenti nel periodo considerato è dovuto alla necessità di realizzare investimenti ingenti per mantenere la competitività dell'industria degli SSF. Si è appurato che questa industria doveva sostituire continuamente i macchinari e realizzare nuovi investimenti per conformarsi alle norme ambientali.
Va osservato che gli ingenti investimenti del 1994 sono riconducibili, per la maggior parte, ad una società dell'industria comunitaria che ha acquistato uno stabilimento di produzione (cfr. considerando 66).
6.7. Occupazione
(71) Nel periodo considerato, l'occupazione è aumentata del 16 %, passando da 325 persone nel 1992 a 378 nel 1996. Anche questo incremento occupazione riflette l'espansione del mercato. Tutti i produttori comunitari, compresi quelli non denunzianti, hanno impiegato complessivamente 574 persone nel periodo dell'inchiesta.
6.8. Produttività
(72) La produttività dell'industria comunitaria è aumentata del 10 % tra il 1992 e il 1996.
6.9. Conclusioni in materia di pregiudizio
(73) La Commissione ha concluso che l'industria comunitaria aveva notevolmente risentito delle forti pressioni in materia di prezzi esercitate dalle importazioni originarie dei paesi in questione nel periodo considerato, che affluivano sul mercato comunitario in quantitativi sempre più massicci e rappresentavano, nel periodo dell'inchiesta, forti sottoquotazioni rispetto ai prezzi dell'industria comunitaria. Per questo motivo, nonostante l'aumento della produzione e della produttività, l'industria comunitaria ha perso una considerevole quota di mercato in un momento in cui il consumo sul mercato stava aumentando. Va osservato che i livelli delle scorte sono aumentati in modo costante e significativo.
Inoltre, dopo il miglioramento del periodo 1994/1995, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria era critica e largamente insufficiente rispetto alle aspettative e agli investimenti dell'industria stessa (la media ponderata degli utili registrati nel periodo dell'inchiesta è dello 0,1 %). Nel complesso, la situazione dell'industria comunitaria si è particolarmente deteriorata negli ultimi anni del periodo considerato (dal 1994 al 1996).
In considerazione di quanto precede, la Commissione ha concluso provvisoriamente che l'industria comunitaria ha subito un notevole pregiudizio ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2 del regolamento di base.
7. Causa del pregiudizio
7.1. Effetti delle importazioni in dumping
(74) La Commissione ha esaminato se il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dalle importazioni oggetto di dumping dalla RPC, dall'India, dalla Malaysia, dalla Corea, da Taiwan e dalla Thailandia.
Vi è un nesso indiscutibile tra la notevole sottoquotazione dei prezzi accertata nel periodo considerato e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria, come dimostrano in particolare la diminuzione della quota di mercato di quest'ultima e il calo della redditività nel periodo dell'inchiesta.
Per quanto riguarda le quote di mercato, va sottolineato che tra il 1992 e il 1996 le importazioni dai paesi in questione sono aumentate in misura superiore al tasso di consumo (incremento globale del 161 %), per un incremento globale della loro quota di mercato pari al 17 %, mentre le quote di mercato dell'industria comunitaria sono diminuite del 7 %. In particolare, il notevole aumento delle importazioni tra il 1994 e il 1995 (+15 %) è coinciso con la perdita della quota di mercato (- 10 %) dell'industria comunitaria nello stesso periodo.
La Commissione, pertanto, ha concluso che la perdita della quota di mercato subita dall'industria comunitaria può essere attribuita integralmente all'aumento della quota di mercato dei paesi in questione.
La situazione finanziaria dell'industria comunitaria era critica sia all'inizio che alla fine del periodo considerato, il che dimostra che l'industria comunitaria non ha potuto trarre vantaggio né degli investimenti né dell'aumento della domanda di SSF sul mercato comunitario. Il miglioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria verificatosi nel 1994 e nel 1995 è coinciso con una perdita della quota di mercato, il che dimostra che l'industria comunitaria è stata costretta dalla pressione delle importazioni in dumping a mantenere i profitti a scapito della quota di mercato. La pressione costante delle importazioni in dumping, tuttavia, ha causato nel 1996 un'ulteriore perdita in termini di quota di mercato e di utili dell'industria comunitaria. In particolare, l'effetto cumulato del massiccio aumento delle importazioni nel periodo considerato, che nel 1996 ha provocato un'offerta eccedentaria sul mercato comunitario, ha costretto l'industria comunitaria ad abbassare i prezzi nello stesso anno perdendo nel contempo un'ulteriore quota di mercato. In tale contesto, l'impatto negativo dell'aumento delle importazioni è stato accentuato dalla notevole sottoquotazione dei prezzi registrata in questo periodo.
7.2. Effetto di altri fattori
(75) La Commissione ha esaminato se altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping, abbiano causato il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. In particolare, la Commissione ha analizzato l'andamento del consumo, l'evoluzione e l'impatto delle importazioni da altri paesi terzi e le ripercussioni degli aumenti sul costo delle materie prime.
a) Consumo
(76) La Commissione ha esaminato se l'andamento del consumo abbia inciso sulla situazione dell'industria comunitaria. Va osservato che, nonostante il lieve calo del consumo alla fine del periodo considerato (4 100 t), il livello globale del consumo è aumentato considerevolmente (+ 35 200 t, pari al 75 %). Pertanto, è estremamente improbabile che il pregiudizio possa essere attribuito in misura significativa all'andamento del consumo.
b) Importazioni da altri paesi terzi
(77) Per quanto riguarda le importazioni da altri paesi terzi che non rientrano nel presente procedimento, la Commissione ha riscontrato che, pur rappresentando una quota considerevole del mercato comunitario (20 % nel periodo dell'inchiesta), queste importazioni sono globalmente diminuite nel periodo considerato, passando dal 25 % nel 1992 al 23 % nel 1993, al 20 % nel 1994 e al 19 % nel 1995 e nel 1996.
In tale contesto, la Commissione ha esaminato in particolare l'andamento dei volumi e dei prezzi delle importazioni dalla Repubblica sudafricana e dalle Filippine, poiché si affermava che dette importazioni avevano influito sulla situazione dell'industria comunitaria e che la denuncia era discriminatoria in quanto non comprendeva questi paesi.
Repubblica sudafricana
(78) Sebbene i dati Eurostat indichino l'esistenza di importazioni dalla Repubblica sudafricana nel periodo considerato, si è accertato provvisoriamente che questi dati non sono attendibili.
Filippine
(79) La quota di mercato delle importazioni dalle Filippine è lievemente diminuita nel periodo considerato, passando dal 3 % nel 1992 al 2 % nel 1996. Inoltre, i prezzi di queste importazioni erano nettamente superiori a quelli dei paesi interessati. La Commissione ritiene pertanto che le importazioni dalle Filippine non abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
Altri paesi terzi
(80) La Commissione ha riscontrato che la quota di mercato detenuta complessivamente dagli altri paesi terzi è diminuita nel periodo considerato (dal 19 % nel 1992 al 14 % nel 1996) e che i prezzi di queste importazioni erano nettamente superiori a quelli delle importazioni in dumping. La Commissione ritiene pertanto che anche queste importazioni abbiano risentito delle importazioni in dumping in oggetto e che, pertanto, non abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
c) Materie prime
(81) La Commissione ha esaminato altresì se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse stato causato dall'aumento dei costi delle materie prime durante il periodo considerato, poiché si affermava che tale pregiudizio fosse ascrivibile almeno in parte a detti rincari. La Commissione ha accertato a tale riguardo che le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime non sono state sufficientemente forti, soprattutto nel 1996, da avere un impatto sulla vitalità dell'industria comunitaria.
d) Altre argomentazioni
(82) È stato affermato che nel periodo in esame l'industria comunitaria è ricorsa a pratiche anticoncorrenziali, contribuendo quindi al pregiudizio subito.
La Commissione, tuttavia, ha concluso che le risultanze dell'inchiesta non corroboravano quest'affermazione, e quindi non ne ha tenuto conto nella fase provvisoria.
7.3. Conclusioni relative alla causa del pregiudizio
(83) In considerazione di quanto precede, la Commissione ha concluso che le importazioni dai sei paesi in questione, considerate cumulativamente, hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(84) La Commissione ha esaminato, in base alle informazioni ottenute, se, nonostante le risultanze relative al dumping e al pregiudizio, si dovesse concludere, per motivi impellenti, che nella fattispecie non è nell'interesse della Comunità istituire misure.
A tal fine, la Commissione ha considerato l'impatto delle eventuali misure su tutte le parti coinvolte nel procedimento nonché le conseguenze, per le medesime parti, di una mancata istituzione delle misure provvisorie.
2. Raccolta delle informazioni
(85) Per valutare l'impatto delle eventuali misure, la Commissione ha inviato questionari sull'interesse comunitario a tutte le parti interessate delle industrie a monte e a valle note al momento dell'apertura del procedimento. La Commissione, inoltre, ha chiesto informazioni sull'interesse della Comunità all'industria comunitaria.
La Commissione ha considerato attendibili le risposte delle parti contattate, visto che le informazioni fornite non risultavano contraddittorie. La Commissione, pertanto, non ha ritenuto necessario svolgere visite di verifica ai fini dell'analisi dell'interesse della Comunità.
3. L'industria fornitrice
3.1. Situazione dei fornitori di materie prime
(86) La materia prima utilizzata per produrre gli SSF è la vergella di acciaio inossidabile, prodotta dai principali fabbricanti di acciaio inossidabile europei che forniscono tutte le materie prime necessarie all'industria comunitaria. Fra i diversi tipi di vergella di acciaio inossidabile che si prestano a questo tipo di produzione, quelli più usati, sia dall'industria comunitaria che dai produttori dei paesi in questione, sono i tipi A2 (AISI 304) e A4 (AISI 316) di acciaio austenitico, principalmente per la resistenza al calore e alla corrosione e per la loro resistenza in generale.. Le seguenti informazioni sono state comunicate dai fornitori di materie prime contattati.
I fornitori comunitari di materie prime interessati hanno impiegato nel 1996 oltre 5 000 persone, di cui 800 per la produzione della materia prima in questione (16 % dei dipendenti). Il fatturato totale per il 1996 è stato pari a 1 400 Mio di ECU, di cui 120 Mio di ECU per le materie prime in questione (circa l'8,4 % del fatturato totale). Il fatturato totale è diminuito del 26,5 % circa tra il 1995 e il 1996, mentre il fatturato corrispondente alle materie prime è calato del 34 %. Nelle stesso periodo, le vendite nella Comunità sono diminuite del 38 %, passando da 149 Mio di ECU nel 1995 a 93 Mio di ECU nel 1996.
Per quando riguarda la redditività delle vendite delle materie prime in questione nella Comunità, dalle informazioni disponibili risulta, per il 1996, una media ponderata degli utili dello 0,5 %.
3.2. Effetti della istituzione/non istituzione delle misure
(87) Sebbene le società che producono le materie prime in questione riforniscano anche altri mercati al di fuori dell'Unione europea e, teoricamente, siano in grado di riorientare le vendite verso questi mercati, un forte calo della produzione comunitaria del prodotto in questione avrebbe probabilmente notevoli ripercussioni su queste società, visto che l'industria comunitaria è un loro importante cliente.
Dato che la produzione comunitaria totale delle materie prime in questione rappresenta più di una proporzione trascurabile del fatturato e dell'occupazione totali delle società interessate, si è ritenuto che l'istituzione di misure migliorerebbe la loro situazione, poiché beneficerebbero di maggiori volumi di vendite e di un aumento del loro livello di redditività, attualmente piuttosto basso. D'altro canto, se le misure non verranno istituite, non è detto che la tendenza alla diminuzione del fatturato, delle vendite e della redditività di queste società non si accentuerà, con il rischio che in futuro si perdano posti di lavoro.
4. L'industria comunitaria
4.1. Natura e struttura dell'industria comunitaria
(88) L'industria comunitaria è composta da piccole e medie imprese situate in Francia, Spagna e Italia. La produzione è ad uso intensivo di capitale ed è altamente automatizzata. Va osservato che gli SSF sono prodotti finiti (il che significa che non subiscono ulteriori trasformazioni) e servono soprattutto alle industrie utilizzatrici finali, che li incorporano in varie applicazioni (cfr. considerando 95).
La produzione comunitaria totale occupa circa 600 persone (1996). Si deve tener conto anche delle 800 persone circa impiegate nella produzione delle materie prime oggetto del presente procedimento.
La gamma degli SSF è altamente standardizzata e sia l'industria comunitaria che gli esportatori dei paesi interessati producono SSF conformi alle norme omologate (norme DIN o ISO). Dato l'alto livello di standardizzazione, gli SSF, in particolare i tipi più comuni, sono prodotti sensibili in termini di prezzi.
4.2. Vitalità dell'industria comunitaria
(89) Va ricordato (cfr. considerando 70) che durante il periodo considerato per l'analisi del pregiudizio l'industria comunitaria ha fatto investimenti piuttosto ingenti. A parte l'acquisto di una società da parte dell'industria comunitaria, si tratta principalmente di investimenti destinati alla sostituzione dei macchinari, di cui l'industria comunitaria ha bisogno per rimanere competitiva sul mercato comunitario e sugli altri mercati.
L'industria comunitaria, inoltre, produce una vasta gamma di SSF speciali che vanno dalle semplici varianti degli SSF standard esistenti agli elementi di fissaggio fabbricati su ordinazione, che richiedono non soltanto ulteriori investimenti per le macchine utensili, ma anche, e si tratta forse di un aspetto più importante, una stretta cooperazione tecnica tra l'industria, i clienti e i fornitori di materie prime (che spesso svolgono attività di ricerca piuttosto approfondite onde fornire una materia prima adeguata alle specifiche dell'SSF speciale). Per quando riguarda la produzione di SSF speciali, va osservato che l'industria comunitaria è il principale fornitore di questo prodotto, dato che di norma gli esportatori dei paesi terzi non raggiungono il livello di cooperazione tecnica necessario per produrre questi SSF fabbricati per di più su ordinazione.
Si è rilevato che gli SSF speciali potevano essere fabbricati con gli stessi macchinari (aggiungendo speciali macchine utensili) e con la stessa forza lavoro degli SSF standard, e che pertanto la produzione degli SSF speciali dipendeva largamente dalla produzione di quelli standard, ad esempio per la ripartizione delle spese generali.
In considerazione di quanto precede, e dato l'uso sempre più diffuso nella Comunità e il conseguente aumento della domanda di SSF speciali, la Commissione ritiene che sia nell'interesse della Comunità, in particolare dell'industria utilizzatrice che apparentemente non dispose di fonti di approvvigionamento alternative, mantenere una base di produzione per gli SSF speciali nella Comunità. La Commissione ritiene inoltre che l'eventuale pregiudizio subito dall'industria comunitaria riguardo agli SSF standard avrebbe un impatto negativo sulla produzione di SSF speciali.
4.3. Effetto dell'istituzione di misure sull'industria comunitaria
(90) Per valutare l'effetto delle eventuali misure sull'industria comunitaria, la Commissione ha ipotizzato un aumento della domanda. A suo parere, visto l'aumento della produzione di acciaio inossidabile in generale registrato nella Comunità, aumenterà anche il consumo di SSF, che di norma sono gli unici a poter essere utilizzati con gli apparecchi di acciaio inossidabile. Nel corso dell'inchiesta, la Commissione ha riscontrato che l'unico prodotto di sostituzione possibile degli SSF era un elemento di fissaggio di acciaio al carbonio con un rivestimento anticorrosione; data la qualità scandente del prodotto, tuttavia, in realtà la sostituzione è impossibile.
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All'istituzione delle misure dovrebbe far seguito un rincaro dei prezzi degli SSF e, in una certa misura, un incremento delle vendite sul mercato comunitario. Ciò consentirebbe all'industria comunitaria di recuperare la quota di mercato perduta e di aumentare le vendite in linea con il futuro aumento del consumo. L'eventuale riduzione del volume delle importazioni sarebbe comunque limitata, visto che l'industria comunitaria non dispone di impianti sufficienti per rifornire l'intero mercato comunitario (nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria poteva fornire il 36 % circa della domanda). Molto, probabilmente, il livello di prezzi dell'industria comunitaria e un aumento delle sue vendite risanerebbero la sua situazione finanziaria, consentendo alle società in questione di continuare a commercializzare i prodotti e ad investire in nuovi impianti. Considerate le fonti di approvvigionamento alternative, tuttavia, è poco probabile che l'aumento dei prezzi sia commisurato al livello dei dazi.
4.4. Effetto della non istituzione delle misure sull'industria comunitaria
(91) Se non verranno istituite misure, è probabile che la tendenza negativa dell'industria comunitaria continuerà, provocando a lungo termine la chiusura di determinate imprese. L'industria comunitaria risente in modo particolare della perdita della quota di mercato e di una situazione finanziaria negativa, che provocheranno probabilmente delle perdite di posti di lavoro. Come si è già detto, il perdurare della tendenza negativa si ripercuoterebbe non solo sulla produzione del prodotto in questione, ma anche sulla produzione di elementi di fissaggio speciali di acciaio inossidabile, che non vengono prodotti in quantità ingenti dai paesi in questione.
Dato che, dall'analisi effettuata, è risultato che l'industria comunitaria è strutturalmente vitale, le misure dovrebbero permettere a detta industria di sormontare il pregiudizio subito. Anche se l'aumento dei suoi prezzi non dovesse arrivare al livello del dazio, l'industria comunitaria dovrebbe comunque aumentare le vendite e recuperare la quota di mercato perduta. L'incremento del volume delle vendite ridurrebbe inoltre i costi unitari e migliorerebbe la redditività. Si ritiene pertanto che l'istituzione delle misure sia nell'interesse dell'industria comunitaria.
5. Importatori e operatori commerciali
5.1. Struttura delle importazioni e canali di distribuzione
(92) Per quanto riguarda la distribuzione degli SSF nella Comunità, va osservato che un gran numero di importatori/operatori commerciali detiene ingenti scorte del prodotto in questione. Detti importatori/operatori commerciali fungono per lo più da intermediari tra i produttori (della Comunità o extra UE) e gli utilizzatori, e il loro comportamento sul mercato influisce notevolmente sui prezzi degli SSF. Si è accertato che l'industria comunitaria non ha praticamente alcun contatto con le industrie utilizzatrici e dipende quindi, per quasi tutte le sue vendite, dalla rete di distribuzione ormai consolidata. Il gran numero di operatori che compongono la rete di distribuzione e l'importanza del ruolo da essi svolto giustificano un esame approfondito della loro situazione.
5.2. Situazione economica degli importatori/operatori commerciali
(93) Anzitutto, va osservato che, pur detenendo scorte ingenti del prodotto in questione, gli importatori/operatori commerciali commercializzano anche un gran numero di altri articoli non contemplati dal presente procedimento.
La Commissione ha stabilito che, nel 1996, il fatturato totale medio degli importatori/operatori commerciali è stato di 262 Mio di ECU, contro 79 Mio di ECU (30 % circa) per il prodotto in questione. Basandosi sui dati disponibili, si è stimata l'occupazione totale a 4 500 posti di lavoro, di cui 1 600 (35 %) per il prodotto in questione. Dato che gli importatori/operatori commerciali trattano sia le merci comunitarie che quelle importate, circa metà dell'occupazione relativa al prodotto in questione può essere attribuita alle attività collegate alle importazioni dai paesi interessati. Per quanto riguarda la situazione finanziaria degli importatori/operatori commerciali nel 1996, va notato che gli utili variavano per lo più tra l'8 % e il 35 %, con una situazione sostanzialmente analoga per il 1995.
5.3. Effetto dell'istituzione/non istituzione di misure
(94) Come si è già rilevato, la Commissione ritiene che l'istituzione delle misure farà aumentare i prezzi degli SSF sul mercato comunitario. Anche se i prezzi delle importazioni raggiungeranno con tutta probabilità il livello del dazio, i prezzi dei prodotti comunitari potrebbero non aumentare in misura equivalente. Questo aumento dei prezzi avrà probabilmente un impatto negativo sui margini di utile degli importatori e degli operatori commerciali, anche se occorre sottolineare che gli importatori fungono spesso anche da operatori commerciali e potrebbero scegliere un'altra fonte di approvvigionamento, ad esempio gli SSF di produzione comunitaria. È comunque poco probabile che, in generale, le attività di questi operatori economici ne risentano. In particolare, si è appurato che i margini di utile degli importatori/operatori commerciali sono rimasti piuttosto buoni durante l'intero periodo; si ritiene quindi che l'eventuale impatto negativo dei rincari potrebbe essere ridotto al minimo combinando il calo dei margini di utile con un aumento dei prezzi applicati alle industrie utilizzatrici.
Inoltre, dato che l'industria comunitaria non è in grado di soddisfare integralmente la domanda del mercato comunitario, è poco probabile che l'importanza della rete di importazione e di distribuzione risenta dell'istituzione di misure, poiché il volume delle importazioni resterà considerevole e l'industria comunitaria continuerà a servirsi della rete di distribuzione per quasi tutte le sue vendite nella Comunità.
In considerazione di quanto precede, la Commissione ritiene che se non si istituiranno misure, è probabile che la tendenza positiva della situazione degli importatori/operatori commerciali continui, anche se la loro situazione non risentirebbe in misura significativa della non istituzione delle misure stesse.
6. Utilizzatori
6.1. Natura e struttura delle industrie utilizzatrici
(95) Avendo stabilito che gli SSF non venivano venduti direttamente ai consumatori, la Commissione ha circoscritto l'analisi dell'interesse comunitario all'effetto delle misure sugli utilizzatori.
Gli SSF sono destinati a tutta una serie di applicazioni, per cui il presente procedimento riguarda un gran numero di industrie utilizzatrici. La Commissione ha riscontrato che gli SSF venivano utilizzati principalmente dalle seguenti industrie (l'elenco non è completo): prodotti alimentari, catering, prodotti farmaceutici, attrezzature mediche, articoli per la casa (beni di consumo durevoli), automobili, cantieristica, edilizia, ambiente, energia, prodotti chimici e petrolchimici, trasporti.
Dato il numero di industrie utilizzatrici e la vasta gamma di applicazioni in ciascun settore, le informazioni disponibili per l'analisi della Commissione sono molto limitate.
6.2. Situazione economica degli utilizzatori
(96) Il fatturato complessivo delle industrie utilizzatrici varia da 3 a 460 Mio di ECU, il che riflette le notevoli differenze di dimensioni tra le società in questione. Inoltre, il fatturato relativo al prodotto in questione è compreso tra lo 0,1 % e il 6 %, il che dimostra che gli SSF non rappresentano per queste società una preoccupazione di rilievo. Analogamente al fatturato, il numero di persone impiegate dalle società in questione va da 19 a 2 500, contro 1-40 persone per gli SSF.
Nel valutare i possibili effetti dell'istituzione delle misure sugli utilizzatori, la Commissione ha analizzato l'impatto del costo degli SSF sul prodotto finale delle industrie utilizzatrici ed ha ottenuto un risultato irrilevante.
6.3. Effetto dell'istituzione/non istituzione di misure
(97) Come si è già detto, la Commissione ritiene che l'istituzione di misure farà aumentare i prezzi degli SSF sul mercato comunitario. Pertanto, è probabile che il costo degli aumenti di prezzo si ripercuota in una qualche misura sugli utilizzatori, anche se ciò dipenderà dal comportamento dell'industria comunitaria in termini di prezzi e dagli importatori/distributori.
Comunque sia, vista l'incidenza trascurabile del costo degli SSF sui prodotti finali delle industrie utilizzatrici, è poco probabile che l'aumento dei costi abbia un impatto di rilievo. Inoltre, dato che secondo la Commissione il volume totale delle importazioni non diminuirebbe in misura considerevole, poiché l'industria comunitaria non può soddisfare integralmente la domanda comunitaria totale, è poco probabile che l'istituzione delle misure causi una riduzione delle forniture di SSF per le industrie utilizzatrici.
D'altro canto, se non si istituiranno misure, le industrie utilizzatrici continueranno a beneficiare dei bassi prezzi attuali degli SSF sul mercato comunitario. Va osservato tuttavia che, qualora la produzione di SSF dell'industria comunitaria dovesse diminuire o addirittura cessare, diminuirebbe anche l'offerta di SSF speciali, con ripercussioni negative per gli utilizzatori. Come si è già spiegato, gli SSF speciali vengono prodotti principalmente nella Comunità, e la Commissione ritiene probabile un aumento del consumo.
7. Conclusione relativa all'interesse della Comunità
(98) Le informazioni comunicate dalle parti hanno permesso alla Commissione di valutare i diversi interessi in gioco, in conformità dell'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, e l'effetto globale dell'istituzione o della non situazione di misure antidumping. Al momento dell'esame, la Commissione ha rivolto particolare attenzione alla necessità di eliminare le distorsioni commerciali provocate dal dumping e dal conseguente pregiudizio e di ripristinare una concorrenza effettiva.
L'istituzione delle misure dovrebbe permettere all'industria comunitaria di recuperare la quota di mercato perduta e la redditività, con conseguenze positive per le condizioni di concorrenza sul mercato comunitario. Ciò dovrebbe avere effetti positivi anche per l'industria fornitrice e mantenere in vita, con possibilità di espansione, l'industria degli SSF speciali.
Le probabili ripercussioni negative dell'aumento dei prezzi sugli importatori/operatori commerciali potrebbero essere attenuate riducendo i margini di utile, spesso elevati (cfr. considerando 93) o l'aumento dei costi per l'industria utilizzatrice. Dal canto suo, quest'ultima non dovrebbe risentire particolarmente di detto aumento data la scarsa incidenza degli SSF sui suoi prodotti finali, e trarrebbe vantaggio dal mantenimento, o addirittura dall'espansione, degli SSF speciali sul mercato comunitario.
In considerazione di quanto precede, la Commissione ritiene che non vi sia alcun motivo impellente di non istituire misure e che l'applicazione di misure antidumping sia nell'interesse della Comunità.
G. MISURE PROPOSTE
1. Livello di eliminazione del pregiudizio
(99) Nel calcolare l'importo del dazio necessario per eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping e consentire all'industria comunitaria di riesame la sua situazione, si ritiene che le misure dovrebbero coprire i costi di produzione dell'industria comunitaria e garantirle un utile adeguato sulle vendite del prodotto simile. A tal riguardo, si ritiene che un margine di utile del 5 % sul fatturato possa essere considerato un minimo appropriato per l'industria comunitaria in assenza delle pratiche di dumping pregiudizievoli.
Per calcolare l'importo del dazio, si è stabilito un livello di prezzo che consentirebbe all'industria comunitaria di ottenere questo risultato. Dato che esistevano varie categorie di SSF, la Commissione ha calcolato un livello di prezzo per ciascuna categoria pari alla media ponderata del costo di produzione dell'industria comunitaria, più un margine di utile del 5 %.
Il dazio dovrebbe coprire, per le categorie corrispondenti, la differenza tra il prezzo calcolato e i prezzi di vendita effettivi degli esportatori nella Comunità. Tali dazi consentirebbero all'industria comunitaria di portare i prezzi ad un livello che garantisca un utile adeguato. Per determinare il livello del dazio, gli aumenti di prezzi stabiliti sono stati espressi in percentuale della media ponderata del valore franco frontiera comunitaria delle merci importate per distinguerli dai margini di sottoquotazione, espressi in percentuale della media ponderata dei prezzi dell'industria comunitaria a livello franco fabbrica.
Si sono così ottenuti i seguenti livelli di eliminazione del pregiudizio:
SPAZIO PER TABELLA
(100) Dato che i margini stabiliti per l'eliminazione del pregiudizio superano i margini di dumping stabiliti per gli esportatori cinesi, della Malaysia, di Taiwan, della Corea e della Thailandia, i dazi dovrebbero essere calcolati in base ai margini di dumping. Invece, dato che i margini di eliminazione del pregiudizio stabiliti per gli esportatori indiani sono inferiori ai margini di dumping, i dazi per gli esportatori indiani dovrebbero essere calcolati in base ai margini di eliminazione del pregiudizio a norma dell'articolo 7, paragrafo 2 del regolamento di base.
(101) Pertanto, i dazi antidumping provvisori per la RPC, la Malaysia, Taiwan, la Corea e la Thailandia dovrebbero corrispondere ai margini di dumping indicati, rispettivamente, ai considerando 50 e 59 e i dazi antidumping per l'India dovrebbero corrispondere ai margini di cui ai considerando 49 e 99.
H. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(102) Ai fini di una sana amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di elementi di fissaggio di acciaio inossidabile e di loro parti, di cui ai codici NC 7318 12 10, 7318 14 10, 7318 15 30, 7318 15 51, 7318 15 61, 7318 15 70 e 7318 16 30, originari della Repubblica popolare cinese, dell'India, della Malaysia, della Repubblica di Corea, di Taiwan e della Thailandia.
2. L'aliquota del dazio provvisorio applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di un deposito cauzionale pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Fatto salvo l'articolo 20 del regolamento (CE) n. 384/96, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento, le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
In conformità dell'articolo 21, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96, le parti interessate possono comunicare osservazioni sull'applicazione del presente regolamento entro un mese della sua entrata in vigore.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 4 settembre 1997.

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