Document ID: 31997R1950

REGOLAMENTO (CE) N. 1950/97 DEL CONSIGLIO del 6 ottobre 1997 che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di sacchi e sacchetti di polietilene o di polipropilene originari dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia e recante riscossione definitiva del dazio provvisorio
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), in particolare l'articolo 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
I. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CE) n. 45/97 della Commissione (2) (in appresso denominato «regolamento provvisorio») sono stati imposti dazi provvisori sulle importazioni nella Comunità di sacchi e sacchetti di cui ai codici NC 6305 32 81 e 6305 33 91, originari dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia. Il dazio antidumping provvisorio è stato prorogato per un periodo massimo di tre mesi con il regolamento (CE) n. 1168/97 della Commissione (3).
II. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
(2) A seguito dell'istituzione delle misure antidumping provvisorie, molte parti interessate hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni.
(3) Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno avuto la possibilità di essere sentite dalla Commissione.
(4) La Commissione ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle risultanze definitive.
(5) Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare l'imposizione di dazi antidumping definitivi e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato inoltre concesso loro un periodo entro il quale comunicare le loro osservazioni dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
(6) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti interessate sono state esaminate e, ove ritenuto opportuno, prese in considerazione ai fini delle risultanze definitive.
III. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(7) Alcuni esportatori hanno contestato le conclusioni del regolamento provvisorio, in base alle quali i sacchi «a trama rada» rientravano nel campo d'applicazione del regolamento stesso. Essi hanno ribadito le argomentazioni esposte nel considerando 8 del suddetto regolamento. A tale riguardo, è opportuno osservare che il fatto che i sacchi a trama rada non sono completamente intercambiabili con tutti gli altri tipi del prodotto in questione non costituisce un elemento sufficiente perché si possa considerarli un prodotto a sé stante. Al contrario, è sufficiente che tali tipi di prodotti abbiano le stesse caratteristiche fisiche di base e servano agli stessi scopi. Ciò vale chiaramente per i sacchi a trama rada, nei confronti degli altri tipi di sacchi di poliolefina soggetti all'inchiesta. Sono pertanto confermate le conclusioni provvisorie relative alla descrizione del prodotto in esame.
(8) Inoltre, l'affermazione di tali esportatori, secondo cui l'industria comunitaria non produrrebbe sacchi a trama rada è priva di fondamento. Sebbene infatti non sia necessario che un tipo di prodotto sia fabbricato dall'industria comunitaria per rientrare nel campo d'applicazione di un procedimento antidumping, l'inchiesta ha rivelato che anche tre produttori comunitari che hanno collaborato fabbricano e vendono sacchi a trama rada. L'industria comunitaria produce pertanto il prodotto simile ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96 (in appresso denominato «regolamento di base»).
(9) Un importatore ha chiesto che i contenitori mobili intermedi flessibili di tessuti di peso inferiore o uguale a 120 gr/m² (i cosiddetti sacchi di grandi dimensioni) fossero esclusi dal campo d'applicazione del procedimento. A tale riguardo, è stato affermato che fino all'inizio del 1995 i sacchi di grandi dimensioni potevano essere prodotti unicamente utilizzando tessuti di peso uguale o superiore a 120 gr/m². Nel frattempo, tuttavia, i progressi tecnologici hanno fatto sì che per la produzione di sacchi di grandi dimensioni sia ormai possibile utilizzare tessuti di peso pari a soli 100 gr/m². L'importatore in questione ha comunque sottolineato che i sacchi di peso inferiore o uguale a 120 gr/m² sono facilmente identificabili in quanto rientrano in un codice NC separato.
(10) Tale richiesta non ha potuto essere accettata. In primo luogo, la denuncia riguardava tutti i sacchi confezionati con lamelle di polietilene o di polipropilene, non lavorati a maglia, di tessuti di peso inferiore o uguale a 120 gr/m², senza distinzioni tra sacchi di grandi dimensioni e altri tipi di sacchi. In secondo luogo, i sacchi di grandi dimensioni e gli altri tipi di sacchi soggetti all'inchiesta hanno tutti le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e le loro applicazioni sono analoghe (ovvero essi sono costituiti dalle stesse materie prime e utilizzati per l'imballaggio e il trasporto delle merci). A tale riguardo, va osservato che anche se un tipo specifico del prodotto in questione non esisteva o non era ampiamente usato nel periodo dell'inchiesta, la definizione del prodotto riguarda anche i tipi di prodotti che sono stati sviluppati successivamente, purché tali tipi presentino le stesse caratteristiche fisiche, chimiche e tecnologiche di base e le loro applicazioni siano simili.
(11) Il regolamento provvisorio asseriva al considerando 6 che il prodotto in questione rientra nei codici NC 6305 32 81 e 6305 33 91. La Commissione ha tuttavia notato che i sacchi e i sacchetti presi in esame dalla presente inchiesta possono essere classificati nei codici NC 3923 21 00, 3923 29 10 e 3923 29 90, pur continuando a rispondere alla descrizione del prodotto in questione, se ottenuti da un tessuto filato a partire da una lamina di spessore superiore ai 5 mm o laminata su entrambi i lati in modo da essere visibile ad occhio nudo. Pertanto, anche i sacchi e i sacchetti che rispondono alla descrizione del prodotto in questione ma sono classificati in codici diversi da quelli provvisoriamente individuati devono essere oggetto della presente inchiesta. Sono pertanto confermate le conclusioni relative alla definizione del prodotto in esame e del prodotto simile formulate nel regolamento provvisorio.
IV DUMPING
1. Valore normale
a) India
(12) Tre produttori indiani hanno sollevato obiezioni nei confronti della metodologia utilizzata per determinare se le loro vendite erano state eseguite nel corso di normali operazioni commerciali. Essi hanno asserito che, essendo il costo delle materie prime bruscamente aumentato nel periodo dell'inchiesta, per determinare il volume delle vendite in perdita si sarebbe dovuto utilizzare il costo di produzione mensile, piuttosto che quello annuale. Considerando che le materie prime costituiscono l'elemento più importante dei costi totali di produzione del prodotto in questione, il volume delle vendite effettuate a prezzi inferiori ai costi unitari è stato ricalcolato sulla base del costo di produzione mensile per le società che hanno fornito tali informazioni.
(13) Numerosi produttori indiani si sono opposti al modo in cui la Commissione ha applicato l'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base. Essi hanno chiesto che la media ponderata del prezzo di vendita venisse confrontata con la media ponderata dei costi dei tipi di prodotti in questione, senza eliminare le vendite in perdita. Sebbene taluni prezzi fossero sotto costo all'epoca della vendita, il prezzo di vendita medio del prodotto in questione era superiore al costo medio ponderato.
Va osservato che è prassi coerente, in conformità del terzo paragrafo dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base, stabilire il valore normale unicamente in base a tutte le vendite, comprese quelle in perdita, se sono soddisfatte le due seguenti condizioni:
- la media ponderata dei costi di produzione è inferiore alla media ponderata dei prezzi di vendita di un determinato prodotto;
- il volume delle vendite interne in perdita è inferiore al 20 % del volume delle vendite totali.
Poiché ogni altro approccio sarebbe contrario all'articolo 2, paragrafo 4, la richiesta degli esportatori indiani ha dovuto essere rifiutata.
(14) Un produttore indiano, che ha venduto il prodotto in questione in quantità insufficienti sul proprio mercato interno e ha esportato tipi di prodotti venduti da altri produttori/esportatori nel paese interessato, ha sostenuto che il calcolo del valore normale avrebbe dovuto essere costruito, piuttosto che essere basato sui prezzi praticati da altri produttori indiani.
Conformemente all'articolo 2, paragrafo 1 del regolamento di base, il valore normale è generalmente basato sui prezzi interni. Se un esportatore non esegue vendite interne sufficienti nel corso di normali operazioni commerciali, il valore normale sarà stabilito in base ai prezzi di vendita praticati dagli altri esportatori per il prodotto comparabile, poiché è ipotizzabile che l'impiego dei prezzi praticati dagli altri esportatori produca un valore normale più preciso di una costruzione basata sul costo di produzione. Solo in mancanza di vendite interne rappresentative da parte di altri produttori, o nel caso in cui tali prezzi non siano adeguati, il valore normale sarà costruito conformemente all'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base. L'esportatore in questione non ha comunque esposto argomentazioni circa i motivi per cui l'impiego dei prezzi praticati da altri esportatori non sarebbe stato adeguato.
b) Indonesia
(15) Un produttore indonesiano ha chiesto che non gli venisse applicata la media ponderata dei valori normali stabilita per gli altri produttori indonesiani, in quanto essa non era rappresentativa di un certo tipo di sacco, e ha proposto che tale tipo di prodotto fosse escluso dal calcolo del valore normale o dalla sua costruzione. Non è stato possibile accettare tale richiesta per gli stessi motivi enunciati nel considerando 10 del regolamento provvisorio.
c) Conclusione
(16) Sono confermate le altre risultanze di cui ai considerando 14-24 del regolamento provvisorio, riguardanti la determinazione del valore normale.
2. Prezzo all'esportazione
(17) Non sono state addotte nuove argomentazioni relative alla determinazione dei prezzi all'esportazione. Le risultanze di cui al considerando 20 del regolamento provvisorio sono quindi confermate.
3. Confronto
a) India
(18) Quattro produttori indiani hanno contestato l'inclusione delle spese bancarie nel costo del credito per l'adeguamento dei prezzi all'esportazione. Essi hanno affermato che tali spese non venivano prese in considerazione nella determinazione dei prezzi all'esportazione praticati. Va rilevato che in tali casi le spese bancarie sono intrinsecamente legate al costo del credito e devono in quanto tali essere prese in considerazione nella determinazione del costo del credito. Non è stato pertanto possibile accettare tale richiesta.
(19) La maggior parte dei produttori/esportatori ha sostenuto che le detrazioni concesse per la restituzione dei dazi erano state insufficienti in quanto tutte le materie prime acquistate sul mercato interno recavano dazi all'importazione per i quali avrebbe dovuto essere concessa una detrazione per la restituzione; i dazi avrebbero inoltre dovuto essere restituiti in occasione di ogni singola esportazione del prodotto in questione, indipendentemente dal fatto che le materie prime utilizzate provenissero dai mercati interni dei paesi interessati o fossero importate da paesi terzi.
A tale riguardo, va osservato che i produttori/esportatori non sono riusciti a presentare prove conclusive atte a comprovare l'asserzione che tutto il polietilene e il polipropilene utilizzato per la produzione di sacchi e sacchetti, compresi quelli venduti sul mercato interno, conteneva materie prime importate, per le quali i dazi erano pagati conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base. Pertanto, come stabilito nel considerando 24 del regolamento provvisorio, l'adeguamento per la restituzione del dazio è stato concesso solo quando si è riscontrato che il prodotto simile e i materiali fisicamente inseriti in esso, venduti dai produttori/esportatori in questione sui loro mercati interni e volti ad essere consumati all'interno di tali paesi, recavano imposizioni all'importazione.
b) Indonesia
(20) I produttori indonesiani hanno richiesto la concessione di una detrazione per la restituzione del dazio sulla base della prassi precedente e del fatto che l'esenzione dal dazio per le resine di polietilene e polipropilene utilizzate nella produzione dei sacchi esportati era effettivamente dimostrata dal fatto che sulla resina immessa fisicamente nei sacchi venduti sul mercato interno gravavano oneri all'importazione.
I produttori non hanno presentato prove conclusive atte a dimostrare che tutte le resine di polietilene e polipropilene utilizzate per la produzione di sacchi e sacchetti, compresi quelli venduti sul mercato interno, contenevano materie prime importate, per le quali erano pagati dazi in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base. Pertanto, l'adeguamento per la restituzione del dazio non è stato concesso.
c) Thailandia
(21) Alla luce delle significative differenze di prezzo esistenti tra le materie prime provenienti dal mercato interno e utilizzate per la vendita interna del prodotto in questione e quelle provenienti dai mercati d'esportazione e utilizzate per le esportazioni nei paesi terzi, le società esportatrici thailandesi hanno chiesto la concessione di una detrazione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera k) del regolamento di base. I produttori thailandesi hanno sostenuto che il sistema di restituzione del dazio in vigore in Thailandia dava luogo a significative differenze tra i costi delle materie prime dei prodotti esportati e quelli dei prodotti venduti sul mercato interno, incidendo in tal modo sulla comparabilità tra prezzi di vendita interni ed esterni.
Va osservato che l'adeguamento richiesto è correlato alla restituzione del dazio e alle imposizioni all'importazione ed è esaurientemente disciplinato dall'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base. Tuttavia, le società esportatrici non sono riuscite a fornire prove conclusive atte a dimostrare che tutto il polietilene e il polipropilene utilizzato per la produzione di sacchi e sacchetti, compresi quelli venduti sul mercato interno, conteneva materie prime importate, per le quali erano pagati dazi in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera b) del regolamento di base.
4. Margine di dumping
a) Generale
(22) In assenza di ulteriori argomentazioni riguardanti la determinazione del margine di dumping, si conferma la metodologia fissata dai considerando 25-36 del regolamento provvisorio.
b) India
(23) Un produttore indiano ha contestato le conclusioni del considerando 27 del regolamento provvisorio, in base al quale doveva essere determinato un unico margine di dumping per due società collegate. Si è sostenuto che la società rappresentava un'entità economica distinta, con produzione, amministrazione e commercializzazione separate, e fabbricava un prodotto differente.
Tuttavia, considerando i fatti riportati nel regolamento provvisorio, la maggior parte dei quali non sono stati messi in discussione dalla società, e al fine di evitare il rischio di elusione delle misure antidumping, è stata confermata la decisione di fissare un unico margine di dumping per i due produttori/esportatori indiani in questione.
(24) La media ponderata dei margini di dumping stabilita a titolo definitivo per i produttori/esportatori indiani che hanno collaborato, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
(25) Il margine di dumping stabilito a titolo definitivo per gli esportatori indiani diversi da quelli che hanno collaborato alla presente inchiesta, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è del 36,0 %.
(26) Il Consiglio per la promozione delle esportazioni di plastica e linoleum (Plepci), con sede in India, ha contestato l'osservazione contenuta nel considerando 29 del regolamento provvisorio, secondo cui la percentuale di società che non hanno collaborato è stata molto elevata. Tenendo conto del fatto che gli esportatori che hanno collaborato rappresentavano circa il 57 % delle esportazioni totali, ne segue che il 43 % degli esportatori non ha collaborato. Secondo la prassi comune, tale livello di omessa collaborazione è considerato elevato. Non è stato pertanto possibile accettare tale richiesta ed è stata quindi mantenuta la metodologia prevista dal considerando 29 del regolamento provvisorio.
c) Indonesia
(27) Sono confermati a titolo definitivo i margini di dumping riscontrati per i produttori/esportatori indonesiani, secondo quanto stabilito dai considerando 31-33 del regolamento provvisorio. Di conseguenza, i margini di dumping espressi in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria sono i seguenti:
i) per i produttori/esportatori che hanno collaborato, compresi nel campione:
SPAZIO PER TABELLA
ii) per i produttori/esportatori che hanno collaborato, non compresi nel campione: 28,3 %;
iii) per i produttori/esportatori indonesiani diversi da quelli che hanno collaborato alla presente inchiesta: 56,0 %.
d) Thailandia
(28) Un produttore thailandese ha contestato il confronto della media ponderata del valore normale con il prezzo all'esportazione basato sulle singole transazioni, sottolineando che vi erano solo alcune transazioni che differivano considerevolmente dalla media ponderata del prezzo di vendita e che tali transazioni riguardavano prezzi significativamente maggiori della media ponderata dei prezzi all'esportazione. Una revisione dei calcoli ha confermato tale asserzione e la media ponderata del valore normale è stata pertanto confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione. Il metodo del confronto è stato riveduto anche per gli altri esportatori thailandesi e poiché è stata riscontrata una situazione analoga per altre due società si è deciso di confrontare la media ponderata del valore normale con la media ponderata del prezzo all'esportazione anche per queste società.
(29) La media ponderata dei margini di dumping stabilita a titolo definitivo per i produttori/esportatori thailandesi che hanno collaborato, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
Il margine di dumping stabilito a titolo definitivo per gli esportatori thailandesi diversi da quelli che hanno collaborato alla presente inchiesta, espresso in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è del 60,8 %.
e) Nuovi esportatori in India
(30) Tre società indiane che non hanno esportato il prodotto in questione nella Comunità europea nel periodo dell'inchiesta hanno richiesto di essere trattate come nuovi operatori. Dopo aver appurato che tutte le condizioni di cui all'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento di base fossero soddisfatte, la Commissione ha concluso che a queste nuove società si deve applicare la media ponderata del margine di dumping riscontrata per le società indiane che hanno collaborato, 10,5 %.
V. INDUSTRIA COMUNITARIA
(31) Plepci ha messo in dubbio la posizione dei denunzianti, sulla base del fatto che degli otto denunzianti originali, solo quattro - più un quinto aggiuntosi in seguito - hanno risposto al questionario della Commissione, e ha sostenuto che la Commissione non ha fornito una base per le sue conclusioni sulla rappresentatività dell'industria denunziante esposte nel considerando 37 del regolamento provvisorio.
(32) Tale osservazione non è stata sostenuta da alcuna prova sostanziale che le conclusioni della Commissione in merito fossero errate. Come menzionato nel considerando 37 del regolamento provvisorio, nel corso dell'inchiesta si era esaminato se i produttori comunitari denunzianti che hanno collaborato rappresentassero ancora una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base. Tale esame ha dimostrato che i produttori che hanno collaborato, elencati nel considerando 4 del regolamento provvisorio, rappresentavano all'incirca il 75 % della produzione comunitaria totale stimata del prodotto simile. È confermata quindi la qualifica dell'industria denunziante come industria comunitaria ai fini del presente procedimento, come stabilito nel considerando 37 del regolamento provvisorio.
VI. PREGIUDIZIO
(33) Il Plepci ha obiettato che nel regolamento provvisorio non era specificata alcuna cifra relativa al numero delle persone occupate nella fabbricazione del prodotto in questione e ha chiesto un chiarimento circa la diminuzione dell'occupazione del 16,9 %, menzionata nel considerando 51 di tale regolamento. In risposta a tale osservazione, si può semplicemente rilevare che le cifre relative all'occupazione sono state determinate in base alle risposte fornite ai questionari dall'industria comunitaria. All'interno della Comunità, l'occupazione nel settore della fabbricazione del prodotto simile è diminuita del 16,9 %, passando da 767 dipendenti nel 1992 a 637 nel periodo dell'inchiesta.
(34) In mancanza di altre argomentazioni riguardanti il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, il Consiglio conferma le risultanze relative al pregiudizio e la conclusione secondo la quale tale industria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di base, come stabilito nei considerando 38-52 del regolamento provvisorio, considerando in particolare la tendenza negativa della produzione, dell'utilizzazione delle capacità, della quota di mercato, dei prezzi, della redditività, degli investimenti e dell'occupazione durante l'intero periodo coperto dall'esame del pregiudizio.
VII. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
(35) Il Plepci ha sostenuto che la Commissione aveva stabilito una diminuzione del 3,9 % della media ponderata del prezzo di vendita dell'industria comunitaria nel periodo in esame, ma non era riuscita a spiegare il ruolo svolto in questa tendenza negativa dei prezzi dalla diminuzione del prezzo delle materie prime per la produzione del prodotto simile, affermando che i prezzi delle materie prime erano calati di oltre un terzo tra il 1991 e il 1993. Il Plepci ha inoltre sostenuto che vi è una coincidenza tra il drastico calo dei prezzi delle materie prime nel 1993 e le perdite subite dall'industria comunitaria durante lo stesso anno.
(36) Nel corso dell'inchiesta, le informazioni disponibili non sono state sufficienti a dimostrare che il presunto andamento dei prezzi delle materie prime aveva esercitato un effetto significativo sulla tendenza dei prezzi di vendita sul mercato comunitario tra il 1992 e il primo trimestre del 1995, vale a dire nell'intero periodo preso in esame. Dal momento che il Plepci non ha fornito prove o informazioni convincenti atte a dimostrare il contrario, tale richiesta non potrà essere presa ulteriormente in considerazione.
(37) Va osservato inoltre che, contrariamente a quanto affermato dal Plepci, le eventuali diminuzioni del costo delle materie prime avrebbe dovuto avere, in un modo o nell'altro, un impatto positivo sulla redditività dell'industria comunitaria, considerando in particolare il fatto che le materie prime possono rappresentare fino a un terzo del costo di produzione totale dell'industria comunitaria del prodotto in questione. Le conclusioni di cui al considerando 49 del regolamento provvisorio dimostrano tuttavia che ciò non si è verificato.
(38) Il Plepci ha richiesto inoltre un chiarimento sulle conclusioni della Commissione in materia di scorte, vendite e produzione dei produttori denunzianti tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, mettendo in evidenza l'incoerenza dell'affermazione secondo la quale il volume delle vendite e della produzione dell'industria comunitaria era aumentato mentre, nello stesso periodo, le scorte erano diminuite.
Per quanto riguarda tale osservazione, si conferma che le scorte sono leggermente diminuite tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta. Ciò si spiega col fatto che mentre le vendite effettuate da questa industria sul mercato comunitario erano in complesso stabili (- 46 t), le vendite finalizzate all'esportazione fuori dalla Comunità sono contemporaneamente aumentate.
(39) Il Plepci ha asserito infine che le importazioni sotto inchiesta non potevano essere ritenute responsabili di aver causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria; tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta, mentre i prezzi e la quota di mercato dei produttori comunitari erano aumentati, gli importatori sotto inchiesta avevano subito una perdita della quota di mercato, causata del leggero aumento dei loro prezzi d'importazione.
(40) A tal riguardo, va sottolineato che l'analisi del pregiudizio copriva il periodo dal 1° gennaio 1992 al 31 marzo 1995, vale a dire un periodo di oltre tre anni. Pertanto, qualsiasi tendenza relativa a una parte di tale periodo andrebbe interpretata alla luce della tendenza globale dell'intero periodo preso in esame. Poiché le conclusioni del Plepci si basano soltanto su una parte assai limitata del periodo preso in esame dall'analisi del pregiudizio, indipendentemente dalla tendenza globale dell'intero periodo in questione, l'osservazione ha soltanto un valore limitato.
(41) È confermato che nel periodo dell'inchiesta la quota di mercato dell'industria comunitaria è aumentata dello 0,2 % e i prezzi sono leggermente cresciuti rispetto al 1994. L'industria comunitaria ha perduto tuttavia quote di mercato e i suoi prezzi di vendita sono diminuiti durante il periodo preso in considerazione per l'analisi del pregiudizio, vale a dire dal 1992 fino alla conclusione del periodo dell'inchiesta, come riportato nei considerando 47 e 48 del regolamento provvisorio. Inoltre, sebbene nel periodo dell'inchiesta le importazioni in questione abbiano perduto l'1,8 % della quota di mercato mentre i loro prezzi aumentavano del 2,5 % rispetto al 1994, va ricordato che dal 1992 fino al periodo dell'inchiesta, vale a dire nell'intero arco di tempo preso in esame per la valutazione del pregiudizio, la loro quota di mercato ha guadagnato 13,8 punti percentuali (aumentando del 46 %) e i loro prezzi all'importazione sono diminuiti del 3,3 %. L'osservazione non ha potuto quindi essere accettata.
(42) Dato che non sono pervenute nuove contestazioni sostanziali correlate con le risultanze di cui al considerando 53-72 del regolamento provvisorio, si conferma la conclusione provvisoria sulla causa del grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
VIII. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(43) I considerando 73 e seguenti del regolamento provvisorio sottolineano che, dopo una valutazione dei vari interessi - compresi quelli dell'industria comunitaria, degli utenti e degli importatori - non sono emerse motivazioni convincenti contro l'introduzione di misure antidumping. Si è concluso piuttosto che, nel ragionevole interesse della Comunità, l'industria comunitaria debba essere protetta dalle pratiche commerciali sleali delle importazioni oggetto di dumping originarie dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia.
(44) Poiché non sono pervenute nuove osservazioni correlate all'analisi dell'interesse comunitario effettuata nel regolamento provvisorio, si confermano le conclusioni provvisorie.
IX. MISURE ANTIDUMPING
(45) In base alle suddette conclusioni riguardanti il dumping, il pregiudizio, il rapporto di causalità e l'interesse della Comunità, si sono presi in esame la forma e il livello delle misure antidumping da adottare al fine di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dal dumping pregiudizievole e ripristinare effettive condizioni di concorrenza sul mercato comunitario.
(46) Poiché il livello dei prezzi necessario affinché gli effetti pregiudizievoli delle importazioni potessero essere eliminati era più elevato del margine di dumping di tutti i paesi interessati all'inchiesta, per determinare il livello delle misure è stato utilizzato il margine di dumping.
(47) In base a quanto detto sopra, devono essere imposti dazi definitivi, sotto forma di dazi ad valorem.
(48) In conformità dell'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento di base, non è possibile avviare, per quanto riguarda l'Indonesia, un riesame relativo ai nuovi esportatori per determinare i margini di dumping individuali nell'ambito di questo procedimento, in quanto nell'inchiesta iniziale è stato utilizzato il campionamento. Tuttavia, per applicare lo stesso trattamento ai nuovi esportatori e alle società che hanno collaborato a questa inchiesta, si ritiene opportuno prevedere di applicare il dazio medio ponderato imposto nei confronti delle suddette società ai nuovi esportatori, che altrimenti avrebbero diritto a un riesame a norma dell'articolo 11, paragrafo 4.
X. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
(49) In considerazione dell'entità dei margini di dumping accertati per le società esportatrici e alla luce della gravità del pregiudizio causato all'industria comunitaria, si ritiene necessario procedere, per le transazioni riguardanti il prodotto in questione, alla riscossione definitiva degli importi delle garanzie costituite a titolo dei dazi provvisori per le transazioni riguardanti i prodotti in questione sino all'aliquota del dazio definitivo,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. Sono imposti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di sacchi e sacchetti da imballaggio, non a maglia, confezionati con lamelle o forme simili di polietilene o di polipropilene, di tessuti di peso inferiore o uguale a 120 g/m2 e originari dell'India, dell'Indonesia e della Thailandia. I prodotti corrispondenti a tale descrizione rientrano nei codici NC 6305 32 81 e 6305 33 91, ex 3923 21 00 (codice Taric: 3923 21 00* 10), ex 3923 29 10 (codice Taric: 3923 29 10* 10) ed ex 3923 29 90 (codice Taric: 3923 29 90* 10).
2. Ai fini del presente regolamento, l'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente.
a) 36,0 % per sacchi e sacchetti originari dell'India (codice addizionale Taric 8900), ad eccezione delle importazioni di prodotti fabbricati dalle seguenti società, che sono soggette alla seguente aliquota del dazio:
India:
SPAZIO PER TABELLA
b) 56,0 % per sacchi e sacchetti originari dell'Indonesia (codice addizionale Taric 8900), ad eccezione delle importazioni di prodotti fabbricati dalle seguenti società, che sono soggette alla seguente aliquota del dazio:
Indonesia:
SPAZIO PER TABELLA
c) 60,8 % per sacchi e sacchetti originari della Thailandia (codice addizionale Taric 8900), ad eccezione delle importazioni di prodotti fabbricati dalle seguenti società, che sono soggette alla seguente aliquota del dazio:
Thailandia:
SPAZIO PER TABELLA
3. Se non altrimenti specificato, si applicavano le vigenti disposizioni in materia di dazi doganali.
4. Qualora una delle parti indonesiane dimostri alla Commissione, allegando prove sufficienti, di non aver esportato le merci di cui all'articolo 1, paragrafo 1 durante il periodo dell'inchiesta, di non essere collegata a nessuno degli esportatori o dei produttori alle misure imposte dal regolamento suddetto e di aver esportato le merci in questione dopo il periodo dell'inchiesta, oppure di aver assunto un obbligo contrattuale irrevocabile per l'esportazione di un quantitativo significativo nella Comunità, il Consiglio può modificare l'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), deliberando a maggioranza semplice in base a una proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo, attribuendo a tale parte il dazio applicabile ai produttori/esportatori che hanno collaborato non inclusi nel campione (vale a dire il 28,3 %).
Articolo 2
L'importo delle garanzie costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio ai sensi del regolamento provvisorio è definitivamente riscosso all'aliquota di dazio imposto a titolo definitivo.
La parte della garanzia che supera l'aliquota del dazio antidumping definitivo e collegata alle importazioni di sacchi e sacchetti è liberata.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 6 ottobre 1997.

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