Document ID: 31992D0163

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 24 luglio 1991 relativa ad un procedimento a norma dell'articolo 86 del trattato CEE (IV/31.043 - Tetra Pak II) (I testi in lingua inglese e francese sono i soli facenti fede) (92/163/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, primo regolamento di applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato(1) , modificato da ultimo dall'atto di adesione della Spagna e del Portogallo, in particolare gli articoli 3 e 15, paragrafo 2,
vista la domanda del 27 settembre 1983 presentata alla Commissione, a norma dell'articolo 3 del regolamento n. 17, da Elopak Italia Srl, Milano, Italia, volta a far constatare che Tetra Pak Italiana, Modena, Italia, e le sue società collegate, hanno violato l'articolo 86 del trattato,
vista la decisione della Commissione del 9 dicembre 1988 di iniziare un procedimento nel caso di specie,
dopo aver dato modo all'impresa interessata di manifestare il suo punto di vista sugli addebiti formulati dalla Commissione, conformemente all'articolo 19, paragrafo 1 del regolamento n. 17 e al regolamento n. 99/63/CEE della Commissione, del 25 luglio 1963, relativo alle audizioni previste dall'articolo 19, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 17 del Consiglio(2) ,
previa consultazione del comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti,
considerando quanto segue:
A. I FATTI
I. Il gruppo Tetra Pak
(1) Il gruppo Tetra Pak (Tetra Pak) è uno dei più importanti gruppi a livello mondiale operante nel settore del condizionamento in contenitori di cartone di alimenti liquidi e semiliquidi. Il gruppo opera sia nel settore del condizionamento non asettico dei prodotti freschi che in quello del condizionamento asettico dei prodotti a lunga conservazione, dove detiene un quasi monopolio.
Di origine svedese, il gruppo Tetra Pak ha acquisito dimensione e interessi mondiali. Nel 1985 il suo fatturato consolidato ammontava a 2 miliardi di ecu, nel 1987 a 2,4 miliardi di ecu e nel 1990 a circa 3,6 miliardi di ecu. Il 90 % circa del fatturato del gruppo è realizzato sui mercati dei contenitori di cartone e il restante 10 % su quelli delle macchine da imballaggio e delle attività connesse. Nello stesso anno la quota CEE di tale fatturato rappresentava il 50 %. L'attuale responsabile del coordinamento della politica del gruppo, le cui società operano in tutto il mondo, è Tetra Pak International SA (precedentemente Tetra Pak Rausing SA), Pully, Svizzera.
(2) Le prime operazioni commerciali di Tetra Pak in Italia - paese cui inizialmente si riferiva la denunzia di Elopak - risalgono al 1955. Nel 1965 fu aperta una prima unità di produzione di contenitori di cartone e nel 1980 uno stabilimento di assemblaggio di macchine. L'Italia è uno dei paesi, se non il paese della Comunità, dove la presenza di Tetra Pak è maggiore. Il fatturato consolidato delle sette società italiane del gruppo ammontava nel 1987 a 204 milioni di ecu.
II. La denunzia di Elopak
1. Il gruppo Elopak
(3) Il gruppo Elopak (Elopak) è il principale concorrente di Tetra Pak nel settore del condizionamento in contenitori di cartone degli alimenti liquidi freschi, ma le sue attività non si estendono finora al settore asettico.
Costituito nel 1957, Elopak è un gruppo norvegese. Si può stimare che nel 1987 il rapporto fra le cifre d'affari di Tetra Pak e Elopak fosse dell'ordine di 7,5 a 1 (fatturato mondiale consolidato di circa 320 milioni di ecu per Elopak).
(4) Elopak opera in Italia tramite un'affiliata, Elopak Italia (Milano), fondata nel 1969, che non produce sul posto ma importa i suoi cartoni da altre società del gruppo. Un'unità di produzione era stata in realtà costruita a Pisa nel 1982, ma, tenuto conto dello sfavorevole andamento delle attività di Elopak in Italia, la produzione di cartoni non è stata mai avviata e gli edifici furono venduti nel 1987.
2. La denunzia
(5) Il 27 settembre 1983 Elopak Italia presentava una denuncia alla Commissione contro Tetra Pak italiana e le sue società collegate in Italia.
Il gruppo sosteneva che, negli anni precedenti, Tetra Pak aveva cercato di ridurre la competitività di Elopak in Italia mediante l'applicazione continua di pratiche commerciali che, provenendo da un'impresa in posizione dominante, dovevano essere considerate abusi.
Secondo Elopak, le pratiche riguardavano essenzialmente la vendita di un certo tipo di cartoni [i cartoni «Rex»(3) ] a prezzi predatori, l'imposizione di condizioni sleali per la fornitura di macchine atte al riempimento di tali cartoni e, in alcuni casi, la vendita di tale materiale a prezzi altrettanto predatori. Elopak denunciava infine l'attuazione di manovre volte ad escluderla da taluni veicoli pubblicitari.
I vari elementi della denunzia di Elopak sono stati esposti in dettaglio nella comunicazione degli addebiti(4) (pag. 3-7).
III. I mercati e i prodotti(5)
1. Il condizionamento degli alimenti liquidi
(6) In linea di principio, il cartone può essere adatto al condizionamento di alimenti liquidi e semiliquidi di tipo diverso, ma, di fatto, secondo gli ultimi dati disponibili (1987), viene utilizzato per il 79 % circa per l'imballaggio del latte (72 %) e degli altri prodotti liquidi derivati del latte (7 %) e per il 16 % circa per l'imballaggio dei succhi di frutta; il condizionamento di altri prodotti alimentari - vino, acque minerali, prodotti a base di pomodori, minestre, salse e alimenti per neonati - si avvale dunque globalmente soltanto del 5 % circa di contenitori di cartone. All'epoca della denunzia, i contenitori di cartone erano ancora utilizzati per il 90 % circa per il condizionamento del latte e dei derivati del latte.
(7) Essenzialmente destinato al condizionamento del latte, il contenitore di cartone costituisce il tipo di imballaggio attualmente più utilizzato per tale prodotto: si stima che più del 60 % del latte nella Comunità sia venduto in condizionamenti di cartone e che tale percentuale sia in aumento. Gli altri materiali da imballaggio utilizzati per il latte si limitano praticamente alle bottiglie di vetro e alle bottiglie di plastica. Le differenze talvolta forti che si riscontrano da un paese all'altro sono dovute essenzialmente a differenze di sensibilità dei consumatori.
In tempi più recenti si è ampiamente generalizzata l'utilizzazione dei contenitori di cartone anche per il condizionamento dei succhi di frutta. Si stima che attualmente il 50 % circa dei succhi di frutta consumati nella Comunità sia condizionato in contenitori di cartone (contro il 34 % circa condizionato in bottiglie di vetro e il 13 % circa in bottiglie di plastica). Questa utilizzazione rappresenta tuttavia soltanto una quota relativamente ridotta (16 % circa: vedi infra punto 6) - e che sembra stabilizzarsi - del mercato di questo tipo d'imballaggio.
Per gli altri liquidi citati al punto 6, l'utilizzazione di contenitori di cartone resta marginale, ma è probabilmente destinata ad aumentare in futuro, in funzione dell'evoluzione delle abitudini dei consumatori.
2. Il condizionamento del latte
(8) Il latte è essenzialmente venduto sotto forma pastorizzata (latte fresco) o previo trattamento a temperatura ultra elevata in condizioni asettiche (latte UHT), che permette un periodo di conservazione di più mesi in ambiente non refrigerato(6) .
(9) A queste due tecniche di trattamento del latte corrispondono tecniche e materiali di condizionamento diversi. I prodotti che ne derivano (contenitori di cartone e macchine confezionatrici) formano a loro volta mercati distinti, nel senso che la loro elasticità di sostituzione in relazione ai prezzi è debole, a causa di vari fattori d'insieme, come il carattere marginale del condizionamento nel prezzo di costo totale del prodotto condizionato(7) , la specificità dei vari tipi di imballaggio agli occhi del consumatore e le rigidità dal lato dell'offerta(8) .
(10) I contenitori di cartone utilizzati per l'imballaggio del latte fresco sono generalmente di tipo «Gable Top»: di forma allungata, essi possono essere manipolati prendendoli per la parte superiore, che può aprirsi e prendere la forma di un beccuccio di fuoriuscita del prodotto. I contenitori utilizzati per l'imballaggio del latte UHT sono essenzialmente del tipo «Brik»: a forma di mattone, essi sono costruiti con un cartone più fino ma foderato di un foglio di alluminio.
3. I mercati e i concorrenti
(11) Nel condizionamento in contenitori di cartone degli alimenti liquidi e semiliquidi vanno distinti quattro mercati:
a) il mercato delle macchine che includono una tecnologia di sterilizzazione dei cartoni e permettono il condizionamento in contenitori, in condizioni asettiche, di alimenti liquidi(9) secondo il procedimento UHT e,
b) il mercato corrispondente dei cartoni da imballaggio,
c) il mercato distinto ma vicino delle macchine che permettono il condizionamento in contenitori di cartone di alimenti liquidi freschi e, parallelamente,
d) il mercato corrispondente dei cartoni da imballaggio.
Per facilità, i primi due mercati saranno qui di seguito denominati con i termini «settore asettico», gli altri due con i termini «settore non asettico».
(12) La struttura del settore asettico nella Comunità è quasi monopolistica, poiché Tetra Pak occupa il 90-95 % circa del settore(10) .
La sola concorrente reale di Tetra Pak nel settore asettico è PKL - controllata da una società svizzera, la SIG (Société industrielle générale) - che detiene la quasi totalità delle quote di mercato rimanenti, ossia circa il 5-10 %.
(13) La struttura del settore non asettico nella Comunità è più aperta, ma resta oligopolistica. Anche in questo caso, Tetra Pak si è portata al primo posto e occupa attualmente il 50-55 % circa del settore.
La principale concorrente di Tetra Pak nel settore non asettico è Elopak, che deteneva, nel 1987, il 27 % circa del mercato, seguita da PKL, con più o meno l'11 %(11) .
Il resto del settore, ossia il 12 % circa, era allora praticamente diviso, per quanto riguarda i cartoni, fra le seguenti tre società: Schouw Packing (Danimarca, ±7 %)(12) , Mono-Emballage/Scalpak (Francia/Paesi Bassi, ±2,5 %), Van Mierlo (Belgio, ±0,5 %). Tali società, il cui mercato è concentrato in un unico o pochi paesi, fabbricano cartoni propri, ma in genere sotto licenza [Ex-Cell-O(13) , Nimco, Sealright, ecc.] e, per le macchine, operano soltanto in qualità di distributori.
Su quest'ultimo mercato delle macchine non asettiche, la percentuale approssimativa del 13 % non detenuta nella Comunità da Tetra Pak, Elopak e PKL era ripartita fra una dozzina di piccoli produttori, di cui i principali sono Nimco (USA, ± 4 %), Cherry Burrel (USA, ± 2,5 %) e Shikoku (Giappone, ± 1 %). Va inoltre rilevato che Tetra Pak, Elopak e PKL operano altresì come distributori - occasionali o no - di questi ultimi produttori.
Se, in particolare per motivi d'ordine tecnologico(14) , l'accesso al settore del condizionamento asettico è difficile per un produttore che opera nel settore non asettico - malgrado i numerosi tentativi(15) - per un produttore proveniente dal settore asettico sarà per contro relativamente facile accedere al settore non asettico del condizionamento degli alimenti liquidi freschi.
4. I prodotti
4.1. I cartoni
(14) All'origine Tetra Pak ha messo a punto il procedimento dell'imballaggio in continuo («form-fill-seal») attraverso i suoi cartoni «Tétrahédron» (di forma tetraedrica come indicato dal nome) (1952), ma questa tecnica si è effettivamente sviluppata soltanto con l'utilizzazione dei cartoni Brik (1963). Questo procedimento d'imballaggio, all'origine non asettico, si prestava particolarmente bene al condizionamento asettico, in merito al quale Tetra Pak ha sviluppato una tecnologia particolare negli anni '60. I cartoni vengono forniti all'utilizzatore nella forma di rotolo («roll-fed») che, dopo essere stato reso asettico nella macchina stessa mediante un bagno di perossido di idrogeno, avvolge il liquido mentre quest'ultimo cola in ambiente asettico. Anche PKL produce cartoni asettici di formato Brik, i «Combibloc», ma questi ultimi sono preformati al momento dell'imballaggio.
(15) Sul mercato dei cartoni non asettici, Tetra Pak utilizzava inizialmente, e utilizza ancora, cartoni di formato Brik, ma il suo principale prodotto su tale mercato è attualmente un cartone di formato Gable Top, il Rex, che si trova in diretta concorrenza con il «Pure-Pak» prodotto da Elopak. Va ancora citata la presenza, su questo mercato, dei cartoni non asettici «Combibloc», «Quadrobloc» e «Pergabloc» di PKL. La quota detenuta dagli altri produttori è marginale.
4.2. Le macchine
(16) Tetra Pak fabbrica le proprie macchine, sia sul mercato asettico che sul mercato non asettico. Su quest'ultimo mercato essa vende peraltro occasionalmente macchine Cherry Burrel e Nimco.
Elopak produce da lungo tempo contenitori di cartone, ma, prima dell'acquisto della divisione «macchine da imballaggio» di Ex-Cell-O nel 1987, operava soltanto come distributore sul mercato delle macchine, ed esercitava un'attività produttiva soltanto per materiale accessorio (materiale da manutenzione, ecc.). Va rilevato che le attività di Elopak in questo campo si limitano al settore non asettico.
Ad eccezione di PKL, che produce le proprie macchine e cartoni propri sui mercati asettico e non asettico, gli altri fabbricanti detengono quote marginali sul mercato europeo.
5. La fabbricazione e la distribuzione dei cartoni
(17) I contenitori sono fabbricati a partire da un cartone di base, fornito sotto forma di rotolo e chiamato «board». Il mercato del board - che rappresenta da solo il 60-70 % del prezzo di costo dei cartoni da imballaggio(16) - è esso stesso oligopolistico e i fabbricanti di cartoni da imballaggio si riforniscono presso gli stessi fornitori.
Per la fabbricazione dei cartoni di tipo Gable Top e di taluni cartoni di tipo Brik (i Combibloc di PKL), i rotoli di board sono stampati secondo i colori e i testi del cliente, quindi tagliati, prepiegati e parzialmente incollati presso il fabbricante, per formare i cosiddetti «blanks». I blanks vengono consegnati ai clienti (latterie o produttori di succhi di frutta, ecc.) dove prendono la loro forma definitiva prima di essere riempiti e chiusi.
Per la fabbricazione dei cartoni di tipo Brik di Tetra Pak, i rotoli di board sono soltanto stampati e tagliati in rotoli più stretti presso il fabbricante, ed è soltanto al momento stesso dell'imballaggio del liquido presso il cliente che - dopo essere stati eventualmente immersi in un bagno di perossido di idrogeno concentrato per renderli asettici - sono piegati in continuo attorno al liquido e quindi tagliati, incollati e piegati in forma di recipienti.
6. Le barriere all'accesso
(18) Sia per motivi tecnologici(17) che per l'esistenza di numerosi brevetti e di pratiche commerciali restrittive(18) , nel settore asettico le barriere sono molto elevate. Esse lo sono molto meno nel settore non asettico, almeno per quanto riguarda le barriere tecnologiche(19) .
IV. La politica commerciale di Tetra Pak
Approccio metodologico
(19) In questa parte della decisione saranno esaminati i vari aspetti della politica commerciale di Tetra Pak sui quattro mercati asettici e non asettici descritti al punto 11. Per la maggior parte di tali aspetti, l'esame riguarderà l'insieme della Comunità, superando così il contesto geografico della denuncia di Elopak che si riferiva all'Italia. Tuttavia, in alcuni casi la Commisione ha dovuto approfondire le pratiche di Tetra Pak in quest'ultimo paese, per esaminare più in dettaglio taluni aspetti della denuncia di Elopak oppure perché i risultati di un primo esame globale avevano specificamente orientato le ricerche complementari della Commissione verso l'Italia(20) .
1. La produzione e la commercializzazione dei prodotti
(20) Nella CEE, Tetra Pak dispone di uno stabilimento di assemblaggio di macchine in Italia e di unità di produzione di cartoni in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Tetra Pak non ha accordato licenze di fabbricazione per le sue macchine in nessuna parte del mondo. Lo stesso vale per i suoi cartoni, ad eccezione di alcuni paesi al di fuori della Comunità.
(21) Dappertutto nella Comunità, alla distribuzione sia dei cartoni che delle macchine provvedono direttamente società del gruppo Tetra Pak presso le latterie o gli altri utilizzatori finali. Non esiste alcun distributore indipendente(21) e dunque nessuna possibilità di concorrenza intramarchio.
(22) Dalle indagini risulta, infine, che Tetra Pak ha applicato una politica di brevetti particolarmente estensiva. Tetra Pak ha fatto brevettare non soltanto tutta la tecnologia di base messa a punto in materia di macchine, di cartoni e di procedimenti, ma altresì tutte le modifiche, anche di minore importanza, apportate successivamente a tali prodotti, o talune particolarità tecniche secondarie (ad esempio, forma di piegatura del cartone). Ne consegue, fra l'altro, che mentre la tecnologia di base relativa ai cartoni Brik asettici è stata messa a punto negli anni '60 ed è restata da allora fondamentalmente la stessa, gli ultimi brevetti in materia scadono agli inizi del 2000, sempre che il deposito di altri brevetti non ne proroghi ulteriormente la scadenza. Attualmente, Tetra Pak è titolare di più di 100 brevetti per i cartoni e di più di 100 brevetti per le macchine.
2. Le condizioni contrattuali di vendita e di locazione del materiale e dei cartoni Tetra Pak
(23) Le condizioni di vendita o di locazione del materiale da imballaggio e le condizioni di fornitura dei cartoni del gruppo Tetra Pak che figurano qui di seguito sono tratte dai contratti tipo in vigore nei vari Stati membri della Comunità. In alcuni di essi, Tetra Pak procede soltanto a locazioni, in altri, l'utilizzatore ha la scelta fra la formula di acquisto o di locazione(22) . Per le macchine (ivi comprese le attrezzature connesse e gli accessori vari) esistono dunque contratti tipo di vendita e contratti tipo di locazione e, per i cartoni, contratti tipo di fornitura.
Le condizioni che vi figurano possono variare, sotto l'aspetto redazionale, a seconda dei paesi, ma quelle più importanti, relative alla politica del gruppo, figurano nella maggior parte dei contratti tipo. Qui di seguito saranno menzionate tutte le clausole che possono avere implicazioni in materia di concorrenza e che figurano, sotto varie forme redazionali, in uno o più contratti. Esse sono classificate mediante un numero romano, mentre una tabella ricapitolativa, nell'allegato 2, richiama gli articoli dei contratti tipo nazionali cui le clausole si riferiscono.
Il contenuto di tali clausole è stato oggetto di un'esposizione dettagliata nella comunicazione degli addebiti (pag. 14-26).
2.1. Le condizioni di vendita del materiale Tetra Pak (allegato 2.1)
(24) Contratti tipo di vendita esistono nei cinque paesi seguenti: Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, Regno Unito. Per ogni clausola contrattuale esaminata vengono indicati fra parentesi il o i paesi interessati.
2.1.1. La configurazione del materiale
(25) Tetra Pak si riserva, in Italia, un diritto di controllo assoluto sulla configurazione del materiale venduto vietando all'acquirente:
(i) di aggiungere accessori alla macchina (Italia);
(ii) di modificare la macchina, di aggiungervi o sopprimere elementi (Italia);
(iii) di spostare la macchina (Italia).
2.1.2. Il funzionamento e la manutenzione del materiale
(26) Cinque clausole contrattuali relative al funzionamento e alla manutenzione del materiale mirano a garantire a Tetra Pak l'esclusiva e il diritto di controllo in materia:
(iv) esclusiva per la manutenzione e le riparazioni (tutti i paesi salvo la Spagna);
(v) esclusiva per la fornitura dei pezzi di ricambio (tutti i paesi salvo la Spagna);
(vi) diritto di eseguire prestazioni gratuite relative all'assistenza, alla formazione, alla manutenzione e all'aggiornamento tecnico, non richieste dal cliente (Italia);
(vii) tariffazione decrescente (fino a -40 % di un canone annuale di base) di una parte delle spese di assistenza, di manutenzione e di aggiornamento tecnico in funzione del numero di cartoni utilizzati su tutte le macchine Tetra Pak dello stesso tipo (Italia);
(viii) obbligazione di informare Tetra Pak di qualsiasi perfezionamento o modifica tecnica apportata al materiale e di riservargliene la proprietà (Italia).
2.1.3. I cartoni
(27) Quattro clausole contrattuali relative ai cartoni mirano altresì a garantire a Tetra Pak l'esclusiva e il diritto di controllo su tale prodotto:
(ix) obbligazione di utilizzare sulle macchine unicamente cartoni Tetra Pak (tutti i paesi);
(x) obbligazione di approvvigionamento esclusivo in cartoni presso Tetra Pak o un fornitore designato da Tetra Pak (tutti i paesi);
(xi) obbligazione di informare Tetra Pak di qualsiasi perfezionamento o modifica tecnica apportata ai cartoni e di riservargliene la proprietà (Italia);
(xii) diritto di controllo sulla dicitura da apporre sui cartoni (Italia).
2.1.4. Controlli
(28) Due clausole mirano più specificamente al controllo dell'adempimento da parte dell'acquirente delle obbligazioni contrattuali:
(xiii) obbligazione dell'acquirente di presentare una relazione mensile (Italia);
(xiv) diritto d'ispezione - senza preavviso - riservato a Tetra Pak (Italia).
2.1.5. Il trasferimento di proprietà del materiale o la cessione dell'uso
(29) Due clausole contrattuali limitano il diritto di rivendita o di cessione:
(xv) obbligo di ottenere l'accordo di Tetra Pak per la rivendita o la cessione dell'uso del materiale (Italia), rivendita a determinate condizioni (Spagna) e diritto di riscatto ad un prezzo forfettario prefissato riservato a Tetra Pak (tutti i paesi). L'inosservanza di questa clausola può dar luogo ad una penalità specifica (Grecia, Irlanda, Regno Unito);
(xvi) obbligazione di far succedere il terzo acquirente nelle obbligazioni del primo acquirente (Italia, Spagna).
2.1.6. La garanzia
(30) (xvii) La garanzia sul materiale venduto è subordinata al rispetto di tutte le clausole contrattuali (Italia) o, perlomeno, all'utilizzazione esclusiva di cartoni Tetra Pak (altri paesi).
2.2. Le condizioni di locazione del materiale Tetra Pak (allegato 2.2)
(31) Contratti tipo di locazione esistono in tutti i paesi della Comunità, ad eccezione della Grecia e della Spagna.
Mutatis mutandis, in tutti i contratti di locazione si ritrova la maggior parte delle clausole riscontrate nei contratti di vendita. Si ritrovano anche altre clausole specifiche per la locazione, ma esse vanno sempre nello stesso senso, che è quello del massimo rafforzamento dei legami fra Tetra Pak e i suoi clienti.
2.2.1 La configurazione del materiale
(32) Si ritrovano le clausole (i), (ii) e (iii) [Italia per la clausola (i); tutti i paesi per la clausola (ii); Francia, Irlanda, Italia, Portogallo, Regno Unito per la clausola (iii)].
(xviii) Una clausola supplementare obbliga inoltre il locatario ad utilizzare esclusivamente casse, sovraimballaggi e/o contenitori di trasporto per cartoni Tetra Pak (Germania, Belgio, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) o ad approvvigionarsi di preferenza, a parità di condizioni, presso Tetra Pak (Danimarca, Francia).
2.2.2. Il funzionamento e la manutenzione del materiale
(33) Si ritrovano le clausole (iv) e (v) (tutti i paesi) relative all'esclusiva.
Del pari, si ritrova ancora la clausola (viii) che riserva a Tetra Pak la proprietà sui perfezionamenti realizzati dall'utilizzatore (Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) o, come minimo, che obbliga il locatario a concedere una licenza di sfruttamento a Tetra Pak (Danimarca, Francia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito).
2.2.3. I cartoni
(34) Si ritrovano le stesse clausole (ix) (tutti i paesi) e (x) (Italia) relative all'esclusiva di approvvigionamento, mentre la clausola (xi) conferisce al gruppo Tetra Pak la proprietà sui perfezionamenti (Danimarca, Italia) o, come minimo, una licenza di sfruttamento a suo favore (Francia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito) e la clausola (xii) gli riserva un diritto di controllo sulla dicitura o sui marchi che il cliente desidera apporre sui cartoni (Germania, Spagna, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito).
2.2.4. I controlli
(35) Come nei casi di vendita, il locatario deve presentare una relazione mensile [clausola (xiii) - tutti i paesi] sotto pena di fatturazione forfettaria (Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) e permettere l'ispezione dei luoghi dove è installato il materiale [clausola (xiv) - tutti i paesi], senza preavviso (tutti i paesi, salvo Danimarca, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito).
(xix) Un'altra clausola permette l'esame - in qualsiasi momento (Danimarca, Francia) - dei conti dell'impresa locataria (tutti i paesi) e (a seconda dei paesi) delle sue fatture, della sua corrispondenza o di qualsiasi altro documento necessario per la verifica del numero di cartoni utilizzati.
2.2.5. La cessione del contratto, la sublocazione, la cessione dell'uso o l'uso per conto terzi
(36) Nei casi di vendita, qualsiasi ulteriore trasferimento di proprietà può essere realizzato soltanto a condizioni molto restrittive.
(xx) Le disposizioni dei contratti di locazione escludono altresì la cessione di contratto, la sublocazione (tutti i paesi) o anche il semplice lavoro su ordinazione per conto terzi (Italia).
2.2.6. La garanzia
(37) I testi sono in questo caso meno precisi rispetto ai contratti di vendita; essi subordinano la garanzia al rispetto delle «istruzioni» impartite da Tetra Pak in merito alla «manutenzione» e alla «corretta utilizzazione» della macchina (tutti i paesi). I termini «istruzioni», «manutenzione» e «corretta utilizzazione» sono tuttavia cosí ampi da dover essere interpretati come comprendenti almeno l'utilizzazione esclusiva dei pezzi di ricambio, dei servizi di riparazione e di manutenzione e dei materiali da imballaggio Tetra Pak. Questa interpretazione ha trovato conferma dalle risposte scritta e orale di Tetra Pak alla comunicazione degli addebiti.
2.2.7. La fissazione del canone e le condizioni di pagamento
(38) Il canone comprende gli elementi seguenti (tutti i paesi):
a) (xxi) un canone «iniziale», da versare al momento della messa a disposizione della macchina. Il suo importo non è necessariamente inferiore al prezzo di vendita delle stesse macchine e ammonta, di fatto, alla quasi totalità di tutti i canoni presenti e futuri (in alcuni casi più del 98 %)(23) ;
b) un canone annuale, pagabile in anticipo per trimestre;
c) (xxii) un canone mensile alla produzione il cui ammontare decresce in funzione del numero di cartoni utilizzati su tutte le macchine Tetra Pak dello stesso tipo. Esso sostituisce la tariffazione decrescente - di valore assimilabile - di una parte delle spese di manutenzione previste in caso di vendita [vedi clausola (vii)]. In alcuni paesi (Germania, Francia, Portogallo) è prevista una penalità specifica in caso di non pagamento entro i termini fissati.
2.2.8. La durata del contratto
(39) La durata e le modalità di cessazione del contratto variano a seconda degli Stati membri.
(xxiii) La durata minima del contratto può variare da tre anni (Danimarca, Irlanda, Portogallo, Regno Unito) a nove anni (Italia).
2.2.9. La clausola penale
(40) (xxiv) Indipendentemente dagli indennizzi e interessi d'uso, Tetra Pak si riserva il diritto di imporre una penale al locatario in caso di violazione di qualsiasi obbligazione contrattuale, il cui ammontare viene fissato in maniera discrezionale da Tetra Pak, entro i limiti di una soglia massima, in funzione della gravità del caso (Italia).
2.3. Le condizioni di fornitura dei cartoni (allegato 2.3)
(41) Contratti tipo di fornitura esistono in Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Regno Unito: essi sono obbligatori qualora il cliente proceda non alla locazione, ma all'acquisto di una macchina.
2.3.1. L'esclusiva di approvvigionamento
(42) (xxv) L'acquirente s'impegna ad approvvigionarsi esclusivamente presso Tetra Pak per tutti i materiali da imballaggio che saranno utilizzati su una o su determinate macchine Tetra Pak (tutti i paesi) e su qualsiasi altra macchina Tetra Pak successivamente acquisita (Italia).
2.3.2. La durata del contratto
(43) (xxvi) Il contratto è firmato per un primo periodo di nove anni, rinnovabile per un ulteriore periodo di cinque anni (Italia) o per il periodo durante il quale l'acquirente resterà in possesso della macchina (Grecia, Irlanda, Spagna, Regno Unito).
2.3.3. La fissazione dei prezzi(24)
(44) (xxvii) I cartoni saranno forniti ai prezzi in vigore al momento dell'ordinazione. Non è previsto alcun sistema di perequazione o di indicizzazione (tutti i paesi).
2.3.4. La dicitura
(45) Anche in questo caso si ritrova il diritto di controllo [clausola (xii)] di Tetra Pak sulla dicitura o su marchi che il cliente desidera apporre sui cartoni.
3. La politica commerciale in materia di vendita dei cartoni
(46) Un elemento essenziale della denunzia di Elopak riguardava i prezzi praticati da Tetra Pak sui cartoni Rex in Italia, prezzi che erano ritenuti predatori. Tetra Pak ha respinto questa accusa, fornendo a sostegno della sua tesi uno studio di redditività di tale prodotto effettuato per il 1983 in Italia.
La Commissione ha ritenuto necessario allargare il campo delle investigazioni in materia e procedere, ai fini di una migliore comprensione della politica seguita dal gruppo, ad un'analisi d'insieme 1) delle vendite, 2) delle redditività e 3) dei prezzi dei vari prodotti di Tetra Pak, su più anni (1981-1984) e per tutti i paesi della Comunità. Questa analisi - che si basa sui dati contabili di gestione comunicati da Tetra Pak - è stata lungamente esposta nella comunicazione degli addebiti(25) ; in questa sede ne vengono brevemente riportate soltanto le conclusioni principali.
3.1. Le vendite di cartoni e la loro redditività
3.1.1. Le vendite di cartoni (allegati 3.1 e 3.2)
(47) 1. Ripartizione geografica delle vendite:
tre paesi rappresentano insieme, all'incirca con quote uguali, il 70 % delle vendite di cartoni Tetra Pak nella Comunità (1984)(26) : Germania (24,8 %), Francia (23,5 %) e Italia (20,3 %). Segue il Regno Unito con una percentuale pari a circa la metà (12 %).
2. Ripartizione delle vendite per tipo di cartone:
il «Brik asettico» rappresenta da solo l'80 % circa delle vendite di cartoni e più del 70 % dell'insieme della cifra d'affari totale del gruppo. Il Rex e il «Brik non asettico» rappresentano rispettivamente soltanto l'11 e il 7 % delle vendite. I vari altri modelli (Tetrahedron, «Tetra King» ecc.) si ripartiscono il rimanente 2 % e hanno quindi un'importanza del tutto marginale (1984).
3. Tasso di crescita dei prodotti:
sul periodo considerato, il Rex è il prodotto il cui tasso di crescita risulta il più elevato e supera progressivamente il Brik non asettico come contenitore di cartone per i prodotti freschi. L'Italia diventa il principale produttore in materia.
3.1.2. La redditività dei cartoni (allegati 3.3-3.5)
(48) 1. Il Brik asettico, che non deve praticamente affrontare alcuna concorrenza effettiva, risulta di gran lunga il prodotto più redditizio: con un margine netto del [ . . . ] % del fatturato ([ . . . ] % in Italia), esso contribuisce da solo per il [ . . . ] % agli utili totali del gruppo nell'insieme dei paesi rappresentati e per più del 100 %(27) nel Regno Unito sull'insieme del periodo considerato e nel 1983-1984 in Francia(28) . Per i soli cartoni, il contributo agli utili del Brik asettico varia dal [ . . . ] al 102 % per l'insieme degli Stati membri rappresentati, con un tasso del 100 % raggiunto o superato nel 1981 in Germania, in Italia e nel Regno Unito (114 %), nel 1982 nel Regno Unito e nel 1983 in Belgio/Lussemburgo.
2. Il Brik non asettico ha una scarsa redditività - margine netto del [ . . . ] % - ma, salvo alcune eccezioni, sempre garantita.
3. La situazione non è la stessa per il cartone Rex, la cui redditività risulta spesso negativa: nel 1981 e 1982 in Italia, in Germania, in Francia e nel Regno Unito, nel 1983 in Belgio/Lussemburgo e nel 1984 in Danimarca, in Belgio/Lussemburgo e nel Regno Unito. Nel 1981, la redditività è globalmente negativa (-11,2 %) per l'insieme degli Stati membri considerati. Le cifre mostrano, peraltro, che in Italia il fenomeno assume un'ampiezza particolare: margine netto di -34,4 % nel 1981.
3.1.3. La redditività dei cartoni «Rex» in Italia (allegati 4.1-4.5)
(49) Quest'ultima constatazione ha indotto la Commissione ad approfondire lo studio della situazione in Italia e a domandare a Tetra Pak di fornirle i dati necessari al calcolo della redditività dei suoi prodotti dall'anno di introduzione del «Rex» in tale paese (1976). I principali risultati tratti dai dati forniti sono i seguenti:
1) le perdite registrate sui cartoni Rex non avevano carattere occasionale: esse si sono prolungate su un periodo di sette anni (1976-1982) e sono variate dal -10 al -34 % del fatturato (in margine netto);
2) queste perdite erano tali che il prezzo di vendita era lungi dal coprire i soli costi variabili diretti [il margine lordo(29) si situava in permanenza(30) ad un livello ampiamente negativo: da -9,8 a -33,8 %] e, in taluni anni, addirittura il solo costo delle materie prime;
3) dal 1976 al 1980, Tetra Pak, che non produceva ancora i suoi cartoni Rex in Italia (ma li importava da società collegate), li ha rivenduti sul mercato italiano a prezzi inferiori del 10-34 % al loro prezzo d'acquisto;
4) nel periodo considerato, Tetra Pak ha venduto i suoi cartoni Rex a prezzi ampiamente inferiori a quelli praticati da Elopak sul suo cartone concorrente, il Pure-Pak, e la differenza di prezzo fra questi due tipi di cartoni è andata crescendo (fino al 30 % e addirittura, ad un certo momento, al 50 %);
5) durante questo periodo, le vendite dei contenitori Rex hanno dapprima registrato una progressione non molto rapida, se non un certo ristagno (indici 100 nel 1976, 215 nel 1977, 177 nel 1978 e 259 nel 1979), poi sono cresciute ad un ritmo eccezionale (indice 6 353 nel 1984), mentre Elopak vedeva, con un certo differimento nel tempo, le vendite del Pure-Pak dapprima interrompere la loro progressione e in seguito cominciare a declinare (indice 69 nel 1986 rispetto a 100 nel 1981).
La quota di mercato di Elopak sul mercato dei cartoni non asettici in Italia(31) , che era passata dal 9 % nel 1977 al 25 % nel 1981, cala al 17,5 % nel 1986, mentre quella degli altri concorrenti di Tetra Pak passa rispettivamente dal 12 al 6 e poi al 2 % circa. La quota di mercato di Tetra Pak, per contro, che era calata dal 79 al 70 % circa dal 1977 al 1981(32) , sale all'80,5 % nel 1986, mentre quella dei soli contenitori Rex progredisce rispettivamente dal 2 al 7,5 e poi al 38,5 %.
(50) Durante una visita di verifica effettuata il 27 e 28 gennaio 1987 nei locali di Tetra Pak in Italia, i servizi della Commissione hanno raccolto documenti risalenti al 1981 relativi a ordinazioni riguardanti rispettivamente 420 000 contenitori Rex da un litro, 235 000 contenitori Rex da due litri, 253 000 contenitori Rex da 1/4 di litro e 102 500 cartoni Rex da 1/4 di litro importati dalla Svezia e rivenduti a prezzi rispettivamente inferiori del 24, 17, 29 e 23 % al prezzo di acquisto. Questi documenti confermano dunque ciò che è stato dimostrato sulla base dei dati contabili.
(51) I rapporti del consiglio d'amministrazione di Tetra Pak Italiana del 1979 e 1980 indicano inoltre la necessità di sostenere forti sacrifici finanziari in materia di prezzi e di condizioni di fornitura per lottare contro la concorrenza, in particolare quella del Pure-Pak. Il rapporto del 1979 indica che sono necessari «sacrifici di ordine finanziario e economico per importi ingenti», e quello del 1980 indica che occorre cercare di prevenire la concorrenza «stessa con condizioni particolari di fornitura e di prezzo». Quest'ultima frase si riferisce al mercato non asettico.
3.2. I prezzi praticati nei vari Stati membri
3.2.1. Prezzi medi (allegato 5.1)
(52) Nell'allegato 5.1 figura un raffronto dei prezzi medi (cifre d'affari/numero di cartoni venduti) praticati nei vari Stati membri dal 1981 al 1984, in ecu e con indice base Italia, per i tre principali tipi di contenitori di Tetra Pak: il Rex, il Brik non asettico e il Brik asettico. Da questa tabella si possono trarre le seguenti constatazioni principali:
1) fra gli Stati membri si riscontrano notevoli disparità di prezzi;
2) tali disparità sono forti soprattutto fra l'Italia e gli altri Stati membri, raggiungendo facilmente il 50 % con un minimo del 20-25 % (salvo qualche eccezione);
3) le disparità in materia di prezzi non sono uniformi né sempre unidirezionali: da un paese all'altro, esse variano in ampiezza e talvolta a seconda dei prodotti;
4) per tutti i tipi di cartoni, l'Italia è tuttavia il paese in cui i prezzi sono più bassi.
3.2.2. Elenco dei prezzi (allegati 5.2 e 5.3)
(53) Affinché i dati relativi ai prezzi medi siano totalmente comparabili, occorrerebbe che la ripartizione del fatturato fra cartoni di dimensioni diverse e le quantità medie all'ordinazione fossero uniformi da un paese all'altro, il che non è. Le differenze constatate sono tuttavia troppo grandi per poter essere spiegate con tali differenze materiali oggettive. Inoltre, le cifre tratte dagli elenchi dei prezzi(33) in possesso della Commissione, e riprodotte negli allegati 5.2 e 5.3, evidenziano, su serie cronologiche più lunghe (1978-1984), disparità fra Stati membri di ampiezza comparabile a quelle constatate a livello dei prezzi medi, il che conferma gli elementi di cui al paragrafo 52.
4. La politica commerciale in materia di vendita e di locazione delle macchine(34)
4.1. Le vendite e le locazioni delle macchine e la loro redditività
4.1.1. Le vendite e le locazioni delle macchine (allegati 3.1 e 3.2)
(54) 1. Ripartizione geografica delle vendite/locazioni:
quattro paesi realizzano l'88 % del fatturato in materia di vendita e di locazione di macchine: Germania (24,8 %), Italia (23,5 %), Francia (20,3 %) e Regno Unito (19 %) (1984). Si ritrovano dunque i quattro stessi mercati principali dei cartoni, ma in questo caso, per le macchine, il fatturato realizzato nel Regno Unito è all'incirca dello stesso ordine di grandezza di quelli realizzati negli altri paesi. Si tratta tuttavia di un'evoluzione recente. Fino al 1981, con l'11 % circa del fatturato, le vendite e locazioni di macchine nel Regno Unito ammontavano soltanto ad un terzo di quelle della Germania e alla metà di quelle della Francia e dell'Italia.
È nel Regno Unito che si riscontra il maggiore contributo delle macchine al fatturato totale [ . . . ] % contro una media del [ . . . ] % (1984).
(55) 2. Tasso di crescita:
in tutti i paesi, salvo nel Regno Unito, si constata una tendenza abbastanza netta alla diminuzione della quota relativa delle macchine nel fatturato totale di Tetra Pak. Globalmente, tale quota passa in effetti dal [ . . . ] % nel 1981 al [ . . . ] % nel 1984, con un tasso di crescita del solo 12 % sul periodo considerato contro il 60 % per l'insieme dei prodotti Tetra Pak. Anche in questo caso fa eccezione il Regno Unito, con un tasso di crescita del [ . . . ] % per le sue macchine, superiore di sette volte a quello registrato nell'insieme dei paesi considerati.
4.1.2. La redditività delle macchine (allegati 3.3-3.5)
(56) Sul periodo considerato, la redditività dell'attività «macchine» risulta globalmente positiva, salvo tuttavia nel 1984 (-[ . . . ] %). Esistono peraltro numerose e non trascurabili eccezioni. Ad esempio, in Germania, l'attività «macchine» è deficitaria nel 1984 (-[ . . . ] %). Essa è deficitaria nei Paesi Bassi nel 1983 e 1984 (-[ . . . ] % e -[ . . . ] %), con le entrate del 1984 sensibilmente inferiori ai soli costi variabili diretti (margine lordo di -[ . . . ] %) in Francia, una delle due società Tetra Pak ha un margine netto negativo nel 1981, 1982 e 1984 (-[ . . . ] % -[ . . . ] % e -[ . . . ] %) e un margine lordo negativo nel 1982 (-[ . . . ] %). Il Regno Unito si distingue peraltro dagli altri paesi per la persistenza e la crescente ampiezza delle sue perdite: margine netto di -0,1 %, -12,5, -20,2 e -42,2 % sul periodo 1981-1984 e, secondo le stime di Tetra Pak(35) , margine semilordo di -1,3, -8,1 e -28 % circa sul periodo 1982-1984.
4.2. I prezzi praticati
4.2.1. I prezzi praticati nei vari Stati membri (allegati 6.1-6.3)
(57) Gli allegati 6.1 e 6.3 riportano rispettivamente i prezzi di vendita e i prezzi di locazione delle principali macchine prodotte da Tetra Pak, ossia le macchine di tipo Rex, le macchine di tipo Brik asettico e le macchine di tipo Brik non asettico, per gli anni 1984-1986.
I dati forniti da Tetra Pak non sono uniformi, in quanto, relativamente alle vendite, i prezzi comunicati sono, per certi paesi, prezzi medi, mentre per altri paesi sono prezzi tratti dai listini dei prezzi. Malgrado queste lacune, si possono rilevare i seguenti principali elementi:
a) Prezzi di vendita delle macchine nei vari Stati membri (allegato 6.1)
(58) 1. Le disparità di prezzi fra gli Stati membri sono notevoli: esse si situano nella maggior parte dei casi attorno al 50 %, per raggiungere talvolta il 70-100 %.
2. Come per i cartoni, il paese dove i prezzi delle macchine sono manifestamente i più bassi è nuovamente l'Italia. Per contro, i prezzi più elevati si riscontrano in Irlanda.
3. In Italia, dove i prezzi sono i più bassi, i prezzi comunicati sono prezzi medi, mentre negli altri paesi (salvo in Grecia) essi sono tratti dai listini dei prezzi. Se ne può dedurre che Tetra Pak accorda sconti notevoli sugli elenchi dei prezzi standard in un numero di casi verosimilmente più elevato rispetto a quanto comunicato alla Commisione(36) . Le disparità di prezzi fra l'Italia e gli altri paesi sono tuttavia tali da non poter ragionevolmente risultare dai soli sconti concessi.
b) Prezzi di locazione delle macchine nei vari Stati membri (allegato 6.2)
1. I tre elementi del canone
(59) L'analisi delle condizioni contrattuali ha mostrato che il canone delle macchine si compone di tre elementi: un «canone iniziale di locazione» da pagare al momento dell'installazione della macchina, un canone trimestrale e un canone mensile decrescente in funzione del numero di cartoni utilizzati. Un raffronto completo dei prezzi di locazione praticati nei vari Stati membri implicherebbe dunque, in linea di principio, che vengano presi in considerazione questi tre elementi costitutivi del canone.
Di tutta evidenza, il canone mensile fissato in funzione del numero di cartoni utilizzati non è calcolabile a priori, ma sembra del tutto trascurabile rispetto al diritto iniziale di locazione(37) .
Quanto al canone trimestrale, è possibile rapportarlo a tale canone iniziale di locazione attualizzando, sulla base di un determinato tasso d'interesse, la somma delle trimestralità che tale canone genera durante tutta la durata del contratto di locazione. Si constata allora che, sebbene la sua importanza vari in funzione dei paesi e delle macchine, esso rappresenta una percentuale del tutto marginale (qualche punto percentuale) del canone iniziale di locazione. Ad esempio, se si considera che per una macchine Rex RC4 il canone iniziale di locazione ammontava nel 1986 (Germania) a [ . . . ] ecu e che il canone trimestrale era di [ . . . ] ecu, si constata che il valore attualizzato della somma delle trimestralità (al tasso di attualizzazione dell'8 % rappresentativo del mercato dell'ecu a medio termine in quell'anno) ammonta, su un periodo di locazione di tre anni, a [ . . . ] ecu, ossia appena all'1,52 % del canone di locazione.
Ne consegue che il raffronto dei prezzi di locazione può effettuarsi validamente basandosi soltanto sui canoni iniziali di locazione, poiché questi ultimi rappresentano la quasi totalità dei canoni presenti e futuri. Ne consegue altresì che, dato che il locatario paga in anticipo la quasi integralità dei suoi canoni, la locazione delle macchine Tetra Pak deve essere assimilata sul piano finanziario ad una vendita(38) .
2. I prezzi di locazione delle macchine
(60) Dalla lettura dell'allegato 6.2 si traggono le stesse osservazioni generali di quelle formulate per i prezzi di vendita:
- le disparità dei prezzi (canoni iniziali) di locazione fra i vari Stati membri sono molto forti e sono anche sensibilmente amplificate (fino al 200, 300 o addirittura al 400 %) rispetto a quanto si è potuto constatare a livello dei prezzi di vendita;
- i paesi dove i prezzi di locazione sono, salvo eccezioni, i più bassi (Belgio, Danimarca) sono quelli per i quali i dati comunicati da Tetra Pak riguardano i prezzi medi (in opposizione ai prezzi tratti dai listini dei prezzi).
Va altresì osservato che, se l'ampiezza e talvolta il senso di tali disparità fra Stati membri possono variare a seconda del tipo di macchina, è globalmente in Francia, e in seguito in Germania, che i canoni risultano i più elevati.
c) Raffronto dei prezzi di vendita e dei prezzi di locazione nei vari Stati membri (allegato 6.3)
(61) Il raffronto che figura nell'allegato 6.3 fra i prezzi praticati negli Stati membri dove Tetra Pak vende le sue macchine e quelli dove le dà in locazione mostra inoltre che, in alcuni paesi, il solo canone iniziale di locazione è di molto superiore al prezzo di vendita in vigore in altri paesi.
A solo titolo di esempio, il canone iniziale di locazione per una macchina B8 in Germania, nel 1985, era il doppio del prezzo di vendita medio di tali macchine in Italia nello stesso anno. Probabilmente nel primo caso si tratta di un prezzo tratto dai listini dei prezzi, nel secondo di un prezzo medio. Ma, come si è visto, tali disparità, nel momento in cui suggeriscono l'esistenza di fortissimi sconti, sono peraltro di un'ampiezza tale da non permettere di non presumere che tali sconti ne siano l'unica spiegazione.
Limitandosi del resto a comparare i prezzi tratti dai listini dei prezzi (per i paesi in cui tali listini esistono), si constata che, se le disparità sono minori, non sono però rari i casi in cui i canoni iniziali di locazione sono sensibilmente superiore ai prezzi di vendita quali risultano da tali elenchi, poiché in alcuni casi le differenze possono giungere fino al 40 %.
4.2.2. I prezzi praticati in Italia
(62) Uno degli elementi della denunzia presentata da Elopak riguardava la politica seguita da Tetra Pak in Italia in materia di prezzi di vendita e di locazione delle macchine. Elopak denunciava in particolare gli sconti eccessivi concessi da Tetra Pak per assicurarsi i contratti, la cui entità, a suo avviso, doveva essere considerata in alcuni casi come una pratica predatoria in materia di prezzi.
Al di là dei raffronti dei prezzi a livello comunitario, la Commissione ha dunque analizzato in maniera più approfondita i prezzi praticati da Tetra Pak in Italia. In tale contesto, a) essa ha proceduto all'analisi della grande maggioranza dei contratti - più di 200 - stipulati da Tetra Pak con latterie italiane e b) ha esaminato in maniera approfondita le condizioni in cui si sono svolti un certo numero di atti di vendita o di locazione in Italia.
4.2.2.1. I prezzi e le condizioni di pagamento nominali figurano nei contratti
1. Le condizioni di pagamento
(63) Le condizioni abituali di pagamento del prezzo di vendita o del canone iniziale di locazione, quali risultano dall'analisi di tali contratti, sono le seguenti: un terzo alla firma del contratto, un terzo al momento della consegna delle macchine, un terzo dopo la loro installazione completa. Alla lettura dei contratti si rileva peraltro che le deroghe relative a tali disposizioni abituali sono numerose e varie. Tenuto conto dell'assenza di norme di riferimento (termine medio normale di pagamento), non è possibile calcolare l'impatto di tali deroghe sul prezzo di vendita o sul canone iniziale di locazione. A priori, si deve tuttavia stimare che quest'impatto sia in genere marginale, poiché le differenze riguardano nella maggior parte dei casi soltanto termini di tesoreria molto brevi rispetto alla durata di vita o di locazione delle macchine. Si vedrà peraltro nella sezione seguente che le deroghe più importanti non figurano di regola nei contratti ma formano oggetto di lettere distinte e che, in tali casi, le conclusioni da trarre possono essere notevolmente diverse.
2. I prezzi (allegato 6.4)
(64) L'allegato 6.4 riporta i prezzi nominali di vendita e di locazione quali risultano dall'esame dei contratti. I prezzi sono stati ripartiti per tipo di macchina e, per ciascuno di tali tipi, classificati in ordine cronologico. Le colonne (a) e (b) danno i valori correnti, le colonne (c) e (d) i valori costanti, calcolati al fine di eliminare dal raffronto temporale gli effetti del fattore inflattivo(39) .
a) Serie cronologiche stabilite a prezzi correnti
(65) La sola lettura delle serie cronologiche stabilite a prezzi correnti [colonne (a) e (b)] permette già di isolare un certo numero di anomalie. In effetti, non sono rari i casi in cui taluni atti di vendita o di locazione sono stati effettuati a prezzi di molto inferiori - spesso del 25-50 % - a quelli praticati per altri atti conclusi all'incirca alla stessa epoca o talvolta anche a date notevolmente anteriori. In questa sede saranno citati soltanto alcuni esempi.
Rubrica n. 1 - Macchine Rex RC6: vendite n. 19 e 20 realizzate nel febbraio 1983 al prezzo di [ . . . ] milioni di lire italiane ciascuna contro [ . . . ] milioni di lire italiane per le vendite de 16 a 18 realizzate alla fine del 1982, ossia una disparità di più del 30 %.
Rubrica n. 9 - Macchine AB/1000: vendite n. 42 e 43 (gennaio e marzo 1982) al prezzo di [ . . . ] e [ . . . ] milioni di lire italiane contro la vendita n. 41 (novembre 1981) al prezzo di [ . . . ] milioni di lire italiane, ossia delle disparità del 26 e 31 %. Si potrebbe altresì rilevare che le vendite n. 42 e 43 sono state realizzate nel 1982 a prezzi inferiori a quelli praticati nel 1981 e 1980 e che corrispondono, di fatto, ai prezzi del 1979, mentre l'indice generale dei prezzi dei prodotti industriali (vedi nota a piè di pagina della pagina 13) è aumentato in tale periodo di più del 50 %.
Rubrica n. 14 - Macchine AB/500: vendite n. 4 e 5 al prezzo di [ . . . ] e [ . . . ] milioni di lire italiane (settembre 1983 e novembre 1984) contro la vendita n. 3 (febbraio 1983) al prezzo di [ . . . ] milioni di lire italiane, ossia delle disparità del 50 e 37 %. Di fatto, questi prezzi rimangono inferiori a quelli praticati nel 1982.
Una lettura completa dell'allegato 6.4 indica inoltre l'esistenza di casi estremi di disparità. È tuttavia possibile che tali casi riguardino, come afferma Tetra Pak, macchine di seconda mano, ma nei contratti non risulta alcuna indicazione in tal senso.
b) Serie cronologiche a prezzi costanti
(66) Le serie cronologiche calcolate a prezzi costanti [colonne (c) e (d)] permettono di procedere a raffronti che possono riguardare tutta la loro ampiezza. Dalla loro analisi risultano i seguenti elementi principali:
1) esse confermano, anzitutto, l'esistenza di forti disparità, di cui un certo numero erano già state evidenziate dall'elaborazione di serie cronologiche a prezzi correnti, nonché l'esistenza di numerosi diritti di locazione superiori ai prezzi di vendita;
2) le disparità constatate si ripartiscono su tutto il periodo coperto dalle serie e i prezzi estremi rivelano divari anche del doppio o del triplo, o persino di più;
3) un'analisi più approfondita di tali disparità (calcolo dei divari tipo delle serie di prezzi) mostra infine che esse sono più forti per le macchine di tipo Rex - che incontrano una maggiore concorrenza - rispetto alle macchine di tipo Brik.
I risultati cosí ottenuti vanno considerati con un certo grado di approssimazione(40) , ma le disparità che si riscontrano sono spesso troppo forti per poter essere imputate alle sole imperfezioni inerenti al metodo.
c) Conclusioni
(67) Il raffronto dei prezzi praticati nei vari Stati membri aveva in particolare evidenziato l'esistenza di forti disparità fra i prezzi stessi, nonché la frequente esistenza di canoni iniziali di locazione che, da soli, erano equivalenti o superiori ai prezzi di vendita. L'analisi dettagliata dei contratti di Tetra Pak in Italia mostra che questi stessi fenomeni si incontrano nell'ambito di un medesimo paese. Peraltro, l'ampiezza stessa delle disparità rende probabile l'esistenza di vendite o di locazioni in perdita nei casi delle operazioni commerciali più svantaggiose.
4.2.2.2. Analisi di un certo numero di atti di vendita e di locazione di macchine
(68) Per completare l'analisi dei prezzi e delle condizioni di pagamento che figurano nei contratti e per meglio comprendere la realtà degli atti di vendita e locazione, la Commissione ha proceduto ad accertamenti dettagliati presso un certo numero di latterie italiane. L'esposizione dei casi essendo tuttavia troppo lunga per figurare nella presente decisione, si rinvia in proposito alla Comunicazione degli addebiti(41) . Se ne possono peraltro riassumere le principali conclusioni come segue:
1) i prezzi reali - che risultano spesso da controdichiarazioni redatte parallelamente ai contratti e che ne smentiscono i termini - sono di regola molto inferiori ai prezzi nominali che figurano nei contratti, e rivelano differenze che possono in alcuni casi superare il 50 %. Le forme di riduzione sono varie, e spesso si cumulano fra di loro:
- riacquisto di vecchie macchine di concorrenti di Tetra Pak, di valore residuo nullo o quasi nullo, a prezzi fortemente sopravvalutati (talvolta quasi equivalenti - o superiori - al prezzo delle macchine nuove);
- riacquisto di vecchie macchine Tetra Pak a prezzi spesso fortemente sopravvalutati;
- riacquisto fittizio di vecchie macchine che in realtà sono lasciate a disposizione del cliente;
- accollo da parte di Tetra Pak delle spese di trasporto e d'installazione;
- accollo da parte di Tetra Pak di forti spese pubblicitarie;
- riduzioni supplementari - rispetto alle riduzioni contrattualmente previste - sui prezzi dei cartoni (mediante stabilizzazione dei prezzi su un periodo determinato);
- locazione di una macchina e trasformazione della locazione a posteriori, al momento dell'acquisto, in messa a disposizione gratuita.
La forma di riduzione o di sconto più frequente resta tuttavia la prima citata, che si concreta nella ripresa a prezzi sopravvalutati delle vecchie macchine del cliente;
2) le condizioni reali di pagamento sono anch'esse spesso più favorevoli di quelle che figurano nel contratto, con una corrispondente diminuzione del costo reale del negozio. Esse si concretano nella forma di termini di pagamento sensibilmente più lunghi e non gravati da interessi. In alcuni casi, tali crediti gratuiti coprono uno o più anni e sono accompagnati da una franchigia di rimborso;
3) se si considera che il margine netto sulle vendite delle macchine in Italia ammonta all'8-17 % e il margine lordo al 16-24 %(42) , le operazioni riscontrate dove gli sconti raggiungevano il 50 % o più (talvolta il 75 %) rispetto ai prezzi indicati nei contratti potevano corrispondere, di tutta evidenza, soltanto a vendite in perdita;
4) infine, il prezzo pagato da Tetra Pak per la ripresa delle sue vecchie macchine (o di quelle dei suoi concorrenti) nel quadro di una nuova operazione di vendita o di locazione non ha alcun rapporto con il prezzo fissato contrattualmente [vedi clausola (xv)] dal gruppo per l'esercizio del suo diritto di riscatto (previsto qualora il cliente desiderasse rivendere la sua macchina ad un terzo), poiché il primo è ampiamente sopravvalutato e il secondo potrebbe essere sottovalutato.
4.2.2.3. Rapporti del consiglio di amministrazione(43)
(69) I rapporti del consiglio d'amministrazione di Tetra Pak Italiana del 1979 e 1980 indicano, in maniera generale, la necessità di sostenere forti sacrifici finanziari in materia di prezzi e di condizioni di fornitura per lottare contro la concorrenza, in particolare quella del Pure-Pak (vedi supra punto 52). In rapporti successivi figurano, per quanto riguarda le macchine, precisazioni in materia. I rapporti del 1981, 1983 e 1985 riferiscono sull'applicazione di prezzi e/o di condizioni particolari di pagamento che aumentano notevolmente la posizione creditrice della società presso i clienti. Il rapporto del 1985 spiega altresì che in caso di sostituzione del parco macchine esistente con macchine di nuova progettazione ha luogo un accollo parziale delle spese da parte delle «aziende produttrici di contenitori».
Sempre, nel 1985, il rapporto del Consiglio di amministrazione di Tetra Pak Carta menziona inoltre che questa società collegata di Tetra Pak Italia, produttrice di cartoni, ha accettato di prendere a suo carico perdite per 728 milioni di lire italiane subite da Tetra Pak Italiana nella commercializzazione delle macchine: «tale accettazione rispecchia l'utilità che su di noi si riflette in relazione al collocamento delle macchine Tetra Pak», spiega il rapporto.
I rapporti per il 1986 dei consigli di amministrazione di queste due società del gruppo contengono considerazioni analoghe.
5. Altre pratiche nei riguardi dei concorrenti
(70) In occasione dell'accertamento del 27 e 28 gennaio 1987, la Commissione ha raccolto un certo numero di documenti(44) riguardanti azioni varie intraprese o previste da tale gruppo per lottare contro i suoi concorrenti. Essi sono raggruppati in funzione dei concorrenti interessati.
5.1. Elopak/Pure-Pak
(71) In una lettera del 17 gennaio 1976, il gruppo Tetra Pak si compiace con Tetra Pak Italia per le sue «azioni» (activities) per quanto riguarda le macchine «Resolvo», le macchine «Pure-Pak asettiche», le macchine «Pure-Pak pastorizzate» e le «macchine Combiblock». Questa lettera fa riferimento ad un telex del 7 gennaio 1976 che, verosimilmente, descriveva tali azioni. I rappresentanti di Tetra Pak presenti alla visita hanno dichiarato di non essere più in possesso di tale telex. Relativamente alle macchine asettiche Resolvo (sviluppate da Buitoni), si vedrà più oltre (punti 76-83) che Tetra Pak ha messo in opera vari mezzi per impedirne la diffusione in Italia. Quanto alle macchine Pure-Pak asettiche, si sa soltanto che i tentativi dell'epoca di sviluppare macchine Pure-Pak asettiche non è riuscito.
(72) In un rapporto del 4 novembre 1978, un impiegato di Tetra Pak Italia spiega di essere stato incaricato dal direttore generale di «fare un sondaggio presso i migliori clienti della Pure-Pak» al fine di «esaminare in concreto quale fosse il prezzo da pagare per togliere loro tali clienti».
(73) Un rapporto di un venditore di Tetra Pak Italia dell'11 dicembre 1981 riferisce del ritiro, nel quadro di una vendita, di quattro macchine Selfpak/resolvo, due macchine Zupack, due macchine Tetra Pak, dell'impegno ottenuto di non utilizzare più una macchina Elopak e di quello di restituire o almeno di non utilizzare al di fuori dello stabilimento una macchina Resolvo (vedi altresì infra punto 79 e l'allegato 10 alla comunicazione agli addebiti, latteria E).
(74) In un telex del 30 novembre 1984, il gruppo Tetra Pak informa Tetra Pak Italia della ricezione da parte di Elopak-Europe di quattro macchine asettiche, chiedendole di aiutarlo ad identificare la loro destinazione finale. Si vedrà più oltre (punti 76-83) che questo genere di ricerca ha costituito, in alcuni casi, la prima tappa di un processo volto all'eliminazione di tali macchine, in genere mediante riacquisto.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 392D0163.1(75) Uno degli elementi del reclamo di Elopak del 27 settembre 1983 riguardava l'appropriazione da parte di Tetra Pak di un veicolo pubblicitario, il giornale «Il mondo del latte», mediante la conclusione di un accordo di esclusiva. Dalla corrispondenza scambiata all'epoca a questo proposito fra gli agenti di Elopak e l'associazione editrice di tale giornale, e dalle risposte date da tale associazione alle domande d'informazione della Commissione, risulta effettivamente che Tetra Pak ha ottenuto, se non un contratto di esclusiva scritto, almeno un impegno orale di esclusiva per un lungo periodo (almeno per l'anno 1982) nel giornale «Il mondo del latte». Durante tale periodo Elopak si è trovata nell'impossibilità di fare pubblicità sul giornale.
5.2. Poligrafico Buitoni/Resolvo
(76) All'inizio degli anni '70, la società Poligrafico Buitoni aveva sviluppato un procedimento d'imballo asettico, chiamato sistema Resolvo. Successive ricerche, compiute in collaborazione con altre imprese, ebbero come risultato il sistema «Systempak», il cui brevetto fu riacquistato da Buitoni dal gruppo International Paper nel 1981. Da quanto segue risulta che il gruppo Tetra Pak tentò con vari mezzi di impedire la diffusione di tale sistema in Italia e, effettivamente, esso è riuscito a riacquistare tutte o praticamente tutte le macchine Resolvo che erano state collocate in latterie.
(77) Un rapporto del 30 ottobre 1975 riferisce della possibilità di una vendita a prezzo ridotto di una macchina asettica Tetra Pak per ottenere la rinuncia da parte della Centrale Latte di Perugia dell'acquisto di una macchina Resolvo.
(78) Vedi supra paragrafo 71: lettera di congratulazioni del 17 gennaio 1976 del gruppo Tetra Pak a Tetra Pak Italia per le sue iniziative relative alle macchine asettiche Resolvo.
(79) Vedi supra paragrafo 73: riacquisto di quattro macchine Systempak/Resolvo e impegno di restituire o di non più utilizzare al di fuori dello stabilimento un'altra macchina Resolvo (rapporto dell'11 dicembre 1981).
(80) In un telex del 7 ottobre 1981, il gruppo Tetra Pak comunica a Tetra Pak Italia che a suo parere International Paper si appresta a commercializzare aggressivamente, sul piano mondiale, il procedimento Resolvo che quest'ultimo gruppo ha appena riacquistato da Buitoni. Secondo Tetra Pak, si dovrebbe applicare una strategia volta ad «eliminare (throw out) tutte le macchine Resolvo dall'Italia», in maniera da privare International Paper di qualsiasi riferimento commerciale in materia. Il gruppo Tetra Pak chiede pertanto a Tetra Pak Italia di «cercare di riacquistare le macchine per impedire a Resolvo di collocarle in altre latterie».
(81) In una lettera del 4 dicembre 1981, Tetra Pak Italia rammenta al gruppo Tetra Pak che essa fa del suo meglio per «eliminare le macchine Resolvo dall'Italia», ma che incontra grandi difficoltà. Essa chiede al gruppo Tetra Pak di fare pressione su Kornas Marma, fornitore comune di carta di Tetra Pak e Buitoni, affinché tale società cessi di approvvigionare Buitoni. Essa suggerisce che il gruppo Tetra Pak riacquisti, esso stesso, le quantità abitualmente fornite da Kornas Marma a Buitoni. La lettera conclude che un approccio intelligente poteva fortemente contribuire a mettere Buitoni in grandi difficoltà.
(82) In una lettera del 28 ottobre 1982, il gruppo Tetra Pak indica a Tetra Pak Italia che lo sviluppo del procedimento Systempak/Resolvo non è in realtà «lusinghiero». Dato che, di fatto, i soli riferimenti possono essere costituiti dal Portogallo e dall'Italia, gli sembra «vitale» che Tetra Pak Italia faccia tutto il possibile per bloccare il suo sviluppo in tale paese e «sostituire» tali macchine, in maniera da poter offrire a International Paper un riferimento negativo assoluto («crushing negative reference»).
(83) In una lettera del 19 settembre 1983, Tetra Pak Italia annuncia al gruppo Tetra Pak che la Centrale Latte di Perugia ha rinunciato alla sua nuova macchina Resolvo e ha acquistato una macchina Tetra Pak. Questo contratto le «è costato un certo sacrificio economicamente», ma essa ritiene che ne «valesse veramente la pena», in quanto Buitoni perde l'unico punto di riferimento per l'eventuale proseguimento delle prove. L'obiettivo volto ad eliminare tutte le macchine Resolvo dal mercato italiano, che era stato definito nel telex del gruppo Tetra Pak del 7 ottobre 1981 (vedi punto 80) sembra dunque essere stato realizzato.
5.3. PKL
(84) Numerosi documenti attestano che l'evoluzione del gruppo PKL è seguita attentamente, verosimilmente per il fatto che ancora attualmente esso resta il solo concorrente reale di Tetra Pak nel settore dell'imballaggio asettico. Ma, vista la sua scarsa penetrazione in Italia, le affiliate italiane del gruppo Tetra Pak hanno dovuto soltanto in pochi casi subire la concorrenza diretta e concreta di PKL.
(85) Va tuttavia rammentata la lettera di congratulazioni del gruppo Tetra Pak a Tetra Pak Italia per le sue iniziative relative, in particolare, a «Combiblok» (cartoni di PKL): vedi supra paragrafo 71.
(86) Il 7 novembre 1978, un venditore di Tetra Pak Italia fa un rapporto sulle offerte presentate nel quadro di un'aggiudicazione per l'acquisto di una macchina da parte di una latteria pubblica dove Tetra Pak si trova di fronte a PKL e IBP. Tetra Pak è disposto ad abbassare il suo prezzo, ma entro limiti relativamente ridotti (da [ . . . ] a [ . . . ] milioni di lire italiane). Per contro, il documento mostra che detto venditore tenta di influenzare la commissione incaricata dell'aggiudicazione del contratto.
5.4. ICA
(87) In un telex del 23 aprile 1982, il gruppo Tetra Pak informa Tetra Pak Italia che la società ICA di Bologna cerca di sviluppare una macchina analoga alle macchine asettiche di Tetra Pak e che essa sembra desiderare una certa collaborazione. Il gruppo conclude che non può immaginarsi che sia nell'interesse di Tetra Pak di cercare una collaborazione, ma decisamente impedire una concorrenza.
5.5. Burgopak
(88) In una lettera del 10 gennaio 1983, il gruppo Tetra Pak chiede a Tetra Pak Italia di contattare Burgopak affinché tale società aumenti i suoi prezzi all'esportazione verso il Medio Oriente per far cessare le pressioni che Tetra Pak, con prezzi del 40 % superiori a quelli di Burgopak, subisce in materia. Esso conclude che sarebbe «ridicolo mettersi a fare una sorta di guerra sui prezzi se nessuna delle parti - ad eccezione dei clienti! - ne trae vantaggio».
6. L'acquisizione di società concorrenti
(89) Nel 1970, il gruppo Tetra Pak ha rilevato Selfpack, fabbricante austriaco di materiale da imballaggio. Selfpak aveva anche sviluppato, in collaborazione con Buitoni, un tipo di contenitori di formato Brik e un sistema d'imballaggio asettico. Buitoni si basò successivamente su questo sistema per la messa a punto del suo sistema asettico Resolvo. A sua volta, Tetra Pak, dopo l'acquisizione di Selfpak, utilizzò la tecnologia di tale società per migliorare la sua propria tecnologia per i contenitori asettici. Dopo l'acquisizione della società, Tetra Pak ritirò dal mercato i prodotti o la maggior parte dei prodotti Selfpak. Il fatturato di Selfpak al momento della sua acquisizione da parte di Tetra Pak era di 1,4 miliardi di scellini austriaci (64,1 milioni di ecu).
(90) Nel 1982 Tetra Pak ha rilevato Zupack, concorrente tedesca, che produceva del pari un contenitore analogo al contenitore Brik di Tetra Pak e che aveva inoltre sviluppato o stava sviluppando un procedimento d'imballaggio asettico. Dopo la sua acquisizione da parte di Tetra Pak, Zupack cessò le attività nel settore e le sue macchine scomparvero dal mercato. Secondo Tetra Pak il fatturato di Zupack era di 2,6 milioni di marchi tedeschi nel 1981 (1,03 milioni di ecu.
(91) Nel 1986, Tetra Pak ha acquisito il controllo di Liquipak, uno dei principali fornitori del suo concorrente Elopak. Liquipak era titolare di una licenza di brevetto e di know-how esclusiva concernente una nuova tecnologia d'imballaggio asettico, destinata ai contenitori di formato Gable Top. Tale tecnologia era stata sviluppata in collaborazione con Elopak. Con questa assunzione di controllo, la licenza fu trasferita a Tetra Pak che, peraltro, diventava altresì fornitore del suo principale concorrente. Al momento dell'acquisizione da parte di Tetra Pak, Liquipak aveva un fatturato di 9,9 milioni di dollari statunitensi (10,1 milioni di ecu) (1986).
B. VALUTAZIONE GIURIDICA
I. Articolo 86 del trattato
1. Mercati in causa
1.1. Il mercato dei prodotti
(92) Tetra Pak opera sui quattro mercati delle macchine e dei cartoni «asettici» e «non asettici» descritti al punto 11.
(93) I motivi che hanno indotto la Commissione ad adottare questa definizione delle macchine e dei prodotti in causa sono stati ampiamente illustrati ai punti 29-30 della decisione Tetra Pak I (BTG), alla quale si rinvia(45) . In tale contesto, si è giunti alla conclusione che se imballaggi così diversi come le bottiglie di vetro, le bottiglie di plastica, i sacchi di plastica, le scatole metalliche, i contenitori di cartone asettici, i contenitori di cartone non asettici, ecc., fanno parte di quello che viene comunemente chiamato, in senso lato, il mercato dell'imballaggio o del condizionamento per alimenti liquidi, tale mercato non costituisce il «mercato in causa» ai sensi dell'articolo 86, poiché tali vari tipi d'imballaggio si trovano in concorrenza reciproca soltanto nel lungo periodo(46) . Nel breve, e verosimilmente anche nel medio periodo, le condizioni dell'offerta e della domanda sono tali da rendere quasi nulla l'elasticità della sostituzione dei prodotti rispetto ai prezzi.
A livello della domanda, la scarsa elasticità di sostituzione si spiega con la parte marginale del condizionamento nel prezzo di vendita al dettaglio degli alimenti liquidi(47) e con la stabilità abbastanza grande dei gusti dei consumatori nel breve periodo. A livello dell'offerta, la mancanza di sostituibilità si spiega essenzialmente con il costo finanziario dell'investimento che rappresenta per il produttore/condizionatore di liquido il passaggio da un tipo di condizionamento all'altro, l'apprendimento tecnologico da esso richiesto e le sue eventuali ripercussioni a livello della commercializzazione(48) , il tutto nella prospettiva della succitata scarsissima elasticità di sostituzione della domanda.
In una determinata situazione, dunque, delle tecniche e dei gusti dei consumatori, si deve ritenere che i vari tipi d'imballaggio e di materiale corrispondenti costituiscano mercati distinti che rispondono a condizioni di offerta e di domanda specifiche.
(94) La Commissione ritiene che l'analisi volta a definire il mercato debba situarsi nel breve periodo in quanto nel lungo periodo, per effetto del progresso tecnologico e della modificazione delle abitudini di consumo, le strutture si modificano e le frontiere stesse dei vari mercati si spostano. Il breve periodo è il tempo economico operativo nel quale si esercita la forza di mercato di una determinata impresa(49) e che occorre dunque considerare ai fini della valutazione della forza di mercato di un'impresa.
(95) La confusione fra tali tempi operativi induce Tetra Pak a considerare l'esistenza di un solo vasto mercato comprendente tutte le forme esistenti di condizionamento di alimenti liquidi, quale che sia il materiale di fabbricazione (vetro, plastica, cartone, ecc.)(50) . Ora, la sostituzione sul mercato di un tipo di materiale da imballaggio con un altro è essenzialmente il risultato delle modificazioni che hanno luogo nelle abitudini di consumo, le quali, come riconosce del resto lo stesso gruppo Tetra Pak nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti, costituiscono chiaramente un processo di lunga durata. Per contro, nel breve periodo, si è visto che, tenuto conto delle caratteristiche dell'offerta e della domanda di tali prodotti, i vari tipi d'imballaggio per alimenti liquidi presentano una «scarsa» intercambiabilità e non un'intercambiabilità «nulla», ciò che corrisponde perfettamente alla giurisprudenza della Corte, la quale non esige in alcun caso l'assenza totale di sostituibilità perché si possa parlare di mercati separati(51) .
(96) La Commissione non nega che i produttori possano in una certa misura affrettare o ritardare l'evoluzione delle abitudini di consumo mediante azioni volte ad influenzare il consumatore nella scelta del condizionamento, ma si tratta di un processo che risulta, come riconosce nuovamente Tetra Pak(52) , «costoso» e di «lunga durata», «che può estendersi su numerosi anni» e i cui risultati restano aleatori.
(97) È pertanto irrilevante, a questo proposito, che il condizionamento sia o no, per il produttore/condizionatore di liquido, uno dei soli costi controllabili («influenceable costs»): tenuto conto dell'anelasticità della domanda finale, egli non cambierà tipo di condizionamento a seconda delle variazioni dei costi relativi, ma in funzione dell'accettabilità del condizionamento da parte del consumatore. Non si tratta di beni o di fattori di produzione sostituibili il cui uso più o meno intensivo sia neutro per il consumatore finale. Il condizionamento è destinato a ritrovarsi fra le mani di tale consumatore, di cui esso determina parzialmente la scelta del prodotto principale. L'elasticità della domanda intermedia sarà nulla se l'elasticità della domanda finale è nulla. È la domanda finale che regola il comportamento del produttore/condizionatore di liquidi ed è quindi a tale ultimo livello che deve situarsi l'analisi.
1.2. Il mercato geografico
(98) Nella decisione Tetra Pak I (BTG) si è rilevato che, anche se le condizioni della domanda possono variare a seconda dello Stato membro, per vari motivi, e tenuto conto in particolare del carattere marginale dei costi di trasporto, il mercato geografico in causa si estendeva a tutta la Comunità(53) .
2. Posizione dominante
(99) I dati relativi alle quote di mercato comunicate da Tetra Pak e relative al 1985, che figurano negli allegati 1.1 e 1.2, illustrano non soltanto la posizione dominante, e addirittura quasi monopolistica di Tetra Pak sui mercati asettici, ma mostrano inoltre che tale gruppo occupa altresì il primo posto sui mercati non asettici, detenendovi una quota di mercato che, salvo circostanze eccezionali, può di per sé essere considerata costitutiva di una posizione dominante (vedi punto 104).
(100) Per quanto riguarda i mercati asettici, Tetra Pak deteneva nel 1985 il 92 % del mercato comunitario delle macchine (allegato 1.2) e l'89 % di quello dei cartoni (allegato 1.1). In nessuno Stato membro la sua quota di mercato era inferiore al 57 % sia per le macchine che per i cartoni (salvo forse in Irlanda). Essa era del 100 % in quattro paesi per le macchine e in tre paesi per i cartoni. L'analisi dei dati cronologici (anni 1976, 1980, 1985-1987) mostra che la posizione dominante, anzi quasi monopolistica di Tetra Pak su tali mercati esisteva già nel 1976 (87 % del mercato dei cartoni) per rafforzarsi lievemente in seguito (fluttuazione delle quote di mercato attorno al 90-95 %). Va altresì rammentato che su tali mercati esiste un solo concorrente di Tetra Pak, PKL, che detiene soltanto il 5-10 % del mercato(54) , e che le barriere tecnologiche - in ogni caso, per le macchine - e di altro tipo che impediscono l'accesso al mercato sono estremamente elevate(55) .
(101) Per quanto riguarda i mercati non asettici, la quota di mercato di Tetra Pak ammontava nel 1985 al 48 % per i cartoni e al 52 % per le macchine. In nessun paese la sua quota di mercato si situava al di sotto del 35 % per le macchine e del 30 % per i cartoni (salvo forse in Grecia). I dati cronologici mostrano che Tetra Pak deteneva il 43 % del mercato non asettico dei cartoni nel 1976 e, rispettivamente, il 42 % di tale mercato e il 37 % di quello delle macchine del 1980. Il gruppo ha dunque guadagnato un 10 % supplementare di tali mercati nella prima metà degli anni '80, e questa tendenza sembra consolidarsi (+55 % nel 1987). Occorre altresì rammentare che Tetra Pak incontra soltanto due concorrenti importanti su tali mercati, Elopak e PKL, con quote di mercato rispettive del 27 e dell'11 % circa. Non soltanto Tetra Pak occupa dunque la metà o più del mercato non asettico, ma supera da solo di 10-15 punti i suoi due principali concorrenti riuniti, di cui il primo è circa due volte, e il secondo cinque volte meno importante di Tetra Pak.
Altri fattori rafforzano ulteriormente la forza di Tetra Pak rispetto ai suoi concorrenti sui mercati non asettici, in particolare:
- il quasi monopolio del gruppo Tetra Pak nel settore asettico, che lo rende un fornitore quasi obbligato per le imprese produttrici - nettamente maggioritarie(56) nello stesso tempo di alimenti liquidi a lunga conservazione, condizionati asetticamente, e di alimenti liquidi freschi;
- la lunga esperienza di Tetra Pak nei due settori, il fatto che era (con PKL e fino alla recente acquisizione di Ex-Cell-O da parte di Elopak) il solo produttore/distributore integrato di macchine e di cartoni;
- la diversità dei suoi prodotti e dei suoi insediamenti geografici che lo rendono meno dipendente da fluttuazioni di vario tipo e gli permettono di sostenere, se necessario, sacrifici finanziari su uno o l'altro dei suoi prodotti senza mettere in causa la redditività globale delle sue attività;
- nella stessa ottica, la facoltà di cui dispone Tetra Pak di concentrare tutti i suoi sforzi in materia di concorrenza sui mercati non asettici senza temere risposte sui mercati asettici dove è praticamente il solo produttore e dove le fortissime barriere che ostacolano l'accesso al mercato impediscono l'affermazione di potenziali concorrenti.
Se non si può dunque ritenere che il gruppo Tetra Pak goda sui mercati non asettici di una posizione che gli permette di adottare un comportamento altrettanto indipendente di quello che mostra sui mercati asettici, è però evidente che su tali mercati esso è soggetto alle forze del mercato meno di quanto lo sia qualunque suo concorrente. Per i motivi esposti in seguito (vedi infra punto 104), nel quadro della presente procedura non è peraltro necessario stabilire se la forza di mercato che procura a Tetra Pak la sua posizione di leader sui mercati non asettici debba essere assimilata ad una posizione dominante diretta ai sensi dell'articolo 86.
(102) Va del pari osservato che se si prende in considerazione il settore globale del condizionamento in contenitori di cartone per alimenti liquidi, composto dai mercati specifici ma vicini e connessi(57) del settore asettico e non asettico, la «quota di mercato» di Tetra Pak era, nel 1985, del 73 % per i contenitori come anche per le macchine. L'analisi cronologica rivela una progressione costante, poiché, dal 60-65 % circa nel 1976, essa passa al 65-70 % nel 1980, al 70-75 % nel 1985 e supera il 75 % nel 1987 (78 % per i contenitori).
(103) Il gruppo Tetra Pak contesta di detenere una qualsiasi posizione dominante, basandosi essenzialmente, per difendere questa tesi, sulla sua definizione del mercato in causa - tutti i tipi d'imballaggio (cartoni, vetro, plastica, ecc.) per tutti gli alimenti liquidi - secondo la quale esso avrebbe evidentemente una scarsa quota di mercato, ossia il 14 %.
Va anzitutto rilevato che questa definizione ha per effetto di comprendere nello stesso mercato un'amalgama di condizionamenti diversi che, già sul solo piano tecnico, non sono sostituibili. Tetra Pak include così in questo ampio «mercato» l'insieme degli imballaggi utilizzati per i gas liquidi, settore dove la «quota di mercato» del cartone è evidentemente pari a zero, poiché tale materiale non è tecnicamente atto a conservare i gas liquidi.
In ogni caso, è stato dimostrato che i vari tipi di condizionamento, anche quando sono tecnicamente sostituibili, non lo sono sufficientemente sul piano economico per essere considerati come appartenenti ad uno stesso mercato(58) .
Probabilmente il grado di intercambiabilità è più elevato nell'ambito del solo settore del condizionamento in contenitori di cartone. Ma, anche considerando che lo sia in maniera sufficiente da poter prendere in considerazione - tenuto conto anche dell'identità degli operatori economici - un solo grande mercato per l'insieme dei cartoni da imballaggio asettici e non asettici, Tetra Pak conserverebbe senza alcun dubbio una posizione dominante sull'insieme del settore, poiché vi disporrebbe, come si è visto, di una «quota di mercato» globale per i cartoni del 78 % circa, contro ±10-11 % per Elopak, ±8 % per PKL e ±4 % per l'insieme degli altri produttori. Si può inoltre aggiungere che questa posizione dominante non si constaterebbe soltanto per l'imballaggio del latte - liquido sul quale Tetra Pak ritiene che la Commissione abbia troppo orientato la sua analisi - ma anche per il condizionamento in contenitori di cartone dei tre gruppi di liquidi e semiliquidi che rappresentano la quasi totalità (95 %) dell'utilizzazione dei contenitori di cartone: sulla base dei dati presentati dallo stesso gruppo Tetra Pak(59) , si può stimare che questo gruppo detiene l'80 % del «mercato» del condizionamento in contenitori di cartone del latte (che rappresenta da solo il 72 % dell'utilizzazione dei cartoni), il 76 % di quello dei succhi di frutta (16 % dell'utilizzazione dei cartoni) e il 56 % di quello dei prodotti lattiero-caseari diversi dal latte (7 % dell'utilizzazione dei cartoni).
3. Abusi
Mercati dove sono stati compiuti abusi e sintesi della politica perseguita da Tetra Pak in tale contesto
a) Mercati
(104) La Commissione ritiene che Tetra Pak abbia commesso abusi di posizione dominante ai sensi dell'articolo 86 del trattato CEE, sia sui mercati asettici che su quelli delle macchine e dei cartoni non asettici. La sua posizione nel 1985, su ciascuno di tali mercati, può riassumersi come segue:
- per quanto riguarda i mercati asettici, Tetra Pak, che realizza il 90 % o più delle vendite comunitarie, si tratti di macchine o di cartoni(60) , occupa una posizione dominante su questi due mercati nell'insieme della Comunità. Gli abusi descritti nella presente decisione, quando avvengono o sono avvenuti sui mercati asettici, rientrano pertanto nel divieto sancito dall'articolo 86 del trattato CEE;
- per quanto riguarda i mercati non asettici, dove le quote detenute da Tetra Pak sono sensibilmente inferiori a quelle detenute sui mercati asettici, ossia il 48 % per i cartoni e il 52 % per le macchine, globalmente in tutti gli Stati membri(61) , l'esistenza di una posizione dominante è meno certa, se ci si limita a considerare tali mercati in maniera distinta.
Va rilevato, comunque, che la Corte di giustizia ha riconosciuto come costitutiva di una posizione dominante la detenzione di quote di mercato inferiori a quelle di cui trattasi(62) e che, d'altro lato, in alcuni Stati membri, le quote di mercato detenute da Tetra Pak sui mercati non asettici sono tali da non far sorgere alcun dubbio sull'esistenza di una posizione dominante, anche qualora ci si limitasse ad un approccio consistente nel considerare tali mercati separatamente.
La Commissione ritiene tuttavia che, nel caso di specie, tale approccio sia troppo limitativo poiché non si può prescindere dai legami esistenti fra i mercati non asettici e i mercati asettici. Lungi dall'essere completamente separati, i quattro mercati identificati dalla Commissione, se restano distinti, sono in effetti vicini e anzi connessi. A differenza del vincolo creato da Tetra Pak fra i mercati delle macchine e quelli dei cartoni - vincolo che la Commissione ritiene artificiale e ingiustificato in quanto è costituito dall'obbligo contrattuale di utilizzare le macchine fornite da Tetra Pak soltanto per i cartoni fabbricati da Tetra Pak(63) - la connessione fra i due mercati asettici, da un lato, e i due mercati non asettici, d'altro lato, è effettiva, poiché:
1) i prodotti chiave, al cui condizionamento servono i cartoni, sono gli stessi sia sui mercati asettici che sui mercati non asettici, ossia i prodotti del latte liquidi e i succhi di frutta(64) ;
2) a livello della domanda, la maggior parte degli utilizzatori(65) dei prodotti proposti da Tetra Pak sui mercati asettici operano altresì sui mercati non asettici;
3) a livello dell'offerta, il comportamento dei principali produttori di cartoni conferma il nesso esistente fra i due mercati asettici e i due mercati non asettici, nel senso che due di essi sono già presenti (sia pure in misura molto diversa) sui quattro mercati, vale a dire Tetra Pak stesso e PKL, mentre il terzo, Elopak, cerca da molto tempo di insediarvisi(66) (67) . Alcune delle forme di cartoni proposte - il Brik - sono del resto utilizzabili e utilizzate per i due tipi di condizionamento (mediante adattamento dei materiali che rientrano nella loro composizione).
Pertanto, la Commissione ritiene che i quattro mercati, quelli del settore asettico e quelli del settore non asettico, siano non soltanto vicini, ma connessi ad un punto tale che gli abusi descritti nella presente decisione rientrano altresì nell'articolo 86 del trattato CEE quando sono o sono stati commessi da Tetra Pak sui mercati non asettici. Ciò è la conseguenza dell'esistenza della posizione dominante di Tetra Pak sui mercati asettici, considerata insieme alla connessione fra i quattro mercati(68) . Non occorre dunque procedere ad una distinta dimostrazione dell'esistenza di una posizione dominante di Tetra Pak sui mercati non asettici considerati separatamente, poiché i nessi esistenti fra i quattro mercati descritti sopra mostrano che tale approccio distinto è privo di fondatezza.
La Commissione si richiama su queste punto alle sentenze della Corte di giustizia nelle cause 6 e 7/73 «Commercial Solvents»(69) e 311/84 CBEM/CLT («Télémarketing»)(70) , in particolare ai punti 23 e 25 della motivazione di quest'ultima sentenza, dove la Corte, a parere della Commissione, ha riconosciuto che l'esistenza di una posizione dominante su un mercato può creare una possibilità di controllare le attività delle imprese concorrenti su un mercato vicino. Analogamente, nel caso di specie, il gruppo Tetra Pak ha utilizzato la connessione esistente fra i quattro mercati considerati per commettere abusi sui mercati dei prodotti non asettici, abusi che non avrebbero potuto essere commessi in assenza di una posizione dominante sui mercati asettici, si tratti [vedi in appresso lettera b) Sintesi] di pratiche volte ad eliminare concorrenti o i loro prodotti, di pratiche di prezzi predatori o discriminatori o dell'imposizione agli utilizzatori di prodotti Tetra Pak di condizioni contrattuali abusive. È dunque irrilevante, a questo proposito, sapere se gli abusi sono stati commessi sul mercato dove l'impresa detiene una posizione dominante o sul mercato vicino (e, nel caso di specie, connesso), o su entrambi: come è stato riconosciuto dalla Corte, l'articolo 86 del trattato CEE si applica ai casi in cui la situazione di predominio su un mercato permette un comportamento abusivo sull'altro mercato.
Secondo la Commissione, la Corte ha altresì confermato questa valutazione - e riconosciuto gli abusi, anche qualora non si ammettesse la posizione dominante della Tetra Pak indipendentemente dalla sua posizione nel mercato asettici - in sentenza C-62/86, AKZO [vedi nota (3), pag. 21)], in particolare ai punti 43-45 della motivazione, anche esse relative ad un abuso commesso su un mercato diverso da quello ove la posizione dominante risultava acclarata.
b) Sintesi
(105) Basandosi dunque sulla posizione dominante, anzi quasi monopolistica detenuta sui mercati asettici, che, unitamente ad una posizione di leader sui mercati non asettici, ne fa il fornitore abbligato della maggior parte degli utilizzatori, il gruppo Tetra Pak è riuscito ad imporre a questi ultimi obbligazioni contrattuali che hanno essenzialmente per oggetto di vincolarli al gruppo e di impedire qualsiasi scambio relativo ai suoi prodotti (vedi 3.1). Limitando al massimo mediante queste obbligazioni contrattuali le possibilità di concorrenza tra marchi, evitando mediante queste stesse obbligazioni contrattuali e la sua politica di produzione e di distribuzione interamente autonoma (vedi 3.4) qualsiasi concorrenza intramarchio, il gruppo è riuscito ad imporre per i suoi prodotti una compartimentazione dei mercati nazionali all'interno della CEE che gli permette di praticare una politica differenziata e discriminatoria in materia di prezzi, sia per i suoi cartoni (vedi 3.2) che per le sue macchine (vedi 3.3). Tutte le condizioni artificialmente restrittive di concorrenza concorrono al fine di condurre, là dove la sua posizione quasi monopolistica è stabilita (mercati asettici), una politica di massimizzazione dei profitti (esempio, cartoni Brik asettici)(71) a detrimento dei consumatori, la quale gli permette, là dove la concorrenza continua ad operare (essenzialmente mercati non asettici), di sovvenzionare una politica di prezzi aggressivi, anzi di prezzi eliminatori (esempio: cartoni Rex, principalmente in Italia)(72) . Per preservare o rafforzare questa posizione, Tetra Pak avrà avuto cura di sviluppare, basandosi sulla sua politica contrattuale e sulla sua politica di sviluppo autonomo, una politica di difesa estensiva in materia di diritti di proprietà industriale (vedi 3.4). A tal fine, o per rafforzare la sua posizione, il gruppo utilizzerà inoltre ogni sorta di mezzi specifici (vedi 3.5), ivi compresa, se del caso, l'acquisizione di imprese concorrenti (vedi 3.6)(73) .
3.1. Le condizioni contrattuali di vendita e di locazione del materiale e dei contenitori Tetra Pak (punti 23-45)
(106) Gli abusi risultanti dalle condizioni di vendita e di locazione del materiale e di vendita dei cartoni Tetra Pak qui di seguito riportati riguardano sia i mercati asettici che i mercati non asettici. Essi sono stati commessi ora in tutti gli Stati membri della Comunità, ora in alcuni di essi, in funzione delle clausole contrattuali ivi in vigore (vedi punti 23-45). Come si è visto (vedi punto 104), la maggior parte di tali clausole mirano a vincolare al massimo il cliente al gruppo e di prevenire qualsiasi possibilità di scambio del prodotti che gli sono forniti. A tal fine, al cliente vengono imposte numerose obbligazioni senza nesso con l'oggetto del contratto, e alcune di esse alterano la natura stessa dei contratti, si tratti di vendita o di locazione delle macchine(74) .
3.1.1. Le condizioni di vendita del materiale Tetra Pak (punti 24-30)
1. La configurazione del materiale
(i) Il divieto di aggiungere accessori alla macchina
(ii) Il divieto di modificare la macchina, di aggiungervi o di ritirarne elementi
(iii) Il divieto di spostare la macchina.
(107) È certo che tali clausole possono avere per effetto di limitare la produzione o lo sviluppo tecnico a detrimento del consumatore.
Inoltre, si tratta di obbligazioni supplementari senza alcun nesso con l'oggetto del contratto e che privano l'acquirente di taluni elementi del diritto di proprietà.
Aggiunte alle numerose altre obbligazioni contrattuali volte a vincolare l'acquirente al venditore, esse hanno l'effetto di rendere il cliente totalmente dipendente dal materiale e dai servizi di Tetra Pak.
2. Il funzionamento e la manutenzione del materiale
(iv) L'esclusiva per la manutenzione e le riparazioni
(108) Questa clausola si estende al di là del periodo di garanzia su tutte la durata di vita della macchina(75) e non è dunque giustificata dalla responsabilità contrattuale che la garanzia impone a Tetra Pak.
La condizione di esclusiva in materia di manutenzione e di riparazione impedisce qualsiasi concorrenza sul mercato dei servizi di manutenzione/riparazione.
Essa vincola altresì interamente il cliente a Tetra Pak, poiché non gli permette di operare liberamente la sua scelta - quale che sia - e non gli lascia neanche - salvo per quanto tassativamente enunciato con riferimento alle piccole manutenzioni - la possibilità di provvedere alla manutenzione o alle riparazioni avvalendosi dei propri servizi tecnici.
Infine, essa garantisce a Tetra Pak un mezzo di controllo indiretto del rispetto da parte del cliente delle varie altre obbligazioni contrattuali (come quelle relative alla configurazione del materiale, analizzate al punto 107).
(v) L'esclusiva per la fornitura dei pezzi di ricambio
(109) La valutazione espressa a proposito della clausola (iv) si applica altresì alla clausola che, garantendo al gruppo Tetra Pak (o a un fornitore da esso designato) l'esclusiva in materia di fornitura di pezzi di ricambio, rafforza ulteriormente la dipendenza del cliente dal gruppo.
(vi) Il diritto di eseguire prestazioni gratuite di assistenza, di formazione, di manutenzione e di aggiornamento tecnico non richieste dal cliente
(110) La gratuità delle prestazioni non può nascondere la scopo reale della clausola che mira ancora una volta a stabilire uno stretto e permanente vincolo fra Tetra Pak e i suoi clienti. Se così non fosse, la clausola dovrebbe perlomeno essere facoltativa, e lasciare al cliente il diritto di accettare o rifiutare gli interventi. In realtà, come le clausole (iv), (xii), (xiii), (xiv), essa dà al gruppo Tetra Pak un mezzo di controllo supplementare che gli permette di accertare l'adempimento da parte dell'acquirente delle obbligazioni contrattuali. Si tratta quindi di un abuso, in quanto il cliente non ha il diritto di rifiutare l'intervento di Tetra Pak, pur essendo proprietario della macchina.
(vii) La tariffazione decrescente delle spese di assistenza, di manutenzione e di aggiornamento tecnico in funzione del numero di contenitori utilizzati
(111) Nel suoi contratti, il gruppo Tetra Pak presenta questo canone mensile decrescente come una partecipazione alle spese fisse dei servizi di manutenzione, assistenza, ecc. In tal caso, non si vede perché tale partecipazione debba essere pagata nella forma di un canone mensile e non sia invece inclusa nel costo orario d'intervento, come d'uso, o non prenda la forma di un importo forfettario da pagare per ogni intervento. Il pagamento mensile di questa partecipazione va dunque considerato come un incentivo per il cliente a far effettivamente eseguire la manutenzione da Tetra Pak.
(112) La tariffazione decrescente in funzione del numero di contenitori utilizzati non trova, sotto l'aspetto economico, più giustificazioni di quante ne trovi il pagamento di un canone mensile per la manutenzione. Questa forma di tariffazione si deve in effetti considerare come un incentivo per il cliente a rispettare l'obbligo di utilizzare e approvvigionarsi in imballaggi esclusivamente presso il gruppo Tetra Pak [clausole (ix) e (x)](76) . Si tratta di un sistema di sconti equivalente ai sistemi di sconti di fedeltà più volte condannati dalla Commissione e dalla Corte di giustizia(77) se applicati da un'impresa dominante.
(113) Se il carattere mensile della tariffazione mira a garantire il rispetto dell'esclusiva conferita a Tetra Pak in materia di manutenzione del materiale, e il carattere decrescente a garantire il rispetto dell'esclusiva conferita a Tetra Pak in materia di fornitura di cartoni, la possibilità offerta all'utilizzatore di cumulare le quantità di recipienti foggiati su tutte le macchine dello stesso tipo in suo possesso per il calcolo della tariffa mira invece ad incitare il cliente ad equipaggiarsi esclusivamente presso Tetra Pak.
(114) Il sistema fornisce infine al gruppo Tetra Pak informazioni sulle attività di produzione del cliente che lo collocano in una situazione privilegiata rispetto a tale cliente e rispetto ai concorrenti che non hanno i mezzi di imporre un sistema analogo.
(viii) L'obbligazione di informare Tetra Pak di qualsiasi perfezionamento o modifica tecnica apportati al materiale e di riservargliene la proprietà
(115) Questa clausola limita l'uso che l'acquirente può fare del bene di cui Tetra Pak gli avrebbe ceduto la piena proprietà. Essa non soltanto non ha alcun nesso con l'oggetto del contratto di vendita, ma ne altera la natura. Essa limita altresì gli sbocchi e lo sviluppo tecnico poiché riserva al solo gruppo Tetra Pak i diritti di proprietà sui perfezionamenti apportati dal cliente. Inoltre, il fatto che l'acquirente si veda privato del diritto di disporre liberamente del beneficio della sua invenzione va considerata un'iniqua condizione negoziale, anche se in teoria è prevista una compensazione i cui termini restano da determinare.
3. I cartoni
(ix) L'obbligazione di utilizzare unicamente cartoni Tetra Pak sulle macchine e
(x) l'obbligazione di approvvigionamento esclusivo
(116) Queste due clausole si completano per rendere il sistema ermetico: non soltanto è escluso che l'acquirente della macchina possa utilizzare su di essa materiali da imballaggio che non rechino il marchio Tetra Pak, ma, inoltre, potrà approvvigionarsi per tali materiali soltanto presso Tetra Pak (o presso un'altra società designata dal gruppo Tetra Pak)(78) . Dopo l'acquisizione delle attrezzature viene dunque esclusa non soltanto qualsiasi possibilità di concorrenza tra marchi, ma altresì qualsiasi possibilità di concorrenza intramarchio. Queste restrizioni di concorrenza tra marchi presentano un carattere particolarmente grave sui mercati asettici dove Tetra Pak detiene una posizione quasi monopolistica.
(117) Un tale sistema di vendite collegate («tying»), che, ancora una volta, limita gli sbocchi e subordina la conclusione di contratti all'accettazione di condizioni (acquisto di cartoni) prive di nesso con l'oggetto di tali contratti (vendita di macchine), costituisce una grave infrazione dell'articolo 86, più volte condannata dalla Commissione e dalla Corte di giustizia(79) . Nel caso di specie, le restrizioni di concorrenza che esso comporta sono ulteriormente rafforzate dal sistema di distribuzione integrato di Tetra Pak e dalla politica perseguita in materia di brevetti (volta a far brevettare le varie particolarità tecniche secondarie dei prodotti o la minima modifica apportata)(80) . Esso rende il mercato dei cartoni completamente dipendente dal mercato delle attrezzature e favorisce la pratica di prezzi discriminatori o perfino di operazioni commerciali deficitarie a livello di quest'ultimo mercato(81) . Da un lato, in effetti, il fatto che la vendita delle macchine costituisca il passaggio obbligato per le vendite di cartoni inciterà logicamente il venditore, se necessario, a fare concessioni importanti ma molto variabili a seconda del peso del cliente nella trattativa. D'altro lato, la prospettiva di entrate garantite a livello delle vendite future di cartoni - garanzia di una vera e propria rendita che, nel caso del cartone Brik risulta, come si è visto, particolarmente remuneratrice - gli permetterà facilmente di accettare di vendere il materiale in perdita, fino al limite della soglia di redditività globale delle due operazioni connesse «vendita di macchine/vendita dei cartoni». Ma il contrario è altrettanto possibile, vale a dire il finanziamento della vendita dei cartoni mediante benefici realizzati a livello della vendita delle macchine. La clausole (ix) e (x) sono dunque non soltanto abusive, ma altresì potenzialmente generatrici di abusi. Esse mettono i concorrenti in una posizione estremamente disagevole, soprattutto quelli che commercializzano soltanto uno o l'altro dei prodotti che, quanto a Tetra Pak, si trovano vincolati. I concorrenti non possono dunque sussidiare le perdite eventualmente prodottesi su un prodotto con gli utili tratti da un secondo prodotto.
(118) Nel corso del procedimento, il gruppo ha sviluppato argomentazioni non univoche per giustificare il suo sistema di vendite collegate, ponendo l'accento, di volta in volta, sull'uno o l'altro elemento. Tuttavia, la posizione di Tetra Pak può riassumersi nella maniera seguente(82) .
Tetra Pak non si considera un fornitore, da un lato, di materiale da imballaggio e, dall'altro, di recipienti, ma un fornitore di «sistemi integrati di distribuzione per alimenti liquidi e semiliquidi destinati al consumo umano». Tali sistemi comprendono nello stesso tempo il know-how, le attrezzature, i recipienti, il servizio e la formazione.
Oltre che dalle economie di scala e dalle riduzioni di costo a livello delle materie prime e della distribuzione che possono risultare da rapporti stabili di lungo periodo con la clientela, l'obbligazione di acquisto esclusivo, a giudizio di Tetra Pak, è giustificata da motivi tecnici, da considerazioni di responsabilità a livello dei prodotti, da considerazioni d'ordine sanitario e dalla tutela della sua reputazione(83) .
Sul piano tecnico, Tetra Pak sostiene che l'alta tecnologia delle macchine richiede l'utilizzazione di cartoni all'uopo progettati, il che esige una profonda conoscenza di tali macchine e delle loro esigenze, dei prodotti destinati ad essere imballati nonché delle possibili interazioni fra le macchine e i prodotti. L'obbligazione di approvvigionamento esclusivo, per il vincolo che crea fra le attrezzature e il materiale da imballaggio, dà peraltro luogo ad effetti di sinergia a livello della ricerca e sviluppo e del servizio di assistenza tecnica. Esiste dunque un «nesso naturale» fra la macchina e il suo condizionamento, il quale giustifica l'obbligazione di approvvigionamento esclusivo - lo stesso principio è riconosciuto dall'articolo 3, lettera c) del regolamento (CEE) n. 1984/83(84) della Commissione - e, sempre secondo Tetra Pak, esclude qualsiasi possibilità d'infrazione all'articolo 86 del trattato.
Il gruppo Tetra Pak ritiene che il sistema delle vendite collegate vada altresì a vantaggio dell'utilizzatore in caso di prodotti difettosi, nel senso che permette a Tetra Pak di offrire al consumatore una garanzia quanto ai risultati globali ed elimina la difficile questione della ripartizione delle responsabilità fra il fornitore di macchine e il fornitore di recipienti («single source of responsabilities»).
Sul piano sanitario, Tetra Pak sostiene che, tenuto conto delle interazioni specifiche fra le macchine e gli imballaggi loro destinati, soltanto l'utilizzazione di cartoni Tetra Pak può impedire il sorgere di problemi sanitari che potrebbero risultare estremamente pregiudizievoli per i consumatori, principalmente nel settore asettico.
Tetra Pak afferma infine di avere un interesse legittimo, per la difesa della sua reputazione e, tenuto conto delle questioni tecniche e sanitarie succitate, a che soltanto materiali da imballaggio provenienti dalle proprie fonti siano utilizzati sulle sue macchine.
Tetra Pak evoca altresì l'«uso commerciale» e l'assenza di concorrenza effettiva per i cartoni utilizzabili sulle macchine Tetra Pak.
(119) A priori, sembra difficile concepire l'esistenza di «nessi naturali» - che giustifichino, direttamente o per analogia, un'esenzione ai sensi dell'articolo 3, lettera c) del regolamento (CEE) n. 1984/83 ed escludano qualsiasi possibilità d'infrazione all'articolo 86 - fra prodotti dalle caratteristiche fisiche totalmente diverse e che rientrano in processi di produzione completamente diversi. Non resta dunque che l'ipotesi di vincoli funzionali, reciproci ed esclusivi, che si esercitano a livello dell'utilizzazione delle macchine e dei cartoni nel processo di condizionamento. La Commissione si chiede perché - se é valida la tesi secondo cui, per motivi tecnici, soltanto i cartoni Tetra Pak possono essere utilizzati sulle macchine Tetra Pak - tale gruppo si veda costretto a farne un'obbligazione contrattuale. Se veramente non esistono alternative tecniche, l'obbligazione è inutile. Ma se, per contro, le alternative esistono, la scelta in merito deve essere lasciata all'utilizzatore, e qualsiasi obbligazione di acquisto esclusivo da un'impresa in una posizione come quella occupata da Tetra Pak deve essere vietata.
Già ora, sui mercati non asettici dove si esercita una certa concorrenza, i fatti contraddicono la tesi di Tetra Pak e inficiano la validità dei suoi argomenti, nel senso che esistono - e sono sempre esistiti - fabbricanti o distributori di cartoni utilizzabili su macchine di varie marche. Se, tuttavia, ciò non vale per i cartoni utilizzabili sulle macchine (asettiche e non asettiche) Tetra Pak, sembra che la causa debba risiedere precisamente nel sistema di vendite vincolate e nella politica di brevetti applicata da Tetra Pak, i quali, facendo mancare qualsiasi prospettiva di sbocco, scoraggiano i produttori o distributori potenziali.
Con il suo stesso comportamento, il gruppo Tetra Pak contraddice altresì la propria tesi secondo cui la tecnicità e gli altri motivi invocati implicano che soltanto i cartoni prodotti dal fabbricante di una macchina possano essere correttamente utilizzati su di essa. In effetti, Tetra Pak vende, e impone addirittura ai suoi clienti, i propri cartoni per macchine di altri fabbricanti - Cherry Burrel e Minco - le quali hanno probabilmente subito alcuni adattamenti, ma non sono state certo progettate in funzione dei cartoni Tetra Pak. Non essendo più - secondo le sue affermazioni - concessionario di tali fabbricanti, ma soltanto intermediario occasionale, il gruppo Tetra Pak può avere di tale materiale soltanto una conoscenza passiva ed esterna, il che esclude gli affermati effetti di sinergia.
In ogni caso, se le «sinergie» risultanti sul piano economico e tecnico dall'esistenza in una stessa impresa delle attività di vendita di materiale e di vendita di recipienti vanno a vantaggio, secondo Tetra Pak, non soltanto del produttore, e se un sistema di fornitura integrato può effettivamente offrire agli utilizzatori vantaggi concreti, essi si manifesteranno senza che sia necessario ricorrere ad obbligazioni contrattuali: spetta all'utilizzatore, e non al produttore, valutarli alla luce dei vantaggi offerti da sistemi aperti e fare poi liberamente la propria scelta(85) .
La Commissione è peraltro ben consapevole dei problemi tecnici ed eventualmente d'ordine sanitario che potrebbero risultare dall'inadeguatezza dei materiali da imballaggio riguardo alle specifiche particolari delle macchine Tetra Pak, nonché dei problemi connessi di accertamento delle responsabilità reciproche e di difesa della reputazione delle imprese in causa. Si tratta tuttavia di problemi che si pongono in tutti i casi in cui è implicato un processo di produzione che utilizza attrezzature e accessori di origine diversa, problemi che hanno ripercussioni sul piano sanitario quando si tratta di prodotti destinati al consumo umano o, più in generale, di prodotti che possono direttamente o indirettamente riguardare la sanità pubblica. Per questo tipo di problemi, correnti e noti agli utilizzatori, esistono soluzioni tecniche adeguate (pubblicazione delle norme e specifiche da rispettare) e un contesto giuridico (diritto comune della responsabilità) il cui oggetto è proprio quello di risolvere i problemi che potrebbero sorgere dall'inosservanza dalle soluzioni tecniche da parte delle controparti. La regola della proporzionalità esclude l'attuazione di pratiche restrittive di concorrenza quando non sono indispensabili. Nel caso di specie, questa regola è tanto più imperativa in quanto le restrizioni di concorrenza di cui trattasi sono particolarmente gravi e si esercitano su mercati dove, anche in loro assenza, la concorrenza è già estremamente limitata.
Sembra infine difficile invocare l'uso commerciale quando nel settore non asettico questa clausola relativa al prodotto vincolato non è di applicazione generale e nel settore asettico esistono soltanto due produttori. È altrettanto singolare indicare l'assenza di concorrenza effettiva per cartoni utilizzabili sulle macchine Tetra Pak quando si pratica un sistema di vendite vincolate che impedisce precisamente il sorgere di qualsiasi concorrenza.
(120) Se Tetra Pak tiene particolarmente alle clausole relative ai «prodotti congiunti»(86) , il motivo va ricercato nel fatto che, più di qualsiasi altra pratica classica di vendite vincolate, questo sistema risulta essere, nel presente caso, uno degli elementi essenziali della politica commerciale del gruppo. Esso permette di limitare, come si è visto, l'esercizio della concorrenza alle operazioni di vendita (o di locazione) delle macchine, nella misura in cui queste ultime garantiscono, ipso facto, per il tramite delle clausole (ix) e (x), il collocamento presso l'utilizzatore dei cartoni Tetra Pak per tutta la durata di vita o di locazione di tali macchine. Il gruppo Tetra Pak limita così la concorrenza al settore che gli è più favorevole, quello delle macchine, dove le barriere tecnologiche all'accesso al mercato sono molto elevate, principalmente sul mercato asettico dove gode di un quasi monopolio. Nella stessa occasione, esso esclude, mediante queste stesse clausole contrattuali, il sorgere di qualsiasi concorrenza nel settore dei cartoni, dove le barriere tecnologiche sono molto minori.
Questo sistema, per la rendita che garantisce a Tetra Pak a livello della vendita dei cartoni (contributo da [ . . . ] a più del 100 % dell'utile del gruppo nel periodo 1981-1984), facilita ulteriormente, come si è visto, il collocamento delle macchine Tetra Pak sul piano finanziario, permettendogli, se necessario, di venderle in perdita o, al limite, di collocarle anche gratuitamente presso talune latterie. Esso autorizza il proseguimento di una politica commerciale che non rispetta più la verità economica dei prezzi.
(xi) L'obbligazione di informare Tetra Pak di qualsiasi perfezionamento o modifica tecnica apportati ai cartoni e di riservargliene la proprietà: vedi la valutazione espressa per la clausola (viii) (punto 115)
(xii) Diritto di controllo sulla dicitura da apporre sui cartoni
(121) Se Tetra Pak ha il diritto di proteggere il proprio marchio e i relativi diritti, questa protezione può peraltro essere garantita mediante la definizione a priori della dicitura riservata a Tetra Pak da apporre sui cartoni e non richiede che il testo che il cliente desidera apporre sull'imballaggio dei suoi prodotti debba essere ogni volta approvato ed eventualmente modificato da Tetra Pak. Quest'obbligazione, che dà in particolare a Tetra Pak un nuovo strumento di controllo sulla politica commerciale del cliente, è priva di nesso con l'oggetto del contratto.
4. I controlli
(xiii) e (xiv) Relazioni mensili e diritto d'ispezione
(122) L'obbligazione di presentare una relazione mensile sui consumi di cartoni, sul funzionamento della macchina, ecc., e il diritto che si riserva Tetra Pak di procedere ad ispezioni senza preavviso del materiale e dei materiali da imballaggio, costituiscono obbligazioni supplementari prive di nesso con il contratto di vendita del materiale. Tali clausole, di per sé abusive, costituiscono inoltre per Tetra Pak un mezzo per controllare il rispetto da parte del cliente di altre obbligazioni altrettanto abusive [ad esempio, le clausole (i), (ii), (iii), (iv), (v), (vii), (viii), (ix), (x), (xi), (xii)].
5. Il trasferimento di proprietà (o cessione dell'uso) e il trasferimento degli altri diritti ed obbligazioni contrattuali
(xv) L'obbligazione di ottenere il consenso di Tetra Pak per la rivendita (o la cessione dell'uso) del materiale, la rivendita condizionata e il diritto di riscatto riservato a Tetra Pak
(123) L'obbligazione per l'acquirente di ottenere il consenso di Tetra Pak per poter esercitare il suo diritto di disporre di un bene di sua proprietà o anche di cederne soltanto l'uso (Italia) è non soltanto priva di nesso con l'oggetto del contratto di vendita precedentemente sottoscritto ma, ledendo elementi essenziali del diritto di proprietà, costituisce un'iniqua condizione negoziale. Inoltre, una tale clausola limita gli sbocchi del cliente (costretto, ad esempio, a conservare attrezzature diventate inadeguate per la sua produzione o incapace di ottimizzare la redditività del suo investimento cedendone l'uso) e/o dei concorrenti (messi nell'impossibilità di collocare i propri prodotti).
(124) Certo, il contratto prevede che, salvo esercizio del diritto di riscatto, il gruppo Tetra Pak non può in definitiva opporsi senza motivo obiettivo al negozio. I termini «motivi obiettivi» non sono tuttavia affatto precisati e, anche supponendo che Tetra Pak conceda sistematicamente la sua autorizzazione alla rivendita (o alla cessione dell'uso), il semplice fatto che occorra chiedergliela consentendole in tal modo di conoscere l'intenzione dell'utilizzatore di procedere a tale atto, e a fortiori di conoscerne la controparte, costituisce un abuso.
(125) Se si considerano le condizioni poste per l'esercizio del potere di rivendita in Spagna, si può del resto dubitare che il gruppo Tetra Pak conceda sistematicamente la sua autorizzazione a tale atto in Italia. Tali condizioni vietano infatti all'utilizzatore di esportare la macchina e di offrire ad un terzo acquirente condizioni di rivendita più favorevoli di quelle offerte a Tetra Pak. Tali condizioni pregiudicano direttamente il commercio fra Stati membri e limitano ancora una volta gli sbocchi dell'acquirente.
(126) Quanto al diritto di riscatto riservato a Tetra Pak, va anch'esso considerato un abuso di per sé, in quanto costituisce un ulteriore e indebito limite della facoltà dell'utilizzatore, proprietario della macchina, di disporre del bene a suo piacimento ed è uno degli strumenti che permettono a Tetra Pak di compartimentare i mercati nazionali.
Costituiscono a fortiori un abuso le condizioni di esercizio di tale diritto in base alle quali il riscatto da parte di Tetra Pak deve avvenire secondo una griglia fissata in anticipo nel contratto di vendita (tutti i paesi salvo la Spagna), il che toglie al cliente qualsiasi possibilità di accettare proposte più vantaggiose.
Va poi considerato che lo stesso livello del prezzo di riscatto può in molti casi risultare abusivo. Tenuto conto della durata di vita delle macchine, la griglia fissata da Tetra Pak sembra in effetti sottovalutare i valori di riscatto (ad esempio, riscatto di una macchina di quattro anni al 5 % del valore). E spesso tale prezzo costituisce un massimo (Grecia, Irlanda, Regno Unito) applicabile soltanto se il materiale è stato conservato in maniera «soddisfacente». Questa griglia è di un livello derisorio soprattutto se si considerano i prezzi praticati da Tetra Pak, almeno in Italia, nei casi di riscatto di vecchie macchine in occasione del collocamento di nuove macchine presso clienti(87) . Pertanto, va considerata un mezzo di dissuasione volto a sopprimere qualsiasi interesse per qualunque atto di cessione del materiale Tetra Pak che il cliente volesse realizzare al di fuori del quadro di un nuovo acquisto presso il gruppo.
(127) Infine, il diritto di Tetra Pak di applicare, in caso di inosservanza di questa clausola da parte dell'acquirente, una penale specifica (oltre agli indennizzi e interessi d'uso) e sproporzionata (100 000 dollari statunitensi, ossia una somma che può rappresentare, a seconda dei casi, dal 20 all'80 % di una macchina nuova) (Grecia, Irlanda, Regno Unito), completa il dispositivo destinato ad impedire qualsiasi cessione non controllata di materiale Tetra Pak, e costituisce un abuso supplementare.
(xvi) Obbligazione di far succedere il terzo acquirente nelle obbligazioni del primo acquirente
(128) Questa clausola, che mira ad evitare che in caso di rivendita venga eluso il sistema di commercializzazione di Tetra Pak, lede altresì alcuni elementi del diritto di proprietà e limita gli sbocchi. Senza considerare che il suo carattere abusivo può inoltre risultare dal fatto che essa vincola il primo acquirente a far accettare ad un terzo una serie di obbligazioni esse stesse abusive.
6. La garanzia
(xvii) Il vincolo fra la garanzia e l'adempimento delle obbligazioni contrattuali
(129) Se si può ammettere di subordinare la garanzia al rispetto di determinate regole in rapporto con la responsabilità del venditore per il buon funzionamento della macchina in fase di rodaggio (manutenzione, pezzi di ricambio), si deve considerare abusivo il subordinarla all'adempimento di tutte le obbligazioni (Italia), la maggior parte delle quali non ha alcun nesso con il funzionamento della macchina, tralasciando nuovamente il carattere abusivo di un buon numero di tali obbligazioni.
(130) È altresì abusiva la clausola che vincola la garanzia sulla macchina all'utilizzazione esclusiva di cartoni Tetra Pak o provenienti da un fornitore designato da Tetra Pak (Grecia, Irlanda, Spagna, Regno Unito), in quanto si tratta di un'obbligazione senza alcun nesso con l'oggetto del contratto, poiché riguarda un prodotto diverso ed è destinata in realtà a garantire, mediante un dispositivo supplementare, il rispetto da parte dell'acquirente della clausola - abusiva - che impone l'utilizzazione esclusiva di cartoni Tetra Pak.
3.1.2. Le condizioni di locazione del materiale Tetra Pak (punti 31-40)
1. La configurazione del materiale
(i)-(iii) Divieti relativi all'aggiunta di accessori, alle modificazioni e allo spostamento del materiale
(131) Le clausole volte a garantire il rispetto dell'integrità della macchina fanno parte degli elementi del diritto di proprietà e non costituiscono dunque, in sé, abusi ai sensi dell'articolo 86 quando sono imposte al locatario da un'impresa in posizione dominante. Tuttavia, nel caso di specie, la valutazione di tali clausole alla luce di detto articolo va fatta in collegamento alle clausole sul canone, se non a quelle sulla durata della locazione (Italia), che rendono di fatto la locazione assimilabile sul piano economico ad una vendita. In tale contesto, è abusivo da parte del gruppo Tetra Pak il conservare diritti riservati alla proprietà, mentre, sul piano economico, si deve considerare che esso si sia privato del bene a vantaggio del locatario, il quale avrà in effetti pagato, per avere la disponibilità della macchina, un importo che, non soltanto rappresenta la quasi totalità di tutti i canoni presenti e futuri, ma che inoltre risulta pressappoco equivalente e talvolta addirittura superiore al prezzo di vendita(88) .
(xviii) Obbligazione di uso esclusivo di casse, sovraimballaggi e/o contenitori di trasporto Tetra Pak e obbligazione di dare la preferenza in materia di approvvigionamento a Tetra Pak
(132) Una clausola supplementare nel contratto di locazione obbliga il locatario a utilizzare unicamente casse, sovraimballaggi e/o contenitori di trasporto del gruppo Tetra Pak (o da esso autorizzati) e ad approvvigionarsi di preferenza, a parità di condizioni, da Tetra Pak. Ancora una volta, quest'obbligazione di approvvigionamento esclusivo non ha alcun nesso con l'oggetto del contratto e costituisce un abuso ai sensi dell'articolo 86, come pure la clausola di preferenza (clausola inglese)(89) .
2. Il funzionamento e la manutenzione del materiale
Clausole (iv), (v), (viii): si veda la valutazione espressa al punti 108, 109 e 115.
3. I cartoni
Clausole (ix), (x), (xi) e (xiii): si veda la valutazione espressa al punti 116-121(90) ,
4. I controlli
Clausole (xiii) e (xiv): si veda la valutazione espressa al paragrafo 122.
(xix) L'obbligazione di autorizzare Tetra Pak o un revisore di suo gradimento ad esaminare, eventualmente senza preavviso, i conti e le fatture, la corrispondenza e gli altri documenti dell'impresa
(133) Quest'obbligazione in materia di controllo supplementare rispetto a quelle già esistenti nei contratti di vendita deve permettere a Tetra Pak di controllare l'esattezza dei dati relativi al consumo dei cartoni, sulla base del quale, come si è visto, viene parzialmente determinato l'ammontare del canone. Tale obbligazione è abusiva, in quanto ha per oggetto di permettere il controllo del rispetto di una pratica nel caso di specie essa stessa abusiva.
PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 392D0163.2(134) Sono altresì abusive le modalità stesse dell'esercizio di tale controllo, in quanto mettono a disposizione del gruppo Tetra Pak mezzi d'investigazione che vanno ben al di là di quanto necessario per il controllo del solo consumo di cartoni e che gli permettono di prendere conoscenza della situazione finanziaria dell'impresa cliente e addirittura, a seconda dei paesi, della sua politica commerciale e di tutta la sua gestione interna. Prive di nesso con l'oggetto del contratto, e addirittura con l'oggetto del controllo, esse aumentano ulteriormente la dipendenza dell'utilizzatore nei riguardi del gruppo Tetra Pak e danno a quest'ultimo un vantaggio supplementare sui concorrenti permettendogli non soltanto di ottenere informazioni sul cliente che i concorrenti di norma non potranno ottenere, ma permettendogli anche, eventualmente, una migliore conoscenza della posizione dei concorrenti presso il cliente, rafforzando in tal modo la sua capacità di operare con successo nel contesto di future operazioni commerciali.
5. La cessione del contratto, la sublocazione, la cessione dell'uso o l'uso per conto terzi
(xx) Il divieto di cessione del contratto, di sublocazione, di cedere l'uso della macchina o di effettuare lavori su ordinazione per conto terzi
(135) Trattandosi testualmente di un contratto di locazione, si può ammettere che il proprietario possa vietare la cessione del contratto, la sublocazione o la cessione dell'uso. Va però rammentato che, nel caso di specie, il canone iniziale di locazione richiesto all'inizio del contratto è di un importo tale che l'atto deve essere assimilato, sul piano dell'investimento finanziario, ad una vendita. Ne risulta che il locatario non potrà porre termine al suo contratto di locazione con il gruppo Tetra Pak prima di aver sufficientemente ammortizzato tale investimento senza subire una forte perdita finanziaria. È sotto questo aspetto che il divieto di cedere il contratto o di sublocare la macchina è abusivo, poiché vincola ancora una volta indebitamente il cliente a Tetra Pak, allo stesso titolo del divieto di rivendita che si ritrova nei contratti di vendita.
(136) A fortiori, costituisce un abuso il divieto di effettuare lavori per conto terzi, in quanto tale divieto non ha alcun nesso con l'oggetto del contratto di locazione e limita ancora una volta indebitamente gli sbocchi dell'utilizzatore. Tale clausola esclude qualsiasi concorrenza intramarchio, anche indiretta.
6. La garanzia
Clausola (xvii): si veda la valutazione espressa ai paragrafi 129 e 130
7. La fissazione del canone e le condizioni di pagamento
(xxi) L'imposizione di un canone iniziale di locazione praticamente equivalente ad un prezzo di vendita e che rappresenta la quasi totalità della somma dei canoni presente e futuri
(137) Un tale canone iniziale snatura il contratto di locazione, obbligando il locatario a pagare in anticipo, nel momento in cui ottiene la disponibilità della macchina, la quasi totalità dei canoni presente e futuri (fino a più del 98 %). Tale obbligazione rende il contratto di locazione assimilabile, sul piano del corrispettivo finanziario richiesto all'utente, ad un contratto di vendita, pur non conferendo all'utilizzatore i diritti connessi alla proprietà. Inversamente, tale negozio accorda al gruppo Tetra Pak il beneficio di una vendita, procurandogli un rendimento finanziario immediato ed equivalente a quello di una vendita e garantendogli il carattere quasi irrevocabile dell'atto: in effetti, la perdita finanziaria a carico del locatario sarebbe così forte da non consentirgli di porre termine alla locazione in anticipo rispetto alla durata di vita della macchina. Ciò permetterà in particolare a Tetra Pak di beneficiare durante tutta la durata di vita della macchina della rendita risultante dal sistema di vendita vincolata dei cartoni, senza dover trasferire la proprietà della macchina stessa.
(138) Questa clausola produce inoltre effetti discriminatori nei riguardi dei clienti degli Stati membri dove esistono soltanto contratti di locazione rispetto ai clienti degli Stati membri che possono eludere la condizione finanziaria abusiva rappresentata da tale clausola optando per un contratto di acquisto.
(xxii) La tariffazione decrescente del canone mensile in funzione del numero di cartoni utilizzati
(139) Questa clausola sostituisce di fatto la clausola (vii) (che non si ritrova più nei contratti di locazione) e nei suoi riguardi vale dunque la valutazione giuridica espressa a proposito di quest'ultima clausola (vedi punti 26, 38 e 111-114).
8. La durata del contratto
(xxiii) Durata del contratto: minimo da tre a nove anni
(140) In ogni caso, questa durata è eccessiva e dunque abusiva ai sensi dell'articolo 86. Essa lo è certamente nel caso dell'Italia, dove la prima scadenza del contratto (nove anni), senza che sia previsto alcun rinnovo, equivale o supera la durata di vita se non materiale, almeno tecnologica (prima dell'obsolescenza) delle attrezzature in questione: in tal caso, la clausola snatura addirittura, ancora una volta, il contratto di locazione. Ma occorre, inoltre, considerare che anche la durata minima di tre anni è abusiva: in un settore in cui l'evoluzione tecnologica è rapida, essa vincola indebitamente il locatario a Tetra Pak, impedendogli - come il contratto da esso scelto dovrebbe in linea di principio consentirgli - di approfittare delle eventuali opportunità che si presentano sul mercato, e rende nello stesso tempo più difficile la penetrazione dei concorrenti di Tetra Pak sul mercato.
(141) Si aggiunga che questa durata minima è puramente teorica: il canone iniziale di locazione da pagare al momento dell'installazione è fissato da Tetra Pak, come si è visto, ad un livello tale da incitare il locatario ad ammortizzare l'investimento finanziario che esso rappresenta sul maggiore periodo possibile e da dissuaderlo perfino, logicamente, dal porre termine al contratto in anticipo rispetto alla durata di vita del materiale(91) .
9. La penale
(xxiv) Il diritto per Tetra Pak di fissare in maniera discrezionale una penale in caso di inadempimento di un'obbligazione contrattuale
(142) Non è ammissibile che, approfittando della sua posizione dominante, un'impresa imponga unilateralmente (questa clausola è a senso unico) forti penalità (a seconda dei casi, fino al ±5-10 % del canone iniziale di locazione o ± un anno del canone annuale), di cui essa fissa l'importo esatto in maniera discrezionale, in funzione della valutazione che essa stessa dà della gravità dell'infrazione e, inoltre, per qualsiasi inadempimento di una qualunque obbligazione contrattuale. Si tratta di una condizione negoziale iniqua ai sensi dell'articolo 86, imposta, ancora una volta allo scopo di far rispettare obbligazioni di per sé, spesso, abusive. A questo proposito è irrilevante che detta clausola sia o non sia mai stata applicata, come sostiene Tetra Pak, in considerazione della semplice minaccia che la sua mera esistenza rappresenta per l'utilizzatore.
3.1.3. Le condizioni di fornitura dei cartoni Tetra Pak (punti 41-45)
1. L'esclusiva di approvvigionamento
(xxv) Obbligazione di approvvigionamento esclusivo presso Tetra Pak
(143) Quest'obbligazione trasferisce concretamente a livello del contratto di fornitura di cartoni l'obbligazione di esclusiva già enunciata nei contratti di vendita del materiale [clausola (x)]. Vale dunque la valutazione giuridica che ne è stata data(92) . Per quanto riguarda l'Italia, quest'obbligazione è ancor più restrittiva della concorrenza ed ha ancora meno nessi con l'oggetto del contratto delle clausole di esclusiva che figurano nei contratti di vendita e di locazione, in quanto l'acquirente deve impegnarvisi non soltanto per la macchina che ha appena acquistato, ma anche per tutte le altre macchine Tetra Pak che potrebbe acquistare in futuro.
2. La durata del contratto
(xxvi) Durata del contratto
(144) La durata del contratto di approvvigionamento esclusivo in cartoni Tetra Pak, contrattualmente o nei fatti (durata minima di nove anni in Italia), è vincolata al periodo durante il quale la macchina resta in possesso dell'acquirente. Tale dispositivo supplementare, destinato a garantire il perfetto funzionamento - anche in caso di vendita della macchina - del sistema di vendite collegate, e volto a garantire la perennità della rendita che esso genera, deve essere considerato abusivo.
3. La fissazione dei prezzi dei cartoni
(xxvii) Fissazione unilaterale dei prezzi da parte di Tetra Pak, senza quadro di riferimento contrattuale
(145) Il fatto che, in un contratto di fornitura di lunga durata, il sistema permetta a Tetra Pak di fissare e modificare unilateralmente i prezzi senza dover seguire alcun sistema d'indicizzazione o di perequazione contrattualmente previsto, nel momento stesso in cui la posizione dominante del gruppo Tetra Pak consente a quest'ultimo di sottrarsi ampiamente alle leggi del mercato, deve essere considerata una condizione negoziale iniqua(93) .
3.1.4. Conclusioni
(146) Al di là della valutazione specifica delle varie clausole contrattuali, dall'analisi che segue si possono trarre alcuni elementi più generali.
1. Non è immaginabile che imprese che debbono comportarsi secondo le leggi del mercato possano imporre ai loro clienti clausole contrattuali così rigide come quelle esaminate. Ciò conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il potere quasi monopolistico di cui Tetra Pak dispone sui mercati asettici. Il fatto che Tetra Pak riesca ad imporre le sue condizioni non soltanto per i prodotti asettici, ma anche per i prodotti non asettici illustra altresì la forza di mercato di tale gruppo in quest'ultimo settore, grazie alla citata connessione(94) dei quattro mercati in causa. Come si è visto(95) , la maggior parte dei produttori/condizionatori (90 % circa) operano in effetti nello stesso tempo sui mercati vicini e connessi asettici e non asettici. Sui mercati non asettici, Tetra Pak riesce dunque, grazie alla sua posizione di fornitore quasi obbligato in prodotti asettici, ad imporre ai clienti le stesse rigide condizioni contrattuali che impone sui mercati asettici, ciò che i suoi concorrenti operativi nei soli mercati non asettici non sono evidentemente in grado di fare.
2. Approfondendo l'analisi si constata altresì che le molteplici obbligazioni imposte alle controparti commerciali vanno, in gradi diversi, sempre nello stesso senso e rientrano, di fatto, in una strategia volta a rendere il cliente, una volta realizzata la vendita o la locazione delle macchine, totalmente dipendente da Tetra Pak per tutta la durata di vita di tali macchine; escludendo così qualsiasi possibilità di concorrenza sul piano dei prodotti annessi (servizi tecnici, pezzi di ricambio) e dei cartoni.
3. Emerge quindi che il solo momento in cui la concorrenza può effettivamente esercitarsi è quello della vendita delle attrezzature, e non dei cartoni. Tetra Pak limita così artificialmente la concorrenza nel settore che gli è più favorevole, poiché è proprio in materia di attrezzature, e particolarmente in materia di attrezzature asettiche, che i suoi vantaggi tecnologici sono più grandi e le barriere all'ingresso più elevate. E questo è il motivo per cui Tetra Pak tiene tanto al sistema delle vendite collegate macchine-cartoni. Tale sistema gli permette di assicurarsi la quasi totalità degli utili (circa il 95 %) sotto forma di rendita (risultato dell'acquisto obbligatorio dei suoi cartoni) a partire dal momento del collocamento della macchina presso il cliente. E, relativamente a quest'ultimo atto, il vantaggio di Tetra Pak risultante dalla sua maggiore tecnologia potrà, per battere la concorrenza, essere completato da una vendita o una locazione in perdita della macchina, che in ogni caso avrà un'incidenza totalmente marginale sul piano dei risultati finanziari.
4. Infine, tenuto conto della posizione del gruppo Tetra Pak sul mercato e del suo sistema di distribuzione autonoma, le restrizioni di concorrenza risultanti dalle clausole contrattuali sono sufficienti per rendere possibile una compartimentazione dei mercati nazionali all'interno della Comunità.
3.2. La politica commerciale in materia di vendita di cartoni
3.2.1. La redditività dei cartoni (punti 45-51)
(147) L'analisi delle vendite dei cartoni Tetra Pak e della loro redditività rispettiva ha mostrato che il «Brik asettico», praticamente al riparo da qualsiasi concorrenza, era il cartone nello stesso tempo più venduto e più redditizio, in quanto contribuiva da solo, e per l'insieme degli Stati membri rappresentati, al [ . . . ] % degli utili totali del gruppo e per il [ . . . ] -102 % se si tiene conto dei soli cartoni. L'analisi per Stato membro mostra che i casi di superamento di un tasso di contributo agli utili del 100 % non sono rari, si tratti degli utili totali o di quelli derivanti dalla vendita dei soli cartoni. Ciò significa dunque che, nel primo caso, gli altri prodotti di Tetra Pak (cartoni non asettici e macchine) sono globalmente deficitari(96) e che il Brik asettico li sussidia. Nel secondo caso, esso sussidia (con il contributo in genere abbastanza marginale delle macchine) i cartoni non asettici.
Al contrario, il cartone Rex, il più esposto alla concorrenza, è risultato essere l'imballaggio meno redditizio di Tetra Pak, con frequenti casi di vendite in perdita in sette degli otto paesi della Comunità considerati: Italia, Regno Unito, Belgio e Lussemburgo, Germania, Francia, Danimarca.
Per i motivi esposti nella comunicazione degli addebiti (pag. 34), la Commissione ha tuttavia approfondito lo studio sulla redditività di tale cartone soltanto per l'Italia, raccogliendo dati sufficientemente chiari e univoci per poter concludere che, almeno in tale paese, le vendite in perdita furono, il risultato di una politica deliberata volta all'eliminazione della concorrenza.
(148) Il gruppo Tetra Pak ha in effetti venduto i cartoni Rex in Italia a prezzi largamente inferiori (dal -10 al -34 % secondo gli anni) ai loro prezzi di costo durante un periodo significativamente lungo (sette anni consecutivi: 1976-1982).
Se è difficilmente ammissibile che un comportamento così evidentemente in contrasto con la logica della redditività economica e che proviene da un'impresa multinazionale estremamente efficiente possa dipendere da un semplice errore di gestione, occorre altresì chiedersi se circostanze eccezionali indipendenti dalla volontà di Tetra Pak abbiano potuto costringere tale gruppo a subire queste perdite nella vendita del suddetto prodotto. Così non sembra:
1) l'inizio del periodo considerato dovrebbe corrispondere al lancio del prodotto Rex sul mercato italiano. È però poco plausibile che perdite di tale entità e durata possano dipendere soltanto da difficoltà di lancio. Quest'ipotesi è tanto meno realistica in quanto Tetra Pak era già da lungo tempo presente - e in posizione dominante - sul mercato italiano dei cartoni di tipo Brik al momento in cui ha introdotto il Rex e vi disponeva di tutta l'infrastruttura tecnica e commerciale necessaria(97) ;
2) va altresì scartata l'ipotesi secondo cui il gruppo Tetra Pak sarebbe stato nell'impossibilità di aumentare i suoi prezzi a livello della soglia di redditività e costretto a vendere il Rex al di sotto del suo prezzo di costo dalla concorrenza sul mercato. Per tutto l'arco del periodo considerato, Tetra Pak ha venduto il Rex nettamente al di sotto dei prezzi praticati da Elopak per il Pure-pak e la differenza fra questi due tipi di contenitori non ha fatto che aumentare, passando da qualche punto percentuale negli anni 1976-1978 al 30 % e più negli anni 1980-1981 (fino al 50 % ad un certo momento), mentre le perdite di Tetra Pak sul cartone Rex aumentavano. Non si può dunque ritenere che si possa trattare di una risposta di Tetra Pak ad una pressione sui prezzi esercitata da Elopak.
(149) L'analisi mostra inoltre che, durante tutto il periodo considerato, Tetra Pak ha venduto i suoi cartoni Rex in Italia, non soltanto ben al di sotto del loro prezzo di costo - o costo medio totale - ma anche del loro costo variabile medio e, addirittura, salvo nel 1982, del loro costo variabile diretto medio (rispettivamente margine netto, margine semilordo e margine lordo largamente negativi). Ciò conferma ancora una volta che Tetra Pak ha adottato un comportamento in contrasto con qualsiasi razionalità economica diversa da quella che si inquadra in una strategia di eliminazione.
In effetti, se in determinate circostanze il proseguimento di attività la cui redditività non sia sufficiente a coprire la totalità dei costi può essere economicamente giustificato a breve termine, nella misura in cui, le entrate restando superiori ai costi variabili, esse contribuiscono parzialmente alla copertura dei costi fissi, per contro, qualsiasi imprenditore deve normalmente rinunciare alle attività la cui redditività resta durevolmente insufficiente alla copertura dei costi variabili e, a fortiori, a quelle attività che non coprono neanche i soli costi variabili diretti.
Ora, è proprio il comportamento contrario che Tetra Pak ha adottato durante sette anni in Italia, vendendo i cartoni Rex a prezzi ampiamente inferiori ai loro costi variabili e addirittura inferiori ai loro costi variabili diretti(98) (salvo nel 1982), a prezzi che, in certi anni, non potevano neanche coprire il costo delle materie prime e che, trattandosi di cartoni importati, furono (questa volta durante un periodo di otto anni) dal 10 al 34 % inferiori al loro prezzo di acquisto.
(150) La vendita dei cartoni Rex ampiamente al di sotto del loro prezzo di costo e addirittura al di sotto del loro semplice costo variabile diretto, l'entità delle perdite sostenute su questo prodotto che contrasta del resto singolarmente con l'entità degli utili realizzati sul Brik asettico (+[ . . . ]), dove Tetra Pak detiene un quasi monopolio, la lunghezza del periodo considerato, le differenze di prezzo fra il Rex italiano e il Rex venduto negli altri paesi d'Europa(99) , le differenze di prezzo succitate fra il Rex e il Pure-Pak (cartone concorrente di Elopak) sul mercato italiano, la necessità in cui si trovava Tetra Pak di lanciare su tale mercato un cartone di tipo Gable Top per far fronte alla concorrenza del Pure-Pak di Elopak, più adatto (secondo Tetra Pak stesso)(100) ai bisogni della - o di una certa - clientela del Brik non asettico, i documenti raccolti in occasione dell'ispezione nei locali di Tetra Pak in Italia e i rapporti del consiglio d'amministrazione, tutto mostra che le vendite in perdita praticate da Tetra Pak furono deliberate(101) e che esse facevano parte di una strategia di conquista o di riconquista del mercato italiano dell'imballaggio non asettico, dove il Pure-Pak era riuscito ad assumere una posizione che poteva risultare pericolosa. In posizione dominante sul mercato dell'imballaggio asettico, da cui traeva la quasi totalità delle sue risorse, il gruppo Tetra Pak poteva permettersi di vendere a prezzi che si devono considerare «eliminatori» in un settore per lui marginale; inoltre, la compartimentazione dei mercati nazionali che aveva construito gli permetteva di limitare territorialmente la sua azione e le relative perdite. Questa politica gli fu in effetti estremamente poco onerosa: con il 34,4 % di perdite sul cartone Rex nel 1981 (anno in cui le perdite sono state più forti), esso, tenuto conto degli scarsi volumi in gioco, vede gli utili totali in Italia diminuire di appena il 3,7 %(102) . In altri termini, in assenza di perdite sui cartoni Rex, gli utili globali di Tetra Pak sulle sue vendite sarebbero stati del [ . . . ] % invece del [ . . . ] % registrato. In tali condizioni, grazie alla sua posizione dominante sui mercati asettici e ai profitti che ne trae, Tetra Pak avrebbe potuto continuare senza grandi danni finanziari questa politica fino alla scomparsa totale dal mercato italiano di Elopak, di cui il Pure-Pak è praticamente il solo prodotto.
(151) La strategia seguita da Tetra Pak fu effettivamente pagante. La politica descritta sopra, unitamente a quella applicata in materia di vendita e di locazione delle macchine e a quella in materia di clausole contrattuali (in particolare le vendite collegate), provoca, come si è visto, un brusco incremento delle vendite del Rex a partire dagli anni '80 a detrimento dei cartoni concorrenti. Una delle conseguenze del deterioramento della situazione di Elopak in Italia sarà altresì la chiusura, da parte di tale gruppo, senza che fosse mai diventato operativo, di uno stabilimento di produzione di cartoni appena costruito a Pisa: ancora oggi, Elopak, costretto da tale andamento sfavorevole del mercato, importa i cartoni che vende in Italia.
(152) La fissazione da parte di Tetra Pak dei prezzi del cartone Rex in Italia ad un livello destinato ad eliminare la concorrenza e a rafforzare la posizione di Tetra Pak sul mercato non asettico dei cartoni e che ha provocato forti perdite su tale prodotto dal 1976 al 1982 deve essere considerata un abuso ai sensi dell'articolo 86.
(153) Il gruppo Tetra Pak ha dapprima negato di aver venduto i cartoni Rex in perdita e ha tentato di dare altre spiegazioni alle difficoltà incontrate da Elopak sul mercato italiano. Dopo l'analisi della Commissione, Tetra Pak non ha più contestato tali pratiche, ma nelle risposte scritte ed orali alla comunicazione degli addebiti ha fornito giustificazioni che la Commissione considera poco plausibili, fra cui: adattamento alla «price leadership» di Elopak (mentre, come si è visto, Tetra Pak vendeva a prezzi sensibilmente inferiori a quelli di Elopak), volontà commerciale di non trasferire sui clienti gli aumenti dei prezzi delle materie prime (ciò che nessun produttore che vende in perdita fa in un mercato in sviluppo), collegamento dei prezzi di Rex a quelli del Brik non asettico [mentre i costi di produzione del primo cartone erano sensibilmente inferiori a quelli del secondo ed erano valutati diversamente dai consumatori(103) ].
3.2.2. I prezzi praticati nei vari Stati membri (punti 52-53)
(154) L'applicazione da parte di Tetra Pak di prezzi di vendita per i suoi cartoni estremamente diversi a seconda degli Stati membri è discriminatoria e costituisce un abuso ai sensi dell'articolo 86 del trattato CEE. Si è visto che il mercato geografico(104) in causa, tenuto conto in particolare della trascurabile importanza dei costi di trasporto, è costituito, nel presente caso, dalla Comunità nel suo insieme. Le disparità di prezzi riscontrate non sono spiegabili sul piano economico. Esse lo sono ancora meno se si considera che le materie prime - soggette a corsi mondiali - intervengono per più del 70 %(105) nel prezzo di costo dei cartoni. Esse sono state rese possibili dalla politica di compartimentazione dei mercati che il gruppo Tetra Pak è riuscito a realizzare artificialmente, creando così le condizioni che autorizzano il successo di politiche di massimizzazione dei profitti su basi discriminatorie o di prezzi eliminatori destinate a preservare o a rafforzare una posizione dominante.
(155) Pur ritenendo (ma senza sviluppare questo punto) che le disparità risultassero da fattori storici e da specificità strutturali, Tetra Pak ha annunciato la sua intenzione di perseguire una politica - a suo dire già iniziata - di armonizzazione dei prezzi fra i vari Stati membri.
3.3. La politica commerciale in materia di vendita e di locazione delle macchine
3.3.1. La redditività delle macchine (punti 54-56 e 62-68)
(156) Relativamente marginali, come si è visto, in termini di cifra d'affari, le vendite e locazioni di macchine conservano nondimeno tutta la loro importanza nella strategia commerciale del gruppo. Mediante il sistema di vendite vincolate che esso pratica, esse costituiscono, in effetti, la chiave di accesso al mercato dei cartoni.
(157) L'analisi dei dati risultanti dalla contabilità analitica del gruppo Tetra Pak e relativa agli anni 1981-1984 ha mostrato che l'attività «macchine» era deficitaria in un numero non trascurabile di casi. Tenuto conto delle variazioni osservate da un anno all'altro, non sembra peraltro che, sulla base di questi soli dati, si possano trarre conclusioni definitive, salvo per il Regno Unito, dove l'attività «macchine» risulta, durante almeno quattro anni, costantemente - e sempre più - deficitaria. Le entrate provenienti dalla vendita/locazione delle macchine sono lungi dal coprire i costi di tale attività e, secondo le stesse stime di Tetra Pak, durante tre dei quattro anni considerati esse non arrivano a coprire neanche i soli costi variabili. La permanenza delle perdite e l'entità del deficit raggiunto (rispettivamente -42 % e -28 % per i margini netto e semilordo nel 1984) possono soltanto risultare da una politica deliberata. Tale politica ha dato del resto alcuni risultati: il tasso di crescita delle vendite/locazioni nel Regno Unito è stato, nel periodo considerato, sette volte superiore a quello registrato negli altri paesi.
Le informazioni complementari fornite da Tetra Pak(106) confermano le conclusioni di cui sopra. Pur negando di aver avuto qualsiasi «intenzione eliminatoria», Tetra Pak riconosce che le vendite/locazioni in perdita avevano un carattere deliberato, risultante non da errori di gestione ma dalla «concorrenza intensa sui prezzi». Il fatto, come sostiene Tetra Pak, che esse abbiano essenzialmente riguardato il mercato non asettico delle macchine, dove Tetra Pak non avrebbe una posizione dominante, non impedisce l'applicazione dell'articolo 86, poiché, come si è visto, è il quasi monopolio del gruppo Tetra Pak sui mercati asettici che gli permette di condurre sui mercati vicini e connessi non asettici una guerra dei prezzi che i suoi concorrenti(107) non possono affrontare, e di vendere per lunghi periodi in perdita, contrariamente a tali concorrenti, senza mettere in pericolo la redditività globale delle sue attività. Nel caso di specie si constata quindi che durante tutto il periodo considerato i risultati globali dell'affiliata britannica di Tetra Pak sono ampiamente beneficiari (+[ . . . ]) allegato 3.3), mentre tutti i suoi prodotti registrano perdite, ad eccezione del Brik asettico che le sussidia, anzi le compensa più che ampiamente (contributo al margine netto del 109-160 %: allegato 3.5).
Tali pratiche, destinate ad eliminare artificialmente i concorrenti da determinati mercati, sono abusive ai sensi dell'articolo 86.
(158) L'analisi di un certo numero di atti specifici di vendita e di locazione stipulati in Italia, peraltro, rivela l'esistenza di forti sconti accordati sui prezzi nominali di vendita o di locazione. In alcuni casi essi sono così forti che le relative vendite o locazioni hanno potuto essere realizzate soltanto in perdita.
Ciò è del resto confermato dal raffronto dei dati relativi agli sconti con i dati tratti dalla contabilità analitica. Il margine netto dell'attività «macchine» in Italia varia in effetti dall'8 al 17 % rispetto al fatturato e il margine lordo dal 16 al 24 % (1981-1984). Qualsiasi sconto sensibilmente superiore a tali percentuali comporta in linea di principio(108) vendite/locazioni in perdita nel primo caso (sconti superiore al margine netto), provocando perdite di una tale entità che, nel secondo caso (sconti superiori al margine lordo), il prezzo di vendita/locazione non copre neanche i soli costi variabili diretti. Ora, dall'analisi degli atti specifici stipulati in Italia, risulta che sconti dell'ordine del 50 % e più (in un caso fino al 75 %) sul prezzo di vendita/locazione non erano rari.
Il contesto nel quale tali vendite/locazioni in perdita si sono realizzate(109) - ossia in casi precisi in cui si trattava di conquistare mercati potenziali o di riprendere mercati già acquisiti alla concorrenza - mostra che si trattava di deliberate vendite a prezzi «eliminatori».
L'incoraggiamento a seguire tali pratiche non poteva che esser fortemente rafforzato dal sistema di vendite collegate che, dopo il collocamento di una macchina presso un cliente, comporta ipso facto una rendita assicurata per quanto riguarda la vendita dei cartoni durante praticamente tutta la durata di vita della macchina ed elimina conseguentemente qualsiasi possibilità di concorrenza su tale mercato.
(159) Se si considera in proposito che, come in Italia, le clausole contrattuali negli altri Stati membri sono tali che, dopo aver venduto o dato in locazione una delle sue macchine, il gruppo Tetra Pak è altresì sicuro di una rendita quasi permanente per quanto riguarda le vendite di cartoni, e se si considera inoltre che in alcuni paesi la stessa redditività globale dell'attività «macchine» è negativa - mentre resta positiva in Italia malgrado le vendite in perdita che si sono potute accertare - si deve ritenere improbabile che queste stesse pratiche specifiche di vendite in perdita e di operazioni commerciali «eliminatorie» si siano limitate a tale paese. Anzi, si deve ritenere, tenuto conto dell'entità e della permanenza del deficit dell'attività «macchine» nel Regno Unito di cui si è trattato precedentemente, e delle spiegazioni fornite in merito da Tetra Pak, che, in tale paese, tali pratiche hanno dovuto essere quasi sistematiche(110) .
3.3.2. I prezzi praticati nei vari Stati membri (punti 57-61)
(160) Il comportamento commerciale di Tetra Pak in materia di fissazione dei prezzi delle macchine è sotto numerosi aspetti condannabile ai sensi dell'articolo 86:
1) le grandi disparità di prezzo delle macchine Tetra Pak riscontrate fra gli Stati membri non dipendono da fattori economici obiettivi. Più ancora che per i cartoni, le spese di trasporto per le macchine sono totalmente marginali rispetto al valore commerciale del prodotto, e i fatti mostrano a sufficienza che il mercato ha una dimensione comunitaria (tutti i produttori vendono in tutti gli Stati membri). Le disparità di prezzo riscontrate per le macchine Tetra Pak possono spiegarsi soltanto con il sistema di compartimentazione dei mercati nazionali, reso possibile dalla posizione dominante del gruppo Tetra Pak nel settore asettico, cumulata con la sua posizione di primo rango nel settore non asettico;
2) Il fatto che il canone delle macchine debba, nella sua quasi totalità, essere pagato in anticipo al momento in cui i clienti ne hanno la disponibilità snatura l'essenza stessa del contratto di locazione e vincola indebitamente il locatario a Tetra Pak non soltanto per le macchine, ma anche, indirettamente, mediante il sistema delle vendite collegate, per i cartoni. Esso mette sullo stesso livello locatario e acquirente sotto l'aspetto degli oneri finanziari, pur non garantendo loro gli stessi vantaggi;
3) Il fatto che in alcuni paesi il diritto iniziale di locazione delle macchine fosse nettamente superiore al prezzo di vendita praticato in altri paesi costituisce altresì una discriminazione fra utilizzatori di Stati membri diversi, per gli stessi motivi esposti al punto 2;
4) La concessione da parte di un'impresa in posizione dominante di forti sconti, non dipendenti dall'entità della commessa, ma dalla volontà di eliminare concorrenti da determinati mercati, costituisce del pari un'infrazione all'articolo 86, tanto più grave nei casi in cui tali sconti vanno fino al punto di realizzare la vendita in perdita.
3.3.3. I prezzi e le condizioni di pagamento praticati in Italia (punti 62-68)
(161) L'analisi dei contratti italiani, e soprattutto l'analisi dettagliata di un certo numero di operazioni commerciali realizzate in tale paese, mostrando che le condizioni e i prezzi di vendita/locazione reali delle macchine potevano totalmente differire dai termini nominali che figuravano nei contratti, ha confermato l'esistenza all'interno di uno stesso paese di pratiche discriminatorie e eliminatorie di cui l'analisi dei prezzi aveva già rivelato l'esistenza nei vari Stati membri:
1) prezzi e condizioni discriminatorie di vendita o di locazione fra i clienti, praticati al fine di ottenere determinati contratti e di eliminare la concorrenza;
2) vendita o locazione in perdita praticate nella stessa ottica;
3) prezzi di locazione praticamente equivalenti ai prezzi di vendita;
4) discrepanza totale fra la griglia prevista per il diritto di prelazione di Tetra Pak e i prezzi di riscatto delle sue vecchie macchine praticati per ottenere nuovi contratti.
Queste pratiche costituiscono altresì abusi ai sensi dell'articolo 86.
3.4. La produzione e la commercializzazione dei prodotti (punti 20-22)
(162) Tetra Pak ha perseguito una strategia di sviluppo quasi esclusivamente autonomo non concedendo alcuna licenza di fabbricazione per le sue macchine, nessuna licenza di fabbricazione per i suoi cartoni (salvo qualche eccezione in paesi al di fuori della CEE), e provvedendo dappertutto alla distribuzione dei suoi prodotti mediante la rete delle sue affiliate (o di società designate dal gruppo). Ne consegue che, attualmente, non esiste alcuna possibilità di concorrenza intramarchio, e che la compartimentazione dei mercati nazionali è totale. L'assenza di concorrenza intramarchio è particolarmente pregiudizievole nel settore asettico, dove Tetra Pak occupa una posizione quasi monopolistica.
(163) Le clausole contrattuali - in particolare quella relativa alla vendita collegata delle macchine e dei cartoni, che esclude del pari qualsiasi concorrenza fra marchi per quest'ultimo prodotto, una volta che l'utente abbia preso la decisione di equipaggiarsi in materiale Tetra Pak - completano peraltro l'impenetrabilità del sistema. Inoltre, se si considera la politica di brevetti sviluppata da Tetra Pak in materia di cartoni, si deve constatare che anche in questo caso il sistema risulta quasi ermetico, anche escludendo l'ipotesi secondo cui lo scopo effettivo perseguito sarebbe stato, in alcuni casi, più l'eliminazione della concorrenza che la tutela delle invenzioni. In tale contesto, il deposito continuo di brevetti per le modificazioni anche secondarie ha di tutta evidenza indirettamente prolungato e prolunga ancora il periodo di tutela iniziale dei cartoni Brik. Sarebbe pertanto probabilmente illusorio ritenere che la sola soppressione del sistema di vendite collegate possa dar vita ad una concorrenza sufficiente sul mercato dei cartoni.
(164) Nella misura in cui queste strategie, di per sè legittime, sono perseguite unitamente ad un sistema di obbligazioni contrattuali che vincolano il cliente ad un'impresa, in posizione dominante, per i suoi vari prodotti, esse possono dar luogo a pratiche che producono effetti restrittivi di concorrenza - impossibilità di concorrenza fra marchi, impossibilità di concorrenza intramarchio, compartimentazione dei mercati nazionali per i prodotti di tale impresa - tali da rafforzare ulteriormente la posizione dominante dell'impresa e da poter essere considerate, a tale titolo, abusive ai sensi dell'articolo 86. Senza dunque esprimere alcuna condanna nei riguardi di tali strategie, la Commissione deve vigilare a che esse non si tramutino in pratiche abusive.
3.5. Le altre pratiche nei riguardi dei concorrenti (punti 70-88)
(165) Dai documenti raccolti nell'ispezione del 27 e 28 gennaio 1987 e dai documenti comunicati da Elopak, risulta che Tetra Pak non ha esitato, almeno in Italia, dal 1975 al 1984, a prevedere l'utilizzazione e/o a utilizzare i mezzi più diversi per ostacolare la concorrenza: riscatti, mediante sacrifici finanziari diversi, di macchine di concorrenti al fine di eliminarli dal mercato o di privarli di riferimenti commerciali; iniziative presso clienti che hanno permesso di ottenere il loro impegno di non utilizzare più determinate macchine di concorrenti; monopolizzazione di veicoli pubblicitari specializzati; pressioni presso fornitori comuni al fine di tagliare gli approvvigionamenti ai concorrenti; tentativi di influenzare membri di commissioni di aggiudicazione di contratti per le latterie pubbliche. Sono considerate pratiche abusive, nella presente decisione, quelle di cui è provata l'effettiva attuazione, ossia le pratiche relative al riscatto e all'impegno di non utilizzazione di macchine di concorrenti (punti 73, 79 e 83), alla monopolizzazione dei veicoli pubblicitari (punto 75) e all'eliminazione dall'Italia della quasi totalità delle macchine Resolvo che costituivano un forte pericolo potenziale sui mercati asettici (punti 76, 79-83). Esse debbono essere considerate abusive ai sensi dell'articolo 86, in quanto miravano a rafforzare una posizione già dominante sui mercati asettici e/o a utilizzare tale posizione per eliminare concorrenti sui mercati non asettici. Va ricordato che la Corte di giustizia ha riconosciuto fondata la tesi della Commissione di considerare abusivo, nel contesto di un piano diretto ad eliminare un concorrente, il comportamento di un'impresa dominante che si limita a raccogliere informazioni presso i clienti dei concorrenti in merito alle offerte di questi ultimi (sentenza C-62/86 AKZO, punto 148 della motivazione) (punto 104). Ciò vale a fortiori per misure come quelle appena evocate.
3.6. L'acquisto di società concorrenti (punti 86-88)
(166) Dalla documentazione disponibile risulta che l'acquisto di Selfpack, di Zupack e di Liquipak rientrano nella stessa strategia seguita nel caso Resolvo. In ciascuno di tali casi si trattava di eliminare concorrenti che, anche se erano talvolta di dimensioni modeste, potevano a termine risultare pericolosi, in quanto avevano sviluppato o tentavano di sviluppare sistemi d'imballaggio che potevano mettere in pericolo il monopolio di Tetra Pak nel settore asettico. Nel primo caso, Tetra Pak ha eliminato le macchine «Resolvo» dal mercato italiano riacquistandole dalle latterie alle quali erano state vendute; negli altri casi, Tetra Pak ha riacquistato i concorrenti stessi, appropriandosi così delle loro tecnologie concorrenti o che stavano per diventarlo.
(167) In tale ottica, l'acquisto di Liquipak era quello che risultava il più urgente. La tecnologia in campo asettico che Liquipak sviluppava con Elopak, mediante una licenza esclusiva di BTG, mirava esplicitamente ai cartoni di tipo Gable Top, di uso più pratico per il consumatore rispetto ai cartoni di tipo Brik. Una tale prospettiva, se si fosse concretata, poteva rivelarsi particolarmente pericolosa, in quanto la tecnologia corrispondente di Tetra Pak si adattava soltanto ai cartoni Brik. Per conservare il suo quasi monopolio, il gruppo Tetra Pak doveva dunque acquistare, direttamente o indirettamente e in esclusiva, tale tecnologia, per sfruttarla esso stesso o semplicemente, come nei due altri casi succitati, per impedire il suo sfruttamento da parte della concorrenza. È per impedire il persistere di questo abuso che la Commissione è intervenuta nel caso Tetra Pak I (BTG).
4. Pregiudizio al commercio fra Stati membri
(168) Per l'effetto combinato, da un lato, del suo sistema di produzione e di commercializzazione e, d'altro lato, delle condizioni contrattuali di vendita/locazione che ha potuto, grazie alla sua posizione dominante, imporre agli utilizzatori, il gruppo Tetra Pak è riuscito a mantenere un'effettiva compartimentazione dei mercati nazionali all'interno della CEE, il che ha impedito qualsiasi scambio dei suoi prodotti da uno Stato membro all'altro e gli ha permesso di praticare una politica di prezzi discriminatori, e talvolta perfino eliminatori(111) . Le politiche di prezzi così applicate, unitamente alle clausole restrittive di concorrenza dei suoi contratti e ad altre pratiche specifiche, pregiudicano tutta la struttura dell'offerta all'interno della Comunità e permettono a Tetra Pak di eliminare i concorrenti da vari mercati che sarebbero stati loro aperti in mancanza delle barriere artificialmente erette.
5. Conclusioni
(169) La Commissione ritiene che, approfittando della sua posizione dominante, anzi quasi monopolistica, sui cosiddetti mercati «asettici» delle macchine e dei cartoni destinati al condizionamento degli alimenti liquidi, Tetra Pak ha commesso e commette abusi ai sensi dell'articolo 86, sia su tali mercati «asettici», sia su quelli vicini delle attrezzature e dei cartoni «non asettici».
(170) Gli abusi commessi da Tetra Pak, i cui aspetti concreti e/o la politica generale nella quale essi si inquadrano sono stati descritti al punti 104-167, possono riassumersi come segue:
1) l'applicazione di una politica di produzione e di commercializzazione volta ad una sensibile restrizione dell'offerta e ad una compartimentazione dei mercati nazionali all'interno della CEE;
2) l'imposizione agli utilizzatori dei prodotti Tetra Pak, in tutti gli Stati membri, di numerose clausole contrattuali aventi essenzialmente lo scopo di vincolare indebitamente tali utilizzatori a Tetra Pak e di eliminare artificialmente il gioco potenziale della concorrenza;
3) talune pratiche in materia di prezzi dei cartoni che si sono rivelate
- discriminatorie fra utilizzatori di Stati membri diversi (almeno dal 1978 al 1984)(112) ,
- e, almeno in Italia, eliminatorie nei riguardi dei concorrenti (almeno dal 1976 al 1982)(113) ;
4) talune pratiche in materia di prezzi delle macchine che si sono rivelate
- discriminatorie fra utilizzatori di Stati membri diversi (almeno dal 1984 al 1986)(114) ,
- almeno in Italia, discriminatorie fra utilizzatori di uno stesso paese (almeno dal 1976 al 1986)(115) ,
- e, almeno in Italia e nel Regno Unito, eliminatorie nei riguardi dei concorrenti (almeno dal 1976 al 1986 in Italia e dal 1982 al 1984 nel Regno Unito)(116) ;
5) talune pratiche specifiche di vario genere volte all'eliminazione, almeno in Italia, di concorrenti e/o della loro tecnologia da determinati mercati (almeno dal 1981 al 1983)(117) ;
6) l'acquisto di imprese concorrenti al fine di appropriarsi - per eventualmente eliminarle - delle tecnologie concorrenti o potenzialmente concorrenti. Questi ultimi abusi, tuttavia, non rientreranno nel dispositivo della presente decisione, per intervenuta prescrizione (Selfpack, Zupack), oppure perché è stata già adottata una decisione specifica (Liquipak).
II. Rimedi
1. Cessazione delle infrazioni
(171) A norma dell'articolo 3 del regolamento n. 17, se la Commissione constata un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 86 del trattato può obbligare le imprese a porvi termine.
È giustificato obbligare Tetra Pak a porre termine alle infrazioni sopra descritte, qualora non l'abbia già fatto. È del pari necessario che Tetra Pak adotti un certo numero di misure al fine di impedire il proseguimento o la reiterazione delle infrazioni constatate.
(172) Per quanto riguarda le clausole contrattuali, Tetra Pak dovrà modificare o, a seconda dei casi, sopprimere le clausole di cui ai numeri (i)-(xxviii) dei suoi contratti di vendita e di locazione di macchine e dei suoi contratti di fornitura di cartoni, in modo da eliminarne gli aspetti abusivi sopra rilevati. I nuovi contratti dovranno essere comunicati alla Commissione.
(173) Relativamente ai prezzi, Tetra Pak provvederà affinché le eventuali divergenze fra i vari Stati membri siano giustificate soltanto dalle condizioni specifiche dei mercati. Qualsiasi cliente dovrà poter avere accesso ai prezzi praticati negli altri Stati membri ed approvvigionarsi presso l'affiliata di Tetra Pak di sua scelta.
(174) Relativamente, ancora una volta, ai prezzi, Tetra Pak dovrà impegnarsi a non praticare prezzi non economici e nessun cliente dovrà poter beneficiare, sotto qualunque forma, per le attrezzature come per i cartoni, di sconti o di condizioni più favorevoli di pagamento che non siano giustificati da un corrispettivo obiettivo. Per i cartoni, gli sconti dovranno riguardare soltanto i quantitativi ordinati, e non cumularsi per cartoni di tipo diverso.
(175) Relativamente alla commercializzazione dei suoi prodotti, Tetra Pak non potrà rifiutare di rispondere, alle vigenti condizioni di prezzo, alle offerte di acquisto provenienti da imprese che non siano utilizzatori finali dei prodotti Tetra Pak.
(176) Per quanto riguarda, più specificamente, la commercializzazione delle sue macchine, Tetra Pak dovrà comunicare al cliente le norme e specifiche alle quali debbono rispondere i cartoni da imballaggio per poter essere utilizzati sulle sue macchine.
(177) Sembra altresì opportuno obbligare Tetra Pak a presentare alla Commissione relazioni periodiche contenenti informazioni che le consentano di accertare che Tetra Pak rispetta la presente decisione.
2. Atteggiamento di Tetra Pak durante l'istruzione del caso e dopo l'inizio del procedimento
1. Atteggiamento di Tetra Pak durante l'istruzione
(178) Sebbene abbia talvolta sensibilmente modificato le sue argomentazioni(118) Tetra Pak ha mantenuto le sue posizioni e proseguito le sue infrazioni nel corso dell'istruzione di Tetra Pak I e Tetra Pak II (1983-1988).
Il gruppo Tetra Pak ha avuto peraltro un atteggiamento più disponibile in due occasioni.
Con lettera del 25 gennaio 1985, il gruppo Tetra Pak si è infatti dichiarato disposto a prendere in considerazione - ma soltanto per l'italia e per il cartone Rex (non asettico) - la soppressione della clausola che impone all'utilizzatore delle macchine l'approvvigionamento esclusivo in cartoni presso Tetra Pak, nonché a considerare qualche altra modificazione secondaria. Questa proposta non ha avuto però alcuna conseguenza.
Inoltre, il 2 dicembre 1988, ossia ad una settimana dall'apertura del procedimento, i legali di Tetra Pak hanno informato i servizi della Commissione dell'intenzione di Tetra Pak di modificare la sua politica in materia di concorrenza per venire incontro alle obiezioni della Commissione e, in tale ottica, hanno chiesto che venissero loro esposte tali obiezioni. Nel rammentare l'essenziale delle obiezioni, i servizi della Commissione hanno fatto osservare che, anche in seguito alla lunga istruzione del caso, Tetra Pak doveva già conoscerne il contenuto e che, in ogni caso, tale contenuto sarebbe stato esposto in tutti i particolari nella comunicazione degli addebiti in corso di preparazione.
2. Atteggiamento di Tetra Pak dopo l'inizio del procedimento
(179) Questo atteggiamento non è stato mantenuto dopo l'inizio del procedimento il 9 dicembre 1988. Nelle lunghe argomentazioni della sua risposta scritta alla comunicazione degli addebiti e nel corso dei due giorni dell'audizione, Tetra Pak, considerando che la politica commerciale seguita dal gruppo era giustificata, ha contestato punto per punto gli argomenti avanzati dai servizi della Commissione e ha negato di aver compiuto infrazioni alle regole di concorrenza del trattato. Soltanto alla fine dei due giorni dell'audizione Tetra Pak, pur mantenendo l'insieme delle sue posizioni, ha confermato le aperture già fatte nella sua risposta scritta alla comunicazione degli addebiti e ha fatto delle aperture supplementari importanti in materia di clausole contrattuali e per quanto riguarda la sua politica di prezzi, al fine di evitare «un inutile confronto» con la Commissione. Tetra Pak ha chiesto alla Commissione di avviare discussioni sui punti ancora controversi, in particolare sulla questione delle vendite collegate delle macchine e dei cartoni («tying»).
(180) Tali discussioni sono iniziate qualche settimana dopo l'audizione del 21 e 22 settembre 1989. Durante un anno Tetra Pak ha allora presentato proposte inaccettabili per la Commissione, proponendo, dapprima, di mantenere, per l'essenziale, un sistema di vendite collegate, e presentando in seguito soluzioni alternative che, pur privando tale sistema del suo carattere vincolante, avrebbero conferito al suo utilizzatore vantaggi tali da rendere illusoria qualsiasi rinuncia in materia da parte degli utilizzatori e da lasciare al cliente una scelta puramente teorica. Tuttavia, nel settembre 1990 il gruppo Tetra Pak ha abbandonato queste posizioni e ha rinunciato al sistema di vendite collegate(119) . Sulla maggior parte degli altri punti di divergenza che sussistevano, il gruppo Tetra Pak si è del pari allineato progressivamente sulle posizioni della Commissione.
La Commissione considera quindi che, per quanto riguarda i testi che le sono stati sottoposti - lettera di Tetra Pak del 1o febbraio 1991 che finalizza i suoi impegni (vedi allegato 7)(120) e progetti di contratto ivi allegati - il gruppo Tetra Pak si è impegnato ad applicare in sostanza ai rimedi n. 1, 4 e 5 previsti dall'articolo 3(121) .
III. Ammende
(181) A norma dell'articolo 15, paragrafo 2 del regolamento n. 17, la Commissione può, mediante decisione, infliggere ammende da 1 000 a 1 000 000 di ecu, limite che può essere portato fino al 10 % del volume d'affari realizzato durante l'esercizio sociale precedente, alle imprese che, intenzionalmente o per negligenza, commettono un'infrazione alle disposizioni dell'articolo 86. Nel fissare l'ammontare dell'ammenda, si tiene conto della gravità e della durata dell'infrazione.
(182) Nel 1990, il fatturato di Tetra Pak è stato di circa 3,6 miliardi di ecu. La Commissione ritiene che i primi abusi di cui essa abbia potuto accertare l'esistenza, sulla base delle informazioni raccolte, risalgano almeno al 1976 (data alla quale è stato provato che Tetra Pak deteneva una posizione dominante). Per quanto riguarda le clausole contrattuali, tali abusi non hanno cessato prima di marzo-aprile 1991 (data di entrata in vigore dei nuovi contratti). Essi si sono dunque protratti per un periodo particolarmente lungo. Per le altre pratiche, le durate sulle quali la Commissione si è basata per fissare l'ammontare dell'ammenda sono quelle indicate al punto 170, anche se alcune di esse (ad esempio, prezzi discriminatori) si sono verosimilmente protratte al di là di tali periodi o ancora sussistono.
(183) Tetra Pak non poteva ignorare che il suo comportamento era abusivo. Dagli elementi suesposti risulta addirittura che tutte le pratiche abusive rientravano in una politica deliberata del gruppo.
(184) Pertanto, la Commissione ritiene necessario infliggere un'ammenda a Tetra Pak per gli abusi constatati - salvo per quelli risultanti dalla politica di sviluppo autonomo e dalla politica in materia di brevetti - di un ammontare adeguato alla loro gravità e durata. Nel fissare l'ammontare dell'ammenda, la Commissione ha tenuto conto, in particolare degli elementi seguenti:
1) come indicato al paragrafo 182, le infrazioni, o in ogni caso alcune di esse (obbligazioni contrattuali) hanno avuto una durata particolarmente lunga (quindici anni o più);
2) le infrazioni sono state numerose e diversificate, e rientrano nel campo d'applicazione di tutte le disposizioni dell'articolo 86. Esse hanno riguardato la totalità o la quasi totalità dei prodotti del gruppo e la maggior parte di esse hanno riguardato tutti gli Stati membri;
3) le infrazioni sono state particolarmente gravi e rientravano in una strategia deliberata e coerente del gruppo, intesa, mediante varie pratiche di esclusione della concorrenza e una politica volta a vincolare i clienti, a mantenere artificialmente o a rafforzare la posizione dominante di Tetra Pak su mercati in cui la concorrenza era già limitata;
4) le infrazioni - risultanti, come si è visto, da una strategia deliberata - hanno avuto effetti particolarmente nefasti sul piano della concorrenza. Esse hanno permesso a Tetra Pak di mantenere la sua posizione quasi monopolistica nel settore asettico (quota di mercato del 90-95 %) e di rafforzare la sua posizione nel settore non asettico (quota di mercato dal ±40 % nel 1980 al ±50-55 % attualmente). Le vendite collegate delle macchine e dei cartoni hanno, in particolare, fortemente contribuito ad impedire lo sviluppo di qualsiasi concorrenza effettiva nel settore asettico, mentre la politica in materia di prezzi applicata in Italia per i cartoni Rex avrebbe verosimilmente portato all'eliminazione di tale società dal mercato italiano qualora fosse stata proseguita dopo il reclamo di Elopak. In ogni caso, tale società ha dovuto chiudere la nuova fabbrica che aveva costruito in Italia.
Tali infrazioni hanno altresì permesso a Tetra Pak di compartimentare totalmente i mercati nazionali all'interno della Comunità, ostacolando così il conseguimento di un obiettivo fondamentale del trattato, ossia l'instaurazione di un mercato comune;
5) come si è visto ai paragrafi da 178 a 180, durante tutta l'istruzione del caso e dopo l'apertura del procedimento il gruppo Tetra Pak ha mantenuto le sue posizioni e ha continuato a compiere numerose infrazioni descritte nella presente decisione. All'inizio del 1991 il gruppo Tetra Pak si è tuttavia impegnato ad applicare in sostanza ai rimedi n. 1, 4 e 5 previsti dall'articolo 3 e ha dichiarato di adottare le misure all'uopo necessarie,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Approfittando della sua posizione dominante sui mercati, cosiddetti «asettici», delle macchine e dei cartoni destinati al condizionamento degli alimenti liquidi, Tetra Pak, almeno a partire dal 1976, ha violato le disposizioni dell'articolo 86 del trattato CEE, sia su tali mercati «asettici» che su quelli vicini e connessi delle macchine e dei cartoni «non asettici», mediante una serie di pratiche di vario genere volte all'eliminazione della concorrenza e/o alla massimizzazione, a detrimento degli utilizzatori, dei benefici che potevano trarsi dalle posizioni acquisite. Gli elementi essenziali di tali infrazioni possono così riassumersi:
1) applicazione di una politica di commercializzazione risoltasi in una restrizione sensibile dell'offerta e in una compartimentazione dei mercati nazionali all'interno della CEE;
2) imposizione agli utilizzatori di prodotti Tetra Pak, in tutti gli Stati membri, di numerose clausole contrattuali - indicate con i numeri da (i) a (xxvii) - aventi essenzialmente lo scopo di vincolare indebitamente tali utilizzatori a Tetra Pak e di eliminare artificialmente il gioco potenziale della concorrenza;
3) talune pratiche in materia di prezzi dei cartoni rivelatesi discriminatorie fra utilizzatori di Stati membri diversi e, almeno in Italia, eliminatorie nei riguardi dei concorrenti;
4) talune pratiche in materia di prezzi delle macchine rivelatesi
- discriminatorie fra utilizzatori di Stati membri diversi,
- del pari discriminatorie, almeno in Italia, fra utilizzatori di uno stesso paese
- e, almeno in Italia e nel Regno Unito, eliminatorie nei riguardi dei concorrenti;
5) talune pratiche specifiche di vario genere volte all'eliminazione, almeno in Italia, di concorrenti e/o della loro tecnologia da determinati mercati.
Articolo 2
Per le infrazioni di cui all'articolo 1, a Tetra Pak è inflitta un'ammenda di 75 000 000 di ecu.
Tale ammenda va versata, in ecu, sul conto n. 310-0933000-43 della Commissione delle Comunità europee, Banque Bruxelles Lambert, Agence Européenne, Rond Point Schuman, 5, 1040 Bruxelles, nel termine di tre mesi a decorrere dalla notificazione della presente decisione. L'importo dell'ammenda frutta un interesse. A partire dalla scadenza di detto termine, l'importo dell'ammenda produce di diritto interessi al tasso applicato dal Fondo europeo di cooperazione monetaria alle sue operazioni in ecu il primo giorno lavorativo del mese nel corso del quale la presente decisione è stata adottata, maggiorato di tre punti e mezzo.
Articolo 3
La Tetra Pak pone termine immediatamente alle infrazioni di cui all'articolo 1, qualora non l'abbia già fatto.
A tal fine Tetra Pak si astiene dal reiterare o proseguire gli atti o comportamenti descritti all'articolo 1 e si astiene da qualsiasi misura di effetto equivalente.
In particolare, Tetra Pak adotta le misure qui di seguito esposte:
1) Tetra Pak modifica o, secondo il caso, sopprime le clausole, indicate ai numeri da (i) a (xxvii), dei suoi contratti di vendita e di locazione di macchine e dei suoi contratti di fornitura di cartoni in modo da eliminarne gli aspetti abusivi rilevati dalla Commissione. I nuovi contratti dovranno essere comunicati alla Commissione;
2) Tetra Pak elimina le differenze fra i prezzi praticati per i suoi prodotti nei vari Stati membri che non risultino dalle condizioni specifiche dei mercati. Qualsiasi cliente deve poter approvvigionarsi, nella Comunità, presso l'affiliata di Tetra Pak di sua scelta e ai prezzi praticati da quest'ultima;
3) Tetra Pak non pratica prezzi eliminatori né discriminatori e non accorda a nessun cliente, sotto qualsiasi forma, sconti sui suoi prodotti o condizioni più favorevoli di pagamento che non siano giustificati da corrispettivi obiettivi. Per i cartoni, gli sconti debbono riferirsi soltanto ai quantitativi ordinati, e non cumularsi per cartoni di tipo diverso;
4) Tetra Pak non può rifiutare di accettare, alle vigenti condizioni di prezzo, le offerte di acquisto provenienti da imprese per il motivo che queste non sono utilizzatori finali dei prodotti Tetra Pak;
5) Tetra Pak comunica al cliente acquirente o locatario di una macchina le specifiche alle quali debbono rispondere i cartoni da imballaggio per poter essere utilizzati sulle sue macchine.
Articolo 4
Durante un periodo di cinque anni con inizio dal 1o gennaio 1992, Tetra Pak fa pervenire alla Commissione, entro i primi sei mesi dell'anno, una relazione che consenta alla Commissione di valutare se le misure attuate da Tetra Pak, in applicazione della presente decisione, hanno effettivamente posto termine alle infrazioni constatate all'articolo 1.
Articolo 5
La presente decisione è indirizzata a:
Tetra Pak International SA
70 avenue Général-Guisan
PO Box 446
CH-1009 Pully/Lausanne
c/o Tetra Pak Italiana, SpA
Via Delfini, 1
I-41100 Modena.
La presente decisione costituisce titolo esecutivo ai sensi dell'articolo 192 del trattato CEE.
Fatto a Bruxelles, il 24 luglio 1991.

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