Document ID: 32000R0360

REGOLAMENTO (CE) N. 360/2000 DEL CONSIGLIO
del 14 febbraio 2000
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) originaria della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), in particolare gli articoli 9 e 11, paragrafo 2,
vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1. Misure in vigore
(1) Nel dicembre 1993 sono state istituite, con regolamento (CE) n. 3386/93(2) del Consiglio, misure antidumping definitive, sotto forma di un dazio variabile associato a un prezzo minimo all'importazione di 120 ECU/t, sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) (in seguito denominata MCM) originaria della Repubblica popolare cinese (in seguito denominata RPC). L'inchiesta da cui sono scaturite dette misure riguardava il periodo compreso tra il 1o luglio 1990 e il 30 giugno 1991.
2. Domanda di riesame
(2) A seguito della pubblicazione di un avviso di imminente scadenza delle misure antidumping in vigore sulle importazioni di MCM originaria della RPC(3), nel giugno 1998 la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame delle suddette misure ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 384/96 (in seguito denominato "regolamento di base").
(3) La richiesta è stata presentata da Eurometaux per conto di produttori comunitari (in seguito denominati "produttori denunzianti") che rappresentano complessivamente il 62 % della produzione comunitaria di MCM.
(4) La richiesta viene motivata dal fatto che la scadenza delle misure implica il rischio della reiterazione del dumping e del pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Avendo stabilito, sentito il comitato consultivo, che esistevano elementi di prova sufficienti per giustificare l'inizio di un riesame, la Commissione ha aperto un'inchiesta(4) ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base.
3. Inchiesta
(5) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del riesame i produttori comunitari denunzianti, gli esportatori e i produttori esportatori della RPC (in seguito denominati "esportatori cinesi"), gli importatori e le loro associazioni rappresentative notoriamente interessati, nonché i rappresentanti del governo del paese esportatore. La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti suddette e a quanti si sono manifestati entro il termine fissato nell'avviso di apertura. Essa ha inoltre avvisato dell'apertura dell'inchiesta tre produttori noti della Turchia, scelta come paese analogo, inviando loro questionari. La Commissione, infine, ha dato alle parti direttamente interessate la possibilità di rendere note le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(6) Tutti i produttori comunitari denunzianti hanno risposto al questionario, contrariamente agli esportatori/produttori esportatori cinesi e agli importatori. Un importatore, tuttavia, ha reso note le sue osservazioni per iscritto, mentre un altro ha fornito alcune informazioni. Due utilizzatori hanno risposto al questionario e un altro ha fornito alcune informazioni.
(7) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare la probabilità che il dumping e il pregiudizio continuassero o si ripetessero e per accertare l'interesse comunitario. Sono state effettuate visite di controllo presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari denunzianti:
- Grecian Magnesite SA, Atene (Grecia),
- Magnesitas Navarras, Pamplona (Spagna);
b) Produttore del paese analogo
- Kümas AS, Kütahya (Turchia);
c) Utilizzatori della Comunità:
- Sambre et Dyle (Belgio),
- Bet-Ker Oy (Finlandia).
(8) L'inchiesta relativa alla persistenza o alla reiterazione del dumping ha riguardato il periodo dal 1o gennaio 1998 al 31 dicembre 1998 (in seguito denominato "PI"). L'inchiesta relativa alla persistenza o alla reiterazione del pregiudizio ha riguardato il periodo dal 1o gennaio 1994 alla fine del PI (in seguito denominato "PIP").
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(9) Il prodotto in esame è la magnesite naturale calcinata a morte (MCM) ottenuta dalla magnesite, ossia dal carbonato di magnesio presente in natura. Per produrre l'MCM, il carbonato di magnesio dev'essere estratto, macinato, selezionato e successivamente cotto in forno a temperature comprese tra 1500 e 2000 °C. Si ottiene così una MCM con un tenore di MgO (ossido di magnesio) compreso tra l'80 e il 98 %. Le principali impurità presenti nella MCM sono SiO2, Fe2O3, Al2O3, CaO e B2O3 (rispettivamente, ossido di silicio, di ferro, di alluminio, di calcio e di boro). L'MCM viene utilizzata soprattutto nell'industria dei materiali refrattari, per produrre refrattari formati e non. Non essendovi differenze di rilievo per quanto riguarda le principali caratteristiche chimiche e fisiche, l'intercambiabilità e gli usi del prodotto in questione, i diversi tipi di MCM vanno considerati un unico prodotto ai fini della presente inchiesta.
2. Prodotto simile
(10) Un utilizzatore del prodotto in questione ha dichiarato che la MCM originaria della RPC non è un prodotto simile a quella prodotta e venduta nella Comunità, adducendo differenze fra determinate caratteristiche tra cui la qualità. Dall'inchiesta è risultato che la magnesite è estratta e trasformata in MCM secondo processi analoghi e che la MCM viene utilizzata per produrre la stessa gamma di prodotti refrattari. Anche se i metodi di estrazione, il tenore di MgO del giacimento e il metodo di produzione possono variare, queste differenze non incidono in misura significativa sul prodotto finito e non sono tali da giustificare l'affermazione secondo la quale la MCM originaria della RPC e quella prodotta nella Comunità si distinguono per caratteristiche chimiche e fisiche. Questo d'altronde è confermato dal fatto che i produttori comunitari e gli esportatori cinesi hanno una serie di clienti in comune.
(11) Si considera pertanto che la MCM esportata nella Comunità dalla RPC, quella prodotta e venduta dall'industria comunitaria denunziante nella Comunità e quella prodotta e venduta nel mercato interno in Turchia siano prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.
C. PROBABILITÀ CHE IL DUMPING CONTINUI
1. Osservazioni preliminari
(12) A norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, scopo di questo tipo di riesame relativo agli aspetti del dumping è stabilire se la scadenza delle misure possa portare a una continuazione o a una reiterazione del dumping.
2. Paese analogo
(13) Nel determinare il valore normale si è tenuto conto del fatto che, ai fini della presente inchiesta, il valore normale relativo alle importazioni dalla RPC ha dovuto basarsi sui dati di un paese terzo ad economia di mercato. In questo contesto, nell'avviso di apertura del presente riesame si è indicata la Turchia quale paese terzo ad economia di mercato adeguato. Un importatore non collegato ha sostenuto che la Turchia non era un paese adeguato, in quanto l'accesso alle materie prime in Turchia sarebbe più difficile che in Cina: le miniere di magnesite turche non goderebbero degli stessi vantaggi naturali di quelle della RPC, cosicché i loro costi di estrazione e di trasformazione sarebbero superiori a quelli delle miniere cinesi. Lo stesso importatore, inoltre, ha sostenuto che il mercato interno turco sarebbe troppo modesto per poter rappresentare il mercato cinese. Questo importatore, però, non ha suggerito alcun paese terzo ad economia di mercato alternativo.
(14) La Commissione ha analizzato se la Turchia, già utilizzata come paese terzo ad economia di mercato nell'inchiesta precedente, costituisse ancora una scelta ragionevole. In particolare, è emerso che almeno tre società turche producevano e vendevano MCM in Turchia in quantitativi significativi in concorrenza tra loro e con esportatori di altri paesi. La questione della maggiore facilità di accesso alle materie prime nella RPC rispetto alla Turchia era già stata affrontata nell'inchiesta originale e non sono stati presentati nuovi elementi di prova per modificare la conclusione che la Turchia costituiva un paese terzo ad economia di mercato appropriato. Qualora si dovesse dimostrare l'esistenza di tali differenze, si potrebbe tenerne conto apportando gli adeguamenti necessari ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base (cfr. considerando 19). Alla luce di quanto sopra, si è inviata una richiesta di collaborazione ai tre produttori turchi conosciuti, uno dei quali ha accettato di collaborare.
3. Valore normale
(15) Per la determinazione del valore normale, la Commissione ha esaminato in primo luogo, per l'unico produttore turco che ha collaborato, se il volume complessivo delle vendite interne del prodotto in esame fosse rappresentativo ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base, vale a dire se tali vendite rappresentassero più del 5 % del volume delle vendite del prodotto in esame per l'esportazione dalla RPC nella Comunità. Si è così accertato che dette vendite interne erano rappresentative.
Si è quindi verificato se si fossero effettuate vendite interne sufficienti del prodotto in esame nel corso di normali scambi commerciali, a norma dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base. Poiché il volume delle vendite remunerative costituiva meno dell'80 %, ma non meno del 10 % delle vendite, il valore normale è stato determinato in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per le vendite remunerative del prodotto in oggetto.
4. Prezzo all'esportazione
(16) Data l'assenza di collaborazione degli esportatori cinesi, si è dovuto determinare il prezzo all'esportazione in base ai dati disponibili, ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base. Quale base adeguata per determinare il prezzo all'esportazione si sono scelti i dati Eurostat. I livelli medi dei prezzi Eurostat sono stati confermati in riferimento alle informazioni ottenute da un importatore che ha collaborato.
5. Confronto
(17) Si sono messe a confronto la media ponderata del valore normale e la media ponderata del prezzo all'esportazione della MCM, a norma dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, entrambi al livello fob nel porto del paese esportatore.
(18) Per poter effettuare un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, si è tenuto conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, a norma dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base. In questo contesto, si sono effettuati adeguamenti per le spese di trasporto interne e marittime, assicurazioni, movimentazione, carico e costi accessori e per il costo dei crediti.
(19) Nell'inchiesta precedente si era ammesso che l'accesso alle materie prime era più facile nella RPC che in Turchia. Non essendo state presentate informazioni che indicassero alcun cambiamento a questo riguardo, è stata concessa una detrazione per tener conto della differenza dei tassi di estrazione tra i due paesi. Si è deciso di applicare lo stesso adeguamento al valore normale che era stato applicato nell'inchiesta precedente, vale a dire una riduzione del valore normale corrispondente al 20 % del costo di estrazione accertato per il produttore turco che ha collaborato.
(20) Come già nell'inchiesta precedente, inoltre, si è considerato che la purezza della materia prima della RPC era superiore a quella della materia prima turca e si è quindi apportato un adeguamento per tener conto di questa differenza.
6. Margine di dumping
(21) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha rivelato l'esistenza di pratiche di dumping, il cui margine è pari allo scarto tra il valore normale accertato nel modo descritto e il prezzo all'esportazione nella Comunità. Il margine di dumping accertato, espresso in termini di percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, era decisamente considerevole, dell'ordine del 50 %.
(22) Poiché per tutto il PI si è verificato un dumping a livelli molto significativi, si ritiene molto probabile che, qualora fossero abrogate le misure, il dumping continui come minimo a livelli analoghi.
D. PROBABILITÀ DELLA REITERAZIONE DEL DUMPING
(23) Poiché si è in presenza di volumi di importazioni molto consistenti con livelli di dumping molto elevati, non si ritiene necessario esaminare se il dumping possa ripetersi in caso di abrogazione delle misure.
E. DEFINIZIONE DELL'INDUSTRIA COMUNITARIA
(24) Nel PI c'erano quattro produttori di MCM nella Comunità. L'inchiesta ha accertato che i due produttori comunitari denunzianti rappresentavano il 62 % della produzione comunitaria di MCM e costituivano pertanto l'industria comunitaria ai sensi degli articoli 4, paragrafo 1, e 5, paragrafo 4, del regolamento di base.
(25) Si noti che due dei quattro produttori comunitari che rappresentavano l'industria comunitaria nell'inchiesta precedente hanno cessato l'attività nel 1991, vale a dire nel corso dell'inchiesta precedente. Si tratta della Magnomin SA, di Salonicco (Grecia) e della Financial Mining, Industrial & Shipping Corporation (Fimisco), di Atene (Grecia). La Fimisco è stata posta in liquidazione nel 1992 e nel 1996 le sue attività sono state vendute a un produttore di materiali refrattari, la società greca Viomagn. Pur non figurando tra i denunzianti della presente inchiesta, la Viomagn la sostiene. Quanto alla Magnomin, ha definitivamente cessato l'attività in quanto la sua licenza mineraria è scaduta nel 1997.
(26) Per quanto riguarda il produttore austriaco che non ha collaborato (ma non si è opposto), la Veitsch-Radex, dall'inchiesta è emerso che si tratta di un produttore completamente integrato a valle, che utilizza la sua produzione di MCM esclusivamente per il suo consumo interno.
F. ANALISI DELLA SITUAZIONE DEL MERCATO COMUNITARIO
1. Consumo sul mercato comunitario
(27) Il consumo comunitario apparente di MCM è stato determinato in base ai seguenti elementi:
- volumi delle vendite dei produttori comunitari nella Comunità;
- importazioni di MCM dalla RPC nella Comunità;
- importazioni di MCM nella Comunità da tutti gli altri paesi terzi.
(28) In base a questi dati, nel corso del PIP il consumo è diminuito del 2 %, da circa 497000 t nel 1994 a circa 486000 t nel PI. In particolare, dopo aver toccato un picco nel 1995 (+ 20 % rispetto al 1994), la domanda ha continuato a calare sino a raggiungere il livello più basso nel 1997. Nel PI il mercato si è considerevolmente ripreso, con un aumento dei consumi del 13 % rispetto al 1997.
2. Importazioni dal paese in questione
a) Volume delle importazioni e quota di mercato delle importazioni in questione nel PIP
(29) Il volume delle importazioni di MCM originaria della RPC nel corso del PIP non ha seguito la stessa tendenza dei consumi. Tra il 1994 e il PI, le importazioni dalla RPC sono aumentate del 10 % circa, passando da circa 238000 t a circa 261000 t, mentre il consumo comunitario diminuiva del 2 %. Tra il 1997 e il PI, inoltre, le importazioni in questione sono aumentate del 30 %, mentre i consumi sono aumentati solo del 13 %. Si noti che il volume delle importazioni effettuate nel PI (260967 t) è notevolmente superiore al livello corrispondente delle importazioni accertato per il PI dell'inchiesta precedente (176000 t).
(30) La quota di mercato delle importazioni originarie della RPC è passata dal 48 % del 1994 al 54 % del PI. Vale la pena di notare che durante il PI dell'inchiesta precedente si era determinata una quota di mercato pari a un indice di 85, posto 100 il livello del 1994.
b) Evoluzione dei prezzi e andamento dei prezzi delle importazioni del prodotto in questione
i) Evoluzione dei prezzi delle importazioni in questione
(31) Data l'assenza di qualsiasi collaborazione da parte degli esportatori cinesi, l'evoluzione dei prezzi delle importazioni dalla RPC nel corso del PIP è stata determinata utilizzando i dati Eurostat, sulla base dei prezzi medi CIF all'importazione. Nel PIP tali prezzi sono aumentati del 10 % circa. In particolare, tra il 1994 e il 1995, vale a dire subito dopo l'istituzione delle misure antidumping definitive, i prezzi della MCM originaria della RPC nella Comunità sono aumentati del 16 % circa. A partire dal 1996, tuttavia, tali prezzi hanno iniziato a diminuire, lentamente ma stabilmente, di anno in anno. Per tutto il PIP i prezzi sono sempre stati superiori al prezzo minimo. Si noti che nel periodo dell'inchiesta precedente il prezzo CIF all'importazione era di circa 90 ECU/t.
(32) L'evoluzione dei prezzi delle importazioni originarie della RPC andrebbe collocata nell'ottica dei due principali elementi emersi dall'inchiesta. Anzitutto, si direbbe che i dati Eurostat non siano necessariamente precisi. I prezzi all'importazione verificati nel corso dell'inchiesta sulla base di operazioni reali, infatti, sono risultati sempre inferiori alle cifre di Eurostat. Dato però che le importazioni in tal modo verificate non potevano essere considerate rappresentative in termini di volume e di valore, per stabilire la tendenza dei prezzi delle importazioni dalla RPC si sono utilizzate le cifre di Eurostat.
(33) In secondo luogo, nel corso del PIP il mix dei prodotti esportati nella Comunità dagli esportatori cinesi è cambiato rispetto all'inchiesta precedente. In base ai dati forniti dalle parti interessate che hanno collaborato o hanno fornito informazioni ai servizi della Commissione, è emerso che, dopo l'istituzione delle misure, il prodotto interessato venduto nella Comunità dagli esportatori cinesi aveva sempre un tenore di MgO pari o superiore al 90 %. A titolo di confronto, nel periodo dell'inchiesta precedente le importazioni di MCM originaria della RPC con un tenore di MgO inferiore al 90 % costituivano più del 50 % del totale delle importazioni, vale a dire che la maggior parte delle importazioni consistevano in MCM di qualità inferiore e quindi meno costosa e il prezzo minimo era stato calcolato in base a questi prezzi inferiori. Questo dunque indica che l'aumento dei prezzi nel corso del PIP si può spiegare con il fatto che gli esportatori cinesi vendevano una percentuale maggiore di MCM di qualità superiore.
(34) Si noti inoltre che nel PIP i prezzi nella Comunità della MCM originaria della RPC erano sempre inferiori rispetto ai prezzi dei produttori comunitari (cfr. considerando 35) e degli altri paesi terzi (cfr. considerando 59).
ii) Andamento dei prezzi degli esportatori
(35) Per esaminare l'andamento dei prezzi degli esportatori giapponesi in rapporto a quello dell'industria comunitaria nel corso del PI, e data la mancanza di collaborazione da parte degli esportatori cinesi, i servizi della Commissione hanno utilizzato due metodi. Anzitutto, in base ai dati Eurostat, si è confrontato il prezzo CIF all'esportazione con la media ponderata dei prezzi dei produttori comunitari denunzianti, adeguata al livello franco fabbrica, indipendentemente dallo specifico tenore di MgO. Su questa base, i prezzi della MCM originaria della RPC sono risultati inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
(36) In secondo luogo, e alla luce del cambiamento del mix di prodotti di cui sopra (considerando 33), è parso più logico, per farsi un quadro realistico del comportamento di mercato degli esportatori cinesi, confrontare il prezzo all'esportazione CIF con il prezzo praticato dai produttori comunitari denunzianti per la MCM con un tenore di MgO pari o superiore al 90 %. Utilizzando questo metodo, i prezzi di vendita degli esportatori cinesi sono effettivamente risultati notevolmente inferiori a quelli dell'industria comunitaria.
(37) L'evoluzione dei prezzi della MCM andrebbe anche esaminata alla luce dei fattori seguenti. Sulla base delle informazioni fornite da un importatore non collegato le cui importazioni rappresentavano rispettivamente il 13 % e l'11 % del totale delle importazioni dalla RPC nella Comunità nel 1995 e nel 1996, l'aumento di prezzo riscontrato per circa la metà dei volumi importati rispetto al periodo dell'inchiesta originale è risultato artificiale, come dimostrano le seguenti considerazioni. L'importatore in questione ha acquistato MCM da esportatori cinesi ad un prezzo inferiore al prezzo minimo di 120 ECU/t. Per la grande maggioranza di queste importazioni, lo sdoganamento è stato poi effettuato dai clienti dell'importatore non collegato (vale a dire gli utilizzatori effettivi del prodotto) in base al prezzo di rivendita pagato a quest'ultimo. In questo prezzo di rivendita l'importatore non collegato ha calcolato un certo margine per coprire le spese sostenute nella Comunità e per assicurarsi un utile. Tramite questa operazione, si è colmato lo scarto tra il prezzo di acquisto pagato all'esportatore cinese e il prezzo minimo. Grazie a questa operazione, il prezzo finale dichiarato dal cliente dell'importatore alle autorità doganali era superiore al prezzo minimo, ma il meccanismo utilizzato per giungere a questo prezzo finale dimostra anche che la MCM cinese poteva essere venduta nella Comunità a un prezzo inferiore ai 120 ECU/t. A questo proposito si dovrebbe anche tenere conto che il prezzo minimo originale era stato determinato al livello dei prezzi di acquisto degli importatori/rivenditori, e non al livello dei prezzi di acquisto degli acquirenti finali. La prassi commerciale sopra descritta, quindi, sembra compromettere l'efficacia concreta delle misure e potrebbe anche spiegare come mai i dati Eurostat indicavano cifre superiori ai prezzi effettivi verificati nel corso dell'inchiesta.
3. Situazione economica dell'industria comunitaria
a) Produzione
(38) La produzione di MCM dell'industria comunitaria è diminuita del 33 % circa tra il 1994 e il PI. Si noti che tale calo della produzione è stato particolarmente accentuato tra il 1995 e il 1996, in coincidenza con la contrazione del consumo di MCM nel mercato comunitario.
(39) L'inchiesta ha accertato che, nel corso del PIP, l'industria comunitaria a stata costretta a modificare il suo mix di prodotti e a concentrare maggiormente la sua produzione sulla MCM di qualità inferiori. Ciononostante l'industria comunitaria ha continuato a produrre un quantitativo significativo (il 20 % circa) di MCM con un tenore di MgO pari o superiore al 90 %.
b) Capacità produttiva
(40) Nel corso del PIP, la capacità produttiva dell'industria comunitaria è rimasta stabile.
c) Utilizzo della capacità produttiva
(41) Tra il 1994 e il PI, l'utilizzo della capacità produttiva è diminuito del 34 %.
d) Volume delle vendite
(42) Tra il 1994 e il PI il volume totale delle vendite dell'industria comunitaria è diminuito del 36 % circa. Si noti che, mentre nel 1995, dopo l'istituzione delle misure, l'industria comunitaria aveva potuto beneficiare di un aumento della domanda (aumentando del 3 % circa il volume delle sue vendite), nel PI, nonostante un aumento del 13 % del consumo (cfr. considerando 28), essa non ha potuto seguire questa tendenza e il volume delle sue vendite è diminuito del 23 % circa.
e) Quota di mercato
(43) Nel corso del PIP, la quota del mercato comunitario dell'industria comunitaria è diminuita del 37 %. Si noti a questo riguardo che, mentre le quote di mercato detenute dall'industria comunitaria nell'inchiesta precedente erano scese dal 30 % nel 1988 al 15 % nel periodo dell'inchiesta precedente, la tendenza negativa è rallentata dopo l'istituzione delle misure antidumping oggetto del presente riesame.
f) Andamento dei prezzi
(44) L'inchiesta ha dimostrato che il prezzo medio di vendita franco fabbrica della MCM dei produttori comunitari denunzianti è salito del 23 % in tutto il PIP. Nonostante tale aumento, però, l'industria comunitaria non ha potuto aumentare i suoi prezzi a un livello remunerativo, come descritto in prosieguo (considerando 46), ed ha potuto solo operare in perdita.
(45) L'andamento dei prezzi va analizzato alla luce del cambiamento del mix di prodotti di cui sopra, verificatosi nel corso del PIP (cfr. considerando 39). L'industria comunitaria, infatti, ha progressivamente concentrato la sua produzione e le sue vendite sulla MCM di qualità inferiori, che si possono produrre a costi più bassi e quindi vendere a prezzi inferiori, a scapito delle qualità superiori, che potrebbero essere più remunerative, ma per le quali l'industria comunitaria non ha potuto competere con la pressione sui prezzi esercitata dagli operatori cinesi. Sebbene in assoluto i prezzi siano aumentati, quindi, l'industria comunitaria non ha potuto raggiungere un livello di prezzi soddisfacente.
g) Redditività
(46) La redditività dell'industria comunitaria, espressa in termini di percentuale delle vendite nette, pur aumentando in termini assoluti da un indice di (- 100) nel 1994 a (- 28) nel PI, è rimasta negativa per quasi tutto il PIP.
h) Occupazione
(47) Nel corso del PIP l'occupazione nell'industria comunitaria è diminuita del 31 %.
i) Investimenti
(48) Nel PIP i produttori comunitari denunzianti hanno aumentato il loro tasso di investimenti del 78 % circa. Benché questa cifra non si riferisca unicamente al prodotto in esame, non essendo stato possibile imputare gli investimenti solo alla MCM, è risultato che gli investimenti erano perlopiù destinati a razionalizzare ulteriormente il processo di produzione della MCM.
j) Conclusione
(49) Dopo l'istituzione delle misure antidumping nel 1993, e per tutto il PIP, la situazione dell'industria comunitaria è migliorata per quanto riguarda alcuni degli indicatori economici esaminati. In particolare, sono aumentati i suoi prezzi di vendita medi e si sono ridotte le sue perdite. Sono inoltre continuati gli sforzi volti a razionalizzare il processo di produzione e si sono fatti nuovi investimenti, a dimostrazione del fatto che il settore è ancora vitale e deciso a proseguire l'attività.
(50) Gli altri indicatori economici, però, non hanno registrato uno sviluppo altrettanto favorevole nel corso del PIP. L'industria comunitaria infatti non è riuscita ad aumentare la produzione, l'utilizzo della capacità produttiva, i volumi delle vendite, le quote di mercato e l'occupazione portandoli ad un livello soddisfacente.
(51) Si conclude pertanto che l'industria comunitaria si trova ancora in una situazione difficile.
4. Impatto delle importazioni in questione
(52) L'andamento del mercato dopo l'istituzione delle misure rivela che il prezzo minimo stabilito nell'inchiesta precedente non era tale da scoraggiare gli esportatori cinesi dal vendere nel mercato comunitario. Le quote di mercato degli esportatori cinesi sono anzi aumentate nel corso del PIP e la loro presenza nel mercato comunitario, complessivamente, si è rafforzata rispetto a quella del periodo dell'inchiesta precedente. Si noti inoltre che l'industria comunitaria ha perso quota di mercato quasi nella stessa misura in cui la RPC l'ha guadagnata.
(53) A seguito delle misure istituite, i prezzi delle esportazioni cinesi sono aumentati nel corso del PIP dell'inchiesta attuale, ed anche la situazione dei prezzi dell'industria comunitaria è parsa svilupparsi in maniera più positiva. Tuttavia, come si è spiegato in dettaglio in precedenza, non si dovrebbe sopravvalutare questo aumento dei prezzi. Tale andamento dei prezzi, comunque, andrebbe anche collocato nel quadro del passaggio da qualità inferiori a qualità superiori di MgO e più costose da parte degli esportatori cinesi (cfr. considerando 33). In secondo luogo, si dovrebbe tenere presente che questo cambiamento del mix di prodotti ha spinto l'industria comunitaria a ridurre progressivamente i volumi delle vendite e la produzione di MCM di qualità superiori. Come si è spiegato nel considerando 36, la pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni in questione si è fatta sentire in particolare sulle qualità superiori di MCM, in relazione alle quali l'industria comunitaria non ha potuto sostenere la concorrenza (cfr. anche considerando 45).
(54) Sembra inoltre opportuno citare l'impatto del sistema cinese per il rilascio di licenze introdotto nel 1994, che con tutta probabilità ha contribuito all'aumento dei prezzi cinesi a livello mondiale (per ulteriori particolari, cfr. considerando 73, 74 e 75).
(55) L'inchiesta ha poi dimostrato che durante il PI sono stati pagati dazi antidumping su non meno del 7 % del totale delle importazioni cinesi del prodotto in questione, il che significa che tali esportazioni sono state effettuate a prezzi inferiori al prezzo minimo.
5. Volume delle importazioni e prezzi delle importazioni da altri paesi terzi
a) Volume delle importazioni e quota di mercato
(56) Il volume delle importazioni di MCM da altri paesi terzi è diminuito nel PIP da circa 178500 t (1994) a circa 166500 t nel PI. Ciò corrisponde a una diminuzione del 7 % circa.
(57) Le quote di mercato delle importazioni da altri paesi terzi sono diminuite di due punti percentuali tra il 1994 e il PI. Tale riduzione è ancora più accentuata tra il 1995 e il PI, sebbene in precedenza ci fosse stato un aumento tra il 1994 e il 1995, ed è superiore alla tendenza del consumo comunitario (se le importazioni avessero seguito il consumo comunitario, le quote di mercato sarebbero rimaste stabili).
(58) Quanto sopra dimostra che durante il PIP gli esportatori cinesi hanno potuto consolidare la loro posizione nella Comunità a scapito non solo dell'industria comunitaria (cfr. considerando 42), ma anche degli altri paesi terzi.
b) Prezzi di vendita delle importazioni da paesi terzi
(59) In base ai dati Eurostat, il prezzo di vendita medio delle importazioni da altri paesi terzi è diminuito del 9 % nel PIP. Il prezzo unitario, tuttavia, è stato mediamente sempre superiore a quello delle importazioni originarie della RPC e a quello delle vendite dell'industria comunitaria.
(60) Alla luce di quanto precede, si ritiene che le importazioni del prodotto in esame da altri paesi terzi non abbiano avuto ripercussioni significative sulla situazione economica dell'industria comunitaria.
6. Conclusione
(61) Nonostante le misure in vigore, a causa della persistente pressione sui prezzi esercitata dagli esportatori cinesi la situazione economica dell'industria comunitaria è rimasta difficile. Tale pressione sui prezzi ha infatti impedito all'industria comunitaria di riprendersi dagli effetti delle pratiche di dumping precedenti e ancora presenti. Si noti a questo proposito che già due dei quattro produttori comunitari che rappresentavano l'industria comunitaria nell'inchiesta precedente hanno cessato l'attività nel corso del procedimento precedente, con una significativa perdita di posti di lavoro. Ciononostante, l'inchiesta ha dimostrato che, come testimoniano i suoi investimenti, il resto dell'industria comunitaria è ancora vitale e non intende abbandonare questo segmento della produzione.
G. PROBABILITÀ DELLA REITERAZIONE DEL PREGIUDIZIO
1. Analisi della situazione della RPC
(62) Per valutare il probabile effetto della scadenza delle misure in vigore e, tenendo conto del fatto che la situazione economica dell'industria comunitaria rimane difficile, si sono esaminati i seguenti elementi:
a) Riserve, capacità produttiva, utilizzo della capacità produttiva e scorte
(63) In mancanza di collaborazione da parte degli esportatori cinesi, l'analisi si è basata sulle informazioni fornite nella denuncia e su informazioni ricavate da riviste specializzate e ricerche di mercato.
(64) Per quanto riguarda le riserve di magnesia, secondo le fonti summenzionate, la RPC ha la maggiore riserva che si sia trovata in un singolo paese, pari al 17,3 % delle riserve mondiali.
(65) Sempre secondo le stesse fonti, la capacità produttiva di magnesia della RPC negli ultimi anni è stata di circa 2500000 t/anno, di cui 1700000 t di MCM. Questo significa che la RPC detiene il 28 % della capacità produttiva mondiale di MCM.
(66) Per quanto riguarda l'utilizzo della capacità produttiva e le scorte, non si sono potute ottenere informazioni attendibili a causa della mancanza di collaborazione di qualsiasi parte interessata cinese.
(67) Sulla base delle pubblicazioni specialistiche e delle riviste disponibili e date le grandi dimensioni delle riserve di materia prima e della capacità produttiva, si è concluso che gli esportatori cinesi hanno notevoli potenzialità di aumentare i loro volumi di produzione e di esportazione verso la Comunità in futuro.
b) Esportazioni cinesi verso paesi terzi
(68) I servizi della Commissione hanno inoltre analizzato, in base alle statistiche commerciali del Dipartimento del commercio degli Stati Uniti, le esportazioni di MCM originarie della RPC verso gli Stati Uniti, uno dei più importanti mercati di esportazione per la RPC. Tali importazioni costituivano il 77 % del totale delle importazioni di MCM da tutto il mondo negli Stati Uniti nel 1998.
(69) Il volume totale delle esportazioni originarie della RPC verso gli Stati Uniti è salito da circa 263000 t nel 1994 a circa 292000 t nel 1998, registrando un incremento dell'11 % e toccando un picco di più di 320000 t nel 1995. Quanto ai prezzi, i prezzi CIF delle vendite sono aumentati da un livello di 88 ECU/t nel 1994 a 117 ECU/t nel PI, registrando un incremento del 33 %.
(70) L'inchiesta ha mostrato un'analogia tra il comportamento cinese negli Stati Uniti e nella Comunità. In entrambi i mercati, i prezzi cinesi erano generalmente i più bassi rispetto alle importazioni da tutti gli altri paesi terzi, e questo per tutta la durata del PIP.
(71) Il suddetto prezzo di 117 ECU/t nel PI è del 23 % inferiore al prezzo cinese praticato nella Comunità nello stesso periodo e del 2,5 % inferiore al prezzo minimo stabilito dalle precedenti misure per la Comunità.
(72) Alla luce di quanto precede, si può concludere che, in assenza di misure, i prezzi cinesi potrebbero scendere almeno a livelli paragonabili ai prezzi delle importazioni negli Stati Uniti.
c) Il sistema cinese di rilascio delle licenze
(73) Nell'aprile del 1994, il ministero del Commercio estero e della Cooperazione economica (Ministry of Foreign Trade and Economic Co-operation - MOFTEC) e la Camera di commercio cinese degli importatori e degli esportatori di metalli, minerali e sostanze chimiche (China Chamber of Commerce of Metals, Minerals and Chemicals Importers and Exporters - CCCMMC) hanno introdotto un sistema di licenze all'esportazione per tutte le esportazioni di determinati minerali, equivalente ad un sistema di contingentamento e di tassazione delle esportazioni. Tutti i diversi tipi di magnesia, compresa la MCM, sono stati inclusi in questo sistema di rilascio di licenze. Nel 1997, 18 società cinesi hanno ottenuto una licenza per esportare magnesia fino a un volume massimo di 2 Mio t nell'ambito delle assegnazioni annuali delle licenze e dei quantitativi. Nel 1997, la commissione di licenza ammontava a 30 USD/t (26,5 ECU/t), e nel 1998 è aumentata a 40 USD/t (36,6 ECU/t). Questo significa che, se si rispetta il prezzo minimo di 120 ECU/t, il prezzo di esportazione effettivo della MCM verso la Comunità, al netto della commissione di licenza, sarebbe di 83,4 ECU/t. Secondo EUROMETAUX, la provincia di Liaoning, in cui hanno sede la maggior parte dei produttori, ha introdotto nel 1995 un'imposta locale sulle esportazioni, che nel 1997 ammontava a 15,7 USD/t (14,4 ECU/t). Di conseguenza, il prezzo di vendita effettivo nella Comunità, una volta dedotta anche l'imposta locale, sarebbe di appena 69,4 ECU/t.
Eurometaux sostiene che il sistema cinese di rilascio di licenze per la magnesite e quindi per la MCM potrebbe essere prossimamente abolito ed ha dichiarato che, in tal caso, aumenterebbe il volume e diminuirebbe notevolmente il prezzo delle esportazioni di MCM originarie della RPC se non si mantenessero in vigore le misure antidumping.
(74) Si noti a questo proposito che dall'analisi del sistema di rilascio di licenze effettuata emerge chiaramente il rischio che, dato il considerevole ammontare delle commissioni di licenza, gli esportatori cinesi vendano MCM nella Comunità a prezzi molto bassi.
(75) Inoltre, alla luce del fatto che il sistema sopra descritto è gestito autonomamente dal governo del paese esportatore, si ritiene che la sua esistenza o la sua abolizione non possa avere alcuna influenza sulla decisione delle istituzioni comunitarie in merito alla ricorrenza o meno di pratiche di dumping fonte di pregiudizio in assenza di misure.
2. Conclusione sulla reiterazione del pregiudizio
(76) Alla luce di quanto sopra e, in particolare, dei seguenti elementi:
- nonostante le misure in vigore, la situazione economica dell'industria comunitaria rimane difficile;
- le importazioni dalla RPC detengono tuttora una posizione eccezionalmente forte sul mercato comunitario ed avvengono a prezzi bassi oggetto di dumping;
- i prezzi che gli esportatori cinesi potrebbero praticare in assenza di misure antidumping sono potenzialmente molto bassi se si tiene conto, da una parte, dei prezzi al netto delle commissioni connesse al sistema cinese di rilascio delle licenze e, dall'altra, del comportamento cinese nel mercato degli Stati Uniti, in cui i prezzi sono sempre stati inferiori a quelli della Comunità;
- le grandi riserve di materie prime e le notevoli capacità cinesi di sfruttare tali materie prime fanno ritenere che gli esportatori cinesi abbiano la possibilità di aumentare la loro produzione e/o i loro volumi di esportazione;
- sebbene fosse in vigore un prezzo minimo, in vari casi sono state effettuate operazioni al di sotto del prezzo minimo, il che fa ritenere che gli esportatori cinesi siano perfettamente in grado di abbassare i loro prezzi;
Sulla base degli elementi sopra esposti, si conclude che, qualora le misure fossero abrogate, è probabile che si ripeta il pregiudizio.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Introduzione
(77) A norma dell'articolo 21 del regolamento di base, si è esaminato se una proroga delle misure antidumping in vigore sia contraria agli interessi della Comunità nel suo insieme. La determinazione dell'interesse della Comunità si è basata su un'analisi dell'interesse delle varie parti coinvolte, vale a dire dell'industria comunitaria, degli importatori e dei rivenditori, nonché degli utilizzatori del prodotto in esame.
(78) Per valutare il probabile impatto di una proroga o di una mancata proroga delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate di cui sopra. La Commissione ha inviato questionari a dodici importatori e a settantotto utilizzatori del prodotto in esame. Nessun importatore ha risposto al questionario, anche se due hanno fornito alcune informazioni. Per quanto riguarda gli utilizzatori, due di loro hanno risposto al questionario e i dati sono stati verificati.
(79) Si ricordi che nella precedente inchiesta si era ritenuto che l'adozione di misure non fosse contraria all'interesse della Comunità e che la presente inchiesta riguarda un riesame e, quindi, analizza una situazione in cui le misure antidumping sono già in vigore. Di conseguenza, i tempi e la natura della presente inchiesta consentono di valutare qualsiasi ripercussione negativa indesiderata che le misure antidumping in vigore possono aver avuto in passato sulle parti interessate.
(80) Sulla base di questa premessa si è esaminato se, nonostante le conclusioni sulla continuazione e sulla reiterazione del dumping e del conseguente pregiudizio, esistessero motivi convincenti per concludere che non era nell'interesse della Comunità mantenere in essere le misure nel caso in questione.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(81) Si ritiene che, se non si manterranno in essere le misure antidumping istituite a seguito dell'inchiesta precedente, è probabile che il dumping causa del pregiudizio si ripeta e che la già precaria situazione dell'industria comunitaria si deteriori ulteriormente.
(82) Come si è dimostrato, l'industria comunitaria ha risentito delle importazioni a basso prezzo di MCM originaria della RPC nel corso del PIP. Si ritiene pertanto che l'obiettivo delle misure antidumping oggetto del riesame, vale a dire ripristinare una concorrenza leale nel mercato comunitario tra l'industria comunitaria e i produttori cinesi, non sia stato pienamente raggiunto.
(83) L'industria comunitaria, benché negli ultimi anni abbia fatto notevoli sforzi per migliorare la sua produttività, nel tentativo di ridurre i costi di produzione e di aumentare la sua competitività, non è riuscita a portare i suoi utili a un livello ragionevole nel corso del PIP e, perdipiù, c'è stato un forte calo dell'occupazione. Due produttori comunitari in Grecia che avevano partecipato all'inchiesta precedente hanno inoltre cessato l'attività.
(84) L'inchiesta però ha anche accertato che l'industria comunitaria è vitale, come testimonia in particolare il suo notevole tasso di investimenti nel corso del PIP. Gli sforzi avviati per razionalizzare il processo di produzione dimostrano inoltre che l'industria comunitaria è decisa a non abbandonare questo segmento della produzione.
(85) Alla luce di quanto sopra, si ritiene necessario prorogare le misure in vigore al fine di evitare gli effetti negativi delle importazioni oggetto di dumping che potrebbero mettere a repentaglio l'esistenza dell'industria comunitaria e di conseguenza numerosi posti di lavoro. Si tenga conto, tra l'altro, che, se sparisse l'industria comunitaria, ci sarebbero ripercussioni negative anche sull'industria a valle, che vedrebbe significativamente ridursi la sua scelta di fornitori.
3. Interesse degli importatori
(86) Nessuno degli importatori non collegati ha risposto al questionario inviato dalla Commissione. Questa mancanza di collaborazione è di per sé un'indicazione che questo settore non ha accusato alcun sostanziale effetto negativo sulla sua situazione economica a seguito delle misure, come conferma il fatto che gli importatori hanno continuato a rivendere il prodotto in esame, aumentando addirittura il volume delle importazioni nel corso del PIP.
(87) Si conclude pertanto che la situazione economica degli importatori del prodotto in esame non ha risentito negativamente dell'istituzione delle misure antidumping attualmente in vigore. Dunque è anche improbabile che una prosecuzione delle misure porti in futuro a un deterioramento della loro situazione economica.
4. Interesse degli utilizzatori
(88) Gli utilizzatori del prodotto in esame, vale a dire l'industria a valle, sono i produttori di materiali refrattari. Solo due dei settantotto utilizzatori cui la Commissione ha inviato il questionario hanno risposto. Analogamente a quanto si è detto per gli importatori, il basso livello di collaborazione è di per sé un'indicazione che la situazione economica di questo settore non ha subito sostanziali effetti negativi a seguito delle misure. Nonostante la limitata rappresentatività delle due società dell'industria a valle che hanno collaborato (una ha acquistato solo il 2 % circa del totale della MCM importata dalla RPC nel PIP, mentre l'altra ne ha acquistato, a partire dal 1997, meno dell'1 %), si è valutato l'impatto delle misure in vigore sulla loro situazione.
(89) A questo riguardo, l'inchiesta ha stabilito che gli utilizzatori hanno continuato, e in un caso hanno addirittura iniziato, a importare MCM originaria della RPC nonostante le misure in vigore. Tali misure non hanno dunque costituito un deterrente per i produttori di materiali refrattari che li ha indotti a cambiare fonti di approvvigionamento. Benché la MCM costituisca una parte significativa del costo dei materiali refrattari, si direbbe dunque che l'aumento del prezzo delle importazioni dalla RPC non è stato elevato al punto tale da creare problemi.
(90) Vale la pena di osservare che, sebbene il prezzo all'importazione della MCM per l'utilizzatore finlandese sia quasi raddoppiato dopo che la Finlandia ha aderito alla Comunità europea, questa società ha continuato ad acquistare MCM originaria della RPC. Si possono dunque trarre due conclusioni:
a) le misure sono state efficaci provocando un aumento dei prezzi delle importazioni originarie della RPC;
b) il prezzo che ne è derivato è rimasto concorrenziale rispetto al prezzo praticato nel resto della Comunità.
(91) Alla luce di quanto precede, si può escludere che le misure antidumping abbiano avuto qualsiasi influenza negativa significativa sulla situazione dei costi e sulla redditività degli utilizzatori del prodotto in esame.
(92) Come si è già illustrato (considerando 29 e 30), le misure antidumping in vigore non hanno avuto l'effetto di chiudere il mercato comunitario alle importazioni, ma piuttosto quello di combattere le prassi commerciali sleali e di porre in qualche misura rimedio agli effetti di distorsione degli scambi delle importazioni oggetto di dumping. Come si è visto, infatti, le importazioni dalla RPC sono aumentate del 10 % nel corso del PIP.
Dato che le misure sono già in essere da qualche tempo e che sarebbero mantenute allo stesso livello, si può concludere che ciò non comporterebbe alcun deterioramento della situazione degli utilizzatori.
5. Conclusione sull'interesse della Comunità
(93) Da una parte, è probabile che una conferma delle misure antidumping in vigore si traduca in una stabilità dei prezzi della MCM sul mercato comunitario. Se si lasciasse l'industria comunitaria priva di qualsiasi protezione rispetto agli effetti delle importazioni oggetto di dumping non solo si indebolirebbe la sua posizione, ma si rischierebbe addirittura di provocarne la scomparsa. D'altro canto, si direbbe che in passato le misure esistenti non abbiano avuto effetti negativi significativi sulla situazione economica degli utilizzatori e degli importatori. In base alle informazioni raccolte nel corso della presente inchiesta, qualsiasi eventuale aumento dei prezzi potesse derivare per gli utilizzatori dall'istituzione di misure antidumping non sembra sproporzionato rispetto al beneficio ottenuto per l'industria comunitaria eliminando la distorsione degli scambi provocata dalle importazioni oggetto di dumping.
(94) Si conclude pertanto che non vi sono valide ragioni che si oppongano alla proroga delle misure antidumping in vigore.
I. DAZI ANTIDUMPING
(95) Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si propone il mantenimento delle misure in vigore ed è stato loro concesso un periodo entro il quale presentare le loro osservazioni a seguito di tale comunicazione. Non è pervenuto alcun commento.
(96) Da quanto precede si desume che, a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, si dovrebbero mantenere i dazi antidumping variabili in combinazione con un prezzo minimo di 120 ECU/t sulle importazioni di MCM originaria della RPC istituiti dal regolamento (CE) n. 3386/93,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di magnesite calcinata a morte (sinterizzata) di cui al codice NC 2519 90 30, originaria della Repubblica popolare cinese.
2. L'importo del dazio è pari alla differenza tra 120 EUR/t e il prezzo netto, franco frontiera comunitaria, del prodotto non sdoganato, qualora quest'ultimo sia inferiore.
3. Salvo diverse disposizioni, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi e altre prassi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 14 febbraio 2000.

Labels: 3
18
4
1