Document ID: 31991D0392

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 21 giugno 1991 recante accettazione degli impegni offerti nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni di tubi di amianto cemento originari della Turchia e chiusura della relativa inchiesta (91/392/CEE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 10,
visto l'articolo 47 del protocollo addizionale all'accordo dell'associazione CEE-Turchia (2),
sentito il comitato consultivo istituito a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel dicembre 1989 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dall'associazione dei produttori italiani di tubi di amianto cemento (Uniontubi), a nome delle imprese che rappresentano l'intera produzione italiana di tale prodotto. Il ricorso conteneva elementi di prova di dumping del prodotto in questione originario della Turchia e del danno da ciò derivante, ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio del procedimento. Di conseguenza la Commissione, con avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), ha annunciato l'avvio del procedimento antidumping relativo alle importazioni di tubi di amianto cemento, di cui al codice NC ex 6811 30 00, originari della Turchia, ed ha iniziato un'inchiesta.
(2) La Commissione ha debitamente informato l'esportatore e l'importatore notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore, nonché i ricorrenti italiani ed ha offerto alla parti direttamente interessate la possibilità di rispondere ai questionari loro inviati, di rendere note per iscritto le loro osservazioni e di essere ascoltate.
(3) I produttori italiani, l'esportatore e l'importatore hanno rinviato alla Commissione i questionari debitamente compilati. L'esportatore ha comunicato per iscritto le sue osservazioni. Il ricorrente e l'esportatore hanno chiesto e ottenuto di essere sentiti.
(4) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni da essa ritenute necessarie per accertare i fatti ed ha svolto indagini in loco presso le seguenti imprese:
Produttori comunitari:
- Fibronit Srl - Italia,
- Tecnotubi Spa - Italia,
- Nuova Sacelit Spa - Italia.
Esportatore:
- Elyafli cimento Sanayi ve Ticaret AS - Turchia.
Importatore:
- Società del Gres Ing. Sala Spa - Italia.
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo dal 1o marzo 1989 al 28 febbraio 1990.
B. INDUSTRIA COMUNITARIA
(6) I produttori italiani a nome dei quali è stato presentato il ricorso vendevano praticamente l'intera produzione sul mercato nazionale. La domanda di tali prodotti sul mercato italiano non veniva soddisfatta in misura concreta da altri produttori della Comunità. Inoltre, le importazioni nella Comunità dei prodotti in questione originari della Turchia che, secondo la denuncia, sarebbero effettuate a prezzo di dumping e con pregiudizio per l'industria italiana, si concentravano sul mercato italiano.
Date le circostanze eccezionali del caso in esame, e in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Comunità deve essere suddivisa, per quanto riguarda la produzione considerata, in due diversi mercati, ovvero il mercato italiano e il restante mercato comunitario. Ciascuno degli insiemi di produttori operanti nei due mercati suddetti può, pertanto, essere considerato come industria comunitaria.
L'industria comunitaria che si asserisce abbia subito pregiudizio è quindi rappresentata dai produttori operanti sul mercato italiano, l'unico ad essere interessato dal presente procedimento.
C. PRODOTTO IN ESAME
i) Descrizione del prodotto
(7) I prodotti oggetto dell'inchiesta sono tubi di amianto cemento, importati in due categorie: tubi per fognature e condotte forzate del tipo utilizzato per il trasporto dell'acqua potabile e l'irrigazione, con giunti e anelli di gomma. All'interno di queste due categorie vi è un'ampia gamma di tipi di prodotto, a seconda della classe e del diametro del tubo. Tali differenze sono compensate dal fatto che tutti i tubi possiedono le stesse caratteristiche fisiche di base. Tutti i titpi sono fabbricati con la stessa tecnologia e con gli stessi impianti. Le materie prime usate sono identiche per tutti i tipi. Ai fini della presente procedura, pertanto, tutti i tubi possono essere considerati come un unico prodotto.
ii) Prodotto simile
(8) La Commissione ha accertato che per i tubi prodotti in Italia viene utilizzata la stessa tecnologia di base applicata ai tubi esportati dalla Turchia e che tali tubi sono simili per caratteristiche tecniche e fisiche essenziali nonché agli effetti degli impieghi cui sono adibiti.
D. DUMPING
i) Valore normale
(9) In tutti i casi, il valore normale è stato determinato su base mensile in ragione dell'elevato tasso d'inflazione in Turchia. Delle due categorie di tubi importate in Italia, tubi per fognature e condotte forzate, solo la seconda veniva venduta sul mercato interno del paese d'esportazione nel periodo dell'inchiesta. Di conseguenza, il valore normale di ciascuna delle due categorie del prodotto in questione è stato determinato su una base diversa.
(10) Per quanto riguarda le condotte forzate, il valore normale è stato generalmente determinato sulla base dei prezzi interni (media ponderata) di prodotti comparabili venduti in quantitativi sufficienti per ciascun mese del periodo dell'inchiesta, nel corso di normali transazioni commerciali. Tali prezzi interni erano al netto di tutti gli sconti effettivamente concessi e direttamente connessi alle vendite considerate.
(11) Per tutti i tubi di cemento per fognature che, come si è detto, non sono stati venduti sul mercato turco nel corso del periodo dell'inchiesta, nonché per taluni tipi di condotte forzate esportate in un determinato mese ma non vendute sul mercato interno nello stesso mese, il valore normale è stato determinato sulla base del valore costruito, vale a dire addizionando il costo di produzione ad un equo margine di profitto.
Per ciascuna categoria di tubi sono stati determinati diversi valori normali costruiti mensilmente. Si è proceduto a tale calcolo addizionando al costo di produzione, tenuto conto di tutti i costi, un importo equo per le spese di vendita, le spese amministrative, nonché per le altre spese generali, e un profitto calcolato con riferimento alle spese sostenute e ai profitti realizzati dall'esportatore turco considerato sulle vendite di condotte forzate sul suo mercato interno.
ii) Prezzi all'esportazione
(12) I prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi realmente pagati o pagabili per i prodotti venduti ai fini dell'esportazione in Italia.
Su tale base, sono stati determinati i prezzi all'esportazione per tipi rappresentativi di prodotto e per transazioni relativi all'80 % circa delle vendite totali effettuate all'acquirente indipendente in Italia, nel corso del periodo dell'inchiesta.
iii) Confronto
(13) I valori normali mensili per tipo di prodotto sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione del tipo corrispondente, e cioè transazione per transazione. Tutti i confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrica.
Ai fini di un equo raffronto tra valori normali e prezzi all'esportazione, si è tenuto conto, ove necessario, delle differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi, come le differenze negli oneri all'importazione e nelle spese di vendite risultanti da vendite effettuate a condizioni e modalità diverse, laddove è stato possibile dimostrare l'esistenza di un rapporto diretto fra tali differenze e le vendite in oggetto. Di conseguenza, sono stati effettuati adeguamenti a livello delle differenze degli oneri all'importazione sostenuti per materiali fisicamente incorporati nello stesso prodotto quando viene destinato al consumo in Turchia e non riscossi se il prodotto viene esportato in Italia. Si è tenuto conto altresì delle differenze dei costi di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e spese accessorie, delle condizioni di pagamento, delle spese di garanzia e delle spese di assistenza tecnica.
iv) Margini di dumping
(14) Dal confronto è risultata l'esistenza di pratiche di dumping relativamente alle importazioni in Italia di tubi di amianto cemento originari della Turchia da parte dell'unico esportatore turco interessato, con un margine pari alla differenza tra il valore normale determinato e il prezzo all'esportazione in Italia.
L'entità dei margini di dumping variava a seconda del tipo di prodotto e, espressa come percentuale dei prezzi all'esportazione franco frontiera italiana, su base della media ponderata nel periodo dell'indagine, ammontava al 5,12 %.
E. PREGIUDIZIO
(15) Dagli elementi di prova di cui dispone la Commissione risulta che le importazioni in Italia di tubi di amianto cemento originari della Turchia, assenti dal mercato italiano nel 1986 e nel 1987, sono passate da 3 300 t nel periodo marzo 1988-febbraio 1989 a 7 300 t nel periodo dell'inchiesta (marzo1989-febbraio 1990). L'andamento di queste importazioni, valutata alla luce dell'andamento del consumo italiano negli stessi periodi, ha fatto ammontare all'8,1 % la quota di mercato italiano detenuta dalle importazioni dalla Turchia nel periodo in esame.
(16) I prezzi di rivendita in Italia del prodotto importato dalla Turchia sono risultati considerevolmente inferiori ai prezzi medi praticati dai produttori italiani nel periodo dell'inchiesta. La Commissione ha stabilito l'entità della riduzione del prezzo confrontando, a parità di livello commerciale (cif acquirente italiano), i prezzi di rivendita in italia del prodotto importato con i prezzi fatturati dai produttori italiani per tipi di prodotto analoghi rappresentativi. I margini di riduzione riscontrati variavano, a seconda del tipo di prodotto, fino ad un massimo del 15,3 % ed ammontavano, su base media ponderata, all'8,7 %.
(17) Il basso livello dei prezzi all'importazione ha costretto i produttori italiani a vendere il prodotto sul mercato italiano a prezzi che, in alcuni casi, non consentivano di realizzare un congruo profitto, oppure, nella maggior parte dei casi, non coprivano i loro costi di produzione. I prezzi di queste importazioni non solo hanno impedito ai produttori italiani di applicare gli aumenti di prezzo previsti, in condizioni normali, nel 1988 e nel 1989 per allinearsi all'andamento dei costi di produzione, ma hanno costretto i medesimi a diminuire i loro prezzi dalla fine del 1988, per cercare di conservare le loro quote di mercato.
(18) Per quanto riguarda la situazione dell'industria italiana, è stato necessario tener conto dei seguenti fattori:
a) Benché la produzione e le vendite interne del prodotto in questione da parte dei produttori italiani siano aumentate rispettivamente del 21 % e del 24,2 % nel periodo dell'indagine rispetto ai dodici mesi precedenti, tali aumenti vanno considerati in rapporto ad un incremento del consumo italiano del 31 % nello stesso periodo. Di conseguenza, la quota del mercato italiano detenuta dai produttori italiani è scesa dall'81,7 %, nel periodo marzo 1988-febbraio 1989, al 77,6 % nel periodo dell'indagine.
b) La presenza delle suddette importazioni a basso prezzo sul mercato italiano ha impedito ai produttori italiani di trarre maggior profitto dall'aumento del consumo e, pertanto, di migliorare il tasso di utilizzazione degli impianti che, nel periodo dell'indagine, ha toccato in media il bassissimo livello del 54 %. L'effetto congiunto della compressione e della diminuzione dei prezzi esercitato da queste importazioni sull'industria italiana ha dato luogo ad una diminuzione generale dei profitti nel 1988, ad una diminuzione della quota di mercato nel 1989 e a perdite subite da tutti i produttori italiani nello stesso anno.
(19) Tenuto conto dei fattori economici succitati, la situazione dell'industria italiana risulta aver subito ripercussioni negative, come lo dimostrano, in particolare, la perdita di quote di mercato e di profitti. Se ne conclude pertanto che l'industria italiana ha subito un pregiudizio notevole.
F. CAUSALITÀ DEL PREGIUDIZIO
(20) Per quanto riguarda il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio notevole, la Commissione ha ravvisato con chiarezza il parallelismo e la simultaneità tra l'aumento del volume di importazioni oggetto di dumping provenienti dalla Turchia e il deterioramento della situazione finanziaria dei produttori italiani. Inoltre, l'arrivo e la rapida penetrazione delle esportazioni turche a basso prezzo sul mercato italiano corrispondono alla diminuzione della presenza dei produttori italiani sul mercato.
(21) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio per l'industria italiana sia stato causato da fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping, ad esempio le importazioni da altri paesi, oppure la scarsa utilizzazione del potenziale, propria del mercato italiano negli ultimi anni.
(22) È stato rilevato che la quota di mercato delle importazioni in Italia da altri paesi terzi è passata dal 17,3 %, nel periodo marzo 1987-febbraio 1988, all'11,6 % nei dodici mesi successivi, e all'8,8 % nel periodo dell'inchiesta. Tale considerevole diminuzione della quota di mercato induce la Commissione a ritenere che le importazioni da altri paesi terzi non abbiano avuto effetti negativi sull'industria italiana. Inoltre, nulla indica che tali importazioni siano state effettuate a prezzi di dumping.
(23) Le importazioni in Italia originarie di altri paesi della Comunità hanno determinato il passaggio delle quote di mercato dall'1,4 %, nel periodo marzo 1987-febbraio 1988, all'1,9 % nei dodici mesi successivi, fino a raggiungere il 5,5 % nel periodo dell'indagine.
È stato peraltro rilevato che tali importazioni sono state effettuate a prezzi superiori a quelli praticati dai produttori italiani, e concentrate in alcuni segmenti del mercato italiano. Esse non spiegano pertanto l'erosione dei prezzi e la perdita di quote di mercato e di redditività dei produttori italiani.
(24) L'eccesso di potenziale produttivo registrato presso la maggior parte dei produttori italiani negli ultimi anni era già stato riscontrato prima che le importazioni dalla Turchia entrassero per la prima volta nel mercato italiano. Pertanto, la difficile situazione finanziaria dell'industria italiana potrebbe anche essere stata influenzata dal basso tasso di utilizzazione degli impianti che ha caratterizzato l'industria italiana in quel periodo. È chiaro, tuttavia, che la presenza di importazioni oggetto di dumping ha impedito ai produttori italiani di incrementare la produzione e le vendite e, di conseguenza, di fare maggior uso degli impianti, come sarebbe avvenuto qualora si fosse potuto trarre maggior vantaggio dall'aumento del consumo italiano a partire dal 1987.
(25) È stato preso in considerazione anche l'influsso esercitato negli ultimi anni sull'industria italiana dai problemi ambientali posti dai prodotti contenenti amianto, che vengono progressivamente sostituiti con prodotti alternativi. La Commissione ha concluso tuttavia che questa situazione rappresenta essenzialmente una minaccia per il futuro della produzione di tubi di amianto cemento per quanto riguarda alcuni impieghi del prodotto, ma non ha contribuito concretamente al pregiudizio arrecato dalle importazioni oggetto di dumping originarie della Turchia.
(26) In considerazione dell'aumento della quota di mercato coperta dalle importazioni oggetto di dumping originarie della Turchia, nonché della loro influenza negativa sulla situazione dei produttori italiani, la Commissione conclude che tali importazioni, considerate separatamente, hanno arrecato un notevole pregiudizio all'industria italiana. Come si è già detto, questa conclusione non implica che tutte le difficoltà constatate dell'industria italiana debbano essere necessariamente imputate a tale causa piuttosto che all'eccesso di potenziale produttivo della maggior parte dei produttori italiani o agli svantaggi ambientali del prodotto in questione.
Tuttavia, a norma dell'articolo 4 del regolamento (CEE) no 2423/88, è possibile attribuire all'esportatore interessato la responsabilità del pregiudizio causato dal dumping anche se tale pregiudizio costituisce solo una parte di un pregiudizio più vasto imputabile ad altri fattori. L'articolo 4 esige semplicemente che i pregiudizi causati da altri fattori non siano attribuiti alle importazioni oggetto di dumping.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(27) Nel valutare l'interesse della Comunità ad adottare misure contro le importazioni oggetto di dumping, la Commissione ha rilevato che uno dei produttori italiani ha cessato l'attività alla fine del 1989, che la situazione finanziaria degli altri produttori italiani si sta gravemente deteriorando e che il mercato italiano è stato rapidamente invaso dalle importazioni in causa. Il perdurare di questa tendenza potrebbe provocare un ulteriore peggioramento della situazione dell'industria italiana interessata, impedendo in tal modo la ristrutturazione in atto e mettendo in pericolo la sua sopravvivenza.
La Commissione conclude pertanto che nell'interesse della Comunità occorre prendere disposizioni per eliminare gli effetti pregiudizievoli di tali importazioni oggetto di dumping sui produttori italiani.
H. MISURE DI SALVAGUARDIA
(28) Come è stato detto al punto 26, la Commissione ritiene improprio imputare la totalità del pregiudizio accertato, subito dai produttori italiani, alle importazioni dalla Turchia oggetto di dumping. Nauralmente, tali importazioni hanno avuto ripercussioni su alcuni indicatori, quali l'erosione dei prezzi e le perdite subite dall'industria italiana nel 1989, ma l'interpretazione e, soprattutto, la quantificazione di questo effetto è imprecisa, data la coesistenza di altri fattori, e in particolare l'eccesso di potenziale produttivo della maggior parte dei produttori italiani.
(29) La Commissione ritiene che, per evitare tale difficoltà, si dovrebbe valutare il pregiudizio esclusivamente in funzione della riduzione di prezzo accertata per i prezzi del prodotto importato. Quando tale riduzione, che è determinata a livello del prezzo di rivendita (vedi precedente punto 16), viene espressa a livello cif frontiera italiana, si raggiunge uno scarto (media ponderata) del 9,35 %. Tale margine particolare rappresenta l'aumento di prezzo alla frontiera italiana necessario per eliminare il pregiudizio definito in termini di sottoprezzo.
Tuttavia, poiché il margine di dumping accertato in questo procedimento è inferiore al margine di pregiudizio del 9,35 %, si ritiene opportuno, onde eliminare per quanto è possibile l'effetto negativo delle importazioni oggetto di dumping, far sì che le misure di salvaguardia da adottare corrispondano al margine di dumping accertato.
I. IMPEGNO DI PREZZI
(30) L'esportatore turco interessato è stato informato dei principali fatti e delle considerazioni in base a cui si intendevano adottare le misure di salvaguardia. Poiché in questa procedura si intendono per « industria comunitaria » esclusivamente i produttori italiani, all'esportatore in Turchia è stata data l'opportunità di offrire un impegno di prezzo limitatamente al mercato italiano, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 6 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Accettando tale opportunità, l'esportatore interessato ha offerto un impegno sui prezzi che la Commissione considera accettabile, dal momento che tale impegno avrà l'effetto di aumentare i prezzi del prodotto in questione nella misura necessaria ad eliminare il margine di dumping rilevato. Inoltre, risulta che è possibile controllare efficacemente la corretta attuazione dell'impegno.
Peraltro, la Commissione osserva che, in caso di violazione di questo impegno di prezzo, essa medesima potrà imporre un dazio provvisorio riguardo all'intera Comunità, e il Consiglio, successivamente, uno definitivo basato sui fatti stabiliti nella presente indagine e senza procedere a ulteriori indagini in merito al dumping e al pregiudizio che ne deriva.
(31) In sede di comitato consultivo uno Stato membro ha mosso obiezioni nei confronti di tale procedimento. Pertanto, in conformità delle disposizioni di cui all'articolo 10, paragrafo 1 e all'articolo 9, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha sottoposto al Consiglio una relazione sull'esito delle consultazioni, proponendo nel contempo di accettare gli impegni e chiudere l'inchiesta. Poiché il Consiglio non ha deciso diversamente entro il termine di un mese, la Commissione può adottare la presente decisione.
(32) La Commissione ha notificato al consiglio dell'associazione CEE-Turchia che gli interessi della Comunità richiedono un'azione immediata. Inoltre la Commissione ha richiesto al Consiglio dell'associazione di rivolgere raccomandazioni alla persona o alle persone da cui traggono origine le summenzionate pratiche affinché sia posto termine alle stesse.
DECIDE:
Articolo 1
L'impegno offerto dalla Elyafli cimento Sanayi ve Ticaret AS - Istanbul, Turchia, nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni di tubi di amianto cemento di cui al codice NC ex 6811 30 00 originari della Turchia, è accettato.
Articolo 2
È pertanto chiusa l'inchiesta nell'ambito del procedimento antidumping concernente le importazioni di tubi di amianto cemento originari della Turchia. Fatto a Bruxelles, il 21 giugno 1991.

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