Document ID: 31989L0437

DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 20 giugno 1989 concernente i problemi igienici e sanitari relativi alla produzione ed immissione sul mercato degli ovoprodotti (89/437/CEE)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 43,
vista la proposta della Commissione (1);
visto il parere del Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
considerando che, per garantire un armonioso funzionamento del mercato comune ed in particolare dell'organizzazione comune dei mercati nel settore delle uova, istituito dal regolamento (CEE) n. 2771/75 (4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 3907/87 (5), nonché del regime comune di scambi per l'ovoalbumina e la lattoalbumina, istituito dal regolamento (CEE) n. 2783/75 (6), modificato dal regolamento (CEE) n. 4001/87 (7), è necessario che la commercializzazione degli ovoprodotti non sia più ostacolata dalle disparità esistenti tra gli Stati membri per quanto concerne le prescrizioni sanitarie relative a tali prodotti; che tale armonizzazione consentirà inoltre una migliore armonizzazione della produzione e condizioni di concorrenza uguali, pur garantendo al consumatore un prodotto di qualità;
(8) GU n. C 67 del 14. 3. 1987, pag. 9 e
GU n. C 53 del 2. 3. 1989, pag. 10.
(9) GU n. C 187 del 18. 7. 1988, pag. 184.
(10) GU n. C 232 del 31. 8. 1987, pag. 11.
(11) GU n. L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 49.
(12) GU n. L 370 del 30. 12. 1987, pag. 14.
(13) GU n. L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 104.
(14) GU n. L 377 del 31. 12. 1987, pag. 44.
considerando che la commercializzazione di taluni ovoprodotti non compresi nell'allegato II del trattato è strettamente connessa a quella degli ovoprodotti oggetto di un'organizzazione comune di mercato; che occorre eliminare le distorsioni di concorrenza per il complesso degli ovoprodotti;
considerando che pare opportuno escludere dal campo di applicazione della presente direttiva i prodotti di uova ottenuti in laboratori artigianali, negozi o ristoranti ed utilizzati per la fabbricazione di prodotti alimentari destinati alla vendita diretta al consumatore finale o ad essere consumati sul posto;
considerando che occorre stabilire le prescrizioni sanitarie relative alla produzione, al magazzinaggio e al trasporto degli ovoprodotti; che, in particolare, è opportuno definire un insieme di norme sanitarie per il riconoscimento degli stabilimenti;
considerando che è altresì necessario stabilire i requisiti sanitari cui devono rispondere gli ovoprodotti;
considerando che la suddetta regolamentazione deve essere applicata in identica misura agli scambi intracomunitari e agli scambi che avvengono all'interno di ciascuno degli Stati membri;
considerando che spetta anzitutto al produttore verificare che gli ovoprodotti siano conformi alle prescrizioni sanitarie previste dalla presente direttiva; che è compito delle autorità competenti degli Stati membri accertarsi, mediante controlli ed ispezioni, che il produttore rispetti tali prescrizioni; che le regole relative a detti controlli e ispezioni debbono tener conto degli imperativi del mercato interno;
considerando che è necessario effettuare controlli per sondaggio allo scopo di individuare la presenza di residui di sostanze che potrebbero risultare nocive per la salute
umana;
considerando che è opportuno instaurare misure di controllo comunitarie per garantire l'applicazione uniforme delle norme previste dalla presente direttiva in tutti gli Stati membri;
considerando che, nell'ambito degli scambi intracomunitari, occorre, qualora insorgano controversie con le autorità competenti dello Stato membro destinatario, dare allo speditore, al destinatario o al loro mandatario la possibilità di chiedere il parere di un esperto;
considerando che gli ovoprodotti fabbricati in un paese terzo e destinati ad essere immessi sul mercato comunitario non devono beneficiare di un regime più favorevole di quello imposto dalla presente direttiva; che occorre stabilire una procedura comunitaria di ispezione degli stabilimenti dei paesi terzi;
considerando che è opportuno demandare alla Commissione l'adozione di talune modalità di applicazione della presente direttiva; che, a questo scopo, occorre stabilire procedure che instaurino una cooperazione stretta ed efficace tra la Commissione e gli Stati membri in seno al comitato veterinario permanente,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1 La presente direttiva stabilisce i requisiti igienici e sanitari da rispettare nella preparazione e nell'immissione sul mercato di ovoprodotti destinati sia al consumo umano diretto sia alla fabbricazione di prodotti alimentari.
Tuttavia la presente direttiva non riguarda:
- i prodotti alimentari finiti che sono fabbricati a partire da ovoprodotti, secondo la definizione dell'articolo 2, e che soddisfano le disposizioni dell'articolo 3,
- gli ovoprodotti ottenuti in un laboratorio non industriale e che, senza aver subito un trattamento, sono utilizzati per la fabbricazione di prodotti alimentari destinati alla vendita diretta, senza intermediario, al consumatore o ad essere consumati sul posto direttamente dopo la loro preparazione.
Articolo 2 Ai fini della presente direttiva, sono applicabili le definizioni figuranti all'articolo 1, paragrafo 2 del regolamento (CEE) n. 2772/75 (15). Inoltre si intende per:
1) ovoprodotti: i prodotti ottenuti a partire dalle uova, dai loro diversi componenti o loro miscele dopo la rimozione del guscio e della membrana, destinati al consumo umano; vi possono essere aggiunti, parzialmente, altri alimenti o additivi; essi si possono presentare sotto forma di liquidi, concentrati, essiccati, cristallizzati, congelati, surgelati o coagulati;
(16) GU n. L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 56.
2) azienda produttrice: fatte salve le disposizioni del regolamento (CEE) n. 2782/75 (17), l'azienda per la produzione di uova destinate al consumo umano;
3) stabilimento: stabilimento riconosciuto per la fabbricazione e/o il trattamento degli ovoprodotti;
4) uova incrinate: uova il cui guscio è danneggiato ma non presenta una soluzione di continuità, ma la cui membrana è ancora intatta;
5) lotto: quantitativo di ovoprodotti preparati nelle stesse condizioni e che, in particolare, sono stati sottoposti ad un trattamento in un'unica operazione continua;
6) partita: quantitativo di ovoprodotti da consegnare in un blocco unico nello stesso luogo di destinazione e destinato ad un'ulteriore lavorazione nell'industria alimentare o al consumo umano diretto;
7) paese speditore: lo Stato membro o il paese terzo a partire dal quale gli ovoprodotti sono spediti in un altro Stato membro;
8) paese destinatario: lo Stato membro a destinazione del quale sono spediti gli ovoprodotti di un altro Stato membro o di un paese terzo;
9) confezionamento: l'inserimento degli ovoprodotti in un contenitore di qualsiasi forma;
10) autorità competente: il servizio veterinario o qualsiasi altro servizio equivalente designato dallo Stato membro allo scopo di verificare l'applicazione della presente direttiva;
11) immissione sul mercato: la commercializzazione degli ovoprodotti definita all'articolo 1, punto 5 del regolamento (CEE) n. 2772/75.
Articolo 3 Ciascuno Stato membro cura che siano preparati in forma di prodotti alimentari o siano utilizzati per la fabbricazione di prodotti alimentari unicamente gli ovoprodotti che soddisfino le condizioni generali seguenti:
a) siano stati ottenuti da uova di galline, anatre, oche, tacchini, galline faraone o quaglie, escluse le miscele di specie diverse;
b)
portino l'indicazione della percentuale degli elementi costitutivi delle uova, qualora siano parzialmente completati da altri prodotti alimentari, sempreché soddisfino i requisiti fissati per gli additivi all'articolo 12;
c)
siano stati trattati e/o preparati in uno stabilimento che sia riconosciuto in conformità dell'articolo 6 e che risponda alle condizioni di cui ai capitoli I e II dell'allegato e soddisfino inoltre le disposizioni della presente direttiva;
d)
siano stati preparati in condizioni igieniche conformi alle prescrizioni dei capitoli III e V dell'allegato, con uova che
(18) GU n. L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 100.
soddisfino le condizioni di cui al capitolo IV dell'allegato;
e)
siano stati sottoposti ad un trattamento mediante un procedimento autorizzato secondo la procedura di cui all'articolo 14 il quale consenta loro di soddisfare in particolare i criteri microbiologici previsti al capitolo VI dell'allegato.
Tuttavia, laddove esigenze tecnologiche inerenti alla preparazione di determinati prodotti alimentari ottenuti con ovoprodotti lo richiedano, le autorità competenti danno un'autorizzazione perché taluni ovoprodotti non siano sottoposti a trattamento; in tal caso gli ovoprodotti devono essere immediatamente utilizzati nello stabilimento in cui sono destinati alla fabbricazione di altri prodotti alimentari;
f)
possiedano le caratteristiche analitiche previste al capitolo VI dell'allegato;
g)
siano stati sottoposti ad un controllo sanitario conformemente al capitolo VII dell'allegato;
h)
siano stati imballati conformemente alle prescrizioni del capitolo VIII dell'allegato;
i)
siano despositati e trasportati conformemente alle prescrizioni dei capitoli IX e X dell'allegato;
j)
siano muniti del bollo sanitario di cui al capitolo XI dell'allegato e, per quanto riguarda i prodotti destinati al consumo umano diretto, soddisfino i requisiti della direttiva 79/112/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1978, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità (19), modificata, da ultimo dalla direttiva 86/197/CEE (20).
Articolo 4 Le autorità competenti curano che i produttori di ovoprodotti prendano tutte le misure necessarie per conformarsi alle prescrizioni della presente direttiva e, in particolare, che:
- siano prelevati campioni destinati ad esami di laboratorio, al fine di accertare il rispetto delle caratteristiche analitiche previste al capitolo VI dell'allegato;
- siano trasportati o immagazzinati alle temperature menzionate nei capitoli IX e X dell'allegato gli ovoprodotti che non possano essere mantenuti a temperatura ambiente;
- sia definito il periodo durante cui è garantita la conservazione degli ovoprodotti;
- siano registrati e conservati i risultati dei vari controlli ed esami in modo da poter loro essere presentati durante un periodo di due anni;
- ogni lotto sia corredato di un'indicazione che consenta di individuare la data del trattamento; questa indicazione
(21) GU n. L 33 dell'8. 2. 1979, pag. 1.
(22) GU n. L 144 del 29. 5. 1986, pag. 38.
deve figurare nella registrazione del processo di trattamento e sul bollo sanitario di cui al capitolo XI.
Articolo 5 1. Gli Stati membri curano che vengano effettuati controlli per la ricerca dei residui di sostanze ad azione farmacologica, ormonale, di antibiotici, di antiparassitari, di detergenti e di altre sostanze nocive o eventualmente atte ad alterare le caratteristiche organolettiche o a rendere pericoloso o nocivo per la salute umana il consumo di ovoprodotti.
2. Qualora gli ovoprodotti sottoposti ad esame presentino tracce di residui superiori alle tolleranze ammesse stabilite conformemente al paragrafo 4, deve esserne vietata l'utilizzazione nell'alimentazione umana o l'immissione sul mercato sia ai fini della fabbricazione di prodotti alimentari sia ai fini del consumo umano diretto.
3. Gli esami dei residui devono essere effettuati secondo metodi scientificamente riconosciuti e sperimentati in pratica, in particolare i metodi definiti nelle direttive comunitarie o in altre norme internazionali.
I risultati degli esami dei residui devono poter essere raffrontati con metodi di riferimento stabiliti secondo la procedura di cui all'articolo 14, previo parere del comitato scientifico veterinario.
Secondo la stessa procedura, in ogni Stato membro viene designato almeno un laboratorio di riferimento il quale deve effettuare l'esame dei residui in caso di applicazione degli articoli 7 e 8.
La Commissione pubblica i metodi di riferimento e l'elenco dei laboratori di riferimento nella Gattetta ufficiale delle Comunità europee.
4. Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, adotta
- le modalità di controllo,
- le tolleranze per le sostanze di cui al paragrafo 2,
- la frequenza dei campionamenti.
Articolo 6 1. Ciascuno Stato membro redige un elenco dei propri stabilimenti riconosciuti; ogni stabilimento deve avere un numero di riconoscimento. Ciascuno Stato membro invia tale elenco agli altri Stati membri ed alla Commissione.
Uno Stato membro riconosce uno stabilimento solo se è comprovato che esso soddisfa le disposizioni della presente direttiva. Lo Stato ritira il riconoscimento qualora non siano
più soddisfatte le condizioni che ne costituiscono il presupposto. Gli altri Stati membri e la Commissione vengono informati del ritiro del riconoscimento.
2. Le ispezioni e i controlli degli stabilimenti e dei centri di imballaggio sono eseguiti periodicamente sotto la responsabilità competente che deve aver libero accesso in ogni momento a tutti i reparti dello stabilimento per accertare l'osservanza delle disposizioni della presente direttiva.
Qualora da queste ispezioni risulti che non tutte le disposizioni della direttiva sono rispettate, il servizio ufficiale prende le misure che ritiene adeguate per porvi rimedio.
Articolo 7 1. Esperti della Commissione possono, nella misura in cui ciò sia indispensabile all'applicazione uniforme della presente direttiva, effettuare, in collaborazione con le autorità competenti, controlli sul posto. In particolare essi possono verificare se gli stabilimenti ed i centri di imballaggio riconosciuti conformemente all'articolo 5, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2772/75 applichino effettivamente le disposizioni della presente direttiva.
Lo Stato membro nel cui territorio è effettuato un controllo assiste con la massima sollecitudine gli esperti nell'adempimento della loro missione. La Commissione informa lo Stato membro interessato in merito ai risultati dei controlli effettuati.
Lo Stato membro interessato prende le misure eventualmente necessarie per tener conto dei risultati di tale controllo. Qualora lo Stato membro non prenda dette misure, la Commissione può disporre, secondo la procedura prevista all'articolo 13, che lo Stato membro in questione sospenda l'immissione sul mercato degli ovoprodotti provenienti dallo stabilimento non più conforme alle disposizioni della presente direttiva.
2. Anteriormente all'applicazione dei controlli di cui al paragrafo 1 e secondo la procedura dell'articolo 14, sono fissate le disposizioni generali di applicazione del presente articolo ed è in particolare elaborata una raccomandazione della Commissione contenente le regole da osservare al momento del controllo previsto al paragrafo 1.
Articolo 8 1. Fatti salvi gli articoli 6 e 7, il paese destinatario può, in caso di grave presunzione di irregolarità, procedere ad ispezioni effettuate in modo non discriminatorio degli ovoprodotti, per accertare la conformità di una determinata partita ai requisiti della presente direttiva.
2. Le ispezioni di cui al paragrafo 1 sono effettuate nel luogo di destinazione delle merci o in altro luogo appropriato, a condizione che, in quest'ultimo caso, l'inoltro delle merci sia perturbato quanto meno possibile dalla scelta della località.
Le ispezioni devono essere effettuate con la massima celerità in modo da non comportare indebiti ritardi nell'immissione
degli ovoprodotti sul mercato né causare ritardi che possano alterarne la qualità.
3. Se nel corso di un'ispezione effettuata conformemente ai paragrafi 1 e 2, si constata che gli ovoprodotti non soddisfano la presente direttiva, l'autorità competente del paese destinatario può lasciare allo speditore, al destinatario o al loro mandatario la scelta tra il ritiro dal mercato della partita per sottoporla a un nuovo trattamento o destinarla ad altri scopi, purché non vi ostino considerazioni di carattere sanitario, oppure, come alternativa, la sua distruzione. In ogni caso, l'autorità competente prende misure per prevenire l'impiego abusivo di tali ovoprodotti.
4. a) Le decisioni considerate e le motivazioni che sono alla loro base devono essere comunicate allo speditore, al destinatario o al loro mandatario. A richiesta dell'interessato, dette decisioni motivate devono essergli immediatamente comunicate per iscritto, insieme all'indicazione delle possibilità di ricorso previste dalla legislazione vigente, delle procedure e dei termini entro cui i ricorsi devono essere presentati.
La presente direttiva lascia impregiudicati i mezzi di ricorso di cui possono usufruire lo speditore, il destinatario o il loro mandatario.
b) Qualora siano fondate sull'esistenza di un rischio particolarmente grave per la salute umana, le decisioni sono immediatamente comunicate all'autorità competente dello Stato membro speditore ed alla Commissione.
c) In seguito a tale comunicazione, possono essere prese opportune misure conformemente alla procedura di cui all'articolo 13, in particolare allo scopo di coordinare le misure prese i altri Stati membri per gli ovoprodotti in questione.
5. Ciascuno Stato membro accorda agli speditori di ovoprodotti di cui è vietata l'immissione sul mercato, a seguito di un'ispezione di cui al paragrafo 1, il diritto di chiedere il parere di un esperto.
L'esperto deve avere la cittadinanza di uno Stato membro diverso da quello di spedizione o di destinazione dei prodotti.
Su proposta degli Stati membri, la Commissione redige un elenco degli esperti che potranno essere incaricati di esprimere tali pareri. Le modalità d'applicazione del presente paragrafo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 14.
Articolo 9 Qualora uno Stato membro ritenga, in seguito ad una delle ispezioni di cui all'articolo 8, che le disposizioni della
presente direttiva non siano più rispettate in uno stabilimento di un altro Stato membro, esso ne informa l'autorità competente di detto Stato. Quest'ultima prende tutte le misure necessarie e comunica all'autorità competente del primo Stato membro le decisioni prese con le relative motivazioni.
Qualora il primo Stato membro tema che dette misure non siano state prese o non siano sufficienti, esso esamina, con lo Stato membro in causa, i mezzi per ovviare alla situazione, se del caso con una visita in loco.
Gli Stati membri informano la Commissione delle controversie e delle soluzioni raggiunte.
Se gli Stati membri interessati non raggiungono un accordo, uno di essi sottopone il caso, entro un termine ragionevole, alla Commissione che incarica uno o più esperti di esprimere un parere.
In attesa del parere, lo Stato membro speditore deve intensificare i controlli sugli ovoprodotti che provengono dallo stabilimento in questione e, a richiesta dello Stato membro destinatario, la Commissione incarica immediatamente un esperto perché si rechi nello stabilimento speditore al fine di proporre adeguate misure conservative.
Tenuto conto del parere di cui al quarto comma o del risultato del controllo effettuato in conformità all'articolo 7, paragrafo 1, gli Stati membri possono essere autorizzati, secondo la procedura di cui all'articolo 13, a rifiutare provvisoriamente l'introduzione nel proprio territorio di ovoprodotti provenienti da tale stabilimento.
La predetta autorizzazione può essere ritirata, sulla base di un nuovo parere elaborato da uno o più esperti, secondo la procedura di cui all'articolo 13.
Gli esperti devono avere la cittadinanza di uno Stato membro diverso da quelli delle parti alla controversia.
Le modalità di applicazione del presente articolo sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 14.
Articolo 10 L'allegato della presente direttiva è modificato dal Consiglio che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.
Articolo 11 1. In attesa dell'applicazione delle disposizioni previste dalla presente direttiva continuano ad applicarsi le disposizioni nazionali relative alle importazioni di ovoprodotti in provenienza dai paesi terzi; esse non devono essere più favorevoli di quelle che disciplinano gli scambi intracomunitari.
2. Esperti degli Stati membri e della Commissione procedono a controlli in loco. Gli esperti degli Stati membri
incaricati dell'esecuzione di questi controlli sono designati dalla Commissione su proposta degli Stati membri. Tali controlli sono eseguiti per conto della Comunità che se ne assume gli oneri.
3. Conformemente alla procedura di cui all'articolo 14, è compilato un elenco degli stabilimenti che soddisfano le condizioni indicate nell'allegato.
4. Il certificato di igiene e di sanità che accompagna i prodotti in occasione della loro importazione, nonché la forma e il tipo del bollo sanitario di cui devono essere muniti i prodotti, devono corrispondere ad un modello da stabilire secondo la procedura di cui all'articolo 14.
Articolo 12 Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, decide quali siano gli additivi che figurano sull'elenco degli additivi autorizzati dalla regolamentazione comunitaria in vigore concernente gli additivi suscettibili di essere impiegati nei prodotti alimentari e che possono essere utilizzati per gli ovoprodotti di cui all'articolo 3, lettera a), nonché le modalità di tale uso.
In attesa di queste decisioni, continuano ad applicarsi le regolamentazioni nazionali che disciplinano questo uso.
Articolo 13 1. Allorché è applicata la procedura definita nel presente articolo, il comitato veterinario permanente istituito con la decisione del Consiglio del 15 ottobre 1968 (in appresso denominato «comitato») è immediatamente consultato dal presidente, su iniziativa di quest'ultimo o su richiesta di uno Stato membro.
2. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere viene formulato alla maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2 del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni al comitato, viene attribuita ai voti dei rappresentanti degli Stati membri la ponderazione definita all'articolo precitato. Il presidente non partecipa alla votazione.
3. La Commissione adotta le misure previste qualora siano conformi al parere del comitato.
4. Se le misure previste non sono conformi al parere del comitato, o in mancanza di parere, la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta in merito alle misure da prendere. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
Se il Consiglio non ha deliberato entro un termine di quindici giorni a decorrere dalla data in cui gli è stata sottoposta la proposta, la Commissione adotta le misure proposte, tranne nel caso in cui il Consiglio si sia pronunicato a maggioranza semplice contro tali misure.
Articolo 14 1. Qualora si debba applicare la procedura prevista nel presente articolo, il comitato è immediatamente consultato dal presidente, su iniziativa di quest'ultimo o su richiesta di uno Stato membro.
2. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un progetto delle misure da adottare. Il comitato formula il suo parere sul progetto entro un termine che il presidente può fissare in funzione dell'urgenza della questione in esame. Il parere è formulato alla maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2 del trattato per l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta della Commissione. Nelle votazioni al comitato, viene attribuita ai voti dei rappresentanti degli Stati membri la ponderazione definita all'articolo precitato. Il presidente non partecipa alla votazione.
3. La Commissione adotta le misure previste qualora siano conformi al parere del comitato.
4. Se le misure previste non sono conformi al parere del comitato, o in mancanza di parere, la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta in merito alle misure da prendere. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.
Se il Consiglio non ha deliberato entro un termine di tre mesi a decorrere dalla data in cui gli è stata sottoposta la proposta, la Commissione adotta le misure proposte, tranne nel caso in cui il Consiglio si sia pronunciato a maggioranza semplice contro tali misure.
Articolo 15 Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 31 dicembre 1991. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
La Commissione presenta al Consiglio entro il 31 dicembre 1994 una relazione sull'esperienza acquisita in materia, corredata, eventualmente, da proposte intese ad adattare l'allegato della presente direttiva in particolare in funzione delle evoluzioni tecnologiche e scientifiche.
Articolo 16 Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Lussemburgo, addì 20 giugno 1989.

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