Document ID: 31994D0343

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 7 dicembre 1993 relativa agli aiuti concessi dal governo spagnolo all'impresa Merco (Il testo in lingua spagnola è il solo facente fede) (94/343/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto il regolamento n. 136/66/CEE del Consiglio, del 22 settembre 1966, relativo all'attuazione di un'organizzazione comune dei mercati nel settore dei grassi (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 3179/93 (2), in particolare l'articolo 33, nonché le disposizioni corrispondenti degli altri regolamenti concernenti l'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti agricoli,
dopo aver invitato gli interessati, conformemente alle disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 2, primo comma, a presentarle le loro osservazioni e viste dette osservazioni,
considerando quanto segue:
I Con lettere datate 17 febbraio e 20 marzo 1992 la Rappresentanza permanente della Spagna presso le Comunità europee ha notificato alla Commissione gli aiuti concessi all'impresa Merco.
Con telex del 1o aprile 1992 e del 24 luglio 1992 la Commissione ha chiesto alle autorità spagnole complementi di informazione, successivamente trasmessi con lettere datate 27 maggio, 1o luglio e 31 luglio 1992.
Con lettera del 27 maggio 1992 le autorità spagnole hanno informato la Commissione del fatto che il 31 marzo 1992 lo Stato spagnolo, azionista dell'impresa Merco, aveva conferito al gruppo un capitale di 9 000 milioni di pesetas. Era inoltre previsto un ulteriore conferimento di capitale, per un importo di 9 000 milioni di pesetas, nonché un terzo conferimento di capitale residuo, di importo ancora non precisato. La decisione relativa era stata presa dal governo spagnolo il 23 gennaio 1992, contemporaneamente alla decisione di liquidare l'impresa.
Con lettere datate 1o e 31 luglio 1992 le autorità spagnole hanno fornito complementi di informazione, secondo i quali la liquidazione totale dell'impresa e la cessazione di ogni sua attività erano stati decisi dal governo spagnolo il 23 gennaio 1992. Le autorità spagnole hanno inoltre precisato che detta liquidazione era in fase molto avanzata e che sarebbe stata completata entro breve tempo.
Le autorità spagnole hanno poi dichiarato che i conferimenti di capitale erano e sarebbero stati destinati a finanziare il pagamento di indennità al personale e a coprire il deficit patrimoniale dell'impresa e le perdite fino ad allora accumulate.
In base alle informazioni a sua disposizione la Commissione ha ritenuto che i conferimenti di capitale decisi nel quadro della liquidazione di Merco potevano essere misure destinate in particolare, vista l'importanza relativa degli importi, a coprire le perdite accumulate da Merco e a pagare i suoi creditori, in particolare gli istituti di credito. Detti aiuti sotto forma di conferimento di capitale permettono a questi ultimi di essere al riparo dai normali rischi commerciali, consentendo loro di recuperare i loro crediti, cosa che in normali condizioni di mercato non avrebbero potuto fare. Misure del genere dovrebbero essere considerate un pagamento retrospettivo degli aiuti al funzionamento di cui l'impresa ha beneficiato sotto forma di crediti bancari concessi senza alcuna prospettiva di normale rimborso. In tali circostanze un operatore privato che agisca nelle normali condizioni di economia di mercato non procederebbe a conferimenti di capitale di questo tipo. La Commissione ha pertanto ritenuto che essi costituissero degli aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
Poiché il governo spagnolo non ha rispettato l'effetto sospensivo risultante dall'articolo 93, paragrafo 3 e non ha aspettato che la Commissione potesse pronunciarsi prima di effettuare il primo conferimento di capitale di 9 000 milioni di pesetas a cui ha proceduto il 31 marzo 1992, la concessione di questo aiuto sotto forma di conferimento di capitale costituisce una violazione dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato; ne consegue che l'aiuto è stato istituito illegalmente. Ritenendo inoltre che gli aiuti previsti dalla decisione del governo spagnolo del 23 gennaio 1992 non rispondessero alle condizioni dell'articolo 92, paragrafo 3, per poter beneficiare di una delle deroghe ivi contemplate, la Commissione ha deciso di avviare la procedura di cui all'articolo 93, paragrafo 2 del trattato.
Con lettera del 22 ottobre 1992 la Commissione ha invitato il governo spagnolo a presentarle le sue osservazioni. Lo stesso invito è stato rivolto agli altri Stati membri e agli altri interessati (3).
II Il governo spagnolo ha presentato le sue osservazioni con lettere datate 23 novembre 1992, 4 gennaio 1993 e 8 settembre 1993 e nelle riunioni dell'8 luglio e dell'8 settembre 1993, sostenendo che i conferimenti di capitale non costituiscono degli aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92 del trattato.
Secondo le autorità spagnole, tali conferimenti di capitali sono stati e saranno destinati ad effettuare una liquidazione controllata dell'impresa. Detta liquidazione ha permesso, sempre secondo le autorità spagnole, di effettuare la vendita degli attivi al loro valore massimo, il pagamento delle indennità dovute al personale per la risoluzione dei contratti di lavoro dei salariati dell'impresa, la negoziazione e il pagamento dei crediti finanziari e il pagamento dei creditori commerciali. In particolare essa ha permesso, secondo queste stesse fonti, il recupero degli attivi per un importo di 12 000 milioni di pesetas, il pagamento dei creditori, essenzialmente piccoli agricoltori, per un importo di 5 000 milioni di pesetas e il finanziamento delle indennità del personale, per un importo di 1 500 milioni di pesetas.
D'altro canto, nella loro lettera del 14 gennaio 1993, le autorità spagnole hanno fornito alla Commissione un bilancio dell'impresa in cui figurano i seguenti dati:
"(in milioni di pesetas) " 3 429 2 228 1 7 992 739 7 11 080 5 537 6 4 545 2 608 1
Le autorità spagnole ritengono che non si tratti di aiuti al funzionamento, in quanto l'obiettivo principale di questi conferimenti di capitale non era il finanziamento di debiti, ma il recupero di un importo superiore di risorse. Per chiarire la portata delle informazioni su questo punto contenute nella lettera del 14 gennaio 1993, l'8 luglio e l'8 settembre 1993 si è tenuta una riunione tra i servizi della Commissione e le autorità spagnole.
Con lettera del 10 settembre 1993 le autorità spagnole hanno fornito alla Commissione alcuni complementi di informazione, precisando che nel 1992 c'era stato un nuovo conferimento di capitali, per un importo di 9 000 milioni di pesetas, e che ne era stato deciso ancora un altro, per un importo di 5 800 milioni di pesetas.
Le autorità spagnole hanno inoltre precisato che una parte del debito di Merco verso gli istituti di credito era imputabile al pagamento effettuato da detti istituti agli agricoltori per i prodotti che questi ultimi avevano fornito a Merco.
Le autorità spagnole ritengono che tali conferimenti di capitali non possano costituire la concessione da parte dello Stato di una garanzia implicita nei confronti dei creditori. Secondo tali autorità gli istituti di credito avrebbero infatti agito come con un'impresa privata e contestare questa affermazione significa negare il fatto che gli istituti di credito possano sbagliarsi e ignorare che vi sono imprese con un certo volume di affari e in cattiva situazione economica a cui gli istituti di credito prestano fondi addizionali per realizzare un rifinanziamento o garantirsi il recupero della globalità o di una parte del debito.
Quanto alla forma, le autorità spagnole affermano di non aver aspettato che la Commissione potesse pronunciarsi per la concessione dei conferimenti di capitali perché l'attesa avrebbe causato perdite maggiori nonché una situazione insostenibile nelle relazioni con gli agricoltori e con il personale dell'impresa.
III L'impresa pubblica Mercorsa (Mercados en origen de productos agrarios) è stata creata nel 1972 con decreto del 15 ottobre 1970 n. 3178/70 del ministero dell'agricoltura. Nel 1987 ha cambiato nome e ragione sociale, diventando il gruppo Merco.
I suoi azionisti, tutti pubblici, sono la Dirección General del Patrimonio del Estado (ministero delle finanze) che detiene il 69,3 % del capitale e il F.O.R.P.P.A. (organismo pubblico dipendente dal ministero dell'agricoltura), con il 30,7 %.
La sua attività consisteva nella commercializzazione di prodotti agricoli. Aveva un capitale di 8 782 milioni di pesetas e contava 900 salariati. Operava nei 55 centri di acquisto dei prodotti agricoli installati nei luoghi di produzione, che vendevano i prodotti agricoli interessati in Spagna e all'estero.
Nel 1990, con un cifra di affari di circa 71 000 milioni di pesetas, poteva essere annoverata fra le maggiori imprese della Spagna.
Sempre nel 1990, con il nome Uteco-Jaen, era la terza impresa della Spagna nel settore dell'imbottigliamento dell'olio d'oliva, con l'8,9 % del totale delle vendite in Spagna, pari a 29 798 773 litri.
Secondo un rapporto di auditing per l'esercizio 1990, effettuato da Price Waterhouse nel 1991, Merco aveva un deficit di 18 527 milioni di pesetas.
Secondo il rapporto annuale dell'impresa Merco, al 31 dicembre 1990 detta impresa aveva debiti non commerciali per circa 33 miliardi di pesetas.
Il 23 gennaio 1992 le autorità spagnole hanno deciso la liquidazione dell'impresa e la cessazione di ogni attività. Secondo le autorità spagnole a tale data la Merco aveva già abbandonato completamente la sua attività commerciale nei settori dell'olio d'oliva, dei semi oleosi e del cotone.
Per quanto riguarda il settore degli ortofrutticoli, Merco aveva venduto o dato in affitto con opzione di acquisto una parte dei suoi centri e stava negoziando la vendita o l'affitto del resto dei centri.
Per quanto riguarda invece il settore dei cereali e secondo le informazioni fornite in merito dalle autorità spagnole il 27 maggio 1992, a tale data non era stata ancora presa una decisione definitiva per la vendita dei centri o la creazione di una società di servizi.
Quanto infine alle società del gruppo Merco o ad esso associate, le società Olcesa, Coosur, Climadis, Indualagon, Indunorca, Mercocanarias, Mercolerida, Novofruit, Abasa e Agribetica erano state vendute, le società Comalsa, Merco of America, Mercojaen erano state messe in liquidazione totale e Merco Castellon, Paesa, Irjasa, Los Menestrales, Indulerida e Sprona stavano per essere vendute.
IV In passato Merco ha ricevuto altri aiuti di Stato, di importo rilevante. Con lettera del 27 dicembre 1990 la Commissione ha informato le autorità spagnole della sua decisione di chiudere la procedura prevista dall'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, avviata nei confronti degli aiuti concessi alle imprese Mercorsa (Merco), Olcesa e Uteco-Jaen/Merco-Jaen (aiuto n. C 28/90 ex NN 17/89), nella misura in cui essa ha ritenuto che detti aiuti, destinati a finanziare una ristrutturazione, costituissero delle misure decise prima dell'adesione della Spagna alle Comunità europee.
Va inoltre ricordato che la Commissione, nel quadro della procedura dell'articolo 93, paragrafo 2 del trattato, ha adottato il 4 novembre la decisione 93/133/CEE (4), accompagnata da una domanda di rimborso di un aiuto sotto forma di conferimento di capitale per un importo di 5 900 milioni di pesetas, concesso dalle autorità spagnole all'impresa Merco nel 1990.
V Ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato CE sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
La Commissione ha definito la sua posizione riguardo alle partecipazioni delle autorità pubbliche nei capitali delle imprese nel settembre 1984 e ne ha informato gli Stati membri con lettera del 17 settembre 1984 (5).
Secondo tale comunicazione, si ha un aiuto di Stato quando lo Stato conferisce capitale nuovo alle imprese in circostanze che non sarebbero accettabili per un investitore privato operante nelle normali condizioni di un'economia di mercato. Questo caso si ha quando la situazione finanziaria dell'impresa ed in particolare la struttura ed il volume dell'indebitamento sono tali da fare apparire ingiustificata la previsione di un rendimento normale (in dividendi o in valore) dei capitali investiti entro un termine ragionevole di tempo o quando l'impresa non sia in grado, già a causa dell'insufficienza del margine lordo di autofinanziamento , di ottenere sul mercato di capitali i mezzi finanziari necessari per realizzare un programma di investimenti.
La politica della Commissione è stata confermata dalla Corte di giustizia, in particolare nella sentenza del 10 luglio 1986 (causa 234/84: Belgio/Commissione) (6) e in quella del 21 marzo 1991 (causa 305/89: Italia/Commissione) (7).
Per sapere se un conferimento di capitale è un aiuto di Stato, la Corte ha ritenuto che fosse necessario vedere se l'impresa in questione avrebbe potuto ottenere il finanziamento necessario sul mercato dei capitali. Quando alla prova dei fatti risulta che l'impresa beneficiaria dell'aiuto non sarebbe stata in grado di procurarsi i capitali necessari presso un investitore privato, si può a giusto titolo concludere che il contributo di cui essa ha beneficiato costituisca un aiuto di Stato.
Tenuto conto delle perdite finanziarie subite da Merco, del suo volume di indebitamento, dell'assenza nel bilancio dell'impresa di elementi che permettano di considerare questi conferimenti di capitale una pratica commerciale e tenuto conto altresì del fatto che la decisione di liquidare l'impresa è stata presa contemporaneamente alla decisione di effettuare dei conferimenti di capitale, è poco probabile che detta impresa avrebbe potuto ottenere sul mercato dei capitali fondi per la realizzazione dei conferimenti in questione e che nessuna impresa privata, basandosi nella sua decisione sulle possibilità prevedibili di profitto e non tenendo conto di alcuna considerazione di ordine sociale o di politica regionale o settoriale, procederebbe a tali conferimenti di capitale. Questi conferimenti di capitale costituiscono pertanto degli aiuti di Stato, ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
Dato che, secondo le autorità spagnole, tra il 31 dicembre 1991 e il 30 settembre 1992, Merco ha realizzato attivi immobiliari e stock per un importo di circa 8 400 milioni di pesetas (cfr. sezione II) e che il 23 gennaio 1993 le autorità spagnole hanno deciso un conferimento di capitali per un importo di almeno 18 000 milioni di pesetas, l'impresa durante tale periodo disponeva di risorse finanziarie per un importo pari a circa 26 000 milioni di pesetas. Tuttavia le autorità spagnole hanno informato la Commissione solo del pagamento di indennità al personale (per un importo di 1 500 milioni di pesetas) e del pagamento di creditori, essenzialmente piccoli agricoltori (per un importo di 5 000 milioni di pesetas). Tenuto conto del fatto che, secondo le autorità spagnole, i conferimenti di capitale sono e saranno destinati al pagamento delle indennità per il personale, dei crediti commerciali e dei crediti finanziari (cfr. sezione II), è prevedibile che una quota rilevante di tali conferimenti di capitale è stata e/o sarà destinata al pagamento dei creditori finanziari.
In effetti lo Stato ha permesso a Merco di continuare la sua attività, cosa che in condizioni normali sarebbe stata impossibile. Lo Stato ha infatti implicitamente garantito che tutti i crediti concessi a Merco sarebbero stati da questa rimborsati in caso di insolvibilità o di incapacità dell'impresa. Misure di questo tipo vanno considerate un pagamento retrospettivo degli aiuti al funzionamento di cui l'impresa ha beneficiato sotto forma di crediti bancari concessi senza alcuna prospettiva di rimborso, se non ci fossero state le misure in questione.
Tale misura è dunque atta a favorire l'impresa interessata a spese delle altre imprese spagnole e degli altri Stati membri che non hanno beneficiato di un aiuto di questo tipo. Si tratta dunque di una misura che può falsare la concorrenza a favore di Merco.
VI Gli aiuti che le autorità spagnole hanno concesso e deciso di concedere a Merco sono, secondo la Commissione, aiuti che incidono e/o possono incidere sugli scambi tra gli Stati membri, in quanto i prodotti agricoli che sono stati commercializzati dall'impresa in questione, grazie in parte ai crediti ad essa forniti dagli istituti di credito per l'intervento dei poteri pubblici, formano oggetto di scambi fra gli Stati membri.
Gli scambi tra la Spagna e gli altri Stati membri per i prodotti commercializzati da Merco nel periodo 1991, ultimo anno prima della decisione di cessazione d'attività dell'impresa, presa il 23 gennaio 1992, si presentano come segue:
Semi di cotone (1) 2 912 16 343 1 159 6 098 0 Semi di girasole (2) 465 820 995 496 17 617 25 436 6 177 11 Olio di oliva (3) 1 124 864 436 486 778 905 319 417 57 428 23 Cereali (4) 6 220 824 26 954 427 250 932 767 024 445 821 2 179 Frutta (5) 6 050 293 7 508 485 1 961 096 2 769 572 127 143 155 Ortaggi (6) 6 216 291 13 414 299 964 981 1 292 583 211 850 703
A: importazioni CEE provenienti dalla Spagna. B: importazioni Spagna provenienti dalla CEE. (1) Codice NC 1207 20. (2) Codice NC 1206 00. (3) Codice NC 1509.
(4) Codice NC, capitolo 10.
(5) Codice NC, capitolo 8.
(6) Codice NC, capitolo 7.
Il mantenimento in attività di Merco grazie alla concessione di un sostegno da parte dello Stato può avere degli effetti sui quantitativi scambiati e sulle condizioni di questi scambi fra la Spagna e gli altri Stati membri, dal che risulta che l'aiuto di sostegno a Merco può incidere sugli scambi intracomunitari.
L'aiuto concesso sotto forma di conferimento di capitale e gli altri aiuti previsti soddisfano pertanto ai criteri di cui all'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
VII Le autorità spagnole, nelle loro lettere datate 23 novembre 1992 e 14 gennaio 1993, hanno sostenuto che i conferimenti di capitale in questione non erano degli aiuti ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato, visto che hanno permesso il recupero di attivi per un importo di 12 000 milioni di pesetas, e che non costituivano la concessione da parte dello Stato di una garanzia implicita nei confronti dei creditori. La Commissione, con telex del 21 dicembre 1992, ha invitato le autorità spagnole a giustificare l'argomento da esse addotto nella loro lettera del 23 novembre 1992, secondo cui tali conferimenti di capitale hanno permesso il recupero di attivi per un importo di 12 000 milioni di pesetas. La risposta delle autorità spagnole, con lettera del 14 gennaio 1993, mostra soltanto che nel bilancio dell'impresa tra il 31 dicembre 1991 e il 30 settembre 1992 si è avuta una riduzione degli stock, degli attivi fissi, dei creditori e degli accantonamenti (cfr. sezione II).
Nella riunione dell'8 luglio 1993 le autorità spagnole hanno spiegato che senza tali conferimenti di capitale non sarebbe stato possibile procedere alla liquidazione controllata dell'impresa e che, in tal caso, il recupero degli attivi sarebbe avvenuto in condizioni meno favorevoli.
Secondo le autorità spagnole, i conferimenti di capitale hanno permesso il recupero di attivi per un importo superiore a quello dei conferimenti stessi e degli attivi che sarebbero stati realizzati in condizioni meno favorevoli e che pertanto detti conferimenti non costituiscono degli aiuti.
La Commissione non può accogliere l'argomentazione delle autorità spagnole, secondo le quali i conferimenti di capitale per un importo di 18 000 milioni di pesetas effettuati nel 1992 e l'altro conferimento concesso, per un importo di 5 800 milioni di pesetas, non costituiscono degli aiuti, anche se hanno consentito una liquidazione controllata dell'impresa e quindi un recupero di attivi per un importo maggiore di quello che sarebbe stato possibile in altre condizioni, meno favorevoli (fallimento). In ogni modo queste argomentazioni non valgono a togliere a questi conferimenti il carattere di aiuti; essi hanno semplicemente permesso di ridurre l'importo dell'aiuto di una somma equivalente al vantaggio determinato da una liquidazione controllata.
In effetti questa garanzia implicita nei confronti dei creditori dell'impresa ha permesso a quest'ultima di continuare la sua attività in condizioni non commerciali e di mantenersi artificialmente; il fatto che i conferimenti di capitale siano decisi contemporaneamente alla liquidazione dell'impresa non è rilevante; l'elemento di cui bisogna tenere conto è che essi sono destinati, in particolare, a coprire le perdite subite dall'impresa e dovute ad un'attività svolta da quest'ultima in condizioni non commerciali prima della sua liquidazione; essi sono cioè destinati al pagamento retrospettivo degli aiuti al funzionamento di cui l'impresa ha beneficiato sotto forma di crediti bancari concessi senza prospettiva di normale rimborso.
L'argomento addotto dalle autorità spagnole nella loro lettera del 10 settembre 1993, secondo cui una parte del debito di Merco verso gli istituti di credito è dovuto al pagamento effettuato da detti istituti agli agricoltori dei prodotti che questi ultimi avevano fornito a Merco, non è tale da modificare la valutazione della Commissione, cioè che i creditori di Merco non sono gli agricoltori, ma gli istituti di credito. Anche se una parte degli aiuti era destinata a pagare gli agricoltori, la valutazione resta la stessa, perché si basava su altri elementi, indipendenti dallo status dei creditori.
Inoltre, anche se fosse vero quanto affermano le autorità spagnole, e cioè che il recupero è stato in realtà superiore a questi conferimenti di capitale e agli attivi che si sarebbero realizzati in caso di fallimento (per le cifre si possono solo fare ipotesi), va rilevato che tali conferimenti sono stati effettuati solo dalle autorità spagnole. Gli altri creditori, come gli istituti di credito, che avrebbero potuto eventualmente beneficiare di una liquidazione controllata dell'impresa, non hanno fornito, contemporaneamente allo Stato e alle stesse condizioni, fondi addizionali per realizzare tale rifinanziamento.
Stando così le cose, la Commissione non può ritenere che i conferimenti effettuati dallo Stato e quello da esso deciso corrispondano ad un comportamento normale per un operatore economico, ma ritiene piuttosto che essi costituiscano degli aiuti di Stato.
Quando un aiuto finanziario concesso dai poteri pubblici rafforza o permette il mantenimento della posizione di alcune imprese a detrimento dei loro concorrenti comunitari, detto aiuto deve essere considerato lesivo degli interessi di questi ultimi. Gli aiuti concessi e il progetto di aiuto permettono di favorire un'impresa determinata (Merco) e falsano la concorrenza tra questa impresa assistita e le altre imprese in Spagna e negli altri Stati membri che non hanno beneficiato e che non beneficeranno degli aiuti futuri destinati a Merco. Cio è tanto più vero quando, come nel caso specifico, l'aiuto ha permesso il mantenimento di un'impresa che normalmente avrebbe dovuto sparire molto prima o che avrebbe dovuto essere ristrutturata.
Tenuto conto delle considerazioni di cui sopra, l'aiuto a Merco può incidere sugli scambi tra Stati membri e falsare la concorrenza favorendo l'impresa Merco rispetto alle imprese concorrenti e risponde quindi alle definizioni di cui all'articolo 92, paragrafo 1 del trattato.
VIII Il governo spagnolo non ha rispettato l'effetto sospensivo risultante dall'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, nella misura in cui non ha aspettato che la Commissione potesse pronunciarsi, prima di accordare gli aiuti di 18 000 milioni di pesetas che esso ha concesso nel 1992. Questi aiuti sono pertanto illegali sotto il profilo del diritto comunitario, in quanto non sono state rispettate le disposizioni dell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato.
A questo proposito è necessario ricordare che a causa del carattere imperativo delle norme procedurali contenute nell'articolo 93, paragrafo 3 del trattato, che sono importanti anche dal punto di vista dell'ordine pubblico, la cui diretta applicabilità è stata riconosciuta dalla Corte di giustizia nella sentenza del 19 giugno 1973, causa 77/72 (Carmine Capolongo/Azienda Agricola Maya) (8), nella sentenza dell'11 dicembre 1973, causa 120/73 (Gebrueder Lorenz GmbH/Repubblica federale di Germania) (9), nella sentenza del 22 marzo 1977, causa 78/76 (Steinike e Weinling/Repubblica federale di Germania, Land Renania-Palatinato) (10), e nella sentenza del 21 novembre 1991, causa C-354/90 (Fédération nationale du commerce extérieur des produits alimentaires e altri/Francia) (11), l'illegalità dell'aiuto in questione non può essere sanata a posteriori.
Inoltre, in caso di incompatibilità di un aiuto con il mercato comune, la Commissione può ricorrere alla facoltà riconosciutale dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nella sua sentenza del 12 luglio 1973, causa 70/72 (Commissione/Repubblica federale di Germania) (12), confermata dalla sentenza del 24 febbraio 1987, causa 310/85 (Deufil/Commissione) (13), e dalla sentenza del 20 settembre 1990, causa C-5/89 (Commissione/Repubblica federale di Germania) (14), obbligando gli Stati membri a farsi restituire dai beneficiari l'importo degli aiuti illegalmente concessi.
IX L'articolo 92, paragrafo 1 del trattato erige a principio l'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti che presentino le caratteristiche in esso indicate.
Per quanto riguarda le deroghe a tale principio, in questo caso non si possono applicare quelle contemplate dall'articolo 92, paragrafo 2 del trattato, a causa della natura e degli obiettivi dell'aiuto previsto. Del resto il governo spagnolo non le ha invocate.
Ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3 del trattato, per garantire il buon funzionamento del mercato comune e tenere conto degli obiettivi enunciati dall'articolo 3, lettera f) del trattato, le deroghe al principio di incompatibilità degli aiuti devono essere interpretate restrittivamente, quando si esamini un regime di aiuto o un singolo provvedimento.
In particolare le deroghe possono essere concesse soltanto se la Commissione ha potuto verificare che, in assenza dell'aiuto, le sole forze del mercato sarebbero insufficienti a spingere gli eventuali beneficiari ad agire in modo da conseguire uno degli obiettivi indicati.
Applicare le deroghe a casi che non favoriscono tale obiettivo o nei quali un aiuto non sia necessario, equivarrebbe a favorire le industrie o le imprese di determinati Stati membri, la cui posizione finanziaria risulterebbe artificialmente rafforzata, e ad incidere sugli scambi fra gli Stati membri falsando la concorrenza, senza alcuna giustificazione basata sul comune interesse cui si richiama l'articolo 92, paragrafo 3 del trattato.
Le eccezioni previste dall'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), per gli aiuti destinati a promuovere o agevolare lo sviluppo di talune regioni non si applicano all'aiuto in questione.
L'articolo 92, paragrafo 3, lettera a) prevede una deroga per gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione. L'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) prevede anch'esso una deroga per lo sviluppo di talune regioni. Al riguardo va ricordato che, anche se Merco ha potuto sviluppare alcune delle sue attività in regioni ammesse a beneficiare degli aiuti regionali ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), gli aiuti di cui trattasi non sono stati concessi nel quadro di programmi di aiuto regionale, ma sulla base di decisioni ad hoc del governo spagnolo e sotto forma di aumenti di capitale effettuati in modo discrezionale.
Gli aiuti in questione, anche se dovessero essere considerati aiuti regionali, non potrebbero comunque beneficiare delle deroghe previste dall'articolo 92, paragrafo 3, lettere a) e c), perché gli aiuti concessi in virtù delle disposizioni di detto articolo debbono contribuire allo sviluppo a lungo termine della regione (cosa che, nel caso specifico, avrebbe almeno presupposto che questi venissero utilizzati per ristabilire la redditività dell'impresa, obiettivo che Merco non ha potuto raggiungere, visto che la decisione di effettuare i conferimenti di capitale è stata presa contemporaneamente alla decisione di liquidare l'impresa stessa), e non devono avere un impatto inaccettabile sulle condizioni della concorrenza all'interno della Comunità.
Per quanto riguarda le deroghe di cui all'articolo 93, paragrafo 3, lettera b) del trattato, è evidente che gli aiuti in questione non sono destinati a promuovere un progetto di comune interesse europeo o a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia spagnola. Del resto il governo spagnolo non ha avanzato argomenti di questo tipo per giustificare gli aiuti in questione.
Per quanto riguarda infine la deroga di cui all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c) del trattato per gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche, la Commissione può ritenere che alcuni aiuti settoriali siano compatibili con il mercato comune qualora siano soddisfatte due condizioni, indicate all'articolo 92, paragrafo 3, lettera c): che gli aiuti siano destinati ad agevolare lo sviluppo del settore da un punto di vista comunitario e che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse.
I conferimenti di capitale in questione, nella misura in cui sono stati decisi contemporaneamente alla liquidazione dell'impresa, non possono essere considerati destinati alla realizzazione di un programma di ristrutturazione inteso a risanare l'impresa e a sviluppare il settore.
Dalla sentenza pronunciata dalla Corte nella causa 234/84 (Meura), già citata, e da quella pronunciata il 10 luglio 1986 nella causa 40/85, Belgio/Commissione (Boch) (15), risulta infatti chiaramente che questo tipo di aiuti non soddisfa le condizioni necessarie per la concessione di una delle deroghe previste dall'articolo 92 quando essi non contribuiscono a risanare l'impresa, cioè quando ci si può attendere che la redditività dell'impresa venga ristabilita senza altro aiuto, entro un ragionevole termine di tempo.
Visto che si è proceduto a conferimenti finanziari senza aspettare che la Commissione potesse pronunciarsi sulla loro compatibilità, che una parte di essi è stata o sarà utilizzata per compensare, almeno parzialmente, delle perdite, ridurre l'indebitamento finanziario e, prevedibilmente, pagare dei creditori, principalmente istituiti di credito, che queste misure non erano legate ad un programma di ristrutturazione destinato a risanare l'impresa e che esse hanno potuto avere un impatto sfavorevole sui suoi concorrenti comunitari, la Commissione non può considerare gli aiuti in questione compatibili con il mercato comune.
Da quanto precede si deve concludere che gli aiuti decisi a favore dell'impresa Merco da un lato hanno permesso di mantenere artificialmente in attività questa società che, se fosse stata soggetta alle normali condizioni di mercato, sarebbe stata destinata alla sparizione o alla ristrutturazione, e dall'altro hanno impedito agli altri operatori di aumentare la loro quota di mercato.
Gli aiuti concessi e da concedere a Merco sotto forma di conferimenti di capitale non sono pertanto compatibili con il mercato comune, in quanto non soddisfano alcuna delle condizioni previste per beneficiare di una deroga dall'articolo 92 del trattato.
X Come indicato nella sezione VIII la Commissione può in questo caso chiedere agli Stati membri di farsi restituire dai beneficiari gli aiuti concessi illegalmente.
Va innanzi tutto segnalato che la soppressione di un aiuto illegale mediante recupero dello stesso è la logica conseguenza della constatazione della sua illegalità [cfr. sentenza della Corte del 21 marzo 1990, causa C-142/87, Belgio/Commissione (Tubemeuse) (16)].
Gli aiuti per un importo di 18 000 milioni di pesetas sotto forma di conferimenti di capitale a favore dell'impresa Merco concessi nel 1992 debbono essere soppressi e formare oggetto di un rimborso.
Al riguardo occorre sottolineare che, sulla base delle informazioni che le sono state fornite dalle autorità spagnole, la Commissione non ha ragione di ritenere che Merco abbia già utilizzato gli importi provenienti dai conferimenti di capitale in questione per pagare i suoi creditori.
La Commissione ritiene che la decisione presa dal governo spagnolo di liquidare l'impresa non possa rimettere in questione l'obbligo di rimborso degli aiuti concessi nel 1992 per un importo di 18 000 milioni di pesetas.
La soppressione dell'obbligo di rimborso nel quadro di una decisione di liquidazione di un'impresa finirebbe col rendere inoperanti le norme concernenti gli aiuti di Stato nonché le disposizioni adottate in materia di recupero degli aiuti illegali e incompatibili (17). Basterebbe infatti che un'impresa che ha beneficiato di un sostegno finanziario da parte dello Stato faccia l'oggetto di una decisione di liquidazione per impedire che si applichino nei suoi confronti le disposizioni degli articoli 92 e 93 del trattato.
Va inoltre ricordato che gli argomenti in base ai quali il recupero degli aiuti sarebbe inutile, a causa della liquidazione dell'impresa, sono stati già sviluppati dinanzi alla Corte di giustizia, ma senza successo (18).
Il rimborso deve essere effettuato conformemente alle procedure e alle disposizioni vigenti della legislazione spagnola, in particolare per quanto riguarda gli interessi di mora sui crediti dello Stato, interessi che cominciano a decorrere dalla data di concessione dell'aiuto illegale in questione. Questa misura risulta necessaria per ristabilire la situazione precedente, sopprimendo tutti i vantaggi finanziari di cui l'impresa beneficiaria dell'aiuto illegale ha indebitamente beneficiato dalla data di versamento degli aiuti.
L'aiuto previsto dalle autorità spagnole, comportante la concessione di un importo di 5 800 millioni di pesetas destinato agli stessi fini degli aiuti di 18 000 milioni di pesetas accordati a favore dell'impresa Merco nel 1992, non può essere concesso.
La presente decisione lascia impregiudicate le conseguenze che la Commissione potrà eventualmente trarre per quanto riguarda il finanziamento della politica agricola comune da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG),
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti concessi dalla Spagna sotto forma di conferimenti di capitale per un importo di 18 000 milioni di pesetas all'impresa Merco nel 1992 sono illegali, dal momento che sono stati concessi senza rispettare le norme procedurali di cui all'articolo 93, paragrafo 3 del trattato. Inoltre tali aiuti, come pure l'aiuto deciso dal governo spagnolo a favore di Merco, che comporta la concessione di un importo di 5 800 milioni di pesetas, sono incompatibili con il mercato comune ai sensi dell'articolo 92 del trattato.
Articolo 2
La Spagna è tenuta a sopprimere gli aiuti concessi nel 1992 per un importo di 18 000 milioni di pesetas e ad esigerne la restituzione da parte della società Merco entro un termine di due mesi a decorrere dalla notifica della presente decisione.
Tale restituzione deve essere effettuata conformemente alle procedure e alle disposizioni della legislazione nazionale, in particolare per quanto riguarda gli interessi di mora esigibili sui crediti dello Stato, interessi che cominciano a decorrere dalla data di concessione degli aiuti illegali in questione.
Articolo 3
La Spagna è tenuta a informare la Commissione delle misure prese per conformarsi alla presente decisione entro un termine di due mesi a decorrere dalla notifica della stessa.
Articolo 4
Il Regno di Spagna è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 7 dicembre 1993.

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