Document ID: 31995R2414

REGOLAMENTO (CE) N. 2414/95 DELLA COMMISSIONE del 13 ottobre 1995 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1251/95 (2), in particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (3), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 522/94 (4), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
(1) Nel febbraio 1994, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (5), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia ed ha aperto un'inchiesta.
(2) Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata dall'Associazione europea dei fabbricanti di biciclette (EBMA) per conto dei produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione totale di biciclette nella Comunità europea. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in oggetto e al conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura del procedimento.
(3) Il presente procedimento è stato preceduto da un procedimento antidumping relativo alle importazioni di biciclette originarie di Taiwan e della Repubblica popolare cinese, al termine del quale [con regolamento (CEE) n. 2474/93 del Consiglio (6)] è stato imposto un dazio antidumping del 30,6 % sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese. Il margine di dumping relativo alle importazioni di biciclette originarie di Taiwan è stato considerato irrilevante. Di conseguenza, il procedimento antidumping concernente queste importazioni è stato chiuso con decisione 93/485/CEE della Commissione (7).
(4) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori, gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti ed ha offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di chiedere un'audizione.
(5) I rappresentanti degli esportatori, i denunzianti, alcuni importatori e associazioni di esportatori hanno presentato osservazioni scritte. Gli esportatori indonesiani, malesi e tailandesi hanno chiesto ed ottenuto di essere sentiti.
(6) In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che ha espressamente sostenuto la denuncia, la Commissione ha inviato questionari ad un campione rappresentativo di produttori comunitari, dai quali ha ricevuto informazioni dettagliate (vedi considerando 73).
(7) Inoltre, la Commissione ha inviato questionari ai soggetti notoriamente interessati ed ha ricevuto risposte da cinque produttori indonesiani e da un esportatore giapponese collegato ad un produttore indonesiano, da cinque produttori malesi e quattro produttori tailandesi.
(8) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni considerate necessarie ai fini della determinazione preliminare ed ha svolto indagini nelle sedi delle imprese seguenti:
1) Produttori comunitari:
- Cycleurope International, Neuilly sur Seine, Francia,
- Derby Cycle Werke GmbH, Cloppenburg, Germania,
- Kynast AG, Quakenbrueck, Germania,
- Aurelia Dino SpA, Cuneo, Italia,
- F.I.V. Bianchi SpA, Treviglio, Italia,
- Vivi Bikes Srl, Pontevico, Italia,
- Koninklijke Gazelle BV, Dieren, Paesi Bassi,
- Bicicletas de Alava SA, Vitoria, Spagna,
- Falcon Cycles Ltd, Brigg, Regno Unito,
- Raleigh Industries Ltd, Nottingham, Regno Unito,
- Townsend Cycles Ltd, Leigh, Regno Unito.
2) Importatori comunitari:
- Quantum International SA, Parigi, Francia,
- Carrefour France SNC, Evry, Francia,
- Veleclair SA, Dreux, Francia,
- E. Reece, Londra, Regno Unito,
- Universal Cycles plc, Rayleigh, Regno Unito.
Questi importatori non erano collegati ad esportatori indonesiani, malesi o tailandesi.
3) Produttori indonesiani:
- PT Insera Sena, Sidoarjo,
- PT Jawa Perdana Bicycle Industry, Tangerang,
- PT Wijaya Indonesia Makmur Bicycle Industries, Surabaya.
4) Esportatore collegato in Giappone:
- JBI Japan Inc., Kobe.
5) Produttori malesi:
- Akoko Sdn Bhd, Klang,
- Berjaya Cycles Sdn Bhd, Kulim,
- Greenworld Systems Sdn Bhd, Kuala Lumpur, (precedentemente Fairly Toraya Sdn Bhd),
- Lerun Group Industries Berhad, Petaling Jaya,
- Rolls Rally Sdn Bhd, Pelabuhan Kelang.
6) Produttori tailandesi:
- Bangkok Cycle Industrial Co. Ltd, Bangkok,
- Siam Cycle MFG Co. Ltd, Samuthprakarn,
- Thai Bicycle Co. Ltd, Samuthprakarn,
- Victory Cycle Co. Ltd, Samuthprakarn.
(9) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1993 (« periodo dell'inchiesta »).
(10) A causa del volume dei dati raccolti e della complessità dell'inchiesta e, in particolare, alla luce dei numerosi modelli di biciclette e della diversità delle caratteristiche tecniche, il procedimento ha superato la normale durata di un anno, prevista all'articolo 7, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (nel prosieguo: « il regolamento di base »).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(11) I prodotti oggetto della denuncia e nei cui confronti è stato aperto il procedimento sono tutti i tipi di biciclette, dotate o meno di cuscinetti a sfere, di cui al codice NC 8712 00.
(12) Il prodotto è estremamente eterogeneo. Esistono infatti, migliaia di modelli di biciclette ed i vari tipi si distinguono per il gran numero di caratteristiche specifiche. Nonostante queste differenze, va sottolineato che tutti i diversi tipi attualmente sul mercato presentano le stesse caratteristiche materiali di base. Nell'ambito dell'intera gamma del prodotto, le biciclette possono essere classificate in cinque categorie di base (biciclette fuori strada o mountain bykes, biciclette sportive o da corsa, biciclette da turismo, biciclette per bambini e biciclette di altro tipo). Tuttavia non esistono chiare linee di demarcazione tra le categorie adiacenti e i diversi segmenti del prodotto si sovrappongono. In molti casi, un tipo di bicicletta può essere classificato in due o più categorie. Inoltre, i consumatori e gli utilizzatori finali in genere adoperano biciclette di una categoria specifica per diversi impieghi e applicazioni.
(13) In base a risultati dell'inchiesta la Commissione ha concluso che tutti i tipi di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia, vendute sul mercato comunitario, rientrano nella gamma di prodotti suindicata. Di conseguenza esse sono considerate un unico prodotto ai fini del presente procedimento.
(14) È stato accertato che le biciclette prodotte dall'industria comunitaria e vendute sul mercato comunitario, e le biciclette prodotte in Indonesia, in Malaysia e in Tailandia e vendute sui rispettivi mercati interni, comprendono una gamma di modelli simile, con caratteristiche tecniche e materiali di base identiche a quelle delle biciclette esportate dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Tailandia nella Comunità. Di conseguenza, la Commissione considera queste biciclette prodotti simili in conformità dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Valore normale
a) Indonesia (15) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale per i produttori indonesiani, la Commissione ha anzitutto determinato per ciascun produttore se le sue vendite complessive di biciclette sul mercato interno erano rappresentative rispetto al volume delle sue vendite per l'esportazione nella Comunità.
(16) I tre produttori indonesiani che hanno collaborato e che sono soggetti al presente procedimento hanno venduto biciclette sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta. Il volume totale delle vendite sul mercato interno di ciascuna impresa è stato superiore al 5 % del suo volume totale delle vendite all'esportazione. Di conseguenza, queste vendite sono state considerate rappresentative.
(17) In seguito, la Commissione ha esaminato se i modelli di bicicletta venduti da queste tre imprese sul mercato interno potevano essere considerati identici o direttamente paragonabili ai modelli di bicicletta esportati nella Comunità.
(18) Come è avvenuto nel precedente procedimento antidumping relativo alle biciclette originarie della Repubblica popolare cinese e di Taiwan, la valutazione è tuttavia risultata particolarmente difficile a causa dell'estrema varietà delle caratteristiche materiali e delle combinazioni di caratteristiche presentate dai prodotti in questione. Data la diversità dei modelli venduti sul mercato interno ed esportati nella Comunità, il calcolo del valore normale sulla base dei prezzi che permettono un confronto adeguato con i prezzi all'esportazione avrebbe richiesto, nella maggior parte dei casi, calcoli e adeguamenti di estrema complessità. Per tali motivi, i modelli sono stati considerati comparabili ai fini della determinazione del valore normale quando la comparabilità era stata chiaramente prospettata e comprovata dai produttori interessati ed erano necessari solo adeguamenti marginali per le differenze tra le caratteristiche e le particolarità dei diversi tipi.
(19) Per ciascuno dei modelli venduti dalle tre imprese indonesiane sul mercato interno, ritenuti paragonabili ai modelli esportati nella Comunità, la Commissione ha determinato se le vendite sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative.
(20) Le vendite sul mercato interno di un modello specifico sono state considerate sufficientemente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base, quando il numero delle biciclette di questo modello vendute in Indonesia durante il periodo dell'inchiesta rappresentava una percentuale pari o superiore al 5 % del numero di biciclette del modello paragonabile esportato nella Comunità.
(21) Infine, la Commissione ha valutato se le vendite sul mercato interno di ciascun modello fossero state eseguite nel corso di normali operazioni commerciali, esaminando la proporzione delle vendite remunerative del modello in questione.
(22) Nei casi in cui il numero delle biciclette vendute ad un prezo di vendita netto pari o superiore al costo di produzione calcolato rappresentava una percentuale superiore all'80 % del volume totale delle vendite, il prezzo sul mercato interno del modello è stato determinato in base alla media ponderata di tutte le vendite effettuate sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta, indipendentemente dal fatto che fossero remunerative. Nei casi in cui il numero delle biciclette vendute ad un prezzo di vendita netto pari o superiore al costo di produzione calcolato rappresentava una percentuale inferiore all'80 % ma superiore al 10 % del volume totale delle vendite, il prezzo sul mercato interno del modello è stato basato unicamente sulla media ponderata delle vendite remunerative. Nei casi in cui il numero delle biciclette vendute ad un prezzo di vendita netto pari o superiore al costo di produzione calcolato rappresentava una percentuale inferiore al 10 % del volume totale delle vendite, si è ritenuto che il modello non fosse venduto nel corso di normali operazioni commerciali e che il prezzo sul mercato interno non costituisse una base adeguata per la determinazione del valore normale.
(23) In applicazione dei criteri esposti considerandi da 17 a 22, è stato accertato che soltanto per alcuni modelli di bicicletta venduti dalle tre società indonesiane sul mercato interno era possibile determinare il valore normale in base al prezzo effettivamente praticato sul mercato interno per modelli simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, poiché i modelli venduti sul mercato interno avevano caratteristiche techniche troppo diverse, non erano venduti in quantità sufficienti o erano stati venduti in perdita.
(24) Di conseguenza, per quanto riguarda la maggior parte dei modelli di bicicletta esportati nella Comunità dalle imprese indonesiane che hanno collaborato, è stato necessario calcolare il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione del valore costruito per i prodotti esportati nella Comunità.
(25) Il valore costruito è stato determinato aggiungendo ai costi di fabbricazione dei modelli esportati una percentuale adeguata per le spese generali, amministrative e di vendita e un equo margine di profitto.
(26) A tal fine, la Commissione ha esaminto se le spese generali, amministrative e di venditra e i profitti realizzati da ciascun produttore interessato sul mercato interno costituivano dati attendibili, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) punti ii) del regolamento di base. Le spese generali, amministrative e di vendita sul mercato interno sono state ritenute attendibili quando il volume delle vendite interne dell'impresa interessata poteva essere considerato rappresentativo (vedi considerando 16). Questo criterio era soddisfatto per tutte e tre le imprese. Il margine di profitto reale sul mercato interno è stato considerato attendibile quando un numero sufficiente di biciclette è stato venduto ad un prezzo di vendita netto superiore al costo di produzione calcolato. Anche questa circostanza si è verificata per tutte e tre le imprese.
(27) Di conseguenza, il valore costruito di tutti i modelli di bicicletta dell'Indonesia, per i quali era necessario un calcolo di questo tipo, è stato stabilito sulla base delle spese generali, amministrative e di vendita reali e dei profitti delle imprese interessate.
(28) A causa dell'insufficiente collaborazione da parte di due imprese indonesiane, non è stato possibile ottenere o verificare le informazioni chieste nel questionario. Nel caso di un'impresa, la Commissione non ha potuto svolgere alcuna verifica, poiché non è stata presentata la documentazione contabile pertinente ai fini dell'inchiesta il giorno in cui è stata effettuata la visita. Per quanto riguarda l'altra impresa, il problema riguardava l'inosservanza di numerose scadenze per la presentazione di dati essenziali concernenti le transazioni di vendita sul mercato interno e i costi di produzione, che ha impedito alla Commissione di effettuare una verifica significativa. Le risultanze preliminari relative al dumping per quanto riguarda le due imprese in questione si sono quindi basate sui dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
b) Malaysia (29) Nel corso dell'inchiesta è emerso che due dei cinque produttori malesi appartenevano allo stesso gruppo. Uno di essi ha esportato biciclette nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, ma non ha venduto il prodotto sul mercato interno. L'altro, invece, ha venduto ingenti quantità sul mercato interno, ma non ha esportato il prodotto nella Comunità. Benché le due imprese avessero attività di produzione separate, si è ritenuto opportuno considerarle come un unico esportatore e produttore ai fini della determinazione preliminare del dumping.
(30) Durante il periodo dell'inchiesta soltanto un esportatore malese ha realizzato vendite rappresentative sul mercato interno, dato che il volume totale delle sue vendite sul mercato interno era superiore al 5 % del volume totale delle sue vendite per l'esportazione.
(31) In applicazione dei criteri esposti nei considerandi da 17 a 22, è stato riscontrato che per i modelli venduti da questa impresa sul mercato interno il valore normale non poteva essere determinato in base al prezzo reale praticato sul mercato interno per modelli paragonabili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, perché i modelli venduti sul mercato interno erano tecnicamente troppo diversi, non erano venduti in quantità sufficienti oppure erano venduti in perdita.
(32) Di conseguenza, per tutti i modelli venduti dagli esportatori malesi, è stato necessario calcolare il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione del valore costruito dei prodotti esportati nella Comunità.
(33) Poiché soltanto un esportatore e produttore aveca eseguito vendite rappresentative di biciclette sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta (vedi considerando 30), le spese generali, amministrative e di vendita sostenute e i profitti realizzati da quest'impresa sul mercato erano gli unici dati disponibili a tal fine in Malaysia.
(34) La Commissione, per determinare se il margine di profitto realizzato sul mercato interno da questa società potesse essere considerato attendibile, ha verificato se il numero di biciclette venduto ad un prezzo superiore al costo di produzione calcolato fosse rappresentativo. È stato così accertato che il margine di profitto era attendibile.
(35) Il valore costruito di tutti i modelli venduti per l'esportazione nella Comunità dalle imprese malesi è stato quindi stabilito aggiungendo, ai costi di fabbricazione dei modelli esportati, le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti dell'unico esportatore e produttore che ha effettuato vendite sul mercato interno.
c) Tailandia (36) Tre dei quattro esportatori tailandesi soggetti al presente procedimento hanno venduto biciclette sul mercato interno durante il periodo dell'inchiesta. Il volume totale delle vendite sul mercato interno di ciascuna impresa era superiore al 5 % del volume totale delle vendite per l'esportazione. Di conseguenza, queste vendite sono state considerate rappresentative ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base.
(37) Tuttavia, soltanto per una società tailandese che ha realizzato vendite sul mercato interno è stato possibile basare il valore normale sul prezzo interno realmente praticato per modelli paragonabili, per quanto riguarda tutti i modelli venduti per l'esportazione nella Comunità.
(38) In applicazione dei criteri esposti nei considerandi da 17 a 22, è stato accertato che soltanto per alcuni modelli venduti dalle altre due imprese sul mercato interno il valore normale poteva essere stabilito in base al prezzo realmente praticato sul mercato interno di modelli paragonabili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base, poiché i modelli venduti sul mercato interno erano tecnicamente troppo diversi, non erano venduti in quantità sufficienti oppure erano venduti in perdita.
(39) Per quanto riguarda la maggior parte dei modelli di bicicletta venduti per l'esportazione nella Comunità dalle altre imprese tailandese, è stato necessario calcolare il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione del valore costruito i prodotti esportati nella Comunità.
(40) Il valore costruito è stato determinato aggiungendo ai costi di fabbricazione dei modelli esportati un importo equo per le spese generali, amministrative e di vendita e un equo margine di profitto.
(41) A tale fine, la Commissione ha esaminato se le spese generali, amministrative e di vendita sostenute e i profitti realizzati da ciascuno dei produttori interessati sul mercato interno costituivano dati attendibili ai sensi del regolamento di base. Le spese generali, amministrative e di vendita effettivamente sostenute sul mercato interno sono state ritenute attendibili nei casi in cui il volume delle vendite sul mercato interno dell'impresa interessata poteva essere considerato rappresentativo (vedi considerando 36). Questa situazione si è verificata per le tre imprese con vendite sul mercato interno. Il margine di profitto effettivamente realizzato sul mercato interno è stato considerato attendibile nei casi in cui il numero di biciclette vendute ad un prezzo superiore al costo di produzione calcolato era sufficientemente rappresentativo. Questa condizione si è realizzata per due delle tre imprese con vendite sul mercato interno.
(42) Di conseguenza, sono state utilizzate cifre reali per quanto riguarda un'impresa che ha effettuato vendite sul mercato interno e per la quale i dati relativi alle spese e al profitto erano attendibili. Per un'altra impresa che ha realizzato vendite sul mercato interno e per la quale soltanto la cifra relativa alle spese era attendibile, il profitto è stato calcolato come la media ponderata dei margini di profitto delle altre due imprese con vendite sul mercato interno. Per quanto riguarda una terza impresa per la quale è stato necessario costruire il valore normale e che non ha effettuato vendite sul mercato interno, l'importo relativo alle spese generali, amministrative e di vendita è stato calcolato come media ponderata delle spese corrispondenti delle altre tre imprese ed il profitto come media ponderata dei margini di profitto delle due imprese per le quali le cifre erano attendibili.
2. Prezzo all'esportazione
a) Indonesia (43) Tutte le biciclette esportate nella Comunità dalle due imprese indonesiane sono state vendute direttamente ad importatori comunitari indipendenti. Il prezzo all'esportazione di queste imprese è stato quindi determinato facendo riferimento ai prezzi realmente pagati o pagabili per le biciclette vendute (articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base).
(44) Un'impresa indonesiana ha effettuato le vendite per l'esportazione nella Comunità indirettamente, attraverso un'impresa commerciale collegata con sede in Giappone. Le transazioni di vendita tra le due imprese si sono basate sul prezzo di scambio interno. A titolo provvisorio, si è ritenuto opportuno determinare il prezzo all'esportazione per questa impresa sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili all'imprea commerciale collegata in Giappone per le biciclette vendute. Questa impostazione può essere riesaminata ai fini delle determinazioni definitive.
b) Malaysia (45) Tutte le vendite per l'esportazione nella Comunità di tre imprese malesi sono state fatte direttamente da questi esportatori e produttori a importatori indipendenti nella Comunità. Una parte delle vendite per l'esportazione di una quarta impresa malese è stata effettuata ad una società commerciale indipendente con sede in Giappone. Nei due casi, il prezzo all'esportazione delle imprese interessate è stato stabilito in riferimento ai prezzi realmente pagati o pagabili agli esportatori malesi (articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base).
(46) Durante la visita di verifica presso un'impresa malese è stato accertato che una parte delle vendite per l'esportazione indicate dall'impresa come vendite dirette ad importatori indipendenti nella Comunità erano in realtà vendite effettuate ad un'impresa collegata con sede a Taiwan che in seguito rivendeva i prodotti agli importatori interessati. Poiché i prezzi indicati per queste transazioni erano prezzi di scambio interno, la Commissione ha deciso di non tenerne conto. Inoltre, dato che l'impresa aveva chiaramente fornito alla Commissione informazioni fuorvianti per quanto riguarda le transazioni di cui sopra, si è ritenuto opportuno basare il margine di dumping per queste vendite sui dati disponibili ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
(47) A tal fine, alle vendite in questione è stato attribuito il margine più alto accertato per i modelli venduti da quest'impresa ad acquirenti indipendenti.
c) Tailandia (48) Tutte le biciclette esportate nella Comunità dai produttori tailandesi sono state vendute direttamente ad importatori indipendenti nella Comunità. Di conseguenza, il prezzo all'esportatzione per queste imprese è stato fissato in riferimento ai prezzi realmente pagati o pagabili per le biciclette vendute (articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base).
3. Confronto
(49) Il valore normale di ogni modello è stato confrontato con il prezzo all'esportazione al livello franco fabbrica, per ogni singola transazione.
(50) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, è stato tenuto debito conto, mediante adeguamenti, delle differenze relative alla comparabilità dei prezzi a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento di base.
a) Indonesia (51) Un'impresa ha chiesto una detrazione in considerazione delle differenze inerenti alle caratteristiche materiali tra taluni modelli esportati e quelli comparabili destinati al mercato interno e ha presentato prove sufficienti a tal fine. Sono stati quindi effettuati adeguamenti per tali differenze.
(52) Ove opportuno, si è proceduto ad un adeguamento del valore normale per un importo corrispondente agli oneri d'importazione pagati sui materiali fisicamente incorporati nelle biciclette finite, nella misura in cui non erano riscossi oppure erano rimborsati per il prodotto esportato nella Comunità.
(53) Ove necessario, sono stati effettuati adeguamenti per i costi di trasporto, di assicurazione, di movimentazione, di carico e i costi accessori. Nessun adeguamento è stato effettuato per l'imballaggio, poiché non sono state riscontrate differenze tra i costi d'imballaggio per il prodotto destinato al mercato interno e quello destinato all'esportazione tali da incidere sulla comparabilità dei prezzi. Le tre imprese indonesiane che hanno collaborato hanno chiesto un adeguamento del valore normale per quanto riguarda il costo del credito. Questa richiesta non ha potuto essere accolta, in quanto nessuna delle imprese ha fornito la prova che il credito concesso facesse parte delle condizioni di vendita concordate con gli acquirenti alla data della transazione. Non si ritiene che tale credito possa avere influito sul prezzo pagato o pagabile sul mercato interno.
(54) Per due imprese è stato effettuato un adeguamento del valore normale per le retribuzioni dei venditori.
(55) Le tre imprese hanno chiesto un adeguamento del valore normale per i costi di promozione e di pubblicità. Tuttavia la richiesta non è stata accolta in quanto questi costi rientrano tra le spese generali e fisse per le quali in genere non sono applicate detrazioni.
(56) Infine, occorre rilevare che numerose richieste di adeguamenti di diverso tipo sono state disattese in quanto la loro partata era irrilevante (ad esempio adeguamenti con un effetto ad valorem inferiore allo 0,5 %).
b) Malaysia (57) Dato che la cifra relativa alle spese generali, amministrative e di vendita sul mercato interno, utilizzata per costruire il valore normale, comprendeva le spese di vendita dirette è stato necessario applicare adeguamenti per escludere dal calcolo queste spese. Nonostante le numerose richieste presentate a tal fine, è stata ritenuta giustificata e debitamente documentata sono una detrazione per quanto riguarda i costi di trasporto interni.
(58) Gli adeguamenti del prezzo all'esportazione sono stati effettuati per ogni singolo esportatore malese interessato, se del caso in ordine alle seguenti spese di vendita: trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, costi di credito e spese bancarie, garanzie, commissioni pagate agli agenti e retribuzioni dei venditori.
c) Tailandia (59) Un'impresa ha chiesto una detrazione per le differenze inerenti alle caratteristiche materiali tra i modelli destinati all'esportazione e alcuni modelli comparabili venduti sul mercato interno e ha presentato prove sufficienti a tal fine. Di conseguenza, sono stati effettuati adeguamenti per tali differenze.
(60) Ove opportuno, sono stati effettuati adeguamenti per i costi di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori.
(61) È stato effettuato un adeguamento per i costi di imballaggio in due casi in cui i costi di imballaggio per l'esportazione erano nettamente superiori ai costi di imballaggio del prodotto destinato al mercato interno.
(62) Sono stati effettuati adeguamenti del valore normale e del prezzo all'esportazione per i costi del credito nei casi in cui è stato possibile accertare che il credito concesso faceva parte delle condizioni di vendita concordate con i compratori delle merci alla data della transazione. In numerosi casi, tuttavia, le richieste di adeguamento del valore normale non erano sostenute da sufficienti elementi di prova e quindi non sono state prese in considerazione.
(63) In due casi, il valore normale è stato ridotto di un importo corrispondente ai costi sostenuti per fornire garanzie e altri servizi simili.
(64) Sono stati applicati adeguamenti del valore normale e del prezzo all'esportazione per tener conto delle retribuzioni dei venditori.
(65) Infine, occorre rilevare che una serie di richieste di adeguamenti di diverso tipo sono state disattese, poiché la loro entità era irrilevante (ad esempio adeguamenti con un effetto ad valorem inferiore allo 0,5 %).
4. Margini di dumping
(66) Riguardo a tutti i produttori tailandesi, malesi e indonesiani che hanno collaborato con la Commissione, dal confronto del valore normale con il prezzo all'esportazione risulta l'esistenza di dumping. La media ponderata dei margini di dumping determinata provvisoriamente per ciascun produttore, espressa in percentuale del prezzo franco frontiera comunitaria, è la seguente:
a) Indonesia SPAZIO PER TABELLA
b) Malaysia SPAZIO PER TABELLA
c) Tailandia SPAZIO PER TABELLA
d) Imprese indonesiane che non hanno sufficientemente collaborato (67) Nei confronti dei due produttori indonesiani che non hanno sufficientemente collaborato all'inchiesta (punto 28), il margine di dumping è stato determinato provvisoriamente in base ai dati disponibili.
(68) Per evitare di premiare l'insufficiente collaborazione, si è deciso di applicare a queste imprese margini di dumping provvisori superiori al margine più elevato accertato per gli altri produttori indonesiani che hanno collaborato (punto 66). Tuttavia, si è tenuto conto del fatto che le due imprese interessate si erano impegnate a raccogliere i dati e a rispondere al questionario. Di conseguenza, il margine relativo a queste due imprese deve essere inferiore al dazio residuo per quanto riguarda l'Indonesia (punto 71), che si applica agli esportatori che non hanno collaborato. Alla luce di quanto precede, il margine di dumping provvisorio per le due imprese interessate è stato basato sulla media aritmetica tra il margine più elevato accertato per i produttori indonesiani che hanno collaborato (punto 66) e il dazio residuo più elevato (punto 71). Espresso il percentuale del prezzo all'importazione cif alla frontiera comunitaria, il margine è il seguente:
SPAZIO PER TABELLA
e) Dazio residuo (69) Nei confronti dei produttori dei paesi interessati che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.
(70) La Commissione ha riscontrato che le esportazioni non segnalate dai produttori che hanno collaborato rappresentavano circa il 10 % del totale delle importazioni nella Comunità del prodotto in questione originario dei tre paesi interessati.
(71) In considerazione del significativo livello dell'omessa collaborazione da parte dei tre paesi interessati, si è ritenuto opportuno non basare il dazio residuo sul margine di dumping più elevato accertato per un produttore che ha collaborato, per quanto riguarda le imprese che non hanno collaborato o che non hanno esportato nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, per evitare di premiare l'omessa collaborazione e di discriminare i produttori che hanno collaborato. Ai fini della determinazione del dazio residuo, la Commissione ha calcolato, per ciascuno dei tre paesi, una media ponderata dei margini di dumping più elevati accertati per i modelli di bicicletta esportati nella Comunità. La Commissione ha basato i suoi calcoli su due modelli per ciascuna categoria, considerati sufficientemente rappresentativi per ciascun produttore che aveva collaborato dei rispettivi paesi. Su questa base, le percentuali del dazio sono rispettivamente: 29,0 % per l'Indonesia, 41,5 % per la Malaysia e 48,8 % per la Tailandia.
D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(72) I produttori comunitari che hanno esplicitamente sostenuto la denuncia rappresentano il 55,3 % della produzione comunitaria di biciclette e quindi costituiscono la proporzione maggioritaria dell'industria comunitaria, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base.
(73) In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che hanno chiaramente sostenuto la denuncia, la Commissione non avrebbe potuto verificare i dati da loro inviati, poiché questo esame avrebbe provocato un ritardo notevole nella conclusione dell'inchiesta, in contrasto con la finalità del procedimento antidumping. La Commissione ha pertanto deciso di effettuare una selezione rappresentativa di produttori comunitari in base alle loro dimensioni e all'ubicazione geografica. Sono state selezionate venti imprese con sede in sei Stati membri, alle quali sono stati inviati questionari, in funzione dell'entità della produzione negli Stati membri. Per rafforzare il carattere rappresentativo e per non imporre un onere eccessivo alle piccole imprese, le ditte sono state selezionate tra le prime di elenchi elaborati secondo le dimensioni e l'ubicazione. Di conseguenza, sono stati inclusi principalmente grandi produttori. L'EBMA è stata informata della selezione e non ha fatto osservazioni.
(74) Per quanto riguarda il volume di produzione, le imprese che hanno collaborato rappresentano l'80,1 % della produzione delle imprese campione selezionate e quindi sono state considerate rappresentative.
E. PREGIUDIZIO
1. Cumulo
(75) La Commissione ha esaminato se le importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia dovessero essere valutate cumulativamente. In genere le istituzioni comunitarie cumulano le importazioni da diversi paesi, secondo determinati criteri, segnatamente se i prodotti dei paesi in questione sono intercambiabili, sono venduti attraverso canali di vendita affini, e con politiche dei prezzi simili, sono in concorrenza tra loro e con il prodotto dell'industria comunitaria e se i volumi delle importazioni dei singoli paesi non sono irrilevanti.
(76) La Commissione ha considerato che gli effetti delle importazioni tailandesi, malesi e indonesiane dovessero essere esaminati globalmente. In effetti, i prodotti esportati da ciascuno dei paesi interessati erano simili e intercambiabili, sono stati commercializzati nella Comunità attraverso canali di vendita analoghi e in un periodo comparabile, erano in concorrenza tra loro e con le biciclette prodotte nella Comunità. I volumi delle importazioni dai tre paesi indicano tendenze generali paragonabili in termini assoluti e relativi. Nel 1993, le importazioni dai tre paesi considerate singolarmente avevano quote di mercato simili, comprese tra il 2 % e il 3 % e di conseguenza il loro volume non era trascurabile.
(77) Gli esportatori indonesiani e tailandesi hanno chiesto che le loro esportazioni non fossero cumulate con quelle provenienti da altri paesi, in quanto le esportazioni dall'Indonesia e dalla Tailandia avevano subito un calo dal 1992 al 1993.
(78) In effetti, le importazioni dall'Indonesia sono aumentate da 150 138 unità nel 1990 a 359 621 unità nel 1992 e sono successivamente scese di 48 540 unità (meno 13,4 % rispetto al 1992), per raggiungere un livello di 311 081 unità nel 1993. Dal 1990 al 1993 tuttavia, le importazioni indonesiane sono aumentate del 107,2 %. Le importazioni dalla Tailandia hanno seguito un andamento analogo, con un aumento da 194 474 unità nel 1990 a 521 851 unità nel 1992, e una successiva diminuzione di 103 514 unità dal 1992 al 1993 (meno 19,8 %), quando corrispondevano a un volume di 418 337 unità. Dal 1990 al 1993, le importazioni dalla Tailandia sono comunque aumentate del 115,1 %.
(79) La Commissione ha concluso che, nonostante il calo delle importazioni dall'Indonesia e dalla Tailandia dal 1992 al 1993, l'andamento globale indica ancora un aumento notevole del volume delle importazioni. In confronto, il calo dal 1992 al 1993 è insignificante e quindi non può essere considerato il segno di una modifica della configurazione degli scambi o di una nuova tendenza sufficiente per giustificare la richiesta di non cumulare il pregiudizio causato dalle esportazioni di questi due paesi.
2. Consumo della Comunità, volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping
(80) Il consumo apparente di biciclette sul mercato comunitario è aumentato del 4 % da 17,3 milioni di unità nel 1990 a 18 milioni di unità nel 1993.
(81) Dal 1990 al 1993 le importazioni originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia sono complessivamente aumentate del 190,6 %, da 418 946 a 1 217 631 unità. La quota di mercato di questi paesi è aumentata di 4,4 punti di percentuale, sino a raggiungere il 6,8 % nel 1993. La percentuale delle importazioni complessive di biciclette nella Comunità rappresentata dalle importazioni originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia è aumentata dall'8,2 % nel 1990 al 21,7 % nel 1993.
3. Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
(82) Per effettuare il confronto tra i divesi modelli, la Commissione ha applicato gli stessi metodi utilizzati nel procedimento antidumping concernente le importazioni di biciclette originarie di Taiwan e della Repubblica popolare cinese. Le biciclette esportate dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Tailandia nella Comunità e le biciclette prodotte dall'industria comunitaria sono state classificate in oltre 200 gruppi diversi. I gruppi sono stati definiti secondo i criteri che seguono:
- categoria delle biciclette,
- il materiale dei telai utilizzato e - la qualità del sistema del cambio marce (compreso il numero di marce).
(83) Il valore cif alla frontiera comunitaria delle biciclette importate, dazio corrisposto, è stato confrontato con il prezzo franco frabbrica delle biciclette prodotte dall'industria comunitaria e classificate nel gruppo corrispondente. I prezzi delle biciclette importate e delle biciclette dell'industria comunitaria sono stati adeguati, ove necessario, ad uno stadio commerciale paragonabile. Sono stati applicati adeguamenti per quanto riguarda le vendite per l'esportazione nella Comunità e le vendite dell'industria comunitaria non dirette ai distributori. Le vendite all'esportazione nella Comunità effettuate al livello fob sono state adeguate al livello cif. Sono stati calcolati prezzi medi ponderati per ciascun produttore/esportatore e gruppo di biciclette, che sono stati confrontati con i prezzi medi ponderati delle biciclette dell'industria comunitaria del gruppo corrispondente.
(84) Alcune biciclette tailandesi, malesi e indonesiane esportate nella Comunità sono state classificate in gruppi di biciclette per i quali non esistono gruppi corrispondenti di biciclette prodotte dall'industria comunitaria. In tali circostanze non era quindi possibile un confronto diretto. In quasi tutti i casi, il numero di biciclette dei produttori indonesiani, malesi e tailandesi, quando non era possibile fare un confronto diretto, era sufficientemente rappresentativo, ad eccezione di due esportatori. Per queste imprese, per rafforzare la rappresentatività del calcolo della sottoquotazione, le biciclette appartenenti ai gruppi per i quali non era possibile un confronto diretto sono state confrontate con le biciclette dell'industria comunitaria dei gruppi più vicini, con caratteristiche inferiori rispetto ai rispettivi gruppi di biciclette dell'esportatore in questione.
(85) Su questa base è stata considerata una sottoquotazione notevole. Singoli margini di sottoquotazioni per quanto riguarda i produttori che hanno collaborato, espressi in percentuale dei prezzi dei produttori comunitari, prima della consegna ai distributori, variano dal 18,2 % al 41,4 % per l'Indonesia, dal 29,7 % al 38,3 % per la Malaysia e dal 15,3 % al 30,6 % per la Tailandia.
(86) Durante il periodo dell'inchiesta, le importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia beneficiavano di dazi doganali preferenziali nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate. Tuttavia, normali dazi doganali sono stati reintrodotti per:
- l'Indonesia e la Tailandia con il regolamento (CE) n. 3303/93 della Commissione (1), con effetto a decorrere dal 5 dicembre 1993;
- la Malaysia con regolamento (CE) n. 3251/93 della Commissione (2), con effetto a decorrere dal 30 novembre 1993.
L'incidenza di questa modifica per quanto riguarda il regime dei dazi doganali sul calcolo dei margini di sottoquotazione è minima, dato che nel dicembre 1993 sono stati importati da questi paesi soltanto 10 437 unità, corrispondenti allo 0,8 % del totale delle importazioni di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia nel 1993. Questo elemento non è stato quindi preso in considerazione.
4. Situazione dell'industria comunitaria
a) Vulnerabilità dell'industria comunitaria (87) Come risulta dal procedimento antidmping relativo alle importazioni di biciclette originarie di Taiwan e della Repubblica popolare cinese, dal 1988 al 1991 l'industria comunitaria ha già dovuto far fronte ad importazioni, a prezzi eccessivamente bassi, di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese ed ha subito un grave pregiudizio. In un mercato in espansione, l'industria comunitaria ha subito un ristagno delle vendite e di conseguenza ha perso una parte della quota di mercato, realizzando profitti insufficienti [regolamento (CEE) n. 2474/93, considerando 71]. L'industria comunitaria, pertanto, si trovava già in una posizione vulnerabile.
b) Rendimento dell'industria comunitaria Vendite, quote di mercato dell'industria comunitaria, giro di affari (88) Dal 1990 al 1993 le vendite dell'industria comunitaria sono scese del 16,9 %, da 7 228 231 a 6 004 839 unità. Questo calo ha causato una perdita della quota di mercato di 8,5 punti di percentuale, ossia un calo dal 42,0 % nel 1990 al 33,5 % nel 1993.
(89) Il calo delle vendite dell'industria comunitaria ha inciso sulle cifre relative al fatturato, che nello stesso periodo è calato del 6,2 %, da 971 061 MECU a 910 433 MECU.
Produzione, utilizzazione degli impianti, scorte (90) Dal 1990 al 1993, la produzione dell'industria comunitaria è calata del 20,2 %, da 7 492 140 a 5 981 772 unità. Contemporaneamente, il totale della capacità produttiva dell'industria comunitaria è calato del 2,9 %, da 8 131 446 a 7 895 689 unità.
(91) Il tasso di utilizzazione degli impianti è sceso del 12,6 % e le scorte sono diminuite del 5,7 % (1990-1993).
Occupazione, redditività, investimenti (92) Le cifre relative all'occupazione dell'industria comunitaria indicano un calo del 9,6 %, ossia una riduzione del livello occupazionale da 7 922 a 7 159 addetti, con una perdita di circa 800 posti di lavoro (1990-1993).
(93) Nello stesso periodo, la redditività dei produttori comunitari è scesa del 65,7 %, con un margine di profitto medio nel 1993 pari all'1,77 % del giro di affari. La situazione precaria dell'industria comunitaria è messa in evidenza dal fatto che durante il periodo dell'inchiesta, tre delle imprese denunzianti, che realizzavano circa il 6 % della produzione dell'industria comunitaria, sono fallite o si trovano in amministrazione controllata.
(94) Dal 1990 al 1993 gli investimenti sono aumentati del 125 %.
5. Conclusioni in materia di pregiudizio
(95) Contrariamente alle aspettative di ripresa dell'industria comunitaria basate sul calo delle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese, una valutazione generale indica che le vendite, il fatturato e la produzione sono calati in maniera considerevole, con una notevole perdita della quota di mercato, un minore utilizzo degli impianti, calo dell'occupazione e deterioramento della redditività.
(96) Di conseguenza,. la Commissione conclude a titolo provvisorio che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(97) Mentre le importazioni di biciclette originarie della Cina hanno perso 5,3 punti di percentuale della quota di mercato tra il 1990 e il 1993, nello stesso periodo la quota di mercato delle importazioni indonesiane, malesi e tailandesi è aumentata di 4,4 punti di percentuale. In tal modo, l'industria comunitaria non ha potuto beneficiare del calo delle importazioni cinesi, perdendo invece 8,5 punti di percentuale della quota di mercato.
(98) Le importazioni originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia sono state effettuate a prezzi nettamente inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Sotto questa pressione, e dato che il mercato delle biciclette è estremamente sensibile alla fluttuazione dei prezzi, l'elevata sottoquotazione delle importazioni oggetto di dumping ha esercitato direttamente un considerevole impatto negativo sul livello dei prezzi nella Comunità. L'industria comunitaria ha perso una parte delle vendite, è stata costretta a ridurre la produzione e l'occupazione e ha subito un calo dei profitti tale da pregiudicare la continuità delle operazioni commerciali.
2. Altri fattori
(99) La Commissione ha esaminato se altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati, abbiano causato il pregiudizio oppure vi abbiano contribuito. Gli esportatori dei tre paesi hanno sostenuto che anche le importazioni originarie dell'India, del Vietnam e della Corea del Sud avevano causato pregiudizio.
(100) Le importazioni di biciclette dall'India sono aumentate da 9 601 unità nel 1990 a 373 901 unità nel 1993, le importazioni dalla Corea del Sud sono aumentate da 78 369 unità nel 1990 a 189 514 unità nel 1993 e quelle dal Vietnam, inesistenti nel 1990, hanno raggiunto 295 366 unità nel 1993. In quell'anno, il volume totale delle importazioni di questi paesi nella Comunità è stato di 858 781 unità rispetto a 1 217 631 unità importate dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Tailandia. Dal 1990 al 1993, la quota di mercato complessiva delle importazioni da questi tre paesi è aumentata di 4,2 punti di percentuale, raggiungendo complessivamente il 4,7 % nel 1993.
(101) Per quanto riguarda il Vietnam, da un'inchiesta doganale coordinata dalla Commissione è emerso che le importazioni di biciclette registrate da Eurostat come provenienti da questo paese sono in realtà originarie della Repubblica popolare cinese.
(102) Nel 1993 le importazioni dall'India e dalla Corea del Sud corrispondevano a quantitativi inferiori e hanno avuto un aumento della quota di mercato meno rilevante di quello delle importazioni in esame. Inoltre, gli esportatori non hanno fornito prove che le biciclette dell'India o della Corea del Sud siano state vendute a prezzi altrettanto bassi di quelli praticati dai paesi oggetto dell'inchiesta. I dati relativi ai prezzi forniti da Eurostat non possono servire come base di riferimento, perché Eurostat utilizza soltanto due sottovoci che non riflettono la varietà e la diversità delle caratteristische delle biciclette e, di conseguenza, dei prezzi.
(103) In tali condizioni, non è possibile valutare chiaramente il possibile effetto pregiudizievole delle importazioni originarie dell'India, del Vietnam e della Corea del Sud. Non si può quindi escludere che queste importazioni abbiano contribuito alle difficoltà dell'industria comunitaria.
(104) Inoltre, gli esportatori/produttori indonesiani, malesi e tailandesi hanno sostenuto che il pregiudizio era stato provocato dalla concorrenza all'interno della Comunità, in particolare dall'elevato volume delle vendite di biciclette prodotte in Italia a prezzi inferiori rispetto a quelli delle importazioni.
(105) Dal 1990 al 1993, nella Comunità, le vendite stimate di biciclette prodotte da imprese italiane che non hanno collaborato sono salite da 1,62 milioni di unità nel 1990 a 3,28 milioni di unità nel 1993 (+ 102,6 %), con un aumento della quota di mercato di 8,9 punti di percentuale, dal 9,4 % nel 1990 al 18,3 % nel 1993. Nel 1993 i produttori italiani di biciclette che non hanno collaborato rappresentavano il 72 % delle vendite di biciclette italiane nella Comunità.
(106) Per quanto riguarda i prezzi, gli esportatori non hanno fornito la prova che le biciclette italiane fossero state generalmente vendute a prezzi bassi quanto quelli delle biciclette importate. Per gli stessi motivi enunciati nel considerando 102, i prezzi unitari indicati da Eurostat non possono essere utilizzati per stabilire il rapporto del prezzo tra le biciclette italiane e quelle importate. Dai dati in possesso della Commissione concernenti alcuni modelli identificabili di produttori italiani non denunzianti, si rileva tuttavia un livello dei prezzi medi nettamente superiore a quello delle biciclette importate comparabili.
(107) Inoltre, la Commissione ha calcolato la sottoquotazione dei prezzi sulla base dei dati relativi ai prezzi concernenti le vendite di tre imprese italiane denunzianti, che rappresentano il 24 % della produzione italiana di biciclette. Il calcolo, secondo i metodi di cui ai considerandi 82 e 83, indica una sottoquotazione notevole da parte delle biciclette importate dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Tailandia.
(108) In questo contesto, non esistono prove dirette positive che confermino che le vendite di biciclette prodotte in Italia abbiano provocato pregiudizio al resto dell'industria comunitaria. D'altro canto, non è possibile escludere che le vendite da parte di imprese italiane che non hanno collaborato possano aver contribuito alle difficoltà dell'industria comunitaria.
3. Conclusioni
(109) Alla luce di quanto precede, è stato concluso che le importazioni oggetto di dumping, considerate cumulativamente, dai tre paesi in questione, a causa dell'aumento notevole dei volumi delle importazioni e del grado elevato di sottoquotazione, hanno provocato da sole un grave pregiudizio all'industria comunitaria. Questa conclusione rimane impregiudicata, anche se fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping dall'Indonesia, dalla Malaysia e dalla Tailandia possono aver contribuito alle difficoltà dell'industria comunitaria.
G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(110) Per determinare se l'interesse della Comunità richieda un intervento, occorre prendere in particolare considerazione l'esigenza di eliminare gli effetti delle pratiche di dumping in termini di distorsioni degli scambi e di ripristinare una concorrenza leale.
(111) La Commissione ha accertato che, a partire dal 1990, l'industria comunitaria ha aumentato i suoi investimenti annui per migliorare l'efficienza e mantenere la competitività. Gli interventi realizzati per razionalizzare la produzione mettono in evidenza la volontà dell'industria delle biciclette di rimanere operativa nel settore.
(112) L'immissione sul mercato delle importazioni oggetto di dumping originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia ha prolungato e aggravato il pregiudizio subito dai produttori comunitari a partire dal 1988. I prezzi costantemente bassi delle importazioni indonesiane, malesi e tailandesi sul mercato comunitario potrebbero compromettere le iniziative attuate dall'industria comunitaria e in particolare gli investimenti effettuati. Se non verranno eliminati gli effetti delle importazioni oggetto di dumping, l'industria delle biciclette della Comunità si troverà in una posizione ancora più precaria ed un numero crescente di produttori potrebbe essere costretto a chiudere.
(113) Se le importazioni oggetto di dumping, originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia, dovessero continuare, si avrebbero effetti negativi sull'occupazione nell'industria comunitaria, che occupa circa 8 000 persone. Queste conseguenze non si limiterebbero alla produzione di biciclette, ma si ripercuoterebbero sull'industria europea delle parti per biciclette.
(114) Riguardo agli interessi dei consumatori, la Commissione è consapevole che i prezzi delle biciclette importate originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia potrebbero aumentare a causa dell'imposizione di misure antidumping. Tuttavia, l'effetto sul consumatore sarebbe limitato poiché, grazie al numero elevato di concorrenti sul mercato comunitario, le possibilità di scelta rimarrebbero inalterate e non verrebbero modificate le strutture competitive del mercato comunitario, con effetti positivi per il consumatore.
(115) In considerazione dei diversi interessi coinvolti, è stato concluso a titolo provvisorio che nella fattispecie l'istituzione di misure contribuirà a ristabilire condizioni di concorrenza leale eliminando gli effetti pregiudizievoli delle pratiche di dumping da parte dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia e offrirà l'opportunità all'industria comunitaria di restare competitiva.
(116) Occorre inoltre ricordare che, nel procedimento antidumping concernente le importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese, la Comunità ha recentemente adottato misure destinate a far fronte alle conseguenze pregiudizievoli di queste importazioni oggetto di dumping. È quindi necessario evitare discriminazioni nel trattamento delle importazioni oggetto di dumping di biciclette originarie dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia.
(117) Di conseguenza è stato concluso che è nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping sotto forma di dazi provvisori, per impedire che le importazioni in questione oggetto di dumping causino un ulteriore pregiudizio nel corso dell'inchiesta.
H. DAZIO PROVVISORIO
(118) Ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento di base, il livello del dazio provvisorio dovrebbe corrispondere al margine di dumping o all'importo necessario per eliminare il pregiudizio, se quest'ultimo è inferiore.
(119) I singoli margini di sottoquotazione relativi ai produttori che hanno collaborato, espressi in percentuale del valore franco frontiera comunitaria, variano dal 22,1 % al 70,3 % per l'Indonesia, dal 42,0 % al 61,9 % per la Malaysia e dal 18 % al 43,4 % per la Tailandia. È stato quindi riscontrato che per tutte le imprese il margine di sottoquotazione era superiore al margine di dumping fissato provvisoriamente, entrambi espressi in percentuale del prezzo cif frontiera comunitaria. Di conseguenza, non è stato necessario fissare il livello per eliminare il pregiudizio che, data la situazione finanziaria dell'industria comunitaria, avrebbe richiesto aliquote ancora più elevate. I dazi quindi dovranno basarsi sui margini di dumping.
(120) Per un'impresa indonesiana è stato fissato un dazio provvisorio a tasso zero, poiché il margine di dumping calcolato a titolo provvisorio era irrilevante.
(121) Per quanto riguarda i produttori dei tre paesi interessati che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, la Commissione ritiene opportuno, per i motivi di cui ai considerandi da 69 a 71, fissare il livello del dazio provvisorio alla media ponderata dei margini di dumping più elevati stabiliti per i modelli di bicicletta esportati nella Comunità in quantità rappresentative.
I. AVVENIMENTI SUCCESSIVI AL PERIODO DELL'INCHIESTA
(122) In riferimento ai dati Eurostat, i produttori indonesiani e tailandesi e i rappresentanti di questi due paesi hanno sostenuto che le loro esportazioni non potevano aver arrecato pregiudizio all'industria comunitaria, dato che le importazioni dei prodotti in oggetto originari dell'Indonesia e della Tailandia nel 1994 sono ancora diminuite rispetto al 1993. I produttori e il rappresentante della Tailandia hanno sostenuto inoltre che i prezzi unitari per quanto riguarda le biciclette importate da questo paese, secondo i dati Eurostat, erano in aumento.
(123) Riguardo a queste affermazioni, la Commissione sottolinea che, secondo la prassi usuale delle istituzioni comunitarie, corroborata dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, non si tiene conto degli avvenimenti successivi al periodo dell'inchiesta. In effetti, secondo le disposizioni della normativa comunitaria antidumping [articolo 7, paragrafo 1, lettera c) del regolamento di base], le conclusioni di un procedimento antidumping si basano sulla situazione riscontrata durante il periodo dell'inchiesta, in genere un periodo di un anno prima dell'apertura ufficiale del procedimento.
(124) La valutazione di una situazione in riferimento ad un periodo preciso permette di svolgere con accuratezza l'inchiesta, la verifica e l'analisi dei dati esposti in una denuncia antidumping, sulla base di fatti accertabili, ai fini di una conclusione attendibile. Come già indicato nel considerando 102, le cifre Eurostat relative ai prezzi da sole non possono essere considerate una base sufficiente per le conclusioni in materia di pregiudizio. Qualora non si limitasse l'inchiesta ad un periodo di riferimento specifico, le inchieste dovrebbero continuare all'infinito e non sarebbe possibile elaborare conclusioni basate su dati accertati. Questo aspetto è particolarmente rilevante nella situazione attuale.
(125) Il calo delle importazioni dai paesi soggetti a procedimenti antidumping può essere provocato da una serie di motivi, che non possono essere determinati senza un'analisi precisa delle strategie messe in atto dagli operatori nei paesi esportatori e nella Comunità. Il risultato di un procedimento antidumping potrebbe essere influenzato facilmente da un comportamento strategico di questo tipo qualora venissero presi in considerazione i dati relativi a periodi successivi all'apertura del procedimento.
J. DIRITTI DELLE PARTI INTERESSATE
(126) A fini di buona amministrazione, occorre fissare un termine congruo entro il quale le parti interessate possano presentare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di dazi definitivi,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biciclette e altri velocipedi (compresi i furgoncini a triciclo) senza motore, di cui al codice NC 8712 00, originari dell'Indonesia, della Malaysia e della Tailandia.
2. L'aliquota del dazio antidumping applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, è la seguente:
SPAZIO PER TABELLA
3. Salvo diversa disposizione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono presentare osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 13 ottobre 1995.

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