Document ID: 31999R1334

REGOLAMENTO (CE) N. 1334/1999 DEL CONSIGLIO
del 21 giugno 1999
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ossido di magnesio originario della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), in particolare l'articolo 11, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDIMENTO
1. Misure in vigore
(1) Con il regolamento (CEE) n. 1473/93 del Consiglio(2), nel giugno 1993 il Consiglio ha istituito misure antidumping definitive sulle importazioni di ossido di magnesio, detto comunemente "magnesia caustica calcinata" (in appresso MCC), originario della Repubblica popolare cinese. Tali misure consistevano in un dazio variabile: il dazio veniva infatti applicato qualora il prezzo all'importazione fosse inferiore al prezzo minimo specificato nel regolamento oggetto del riesame. Tale prezzo minimo è stato determinato sulla base del valore normale stabilito.
2. Richiesta di riesame
(2) In seguito alla pubblicazione di un avviso di imminente scadenza delle misure antidumping in vigore sulle importazioni di MCC originaria della Repubblica popolare cinese(3), nel marzo 1998 la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame di dette misure ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (in appresso denominato "regolamento di base").
(3) La domanda è stata presentata da Eurometaux per conto di produttori comunitari la cui produzione complessiva del prodotto in questione rappresentava la totalità della produzione comunitaria.
(4) La richiesta veniva motivata col fatto che, allo scadere delle misure in questione, il dumping e il pregiudizio causato all'industria comunitaria avrebbero potuto ripetersi. La Commissione, sentito il comitato consultivo, ha stabilito che esistevano sufficienti elementi di prova per giustificare l'apertura di un riesame e ha avviato un'inchiesta mediante pubblicazione di un avviso di apertura(4) ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base.
3. Inchiesta
(5) La Commissione ha notificato ufficialmente l'apertura del riesame ai produttori comunitari che hanno presentato denuncia, agli esportatori e produttori del paese esportatore e agli importatori e associazioni rappresentative notoriamente interessati, nonché ai rappresentanti del paese esportatore. Essa ha inviato questionari a tutte le suddette parti e a quanti si sono manifestati entro il termine specificato nell'avviso di apertura. Inoltre, i produttori dell'India, paese scelto come paese analogo, sono stati informati e hanno ricevuto questionari. La Commissione ha inoltre offerto alle parti direttamente interessate la possibilità di comunicare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(6) Tutti i produttori comunitari hanno risposto al questionario. Anche tre esportatori cinesi, Liaoning Metals & Minerals Import & Export Corp., Citic Trading Co. Ltd e Liaoning Foreign Trade Corp. (in appresso "gli esportatori cinesi"), un importatore collegato e un commerciante collegato hanno risposto ai questionari. Secondo dati Eurostat, il livello di cooperazione ha superato l'87 % delle importazioni globali dalla Repubblica popolare cinese. Anche tre importatori non collegati, Frank & Schulte Benelux (Paesi Bassi), Timab Industries SA (Francia) e GBC Ltd (Regno Unito) hanno risposto al questionario e hanno comunicato le proprie osservazioni per iscritto. Ad eccezione di Timab Industries, che ha importato direttamente il prodotto in questione, gli utilizzatori non hanno risposto.
(7) I servizi della Commissione hanno raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare la continuazione o la reiterazione del dumping e del pregiudizio e l'interesse comunitario. Sono state svolte inchieste presso le sedi delle seguenti società:
a) Produttori comunitari:
- Grecian Magnesite SA, Atene, Grecia
- Magnesitas Navarras, Pamplona, Spagna
- Magnesitas de Rubián, Sarria (Lugo), Spagna
- Styromag GmbH, St. Katharein an der Laming, Austria
b) Produttori del paese analogo:
- Tamil Nadu Magnesite Ltd, Salem, India
c) Importatori comunitari non collegati:
- Frank & Schulte Benelux, Capelle a/d Ijssel, Paesi Bassi
- Timab Industries SA, St. Malo, Francia (anche utilizzatore del prodotto in questione)
- GBC Ltd, Ewell (Surrey), Regno Unito
d) Importatori e commercianti collegati:
- Citic Germany GmbH, Bad Homburg, Germania
- Lutz Mineralien GmbH, Schifferstadt, Germania
(8) Il periodo dell'inchiesta per la determinazione del dumping era compreso tra il 1o luglio 1997 e il 30 giugno 1998 (in appresso "periodo dell'inchiesta"). La valutazione della situazione dell'industria comunitaria riguardava il periodo compreso tra il 1o gennaio 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta (periodo in esame).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Prodotto in esame
(9) Il prodotto oggetto del procedimento è una forma di ossido di magnesio, segnatamente la magnesia caustica calcinata naturale (MCC), ottenuta da carbonato di magnesio naturale o magnesite. Per produrre la magnesia caustica calcinata, il minerale viene estratto, frantumato, vagliato e arrostito in un forno a temperature comprese tra 700 e 1000 °C. Il risultato è MCC con diversi tenori di ossido di magnesio ("MgO"). Le principali impurità sono costituite da SiO2, Fe2O3, Al2O3, CaO e B2O3 (ossido di silicio, ossido di ferro, ossido di alluminio, ossido di calcio e ossido di boro rispettivamente). La magnesia caustica calcinata viene utilizzata essenzialmente in agricoltura come mangime o come fertilizzante nonché nell'edilizia per le pavimentazioni e i pannelli isolanti e infine nelle industrie produttrici di pasta da carta, carta e abrasivi.
(10) La MCC, inoltre, non è chimicamente uniforme. Nondimeno, non è stata riscontrata una chiara e netta divisione che consenta di classificare la MCC in una serie di prodotti diversi. Le distinzioni tra i vari tenori sono rese praticamente impossibili dall'uso combinato dato che, per gli stessi scopi, i consumatori utilizzano magnesite di diverso tenore, proveniente da fonti diverse.
(11) Sebbene la MCC originaria della Repubblica popolare cinese venduta sul mercato comunitario presenti un diverso tenore di MgO, nel complesso questo fattore non comporta differenze significative in termini di caratteristiche fisiche di base, intercambiabilità, percezione o commercializzazione del prodotto in questione. Come nell'inchiesta precedente, la MCC di qualsiasi tipo e con qualsiasi tenore di MgO va considerata un unico prodotto ai fini della presente inchiesta.
2. Prodotto simile
(12) Non sono state riscontrate differenze fondamentali in termini di caratteristiche fisiche e chimiche e di impiego tra la MCC esportata nella Comunità e il prodotto fabbricato e venduto sul mercato interno del paese analogo. Inoltre, non si sono riscontrate differenze tra il prodotto in questione e il prodotto fabbricato e venduto dall'industria comunitaria denunziante sul mercato comunitario. A tale riguardo, l'inchiesta ha confermato le conclusioni dell'inchiesta precedente secondo la quale i consumatori possono utilizzare tanto il prodotto importato quanto quello prodotto nella Comunità senza modificare il proprio processo produttivo.
(13) Alcuni importatori non collegati hanno affermato che la MCC proveniente dalla Repubblica popolare cinese non era simile a quella prodotta e venduta dall'industria comunitaria. Essi hanno affermato che i due prodotti non potevano essere considerati simili poiché nella Repubblica popolare cinese la materia prima (MgCO3) è disponibile in giacimenti massicci, mentre quella comunitaria dev'essere estratta da stretti filoni. Inoltre, il tenore di MgO della magnesite cinese era naturalmente più elevato.
(14) Benché i metodi estrattivi, il tenore di magnesite del giacimento e il processo produttivo possano variare, a livello mondiale, da un produttore all'altro, tali differenze non incidono significativamente sul prodotto finale e non sono tali da giustificare l'affermazione di alcuni importatori non collegati secondo cui la produzione di MCC della Repubblica popolare cinese sarebbe unica in termini di metodi e processi impiegati e di caratteristiche chimiche e fisiche della magnesite. Ciò è confermato dal fatto che tanto i produttori comunitari quanto gli esportatori cinesi hanno una serie di clienti in comune.
(15) Pertanto, la MCC esportata nella Comunità, da un lato, e il prodotto fabbricato e venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario e il prodotto trasformato e venduto sul mercato interno del paese analogo, dall'altro, sono intercambiabili e devono essere considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
C. DUMPING
1. Osservazioni preliminari
(16) Ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base, l'inchiesta ha esaminato se si potesse ragionevolmente concludere che l'assenza di misure comporta il persistere o la reiterazione del dumping.
2. Paese analogo
(17) Per determinare il valore normale, si è tenuto conto del fatto che, ai fini della presente inchiesta, il valore normale delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese doveva venire calcolato sulla base di informazioni ottenute in un paese terzo a economia di mercato. A tal fine, nell'avviso di apertura del presente riesame si è previsto di utilizzare la Turchia come paese terzo a economia di mercato appropriato per la determinazione del valore normale. Alcuni importatori hanno tuttavia obiettato che la scelta della Turchia non era adeguata poiché in tale paese l'accesso alle materie prime è più difficile che nella Repubblica popolare cinese. Pertanto, dato che le miniere turche non presentano gli stessi vantaggi naturali di quelle cinesi, i costi di estrazione e trasformazione in Turchia sono superiori a quelli delle miniere cinesi. Come alternativa, un importatore ha suggerito la Slovacchia, paese che godrebbe di condizioni naturali confrontabili con quelle della Repubblica popolare cinese. Altri hanno suggerito di calcolare il valore normale sulla base dei prezzi di vendita nazionali del calcare o della dolomite in Germania, che vengono estratti e trasformati come la MCC nella Repubblica popolare cinese e hanno un impiego analogo.
(18) Tenuto conto delle osservazioni degli importatori sulla scelta della Turchia quale paese analogo, si sono cercati collaboratori non soltanto in Turchia, ma anche in altri paesi in cui è risaputo che la magnesia caustica calcinata viene prodotta in quantità sufficienti. In particolare, è stata inviata una richiesta di cooperazione a tre produttori noti in Turchia, due in Brasile, uno in Slovacchia e due in India. I due produttori brasiliani non hanno risposto alla richiesta, mentre il produttore slovacco ha dichiarato di non essere in grado di fornire le informazioni richieste per quanto riguardava il periodo dell'inchiesta. L'unico produttore turco di magnesia caustica calcinata in grado di collaborare ha indicato un volume di vendite interne che non poteva essere considerato rappresentativo in relazione alle esportazioni cinesi verso la Comunità, mentre un altro produttore turco produceva soltanto una forma diversa di ossido di magnesio, ossia la magnesia calcinata a morte. Infine, un produttore indiano ha accettato di fornire le informazioni richieste nel questionario.
(19) Per quanto riguarda la proposta di utilizzare i prezzi delle vendite interne di calcare o dolomite in Germania, va sottolineato che il calcare e la dolomite non possono essere considerati prodotti simili alla magnesia caustica calcinata, avendo caratteristiche chimiche diverse.
(20) Si è riscontrato che le vendite nazionali del produttore indiano che ha collaborato rappresentavano molto più del 5 % delle importazioni comunitarie complessive dalla Repubblica popolare cinese durante il periodo dell'inchiesta. Il mercato indiano della MCC si è rivelato un mercato competitivo in cui almeno cinque produttori nazionali di MCC sono in concorrenza tra loro. La magnesite, la materia prima utilizzata per la produzione della MCC è facilmente disponibile in grosse quantità in miniere a cielo aperto vicine agli impianti. L'estrazione e il processo di fabbricazione del produttore indiano sono molto simili a quelli dei produttori cinesi.
(21) Gli esportatori cinesi hanno obiettato che la Turchia, pur non essendo del tutto adeguata, avrebbe dovuto essere mantenuta come paese analogo perché il valore normale calcolato in India non avrebbe alcun legame con quello determinato in Turchia durante l'inchiesta precedente. Come si è detto precedentemente, tuttavia, le vendite in Turchia erano troppo scarse per essere rappresentative e quindi non si è potuto far altro che scegliere un altro paese analogo.
(22) Gli esportatori cinesi hanno sollevato l'obiezione che il produttore indiano che ha collaborato è di proprietà dello Stato, pertanto i prezzi della MCC in India sono controllati dal governo. Pur appartenendo allo Stato, tuttavia, la società in questione opera in un'economia di mercato e le sue vendite nazionali vengono effettuate in concorrenza con alcune altre società che non appartengono allo Stato. Non si è riscontrata alcuna distorsione dei costi o dei prezzi praticati a causa di tale fattore.
(23) Sulla base di tali fattori, la Commissione ritiene adeguata la scelta dell'India quale paese analogo per stabilire il valore normale.
3. Valore normale
(24) Per l'unico tipo di MCC prodotta e venduta in India, il valore normale è stato determinato sulla base dei prezzi pagati o pagabili da clienti indipendenti sul mercato interno per vendite del prodotto simile effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e in quantitativi sufficienti da consentire un corretto confronto. Quanto agli altri tipi, che non vengono prodotti dalla società che ha collaborato, il valore normale è stato determinato applicando un fattore correttivo al valore normale determinato sulla base del tipo prodotto dalla società che ha collaborato. Poiché un maggiore contenuto di MgO corrisponde a una migliore qualità e quindi a un prodotto di maggior valore, si è ritenuto ragionevole stabilire l'adeguamento quale percentuale diretta del contenuto di MgO per i vari tipi esportati dalla Repubblica popolare cinese.
4. Prezzi all'esportazione
(25) Le esportazioni di MCC nella Comunità da parte degli esportatori cinesi che hanno collaborato rappresentavano l'87 % circa delle importazioni complessive del prodotto in questione dalla Repubblica popolare cinese, come si evince dalle risposte al questionario e dai dati Eurostat relativi al codice NC 2519 90 90 (codice Taric *10/80) sotto cui sono registrate le importazioni del prodotto oggetto dell'inchiesta.
(26) Per i due esportatori che hanno collaborato, le cui vendite nella Comunità sono state completamente effettuate ad importatori non collegati, il prezzo all'esportazione è stato determinato sulla base del prezzo effettivamente pagato o pagabile per il prodotto venduto per l'esportazione agli importatori non collegati.
(27) Quanto all'esportatore le cui vendite nella Comunità sono state effettuate all'importatore collegato, che a sua volta ha rivenduto il prodotto a un operatore collegato, il prezzo all'esportazione è stato determinato detraendo dal prezzo di rivendita al primo acquirente indipendente tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita tanto dall'importatore collegato quanto dall'operatore collegato, più un margine ragionevole per il profitto, onde stabilire un prezzo all'esportazione attendibile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base. Il margine per il profitto è stato calcolato sulla base del profitto medio degli importatori indipendenti che hanno collaborato, ossia 9 % del fatturato delle vendite dell'operatore collegato.
5. Confronto
(28) Conformemente all'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, la media ponderata del valore normale per tipo è stata confrontata con la media ponderata del prezzo all'esportazione del tipo corrispondente di MCC a livello fob porto del paese produttore.
(29) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo delle esportazioni, si è tenuto conto delle differenze tra fattori che, secondo quanto è stato affermato e dimostrato, influiscono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base. Sono stati pertanto applicati adeguamenti per trasporto interno e nolo marittimo, assicurazione, movimentazione, carico, costi accessori e costi dei crediti. Inoltre, dato che i produttori della Repubblica popolare cinese possono accedere più facilmente alle materie prime, la Commissione ha ritenuto opportuno applicare un adeguamento supplementare per tener conto dei minori costi di estrazione del minerale dovuti al fatto che il tasso di recupero del minerale è più favorevole in Cina rispetto all'India. Avendo quindi riscontrato che il tasso di recupero del minerale in India è analogo a quello rilevato in Turchia, utilizzata come paese analogo nella precedente inchiesta, e in mancanza di nuove informazioni fornite dalle parti interessate, si è deciso di applicare al valore normale il medesimo adeguamento chiesto dai produttori cinesi nel corso della precedente inchiesta, ossia una riduzione del 20 % dei costi di estrazione stabiliti in India.
(30) Infine, si è ritenuta giustificata una richiesta di adeguamento presentata dagli esportatori cinesi destinata a tener conto di una differenza relativa allo stadio commerciale, ma non si è ritenuto necessario effettuare un calcolo preciso, tenuto conto del fatto che si tratta di un riesame in previsione della scadenza e che se anche tale adeguamento fosse stato applicato, il margine di dumping sarebbe comunque rimasto notevole.
6. Margine di dumping
(31) Il confronto tra il valore normale e il prezzo delle esportazioni ha rivelato l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo di cui il valore normale stabilito superava il prezzo all'esportazione nella Comunità. Tale margine, calcolato in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria era notevole.
D. PROBABILITÀ DEL PERSISTERE O DELLA REITERAZIONE DEL DUMPING
(32) Oltre ad analizzare l'esistenza di pratiche di dumping durante il periodo dell'inchiesta, si è esaminata la probabilità del persistere del dumping in assenza di misure. Sulla base delle informazioni fornite dagli esportatori, si ritiene probabile che la Cina continui ad esportare MCC al medesimo prezzo applicato durante il periodo dell'inchiesta o addirittura a prezzi più bassi. Tale supposizione è corroborata dal fatto che le statistiche ufficiali statunitensi indicano che i prezzi cinesi fob all'esportazione verso il paese, una delle principali destinazioni della MCC proveniente dalla Repubblica popolare cinese, sono, in media, notevolmente inferiori ai prezzi applicati alle esportazioni cinesi verso la Comunità durante il periodo dell'inchiesta.
(33) Sulla base del fatto che la MCC originaria della Cina è stata esportata a prezzi di dumping durante il periodo dell'inchiesta e che, secondo le informazioni fornite dagli esportatori, è previsto un leggero calo dei prezzi delle esportazioni cinesi nella Comunità, e vista inoltre la politica dei prezzi applicata dalla Cina nei confronti di paesi terzi in cui non sono in vigore misure antidumping, si ritiene che l'abolizione delle misure in vigore comporterebbe il persistere del dumping.
(34) Inoltre, l'abolizione del sistema di licenze all'esportazione menzionata più oltre comporterebbe probabilmente un drastico calo dei prezzi cinesi all'esportazione fino a circa 75 euro/t, equivalente a un ulteriore aumento del dumping.
E. DEFINIZIONE DI INDUSTRIA COMUNITARIA
(35) Ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base, per "industria comunitaria" si intendono tutti i produttori comunitari del prodotto simile oppure coloro di essi la cui produzione collettiva rappresenta una percentuale rilevante, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base, della produzione comunitaria totale di detti prodotti. L'inchiesta ha confermato che i produttori comunitari che hanno presentato la denuncia rappresentavano il 100 % della produzione comunitaria di MCC e costituiscono pertanto l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base.
F. ANALISI DELLA SITUAZIONE DEL MERCATO COMUNITARIO DI MCC
(36) Va sottolineato innanzitutto che la maggior parte dei dati specifici riguardanti l'industria comunitaria per il periodo in esame, è stata calcolata sulla base delle informazioni di tre produttori comunitari: Grecian Magnesite, Magnesitas Navarras e Magnesitas de Rubian. Il quarto produttore comunitario, Styromag, è diventato una società indipendente soltanto nel 1996 in seguito al fallimento, nel 1994, della società Magindag, anch'essa produttrice di MCC. Dato che le informazioni riguardanti la Styromag erano disponibili soltanto a partire dal 1996, e per presentare un quadro coerente della situazione economica dell'industria comunitaria, la Commissione ha ritenuto inopportuno tener conto delle informazioni della Styromag per analizzare la situazione dell'industria comunitaria. I dati della Styromag sono stati invece utilizzati per determinare il consumo comunitario globale e nell'analisi della sottoquotazione dei prezzi, che riguarda il periodo dell'inchiesta. Si può inoltre affermare che se anche i dati estrapolati per la Styromag per gli anni 1994 e 1995 fossero stati utilizzati per analizzare la situazione dell'industria comunitaria illustrata più oltre, tale analisi sarebbe rimasta immutata.
1. Consumo sul mercato comunitario
(37) Il consumo totale di MCC durante il periodo dell'inchiesta è stato calcolato sulla base dei seguenti elementi:
- il volume delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario;
- le importazioni nella Comunità di MCC proveniente dalla Repubblica popolare cinese;
- le importazioni nella Comunità di MCC proveniente da tutti gli altri paesi terzi.
(38) Su questa base, il consumo è passato da 328000 t nel 1994 a 356000 t nel periodo dell'inchiesta, un livello pressoché analogo a quello stabilito per il precedente periodo d'inchiesta (368000 t). Il periodo compreso tra il 1994 e il 1996 è stato caratterizzato da una continua crescita del consumo, che ha raggiunto 422000 t nel 1996. L'aumento del consumo nella Comunità è stato influenzato dalle condizioni climatiche sulla domanda di MCC a basso tenore di MgO, utilizzata essenzialmente in agricoltura, nonché dallo sviluppo potenziale di una serie di nuovi mercati industriali. Dopo aver raggiunto tale punta massima, la domanda è calata del 18 % nel 1997, ma ha registrato una parziale ripresa nel periodo dell'inchiesta.
(39) Si può affermare, in conclusione, che il consumo comunitario di MCC sia stato distribuito quasi in parti uguali tra le due applicazioni: il 50 % circa in agricoltura e l'altra metà per usi industriali.
2. Importazioni dal paese interessato
a) Volume delle importazioni, quota delle importazioni e quota di mercato delle importazioni in questione durante il periodo in esame
(40) Il volume delle importazioni di MCC originaria della Repubblica popolare cinese è passato da 86089 t nel 1994 a 110592 t nel periodo dell'inchiesta, pari a un aumento del 28 % circa durante il periodo in esame. Il volume importato durante il periodo dell'inchiesta corrisponde pressoché al livello del periodo dell'inchiesta iniziale (120000 t).
(41) Durante il periodo in esame, la quota di MCC importata dalla Repubblica popolare cinese in termini di volume rispetto a tutte le importazioni nella Comunità variava da 77 % a 82 %. La maggiore quota di importazioni si è registrata nel 1996, anno in cui la domanda ha raggiunto il massimo livello. Va sottolineato tuttavia che durante il precedente periodo d'inchiesta, la quota delle importazioni della Repubblica popolare cinese rappresentava soltanto il 54 % circa.
(42) Durante il periodo in esame, la quota di mercato delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese sul mercato comunitario è cresciuta da 26,3 % a 31 %. Ciò corrisponde a un aumento complessivo di 4,7 punti durante tale periodo. Nel 1996, l'anno caratterizzato da una domanda eccezionalmente elevata, la quota di mercato cinese ha raggiunto il 36,4 %. Durante l'inchiesta precedente, le importazioni dalla Repubblica popolare cinese detenevano una quota di mercato del 32 %.
b) Evoluzione dei prezzi e politica dei prezzi applicata alle importazioni del prodotto in questione
i) Andamento dei prezzi delle importazioni in questione
(43) In base ai dati Eurostat, i prezzi medi cif cinesi nella Comunità sono notevolmente aumentati tra il 1994 e il 1995, anno in cui hanno incominciato a diminuire costantemente. I prezzi medi delle importazioni interessate sono aumentati pertanto del 14 % circa nel periodo in esame.
(44) È stato obiettato che il sistema di licenza all'esportazione applicato in Cina, che sarebbe stato introdotto dopo l'istituzione dei dazi antidumping, avrebbe limitato progressivamente la fornitura di MCC cinese nella Comunità, facendo aumentare i prezzi delle vendite cinesi nella Comunità. Come si è detto, tuttavia, il volume delle importazioni cinesi è aumentato del 28 % nel periodo in esame e, sebbene i prezzi all'importazione cinesi nella Comunità siano aumentati dopo l'istituzione delle misure nel 1993 fino al 1995, da quell'anno essi hanno continuato a scendere.
ii) Politica dei prezzi seguita dagli esportatori
(45) Per determinare la politica dei prezzi seguita dagli esportatori in relazione a quella seguita dai produttori comunitari, sono stati analizzati tanto i prezzi degli esportatori quanto i prezzi dell'industria comunitaria per il periodo dell'inchiesta. L'analisi ha tenuto conto delle vendite dell'industria comunitaria e delle vendite degli esportatori cinesi che hanno collaborato agli importatori non collegati della Comunità, nonché delle rivendite di importatori collegati a clienti non collegati, effettuate allo stesso stadio commerciale. Ai fini dell'analisi, il prodotto è stato suddiviso in due categorie a seconda dell'impiego, in agricoltura o per applicazioni industriali. Su tale base, i prezzi di vendita dell'MCC prodotta e venduta dall'industria comunitaria sono stati confrontati con i prezzi di vendita dell'MCC cinese utilizzata per i medesimi fini.
(46) Va sottolineato che gli esportatori cinesi che hanno collaborato hanno venduto una quota significativa delle loro esportazioni alla Comunità attraverso clienti stabiliti fuori della Comunità a livello fob frontiera cinese. È stato quindi necessario ricorrere ad adeguamenti per ottenere un livello cif frontiera comunitaria sulla base delle informazioni fornita dagli importatori e dagli esportatori che hanno collaborato.
(47) La media ponderata dei prezzi cif delle importazioni in questione è stata confrontata con i prezzi dei produttori comunitari, adeguati per tener conto delle differenze inerenti alle condizioni di consegna, per quei mercati in cui entrambe le parti hanno effettuato le vendite, onde poter procedere a un confronto significativo. L'inchiesta ha stabilito che, nel complesso, i prezzi medi praticati dagli esportatori cinesi per entrambe le categorie erano inferiori a quelli dell'industria comunitaria. Si è stabilito in particolare che, in termini relativi, la differenza media tra i prezzi delle esportazioni cinesi e i prezzi dell'industria comunitaria era maggiore per l'MCC utilizzata nel settore industriale rispetto a quella utilizzata in agricoltura.
(48) Dall'analisi delle risposte date al questionario dagli importatori che hanno cooperato è emerso che, per gran parte delle vendite di MCC impiegata in agricoltura, il prezzo cif praticato dagli esportatori corrispondeva appena al prezzo minimo di 112 ECU/t, il che significa che tali prezzi sarebbero stati influenzati dalle misure antidumping attualmente in vigore.
(49) Sebbene i prezzi degli esportatori non rispecchino il fatto che l'MCC cinese è più pura di quella prodotta dall'industria comunitaria, la Commissione non ha ritenuto necessario applicare un fattore di adeguamento. Tale adeguamento era stato richiesto dall'industria comunitaria.
3. Situazione economica dell'industria comunitaria
a) Produzione
(50) Se si opera un confronto tra la situazione all'inizio e alla fine del periodo in esame, la produzione totale di MCC è stata relativamente stabile tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta. La produzione è infatti aumentata del 6 %, passando da 207000 t circa a 219000 t circa.
b) Capacità produttiva
(51) La capacità produttiva dell'industria comunitaria è passata da 265000 t nel 1994 a 280000 t nel periodo dell'inchiesta. Si tratta di un aumento del 6 % circa nel periodo in esame.
c) Utilizzazione degli impianti
(52) Il tasso di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria, pari a 78 %, si è attestato al medesimo livello nel 1994 e durante il periodo dell'inchiesta. Tuttavia, esso è passato a 89 % e a 88 % rispettivamente nel 1995 e nel 1996. Per tale periodo, ci si attendeva infatti un forte incremento delle vendite che, in particolare nel 1996, non si è verificato. Da allora, l'utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria ha continuato a diminuire.
d) Volume delle vendite
(53) Il volume totale delle vendite dei produttori comunitari è passato da circa 209000 t nel 994 a quasi 211000 t nel periodo dell'inchiesta. Il volume delle vendite è notevolmente cresciuto tra il 1994 e il 1995, dopodiché ha incominciato a diminuire costantemente.
e) Quota di mercato
(54) La quota di mercato dell'industria comunitaria sul mercato comunitario è passata da 63 % nel 1994 a 58 % nel periodo dell'inchiesta. Si tratta di un calo di 5 punti percentuali nel periodo in esame. Nel 1996, anno in cui la domanda è stata particolarmente elevata, la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa al 50 %. Sebbene, nell'anno successivo, l'industria comunitaria abbia riconquistato i punti percentuali perduti, la sua quota ha ricominciato a scendere dal 1997.
f) Andamento dei prezzi
(55) Dall'inchiesta è emerso che il prezzo medio di vendita dei produttori comunitari di MCC è aumentato del 7 % tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta. I prezzi delle vendite dell'industria comunitaria hanno raggiunto l'apice nel 1996, a causa dell'elevata domanda del mercato in quell'anno. Mentre i prezzi dell'MCC utilizzata in agricoltura sono aumentati del 13 % durante il periodo in esame, i prezzi delle vendite di MCC impiegata nel settore industriale sono aumentati del 6 %. Mentre, tuttavia, i prezzi dell'MCC impiegata in agricoltura hanno registrato un andamento relativamente stabile dopo la punta massima del 1996, i prezzi dell'MCC utilizzata nel settore industriale sono calati del 5 %.
g) Redditività
(56) Per analizzare la redditività, si è tenuto conto delle vendite di alcuni sottoprodotti della produzione di MCC dell'industria comunitaria, il che ha comportato una diminuzione dei costi specifici dell'MCC e un aumento degli utili corrispondenti. L'industria comunitaria ha obiettato tuttavia che tali vendite erano soltanto temporanee e potevano cessare immediatamente. La Commissione ha ritenuto che, alla luce delle vendite significative di sottoprodotti, tanto in termini di valore quanto in termini di volume, commercializzati per un periodo relativamente prolungato, l'analisi sulla redditività ha dovuto tenerne conto, cosicché gli utili sulle vendite di MCC sono risultati maggiori.
(57) Su tale base, la redditività dell'industria comunitaria, espressa in percentuale delle vendite nette, è passata, durante il periodo in esame, da una perdita media ponderata del 4 % nel 1994 a un utile del 5,2 % nel periodo dell'inchiesta. La redditività dell'industria comunitaria nel complesso è migliorata di 9,2 punti percentuali nel periodo in esame. L'industria comunitaria ritiene tuttavia che un tasso di utile annuo del 10 % sia necessario per mantenere le proprie attività.
h) Occupazione
(58) L'occupazione nell'industria comunitaria è diminuita del 6,7 % nel periodo in esame.
i) Scorte
(59) Le scorte finali dei produttori comunitari sono passate da 24788 t nel 1994 a 34240 t nel periodo dell'inchiesta, pari a un aumento del 38 % circa nel periodo compreso in esame. Le scorte finali hanno continuato ad aumentare dal 1994 al 1997, ma sono calate nel periodo dell'inchiesta.
j) Investimenti
(60) Gli investimenti complessivi dell'industria comunitaria sono aumentati del 23 % circa tra il 1994 e il periodo dell'inchiesta. L'industria comunitaria ha effettuato investimenti cospicui, soprattutto nel 1995 e nel 1996, destinati essenzialmente al miglioramento e all'ulteriore razionalizzazione del processo produttivo per contenere i costi. Parte dell'industria comunitaria ha applicato ai forni filtri moderni per ridurre l'inquinamento.
k) Esportazione dell'industria comunitaria
(61) Le esportazioni di MCC dell'industria comunitaria verso paesi terzi indicano un andamento relativamente stabile. Le esportazioni annue nel periodo in esame erano pari a 8000-11000 t.
l) Conclusione
(62) In seguito all'istituzione di un dazio antidumping variabile nel 1993, la situazione dell'industria comunitaria è migliorata durante il periodo in esame. Fattori economici quali produzione, capacità produttiva, prezzi medi di vendita per tonnellata, redditività e investimenti hanno registrato un andamento positivo. Tanto la produzione quanto la capacità produttiva sono aumentate del 6 % circa durante il suddetto periodo, mentre i prezzi medi delle vendite sono aumentati del 7 % circa. Dopo due anni di perdite, le vendite dell'industria comunitaria hanno nuovamente registrato un utile a partire dal 1996. È probabile che ciò sia dovuto alla riduzione del personale e agli investimenti effettuati negli anni precedenti per razionalizzare la produzione. Il volume delle vendite dell'industria comunitaria e il tasso di utilizzazione degli impianti hanno raggiunto, durante il periodo dell'inchiesta, lo stesso livello del 1994. Ciononostante, l'analisi che precede indica anche che questa conclusione non vale per tutti gli indicatori e che, soprattutto a partire dal 1996, si è registrata una tendenza negativa.
(63) Effettivamente, l'utilizzazione degli impianti, la quota di mercato, l'occupazione e le scorte finali non hanno registrato un andamento favorevole. L'industria comunitaria ha perso circa 5 punti percentuali della quota di mercato comunitario durante detto periodo. Rispetto al 1994, durante il periodo dell'inchiesta l'occupazione nell'industria comunitaria è scesa del 6,7 %. Le scorte finali dell'industria comunitaria hanno continuato a crescere tra il 1994 e il 1997; l'aumento globale nel periodo in esame è stato pari al 38 %. Inoltre, l'utilizzazione degli impianti da parte dell'industria comunitaria ha continuato a diminuire a partire dal 1995: quindi, perfino nel 1996, anno caratterizzato da un'elevata domanda, essa non ha superato l'88 %.
(64) L'inchiesta ha stabilito che, sebbene la situazione dell'industria comunitaria sia migliorata per alcuni versi, alcuni fattori economici non hanno registrato un andamento altrettanto favorevole. Questo fatto deve essere collegato ai bassi prezzi delle importazioni cinesi, molto vicini al prezzo minimo e che hanno esercitato una pressione sui prezzi dell'industria comunitaria. Ciò ha impedito a quest'ultima di riprendersi completamente dagli effetti delle precedenti pratiche di dumping.
(65) È stato affermato che la situazione dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità è migliorata malgrado la presenza costante di importazioni dal paese in questione. A questo riguardo, si può sottolineare che, sebbene le misure antidumping abbiano contribuito al miglioramento della situazione economica dell'industria comunitaria, i loro effetti, come si è detto in precedenza, sono stati attenuati. Questa argomentazione è corroborata dal fatto che durante il periodo in esame le importazioni dalla Repubblica popolare cinese sono aumentate del 28 %, guadagnando 4,7 punti percentuali in termini di quota di mercato nello stesso periodo.
4. Volume delle importazioni e prezzi delle importazioni da altri paesi terzi
a) Volume delle importazioni
(66) Il volume delle importazioni di MCC da altri paesi terzi durante il periodo in esame è passato da 25000 t nel 1994 a 26000 t nel periodo dell'inchiesta. Si tratta di un aumento del 4 % circa. A causa dell'elevata domanda di MCC nel 1996, le importazioni da altri paesi terzi hanno raggiunto una punta massima in quell'anno, con oltre 33000 t.
(67) La quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi, pari all'8 % tra il 1994 e il 1996, è scesa di un punto percentuale nel 1997. Nel periodo in esame, pertanto, la quota di mercato per tali paesi è rimasta relativamente stabile.
b) Prezzi delle importazioni da paesi terzi
(68) Secondo i dati Eurostat, durante il periodo in esame, il prezzo medio delle importazioni provenienti da paesi terzi è aumentato del 43 %.
5. Conclusione
(69) Rispetto all'inchiesta precedente, il consumo comunitario ha registrato un andamento relativamente stabile. Si è affermato che la domanda nella Comunità ha registrato una rapida espansione tra il 1995 e il 1996, superando pertanto la capacità dell'industria comunitaria e rendendo inevitabile un aumento delle importazioni di MCC cinese. Va sottolineato tuttavia che il tasso di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria, pari all'89 % circa nel 1995, ha continuato a diminuire da allora. Si può pertanto concludere che il consumo comunitario non ha influenzato sostanzialmente la situazione dell'industria comunitaria nel periodo in esame.
(70) Inoltre, sarebbe stata piuttosto la diminuzione dei prezzi delle importazioni dalla Cina a partire dal 1995 a far aumentare il volume delle importazioni cinesi. Comunque, nel periodo precedente il periodo dell'inchiesta la domanda non è un aumentata in modo tale da giustificare l'aumento delle importazioni e della quota di mercato dell'MCC cinese determinato dall'inchiesta.
(71) L'industria comunitaria si è impegnata a fondo per diventare più competitiva nei confronti dei principali concorrenti cinesi e di altri paesi terzi. Gli sforzi compiuti sono rispecchiati in particolare dai notevoli investimenti effettuati durante il periodo in esame. Dal 1994 al 1997, l'industria comunitaria ha investito ingenti somme per ammodernare e razionalizzare le sue strutture produttive. Tuttavia, tali sforzi sono stati vanificati in parte dal perdurare di importazioni a prezzi di dumping dalla Repubblica popolare cinese. La situazione dell'industria comunitaria è quindi rimasta piuttosto precaria.
G. PROBABILE REITERAZIONE DEL PREGIUDIZIO
1. Analisi della situazione del paese esportatore interessato
a) Il sistema cinese di licenze
(72) Nell'aprile 1994, il ministero del Commercio estero e della Cooperazione economica e la Camera di commercio cinese degli importatori ed esportatori di metalli, minerali e prodotti chimici hanno introdotto un sistema di licenze per tutte le esportazioni di determinati minerali, che corrisponde in pratica ad un sistema di contingenti. Da allora, tutti i diversi tipi di magnesia, compresa la magnesia caustica calcinata, sono soggetti a tale sistema di licenze. Nel 1998, la tassa sulla licenza era pari a circa 37 ECU per tonnellata di MCC. Ciò significa che se il prezzo di 112 ECU/t viene rispettato, il prezzo effettivo di vendita senza tassa sulla licenza corrisponde a circa 75 ECU/t.
(73) Secondo Eurometaux, inoltre, nel 1995 la provincia di Liaoning, in cui è insediata la maggior parte dei produttori, ha introdotto un'altra tassa locale pari a circa 15 ECU/t nel 1997. Si è affermato che tale sistema di licenze è sufficiente a ridurre il rischio di reiterazione del dumping causa di pregiudizio.
(74) Eurometaux ha obiettato che il sistema cinese di licenze applicato alla magnesite avrebbe potuto venire presto abolito e ha dichiarato di temere, in assenza di misure antidumping, un aumento in termini di volume e una notevole diminuzione in termini di prezzi delle esportazioni cinesi di magnesite.
(75) Gli esportatori hanno obiettato che il sistema delle licenze ha reso stabili e affidabili le esportazioni cinesi di magnesite e che non c'è ragione di presupporre che il sistema verrà presto abolito. Essi hanno inoltre dichiarato che, in assenza di misure antidumping e in caso di abolizione del sistema di licenze, gli esportatori non ridurrebbero certo i loro prezzi in un mercato stabile come esiste nella Comunità europea e non rinuncerebbero volontariamente di punto in bianco a profitti superiori.
(76) Alla luce delle suddette argomentazioni e tenuto conto della natura del sistema descritto, gestito autonomamente dalle autorità del paese esportatore, va precisato che la presenza o meno di un sistema di licenze all'esportazione non può influenzare la decisione delle istituzioni comunitarie in merito alla proroga delle misure antidumping in vigore. L'analisi di questo sistema, tuttavia, ha permesso di mettere in evidenza la possibilità degli esportatori cinesi di vendere MCC a prezzi bassissimi.
b) Esportatori cinesi verso paesi terzi
(77) Sulla base di statistiche commerciali statunitensi, la Commissione ha analizzato le esportazioni cinesi di MCC negli Stati Uniti. Le importazioni dalla Cina rappresentavano il 67 % delle importazioni mondiali di MCC negli USA nel 1997, il 63 % fino all'agosto del 1998.
(78) Il volume totale delle esportazioni cinesi negli Stati Uniti è passato da 72477 t nel 1994 a 89440 t nel 1997, con un aumento del 23 %. Nel 1995, le esportazioni cinesi negli USA hanno raggiunto un massimo assoluto di oltre 96000 t, un volume pressoché equivalente a quello delle esportazioni cinesi nella Comunità, mentre nel 1996 si è nuovamente registrata un'inversione di tendenza.
(79) Pur essendo aumentati dell'80 % tra il 1994 e il 1995 partendo da un livello bassissimo, i prezzi cif delle vendite cinesi negli Stati Uniti hanno successivamente continuato a scendere e sono restati ben al di sotto del prezzo minimo di 112 ECU/t imposto dall'UE nel 1993.
(80) Da un confronto dei prezzi per tutti i tipi di MCC emerge, secondo Eurostat, un prezzo medio delle vendite cinesi sul mercato comunitario superiore di circa un terzo rispetto al prezzo di vendita medio sul mercato statunitense. Non sembra pertanto giustificato ritenere che, in assenza di misure, i prezzi cinesi non scenderebbero a un livello confrontabile con quello registrato negli Stati Uniti, soprattutto se si tiene conto del fatto che i prezzi all'importazione nella Comunità sono risultati in parte molto simili, se non identici, al prezzo minimo; essi si attesterebbero cioè a quel livello solo a causa dell'esistenza del prezzo minimo.
c) Produzione capacità, utilizzazione degli impianti e scorte
(81) La Commissione ha inviato questionari a otto produttori e società commerciali cinesi, fra l'altro, per stabilire il livello di produzione, la capacità produttiva, l'utilizzazione degli impianti e le scorte. Essa non ha potuto tuttavia determinare i livelli di produzione dei produttori cinesi e neppure la capacità, l'utilizzazione degli impianti e le riserve esatte, dato che tre delle quattro società che hanno collaborato sono società esclusivamente commerciali e soltanto una di esse produce MCC. Gli altri produttori non hanno collaborato. Dato che ciò non ha consentito di effettuare un'analisi rappresentativa della produzione cinese di MCC e non essendo disponibili statistiche ufficiali, la Commissione ha dovuto utilizzare le informazioni disponibili ai sensi dell'articolo 18 del regolamento di base.
(82) Si è pertanto deciso di utilizzare le informazioni fornite nella domanda di riesame provenienti dall'industria e da studi di mercato. Secondo tali fonti, negli ultimi anni la produzione si attesterebbe a 600000 t l'anno, soltanto 200000 delle quali destinate al mercato interno cinese.
(83) Analogamente, è stato necessario utilizzare le informazioni fornite nella domanda di riesame per determinare la capacità produttiva, il tasso di utilizzazione degli impianti e le riserve. Secondo la medesima fonte, la capacità produttiva dei produttori cinesi era pari ad oltre 700000 t l'anno. Per quanto riguarda il tasso di utilizzazione degli impianti, i produttori cinesi dispongono di una notevole capacità produttiva inutilizzata. Le riserve cinesi di MCC erano pari a circa 500000 t.
2. Conclusioni sulla reiterazione del dumping causa di pregiudizio
(84) I prezzi delle esportazioni cinesi verso l'altro principale mercato dell'MCC, ossia gli Stati Uniti, a cui si applica il sistema di licenza sulle esportazioni, sono stati estremamente bassi tra il 1994 e la metà del 1998. Pur essendo aumentati del 70 % tra il 1994 e il 1997, partendo da un livello bassissimo, tali prezzi sono rimasti ben al di sotto del prezzo minimo imposto dall'UE nel 1993 e dei prezzi effettivi delle esportazioni cinesi nella Comunità.
(85) Inoltre, considerata la natura del sistema cinese di licenze, la cui abolizione consentirebbe un calo di circa 37 euro/t dei prezzi cif delle vendite cinesi, le immense riserve di materie prime e la notevole capacità produttiva inutilizzata della Cina dimostrano che è estremamente probabile che gli esportatori cinesi riprenderanno importazioni pregiudizievoli. Si è pertanto concluso che, in assenza delle misure, molto probabilmente il dumping causa di pregiudizio si ripeterebbe e che quindi le misure in vigore andrebbero mantenute.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Introduzione
(86) Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, si è analizzato se la proroga delle misure antidumping in vigore fosse contraria all'interesse complessivo della Comunità. Per determinare l'interesse della Comunità ci si è basati sulla valutazione degli interessi delle parti interessate, quali industria comunitaria, importatori, operatori commerciali e utilizzatori del prodotto in questione. Per valutare il probabile impatto di una proroga delle misure, i servizi della Commissione hanno chiesto informazioni a tutte le suddette parti interessate.
(87) Occorre rammentare che nell'inchiesta precedente si è ritenuto che l'adozione delle misure non fosse contraria all'interesse della Comunità. Va inoltre osservato che la presente inchiesta consiste in un riesame, che in quanto tale esamina una situazione in cui le misure antidumping sono già in vigore: di conseguenza, la natura e il calendario dell'inchiesta stessa hanno permesso di valutare qualsiasi effetto negativo esercitato dalle misure antidumping sulle parti interessate.
(88) La Commissione ha inviato questionari a 24 importatori; tre importatori non collegati e un importatore collegato hanno pienamente collaborato. Sono stati inoltre inviati questionari a due organizzazioni di utilizzatori, CEFIC e EMFEMA, che però non hanno risposto.
(89) Su tale base, si è esaminato se, nonostante la conclusione sul dumping e sul pregiudizio e sulla prosecuzione o reiterazione del dumping causa di pregiudizio rispettivamente, esistessero motivi convincenti per giustificare la conclusione che nella fattispecie il mantenimento di misure non era nell'interesse della Comunità.
2. Interessi dell'industria comunitaria
(90) I risultati dell'inchiesta permettono di concludere che, se le misure non venissero prorogate, la situazione dell'industria comunitaria continuerebbe a versare in condizioni di precarietà o potrebbe addirittura peggiorare.
(91) L'industria comunitaria ha subito le conseguenze delle importazioni di MCC a prezzo di dumping dalla Repubblica popolare cinese. L'obiettivo delle misure antidumping oggetto del riesame, vale a dire il ripristino di una concorrenza leale sul mercato comunitario tra i produttori comunitari e le loro controparti dei paesi terzi, non è stato pienamente conseguito come dimostrato ai punti precedenti.
(92) Negli ultimi anni, l'industria comunitaria ha compiuto notevoli sforzi per aumentare la produttività, cercando di ridurre i costi di produzione e di aumentare la propria competitività in questo mercato sensibile all'andamento dei prezzi. Sono stati attuati programmi di razionalizzazione ed effettuati investimenti, e i costi generali, amministrativi e di vendita dell'industria comunitaria sono diminuiti durante il periodo in esame. Inoltre, un produttore comunitario con sede in Grecia che ha partecipato all'inchiesta precedente è fallito; anche la Magindag, la società madre del nuovo produttore austriaco che ha partecipato, Styromag, è fallita nel 1994, e Styromag ha dovuto essere completamente ristrutturato. L'industria comunitaria non è stata in grado di ottenere profitti ragionevoli durante il periodo in esame.
(93) Tenuto conto della natura delle difficoltà economiche attraversate dall'industria comunitaria, e soprattutto del fatto che essa non ha potuto riprendersi dalla situazione negativa provocata dalle importazioni oggetto di dumping, i servizi della Commissione ritengono che, in assenza di misure, è abbastanza probabile che la situazione dell'industria comunitaria continui a peggiorare, visto il livello di perdite subite per un lungo periodo di tempo. Ciò potrebbe comportare un sensibile calo dell'occupazione. Nel corso dell'inchiesta si è stabilito che l'industria comunitaria è economicamente solida, ma continua a versare in condizioni precarie ed è estremamente probabile che, in assenza di misure antidumping volte a correggere gli effetti delle importazioni oggetto di dumping, la situazione finanziaria dell'industria comunitaria possa peggiorare. Verrebbero così compromessi l'esistenza stessa dell'industria comunitaria e molti posti di lavoro.
(94) Inoltre, le continue iniziative di ristrutturazione realizzate dall'industria comunitaria dimostrano che essa non è pronta ad abbandonare questo segmento della produzione. Il mantenimento di misure antidumping sarebbe quindi nell'interesse dell'industria comunitaria.
3. Interessi di importatori e operatori commerciali
(95) Da un lato, alcuni importatori e operatori commerciali si oppongono alla proroga delle misure antidumping, affermando che un prezzo minimo stabilito distorce gli scambi internazionali e aumenta in maniera artificiale il prezzo all'importazione del prodotto in questione. Essi hanno affermato che l'industria comunitaria ha continuato a ridurre i suoi prezzi nel periodo in esame, mentre i produttori cinesi non sono stati in grado di competere con essa, essendo tenuti a rispettare il prezzo minimo. Va osservato tuttavia che gli importatori non hanno potuto provare tale argomentazione. Dall'inchiesta è emerso invece che i prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono aumentati del 7 % circa durante il periodo in esame e che la quota di mercato comunitario detenuta dalla Cina nello stesso periodo è aumentata del 5 % circa.
(96) D'altro lato, alcuni altri importatori e un utilizzatore importatore hanno dichiarato che le misure antidumping hanno contribuito a stabilizzare in una certa misura i prezzi dell'MCC sul mercato comunitario. Inoltre, il prezzo minimo ha consentito all'industria comunitaria di continuare la propria produzione e ha quindi mantenuto la concorrenza tra produttori cinesi e produttori comunitari.
(97) Si conclude pertanto che, in termini di costi, la situazione degli importatori del prodotto in questione non è stata influenzata negativamente dall'istituzione delle misure antidumping. È improbabile che il mantenimento di tali misure peggiori la loro situazione dei costi in futuro.
4. Interesse degli utilizzatori
(98) Nessuno degli utilizzatori comunitari ha risposto al questionario inviato dai servizi della Commissione nel corso dell'attuale inchiesta o ha fornito prove dell'incidenza delle misure in vigore sui loro costi di produzione. Dato che gli utilizzatori di MCC non hanno fornito informazioni documentate sull'impatto delle misure in vigore sulla struttura dei loro costi di produzione, non sono state effettuate altre analisi. Visto tuttavia che gli utilizzatori non hanno risposto, si può presupporre che le misure antidumping non abbiano inciso negativamente sulla loro situazione in termini di costi.
(99) Le attuali misure antidumping non hanno comportato comunque la chiusura del mercato comunitario alle importazioni, ma hanno piuttosto equilibrato le pratiche commerciali sleali, evitando le distorsioni degli scambi provocate dalle importazioni a prezzi di dumping. Nella fattispecie, le misure non avrebbero impedito alle importazioni del paese in questione di accedere al mercato comunitario. Come si è detto, nel periodo in esame, le importazioni dalla Repubblica popolare cinese hanno registrato un notevole aumento, pari al 28 %.
(100) Si è rilevato inoltre che, dato che l'industria comunitaria detiene una notevole quota di mercato, è redditizia e ha investito ingenti capitali per migliorare la propria competitività, e data la presenza di altri fornitori stabiliti all'esterno della Comunità, il rischio di una scarsità generalizzata di approvvigionamenti è molto basso.
(101) Dato che le misure sono in vigore già da tempo, e verrebbero mantenute allo stesso livello, si può concludere che il loro mantenimento non peggiorerebbe la situazione degli utilizzatori.
5. Conseguenze per la concorrenza sul mercato comunitario
(102) Per quanto riguarda le condizioni della concorrenza sul mercato comunitario, le misure proposte più oltre non avranno l'effetto di escludere dal mercato comunitario gli esportatori oggetto del riesame, che pertanto continueranno ad essere presenti sul mercato. Va rammentato che gli importatori e gli utilizzatori hanno sempre goduto della presenza di un discreto numero di concorrenti sul mercato. Anche utilizzando appieno la propria capacità produttiva, l'industria comunitaria riusciva a soddisfare soltanto l'80 % circa della domanda sul mercato comunitario. Le importazioni da paesi terzi continueranno quindi ad essere necessarie. Anche se le attuali misure antidumping resteranno in vigore, gli esportatori del paese interessato potranno continuare ad esportare nella Comunità a prezzi equi.
6. Conclusioni sull'interesse della Comunità
(103) Sulla base delle informazioni disponibili e dopo avere analizzato tutti gli interessi in gioco, i servizi della Commissione hanno tratto le conclusioni seguenti. Da un lato, la proroga delle misure antidumping contribuirebbe a stabilizzare il prezzo dell'MCC sul mercato comunitario; durante il periodo di applicazione tali misure non sembrano aver inciso negativamente sulla situazione economica di utilizzatori e importatori. D'altro lato, lasciare l'industria comunitaria senza una tutela adeguata contro le importazioni oggetto di dumping significherebbe non solo aggravarne i problemi ma addirittura provocarne la scomparsa. Il vantaggio in termini di prezzo offerto agli utilizzatori dall'assenza di misure antidumping non compensa il beneficio tratto dall'eliminazione della distorsione degli scambi causata dalle importazioni oggetto di dumping.
I. MISURE ANTIDUMPING
(104) Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare il mantenimento delle misure in vigore. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare le proprie osservazioni sulle informazioni così comunicate. Le osservazioni delle parti sono state esaminate e, all'occorrenza, la Commissione ha modificato le proprie conclusioni.
(105) Da quanto precede si conclude che, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base, le misure antidumping sotto forma di dazio variabile associato a un prezzo minimo all'importazione di 112 euro/t sulle importazioni di MCC preveniente dalla Repubblica popolare cinese, istituito con regolamento (CEE) n. 1473/93 deve essere mantenuto, ma espresso nella nuova valuta europea Euro. Il nuovo prezzo minimo è quindi pari a 112 euro/t,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ossido di magnesio del codice NC ex 2519 90 90 (codice Taric 2519 90 90*10 ) originario della Repubblica popolare cinese.
2. L'importo del dazio è pari all'importo di cui il prezzo minimo di 112 euro per tonnellata supera il prezzo netto franco frontiera comunitaria prima dello sdoganamento.
3. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi e altri pratiche doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Lussemburgo, addì 21 giugno 1999.

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