Document ID: 31992R0906

REGOLAMENTO (CEE) N. 906/92 DELLA COMMISSIONE del 30 marzo 1992 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di silicio metallico originario del Brasile
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo previsto dal regolamento (CEE) n. 2423/88,
CONSIDERANDO QUANTO SEGUE:
A. PROCEDURA
(1) Nel giugno 1990 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal « Comitato di collegamento dei produttori di ferro-leghe della Comunità economica europea », per conto di tutti i produttori comunitari di silicio, in merito alle importazioni di detto prodotto dal Brasile.
La denuncia conteneva elementi di prova relativi a pratiche di dumping e al pregiudizio notevole da esse derivante che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio del procedimento.
Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2) la Commissione ha annunciato l'avvio di un procedimento antidumping relativo alle importazioni del prodotto di cui al codice NC 2804 69 00, originario del Brasile, e ha aperto un'inchiesta.
(2) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e il ricorrente e ha offerto alle parti direttamente interessate l'opportunità di presentare osservazioni scritte, e eventualmente, di chiedere un'audizione.
(3) Tutti gli esportatori e i produttori comunitari hanno risposto al questionario della Commissione e hanno comunicato osservazioni scritte.
Numerosi importatori indipendenti nella Comunità e un operatore non comunitario hanno risposto al questionario suddetto.
Alcune organizzazioni professionali che rappresentano due categorie di utilizzatori comunitari, ovvero l'industria metallurgica e l'industria chimica, hanno comunicato osservazioni scritte.
(4) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini dell'accertamento preliminare del dumping e del conseguente pregiudizio ed ha svolto controlli in loco e controlli documentali presso le seguenti società:
a) produttori comunitari:
- Industria elettrica Indel - (Indel),
Belluno, Italia
- Pechiney electrometallurgie - (PEM),
Parigi, Francia
- Sociedad española de carburos metálicos, S.A., Barcellona, Spagna
- Vereinigte Aluminium Werke AG. - (VAW), Bonn, Germania
b) produttori brasiliani:
- Camargo Correa Metais, S.A., Sao Paulo
- Companhia Brasileira Carboreto de Cálcio - CBCC, Rio de Janeiro
- Companhia Ferroligas Minas Gerais - Minasligas, Contagem
- Eletroila SA, Belo Horizonte
- Ligas de Alumínio SA - Liasa,
Belo Horizonte
- Rima Eletrometalurgia SA - Rima,
Belo Horizone
c) importatore collegato a un produttore brasiliano:
Lilleby Metal, Dortmund, Germania
d) importatore indipendente:
Rhône-Poulenc, Courbevoie, Francia
(5) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo dal 1o gennaio 1990 al 31 ottobre 1990 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME
1. Definizione del prodotto
(6) Il prodotto in esame è il silico metallico, ottenuto generalmente per riduzione del quarzo di silicio con diversi prodotti di carbonio al forno elettrico ad arco.
Il silicio è commercializzato in forma cristallina, microcristallina e in polvere.
(7) Il presente procedimento riguarda il silicio metallico avente tenore di silicio, in peso, inferiore al 99,99 %. Entro tale limite superiore, anche se la composizione chimica del metallo può presentare sensibili variazioni riguardo al tenore di impurezze, il prodotto rimane identico. Quando invece il tenore di silicio in peso è superiore al 99,99 %, si tratta di un prodotto distinto, utilizzato nell'industria elettronica dei semiconduttori ed escluso dall'ambito del presente procedimento.
(8) Il silicio così definito è utilizzato principalmente come elemento per la produzione di leghe di alluminio da fonderia di prima e di seconda fusione, nonché come materia prima per ottenere una sintesi chimica intermedia nella produzione dei siliconi.
Le specifiche tecniche riconosciute sul piano internazionale permettono di distinguere diverse qualità di silicio metallico, secondo le applicazioni finali, vale a dire la produzione di siliconi (« chemical grade »), la produzione di alluminio di prima fusione (« primary aluminium grade » o « standard grade ») oppure di seconda fusione (« secondary aluminium grade »).
2. Prodotto simile
(9) Le caratteristiche fisiche del silicio originario del Brasile e le sue principali applicazioni industriali, indipendentemente dal fatto che il prodotto sia venduto sul mercato interno brasiliano oppure all'esportazione nella Comunità, sono comparabili a quelle del silicio prodotto nella Comunità e quindi si può concludere che i prodotti originari della Comunità e del Brasile presentano caratteristiche analoghe ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(10) A questo proposito un'organizzazione professionale, che rappresenta gli interessi dell'industria chimica comunitaria, ha sostenuto che le differenze nelle caratteristiche fisiche del silicio destinato ad applicazioni chimiche e metallurgiche, i diversi processi di fabbricazione con i quali sono ottenute e, infine, la considerevole differenza tra i relativi prezzi implicavano che le diverse qualità di silicio descritte nel punto 9 non potevano essere considerate come « prodotto simile » ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88. Tali argomenti devono tuttavia essere respinti per diversi motivi.
(11) Occorre precisare in primo lugo che la definizione di prodotto simile di cui all'articolo 2, paragrafo 12, del regolamento (CEE) n. 2423/88 si applica ai fini della determinazione del dumping per confrontare il prodotto venduto all'esportazione con il prodotto commercializzato sul mercato interno dell'esportatore. A tal fine il regolamento suddetto prevede la possibilità di considerare come prodotto simile un prodotto identico oppure un prodotto che presenti caratteristiche analoghe a quelle del prodotto in esame.
Come la Commissione ha constatato durante l'inchiesta, le tre principali qualità, determinate dal tenore di impurezze del silicio (principalmente ferro, alluminio, calcio e fosforo) rientrano in effetti in un'unica generica categoria identificata chimicamente e classificata come silicio metallico. È stato accertato che il prodotto di origine brasiliana, come quello fabbricato dall'industria comunitaria, presenta le tre qualità suddette sia quando venduto sul mercato interno sia quando è venduto all'esportazione nella Comunità.
(12) In secondo luogo la Commissione ha accertato, nel corso dell'inchiesta, che il silicio destinato ad applicazioni tanto chimiche quanto metallurgiche era ottenuto con un unico processo di fabbricazione. La destinazione finale del prodotto è successivamente determinata con l'analisi della composizione chimica dei prelievi effettuati all'uscita del forno.
Occorre inoltre aggiungere che le caratteristiche fisiche delle due categorie di silicio metallico sono estremamente simili, in quanto l'unica differenza rilevante consiste nelle deboli tracce di impurezze presenti nella composizione chimica del prodotto.
(13) La differenza di prezzo tra le due principali categorie di silicio non implica infine che si tratti di prodotti diversi con caratteristiche fisiche distinte. Tale differenza, come la Commissione ha constatato nel corso dell'inchiesta, non è né sistematica né significativa. Nella fattispecie la differenza di prezzo è dovuta alle fluttuazioni sul mercato mondiale del tipo di prodotto in questione, che derivano dalle previsioni degli operatori commerciali. Occorre inoltre rilevare che, sotto il profilo tecnico, le due categorie sono parzialmente intercambiabili, in quanto per la produzione di leghe di alluminio può essere usato il silicio destinato ad applicazioni chimiche.
C. DUMPING
a) Valore normale
(14) Per stabilire, ai fini della determinazione del valore normale, se le vendite effettuate dai singoli produttori brasiliani sul mercato interno fossero sufficientemente rappresentative, la Commissione ha verificato se le transazioni interne rappresentavano almeno il 5 % delle vendite all'esportazione nella Comunità di ciascun produttore nel periodo dell'inchiesta.
È stato accertato che le vendite di tutti gli esportatori sul mercato interno hanno superato il limite del 5 % e che pertanto il volume di tali transazioni era sufficiente per costituire un mercato economicamente valido e una base adeguata per il calcolo del valore normale.
(15) La Commissione ha inoltre esaminato se tali vendite erano effettuate nel corso di normali operazioni commerciali. Il valore unitario delle singole transazioni sul mercato interno è stato confrontato con il costo di produzione mensile per tonnellata relativo a ciascun produttore/esportatore nel periodo dell'inchiesta. È in tal modo emerso che per determinati esportatori le vendite di quantitativi rilevanti del prodotto sul mercato interno non erano state effettuate, nel corso del periodo dell'inchiesta, a prezzi tali da consentire il recupero di tutti i costi ragionevolmente distribuiti.
In tali circostanze il valore normale è stato determinato in base alle altre vendite del prodotto simile effettuate sul mercato interno ad un prezzo non inferiore al costo di produzione oppure in base al valore costruito, che è stato calcolato aggiungendo al costo di produzione un equo margine di profitto. Quest'ultimo è stato stabilito in riferimento agli utili realizzati dal produttore in questione oppure da un altro produttore/esportatore sulle vendite remunerative di prodotti simili sul mercato interno, conformemente alle disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
(16) In considerazione della rilevante variazione dei prezzi dovuta all'inflazione endemica in Brasile, il valore normale è stato definito su base mensile, a partire dai prezzi di vendita sul mercato interno oppure eventualmente dal valore costruito, definito nel punto 15.
b) Prezzi all'esportazione
(17) I prezzi all'esportazione dei produttori brasiliani sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto all'esportazione nella Comunità.
(18) I prezzi all'esportazione di un produttore brasiliano che operava nella Comunità attraverso una società collegata sono stati costruiti in base ai prezzi ai quali il silicio era rivenduto al primo acquirente indipendente nella Comunità, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A tal fine sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutte le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di utile.
c) Confronto
(19) Il valore normale mensile è stato confrontato con il prezzo delle singole transazioni all'esportazione effettuate nel corso del mese corrispondente.
(20) Tutti i confronti sono stati fatti allo stesso stadio commerciale e a livello franco fabbrica, dopo aver applicato gli adeguamenti necessari per eliminare le differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in particolare per quanto riguarda le spese di trasporto e di movimentazione, i diritti di porto, i costi del credito, l'assicurazione e le commissioni versate agli intermediari.
d) Margini di dumping
(21) Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni di silicio metallico originario del Brasile da parte di tutti gli esportatori soggetti all'inchiesta. Il margine di dumping accertato per i singoli esportatori corrisponde all'importo del quale il valore normale determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(22) La media ponderata dei margini di dumping varia secondo l'esportatore in questione. Tali margini, espressi in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento, sono i seguenti:
Rima Eletrometalurgia SA 67,16 %
Ligas de Alumínio SA - Liasa 59,12 %
Eletrila SA 44,51 %
Companhia Ferroligas Minas
Gerais - Minasligas 51,20 %
Camargo Correa Metals SA 28,33 %
Companhia Brasileira Carboreto de Cálcio 18,55 %.
(23) Nei confronti dei produttori/esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base ai dati disponibili conformemente alle disposizioni dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione ritiene che i risultati dell'inchiesta costituiscano la base più adeguata per la determinazione del margine di dumping e che si incoraggerebbe la non cooperazione qualora il margine di dumping nei confronti dei produttori/esportatori suddetti fosse inferiore al margine più elevato, pari al 67,16 %, che è stato accertato nei confronti dei produttori/esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. La Commissione ritiene pertanto opportuno applicare al gruppo di produttori/esportatori in questione tale margine di dumping.
D. PREGIUDIZIO (3)
a) Mercato comunitario del silicio metallico
(24) Il consumo apparente di silicio metallico sul mercato comunitario è passato da 178 598 t nel 1986 a 213 191 t nel 1990, con un aumento di 34 593 t (+ 19,4 %). L'andamento annuo del volume del mercato comunitario indica un tasso di crescita compreso tra il 3,6 % e il 9,2 %. Nel 1990 il consumo apparente sul mercato comunitario è invece sceso del 2,7 %.
b) Volume, quota di mercato e prezzi delle importazioni oggetto del presente procedimento
Volume
(25) Dai dati di cui dispone la Commissione risulta che le importazioni di silicio metallico originario del Brasile sono passate da 4 681 t nel 1986 a 31 202 t nel 1990, con un incremento di 26 521 t (+ 566 %). In altri termini, tra il 1986 e il 1990 il volume delle vendite degli esportatori brasiliani sul mercato comunitario è aumentato di oltre sei volte. Il tasso di incremento annuo delle vendite brasiliane sul mercato comunitario è inoltre molto elevato per il periodo nel suo complesso (tra 36 % e 81 %) e rimane superiore al 60 % nel 1989 e nel 1990.
Quota di mercato
(26) La quota di mercato degli esportatori brasiliani, che nel 1986 era molto modesta (meno del 3 %), nel 1990 era quasi del 15 %. A questo proposito è opportuno rilevare che l'incremento maggiore delle importazioni brasiliane (dall'8,7 % al 14,6 %), è avvenuto tra il 1989 e il 1990, un periodo in cui il consumo apparente era sceso del 2,7 %. Il Brasile è il partner commerciale della Comunità la cui penetrazione sul mercato del silicio è stata la più rilevante tra il 1989 e il 1990, in un periodo di recessione.
Prezzo
(27) Il prezzo del silicio brasiliano è sceso del 33,2 % tra il 1986 e il 1990. Dall'inchiesta risulta una prima variazione (un calo del 20 % circa) nel 1986/1987, seguita da un periodo di stabilità sino al 1989, con quotazioni di 1 110 ECU circa per tonnellata. La seconda variazione è avvenuta nel periodo dell'inchiesta, durante il quale la quotazione media è nuovamente diminuita di oltre il 17 %.
(28) L'andamento dei prezzi sul mercato comunitario, espresso in media ponderata dei prezzi di vendita netti dei quattro produttori comunitari, mette in evidenza una costante erosione delle quotazioni, particolarmente sensibile tra il 1986 e il 1987 (-6,9 %) e tra il 1989 e il 1990 (-7,3 %). In tutto il periodo i prezzi dei produttori comunitari sono scesi del 13,6 %.
(29) La Commissione ha esaminato il livello di sottoquotazione dei prezzi calcolato come la differenza media tra il valore CIF, dopo lo sdoganamento, delle importazioni brasiliane e il prezzo franco fabbrica del prodotto comunitario imballato, allo stesso stadio commerciale, sul mercato della Comunità. Tale differenza è stata espressa in percentuale del valore CIF totale delle importazioni, prima dello sdoganamento.
Dai dati raccolti dai servizi della Commissione nei primi dieci mesi del 1990 è emerso che il margine della differenza media ponderata, secondo il singoli importatori, era compreso tra il 25 % e il 42 %.
c) Situazione dell'industria comunitaria interessata
(30) La Commissione ha tenuto conto dei seguenti indicatori economici per determinare se i produttori comunitari avessero subito un pregiudizio notevole.
i) Produzione, capacità di produzione e scorte
(31) Dalle cifre relative al volume della produzione dell'industria comunitaria tra il 1986 e il 1990 emerge una relativa stabilità, interrotta nel 1989 da un lieve incremento dovuto alle prospettive favorevoli sul mercato mondiale. Nel 1990 tuttavia tali prospettive erano mutate e tutti i produttori comunitari avevano ridotto l'attività. Nel periodo complessivo la produzione comunitaria è passata da 108 422 t a 95 456 t, con una diminuzione del 12 %. Occorre inoltre rilevare che due dei quattro produttori comunitari utilizzavano soltanto la metà delle rispettive capacità di produzione.
L'andamento delle scorte mette ulteriormente in evidenza le crescenti difficoltà incontrate sul mercato comunitario. Le scorte dei produttori comunitari sono più che raddoppiate tra il 1986 e il 1990, passando da 15 170 t a 37 745 t.
ii) Vendite
(32) Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato della Comunità sono passate da 89 166 t nel 1986 a 78 967 t nel 1990, con un calo complessivo dell'11,4 %.
iii) Quota di mercato
(33) Tra il 1986 e il 1990 la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa dal 49,9 % al 37 %, diminuendo quindi del 12,9 % in cinque anni. La flessione significativa dell'industria comunitaria deve essere confrontata con il sostanziale incremento del consumo apparente (+ 19,4 %) e con l'incremento delle importazioni originarie dal Brasile, la cui quota di mercato nello stesso periodo è passata dal 2,6 % al 14,6 %.
iv) Risultati finanziari
(34) Nel 1990 l'industria comunitaria ha dovuto vendere in perdita in misura significativa, dato che la media ponderata del prezzo di vendita netto era inferiore dell'8 % alla media ponderata dei costi. A causa della costante pressione sui prezzi, particolarmente nel 1990, i produttori comunitari hanno subito perdite (comprese tra 7,4 % e 20,5 %) e un produttore italiano ha dovuto cessare la produzione di silicio metallico.
v) Occupazione
(35) Tra il 1986 e il 1990 la situazione si è deteriorata anche sul piano dell'occupazione, poiché la manodopera complessiva dell'industria comunitaria è scesa del 18 %. Tale settore ha quindi perso un posto di lavoro su cinque tra il 1986 e il 1990.
d) Conclusioni
(36) La Commissione, dopo aver valutato tutti i fattori economici e la convergenza delle tendenze generali, in particolare il calo delle vendite, la diminuzione delle quote di mercato e le perdite finanziarie rilevanti subite dai produttori della Comunità, alla luce dell'esame preliminare dei fatti, ha concluso che l'industria comunitaria aveva subito un pregiudizio sostanziale ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 2423/88.
E. CAUSALITÀ
(37) Vista l'evoluzione parallela ma contraria delle quote di mercato comunitario degli esportatori brasiliani (+ 12 %) e dei produttori della Comunità ( 13 %), la Commissione ha concluso che esisteva uno stretto rapporto di causa ed effetto tra le pratiche di dumping attribuibili agli esportatori brasiliani sul mercato comunitario e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tale conclusione è confermata anche dalla trasparenza del mercato mondiale del silicio, che ha amplificato l'effetto delle sottoquotazioni su un prodotto per il quale la concorrenza si manifesta essenzialmente in termini di prezzo.
(38) La Commissione ha inoltre esaminato se altri fattori, in particolare le esportazioni da altri paesi terzi, potessero aver inciso sulle perdite subite dall'industria comunitaria. A questo proposito la Commissione ha constatato che tra il 1986 e il 1990, nonostante il rilevante aumento del consumo apparente (+ 19,4 %) sul mercato comunitario, la quota di mercato degli altri paesi terzi esportatori, fatta eccezione per la Cina, era diminuita del 5 % circa. Anche tali esportatori hanno quindi subito le conseguenze delle consistenti esportazioni di silicio originario del Brasile e dei corrispondenti prezzi di vendita sul mercato comunitario.
In tali circostanze, anche se non si può escludere che le importazioni originarie dei paesi terzi abbiano inciso sulla situazione economica dell'industria comunitaria, la Commissione ritiene che, per i motivi precedentemente indicati, le importazioni a prezzi di dumping del prodotto in questione originario del Brasile, considerate isolatamente, abbiano provocato un pregiudizio notevole.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1. Considerazioni generali
(39) I dazi antidumping hanno l'obiettivo di eliminare le pratiche di dumping tali da provocare pregiudizio ad una attività economica comunitaria e di ripristinare condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.
(40) La Commissione riconosce che l'istituzione di dazi antidumping incide sul livello dei prezzi degli esportatori interessati all'interno della Comunità e pertanto può influenzare anche la competitività relativa dei loro prodotti. Non si può tuttavia considerare che l'adozione di misure antidumping implichi una limitazione della concorrenza sul mercato comunitario. Al contrario l'eliminazione dei vantaggi indebiti ottenuti grazie alle pratiche di dumping degli esportatori brasiliani intende prevenire il deterioramento dell'industria comunitaria e avrà la conseguenza di migliorare la situazione concorrenziale nella Comunità. È in effetti evidente che la diminuzione del numero di fornitori comunitari di silicio limita comunque la scelta dei consumatori, che sono maggiormente dipendenti dai fornitori non comunitari.
2. Interesse dell'industria comunitaria
(41) In considerazione del pregiudizio sostanziale subito dall'industria comunitaria, la Commissione ritiene che se non fossero prese misure di difesa commerciale nei confronti delle importazioni a prezzi di dumping che hanno provocato gravi perdite finanziarie all'industria comunitaria, quest'ultima sarebbe costretta a ridurre in misura sostanziale le sue capacità.
(42) Appare inoltre evidente che, se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria dovesse continuare, a breve termine si dovrebbero chiudere numerosi forni al quarzo negli stabilimenti dei produttori comunitari, con una conseguente riduzione del livello generale dell'occupazione in tale settore.
3. Interesse delle altre parti
(43) Alcuni importatori hanno affermato che l'approvvigionamento dei prodotti originari del Brasile doveva essere mantenuto, in considerazione dell'esistenza di contratti di fornitura a lungo termine relativi a specifiche tecniche esclusive. A questo proposito occorre rilevare che le misure antidumping proposte non implicano assolutamente l'esclusione degli esportatori brasiliani di silicio metallico dal mercato comunitario, né impediscano ai consumatori comunitari di mantenere i rapporti commerciali esistenti con il Brasile, a condizione che questi ultimi si svolgano in condizioni di concorrenza leale.
I consumatori comunitari non possono infatti pretendere di conservare vantaggi ottenuti indebitamente con pratiche commerciali sleali.
4. Conclusioni
(44) Dopo aver confrontato i diversi interessi delle parti, la Commissione ha concluso che l'istituzione di misure antidumping provvisorie avrà l'effetto di ripristinare condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario del prodotto in questione, eliminando il pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping. La Commissione ritiene inoltre che si debba evitare un ulteriore pregiudizio nel corso della procedura.
(45) La Commissione ritiene quindi che nell'interesse della Comunità sia necessario istituire misure antidumping in forma di dazi antidumping provvisori.
G. DAZI ANTIDUMPING PROVVISORI
(46) Per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e per ripristinare al più presto una situazione di redditività che ne salvaguardi l'esistenza, è necessario adottare misure antidumping che consentano all'industria comunitaria di realizzare utili sufficienti e di aumentare l'indice di utilizzazione degli impianti di produzione, che è sensibilmente diminuito in seguito alle importazioni a prezzi di dumping.
(47) È quindi necessario istituire dazi provvisori con un'aliquota pari alla differenza tra il prezzo del silicio metallico di origine brasiliana e il prezzo di riferimento minimo necessario affinché l'industria comunitaria possa coprire i costi a realizzare un margine di utile adeguato.
(48) Nella fattispecie e ai fini della determinazione provvisoria la Commissione ritiene che, come già è stato stabilito nel precedente procedimento antidumping relativa alle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese, un margine di utile del 6,5 % sia indispensabile per garantire ai produttori comunitari un adeguato utile sul capitale investito. La Commissione ha quindi calcolato un prezzo di riferimento in base ai costi di produzione dell'industria comunitaria e lo ha confrontato con la media ponderata dei prezzi di vendita dei singoli produttori/esportatori brasiliani.
(49) Per determinare l'aliquota del dazio, la differenza di prezzo così ottenuta è stata espressa in percentuale del valore CIF, in media ponderata, delle importazioni in questione. Sono stati in tal modo calcolati, secondo i singoli produttori/esportatori brasiliani, i seguenti margini di pregiudizio:
Rima Eletrometalurgia SA 37,72 %
Ligas de Alumínio SA (Liasa) 42,13 %
Eletroila SA 33,04 %
Companhia Ferroligas Minas
Gerais - Minasligas 40,19 %
Camargo Correa Metais SA 47,06 %
Companhia Brasileira Carboreto
de Cálcio 51,03 %.
(50) Per due dei sei esportatori interessati, il margine di pregiudizio così calcolato supera il margine di dumping accertato. Conformemente alle disposizioni dell'articolo 13, paragrafo 3, del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'importo dei dazi antidumping provvisori applicabili ai due esportatori brasiliani suddetti è determinato in base ai rispettivi margini di dumping. Per gli altri quattro esportatori l'aliquota del dazio antidumping provvisorio, necessaria per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria, è determinata in base al margine di pregiudizio.
(51) Nei confronti delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestate, la Commissione ritiene opportuno istituire il dazio più elevato, pari al 42,13 %, che è stato determinato in base ai dati raccolti nel corso dell'inchiesta. Si incoraggerebbe infatti la non cooperazione se nei confronti dei produttori e degli esportatori suddetti si applicasse un dazio inferiore al dazio antidumping più elevato che è stato accertato nel corso dell'inchiesta.
(52) È opportuno fissare un termine entro il quale le parti interessate possano comunicare le loro osservazioni per iscritto e chiedere di essere sentite. Rimane inoltre inteso che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio pari al 42,1 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, non sdoganato, sulle importazioni di silicio metallico di cui al Codice NC 2804 69 00, originario del Brasile (codice addizionale Taric: 8654).
2. L'aliquota del dazio sul silicio metallico prodotto dalle società qui di seguito indicate è pari rispettivamente a:
Codice addizionale Taric - Rima Eletrometalurgia SA, Belo Horizonte 37,7 % (8649) - Eletroila SA, Belo Horizonte 33,0 % (8650) - Companhia Ferroligas Minas Gerais - Minasligas, Contagem 40,1 % (8651) - Camargo Correa Metais SA, Sao Paulo 28,3 % (8652) - Companhia Brasileira Carboreto de Cálcio-CBCC, Rio de Janeiro 18,5 % (8653)
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità del prodotto di cui al paragrafo 1 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c), del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento, le parti interessate possono presentare osservazioni iscritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 14 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 30 marzo 1992.

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