Document ID: 32002R0215

Regolamento (CE) n. 215/2002 del Consiglio
del 28 gennaio 2002
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferro-molibdeno originarie della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1) (il "regolamento di base"), in particolare l'articolo 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. MISURE PROVVISORIE
(1) Con il regolamento (CE) n. 1612/2001(2) (il "regolamento provvisorio") la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di ferro-molibdeno ("FeMo") classificabili al codice NC 7202 70 00 originarie della Repubblica popolare cinese (la "RPC").
B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
(2) Dopo la comunicazione degli elementi e delle considerazioni essenziali in base ai quali si era deciso di istituire misure provvisorie sulle importazioni di FeMo originarie della RPC, varie parti interessate hanno presentato osservazioni per iscritto. Alle parti che ne hanno fatto richiesta è stata inoltre concessa un'audizione.
(3) La Commissione ha ancora chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive.
(4) Tutte le parti sono state informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di FeMo dalla RPC e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo del dazio provvisorio. È stato inoltre concesso loro un periodo entro il quale comunicare le loro osservazioni dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
(5) Sono state esaminate le osservazioni presentate oralmente e per iscritto dalle parti interessate e, ove opportuno, le conclusioni definitive sono state modificate di conseguenza.
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(6) In mancanza di nuove informazioni relative al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermate le risultanze provvisorie riportate ai punti 13-17 del regolamento provvisorio.
D. DUMPING
1. Metodo generale
(7) Alcuni produttori esportatori cinesi hanno sostenuto che i tempi della decisione di campionamento fissati nell'avviso di apertura creavano una considerevole incertezza giuridica riguardo al termine di risposta ai questionari pertinenti e che la Commissione avrebbe dovuto essere più indulgente nell'applicare le scadenze prescritte.
(8) In realtà, l'avviso di apertura utilizzato nel presente procedimento indica chiaramente i termini e le scadenze applicabili alla presentazione di tutte le informazioni richieste. Inoltre, la Commissione ha fornito alle parti interessate i chiarimenti supplementari relativi alle varie fasi del procedimento ed era pronta, se necessario, a chiarire altri dubbi e a rispondere ad ulteriori quesiti. È stata concessa peraltro una flessibilità eccezionale ad alcuni produttori esportatori che avevano difficoltà nella presentazione delle informazioni richieste. Infine, il fatto che i servizi della Commissione abbiano deciso di non ricorrere al campionamento era dovuto unicamente al numero limitato di produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. Poiché tale numero è stato considerato abbordabile, i servizi della Commissione hanno basato le loro risultanze sulle informazioni debitamente fornite da tutti i produttori esportatori che hanno collaborato. Qualsiasi asserzione relativa ad un'incertezza giuridica nella fattispecie è pertanto infondata e, in ogni caso, di nessun produttore esportatore si può dire che sia stato pregiudicato dalla decisione di non procedere ad un campionamento o addirittura dai tempi in cui è stata adottata tale decisione.
(9) La Commissione ha riesaminato il trattamento accordato ad un esportatore cinese che ha inviato il questionario sul campionamento entro il termine stabilito, ma non ha fatto domanda di status di economia di mercato o trattamento individuale. Questa società è considerata ora una parte che ha collaborato e nei calcoli relativi al dumping e al margine di dumping nazionale le sue esportazioni sono state aggiunte a quelle degli altri esportatori che hanno collaborato.
2. Revoca dello status di economia di mercato e del trattamento individuale
(10) Si ricorda che nella fase provvisoria ad un esportatore era stato riconosciuto lo status d'impresa operante in economia di mercato e a tre esportatori era stato concesso il trattamento individuale. Da allora sono state raccolte informazioni significative in base alle quali lo status di economia di mercato e il trattamento individuale non sono più giustificati nella fase definitiva del procedimento.
(11) Si è appurato che, poco dopo la pubblicazione del regolamento provvisorio, è stata organizzata presso la Camera di commercio dei metalli e minerali della Cina (China Chamber of Commerce and Minmetals) una riunione nella quale è stato costituito un raggruppamento di produttori cinesi di FeMo (il cosiddetto gruppo di coordinamento del molibdeno e prodotti derivati della Camera di commercio dei metalli e minerali della Cina), che rappresenta il 70 % della produzione cinese di FeMo e che ha convenuto di applicare restrizioni quantitative e relative al prezzo sulle esportazioni di FeMo nella Comunità. Questo raggruppamento riunisce 25 produttori, la maggior parte dei quali non ha collaborato all'inchiesta e non ha pertanto nemmeno tentato di dimostrare che opera secondo i principi dell'economia di mercato e non è sottoposto ad interferenze statali. Il presidente del gruppo è dipendente di un'impresa statale che è il più grande produttore cinese di FeMo e che non ha collaborato all'inchiesta antidumping. Il vicepresidente proviene dalla società cui era stato riconosciuto lo status di economia di mercato nella fase provvisoria del procedimento. Ai produttori del gruppo sono state assegnate precise quote di esportazioni, che sembrano essere state determinate in base al livello del dazio antidumping provvisorio loro imposto. Così alle società cui sono stati imposti dazi poco elevati, sono state attribuite quote sproporzionatamente alte. La società cui era stato riconosciuto lo status di economia di mercato e che era soggetta al dazio più basso (3,6 %) ha ricevuto una quota di esportazioni superiore alla sua capacità di produzione e corrispondente a più di un terzo del quantitativo totale che il gruppo intendeva esportare nella Comunità. Inoltre, uno degli obiettivi dichiarati del gruppo è di eludere i dazi antidumping.
(12) Tutte le parti interessate, comprese le società che hanno collaborato all'inchiesta e la camera di commercio pertinente sono state informate delle preoccupazioni della Commissione e hanno avuto l'opportunità di esprimersi in merito agli elementi sopra esposti. Sono state ricevute osservazioni da tutte le parti interessate ad eccezione della camera di commercio. Esse confermano l'istituzione di un'associazione di produttori di FeMo; alcuni produttori sostengono che sia illogico dedurre l'esistenza di un'interferenza statale o capovolgere le risultanze relative allo status di economia di mercato e al trattamento individuale in base alle decisioni di autoregolazione del gruppo. Alcune parti interessate hanno anche asserito che il ministero del Commercio cinese (MOFTEC) non era coinvolto nell'operazione e che le risoluzioni del gruppo non erano sottoposte alla sua approvazione.
(13) L'accordo in questione è tuttavia chiaramente incompatibile con il criterio della libera determinazione dei prezzi all'esportazione e dei quantitativi destinati all'esportazione, che dev'essere soddisfatto per poter ottenere o conservare il trattamento individuale. A parte ciò, la ripartizione delle esportazioni che è stata decisa, sotto l'egida della Camera di commercio, d'accordo con numerose imprese statali è un forte indizio di notevole influenza dello Stato e di un grave rischio di elusione del dazio. Inoltre, un tale patto costituisce un tentativo chiaro e deliberato di far transitare le esportazioni di una società attraverso un'altra società assoggettata ad un dazio antidumping inferiore nell'intento di eludere precisamente i dazi antidumping. Va notato infine che, se l'esistenza di un siffatto accordo fosse stata constatata in una fase precedente dell'inchiesta, né il trattamento individuale né il riconoscimento dello status di economia di mercato sarebbero stati concessi alle società interessate.
(14) Normalmente non si tiene conto d'informazioni relative ad un periodo successivo al PI, ma in queste circostanze eccezionali è giusto prendere in considerazione questi nuovi sviluppi che hanno l'effetto di rendere manifestamente infondate le precedenti conclusioni. Alla luce di questi nuovi elementi si conclude pertanto che vi sono prove sufficienti per invalidare le risultanze provvisorie relative al trattamento individuale e revocare effettivamente tale trattamento concesso alle società interessate dal regolamento provvisorio. A dette società si applicherà d'ora in poi il margine nazionale relativo alla Cina.
(15) Per quanto riguarda lo status di economia di mercato riconosciuto ad una delle società che hanno collaborato, si ricorda che quest'ultima ha dichiarato nella risposta al questionario che le sue decisioni relative, tra l'altro, ai prezzi, alla produzione e alle vendite erano prese in risposta a tendenze del mercato che rispecchiavano condizioni di domanda e di offerta, senza significative interferenze statali. Si sottolinea anche che il riconoscimento dello status di economia di mercato deve basarsi, conformemente alle pertinenti disposizioni dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, su una chiara dimostrazione che il produttore opera in condizioni di economia di mercato. Nel caso in questione però la società mostra di allineare le sue operazioni e le sue decisioni commerciali non solo a quelle di società che non soddisfano i criteri per essere riconosciute come imprese operanti in condizioni di economia di mercato, bensì anche a quelle di imprese statali che non hanno collaborato all'inchiesta. Inoltre, essa sembra disposta ad esportare prodotti che non ha la capacità di produrre ai prezzi minimi stabiliti dal gruppo. Queste pratiche sono chiaramente contrarie alle sue precedenti dichiarazioni e incompatibili con uno dei criteri principali per ottenere lo status di economia di mercato, secondo il quale le decisioni riguardanti, tra l'altro, i prezzi, la produzione e le vendite, sono prese in risposta a tendenze del mercato.
(16) La Commissione, nel giudicare se ad una società debba essere riconosciuto o meno lo status d'impresa operante in condizioni di economia di mercato, basa le sue conclusioni principalmente sulla situazione rilevata durante il periodo dell'inchiesta (PI). Se i criteri stabiliti dall'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base sono stati soddisfatti durante questo periodo, si può ragionevolmente presumere che la società opererà in futuro con un sufficiente grado d'indipendenza dallo Stato e secondo i dettami dell'economia di mercato. Tuttavia, nella fattispecie la società che sembrava operare in condizioni di economia di mercato durante il PI ha modificato il suo comportamento da quando ha ricevuto il margine di dumping individuale. È perciò evidente che essa non opera più secondo i principi dell'economia di mercato, come prescrive l'articolo 2, paragrafo 7, lettera c) del regolamento di base, ed è invece soggetta ad interferenze esterne e partecipa ad accordi che la vincolano in materia di prezzi e quantitativi delle esportazioni. Si rivela anche che la società non opera senza significative interferenze statali. Normalmente, non si tiene conto d'informazioni relative ad un periodo successivo al PI, ma in queste circostanze eccezionali è giusto prendere in considerazione questi nuovi sviluppi che hanno l'effetto di rendere manifestamente infondate le precedenti conclusioni.
(17) Alla luce di questi nuovi elementi si conclude pertanto che le risultanze relative allo status di economia di mercato della società in questione non sono più valide e che non è più appropriato applicare nel suo caso un dazio individuale. Lo status riconosciuto precedentemente a Nanjing Metalink è pertanto revocato e anche a questa società sarà d'ora in poi applicato il margine di dumping nazionale applicabile alla Cina.
(18) Va notato ad ogni modo che, se un accordo analogo a quello sopra descritto fosse stato constatato nell'ambito di un'inchiesta relativa ad un paese con un'economia di mercato completamente sviluppata, le istituzioni comunitarie non avrebbero avuto altra scelta che istituire un dazio nazionale in conformità dell'articolo 9, paragrafo 5, poiché dazi individuali non sarebbero stati appropriati.
3. Valore normale
a) Paese analogo
(19) Una serie di produttori esportatori ha sostenuto che le informazioni fornite dalle società statunitensi che hanno collaborato non costituivano una base attendibile per la determinazione del valore normale e hanno contestato le risultanze della Commissione secondo le quali le vendite delle società statunitensi durante il PI non erano state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
(20) In realtà le informazioni fornite da entrambe le società degli Stati Uniti che hanno collaborato all'inchiesta sono state interamente verificate dalla Commissione nelle rispettive sedi nazionali delle società. La Commissione si è pertanto convinta dell'accuratezza e dell'attendibilità dei dati forniti da dette società ai fini del procedimento e conferma che il valore normale continua ad essere basato su quello determinato per il paese analogo.
(21) Alcuni produttori esportatori hanno giudicato inappropriato l'uso delle informazioni fornite da una delle società in quanto questa svolge un'attività di trasformazione invece che di produzione, mentre altri hanno chiesto un adeguamento per tener conto dei costi straordinari connessi al processo di trasformazione.
(22) La Commissione ha di conseguenza riesaminato se fosse appropriato utilizzare dati provenienti da un'impresa di trasformazione per calcolare il valore normale nel presente procedimento. In questo contesto si è tenuto conto anche dell'importanza di garantire che i dati utilizzati fossero quanto più possibile completi e rappresentativi. In proposito si è concluso che anche se le informazioni relative all'impresa di trasformazione non fossero state incluse nei calcoli in questione, il valore normale sarebbe stato comunque basato su dati affidabili e rappresentativi. Per rispondere alle preoccupazioni espresse da taluni produttori esportatori cinesi si è deciso pertanto di escludere i dati relativi all'impresa di trasformazione in questione dai calcoli per la determinazione del valore normale. L'incidenza di questa modifica metodologica è stata comunque minima.
(23) Due produttori esportatori hanno chiesto adeguamenti per tener conto delle differenze di costo dovute alla protezione ambientale e alle perdite di molibdeno. Come indicato nel regolamento provvisorio, i servizi della Commissione hanno esaminato la fondatezza di tale richiesta. A questo proposito si è notato che le società cinesi devono effettivamente rispettare leggi e norme di protezione ambientale e che esse non sono le stesse che negli USA, ma non è chiaro e non è stato indicato se e in che misura le differenze incidano sulla comparabilità dei prezzi. Inoltre, se la questione è considerata in collegamento con la richiesta di un adeguamento per le perdite di molibdeno, la probabilità di una qualche incidenza significativa sulla comparabilità dei prezzi è ulteriormente ridotta.
(24) Infatti se è vero, come sostengono i suddetti produttori esportatori cinesi, che le perdite di molibdeno sono potenzialmente più elevate in Cina che negli USA, ciò significa che i produttori statunitensi sono più efficienti di quelli cinesi. Di conseguenza, le eventuali differenze di costo dovute alla protezione ambientale sono, molto probabilmente, almeno in parte compensate da un processo di produzione più efficiente. Ad ogni modo, in assenza di una quantificazione precisa delle presunte differenze relative ai costi ambientali e alle perdite di molibdeno, la Commissione conclude che non è stato dimostrato alcun effetto sulla comparabilità dei prezzi e che pertanto non sono giustificati adeguamenti in proposito.
(25) Fatta eccezione per l'esclusione menzionata sopra dei dati provenienti dall'impresa di trasformazione, è confermato il metodo utilizzato per la determinazione del valore normale indicato ai considerando da 38 a 40 del regolamento provvisorio.
b) Prezzo all'esportazione
(26) I prezzi all'esportazione sono stati determinati, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base, sulla base dei prezzi pagati o pagabili per il prodotto in questione venduto al primo acquirente indipendente.
c) Confronto
(27) È confermato il metodo esposto ai considerando 49 e 50 del regolamento provvisorio.
(28) Due produttori esportatori hanno sostenuto che i calcoli dovrebbero essere effettuati basandosi sulle due qualità del prodotto citate nel Bollettino dei metalli. Tuttavia, il metodo utilizzato nel regolamento provvisorio, che si basa sul tenore esatto di molibdeno, è considerato più accurato poiché tiene conto di ogni variante del tenore e consente inoltre di confrontare meglio il prezzo all'esportazione con il valore normale, dato che i produttori del paese analogo hanno fornito i dati pertinenti distinguendoli in base al tenore di molibdeno.
d) Margine di dumping
(29) Alla luce delle nuove valutazioni relativamente allo status di economia di mercato e al trattamento individuale sopra esposte, a tutti i produttori esportatori che hanno collaborato sarà ora applicato il margine di dumping nazionale della RPC. Il metodo di calcolo di tale margine, esposto ai considerando 51 e 54 del regolamento provvisorio, è confermato.
(30) Il margine di dumping nazionale della RPC così determinato è pari al 38,5 %.
E. INDUSTRIA COMUNITARIA
(31) In assenza di nuove osservazioni per quanto riguarda la produzione comunitaria e la definizione d'industria comunitaria, sono confermate le risultanze provvisorie di cui ai considerando da 56 a 60 del regolamento provvisorio.
F. PREGIUDIZIO
1. Consumo sul mercato comunitario
(32) È stato argomentato che, essendo l'industria comunitaria composta solo di società denuncianti o che hanno sostenuto la denuncia, le informazioni di altri operatori comunitari non dovevano essere prese in considerazione ai fini dell'analisi del pregiudizio.
(33) A questo proposito si rileva che i volumi di vendita di altri operatori comunitari sono stati utilizzati solo per determinare il consumo nella Comunità e non per valutare gli indicatori economici relativi alla situazione dell'industria comunitaria. Se non si fosse tenuto conto dei volumi di vendita degli altri operatori comunitari, il consumo apparente nella Comunità sarebbe stato sottostimato.
(34) In base a tali considerazioni, le risultanze provvisorie relative al consumo sul mercato della Comunità, riportate ai considerando da 61 a 63 del regolamento provvisorio sono confermate.
2. Importazioni originarie della RPC
a) Volume e quota di mercato delle importazioni in questione
(35) In assenza di nuove osservazioni sul volume e la quota di mercato delle importazioni in questione, sono confermate le risultanze provvisorie riportate ai considerando 64 e 65 del regolamento provvisorio.
b) Prezzi delle importazioni in dumping
i) Andamento dei prezzi
(36) In mancanza di nuove informazioni relative all'andamento dei prezzi, sono confermate le risultanze provvisorie riportate al considerando 66 del regolamento provvisorio.
ii) Sottoquotazione dei prezzi
(37) Due parti interessate hanno contestato l'uso della data della fattura per la conversione della valuta di esportazione in euro, sostenendo che, poiché tra tale data e la data d'importazione nella Comunità intercorre circa un mese, la conversione valutaria dovrebbe essere fatta in base al tasso di cambio del mese successivo a quello di fatturazione. In alternativa si dovrebbe utilizzare, secondo tali parti interessate, la media del tasso di cambio dell'intero PI.
(38) Come prescrive il regolamento di base, nella conversione delle valute per il calcolo del margine di dumping dovrebbe essere utilizzato il tasso di cambio della data di vendita, che corrisponde alla data della fattura, a meno che non si dimostri che un'altra data è più idonea a determinare le condizioni di vendita. A questo proposito non sono state fornite informazioni che dimostrassero che la data di sdoganamento era più idonea a stabilire le condizioni di vendita. Sia per i due esportatori in questione che per l'industria comunitaria la conversione valutaria è stata fatta allo stesso stadio, ossia alla data della fattura, senza tener conto della data di consegna o di sdoganamento. In base alle considerazioni che precedono, si ritiene che la conversione in euro effettuata nella fase provvisoria del procedimento sia adeguata ai fini del confronto tra i prezzi. La suddetta richiesta è stata pertanto respinta.
(39) Due produttori esportatori hanno asserito che i prezzi all'esportazione dovrebbero essere adeguati per tener conto del diverso stadio commerciale; i produttori esportatori cinesi vendono infatti a grossisti/distributori, mentre l'industria comunitaria vende a utilizzatori finali.
(40) Si è constatato che le vendite dell'industria comunitaria sono state effettuate attraverso vari canali di vendita che comprendono tanto grossisti/distributori quanto utilizzatori finali. Inoltre, non si sono riscontrate differenze di prezzo consistenti e/o significative tra i diversi canali di vendita. È stata pertanto respinta la richiesta di un adeguamento a livello di stadio commerciale.
(41) Nella fase provvisoria del procedimento i prezzi cif dei produttori esportatori sono stati confrontati con quelli dell'industria comunitaria a livello franco fabbrica. Richiamandosi alla necessità di un equo confronto, due produttori esportatori hanno chiesto un adeguamento dei prezzi dell'industria comunitaria per i costi legati all'affitto di magazzini.
(42) Si ritiene che non occorra procedere ad alcun adeguamento dei prezzi dell'industria comunitaria per tener conto delle spese di magazzinaggio, poiché i prezzi dei produttori esportatori utilizzati per i calcoli comprendono questa voce tra i costi successivi all'importazione aggiunti ai prezzi all'esportazione, come indicato al considerando 67 del regolamento provvisorio. La richiesta è pertanto respinta.
(43) Tenendo conto del fatto che nella fase definitiva è stato aggiunto un produttore esportatore alle parti che hanno collaborato, nonché della revoca dello status di economia di mercato e del trattamento individuale, delle considerazioni esposte sopra e della correzione di errori materiali, la differenza tra i prezzi, espressa in percentuale della media ponderata dei prezzi dell'industria comunitaria, ossia la media ponderata del margine nazionale di sottoquotazione dei prezzi, è pari al 13,8 %.
3. Situazione dell'industria comunitaria
(44) In assenza di nuove informazioni che influiscano sulle risultanze relative alla situazione dell'industria comunitaria, sono confermate le risultanze provvisorie riportate ai considerando da 71 a 90 del regolamento provvisorio.
4. Conclusioni in materia di pregiudizio
(45) Nel regolamento provvisorio si era concluso che durante il PI l'industria comunitaria aveva subito un pregiudizio grave. Si era constatato che tra il 1997 e il PI il volume delle importazioni in dumping di FeMo cinese era aumentato del 70 % e che la loro quota del mercato comunitario era aumentata dal 34 % circa al 49 % circa. La variazione più consistente si è avuta tra il 1999 e il PI, allorché il volume delle importazioni è aumentato del 41 % acquistando 9,4 punti percentuali di quota di mercato.
(46) La situazione dell'industria comunitaria presenta chiaramente due diverse fasi nel periodo dal 1997 al PI:
- tra il 1997 e il 1999 la produzione, le vendite, la quota di mercato e la redditività sono migliorate, in quanto l'industria comunitaria ha tratto beneficio dalla flessione delle vendite e della quota di mercato di altri operatori comunitari,
- tra il 1999 e il PI, nel periodo in cui la penetrazione delle importazioni cinesi era al suo apice, la produzione dell'industria comunitaria è scesa del 19 %, il volume delle vendite del 17 %, la quota di mercato di più di 7 punti percentuali e la redditività è calata ad un livello tra lo 0 % e il 2 %. Ne consegue che tra il 1999 e il PI, nonostante l'aumento del consumo sul mercato comunitario, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è diminuito determinando una perdita della quota di mercato.
(47) Un errore materiale è intervenuto nella seconda frase del considerando 92 del regolamento provvisorio, il cui testo corretto recita: "Per quanto, nel periodo considerato, l'industria comunitaria abbia registrato un incremento della produzione e del volume di vendite, essa non ha seguito la crescita del consumo comunitario tra il 1999 e il PI".
(48) È stato sostenuto che nel periodo che ha come anno d'inizio il 1997 e come termine il PI la situazione dell'industria comunitaria non si è deteriorata. Si è anche asserito che le risultanze relative al pregiudizio non si possono basare su un deterioramento della situazione dell'industria comunitaria verificatosi nell'ultima parte del periodo considerato, ossia tra il 1999 e il PI.
(49) Va detto in proposito che lo scopo di qualsiasi inchiesta antidumping è di valutare gli effetti delle importazioni in dumping sulla situazione dell'industria comunitaria durante il PI, che è il periodo in relazione al quale viene esaminata l'eventuale esistenza di dumping. A questo riguardo il periodo che precede il PI serve esclusivamente per osservare l'andamento dell'industria comunitaria al fine di stabilire se la situazione durante il PI possa essere considerata pregiudizievole. Inoltre, l'esame della situazione economica dell'industria comunitaria non dovrebbe consistere tanto nel mettere a confronto i dati dell'inizio e della fine del periodo, bensì in un'analisi degli eventi verificatisi nel periodo considerato, come è stato fatto nel regolamento provvisorio.
(50) Si conclude pertanto che l'analisi della situazione dell'industria comunitaria effettuata nella fase provvisoria è conforme alle disposizioni del regolamento di base.
(51) In assenza di nuove informazioni sulla situazione dell'industria comunitaria e alla luce di quanto precede, sono confermate le risultanze provvisorie relative al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, riportate ai considerando da 91 a 93 del regolamento provvisorio.
G. NESSO DI CAUSALITÀ
(52) Alcune parti interessate hanno sostenuto che ogni eventuale pregiudizio subito dall'industria comunitaria era riconducibile ad uno o vari dei seguenti fattori.
i) Evoluzione dei prezzi delle materie prime
(53) Una parte interessata ha asserito che i prezzi dell'industria comunitaria hanno seguito l'andamento dei prezzi delle materie prime e la loro evoluzione non può pertanto essere attribuita ai prezzi d'importazione cinesi.
(54) L'inchiesta ha mostrato che la principale materia prima utilizzata nella produzione di FeMo è il MoO3 e che vi è un collegamento tra i prezzi del MoO3 e quelli del FeMo, dal momento che qualsiasi variazione nel prezzo del MoO3 corrisponde ad una variazione del costo della materia prima dell'industria comunitaria. Ne consegue che i produttori di FeMo non dispongono di un grande margine per fissare i loro prezzi. Si può dire anzi che in un mercato trasparente gli utilizzatori di FeMo seguono da vicino i prezzi del MoO3 per poter negoziare i prezzi del FeMo da una buona posizione.
(55) Va notato che il trend dei prezzi dell'industria comunitaria durante il periodo considerato ha seguito il trend dei costi della materia prima. Allo stesso tempo, a causa delle importazioni dalla RPC a prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria per tutto il periodo considerato ad eccezione del 1998, l'industria comunitaria non ha potuto aumentare i suoi prezzi allo stesso ritmo in cui sono aumentati, tra il 1999 e il PI, i costi totali di produzione. A questo proposito va notato che tra il 1999 e il PI, in concomitanza con la sensibile penetrazione delle importazioni cinesi nel mercato comunitario, la produzione e l'utilizzo della capacità dell'industria comunitaria sono diminuite, con un conseguente aumento dei costi per quest'ultima. L'aumento dei costi dell'8 % verificatosi nel PI, che non ha potuto essere trasferito completamente sui prezzi di vendita, ha determinato un deterioramento di redditività tale che non è più possibile assicurare la vitalità a lungo termine dell'industria comunitaria.
(56) Si conclude pertanto che l'andamento dei prezzi delle materie prime non ha contribuito sostanzialmente al deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. Si può, al contrario, ragionevolmente presumere che in assenza delle pratiche di dumping degli esportatori cinesi, sia il livello dei prezzi che la quota di mercato dell'industria comunitaria sarebbero stati significativamente superiori. In considerazione di quanto precede e in assenza di nuove informazioni, le risultanze provvisorie di cui ai considerando da 104 a 107 del regolamento provvisorio sono confermate.
ii) Mancanza di accesso dell'industria comunitaria alle risorse naturali di molibdeno
(57) Si è sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse attribuibile alla mancanza di accesso di quest'ultima alle risorse naturali di molibdeno, che incide significativamente sulla sua efficienza. D'altro lato, la disponibilità di accesso dei produttori cinesi di FeMo alle risorse di molibdeno sarebbe all'origine della loro presunta competitività.
(58) Va notato innanzitutto che uno dei produttori costituenti l'industria comunitaria è integrato a monte e produce MoO3 e che non è stato fornito alcun elemento che dimostri che l'integrazione verticale ha un effetto positivo sull'efficienza dell'industria comunitaria.
(59) In secondo luogo, la RPC dispone effettivamente di risorse naturali di molibdeno, ma la sua produzione si è ridotta dal 1998. Dalle informazioni fornite da una parte interessata si deduce inoltre che la RPC ha importato consistenti quantitativi di prodotti di molibdeno, soprattutto concentrato di molibdeno. Ne consegue che la situazione attuale contraddice l'esistenza di qualsiasi presunto vantaggio competitivo dei produttori cinesi.
(60) Infine, si è constatato che nel PI le importazioni di FeMo cinese sono state effettuate a prezzi di dumping e in quantitativi consistenti, in coincidenza con una perdita di quota di mercato da parte dell'industria comunitaria.
(61) Alla luce di queste considerazioni, non si può asserire che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato dal fatto che essa non dispone di un accesso alle risorse naturali di molibdeno.
iii) I presunti problemi dell'industria comunitaria sarebbero intrinseci al mercato di molibdeno
(62) È stata messa in dubbio la validità dell'esame del nesso di causalità effettuato nel regolamento provvisorio, poiché non comprendeva l'incidenza del ciclo economico dell'industria a monte (industria del rame) e dell'industria a valle (industria siderurgica) sul pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Si è sostenuto che tale pregiudizio era intrinseco al mercato del molibdeno, ma non sono state fornite prove a sostegno di tale affermazione.
(63) Va notato innanzitutto che nel regolamento provvisorio la Commissione ha esaminato l'incidenza dell'andamento dei prezzi delle materie prime (MoO3) utilizzate nella produzione di FeMo sulla situazione dell'industria comunitaria e ha constatato che non aveva contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
(64) In secondo luogo, il MoO3 è ottenuto da concentrati di molibdeno che possono, a loro volta, essere ricavati, come prodotto secondario, dall'estrazione del rame o dall'estrazione di minerali grezzi.
(65) In terzo luogo, per quanto riguarda l'industria a valle, nel regolamento provvisorio la Commissione ha esaminato l'andamento del consumo del prodotto in esame in relazione agli sviluppi dell'industria siderurgica, il principale utilizzatore di FeMo. Si ricorda in particolare che l'industria comunitaria non ha potuto beneficiare della crescita del mercato tra il 1999 e il PI, quando il consumo è aumentato del 14 % grazie alla ripresa dell'industria siderurgica, e anzi il volume delle sue vendite è diminuito del 17 %.
(66) Alla luce delle considerazioni che precedono, non si può asserire che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia stato causato da problemi intrinseci al mercato del molibdeno.
iv) Comportamento dei produttori comunitari di FeMo
(67) Una parte interessata ha sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria era dovuto al comportamento dei due produttori che costituiscono tale industria e a quello degli altri due operatori comunitari, che sono stati accusati di detenere una posizione dominante collettiva sul mercato comunitario, alla luce della loro quota di mercato combinata. Non sono state fornite informazioni sul comportamento di detti produttori sul mercato comunitario, se non la loro quota di mercato combinata.
(68) Va notato innanzitutto che il semplice fatto che le quattro società produttrici di FeMo nella Comunità detengano una quota di mercato del 40 %-44 % non può essere considerato la causa del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, che è formata peraltro da due soltanto delle quattro società, se non vi sono indicazioni provanti che tale pregiudizio è dovuto alla posizione collettiva di potenza economica grazie alla quale tali società possono agire in notevole misura indipendentemente dai loro concorrenti, dai loro clienti e, in ultima analisi, dai consumatori.
(69) In secondo luogo, le quattro società comunitarie produttrici di FeMo occupano una posizione di mercato diversa: le due società che costituiscono l'industria comunitaria producono principalmente FeMo per conto proprio per venderlo agli utilizzatori, mentre le altre due società trasformano MoO3 in FeMo per conto di terzi (importatori/grossisti) contro pagamento di una commissione.
(70) Infine, per quanto riguarda l'industria comunitaria, non sono stati individuati elementi che dimostrassero che il pregiudizio da essa subito durante il PI poteva essere attribuito alle sue proprie pratiche anticoncorrenziali.
(71) Si conclude pertanto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria non è stato causato dal comportamento anticoncorrenziale della stessa industria.
v) Importazioni da altri paesi terzi
(72) È stato sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria poteva essere causato dalle importazioni provenienti dall'Armenia e dall'Iran.
(73) Va notato in proposito che le importazioni da questi due paesi hanno raggiunto nel PI una quota di mercato rispettivamente del 3,4 % (Armenia) e dell'1,8 % (Iran), a prezzi che si situavano allo stesso livello o al di sotto di quelli della RPC. Anche ammettendo che abbiano contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria, vista la loro quota di mercato a confronto con quella cinese (49,3 %), la loro incidenza resta marginale e non annulla il nesso di causalità tra le importazioni dalla RPC e il pregiudizio grave subito dall'industria comunitaria.
(74) Alla luce di quanto precede e in assenza di nuove informazioni sulle importazioni da altri paesi terzi, sono confermate le risultanze provvisorie riportate ai considerando da 108 a 113 del regolamento provvisorio.
vi) Conclusioni
(75) Alla luce delle considerazioni che precedono, si conferma che le importazioni in questione, considerate isolatamente, hanno causato all'industria comunitaria il pregiudizio grave di cui all'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base, come illustrato ai considerando 117 e 118 del regolamento provvisorio.
H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(76) Alcune parti interessate hanno formulato osservazioni riguardo al possibile impatto delle misure antidumping sull'industria siderurgica, senza però fornire i relativi elementi di prova.
(77) In mancanza di nuove informazioni riguardo all'analisi degli aspetti relativi all'interesse della Comunità nel presente caso, sono confermate le risultanze provvisorie di cui ai considerando da 120 a 147 del regolamento provvisorio.
I. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE
1. Livello necessario per eliminare il pregiudizio
(78) Una parte interessata ha asserito che il margine di profitto considerato come l'utile minimo che l'industria comunitaria poteva sperare di ottenere in assenza di un dumping pregiudizievole non era appropriato, poiché il livello di redditività ottenuto dall'industria comunitaria in settori analoghi è superiore.
(79) Va notato in proposito che, nel calcolare l'entità del dazio necessario ad eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole, si considera che le misure debbano essere tali da consentire all'industria comunitaria di coprire i propri costi e ottenere complessivamente un profitto al lordo d'imposte pari a quello che potrebbe ragionevolmente essere ottenuto in normali condizioni di concorrenza, cioè in assenza di importazioni oggetto di dumping, sulle vendite del prodotto simile nella Comunità. Nel caso in questione, tenendo conto in particolare del livello di redditività ottenuto nelle vendite di altri prodotti dello stesso tipo da parte dell'industria comunitaria, si è ritenuto che un margine di profitto del 5 % del fatturato potesse essere considerato il minimo adeguato che l'industria comunitaria poteva sperare di ottenere in assenza di un dumping pregiudizievole.
(80) Nel calcolare il margine di pregiudizio si è tenuto conto anche degli argomenti addotti a sostegno degli adeguamenti richiesti nel contesto della sottoquotazione dei prezzi e delle corrispondenti risultanze, come pure della correzione di errori materiali.
(81) In assenza di nuove informazioni od osservazioni, è confermato il metodo utilizzato per determinare il livello di eliminazione del pregiudizio di cui ai considerando da 149 a 151 del regolamento provvisorio.
2. Misure antidumping definitive
(82) Tenuto conto di quanto precede, si ritiene che, ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base, debba essere istituito un dazio antidumping definitivo pari al margine di pregiudizio rilevato, poiché quest'ultimo è inferiore al margine di dumping accertato.
(83) Pertanto, l'aliquota del dazio definitivo, espressa in percentuale del prezzo cif franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari al 22,5 %.
3. Impegni
(84) In seguito alla comunicazione delle risultanze provvisorie un produttore esportatore ha manifestato interesse ad assumere impegni relativi ai prezzi. Tuttavia, poiché nella fase definitiva non si è proceduto ad alcuna determinazione individuale del dumping, i servizi della Commissione non possono accettare impegni individuali.
4. Riscossione dei dazi provvisori
(85) In considerazione dell'entità dei margini di dumping rilevati e del livello di pregiudizio causato all'industria comunitaria, si ritiene necessario che gli importi delle garanzie costituite a titolo del dazio antidumping provvisorio istituito dal regolamento provvisorio siano definitivamente riscossi in ragione dell'aliquota del dazio istituito in via definitiva,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferro molibdeno di cui al codice NC 7202 70 00 originarie della Repubblica popolare cinese.
2. L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, del prodotto di cui al paragrafo 1 è pari al 22,5 %.
3. Salvo diversa indicazione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del regolamento provvisorio della Commissione sono definitivamente riscossi a concorrenza dell'aliquota del dazio istituito nell'articolo 1, o a concorrenza del dazio provvisorio quando questo è inferiore. Viene svincolata la parte degli importi depositati che supera l'aliquota del dazio definitivo.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 28 gennaio 2002.

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