Document ID: 32003D0883

Decisione della Commissione
dell'11 dicembre 2002
relativa al regime di aiuti di Stato C 46/01 - Centrali di tesoreria cui la Francia ha dato esecuzione
[notificata con il numero C(2002) 4827]
(Il testo in lingua francese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(2003/883/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,
dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni a norma di detti articoli(1),
considerando quanto segue:
I. PROCEDIMENTO
(1) Nel 1997 il Consiglio Ecofin ha adottato una risoluzione su un codice di condotta in materia di tassazione delle imprese(2) per porre fine alle pratiche dannose in materia. In seguito all'impegno assunto in detto codice, la Commissione nel 1998 ha pubblicato una comunicazione sull'applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese(3) (in prosieguo "la comunicazione"), in cui ribadisce la propria determinazione ad applicare tali regole in maniera rigorosa e nel rispetto del principio della parità di trattamento. Il presente procedimento rientra in tale ambito.
(2) Con lettera del 4 agosto 1999 (D/63323) la Commissione ha chiesto informazioni relative al regime francese detto delle centrali di tesoreria. Le informazioni sono state comunicate con lettera della rappresentanza permanente della Francia presso l'Unione europea in data 12 ottobre 1999 (A/37816).
(3) Con lettera SG(2001) D/289747 dell'11 luglio 2001 la Commissione ha notificato alla Francia la decisione di avviare il procedimento formale d'indagine previsto all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato nei confronti del regime fiscale applicabile alle centrali di tesoreria. Con lettera del 31 ottobre 2001 (A/38577) la Francia ha trasmesso osservazioni all'avvio del procedimento.
(4) La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(4). La Commissione ha invitato gli interessati a presentare osservazioni sulla misura in questione. La Commissione non ha ricevuto alcuna osservazione al riguardo da parte dei terzi interessati.
II. DESCRIZIONE DELLA MISURA
(5) Lo statuto delle centrali di tesoreria, approvato il 3 novembre 1998, dà diritto ad un trattamento fiscale speciale fissato dall'istruzione del 16 aprile 1999 della direzione generale delle imposte (qui di seguito "l'istruzione"). L'istruzione, in vigore dal 1o gennaio 1999, precisa l'applicazione dell'articolo 39, paragrafo 1, terzo comma, e articolo 131 quater del "Code général des impôts" (qui di seguito "CGI" Codice generale delle imposte), che riguardano il trattamento fiscale degli interessi pagati da una società ai suoi soci per somme che questi ultimi mettono a sua disposizione.
(6) L'articolo 39, paragrafo 1, terzo comma, del CGI prevede la limitazione della deduzione degli interessi pagati ai soci per somme che lasciano o mettono a disposizione di una società, indipendentemente dalla sua forma giuridica, in aggiunta alla loro quota del capitale. La limitazione assume la forma di un tasso di riferimento uguale alla media annua dei tassi medi effettivi, praticati dagli enti creditizi per prestiti alle imprese, a tasso variabile, e di durata iniziale superiore a due anni. Secondo l'istruzione, l'amministrazione fiscale francese può autorizzare una deroga a questa limitazione per le operazioni realizzate nel quadro delle centrali di tesoreria.
(7) L'articolo 131 quater del CGI prevede l'esonero dalla ritenuta alla fonte per le operazioni in conto corrente di soci stabiliti fuori della Francia quando si tratta di società terze o associate. L'istruzione precisa che beneficiano della misura in oggetto anche le operazioni in conto corrente di soci, realizzate tra una società madre e le sue "filiales" (filiali) o "sous-filiales" (sotto-filiali), nel quadro di una convenzione tra società che appartengono ad uno stesso gruppo, riguardanti la creazione di una centrale di tesoreria, e resa nota all'amministrazione fiscale.
(8) Per beneficiare di queste disposizioni, una centrale di tesoreria deve essere stabilita in Francia sotto forma di società filiale ed essere incaricata nell'ambito di un gruppo della centralizzazione dei flussi di tesoreria tra le società che appartengono a questo gruppo. Il suo ruolo consiste nel ricevere, in modo effettivo, flussi di tesoreria provenienti dalle società del gruppo ad essa vincolate dalla convenzione e nel soddisfare le esigenze di tesoreria delle stesse società.
(9) L'adesione a questa convenzione è riservata alle società controllate direttamente o indirettamente da una stessa società ed alla società stessa. Inoltre, il beneficio della misura è limitato ai gruppi di imprese presenti in almeno tre Stati diversi.
III. MOTIVI CHE HANNO INDOTTO ALL'AVVIO DEL PROCEDIMENTO
(10) Nella sua valutazione delle informazioni fornite dalle autorità francesi, la Commissione riteneva che la deroga alla limitazione della deduzione degli interessi, riservata soltanto alle centrali di tesoreria, sembrasse un vantaggio selettivo non giustificato dalla natura o dall'economia del sistema.
(11) La Commissione considerava anche che l'estensione dell'esenzione della ritenuta alla fonte per gli interessi pagati fuori della Francia dalle centrali di tesoreria non poteva essere considerata come un vantaggio specifico, tenuto conto del fatto che quest'esenzione era già applicabile agli interessi pagati fuori della Francia da qualsiasi società a società terze o affiliate.
IV. COMMENTI DELLA FRANCIA
(12) Le autorità francesi constatano che, al momento dell'avvio del procedimento, la Commissione non ha preso in considerazione la qualificazione di aiuto di Stato per l'esenzione della ritenuta alla fonte per gli interessi pagati fuori della Francia dalle centrali di tesoreria. La Francia ritiene di conseguenza poco coerente che la Commissione consideri un vantaggio la deroga alla limitazione della deduzione degli interessi per le centrali di tesoreria, tenuto conto del fatto che l'obiettivo ed il campo d'applicazione delle due misure sono identici.
(13) La Francia considera che l'eccezione alla limitazione della deduzione degli interessi, applicabile alle centrali di tesoreria, non è tale da dare luogo ad un vantaggio. Infatti, quest'eccezione ha in realtà una portata pratica limitata dalla sua entrata in vigore nel gennaio 1999, poiché il tasso limite, definito come il tasso medio dei prestiti a tasso variabile accordati alle imprese dagli enti creditizi, è, nella maggior parte dei casi, vicino al tasso di mercato.
(14) Inoltre, la Francia segnala che il servizio delle indagini statistiche della Direzione generale delle imposte ha registrato soltanto otto accordi convenzionali depositati da società che soddisfanno le condizioni d'applicazione di queste due misure. Questo indicherebbe che il regime non offre un vantaggio concreto.
(15) Secondo le autorità francesi, la deroga alla limitazione della deduzione degli interessi, per le centrali di tesoreria di gruppi stabiliti in almeno tre paesi, non è una misura selettiva poiché non conferisce loro alcun vantaggio comparativo rispetto ai gruppi esclusi dalla misura. Considerando la base imponibile a livello del gruppo, questo regime non fa che trasferire la tassazione dalla centrale di tesoreria al socio: gli interessi deducibili dal risultato della centrale di tesoreria sono correlativamente tassati presso il socio come prodotti finanziari, mentre in una situazione in cui la deduzione degli interessi è limitata da un massimale, gli interessi non deducibili e dunque tassati al livello della filiale sono dedotti dal risultato della società madre in quanto riqualificati come utili distribuiti, esonerati in applicazione del regime d'esenzione delle partecipazioni tra società madre e filiale.
(16) Secondo le autorità francesi, la deroga alla limitazione della deduzione degli interessi applicabile alle centrali di tesoreria è giustificata dalla natura e dall'economia del sistema di deduzione degli interessi per le operazioni in conto corrente di soci. La logica della limitazione della deduzione degli interessi versati da una società ai suoi soci è di introdurre una presunzione legale di anormalità della deduzione di interessi oltre ad un certo livello fissato in correlazione al tasso di mercato, atta ad evitare contenziosi sulla valutazione del tasso normale da prendere in considerazione. Tale presunzione non è pertinente quando la relazione tra i soci e la società si iscrive nel quadro di un accordo di centralizzazione di tesoreria, poiché il rapporto commerciale tra mutuante e mutuatario prevale sulla relazione di socio tra società madre e filiale. La deduzione degli interessi è allora sottoposta alla sola condizione della conformità al tasso di mercato tra terzi indipendenti. Questa stessa logica giustifica la dottrina amministrativa francese che dopo il 1984 prevede che gli interessi versati da una filiale alla società madre avente la qualità di ente creditizio non siano soggetti a massimale.
V. VALUTAZIONE DELLA MISURA
Introduzione
(17) Dopo avere considerato le osservazioni della Francia, la Commissione mantiene la posizione espressa nella sua lettera dell'11 luglio 2001(5) con cui era avviato il procedimento di cui all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato. Ritiene che le osservazioni della Francia non abbiano permesso di chiarire i dubbi espressi e considera quindi che il regime fiscale esaminato costituisce un aiuto illegale al funzionamento ed è incompatibile con il mercato comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato. Ciononostante, nella fattispecie, ritiene che la Francia e le imprese beneficiarie avessero motivo di nutrire fondate aspettative per opporsi al recupero dell'aiuto.
(18) In particolare, la Commissione non può accettare l'assimilazione fatta dalle autorità francesi tra, da un lato, l'esenzione dal prelievo alla fonte per gli interessi pagati fuori della Francia, e, dall'altro, la deroga alla limitazione della deducibilità degli interessi per le operazioni in conto corrente di soci. Infatti, la Commissione ritiene che queste due misure abbiano portate diverse e debbano dunque essere trattate separatamente.
Esonero dalla ritenuta alla fonte
(19) Per quanto riguarda l'esonero dalla ritenuta alla fonte per gli interessi pagati fuori della Francia, l'articolo 131 quater del CGI prevedeva già in forma generale l'esonero dalla ritenuta(6). L'istruzione ha semplicemente precisato che gli interessi pagati fuori della Francia dalle centrali di tesoreria, che sono sottoposte alle condizioni indicate ai punti da 3 a 9 della suddetta istruzione, beneficiano dell'esonero esistente.
(20) Conformemente al punto 13 della comunicazione, le misure di pura tecnica fiscale, come l'esonero della ritenuta alla fonte, costituiscono misure generali e non rientrano nel campo d'applicazione dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato nella misura in cui i vantaggi offerti sono aperti a tutti i soggetti economici che operano sul territorio.
(21) La Commissione può dunque concludere che la portata generale dell'esonero dalla ritenuta alla fonte per gli interessi pagati fuori della Francia, confermata dall'istruzione per quanto riguarda l'applicazione di quest'esonero alle centrali di tesoreria, non permette di considerare questa misura un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
Regime di deduzione degli interessi versati ai soci
(22) Per quanto riguarda la deroga alla limitazione della deducibilità fiscale degli interessi versati sulle somme messe a disposizione di una società dai suoi soci, la Commissione considera che questa misura fiscale costituisce un aiuto ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato, poiché soddisfa cumulativamente ai quattro criteri qui di seguito esposti.
Vantaggio
(23) In primo luogo, la misura conferisce alle imprese beneficiarie un vantaggio che riduce gli oneri normalmente gravanti sul loro bilancio. La deroga alla determinazione di un massimale di deducibilità degli interessi per le operazioni in conto corrente di soci effettuate dalle centrali di tesoreria permette loro di ridurre l'importo della base imponibile. Come detto al punto 9 della comunicazione, un vantaggio può essere conferito da una riduzione dell'onere fiscale, ed in particolare dalla riduzione della base imponibile di un'impresa, a seguito di una deduzione supplementare accordata in deroga al massimale ordinario di deduzione. Le centrali di tesoreria ed i gruppi ai quali appartengono ottengono un vantaggio ogni volta che le suddette centrali possono dedurre dalla loro base imponibile la totalità degli interessi versati ai soci, mentre le altre imprese francesi, nella stessa situazione, dovrebbero rispettare un massimale.
(24) Per quanto riguarda l'osservazione della Francia di cui al punto 13, secondo la quale la misura avrebbe di fatto soltanto una portata pratica limitata poiché il tasso massimo utilizzato è nella maggior parte dei casi vicino al tasso di mercato, la Commissione constata che l'esistenza di alcuni casi di vantaggio, o la semplice possibilità che il regime conferisca vantaggi, è sufficiente per qualificarlo come sistema di aiuti, sempre che sussistano le altre condizioni dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
(25) La Commissione rileva l'argomentazione della Francia, al punto 15, secondo la quale la deroga al dispositivo di limitazione non farebbe che spostare la tassazione dalla centrale di tesoreria verso il socio e non conferirebbe alcun vantaggio comparativo a livello del gruppo interessato rispetto ai gruppi esclusi dalla misura. Tuttavia, il raffronto effettuato dalle autorità francesi sul livello di tassazione effettiva di gruppo, a seconda che le somme versate da una centrale di tesoreria alla società madre assumano la forma di interessi deducibili o di dividendi distribuiti, non permette di escludere in tutti i casi l'esistenza un vantaggio, poiché si basa sul raffronto di situazioni diverse che variano in funzione di parametri esterni. L'importo dei dividendi distribuiti dipende infatti dalla realizzazione di utili che la filiale può distribuire e dalle sue scelte di gestione, ed il loro trattamento fiscale dipende dalla consistenza del capitale detenuto dalla società madre, nonché delle norme fiscali - in particolare internazionali - applicabili. A tale riguardo, la situazione evocata dalla Francia riguarda soltanto una situazione molto ristretta, che presuppone in particolare un contesto nel quale la società madre e la filiale sono sottoposte allo stesso livello di tassazione effettiva. Questo ragionamento si basa anche sull'ipotesi che i vantaggi della filiale sono interamente distribuiti alla società madre. Infine, il ragionamento della Francia presuppone che la società madre possa beneficiare di un regime d'esenzione delle partecipazioni tra società madre e filiale, cosa che non sempre avviene.
(26) Inoltre, la Commissione osserva che il carattere di vantaggio di una misura deve essere esaminato rispetto al sistema nazionale dello Stato membro interessato e non rispetto ad un sistema che garantisce una ipotetica parità di trattamento interstatale, come implicitamente sostenuto dalla Francia.
(27) Su questa base, la Commissione conclude che la deroga alla limitazione della deduzione degli interessi versati ai soci è tale da conferire un vantaggio alle centrali di tesoreria ed ai gruppi ai quali appartengono.
Risorse di Stato
(28) In secondo luogo, il vantaggio è accordato attraverso risorse di Stato. Nel caso presente, la riduzione della base imponibile delle centrali di tesoreria stabilite in Francia comporta una diminuzione delle entrate fiscali che costituiscono risorse di Stato.
Incidenza sulla concorrenza e sugli scambi intracomunitari
(29) In terzo luogo, la misura in causa incide sulla concorrenza e sugli scambi tra gli Stati membri. Questo criterio è soddisfatto tenuto conto del fatto che le centrali di tesoreria devono agire in un quadro multinazionale, che comprende in particolare il commercio intracomunitario. A causa del vantaggio conferito alle centrali di tesoreria, la posizione dell'insieme delle società e dei gruppi ai quali appartengono è rafforzato rispetto a quella di altre società o di altri gruppi concorrenti in differenti settori, alcuni dei quali sono caratterizzati dall'esistenza di scambi intracomunitari.
(30) Come sottolinea il punto 11 della comunicazione, l'importanza relativamente scarsa di un aiuto(7), sostenuta dalla Francia, non modifica questa constatazione.
Selettività
(31) Infine, la Commissione ritiene che le disposizioni dell'istruzione siano selettive nella misura in cui favoriscono alcune imprese, poiché in questo caso, riguardano soltanto le centrali di tesoreria di gruppi stabiliti in almeno tre Stati. In particolare sono dunque escluse le società che appartengono a gruppi stabiliti soltanto in Francia o in due soli Stati.
Giustificazione in base alla natura o all'economia del sistema
(32) La Francia sostiene l'argomentazione che il regime di deduzione non limitata degli interessi, applicabile alle centrali di tesoreria, è giustificato dalla logica della stessa determinazione del massimale. A causa della relazione particolare tra un socio e la società, la determinazione di massimale introdurrebbe una presunzione legale di anormalità della deduzione degli interessi che eccedono un certo livello fissato in relazione al tasso di mercato, atta ad evitare contenziosi sulla valutazione del tasso normale da considerare. Tale presunzione non sarebbe pertinente nel quadro di un accordo di centralizzazione di tesoreria, poiché il rapporto commerciale tra prestatore e mutuatario prevarrebbe sulla relazione di socio tra società madre e filiale. Per questo motivo, la deduzione degli interessi sarebbe sottoposta alla sola condizione della loro conformità al tasso di mercato tra terzi indipendenti.
(33) La Commissione non può accettare quest'argomentazione, poiché la Francia non spiega i motivi per i quali il rapporto commerciale prevarrebbe sulla relazione società madre/filiale soltanto nel contesto delle centrali di tesoreria rispetto alle funzioni di centralizzazione dei flussi di tesoreria esercitate da filiali non coperte da un accordo ai sensi dell'istruzione. Inoltre, la Francia non spiega perché le attività di centralizzazione effettuate da una società francese a favore di un gruppo stabilito soltanto in Francia o in due Stati sarebbero diverse da quelle delle centrali di tesoreria ammesse a titolo del regime. Di conseguenza, la Commissione ritiene che l'assenza di pertinenza della norma generale di determinazione del massimale nel caso delle centrali di tesoreria eleggibili al regime non sia stabilita da caratteristiche peculiari delle sole centrali di tesoreria, in opposizione alle altre società che esercitano lo stesso tipo di attività. La circostanza che gli interessi versati da una filiale alla sua società madre avente la qualità d'ente creditizio beneficiano di siffatta esenzione non può modificare questa valutazione, poiché la deroga non permette, in sé, di giustificare la specificità del regime che riguarda soltanto alcune centrali di tesoreria. La deroga alla norma generale di determinazione di un massimale applicabile alle sole centrali di tesoreria di un gruppo con sede in almeno tre paesi non può dunque essere giustificata dalla natura e dall'economia del sistema.
(34) La Commissione conclude dunque che si tratta di un sistema di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato.
Compatibilità
(35) Come è già stato sottolineato nella decisione di avviare il procedimento formale d'indagine, il regime in questione non sembra a priori poter beneficiare di alcuna delle deroghe previste dall'articolo 87, paragrafi 2 e 3, del trattato, e le autorità francesi non hanno contestato la valutazione fatta a tale riguardo dalla Commissione, e che può essere riassunta come segue.
(36) Le deroghe di cui all'articolo 87, paragrafo 2, del trattato, riguardanti gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, gli aiuti destinati a ovviare ai danni recati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali e gli aiuti concessi all'economia di determinate regione della Repubblica federale di Germania nella fattispecie non sono applicabili.
(37) La deroga prevista all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato, che prevede la possibilità di autorizzare aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, non può essere invocata, poiché si tratta di un regime il cui campo d'applicazione territoriale non è limitato.
(38) Il regime delle centrali di tesoreria non rientra neppure nella categoria dei progetti di comune interesse europeo ammessi alla deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato né può beneficiare della deroga di cui alla lettera d), del medesimo articolo dato che non è destinato a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio.
(39) I vantaggi fiscali accordati nel quadro del regime delle centrali di tesoreria non possono beneficiare della deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del trattato che autorizza gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche sempreché non alterino le condizioni di scambio in misura contraria al comune interesse. Si tratta, infatti, di aiuti al funzionamento che esonerano le imprese beneficiarie, o i gruppi ai quali appartengono, da alcuni oneri che dovrebbero normalmente sostenere.
(40) Di conseguenza, il regime di aiuti è incompatibile con il mercato comune.
Recupero degli aiuti
(41) Le misure in questione non possono essere considerate come aiuti esistenti ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato(8). Infatti, sono state poste in essere dopo l'entrata in vigore del trattato, non sono mai state notificate alla Commissione ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, non sono soggette a prescrizione e costituivano aiuti fin dal momento della loro entrata in vigore. Esse configurano pertanto nuovi aiuti. Quando gli aiuti di Stato concessi illegalmente risultano incompatibili con il mercato comune, la conseguenza naturale di siffatta conclusione è che dovrebbero essere recuperati presso i beneficiari ai sensi dell'articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999. Il recupero dell'aiuto tende a ripristinare, nella misura del possibile, lo stato di competitività esistente prima della sua concessione. Né l'assenza di precedenti ai fini dell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato in casi simili, né la pretesa mancanza di chiarezza della politica comunitaria in materia di aiuti di Stato giustificherebbero una deroga a questo principio fondamentale.
(42) Ciononostante, l'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio stabilisce che "la Commissione non impone il recupero dell'aiuto qualora ciò sia in contrasto con un principio generale del diritto comunitario". Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e la prassi decisionale della Commissione l'ordine di recupero dell'aiuto violerebbe un principio generale del diritto comunitario qualora, per effetto dell'azione della Commissione, il beneficiario di un aiuto invocasse il principio del legittimo affidamento per far valere che l'aiuto è stato accordato conformemente alla legislazione comunitaria.
(43) Nella causa Van den Bergh e Jurgens(9) la Corte ha dichiarato:
"Dalla costante giurisprudenza della Corte emerge che il principio della tutela del legittimo affidamento può essere fatto valere dall'operatore economico nel quale un'istituzione abbia fatto sorgere fondate aspettative. Tuttavia, l'operatore economico prudente ed accorto, qualora sia in grado di prevedere l'adozione di un provvedimento comunitario idoneo a ledere i suoi interessi, non può invocare detto principio nel caso in cui il provvedimento venga adottato."
La Francia non ha presentato alla Commissione alcuna argomentazione riguardo all'esistenza di un legittimo affidamento da parte dei beneficiari del regime. Tuttavia, dalla giurisprudenza della Corte(10) deriva che la Commissione è tenuta a prendere automaticamente in considerazione le circostanze eccezionali che giustificano, ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 659/1999, che rinunci ad ordinare il recupero degli aiuti accordati illegalmente quando il recupero è contrario ad un principio generale del diritto comunitario, quale il rispetto del legittimo affidamento dei beneficiari.
(44) Nel caso presente, la Commissione nota che il regime francese delle centrali di tesoreria presenta alcune analogie con il sistema introdotto in Belgio con regio decreto n. 187 del 30 dicembre 1982 per quanto riguarda la tassazione dei centri di coordinamento. I due sistemi riguardano attività all'interno di un gruppo e riguardano norme specifiche di determinazione della base imponibile. Nella decisione del 2 maggio 1984 la Commissione ha considerato che il sistema non costituisse aiuto ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato. Benché tale decisione non sia stata pubblicata, il fatto che la Commissione non abbia sollevato obiezioni nei confronti del sistema belga dei centri di coordinamento all'epoca è stata resa pubblica nella quattordicesima relazione sulla politica di concorrenza nonché in una risposta ad un'interrogazione parlamentare(11).
(45) A questo proposito la Commissione osserva che la decisione sul regime belga dei centri di coordinamento è stata adottata prima dell'adozione del regime francese. Inoltre, l'adozione è intervenuta prima della pubblicazione della Comunicazione. La Commissione conclude pertanto riconoscendo il diritto dei beneficiari degli aiuti e dell'amministrazione francese di invocare il principio di legittimo affidamento per opporsi al recupero degli aiuti, e, di conseguenza, non esige il recupero.
VI. CONCLUSIONI
(46) La Commissione constata che il regime francese delle centrali di tesoreria costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato e che la Francia ha illegalmente dato esecuzione al sistema in violazione dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato.
(47) Tuttavia, la posizione presa dalla Commissione in passato, in relazione ad alcune misure fiscali a favore delle multinazionali, ha potuto suscitare presso le autorità francesi ed i beneficiari del regime, il legittimo affidamento che il regime delle centrali di tesoreria fosse compatibile con le norme applicabili in materia di aiuti di Stato. La Commissione constata che il recupero dell'aiuto sarebbe in contrasto con il principio generale del rispetto del legittimo affidamento e, pertanto, rinuncia ad esigere il recupero,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
L'aiuto di Stato cui la Francia ha dato esecuzione, sotto forma di deroga alla limitazione della deducibilità degli interessi per le centrali di tesoreria, disciplinata dall'istruzione del 16 aprile 1999 della direzione generale delle Imposte relativa al regime delle centrali di tesoreria, con effetto dal 1o gennaio 1999, è incompatibile con il mercato comune.
Articolo 2
La Francia è tenuta ad eliminare gli elementi selettivi d'aiuto, di cui all'articolo 1, del regime disciplinato dall'istruzione del 16 aprile 1999 della direzione generale delle Imposte relativa alle centrali di tesoreria.
Articolo 3
La Francia comunica alla Commissione, entro due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, le misure adottate per conformarvisi.
Articolo 4
La Repubblica francese è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, l'11 dicembre 2002.

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