Document ID: 31999D0830

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 26 ottobre 1999
relativa alle disposizioni nazionali notificate dal Regno di Danimarca concernenti l'impiego di solfiti, nitriti e nitrati nei prodotti alimentari
[notificata con il numero C(1999) 3416]
(Il testo in lingua danese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(1999/830/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95, paragrafo 6,
considerando quanto segue:
I FATTI
1. La legislazione comunitaria
(1) La direttiva 89/107/CEE per il ravvicinamento delle legislazioni negli Stati membri concernenti gli additivi autorizzati nei prodotti alimentari destinati al consumo umano(1) è stata adottata il 21 dicembre 1998. L'articolo 3, paragrafo 2, di tale direttiva prevede che il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione secondo la procedura prevista all'ex articolo 100 A del trattato CE, adotti l'elenco degli additivi il cui impiego è autorizzato, ad esclusione di qualsiasi altro, nonché l'elenco dei prodotti alimentari a cui tali additivi possono essere aggiunti, le condizioni di tale aggiunta e, eventualmente, una limitazione quanto alla finalità tecnologica del loro impiego.
(2) In applicazione della precitata disposizione, la Commissione ha presentato tre proposte di direttive specifiche: la prima relativa agli edulcoranti, la seconda ai coloranti, e la terza agli additivi diversi dai coloranti e dagli edulcoranti. Conformemente al disposto dell'articolo 6 della direttiva 89/107/CEE, tali proposte sono state redatte previa consultazione del comitato scientifico per l'alimentazione umana (CSA). La Commissione ha infatti chiesto al CSA di valutare la sicurezza degli additivi. I pareri del CSA, sui quali la Commissione ha fondato le sue proposte di direttiva, sono stati presi sistematicamente in considerazione nelle discussioni in merito a tali proposte, svoltesi in sede di Parlamento europeo e di Consiglio, fino all'adozione delle direttive. Sono state quindi adottate tre direttive specifiche, che costituiscono le tappe della direttiva globale di cui all'articolo 3 della direttiva 89/107/CEE(2). La presente decisione concerne solo l'ultima di queste tre direttive, cioè la direttiva 95/2/CE, del 20 febbraio 1995, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti.
2. Le disposizioni nazionali
(3) Prima dell'entrata in vigore della direttiva 95/2/CE, la legislazione danese in materia consisteva in un elenco positivo, elaborato nell'ottobre 1988, che determinava le condizioni di impiego degli additivi, compresi i nitrati, i nitriti e i solfiti, nei prodotti alimentari, nonché nel decreto 242, del 17 aprile 1991. Gli Stati membri erano tenuti a mettere in vigore entro il 25 settembre 1996 le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva. La direttiva 95/2/CE è stata recepita in Danimarca col decreto n. 1055 del 18 dicembre 1995(3). A complemento del decreto del 18 dicembre 1995 è stato pubblicato un elenco positivo(4), che determina le condizioni di impiego degli additivi nei prodotti alimentari. Con lettera del 15 luglio 1996 il governo danese ha comunicato alla Commissione copia delle misure nazionali di recepimento della direttiva 95/2/CE, precisando peraltro che dette misure non concernevano i solfiti, i nitriti e i nitrati, e indicando che per quanto concerne tali additivi intendeva applicare le disposizioni nazionali, in deroga alla direttiva 95/2/CE, come previsto dall'articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE. Il 23 settembre 1996, cioè due giorni prima della data limite per il recepimento della direttiva 95/2/CE, sono stati adottati il decreto n. 834, che completa il precedente decreto n. 1005 e l'elenco positivo relativo specificamente ai solfiti, ai nitriti e ai nitrati(5).
3. I solfiti
(4) La direttiva 95/2/CE, relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti, determina le condizioni di impiego di un certo numero di additivi appartenenti a varie categorie, quali i conservanti e gli antiossidanti. L'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 95/2/CE definisce i conservanti come "sostanze che prolungano il periodo di validità di prodotti alimentari proteggendoli dal deterioramento provocato da microorganismi", e gli antiossidanti come "sostanze che prolungano il periodo di validità di prodotti alimentari proteggendoli dal deterioramento provocato dall'ossidazione, come l'irrancidimento dei grassi e le variazioni di colore". L'articolo 2, paragrafo 1, della direttiva prevede che nei prodotti alimentari possono venire impiegate per gli scopi citati nell'articolo 1, paragrafo 3, solo le sostanze elencate nell'allegato III. L'articolo 2, paragrafo 4, prevede che gli additivi elencati nell'allegato III possono essere usati solo nei prodotti alimentari citati in tale allegato e alle condizioni ivi specificate. L'allegato III, parte B, precisa, in forma di tabella, le condizioni di impiego dell'anidride solforosa (E 220) e dei solfiti(6): solfito di sodio (E 221), bisolfito di sodio (E 222), metabisolfito di sodio (E 223), metabisolfito di potassio (E 224), solfito di calcio (E 226), calcio bisolfito (E 227), potassio solfito acido (E 228)(7):
SPAZIO PER TABELLA
(5) Il decreto danese del 23 settembre 1996 aggiunge un allegato 9 al decreto del 18 dicembre 1995, precisando, in forma di tabella, le condizioni di impiego dei solfiti diverse da quelle stabilite nei regolamenti comunitari sul vino(8):
SPAZIO PER TABELLA
4. Il caso dei nitriti e dei nitrati
(6) L'articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 95/2/CE, relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti, definisce i conservanti e gli antiossidanti(9). Per questa categoria di additivi l'articolo 2, paragrafo 1, prevede che nei prodotti alimentari possono venire impiegate per gli scopi citati nell'articolo 1, paragrafo 3, solo le sostanze elencate nell'allegato III. L'articolo 2, paragrafo 4, stabilisce che gli additivi elencati nell'allegato III possono venire usati solo nei prodotti alimentari citati in tale allegato e alle condizioni ivi specificate. L'allegato III, parte C precisa, in forma di tabella, le condizioni di impiego del nitrito di potassio (E 249), del nitrito di sodio (E 250), del nitrato di sodio (E 251) e del nitrato di potassio (E 252)(10):
Nitrito di potassio (E 249) e nitrato di sodio (E 250)
SPAZIO PER TABELLA
Nitrato di sodio (E 251) e nitrato di potassio (E 252)
SPAZIO PER TABELLA
(7) Le condizioni per l'impiego dei nitriti e dei nitrati nei prodotti alimentari diversi dai prodotti a base di carne sono fissate nell'elenco positivo(11), cui fa riferimento il paragrafo 11 del decreto del 18 dicembre 1995. La Commissione ha esaminato tali disposizioni e le ritiene conformi alle disposizioni corrispondenti della direttiva 95/2/CE. Il decreto danese del 23 settembre 1996 aggiunge al decreto del 18 dicembre 1995 un allegato 8 che precisa, in forma di tabella, le condizioni di impiego dei nitriti e dei nitrati nei prodotti a base di carne(12):
Nitrito di potassio (E 249) e nitrito di sodio (E 250)
SPAZIO PER TABELLA
Nitrato di sodio (E 251) e nitrato di potassio (E 252)
SPAZIO PER TABELLA
PROCEDURA
(8) Il 15 dicembre 1994 il Consiglio ha adottato come punto "A" la direttiva 95/2/CE; in tale occasione la delegazione danese aveva formulato la seguente dichiarazione di voto: "La delegazione danese vota contro l'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti. Quanto all'uso dei nitriti/nitrati, dei solfiti e dei fosfati sodici di alluminio, la direttiva non soddisfa pienamente alle esigenze sanitarie, cui la delegazione danese attribuisce importanza determinante nelle disposizioni che disciplinano gli additivi alimentari. (...) Il governo danese inoltre continua a sostenere che, conformemente alle dichiarazioni della Commissione, il comitato scientifico per l'alimentazione umana deve pronunciarsi quanto prima sui nitriti/nitrati e sui solfiti. Intende esaminare le conclusioni del comitato scientifico e si riserva il diritto di mantenere in vigore le disposizioni nazionali necessarie alla tutela della vita e della salute delle persone, conformemente all'articolo 100 A del trattato." La direttiva 95/2/CE è stata firmata dai presidenti del Parlamento europeo e del Consiglio il 20 febbraio 1995. Essa prevede che gli Stati membri sono tenuti a mettere in vigore le misure nazionali di applicazione entro il 25 settembre 1996.
(9) In data 15 luglio 1996 la rappresentanza permanente della Danimarca presso l'Unione europea ha trasmesso al Segretariato generale della Commissione una lettera nella quale le autorità danesi comunicano alla Commissione copia delle misure nazionali di recepimento della direttiva 95/2/CE(13). Le autorità danesi precisano peraltro "La Danimarca non ha recepito le disposizioni della direttiva 95/2/CE relativa ai nitrati e ai nitriti nei prodotti a base di carne né quelle relative ai solfiti (cfr. la tabella comparativa). Si rinvia alla dichiarazione di voto formulata dalla Danimarca all'atto dell'adozione della direttiva. Per quanto riguarda l'applicazione a tali sostanze dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato, il governo danese intende applicare le misure nazionali giustificate da gravi motivi, di cui all'articolo 36. Si rimanda all'allegata relazione scientifica(14)". La pratica era ancora incompleta e di conseguenza i servizi della Commissione non hanno considerato tale lettera come una notifica formale ai sensi del paragrafo 4 dell'articolo 100 A. Parallelamente alla comunicazione di cui sopra, ha avuto luogo uno scambio epistolare fra il ministro danese e il commissario europeo competente. Il ministro ha confermato la posizione danese, formulata nella dichiarazione di voto. Il commissario ha preso atto dell'intenzione della Danimarca di chiedere una deroga della direttiva, in applicazione dell'articolo 100 A, paragrafo 4, e ha aggiunto che i servizi della Commissione avrebbero esaminato la domanda non appena ricevuta una notifica ufficiale completa.
(10) I servizi della Commissione sono venuti a conoscenza del decreto n. 834 del 23 settembre 1996 a seguito di un reclamo presentato nel novembre 1996. In una lettera di domanda di informazioni trasmessa alle autorità danesi il 20 gennaio 1997 per dar seguito al reclamo di cui sopra, i servizi della Commissione hanno constatato che all'intenzione di derogare alla direttiva 96/2/CE, manifestata nel luglio 1996 dalle autorità danesi, ha fatto seguito l'ulteriore adozione del decreto oggetto del reclamo. In seguito a contatti non formali, il 20 maggio 1997 le autorità danesi hanno trasmesso una risposta circostanziata alla lettera di domanda di informazioni dei servizi della Commissione. L'esame di tale scambio epistolare ha indotto i servizi della Commissione ad attribuire alla lettera delle autorità danesi del 15 luglio 1996, considerata assieme alla lettera contenente i chiarimenti del 20 maggio 1997, valore di notifica della legislazione nazionale relativa ai nitriti, ai nitrati e ai solfiti, ai sensi dell'articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE. Alla Commissione sono nel frattempo pervenuti altri reclami relativi a ostacoli alla commercializzazione in Danimarca di prodotti alimentari contenenti solfiti e dei prodotti a base di carne contenenti nitriti e/o nitrati. In ulteriori contatti informali i servizi della Commissione e le autorità danesi hanno discusso gli aspetti tecnici e scientifici della pratica, senza però riuscire a ottenere una convergenza dei punti di vista. È stato semplicemente deciso che le autorità danesi avrebbero trasmesso ai servizi della Commissione informazioni complementari a sostegno delle giustificazioni che motivano la domanda di deroga. Tali informazioni complementari sono state trasmesse alla Commissione il 14 luglio 1998.
(11) La pratica di notifica, costituita dal memorandum allegato alla lettera del 15 luglio 1996 e dalle ultime informazioni complementari delle autorità danesi, è stata quindi inviata agli altri Stati membri, per parere. Sono pervenuti alla Commissione i pareri della Germania, della Francia, dei Paesi Bassi, del Portogallo, della Finlandia, della Svezia e del Regno Unito:
- La Germania rammenta che le condizioni di impiego dei solfiti, dei nitriti e dei nitrati nei prodotti alimentari sono state determinate tenendo conto delle valutazioni del CSA. Considera peraltro utile chiedere al CSA di esaminare la documentazione trasmessa dalle autorità danesi.
- La Francia ritiene che in alcuni punti la legislazione danese appaia discriminatoria. Riconosce l'utilità di un riesame a livello comunitario delle condizioni di impiego di solfiti, nitriti e nitrati e considera opportuno attendere i risultati degli studi sul consumo degli additivi alimentari condotti dagli Stati membri prima di procedere a tale riesame.
- I Paesi Bassi non sostengono la domanda di deroga della delegazione danese; considerano infatti che le autorità danesi non hanno fornito la prova che le misure restrittive sono giustificate dalle abitudini alimentari della popolazione danese.
- Il Portogallo rammenta che le ragioni evocate dalle autorità danesi nella domanda di deroga erano già state presentate nel corso delle discussioni precedenti l'adozione della direttiva 95/2/CE, e non erano state accolte dal Consiglio. Raccomanda di attendere i risultati degli studi sul consumo degli additivi alimentari, per adeguare le condizioni di impiego degli additivi previste nella direttiva.
- La Finlandia comprende l'auspicio delle autorità danesi di rendere più severe le condizioni di impiego di nitriti, nitrati e solfiti nei prodotti alimentari. Rammenta che la direttiva 95/2/CE doveva essere riveduta su tali punti, in funzione della valutazione dei livelli di consumo degli additivi negli Stati membri, che saranno disponibili alla fine del 1999.
- La Svezia non ritiene di avere ragioni di opporsi alle disposizioni danesi: considera infatti che sarà necessario rivedere le condizioni di impiego degli additivi di cui trattasi a livello comunitario e constata che l'applicazione delle disposizioni danesi non sembra costituire un ostacolo agli scambi.
- Il Regno Unito rileva che le autorità danesi non hanno fornito la prova che il rischio sia maggiore presso i consumatori danesi che negli altri Stati membri.
(12) Il 1o maggio 1999 è entrato in vigore il "trattato di Amsterdam, che modifica il trattato sull'Unione europea, i trattati che istituiscono le Comunità europee e alcuni atti connessi", firmato ad Amsterdam il 2 ottobre 1997. Il trattato di Amsterdam ha arrecato sostanziali modifiche al disposto dell'articolo 100 A del trattato che istituisce la Comunità europea, sostituendo ai paragrafi 3, 4 e 5 di tale articolo otto nuovi paragrafi, numerati da 3 a 10. L'articolo così modificato è diventato, con le nuova numerazione degli articoli, l'articolo 95 del trattato che istituisce la Comunità europea. Con lettera del 29 luglio 1999, il Segretariato generale della Commissione ha comunicato alle autorità danesi che la loro notifica relativa all'uso di solfiti, nitriti e nitrati nei prodotti alimentari era oramai presa in considerazione nel quadro delle nuove disposizioni del trattato.
VALUTAZIONE GIURIDICA
1. Disposizioni applicabili
(13) Il trattato di Amsterdam non comporta disposizioni transitorie specifiche relative alle regole applicabili alle notifiche effettuate precedentemente alla sua entrata in vigore, come la notifica danese, oggetto della presente decisione. In assenza di disposizioni specifiche che ne proroghino l'applicazione, le precedenti disposizioni dell'articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE sono considerate abrogate con decorrenza dal giorno di entrata in vigore delle nuove disposizioni (1o maggio 1999).
(14) La Commissione ha comunicato al Regno di Danimarca che la notifica presentata in virtù del disposto dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE era considerata mantenuta nel quadro delle nuove disposizioni del trattato. Dal paragone fra le precedenti disposizioni dell'articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE e le nuove disposizioni dell'articolo 95, paragrafi 4 e 6, del medesimo trattato, risulta che queste sono analoghe, sebbene non identiche. Tali nuove disposizioni del trattato, che hanno sostituito le precedenti disposizioni dell'articolo 100 A, paragrafo 4, con decorrenza dal 1o maggio 1999, costituiscono il diritto applicabile in sede di esame della notifica di cui trattasi.
2. Valutazione della ricevibilità
(15) La notifica presentata dalle autorità danesi è intesa a ottenere l'autorizzazione a mantenere in vigore talune disposizioni nazionali incompatibili con la direttiva 95/2/CE, che costituisce una misura di armonizzazione adottata sulla base dell'ex articolo 100 A (diventato articolo 95) del trattato CE. Benché le lettere delle autorità danesi, rispettivamente del 15 luglio 1996 e del 20 maggio 1997, si riferiscano a disposizioni nazionali posteriori all'adozione della direttiva 95/2/CE, va infatti osservato che, come già indicato precedentemente al punto 3, tali disposizioni nazionali riprendono la sostanza delle disposizioni nazionali in vigore prima dell'adozione della direttiva. Si può quindi considerare che nel caso in presenza è soddisfatta la condizione prevista dall'articolo 95, paragrafo 4, del trattato, secondo la quale le regole notificate in virtù di tali disposizioni sono le regole che lo Stato membro auspica mantenere in vigore dopo l'adozione di una misura di armonizzazione.
(16) La Commissione inoltre era stata informata dal Regno di Danimarca della decisione di mantenere in vigore disposizioni nazionali incompatibili con la direttiva 95/2/CE prima della data di entrata in applicazione della direttiva medesima. Infatti le autorità danesi avevano comunicato alla Commissione, con la lettera del 15 luglio 1996, che intendevano mantenere in vigore le disposizioni nazionali di deroga alla direttiva 95/2/CE. Tale prima lettera, seguita da altre che ne hanno chiarito l'esatta portata, conteneva la descrizione delle misure nazionali di deroga. Nel caso in presenza la Commissione è stata informata delle disposizioni danesi di deroga nel luglio 1996, cioè prima della data limite di entrata in applicazione delle disposizioni di recepimento della direttiva.
(17) Sulla base delle precedenti considerazioni, la Commissione ritiene che la notifica del Regno di Danimarca sia ricevibile ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE.
3. Valutazione della fondatezza
(18) Conformemente alle disposizioni sostanziali dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE, la Commissione deve appurare che le disposizioni nazionali notificate sono giustificate da importanti motivi, come previsto dall'articolo 30 del trattato (ex articolo 36) ovvero relative alla tutela dell'ambiente di lavoro o dell'ambiente. Nella lettera di notifica le autorità danesi invocano l'obiettivo di tutela della salute pubblica. La Commissione pertanto deve verificare se le misure siano necessarie e proporzionate all'obiettivo perseguito. Se conclude che le disposizioni nazionali notificate sono giustificate deve verificare, in applicazione dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, che non costituiscano un mezzo arbitrario di discriminazione o una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri e non rappresentino un ostacolo al funzionamento del mercato interno. Va inoltre precisato che ormai l'articolo 95, paragrafo 4, del trattato impone espressamente allo Stato membro l'onere di provare che sono soddisfatte le condizioni affinché sia concessa un'autorizzazione di deroga.
a) Giustificazione motivata dalla grave ragione costituita dalla tutela della salute pubblica
i) I solfiti
(19) Nel memorandum le autorità danesi fondano la domanda di deroga sulla direttiva quadro 89/107/CEE, relativa agli additivi. L'allegato II di tale direttiva stabilisce i criteri generali per l'impiego degli additivi alimentari. Le autorità danesi rimproverano al legislatore comunitario di non essersi attenuto, all'atto dell'adozione della direttiva 95/2/CE, a tali criteri per stabilire le condizioni di impiego dei solfiti nei prodotti alimentari.
(20) L'argomentazione delle autorità danesi nei confronti dei due criteri che definiscono le condizioni di impiego degli additivi, cioè l'esigenza tecnologica e il rischio di indurre in errore il consumatore, non si riferiscono però all'obiettivo di tutela della salute di cui all'articolo 30 del trattato CE, né agli altri obiettivi di cui all'articolo 95, paragrafo 4, del medesimo trattato. Di conseguenza tali elementi non possono essere invocati in riferimento alle esigenze il cui elenco esaustivo è contenuto nell'articolo 95, paragrafo 4, di cui sopra; la Commissione inoltre non ritiene fondate le argomentazioni avanzate.
(21) Quanto alle esigenze tecnologiche, le autorità danesi ribadiscono la necessità di un quadro legale ben preciso per le condizioni di impiego dei solfiti nei prodotti alimentari e sostengono che dall'entrata in vigore di una legislazione restrittiva in materia di uso di tali additivi in Danimarca, cioè dal 1988, vari prodotti alimentari contemplati dalla direttiva 95/2/CE sono immessi in commercio in Danimarca senza addizione di solfiti e senza problemi di sicurezza degli alimenti. Le autorità danesi citano il caso delle patate sbucciate, della senape, della frutta essiccata e degli ortaggi e della frutta in conserva. La Commissione indica che la normativa comunitaria ha tenuto conto della necessità di disporre di un quadro legale ben preciso per le condizioni di impiego dei solfiti nei prodotti alimentari; precisa peraltro che i solfiti sono autorizzati in qualità di conservanti e/o antiossidanti(15) dalla direttiva 95/2/CE, e che tali additivi hanno una funzione tecnologica e corrispondono a un'esigenza tecnologica che non può essere assolta con altri metodi, validi da un punto di vista economico e tecnologico. La Commissione ritiene inoltre che tale argomentazione non possa essere adottata in riferimento alla tutela della salute delle persone: le autorità danesi infatti devono dimostrare che la presenza di solfiti comporta un rischio per la salute delle persone.
(22) Quanto al rischio di indurre in errore il consumatore, le autorità danesi rimettono in causa la fondatezza dell'impiego dei solfiti, stabilita dalla direttiva 95/2/CE, considerando che tali additivi hanno sulla frutta e la verdura un effetto imbiancante, che potrebbe indurre in errore i consumatori. La Commissione rammenta che i solfiti sono autorizzati dalla direttiva 95/2/CE in qualità di conservanti e/o antiossidanti, non di imbiancanti. Gli antiossidanti sono intesi a proteggere "dal deterioramento provocato dall'ossidazione, come (...) le variazioni di colore"(16). La Commissione ritiene che una tale funzione non possa indurre in errore il consumatore sulla natura del prodotto: la presenza dell'additivo è infatti indicata sull'etichetta. Tale argomentazione non può inoltre costituire un'esigenza di tutela della salute delle persone.
(23) Le direttive comunitarie specifiche relative agli additivi sono state adottate sulla base di una valutazione rigorosa della sicurezza di tutti gli additivi, condotta dal CSA, affinché in esse figurino esclusivamente gli additivi il cui impiego negli alimenti è stato ritenuto non pericoloso, e che possono pertanto essere utilizzati nella Comunità. L'allegato II della direttiva 89/107/CEE stabilisce che "per determinare gli eventuali effetti nocivi di un additivo alimentare o dei suoi derivati, lo si deve sottoporre alle opportune prove e a una valutazione a livello tossicologico. Tale valutazione dovrebbe anche tener conto, per esempio, di qualsiasi effetto di cumulo, di sinergia o di potenziamento dovuto al suo impiego, nonché del fenomeno dell'intolleranza umana alle sostanze estranee all'organismo". Il CSA ha proceduto a più riprese ad una tale valutazione tossicologica dei solfiti, da ultimo in un parere formulato il 25 febbraio 1994(17). Le autorità danesi si fondano per l'appunto su tale parere per denunciare il rischio di superamento della dose giornaliera ammissibile (DGA) e i rischi di allergia correlati al consumo di solfiti.
(24) La valutazione della sicurezza di un additivo può far emergere la necessità di stabilire una DGA per tutelare la salute delle persone. Tale DGA rappresenta la quantità media giornaliera ingeribile senza rischio per tutta la vita. La DGA, che comprende di norma un fattore di sicurezza di 100, che può però arrivare a 500, è espressa in milligrammi per chilogrammo di peso corporeo (mg/kg p.c.). L'approvazione di qualsiasi additivo alimentare e la determinazione delle condizioni di impiego devono quindi tener conto delle esigenze tecnologiche (dose necessaria per ottenere l'effetto voluto) nonché del probabile apporto quotidiano in tutti i prodotti alimentari, per verificare che l'uso autorizzato non possa comportare il superamento della DGA stabilita.
(25) Nel parere del 25 febbraio 1994 il CSA ha stabilito per i solifiti una DGA di 0,7 mg/kg p.c. al giorno(18), pari a 49 mg/giorno per un adulto (0,7 mg/kg × 70 kg) ed a 21 mg/giorno per un bambino (0,7 mg/kg × 30 kg). Tale valore si fonda sulla dose innocua per l'apparato digerente. Le condizioni di impiego dei solfiti definite nella direttiva 95/2/CE possono condurre, secondo le autorità danesi, al superamento della DGA. Le autorità danesi citano l'esempio del vino, nel quale i solfiti sono autorizzati per un valore massimo di 160 mg/l(19). Il consumo di due bicchieri di vino rappresenta un apporto di 40 mg di solfiti (25 cl × 160 mg/l), valore che non si scosta di molto dall'apporto quotidiano ammissibile per un adulto. Le autorità danesi ritengono che qualsiasi autorizzazione supplementare di impiego dei solfiti condurrà al superamento - o aumenterà il rischio di superamento - della DGA.
(26) Le autorità danesi però tentano di rendere più severe le condizioni di impiego dei solfiti non nel vino ma negli altri prodotti alimentari, disciplinati dalla direttiva 95/2/CE. A tal fine hanno ridotto il numero dei prodotti alimentari nei quali possono essere utilizzati i solfiti. Il decreto danese del 23 settembre 1996 autorizza l'impiego dei solfiti solo in 16 categorie di prodotti alimentari, mentre la direttiva 95/2/CE ne comprende 61.
(27) La Commissione rileva che le autorità danesi non hanno motivato la scelta effettuata, che può apparire arbitraria in quanto esse non hanno indicato per quale ragione la necessità tecnologica sia comprovata in alcuni casi e non in altri. Le autorità danesi vietano per esempio l'impiego dei solfiti nella senape, senza però fornire sui livelli di consumo di tale prodotto in Danimarca informazioni che dimostrino che nel paese v'è l'abitudine di consumare quantità notevoli di senape e che pertanto, per ridurre l'apporto di solfiti nella dieta globale, è necessario proibire l'impiego dei solfiti in tale prodotto. Per rendere più severe le condizioni di impiego dei solfiti, le autorità danesi ne hanno ridotto le dosi ammissibili per altri prodotti alimentari(20). Il decreto danese del 23 settembre 1996 determina la quantità aggiunta, mentre la direttiva 95/2/CE determinava i livelli massimi della quantità totale presente nel prodotto finito(21). Nelle patate granulate disidratate, per esempio, in Danimarca è consentito l'impiego di 100 mg/kg di solfiti, mentre la direttiva 95/2/CE autorizzava una quantità totale disponibile di 400 mg/kg. Le autorità danesi non hanno motivato il provvedimento e più precisamente non hanno tenuto conto del fatto che l'impiego dei solfiti è autorizzato dalla direttiva 95/2/CE in un certo numero di prodotti alimentari, tra cui le patate granulate disidratate, consumabili solo dopo cottura o ricostituzione, trattamenti che per l'appunto riducono sostanzialmente il tenore in solfiti dei prodotti alimentari pronti per il consumo. La Commissione è pertanto costretta a rimettere in questione la scelta, operata dalle autorità danesi, dei prodotti alimentari nei quali è autorizzato l'impiego dei solfiti.
(28) La Commissione rammenta che le disposizioni comunitarie relative ai solfiti possono sempre essere rivedute. La clausola di salvaguardia di cui all'articolo 4 della direttiva 89/107/CEE può condurre a modificare l'elenco positivo. L'articolo 7 della direttiva 95/2/CE, che impone agli Stati membri e alla Commissione di controllare il consumo degli additivi, dovrebbe consentire di riesaminare le condizioni di uso degli additivi stabilite dalla direttiva e di procedere eventualmente alle necessarie modifiche.
(29) Oltre al problema del superamento della DGA, le autorità danesi fanno valere il rischio di reazioni allergiche provocate dai solfiti, che possono sopravvenire a livelli bassi di esposizione presso individui predisposti. Le autorità danesi si fondano direttamente sul parere del CSA del 25 febbraio 1994 per insistere sulla necessità di limitare l'impiego dei solfiti al minor numero di prodotti possibile e di garantire l'informazione dei consumatori sulla presenza dei solfiti nei prodotti alimentari.
(30) La Commissione riconosce che i solfiti, come un certo numero di altri additivi, possono scatenare reazioni allergiche individuali e rammenta che la legislazione comunitaria ha tenuto conto del rischio di allergie. La Commissione ritiene che la legislazione comunitaria apporti una risposta adeguata al problema delle allergie alimentari in genere. Il legislatore comunitario ammette che è perfettamente legittimo evitare, entro i limiti del possibile, di esporre i cittadini al rischio di reazioni allergiche. Non ha peraltro giudicato necessario vietare in linea generale l'impiego degli ingredienti allergenici, fra i quali si annoverano alcuni additivi, come i solfiti. La soluzione scelta a livello comunitario si fonda sull'informazione dei consumatori. Chiunque presenti un'allergia conclamata a un determinato prodotto, dovrebbe avere la possibilità di scegliere di consumare alimenti che non lo contengono. La direttiva 79/112/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1978, relativa all'etichettatura dei prodotti alimentari(22) offre tale possibilità, in quanto prevede che l'indicazione degli ingredienti figuri obbligatoriamente nell'etichettatura. In applicazione dell'articolo 6 della direttiva 79/112/CEE, segnatamente, tutti gli additivi utilizzati come ausiliari tecnologici devono figurare nell'etichettatura. La Commissione ritiene pertanto che la normativa comunitaria in atto fornisca ai consumatori, ovvero, trattandosi di bambini, ai loro genitori o ai prossimi, per esempio ai responsabili delle scuole, la garanzia di un'informazione sufficientemente chiara e completa quanto alla presenza di solfiti nei prodotti alimentari.
(31) La Commissione riconosce che in alcuni casi la presenza dei solfiti non risulta dall'etichettatura. Si tratta, per esempio, dei solfiti utilizzati per la preparazione dei prodotti alimentari, che si ritrovano nel prodotto finito, nel quale però non svolgono più una funzione tecnologica(23), oppure dei solfiti presenti in un grande numero di prodotti, ai quali non sono stati però aggiunti volontariamente(24). In questi due esempi il tenore in solfiti, nonostante sia molto basso, può scatenare manifestazioni allergiche presso alcuni individui. La Commissione rileva che la normativa applicabile in Danimarca non risolve questo problema, riconducibile alla mancata indicazione sull'etichetta dei solfiti a un tale tenore. A livello comunitario sono in corso lavori intesi a rendere sistematicamente obbligatoria l'indicazione sull'etichetta degli ingredienti allergenici, quali i solfiti, in casi come quelli di cui sopra. L'informazione del consumatore quanto alla presenza dei solfiti potrebbe inoltre essere incompleta per quanto concerne i prodotti alimentari presentati sfusi. La Commissione rammenta che l'articolo 12 della direttiva 79/112/CEE autorizza gli Stati membri a stabilire le modalità secondo le quali devono essere fornite le indicazioni per tali prodotti; può trattarsi per esempio dell'obbligo di apporre ai prodotti non preconfezionati un cartello contenente un certo numero di informazioni. Per informare pienamente tutti i consumatori sul contenuto di alcuni prodotti alimentari, gli Stati membri possono per esempio imporre ai ristoranti di indicare l'elenco degli ingredienti dei piatti sul menù. Le autorità danesi inoltre sollevano il problema delle bevande alcoliche, sull'etichetta delle quali non compare necessariamente l'elenco degli ingredienti. La Commissione rammenta che, per dar seguito all'articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 79/112/CEE, ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 79/112/CEE, intesa a rendere obbligatoria l'indicazione degli ingredienti delle bevande alcoliche(25). Tale proposta di direttiva fa seguito ad altre proposte, presentate in passato dalla Commissione, e non accolte. In tale contesto la Commissione non si è opposta al fatto che alcuni Stati membri adottino disposizioni nazionali che impongono l'indicazione degli ingredienti sull'etichetta di alcune bevande alcoliche.
(32) Sulla base delle informazioni fornite dalla Danimarca, la Commissione ha esaminato se i solfiti possano presentare un particolare problema di salute per la popolazione danese rispetto a quella degli altri Stati membri. Il memorandum delle autorità danesi non cita studi epidemiologici, e non fornisce dati sull'incidenza di allergie alimentari o di allergie agli additivi, né più particolarmente di allergie ai solfiti, che permettano di procedere a un parallelo con i valori medi relativi alla popolazione europea o mondiale, per determinare se la popolazione danese presenti una situazione particolare quanto all'incidenza dell'allergia ai solfiti. Alla Commissione non risulta che studi del genere siano stati condotti sulla Danimarca, su un altro Stato membro, o su un paese terzo. La Commissione inoltre ha cercato di approfondire l'analisi della situazione fondandosi sul "Rapporto sulle reazioni contrarie ai prodotti alimentari e agli ingredienti dei prodotti alimentari" del CSA, del 22 settembre 1995(26), nel quale il CSA indicava che da studi effettuati nel mondo intero risulta che l'incidenza delle allergie alimentari è nettamente inferiore all'1 % presso gli adulti e può essere leggermente superiore presso i bambini. Il CSA fa riferimento a vari studi, dai quali risulta che l'incidenza delle allergie agli additivi alimentari è inferiore allo 0,1 % della popolazione. Nel suo rapporto il CSA aggiunge un elemento importante: fattori genetici ed ambientali, nonché consuetudini alimentari, possono aumentare l'incidenza delle allergie a prodotti alimentari. Il CSA cita l'esempio di regioni in cui gli allergeni sono presenti nell'ambiente e quello di regioni in cui si registra un forte consumo di allergeni. Il CSA conclude che l'incidenza delle allergie alimentari dipende in gran parte dalla regione geografica. La Commissione ha pertanto verificato se le autorità danesi abbiano effettivamente fornito la prova dell'esistenza e dell'entità di tali fattori, correlati alla genetica, all'ambiente o alle abitudini alimentari. Non ha rilevato però nel memorandum elementi che mettano in luce l'esistenza di tali fattori. I dati di cui dispone la Commissione non permettono dunque di concludere che la popolazione danese presenti una situazione specifica rispetto a quella degli altri Stati membri, e segnatamente dei vicini immediati, nei confronti delle allergie ai solfiti.
(33) La Commissione constata inoltre che le misure notificate dalla Danimarca non appaiono adeguate rispetto all'obiettivo dichiarato: non sono infatti coerenti con l'obiettivo di tutela della salute pubblica che si propongono di conseguire. Le misure restrittive, infatti, riguardano solo i solfiti, che però non sono gli unici additivi potenzialmente allergenici. Sulla base del precitato rapporto del CSA, del 22 settembre 1995, si può citare l'esempio dei benzoati e di alcuni coloranti, quali i coloranti azoici. La Commissione constata che tali prodotti, potenzialmente allergenici, non sono soggetti, in Danimarca, a restrizioni analoghe a quelle applicate ai solfiti.
(34) La Commissione constata che le misure danesi si ispirano a considerazioni di salute pubblica, ma non sono giustificate dalla necessità di proteggere la salute pubblica.
ii) I nitriti e i nitrati
(35) Le autorità danesi intendono mantenere in vigore le disposizioni restrittive relative all'impiego dei nitriti e dei nitrati nei prodotti a base di carne. Non rimettono in questione le condizioni di impiego di tali additivi nei formaggi e nei pesci, stabilite dalla direttiva 95/2/CE. Il decreto danese del 23 settembre 1996 autorizza l'impiego dei nitriti nei prodotti a base di carne di cui alla direttiva 95/2/CE entro limiti inferiori, in media, del 50 % a quelli previsti dalla direttiva, salvo segnatamente per quanto concerne il bacon di tipo Wiltshire e la salsiccia di carne arrotolata (rullepølse), in cui i nitriti possono essere utilizzati a dosi paragonabili a quelle previste dalla direttiva. Il decreto del 23 settembre 1996 non autorizza l'uso dei nitrati in nessuno dei prodotti coperti dalla direttiva, salvo nel bacon di tipo Wiltshire, per il quale è utilizzabile a dosi prossime a quelle stabilite dalla direttiva. Le autorità danesi intendono applicare le disposizioni nazionali restrittive, in quanto considerano che l'impiego dei nitriti e dei nitrati nei prodotti a base di carne, alle condizioni di cui alla direttiva 95/2/CE, non è necessario dal punto di vista tecnologico e che tali additivi presentano un pericolo per la salute(27).
(36) Nei prodotti a base di carne, i nitriti e i nitrati sono usati come conservanti(28) per inibire o arrestare la crescita di microorganismi indesiderabili, quali il Clostridium botulinum, batterio responsabile del botulismo, e lo Staphylococcus aureus. Le autorità danesi non contestano la funzione tecnologica di nitriti e nitrati, ma considerano che il livello di tali additivi, determinato dalla direttiva 95/2/CE sia superiore a quanto necessario per soddisfarla. I rischi specifici per la salute correlati all'uso di nitriti e di nitrati impongono di limitarli allo stretto necessario(29). Le autorità danesi citano relazioni dell'Agenzia nazionale danese per l'alimentazione, da cui si evince che le condizioni restrittive per l'uso dei nitriti e dei nitrati, in vigore nel paese prima dell'adozione della direttiva 95/2/CE, non hanno provocato casi di botulismo nella popolazione. Esperimenti condotti in Danimarca durante la produzione, e fondati sull'applicazione del sistema HACCP(30) in materia di igiene, dimostrano che i livelli di nitriti e nitrati nei prodotti a base di carne previsti dalle disposizioni danesi sono sufficienti dal punto di vista tecnologico.
(37) La Commissione non condivide la posizione delle autorità danesi e considera che le condizioni di uso dei nitriti e dei nitrati nei prodotti a base di carne, definite nella direttiva 95/2/CE, corrispondono ai valori necessari dal punto di vista tecnologico per ottenere l'effetto voluto. La Commissione osserva che il decreto danese del 23 settembre 1996 autorizza i nitriti e i nitrati in condizioni paragonabili a quella della direttiva 95/2/CE in due tipi di prodotti a base di carne: il bacon di tipo Wiltshire e la salsiccia di carne arrotolata (rullepølse). Le autorità danesi non hanno spiegato perché per tali prodotti, che sono prodotti danesi tradizionali, siano necessarie dosi di nitriti e nitrati più elevate rispetto agli altri prodotti a base di carne. La Commissione non vede fra i vari prodotti differenze sostanziali, tali da motivare un simile trattamento discriminatorio.
(38) La Commissione conferma che le condizioni di impiego dei nitriti e dei nitrati nei prodotti a base di carne non superano i valori necessari affinché tali additivi soddisfino alla loro funzione tecnologica. I nitriti e i nitrati utilizzati nei prodotti a base di carne servono ad inibire o arrestrare la crescita di microorganismi indesiderabili, quali il Clostridium botulinum. La contaminazione dei prodotti a base di carne ad opera di tale batterio può avvenire durante tutta la catena della produzione alimentare, e in particolare allo stadio del taglio, delle varie lavorazioni e del consumo(31). I livelli di nitriti e nitrati pertanto devono essere calcolati in modo tale che tali additivi svolgano il ruolo di conservante fino a quest'ultimo stadio. Va rilevato che dal momento in cui nitriti e nitrati sono incorporati nei prodotti a base di carne iniziano a trasformarsi in nitrosammine; la loro quantità pertanto diminuisce considerevolmente nel tempo. Per tale ragione la direttiva 95/2/CE determina tanto la dose indicativa di incorporazione che la quantità residua. Il decreto danese del 23 settembre 1996 è più restrittivo della direttiva 95/2/CE: stabilisce esclusivamente le quantità aggiunte di nitriti e nitrati, che sono, in linea generale, inferiori alle dosi indicative di incorporazione definite dalla direttiva. Il decreto di conseguenza non garantisce che allo stadio del consumo i prodotti contengano una quantità di additivi sufficiente a soddisfarne la funzione tecnologica, cioè a garantire la sicurezza microbiologica dei prodotti.
(39) Le autorità danesi si fondano sui pareri del CSA del 19 ottobre 1990(32) e del 22 settembre 1995(33) per denunciare i gravi rischi per la salute correlati ai nitriti e ai nitrati. Le autorità danesi si riferiscono in particolare all'ultimo parere del CSA, che, elaborato dopo l'adozione della direttiva 95/2/CE, potrebbe apportare nuovi elementi, tali da rimettere in causa alcuni aspetti della direttiva. Nel parere del 22 settembre 1995 il CSA, dopo aver rammentato che i nitrati, dopo essere stati aggiunti a un prodotto a base di carne, si trasformano in nitriti, che a loro volta conducono alla formazione di nitrosammine, ha precisato che esiste un'evidente correlazione tra l'addizione di nitriti per la salatura della carne e la formazione di nitrosammine volatili. Le nitrosammine sono sostanze cancerogene e genotossiche. Non esiste un valore minimo al quale si possa escludere la cancerogenesi. È pertanto necessario ridurre l'esposizione alle nitrosammine preformate presenti nei prodotti alimentari, utilizzando mezzi tecnologici adeguati per individuare il limite minimo sufficiente a ottenere l'effetto conservante e a garantire la sicurezza microbiologica.
(40) Le autorità danesi considerano che la legislazione comunitaria non risponde a tale obiettivo di tutela della salute, in quanto si appoggia su una metodologia inadeguata. Esse rammentano che non esiste una correlazione tra la quantità di nitriti e nitrati aggiunti e i residui presenti nel prodotto alimentare pronto per il consumo, ma che sussiste una "correlazione evidente" tra la quantità aggiunta e la formazione di nitrosammine. Secondo le autorità danesi, una disposizione motivata da imperativi di tutela della salute deve fondarsi sulla limitazione della quantità aggiunta, non su quella della quantità residua. La direttiva 95/2/CE invece determina solo indicativamente le dosi di incorporazione. Se va stabilito un limite per la quantità residua, va parallelamente stabilito un limite per la quantità aggiunta. Le autorità danesi considerano che, indipendentemente dalla metodologia scelta, le cifre del tenore massimo di nitriti e nitrati stabilite dalla direttiva sono eccessivamente elevate rispetto al minimo necessario a ottenere l'effetto di conservante e a garantire la sicurezza microbiologica. Le autorità danesi di conseguenza evocano la possibilità di un superamento della DGA. Non forniscono precisazioni, ma citano il CSA che, nel parere del 22 settembre 1995 afferma che "se i livelli di residui di nitriti fossero elevati quanto quelli autorizzati dalla direttiva 95/2/CE, potrebbe risultarne un superamento della DGA".
(41) La Commissione constata in primo luogo che le misure danesi non sembrano coerenti quanto all'obiettivo dichiarato di tutela della salute, in quanto non hanno in alcun caso l'effetto di evitare la formazione di nitrosammine in prodotti di consumo corrente in Danimarca, come il bacon di tipo Wiltshire, la salsiccia di carne arrotolata e il salame danese fermentato: l'impiego di nitriti e nitrati è autorizzato in tali prodotti dal decreto danese del 23 settembre 1996 in condizioni analoghe a quelle previste dalla normativa comunitaria.
(42) La Commissione ha poi esaminato con particolare attenzione i problemi di fondo sollevati dalle autorità danesi. Nel parere del 1990 il CSA aveva già evocato il collegamento tra nitriti e nitrosammine, raccomandando di diminuire, entro i limiti del possibile, i nitriti e i nitrati nei prodotti alimentari, per limitare l'esposizione del consumatore alle nitrosammine preformate. Il CSA aveva rilevato la carenza di dati scientifici sulla formazione delle nitrosammine, e in particolare delle nitrosammine endogene, provenienti dai nitriti presenti fisiologicamente nella saliva. La direttiva 95/2/CE è stata adottata tenendo conto di tutte le questioni sollevate dal CSA. In proposito il parere del CSA del 1995 ribadisce quello del 1990. Se il memorandum delle autorità danesi avesse contenuto elementi capaci di contribuire a condurre nuove valutazioni, la pratica sarebbe stata immediatamente trasmessa al CSA. Ma la Commissione constata che la nota danese non contiene informazioni del genere. La Commissione ribadisce la responsabilità del legislatore, comunitario o nazionale, in materia di gestione dei rischi. Il legislatore comunitario ha per l'appunto stabilito i livelli di nitrati e nitriti nei prodotti a base di carne per conseguire sia l'obiettivo tecnologico che quello della tutela della salute pubblica. I nitriti e i nitrati, in effetti, sono potenti inibitori della proliferazione del Clostridium botulinum, e contribuiscono efficacemente ad evitare i casi di botulismo. Tale necessità tecnologica, che le autorità danesi non rimettono in causa per alcuni prodotti a base di carne, quali il bacon di tipo Wiltshire, è decisiva, secondo la Commissione, dal punto di vista sanitario. I livelli di tali additivi sono stati calcolati per conseguire lo scopo della tutela della salute delle persone. Non è escluso peraltro che in futuro possono essere ridotti per tutta la Comunità, tenendo conto di un possibile sviluppo dell'impostazione HACCP in materia di igiene dei prodotti a base di carne(34).
(43) Quanto al superamento della DGA, la Commissione rammenta che la DGA stabilita dal CSA per i nitrati (espressa come nitrato di sodio) è pari a 5 mg/kg p.c. e quella per i nitriti (espressa come nitrito di sodio) è pari a 0,1 mg/kg p.c. L'apporto quotidiano ammissibile per un adulto è pertanto pari rispettivamente a 350 mg (5 mg/kg × 70 kg) e a 7 mg (0,1 mg/kg × 70 kg). Per arrivare a tali cifre sarebbe necessario consumare ogni giorno nel primo caso circa 1400 g di salumi (350 mg/kg / 250 mg/kg) e nel secondo 40 g di bacon (7 mg/kg / 175 mg/kg). Le cifre che si riferiscono ai nitrati escludono a priori i rischi di superamento della DGA(35). Quanto ai nitriti, le autorità danesi non presentano dati sul livello di consumo in Danimarca di prodotti a base di carne contenenti nitriti. Tali dati avrebbero potuto motivare le misure restrittive, o addirittura condurre a un adeguamento della legislazione comunitaria in materia. Le autorità danesi però nel loro memorandum non citano nessuno studio che permetta il paragone con i dati medi concernenti la popolazione europea o mondiale, per determinare se la popolazione danese presenti una situazione specifica nei confronti dell'eventuale rischio insito nel consumo di nitriti e nitrati. La Commissione rammenta in proposito che la direttiva 95/2/CE potrebbe essere rivista sulla base di varie ipotesi. La clausola di salvaguardia di cui all'articolo 4 della direttiva 89/107/CEE può condurre alla modifica dell'elenco positivo. L'articolo 7 della direttiva 95/2/CE, che impone agli Stati membri e alla Commisione di sorvegliare l'evoluzione del consumo degli additivi, dovrebbe consentire il riesame delle condizioni di impiego degli additivi stabilite dalla direttiva medesima. La direttiva 95/2/CE potrebbe essere poi riveduta a seguito di un qualsiasi elemento informativo, come uno studio preciso sul livello di consumo di prodotti alimentari che possono contenere nitriti e nitrati e sull'eventuale necessità di apportare restrizioni suppelementari alle condizioni di impiego dei nitriti, affinché i consumatori non superino la DGA. Le informazioni comunicate dalla Danimarca nel contesto della domanda di deroga non contengono però elementi del genere. Nessuno Stato membro d'altronde ha trasmesso alla Commissione informazioni in proposito.
(44) La Commissione constata che le misure danesi si ispirano a considerazioni di salute pubblica, ma non sono giustificate dalla necessità di proteggere la salute pubblica.
b) L'assenza di discriminazioni arbitrarie
(45) Non essendo i provvedimenti in causa motivati dall'esigenza di tutelare la salute pubblica, la Commissione non ha l'obbligo di verificare che tale condizione sia soddisfatta.
c) L'assenza di restrizioni dissimulate nel commercio tra Stati membri
(46) Non essendo i provvedimenti in causa motivati dall'esigenza di tutelare la salute pubblica, la Commissione non ha l'obbligo di verificare che tale condizione sia soddisfatta.
d) L'assenza di ostacoli al funzionamento del mercato interno
(47) Non essendo i provvedimenti in causa motivati dall'esigenza di tutelare la salute pubblica, la Commissione non ha l'obbligo di verificare che tale condizione sia soddisfatta.
CONCLUSIONE
(48) Sulla base delle considerazioni di cui sopra, la Commissione ritiene che le disposizioni nazionali in materia di condizioni di impiego dei solfiti, dei nitriti e dei nitrati nei prodotti alimentari, notificate dal Regno di Danimarca in applicazione dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE, perseguono lo scopo di tutelare la salute delle persone, che costituisce una delle importanti giustificazioni di cui all'articolo 30 (ex articolo 36) del trattato CE, ma non sono motivate, in quanto non costituiscono conditio sine qua non per il conseguimento di tale fine. Di conseguenza la Commissione, ritenendo che le predette disposizioni nazionali notificatele non possono essere aprovate,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le disposizioni nazionali danesi recanti deroga alla direttiva 95/2/CE, notificate ai sensi dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE, ed esaminate dalla Commissione nel quadro dell'articolo 95 del trattato CE, paragrafi 4 e 6, non sono approvate.
Articolo 2
Il Regno di Danimarca è destinatario della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, 26 ottobre 1999.

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