Document ID: 31993R0797

REGOLAMENTO (CEE) N. 797/93 DELLA COMMISSIONE del 30 marzo 1993 che istituisce un dazi antidumping provvisorio sulle importazioni di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso (ferrocromo a basso tenore di carbonio) originario del Kazakhstan, della Russia e dell'Ucraina
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il Trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,
sentito il comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
(1) Nel giugno 1992 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal Comité de liaison des industries de ferro-alliages de la Communauté économique européenne per conto dell'unico produttore comunitario di ferrocromo a basso tenore di carbonio. La denuncia conteneva elementi di prova relativi alle pratiche di dumping e al pregiudizio sostanziale da esse derivante che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'avvio del procedimento.
(2) Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di una procedura antidumping relativa alle importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio, di cui ai codici NC 7202 49 10 e 7202 49 50, originario del Kazakhstan, della Russia e dell'Ucraina e ha iniziato l'inchiesta.
(3) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il ricorrente. Le parti interessate hanno inoltre avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere audizioni.
(4) Sette società alle quali era stato inviato il questionario per gli importatori hanno risposto entro il termine fissato dalla Commissione, ma soltanto una di esse ha dichiarato di aver importato il prodotto in questione. Le importazioni corrispondenti non erano quantitativamente significative rispetto alle importazioni complessive e quindi non sono state considerate sufficientemente rappresentative. Soltanto una delle sei società alle quali era stato inviato il questionario per gli esportatori ha risposto, senza tuttavia comunicare dati precisi sulle sue esportazioni nella Comunità. Numerose associazioni che rappresentano importatori, commercianti e consumatori di ferrocromo a basso tenore di carbonio hanno chiesto e ottenuto di essere sentite.
(5) A causa della mancanza di collaborazione, ai fini delle determinazioni provvisorie la Commissione ha potuto utilizzare unicamente le statistiche sul commercio della Comunità, alcune informazioni comunicate dalle parti interessate e le informazioni fornite dal produttore comunitario Elektrowerk Weisweiler GmbH, Eschweiler, Germania, che sono state verificate presso la sede della società.
(6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1° luglio 1991 e il 30 giugno 1992 (periodo dell'inchiesta).
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1. Origine dei prodotti importati (7) I tre paesi esportatori interessati, che precedentemente facevano parte dell'Unione Sovietica, sono diventati indipendenti all'inizio del 1992. Nelle statistiche della Comunità relative alle importazioni non si tiene ancora conto di questa situazione e, per il periodo in esame, le cifre si riferiscono tuttora all'ex Unione Sovietica. Tuttavia, dato che la Commissione non dispone di alcun elemento relativo all'esistenza di altri produttori operanti nel territorio dell'ex Unione Sovietica al di fuori del Kazakhstan, della Russia e dell'Ucraina e poiché nessuna parte interessata ha comunicato informazioni a questo proposito, è stato concluso a titolo provvisorio che le importazioni provenienti dall'ex Unione Sovietica sono originarie dei tre Stati suddetti.
2. Descrizione del prodotto (8) Il ferrocromo con un tenore massimo di carbonio delle 0,5 % (ferrocromo a basso tenore di carbonio) è una lega di ferro e di cromo ottenuta per riduzione dei minerali di cromo con silicio e/o carbonio in forno elettrico. La produzione implica un processo in due e talvolta tre fasi e il tenore di cromo della lega varia secondo il tipo di minerale utilizzato. Il tenore di carbonio dipende dai materiali aggiunti nella seconda fase del processo di produzione. Tuttavia, al termine del processo di fusione, la percentuale di carbonio nelle bramme presenta variazioni significative e questi prodotti, che successivamente sono frantumati in forme diverse, sono classificati in funzione del tenore di carbonio.
I prezzi del ferrocromo a basso tenore di carbonio sono normalmente espressi in valore per chilogrammo del cromo contenuto nella lega e variano secondo il diverso tenore di carbonio (quanto più tale tenore è basso, tanto più il prezzo aumenta). La differenza dei prezzi non corrisponde alla differenza tra i costi di produzione, che praticamente sono gli stessi per tutti i tipi di ferrocromo con un tenore di carbonio inferiore allo 0,5 %, ma rappresenta un premio per il know-how del produttore e tiene conto delle riduzioni di costi per il consumatore, in quanto per utilizzare il ferrocromo con un tenore di carbonio superiore è necessario sottoporre il prodotto ad un ulteriore trattamento.
(9) Il ferrocromo a basso tenore di carbonio è impiegato principalmente per la produzione di acciai per costruzione ad alta resistenza, resistenti al calore e agli acidi e ad elevato tenore di cromo. Il prodotto è inoltre utilizzato per regolare il tenore di cromo nell'acciaio inossidabile e deve sempre essere impiegato quando, in determinati impianti, non è possibile eliminare il carbonio nel processo di produzione dell'acciaio. Il ferrocromo a basso tenore di carbonio può avere diverse applicazioni indipendentemente dall'esatto contenuto di carbonio e i prodotti con tenori differenti sono in gran parte intercambiabili.
(10) Una parte interessata ha sostenuto che, a causa delle differenze tra i prezzi in funzione del tenore di carbonio, il ferrocromo in questione non poteva essere considerato come un unico prodotto. Tuttavia, in considerazione del fatto che i prodotto sono intercambiabili indipendentemente dalle differenze di prezzo, la Commissione ha stabilito a titolo provvisorio che i diversi tipi di ferrocromo a basso tenore di carbonio, nonostante le variazioni di tale tenore, erano sufficientemente simili per costituire un unico prodotto.
3. Prodotto simile (11) Le osservazioni di cui sopra valgono tanto per i prodotti importati originari dei paesi interessati quanto per i prodotto ottenuti nella Comunità e in altri paesi terzi. La Commissione conclude pertanto che il ferrocromo a basso tenore di carbonio prodotto nella Comunità e negli altri paesi ha essenzialmente le stesse caratteristiche chimiche e fisiche e presenta sufficienti analogie per essere considerato un prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
C. INDUSTRIA COMUNITARIA
(12) Nel periodo dell'inchiesta la società Elektrowerk Weisweiler GmbH era l'unico produttore comunitario del prodotto in questione. Due altri produttori comunitari hanno cessato la produzione tra il 1988 e l'inizio del periodo dell'inchiesta.
(13) Una parte interessata ha sostenuto che la società ricorrente aveva importato, direttamente oppure attraverso una società ad essa collegata, ferrocromo a basso tenore di carbonio dai paesi interessati e che pertanto il ricorrente non doveva essere considerato come parte dell'industria comunitaria ai fini del procedimento, secondo l'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. La parte non ha tuttavia presentato elementi di prova a sostegno della sua affermazione, che non è stata altrimenti confermata nel corso dell'inchiesta.
D. DUMPING
1. Valore normale (14) Dato che i tre paesi interessati non sono ad economia di mercato, è stato necessario determinare il valore normale secondo l'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ovvero in base ai dati relativi ad un paese terzo ad economia di mercato (paese analogo) oppure, qualora tali dati non costituiscano una base adeguata, secondo i prezzi pagati o pagabili nella Comunità. Il ricorrente aveva proposto il Sudafrica come paese analogo. La Commissione ha inviato un questionario al produttore sudafricano di ferrocromo, senza tuttavia ottenere alcuna risposta, nonostante avesse più volte sollecitato le informazioni richieste. La Commissione ha successivamente chiesto informazioni ad un produttore di ferrocromo dello Zimbabwe, ma anche questo tentativo non ha avuto successo.
(15) In tali circostanze e in considerazione della difficile situazione del produttore comunitario, la Commissione ha deciso di non ritardare ulteriormente il procedimento e di stabilire il valore normale, a titolo provvisorio, in base agli elementi di cui disponeva, ovvero al costo di produzione della società sudafricana, indicato dal ricorrente, al quale è stato aggiunto un margine di profitto del 5 %. Dato che le condizioni di accesso alle materie prime sono sostanzialmente simili e in considerazione del fatto che sul mercato sudafricano esiste una concorrenza sufficiente affinché i prezzi e i costi siano equamente determinati, la Commissione ha ritenuto che la scelta del Sudafrica come paese analogo fosse ragionevole. La Commissione rileva che se si fossero utilizzati i prezzi vigenti nella Comunità, i risultati sarebbero stati meno favorevoli per gli esportatori interessati.
Poiché una parte interessata ha sostenuto che il ferrocromo esportato dai paesi in questione non era stato frantumato in forme specifiche, la Commissione ha escluso il costo della frantumazione ai fini del calcolo provvisorio del valore normale.
2. Prezzo all'esportazione (16) Dato che gli esportatori non hanno collaborato, la Commissione ha calcolato il prezzo all'esportazione in base alla media dei prezzi all'importazione indicati nelle statistiche sul commercio della Comunità. Come risulta dal punto 7, nelle statistiche non esistono dati distinti per i paesi interessati. I servizi della Commissione, ai fini delle conclusioni provvisorie, hanno pertanto dovuto utilizzare lo stesso prezzo all'esportazione per i tre paesi.
3. Confronto (17) Poiché il ferrocromo è normalmente venduto ad un prezzo basato sul tenore di cromo (cfr. punto 8), la Commissione ha confrontato il valore normale e i prezzi all'esportazione in base al tenore netto di cromo del prodotto corrispondente. È stato preso in esame un tenore di cromo del 68 % per i prodotti importati e del 59 % per i prodotti sudafricani. Nel settore in questione tali percentuali sono considerate adeguate per quanto riguarda questi prodotti.
(18) Per determinare, a titolo provvisorio, il valore normale allo stadio franco fabbrica e per eliminare eventuali differenze inerenti ai modi di pagamento e ai costi di trasporto, la Commissione non ha tenuto conto dei costi di trasporto e di finanziamento compresi nel costo di produzione della società sudafricana e ha adeguato il prezzo all'esportazione al livello fob paese esportatore di un importo corrispondente ai costi di trasporto.
4. Margine di dumping (19) Dal confronto tra la media dei prezzi all'esportazione su base mensile e il valore normale risulta l'esistenza di pratiche di dumping riguardo alle importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio originario del Kazakhstan, della Russia e dell'Ucraina. Il margine di dumping è pari all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione nella Comunità.
(20) Il margine di dumping è pari a 0,406 ECU per chilogrammo di cromo contenuto nei prodotti esportati, corrispondente a 0,276 ECU per chilogrammo di ferrocromo a basso tenore di carbonio e al 41,3 % del valore cif franco frontiera comunitaria.
E. PREGIUDIZIO
1. Elementi del pregiudizio 1.1. Andamento del volume e delle quote di mercato delle importazioni (21) Le importazioni dai paesi interessati, pari a 4 553 t nel 1988, sono passate a 6 772 t nel 1990 e a 11 748 t nel periodo dell'inchiesta. Le corrispondenti quote di mercato sono passate dal 7,6 % nel 1988 al 10,7 % nel 1990 e al 18,3 % nel periodo dell'inchiesta.
1.2. Volume delle vendite e quote di mercato dell'industria comunitaria (22) Nonostante il lieve incremento del consumo nella Comunità, che è passato da 59 730 t nel 1988 a 63 442 t nel 1990 e a 64 166 t nel periodo dell'inchiesta, le vendite dell'industria comunitaria sono diminuite da 19 254 t nel 1988 a 14 554 t nel 1990 e a 10 362 t nel periodo dell'inchiesta. La corrispondente quota di mercato, rispetto al 32,2 % nel 1988, è scesa al 22,9 % nel 1990 e al 16,2 % nel periodo dell'inchiesta.
(23) La riduzione dei quantitativi venduti e della quota di mercato era dovuta in parte al fatto che un produttore italiano e uno tedesco hanno cessato la produzione alla fine del 1990 (cfr. punto 12). Il restante produttore comunitario, tuttavia, non ha potuto trarre vantaggio dalla chiusura degli altri impianti, in quanto le sue vendite sono diminuite in modo significativo tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta, e la sua quota di mercato è scesa considerevolmente nello stesso periodo di tempo.
1.3. Sottoquotazione dei prezzi (24) Per accertare l'eventuale sottoquotazione dei prezzi, la Commissione ha confrontato i prezzi di vendita dei produttori comunitari, dai quali erano stati dedotti i costi della frantumazione (cfr. punto 15) con i prezzi medi delle importazioni dai paesi interessati, aumentati dell'8 % a titolo di dazio all'importazione e di un margine per gli importatori stimato al 20 % del valore, dazio incluso. Dal confronto è stato ottenuto un margine di sottoquotazione di 0,53 ECU per chilogrammo di cromo, che corrisponde al 54 % del prezzo cif frontiera comunitaria.
1.4. Redditività e prezzi del produttore comunitario (25) Per quanto riguarda i risultati finanziari, il produttore comunitario, che nel 1988 realizzava un lieve utile, ha subito lievi perdite nel 1990 e perdite considerevoli nel periodo dell'inchiesta.
(26) È inoltre emerso che nel periodo dell'inchiesta i prezzi applicati dal produttore sui suoi principali mercati sono costantemente diminuiti. Tra il luglio 1991 e il giugno 1992 i prezzi sono scesi in media del 15 %.
1.5. Scorte (27) Le scorte del produttore comunitario sono diminuite di . . . t tra la fine dell'esercizio finanziario 1988 e la fine del 1990 e sono aumentate di . . . t tra il 1990 e il periodo dell'inchiesta.
1.6. Occupazione (28) Il produttore comunitario ha ridotto il suo personale del 6 % tra il 1988 e il 1990 e di un ulteriore 4 % tra il 1990 e la fine del periodo dell'inchiesta.
2. Conclusione relativa al pregiudizio (29) In considerazione di elementi quali la riduzione del volume delle vendite e della quota di mercato, nonché l'aumento delle scorte e l'erosione dei prezzi, che hanno provocato il deterioramento della redditività delle vendite nella Comunità, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che il produttore comunitario ha subito un pregiudizio sostanziale.
3. Causa del pregiudizio 3.1. Conseguenze delle importazioni (30) In considerazione dell'aumento sostanziale del volume delle vendite e delle quote di mercato, nonché dell'elevato margine di sottoquotazione che, in un mercato trasparente caratterizzato dalla presenza di pochi operatori, ha pregiudicato la competitività del produttore comunitario, la Commissione ha concluso che le importazioni in esame hanno provocato pregiudizio all'industria comunitaria.
3.2. Altre cause (31) Una parte interessata ha affermato che il pregiudizio subito dal produttore comunitario era provocato dalle importazioni dal Sudafrica e dallo Zimbabwe, poiché i produttori di detti paesi beneficiano di vantaggi relativi riguardo all'approvvigionamento delle materie prime, all'energia e ai costi della manodopera.
(32) Le statistiche della Comunità sulle importazioni non confermano tuttavia questa affermazione. Le importazioni dal Sudafrica, pari a 8 377 t nel 1988, sono scese a 5 906 t nel 1990 e a 5 475 t nel periodo dell'inchiesta, mentre le importazioni dallo Zimbabwe, che erano aumentate da 12 201 t nel 1988 a 16 237 t nel 1990, sono scese a 10 813 t nel periodo dell'inchiesta. Le relative quote di mercato hanno avuto un andamento analogo.
(33) Dal confronto tra i prezzi dei prodotti importati dai paesi suddetti e i prezzi del produttore comunitario, effettuato con il metodo di cui al punto 24 (ma senza adeguamenti per la frantumazione) non risulta alcuna sottoquotazione per le importazioni dal Sudafrica e una sottoquotazione minima (6,7 %) per le importazioni dallo Zimbabwe.
(34) È stato inoltre affermato che il produttore comunitario era stato danneggiato dalla trasformazione della tecnologia della produzione di acciaio inossidabile, che aveva provocato un calo del consumo di ferrocromo a basso tenore di carbonio nella Comunità. Questa affermazione non è stata confermata dall'inchiesta della Commissione, dalla quale risulta invece un lieve incremento del consumo a partire dal 1988.
(35) Per quanto riguarda le importazioni da altri paesi, la Commissione ha accertato che il volume globale è nettamente aumentato. Non è stato tuttavia possibile assegnare una parte rilevante di queste importazioni ai singoli paesi, poiché nelle statistiche sul commercio della Comunità, a richiesta degli importatori interessati, non era stato indicato il paese d'origine. In base al confronto tra la media dei prezzi all'importazione di questi quantitativi e i dati corrispondenti per i prodotti importati dai tre paesi interessati, la Commissione ha riscontrato un'analogia tra i livelli dei prezzi. È stato inoltre rilevato che negli Stati membri in cui erano state effettuate importazioni sostanziali di prodotti di cui non era nota l'origine non erano state registrate importazioni dai paesi interessati. Non si può quindi escludere che quantitativi rilevanti di queste importazioni siano originari dei paesi interessati. In tal caso il volume e la quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping sarebbero ancora maggiori. Le importazioni dagli altri paesi terzi rappresentano solo il 10 % del mercato comunitario. Anche se queste importazioni possono aver contribuito alle difficoltà del produttore comunitario, è incontestabile che il pregiudizio provocato dalle importazioni oggetto di dumping, considerate isolatamente, a causa dell'aumento della quota di mercato e dei bassi prezzi, debba essere considerato sostanziale.
3.3. Conclusione (36) In tali circostanze, la Commissione conclude a titolo provvisorio che le importazioni oggetto di dumping dal Kazakhstan, dalla Russia e dall'Ucraina hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria.
F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(37) Per valutare l'interesse della Comunità, la Commissione ritiene che, ai sensi dell'articolo 3, lettera f) del Trattato che istituisce la Comunità economica europea, nell'interesse generale della Comunità sia necessario eliminare le distorsioni della concorrenza provocate da pratiche commerciali sleali e quindi ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale. Le misure antidumping hanno precisamente questo obiettivo. Inoltre, in base all'esame del comportamento degli esportatori interessati per quanto riguarda i prezzi e della situazione dell'industria comunitaria, si può concludere che il restante produttore comunitario dovrà chiudere i propri impianti nel prossimo futuro, se non saranno istituite misure sulle importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio originario dei paesi interessati. In tal caso sarebbero minacciati oltre 300 posti di lavoro e la Comunità sarebbe totalmente dipendente dalle importazioni di un prodotto di importanza strategica, per il quale alcuni Stati membri (Regno Unito e Francia) hanno avviato programmi nazionali di stoccaggio.
(38) Occorre inoltre rilevare che il produttore comunitario si è notevolmente impegnato per sviluppare un processo di produzione che è probabilmente il più efficiente sul mercato in termini di consumo di energia e ha automatizzato la produzione in misura tale da poter competere con qualsiasi altro produttore operante in un'economia di mercato. La società non può tuttavia sostenere la concorrenza dei bassi prezzi applicati dagli esportatori situati nei tre paesi interessati, poiché questi prezzi non hanno alcun rapporto con il costo di produzione delle merci esportate.
(39) L'associazione che tutela gli interessi dei consumatori di ferrocromo ha sostenuto, durante l'audizione, che l'istituzione di dazi sulle importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio originario dei tre paesi interessati pregiudicherebbe la competitività dell'industria dell'acciaio inossidabile. Poiché l'associazione non ha potuto provare la fondatezza della sua affermazione e non ha fornito alcun elemento per dimostrare in che misura l'aumento del prezzo del ferrocromo originario dei tre paesi interessati potesse incidere sulla competitività delle industrie utilizzatrici, la Commissione ha chiesto e ricevuto dal ricorrente alcune informazioni in merito all'incidenza dei prezzi del ferrocromo a basso tenore di carbonio sulla produzione di acciaio inossidabile. Dalle informazioni ricevute risultava che sul mercato tedesco, che rappresenta il 30 % circa del mercato comunitario complessivo, nei primi nove mesi del 1992 per la produzione di 1 000 kg di acciaio inossidabile era stato utilizzato al massimo 1 kg di ferrocromo a basso tenore di carbonio, con un'incidenza dello 0,1 %. Secondo informazioni da altre fonti, questa percentuale sarebbe stata addirittura dello 0,02 %. In tali circostanze non si può ritenere che l'istituzione di misure antidumping nei confronti delle importazioni di ferrocromo a basso tenore di carbonio dai paesi interessati possa pregiudicare la competitività dell'industria dell'acciaio inossidabile nella Comunità.
(40) La Commissione ha inoltre ricevuto alcuni elementi di prova dai quali risulta che la scomparsa dell'unico produttore comunitario provocherebbe difficoltà a numerosi produttori di acciaio inossidabile che dipendono da determinati prodotti speciali che sono forniti unicamente dalla società comunitaria.
(41) La Commissione ha pertanto concluso a titolo provvisorio che nell'interesse della Comunità occorre tutelare il restante produttore comunitario nei confronti della concorrenza sleale da parte dei paesi interessati, per salvaguardare una produzione comunitaria efficiente e tecnicamente avanzata.
G. DAZIO PROVVISORIO
1. Importo del dazio (42) Per stabilire se il dazio provvisorio dovesse essere pari al margine di dumping accertato oppure se un dazio inferiore fosse sufficiente per eliminare il pregiudizio, ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha confrontato il margine di dumping con il margine di sottoquotazione, che era la principale causa del pregiudizio, a livello cif. Dato che la sottoquotazione dei prezzi superava nettamente il margine di dumping, l'importo del dazio da istituire deve essere pari a quest'ultimo.
2. Forma del dazio (43) Oltre al ferrocromo a basso tenore di carbonio gli esportatori interessati vendono diversi altri prodotti agli importatori nella Comunità. Per ridurre al minimo i rischi di elusione dei dazi attraverso manipolazioni dei prezzi, si ritiene opportuno istituire un dazio in forma di importo specifico per chilogrammo. Devono quindi essere istituiti dazi antidumping provvisori sulle importazioni di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % pari a 0,276 ECU per chilogrammo del prodotto importato.
(44) Deve essere fissato un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e che dovranno essere riesaminate qualora la Commissione proponga l'istituzione di misure definitive,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di ferrocromo con un tenore massimo di carbonio dello 0,5 % in peso, di cui ai codici NC 7202 49 10 e 7202 49 50, originario del Kazakhstan, della Russia e dell'Ucraina.
2. L'importo del dazio è pari a 0,276 ECU per chilogrammo netto.
3. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia, pari all'importo del dazio provvisorio.
Articolo 2
Salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono presentare le osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Salvi gli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il 30 marzo 1993.

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