Document ID: 31994R2556

REGOLAMENTO (CE) N. 2556/94 DEL CONSIGLIO del 19 ottobre 1994 recante modifica del regolamento (CEE) n. 2552/93 che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese, della Federazione russa e dell'Ucraina, fatta eccezione per le importazioni dello stesso prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità da società i cui impegni sono stati accettati, e relativo alla riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 della Commissione
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in appresso denominato « regolamento di base », in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. Misure provvisorie (1) Con decisione 91/512/CEE (2) la Commissione ha accettato gli impegni assunti nell'ambito del riesame di misure antidumping relative alle importazioni di corindone artificiale originario dell'URSS, dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia e della Repubblica popolare cinese, e nell'ambito del procedimento antidumping relativo alle importazioni di corindone artificiale originario del Brasile e della Iugoslavia. Con il regolamento (CEE) n. 2552/93 del Consiglio (3) è stato istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di corindone artificiale originario della Repubblica popolare cinese, della Federazione russa e dell'Ucraina, fatta eccezione per le importazioni dello stesso prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità da società i cui impegni erano stati accettati.
(2) Con il regolamento (CE) n. 1418/94 (4) la Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni nella Comunità di corindone artificiale di cui al codice NC 2818 10 00 (codice addizionale Taric: 8725) originario della Repubblica popolare cinese ed esportato verso la Comunità dalle seguenti società:
- CMEC - China National Machinery and Equipment Import and Export Co., Pechino,
- The second abrasive wheel factory of China, Zhengzhou, Henan,
- Mount Tai Co. of the fourth Grinding Wheel factory of China, Zhangian, ZiBo, Sha Dong,
- Shandong Machinery and Equipment Import and Export Co., Qingdao,
- Guandong Machinery and Equipment Import and Export Group Co., Guangzhou,
- CAEC - China Abrasives Import and Export Co., Zhengzhou, Henan.
Il dazio provvisorio è stato istituito in forza dell'articolo 10, paragrafo 6 del regolamento di base, in quanto la Commissione aveva motivo di ritenere che gli impegni degli esportatori sopra citati fossero stati violati e che fosse necessario intervenire per tutelare gli interessi della Comunità. L'aliquota del dazio è pari al 30,8 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria del prodotto non sdoganato ed è basata sui fatti accertati prima dell'accettazione degli impegni.
B. Fase successiva del procedimento (3) Dopo l'istituzione del dazio antidumping provvisorio, il Consiglio europeo delle federazioni delle industrie chimiche (CEFIC), a nome dell'industria comunitaria di corindone artificiale, e la Machine Tool and Tool Branch Chamber della Camera di commercio cinese (CCC), a nome degli esportatori interessati, hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni e, su richiesta, hanno ottenuto la possibilità di essere intesi dalla Commissione. Entrambe le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio provvisorio, ed è stato loro concesso un periodo entro il quale presentare le loro osservazioni dopo la notifica delle suddette informazioni.
Esaminati i punti di vista di entrambe le parti, è stata adottata la posizione qui di seguito esposta.
C. Dazio definitivo (4) La CCC ha contestato la necessità di un dazio provvisorio o definitivo, sostenendo che le esportazioni coperte dagli impegni non erano oggetto di dumping ed erano state effettuate soltanto in quantitativi modesti e che gli esportatori interessati non avevano violato i termini sostanziali degli impegni. È stata invece ammessa la violazione degli impegni sul piano procedurale ed è stata avanzata l'idea di un nuovo impegno sui prezzi, senza tuttavia presentare un'offerta precisa. Inoltre è stato chiesto un riesame, con la motivazione che le esportazioni coperte dagli impegni non sarebbero state oggetto di dumping e che il prezzo stabilito nell'ambito degli impegni era più elevato dei prezzi di mercato comunitari.
(5) Il CEFIC si è espresso a favore della rapida introduzione di dazi definitivi, data l'inefficacia degli impegni. Esso ha sottolineato che il volume complessivo delle importazioni di corindone artificiale dalla Cina si era più che quadruplicato passando da 4 149 t nel 1991 a 17 324 t nel 1993 dopo l'accettazione degli impegni, che la maggior parte di tali esportazioni era coperta dagli impegni e che i prezzi all'esportazione erano diminuiti in media del 14 %. Questa situazione all'importazione aveva contribuito all'annunciata chiusura di due stabilimenti dell'industria comunitaria nonché ad un calo della produzione in termini di volume, dell'utilizzazione degli impianti, dei prezzi e della redditività per i produttori comunitari. Il CEFIC ha confermato che, nonostante la precarietà della situazione, esisteva ancora un'importante industria comunitaria del corindone artificiale, con 400 posti di lavoro circa in gioco a breve termine.
(6) Il Consiglio ritiene che gli impegni possano avere effetti soddisfacenti soltanto se vengono rigorosamente rispettati l'obbligo di informazione e gli altri obblighi procedurali che consentono alla Commissione di verificare se i termini sostanziali dell'impegno sono correttamente attuati. Proprio l'inosservanza dell'obbligo di informazione, ammessa dalla CCC, ha impedito alla Commissione di determinare con precisione in che misura gli esportatori cinesi ancora rispettavano i loro obblighi sostanziali.
Inoltre, la Commissione dispone di elementi di prova scritti relativi al fatto che esportatori cinesi che hanno assunto impegni hanno presentato offerte di prezzo ed effettuato vendite ad acquirenti comunitari a prezzi considerevolmente inferiori rispetto a quelli stabiliti negli impegni. In alcuni casi si trattava di esportatori cinesi, oppure di loro consociate o filiali locali, che asserivano di non aver effettuato alcuna esportazione verso la Comunità, con discredito quindi dell'affermazione cinese che il volume delle esportazioni coperte dagli impegni fosse alquanto limitato. Gli elementi di prova in questione sono stati notificati in forma non riservata alla CCC, che non è stata in grado di confutarli. In ogni caso, la modesta entità del quantitativo esportato nel quadro degli impegni non giustificherebbe il mancato rispetto del prezzo in essi stabilito. È stata pertanto accertata a titolo definitivo anche una violazione dei termini sostanziali degli impegni.
Una volta che un impegno è stato violato, sul piano procedurale o sostanziale oppure, come nel caso in esame, su entrambi, non esiste di norma alcun motivo valido per il quale la Commissione debba mantenerlo o rinnovarlo. Quando non rispettano i termini dell'impegno, gli esportatori conoscono ed accettano in anticipo le conseguenze che ne possono derivare. Nel caso in esame, è stato accertato che tutti e sei gli esportatori cinesi hanno violato i termini dell'impegno in un modo o nell'altro. Inoltre è stato stabilito che la CCC, che ha cofirmato gli impegni ed ha rappresentato tutti e sei gli esportatori interessati dinanzi alla Commissione, non era affidabile ai fini del corretto funzionamento degli impegni assunti da detti esportatori. Gli impegni si sono pertanto dimostrati complessivamente inaffidabili. Il Consiglio conclude quindi che nell'interesse della Comunità occorre istituire un dazio definitivo nei confronti di tutti e sei gli esportatori cinesi, per impedire che l'industria comunitaria subisca un pregiudizio a causa di importazioni nella Comunità non più efficacemente controllate da impegni.
(7) L'interesse della Comunità non è meno importante degli interessi dei consumatori industriali di corindone artificiale. Questi ultimi, grazie ai bassi prezzi slealmente praticati, hanno goduto di un vantaggio eccezionale che in condizioni commerciali normali non sarebbe esistito. Lo scopo fondamentale delle misure antidumping è quello di ripristinare condizioni commerciali normali. Il vantaggio di prezzo per le società che usano il corindone artificiale come uno dei fattori del loro processo produttivo è, in ogni caso, secondario rispetto alla sopravvivenza stessa di tutta un'industria comunitaria attualmente in gioco nel caso del corindone artificiale, come documentato dal CEFIC. Il Consiglio conclude quindi che a questo proposito valgono tuttora le considerazioni in materia di interesse della Comunità esposte nella decisione 91/512/CEE della Commissione, del 25 luglio 1991, recante accettazione degli impegni, e confermate nel settembre 1993 dal regolamento (CEE) n. 2552/93, che istituisce un dazio. Nessuna contestazione in merito è pervenuta dai consumatori di corindone artificiale.
(8) Sono stati inoltre esaminati gli argomenti della CCC a sostegno della non esistenza di pratiche di dumping. In tale contesto è stato sostenuto che la Cina non è più un paese non avente un'economia di mercato, che i prezzi cinesi all'esportazione sono più elevati dei prezzi interni e che nel meccanismo di mercato i prezzi non possono essere più bassi del costo di produzione. A questo riguardo il Consiglio osserva che la Cina viene considerata un paese non avente un'economia di mercato, che i suoi prezzi interni non possono quindi essere usati per provare l'assenza di dumping e che l'esperienza mostra come anche in un'economia di mercato i prezzi possono essere inferiori al costo di produzione complessivo.
È stato anche sostenuto che il prezzo previsto dall'impegno fosse superiore ai prezzi praticati sul mercato comunitario. Questo fatto, anche se vero, non sarebbe pertinente in quanto non vi è motivo di ritenere che il prezzo dell'impegno sia più elevato di quanto occorra per eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. I prezzi attualmente vigenti sul mercato comunitario non consentono all'industria comunitaria di conseguire un equo profitto, tanto più che sono influenzati dagli stessi importatori cinesi che violano i loro impegni offrendo il corindone artificiale a prezzi più bassi. La chiusura di altri due stabilimenti comunitari sta ad indicare che non vengono effettivamente conseguiti equi profitti.
(9) Nel regolamento (CEE) n. 2552/93, che istituisce un dazio residuo, il Consiglio ha ritenuto che le conclusioni dell'inchiesta iniziale, ivi comprese quelle sul dumping e sul pregiudizio da esso derivante, fossero ancora valide e che su di esse potesse essere basato il dazio residuo allora introdotto nei confronti degli esportatori cinesi eccettuati quelli i cui impegni erano stati accettati. I prezzi all'esportazione ora addotti dalla CCC per dimostrare l'assenza di dumping sono considerevolmente al di sotto della soglia di pregiudizio e non richiedono che le suddette conclusioni siano rivedute al ribasso. Il Consiglio ritiene quindi che l'aliquota del dazio dovrebbe essere fissata al 30,8 %, come stabilito inizialmente per la Repubblica popolare cinese.
(10) Il regolamento (CEE) n. 2552/93 del Consiglio ha esonerato i sei esportatori cinesi interessati dal dazio del 30,8 % istituito nei confronti dell'intero paese, in base al fatto che erano stati accettati gli impegni da loro assunti. Poiché tali impegni sono stati violati, l'esenzione dovrebbe essere revocata. Il Consiglio ritiene quindi che il regolamento (CEE) n. 2552/93 debba essere modificato in modo da applicare lo stesso dazio del 30,8 % a tutti gli esportatori cinesi.
D. Riscossione del dazio provvisorio (11) Data la gravità della violazione di un impegno, si ritiene necessario riscuotere definitivamente e nella loro totalità gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 della Commissione,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Sono soppressi i riferimenti alla Repubblica popolare cinese e ai sei esportatori cinesi citati nell'articolo 1, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2552/93.
Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazio antidumping provvisorio a norma del regolamento (CE) n. 1418/94 sono definitivamente riscossi.
Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, addì 19 ottobre 1994.

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