Document ID: 31999D0338

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 16 settembre 1998
recante autorizzazione condizionale dell'aiuto accordato dall'Italia alla Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA
[notificata con il numero C(1998) 2858]
(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(1999/338/CE)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 93, paragrafo 2, primo comma,
visto l'accordo che istituisce lo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),
dopo aver invitato(1) le parti interessate, conformemente agli articoli suddetti, a presentare le loro osservazioni,
considerando quanto segue:
I
La Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA (in prosieguo: "Condotte") è una società operante nel settore dell'ingegneria e delle costruzioni di infrastrutture civili (strade, ferrovie, ecc.); in origine, era posseduta dalla Iritecna SpA ("Iritecna"), una holding interamente posseduta dall'IRI SpA ("IRI"), che, a sua volta, è controllata al 100 % dal ministero del Tesoro italiano. Nel 1993, l'IRI, nell'ambito della ristrutturazione del suo settore di ingegneria e costruzioni, decise di intraprendere le seguenti operazioni:
- liquidazione di Iritecna, con un costo totale di 4490 miliardi di ITL (2,3 miliardi di ECU);
- creazione di una subholding, Fintecna SpA ("Fintecna"), con lo scopo di privatizzare le attività profittevoli.
Condotte aveva registrato perdite per complessivi 152 miliardi di ITL (78 milioni di ECU) nel periodo 1991-1994. Il margine lordo della società, in rapporto al fatturato, era sceso dall'11 % del 1991 al 4,5 % del 1994, con un minimo del 2 % del 1993. I soci avevano dovuto effettuare in detto periodo ripetuti interventi a copertura delle perdite per oltre 118 miliardi di ITL (61 milioni di ECU).
La società, nonostante tali perdite, veniva ritenuta potenzialmente interessante per eventuali investitori privati, in considerazione soprattutto del notevole portafoglio ordini detenuto, costituito principalmente dalla quota nei consorzi Iricav Uno e Due, assegnatari delle tratte Roma-Napoli e Verona-Venezia del progetto Alta Velocità; pertanto la quota di controllo della società, allora pari al 91,7 %, posseduta da Iritecna, veniva conferita a Fintecna, nell'ottica della sua privatizzazione.
Le azioni di ristrutturazione intraprese dalla società (riduzione del personale da 1500 a meno di 1000 unità, svalutazione di lavori in corso, ecc.) e le prospettive legate alla ripresa dei lavori relativi al progetto Alta Velocità facevano ritenere possibile a Fintecna una privatizzazione della società già nel 1995, come esplicitamente previsto nel piano di ristrutturazione Iritecna sottoposto alla Commissione. A tal fine, infatti, già a fine 1994, era stato scelto un consulente con l'incarico di selezionare potenziali acquirenti.
Con decisione 95/524/CE della Commissione(2) ("la decisione"), gli aiuti concessi ad Iritecna e Fintecna, nell'ambito della liquidazione dell'Iritecna venivano dichiarati compatibili con il mercato comune. La decisione autorizzava anche gli apporti di Iritecna a copertura delle perdite di Condotte fino al 31 dicembre 1994 (110 miliardi di ITL ovvero 56,4 milioni di ECU).
L'articolo 1 della decisione richiedeva il rispetto del piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione, comprendente, tra l'altro, la privatizzazione delle società controllate da Fintecna, come Condotte, entro un termine ragionevole di tempo e senza ulteriori aiuti.
Successivamente all'adozione della decisione, tuttavia, il governo italiano informava la Commissione che la procedura di vendita della società era stata sospesa, al fine di valutare le implicazioni legali relative alle garanzie contrattuali prestate dall'IRI in relazione ai lavori dell'Alta Velocità.
Al termine di detti approfondimenti legali, la procedura di vendita veniva riavviata nel mese di novembre 1995, con l'obiettivo di cedere solo una quota minoritaria del capitale; la cessione della totalità del capitale sarebbe stata infatti rinviata al momento della liberazione dell'IRI dalle garanzie relative ai lavori dell'Alta Velocità.
Nel frattempo, Condotte continuava a registrare notevoli perdite: nel 1995, esse raggiungevano 71 miliardi di ITL (36 milioni di ECU), ridottesi nel 1996 a 21 miliardi (11 milioni di ECU).
Al fine di ricostituire il capitale sociale, eroso dalle perdite, Fintecna era costretta a fornire nuovi fondi a Condotte per 65 miliardi di ITL nel marzo 1996 (33 milioni di ECU), ed ulteriori 7 miliardi (4 milioni di ECU) nel dicembre 1996. In seguito a tali operazioni, Fintecna accresceva la sua quota di partecipazione in Condotte fino al 95,8 % del capitale.
Su richiesta della Commissione, le autorità italiane comunicavano il 24 giugno 1997 l'esecuzione dei descritti interventi patrimoniali a favore di Condotte, nonché l'avvenuta ripresa delle trattative di vendita della società. Secondo le autorità italiane, la concessione di fondi a Condotte da parte di Fintecna andava considerata come un atto dovuto, a norma del Codice civile, al fine di evitare la liquidazione dell'azienda.
Infine, nel marzo 1997, Fintecna cedeva il 45,7 % del capitale di Condotte ad un investitore privato (Ferrocemento SpA "Ferrocemento"), prevedendo nel contratto di vendita le seguenti clausole:
a) la concessione da parte di Fintecna e Ferrocemento alla rispettiva controparte di una opzione di acquisto/vendita delle rimanenti azioni ad un prezzo prefissato, valida fino a sei mesi dopo la scadenza delle garanzie dell'IRI sui lavori dell'Alta Velocità ovvero, in caso di liberazione anticipata dell'IRI stesso, fino al 30 giugno 1999;
b) un prezzo di vendita sulla base di una valutazione complessiva di Condotte di 100 miliardi di ITL (51 milioni di ECU);
c) l'obbligo per Fintecna di ricostituire il capitale di Condotte, al momento della cessione, fino ad un importo di 40 miliardi di ITL;
d) l'esclusione di Fintecna dai risultati economici di Condotte a partire dal momento del trasferimento del 45,7 % delle azioni, mediante un meccanismo di conguagli da applicarsi alla determinazione del prezzo di cessione del rimanente 50,1 % del capitale.
Al fine di ottemperare alla suddetta clausola di ricostituzione del capitale sociale, Fintecna procedeva, nel giugno 1997, ad un'ulteriore concessione di fondi a favore di Condotte per un ammontare di 33 miliardi di ITL (17 milioni di ECU).
La Commissione decideva di iniziare il procedimento previsto nell'articolo 93, paragrafo 2, del trattato in relazione agli apporti di capitale concessi durante gli anni dal 1995 al 1997, all'insufficienza delle misure di ristrutturazione adottate ed alle condizioni di privatizzazione dell'azienda, poiché queste apparivano in contrasto con le condizioni imposte nella decisione. Con lettera del 1o agosto 1997, la Commissione informava il governo italiano della sua decisione di aprire detto procedimento(3).
Il governo italiano presentava ufficialmente le sue osservazioni con lettera del 20 ottobre 1997.
Nessuno altro Stato membro o terzo interessato ha fatto pervenire osservazioni alla Commissione nel termine previsto. La Commissione, con lettera del 1o dicembre 1997, richiedeva alle autorità italiane alcune informazioni supplementari. Tali informazioni venivano fornite con lettera del 22 gennaio 1998, nonché nel corso di una riunione tenuta a Roma in data 20 gennaio 1998. Le autorità italiane fornivano ulteriori elementi di valutazione con lettere del 10 e 12 febbraio. Infine, in data 5 maggio, la Commissione riceveva copia del bilancio della società al 31 dicembre 1997 e del piano industriale per il periodo 1998-2000.
Dalle informazioni fornite dalle autorità italiane emergeva un ulteriore apporto di capitale, posto in essere da Fintecna il 17 dicembre 1997 in favore di Condotte, per un importo pari a 58 miliardi di ITL (30 milioni di ECU), concesso come conguaglio all'acquirente in seguito alle ulteriori svalutazioni degli attivi di Condotte. La descritta operazione portava il totale dei fondi concessi da Fintecna a Condotte dopo il 1994 a 163 miliardi di ITL (84 milioni di ECU).
II
Nelle sue osservazioni, il governo italiano ha sostenuto quanto segue:
i) che la decisione prevedeva la possibilità di nuovi apporti di capitale in Condotte,
ii) che tali interventi sono stati effettuati da Fintecna con risorse proprie nell'ottica di un investitore privato e che pertanto non costituiscono aiuto di Stato, e
iii) che non vi è stata alcuna violazione delle condizioni imposte dalla decisione.
Il governo italiano ha inoltre sostenuto che, qualora gli interventi di cui sopra venissero considerati aiuti di Stato, essi dovrebbero comunque essere dichiarati compatibili con il mercato comune a norma dell'articolo 92, paragrafo 3, del trattato.
Riguardo al punto i), il governo italiano sostiene che la Commissione era già al corrente, all'epoca della decisione, della necessità di apportare ulteriori fondi alla società onde permetterne la privatizzazione. Inoltre, secondo il governo italiano, la Commissione sarebbe stata tempestivamente informata di ogni ricapitalizzazione operata a favore di Condotte e dello stato della procedura di vendita della società.
Il piano di ristrutturazione approvato nella decisione prevedeva il trasferimento a Fintecna delle imprese sane, o risanabili, al fine di favorire la loro privatizzazione. La decisione avrebbe quindi considerato la necessità di finanziare talune ristrutturazioni, in particolare nel settore delle costruzioni, in cui opera Condotte.
Inoltre, successivamente alla decisione, sia Fintecna che la sua controllante IRI avrebbero regolarmente tenuto informati i servizi della Commissione in relazione all'avanzamento del processo di privatizzazione. In particolare, nel corso di una riunione tenutasi a Roma nel giugno 1997, IRI e Fintecna avrebbero fornito tutti gli elementi necessari per la valutazione delle fattispecie per le quali è stato aperto il procedimento di cui all'articolo 93, paragrafo 2.
Relativamente al punto ii), il governo italiano nota che gli interventi realizzati da Fintecna a favore di Condotte sono stati finanziati mediante l'uso di risorse generate dalla propria gestione e senza alcun apporto dello Stato. Fintecna, inoltre, avrebbe basato i suoi interventi sul c.d. principio dell'investitore privato, e pertanto detti interventi non possono essere considerati aiuti di Stato.
Fintecna, infatti, avrebbe confrontato i costi derivanti dalla messa in liquidazione di Condotte con quelli relativi alla sua ricapitalizzazione-privatizzazione. Laddove i costi prevedibili di liquidazione eccedano quelli derivanti da una ipotesi di ricapitalizzazione e cessione della società, non sarebbero ravvisabili aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1.
In particolare, i costi stimati da Fintecna per la liquidazione di Condotte ammontano a 600 ovvero 2700 miliardi di ITL, rispettivamente in ipotesi di liquidazione gestita ovvero traumatica. A fronte di questi costi, Fintecna avrebbe valutato più conveniente ricapitalizzare Condotte, mantenendola in vita, in attesa della sua privatizzazione. In tale prospettiva, Fintecna si sarebbe comportata come un investitore privato e pertanto i fondi concessi a Condotte non configurerebbero un aiuto di Stato.
Sul punto iii), il governo italiano sostiene di aver rispettato tutte le condizioni imposte dalla decisione, con particolare riferimento al costo totale della ristrutturazione, agli impegni di ristrutturazione del gruppo, nonché alla privatizzazione di Condotte.
Relativamente al costo complessivo del piano approvato dalla Commissione, il governo italiano nota come la decisione abbia autorizzato un importo massimo di aiuto pari a lire italiane 4490 miliardi, di cui 1090 miliardi relativi a fondi già concessi a società controllate, tra cui Condotte, nel periodo 1991-1993 e 3400 miliardi di costo stimato per la liquidazione di Iritecna (inclusi 1653 miliardi di proventi da cessioni operate da Fintecna).
Allo stato attuale, le stime del governo italiano prospettano un costo finale inferiore all'importo massimo menzionato, nonostante i minori importi ottenuti con la vendita di Condotte: pertanto, la decisione risulta rispettata.
Per ciò che concerne le misure di ristrutturazione previste dalla decisione, il governo italiano nota che quelle eseguite, in realtà, hanno rispettato il piano approvato dalla Commissione. Relativamente alle riduzioni di personale (e quindi, indirettamente, di capacità produttiva), il governo italiano sottolinea che i dati specificati dalla Commissione nella comunicazione di apertura del procedimento fanno riferimento al personale dipendente "attivo" a tempo indeterminato, mentre i dati desunti dai bilanci includono anche il personale a tempo determinato ed in cassa integrazione guadagni.
In riferimento al peggioramento dei risultati economici di Condotte rispetto alle previsioni del piano (utili netti pari a 19 miliardi di ITL nel 1995 e 40 miliardi nel 1996), il governo italiano sostiene che ciò sia attribuibile alle peggiorate condizioni di mercato e non alla mancata ristrutturazione dell'azienda.
Il governo italiano sostiene che i risultati ottenuti da Condotte nel biennio 1995-1996 non possono essere direttamente confrontati con il piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione nella decisione. Secondo il governo italiano, la mancata realizzazione delle stime di vendita previste nel piano ha causato una riduzione del margine lordo di 130 miliardi di ITL nel biennio. Aggiungendo a tale effetto negativo alcune poste extragestionali, pari a 46 miliardi di ECU, non prevedibili al momento della redazione del piano, si dimostrerebbe che le azioni di ristrutturazione previste sono state più che rispettate.
Riguardo all'obbligo di privatizzazione previsto nella decisione, il governo italiano nota quanto segue:
- esso è al momento oggetto di esame presso il Tribunale di primo grado delle comunità europee;
- a prescindere da tale circostanza, Fintecna ha rispettato la condizione stessa avendo ceduto Condotte entro il "termine ragionevole" previsto dalla decisione.
Nella sua decisione di apertura del procedimento, la Commissione ha sostenuto che, sulla base delle informazioni allora disponibili, la vendita di Condotte non può essere considerata come una effettiva privatizzazione, poiché Fintecna ha ceduto solo il 45,7 % delle azioni in suo possesso, conservandone il 50,1 % (il restante 4,2 % è quotato alla Borsa Valori di Milano).
Il governo italiano sostiene in proposito che la privatizzazione di Condotte debba essere considerata come reale e definitiva. Infatti, la cessione del 45,7 % è collegata a specifiche clausole contrattuali per le quali la cessione del restante 50,1 % è da ritenersi inevitabile. La scelta della cessione in due parti separate è dovuta, secondo il governo italiano, alla presenza di una clausola contrattuale inserita nella convenzione tra la società TAV ed il consorzio Iricav, in cui Condotte è presente. Tale consorzio è aggiudicatario delle commesse, di cui TAV è committente, relative alla realizzazione della tratta Roma-Napoli dell'Alta Velocità. In base a tale clausola, l'IRI è obbligato a mantenere la "partecipazione maggioritaria" nel consorzio aggiudicatario fino al termine dei lavori.
Tale clausola, secondo il governo italiano, potrebbe essere soppressa in caso di accordo tra il consorzio Iricav e la committente TAV. In tal caso, il contratto di cessione di Condotte prevede già la possibilità per Fintecna di cedere la quota di capitale residua.
A dimostrazione del fatto che la cessione di Condotte deve considerarsi definitiva, il governo italiano adduce due ulteriori elementi:
- il fatto che l'autorità garante della concorrenza e del mercato abbia rilevato, nel corso della sua istruttoria, che, nonostante la cessione abbia riguardato solo il 45,7 % del capitale, essa ha determinato l'immediato passaggio delle responsabilità gestionali all'acquirente;
- il fatto che la società che certifica il bilancio di Fintecna, sulla base del criterio del controllo effettivo, escluderà le risultanze della società per il 1997 dal consolidato Fintecna.
La decisione, inoltre, richiedeva che la privatizzazione di Condotte fosse eseguita senza ulteriori aiuti. A tale proposito, il governo italiano sostiene che gli interventi finanziari posti in essere da Fintecna in Condotte successivamente al 1994, pari a circa 163 miliardi di ITL (circa 84 milioni di ECU), non debbano essere considerati come aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92, sulla base di quanto già esposto nel punto ii). In subordine, il governo italiano ritiene che l'eventuale aiuto dovrebbe essere considerato compatibile con il mercato comune per le ragioni seguenti:
- i fondi sono stati concessi nell'ambito di un piano di ristrutturazione volto al ripristino della redditività dell'azienda, come confermato dalla sua privatizzazione;
- i fondi sono stati limitati a quanto strettamente necessario a garantire a Condotte il ritorno a condizioni di mercato.
III
In considerazione di quanto esposto, occorre in primo luogo verificare se le misure descritte costituiscano o meno violazioni delle condizioni previste nella decisione. In tal caso, occorrerebbe riesaminare la compatibilità degli aiuti concessi a Condotte fino al 1994 ed approvati nell'ambito di detta decisione. Inoltre, al fine di valutare il rispetto delle condizioni di cui all'articolo 1, paragrafi 4 e 5, occorre determinare se i fondi concessi a Condotte dopo il 1994 costituiscano aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92 del trattato e valutare, in tal caso, l'eventuale compatibilità con il mercato comune delle misure complessive di aiuto a favore di Condotte.
Come si è detto, la decisione aveva dichiarato gli aiuti concessi a Condotte fino al 1994 (110 miliardi di ITL ovvero 56 milioni di ECU) compatibili con il mercato comune subordinatamente ad una serie di condizioni, tra cui le seguenti:
i) l'obbligo per Condotte di porre in essere le misure previste nel piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione;
ii) l'impegno a privatizzare Fintecna e le sue controllate, tra cui Condotte, secondo le scadenze presentate alla Commissione e comunque entro un termine ragionevole;
iii) il divieto di utilizzare i proventi delle cessioni effettuate da Fintecna per sostenere aziende in difficoltà non ancora cedute;
iv) il divieto di concedere nuovi aiuti in occasione delle privatizzazioni.
i) Obbligo di porre in essere le misure di ristrutturazione previste dal piano
Nella decisione di apertura del procedimento ex articolo 93, paragrafo 2, la Commissione ha sostenuto che il risanamento economico di Condotte previsto dal piano di ristrutturazione non è stato portato a termine. In particolare, è stato osservato quanto segue:
- il numero di dipendenti a tempo indeterminato è aumentato nel periodo 1994-1996, da 383 a 431 unità (513 includendo la società Metroroma incorporata nel corso del 1996);
- il descritto aumento del personale è coinciso con una situazione economica decisamente negativa, con perdite di 71 miliardi di ITL nel 1995 e di 21 miliardi nel 1996.
Il governo italiano, nelle sue osservazioni, ha sostenuto che i dati utilizzati dalla Commissione includono anche lavoratori a libro matricola ma in effetti inattivi (come ad esempio quelli in Cassa integrazione guadagni). Un raffronto omogeneo avrebbe portato, secondo il governo italiano, alle seguenti conclusioni:
SPAZIO PER TABELLA
Secondo il governo italiano, i dati sopra descritti dimostrano come l'obiettivo di efficienza del piano sia stato raggiunto.
Per operare un confronto corretto dei dati, tuttavia, occorre confrontare il numero medio annuo di addetti (stimato come media aritmetica dei dati di fine anno di due anni successivi):
SPAZIO PER TABELLA
Come si può facilmente notare, solo nel 1994 il dato medio effettivo si è mantenuto in linea con quanto previsto nel piano di ristrutturazione; successivamente, sia nel 1995 che nel 1996, esso sembra superare significativamente quanto previsto nel piano stesso.
Allo stesso tempo, ed in parte a causa di ciò, Condotte otteneva risultati economici pesantemente negativi, in contrasto con quanto previsto nel piano di ristrutturazione. A fronte di un utile netto previsto nel piano di 19 e 40 miliardi di ITL, rispettivamente nel 1995 e 1996, Condotte, nei due anni, ha ottenuto perdite nette pari a 71 e 21 miliardi. Nel 1997, a fronte di una previsione di utile netto di 37 miliardi, la società registrava una perdita pari a 78 miliardi di ITL.
A tale proposito, non è sufficiente sostenere, come fa il governo italiano, che tale peggioramento è dovuto alla non prevedibile evoluzione sfavorevole del mercato. Il piano prevedeva infatti che, grazie alle misure di ristrutturazione interne, Condotte fosse in grado di realizzare un margine industriale lordo, prima dei costi di struttura, pari al 7 % del fatturato, già a partire dal 1995. Un tale margine avrebbe permesso, in teoria, di contenere le perdite della società, nonostante l'avvenuta riduzione dei ricavi, a circa 20 miliardi nel 1995.
Grazie ad un margine industriale del 7 %, la Commissione riteneva che, anche in circostanze più pessimistiche di mercato - come poi avveratesi - la società sarebbe stata in grado di mantenere un sostanziale equilibrio economico, senza richiedere ulteriori apporti di capitale. In realtà, Condotte realizzava nel 1995 addirittura un margine industriale negativo, nonché una perdita netta superiore al patrimonio sociale.
Occorre tuttavia notare che nel 1996, e soprattutto nel 1997, la società ha posto in essere misure di ristrutturazione più incisive rispetto a quanto previsto nel piano approvato, al fine di fronteggiare l'evidente peggioramento delle condizioni di mercato. Il periodo 1995-1997 è stato uno dei periodi più difficili per il settore delle costruzioni in Italia (dove Condotte consegue oltre il 70 % dei ricavi).
A fronte di tale congiuntura negativa, Condotte ha mantenuto un sufficiente margine di profitto operativo ed ha ridotto i propri costi di struttura in maniera ancor più drastica di quanto previsto nel piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione. Come mostrato nella tavola 1, il margine lordo 1996 di Condotte ha raggiunto il 12 % del fatturato, a fronte di una previsione di piano del 7 %. Nel 1997, i costi di struttura sono stati di circa il 20 % inferiori alla previsione del piano, in seguito alle ulteriori misure di razionalizzazione intraprese dalla società.
Tavola 1
Risultati economico-finanziari di Condotte
SPAZIO PER TABELLA
Larga parte delle perdite nette realizzate dalla società nel periodo sono dovute a svalutazioni di attività in conseguenza dei minori margini realizzabili su opere in corso e su lavori già acquisiti.
È opportuno notare, inoltre, che le azioni di razionalizzazione sono proseguite anche nei primi mesi del 1998; il personale di sede è stato ulteriormente ridotto da 110 unità al 31 dicembre 1997 a 105 al 27 marzo 1998 (al 31 dicembre 1996 era pari a 185 unità). In particolare, il personale dirigenziale (con costo unitario sensibilmente più elevato) è stato ridotto dalle 25 unità del 31 dicembre 1997 alle 19 del 27 marzo 1998.
Per quanto detto, la condizione imposta nell'articolo 1, paragrafo 2, della decisione può ritenersi rispettata, anche in considerazione delle azioni intraprese dalla società per fronteggiare una situazione di mercato peggiore di quanto previsto nel piano di ristrutturazione.
ii) Impegno a privatizzare Condotte secondo le scadenze previste o comunque entro un termine ragionevole
La decisione era stata adottata considerando, tra l'altro, l'impegno del governo italiano a privatizzare rapidamente Condotte, secondo quanto stabilito nel piano di ristrutturazione; sulla base delle informazioni presentate, nella decisione tale privatizzazione era stata ritenuta realizzabile entro un termine significativamente rapido(4). La rapida cessione di Condotte era ritenuta dalla Commissione uno dei principali elementi nella valutazione della compatibilità degli aiuti concessi ad Iritecna, in considerazione, tra l'altro, degli ingenti aiuti di cui il settore costruzioni della società aveva fino ad allora beneficiato.
La Commissione riconosceva che, per detto settore, alcune ristrutturazioni erano ancora in corso al momento della decisione; tuttavia, in considerazione di quanto previsto nel piano Iritecna, aveva stimato nella decisione che queste avrebbero dovuto "essere portate a termine entro il 1995"(5), al fine di permettere la cessione delle aziende. Per tali motivi, l'articolo 1, paragrafi 3 e 5, della decisione precisava l'obbligo di privatizzare le società controllate da Fintecna secondo le scadenze presentate alla Commissione, ovvero entro un termine ragionevole di tempo, e senza ulteriori aiuti di Stato.
Le procedure di cessione, per contro, venivano sospese poco dopo l'adozione della decisione e riavviate solo nel novembre 1995. Ciò è stato dovuto, secondo il governo italiano, alla necessità di approfondire le implicazioni legali delle garanzie contrattuali fornite dall'IRI sui lavori per l'Alta Velocità.
Solo nel marzo 1997 veniva siglato il contratto per la cessione del 45,7 % del capitale di Condotte di proprietà di Fintecna alla società Ferrocemento. Al momento dell'apertura del presente procedimento, la Commissione non aveva informazioni sufficienti per stabilire se la cessione potesse essere considerata "vera" ed irreversibile secondo quanto richiesto dalla decisione. In particolare, la Commissione ha sollevato dubbi relativamente a:
- il trasferimento dei poteri gestionali (nomina degli amministratori) da Fintecna all'acquirente;
- gli effetti finanziari di eventuali ulteriori perdite di Condotte su Fintecna;
- le condizioni relative al trasferimento del rimanente 50,1 % del capitale;
- la possibilità che le garanzie IRI sui contratti per l'Alta Velocità possano essere fatte valere.
Nella sua risposta, il governo italiano fornisce informazioni sufficienti ad eliminare i dubbi sollevati dalla Commissione.
Relativamente al trasferimento dei poteri gestionali, si rileva che la responsabilità di nomina dell'amministratore delegato, cui sono attribuiti i poteri di gestione della società previa autorizzazione del consiglio di amministrazione, viene attribuita all'acquirente. Limitazioni ai suoi poteri sono poste esclusivamente in relazione ad eventuali atti che possano pregiudicare Fintecna o IRI nell'ambito dei lavori per l'Alta Velocità. A sua volta, il consiglio di amministrazione è composto di sette membri, di cui tre, tra cui l'amministratore delegato, nominati da Ferrocemento, tre da Fintecna ed il presidente da Ferrocemento con il consenso di Fintecna.
Sulla base di queste informazioni, è possibile affermare che l'acquirente subentra a Fintecna in maniera completa nei poteri di gestione di Condotte.
Relativamente agli eventuali oneri a carico di Fintecna per future perdite di Condotte, il contratto prevede un complesso meccanismo di revisione del prezzo di cessione del restante 50,1 % ancora di Fintecna, in modo tale da escludere Fintecna stessa da qualsiasi onere finanziario relativo a perdite gestionali di Condotte.
Il prezzo di trasferimento di detto 50,1 % è infatti stabilito in 50,1 miliardi di ITL ma viene rivisto, al fine di includere quanto segue:
- le quote di competenza Fintecna in eventuali aumenti di capitale anche a copertura di perdite effettuati successivamente al trasferimento delle azioni (in aumento);
- la quota di Fintecna di eventuali utili di Condotte distribuiti ai soci successivamente al trasferimento delle azioni (in diminuzione);
- i versamenti effettuati da Fintecna a copertura delle perdite di Condotte successivamente alla data di riferimento stabilita nel contratto (in aumento).
Tutte le descritte poste, ivi compreso il prezzo di trasferimento, sono indicizzate ad un tasso di interesse prestabilito nel contratto dalla data di effettuazione delle singole operazioni fino al momento del trasferimento del rimanente 50,1 % del capitale.
Sulla base di queste informazioni, è possibile confermare che Fintecna non sopporterà gli effetti finanziari di eventuali ulteriori perdite di Condotte. Risulta evidente che Fintecna non sarà più patrimonialmente responsabile per le perdite gestionali della società. Dal punto di vista patrimoniale, è possibile pertanto considerare la privatizzazione di Condotte come completa, nonostante Fintecna continui a mantenere la maggioranza del capitale.
Relativamente alle condizioni di trasferimento del rimanente 50,1 % del capitale da Fintecna a Ferrocemento, il contratto prevede quanto segue:
- diritto di Fintecna di cedere il suo 50,1 % a Ferrocemento al prezzo stabilito, a partire dal 1o gennaio fino al 30 giugno 1999, ovvero fino a sei mesi dopo l'avvenuta liberazione dell'IRI dalle garanzie per l'Alta Velocità;
- diritto di Ferrocemento di acquistare il 50,1 % da Fintecna al prezzo stabilito in un qualsiasi momento a partire dalla data di liberazione dell'IRI dalle garanzie predette fino al 30 giugno 1999, ovvero, fino a sei mesi dall'avvenuta liberazione dell'IRI dalle garanzie.
Sulla base di queste informazioni, risulta evidente che le due parti non hanno un obbligo giuridico di completare la cessione di Condotte. Ciascuna delle parti ha il diritto di cedere ovvero acquistare il capitale residuo; solo qualora una delle due parti eserciti tale diritto, l'altra parte è obbligata a concludere la cessione. È possibile ipotizzare che nessuna delle due parti eserciti tale diritto: in tal caso, non essendo completata la cessione di Condotte, la condizione prevista nella decisione non sarebbe rispettata.
Il governo italiano, tuttavia, si è impegnato affinché Fintecna ceda le rimanenti azioni di Condotte alle condizioni previste nel contratto, con particolare riferimento alle scadenze dei termini per l'esercizio dell'opzione stessa. In considerazione di tale impegno, l'attuale residua partecipazione detenuta da Fintecna in Condotte può essere considerata come esclusivamente temporanea e funzionale alla salvaguardia patrimoniale dell'IRI in relazione alle garanzie da esso prestate, nell'ambito dei contratti per l'Alta Velocità, nei confronti di possibili inadempienze dell'acquirente.
Pertanto, nonostante Fintecna possieda tuttora il 50,1 % di Condotte, la condizione prevista nell'articolo 1, paragrafo 3, della decisione è rispettata. I ritardi subiti nella procedura di vendita, infatti, sono stati determinati da circostanze esterne a Fintecna (la clausola contrattuale relativa ai lavori per l'Alta Velocità); Fintecna ha operato, per quanto sotto il suo controllo, con l'obiettivo di privatizzare Condotte più velocemente possibile. Tale obiettivo, come detto, è da considerarsi raggiunto in virtù delle clausole previste nel contratto di vendita, nonché dell'impegno delle autorità italiane a portare a termine al più presto la cessione della restante partecipazione detenuta.
Relativamente alle clausole contrattuali relative ai lavori dell'Alta Velocità, la Commissione prende atto che esistono negoziati tra l'IRI e la committente TAV finalizzati alla eliminazione della clausola che prevede il mantenimento in capo all'IRI della maggioranza assoluta del capitale della Condotte. La Commissione considera che una possibile conclusione positiva di tali negoziati potrebbe accelerare il passaggio, anche formale, della totalità del capitale di Condotte a Ferrocemento.
iii) Divieto di utilizzare i proventi delle cessioni effettuate da Fintecna per sostenere aziende in difficoltà e iv) divieto di concedere nuovi aiuti in occasione di privatizzazioni
Per stabilire se Fintecna abbia rispettato le condizioni di cui all'articolo 1, paragrafi 4 e 5, della decisione, ed in particolare il divieto di concedere ulteriori aiuti, occorre stabilire se i fondi concessi a Condotte dopo il 1994 possano essere considerati, ai fini dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, come un investimento operato in logica di mercato ovvero se costituiscano aiuti di Stato.
Al fine di appurare se le relazioni finanziarie tra uno Stato e le imprese pubbliche comportino aiuti ex articolo 92 del trattato, la Commissione analizza i flussi finanziari nell'ottica del c.d. principio dell'investitore in economia di mercato. Nel caso in esame, occorre verificare se i fondi concessi a Condotte dopo il 1995 costituiscano risorse pubbliche e, successivamente, se queste risorse non siano state concesse secondo detto principio.
Condotte, nell'ambito del piano Iritecna, fu trasferita a Fintecna, società controllata al 100 % dall'IRI che, a sua volta, è una holding industriale, posseduta al 100 % dal ministero del Tesoro italiano. Il governo italiano nomina il consiglio di amministrazione dell'IRI che, a sua volta, nomina il consiglio di Fintecna.
Secondo una costante giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (in particolare sentenza 21 marzo 1991, causa C-305/89, Italia c. Commissione), al fine di stabilire se un aiuto possa essere considerato aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 92 del trattato, "non si deve distinguere tra l'ipotesi in cui l'aiuto viene concesso direttamente dallo Stato e quella in cui l'aiuto è concesso da enti pubblici o privati che lo Stato istituisce o designa"(6). Pertanto, sebbene i fondi concessi a Condotte non provengano direttamente dallo Stato, la loro natura pubblica può essere desunta.
A tale proposito non è sufficiente affermare, come fa il governo italiano nelle sue osservazioni, che gli interventi finanziari operati da Fintecna sono stati effettuati con mezzi generati dalla gestione aziendale e non ottenuti dallo Stato. Un impiego non redditizio dei flussi di cassa gestionali, come quello effettuato in Condotte, riduce infatti il profitto dell'azionista della società - l'IRI - ed in ultima istanza, dello Stato. Fintecna avrebbe potuto impiegare i propri fondi in attività più remunerative, permettendo all'IRI, e quindi allo Stato, di ottenere un più alto ritorno economico dal proprio investimento.
Poiché un minor rendimento dell'investimento di IRI in Fintecna si traduce in ultima istanza in un mancato profitto per lo Stato, è possibile affermare che, sebbene i fondi concessi a Condotte non siano stati direttamente forniti dallo Stato, essi costituiscono, tuttavia, risorse statali. Essi pertanto, onde stabilire se rientrino nel divieto dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato, devono essere analizzati sotto il profilo del principio dell'investitore in economia di mercato(7).
Secondo detto principio, una transazione finanziaria tra lo Stato ed una impresa pubblica comporta aiuto quando non sarebbe stata effettuata da un investitore privato operante in normali condizioni di mercato. In particolare, la presenza di aiuti di Stato può essere presunta quando "la situazione finanziaria dell'impresa ed in particolare la struttura ed il volume dell'indebitamento sono tali da far apparire ingiustificata la previsione di un rendimento normale (in dividendi o valore) dei capitali investiti entro un termine ragionevole di tempo"(8).
A questo proposito, è necessario valutare la situazione economico-finanziaria di Condotte negli anni precedenti gli aumenti di capitale, mostrata nella tavola 2.
Tavola 2
Risultati economico-finanziari di Condotte
SPAZIO PER TABELLA
Le cifre sopra esposte dimostrano come Condotte non fosse un'azienda redditizia nel momento in cui Fintecna apportava i fondi. Fintecna forniva nuovi fondi nel 1996, nonostante, sulla base dei risultati economici della società, non potesse ragionevolmente attendersi un significativo ritorno economico per l'investimento.
Non è peraltro sufficiente invocare la circostanza che i costi di liquidazione della società sarebbero stati superiori alle ricapitalizzazioni effettuate. Un azionista privato, infatti, di fronte al peggioramento delle prospettive di mercato e all'impossibilità di risanamento, avrebbe eventualmente posto in liquidazione l'azienda molto prima del 1996 ed anzi anche prima del 1994, evitando quindi costose ricapitalizzazioni e riducendo sensibilmente i costi di liquidazione stessi.
Un azionista non soggetto alla garanzia illimitata ex articolo 2362 del Codice civile, inoltre, avrebbe risposto delle obbligazioni di Condotte solo fino a concorrenza del capitale sociale, eventualmente attraverso procedure fallimentari, e pertanto in misura significativamente minore degli apporti di capitale in realtà operati a favore di Condotte.
Sulla base di queste considerazioni, le risorse finanziarie concesse da Fintecna a Condotte nel 1996 e nel 1997 costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato. In conseguenza di ciò, la condizione prevista dall'articolo 1, paragrafo 5, della decisione non è stata rispettata: pertanto, occorrerà riesaminare, insieme alla compatibilità dei nuovi aiuti, anche la compatibilità degli aiuti ottenuti da Condotte ed approvati nell'ambito della decisione (110 miliardi di ITL).
Per valutare il rispetto della decisione, non è sufficiente stabilire che l'ammontare complessivo degli aiuti approvati non verrà superato. Il dispositivo di tale decisione prevedeva esplicitamente, infatti, che le singole privatizzazioni non dovessero essere finanziate con ulteriori aiuti. La ratio di tale obbligo consisteva nella necessità di ridurre al minimo gli effetti distorsivi degli aiuti concessi e pertanto nella necessità di indirizzare ogni risorsa ottenuta dalle cessioni alla riduzione dei costi di liquidazione del gruppo Iritecna/Fintecna.
Inoltre, in considerazione del fatto che le aziende più appetibili per eventuali investitori privati erano state trasferite a Fintecna per la cessione e, solo limitatamente, per ulteriori ristrutturazioni, la decisione aveva previsto specificamente il divieto di concedere ulteriori aiuti a favore di tali aziende.
In linea di principio, le privatizzazioni di aziende pubbliche possono dar luogo ad aiuti di Stato o in favore dell'acquirente - nel caso in cui la vendita non sia effettuata a valore di mercato - ovvero in favore dell'azienda ceduta, qualora il contratto di vendita imponga condizioni in capo all'acquirente circa la continuazione di attività non redditizie che sarebbero altrimenti dismesse da un investitore di mercato.
Per ciò che riguarda la vendita di Condotte ad un investitore privato, occorre notare che l'operazione è stata portata a termine conformemente alle norme comunitarie pertinenti. In particolare, sia la procedura del 1994 - successivamente abbandonata - sia quella del 1995 - poi conclusasi con la cessione della società a Ferrocemento - sono state effettuate mediante asta pubblica. Nel corso della procedura, circa 20 investitori hanno mostrato un interesse preliminare alla vendita delle aziende di Fintecna nel settore delle costruzioni civili. Di questi, 13 hanno poi confermato il loro interesse ed hanno ricevuto il memorandum informativo; successivamente, 2 di queste sono state selezionate nella "short list". Infine, solo Ferrocemento ha presentato una offerta vincolante ed è stata pertanto ammessa alla fase di "due diligence".
La procedura seguita da Fintecna ha assicurato che tutti i potenziali investitori fossero messi in condizioni di parità nella partecipazione alla vendita e che la migliore offerta fosse infine selezionata. Ciò permette alla Commissione di concludere che l'azienda è stata ceduta a prezzo di mercato e che pertanto nessun aiuto è stato concesso a Ferrocemento in relazione all'acquisto di Condotte.
Inoltre, il contratto di vendita non prevede obbligazioni particolari in capo all'acquirente, in relazione al mantenimento di eventuali attività in perdita. Pertanto, non si ravvisa alcun aiuto in favore di Condotte nell'ambito delle condizioni di vendita.
Stabilito che gli aiuti concessi a Condotte successivamente al 1994 costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e che, in conseguenza di ciò, anche gli aiuti ricevuti dalla società prima del 1994 ed approvati dalla Commissione nella decisione devono essere considerati, in linea di principio, illegali, occorre analizzare la possibilità che il complesso di detti aiuti sia compatibile con il mercato comune.
IV
Secondo l'articolo 92 del trattato, paragrafi 2 e 3, alcuni aiuti sono o possono essere considerati compatibili con il mercato comune.
Data la natura delle misure sotto esame, il paragrafo 2 e 3, lettere a) e b) del trattato non si applicano. Data la varietà delle attività e delle ubicazioni geografiche di Condotte, e non avendo le misure finalità regionale, può applicarsi solo la deroga di cui al paragrafo 92, paragrafo 3, lettera c), per quanto concerne lo sviluppo di specifiche attività economiche. In particolare, data la natura stessa dell'aiuto in oggetto, questo deve essere considerato come un aiuto destinato alla ristrutturazione di aziende in difficoltà.
Relativamente a tale tipo di aiuto, la Commissione ha elaborato gli Orientamenti comunitari sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà ("gli orientamenti comunitari")(9). In pratica, affinché la Commissione possa approvare misure di aiuto ad hoc per un'azienda in difficoltà, le seguenti condizioni devono essere rispettate da detti aiuti:
i) garantire il riprisitino della redditività di lungo termine dell'azienda;
ii) prevenire indebite distorsioni della concorrenza;
iii) essere proporzionali con i costi e benefici della ristrutturazione e, pertanto, essere mantenuti al minimo indispensabile;
iv) il piano di ristrutturazione deve essere pienamente attuato;
v) l'attuazione del piano deve essere seguita e controllata dalla Commissione.
Solo se tutte le condizioni sono rispettate, la Commissione può considerare gli effetti dell'aiuto non contrari all'interesse della Comunità ed autorizzare lo stesso ex articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato.
Relativamente al punto i), le autorità italiane avevano già presentato, in occasione della decisione, un piano di ristrutturazione volto a ripristinare la redditività di Condotte a partire dall'anno 1996. Gli aiuti concessi a Condotte fino al 1994 (110 miliardi di ITL) erano stati considerati compatibili proprio in virtù di detto piano e sulla base degli orientamenti comunitari. Condotte tuttavia non ha realizzato i risultati economici previsti e, di conseguenza, ha dovuto ricorrere nuovamente al sostegno pubblico (come detto, per circa 163 miliardi di ITL).
Occorre notare tuttavia che il mancato ripristino della redditività di Condotte è dipeso da una situazione di mercato non prevedibile all'epoca della decisione.
Il piano di ristrutturazione di Condotte, approvato dalla Commissione in occasione della decisione, era basato su ipotesi prudenti di evoluzione del portafoglio lavori della società. Al 31 dicembre 1992, il portafoglio lavori della società risultava pari a 2255 miliardi di ITL, di cui 795 relativi a commesse relative all'Alta Velocità. Sulla base del ritmo di esecuzione dei lavori stabilito dalla committente, era ragionevole prevedere una evoluzione del fatturato e dei risultati economici di Condotte come quella descritta nella tavola 3.
Tavola 3
Previsione risultati economico-finanziari di Condotte
SPAZIO PER TABELLA
Le stime sopra descritte tenevano già in dovuto conto le difficoltà di ripresa del settore delle costruzioni civili che era caduto in profonda crisi dall'inizio degli anni '90; esse consideravano infatti un ritmo di acquisizione di lavori molto ridotto rispetto al potenziale di Condotte, nonché la focalizzazione della società sui lavori relativi all'Alta Velocità. Ciononostante, la crisi del settore è proseguita finoltre il 1996, con una intensità imprevedibile, mostrando qualche accenno di ripresa solo nel secondo semestre del 1997.
Inoltre, le commesse già acquisite all'epoca relative ai lavori dell'Alta Velocità sono state ritardate per cause indipendenti dalla volontà della società.
In seguito a questi due elementi concomitanti, il fatturato ottenuto da Condotte è stato notevolmente inferiore a quanto previsto nel piano, come mostrato nella tavola 1:
- nel 1995 è stato pari a 353 miliardi di ITL, vale a dire il 39 % delle previsioni,
- nel 1996 è stato pari a 496 miliardi di ITL, cioè il 35 % del previsto.
In entrambi i casi, così come nel 1994, il fatturato realizzato da Condotte è risultato di circa il 40 % inferiore a quanto realizzato nel 1992 e 1993, esercizi in cui, peraltro, la crisi del settore in cui opera Condotte era già estremamente pesante. A fronte di questo peggioramento esogeno delle condizioni di mercato, Condotte ha reagito ponendo in essere delle azioni di ristrutturazione ulteriori rispetto a quanto previsto dal piano che, seppur insufficienti ad ottenere profitti netti, hanno permesso alla società di registrare un risultato operativo positivo nel 1996 per la prima volta dopo lungo tempo.
In particolare, le azioni di ristrutturazioni si sono concentrate sulla riduzione dei costi di struttura, che hanno raggiunto nel 1996 livelli inferiori di circa il 10 % rispetto a quanto previsto nel piano di ristrutturazione; nel 1997, come si è detto, essi sono stati di circa il 20 % inferiori alle previsioni di piano. Nel periodo, la società ha sensibilmente rinforzato le azioni di ristrutturazione interna volte a recuperare uno stabile livello di redditività delle operazioni. A titolo esemplificativo, si può notare come il personale di sede (che incide sui costi amministrativi di struttura) è stato ridotto dalle 201 unità del 31 dicembre 1995 alle 105 del marzo 1998; di questi, il personale dirigenziale, con costo unitario più elevato, è diminuito dalle 51 unità a fine 1995 fino alle 19 unità nel marzo 1998 (-61 %).
Grazie a queste operazioni, nonché ad ulteriori azioni di ristrutturazioni su tutta la struttura del gruppo, Condotte è stata in grado, nel 1996, di invertire la tendenza economica negativa realizzata fino al 1995, nonostante la perdurante crisi del settore costruzioni. Il margine lordo, infatti, è passato da un valore pari al -5,4 % del fatturato nel 1995 ed è ritornato positivo sia nel 1996 che nel 1997 (rispettivamente per 61 e 41 miliardi di ITL).
È vero, peraltro, che nel 1996 e nel 1997 la società ha comunque registrato delle perdite nette (particolarmente significative nel 1997); queste sono, tuttavia, da imputarsi principalmente ad oneri straordinari di ristrutturazione.
Le azioni di ristrutturazione, inoltre, porteranno l'azienda a registrare risultati migliori negli anni successivi, pur tenendo conto dei rallentamenti previsti nei lavori relativi all'Alta Velocità, come previsto nel piano industriale presentato alla Commissione:
Tavola 4
Piano industriale 1998-2000 di Condotte
SPAZIO PER TABELLA
Grazie alle azioni di ristrutturazione effettuate dall'azienda in particolare nel periodo 1996-1997, supplementari rispetto al piano approvato dalla Commissione nella decisione, Condotte sarà in grado di raggiungere un sufficiente grado di redditività nonostante l'imprevisto peggioramento delle condizioni di mercato. Occorre peraltro notare come tale redditività di lungo periodo sia raggiunta grazie al contributo determinante di azioni di razionalizzazione interna (riduzioni di capacità, ecc.), piuttosto che grazie ad ottimistiche aspettative di mercato.
In tal senso, la prima delle condizioni necessarie all'approvazione di aiuti alla ristrutturazione può considerarsi rispettata.
A tale proposito, la Commissione nota che l'azienda è stata trasferita ad un azionista privato e che lo Stato, attraverso i meccanismi contrattuali previsti, non sopporterà finanziariamente eventuali perdite future di Condotte. Inoltre, la presenza di un azionista di controllo privato [cfr. sub III, punto i)] garantisce maggiori sicurezze sulle prospettive di redditività di Condotte.
Relativamente al punto ii), è necessario che gli aiuti accordati ad un'azienda non causino indebite distorsioni alla concorrenza. In principio, ogni aiuto concesso dallo Stato ad un'azienda causa una indebita distorsione alla libera concorrenza, in quanto pone l'azienda stessa in una situazione economica più favorevole rispetto alle sue concorrenti. È necessario pertanto bilanciare questo effetto con riduzioni di capacità produttiva, in particolare in settori, come quello delle costruzioni civili, dove esiste una notevole sovraccapacità disponibile.
Nel caso di specie, il piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione nella decisione prevedeva già significative riduzioni di capacità produttiva. Nel settore delle costruzioni, la capacità produttiva delle imprese è fondata principalmente sulla base delle risorse umane, sia in termini di capacità progettuali che di forza lavoro esecutiva; la significativa riduzione di tale base, insieme alla rilevante diminuzione della produzione, mostrava chiaramente, all'epoca della decisione, la notevole riduzione della quota di mercato della società. La Commissione, pertanto, aveva ritenuto che gli aiuti concessi a Condotte fino al 31 dicembre 1994 rispondessero ai requisiti previsti per gli aiuti alla ristrutturazione.
Poiché Condotte ha ricevuto, successivamente alla decisione, ulteriori aiuti, occorre verificare se tali nuove risorse non abbiano un effetto sugli scambi comunitari contrario all'interesse comune; ciò si verificherebbe nel caso in cui la società abbia potuto utilizzare tali risorse per finanziare pratiche commerciali che le permettano di incrementare la propria quota di mercato a scapito di concorrenti che non hanno beneficiato di aiuti.
Come si è detto, tuttavia, nel 1995 e specialmente nel 1996 e 1997, Condotte ha ridotto il proprio personale, e quindi la propria capacità produttiva, in misura superiore a quanto previsto nel piano.
Peraltro, la Commissione aveva ritenuto che l'evoluzione del fatturato della società prevista nel piano di ristrutturazione (cfr. la tavola 3) non avesse un impatto sugli scambi contrario all'interesse comune. In realtà, il fatturato realizzato da Condotte nel periodo 1995-1997 è stato pari a circa il 40 % di quanto previsto nel piano ed il ritmo di acquisizione degli ordini significativamente inferiore, come mostrato nella tavola 5.
Tavola 5
Andamento del fatturato e del portafoglio ordini di Condotte
SPAZIO PER TABELLA
Risulta evidente dai dati sopra esposti che le attività concorrenziali di Condotte sui mercati mondiali si sono progressivamente ridotte in conseguenza della ristrutturazione della società. Il portafoglio ordini relativo all'Alta Velocità (acquisito, con la creazione dei consorzi Iricav, già all'inizio degli anni '90) ha accresciuto il suo peso sul totale delle attività di Condotte passando dal 39 % del 1993 al 75 % del 1996. L'aumento del portafoglio ordini registrato nel 1994, inoltre, è quasi interamente attribuibile all'acquisizione di una nuova quota nel consorzio Iricav per l'Alta Velocità da Iritecna. Allo stesso modo, l'aumento del fatturato registrato nel 1996 è conseguenza diretta dell'avanzamento lavori del consorzio stesso.
Inoltre, il piano industriale per il periodo 1998-2000, sviluppato dalla nuova dirigenza della società, prevede un'ulteriore riduzione della presenza sul mercato della società, con la sua focalizzazione sui lavori, già in portafoglio, relativi all'Alta Velocità. Il fatturato, di conseguenza, si contrarrà ulteriormente nei prossimi anni, riducendo ulteriormente le distorsioni della concorrenza provocate dagli aiuti in esame.
Contestualmente, la società ha sensibilmente ridotto la propria presenza all'estero, dove è notevolmente diminuito il numero e l'importo di contratti acquisiti. Pertanto, Condotte ha ridotto la propria capacità produttiva in misura notevolmente superiore a quanto previsto nel piano di ristrutturazione della società. Pertanto, la sua posizione competitiva finale non inciderà sugli scambi in misura contraria al comune interesse.
Relativamente al punto iii), affinché aiuti di Stato possano essere dichiarati compatibili è necessario che siano limitati allo stretto indispensabile a finanziare il risanamento economico e che non vengano utilizzati per finanziare pratiche concorrenziali aggressive, se non nella misura necessaria al ripristino della redditività dell'azienda stessa.
Dai dati forniti dal governo italiano, è possibile verificare che i fondi concessi da Fintecna a Condotte sono stati necessari a ripianare le perdite relative principalmente a svalutazioni di attività e a costi di riduzione della capacità produttiva (esodi di personale). Fintecna ha finanziato, nelle more della procedura di vendita, azioni di ristrutturazione ulteriori rispetto a quanto previsto nel piano Iritecna, al fine di fronteggiare l'imprevisto peggioramento delle prospettive di mercato.
La Commissione ritiene pertanto che gli aiuti concessi non abbiano apportato liquidità ulteriori alla società, senza alcun rapporto con il processo di ristrutturazione, che potrebbero finanziare pratiche commerciali aggressive o investimenti non necessari alla ristrutturazione.
Inoltre la Commissione osserva che Condotte non beneficerà di alcun credito di imposta relativo alle perdite coperte dai fondi apportati da Fintecna.
Il beneficiario, infine; contribuirà in misura significativa al finanziamento della ristrutturazione, in quanto eventuali ulteriori oneri saranno interamente a carico dell'acquirente della società, attraverso il meccanismo di adeguamento del prezzo di trasferimento del 50,1 % delle azioni ancora in possesso di Fintecna.
Il governo italiano dovrà presentare una informativa periodica sull'avanzamento della procedura di privatizzazione e sull'esecuzione del piano di ristrutturazione previsto per Condotte,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Gli aiuti in favore della Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA ("Condotte") sotto forma di apporti di capitale effettuati negli anni 1995-1997, globalmente ammontanti a 163 miliardi di ITL, nonché gli aiuti concessi prima del 1994 e precedentemente approvati dalla Commissione, pari a 110 miliardi di ITL, costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 92, paragrafo 1, del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
Gli aiuti corrispondono ai requisiti previsti dagli "Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà" del 27 luglio 1994. Essi sono pertanto esentati dal divieto imposto dall'articolo 92, paragrafo 1 del trattato e dall'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, in forza dell'articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del trattato e dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell'accordo SEE, in quanto compatibili con il mercato comune, subordinatamente al rispetto dell'articolo 2.
Articolo 2
L'Italia cede la quota restante delle azioni di Condotte all'azionista privato nei termini e condizioni previsti dal contratto di vendita, con riferimento particolare ai termini previsti per l'esercizio dell'opzione.
Articolo 3
Al fine di assicurare piena collaborazione al sistema di controllo della presente decisione, l'Italia presenta alla Commissione rapporti semestrali sull'andamento economico e finanziario di Condotte e comunica tempestivamente alla Commissione i principali atti relativi alla cessione della residua quota di Condotte posseduta da Fintecna SpA.
Il primo rapporto contiene i risultati economici e finanziari di Condotte al 30 giugno 1998 e deve pervenire alla Commissione entro il 31 dicembre 1998.
Articolo 4
La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 16 settembre 1998.

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