Document ID: 31999D0835

DECISIONE DELLA COMMISSIONE
del 26 ottobre 1999
sulle disposizioni nazionali notificate dal Regno di Danimarca concernenti le restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso del creosoto
[notificata con il numero C(1999) 3427]
(Il testo in lingua danese è il solo facente fede)
(Testo rilevante ai fini del SEE)
(1999/835/EG)
LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95, paragrafo 6,
considerando:
I. I FATTI
1. Legislazione comunitaria: direttiva 94/60/CE
(1) La direttiva 76/769/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi(1), modificata da ultimo dalla direttiva 1999/77/CE(2), prevede il divieto e la restrizione dell'uso di alcune sostanze e preparati pericolosi. La direttiva 76/769/CEE è periodicamente modificata per includere nell'allegato nuove sostanze pericolose per le persone e l'ambiente.
(2) La direttiva 94/60/CE del parlamento europeo e del Consiglio(3), recante 14a modifica della direttiva 76/769/CEE, armonizza tra l'altro l'uso e l'immissione sul mercato del creosoto e di distillati simili (catrame di carbone) e dei preparati che li contengono, limitando la concentrazione di un componente specifico, il Benzo[a]pirene, qui di seguito B[a]P, e dei fenoli estraibili in acqua per il trattamento del legno (punto 32 nell'allegato alla direttiva 94/60/CE). Il limite per il B[a]P è fissato ad un massimo di 50 ppm (= 0,005 %) in massa e il limite per i fenoli estraibili in acqua ad un massimo del 3 % (= 30 g/kg) in massa. Il legno trattato con creosoto che non rispetta questi limiti non può essere immesso sul mercato.
(3) In via di deroga, la direttiva consente però l'uso del creosoto e dei preparati contenenti creosoto fino a un massimo di 500 ppm (= 0,05 %) in massa e dei fenoli estraibili in acqua fino a un massimo di 30 g/kg per il trattamento del legno negli impianti industriali. Questi prodotti non possono essere venduti al pubblico e i contenitori devono recare un'etichetta su cui deve figurare la dicitura "unicamente per uso in impianti industriali". Il legno trattato in questa maniera e immesso sul mercato per la prima volta può essere usato soltanto per applicazioni industriali e professionali, ad eccezione di alcuni casi dove il suo uso è escluso, ad esempio all'interno di edifici, a contatto con prodotti destinati al consumo umano o animale, nei campi da gioco e in altri luoghi di pubblica ricreazione all'aria aperta o qualora esista il rischio che venga a contatto con la pelle. Il legno trattato da molto tempo e immesso sul mercato una seconda volta può essere usato a prescindere dal tipo di creosoto applicato, tranne nei casi sopra menzionati.
2. Le disposizioni nazionali danesi
(4) Ai sensi della legislazione danese, il creosoto e i preparati contenenti creosoto sono considerati come biocidi per i quali la Danimarca ha introdotto un regime di autorizzazione dal 1980, dopo l'adozione della legge n. 212 del 23 maggio 1979 sulle sostanze e sui prodotti chimici(4). Il regime di autorizzazione è stato introdotto perché la Danimarca considerava queste sostanze come una potenziale e significativa minaccia per la salute e l'ambiente. Dettagli sul regime di autorizzazione figurano nel capitolo 7 della legge che reca il titolo: Approvazione di sostanze e prodotti chimici per scopi specifici.
(5) Tutte le sostanze o i prodotti chimici usati per vari scopi che sono specificati nell'allegato alla legge devono essere autorizzati dal ministero dell'Ambiente prima della vendita, dell'importazione o dell'uso. Tra le altre categorie, l'allegato elenca i "pesticidi" che comprendono sostanze e prodotti chimici destinati a controllare:
- le malattie delle piante,
- i funghi che attaccano il legno,
- le specie erbacee non volute,
- le alghe,
- gli organismi che secernono muco nella polpa e altri agenti.
Tutti i preservanti del legno, compreso il creosoto, rientrano nel secondo comma.
(6) Le autorizzazioni sono rilasciate per periodi di otto anni. Per le sostanze e i prodotti chimici classificati come "molto tossici", le autorizzazioni sono valide per un periodo di quattro anni. In casi speciali il ministero può stabilire periodi di autorizzazione più brevi.
(7) Le autorizzazioni rilasciate prima del 1o settembre 1987 sono scadute il 1o settembre 1995. Per le sostanze e i prodotti chimici classificati come "molto tossici" e "tossici" le autorizzazioni sono però scadute il 1o settembre 1991. Ai termini della legge il ministero deve stabilire regole per la proroga dell'autorizzazione e la cessazione del diritto di vendere o importare sostanze che non possono essere autorizzate.
(8) Le domande di autorizzazione contengono informazioni sugli scopi per cui la sostanza o il prodotto sono previsti, la loro composizione e i possibili effetti sulla salute o sull'ambiente che sono necessarie per stabilire le condizioni di autorizzazione. Nel caso di sostanze o prodotti autorizzati, bisogna notificare qualsiasi modifica o aggiunta significativa all'informazione trasmessa.
(9) L'autorizzazione non può essere rilasciata:
- per sostanze o prodotti che in connessione con l'uso o con la manipolazione e lo stoccaggio potrebbero presentare, sulla base di studi disponibili o dell'esperienza, rischi particolari per la salute o l'ambiente;
- per sostanze o prodotti, qualora esistano nello stesso settore di applicazione prodotti o metodi che presentino, sulla base degli studi disponibili o dell'esperienza, minori rischi per la salute o l'ambiente.
(10) L'autorizzazione deve essere rilasciata sulla base di condizioni dettagliate concernenti il tenore della sostanza o del prodotto, la sua quantità, le vendite, le importazioni, l'imballaggio, la pubblicità e l'etichettatura che ne indica le condizioni di uso e stoccaggio ecc. Inoltre, in casi speciali, può essere rilasciata un'autorizzazione, a condizione che entro un periodo di tempo determinato siano effettuati altri studi per precisare le proprietà della sostanza o del prodotto che possono essere importanti per la salute o l'ambiente.
(11) I titolari delle autorizzazioni devono pagare una tassa annua e un onere supplementare in funzione dell'andamento delle vendite del prodotto.
(12) Un'autorizzazione può essere abrogata se non sono rispettate le condizioni di autorizzazione oppure se ciò è ritenuto necessario sulla base di nuove informazioni. Un'autorizzazione è immediatamente abrogata se è dimostrato che la sostanza o il prodotto chimico di cui si tratta presentano gravi rischi per la salute o l'ambiente.
(13) Per ridurre il consumo globale delle sostanze e dei prodotti soggetti ad autorizzazione, il ministero dell'Ambiente può stabilire regole per limitare o vietare l'uso di tali sostanze e prodotti in particolari zone del paese. Il ministero può anche stabilire regole in base alle quali l'applicazione professionale di pesticidi è consentita soltanto da persone titolari di un certificato di formazione ambientale ai fini di un uso consapevole e razionale di tali prodotti.
Applicazione al creosoto del capitolo 7 della legge sulle sostanze e i prodotti chimici
(14) Poco tempo dopo l'introduzione della legge, è stata concessa una dispensa per consentire di continuare ad usare il creosoto senza autorizzazione in quanto è stato ritenuto ragionevole dare più tempo al mercato per soddisfare i crescenti requisiti di documentazione.
(15) Nel 1987 e nel 1989 è stata concessa l'autorizzazione all'uso di creosoto per l'impregnazione sotto pressione del legno in sistemi chiusi, unicamente per traversine ferroviarie e pali e la dispensa generale è stata ritirata. In precedenza la sostanza era stata usata per un grande numero di prodotti. Le autorizzazioni sono scadute il 1o gennaio 1991. Da quel momento non sono state presentate in Danimarca domande di autorizzazione per il creosoto destinato al trattamento del legno.
(16) La legislazione nazionale applicabile in Danimarca è stata notificata, unitamente alla richiesta di deroga ai sensi dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE con lettera del 20 dicembre 1995. In tale lettera, le autorità danesi hanno espresso la ferma intenzione di vietare completamente l'uso del creosoto per il trattamento del legno sulla base della legislazione esistente, ossia di non autorizzare prodotti contenenti creosoto: la Danimarca intende inoltre vietare completamente l'attuale uso di legno trattato per le applicazioni private anche se la concentrazione di B[a]P è al di sotto di 50 ppm e per le applicazioni industriali anche se la concentrazione di B[a]P è al di sotto di 500 ppm. Tuttavia nella loro lettera, le autorità danesi hanno sottolineato il fatto che il regime vigente di autorizzazione consente l'immissione sul mercato e l'uso di prodotti contenenti creosoto in Danimarca, se si può dimostrare che tale immissione sul mercato o uso non hanno conseguenze indesiderabili per la salute umana o l'ambiente.
(17) Non esiste comunque una legislazione specifica sul creosoto. Il sistema descritto si applica a tutti i presticidi, compreso il creosoto, per l'applicazione come antisettici del legno.
(18) In allegato alla lettera del 20 dicembre 1995 era stato notificato un progetto di modifica del decreto esistente che limitava le vendite e l'uso di pentaclorofenolo (PCP) e introduceva alcune disposizioni specifiche sul creosoto. Le autorità danesi hanno però rinunciato a questo progetto di decreto che non è mai entrato in vigore.
(19) Con lettera del 18 luglio 1996 la Danimarca ha invece notificato un decreto che limita le vendite e l'uso di creosoto. L'articolo 2 di questo decreto stabilisce un divieto totale di importazione, vendita o uso di creosoto, a parte alcune esenzioni. Queste esenzioni sono di massima coerenti con le disposizioni della direttiva 94/60/CE ma vi è una condizione supplementare: le esenzioni devono essere autorizzate conformemente al capitolo 7 della legge sulle sostanze e sui prodotti chimici. Il decreto è entrato in vigore il 20 luglio 1996. Secondo le autorità danesi, questo decreto va considerato una misura temporanea che non incide sulla comunicazione del 20 dicembre 1995.
(20) Prima del decreto sopra menzionato non esistevano nella legislazione danese disposizioni concernenti la commercializzazione e l'uso di legno trattato con creosoto.
3. Raffronto tra le disposizioni danesi e quelle della direttiva 94/60/CE
(21) La tabella 1 indica in dettaglio le differenze tra le restrizioni alla commercializzazione e all'uso di creosoto e di legno trattato con creosoto stabilite dalla direttiva 94/60/CE e la legislazione danese in vigore alla data di adozione della direttiva.
Tabella 1
Raffronto tra la direttiva 94/60/CE e la legislazione danese
SPAZIO PER TABELLA
(22) In sintesi, le disposizioni danesi oggetto della presente decisione sono più restrittive sotto un aspetto:
- i prodotti contenenti creosoto destinati alla conservazione del legno devono essere autorizzati individualmente prima di poter essere usati.
(23) A differenza della direttiva 94/60/CE, la legislazione danese vigente prima dell'entrata in vigore della direttiva non contiene però regole esplicite sulla concentrazione di B[a]P o su altri parametri fisici del creosoto che può essere usato per il trattamento del legno ed è quindi potenzialmente meno restrittiva. Non esistono inoltre restrizioni all'uso di legno trattato. Le autorità danesi potrebbero quindi autorizzare prodotti che non rispettano i limiti stabiliti dalla direttiva comunitaria.
II. PROCEDURA
(24) La direttiva 94/60/CE è stata adottata il 20 dicembre 1994. Alla riunione del Consiglio la Danimarca aveva dichiarato che per tener conto della protezione della salute e dell'ambiente l'unica soluzione accettabile era un divieto totale del creosoto e che la Danimarca si riservava pertanto il diritto di applicare disposizioni nazionali più severe.
(25) La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale degli Stati membri non più tardi di un anno dalla sua adozione, ossia entro il 20 dicembre 1995 (articolo 2, paragrafo 1, primo comma) e le disposizioni nazionali dovevano essere applicate a decorrere dal 20 giugno 1996 (articolo 2, paragrafo 1, secondo comma).
(26) Il 20 dicembre 1995 le autorità danesi hanno informato la Commissione europea che la Danimarca, per motivi di protezione della salute, in applicazione dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE, intendeva continuare ad applicare le disposizioni nazionali vigenti sul creosoto, in deroga quindi alla direttiva 94/60/CE sul creosoto.
(27) La Commissione ha invitato gli altri Stati membri a presentare le loro osservazioni sulla richiesta danese con lettera del 27 marzo 1996. La Commissione ha ricevuto osservazioni da parte di Austria, Germania e Grecia.
(28) L'Austria concorda con la Danimarca che il creosoto può essere considerato cancerogeno a prescindere dalla concentrazione di B[a]P. L'Austria sostiene la posizione danese circa la necessità di proteggere le acque sotterranee considerato che in Danimarca esse sono la principale fonte di acqua potabile e che la degradazione del creosoto è lenta a causa delle prevalenti condizioni geografiche e climatiche. L'Austria sottolinea però che non esiste un nesso diretto tra la contaminazione in prossimità di un sito di produzione e la pericolosità di una sostanza al momento dell'uso. Le autorità austriache considerano giustificato consentire che si continui ad usare creosoto contenente fino a 500 ppm di B[a]P per l'impregnazione delle traversine ferroviarie e dei pali in impianti industriali che applicano la tecnologia pressione-vuoto. Nel caso dei consumatori è invece indispensabile vietarne la vendita e l'uso per applicazioni con il pennello che comporterebbero una esposizione cutanea e per inalazione elevate e una contaminazione dell'ambiente a seguito di fuoriuscite accidentali, gocciolamento e smaltimento dei residui. In generale l'Austria sostiene la richiesta danese.
(29) La Germania sostiene la richiesta danese e fa riferimento alla propria notifica in cui chiede una deroga ai sensi dell'articolo 100 A, paragrafo 4, relativamente alla direttiva 94/60/CE.
(30) La Grecia informa la Commissione che è d'accordo sulla richiesta danese di applicare disposizioni nazionali sul creosoto in conformità dell'articolo 100 A, paragrafo 4.
(31) Il 1o maggio 1999 è entrato in vigore il trattato di Amsterdam, firmato ad Amsterdam il 2 ottobre 1997, che modifica il trattato sull'Unione europea, i trattati che istituiscono le Comunità europee e alcuni atti correlati. Con lettera del 24 agosto 1999, il Segretariato generale della Commissione ha informato le autorità danesi del fatto che la loro notifica concernente l'immissione sul mercato e l'uso di creosoto sarebbe stata trattata nel quadro delle nuove disposizioni del trattato.
III. VALUTAZIONE
1. Regole applicabili
(32) Il trattato di Amsterdam ha notevolmente modificato le disposizioni dell'articolo 100 A del trattato che istituisce la Comunità europea, sostituendo i paragrafi 3, 4 e 5 di questo articolo con 8 nuovi paragrafi, numerati da 3 a 10. A causa della nuova numerazione di tutti gli articoli, l'articolo modificato è diventato l'articolo 95 del trattato che istituisce la Comunità europea.
(33) Il trattato di Amsterdam non comprende disposizioni transitorie specifiche sulle regole applicabili alle notifiche effettuate prima della data di entrata in vigore di questo trattato, come la notifica della Danimarca che è oggetto della presente decisione.
(34) In assenza di disposizioni specifiche che ne proroghino l'applicazione, le vecchie disposizioni dell'articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE si considerano abrogate a partire dal giorno dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni (1o maggio 1999) e le nuove disposizioni del trattato si applicano immediatamente da tale data all'esame della presente notifica.
2. Considerazioni di ammissibilità
(35) La notifica presentata dalle autorità danesi mira ad ottenere l'autorizzazione a mantenere disposizioni nazionali incompatibili con la direttiva 94/60/CE, che costituisce una misura di armonizzazione adottata sulla base dell'ex articolo 100 A (ora articolo 95) del trattato CE.
(36) L'articolo 95, paragrafo 4, del trattato afferma: "Allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio o della Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario mantenere disposizioni nazionali giustificate da esigenze importanti di cui all'articolo 30 o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, esso notifica tali disposizioni alla Commissione precisando i motivi del mantenimento delle stesse".
(37) La direttiva 94/60/CE è stata adottata il 20 dicembre e doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 20 dicembre 1995 la sua legislazione nazionale che era in vigore dal 1989 e quindi prima della data prevista per l'applicazione delle disposizioni nazionali di recepimento della direttiva.
(38) Come già menzionato, il 18 luglio 1996 le autorità danesi hanno notificato un nuovo decreto che disciplina la commercializzazione e l'uso di creosoto e di legno trattato con creosoto che è entrato in vigore il 20 luglio 1996. Questa legislazione va considerata come un'attuazione a titolo temporaneo della direttiva 94/60/CE, come sottolineato nella notifica dalle autorità danesi che fanno rilevare che ciò non incide sulla precedente domanda di deroga sulla base dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE concernente la legislazione esistente.
(39) È pertanto giustificato ritenere che in questo caso sono soddisfatte le condizioni dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato in base al quale le disposizioni nazionali notificate che uno Stato membro chiede di essere autorizzato a mantenere dopo la data di attuazione della misura comunitaria di armonizzazione devono essere state adottate prima dell'adozione di tale misura comunitaria di armonizzazione.
(40) Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che la richiesta di deroga dalla direttiva 94/60/CE del Regno di Danimarca, notificata il 20 dicembre 1995, è ammissibile ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, del trattato CE.
3. Valutazione di merito
(41) Conformemente alle disposizioni dell'articolo 95 del trattato, la Commissione deve accertarsi che siano soddisfatte tutte le condizioni che consentono ad uno Stato membro di avvalersi delle possibilità di deroga previste da questo articolo. In particoloare la Commissione deve che le disposizioni notificate dallo Stato membro sono giustificate dalle esigenze di cui all'articolo 30 o relative alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro. La Commissione inoltre, se considera giustificate queste misure, deve verificare se esse costituiscono o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno (articolo 95, paragrafo 6).
(42) Le autorità danesi hanno basato la loro richiesta sulla necessità di proteggere la salute umana e l'ambiente. Si ritiene che il creosoto, come altri antisettici del legno, presenti una significativa minaccia potenziale per la salute e l'ambiente.
(43) A sostegno di tale richiesta, la Danimarca ha presentato un breve memorandum, recante la data del 5 dicembre 1995, sulle preoccupazioni che suscita il creosoto per la salute umana e l'ambiente. Il memorandum comprende una rassegna di misure sull'inquinamento del terreno e delle acque sotterranee in località dove in precedenza esistevano stabilimenti di trattamento del creosoto. L'informazione contenuta in questo memorandum è piuttosto limitata e non è stato pertanto possibile esaminare il merito della richiesta basandosi esclusivamente su di essa.
(44) Per verificare se le disposizioni nazionali danesi sulla commercializzazione e sull'uso di legno trattato con creosoto siano effettivamente necessarie e proporzionate a tal fine, la Commissione ha ordinato uno studio ad un consulente esterno(5). Lo studio ha cercato di valutare se il rischio di cancro per i consumatori legato all'uso di creosoto e di legno trattato con creosoto sia stato sottostimato, nonché di appurare se la popolazione danese o l'ambiente siano esposti a dosi di creosoto eccezionalmente elevate a seguito della vendita e dell'uso di tale prodotto o dell'uso di legno trattato con creosoto. Nel valutare la richiesta danese si è anche tenuto conto dei risultati di tre altri studi(6), ordinati dalla Commissione nel quadro di richieste simili presentate da altri paesi.
(45) Va rilevato che alla luce del quadro temporale previsto dall'articolo 95, paragrafo 6, che non esisteva nell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, in forza del quale è stata notificata la richiesta danese, le notevoli risorse investite dalla Commissione per trovare gli elementi supplementari atti a giustificare il mantenimento delle disposizioni nazionali danesi non possono costituire un precedente per il futuro. Nell'esaminare se le misure nazionali notificate ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, sono giustificate da esigenze importanti, la Commissione deve prendere come base "i motivi" addotti dallo Stato membro per gisutificare il mantenimento delle sue disposizioni nazionali. Ciò significa che, conformemente alle disposizioni del trattato, la responsabilità di dimostrare che queste misure sono giustificate incombe allo Stato membro richiedente. Nell'ambito del quadro procedurale costituito dall'articolo 95, la Commissione di norma deve limitarsi ad esaminare la pertinenza degli elementi presentati dallo Stato membro richiedente, senza dover cercare essa stessa eventuali motivi di giustificazione.
(46) Nessuno degli studi sopra citati è risultato completamente conclusivo circa gli effetti del creosoto sulla salute umana, in particolare il suo potenziale cancerogeno, in quanto uno studio concernente in modo specifico il potere cancerogeno a lungo termine di questa sostanza era ancora in corso. Questo studio(7) è diventato disponibile per la Commissione all'inizio del 1998. I risultati di tutti questi studi sono presentati più avanti. Tutti gli studi sono stati inoltre trasmessi al Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente che ha espresso un primo parere sul rischio di cancro per i consumatori dovuto al creosoto e/o al legno trattato con creosoto il 27 novembre 1998. Il parere è stato riveduto il 4 marzo 1999.
3.1. Giustificazione in base ad esigenze importanti
3.1.1. Creosoto - informazioni generali
(47) Il creosoto è una miscela complessa di oltre 200 composti chimici, in prevalenza idrocarburi aromatici nonché composti fenolici e composti aromatici azotati e solfati. È un distillato medio-pesante del catrame di carbone (campo di ebollizione circa 200-400 °C).
(48) Il creosoto può contenere oltre 30 diversi idrocarburi poliaromatici (PAH) con una possibile concentrazione totale di PAH dell'85 %. I più importanti sono:
- acenaftene
- naftalene
- fenantrene
- antracene
- fluorene
- fluorantene
- crisene
- trifenilene
- benzo[a]antracene
- benzo[b]fluorantene
- benzo[k]fluorantene
- benzo[a]pirene
(49) Il benzo[a]pirene (B[a]P) è uno dei PAH più studiati e la concentrazione di B[a]P è usata come indicatore o sostanza marker a scopi di classificazione e non riflette di per sé la concentrazione totale di PAH del creosoto. In funzione del tipo di creosoto di cui si tratta, la concentrazione di B[a]P può variare tra 0,003 e 0,3 % in peso (30-3000 ppm). Una distillazione raffinata di catrame di carbone con selezione delle frazioni può portare a concentrazioni di B[a]P o fenole inferiori. L'Istituto dell'Europa occidentale per la conservazione del legno (Western European Institute for Wood Preservation) ha sviluppato diverse norme industriali, caratterizzate principalmente da concentrazioni diverse di frazioni di distillazione specificate e, elemento particolarmente importante in questo contesto, diverse concentrazioni di B[a]P. I valori limite per le norme di classificazione sono 500 ppm e 50 ppm.
(50) Sono possibili modifiche alle proprietà fisiche e chimiche del creosoto se esse sono necessarie per scopi legati all'uso del prodotto o ambientali. È possibile creare un prodotto a viscosità inferiore che si adatta meglio alle applicazioni a pennello incorporando componenti con un campo di ebollizione inferiore, talvolta chiamato carbolineo. La direttiva 94/60/CE non opera una distinzione: essa concerne e tratta in maniera identica un'intera serie di diversi distillati del catrame di carbone, tutti specificati in base al loro nome e ai numeri EINECS e CAS.
(51) Il creosoto è usato principalmente e quasi esclusivamente come agente di conservazione del legno. Le applicazioni industriali e professionali su grande scala sono di gran lunga le più importanti: traversine ferroviarie, pali dell'elettricità, opere idrauliche (protezione della sponda), agricoltura e frutticoltura. Il creosoto e altri prodotti simili sono anche usati dai singoli consumatori per conservare il legno.
(52) Le proprietà piì importanti del creosoto sono:
- grande efficacia fungicida;
- grande efficacia insetticida;
- persistenza a lungo termine;
- resistenza alla lisciviazione e alle intemperie.
(53) Una quantità molto piccola di creosoto è usata in medicina per il trattamento di alcune malattie della pelle come la psoriasi.
Tossicità del creosoto
Effetti per la salute umana
(54) Anche se il creosoto è usato come antisettico del legno da oltre un secolo, esistono pochissimi dati pubblicati sugli effetti per le persone di un'esposizione prolungata al creosoto. Molti studi risalgono a vari anni fa e non sono sempre conformi alle norme moderne in materia di documentazione.
(55) L'esposizione può avvenire via inalazione, ingestione o contatto con la pelle. Il creosoto è valutato come leggermente-moderatamente tossico se ingerito. La maggior parte degli effetti osservati negli esperimenti su animali e in tutti gli studi epidemiologici sulle persone sono legati all'esposizione cutanea.
(56) La fotosensibilità della pelle al catrame di carbone è stata descritta da vari autori. Nei lavoratori esposti al creosoto sono stati osservati sintomi di irritazione, verruche, scoloramento della pelle e lacerazioni cutanee. Lo studio più recente sui lavoratori esposti al creosoto in Svezia e in Norvegia è stato pubblicato nel 1992(8). Lo studio ha esaminato i lavoratori esposti al creosoto nel periodo 1950-1975. I ricercatori hanno riscontrato una incidenza totale del cancro alquanto inferiore al previsto e un aumento del rischio del cancro della pelle e del labbro e di linformi non-Hodgkin. La composizione del creosoto non era però documentata e secondo gli autori il numero ristretto di casi non permetteva di trarre conclusioni valide. L'aumento potrebbe essere attribuito all'esposizione sia al creosoto che alla luce del sole. Un altro studio(9) ha appurato un rischio maggiore di mortalità a causa del carcinoma allo scroto per i mattonai esposti al creosoto nel periodo 1911-1938. Anche in questo caso non erano noti né la concentrazione di B[a]P del creosoto né una precisa relazione dose-effetto.
(57) Sulla base soprattutto di esperimenti su animali dove la pelle dei topi era regolarmente esposta a soluzioni di B[a]P in acetone durante la loro vita(10), il Centro internazionale di ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer - IARC) ha classificato il creosoto come cancerogeno per le persone (gruppo 2o). Secondo l'IARC per le sostanze di questa classe esistono prove sufficienti che il creosoto è cancerogeno negli animali e alcune prove da studi epidemiologici permettono di concludere che il creosoto può essere cancerogeno per le persone. Le ricerche più recenti non apportano nuove prove rilevanti che possano alterare questa conclusione
(58) Da diversi anni, esperti degli Stati membri hanno esaminato la questione della classificazione del creosoto, di altri distillati del catrame di carbone e di altre cosiddette sostanze complesse nel quadro della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose(11), modificata da ultimo dalla direttiva 99/33/CE(12). Facendo capo agli stessi dati utilizzati dall'IARC, è stato raggiunto un accordo durante l'elaborazione della direttiva 94/69/CE della Commissione(13), del 19 dicembre 1994, recante ventunesimo adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, in base al quale il creosoto e alcuni altri distillati di catrame di carbone sono classificati come sostanze cancerogene della categoria 2 e devono essere etichettati con la frase di rischio R 45 "può provocare il cancro". La classificazione "cancerogeno" non è necessaria se si può dimostrare che la sostanza contiene meno dello 0,005 % (= 50 ppm) per peso di B[a]P(14). Si tratta di una differenza rispetto alla classificazione IARC che si applica senza alcuna indicazione della concentrazione di B[a]P.
(59) La scelta di un limite di 50 ppm per la concentrazione di B[a]P a scopi di classificazione nella legislazione comunitaria per distinguere i distillati di catrame di carbone cancerogeni da quelli non cancerogeni è stata accettata dagli Stati membri nell'ambito del gruppo di lavoro per l'adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE soltanto sulla base di una dichiarazione congiunta della Commissione e degli Stati membri. La dichiarazione afferma che la situazione sarà riesaminata una volta noti i risultati dello studio scientifico già menzionato a cura del Fraunhofer Institute, studio avviato dall'industria in collaborazione con l'IARC e in corso a tale data. Effettivamente nel 1994 non esistevano dati sperimentali per dimostrare che il creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P fosse cancerogeno o no. Questa situazione è cambiata e i risultati dello studio Fraunhofer sono presentati più avanti.
(60) Si hanno poche conoscenze sulla tossicocinetica del creosoto nelle persone o nelle cavie animali. Soltanto alcuni studi molto recenti hanno trattato l'assorbimento quantitativo di PAH attraverso la pelle misurando metaboliti evacuati di pirene(15): l'assorbimento sembra variare a seconda delle persone e nella stessa persona delle diverse parti del corpo. In uno studio distinto(16), è stato misurato l'assorbimento cutaneo di diversi composti PAH. I PAH di peso molecolare più elevato come il pirene ad esempio il B[a]P erano assorbiti meno rapidamente. Qualsiasi stima dell'assorbimento di B[a]P usando come marker il pirene produrrà quindi una stima in eccesso e può essere considerata conservativa.
(61) Da notare che tutti gli effetti osservati negli esperimenti su animali o in studi epidemiologici sulle persone si basano su esposizioni croniche ad alto livello. La letteratura in materia non riporta esempi di cancro della pelle (o di altro tipo) attribuibili all'esposizione al creosoto in un contesto ambientale non professionale.
(62) L'esposizione dei consumatori può verificarsi durante l'uso di preparati contenenti creosoto (o carbolineo) per la conservazione del legno mediante applicazione a pennello (esposizione cutanea e inalazione) o attraverso l'uso di legno trattato (ad esempio adulti durante la costruzione di recinzioni o altre strutture in legno ad uso privato, bambini che giocano su strutture fatte con legno trattato). Non sono disponibili dati quantitativi sull'esposizione dei consumatori al creosoto, direttamente attraverso l'uso del prodotto, o indirettamente tramite contatto con legno trattato con creosoto. Gli studi hanno sviluppato vari modelli e calcoli di esposizione che saranno discussi più avanti.
Effetti ambientali
(63) In vari paesi vi è stata una contaminazione ambientale dovuta al creosoto, spesso riconducibile a vecchi impianti di trattamento del legno. La maggior parte delle informazioni sulla dispersione del creosoto nell'ambiente derivano infatti da fuoriuscite industriali di creosoto e dalla contaminazione residua di impianti di creosoto in disuso. La contaminazione ambientale è stata individuata da un'analisi di composti PAH selezionati, in particolare B[a]P.
(64) Il creosoto è tossico per alcuni organismi nel terreno e altamente tossico per gli organismi acquatici (con valori 96h LC-50 spesso inferiori a 1 mg/l). Molti suoi componenti hanno un effetto di bioaccumulo.
(65) Le caratteristiche principali dei PAH nell'ambiente sono:
- i PAH si legano fortemente alla materia organica del terreno;
- il tasso di degradazione dei PAH nel terreno e in altri comparti ambientali è in genere lento. I residui di creosoto possono persistere per molti anni nell'ambiente ( &gt; 20-30 anni);
- i principali processi di decomposizione sono la fotodegradazione (ossia per effetto dei raggi solari) e la degradazione microbica (ad opera di alcuni batteri). La degradazione microbica può verificarsi in condizioni aerobiche e anaerobiche. I composti di PAH con quattro anelli e più possono essere scarsamente degradabili;
- i PAH che finiscono nei corsi d'acqua si trasformano rapidamente in sedimento;
- nei corsi d'acqua, la maggior parte dei PAH con peso molecolare inferiore sono principalmente rimossi mediante degradazione microbica e i composti con peso molecolare più elevato mediante fotoossidazione e sedimentazione. La degradazione microbica dei PAH maggiormente solubili in acqua si verifica in condizioni aerobiche e anaerobiche. In alcune specie acquatiche è stato osservato un effetto di bioaccumulo dei costituenti PAH.
(66) Le emissioni di PAH nell'aria, nell'acqua e nel terreno possono verificarsi durante il processo di impregnazione e di stoccaggio nel luogo di impregnazione nonché durante l'uso del legno trattato. I PAH riscontrati in diversi comparti ambientali sono però di diversa origine (ad esempio tutti i processi di combustione, il traffico, ecc.) ed è spesso difficile attribuire i loro livelli ad una fonte particolare come il legno trattato con creosoto.
(67) Uno studio(17) in Svezia ha mostrato che dopo quarant'anni nel terreno, i pali impregnati con creosoto avevano perso una parte dei composti contenuti nel creosoto, soprattutto quelli con il campo di ebollizione più basso (&lt; 270 °C). La parte dei pali in superficie aveva perso la quantità maggiore. La mobilità dei composti lisciviati è risultata molto bassa in quanto è stato possibile rilevarli soltanto nel terreno nell'immediata prossimità dei pali. Ciò è coerente con l'osservazione secondo cui la mobilità nel terreno dei PAH è estremamente bassa a causa del loro forte assorbimento nella materia organica.
(68) La presenza di livelli elevati di PAH in ambienti acquatici è stata spesso attribuita alla presenza di legno trattato con creosoto. La migrazione di componenti del creosoto dal legno trattato nell'acqua è più elevata nelle acque dolci che nell'acqua di mare e ciò è stato dimostrato in molti studi. La migrazione sembra essere più limitata nell'acqua di mare; in uno studio, dopo dieci anni di permanenza in mare, i pali di fondazione mantenevano il 93 % della composizione originaria dei composti di creosoto(18). L'inquinamento dei sedimenti dovuto alla lisciviazione di creosoto dalle strutture di protezione della sponda è stato documentato nei Paesi Bassi(19) e anche in studi sull'inquinamento dovuto a impianti di impregnazione in disuso.
(69) Quanto all'esposizione umana, sono disponibili pochi dati sull'inquinamento ambientale dovuto a PAH derivanti dal creosoto.
3.1.2. La posizione della Danimarea
(70) Secondo la Danimarca il creosoto contenente qualsiasi concentrazione di B[a]P è cancerogeno, non soltanto se la concentrazione di B[a]P è superiore a 50 ppm secondo la classificazione della direttiva 94/69/CE, recante 21o adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE. A differenza della classificazione comunitaria, la classificazione IARC del creosoto si applica senza limiti per la concentrazione di B[a]P. Non sono disponibili dati sulle proprietà cancerogene del creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P.
(71) Il creosoto è vantato come leggermente-moderatamente tossico se ingerito e se viene a contatto con la pelle nonché irritante per la pelle e per gli occhi. Provoca fotótossicità della pelle ed è stato dimostrato che è cancerogeno per la pelle negli animali. La presenza di sostanze co-cancerogene può essere importante per lo sviluppo del cancro della pelle e provoca anche eczema fotótossico dopo esposizione cutanea in connessione con la luce solare.
(72) Secondo la Danimarca l'esposizione professionale al creosoto del catrame di carbone aumenta nei lavoratori l'incidenza del cancro della pelle. Questa asserzione è corroborata dal riferimento allo studio già menzionato su lavoratori di impianti scandinavi di impregnazione con il creosoto(20).
(73) Oltre al contatto cutaneo con il creosoto o con prodotti trattati, l'esposizione professionale ai PAH avviene attraverso l'inalazione di aria contaminata nel luogo di lavoro. L'impregnazione di legno con creosoto contribuisce all'inquinamento atmosferico dovuto ai PAH. La Danimarca ha valore limite di 200 g/m3 per il luogo di lavoro misurato nella frazione di particolato solubile in benzene. Il memorandum danese riporta un esempio di misurazioni effettuate in un impianto statunitense (prima del 1985) dove sono stati riscontrati risultati nella gamma 0,05-650 g/m3. In alcune ricerche, la concentrazione di B[a]P è rilevante (0,39-0,89 µg/m3). Si riscontrano metaboliti di composti di creosoto nell'urina dei lavoratori che trattano questa sostanza dopo inalazione ed esposizione cutanea.
(74) L'esposizione non professionale (dei consumatori) si verifica attraverso il legno trattato, ossia a vecchie traversine ferroviarie utilizzate in Danimarca in giardini e campi da gioco. L'esposizione cutanea può verificarsi in attività all'esterno soprattutto d'estate quando le temperature elevate portano ad un aumento delle concentrazioni di creosoto sulla superficie del legno e si ha un maggiore contatto con zone della pelle non protette. I campioni di legno prelevati dalla superficie di vecchie traversine ferroviarie utilizzate in campi da gioco per bambini hanno mostrato una concentrazione elevata di B[a]P (non sono state fornite cifre precise).
(75) L'esposizione non professionale può anche verificarsi se il legno impregnato è usato per lavori di costruzione e in connessione con un trattamento superficiale con vernice al creosoto.
(76) Se si bruciano traversine ferroviarie trattate con creosoto all'aperto, si hanno concentrazioni elevate di PAH. Se le dosi accumulate nel corso della vita sono usate come il migliore indicatore del rischio di cancro, un'esposizione acuta in una volta sola ad una sufficiente distanza di separazione comporterà probabilmente un rischio non significativo mentre esposizioni molteplici possono presentare rischi inaccettabili (a riguardo il memorandum danese fornisce cifre precise).
(77) Le autorità danesi menzionano anche che il creosoto ha effetti ecotossici per il terreno e per l'acqua. Il creosoto e il sedimento inquinato con creosoto mostrano una tossicità molto acuta per gli organismi acquatici. Molte sostanze nel creosoto possono registrare in natura un effetto di bioaccumulo. La tossicità acuta elevata per gli organismi acquatici e le proprietà lipofile del creosoto e di molti suoi componenti (che ne consentono l'effetto di bioaccumulo) rendono questa sostanza indesiderabile per l'ambiente.
(78) I PAH evaporano dal legno trattato con creosoto e la composizione cambia col tempo. Alcuni composti PAH sulla superficie del terreno possono degradarsi con l'insolazione. La degradazione microbica può anche contribuire all'eliminazione dei PAH. I composti PAH con quattro anelli e più possono essere scarsamente degradabili. La degradazione microbica può verificarsi in condizioni aerobiche e anaerobiche. La degradazione non è completa e sono stati effettuati studi a temperature dell'acqua superiore a 20 °C mentre la temperatura delle acque sotterranee danesi è inferiore a 10 °C. Poiché la temperatura e l'insolazione sono inferiori in Danimarca rispetto ad altri paesi della Comunità, la degradazione fotochimica e microbica del creosoto è ridotta.
(79) La ripresa dell'uso di creosoto in Danimarca aumenterebbe l'inquinamento dovuto ai PAH già esistente e la posizione geografica e le condizioni climatiche danesi rendono il processo di degradazione molto lento. La combustione di legno trattato con creosoto può emettere concentrazioni elevate di composti PAH. Se il legno trattato è bruciato nei caminetti di case private, le concentrazioni aumenteranno i rischi degli effetti sulla salute umana.
(80) Il creosoto contiene anche sostanze diverse dal B[a]P che sono nocive per la salute e che possono costituire un rischio per la qualità dell'acqua potabile in Danimarca qualora finissero nelle acque sotterranee. I fenoli, il naftalene e i benzopireni sono alcune delle sostanze presenti nel creosoto che possono finire nelle acque sotterranee. La concentrazione supera i criteri di qualità danesi. La Danimarca usa come acqua potabile acque sotterranee non depurate.
3.1.3. Valutazione della posizione danese
(81) Le posizioni delle autorità danesi vanno valutate con riferimento all'informazione sulla tossicità e sull'ecotossicità del creosoto. Va rilevato inoltre che tutte le informazioni sulle preoccupazioni che il creosoto solleva con riferimento alla salute e all'ambiente e comunicate dalle autorità danesi non sono nuove ed erano già note al momento dell'elaborazione della direttiva 94/60/CE. Soprattutto i dati disponibili sul potere cancerogeno erani già stati discussi in maniera approfondita durante l'elaborazione della direttiva concernente la classificazione del creosoto.
(82) Tutti i risultati dei vari studi sono stati menzionati nella parte di informazione generale precedente. Soltanto molto recentemente sono diventati disponibili i dati sperimentali che mostrano come il rischio cancerogeno del creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P possa non essere trascurabile.
(83) Circa l'esposizione dei lavoratori per inalazione, c'è da chiedersi se i dati misurati molto tempo fa in un impianto statunitense siano significativi nel contesto danese dove esistono pertinenti norme che assicurano un'elevata protezione dei lavoratori. Le autorità dei Paesi Bassi nella loro richiesta di applicazione dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE, concernente la stessa direttiva, hanno inoltre esaminato a loro volta i rischi per i lavoratori legati all'esposizione per inalazione concludendo che si trattava di rischi accettabili.
(84) Lo studio sul quale le autorità danesi basano la loro asserzione che l'esposizione al creosoto comporta una più elevata incidenza del cancro della pelle è già stata menzionata(21). In realtà, le conclusioni degli stessi autori sono molto meno precise di quelle delle autorità danesi ("nessuna conclusione valida") così come quelle di altri studi epidemiologici.
(85) Circa l'esposizione non professionale, va sottolineato che tutti gli effetti negativi del creosoto per la salute sono stati osservati nel caso di esposizioni croniche a livello elevato nell'ambito di esperimenti su animali o nel corso dell'esposizione professionale. La letteratura non riporta esempi di cancro della pelle (o di altre parti del corpo) attribuibili all'esposizione al creosoto in un contesto non professionale.
(86) In Danimarca la conservazione del legno con creosoto risale a più di cento anni. Nel 1987, quando è stato applicato il sistema di autorizzazione, funzionavano tre impianti di impregnazione. Le singole autorizzazioni consentivano l'uso di creosoto soltanto per il trattamento del legno in impianti industriali chiusi. L'uso di legno trattato era limitato alle traversine ferroviarie e ai pali. L'ultima autorizzazione è venuta a termine nel gennaio 1991 e da allora non sono più state rilasciate autorizzazioni. La tabella 2 mostra l'uso del legno trattato con creosoto in Europa nel 1990, ossia prima della scadenza dell'ultima autorizzazione all'uso del creosoto in Danimarca.
(87) Già nel 1990 la Danimarca era al secondo posto per il più basso uso pro capite di legno trattato con creosoto e uno dei più bassi per superficie. Il declino dell'uso di legno trattato con creosoto è iniziato già all'inizio degli anni '70 a vantaggio di altre sostanze di impregnazione come i complessi rame-cromo-arsenico (cooper chromium arsenic complexes - CCA).
(88) In Danimarca non esistono prove epidemiologiche, rapporti di incidenti negativi né dati o stime sull'assunzione di creosoto da varie possibilità di esposizione. Non è pertanto possibile effettuare stime dirette delle quantità di creosoto assorbite dai membri della popolazione danese o aventi un'influenza su essi. Considerato il basso uso pro capite e per superficie, l'esposizione è probabilmente inferiore. Se venisse applicata la direttiva 94/60/CE, vi sarebbe probabilmente un aumento ma non è possibile effettuare stime quantitative. Tuttavia anche un aumento significativo non porterebbe a valori di esposizione superiore a quelli di altri paesi europei.
Tabella 2
Consumo di legno trattato con creosoto in Europa (1990)((Fonte: cfr. nota n. 19, pag. 6.))
SPAZIO PER TABELLA
(89) La Danimarca menziona l'emissione di PAH dal legno trattato che viene bruciato dai consumatori. Non sono forniti dati sulle quantità di legno smaltite in questa maniera. Va rilevato inoltre che la combustione di legno (trattato o no) produce sempre una certa quantità di PAH. La preoccupazione delle autorità danesi circa lo smaltimento di traversine ferroviarie vecchie e in disuso non differisce dalla situazione di altri paesi con un mercato di seconda mano del legno trattato con creosoto e non può essere una prova di una situazione specifica.
(90) La contaminazione dell'ambiente dovuta a fonti legate al creosoto può comprendere emissioni nell'aria e nell'acqua dagli impianti di impregnazione con creosoto, infiltrazioni e ruscellamento da impianti in disuso e dalla disseminazione di costituenti del creosoto dal legno trattato nel terreno e nell'acqua. Di conseguenza è possibile che costituenti come i PAH contaminino organismi terrestri e acquatici. I PAH rilevati nei comparti ambientali derivano però da varie fonti ed è spesso difficile attribuirne i livelli ad una fonte particolare come il creosoto.
(91) In Danimarca sono stati rilevati composti di creosoto soltanto nel terreno e nelle acque sotterranee in prossimità di impianti di impregnazione del legno orrmai in disuso. La Danimarca ha stabilito valori limite orientativi per alcune sostanze organiche nel terreno e nelle acque sotterranee. Il totale dei composti PAH dovrebbe essere inferiore a 1 mg/kg di peso secco per evitare effetti ecotossicologici. Unicamente per il B[a]P, il valore limite è di 0,1 mg/kg. Il criterio di qualità dell'acqua per le acque sotterranee è di 0,2 g/l per la somma di sei composti PAH (B[a]P compreso). In alcuni siti inquinati (gli impianti di impregnazione in disuso) sono state rilevate concentrazioni di B[a]P fino a 320 mg/kg nel terreno e fino a 3 g/l in alcuni cammpioni d'acqua. Non sono stati forniti dati per la situazione normale o generale.
(92) Quanto alla situazione specifica della Danimarca menzionata nella richiesta, vale la seguente analisi: la Danimarca sostiene di avere un problema specifico perché in generale l'acqua potabile proviene in genere direttamente da acque sotterranee non depurate e quindi è necessaria una protezione speciale. L'uso di legno trattato potrebbe portare alla contaminazione delle acque sotterranee attraverso la lisciviazione di composti del creosoto dal legno trattato a contatto con il terreno. Attualmente esistono in Danimarca tre impianti di impregnazione del creosoto in disuso dove sono stati rilevati livelli elevati di PAH nelle acque sotterranee e dove le acque sotterranee in prossimità sono escluse come fonte di acqua potabile. Questa contaminazione è dovuta però alla prassi operativa dei siti di impregnazione e non può essere generalizzata per il legno trattato con creosoto usato per traversine o pali. Come indicato in precedenza, la lisciviazione di PAH da legno trattato con creosoto nel terreno e/o nelle acque sotterranee è difficilmente significativa in quanto i PAH rimangono soprattutto nelle immediate vicinanze dei pali e dei punti di origine, anche dopo anni di contatto. I PAH sono fortemente assorbiti dalla materia organica del terreno e la possibilità di raggiungere le acque sotterranee è minima. L'argomento di una protezione generale delle acque sotterranee dal creosoto derivanti da legno trattato non è pertanto applicabile.
(93) Non sono stati reperiti dati circa la concentrazione dei costituenti del creosoto nelle acque e nei sedimenti danesi. In base all'informazione disponibile, sembrerebbe che, a parte una contaminazione localizzata dei tre siti di impregnazione del legno in disuso, l'ambiente acquatico danese non è indebitamente contaminato con creosoto o con i suoi costituenti PAH.
(94) Se la Danimarca applicasse le disposizioni della direttiva 94/60/CE, si potrebbe verificare un aumento dell'esposizione del pubblico in quanto sarebbero possibili l'uso di creosoto da parte dei consumatori, un uso maggiore di legno trattato e una concentrazione più elevata di B[a]P del creosoto usato a livello industriale per le traversine ferroviarie e i pali. È pressoché impossibile stimare l'entità di questo aumento in quanto il prodotto non è sul mercato da diversi anni.
(95) Una preoccupazione particolare espressa dalle autorità dei Paesi Bassi e dalla Germania nelle loro richieste di deroga alla direttiva 94/60/CE ai sensi dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE riguarda le strutture in legno trattato con creosoto nei campi da gioco per bambini. Come in questi altri casi, non sono disponibili dati per la Danimarca, ma in base a calcoli e stime si possono supporre cifre comparabili a quelle contenute negli studi effettuati nel quadro delle richieste dei Paesi Bassi, della Germania e della Svezia in quanto lo scenario di bambini che giocano su strutture in legno trattato con creosoto non è specifico di un paese. Di conseguenza sono anche applicabili le valutazione dell'esposizione effettuate in relazione a queste richieste. I risultati sono stati i seguenti:
(96) L'esposizione attraverso contatto cutaneo nel caso di bambini che giocano su legno secco trattato con creosoto, calcolata nello studio ordinato dalla Commissione nel quadro della richiesta svedese, sarebbe di 0,85 ng/kg in peso corporeo/giorno per uno scenario di due ore al giorno, 50 % copertura di pelle nuda, peso corporeo (body weight -bw) di 15 kg e 1,7 ng/kg bw/giorno per un tempo di esposizione di quattro ore al giorno. Le autorità dei Paesi Bassi, nei loro calcoli, pur usando una metodologia leggermente diversa, sono arrivati ad una dose di esposizione giornaliera di 2 ng/kg bw/giorno che è molto prossima a questo risultato e ispira quindi maggiore fiducia. L'esposizione in Danimarca dovrebbe essere simile.
(97) L'entità dei rischi dovuti a un tale livello di esposizione è considerata inaccettabile dalle autorità dei Paesi Bassi. Vari altri studi hanno inoltre raccomandato che la Commissione, prima di prendere una decisione, attenda i risultati dello studio sul potere cancerogeno a lungo termine, a quell'epoca ancora in corso(22) (ricevuto all'inizio del 1998). I risultati dello studio sono stati esaminati dal Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente e l'analisi è presentata qui di seguito.
3.1.4. Valutazione del Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente
(98) Durante l'elaborazione della direttiva 94/769/CE recante 21o adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE, gli Stati membri hanno accettato come sicura una concentrazione di B[a]P pari a 50 ppm. Come già menzionato nel considerando 59, la Commissione e gli Stati membri hanno comunque convenuto in una dichiarazione comune di riesaminare la situazione alla luce dei risultati dello studio sulle proprietà cancerogene dei distillati di catrame e di carbone attualmente in corso su iniziativa dell'industria e in collaborazione con l'IARC.
(99) La Commissione ha potuto prendere visione di questo studio(23) nel gennaio 1998. Lo studio ha testato gli effetti cancerogeni di due prodotti al creosoto forniti dall'impresa sponsor (Rüttgers-VfT AG, Germania) contenenti 10 e 275 ppm di B[a]P. A causa dell'elevata viscosità dei prodotti, non è stato possibile applicarli direttamente sulla pelle dei topi e sono stati diluiti in toluene. Su gruppi di 62 topi e per un periodo di 78 settimane (due volte alla settimana, 25 l) sono state applicate soluzioni con varie concentrazioni del prodotto e quindi varie concentrazioni di B[a]P nonché soluzioni pure di B[a]P e applicazione di toluene puro a un gruppo di controllo. In questo periodo di tempo è stato osservato lo sviluppo di tumori e le cavie sono state attentamente esaminate al termine dello studio.
(100) La Commissione ha presentato questo studio e tutti gli altri documenti contenenti informazioni scientifiche e sull'esposizione al creosoto al Comitato scientifico per la tossicità, l'ecotossicità e l'ambiente (Scientific Committee for Toxicity, Ecotoxicity and the Environment - SCTEE). Al Comitato è stato chiesto di valutare se esistano prove scientifiche sufficienti a sostegno dell'opinione che vi sia un rischio di cancro per i consumatori legato al creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P e/o al legno trattato con tale creosoto e, in caso affermativo, se sia possibile stimarne o quantificarne l'entità. Il comitato ha adottato il suo parere il 27 novembre 1998.
(101) Il Comitato osserva che lo studio Fraunhofer è ben impostato e ribadisce il potenziale cancerogeno dei preparati di catrame di carbone. A causa del potenziale genotossico dei PAH contenenti B[a]P, non esiste una concentrazione soglia che determina il potere cancerogeno. Lo studio indica chiaramente una relazione lineare dose-reazione tra la concentrazione di B[a]P dei preparati somministrati e il numero di animali che sviluppano tumori. Entrambi i preparati hanno un potere cinque volte superiore di provocare tumori della pelle rispetto al B[a]P puro, a causa presumibilmente della presenza nel creosoto di altre sostanze cancerogene. Si può dedurre dallo studio che il creosoto contenente 50 ppm di B[a]P provocherebbe nei topi un'incidenza significativa del cancro della pelle.
(102) I dati per valutare pienamente l'importanza degli effetti osservati in uno studio sullo spennellamento della pelle nei topi, con riferimento all'esposizione umana, sono insufficienti. L'estrapolazione dai topi dei dati sul potere cancerogeno per la pelle alle persone comporta anche varie incertezze ed è quindi difficile usare direttamente questi dati per valutare il rischio di cancro nelle persone. La sensibilità legata alla specie dell'esposizione cutanea all'azione cancerogena del creosoto è influenzata dalla morfologia e dalla fisiologia della pelle, dall'attivazione e non attivazione metabolica nella pelle e dai processi di riparazione. Sulla base di tutte le informazioni disponibili, una valutazione scientificamente giustificata del rischio cancerogeno, ad esempio per l'esposizione cutanea dei bambini che giocano su legno trattato con creosoto, è pertanto difficile.
(103) Dai dati contenuti nello studio Fraunhofer, il Comitato ha calcolato un valore di potere cancerogeno di T25 per il B[a]P puro di 13 µg/kg in peso/giorno. T25 è la dose cronica giornaliera per kg di peso corporeo all'origine di tumori in un punto specifico dei tessuti nel 25 % delle cavie animali nel corso della durata di vita standard di tale specie. Le formulazioni di creosoto testate hanno un potere cancerogeno globale cinque volte superiore (2,7 µg/kg in peso/giorno).
(104) Supponendo che il valore di esposizione calcolato nello studio ordinato dalla Commissione, ossia 0,85 ng di B[a]P per kg in peso/giorno (sulla base di due ore di gioco al giorno) o 1,7 ng (sulla base di quattro ore di gioco al giorno) sia prossimo all'esposizione effettiva, il rischio di cancro nell'arco della vita sarebbe di 8,2 × 10-5 (rispettivamente 1,63 × 10-4) per un'esposizione giornaliera durante tutta la vita, un dato chiaramente preoccupante. Per un'esposizione giornaliera durante 10 anni e una durata di vita di 70 (ipotesi dei Paesi Bassi), il rischio sarebbe di 1,16 × 10-5. Per un'esposizione giornaliera durante 5 anni e una durata di vita di 70 anni (ipotesi tedesca), il rischio sarebbe di 0,58 × 10-5, (rispettivamente 1,16 × 10-5). Con le dosi di esposizione calcolate dalle autorità dei Paesi Bassi (2 ng/kg in peso/giorno) o dalle autorità tedesche (2,62 ng/kg in peso giorno) i rischi aumenterebbero proporzionalmente.
(105) Sulla base dello studio più recente, con riferimento alla relazione dose-reazione per il potere cancerogeno del creosoto per la pelle, quale derivata dal Comitato, e in funzione del modello di esposizione scelto, il rischio è pertanto leggermente o nettamente superiore ad un valore di 1 × 10-5, che è proposto come un livello di rischio accettabile per le sostanze cancerogene genotossiche nell'acqua potabile da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità.
(106) Il Comitato menziona anche che la cifra di 2 ng di B[a]P per kg in peso/giorno come caso peggiore di esposizione a B[a]P legata ad attività di gioco su legno trattato con creosoto deve essere comparata con le stime relative all'assorbimento di B[a]P attraverso gli alimenti. L'assunzione annuale di B[a]P dagli alimenti è stata stimata a circa 0,3-1,6 mg e ciò corrisponderebbe ad esposizioni giornaliere di 12-63 ng/kg in peso per una persona di 70 kg. Questi valori sono quindi nettamente superiori alle dosi ricevute giocando su legno trattato con creosoto.
(107) Conclusioni del Comitato:
1. Considerata la genotossicità di B[a]P e i risultati dello studio Fraunhofer sullo spennellamento della pelle, esistono sufficienti prove scientifiche a sostegno dell'opinione che il creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P e/o il legno trattato con tale creosoto presentano per i consumatori un rischio di cancro.
Il B[a]P è un buon indicatore per il rischio cancerogeno dei preparati di creosoto testati in quanto è stata riscontrata una relazione lineare tra l'incidenza del cancro e la dose di B[a]P. Tuttavia, il potere cancerogeno del preparato di creosoto è risultato cinque volte superiore a quello giudicato in base alla sua concentrazione di B[a]P.
2. Sulla base delle informazioni disponibili, anche tenendo conto delle considerevoli incertezze nella valutazione dei rischi per i bambini che vengono a contatto con legno trattato con creosoto, l'entità del rischio solleva giustificate preoccupazioni. Tuttavia, l'esposizione più elevata stimata è di circa 6-30 volte inferiore all'esposizione orale della popolazione adulta al B[a]P nei prodotti alimentari.
Per ottenere una stima migliore della situazione in materia di esposizione, si dovrebbe effettuare uno studio bilancio-materia nella vita reale sui bambini esposti. Oltre ad essere molto complicato e a richiedere molto risorse, un tale studio solleverebbe questioni etiche.
3.1.5. Valutazione globale
(108) Le autorità danesi non hanno mostrato, né è stato possibile dimostrare attraverso altre ricerche la presenza di una situazione specifica in Danimarca relativamente all'inquinamento generale dell'ambiente dovuto ai PAH o all'esposizione delle persone e dell'ambiente a PAH derivanti dall'uso di creosoto e legno trattato con creosoto o che ciò sarebbe il caso qualora la Danimarca applicasse le disposizioni della direttiva 94/60/CE.
(109) La Commissione ha ricevuto informazioni supplementari sul rischio del creosoto per la salute umana nel quadro di richieste analoghe presentate dai Paesi Bassi, dalla Germania e dalla Svezia per ottenere una deroga dalla direttiva 94/60/CE ai sensi dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE e nuove prove scientifiche attraverso un ampio studio effettuato dopo l'adozione della direttiva comunitaria.
(110) Sulla base dei dati sperimentali più recenti, il Comitato ha ritenuto che il creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P e il legno trattato con tale creosoto presentano un rischio di cancro per le persone la cui entità non può essere stimata con certezza. Date le incertezze in materia di esposizione, la Commissione considera giustificate alla luce del principio di precauzione le misure volte a ridurre la probabilità di un'esposizione cutanea prolungata al creosoto, tramite contatto diretto con il creosoto o con il legno trattato con creosoto.
(111) Queste misure comunque possono essere considerate giustificate soltanto a condizione di essere conformi al principio generale di proporzionalità, ossia esse non devono superare quanto opportuno e necessario per il raggiungimento dell'obiettivo legittimo. Di conseguenza la legislazione notificata alla Commissione dalle autorità danesi può essere approvata soltanto nella misura in cui essa stabilisce modalità di autorizzazione per l'uso del creosoto che consentano di poter effettivamente ottenere tale autorizzazione, se ciò è compatibile con l'esigenza di proteggere la salute e l'ambiente.
(112) Va rilevato che le disposizioni danesi esistenti prima dell'adozione della direttiva 94/60/CE comprendono un sistema di autorizzazione senza specificare un limite particolare per la concentrazione di B[a]P o altri parametri fisico-chimici sul creosoto. L'articolo 95, paragrafo 4, consente unicamente l'autorizzazione della legislazione nazionale in base a motivi di esigenze importanti di cui all'articolo 30 oppure per motivi di protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro. Ciò significa che non è possibile autorizzare misure nazionali meno protettive di quelle stabilite dalla direttiva. La legislazione nazionale danese può pertanto essere autorizzata soltanto se la sua applicazione pratica ha mostrato che nessun prodotto non conforme ai limiti stabiliti dalla direttiva 94/60/CE è stato autorizzato. Ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 4, non può essere autorizzata un'applicazione diversa della legislazione nazionale danese.
(113) Anche se le autorità danesi nella loro notifica del 20 dicembre 1995 ai sensi dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE hanno espresso l'intenzione di vietare gli usi esistenti di legno trattato con creosoto, la legislazione nazionale notificata dalle autorità danesi in detta richiesta non contiene disposizioni sul legno trattato. Queste misure non essendo state formalmente notificate alla Commissione non possono essere autorizzate nella presente decisione.
(114) Conformemente all'articolo 95, paragrafo 7, del trattato, la Commissione sta già esaminando l'opportunità di adeguare al progresso tecnico il disposto della direttiva 94/60/CE concernente il creosoto. La Commissione valuterà inoltre l'uso del creosoto nell'ambito del programma di riesame di cui all'articolo 16 della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 1998, relativa all'immissione sul mercato dei biocidi(24), in un arco di tempo compatibile con le scadenze generali del programma di riesame e tenendo conto di altre possibili priorità identificate al momento della determinazione effettiva del programma. Un progetto di ricerca in corso nell'ambito del Quarto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico sta studiando la catena di produzione e la durata di vita dei pali trattati con creosoto(25).
3.2. Assenza di discriminazione arbitraria
(115) In forza dell'articolo 95, paragrafo 6, la Commissione deve verificare che le disposizioni nazionali non costituiscano un mezzo di discriminazione arbitraria. Secondo la decisione della Corte di giustizia, l'assenza di discriminazione significa che non si può applicare un trattamento diverso a situazioni simili né un trattamento simile a situazione diverse.
(116) La limitazione alla commercializzazione e all'uso di prodotti contenenti creosoto nella legislazione danese è generale e concerne tutti i prodotti che contengono creosoto. La legislazione danese non stabilisce regole diverse per vari tipi di prodotti. Essa non incide su alcuni prodotti in maniera diversa rispetto ad altri, nazionali o importati, bensì si applica a tutti i prodotti contenenti creosoto. Non si hanno quindi prove che essa possa essere usata come un mezzo di discriminazione arbitraria tra gli operatori economici nella Comunità.
3.3. Assenza di una restrizione dissimulata al commercio
(117) Misure nazionali più restrittive per limitare la commercializzazione e l'uso di prodotti che derogano dalle disposizioni di una direttiva comunitaria costituiscono normalmente un ostacolo agli scambi. I prodotti che possono legalmente essere immessi sul mercato nel resto della Comunità non possono essere immessi sul mercato negli Stati membri interessati. Il paragrafo 6 dell'articolo 95 mira ad evitare che vengano applicate per motivi non opportuni le restrizioni basate sui criteri del paragrafo 4 e che costituiscono in realtà misure economiche introdotte per impedire le importazioni di prodotti da altri Stati membri al fine di proteggere indirettamente la produzione nazionale.
(118) La Commissione ha ordinato uno studio(26) per analizzare le implicazioni legate al mantenimento delle disposizioni nazionali in Danimarca sul funzionamento del mercato interno. Lo studio ha raccolto tutte le informazioni disponibili sul volume e sul valore degli scambi con altri Stati membri, l'eventuale interesse della Danimarca ad applicare disposizioni nazionali per promuovere un interesse nazionale in prodotti di sostituzione e l'eventuale interesse della Danimarca ad applicare disposizioni nazionali per promuovere prodotti alternativi al legno trattato con creosoto. A tal fine sono stati consultati in Danimarca vari rappresentanti delle autorità di regolamentazione, dell'industria e delle associazioni di categoria.
(119) Nel quadro generale della sua legislazione sugli antisettici del legno, il ministero danese dell'Ambiente ha limitato o sta per limitare l'uso di vari prodotti. Come alternativa principale al creosoto venivano usati in Danimarca i sali metallici inorganici (CCA) fino al momento in cui l'uso di tale legno trattato è stato vietato dal decreto n. 1042 del 17 dicembre 1997.
(120) In Danimarca esistono quattro produttori di antisettici "organici" del legno che producono antisettici a base di stagno e azolo. Concorrenti all'esterno della Danimarca hanno espresso la preoccupazione che uno degli effetti della politica danese sugli antisettici del legno potrebbe essere la possibilità esclusiva di usare prodotti fabbricati in Danimarca per il trattamento del legno destinati alla vendita in Danimarca mentre i produttori danesi esistenti di altri antisettici continuerebbero ad esportare verso altri paesi. Poiché l'uso e le importazioni di legno trattato con creosoto non sono disciplinati, la legislazione nazionale non ha però tale presunto effetto sulla vendita di legno trattato in Danimarca.
(121) Circa le importazioni di antisettici del legno, non esistono regole speciali applicabili per i prodotti di importazione che non siano applicabili ai prodotti di fabbricazione nazionale. Anche se esiste la possibilità che i produttori di alcuni antisettici alternativi beneficino in Danimarca della politica generale danese sugli antisettici del legno, essa torna a svantaggio dei produttori nazionali degli antisettici attualmente usati.
(122) Le autorità danesi dovrebbero prendere in considerazione il fatto che la possibilità di esportare creosoto mentre il suo uso e le sue importazioni sono vietate in Danimarca potrebbe costituire una restrizione dissimulata al commercio, a vantaggio del produttore danese di creosoto.
(123) Tuttavia, come già appurato, esiste una effettiva preoccupazione per la salute umana che giustifica la legislazione nazionale più restrittiva come è stato rilevato per altri Stati membri. L'obiettivo principale della legislazione nazionale è quindi la protezione della salute umana e non la preferenza data alla produzione interna.
(124) In generale la Commissione ritiene pertanto che non esistano prove di una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri a seguito delle normative danesi concernenti il creosoto.
3.4. Assenza di ostacoli al funzionamento del mercato interno
(125) Questa condizione, stabilita dall'articolo 95, paragrafo 6, primo comma è nuova rispetto al testo dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, del trattato CE. Essa non può essere interpretata in maniera tale da vietare l'autorizzazione di qualsiasi misura nazionale atta ad incidere sull'istituzione del mercato interno. Qualsiasi misura nazionale in deroga ad una misura comunitaria di armonizzazione concernente l'istituzione e il funzionamento del mercato interno costituisce infatti in sostanza una misura atta ad incidere sul mercato interno. Di conseguenza, per conservare l'utilità della procedura di deroga prevista dall'articolo 95 del trattato CE, la Commissione considera che, nel contesto dell'articolo 95, paragrafo 6, il concetto di ostacolo al funzionamento del mercato interno debba essere interpretato come avente un effetto sproporzionato rispetto all'obiettivo perseguito.
(126) I parametri distinitivi dell'industria europea di produzione del creosoto sono:
- il creosoto è prodotto come sottoprodotto e non a titolo di prodotto primario;
- la produzione supera notevolmente il consumo;
- il numero di produttori di creosoto è ridotto;
- la domanda registra un declino.
(127) In questa situazione, i fornitori sono in genere disposti a rispettare le specifiche di prodotto richieste dai loro clienti (se possono farlo tecnicamente).
(128) Secondo lo studio dell'ERM(27) esistono produttori di creosoto in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Italia, Spagna e Regno Unito. Il 90 % del creosoto è usato per l'impregnazione industriale del legno da parte di imprese professionali di conservazione del legno. Il restante 10 % di creosoto è usato da singoli consumatori, soprattutto nel Regno Unito e in Irlanda.
(129) Gli impregnatori professionali sottopongono a trattamento principalmente il legname destinato a pali per le telecomunicazioni e l'energia elettrica e a traversine ferroviarie. La composizione del creosoto varia a seconda del catrame di carbone usato come materia prima, del metodo di produzione seguito e delle esigenze dei clienti. In relatà, la maggior parte degli utilizzatori su grande scala hanno elaborato in dettaglio le proprie specifiche in relazione alle curve di ebollizione e alla concentrazione di componenti specifici nel creosoto. La maggior parte dei produttori, anche se non tutti, è in grado di produrre creosoto contenente meno di 50 ppm di B[a]P.
(130) La tabella 3 seguente riassume la situazione in materia di produzione di creosoto indicando i produttori, la loro sede geografica, se o meno possono produrre creosoto con una concentrazione di B[a]P &lt; 50 ppm e se hanno o meno scambi con la Danimarca.
(131) La Danimarca è un esportatore esclusivo di creosoto. Esiste un solo produttore di creosoto in Danimarca con una produzione di circa 14000 tonnellate all'anno. La produzione di creosoto rappresenta circa il 4,5 % del totale di prodotti derivati dal catrame di carbone (pece, nerofumo ecc.). L'intera produzione di creosoto è esportata, soprattutto verso la Svezia, la Norvegia e la Germania. Le quantità di creosoto vendute in Danimarca sono state 630 t nel 1987, 552 t nel 1988, 434 t nel 1989 e 0 t nel 1990. Una quantità molto piccola di creosoto viene importata come parte di preparati medicinali e in preparati di vernice al carbolineo derivati dal creosoto.
Tabella 3
Produzione, vendite e commercio di creosoto in Europa((Fonte: cfr. nota n. 28 e W.D. Betts, Study of the Effects on Trade and Competition of the Retention by The Netherlands of its National Rules in Place of the Rules to be Established by Directive 94/60/EC, Tar Industries Services, Chesterfield (UK), dicembre 1995.))
SPAZIO PER TABELLA
(132) Dal gennaio 1991 non vi sono state richieste di autorizzazione di creosoto destinato ad impianti d'impregnazine del legno in Danimarca. L'ultimo impianto di impregnazione che usava creosoto è stato chiuso nel 1989. Permane una domanda limitata di traversine ferroviarie e pali in legno trattato con creosoto che sono importati: 1365 tonnellate nel 1992 e 770 tonnellate nel 1995 (circa 7500 m3). La Danimarca non esporta legname trattato con creosoto.
(133) Il mercato per il trattamento del legno con creosoto sembra aver registsrato un declino già prima della scadenza dell'ultima autorizzazione all'uso del creosoto in Danimarca e la legislazione ha apparentemente accelerato questa tendenza. La tendenza ad usare alternative per le principali applicazioni di legno trattato (traversine ferroviarie e pali) esisteva già prima in quanto le traversine ferroviarie trattate con creosoto venivano sotituite con traversine in calcestruzzo e la domanda di pali del telefono registrava un declino in quanto le linee venivano sempre di più interrate e le palancole in legno trattato con creosoto venivano sostituite con palancole in calcestruzzo/acciaio.
(134) In generale l'industria danese degli antisettici del legno produce circa 220000 m3 di legno trattato all'anno. Secondo i dati di EUROSTAT, nel 1995 sono state importate in Danimarca 69500 tonnellate di legno trattato (tutti i tipi) pari a circa il doppio della quantità del 1994 e 2700 tonnellate sono state esportate. La Danimarca è quindi un importatore netto di legno trattato.
(135) Tenedo conto di quanto precede, la Commissione considera che non esistano prove secondo cui le disposizioni danesi oggetti della presente decisione costituiscano un ostacolo sproporzionato al funzionamento del mercato interno.
IV. CONCLUSIONI
(136) Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che le disposizioni concernenti l'uso del creosoto, quali notificate dal Regno di Danimarca in conformità dell'ex articolo 100 A, paragrafo 4, ed esaminate ai sensi del nuovo articolo 95, paragrafi 4 e 6, del trattato CE:
- soddisfano i requisiti ufficiali di dette disposizioni e devono essere ammesse;
- possono considerarsi giustificate da esigenze importanti di protezione della salute umana e se applicate conformemente al principio generale di proporzionalità;
- non costituiscono uno strumento di discriminazione arbitraria né una restrizione dissimulata nel commercio fra gli Stati membri né un ostacolo sproporzionato al funzionamento del mercato interno.
(137) La Commissione ha quindi motivo di ritenere che le disposizioni nazionali notificate possono essere approvate,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Le disposizioni applicabili alla commercializzazione e all'uso del creosoto contenute al capitolo 7 della legge n. 212 del 23 maggio 1979 sono approvate, nella misura in cui esse sono applicate in maniera tale:
- che i limiti per il benzo[a]pirene e i fenoli estraibili in acqua stabiliti dalla direttiva 94/60/CE non siano superati, e
- l'immissione sul mercato e l'uso del creosoto siano consentiti quando ciò è compatibile con la necessità di proteggere la salute e l'ambiente.
Articolo 2
Il Regno di Danimarca è destinatario della presnte decisione.
Fatto a Bruxelles, il 26 ottobre 1999.

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